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Mensile di intervento culturale Novembre 2012 Numero 24 – Anno III euro 5,00

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Il primo mensile con un supplemento quotidiano

IPERREALISMI politica e reality IPERCORPI paralimpiadi e postumano IPERGIOCHI un’addiction di massa IPERTV documentari e serial

Roberto Barni

LA PAZIENZA DI OCCUPY - GIÙ LE MANI DALLA 180 - TRAGEDIA GRECA POESIA FRANCIA - DESIGN IN CUCINA - RIPOLITICIZZARE LA DECRESCITA
ILIBRI

: 4 PAGINE DI RECENSIONI

SUPPLEMENTO SPECIALE ALFACAGE – IL GRANDE EVERSORE

In copertina: Roberto Barni. Passi, 1973 - 2008 A fianco: Roberto Barni nella casa di Firenze, 2012. Foto Fayçal Zaouali

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Comitato storico Omar Calabrese, Umberto Eco, Maurizio Ferraris, Carlo Formenti, Francesco Leonetti, Pier Aldo Rovatti Redazione Nanni Balestrini, Ilaria Bussoni, Maria Teresa Carbone, Andrea Cortellessa, Davide Di Maggio, Manuela Gandini, Andrea Inglese, Lucia Tozzi Segreteria Erica Lese redazione@alfabeta2.it Coordinamento editoriale Sergio Bianchi Ufficio stampa Nicolas Martino ufficiostampa@alfabeta2.it Indirizzo redazione piazza Regina Margherita 27 00198 Roma redazione@alfabeta2.it Progetto grafico Fayçal Zaouali Direttore responsabile Gino Di Maggio Editore Assoc. Culturale Alfabeta Edizioni Via Tadino, 26 –20124 Milano info@alfabeta2.it Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 446 del 17 settembre 2010 Tipografia Grafiche Aurora S.r.l. via della Scienza 21 – 37139 Verona Distribuzione Edicole Messaggerie Periodici S.p.a, via Giulio Carcano 32 – 20141 Milano Distribuzione Librerie Joo Distribuzione via F. Argelati 35 – 20143 Milano Distribuzione Abbonamenti S.O.F.I.A. SRL Via Ettore Bugatti 15 20142 Milano tel. 02 89592287 alfabeta@sofiasrl.com Comitato di indirizzo Franco Berardi Bifo, Paolo Bertetto, Achille Bonito Oliva, Alberto Capatti, Furio Colombo, Michele Emmer, Paolo Fabbri, Mario Gamba, Angelo Guglielmi, Letizia Paolozzi, Valentina Valentini, G.B. Zorzoli

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Torino: enrico.donaggio@alfabeta2.it Bologna: daniela.panosetti@alfabeta2.it Siena: stefano.jacoviello@alfabeta2.it Roma: vincenza.delmarco@alfabeta2.it Palermo: dario.mangano@alfabeta2.it Venezia: tiziana.migliore@alfabeta2.it

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mensile di intervento culturale
■ DESIGN IN CUCINA 34. Aldo Colonnetti Un viaggio durato trent’anni 35. Alberto Capatti Sistema degli oggetti: il moscardino 35. Valentina Auricchio Dietro le quinte ■ iLIBRI 36. Andrea Cortellessa su Carlo Emilio Gadda 36. Angelo Guiglielmi su Christian Raimo 36. Gilda Policastro su Francesco Targhetta 37. Claudia Crocco su XI quaderno di poesia 37. Giorgio Mascitelli su Biagio Cepollaro 37. Francescia Borrelli su Vladimir Nabokov 38. Annaliosa Goldoni su Kurt Vonnegut 38. Francesca Lazzarato su Juan Rulfo 38. Maria Teresa Carbone su Marius Szczygiel 38. Clotilde Bertoni su Massimo Fusillo 39. Antonella Andedda su Michele Cometa 39. Stefano Chiodi su Stefania Zuliani 39. Alberto Burgio su Aessandro Dal Lago 40. Marino Badiale, Fabrizio Tringali Ripoliticizzare la decrescita Considrerazioni a partire dalla conferenza di Venezia

Sommario

■ EDITORIALI 3. Carlo Formenti Unificare una controegemonia 3. Ida Dominijanni Rottamiamo i rottamatori 3. G.B. Zorzoli L’Iran con la bomba 4. Letizia Paolozzi Siamo tutte femministe storiche 4. Paolo Fabbri (spreg.) moderato 4. Lucia Tozzi Per una città ottusa 5. Rebecca Solnit La pazienza di Occupy Il movimento compie un anno ■ IPERREALISMI 6. Maurizio Ferraris La presa della battigia Otto punti per una discussione 7. Raffaele Donnarumma Iperbolica modernità Come raccontare la realtà senza farsi divorare dai reality 8. Quentin Meillasoux Al di là del principio di ragion sufficiente 8. Andrea Cortellessa Reality ■ IPERCORPI 9. Antonio Caronia Tendenza Pistorius Le diverse sirene del postumano 10. Enrico Valtellina Fare qualcosa col sopracciglio Il corpo non conforme e i Freak studies 11. Carlo Antonio Borghi Aspettando le Operaidi 11. Danielle Peers Pazienti atleti, freaks Cosa non ci dicono le Paralimpiadi

12. Arianna Bove e Erik Empson Olimpiadi 2012: Citius, Altius, Fortius Come produrre esclusione usando la retorica dell’inclusione ■ IPERGIOCHI 13. Marco Dotti La posta in gioco Anatomia di un’addiction di massa 14. Giuseppe Zuccarino Alea, ergo sum Il gioco e la vita, con Bataille e Blanchot 14. Mircea Ca ˇrta ˇrescu La roulette della nostalgia 15. (m.d.) «Monopoly is back!» Trash money & junk food 15. Francesco Savini Dall’Homo Ludens all’Homo Illudens ■ IPERTV 16. Mario Sesti Il significante al quadrato Le frontiere del documentario e del serial 17. Christian Caliandro The Wire «Cinema espanso» e nuovo realismo sociale 18. Enrico Menduni No, il dibattito no! Duelli in poltroncina vs Inchieste sul campo 18. Laura Busetta Je suis venu vous dire… Gainsbourg par Ginzburg ■ ROBERTO BARNI 19. Intervistato dal suo doppio 22. Alberto Boatto Dove naturalmente va ogni cosa ■ GIÙ LE MANI DALLA 180 23. Francesco Galofaro Il futuro della follia Dagli Ospedali Psichiatrici Giudiziari al Manuale del Disturbo Mentale

24. Mario Colucci Tacciano le sirene Un’analisi della proposta di leggi Ciccioli 25. Peppe Dell’Aquila Legge Basaglia, trent’anni di lavoro E i tentativi di delegittimarlo ■ TRAGEDIA GRECA 26. Vassilis Vassilikos Solo un dio ci può salvare? 26. Manuela Gandini L’arte del labirinto 27. Dimitri Deliolanes Lo spettro di Weimar 27. Dimitri Mamaloukas Crisi economica e editoria 28. Haris Tsavdaroglou La crisi siamo noi Lotte sociali e beni comuni in Grecia 29. Kostas Th. Kalfopoulos Alle spalle di Syriza 29. Letizia Paolozzi L’esattore di Markaris ■ ACTIONS POETIQUES 30. Henry Deluy Cinquant’anni (e più) di militanza Intervista con Sandra Raguenet 31. Eric Suchère Del resto non esiste Dodici note parziali 31. Luigi Magno Note per una cartografia Sulla poesia francese dell’estremo contemporaneo in Italia 32. Francis Ponge Cognizione del periodo che annuncia la primavera 32. Andrea Inglese L’anomalia Ponge 33. Julien Blaine L’avanguardia non ha concluso il suo primo secolo Conversazione con Andrea Inglese

EDITORIALI

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Unificare una controegemonia
Carlo Formenti
Recentemente, su queste pagine più voci hanno sollevato un interrogativo: perché in Italia non esistono movimenti come Occupy Wall Street? La risposta è stata, perlopiù, la stessa: colpa dell’egemonia che partiti e sindacati – benché in crisi – riescono ancora a esercitare sulle classi subalterne (Gigi Roggero, in un articolo apparso su UniNomade, allarga il campo a Chiesa e famiglia, parlando di «tenuta delle istituzioni della mediazione sociale»). A me pare che questo sia un escamotage che glissa sulla vera domanda: perché l’egemonia tiene? Azzardo due risposte: 1) perché la nostra composizione di classe è radicalmente diversa da quella americana; 2) perché da noi non esiste alcun progetto politico capace di «contro egemonia». Occupy Wall Street nasce in un Paese dove la forza della classe operaia tradizionale è stata annientata da un pezzo, e in cui avevamo assistito (negli anni Novanta) all’insorgenza di un nuovo soggetto (potenzialmente) antagonista – i knowledge workers – che i teorici post operaisti (compreso chi scrive) avevano identificato come il (possibile) protagonista di un salto qualitativo di contenuti e forme organizzative della guerra al capitale. La crisi ha spento quella speranza perché, questa volta, il capitale ha potuto e saputo giocare d’anticipo: l’operaio massa fu annientato «dopo» avere espresso un grandioso ciclo di lotte, i lavoratori della conoscenza sono stati annientati (attraverso licenziamenti di massa, decentramento delle mansioni nei Paesi in via di sviluppo ecc.) «prima» che acquisissero consapevolezza dei propri interessi e della necessità di organizzarsi politicamente. Occupy segna una fase nuova, che vede la convergenza di diversi strati sociali (proletariato tradizionale, working poors, lavoratori della conoscenza, studenti senza futuro) in quella che, a mio parere, è ancora solo una lotta di resistenza (benché alcune delle sue parole d’ordine siano di attacco) agli effetti della crisi. In Italia lo scenario è diverso: la «vecchia» classe operaia esprime ancora un notevole potenziale di lotta (se la Fiom conta ancora non è perché incarna inerzie «ideologiche», ma proprio perché può sfruttare questo potenziale), mentre da noi i lavoratori della conoscenza non hanno mai acquisito un peso significativo. Qui i soggetti in campo, a parte gli operai, sono gli studenti (vittime delle politiche di smantellamento di una scolarizzazione di massa che la ristrutturazione globale ha reso disfunzionale al mercato del lavoro), i precari del terziario arretrato, i lavoratori intermittenti dell’industria culturale (Valle, Macao ecc.), le comunità territoriali colpite da processi di espropriazione violenta dei beni comuni (No Tav). Si tratta di movimenti che, pur avendo episodicamente raggiunto livelli significativi di organizzazione e consapevolezza, faticano a confluire e generalizzarsi. Ha senso pensare di riunire questo arcipelago attorno alle parole d’ordine del reddito minimo garantito e della difesa dei beni comuni, contrapponendole alle rivendicazioni «lavoriste» del proletariato tradizionale? Io penso che sia un errore che conferma l’assenza di un progetto politico capace di contro egemonia. Assenza che, a sua volta, rispecchia la specificità della nostra composizione di classe: mancando i «veri» lavoratori della conoscenza si tenta di inventarli, estendendo il concetto alle «moltitudini» soggette a vario titolo all’espropriazione capitalistica (ma il saccheggio sistematico di ogni forma di vita è connaturato al capitalismo fin dalle origini, sia pure con modalità diverse, per cui non è possibile fondare una seria analisi di classe a partire da tale fenomeno). Alternative? Concordo con chi sostiene che non si tratta di costruire «alleanze» fra resti della sinistra radicale e movimenti, ma resto convinto che la soluzione non stia nemmeno nel mettersi in fiduciosa attesa della proliferazione spontanea di sacche di autonomia sociale, bensì nello sforzo di far confluire soggetti, esperienze e narrazioni in un’organizzazione unificata che incarni la composizione politica (e non tecnica!) di classe, e nell’elaborazione di un programma che non metta in contrapposizione i differenti strati di classe, ma li unifichi.

Rottamiamo i rottamatori
Ida Dominijanni
Spettri di Marx fu un libro profetico nel descrivere che cosa sarebbe accaduto nell’inconscio del mondo unificato una volta finita, con il crollo del comunismo, l’illusione di una storia che procede verso il meglio e una volta entrati nella temporalità disassestata, out joint come il tempo di Amleto, della globalizzazione, quando il presente sfreccia verso il futuro cancellando ogni attaccamento al passato mentre il passato lo invade e lo ossessiona con i suoi spettri ritornanti. «Imparare a vivere» in queste condizioni, scriveva Derrida, significa saper convivere con quegli spettri e praticare «una politica della memoria, dell’eredità e delle generazioni», la giustizia non essendo altro che una relazione responsabile fra chi c’è, chi non c’è più e chi non c’è ancora, e l’identità non essendo altro che un percorso a rischio tra ciò che abbiamo ereditato dal passato e ciò che è di là da venire nel futuro. Bisognerebbe tenere a mente queste considerazioni, assieme a quelle di Walter Benjamin su «l’appuntamento misterioso fra le generazioni» che ci chiama ad agire nell’adesso, e recitarle ogni giorno, come una preghiera laica o uno scongiuro, contro il mantra della rottamazione che imperversa ovunque e non da oggi. Ben prima che dal sindaco di Firenze. A me capitò di sentirlo intonare anni fa dal rettore di un’università a proposito del prepensionamento di un docente: si trattava di un intellettuale letto e amato in mezzo mondo, l’università avrebbe dovuto congedarlo il più tardi possibile con un monumento, invece lo scaricava in anticipo senza alcun rimpianto. Dopodiché è stato un diluvio. Rottamano gli ospedali, perdendo i migliori medici tanto il problema è dei pazienti. Rottamano le scuole, tanto un insegnante vale un altro anzi non vale niente. Rottamano le fabbriche, licenziando in libertà. Rottamano i giornali, dove ti prepensionano per direttissima appena possono e pazienza se le redazioni si svuotano dei testimoni di com’era l’Italia nel ’68 o il mondo prima dell’89: la memoria di questi tempi è fuori mercato. Questo per dire che la rottamazione non è in mano ai rottamatori di professione che smaniano per sostituirsi ai politici di professione, e non c’entra nulla con il ricambio generazionale che essi predicano con le migliori o le peggiori intenzioni. È in mano a un dispositivo biopolitico e bioeconomico che licenzia gli occupati per non assumere disoccupati e precari, e archivia competenti e spiriti liberi per meglio manovrare inesperti e allineati. È in mano alla cultura del risentimento e del risarcimento ad personam che a sinistra ha smantellato la critica del sistema, l’idea del presente e il progetto del futuro. È in mano alla debitocrazia imperante che mette i debiti monetari, pubblici e privati, al posto del debito simbolico che lega, o dovrebbe, le generazioni fra loro: «l’appuntamento misterioso» di Benjamin, la politica della memoria e dell’eredità di Derrida. È infine un effetto, l’ennesimo, dell’ipnosi nuovista di cui l’opinione pubblica è preda in Italia da venti anni a questa parte. Sotto la quale ipnosi sono stati rottamati il Pci perché era fuori dal tempo, il Psi e la Dc perché rubavano, il sistema politico proporzionale perché non garantiva la governabilità, l’equilibrio fra Stato e autonomie perché era centralista, la Prima Repubblica perché era corrotta, pezzi della Costituzione perché era invecchiata, pezzi di Welfare perché era costoso. Tutte cose che andavano sì cambiate radicalmente e risolutamente, ma all’inverso dei rottamatori che buttano il bambino per tenersi l’acqua sporca. Sì che adesso ci ritroviamo con una sinistra senza nome e senz’anima, un centrodestra che ruba quanto e più di prima, un parlamento alla disperata ricerca di un ritorno al proporzionale per garantirsi il Monti-bis, un federalismo più corrotto dello Stato centrale, una Costituzione delegittimata, un Workfare spietato, e la sensazione netta di avere sprecato un ventennio. Con in più l’aggravante della recidiva, visto che per rottamare la Prima Repubblica ci son voluti l’89, Mani pulite e Berlusconi, mentre per rottamare il berlusconismo è bastato il loden sobrio di un governo tecnico. Le rottamazioni passano, i fantasmi del passato si sommano e non smettono di incombere. Perciò rottamiamo i rottamatori e vediamo di cambiare quello che va cambiato senza nascondere le vere poste in gioco sotto la maschera di un finto conflitto generazionale. Che per essere credibile va giocato in presenza, guardandosi in faccia e scontrandosi fra padri e figli e fra madri e figlie sulle idee, gli errori, i fatti e i misfatti ma non sulla conta anagrafica o sull’anzianità di servizio. E qualche volta perfino celebrando un’alleanza, all’ora di un misterioso appuntamento.

L’Iran con la bomba
G. B. Zorzoli
Non tutti i regimi dove la democrazia non esiste o è limitata sono identici. Sotto la dittatura di Ben Ali la legislazione riconosceva alle donne tunisine parità di diritti, mentre senza la pressione interna e internazionale il governo di Hamadi Jebali, costituito da una maggioranza parlamentare regolarmente eletta, avrebbe introdotto discriminazioni anche formali fra i due sessi. L’Iraq di Saddam Hussein era un paese laico, dove il vicepresidente apparteneva alla minoranza cristiana, oggi costretta a fuggire dal paese. Su un gradino più basso si collocano pertanto i paesi dove l’oppressione è sia politica che religiosa, lo stesso governo è sottoposto al controllo dei vertici della religione di Stato. A questa categoria appartiene indubbiamente l’Iran, anche se le libertà politiche e civili, soprattutto delle donne, sono ancora più conculcate in Arabia Saudita, che nessuno però definisce «stato canaglia» (fin quando è rimasto al suo posto di cane da guardia nei confronti dell’Iran, anche il regime di Saddam Hussein non era fra i cattivi). Verso la prospettiva di un Iran dotato di ordigni nucleari provo quindi la stessa repulsione che nutrirei se riguardasse l’Arabia Saudita. Di conseguenza non avrei dubbio alcuno a sottoscrivere iniziative di contrasto da parte di una comunità internazionale che avesse le carte in regola per farlo. Anche perché non credo alle reiterate dichiarazioni di Teheran di volersi limitare all’arricchimento dell’uranio (pochi percento) necessario per il combustibile dei rettori nucleari. Ho abbastanza conoscenze tecnico-scientifiche per rendermi conto che il numero crescente di ultracentrifughe installate in Iran ha già superato quello sufficiente a tal fine e tende invece a quello necessario per produrre urano arricchito intorno al 90%, cioè military grade. Guardo invece con sospetto alle iniziative in corso contro l’Iran per un duplice ordine di ragioni. Innanzitutto la storia dell’ultimo secolo abbonda di prove inconfutabili sull’inefficacia delle sanzioni nei confronti degli Stati che le subiscono, e sulla loro straordinaria efficacia nel provocare sofferenze (che arrivano alla morte per denutrizione e/o inadeguata assistenza sanitaria) alle popolazioni coinvolte. Inoltre, troppe vicende pregresse delegittimano chi minaccia l’Iran di ulteriori rappresaglie, che non escludono l’intervento militare. Il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), sottoscritto nel 1968 da Usa, Regno Unito e Unione 3 Sovietica e successivamente anche da Francia e Cina, all’insegna di «chi ha avuto, ha avuto» aveva lo scopo dichiarato di evitare l’ingresso di disturbatori nel club ristretto delle potenze nucleari (non casualmente i cinque membri di diritto del Consiglio di sicurezza dell’Onu). Le cose non sono andate così. Al club si sono aggregati India, Pakistan e Israele (forse anche la Corea del Nord). I primi due esplicitamente, senza mai dichiararlo (né smentirlo) Israele, anche se nessun addetto ai lavori ne dubita (e la stima è intorno a ottanta testate). Non mi ricordo prese di posizioni altrettanto dure contro questi tre paesi. Gli Stati Unirti sospesero per qualche anno gli aiuti militari ed economici al Pakistan, che fu oggetto insieme all’India di sanzioni economiche sulla base della risoluzione 1172 del Consiglio di sicurezza. Provvedimenti finiti presto nel dimenticatoio, tanto che George Bush jr. firmò un accordo di collaborazione negli usi pacifici dell’energia nucleare con l’India, malgrado il divieto di stipulare intese del genere con paesi che si fossero dotati di armi nucleari. Né ci sono state richieste a Israele per verificare in loco la presenza o meno di armi nucleari. Non regge nemmeno la distinzione fra Stati affidabili e infidi. Il Pakistan non è soltanto il paese dove hanno trovato e tuttora trovano ospitalità e supporto gruppi integralisti islamici, che lì hanno le basi per alimentare la guerriglia in Afghanistan; non è soltanto uno Stato che gioca in proprio una politica contrastante con quella dei paesi occidentali in Afghanistan, ma anche altrove. Altrimenti non si spiegherebbe il trattamento riservato dai governi pakistani allo scienziato nucleare Abdul Qadeer Khan, promotore del programma per l’arricchimento dell’uranio, che per oltre un decennio ha gestito una rete di vendita della tecnologia nucleare a Corea del Nord, Iran e la Libia. Gli fu infatti concesso di scontare la condanna agli arresti domiciliari all’interno di una lussuosa villa di sua proprietà. Siamo insomma in presenza di una sequenza di fatti gravi, mentre quelle dell’Iran contro Israele sono minacce certo più gravi, ma solo verbali. Eppure nessuno tratta il Pakistan come l’Iran, che oltre tutto è l’unica delle principali potenze dell’Asia sudoccidentale a non possedere armamenti nucleari. Lo ribadisco: l’idea di un Iran con la bomba mi fa rabbrividire, ma nel contempo mi chiedo: perché India, Israele, Pakistan sì e Iran no? Perché questi Stati hanno al massimo subìto ritorsioni di non lunga durata e nessuno li ha mai minacciati di intervento militare?

