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Renzo Novatore SONO LA MIA CAUSA

Edizioni Cerbero

Indice Introduzione alla prima edizione di Renzo Novatore Sono la mia causa edizioni Cerbero Note biografiche e introduzione a cura di Virginio De Martin prefazione il Figlio dell'Etna 1.Verso il Nulla Creatore 2.Fiori Selvaggi (Cronaca Libertaria,Milano,a1,n.8,20 settembre 1917) 3.Grido Ribelle (Cronaca Libertaria,Milano,a1,n.2,10 agosto 1917) 4.Verso l'Uragano (Il Libertario,La Spezia,a.XVIII,n.721,27 febbraio 1919) 5.Ritornando (Il Libertario,La Spezia,n.732,25 settembre 1919) 6.L'Espropriatore (Iconoclasta!,Pistoia,a.I,1s.,n.10,26 novembre 1919) 7.Il mio Individualismo Iconoclasta (Iconoclasta!,gennaio 1920) 8.Le mie sentenze(dal taccuino dei miei pensieri ultimi) (Iconoclasta!,Pistoia,n12,15 ottobre 1920) 9.Il temperamento anarchico nel vortice della storia (Il Libertario,La Spezia,a.XVIII,n793,1920) 10.Nel regno dei fantasmi (Vertice,Arcola,21,aprile 1921) 11.il sogno della mia adolescenza (Vertice,Arcola,21 aprile 1921) 12.Ballata Crepuscolare Preludio sinfonico di dinamite Nella ristampa aggiunti: 13.Alla conquista di novelle Aurore 14.De profundis e Germinal! 15.Fiori Selvaggi 16.I vagabondi dello spirito 17.L'amicizia e gli amici 18.Nel cerchio della vita 19.Parabola 20.Pensieri e Sentenze 21.Pianto 22.Sferzata 23.Una Femmina 24.Al di sopra delle due anarchie 25.La misteriosa Appendici Cattive passioni - Sono La mia Causa (Volantino-Provocatorio introduttivo alle edizioni Cerbero apparso qualche anno a dietro non del tutto finito) Circulo Individualista Aves del Fuego (Mercoled, 7 settembre 2011)

Note Editoriali Vengo subito al dunque...le nostre intenzioni sono quelle di propagandare tramite opuscoli,libri e azione il messaggio del qui e ora come metodo di lotta per la totale liberazione individuale e definitiva da qualsiasi sovrastruttura etico-morale e repressiva:Lo Stato come Le religioni. Non cerchiamo consenso nelle masse inermi,nessuna propaganda speculativa al riguardo affar nostro. Detto questo per ora abbiamo stampato i nostri opuscoli seguendo una linea precisa che cerca di fornire al singolo i mezzi teorici per riflettere e approfondire sulla sua autoliberazione -partendo sempre dal principio che ognuno dispone a se di questi mezzi-da non vedere, ne come forma consigliare ne come opera caritatevole verso chi di questi mezzi non ne ha coscienza,ma come metodo di confronto per rendere la propria lotta pi radicale possibile. Non solo teoria per,alcuni dei nostri opuscoli gi stampati e da stampare,hanno come punto d'attenzione il metodo d'azione pratica,dove si gioca il confronto vero e violento,ogni metodo illegale e amorale sar un riferimento costante e indispensabile. "Io so che vivo e che voglio vivere. E molto difficile mettere in azione questo voglio. Siamo circondati da unumanit che vuole quello che vogliono gli altri. La mia affermazione isolata delitto de pi gravi. Legge e morale, a gara, mintimoriscono e persuadono. Il biondo rabbi ha trionfato. Si prega, simplora, si bestemmia, ma non si osa. La vigliaccheria, carezzata dal cristianesimo, crea la morale, e questa giustifica la vilt e genera la rinuncia." "Mi strappo dalla fronte le spine della rinuncia cristiana e bevo il profumo delle rose." (Bruno Filippi "il me faut vivre ma vie")

Introduzione - Sono lo spirito che Nega


Sono lo spirito che sempre dice no. Ed a ragione. Nulla c' che nasca e non meriti di finire disfatto. Meglio sarebbe che nulla nascesse. Cos tutto quello che dite Peccato o Distruzione,Male insomma, il mio elemento vero. (J.W.Goethe,Mefistofele)

Personaggio,natura carismatica,paradossale per chi solca il sentiero dell'unicit distruttrice.Il suo agire trasforma il suo scritto in un mostro divoratore di ogni cosa passata presente e futura.Il ripudio di una vita delegata al futuro svolge in s stesso una potenza dilaniante verso le nature dominanti religiose/sociali lacerandole in mille pezzetti fino alla loro completa scomparsa.Aver compreso la Vita ha dettato una consapevolezza incontrovertibile del suo principio e della sua fine,la voglia di vivere senza devozioni di alcun genere segner ogni suo passo,ogni suo fremito,ogni suo pensiero.La Decadenza del cristianesimo non riesce a coincidere con la Forza e la Bellezza primordiale,quell'istinto perso oramai anche dai sedicenti circoli anarchici rivoluzionari che attafano l'aria come un cadavere prossimo ai vermi.Armato di solo io,non disperde la predicazione del nulla(che soltanto conoscer la fine) ma anzi trova nuova ragione di essere e inesorabile continua la sua marcia trionfante. Invita tutti alla sua festa,una festa per pochi,per nessuno;s che brinder solo.L'esistenza concepita per viverla egoisticamente,ognuno ha da che pensare alla propria morte.Possedere l'essenza del tempo. Ora io vivo in piedi.L'uomo in preda al nulla(e quindi in solitudine) si crea un dio o un sistema sociale? L'uomo nuovo,l'io rigenerato,nega il sacro e il costituito!Il confessionale di invenzione dei preti verr sostituito da un mucchio di ceneri fumanti.L'individuo carico di se stesso affronta il mondo dei vivi e dei morti con irrefrenabie iconoclastia,non compra ne paradisi ne inferni.Un dramma o una sfida essere paragonato a questo uomo a questa umanit che piega il capo ovunque trova un predicatore di verit/menzogne.Mi viene da vomitare.Perci serrare i denti e scalare il vertice,la cima di un'insensata umanit:ma non per governarla o venerarla ma per deriderla!Allora l'uomo che volevate crocifisso per onorare la magnificenza dei cieli e del creatore unico e solenne padrone del gene del tutto,negher. Cerbero

NOTA BIOGRAFICA Renzo Novatore, pseudonimo di Abele Rizieri Ferrari, nasce ad Arcola (SP) il 12 maggio 1890 da una modesta famiglia di contadini. Refrattario alla disciplina scolastica, frequenta soltanto per alcuni mesi la prima classe elementare; quindi abbandona la scuola definitivamente e viene costretto dal padre a lavorare nei campi. Ma il suo profondo desiderio di conoscenza unito ad una tenacia e ad una volont gi radicate lo fanno diventare un precoce autodidatta: col tempo diviene un lettore instancabile e con un acuto senso critico che gli impedisce di essere dominato dalle idee altrui. Ancora adolescente viene accusato con una decina di suoi coetanei di aver appiccato un incendio alla chiesa di N. S. degli Angeli: arrestato, dopo tre mesi viene processato e poi assolto. Scoppiata la prima guerra mondiale Novatore decide di armarsi contro la Societ della Guerra. Condannato a morte per diserzione ed alto tradimento, si sposta in Emilia e comincia a propagandare la ribellione armata contro la ferocia degli Stati. Dopo l'armistizio, mentre tutti gli altri compagni di Arcola rientrano, Renzo Novatore continua ad essere latitante: le forze poliziesche si danno da fare con accanimento per scovare questo pericoloso bandito anarchico contro il quale hanno l'ordine di sparare a vista-Arrestato in seguito ai moti di La Spezia del 1919, viene condannato a dieci anni di carcere duro, ma esce dalla prigione di Livorno grazie alla sopravvenuta amnistia. Riprende a dedicarsi con immutato entusiasmo all'azione anarchica ed intraprende diversi tentativi insurrezionali. Viene nuovamente arrestato per l'assalto armato alla polveriera e alla caserma dei marinai di Val di Fornola. Appena libero, nel periodo dell'occupazione delle fabbriche lo ritroviamo impegnato in un vasto tentativo insurrezionale che fallisce in seguito ad una delazione. Dopo un periodo di relativa calma in cui da vita alla rivista Vertice, in seguito ad uno scontro a fuoco con la polizia costretto ad abbandonare Arcola e a girare l'Italia settentrionale, proseguendo comunque la sua attivit rivoluzionaria. Sposatosi con Emma, ha tre figli, uno dei quali muore in tenera et; gli altri sono Renzo e Stelio (l'unico ancora in vita). Renzo Novatore muore il 29 novembre 1922 a Teglia (GE), ucciso in un conflitto a fuoco dai carabinieri. *** La sua vasta opera, andata in parte perduta, sparsa su numerosi giornali anarchici dell'epoca, fra cui ricordiamo II Libertario di La Spezia, Cronaca Libertaria di Milano, Iconoclasta di Pistola, Gli Scamiciati di Pegli, Pagine Libertarie di Milano, il Proletario di Pontremoli e la rivista Vertice. Due anni dopo la sua morte il gruppo anarchico "I Figli dell'Etna" di Siracusa pubblic Verso il Nulla Creatore e Al disopra dell'Arco, entrambi ristampati fra il 1949 ed il 1953 dalGruppo Editoriale Albatros di Firenze. L'edizione di Verso il Nulla Creatore che presentiamo quella americana del 1939, curata da Virginio De Martin.

INTRODUZIONE1 La bella Prefazione dell'ignoto figlio dell'Etna e le pagine di espressione eroica del Renzo Novatore io solo raccomando di leggerle bene e comprenderle. Militante libertario per vent'anni, egli scrisse queste pagine durante gli episodi avvenuti in Italia nel 1919-1921. Fremito di riscossa risvegli rutto il popolo italiano immerso nel dolore accumulato durante le macabre danze del male della grande guerra; i pi bei giovani d'Italia erano morti in un mare di sangue mentre i vecchi le donne ed i bimbi morivano di dolore e di fame. La morte era lenta, non sapevano n vivere n morire, e fu in questa notte cupa che gli individualisti e gli iconoclasti udirono i gridi e accesero le torce cantando strane canzoni: che la vita era bella e bella era la Lotta contro i carnefici ed i tiranni. La grassa e mediocre borghesia ingrassata coi profitti della guerra tripudiava e dormiva sonni tranquilli, e fu Bruno Filippi il primo iconoclasta che il 7 settembre 1919 di mattina come una violenta scossa di terremoto risvegli Milano e il pidocchiume plebeo ed aristocratico. La Milano dei gufi e dei coccodrilli si sent scricchiolare il terreno sotto i piedi da un rombo spaventevole, Bruno si era drizzato alto contro la legge ed egli fece tremare gli uomini e le cose... E Renzo Novatore rallegr la danza colla poesia... Dei liberi e dei forti ridendo... Tutto il bel poetico Popolo Cadorino sorrise... Sent l'imperioso bisogno di vivere la sua propria vita nell'atmosfera altamente e sublimemente intellettuale del pensiero propugnante la gioia di vivere. Come bionde e feline Leonesse, le donne dell'Alto Cadere incitate dai ribelli presero i loro piccini ed incitarono gli abitanti delle maestose e profumate foreste verdi e selvagge a conquistare la libert e la vita ridendo. La filosofia del Renzo Novatore la pi bella, e l'unica via per chi intende vivere intensamente la vita. Virginio De Martin PREFAZIONE Triste storia quella dell'individualismo anarchico in Italia! Incompreso nella tristezza del suo Dolore e nella giocondit della sua Gioia; schernito da quanti potevano intenderlo se non ammirarlo, lo scherno non arriv mai agli altipiani soleggiati dell'Odio, ma insinu, denigr, vilipese...nell'ombra...come una spia...per paura;tradito da alcuni suoi assertori di un giorno che con gli anni avevano perduto la fede nel Nulla, fu accusato di debolezza, di aberrazioni, di intolleranze...ed i deboli, gli aberrati,gl'intolleranti erano loro, i ricreduti. Al disopra delle incomprensioni, oltre lo scherno, pi in alto del tradimento illumin seppur con dei fulmini la notte di tutte le rinunzie.Ed i suoi furono fari agli anormali, ai ribelli, ai vagabondi, nella notte delle rinunzie che dura. Si consumarono in attimi o in ere? Nulla chiesero. ...Ed i fari sono ancora accesi *** Minoranza assoluta in lotta con una maggioranza potentemente organizzata, gli individualisti lottano per realizzare il loro ideale materiato di canti, di fiori, di luci al di sopra e al fuori della societ borghese. Non hanno fede nei compagni, perch riconoscono che il compagno non un'affinit elettiva come l'amico. E per un sogno si battono, per un sogno sacrificano tesori di affetti, per un sogno vivono.Sicuri della sconfitta, vivono della Lotta, e saranno gli eterni sconfitti, perch il giorno che vincessero sarebbe la fine, e loro vogliono essere l'inizio. *** Renzo Novatore in queste pagine l'individualista tipo, cos come l'intendo io meridionalissimo. Un grande ribelle, un rude artista della penna, un maestro dell'armonia. Ricchissimo di sentimenti, ad ogni pagina dona qualche piccola parte di se stesso, perch sapeva che un'azione nobile, un affetto grande, solo quando vi sacrificio. ...E come gli altri non fu compreso. E come gli altri fu calunniato Ma lui stava molto in alto a cantare le sue canzoni agli amici e non se ne accorse.Lavoro gettato gi tutto d'un fiato in un momento di ispirazione, che dei lavori di getto se ne sente la mancanza della lima, conserva la verginit delle impressioni.
1 Questa Introduzione e la Prefazione che segue fanno parte del lavoro originale.

Il suo periodare una melodia snervante ed avvincente insieme, che ha qualche cosa del barbaro e le ripetizioni sono il motivo dominante troppo caro all'autore perch lo possa abbandonare. Autodidatta, Renzo Novatore sconosceva il commercio dei sentimenti pi cari e cos li profuse a piene mani senza nulla chiedere. E noi li abbiamo raccolti e li conserviamo quei fiori, quelle pallide camelie, per offrirle un giorno a chi ne sapr apprezzare il profumo.

Il Figlio dell'Etna

VERSO IL NULLA CREATORE

I La nostra epoca un'epoca di decadenza. La civilt borghese-cristiano-plebea giunta da parecchio tempo al punto morto della sua evoluzione... giunta la democrazia! Ma sotto il falso splendore della civilt democratica, i pi alti valori spirituali sono caduti infranti. La forza volitiva, l'individualit barbara, l'arte libera, l'eroismo, il genio, la poesia, sono stati scherniti, derisi, calunniati. E non in nome dell' "io", ma della "collettivit". Non in nome dell' "unico", ma della "societ". Cos il cristianesimo condannando la forza primitiva e selvaggia del vergine istinto uccise il "concetto" vigorosamente pagano della gioia terrena. La democrazia sua figliola lo glorific facendo l'apologia di questo delitto e celebrandone la bieca e volgare grandezza... Ormai lo sappiamo! Il cristianesimo fu la lama avvelenata piantata brutalmente nella carne sana e palpitante di tutta l'umanit; fu una fredda ondata di tenebra spinta con furia misticamente brutale ad offuscare il tripudio sereno e festante dello spirito dionisiaco dei nostri padri pagani. In una fredda serata invernale fatalmente piombata sopra un caldo meriggio d'estate! Fu egli il cristianesimo che sostituendo il fantasma del "dio" alla realt palpitante dell' "io", si dichiar nemico feroce della gioia del vivere, e si vendic canagliescamente colla vita terrena. Col cristianesimo la Vita fu mandata a rimpiangere nei paurosi abissi delle pi amare rinunce; fu spinta verso i ghiacciai della rinnegazione e della morte. E da questa ghiacciaia di rinnegazione e di morte nacque la democrazia... Poich essa la madre del socialismo figlia del cristianesimo. II Col trionfo della civilt democratica venne glorificata la plebe dello spirito. Col suo feroce antindividualismo la democrazia calpest perch incapace di comprenderla ogni eroica bellezza dell' "io" anticollettivista e creatore. I rospi borghesi e le rane proletarie si strinsero le mani in una comune volgarit spirituale, comunicandosi religiosamente nel calice di piombo contenente il viscido liquore delle stesse menzogne sociali che la democrazia agli uni e agli altri porgeva. Ed i canti, che borghesi e proletari innalzarono alla loro spirituale comunione, furono un comune e fragoroso "Hurr!" all'Oca vittoriosa e trionfante. E mentre gli "hurr!" scoppiavano alti e frenetici, ella la democrazia si calcava il berretto plebeo sulla livida fronte, proclamando bieca e feroce ironia gli eguali diritti... dell'Uomo! Fu allora che le aquile, nella loro consapevolezza prudente, batterono pi forte le loro ali titaniche, librandosi nauseate dal triviale spettacolo verso le vette solitarie della meditazione. Cos, l'Oca democratica, rimasta regina del mondo e signora di tutte le cose, imper padrona e sovrana. Ma visto che al di sopra di lei qualcosa rideva attendendo, ella, per mezzo del socialismo, suo unico e vero figliolo, fece lanciare una pietra ed un verbo, nel basso dominio paludoso ove gracchiavano i rospi e le rane, per sollevare un pugilato ventristico, e farlo passare per una guerra titanica di idee superbe e di spiritualit. E nelle paludi, il pugilato avvenne... Avvenne cos plateale, fino a schizzare il fango tanto in alto da insudiciare le stelle! Cos, colla democrazia, tutto fu contaminato. Tutto! Anche ci che vi era di migliore. Anche ci che vi era di peggiore. Nel regno della democrazia, le lotte che si apersero tra capitale e lavoro, furono lotte

rachitiche, larve impotenti di guerra, prive d'ogni contenuto d'alta spiritualit, e d'ogni valorosa grandezza rivoluzionaria, incapaci a creare un altro concetto di vita pi forte e pi bella! Borghesi e proletari, pure urtandosi per questione di classe, di dominio e di ventre, rimasero pur sempre affratellati nell'odio comune verso i grandi vagabondi dello spirito, contro i solitari dell'idea. Contro tutti gli straziati del pensiero, contro tutti i trasfigurati da una superiore bellezza. Colla civilt democratica, Cristo ha trionfato... "I poveri di spirito", oltre il paradiso dei cieli, hanno avuto la democrazia sulla terra. Se il trionfo non fosse ancora completo, lo completer il socialismo. Nel suo concetto teorico lo ha gi da lungo tempo annunciato. Egli tende a "livellare" tutti i valori umani. Attenti, o giovani spiriti! La guerra contro l'uomo-individuo fu incominciata da Cristo in nome di Dio, fu sviluppata attraverso la democrazia in nome della societ, minaccia di completarsi nel socialismo, in nome dell'umanit. Se non sapremo distruggere in tempo questi tre assurdi quanto pericolosi fantasmi, l'individuo sar inesorabilmente perduto. Bisogna che la rivolta dell' "io" si espanda, si allarghi, si generalizzi! Noi i precorritori del tempo abbiamo gi acceso i fari! Abbiamo acceso le torce del pensiero. Abbiamo brandito la scure dell'azione. E abbiamo infranto. Abbiamo scardinato! Ma i nostri "delitti" individuali devono essere l'annuncio fatale della grande tempesta sociale. Quella grande e tremenda tempesta che frantumer tutti gli edifici delle menzogne convenzionali, che scardiner i muri di tutte le ipocrisie, che ridurr il vecchio mondo in un mucchio di macerie e di rovine fumanti! Perch da queste macerie di dio, della societ, della famiglia e dell'umanit, che potr nascere rigogliosa e festante la nuova anima umana. Quella nuova anima umana che sulle rovine di tutto un passato canter la nascita dell'uomo liberato: dell "io" libero e grande. III Cristo fu un paradossale equivoco degli evangeli. Fu un triste e doloroso fenomeno di decadenza, nato dalla stanchezza pagana. L'Anticristo il figlio sano di tutto l'odio gagliardo che la Vita ha covato nel segreto del suo seno fecondo, durante i venti e pi secoli del dominio cristiano. Perch la storia ritorna. Perch l'eterno ritorno la legge che regola l'universo. il destino del mondo! l'asse a cui si aggira intorno la vita! Per perpetuarsi. Per ricorrersi. Per contraddirsi. Per rincorrersi. Per non morire... Perch la vita un moto, un'azione. Che rincorre il pensiero. che cerca il pensiero. Che ama il pensiero. E questo cammina, corre, si affanna. Vuole trascinare la Vita nel regno delle idee. Ma quando la via impraticabile, allora, piange il pensiero. Piange e si dispera... Poi la stanchezza lo fa debole, lo rende cristiano. Allora egli prende la sorella Vita per mano e cerca di confinarla nel regno della morte. Ma l'Anticristo lo spirito dell'istinto pi misterioso e profondo richiama a s la Vita, gridandole barbaramente: Ricominciamo!

E la Vita ricomincia! Perch non vuole morire. E se Cristo simboleggia la stanchezza della vita, il tramonto del pensiero: la morte dell'idea! L'Anticristo simboleggia l'istinto della vita. Simboleggia la resurrezione del pensiero. L'Anticristo il simbolo di una nuova aurora. IV Se la morente civilt democratica (borghese-cristiano-plebea) riusc a livellare l'anima umana, negando ogni alto valore spirituale emergente al di sopra si essa, non riusc fortunatamente a livellare le differenze di classe, di privilegio e di casta, le quali come gi abbiamo detto rimasero divise soltanto per una questione di ventre. Poich per gli uni e gli altri il ventre rimase bisogna pur confessarlo, e non confessarlo soltanto come ideale supremo. E il socialismo tutto ci lo comprese... Lo comprese, e da abile e praticamente forse utile, ormai speculatore gett il veleno delle sue grossolane dottrine di eguaglianza (eguaglianza di pidocchi, innanzi alla sacra maest dello Stato sovrano) dentro i pozzi della schiavit ove felice si dissetava la innocenza. Ma il veleno che il socialismo sparse non era il veleno possente capace di dare delle virt eroiche a chi lo avesse bevuto. No: non era il veleno radicale capace a compiere il miracolo che innalza trasfigurandola e liberandola l'anima umana. Ma era un'ibrida miscela di "s" e di "no". Un livido impasto di "autorit" e di "fede", di "Stato" e di "avvenire"! Cosicch, col socialismo, la plebe proletaria si sent ancora una volta vicina alla plebe borghese ed insieme si volsero verso l'orizzonte, attendendo fidenti il Sole dell'Avvenire! E questo perch, mentre il socialismo non fu capace di tramutare le mani tremanti degli schiavi in tanti artigli iconoclasti, empi e rapaci; fu pure incapace di tramutare la gretta avarizia dei tiranni in alta e superiore virt donatrice. Col socialismo, il cerchio vizioso e vischioso, creato dal cristianesimo e sviluppato dalla democrazia, non fu spezzato. Anzi: si consolid maggiormente... Il Socialismo rimase in mezzo al tiranno ed allo schiavo come un ponte pericoloso ed impraticabile; come un anello falso di congiunzione; come l'equivoco del "s" e del "no" di cui impastato il suo assurdo principio informatore. E noi abbiamo veduto, ancora una volta, il giuoco fatalmente osceno che ci ha nauseati. Abbiamo veduto socialismo, proletariato e borghesia, rientrare entrambi nell'orbita della pi bassa povert spirituale per adorare la democrazia. Ma essendola democraziail popolo che governa il popolo a colpi di bastone per amore del popolo come un giorno Oscar Wilde ebbe a sentenziareera logico che i veri liberi spiriti, i grandi vagabondi dell'idea, sentissero pi forte il bisogno di spingersi decisamente verso l'estremo confine della loro iconoclastia di solitari, per preparare nel silenzioso deserto le agguerrite falangi delle aquile umane, che interverranno furenti alla tragica celebrazione del vespro sociale, per travolgere la civilt democratica tra i loro artigli ferrigni, ed inabissarla nel vuoto d'un vecchio tempo che fu! V Quando i borghesi furono inginocchiati a destra del socialismo, nel sacro tempio della democrazia, si adagiarono tranquillamente sul letto dell'attesa per dormire il loro assurdo sogno di pace. Ma i proletari, che bevendo il veleno socialista avevano perduto la loro innocenza felice, urlarono dalla parte sinistra, turbando il sonno tranquillo dell'idiota borghesia criminale. Intanto, sulle pi alte montagne del pensiero i vagabondi dell'idea vincevano la nausea, annunciando che qualche cosa simile al riso scrosciante di Zarathustra aveva sinistramente

echeggiato... Il vento dello spirito, simile all'uragano, avrebbe dovuto compenetrare l'anima umana e sollevarla impetuosamente nel turbine delle idee per travolgere tutti i vecchi valori nella tenebra del tempo, rialzando nel sole la vita dell'istinto sublimato dal nuovo pensiero. Ma i rospi borghesi compresero, svegliandosi, che qualche cosa di incompreso gridava nell'alto, minacciando la loro bassa esistenza. S: compresero che dall'alto giungeva una qualche cosa come una pietra, un rombo, una minaccia. Compresero che la voce satanica dei frenetici precorritori del tempo annunciava una furibonda tempesta che, partendo dalla volont rin-novatrice dei pochi solitari, esplodeva nelle viscere della societ per raderla al suolo. Ma non compresero (e non lo comprenderanno mai finch non saranno schiacciati) che ci che passava sul mondo era l'ala possente d'una libera vita, nel battito della quale stava la morte dell' "uomo borghese" e dell' "uomo proletario", perch tutti gli uomini fossero "unici" ed "universali" al medesimo tempo. E questo fu il motivo per cui tutte le borghesie del mondo suonarono a stormo le loro campane, coniate di falso metallo idealistico, chiamandosi in grande adunata. E l'adunata fu generale Tutte le borghesie si raccolsero. Si raccolsero fra i viscidi giunchi cresciuti nel pantano delle loro comuni menzogne e l, nel silenzio del fango, decisero lo sterminio delle rane proletarie, loro serve e loro amiche... Al feroce complotto fecero parte tutti i sacerdoti di Cristo e della democrazia. Presenziavano pure tutti gli ex apostoli delle rane. La guerra fu decisa e il principe delle vipere nere benedisse le armi fratricide in nome di quel dio che disse "non uccidere", mentre il simbolico vicario della morte implor la sua dea che venisse a danzare sul mondo. Allora il socialismo da abile acrobata e pratico saltimbanco fece un balzo in avanti. Salt sul filo teso della sentimentale speculazione politica, si cinse di nero la fronte; e, dolorando e piangendo, cos pi o meno, parl: "Io sono il vero nemico della violenza. Sono nemico della guerra, e pi nemico della rivoluzione. Sono il nemico del sangue". E dopo avere ancora parlato di "pace" e di "eguaglianza", di "fede" e di "martirio", d'"umanit" e di "avvenire", inton una canzone sui motivi del "s" e del "no", pieg il capo e pianse... Pianse le lacrime di Giuda, che non sono neppure il "me ne lavo le mani" di Pilato! E le rane partirono... Partirono verso il regno della suprema vilt umana. Partirono verso il fango di tutte le trincee. Partirono... E la morte venne! Venne ebbra di sangue e danz macabramente sul mondo. Per cinque lunghi anni... Fu allora che i grandi vagabondi dello spirito, presi da nuova nausea, cavalcarono un'altra volta le loro libere aquile per librarsi vertiginosamente nella solitudine dei loro lontani ghiacciai a ridere e maledire. Anche lo spirito di Zarathustra il pi vero amante della guerra e il pi sincero amico dei guerrieri dovette rimanere abbastanza nauseato e sdegnato poich qualcuno lo sent esclamare: "Voi dovete essere per me coloro che tendono gli sguardi in cerca del nemico del vostro nemico. E in alcuni di voi divampa l'odio al primo sguardo. Voi dovete cercare il vostro nemico, combattere la vostra guerra, e ci per le vostre idee! E se la vostra idea soccombe, che la vostra rettitudine gridi al trionfo!". Ma, ahim! La predicazione eroica del barbaro liberatore a nulla valse! Le rane umane non seppero distinguere il loro nemico, n combattere per le proprie idee. (Le rane non hanno idee!). E non conoscendo il loro nemico, n avendo idee proprie, combatterono per il ventre dei loro fratelli in Cristo, per i loro eguali in democrazia. Combatterono contro se stessi per il loro nemico. Abele, risorto, moriva per Caino una seconda volta.

Ma questa volta da s! Volontariamente... Volontariamente, perch poteva rivoltarsi e non lo ha fatto... Perch poteva dire: no! O s! Perch dicendo: "no", sarebbe stato forte! Perch dicendo: "s", avrebbe dimostrato di "credere" alla "causa" per cui combatteva. Ma non ha detto n "s" n "no". partito! Da imbelle! Come sempre! partito... andato verso la morte!... Senza sapere il perch. Come sempre. E la morte venuta... venuta a danzare sul mondo: per cinque lunghi anni! E danz macabramente sulle fangose trincee di tutte le parti del mondo. Danz con piedi di folgore... Danz e rise... Rise e danz... Per cinque lunghi anni! Ah! Come volgare la morte che danza senza avere sul dorso le ali di un'idea... Che cosa idiota il morire senza sapere il perch... Noi l'abbiamo veduta quando danzava la Morte. Era una Morte nera, senza trasparenze di luce. Era una Morte senz'ali! Come era brutta e volgare... Come era goffa la danza. Ma pure danzava! E come li falciava danzando tutti i superflui, e tutti quelli che c'erano di pi. Tutti coloro per cui dice il grande liberatore fu inventato lo Stato. Ma ohim! Non soltanto quelli falciava... La morte per vendicare lo Stato ha falciato anche i non inutili, anche i necessari!... Ma coloro che non erano inutili, coloro che non c'erano di pi, coloro che sono caduti dicendo di "no!" Saranno vendicati. Noi li vendicheremo. Li vendicheremo perch erano fratelli nostri! Li vendicheremo perch sono caduti con negli occhi le stelle. Perch morendo hanno bevuto il sole. Il sole della vita, il sole della lotta, il sole di un'Idea. VI Che cosa ha rinnovato la guerra? Ov' la trasfigurazione eroica dello spirito? Ove le hanno appese le tavole fosforescenti dei nuovi valori umani? In quale tempio sono state deposte le sacre anfore d'oro racchiudenti i cuori luminosi e fiammanti degli eroi dominatori e creatori? Ov' lo splendore maestoso del grande e nuovo meriggio? Fiumi paurosi di sangue lavarono tutte le zolle e percorsero tutti i sentieri del mondo. Torrenti spaventosi di lacrime fecero echeggiare il loro straziante lamento attraverso i vortici di tutta la terra: montagne di ossa e di carname umano ovunque biancheggiarono e ovunque imputridirono al sole. -

Ma nulla si trasform, nulla si evolse! Solo il ventre borghese rutt per saziet e quello proletario url per troppa fame. E basta! Con Carlo Marx l'anima umana discese all'intestino. Il ruggito che oggi passa sul mondo sempre un ruggito ventrista. Possa la nostra volont trasformarlo in grido d'anima. In tempesta spirituale. In urlo di libera vita. In uragano di fulmini. Possa la folgore nostra scardinare la realt del presente, squarciare la porta dell'ignoto mistero dal sogno nostro anelato, e mostrarci la bellezza suprema dell'uomo liberato. Perch noi siamo i folli precorritori del tempo. I roghi. I fari. I segni. I primi annunci. VII La guerra! La ricordate? Che cosa ha creato la guerra? Ecco: La donna vendette il suo corpo e la sua prostituzione chiam libero amore. L'uomo, che s' "imbosc" a fabbricare proiettili e a predicare la sublime bellezza della guerra, chiam la sua vilt: "fine furberia e scaltrezza eroica!". Colui che visse sempre di infamia incosciente, di vilt, di umilt, di indifferenza e di rinunce deboli, imprec contro i pochi audaci che aveva sempre detestato perch non ebbero da soli la forza di impedire che il suo ventre non fosse squarciato da quelle armi ch'egli stesso aveva costruito per un vile tozzo di pane. Perch anche i pezzenti dello spirito coloro che, mentre la parte pi nobile dell'umanit entra nell'inferno della vita, rimangono sempre fuori a scaldarsi questi servi umili e devoti del loro tiranno, questi calunniatori incoscienti delle anime superiori, anche costoro, diciamo, non volevano partire. Non volevano morire. Si contorcevano, piangevano, imploravano, pregavano! Ma tutto ci per un basso istinto di conservazione impotente ed animalesca, priva di ogni fremito eroico di rivolta e non per altre questioni di umanit superiore, di raffinata profondit sentimentale, di bellezza spirituale. No, no, no! Nulla di tutto ci! Il ventre! Il ventre animalesco soltanto. Ideale borghese ideale proletario a ventre! Ma intanto la morte venne... Venne a danzare sul mondo senza avere sul dorso le ali di un'idea! E danz... Danz e rise. Per cinque lunghi anni... E mentre sui confini, ubriaca di sangue, la morte senz'ali danzava, a casa, nel sacro abside dell'interno fronte, si declamava e cantava sulle volgari "gazzette" della menzogna la miracolosa evoluzione morale e materiale compiuta dalle nostre donne nonch la suprema vetta spirituale su cui ascendeva il nostro eroico fante glorioso. Colui che moriva piangendo, senza sapere il "perch". Quante menzogne feroci, quanto cinismo volgare vomitavano sulle loro "gazzette" le bieche anime della democratica societ e dello Stato-Chi la ricorda la guerra?

Come gracchiavano i corvi... I corvi e le civette! E intanto la Morte danzava! Danzava senza avere sul dorso le ali di un'idea! Di un'idea pericolosa che feconda e che crea! Danzava... Danzava e rideva! E come li falciava danzando i superflui. Tutti coloro che c'erano di pi. Quelli per cui fu inventato lo Stato. Ma, ohim! Non soltanto quelli falciava... Falciava anche quelli che avevano negli occhi raggi di sole, che avevano nelle pupille le stelle! v' l'arte epica, l'arte eroica, l'arte suprema che la guerra ci aveva promesso? Ov' la vita libera, il trionfo della nuova aurora, lo splendore del meriggio, la gloria festante del sole? VIII Ov' la redenzione dalla schiavit materiale? Ov' chi ha creato la fine e profonda poesia che doveva germinare dolorosamente in questo tragico e pauroso abisso di sangue e di morte, per dirci lo strazio silenzioso e crudele provato dall'anima umana? Chi ce l'ha detta la parola dolce e buona che dice un mattino sereno dopo una terribile notte d'uragano? Chi ce l'ha detta la parola dominatrice che fa grandi come il proprio dolore, puri nella bellezza e profondi nell'umanit? Chi , chi mai il genio che ha saputo curvarsi con amore e con fede sopra le ferite aperteci nella carne viva della nostra vita, per accoglierne tutto il nobile pianto, acciocch il sereno riso dello spirito redentore potesse strappare gli artigli ai famelici mostri dei nostri errori passati per farci ascendere verso il concetto di un'etica superiore, ove, attraverso il principio luminoso della bellezza umana purificata nel sangue e nel dolore, potessimo ergerci forti e maestosicome freccia tesa sull'arco della volont per cantare alla vita terrena la pi profonda e soave melodia della pi alta di tutte le nostre speranze! Ove? Ove? Io non la vedo! Io non la sento! Mi guardo attorno, ma altro non vedo che volgare pornografia, e falso cinismo... Almeno un Omero dell'arte, ed un Napoleone dell'azione la guerra ci avesse dato... Un uomo che avesse avuto la forza di distruggere un'epoca, di creare una nuova storia Ma niente! N grandi cantori, n grandi dominatori, la guerra ci ha dato. Solo larve bugiarde e bieche parodie. IX La guerra passata lavando la storia e l'umanit nel pianto e nel sangue, ma l'epoca rimasta immutata. Epoca di disfacimento... Il collettivismo morente e l'individualismo non si ancora affermato; Nessuno sa ubbidire, nessuno sa comandare. Ma da tutto questo, al saper vivere liberi, c' ancora di mezzo un abisso. Abisso che potr essere riempito soltanto col cadavere della schiavit e quello dell'autorit. La guerra non poteva riempire questo abisso. Poteva soltanto scavarlo pi profondo. Ma ci che la guerra non poteva fare, deve farlo la rivoluzione. La guerra ha reso gli uomini pi bestiali e plebei. Pi triviali e pi brutti! La rivoluzione deve renderli migliori. Deve nobilitarli!

