PREMESSA

Dopo il volumetto di riflessione su “ La Rivoluzione fallita di Grillo” edito il girono 11 marzo 2013 e scaricabile dal seguente sito:
http://www.scribd.com/doc/129726992/Il-Fallimento-Della-Rivoluzione-Di-Grillo

mi sono preso la briga di leggere e valutare il Programma di Grillo, scoprendone molti lati demagogici, molti aspetti disorganici e confusionari, ma soprattutto ho scoperto l’assenza di argomenti prioritari o per lo meno assai importanti che un movimento nuovo ha il dovere di argomentare e articolare. Mi chiedo come facciano i parlamentari del M5S ad affrontare argomenti, anche in eventuali commissioni, se mai il Governo dovesse attivarsi finalmente, che nemmeno hanno nel loro programma. Condividere le mie riflessioni non è il mio scopo, ma interessante è che voi, che magari avete creduto in Grillo, prendiate coscienza degli argomenti contenuti nel Programma e valutare con vostre riflessioni la loro qualità! P.S. il tutto è stato scritto di getto e quindi potrebbe contenere errori (non concettuali) L’Autore 2 aprile 2013 a.dal.muto@alice.it

Riflessioni sul programma del M5S
I diversi punti del programma del movimento contiene 7 argomentazioni quali: a)Stato e Cittadini b) Energia c) Informazione d) Economia e) Trasporti f) Salute g) Istruzione Iniziamo a considerare punto per punto: Punto a) Eccone il contenuto:

STATO E CITTADINI

cosa dice il programma

L’organizzazione attuale dello Stato è burocratica, sovradimensionata, costosa, inefficiente. Il Parlamento non rappresenta più i cittadini che non possono scegliere il candidato, ma solo il simbolo del partito. La Costituzione non è applicata. I partiti si sono sostituiti alla volontà popolare e sottratti al suo controllo e giudizio. •1 Abolizione delle province • 2 Abolizione dei rimborsi elettorali • 3 Accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti • 4 Abolizione del Lodo Alfano • 5 Insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico • 6 Riduzione a due mandati per i parlamentari e per qualunque altra carica pubblica • 7 Eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra questi il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo • 8 Divieto per i parlamentari di esercitare un’altra professione durante il mandato • 9 Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali • 10 Divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e deputato) • 11 Non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati • 12 Partecipazione diretta a ogni incontro pubblico da parte dei cittadini via web, come già avviene per Camera e Senato • 13 Abolizione delle Authority e contemporanea introduzione di una vera class action • 14 Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum • 15 Obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa popolare • 16 Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura finanziaria • 17 Leggi rese pubbliche on line almeno tre mesi prima delle loro approvazione per ricevere i commenti dei cittadini.

Siamo d’accordo che la macchina statale è sovradimensionata e burocratizzata; frutto di politiche clientelari del passato; siamo d’accordo che il Parlamento non è la vera espressione elettorale dei cittadini; Siamo d’accordo con i primi 3 punti
•1 Abolizione delle province • 2 Abolizione dei rimborsi elettorali • 3 Accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti

, mentre il Punto 4, ossia il Lodo Alfano (Abolizione del Lodo Alfano ) (Il lodo Alfano è stata una legge dello Stato italiano (legge 124/2008), in vigore dall'agosto 2008 al 7 ottobre 2009, intitolata "Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato" (legge 124/2008).]. È stata dichiarata incostituzionale con pronuncia della Corte costituzionale del 7

ottobre 2009 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione (sentenza 262\2009) per ora è sospeso perché prevederebbe la reintroduzione dell’Immunità parlamentare per gli “Onorevoli” mediante una riforma costituzionale che non c’è stata. Il punto 5 (•
pubblico) Insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni rappresentante

sull’esame ai parlamentari in maniera di Costituzione è in realtà fumo negli occhi, poiché la proposta appare slegata dalla realtà gestionale delle istituzioni a tutti i livelli. Pensiamo alla carica di Sindaco: secondo voi fare il sindaco, soprattutto di una città definita “metropolitana” come Bologna o Milano, sia una passeggiata? Quante leggi dovrebbe conoscere un Sindaco, specialmente in campo Urbanistico? E Fare il Presidente di Provincia, di Regione sono cose leggere? Ma non solo; la carica di Ministro della Cultura che deve occuparsi dei Beni artistici e archeologici che abbiamo e che rappresentano il 70% del patrimonio mondiale; delle problematiche sulla loro conservazione; degli interventi coordinati con gli assessori regionali e comunali, si può affrontare come fosse una cosa da niente? Lo sfacelo dei nostri Beni Culturali, la loro disorganizzazione gestionale sono frutto d ignoranza specifica e di incapacità organizzativa evidente. Nulla da eccepite per i punti 6, 7
• 6 Riduzione a due mandati per i parlamentari e per qualunque altra carica pubblica • 7 Eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra questi il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo,

ma… al punto 8 ( Divieto per i parlamentari di esercitare un’altra professione durante il mandato ) occorreva puntualizzare che esiste anche il divieto per gli statali di non avere un secondo lavoro ( un Poliziotto o un insegnante in servizio non possono fare altri mestieri, così come altri statali. Ma ciò avviene tranquillamente per molti di essi) Ma chissà perché il dirigente dell’INPS, per esempio che oltre ad occuparsi di questo Ente è anche direttore dell’Ospedale Ebraico romano che si trova sull’Isola Tiberina, oltre a occupare il posto di consigliere in cinque o sei consigli di amministrazione, lo si lascia tranquillamente in questa condizione che è sicuramente in conflitto con la sua carica ( pensiamo alle questione pensionistiche o di pendenza nei confronti dell’INPS da parte di queste realtà in cui c’è il presidente Mastropasqua, ( trasmissione di Report, RAI3 ) come potrebbero essere gestite? Quindi il divieto di svolgere il secondo lavoro dovrebbe essere ribadito per tutti gli statali e non solo per gli “Onorevoli”, poiché appare fortemente demagogica la cosa. Punto 9 (• 9 Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali ) Cosa significa “Stipendio allineato alla media degli stipendi nazionali? Non dice nulla di concreto ma fa tanto effetto in una fase che necessità di raccogliere il favore del

popolo ( avrei preferito usare l’espressione “della popolazione”, ma Grillo si è posto al’interno di dinamiche “rivoluzionarie” con il suo programma) Ebbene, a mio parere anche questa affermazione d’effetto è fumo negli occhi e per capirlo basta pensare al fatto che il personale anziano di Montecitorio, del Quirinale o Palazzo Chigi arriva a percepire uno stipendio di 8000-10.000 euro mensili e cosa dovremmo rischiare il ridicolo che il parlamentare arrivi a percepire lo stipendio di un commesso anziano? Questa è la realtà! E pensare di dire al personale: “ Dal prossimo mede il vs stipendio sarà ridotto del 60%” è cosa assurda e pazzesca, poiché creerebbe un precedente grave, vale a dire che lo stesso Stato potrebbe dire ai pensionati: “ per ragioni economiche la vs pensione sarà decurtata del 20% dal prossimo mese!” con il risultato della fine dello Stato Democratico e l’apertura di crisi sociali che sfocerebbero nella violenza. Questo argomento può essere affrontato solo con gradualità e con persone appena assunte. Infatti più che iniziare ad abbassare lo stipendio ai parlamentare ( atteggiamento programmatico grillino demagogico e non sostanziale) andrebbero rivisti gli stipendi dei dirigenti dello Stato, poiché è assurdo che il responsabile della Polizia Italiana arrivi a guadagnare più del presidente degli Stati Uniti e quindi più di quello della Repubblica Italiana. Per farla breve: Gli stipendi più alti andrebbero a chi governa il paese (Presidente della Repubblica, del Consiglio, Senatori e Deputati..) e a scendere proporzionalmente si passa ai presidenti di Regione, dei Sindaci Metropolitani ecc… I dirigenti dello Stato certamente potranno essere equiparati ai presidenti di regioni o ad un senatore, ma mai percepire stipendi superiori alle cariche dello Stato più importanti. (Nel privato la cosa è differente, perché questa analisi spetterebbe a chi fa i conti in casa propria). Come vedete la cosa non è così facile come appare, se vogliamo che il nostro Stato rimanga uno Stato di Diritto soprattutto per gli onesti cittadini Siamo d’accordo con il punto 10 (• Divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e deputato) , ma il punto 11 (• Non eleggibilità a cariche pubbliche per i
cittadini condannati)

sembra affermare un concetto che va contro il diritto e la dignità del’uomo, ossia: un cittadino condannato rimane un delinquente anche dopo aver pagato il suo debito! E’ questo principio che Grillo sembra affermare con questo punto. Non va assolutamente bene!! Occorrerebbe dire che non sono eleggibili i cittadini che hanno commesso reati contro la pubblica amministrazione più di una volta, quindi recidivi; coloro che si sono macchiati di terrorismo, di attività politica contro lo Stato; coloro che hanno ucciso o tentato di fare una strage; i truffatori che hanno messo in atto sistemi ingegnosi per truffare più persone; i violentatori e i pedofili, quindi reati contro la persona. Saranno poi i cittadini a decidere ( con la nuova legge elettorale) se dare il voto ad un cittadino condannato, che so, per aver rubato in un negozio un abito o uno sfilatino.

Ok per punto 12 (• Partecipazione diretta a ogni incontro pubblico da parte dei cittadini via web,
come già avviene per Camera e Senato)

ma il punto 13 (• 13 Abolizione delle Authority e contemporanea introduzione di una vera class
action)

a mio parere, appare essere a favore della burocrazia. Infatti un’Authority ha il compito di snellire le procedure in certi campi in appare essere necessari e immediata la decisione di approntare una procedura indispensabile per l’operatività di un settore. Basti pensare al settore del Trasporto aereo o delle Ferrovie. Il problema è la corruzione che a certi livelli si pone obiettivi che nulla hanno a che fare con quelli fondamentali, da cui la necessità della gente di opporre agli interessi privati emersi all’interno di una Authority di fare una Class Action per rientrare dei propri diritti calpestati. L’Authority di un Aeroporto, per esempio è cosa normale in America, ma anche in Africa: l’aeroporto è gestito da un dirigente, affiancato da un Consiglio di Amministrazione che gestisce i servizi aeroportuali, dalla sanità, al Controllo del Traffico Aereo, ai pompieri. In Italia invece esistono molti enti che in un aeroporto gestiscono i servizi, con il risultato di trovare difficilmente accordi; con il risultato di dispendio di soldi pubblici negli appalti; con il risultato che la corruzione trova più spazio per gestire i propri affari. L’Authority si rende necessaria poiché ha un unico punto di riferimento per quanto riguarda le responsabilità gestionali ( Il dirigente o AD e il C. di Amm.) e questo facilita la ricerca di responsabilità oggettive e soggettive. Quello che si sarebbe dovuto auspicare non è l’abolizione ma il controllo certo e concreto effettuato periodicamente da un Ente Controllore indipendente di assoluta garanzia ( auspico la presenza di commissioni europee che agiscano in tutta la zona EURO per avere l’assoluta certezza dell’onestà del servizio di controllo) Punto 14 (• Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum ) : Se Grillo auspica un Parlamento costituito da persone oneste che senso hanno i referendum abrogativi? Questi si fanno quando la classe politica è sorda alle necessità della nazione. Vanno bene quelli propositivi, ma dire che debbano essere validi anche senza quorum significherebbe che anche il referendum, per esempio, di una minoranza disfattista che vorrebbe introdurre la droga nelle scuole o il matrimonio mirato ad avere due mogli o due mariti (è un esempio) andrà preso in considerazione. Siamo seri Grillo!! Il Punto 15 (•
Obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa popolare)

può andare bene solo se, andrebbe ribadito, che la proposta popolare ha avuto esito maggioritario con un precedente referendum; Il punto 16 (• Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura finanziaria ) è auspicabile, fortemente auspicabile!!