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EDITORIALI

Siamo tutte femministe storiche
Letizia Paolozzi
Succede a Paestum. Per la seconda volta, dopo 36 anni, compaiono inaspettatamente tantissime donne. Ottocento, per la precisione. Età media 45 anni, arrivate da cinquanta città. Da sole oppure impegnate nei collettivi, librerie, gruppi, associazioni. Un piccolo mondo, ma un mondo che (accolto senza sbavature dalle promotrici locali del gruppo Artemide) deve cercarsi una sala più grande. L’auditorium costa molto. Però la cifra viene raccolta in una mattinata. Pure il blog (www.paestum2012.wordpress.com) continuerà a funzionare. Con materiali, testi, riflessioni, progetti, proposte. Siamo di fronte a un agire femminista. Esempio di quel pensare in azione che tiene insieme teoria e pratica politica. Fuori da lì, vige la delega, la strumentalità dei rapporti, l’organizzazione piramidale. Non solo. Le donne hanno cinque minuti a disposizione. Esempio raro di tolleranza, si ascoltano reciprocamente. Niente preiscrizioni o relazioni. Non ci sarà il documento conclusivo. La presidenza è vuota. Invece di applaudire, le mani sfarfallano in aria. L’ispirazione è tratta dagli indignados di Puerta del Sol. Tra cuore e mente, tra voci e sguardi le parole volano dal microfono: come il famoso manico di scopa della strega? Una scelta di metodo importante. Nonostante il peso del vivere, è fatta in leggerezza. Per non restare schiacciate dalla crisi, dai piani di austerità, dal precariato, bisogna cambiare prospettiva. Spostare i confini, cercare pratiche del conflitto capaci di evitare la ripetizione. In effetti il femminismo ha detto che il suo, il nostro confine, è quello con l’altra/l’altro. Significa puntare su una politica delle relazioni. Averne cura. Peccato che gli uomini non la registrino. Il valore simbolico di quello scambio non lo vedono. E il risultato è squadernato davanti ai nostri occhi. A Paestum di uomini ce ne sono pochi, silenziosi. Non erano invitati, non sono respinti. Nel ’76 si tenne in questo luogo il primo incontro femminista. Allora si scandiva «L’utero è mio e lo gestisco io». Adesso, per il logo, la disegnatrice Pat Carra ha sostituito la figura maschile del reperto conservato al museo con la figura femminile della tuffatrice che si slancia nel mondo. Anche e soprattutto per rovesciare i film catastrofici ai quali assistiamo ogni giorno. Vicende di cupidigia, corruzione, competizione, egoismo. La sceneggiatura è sempre la stessa: separazione della produzione dalla riproduzione, del lavoro dalla cura, dell’individuo dalla comunità. Niente happy end. La morale di questi film? O la borsa o la vita. Paestum all’opposto dice: «Primum vivere anche nella crisi: la rivoluzione necessaria. La sfida femminista nel cuore della politica». Bisogna rimettere al centro la vita. Per tutti, donne e uomini. Puntando su tempi, modi e sul cosa si produce. La strada c’è, tracciata dalla soggettività femminile, dal sapere accumulato. Il femminismo non ha mai dedicato il suo tempo a scrivere «ricette per l’osteria dell’avvenire». In effetti, accade «non per caso» che i fantasmi di contrapposizione tra femministe giovani e antiche qui si rivelino, appunto, una invenzione. Pur appartenendo a diverse generazioni, «siamo tutte femministe storiche». Anche se, per le più giovani l’ansia del precariato è tartassante. Ma la forza per modificare la realtà dipende, di nuovo, dall’essere in relazione. Piuttosto, se in passato le donne sono state attrici invisibili del cambiamento, oggi sono le attrici visibili di un progetto che consiste nell’introdurre la differenza femminile nella trama della storia. La crisi approfondisce le gerarchie verticali. E la radice della gerarchia del maschile sul femminile non è scomparsa. Però, non esiste un solo modo di affrontare l’eredità del patriarcato. Le modeste strategie, i conteggi sul numero pari di donne e uomini nei luoghi del potere e delle istituzioni, non tengono conto della differenza e che la differenza delle donne dagli uomini rappresenta un vantaggio e una ricchezza per la società. Piuttosto, dovrebbero essere gli uomini a liberarsi da un modello virile ancora pesante. Qualcuno, forse, comincia a provarci. Ormai il rispetto degli equilibri vitali è diventata una rivendicazione di tutte/tutti. Quanto al femminismo, la sua radicalità e vitalità hanno dimostrato (ancora una volta) di essere in movimento. Non solo a Paestum, non solo nelle giornate dell’incontro.

(spreg.) moderato
Paolo Fabbri
Il gusto, si sa, è fatto di molti disgusti. Per conservare, a onta e dispetto delle circostanze, un qualche e minimo gusto per la politica vanno dichiarate le proprie allergie. Anche il fastidio, che l’etimo dichiara: ibrido tra il fasto e il tedio. È proprio quel che provo per il Moderato, che va o torna politicamente di moda. La scienza cosiddetta politica è interdetta: nei dizionari titolati – Bobbio-Matteucci-Pasquino, Utet 2004 – non figura. Si dubita se sia o se ne possa fare una categoria come Massimalismo o Minimalismo – dove tra i socialisti si trovavano peraltro i centristi unitari («intermedi» o «mezzani»). Infatti. Il Moderato, diafano e versipelle, affiora nei tempi critici e burrascosi, dove può collocarsi al centro, dopo aver atteso che tutti gli altri abbiano preso posizione. Soggetto politicamente modificato, col programma di non aver programmi salvo quello di far sembrare tutti gli altri attori politici indecorosi ed eccentrici. Si manifesta di preferenza in occasione di governi tecnici, balneari e di parcheggio, mentre le forze politiche s’impiegano a convergenze parallele. E tira la giacchetta a quanti gli promettono di aiutarlo a cambiare la sua. Sono i momenti in cui il Moderato vive il Parlamento come una camera di compensazione abitata da gruppi misti e a raggio variabile; una cassa integrazione per ammortizzatori politici; un’agenzia di collocamento per chi può mettersi in mezzo – per mettere in mezzo gli altri e carpire i media. Lui si vuole mediocre, anzi inter-mediocre, ago d’ogni bilancia, e così addita tutti gli altri come opposti e pericolosi estremisti. Figuratevi che anche i centristi sono superlativi – estremisti del mezzo – per lui che sta sempre in equilibrio comparativo. Intermedio tra l’andante e l’allegro, sceglie sempre l’andante, ritmo ideale per farla in barba agli altri e a gettar fumo negli occhi. È noioso e ridondante, ma ci vuole molto sforzo per mantenersi da par suo alla superficie dei problemi seri. Deve dar segni di Moderatezza, perché per lui est modus in rebus, verbis e signis. Parla quindi il linguaggio ordinario e usa solo le parole di quelli da cui prende le (in)debite distanze. Parole stupite di trovarsi in bocca a lui e in compagnia di altre che non vorrebbero frequentare. Inutile domandargli di dire qualcosa di sinistra – o di destra. Il Moderato non eccita discorsi fiacchi: come i moderatori televisivi, è lì per sedare le idee vive. Col PO-CO, cioè con il POliticamente COrretto, toglie il sapore e diffonde il sopore. Artista della circonlocuzione, evita i discorsi diretti, le promesse da mantenere, i programmi responsabili; parla per proposizioni condizionali, al congiuntivo; si ferma davanti a ogni sostantivo e fa lunghe pause. Tra le maggioranze silenziose e le minoranze vocianti lui è per le medie statistiche, sussurrate tra le falsarighe dei sondaggi. Se il problema fosse quello di prendere una ferma posizione, il mondo potrebbe far a meno di lui. Ricordate il caso Salman Rushdie e i suoi Versetti Satanici? E avete letto Joseph Anton? Da Carter a Bush fino a Obama tutti Moderati: non si offende l’Islam – e non era proprio il caso! –, meglio sacrificare moderatamente la libertà di parola. (Ma Free speech non si traduce «parola gratuita»!) La satira ha poca presa sul Moderato: per la caricatura ci vogliono tratti salienti e caratteri pregnanti, mentre lui ha i connotati sfuggenti del compromesso e del restyling. Sta davanti alle telecamere col sorriso smorzato e l’intonazione sommessa. Non si riesce neppure ad affibbiargli ingiurie e oltraggi riservati, grazie a lui, agli opposti estremisti. Non funziona neppure il ridicolo che, se uccidesse davvero, i Moderati li vorrebbe tutti morti. Ma loro sanno come fare: conoscono a puntino il Moderariato vintage della Democrazia cristiana. Continuano infatti ad abitare il luogo comune – dove pagano l’Imu parecchi ex-luogo-comunisti –, sono geneticamente trasformisti e soprattutto opportunisti. Cioè, come da etimologia, stanno fermi davanti al porto, (ob-portum) in attesa che il buon vento li porti. (E non chiamateli immobilisti!). Il Moderato smussa e intanto ammassa. Parco a parole ma smodato in rebus, non è frugale quanto dice di essere. Lui sa, di pratica e d’intuito, che i termini Comunità e Comunicazione provengono entrambi da munus, il «regalo vistoso» che si trova anche in munificenza e remunerazione. Che è appunto quel che si aspetta e/o mette in opera il politico Moderato. Vorrei tradurre il mio fastidio con una proposta a tutti i curatori di dizionari ed enciclopedie. Nelle prime pagine del genere letterario detto Vocabolario, si trovano i sensi detti Alterati. In calce ai sostantivi sono registrate – abbreviate e in corsivo – le alterazioni e il loro grado: dim., vezz., accr. (diminutivo, vezzeggiativo, accrescitivo), eccetera. Propongo di premettere alla parola Moderato pegg. e spreg., per peggiorativo e dispregiativo*. Una proposta modesta, lo riconosco, ma è il mio modo professionale di tradurre un sentimento a cui potrei dare una voce lirica all’altezza della tragica buffoneria del presente politico: «Moderati, vil razza dannata» (Rigoletto, atto II, scena IV).

Nota all’attenzione del linguista Gianrico Carofiglio. Sono le particelle che il dizionario premette a «Scribacchino», «che scribacchia, scrivucchia o scrivacchia malvolentieri cose di poco conto», e a «Scribacchiatore». Per questi Barthes ha forgiato la categoria critica di écrivant, per opporlo all’écrivain che traduciamo «scrittore» (e allo scribe, da rendere come «scrivano o scritturale»). Da distinguere da «imbrattacarte», davvero offensivo.

Per una città ottusa
Lucia Tozzi
Pensavamo di esserci liberati delle città creative di Richard Florida e ci ritroviamo con le smart cities, le loro insidiose discendenti. Dopo innumerevoli dibattiti anche la sciura Pina intuisce oramai che non è una cosa buona per tutti, ma solo per i peggiori attori del mercato immobiliare: quelli che attirano artisti e giovani intellettuali in una zona malfamata per trasformarla in un quartiere trendy e poterli finalmente sbattere via a calci insieme ai poveri di prima. Quando gli uffici stampa di politici e real estate companies hanno dovuto ammettere che l’equazione creatività-crescita urbana viene associata sempre più al dannoso (per l’immagine) concetto di disuguaglianza, si sono buttati alla ricerca di un nuovo significante, il più possibile dissociato da un significato preciso. Hanno trovato la Smart City. Di cosa parlano i promotori delle «città intelligenti»? Essenzialmente si riferiscono all’incremento delle infrastrutture TLC-ICT, alla diffusione della tecnologia delle telecomunicazioni e dell’informazione. Ma guai ad ammetterlo, se no si viene tacciati di superficialità e ignoranza. Non si tratta solo di posare cavi e inventare app, dicono: l’innovazione è al servizio della sostenibilità, del risparmio energetico, dell’efficienza dei trasporti, della trasparenza dei dati, della valorizzazione di reti sociali, della partecipazione e della governance. Gli esempi classici sono gli edifici a basso consumo, il rilevamento e la trasmissione wireless di dati in tempo reale (per esempio il tasso di polveri sottili nell’aria), il controllo e coordinamento dei mezzi di trasporto, la semplificazione burocratica, lo scambio di informazioni utili e di prestazioni tra gruppi di persone che condividono gli stessi interessi e necessità, ma anche tra commercianti o erogatori di servizi e clienti. La rappresentazione degli scenari urbani smart assomiglia in fondo a un videogioco: il protagonista, dotato di uno smartphone-maggiordomo, attraversa in soggettiva la porta della sua passive-house e poi le strade di una città luminosa e interattiva, facendo in pochi minuti ciò che a noi costerebbe file e stress 4 di mesi (documenti, pagelle, prenotazioni, acquisti: attenzione, ristorante vegano a trenta metri!). La cosa sembra talmente inoffensiva e soporifera che nessuno si preoccupa nel leggere che Milano o Bari si stanno adoprando per diventare smart cities: è una boiata, si dice, male non farà. Ma perché mai lo fanno? E come? I Comuni stanno competendo per intercettare i fondi dello Stato italiano (l’Agenda digitale) e quelli dei programmi europei, come l’European Initiative on Smart Cities, che destina allo scopo 12 miliardi di euro. Per ottenerli devono sottoporsi a un ranking, investendo risorse a loro volta in politiche urbane smart. Milano, ad esempio, ha deciso di puntare sulla tecnologia NFC, Near Field Communication, che permette di pagare col cellulare. Europa e governo nazionale costringono le amministrazioni a tagli sanguinosi sul welfare, sulle scuole, sui trasporti, sulla manutenzione e sui servizi essenziali: perché imporre uno spreco come l’irrilevante tecnologia NFC? Si chiudono ospedali, si licenziano infermiere, poi si destinano milioni al Fascicolo Sanitario Elettronico. Il visitatore dell’Expo non sarà così entusiasta di pagarsi un cappuccino con l’iPhone dopo essere stato stritolato nella metropolitana per l’insufficienza di treni nel tragitto Rho-Pero. L’intero castello retorico delle smart cities al servizio di sostenibilità e coesione sociale ha l’unica funzione di operare un banale trasferimento di denaro dalla collettività alle lobby associate delle TLC-ICT e del real estate – che non sa a che altro santo votarsi per la crisi. Per farsene un’idea, è sufficiente fare il conto di quanti summit, eventi, padiglioni dedicati alle smart cities vengano promossi e finanziati da Cisco, IBM, Telecom e altri. La fumosità del contenitore e la futilità dell’oggetto non devono ingannare: i soldi in gioco sono moltissimi, il denaro è politica, che la lotta abbia inizio.

Con Occupy sono già accadute cose importanti e un cambiamento sistemico ancora più importante potrebbe essere davanti a noi. Una grande emozione si è creata: la gioia di scoprire che non si è soli. Nel caso non l’abbiate notato. Ma anche a questo non dovete credere. Per qualche tempo è stato facile rendersi conto che questo bebè era qualcosa di grosso. ma solo quando teniamo gli occhi fissi sulla meta. Sospetto che la perseveranza degli eroi dei grandi movimenti del nostro tempo non sia stata frutto solo dei fatti ma dalla fede. quando – se saremo stati perseveranti e inclusivi.alfabeta2. Se osservate tutte queste cose insieme. Roberto Barni. Occupy si sta concentrando sugli scioperi del debito: verranno annunciati obiettivi concreti ed è possibile che fra dieci anni alcuni di questi obiettivi possano essere pienamente raggiunti. così come le azioni. in situazioni dove la nostra influenza può essere presunta ma non provata. ma voglio parlare di un’altra virtù alla quale non pensiamo abbastanza: quella che chiamiamo pazienza quando ci piace. non fatevi sconfiggere. Eppure ognuna di queste vittorie merita di essere presa in considerazione. dove siamo e dove vogliamo andare. ad alta voce. verità. infatti. ma è un dato di fatto che il movimento Occupy ha già ottenuto risultati straordinari. chi lavora e chi è disoccupato. Un anno non è niente e i media mainstream dimenticano dove sta il potere e come funziona il cambiamento. e anche in alcune aree del mondo orientale (Occupy Hong Kong andava forte fino a qualche giorno fa). l’età di Aung San Suu Kyi in Birmania. Bisognava essere irrealistici per andare contro i generali birmani o il regime dell’apartheid in Sudafrica o lo schiavismo o cinquemila anni di patriarcato o secoli di omofobia. giustizia. la generosità. Ma non permettete a nessuno di dire che si è dissolto. si sono incontrate d’improvviso faccia a faccia in uno spazio pubblico. degli zapatisti in Messico. Potranno anche non sembrare vittorie o assomigliare a qualche cosa che non ci aspettavamo. in Grecia e nel Regno Unito. i partecipanti alle celebrazioni dell’anniversario intendono bruciare i prestiti studenteschi e i contratti di mutuo per liberare simbolicamente i prigionieri del debito. Qui hanno trovato il terreno comune della passione per la giustizia economica e per la democrazia reale. ma sono di solito indirette e parziali. ma questo non significa che dobbiate dimenticarlo anche voi. Possiamo fare la storia: l’abbiamo fatta e la faremo. Ricordate invece il terrore di Vladimir Putin nei confronti di tre giovani performer coi loro copricapo colorati e la paura che Wall Street ha avuto di noi. insieme ad apporti di nuova energia. la guerra civile in corso in Siria. dal momento che a volte ha offuscato quanto questo movimento fa parte di insurrezioni popolari che emergono in tutto il mondo: la primavera araba (incluse le tre rivoluzioni riuscite. come si fa a sapere se ci arriveremo mai? È capitato che abbiamo avuto tre vittorie schiaccianti. con la sua inclinazione all’isolamento e alla separatezza. non ha dichiarato sconfitta e non è tornato a casa. insurrezione o protesta. hanno vissuto in pubblico. L e vittorie. dodici lunghi mesi dopo. Così come qualsiasi cosa possiate fare. Non dimenticate che questo movimento si è diffuso in migliaia di città grandi e piccole e perfino nei villaggi in tutto il paese e all’estero. Cina e Tibet. se avremo tenuto gli occhi puntati sull’obiettivo. Occupy. sono convinta che sia stato per la pressione di Occupy e degli attivisti studenteschi se il debito per l’istruzione è entrato a far parte della piattaforma democratica ed è diventato un punto centrale nella campagna di Obama. sono esplosi in tutti gli Stati Uniti e nel mondo occidentale. Tutte queste cose erano e sono importanti. le rivolte studentesche a Montreal. ricordandoci da dove siamo partiti – potremo celebrare qualcosa di molto più grande. attivo grazie agli sforzi di una ignota segretaria della cellula locale del NAACP e di un predicatore di Atlanta. Viviamo nell’età dell’eroismo. o ci sembra gentile testardaggine. Addosso . se non come base per l’attività successiva. CoBrA Museum of Modern Art . da www. Abbiamo scoperto qualcosa che è importante per chi siamo: abbiamo scoperto quanti di noi sono furiosi per il lavoro forzato in forma di debito che pesa su milioni di proprietari di casa under- water. Occupy è stato in primo luogo un grande terreno di incontro: persone che vivono troppo a lungo nel mondo virtuale. Affermare la verità cambia la realtà. quando non è così. Per questo anniversario sicuramente i media mainstream sono pronti a cercare di dimostrare che Occupy è stato solo un ammasso di tende ormai ammainate. Un piano decennale funzionerebbe come una mappa: potremmo vedere dove siamo stati. Anche il toro di bronzo non è riuscito a farvi fronte. la trasformazione dei prestiti per l’istruzione e forse anche l’annullamento del debito insieme a importanti cambiamenti nelle leggi bancarie e sui prestiti. Tiriamo su una grossa tenda e non fermiamoci finché non siamo arrivati. ma ci vogliono decenni e ci vogliono persone che rimangano perseveranti. Il 17 settembre 2011 Occupy non sembrava una cosa di particolare rilievo e non sono stati in molti a prestare attenzione quando a dirigersi verso Zuccotti Park a Manhattan erano per lo più giovani. se avremo riconosciuto i progressi che ci avvicinano alla meta. La domanda più sorprendente che mi è stata posta l’anno scorso è stata: qual è il piano di Occupy per i prossimi dieci anni? Ma chi ha una prospettiva così ampia? Gli americani tendono a pensare all’attivismo come a una slot machine e se non saltano fuori subito tre banchieri in carcere o tre vittorie schiaccianti. le sollevazioni in Yemen e altro ancora). com. ha deciso che la casa era lì e ci si è stabilito per due mesi cruciali. gli strumenti e le idee di Occupy. non saranno perfette. A New York. Tante persone hanno imparato come funziona la democrazia diretta. arrivano lentamente. e lungo il percorso ci saranno molti passaggi che i puristi etichetteranno come compromessi. e alcuni di questi legami resistono ancora. Ma il suo aspetto più notevole si è poi rivelato la sua capacità di resistenza: non ha cantato vittoria. che si prefisse di sradicare l’atrocità della schiavitù più di trent’anni prima della vittoria. bugie stupefacenti e fughe dalla realtà. pazienti (o testarde) per quei decenni. Credevano in queste cose decenni prima di vedere i risultati. in pochi hanno capito che era tempo di celebrare e a volte non se n’è accorto nessuno. […] Non bisogna tuttavia farsi intrappolare dai risultati tangibili. dall’Argentina all’Islanda. che questo era il modo giusto di vivere sulla terra. Se si parla di risultati. perfino diverse azioni di resistenza (alcune delle quali imponenti) in India. Il realismo è sopravvalutato. Fra dieci anni potremo vedere cose eccitanti: il rovesciamento delle nuove durissime leggi sulla bancarotta. ma voi dovete celebrarle. sono un grande modo per vivere nel presente. così come per vere proprie sconfitte lungo la strada. quanto sia terribile e distruttivo l’attuale sistema economico. tra chi ha casa e chi non ce l’ha. Gli obiettivi dei testardi spesso sembrano impossibili. per un riconoscimento della diffusa sofferenza che il capitalismo ha creato. il Montgomery Bus Boycott era ancora in embrione. che è stato qualcosa di ingenuo e che è finito. da una torta a un libro. Gli stessi media dicono quanto siete impotenti e che tutto il potere appartiene a uomini in giacca e cravatta che hanno vinto o comprato le elezioni.24 La pazienza di Occupy Il movimento compie un anno Rebecca Solnit O ccupy ha compiuto un anno. Giappone. vuol dire che avete sprecato le vostre monete. Ricordate che molti effetti di quanto è accaduto finora sono incalcolabili e molto altro di quello che è stato fatto si chiarirà lungo il percorso. la speranza vertiginosa che tutto potrebbe essere diverso. sarebbe triste che nessuno ricordasse come è avvenuto e chi ha dato vita a tutto questo. seppure in piena vista: la violenza di molte ferite e il desiderio di comunità. l’integrità. Si sono formati legami che hanno superato le tradizionali divisioni di età e razza e classe. E se tra dieci anni il panorama dei prestiti per l’istruzione sarà cambiato in meglio. vale a dire Rosa Parks e Martin Luther King jr. l’intensa solidarietà quando tanti di noi sono stati attaccati dalla polizia. come passi avanti. quando arriveranno. ma dato che ci è voluto un po’ di tempo e nessuno prima sapeva in cosa consisteva la vittoria. il nostro vispo neonato. Suu Kyi è stata perseverante durante i molti anni di arresti domiciliari e di intimidazioni dopo che una giunta militare le aveva scippato le elezioni del 1990 e solo quest’anno la situazione è un po’ cambiata. E questo è stato l’altro importante risultato di Occupy: abbiamo articolato chiaramente. le rivolte economiche in Spagna.Paesaggio addosso. Loro ricordano qualcosa che noi tendiamo a dimenticare: che insieme siamo capaci di essere molto potenti. su persone distrutte da spese sanitarie e su studenti i cui debiti per l’istruzione nessuno stipendio futuro sarà in grado di coprire. Spesso si cantano le loro lodi e il coraggio. delle ineguaglianze economiche. innegabilmente. che hanno continuato a svilupparsi e ad allargarsi. non siate realistici. vedrete una furia simile nei confronti della cupidigia. Tutto questo conta. Significa non amareggiarsi per vittorie temporanee e incomplete. della corruzione politica. hanno trovato qualcosa in comune con degli estranei. per quanto imperfette siano. le manifestazioni in diversi paesi africani. 2010.tomdispatch. dall’Alaska alla Nuova Zelanda. Sono una grande base per il futuro. Tende e assemblee. non assomiglia all’ideale platonico nella vostra testa. le vittorie possono non assomigliare ai loro modelli. e che quello che facevano era importante. E questo si collega alle ragioni per le quali le politiche elettorali si muovono tra eufemismi. Abbiamo cambiato i dati della discussione nazionale e abbiamo portato allo scoperto quello che prima appariva nascosto. E il sentimento inebriante nei momenti in cui tutto è stato già diverso. Erano convinti che la loro causa era giusta. Celebriamo dunque l’anniversario e cominciamo a sognare e a fare progetti per il 2021. Questo richiederà una determinazione incrollabile anche quando non ci sono risultati. delle devastazioni ambientali e di un futuro sempre più angusto e buio. Dirlo è un’azione potente. ma poi molti degli accampamenti urbani – sebbene non tutti – sono stati evacuati e il movimento è diventato qualcosa di meno evidente. la vergogna provata quando i prigionieri del debito sono usciti dall’ombra. in Messico e in Cile. Eppure pochi attivisti saprebbero definire i termini di una vittoria: così. L’astuto Occupy ha portato un cavallo di Troia carico di verità nella cittadella di Wall Street. D opo tutto. di questi tempi una gran parte del mondo è coinvolta in qualche forma di ribellione. Non credeteci. A un anno dall’inizio del movimento per i diritti civili. e gli irrealisti fra noi hanno attinto alla loro fede e non hanno fatto altro che questo – con risultati stupefacenti. hanno gustato il potere. E le somiglianze contano. Abbiamo più vittorie di quante immaginiamo. A San Francisco. Lo spirito meno appariscente di Occupy e delle associazioni che ha generato è quello che conta per quanto verrà dopo: per il famoso piano decennale. Il cambiamento avviene.Amsterdam 5 . è nato nel travaglio e nella gioia un anno fa ed eccoci qui. potere e speranza da cui la maggior parte di noi è attraversato. perché nessuno potrebbe celebrare o sentire dentro di sé quanto possiamo essere potenti […]. la lungimiranza che hanno mostrato. La strada da percorrere è lunga. Forse Occupy è un marchio che ha avuto troppo successo. senza mai credere che la strada finisca lì o che bisognerebbe fermarsi. così come apparivano irraggiungibili gli obiettivi del movimento per i diritti civili o del movimento abolizionista negli Stati Uniti all’inizio dell’Ottocento. molto più velocemente di quanto il contemporaneo movimento delle donne sia riuscito a ottenere diritti fondamentali come il voto. Traduzione dall’inglese di Maria Teresa Carbone Su gentile concessione di Rebecca Solnit. non siate ragionevoli. Un anno è una misura di tempo quasi ridicola per tante cose importanti: a un anno Georgia O’ Keeffe non era una grande artista e Bessie Smith come cantante non valeva granché. de- gli organizzatori del movimento per i diritti civili e di tanti eroi e tante eroine senza nome. ma ci possiamo arrivare.