X Ormai socialmente parlando siamo sdrucciolati nella china fatale, e non c' pi possibilit di tornare indietro. n tentarlo soltanto sarebbe un delitto. Ma non un delitto nobile e grande. Ma un delitto volgare. Un delitto pi che inutile e vano. Un delitto contro la carne delle nostre idee. Perch noi non siamo i nemici del sangue... Siamo i nemici della volgarit! Ora che l'et del dovere e della schiavit agonizzante, vogliamo chiudere il ciclo del pensiero teorico e contemplativo per aprire il varco all'azione violenta, che volont di vita e tripudio di espansione. Sulle macerie della piet e della religione vogliamo erigere la durezza creatrice del nostro cuore superbo. Noi non siamo gli ammiratori dell' "uomo ideale" dai "diritti sociali", ma i proclamatori dell' "individuo reale", nemico delle astrazioni sociali. Noi lottiamo per la liberazione dell'individuo. Per la conquista della vita. Per il trionfo della nostra idea. Per la realizzazione dei nostri sogni. E se le nostre idee sono pericolose, perch noi siamo coloro che amano vivere pericolosamente. E se i nostri sogni sono folli, perch siamo folli. Ma la nostra follia la saggezza suprema. Ma le nostre idee sono il cuore della vita; ma i nostri pensieri sono i fari dell'umanit. E ci che la guerra non ha fatto deve farlo la rivoluzione. Perch la rivoluzione il fuoco della nostra volont e un bisogno delle nostre anime solitrie, un dovere dell'aristocrazia libertaria. Per creare nuovi valori etici. Per creare nuovi valori estetici. Per comunizzare la ricchezza materiale. Per individualizzare la ricchezza spirituale. Perch noi cerebralisti violenti e sentimentalisti passionali al medesimo tempo comprendiamo e sappiamo che la rivoluzione e una necessit del dolore silenzioso che spasima nel basso, ed un bisogno dei liberi spiriti che spasimano in alto. Perch, se il dolore che spasima in basso vuole ascendere nel sorriso felice del sole, gli spiriti liberi che spasimano in alto non vogliono pi sentirsi le pupille offese dallo strazio della volgare schiavit che li circonda. Lo spirito umano diviso in tre correnti: La corrente della schiavit, la corrente della tirannia, la corrente della libert! Colla rivoluzione bisogna che l'ultima di queste tre correnti irrompa sulle altre due e le travolga. Bisogna che crei la bellezza spirituale, che insegni ai poveri la vergogna della loro povert, ed ai ricchi la vergogna della loro ricchezza. Bisogna che tutto ci che si chiama "propriet materiale", "propriet privata", "propriet esteriore" diventi per gli individui ci che il sole, la luce, il cielo, il mare, le stelle. E ci avverr! Avverr perch noi gli iconoclasti la violenteremo! Solo la ricchezza etica e spirituale invulnerabile. vera propriet dell'individuo. Il resto no! Il resto vulnerabile! E tutto ci che vulnerabile sar vulnerato. Lo sar dalla potenza spregiudicata dell' "io". Dalla forza eroica dell'uomo liberato. E al di l d'ogni legge, d'ogni morale tiranna, d'ogni societ, d'ogni concetto di falsa umanit... Noi dobbiamo tendere il nostro sforzo a tramutare la rivoluzione che si avanza in "delitto anarchico", per spingere l'umanit al di l dello Stato, al di l del socialismo. Verso

l'Anarchia. Se con la guerra gli uomini non poterono sublimarsi nella morte, la morte ha purificato il sangue dei caduti. E il sangue che la morte ha purificato e che il suolo ha avidamente bevuto ora urla di sotterra! E noi solitari, noi non siamo i cantori del ventre, ma gli ascoltatori dei morti; della voce dei morti che urlano di sotterra! Della voce del sangue "impuro" che si purificato nella morte. E il sangue di tutti i caduti urla! Urla di sotterra! E l'urlo di questo sangue chiama pure noi verso l'abisso... Ha bisogno di essere sprigionato! O giovani minatori, siate pronti! Prepariamo torce e paramine. Bisogna dissodare il terreno. tempo! tempo! tempo! Il sangue dei morti dev'essere sprigionato. Vuole alzarsi dalle tenebrose profondit per lanciarsi verso il cielo e conquistare le stelle. Perch le stelle sono le amiche dei morti. Sono le buone sorelle che li hanno veduti morire. Sono coloro che tutte le sere vanno al loro sepolcro coi piedi di luce e dicono loro: Domani!... E noi i figli del Domani siamo venuti oggi a dirvi: tempo! tempo! tempo! E siamo venuti nelle ore antelucane... In compagnia dell'alba e delle ultime stelle! Ed ai morti abbiamo aggiunto altri morti... Ma tutti coloro che cadono hanno nella pupilla una stella d'oro che brilla! Una stella d'oro che dice: "La vilt dei fratelli rimasti si tramuter in sogno creatore: in eroismo vendicatore! Perch, se cos non fosse, non meriterebbe di morire!". Come dev'essere triste il morire. Senza una speranza nel cuore... senza un rogo nel cervello; senza un gran sogno nell'anima; senza una stella d'oro che brilla nella nostra pupilla! *** II sangue dei morti dei nostri morti urla di sotterra. Noi lo udiamo chiaro e distinto quel grido. Quel grido che ci inebria di strazio e di dolore. E non possiamo, n vogliamo, essere sordi a quella voce... noi. Non vogliamo esserle sordi, perch la vita ci ha detto: "Chi sordo alla voce del sangue non degno di me. Perch il sangue il mio vino; e i morti il mio segreto. Solo a colui che ascolter la voce dei morti, scioglier l'enigma del mio grande mistero!". E noi risponderemo a questa voce: Perch solo coloro che sanno rispondere alla voce dell'abisso possono conquistare le stelle! Io mi rivolgo a te, o mio fratello! A te mi rivolgo e ti dico: "Se sei di coloro che stanno inginocchiati sul cerchio di mezzo, chiudi gli occhi nella tenebra e precipitati nell'abisso. Solo cos potrai rimbalzare sulle pi alte vette e spalancare le pupille tue grandi nel sole". Perch non si pu essere aquile se non si palombari. Non si pu spaziare sulle vette quando si incapaci alle profondit. Nel basso abita il dolore, nell'alto il tormento. Sul tramonto di tutte le et, sorge un'alba unica fra due vespri diversi. Fra la luce vergine di quest'unica alba, il dolore del palombaro che in noi deve congiungersi al tormento dell'aquila che pur vive in noi, per celebrare le nozze tragiche e feconde della perpetua rinnovazione. Rinnovazione dell' "io" personale fra le tempeste collettive e gli uragani sociali.

Perch la solitudine perenne solo dei santi che riconoscono in dio il loro testimonio. Ma noi siamo i figli atei della solitudine. Siamo i demoni solitari senza testimoni. Nel basso, vogliamo vivere la realt del dolore; nell'alto, il dolore del sogno... Per vivere intensamente e pericolosamente tutte le battaglie, tutte le sconfitte, tutte le vittorie, tutti i sogni, tutti i dolori e tutte le speranze! E vogliamo cantare nel sole, vogliamo urlare nei venti! Perch il nostro cervello un rogo sfavillante ove il gran fuoco del pensiero crepita e arde in folli e gioiosi tormenti. Perch la purezza di tutte le albe, la fiamma di tutti i meriggi, la melanconia di tutti i tramonti, il silenzio di tutte le tombe, l'odio di tutti i cuori, il mormone di tutte le foreste, ed il sorriso di tutte le stelle, sono le note misteriose componenti la musica segreta dell'anima nostra traboccante di esuberanza vitale. Perch nel profondo del nostro cuore udiamo parlare una voce di umana individuazione cos imperiosa e gagliarda che, spesse volte, nellascoltarla proviamo paura e terrore. Perch la voce che parla, la voce di Lui: il Demone alato delle nostre profondit. XI Ormai provato... La vita dolore! Ma noi abbiamo imparato ad amare il dolore, per amare la vita! Perch nell'amare il dolore abbiamo imparato a lottare. E nella lotta nella lotta soltanto sta la gioia del vivere nostro. Restare sospesi a met non mestiere per noi. Il cerchio di mezzo simboleggia il vecchio "s e no". L'impotenza del vivere e del morire. il cerchio del socialismo, della piet e della fede. Ma noi non siamo socialisti... Siamo anarchici. E individualisti, e nichilisti, e aristocratici. Perch veniamo dai monti. Da vicino alle stelle. Veniamo dall'alto: da ridere e maledire! Siamo venuti ad accendere sulla terra una selva di roghi, per illuminarla lungo la notte che precede il grande meriggio. E i roghi nostri saranno spenti soltanto quando l'incendio del sole scoppier maestoso sul mare. E se quel giorno non dovesse venire, i nostri roghi continueranno a crepitare tragicamente fra la tenebra della notte eterna. Perch noi amiamo tutto ci che grande. Siamo gli amanti di ogni miracolo, i fautori d'ogni prodigio, i creatori d'ogni meraviglia! S: lo sappiamo!... Vi sono cose grandi nel bene come nel male. Ma noi viviamo al di l del bene e del male, perch tutto ci che grande appartiene alla bellezza! Anche il "delitto". Anche la "perversit". Anche il"dolore"! E noi vogliamo essere grandi come il nostro delitto! Per non calunniarlo: Vogliamo essere grandi come la nostra perversit! Per renderla cosciente. Vogliamo essere grandi come il nostro dolore. Per esserne degni. Perch veniamo dall'alto. Dalla casa della Bellezza. Siamo venuti ad accendere sulla terra una selva di roghi per illuminarla lungo la notte che precede il grande meriggio. Fino l'ora in cui l'incendio del sole scoppier maestoso sul mare. Perch vogliamo celebrare la festa del gran prodigio umano. Vogliamo che l'anima nostra vibri in un nuovo sogno.

Vogliamo che da questo tragico vespro sociale il nostro "io" ne esca calmo e fremente di luce universale. Perch siamo i nichilisti dei fantasmi sociali. Perch sentiamo la voce del sangue urlare di sotterra. Prepariamo le paramine e le torce, o giovani minatori. L'abisso ci attende. Precipitiamoci in fondo: Verso il nulla creatore! XII Il nostro nichilismo non nichilismo cristiano. Noi non neghiamo la vita. No! Noi siamo i grandi iconoclasti della menzogna. E tutto ci che proclamato "sacro" menzogna. Noi siamo i nemici del "sacro". E vi una legge "sacra"; una societ "sacra"; una morale "sacra"; un'idea "sacra"! Ma noi i padroni e gli amanti della forza empia e della bellezza volitiva, dell'Idea violentatrice noi, gli iconoclasti di tutto ci che consacrato ridiamo satanicamente, d'un bel riso largo e beffardo. Ridiamo!... E ridendo teniamo l'arco della nostra pagana volont di gioire sempre teso verso la piena integrit della vita. E le nostre verit le scriviamo col riso. E le nostre passioni le scriviamo col sangue. E ridiamo!... Ridiamo il bel riso sano e rosso dell'odio. Ridiamo il bel riso azzurro e fresco dell'amore. Ridiamo!... Ma ridendo ci ricordiamo, con somma seriet, di essere i legittimi figli, e i degni eredi, d'una grande aristocrazia libertaria che ci trasmise nel sangue satanici impeti di folle eroismo, e nella carne ondate di poesia, di soli e di canzoni! Il nostro cervello un rogo sfavillante, ove il crepitante fuoco del pensiero arde in gioiosi tormenti. L'anima nostra un'oasi solitaria sempre fiorita e festante ove una musica segreta canta le complicate melodie del nostro alato mistero. E nel cervello ci urlano tutti i venti del monte; nella carne ci urlano tutte le tempeste del mare; tutte le Ninfe del Male; i nostri sogni sono cicli reali abitati da vergini muse frementi. Noi siamo i veri demoni della Vita. I precorritori del tempo. I primi annunci! La nostra esuberanza vitale ci ubriaca di forza e di sdegno. Ci insegna a disprezzare la Morte! XIII Oggi siamo giunti alla tragica celebrazione d'un grande vespro sociale. Il crepuscolo rosso. Il tramonto insanguinato. L'ansia batte nel vento le sue ali frementi. Ali rosse di sangue; ali nere di morte! Il Dolore organizza nell'ombra l'esercito dei suoi figli ignoti. La bellezza nel giardino della Vita, e sta intrecciando ghirlande di fiori per incoronare la fronte degli eroi. I liberi spiriti hanno gi lanciato le loro folgori attraverso il crepuscolo. Come primi annunci di fuoco: primi segnali di guerra! L'epoca nostra sotto le ruote della storia. - 19 La civilt democratica volge verso la tomba. La societ borghese e plebea si sfascia fatalmente, inesorabilmente! II fenomeno fascista ne la prova pi certa e inconfutabile Per dimostrarlo non ci sarebbe bisogno che di risalire il tempo e interrogare la storia.

Ma questo bisogno non c'! Il presente parla con abbastanza eloquenza! Il fascismo altro non che lo spasimo convulsionario e crudele d'una societ plebea, smidollata e volgare, che agonizza tragicamente affogata nel pantano dei suoi vizi e delle sue proprie menzogne. Egli il fascismo celebra questi suoi baccanali con roghi di fiamme, e orge malvagio di sangue. Ma dal fosco crepitio dei suoi lividi fuochi non sprizza neppure una sola scintilla di gagliarda spiritualit innovatrice, mentre il sangue che sparge si tramuta in vino che i precorritori del tempo raccolgono tacitamente nei calici rossi dell'odio, destinandolo come bevanda eroica per comunicare tutti i figli del dolore sociale chiamati alla crepuscolare celebrazione del vespro. Perch i grandi precorritori del tempo sono i fratelli e gli amici dei figli del dolore. Del dolore che lotta. Del dolore che ascende. Del dolore che crea! Noi prenderemo per mano questi fratelli ignoti per marciare assieme contro tutti i "no" della negazione, ed assieme salire verso tutti i "si" dell'affermazione; verso nuove albe spirituali: verso nuovi meriggi di vita. Perch noi siamo gli amanti del pericolo; i temerari di tutte le imprese, i conquistatori dell'impossibile, i fautori e i precursori di tutte le "prove"! Perch la vita una prova! Dopo la celebrazione negatrice del vespro sociale, vogliamo celebrare il rito dell' "io": il grande meriggio dell'individuo integro e reale. Acciocch la notte pi non trionfi. Acciocch la tenebra pi non ci avvolga. Acciocch il maestoso incendio del sole perpetui la sua festa di luce nel ciclo e nel mare. XIV Il fascismo un ostacolo troppo effimero ed impotente per impedire il corso dell'umano pensiero che irrompe al di l d'ogni diga e straripa al di l d'ogni segno, trascinando sui suoi passi l'azione. impotente perch forza bruta. materia senza spirito: notte senz'alba! Il fascismo l'altra faccia del socialismo. L'uno e l'altro sono due corpi senz'anima. XV Il socialismo la forza materiale che, agendo all' ombra di un dogma, si risolve e dissolve in un "no" spirituale. Il fascismo un tisico del "no" spirituale che tende infelice ad un s materiale... L'uno e l'altro mancano di qualit volitive. Sono i cerotti del tempo: i temporeggiatori del fatto! Sono reazionari e conservatori. Sono i fossili cristallizzati che il dinamismo volitivo della storia che passa travolger assieme. Perch, nel campo volitivo dei valori morali e spirituali, i due nemici si equivalgono... E si noti che, se il fascismo nato, solo il socialismo ne il complice diretto ed il padre responsabile. Perch, se quando la nazione, se quando lo Stato, se quando l'Italia democratica, se quando la societ borghese fremeva di spasimo e di agonia fra le mani nodose e poderose del "proletariato" in rivolta, il socialismo non ne avesse impedito vilmente la tragica stretta mortale perdendo i lumi della ragione innanzi agli sbarrati occhi di lei certo che il fascismo non sarebbe neppure nato, oltre a non avere vissuto. Ma il goffo colosso senz'anima si invece lasciato prendere per tema che i vagabondi dell'idea spingessero il movimento di rivolta oltre il segno prestabilito in un volgarissimo

giuoco di bieca piet con-servatrice, e falso amore umano. Cos l'Italia borghese invece di morire ha partorito... Ha partorito il fascismo! Perch il fascismo una creatura tisica e deforme, nata dagli amori impotenti del socialismo colla borghesia. Uno n' il padre, l'altra la madre. Ma l'uno e l'altra non ne vogliono la responsabilit. Forse lo trovano un figlio troppo snaturato. Ed questo il perch lo chiamano "bastardo"! Ed egli si vendica... Gi abbastanza infelice per essere nato cos, si ribella al padre e oltraggia la madre...E forse ha ragione Ma noi, tutto questo lo rileviamo per la storia. Per la storia e per la verit, non per noi. Per noi il fascismo un fungo velenoso piantato tanto bene nel marcio cuore della societ, che proprio ci contenta... XVI Solo i grandi vagabondi dell'idea potranno e dovranno essere il luminoso fulcro spirituale della tempestosa rivoluzione, che cupa sul mondo si avanza... Il sangue chiede sangue. vecchia storia! Indietro non si pu pi tornare. Tentare di tornare indietro come fa il socialismo sarebbe un delitto inutile e vano. Noi dobbiamo precipitarci nell'abisso. Dobbiamo rispondere alla voce dei morti. Di quei morti che sono caduti con nelle pupille immense stelle d'oro. Bisogna dissodare il suolo. Sprigionare il sangue di sotterra! Perch vuole ascendere verso le stelle. Vuole bruciare le sue buone sorelle luminose e lontane che l'hanno veduto morire. Dicono i morti, i morti nostri: "Noi siamo morti con negli occhi le stelle. Noi siamo morti con nelle pupille raggi di sole. Noi siamo morti col cuore gonfio di sogni. Noi siamo morti con nell'anima il canto della pi bella speranza. Noi siamo morti con nel cervello il fuoco di un'idea. Noi siamo morti...". Come deve essere triste il morire come gli altri morti i morti non nostri senza tutto ci nel cervello, nell'anima, nel cuore, negli occhi, nelle pupille! Oh morti, oh morti!... Oh morti nostri! Oh torce luminose! Oh fari ardenti! Oh roghi crepitanti! Oh morti... Ecco, siamo al crepuscolo! La tragica celebrazione del grande vespro sociale si appressa. La nostra anima grande gi si spalanca verso la vasta luce sotterranea, o morti! Perch anche noi abbiamo negli occhi le stelle, il sole nelle pupille, il sogno nel cuore, il canto della speranza nell'anima e, nel cervello, un'idea. S, anche noi, anche noi! Oh morti, oh morti! Oh morti nostri! Oh torce! Oh fari! Oh roghi! Noi vi abbiamo intesi parlare nel silenzio solenne delle nostre notti profonde. Dicevate: "Noi volevamo ascendere nel ciclo del libero sole... Noi volevamo ascendere nel ciclo della libera vita... Noi volevamo ascendere lass, dove un giorno si fiss lo sguardo penetrante del pagano poeta: Dove sorgono e stanno come inviolabili querce tra gli uomini i grandi pensieri; dove scende, invocata dai puri poeti, e serena tra gli uomini sta la bellezza; dove l'amore crea la

vita e respira la gioia!". Lass, dove la vita tripudia e si espande in piena armonia di splendore... E per questo, per questo sogno lottammo, per questa grande sogno morimmo... E la nostra lotta fu chiamata delitto. Ma il nostro "delitto" non deve essere considerato che come virt titanica, che come sforzo prometeaco di liberazione. Perch fummo i nemici di ogni dominazione materiale e d ogni livellazione spirituale. Perch noi, al di l di ogni schiavit e di ogni dogma, vedemmo danzare libera e nuda la vita. E la nostra morte deve insegnare a voi la bellezza del vivere eroico!" Oh morti, oh morti! Oh morti nostri... Noi l'abbiamo udita la vostra voce... L'abbiamo udita parlare cos, nel silenzio solenne delle nostre notti profonde! Profonde, profonde, profonde! Perch noi siamo i sensitivi. Il nostro cuore una torcia, la nostra anima un faro, il nostro cervello un rogo!... Noi siamo l'anima della vita!... Siamo gli antelucani che bevono la rugiada nel calice dei fiori. Ma i fiori hanno le radici fosforiche abbarbicate nell'oscurit della terra. In quella terra che ha bevuto il vostro sangue. Oh morti! Oh morti nostri! Quel vostro sangue che urla, che rugge, che vuole essere sprigionato, per lanciarsi verso il ciclo e conquistare le stelle! Quelle vostre lontane e luminose sorelle che vi hanno veduti morire. E noi i vagabondi dello spirito, i solitari dell'idea vogliamo che l'anima nostra, libera e grande, spalanchi le sue ali nel sole. Vogliamo che il vespro sociale sia celebrato in questo crepuscolo di societ borghese, acciocch l'ultima notte nera si faccia vermiglia di sangue. Perch i figli dell'aurora devono nascere dal sangue... Perch i mostri della tenebra devono essere uccisi dall'alba... Perch le nuove idee individuali devono nascere dalle tragedie sociali... Perch gli uomini nuovi devono essere forgiati nel fuoco! E solo dalla tragedia, dal fuoco e dal sangue, nascer il vero Anticristo profondo d'umanit e di pensiero. Il vero figlio della terra e del sole. L'Anticristo deve nascere dalle macerie fumanti della rivoluzione per animare i figli della nuova aurora. Perch l'Anticristo colui che viene dall'abisso, per ascendere oltre ogni confine. il nemico volitivo della cristallizzazione, della prestabilizzazione, della conservazione !... Egli colui che sospinger gli uomini attraverso le misteriose caverne dell'ignoto allo scoprimento perenne di nuove sorgenti di vita e di pensiero. E noi i liberi spiriti, gli atei della solitudine, i demoni del deserto - senza-testimoni ci siamo gi spinti verso le vette pi estreme... Perch ogni cosa - con noi deve essere spinta al massimo delle sue conseguenze. Anche l'Odio. Anche la Violenza. Anche il delitto! Perch l'Odio da la forza. La violenza scardina. Il delitto rinnova. La crudelt crea. E noi vogliamo scardinare, rinnovare, creare! Perch tutto ci che volgarit pigmea deve essere superato. Perch tutto ci che vive deve essere grande. Perch tutto ci che grande appartiene alla bellezza!

XVII E la vita deve essere bella! Noi abbiamo ucciso il "dovere" acciocch la nostra brama di libera fraternit acquisti un valore eroico nella vita. Noi abbiamo ucciso la "piet" perch siamo barbari capaci al grande amore. Noi abbiamo ucciso l' "altruismo" perch siamo egoisti donatori. Noi abbiamo ucciso la "solidariet filantropica" acciocch l'uomo sociale scavi il suo "io" pi segreto e trovi la forza dell' "Unico". Perch noi lo sappiamo. La Vita stanca di avere amanti rachitici. Perch la terra stanca di sentirsi pestata da lunghe falangi di pigmei salmodianti preci cristiane. Ed infine, perch siamo stanchi dei nostri fratelli, carogne incapaci alla pace e alla guerra. Inferiori all'odio e all'amore. Stanchi e nauseati siamo... S, molto stanchi: molto nauseati! E poi quella voce dei morti Dei morti nostri! La voce di quel sangue che urla di sotterra! Di quel sangue che vuole sprigionarsi per lanciarsi verso il ciclo e conquistare le stelle! Quelle stelle che benedicendoli hanno brillato nelle loro pupille nell'ultimo momento della morte, trasformando i loro occhi sognanti in vasti dischi d'oro. Perch gli occhi dei morti dei nostri morti sono dischi d'oro. Sono meteore luminose che vagano nell'infinito per additarci il cammino. Quel cammino senza fine che la strada dell'eternit. Gli occhi dei nostri morti ci dicono il "Perch" della vita, mostrandoci il fuoco segreto che arde nel nostro mistero. Di quel nostro segreto mistero che nessuno ha cantato finora... Ma oggi il crepuscolo rosso... Il tramonto insanguinato... Siamo prossimi alla tragica celebrazione del gran vespro sociale. Gi sulle campane della storia il tempo ha battuto i primi colp antelucani d'un nuovo giorno. Basta, basta, basta! l'ora della tragedia sociale! Noi distruggeremo ridendo. Noi incendieremo ridendo. Noi uccideremo ridendo. Noi esproprieremo ridendo. E la societ cadr. La patria cadr. La famiglia cadr. Tutto cadr, poich l'Uomo libero nato. nato colui che attraverso il pianto e il dolore ha imparato l'arte dionisiaca della gioia e del riso. giunta l'ora di affogare il nemico nel sangue... giunta l'ora di lavare l'anima nostra nel sangue. Basta, basta, basta! Che il poeta tramuti in pugnale la sua lira! Che il filosofo tramuti in bomba la sua sonda! Che il pescatore tramuti il suo remo in formidabile scure. Che il minatore esca armato del suo ferro lucente dagli antri micidiali delle oscure miniere. Che il contadino tramuti in lancia guerriera la sua vanga feconda. Che l'operaio tramuti il suo martello in falce e scure. E avanti, avanti, avanti! tempo, tempo tempo! E la societ cadr.

La patria cadr. La famiglia cadr. Tutto cadr, poich l'Uomo Libero nato. Avanti, avanti, avanti, o giocondi distruttori. Sotto il labaro nero della morte, noi conquisteremo la Vita! Ridendo! E la faremo nostra schiava. Ridendo! E l'ameremo ridendo! Poich gli uomini seri sono soltanto coloro che sanno operare ridendo. E il nostro odio ride... Ride rosso. Avanti! Avanti, per la totale distruzione della menzogna e dei fantasmi! Avanti, per l'integrale conquista dell'Individualit e della Vita!

FIORI SELVAGGI (Cronaca Libertaria,Milano,a1,n.8,20 settembre 1917)

Premessa. Anche attraverso le lande sterminate dei brulli deserti germinano dei fiori. Fiori selvaggi che emanano peccaminosi profumi e che colle loro spine fanno sanguinare le stesse mani di coloro che le raccolgono, ma che hanno per, la loro storia grandiosa di gioia, di dolore e damore. Ripeto: sono fiori strani e selvaggi che sorti dal nulla che crea, furono fecondati dal sole e poscia sbattuti dalluragano crudelmente, cos! Questi fiori sono pensieri germinati nella solitudine meditativa e profonda dellanima mia mentre al di fuori, nel mondo che pi non mi appartiene imperversa furiosamente la pazzia solcata dal fuoco elettrizzante del fulmine che implacabile schianta. Ed io, vagabondo impenitente, che amo galoppare nelle gioiose e paurose vie di questo mio regno solitario e deserto, mi compiacer di raccogliere periodicamente un fascio di questi fiori selvaggi per incoronare questa bandiera ribelle che gi una volta vigliaccamente e brutalmente stroncata canta ancora per il ritornello gioioso delleterno ritorno. * Anarchico solo colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha ritrovato s stesso e si posto, sdegnoso e superbo sui margini della societ negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo. Colui che non sa essere allaltezza delle proprie azioni riconoscendosi, egli solo a giudice di s stesso, potr magari credersi anarchico ma non lo ! La forza di volont e di potenza (da non confondersi col potere) lo spirito di autoelevazione e di individualizzazione sono i primi gradini duna scala lunga ed interminabile ove sale colui che vuole superare anche se stesso oltre tutte le cose. Solo colui che sa apprezzare con impetuosa violenza i rugginosi cancelli che chiudono la casa della gran menzogna ove si sono dati convegno i lubrici ladri dellIo (dio, stato,societ, umanit), per riprendere dalle mani viscide e rapaci inanellate del falso oro dellamore della piet e della civilt, dei biechi predatori, il suo pi grande tesoro, pu sentirsi padrone e signore di s, e chiamarsi anarchico. * Lanarchico, oltre ad essere il pi grande ribelle ha pure il vanto di essere un Re. Il Re di s stesso sintende! Chi crede che Cristo possa essere il segnacolo ed il simbolo che luomo deve sventolare per giungere alla libertaria sintesi della vita, non pu essere che un socialista o un cristiano negatore dellanarchismo. Quando Socrate, che malgrado tutto, era senza dubbio di molto superiore alla bestialit di quel suo popolo che lo condannava, accett la cicuta che questo gli imponeva di trangugiare, fece una tal opera di vilt e di dedizione che lanarchismo spietatamente condanna. * Sfuggire, con qualsiasi mezzo, allinvincibile bestialit di un popolo reso feroce e brutale da cannibaleschi pregiudizi e spaventosa ignoranza, o alla sadica depravazione duna putrefatta societ la quale si crede in diritto di giudicare e condannare un singolo perch ha consumato una data azione che la suddetta societ non allaltezza di comprendere mai; un atto superbamente ribelle ed individualistico che solo nellanarchismo pu trovare la sua ragion dessere e la sua glorificazione. * Ahim! Anche la coscienza stata fin qui un fantasma atavico e pauroso. E solo cesser di essere tale, quando luomo lavr saputa rendere limmagine e lo specchio della sua propria ed unica volont. * Il primo uomo che disse: Non vi nessun dio, fu senza dubbio un atleta dellumano pensiero. Ma colui che si limit a dire che: Il dio del prete non c, bar collequivoco lasciando a sufficienza comprendere di essere, egli, un losco partigiano il quale gi premeditava di uccidere gli uomini forse con una nuova menzogna. Tenetevi ben guardinghi da coloro che si limitano alla sola negazione di dio.

GRIDO RIBELLE (Cronaca Libertaria,Milano,a1,n.2,10 agosto 1917)

Dedicato alla plebe La caduta dei popoli e dellumanit Sar il segnale della mia elevazione M. Stirner

Non pi con la storica cicuta di Socrate e con la leggendaria croce di Cristo che si possa alimentare lo spirito irrequieto e dubbioso degli uomini nuovi. Questi due sacrifici, caduti ormai fortunatamente nei profondi abissi dun tenebroso passato, furono senza dubbio consumati a totale danno delle rigogliose individualit tendenti e pulsanti manifestazioni di libera vita. Ed io confesso che lo stesso Diogene, nei confronti di Socrate e di Cristo, mi sembra davvero un grande innovatore, giacch la sua botte ha un significato ben pi profondo e diverso dalla Cicuta delluno e dalla Croce dellaltro. Ma se Socrate e Cristo, con la loro morte inutile, hanno colpito - fino a farle sanguinare orribilmente - le vere e proprie potenze individuali, tutte le rivoluzioni da parte loro non fecero forse altrettanto? Non fu dunque con la dinamica rivoluzionaria che il Cristianesimo trionf sulla quasi invidiabile societ pagana? E tutte le repubbliche, gli imperi, le monarchie liberali, costituzionali, assolutiste odemocratiche, non nacquero forse dai torrenti di sangue, ondeggianti nelle infuocate contrade delle guerre e delle rivoluzioni? Ma perch mai dunque il polso violento e febbrile di tutte le rivoluzioni si spezz sempre liberamente, permettendo che nuovi fantasmi si ergessero ancora a dominatori sovrani? La risposta non si fa attendere molto certamente giacch a nessuno riuscir difficile comprendere che tutte le Rivoluzioni furono, in un modo o nellaltro, ammaestrate e i rivoluzionari furono sempre - a parte le infime minoranze, i pazzi - degli automi guidati da chimerici e favolosi fantasmi.Ma quale valore possono avere per me codesti fantasmi? A cosa pu servire a me tutto ci? A me Iconoclasta, uccisore dei fantasmi, frantumatore di idoli vecchi e nuovi?A che cosa pu servire a me, per esempio, il trionfo del Cristianesimo? A me che sono anticristiano per eccellenza? E le repubbliche e le monarchie, e tutte le altre forme di societ insomma che, ergendosi a sovrane sacre, non possono riconoscere in me che il cristiano, il suddito, il cittadino, il membro, ecc. ecc.? Giacch non mi sembra difficile comprendere che in ogni forma di societ vi deve essere un sistema sia pure, questo sistema, il migliore dei migliori:lUguaglianza! Ma ogni sistema sacro e tutto ci che Sacro, o divinamente o umanamente, richiede a me, Individuo, delle rinunce e delle umiliazioni. Ma v di pi ancora. Giacch ogni forma di societ, nata sui frantumi della vecchia caduta fragorosamente nel nulla, ha la convinzione di essere la sola perfetta. Ed precisamente questo dogma della perfezione che la sospinge ad essere maggiormente reazionaria verso lirrequieto Ribelle che non intende inchinarsi nemmeno di fronte al nuovo Dio: giacch se oggi, ad esempio, la rivolta contro il despota di tutte le Russie trova le sue approvazioni e giustificazioni nelle sudice gazzette nostrane, queste non approverebbero e non giustificherebbero un bel nulla se tale rivolta scoppiasse nelcandido seno dellaliberale edemocratica Italia. AnziMa facciamo un passo pi avanti ancora! Supponiamo, ad esempio, che domani in Italia si proclamasse la Repubblica: in questo caso una grandissima parte di coloro che oggi si fanno credere rabbiosamente rivoluzionari, non sarebbero essi stessi i pi feroci reazionari conservatori di domani? Se qualche testa calda, qualche pazzo o qualche esaltato volesse minare ancora una volta il loro nuovo edificio, il loro nuovissimo Dio? Ma qui mi sembra di udire certa buona gente - forse troppo buona - ad esclamare: Ma costui dunque un nemico della Rivoluzione?! No, no. O buona gente ascoltatemi ancora giacch io sono tanto rivoluzionario da non riconoscermi quasi! E sapete perch sono un rivoluzionario quasi irriconoscibile? Per una cosa molto semplice magrande nella sua semplicit. Ed questa: chio sono rivoluzionario guidato solo dallimpulso immenso ed irrefrenabile della MIA espansione di volont e di potenza. Non un fantasma che mi guida, ma sono io che cammino; non il sogno chimerico di una societ perfetta di universale redenzione umana, ma il bisogno assoluto della mia potenziale affermazione innanzi alle altre potenze. Dio, lo Stato, la Societ, lUmanit ecc. ecc. hanno per essi una propria causa. Se io non voglio sottomettermi alla causa di Dio, sono un peccatore. Se non voglio subire lo Stato, la Societ, lUmanit sono un empio, un criminale, un delinquente.

