COPIA OMAGGIO

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Finalmente
di FRANZ TURCHI

CULTURA

ECONOMIA

Saggezza o follia
— a pagina 5 —

Il risiko energetico
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S

ì, finalmente è finita un’epoca di governo e forse anche una classe dirigente. Credo infatti che la caduta del governo Prodi oltre a significare la caduta del centrosinistra, sia la chiusura di un periodo storico che ha visto Prodi ed i suoi alla ribalta dal ’96 ad oggi. Infatti la volontà di andare alla “conta” in Senato così difficile e dura, ha significato la sconfitta politica rispetto al centrodestra, ma anche l’archiviazione di qualunque altro passaggio di Prodi e dei suoi. A questo punto , sottolineiamo anche la crisi del Pd, nato solo 3 mesi fa, per stabilizzare, e tutto ha fatto tranne che questo, qualunque siano le scelte del Presidente della Repubblica, garante della Costituzione in Italia, abbiamo bisogno di un recupero della credibilità ed autorità della politica. Questo passaggio è fondamentale, se sarà capito da entrambi gli schieramenti, sulla scelta della classe dirigente e programmi relativi. Se si farà, la gente di nuovo crederà nelle istituzioni e la politica si riapproprierà dei suoi spazi, recuperando anche credibilità internazionale, che negli ultimi tempi abbiamo completamento perso.

Bye bye miei Prodi
Come tradizione vuole

P

rodi bocciato al Senato è finalmente costretto alle dimissioni Il “professore”, novello tenore, concede il bis, e ripete il risultato ottenuto poco più di dieci anni fa ritrovandosi nuovamente sfiduciato al Senato dall’eterogenea maggioranza che lo sosteneva. Dopo poco più di un anno e mezzo - per l’esattezza 618 giorni - è così costretto a rimettere il proprio

mandato nelle mani del presidente della Repubblica Napolitano. L’epilogo della farsa si è avuto il 24 gennaio scorso, pressappoco all’ora di cena, allorquando la richiesta di fiducia è stata bocciata dall’aula per 161 voti a 156. Questa volta quindi al Premier Prodi non è bastato il soccorso di qualche Senatore a vita - Colombo, Scalfaro, Ciampi e Levi Montalcini - per

far pendere per l’ennesima volta la bilancia a suo favore. La sconfitta si è realmente materializzata poiché ai voti della ricompattata Casa della Libertà, si sono aggiunti quelli di due esponenti su tre dell’Udeur, di Dini, di Fisichella e Turigliatto, esponente quest’ultimo dell’ala Trotzkista di Rifondazione Comunista. Inoltre si sono fatte sentire le

assenze del Senatore eletto in sud America, Pallaro, e quella del più volte Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, i quali in molte altre occasioni e circostanze erano stati decisivi, col loro voto favorevole, a far galleggiare la zattera di Romano. Si è avuto dunque l’epilogo più logico e naturale a cui si potesse assistere. Che questa volta Prodi non avesse potuto scamparla era parere di

molti. Anche i suoi più ottimisti collaboratori oramai non avrebbero potuto immaginare una fine diversa da quella che si è avuta. Il 2007 si era concluso con l’ennesima striminzito voto di fiducia al Senato che ha consentito l’approvazione della Legge Finanziaria, che aveva permesso a Romano di “mangiare il panettone”. Ma questa volta gli struffoli carneA pagina 2

Vedi Napoli e puoi muori
Il Rinascimento bassoliniano della Campania finisce “impiccato”

I

n Campania siamo alle solite. Così come era proseguito e finito il 2007, è iniziato il 2008. Tra montagne di rifiuti accatastati per le vie . Con la gente che non trova altri rimedi che bruciare la spazzatura accumulatasi per la mancata raccolta dovuta all’esaurimento dello spazio nelle discariche campane. Le solite immagini, insomma, che oramai non colpiscono più, in quanto si sono ripetute più volte nell’arco degli anni, quasi che adesso siano divenute una ineluttabilità contro la quale non si può fare altro che abituarsi. La forza della consuetudine che scandisce, nei mass media italiani, il corso delle stagioni: saldi ed influenza a gennaio, esami di maturità ed esodi vacanzieri in estate, finanziaria da ottobre in

poi, regali di natale a dicembre. E poi, a stagioni alterne ci si ritrova tutti a riparlare dell’emergenza rifiuti in Campania, una sorta di “distrazione” della mente e della coscienza rispetto ai morti ammazzati dai clan camorristici, quasi un modo di staccare la spina, per distogliersi dalla lettura quotidiana dei necrologi. La situazione, per dirla in termini medici, da patologica è diventata cronica ed oramai solo un evento più catastrofico della fase attuale potrebbe risvegliare le coscienze di tutti i cittadini, degli organi di informazione, dei politici locali e nazionali: una epidemia ad esempio! Naturalmente questa è soltanto una provocazione, ma continuando di questo passo potrebbe diventare una tragica possibilità.

Oramai ogni giorno si susseguono, senza interruzioni di sorta, blocchi di strade, delle tangenziali e ferrovie da parte di intere popolazioni arrabbiate. Incendi di cassonetti, di autobus e quant’altro sono divenuti una routine. Nessuno, in poco più di 13 anni, da quando cioè prosegue la gestione straordinaria del problema rifiuti di un commissario - di volta in volta nominato dai vari governi succedutisi in questo lasso di tempo - è riuscito a trovare una soluzione o solo a fronteggiare minimamente l’emergenza. I dati del disastro sono allarmanti: quasi 1500 le tonnellate di rifiuti prodotte giornalmente nel solo capoluogo campano, quasi 7.500 ogni giorno quelle dell’intera regione, ad oggi A pagina 2

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1-15/15-31 gennaio 2008

LA PIAZZA D’ITALIA - INTERNI
Tutti a San Pietro per il Papa
All’indomani della rinuncia del Santo Padre alla visita all’Università della Sapienza a causa della lettera firmata da una cinquantina di docenti che erano contrari a tale presenza, circa 200000 persone si sono riversate domenica 20 gennaio a Piazza San Pietro per assistere all’Angelus e dimostrare la propria solidarietà al Papa in risposta alla richiesta del Cardinale Ruini. Presenti tutti i massimi esponenti del centro destra, assenti Prodi e Veltroni.

Mastella si dimette da Ministro della Giustizia
A causa dello scandalo degli avvisi di garanzia ricevuti da Mastella e dalla moglie- presidente del consiglio della regione Campania – il segretario dell’Udeur rassegna le proprie dimissioni dal dicastero da lui fino ad ora guidato. Il Presidente del Consiglio, Romano Prodi , assume il ruolo di Guardasigilli ad interim. Mastella comunque ribadisce l’appoggio esterno al governo Prodi.

Referendum sulla legge elettorale: la consulta dice si
Semaforo verde ai tre quesiti referendari da parte della consulta. Se l’attuale parlamento non si scioglierà prima della data di effettuazione del referendumle date possibili vanno dal 15 aprile al 15 giugno-o non promulgherà una nuova legge elettorale, sempre prima di questo periodo, i cittadini saranno chiamati alle urne per decidere o meno di assegnare il premio di maggioranza alla Camera e al Senato solo al partito più votato e non all’intera coalizione vincente, e di proibire ad un candidato di presentarsi in più collegi.

Come tradizione vuole

Bye bye miei Prodi
Dalla Prima
valeschi, tipici della Campania per di più - ci si consenta una divagazione culinaria per sdrammatizzare l’atmosfera - sono stati indigesti come il piombo. Si perché proprio dalla Campania sono arrivate in questo scorcio di 2008 le cannonate che hanno colpito e affondato il vascello “prodiano”. Prima l’emergenza ambientale dei rifiuti lasciati a marcire per settimane- e ancora stanno là, si badi bene - per le strade di Napoli e Provincia e le conseguenti immagini da guerra civile con la popolazione esasperata che bruciava “a’munnezza” per la via e effettuava blocchi stradali. Poi l’avviso di garanzia all’oramai ex Guardasigilli Mastella, e gli arresti domiciliari della moglie - presidente del Consiglio regionale campano - e di altri alti esponenti dell’Udeur napoletano, con le conseguenti dimissioni di Clemente da “largo Arenula” ed appoggio esterno prima , e dopo, l’uscita definitiva dalla maggioranza del partito da lui guidato. Ma all’indomani della sconfitta al Senato, l’ex Premier ed i suoi uomini, più che accusare Dini, Pallaro, Mastella e Turigliatto di tradimento o la legge elettorale di inadeguatezza dovrebbero fare davanti a tutti gli italiani un sincero “mea culpa”. Essi infatti lasciano un Paese in stagnazione economica, oberato dalle tasse, incapace di stare al passo degli stati più evoluti, ma neanche troppo, con un sistema industriale al collasso, un debito da capogiro, una crescita dei consumi minima. Inoltre nulla si è fatto per alleviare le sorti delle fasce più deboli della popolazione che hanno visto assottigliarsi le proprie entrate e i propri risparmi - alla faccia della sbandierata solidarietà sociale del centro sinistra -, nulla si è fatto per risolvere i problemi che veramente interessano al popolo italiano: lavoro scarso, sanità allo sbando, sistema scolastico e giudiziario inadeguati agli standard occidentali. In questi circa 600 giorni- sempre troppi, purtroppo- si è badato più a mantenere unita con lo sputo una coalizione legata solo dall’anti- berlusconismo, che a governare. Prodi è stato più impegnato a seguire le “mattane” politiche dei vari Pecoraro, Bonino, Luxuria, Bindi e Turco che cercare di mettere in pratica l’1 % del faraonico programma elettorale - un tomo di 281 pagine - con cui si è presentato agli elettori. Il centro sinistra è stato più assorbito dalla costruzione del Partito democratico che a cercare di ricostruire la fiducia del proprio elettorato crollata sotto il peso delle false illusioni. Ma nonostante l’aiuto dei mass media vicini, il loro indice di gradimento nel Paese è crollato. E’ venuta fuori cioè, la disillusione di chi aveva votato Unione credendo nelle promesse fattegli. In poco più di 600 giorni, dicevamo, si sono susseguiti, gli scandali Rovati e Sircana , le intercettazioni a D’Alema e Fassino riguardo le scalate bancarie, il caso Visco – Speciale, l’indulto, i 28 voti di fiducia, i 25 ministri e i 100 sottosegretari, lo scandalo e la modalità con cui ha avuto luogo la questione della mancata visita del santo Padre all’università “La Sapienza” di Roma, la tiritera sulle riforme istituzionali e della legge elettorale. Il giorno dopo la caduta di Prodi , centro sinistra è allo sbando. C’è chi come i cespugli - verdi ,Pdci, SD, invocano elezioni immediate alla stessa maniera di FI, Lega e AN. Chi cerca – Veltroni e il PD soprattutto - di fare melina per provare a fare un governo istituzionale, ufficialmente perché non si può perder così una legislatura, ufficiosamente perché vogliono che gli elettori “dimentichino” a poco a poco il fallimento del Professore. Sarebbe arduo anche per il Sindaco di Roma presentarsi alle elezioni anticipate in primavera con la stessa coalizione e con la pesante “eredità” lasciatagli da Romano. La sconfitta al quel punto, dopo che Prodi ha avvelenato ed esacerbato l’atmosfera politica italiana per rendere difficile la sua successione a Veltroni e suoi, sarebbe ineludibile. Finalmente è stata posta la parola fine sopra questa farsa indecente che per tropo tempo è andata avanti. Si torni più presto alle urne per ridare una guida forte ed autorevole al Paese, si ritorni finalmente a far decidere al cittadino. Dopo di che , di qualunque sia la colorazione politica del nuovo governo, si metta mano con decisione alla rimozione degli ostacoli che intralciano il cammino dell’Italia e contestualmente si modifichi anche l’assetto costituzionale ed istituzionale che dopo 60 anni scricchiola paurosamente ed oramai non è più in grado di dare risposte concrete a se stesso e ai cittadini.

Il Rinascimento bassoliniano della Campania finisce “impiccato”

