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LA PIAZZA D’ITALIA
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1-15/15-30 Settembre 2006 - Anno XLIII - NN. 17,18 - € 0,25 (Quindicinale)

L’Europa e il medioriente

ATTUALITA’

INTERNI

La vita di Oriana Fallaci
— a pagina 2 —

Elefantino e Asinello di nuovo allo scontro elettorale
— a pagina 4 —

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Tutti a piangere
di FRANZ TURCHI

L
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a guerra di questi giorni in libano e i continui attacchi alle forze di “pace”in Afghanistan ed Iraq, hanno sempre di più portato alla ribalta della “Old” Europa il tema mediorientale. E’ vero che con l’11 settembre 2001 tutto è cambiato ma è ancora più vero per l’Europa dopo gli interventi, diretti in terra islamica (vedi Iraq e Afghanistan). La divisione in termini religiosi, culturali, oltre che gia storici con il mondo islamico è diventata qualcosa non solo da dibattito convegnistico ma viene vissuta oggi soprattutto tra la gente comune. Infatti si legge negli occhi delle persone la paura o meglio l’angoscia sul problema quando si parla o ci s’incontra in un ristorante, al lavoro o in mezzo alla strada . Oramai anche l’esempio delle violenze delle banlieu parigine è qualcosa che ha fatto saltare agli occhi l’evidenza del fallimento del progetto francese della societas multiculturale, multilingue e soprattutto plurireligiosa. Il problema esiste: lo stesso Parlamento europeo da sempre filoarabo, filopalestinese ha adottato una risoluzione unitaria di intervento nel territorio libanese proprio in questi giorni. Cosa vuol dire? Tutto questo ha un solo significato che 1) non si era capito il problema dell’estremismo religioso jidaista in Europa o quanto meno lo si considerava lontano in termini fisici. 2) Non si aveva percezione dell’aumento della popolazione in termini demografici, mussulmana in Europa. 3) Si credeva che le differenti culture o meglio soprattutto religioni potevano convivere senza effetti devastanti (come si visto a Londra e a Madrid ) all’interno dei nostri territori . Di questo la gente oramai ne ha perfetta percezione e ancora di più in Italia con gli efferati omicidi di giovani donne di religione islamica, da parte di loro parenti, a causa di loro rapporti “oltrecortina” o meglio con noi della “Old” Europa.
Continua a pag. 6
ISSN 1722-120X

La finanziaria toglie i soldi dalle tasche di tutti Un paese già provato dalla sfida globale Ora conosce il vero volto di questa maggioranza
LA VIGNETTA Adam Smith (1723–1790)

“Il benessere è sempre libero, esso non può essere estorto con la forza, il puro desiderio di esso non ci espone a nessuna punizione; perchè il puro desiderio di benessere tende a non rendere la malvagità positiva reale”

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1-31 marzo 2006

LA PIAZZA D’ITALIA - ATTUALITÀ
Immigrati: Lampedusa, due sbarchi nella notte e un terzo e' in corso
Palermo (Adnkronos) - Nuova ondata di sbarchi di immigrati clandestini sull'isola di Lampedusa. Sono arrivati, in due diversi sbarchi, 75 extracomunitari. I primi 43 sono giunti dopo essere stati soccorsi dalla motovedetta della Guardia costiera a 20 miglia a Sud di Lampedusa. L'allarme era stato lanciato da uno degli extracomunitari che aveva avvertito un parente attraverso un telefono satellitare. Quest'ultimo aveva allertato le forze dell'ordine che hanno messo in moto la macchina dei soccorsi.

Napoli: arrestato per violenza sessuale su una bimba di 11 anni
Napoli (Adnkronos) - Un cittadino extracomunitario di 26 anni, e' stato arrestato dai carabinieri a Napoli, con l'accusa di avere commesso una violenza sessuale su una bimba di 11 anni. Una pattuglia di militari stava transitando nel centro della citta', quando ha udito le urla di numerose persone che inveivano contro l'indagato, chiuso nella propria abitazione. Gli investigatori hanno poi chiarito che l'extracomunitario nei giorni scorsi aveva piu' volte palpeggiato la bambina, dopo averla fatta entrare con l'inganno nella sua abitazione.

Professionisti in piazza a roma
Roma (Adnkronos/Ign) - Il corteo contro il decreto Bersani è iniziato al Colosseo e si è concluso a piazza Venezia. Vi ha partecipato anche Fini chiedendo che "Prodi ascolti la protesta". In piazza per protestare contro la Finanziaria e il decreto legge Visco-Bersani. Si è svolta oggi a Roma la manifestazione organizzata dai professionisti alla quale ha partecipato anche il presidente di An Gianfranco Fini. Il corteo contro il decreto Bersani è iniziato al Colosseo e si è concluso a piazza Venezia.

Oriana Fallaci ultimo atto
Se ne va la grande giornalista autrice di best seller e personaggio controverso
La vita di Oriana Fallaci sembra per certi versi un romanzo uscito dalla penna di Isabel Allende, fatto di passioni, impegno, coinvolgimento ed avventura; la sua carriera giornalistica, ha la capacità di rendere invidioso qualsiasi giornalista che riesca ancora a sognare di affermarsi in questo campo e di fare del suo lavoro, un’avventura. Oriana Fallaci inizia a soli 16 anni la carriera giornalistica, esortata dallo zio Bruno Fallaci, scrittore e direttore di settimanali. Iniziò come collaboratrice per diversi quotidiani locali e poi come inviata per L’Europeo. Nel 1967 si reca in Vietnam, come corrispondente di guerra per L’Europeo; per ben dodici volte in sette anni, vi ritornerà per raccontare le atrocità della guerra, ma anche gli eroismi e le menzogne di una guerra che lei stessa definì “una sanguinosa follia”. Nel 1968 si reca negli USA per la tragica morte di Martin Luther King e di Bob Kennedy, seguendo inoltre, con occhio critico, il movimento studentesco americano di quegli anni. A Città del Messico, nello stesso anno, in occasione dei giochi Olimpici, durante una manifestazione di protesta, dove centinaia di giovani morirono, lei venne ferita, creduta morta e portata in obitorio. Solo più tardi un prete si accorse che era ancora viva. Questa terribile disavventura, più altre sue considerazioni riguardanti questo popolo, le svilupparono un forte rancore nei confronti dei messicani; rancore, che spesso in alcune interviste, è venuto fuori senza mezzi termini. Fu presente come corrispondente di guerra anche nei conflitti indo-pakistano, in sud America e in Medio Oriente. La sua storia d’amore con Alekos Panagulis sembra un film, dalla triste fine purtroppo. Egli era il leader della Resistenza greca contro il regime dei colonnelli; si conobbero il giorno che lui uscì dal carcere: la Fallaci diventerà la sua compagna di vita fino alla dolorosa morte di lui, sopraggiunta il primo Maggio del 1976. La coppia, amica di Pier Paolo Pisolini, ha collaborato alle indagini sulla morte di quest’ultimo e la Fallaci è stata la prima a denunciare il movente politico dell’omicidio del poeta. Nella sua carriera giornalistica, ha avuto la possibilità di intervistare molti personaggi importanti e di spicco alle Torri Gemelle, inizia la sua polemica nei confronti dell’Islam, che susciterà in ta il 27 Agosto 2005. Infine, muore di tumore ai polmoni il 15 Settembre 2006 a 77 anni nella sua casa a Firenze. Ha scritto diversi libri e di successo significativo, alcuni dei quali sono: Penelope alla guerra, 1962; Niente e così sia 1969; Quel giorno sulla luna,1970; Intervista con la storia 1974; Lettera a un bambino mai nato 1975; Un uomo 1979; La rabbia e l’orgoglio 2001; Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci, 2004. Oriana Fallaci, col suo carattere vulcanico e forte, come ogni persona che ha il coraggio di esprimere le proprie opinioni, ha suscitato ammirazione, ma anche rancori e polemiche. Le polemiche contro di lei, riguardano soprattutto le sue posizioni nei confronti dell’Islam, dopo l’ attentato alle Torri Gemelle. La tesi della Fallaci è che si sta assistendo al pianificato tentativo del mondo musulmano di islamizzare l’occidente; la libertà di espressione è inviolabile ciascuno deve poter esporre le proprie opinioni ma, questa la principale accusa che gli è stata mossa, non dovrebbe mai essere dimenticato nell’esprimerle il rispetto altrui.
Alcune delle sue uscite furono veri e propri pugni in faccia alla convivenza politicamente corretta da cui larga parte della società civile italiana si sente difesa, le polemiche per la costruzione di una Moschea a Colle Val d’Elsa, dove per l’occasione manifestò pubblicamente l’intento di volerla far saltare in aria personalmente con dell’esplosivo; le elezioni politiche del 2006, quando affermò di non aver votato per dignità, domandandosi il perché invece, la gente “comune” si sia umiliata votando; quando, in occasione dell’organizzazione del Social Forum a Firenze nel 2003, si elesse momentaneamente a Sindaco di Firenze, incoraggiando i fiorentini di listare la città a lutto al passare dei manifestanti. Scrivere un articolo sulla Fallaci lascia sempre impotenti, vorresti affrontarla freddamente ma non ci riesci, poiché Oriana Fallaci era una donna, che nel bene o nel male, sapeva prendere posizioni, stimolare reazioni gettare il sale sulle ferite aperte di una storia contemporanea in movimento e tutta da interpretare, spaccando la pubblica opinione e di gente così non si riesce a raccontare con distacco, ma solo con coinvolgimento.

nel panorama politico mondiale: Re Husayn di Giordania, Pietro Nenni, Giulio Andreotti, Alekos Panagulis, Yasser Arafat, Haile Selassie, Henry Kissinger, Indira Gandhi, Golda Meir, Deng Xiao Ping, L’Ayatollah Komeini, Gheddafi, etc. Dopo il 1990 si trasferisce a vivere a New York, a Manhattan. Dopo l’attentato

Italia come altrove, commenti di solidarietà o di critica. Inoltre, dopo aver espresso per tutta la vita opinioni anticlericali, negli ultimi anni della sua vita si avvicina alla Chiesa Cattolica, dichiarando pubblicamente la sua ammirazione per papa Benedetto XVI, il quale l’ha ricevuta a Castel Gandolfo in udienza priva-