Il punto 17 (•

Leggi rese pubbliche on line almeno tre mesi prima delle loro approvazione per

appare fumo negli occhi, poiché se il Parlamento è diventato reale espressione del voto ( con la riforma elettorale) e lo stesso è costituito da persone oneste e competenti, perché allungare il brodo con i pareri dei cittadini che come immaginiamo saranno pareri contrastanti per quanti sono chi li esprimeranno. Questo significa che se una legge si rende necessaria nell’immediatezza, in questo modo potrebbero trascorre un paio di anni prima che divenga effettiva per dover analizzare milioni di pareri on line. Questo punto è fumo negli occhi dettato dalla demagogia populista di Grillo. Ma se consideriamo che pur essendo al Governo il M5S si è rifiutato di far partire il Governo stesso, ditemi voi che senso ha questo programma.
ricevere i commenti dei Cittadini)

ENERGIA cosa dice il programma
Se venisse applicata rigorosamente la legge 10/91, per riscaldare gli edifici si consumerebbero 14 litri di gasolio, o metri cubi di metano, al metro quadrato calpestabile all’anno. In realtà se ne consumano di più. Dal 2002 la legge tedesca, e più di recente la normativa in vigore nella Provincia di Bolzano, fissano a7 litri di gasolio, o metri cubi di metano, al metro quadrato calpestabile all’anno il consumo massimo consentito nel riscaldamento ambienti. Meno della metà del consumo medio italiano . Utilizzando l’etichettatura in vigore negli elettrodomestici, nella Provincia di Bolzano questo livello corrisponde alla classe C, mentre alla classe B corrisponde a un consumo non superiore a 5 litri di gasolio, o metri cubi di metano, e alla classe A un consumo non superiore a 3 litri di gasolio, o metri cubi di metano, al metro quadrato all’anno. Nel riscaldamento degli ambienti,una politica energetica finalizzata alla riduzione delle emissioni di CO2, anche per evitare le sanzioni economiche previste dal trattato di Kyoto nei confronti dei Paesi inadempienti, deve articolarsi nei seguenti punti: • 1 Applicazione immediata della normativa, già prevista dalla legge 10/91 e prescritta dalla direttiva europea 76/93, sulla certificazione energetica degli edifici • 2 Definizione della classe C della provincia di Bolzano come livello massimo di consumi per la concessione delle licenze edilizie relative sia alle nuove costruzioni, sia alle ristrutturazioni di edifici esistenti • 3 Riduzione di almeno il 10 per cento in cinque anni dei consumi energetici del patrimonio edilizio degli enti pubblici, con sanzioni finanziare per gli inadempienti • 4 Agevolazioni sulle anticipazioni bancarie e semplificazioni normative per i contratti di ristrutturazioni energetiche col metodo ESCO (Energy Service COmpany), ovvero effettuate a spese di chi le realizza e ripagate dal risparmio economico che se ne ricava • 5 Elaborazione di una normativa sul pagamento a consumo dell’energia termica nei condomini, come previsto dalla direttiva europea 76/93, già applicata da altri Paesi europei. Il rendimento medio delle centrali termoelettriche dell’Enel si attesta intorno al 38%. Lo standard con cui si costruiscono le centrali di nuova generazione, i cicli combinati, è del 55/60%. La co-generazione diffusa di energia elettrica e calore, con utilizzo del calore nel luogo di produzione e trasporto a distanza dell’energia elettrica, consente di utilizzare il potenziale energetico del combustibile fino al 97%. Le inefficienze e gli sprechi attuali nella produzione termoelettrica non sono accettabili né tecnologicamente, né economicamente, né moralmente, sia per gli effetti devastanti sugli ambienti, sia perché accelerano l’esaurimento delle risorse fossili, sia perché comportano un loro accaparramento da parte dei Paesi ricchi a danno dei Paesi poveri. Non è accettabile di per sé togliere il necessario a chi ne ha bisogno, ma se poi si spreca, è inconcepibile. Per accrescere l’offerta di energia elettrica non è necessario costruire nuove centrali, di nessun tipo. La prima cosa da fare è accrescere l’efficienza e ridurre gli

sprechi delle centrali esistenti, accrescendo al contempo l’efficienza con cui l’energia prodotta viene utilizzata dalle utenze (lampade, elettrodomestici, condizionatori e macchinari industriali). Solo in seguito, se l’offerta di energia sarà ancora carente, si potrà decidere di costruire n uovi impianti di generazione elettrica. Nella produzione di energia elettrica e termica, una politica energetica finalizzata alla riduzione delle emissioni di CO2 anche accrescendo l’offerta, deve articolarsi nei seguenti punti: • 6 Potenziamento e riduzione dell’impatto ambientale delle centrali termoelettriche esistenti • 7 Incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica con tecnologie che utilizzano le fonti fossili nei modi più efficienti, come la co-generazione diffusa di energia elettrica e calore, a partire dagli edifici più energivori: ospedali, centri com-merciali, industrie con processi che utilizzano calore tecnologico, centri sportivi ecc. • 8 Estensione della possibilità di riversare in rete e di vendere l’energia elettrica an che agli impianti di micro-cogenerazione di taglia inferiore ai 20 kW • 9 Incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica estendendo a tutte le fonti rinnovabili e alla micro-cogenerazione diffusa la normativa del conto energia, vincolandola ai kW riversati in rete nelle ore di punta ed escludendo i chilowattora prodotti nelle ore vuote • 10 Applicazione rigorosa della normativa prevista dai decreti sui certificati di efficienza energetica, anche in considerazione dell’incentivazione alla p roduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che essi comportano • 11 Eliminazione degli incentivi previsti dal CIP6 (Il CIP6 è una delibera del Comitato Interministeriale Prezzi adottata il 29 aprile 1992 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n°109 del 12 maggio 1992) a seguito della legge n. 9 del 1991, con cui sono stabiliti prezzi incentivati per l'energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e "assimilate".La dizione "assimilate" fu aggiunta alla previsione originaria in sede di approvazione del provvedimento per includere fonti di vario tipo, non previste espressamente dalla normativa europea in materia. In conseguenza della delibera "CIP6", chi produce energia elettrica da fonti rinnovabili o assimilate ha diritto a rivenderla al Gestore dei Servizi Energetici a un prezzo superiore a quello di mercato. I costi di tale incentivo vengono finanziati mediante un sovrapprezzo del 67% del costo dell'energia elettrica, che viene addebitato direttamente ai consumatori finali nel conteggio di tutte le bollette (componente A3 degli oneri di sistema). Il valore dell'incentivo CIP6 viene aggiornato trimestralmente e i valori (in €/MWh) sono pubblicati sul sito del GSE (Gestore dei Servizi Energetici) alla combustione dei rifiuti in base al loro inserimento, privo di fondamento tecnico-scientifico, tra le fonti rinnovabili • 12 Legalizzazione e incentivazione della produzione di biocombustibili, vincolando all’incremento della sostanza organica nei suoli le produzioni agricole finalizzate a ciò • Incentivazione della produzione distribuita di energia termica con fonti rinnovabili, in particolare le biomasse vergini, in piccoli impianti finalizzati all’autoconsumo, con un controllo rigoroso del legno proveniente da raccolte differenziate ed escludendo dagli incentivi la distribuzione a distanza del calore per la sua inefficienza e il suo impatto ambientale • 13 Incentivazione della produzione di biogas dalla fermentazione anaerobica dei rifiuti organici.

Il capitolo sull’ENERGIA appartiene ad un segmento di applicazioni legislative che è in continua evoluzione. Si fa riferimento alla legge 10 del 1991 che a grosse linee dice:
Nasce con l'intento di razionalizzare l'uso dell'energia per il riscaldamento; nonostante già negli anni ottanta ci fossero linee di pensiero che convergevano verso questa direzione, questa è la prima legge che mette una pietra miliare su quella che sarà in futuro tutta la politica del risparmio energetico. La legge è la n. 10 del 9 gennaio 1991 ed è stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale G.U. 16 gennaio 1991, n. 13. Questa legge (come la legge 46/90[2] sostituita dal DM 37/2008[3]) si propone di regolamentare il settore termotecnico. Nel contesto di un piano energetico nazionale, il legislatore comincia a dividere l'Italia per aree geografiche, in zone climatiche classificandole con periodi precisi di esercizio (A, B, C, D, E, F): ogni

periodo prevede determinate temperature. Le zone climatiche sono classificate anche in base alle velocità dei venti, con coefficienti di esposizione. Il DPR 412/93 e il DPR 551/99 sono due decreti che regolamentano l'attuazione di questa legge e disciplinano i vari calcoli, tra cui quello del fabbisogno energetico normalizzato (FEN), facendo riferimento a molte norme UNI, tra cui UNI 5364, UNI 8065, UNI 9182, UNI CIG 7129 ecc. In particolare:  UNI 7129 "Impianti a gas per uso domestico alimentati da rete di distribuzione. Progettazione, installazione e manutenzione. Generalità, classificazione e requisiti. Regole per la richiesta d'offerta, l'offerta, l'ordine e la fornitura"; UNI 8364 "Impianti di riscaldamento. Controllo e manutenzione"; UNI 10339 "Impianti aeraulici a fini di benessere. Generalità, classificazione e requisiti" e "Regole per la richiesta d'offerta, l'offerta, l'ordine e la fornitura"; UNI 10348 "Riscaldamento degli edifici. Rendimenti dei sistemi di riscaldamento. Metodo di calcolo".

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e fissare a priori le regole potrebbe essere controproducente, in quanto gli studi del settore, in paesi meno politicizzate del nostro, stanno portando avanti. A parer mio appare più realistico dire che: a) occorerebbe ottimizzare le tecnologie esistenti per la produzione di energia eliminando quelle percentuali di inquinamento dovute alla “disattenzione” gestionale; b) lo Stato, attraverso le Regioni e i Comuni, dovrebbe imporre nelle nuove costruzioni la presenza di sistemi di produzione energetica rendendole obbligatori( pannelli fotovoltaici, pannelli solari, tegole di ultima generazione produttrici di energia ecc…) il cui surplus energetico dovrebbe essere immesso nella Rete, scalando dalle fatture bimensili il valore dei Klw immessi; c) Collegare alle discariche dell’indifferenziata ( auspicando che il sistema di raccolta differenziata dell’immondizia sia un dato di fatto) sistemi avanzati di produzione di energia (teleriscaldamento, produzione di energia elettrica attraverso turbine mosse a vapore creato dal teleriscaldamento) collegandoli ai quartieri periferici delle città… I modelli di risparmio energetico finalizzati a liberare l’Italia dalla dipendenza del petrolio ( elemento che in futuro potrebbe diventare oggetto di ricatto politico, nella migliore delle ipotesi…) dovrebbero far riferimento alla Finlandia che ha ridotto dell’80 % la propria dipendenza dal petrolio e a quei paesi in cui la differenziazione dell’immondizia e la produzione di energia legata alla stessa ha raggiunto livelli qualitativi in fatto di sicurezza e di inquinamento ridotto. In ultimo, essendo il capitolo della Produzione di Energia di enorme importanza sociale e, in prospettiva, per il futuro sarebbe necessario istituire il Ministero per le risorse energetiche, la ricerca e utilizzazione delle stesse, condotto da personale altamente tecnico proveniente e dalla ricerca e dalle università, svincolato dalla

mano politica, ma non dalle sue direttive finalizzate alla migliore qualità della vita nella nazione.