Vedi Napoli e puoi muori
Dalla Prima
sono più di 100.000 le tonnellate di “monnezza” non raccolte che giacciono per la strada. Ma quello che più preoccupa è la situazione dell’ordine pubblico: autobus incendiati , assalti a colpi di pietre contro vigili urbani, polizia e carabinieri che scortano i compattatori che tentano di portare il loro contenuto di rifiuti nelle discariche “temporanee” individuate dalle autorità. Città ed interi quartieri di Napoli che sono in rivolta perché la situazione igienico-sanitaria è al punto di non ritorno. Ed in tutto questo marasma spicca l’assenza dei due latitanti più ricercati della Campania. Questa volta non sono esponenti dei clan camorristici ma del Presidente della Regione Bassolino e del Ministro dell’Ambiente, campano anche esso, Pecoraro Scanio. Il primo, l’autore del rinascimento napoletano che tanto, stampa e pubblica opinione, hanno sempre incensato in questi anni, è letteralmente scomparso, tanto che la notte del 31 dicembre neppure si è presentato a Piazza del Plebiscito a festeggiare insieme ai napoletani, come sempre, l’ingresso del nuovo anno. Lo sanno anche i sassi che è compito istituzionale di ogni regione redigere il piano rifiuti. Per chi non lo sapesse in detto piano si stabiliscono le linee guida per lo smaltimento della spazzatura, cioè dove e quante discariche fare, l’ubicazione e la quantità di termovalorizzatori da costruire, organizzare le linee per il trattamento ed il conferimento dei rifiuti, programmare la raccolta differenziata al fine di raggiungere la chiusura del ciclo dell’immondizia e rendere la regione auto-sufficiente, ma del peso di queste responsabilità sembra che tutti vogliano alleggerire le spalle di Bassolino, mass media in primis, mondo politico e giudiziario in coda. Da quando il “bell’Antonio” siede sulla poltrona più alta della Bassolino ed il sistema di clientele politiche e non, che ha messo su in tutti questi anni durante i quali è stato prima sindaco di Napoli e poi presidente della Regione e che gli hanno permesso di spadroneggiare in lungo ed in largo in Campania. L’altro latitante famoso, si o per promuovere il protocollo di Kyoto financo in Indonesia, adesso è irreperibile. Il suo bel faccione sembra essersi volatilizzato , di fronte al disastro ambientale che sta colpendo la sua regione preferisce forse occuparsi delle balene del Pacifico. Quando poi sentiamo il sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino, affermare che la colpa della situazione disastrosa riguardo lo smaltimento dei rifiuti urbani venutasi a creare negli anni, non è dell’amministrazione comunale, allora ci viene voglia di lasciar perdere veramente tutto e sperare che il tanfo della “monnezza”ricopra l’ancor più fastidioso olezzo di tali affermazioni. Non se la prenda Rosetta, ma cercare di lavarsi le mani in mezzo a tale letamaio non è cosa propriamente facilissima. Del Sindaco di Napoli però è apprezzabile, almeno quello, la voglia di uscire allo scoperto anche se solo per cercare di farla franca in modo un po’ “pilatesco”, anzi data la situazione di cui parliamo sarebbe più corretto dire, di sfangarla. Si, perché la Jervolino è comunque parte integrante del meccanismo di potere e di controllo messo in piedi dal centro-sinistra napoletano, e data la carica che ricopre, ne è pezzo insostituibile e quindi corresponsabile di tale situazione. Adesso ci vengono a dire che le discariche temporanee rimarranno aperte fino all’inizio del 2009, quando entrerà in funzione il termovalorizzatore di Acerra - la cui costruzione tra vari “stop and go” è iniziata 15 anni fa, quindi tecnologicamente obsoleto che comunque sarà insufficiente ad “incenerire” tutto il materiale accumulatosi fino adesso in Campania. Basterebbe sapere che chi è stato causa di tale disastro abbia un ultimo scatto di orgoglio e lasciasse i posti di comando o venga costretto a farlo dalla pubblica opinione, poiché le soluzioni al problema rifiuti basta copiarle da altre regioni italiane od europee che di queste preoccupazioni non ne hanno. Non c’è nulla da inventare o improvvisare. C’è un solo timore, che un’altra regione d’Italia, il Lazio, da qui a qualche anno, piombi nella situazione di caos in cui versa oggi la Campania. Anche a Roma, a distanza oramai di anni , non si è provveduto a redigere un piano rifiuti adeguato. Tuttora la maggioranza politica che siede alla Pisana, non è stata in grado di decidere quanti termovalorizzatori costruire ma solo di stabilire di allargare le discariche di Malagrotta - la più grande d’Europa - e quella di Latina. Un indecisionismo, quello laziale che pare fratello di quello campano. Chi vivrà vedrà. Giuliano Leo

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politica campana, sono stati spesi almeno 2 miliardi di euro per cercare di arginare l’emergenza rifiuti. Soldi che sono finiti a politici, affaristi, consulenti strapagati, imprese che non hanno costruito termovalorizzatori o risanato vecchie discariche, insomma una mala gestione, se non dolo vero e proprio, di cui gli unici colpevoli sono

diceva prima, è il ministro dell’Ambiente, il “verde” Pecoraro Scanio. Un altro che, sempre in prima pagina o in televisione per pubblicizzare i finanziamenti per l’energia eolica o solare - che allo stato dell’arte della ricerca energetica risultano essere solo uno spreco di pubblico danaro - per le campagne anti-Ogm, per quelle anti-tav

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LA PIAZZA D’ITALIA - ESTERI
Cina: figlio unico multe più pesanti per i ricchi
Pechino. Il governo della municipalità di Pechino imporrà multe più salate di quelle attuali alle «celebrità» che violano la legge sul figlio unico. «Le celebrità e le persone ricche devono essere tassate più pesantemente se hanno più di un figlio», ha dichiarato Deng Xingzhou, capo della Commissione municipale per la pianificazione familiare di Pechino. Secondo un sondaggio del Quotidiano della Gioventù Cinese il 44,6 per cento dei cittadini ritiene che la legge sia discriminatoria verso i meno abbienti.

Russia-Ue: Polonia pronta a togliere veto per nuovo accordo
Mosca. Varsavia è pronta a togliere il veto che finora ha bloccato l’avvio dei negoziati per rinnovare l’accordo di partnership tra Unione europea e Russia. Lo riferisce l’agenzia russa Interfax citando il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski, dopo l’incontro con il suo collega russo, Serghei Lavrov. «Sono molto contento che l’embargo commerciale appartenga alla storia», ha detto, riferendosi alla revoca dell’embargo russo sulle carni polacche. «Penso che ciò permetterà di sbloccare la trattativa sull’accordo tra Ue e Russia», ha aggiunto Sikorski

Nominata prima donna candidata a presidenziali
Asuncion. Il partito al governo in Paraguay, il Colorado Party, ha nominato l’ex ministro dell’Educazione Blanca Ovelar sua candidata alle elezioni presidenziali del 20 aprile prossimo. Ma la sfida di Ovelar che è diventata la prima donna candidata alle presidenziali è apparsa subito in salita perché il suo rivale alle primarie ne ha denunciato la vittoria annunciata dal partito. “Non riconosco e non accetterò mai la mia presunta sconfitta perché ho la prova che 30mila voti a mio favore sono stati rubati”, ha dichiarato il vice presidente Luis Castiglione dopo l’annuncio della commissione elettorale del partito della vittoria di Ovelar alle primarie svoltesi il 16 dicembre.

Usa: missione Nevada
Hillary Clinton ha trattenuto il fiato fino alla fine. Perché anche se in Nevada i sondaggi la davano avanti di cinque punti su Barack Obama, lei sapeva – per averlo provato sulla propria pelle – che tutto poteva accadere. Come in New Hampshire. Stavolta però nessun colpo di scena: la Senatrice di New York ha centrato l’obiettivo sbancando Los Angeles, dove ha sia confermato il voto delle donne, sia avuto l’appoggio di un’importante comunità, quella ispanica. L’ex first lady sa (perché glielo ha insegnato Bill) che una delle chiavi del successo sarà proprio il favore dei latinos che, in California e Florida - gli stati chiave delle primarie americane - avranno un grande peso nella scelta finale. La station wagon familiare dei Clinton va avanti spedita, e sembra aver definitivamente smaltito la falsa partenza dell’Iowa. Hillary paragona addirittura la vittoria in Nevada “alla conquista del West”, riferendosi a uno dei più famosi film di John Ford, dove si racconta l’epopea di una famiglia di pionieri del New England partiti verso le terre selvagge dell’Ovest americano, come tanti altri coloni. I pioneri Clinton, insomma, proseguono il loro viaggio di conquista. Obama ci resta male, tanto da non presentarsi nemmeno ai suoi supporter dopo i risultati del Nevada: il senatore dell’Illinois sperava di vincere grazie ai casinò, dove il sindacato dei baristi – una delle lobby più potenti da queste parti – aveva scelto di sostenere la sua corsa alla Casabianca. Le minacce di Bill Clinton, che secondo alcuni avrebbe screditato il sindacato parlando di “eccessivo controllo sui singoli”, avrebbero poi sortito l’effetto contrario. Per Obama oltre al danno, la beffa: guadagna un delegato in più della Clinton (14 a 13), ma solo perché si aggiudica il voto delle periferie e non quello dei centri urbani maggiormente popolati. Una vittoria di Pirro, perché quello che conta, in questa fase della sfida, è il fattore psicologico. Hillary ora è la vincente, lui il perdente e con queste etichette i due democratici si preparano ad affrontare il voto in Soth Carolina prima, e quello in Florida poi. Nel South Carolina la comunità afroamericana ha ovviamente già scelto il senatore di Chicago, ma i giochi non sono ancora chiusi. E proprio questo colpisce di più della campagna elettorale democratica: la Clinton sembra in grado di mettere a soqquadro i piani dell’avversario che si dimostra vulnerabile anche in quegli Stati che considera sua roccaforte. Un indubbio successo dell’intera macchina elettorale di Hillary, un incredibile riaffacciarsi sulle scene del marito Bill - vero deus ex machina di questa campagna - che il Washington Post definisce “l’ombra sempre fra le quinte” nei dibattiti elettorali democratici. Secondo il Post il senatore dell’Illinois fa fatica a contrattaccare perchè “la battaglia non è fra Obama e Hillary Clinton, ma fra Obama da un lato e dall’altro Hillary e Bill, sempre popolarissimo negli Stati del sud e fra gli afroamericani”. Questi ultimi, il senatore di Chicago è riuscito a riconquistarli, secondo i sondaggi,fra gli elettori neri del Nevada che sabato scorso lo hanno votato in massa. I Clinton reagiscono cercando di fare a pezzi il senatore nero: su più fronti. L’ultima occasione il dibattito tv in Carolina del Sud, dove si è assistito a un lungo acrimonioso scambio, in cui Hillary criticava la sincerità delle affermazioni di Obama e la sua esperienza, e il senatore dell’Illinois gridava allo scandalo per la onnipresente influenza dell’ex presidente. “A volte - ha detto con sarcasmo non capisco contro chi sono in gara”. Obama si vanta della sua sincerità: uno dei suoi slogan è proprio “vi dico le cose come stanno, non come vorreste sentirle”. Ma è una tattica a rischio. Non a caso Hillary Clinton lo ha attaccato per una recente intervista in cui Obama ha sostenuto che Ronald Reagan è stato un presidente innovativo, e che comunque negli ultimi 10 anni sono venute più idee nuove dai conservatori che dal suo partito democratico. “Idee pessime per l’America”, ha tuonato la senatrice di New York. “Idee come privatizzare la sicurezza sociale, come sforare il deficit e il debito pubblico”. Proteste di Obama: i Clinton distorcono le sue parole. E anche Bill è entrato in gioco nei giorni scorsi, per esempio quando ha detto definito “una favoletta” che il rivale della moglie sia sempre stato contrario all’intervento in Iraq. Questo perchè l’ex presidente sta praticamente giocando il ruolo che giocherebbe il vicepresidente negli ultimi mesi prima del voto per la Casa Bianca: guidare le truppe all’attacco. I media lo amano, la sua popolarità fra i democratici dà peso a qualunque cosa dica, le sue parole contro Obama e a favore della moglie hanno più eco di quelle di chiunque altro. E nel partito democratico molti pensano che Bill Clinton abbia superato i limiti. Difficile però negarne l’efficacia. In South Carolina hanno invece già votato i repubblicani, scegliendo McCain. La corsa del veterano del Vietnam prosegue in un’incertezza generale nella quale all’appello manca solo lui, il candidato dato per favorito alla vigilia: Rudolph Giuliani. Che fine ha fatto il sindaco di New York? Sarà premiato dalla strategia finora messa in atto con la quale si è concentrato soprattutto su Stati che considerava chiave? Il primo test sarà il 29 maggio in Florida: l’avversario da battere ancora McCain, la comunità da conquistare quella ebraica, per la quale Giuliani ha speso 700mila dollari a settimana in spot televisivi. Non solo; qui l’ex sindaco di new York ha speso la gran parte dei fondi raccolti durante la sua campagna , 45 milioni di dollari provenienti per lo più da donazioni private , di cui quasi due milioni dilapidati ad Orlando. Rudy sta portando a termine il suo lavoro elettorale deciso a vincere e incamerare un sostanzioso numero di elettori, cosa questa, che lo affiancherebbe a Romney. Sono loro due i repubblicani favoriti, freschi, decisi, preparati e distanti dalle vecchie istituzioni nazionali. Sono loro che, probabilmente, infrangeranno il sogno di McCain a Miami, quando combatteranno l’ex militare su tutti i fronti, anche sul suo poco chiaro passato in guerra. Tuttavia, secondo gli analisti locali, McCain ora è il più forte tra i candidati repubblicani: e’ l’unico che ha ottenuto due vittorie nelle quattro primarie disputate e si è accaparrato la sfida in South Carolina, per tradizione la più importante per i repubblicani. Ma c’e’ anche una ragione psicologica per cui adesso il senatore veterano del Vietnam e’ il favorito: nel 2000 McCain vide svanire le sue ambizioni elettorali proprio in South Carolina, uno Stato fortemente conservatore in cui lo staff dell’allora governatore del Texas, George W.Bush, lo accuso’ tra l’altro, di avere problemi mentali e di aver avuto un figlio illegittimo da una prostituta afro-americana. Dopo aver vinto nonostante l’aperta ostilita’ dell’establishment repubblicano, adesso McCain ricevera’ un’iniezione di popolarita’ che portera’ sicuramente nuovi finanziamenti nelle sue casse e una nuova spinta di popolarità a Miami. Luca Moriconi

