COPIA OMAGGIO

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1-15/15-31 Ottobre 2007 - Anno XLIV - NN. 19-20 € 0,25 (Quindicinale)

Chaos in Birmania

ESTERI

APPROFONDIMENTI

USA PRIMARIE DEMOCRATICHE
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TE LA DO IO L’ITALIA
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Una fiammata democratica che in occidente si è spenta troppo presto

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Che cosa sta succedendo in Birmania? Prima di rispondere, sarebbe bene considerare cosa è la Birmania e la sua storia passata, più prossima. La Birmania o Unione di Myanmar, è governata da un regime militare e il suo attuale capo di stato è il generale Than Shwe; questi ha tutti i poteri, inclusi quelli di rimuovere i ministeri e i loro membri e prende anche le maggiori decisioni in politica estera. La maggior parte dei ministeri sono capeggiati da ufficiali dell’esercito. I partiti politici importanti in Myanmar sono La Lega Nazionale per la Democrazia e la Lega Democratica Shan; ci sono anche altre forze che spesso rappresentano le minoranze etniche, ma il problema fondamentale è che qui, non è tollerata l’opposizione politica, quindi molti sono stati proscritti. Il partito dei militari invece è forte e prospero, si chiama Partito Nazionale dell’Unità, sostenuto da un’organizzazione totalitaria chiamata l’Associazione di Solidarietà e dello Sviluppo del Sindacato. In Birmania non c’è un ordinamento giudiziario indipendente. La situazione politica e sociale del Myanmar si è fatta incandescente diverse volte in passato, tra queste ricordiamo la più recente e sanguinosa, quella del 1989. L’esercito represse violentemente le proteste popolari contro la cattiva gestione economica e l’oppressione politica: l’episodio più violento ci fu l’8 agosto 1988, quando i militari aprirono il fuoco sui rivoltosi e migliaia furono i morti. Questa strage è passata alla storia come “rivolta 8888”. Ma le proteste e le vittime

Un rito bulgaro
L’incoronazione di Re Walter I
Come ampiamente previsto da tutti gli osservatori politici italiani, le tanto pubblicizzate primarie, tenutesi lo scorso 14 ottobre, per eleggere il primo segretario del nascente Partito Democratico, si sono concluse con la schiacciante vittoria “bulgara” del sindaco di Roma Walter Veltroni. Risultato, che alla luce delle percentuali finali ottenute dai cinque sfidanti, mostra l’enorme strapotere della macchina bellica messa su dal neo segretario e la dovizia di mezzi impiegata per ottenere questo risultato, infatti Walter il ”magnifico” ha ottenuto circa il 76% di tutti i voti di coloro i quali si sono recati ai seggi per votare - 3 milioni e 300 mila persone secondo gli organizzatori - distaccando di parecchie lunghezze il Ministro della Sanità Rosy Bindi, la quale ha ottenuto il 14% dei suffragi ed Enrico Letta che ha sommato il 10% circa delle preferenze totali, mentre i due carneadi, auto proclamatisi rappresentati della “Società civile”, Gawronski e Adinolfi hanno sommato in due poco più dello 0,5% dei voti totali. Ma al di là dei dati numerici che sono emersi da questa consultazione casereccia - e che tutti alla vigilia hanno pronosticato - e delle dichiarazioni anche esse scontate che sono seguite alla proclamazione, anzi alla “beatificazione” del vincitore, la preoccupazione è quella di indicare quali sono i punti focali emersi da tutto questo can-can. In primo luogo il fatto che centinaia di migliaia di persone si siano recate volontariamente ai seggi elettorali spinte, chi da ordine di partito, chi dall’ ordine del sindacato, del Sindaco, della cooperativa rossa di turno, o per sincero spirito di partecipazione noi lo troviamo un fatto sicuramente positivo, che in un certo qual modo toglie fiato alle voci dell’anti politica che tanto alla moda sono in Italia in questo momento. Questo è un fatto. Un altro fatto sicuro è che sicuramente gli Italiani recatisi a votare per queste Giuliano Leo A pagina 2

LA VIGNETTA

Ricco, continuamente aggiornato: arriva finalmente sul web il nuovo punto di riferimento per i giovani e per un nuovo modo di fare politica in Italia

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Una Piazza di confronto aperta al dibattito su tutti i temi dell’agenda politica e sociale per valorizzare nuove idee e nuovi contenuti

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1-15/15-31 ottobre 2007

LA PIAZZA D’ITALIA - INTERNI
Governo: Rutelli, dopo Prodi solo le elezioni
(Adnkronos) - "Dobbiamo assoluto rispetto alle prerogative del capo dello Stato. Ma se mi si chiede un'opinione politica, e' che dopo il governo Prodi ci siano solo le elezioni". Lo dice il vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli in un'intervista a 'La Stampa'.

Italia abbandonata ai criminali - napolitano ponga fine a Scempio legalita'
(Adnkronos) - ''E' il governo della vergogna. Rapido nell'imporre l'indulto libera-criminali e dilaniato sul pacchetto sicurezza. Un esecutivo con dentro fautori delle sanatorie per i clandestini, paladini della droga libera, cacciatori di voti di banditi scarcerati con generosita' non poteva varare norme per la sicurezza". Lo afferma Maurizio Gasparri, dell'esecutivo di Alleanza nazionale.

CDL: Fini, non accetteremo contratto con italiani senza averlo discusso
(Adnkronos) - ''La leadership di Berlusconi non e' in discussione. Semmai il problema del centrodestra e' capire dove ha sbagliato. Mettiamola cosi': alle prossime elezioni non accetteremo un contratto degli italiani senza prima averlo discusso''. Lo ha detto il leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, in un'intervista pubblicata sul prossimo numero di 'Panorama, in edicola da venerdi' 26 ottobre,rilasciata al direttore del settimanale, Maurizio Belpietro.

L’incor onazione di Re Walter I

Un rito bulgaro
Dalla Prima
primarie sono stati molto meno di quelli dichiarati dagli organizzatori . Che dai 600 mila votanti delle 12 di Domenica 14 ottobre, si sia passati al milione e mezzo delle 17 e 30, per concludersi con gli oltre 3 milioni e 300 mila alla chiusura del seggio pare un tantino esagerato. Difficile credere che in poco più di due ore e mezzo quasi due milioni di votanti si sarebbero recati ai seggi, ma l’orecchino al naso e la sveglia al collo gli italiani ancora non l’hanno. Forse lo scetticismo dipende anche dal modo in cui è andato il recentissimo referendum sul protocollo del Welfare, tramite il quale la triade sindacale ha abilmente “indirizzato” il voto dei pensionati, il loro vero bacino di iscritti, contro quello dei lavoratori delle grandi industrie contrari a quell’accordo firmato tra Governo e parti sociali. Insomma parlare esclusivamente di una vittoria della società civile che liberamente ha eletto Walter Veltroni alla guida del Partito Democratico tralasciando di ricordare che dietro tale successo c’è un apparato che ha convogliato le decine di migliaia di militanti dei DS della Margherita alle urne ci pare discutibile. Nascondere che la candidatura prima, e l’elezione poi, del Sindaco di Roma al segretariato del neo partito, sia stata voluta dai vertici politici dei DS e della Margherita e sia stata sostenuta dal tambureggiamento dei mass media pare una provocazione. Una candidatura e una vittoria quindi certamente non proveniente esclusivamente dalla base, dal basso cioè. D’altronde, come la gente si sarebbe potuta sentire totalmente parte del processo costitutivo del nuovo partito, quando un personaggio come Follini, ad esempio, il cui solo merito politico è stato fare il “salto della quaglia” al Senato regalando un voto in più al malridotto Governo Prodi e fino a ieri vice-premier del governo Berlusconi, è stato cooptato nel gruppo dei 45 “saggi” che hanno avuto il compito di preparare queste primarie e approntare una prima bozza di programma che ancora nessuno conosce? D’altronde non è stato un esponente del centro destra a lanciare l’allarme per possibili brogli a queste consultazioni interne al centro sinistra, bensì il Ministro della Difesa Arturo Parisi. E’stata la candidata Rosy Bindi appena qualche giorno fa a raccontare amareggiata, quanto sia stato difficile per i suoi sostenitori approntare le liste in tutte le regioni ed organizzare gli incontri con i suoi possibili elettori. E’ stata sempre Lei ad affermare che il candidato Veltroni, invece di sostenere il Premier Prodi, ha fatto il controcanto per tutta l’estate. Prodi diceva che bisognava ridurre il debito pubblico e lui sosteneva che bisognava abbassare le tasse. Prodi era contrario al rimpasto, e lui sollecitava il rimpasto. Prodi iniziava un difficoltoso confronto sulla riforma elettorale, e lui dava otto mesi di tempo per fare tutte le riforme come se fosse il vero padrone del Governo minacciando o un governo istituzionale o nuove elezioni. Non è stato poi lo stesso Enrico Letta a infuriarsi degli scarsi spazi dati ai candidati che si opponevano a Walter il “Magnifico”? Il fatto che poi gli organi di informazione nazionale legati al centro sinistra abbiano cercato di spacciare agli italiani Walter Veltroni come l’”homo novus” del panorama politico evidentemente ha contribuito alla delusione e alla scarsa partecipazione degli elettori e ha attirato le critiche di diversi commentatori. Il sindaco di Roma infatti fa politica da oramai ben trenta anni, è stato segretario nazionale della federazione giovanile del P.C.I., consigliere comunale a Roma, deputato, direttore dell’organo di stampa del partito - l’Unità -, Ministro della Cultura, non proprio una faccia nuova insomma. Da adesso in poi vedremo se le sue indubbie capacità di mediazione saranno sufficienti a calmare le fibrillazioni interne a cui troppo spesso è soggetto l’Esecutivo di centro sinistra, ora che il buon Walter ha un ruolo ufficiale e non può più comportarsi completamente da battitore libero. Per prima cosa siamo interessati a vedere come sarà capace di superare il dualismo col Premier e come verrà visto dagli altri partners di governo il suo interventismo nel dibattito politico quotidiano. Sicuramente la sua nuova veste di segretario del più grande partito del centro sinistra non lo aiuterà molto in quanto da ora in poi ogni sua dichiarazione dovrà essere pesata e calibrata molto di più di quanto lo siano state sino ad adesso. Questo soprattutto perche l’indice di gradimento tra gli italiani, riguardo la politica messa in atto da questo Governo, è certamente tra i più bassi degli ultimi decenni, e si sa che quando si deve rincorrere gli umori della piazza e recuperare sugli avversari politici l’errore è dietro l’angolo, e purtroppo a farne le spese di questi errori non sarebbe solo la prosecuzione della carriera politica di Veltroni ma lo stato di salute del Paese intero. Ma la cosa più curiosa sarà vedere come coniugherà questo suo nuovo ruolo politico con quello di Sindaco della Capitale, vedremo in futuro molto prossimo se i cittadini dell’Urbe rimpiangeranno o meno la promessa non mantenuta da Veltroni, quella cioè di abbandonare la politica e ritirarsi in Africa al termine del suo secondo mandato da Sindaco. Giuliano Leo