Scandalo calcio
Cambiare tutto per non cambiare nulla
Dopo i tuoni e i fulmini a ciel sereno e le tempeste estive, sembrava che un’ ondata purificatrice di giustizia avesse invaso uno degli ambiti piu’ controversi della societa’ italiana: il mondo del calcio. Le passioni pallonare sembravano a mano a mano a scemare fra i tifosi finche’ il trionfo di Berlino non ha restituito agli italiani - e ai nuovi vertici federali- quella passione che sembrava finita una volta per tutte. E cosi’, tutti dalla B alla A, fatta eccezione per la Juventus, impresentabile al grande calcio,aldi l’ di qualsivoglia alchimia. Troppo grande il coinvolgimento di Moggi, troppo imbarazzanti le relazioni e la rete che che i direttore generale bianconero aveva creato con arbitri, dirigenti e giocatori. Troppo, davvero troppo per il colpo di spugna. Tuttavia, arbitrato permettendo, la Juve sta pagando e in maniera piuttosto congrua, le proprie colpe. Singolare resta il “tatto” con cui e’ stato trattato il Milan (-8), cui ci si e’ preoccupati persino di assicurare un posto in Champion’s... Quanto a Fiorentina (19) e Lazio (-11) in realta’, la B sembrava non togliergliela proprio nessuno, eppure... Certo, nel calderone e’ finita pure la Reggina (stato. Tuttavia, lo scandalo ormai e’ chiaro - non puo’ essere sminuito, ridotto a “Moggiopoli”. Il dirigente della Juventus grandi e piccini - erano a conoscenza e vi sguazzavano consapevoli dei pro e dei contro. E adesso? Il ritorno di Matarrese, l’affaire Telecom - decisiva prima e dopo con le sue intercettazioni “telecomandate” - che ha allontanato il deludente Guido Rossi, il quale non ha perso tempo a svignarsela, insediandosi nel colosso delle telecomunicazioni e rifugiandosi da un’ambiente ancora lontano dalla bonifica. Certo, il signor Rossi che passera’ alla storia pallonara semplicemente per aver assegnato a tavolino lo scudetto ad un’Inter in trepidante attesa. Stop. Nullo l’operato dell’ex commissario, che congedandosi ha pensato bene di giustifacarsi pure: “Vado via perche’ non c’e’ possibilita’ di cambiare questo mondo”. E se ne va a Telecom... Davvero da ridere. Probabilmente tra poco scopriremo che, come Tangentopoli, dietro l’esplosione dello scandalo calcio si nascondeva una regia - nemmeno troppo nascosta, con volti e interessi fin troppo chiari - che agiva a suon di intercettazioni. E‘ quello cui assistiamo in questi giorni, dove, relitavamente all’affare Telecom sta emergendo una rete sotterranea che mirava a demolire persone con il famigerato ricatto dell’intecettazione telefonica e non solo. Eppure le premesse per un cambiamento del calcio c’erano, ma per motivi che sfuggono ai “comuni mortali”, ma non certo ai mammasantissima, questo non si e’ avverato. Alla bisogna era stato arruolato persino Borrelli. Il buon Palazzi s’era dato da fare, mstrandosi inflessibile e riuscendo parzialmente nel ripristino della giustizia ma alle sentenze devono seguire le riforme. Invece nulla. Adesso la palla passa al neocommissario Pancalli. Auguri.

LA PIAZZA D’ITALIA
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Luigi Turchi
Direttore

Franz Turchi
Co-Direttore

Lucio Vetrella
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15), qualche arbitro - in primis Paparesta (6 mesi di stop)- ha pagato in modo salato alcune ingenuita’. Fatto sta che il repulisti tanto atteso non c’e’

era si’ la chiave di volta che faceva girare tutti gli ingranaggi, ma vietato sottovalutare la potenza degli ingranaggi muti. Si trattava d’un sistema ben oliato, di cui tutti -

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LA PIAZZA D’ITALIA - INTERNI
Dl: tapiro d'oro di 'striscia' a Rutelli per tessere margherita
Roma (Adnkronos) - ''Striscia la Notizia'' ha mostrato un servizio nel quale alcuni cittadini di Roma si lamentavano di aver ricevuto per posta la tessera di iscrizione al partito della Margherita, senza mai averne fatto richiesta. La trasmissione ha consegnato un Tapiro d'oro a Francesco Rutelli che, raggiunto da Valerio Staffelli nella tarda serata di ieri, ha dato appuntamento all'inviato di ''Striscia la Notizia'' perche' si stava recando con la moglie Barbara Palombelli all'inaugurazione della Festa del Cinema di Roma.

Napolitano: ''mi rifaccio a Ciampi''
Londra (Adnkronos/Ign) - ''Mi rifaccio a quello che ha detto Carlo Azeglio Ciampi''. Da Londra, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano risponde così ai cronisti che gli chiedono di commentare le polemiche scatenate dal via libera alla riforma del sistema radiotelevisivo targato Gentiloni. ''Su questo tema ho le spalle coperte dal messaggio che qualche anno fa il presidente Ciampi inviò al Parlamento e disse quello che a mio avviso era giusto dire e che sarebbe del tutto giusto ripetere anche oggi nei termini generali sulla questione della libertà e del pluralismo dell'informazione''.

Governo: Fini, Prodi oggi non ha il consenso degli italiani, nemmeno lui e' convinto di poter durare cinque anni
Roma (Adnkronos) - ''In questo momento il governo Prodi non ha il consenso di buona parte degli italiani'', molti di coloro che lo hanno votato ''oggi dicono ci siamo sbagliati''. Se n'e' detto convinto il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini nel corso della registrazione della trasmissione 'Matrix'. Quella di Fini e' stata un'articolata requisitoria in particolare contro la Finanziaria varata dall'esecutivo e contro il primi passi sul fronte delle liberalizzazioni con il decreto Bersani.

Contro la vecchia sinistra urge nuovo centrodestra
Per una rapida svolta
I tempi sono maturi. Nonostante l’ estate sia notoriamente la stagione del gossip e poco piu’, il governo di „sinistra - centro” e’ riuscito nella titanica impresa di soffrire piu’ del caldo la propria inadeguatezza a governare. Per un po’, lo scandalo calcio, la vittoria dell’Italia ai Mondiali, la particolare situazione internazionale (guerra in Libano) hanno tolto le castagne dal fuoco al governo Prodi, ma poi i nodi sono venuti immancabilmente al pettine. Che una coalizione siffatta, esageratamente sbilanciata a sinistra fosse una minaccia per il ceto medio si sapeva. Non tutti a suo tempo ci hanno creduto e adesso una parte di quell’elettorato caduto nella trappola di Diliberto e soci, si morde la mani e si appresta a divenire piu’ povero grazie alle tassazioni che Padoa Schioppa ha annunciato e Prodi, in campagna elettorale, subdolamente taciute. Prima l’affondo sui dei taxi, poi sui farmacisti, che in rivolta hanno paralizzato il Paese - o parte consistente di esso. Poi, l’inevitaile scoglio finanziaria, appuntamento chiave di ogni anno, ha fatto temere il peggio e solo le doti equilibristiche di D’Alema, corso in salvataggio dello spaesato Prodi, hanno salvato la baracca. Intanto, la Cdl cerca pian piano di darsi una nuova fisionomia. Certamente, le polemiche interne non giovano al tentativo di creare un’alternativa credibile e la “spifferata” di Mastella sulle reali e sotterranee intenzioni di Casini un po’ di scompiglio l’hanno creato. Nella circostanza, Fini ha sostenuto il Cavaliere facendo comunque da paciere, forse sperando in futuro di metter e mani su una “copiosa eredita’”(la successione a Silvio). Il blocco Forza ItaliaAn costituirebbe il nerbo di questo nuovo partito conservatore e darebbe nuova linfa - enuova credibilita’- alla proposta di centrodestra. Tuttavia, almeno ufficialmente tutto tace e nella Cdl sembra che tutti attendano un segnale da Arcore. Alcuni confidano nel ritiro del Cavaliere (i partiti di centro in primis), poiche’ aspirano a creare nuovi soggetti, nella speranza di rilevare parte del serbatoio di voti in mano a Forza Italia. Altri invece, sperano che Berlusconi resti al suo posto, perche’credono che una sua uscita di scena consegnerebbe definitivamente del Paese alle sinistre. Una cosa e’ certa: con la Cdl di oggi in cui leader e’ tale soltanto in verbis, il centrodestra non va da nessuna parte. Questo lo sanno tutti, Berlusconi compreso. E’ per questo che tutti si attende trepidanti un colpo di scena. Pare infatti che con il vecchio leader, non possa esserci un nuovo centrodestra. Tuttavia, il rischio e’ che senza il vecchio leader il centro torni a fare il centro e la destra la destra. Intanto, a Napoli, Berlusconi ha consegnato la medaglia della “Buona stella” ad alcuni cittadini che si sono distinti per il loro impegno morale e professionale e ha annunciato la consegna di 100mila euro ai ragazzi del quartiere di Scampia per consentire loro di avere una sede e comprare strumenti musicali. Berlusconi, come di consueto, ha detto di non avere “nessun timore sull'unità della Cdl e sul suo futuro”, spiegando le tensioni come “dialettiche in corso, che supereremo”. Sara’, ma pare che la Cdl cosi’ concepita abbia davvero fatto il suo tempo con buona pace del Cavaliere.

Inoltre, la Lega sembra ormai partita per la tangente e non tanto la persona di Bossi, che ormai conta poco o nulla, quanto i suoi eredi hanno a piu’ riprese ribadito che la Lega si considera svincolata dalla Cdl. In realta’, questo atteggiamento

non va bollato semplicisticamente come tradimento, ma deve essere lo spunto per ripensare il centrodestra in modo tale che si torni a vincere. Il partito unico, affascinante ma problematico, potrebbe essere una soluzione.