Assassinio Bhutto: cui prodest

Pakistan e dintorni
Era lei, Benazir Bhutto, la speranza di un Pakistan più democratico. La sua morte improvvisa - da lei stessa preconizzata con tanto di individuazione del colpevole - ha lasciato al Paese una opposizione sì agguerrita, ma troppo eterogenea e senza una guida carismatica. Ciononostante, Musharraf può sfregarsi le mani in vista di una più agile conservazione del potere? Non proprio, anzi. Un pericolo non trascurabile per il dittatore è costituito dall’indignazione popolare non ancora smorzatasi e che si fa giorno dopo giorno sentire con attentati ed espolsioni. In più, considerando la sempre più insistente pressione talebana e di Al Qaida, Musharraf sembra davvero condanato a non dormire sonni tranquilli. Inoltre, fra i Paesi che il presidente Bush all’inizio dell’ultimo anno di mandato si appresta a visitare in Medio Oriente, risalterà proprio l’assenza del Pakistan - alleato chiave della strategia americana nella regione - che sta letteralmente implodendo dopo l’assassinio della carismatica Benazir Bhutto. Il presidente Usa tenterà prima di tutto di sbloccare personalmente l’infinita crisi tra palestinesi e israeliani. Cosa manifestamente difficile viste le sue ultime dichiarazioni sul conto di Hamas (“Hamas non ha prodotto altro che miseria”), che ha immediatamente risposto con un lancio di missili, dei quali uno ha colpito una scuola americana a Gaza. Forte della strategia vincente del generale Petraeus nel contenimento del terrorismo in Iraq, Bush cercherà anche di galvanizzare il fronte degli alleati importanti costituito dall’egiziano Mubarak e dal re saudita Abdullah. Il tour proseguirà negli emirati del Golfo, che preoccupati dalle mire espansioniste dell’Iran nella regione, Bush troverà disponibilissimi a prestar orecchio ai propri suggerimenti e favorevoli alla linea dura di Washington nei confronti della minaccia atomica di Teheran. Ma se Musharraf è costretto a dormire col pugnale sotto il cuscino, Bush è parimenti inquieto per la piega che stanno prendendo gli eventi in Pakistan. Paese che - come anunciato a meno di sorprese dell’ultimissima ora, il presidente Usa non visiterà per ragioni di sicurezza, nonché di calcolo politico. Islamabad è un prezioso alleato. Una visita in questo momento ipercritico significherebbe mettere a repentaglio l’esistenza stessa del Pakistan. Difatti, questo Paese ora è diventato senza tema di smentita il fulcro incandescente della guerra al terrorismo islamista. Questa guerra è davvero una partita a scacchi ed è in Pakistan, seconda nazione musulmana più popolosa del mondo, terza potenza nucleare asiatica, che lo scontro s’avvia alla sua fase decisiva e più rischiosa. Il terrorismo musulmano preme sul Pakistan e attraverso Afghanistan e Iran e un’eventuale conquista da parte loro sarebbe una sciagura. L’attualità pakistana non lascia presagire nulla di buono. Una parte del territorio nordoccidentale, il Waziristan, è la roccaforte dei capi di Al Qaida, protetti dalle tribù pashtun, etnicamente imparentate con i guerriglieri talebani. Le accademie islamiche sono focolai jihadisti dove si addestrano alle tecniche del terrore e del suicidio religioso i giovani kamikaze. Neppure l’esercito è totalmente affidabile. Esso è scisso in due: una parte filoccidentale, l’ altra ha invece profonde radici islamiche. Merita un cenno l’Isi, il servizio segreto militare, a suo tempo creatore dei talebani: su di esso grava oggi il sospetto di avere, se non ordito, contribuito alla preparazione dei due attentati contro la Bhutto. Insomma, per l’implacabile legge del contrappasso, il Pakistan musulmano, che aveva ritenuto almeno inizialmente di essere il “puparo” dei talebani, rischia di rovinare sotto i colpi di questi. Che agiscono in mille modi: bivaccano sui confini, sobillano le tribù affini contro il governo centrale, monopolizzano il traffico di armi e droga, controllano le mafie dei trasporti. Oggi essi premono sullo Stato, organizzando attentati, stragi e rapimenti con la protezione di settori influenti dell’Isi. E il generale Pervez Musharraf? Relativamente alla truculenta fine di Benazir Bhutto, cosa avrebbe avuto da perdere - o da guadagnare? Egli è un personaggio ambiguo, che deve la propria esistenza come dittatore solo grazie alla contingenza, che dona lui una strategicità provvienziale per la durata del suo regime, egualmente barcollante. E che ora, il doppiopetto borghese non rende più presentabile. Tutti hanno espresso somma indignazione per la morte della Bhutto, ma qualcuno avrà pur recitato in questo continuo gioco delle parti. Ebbene, si sa che il leader più carismatico che l’opposizione pakistana ricordi era inviso a Musharraf, tant’è che la stessa Bhutto - in caso di morte aveva già in precedenza individuato l’occhialuto generale come mandante. Scontato, perciò l’interesse di Musharraf per la distruzione della Bhutto. E’ per questo che la rivendicazione di Al Qaida convince pochino. A che pro, infatti, far fuori il nemico del proprio nemico? Non avrebbe senso. E’ per questo che l’interesse a far fuori la dura Benazir - già scampata di recente a un attentato - ascrivibile principalmente al dittatore, ai servizi segreti deviati o meno e, in ultima, più remota istanza, agli Stati Uniti in quanto strategicamente interessati alla salute del regime pakistano (anche se vorrebbero traghettarlo verso lidi più presentabili). Che versa in pessime condizioni. E’ per questi motivi che la pista di Al Qaida presenta delle falle. Tuttavia, va considerato che, ammettendo la responsabilità di Musharraf nell’attentato mortale a Benazir Bhutto, lo stato di salute del Paese è addirittura peggiorato e la pace interna è sempre più lontana. Possibile che Al Qaida prevedendo tale caos abbia voluto con l’uccisione della Bhutto metter ancor più alle strette il dittatore e conseguentemente gli Usa? Una interpretazione simile mi sembra una forzatura. Una visione lineare dei fatti ci porta piuttosto a pensare che si sia trattato di un errore strategico da parte di Musharraf, che anziché semplificare il quadro politico-sociale, l’ha reso ancor più critico. Ed ora si trova ancor piùassediato, con il solo Bush che se solo potesse lo lascerebbe ruzzolare a valle ed invece è costretto a sostenerlo “aumma aumma”. Perciò, morte della leader ha effettivamente giovato solo al terrorismo ma, dal mio punto di vista, casualmente. ed ora siamo tutti legittimati a tremare, perché se possibile la partita pakistana è la più temibile delle partite, più di quella irachena e afghana. Perché un conto è impadronirsi del desolato Afghanistan, un’altro salire in sella a una potenza nucleare. Se davvero fosse Musharraf il mandante dei sicari di Benazir Bhutto, il dittatore non avrebbe fatto altro che sommare errore a errore. Vediamone una cronistoria. Kemalista solo di facciata, egli giunse al golpe del 1999 barcamenandosi fra talebani, madrasse teosofiche e militari secolari. L’impopolare svolta avvenne dopo l’11 settembre quando si schierò contro il regime teocratico in Afghanistan. Tuttavia, durante gli anni della dittatura non ha mai compiuto una vera laicizzazione dello Stato e la politica è rimasta - di fatto legata a filo doppio con la religione. Ora, dopo l’assassinio della Bhutto, che ha visto sfumare l’opzione democratica cara a Condoleezza Rice, Musharraf se ne sta chiuso nel palazzo nella speranza che passi la nottata. Ed il mondo guarda col fiato in gola quelle 60 testate nucleari, che potrebbero finire in mani ben più pericolose di quelle del dittatore. Francesco Di Rosa

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LA PIAZZA D’ITALIA - ECONOMIA
Tv: Corte Ue boccia regime su frequenze
Bruxelles, 31 gen. - (Adnkronos/Aki) - Il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attivita’ di trasmissione radiotelevisive e’ contrario al diritto comunitario. E’ quanto stabilisce una sentenza della Corte europea di giustizia che si e’ pronunciata in merito al caso della societa’ di trasmissione radiotelevisive ‘Centro Europa 7’.

Il voto non è stato unanime: 9 membri su 10 del direttivo hanno votato a favore
New York, 30 gen. - (Adnkronos) - In linea con le attese il Fomc, il braccio operativo della Fed, ha tagliato l’obiettivo sui tassi interbancari di 50 punti base al 3%. Il voto non è stato unanime: 9 membri su 10 del direttivo hanno votato a favore. Il presidente della Fed di Dallas Richard Fisher ha votato contro il taglio preferendo lo ‘status quo’.

Il taglio dei tassi dovrebbe incentivare la crescita moderata
ha detto la Fed - ma i rischi rimangono. Agiremo tempestivamente in caso di necessità per scongiurare i rischi economici”. Stando al Fomc, “i recenti dati dimostrano il peggioramento della contrazione nel settore immobiliare e l’indebolimento del mercato del lavoro”. “I mercati finanziari rimangono oggetto di forti tensioni”, ha aggiunto la banca centrale Usa.

La conflittualità sociale cresce mentre la contrattazione interistituzionale ancora deve iniziare

Il divario sempre più insostenibile tra salari e prezzi
La questione salariale rimane ancora irrisolta dopo il terzo anno del Governo Prodi. La politica del centrosinistra non è in grado di dare risposte immediate perché non è con l’ideologismo che si risolvono i nodi dell’economia, ma con interventi legislativi mirati e strutturali. I direttivi unitari di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato una giornata di mobilitazione e lotta, a carattere generale, per il 5 febbraio. È questa la formulazione scelta dagli “stati generali” dei sindacati per far capire al Governo che non esiteranno a indire lo sciopero generale qualora non arrivassero, entro breve, risposte esaurienti sulla richiesta di sostegno ai redditi. Questa è una notizia-risposta che apparentemente potrebbe sembrare di routine da parte dei sindacati quando di fronte alleloro istanze si presenta la questione salariale. Per essere più precisi, si tratta di una misura sindacale che siamo abituati a conoscere, ma in realtà pone un problema ben più grave di quello che potrebbe sembrare. Questavolta non si tratta di una risposta demagogica ma di una evidenziazione della paralisi governativa di fronte ad una emergenza che da anni sta investendo il sistema economico e sociale del nostro Paese. Ildocumento finale dei direttivi è stato approvato a larga maggioranza. Solo un confronto di merito può rispondere ad una costante caduta del potere d’acquisto cui si sommano i ritardi dei rinnovi contrattuali per l’ostinazione delle controparti, che rende più pesante la situazione di tantissime famiglie italiane. Di fronte a questa situazione si attende da parte do tutti quelli che hanno la responsabilità, a partire dal Governo, uno scatto di iniziative politiche e sociali. Il problema risiede proprio in questa specifica richiesta che è strettamente legata ad una tempoaralità troppo breve. Il Governo come può intervenire entro breve tempo su una questione che non può risolversi in breve tempo vista la sua complessità e vista la necessaria profondità delle misure di intervento che appunto richiedono una base di programmazione strutturale. Nonsiamo di fronte a puri e semplici interventi legislativi che vanno a regolamentare o a eliminare situazioni critiche, ma si tratta di disposizioni programmatiche che debbono avere la capacità di incidere strutturalmente sul mercato del lavoro. Sembra invece, del tutto più ragionevole ipotizzare un accordo con le parti sociali pur rispettando il breve termine ma senza effetti e senza efficacia. Dunque, pur se il Governoriuscisse a convergere con i sindacati evitando lo sciopero generale del 5 febbraio la questione salariale a quella data rimane e rimarrà irrisolta finchè non si pensa seriamente ad una politica di sostegno (e non di assistenza) ai redditi delle famiglie più disagiate creando le condizioni di opportunità nel mercato del lavoro attraverso per esempiosgravi fiscali per le imprese, ed una politica restrittiva di controllo sui prezzi. Perché i livelli dei prezzi e quelli dei salari non riescono ad avvicinarsi? Questa è la domanda cruciale a cui occorrerebbe dare una risposta fattiva e concreta. Tecnicamentesi potrebbero individuare le cause o le determinanti dell’innalzamento dei prezzi e della contrazione o della scarsa propensione dei salari ad un allineamento. Se sul mercato sidetermina un aumento della domanda di beni o servizi questa provoca un aumento dei prezzi relativi, mentre accade tutto questo, sul mercato del lavoro essendoci una scarsa domanda (da parte delle imprese) del bene “lavoro” si determina una contrazione dei salari reali. Se ci fosse una domanda di lavoro commisurata all’offerta dei lavoratori non solo si tenderebbe a raggiungere una situazione benefica per il mercato cioè quella di equilibrio, ma i salari reali fluttuerebbero verso l’alto. Ma ad incidere sulla fluttuazione incrementale ci sarebbe anche un altro fattore quello più propriamente caratterizzante per le imprese, cioè, il profitto. Tra il profitto e il salario vi è una relazione inversa, all’aumentare dell’uno diminuisce l’altro, cioè le imprese se pagano più salariavranno meno profitti non in termini di rendimento ma monetari. Dunque, affinché si possano raggiungere posizioni di equilibrio nel mercato dei beni e del lavoro occorre che i meccanismi relativi che li governano convergano verso una situazione di crescita economica complessiva, che il mercato da solo non è in grado né di garantire nè di raggiungere. Dobbiamo , inoltre, tener presente che l’aggiustamento delle componenti di mercato non è automatico, perché deve considerare una serie di fattori che sono direttamente legati ad altri e sono reciprocamente condizionanti soprattutto quando il condizionamento tra due fattori è inversamente proporzionale come nel caso dei salari e dei prezzi o del profitto. Siccome il mercato agisce sempre dietro impulsi egoistici provenienti dai singoli attori, ognuno dei quali appunto tende a raggiungere posizioni di massimo vantaggio, difficilmente si possono intravedere azioni benevole che portano ad un aggiustamento automatico della complessa situazione. A tal punto occorrerebbe l’intervento pubblico in modo da riequilibrare il meccanismo di disallineamento che si sta perpetuando. Se poi a questa proporzionalità inversa aggiungiamo uno shock monetario come quello che è intervenuto nel 2001 con l’introduzione dell’Euro e soprattutto del nuovo valore monetario attribuitogli, il mercato non è sufficiente a fronteggiare uno shock che è andato nella direzione di una sopravvalutazione del costo della vita, e a maggior ragione i responsabili istituzionali avrebbero dovuto provvedere quantomeno alla creazione delle condizioni idonee a limitare i danni che sono stati ingenti, sia sul potere d’acquisto delle famiglie sia sul sistema economico in generale perché anche i consumi e gli investimenti ne hanno risentito negativamente determinando la famosa crescita zero dell’economia italiana. Dunque, la questione dei salari è una priorità ma non così presa da sola come fattore isolato perché il suo meccanismo dipende da una serie di altri fattori, allora possiamo dire che si tratta di una delle priorità insieme a quella dei prezzi, della efficienza dei mercati, della disoccupazione, della pressione fiscale. Seun governo riuscisse a definire obiettivi di efficienza nei vari mercati di riferimento potrebbe sicuramente programmare la crescita e lo sviluppo con interventi solidi e strutturali. Ecco il significato della strutturalità della questione salariale. Il Segretario del Pd Walter Veltroni sottolinea che i tempio debbono essere ragionevoli. Le famiglie debbono attenuare il senso di precarietà e insicurezza, più che di senso sarebbe opportuno parlare di reale condizione. Evitiamo di stagnare in discussioni sterili e estremamente politicizzate, gli italiani attendono fatti concreti a un cambiamento percepibile della loro condizione economica perché se si tira troppo la corda la conflittualità sociale potrebbe esasperarsi, e oltre ai problemi economici e sociali poi si passerebbe a quelli di ordine pubblico, insanguinando pagine di cronaca che determinerebbero sfiducia e pessimismo. Datapoi la struttura sociale del nostro paese e la sua mentalità difficilmente potremmo risalire la china in tempi brevi. Cosa aspetta il Governo Prodi per rilanciare la socialità e l’economicità del sistema Italia? Pensi meno a sprecare tempo nella ricerca di un equilibrio istituzionale e politico al Senato che non c’è e cerchi, invece, di farci uscire dalla crisi. Insomma pensi meno alla sua crisi politica e un po’ di più a quella degli italiani.
Avanzino Capponi