Ma che cosa il peccato? Che cosa il delitto? Anche qui credo che per analizzare tutto ci non ci sia proprio bisogno di una lunga e minuta dimostrativa divagazione; giacch anche i bambini dovrebbero sapere ormai, che il pi grave peccato che si possa commettere contro la divinit quello di schernirla, non ubbidirla, profanarla e rinnegarla. Profanare insomma ci che divinamente e umanamente sacro il pi grande peccato, il pi grande delitto. Sacro! ecco il pi mostruoso e terribile fantasma innanzi al quale fin oggi tutti hanno tremato. Ecco la vecchia e corrosa tavola che deve essere infranta dagli uomini nuovi! Dai LIBERI, dagli ICONOCLASTI, da tutti coloro che nel peccato e nel delitto hanno finalmente scoperto la nuova sorgente dalla quale zampilla la suprema sintesi della vita. Ed anche la plebe, quando imparer a dissetarsi a queste nuove, sconosciute sorgenti, si avvedr ben presto di essere, pur essa, una granitica potenza. Ma per far ci occorre che questa plebe non si lasci pi dominare dalla paura. O plebe ascoltami! Io non sono il nuovo Cristo venuto a sacrificarmi sullaltare della tua redenzione. Ci facendo io sarei un pazzo e tu una mendicante. Io appresso il mio labbro al tuo orecchi profano e lancio un grido. Un grido tremebondo che ti far impallidire. Il grido che io lancio quello del grande ribelle tedesco Max Stirner. Ascoltalo dunque giacch solo in virt di questo magico grido che, come plebe, dovrai scomparire per poscia risorgere nella fiorente potenza di tutti i tuoi membri individualizzati.Eccolo il magico grido: LEgoista si sempre affermato col delitto ed ha, con mano sacrilega trascinato gi dai loro piedistalli i sacri idoli. Bisogna finirla col sacro; o, meglio ancora: il bisogno dinfrangere il sacro deve divenire generale. Non una nuova rivoluzione che si avvicina: ma, possente, impetuoso, superbo, senza vergogna, senza coscienza un delitto si annunzia allorizzonte col rumore di un tuono: non vedi tu che il cielo carico di presentimento si oscura e tace? Ma anche qui, o plebe, ti vedo indietreggiare e gridarmi con orrore: Che cosa mai questo delitto? Che cosa vuol dire Egli con tutto ci?. Ah, plebe, plebe! Non hai dunque tu ancora compreso il suo linguaggio?Ebbene ascolta ancora. Egli che parla: Metti la mano si quanto ti abbisogna. Prendilo: tuo. la dichiarazione di guerra di tutti contro tutti. Io solo sono il giudice di ci che voglio avere. Comprendi ora tu, o plebe, qual il delitto che SI ANNUNZIA ALLORIZZONTE COL RUMORE DI UN TUONO? Ma tu, o plebe, forse non saprai adattarti ancora allidea di eterna guerra, tu che ti sei fatta cullare, come un misero bambino, nel dolce sogno delleterna pace. Eppure chiss quanti idoli avrai ancora da adorare e sullaltare dei quali dovrai ancora sacrificarti! Povera plebe! E pensare che anche i ciechi dovrebbero accorgersi ormai che chi non sa accettare leterna guerra per la propria affermazione ed il trionfo deve accettare leterna schiavit per il trionfo dei favolosi fantasmi, nemici dichiarati dellIo. S, o plebe, io mi sono deciso ad essere, una volta tanto, sincero sino in fondo con te. Ed ecco che cosa ti dice la mia sincerit Oggi tu ti sacrifichi sulle insanguinate trincee per una causa non tua, domani potrai forse sacrificarti nelle contrade insanguinate dalla Rivoluzione, per permettere poi che un nuovo verme parassitario e corroditore sorga sui mari di sangue uscito a caldi e fumanti fiotti dalle tue vene bronzee per ergersi a nuovo idolo e sedersi sopra di te proprio al pari dellantico Dio. Il ritornello dellAmore, della Piet e del Diritto consacrato ritorner a farsi udire, battuto con molta abilit sulle arpe nuove, componenti, per, larcivecchia sinfonia. Plebe ascoltami! Qualche cosa daltro debbo dirti ancora. E ci che ancora debbo dirti forse, il pi che mi preme. Eccomi dunque. Io sono UNICO e fino a quando tu sarai plebe io non potr associarmi con te. Quando io lo facessi lo farei per trascinarti a cozzare contro il mio nemico che il tuo padrone. Ma tu, come plebe, non ti lasceresti trascinare giacch adori anche troppo il tuo Signore. Tu vuoi continuare ancora a vivere inginocchiata. Ma io ho compreso la Vita! E chi ha compreso la vita non pu vivere inginocchiato. Io ho pure compreso tutte le insidie che mi hanno teso i proprietari i questa. Quando costoro mi hanno veduto marciare audacemente alla conquista della mia vita, armato di tutta la mia spregiudicata potenza, essi hanno posto sotto i miei avidi occhi tutto i loro ridicoli ed insani fantasmi. Essi cercarono di terrorizzarmi con lo spauracchi del sacro; ma visto che io, lIconoclasta,lEmpio, schernisco e derido tutto quanto sacro o da consacrare e che, come Armida,distruggo il palazzo nel quale un giorno nel quale un giorno ebbi a subire lincanto, essi gettarono la maschera sacra e

lanciandosi contro di me, con tutta la forza della loro potenza, mimposero il non plus ultra. Fu in quel giorno, o plebe, chio ebbi la vera rivelazione di ci che la vita, e quale posto aspetta in questa alla mia Unicit! Ora io vivo in piedi. Il mio occhio pi non conosce il sonno. A nessuno riconosco diritti contro di me. Solo la forza potr vincermi ormai, ma non pi i fantasmi. Solo la forza potr vincermi, ho detto. Ma anchio faccio uso di questa. Non chiedo pi nulla a nessuno. Non sono un mendicante io. Mi approprio soltanto di tutto ci che sono autorizzato ad appropriarmi con la mia capacit di potenza. La mia Rivoluzione gi da molto tempo incominciata. Da quel giorno che conobbi la vita impugnai le MIE armi e dichiarai la MIA guerra. Io lotto per una causa che mia, nessuna altra causa pu pi interessarmi. I miei nemici lottano anchessi per una causa che la loro e contro di me. Ma io non li odio per questo i miei nemici. Linteresse REALE che essi hanno a combattermi li dispensa dallodio mio giacch non che per il mio REALE interesse che io ho impugnato le mie armi contro di essi. Io potr benissimo ucciderli per il mio trionfo, ma senza odiarli, senza disprezzarli; non lotto per dei fantasmi io! Che io disprezzo piuttosto i mendicanti, i pezzenti, tutti coloro che non osano combattere ma che solo sanno pregare e piangere. Sono costoro che accattano le briciole cadute dalla sfarzosa mensa del mio nemico. Ed con questi pezzenti del corpo e dello spirito che il mio nemico si crea una potenza cieca e formidabile da lanciare contro di me nella battaglia impegnata fra noi Egoisti. Ma che cosa potranno mai guadagnare codesti pezzenti dalla vittoria riportata su di me dal mio nemico, cio dal loro padrone? Nulla allinfuori delle solite briciole e delleterna schiavit! Ma cosa sei dunque o plebe, se non la massa cieca incosciente, mendicante che ti lanci contro di me in difesa del tuo Signore? Ascoltami o plebe! Tu comeTale devi scomparire, non vi deve essere posto nel teatro della vita nuova. Sogghigni? Sei forse per scagliarti contro di me? Sono forse riuscito a svegliare in te con i colpi poderosi della mia sferza, un intimo residuo di orgoglio che dormiva nascosto nelle recondite pieghe della tua anima secolarmente servile? Gi si odono in lontananza gli squilli delle tombe guerriere annunciarti gli invincibili attacchi degli Unici contro i fantasmi: Stato, Societ, Dio, Umanit Impallidite e fuggite trascinando nel baratro del nulla eterno tutti i satelliti vostri; la falange ribelle dei Liberi e degli Iconoclasti che si avanza implacabile nel turbinoso cielo dellAvvenire!

VERSO L'URAGANO (Il Libertario,La Spezia,a.XVIII,n.721,27 febbraio 1919)

Finch sar giorno resteremo a testa alta e tutto ci che potremo fare non lo lasceremo fare prima di noi W. Goethe

Arroventiamo la penna nel fuoco vulcanico dello spirito nostro negatore; intingiamola nel nostro cuore gagliardo, gonfio di sangue ribelle e, nellatea luce dellanima nostra,scriviamo, scriviamo Scriviamo cos, rapidamente, senza vane ricerche letterarie, senza ripugnanti ideologie teoriche, senza bigotte e sentimentali sdolcinature da isterici e da politicanti, avvolti solo nel manto della nostra furibonda passione! Scriviamo soltanto parole di sangue, di fuoco e di luce! Scricchiola, striscia o mia ruvida penna di fuoco e di energia sul bianco candore di questo foglio, come striscia una lingua di vipera sulla tenera gola di un bambino innocente per dargli, col veleno, la morte. Via, via dintorno a me tutte le ideologie, le teosofie, le filosofie dogmatiche e politiche;lungi da me ogni prestabilito sistema: tutto caduto incenerito sotto le corrodenti fiamme del mio spirito negatore. Io sono il nichilista perfetto, lateo radicale. Non soltanto da oggi, no, che io ho trovato, chio ho scoperto, che io so che lunica, la sola, la pi bella cornice entro la quale spicchi libera, solenne e maestosa la superba Individualit umana il Nulla, il vero Nulla! Nessuna lurida prigione potr mai pi rinchiudere questa anima mia ribelle e iconoclasta; ma oggi meno che mai! Oggi che lenorme campana del tempo ha suonato e ha suonato s forti colpi da rompere la pi dura cervice alla plebe idiota dal Nulla che debbono balzare fuori furentemente le ardite falangi delle fiamme nere che, nellimpeto passionale della spontanea rivolta, costituiranno la crepitante colonna di fuoco la quale, precedendo innanzi ai popoli, dar lannuncio primo della distruzione finale. Questa lora dellamarezza febbrile, della terribile ansia! Questa lora che precede lora divina della tragedia imminente, che ci dar la Morte eroica e leroica Grandezza.O ora beata che mi dai tutta la febbrile intensit dello spirito, io tamo! Non darei lamarezza che tu mi rechi per tutte le mediocri dolcezze del mondo; non darei le febbri che mi martellano le tempie, che mi bruciano le tempie, che mi bruciano la fronte, per la tranquillit e la pace di tutti gli uomini vili! O Satana ispirami! Ispirami Tu o mio divino fratello! Dammi tu la infernale potenza dincendiare tutti quei vergini spiriti che ancora non sono stati sepolti nel letamaio di bugiarde teorie; fa chio possa stringere attorno a me un pugno audace damanti di eroica e libertaria Grandezza o Eroica Morte. Ma ci saranno! Ci devono essere! Che le anime timorate se ne stiano tranquillamente a marcire in compagnia dei loro stupidi santi ed il vecchio incretinito buon dio! Ma noi marceremo! giunta lora di marciare per tutti coloro che, dominando lideale, ne sono diventati simbolo e incarnazione. Avvolti dalla divinit del nostro strazio, procederemo in avanti e, con lesempio dei fatti,indicheremo agli uomini quali sono le vie che conducono verso la nuova luce! Cadremo? Non importa! Noi vogliamo la liberazione da questa stupida vita di umilt, di schiavit, di servilit, ove luomo deve camminare in ginocchio e lo spirito parlare sottomesso, a bassa voce, come una preghiera. Bisogna uccidere la filosofia cristiana nel senso pi radicale della parola. Quanto pi va intrufolandosi nella civilt democratica (questa forma pi cinicamente feroce della depravazione cristiana) e pi si va verso la categoria negazione della Individualit umana. Democrazia! Ormai lo abbiamo compreso che significa tutto ci dice Oscar Wilde Democrazia il popolo che governa il popolo a colpi di bastone per amore del popolo. Contro tutto ci suonata lora di insorgere e non soltanto con qualche antipatico e ripugnante teoretico belato dagnelli Ben altro ci vuole in questo sanguinoso crepuscolo duna civilt che ha fatto il suo tempo! O la Morte o unAlba nuova dove la Individualit viva sopra ad ogni cosa. Io tutto ho dimenticato, anzi non dimenticato: superato (e lo so io con quale strazio),anche linsuperabile amore per la mia Compagna e ladorazione per il mio bambino.I miei libri i miei cari libri che sopra ad ogni altra cosa amavo ora dormono laggi lontano, lontano da me; laggi nellantica casa, entro un grosso cassettone, forse coperti di polvere forse bagnati dalle lacrime della mia cara

Compagna. Ma anche lamore per voi, o miei cari libri, o torce luminose del mio pensiero, e superato!Oggi sento dentro di me qualche cosa pi forte di tutti gli amori, che mi bacia lanima con tutto il calore di un irresistibile fascino Sui frantumi di tutto ci che ho distrutto con la negazione, una nuova fede rinata. La fede dellimpossibile reso possibile dalla mia negazione, o la purificazione ultima, quanto vera, che sincontra fra le fiamme ardenti della finale catastrofe, tragica e redentrice. Oggi cerco unora sola di furibonda anarchia e, per quellora darei tutti i miei sogni, tutti i miei amori, tutta la mia vita. Ma quellora verr! Oh, se verr! E se non dovesse venire mi darei volontariamente nelle antropofaghe mani di quella societ idiota e bestiale che gi mi ha regalato una magnifica sentenza di morte (per essermi ricordato di possedere idee superiori le quali valgono per insegnare che la divina libert dellIo qualche cosa di pi bello e di pi grande della sua guerra bestiale) e mi farei cinicamente fucilare in segno del pi profondo disprezzo contro di me e la innominabile vigliaccheria di tutti gli uomini. Porgendo un saluto al Libertario risorto e alla prossima insurrezione sociale, stringo fraternamente la mano ai veri ribelli di tutte le varie tendenze! Oggi vigilia dAzione! Alle prime scintille io sar fra voi.

RITORNANDO (Il Libertario,La Spezia,n.732,25 settembre 1919)

Caro Libertario Ventidue mesi ormai sono trascorsi dal giorno in cui il pi brutale e viscido di tutti i mostri tentava di travolgere pure me fra le sue luride e sanguinose fauci. S, anchio ero destinato ad essere trasformato in umile strumento di servilismo bestiale; anchio ero destinato a sacrificarmi (oh, le bestie sacrificali) sullaltare del pi stupido e grottesco di tutti gli umani fantasmi; anchio ero destinato ad essere trasformato in un pezzo di materiale umano Ma io non credo al destino. Neppure alla fatalit io credo! No! Io credo soltanto nella mia capacit di potenza! Ed soltanto in nome di questa che io risposi con superbo e sdegnoso NO signorilmente anarchico, e me ne andai Ho camminato con gioia infinita sulle vie del Dolore. Per compagno ebbi sempre il pericolo che mai come un caro fratello. Sulle labbra ebbi sempre lironico sorriso dei superiori e dei forti; negli occhi sereni la fascinatrice visione della tragedia eroica che solo comprendono i vri manti della libera vita. Ero soloma nellombra sapevo che stava nascosta unardita falange di coerenti e di audaci che vivevano la mia stessa vita! Ah, quanto amore sentivo per quella anonima schiera Che importa se una gran parte di essi languiva da lungo tempo nel fondo di umide celle? Essi non si piegarono! Essi vissero, noi vivemmo ai margini della societ dei veri ribelli, da Iconoclasti intransigenti, oppure non curanti di ci che poteva essere la tragedia finale. Ed a questo pugno di coscienti Protestatari neri, o caro Libertario, che oggi invio dalle tue colonne dopo aver profondamente ringraziato Te e tutta quella schiera di compagni anarchici e amici socialisti per la massima solidariet morale e materiale prestatami durante il mio vagabondaggio illegale e la mialegale prigionia un mio pi fervido e fraterno saluto dicendo a loro: Siate orgogliosi e fieri della vostra azione, perch e solo dalla disubbidienza e dalla rivolta che nasce un fulgido raggio di bellezza umana!. Salve a voi o anarchici del fatto! Salve a voi o uomini fratelli!

L'ESPROPRIATORE (Iconoclasta!,Pistoia,a.I,1s.,n.10,26 novembre 1919)

La mia libert e i miei diritti sono tanti quanto la mia capacit di potenza. Anche la felicit e la grandezza Lavr solo in misura della mia forza! (Da un libro da me scritto e che non vedr mai luce)

LEspropriatore la pi bella figura maschia, spregiudicata e virile che io abbia mai incontrato nellanarchismo. Egli colui che non ha nulla da attendere. Egli colui che non ha pi nessun altare su cui sacrificarsi. Egli glorifica soltanto la Vita con la filosofia dellAzione. Lo conobbi in un lontano meriggio di agosto mentre il sole ricamava in oro la verdeggiante natura che, profumata e festante, cantava gioconde canzoni di pagana bellezza. Mi disse: Fui sempre uno spirito inquieto, vagabondo e ribelle. Ho studiato gli uomini e la loro anima nei libri e nella realt. Li ho trovati un impasto di comico, di plebeo, di vile. Ne sono rimasto nauseato. Da una parte i biechi fantasmi morali, creati dalla menzogna e dallipocrisia che dominano. Dallaltra parte le bestie sacrificali che adorano con fanatismo e vigliaccheria. Questo il mondo degli uomini.Questa lumanit. Per questo mondo, per questi uomini e questa umanit, io sento ripugnanza. Plebei e borghesi si equivalgono. Sono degni luno dellaltro. Il socialismo non di questo parere. Egli ha fatto la scoperta del bene e del male. E per distruggere questi due antagonismi ha creato altri due fantasmi: Eguaglianza e Fratellanza fra gli uomini Ma gli uomini saranno uguali innanzi allo stato e liberi nel SocialismoEgli il socialismo ha rinnegato la Forza, la Giovinezza, la Guerra! Ma quando i borghesi, che sono i pezzenti dello spirito, non vogliono saperne di essere uguali ai plebei, che sono i pezzenti della carne, allora anche il socialismo ammette, piagnucolando, la guerra. S, anche il socialismo ammette di uccidere e di espropriare. Ma in nome di un ideale di uguaglianza e di fratellanza umanaDi quella santa uguaglianza e fratellanza ch incominci da Caino Abele!... Ma col socialismo si pensa a met; si liberi a met; si vive per met!...Il socialismo intolleranza, impotenza di vivere, la fede della paura. Io vado oltre! Il socialismo ha trovato bene leguaglianza e male la disuguaglianza. Buoni i servi e cattivi i tiranni. Io ho varcato le soglie del bene e del male per vivere intensamente la mia vita. Io vivo oggi e non posso aspettare il domani. Lattesa dei popoli e dellumanit, perci non pu essere affare mio. Lavvenire la maschera della paura. Il coraggio e la forza non hanno avvenire per il semplice fatto che sono essi stessi lavvenire che si rivolta sul passato e lo distrugge. La purezza della vita procede soltanto con la nobilt del coraggio che la filosofia dellazione. Osservai: La purezza di questa tua vita mi sembra rasentare il delitto! Rispose: il delitto sintesi suprema di libert e di vita. Il mondo morale il mondo dei fantasmi. L vi sono spettri e ombre di spettri, l vi lIdeale, lAmore universale,lAvvenire. Ecco lombra degli spettri: l vi ignoranza, paura, vigliaccheria. Tenebra profonda. Forse tenebra eterna. Anchio sono vissuto, un giorno, l in quella tetra e lurida prigione. Poi mi sono armato di una torcia sacrilega per incendiare i fantasmi e violentare la notte. Quando sono giunto presso i rugginosi cancelli del bene e del male li ho furiosamente abbattuti e ne ho varcate le soglie. La borghesia mi ha lanciato il suo anatema morale e la plebe idiota la sua morale maledizione. Ma luna e laltra sono umanit. Io sono un uomo. Lumanit mia nemica. Lei vuole stringermi fra i suoi mille tentacoli orrendi. Io cerco di strappare a lei tutto ci che necessita alle mie brame. Siamo in guerra! Tutto ci che ho la forza di strapparle mio. E tutto ci che mio lo sacrifico sullaltare della mia libert e della mia vita. Di quella mia vita chio sento palpitare fra le palpitanti fiamme che mi divampano nel cuore; fra quello strazio selvaggio di tutto lessere mio che mi gonfia lanima di divine bufere, e che mi fa echeggiare nello spirito scroscianti fanfare di guerra e polifoniche sinfonie di un amore superiore, strano e sconosciuto; che mi empie le vene di un sangue rigoglioso e gagliardo,che sparge in tutto linvolucro dei miei muscoli, dei miei nervi e della mia carne, fremiti diabolici di tripudiante espansione; di quella mia vita chio intravedo attraverso la folle visione dei miei fantastici sogni, bramosa e bisognosa di sviluppo perenne. Il mio motto :camminare espropriando e incendiando, lasciando sempre dietro di me urli di morali offese e tronchi di vecchie cose fumanti. Quando gli uomini non possiederanno pi le ricchezze etiche unici reali tesori davvero inviolabili allora getter i miei grimaldelli. Quando nel mondo non vi saranno pi fantasmi, getter la mia torcia. Ma questo avvenire lontano e forse non ! E io sono un figlio di questo lontano avvenire, piombato su questo mondo dal Caso alla cui potenza io minchino. Cos mi disse lEspropriatore in quel lontano meriggio dagosto mentre il sole ricamava in oro la verdeggiante natura che, profumata e festante, cantava gioconde canzoni di pagana bellezza.

IL MIO INDIVIDUALISMO ICONOCLASTA (Iconoclasta!,gennaio 1920)

Io ho lasciato per sempre la vita delle pianure E. Ibsen

1. Anche le pi pure sorgenti di Vita e di Pensiero che zampillano fresche e ridenti fra le rocce solitarie delle pi alte montagne per dissetare gli eletti della Natura, quando sonoscoperte dai demagogici pastori dell'ibrido gregge borghese o proletario ben presto si tramutano in fetide pozzanghere laide e melmose. Oggi la volta dell'Individualismo! Dal volgare crumiro all'idiota e ripugnante poliziotto, dal miserabile venduto alla spregevole spia, dallo schiavo vigliaccamente imbelle all'autoritario ripugnante e tiranno, parlano d'Individualismo. la moda! Anche i rachitici intellettualoidi del tubercoloso conservatorismo liberale, come i malati di cronica sifilide democratica, fino agli eunuchi del socialismo ed agli anemici del comunismo, tutti parlano e posano ad Individualisti! Comprendo che non essendo l'Individualismo una scuola e tanto meno un partito, non pu essere "unico" ma pi vero ancora che gli Unici sono individualisti. Ed io come unico balzo sul campo di battaglia, snudo la mia spada e difendo le mie intime idee d'individualista estremo, di Unico indiscutibile, poich possiamo essere scettici ed indifferenti, ironici e beffardi quanto vogliamo e possiamo, ma quando si condannati a sentire dei socialisti pi o meno teorizzanti ad affermare sfacciatamente ed ignorantemente che non vi nulla d'incompatibile fra l'idea Individualista e quella collettivista, e che si tenta stupidamente di far passare un titanico cantore dell'eroica potenza dominatrice di fantasmi umani, morali e divini, che freme e palpita, tripudia e si espande, al di l del bene e del male della Chiesa e dello Stato, dei Popoli e della Umanit fra gli strani bagliori d'un nuovo incendio d'amore incompreso come il lirico creatore di Zarathustra, per un povero e volgare profeta del Socialismo che scuola di vigliaccheria, o un iconoclasta invincibile ed insuperabile come Max Stirner per uno strumento qualsiasi messo l a disposizione dei frenetici fautori del comunismo, allora si pu avere s un'ironica smorfia sulle labbra ma poi bisogna in-sorgere risolutamente per difendersi e per aggredire, poich chi si sente davvero Individualista di principio, di mezzo e di fine, non pu tollerare di essere minimamente confuso fra le turbe incoscienti d'un morboso gregge belante. 2. L'Individualismo com'io lo sento, lo comprendo e lo intendo, non ha per fine n il Socialismo, n il Comunismo, n l'umanit. L'Individualismo ha per fine se stesso. Continuino pure i cervelli atrofizzati dal positivismo spenceriano a credersi Individualisti senza accorgersi che il loro venerato maestro un anti-individualista per eccellenza poich egli altro non che un radicale monista, e come tale, amante sviscerato dell'unit e nemico giurato della particolarit. Egli, come tutti gli scienziati e i filosofi pi o meno monisti, nega tutte le distinzioni, le diversit; e per affermare l'illusione sacrifica la realt. Il suo sforzo teso a dimostrare realt l'illusione, ed illusione la realt. Egli non potendo comprendere il vario, il particolare, sacrifica l'uno o l'altro sull'altare dell'universale. Egli combatte s lo Stato in nome dell'individuo, ma al pari di tutti i sociologi di questo mondo, egli ritorna a sacrificare sotto la tirannide di un'altra societ libera e perfetta, poich lui combatte, vero lo Stato, ma lo combatte soltanto perch cos com' non funziona come piace a lui... Ma non perch egli abbia compreso le unicit anticollettiviste ed antisociali capaci alle attivit superiori dello spirito, del sentimento e dell'eroica e spregiudicata potenza. Egli odia lo Stato ma non penetra n comprende l'individuo misterioso, aristocratico, vagabondo, ribelle! E da questo punto di vista non so perch anche quel bolso ciarlatano, quell'antropologo fallito, gonfio e rigonfio di sociologia di Darwin, di Comte, di Spencer e di Marx, che ha seminato porcherie a piene mani su dei colossi dell'Arte e del Pensiero come Nietzsche, Stirner, Ibsen, Wilde, Zola, Huysman, Verlaine, Mallarm, ecc. e che si chiama Max Nordau; non so spiegarmi, ripeto, come mai anch'egli non sia stato chiamato Individualista... poich anche Nordau, come lo Spencer, combatte lo Stato... 3. Giovanni Papini scrivendo di Spencer dice: "Come scienziato si pieg dinanzi ai fatti, come metafisico dinanzi all'inconoscibile, come moralista dinanzi al fatto immutabile delle leggi naturali. La sua filosofia si materi di paura, d'ignoranza e di obbedienza: grandi virt al cospetto di Cristo, ma vizi tremendi per chi vuole la supremazia dell'individuo. Egli fu, n pi n meno, un falsario dell'individualismo". Ed io, pure essendo tutt'altro che un papiniano, in questo caso sono ultra d'accordo con lui !

4. E. Zoccoli, che un profondo conoscitore del pensiero anarchico ed un intellettuale di massima portata, ma che fa professione d'una pietosa morale borghese, nel suo colossale studio "L'Anarchia", dopo aver inveito - sia pure con serenit ed una qualche ragione - contro i massimi agitatori del pensiero anarchico, da Stirner a Tucker, da Proudhon a Bakunin, si rammarica col Kropotkin perch trova che questo non stato capace di sviluppare un nuovo anarchismo rigorosamente scientifico e sociologico come si era permesso per richiamare tutti i forsennati delinquenti dell'anarchismo estremo, o dell'Individualismo, alle sane correnti d'un vischioso sistema positivistico e scientificamente materialista ed umanista, semispenceriano, perch questa famosa scienza che ha finalmente scoperto la nullit dell'individuo "davanti all'immensit senza limiti...". Ed anche per il Kropotkin positivista, umanista, comunista e scientifico... pare che l'uomo sia "un piccolo essere con ridicole pretese" e cos sia! Chi concentrato nella sociologia non pu essere nulla di pi che uno scienziato di collettivit che dimentica l'individuo per cercare l'Umanit e porta sul Trono Imperiale ai piedi del quale l'Io deve rinnegare se stesso ed inginocchiarsi commosso. E quando tutti gli anarchici avranno della Vita questo sublime concetto anche E. Zoccoli sar lieto e contento, poich dandosi la serafica posa d'un profeta che dice agli uomini: "Io sono venuto ad offrirvi la possibilit d'una nuova Vita!", egli si rivolge a noi e dice: "Che gli anarchici rientrino nel diritto e il diritto li attende, pronto ad estendere anche ad essi le sue garanzie..." Ma che cosa il diritto? Diamo la parola allo Stirner: "II Diritto lo spirito della Societ. Se la Societ ha una volont precisamente questa volont che costituisce il Diritto: la Societ non esiste che per il Diritto. Ma siccome essa non esiste che per il fatto di esercitare una sovranit sull'individuo, si pu dire che il Diritto la sua volont sovrana. " Poich Aristotele disse: "la giustizia il frutto della Societ". Ma "ogni diritto esistente diritto straniero, un Diritto che mi si accorda, di cui mi si permette di godere. Avr il buon diritto della mia parte perch il mondo intiero mi da ragione? Che cosa sono dunque i miei diritti nello Stato o nella Societ se non dei diritti esteriori, dei Diritti ch'io ottengo da altri? Se un imbecille mi da ragione tosto il mio diritto mi diventa un sospetto, perch non tengo in considerazione la sua approvazione. Ma se fosse anche un saggio che mi approva io non potrei per ci dire di aver ragione. Il fatto di aver ragione o torto assolutamente indipendente dall'approvazione del pazzo o del savio". Ora aggiungiamo ancora, a questa definizione che il ferigno ed invincibile Ribelle tedesco ci da del Diritto, il celebre aforisma di Protagora "L'uomo misura tutte le cose", e poi possiamo muovere in guerra contro ogni diritto esteriore ed ogni esteriore giustizia, poich "la giustizia il frutto della Societ". 5. Lo so! Lo so e lo comprendo: le mie idee - che non sono poi nuove - potranno far sanguinare il cuore troppo sensibile dei moderni umanisti che pullulano in grande abbondanza fra i sovversivi, ed i romantici sognatori di una fulgida umanit redenta e perfetta, danzante in un regno fatato di generale e collettiva felicit musicata dal magico flauto della pace perenne e della fratellanza universale. Ma chi insegue fantasmi si allontana dal vero, e poi si sappia che il primo ad essere arso fra le fiamme del mio corrodente pensiero fu l'intimo essere mio, il vero me stesso! Ora fra il rogo ardente delle mie Idee anch'io son diventato di fiamma; e scotto, brucio, corrodo... A me devono accostarsi soltanto coloro che gioiscono contemplando ardenti vulcani che lanciano verso le stelle le lave sinistre esplodenti dal loro seno di fuoco per poscia lasciarle cadere nel Nulla o fra la Morta Citt degli uomini imbelli, dei miei fratelli carogne, per farli fuggire con fuga frenetica fuori dei loro muffiti tuguri tappezzati di rancidi e vecchi ideali.Io mi dichiaro in guerra aperta, palese e nascosta, contro la Societ: contro ogni Societ! Io penso, io so, che fin che ci saranno degli uomini ci sar una societ, poich questa putrida civilt con le sue industrie ed il suo progresso meccanico ci ha ormai portati ad un punto dove non neppure pi possibile tornare indietro fino all'invidiabile et delle caverne e delle spose divine che allevavano e difendevano i nati dal loro libero ed istintivo amore come bionde e feline Leonesse abitanti maestose foreste profumate, verdi e selvagge; ma pure so e penso con altrettanta certezza che ogni forma di societ ed appunto perch societ - vorr, per il suo bene, l'individuo umiliato. Anche il comunismo che - a quanto ci raccontano i suoi teorizzatori - la forma di Societ pi umanamente perfetta, non potr riconoscere in me che uno dei suoi membri pi o meno attivo, pi o meno stimato... Io per il comunismo potr valere per quanto sar di me stesso, di intimamente mio, di Unico e perci incomprensibile alla collettivit. Ma ci che in me di pi incomprensibile, di pi misterioso ed enigmatico per la collettivit appunto il mio tesoro pi prezioso, il mio bene pi caro poich la mia

intimit pi profonda la quale io solo posso giustificare ed amare poich solo io la comprendo.Basterebbe ad esempio ch'io dicessi al comunismo: "l'eletto esiste per non far nulla" come dice Oscar Wilde, per vedermi scacciare come un lebbroso siberiano dalla cena sacra dei nuovi Dei! Eppure uno che avesse l'imperioso bisogno di vivere la propria vita nell'atmosfera altamente e sublimemente intellettuale e spirituale del Pensiero e della contemplazione, non potrebbe dar nulla di materialmente e moralmente utile e buono alla comunit, perch ci che potrebbe dare sarebbe incomprensibile, e per ci nocivo ed inaccettabile, poich egli non potrebbe dare che una strana dottrina propugnante la gioia di vivere nell'ozio contemplativo. Ma in una societ comunista - come e peggio in qualsiasi altra forma di societ - una tale dottrina potrebbe far opera di corruzione fra la falange di coloro che devono produrre per il mantenimento e l'equilibrio collettivo e sociale. No! Ogni forma di societ il prodotto delle maggioranze. Per i grandi Geni o per i grandi delinquenti non vi posto fra la mediocrit trionfante che domina e comanda. 6. Qualcuno mi obietter che in questAlba vermiglia, in questa grandiosa vigilia d'armi e di guerra ove gi risuonano frago-rosamente le note vibranti e fatidiche del gran crepuscolo dei vecchi Dei, mentre all'orizzonte gi sorgono i raggi biondi e dorati d'un ridente avvenire, non Bene partorire alla luce del sole certi intimi e delittuosi pensieri... una vecchia quanto stupida storia! Ho ventinove anni, sono quindici anni che milito nel campo libertario e vivo anarchicamente, e mi si sempre detto le stesse, le stessissime cose: "Per amore della concordia... ". "Per amore della propaganda... ". "Per la prossima Rivoluzione Sociale e redentrice...". Per... ma a che pro continuare! Basta! Non posso pi tacere! "Se io tenessi rinchiuso nel mio cassetto un manoscritto ancora inedito, il manoscritto d'un opera bellissima che a leggersi desse brividi di volutt sconosciute e scoprisse mondi ignorati; se io fossi certo che gli uomini su queste pagine impallidissero di spavento, e poi errassero lentamente per le vie deserte cogli occhi ferocemente dilatati nel vuoto e poi cercassero cinicamente la morte quando la pazzia non corresse loro incontro colle sue risate sinistre come lo scrosciare dei venti, e il suo lugubre stamburare di dita invisibili sui loro cervelli devastati; se io fossi certo che le donne sorridessero oscenamente e colle sottane rialzate si sdraiassero sull'orlo dei marciapiedi in attesa d'un maschio qualsiasi, e i maschi si gettassero di schianto su loro per straziarne coi denti la vulva e la gola; se le folle ubriache e affamate rincorressero a colpi di coltello pochi uomini fuggenti e tra essere ed essere ci fosse un morto a perpetuarne l'odio profondo; se dalla terra dovesse sparire per sempre la pace d'un ora, la calma dello spirito, l'amore, la lealt, l'amicizia, e al loro posto dovessero per sempre regnare la turbolenza, l'irrequietezza, l'odio, la menzogna, l'inimicizia, la pazzia, la tenebra, la morte; se tutto questo dovesse farlo un libro bellissimo scritto da me ancora inedito e rinchiuso nel mio cassetto io lo pubblicherei quel libro e non avrei pace finch non fosse pubblicato". Cos Persio Falchi scriveva sulla "Forca" parecchi anni orsono per esprimere il suo concetto sulla Libert dell'Arte, cos io oggi ripeto sull'Iconoclasta! per esprimere il mio concetto sulla Libert del Pensiero. un mio assoluto ed imperioso bisogno quello di lanciare fra la tenebra la luce turbinosa e sinistra dei miei pensieri e il sogghigno incredulo e beffardo delle mie idee sanguinanti che, orgogliose e superbe di mostrare le loro rigogliose e spregiudicate nudit, se ne vogliono andare libere per il mondo alla ricerca di virili amplessi. Nessuno pu essere pi rivoluzionario di quello ch'io sono, ma appunto per questo che voglio lanciare il corrodente mercurio dei miei pensieri fra la senile impotenza degli eunuchi dell'Umano Pensiero. Non si pu essere rivoluzionari a met, n pensare a met. Bisogna essere come Ibsen, rivoluzionari nel senso pi completo e radicale della parola. E tale sento di essere io! 7. La Storia, il Materialismo, il Monismo, il Positivismo e tutti quanti gli "ismi" di questo mondo sono ferri vecchi e rugginosi che non mi servono pi e pi non mi riguardano. Ho per principio la Vita, per fine la Morte. Voglio vivere intensamente la mia Vita per abbracciare tragicamente la mia Morte.Voi aspettate la Rivoluzione! E sia! La mia da molto tempo incominciata! Quando sarete pronti - Dio che lunghissima attesa! - non prover disgusto a percorrere un tratto di cammino insieme con voi! Ma quando vi fermerete io continuer la mia marcia folle e trionfale verso la grande e sublime conquista del Nulla! Ogni Societ che voi costruirete avr i suoi margini e sui margini di ogni Societ si aggireranno i vagabondi eroici e scapigliati, dai pensieri vergini e selvaggi che solo sanno vivere preparando sempre