La base rossa
Con la manifestazione dello scorso 20 ottobre in piazza San Giovanni a Roma -manifestazione lo ricordiamo organizzata dai giornali Liberazione ed il Manifesto per protestare contro l’accordo sul Welfare e la precarizzazione del lavoro - la sinistra di “governo” ha battuto un colpo. Un colpo forte e deciso nei confronti del Premier Prodi e del resto della maggioranza moderata . Un colpo che, sicuramente a breve, farà sentire i suoi effetti sull’esecutivo guidato dal Professore. In definitiva non si è assistito a nulla di nuovo rispetto a quanto siamo stati abituati a vedere negli anni passati in cui al Governo era Silvio Berlusconi. Gli unici cambiamenti che abbiamo potuto notare, infatti, sono stati i “bersagli”verso cui erano rivolte le richieste della piazza,insomma il Cavaliere è stato degnamente sostituito da Romano Prodi, la destra italiana con la “destra”della coalizione di centrosinistra,cioè Dini, Mastella e il neonato partito Democratico. Per il resto abbiamo potuto osservare i soliti riti , triti e ritriti , che dal sessant’otto accompagnano le manifestazioni della sinistra. Si sono viste sfilare le solite persone arrabbiate a cui la testa serve solo per avvolgere le solite kefia e per ricoprirle con i soliti eskimo. Le stesse barbe incolte di più di trenta anni fa, più o meno imbiancate dall’età, le solite bandiere cubane, gli stendardi con l’effige del sempre verde liberatore(?) Che Guevara . Di conseguenza non potevano mancare no-Tav, no-ogm, e al solito, le “suffragette” del femminismo in stato di allerta permanente, capeggiate da quella bella faccia di bronzo , pardon , di Rame , la quale da buona pacifista terzo mondista quale è non trovava contraddittorio manifestare per le strade della Capitale per un mondo più giusto ,contro le guerre “amerikane” e logicamente contro le minacce portate ai diritti dei lavoratori dai cattivi capitalisti, e poi al senato , votare l’invio di falangi di “prodi”soldati in Afganistan, o la fiducia per un governo in stato comatoso che firma un protocollo d’intesa sul welfare con Confindustria. Ma tanto è che abbiamo rivisto con piacere il garrire delle bandiere arcobaleno dei pacifisti nostrani, che temevamo in via di estinzione come il panda o l’orso marsicano, che spuntano all’improvviso dopo mesi e mesi di letargo, preoccupati di non vederli impegnati a manifestare contro i satrapi rossi della Birmania , ma d’altronde scendere in piazza , idealmente a fianco dei monaci buddisti e del popolo di Rangoon, contro il parere di due democratici doc come Putin ed il presidente Cinese sarebbe stato, chiaramente , chiedere troppo. Questo per quanto riguarda chi c’era- moltissime persone in verità, gli organizzatori a fine giornata parlavano di circa 700 mila presenti- ma anche le assenze hanno fatto parlare se. In primis si è notata già una piccola scollatura tra i partiti che compongono, o per meglio dire dovrebbero comporre, la così detta sinistra di governo. Infatti nelle ore che hanno preceduto la manifestazione, I vertici dei Verdi e della Sinistra Democratica , pur approvandone i temi, hanno preferito non partecipare ufficialmente al corteo , anche se poi per bocca del senatore Salvi numero due di SD- , l’assenza è stata giudicata strategicamente errata. Dopo tutto il gran polemizzare della vigilia ,al fine di non arrecare ulteriori scossoni ad una già terremotata maggioranza , e per ordine di scuderia del Professore ,come da precedenti accordi, non sono scesi in piazza i ministri Ferrero, Ferri, Mussi e Pecoraro Scanio. Inoltre non si sono viste le bandiere della CGIL , ma erano presenti sia Cremaschi che Rinaldini della FIOM, oltre che Migliore di Rifondazione, Bonelli dei Verdi, Salvi , la moglie di Bertinotti e tanti altri ancora. Comunque la “ piazza rossa”, oltre che a protestare contro la prossima entrata in vigore del protocollo sul Welfare firmato da governo e parti sociali e la precarizzazione del lavoro, ha chiesto a gran voce che i partiti della sinistra radicale velocizzassero i tempi per la creazione di un soggetto politico unitario tra Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti italiani, Verdi e Sinistra Democratica. E certamente la manifestazione di sabato scorso costituirà da catalizzatore a questo scopo, in quanto la partecipazione al di sopra forse delle più rosee aspettative, ha avuto anche il compito di fungere da” contro-primarie” a quelle del Partito Democratico svoltesi la scorsa settimana. Infatti già da l’inizio di questa settimana, “la banda dei quattro”Giordano, Diliberto, Mussi e Pecoraro Scanio- inizierà a definire in modo più concreto l’organizzazione degli stati generali previsti per i primi di dicembre e da cui dovrebbe venir fuori una specie di programma intorno al quale far ruotare l’azione politica del nuovo soggetto politico, federazione di partiti o soggetto unico che dir si voglia. Insomma sotto la spinta della piazza prossimamente le contraddizioni che ristagnano nella coalizione che sostiene il governo Prodi, potrebbero esplodere in un modo se possibile ancora più fragoroso di quanto sia accaduto sino adesso. Questo perche sembra oramai evidente agli occhi di tutti che l’esecutivo del Professore dovrebbe aver vita breve , e quindi nessuno è più disposto , con le elezioni alle porte , a “sobbarcarsi” il costo di tenere in vita un moribondo a cambio di una sconfitta pressoché certa. Assisteremo cioè ad una sorta di “rompete le righe” in cui ogni partito o soggetto politico cercherà di marcare sempre di più le proprie differenze dal resto della coalizione in modo da prendere più voti possibile e “ripulirsi” l’immagine ormai quasi totalmente compromessa davanti agli occhi dei loro delusi elettori, provando tutti a sottrarsi ad una imputazione di “correità”per il mal governo dell’ esecutivo Prodi. E come volevasi ampiamente dimostrare, appena finita la manifestazione in piazza S. Giovanni sono iniziate a fioccare le prime dichiarazioni di guerra da una parte e dall’altra della stessa barricata di centro sinistra. Diliberto intimava a Prodi di essere sensibile alla voce della gente accorsa al corteo, apportando modifiche alla finanziaria prossima all’approdare in Parlamento e al protocollo sul welfare ad essa collegato, mentre Dini minacciava di far mancare la maggioranza al Senato nel caso in cui fosse stata spostata anche una virgola da tale famigerato accordo ; Boselli e la Bindi invece affermavano la loro disponibilità ad andare a rapide elezioni primaverili in quanto oramai nemmeno un mini rimpasto di Governo potrebbe oramai più essere utile allo scopo di far galleggiare la maggioranza oramai vicina all’affondamento. Mastella, infine, si dichiarava stanco di ricevere ogni giorno fango e contumelie di ogni sorta da parte della sinistra radicale e di non essere difeso in alcun modo dal Premier ed essere quindi pronto a mandare tutti a casa facendo mancare il proprio sostegno politico alla maggioranza di Governo. E certo non sarà Walter “il Magnifico” appena incoronato a furor di popolo, anzi di gerarchie partitiche, segretario del Partito Democratico prossimo venturo, a cercar di togliere le castagne dal fuoco al Premier, infatti il Sindaco di Roma ben comprende che col permanere di questa la situazione politica di stallo e perenne litigiosità, in caso di elezione anche con sua candidatura, la coalizione di centro-sinistra difficilmente vincerebbe se non si libera al più presto del peso morto costituito dal Governo Prodi.

LA PIAZZA D’ITALIA
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1-15/15-31 ottobre 2007

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LA PIAZZA D’ITALIA - ESTERI
Putin ha un nuovo idolo: Roosvelt
Anche se freddi venti di guerra sembrano tornare a soffiare tra Mosca e Washington, Vladimir Putin ha un nuovo idolo americano: Franklin Delano Roosevelt. Ed in una recente intervista, il presidente russo ha citato il "new deal" con cui il 32esimo presidente degli Stati Uniti è riuscito a risollevare l'America dopo la Grande Depressione, paraganondolo a quello che lui ha fatto in questi otto anni per la Russia. “Roosevelt ha approntato un piano che ha aiutato lo sviluppo del paese per decenni - ha detto Putin - ed è diventato l'unico presidente americano eletto ad un terzo mandato, perchè gli americani si fidavano di lui".

Bosnia: Laicak impone misure per rafforzare istituzioni
L'Alto rappresentante della comunità internazionale e rappresentante speciale dell'Ue in Bosnia, Miroslav Lajcak, ha annunciato a Sarajevo tre decisioni che faciliteranno il funzionamento delle istituzioni statali, attualmente bloccate. Lajcak, che ha la facoltà di legiferare o destituire funzionari pubblici, ha imposto modifiche alla legge sul consiglio dei ministri e a quelle sui meccanismi di funzionamento dei due rami del parlamento bosniaco, in modo da facilitare il processo decisionale ed evitare blocchi e veti fondati sull'appartenenza etnica.

Antartide: progetti Londra petrolio e gas, Cile preoccupato
C'è preoccupazione in Cile sul fatto che la Gran Bretagna si appresterebbe a rivendicare presso l'Onu la propria sovranità su oltre un milione di chilometri quadrati di fondale oceanico tra l'arcipelago delle Falkland, la Georgia del Sud le terre antartiche. La posizione di Londra, ripresa nei giorni scorsi dalla stampa inglese, rappresenta "una sfida allo spirito del Trattato Antartico in vigore dal 1959", ha commentato nei giorni scorsi Roque Tomas Sarpa, portavoce dell'Istituto cileno antartico

Niente Flash. Semplicemente Gordon.

Mr Brown - Lesson n.2
Sui cartelloni pubblicitari in giro per tutto il Regno Unito campeggia l’abile mossa propagandistica consigliata dalla agenzia di pubblicità leader nel mondo Saatchi & Saatchi. Il nostro è il vicino della porta accanto che sale alla responsabilità del Governo del Paese. Mr Brown continua a riprendere terreno a David Cameron e i Nuovi Conservatori. Dalla visita a Washington, l’annuncio di qualcosa di simile ad un parziale ritiro (ma con calma) dall’Iraq, trasformatosi per la base del partito in un successo politico e per la larga parte dell’opinione pubblica britannica nell’occasione per accorgersi che è cambiato inquilino al n.10 di Downing Street, Mr Brown ha ricevuto, abbracciandola come una vecchia zia, Margaret Tatcher, si è impegnato per la costruzione di una forza di interposizione in Darfur e ha continuato nella sua strategia per il recupero del consenso: sparigliare le carte, disorientare l’avversario, disorientare i politologi, non importa come, rimettere in movimento le cose. Per l’Economist la sua agenda politica resta vaga e nonostante tutto anche il suo punto di vista in politica estera resta vago. Il paese che da mesi aveva già deciso per Cameron, accortosi di lui, si comincia a chiedere se, come dice, sarà in grado di mettere il punto sul servizio sanitario nazionale e sulle politiche per l’istruzione. Gli si da credito, del resto c’era lui alla regia dell’Economia nel decennio 1995-2005 allorché il PIL cresceva mediamente del 2,7%, la disoccupazione arrivava al 4,6% e l’indice della libertà economica al 81.6 (Italia 63.4, ndr). Così tutti si attendono che da buon laburista Brown si concentri sulle politiche sanitarie, al di là delle parole sull’istruzione, è infatti l’unico obiettivo possibile per la parte di legislatura che come tradizione vuole, gli resta e che a breve porterà alle naturali elezioni anticipate. Nel Regno Unito il leader del partito di Governo è anche il “naturale” Primo Ministro, ma il giudizio su un Premier non eletto dalle urne non può tardare troppo a venire. Quanto agli obiettivi per la sanità, Mr Brown quando era cancelliere dello scacchiere era stato il principale promotore dell’incremento della spesa, arrivata all’8.1 del PIL, adesso cosa fa: chiede a Sir Ara Darzi, prominente chirurgo che ha lui stesso nominato Ministro della Sanità, di presentare uno studio sugli sviluppi del servizio sanitario nazionale per i prossimi dieci anni. Il report finale sarà pubblicato nel giugno 2008. Programmi a dieci anni da pronunciare a ridosso di probabili elezioni: quasi un veltronismo. Ma intanto i consensi continuano a crescere p e r c h é Gordon adesso si lancia in un piano per risolvere il problema della casa. Ebbene nonostante il periodo piuttosto prolungato di crescita e benessere, permangono ancora problemi di fondo nello UK, come il numero di proprietari (26.1 milioni su una popolazione di 59.7 milioni). Nel suo cancellierato Brown ha speso, tassato, prestato all’Economia, ma ora la pressione fiscale è tornata sopra il 40% e si parla di alzare le tasse sulle aziende più grosse e per i redditi più alti, il tutto per riuscire a m a n tenere uno standard di eccellenza nei servizi e soprattutto per mettere in c o n dizione l’economia reale, attraverso la galassia di incentivi già in campo, di continuare ad essere competitiva, vero segreto alla base del –30% sul PIL nelle import e del +26.1% del export. Qualcuno ha sentito parlare di Cameron? Eccolo qui Cameron, assiste attonito e disorientato. Il partito vede calare i consensi e lo scetticismo che accompagnava il suo blairismo di destra diventa irritazione: adesso i sondaggi danno i due leader alla pari, solo qualche mese fa i New Tories erano 11 punti avanti. Le piroette di Mr Brown hanno dato il loro effetto, molti osservatori sono a chiedersi la prossima mossa. Il Premier calerà l’asso? Si andrà immediatamente ad elezioni con un testa a testa inatteso? Gordon pensa. Sono giornate difficili. E’ troppo bello per essere vero. La stampa punge con il suo ritratto di un leader “nerd”, inutilmente cauto. Cameron convoca a Blackpool gli stati maggiori del partito ed enuncia il suo programma per l’economia. La settimana dopo a Westminster, Brown nel presentare il Bill 2008, letteralmente copia, proprio lettera per lettera, il programma di Cameron facendo perdere le staffe alla delegazione tories indignata. Ma per indignarsi finisce anche l’opinione pubblica che resta pur sempre quella del Paese del gentleman e del fair play. La stampa ricorda il vizietto di Brown, già beccato in un discorso pubblico a parlare come Bill Clinton e non per ispirazione, ma per plagio. L’indignazione si tramuta in farsa. Cameron che ha tenuto duro in Parlamento davanti alla TV, rispondendo ad un irridente Mr Brown che rigira al mittente le accuse di plagio, dice a Gordon: “Le dirò una cosa: se ha delle domande sulla nostra politica, trovi un po’ di coraggio, entri in macchina, vada a Buckingam Palace e indica quelle elezioni”. Poi sempre al question time parlando del libro recentemente pubblicato di Mr Brown, “Courage”, dice “…quanto sembra finto ora”. Mr Brown?! Silenzio assordante. Qualche giorno dopo leccandosi le ferite in pubblico, Gordon dice: “Ciò che voglio fare è mostrare alla gente la visione che abbiamo per il futuro di questo Paese in tema di istruzione, salute e abitazioni.”. Ha bisogno di tempo ragazzi! Elezioni rinviate a data da definirsi. (continua) Giampiero Ricci