Niente è peggio che non far e nulla
Ancora 11,5 miliardi di dollari di perdite per Merryl Lynch, tutte direttamente o indirettamente provenienti dal ‘Credit Crunch’ di agosto legato ai mutui sub-prime. Dopo l’SOS di Citigroup, la più grande Banca al mondo, tolta dagli imbarazzi dai fondi sovrani di provenienza araba e cinese, il quadro finanziario statunitense sembra volgere al deterioramento. Testimonianza ne siano i continui e nervosi rimbalzi sui listini, dovuti in larga parte ad interpretazioni estensive e forzate di dati macro-economici: vedi le reazioni alla notizia di un decremento più marcato rispetto alle aspettative nel numero delle domande per sussidi di disoccupazione negli USA nell’ultimo trimestre. Lo spettro resta quello di una recessione dell’economia a stelle e strisce che ne prostri un’economia già provata dalla crisi finanziaria, finendo per un effetto domino con il travolgere le economie europee, le economie emergenti delle tigri asiatiche, ecc. . La crisi, stimata da Bankitalia in quei 600 miliardi di dollari che mancheranno all’appello nei prossimi mesi, è stata sin ora affrontata in due modi: iniezioni di liquidità, tendenza all’abbassamento dei tassi. Le iniezioni di liquidità hanno per un po’ restituito il sorriso al ceto finanziario, spaventato dalla incertezza che comunicava ad esso la possibilità che la liquidità perduta dovesse per forza essere recuperata attraverso la corsa di economie asfittiche (quelle europee) o tendenzialmente tali (il momentum americano). Così ad esempio la Bce addirittura non ha voluto farli scendere, i tassi e all’alba delle giornate in cui i board delle principali Banche centrali mondiali si riunivano per dividersi l’intervento e l’onere dei capitali da rifondere sul piatto per continuare la partita, si assisteva ad un lacerante e mai sufficiente toto ribasso dei tassi di interesse, vendendo l’auspicabile riduzione dei tassi come la soluzione, la benedizione. Così evidentemente non è dal momento che la crisi finanziaria, quella che ha prodotto – per intenderci – l’innalzamento dei tassi e delle rate di mutuo per le famiglie impegnate a pagarsi la prima casa, quella crisi, quei tassi e quelle rate sono figlie della divaricazione della forbice dei tassi interbancari e cioè della fiducia del sistema bancario verso se stesso. Vedere la forbice dei tassi interbancari che aumenta esponenzialmente e i larghi sorrisi dei banchieri attorno ad un tavolo, lì a prendersi a pacche sulle spalle per comunicare al mondo la loro tranquillità non poteva che sortire effetto opposto: vendita sui listini; sospetto. Così, mentre si valutano possibili scenari di ristagno dell’economia americana, un sistema finanziario che si nasconde, il valore dell’energia senza freni, ecco che riparte la corsa all’oro. Superando i 900 $ a … si è anche oltrepassato il valore raggiunto durante la rivoluzione degli Ayatollah, segnando così il ritorno dei mercati al piacere di toccare con mano la stabilità e l’equilibrio economico. Ma dove si trova l’oro? Il 40% delle riserve aurifere mondiali si trova nell’Europa. Addirittura quella dei quindici. Il 25% negli USA. Come è messa l’Italia? L’Italia ha la quinta riserva aurifera al mondo, in Europa meglio solo la Francia (terza). In pratica, se in questo momento l’Unione Europea avesse una direzione politica stabile, regole democratiche certe e acquisite e non esistessero patti anti-economici, come quello che impedisce ai paesi membri di vendere le riserve in esubero per incassare la plusvalenza (l’Italia potrebbe così vedersi tagliato considerevolmente un debito pubblico sceso in questi giorni sotto la soglia del 105%), la leadership economica USA, già traballante anche sotto il peso di un dollaro troppo debole che sta via via perdendo il carattere di moneta rifugio e osserva intaccato il suo prestigio, diverrebbe con ogni probabilità una leadership almeno bicefala. Naturalmente tali condizioni non esistono, anzi le economie europee insistono a lasciare l’onere della crescita mondiale nelle mani di Pechino, refrattarie come sono ad improvvisare le necessarie riforme del welfare, della produttività e del fisco, oltre che a ridurre i tassi di interessi, tutti punti nevralgici dello sviluppo economico del continente. Il Segretario al Tesoro americano Paulson ha sottolineato “Niente è peggio che non fare nulla”. “Niente è peggio che non fare nulla” in effetti si insegna ai bambini. Ma ai bambini si insegna anche che quando si combina un guaio, quando c’è un problema, lo si affronta. Non si mette il pattume sotto il tappeto. Nella specie affrontare il problema con i metodi sin ora seguiti ha significato dimenticare le piccole imprese, penalizzate in Italia oggi più di ieri da una riforma delle imposte sulle società che le penalizza per l’elevata percentuale di interessi passivi resi dal Governo indeducibili. Limitandosi a continue immissioni di liquidità si rischia di svegliare il can che dorme: l’inflazione. Deprimendo ulteriormente l’economia. Sotto questo profilo, basta guardare la Spagna. I rischi ci sono e sono molto concreti; “Niente è peggio che non fare nulla” sarà senz’altro un assunto non scevro di una logica inoppugnabile della politica ma sembra proprio rischiare non esserlo dell’economia. Giampiero Ricci

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LA PIAZZA D’ITALIA - CULTURA
Roma, l’Italia delle tradizioni per tre giorni al Vittoriano
Roma, 31 gen. (Adnkronos Cultura) - Il canto a tenore e l’opera dei pupi, zampogne e ciaramelle, ‘tanghi italiani’e poeti a braccio, ma anche degustazioni di prodotti enogastronomici tipici delle regioni italiane sulle Terrazze dell’Ara Coeli, di fronte a una delle vedute più belle di Roma dall’alto. Questa l’articolata proposta di “Ieri, oggi, domani. L’Italia delle tradizioni”, programma di incontri, tavole rotonde, spettacoli, mostre, installazioni e concerti per valorizzare l’immenso patrimonio delle tradizioni popolari italiane, al Complesso del Vittoriano il 1, il 2 e il 3 febbraio.

Archeologia: Bibbia, scoperto sigillo esilio ebrei a babilonia
Gerusalemme, 28 gen. - (Adnkronos) - Un’eccezionale scoperta archeologica in Israele conferma un racconto della Bibbia: a Gerusalemme e’ stato ritrovato infatti un sigillo del primo Tempio, che reca l’iscrizione “Temech”, risalente a circa 2.500 anni fa. Secondo l’Antico Testamento, che ne parla nel Libro di Neemia , la famiglia israelita Temech faceva parte del servizio di sacerdoti del Tempio, deportata poi a Babilonia dopo la distruzione del sacro edificio nel 586 a.C. e quindi rientrata dall’esilio a Gerusalemme al termine della cattivita’ inflitta dal re Nabucodonosor.

Mostra: Artisti Italiani all’Indonesian National Gallery di Jakarta
Jakarta, 27 gen. - (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - La nuova arte italiana vola in Indonesia, con due delle firme piu’rappresentative della scena contemporanea. L’Indonesian National Gallery di Jakarta ospiterà, infatti, una mostra interamente dedicata a Roberto Coda Zabetta e Filippo Sciascia. L’esposizione, dal titolo “Koi and Trinacria”, aperta al pubblico dal 2 al 25 aprile, è a cura di Rifky Effendi, direttore della galleria, e presenterà lavori recenti, in alcuni casi inediti, dedicati al rapporto tra Occidente e Oriente, ma sarà anche l’occasione per confrontare i linguaggi dei due artisti che, ogni anno, si danno appuntamento a Singapore per confrontarsi.