nuove e formidabili esplosioni ribelli! Io sar fra quelli! E dopo di me, come prima di me, ci saranno sempre di quelli che diranno agli uomini:"Rivolgetevi dunque a voi stessi, piuttosto che ai vostri dei o ai vostri idoli: scoprite in voi ci che di nascosto: traetelo alla luce: rivelatevi!". Poich ogni uomo che frugando la sua intimit estrae ci che vi di misteriosamente nascosto un'ombra che oscura ogni forma di Societ vivente sotto i raggi del Sole! Ogni Societ trema quando l'aristocrazia sprezzante dei Vagabondi, degli Unici, degli Inaccessibili, dei dominatori dell'ideale, e dei Conquistatori del Nulla, spregiudicatamente si avanza. Ors, dunque, o Iconoclasti, avanti! "Gi il ciclo gravido di presentimenti si oscura e tace!" *** Polemica (risposte apparse su Iconoclasta! in relazione al precedente intervento di Renzo Novatore) Caro "Iconoclasta" Nell'articolo di Renzo Novatore "il mio individualismo" ci sono delle affermazioni che meriterebbero di essere combattute. Confesso anzitutto una cosa: terminata la lettura dell'articolo mi sono chiesto quale ne fosse lo spirito, e l'ho ricercato tra le pennellate alla Carr e le parolone difficili ed ho concluso che..."bisogna essere come Ibsen (o come Renzo Novatore) rivoluzionari nel senso pi completo della parola, per giungere a tali altezze di stile e penetrare in tali profondit di pensiero". La Storia, il Materialismo, il Monismo, il Positivismo sono, a detta di R. N., dei ferri vecchi e rugginosi, che non gli servono pi a nulla e pi non lo riguardano. Beato lui che non ha pi nulla da imparare! Per conto mio credo di aver fatto bene a studiare quel tanto che mi permette di non dichiarare di aspirare a "tornare indietro, fino all'invidiabile et delle caverne" affermazione codesta che fa a pugni con le nozioni pi elementari di quel ferro vecchio e rugginoso che l'antropologia. Non per fare uno sfogo polemico contro Renzo Novatore che sono venuto sull'argomento ma perch penso sia l'ora di finirla con questo ritorno alla natura, con questa esaltazione della vita primitiva che mostra quanto sia poco solida la cultura di quei giovani che, invece di limitarsi a scrivere articoli proporzionati al loro bagaglio intellettuale, pretendono salire in cattedra e rigettare, con enfasi, quel po' di Stirner, o di Nietzsche, o di Rousseau,masticato faticosamente e mal digerito, e si atteggiano a superuomini mentre, con meno boria e pi buon senso, potrebbero arrivare ad essere... Uomini. E veniamo allo stato di natura, cos caro a tanti compagni! L'et preistorica non pu rappresentare l'et della libert e della felicit. L'antropologia moderna, per opera di Darwin, di Wallace, di Haechel e di altri scienziati, ci ha rivelata la vita dell'uomo primitivo s che oggi ridicolo di parlare di un'esistenza paradisiaca riferendosi all'uomo delle caverne. E questa non una scoperta molto recente. Gi il Vico nella Scienza Nuova (Lib.II) ci aveva mostrato gli uomini primitivi selvaggi abitatori di caverne in lotta terribile con la natura circostante. Lasciamo dunque ai poeti, Virgilio nel I lib. delle Georgiche, (Ovidio nel I lib. Delle Metamorfosi, ecc. ecc.) l'esaltazione della vita primitiva quale et dell'oro e non cadiamo continuamente nell'errore di far discendere l'umanit da un primitivo paradiso terrestre se non si vuole che tale pretesa antiscientifica faccia s che l'et dell'oro da dogma cristiano diventi dogma anarchico. Bakunin (Oeuvres, voi.I) scrisse "G. G. Rousseau ebbe il torto di ricercare la libert al principio della storia";"la libert individuale non punto, secondo lui, una creazione ed un prodotto storico".Quanto a Rousseau chi conosce le sue opere sa che egli pose nei suoi giusti limiti l'esaltazione dello stato di natura.Perdona, caro Iconoclasta!, queste note critiche, ma credi che sono suggerite dall'amoreper la causa nostra, superiore ad ogni simpatia personale od amicizia. tuo Camillo da Lodi *** Caro "Iconoclasta!" dammi, ti prego, un po' del tuo spazio. Io, comunista anarchico, sento il bisogno di dire, modestamente e sinceramente, quello che penso de l'individualismo e degli individualisti. Questo bisogno diventato prepotente, specie dopo la lettura de l'articolo di Renzo Novatore "il mio individualismo iconoclasta",dove l'autore si compiace trattare con termini s poco lusinghieri, noi, poveri comunisti.Sar forse un po' crudo...ma non far che seguire il tuo

sistema. D'altra parte ti dar il destro di rispondermi con altrettanta cruda sincerit. La forma non conta. L'importante per me, di sapere il perch de l'atteggiamento altezzoso e strafottente di quasi tutti gli anarchici individualisti verso i comunisti. L'importante di conoscere i meriti e le qualit superiori che gl'individualisti hanno per ritenere i comunisti esseri inferiori rispetto a loro. Io considero individualista soltanto quell'uomo che ha saputo mettersi al di sopra, o al di fuori, o al di sotto del livello comune a la collettivit umana. L'individualista deve avere il dono de l'originalit assoluta. L'uomo, per considerarsi individualista, deve riuscire, da solo, a scavare un solco profondo e vasto su la uniforme e brulla massa umana; deve saper segnare indelebilmente la impronta de la propria individualit su un'intera epoca; deve saper portare lo scompiglio ne la organizzazione di un'intera societ; deve saper terrorizzare, o estasiare, o divertire, o inebetire un intero popolo. E questo, soltanto con la forza e con la originalit del proprio pensiero, e con l'audacia di proprie gesta. In altre parole: l'individualista deve essere o un genio o un eroe, oppure genio ed eroe insieme. Tutti coloro che non sono capaci, da soli, a convulsionare, a elettrizzare, a sconvolgere il gregge umano, per me non sono individualisti. Sono de gli imitatori quando non sono de i parodisti. Pi precisamente: sono de i gran bravi e diligenti ragazzi; intelligenti, e, molto, troppo studiosi. Sono bizzarri, scettici, amorali, beffardi menefreghisti, cinici, crudeli, stoici,nichilisti... cos, per posa, per differenziarsi un po' da gli altri uomini...e specialmente quando scrivono e quando conversano. Eppoi la moda! E, tanto per cambiare, bisogna pur seguirla! Vi pare niente la soddisfazione di sentirsi dare del matto, del nevrastenico, de l'originale, de l'eccentrico, del "oh, che tipo"?...Non t'incazzare, caro Iconoclasta! cos!Ma proprio sul serio tu credi individualisti coloro che per illustrare il "loro individualismo" devono ricorrere a novemiladuecentosettantatr citazioni di altrettanti autori pi o meno celebri, pi o meno trapassati... Ma via! Non scherziamo! Renzo Novatore, che chiama eunuchi i socialisti (tutti?) e - bont sua - anemici i comunisti (tutti?), per dimostrare che lui individualista estremo, che Unico indiscutibile, habisogno di citare scritti di Ibsen, Wilde, Nietzsche, Verlaine, Mallarm...Ed ancora: "Giovanni Papini scrive... " "Diamo la parola a Stirner... " "Poich Aristotele disse... " "Cos Persio Falchi scriveva... " ... Ha voluto persine prendersi la fatica di estrarre da le macerie di non pochi secoli, non solo Aristotele, ma anche quel brav'uomo di Protagora... Oh, povero Protagora... S, caro Novatore, proprio vero che le tue idee (tue?) fanno "scoppiare il cuore troppo sensibile de i moderni umanisti che pullulano in grande abbondanza (bello quel grande abbondanza!) fra i sovversivi". S, e non solo fanno loro insanguinare il cuore, ma mettono a dura prova anche il loro sensibile olfatto, perch le tue idee sono tanto vecchie che puzzano maledettamente dimuffa ammuffita. Si pu essere individualista senza conoscere le opere e neppure i nomi di Nietzsche,Stirner, ecc. Si pu essere analfabeta ed individualista. Io sono per la rivoluzione perch odio e voglio abbattere questa societ che mi opprime,sino a soffocarmi, con le sue leggi e con la sua ineguaglianza economica; e sono comunista perch ritengo il comunismo una de le organizzazioni economiche migliori per arrivare al massimo de la libert individuale raggiungibile. Non sono pel comunismo fine a se stesso. E credo che tutti gli anarchici comunisti siano del mio parere, checch ne pensi R. Novatore. Se riuscissi a convincermi che anche senza una societ, cio senza organizzazione economica, si potrebbe vivere libera-mente la propria vita, sarei antisocietariano, sarei contro il comunismo. Ma Novatore stesso deve confessare "che fin che ci saranno degli uomini ci sar una societ"; e siccome su questo punto sono perfettamente d'accordo con lui, io cerco di abbattere questa societ, ne la quale mi si toglie anche la libert del respiro, per costruirne un'altra ch'io ritengo la migliore. Non potendo io da solo mettermi sotto i piedi la societ odierna, cerco di riuscirvi unendomi ad altri che la pensano come la penso io. Credo di essere stato chiaro. Meritano forse gli sberleffi de gli individualisti queste nostre teorie?

Cosa volete... colpa mia se la natura non mi ha dato il genio fulgidissimo e strafottentemente simpatico di Oscar Wilde? colpa mia se non mi ha dato il carattere ferreo ed i nervi di acciaio de l'epicamente eroico Bonnot? Ma io li comprendo questi Unici, e li ammiro e li invidio; e giungo anche a dar loro il diritto di disprezzare tutto il genere umano, di deriderlo, di calpestarlo, poich essi, ritenendosi ed essendo in realt superiori, Unici, si sono imposti a la collettivit con la propria forza,senza ricorrere assolutamente al pensiero ed a l'opera di altri. Ma io mi ribello a le ironie, a le isolenze, a gli insulti - che molte volte non hanno nemmeno il pregio de la originalit -che ci vengono sistematicamente lanciati da certi uomini che la pretendono a Unici, sol perch hanno letto e digerito pi o meno felicemente gli scritti de i grandi e veri individualisti. E protesto. Volete avere questo diritto; volete avere questo gusto; volete soddisfare questa vostra ambizione? Ebbene, fate qualche cosa di vostro; osate; osate e create, create, create... E finitela di tentare di soffocarci con paradossi che ci ricordano l'et de la pietra, con sentenze che ormai hanno imparato a memoria anche i Niam-Niam; finitela con gli insulti e con quelle arie di capiscioni; finitela col sistema antiquato e antipatico di citazioni di opere de i grandi ingegni, sistema che degrada e distrugge la vostra personalit; e mandateli una volta a farsi friggere tutti questi signori Ibsen, Wilde, Confucio, Budda, Cristo, Stirner,Maometto, Aristotele, Isaia...i quali, al postutto, non si sono mai dichiarati anarchici, non hanno dimostrato di esserlo, e non lo erano. Volete essere veramente gli aristocratici del pensiero, volete essere veramente iconoclasti? Ebbene, abbiate intanto il coraggio di infrangere tutti codesti vostri idoli (S, vostri Idoli!) e di disperderne a sante pedate i rottami. E se vi riesce, diventate idoli eletti, unici a la vostra volta. Mario Senigalliesi *** Per trovare la fine (risposta di Renzo Novatore, apparsa sempre su Iconoclasta!, a chi aveva criticato il suo intervento) Forse mi sbaglier, ma mi sembra che il mio scritto comparso sul numero due di codesta rivista col titolo: "II mio individualismo iconoclasta" abbia un po' troppo montato i nervi e fatto perdere un po' troppo la calma e la serenit dei miei contraddittori. Io credo, e lo credo sinceramente, che se loro avessero avuto un pochino pi di razionale dominio sulla loro comune impulsivit non sarebbero scesi ad un linguaggio cos poco rispettoso e scorretto nel contraddirmi. Non per questo per ch'io possa sentirmi amareggiato verso di loro. No. Io sono certo che innanzi alla mia tersa serenit vorranno e sapranno pur loro - ribattendo - essere tersi e sereni, poich sono profondamente convinto che ogni anarchico, degno di questo nome, debba volontariamente riconoscere che non colle parole insulse, venali e triviali, che si possa dimostrare od affermare, combattere o distruggere, il rigoglioso contenuto d'un audace principio d'una tragica idea, ma bens con l'esprimere gagliardamente delle idee ben sentite e dei pensieri ben ponderati. E Atsalconoci (altro anarchico che polemizz in questo frangente con Novatore. n.d.c.) deve pur persuadersi per il primo che non colle sue deboli e piagnucolose preghiere in verit non so quanto sinceramente espresse - ed i suoi ingenui (?) e contraddittori richiami - (senza perdermi a raccogliere quella sua imprudente e ridicola affermazione che dice che i "colti" (come lui?) fanno il risolino ironico innanzi alle mie idee,e le altre cento puerilit bambinesche che compongono l'articolo suo) - che si possa confutare, combattere o distruggere un'idea scritta col sangue del cuore e col fuoco dell'anima come quella da me audacemente e coraggiosamente lanciata; poich io invito tutte le persone "colte" ed intelligenti a rileggere il mio ed il suo scritto per convincersi della verit semplicissima di questo mio asserto. La sua critica non mossa alle mie idee ma bens alla forma letteraria di cui io mi servo per esprimerle. Ed io a tutto ci non rispondo poich "lo stile l'uomo" ed io non posso rinnegarmi per gli occhi belli di Lui! Dunque, mio caro Atsalconoci, bisogna che tu - per questa volta almeno - abbia la santa pazienza di non vederti preso in considerazione.Quanto a te, o mio caro Camillo da Lodi alias Camillo Berneri, ti dir sinceramente che,dietro altri tuoi scritti ch'io gi conoscevo, mi sarei inteso in diritto di pretendere qualchecosa di pi. Ma come, un giovane della tua intelligenza e della tua cultura deve lasciarsi vincere dalla collera fino al punto di lanciare contro i compagni dell'altra riva delle insulsaggini come questa ad esempio: "...con meno boria e pi buon senso potrebbero arrivare ad essere...uomini". Ah! no, caro

Camillo, perdonami se te lo dico, ma non cos che si polemizza coi compagni dell'altra sponda o che si fa onore alla propria intelligenza.Va bene che tu confessi che terminata la lettura dell'articolo ti sei chiesto quale ne fosse lo spirito, e che dopo averlo ricercato fra le pennellate alla Carr e le parolone difficili hai concluso ecc. ecc. Ma allora se non ne hai trovato lo spirito come mai, di grazia, ti saltato il ticchio della contraddizione?L'unico spunto polemico che tu hai trovato stato quello di affermare che "ora di finirla con questo ritorno alla natura cos caro a tanti compagni ecc. ecc.". E questo perch io in un frapparentesi gonfio di amaro sarcasmo e colmo di mordace ironia contro questa putrida e nefanda civilt democratica giudaico-cristiana dell'epoca nostra grottesca e ripugnante rimpiangevo la vergine e selvaggia et delle caverne. Non qui ove intendo soffermarmi poich ben altre cose, forse pi importanti, avr da dire. Ti dir soltanto che alla lotta brutale cos tragicamente impari che si svolge sul teatro della vita fra l'uomo solo e puro e la vigliaccheria umana coalizzata nella morale, organizzata nella battaglia, resa forte dalla legge trionfante per il passivo consenso dell'imbecillit collettiva, io preferirei la lotta che il primitivo selvaggio combatteva corpo a corpo coll'altro selvaggio fra il profumo e le fronde delle leggendarie foreste.E se leggendo il mio scritto il tuo occhio intelligente avesse avuto la forza di restare sereno avresti potuto scorgere in questo rimpianto tutta la nobile purezza e il delicato sentimento che dilaga ed invade tutta quest'anima mia tormentata e ferita.Ma tu hai scambiato il grido eroico e sublime d'indomito vagabondo cercante disperatamente la dionisiaca Libert vera per un bestiale grugnito animalesco. E sia! Forse non tua la colpa. Vi sono tante cose che l'erudizione, la cultura e l'intelligenza sonoinsufficienti a comprendere. Per comprendere certi stati d'animo necessita soltanto una speciale ed originale sensibilit... E vengo a te, caro Senigalliesi. E a te dir molte cose di pi perch malgrado ch'io consideri Camillo da Lodi pi competente di te in questa tenzone - (e di ci credo non te ne sentirai offeso affatto) tu mi dai motivi di discussione. Tu che sai di essere stato un po' "troppo crudo" con me forse ti meraviglierai di sentirti trattare con tanta cavalleria e di trovarmi cos sereno. Che vuoi? io voglio guardare - ed ho la piena convinzione di riuscirci - di portare il dibattito sulle pi alte vette del pensiero ove il piccolo e volgare pettegolo intessuto di personalismi non possa allignare mai. Io vivo, penso, parlo e scrivo solo per trovare la fine. E la fine io credo che la si trovi solo in alto! Vedi? tu dici: "L'importante per me, di sapere il perch de l'atteggiamento altezzoso e strafottente di quasi tutti gli anarchici individualisti verso i comunisti". Ed aggiungi: "L'importante di conoscere i meriti e le qualit superiori che gl'individualisti hanno per ritenere i comunisti esseri inferiori rispetto a loro". Ecco, prima di tutto incomincer col farti notare che tu hai posta un po' troppo maliziosamente la questione. Perch vedi, se tu mi parlassi di Individualismo e di Comunismo io potrei seguirti, ma se tu mi parli di Individualisti e di Comunisti io non voglio e non posso seguirti. E tu sei abbastanza colto ed intelligente per comprenderlo senza ch'io ti spieghi il perch. S, tu sei abbastanza intelligente per comprendere che mentre io potrei dimostrarti e mostrarti le superiori qualit di un individualista e le inferiori qualit d'un comunista, tu potresti allo stesso tempo e colla stessa facilit prendere due altri modelli e dimostrarmi il contrario. Ma ci facendo fra tutti e due non si riuscirebbe a togliere il tradizionale ragno dal buco. Poich come ti ho detto, a me sarebbe facile dimostrarti che un comunista di mia conoscenza un matricolato birbante od un perfetto imbecille mentre per te sarebbe altrettanto facile dimostrarmi che un individualista da te conosciuto la stessa cosa del comunista che conosco io. Ma ci facendo, tu lo comprendi, non si farebbe che del basso e volgare personalismo indegno di noi uomini emancipati. Nella nostra questione l'importante di vedere quali sono le Idee che pi valgono e non gli uomini che queste idee professano. Io non dubito della tua coerenza comunista ma non ti permetto di dubitare del mio individualismo. O meglio io non posso impedirti di dubitare perch il dubbio una tua propriet ma ho la facolt e la potenza di non prendere il tuo dubbio in considerazione. Ma tu dici ancora: "Io considero individualista soltanto quell'uomo che ha saputo mettersi al di sopra, o al di fuori o al di sotto - (vedi quanto sei, non dico cattivo, ma insinuante in questo "al di sotto"?) - del livello comune alla collettivit". E qui hai mille ragioni ed io sono perfettamente d'accordo con te. Con la differenza che non so che cosa ci sia che possa autorizzarti di dire a me certe cose. Credi tu dunque sul serio che io sia un "posatore"? Credi forse sul serio a quello che hai scritto al mio e all'altrui riguardo? Credi sul serio che gli individualisti scrivano e parlino cos per il gusto senile di sentirsi chiamare pazzi, nevrastenici, menefreghisti, stoici e nichilisti, cos per differenziarsi dagli altri uomini? No: tu non puoi crederci. Se cos fosse io getterei via la penna per non risponderti pi. Poich io credo che non solo io della corrente individualista ma anche tu della corrente comunista avrai saputo metterti - nel limite delle tue forze - fuori del livello comune alla collettivit perch a mio modo di

vedere non si pu essere anarchici - non importa di quale tendenza - cos per modo di dire: cos per darsi una posa... Ma lasciamo dunque quest'argomento, che tu stesso riconoscerai molto scabroso e veniamo alle idee. Alle idee? No. Tu mi intralci ancora il cammino. Tu sei ancora qua a dirmi: "L'individualista deve avere il dono della originalit assoluta". E qui potrei dirti che il breve rilievo fatto dal compagno Gzzoli mi avrebbe dispensato dal risponderti, ma all'altra tua troppo azzardata e poco ponderata affermazione che dice: "L'uomo per considerarsi individualista deve riuscire da solo a scavare un solco profondo ecc. ecc. per istupidire, inebetire, terrorizzare, estasiare, divertire, ecc. ecc. tutto un popolo intero", mi vien voglia di aggiungere qualche cosa anch'io. Perch l'individualismo concepito da te quello del buon vecchio padre di Ges che crea il tutto dal nulla e quello di Napoleone che apre un solco nel mondo e domina con imperio l'Europa. Ma l'individualismo che concepisco e che pratico io non imperialistico ma anarchico, o mio caro Senigalliesi. Individualista colui che attraverso le tempeste furenti della vita ed i turbinosi uragani del pensiero ha saputo sacrilega-mente svincolarsi dai vischiosi tentacoli di ogni dogmatico fantasma che l'umana superstizione ha partorito per poscia consacrarlo e far soggiacere sotto le sue zampe fangose la vera personalit sempre Unica in origine come nello sviluppo e nel fine. E quando l'Uomo giunto all'eroica conquista della propria anima ed alla totale liberazione spirituale del proprio Io sente la gioia della Libert e canta l'invulnerabilit dei suoi tesori e la signoria di se stesso perch nessun dio potr pi vincerlo n farlo inginocchiare. Lo so, il Senigalliesi mi obbietter che l'uomo solo potr,tsicamente, essere vinto e schiacciato crudelmente nella battaglia impari; ma sta appunto qui il baratro magnificamente orrendo che pieno di fascino arcano e di tragica verit attrae la speciale psicologia individualista che vibra e palpita in un canto eroico di fede negatrice mirante alla tragica fatalit del Nulla e ritrova nel crimine l'affermazione selvaggia della propria libert e della propria vita. Colui che nelle folle ricerca della verit ha trovato se stesso non si preoccupa pi e pi non si conturba innanzi alle leggi ed ai costumi del mondo esteriore che lo circonda. Il passato e l'avvenire non esistono pi che come coreografiche rappresentazioni sulle quali sfilano i suoi ricordi ed i suoi sogni perch solo nel presente trova il teatro della sua fede nichilista e della sua origine iconoclastica. E quando il mondo esteriore abusando della sua forza mostruosa vuole costringerlo alla rinnegazione di se stesso egli risponde stoicamente "NO!" senza occuparsi se i suoi fratelli carogne rispondano pecorilmente "S"!". Poich l'Individualista anarchico come lo intendo io non ha nulla da attendere. N la rivoluzione sociale n il comunismo. Egli gi anarchico e come tale sente e vive la vita.Io mi ricordo per citare un fatto pubblicamente fra i mille che non posso citare che quando parecchi anni orsono il bieco militarismo italiano imperava terroristicamente affermando la sua triviale e perversa volont sanguinaria sopra tutto un popolo idiota,pecorile e pezzente, che soffriva, piangeva ed ubbidiva senza un fremito forte d'audace rivolta io fui fra quelli che dissero "NO!" sfidando superbamente l'idiota Cadorna che stava emanando i suoi criminosi decreti di sterminio e di morte nonch l'idiota plebaglia che subiva ed applaudiva la guerra. E se la verde e profumata foresta strinse fra le sue fiorite braccia un BANDITO la fetida caserma e le abominate trincee non chiusero nelle loro bocche di fango il soldato. Mi sentivo gi anarchico e non potevo attendere n la rivoluzione collettiva per ribellarmi, n il comunismo per ottenere la mia Libert. E credi, caro Senigalliesi, che quando alle volte attraversavo le sterminate e verdi praterie della mia regione ospitale e guardavo - in primavera - tutta quella festa meravigliosa di fiori che si stendeva come un'amante ridente e profumata, lungo le sponde silenti dei fiumi solitari non sapevo concepire perch degli altri uomini potessero cercarmi con tanta incosciente e brutale ostinazione per darmi la morte. "Perch -mi domandavo- un fascio di queste rose fresche e selvatiche non dovrebbe bastare a disarmare l'incosciente collera di questi che vogliono uccidermi? Perch innanzi a tanta musica, a tanta poesia ed a tanta bellezza ogni nato di donna non dovrebbe abbracciare il suo simile fraternamente commosso?". E sotto questo tragico e disperato incubo il mio giovane capo si abbassava cupo e pensoso cercando - ma invano una precisa risposta a questo eterno "Perch?". Ed allora il mio ribelle e vagabondo pensiero galoppava vertiginosamente verso le desolate foreste bibliche ove ebbe origine l'umana fratellanza di Caino e di Abele e amaramente pensavo che i cinque quinti dell'umanit non altro che un avanzo osceno di barbarie, un assieme di fango e di vigliaccheria, di ipocrisia e di menzogna la cui sublimazione stata, e sar assolutamente impossibile. E siccome sentivo echeggiare sul Trentino il rombo scrosciante del cannone omicida, pensavo che da Caino in poi solo il pi forte ha ragione.E allora la mia mano, la mia mano di poeta e d'amante gettava nel torrente limpido del fiume le purpuree rose, come si gettano sul rogo della realt i resti d'un sogno svanito, e correva al calcio freddo e lucente della mia Browning fedele. La vita guerra. I pi forti hanno ragione, ed io sono deciso a conservare e difendere la divina libert del mio IO tragicamente. Peggio per i

deboli, per i servi e gli schiavi che altro non possono fare che sacrificare la loro impotente personalit in olocausto a dei biechi fantasmi, non importa se questi, invece di continuare a chiamarsi Dio, si chiamano Patria o Umanit, Avvenire o Ideale. E quando per affermare queste idee o queste cose si citano altri scrittori ed altri uomini che in parte hanno pensato le stesse cose, od hanno operato alla stesse maniera non si commette proprio nulla di strano, o mio caro Senigalliesi. Insegnami tu, se sei capace, un uomo, sia pure di quelli a cui pure tu concedi il diritto - (a che potrebbe servirmi un diritto che un altro mi nega o mi concede dal momento ch'io posseggo la forza sufficiente di farne senza di questo diritto esteriore? Se Senigalliesi mi concede il diritto di essere anche quello che non posso essere io non potr mai esserlo lo stesso; se il Senigalliesi mi nega di essere quello che posso essere io lo sar lo stesso) - di essere Unici, che per avvalorare o chiarire la loro tesi non abbiano citato. Tu dici che le mie idee sono talmente vecchie che puzzano di muffa ammuffita, e qui a parte la valorizzazione pi o meno insinuante, pi o meno serena - hai santamente ragione, poich le mie idee sono nate assieme al primo vagito dell'umano dolore ed al primo desiderio dell'umana felicit. Vale a dire che sono principiate con l'universo e finiranno con l'universo. Le mie idee sono eterne. Ripeto: sono eterne come eterno il dolore, come eterno il desiderio della felicit. E sono appunto assolute inquantoch sono eterne.Ma credo che queste cose non abbiano bisogno di altra dimostrazione perch tu possa comprenderle. Per, vedi, poich tu dici - e fino ad un certo punto, se non nel lato estetico almeno nel lato etico, hai ragione - che la forma non conta, ci che ha fatto male a te nel mio scritto in questione forse pi che altro proprio stata la forma...E che mi convince di tutto ci quel tuo furore verbale che si scatena impulsivamente laddove affermo essere degli eunuchi gli uomini del socialismo e degli anemici gli uomini del comunismo, perch tu, tentando di confutare queste mie affermazioni, apri due minuscole parentesi per domandarmi: tutti? E siccome io, quando dicevo gli eunuchi del socialismo e gli anemici del comunismo, non intendevo dire dei castrati sessuali i primi n anemici i secondi nel senso di anemia di sangue ch' preludio di tisi polmonare, ma bens eunuchi ed anemici del pensiero, rispondo. S, tutti! E spiegher il perch. Perch per me anarchico individualista sono degli impotenti tutti coloro che hanno una mta da raggiungere ed un altare su cui sacrificarsi. E se tu non hai bisogno ch'io mi dilunghi a dimostrarti che il socialismo il sogno di chi ha sete di comandare e di dominare sia pure in modo diverso da quello del prete e della borghesia, avrai certamente bisogno ch'io ti spieghi, sia pur brevemente, il perch non sono comunista. Ed il perch questo: che mentre il Comunismo, per giungere alla sua realizzazione, richiede a me individuo anche il sacrificio supremo, egli non intende affatto sacrificarsi per la realizzazione della mia Unicit. Tu dici: "Ma Novatore stesso deve pur confessare che fino a che vi saranno degli uomini vi sar una societ". Ma proprio qui, e qui soltanto, caro Mario, l'abisso che ci separa. qui che avviene l'urto irreconciliabile delle due anarchie. Qui dove lo spirito del comunista rimane ondeggiante e sospeso fra le antinomie barcollando tra la fatale necessit del comando ed il piagnucoloso lamento dell'oppresso, mentre lo spirito dell'individualista ha scelto decisamente l'eterna ribellione. proprio perch la Societ eterna che eterna sar la rivolta dell'IO anarchico che non vorr mai riconoscere leggi e costumi, morali e religioni, siano pur queste nuove. Ed per questo che nello stesso scritto da te e dagli altri due incriminato io affermavo ch'io mi dichiaro in guerra aperta, palese o nascosta, contro la Societ: contro ogni Societ! Ed aggiungevo che ogni forma di Societ - ed appunto perch societ - vorr, per il suo bene, l'individuo umiliato. E continuavo: "Anche il Comunismo che - a quanto ci raccontano i suoi teorizzatori - la forma di Societ pi umanamente perfetta, non potr riconoscere in me che uno dei suoi membri pi o meno attivo, pi o meno stimato... ma io per il Comunismo non potr mai valere per quanto sar di me stesso, di intimamente mio, di Unico e perci incomprensibile, di pi misterioso ed enigmatico per la collettivit appunto il mio tesoro pi prezioso, la mia intimit pi profonda, il mio bene pi caro, poich io solo comprendo".Perci quando dicevo che ho per principio soltanto la Vita e per fine la Morte e che voglio vivere intensamente per poter morire tragicamente non lo dicevo mica, miei egregi contradditori, per fare dell'estetismo letterario come mi diceva un mio amico socialista, ma per affermare un mio principio ben pensato e ben ponderato. E sono queste mie idee del mondo e della vita che mi gonfiano l'anima di gioia e di felicit. E se ho chiamato il Materialismo, il Positivismo, la Storia, ecc. ecc. ferri vecchi e rugginosi che a pi nulla mi servono e pi non mi riguardano affermazione questa che ha fatto andare sulle furie il buon Camillo da Lodi - proprio perch svincolandomi da ogni scuola sono diventato il signore di me stesso. Mi si diceva ad esempio: "La guerra fra le nazioni una fatalit storica!". Ma io rispondo:

che me ne importa della Storia e della sua fatalit? Io mi ribello! Mi si dice: ma tu agendo cos non sei positivista. Ma tu facendo cos non sei materialista...Ma che pu dunque importarmi del signor materialismo o del signor positivismo? Io sonoquel che sono! Dice Mario Senigalliesi: "Io sono per la rivoluzione perch odio questa Societ che mi opprime fino a soffocarmi". E chi afferma il contrario? Ma il Senigalliesi aggiunge: "e sono comunista perch ritengo il comunismo una delle organizzazioni economiche migliori per arrivare al massimo de la libert individuale raggiungibile". Ora domando io: qual la massima libert raggiungibile? Pu l'individuo godere tutta la libert nel comunismo? Pu l'individuo essere pi libero di quello che la sua forza di volont e la sua capacit di potenza gli concedono? Crede Mario Senigalliesi, e con lui tutti i rivoluzionari che hanno un fine prestabilito, una mta collettiva e sociale da raggiungere, che il problema economico sia la leva capace a risolvere tutti gli altri problemi della Vita individuale? Se s, sar loro tanto riconoscente non appena me l'avranno dimostrato: ma fino a che ci non sia avvenuto ho ragione di continuare a credere che la massima libert dell'uomo sta soltanto, non nel comunismo, ma nella sua capacit di essere libero.Perch, per me, Libert nel senso attivo vuoi dire forza e possesso: nel senso negativo vuoi dire nulla, vuoto, morte. Io ho la capacit di liberarmi dalla Vita uccidendomi. Io ho la capacit di possedere la Vita vivendo. Ma mentre nella Morte trovo la liberazione assoluta della Vita, vivendo posseggo solo la Vita relativamente. Vale a dire: io non posso possedere la Vita che in relazione alla mia capacit di potenza. Io, in ogni forma di Societ, compreso il comunismo, avr solo quel tanto di Gloria, di amicizia e di amore che sapr conquistarmi. Se io avessi bisogno di dieci giovani amanti e avessi solo la capacit di conquistarne due, nessun comunismo me le potrebbe dare. Ma se io avessi la capacit di averne cento nessun comunismo me le potr negare. E se egli cercher di punirmi io mi ribeller! E nella mia rivolta sar l'anarchismo mentre nella sua punizione sar l'autorit! L'Uomo, caro Senigalliesi, almeno quello sano, cerca la libert di godere pazzamente le gioie della vita. Ma la gioia e la felicit stanno nel sapersi espandere ed affermare liberamente. Nel saper conquistare e possedere tutto ci che fa grandi e felici. Ma il forte che ha la potenza di affermarsi nuoce sempre al pi debole che questa potenza non ha.E la felicit del forte non potr mai essere conquistata dai deboli per il semplicissimo fatto che la felicit del forte appunto la Forza stessa.Una donna brutta e deforme non potr mai gioire sotto le soavi carezze d'un amante appassionato. Ella non potr comprendere mai le infinite gioie dell'amore. In nessuna forma di societ io potr godere dell'amicizia d'una persona a me cara se non posseggo capacit idonee a questa conquista.Tu devi comprendere, caro Senigalliesi, che il mondo del cieco la tenebra, che il letto dellebbroso all'ospedale, e che un maestoso tramonto commuove un pittore o un poeta mentre lascia indifferente un qualsiasi imbecille. Nessuna societ pu darmi ci che bramo. E quanto pi la Societ libera pi io sar schiavo. La vera libert un privilegio dei despoti che dominano e dei grandi ribelli che non sanno ubbidire. Ma gli uni e gli altri sono fuori della legge e della regola: sono fuori della mediocrit. Dunque tu lotta, o compagno Senigalliesi, contro questa schifosa e nefanda societ monarchica e borghese, per restaurare la societ comunista. Io lotto contro l'Ideale societ per l'autonomia dell'uomo liberato. Che importa se domani tu sarai il conservatore del comunismo ed io il ribelle eterno?Presto i marosi scavalcheranno i ponti e stroncheranno le dighe sbattendoci entrambi sulle barricate. Tu combatterai per la realizzazione d'un sogno collettivo e sociale, io trover nella battaglia il balsamo dell'immediata libert di violenta espansione individuale. E canteremo insieme l'epico canto degli antichi Eroi. Forse nella lotta comune potremo scorgere qualche lato nuovo di questo eterno perch della Vita. La mia Negazione e la tua Fede si stringeranno nell'amplesso titanico della distruzione. Tu cadrai abbracciato al tuo utopistico sogno di redenzione collettiva e sociale ed io al crimine sacrilego della mia rinnegazione e della mia Libert sanguinante. E forse la Morte far splendere nelle nostre spente pupille i raggi folgoreggianti ed immortali del medesimo Sole!