che chiami le cose con il loro nome. si è assistito a un potente ritorno di Marx. noi combatteremo nei luoghi di sbarco. La desublimazione è la convinzione che le forze del mito e del desiderio siano vie di emancipazione più potenti e vere rispetto alla ragione. per l’appunto. Perché si sia imposto il neoconservatorismo si può spiegare sociologicamente con le analisi ancora valide di Lukács: gli intellettuali non accettano le rinunce per il loro stile di vita che comporterebbe il marxismo. Quest’ultimo ha fatto valere con molta forza l’appello al conflitto. Da questo punto di vista. che può certo essere anche lavoro intellettuale. È indispensabile che le analisi decostruttive della critica dell’ideologia vengano affiancate. in caso di invasione. l’ironizzazione. allora l’intellettuale non ha alcuna difficoltà a dichiararsi marxista. l’apporto specifico di un realismo di sinistra starebbe nel condurre una analisi sulla genesi. si presta male ai colpi di bacchetta magica e alla finanza creativa. Quello che emerge. però c’è una cosa su cui sento di potermi esprimere con certezza. e cioè che il realismo. di destra: Nietzsche. eccome. Che infatti hanno determinato le linee politiche fondamentali: decisionismo. Di lì discendono tutte le differenziazioni ulteriori su cui ha richiamato a suo «B Roberto Barni. e non escludeva nemmeno che l’Inghilterra potesse essere completamente invasa. ossia (come ho estesamente analizzato nel Manifesto del nuovo realismo). ma una cosca mafiosa da un parlamento. la sostituzione di quello che c’è con quello che si vorrebbe che fosse. Fenomeni come l’abuso della cultura pop sono da questo punto di vista illuminanti. Inoltre. in particolare il fatto che basta una frase lasciata sfuggire in televisione o sul web per causare catastrofi o salvezze. potere carismatico. orleaniste e bonapartiste. al «non fare prigionieri». Rette magari da un equivoco di fondo. ed è. e importantissimi perché da loro dipende in buona parte la nostra felicità o infelicità. in forma capillare e microfisica. Nell’esaminare questi tre punti si tratta di tener ferme le istanze decostruttive avendo tuttavia ben chiaro che nel momento in cui la confusione diviene una ideologia non c’è niente di più utilmente critico del realismo e della ricostruzione. La deoggettivazione. Il populismo è tradizionalmente mitologico. come è del tutto ovvio. sistematicamente impropria e manipolabile. e che dunque un obiettivo fondamentale è quello di ricostruire la decostruzione. Se permane la differenza tra destra e sinistra. ed essere vissuto come emancipativo. Lo stesso vale per il culto del presente. Non capisco tanto i discorsi. i parlamenti e la democrazia. che ai fini della retorica è lo stesso) di Marx. Fin qui. c’è l’idea che la realtà. potendo. 1974 tempo l’attenzione Bobbio: sul piano dei valori (uguaglianza o differenza tra gli uomini). e questo porta. noi combatteremo sui campi e sulle strade. l’effetto più significativo è che stili comunicativi di sinistra (vincenti sotto il profilo culturale) hanno veicolato conte6 nuti di destra (vincenti sotto il profilo politico). che produce ricchezza (il beneficio secondario consisterebbe nel restituire dignità alle persone). l’illusione spacciata per liberazione. per lo stesso motivo per cui si preferisce. fatalismo. può capitare che la sinistra governi con modalità di destra (si pensi a Stalin) e che la destra attui ideali di sinistra (si pensi appunto a Churchill nella Seconda Guerra Mondiale). Inoltre. perché è tipico della destra l’appello a una dimensione impolitica o metapolitica. La cultura italiana. Fuor di metafora. la propria affermazione culturale sull’onda della ribellione giovanile. non si illudeva affatto che. in secondo luogo. questo: la sinistra è illuminista e punta per una emancipazione dell’umanità attraverso la ragione. Come abbiamo visto. da intendersi come una politica del realismo. Calchi innamorati. una riflessione sulla politica. della politica (autorità o libertà) e della prospettiva storica (progresso o conservazione). la sua nettezza e le sue regole. un rifiuto delle mediazioni. il realismo non è in quanto tale né di destra. Il mio primo punto riguarda la mitologia. perché fanno passare come culturale un atteggiamento che può essere anticulturale e radicalmente mitologico. e preferiscono la rivoluzione mitologica e a costo zero di Zarathustra. d’accordo con la caratterizzazione di Derrida che ha dato via al processo. al sogno. per una politica di sinistra. L’ironizzazione è una presa di distanza dalle responsabilità e soprattutto una messa tra virgolette della realtà. la desublimazione e la deoggettivazione. . nell’arco di un quarantennio la sinistra ha visto. ma migliora la politica tanto quanto l’antirealismo la peggiora. esistono anche gli oggetti sociali. le vacanze e i matrimoni. ma mitologie. Sono i deboli che devono contare sull’esistenza di giudici. e tra populismo ed economicismo ci sono molti tratti in comune. E se un qualche neoconservatore eroico verrà a dirci che questo è l’atteggiamento dell’ultimo uomo gli risponderemo che sì. in termini costruttivi. Il mio sesto punto è il richiamo alle regole. come spesso si legge. e certamente con la consapevolezza che avere cultura non significa essere intelligenti o giusti. Mi ci metto anch’io nel novero.24 IPERREALISMI La presa della battagia Otto punti per una discussione Maurizio Ferraris isogna che non appena questa gente tenterà di sbarcare. Che poi possa essere declinato a destra o a sinistra è un altro discorso. magari è così. è spesso una agonalità pura. ed è che coloro che si proclamano al di là della distinzione destra/sinistra sono. Dunque. sebbene il suo risultato. basti dire che da noi è riuscita persino a costruire una entità fantasmatica come la Padania. e ai miti dell’eroe e del «me ne frego» si è sostituita la favola del milione di posti di lavoro che è stata pagata cara quasi quanto quella degli otto milioni di baionette. Nel mondo non ci sono solo gli oggetti naturali. Sono solidi come alberi o case. L’economia è una struttura con fortissimi elementi di immaginazione. è «la ragione del più forte è sempre la migliore». già sotto il profilo culturale non può essere privo di conseguenze il fatto che i riferimenti teorici della sinistra siano stati. Il senso c’è. da apparire invisibile e da risultare spesso ingovernabile. a volte cinematografiche e televisive. alla fuga dalle regole. nello specchio dei social network. ma semplicemente che gli esseri umani non sempre hanno le idee chiare. e al centro dell’idea della mitologia postmoderna c’è l’idea che il mondo sia liquido ed evanescente. ritorna come spettro. La situazione è ben descritta da Cartesio: il pio marito che piange sulla tomba della moglie non sarebbe poi così contento se costei resuscitasse. Perché il senso di quello slogan era una sorta di «liberi tutti». da vent’anni a questa parte. ed è per questo che disse: «Noi combatteremo sulle spiagge. Il mio quarto punto riguarda il neoconservatorismo. tutto normale. andare da un buon medico invece che da uno sciamano. al centro della mitologia c’è il rifiuto della realtà. Ora. è dimenticarsi che le cosche mafiose sono estremamente solidali. Heidegger. Marx ritorna ma. e cioè l’università. sperando che il polverone e l’anomia si possa volgere a nostro vantaggio. e che l’oggettività (così come il sapere in generale. Questi oggetti non sono affatto evanescenti o liquidi. proclamare la superiorità della solidarietà sulla oggettività. al tempo delle destre controrivoluzionarie. abusivamente confuso con la Realpolitik. È qui che interviene il mio settimo punto. nel quale la politica è talmente diffusa. e come risultato si è avuto il fenomeno del neoconservatorismo. anche quelli vecchi di decenni. In questa trasformazione. Come sappiamo. la tendenza della destra populistica è fortemente antirealistica.alfabeta2. Non è affatto vero che siamo in un’epoca post-politica come si sente da trent’anni a questa parte. Non sarebbe sbagliato che ora la biblioteca riprendesse il suo posto. ma a casa sua. Nel momento in cui il socialismo realizzato esiste solo in Goodbye Lenin!. che permetterebbe un intervento incisivo in quella realtà medesima. sia di destra. Schmitt. Nella sua versione di sinistra. sia congelata su questa linea che i marinai chiamano del bagnasciuga». e si è anche visto come è andata a finire. siano lo strumento dei forti contro i deboli. ed è così anche adesso. Il che è legittimo. magari anche in forma aggiornata e con ebook. I nfine – e questo ultimo punto potrebbe sintetizzare tutti gli altri – si tratta di riconoscere la centralità del lavoro. il bagnasciuga era poi la «battigia». richiede pazienza e fatica. il cui effetto principale è stato di favorire il pubblico e soprattuto di distruggere le élites intellettuali che tradizionalmente sono state il sostegno della sinistra. Ciò premesso. Intanto. ed è per questo che alla presa della Bastiglia si tratta ora di sostituire una più modesta presa della battigia. come trasformazione concreta della realtà. quando è chiaramente vero il contrario. secondo cui questa distinzione non ha più senso. per esempio. noi combatteremo sulle colline». L’anomalia è che durante il postmoderno anche la sinistra ha inseguito delle mitologie. si tratta di esercitare una critica dell’ideologia mettendo a fuoco gli elementi più problematici del postmoderno. se ammettiamo. e ciò può avvenire solo ridando centralità al parlamento e rispettabilità alla politica. con un effetto di lungo periodo che è stato ampiamente studiato. la consustanzialità di sinistra e illuminismo. la struttura e le proprietà della realtà sociale. che non può essere abusivamente confuso con il potere) è per l’appunto ciò che ci permette di distinguere non solo il caldo dal freddo o il nero dal bianco. solo interpretazioni» ha potuto incontrare un così grande successo. La stagione passata ha visto il parlamento invaso dalla televisione. di istituzioni. Rispetto ai tempi in cui De Gaulle si chiedeva «come si può governare un paese che ha più di 300 tipi di formaggio?» la situazione si è ulteriormente complicata. In questo senso. Di discorsi del bagnasciuga se ne sono sentiti tanti dopo quello. di regole. che cosa caratterizza il discorso del bagnasciuga? Semplicemente e banalmente il rifiuto della realtà. Il mio terzo punto riguarda la sinistra. Era così nell’Ottocento. il mondo è pieno di persone che si credono di sinistra e sono di destra (o più raramente si credono di destra e sono di sinistra). in cui abbiamo libertà di azione. ma deve essere lavoro. in effetti. né di sinistra. Essere realisti non significa in alcun modo considerare l’economia come ultima istanza di riferimento. e poi il crollo del socialismo reale. ma proprio per questo lo spazio della politica e della democrazia deve presentarsi come il momento della sintesi. all’antirealismo. Per brevità. in successione. La ricostruzione e il riconoscimento delle regole si inseriscono in un complessivo bisogno di sapere. da indagini di ontologia sociale. Questo non significa che destra e sinistra non abbiano più senso. La riforma parte dunque dall’istruzione e dall’università. del tutto naturalmente. grosso modo. Invece di proclamare astrattamente l’attualità (o l’inattualità. alla contrapposizione agonale e militare. Però il ritorno di Marx è anch’esso mitologico. I forti non hanno bisogno di realtà. In questi anni la sinistra ha interiorizzato l’anti-intellettualismo della destra. Si obietterà che. ed è una politica. come d’Annunzio alla Capponcina. L’ultima istanza di riferimento. Per questo la trasformazione è difficile. A questo non si può rispondere con delle guerre di carta. propongo otto spunti per la discussione. come suggerivo più sopra. come le crisi economiche e le guerre. è ribellistica. in cui non ci si può appellare ai vincoli e allo spread (perché una cattiva riforma costa quanto una buona). E da questo punto di vista la riforma dell’università progettata dalla sinistra e attuata dalla destra in spirito rigorosamente bipartisan è un fenomeno clamoroso. siamo in un mondo iper-politico. Churchill. come si è visto a sazietà. che a loro volta devono essere condivise e legittime. I l mio quinto punto riguarda allora la ricostruzione. è allora appunto il lavoro. A livello globale assistiamo alla realizzazione della dialettica signoria-servitù: chi produce si sta impossessando della terra. da almeno trent’anni a questa parte. mentre la destra crede che l’umanità debba essere comandata dal trono e dall’altare (e dalle loro versioni aggiornate). i tedeschi sarebbero stati «congelati» sul «bagnasciuga». una politica del realismo richiede. particolarmente ideologica e mitologica. ma con altro lavoro. e che lui se lo desidera può fare lo Zarathustra e il superuomo. ma aiuta. invece. e questo proprio nel momento in cui l’antirealismo e la mitologia erano i cavalli di battaglia del populismo. così come non hanno bisogno di leggi. Per questo uno slogan come «non ci sono fatti. Anche l’antipolitica è politica. dopo la caduta del muro. di destra.