Erasmo da Rotterdam

Saggezza o follia?
Oggi non stiamo di certo qui a pretendere di spiegare scientificamente il problema dell’inquinamento e dei rimedi ad esso applicati, per cercare di migliorare una situazione che si sta degradando velocemente; oggi si vuole solo sottolineare l’ impegno per elevare la qualità della vita, per testimoniare la necessità di uno sforzo comune per riappropriarci della speranza di un futuro non catastrofico e per esprimere la legittima preoccupazione verso quelle voci che si fanno sentire solo per difendere i propri interessi. Qui si ribadisce e si ricorda che l’uomo è parte della natura, che non può trarsi fuori dal quadro più totalizzante che sia mai stato dipinto, per ciò egli non può essere stupidamente nemico di se stesso. Il problema ambientale è di difficile soluzione, nessuno si illude che il buon senso trionfi sugli affari e che ci vogliano poche risorse economiche per dare una svolta ad una situazione più e più volte denunciata; ciò che occorre, come già tanti avranno sentito, è una strategia globale: cioè ogni paese di questo nostro mondo deve impegnarsi affinché uno sviluppo sostenibile abbia la meglio, per salvare la terra dal collasso, per salvare le specie che altrimenti si estingueranno, per salvare noi. Parliamoci chiaro, ognuno nel proprio piccolo può anche lasciare la macchina a casa quando gli si dice di farlo, può anche non accendere i riscaldamenti quando il freddo è sopportabile e può smettere di fumare, ma chi deve tendere le orecchie quando le alluvioni portano via le città, quando i tifoni spazzano via la vita e quando i ghiacciai si sciolgono, chi deve ascoltare la natura che grida e si infuria contro l’incoscienza dell’uomo è colui che va ai Summit della Terra e se torna a casa che l’unico risultato è stato quello che qualcuno si è sforzato di prendere in considerazione il Protocollo di Kyoto senza ratificarlo, non deve pensare che è stato un passo avanti, piccolo ma importante: perché ciò significa essere ipocriti. Il passo in quel caso è stato fatto, ma indietro, perché la consapevolezza non lascia scampo ad alcun tipo di giustificazione e quella indifferenza è una sconfitta. Possibili linee-guida per uno sviluppo sostenibile sono: protezione del suolo agricolo, rimboschimento, controllo demografico, efficienza nell’uso dell’energia e sviluppo delle energie rinnovabili. Il protocollo di Kyoto è il documento che più di ogni altro riconosce la sfida globale dell’uomo a riportare a livelli decenti i gas inquinanti: esso è finalizzato alla riduzione dei gas responsabili dell’effetto serra. L’effetto serra di per sé è un fenomeno più che naturale e fondamentale per la vita dell’uomo: senza di esso la temperatura media sulla Terra sarebbe di 30° inferiore. Le attività vulcaniche nel corso della storia, hanno immesso nell’atmosfera una gran quantità di CO2 e ciò ha generato una sorta di serra gigantesca tale da far aumentare le temperature. Il problema sta nel fatto che le emissioni causate dall’uomo dovute soprattutto dal consumo di combustibili fossili (carbone, petrolio, metano ecc.) sia per il riscaldamento, per la produzione di energia elettrica e sia per il trasporto, stanno mettendo in crisi la naturalezza di quella serra tanto cara a noi abitanti della Terra. Il problema che ci affligge è quindi l’eccessiva presenza di gas serra nell’atmosfera e come tanti sanno ciò provoca un continuo surriscaldamento globale. Alcuni gas prodotti dall’uomo non sono neanche presenti in natura, tipo gli idrofluorocarburi, i perfluorocarburi e l’esafluoruro di zolfo e questi però sono particolarmente attivi nel rinforzare l’effetto serra. L’equilibrio dell’ecosistema terrestre è di certo in continua evoluzione e queste sue evoluzioni naturali avvengono in milioni di anni; se ci sono cambiamenti in un tempo inferiore, tali da modificare repentinamente mutamenti climatici, si produce uno “scock esterno” che nella storia della terra ha sempre coinciso con la scomparsa della vita presente fino a quel momento. Le città e i grandi centri urbani sono ormai delle isole di calore, ciò produce un aumento dell’uso di condizionatori, ma che paradossalmente mentre rinfrescano e danno sollievo, innalzano ulteriormente la temperatura esterna dell’aria rendendola ancora più insopportabile. Di pubblicità su condizionatori e climatizzatori se ne sente molta, ma di certo non pare venga pubblicizzato quest’ultimo particolare. Il surriscaldamento terrestre modifica gli equilibri meteorologici: la maggiore evaporazione delle acque aumenta la frequenza e l’intensità delle precipitazioni piovose, di conseguenza aumentano le inondazioni e gli allagamenti. Dove invece la natura è un po’ più selvaggia, aumentano le tempeste e gli uragani. La desertificazione marcia a ritmi elevati e suo alleato principale è l’aumento della siccità ovviamente. E i ghiacciai continuano a sciogliersi come fior di fragola in estate. Certo non stupisce sapere che l’aumento dell’effetto serra causa danni alla salute dell’uomo: come si è già detto prima, anch’egli è natura. Sono a rischio i soggetti deboli e con problemi asmatici e cardiaci, inoltre l’innalzamento delle temperature ha un forte impatto anche sulle malattie infettive e non parliamo di orecchioni o varicella ma di malaria, febbre gialla, encefalite ecc. La riduzione dell’umidità nelle zone tropicali, già povere, diminuisce la resa agricola e provoca con sempre maggior frequenza carestie con risultati equivalenti alla diffusione della peste nel passato. Interi ecosistemi sono minacciati. Ma l’aumento dell’effetto serra non è l’unica conseguenza di un inquinamento spregiudicato. C’è il buco dell’ozono. L’ozono è anche esso un gas importantissimo per l’uomo perché svolge la fondamentale funzione di protezione dalle pericolose radiazioni ultraviolette UV. Questo tetto di ozono formatosi in milioni di anni, ha consentito la nascita della vita sulla terra senza subire le radiazioni ultraviolette solari. La natura ha provveduto che esso si modificasse da solo, ma l’uomo negli ultimi decenni ha pensato bene di fare in modo di assottigliare lo strato di ozono con l’utilizzo di alcuni agenti inquinanti rilasciati nell’atmosfera. Il mutamento ormai da anni non è più lento e graduale ma repentino rispetto ai tempi della natura e particolarmente grave è diventata la situazione sul Polo Sud dove il buco nello strato di ozono è ormai quasi irreparabile. I rischi sono altissimi: crescita di casi di cancro della pelle e mutazioni del DNA, inibizione graduale della fotosintesi clorofilliana con ovvia conseguente minor crescita delle piante e minore produzione di fitoplancton e zooplancton oceanico, alla base delle catene alimentari. Secondo gli scienziati, alcune sostanze chimiche, i clorofluorocarburi (CFC) e gli idroclorofluorocarburi (HCFC) sono le principali cause di questo problema perché sono composti di gas quali cloro, bromo, fluoro e carbonio che attraverso un processo chimico, nella stratosfera consumano l’ozono. Cloro e bromo sono per eccellenza catalizzatori per la distruzione dell’ozono. Arriviamo ora alle piogge acide. Esse sono precipitazioni con maggiore composizione di particelle e gas altrimenti sospesi in atmosfera. I maggiori componenti acidi presenti nelle piogge sono gli ossidi di zolfo e di azoto. Anche qui, si può dire che la loro presenza in atmosfera è naturale ma le attività umane hanno aumentato queste sostanze nell’atmosfera. L’acidificazione delle precipitazioni riduce il ph dell’acqua piovana provocando diversi danni: alla vegetazione, ai materiali da costruzione, alla visibilità e alla salute dell’uomo, aumentando patologie respiratorie e circolatorie e il rischio di forme tumorali ai polmoni. Prendendo in considerazione tutti questi problemi che riguardano l’uomo, nel 1979 viene indetta la prima conferenza mondiale sul clima e si riconosce il problema dei mutamenti climatici. La scienza denuncia le alterazioni in atto e invita tutti i potenti del mondo a considerare gli effetti dannosi per la salute umana. Per la prima volta i politici vengono messi in allerta e spinti ad attuare delle strategie per il benessere dell’umanità. Sempre a questa conferenza si da vita al WCP World Climate Programme e in seguito alla fine degli anni ’80 e primi anni ’90, sono indette altre conferenze intergovernative sui cambiamenti climatici, fino ad arrivare al 1990, anno in cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva l’avvio di un negoziato per la stesura di un trattato internazionale. Nel Giugno del 1992 a Rio de Janeiro si organizza la Conferenza mondiale sull’ambiente: 150 paesi raggiungono l’accordo sul testo della Convenzione: esso verrà riconosciuto a New York il 9 Maggio dello stesso anno. Nel 1994 la Convenzione sui cambiamenti climatici è firmata da 154 Stati, di nuovo a Rio de Janeiro. Due anni dopo, essa entra in vigore e tutti i paesi cominciano ad inviare i dati in loro possesso sui mutamenti climatici nel proprio paese. Nel 1995 si parla per la prima volta di processo irreversibile in atto. Nel Dicembre del 1997 si avvia un nuovo summit a Kyoto. In questa sede si stila il famoso Protocollo di Kyoto, riguardante l’attuazione della Convenzione sul clima. Il Protocollo di Kyoto indica gli obiettivi internazionali per la riduzione di sei gas detti ad effetto serra ritenuti responsabili del riscaldamento globale del pianeta. L’obiettivo che viene fissato è la riduzione del 5,2% dei livelli di emissione a partire dal 2008 fino al 2012, assumendo come punto di riferimento i valori del 1990. Per alcuni paesi, i più industrializzati, è fissata una maggiore riduzione perché più inquinanti, per gli altri paesi in via di sviluppo ne è contemplata una minore. L’obiettivo fissato dal protocollo di Kyoto non è assolutamente ambizioso, perché in realtà, in base ad uno studio fatto dall’Ipcc, gruppo di studio intergovernativo sui cambiamenti climatici che riunisce i maggiori esperti mondiali, dice che affinché si possa invertire la rotta, sarebbe necessario un drastico taglio del 60% delle emissioni di gas ad effetto serra. Il protocollo per essere vincolante doveva essere ratificato da almeno il 55% dei paesi che l’hanno sottoscritto, ma questi dovevano avere un peso pari ad almeno il 55% delle emissioni inquinanti del 1990. Erano perciò le grandi nazioni industrializzate a doversi assumere l’impegno più gravoso. Alla data dell’Aprile 2007 sono 169 le Nazioni firmatarie del Protocollo di Kyoto, mancano all’appello gli USA che da soli sono responsabili del 36,2% del totale delle emissioni ( dati del Marzo 2001). In principio Bill Clinton aveva firmato il Protocollo ma poi George Bush ritirò l’adesione sottoscritta. Fondamentale invece è stata la ratifica del Protocollo da parte della Russia di Vladimir Putin nel 2004, perché questo è un paese che produce il 17,6% delle emissioni inquinanti. L’Australia ha ratificato il contratto nel Dicembre 2007. C’è da dire però che al vertice sul riscaldamento del clima globale di Marrakesh (Marocco) del 29 ottobre/ 10 Novembre 2001, affinché ancora più paesi ratificassero il Protocollo di Kyoto, le delegazioni hanno raggiunto dei modesti compromessi a suon di rimaneggiamenti. Per esempio qui si è fatto valere il discorso dei “sink”, cioè dei polmoni verdi. Il principio è questo: un paese può inquinare 5 e possedere o piantare alberi in qualsiasi parte del mondo in grado di assorbire 5. E il debito è risanato senza metter mano alle proprie emissioni inquinanti. L’Unione Europea si era schierata contro i sink, ma non c’è stato nulla da fare, quando il rispetto dell’integrità degli accordi di Kyoto poteva mettere in discussione l’adesione al protocollo di grandi paesi industrializzati. Poi, strettamente collegato ai sink c’è il mercato delle emissioni. Principali sostenitori di questo sistema sono stati Giappone e Russia: la Russia ha ottenuto un aumento delle capacità del proprio sink fino a 33 milioni di tonnellate di carbonio assorbibili dalle proprie foreste; inizialmente il limite massimo previsto era di 17 milioni. E’ stata riconosciuta poi la possibilità che questo surplus potesse essere acquistato da qualsiasi altro paese, garantendogli l’abbattimento della sua quota inquinante senza dover così intervenire su adeguate politiche energetiche nazionali. Inoltre se nel 1997 il Protocollo di Kyoto fissava a 5,2% la riduzione delle emissioni rispetto al 1990, a Marrakech si è scesi al livello di 1,5% e fino al 2012 nessun paese incorrerà in sanzioni se non rispetterà i limiti prefissati. I fatti parlano chiaramente senza dover aggiungere altro. Quello che più balza agli occhi è che bisogna migliorare moltissimo e magari cercare di puntare di più sulle diverse energie rinnovabili, che hanno scarsa o nulla emissione di gas inquinanti e con un impatto ambientale zero, tra queste ricordiamo l’energia eolica che sfrutta la forza del vento, l’energia solare che viene convertita in energia preziosa per l’uomo attraverso l’installazione di pannelli solari, la geotermia che sfrutta le elevate temperature della Terra attraverso apposite turbine adibite alla produzione di energia elettrica, l’energia derivante dalle biomasse, energia rinnovabile per eccellenza, che sfrutta materiali di origine vegetale, animale e industriale e per finire l’energia nucleare che però realisticamente parlando, merita un approfondimento maggiore sia nei suoi aspetti positivi che negativi. Queste hanno giusto forse i loro piccoli problemi d’attuazione, ma lavorandoci su, rappresentano l’alternativa ad una situazione allarmante, esse sono la speranza che alimenta l’alternativa stessa. Il grande Giordano Bruno negli “Eroici Furori” descrive la Natura nella sua infinità e in essa pone il termine finale della conoscenza e della vita. Nell’opera, il simbolo di questo pensiero è il mito di Atteone: egli giunge a contemplare Diana nuda, la dea della caccia e, viene trasformato in cervo. Questa è la metafora dell’anima umana che in cerca della Natura, quando giunge finalmente a vederla, diventa essa stessa Natura. L’uomo furioso di Bruno con uno sforzo eroico e appassionato, raggiunge una sorta di sovraumana immedesimazione con il processo cosmico in cui l’Universo si dispiega nelle cose e le cose si risolvono nell’Universo. La filosofia di Bruno sfocia sotto questo aspetto, in un totale panteismo: per questo e per altri motivi venne accusato di eresia e arso vivo dall’Inquisizione; forse è meglio essere accusati di panteismo che di mancanza di rispetto verso noi stessi e verso il mondo in cui viviamo. Ilaria Parpaglioni

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LA PIAZZA D’ITALIA - ATTUALITA’
Tutti a San Pietro per il Papa
All’indomani della rinuncia del Santo Padre alla visita all’Università della Sapienza a causa della lettera firmata da una cinquantina di docenti che erano contrari a tale presenza, circa 200000 persone si sono riversate domenica 20 gennaio a Piazza San Pietro per assistere all’Angelus e dimostrare la propria solidarietà al Papa in risposta alla richiesta del Cardinale Ruini. Presenti tutti i massimi esponenti del centro destra, assenti Prodi e Veltroni.

Mastella si dimette da Ministro della Giustizia
A causa dello scandalo degli avvisi di garanzia ricevuti da Mastella e dalla moglie- presidente del consiglio della regione Campania – il segretario dell’Udeur rassegna le proprie dimissioni dal dicastero da lui fino ad ora guidato. Il Presidente del Consiglio, Romano Prodi , assume il ruolo di Guardasigilli ad interim. Mastella comunque ribadisce l’appoggio esterno al governo Prodi.

Referendum sulla legge elettorale: la consulta dice si
Semaforo verde ai tre quesiti referendari da parte della consulta. Se l’attuale parlamento non si scioglierà prima della data di effettuazione del referendum- le date possibili vanno dal 15 aprile al 15 giugno-o non promulgherà una nuova legge elettorale , sempre prima di questo periodo, i cittadini saranno chiamati alle urne per decidere o meno di assegnare il premio di maggioranza alla Camera e al Senato solo al partito più votato e non all’intera coalizione vincente, e di proibire ad un candidato di presentarsi in più collegi.