LE MIE SENTENZE (DAL TACCUINO DEI MIEI PENSIERI ULTIMI) (Iconoclasta!,Pistoia,n12,15 ottobre 1920)

DIO Parto di fantasie malate. Abitatore di cervelli senili e impotenti. Compagno e confortatore di spiriti rancidi nati alla schiavit. Cocaina per isterici. Pillola per menti stitiche chiuse al sapere. Marxismo per cuori rammolliti. UMANITA Parola astratta con senso negativo, gonfia di forza e priva di verit. Maschera oscena appiccicata sul viso turpe e laido di volgarissimi furbi per dominare il volgo grossolanamente sentimentale degli idioti e degli imbecilli. PATRIA Ergastolo intellettuale per semi-intelligenti, stalla dellimbecillit, Circe che tramuta in cani e porci i suoi adoratori.Bagascia dei suoi padroni e ruffiana dello straniero. Mangiatrice dei suoi figli, calunniatrice dei suoi padri e schernitrice dei suoi eroi. FAMIGLIA Rinnegazione dellAmore, della Vita e della Libert. SOCIALISMO Disciplina, disciplina: Ubbidienza, ubbidienza: schiavit ed ignoranza gravida di Autorit. Il socialismo un corpo borghese contenente una volgarissima animaccia cristiana. un impasto di feticismo di settarismo e di vigliaccheria. ORGANIZZAZIONE, CAMERE, SINDACATI Chiese per impotenti. Monte di piet per pidocchi e stracci. Molti vi sono affiliati per vivere parassitariamente alle spalle dei loro gonzi compagni tesserati. Parecchi per fare la spia. Qualcuno, i pi sinceri e credetemi poveri ingenui! per andarsene in galera ad espiare la vergognosa vigliaccheria di tutti. Il grosso della massa per pagare, sbadigliare ed attendere. SOLIDARIETA il macabro altare sul quale i commedianti di ogni risma salgono a mettere in evidenza le loro qualit sacerdotali e a recitare abilmente la loro messa. qualche cosa che il beneficiato non paga mai meno del cento per cento in p della vergognosa umiliazione. AMICIZIA Fortunato colui che ha potuto bere a questo calice senza sentirsi lo spirito offeso e lanima avvelenata. Se uno di questi uomini esistesse lo pregherei caldamente a volermi inviare la sua fotografia. Sarei quasi certo di vedermi giungere la faccia di un idiota. AMORE Frode della carne a danno dello spirito. Malattia danima, atrofizzazione del cervello, sdilingumento del cuore, corruzione dei sensi, menzogna poetica in cui mi ubriaco due o tre volte giorno, ferocemente, per poter consumare pi presto questa mia cara e pur cos stupida vita. E poi, in fondo, preferisco essere ucciso dallAmore. lunico farabutto dopo Giuda che sappia uccidere ancora con dei baci. UOMO Un sudicio impasto di schiavit e di tirannia, di feticismo e di paura, di vanit e di ignoranza. La pi grande offesa che si possa dare ad un asino quella di chiamarlo uomo. DONNA La pi brutale di tutte le bestie schiave. La pi grande vittima che striscia sulla terra. Ma la pi colpevole dopo luomo e il cane meritevole di tutti i suoi guai. Sarei davvero curioso di sapere cosa pensano di me quando le bacioO ciniche prostitute, o espropriatici audaci, ergetevi sopra la putredine ove il mondo sta immerso e fatelo impallidire sotto la luce perversa dei vostri grandi occhi profondi. Voi siete il sole pi bello che oggi il sole bacia. Voi siete di unaltra razza. E lanima vostra un canto, un sogno la vostra vita. Scardinate il mondo o libere prostitute, o espropriatici audaci. Io canter per voi. Il resto fango!

IL TEMPERAMENTO ANARCHICO NEL VORTICE DELLA STORIA (Il Libertario,La Spezia,a.XVIII,n793,8 dicembre 1920)

Nellanarchismo in fatto di vita praticamente e materialmente vissuta vi sono, al di sopra dei due diversi concetti filosofici, comunistico e individualistico, che lo dividono nel campo teorico, due istinti spirituali e fisici i quali servono a distinguere due temperamenti di propriet comune a tutte e due le tendenze teoriche e filosofiche. Pur figli entrambi della stessa sofferenza sociale, abbiamo due istinti diversi che ci danno due diverse sofferenze di origine edonistica. Vi sono quelli che soffrono direbbe Nietzsche per esuberanza di vita (comunisti e individualisti) e vi sono quelli che soffrono dimpoverimento della vita. A questi ultimi appartengono quei comunisti e quegli individualisti amanti della quiete e della pace, del silenzio e della solitudine. Ai primi appartengono quei comunisti e quegli individualisti che sentono lio interiore come un possente fremito dionisiaco traboccante di potenza, e la vita come una manifestazione eroica di forza e di volont. Sono coloro che hanno il bisogno istintivo ed irresistibile di gettare la fiamma del loro io contro le muraglie del mondo esteriore per scardinare e vivere la tragedia. Noi siamo di questi!Nellanarchismo ci siamo prima di tutto per istinto di origine e per passionalit sentimentale. Le nostre idee altro non sono che ardimentose e luminose creature nate dal monistico amplesso primitivo con la teorica ragione negatrice. Oggi la storia dellumanit giunta a uno forse il pi grandioso di quei suoi tanti vortici ove lanima delluomo chiamata a rinnovarsi radicalmente sulle rovine magnificamente orrende del fuoco e del sangue, della catastrofe e della distruzione, o cristallizzarsi vigliaccamente nel decrepito e cadaverico concetto di vita che ci ha dettato e imposto lanacronistica societ borghese. Se un forte pugno di ribelli, di superiori e di eroi, sapr balzare fuori dalle due correnti dellanarchismo sofferente di esuberanza vitale per stringersi intorno al nero labaro della rivolta, appiccando il fuoco a tutte le nazioni dEuropa, il vecchio mondo cadr perch intorno allEroe tutto deve fatalmente tramutarsi in tragedia; e solo nella tragedia nascono gli spiriti rinnovatori che sanno sentire, pi nobilmente e pi altamente, la canzone festante della loro libera vita. Se questo pugno di audaci non balzer fuori dallombra per gettare sulla laida faccia della societ borghese il nero guanto di sfida e di rivolta, i rettili della demagogia politicantesca e tutti i saltimbanchi speculatori ed ipocriti dellumano dolore rimarranno essi i padroni del campo e sul tragico sole rosso che cerca illuminare loscuro vortice della cupa storia che passa, getteranno loscena maschera di biacca portata sul libero orizzonte dellumano pensiero da quel debosciato arlecchino che nomasi Marx e tutto finir in una commedia turpe e grottesca innanzi alla quale ogni anarchico dovrebbe suicidarsi per dignit e per vergogna. Per quella parte di anarchici italiani che soffrono di esuberanza vitale; per quella parte di anarchici italiani individualisti e comunisti per i quali la lotta, il pericolo e la tragedia un loro bisogno di spirito e di materia, giunta lora! Lora dimporsi e di dominare. La vera libert e il vero diritto delluomo stanno soltanto nella sua capacit di VOLERE! Il diritto e la libert sono la Forza! Ci che per gli altri doloroso sacrificio per noi deve essere dono e gioioso olocausto.Bisogna gettarsi sullonda del tempo passato, calcare la groppa dei secoli, risalire virilmente la Storia per ribere alle vergini sorgenti dalle quali sgorga ancora, caldo e fumante, il sangue dei primi e liberi sacrifici umani. Bisogna rientrare, nudi e scalzi, fra le vive pietre della mitica selva leggendaria e nutrirsi, come i nostri padri lontani, di midolle leonine e di selvaggia natura. Solo cos al pari di Maria Vesta potremmo dire al primo Eroe che seppe stoicamente e serenamente offrire le sua carni alle fiamme rosse dun lugubre e crepitante rogo nemico:Ora anche noi, come te, possiamo cantare nei supplizi. La Vita che la societ ci offre non una vita piena, libera e festante. una vita stroncata,mutilata e umiliante. Noi dobbiamo rifiutarla. Se non abbiamo la forza e la capacit di strappare violentemente dalle sue mani questa vita alta e rigogliosa da noi possentemente sentita, gettiamo questa larva sul tragico altare del sacrificio e della rinunzia finale. Almeno potremo mettere una corona eroica di bellezza sul volto sanguinante dellarte che illumina e crea. Meglio salire sulle fiamme di un rogo e cadere con il cranio spezzato sotto la raffica di un incosciente picchetto di esecuzione che accettare questa larva dironica vita, che della vita non altro che bieca parodia. Basta o amici con la vilt. Basta o compagni con la ingenua illusione dell atto generoso del folle. Basta. La folla strame che il socialismo ha messo a marcire nella stalla della borghesia. Errico Malatesta,

Pasquale Binazzi, Dante Carnesecchi e le altre migliaia di oscuri che marciscono in quelle bolgie miasmatiche e micidiali che sono le carceri della monarchia dei Savoia e che i medagliettati del P.S.I. (Partito Socialista Italiano) hanno domandato al porcile di Montecitorio il mezzo per costruirne ancora delle pi vaste, dovrebbero essere per noi tanti spettrali rimorsi, camminanti sotto forme paurose, fra i meandri incerti della dubbiosa anima nostra; dovrebbero essere tante calde vampate di sangue che ci fugge dal cuore per salirci vertiginosamente sopra le linee del volto e coprircelo di fosca vergogna.Io so, noi sappiamo, che cento UOMINI degni di questo nome potrebbero fare quello che cinquecentomila organizzati incoscienti non sono e non saranno mai capaci di fare.Non vedete voi, o amici, lombra di Bruno Filippi che sogghigna e ci guarda?Che non ci siano pi dunque CENTO ANARCHICI in Italia degni di questo nome? Non ci sono pi di cento IO capaci di camminare con piedi di fiamma sul culmine vorticoso delle nostre idee? Errico Malatesta e tutte le altre migliaia di caduti fra le mani del nemico nei primi preludi di questa tempesta sociale, attendono con nobile e febbrile ansia la folgore che schianta il crollante edificio, che rischiara la storia, che rialza i valori della vita, che illumina il cammino delluomo Ma la folgore luminosa e fatale non pu irrompere dal cuore delle masse.Le masse che sembravano le adoratrici di Malatesta sono vili e impotenti. Il governo e la borghesia lo sannoLo sanno e sogghignano. Pensano: Il P.S.I. con noi. la pedina indispensabile per la bieca riuscita del nostro giuoco malvagio. lAbracadabra che trova forma nella voce Abracas ed Abra della nostra magica e millenaria stregoneria. Le masse imbelli sono le sue schiave ed Errico Malatesta vecchio ed ammalato. Lo faremo morire nel segreto buio di una umida cella e poscia ne getteremo il cadavere sulla faccia dei suoi compagni anarchici. S, cos pensano governo e borghesia nel segreto della loro anima idiota e malvagia. Vorremmo noi sopportare con indifferenza questa ignobile sfida? Vorremmo noi sopportare in silenzio questo insulto sanguinoso e brutale? Saremo noi tanto vili?Io mi auguro che questi miei tre giganteschi punti interrogativi, cos solenni e terribili, trovino nelle file dellanarchismo una virile risposta che dica: NO! con un terribile rimbombo pi terribile ancora dalle cime in fiamme del luminoso vertice che devono scaturire le folgori liberatrici.Il forte VEGLIARDO attende. Eroici compagni: A NOI!Il cadavere dun vecchio agitatore costa sempre pi della vita di mille malvagi imbecilli. Fratelli ricordatelo. Facciamo che non cada su di noi la pi profonda di tutte le umane vergogne.

NEL REGNO DEI FANTASMI Scritto con pseud.Brunetta l'Incendiaria(Su Vertice,Arcola,21,aprile 1921)

Non esisteva che la Bellezza e la Forza ma i bruti e i deboli inventarono, per equilibrarsi, la Giustizia. Raffaele Valente

Lo credevo un sogno pauroso ed invece una realt sanguinante. Sono assediato e compresso entro un duplice cerchio di ossessi e di pazzi. Il mondo una pestifera chiesa laida e melmosa ove tutti hanno un idolo da feticisticamente adorare ed un altare su cui sacrificarsi. Anche coloro che accesero il rogo iconoclastico per ardere la croce sulla quale luomo-dio stava inchiodato, non hanno compreso ancora n il grido della vita e n lurlo della Libert. Dopo che Ges Cristo, dal fondo della sua leggenda, sput sulla faccia delluomo il pi sanguinoso oltraggio incitandolo a rinnegarsi per avvicinarsi a dio, venne la Rivoluzione Francese la quale feroce ironia fece lo stessissimo appello proclamando i diritti delluomo. Con Cristo e la Rivoluzione Francese luomo imperfetto. La croce di Cristo simboleggia la POSSIBILITA a diventare UOMO, i diritti delluomo simboleggiano la stessissima cosa. Per raggiungere la perfezione bisogna divinizzarsi per il primo, umanizzarsi per la seconda.Ma luno e laltra sono daccordo nel proclamare limperfezione delluomo-individuo, delIo reale,affermando che solo attraverso la realizzazione dellideale, luomo pu assurgere alle magiche vette della perfezione. Cristo ti dice: se tu salirai pazientemente il desolato calvario per poscia farti inchiodare sulla croce, diventando limmagine di ME che sono luomo-dio, tu sarai la perfetta creatura umana degna di sedere alla destra di mio padre che nel regno dei cieli. E la Rivoluzione francese ti dice: Io ho proclamato i diritti delluomo. Se tu entrerai devotamente nel chiostro simbolico della umana giustizia sociale per sublimarti e umanizzarti attraverso i canoni morali della vita sociale, tu sarai un cittadino e ti dar i tuoi diritti proclamandoti uomo. Ma chi osasse gettare alle fiamme la croce ove appeso sta luomo-dio e le tavole ove stanno biecamente incisi i diritti delluomo per poi poggiare sul vergine e granitico masso della libera forza, lasse epicentrico della propria vita, sarebbe un empio e un malvagio contro il quale si volgerebbero le sanguinose fauci dei due sinistri fantasmi: il divino e lumano. A destra le fiamme solforiche e sempiterne dellinferno che punisce il PECCATO, a sinistra il sordo scricchiolio della ghigliottina che condanna il DELITTO.La fredda e disanimata vigliaccheria della paura umana, germinata dalla teorizzazione dun sentimento mistico e malato, finalmente riuscita a trionfare sulla sana e primitiva INGIUSTIZIA istintiva e animata che era solo Forza e Bellezza, Giovinezza e Ardimento. Il progresso (?) e la civilt (?), la religione (?) e lideale (?), hanno chiuso la vita in un cerchio mortale ove i fantasmi pi biechi hanno eretto il loro viscido regno. ora di finirla! Bisogna spezzare violentemente il cerchio ed uscire. Se le chimere delle leggende divine hanno influenzato terribilmente la storia umana e se la storia umana vuole la mutilazione delluomo istintivo-reale per seguire il suo corso: noi ci ribelliamo! Non nostra colpa se dalle simboliche piaghe di Cristo sono sprizzate delle purulente gocce di materia sul rosso disco dellumanit, per proi generare su questa linfettante marciume civile che proclam i diritti delluomo. Se gli uomini vogliono marcire nelle sistematiche caverne della putrefazione sociale si accomodino pure. Non saremo noi a liberarli! Ma noi amiamo il Sole e vogliamo contorcerci liberamente nello spasimo del suo caldo e violentissimo bacio. Se mi guardo attorno mi vien voglia di vomitare. Da una parte lo scienziato a cui devo credere per non essere ignorante. Dallaltra il moralista e il filosofo dei quali devo accettare i comandamenti per non essere un bruto.Poi viene il Genio che devo glorificare e leroe innanzi al quale devo inchinarmi commosso.Poi viene il compagno e lamico, lidealista e il materialista, lateo e il credente e tutta unaltra infinit di scimmie definite e indefinite che vogliono darmi i loro buoni consigli e mettermi, finalmente, sulla buona via. Perch naturalmente quella su cui cammino io una via sbagliata, come sbagliate sono le mie idee, il mio pensiero, il mio tutto. Io sono un uomo sbagliato. Essi poveri pazzi sono tutti pervasi dallidea che la vita li abbia chiamati ad essere sacerdoti officianti sullaltare delle pi grandi missioni, poich lumanit chiamata a dei grandi destiniQuesti poveri e compassionevoli animali deturpati da bugiardi ideali e trasfigurati dalla pazzia, non hanno mai potuto comprendere il miracolo tragico e giocondo della vita, come non hanno

potuto accorgersi mai che lumanit non affatto chiamata da nessun grande destino. Se qualche cosa avessero compreso di tutto ci, avrebbero almeno imparato che i cosiddetti loro simili non hanno voglia affatto di rompersi losso spinale per cavalcare labisso che luno dallaltro separa.Ma io sono quel che sono, non importa cosa.E il gracidare di queste multicolori cornacchie altro non serve che a rallegrare la mia personale e nobile saggezza. Non udite, o scimmie apostoliche dellumanit e del divenire sociale, qualche cosa che romba al di sopra dei vostri fantasmi? Udite, udite! lo scrosciare saettante delle mie furibonde risate, che su, nellalto rimbomba!

IL SOGNO DELLA MIA ADOLESCENZA Scritto con pseud.Sibilla Vane (Vertice,Arcola,21 aprile 1921)

Che la saggezza dei putrefatti imbelli non sogghigni e n si scandalizzi lidiota castit delle signorine per bene. Io sono unadolescente precoce che dopo lungo viaggio compiuto attraverso i labirinti fosforescenti delle pi paurose profondit risalgo sul vertice per cantare nel sole la sacrilega e superba canzone della mia ancor giovane e pur cos libera vita.Qualcuno mi ha detto: Tu sarai donna, poi sposa, poi madre!... Io ho risposto, con una domanda, cos: Che cosa vuol dire donna, sposa e madre? Non dir qui che cosa mi fu risposto; solo so che a pensarci rido, s, rido ancora. LAmore inteso come una missione!? La donna sposa e madre? No, no, no! Io non sar sposa, io non sar madre! La mia rivolta non si pu fermare meta e n prendere cantonate. La mia rivolta oltre alla famiglia lancia pure i suoi dardi contro la natura. Io non voglio essere sposa, io non voglio essere madre. No, no, no! *** Ieri sera mi sono spogliata nuda innanzi allo specchio e mi sono lungamente guardata. Ho veduto il mio corpo di carne avvolto in unombra di luce che aveva dei piccoli fremiti. Non so bene il perch ma mi sono adorata Le turgide mammelle mi si ergevano superbe sul seno, tesoro di lattea bianchezza. Il mio ventre liscio e tondo mi dava limpressione di essere un qualche cosa di modellato sullavorio pi fine dalla mano miracolosa di una artista divino. Avevo le bionde anella delle chiome discinte nella curva rotondit delle spalle e gli occhi dalle umide palpebre lievemente cerchiati di violetta e di nero. La peluria coronante la bassa concavit del mio ventre, mi parve unala doro sul dorso sacro degli angeli del cielo. La mia bocca rossa mi sembrava una melograna matura, aperta alle bionde carezze del sole. Mi sono avvicinata allo specchio ed ho baciato con volutt le mie labbra riflesse Non so se ho mai desiderato qualcosa con pi intensit nella vita quando ieri sera ho desiderato di essere un uomo io stessa per rovesciare sul letto quel bianco corpo di vergine che il mistero nel terso specchio mostravami. Ma lidea dellamplesso mi gener unaltra idea. Ogni causa ha un effetto Mi sdraia supina sul letto. Mi martellavano le tempie. Il sangue mi scoppiava nelle vene. Forse ho delirato So che avevo gli occhi chiusi e non vedevo che tenebra. Ma fra al tenebra ho veduto un altro specchio. Quello dellimmaginazione che mostrava la realt. Mi sono guardata. Ho veduto il mio bel ventre tondo e smaltato spaventosamente rigonfio, con nel centro una riga simmetrica dun colore nero-giallo, che mi ha dato la viscida impressione di una piccola biscia distesa sopra un sacco ripieno di grossa erba appassita. Poi anche le mie mammelle bianche e superbe le ho vedute infloscite ed avvizziteEro madre! Un odioso marmocchio succhiava avidamente il mio sangue, sciupava la mia giovinezza,distruggeva spietatamente la mia divina bellezza che avrei voluta immortale.Il desiderio di ieri sera passato, ma lincubo rimasto. MadreChe cosa vuol dire tutto ci? Dare figli alla specie, altri schiavi alla societ, altriderelitti al dolore MadreSposa Sono dunque queste le mete dellAmore? Ah, vecchie stregonerie della morale, vecchie menzogne di questa vecchia umanit. No, io non sar mai sposa di nessuno, io non dar nessun figlio alla specie. Mai! La vita dolore, lumanit menzogna. Chi accetta di perpetuare la specie un nemico della bellezza pura. Lumanit una razza che deve SCOMPARIRE! LIndividualismo deve uccidere la societ, il piacere deve strangolare il dolore. Che il pianto e il dolore muoiano affogati in unorgia finale di gioia. Datevi alla pazza gioia del vivere voi che mate la vita, voi che mate la fine Che deve importare lavvenire? Che pu importarvi la specie? Ors voi che vi siete scoperti, facciamo del mondo una festa e della vita unorgia crepuscolare damore. Per coloro che vengono dagli abissi della sociale menzogna ove stanno abbarbicate le radici dellumano dolore, la gioia deve essere un fine ed il fine la meta suprema. Io non voglio avere un figlio che sciupi la mia bellezza, che avvizzisca la mia giovinezza.

Io non voglio una famiglia che costringa la mia libert: io non voglio un marito insipido,geloso e brutale, che, in ricompensa di un tozzo di pane, impedisca allanima mia i lirici voli attraverso le pi divine e peccaminose follie della lussuria e delle volutt che alla carne danno i molteplici amori. Io non amo i mariti e forse neppure gli amanti. Io amo il piacere e lamore. Ma lamore un fiore che germina sulle bocche degli uomini. Quando io mi avviciner alla loro bocca per cogliere il fiore perverso dellAmore, solo lo far per lamore mio. Amare gli altri sempre superfluo e qualche vota stolto. Basta amare se stessi. Basta sapersi amare. Ed io mi sapr amare tanto, tanto! Mi amer nuda innanzi allo specchio nella sera, mi adorer nuda nella vasca da bagno nel mattino, mi inebrier nuda fra le braccia degli amanti. Lumanit cammina sulle vie del dolore per perpetuarsi, io mincammino sulle vie del piacere perch cerco la fine. *** Io camino verso loriente, io cammino verso loccidente. Io voglio camminare per le vie del mondo per cogliere i fiori dellamore, della gioia e della libert. Amo le calze di seta nera e color carne. Mutande di seta bianca e seta rosa. Scarpe di caucci e stoffe raffinate. Bagno dacqua acetosa e di colonia, profumo di Cotty e fasci di rose. Io voglio camminare per le vie del mondo per cogliere i fiori dellamore, della gioia e della libert. Stroncher le fronde dei tigli, coglier bombole di ortensia, grappoli di glicine e fiori di oleandri per preparare al mio amore letti profumati. E sar lamante dei vagabondi e dei ladri. E sar lideale dei poeti. Perch io non voglio dare nulla alla patria, alla specie ed allumanit. Io voglio ubriacarmi alla sorgente del piacere, della lussuria e della volutt. Io voglio ardermi tutta sul rogo dellamore. Non voglio essere madre, non voglio essere sposa. No, no, no! Letti profumati, baci di amanti e musica di pazzi violini. Danze e canzoni. Lo so. Mi chiamerete pazza e perversa. Mi chiamerete p Ma son vecchi nomi impotenti che non mi commuovono pi. Sono ladolescente precoce, che dopo aver vagato nei pi paurosi abissi della profondit, rimbalzo sul vertice per cantare nel sole la sacrilega canzone della mia libera vita. Vita di bellezza e di forza, vita di arte e di amore, sorgente del peccato divino, zampillanti nelloasi sacra della volutt. Basta ora con le epilettiche frenesie dello spirito. Nulla di pi del mio giovane corpo appartiene alla pagana bellezza. O amore involami

BALLATA CREPUSCOLARE PRELUDIO SINFONICO DI DINAMITE

Questa lora dei miei foschi pensieri. Il mio Demonio dorme. Dorme nel crepuscolo cupo. di questanima mia il rosso Demonio della mia infernale allegria. Fumo Fumo disperatamente, intensamente. Sempre! Sempre! Sempre! Sempre! Vorrei pensare, scrivere, cantare Ma il mio Demonio dorme. Dorme nel crepuscolo cupo di questanima mia il rosso Demonio della mia infernale allegria. E i pensieri non vengono Il riso e la maledizione neppure! questa la mia ora nera di melanconia nera! * Guardo, distrattamente, la mia sigaretta. Esile, pallida e calda Come unamante malata. La vedo consumarsi lentissimamente come la mia vita e i miei sogni: come la vita e i sogni di tutti i miei fratelli. La cenere cadde a terra e si disperse. Cos! Il fumo sinnalza, denso e grigio, nellaria e si disperse pure. Cos. A me non rimane che un po di nicotina gialla sulle labbra amare. Cos. * Il mio Demonio dorme. Dorme nel crepuscolo cupo di questanima mia il rosso Demonio della mia infernale allegria. Guardo il Sole! Lo vedo tramontare fra i gorghi biondi dun bel mare doro. Doro e di sangue Ma il mio cuore morso. Morso da un freddo pianto senza speranze e lacrime, senza odio e senza amore. Oh, potessi almeno piangere potessi almeno imprecare Ma, no! No! no! no! * Chi? Chi mai dunque mi ha fatto tanto male? Chi il malefico artefice di questo mio soffrire? Ahi madremadre mia Se ancora avessi la forza di poterti almeno maledire Ma, no! No! No! No!

Eppure sei tu solo tu! Che mi hai dato la vita, che mi hai dato il dolore, che mi hai dato il Male! Ma dimmi: Credevi tu forse nella gioia di vivere? Sono dunque il figlio dun tal sogno grottesco? O pure sono un volgarissimo figlio della comune incoscienza? Ma perch dunque, o madre, non avesti quel giorno Lispirazione eroica di battere VIOLENTEMENTE il tuo gonfio ventre sopra una dura pietra. Cos! Perch io non avrei voluto vederlo Il Sole. Perch io non lavrei voluta Questa miserabile vita. Perch io soffro tanto, cos O madre, piangi? E perch? Senti forse il rimorso di avermi creato? Immagini forse il male che mi travaglia e mi spezza terribilmente cos? Oh, avessi almeno la forza Di poterti maledire Ma, no! No! No! No! Sono troppo vile! * Il fiume scorre e canta (il bel fiume tranquillo e ridente) Scorre sul suo fine letto Di molle arena e le sue bianche schiume son trapunte doro. La scogliera titanica lava i suoi granitici fianchi nelle acque tue terse o fiume solitario e seduto ai tuoi margini Io guardo le foglie verdi che, ricamate dombra e di luce, il vento accarezza. Cos! Guardo. Penso e ricordo Ma la mia anima cupa e, tutto intorno a me, piange la sera. Nera. Io non amo pi. Io pi non credo! * Chi? Chi mai dunque mi ha fatto tanto male? Le donne e lamore? Gli uomini e lamicizia?

La societ e la sua legge? Lumanit e la sua fede? Forse tutti! Forse nessuno! Non so Mi sento tanto male Tanto! Tanto! Tanto! Quinellanima! * Il mio Demonio dorme. Dorme nel crepuscolo cupo di questanima mia Quanto sono triste Triste e melanconico. * Vorrei dei nuovi amici. Dei veri nuovi amici. Ho bisogno di confidare (a qualcuno) le mie nere malinconie. Ma non ho amici Sono solo! Solo con le mie MALINCONIE Solo con il mio Destino. Solo, solo cos! * Il mio Demonio dorme. Il mio cervello attraversato da un Ricordo. Ricordo dun sogno. Sogno di giovinezza: Uomini forti e felici, abbracciati, intrecciati a nudi corpi di donne belle, gioiose e felici, festeggiate e glorificate da bambini innocenti e felici. Poi: Fiori e sole. Musiche e danze. Stelle e poesie. Canzoni e amore. * Il mio Demonio dorme. Il mio cervello attraversato Dai bagliori giallognoli neri e verdastri della turpe realt! Della realt che passa Un impasto di bruti e di brute. Un insieme di ipocrisia e dignoranza. Una miscela di vilt e di menzogna. Un tutto di sterco e di fango. Ah, no! No! No! No! Io soffro tanto! Tanto! Tanto! Tanto! *

Il sole tramontato. (il bel sole doro) Gli Angeli della sera sono agonizzanti Le foglie verdi sono teschi di morte, freddi, sghignazzanti Il fiume (il bel fiume terso) ora un serpente nero paurosamente disteso fra i massi della scogliera. Tomba lugubre e muta. Tomba lugubre e nera. * La mia sigaretta s spenta (la mia sigaretta pallida e calda come unamante malata) La cenere s dispersa. Il fumo pure. A me non rimasta che un poco di nicotina gialla sulle labbra amare: come della vita e dei sogni. Cos! * Entro il crepuscolo cupo Dellanima mia il mio rosso Demonio si desta. Sento come un rivoletto di sangue amaro scorrermi sulle labbra amare Ho un tragico presentimento Che avverr nella notte? Male stelle le care stelle vedranno Oh, se potessi ancora una volta ridere e maledire soltanto Ma vedo un lampo sinistro (un rogo?) Brillare nelloscurit della notte. Dovr COLPIRE! Lo sento Lo sento! Lo sento! Lo sento! Io sono un astro che volge verso un tramonto tragico.

ALLA CONQUISTA DI NOVELLE AURORE (da,Il Libertario,La Spezia,a.XV,17 marzo 1917)

Sull'albero dell'avvenire noi edifichiamo il nostro nido;le aquile rechino a noi il cibo nel loro becco adunco. In verit non un cibo che possiamo gustare anche gli impuri! Essi crederebbero di mangiare fuoco e si brucerebbero la bocca. Nietzche

Quando le dita dorate dell'Aurora si avanzano sullo smaltato orizzonte,intrecciate con quelle inargentate dell'Alba,per togliere dalla faccia madreperlacea del nuovo giorno il velo bruno e funereo della notte,io fremo! Io fremo attendento il Meriggio! L'ora meridiana fa risuonare negli abissi dell'animo mio delle marce scroscianti di musiche dionisiache! Oh,ora meridiana,ora meridiana affrettati!Fa ch'io veda danzare intorno al tuo fianco uomini di luce!Io vedo pure me stesso in questi amici miei! Questa la sola preghiera ch'io recito al mattino. Ma,ahim!Quando l'ora meridiana passata e quella crepuscolare si appresa,sento l'animo mio invaso di tristezza. Oh,la terribile ora dei vespri...Quando il sole volte al tramonto e il giorno muore...L'ora nella quale gli ultimi fasci di luce cercano resistere tenacemente alla invasione implacabile delle ombre! Ricordi?Sono parecchi anni,lunghi come secoli,che fummo travolti dalle ombre crepuscolari di un'epoca che corre verso il tramonto,ed oggi siamo ancora in piena tenebra! Oh,come io la odio la notte!Come odio questa nemica del sole e della luce! Questa megera infame dei pipistrelli e dei gufi! Oh,Aurora!Aurora novella affrettati! Portaci i caldi e palpitanti meriggi lunghi di eternit,chiusi fra le tue dita d'avorio dorate! *** Ma ,no!Non possibile attenderti! Occorre squarciare il ventre alla notte,bisogna rapirti al mistero! Noi lanceremo sui tetti della citt addormentata la nostra pietra risvegliatrice! Noi solitari... Oh,si!Anche coloro che stanno placidamente avvolti nel manto di Morfeo noi risveglieremo! Essi dovranno imparare a seguire noi che,piccolo pugno di audaci,balzammo in piedi con chiuso nel pugno il nostro grandissimo destino e.sprezzanti di coloro che il letargico sonno ha gi consegnato alla morte,trionfalmente marciano verso le eccelse vette dove schiantano i fulmini della nostra spirituale tragedia e della nostra materiale epopea! Restino pur gi nelle paludi gli adoratori della luna e gli infrolliti amanti della notte:noi vogliamo la luce!Noi saliremo sulle rocce bronzee dell'orizzonte e con l'anima gonfia di una solenne e maestosa tragedia,giacereo in compagnia delle Albe!Essi ci sciolglieranno l'enigma dell'eterno Perch e ci spiegheranno la canzone che lass cantano i venti! I venti gagliardi,nascenti dalla vergine foresta dell'Ideale! Dell'Ideale che vigila le eterne ragioni dell'Infinito! Ecco l'alba che viene,ecco viene il mio canto!.Grida a noi l'Avvenire! E noi vogliamo danzare sopra il culmine delle pi alte montagne baciate dal Sole ed incontaminate dal volgo,lass dove tutto anarchismo e non cristianesimo. O Albe,o Albe!Venite,giacete con noi e noi porteremo a voi tutti l'ardire delle nostre vergini forze!Noi soldati del Sogno. Noi che vogliamo vivere nell'azzurro perch cos vuole l'anima nostra! Noi vogliamo distruggere tutto ci che non puro:cos vuole la nostra volont! Noi vogliamo essere le eterne sentinelle avanzate:cos vuole la nostra potenza! Ma vogliamo pur ritornare in mezzo alla notte per disporre sui tetti pumblei della citt addormentata i tesori da noi rapiti al mistero,cos vuole il nostro cuore! E nessuna ricompensa,per tutto ci,noi chiediamo ai dormienti,perch noi siamo nati solo per donare! Sarebbe gi troppo per noi la gioia di poter dar dono dei nostri tesori! Chi,fra noi,non comprende quanto sia difficile l'arte del donare? Ma con tutto ci noi doneremo!Cos vuole il nostro egoismo ch quanto dire il nostro amore per ci che dovrebbero essere gli uomini e pure anche le donne! E voi che ci ascoltate vogliate almeno comprendere che noi non siamo sacerdoti della demagogia;troppa la nobilt del nostro cuore per farci cadere nella vergognosa dedizione di questo ripugnante mestiere. Non lanciate di questo fango a chi sa balzare sui ponti della Libert e sa cavalcare arcobaleni di luce,se non volete sentirvi rispondere con l'amaro e violento sarcasmo di Nietzche:Guardatevi dallo sputare contro il vento!. Usate riguardo agli spiriti che vogliono liberarsi definitivamente da tutto ci che parto mostruoso del passato e che suona:realt del presente. Rispettate coloro che vivono nell'Avvenire! Il nostro sguardo si fissa intensamente ai porti dell'Isola beata che si erge al di l del bene e al di l del male.E' l ove germinano i fiori verdi e selvaggi delle nostre pi belle speranze! E' l,verso quell'Isola,che volge ansiosamente la prora dorata della nostra Neve!

DE PROFUNDIS E GERMINAL! (da La testa di Ferro,Fiume,n.40,12 dicembre 1920,p.3)

Sulle vie crepuscolari dell'epoca nostra morente passa una bara. il funerale classico della vecchia arte romantica-sentimentale uccisa dalla violenta,cerebrale arte del futuro. I giovani artisti ribelli ed innovatori hanno ormai conficcati i lucidi chiodi del loro genio sul nero coperchio della bara in cui giace definitivamente il cadavere dell'arte che fu. Deprofundis,dunque,deprofundis! Anche nella nostra citt siamo in attesa di cantare i salmi funerei a quelle ultime larve del passato che al pari della rancida monarchia dei Savoia si ostinano a voler vivere oltre il loro tempo. Per,quasi consci-questi passatisti- della cupa fatalit che grava inesorabilmente sul loro capo,non trovano nel loro decrepito interiore neanche il coraggio della lotta.Questo constateranno quasi certamente nel prossimo concorso fra gli artisti spezzini. Il triste ed oscuro presentimento profetico di questi vecchi mai nati,li preavverte che le loro anemiche e grottesche creature prive di ogni ardimento di fantasia immaginatrice,impallidirebbero d'impotenza e di vergogna come appassite zitelle,nate e cresciute ignoranti,tremerebbero d'impotenza ed arrossirebbero di rabbia trovandosi ad un bacetico e voluttuoso convito fra belle e precoci adolescenti libere e spregiudicate. Ma non vorr la loro fuga,il loro,il loro assenteismo,la loro diserzione a salvarli dalla fine fatale segnata dal loro destino. Se intervenissero sarebbero vinti implacabilmente,inesorabilmente,indiscutibilmente,vinti come vinta un'oscura scaglia d'ombra sotto una pioggia calda e dorata di sole meridiano. Se non interverranno la loro fine sar ancora pi vergognosa ed umiliante. Deprodfunis!ripeto.Deprofundis!Deprofundis e Germinal! Fate largo all'impetuoso ardimento geniale e creatore dei giovani ribelli figli dell'avvenire.Gloria al futuro che viene;dimenticanza del passato che se ne va. I nostri giovani artisti sono gli stupratori d'albe e di misteri. Sono i forti e sicuri fecondatori di ci che ,ed i padri di ci che sar.Non colpa loro se la generazione passata non conobbe i decisi ardimenti. Ma i morti sono morti e i morenti saranno aiutati a scomparire. Germinal!Germinal! I nostri giovani sono il caldo e possente meriggio antisentimentale dell'avvenire.Sono i folli e temerari amanti di quella forza che osa e che vuole;di quella massima forza creatrice che in se racchiude il pensiero. Sono i cerebralisti violenti,cavalcanti i pi diabolici e furenti destrieri della loro saggia pazzia. Gloria dunque al manipolo audace. Germinal!