che stanno in un atteggiamento diverso rispetto all’arroganza del tardocapitalismo. che copre invece. Canti del caos di Moresco o Dai cancelli d’acciaio di Frasca: l’opacità della forma. Documento. ne sono già fuori. ma riabilitazione dell’io. per limitarsi ai nomi più in vista. Nove o Siti. In loro. Con l’ipermoderno. Come ci ha spiegato Maurizio Ferraris. e non per questo è meno vera. per deludente che sia. darei il nome di ipermoderno. ci siamo abituati al regime forzoso del nuovo. la sua ossessione prestazionale. Realismi ipermoderni Ma allora. Roberto Barni. efficacia pratica: ciò che. ma è sempre tentato dall’autofiction. Il solo. Munro. tentavano vie alternative: Beck con la società dei rischi. Houellebecq o Littell. insoddisfatti della nozione di postmoderno. e quella testimoniale. vanificazione della verità. L’abbozzo che si compone. perché con poche cose come con quello il postmoderno ha avuto il dente avvelenato. il documento è vero solo se ha una sanzione pubblica. richiama una responsabilità etica e un impegno soggettivo. più ancora che documenti. Cunningham. anche perché.IPERREALISMI alfabeta2. antistoricismo. Perciò. Se la consideriamo come forma simbolica della contemporaneità. fomentava o con cui flirtava. La storia procede. anche in Italia. cioè vive costantemente nel dubbio di riuscire a fare presa sulle cose e di essere credibile. se non che l’io è se stesso nelle sue mistificazioni? Panorama italiano Letta sotto questa luce. quello che identifica la loro scrittura è la conciliazione dell’eredità modernista con le forme storiche del realismo ottocentesco: conciliazione straordinariamente produttiva e paradossale. ma costruisce il libro per montaggio di pannelli… Dovrebbe bastare questo. la medietà o l’inanità dei bestseller stagionali. Certo. Anche se l’impegno è impraticabile per la scomparsa delle strutture che lo sostenevano e per la corrosione cui proprio il postmoderno l’ha sottoposto. Vanni Codeluppi propone Dieci chiavi per capire il presente. cioè solo se esibisce le marche della propria artificialità: il realismo documentario pretende alla verità proprio perché mette in tavola le carte. ma vogliono. tossicomanie. ma riesce davvero nei suoi personal essays. Bauman con la modernità liquida. Roth. né all’archiviazione dei cambiamenti con cui l’informatica ha riplasmato il nostro immaginario. e si rivela anzi ansiogeno e intimidatorio. ci si presenta già sempre riprodotta). Oppure. impazzita. Se l’autoreferenzialità postmoderna apriva il cannocchiale infinito delle riscritture che rimandavano solo a se stesse. Covacich lo costruisce con sapienza. e trova se stessa. dunque. Ma già prima. Basamento. fiducia in una qualche possibile verità della letteratura. In Italia. Pascale ci arriva dopo i racconti e dopo aver trovato nella Città distratta la sua mistione di saggismo e narrativa. ironia coatta. Il processo iniziato alla metà degli anni Sessanta si è accelerato ed esteso: il suo secondo nome. manierismo. in qualche banditore dell’ipermoderno non mancano approssimazione e moralismo. e ciò che già l’età postmoderna aveva messo in moto. tanto più. così questi scrittori praticano una storiografia critica del presente che ha poco a che fare con l’historiographic metafiction di Pynchon o Doctorow. ma era frontale e spazientita. forse. il presente è diventato oggetto di investimenti e giudizi. e le ha sostituite il loro contrario: non più morte del soggetto e dell’autore. ripensate in questa chiave il dibattito su Gomorra: chi come Saviano si confronta con una realtà già mangiata dai media? chi come lui vuole produrre. spero. testimonianza Una letteratura documentaria sa subito che la realtà non è la cosa da rispecchiare. Tuttavia. la radice della sua credibilità non è positivistica: al contrario. anche la narrativa italiana recente inizia a comporsi in un panorama. è bene che il prefisso iper non crei equivoci: esso non ha alcuna sfumatura celebrativa. Le parole d’ordine di un trentennio iniziato con la metà degli anni Sessanta e spento alla metà degli anni Novanta sono scadute. è il cosiddetto personal essay. 2010 7 . Siti ci si è avvicinato dopo aver scritto alcune delle più belle autofiction prodotte in Europa. A questa modernità oltranzistica e compulsiva. una testimonianza la cui credibilità si fondi sull’«io c’ero» e su un’enfasi rappresentativa che restituisca forza alle parole? Già questi titoli suggeriscono una caratteristica distintiva della nostra narrativa rispetto a quella internazionale: mentre altrove l’ipermoderno ha coinciso anzitutto con un rilancio del romanzo fuori del manierismo o del citazionismo postmoderni. bulimia. Sotto il regime della modernità. se non sfruttare un immaginario da B-movie per avere accesso al profondo? Cosa racconta Siti. il documento invoca subito il correttivo della testimonianza (penso all’acutezza con cui Agamben ha articolato questa categoria in Quel che resta di Auschwitz). o maschere troppo fragili per potersi difendere dalla furia del Nuovo Ordine Mondiale. I miti della fine della storia e dello sciopero degli eventi sono stati sbugiardati anche prima dell’11 settembre. è ciò che l’ipermoderno teme e contro cui resiste. ma non assistiamo certo né alla fine del tardocapitalismo e del neoliberismo (le loro crisi sono le febbri di crescenza del Leviatano). è semmai la sua continuazione unilaterale. Nelle patologie emergenti e simboliche del presente (anoressia. parodica. in tutti i modernisti storici. Arminio pratica la paesologia in forme strutturalmente analoghe. il realismo è diventato un soufflé pronto ad afflosciarsi in una poltiglia di finzione. ma appunto come ombra. Franzen. Oggi. l’esibizione dell’artificialità della scrittura non sono i segni di uno scetticismo rinunciatario. recentissimo tentativo sistematico è appunto di un sociologo: in Ipermondo (Laterza 2012). e in particolare la letteratura che si sono imposte da metà anni Novanta? Se scrittori come Bolaño o Foster Wallace o l’ultimo DeLillo segnano una transizione dal postmoderno a qualcosa che non lo è più. Se la modernità conosceva sistemi di autocorrezione e di rivolgimento. allora. sarebbero utili quanti già negli anni Ottanta e Novanta. Eppure. Massimo Recalcati è ricorso a questa categoria. L’iper è il dover essere della contemporaneità. è a rigore ingenua. infatti. Saramago. Gomorra ha imboccato tutt’altra strada. per come l’hanno inventato Foster Wallace o Sebald). Augé con la surmodernità. di ipermoderno si inizia appena a parlare. partecipazione civile. White. a sgombrare il campo dagli equivoci su quel neo-neorealismo o neo-naturalismo di cui si è sentito parlare in Italia negli ultimi anni. non è affatto esclusa una regressione a forme grezze. Richler. oltre al memoir. Ipermodernità Che nome dare a queste mutazioni. Il nodo della letteratura ipermoderna è proprio il realismo. Promossa in Francia soprattutto da filosofi e sociologi come Gilles Lipovetsky (e in principio. volontà di raccontare il presente. nuove forme di realismo. è globalizzazione. Postmodernism Sembra che ormai se ne siano convinti tutti: la cultura e la letteratura postmoderniste si sono esaurite. L’uomo senza inconscio (Cortina 2010). con la giunta di Cosa resta del padre? (Cortina 2011). Ma non è più il tempo dell’anything goes e del laissez faire postmoderni – spade di plastica. al contrario. La riduzione del mondo a favola. il suo intento non è dimostrare che l’identità è fittizia perché impastata di menzogne. ma senza mete: piuttosto che credere che sia già stato fatto e detto tutto. crisi di panico. le arti. Viene così inscenata quella necessità di un di più di lavoro interpretativo cui ci hanno abituato i media audovisivi (Pietro Montani. Laterza 2010). L’espansione e quasi l’istituzionalizzazione delle scritture dell’io lo dimostra in abbondanza. è stata contrastata). la febbre che la fiacca. senza avere fede nelle favole sul progresso. Il futuro è sempre qui. non è tanto o solo una rottura con il postmoderno (la cui egemonia. Senza un ripensamento del modernismo non saprei capire libri pur diversissimi come la trilogia di Siti. se si considera che. l’autoriflessività del racconto. È tutto lavoro da fare. ha conosciuto una diffusione straordinaria. Schulze. ma che cerca comunque di opporsi alla falsificazione integrale. la rivelazione che quel post non si era mai compiuto davvero. siamo stati per tutto il Novecento e siamo ancora: ciò cui assistiamo. Le forme del realismo ipermoderno – che spesso assume o costeggia i modi del reportage – sono perciò mediate da due istanze complementari: quella documentaria. e il sole della rivoluzione non sorge più in nessun cielo. Sembra il ritratto di molti personaggi contemporanei e di quei narratori che descrivono il disagio senza credere al profondo e alla psicoanalisi: sono strumenti fatti apposta per leggere Easton Ellis o Coetzee. disturbi psicosomatici) non emerge alcun rimosso e l’inconscio è fuori gioco. ora in maniera spasmodica.24 Iperbolica modernità Come raccontare la realtà senza farsi divorare dai reality Raffaele Donnarumma Goodbye. Gli scrittori italiani hanno un rapporto difficile con il romanzo. e ci dà stupori di routine: rischia di essere la nostra prigione distopica. il realismo documentario ipermoderno riscrive perché la realtà è già scritta o raccontata o rappresentata. a dirla tutta. A chiarirla. parlare di ipermoderno può servire a farci capire la cultura. Coetzee. L’immaginazione intermediale. strappare qualcosa di vero alla proliferazione dei discorsi e delle immagini. sia che colonizzi forme narrative date. La questione (ci ha riflettuto Didi-Huberman) non è la realtà fuori o prima delle immagini: ma la verità delle e nelle immagini. anche nelle menzogne. salvo recuperarlo a modo suo negl’Incendiati. non si sfugge al confronto con la tradizione modernista. Littell. il realismo risponde per statuto a un’angoscia di derealizzazione e si misura con l’irrealtà o la realtà depotenziata prodotta dai media. Cosa dice Operation Shylock se non che alcune verità possono essere enunciate solo nell’invenzione più divertitamente spericolata? Cosa fa Lunar Park. Ma prima di tutto. ma neppure quella regressione. il postmodernismo metteva in mora o irrideva. scetticismo sulla politica. che il postmoderno dava per avvenuta. denuncia. pure. Moresco se ne è allontanato sempre più visionariamente correndo verso l’opera-mondo. e al fondo del quale non c’era nulla. oggi la correzione è appalto dell’etica più che della politica. Proprio perché il documento richiede un’assunzione di responsabilità da parte di chi lo produce. sia che se ne crei nuove (e una delle più vitali. La scrittura rivendica oggi effettualità morale. era Baudrillard). è un trattato di antropologia contemporanea. nessuno potrebbe vantare di fronte al reale una verginità che c’è da stupirsi qualcuno creda sia mai esistita. Yehoshua. ora ironicamente. Houellebecq. e come il modernismo si opponeva alla modernità sino al rifiuto e alla reazione. ma uno scivolamento e. il cambiamento di clima non coincide affatto con un’eclissi del mondo della vita postmoderna. anziché in una sua trasformazione radicale? L’assunto da cui partirei è che la liquidazione ironica della modernità proclamata dal postmodernismo si è rivelata illusoria. Come ha detto meglio di tutti Siti. Frasca lo ha smontato e rimontato a forza di allegoria e riflessione. ma qualcosa che è già stato messo in forma dal discorso sociale. la polemica contro le fotografie naturalistiche e le marchese che uscivano alle cinque aveva sì la coscienza sporca. questa categoria non è ancora stata pensata come occorrerebbe. Ipermoderno è dunque quel realismo che sa che la realtà è mediata dalle immagini e dalle costruzioni culturali (cioè. Non esiste verità senza che qualcuno non ci metta la faccia e la parola. da noi il meglio sembra voler sfuggire alla sua ombra. Trevi può sognarlo nel Libro della gioia perpetua. autoreferenzialità. Si prenda proprio il genere più sfuggente: quell’autofiction che. ma che ogni identità si costruisce.

e Luciano si è recato a Roma per assistere alla Via Crucis. forcluso dalla rappresentazione). avevano irreggimentato il concept del format televisivo Big Brother (in Italia trasmesso dal 2001 alla primavera di «N quest’anno. ma anzitutto. poi s’intrude in una breccia ed effettivamente entra nella Casa. La seconda è che Luciano. mise en abîme del Passaggio. Delle ottime domande. Così che Luciano. ma che in realtà trae il suo misero benessere da piccole truffe su vendite per corrispondenza. poiché essi ammettono una soluzione. infatti. obliqua quanto ironica. il protagonista di Reality di Matteo Garrone che tanto gli assomiglia (a sua volta simpaticissimo. ovviamente a Bellissima di Visconti eccetera. lo sguardo dell’ Autore (un po’ come quello – così provocatorio nel letteralizzare la metafora dell’ Artista-Demiurgo che oggi tanto irrita gli avversari dell’ Autorismo – del Lars Von Trier di Breaking the Waves. I l fattuale consiste quindi nell’abbandonare l’approccio dissolutorio in quanto è anch’esso divenuto superato. non si duole affatto. che ha la stessa funzione di quello realizzato da Garrone nella parte centrale di Reality) nella chiave di un Realismo della Derealizzazione o. gratuito collezionismo da cinéphile. nell’incipit della Dolce vita): che è in effetti il nume tutelare del côté meno sorprendente del film di Garrone. e non opposti. la risposta «per nessun motivo» è una risposta autentica. Ma è anche l’oracolo della sorte di Luciano. Nonché. Paris 1988 (traduzione italiana di Giovanni Scibilia: L’essere e l’evento. al contrario.] 2. perché queste hanno solo l’apparenza delle domande. che trasporta la statua di Cristo. cioè. una ragione necessaria. il programma risulta attualmente sospeso) vengono. con un sorriso estatico stampato sulla faccia. è ora lontano. Luciano resterà sino alla fine. perdersi in lontananza – mentre la mdp riprende il volo. così come non mancano riferimenti compiaciuti all’enciclopedia del Neorealismo (specie nella lunga e un po’ troppo macchiettistica parte centrale. Saggio sulla necessità della contingenza. nel Contagio. a sua volta. Il suo sorriso. bearsi. combaciano a perfezione. Il termine «contingenza». con due Vecchie che Luciano. letteralmente la distrugge. di ciò. perché essa non si pone nemmeno più. nel favoloso piano-sequenza iniziale. infatti. delle pseudo-domande costituite in modo tale che non ha alcun senso supporre che esse possano ammet- 1. in questi anni. Spieghiamo succintamente il senso di questa sostituzione. seconda scena estatica del film (segno di mimesi Cristica. deriva dal latino contingere: toccare. certo. ciò che davvero li interessa è di sapere com’è stato possibile (e lo è ancora: voi ne siete la prova) arrivare a porsi «falsi problemi» di questo genere. questo. a lungo segue una carrozza a cavalli decorata di stucchi e finimenti rococò. in precedenza ripreso nelle scene più dolenti del film. mistericamente). manda a monte il matrimonio con la mogliecomplice. dell’estasi rappresentata dalla Casa del Grande Fratello. fa la sua prima apparizione travestito da drag queen con parrucca blu). prigioniero del suo sogno di fama: o meglio dell’ultra-vita. in neolingua televisiva) che grida a ogni pie’ sospinto Enzo. ospite d’onore della festa. Queste nozioni rimandano ai temi inseparabilmente connessi. cercheranno il modo più efficace per fare un’alzata di spalle. condannato a sorvegliare la vita dei Prigionieri della Casa. tenteranno di farvi comprendere che non vi sono enigmi. Luciano individua gli studi nei quali viene ripreso il Grande Fratello. scambia per misteriosi Emissari e che parlano con lui dell’Ingresso in una Casa che è. per al Cielo infine fare ritorno. consapevole e puntigliosa polemica con quanti avevano accolto trionfalmente Gomorra (e oggi non a caso storcono il naso di fronte a Reality) in nome di un preteso «nuovo realismo». al solito. ripetendo instancabilmente il gesto duchampiano-wittgensteiniano. che incongrua percorre la viabilità dell’hinterland partenopeo per fare infine trionfale accesso a un tamarrissimo ricevimento di matrimonio. nell’alveo di Fellini (l’elicottero.24 IPERREALISMI Al di là del principio di ragion sufficiente Quentin Meillassoux noto che i termini «caso» (in francese hasard. quella in cui il suo modello di esistenza. si scopre (o si desidera). dilapida i beni di consumo nel frattempo accumulati per regalarli agli Ultimi della scala sociale. una specie d’angelo del Paradiso (nella prima delle due scene di vera e propria estasi che punteggiano il film. i mendicanti prima schifati). Possiamo offrire questa formulazione del nostro progetto: intendiamo sostituire alla dissoluzione contemporanea dei problemi metafisici una precipitazione non metafisica di questi stessi problemi. e lo sono da sempre. può ritenere – e ciò a buon diritto – che questi problemi non verranno mai risolti. si profila il tema del Dado-Tutto (ovvero la chiusura inalterabile del numero dei possibili). e l’esistenza che davvero conduce. e al quale in precedenza aveva alluso un piccolo sketch in Cimitero. È Pasqua. Non è un caso che il finale (almeno nella parte in cui Luciano spia i ragazzi del Grande Fratello dagli specchi monodirezionali che circondano la Casa) riscriva con precisione un episodio di Troppi paradisi di Walter Siti (insieme al quale. potremo comprendere la sua stessa essenza come produzione di problemi che essa non poteva risolvere. (Già il precedente cinematografico concettualmente più diretto – The Truman Show di Peter Weir e Andrew Niccol. E occorre scoprire – a partire da questo fatto – che quelle domande erano davvero delle domande. ma perché non c’è più una ragione. o alla domanda «perché vi è qualcosa e non il nulla»? In generale. Lo Spettatore. le facce mostruose degli invitati alla Festa. quella del Signore). Seuil. In Paradiso. è prevedibile. A quel punto succedono due cose. gesticolante venditore in una pescheria in piazza. non perché non ci sia più un problema. Solo chi crede che l’essenza della risposta a un problema metafisico consista nello scoprire una causa. La vera fine della metafisica ci si rivela come un’impresa volta a liberare dalla dissoluzione il precipitato delle antiche domande. [N. può essere visto negli schermi televisivi. del Sarcasmo Complice da Commedia all’Italiana e del Corruccio Moralista da Apologo Sociale – meglio. ma piuttosto domande sulla metafisica o riguardo la metafisica. 1996): che appunto dall’alto. È lo slogan («Never give up!». Perché il postulato della dissoluzione. Non si accorgono della sua presenza gli altri partecipanti al reality né. Testo tratto da: Dopo la finitudine. eccellente la prova del protagonista Aniello Arena. certo. invece. eccetera – svelando l’origine (linguistica. storica e così via) della vostra vana problematica. Ma l’aspetto essenziale – che costituiva già una intuizione portante dell’Essere e l’evento2 – è che il pensiero più vigoroso intorno all’avvenimento incalcolabile e irrappre- È sentabile è ancora il pensiero matematico. fuori di metafora e di cornice. Al contrario. quello grottesco e satirico (i parenti obesi di Luciano. quella vita: onde farla coincidere il più possibile con l’astratto modello di simpatia che reputa idoneo alla Casa (la smette con le truffe. La prima è che nessuno lo vede. perché in quel caso davvero il Cielo era posticcio. e che poco dopo viene in effetti inquadrato prendersi Enzo. anzi.T. Di fatto: il casus dei dadi è sinonimo di aleatorietà. quando la novità ci prende alla gola. Genova 1995). gli occhi di noi spettatori – davvero lo pedina di continuo. L’ontologia della chiusura dei possibili ci colloca necessariamente entro un mondo che si rifiuta alla gravità nel momento stesso in cui prende sul serio solo le tecniche di conteggio.d. il secondo dei quali sostenuto a Cinecittà – si convince che Emissari della Televisione abbiano preso a spiarla. Alla luce degli sviluppi precedenti. quella sua vita. Mimesis edizioni. trainato da tiranti durante una festa in discoteca). direi. «caso» è senz’altro possibile: l’essenziale nel gioco dei dadi è proprio la caduta (casus) di questi ultimi. quella della «recita» di Luciano in uno spazio chiuso-aperto uscito dritto da una pièce di Eduardo De Filippo). La fine della metafisica si identifica ancora ampiamente con questo tipo di approccio dissolutorio: non si tratta più di porre domande metafisiche. del calcolo delle possibilità inerente a ogni gioco di dadi. ma anche quello del freddo calcolo delle frequenze (il mondo delle assicurazioni sulla vita. caduti gli ascolti dell’ultima edizione. poetico o religioso. che si suppone regolata da vincoli causali operanti al di fuori della nostra conoscenza e portata. protervi. Ogniqualvolta in un pensiero domina l’identificazione dell’essere con il caso. allora finisce il calcolo e finisce anche il gioco: siamo passati alle cose serie. del resto. compreso l’improbabile. la stessa che consente a Garrone di evitare le derive. L ’unico realismo. L ’Uomo Comune crede d’essere diventato davvero il protagonista di un Controllo continuo e ossessivo. i problemi metafisici si rivelano come autentici problemi. riconsegnate infine alla loro sovrana legittimità. L ’ultima scena del film (attenzione: spoiler!) fa infatti da perfetto contraltare a quella iniziale. per giunta. all’altezza dei tempi che ci sono dati in sorte. «lancio di dadi». Prigioniero di una Super-Casa che per tetto ha solo il cielo. È attraverso la matematica che giungeremo infine a pensare ciò che. agli occhi dei conterranei. ricostruito in uno studio televisivo). come l’omonimo artista bulgaro. stendersi. e portarlo via con sé nell’Empireo delle Star – inserisce Reality. Ma solo a una condizione precisa e strettamente vincolante: occorre comprendere che rispetto alle domande metafisiche che ci chiedono perché le cose sono come sono e non altrimenti. tere una soluzione. Bensì. L ’enciclopedia dei Realismi che Reality compendia e parodia si fa così strategia. del Trasumanare che sta per compiersi. ha saputo reinterpretare la tradizione dei Realismi (sino a un pastiche pasoliniano. di demistificazione: in vista di un altro-realismo. Reality Andrea Cortellessa on abbandonate mai i vostri sogni!». Il contingente è insomma qualcosa che infine accade – qualche cosa d’altro che. del gioco e del calcolo. Luciano finalmente è uscito dalla sua vita «recitata» fuori: ed è entrato nella «vita reale». confonde le quantità e dà il segnale di fine della partita. secondo cui i problemi metafisici non sono dei problemi ma dei falsi problemi. La metafora orwelliana e il procedimento foucaultiano che. e più ancora vorrebbe ripercorrere il suo cammino (a lungo lo pedina. onde verificarne la coincidenza con l’accattivante epitome realizzata in sede di provino. lo si vede letteralmente volare sopra la folla adorante. i corridoi che perimetrano gli ambienti spiati dalle telecamere. Ormai è comprensibile che la credenza contemporanea nella irresolubilità delle questioni metafisiche è solo l’effetto del perpetuarsi di una credenza nel principio di ragion sufficiente: perché solo colui che continua a credere che pensare speculativamente equivalga a scoprire la ragione ultima dell’esser-così crede anche che le domande metafisiche non abbiano alcuna speranza di venir risolte. ma avviene vicino a noi tanto da toccarci. Dal Cielo infatti proviene. poiché non c’è nessun problema. 1998 – alludeva alla dimensione religiosa col nome del regista-demiurgo dello Show che aveva per unica. di un Iper-Realismo. Milano 2012. Il nuovo melangolo. Via via che risolveremo le domande della metafisica. che ormai sappiamo dipendere dal negato mantenimento della metafisica. prigioniero della rappresentazione in cui la sua vita di tutti i giorni si trasforma: dal momento in cui – superati i primi provini. 8 . Non si deve ridere o sorridere delle domande: «Da dove veniamo? Perché esistiamo?». Un collegamento etimologico col termine italiano corrispondente. dall’alto. Caritatevolmente. ma occorre invece assimilare il fatto straordinario che le risposte «Da nulla. A rigore. e altrettanto misteriosamente riesce a fare accesso nella Casa. così. si può infine cogliere il senso complessivo dell’approccio fattuale. Vi dimostreranno che la vostra domanda non ha nulla di enigmatico. L ’Elicottero – verosimilmente impiegato per realizzare questa ripresa. per la sua potenza di novità. Quando ci succede qualcosa. appunto. ultima citazione. È il discorso dei limiti del pensiero. dogmatico. L’Être et l’Événement. Cosa faranno molti filosofi contemporanei (sebbene sempre meno) posti di fronte al problema di Hume. mi pare. sfuggendo a tutti i possibili già inventariati. Lo vediamo accomodarsi su una sdraio al limitare della piscina. Non c’è più un mistero. per qualche tempo Garrone ha invano vagheggiato un film sulla resistibile ascesa di Fabrizio Corona): ossia l’autore letterario che – al prezzo di una puntigliosa Sospensione del Giudizio. per quanto ne sappiamo (lo sguardo degli Spettatori. accadere. di essere costantemente sotto gli occhi di un Panottico che. Ma non è. dunque. così come le musiche ninoroteggianti di Alexander Desplat. dall’arabo az-zahr) e «aleatorio» (dal latino alea) rinviano entrambi a etimologie vicine1: «dado». Misteriosamente (o meglio. inconsapevole vittima e star Jim Carrey: Christo – grande empaqueteur altresì. Alain Badiou.alfabeta2. lo sorveglia e giudica (del resto. eccetera). pone fine alla vanità di un gioco dove tutto. Prima percorre lentamente. cioè. La contingenza è ciò che avviene. il mondo riconosciuto come superiore nella sua superficialità). e non quello artistico. Questi filosofi avranno la pretesa di dissolvere il vostro problema «ingenuo» – metafisico. che è davvero un carcerato: appartenente alla Compagnia della Fortezza nata nel 1988 nel carcere di Volterra). opposte ma equivalenti. questo postulato cede via via che riusciamo a rinunciare al principio di ragion sufficiente. la mdp di Matteo Garrone – e con lei. dei rischi calcolabili e così via). o domande irrimediabilmente sorpassate. elemosinando raccomandazioni per lo Show). ironicamente letteralizzati. cura e traduzione di Massimiliano Sandri. è quello di Robert De Niro nel finale di C’era una volta in America di Sergio Leone. Per nulla» sono realmente delle risposte. di un oltre-realismo o Iper-Realismo che è in effetti sempre stata la cifra di questo autore (almeno dall’Imbalsamatore in avanti). il simpaticissimo vincitore napoletano del Grande Fratello la cui fama improvvisa lo ha reso. senza abbandonare il suo postulato fondamentale: solo la rinuncia al principio di ragion sufficiente permette di dare senso ai suoi problemi. per sua scelta. «gioco di dadi». quello dell’apparente gratuità del gioco (la vita intesa come gioco.