Il Risiko energetico del nostro secolo
La natura politica dell’energia, legata alle fonti di rifornimento e alla domanda, sale alla pubblica attenzione nei momenti di aggiustamento del ciclo economico, quando si affaccia la paura di una recessione e tutto ciò finisce per tradursi in un innalzamento del prezzo del barile del petrolio, sollevandosi lamentele della base economica e civile delle economie sviluppate. Ma è dalla rivoluzione industriale in poi che la geopolitica dell’energia è stata un fattore chiave per la prosperità e la sicurezza e le implicazioni delle politiche legate all’energia sono certamente molto più complesse di quanto possa apparire ad un primo sguardo, interessando il sistema dei trasporti dipendente dal petrolio ed a cascata le principali infrastrutture economiche. Recentemente il prezzo del petrolio ha toccato per poi riaggiustarsi verso il basso, la temuta soglia dei $100,00 , sollevando angosce, turbolenze nelle borse e reazioni immediate da parte delle banche centrali, in testa la Federal Riserve alle prese con l’unodue del Credit Crunch di Agosto legato ai mutui subprime e convinta che il rialzo del petrolio in un economia strozzata da tassi di interesse giudicati troppo alti, avrebbe condotto senza meno allo stallo economico. Ma dacché Cina e India, senza considerare le economie emergenti, hanno iniziato a far parte del club delle economie industrializzate ed, a giudicare dai risultati, hanno imparato molto presto il gioco capitalista, la necessità di sostenere economie che portano miliardi di individui dentro di sé non è diventata solamente una sfida economica e di benessere per le capacità di regimi autoritari e di democrazie a soddisfare la voglia di progresso della propria popolazione, ma ha bensì innescato un Risiko politico il cui esito rappresenta la vera scommessa per il nuovo secolo, mettendo i fornitori di energia potenzialmente in grado di diventare mazzieri di una partita a poker che si gioca al buio. E il buio è rappresentato naturalmente dagli anni che restano per lo sfruttamento del petrolio mediorientale. A giudicare dai rischi che si prende il regime iraniano sfidando la comunità internazionale e dagli investimenti massicci dei fondi sovrani arabi (ma anche cinesi) nell’assicurarsi partecipazioni strategiche dentro il meglio di Wall Street e della City profittando delle difficoltà del sistema creditizio anglosassone, qualche preoccupazione è lecito porsela. La geopolitica del petrolio e del gas per i prossimi anni sarà infatti caratterizzata da una capacità limitata di espansione dell’offerta. La Russia sta producendo al suo massimo e l’Arabia Saudita ha limitato la sua capacità addizionale di produzione nel breve termine. A causa di dispute commerciali, instabilità locali o ideologiche, Russia, Venezuela, Iran, Nigeria e Iraq non stanno investendo in capacità di produzione a lungo termine. Poi il conflitto perenne in Medio Oriente, le instabilità del Golfo Persico, del Delta del Niger, punti chiave di quella volatilità politica che si traduce in prezzi crescenti. In particolare non si tratta di agitare lo spauracchio dell’esaurimento delle riserve petrolifere, no. In questi anni sono stati scoperti giacimenti petroliferi (soprattutto in Canada e lungo la dorsale settentrionale del globo) della stessa portata di quelli esistenti in Medio Oriente. Il problema è connesso alla difficoltà di sfruttamento e dalla necessità di ingenti investimenti (che pure sono stati lanciati) e quindi di tempi dilatati in un futuro imprecisato in cui sarà possibile attingere ad essi. Con i se, con i ma e con i forse non si tiene il ritmo alla locomotiva economica ipertecnologica che è diventato lo spazio economico occidentale (da Giappone ad Est Europeo), quanto l’intreccio diventi immediatamente politico è intuitivo: i petro-regimi si trovano immediatamente alle prese con una corsa contro il tempo. Da una parte la spinta verso la diversificazione delle fonti, la ricerca nel nucleare che porta quindi alla sua proliferazione, dall’altra le nuove vie del gas proveniente dalle regioni caucasiche (e il risorgere quindi dell’imperialismo russo – il 23% del gas importato in Europa proviene dall’ex U.R.S.S. ed in breve i rifornimenti russi determineranno la vitalità economica di Germania, Grecia, Austria e Finlandia), infine nuovi competitor nella produzione di petrolio all’orizzonte. Ad aggravare la situazione ci si mette pure il riscaldamento del pianeta. Al di là del fatto che non sussistono prove certe che esso sia da imputare necessariamente al comportamento umano, l’accusato principale resta il consumo dei combustibili fossili e un fatto esiste già e cioè che le Nazioni Unite hanno così sentenziato, di fatto imponendo una moratoria per il controllo degli impianti e per la sterzata verso quello che in gergo sentiamo chiamare “sviluppo sostenibile”. Kyoto o non Kyoto. Una paio di cose, in uno scacchiere così complesso appaiono però chiare. Le chiamate all’indipendenza energetica sono irrealistiche, impossibili in un mondo sempre più interconnesso che richiede accesso libero a mercati, tecnologie e capitali globali mentre una nazione resta pur sempre meramente importatrice o esportatrice di energia. Nel breve termine l’efficienza nella gestione delle riserve è lo strumento critico da implementare essendo questo un lato carente del settore petrolifero sotto il profilo degli investimenti. Nel medio-lungo termine, sia gli interessi geopolitici che ambientali divergono dall’utilizzo dei combustibili fossili: sono spesso state queste le condizioni necessarie ai vari salti tecnologici che hanno accompagnato l’avventura umana sulla terra. Sotto il profilo della proliferazione nucleare diventa essenziale che la comunità internazionale tracci un confine netto, ben chiaro tra lo sfruttamento a fini civili e la corsa agli armamenti. A qualsiasi costo. Qualsiasi prezzo pagheremmo oggi sarà senz’altro minore di quanto potrebbero trovarsi a dover pagare i nostri figli con un club delle nazioni con armi di distruzione di massa raddoppiato o triplicato. Nemico di questo percorso è l’abbaglio della scorciatoia nazionalista, del controllo dei prezzi, per definizione causa scatenante di inflazione, inefficienza, scarsa competitività e quindi depressione, declino e reazione sciovinista. La politica dovrebbe incoraggiare invece il mondo economico direttamente ed indirettamente, sostenendo il mercato dell’energia a patto che lo sfruttamento delle risorse vada nel senso di un rinnovato sforzo negli investimenti, in programmi che implementino l’efficienza economica e ambientale degli impianti. I Governi dovrebbero comprendere che tentare di proteggere i propri cittadini con sussidi o tetti ai prezzi finirà per esporre gli stessi cittadini a pagare un prezzo molto caro, molto più caro di quanto essi possano aspettarsi.

E' forse arrivato finalmente il momento buono per cambiare la legge 194

Aborto e dintor ni
Non ci avremmo scommesso neppure un centesimo di euro sul fatto che si sarebbe dovuto ringraziare Giuliano Ferrara per aver portato sotto la luce dei riflettori del dibattito politico e agli onori della cronaca delle prime pagine dei giornali italiani -in questo primo scorcio del 2008 - la questione relativa al cambiamento della legge “194”, quella che regolamenta l’aborto in Italia per intenderci. Quindi, a più di 30 anni dalla sua approvazione, finalmente si potrà aprire un dibattito serio sul superamento o per lo meno sul miglioramento di detta legge , con la speranza che essendoci finalmente lasciati alle spalle l’atmosfera bollente della metà degli anni ’70 –la quale era sciaguratamente ancora troppo condizionata dalle ideologizzazioni del ’68- non si riaccenda solo una sterile contesa politica. I fatti oramai sono noti a tutti. All’indomani del voto favorevole dell’assemblea generale dell’ONU riguardo la moratoria sulla pena di morte, Giuliano Ferrara, dalle pagine del Foglio , il quotidiano che Egli dirige, ha lanciato la proposta di estendere tale sospensione mondiale anche alla pratica dell’aborto, giudicando , giustamente secondo Noi, che se si era in obbligo di proteggere la vita di persone recluse in attesa della pena capitale , così si aveva l’obbligo altrettanto legittimo di salvaguardare l’esistenza di un nascituro. Tale stimolo , come era logico attendersi, è stato subito recepito dalle alte gerarchie ecclesiastiche e da alcuni organi di informazione a loro strettamente legati. Il primo a scendere in campo è stato il Cardinale Camillo Ruini, vicario del Papa ed ex presidente della CEI, il quale ha subito auspicato che da tale discussione potesse rapidamente emergere la volontà , almeno per quanto riguarda la realtà italiana, di modificare una legge ormai vecchia di 30 anni aggiornandola al progresso scientifico che ha fatto passi da gigante soprattutto per quanto riguarda la sopravvivenza dei bambini nati prematuri. Prontamente al Cardinale si è prima accodato il settimanale “Avvenire” mostrandosi solidale con il “ Foglio” di Ferrara nell’appoggiare la moratoria mondiale all’aborto e poi “Famiglia Cristiana” che in un editoriale afferma che l’impegno contro la pena capitale non è differente da quello contro l’interruzione di gravidanza ed eutanasia , poiché esso è sempre un obbligo a favorire della vita in tutte le sue eccezioni. A queste prime affermazioni è poi seguito l’affondo dell’attuale Presidente della Conferenza episcopale nonché arcivescovo di Genova, il Cardinal Bagnasco, il quale si è detto favorevole all’iniziativa di Ferrara ed ha aggiunto di auspicarsi una modifica della legge sull’aborto –sulla stessa linea di Ruini quindi-, o per lo meno la piena applicazione delle misure di prevenzione dell’interruzione di gravidanza contenute nella legge “194” , e che, aggiungiamo noi, non sono state sempre poste nella giusta luce. Per fortuna questa volta i rappresentanti politici del centrodestra si sono dimostrati abbastanza compatti nel giudicare positivamente sia la proposta del Direttore del “Foglio” , sia le affermazioni provenienti dai rappresentanti della Chiesa Cattolica, al contrario di quanto era successo non troppo tempo fa con il referendum riguardante la legge sulla fecondazione artificiale. E quindi questa volta ci pare doveroso segnalare la proposta di Alemanno, Mantovano, Saltamartini, e Meloni- esponenti di A.N-i quali chiedono che in occasione della Conferenza programmatica di Alleanza Nazionale che avrà luogo a Milano i prossimi 7,8 e 9 febbraio sia dedicata un’apposita sessione al diritto alla vita e a dare supporto politico e maggiore efficacia alla proposta di moratoria mondiale dell’aborto. Addirittura la Meloni, giovanissima vicepresidente della Camera appartenente al Partito di Fini, si spinge oltre. Infatti dichiara che la “194” và cambiata attraverso norme che incentivino la maternità e che prevedano anche il parere – seppur solo consultivodell’uomo. L’ex ministro dell’UDC Buttiglione invece avanza una sua proposta di moratoria dell’interruzione di gravidanza basata su più punti: divieto di abortire dopo lo scoccare della ventesima settimana di gravidanza ; maggiore informazione sulle effettive possibilità di recupero dei bambini colpiti da malattie congenite; innalzamento del livello di sostegno alle famiglie con bambini affetti da tali malattie; rafforzamento degli aiuti alle madri che scelgono di non interrompere la gravidanza. Addirittura il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, annuncia di aver di aver depositato alla Camera già due mesi fa una mozione che si ripropone di istituire delle linee guida – non previste dall’attuale normativa in vigore- che indirizzino verso una piena e coerente applicazione della legge sull’aborto in tutte le sue parti esistenti, in maniera tale che, ad esempio, attraverso controlli più stringenti nei confronti delle gravidanze tardive e più sostegno alle maternità “difficili” ci sia una attuazione della “194” che vada nella direzione di un più marcato sostegno dell’offerta alternativa all’aborto. E ad essere onesti anche nel campo del centro-sinistra si è alzata forte più di qualche voce di adesione alla proposta di Ferrara e alla possibilità di studiare delle modifiche alla legge sull’aborto .Tra di esse spicca sicuramente quella della Senatrice Binetti, la quale si dichiarava pronta a dare il proprio contributo per la creazione di una maggioranza trasversale nel caso in cui la proposta di legge di Forza Italia giungesse in parlamento per essere votata. E per amor di patria omettiamo i commenti dei rappresentanti politici delle altre anime del centro-sinistra a queste dichiarazioni della senatrice “teo-dem”, poiché sono al solito i medesimi annunci “sessantottardi” , lontani echi di una “stagione” - per fortuna trascorsa e sepolta- che ogni tanto si levano dal proprio sepolcro imbiancato , per merito degli stessi gran cerimonieri che quasi quaranta anni fa ne fecero motivo di vita e poi strumento di arrampicata sociale verso i posti che contano. Dai primi anni ‘80 ad oggi, i casi di interruzione volontaria di gravidanza si sono ridotti di quasi una buona metà, passando da circa 235.000 del 1982 ,ai poco più di 130.000 del 2006. Ma crediamo che sia giusto combattere con tutti i mezzi a nostra disposizione per far decrescere ancora di più questi numeri nel corso dei prossimi anni . Questo perché facciamo parte di coloro i quali credono fermamente nella difesa della vita sin dal suo concepimento e poi perché siamo convinti che si debba mettere un freno al calo continuo della natalità delle famiglie italiane che se ulteriormente prolungato potrebbe portare a gravi conseguenze sociali per il nostro Paese. E infine perdonateci, ma anche noi siamo della stessa posizione del Santo Padre, il quale non più tardi di qualche giorno fa, ha affermato che la pace si protegge e si cerca anche attraverso la difesa della famiglia - fondata dall’unione di un uomo e di una donna -in quanto essa rappresenta l’unità essenziale di ogni società, e di conseguenza questo traguardo lo si raggiunge anche tutelando il frutto di questa unione: i figli, nati o nascituri che siano.

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LA PIAZZA D’ITALIA - ATTUALITA’
Morto l’attore Heat Ledger, si ipotizza il suicidio
Roma, 23 gen. - (Adnkronos/Cinematografo.it) - Heath Ledger e' morto. Ne da' notizia, alle 23.28 italiane, il sito web del New York Times. Il corpo senza vita della giovane star di "I segreti di Brokeback Mountain", 29 anni ad aprile, e' stato trovato - in un appartamento a New York, di proprieta' dell'attrice Mary-Kate Olsen - da una massaggiatrice e da una cameriera.

IT: Musica digitale da web e cellulari, nel 2007 record di vendite
Roma, 25 gen. (Ign/ITnews) - Se la pirateria online è in aumento cresce anche il popolo di fruitori della musica "legale" a quanto emerge dal rapporto diffuso dall'Ipi. Nella nota si legge che nel 2007, infatti, le vendite di musica attraverso il web sono balzate del 40% rispetto a un anno per ricavi complessivi pari a 2,9 miliardi di dollari. I singoli download di brani sono cresciuti del 53%, con un fatturato di 1,7 miliardi di dollari; il digitale ha raggiunto il 15% del totale del mercato discografico.

Calcio, Maradona chiede scusa per 'la mano di Dio'
Londra, 31 gen. - (Adnkronos) - Diego Armando Maradona ha chiesto scusa per la famosa 'mano di dio'. E' la prima volta che il campione argentino fa mea culpa per come ha realizzato il gol di mano all'Inghilterra ai Mondiali in Messico nel 1986. "Se io potessi, tornerei indietro, ma la storia io non la posso cambiare", ha spiegato in un'intervista al 'The Sun'. A 22 anni di distanza da quel fatidico gesto, un po' a sorpresa, arriva il dietrofront. "Il gol resta gol, l'Argentina è diventata campione del mondo e io sono stato il miglior giocatore del mondo, questo non lo posso cambiare".