FIORI SELVAGGI (tratto da Cronaca Libertaria,Milano,a.I,n.10,4 ottobre 1917)

Non so perch quando penso ai NOSTRI(!)scrupolosi(!)giornalisti,ai fornitori della nostra cara patria,nonch agli eroi del fronte interno con tutta quella somma di lite di RI-VO-LU-ZIO-NA-RI interventisti che stanno sblimandosi in un bel bagno caldo di sfolgorante sole italico,mi sembra di udire la melodiosa voce di Laerte,nel'Odissea omerica,ad esclamare in un ebbro delirio di gioia:Qual sole oggi risplende in cielo,aurati Numi! - Gareggian di virt i figli e nipoti Giorno pi bello non mi sorse mai! *** Ieri sera,prima di coricarmi,mi venne la bizzarra idea di interrogare un mio grande e diletto amico,morto di pazzia parecchi anni or sono,intorno alla cinica apostasia di coloro che un giorno credevansi,dicevansi od erano compagni nostri.Ed egli,Federico Nietzche il mio grande amico morto con il consueto sarcasmo violento, mi rispose testualmente cos:Davvero molti di loro a quel tempo alzavano le gambe simili a danzatrici giacch il riso della mia saggezza gli attirava ma poi mutarono avviso,ed ora gli vedo strisciare tutti incurvati verso la croce. *** Ahim!Son sempre pochi quelli il cui cuore possiede un lungo e durevole coraggio ed il cui spirito ha la virt della costanza.Tutti gli altri sono codardi. *** Volersi affermare,voler fare trionfare le proprie idee,voler vivere secondo le proprie inclinazioni e voler sviluppare tutte le proprie qualit fisiologiche e cerebrali,ecco lo scopo di tutti coloro che hanno finalmente trovato il loro BENE e il loro MALE. *** Voler innalzare la propria individualit ed il proprio ideale fino al vero amore degli amici,ed al rispetto degli avversari e dei nemici,dando a questi guerra spietata e senza quartiere a tutti i tentativi fatti da parte loro per abbatterci ed umiliarci da forti, da audaci.Ma pretendere che tutti dovessero vivere e pensare come noi,a me sembrerebbe troppo grottesco,giacch ciascun uomo dice Stendhal in fondo,se vuole darsi la briga di studiare se stesso,ha il suo bello ideale,e mi pare vi sia sempre un po' di ridicolo nel tentare di convertire il vicino. *** Non ho mai saputo spiegarmi il perch vi possa ancora essere una quasi moltitudine di uomini apparentemente molto distinti ed evoluti i quali credono e sperano di poter trovare il proprio trionfo e la propria elevazione,nel trionfo e nella elevazione del popolo.Costoro non si sono accorti mai come direbbe per altre questioni il Balzac che giace uno scheletro dov'essi si curvano per raccogliere un tesoro. *** Quando si considera dice il refrattario Chanfort che il frutto del lavoro e del pensiero di trenta o quaranta secoli, stato quello di abbandonare trecento milioni di uomini sparsi sulla terra ad una trentina di desposti per la maggior parte ignoranti e imbecilli,ciascuno dei quali governato a sua volta da tre o quattro scellerati assai spesso stupidi,che pensare dell'umanit e delle sue sorti future?. Povero Chanfort!Se tu potessi alzarti dal tuo freddo sepolcro,ove giaci ormai da pi di un secolo,potresti vedere quali erano i destini che attendevano al varco questa MISERABILE umanit dei nostri giorni! *** ...gli spietati non danno che cambiare culto e nel quadro stesso dell'eresia mettono e conservano sempre dei ricordi di religione(G.Vales) *** Malgrado le prove fatte da certi selvaggi,dai Tartari,da Licurgo e da certe greche popolazioni,di mettere la donna in comune,oggi l'uomo,per fortuna sua,e forse della specie, abituato comportarsi con questa da proprietario!La mia donna! dice l'uomo sano.Giacch dire:la nostra donna sarebbe da depravati. Ma,cosa dice la donna?Come risponde essa? Ah,che caos!Che terribile caos! *** I bambini,questi piccoli innocenti bambini!Li vidi rincorrersi nella via con occhi accesi,giocando alla guerra ed udii uno di loro piangere,con la sua fine voce infantile:in me fremette un senso di orrore,di raccapriccio. Andai a casa,la notte cadde,e quegli innocenti bambini mi si trasformarono nel sogno fiammeggiante,come un incendio notturno,in intere legioni di giovani assassini(L.Andreiff)

I VAGABONDI DELLO SPIRITO (Tratto da Cronaca Libertaria,Milano,1917)

Sotto il nome di vagabondi dice lo Stirner si potrebbe riunire tutti coloro che il buon borghese considera sospetti,ostili,e pericolosi.Qualunque vagabondaggio,d'altronde.spiace alla borghesia;ed esistono pure i vagabondi dello spirito i quali,sentendosi soffocare sotto il tetto che accoglieva i loro padri,vanno a cercare pi lontano maggior spazio e pi luce.Invece di rimanere rincattucciati nell'antro familiare a smuovere le ceneri d'una opinione moderata,invece di accettare per verit indiscutibili ci che ha cercato sollievo e conforto a tante generazioni,essi sorpassano la barriere che chiude il campo paterno e,per il cammino della critica,vanno ove li conduce la loro indomabile curiosit del dubbio.Questi vagabondi stravaganti appartengono essi pure alla classe degli irrequieti volubili,instabili,formata dal proletariato;e quando lasciano supporre la loro mancanza di domicilio morale,vengono chiamati turbolenti,teste calde,esaltati... Oh,i vagabondi dello Spirito!I pallidi sovvertitori impenitenti!Coloro che galoppano senza posa attraverso le sterminate regioni della loro capricciosa fantasia creatrice di nuove cose! Disse un giorno Zarathustra,parlando a costoro:Ancora la terra libera per le anime grandi.Ci sono molti porti ancora per le anime solitarie e le gemelle,intorno alle quali aleggia il profumo dei mari tranquilli:Ancora libera la vita:libera per le anime libere. Poi prosegu:Solo l dove lo Stato cessa di esistere incomincia l'uomo non inutile:di l incomincia l'inno del necessario,il ritornello non uniforme.L dove lo Stato cessa di esistere...ma guardate un po',o miei fratelli:non vedete laggi l'arcobaleno e i ponti del superuomo?. Ma prima di dire a loro tutto ci,parlando delle scimmie e dei pazzi che si prostano a pi del nuovo idolo- lo Stato disse ancora:O miei fratelli,vorreste essere forse soffocati dall'alito delle loro putride bocche e delle loro malsane bramosie?Piuttosto spezzate i vetri alle finestre e salvatevi all'aria pura!. Ed essi i vagabondi dello Spirito spezzarono i vetri alle finestre e si lanciarono avidamente attraverso la libert profanatrice dei campi,ove la festante natura intreccia canzoni di vita;l dove le messi d'oro biondeggiano danzanti nel vento,baciate dal sole. Essi i sovvertitori da quel giorno si proclamarono banditi...

Avvinti dal seducente fascino della libert conquistata stavano quasi per giacere per terra e prendere riposo,quando il simbolico mormorio uscente dalla fronde verdeggianti della montagna li chiam ancora,pi lontano...pi in alto... Si guardarono negli occhi a vicenda.Il fuoco d'amore lampeggiava nelle pupille di ognuno come vulcanica lava.Compresero allora ci che gli disse il Maestro e,riconoscendosi anime gemelle,partirono tutti verso il culmine della verde montagna che doveva rivelare loro la nuova vita. Quando il loro piede sacrilego e profanatore si pos sulle alte vette,il sole era gi calato al tramonto non lasciando di s che enormi striscie rosse somiglianti a grandiose lingue di fuoco. Attraverso l'animo di tutti pass,in quel momento,una triste visione.A tutti parve di vedere l'ombra del Maestro naufragare in quelle vampe rosse.Ma in quel primitivo e desolante silenzio parve pure di udire la sua voce che diceva loro:Non temete.Io risorger col Sole.Anche per voi ora s'appresta il tramonto,ma pure voi risorgerete con i primi raggi dell'Aurora. Ma,ahim,ritornando a guardarsi a vicenda sentirono come un brivido di terrore avvolgente tutti in un manto di desolazione,giacch nelle loro pupille pi non colava il fuoco d'amore come vulcanica lava. L'ala nera della malinconia batt con violenza alla porta dei loro cuori colmandoli di tristezza e di sonno.

Quando l'alba venne a frugare,con le sue pagliuzze d'argento,le pupille dei liberi dormienti,per annunziarvi la nascita del giorno novello,essi balzarono in piedi con negli occhi una fiamma ancora pi ardente.Cantarono un inno alla vita e fissarono lo sguardo intensamente lontano... Pochi istanti passarono quando un urlo di dionisiaca gioia scatur da tutti quei petti pulsanti. L'arcobaleno e il ponte del superuomo a cui il Maestro aveva loro parlato,ora si ergevano maestosamente,luminosamente d'in fra le fiamme fosche delle nebbie cristiane. Man mano che il sole rischiarava l'orizzonte essi si accorsero che quei luoghi erano gi abitati da altre Creature. Oh,essi conobbero pure questi abitanti...Essi videro,in tutta la loro tragica bellezza,le creature di Enrico Ibsen che,con negli occhi il vulcanico fuoco della passione,distruggevano terribilmente le cancrenose piaghe tese allio da secolari pregiudizi sociali. Ed attraverso a tutti quei distruttori simboli ibseniani parve a loro di scorgere la nascita del superuomo. Essi guardarono,con il cuore in fiamme e l'anima muta,Rubek e Irene risorgere dal sepolcro per

incamminarsi ove li attendeva la bianca valanga che,satura di morte,sprizzava luce eterna di vita. [] Ma essi guardarono ancora...Guardarono e videro! Videro sbucar fuori il Pescatore che abita la Casa dei Melograni eretta da Oscar Wilde in mezzo ai vapori di luce emananti dall'arcobaleno che si erge ai fianchi del Superuomo,e lanciandosi con chiusa nel cuore la sua grande e indiscutibile passione verso la casa del prete,verso la piazza del Mercato,verso la roccia abitata da una giovane e paurosa Mayulda e sulla montagna satura d'artefizi malefici,ove questa lo sospinge per poterlo sedurre in una diabolica danza di streghe,presieduta da Colui che tutto aveva potuto prima dell'apparire del Pescatore. Ma il PESCATORE tutto sfida,tutto vince,tanto imperiosa la volont folle e tenace della propria passione. Egli doveva liberarsi dell'anima sua,unico ostacolo ormai fra lui e il proprio cuore giacch solo dopo questa liberazione avrebbe potuto tuffarsi liberamente nei gorghi spaventosi del mare per raggiungere la sua Sirena che ne abitava gli abissi.E che sola poteva dargli le gioiose ebrezze dell'amore. [] Oh ,quante cose avrebbero ancora veduto rilucere tra l'arcobaleno e i ponte del superuomo questi Vagabondi dello Spirito se l'urlo rozzo e bestiale del volgo che vegeta gi nelle acque stagnanti e che invecchia senza mai rinnovarsi ai piedi della pietrosa montagna,non gli avesse brutalmente scossi chiamandoli maniaci e pazzi.[...] Avevano ancora increspato sulle labbra un sorriso di scherno e d'amara ironia,quando una rossa automobile attravers sinistramente una delle pi grandi citt moderne e,terribile come la folgore,propag una nuova forma di vita. Ma ora io mi accorgo di aver divagato.E,quel che peggio,che,divagando,mi sono messo in brutta compagnia... Stirner e Nietzche,Enrico ibsen e Oscar Wilde. Vi pure una automobile grigia?! Pazzi,degenerati,delinquenti,tutti costoro. Oh,numi,salvatemi voi dai fulmini della gente per bene... E salvatemi pure anche da quelli che invece di occuparsi di distruggere,nella battaglia di tutti i giorni,un brano di questa societ che ci opprime e che ci schiaccia,perdono il loro tempo a voler insegnare,ad imporre sistemi di lotta e di pensiero a coloro che hanno voluto imparare a lottare e a pensare da s. E quando il loro tempo non consumato a compire tutto ci,viene impiegato a guardare in quale misura dovranno essere costruiti i manicomi che dovranno rinchiudere i nuovi ribelli della futura societ Io,per mio conto,mi trovo bene in compagnia di questi pazzi e,insieme a uno di loro,forse il migliore,grido: Spezzateli,spezzateli i buoni e i giusti giacch essi furono sempre il principio della fine. Oh,come io vivo bene in compagnia di questi Pazzi! Come la trovo grande la loro pazzia di distruzione! Giuro che amo di pi,immensamente di pi,la pazzia distruttrice che la conservatrice saggezza. Si,si,lasciatemi ai miei pazzi giacch vi prometto che se la prossima rivoluzione Europea ci negher la gioia di cadere avvolti in un delirio di DISTRUZIONE,in tempi migliori io ritorner a parlare di Essi,e se qualche cosa ci sar da rimproverare -forse la loro poca pazzia?!-lo faremo e senza alcun riserbo.

L'AMICIZIA E GLI AMICI (Postumo,trad.dallo spagnolo a cura del figlio Renzo Ferrari tratto da Ruta,Parigi,1950)

Un Uomo mi ha detto:Non comprendo le tue idee e la tua maniera di pensare non l'approvo;per non ti credo assurdo.Senza rispondergli mi sono scansato da lui e ho continuato la mia passeggiata nel marciapiede opposto. Perch?Semplicemente:perch ho riscontrato ancora una volta che non giunta l'epoca che un amico possa dire al suo prossimo:Non mi interessano le tue idee,n il tuo pensiero;ma ammiro ed apprezzo il complesso misterioso della tua individualit.Quando l'uomo sapr pronunciare con la viva voce della sincerit questa ed altre parole per esprimere diafanamente,senza veli,il suo pensiero,si sar tracciato il cammino che lo condurr nel regno dell'amicizia e dell'amore. La nostra epoca fatta di odio memetizzato e di una guerra bassa e insidiosa:tutte le parole di Amore e di Amicizia sono profumati veli ma nascondono l'avvelenato acciaio che non procura altro che dolori e lacrime. Quelnon ti credo assurdo del mio interlocutore dimostrava,con tutta evidenza,quello che nascondeva dietro la sua apparente benevolenza.Perci ho lasciato l'individuo senza risposta e mi sono scansato da lui. Io credo che quando non sia possibile fidarsi dell'amicizia di un essere,il meno che si possa fare dichiararsi suo nemico. Apprezzo sinceramente coloro che respingono le affettuosit del mio cuore.Essi sono degni della mia spada.Debbo essere chiaro:posseggo un cuore e una spada,e tanto all'uno come all'altra piace essere prodighi. Un giorno un Amico mi disse:Quello che scrivi o dici m'importa solo relativamente,per m'interessa molto apprezzare ci che senti.E credo che nella espressione dei tuoi sentimenti difetteranno le parole...e cos troverai il modo che nessuno ti comprenda. Non parlare dunque,e lascia che ti guardi negli occhi dove legger la tua intimit e cercher d'indovinare il tuo stato d'animo! Socchiuder le palpebre affinch non sia possibile penetrare nel profondo delle mie trasparenti pupille,perch non si possa scrutare nel fondo della mia anima.Conosco,per esperienza,la pericolosit dell'indovinare.Nel segreto del mio cervello penso che possibilmente quel giorno finir col perdere un Amico. Oggi,quando gironzolavo in cerca di qualche disperso relitto della mia taglia,ho trovato...un amico. Per,posso credere in che cosa sar duratura questa amicizia? Simile interrogativo non frequente in me,e pi difficile dargli la sua risposta.Mi viene fatto di pensare quasi con sicurezza che mentre io scruto nelle mie supposizioni,egli rimane calmo,e fra breve non sar pi amico mio.L'amicizia una cosa tanto tenue,tanto appariscente,una cosa tanto scarsa,che trovo quasi giustificato che certi individui rinuncino a cercarla.Grideranno al titolo di misantropo?No! In tutti i casi sono dei solitari! Io sono di questi,perch odio gli uomini che fanno legge del vivere in comunit,mentre apprezzo coloro che sanno restar soli. Il sentimento della solitudine il pi elevato fra tutti i sentimenti umani.Appartiene allo stesso tempo alla forza e alla bellezza. Inoltre i solitari sono gli uomini che pi benefici hanno sparso sopra l'umanit. Ed per ci che l'Umanit riconoscente li disprezza. In sintesi:il solitario sceglie pochi amici,perch gli ripugna l'ipocrisia e la menzogna.

NEL CERCHIO DELLA VITA (da Iconoclasta!,Pistoia,a.I,2a s.,n.1,1 gennaio 1920)

In memoria di Bruno Filippi


Le persone che desiderano essere se stesse non sanno mai dove vanno .................................................... Il risultato ultimo della sapienza consiste nel riconoscere che l'anima di un uomo inconoscibile. Oscar Wilde

Senza essere un simulatore di rabbioso cinismo papiniano o un superficiale e profumato voluttuoso alla Guido Da Verona;senza sentirmi sulle labbra l'ironico scetticismo e la dolora amarezza di Mario Mariani,sento ed affermo che la vita non pu essere degna di tutto questo nome se non vissuta da Artisti,da Ribelli e da Eroi! Schopenhauer ne' suoi poderosi e paurosi volumi di metafisica,si sofferma a dimostrare che la vita dolore e che per ci non meriterebbe la pena di viverla.Ma l'Arte attinge dall'umano dolore i pi profondi e lirici palpiti per sublimare la Bellezza eroica che nella divinatoria esaltazione del simbolo trasfigurato dalla gioia creatrice ci insegna la purezza selvaggia che irradia lo spirito amante,che insegna ad amare follemente la vita.Se la politica,il socialismo,il cristianesimo,la logica,la coerenza,il diritto,il dovere,il giusto e l'ingiusto,il bene e il male.la verit e la giustizia,sono ormai cose noiose,vuote e sonnecchianti,larve impallidite e svanite sotto il sole,antropocentrico dell' unico negatore,parodie di una morente civilt che ci ispirano nausea,ripugnanza e disprezzo:l'arte c'insegna il grande amore alla vita.Abbiamo il bisogno di amarla fino all'annientamento dell'essere.Il Dolore e lo Strazio per l'Arte pure sorgenti di palpitante Bellezza. E' negli abissi sulfurei del Dolore che l'Arte tiene abbaribicate le sue luminose radici per poter lanciare la verdeggiante felicit delle sue fronde su in alto fra il misterioso contrasto dei venti in una danza di Sole e di Luce ove i sogni,la speranza e la Bellezza si fondono in un tragico canto di felicit e di Grandezza. S!Ogni culmine che,bianco di neve,canta polifoniche sinfonie di musica e di poesia,d'amore e di bellezza,su in alto,fra la purezza eterea della luce e le dorate e bionde carezze del Sole,viene pure da un abisso di tenebra.Cos la Vita! Il Dolore il nostro abisso creatore;la Gioia e la Felicit il nostro sogno possente! Anche se il Dolore non ci rendesse migliori io penso-dice Nietzche che ci renderebbe pi profondi. E nella misteriosa profondit dell'essere nostro si travaglia e si nasconde l'inconoscibile enigma che,ora per ora,istante per istante,si tramuta in incognita emozione,in cognito pensiero luminoso e splendente che folgoreggia i suoi raggi saettanti sui vergini purpurei culmini della conoscenza rivelatrice.Ed allora come vaste e scintillanti teorie di stelle vaganti nella tersit di una notte serena,si specchiano nell'azzurrit profonda di un mare tranquillo,cos la felicit da noi,e per noi stessi creata,si specchier sorridente nel mare triste del nostro dolore:di quel nostro dolore che ci ha dato la Vita! Noi dobbiamo incessantemente partorire i nostri pensieri dal nostro dolore,e dare a loro materialmente ci che in noi di sangue,di cuore,di fuoco,di piacere,di passione,di tormento,di conoscenza,di destino e di fatalit. Vita per noi mutare in luce e fiamma tutto ci che noi siamo e tutto ci che ci tocca,senza mai poter altro fare. Questo il cerchio,forse troppo stretto-della Vita,ove noi incessantemente ci dibattiamo senza mai poterne uscire se non attraverso le silenziose vie della Morte! Non la Morte per che ci mette spavento o terrore!Anzi... Noi che veniamo verso l'Ignoto dell'eternit ed andiamo verso l'eternit dell'Ignoto,abbiamo imparato a considerare la Morte come un istante qualsiasi della nostra Vita.Ed questo il nostro pi bello,il nostro pi sublime mistero! Questa l'ultima delle conoscenze.L'inconoscibile! Ed da questa nostra inconoscibile unicit che si sprigiona la possente voce diabolica delle nostre fameliche brame. Brame di giovane carne avida di piacere,grido dello spirito anelante a libert sconfinate,a voli folli dell'anima attraverso l'Ignoto inesplorato e lontano;a utli e a feroci bestemmie del nostro galoppante e vagabondo pensiero cozzante nei muri troppo misteriosi dell'eternit con canti trionfali e dioniasici d'una Vita intravista attraverso il delirio di un sogno:di un sogno composto di un Tutto,disperso e vagante in un Nulla.E nel Nulla ci attende la Morte. Quella Morte nostra come nostra la Vita.Quella Morte che amiamo!. Ma non si pu scendere nella tomba col cuore gonfio di tristezza e di pianto.Occorre prima avere intensamente vissuto da Artisti,da Ribelli e da Eroi,senza essersi bagnati mai nelle amare acque del pentimento che scorrono nei fiumi cristiani.Il vero peccatore originale e geniale non pu morire affogato nei gorghi melmosi d'un pi melmoso rimorso,ma bens avvolto nella rossa fiammata di un pi grande peccato.Prima di morire occorre avere consumato din l'ultima guizzante scintilla del nostro rigoglioso pensiero,aver fatto del mondo una festa e dell'Azione un godimento infinito. Prima di morire -come dice Emerson-bisogna sentire tutte le cose divenire familiari,tutti gli eventi utili,tutti i

giorni santi,tutti gli uomini divini.Poi?Poi viene la nausea,la ripugnanza,lo schifo,dice Bruno Filippi,e allora si osa,e osando si va,con lo spirito sereno e terso,verso il regno silente della Morte ove l'anima si disperde nell'immensa pace del Nulla e la materia si scompone per vivere negli atomi un'altra forma di vita sconosciuta.Ma anche la Morte deve essere per noi una vigorosa manifestazione di Vita,d'Arte e di Bellezza! L'Eroe della Vita va verso la Morte accompagnato dalla marcia tragicamente trionfale della dinamite e il capo cinto di fiori. S,chi ha voluto e saputo vivere da Ribelle e da Eroe vuole la libert d'essere arso in una bella fiammata accesa da un pi grande peccatto acci che il preludio della Morte altro non sia che un verso melanconico e dolce baciante una rossa aurora ove risuona la voce d'Orfeo sintesi dei singhiozzi di Prometeo e delle risa bacchiche e scroscianti di Dionisio. *** Io ammiro Corrado Brando con iconoclastico entusiasmo e atea religiosit,anche se il suo creatore non ha saputo morire a tempo ed ha lasciato cadere sulla sua anima ardente la pioggia lunga del tempo che lo ha miracolosamente logorato ed avvizzito;anche se,per crearlo,ha avuto bisogno di ubbriacarsi alle vergini e pericolose sorgenti zarathustriane zampillanti sui misteriosi culmini della gaia e gioconda solitudine nietzschiana;anche se innanzi a Lui fuggono inorriditi i catoncelli stercorarii di quella Taide putrida,di quella Circe odiosa che nomasi Morale.Perch Corrado Brando non glorificato il delitto come pretendono i grassi e sottili Beoti,ma son manifeste-con i segni propri dell'arte tragica-l'efficacia e la dignit del delitto concepito come virt prometea.MA mentre ammiro questa vigorosa creatura sbocciata rigogliosamente a traverso il pagano mistero dell'arte omericamente tragica che,simbolo di sublime bellezza eroica,s'innalza sopra il cielo dell'Ombra della Notte come fatale annuncio d'una splendente aurora di sangue,di fuoco e di luce,vedo staccarsi dalla grigia penombra della realt << L'individuo anarchico >>,colui che non obbedisce che alla propria legge per aprirsi il passo a colpi di bombe e vivere la propria vita gridando come il Dio della parabola ryneriana:Io t'amo e liberamente ti voglio o mia NECESSITA'. E' Bruno Filippi!Lo spirito si fatto Pensiero,il Pensiero si fatto carne per ritornare simbolo!Il tragico Eroe dell'azione si fatto l'artista della vita per tramutarsi in Poeta del fatto,forte ed implacabile come la fatalit del Destino.Anch'Egli,colla sua azione,ha detto come l'Eroe dannunziano:La prova della mia dignit nel miracolo invisibile.E come il Corrado Brando era Lui l'ebbrezza della volont accumulata simile alla frenesia dionisiaca.Anch'Egli come il protagonista del Pi che l'amore insegna a noi il furore e il turbine,perch anche in Lui la tempesta ha sollevato tutte le forze dell'anima ed agitandole le ha sbattute e schiacciate contro un solido muro di granito.Egli,come tutti i pochi frenetici amanti della Vita,fu un Poeta eroico del fatto che nell'autodistruzione di s e del suo Male creato un tragico canto al trionfo della volont imperitura al culto della Gioia eterna e dell'eterna Bellezza. Egli ha votata tutta la fiamma corrodente e luminosa della sua anima ardente dolorosa e straziata.Egli,Bruno Filippi,nel delirante impeto del proprio annientamento,ha voluto far confessare alla Vita il pi intimo e sublime Peccato.Poi si disciolto nel Nulla rimanendo per noi un Tutto luminoso e vagante che mormorava incessantemente:Osare,osare!.Ed al grido disperatamente sereno di questa simbolica voce ventenne ci sembra che la pagana terra romanticamente profumata ci sorrida di un lirico ed amoroso sorriso dicendoci:affrettate il destino e venite a riposare sul mio turgifo seno gonfio di germi fecondi.Bruno Filippi questa voce l'ud poich era un Poeta.L'ud e le rispose:O buona terra!...verr,verr il gran giorno e tu mi accoglierai fra le braccia ,buona terra odorosa,e farai germogliare sul mio capo le timide viole!.Ora che Bruno Filippi ha portato nel sepolcro tutte le rose e i pensieri germinati nel vermiglio giardino dalle sue venti primavere esultanti di forza e giovinezza,di volont e di mistero,noi diciamo con l'autore del poema eroico:O terra,riprendi questo corpo e ricordati che fu potente pe' tuoi futuri travagli.Poich rivedo in Lui la necessit del crimine che grava su l'uomo deliberato di elvarsi fino alla condizione titanica. Chi era?Dove andava? Stolti!E voi dove andaste?e voi dove andate? Egli si spezz spezzando le catene che voi nella vostra molteplice qualit di pericolosi dementi vigliaccamente e odiosamente coalizzati ribadiste logicamente e moralmente ai suoi ribelli polsi ventenni e infrangere la sua Unicit,il suo mistero perch era a voi inconoscibile come appunto deve essere l'anima complicata di chi si sente perfetto. Bruno Filippi odiava.Ma le forze dell'Odio non infransero in Lui le potenze dell'Amore.Egli s'immol in un amplesso fecondo colla Morte poich amava follemente la Vita.Di lui abbiamo il bisogno ed il diritto di dire quello che fu detto del simbolico eroe dannunziano.Che gli schiavi della piazza si voltino in su e si ricordino!.

PARABOLA (da Iconoclasta!,Pistoia,1920)

Si:io sono un essere multiforme e una realt complicata! solo nello specchio dei passati ricordi e nei sogni dell'avvenire ch'io posso penetrare,contemplare e comprendere la vera e profonda essenza di questo enigmatico e misterioso essere mio. Uomini,o miei cari fratelli perduti e rinnegati,in verit io vi dico che sono un egoista donatore;ma a voi non posso offrire che l'ombra di me stesso.Se a voi preme trovarmi,io abito dietro quest'ombra.Io abito la casa ridente del pi gioioso dolore.Ma ditemi,o miei fratelli,ditemi amici miei:chi mai di voi seppe sempre resistere all'occhio del Demonio tentatore,all'occhio del Serpente peccatore? Fratelli,io sono il Male,il Grande,il Vero,il Magnifico Male! Guardate l'ombra mia.Io vivo dietro lei cullato docissimamente dalle invisibili braccia della mia amante eterea,della mia divina e infernale follia (l'hanno chiamata cos perch nata da un folle amplesso avvenuto nei boschi sacri al Dolore,fra il Sogno e l'Immaginazione,fra la Materia e l'Idea). Ma ella non ,come la Morte,una amante di carne bianca e odorosa.O fratelli,no!Le vostre amanti di carne vi hanno perduti.La mia di spirito e luce mi ha esaltato,trasfigurato,purificato e redento... O Ombra!O mia Ombra,salvami tu ora dal cinico sguardo dei miei fratelli rivali,poich il Male e la Follia,strettamente abbracciati,danzano ora dentro il pi profondo e luminoso abisso di questo essere mio. Oh,quanto sublime il divino mistero della PAZZIA! Ora contemplo l'Arco Sacro del fuoco sempiterno.Su questo con la chioma discinta- vedo ergersi nuda la Vita la mia Vita- con stretto nel pugno un bacchico Tirso inghirlandato di grappoli biondi e di rose.Or cammina fantasticamente con piedi nudi ed alati sulle libere e ridenti vie dello spirito illuminato da un'alba corrusca di sangue.E corro laggi,lontano,verso i cocenti raggi meridiani dell'ultimo sole per imputridire allegramente al suo bacio. Ecco che giungono i vagabondi solitari. I Pazzi,i Poeti,gli Eroi. O ultimi e veri amici miei venite, tempo, tempo! Non vedete laggi,in lontananza,quella pura Citt di bianchissima neve? O amici,amici,siate forti perch la tragedia si appressa... Presto vedrete la bianca e pura citt liquefarsi sotto l'infuocata potenza del Sole. Ah,il Sole,il Sole!L'ultimo Fuoco,l'ultima Forza,l'ultima Bellezza,l'ultima maestosa e sacrilega Potenza... Ma tu,o mia Follia,perch mai dunque sogghigni beffardamente cos? Ah,comprendo,comprendo... Il tuo sorriso uno scherno.Forse l'ultimo tuo potentissimo scherno?!Forse?S,forse...

PENSIERI E SENTENZE (da Il Libertario,La Spezia,a.XVI,n.695[1917])

L'uomo deve il suo braccio alla Repubblica,la sua inteligenza agli Dei,la sua persona alla famiglia:ma i sentimenti del suo cuore sono liberi.Cos scrisse Platone. Ma io di tutto ci non approvo che quello che riguarda i sentimenti del cuore;il resto oltre ad essere molto discutibile potrebbe anche essere detestabile. *** Trailus scrisse:Non voglio essere me stesso,n avere cognizioni di ci che sento.Ed io constato,con amara tristezza,che sono troppi coloro che hanno fatta propria questa terrificante bestemmia,e,quel che peggio,che vogliono imporla come vangelo di vita ai figli loro. *** Colui che ha ritrovato se stesso sente risuonare negli abissi dell'animo suo,gloriosi canti di libert e di vittoria. *** Se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo,afferm Voltaire;fortunatamente che il Bakunin rispose:Se dio esistesse bisognerebbe ammazzarlo. *** L'anima resa a se stessa,solo in possesso di tutto il proprio essere e di tutta la propria potenza,intravede naturalmente e sente questo qualche cosa inaccessibile alla ragione.Cos scrisse Thaumassim.Ma chi di voi non sa ch'era un teologo? *** Nessun maggior segno d'essere poco filosofo e poco savio che di volere savia e filosofica la vita.Cos sentenzi il Leopardi,e nel dire ci egli disse una grande verit.Ma oggi la pazzia collettiva ha passato di gran lunga il segno,ed il triste e melanconico poeta del Dolore non pu avere nessuna morale responsabilit in questa bieca faccenda. *** Tacito fu implacabilmente inesorabile contro tutti i responsabili delle guerre atroci che devastarono tutta l'umanit dei tempi suoi.Ma Tacito visse in una di quelle infelici(?) epoche in cui le guerre venivano chiamate barbarie anche dai grandi storici come Egli stesso era.Mentre invece nel secolo nostro e di Benedetto Croce,la guerra chiamasi civilt!Quando si dice i tempi!... *** Lucrezio,il quale visse in un'epoca satura di orrori guerreschi,cantava i suoi carmi alla Venere,dea dell'Amore,supplicandola di placare le ire feroci di Marte. Gabriele D'Annunzio,improvvisatosi a novello Omero(?),pizzica la sua lira facendone scaturire l'osanna al bestiale dio della guerra acciocch possa diventare ancor pi bestiale e crudele. Anche questa potrebbe essere una questione dei tempi,ma io credo che sia piuttosto una questione di vanit e di...quattrini! *** Orazio,rivolgendosi come si direbbe in lingua moderna ai civilizzatori dell'epoca sua,esclamava:Un cieco furore vi trascina?-Rispondetemi!Tacciono - Egli prosegue:Una bianco pallore tinge i loro volti; il delitto del fratricidio fin da quando cadde sulla terra il sangue di Remo esecrando ai nepoti.Ma Orazio morto da molto tempo ed il bianco pallore non tinge pi il volto dei nostri guerrieri!