Per i Clinton un affare di famiglia

Usa: primarie democratiche
Intervista a Maria Luisa Rossi Hawkins, corrispondente Mediaset da New York La nuova first lady della Casabianca? Se dovesse vincere Hillary sarà nientemeno che sua figlia Chelsea. Parola di Maria Luisa Rossi Hawkins. Giornalista, politologa, corrispondente Mediaset da New York, la Hawkins non ha dubbi sulla sicura ascesa della moglie di Bill Clinton tra le fila democratiche, mentre non si dice altrettanto sicura di Rudolph Giuliani - per molti il cavallo vincente dei repubblicani - come avversario della senatrice di New York nella sfida per la presidenza degli Stati Uniti. Intanto, a gennaio, sarà l’Iowa a inaugurare le primarie democratiche, sfida ormai ristretta a due nomi: la Clinton, appunto, e l’afroamericano Barack Obama. Maria Luisa, che tipo di primarie saranno quelle di quest’anno per i democratici? “Si prospettano molto divertenti per tutti gli analisti politici perché, a mio avviso, i giochi sono ancora aperti. Sia per i Democratici che per i Repubblicani. Anche se Hillary Clinton è in testa a tutti i sondaggi, dovremo aspettare gennaio per valutare se il suo successo si tramuterà in gradimento. Io credo che molti democratici ritengano la scelta di Hillary una scelta obbligata per fermare nuovamente i Repubblicani ma Hillary Clinton, pur essendo favorita nei sondaggi, gode soltanto del gradimento della metà dei Democratici. La sua nomination sarebbe più un fatto di opportunità politica. Hillary non entusiasma la sinistra del partito e nonostante i soldi spesi per la sua campagna elettorale non riesce ad infiammare gli animi”. Su quali fattori si baserà la scelta degli elettori? “In America si dice It’s the economy stupid. Sono i fattori economici a dettare l’andamento delle elezioni. Se l’economia va bene, difficilmente gli elettori cambiano chi è al timone. È lo spettro della recessione, delle tasse, dell’andamento futuro della economia che gioca un fattore determinante per chi vota. Credo però che quest’anno la guerra in Iraq sia un altro fattore importante per gli Americani. Questa guerra divide profondamente il paese, lo spacca fino a ferirlo profondamente. Se è vero che gli Americani vogliono portare a termine il conflitto è anche vero che lo vogliono vincere. La campagna presidenziale si baserà anche su questo, come sul fattore della sicurezza nazionale. Dopo l’undici settembre gli Americani non si sentono più inattacabili”. Hillary Clinton e Barack Obama i due favoriti. Per l’America sarebbe davvero un cambiamento se uno dei due diventasse presidente? “Credo che l’elezione di Barak Obama comporterebbe un grosso cambiamento per gli Stati Uniti. Non è tanto il fatto razziale, o religioso ma il fatto che sia un uomo che non appartiene ad una dinastia politica di nota, ed è veramente cresciuto fuori dall’ambiente. Un outsider che si proietta nella vita pubblica con successo e diventa un uomo politico rispettato. Barak Obama ha raccolto molti fondi in poco tempo saccheggiando anche i finanziatori dei Clinton sopratutto a Hollywood che crede molto in lui come motore innovatore in un partito fondamentalmente stanco e diviso come quello democratico. Non credo che la nomination per Obama sarà una cosa facile. Oggi è ben distante da Hillary Clinton nei sodaggi perchè il suo messaggio è troppo celebrale e non galvanizza. Per quanto la riguarda, Hillary Clinton appartiene al vecchio, è legata ai vecchi schemi della politica, è fondamentalmente schiava dei suoi finanziatori alcuni dei quali hanno anche avuto problemi con la giustizia tanto che ha dovuto restituire loro i soldi dati. Hillary Clilnton è l’erede di una grande macchina messa in moto dal marito che rimane il grande anfitrione del partito democratico. È legata a lui ed è proprio grazie a lui che si trova oggi nella posizione di candidato favorito alla Casa Bianca. Ha ereditato la sua posizione non l’ha guadagnata nell’agone della politica. In questo mi ricorda più un monarca che un senatore di una democrazia presidenziale”. A tuo avviso John Edwards è un’occasione di rinnovamento persa per i democratici? “Mi piacerebbe vedere John Edwards più avanti nei sondaggi, credo che il partito guadagnerebbe molto dalla implemantazione delle sue idee. Il suo piano di riforma sanitaria è il migliore di quelli presentati dai democrati, ma, ripeto: il partito democratico appartiene ai Clinton”. In realtà si parla di “candidato Billary” per indicare il ritorno in pista dell’ex presidente Bill al fianco della moglie. Ma gli americani sono pronti a veder rientrare Bill alla Casa Bianca, stavolta come first gentleman? “Gli americani continuano ad essere affascinati da Bill Clinton, parliamo dei democratici naturalmente. Per molti di loro rimane il proprio leader, l’emento catalizzatore del partito per quella suo modo estroverso e pacato di riportarsi a loro. Io penso che per i democratici l’idea di riavere Bill giochi un grosso ruolo. Bisogna vedere quali sono i patti tra i due coniugi. Io credo che Bill ritornerebbe pesantemente nelle decisioni della Casa Bianca. Non credo che rinuncerebbe alla tentazione di rientrare allo studio ovale. Ma come First Lady, sono convinta che i Clinton designerebbero Chelsea”. Copertura sanitaria totale, nuova immagine degli Stati Uniti all’estero, un’attenzione morbosa verso la middle class. Quali sono i fattori che rendono vincente l’immagine di Hillary? “Hillary Clinton non ha una immagine vincente ha una macchina elettorale vincente. Ribadisco che dopo anni di campagna elettorale ancora non infiamma il suo uditorio e non credo che lo farà mai. La sua è sostanzialmente una strategia anti-Bush, anti-Iraq, anti-repubblicana. Come nella migliore tradizione clintoniana, Hillary si concentra sui sondaggi e poi reagisce. Non la vedo investire in un futuro che non sia quello del prossimo sondaggio”. Sei d’accordo con chi sostiene che Hillary è troppo repubblicana per i democratici? “Hillary è sostanzialmente centrista, io mi spingo oltre la tua domanda e dico che se venisse eletta, sono convita che cambierebbe poco nella politica americana”. Un confronto su Youtube, chat line, forum e blog. Senza dimenticare i siti internet dei candidati, curati nei minimi dettagli. La stessa Clinton ha lanciato la sua candidatura con una conversation attraverso il web. Quanto credi abbia influito la strategia internet nella scelta degli elettori? “Internet è ormai diventato uno strumento indispensabile per ogni campagna elettorale. Il primo a provare quanto determinante sia è stato Howard Dean, e ora non si può lontanamente pensare ad una campagna elettorale senza l’utilizzo di Internet. È in grado di mobilitare, con scarso investimento finanziario, milioni di persone e ogni candidato ne è perfettamente a conoscenza. Direi che in questo paese sta soppiantando l’utilizzo della televisione”. Alle presidenziali avremo una sfida scontata ClintonGiuliani, o secondo te potrebbero esserci sorprese dell’ultim’ora? “I giornalisti non dovrebbero spingersi nei pronostici, ma penso che per Hillary Clinton la nomination sia quasi scontata. Non penso lo stesso di Giuliani. La sua battaglia si combatte all’interno del Partito repubblicano. Mi piacerebbe vedere un duello fra i due e quel punto non sono sicura di chi vincerebbe”. E gli americani cosa sceglieranno? Continuità repubblicana, o cambiamento democratico? “Io non sono sicura che l’elezione di questo o quel candidato comporti un grande cambiamento nella politca estera, economica o della sicurezza e nenche per quanto riguarda il ritiro delle truppe dall’Iraq. I candidati, quelli eleggibili, sono molto simili fra loro. Credo che il risultato di queste elezioni dipenderà da quanti si recheranno a votare, cioè da quante persone i singoli candidati saranno in grado di moblilitare”. Luca Moriconi

Giuliani avanti a tutti malgrado tutto

Repubblicani
Nella parte repubblicana dell’altra sponda atlantica sembra non esserci storia per la corsa alla nomination per le presidenziali. Il vantaggio in termini percentuali è consistente, l’ex sindaco di ferro di New York ha al momento, secondo Realclearpolitics.com, un vantaggio di circa 11 punti sullo sfidante più vicino Fred Thompson. Gli esperti assegnano a Giuliani il 41% di possibilità di vincere le primarie. Nell’ambito repubblicano non mancano però alcune perplessità di alcuni ambienti più conservatori relativamente ad alcune idee eccessivamente progressiste: non è una novità il Rudy-pensiero sugli omosessuali, a favore dell’aborto e per il controllo delle armi. Altro argomento che spesso gli viene contestato è il caotico clima famigliare con i suoi tre matrimoni e i rapporti tesi che ha con i figli. La difesa dei suoi sostenitori è che Mr. Giuliani è un uomo dedito totalmente al suo lavoro ed è questo che deve interessare il cittadino. In effetti dare torto a quest’ultima argomentazione non è facile, i risultati a New York, con la celeberrima tolleranza zero dove l’arresto scattava anche per reati considerati minori assimilando la micro alla macro-criminalità, sono stati evidenti. Forte di questa autorevolezza e dedizione Giuliani si presenta al suo contesto elettorale come un cavallo vincente senza grandi paure dei suoi avversari che di certo non potranno usare il tema fondamentale della sicurezza nel dibattito, sarebbe un suicidio. Sicuramente Giuliani troverà il modo di stupire e commuovere e uscirne vincente come ha fatto nella sua città dopo l’11 settembre. Un’altra cosa sarà battere il candidato democratico che nel caso di Hillary Clinton approfitterà del fatto di essere donna per ridurre l’impeto di un uomo forte nel dibattito. Un consiglio a Giuliani? Chiedere a Sarkozy come trattare le donne in certe situazioni.

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1-15/15-31 ottobre 2007

LA PIAZZA D’ITALIA - ECONOMIA
Contraffazione: Confcommercio, in Italia giro d'affari di oltre 7 mld di euro
(Adnkronos/Aki) - Giro d'affari d'oro per la contraffazione in Italia. La merce contraffatta determina nel Belpaese introiti da capogiro, che superano la cifra di 7 miliardi di euro, di cui 3,3 miliardi derivano dai settori abbigliamento, accessori e prodotti multimediali e informatici, che nell'ultimo anno hanno registrato oltre 108 milioni di acquisti. L'Italia risulta inoltre il primo produttore di beni contraffatti a livello europeo e il terzo a livello mondiale.

Inps: arriva il primo bilancio sociale dell'istituto
(Adnkronos/Labitalia) - Un ruolo centrale nella gestione dello Stato sociale. E' quello svolto dall'Inps, l'Istituto nazionale della previdenza sociale, che questa mattina, al Cnel, ha presentato il suo primo bilancio sociale, nel corso del convegno dal significativo titolo 'L'Inps rende conto ai cittadini'.

Lombardia prima in Italia, Export supera i 3 mld
(Adnkronos) - Con un interscambio di quasi 13,5 miliardi di euro al secondo trimestre 2007, l'Italia cresce del 19,6% nei suoi rapporti commerciali con la Cina rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; l'import e' pari a quasi 10,5 miliardi euro, l'export supera i 3 miliardi, entrambi in crescita rispettivamente del 22,8% e del 9,7%.