Kyoto, speranze e disillusioni
Oggi non stiamo di certo qui a pretendere di spiegare scientificamente il problema dell’inquinamento e dei rimedi ad esso applicati, per cercare di migliorare una situazione che si sta degradando velocemente; oggi si vuole solo sottolineare l’ impegno per elevare la qualità della vita, per testimoniare la necessità di uno sforzo comune per riappropriarci della speranza di un futuro non catastrofico e per esprimere la legittima preoccupazione verso quelle voci che si fanno sentire solo per difendere i propri interessi. Qui si ribadisce e si ricorda che l’uomo è parte della natura, che non può trarsi fuori dal quadro più totalizzante che sia mai stato dipinto, per ciò egli non può essere stupidamente nemico di se stesso. Il problema ambientale è di difficile soluzione, nessuno si illude che il buon senso trionfi sugli affari e che ci vogliano poche risorse economiche per dare una svolta ad una situazione più e più volte denunciata; ciò che occorre, come già tanti avranno sentito, è una strategia globale: cioè ogni paese di questo nostro mondo deve impegnarsi affinché uno sviluppo sostenibile abbia la meglio, per salvare la terra dal collasso, per salvare le specie che altrimenti si estingueranno, per salvare noi. Parliamoci chiaro, ognuno nel proprio piccolo può anche lasciare la macchina a casa quando gli si dice di farlo, può anche non accendere i riscaldamenti quando il freddo è sopportabile e può smettere di fumare, ma chi deve tendere le orecchie quando le alluvioni portano via le città, quando i tifoni spazzano via la vita e quando i ghiacciai si sciolgono, chi deve ascoltare la natura che grida e si infuria contro l’incoscienza dell’uomo è colui che va ai Summit della Terra e se torna a casa che l’unico risultato è stato quello che qualcuno si è sforzato di prendere in considerazione il Protocollo di Kyoto senza ratificarlo, non deve pensare che è stato un passo avanti, piccolo ma importante: perché ciò significa essere ipocriti. Il passo in quel caso è stato fatto, ma indietro, perché la consapevolezza non lascia scampo ad alcun tipo di giustificazione e quella indifferenza è una sconfitta. Possibili linee-guida per uno sviluppo sostenibile sono: protezione del suolo agricolo, rimboschimento, controllo demografico, efficienza nell’uso dell’energia e sviluppo delle energie rinnovabili. Il protocollo di Kyoto è il documento che più di ogni altro riconosce la sfida globale dell’uomo a riportare a livelli decenti i gas inquinanti: esso è finalizzato alla riduzione dei gas responsabili dell’effetto serra. L’effetto serra di per sé è un fenomeno più che naturale e fondamentale per la vita dell’uomo: senza di esso la temperatura media sulla Terra sarebbe di 30° inferiore. Le attività vulcaniche nel corso della storia, hanno immesso nell’atmosfera una gran quantità di CO2 e ciò ha generato una sorta di serra gigantesca tale da far aumentare le temperature. Il problema sta nel fatto che le emissioni causate dall’uomo dovute soprattutto dal consumo di combustibili fossili (carbone, petrolio, metano ecc.) sia per il riscaldamento, per la produzione di energia elettrica e sia per il trasporto, stanno mettendo in crisi la naturalezza di quella serra tanto cara a noi abitanti della Terra. Il problema che ci affligge è quindi l’eccessiva presenza di gas serra nell’atmosfera e come tanti sanno ciò provoca un continuo surriscaldamento globale. Alcuni gas prodotti dall’uomo non sono neanche presenti in natura, tipo gli idrofluorocarburi, i perfluorocarburi e l’esafluoruro di zolfo e questi però sono particolarmente attivi nel rinforzare l’effetto serra. L’equilibrio dell’ecosistema terrestre è di certo in continua evoluzione e queste sue evoluzioni naturali avvengono in milioni di anni; se ci sono cambiamenti in un tempo inferiore, tali da modificare repentinamente mutamenti climatici, si produce uno “scock esterno” che nella storia della terra ha sempre coinciso con la scomparsa della vita presente fino a quel momento. Le città e i grandi centri urbani sono ormai delle isole di calore, ciò produce un aumento dell’uso di condizionatori, ma che paradossalmente mentre rinfrescano e danno sollievo, innalzano ulteriormente la temperatura esterna dell’aria rendendola ancora più insopportabile. Di pubblicità su condizionatori e climatizzatori se ne sente molta, ma di certo non pare venga pubblicizzato quest’ultimo particolare. Il surriscaldamento terrestre modifica gli equilibri meteorologici: la maggiore evaporazione delle acque aumenta la frequenza e l’intensità delle precipitazioni piovose, di conseguenza aumentano le inondazioni e gli allagamenti. Dove invece la natura è un po’ più selvaggia, aumentano le tempeste e gli uragani. La desertificazione marcia a ritmi elevati e suo alleato principale è l’aumento della siccità ovviamente. E i ghiacciai continuano a sciogliersi come fior di fragola in estate. Certo non stupisce sapere che l’aumento dell’effetto serra causa danni alla salute dell’uomo: come si è già detto prima, anch’egli è natura. Sono a rischio i soggetti deboli e con problemi asmatici e cardiaci, inoltre l’innalzamento delle temperature ha un forte impatto anche sulle malattie infettive e non parliamo di orecchioni o varicella ma di malaria, febbre gialla, encefalite ecc. La riduzione dell’umidità nelle zone tropicali, già povere, diminuisce la resa agricola e provoca con sempre maggior frequenza carestie con risultati equivalenti alla diffusione della peste nel passato. Interi ecosistemi sono minacciati. Ma l’aumento dell’effetto serra non è l’unica conseguenza di un inquinamento spregiudicato. C’è il buco dell’ozono. L’ozono è anche esso un gas importantissimo per l’uomo perché svolge la fondamentale funzione di protezione dalle pericolose radiazioni ultraviolette UV. Questo tetto di ozono formatosi in milioni di anni, ha consentito la nascita della vita sulla terra senza subire le radiazioni ultraviolette solari. La natura ha provveduto che esso si modificasse da solo, ma l’uomo negli ultimi decenni ha pensato bene di fare in modo di assottigliare lo strato di ozono con l’utilizzo di alcuni agenti inquinanti rilasciati nell’atmosfera. Il mutamento ormai da anni non è più lento e graduale ma repentino rispetto ai tempi della natura e particolarmente grave è diventata la si t ua z i one sul Polo S u d naturale ma le attività umane hanno aumentato queste sostanze nell’atmosfera. L’acidificazione delle precipitazioni riduce il ph dell’acqua piovana provocando diversi danni: alla vegetazione, ai materiali da costruzione, alla visibilità e alla salute dell’uomo, aumentando patologie respiratorie e circolatorie e il rischio di forme tumorali ai polmoni. Prendendo in considerazione tutti questi problemi che riguardano l’uomo, nel 1979 viene indetta la prima conferenza mondiale sul clima e si riconosce il problema dei mutamenti climatici. La scienza denuncia le alterazioni in atto e invita tutti i potenti del mondo a considerare gli effetti dannosi per la salute umana. Per la prima volta i politici vengono messi in allerta e spinti ad attuare delle strategie per il benessere dell’umanità. Sempre a questa conferenza si da vita al WCP World Climate Programme e in seguito alla fine degli anni ’80 e primi anni ’90, sono indette altre conferenze intergovernative sui cambiamenti climatici, fino ad arrivare a l la riduzione di sei gas detti ad effetto serra ritenuti responsabili del riscaldamento globale del pianeta. L’obiettivo che viene fissato è la riduzione del 5,2% dei livelli di emissione a partire dal 2008 fino al 2012, assumendo come punto di riferimento i valori del 1990. Per alcuni paesi, i più industrializzati, è fissata una maggiore riduzione perché più inquinanti, per gli altri paesi in via di sviluppo ne è contemplata una minore. L’obiettivo fissato dal protocollo di Kyoto non è assolutamente ambizioso, perché in realtà, in base ad uno studio fatto dall’Ipcc, gruppo di studio intergovernativo sui cambiamenti climatici che riunisce i maggiori esperti mondiali, dice che affinché si possa invertire la rotta, sarebbe necessario un drastico taglio del 60% delle emissioni di gas ad effetto serra. Il protocollo per essere vincolante doveva essere ratificato da almeno il 55% dei paesi che l’hanno sottoscritto, ma questi dovevano avere un peso pari ad almeno il 55% delle emissioni inquinanti del 1990. Erano perciò le grandi nazioni industrializzate a doversi assumere l’impegno più gravoso. Alla data dell’Aprile 2007 sono 169 le Nazioni firmatarie del Protocollo di Kyoto, mancano all’appello gli USA che da soli sono responsabili del 36,2% del totale delle emissioni ( dati del Marzo 2001). In principio Bill Clinton aveva firmato il Protocollo ma poi George Bush ritirò l’adesione sottoscritta. Fondamentale invece è stata la ratifica del Protocollo da parte della Russia di Vladimir Putin nel 2004, perché questo è un paese che produce il 17,6% delle emissioni inquinanti. L’Australia ha ratificato il contratto nel Dicembre 2007. C’è da dire però che al vertice sul riscaldamento del clima globale di Marrakesh (Marocco) del 29 ottobre/ 10 Novembre 2001, affinché ancora più paesi ratificassero il Protocollo di Kyoto, le delegazioni hanno raggiunto dei modesti compromessi a suon di rimaneggiamenti. Per esempio qui si è fatto valere il discorso dei “sink”, cioè dei polmoni verdi. Il principio è questo: un paese può inquinare 5 e possedere o piantare alberi in qualsiasi parte del mondo in grado di assorbire 5. E il debito è risanato senza metter mano alle proprie emissioni inquinanti. L’Unione Europea si era schierata contro i sink, ma non c’è stato nulla da fare, quando il rispetto dell’integrità degli accordi di Kyoto poteva mettere in discussione l’adesione al protocollo di grandi paesi industrializzati. Poi, strettamente collegato ai sink c’è il mercato delle emissioni. Principali sostenitori di questo sistema sono stati Giappone e Russia: la Russia ha ottenuto un aumento delle capacità del proprio sink fino a 33 milioni di tonnellate di carbonio assorbibili dalle proprie foreste; inizialmente il limite massimo previsto era di 17 milioni. E’ stata riconosciuta poi la possibilità che questo surplus potesse essere acquistato da qualsiasi altro paese, garantendogli l’abbattimento della sua quota inquinante senza dover così intervenire su adeguate politiche energetiche nazionali. Inoltre se nel 1997 il Protocollo di Kyoto fissava a 5,2% la riduzione delle emissioni rispetto al 1990, a Marrakech si è scesi al livello di 1,5% e fino al 2012 nessun paese incorrerà in sanzioni se non rispetterà i limiti prefissati. I fatti parlano chiaramente senza dover aggiungere altro. Quello che più balza agli occhi è che bisogna migliorare moltissimo e magari cercare di puntare di più sulle diverse energie rinnovabili, che hanno scarsa o nulla emissione di gas inquinanti e con un impatto ambientale zero, tra queste ricordiamo l’energia eolica che sfrutta la forza del vento, l’energia solare che viene convertita in energia preziosa per l’uomo attraverso l’installazione di pannelli solari, la geotermia che sfrutta le elevate temperature della Terra attraverso apposite turbine adibite alla produzione di energia elettrica, l’energia derivante dalle biomasse, energia rinnovabile per eccellenza, che sfrutta materiali di origine vegetale, animale e industriale e per finire l’energia nucleare che però realisticamente parlando, merita un approfondimento maggiore sia nei suoi aspetti positivi che negativi. Queste hanno giusto forse i loro piccoli problemi d’attuazione, ma lavorandoci su, rappresentano l’alternativa ad una situazione allarmante, esse sono la speranza che alimenta l’alternativa stessa. Il grande Giordano Bruno negli “Eroici Furori” descrive la Natura nella sua infinità e in essa pone il termine finale della conoscenza e della vita. Nell’opera, il simbolo di questo pensiero è il mito di Atteone: egli giunge a contemplare Diana nuda, la dea della caccia e, viene trasformato in cervo. Questa è la metafora dell’anima umana che in cerca della Natura, quando giunge finalmente a vederla, diventa essa stessa Natura. L’uomo furioso di Bruno con uno sforzo eroico e appassionato, raggiunge una sorta di sovraumana immedesimazione con il processo cosmico in cui l’Universo si dispiega nelle cose e le cose si risolvono nell’Universo. La filosofia di Bruno sfocia sotto questo aspetto, in un totale panteismo: per questo e per altri motivi venne accusato di eresia e arso vivo dall’Inquisizione; forse è meglio essere accusati di panteismo che di mancanza di rispetto verso noi stessi e verso il mondo in cui viviamo.

dove il buco nello strato di ozono è ormai quasi irreparabile. I rischi sono altissimi: crescita di casi di cancro della pelle e mutazioni del DNA, inibizione graduale della fotosintesi clorofilliana con ovvia conseguente minor crescita delle piante e minore produzione di fitoplancton e zooplancton oceanico, alla base delle catene alimentari. Secondo gli scienziati, alcune sostanze chimiche, i clorofluorocarburi (CFC) e gli idroclorofluorocarburi (HCFC) sono le principali cause di questo problema perché sono composti di gas quali cloro, bromo, fluoro e carbonio che attraverso un processo chimico, nella stratosfera consumano l’ozono. Cloro e bromo sono per eccellenza catalizzatori per la distruzione dell’ozono. Arriviamo ora alle piogge acide. Esse sono precipitazioni con maggiore composizione di particelle e gas altrimenti sospesi in atmosfera. I maggiori componenti acidi presenti nelle piogge sono gli ossidi di zolfo e di azoto. Anche qui, si può dire che la loro presenza in atmosfera è

1990, a n n o in cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva l’avvio di un negoziato per la stesura di un trattato internazionale. Nel Giugno del 1992 a Rio de Janeiro si organizza la Conferenza mondiale sull’ambiente: 150 paesi raggiungono l’accordo sul testo della Convenzione: esso verrà riconosciuto a New York il 9 Maggio dello stesso anno. Nel 1994 la Convenzione sui cambiamenti climatici è firmata da 154 Stati, di nuovo a Rio de Janeiro. Due anni dopo, essa entra in vigore e tutti i paesi cominciano ad inviare i dati in loro possesso sui mutamenti climatici nel proprio paese. Nel 1995 si parla per la prima volta di processo irreversibile in atto. Nel Dicembre del 1997 si avvia un nuovo summit a Kyoto. In questa sede si stila il famoso Protocollo di Kyoto, riguardante l’attuazione della Convenzione sul clima. Il Protocollo di Kyoto indica gli obiettivi internazionali per

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1-15/15-31 gennaio 2008

LA PIAZZA D’ITALIA - ATTUALITA’
Roma Wine Festival
È il nuovo evento del vino grazie al quale che si terrà da 29 febbraio al 2 marzo, presso Spazio Etoile di piazza San Lorenzo in Lucina - cultori ed appassionati del vino, operatori della ristorazione alla ricerca di nuove etichette di pregio con cui impreziosire la propria lista dei vini, curiosi del buon gusto e del buon bere avranno l’opportunità di degustare i grandi vini italiani, un vero e proprio Grand Tour dell’Italia del vino.

Consorzio per la Promozione dei Vini Reggiani!
Un calice di vivace vino Reggiano accompagnato dai sapori del territorio, dal Parmigiano Reggiano con una goccia di Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia, all’Erbazzone, fino ai piatti tipici regionali. Ecco “Frizzante é l’Inverno. Tutto questo presso l’evento, che si svolgerà nella capitale dal 12 al 26 febbraio 2008, che ha l’obiettivo di fare conoscere la produzione vinicola di Reggio Emilia.