La maledizione di Telecom
Mela marcia o pomo d’oro
Evidentemente al Professor Prodi occuparsi più o meno direttamente della telefonia ,sia in Italia che all’estero,non porta proprio bene.Non contento di essersi fatto “male”anni addietro con l’affaire “telekom Serbia”,e soprattutto di aver fatto male alle casse del Tesoro aggiungiamo noi,l’attuale Premier ci ha riprovato con l’azienda telefonica più grande sul mercato italiano ma questa volta ha dovuto fare una precipitosa ritirata sia nei confronti dell’opinione pubblica sia verso il parlamento.Ma ricordiamo brevemente gli antefatti.L’11 settembre scorso il Cda di Telecom approva lo scorporo delle società di telefonia mobile e della rete d’accesso fissa.Il giorno dopo il Presidente del Consiglio si rammarica di non essere stato messo al corrente dell’operazione nei recenti colloqui avuti con Tronchetti Provera .Appena il tempo di far passare qualche ora e spunta un documento dal titolo molto esplicativo :”scorporo della rete di Telecom Italia”,che Angelo Rovati ,consulente economico e braccio destro di Prodi,ha spedito a tronchetti Provera una decina di giorni prima .Rovati però accoglie sulle sue spalle la paternità e la responsabilità politica del documento affermando che il Professore non sapeva niente e che lui aveva fatto tutto da solo,sul fatto poi che tale documento fosse stato spedito su carta intestata della Presidenza del consiglio a noi poveri mortali di più non è dato sapere. Ed è a questo punto che tirato in ballo dai mass media e dal mondo politico,Prodi entra in gioco, ed infatti dalla Cina dove era in visita ufficiale il Premier ,alle numerose richieste di riferire sulla faccenda in Parlamento, risponde con una delle sue celebri frasi”Ma stiamo diventando matti?Non c’è nessuna ragione per cui io debba riferire in parlamento!”(gli sviluppi successivi poi lo smentiranno clamorosamente).A stretto giro di posta ,il 15 settembre,Tronchetti Provera si dimette dalla presidenza di Telecom, e viene subito sostituito dall’uomo buono per ogni stagione Guido Rossi, già recentemente a capo della F.I.G.C. Intanto la polemica politica sale di tono e le opposizioni chiedono che Prodi riferisca in Parlamento circa il suo interessamento a Telecom. Rovati in un estremo tentativo di quietare la situazione si dimette da consigliere del Premier e addirittura Prodi smentendo se stesso ,come abbiamo già ricordato,accetta il dibattito in Parlamento prima solo alla Camera dei Deputati,poi “obtorto collo” anche al Senato, dopo aver cercato di mandare a riferire a Palazzo Madama al suo posto il ministro delle telecomunicazioni Gentiloni Secondo gli accordi Prodi riferirà a camera e senato rispettivamente il 28 settembre e il 5 ottobre ,cosa che puntualmente avverrà. In attesa di parlare in parlamento ,il premier però accusa Tronchetti di non avergli detto la verità sulla situazione di Telecom e che alla fine saranno le carte a parlare. Arriviamo quindi al giorno dell’intervento alla camera del Professore il quale con la sua proverbiale flemma non spiega nulla e scatena con alcune frasi contestate dall’opposizione una vera e propria rissa verbale nell’emiciclo,infatti verrà interrotto nove volte consecutivamente dalle urla e dagli strepiti provenienti dagli scranni occupati dai deputati dell’opposizione,tanto che per calmare le acque il presidente del Senato Bertinotti sarà costretto per alcuni minuti a sospendere la seduta! Prodi in particolare afferma che nulla sapeva del “documento Rovati” e che quella non era altro che un attacco architettato contro di lui e che sarebbe finito come il già citato e famigerato caso Telekom Serbia.infine dichiarava che suo fermo proposito sarà quello di riformare il capitalismo italiano poiché occorrono assetti di governo delle imprese più stabili e traduro se possibile l’intervento di Fini il quale ha affermato che il Professore sapeva ,agiva e mentiva,sdegnando quindi l’intero paese,ribadendo anche lui che il premier ha organizzato una scalata alla Telecom con banche amiche.Casini invece ha ribadito che i chiarimenti di Prodi non sono altro che favole,non avendo chiarito alcunché ,infine chiude il suo intervento chiedendosi cosa l’attuale maggioranza avrebbe detto e fatto se al posto dell’ex presidente dell’I.R.I ci fosse stato Berlusconi.La polemica poi si è riaccesa meno di 24 ore prima che Prodi,il 5 ottobre,andasse riferire della faccenda Telecom al Senato. Infatti finalmente dopo qualche settimana di silenzio,finalmente prende parola Marco Tronchetti Provera ,il quale dalle pagine del Financial Times ,spiega finalmente la sua verità. Nell’intervista al quotidiano economico britannico egli dice chiaramente che con Prodi parlarono dei futuri assetti dell’azienda e anche della possibile separazione di TIM. Quindi dopo queste dichiarazioni a sorpresa dell’ex presidente Telecom, Prodi va al senato ad esporre la sua difesa.Il suo intervento è comunque sostanzialmente identico a quello tenuto alla Camera qualche giorno prima,affermando infatti di non aver mai saputo nulla del piano Rovati,di non aver mai parlato con Tronchetti di alcunché ,anzi controbatte che non sarà un’intervista a un giornale a costituire una prova che il Presidente del Consiglio e il suo Governo fossero a conoscenza del piano del nuovo assetto Telecom.Infine il Professore ribadisce che si è cercato di trascinarlo in una polemica inutile quanto priva di fondamento, in quanto demagogia e strumentalizzazioni hanno preso il sopravvento.Naturalmente gli interventi in risposta a questo discorso non sono mancati;si segnala Buttiglione che non si spiega come Prodi non abbia denunciato Tronchetti che in definitiva nell’intervista già citata sul Financial Times ,dà del bugiardo al Premier. Schifani,invece sottolinea le numerosissime assenze tra i Senatori della maggioranza e la presenza di due soli Ministri al fianco del Premier,definendo Prodi un uomo solo che prima o poi al Senato cadrà. I rappresentanti di A.N affermano invece che dal discorso del Primo Ministro sono venuti fuori solo arroganza e silenzi,ribadendo che a quanto sembra anche l’Unione oramai non lo difende più.I leghisti ,come al solito pittoreschi espongono un Pinocchio in aula,si chiedono come Prodi faceva a non sapere del documento scritto dal suo consigliere,risultando così,palesemente in contrasto con la realtà,e tacciandolo quindi di dire bugie al Senato e al Paese . Noi della “Piazza d’Italia”,che possiamo aggiungere di più? solo che siamo di fronte al solito Prodi che da quasi trenta anni a questa parte,non sa nulla del rapimento Moro,a parte gli spiriti logicamente,nulla delle svendite dell’I.R.I, nulla di Telekom Serbia ,niente sa adesso di Telecom Italia, e possiamo solo sperare che la sua seconda avventura come Presidente del Consiglio sia di più breve durata della precedente esperienza.

sparenti. Le dichiarazioni degli esponenti del centro-destra a questo discorso sono state logicamente durissime. Giulio Tremonti ha affermato che Prodi non può governare in quanto ha detto bugie all’Aula e al Parlamento e che con quel piano redatto dal Professore ci avrebbe perso il contribuente,infine ha rimarcato come l’idea fissa del Presidente del Consiglio sia quella di orchestrare affari.Ancora più

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1-31 marzo 2006

LA PIAZZA D’ITALIA - ESTERI
Cina: arrestato attivista per i diritti umani
Pechino (Adnkronos) - E' stato incriminato con l'accusa di incitamento alla sovversione un avvocato cinese impegnato a favore dei diritti umani. L'incrominazione di Gao Zisheng, questo il suo nome, e' avvenuta il 21 settembre, ma soltanto ora il suo legale Mo Shaoping ne ha ricevuto conferma da parte del governo, scrive oggi il Los Angeles Times. Al momento Gao non puo' ricevere nessuna visita, nemmeno da parte dell'avvocato Mo.

Libano: l'italia passa alla germania il comando della forza navale La cerimonia domani a bordo della portaerei 'garibaldi' al porto di beirut
Roma (Adnkronos) - Passaggio di consegne, al porto di Beirut, tra l'Italia e la Germania per il comando della forza navale multinazionale in Libano. L'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, comandante della 'Maritime Task Force 425' passera' il comando della forza marittima internazionale operante nelle acque libanesi all'ammiraglio Andreas Krause della Marina militare tedesca.

Afghanistan: autobomba kamikaze presso kandahar, tre feriti
Kabul (Adnkronos/Xin) - Tre soldati afghani sono rimasti feriti per l'esplosione di un'autobomba guidata da un terrorista suicida nella provincia meridionale di Kandahar. Lo ha reso noto Dawood Ahmadi, portavoce del governatorato della provincia, precisando che l'attacco e' avvenuto nel distretto di Jalal, al passaggio di un convoglio dell'esercito afghano