INFORMAZIONE cosa dice il programma
L’informazione è uno dei fondamenti della democrazia e della sopravvivenza individuale. Se il controllo dell’informazione è concentrato in pochi attori, inevitabilmente si manifestano derive antidemocratiche. Se l’informazione ha come riferimenti i soggetti economici e non il cittadino, gli interessi delle multinazionali e dei gruppi di potere economico prevalgono sugli interessi del singolo. L’informaz ione quindi è alla base di qualunque altra area di interesse sociale. Il cittadino non informato o disinformato non può decidere, non può scegliere. Assume un ruolo di consumatore e di elettore passivo, escluso dalle scelte che lo riguardano. Le proposte: • 1 Cittadinanza digitale per nascita, accesso alla rete gratuito per ogni cittadino italiano • 2 Eliminazione dei contributi pubblici per il finanziamento delle testate giornalistiche • 3 Nessun canale televisivo con copertura nazionale può essere posse duto a maggioranza da alcun soggetto privato, l’azionariato deve essere diffuso con proprietà massima del 10% • 4 Le frequenze televisive vanno assegnate attraverso un’asta pubblica ogni cinque anni • 5 Abolizione della legge del governo D’Alema che richiede un contributo dell’uno per cento sui ricavi agli assegnatari di frequenze televisive • 6 Nessun quotidiano con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da alcun soggetto privato, l’azionariato diffuso con proprietà ma ssima del 10% • 7 Abolizione dell’Ordine dei giornalisti • 8 Vendita ad azionariato diffuso, con proprietà massima del 10%, di due canali televisivi pubblici • 9 Un solo canale televisivo pubblico, senza pubblicità, informativo e culturale,indipendente dai partiti • 10 Abolizione della legge Gasparri ( vedi sotto) • 11 Copertura completa dell’ADSL a livello di territorio nazionale • 12 Statalizzazione della dorsale telefonica, con il suo riacquisto a prezzo di costo da Telecom Italia, e l’impegno da parte dello Stato di fornire gli stessi servizi a prezzi competitivi ad ogni operatore telefonico •13 Introduzione dei ripetitori Wimax per l’accesso mobile e diffuso alla Rete • 14 Eliminazione del canone telefonico per l’allacciamento alla rete fissa • 15 Allineamento immediato delle tariffe di connessione a Internet e telefoniche a quelle europee • 16 Tetto nazionale massimo del 5% per le società di raccolta pubblicitaria facenti capo a un singolo soggetto economico privato • 17 Riduzione del tempo di decorrenza della proprietà intellettuale a 20 anni • 18 Abolizione della legge Urbani sul copyright (vedi sotto) • 19 Divieto della partecipazione azionaria da parte delle banche e di enti pubblici o para pubblici a società editoriali • 20 Depenalizzazione della querela per diffamazione e riconoscimento al querelato dello stesso Importo richiesto in caso di non luogo a procedere (importo depositato presso il tribunale in anticipo in via cautelare all’atto della querela) • 21 Abolizione della legge Pisanu sulla limitazione all’accesso wi fi.( obiettivo raggiunto)

La legge

Gasparri è una delle leggi più discusse del Governo Berlusconi II. Si tratta in sostanza di

una legge di riforma generale del sistema radiotelevisivo, la terza "legge di sistema" dopo la legge n. 103/1975 e la legge Mammì del 1990. La successiva legge Maccanico del 1997 aveva cercato di rimediare alla carenza normativa della legge Mammì per garantire maggiormente il pluralismo esterno. La legge Gasparri è stata criticata per i seguenti motivi:

il tetto antitrust nella previsione di un unico limite ex ante (cioè predeterminato tassativamente dalla legge), con verifica ex post, rappresentato dalla quota 20% del totale dei proventi ricavabili dal SIC (Sistema Integrato della comunicazione) è stato sì abbassato in misura percentuale rispetto al 30% della l. del 1987 (art 3 lett. B L. 67/1987), ma il valore assoluto di tali percentuali è passato da 12 miliardi di euro di allora a 26 miliardi oggi; l'aumento del limite antitrust viola il principio del pluralismo sancito dall'Articolo 21; si incentiva ancora di più la pubblicità televisiva, a scapito di quella sulla stampa; mancano riferimenti al diritto all'informazione degli utenti; la fissazione di una data (31 dicembre 2006) entro cui realizzare le reti digitali terrestri rischia di aprire un altro regime di proroga (rischio concretizzato nel rinvio al 2012 del digitale); ci sarebbe una grave e palese violazione della sentenza 466/2002 della Consulta; Mediaset potrebbe avvantaggiarsi più di altri editori rafforzando la sua posizione dominante; in generale, per un rafforzamento della figura di Silvio Berlusconi nel campo tv; lasciava irrisolti i problemi del piano nazionale delle frequenze.

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La legge italiana sul peer-to-peer (o c.d. dal nome del Giuliano Urbani, Ministero per i Beni e le Attività Culturali durante il governo Berlusconi II), è il nome convenzionale attribuito al decreto legge del 21 maggio 2004 n. 128, convertito in legge 21 maggio 2004 n. 128 della Repubblica Italiana. La materia principale è il finanziamento pubblico per certe attività cinematografiche e sportive, ma al suo interno è stato trattato anche un argomento del tutto eterogeneo, ovvero la distribuzione di opere coperte dal diritto d'autore, anche attraverso il cosiddetto peer-to-peer. Gli stessi parlamentari che avevano difeso gli emendamenti li riproposero in forma di petizione. Il 31 marzo 2005 fu approvata la legge n. 43 che ripristinava lo scopo di lucro in luogo del trarne profitto ed inserì due commi (a-bis e uno dopo il comma f), nell'articolo 171 della legge sul diritto d'autore, che, pur lasciando queste violazioni nel campo penale, eliminano la "detenzione". Attualmente rimane ancora in vigore la lettera a) comma 2 dell'articolo 171-ter che prevede il carcere da uno a quattro anni e multa da 2.500 a 15.000 euro per chi "riproduce, duplica, trasmette o diffonde abusivamente, vende o pone altrimenti in commercio, cede a qualsiasi titolo o importa abusivamente oltre cinquanta copie o esemplari di opere tutelate dal diritto d'autore e da diritti connessi".

Decreto Urbani

E’ indiscutibile che l’informazione, oggi come oggi, sia sotto la mano della politica. Non merita entrare nel merito, poiché la cosa, con la RAI è evidente e sotto gli occhi di tutti. Alcune perplessità emergono quando si dice “statalizzazione” come al punto 12 , (Statalizzazione della dorsale telefonica, con il suo riacquisto a prezzo di costo da
Telecom Italia, e l’impegno da parte dello Stato di fornire gli stessi servizi a prezzi competitivi ad ogni operatore telefonico ) perplessità

legate al fatto che si prevede, sembra di comprendere, la sparizione degli attuali fornitori come gestori delle proprie tariffe, per vedere gli stessi gestiti, nelle tariffe dallo Stato. E’ una contraddizione in termini di fatto, poiché a questo punto se è lo Stato che fa le tariffe, cosa servirebbero gli operatori? Cosa dovremmo aspettarci che se lo Stato vende a prezzi competitivi i servizi telefonici ai vari operatori, questi – che certamente non potendo mai abbassare le tariffe al di sotto del prezzo servito per l’acquisto dei servizi, si faranno concorrenza aumentando i prezzi rendendoli meno competitivi di quelli dello Stato?

Tanto varrebbe che sia lo Stato a questo punto, a fornire i servizi attraverso la Telecom. Vediamo gli altri punti: L’impossibilità di possedere più del 10% delle azioni e delle testate giornalistiche e dei canali televisivi, produrrebbe inevitabilmente la chiusura delle testate e dei canali televisivi, con conseguente impoverimento di informazione. Ditemi voi che leggete come farebbero a mettersi d’accordo 10 o più soggetti azionisti di un canale televisivo sulle finalità e sui palinsesti televisivi, visto che azionisti di tal fatta non saranno certo le casalinghe di Voghera o l’operaio di Canicattì, ma industriali e imprenditori che hanno obiettivi ben precisi sui risultati ultimi da raggiungere e che sono essenzialmente finalizzati al guadagno. E questo provocherebbe l’abbassamento della qualità delle trasmissioni favorendo quelle di maggior ascolto come le trasmissioni a luci rosse. Per esempio. Non sono assolutamente d’accordo con il punto 4 ( Le frequenze televisive vanno assegnate attraverso un’asta pubblica ogni cinque anni ) perché nessuno si prenderà la briga di mettere in piedi un’emittenza televisiva, investendo milioni di euro sapendo che dopo cinque anni gli potrebbe rimanere il baraccone e non la frequenza per trasmettere. La proposta di Grillo è dettata da antiberlusconismo ed è quindi demagogica e irrealizzabile. Se un termine si deve mettere questo dovrebbe essere almeno di vent’anni, onde permettere di rientrare dei capitali investiti che, sappiamo, non sono solo quelli iniziali, ma sono anche quelli intermedi che servono per mantenere alto l’auditel e quindi rendere i contratti della pubblicità maggiormente favorevoli alla produzione stessa. Nessuna obiezione per il punto 11 , affinché tutto il territorio italiano venga coperto dall’ADSL . Il punto 15 (Allineamento immediato delle tariffe di connessione a Internet e telefoniche a quelle europee) fa pensare, poiché non sappiamo come le nazioni estere siano strutturate e organizzate in fatto di telecomunicazioni. Certo è che alcune nazioni come l’America, pur di avere clienti non fanno pagare quasi nulla. Le tariffe debbono essere condizionate e dalla qualità del servizio e dal personale che vi lavora. Certo è che fornitori privati con tanto di AD e Consiglieri di amministrazione si danno stipendi da mille e una notte e per questo che la concorrenza dovrebbe essere incentivata sotto il controllo di un organo governativo che stia attento che non si formino “cartelli”. Per quanto riguarda il punto 17 (Riduzione del tempo di decorrenza della proprietà intellettuale a 20 anni ) non si capisce perché la proprietà letteraria debba essere espropriata. Un autore che con il suo studio, il suo intelletto, crea un opera letteraria - paragonabile per principio, alla proprietà terriera frutto di lavoro e di studio ed esperienza – per quale ragione deve forzatamente lasciare i frutti del suo lavoro? Lasciamo almeno che egli goda dei diritti del suo lavoro fino a che campa Non si capisce se uno che ha trenta anni e scrive un romanzo, a cinquant’anni deve dire addio ai guadagni legati alla vendita del suo romanzo!!!.