Questo elemento trascendente è ciò che usualmente viene indicato col termine «cultura». 9 . dell’antropologia filosofica. un presupposto metafisico che non solo è non dimostrato e non dimostrabile. L e argomentazioni di coloro che invece si dimostrano contrari. il Mulino. L’uomo. e il coraggio e l’ostinazione con cui ha rivendicato il diritto a «uscire dal ghetto» partecipando anche alle gare dei cosiddetti «normodotati». per la tenacia che ha dimostrato nella sua carriera agonistica. in mezzo ad animali valentissimi nella fuga e ai predatori più pericolosi. dovrà dare conto di questo dualismo: «Sarebbe a mio avviso un risultato meritorio qualora si potesse dar fondamento alla generale e popolare opinione che definisce “animale” tutto ciò che non è uomo. questo discorso non è che una riedizione del tradizionale discorso sul progresso. che identificano il «salto» oltre l’umano con una prospettiva puramente quantitativa di aggiunte tecnologiche a un corpo biologico ridotto a passivo campo di intervento da parte di un’entità (la mente? il soggetto?). di S. come sull’orlo del mare un volto di sabbia»8? Se a qualcosa può e deve servire una cultura del postumano. Ogni altra visione del postumano ci condannerebbe (forse ci sta già condannando) a una triste replica di quei dispositivi di esclusione. e soprattutto non hanno bisogno di nessun Pistorius per essere eroi. l’omeostasi che regola il rapporto dell’uomo col suo ambiente. sterminio delle razze. La conseguenza è che la visione di Gehlen non supera affatto il dualismo: esso viene soltanto assunto a dato empirico. Era inevitabile che tutto questo fiorire di commenti. ma solo a prezzo di spostare il dualismo scheleriano dalla spaccatura fra «natura» e «cultura» all’interno della stessa natura. insomma. come i cosiddetti «transumanisti»)7. Cremaschi. Non sarebbe tanto un indimostrabile vantaggio degli atleti con protesi che sconsiglierebbe questa mescolanza. per esempio. il commento di un lettore su un blog: «La partecipazione di Pistorius alle olimpiadi dei normodotati ha rappresentato il trionfo della retorica della “normalità dei diversamente abili”. sul cyborg. di risposte. cacciato dalla porta. CoBrA Museum of Modern Art . Quattro teste ed altre storie. la comparsa di una figura biologica e culturale diversa. 413-414. a descrivere. Bologna 1987. sono autenticamente eroi di tutti i giorni»1. insomma. ha come unica giustificazione quella di fondare più efficacemente. Io la finirei con questa schifosa retorica. È altresì evidente che questo presupposto è accompagnato (almeno implicitamente) da un’altra premessa: che nell’uomo ci sia un elemento irriducibile alle altre specie animali. di una certa ossessione dell’«origine». Arnold Gehlen. Poi ci si dividerà fra coloro che non reputano desiderabile (o forse neanche possibile) superare questa linea di demarcazione. http://www. la riflessione. di presunte purezze. di accompagnatori. «dal punto di vista morfologico l’uomo è determinato in linea fondamentale da una serie di carenze. la quale è la medesima in tutte le peculiari caratteristiche umane. L’uomo artificiale non riesce a mutare significativamente. andasse a impattare su un dibattito (appunto quello sul «corpo artificiale». rientra dalla finestra: quello della separazione dell’uomo dal regno animale. che ha investito. Michel Foucault. certo. da una specie nota a una ignota. per una o un’altra ragione. e quindi tracciare una linea di demarcazione precisa fra ciò che è umano e ciò che umano non è. 1980 . scrive Gehlen. 93. l’uomo sarebbe già da gran tempo eliminato dalla faccia della terra»)4. La combinazione di spavalderia e di understatement con cui ha avanzato le sue richieste e si è presentato sui media. e da lui modificata in senso favorevole alla vita. Gehlen ci riesce. e va compresa muovendo dal progetto posto in essere dalla natura di un essere che agisce»2. 3. anche la scena italiana. 69. Questa gente ha bisogno di aiuti concreti di strutture. per così dire. basate su «prestazioni di specie superiore»5 come il linguaggio. p. 4. Concezioni di questo tipo generano visioni meccaniciste e pseudo-evoluzioniste. di inadattamento. cioè. che non è meno nefasta di ogni altra. né Roberto Barni. tanto tecnico quanto psicologico. ne ha fatto un personaggio in grado di catalizzare pregiudizi e aperture. lo configura solo in maniera diversa dall’essere umano senza protesi. Le parole e le cose [1966]. separandolo dalle ipotesi spiritualistiche. p. tanto individuale quanto sociale. non era questo il quadro nel quale Foucault. perché loro sì. che sia possibile fissare una volta per tutte una definizione di «uomo». che la specie Homo sapiens sia un unicum nel regno animale. entusiasmi e arroccamenti. Ecco emergere allora un’obiezione di segno opposto. p. non solo della tecnica. addirittura sul postumano). 5.Amsterdam 1. it di E. c’è però un atteggiamento di fondo che le accomuna. Questa corsa a definire. o perplessi. La ragione per la quale Pistorius era stato escluso delle Olimpiadi «regolari» nel 2008 era infatti l’eccessivo vantaggio che le sue gambe artificiali gli avrebbero dato rispetto ai concorrenti «non modificati». si leggevano in filigrana concezioni della tecnica. e che quindi. Ma in entrambi i casi il processo che viene descritto (come impossibile o già in corso. e non di schifoso pietismo. in cui vivono tutti gli altri animali. È in fondo questo «posto speciale» dell’uomo nel mondo che sta dietro alle fantasticherie sul «superamento» della specie umana a furia di interventi tecnologici sul corpo (un «superamento» che diventa particolarmente grottesco nelle teorizzazioni delle componenti oltranziste dei sostenitori del postumano. la ragione. e coloro invece che prendono atto che l’interazione fra corpo e tecnologia conduce proprio al superamento di quella linea. non abbiamo altra possibilità che quella di prenderne atto: ogni rifiuto è destinato prima o poi a essere superato. si «esonera» dagli stimoli per costruire risposte più complesse. del rapporto fra tecnologie e corpo. 7. prevedendo poi con sorprendente anticipazione una possibile situazione in cui «l’uomo sarebbe cancellato. http://humanityplus. a fissare una volta per tutte l’«essenza» dell’umano. lui terricolo. 55. Al di là delle differenze che attraversano tutte queste reazioni variamente ispirate al «senso comune». sia pure con parzialità e con un certo ritardo.24 Tendenza Pistorius Le diverse sirene del postumano Antonio Caronia D a quando si mise in luce per la prima volta alle Paralimpiadi del 2004. non specializzazioni. Ivi. L’inserzione della tecnologia nel corpo. anche a livello dell’immaginario sociale. 6. e il carattere unitario della nuova scienza dell’uomo. la nostra specie abbia realizzato una specie di «trascendenza del biologico». emarginazione del «mostruoso». it. e ad adattare il punto di vista evoluzionistico a tale discontinuità. in una natura artificialmente disintossicata. Il cyborg è già tra noi. ma cionondimeno perfettamente conseguenti) di un certo umanesimo. ogni squilibrio è condannato a essere assorbito. Semplificando moltissimo. Dietro alle risposte alla domanda: è giusto o non è giusto consentire a un disabile dotato di protesi di gareggiare con gli atleti «normali».org/ 8. La sua natura e il suo posto nel mondo [1940]. cioè di carenze di sviluppo: e dunque in senso essenzialmente negativo».giornalettismo. Milano 1978. le quali di volta in volta vanno definite nel senso biologico di inadattamenti. le argomentazioni che sostengono le due diverse risposte alla domanda posta da Pistorius si possono riassumere come segue. La prima e fondamentale mossa è quella di riprendere la visione dell’uomo come «essere manchevole». ontologico sulla disabilità. «Egli vive. E forse la fine prossima». al paradigma dell’incompletezza. si affida a una attività collettiva di previsione e di pianificazione che nessun animale conosce. di risolvere in maniera spontanea – se non automatica – ogni problema di integrazione. ma al contrario la conferma di un loro svantaggio: che li esporrebbe a umiliazioni. Prospettive antropologiche. anche se la retorica può essere cambiata rispetto a quella otto-novecentesca delle «magnifiche sorti e progressive». ma che si rivela il cavallo di Troia per cui il dualismo. Panaitescu. per i giornalisti e gli sportivi che esprimevano consensi o dissensi alle sue richieste (rivendicazioni? pretese?). Milano 1983. it. originarie. ingenue o scaltrite teorie dei rapporti fra natura e cultura. Carente di istinti e ricco di pulsioni. p. Mainoldi. I n effetti tutta la teoria di Gehlen è volta a fondare il «diritto» della discontinuità fra uomo e animale. di presunte «essenze dell’uomo». che l’uomo costruisce per se stesso). secon- do Gehlen. Rizzoli. p. www. ma un’antropologia tout court. In realtà tutta la costruzione concettuale legata alla teoria della carenza. Non erano queste le pratiche a cui pensava Nietzsche quando formulava la prospettiva del suo Übermensch. 60. avanzata a suo tempo da Herder. in nome di presunti modelli. trad. l’uomo di Gehlen obbedisce «a una legge strutturale particolare. dal lombrico allo scimpanzè.2009. Insomma. e svilupparla alla luce delle conoscenze scientifiche disponibili (quelle degli anni Trenta nel Novecento). l’uomo reagisce. deprecabile o desiderabile) è quello che conduce da una specie a un’altra. porta a risultati tanto più deludenti quanto più le intenzioni sembrano lodevoli (per esempio giungere a una definizione dell’uomo che non faccia uso in alcun modo di ipotesi dualistiche). trovandosi. La gran parte delle posizioni espresse sul cosiddetto «postumano» è fondata su questo presupposto. ma coerenti e possibili esiti (possibili. quello di una «linea evolutiva» speciale e peculiare all’uomo.IPERCORPI alfabeta2. ma non in modo tale da determinare un salto qualitativo. chiudendo Le parole e le cose. tutta un’antropologia. Questo atteggiamento è una concezione «fissista» o «sostanzialista» dell’essere umano: la convinzione. e non ritiene che la diversa forma e il diverso funzionamento delle protesi che sostituiscono gli arti inferiori dell’atleta gli diano un vantaggio o uno svantaggio particolari. manufatta. Per costoro.org/. Questo. «A differenza di tutti i mammiferi superiori». sarebbe in grado. Ivi. la protesi non «snatura» l’essere umano. pp. trad. prima delle Olimpiadi del 2008 (alle quali comunque fu poi ammesso. separandolo dall’uomo. È il caso della cosiddetta «teoria dell’incompletezza». non necessari né automatici. o potrebbe essere indirizzato verso un lagnoso pietismo. è in primo luogo – io credo – a riconoscere correttamente l’origine concettuale di quelle pratiche che. Per l’incontro con se stesso e la scoperta di sé da parte dell’uomo [1961]. insomma. di C. di un certo culto della purezza. né dopo (alle Olimpiadi di Londra di quest’anno non ha conquistato alcuna medaglia). Arnold Gehlen. Forse. all’integrazione fra corpo e tecnologia: chi esprime posizioni del genere si considera attento a una «logica del cambiamento». Ivi. con la quale Arnold Gehlen tenta di sfuggire allo spiritualismo del fondatore dell’«antropologia filosofica». per così dire. hanno prodotto schiavitù. Era più facile. Oscar Pistorius è diventato una figura di riferimento per l’immaginario del cyborg e del postumano. dichiarava che «l’uomo è un’invenzione di cui l’archeologia del nostro pensiero mostra agevolmente la data recente. Ne siano coscienti o meno coloro che lo sostengono. capace della raffinata strategia dell’«esonero». ma fallì la qualificazione). a modo suo. Si può anche dire che egli è biologicamente condannato al dominio della natura»6. Feltrinelli. Max Scheler.estropico. Dove si fonda il diritto di questa distinzione? E si può continuare a sostenerla anche se si ammettono i princìpi fondamentali della teoria evoluzionistica?»3. al mondo.com/archives/476777/oscar-pistorius/ 2. trad. Le risposte positive esprimono in genere una posizione favorevole alla «modernità». non sono stati aberrazioni della civiltà. il cui legame con la sua base biologica risulta sempre più misterioso. Non sono stati «incidenti di percorso» il fascismo e lo stalinismo. fare emergere – anche inconsapevolmente – un discorso. a delimitare. A questa condizione di carenza. Ma un tale vantaggio non era mai emerso nelle sue performance atletiche. di apparente paradosso («in condizioni naturali. sulla partecipazione di atleti con protesi così complesse alle competizioni dei «normodotati» sono più articolate. e a prima vista sembrano addirittura esprimere valutazioni diverse sul vantaggio che le protesi apporterebbero all’atleta disabile. di considerazioni. rovesciando i suoi apparenti svantaggi in vantaggi: modifica l’Umwelt per trasformarlo in Welt (dall’ambiente. 37.

L’identità negata. La sua storia è raccontata in Gould 1985. Leslie (1978). e livello di base del discorso. Chicago.. per lo più artatamente costruita. Rosemarie (1997). Miti e immagini dell’io segreto di Leslie Fiedler (Fiedler. domandava Spinoza. Agli antipodi. i pin head. Intorno al corpo spettacolarizzato veniva costruita una biografia che ne mettesse quanto più in luce possibile il meraviglioso e lo straordinario. in molti casi. La Garland Thomson richiama la categoria bachtiniana del grottesco2 materiale-corporeo rabelaisiano. approfondita dalla Garland Thomson. la Venere ottentotta 3 che si esibì in Europa fino alla morte per vaiolo e alcoolismo nel 1815. o al limite di autosussistenza. Rosemarie ed. Venere. verrà rimpatriato come bagaglio a mano». Punto di partenza. In questi due ultimi casi è evidente il legame con la dinamica di genere. un corpo privo di testa ma con braccia e 10 gambe. Freakery: Cultural Spectacles of the Extraordinary Body. ideale del tipo caucasico originario. che chiamava lo spettatore alla decisione. se non geografici ideologici. di un salto epistemico: semplicemente nel dopoguerra un simile spettacolo non poteva avere più corso. La studiosa sostiene che ciò che era l’oggetto degli spettacoli venne territorializzato dalla scienza. il corpo diventa pura risorsa. ragazzo della Mongolia alto settanta centimetri. l’alternativa unica sarebbe stata l’istituzionalizzazione in un frenocomio. concentrando la propria attenzione su una sua forma specifica e un orizzonte temporale delimitato. e quando possibile veniva aiutata con espedienti. della venere ottentotta sta la ragazza circassiana. la fame di meraviglioso e bizzarro degli spettatori si era trasposta su altri livelli. piuttosto. Certamente le condizioni di vita dovevano essere agghiaccianti.org/?p=8036 3. La sua spettacolarizzazione continuò così postuma per più di cent’anni (ora il feticcio imbarazzante del suo corpo impagliato giace in un istituto scientifico di Oslo). in cui il termine freaks si era caricato di una significazione specifica e differente. Il principe Randian era in grado di rollare e accendersi una sigaretta: quanti sanno farlo senza mani? Quando il rassicurante schema corporeo caro a Merleau-Ponty e ai suoi eredi fenomenologi viene meno. N egli anni del razzismo «scientifico». era un amabile conversatore dotato di un pregevole senso dell’umorismo. traduzione di Lucia Maldacea. a uno studio più approfondito si rivelano un oggetto di ricerca estremamente complesso e interessante. Generale. Conosceva varie lingue. il lavoro riuscì tanto bene che ne ricomprò i corpi imbalsamati. la «donna orso» alias «la donna più brutta del mondo». Miti e immagini dell’io segreto. bianco. quasi doni carismatici. per lo più in nord America dal diciannovesimo secolo al 1940. libro che apre lo sguardo dei disability studies su uno dei capitoli rimossi della storia della disabilità. Cosa è?: domanda che individuava implicitamente. ad Auch Zwerge haben klein angefangen cioè Anche i nani hanno cominciato da piccoli di Werner Herzog e Pro urodov i ljudej cioè Of Freaks and men di Aleksei Balabanov). dopo che gli Stati Uniti conquistarono le Filippine togliendole alla Spagna alla fine del XIX secolo. di una città del nord. come il celebre midget generale Tom Thumb. inglese e tedesco. domanda all’interlocutore il principe Randian in Freaks. Freaks. come i gemelli parassiti o siamesi. traduzione di Roberto Giammanco. ogni sua parte si presta al bricolage necessario alla relazione al mondo. come approfondiscono alcuni saggi raccolti in Victorian freaks da Marlene Tromp. Freaks. Ancora una volta la meraviglia della specificità individuale si somma alle suggestioni esotiche della provenienza: come nel caso dell’indiano Laloo. era a Roma per partecipare a una trasmissione della televisione nazionale nella quale appariva al fianco di Bao Xishun. come polarità della scelta. o freak shows: spettacoli itineranti. Columbia University Press. sposato. individuare ciò che gli è antitetico è funzionale alla sua affermazione. Il principe Radian. originari del Siam. è domandarsi cosa accomuni persone tanto diverse come le tipologie spettacolarizzate nei freak shows. «per divertimento e profitto». (1996). Un livello di interesse particolare delle analisi culturali dei freak shows è lo studio delle relazioni tra la rappresentazione e le contingenze culturali. Fiedler. The Ohio University Press. uno specchio a un tempo fedele e deformante della società che li aveva generati. Queste biografie fantastiche erano stampate su cartoline illustrate e vendute agli spettacoli. l’uomo o la donna più grandi del mondo e il più piccolo. ciascuna epoca ci si è relazionata secondo le proprie forme. tra psicotici e sifilitici. Torino 1879). anche lui nativo della Mongolia. L’esagerazione era una delle modalità per innescare meraviglia nello spettatore. le disabilità risignificate come patologie e in alcuni casi. tutto ciò che gira intorno ai freak shows appare surdeterminato e complesso. Non di meno oggetto di esposizione a sua volta. Garzanti. Garland Thomson. i cui gli attori mettevano in scena la propria deformità reale. ciò che Erving Goffman in un famoso passo di Stigma (Goffman 1963) così individua: «C’è solo un tipo umano che non debba vergognarsi di sé in America: giovane. gli organi genitali (rescissi e disseccati da Cuvier) e lo scheletro furono esposti al Musée de l’homme di Parigi fino al 1974. tra cui ricorrente la conoscenza di più lingue. tipologia affascinante per definizione. University of Chicago Press. corpo eccedente e aperto. Il sorriso del fenicottero. Columbus. l’uomo più grande del mondo. Roma-Bari 1970 (ora Ombre corte. la soluzione fu la chirurgia. e dall’attribuzione di abilità altrettanto meravigliose. . Una sorte simile toccò a Julia Pastrana. le ipotesi di Rosemarie Garland Thomson non sono convincenti. Milano 1987. Forse si è trattato. Feltrinelli. il mostro è diventato l’extraterrestre. Una volta di più. per trasformare una condizione di emarginazione in una possibilità di lavoro. il meraviglioso si sommava all’esotismo e all’erotismo: come nel caso di Saartjie Baartman. francese. i gemelli siamesi. Victorian Freaks: The Social Context of Freakery in Britain. i nomi propri venivano sostituiti dall’attribuzione di titoli arbitrari e da definizioni sintetiche. non di meno riconosceva loro risorse economiche cui in nessun modo avrebbero altrimenti avuto accesso. la fantascienza non ha più avuto bisogno del supporto di corpi reali. da Blumenbach a Gobineau. per esempio il legame tra l’esplosione dell’interesse per il dawinismo e la messa in scena. venendo così a scoprire che He Pingping. E questo affascina: l’eccedenza-mancanza-non conformità del corpo è da sempre al centro dell’immaginario dell’umanità.alfabeta2. Stephen Jay Gould (1985). Goffman. tra cui hindi. Questa ambivalenza profonda caratterizza il fenomeno dei freak shows a ogni livello. se per fare audience si è dovuto riesumare lo spirito del circo Barnum. presentati stimolando il dubbio e l’invito alla presa di posizione del pubblico. Freak Show. il cui corpo venne sezionato e il cervello. nei Disability Studies. il marito vendette i cadaveri suoi e di suo figlio a un taxidermista. talvolta agghindati con trecce rivolte verso l’alto a rimarcarne la forma del cranio. nato con un gemello parassita. Informazioni da prendere col beneficio del dubbio. Trauma. sacralizzandola o demonizzandola. e come testimonia inoltre la proliferazione negli spettacoli di indigeni. innestato sullo sterno. Il colonialismo era uno sfondo sempre presente. Milano 1981 (ora Il Saggiatore. 2. camelli e zebù e Sullo stricnismo cronico. Non avendone capito il senso ho provato a informarmi. forse senza alternative. si stanno occupando da alcuni anni ricercatori che si muovono nell’ambito dei cultural studies. come veniva definito allora. Chang ed Eng Bunker. i microcefali. del missing link tra l’uomo e la scimmia. Erving (1963). si sposò ed ebbe cinque figli1. Tra le tipologie disabili oggetto di meraviglia e fascinazione erano i pin head. ma a un tempo asseconda la dinamica opposta di identificazione con la divergenza. è l’ermafrodito. Liquidati da Douglas Biklen come «pornografia della disabilità». Robert (1988). Tempo fa mi è capitato di ascoltare quella che voleva essere una barzelletta: «morto a Roma l’uomo più piccolo del mondo. Marlene ed. Non di meno producendo capolavori: si pensi alla storia di John Merrick narrata da David Lynch in Elephant man. Di quest’ultima modalità. 1988). Sulle ragioni che hanno portato all’estinzione dei freak shows intorno al 1940. «Cosa può un corpo?». New York. il «cuscino posteriore» (Ne trattò anche Cesare Lombroso: in Studi sui segni professionali dei facchini e sui lipomi delle ottentotte. al di fuori della spettacolarizzazione a pagamento. sia pure in forma estrema o estremizzata. Freaks di Tod Borowning (1932). 1. e con lui dobbiamo convenire che non lo sappiamo ancora. una messicana affetta da ipertricosi che resta la più celebre delle donne barbute. di giusti peso e altezza. i side shows. alla Donna scimmia di Marco Ferreri o ancora. 2011 umano in quanto – su questo gli autori concordano – la modernità è il tempo della costituzione dell’uomo comune. corpo limite spinto al limite. ora Thailandia. e se sia da censurare come sfruttamento della più lurida specie o se non fosse piuttosto. di bell’aspetto e recente autore di un record sportivo». una scelta. NYU Press. Bachtin e Braibanti. A inscenarlo erano (naturalmente?) afroamericani con microcefalia. O mettendola in scena. Altro indecidibile da esposizione. straordinario documento di un’epoca altrimenti rimasta solo in fotografia. ma per disabili come i microcefali. New York. Evidentemente null’altro che il discostarsi in modo macroscopico dall’ideale fittizio di una norma. (2008). o il principe Randian. http://tysm. Il freak rassicura lo spettatore sulla propria appartenenza al consorzio «C Roberto Barni. Credo ci voglia ancora qualche sforzo di interpretazione culturale per cercare di capire come sia stata possibile una simile regressione nelle attese del pubblico. complementare all’anello mancante e alla donna barbuta. Barnum. Prima della critica vi si era dedicato il cinema: innanzitutto con l’unico film interno all’orizzonte dei side shows. Il libro di Robert Bogdan sofferma l’attenzione sull’economia dello spettacolo. Alla sua morte per parto durante una tournée in Russia. traduzione di Ettore Capriolo. Sai fare qualcosa col sopracciglio?. quando non creata ad arte tramite frode. Dieci anni più tardi viene pubblicato Freak show: Presenting human oddities for amusement and profit di Robert Bogdan (Bogdan. Tipografia Celanza e Comp. la spettacolarizzazione del corpo non conforme. Extraordinary Bodies: Figuring Physical Disability in American Culture and Literature. così chiamati dal loro prototipo. Principe. Sul grottesco rimando al mio L’idea del grottesco in Kayser. (Ora sarebbe impensabile realizzare qualcosa di simile. A Rosemarie Garland Thomson spetta poi il merito di avere articolato ulteriormente il discorso in Extraordinary bodies e curando il volume collettivo Freakery. Tromp. l’uomo e la scimmia. Presenting Human Oddities for Amusement and Profit. Milano 2009). infatti la ripresa del tema da parte di altri autori è avvenuta su registri differenti. ingrediente altrettanto immancabile del freak show. era nato privo di arti ed era una stella del circo di Phineas T. il «bruco umano». Bibliografia Bogdan. 1978). Garland Thomson. La particolarità della Venere ottentotta erano i glutei prominenti. Verona 2003). Il circo Barnum arricchiva certamente chi sfruttava la condizione di necessità di chi si esibiva. Laterza.24 IPERCORPI Fare qualcosa col sopracciglio Il corpo non conforme e i Freak studies Enrico Valtellina an you do anything with your eyebrow?». Stigma. Ecco dunque come lo studio dei freak shows si è elaborato all’interno dell’analisi culturale delle disabilità. la steatopigia o. A inaugurare la letteratura critica è stato un testo divulgativo e legato allo spirito della controcultura americana degli anni Sessanta.