Referendum sul Protocollo Welfare
Il referendum non risolve la questione della precarietà ma genera solo un trasferimento delle responsabilità istituzionali. Saranno sufficienti 30 mila seggi allestiti in fabbriche e aziende, e 15 milioni di aventi diritto al voto a trasformare un contratto a tempo determinato in un contratto a tempo indeterminato? Tra i punti più discussi dell’accordo c’è l’abolizione dello scalone della Legge Maroni e la rivalutazione delle pensioni basse. Al centro dello scontento della sinistra radicale ci sono i lavori usuranti e la questione del precariato. Riguardo al primo punto PadoaSchioppa ritiene che si tratti di un tema molto antico, occorrerà trovare la coerenza tra la definizione di lavori usuranti e la cifra che è scritta nella legge finanziaria. Se dovesse modificarsi in maniera radicale si dovrebbe trovare una copertura. Particolarmente scottante è la questione del precariato. Il Ministro dell’Economia ha detto: “ il precariato è una cosa la flessibilità è un’altra”. In riferimento a questa dichiarazione occorre fare una osservazione: oggi in Italia, nessun lavoratore confonde la precarietà con la flessibilità; per lavoro precario si intende un rapporto contrattuale che muta continuamente nel tempo non offrendo stabili garanzie per il futuro, la flessibilità è un concetto legato ad un criterio di territorialità, cioè si può essere flessibili e non precari, mentre non può accadere il contrario. Dunque, la flessibilità è un concetto che ingloba quello della precarietà, data la rapidità con la quale le aziende si delocalizzano e decentrano rami di attività laddove la combinazione dei fattori produttivi diventa ottima. Nell’arco di un periodo contrattuale teoricamente coincidente con l’anno solare, il lavoratore può essere assunto per tre mesi, poi licenziato, riassunto per altri tre mesi, ancora licenziato, questa costante interruzione del rapporto lavorativo caratterizza il precariato nel mercato del lavoro. In altri termini, si tratta di un contratto a tempo determinato che non si trasforma mai in indeterminato ma questo non avviene sempre. Dato che tale meccanismo contrattuale si verifica in un ambito esterno al settore pubblico, il Governo può essere determinante fino ad un certo punto. Da ciò il passo è breve per concludere che il referendum è uno strumento sicuramente di democrazia diretta ma che non è efficace ai fini del raggiungimento degli obiettivi per i quali si è indetto. Non si vuole affermare che è inutile, perché è pur sempre uno strumento di legittimazione popolare a misure governative, ma non è opportuno per la questione del precariato in quanto questo tema non può essere oggetto di deresponsabilizzazione. Dobbiamo accordarci se esiste o meno la seguente consapevolezza: il referendum, dal punto di vista politico delega al popolo la responsabilità dell’efficacia di alcune misure legislative prospettate dal Governo. Ma quale competenza possono avere gli elettori su materie così complesse, come il tema del precariato, dei lavoratori usuranti se lo stesso Ministro dell’Economia dice che occorrerebbe prima definire l’usurante e poi provvedere ad un suo preciso collocamento? Il referendum è utile laddove non esistano asimmetrie informative, cioè dove l’informazione fra datore di lavoro e lavoratore dipendente sia equivalente a quella dello Stato che, sicuramente, con i suoi supporti dipartimentali riesce ad acquisire più informazioni e a disporre degli strumenti necessari per migliorare questioni che tra l’altro riguardano meccanismi non troppo governabili. Con questo si vuole dire che il precariato non è un meccanismo molto gestibile, perché prevede la partecipazione ad un contratto di lavoro tra due parti, l’una rappresentata da un datore di lavoro che può essere una persona fisica o una persona giuridica (società, cooperativa, ecc.) di carattere pubblico o privato, l’altra, il lavoratore, che è persona fisica e basta, cioè, colui che materialmente e intellettualmente presta la propria attività alle dipendenze del datore di lavoro il cui scopo finale è quello di mettersi d’accordo al fine di stabilire durata e remunerazione. I fattori che determinano la durata di un contratto rientrano nella sfera di competenza del datore di lavoro, il quale, tenuto conto di una serie di altri elementi legati all’andamento aziendale, al fatturato della società, alla sua capacità di corrispondere regolarmente la retribuzione prestabilita, deve soddisfare le esigenze del lavoratore, il quale giustamente per poter campare ha bisogno di garanzie di stabilità e di un salario dignitosamente accordato. Si capisce bene come questa fase di contrattazione implica il contemperamento di due esigenze che non sempre riescono a coniugarsi infatti, è molto difficile trovare il giusto equilibrio. Supponiamo che un datore di lavoro assuma un lavoratore a tempo indeterminato, nel frattempo, la società non realizza utili, per questioni legate al mercato, il lavoratore chi lo paga? Ancora, supponiamo che la società realizzi utili, è molto sana, riesce a pagare regolarmente salari e stipendi, che interesse ha a non assumere? Le suindicate supposizioni in realtà sono molto empiriche, nel senso che si verificano spesso ed implicano due valutazioni differenti: la prima ci evidenzia come uno stato di salute precario dell’impresa non soddisfi l’offerta di lavoro in maniera adeguata, per cui la domanda, nel tempo, tende a decrescere, ma, questo meccanismo non è gestibile dal Governo perché tocca i gangli della iniziativa privata. La seconda ci mostra, invece, come una impresa quando si trova ad operare in ottime condizioni di mercato non ha incentivo a non assumere, ciò è determinato principalmente dalla volontà intrinseca del management aziendale ad espandere e ad innovare la società date le buone aspettative di mercato. Dunque, i fattori che determinano la durata di un contratto sono da ricercarsi nelle differenti esigenze delle parti; più precisamente, nel settore privato, è l’impresa che decide quando assumere e chi assumere, secondo valutazioni legate ai fatturati e alle condizioni di mercato. E’ ovvio che le imprese tenderanno a minimizzare i costi del lavoro massimizzando i rendimenti. Questa strategia dei costi però non sempre si è tradotta per le società che l’hanno posta in essere in crescita di fatturati. Dunque, la decisione di trasformare un contratto precario in uno stabile, cioè a tempo indeterminato spetta inevitabilmente alle società e in alcuni casi è dettato anche dalle capacità tecniche e dai livelli di specializzazione raggiunti dai lavoratori. E’ chiaro che se il mercato del lavoro si specializza non è ragionevole offrire risorse scarsamente specializzate, cioè la qualità dell’offerta deve essere corrispondente alla qualità della domanda. Cosa può fare il governo in queste situazioni? Quale strumento può adottare al fine di poter stabilizzare il futuro dei lavoratori? Certamente non è un referendum che risolve la questione delle garanzie temporali ed economiche di un rapporto di lavoro, ma l’efficacia dell’intervento pubblico passa attraverso misure legislative che incentivino la domanda delle imprese, in particolare, incidendo sul costo del lavoro, sulla flessibilità, sugli sgravi fiscali e previdenziali, cioè abbattendo le barriere all’entrata. La forza lavoro quando si rende valida, produttiva ed efficiente, per l’imprenditore non è un problema valorizzarla, e quindi trasformarla a tempo indeterminato perché a quel punto diventa una risorsa e non più un costo. Possiamo così concludere: la forza lavoro, nella fase di entrata nel mercato, rappresenta comunque un onere aggiuntivo ad una struttura di costi esistente per un’azienda, la quale, dovrà valutarne l’impatto sul suo conto economico e la sua conseguente trasformazione in profitto; questa operazione, con il tempo, comincia ad attenuare l’impatto contabile perché il costo viene largamente assorbito dai benefici stessi che essa ha prodotto. Tutto questo si tradurrà sul piano contrattuale in un rapporto di lavoro stabile e duraturo. Laddove, invece, la risorsa umana non viene assorbita, anzi, continua a gravare sul bilancio della società non è certamente plausibile e ragionevole pretendere una stabilizzazione. In tutto questo, il problema è di natura etica e morale: il lavoratore attraverso la sua prestazione avrà una dignità da preservare? Sicuramente stabilire il confine fra il fattore etico della prestazione lavorativa e quello economico della convenienza ad assumere a tempo indeterminato non è agevolmente determinabile, per questa ragione l’intervento pubblico non potrà mai essere risolutivo nella fase di trasformazione di un contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato cioè non potrà mai per legge eliminare quel confine, a meno che non si abolisca la proprietà privata. Ma l’abolizione della proprietà privata, come l’esperienza sovietica ha già ampiamente e negativamente dimostrato, ha prodotto recessione economica, povertà e disoccupazione. Non è corretto, dunque, definire precaria la situazione del lavoratore che ha un contratto di lavoro continuamente interrotto cioè colui che viene sistematicamente riassunto e rilicenziato, ma si tratta di contratti “a tempo” cioè in attesa di essere trasformati in indeterminati, perché se questo non è il presupposto dell’aspettativa fra qualche tempo non si parlerà più di precariato ma di crisi del mercato del lavoro e del sistema economico nazionale. Meglio un contratto precario che non un contratto. Un primo passo in avanti è stato fatto con la legge Biagi, occorre sostenere le imprese affinché possano assumere, e occorre anche considerare che rispetto a cinque anni fa ora ci sono più occupati pur se “precari” e più lavoratori che hanno visto il proprio contratto di lavoro trasformarsi a tempo indeterminato. Ovviamente non sono stati raggiunti livelli soddisfacenti ma un primo segnale dai contratti atipici c’è stato. Il messaggio che si vuole dare a Prodi è quello che non occorre un protocollo sul Welfare, ma, sulle imprese, sullo sviluppo economico del Paese, dal quale il lavoratore potrà solo che trarne benefici. Il problema è che, innescare meccanismi di crescita, anche dal lato delle imprese, non rientra nella cultura economica della sinistra radicale che, non a caso ha voluto il referendum sul protocollo del Welfare, ritenuto da molti esperti inutile. Se la scienza economica ha più volte dimostrato che il profitto segue un andamento inversamente proporzionale rispetto al salario qualche logica scientifica, cioè dimostrabile dovrà pur esistere, e il precariato non è altro che il braccio di ferro fra queste due componenti che caratterizzano il rapporto contrattuale nel mercato del lavoro. Ciò che un Governo deve fare è stimolare la crescita di un Paese affinché si possa raggiungere una posizione di equilibrio fra i due fattori o quanto meno un avvicinamento, ciò, non dipende dalla buona riuscita di un referendum o di una manifestazione operaia, ma, dalla capacità che ha il sistema economico di svilupparsi e di tradurre lo sviluppo economico in crescita occupazionale. Il Governo in questo meccanismo non può fare un protocollo sul Welfare e una finanziaria di tasse. Avanzino Capponi

L’inflazione cresce l’economia no
Come fa a ripartire l’economia italiana se l’inflazione cresce e fa registrare ad ottobre un +0,4% rispetto al mese precedente? I dati Istat mostrano che ad ottobre c’è stato un incremento su base congiunturale dello 0,4%, ciò significa che i prezzi sono aumentati. In particolare, gli incrementi più significativi sono stati nei capitoli dei prodotti alimentari e dei Trasporti con un +3,4% per entrambi, i Servizi ricettivi e di ristorazione a +2,9%, e Mobili e articoli per la casa a + 2,7%. Per quel che riguarda gli aumenti congiunturali aggiunge l’Istat, quelli più rilevanti si sono verificati per ci capitoli Prodotti alimentari e bevande analcoliche + 0,8%, abitazione, acqua, elettricità e combustibili e istruzione + 0,7%, abbigliamento e calzature (+ 0,5%). Questi dati segnalano una forte ripresa del costo della vita con un aumento del ritmo di crescita dei prezzi negli ultimi tre mesi del 2,6% in termini annualizzati, cioè il valore più alto degli ultimi quattro anni. Nei mesi finali dell’anno la dinamica tendenziale potrebbe registrare un nuovo aumento. Questa indicazione supportata da dati statistici è il segnale di una percezione negativa del futuro da parte dei consumatori italiani. L’aspettativa di un futuro oneroso, appiattisce il livello dei consumi generando rigidità nel sistema economico nazionale. Per rispondere alla domanda di partenza, non occorre superare difficoltà concettuali e tecniche, ma occorre purtroppo osservare una cruda realtà, cioè che oggi la vita costa di più rispetto a ieri, su base mensile, una tendenza che aumenterà negli ultimi mesi dell’anno, ciò significa in termini meno pratici che l’inflazione essendo maggiore e in crescita determinerà una contrazione dei consumi e quindi del reddito nazionale. Ovviamente l’effetto finale sul PIL sarà quello di un rallentamento della crescita economica in termini congiunturali. Perché la vita oggi costa di più? Una delle principali cause del caro vita è stata attribuita all’ascesa dei prezzi dei Prodotti alimentari, proprio quelli che nel paniere del consumatore costituiscono i beni di prima necessità, cioè quei beni a cui difficilmente si può rinunciare per sopravvivere. Questa tipologia di beni accentua il problema etico della qualità della vita, cioè se il latte, il pane, l’acqua, il sale, lo zucchero, ecc., aumentano di prezzo, le famiglie faranno più fatica ad acquistarli e di conseguenza potranno acquistare un po’ di più di un bene e un po’ di meno di un altro bene, cioè non riusciranno ad equidistribuire le risorse in modo soddisfacente. Dunque, le famiglie italiane avranno maggiori problemi nella gestione economica del paniere, e soprattutto nella ricerca di una frontiera della utilità possibili che gli consenta di soddisfare le necessità prioritarie ad una alimentazione sana ed equilibrata. Perché aumentano i beni di prima necessità? Abbiamo capito ora che l’effetto di un aumento del prezzo di un determinato bene provoca l’innalzamento del livello di inflazione, ora cerchiamo di capire perché aumentano proprio quei beni a cui è difficile rinunciare per la loro essenziale e primaria funzione cioè quella di fornire gli elementi nutrizionali minimi sufficienti a garantire all’organismo umano una sopravvivenza sana. I fattori che determinano l’aumento di questi beni possono essere spiegati con numerose teorie economiche, soprattutto quelle enunciate nella scienza microeconomica, ciò implicherebbe soltanto un fastidioso esercizio intellettuale che sicuramente consentirebbe di capire quali sono i meccanismi che regolano l’andamento dei prezzi sul mercato dei beni e dei servizi, ma ciò non darebbe l’idea che alla base di questi meccanismi c’è anche un fattore che bisognerebbe considerare quello dell’intervento pubblico. Proprio perché il mercato da solo alcune volte non è in grado di raggiungere il pieno equilibrio tra domanda e offerta di beni e proprio perché è soggetto ad una serie di esternalità negative che distorcono il suo andamento provocando delle irregolarità e dei malfunzionamenti nelle dinamiche evolutive, ciò dovrebbe indurre i policy makers ad intervenire seriamente sul terreno della legislazione e della regolamentazione. Anzitutto occorre verificare se la provenienza dell’aumento dei prezzi all’interno della filiera produttiva e distributiva, cioè occorre verificare se l’aumento è delle materie prime oppure del prodotto finito. Ad esempio il latte costa di più perché sono aumentati i costi dell’allevamento, oppure perché il gestore del dettaglio pratica un ricarico sproporzionato al prezzo di mercato perché intende ottenere un maggiore incasso? In Italia, invece, l’operazione di scrematura dei costi all’interno della filiera non viene effettuata forse perché i Governi temono sempre una reazione in piazza delle categorie oggetto di verifica. L’istat ha rilevato anche l’aumento del costo dei trasporti, il servizio principale degli utenti. Il Trasporto oggi è necessario per i c.d. pendolari, per coloro che ogni mattina vanno a lavorare in azienda, negli uffici, nelle scuole, spesso costretti a sostenere tratte lunghissime per guadagnarsi il pane. Il collegamento è molto rapido: il prezzo del pane è aumentato, il biglietto del treno è aumentato il lavoratore però ancora percepisce il solito salario, ancorato cioè al valore monetario della lira il quale oggi si chiama Euro. Si pensa da più parti che formalmente l’Italia è entrata in Europa ma sostanzialmente è come se fosse fuori, fuori soprattutto da ogni razionale logica valutaria secondo la quale il rapporto costo del danaro/valore dei salari dovrebbe avere una corrispondenza oppure uno scarto minimo. Allora il lavoratore che ha un paniere formato da biglietto del treno pane, latte, zucchero, pasta, ecc. quanto dovrebbe guadagnare per fronteggiare gli aumenti dei prezzi relativi? Ovviamente lo sforzo non risiede nel quantificare il suo ideale livello di salario ma nel creare le condizioni ragionevoli e sufficienti affinché il possa sostenere economicamente il costo dell’inflazione. Il mercato da solo non è in grado di raggiungere questo aggiustamento per cui è indispensabile l’intervento del Governo, che invece di sistemare e migliorare le riforme soprattutto del mercato del lavoro è impegnato ad abolirle solo per soddisfare l’ala estremista dello schieramento politico dell’attuale maggioranza. Gli interventi strutturali non hanno un colore politico ma sono una necessità, e sono la domanda attuale della maggioranza del Paese. Prodi essendo anche un’economista queste cose dovrebbe conoscerle, ma pensate come può non ignorarle se ogni giorno che passa è un miracolo venuto dalla sinistra di Bertinotti.