Ok all’abolizione del Canone come da punto 14. Punto 7 (Abolizione dell’Ordine dei giornalisti) In linea di massima sono d’accordo, ma il concetto di “abolizione” in Grillo sembra essere collegato alla “corruzione o esercizio di potere oltremisura”. L’obiettivo di un programma riformativo dovrebbe essere la lotta alla corruzione e lo stop agli abusi di esercizi di potere, poiché per se stesso, l’ordine dei giornalisti non dice nulla se non sottolineare chi è abilitato ad esercitare la professione. In merito a questo esercizio l’Ordine dei Giornalisti dovrebbe essere anche un organo di censura nei confronti di chi approfittando della carta stampata o del mezzo televisivo, diffama, manipola o deforma l’informazioni per scopi ben precisi o esercita un potere non ammesso. Sotto quest’ottica dovrebbe vedersi l’Ordine come uno strumento di controllo sugli abusi e quindi utile. Prima di mettere in moto la macchina giudiziaria e politica. Al punto 16 (Tetto nazionale massimo del 5% per le società di raccolta pubblicitaria facenti capo a un singolo soggetto economico privato) si evince la volontà di eliminare la competizione e la concorrenza. Se io, operatore industriale, venissi rifiutato per esempio, dalla RAI o da Mediaset per la pubblicità che richiedo, poiché in virtù di questa legge tali enti hanno raggiunto di già il 5% della raccolta pubblicitaria, devo rivolgermi, se volessi una pubblicità su scala nazionale, ad un ente che raccogliendo il mio messaggio pubblicitario, lo distribuisca a mille reti televisive locali con un aumento dei costi per l’operatore industriale, il quale, per rifarsi, aumenta il prezzo del prodotto. Anche questa proposta di legge appare chiaramente antiberlusconiana. Ma si possono fare o proporre leggi in funzione di dare addosso a qualcuno? Le leggi dovrebbero essere fatte con cognizione di causa indipendentemente da fattori demagogici. Il punto 20 (Depenalizzazione della querela per diffamazione e riconoscimento al querelato dello
stesso Importo richiesto in caso di non luogo a procedere (importo depositato presso il tribunale in anticipo in via cautelare all’atto della querela)

è alquanto discutibile. La diffamazione e la calunnia sono un reato penale ed è giusto che vada perseguitato penalmente e civilmente, perché intacca la dignità e l’onore di una persona, soprattutto se, abusando della professione o per privilegio di posizione, viene espletato a mezzo stampa. Per quanto riguarda l’abolizione delle leggi richiamate ai punti 10 e 18 ci si trova d’accordo, purché rimangano rispettati e inalterati di diritti altrui mentre al punto 5 (Abolizione della legge del governo D’Alema che richiede un contributo dell’uno per cento sui ricavi agli assegnatari di frequenze televisive) non si capisce perché ai bagnini che hanno in concessione le spiagge italiane viene richiesto un canone annuale e a chi ha in gestione una o più frequenze debba essere lasciato libero. Probabilmente se non si vuole chiedere la somma variabile dell’1%, io credo, che la richiesta di un canone fisso sia doveroso ed equo. Il Canone lo paga chi riceve e perché non dovrebbe

pagarlo ci trasmette? Ovviamente le somme ricavate dovrebbero essere reinvestite per migliorare le telecomunicazioni a livello nazionale, permettendo la ricezione delle trasmissioni e dell’informazione su tutto il territorio nazionale in egual misura tra le varie reti.

ECONOMIA cosa dice il programma
• 1 Introduzione della class action • 2 Abolizione delle scatole cinesi in Borsa • 3 Abolizione di cariche multiple da parte di consiglieri di amministrazione nei consigli di società quotate • 4 Introduzione di strutture di reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate • 5 Abolizione della legge Biagi • 6 Impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno • 7 Vietare gli incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale • 8 Introdurre la responsabilità degli istituti finanziari sui prodotti proposti con una compartecipazione alle eventuali perdite • 9 Impedire ai consiglieri di amministrazione di ricoprire alcuna altra carica nella stessa società se questa si è resa responsabile di gravi reati • 10 Impedire l’acquisto prevalente a debito di una società (es. Telecom Italia) • 11 Introduzione di un tetto per gli stipendi del management delle aziende quotate in Borsa e delle aziende con partecipazione rilevante o maggioritaria dello Stato • 12 Abolizione delle stock option • 13 Abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, ENI, ENEL, Mediaset, Ferrovie dello Stato • 14 Allineamento delle tariffe di energia, connettività, telefonia, elettricità, trasporti agli altri Paesi europei • 15 Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari • 16 Vietare la nomina di persone condannate in via definitiva (es. Scaroni all’Eni) come amministratori in aziende aventi come azionista lo Stato o quotate in Borsa • 17 Favorire le produzioni locali • 18 Sostenere le società no profit • 19 Sussidio di disoccupazione garantito • 20 Disincentivi alle aziende che generano un danno sociale (es. distributori di acqua in bottiglia).

L’Economia è il comparto che più si presta alla speculazione e alla corruzione, esercitate soprattutto con i “soldi degli altri”. In una società democraticamente costituzionale e che prevede la libera economia, la parola “vietare” dovrebbe essere usata con la cautela con cui si manopola un veleno in medicina. Piuttosto dovrebbero essere potenziati gli strumenti di controllo da parte di enti già esistenti, come la Banca centrale, che attualmente sembrano disabili. O per lo meno intervengono quando i buoi sono fuggiti dalla stalla. E poiché l’Economia è linfa vitale per la sussistenza dello stato, in seno al Ministero per l’Economia dovrebbero esserci sezioni deputate al controllo dei canali economici come la Borsa o come la

costituzione societaria che, nella Guardia di Finanza, hanno il loro braccio operativo ed esecutivo. Pienamente d’accordo con l’l’eliminazione, più che abolizione, della “scatole cinesi” in Borsa ( punto 2 ); al punto 3 (Abolizione di cariche multiple da parte di consiglieri di amministrazione nei consigli di società quotate ) esistono alcune perplessità, poiché chi riveste più cariche potrebbe essere un consulente di grosso calibro e quindi elemento necessario, occorrerebbe dire che è vietato ai politici e a funzionari dello Stato essere presenti in consigli di amministrazioni; occorrerebbe puntualizzare che chi ha più cariche queste non debbono essere contrastanti tra loro per fini differenti di interesse. Il punto 4 (Introduzione di strutture di reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate ) è superfluo, poiché i rappresentati degli azionisti sono nominati in assemblea da tutti i soci azionisti piccoli o grandi che siano. Va sottolineato solamente che un alzata di mano vale uno e non vale in proporzione delle azioni che si detengono Punto 5 (Abolizione della legge Biagi )
La legge Biagi introduce una serie di novità la cui portata è

paragonabile allo Statuto dei lavoratori. Diversamente da quest'ultimo, però, l'intento del legislatore parte dal presupposto secondo cui la flessibilità in ingresso nel mercato del lavoro è il mezzo migliore, nella attuale congiuntura economica, per agevolare la creazione di nuovi posti di lavoro e inoltre che la rigidità del sistema crea spesso alti tassi di disoccupazione. La vastità della riforma è evidenziata dallo stesso numero degli articoli del Decreto, ben 86, e dagli istituti introdotti ex novo o modificati.

Il mercato del lavoro è cambiato! Quando fu fatto lo Statuto dei Lavoratori, si stava andando verso il boom economico e le garanzie stabilite dallo Statuto erano sacrosante in vista delle speculazioni che emergono quando “gira il soldo”. La disonestà di molti imprenditori non conosce limiti ed è giusto garantire ai lavoratori la sicurezza del lavoro con gli annessi e i connessi. Attualmente alla furbizia degli imprenditori si è affiancata la crisi e la stabilità del posto del lavoro è minacciata dalla mancanza dello stesso e per la crisi e per la difficoltà a ripensare ai prodotti da costruite. Inevitabilmente la sofferenza economica di un imprenditore è messa dura prova dal mantenere lo stesso numero dei lavoratori, da cui la flessibilità nel mondo del lavoro. Questo non significa abolizione delle garanzie, ma permettere che non si incorra in un vero fallimento aziendale per l’eccessivo costo dovuto al numero dei lavoratori rispetto alle effettive entrate. Tutto il mondo del lavoro dovrebbe essere rivisto e semplificato, arrivando al punto, come in altre nazioni, che un lavoratore dovrebbe prestare la sua mano d’opera come e quando gli capita, percependo con lo stipendio, anche le ricevute dei versamenti fatti per il fondo pensione e per le tasse versate. Poiché il grande problema che esiste è anche il mancato versamento dei contributi con grave danno ai fini pensionistici.

Sono dì’accordo con il punto 6 (Impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno ) ma questo crea un evidente conflitto tra Diritto pubblico e Diritto privato: come potrebbe lo Stato dire ad un industriale “Non devi smantellare la tua industria!” Potrebbe interferire solamente incentivando, con agevolazioni fiscali tenute sotto controllo dall’effettivo espletamento degli obiettivi, l’effettivo uso industriale di prodotto nazionali, ad esempio quelli agricoli, senza usare prodotti importati, ma ovviamente questa agevolazione andrebbe contro le normative europee in tema di importazioni e di agevolazioni fiscali nei confronti ti iniziative private. Il punto 9 (Impedire ai consiglieri di amministrazione di ricoprire alcuna altra carica nella stessa società se questa si è resa responsabile di gravi reati ) appare inutile se la giustizia fa il suo corso, e non si sa dove vuole arrivare. Sarebbe giusto dire che consiglieri che si sono resi responsabili di reati societari che non dovrebbero ricoprire alcun posto nei C. di Amm. Ma non è possibile imporre questo nell’ambito del privato, poiché sta ai soc i della società non votarli, considerando i precedenti dei singoli aspiranti. Il punto 10 ( Impedire l’acquisto prevalente a debito di una società (es. Telecom Itali a) ) mi sembra vada a cozzare con il punto 12 (Statalizzazione della dorsale telefonica, con il suo
riacquisto a prezzo di costo da Telecom Italia, e l’impegno da parte dello Stato di fornire gli stessi servizi a prezzi competitivi ad ogni operatore telefonico

) del capitolo sulle INFORMAZIONI e

lascio al lettore le dovute riflessioni Il punto 11 (Introduzione di un tetto per gli stipendi del management delle aziende quotate in Borsa e delle aziende con partecipazione rilevante o maggioritaria dello Stato ) Per quanto riguarda le aziende private quotate in borsa lo Stato non può imporre un tetto allo stipendio dei manager, al massimo si potrebbe verificare se potrebbe imporlo a quelle Aziende che svolgono un servizio pubblico come le Aziende che raccolgono i rifiuti, come HERA in Emilia-Romagna, il cui AD guadagna più di Obama. Il Presidente degli Stati Uniti. Ma dubito per le ragioni suddette esistenti tra Diritto Pubblico e Diritto Privato. Vale in vece per le Aziende dello Stato e questo per le ragioni esposte al punto 9 (Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali ) del capitolo sui rapporti tra STATO E CITTADINI. Il punto 12 (Abolizione delle stock option )
Le stock option sono opzioni call europee o americane che danno il diritto di acquistare azioni di una società ad un determinato prezzo d'esercizio (detto strike). Le stock option non esistono per tutte le società per azioni, ma solo per quelle quotate. Nel dicembre 2012 il Decreto Sviluppo ha introdotto la possibilità di usare le stock option anche per la srl innovativa. Tuttavia, le stock option sono un caso particolare. Esse sono conferite gratuitamente ai dipendenti (solitamente ai manager). I dipendenti non pagano alcun prezzo d'acquisto; l'opzione perde ogni valore dopo la scadenza e, dunque, prima della scadenza viene esercitata se il prezzo d'esercizio (strike price) è inferiore al valore di mercato cui è quotata l'azione sottostante.

Se il dipendente non investe in Borsa e non dispone di un portafoglio già diversificato, le azioni conferite direttamente o tramite opzioni esercitate entro la scadenza sono associate al rischio specifico dell'impresa e del settore, oltre a quello non eliminabile legato all'alta volatilità dei titoli azionari anche nel breve termine. Le opzioni su un titolo azionario sottostante hanno rispetto al conferimento diretto di azioni, un profilo rischio/rendimento più bilanciato e ottimizzato. Azioni e opzioni vengono distribuite ai dipendenti come incentivo ad aumentare la loro produttività.