Mi sembra interessante che questa critica già consolidata di sport. Il movimento paralimpico e il suo supposto «empowering» non è secondo me solo vittima di una rappresentazione mediatica da freak show. Il suo sito è www. L’indagine può procedere per via di pratiche amorose o per il tramite di accertamenti sanitari. riabilitazione e freak shows presentano ciascuno dei pericoli. Le organizzazioni paralimpiche e i loro capi hanno spesso colluso con un insieme di rappresentazioni e pratiche che servono a depotenziare gli atleti. alle tecnologie di allenamento e. Per il momento i corpi più attraenti. Corpi che fanno la differenza. molto più dello spread. informe e informale. È esattamente questo punto. comprese pratiche derivate dai freak shows.24 Aspettando le Operaiadi Carlo Antonio Borghi isione in 3 D: Disoccupazione. la forbice si allarga. che evidenziano come i media rappresentino e costruiscano in modo inappropriato l’empowerment del movimento paralimpico e i suoi atleti. il reclutamento – spesso al limite della coercizione – dei primi partecipanti e il tono di benevolenza e competenza che accompagna l’«aiuto» concesso a questi corpi evidentemente rotti.IPERCORPI alfabeta2. Una buona forma di azione è quella di autoinchiodarsi in cima a tralicci. Gravidanza a rischio. Se in queste storie si sostituisce la disabilità con il genere. Sono stati pubblicati molti articoli. Avrebbe potuto partorire il futuro e forse un giorno lo farà. Focalizzandosi sulla differenza del corpo. si finisce per riprodurre l’idea che i corpi disabili siano tragici. A Milano nella mostra Addio Anni Settanta Arte a Milano 1969-1980 (palazzo Reale) sono state rimesse in luce tracce e impronte del passaggio del corpo in movimento o in stato di immobilità. Materica quanto l’arte scottata e bruciata di Alberto Burri. Devastazione e Disordine. Corpi differenziali. silos. Avrebbero potuto gareggiare anche tante statue greco-romane variamente mutilate o menomate o acefale. le tipiche storie paralimpiche hanno scassato. meccanici e digitali. per focalizzarsi su storie sensazionalistiche da freak show di «super atleti» o «super uomini» che sconfiggono i loro corpi (ritenuti) tragici e minorati. Dobbiamo volgere la critica non solo alle discutibili raffigurazioni dei media. d’argento e bronzo. È comunque importante notare che sport. variamente amputati ma ben visibili a Montecelio sopra Guidonia. che segna la mia divergenza dalla maggior parte delle critiche culturali. Stato di gravidanza permanente. 2004 corpo fermo e disteso aspetta di essere indagato. emergono molteplici nodi problematici. riprodotti dagli schermi Full Hd. entro certi limiti. I futuristi della prima onda avevano pensato alla Ricostruzione Futurista dell’Universo. Disordini psichici e sociali dietro ogni angolo. Tanto ricorrente da divenire permanente. flusso ininterroto di matrice lunare. intendendo l’universo come microcosmo personale unito al macrocosmo globale. Sta conseguendo un Ph. Magnificando questi atleti in modi tanto iperbolici e focalizzati sul corpo. Infine. in tasca e in testa. Il corpo spesso resta basito e impedito ad agire. Ci sono interi ambiti accademici che analizzano criticamente i modi in cui l’istituzionalizzazione sportiva spesso disciplina gli atleti secondo modalità non etiche. almeno una delle mie critiche. il corpo dell’intellettuale e quello del lavoratore metalmeccanico o petrolchimico. storie simili sono parte delle forze sociali disabilitanti. Con entrambe le forme di disagio tocca fare i conti. La nervous breakdown viene definita immateriale ma è tangibile e materica quanto la prima. minorati e per lo più incapaci – perché altrimenti la loro mera partecipazione dovrebbe essere più «strabiliante!» di quella di atleti senza disabilità? Terzo punto. Doppia. ciminiere e campanili ad altezza variabile dal suolo. sono risultati quelli delle post Olimpiadi di Londra 2012. tutto risultò ancora più chiaro. a cominciare dalla Venere di Milo e comprendendo anche Aurighi. Allora nel corpo dell’artista trovavano unione di sensi e di intenti il corpo individuale e quello sociale. Era l’11 marzo del 1915. Il primo riguarda la logica: gli atleti non «sconfiggono» le disabilità diagnosticate (o la collocazione di genere) per competere ai giochi paralimpici (o vincolati al genere). strategie che hanno funzionato tanto per i primi centri di riabilitazione come per le attuali organizzazioni degli sport per disabili. per quanto contribuiscono a imporre dinamiche di potere distorte che legittimano gli esperti a parlare a nome delle persone disabili e ad agire sui corpi non consenzienti dei «pazienti». all’abuso sessuale e alla violenza fisica. Nelle arti performative la condizione di immobilità del corpo dell’artista in pubblico è manifestazione estetica e critica verso il moto perpetuo dei villaggi globali e delle città verticali. e quella piuttosto aggressiva verso gli atleti trans e di altra collocazione di gender. La stessa cosiddetta danza urbana spesso mette i suoi performer fissi con le spalle al muro o con i piedi inchiodati sull’asfalto. Naturalmente non sono la prima a dirlo. Il resto del corpo dentro ai jeans. che incorporavano simili pratiche per costringere ed esporre la loro collezione di anomalie mediche per profitto. Tutta la realtà è riproducibile in alta definizione. per le firme di Balla e Depero. Corpi d’oro. tre fattori che sono stati utili al movimento paralimpico: infatti le strutture sportive hanno garantito un accesso alle sov- venzioni. dobbiamo avviare un confronto critico con gli aspetti contemporanei e storici del movimento paralimpico che agiscono contro questa presa di potere. Il corpo si era messo di mezzo e spesso di traverso. e come questi spettacoli (e spesso le loro star) venissero rilevati da spettacoli medici itineranti. Disoccupazione dilagante e invalidante. Il V Roberto Barni. Era una tela che desiderava un figlio d’artista concettuale. alla credibilità. dalla riabilitazione medica e dal sensazionalismo da freak shows. Ci aveva visto bene Pino Pascali quando. Non è facile trovare un atleta o teorico della disabilità che non sollevi.daniellepeers. È ancora lì appesa e ferma sui muri del Macro.Ed & Rec all’Università di Alberta.com. Credo dipenda dal fatto che i miti dominanti della natura intimamente tragica della disabilità e del benefico empowerment del paralimpismo lascino poco spazio alle critiche e alle preoccupazioni di atleti. Quando Fabio Mauri proiettò il Vangelo secondo Matteo sul petto di Pasolini seduto. Devastazione imperante e ricorrente dei luoghi della vita e del lavoro. In secondo luogo. sono state sviluppate analisi significative sulle raffigurazioni e pratiche abiliste e razziste dei freak shows del XIX secolo. all’esclusione sociale e all’emarginazione (nello sport e in molti altri ambienti). freaks? Cosa non ci dicono le Paralimpiadi Danielle Peers* «A tleta sconfigge i suoi genitali femminili per competere nella maratona per donne!». fin dai tempi dell’amicizia tra Cage e Duchamp. Eccone uno che varrebbe la pena vedere: «Gli atleti sconfiggono l’empowerment paralimpico e assaporano le nuove possibilità atletiche e politiche». Basta cercare con Google «paralimpico» per trovare una infinità di storie che descrivono come un paralimpico sconfigga eroicamente la condizione tragica e mostruosa del suo corpo per competere negli sport per disabili. Sul podio la Triade capitolina con Giove. mentale e corporale. attivisti e ricercatori: preoccupazioni fondamentali che riguardano il velo di silenzio calato sul dissenso degli atleti e l’assenza delle voci degli atleti rispetto ai loro sport e ai modi in cui sono rappresentati dalle loro organizzazioni sportive Se davvero vogliamo un movimento paralimpico capace di empowerment. Giunone e Minerva. ingravidò una bella tela bianca. spesso riproducendo e giustificando le disparità sociali. Una amicizia a scatti e a scacchi. Appeso allo schienale della sua sedia il giubbotto di pelle poetica. riabilitazione e freak shows medicalizzati sia di rado applicata al movimento paralimpico e alle sue pratiche. Solo coltivando la riflessione e uno sguardo critico sarà possibile leggere titoli nuovi sui media. ci sono ambiti disciplinari che criticano la riabilitazione e altri approcci medici alla disabilità. Ora ci sarebbe urgenza di una Ricostruzione psicofisica dell’universo postmoderno. Varrebbe la pena di chiamarle Disabiliadi. In tutti e due i casi si ottengono corpografie riproducibili in tutti i formati. Stranamente questo titolo non ha trovato spazio nei resoconti giornalistici delle Olimpiadi di Londra. queste narrazioni distolgono l’attenzione dai risultati atletici. Pazienti. con il suo pancione del settimo o ottavo mese. Traduzione di Enrico Valtellina 11 . Discoboli e Pugilatori amputati. e dunque trascurando la disabilità sociale. Corpi di persone disabili variamente e spesso artisticamente menomati ma determinati alla competizione agonistica.D. Con orribile dicitura il CONI le chiama Paralimpiadi. Non intendo sottovalutare la copertura mediatica alterna e spesso condiscendente nei confronti delle atlete. Detto brutalmente. Il corpo punto di partenza e di arrivo come progetto e concetto di se stesso. infatti. il rapporto con la riabilitazione ha giustificato le donazioni caritative. Tutto quanto ci è dato di vedere risulta in Blue Ray. La depressione economica corre in pista gomito a gomito con la depressione nervosa. Corpi differenti. ma anche alle rappresentazioni e alle pratiche delle stesse organizzazioni sportive paralimpiche. atleti. interrogato. alla fine degli anni Sessanta. in Canada. In un recente studio genealogico. ho dimostrato come i leader degli sport paralimpici e le loro organizzazioni siano sempre stati influenzati dallo sport istituzionalizzato. ma mettere in luce quanto siano state ridicole e discutibili le più comuni titolazioni paralimpiche. in Phys. queste storie partono dal presupposto che la lotta più significativa affrontata da questi atleti sia con i loro corpi. Intanto. l’influenza dei freak shows infine ha fornito le strategie rappresentative sensazionalistiche intorno alla disabilità in grado di catalizzare la massima attenzione da parte delle persone con corpo abile e di conseguenza il potenziale del fundraising. Analogamente. invece che con strutture sociali che li rendono molto più esposti alla povertà. chiaro come la camicia bianca di lui. Di seguito il corpo divenne Fluxus. È una modalità usata da operai in lotta per mettere in mostra lo stato di devastazione depressiva causato dal connubio mefistofelico di disoccupazione + disordine. * Danielle Peers è campionessa del mondo e medaglia di bronzo olimpica nella specialità della pallacanestro su sedia a rotelle. ma sono queste marche categoriali che permettono agli atleti l’accesso alle rispettive competizioni segregate. comunque. Più stai fermo più ti fai notare nella massa che non fa altro che andare.

bloccarla o sanzionarla. polizia armata. dai discorsi del sindaco di Londra ai bollettini municipali.london2012. dai giganteschi poster pubblicitari alla pigmentazione delle strade di Londra con i colori olimpici ufficiali rosa e arancione sgargiante.corporatewatch. Questa zona rossa di 200 ettari è in vigore da sei anni e durerà per altri due. Fino a quando ci saranno diseguaglianze così acute e disparità economiche così ampie. Dirk Matten-Andrew Crane. sostituire campi verdi con parcheggi. da tecnologie di sorveglianza. antichi acquitrini con campi di basket. Il documento definisce una buona consultazione come un processo proporzionale. cerca di prevenire e opporre l’implementazione di progetti insostenibili e tossici nei propri quartieri. leader di gruppi religiosi: questa consultazione è solo a inviti.com/documents/oda-consultations/code-of-consultation-final.uk/ukpga/2003/38/part/4 Roberto Barni. con un cambiamento di obiettivi.org. E forse gli amministratori pubblici questo lo sanno più di chiunque altro.gov. commercianti e proprietari terrieri. imprese. Ian Blunt. ciò che è successo indica proprio il contrario. è solo grazie al- la loro intelligenza e partecipazione alla loro economia. Sin dall’inizio il progetto olimpico è stata la fantasia estrema di un’amministrazione che. Ma perché azionisti piuttosto che semplicemente cittadini? Devota al discorso sulla responsabilità sociale delle aziende. In questo modo. protetto dalle reti che siamo abituati a vedere nei nostri porti. che pubblica una dichiarazione di «Impegno per la riqualificazione sostenibile» lunga quaranta pagine dove afferma che le Olimpiadi avrebbero rappresentato «lo standard di riferimento per la riqualificazione della Lea Valley»2. Su una scala di massa. Da un punto di vista puramente logistico. La popolazione dei cinque distretti che ospitano i giochi olimpici è una delle più diversificate nel paese. Così. anche se c’è un alto concentramento di comunità non bianche nei cinque distretti. in «Business Ethics.alfabeta2. la creazione di un enorme cantiere edile dove solo le imprese appaltanti potevano entrare ha perfettamente senso. La «sostenibilità» era ai primi posti sull’agenda politica dell’Olympic Delivery Authority. Tra gli impegni per la riqualificazione sostenibile c’erano la «creazione di comunità sostenibili dotate di infrastrutture pubbliche e con profili misti e bilanciati» e il «rafforzamento della coesione delle comunità locali». 2011-2012. attesta il cinismo di quello che si dice «lo Stato delle Pubbliche Relazioni». Durante il processo di progettazione e sviluppo.uk/sport/datablog/2012/jul/26/london2012-olympics-money 2. Erik Empson U n’iniziativa finanziata dal settore pubblico con 9 miliardi di sterline1.co. A Whitehall la percezione del governo è che l’iniziativa pubblica debba trovare partner privati. attori politici e il grande pubblico.]. XIV (2005). fortius Come produrre esclusione usando la retorica dell’inclusione Arianna Bove. genuino. che attualmente si relaziona in modo così negativo con alcuni dei più esclusi dalla società. il codice di consultazione pare un manuale di galateo diplomatico dell’Impero Britannico sugli incontri con rappresentanti di terre appena scoperte. sfortunatamente la domanda non è tanto se questa consultazione. si consiglia di dividerla in sezioni più piccole.com/mm%5CDocument%5CPublications%5CPl anningApps%5C01%5C24%5C07%5C69%5Ccommitment-to-sustainable-regeneration. Fino al 2014 il parco e le sue strutture rimarranno chiusi al pubblico. Quali lezioni possiamo trarre dalla débacle olimpica? Il fatto che. dall’apparenza di un campo profughi aziendale. non c’è stata alcuna consultazione pubblica sui bisogni e le esigenze che questo progetto poteva contribuire ad affrontare7. ufficialmente sponsorizzato dai campioni internazionali di devastazione ambientale. il cui unico scopo è quello di eliminare il «rischio» dalla democrazia. Il 42% proviene da gruppi etnici non-bianchi. CoBrA Museum of Modern Art .guardian. www. Le persone si ritagliano il proprio spazio dove possono fare la differenza. di proporre piani alternativi ed esprimere i veri bisogni e desideri degli abitanti. secondo l’Anti-Social Behaviour Act 2003: www. Queste strategie sono state effettivamente tradotte in pratica? Purtroppo. A European review». elicotteri militari. ci sono anche molti gruppi minoritari bianchi (turchi. e investono le proprie energie e intelligenze dove la propria vita politica può risultare qualcosa di più che mera protesta e dissenso. Forse la partecipazione civica si dà in altri luoghi e in altre forme. What is stakeholder democracy? Perspectives and issues. Nel documento viene posta molta enfasi sull’importanza della «comunicazione».uk/olympic-struggle/ 7. e gli invitati rappresentano identità politiche già formate che di per sé emergono da una qualche forma di processo di leadership.pdf 3. potrebbe. Grazie allo stato giuridico di eccezionalità che ha consentito l’esecuzione dei espropri in aree dove in precedenza sarebbe stato illegale privatizzare terre comuni. demolire vecchie case. che le mettano in grado di cominciare a partecipare a pieno titolo alla società. che rifletta diversità e uguaglianze. Spesso l’unico punto di contatto con il governo e le sue strutture formali sono la polizia e le istituzioni del welfare che intervengono su questa economia informale per gestirla. Nella peggiore delle ipotesi. non avrebbe mai vinto la competizione. un buco nella comunità. L e Olimpiadi di Londra pongono un dilemma che si trova al cuore del malessere democratico. il peso della responsabilità democratica può essere condiviso. altius. l’essere orgogliosi della Gran Bretagna – era la priorità. Dirigenti di agenzie governative. i loro fallimenti possano passare inosservati. gli stakeholders sono gruppi di interesse o lobby già esistenti e identificabili. E. Ora. trasparente. delega di autorità o trasferimento di diritti politici (un processo che può essere democratico e non). o a volte si perde semplicemente tra gli uni e gli altri. abbia avuto successo. le Olimpiadi del 2012 sono un caso interessante di analisi della democrazia in corso.T.24 IPERCORPI Olimpiadi 2012: citius. Inoltre. «Le autorità pubbliche hanno il dovere di promuovere l’uguaglianza tra le razze. la partecipazione – il prender parte. Zone in cui la polizia ha il potere di ordinare la dispersone di gruppi di due o più persone e impedire la loro congregazione e ritorno nell’area per 24 ore. e in quei tre preziosi minuti di diritto alla parola di fronte alla commissione urbanistica. per lo più vuoto. La versione integrale del testo è su www. uno degli effetti delle numerose rimozioni forzate è stato quello di creare attriti tra gruppi diversi: coloro che. le Olimpiadi di Londra sono state un esempio di quella che è l’esperienza della gente che si confronta con urbanisti e consigli comunali. In effetti l’Olympic Park mostra come sia possibile produrre una zona di esclusione usando la retorica dell’inclusione. In realtà le Olimpiadi potevano essere una vera opportunità di esplorare le diverse forme di partecipazione politica.redpepper. meno vengono effettivamente ascoltate. confrontati con tanta diversità. di usare i nuovi media come un modo per almeno calibrare l’opinione popolare. credendo che. ai cittadini non sia stata offerta parte alcuna nel processo decisionale. ha intrapreso una massiccia opera di ingegneria sociale su una scala mai tentata prima. Utilizza le piccole aperture istituzionali dei processi di consultazione per farsi ascoltare. e come seconda cosa ad affrontare le diseguaglianze sociali. campi nomadi. Possiamo parlare di un declino dell’impegno politico solo se continuiamo a pensare che le istituzioni siano il luogo della politica. ma ancor prima se essa sia mai veramente av- venuta. e. l’idea di «democrazia degli azionisti» (stakeholder democracy) è già di per sé alquanto dibattuta. la LDA e l’ODA intendono promuovere buone relazioni tra persone di diversi gruppi razziali. sospendere i diritti di navigazione e spingere lontano le comunità di barcaioli sul fiume Lea. le istituzioni pubbliche devono spingersi come prima cosa a riconoscere. Londra è la parte più ricca della Gran Bretagna. mentre le grandi imprese al contrario controllano gelosamente la torta dei contribuenti. con tende bianche sparse sorrette da metallo grigio.pdf 4. 19). Il rifiuto di seguire l’ordine porta all’arresto e a una pena fino a tre mesi di prigione e £ 5000 di multa. per esempio su come gestire le «esigenze alimentari» alle riunioni che vedano larga partecipazione di uno specifico «gruppo etnico». inevitabilmente complicata. inclusivo e sistematico. sfruttamento del lavoro e persecuzione dei migranti. come sondaggi e interviste. 5. Preparing London for the Corporate Games: the Docklands Planning Model. e criminalizzati negli spazi pubblici rimasti loro disponibili. nonostante ci fosse un codice di consultazione. solo allora le persone inizieranno a loro volta a investire in esse come mezzo di partecipazione al cambiamento della società. e la necessità di fare in modo che si coinvolgano i gruppi sociali più difficili da raggiungere. www. specialisti. che ha inizio con la vittoria del bando di aggiudicazione del 2005 e prosegue sotto la direzione di tre Primi ministri di diversi governi composti da tutti i principali partiti britannici. est-europei) e alcuni di questi gruppi difficilmente vengono ascoltati» (Code of Consultation. mostra l’estensione dell’abisso tra istituzioni politiche e partecipazione politica. le cui opinioni non potrebbero essere sondate da alcuno degli strumenti di ricerca proposti. 6. e affrontarle una alla volta. altro non è che una campagna di marketing mirata a sventare il dissenso e a prevenire il dibattito.london2012.d. costruire su orti comunali. www.Amsterdam 12 . Un quinto della popolazione dei cinque distretti é musulmana. per paura di perdere la sua presa sul pubblico. Si avverte che l’area di sviluppo coinvolge una comunità di residenti troppo diversificata per potervisi rivolgere come a una «massa omogenea»4. I l risultato: un’isola privata nel mezzo dell’Est di Londra. ebrei ortodossi. come abbia potuto produrre ciò che ha prodotto. Paesaggio con figure. e che abbiano illustrato in ogni occasione la loro disponibilità a sospendere i dovuti processi democratici per soddisfarle. Inoltre definisce una serie di strumenti di ricerca di mercato per la raccolta delle loro opinioni. curdi. rispetto la media del 29% a Londra e dell’8% nel paese. Il fatto che ci siano riusciti. è una delle pie illusioni degli studiosi di management. deputati. e circondato da nuove zone in cui la polizia è autorizzata a disperdere gli adolescenti dei nostri quartieri8.legislation. percentuale di gran lunga più alta rispetto alla media del paese e di Londra. se così è stato. www. la Olimpic Delivery Authority e la London Development Agency hanno prodotto un «Codice di consultazione» lungo ventiquattro pagine3.it Traduzione dall’inglese di Davide Sacco 1.alfabeta2. Il codice considera i «consultati» come stakeholder (azionisti) e li identifica in agenzie territoriali. rispetto a più di due terzi nel paese. finché mettono su un bello spettacolo. Un motivo di ottimismo è rappresentato dal fatto che questa vasta macchina statale. con dure lotte. Inoltre. Solo metà della popolazione dei cinque distretti si definisce cristiana. forzando quindi lo sfratto di altri gruppi in lotta6. sloggiare squatters. alla loro polis. sono stati cinicamente trasferiti in aree contestate. con le loro strutture di rappresentanza politica precostituite. www. erano riusciti a difendere il proprio diritto a uno spazio.org/?lid=4400 8. Ma se lo scopo primario era la creazione di comunità sostenibili. Oggi questo rompicapo si risolve in un paradosso per cui più le persone vengono apparentemente sentite. con il più alto tasso di povertà e diseguaglianza. se non addirittura usarla per cominciare a imparare come soddisfare diversi bisogni ed aspirazioni nei processi decisionali. Con questa ambizione. Se i più poveri possono sopravvivere in una delle capitali europee più costose. zingari. Per rispettare questo dovere. impazienti di mostrare il potenziale di mercato di massa del loro ultimo prodotto5. 1. Insomma. cosa più importante. la comunità. East London activists write on their seven years of campaigning over the 2012 Olympics development. Un problema emerge già nella definizione degli stakeholders: a parte il grande pubblico. con i drammatici risultati della progettazione davanti ai nostri occhi. la cui stessa condizione d’esistenza implicava la sospensione di ogni impegno significativo nei confronti delle opinioni della popolazione. possiamo veramente immaginare che questo si potesse realizzare tramite l’esclusione degli abitanti dal processo? Se il progetto Londra 2012 non si fosse genuflessa di fronte alle fantasie imprenditoriali del Comitato Olimpico Internazionale. possibilmente non in dialogo tra loro. coloro che sono strutturalmente svantaggiati verranno estromessi da qualsiasi potere decisionale che possa raddrizzare gli squilibri. Il governo da solo verrebbe impietosamente soffocato dalla burocrazia ed effettivamente dissanguato dai sindacati. Ma in realtà l’ultimo luogo in cui la politica può darsi sembra essere proprio il governo. p. usare le sue risorse e straordinari poteri per aiutare le persone a costruirsi basi economiche solide. Sobborgo al nord-est di Londra [N. Per far sì che la politica diventi democratica. La democrazia rappresentativa viene attualmente utilizzata come un modo per creare barriere che salvaguardino le istituzioni dai conflitti creati da queste relazioni di potere. al massimo. The Olympic struggle of the London 2012 resisters.