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LA PIAZZA D’ITALIA - APPROFONDIMENTI
Roma: fisici giapponesi e vigili fuoco a confronto su uso pacifico nucleare
(Adnkronos) - Le problematiche relative all'impiego pacifico dell'energia nucleare saranno al centro di un incontro tra alcuni fisici nucleari giapponesi ed alcuni esperti del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco di Roma. L'iniziativa 'Mai Piu' Hiroshima e Nagasaki' si terra' presso l'Istituto Superiore Antincendi in via del Commercio 13

Salute: una teenager su 4 a dieta gia' dalle medie, a 16 anni primo ritocco
(Adnkronos/Adnkronos Salute) - A dieta gia' dai banchi di scuola, sin dalle medie inferiori. Undici anni o poco piu' sono abbastanza per rivoluzionare il menu' con la speranza di perdere qualche chilo di troppo, reale o presunto. Le teenager italiane si mettono a dieta presto, o meglio prestissimo. Una su quattro lo fa dalle scuole medie, a volte gia' dalle elementari. E nella "maggior parte dei casi le diete sono 'fai da te', attinte da riviste o trasmissioni tv".

Medicina: italiani scoprono 'interruttori' chiave contro distrofia Duchenne
(Adnkronos/Adnkronos Salute) - Scoperti due nuovi 'interruttori' in grado di modulare la capacita' delle cellule staminali di promuovere la rigenerazione dei muscoli. La ricerca sembra aprire nuovi spiragli per la cura della distrofia di Duchenne, che si stima colpisca in Italia circa 5 mila persone. Lo studio ha guadagnato oggi le pagine della rivista Molecular Cell.

Come una cosa giusta diventa quella da combattere

E’ il momento adesso di ragionare a mente fredda sul “caso” Grillo, pronti ad accodarci, si fa per dire, a tutti gli organi di stampa, televisivi e radiofonici che in questo mese e mezzo hanno già scritto e detto di tutto e di più riguardo il comico genovese, il suo blog ed il suo pseudo partito dell’anti-politica. Si poteva pensare che il “grillismo” fosse un fenomeno passeggero, invece grazie al contributo del mondo dell’informazione, di esso se ne discute e straparla da troppo tempo ed in modo forse sbagliato. Intendiamoci, Grillo ha ragione e ci fa anche ridere quando fustiga gli italici vizi, ma è al Grillo capo-popolo che bisogna guardare con sospetto, è il suo essere una sorta di Masaniello in salsa, ovviamente rossa, che fa venire un accenno di orticaria. E’ l’atteggiarsi a” sepolcro imbiancato” che rende dubbiosi sul suo conto, e anche la sua “vis oratoria” troppo “diretta” spesso è usata per coprire la necessità di una riflessione meno schiava del suo incedere distruttivo. Ma andiamo con ordine. Il tutto inizia l’8 per col famigerato V-Day, quando in tutta Italia si raccolgono le firme, trecentomila dicono i bene informati, per proporre una legge che vieti l’elezione di politici condannati e che limiti l’eleggibilità in Parlamento a due legislature. Il giorno dopo da Sabaudia, prima tappa del suo tour per l’Italia, il comico genovese commentando i risultati della manifestazione, messa in piedi quasi per scherzo afferma che non è intenzionato a costituire un partito tutto suo in quanto lui i partiti li considera

Te la do io l’Italia
il cancro della democrazia, e li vorrebbe distruggere. Qualche giorno dopo dalle pagine del suo blog, lancia l’idea di creare liste civiche comunali - come se già non esistessero e non se ne conoscessero i risultati e gli scopi- al fine di dare la parola ai cittadini entrando direttamente in politica per la tutela loro e per quella dei figli, liste a cui lui, poi, direttamente darebbe il “bollino” di garanzia. Intanto l’ondata dell’anti-politica sale, inarrestabile, e sembra quasi voler travolgere tutti. Addirittura l’Espresso, pubblica i nomi dei politici e degli amici dei politici o dei soliti noti, che, a prezzi certamente non di mercato, acquistano case, attici ed appartamenti nelle zone pregiate dei centri storici delle città - Roma o Milano ad esempio - solo in virtù della loro posizione, della loro parentela o della loro amicizia, riuscendo a spuntare dagli Enti pubblici, proprietari di questi immobili, prezzi o mutui bancari che un normale cittadino neppure avrebbe potuto immaginare. La carta stampata di tutta Italia, fa a gara a scovare, le prebende, i vantaggi di cui gode la “casta” dei politici di professione in Italia, ed escono fuori viaggi su voli di Stato con parenti a seguito, biglietti gratis per stadi, teatri, autostrade e chi più ne ha più ne metta. Cose però sapute e risapute. Di pari passo iniziano a volare gli stracci e le querele. Grillo che sberleffa Prodi definendolo un Valium, un pugile suonato che quando uno gli parla dorme, addirittura un malato di Alzheimer. Per il comico ligure Mastella deve andare a casa, avendo voluto una legge come quella dell’indulto, Veltroni viene definito un Topo Gigio e stranamente stavolta lascia in pace quello che era definito fino allo scorso anno il male della Nazione, Silvio Berlusconi. Poi di nuovo via ad una raffica di “vaffa” di rito, per tutti quanti. Il mondo politico e non reagisce come al solito col politichese incomprensibile, lentamente come per tutti gli altri problemi che si ripropone di risolvere quotidianamente, senza mostrare soluzioni a questo malessere reale del paese verso chi li governa, neppure mostrando uno scatto di orgoglio contro chi li sbertuccia ogni giorno. Gli unici ad esporsi veramente saranno Mauro Mazza e Clemente Mastella. Il primo, direttore del tg2 , firma un editoriale fermo ma duramente polemico contro Beppe Grillo. Il giornalista infatti afferma che tramite le sue irose invettive, il comico istiga alla violenza, chiedendosi infine cosa potrebbe accadere se un matto qualsiasi, sentiti gli insulti contro Tizio o Caio, premesse il grilletto. Grillo potrebbe diventare cioè, una nuova edizione riveduta e corretta(?) dei cattivi maestri degli anni di piombo. Mastella invece, senza peli sulla lingua, lo definisce un delinquente senza cuore ed un ignorante costituzionale. Alla fine anche il Presidente Napolitano tuona intimando ai contendenti più sobrietà e più pragmatismo. Finalmente un po’ di buon senso. Veniamo al dunque. Come qualcuno ha intelligentemente detto, non bisogna incolpare il termometro-Grillo per la repulsione per la politica da parte degli Italiani. Sentire filippiche pauperistiche e ambientaliste da uno che girava in Ferrari e fa le vacanze in yacht ci pare un po’ tirato per i capelli. Sentir tuonare, come accadeva fino ad una quindicina di mesi fa, contro il Governo di Berlusconi per le leggi “ad personam” o per i condoni da parte di un tizio che ha poi utilizzato il condono tombale è al limite della decenza (non importa per quale cifra, anche per le cose che fa lui è il principio che conta). Parlare di sprechi della politica o dell’abolizione di amministrazioni considerate inutili e poi chiedere, per i propri spettacoli in giro per l’Italia patrocini, anche monetari, a quelle stesse amministrazioni che avversa, ci pare invero un po’ ipocrita. Questa politica- anti-politica da notte bianca, dove il guitto di turno parla e sparla senza dare soluzioni ad una folla che più o meno ha pagato un biglietto per lo spettacolo e poi, torna a casa contenta, non piace. Sarebbe stato meglio , talvolta, anche ascoltare qualcosa contro l’altra vera classe degli intoccabili, i sindacati, che tutto blocca e tutto può. Dice bene il Ministro degli Esteri D’Alema quando afferma che senza i partiti la democrazia è morta e si apre la strada ai tecnocrati e addirittura ai militari. Certo paventare una dittatura militare è una enormità ma il concetto è chiaro e da condividere. Parlare poi di costi della politica eccessivi - e chi lo nega - e poi tuonare contro, la riforma costituzionale voluta dal centro-destra la scorsa legislatura e poi bocciata dal referendum popolare che quei costi in parte diminuiva, riducendo drasticamente il numero dei parlamentari, è poco accettabile. Il “grillismo” è figlio della demagogia della sinistra, dei suoi politici, dei suoi giornali e anche dei suoi comici. Il problema di fondo è che improvvisamente il popolo della sinistra si è svegliato dall’illusione che il male assoluto fosse Berlusconi ed il suo governo, si è accorto che fare compromessi per tenere insieme una coalizione porta contraddizioni ideologiche e bocconi amari da ingoiare soprattutto se una minoranza tiene in scacco l’intera coalizione con i suoi ricatti. Questa è la politica, non la parte più bella ma sicuramente uno specchio della vita quotidiana che ogni italiano vive ma che

non vorrebbe, per questo un telepredicatore come Grillo che alimenta il tutto contro tutti, che vuole nella vita reale una linearità per cui neanche un premo nobel conosce la formula, sbaglia nei toni e nei metodi portando una giusta battaglia di principio sul fondo del demagogismo più sospetto che pone il dubbio fondamentale: in una società complessa come la nostra senza l’impianto politico (certo con le necessarie modifiche) come può essere garantita una vera democrazia? E soprattutto la democrazia è libertà di pensiero e di espressione o di azione?

Si prevedono nubi su tutto il medioriente

Meteo da Annapolis
Sulla conferenza di pace di Annapolis di fine novembre incombe il fallimento, cosa non nuova ad iniziative di questo genere. Gli auspici sono se non un accordo di pace tra israeliani e palestinesi, una seria base negoziale per porre fine al conflitto e per instradare verso una normalizzazione anche i rapporti tra il mondo arabo e lo Stato ebraico e con il fine ultimo di isolare l’Iran nel suo percorso nucleare. Pensare però di poter intervenire in un’area devastata dalla diffidenza e dall’ambizione, dove soggetti votati alla morte puntano alla totale distruzione del nemico, è un’utopia che molti hanno bisogno di ripetersi per poi trovarsi al cospetto di una scontata delusione e da lì ripartire a intervalli regolari con altre conferenze ed altre iniziative simili. La distruzione di Israele, obiettivo principale tra gli altri di Hamas e dal 2005 più che mai della Repubblica Islamica Iraniana, non sono altro che la voglia di misurasi con quell’Occidente nemico, “invasore”, “imperialista” e giudaicocristiano della parte integralista di quel mondo. Nella realtà dei giornali e dei mezzi di informazione di massa in medioriente quasi tutto è uguale da diversi mesi a questa parte, da poco dopo la fine della guerra in Libano dell’anno scorso. Relativa poca importanza rispetto al reale impatto sul contesto, ha avuto addirittura la scissione del fronte palestinese e lo scempio fatto dai militanti delle due fazioni degli avversari a Gaza. Intendiamoci la cosa va al di là della realtà italiana, un esempio eclatante di cosa sta succedendo è l’ONU, l’ufficio per il controllo dei diritti umani ha dedicato la stragrande maggioranza dei suoi sforzi a condannare le azioni israeliane e mai quelle del fronte opposto, una minima parte è stata dedicata ai recenti fatti in Birmania. Il mondo in parti importanti delle sue istituzioni è in mano al mondo islamico, le Nazioni Unite hanno consegnato nelle mani di spietati dittatori il posto di comando per vigilare sul rispetto dei diritti umani, le varie commissioni di controllo vengono comandate dai paesi africani, l’occidente è costantemente escluso. Da un’ONU in questo modo paralizzata non ci si può aspettare la soluzione a problemi da noi percepiti come primari, a questo servirebbero le conferenze internazionali, situazioni lontane dalle fitte maglie dei burocrati delle Nazioni UNite. Uno di questi problemi primari è lo scenario di un medioriente nuclearizzato, che poi nasca con la “benedizione” del neo zar Putin è assolutamente allarmante, ancor di più lo è vedere l’Europa, divisa tra interventisti (sinceri?) e abulici, che ancora una volta rimanda l’inasprimento delle sanzioni all’Iran per vedere cosa si muoverà dai prossimi colloqui, gestiti totalmente dalla controparte che abilmente ha cambiato negoziatore per prendere tempo ed andare avanti. Ebbene si, le cose vanno avanti e Israele sta preparandosi al peggio, testa le difese siriane con un raid aereo che ha distrutto sul nascere le sue ben nascoste ambizioni nucleari, di derivazione Nord-Coreana, dimostrando di non stare con le mani in mano, non potrebbe permettersi il contrario. Subito dopo il Primo Ministro Olmert ha fatto un tour in Europa per mostrare a Brown e Sarkozy, gli unici a dichiararsi potenzialmente interventisti e concretamente contrari alla minaccia nucleare di Teheran, le informazioni in suo possesso. Succede anche che il Presidente Bush, dopo aver assistito al teatrino tra Putin e Ahmadinejad, ha dichiarato che un Iran nucleare sarebbe il preludio ad una terza guerra mondiale. Dichiarazione eccessiva? Per nulla. I vari personaggi in cerca di autore (speriamo non arrivino a sei), tra cui i più noti sono Russia, Iran e Cina stanno cavalcando un’onda nuova che li sta portando in alto, troppo in alto e paventare uno scenario come ha fatto il Presidente USA vuole essere solo un messaggio per scongiurarlo mettendo gli interlocutori di fronte alle loro responsabilità. E il gioco non si ferma anzi si fa sempre più interessante con le dichiarazioni pubbliche del Presidente Putin che “risponde” al suo collega americano paragonando il sistema di difesa progettato in Polonia e Repubblica Ceca con i missili sovietici a Cuba, pur ammettendo che la tensione oggi è inferiore. La fase del dei proclami ancora non si attenua. Il rischio di una minaccia post-seconda guerra mondiale, quindi di conflitti localizzati in aree periferiche a quelle dei Paesi principalmente coinvolti, e tra poco del ricatto energetico, dovrebbe mettere le nostre coscienze davanti ad una scelta obbligata perché non si tratta dell’imperialismo statunitense, della sopravvivenza di Israele o di qualche altro soggetto isolato ma di un insieme di grandi Paesi, culture e tradizioni di cui noi facciamo parte. Il concetto di cittadino del mondo, amico di tutto e tutti, che rifiuta il conflitto per principio, sta per scontrarsi contro il muro di un’emergenza che andrà a minare le fondamenta del nostro vivere, lo stiamo vedendo quotidianamente: l’aumento dei prezzi, dovuto principalmente all’aumento del petrolio, sta portando ad una diminuzione del consumo di alimenti primari come il pane, questo per ora è dovuto alla speculazione, immaginiamo lo scenario se si arriverà alla crisi con i principali produttori di risorse energetiche. Allora perché l’Europa continua a tergiversare? pensa davvero che gli Stati Uniti non presenteranno un conto se dovessero risolvere loro da soli la questione iraniana? Ormai il raid aereo non è più un tabù come pochi mesi fa e il comportamento della Russia sembra un ultimo tentativo disperato da parte dello zar di giocare su due tavoli, dopo questo gli schieramenti dovranno prendere forma. Bush lo ha capito e concede un appello dicendo che crederà a quello che Putin gli dirà personalmente sulla visita a Teheran piuttosto che alle immagini dei grandi sorrisi e abbracci mostrati dalla televisione iraniana, questo e la conferenza sono le ultime speranze. A ciò questa Europa divisa e disorientata deve aggrapparsi per non cadere nel terrore di un conflitto a cui la lotta tra democrazia e comunismo non ha portato ma che ora potrebbe materializzarsi per i pruriti egemonici di un singolo uomo.