Credo che questo articolo riguardi casi particolari e non diffusi nel mondo del lavoro, quindi andrebbe affrontato non come punto fondamentale. Il punto 13 (Abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, ENI, ENEL, Mediaset, Ferrovie dello Stato) sembra essere dettato da demagogia in una situazione di fatto che non ha visto esercitare il dovuto controllo s gli enti qui citati. Mediaset è un impero personale e privato, non può essere considerato “monopolio” in termini di legge: monopolio è quello dei tabacchi, non certo Mediaset. La sua abolizione è solo richiesta dalla demagogia politica ma non dal Diritto Privato. L’ENI è un carrozzone di Stato che è stato gestito da Manager che lo hanno distrutto, con la complicità di una cieca visione politica e per incapacità a vedere il giusto profitto e la corretta gestione delle risorse energetiche; più che abolito andrebbe sviluppato all’interno del Ministero suggerito nel Capitolo ENERGIA che si occupo dell’uso e sviluppo delle energie. Abolire la Società Autostrade? E chi si occuperà delle manutenzione delle stesse? Più che abolire andrebbe controllata e monitorata su tutte le sue attività specialmente nel capitolo delle manutenzioni e sulla qualità dei lavori. La Telecom? Vedi la mia precedente osservazione: Il punto 10 ( Impedire l’acquisto prevalente a debito di una società (es. Telecom Itali a) ) mi sembra vada a cozzare con il punto 12 (Statalizzazione della dorsale telefonica, con il suo riacquisto a prezzo di costo da
Telecom Italia, e l’impegno da parte dello Stato di fornire gli stessi servizi a prezzi competitivi ad ogni operatore telefonico

) del capitolo sulle INFORMAZIONI e lascio al lettore le dovute

riflessioni. Il punto 14 (Allineamento delle tariffe di energia, connettività, telefonia, elettricità, trasporti agli altri Paesi europei ) merita una riflessione che consideri prima su come sono strutturate le altre nazioni e capire come fanno ad avere le tariffe che non auspichiamo. Il punto 15 (Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio
degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle

) presenta due situazioni che non hanno diretta implicanza: l’accesso alle informazioni fa parte dell’organizzazione del lavoro ed entra nel tema della De-Burocratizzazione dei servizi dello Stato ( Regioni e Comuni) Per quanto riguarda la diminuzione del debito pubblico il discorso è assai complesso e parte dalla a) ristrutturazione del personale; b) implementazione dei servizi digitalizzati c) armonizzazione degli stipendi visti in riduzione per i manager e via discendendo; d) lotta alla corruzione all’interno della
informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari

macchina dello Stato, soprattutto nel campo degli appalti; e) accentramento delle funzioni laddove esistono molto elementi in comune; f) controllo sulle spettanze che si danno ai vari ministri quando sono in missione all’estero : non più la valigetta con il contenuto in banconote ( si parla di circa 150.000 euro), ma una carta di credito e l’obbligo di presentare le ricevute delle spese fatte; abbassare la dipendenza dall’energia legata al petrolio; Ottimizzazione delle risorse naturali e ambientali, storiche e artistiche… Come si vede non basta dire “Riduzione del debito pubblico…” l’argomento va articolato con coerenza e visto in prospettiva, poiché molti argomenti non possono essere trattati ispo facto, ma con la necessaria gradualità. Siamo d’accordo con il punto 16 (Vietare la nomina di persone condannate in via definitiva (es. Scaroni all’Eni) come amministratori in aziende aventi come azionista lo Stato o quotate in Borsa ) Siamo d’accordo con i punti dal 17 al 20 :
• 17 Favorire le produzioni locali • 18 Sostenere le società no profit • 19 Sussidio di disoccupazione garantito • 20 Disincentivi alle aziende che generano un danno sociale (es. distributori di acqua in bottiglia).

Ma alcune perplessità sul punto 20 nell’affermazione (distributori di acqua in bottiglia) Forse tutte le ditte che imbottigliano acque danneggiano l’ambiente o provocano un danno sociale? Cosa intende Grillo per “danno sociale”? La cosa va verificata ma va anche armonizzata in un punto ben specifico: essendo l’acqua di sorgente di proprietà dello Stato, il Demanio, il prezzo della stessa in bottiglia non può essere eccessiva. E ogni stabilimento dovrà versare allo Stato una percentuale del prezzo al consumatore per difendere e conservare l’ambiente.

TRASPORTI cosa dice il programma
• 1 Disincentivo dell’uso dei mezzi privati motorizzati nelle aree urbane • 2 Sviluppo di reti di piste ciclabili protette estese a tutta l’area urbana ed extra urbana • 3 Istituzione di spazi condominiali per il parcheggio delle biciclette • 4 Istituzione dei parcheggi per le biciclette nelle aree urbane • 5 Introduzione di una forte tassazione per l’ingresso nei centri storici di automobili private con un solo occupante a bordo • 6 Potenziamento dei mezzi pubblici a uso collettivo e dei mezzi pubblici a uso individuale (car sharing) con motori elettrici alimentati da reti • 7 Blocco immediato del Ponte sullo Stretto • 8 Blocco immediato della Tav in Val di Susa • 9 Proibizione di costruzione di nuovi parcheggi nelle aree urbane • 10 Sviluppo delle tratte ferroviarie legate al pendolarismo • 11 Copertura dell’intero Paese con la banda larga • 12 Incentivazione per le imprese che utilizzano il telelavoro • 13 Sistema di collegamenti efficienti tra diverse forme di trasporto pubblici • 14 Incentivazione di strutture di accoglienza per uffici dislocati sul territorio collegati a Internet • 15 Incentivazione dei mercati locali con produzioni provenienti dal territorio • 16 Corsie riservate per i mezzi pubblici nelle aree urbane

• 17 Piano di mobilità per i disabili obbligatorio a livello comunale.

Questo capitolo sembra un’accozzaglia di proposte messe in fila giusto per riempire il vuoto argomentale. I trasporto sono e saranno sempre più il mezzo espressivo antropologico del futuro; il trasporto è il destino a cui va incontro la società globalizzata in un mondo che diventa sempre più piccolo. E’ strano che in questo capitolo non si citano ne i trasporti aerei ne quelli ferroviari nel loro insieme (non basta parlare di pendolari). Il programma di questo capitolo va dalla norma condominiale ( parcheggio per biciclette) ai sistemi informatici che sarebbero dovuti essere inseriti nel capitolo delle INFORMAZIONI o in un argomento specifico dell’ECONOMIA per la loro peculiarità argomentale. Ma vediamo punto per punto: Punto 1 (Disincentivo dell’uso dei mezzi privati motorizzati nelle aree urbane ) è ovvio che si lega al punto 2 (Sviluppo di reti di piste ciclabili protette estese a tutta l’area urbana ed extra urbana ) e al punto 6 (Potenziamento dei mezzi pubblici a uso collettivo e dei mezzi pubblici a uso individuale (car sharing) con motori elettrici alimentati da reti ) anche se appare poco probabile che il car sharing possa essere gestito da norme statali o regionali o comunali, in quanto esercizio di iniziativa privata. Al massimo si potrebbe pensare di suggerire alle varie cooperative di taxisti di attivare tale servizio collaterale al loro istituto principale, facendo pagare le vive spese. Ma è pura fantasia. Potrebbe trovare valida soluzione se l’ingresso nei centri storici venga interdetto alle auto con un solo passeggero – vedi punto 5 ( Introduzione di una forte tassazione per l’ingresso nei centri storici di automobili private con un solo occupante a bordo ) pena il pagamento di un biglietto d’ingresso non applicato alle auto piene. Ma questo aspetto appare di iniziativa non governativa ma regionale o comunale. Il punto 3 (Istituzione di spazi condominiali per il parcheggio delle biciclette ) lasciamolo agli amministratori dei condomini, poiché abendo i nuovi condomini l’obbligo di avere garage, il posto della bici c’è. Il punto 4 ( Istituzione dei parcheggi per le biciclette nelle aree urbane ) ha più senso ma lo vedo di competenza comunale ( se vogliamo uno Stato che si occupi delle questioni generali non si può legiferare sui posti per le biciclette ( e chissà perché non sono previsti parcheggi per motorini) Il punto 7 ( Blocco immediato del Ponte sullo Stretto ) ha il sapore della demagogia. Infatti non si capisce perché di ponti del genere ce ne sono molti nel mondo e in Italia è un affare di Stato. Piuttosto si dovrebbe affermare che il “ponte sullo stretto verrà costruito dopo che è stata potenziata la linea ferroviaria da Reggio Calabria a Napoli o Salerno con doppio binario o quando sarà completato l‘a mmodernamento

dell’autostrada Salerno-Reggio calabria. Ma è una questione relativa, poiché il ponte sarà terminato probabilmente dopo che l’Autostrada avrà visto la fine dei lavori e l’effetto imbuto in uscita sul continente verrà evitato. Questione più importante è invece la rete ferroviaria citata. Questo blocco dei lavori che richiama l’auspicato blocco dei lavori al punto 8 (Blocco immediato della Tav in Val di Susa ) appare assai demagogico atto a soddisfare le esigenze degli anarchici e dei gruppi di estrema destra. Interessante è il punto 10 (Sviluppo delle tratte ferroviarie legate al pendolarismo ) poiché richiama alla mente il punto 13 ( Abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, ENI, ENEL, Mediaset, Ferrovie dello Stato ) del capitolo sull’ECONOMIA che prevede l’abolizione delle Ferrovie dello Stato come “Monopolio”. Chi dovrebbe, a questo punto, ci si chiede, preoccuparsi di implementare le reti legate al pendolarismo? Chiedetelo a Grillo!! Punto 9 (Proibizione di costruzione di nuovi parcheggi nelle aree urbane) Non si comprende perché. Forse Grillo si preoccupa della salvaguardia delle caratteristiche storicoambientali del Centro storico? Non si sa. Ma credo che questa norma è stata messa lì solo perché è stato auspicato il divieto di ingresso delle autovetture negli stessi Centri, Tanto per gradire. Piuttosto si doveva affermare l’ottimizzazione dei posti esistenti finalizzati al favorire il commercio nei centri storici. Ma questa non è norma da Governo centrale, quanto di competenza della Regione e del Comune. I Punti 11 e 12:
11 Copertura dell’intero Paese con la banda larga 12 Incentivazione per le imprese che utilizzano il telelavoro

Non si capisce cosa centrino in questo capitolo. Forse Grillo pensava che con il Telelavoro ci sarebbe stato meno traffico nelle strade. Ma queste sono argomentazioni attinenti al capitolo delle INFORMAZIONI e dell’ECONOMIA. Il Punto 13 (Sistema di collegamenti efficienti tra diverse forme di trasporto pubblici ) attiene solo alla Regione e non allo Stato e all’intelligenza delle persone che gestiscono i servizi. Anche Grill guarda allo Stato Centrale come fosse la Mamma Che deve aggiustare tutte le situazioni. Vezzo italico di vecchia data! Punto 14 (Incentivazione di strutture di accoglienza per uffici dislocati sul territorio collegati a Internet ) Grillo si occupa delle poltroncine per chi deve fare la fila? Punto 15 (Incentivazione dei mercati locali con produzioni provenienti dal territorio ) Ma questo punto non è pertinente al capitole ECONOMIA? Che centra con i trasporti? Probabilmente Grillo voleva dire che i mercati dovrebbero essere posizionati in zone lontane dai centri urbani o perché se esiste non occorrerebbe prendere l’auto ? Ma

da quanto tempo Grillo non va più in un mercato rionale? O al Mercato Coperto? Si sarebbe accorto che la produzione locale arriva da sempre attraverso questi mercatini che sono in tutti i paesi e in tutte le città e che ancora resistono, perché sono funzionali al cittadino. I punti 16 e 17 :
• 16 Corsie riservate per i mezzi pubblici nelle aree urbane • 17 Piano di mobilità per i disabili obbligatorio a livello comunale

Sono già previsti, specialmente le corsie per disabili, ma sono disattesi dalle amministrazioni comunali, salvo eccezioni. Qui ci dovrebbe pensare un comitato di cittadini attraverso i mezzi previsti dalla legge, ma forse chiamare Striscia la Notizia sarebbe molto più efficace che adire alla legge.