Borsa Internazionale del Turismo
L’edizione 2008 della BIT si arricchisce di CERTICIBIT, un evento dedicato al turismo delle buone abitudini alimentari e delle produzioni di qualità patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del Mare, Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e Ministero della Salute.CERTICIBIT, nasce per farsi portavoce della filosofia del mangiare bene come principio di benessere e di uno stile di vita salutare e consapevole.

Seconda parte

OGM tra propaganda e incertezze
Segue dal numero numero precedente Le multinazionali più importanti che producono ogm e pesticidi sono la Monsanto, la Syngenta, la Pioneer e pochissime altre minori. Ma concentriamoci sulla preima in particolar modo. Essa è una multinazionale che fattura più o meno circa 5,4 milioni di dollari, è la principale produttrice dell’erbicida glyphosate, il cui nome commerciale è Rondup. In parallelo al successo commerciale dell’azienda ci sono da notare altri fatti:essa è nota anche per le numerose cause legali che Monsanto ha intrapreso per proteggere la propria proprietà intellettuale, per tutelare i suoi brevetti e per difendersi dalle accuse critiche sollevate ad essa da associazioni contrarie all’uso di biotecnologie. In questo contesto sono diverse le cause intentate contro l’azienda: una causa risale al 2004 contro i produttori dell’Agente Arancio ( di cui uno è Monsanto); si noti che l’Agente Arancio è un erbicida altamente tossico per l’uomo, usato durante la guerra in Vietnam dall’esercito statunitense. Esso veniva buttato sulla vegetazione del centro e nord del Vietnam per aumentare la visibilità a terra e scovare più facilmente il nemico Vietcong. Era cancerogeno ed inoltre alla popolazione e ai soldati americani stessi ha provocato danni alla difesa immunitaria e alla riproduzione. Più recentemente, l’azienda è stata criticata per la produzione e la vendita di un ormone sintetico (Posilac) per l’allevamento: secondo i detrattori esso non è stato adeguatamente testato e da loro è ritenuto colpevole di danni sia al bestiame che all’uomo. La Monsanto e la Bayer sono state denunciate anche per contaminazione genetica da parte degli agricoltori canadesi: questi ultimi chiedono un indennizzo per le perdite che hanno subito a seguito della contaminazione delle coltivazioni biologiche da parte della colza geneticamente modificata della Monsanto e della Bayer. Bisogna dire che Europa e Usa non vanno molto d’accordo in materia ogm. Intanto diciamo che esiste un organo mondiale che regola gli affari e gli accordi commerciali. Esso schiama World Trade Organisation (WTO) o Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) ed è stata creata allo scopo di supervisionare numerosi accordi commerciali tra i 150 stati membri. Detiene il 97% dei beni e dei servizi del mondo. Il WTO è stato istituito nel 1 Gennaio del 1995, prevede una struttura comparabile a quella di analoghi organi internazionali. Suo primario obiettivo è l’abolizione o quando non è possibile ciò, almeno la riduzione delle barriere tarifarrie al commercio internazionale. Il WTO favorisce l’attuazione, l’amministrazione e il funzionamento degli accordi commerciali multilaterali, ne persegue gli obiettivi e funge da quadro per l’attuazione di accordi plurilaterali e amministra e disciplina le norme sulle procedure inerenti la risoluzione di controversie. Il WTO ha fallito in diverse circostanze e il caso più recente si è avuto alle conferenze di Seattle nel 1999 e a Cancan nel 20003, fallimenti dipesi soprattutto dal rifiuto da parte di alcuni paesi in via di sviluppo di accettare le proposte avanzate soprattutto da Usa e UE. Il WTO non ha un effettivo potere risolutivo per sostenere le proprie decisioni; se un paese membro non si conforma alle decisioni prese il WTO ha solo la possibilità di autorizzare misure ritorsive. Gli ogm fanno parte della trattazioni del WTO. Nel 1990 si ha la prima direttiva europea volta ad uniformare gli stati membri sugli OGM, essa prevedeva l’autorizzazione al rilascio nell’ambiente, per scopi sperimentali e non, 17 organismi diversi, tra cui 14 piante e due vaccini. Nel 1997 nel mercato europeo entrano oli di soia e di colza, amido di mais etc. Questi prodotti sono stati autorizzati in base ad un processo di sostanziale equivalenza, cioè sono stati autorizzati perché non dimostravano sostanziali differenze dal punto di vista nutrizionale con i cibi tradizionali. Ma tra il 1990 e il 1997 la mobilitazione anti ogm si fa sentire alla grande e nel 1997 gli stati membri dell’Unione Europea hanno cominciato a rifiutare l’autorizzazione per l’uso agli ogm, finchè nel 1998 diversi stati guidati dalla Francia hanno votato per un blocco delle autorizzazioni all’uso ogm a livello europeo, finchè non fosse garantito il diritto di scelta dei cittadini attraverso appropriate norme di etichettatura ed una revisione alla luce del principio di precauzione. Il principio di precauzione non è riconosciuto dal WTO. Tuttavia è adottato sia nei trattati dell’Unione europea e sia nel Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza stipulato a Rio nel 1991 che regolamenta a livello internazionale il trasporto e il commercio degli ogm in nome della difesa delle biodiversità delle specie animali e dei possibili rischi sulla salute. Questione centrale del protocollo è di assicurare al paese importatore l’accesso a tutte le informazioni necessarie per valutare ogni rischio di qualsiasi tipo legato agli ogm. Questo protocollo è stato firmato da 103 paesi e non dagli usa; l’Italia ha di nuovo ratificato il protocollo nel marzo 2004 per garantire sia la cautela che i cittadini richiedono in materia ogm. Questo blocco dell’UE nei confronti degli ogm per la maggior parte provenienti dagli USA prende il nome di moratoria, perché dal ’98 al 2004 nessun nuovo ogm è stato autorizzato in Europa. Ovviamente gli USA e le multinazionali si sono fortemente opposti a questa moratoria denunciando il mancato rispetto degli accordi commerciali internazionali al WTO. E’ stata presentata da USA, Argentina e Canada un’azione formale il 13 Maggio del 2003, sulla base del fatto che la moratoria europea non era supportata da nessuna evidenza scientifica di rischio della salute umana, vegetale e ambientale. E’ del 1 Febbraio 2004 la notizia del sì della Commissione Europea alla commercializzazione del mais Bt-11 della Syngenta. Questa decisione chiude un capitolo della storia comunitaria europea sugli OGM. Più recente è invece un altro fatto che riguarda la soglia di tolleranza nei confronti della percentuale di ogm nei cibi: il 4 Aprile 2007 il Parlamento europeo, con l’approvazione dell’emendamento 171, ha respinto la proposta di una soglia di tolleranza dello 0,9% di ogm nei prodotti biologici. Quindi non è più biologico quel prodotto la cui contaminazione è superiore alllo 0,1%. Il che vuol dire la garanzia di una totale esclusione di contaminazione da organismi modificati. Ma il 13 Giugno 2007 da Lussemburgo arriva il nuovo regolamento sui prodotti biologici: la soglia di tolleranza di contaminazione accidentale da prodotti ogm viene alzata a 0,9% e per finire il 25 Ottobre 2007 la Commissione Europea ha definitivamente autorizzato il commercio di nuovi ogm: una varietà di barbabietola da zucchero e tre varietà di mais destinati all’alimentazione umana e animale. La commissione ha inoltre stabilito che questi prodotti potranno essere importati in Europa da Monsanto, Pioneer e Dow AgroSciences, ma non potranno essere coltivati sul territorio europeo. Dal 2004 sono 15 i nuovi OGM autorizzati nella UE per l’importazione ma nessuno per la coltivazione. Il prossimo passo quale sarà? Quanto è effettiva la libertà concessa all’uomo di scegliere almeno cosa mangiare? C’è chi nel passato identificava Dio alla Natura e veniva accusato di eresia, oggi di fronte all’uomo che si vuole sostituire a Dio e alla Natura, chi è l’eretico?

Bere Giovane, degustazioni e opinioni
Ultimamente Roma vede susseguirsi un’iniziativa dietro l’altra. Il mese di febbraio sembra essere colmo di eventi legati al mondo del vino. Voglio segnalare ed approfondire un’iniziativa che sembra essere un’idea interessante, sto parlando di “Wine Bar del Bere Giovane”. La manifestazione è tesa alla degustazione dei migliori vini d’Italia, il cui tratto distintivo, a mio avviso, è l’azione di coinvolgimento che si terrà nel medesimo pomeriggio quando i partecipanti saranno chiamati ad esprimere il proprio parere sul tema “Giovani e vino”. L’idea è promossa dal Agivi (Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani) e si terrà il primo febbraio a Roma presso il prestigioso Grand Hotel Parco dei Principi dalle 16.30 alle 21.30. La degustazione è aperta al pubblico. I nostri giovani imprenditori - che rientrano nella fascia di età fra i 18 ed i 40 anni e che sono alla guida di alcune fra le più importanti aziende vinicole italiane - hanno deciso di far conoscere meglio il vino ai coetanei, quale orgoglio del Made in Italy. L’evento del primo giorno del mese di febbraio sarà quindi un’occasione per tutti i giovani desiderosi di conoscere meglio questo prodotto che rappresenta uno dei gioielli dell’agroalimentare nostrano; potranno così scoprire come il mondo del vino sia straordinariamente “giovane”. L’offerta degustativa vedrà sui banchi dei sommelier il meglio dell’enologia italiana: dal Brunello di Montalcino al Sagrantino di Montefalco, dal Barolo all’Amarone ma anche vini emergenti come Erbaluce di Caluso, Nero di Troia e molto altro ancora. Un’occasione degustativa da non perdere. Ma come scrivevo poc’anzi c’è di più. Il Wine Bar del Bere Giovane sarà anche l’opportunità per raccogliere le voci e le dichiarazioni dei consumatori che potranno esprimere, per mezzo di un questionario che sarà sottoposto al pubblico presente, la propria opinione riguardo al consumo di vino e alcolici. “Giovani e vino” è un tema molto discusso in questi ultimi tempi per l’uso improprio (abuso) di alcolici e per le stragi del sabato sera . “Tutto parte dalla scarsa conoscenza del problema” afferma il Presidente Agivi Enrico Drei Donà “come movimento giovanile, Agivi sente il dovere di approfondire questo tema anche per uscire da un approccio demagogico ed approdare a qualcosa di concreto”. Nel mio articolo “Alcol, giovani e sport” pubblicato nel numero di aprile 2007 di “La piazza d’Italia” spiegavo la correlazione inversa che intercorre tra i ragazzi che praticano sport e l’utilizzo dell’alcool da parte degli stessi. Il mio commento nasceva dopo un convegno che si era tenuto a Roma dal titolo “Salute: alcol e giovani - formazione e sport per fermare lo sballo”, organizzato da Coldiretti e Città del Vino. Infatti, sembra che nei giovani che smettono di fare attività fisica si alzi la soglia di rischio al consumo di questo genere di bevande. Nell’approfondire il tema mi agganciavo al discorso dei valori, quali indicatori di via per gli individui, all’importanza della famiglia nella crescita sana dei ragazzi, a quanto la vicinanza della stessa (che trasferisce le proprie esperienze) sia fondamentale in un’educazione della persona e ancora quanto questa renda l’individuo equilibrato ed indipendente (libero anche da droga e alcol). I giovani si trovano davanti ad un bivio, o prendere la strada della tradizione, quella basata sui valori e sulla ripetizione come direbbe il sociologo Ferrarotti : “La società dell’eterno ieri faccio oggi quello che ho fatto ieri” o avviarsi verso la strada battuta da una società industriale tecnicamente progredita che sembra poggiarsi sui non valori, che pensa di bastare a sé stessa. Il compito della famiglia, oggi più che mai è fondamentale. Vari sono gli istituti di ricerca, le associazioni e le istituzioni che si occupano di dare spiegazioni a questo fenomeno sull’abuso di alcol. Ancora una volta la risposta è l’educazione al consumo. “La conoscenza del vino” continua ancora il Presidente Agivi ”avviene quasi esclusivamente in ambiente familiare e non ha quelle connotazioni di trasgressione e sballo che i giovani cercano invece nei super alcolici o nella birra. La tendenza al proibizionismo generalizzato rischia di mettere in ginocchio proprio il settore vitivinicolo ( uno dei vanti del nostro Paese che vale 700.000 posti di lavoro non delocalizzabili, che salgono a 1.200.000 se consideriamo anche l’indotto primario) senza per altro risolvere questo problema…”. Non mi voglio fermare sulle cifre economiche che ruotano attorno a questo settore, non è mio compito e mia intenzione. Ma vorrei sottolineare come alcuni studi sul vino riportano che l’approccio dei giovani a questo prodotto è molto diverso rispetto a quello che hanno verso gli alcol pops ( ovvero delle bevande gassate con aggiunta di alcol con gradazione tra i 5% ed il 7% ) o i super alcolici. Evidentemente il messaggio è in parte giunto. Quello che mi piace di questa iniziativa romana è che coinvolge i partecipanti non solo all’utilizzo dei sensi (necessari per degustare e apprezzare il vino) ma chiama in causa i diretti interessati, dà voce proprio ai giovani, cercando di capire quali sono le origini dei loro disagi. I risultati di questa inchiesta saranno resi pubblici con l’arrivo della stagione estiva. Ovviamente gli amanti della degustazione sanno bene che relazione intercorre tra il vino e la cultura. E ancora, c’è una grande differenza tra buttar giù un bicchiere di vino e fermarsi ad apprezzarlo. Con la degustazione si utilizzano i sensi (si sentono i profumi che il vino emana, si osservano le tonalità dei colori, si gustano i sapori che esso sprigiona), la differenza sta proprio nel modulare la velocità con cui lo si beve. Mi vengono alla mente le belle parole scritte nel libro “La lentezza” di Milan Kunderà: “C’è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio…il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio”. Alice Lupi

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