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LA PIAZZA D’ITALIA - ATTUALITA’
Storici: e' morto Lewitter, grande storico della Russia degli Zar
(Adnkronos) - Lo storico polacco naturalizzato inglese Lucjan Ryszard Lewitter, uno dei maggiori specialisti della storia della Russia e degli altri Paesi slavi, e' morto a Cambridge all'eta' di 85 anni. L'annuncio della scomparsa e' stato dato dalla famiglia a funerali avvenuti, svoltisi in forma strettamente privata.

Storici: addio a Pietro Scoppola, figura di spicco del cattolicesimo democratico
(Adnkronos) - Lo storico Pietro Scoppola, figura di spicco della cultura cattolica democratica, all'eta' di 81 anni, a Roma. La notizia della scomparsa e' stata annunciata nell'aula del Senato dal senatore Giorgio Tonini, che lo ha brevemente ricordato.

Mostre: l'arte italiana negli Usa
(Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Due grandi mostre di arte italiana in tournee' negli Stati Uniti per diffondere la conoscenza del patrimonio del Bel Paese e, soprattutto, per raccogliere fondi destinati a tutelare e restaurare i capolavori conservati in Italia.

Chaos in Birmania
Dalla Prima
non furono inutili, perché aprirono la strada alle elezioni del 1990: la lega nazionale per la democrazia condotta da Aung San Suu Kyi, che conquistò il 60% dei voti e più dell’80% delle sedi parlamentari. Il risultato venne però invalidato dalla presa del potere dell’attuale regime, tutti i componenti dell’NDL vennero arrestati e al leader del movimento, Aung San Suu Kyi vennero imposti gli arresti domiciliari ( dai quali ancora non è stata liberata); nel 1991 le è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace. Vista la situazione appena delineata del Myanmar, forse bisognerebbe precisare meglio la domanda che ci si è posti all’inizio e scrivere: “che cosa sta succedendo in Birmania da più di venti anni”? La Birmania però non è solo “regime”, ma è anche Buddismo. Tutto, dalle arti alla letteratura, dalla musica al teatro, alla vita quotidiana, ha come tema principale il Buddismo Thervada. In qualsiasi villaggio il monastero è il centro della vita culturale e i monaci sono venerati anche dai laici. Questo è tra i paesi con la maggior percentuale di Buddisti: essa sfiora il 92%. Per quanto disincantati si possa essere, resta comunque difficile allora comprendere come dei monaci così benvoluti debbano aver subito violenza; tanto più che il Buddismo ha sempre perseguito la pace e la non violenza. Il giovane Sakyamuni, colui che poi diventerà il Buddha o lo Svegliato, condusse un’esistenza di religioso errante, ricercando la via della liberazione dalle esistenze e dalle morti, il cui susseguirsi senza fine, imprigiona l’individuo tra le disgrazie e le sofferenze. Il buddismo originario si rivela così come una dottrina della salvezza: le vicissitudini dell’esistenza e il perpetuo mutare degli esseri e delle cose sono tra le principali cause di angoscia e sofferenza; tutto è instabile, insegna il Buddismo e così è perché tutto è “vuoto”, cioè non vi è alcun elemento permanente, immutabile, eterno negli esseri o nelle cose. Nel Buddismo non c’è niente di analogo a ciò che per gli occidentali è l’anima, tutto non è altro che un insieme di fenomeni fisici, biologici o psichici in perpetua trasformazione. L’universo stesso non sfugge a questa legge. Gli dèi stessi, sebbene siano molto più longevi degli uomini, sono destinati a perire, poiché anche loro sono sprovvisti di principi permanenti. Il Buddismo ammette l’esistenza di migliaia di divinità, ma esso rifiuta di riconoscere in qualsiasi di queste, il Dio creatore e sovrano dell’universo. In nessuna parte di questo mondo si può dunque trovare un principio di stabilità, consolazione e assoluto. Il Buddismo è una “religione” senza Dio, senza anima, senza culto ed insegna a fare appello alla ragione e non alla fede cieca dell’individuo. Partendo dal dato fondamentale che ogni esistenza è penosa, esso traccia la sua via per raggiungere la soppressione del dolore e delle continue rinascite, la “via degli otto sentieri” o pratica di otto virtù: retta opinione, retto proposito, retta parola, retta azione, retto contegno di vita, retta aspirazione, retta meditazione e retta concentrazione mentale. Tutto è molto preciso, molto chiaro, davvero molto pratico. Ogni azione nel Buddismo ha un suo valore unico e assoluto, poiché ognuna produce un frutto che matura lentamente e infine si stacca e cade inevitabilmente su colui che l’ha decisa.: niente e nessuno può impedire lo sviluppo e l’esito di questo processo. La morale buddista è decisamente una morale dell’intenzione ancor prima che dell’azione e suo fondamento prezioso e necessario è una responsabilità esclusivamente personale e perciò ancor più determinante ed implacabile. Le principali virtù nel Buddismo sono: l’energia, l’attenzione, la convinzione della la forza spirituale dei secondi, dato il loro carisma; già altre volte non hanno esitato ad attaccarli, imprigionarli, torturarli ed ucciderli. Anche se sulla situazione in Myanmar sembra essere caduto il silenzio, il peso delle notizie dei giorni passati, grava sulle coscienze di noi tutti: già dopo due giorni di protesta, sono subito iniziate le ritorsioni del regime sulla popolazione, sono piovuti arresti indiscriminati dei veri o presunti dissidenti. Nella notte del 3 Ottobre almeno otto camion di militari carichi di prigionieri sono stati visti lasciare Rangoon. Tra gli arrestati anche 147 membri della LND, la Lega Nazionale per la Democrazia. Secondo i dissidenti più o meno 200 persone sono morte, uccise dalla repressione e oltre 6000 sono state arrestate, tra queste centinaia e centinaia di monaci. Personale dell’Ambasciata Americana, si è recato nello stesso giorno in alcuni monasteri e tra questi alcuni erano vuoti. I quotidiani britannici parlano di veri e propri gulag, molti situati nel nord del paese, dove sarebbero stati rinchiusi migliaia di cittadini e monaci; molti di questi ultimi cercano di fug-

verità nell’insegnamento buddista, la saggezza o l’intelligenza, la compassione, la bontà, il disinteresse. Il Buddismo per 18 secoli ha influenzato la vita, il pensiero, l’arte, la musica, la lingua e non solo; esso ha avuto anche una fortissima presa sulla morale di quei popoli che l’hanno accolto come “religione” ufficiale, venendo profondamente segnata dalle nozioni di tolleranza e di compassione. Dunque alla luce degli ultimi eventi in Birmania, viene quasi naturale porsi altre domande: quali sono i casi in cui una religione deve fungere da orientamento ed esempio per i popoli? Le religioni devono essere veramente un incoraggiamento al senso di civiltà per tutti o per alcuni si o per altri no? I principi d’umanità di cui si fanno portatrici devono essere d’ispirazione in tutte le situazioni o in alcune si e in altre no? In Birmani la storia delle relazioni tra il potere militare e i monaci è lunga e complicata: i primi hanno sempre temuto

gire, alcuni si rifugiano nelle case dei civili, altri sono stati già eliminati. L’Ambasciatore USA ha riferito che la gente è terrorizzata, poiché dalle poche informazioni che riescono a trapelare, i militari agiscono di notte, fanno irruzione nelle case e prelevano le persone. L’esercito marcia unito e fiero, ma a volte pare che qualcuno esca dal branco e così è successo ad un ufficiale dell’esercito birmano fuggito in Thailandia dopo essersi rifiutato di sparare contro i monaci buddisti inermi e ora spera di ottenere rifugio politico in Norvegia. Questi ha riferito in un’intervista riportata da diversi media, compresa la BBC, dell’uccisione di migliaia di monaci. Le ultime macabre rivelazioni sul trattamento destinato ai prigionieri, risale all’8Ottobre: un testimone oculare ha rivelato che i militari starebbero utilizzando il crematorio pubblico che si trova a nord est di Rangoon per far sparire i corpi delle vittime della repressione e questo ovviamente per

impedire un più esatto conteggio degli omicidi. Questa notizia è stata confermata dall’ex capitale Birmana, anche da un giornalista anonimo del Sunday Times: fin dall’inizio degli scontri, dalla notte del 28 settembre sono stati visti camion militari coperti da teloni verdi, dirigersi verso l’area del crematorio pubblico e le strade che portavano verso l’edificio guardate a vista da militari in assetto di guerra. La storia ha già scritto il suo capitolo sui forni crematori, ma a quanto pare, se si parla di potere, l’uomo da essa non vuole imparare. La protesta in Myanmar è scoppiata a causa del colossale aumento del prezzo del carburante e del cherosene, tanto preziosi per la vita quotidiana dei cittadini. Mentre il popolo continua ad essere sfinito dalla miseria, taglieggiato dall’inflazione, è lecito chiedersi quali siano le ricchezze dell’ex Birmania. Il Myanmar sicuramente occupa una posizione strategica ed economica sempre più rilevante in Asia: l’India che condivide con esso una lunga frontiera, ha bisogno della collaborazione dell’esercito birmano per contenere le insurrezioni armate nel Nord Est del subcontinente. La Corea del Nord, che ha da poco ristabilito le relazioni diplomatiche con Yangon, è interessata ai giacimenti di uranio birmani. Cina e India si contendono gli idrocarburi birmani. Il Myanmar possiede tanto petrolio e i maggiori depositi di gas del sud est asiatico; in Gennaio, Russia e Cina hanno bloccato una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che condannava le violazioni dei diritti dell’uomo nell’ex Birmania; subito dopo, il 15 Gennaio, la China national petroleum corpration ha ottenuto altre concessioni per lo sfruttamento del greggio e del gas naturale al largo della costa dello stato del Rakhin, nell’Ovest del paese. Mosca invece ha negoziato un nuovo contratto per la fornitura di armi a Yangoon. In Aprile Pechino ha stanziato oltre un Miliardo di Dollari per la costruzione di un gasdotto

di 2380 Km; New Delhi ha in progetto un altro gasdotto di 950 chilometri attraverso il Bangadlesh. Pechino, Yangoon e Baghkok hanno anche firmato un accordo per la costruzione di una serie di dighe sul Salween, un grande fiume della regione, con lo scopo di produrre più di 16 mila megawatt di energia, destinati gran parte alla Thailandia. Per questo la giunta ha già trasferito migliaia di contadini, decine di villaggi sono stati distrutti e le coltivazioni incendiate. La giunta militare dell’ex Birmania ha dunque molti amici, molti partner economici, tra i più importanti ci sono Cina e Russia; queste ultime inoltre non vedono di buon occhio le iniziative dell’ONU in questa zona (soprattutto se sponsorizzate dagli Stati Uniti),

perché le considerano pericolose interferenze nella propria area di influenza. Alla luce di quanto descritto, le sanzioni militari contro la Birmania decise dalla comunità internazionale ed attuate dal 15 Ottobre saranno utili, o vesseranno solo la popolazione? Intanto che ci si pongono domande su domande, intanto che le imprese occidentali riflettono sulla possibilità di ritirarsi o meno dagli affari con la Birmania, lasciando in tal caso libero campo alla Cina, ricordiamo che un popolo sta lottando per la dignità, per la pace e per la serenità a costo della vita, pur essendo consapevole che le ragioni del guadagno sono infinite e subdole e possono vendere a caro prezzo la libertà e la spiritualità di un paese. Ilaria Parpaglioni

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LA PIAZZA D’ITALIA - SPETTACOLO
Cinema: ad Ankara i film di Nichetti, Crialese e Antognoni
(Adnkronos/Adnkronos Cultura) - In occasione del IV "Autumn Film Festival" e nell'ambito della VII Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, l'Istituto Italiano di Cultura di Ankara, in collaborazione con l'Associazione per la Cultura del Cinema di Ankara, presentera', presso il Cinema Ankapol, tre film italiani: "Volere Volare" di Maurizio Nichetti "Nuovomondo" di Emanuele Crialese e "Professione: reporter" di Michelangelo Antonioni.