SALUTE cosa dice il programma
L’Italia è uno dei pochi Paesi con un sistema sanitario pubblico ad accesso universali. Due fatti però stanno minando alle basi l’universalità e l’omogeneità del Servizio Sanitario Nazionale: la devolution, che affida alle Regioni l’assistenza sanitaria e il suo finanziamento e accent ua le differenze territoriali, e la sanità privata che sottrae risorse e talenti al pubblico. Si tende inoltre ad organizzare la Sanità come un’azienda e a far prevalere gli obiettivi economici rispetto a quelli di salute e di qualità dei servizi. 1 GRATUITÀ DELLE CURE ED EQUITÀ DI ACCESSO • Garantire l’accesso alle prestazioni essenziali del Servizio Sanitario Nazionale universale e gratuito • Ticket proporzionali al reddito per le prestazioni non essenziali • Monitorare e correggere gli effetti della devolution sull’equità d’accesso alla Sanità 2 FARMACI • Promuovere l’uso di farmaci generici e fuori brevetto, equivalenti e meno costosi rispetto ai farmaci “di marca” (che in Italia costano spesso di più che all’estero) e più sicuri rispetto ai prodotti di recente approvazione • Prescrizione medica dei principi attivi invece delle marche delle singole specialità (come avviene ad esempio in Gran Bretagna) 3 INFORMAZIONE • Programma di educazione sanitaria indipendente pubblico e permanente sul corretto uso dei farmaci, sui loro rischi e benefici • Politica sanitaria nazionale di tipo culturale per promuovere stili di vita salutari e scelte di consumo consapevoli per sviluppare l’autogestione della salute (operando sui fattori di rischio e di protezione delle malattie) e l’automedicazione semplice • Informare sulla prevenzione primaria (alimentazione sana, attività fisica, astensione dal fumo) e sui limiti della prevenzione secondaria (screening, diagnosi precoce, medicina predittiva), ridimensionandone la portata, perché spesso risponde a logiche commerciali • Sistema di misurazione della qualità degli interventi negli ospedali (tassi di successo, mortalità, volume dei casi trattati ecc.) di pubblico dominio 4 MEDICI • Proibire gli incentivi economici agli informatori “SCIENTIFICI” sulle vendite dei farmaci • Separare le carriere dei medici pubblici e privati, non consentire a un medico che lavora in strutture pubbliche di Operare nel privato • Incentivazione della permanenza dei medici nel pubblico, legandola al merito con tetti massimi alle tariffe richieste in sede privata • Criteri di trasparenza e di merito nella promozione dei primari

5 ORGANIZZAZIONE • Liste di attesa pubbliche e on line • Istituzione di centri unici di prenotazione on line • Convenzioni con le strutture private rese pubbliche e on line • Investire sui consultori familiari • Limitare l’influenza dei direttori generali nelle ASL e negli ospedali attraverso la reintroduzione dei consigli di amministrazione 6 LOTTA PER IL DOLORE • Allineare l’Italia agli altri Paesi europei e alle direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella lotta al dolore. In particolare per l’uso degli oppiacei (morfina e simili) 7 RICERCA • Possibilità dell’8 per mille alla ricerca medico-scientifica • Finanziare la ricerca indipendente attingendo ai fondi destinati alla ricerca militare • Promuovere e finanziare ricerche sugli effetti sulla salute, in particolare legate alle disuguaglianze sociali e all’inquinamento ambientale dando priorità ai ricercatori indipendenti • Promuovere la ricerca sulle malattie rare e spesare le cure all’estero in assenza di strutture nazionali • Introdurre, sulla base delle raccomandazioni dell’OMS, a livello di Governo centrale e regionale, la valutazione dell’impatto sanitario delle politiche pubbliche, in particolare per i settori dei trasporti, dell’urbanistica, dell’ambiente, del lavoro e dell’educazione 8 AMMINISTRATORI PUBBLICI • Eliminazione degli inceneritori • Introduzione del reato di strage per danni sensibili e diffusi causati dalle politiche locali e nazionali che comportano malattie e decessi nei cittadini nei confronti degli amministratori pubblici (ministri, presidenti di Regione, sindaci, assessori).

Il presente Capitolo appare più organico e articolato, non sembra essere redatto da più persone come gli altri. Ci sono elementi, però, che sanno di futurismo spinto agli eccessi, chiamando in causa un livello di coscienza di se stessi non realistica. E parlo, per esempio del primo paragrafo al punto 3 :
• Programma di educazione sanitaria indipendente pubblico e permanente sul corretto uso dei farmaci, sui loro rischi e benefici • Politica sanitaria nazionale di tipo culturale per promuovere stili di vita salutari e scelte di consumo consapevoli per sviluppare l’autogestione della salute (operando sui fattori di rischio e di protezione delle malattie) e l’automedicazione semplice

Questa visione appare troppo avveniristica così come è presentata, che offusca la visione completa del reale problema che investe la Sanità Nazionale. Ad esempio la sottomissione ( visti i risultati questo c’è da pensare) degli organi Governativi nei confronti delle personalità scientifiche legate ad enti di ricerca e case farmaceutiche . L’ultimo esempio lo abbiamo avuto con le cure a base di cellule staminali su persone condannate a morte: la preoccupazione dei soloni della medicina fu quella di dire che “non essendoci riscontri sulla loro efficienza potrebbero essere dannosi” ( A chi? A persone condannate a morte perché non esistono cure per le loro patologie?). Ma basta pensare al Dr Di Bella, plurilaureato ( Medico, Farmacologo e Biologo) trattato da imbecille e ostacolato dalla Bindi, allora Ministra della Salute, che di medicina nulla comprende, ma che all’epoca era

manovrata da interessi di parte, visti i molti ostacoli frapposti alla sperimentazione che si rivelò, poi, essere stata boicottata. Occorre partire dall’alto: eliminare il puzzo di corruzione e di sottomissione dalle case farmaceutiche di alcuni organi governativi ; occorre commissariare le AUSL che spendono e spandono in appalti ai danni dei servizi offerti; occorre unificare i prezzi del materiale usato: i contratti di acquisto debbono essere fatti da un unico organo ministeriale attraverso bandi, onde avere i prezzi migliori. Inutile dire che chi fa appalti deve essere controllato da un collegio di persone tra cui personale della G.d.F. a garanzia dell’onestà; occorre rivedere gli sprechi di denaro pubblico sull’acquisto dei farmaci e qui sono d’accordo con l’uso di farmaci generici, ma è anche vero che in ogni ospedale pubblico ci debbono essere reparti per la cura di patologie che possono essere affrontate con l’Agopuntura e l’omeopatia ( La Francia è all’avanguardia da decenni su questo punto). Sono d’accordo che un medico che lavora in una struttura pubblica non debba esercitare privatamente in cliniche private, ma occorrerebbe che i medici di base siano messi in condizione di approntare una prima cura ambulatoriale di primo intervento, senza andare al pronto soccorso o rivolgersi ad uno specialista per fare, ad esempio, una iniezione di Acido Ialuronico nell’articolazione del ginocchio o della spalla. Il punto 4 al paragrafo primo (• Proibire gli incentivi economici agli informatori “SCIENTIFICI” sulle vendite dei farmaci ) ha una sua ragione di essere ma riveste l’etica del medico che dovrebbe essere libero di usare i farmaci più idonei per il paziente piuttosto che quelli consigliati, dietro regalie, dall’informatore scientifico. E’ come dire: bisogna impedire che i ladri vadano a rubare. Esiste già la legge che impedisce la corruzione. E questo principio di etica dovrebbe essere ribadito dall’Ordine dei Medici, ma sappiamo come funzionano le cose quando si tocca la morale e l’etica. Per quanto riguarda la Ricerca, vedi punto 7, siamo tutti d’accordo che vada incrementata, ma come? Lo Stato ci deve pensare? Solo lo Stato? E perché non si invitano le Case farmaceutiche italiane ad allearsi con le Università, creando al loro interno dei laboratori di ricerca? In America la Ricerca non la paga lo Stato Confederato, ma viene sovvenzionata da denaro privato, da donazioni solo se il laboratorio di ricerca promuove obiettivi credibili. La Ricerca sovvenzionata dallo Stato, come tutti politici auspicano per dare addosso al Governo in carica, conduce solo in una direzione: rendere i ricercatori degli statali con tutti gli annessi e i connessi, e ci siamo capiti.

Il secondo paragrafo ( Finanziare la ricerca indipendente attingendo ai fondi destinati alla ricerca militare ) è assai demagogico, scritto per accontentare le frange anarchiche e di estrema sinistra. Non dobbiamo dimenticare, ad esempio, che la Banda larga e l’ADSL, quindi Internet, auspicati da Grillo sono frutto della ricerca militare, americana, ma militare. Piuttosto, nel programma mancano i riferimenti alle Forze Armate e al loro ri-ammodernamento e alla loro ristrutturazione. Una forza politica, un movimento nuovo non può presentarsi e presentare un programma monco di argomentazioni importanti e dopo lo vedremo ciò che Grillo non ha preso in considerazione.
• Promuovere la ricerca sulle malattie rare e spesare le cure all’estero in assenza di strutture nazionali -

è il quarto paragrafo del punto 4 che appare contraddire la volontà di fare della Sanità Nazionale un gioiello che funzioni. Perché mandare al’estero e non importare dall’estero? Il Governo deve far si che non esistano ospedali in grado di non saper affrontare le patologie; ogni AUSL, attraverso il coordinamento regionale, dovrebbe spedire all’estero i propri medici a specializzarsi per poter operare poi in Italia. Quando si parla di creare strutture nazionali, si getta fumo negli occhi, perché per curare con le cellule staminali ad esempio, non servono ospedali particolari, serve solo il laboratorio che crea e produce le staminali e una siringa per iniettarle. Stiamo attenti a riempirci la bocca con espressioni altisonanti alle quali noi italiani siamo avvezzi a questo esercizio dialettico: potenziamo e ottimizziamo le strutture esistenti invece di chiuderle!!! punto 8:
• Eliminazione degli inceneritori • Introduzione del reato di strage per danni sensibili e diffusi causati dalle politiche locali e nazionali che comportano malattie e decessi nei cittadini nei confronti degli amministratori pubblici (ministri, presidenti di Regione, sindaci, assessori).