Dove di vincono e dove si perdono le elezioni per il rinnovo del Congresso

Elefantino e Asinello di nuovo allo scontro elettorale
Nel prossimo Novembre sapremo se i Repubblicani saranno riusciti a mantenere quella maggioranza al Congresso, oggi fortemente a rischio, che faticosamente raggiunsero a partire dal 1994 dopo quaranta anni di egemonia democratica. Se da una parte lo scandalo legato alla vicenda Foley, il deputato repubblicano della Florida colto in un sordido scambio di mail con uno stagista, ha rischiato di coinvolgere il leader repubblicano alla Camera Hastert per essere stato probabilmente a conoscenza della vicenda senza colpo ferire, rimane ancora nell’aria la eco di un altro scandalo, quello legato al lobbista repubblicano Abramoff, al centro di un apparato di raccolta fondi e di lobby legate agli interessi della Christian Coalition e della lobby contro le tasse, che ha confessato e patteggiato una pena per frode ed evasione fiscale. Associando gli scandali alla disillusione dell’ala dei Libertarians, stanchi dell’aumento incondizionato del deficit e della bilancia commerciale a supporto di un disegno imperiale che non condividono, che li porta addirittura in diretta via web a far flirtare la dirigenza del Cato Institute (principale Think Tank della corrente libertaria repubblicana) con dirigenti democratici, associando ancora la rabbia neocon per il Presidente ultimamente giudicato troppo debole con Iran e Corea del Nord, ecco che la minaccia di un astensionismo nella galassia multicolore repubblicana si fa reale, con il conseguente corollario di una probabile successo democratico. Paradossalmente l’aiuto necessario a rovesciare uno scenario elettorale innegabilmente fosco per il Grand Old Party di G.W. Bush, arriva dai nemici più temibili: gli esperimenti nucleari coreani e il manifesto odio antisemita e antioccidentale del Presidente iraniano Ahmadinejad fortificano agli occhi dell’elettorato le posizioni intransigenti dei “falchi” alla Rumsfeld, vicini al Presidente-Bandiera del GOP. Ai Democratici servono solamente sei seggi per raggiungere la maggioranza al Senato e gli ultimi sondaggi lasciano intendere che tranne clamorose inversioni di tendenza almeno cinque dei sei seggi dovrebbero aggiudicarseli (John J. Miller, NRO 2/10/2006) provocando un immobilismo parlamentare che in Italia conosciamo molto da vicino. Vero è che il Presidente statunitense dispone del diritto di veto ma innegabilmente se dovessero verificarsi le aspettative di un rovesciamento della maggioranza anche alla Camera il Presidente si vedrebbe costretto a frenare ulteriormente la sua azione politica. Ma dove si vincono e dove si perdono queste elezioni. Le risposte verranno dagli stati settentrionali del sud che dopo essere stati tradizionalmente democratici passarono all’elefantino grazie ideologico e focalizzando l’attenzione su un localismo e sui diritti del lavoro che ha trovato sponda negli scandali. In questa chiave, per drenare la perdita di voti nel sud, proponendosi come difensori dei diritti della cittaqui la speranza democratica di far passare G.W. Bush come una sorta di elefante dentro un negozio di cristalli, contando sui sondaggi che lo danno al minimo della popolarità, si scontra con l’esperienza delle elezioni presidenziali del 2004, dove chiamando gli americani al voto nel ricordo di come dopo l’11/9 gli USA restino pur sempre un paese in guerra, egli riuscì a rovesciare l’esito della contesa elettorale contro ogni previsione. Nell’esprimere il voto, come al solito, gli americani, metteranno sì una mano sul cuore, ma anche una sul portafoglio e qui sebbene una vittoria democratica potrebbe significare più tasse, la congiuntura non è favorevole essendo salite alla ribalta mediatica le lamentele delle “mortgage moms”, le mamme preoccupate dalle difficoltà finanziare per le famiglie in una congiuntura dalla contenuta crescita economica, dall’inflazione sotto controllo, ma anche da un rincaro del petrolio che ha gravato soprattutto nei mesi passati, sui conti del day by day. Sulla tornata elettorale pesa anche l’incognita dei “ballotts” (in Missouri, ad esempio, accanto allo scontro elettorale, alla cittadinanza verrà richiesto di esprimersi sui finanziamenti per la ricerca legata alle cellule staminali) con l’evidente effetto di polarizzare il voto su posizioni ideologiche. Valori quindi e naturalmente Guerra al Terrorismo, con la minaccia dell’abbandono dell’Iraq dichiarato dai democratici e il rischio del vanificarsi del sacrificio di tante vite, poi il tema della ripresa della crescita, tutti temi che possono rappresentare importanti cavalli di battaglia dell’ultima ora per il GOP, soprattutto per tentare di recuperare voti nel Nord Est democratico che certo non resterebbe soddisfatto, in una congiuntura economica controversa come quella che il paese sta vivendo, di un incremento del prelievo fiscale federale. Ma per capitalizzare su questi temi serve il miglior Bush. Al Presidente vincitore di tante battaglie sembra però in questa tornata mancare la grinta di sempre. I supporter dell’elefantino chiedono di battere un colpo. Il tempo stringe.

ad una sapiente strategia repubblicana che cavalcando temi spinosi come l’immigrazione e la razza, la religione, i valori della famiglia riuscì a sciogliere la nota sun belt, la cintura degli stati meridionali e della costa occidentale da sempre serbatoio di voti democratici. Oggi i democratici sono tornati all’offensiva sfuggendo ad un approccio

dinanza americana acquisita con i sacrifici o per nascita contro quella acquisita con l’illegalità, va letta la decisione dell’Amministrazione della costruzione di un muro sulla frontiera meridionale per frenare l’immigrazione clandestina. Le elezioni saranno inoltre l’ennesimo referendum sull’operato del Presidente, ma

ERRATA CORRIGE I numeri contenuti nella precedente pubblicazione erano: 15/30 Giugno 1-15/15-31 Luglio 1-15/15-31 Agosto - 2006 Anno XLIII NN. 12,13,14,15,16

Il balletto diplomatico mediorentale

Prove di distensione e di tensione
E' difficile vedere nel contesto attuale i movimenti delle singole diplomazie, ancor più complicato è capire in quale direzione sta volgendo la storia attuale del Medio Oriente. Finita la parentesi libanese con Hezbollah che canta la vittoria divina sul nemico sionista, terminata in parte la parentesi autolesionista della ricerca delle cause della mancata netta vittoria da parte di Israele, gli occhi del mondo ritornano sulla questione nucleare iraniana. Quello del nucleare però è un film che male intrattiene gli spettatori, al di là infatti della suspense di base, le posizioni si sono cristallizzate e oltre qualche sparata di uno dei protagonisti non si evince nessuna evoluzione della questione, da film di azione si è trasformato in una soap opera. L'Europa dice che il tempo di attesa non è infinito e che deve essere sospeso l'arricchimento dell'uranio, Teheran reclama ad oltranza il suo diritto ad un nucleare pacifico e non indietreggia, allora, al tavolo del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, si concretizza l'ipotesi di sanzioni, sorprendentemente con l'avvallo di Russia e Cina. Ma cosa significa concretizzare un'ipotesi, soprattutto quando chi partecipa ha venduto armi per proteggere i siti a rischio bombardamento in Iran (leggi Russia)? Naturalmente parlando di Nazioni Unite vuol dire che ci dobbiamo aspettare mesi di riunioni in cui il pachiderma transnazionale cercherà, nella sua infinita ricerca semantica, la frase più giusta per poter definire le sue intenzioni in merito all'"ultimo" avvertimento che dovrà dare al paese ribelle. Avvertimento scevro di minacce onde evitare dissensi di Cina e Russia e soprattutto per non irritare l'Iran che poi alla fine una guerra con Israele, tutto ciò a poche settimane dopo le pubbliche confidenze di dirigenti israeliani che giudicavano maturo il tempo per cominciare manovre di avvicinamento con il nemico confinante. Ma sarebbe assurdo non comprendere i sentimenti che agitano la popolazione siriana, con ancora negli occhi la rivendicazione di orgogliosa di portare i territori in una guerra civile tesse pseudo accordi con il Presidente Abu Mazen per arrivare ad un Governo di unità nazionale che pochi giorni dopo cade nell'oblio tra le dichiarazioni del suo leader sulla ferma volontà di non riconoscere Israele, condizione fondamentale per l'alleanza con Fatah e per uscire dall'isolamento internazionale. In tutto questo la stravagante diplomazia statunitense inanella una serie di quasi fallimenti, si deve allora "accontentare" del ruolo di comprimaria, ferma sulle sue posizioni intransigenti di facciata ma che lascia volentieri spazio alla rediviva Europa per pelare patate bollenti saltate fuori dalla pentola mediorientale già piena di Iraq. Il fatto è che purtroppo in mesi non è cambiato niente, la storia ci sta facendo ancora attendere e coloro che stanno conducendo la regia di quello che dovrebbe essere il mondo dei prossimi cento anni continuano a rivelarsi, nella maggior parte dei casi, miopi; mentre flotte di immigrati sbarcano sulle nostre coste e televisioni orgogliosamente libere ci mostrano giovani nordici che sbeffeggiano ignobilmente l'Islam, restiamo in attesa della reazione delle masse arabe offese di cui abbiamo già saggiato il tenore solo poco tempo fa. Difficile immaginare di questo film un finale, altrettanto difficile è sperare che sia lieto.

potrebbe rifiutare veramente il dialogo e puntare su rapporti diretti con i Paesi che avrebbero più danno da eventuali sanzioni (leggi tra gli altri Italia), cosa che frantumerebbe tutti gli sforzi del blocco dei 5+1 per far inseguire ai singoli che lo compongono ciascuno per suo conto i propri interessi. Nel frattempo la Siria si dichiara pronta ad

forza libanese e gli Hezbollah che cantano vittoria, quale momento migliore di questo per puntare i piedi tirando di nuovo in ballo le alture del Golan? Come in un panorama hollywoodiano nessuno vuol rimanerne fuori e tra le primedonne in lotta per lo meno per uno spazietto piccolo piccolo arriva allora Hamas,

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LA PIAZZA D’ITALIA - ECONOMIA
Fusione autostrade-abertis: procedura contro l'italia
Bruxelles - L'Antitrust europeo aprirà una procedura per lo stop alla fusione Autostrade-Abertis. A quanto apprende AKI-ADNKRONOS International la decisione sarà all'ordine del giorno della riunione della Commissione Ue del 18 ottobre. Per il commissario Ue alla Concorrenza Neelie Kroes l'Italia ha violato l'articolo 21 del Regolamento sulle fusioni che dà a Bruxelles competenza esclusiva sulle operazioni di dimensione europea. Nelle scorse settimane Kroes aveva dato via libera al 'matrimonio' italo-spagnolo.

Conti pubblici: tesoro conferma, ad agosto fabbisogno a 7,7 mld
Roma (Adnkronos) - Il ministero dell'Economia conferma sostanzialmente il dato sul fabbisogno di agosto che si e' attestato a 7,773 mld a fronte dei 7,8 mld stimati. Nel dettaglio, le entrate sono risultate pari a 34,018 mld, mentre le spese a 41,791 mld, di cui la spesa per interessi e' ammontata a 10,254 mld. La copertura e' stata garantita da titoli a breve termine per 2,5 mld, quelli a mediolungo termine per 8,610 mld e quelli esteri per 1,186 mld. Le altre operazioni sono risultate pari a 2,849 mld.

Finanziaria: sanzioni piu' soft per chi non emette scontrini fiscali
Roma (Adnkronos) - Diventano piu' 'soft' le punizioni per i commercianti che non emettono gli scontrini fiscali. La chiusura dell'attivita' avverra' solo dopo tre volte che non sia stato emesso lo scontrino, nell'arco di 5 anni. La chiusura' potra' durare dai 5 giorni a un mese. Lo prevede un emendamento al dl fiscale collegato alla Finanziaria presentato dal governo. La pena sara' piu' dura nel caso in cui l'importo complessivo degli scontrini supera i 50.000 euro: in questo caso la sospensione va da un minimo di un mese a un massimo di sei mesi.