PIANTO (Da <<Il Libertario>>,La Spezia,a.XV,n.686,15 febbraio 1917)

Pianto! ............censura................... ...Ed i pochi erano nostri.....Erano nostri e caddero... Quanti sono i nostri caduti? Quanti coloro che cadranno ancora? Ecco i due interrogativi terribili che ci chiudono in un singhiozzo la gola e che ci gonfiano il cuore di pianto! Oh,non vero,no!che il pianto sia sempre cristiano. Vi sono dei momenti nella vita -dei momenti angosciosi e strazianti- nei quali il pianto solo dei forti,degli audaci,di coloro che nuotano disperatamente contro il torrente... Oh,essi caddero i pochi!Caddero nel fango insaguinato delle trincee,con il cuore orribilmente squarciato dalla polvere e dal ferro omicida...Eppure entro quei cuori generosi e buoni vi stava chiuso tutto un superbo e grandioso sogno d'amore... Ma questo un sentimentalismo da folli e da visionari,non vero o ex compagni di ieri? Oh,se vi considerassi ancora degni del nostro disprezzo! Se potessimo ancora onorarvi della nostra sferza! Ma la mota con la quale avete sostituito il vostro cervello e il vostro cuore,l'avete raccolta in paludi troppo pestifere per potervi ancora degnare di tutto ci! ...........censura....................... ...Ma questa ancora e sempre moralina da pretonzoli e da filosofastri,non vero o egregi rinnegati? Ah,tre volte vili! Per non illudetevi almeno di essere discepoli del Nietzche o dello Stirner,o Rabagas da strapazzo,o vari anarcoidi alla Tancredi o alla Nerucci;risparmiate questo supremo insulto a queste due austere ombre di pensatori che seppero portare un soffio possente d'innovazione nel campo sconfinato della filosofia;mentre voi non siete mai stati che i loro scimmiottatori e ci che avete detto o scritto non stato che una ripugnante caricatura e che una turpe parodia. Ma noi,ripetiamo,non possiamo pi avere parole per voi! In questa notte tenebrosa,satura di collettiva pazzia,noi pensiamo ai nostri pochi caduti,e per essi versiamo a torrenti tutto il nostro amarissimo pianto! DE PROFUNDIS! S,noi versiamo a torrenti tutto il nostro amarissimo pianto! Ma le nostre lacrime cadono- come rugiada benefica sopra le messi biondeggianti- entro i tersi calici dell'Avvenire,attraverso i quali gi brilla la fulgia luce di un nuovo giorno! Noi siamo coloro che nati nel presente viviamo nell'avvenire:voi siete la rimanenza di un medioevale passato che le ondate tumultuosa della storia hanno fatto sobbalzare fino ai giorni nostri per farci assistere al funerale grandioso che accompagna alla tomba tutta la vostra semibarbara civilt borghese cristiana e democratica. Oh,quanto fatale la Storia...Ella ha voluto con un tragico ma magnifico giuco porvi in mano la vanga con la quale dovete voi stessi spalancarvi la fossa... Ella grida a gran voce il DE PROFUNDIS di tutti i vostri tradizionali ideali e la vostra decrepita societ sta dibattendosi nei crudeli spasimi della pi atroce agonia,ed intorno al suo letto di turpitudini e di degenerazioni a migliaia e a milioni si ergono i teschi sghignazzanti! Ma quei teschi,mentre sghignazzano,parlano uno strano linguaggio che voi non volete e non potete comprendere,ma che noi vi spiegheremo domani...Domani...Ma oggi?Oggi non ci resta che il pianto...il pianto per i nostri pochi caduti! GERMINAL! Il sole ritorner sulla terra!Egli il protettore e l'amico degli sviscerati amanti della Luce! L'alba uccider i tenebrosi figli della Notte! Non per essi che sorgono le vergini Aurore! Oh,l'alba!L'Aurora!Il Sole!Il Meriggio! GERMINAL!Ecco il fatidico grido nel quale la voce del Genio e quella dell'Eroe si fondono e si confondono per unitamente dissolversi in un canto fremente che,ripetendosi di eco in eco,attraverso la notte dei Secoli,corre in uno sterminato galoppo verso l'Infinito,verso l'Universale,verso l'Eternit. GERMINAL!Ecco l'altare su cui si sono sacrificati i veri Eroi! Ecco il grandioso e incotaminato giardino dove dal sublime Lucrezio - come il Leopardi lo definiva- a tutti i vari geni dell'Ellenismo antico,hanno gettato i primi germi dei fiori dell'Avvenire e dove il grande ribelle tedesco gett i germi che fecondarono gli Unici,i Liberi,gli Iconoclasti. Ed ecco il Nietzche,il barbaro che impazzisce per insegnare agli uomini di superare se stessi,per spingerli verso le altissime vette,in faccia ai venti gagliardi dove solo possono sopravvivere i PURI,coloro che sanno comprendere le feste superbe,celebrate in mezzo alla grandiosa e naturale bellezza! E Tolstoi?Ecco colui che sparse,a piene mani,l'Amore! Ecco colui che volle insegnare agli uomini a liberarsi da un mondo pieno di abbiette cattiverie e di abbrobriose vilt! E Proudhon?E Schoupenhauer?Rousseau,Rclus,Gori,Ferrer?E molti altri? Oh,quanti,quanti gridarono:GERMINAL! E i Poeti?E gli Artisti?Ecco Oscar Wilde! Ecco colui che visse avvolto in un sogno grandioso di bellezza e che attraverso la polifonica sinfonia dell'Arte sua traspare tutto un mondo nuovo,purtroppo ancora sconosciuto ed ignorato da quasi tutti coloro che vivono l'opera nostra? E Ibsen?E L'autore dei Fiori del Male? E Shelley?E Zola? Oh,quanti!Quanti per vie opposte e diverse hanno corso e corrono verso la sintesi suprema,verso il grande Meriggio,mentre,accompagnati dalle note strazianti di Riccardo Wagner,essi gridano:GERMINAL! E Germinal! La condanna di tutto un turpe passato che si sgretola miseramente e che la Storia travolge nell'ombra spaventosa del tempo! E Noi Germinal!Lo abbiamo inciso nel cuore!

SFERZATA (Rubrica su Iconoclasta!,a.II,n.1-2,20 febbraio 1921,pp.5-6)

Signor settario da Lodi. Ho letto sul n.13 dell'Iconoclasta!- il contenuto volgare e stercorario che voi-sotto il titolo:Individualismo o futurismo?-avete voluto compiacervi di vomitare contro di me. Ecco:che voi foste un socialistoide epilettico lo sapevo fino da quando avevo ancora la francescana pazienza di leggere i vostri aborti scientifico(?)-filosofici(???)tutti verminati di moralina putrida. Che voi foste un bavoso gesuita settario e impotente me ne accorsi fino a quando io-con quella serena e sicra superiorit che mi caratterizza-risposi con uno scritto amichevole ed ultra sereno(scritto col quale accarezzai per fino la vostra vanit per indurvi ad accettare una discussione)a quell'attacco bilioso e stupido da voi a me diretto.Risposta innanzi alla quale fuggiste vigliaccamente non trovando neppure pi-causa la vostra orgogliosetta impotenza-la forza di confessare la vostra incapacit polemica a sostenere quello che erroneamente pensate!Che voi vi crediate(more solito)un piccolo padreterno dell'anarchia senza averne compreso neppure l'abici un fatto che ormai devono sapere anche i bambini:che voi siete un caco isterico geloso della mia penna se ne sono accorti-e sono arrossiti di vergogna per voi-anche parecchi simpatizzanti lettori. Che l'anima vostra sia un lurido impasto di morale e manzoniana bigotta e clericale satura d'intolleranza cristiana antianarchica ed antilibertaria una cosa di cui,se non erro,dovete esservi accorto pure voi:che voi siate un cieco e fanatico adoratore della filosofia(???)ministeriale reazionaria ed antianarchica di quell'equivocante quadrumane del pensiero e dell'arte che corrisponde al nome di Benedetto Croce una logica conseguenza della vostra inferiore mentalit di pachiderma del pensiero volitivo e di mummia cristallizzata dell'intellettualit. Che voi cerchiate di rafforzare la vostra testi(???)coll'appoggio di quel tal signor Max Nordau che tutti i perfetti idioti celebrano come un Grande perch stato uno dei pi grandi calunniatori del genio e dell'arte un'altra logica conseguenza della vostra rachitica incapacit a comprendere le alture e le profondit delle anime pi raffinate e pi rare.Che voi abbiate trovato posto nell'anarchismo anche questa-causa la quasi incapacit degli anarchici a saper bene distinguere-una cosa naturale.Ma che non naturale,n anarchico n umano quel vostro idiota cinismo che osate verso di me.Voi,dimenticandovi che avete da saldarmi quel vecchio conto d'oro e di sole,me ne aprite un'altro di sterco e di fango.Certo cinismo incosciente per me inconcepibile.Voi chiamate i miei scritti -che colla vostra inferiore mentalit di occhialuto pedante moralista non potrete comprendere mai-deliri letterari(?)(come dimostra tutta l'impotenza della vostra rabbia infelice quello stupiduccio punto interrogativo messo l tra parentesi!)prose vuote e pazzeecc.ecc. E dopo avermi paragonato(oh come la vostra profondit vi rende divinatore...)ai decadenti alcoolizzati ed inebetiti sconvolti dell'oppio e smidollati dalle sirene(sarete mica voi per caso Camillo,anche un CASTRATO fisicamente oltre ad esserlo spiritualmente?)vi compiacete pure classificarmi grafomaneemegalomane. Io invece-per pareggiare bene i miei conti con voi-vi classificher STERCOMANE.Classifica,questa,che do senza tema di dovermi smentire. *** Ho quasi la ferma convinzione di avermi servito come meritate e di avervi accontentato oltre ogni dire. Cercavate un bel maschio forte e virile sano di corpo e di mente che sapesse maneggiare la sferza per frustare un po' la vostra senile mentalit floscia ed avvizzita e lo avete trovato. Siatene tanto riconoscente al vostro Max Nordau ed al ministro Benedetto Croce vostro ispiratore e maestro di morale. Quanto a me sono un ANARCHICO,vale a dire:un AMORALISTA. E la vostra morale mi fa schifo. Ed ora,prima di far punto,mi faccio il dovere di rendervi noto che non ho pi ne tempo n pazienza da perdere con voi. Questa volta ho voluto essere indulgente e farvi quella rclame da voi tanto agognata.Ma ora basta! Alle vostre sbrodolature di isterico settarista,risponderanno soltanto le note alte e solenni del mio sprezzante silenzio.Peggio per voi se non accorgendovi della vostra vanitosa presunzione continuerete a credervi un professore di scienza e d'anarchismo. Perch,badate:voi volete epurare l'anarchismo dai pazzoidi.Ma gli scemi oltre ad essere dei poveri disgraziati muovono quasi sempre a compassione. E voi-ben lo sapete-siete proprio fra questi! ***

UNA FEMMINA (da il Proletario,Pontremoli,a.I,n.1.,5 giugno 1922,pp.1-2)

Io t'amo sopratutto quando la tua gioia fugge dalla tua fronte oppressa; quando il tuo cuore si annega ne l'errore; quando sul tuo presente si stende la nube orribile del tuo passato. CARLO BAUDELAIRE

Io sono un poeta strano e maledetto. Tutto ci che anormale e perverso esercita su me un morboso fascino. Il mio spirito-farfalla velenosa dalle sembianze divine- attratto dai peccaminosi profumi che emanano i fiori del male. Oggi canto la bellezza perversa di una Femmina,di una Femmina nostra che non ho mai posseduta e che non posseder mai... Ella cammina ora senza un nome,dimenticata ed ignorata attraverso le ariose vie della vita con chiuso nel cuore un cos cupo e profondo dolore che l'innalza al di sopra della Donna e la rende divina. Questo gran fiore del male-contaminato e contaminatore-racchiude ancora in s una purezza umana da sublimare tutta una vita e divinarla. Femmina! S,forse!... Intorno al suo nome circola una strana leggenda.Dice che il di lei corpo bello e peccaminoso spasim tra le braccia dei vagabondi e dei ladri,dei nottambuli e dei poeti,dei ribelli e degli eroi... Tutti i mostri della notte conoscono i voluttuosi segreti delle sue carni bianche... Tutti gli assetati d'amore hanno bevuto i suoi baci... Ma ovunque Ella passata ha lasciato cuori feriti e anime sanguinanti;carni piangenti e spiriti in rivolta... Perch Ella-la Folle-fu-come il poeme Zarathustra-un Arpe dionisiaca di volutt per tutti e per nessuno... Mentre il di lei corpo peccaminoso e fremente giaceva avvolto in voluttuosi spasimi sul letto dell'amore travolto negli abissi della gran dedizione,il di lei spirito inquieto,vagabondo e ribelle,vagava attraverso le sterminate regioni dell'infinito per dar corpo e forma ad un'impalpabile sogno etereo.La sua anima ammalata di solitudine e di lontananza non si lasci mai travolgere dalla febbre spasmodica della insaziabile carne. Ella non am che se stessa... * Qualcuno tra coloro che strinsero tra le loro braccia il corpo odoroso e perverso di questa Femmina bianca gett nel suo grembo-purtroppo fecondo-i germi fatali di un'altra infelicissima vita.La Femmina sotto l'imperioso comandamento della natura divenne Madre.E la societ che fu ingiusta,vendicativa e crudele,verso la Femmina,lo fu anche contro la Madre e contro lo stesso bambino.Egli-solo e impotente-fu lanciato tra la travolgente tempesta della vita in preda alla pi triste solitudine materiale e di miseria e di disperazine. La madre,sola,derisa,perseguitata,maledetta,schernita. Lui,triste e melanconico.Figlio d'una vittima,fu vittima prematura a sua volta. * Fisso lo sguardo nell'alba misteriosa di quest'anima di Femmina strana per raccoglierne i rottami dispersi e ricostruirne il segreto. So che sotto la dionisiaca giocondit di queste creature perverse e scapigliate,scorre quasi sempre un filo sottile di mistica malinconia... Attraverso la mia poetica fantasia ricostruttrice la vedo vergine adolescente quando la prima volta il sole caldo e perverso della volutt e del piacere s'immerse come una lama d'oro nelle sue carni pulsanti di desiderio,facendole risuonare nell'anima il grido irresistibile della giovinezza esuberante: amore,amore,amore! Forse era un'aurora tiepida e bionda;forse era un crepuscolo rosso. Ella si concesse al primo amplesso d'amore,e da quel giorno il suo corpo bianco fu un'Arpe di volutt,un poema di piacere in preda alle fiamme pagane;un inno d'ebrezza cantato al di l del bene e del male,ove li spiriti liberi celebrano il rito iconoclastico alla gioia del vivere umano. Ma sotto la dionisiaca giocondit di questa creatura perversa e scapigliata scorreva un filo sottile di

mistica melanconia. Un giorno-forse uno di quei tristi giorni che gli astri a mezzo fi quelle forze occulte e magnetiche che preannunciano all'essere l'oscura fatalit del proprio destino-in una via formicolante di popolo d'una grande citt rumorosa tre o quattro colpi di pistola eccheggiarono sinistramente. Un Pallido adolescente giunto sul culmine orrendo della pi tragica disperazione prima di cadere esausto vinto sul fango della via volle fare udire il rombo cupo della sua protesta all'insensibile umanit che tutto ignora. Cosa tragica e triste. Insieme ad un membro della colpevole umanit cadde un compagno di rivendicazione. Chi era il pallido adolescente che tramut la sua esile mano di giglio bianco in artiglio vendicatore? Il figlio della Femmina ribelle:della spregiudicata! * Alla tragica annunciazione,la Femmina perversa si ripieg su se stessa come un melanconico salce piangente sotto l'imperversar dell'uragano e si purific nel gran dolore della madre ferita a morte nel pi intimo,caro e segreto di tutti i suoi affetti! Quel voluttuoso fiore del male si lav l'anima,forse impura,ma bella,nella divina e benedetta rugiada del pianto,e divenne fiore di lilia e bellezza pura e incontaminata. Quell'anima sua insensibile che forse nessuno possedette mai per intiero,era riservata a raccogliere il grande dolore che lo stesso figlio delle sue viscere doveva arrecargli per vendicarla,mentre si vendicava. * La Femmina scapigliata e gioconda oggi la Madre solitaria che chiusa nel cerchio del proprio dolore,muta e tragica come un'impenetrabile sfinge cammina senza un nome attraverso le velenose vie della vita,forse a perdonare;forse a maledire... La furibonda Anarchia del suo libero istinto si fusa nella raffinata sensibilit del suo nuovo sentimento di madre,e dalla condensazione di questi due elementi profondamente umani deve ora scintillare una spiritualit cos affascinante da irradiare le pi sconosciute costellazioni del dolore umano. Io spalanco la bocca verso l'ignoto e chiamo a gran voce questa Femmina-madre per salutarla col nome di Sorella! La donna? Che me ne importa! Questa Femmina vive oggi al di sopra di lei:in una vetta pi alta! Io amo le creature scapigliate e gioconde sotto la di cui dionisiaca paganit scorre sempre un filo sottile di mistica malinconia.E le amo maggiormente quando sul loro presente si stende la nube orribile di tutto il loro passato...

AL DI SOPRA DELLE DUE ANARCHIE (da Vertice,La Spezia,n.u.,21 aprile 1921)

Il pensiero sociale saturo di dinamica rivoluzionaria che irradia il concetto politico-sociale dei comunisti libertari irrompe attraverso l'universale profondit del dolore umano per intrecciarsi in un quasi monistico amplesso con l'altro pi alto e vasto concetto psichico-spirituale dell'individualismo anarchico anelante alla definitiva e radicale anarchia. Ma essendo l'Anarchia un assoluto finale in piena armonia con l'infinito ideale ed il comunismo un relativo trapasso giuridico sociale sboccante nell'impirismo economico-perci preludio e promessa ma non musicale armonia di piena e finale epopea-avviene che i rigogliosi figli delle due correnti teoretiche del divenire sociale continuano ad accapigliarsi ancora a vicenda contendendosi-or tempestosi ed or sereni-il patrimonio filosofico-spirituale della pura Anarchia. l'antico dualismo che,rivestito di logica apparente,si aggira ancora nel cerchio vizioso ove la giostra del dogma e dell'utopia rotea sull'asse infausta del sogno che la verit deforma e trasfigura la vita. Ed da questo cerchio vizioso,ove nessuna delle due parti ha ancora osato arditamente di uscire,ch'io voglio definitivamente svincolarmi per poscia immergermi nel bagno di un nuovo sole. L'anarchico che aspira al comunismo e l'individualista che aspra all'Anarchia non si accorgono di essere ancora stretti,violentemente,fra i ceppi della sociologia castratrice e fra le faci dell'umanesimo che un viscido impasto di non-volont individuale e di morale pseudo-cristiana. Chi accetta una causa sociale,collettiva ed umana,non nella pura Anarchia del libero istinto vergine e originale dell'antropocentrico inassimilabile e negatore. Io-Anarchico e individualista-non voglio e non posso sposare la causa del comunismo ateo,perch non credo nella suprema elevazione delle folle e perci nego la realizzazione dell'Anarchia intesa come forma sociale di umana convivenza. L'Anarchia negli spirit liberi,nell'istinto dei grandi ribelli e nelle anime grandi e superiori. L'Anarchia l'intimo mistero animatore delle incomprese unicit,forti perch sole,nobili perch hanno il coraggio della solitudine e dell'amore,aristocratiche perch sprezzanti della volgarit,eroiche perch contro tutti... Nettare per l'Io psichico l'Anarchia e non alcool sociologicoo per collettivit. Anarchico colui che si nega a tutte le cause per la gioia della propria vita irradiata dall'interiore intensit dello spirito. *** Nessun avvenire e nessuna umanit,nessun comunismo e nessuna anarchia valgono il sacrificio della mia vita.Dal giorno che mi sono scoperto ho considerato me stesso come META suprema. Ora avvolto nella parabola ascendente del mio spirito libero e liberatore,sciolgo le briglie della pura nudit dell'istinto per librarmi al di sopra dell'arco-ispirazione sociologica ideale-che aggiunge e congiunge l'utopismo dogmatico delle due pallide anarchie sognatrici per glorificare-fra il contrasto dei venti e le feste del sole-l'egoarchia e possente signoria di me stesso. Oltre il tragio ponte del superuomo nietzschiano io scorgo un vertice ancora piu libero e fosforescente sul quale nessun dio-uomo mai celebr i suoi natali n la sua pasqua di resurezione. Al di sopra dei popoli e dell'umanit vive e palpita l'assurdo e sublime mistero dell'UNICO indefinito. Io-folle aquila umana-irrompo fra la tenebrosa oscurit di questa fosca notte,ove urla la tempesta delle idee e rumoreggiano i venti del pensiero,per poscia librarmi oltre le braccia antelucane dell'alba e,fra l'ardente fiamma del sole meridiano,divinarmi nel palpito voluttuoso e dionisiaco dell'istinto amoralistico e vitale ove la luce dello spirito e la passionalit del sentimento si inebbriano nelle vergini e selvagge sorgenti del sangue e della carne. *** La gioia -prima di tutto-un modo speciale di sentire la vita. Per l'uomo superiore e di sentire elevato esiste la sublime gioia del dolore e la profonda tristezza della felicit.Zarathustra che,attraverso la dolorosa e sublime solitudine delle vette,cerca,con avidit,la fine gioia della conoscenza,ed incontra la folle e divina pazzia;Giulio Bonnot che,attraverso ilCrimine ed il Delitto,sublima la volont dell'Unico che,al di l del Bene e del Male,ascende verso il cielo dell'Arte eroica del vivere e del morire.Bruno Filippi che si annienta nello sforzo titanico,che rivendica il diritto dell'Io contro le costrizioni sociali delle viscide collettivit borghesi e plebee,sono le gemme radiose componenti la ghirlanda libertaria del mio amoralismo vitale,nonch i protagonisti della mia tragedia spirituale.

Io nella vita cerco la gioia dello spirito e la lussuriosa volutt dell'istinto.E non m'importa sapere se queste abbiano le loro radici perverse entro le caverne del bene o entro i vorticosi abissi del male.Io ascendo,e se nell'ascendere incontrer il tragico fulmine del mio destino,la vita e la more si curveranno sulla mia bocca contorta per poscia seguirmi nel turbine supremo ove l'Arte glorifica i forti ed incompresi ribelli che la morale vitupera e condanna,che la scienza chiama pazzi e che la societ maledice. *** Io sono dunque il tripudiante istinto liberato.Porgendo l'orecchio a me stesso sento l'urlo scrosciante dello spirito mio liberatore che canta l'epica e trionfale canzone della vittoria finale. Tutte le ARCHIE sono cadute infrante.Ora mi amo e mi esalto,mi canto mi glorifico.I miei vecchi sogni hanno trovato riposo sulla pelle bianca e odorosa delle donne.L'ardente e pagana anima mia di spregiudicato poeta si specchia con volutt nei loro occhi perversi ove gli spiriti del Piacere e del Male danzano la danza pi folle.Solo il luccicar delle stelle,lo scorrere dei fiumi,il mormorio della foresta,dicono qualche cosa di ci che vive in me.Chi non comprende le strane sinfonie della natura non pu comprendere le strofe sonore delle mie maliarde canzoni. *** Il mionon un pensiero o una teoria,ma uno stato d'animo,un modo particolare di sentire.Quando sentir il bisogno di mettere decisamente in libert i miei Centauri ed i miei furenti stalloni,sar intorno a me un'orgia pazza d'amore e di sangue,perch io sono-lo sento-ci che gli abitanti delle paludi morali della societ chiamano delinquente comune. *** Pazzo?Come volete!Gli esseri normali non hanno mai goduto le mie simpatie.Fra gli uomini i pi che amo sono i delinquenti del Pensiero e dell'Azione(Artisti,Ladri,Vagabondi,Poeti). Fra le donne amo le pervertite.Le amo vestite di azzurro nei tramonti serali.Le amo vestite di rosso fra il biondo delle albe nascenti,le amo nude e profumate sul letto d'amore,le amo vestite di bianco sul piccolo letto di morte. Povere,piccole,grandi sorelle mie che ho sempre amato e possedute mai.Io vi amo!vi amo!vi amo! Ditemi o sorelle mie viventi,o sorelle mie trapassate:chi?chi di voi fu la pi celebre,la pi grande,la pi pervertita? Ah,ricordo,ricordo!... Clara fosti tu!...Ma ora dove sei? Ti conobbi una volta attraverso il Giardino dei Supplizi di Ottavio Mir[a]beau.Ti conobbi e ti amai!Tu sei la pi strana e raffinata creatura,pi romanticamente e profondamente umana e crudele che abbia saputo sentire finemente la vita e squisitamente l'amore fra il gemito straziante dei suppliziati ed il profumo dei fiori.Quando ti penso a correre,folle e leggere,sotto il preludio biondo del crepuscolo d'oro per trovare una verde zolla arrossata di sangue e fartene un letto nuziale per concederti al pi profondo amplesso d'amore,io mi sento esaltato dall'ammirazione per te. Ah,romantica e raffinata creatura,come tu sai penetrare il miracolo divino dei fiori e come il profumo sensuale del Tallitro cinesi ti insegna a sublimare... Solo una grande lussuriosa e una grande pervertita tua pari poteva udire-anche fra l'urlo straziante e terribile dei suppliziati-la voce forte e possente dell'instintiva natura che grida:Amatevi!...Amatevi!...Fate anche voi come i fiori...Non c' che l'Amore di vero!.Ed io lo comprendo e lo sento,o Clara,il tuo amore peccaminismo e amorale,maledetto ed abbominato dalla castrata purezza della morale dei casti e degli uomini.Lo sento che folle e impetuoso s'innalza dalle pi sotterranee profondit dell'istinto,per rimbalzare-con musicale armonia d'ansie e di misterispregiudicato e superbo innanzi al barbaro e crudele spettacolo dei sacrifici umani e per celebrare il palpito supremo e gagliardo della GIOIA pi dolorosamente profonda,risuonante nel cuore sanguinante della vita pi tragica e piena. *** O perversa eroina di Ottavio Mir[a]beau,io ti sublimo e ti canto perch sono il barbaro canto del Male. Al di sopra delle due Anarchie della Ragione e del Bene,io innalzo-glorioso e trionfante-il vessillo dell'Anarchia dell'Istinto e del Male.

LA MISTERIOSA (Con pseud. Di Mario Ferrento,da Vertice,La Spezia,21 aprile 1921)

Ci incontrammo sulla riva di un fiume in un caldo meriggio di agosto.Mi guard,la guardai... Dalla sua carne bianca e odorosa si sprigionava il sensuale profumo di tutti i fiori festanti e dai suoi occhi emanava tutta la divina luce del sole. Nelle sue vene azzurre ,caldo e fecondo,tutto il sangue umano ed il palpito possente del suo grande cuore era l'enorme palpito di tutto l'Universo. Nell'anima sua vi erano abissi paurosi contenenti tutta la tenebra popolata di spiriti spettrali della negazione,e tutti i culmini abitati dai radiosi spiriti di tutte le luci dell'affermazione. Ella simboleggiava l'infinito ed il finito,l'enigma e la verit,il rivelato e l'ignoto,la sfinge e il mistero... Io non vidi mai figura pi perfetta di zingara vagabonda e senza alcuna mta. Mi disse:Si,si,lo comprendo quel folgorante punto interrogativo che brilla cosi stranamente nelle tue pupille come un diamante dalle virt malefiche incastonato in un anello d'oro.Si,si,lo comprendo!... Tu mi vuoi dire:Noi ci siamo gi veduti una volta...? infatti...Ma ella non mi lasci finire.Mi tronc-con un grido-la parola a met e taci,taci mi disse. Non mi parlare di ci che sai,non mi parlare di ci che sai,non mi parlare di ci che fu...E continu:Del resto avvenne a te quello che avvenne anche alla quasi totalit degli uomini. Tu non mi avesti che in sogno e molto deformata! Storia volgare dunque quella del nostro amore.Ma ora non pi sogni...non pi volgarit!. Guardami!non sono la solita chimera,la solita creatura dei sogni.No!Sono proprio io che ti parlo ora.Guardami negli occhi!...Vedi di quale alito perverso sprigiona dalle mie vergini labbra?Odi quale musica strana compongono i ritmici battiti del mio enorme cuore?Ed il folle tremendo mistero di questa paurosa anima mia lo comprendi? .................... Ero disorientato.Credevo che qualche eccesso di delirio o qualche ondata di gioia mi avessero dato l'allucinazione.Distolsi i miei occhi dagli occhi di lei e guardai le acque del fiume che scorrevano maestosamente nella concavit del loro letto silente come liquido di purissimo argento. Fra i verdi cespugli d'erba popolanti la riva,delle piccole striscie di ombra giocavano a rincorrersi-fra le danze leggere del vento-con delle sottili scaglie di sole. La domestica campagna e la selvaggia foresta intrecciavano-poco lontano-i cori maestosi e festanti delle loro superbe canzoni. Ella-la Misteriosa-continu a parlarmi cos:Io ti ho veduto pallido e triste,ma con la pupilla divinata ed irradiata dalla speranza,scendere nei pi profondi labirinti dell'umano dolore per raccogliere qualche gemma preziosa,dispersa fra le scorie di antiche miniere scavate nella groppa del tempo da antichi minatori. Ma ogni pietra raccolta ti sanguin le mani ed ogni vulnerata carverna ti mostr la mostruosa faccia del Dubbio fra le fauci del quale la tua anima fu stretta come da un morso atroce. Pensavi:-E se la pietra raccolta fosse falsa? E se le fatiche mie fossero vane?-Ma quando poi scoprivi il radioso brillare di un'altra gemma,nascosta fra le inutili scorie,subito il ti riassaliva la gioia del lavoro con le sue mille svariate frenesie,e frebbrilmente scavavi,innocurante del sudore che ti bagnava la fronte e del sangue che ti sgorgava dal cuore.E quando sull'altare della pagana anima avevi deposto tutte le preziose pietre dell'antico sapere,spalancavi le ali del nuovo pensiero per volare sul culmine dell'ideale per dissetarti alle pure sorgenti della fede. Ma quando sedevi sull'assolato culmine,soddisfatto delle tue grandi conquiste,ecco che le furie del dubbio chiamavano a raccolta i neri demoni della malinconia per dare la scalata alla montagna ed assalirti nel tuo sacro eremo. Allora ti accorgevi di non aver trovato la via luminosa della vera pace e le tue pipille,fosche e smarrite,si fissavano intensamente nel vuoto. Ah,si!Tu cercavi la VIA povero pazzo.Ma la via non c'era... Ci sono molte vie ma non l'unica via!E l'unica via eri tu. Tu con tutti i tuoi grandi difetti e le tue grandi virt. Ma tu non ti vedesti...Fosti uno scopritore di mondi ignorati ma tu non ti scopristi.Tu che di tutti i mondi eri il centro animatore. Tu non fosti mai il grande solitario monologico,dimentico del mondo,e di te stesso Dio e contemplatore. Io ho veduto i materialisti strisciare con il ventre a terra come dei neri rettili,e gli spiritualisti(idealisti)volare,trasportati e vuoti come delle miserabili perfezioni disseccate.E dietro di loro ho vedute le lunghe coorti dei mistici e le infinite teorie degli asceti,vagare-poveri pazzi-alla ricerca di leggi esteriori da servire in una chiavica umida e muffosa di teoria e ombrata di fede,entro la quale incanalare la loro inutile vita di ossessi! L'uomo-anche colui che porta nel pugno il labaro della Libert-cerca sempre la schiavit nella vita. Nessuno vuole persuadersi d'una verit che nega ognisistema,ogniregola,ogniforma. Anche i libertari cercano il sistema,la regola,la forma...

Cercano la teoria svirilizzante e la fede omicida.Prova dire a costore:n regole n forme e ne sistemi,ma Brividi e Fremiti,Sensivit e Intuizioni,Lirismo e Immaginazione,Forza e Fantasia ed essi ti diranno:Ben altro ci vuole per la Societ,ben altro ci vuole per l'Umanit! La Societ e l'Umanit sono l'incubo degli ossessi!E questo incubo tormentatore della Societ e del Ci vuole...crea le oscure falangi dei pessimisti che tutto vedono nero e quelle degli ottimisti che tutto vedono rosso. Il mondo -per se stesso-la stassa cosa di tutti.Ma gli scettici non credono e i religiosi adorano.Ma gli uni e gli altri si ostinano rabbiosamente a condannare colui che sa essere religioso e ateo,santo e peccatore,scettico e credente,ribelle e dominatore proprio al medesimo tempo.E questo semplicemente perch nessuno vuole comprendere che l'essere un tutto nel tutto e non una particella infinitesimale dell'universo o una rotella microscopica della macchina umana.Ed anche tu-mio povero pazzo-cercavi una via,un orizonte,un l alla tua vita.Ma al vagabondo dello spirito tutte le vie sono aperte,come per l'iconoclasta ogni tempio vulnerabile ed all'Eroe possibile ogni mta. Non c' una VIA ma vi sono tutte le VIE. Non c' una Verit ma vi sono tutte le Verit. Non c' il diritto ma la Forza. Non c' la legge ma il libero arbitrio. Non esiste la Giustizia ma l'Ingiustizia. Non esiste ci che si chiama Amore ma bensi l'Egoismo. Ogni coerenza teoretica mutilazione vitale e la vera logica l'illogicit.Ogni uomo che segue una via con gli occhi fissi a una mta sempre in compagnia del rimorso come colui che giurando trova sempre il rimpianto. Solo colui che cammina su tutte le vie con l'occhio fisso nel disco del suo mondo interiore pu essere il signore della serenit e il Dio della pace felice. Qui la Misteriosa ebbe una pausa.Gir lo sguardo intorno.Guardo il bel sole,il fiume cristallino e la festante foresta.Cant un inno ateo alla solitudine che non ha testimoni.Poi mi disse allegramente:Si,io sono tua,tutta tua. questo il luogo in cui tu devi prendermi.E cos dicendomi si tramut sotto le forme di un'ombra ed avvicinandomi mi conmpenetr.Da quel giorno io sono il corpo di lei poich Ella altro non se non l'Anima mia.