Eliminazione degli inceneritori? E perché? Perché fanno male!! Sono d’accordo, ma questo significa lasciare monumenti alla memoria e ambiente deturpato. Convertiamoli in termovalorizzatori atti a produrre energia elettrica e dai camini uscirà solo ossigeno e vapor acqueo. Sono comunque d’accordo con Grillo sulle responsabilità politiche riguardo alla distruzione ambientale mediante inquinanti, ma il reato di strage esiste già, occorre arricchirlo con argomentazioni come l’inquinamento ambientale esercitato dalle discariche abusive che inquinano le falde acquifere, ma non solo: individuati i responsabili questo dovranno anche pagare le spese per bonificare il territorio e gli amministratori pubblici possono essere considerati complice se nei cassetti del Comune o della Regione mancano i documenti di denuncia e di inviti fatti alla Prefettura di intervenire adeguatamente. Il casertano, Il napoletano sono l’esempio

tipico di indolenza amministrativa e i responsabili di tale indolenza hanno nomi e cognomi. Manca in questo capitolo un argomento essenziale, al di la della prescrizione della molecola al posto del nome commerciale del farmaco – vedi punto 2 secondo paragrafo – occorre disporre l’obbligo che i medici prescrivano un solo farmaco in ogni ricetta. La Regione Lazio, sperimentando questa formula per un mese, risparmiò per miglia di euro, evitando gli intrallazzi che avvengono nel retrobottega di farmacie che per guadagnare di più aggiungono fustelle di farmaci non prescritti ( Servizio televisivo effettuato nel 2012 dalle Jene, Italia1 ). La polverini nonostante il sorprendente risultato di risparmiare, ha sospeso la sperimentazione. Così come ha fatto il Ministro della Salute che non ha autorizzato in Abruzzo l’uso della ricetta elettronica nonostante le farmacie abruzzesi fossero già provvisti di idonei lettori elettronici. Questi due aspetti induce a considerare che fino a che la politica ha le mani in pasta nella Sanità gli intrallazzi e la corruzione ne faranno parte. E non si capisce perché Grillo abbia dimenticato questi due ultimi aspetti. Tanto più che auspica, al punto 4 (• Criteri di trasparenza e di merito nella promozione dei primari ) la trasparenza nelle nomine: questa può ottenersi solo se l’AUSL ospedaliera ha come obiettivo l’eccellenza e quindi dovrebbero essere i titoli e le pubblicazioni scritte ad indicare il primario idoneo. Ma fino a che la politica nomina gli amministrato delle AUSL, la trasparenza è un’utopia. L’Onestà è auspicabile, ma la politica non la prevede, la si può ottenere solo stimolando gli interessi che mirino al merito e al’eccellenza professionale all’interno del’AUSL.

ISTRUZIONE cosa dice il programma

• 1 Abolizione della legge Gelmini • 2 Diffusione obbligatoria di Internet nelle scuole con l’accesso per gli studenti • 3 Graduale abolizione dei libri di scuola stampati, e quindi la loro gratuità, con l’accessibilità via Internet in formato digitale • 4 Insegnamento obbligatorio della lingua inglese dall’asilo • 5 Abolizione del valore legale dei titoli di studio • 6 Risorse finanziarie dello Stato erogate solo alla scuola pubblica • 7 Valutazione dei docenti universitari da parte degli studenti • 8 Insegnamento gratuito della lingua italiana per gli stranieri(obbligatorio in caso di richiesta di cittadinanza) • 9 Accesso pubblico via Internet alle lezioni universitarie • 10 Investimenti nella ricerca universitaria • 11 Insegnamento a distanza via Internet • 12 Integrazione Università/Aziende • 13 Sviluppo strutture di accoglienza degli studenti

Il punto 1 dice di abolire la Legge Gelmini, ma è riduttivo introdurre un programma di riforma con la totale abolizione senza articolarne le ragioni; significa contare sull’ignoranza della gente per far credere che il movimento ha validi caratteri innovativi. Ma noi italiani, e questo è un altro elementi testimoniale, siamo abituati a non rispettare le leggi per dire che occorre riformarle: buttiamo il bambino con l’acqua sporca, come al solito!! Leggetevi le linee guida e poi riflettete se va abolita del tutto o… migliorata.
Con il termine riforma Gelmini[1][2][3] si indica comunemente l'insieme degli atti normativi riguardanti il settore dell'istruzione entrati in vigore durante la permanenza in carica del Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Mariastella Gelmini. Questi interventi sono contenuti in alcuni articoli della legge 133/2008, e sono proseguiti con la legge 169/2008, il cui scopo principale è quello di riformare l'intero sistema scolastico italiano. La riforma è entrata in atto il 1º settembre 2009per la scuola primaria e secondaria di primo grado, mentre per la scuola secondaria di secondo grado il 1º settembre 2010. La legge n. 240/10 del 30 dicembre 2010 di Riforma del sistema universitario è entrata in vigore nel gennaio 2011.

Legge 133/2008
Il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, [4] la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria ), in seguito legge 6 agosto 2008, n. 133[4], è un atto normativo adottato il 25 giugno 2008 sotto il Governo Berlusconi IV. Riguarda principalmente la finanza pubblica, ma sono presenti anche alcuni provvedimenti per il mondo scolastico ed universitario (in particolare, gli articoli 15, 16, 17, 64 e 66).

Legge 169/2008
Il decreto-legge 1º settembre 2008, n. 137 (Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università ),[5] in seguito legge 30 ottobre 2008, n. 169[5] è un atto normativo adottato il 30 ottobre 2008 che contiene una serie di modifiche inerenti al sistema della pubblica istruzione italiano. Questo decreto, tuttavia, riguardò essenzialmente le scuole primarie (ex elementari) e secondarie (ex medie e superiori): le principali novità in materia di istruzione universitaria erano contenute nella finanziaria triennale (legge 133/2008) e nel successivo decreto sulle università.

Decreto-legge 10 novembre 2008 n. 180
Convertito con la legge di conversione, 9 gennaio 2009 n. 1 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 6 del 9 gennaio 2009) (Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca).

Legge n. 240/10 del 30 dicembre 2010
La legge n. 240/10 del 30 dicembre 2010 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario)[6] è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 14 gennaio 2011, ed è entrata formalmente in vigore il 29 gennaio 2011. La legge modifica radicalmente tutto il sistema universitario; i suoi effetti vedranno la luce gradualmente poiché la sua applicazione dipende dall'emanazione di numerosi decreti attuativi. [7] È [8] anche nota come disegno di legge S. 1905 , ma in sede di approvazione parlamentare, il disegno di legge originario è stato notevolmente modificato.

Decreto ministeriale n. 17 del 22 settembre 2010

Il decreto ministeriale n. 17 del 22 sett.

Interventi trasversali
Questi interventi vanno ad applicarsi alle scuole primarie e secondarie (entrambi i gradi). Le ore scolastiche, che per motivi di forza maggiore (es. trasporti) potevano essere ridotte fino a 50 minuti, ritorneranno ad essere ore effettive di 60 minuti.[10] Reintrodotto lo studio dell'educazione civica nelle scuole primarie e secondarie (entrambi i gradi), tramite la materia Cittadinanza e Costituzione.[5] I libri di testo adottabili sono solo quelli per cui l'editore si impegnava a non pubblicare nuove edizioni prima di 5 anni per la scuola primaria, e 6 anni per la scuola secondaria di primo e secondo grado, salvo dispense integrative che si rendessero necessarie per l'ampliamento della materia oggetto di studio.[5]

Docenti e professori
La norma che prevedeva, a partire dal 2011, che i docenti migliori in via sperimentale in alcune scuole potessero ricevere un bonus di massimo €7.000 come premio produttività è stata preclusa dalla finanziaria 2010 (d.l. n. 78/2010, convertito in legge 122 30/7/2010). [10]

Scuola dell'infanzia
Viene data alle famiglie la possibilità di anticipare l'iscrizione dei propri figli a 2 anni e mezzo. [10]

Scuola primaria
Reintroduzione della figura del maestro unico, che a partire dall'anno scolastico 2009/2010 ha sostituito nelle prime classi della primaria di primo grado i tre docenti per due classi precedentemente previsti per il modulo.[10] A causa della riduzione della spesa della legge 133/2008, si stabilì che "le istituzioni scolastiche della scuola primaria costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola".[5] Introduzione della valutazione numerica decimale nella scuola primaria, accompagnata da un giudizio sul livello di maturazione raggiunto. [5]

Scuola secondaria di primo grado
Reintroduzione della valutazione numerica decimale nella scuola secondaria di primo grado. [5] Riduzione del monte orario, che passa da 33 a 30 ore settimanali, Laddove desiderato, compatibilmente con le disponibilità di insegnanti in organico e in sostituzione delle due ore della seconda lingua, le famiglie potrebbero optare per un aumento di due ore settimanali per l'apprendimento dell'inglese passando da 3 a 5, oppure utilizzare queste ore per corsi di italiano per studenti stranieri. Introduzione della prova nazionale dell'Invalsi di Italiano e Matematica nell'esame finale di licenza media.[10]

Scuola secondaria di secondo grado
La riforma è stata attivata per l'anno scolastico 2010-2011, ed entrerà in pieno regime per l'anno scolastico 2014-2015. Essa prevede un drastico e pesante taglio delle ore di insegnamento negli Istituti tecnici e professionali, per quanto riguarda gli insegnamenti cosiddetti "di indirizzo" degli Istituti tecnici, come l'insegnamento della materia "Tecnologie e disegno tecnico" dove, a seguito della riforma, è stata attuata la riduzione di 1/3 delle ore di lezione, e conseguentemente delle relative cattedre e quindi del personale docente. Il voto in condotta nelle scuole secondarie, mai abolito in precedenza, torna a fare media per concorrere a definire il giudizio finale dell'alunno in sede di promozione. Qualora uno studente non raggiungesse i sei decimi, non potrà essere ammesso alla sezione successiva o al ciclo successivo. [5] Altro importante cambiamento attuato, riguarda l'intero comparto degli indirizzi, il quale è composto, prima del riordino, da oltre 800 corsi sperimentali, 200 progetti assistiti e tantissimi altri percorsi, opzioni e sperimentazioni autonome, diverse e distinte da scuola a scuola con quadri orari a scelta e indipendenti, di licei, istituti tecnici e professionali. Questo con l'attuazione della riforma Gelmini, viene completamente

snellito, ridotto e tagliato drasticamente, e il tutto viene riordinato e semplificato a soli 20 indirizzi di ordinamento uguali, obbligatori e unitari per tutta l'Italia, venendo abolite, cancellate, eliminate e tagliate definitivamente tutte le sperimentazioni, i progetti assistiti, le opzioni a scelta e i tirocini dei licei, istituti tecnici e professionali precedentemente esistenti. L'insegnamento della lingua inglese diventerà obbligatorio per tutto il quinquennio (3 ore alle settimana, tranne nel Liceo Linguistico, dove si svolgono 4 ore nel biennio e 3 nel triennio), in ogni tipo di istituto superiore italiano esistente. L'insegnamento delle materie scientifiche (matematica, fisica, biologia, scienze naturali, astronomia, disegno tecnico) viene anch'esso potenziato in alcuni specifici indirizzi.[10]

Riordino dei licei
Tutte le sperimentazioni, i corsi autonomi e le opzioni sperimentali liceali, vengono semplificate, riordinate e riportate in 6 effettivi licei di ordinamento obbligatorio: 1. Liceo delle scienze umane 2. Liceo artistico 3. Liceo classico 4. Liceo scientifico 5. Liceo Linguistico 6. liceo musicale e coreutico: Nella maggior parte dei 6 licei riformati si studia una sola e unica lingua straniera (ovvero l'inglese) per tre ore la settimana dal primo al quinto anno, ad eccezione nel Liceo delle scienze umane - Opzione Economico-sociale nel quale si studia anche una seconda lingua straniera (al posto del latino) e del Liceo Linguistico, nel quale si studiano per tutto il quinquennio ben 3 lingue straniere.