Musica: Carmen Consoli, l'America mi ha dato una grande opportunita'
(Adnkronos) - Ha aperto uno dei festival musicali piu' importanti, il Joe's Pub in the Park. "L'America e' una grande opportunita', soprattutto se, come me, sei terroncella e vieni dal profondo Sud. Sono andata li' con l'intenzione di portare il mio patrimonio, la melodia e la lingua italiana. Volevo raccontare le nostre storie. Mi ha stupito la grande attenzione del pubblico americano verso la mia musica: presentavo un genere cosi' diverso, con testi per loro incomprensibili. Mi dicevano: "Voi italiani avete una ricchezza culturale impressionante".

Cinema: per Daniel Craig altri 4 film come James Bond
(Adnkronos) - Si allunga la carriera di agente segreto di Sua Maesta' di Daniel Craig perche' l'attore britannico interpretera' il ruolo di James Bond in almeno altri 4 film, secondo il quotidiano 'Daily Mail'. Considerato da alcuni "troppo biondo" o "troppo mite" per il ruolo di 007, il 39enne Craig ha comunque gia' firmato il contratto con la Mgm.

Ingmar Bergman
Il grande regista svedese nasce il 14 luglio 1918 a Uppsala, figlio del cappellano della corte reale. Facile dunque comprendere come il piccolo Ingmar fosse educato secondo i concetti luterani di “peccato, confessione, punizione, perdono e grazia”, temi che in qualche modo saranno ricorrenti anche nei suoi film. Come se non bastasse, non era infrequente che a scopo punitivo il bambino fosse rinchiuso nell’armadio luogo in cui, rannicchiato, maturava il suo odio per il padre e la sua rabbia contro il Dio-padrone falsamente introiettato in quel clima culturale. A diciannove anni si iscrive all’Università di Stoccolma e si stabilisce nella capitale. Con alle spalle una famiglia non troppo benestante, ma anche a causa di una naturale inclinazione e a un forte disagio esistenziale che non gli permette di integrarsi troppo con i coetanei, conduce una vita da artis t a scapestrato, quella che un tempo di sarebbe definita “bohemièm”. Approfondisce anche gli studi specifici che gli stanno a cuore, in primo luogo quelli teatrali o quelli legati all’arte delle sette note. Ben presto, però, la passione per le arti si trasforma in qualcosa di radicale, che non può più essere associato ad altre attività. La conseguenza di questa “febbre” è che abbandona i “regolari” studi universitari per dedicarsi alla sola attività teatrale, soprattutto mettendo in scena spettacoli studenteschi. A partire da quella gavetta Bergman si crea subito una solida reputazione, grazie al suo talento non comune. Il suo nome comincia a circolare negli ambienti giusti, fino a che non riesce ad accedere a palcoscenici ben più prestigiosi di quelli scolastici. E’ il momento in cui comincia a collaborare con i più importanti teatri della città. Nel 1942 scrive una commedia satirica e oscena, imperniata sulla scabrosa relazione fra un sacerdote e una spogliarellista. La pièce, com’era prevedibile, suscita grande scandalo, con l’unico risvolto positivo di far ulteriormente conoscere il suo nome, fino a farlo arrivare anche alle orecchie dei benpensanti. Per le rappresentazioni di cui è regista, l’autore-feticcio del momento è Strindberg, anche se la visuale bergmaniana si allarga anche ad altri drammaturghi quali Shakespeare. Le sue pellicole sono caratterizzate dalla strenua cura nella narrazione, che fa apprezzare a livello internazionale film come “Il settimo sigillo” (1956) e “Il posto delle fragole” (1957), che mettono anche in evidenzia il suo approccio estremamente lirico nel trattare le storie e i personaggi. Gli anni ‘70 portano a Bergman, già noto al pubblico europeo, la fama mondiale grazie a regie cinematografiche divenute emblema di un certo cinema d’autore. Sono titoli ormai entrati a pieno diritto nella storia del cinema come “Sussurri e grida”, “Il flauto magico”, “Sinfonia d’autunno” o “Scene da un matrimonio”. Nel corso degli anni ‘80 Bergman si è per lo più ritirato dall’attività cinematografica e televisiva, continuando però a realizzare messinscene teatrali. “Fanny e Alexander”, una sua rara pellicola girata nel 1982, è stata per il regista una sorta di riepilogo di tutto il suo lavoro. Successivamente si è concentrato soprattutto sulla scrittura, pubblicando lavori autobiografici (“La lanterna magica” nel 1987 e “Immagini” nel 1990) e sceneggiando “Con le migliori intenzioni”, il film diretto da Bille August del 1992. Tra i vari riconoscimenti ricevuti vi sono l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 1958 con “Il posto delle fragole”, un Oscar nel 1960 per “La fontana della vergine”, un Oscar per il Migliore film straniero nel 1961 con il film “Come in uno specchio”, ben quattro Oscar per “Fanny e Alexander” e molti altri, fino al Premio Federi Fellini per l’eccellenza cinematografica, ricevuto nel 2005. Nella sua biografia, intitolata “Lanterna magica”, il regista scrive: “La verità è che io vivo sempre nella mia infanzia, giro negli appartamenti in penombra, passeggio per le silenziose via di Uppsala, mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l’enorme betulla a due tronchi. Mi sposto con la velocità di secondi. In verità, abito sempre nel mio sogno e di tanto in tanto faccio una visita alla realtà”. Padre di nove figli, alla morte della quinta moglie Ingrid si ritira sull’isola di Faaro, nel Mar Baltico. Qui, nella sua casa, muore il 30 luglio 2007. Raffaella Borgese

AL

CINEMA

Ratatouille
L’ultima fiaba fantastica uscita dai computer della Pixar, che sforna deliziosi prodotti come Monsters & Co e Alla ricerca di Nemo, ha il titolo di Ratatouille. Argomento principale è il cibo ma il protagonista è un animaletto tra i più repellenti per noi umani, un topo, e non di quelli “carini” di campagna, ma uno di città quindi di quelli grossi, grigi scuri insomma di fogna. Come ogni lungometraggio ben fatto alla base c’è un’inchiesta che ha tenuto per mesi uno stuolo di yankee fra i fornelli della haute cuisine francese per capire usi, ruoli, gesti e mentalità. Così permettendo, nel prodotto finale, di assistere ad una celebrazione e allo stesso tempo una presa in giro dell’arte della gastronomia. Questo topo capace di alzarsi su due zampe e di comunicare con gli umani è, come in tutti i cartoni della Disney, la metafora di un bimbo che cresce ma anche di un artista che scopre la sua vocazione. Remy (questo il nome del protagonista) vuole conquistare le masse perché sa di avere un “dono”, riconosce ogni ingrediente, sente i sapori ad uno ad uno associandoli a suoni e colori (e visto che siamo a Parigi si omaggia anche Baudelaire). Il problema è che i suoi simili non lo capiscono, il padre gli tarpa le ali dicendogli di mangiare la sua spazzatura, ma Remy non si accontenta. Un artista ha bisogno di ampi orizzonti, come un bambino ha bisogno di crescere, e quando il destino lo conduce nel ristorante fondato dal suo idolo per il nostro roditore inizia una nuova vita. Remy non parla, non può maneggiare mestoli e tegami, ma è un maestro nella comunicazione non verbale e impara a telecomandare lo sguattero del ristorante. Ammirabile il lavoro svolto dagli animatori dal punto di vista fisiognomico, culturale e urbanistico, unica critica che si può fare è riferita all’onnipresente messaggio, ormai leitmotiv, presente nei cartoon della Pixar: anche agli occhi dell’animale più repellente i mostri siamo noi umani, perché nella vita tutto dipende dal punto di vista.

The Bourne Ultimatum
Se il terzo episodio della saga sulla agente della CIA Jason Bourne supera i precedenti per tensione e ritmo, il merito è di Paul Greengrass - già artefice del secondo - che permette la massima espressione dell’uso della macchina a mano e frantuma il montaggio dilatando il racconto. Costruito su tre grandi scene madri e un ottimo cast - la maschera impassibile di Damon conferisce al personaggio una venatura disturbante, la Stiles bilancia ambiguità e dolcezza, Stratahirn e Glenn sono una credibile coppia di cattivi - The Bourne Ultimatum non tradisce le attese. Chi è Jason Bourne? Come mai è diventato un implacabile assassino? Perchè lo vogliono morto? Gli enigmi irrisolti dei primi due adattamenti per il cinema della spy-story di Ludlum trovano risposta in The Bourne Ultimatum. Le informazioni riservate in possesso di un cronista, stanano Damon-Bourne e risvegliano i suoi nemici. Sarebbe iniziato tutto con un programma segreto, denominato Backbriar. Il dossier che incriminerebbe il direttore della CIA (Scott Glenn) è nelle mani del suo scagnozzo, lo spietato Noah Vosen (David Stratahirn). Bourne potrà ritrovarlo solo col favore di due donne, l’agente pentito Nicky Parsons (Julia Stiles) e il detective per gli affari interni dell’agenzia Pamela Landy (Joan Allen). La battaglia tra chi scava in cerca della verità e chi vuole seppellirla è nuovamente un susseguirsi serrato di duelli e sparatorie, acrobazie e inseguimenti. Definirlo un buon film di genere sarebbe però riduttivo. Il regista di Sunday Bloody Sunday e United 93 infonde nella materia narrativa la sua personale poetica, giocata sul tema dell’identità e della memoria a rischio. Il continuo vacillare del punto di vista, l’immagine sporca, e la destrutturazione dello spazio luoghi decostruiti e restituiti come repliche di un scenario di guerra – sono elementi caratterizzanti di un cinema inquieto e segni inequivocabili di un’ America scossa, fuori controllo nonostante l’illusione panottica (telecamere a circuito chiuso, rilevatori elettronici, spie satellitari), costretta come Bourne a ritrovare il filo della propria storia e le ragioni della sua violenza.

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LA PIAZZA D’ITALIA - TEMPO LIBERO
Montezemolo, Ferrari vince perche' non molla mai
(Adnkronos) - "Noi sapevamo che dovevamo fare il primo e il secondo posto per vincere. Per questo c'era grande pressione. Ci sono stati molti momenti di 'urlo', a cominciare dalla partenza, quando ho visto le nostre due macchine davanti, poi c'e' stato l'errore di Hamilton che mi ha fatto pensare 'ce la facciamo', poi ho pensato che forse recuperava. Alla fine e' stata una liberazione, ma anche una grossa sofferenza.

Toscana: mostre, aste e feste per la stagione del tartufo
(Adnkronos) - E' l'inconfondibile profumo del tartufo bianco il filo conduttore di una dozzina di eventi in programma di qui a dicembre in Toscana con lo scopo di valorizzare il prezioso tubero. Il calendario autunnale delle manifestazioni sul tartufo e' stato presentato oggi a Firenze, in Palazzo Bastogi, dall'assessore regionale a agricoltura e foreste Susanna Cenni.

Motomondiale: Capirossi, addio a Ducati dopo 5 anni incredibili
(Adnkronos/Salute) - - ''Addio dopo 5 anni incredibili''. Loris Capirossi si prepara al divorzio dalla Ducati. Domenica, a Valencia, il centauro imolese disputera' l'ultima gara in sella ad una moto della casa di Borgo Panigale. Nella prossima stagione 'Capirex' correra' con la Suzuki, con cui ha firmato un contratto annuale con opzione per il 2009.