Un altro nodo della sinistra

La crisi del TFR
La cara vecchia liquidazione è da tempo l'oggetto del desiderio della maggior parte degli attori oggi sulla pubblica ribalta. Imprese, Fondi pensione, Inps, la vorrebbero tutta per sé, in attesa, ovviamente, di consegnarla ai lavoratori Il Tfr altro non è che denaro che l’azienda mette da parte – più o meno una mensilità all’anno – per poi restituirli al proprio dipendente quando si conclude il rapporto di lavoro. Soldi che anno dopo anno si rivalutano dell’1,5% annuo + il 75% dell’inflazione. Per ora questi soldi sono rimasti in azienda, ma già l’allora ministro Maroni aveva fatto approvare una legge che prevedeva di trasferirli dal 2008 ai fondi pensione. Trasferimento facoltativo, infatti il dipendente poteva tranquillamente scegliere di far rimanere in azienda quei soldi. Ora la Finanziaria vuole scrivere un nuovo capitolo: la riforma è anticipata a luglio 2007, ma da gennaio del prossimo anno ci sarà un grossa novità: se un lavoratore non verserà il suo tfr ai fondi, solo la metà resterà in azienda, il resto passerà all’Inps. Per lo Stato è una bella iniezione di liquidità, al netto si tratta di circa 5 miliardi di euro per il 2007, da girare sui cantieri che rischiano di chiudere per mancanza di fondi. Una mossa che non lede nessun diritto del lavoratore ad avere la propria liquidazione: al termine del rapporto di lavoro il tfr torna nelle tasche del lavoratore con la stessa rivalutazione garantita in precedenza. Tuttavia qualcuno scontento c'è: l’Europa da una parte e imprese e sindacati dall’altra. Infatti il trasferimento all’Inps può essere in contrasto con le norme europee: in fondo è un prestito allo Stato ed in questo senso bisognerebbe considerarlo come debito pubblico. Il Governo ha però già messo le mani avanti: questi fondi non verranno utilizzati finché la UE non avrà dato il suo assenso e i segnali che arrivano da Bruxelles in questo senso sono incoraggianti. Di tutt'altro tenore le obiezioni che sollevano le imprese, che si oppongono con tutte le forze a questa manovra. Infatti con la perdita del tfr verrebbe meno un comodo finanziamento a basso costo. E per cercare di fare un passo verso le imprese che il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ha proposto di bilanciare il trasferimento del Tfr all'Inps tra piccole e grandi imprese. In particolare la norma della Finanziaria che prevede la devoluzione del 50% del Tfr inoptato all'Inps potrebbe non essere applicata alle piccole e medie imprese.

Aumento della pressione fiscale, assenza di riforme strutturali, tagli alla spesa pubblica

La finanziaria 2007 è una manovra “classista”
Chi sono gli autori della finanziaria? Se il paternalismo economico potrebbe risultare anacronistico in un mercato liberista, altrettanto non può dirsi nell’ambito istituzionale quando a decidere sulla distribuzione della ricchezza è una classe dirigente che non intende riconoscere la paternità della misure previste nella manovra economica 2007. L’opinione pubblica non è però così disattenta e comprende bene che l’influenza ideologica di Rifondazione Comunista è tutt’altro che sotterranea, anzi è evidente soprattutto nelle misure che riguardano le modalità di redistribuzione del reddito nazionale. Nella ripartizione della ricchezza esce sconfitto il cittadino sia nella veste di contribuente chedi consumatore, il quale si vede coinvolto in un prelievo forzoso di una parte consistente del suo reddito mediante un inasprimento di tutte le aliquote fiscali. L’idea di base della sinistra italiana non è la proporzionalità tra il prelievofiscale e il reddito, bensì quella di spremere il contribuente oltre la soglia fisiologica della rispettiva capacità contributiva. È vero che il risanamento del bilancio pubblico implica uno sforzo contributivo da parte della collettività maè anche vero che ognuno paga secondo le proprie disponibilità liquide. Il ceto medio per Prodi e i suoi collaboratori di governo è costituito da chi detiene un reddito lordo pari a 40.000,00 euro annui, cioè uno stipendio netto di 2.500,00 euro al mese. Quindi tale cateMario Draghi ha espresso il suo parere sulla manovra, una opinione negativa soprattutto per il fatto che nel documento vi è la totale assenza di riforme, il taglio alla spesa pubblica, l’inasprimento della sono così costretti ad inasprire la tassazione locale, a irrigidire la programmazione finanziaria a sostegno delle opere pubbliche, ad arrestare il processo di miglioramento dei servizi pubblici, a bloccare non può più essere trattenuto alle imprese, come era previsto sino ad oggi, ciò vuol dire togliere alle imprese liquidità, capitale circolante, abbattere la cassa, e quindi provocare gravi difficoltà finanziaparticolari per accedere al mercato del credito. Come finanziano i loro progetti di innovazione tecnologica? La risposta è drastica ma molto reale: con licenziamenti e perdita di competitività. Questo processo è un omicidio ingiustificato di fronte al quale il Governo dovrà assumersi le sue responsabilità, ed è un aggressione intollerabile visto che le pmi italiane costituiscono il 95% del tessuto produttivo del paese. Insomma si tratta di una manovra finanziaria che reperisce le risorse affossando il ceto medio, le pmi, i lavoratori autonomi, i salariati, tutti coloro che producono ricchezza, facendogli pagare più di quanto dovrebbero. Se questa è lotta all’evasione si dica in che modo Prodi intenda recuperare il sommerso colpendolo in maniera indiscriminata,senza creare sviluppo e crescita. D’altronde non è che potevamo attenderci altro da Giordano e Prodi in un contesto politico dove l’ideologia predominante non è lo sviluppo ma la tassazione esasperata.
Se la finanziaria è di Rifondazione comunista la ricchezza è del paese e di tutti i cittadini, i quali vogliono almeno sapere dove sono andati a finire gli 8 miliardi di euro che Tremonti è riuscito a far entrare nelle casse dello Stato prima di esborsarne altri.

goria di contribuenti va tassata più di quanto non viene colpita allo stato attuale. Questa filosofia di dirigismo fiscale, coerente con l’ispirazione ideologica comunista porterà solamente ad una notevole contrazione dei consumi, e nel medio periodo bloccherà il sistema economico italiano e rallenterà la crescita che da qualche mese sta cominciando a dare i primi suoi segnali di ripresa. Anche il Governatore della Banca d’Italia

tassazione per tutte le categorie contributive, e i tagli agli enti locali. Tutte queste misure ammontano a 33,5 miliardi di euro, una manovradalla quale risulta estraneo lo sviluppo economico. Le scelte economiche del governohanno suscitato la protesta anche da parte dei loro stesso elettori, dei sindaci di sinistra, dei governatori regionali, i quali hanno protestato contro gli eccessivi tagli ai trasferimenti pubblici locali; i responsabili comunali

l’ammodernamento istituzionale ed economico delle rispettive comunità. La ciliegina sulla torta non poteva mancare come da copione per una maggioranza sbiadita, sempre attenta a favorire le grandi cooperative e le grandi imprese, e a schiacciare il ceto medio, cioè lo scippo del TFR alle imprese. Ricordiamo che il TFR (trattamento di fine rapporto) cioè la famosa liquidazione con la finanziaria 2007 deve essere versato all’inps e

rie, che potrebbero generare vere e proprie crisi di sopravvivenza soprattutto per le pmi. Con la possibilità di trattenere il TFR le pmi avrebbero potuto effettuare investimenti in ricerca e sviluppo,finanziare programmi di crescita e di innovazione tecnologica; post legge finanziaria invece grazie a Prodi e Giordano, le pmi avranno maggiori difficoltàa restare sul mercato perché sono quelle che rispetto alle grandi imprese non godono di agevolazioni

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LA PIAZZA D’ITALIA - CULTURA
Cultura: ancona, il 'sacro e la sua ombra'
Ancona (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Un collage di parole e concetti che aprira' varchi di riflessione su temi filosofico-esistenziali e religiosi. di grande attualita'. Ad affrontare dal 19 al 21 ottobre nella Sala del Rettorato di Ancona l'impegnativo ciclo di conversazioni ''Il Sacro e la sua Ombra'', terza edizione 2006 della serie ''Realta' e contraffazioni del Sacro'' e' ancora il Centro studi Oriente e Occidente di Ancona. Il progetto di Giuseppe A. Possedoni e' dedicato ad un'attenta disamina dei rischi possibili per chi, oggi, si accosta alle tematiche del ''Sacro''.

Nobel: pamuk, impennata delle vendite dei suoi libri in turchia
Istanbul - Impennata delle vendite dei romanzi di Orhan Pamuk dopo la conquista del Premio Nobel della Letteratura 2006. La casa editrice dello scrittore turco ha reso noto, infatti, di aver ricevuto una notevole richiesta di copie. Secondo quanto ha fatto sapere un portavoce della casa editrice turca Iletisim, dopo l'annuncio dell'Accademia svedese sono giunte, in un solo giorno, alla sede di Istanbul richieste per oltre seimila copie dei libri di Pamuk. Iletisim ha pubblicato nove dei dieci romanzi scritti da Pamuk.

Arte: e' morto richenburg, grande pittore espressionismo astratto Aveva 89 anni, fondo' il gruppo ''club'' di new york
New York (Adnkronos) - L'artista statunitense Robert Richenburg, noto esponente dell'espressionismo astratto americano, e' morto nella sua casa di East Hampton (New York), all'eta' di 89 anni. L'annuncio della scomparsa e' stato dato da un portavoce della galleria David Findlay Jr. Fine Art di Manhattan, che da oltre trent'anni rappresentava i lavori del pittore. I primi lavori di Richenburg si muovevano nella linea dell'astrattismo praticato da Jackson Pollock e Willem de Kooning, di cui fu amico e collaboratore