Leggendo i punti programmatici della Grillo Revolution in ambito scolastico, ci si rende conto che la montagna ha partorito il topolino. Con Grillo, internet punto 2 (2 Diffusione obbligatoria di Internet nelle scuole con l’accesso per gli studenti ) diventa il solo strumento di studio, evidentemente non si è posto il problema che Internet non è che uno strumento al pari dei libri e non è nemmeno uno strumento ideale, poiché offre mille distrazioni a meno di inibire la libera ricerca. Probabilmente Intranet diventa, sarebbe, lo strumento più idoneo, poiché ogni istituto mette su circuito chiuso i propri programmi di studio, accessibili solo dagli studenti di quell’istituto o da altri allievi di altri istituti legati da reciproci accordi Ma anche meglio se il Ministero della Pubblica istruzione inducesse la creazione di una biblioteca, soprattutto argomentale, che tramite intranet tutti gli istituti di ogni genere e grado posso allacciarsi e scaricare ciò che serve. Al punto 3 ( Graduale abolizione dei libri di scuola stampati, e quindi la loro gratuità, con l’accessibilità via Internet in formato digitale ) E l’abolizione dei libri stampati ? A parer mio, diventa una jattura, poiché vale il solito principio in voga tra i rivoluzionari di buttare via il bambino con l’acqua sporca. Se Grillo ha in mente le speculazioni che si fanno con il libri ( e siamo d’accordo a contrastare) che vengono rinnovati magari dal solo cambio della copertina ( infatti come si può dire che un libro di matematica non è più idoneo? O quello di storia antica e moderna? O un libro di Letteratura italiana? ) va bene, ma il problema potrebbe essere affrontato non abolendo la carta stampata scolastica, ma adotando un semplice sistema: lo Stato obblighi gli Istituti di Istruzione secondaria a fornire gli argomenti di studio, durante l’anno scolastico e gli studenti poi studieranno dove pare a loro anche su libri vecchi di qualche

anno. Quello che conta è che sappiano dimostrare di conoscere gli argomenti quando interrogati e ragionare sugli stessi. Punto 4 (Insegnamento obbligatorio della lingua inglese dall’asilo ) E a che serve? Dovremmo prima imparare a parlare italiano e poi c’è da tener conto di una cosa: una lingua straniera la si impara bene, in tenera età, se le o gli insegnanti sono di madre lingua. Una pronuncia approssimativa appresa in tenera età compromette per sempre l’apprendimento e il parlato. Punto 5 (Abolizione del valore legale dei titoli di studio ) Lo ritenete importante e prioritario il concetto? E poi cosa significa tale affermazione? Che utilità porta alla società? Dovremmo abolire il valore legale nel senso che ad un concorso per geometri possono partecipare anche chi ha fatto il Liceo Pedagogico? O ad un concorso in cui è richiesta la conoscenza del Greco, per esempio, possono presentarsi anche i geometri? Ma se portassimo avanti la proposta di Grillo arriveremo anche al punto che il ruolo di Sovrintendente alle belle Arti e Beni Archeologici potrebbe essere ricoperto da un Ingegnere meccanico o elettronico, magari da un medico che non trova lavoro al posto di un Architetto o da un esperto in Storia del’Arte. Questa proposta è demagogica ed è dettata dalla necessità di accontentare dele frage particolari nel movimento. Il punto 6 ( Risorse finanziarie dello Stato erogate solo alla scuola pubblica ) lo trovo giusto perché andare in una scuola privata, frutto di iniziativa privata è una scelta per dare ai figli un insegnamento elitario, ed è giusto che i genitori paghino. Punto 7 (Valutazione dei docenti universitari da parte degli studenti ) Come principio di fondo può andare, ma siccome sappiamo che le università, con i movimenti studenteschi, sono fortemente politicizzate, il giudizio potrebbe facilmente sovrapporsi alla scelta di far fuori un insegnante che non la pensa come gli studenti dal punto di vista politico. La cosa va approntata con molta cautela e soprattutto il giudizio va confinato esclusivamente sulla materia di studio e al termine del corso di studio specifico, poiché agli studenti dovrà essere richiesto di entrare nello specifico della materia Punto 8 (Insegnamento gratuito della lingua italiana per gli stranieri obbligatorio in caso di
richiesta di cittadinanza)

Questo è un punto che è chiaramente fuori luogo, poiché dovrebbe essere inserito in uno specifico capitolo che nel programma manca. In Australia, lo straniero che vi lavora potrà rimanere oltre il tempo stabilito ( tre mesi) solo se supera un primo esame della lingua. Non rientra quindi come elemento cultura ma di semplice interazione con le problematiche della nazione in cui si trova lo straniero. Anzi, allo

straniero dovrebbe essere richiesto di giurare fedeltà allo Stato e alle sue leggi dopo un secondo corso di Educazione Civica. Perché Grillo che vanta chiarezze di idee tralascia le cose più ovvie? Praticamente si comporta come i politici che abbiamo avuto fino ad ora: approssimativi e inconcludenti. Punto 9 (Accesso pubblico via Internet alle lezioni universitarie ) Lezioni in streaming? Si può fare, Ci sono gli strumenti Così vale anche per il punto 11 (Insegnamento a distanza via Internet ) per permettere agli studenti fuori sede di poter assistere alle lezioni, Sarebbe un’espressione di vera democrazia e opportunità di crescita. Punto 10 (Investimenti nella ricerca universitaria) E’ molto generica la cosa. Ancora una volta, a cominciare dalla buonanima della Montalcini che non ha mai smesso di accusare lo Stato di non far nulla sulla ricerca, ha omesso di dire che negli USA dove lei per lungo tempo ha vissuto, la ricerca universitaria è resa possibile soprattutto dalle donazioni di filantropi e dai ricconi. Anche lei, in Italia, ha riacquistato la mentalità dello Stato visto come “mamma”? Chissà perché non ha mai presentato un disegno di legge, visto che votava i disegni di legge anche se occupava una carica onoraria, quella di “senatore a vita”, che aprisse la raccolta di fondi da parte di privati destinati alle università? Mah, magari solo per dare addosso a Berlusconi? La Fiat, perché non sovvenziona il Politecnico di Torino sulla ricerca di motori di futura generazione? Perché le fabbriche di un indotto industriale di una qualsiasi città non sovvenzionano le università per dare loro modo di formare studenti secondo precisi indirizzi lavorativi? Non ci sono incentivi, perché non c’è la mentalità. Bisognerebbe partire dalla proposta che le donazioni fatte all’Università possono essere totalmente detratte dalle tasse, ma DOPO ACCURATI CONTROLLI DA PARTE DELL G.d. F. poiché l’Italia è il paese dei furbi e dei disonesti. A tutti i Livelli e la classe politica aborrita da Grillo a da tutti noi non è che la faccia del popolo. E questo si integra con l’ultimo punto, il 12
Integrazione Università/Aziende)

Punto 13 (Sviluppo strutture di accoglienza degli studenti) I Campus dovevano essere una priorità dal momento che anni fa le Regioni e i Comuni chiesero le sedi decentrate o nuove facoltà decentrate. Ma non è una novità che in Italia si costruisce ( o meglio si rimedia ) l’aula per gli studi e poi per il resto… arrangiatevi. Il politico si riempie la bocca con “Anche noi abbiamo l’Università” E per il resto è… nozze con i fichi secchi!! E gli studenti? A pagare salato il posto letto ovunque si trovi. Con un risvolto: Evasione fiscale da parte dei conduttori. Allora,

prima di dire “OK” a chi vuole l’Università sul proprio territorio, si risponda con: “ Ok, costruite il Campus con fondi Nazionali e Europei, tenendo conto della capienza massima che l’Università apporta su territorio “ e nel frattempo, in attesa del meglio, lo Stato dia la possibilità agli studenti di recuperare il 20% dell’affitto pagato nei vari appartamenti. Ma Grillo non ha per niente affrontato il discorso sull’evasione Fiscale che sottrae allo Stato almeno un ammontare di soldi paragonabile a due manovre di Governo. PERCHE’??? Cosa è che regge lo Stato al quale chiediamo di tutto se non i soldi derivanti dalle tasse? Questi sono i punti del programma di Grillo preso pari pari dal suo programma, senza aggiunge e senza togliere alcunché. E fanno rumore gli argomenti che un Movimento nuovo, per farsi conoscere avrebbe dovuto affrontare e articolare e che invece sono assenti. Invece abbiamo dei punti messi giù, sembra, da più mani, senza un reciproco confronto, così come è venuto in mente al momento della stesura del programma e senza una struttura organica.

Cosa ha dimenticato o “ dimenticato” Grillo nel suo Programma? Io arrivo a identificare questi punti:
1234Rapporti diplomatici con le nazioni e con il Vaticano Eurozona, progetti e problematiche Moneta unica? Sistema fiscale unico per tutta l’Eurozona! Diplomi e lauree riconosciute in tutta l’Eurozona con la possibilità di impiego ovunque nella stessa, senza essere sottoposti a check ed esami. 5- Forze armate e pubblica sicurezza 6- Progetto di una cooperazione militare unica in ambito Eurozona 7- Lotta alla delinquenza in ambito Nazionale e in ambito Eurozona 8- Lotta all’Evasione e all’Elusione Fiscale in ambito Nazionale e in ambito Eurozona 9- Riforma del lavoro 10Rapporti tra Italia e Nato

Ecco alcuni punti che io vedo necessari per ottimizzare le relazioni tra nazioni. Voi potreste vederne altri di altrettanta importanza. Basti pensare all’utilità di avere un unico Sistema Fiscale in Eurozona per l’ottimizzazione dei conti; basti pensare alla cooperazione militare tra nazioni, in ambito Eurozona, che potrebbe arrivare alla formazione di un unico corpo d’Armata per le tre forze armate, in cu il comando è a rotazione tra le nazioni aderenti. Pensiamo al risparmio economico con appalti controllati e lo snellimento e l’ottimizzazione sull’impiego di militari che sarebbero altamente specializzati per le esigenze reali del continente oltre allo snellimento del numero di militari effettivamente necessari. Il riconoscimento dei titoli di studi creerebbe circolazione di persone e crescita di una nova cultura europea a cui siamo destinati inevitabilmente; La lotta all’Evasione e all’Elusione è prioritari, altro che il conflitto di Interessi che di fatto non è più esistente. In questo campo perché non dare al consumatore la possibilità di recuperare due punti di IVA su ogni scontrino o fattura emessa? Non servirà più la G.d.F. per il commercio al minuto, ma sarà il cittadino a tener dietro agli scontrini per recuperare denaro. Si potrebbe dilungare il discorso su molti altri aspetti. Ma il mio scopo è stato solo quello di evidenziare la debolezza del Programma di Grillo tanto decantato e tanto silenzioso su punti a dir poco caldi. Io non darò mai il voto a chi non menziona a priori come risolvere i problemi essenziali della nazione e non affrontare per demagogia le questioni. E poi un movimento che va al governo per dire “No! No! No!” fa chiedere: “Ma che ci siete andati a fare e parchè avete voluto il voto?” La presuntuosa aspirazione di Grillo di volere poi il 100% dei voti per Governare è una presunzione che suscita perplessità tali da scongiurare quella che sarebbe una jattura: l’Italia ha gia’ avuto esperienze di un regime senza contradditorio. Termino la mia disamina invitando i lettori a riflettere.