Irpinia: riscoperta di un territorio
Quando si è stanchi della solita routine, occorre trovare angoli della Terra che facciano cancellare con il loro splendore il ricordo triste di giornate estenuanti, tra traffico impazzito e tappeti di catrame. Si cerca di scappare in luoghi che ricalcano ancora paesi a dimensione di uomo, dove la giovialità degli abitanti, la semplicità dei piccoli gesti accompagna il vivere quotidiano assieme alla genuinità conservata, ancora gelosamente, dei prodotti della terra. Taurasi. Il terzo è Greco di Tufo. Il Taurasi DOCG, è un vino rosso che porta l’omonimo nome del paese che si trova nella Media Valle del Calore. Il Taurasi proviene dal vitigno autoctono aglianico, considerato uno dei più straordinari vitigni italiani; qui l’escursioni termiche e il suolo vulcanico risaltano tutte le caratteristiche dell’aglianico. Il disciplinare di produzione prevede un invecchiamento di 3 anni di cui almeno uno in botti di legno. Anche Il Fiano d’Avellino è un vino di gran pregio, vanta la DOCG dal 1978 ed è prodotto con uve bianche derivanti perl’85% dalla vitis apiana –come definita da Plinio il Vecchio in Naturalis Historia- e per il 15% da uve Greco, Coda di Volpe e Trebbiano. Se in Irpinia si vuole visitare un’azienda vinicola, che oltre ad avere questi vini interessanti ha una cantina singolare perchè è simile ad un museo, ci si deve recare da Antonio Caggiano nella Contrada Sala Taurasi, www.cantinecaggiano.it. L’azienda Caggiano produce 150.000 bottiglie ogni anno con sei etichette diverse. Il 50% della sua produzione è richiesta da mercati esteri come la California, la Florida, il Giappone, la Cina e il Brasile. Nella “cantina museo” sono radunate con armonia anfore, fontane in pietra lavorata, vecchi attrezzi per la vendemmia, maschere in vetro, ma anche un presepe scolpito in legno (opera di un artigiano locale), una croce incassata nel muro creata con i fondi di bottiglie, una riproduzione di Gesù Cristo in Croce disegnata sul di un vetro al quale viene puntato un fare e la sagoma proiettata sul muro di roccia. Questa singolare cantina è opera di Antonio Caggiano, grande viaggiatore e grande fotografo. Appena si varca l’azienda ci si trova di fronte a molteplici foto scattate dall’autore che segnano passaggi importanti della sua vita che egli allaccia al mondo vinicolo. Nell’Alta Valle del Calore si possono trovare le dolci castagne di Montella che con orgoglio portano il marchio IGP dal 1996. Questa castagna ha la caratteristica di avere una polpa bianca e la forma tonda, è chiama in dialetto la “Palummina”, perché una volta sgusciata ricorda una colomba appollaiata. Un tempo le castagne erano il cibo dei poveri; occorreva conservarle durante l’arco dell’anno ed erano chiamate le “Castagne del Prete”, quei frutti essiccati, con un procedimento molto lungo e tipico della zona. Il laboratorio artigianale “Castagne Perrotta” a Montella, www.castagneperrotta.it, segue scrupolosamente l’iter antico di conservazione di questi frutti autunnali. La prima fase del procedimento è la suddivisione per calibro. Le castagne di piccole dimensioni rimangono in azienda per essere lavorate, quelle più grandi vengono vendute fresche. Una volta divise per pezzatura le castagne, sono portate all’interno di un vano chiamato “gratale”, per essere essiccate; vengono poste su una grandissima grata – per circa 10-15 giorni- al di sotto della quale viene acceso un fuoco. Durante l’essiccazione non solo occorre regolare nel “gratale” la quantità di flusso d’aria ma occorre rovesciare la posizione delle castagne sulla grata, affinché, in modo ciclico, le castagne che sono in superficie tocchino la parte più calda ovvero sulla grata. L’essiccazione fa perdere l’umidità al frutto (dal 60% di contenuto d’acqua di passa così al 12%) facendo diventare fragile il suo guscio. Le castagne vengono poi manualmente visionate e selezionate. La cernita permette di suddividere i frutti buoni, da utilizzare in laboratorio, da quelli bacati. Le castagne scelte sono messe nei forni a circa 180/190° per circa 30/50 minuti, si caratterizza così ancora di più il prodotto perché gli zuccheri s’imbruniscono. Arriviamo così alla penultima fase ovvero le castagne orami tostate vengono ravvivate immergendole per circa 5/6 giorni nell’acqua. In questo modo i zuccheri delle castagne lentamente si scaricano. Ed ora le castagne sono pronte per essere confezionate. Per questo procedimento occorrono circa trenta giorni. In Irpinia le “Castagne del Prete” sono caratteristiche del periodo natalizio. Il laboratorio si occupa di lavorare la castagna anche in altro modo tanto da ottenere creme di castagne al cacao con uvetta, castagne lesse con alloro e finocchietto selvatico, castagne bollite con grappa e bacche di ginepro…. L’Australia, l’Austria, la Svizzera, gli Stati Uniti d’America e il Canada sono degli ottimi acquirenti di questi prodotti. Rimanendo nell’Alta Valle del Calore a Bagnoli Irpino, territorio di zone boschive ricco di faggi e castagni, qui si estendono i monti dei Picentini, dove si trova l’ambiente naturale del tartufo nero ovvero il Tuber mesentericum, che presenta una polpa violacea o nera, e la sua corteccia è ruvida. Il suo sapore è forte e definito. Questo fungo è ricco di acido fenico ed è ideale consumarlo crudo piuttosto che cuocerlo. Esso è impiegato nella cucina di gran pregio come quella di Valentina Martone, che nel suo ristorante Megaron a Paternopoli (Media Valle del Calore) propone un menù utilizzando dall’antipasto al dolce solo con prodotti irpini di stagione. In cucina fa uso di ortaggi ed olio provenienti esclusivamente dal suo campo. Valentina è uno chef giovane che cura i particolari in modo accurato. Lei ha avviato un tipo di cucina che ricalca i piatti antichi e tradizionali abbinandoli ad una cucina a volte innovativa. Eccezionali sono i vari tipi di pane che produce e che lei gioca ad abbinare a seconda delle pietanze. Come la zuppa d’autunno (castagne, porcini e zucca gialla) alla quale affianca il pane alla zucca oppure lavagnette al tartufo con pane al tartufo. L’Irpinia ha rotto con il suo passato, che la riportava al terribile terremoto. Anche l’Irpinia, come tutta la Campania, è altro! E’ desiderosa di dimostrarlo. Visitiamola! Alice Lupi

Irpinia.
L’Irpinia, territorio dell’Italia Meridionale non ancora abusato dal turismo, è una zona lontana dagli stereotipi che ogni volta si allacciano e vengono in mente quando si pronuncia la parola Campania. Essa vuole essere ed è inevitabilmente altro! Se è vero che ogni medaglia ha il suo rovescio, l’Irpinia oggi tenta di girarla e far vedere la parte più nascosta del suo essere territorio. Uno degli aspetti più belli del mondo campano, nascosta tra le verdi montagne, è l’Irpinia, quella parte del territorio avellinese ancora poco rinomata ma ricca di tradizione, natura e di interessanti aspetti, come quello gastronomico. Se si pensa al tartufo, che è un fungo spontaneo che cresce solo nei sottosuoli privi d’inquinamento, già s’inquadra il territorio. Non a caso la provincia di Avellino vanta tre DOCG, di cui due nascono nel territorio Irpino, il Fiano d’Avellino e il

Il Pollino lucano che sorpresa!
Ci sono luoghi in Italia dove il tempo sembra essersi fermato, dove le ore scorrono lente, dove le persone che vi abitano sembrano non essere colpiti dal male metropolitano l’indifferenza, dove la gastronomia incentra sulla genuinità : è il Pollino Lucano. Il Pollino è un vasto Parco Nazionale, copre una superficie di 192.565 ettari a cavallo tra la Lucania e la Calabria. Un parco giovane, istituito nel 1993 che raccoglie a sé ben 56 comuni di cui 22 si trovano nel versante lucano. I vari Enti presenti nella regione Basilicata - profondamente consapevoli della rarità dei sapori che la propria gastronomia detiene - stanno cercando di promuovere, nell’intero mercato nazionale, la conoscenza di tali prodotti. Certo non è facile specie per una regione rimasta a lungo isolata. Ma dietro al disagio si nasconde un’opportunità per il Pollino e per tutta la Basilicata. Infatti il suo essere stata in una situazione d’isolamento le ha permesso di rimanere intatta, di conservare incontaminata una natura rigogliosa e corsi d’acqua limpidi, una tradizione solida, rapporti sociali amicali, abitanti ancora capaci di aiutarsi reciprocamente e un patrimonio gastronomico di alto valore qualitativo. La somma di questi elementi ha reso la Lucania una terra ancora inesplorata dal turismo. E’ una zona dell’Italia da conoscere, idonea soprattutto per chi ama lasciarsi sorprendere dal poter straordinario che nasconde una regione silenziosa, che lavora e produce, ma anche una terra flagellata dal rischio di spopolamento; che un tempo vedeva braccianti e operai andar via e che ora vede studenti e professionisti trasferirsi in un altrove geografico e non far rientro. Lo scemare del numero degli abitati conduce inesorabilmente a delle conseguenze economiche ma anche a dei riflessi sul perdurare di tradizioni e valori che attualmente sembrano essere ben saldi e professati. L’intervento di riattivazione della macchina lucana deve avvenire sul territorio, stimolando anche il turismo, svelando agli ospiti la copiosità dei propri giacimenti e lo splendore dei beni materiali e immateriali della regione stessa. Cercare di stimolare l’incoming può essere forse una motivazione in più per gli abitanti, affinché non abbandonino la propria terra, la propria cultura, la propria tradizione. Come il caso di Federico Valicenti, un eccezionale cuoco lucano, uno chef internazionale, chiamato recentemente anche dall’International Culinary Center di New York City per insegnare agli studenti la magia della cucina lucana. Il suo ristorante si trova a Terranova, nel cuore del Pollino; il cibo che qui s’assapora ricorda fortemente il territorio, in un ambiente familiare caloroso si possono assaggiare squisitezze locali. La sua cucina cerca nella storia le pietanze dei propri avi, Federico cerca di scoprire e proporre cibi che a suo tempo sono stati consumati dai nobili lucani ed ecco ritrovare il passato nei suoi piatti. Il suo ristorante è uno dei più prestigiosi della Basilicata e Valicenti confessa che non è stato facile mandare avanti la sua attività, ma nonostante tutto ha deciso che non abbandonerà mai la sua terra. Così come l’azienda casearia Tosa dei fratelli Troiano a San Paolo Albanese –dove è presente una comunità albanese di etnia arbereshe - che portano avanti l’attività familiare da tre generazioni. Attraverso le loro 700 capre di razza sarda, che pascolano liete tra i prati verdi del Parco, si nutrono di erba incontaminata e di cereali prodotti dall’azienda stessa. Questi animali sono curati esclusivamente con prodotti omeopatici. L’azienda biologica dei Fratelli Tosa produce da 3 generazione instancabilmente gustosi formaggi. La qualità dei loro prodotti caseari, ha trovato riscontro in più concorsi nazionali, riscuotendo vari riconoscimenti, tra i quali a Saint Vincent-Valle d’Aosta nel novembre 2003 un terzo premio con il Concorso Nazionale dei Formaggi a latte crudo e un secondo posto nell’ottobre 2004 con il Concorso Nazionale per i Migliori formaggi biologici Biocaseus. Assolutamente doveroso assaggiare il formaggio “Pecorino del Pollino”a breve stagionatura (circa 20/25 giorni) le cui muffe naturali che ricoprono l’unghia - non vanno scartate, ma degustate assieme alla pasta del formaggio. E ancora. Come non citare il ristorante “Da Pepe”? Lui, in cucina, è il re della Melanzana di Rotonda DOP (Denominazione d’Origine Protetta). Peppe riesce prestigiosamente a trasformare quella che è una delle punte dei prodotti del Pollino, in piatti gustosissimi che vanno del saltato al dolce come la mitica Torta di ricotta con melanzane. Appunto, uno dei cavalli di battaglia presenti nella scuderia del parco lucano è la Melanzana di Rotonda (Solanum Aethiopicum) piccola e dalla forma sferica grande quanto una mela, rossa come un pomodoro maturo con delle striatura verdi. Le sue origini sono africane, è arrivata nella zona attorno agli anni quaranta, si è ben adattata al terreno del parco lucano ricco d’acqua e argilloso…fertile. La “scuderia” dei prodotti del Pollino Lucano è ricca dei cavalli vincenti che sono pronti ogni giorno a correre in pista come ad esempio i Peperoni di Sinise IGP rossi come il rubino, hanno la caratteristica di avere una polpa sottile grandi all’incirca 10/15 cm a forma appuntita; un’altra particolarità è legata al picciolo, infatti esso non si separa dalla bacca quando viene essiccato. I fagioli bianchi IGP - designano il frutto degli ecotipi come Fagiolo Bianco e Tondino Bianco o Poverello Bianco – sono coltivati sopra i 600 metri di altitudine e sono stati per un lungo tempo l’alimentazione dei ceti poveri. Pochi sanno che questa terra lucana è in grado di produrre tartufi bianchi che crescono nella zona più povera del Pollino, per la prima volta il prossimo 8 dicembre aprirà qui i battenti la Sagra dedicata a questa prelibatezza naturale. Da queste parti, la diffusione della pianta d’olivo è in continua crescita, la caratteristica di questi alberi presenti nel Parco è di essere resistenti al principale patogeno dannoso verso la coltura dell’olivo ovvero la mosca , oltre che l’olio che vi si ricava è considerato di alta qualità in quanto le piante d’olivo qui crescono ad alta quota, come il caso di quelle presenti a Terranova di Pollino che si trovano a circa 900 metri sul livello del mare. Anche le patate qui crescono ad alta quota, basti pensare alla stessa Terranova che produce questi tuberi dalla qualità rossa oppure San Severino Lucano che raccoglie le patate a pasta gialla tra i 600/700 metri di quota . In questo paese San Severino Lucano si conserva un vecchio mulino, risalente al 1400; questa proprietà fu prima dei monaci dell’ordine religioso dei Cistercensi successivamente passò sotto le mani del Capitano Iannarelli. Costui con deplorevoli e spietate violenze cercò di combattere il brigantaggio, che nella zona aveva assunto connotazioni imponenti. Il Mulino Iannarelli fu lasciato abbandonato per lunghissimo tempo, fino a quando il Comune ne ha acquistato la proprietà, lo ha fatto completamente ristrutturare ed attualmente vi è un albergo a quattro stelle e un ristorante. Il mulino ricostruito ricorda i tempi andati, le mura sono completamente in pietra, nel suo complesso fa venire alla mente un borgo medioevale accanto al quale scorre un piccolo torrente. Il silenzio della natura, l’aria pura, la gastronomia stuzzicante, la varietà della flora e della fauna, la cordialità degli abitanti….l’eccezionalità del suo essere ancora integro, rendono il Parco del Pollino Lucano un luogo da scoprire, lentamente.

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