Russell Kirk
Una mente conservatrice
denziali di Robert A. Taft, di Barry M. Goldwater e di Reagan. Kirk muore il 29 Aprile 1994. Da allora la sua eredità culturale viene coordinata dal The Russell Kirk Center for Cultural Renewal, diretto dalla moglie Annette. La sua opera più importante e significativa è The Conservative Mind, from Burke to Eliot; esso diventa il testo fondamentale della rinascita culturale conservatrice angloamericana. Pubblica anche racconti surreali, ghost story, favole e thriller. Scrive anche contro le pedagogie progressiste: An Essay in Definition (1955), Decadence and Renewal in Higher Learning: An Episodic History of American University and College since 1953 (1978) e il manuale scolastico Economics: Work and Prosperity (1989). Russell Kirk è il maggiore interprete della tradizione anglosassone anti-illuministica e anti-progressista; sia nelle sue opere, sia nella sua vita ha cercato di portare avanti ed affermare idee e principi di ordine e di devozione verso il passato, per la costruzione di un futuro a misura d’uomo, non utopistico e che realizzi in terra, i piani di Dio. Per Kirk, le condizioni per la vera libertà personale sono ordine e autorità; la libertà stessa infatti, è intesa come il trionfo del singolo sulle passioni disordinate. Russell Kirk oggi è il pensatore più significativo del Conservative Movement americano, i cui fondamenti dottrinali risalgono al pensiero dell’irlandese Edmund Burke; esposti principalmente nella sua opera Reflections on the Revolution in France ( Inghilterra 1790). Nell’opera di Kirk, The Conservative Mind, from Burke to Eliot, viene delineata l’influenza di Burke in Inghilterra e negli Stati Uniti dall’Ottocento alla prima metà del Novecento. Gli aspetti principali del pensiero conservatore, esposti nell’opera di Kirk, si possono sintetizzare in 5 punti: 1) credere che un divino intento governi la società e le coscienze, imprimendo un’eterna catena di doveri e diritti, di modo che, in ultima analisi, i problemi politici sono problemi morali e religiosi e la politica è l’arte di apprendere e di applicare la giustizia; 2) l’amore per la varietà e la vita tradizionale, perché distante dalla uniformità, dai fini egualitari e utilitaristici dei sistemi radicali; 3) la necessità che la società civile sia caratterizzata da ordini e classi e che la sola uguaglianza sia quella morale, poiché tutti gli altri tentativi di livellamento, conducono all’annientamento; 4) la convinzione che la libertà e la proprietà sono strettamente connesse e che il livellamento economico non rappresenta e porta nessun progresso; 5) la fiducia piena nelle leggi tramandate. Con questi presupposti il Conservative Movement non può che diventare il rappresentante dell’opposizione all’ideologia progressista dei liberali, alle teorie libertarie e statalistiche. Altro elemento di significativo interesse presente nel testo è il paragone tra la Rivoluzione Francese e la Rivoluzione Americana; nel Conservative Mind, si nega quel legame che si è soliti riconoscere tra le due rivoluzioni. Ciò viene spiegato dal ragionamento che afferma che la Rivoluzione Americana esplose, perché gli americani vollero affermare i loro diritti fondamentali e tradizionali ( non per riformare nella sostanza la loro società, ma per opporsi alle innovazioni di Re Giorgio 3° d’Inghilterra) e le loro richieste furono moderate; mentre in Francia si voleva riformare la società, rompere col passato, abbracciando dogmi astratti. In più e molto significativo è che negli Stati Uniti la religione cristiana non venne minacciata dalla rivoluzione, mentre in Francia il clero e la cristianità vennero coinvolti nel ciclone della rivoluzione. Tutto ciò fa di Russell Kirk uno degli autori più rispettati e rappresentativi della cultura antiprogressista nordamericana e, uno degli interpreti più coscienti e fecondi del filone definito “tradizionalista”.

Russell Kirk nasce a Plymouth nel Michigan,nel 1918. Si laurea alla Duke University conseguendo il titolo di Master of Arts in Storia. Cresce in una famiglia non appartenente ad alcuna confessione religiosa, ma pian piano si avvicina al cattolicesimo e verrà battezzato nel 1964. Nel 1957 fonda il trimestrale Modern Age, divenuto il più importante periodico del conservatorismo culturale nordamericano; nel 1960 dirige la Fondazione The Educational Reviewer.Dal 1988 dirige la collana The Library of Conservative Thought dell’editore Transaction nel New Jersey. Senza mai assumere cariche politiche ufficiali, sostiene le candidature presi-

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L’Europa e il medioriente
Ma siamo arrivati anche ai giudizi in Tribunale contro il ricorso di un sedicente mussulmano, Adam Smith, che non voleva i crocifissi nelle scuole italiane dichiarando questi come un sopruso nei confronti di Maometto ed i suoi adepti. Allora il Tribunale Italiano ha definito con sentenza che l’affissione dei crocifissi è non solo consentita, ma salvaguarda anche una nostra cultura e le regole sancite dalla Costituzione. Si può aggiungere inoltre che le affermazioni del Papa in questi ultimi giorni verso un’apertura al dialogo hanno addirittura fatto reagire le piazze mussulmane con affermazioni e attacchi a dire secondo le parole del Presidente della Conferenza Episcopale ‘ inqualificabili e vergognose ’ e facendo scattare anche la magistratura con apertura di inchieste per terrorismo e minacce nei confronti del Pontefice. Ma oramai quello che più colpisce sono le affermazioni di qualche leader come quello iraniano che afferma che la shoa è solo un’invenzione o che Israele deve essere cancellato dalla carta geografica o ancora dei leader come Nasrallah degli hezbollah libanesi che nega qualunque disarmo della risoluzione dell’Onu invoca la guerra contro i sionisti e si associa ai leader sudanesi per la guerra Santa a oltranza. Lo stesso Solana, ministro degli Affari Esteri dell’Europa, vorrebbe lasciare la spugna perché trova senza vie di sbocco la crisi mediorientale che oramai lui segue da più di 10 anni e che gli stessi mandati e il Premio Nobel dato a Kofi Hannan poco hanno prodotto in termini pratici. Cosa fare? Alzare i muri come ha fatto Israele per difendersi e portare a soglia zero il pericolo terroristico, costruendo il muro con il cemento comprato e messo in opera da ditte palestinesi e arabe? No. Credo che la cosa migliore sia prendere atto del problema mussulmano e affrontarlo come tale senza arrivare mai a misure già viste nel passato come i muri che poi vengono abbattuti, vedi Berlino. Infatti, quando sento temi curiosi come quelli che affermano la equidistanza in territori come quelli Palestinesi, israeliani o Libanesi, ricordo a tutti il concetto che in guerra si sceglie con chi stare oppure si sta fuori da questa. Le posizioni dubbie o poco chiare benché apprezzabili in termini teorici o dottorali, poco hanno a che fare con la realtà e il richiamo va proprio a D’Alema e alla sua voglia di imporre una nuova terza via, ma che in casi come questi poco hanno a che fare con la realtà degli scontri sul territorio. La mia domanda al Ministro è questa: cosa fare, durante un controllo, se gli hezbollah non disarmano? Cosa fare se i contendenti si sparano a vicenda? Si guarda? Ecco anche altri paesi hanno incominciato a vedere questo con occhi diversi, come la Francia che la sua politica permissiva e troppo filoaraba ha portato agli scontri che conosciamo, ma anche alle preoccupazioni non ultime di De Villepin, dovute alla minaccia in video di Al Qaeda. Tanto e vero che Le Pen alle ultime elezioni e arrivato al ballottaggio con Chirac e il nuovo Sarkozsy anche lui rischia di arrivare ai massimi vertici, già solo per le sue posizioni più intransigenti verso il fenomeno islamico. Rendiamoci conto che in Olanda un governo e andato in crisi perché un mussulmano e stato allontanato dal paese; Europa svegliati o sarà tardi (fallaci dixit). Credo che anche le reazioni vergognose e allucinanti degli Stati e delle popolazioni islamiche alle parole del Papa non fanno altro che proseguire su una strada che purtroppo forse solo ora si palesa di fronte a noi. Cosi proseguendo infatti il terrorismo avrà sempre più linfa, grazie anche agli investimenti dell’Europa stessa ad esempio nei Balcani, la dove le basi culturali, demografiche e religiose trovano la loro sintesi. Non so se infatti se tutto questo sia tangibilmente compreso, certo so quello che e successo a me ogni volta che ho provato a sollevare tutto questo: minacce o condanne a morte di un mondo al quale nulla avevo fatto. Certo non è la mia religione ma la rispetto fin quando si parla di moderazione, di rispetto dei principi della vita e di civile convivenza, quando si va oltre, anche in difesa di un qualcosa, allora no. Cosa fare? Ad esempio io, nella mia esperienza, ho proposto un piano “Marshall” di 5 mld di euro, per le infrastrutture palestinesi, con controllo di FMI o Banca mondiale e scelte degli obbiettivi da parte della ANP, con un controllo preventivo degli israeliani. Ma invece si preferisce dare soldi su aiuti umanitari che poco hanno a che fare con la ricostruzione di zone che vogliamo giustamente abbiano la dignità di Stato; e si continua a finanziare in Medio Oriente o nei Balcani senza capire che bisogna dare strutture, scuole, fognature, porti, aeroporti, lavoro ed ecc. e non mandare soldi senza finalità a disposizione solo dei governi del momento e del luogo. Certo il sogno è di vedere di nuova a “ braccetto” le religioni nella civile convivenza come le abbiamo viste ad Assisi ma bisogna essere realisti e capire che là dove c’è reciproco rispetto ci sarà civiltà, la dove non c’è la politica, le istituzioni internazionali devono mettere mano e assumere la loro responsabilità. Purtroppo pero la debolezza dell’Europa politica (che in questo momento è grave) e delle istituzioni internazionali (vedi l’ONU) complica la possibilità di intervento vero e reale.

Cosa fare?
Sicuramente affrontare in modo massiccio e con scambio di informazioni su gli extracomunitari, il problema terroristico. Quindi intervenire con normative nei singoli Stati riguardo ai permessi di soggiorno e alle singole cittadinanze, in modo molto più rigido. Inoltre dialogare al contempo solo con organizzazioni che riconoscono i principi della democrazia e ne fanno un loro punto fondamentale e hanno normali rapporti con le altre religioni, questo diventa un elemento imprescindibile, o se no l etichetta di moderati è solo sulla carta. Aiutare ad investire sempre di più ,nelle scuole e nelle università o meglio nelle formazione dei giovani nel vecchio ma quanto mai attuale, Dio, Patria e Famiglia della nostra religione di appartenenza (per me di Santa Romana Chiesa). E questo per quello che riguarda le singole nazioni, ma per l’Europa ? Forse una proposta che dia un segnale forte al mondo di risposta al pericolo che si legge negli occhi di noi tutti potrebbe essere la richiesta di far entrare Israele in Europa. Si qualcosa di scioccante ma di chiaro che definirebbe quelle terre come un nostro avamposto; non più una Europa conquistata dal Islam, ma che investe anche in Medio Oriente e non lo fa su motivi economici ma solo ai fini politici, sociali e di sicurezza . Non solo l’Europa che investe con soldi o interventi mirati ma sempre economici, ma una Europa di investimento strategico per le prossime generazioni. Credo infatti che l unica certezza di fronte a noi sia quella che il Medio Oriente non è più lontano come prima ma forse stia proprio dietro l’angolo di casa nostra. A maggiore chiarezza delle mie affermazioni basti pensare a quello che è stato dichiarato sia dal Presidente della Repubblica Italiana Napolitano, chi entra da noi deve rispettare le nostre leggi, e sia da Chirac durante le rivolte, allorché si arrivò a minacciare una dura repressione nelle periferie se non finivano i moti.