pubblicato su «Ardita» e poi nel volume La vita intensa. una slot. Chi muore non sa il perché. ma orizzontale. in una sua predica ribadirà: «vi hanno insegnato che l’universo è delimitato da cinque lati e la vita non ha che cinque stadi. The Psychology of Gambling. 1. Recentemente. poco era stato scritto a riguardo del démon du jeu. Fin dagli anni Quaranta. la sofferenza del nascere. che al lavoro sul gioco pubblico nel primo Medioevo tra Venezia. Pur non essendo «compulsivi» o a rigor di norma o decreto «patologici». ossia tra impulso al gioco. per dirla con Bontempelli. il SIIPAC (la Società italiana d’Intervento sulle patologie compulsive). il gioco a carte era formalmente vietato. Tertium. e via discorrendo. 4. quando si gioca? dal gioco del 9. ben più di quanto fosse nelle intenzioni di giocatori e interpreti dei tavoli verdi mostrare. animate. domande che sottintendono un ulteriore non-detto: che gioco è questo? E ancora una volta torniamo da dove eravamo partiti: che cosa ci si gioca. monaco ambiguo in un mondo in rovina. Quintum. allora? Di sicuro ci guadagnano i giochi on-line che. scrive Odòevskij. che è appunto in gioco. 1973 13 . vero motore dell’addiction di massa. nella partita descritta da Bontempelli. e il suo fine non sono «le carte» proprie o dell’avversario. Antropomorfo. Rivelazione incompleta. non conoscono giorni di festa. Massimo Bontempelli apre con un capitoletto: «La trovata del maligno». In fondo. guardate molto oltre i fatti considerati e aggiungetene uno in più. giocando a carte. che non decentra i giocatori rispetto allo spazio del gioco ma esercita un’attrazione centripeta sulle sorti di un altro. ma sapendo che là dentro. ad esempio. «Punta sul quinto». ma nemmeno troppo se. in una deriva postludica e post-lavoro. poteva infatti essere il terzo. che Robert Altman delinea ai limiti del mondo nel suo film meno compreso. descrive quel doppio legame tra libertà e veleno. in Italia. comunque e ovunque.746. Perché soltanto quando voi considerate l’imponderabile avete una carta. Il gioco d’azzardo di massa come la speculazione in borsa – scriveva Proudhon – non dormono mai. Nel suo «romanzo di novembre». quando si gioca? Orrore e attrazione sono da sempre un nodo inestricabile della questione. www. è a fonti all’apparenza «eccentriche» rispetto al tema del gioco che ancora si può e magari persino «si deve» ricorrere quando. al di là di tanta brodaglia psicologica e non. Il movimento delle carte. ma il quinto – la scelta era convenzionale. l’imponderabile. quando si gioca? Questioni che ritornano. Il gioco come labirinto empatico: una roulette totale che continua anche al di là dei giocatori e. in un’azzardata macchina del debito (cfr. ossia sulla trasformazione in simulacro e la mutazione dei sistemi di partecipazione. autore di un esemplare e influente volumetto in materia. ma ha spalancato le porte al trattamento delle «ludopatie»). o a un solitario (oggi diremmo a un web game) si possa davvero parlare di gioco. Odòevskij. come rilevava Guy Debord (Notes sur le poker. va però considerato che sono almeno 35 milioni gli italiani abitualmente dediti al gioco. riflette le loro vite già consumate e morte. sulla scia degli studi del matematico John von Neumann e Oscar Morgerstern. Dick in esergo al suo primo romanzo sulla postpolitical politics. tra elevazione e carogna. Vladìmir F. e non di mero consumo. da cui osservare indisturbati il resto del mondo. nella Domenica Santa: in cui descrive un gruppo di incalliti giocatori d’azzardo che. Basterebbe riguardare bene due classici del cinema americano – California Poker e Quintet – firmati nel 1972 e nel 1979 da Robert Altman. a fare davvero problema nel gioco. Ciò non di meno individuava un problema. nei suoi specchi. Che cosa può escogitare il maligno nel corso di una partita di poker? Può ad esempio rendere ignota la posta in gioco. 8. da chi si occupa di giochi). Romanzo dei romanzi (1919). Spesso ci si giocava gli abiti altrui. dove la posta è proprio la vita dei giocatori stessi. a occhi bene attenti. a parte il fondamentale Cardano che con i trentadue capitoletti del suo De ludo aleæ (1527 circa). è il vuoto. Come tutto.5% nel 2012. non lottate. si gioca. 1582) e Petrarca (De remediis utriusque fortunæ.IPERGIOCHI alfabeta2. 9. a sua volta scrisse una Fiaba delle ragioni per cui il consigliere collegiale Ivàn Bogdànovic Otnosen’e non riuscì a porgere gli auguri ai suoi superiori. 5. se dinanzi a una «machine à sous». si trasforma in carte da gioco che. non meno ostinata domanda: che cosa ci si gioca. Le carte (stirki). che vedono sempre più assottigliarsi quei luoghi di incontro e di scambio. Nessuno. ricordatevi che è sei. rappresentavano una sorta di supplemento di crudeltà rispetto al sistema stesso. È forse questa. poiché i cinque lati richiedono un sesto spazio. 6. in puro «game» eterodiretto: The Solar Lottery. chi ha vinto può ritrovarsi a perdere. carta dopo carta. diplomato (69%). Come tutto. ci si gioca. scampato al fuoco e pubblicato a Lione solo un secolo dopo la redazione. dove si gioca e si gioca ancora. era praticato e diffuso. una speranza di risolvere il dilemma». E chi ha perso a vincere. per capire quale sia la connessione non solo verticale. nei versi – e tra i più noti – di Baudelaire che non a uno. nella baracca dove si dovrebbe riposare. Il 33% dei giocatori compulsivi risiede al Nord e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che. seppur di sbieco. Ed è a quello solo che dovete guardare. amato e chiosato da Sciascia. la chiave di volta di questo sistema. Strategy in Poker. e nemmeno un banale e scontato impulso al guadagno o alla perdita (come invece vorrebbe Edmund Bergler. Anche qui. ma a un «branco di demoni» e di «vermi» accenna quando. DeriveApprodi. 2. circa un milione e mezzo di persone. Quartum. K. c’è da chiedersi. il giocatore ostinato» («Comme au jeu le joueur têtu»). continuare a «raccontarsela»: trasformando il vecchio sogno tutto weberiano del self-made-man – che cerca e raggiunge l’estasi intramondana attraverso il lavoro – in un incubo oramai globale. È questo «altro». ma non banalmente: chi ci guadagna? Non le città. nei primi sette mesi del 2012 ha visto ridursi le entrate derivanti Roberto Barni.com/magazine/content/11_11/b4219 03510600. in particolare il poker – nella sua variante diffusa e bastarda. Roger Caillois si chiedeva. tra il cosiddetto deep play e la sua esteriorizzazione post-postfordista. a parte i dialoghi del Tasso (Il Gonzaga secondo overo del Giuoco. ha rilevato che il giocatore compulsivo è prevalentemente di sesso maschile (72%). Un simulacro. continuare sempre e comunque. Il suo successo nella variante on-line deriva da questa capacità di produrre illusioni. accettate. Oggi – sono sempre le cronache a dirlo – in Siberia le vecchie carceri sono state trasformate in casinò. che attiene ancora alla nostra. oggi.businessweek. nel frattempo entrato a buon diritto nel canone di questi classici (mai tenuti per tali. Oggi tutto è gioco e per proprietà transitiva si potrebbe sostenere che. I giocatori giocano la loro stessa morte e St. ovvero il 6% dei giocatori. il nulla. Che cos’è il sesto spazio? È l’oscurità. filosofo e letterato russo attivo negli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento. tutto. Sappiamo che Zdenauker. Domanda. tra il vampiro e il suo stesso sangue. «come al gioco. Con un evidente rovesciamento di situazioni e ruoli. «inquietante». Con un clic. condotto secondo regole condivise. dalla cui riflessione converrebbe in qualche modo ripartire. «play». non rimaneva nient’altro da puntare: né zucchero. o non piuttosto di «altro». Primum. Siena e Firenze ha dedicato gran parte della propria insostituibile ricerca d’archivio – sosteneva che. ma da sempre ignota. più consono all’attuale finanziarizzazione delle esistenze: un uomo che trascende la propria condizione di fatica con un puro gesto magico. Tra gli abbozzi di questa riflessione. la posta in gioco? 10. che erano negozi e persino centri commerciali di tipo tradizionale. cioè. Chi perde uccide. 3. Il bluff in effetti. 2012). sono iscritti dai giocatori su foglietti che solo alla fine della partita verranno resi noti. dépense. «erano per la vita di Ivan i suoi momenti forti»: la sua vita intensa. con poker e roulette hanno registrato un incremento del 1. sposato o convivente (68%) e lavoratore dipendente (51%) di età compresa tra i 30 e i 50 anni (32%). I momenti trascorsi a giocare. ricordava che il poker ha nella sua natura il bluff. 1990).24 La posta in gioco Anatomia di un’addiction di massa Marco Dotti 1. nello stesso periodo. né sigarette. al tempo stesso. con una spesa che negli ultimi sei anni è stata di oltre 200 miliardi di euro (pari al debito pubblico accumulato. dal lavoro all’economia. anche a fronte di un incremento della spesa pro capite per l’azzardo. si sbagliava. che tutti o nessuno vinca. il travaglio del maturare. positivi o negativi. Georges Bataille e Maurice Blanchot. continuano da sole la partita. il terrore di invecchiare. quando si gioca? Domanda scontata. Secundum. ma che oggi le cronache segnalano come «urgente». poiché la cifra e i suoi segni. su tutti. 1958) ma la posta solo apparentemente conosciuta. Senza fine1. ci troviamo nella necessità di inquadrare un problema non di oggi. Che cosa ci si gioca. gode di un’esistenza puramente teorica. Tra i criminali recidivi condannati al fine pena mai nelle carceri russe. nonostante tutto e tutti. Ma in un contesto mutato. Maurizio Lazzarato. sa se vincerà o perderà. in un mondo sempre più disilluso e a corto di storie. E quando pensate al numero cinque. Restano altre variabili: che tutti o nessuno perda. la colpa del vivere. Se cercate una risposta. in attesa della liberalizzazione sulle slot via web che avverà il 3 dicembre prossimo. Una società alla quale piace. Il gioco. così come si qualifica oramai nello pseudoambiente del web – è un piccolo angolo di mondo.htm. l’irreparabilità della morte. 1357). però. pose le basi per una teoria degli esiti casuali possibili. e da sempre la questione è in bilico tra diseconomie mortificanti e un dispendio energetico vitale (dépense) che il sistema tenda a inglobare devitalizzandolo. Come nel Quintet. ovunque e comunque si giochi. è un reagente e. È l’hasard. nelle carceri siberiane. il secondo. puntata dopo puntata. Vi si faceva ricorso quando. Altro problema. 7. una volta che la posta viene rivelata. peraltro. la sua postbatailleana. Non lo Stato che. l’usanza di sparare sul quinto (pjatayj) uomo casualmente entrato in una stanza era tra le più diffuse. ottenute o realizzate nei modi più impensati. possiamo ancora dire che il gioco sia solo e nient’altro che «gioco»? Nascondendola in una noticina poco considerata del suo Les jeux et les hommes (1958). possa rientrare tranquillamente nella categoria. Una posta che solo per simbolizzazione chiamiamo «denaro» o potere sull’avversario. oltre a farsi carico della spesa per la cura dei giocatori patologici (a dispetto della spending review che ha tagliato su tutto. impulso all’inganno e impulso al guadagno indiscriminato in una società che ha trasformato tutto. La fabbrica dell’uomo indebitato. dalla Grecia). […] Non combattete. consultato in data 14 febbraio 2012. la dissimulazione e l’inganno. né briciole di pane o bucce di patate. Ludovico Zdekauer – grande storico del diritto del XIX secolo. il centro. «drammatico». autori del classico Theory of Games and Economic Behavior. caratterizzata da continue sovrapposizioni di contesti e ambienti. Come intuirono. appunto. che inconsapevolmente prende parte alla partita. Cristopher. I dati – sono sempre le cronache a ribadirlo – sono «allarmanti». sa anche potrà ritrovarsi inevitabilmente imbrigliato in un gioco a cui la sua volontà – nemmeno quella di vittima – ha preso parte. Il poker bastardo dell’on-line. inscritto in una domanda di otto parole: Che cosa ci si gioca. 1955). Questo è il senso e il dramma di ogni grande seduzione: continuare. il poker è stato assunto come modello per l’analisi del comportamento in una società di mercato e ha mostrato. intitolato Il dèmone del giuoco. il primo e via discorrendo – era un’altra cosa. Chi ci guadagna. Businnes and War (non a caso citato da Ph.9% rispetto allo stesso periodo del 2011 (siamo a meno 516 milioni di euro di entrate). potenti. perché radicalmente fatta sistema. già nel 1950 il giornalista di «Fortune» John McDonald.