CATTIVE PASSIONI Le ragioni e la necessit di affrontare con impegno la pubblicazione e la riedizione di testi-teorico pratici sotto il nome di Edizioni Cerbero2ha per principio riflessivo la maturazione individuale libera delle cattive passioni3 quelle passioni personali uniche ed egoiste che fanno da perno al libero arbitrio e al relativismo,ricacciate dalla societ come rovina dell'ideale di un umanit convivente. Partendo da questo amorale incipit,tendere e portare avanti proposte anarchiche-nichiliste per colpire il costituito altare del bene e del male gene delle galere e degli applausi nei teatri di stato,degli inferni e dei paradisi, dei premi e del privilegio, fino alle punizioni perpetuate dai cani delle leggi accresciuti sull'edificazione di Stati o di Societ ideali. Intenzione iniziale appunto riconquistare l' io4,riconquistare la libert illimitata delle nostre passioni. Analizzare con la scelta di opuscoli ,comunicati e rivendicazioni vecchi e recenti di attentati anarcoterroristi5 contro lo stato come nel caso delle Cellule di cospirazione di fuoco-Gruppo di guerrigliafrazione nichilista su i metodi di lotta e i mezzi fisici e morali che pi delle volte impone il cosiddetto sedicente movimento anarchico nelle sue pi lontane e contrastanti correnti che per una malsana ipocrisia cristiana-comunista democratica raccoglie sotto la bandiera rivoluzionaria la valutazione opportunista dell'unione fa la forza ,del tutto e il contrario di tutto, amici di oggi e nemici di un domani;vediamone un esempio:
Ma se,o per le conseguenze dell'educazione ricevuta dalla presente societ o per malore fisico,o per qualsiasi altra causa,uno volesse fare del danno a noi ed agli altri,noi ci adopereremmo,se non per essere certi,a impedirglielo con tutti i mezzi a nostra portata.Certo,siccome noi sappiamo che l'uomo la conseguenza del proprio organismo e dell'ambiente cosmico e sociale in cui vive;siccome non confondiamo il diritto della difesa col pretesto,assurdo diritto di punire;e siccome nel delinquente, cio in colui che commette atti antisociali, non vedremmo gi lo schiavo ribelle,come avviene al giudice di ogg,ma il fratello ammalato e necessitato di cura,cos noi non metteremmo odio nella repressione,ci sofrzeremmo di non oltrepassare la necessit della difesa, e non penseremmo a vendicarci ma a curare,a redimere l'infelice con tutti i mezzi che la scienza ci insegnerebbe.In ogni modo ,comunque l'intendessero gli anarchici(ai quali potrebbe accadere come a tutti i teorici di perder di vista la realt,per correr dietro ad un sembiante di logica) certo che il popolo non intenderebbe lasciare attentare impunemente al suo benessere ad alla sua libert,e,se la necessit si presentasse provvederebbe a difendersi contro le tendenze antisociali di alcuni.. 6

Se non facciamo caso ad alcune definizioni questo scritto ricorda qualsiasi discorso proclamato da un qualsivoglia politico filo cattolico democratico,un socialista illuminato dalla fede ,un frate cappuccino ,un assistente sociale,un possibile carceriere misericordioso,uno psichiatra...invece Errico Malatesta,che per risolvere il problema delle tendenze antisociali ricorrerebbe a mezzi coercitivi quali in evidenza il manicomio criminale in contrasto poi con il punto 2 del suo programma;. 7
2 Non a caso,Cerbero sorveglia le porte del nostro inferno personale dove nessuno pu entrare e dove nulla esce 3Non sono i grandi sentimenti a decidere della moralit o della santit delle persone; essi sono la riserva inesauribile delle immagini e degli affetti nei quali si esprime la vita morale. Le passioni sono moralmente buone quando contribuiscono ad un'azione buona; sono cattive nel caso contrario. La volont retta ordina al bene e alla beatitudine i moti sensibili che essa assume; la volont cattiva cede alle passioni disordinate e le inasprisce. Le emozioni e i sentimenti possono essere assunti nelle virt, o pervertiti nei vizi. cfr. Catechismo della chiesa cattolica 4Anarchico solo colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha ritrovato s stesso e si posto, sdegnoso e superbo sui margini della societ negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo. Renzo Novatore ora in Sono la mia causa ,edizioni Cerbero 5Lasciamo liberare i nostri istinti distruttivi.Pu iniziare un nuovo ciclo di guerriglia, ancor pi forte, ancor pi distruttivo.Ogni casa pu divenire un nascondiglio e da tutti i posti nascosti verr il fuoco che li brucer tutti vivi. Che sappiamo che la nuova guerriglia non una bolla di sapone, n un impulso adolescenziale o un'esplosione d'ansiet artistica.La realizzazione e la rivitalizzazione dei nostri desideri aggressivi, le nostre negazioni, la nostra esistenza sono nell'attacco allo status quo. Sarai sempre dritto di fronte a noi ... e vedremo chi avr con la schiena contro il muro. Cospirazione delle Cellule di Fuoco - Frazione Nichilista 6da l'Anarchia di Errico Malatesta.mi costringo in questa nota inopportuna a specificare la provenienza di questo testo che per altro ho gi inserito nelle note(del volantino introduttivo,incompleto).Risolvo forse ad alcuni il problema di rispolverare gli scritti ,che seppur compagni amanti di Malatesta non riescono ad individuare il passo citato. 7Errico Malatesta ,L'anarchia: Abolizione del governo e di ogni potere che faccia la legge e la imponga agli altri:Quindi abolizione di monarchie,repubbliche,parlamenti,eserciti,polizie,magistrature,ed ogni qualsiasi istituzione dotata di mezzi coercitivi. Spesso e volentieri gli anarchici combattono un mondo ,quello di oggi, che gli calza a pennello...come un vestito fatto su misura,covando fra i pi astuti che sanno nasconderlo-istinti conservatori,vedi la paura nel distruggere abitudini e tradizioni secolari morali e architettoniche,le radici:opere d'arte,monumenti,relazioni,rispetto,carit,socialit,umanit,religiosit,educazione,....Inorriditi dall'amoralit Mantengono tutto cos com' - anzi a volte le rinnovano con battesimi verbali,con vestitini da prima comunione per farlo sembrare pi bello,chiamando pratiche conservatrici con nomi rivoluzionari, un abile virtuosismo lessico grammaticale che muta esteticamente ma che non toglie il puzzo stantio delle cose vecchie-,quel Tutto,anche a discapito dell'individuo,L'io,che la ragione di ognuno,la propria causa qualunque essa sia,unica e non di tutti-per rispondere ai

La resistenza all'oppressione del potere politico non ricorrer legittimamente alle armi,salvo quando sussistano tutte insieme le seguenti condizioni: 1.in caso di violazioni certe,gravi e prolungate dei diritti fondamentali;2.dopo che siano tentate tutte le altre vie;3.senza che si provochino disordini peggiori;4.qualora vi sia fondata speranza di successo;5.se possibile intravedere ragionevolmente soluzioni migliori. Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario,il suo atto illecito.Se invece reagisce con moderazione,allora la difesa lecita[...].8

Per difendersi dalla pericolosit dell' unico ,come si pu ben vedere,tutte le dottrine sociali tendenti nella propria natura alla loro conservazione colpiscono adeguatamente qualsiasi perversione che non vuole inglobarsi e inglobare la propria cattiva passione nei contenitori collettivi ,detentori di verit inviolabili. In Dio con il Battesimo,e con la morale (del Socialimo) nell'Umanit. Sono la mia Causa Il Novatore,altra scelta editoriale delle Edizioni Cerbero,colpisce in pieno proprio questo punto,un punto importante a mio avviso sulle prospettive,presenti,che deve darsi un singolo rispetto alle analisi che lo vorrebbero collocato in una processione parrocchiale-rivoluzionaria ci mette in guardia dai predicatori sociali,ladri dell'io:
Solo colui che sa apprezzare con impetuosa violenza i rugginosi cancelli che chiudono la casa della gran menzogna ove si sono dati convegno i lubrici ladri dellIo (dio, stato,societ, umanit), per riprendere dalle mani viscide e rapaci inanellate del falso oro dellamore della piet e della civilt, dei biechi predatori, il suo pi grande tesoro, pu sentirsi padrone e signore di s, e chiamarsi anarchico.

continua:
Il primo uomo che disse: Non vi nessun dio, fu senza dubbio un atleta dellumano pensiero. Ma colui che si limit a dire che: Il dio del prete non c, bar collequivoco lasciando a sufficienza comprendere di essere, egli, un losco partigiano il quale gi premeditava di uccidere gli uomini forse con una nuova menzogna. Tenetevi ben guardinghi da coloro che si limitano alla sola negazione di dio.

l'io quindi il tutto,il Nulla che crea dal Nulla,Max Stirner9 ne ha dato la base nel suo l'unico e la sua propiete in Novatore si trova una degno riassunto:
La guerra contro l'uomo-individuo fu incominciata da Cristo in nome di Dio, fu sviluppata attraverso la democrazia in nome della societ, minaccia di completarsi nel socialismo, in nome dell'umanit. Se non sapremo distruggere in tempo questi tre assurdi quanto pericolosi fantasmi, l'individuo sar inesorabilmente perduto. conservatori sociali leggere M.Stirner 8La legittima difesa,oltre che un diritto,pu essere anche un grave dovere,per chi responsabile della vita di altri.la difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere.A questo titolo,i legittimi detentori dell'autorit hjanno il diritto di usare anche armi per respingere gli aggressori della comunit civile affidata alla loro responsabilit. Corrisponde ad un'esigenza di tutela del bene comune lo sforzo dello stato inteso a contenere il diffondersi di comportamenti lesivi dei diritti dell'uomo e delle regole fondamentali della convivenza civile.La legittima autorit pubblica ha il diritto ed il dovere di infiliggere pene proporzionate alla gravit del delitto.La pena ha innanzi tutto lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa.Quando volontariamente accettata dal colpevole,essa assume valore di espiazione.La pena poi,oltre che a difendere l'ordine pubblico e a tutelare la sicurezza delle persone,mira ad uno scopo medicinale:nella misura del possibile,essa deve contribuire alla correzzione del colpevole. L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude,supposto il pieno accertamento dell'identit e della responsabilit del colpevole,il ricorso alla pena di morte,quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani.Se,invece,i mezzi incruenti sono sufficenti per difendere dall'aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone,l'autorit si limiter a questi mezzi,poich essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono pi conformi alla dignit della persona umana.Oggi infatti a seguito delle possibilit di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l'ha commesso,senza togliergli definitivamente la possibilit di redimersi,i casi di assoluta necessit di soppressione del reo sono ormai molto rari,se non addirittura praticamente inesistenti. Cfr.Catechismo della chiesa cattolica San Tommaso d'Aquino summa theologiae9Dio e l'umanit hanno fondato la loro causa su nulla,su null'altro che se stessi.Allo stesso modo io fondo allora la mia causa su me stesso,io che,al pari di Dio,sono il nulla di ogni altro,che sono il mio tutto,io che sono l'unico.Se Dio,se l'umanit hanno,come voi assicurate,sufficiente sostanza in s per essere a se stessi il tutto in tutto,allora io sento che a me mancher ancora meno e che non avr da lamentarmi della mia vuotezza.Io non sono nulla nel senso della vuotezza,bens il nulla creatore,il nulla dal quale io stesso,in quanto creatore,creo tutto. Max Stirner, Lunico e la sua propriet

Bisogna che la rivolta dell' "io" si espanda, si allarghi, si generalizzi! Noi i precorritori del tempo abbiamo gi acceso i fari! Abbiamo acceso le torce del pensiero. Abbiamo brandito la scure dell'azione. E abbiamo infranto. Abbiamo scardinato! Ma i nostri "delitti" individuali devono essere l'annuncio fatale della grande tempesta sociale. Quella grande e tremenda tempesta che frantumer tutti gli edifici delle menzogne convenzionali, che scardiner i muri di tutte le ipocrisie, che ridurr il vecchio mondo in un mucchio di macerie e di rovine fumanti! Perch da queste macerie di dio, della societ, della famiglia e dell'umanit, che potr nascere rigogliosa e festante la nuova anima umana. Quella nuova anima umana che sulle rovine di tutto un passato canter la nascita dell'uomo liberato: dell "io" libero e grande.

potrei sommergere queste pagine di citazioni e avvertimenti del Novatore a riguardo, meriterebbe di pi soffermarsi su alcuni punti cardine del suo pensiero,ma lo spazio a disposizione non me lo consente come vorrei.
Il mio non un pensiero o una teoria,ma uno stato d'animo,un modo particolare di sentire.Quando sentir il bisogno di mettere decisamente in libert i miei Centauri ed i miei furenti stalloni,sar intorno a me un'orgia pazza d'amore e di sangue,perch io sono-lo sento-ci che gli abitanti delle paludi morali della societ chiamano delinquente comune.

Ah!Novatore tocca qui un nervo scoperto.In pochi possono - senza avere un brivido di terrore e raccapriccio ipocrita-leggere e sostenere il messaggio di unicit che viene esposto in maniera cos concreta quanto poetica.In pochissimi riescono a condividere il fatto che un delinquente comune possa essere considerato un'anarchico. Il prigioniero politico ha dalla sua la solidariet dei compagni(e qui bisognerebbe aprire una parentesi su cosa si intende per solidariet,ma mi riservo per ora qualche momento di salute),gli stessi compagni che, seppur sbandierando l'annientamento del sistema carcerario,covano in loro,un piccolo muratore che gi comincia a tirar su mattone su mattone un edificio simile a quello appena demolito -nel migliore dei casi-,altri invece le mura gi le hanno tirate su da un pezzo-nel peggiore dei casi-,mura contenenti pensieri prima che persone:una psicopolizia preventiva. Alcuni compagni per non si fermano a limitare i propri pensieri e voleri,ma vogliono che questo limite sia applicato in maniera collettiva,democratica, e con ci, impartire su scala un piano regolatore per edificare senza errori di percorso le galere dell'azione.Non potete immaginare quante braccia hanno le carceri di codesti sedicenti compagni! Utilizzare il termine compagno confonde purtroppo la questione in se. La solidariet come dicevo un punto di forza del movimento anarchico? Penso che idealmente lo sia,ma rimane come tale,un'idea un'astrazione. Non questa la sede per approfondire tutto il senso della solidariet.Ora la solidariet -fortunatamente non in tutti i compagni,per alcuni- un mezzo che muove solo un consenso di forza-etica da chi lo riceve,questo atto,e non come forza-attiva;funziona da motivatore e non da formula risolutiva del problema.Un rosario o una pregheria hanno lo stesso effetto. Ora,il detenuto politico ha dalla sua la massa inerme che si canalizza nella sua etica e solo a condizione di queste premesse si muove a questo scopo,che poco serve a tirarti fuori dalla galera ma che ti fa diventare un martire della causa se hai i numeri giusti. In pratica ti osservano morire e, dopo morto,alcuni canteranno messa per pareggiare i conti con la coscienza. Il delinquente comune colui che uscito fuori. Il delinquente del pensiero e dell'azione ha saputo osare,andare oltre!. Bruno Filippi in proposito scrive cos:
Io so che vivo e che voglio vivere. E molto difficile mettere in azione questo voglio. Siamo circondati da unumanit che vuole quello che vogliono gli altri. La mia affermazione isolata delitto de pi gravi.

(Il me faut vivre ma vie) Affermare se stesso un crimine contro l'umanit. Il crimine pi grande di cui la societ si macchiata quello di aver tolto la possibilit e i mezzi all'individuo per comprendere e riconoscersi se stessi :
E inutile sono bacato. La societ mi ha vinto. E odio. Odio forsennatamente questa umanit bruta che mi ha ucciso, che ha fatto di me una scorza duomo.

(ibidem)

La societ colpisce le diversit con estrema violenza,e dal suo punto di vista la cosa pi ovvia che possa fare.Bakunin afferma nella sua filosofia che non pu esistere la libert senza socialismo e un socialismo senza la libert.La societ quindi per il rivoluzionario russo una sorta di agente plasmativo dell'individuo;l'individuo sottoposto continuamente ad influenze esterne a lui che assorbendole mutano il carattere esistenziale dell'essere.Devo dire che in parte vero.Molto degli individui che conosciamo o che conosceremo sono il risultato delle proprie esperienze o come viene detto prodotti dell'apparato geograficostatale dove sono cresciuti ecc. . Ma cos affermando,l'individuo perde di senso,perde quella cosa che si chiama unicit. Cio come dire,se nasci in una famiglia di ladri,da grande sarai un ladro. certo che se nati in un mondo dove il dominio legge,chi vivendo o subendo questo sistema si sentir leggittimato moralmente a seguirne i precetti. Ma questa categoria la categoria che far massa o popolo. anche questo uno dei tanti motivi per cui la societ un male,un male che per molti inevitabile,comodo e scomodo a seconda del grado di compromesso che si vuole accettare. Cioran diceva che se si contasse ogni pensiero omicida di ognuno verso un suo simile,il mondo sarebbe una landa deserta.Chi almeno una volta non ha desiderato la morte di qualcuno? Ritornando alla societ,Bakunin pensa che pi ci sar una societ fatta da liberi e pi il grado di individualit sar di pari passo libero. Novatore nei suoi appunti lapidario a questo proposito:
Non ho mai saputo spiegarmi il perch vi possa ancora essere una quasi moltitudine di uomini apparentemente molto distinti ed evoluti i quali credono e sperano di poter trovare il proprio trionfo e la propria elevazione,nel trionfo e nella elevazione del popolo.Costoro non si sono accorti mai come direbbe per altre questioni il Balzac che giace uno scheletro dov'essi si curvano per raccogliere un tesoro.

Chiunque,spero,abbia avuto un briciolo di contatto con la societ attuale (e con questo ci metto in mezzo anche gli anarchici)s benissimo che come riporre fiducia nel vuoto.La societ ama la propria illusione del perdurare nel tempo,non mette in conto la sua estinzione(che sarebbe la cosa pi auspicabile). Io sono un individuo a prescindere dalla societ in cui vivo.Bisogna negare,operare nella diseducazione delle cose,rifiutare completamente tutto quello che ci stato servito.Accettare teoricamente la proposta bakunista accettare almeno in parte di essere dipendente dalla sollevazione generale. L'umanit bruta che odia Filippi proprio la stessa umanit che dovrebbe aiutarmi a trovare me stesso?Un discorso del genere non si pu accettare.Io desidero vedere tutti liberi ma non per inglobarli in un sistema teorico preventivato prima del caosche promette ordine,ma perch voglio vedere la natura umana compiere il tragitto pi breve per arrivare al nulla:o una umanit sconosciuta a l'uomo oppure l'immediata barbarie.Il resto cristianesimo. Come spesso affermo parlando con compagni di vario genere,sono convinto che difficile non condizionare la libert futura o presente,per essere pi positivi.L'essere umano corrotto non come lo si intende cristianamente,non basta un sacro battesimo per riportarlo alla retta via.Un rivoluzionario dovrebbe desiderare, se il suo scopo quello di cercare la purezza e l'armonia ,di essere un genitore suicida.L'umanit che molti desiderano non affare di chi l'umanit la st vivendo ora.Un rivoluzionario altruista,dovrebbe figliare e spararsi per far si che il nascituro non abbia di che relazionarsi con il passato decadente genitoriale.Solo su questo piano la filosofia umanitaria Bakunista ha del sensato,la societ pu pervertire il tuo essere,un essere che prima della societ e non soltanto dopo la societ.Ti modifica non ti crea.
Ma ora io mi accorgo di aver divagato.E,quel che peggio,che,divagando,mi sono messo in brutta compagnia... Stirner e Nietzche,Enrico ibsen e Oscar Wilde. Vi pure una automobile grigia?! Pazzi,degenerati,delinquenti,tutti costoro. Oh,numi,salvatemi voi dai fulmini della gente per bene... E salvatemi pure anche da quelli che invece di occuparsi di distruggere,nella battaglia di tutti i giorni,un brano di questa societ che ci opprime e che ci schiaccia,perdono il loro tempo a voler insegnare,ad imporre sistemi di lotta e di pensiero a coloro che hanno voluto imparare a lottare e a pensare da s. E quando il loro tempo non consumato a compire tutto ci,viene impiegato a guardare in quale misura dovranno essere costruiti i manicomi che dovranno rinchiudere i nuovi ribelli della futura societ Io,per mio conto,mi trovo bene in compagnia di questi pazzi e,insieme a uno di loro,forse il migliore,grido: Spezzateli,spezzatee i giusti giacch essi furono sempre il principio della fine. Oh,come io vivo bene in compagnia di questi Pazzi! Come la trovo grande la loro pazzia di distruzione! Giuro che amo di pi,immensamente di pi,la pazzia distruttrice che la conservatrice saggezza.li i buoni Si,si,lasciatemi ai miei pazzi giacch vi prometto che se la prossima rivoluzione Europea ci negher la gioia di cadere avvolti in un delirio di DISTRUZIONE,in tempi migliori io ritorner a parlare di Essi,e se qualche cosa ci sar da rimproverare -forse la loro poca pazzia?!-lo faremo e senza alcun riserbo. Cerbero

Circulo Individualista Aves del Fuego Noi combattiamo per la liberazione dellindividuo. Per la conquista della vita. Per il trionfo delle nostre idee. Per la realizzazione dei nostri sogni. E se le nostre idee sono pericolose, perch noi siamo coloro che amano vivere pericolosamente. E se i nostri sogni sono pazzi, perch noi siamo pazzi. Ma la nostra follia la nostra grande saggezza10. Eccoli l, ancora una volta la vorace giovent, distruggendo tutto, erigendo barricate, scontrandosi con la polizia, niente pu fermarli c fuoco e passione nei loro cuori, amore e odio dentro di loro, coraggio e decisione. La bellezza del caos tornata per abbellire le strade, non solo fuoco che adorna lasfalto, anche lenergia dei giovani, labolizione dei sessi, ognuno nella lotta Dar frutti questa lotta? Voler studiare solo per essere qualcuno nella vita? Lindividuo che cerca la vera felicit, non si ferma a cos poco, sa che pu educare se stessa, e sebbene la strada sia pi lunga, questo non la rende meno interessante, perch tutto il resto interminabile Distruggere la scuola possibile oggi, come stato fatto nel colegio Guillermo Cruz de Estacin Central, nel colegio Gabriel Gonzales Videla, che ha protetto gli studenti del liceo Insuco 2 da un terremoto e anche il Politecnico di Arica; questi luoghi sono stati intenzionalmente dati alle fiamme da quei bellissimi pajarillas che capiscono che questa distruzione un grande passo verso la conquista della vita Il viaggio intenso e difficile, com sempre stato, quando individui stufi delle loro miserabili condizioni si organizzano ed attaccano. Non si pu essere preoccupati per quelli che si organizzano solo per un colpo specifico sebbene sia solo per distruggere, perch a questo punto sappiamo che per costruire, dobbiamo distruggere E tutta la ragione che dicono di avere questi meschini politici quando parlano di problemi di educazione, non serve a niente, perch il malcontento cresce e avanza, sebbene i burocrati e gli uomini daffari vincano quasi sempre alla fine. E credono che reprimere la passione sia cosa facile, che con un po di lacrimogeno e un po di acqua spegneranno tutto questo, come ogni altra fiamma, quindi gli si deve ricordare che sono nel torto, ancora e ancora, queglidioti. La notte illumina sempre i nostri passi, cos come lamore libero ci permette una felicit illimitata, per ritrovarci col bellissimo silenzio delloscurit, o ai piedi dei freschi raggi del sole che sorge; (raggi che non accarezzano quei lavoratori inetti che sbavano sulle finestre dellautobus e sui vetri della metropolitana), correndo nel calore di una barricata, magico, qualcosa di supremo, o solo dio pu esserlo? Noi bruciamo le chiese coi loro preti pedofili allinterno, guardiamo questi vili violentatori in faccia per sputargli addosso un altro giorno arriva, ma questo uno di quelli stupendi, perch uniremo il sole che ci accarezza con il suo ardore con un fuoco liberatore pieno di gioia e di speranza Ecco ancora una volta le barricate, con quelle forme sensuali disegnate dal fuoco, che un giorno arrivato al magazzino La Polar fornito con la sua sporca merce. Ma i bravi ragazzi stanno arrivando, i vigili del fuoco, gli esseri pi spregevoli, quei guardoni infami, che si lamentano di essere stati colpiti con le pietre quando stavano andando a spegnere il fuoco, ma ricordiamo ancora quando hanno dato le loro scale alla polizia per sgomberare le persone di Andha Chile che stavano occupando il Mapocho per unesistenza dignitosa; i codardi sempre al servizio dellautorit. Lindividuo che si mobilita verso la pi grande gioia possibile, non cadr mai, il suo viaggio unico e senza eguali, non c nulla che lo possa fermare, non saranno gli sbirri che lo picchiano coi manganelli, non sar la morale che impone i suoi limiti, non saranno gli infiltrati della polizia che sporcano il suo cammino, non saranno il rumore delle sirene a zittirlo Noi scacciamo da noi stessi completamente queste terribili usanze, come luomo malvagio che per cos tanto ci ha causato danno11, imponendo norme, morali, disciplina, dei e le loro dottrine idiote, noi dimentichiamo sempre la societ e i suoi domini e ci lanciamo nudi in uno scontro con il nostro essere interno. Oggi nelle nostre teste il momento di uccidere gli sbirri, e questa, per essere sicuri, una grande battaglia. molto pi facile tirare una rocca a un carro armato e credere che, da questo atto, segua subito la libert. molto pi facile passare ore ed ore parlando di rivoluzione ed organizzazione. molto pi facile credere che andando in una libera universit cambier il mondo. Studenti, non fatevi ingannare, ricordate che anche coloro che controllano il mondo hanno frequentato luniversit, e per loro disgrazia, qualcuno ha studiato da s. E cosa sono diventati? Esseri senza cuore capaci di torturare nelle loro prigioni e uccidere per qualche centesimo, e cosa dite ora? Che voi sarete un altro di questi? Questo resta da vedere
10Renzo Novatore Verso il Nulla Creatore. 11Epicuro Vari testi

La libert una forza vitale e assoluta, questo ci che ci deve unire, qualsiasi altra richiesta svanir col tempo, ma se raggiungiamo la comprensione della vitalit della conquista della vita dellindividuo, non ci saranno leggi che lo possano fermare, nessuna paura che lo possa paralizzare, nessuna catena a legarlo, nessun dio che lo punisca se avanza fermamente verso lemancipazione totale! Ci sono coloro che ancora credono nella rivoluzione e a loro diciamo che la nostra cominciata tempo fa, nel momento in cui abbiamo deciso di smettere di esser pecore e siamo diventati anarchici individualisti e nichilisti. Dunque, noi non siamo spaventati di dire loro che oggi, la rivoluzione sociale impossibile, perch questa societ marcia dallinterno, come prodotto del quale lindividuo stato lentamente preparato con valori e un moralismo che lo distrugge completamente, e come? Un assaggio della frusta e della sua punizione, di uneducazione militarizzata, dellopus dei delleccessivo cattolicesimo, e di una tradizione cristiana borghese, ecc in sostanza, del sistema. E ci che peggio che queste persone si sentono orgogliose di essere umani e non animali, e come se non bastasse, schiavizzano e usano indiscriminatamente gli animali per prolungare le loro miserabili vite. Cos, noi disprezziamo lumanit, semplicemente perch il suo comportamento obbediente e alienato che fa di lei una schiava moderna, non in noi. In questo mondo di malattia, ci sentiamo vivi quando rabbrividiamo col profumo dei fiori, con i canti degli uccelli, con le onde che si infrangono, col suono del vento, col silenzio della solitudine 12, ci sentiamo vivi quando tremiamo con lardore del fuoco, con la carezza del caos, con le notti di rivolta Ci siamo lanciati nellabisso, per rispondere alle voci dei nostri morti 13, coloro che sono morti combattendo con le armi in mano ed immense stelle dorate nei loro occhi, coloro che sono immortali come el punky Mauri, come Claudia Lopez, chi in ogni notte trova se stesso a fronteggiare la morte cos graziosamente. S, perch a quelli di noi che decidono di vivere una vita intensa e pericolosa, la morte li riceve a braccia aperte, li accarezza e li bacia Perch non ci fa paura la morte? Perch siamo soliti pensare che la morte non sia nulla per noi, perch tutto, buono e cattivo, risiede nelle sensazioni e la morte la privazione delle sensazioni. La morte non nulla per noi perch quando esistiamo lei assente e, quando la morte presente, allora noi non esistiamo pi.14 Il saggio (il fiero individuo) n rifiuta la vita n teme la morte, perch per lui non un fardello essere vivo, n un male non esserlo.15 E vero, noi vogliamo tutto, sogniamo enormi banchetti ed evitiamo pane e t, vogliamo grandi orge e rigettiamo la monogamia. Crediamo nellamore libero perch noi sappiamoche la gelosia, ed esclusivamente le storie damore, la fedelt coniugale uccide parte dellio, impoverisce la personalit sentimentale, limita orizzonti analitici, tra le altre cose. Ed inoltre, nellamore come in qualsiasi altra cosa, solo labbondanza che annichilisce la gelosia e linvidia 16vogliamo correre insieme agli animali nei campi e nelle foreste, vogliamo farci il bagno nudi sulle spiagge, nei fiumi e nei laghi e non finire in un recinto per indecenza. Riaffermiamo il diritto di vivere nudi, di toglierci i vestiti, di vagare nudi, di unirci tra nudisti senza nessuna preoccupazione di scoprire la resistenza del corpo alla temperatura, questo per affermare il diritto alla disposizione della corporalit individuale17 Se ci sono quelli che sminuiscono la nostra bellissima solitudine, allora proponiamo loro libera associazione anzich una societ (societ = appartenenza forzata). Noi siamo egoisti, ma il nostro egoismo generoso. Cosa significa? Che possiamo dare qualcosa o preoccuparci per qualcuno che consideriamo nostro amico, semplicemente perch unemozione scelta, a differenza dei compagni, perch nella maggior parte delle situazioni non li scegli, li incontri soltanto in qualche conflitto globale o particolare e perch non puoi aspettarti nulla da loro. La societ cilena si sta agitando, sa che c un conflitto e non sa quando finir, ci sono studenti feriti, due morti e alcuni in prigione, ci sono altri in sciopero della fame, la tensione cresce, visibile nelle strade ogni volta che c un giorno di azione e protesta, il confronto tra contestatori pacifici e violenti continua ad aumentare, cos tanto che hanno scoperto il cappuccio a qualche encapuchadxs. Questi pseudo-rivoluzionari hanno anche spento le barricate, agendo come polizia ad honorem. Attenti, cari
12Emile Armand Per Sentirsi Vivi 13Renzo Novatore Verso il Nulla Creatore. 14Epicuro Vari testi 15Epicuro Vari testi 16Emile Armand Amore tra Anarco-Individualisti. 17Emile Armand Nudismo

cittadini, la guerra civile non ci spaventa La violenza liberatoria lunico modo per porre fine alla sofferenza quotidiana dellindividuo e alle crudeli tragedie che flagellano gli umani e gli animali di questa terra. La violenza giustificabile solo quando necessaria per difendere se stessi, o se desideri, gli altri dalla violenza. Loppresso e il povero sono costantemente in uno stato di legittima difesa, quindi la loro violenza contro i loro sfruttatori ed oppressori sempre giustificata. Al di l di questo, due persone per vivere in pace, devono entrambi volerla; se uno dei due insiste nel voler forzare laltro (con la fame) a lavorare, studiare, seguire le sue leggi, loppresso, se vuole mantenere la sua dignit come individuo e non esser ridotto alla pi abietta schiavit, nonostante tutto il suo amore per la pace e larmonia, non avr altra scelta se non resistere con la forza con mezzi appropriati per le circostanze Ogni cambiamento reale dovr necessariamente essere violento, anche se la violenza in s un male. Bisogna essere violenti perch sarebbe una pazzia sperare che i privilegiati riconoscano il danno e lingiustizia dei loro privilegi e si decidano a rinunciarvi volontariamente. Bisogna essere violenti perch la violenza rivoluzionaria transitoria lunico mezzo per porre fine alla violenza maggiore e perpetua che tiene schiava la maggioranza degli esseri umani e degli animali Oggi vogliamo presentare il punto di vista anarchico individualista-nichilista di questo conflitto, anche per ravvivare le idee catturate su carta che alcune persone hanno fatto su certi temi che risultano tangenziali. La nostra intenzione non sar mai quella di parlare come autorit o di guidare un gregge. Siamo la negazione della negazione, siamo un incubo eterno per coloro che pretendono di egemonizzare lanarchismo o continuare col vecchio e marcio concetto della lotta di classe, siamo chiari su ci che crediamo e vogliamo, non ci interessa fare una buona impressione sulle persone, per noi la guerra di classe morta, il povero ruba al povero, nelle strade il proletariato che reprime il proletario insorgente, gli schiavi moderni che aggiungono un anello alla loro catena ogni giorno, si sono inginocchiati al consumo. Cosa farebbe la gente se chiudessimo tutti i loro fast food? Cosa farebbe la gente se bruciassimo tutti i suoi negozi? Cosa farebbero gli studenti se rompessimo le loro scuole e universit? Cosa farebbe la societ se si distruggessero i ripetitori dei loro amati telefoni e internet? Per riassumere, cosa farebbero i proletari se gli dessimo indietro la loro vita? Crediamo che ci cercherebbero e dopo averci trovato ci ucciderebbero, ma ci che non sanno che noi siamo gi morti, e purtroppo i morti non possono essere uccisi La rivolta qui, dobbiamo accrescere la nostra partecipazione, il nostro generoso egoismo ha bisogno di contribuire, per ora, alla lotta, per chiamare e organizzarci per fini specifici come la distruzione, il godimento, lessere amorevolmente compagni, lincontro con il caos, avanzare verso lalba del nulla creatore, quindi tornare nei nostri nascondigli, per gioire e danzare con gli uccelli, per nutrirci dellenergia degli alberi, per sentire la brezza delloceano, per sentire laffascinante melodia del vento Labbiamo gi detto e lo ripeteremo: la nostra rivoluzione gi iniziata, la facciamo ogni giorno, facendo lamore libero, dichiarandoci contro ogni dio e religione, decostruendo il linguaggio dominante che ci impongono, opponendoci apertamente ad ogni societ, la facciamo smettendo di essere donne e uomini e diventando esseri umani unici. Si lamentano, ragionevolmente, che gli anarchici individualisti e nichilisti non hanno un programma o offrono un progetto pseudo-rivoluzionario, n sono interessati ad inserirsi in qualsiasi tipo di societ. Per metterla sul quantitativo: tra occupazioni illimitate, nostra la ricerca per la soddisfazione totale, la gioia infinita, il piacere, la felicit eterna, la rivoluzione individuale qui e adesso. Dopo tutto, diremo loro: solo il tempo dir chi raggiunger i suoi obiettivi lora della tragedia sociale! Noi distruggeremo, ridendo. Noi bruceremo, ridendo. Noi uccideremo, ridendo. Noi esproprieremo, ridendo. E la societ cadr. La patria cadr. La famiglia cadr. Tutto cadr, quando luomo libero sar nato. arrivato il tempo di affogare il nemico nel sangue 18 Per unUnione Internazionale di Egoisti. ALLALBA, LA NOTTE CADRA!
Nota: Se abbiamo deciso di usare alcune citazioni letteralmente e altre solo in parte, solo per discutere su individui che hanno dato le loro vite nel pensiero e nellazione di un ideale: la LIBERTA INDIVIDUALE! Nota 2: Un abbraccio gigante alla Cospirazione delle Cellule di Fuoco, specialmente ai suoi prigionieri, per il suo enorme contributo alla lotta individualista-nichilista. Nota 3: Saluti a tutti i membri della FAI / Federazione Anarchica Informale. Nota 4: Amore a tutti i prigionieri. Nota 5: Al nostro caro fratello Luciano: solo con lazione diretta violenta pagheremo il tuo omaggio, le nostre mani sono ora anche le tue, molta forza.

18Renzo Novatore Verso il Nulla Creatore.

Cerbero ha nella stessa collana i seguenti opuscoli:


Cospirazione delle Cellule di Fuoco Gruppo di guerriglia Frazione Nichilista (Fuori catalogo) ........................................................................................................................................................................................N.000 Renzo Novatore Sono la Mia Causa................................................................ ..........................................................................................N.001 Cospirazione delle Cellule di Fuoco Niente meno che il Tutto...................................................................................................................................................N.002 PierLeone M. Porcu Le Ragioni del Nichilismo Il Nichilismo della Ragione...............................................................................................................................................N.003 PierLeone M.Porcu Odiare la Giustizia L'indagatore e l'indagato un solo rapporto ........................................................................................................................................................................................N.004 In attesa di stampa Cospirazione delle cellule di Fuoco Sul processo...........................................................................................................................................................................005 - Cronologia processuale Sergej G.Necaev Il catechismo del Rivoluzionario...........................................................................................................................................006 Max Stirner scritti minori..........................................................................................................................................................................007 Bruno Filippi Parla la Dinamite.............................................................. ....................................................................................................008 - raccolta degli scritti di Bruno Filippi Individuo e Insurrezione Stirner e le culture della rivolta............................................................................................................................................009 -Libro ,ristampa degli atti del comvegno,promosso dalla libera associazione di studi Anarchici - 12 13 dicembre 1992 -contiene scritti e riflessioni sull'opera stirneriana dei seguenti compagni: Giorgio Penzo,Roberto Escobar,Ferruccio Andolfi,Marco Cossutta,Errico Ferri, Carmine Mangone,Franco di Sabantonio,Antimo Negri, Alfredo Maria Bonanno,Guido Durante,Fabio Bazzani,Massimo Passamani,Pier Leone Mario Porcu. *i testi in attesa di stampa hanno titolo provvisorio Cerbero-Mostro mitologico a tre teste: Rappresentano la distruzione del passato,del presente e del futuro. Da tempo covava dentro noi un desiderio: Portare avanti e attuare nel reale delle scelteesclusive. Scelte che possono passare attraverso tante esperienze: Le nostre sono quelle tra affinit elettive. Supportiamo l'egoismo,nella forma e nella concezione che per noi : Liberarsi e spezzare quella morale imposta,che porta il singolo a dipendere da un altro singolo. Per noi l'egoismo una forma(rara) di individualit propria. l'Io rappresenta il nostro punto focale:accentra -dentro se stesso- tutto quello che percepisce,per poi esplodere nella realt,senza dipendere da niente e nessuno! La realt fatta di visioni,sensazioni,emozioni: Le nostre sono quelle della distruzione dell'ordine esistente. E qua ritorna la scelta di rieditare dei testi sotto il nome di Ed.Cerbero : La distruzione deve passare attraverso le basi che ci hanno imposto e inculcato(Il passato),la realt che viviamo (il presente)e tutto quello che nel caos primordiale di una rivolta generalizzata futura per noi rappresenta la negazione dei nostri desideri ormai ridotti al nulla esistenziale. Per noi il futuro vedere le rovine di questo mondo putrido, dal nulla-L'esistente attuale-Verso il nulla. La nostra priorit attuale attraverso la riedizioni di testi sull'individualismo anarchico e il nichilismo quella della riappropriazione individuale delle nostre passioni. Senza accettare imposizioni o dogmi dei puristi dell'anarchia,e individuando nell'essenza della nostra singolarit e delle nostre scelte il punto cardine delle Ed.Cerbero.

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