Guardate come l’Iran si fa beffa dell’Onu e continua a giocare una partita centrale in quell’area, sia per l’islam in generale ,sia per le risorse energetiche mondiali. Non chiudiamo gli occhi per le nostre posizioni, qualunque esse siano: rispettabili, di natura ideologica, politica; la pace non si raggiunge con le chiacchiere ma soprattutto con fatti purtroppo in alcuni casi dovuti a dolorose scelte come hanno visto i nostri padri (I e II Guerra Mondiale) ma avere come solo obbiettivo nelle nostre menti quello che diceva il saggio Socrate: il segreto della democrazia, la libertà e il segreto della libertà, il coraggio. Nel prossimo periodo ne dovremo avere tanto per portare avanti i nostri principi di democrazia e libertà, di civiltà e la difesa soprattutto della nostra religione e delle nostre genti. Quello che voglio arrivare a dire, come finale del mio ragionamento, è che oggi più di prima la gente comune identifica nel Medio Oriente il motivo di insicurezza per la propria vita quotidiana, che vede in questo l’attacco alla propria tranquillità domestica e lavorativa, ma che le istituzioni ad essa preposte non trovano le soluzioni adeguate in modo immediato ed efficiente se non di fronte a episodi drammatici come gli attentati. Credo che si può affermare che l’Europa politica stia dimostrando una totale impotenza di decisioni e di coesione e che dall’altra parte gli effetti di tutto questo purtroppo accelerano verso una crisi sempre più forte e devastante con il mondo islamico e che dimostra che oramai la “Old” Europa è entrata nel suo ciclico periodo di decadenza.

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LA PIAZZA D’ITALIA - SPETTACOLO
Almadovar agli Oscar
Volver di Pedro Almodóvar è stato scelto per rappresentare la Spagna nella corsa alla nomination per l'Oscar al miglior film straniero. La commedia interpretata da Penélope Cruz è stata preferita ad Alatriste, il film diretto da Agustin Diaz Yanes e ispirato alla saga letteraria di Arturo Perez-Reverte, che ha sbancato i botteghini spagnoli e che sarà presentato alla Festa del Cinema di Roma. Almodóvar ha già vinto due Oscar: il primo nel 2000 per il miglior film straniero con Tutto su mia madre e il secondo nel 2003 per la sceneggiatura di Parla con lei. Le nomination all'ambito riconoscimento saranno rese note il 23 gennaio, mentre la consegna delle statuette si terrà il 25 febbraio a Los Angeles.

L’immortale sean connery
E' Sean Connery il miglior James Bond di tutti i tempi. L'attore scozzese è stato il più votato dagli oltre 3000 lettori che hanno partecipato al sondaggio della rivista britannica Sfx. Tra gli altri interpreti dell'agente segreto più famoso della storia del cinema, Pierce Brosnan è al secondo posto, seguito da Roger Moore, Timothy Dalton e George Lazenby. Goldfinger (1964) è stato giudicato come il miglior film della saga di 007 e la mitica Ursula Andress è stata scelta come la migliore delle Bond Girl. Il sondaggio è stato condotto in vista dell'uscita nelle sale di Casino Royale, capitolo della saga che segnerà il debutto di Daniel Craig nei panni di 007.

Pitt in mission impossible?....impossibile:
Nessuna Mission Impossible per Brad Pitt. Il divo - scrive The Guardian - non interpreterà l'agente segreto Ethan Hunt nel nuovo capitolo della serie. Il portavoce di Pitt ha definito come "totalmente inventate" le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni, che davano l'attore in pole position per il ruolo che nei primi tre film è stato di Tom Cruise. Pitt sta invece per tornare sul set con David Fincher, regista che l'ha già diretto in Seven e Fight Club. Il nuovo progetto che realizzeranno insieme - scrive Production Weekly - s'intitola The Curious Case of Benjamin Button ed è tratto da un racconto di Francis Scott Fitzgerald. Interpretato anche da Tilda Swinton e Cate

Dal 13 al 21 ottobre si svolgerà la prima edizione della Festa di Roma e basta leggere i nomi delle star in arrivo per capire che non ha nulla da invidiare agli altri festival cinematografici: Sean Connery, Nicole Kidman, Leonardo Di Caprio, Viggo Mortensen, Harrison Ford, Richard Gere. Dal punto di vista del glamour è sicuramente ben organizzata, ma anche dal punto di vista autoriale non scherza: Martin Scorsese, Marco Belloccio, Paolo Virzì, Giuseppe Tornatore e altri ancora. Il programma ufficiale della Festa è stato presentato, nella sala Sinopoli dell’Auditorium, dal presidente della manifestazione Goffredo Bettini e dal sindaco di Roma Walter Veltroni, da sempre amante del cinema, che riguardo alla manifestazione ha dichiarato “Basta col guardare sempre all’indietro riferendosi alla querelle con la Mostra di Venezia –

questo è un paese dominato dalla paura. Non bisogna temere il nuovo. L’importante è che, grazie a Venezia e Roma, per due mesi avremo parlato tanto di cinema. Sono molto contento della presenza, oggi, del presidente della Biennale Davide Croff: così Venezia e Roma si danno la mano con amore e rispetto”. Ma vediamo nel particolare come è organizzata: alcuni dei film più interessanti sono racchiusi nella sezione eventi speciali ad esempio The Departed, che vede di nuovo a lavoro la coppia Martin Scorsese e Leonardo Di Caprio, sempre nel genere gangster movie, con l’aggiunta dell’istrionico Jack Nicholson. Presente anche il famoso film italiano rifiutato dalla Mostra di Venezia, Viaggio segreto di Roberto Andò con Alessio Boni, Claudia Gerini ed Emir Kusturica. La sezione Premiere è la

Presentata all’Auditorium la prima edizione della kermesse cinematografica

FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA

più glamour della festa, le proiezioni si svolgono sempre di sera con tanto di sfilata delle star sul tappeto rosso. Fra i titoli: Four di Steven Shainberg, libera biografia della fotografa Diane Arbus, con Nicole Kidman che sarà anche la madrina della giornata d’apertura. L’imbroglio di Lasse HallstrÖm con Richard Gere, La sconosciuta che vede il ritorno al grande schermo di Giuseppe Tornatore, e due film che hanno per protagonista Monica Bellucci: N (Io e Napoleone) di Paolo Virzì e Le Concile de Pierre di Guillame Nicloux in cui la nostra Monica è irriconoscibile, capelli corti, aria sofferta e magrissima. La giuria popolare è presieduta da Ettore Scola e formata da 50 persone non adette ai lavori. I tre Marc’Aurelio sono disegnati da Bulgari e verranno assegnati alle categorie miglior film, miglior attore

e migliore attrice per i sedici film in concorso. L’Italia è rappresentata da Francesca Comencini con A casa nostra che vede protagonisti Valeria Golino e Luca Zingaretti. L’Aria salata di Alessandro Angelini con Giorgio Pasotti e La strada di Levi di Davide Ferrario che ripercorre l’itinerario di Primo Levi da Auschwitz a Torino. Extra è una sezione di arte varia in cui troviamo Fascisti su Marte di Corrado Guzzanti e Tre sorelle un documento inedito di Marco Bellocchio. Inoltre premio alla carriera a Sean Connery, con annessa retrospettiva dei suoi film e un riconoscimento al miglior agente cinematografico verrà consegnato da Harrison Ford. Certo non poteva mancare il grande party di chiusura che si terrà a Cinecittà: tremila invitati e alla console Jovanotti.

AL CINEMA

I PIRATI DEI CARAIBI
L’attesissimo primo, dei due sequel, del La maledizione della prima luna è finalmente uscito. E tutto capitano Jack Sparrow e la bella, e molto prode, Keira Knightley, affiancati da un irriconoscibile

Coppa Volpi per la regina Helen Mirren in un ritratto privo di giudizi sulla difficile situazione post-Lady Diana di Elisabetta II e Blair

te di un veliero fantasma che reclama, in forza di un vecchio accordo, quel che resta dell’anima di

THE QUEEN
The Queen, ossia la difficile settimana vissuta da Elisabetta II e dalla sua famiglia all’indomani della scomparsa di Lady Diana. Quella tragedia, tutti lo ricordiamo, scatenò diverse reazioni, penetrando re dinanzi a manifestazioni di pietà popolare assolutamente inaspettate e inimmaginabili. Ciò che vediamo sullo schermo sono due ritratti antitetici ma ammirabili: da una parte Elisabetta, la public places” che sempre alla Mostra di Venezia hanno animato i bei film. Ambientazione scrupolosa, dialoghi sicuri per un montaggio da manuale, caratterizzazioni eccelse sulle quali svetta Helen Mirren

è furchè una maledizione, soprattutto per Hollywood I pirati dei Caraibi sono stati una benedizione: a tre settimane dall’uscita nelle sale Usa, il film ispirato da Gore Verbinski a una delle attrazioni del parco giochi Disney, ha realizzato in tempo record un incasso superiore a quello totalizzato in casa dal primo capitolo della serie e salvato l’estate Usa dalle deludenti performance di alcuni dei titoli più attesi della stagione: dal Codice da Vinci a Mission Impossible III, Superman Returns e Cars. Jerry Bruckheimer fa ancora centro grazie a una commedia che mescola avventura, azione, umorismo, fantasy e star carismatiche. Il fuoriclasse Johnny Depp, nel ruolo del poco prode

Stellan Skarsgård, papà nella pellicola di Orlando Bloom, il terzo componente del trittico di protagonisti. La squadra è fortissima, ben collaudata e centra un sequel da record. La storia prende il via dove si concludeva La maledizione della prima luna: Will (Bloom) ed Elizabeth (Knightley) stanno per coronare il loro sogno d’amore, ma il matrimonio viene interrotto dalle guardie, che arrestano i due con l’accusa di aver aiutato Jack Sparrow (Depp) ad evadere dal carcere. Nel frattempo Jack, tornato capitano della Perla Nera, riceve l’inattesa visita di un messaggero del terribile Davy Jones (Nighy), comandan-

Jack. La soluzione per la salvezza, sua e dei due innamorati, è nel forziere che dà titolo a questo secondo episodio. Gli aspetti fantastici del film sono proprio quelli più cupi ossia i macabri e inquietanti “senz’anima” che popolano la nave dell’uomo-polipo e che ricordano le creature de Il Signore degli anelli. Il legame è rafforzato grazie anche alla presenza nel cast di Orlando Bloom, che nella trilogia di Peter Jackson interpretava l’elfo Legolas, e dalla scelta del produttore Jerry Bruckheimer di girare contemporaneamente i due sequel (il prossimo uscirà nel 2007) come fece Peter Jackson per Le due torri e Il ritorno del Re.

nelle più o meno sincere esternazioni d’affetto e cordoglio e creando il primo “funerale mediatico” della storia. Il film di Frears non produce scandali, non fa insinuazioni trasversali, non lancia accuse, ma scruta e segue con grande rispetto e pudore i diversi personaggi dell’istituzione, della politica e dei media nel loro reagire e interagi-

Sovrana, e dall’altra Tony Blair, il Primo Ministro, costretti, per un mai chiarito incidente di macchina, a prendere diverse posizioni, a porsi dei dubbi, a soffrire, a ritagliarsi un ruolo forse non voluto, temuto. Ruolo che, può riservarci, più tardi, anche amare sorprese. Insomma, Frears concretizza e storicizza quelle “private fears in

nel ruolo della Regina: impressionante somiglianza, recitazione impareggiabile, capace anche, in frangenti delicati e intimi, di far trapelare una splendida, molto britannica ironia. Una grande, indimenticabile lezione di cinema, premiata con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Helen Mirren.

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1-31 marzo 2006

LA PIAZZA D’ITALIA - TEMPO
Calcio, ordine di arresto per chinaglia: ''non ho fatto niente''
Roma (Adnkronos) - ''Io non ho fatto niente''. Giorgio Chinaglia (nella foto), ai microfoni di SkyTg24, commenta l'ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti nell'ambito dell'inchiesta legata alla 'scalata' alla SS Lazio. ''Cado dalle nuvole, non ho mai fatto estorsioni'', ha detto l'ex calciatore che si trova attualmente a New York. ''Non capisco dove si vuole arrivare, non so neanche per quale motivo sono stati arrestati i capo tifosi, è tutto molto triste.”

LIBERO
Calcio: napoli, tribunale rigetta sospensiva figc contro richieste tifosi
Napoli (Adnkronos)- Un'altra vittoria e provvedimento giudiziario favorevole ai tifosi del Napoli, difesi dagli avvocatiti Angelo Pisani e Giuseppe Mazzucchiello, nei confronti della FIGC. Dopo quella dei Giudici di Pace del marzo scorso, oggi il Tribunale di Napoli ha infatti rigettato la richiesta di sospensiva in appello presentata dalla Federazione Italiana Gioco Calcio, accogliendo la tesi difensiva degli avvocati partenopei Pisani e Mazzucchiello e consegnando di fatto un altro successo ai tifosi azzurri, cui la federazione dovra' pagare la somma di 1000,00 ciascuno a titolo di risarcimento danni per le violazioni subite dalla loro squadra del cuore.

Ciclismo: caso ullrich, federazione svizzera consegna documenti all'uci
Berlino (Adnkronos/Dpa) - La Federazione di ciclismo della Svizzera ha consegnato i documenti relativi al caso di sospetto doping riguardanti il ciclista tedesco Jan Ullrich, all'Unione Ciclista Internazionale (UCI). Come ha spiegato la federciclismo elvetica ''l'UCI ha gia' ricevuto le relazioni dell'investigazione. In questo modo la Federazione svizzera ha consegnato una relazione completa sulle accuse di doping, contro Ullrich''.

IL VIAGGIO, UN’ESPERIENZA UNICA…SE VOGLIAMO
Il viaggio rappresenta una parte importante della vita dell’uomo, essendo un’esigenza da sempre dell’individuo, dapprima con i greci che viaggiavano per il desiderio di conoscere, di vedere e d’informarsi, poi con i romani che cominciarono a dare vita all’elemento vacanza, praticando il “viaggio di piacere” fino a giungere ai nostri giorni dove innumerevoli sono le motivazioni che ci spingono ad affrontare un viaggio, forse, strette in relazione con lo stile di vita quotidiana. L’arrivo dell’industria turistica ha spinto il movimento di massa ad un turismo “selvaggio” che purtroppo tende a non valorizzare l’unicità dei luoghi nella sua completezza, mortificando, troppe volte, l’opera di chi tenta di mantenere salde le proprie radici. Tradizione e globalizzazione non s’intrecciano bene, non si fondono assieme come un ermafrodito e la seconda tenta di sopraffare, forse, la prima stereotipandola e omologandola. L’offerta al turista, in un mondo globalizzato, ha la tendenza a rendere l’esperienza del viaggio sempre meno unica. Luoghi e società, usi e costumi sono tesi ad unificarsi, tanto da rendere l’esperienza quotidiana poco differente dall’esperienza turistica. Una delle motivazioni comuni che spingono l’uomo a viaggiare è il gusto di conoscere il “diverso”, la novità, di esplorare luoghi insoliti e lontani dalla routine, di farsi ancora meravigliare dall’incanto di località, se vogliamo, anche atipiche. Un tempo, quando si affrontava un viaggio, per piacere o per lavoro, si era soliti riportare a casa degli oggetti singolari acquistati, a distanza di anni il desiderio è rimasto lo stesso. Il principio del piccolo ricordo o souvenir, che dir si voglia, è rimasto intatto. Del resto come Duccio Canestrini afferma, in uno dei suoi libri, il souvenir è la testimonianza del viaggio. Qualcosa che comprova grandi catene d’alberghi, ristoranti … Se è vero che alla fine di un viaggio regalando o facendo ammirare oggetti locali…) vero è che si vuol sempre acquisire e acquistare qualcosa che sia un “pezzetto” del luogo visitato. Ma è sempre più difficile reperire velocemente qualcosa di tipico da riportare con sé, che sia a portata di mano. Sarà forse la mancanza di fantasia che offre l’opportunità alla globalizzazione d’insediarsi? Oppure la globalizzazione è ormai diventata una sorta di caterpillar che sovrasta e mette in soggezione la diversità, la tipicità? Certo è che la volontà di fare viaggi “su misura” è sempre più in auge; il “fai da te”, permette di costruire un viaggio ad personam, rispettando i nostri valori e ricalcando perfettamente i gusti locali, cosicché il preconfezionato è allontanato volutamente e l’esperienza può essere aderente allo stile di vita del paese da visitare, tanto da farlo emergere nella sua interezza, favorendo scelte orientate ad essere delle alternative a quelle praticate dal turismo di massa. Ma la verità è sempre in più luoghi, e se è vero che la globalizzazione da un lato ha “svilito” il gusto del viaggio dall’altra lo ha fatto riscoprire offrendo delle occasioni, rendendo accessibile questo “mondo” a tante persone. Internet sicuramente ha incoraggiato questo processo ormai inarrestabile di globalizzazione, con le sue molteplici offerte, ma anche l’arrivo di compagnie low cost ha permesso un’espansione più rapida del turismo non più da un solo ramo della società. A ben guardare è combinando assieme i due aspetti, tradizione e globalizzazione, che si crea l’ opportunità: il viaggio torna allora ad essere un’esperienza unica, un ‘insegnante di vita propria e altrui, un’espressione di arricchimento, un nutrimento dalla diversità e come direbbe J. Steinbeck: “Il viaggio è come una persona: non ce ne sono due uguali”.

Provincia di Viterbo
Sagra delle castagne

dove quando info:

Soriano nel Cimino 7/10/2006 - 8/10/2006 0761/746001

Provincia di Frosinone Sagra dell'Uva Cesanese del Piglio dove Piglio quando 1-10-2006 info: 0775/501149

Provincia di Rieti Sagra del fagiolo borbotino dove 14 e 15 ottobre Borbona quando Comune di Borbona info: 0746/940037 Festa d'Autunno e Sagra del Marrone antrodocano dove Antrodoco quando 31 ottobre e 01 novembre Micigliano info: 0746/586735 APPUNTAMENTI GOLOSI NAZIONALI Salone del gusto dove Torino, Lingotto fiere quando 26/10/2006- 30/10/2006 info: www.salonedelgusto.it/

la partenza. Ma l’oggetto-ricordo locale ormai non è altro che un piccolo esempio di proposte omologate offerte ai turisti; basti pensare alle

i turisti hanno il desiderio di “condividere” la gioia dell’esperienza con amici e parenti (proponendo loro foto scattate, racconti di esperienze,

Disfida nazionale del tortello di zucca dove Parma quando 8-10-2006 info: 051/6830187

ADDIO TOCAI
Era il 23 novembre 1993, quando il Consiglio della Comunità Europea impose il divieto ad apporre, a partire dal 31 marzo 2007, il nome “Tocai” alle etichette vinicole extra magiare, in virtù dell’accordo stipulato tra la Comunità Europea e l’Ungheria. Visto e considerato che il Friuli Venezia Giulia produce un ottimo vino, molto famoso, il cui nome è “Tocai friulano”, l’Italia si è vista costretta a combattere per mantenere inalterato il nome sulle proprie bottiglie. Il Tocai friulano, che prenderà il nome di “Friulano”, è un vino bianco secco a differenza del Tocai magiaro che risulta invece dolce e liquoroso; pur essendo diversi tra loro questi due vini, sia dal punto di vista olfattivo sia da quello organolettico, la Corte di Giustizia Europea ha decretato che la similitudine della denominazione dell’etichette -Tocai italiano e Tokaij ungheresepotrebbe indurre i consumatori alla confusione, pertanto ha ritenuto di disciplinare l’inconveniente ricorrendo alla sostituzione del nome. La motivazione che ha spinto la Corte Europea a tutelare l’Ungheria piuttosto che l’Italia, trova spiegazione nel fatto che il Tocai magiaro proviene dalla regione del Tokaji - che tra l’altro è stata dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO- quindi un vino d’indicazione geografica prodotto con uve “furmit”, mentre il nostro Tocai non ha origine da una denominazione geografica ma dal “tocai friulano” e dal “tocai italico” che sono entrambe varietà di vite tradizionalmente coltivate in Friuli Venezia Giulia. C’è da dire che almeno i nostri vigneti manterranno inalterati i loro nomi, trattandosi di vigneti autoctoni. La lotta pluridecennale, che ha visto schierata da una parte l’Italia e dall’altra l’Ungheria ,per il mantenimento del nome “Tocai” sulle proprie bottiglie, ormai è giunta a termine trovando l’amara soluzione per l’Italia che è si vede ora costretta, a partire dal secondo trimestre del 2007, a cambiare nome. Il passaggio da Tocai a Friulano, non sarà certo indolore, dovrà essere sostenuto da un’adeguata campagna informativa e pubblicitaria, cercando di tradurre l’amara sconfitta in una grande opportunità.

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