se è profondo. Senza tentare di render conto qui dell’insieme dei loro testi relativi all’argomento.. Immaginiamo un gioco in cui. Voland 2012. come fa notare Blanchot. in maniera del tutto occasionale – l’occasione fu l’anniversario di costituzione del circolo – ma non per diventare narratore. il racconto che apre Nostalgia. Non resta dunque. dal 2002 con introduzione di Umberto Eco). della leggerezza che. un chicco di riso per la prima casella. è ormai da considerare quasi un fenomeno del passato. Credo che questo sentimento si percepisca anche nei racconti di un mio libro. le sue chance sono nulle. La roulette della nostalgia Mircea Ca ˇrta ˇrescu N ella letteratura del cosiddetto postmodernismo. gli sembra necessario distinguere fra loro un gioco minore. investe potenzialmente la stessa vastissima area che Huizinga assegna al gioco. ma al tempo stesso ritiene che Caillois riesca a spiegare solo in parte la maniera in cui il gioco. In Finnegans Wake non si viene a conoscere nulla di Joyce. attraverso cui si manifesta la «sovranità». la pensa allo stesso modo). Pensiamo a Italo Calvino o Umberto Eco. è un gioco (un gioco tragico)». è legato a tre tipi di atteggiamento. in segno di ricompensa. ma le sostituisce con la finzione. Secondo Blanchot. infatti. Mentre Huizinga riteneva che uomini ed animali fossero accomunati dal fatto di giocare. non avevo in mente una posta in gioco – chiamiamola così – letteraria. si indovina. dunque. e Schiller considerava l’attività ludica una prerogativa esclusivamente umana (Bataille. e ci appaia dunque ragionevole. quest’uomo.24 IPERGIOCHI Alea. se si accetta la tesi dello storico olandese secondo cui l’attività ludica si svolge in uno spazio e in un tempo separati rispetto alla vita ordinaria. con la motivazione che entrambi sarebbero caratterizzati dall’ordine e dalle regole. Potremmo dire che è stupida e attraente come ogni gioco. insignificante e irresponsabile sia vicina alle più alte manifestazioni della cultura. Quando tutte le camere da scoppio sono occupate da proiettili. pp. sarebbero mai arrivati a pagare l’ultima casella della scacchiera. il diritto. Al tempo. rischia di apparire come qualcosa di ludico. E così. mai una scommessa che volgesse al meglio. filosofia. dovrebbero essere incompatibili) si associano nell’attività ludica: attrazione e timore. in L’aldilà del serio e altri saggi. poiché la società borghese novecentesca destina la ricchezza alla produzione. contribuendo ad evidenziarne la rilevanza teorica. animati dallo spirito del gioco». il paradiso dell’infanzia. Le arti. fu il mio coup de dés come romanziere. Il re rimase sorpreso dalla modestia dell’inventore degli scacchi. l’impero sarebbe andato in rovina perché tutti i raccolti di riso del mondo. Cerca anzi di stabilire un rapporto tra le idee dello storico olandese e le proprie teorie economiche. qui nulla può essere più decifrato. il sacro. Bataille riconosce però. ma «il limite dell’attrazione del gioco è la paura: il desiderio di conservare. «col cuore che sanguina». azzerando le chance. a suo avviso. Non aveva mai vinto a poker. Ma occorre procedere con maggiore cautela. Accettai anch’io di scriverne. all’utile. che svolge una funzione di rilassamento ed è ben compatibile col lavoro. l’opera di Huizinga «ha mostrato con precisione come un’attività infantile. Scrivendo il racconto. A tale proposito. Intervento dell’autore nel corso della presentazione del suo Nostalgia (a cura di Bruno Mazzoni. l’assunzione di due rischi: quello di impegnarsi in una pericolosa rivalità con gli altri e quello di andare incontro a un esito distruttivo o autodistruttivo. Guida 2000). a ben vedere.. un’assenza di volontà. caparbia decisione e apertura all’indeterminato. perfino la saggezza. A tutte queste cose pensiamo. però. L’Alleluia. Ma che ne è. Non c’è stato un progetto di nome «nostalgia» che ho seguito o perseguito. Sull’altro versante. lo si accarezza. In linea di massima. Da Cantor ho appreso la straordinaria forza del movimento asintotico. Il primo è un atteggiamento che potremmo chiamare erotico: anziché interpretare il testo. l’horreur du jeu (L’attrazione. secondo Bataille. guerra) tranne il lavoro. Non c’è più nulla decifrare. A suo avviso. Sì. In effetti. Ogni volta che il giocatore rimette la pistola alla tempia. poi due. in termini logici. ma io dico che vale la pena tentare. Georges Bataille e Maurice Blanchot. quest’ultimo venga considerato una metafora della vita. Stavo allora studiando la matematica di Georg Cantor e la teoria degli insiemi infiniti. Ma che cos’è. il paradiso del primo amore. caratterizza e definisce il gioco? Essa non viene meno. che questo secondo tipo di gioco. e poco importa che essa si riveli in molti casi sfortuna. possono dirsi accomunati non soltanto dall’amicizia. d’altronde. possiamo scrivere un testo nostalgico. il piacere di assumere una personalità fittizia estranea alla propria. La roulette ha la semplicità geometrica e la forza della tela di un ragno. Analogamente. Libreria Golem. Il gioco smette di essere un gioco. Les jeux et les hommes (I giochi e gli uomini. così come faremmo con le linee nel palmo di una mano. ecco una parola densa e intrisa a sua volta di nostalgia. Roulette russa. come ha notato Caillois. oltre a implicare un ricorso alla crudeltà. dopo aver ceduto al lavoro. Un coup de dés. Aveva una jella nera. in Il colpevole. il «mio» giocatore riesce a sopravvivere. la nostalgia? Direi che la nostalgia è il nostro atteg- giamento nei confronti del paradiso. la altera sostituendo alla parola «paura» quella ancor più forte di «orrore». E qui torna in scena Bataille. diritto. all’origine. sul destino. Il dispendio improduttivo. Per Blanchot. Si può solo indovinare. almeno per qualche loro aspetto. si collega ai quattro moventi psicologici citati. presuppone degli interdetti che possono essere sia rispettati che trasgrediti. 429. Il paradiso del grembo materno. Pensiamo a Finnegans Wake di Joyce. L ’inventore degli scacchi andò dal re e gli chiese. il perseguimento di uno stato di vertigine. e un gioco maggiore. Mette una. perché altrimenti anche il lavoro in fabbrica. il tentativo di far rientrare il sacro nella sfera del gioco. Neppure la presenza di regole basta a definire il gioco. In Nostalgia. In queste pagine. Ne consegue. si azzarda. da sempre. Nessuno ci crederà mai. a prima vista. 11 maggio 2012. sottraendola al dispendio (improduttivo e distruttivo) che dovrebbe caratterizzare il vero gioco. la coesistenza di elementi contraddittori che Bataille e Blanchot scorgono nel gioco basterebbe a spiegare perché. ero considerato un poeta e mai avrei pensato di potermi confrontare con il racconto o il romanzo. Bataille considera con favore questo approccio al tema. quanto di ordine matematico. infatti. inteso come fenomeno di carattere generale. Affascinato da questa storia. attività ludica e attività lavorativa (entrambe specifiche dell’uomo) sono in aperto contrasto fra loro. con tristezza. nello spazio infinito. è l’uomo che fa esperienza di ciò che significa la parola “decisivo” e di quel salto che ogni decisione comporta». anche con tutte le cartucce cariche. Quello che resta. ma anche a un libro di Caillois allora recente. Caillois opera una distinzione più sottile: gli animali. nel numero 23 di «Riga» dedicato a Roger Caillois. anzi coincide con l’attesa della fortuna. dell’infinito gioco dei possibili che chiamiamo «letteratura». a seconda dell’atteggiamento psicologico che presuppongono: l’ambizione di trionfare grazie all’abilità e al merito. Bompiani 1981 e successive ristampe. tutte le attività umane (arte. vale a dire Homo ludens di Johan Huizinga (saggio tradotto nel ’49 da Einaudi e più volte ristampato. altri due per la seconda. nel citare questa frase. che caratterizzerebbe quelli basati sull’alea. La nostalgia e il desiderio di identificarsi con i mondi del passato portano a comporre collage con ciò che resta del passato stesso. in un ampio testo dal titolo Sommes-nous là pour jouer ou pour être sérieux? (Siamo qui per giocare o per fare sul serio?. sostenendo che è la paura di morire (per mancanza di risorse) che spinge i più ad accettare con rassegnazione il lavoro servile. cui ugualmente vengono assegnati precisi limiti spazio-temporali. dove si azzarda sulla vita stessa.alfabeta2. infine sei cartucce nel revolver. dove si praticava narrativa. altri quattro per la terza e così via. quattro. è quello del gioco. che vanno considerati specifici dell’uomo. anche questo si è fatto da solo. ossia «per la gloria». s’oppone in noi a quello di sperperare». volte a evidenziare il ruolo decisivo che spetta ai processi di dépense. allora. Nostalgia. in quanto implica l’esigenza di sopportare il peso della ripetitività e dell’insicurezza spinte fino al limite. religione. Huizinga sostiene che l’intera civiltà si sviluppa attraverso il gioco. È vero che non sempre l’attività ludica esclude il rischio. a cura di Ugo M. simulazione e vertigine. Marcos y Marcos 2004). Cosa voglio dire? Prendete un foglio di carta e piegatelo. Il secondo atteggiamento è quello della mantica: si tira a sorte. C’è un racconto che è simile a questo. come abbiamo visto. Allo stesso modo. la parte mostruosa che sappiamo fin troppo bene. direi che è stato proprio per gioco. A suo giudizio possono essere incluse nell’ambito ludico. Dedalo 1989) scrive: «Di poche cose l’uomo ha più paura che del gioco». Eppure. «il giocatore che decide di giocare. se questa era la forma di pagamento. ergo sum Il gioco e la vita. I l saggio di Blanchot. C’è poi un terzo atteggiamento. di continuare a giocare e di puntare con una scelta assolutamente astratta. poi tre. Torino. che implica un drastico rifiuto dell’utile e una sfida alla morte. ma nel gioco della mantica qualcosa su noi stessi forse traspare. Non è in causa. si coglie subito l’analogia rispetto alle sfere religiosa e artistica. Piegatelo ancora e ancora e ancora. Uno dei temi che hanno affrontato in più occasioni. Blanchot apprezza questo sforzo di classificazione. si fa riferimento non solo ad Homo ludens. perché ad esempio una bambina che si diverte con la bambola non sta seguendo regole. si aggiunge una cartuccia al tamburo della pistola. Atteggiamenti opposti (che. Solo nella roulette russa aveva trovato un modo per insinuarsi tra le pieghe della sorte. l’orrore del gioco. Contrariamente all’Ulysses. di tenere al riparo. descrivo una roulette russa con regole particolari. che «giocare in modo umano è dunque essenzialmente “giocare a dadi”». € 18). occorre tener presente che la ragione «è il principio di un mondo che è il contrario esatto del gioco: quello del lavoro». dove nelle giornate di Leopold Bloom è possibile leggere la traccia dell’antico viaggio omerico. sono. e si fonda sul desiderio umano di agire in maniera «sovrana». Non un gioco qualunque. ma Bataille ne recensisce nel 1951 la traduzione francese. il pensiero libero si ricordi infine che. nemmeno in migliaia di anni. cinque. Perché? Semplicemente perché manca la cifra. le sue chance di uscirne vivo diminuiscono. disperato per il passato. Frequentavo però un circolo letterario. Quante volte va piegato questo foglio di carta affinché il suo spessore arrivi a toccare la luna? La risposta è incredibile: cinquanta volte. presenta anche precisi scopi politico-economici. a ogni giro di mano. ma l’indomani il suo ministro delle finanze gli disse che. non a caso titolato Nostalgia. ho voluto inventare anche io una parabola. con Bataille e Blanchot Giuseppe Zuccarino D ue importanti autori novecenteschi. pur essendo tutt’altra cosa. 14 . Blanchot. scampando alla sorte – là dove l’impossibile si muta nel possibile. per dirla in tono romantico. Tuttavia egli non condivide la contrapposizione stabilita da Caillois tra l’atteggiamento attivo. Umani sono appunto il fascino e l’apprensione suscitati dalla semplice possibilità. come si sostiene in Homo ludens. Il gioco viene distrutto da colui che. dal 2004 con introduzione di Pier Aldo Rovatti). l’accettazione ansiosa e passiva di ciò che decreta il caso. ci riferiremo a due saggi che risultano correlati dal fatto di essere apparsi entrambi negli anni Cinquanta e di prendere spunto dallo stesso libro. dato che il conflitto armato. secondo Blanchot. Egli chiama in causa la dialettica servo-padrone esposta da Hegel nella Fenomenologia dello spirito. che nel capitolo L’attrait du jeu del suo libro Le coupable (L’attrazione del gioco. Traduzione di Oana Bosc-Malin. Eppure. ignorano quelli basati sull’azzardo. Come tutti i miei libri. Benché talvolta l’audacia del giocatore venga premiata. Il dispendio comporta però anche. datato 1958. e la passività fatalistica. Quest’ultimo tenta di suddividere i vari giochi in categorie. pur praticando giochi di competizione. legato all’origine degli scacchi. non sembra convincente a Bataille. ha per titolo L’attrait. ma la roulet- te russa: un gioco di pura sorte. Piuttosto per gioco. ma la sostanza del discorso non cambia. scrissi il primo racconto di Nostalgia che aveva per tema proprio il gioco. Olivieri. Secondo Bataille. bensì un’ostinazione che è più logorante del lavoro stesso. rispetto a questo indecifrabile del testo: è l’amore non condiviso. ignorando l’utilità. che fare appello a chi ancora conservi una mente non uniformata né sottomessa: «È tempo che. ma anche da una notevole vicinanza sul piano del pensiero. lo ha portato alla sua perfezione. L’edizione originale di quest’opera risale al 1938. l’esempio della guerra mostra che è sbagliato considerare strettamente legati fra loro la competizione e il gioco. attrazione e orrore si mischiano. Come per ogni gioco. i testi non hanno più uno strato profondo che può e magari deve essere colto. che sarebbe proprio dei giochi di competizione. a differenza del gioco.

euforia e ragione. Non è insignificante che i due poli entro i quali si inscrive l’invenzione del gioco – la «caccia all’oro» sperimentata da Henry George. Nella sua Historia rerum in partibus transmarinis gestarum – redatta in lingua latina.mcdonalds. La disputa tra Darrow e l’attrice e attivista politica Elisabeth J. Il gioco ha uno spazio e un tempo suoi. dado deriva dal latino datum. misteriose. la Parker Brothers. Landlord’s Game era un gioco didattico innovativo che aveva come scopo far comprendere. Le masque et le vertige. Nel 1989 il sociologo americano Leonard Beeghley ha messo a nudo lo schema e per illustrare il dislivello iniziale – il cosiddetto «effetto San Matteo»4 – ha realizzando un Monopoly che prevede condizioni di partenza diseguali. e Millionaires su Facebook. ottobre 2012 – l’apertura del sito web di McDonald’s.) 1. di castelli. Allo stesso modo il Monopoly. Saranno l’abilità e la sorte – si lascia intendere – a stabilire povertà e ricchezza. derivano entrambi dal latino cadentia. consultato in data 4/10/2012. che partecipa e ha già da tempo disatteso i confini del proprio spazio.html. alterando o invertendo i meccanismi di azione e reazione. legata agli atti legati al sacrificio di un animale. avesse venduto la sua anima al diavolo in cambio del segreto delle cifre. ma una linea arrischiata e sottile. ma non viene necessariamente dopo il capitalismo. https://monopoly. che nel 1903 depositò il brevetto per Landlord’s Game. consultato in data 4/10/2012. attuale editrice del gioco. ma conservando la memoria implicita di un’esperienza di guadagno e perdita senza conseguenze apparenti sulla vita reale2. Allyn & Bacon. Ma oggi? Il gioco. Gioco «non è la vita “ordinaria” o “vera”». parimenti. 5. 4. riuscì a introdurla nelle abitudini dei tedeschi. Roger Caillois. con lo zero singolo e non doppio (come nei casinò americani). a cura di Giulio Schiavoni. neutralizzando di fatto gli antagonismi e naturalizzando il vantaggio cumultativo. Strada a senso unico.. poco formalizzate per essere trattate tout court come denaro. Una confezione da 20 pezzi di «Chicken McNuggets». nella vita. scade anche se dà l’illusione di non scadere mai. «riproduce il funzionamento del capitalismo». Il gioco diviene per lui sia mezzo che fine di speranze magiche. sorta di post-legal currency che. Il Monopoly è un gioco interamente inscritto nel capitalismo. Magie Phillips. diversi da paese a paese. se ne vorrebbe priva. Monopoly è in realtà una doppia e doppiamente celata mise en abyme di questo conflitto in un contesto radicalmente capitalista. Le «carte» sono limitate a certi prodotti. Et sachiez que la fu trovez et de la vint li jeus des dez qui einsint a non. è piuttosto un allontanarsene per entrare «in una sfera temporanea di attività con finalità tutta propria». perdizione e caduta da compromettere ogni residua possibilità di intervento da parte di abilità. Come Cadentia. 111. come i dadi sul loro tavoliere. ossia cadere. nella «collana bianca di Gallimard»3)«che si sia aspettata l’invenzione dell’automobile. Dall’altro. Daniel Rigney. In un qualsiasi casinò non si troveranno orologi. per giocare alla diligenza». poiché il ritmo di questa «vita» è cadenzato sul continuo riprodurre un debito che tende a farsi senza fine. Il gioco sarebbe allora la risultante profana di una situazione originariamente sacra. le banconote uscite dalle rotative per celebrare il legame nato dieci anni prima tra il colosso del fast-food e la Hasbro. ma per starci dentro il giocatore deve erodere spazio materiale e liquefare tempo reale. anche nel movimento ludico che la mima si parta tutti dalle stesse condizioni1.IPERGIOCHI alfabeta2.it/regolamento. Walter Benjamin. Il giocatore replica nel gioco. quelle della roulette di Blanc. cambia la natura stessa del gioco. The Structure of Social Stratification in the United States. va precisato. Il tempo diventava così un’estensione ludica del giocatore e delle sue endorfine e dopamine. suggerita da Georges Bataille. ma abbiamo buone ragioni – dinanzi al dilagare dell’azzardo di massa – per supporre che oggi sia il gioco a essere incorporato nel tempo. docilmente colto dalla febbre della speculazione. sfuggita una volta di più al suo gioco. Guglielmo racconta della discordia tra Rodoane e uno dei suoi sottoposti. governatore del castello. sfonda nella vita ordinaria trascinandola con sé in una dimensione di apatia paradossale che. le cui ossa tarsali non lavorate – gli astragali – rimanevano in possesso del sacerdote che ne faceva strumenti divinatori di presa sul tempo. nei pressi di Aleppo. il poeta e giullare Jean Bodel attesta «caanche» per indicare proprio la caduta dei dadi nel gioco dell’hasart o azar. il primo mascheramento è quello del darwinismo economico e sociale che il gioco ricalca dal reale facendone il proprio motore. ma in un senso possibilmente ancor più radicale. Non a caso fu sempre lo stesso Blanc a «esportare» la moderna «roulette francese». Retorica vuole che come nella realtà sociale. la lotta. un economista che aveva vissuto sulla propria pelle le contraddizioni disastrose della «gold rush» e nel bestseller Progress and Poverty (1879) si chiedeva come mai. The Matthew Effect. di cui ignoriamo le regole. che se sommate danno infatti il ben noto «666». ma non rispecchia mai quello delle lancette che procedono da sinistra a destra.24 «Monopoly is back!» Trash money & junk food C ento dollari per una porzione di patatine fritte. ad esempio. tra il 1220 e il 1223. «cade»? È forse questa un’altra forma di quella duplice passione. all’epoca ancora azionata da circuiti idraulici o meccanici e non da chips. sotto la penna dell’interpolatore di Guglielmo da Tiro. più banalmente: opportunità) e échéance (scadenza. La mano anonima che. scadere. Rowman & Littlefield Publisher 2001. I termini francesi chance (fortuna. si diffuse la notizia che Blanc fosse un nuovo Faust e. si ferma o accelera. Il Monopoly rimane una potente autorap- presentazione del sistema capitalista. nuova edizione accresciuta. integralmente schiacciato e autocentrato su un presente eterno perché senza tempo? 15 . Al tramonto del XII secolo. praticato in quel castello. rispetto alle intenzioni della Magie. rispetto all’esperimento canadese: acquistando junk food con moneta corrente si ottengono «peels». a un grande progresso «macro». osservava Eugen Fink nei Grundphänomene des menschlichen Daseins (1955). sul mercato Usa rende due peels. di quell’attrazione-orrore di cui già parlava a proposito del gioco Maurice Blanchot? È forse da questo patto infernale col tempo. Verso dove? Ma scorre davvero o anche il tempo. indicando i dadi o gli ossicini usati per la divinazione. la morte e l’amore – non gode di uno spazio autonomo. p. conosciuto. questo fatto ha avuto per lunghi anni un suo peso perverso. e le versioni attualmente più diffuse del Monopoly sono l’Electronic Banking Game. abbaglia e distorce la percezione del giocatore. La Magie era seguace di Henry George. a mettere d’accordo tutti costruendo i suoi. Così strilla – oggi. direttamente collegate al tavolo verde o alla macchina. gettato. Leonard Beeghley. Nel mondo del gioco. Per il giocatore. Il gioco di Darrow rovescia interamente questa prospettiva. New York 1968. ma trattate come se fossero moneta corrente. ma non è più autosufficiente: il gioco deve appoggiarsi su un esterno e l’esterno si affida al gioco affinché la presa sul giocatore si allarghi. pur simulando il conflitto. Un’esperienza così integrale della perdita di ogni riferimento e referenza da far sospettare che il gioco praticato nel castello non potesse in alcun modo avvicinarsi a tutto ciò che gli uomini avevano fino a allora praticato. di scompenso competitivo e di monopolio. svelandole e non celandole. dove tutto è superstizione. Einaudi. 6. infatti. «Inventato» nel 1934 da Charles Darrow. nella seconda metà del XII secolo – Guglielmo di Tiro parla di un castello. eppure il tempo scorre. lanciato. nell’aprile del 2007 e limitatamente al Canada. www. Un’ansia che trova la propria inscrizione in questo strano ibrido. la morte. accompagnata da una nota di Giampaolo Dossena. diffusissimo nell’Europa del tempo. ma direttamente su Google Maps. Parigi 1958: una «édition revue et augmentée» è apparsa nel 1967. hasard passò a indicare uno specifico gioco a dadi. il dominio e il lavoro e in esso si rispecchiano i grandi contenuti della nostra esistenza: il gioco li abbraccia tutti». termine). 7. Il riflesso dell’ideologia di questa tabula rasa. da 9 settembre al 9 dicembre 2009 è stato possibile giocare non più sull’usuale cartone verde. il peccato originale che sta alla base del gioco stesso e della sua contestata paternità. È come se il gioco si fosse aperto. Nel gioco. progettista dei più importanti casinò europei tra cui quello di Montecarlo. A ogni giocatore sono date carte e denaro in diversa quantità5. volontà e destrezza. secondo Caillois. Da un lato. proprio come Faust. ma anche eccedere. totalizzanti e oscure. al contrario degli altri quattro fenomeni fondamentali in cui si articola la vita umana – il lavoro. Il che è esattamente il contrario. Il dado è ciò che cade. svelando ai giocatori la sua intima natura e un non detto che. Come un debito. occhi che non hanno labbra / labbra senza colore. Daniel Rigney. Il gioco. Siamo passati dal tempo della festa (e del lavoro) a un tempo senza festa (né lavoro). 2. Ecco allora che un gioco oramai confinato nell’archeologia dell’immaginario può legittimanente tornare d’attualità. L ’antica grafia francese caanche lo avvicina a excadere. aiutato dal fratello Louis. Il rapporto è nuovamente rovesciato. Dall’Homo Ludens all’Homo Illudens Francesco Savini A l tavolo da gioco o dinanzi a una macchinetta il tempo rompe gli indugi. Il gioco pervade la vita poiché. Cifre. prosegue. e si «giocano» con due modalità: quella cosiddetta «instant-win» e quella «scopri e vinci»7. creando asimmetrie multiple e profonde tra la sensazione di potenza che investe il giocatore e la sua effettiva e impotente presa sul reale. scriveva Roger Caillois nel suo Les Jeux et les hommes (la cui prima edizione risale al 1958. il gioco è l’unica realtà che lo trascende. scrive Fink. Gallimard. lo approssima a un’altra parola dal doppio taglio: debito. Banconote stampate e distribuite ad hoc. regolarmente spendibili nei ristoranti della catena.com/us/en/monopoly. un gioco didattico molto simile al Monopoly (il quale non sarebbe se non un perfezionamento di Landlord’s Game). che si gioca sulla rete. Poi tornerà al suo ruolo. è libero dal vincolo del tempo ma. Anche se l’equivalenza tra valore nominale e reale non è stata rispettata. «mischiato con l’amore. conseguisse una non meno grande povertà sociale sul piano microsociale. per due soli giorni. Quando nel 1843. vincitori e vinti. e dunque «Monopoly is back!»6. Il tempo veniva così incorporato nel gioco. anche alea era termine originariamente riservato alle pratiche della mantica. Troppo simbolicamente cariche per essere considerate semplici buoni pasto. Fu lui infatti a intuire che togliendo gli orologi dalle sale da gioco lo spazio-tempo del gioco si sarebbe dilatato in una sospensione irreale. Sia come sia. Columbia University Press. (m. conferma la vecchia intuizione secondo cui un gioco non può mai essere ridotto ai suoi soli strumenti. le casse di McDonald’s hanno accettato banconote del Monopoly. Nel XIX secolo fu l’imprenditore François Blanc (1806-1877) soprannominato il mago di Amburgo. che i giocatori traggono la loro forza? Nelle Fleurs du mal. volgarizzò in francese l’Historia decretandone diffusione e successo. in Id. Baudelaire descrive il giocatore come un uomo che corre con innato «ferveur» verso un abisso spalancato. Dal nome di un castello in Siria. È improbabile. Il gioco si diffuse rapidamente tra i crociati e tramite loro in Europa. Les Jeux et les hommes. New York 1989. il crack del ’29 vissuto da Darrow – siano segnati da due crisi di sistema. p. che fanno 850 calorie. vi aggiunse però del suo. denominato Hasarth. un ingegnere rimasto senza lavoro dopo la crisi del ’29. Dall’homo ludens – «der spielende Mensch» come lo poteva ancora chiamare il teologo Hugo Rahner – all’homo illudens. dove la parola «azzardo» finì per assumere il significato che ancora oggi le riconosciamo. Proprio a questo sconfinamento deve la propria persistenza. inscritti nell’immaginario. ascesa e caduta. The Metaphorical Society. le logiche dei rapporti di forza. che a ogni riapertura del gioco riallinea le pari opportunità competitive. occasione. è stata pubblicata nel 1981 e più volte ristampata da Bompiani (dal 2004 con prefazione di Pier Aldo Rovatti). caso deriva da casus. 6. 3. pezzi di carta da staccare e aprire per scoprire una vincita immediata – per l’Italia si va da un’autovettura a una confezione di patatine medie – o da rigiocare on line. An Invitation to Social Theory. si intravedono «sopra tappeti verdi. Torino 2006. nel suo Li Jus de saint Nicholai (Le Jeu de Saint Nicholas). e in dosi inizialmente blande ma oramai sempre più scriteriate. Per Iohan Huizinga il gioco ha luogo in un temporaneo annullamento della vita ordinaria. da cui cadere. panico e calcolo. sembrano in qualche modo condensare un’ansia imprecisa e diffusa.mcdonalds. Un’edizione italiana. abilmente celato dalla prima concessionaria dei diritti. immortalato da Baudelaire. Possiamo solo supporre che quel gioco fosse talmente prossimo a un’esperienza totale di perdita. mascelle senza denti»: animati però da una passione ferma («passion tenace») e da una disperata vitalità che non può che generare invidia nell’osservatore. Il castello di Hasart divenne così il luogo «dove fu trovato il gioco dei dadi»: Il avint ne demora pas que Rodoans li sires de Halape ot contenz et guerre a un suen baron qui estoit chatelains dun chastel qui avoit non Hasart. in Siria. Oltre al caso-Mc Donald’s.d. poiché nulla sappiamo delle regole di quel gioco.

da molto tempo a questa parte? Innanzitutto la capacità di produrre personaggi poderosi e a tutto tondo come quelli di un romanzo ottocentesco. Ma. dall’altra una ballata metropolitana. a questo punto. Terry O’Quinn (Lost) o Marcia Cross (Desperate Housewives) non esistevano neanche come attori particolarmente popolari prima di entrare a far parte del cast di un serial di grande successo. U n’autentica epidemia. ovvero. Solo chi racconta e lo spettatore hanno consapevolezza della totalità. rispetto ai termini di partenza. dell’intransigenza. visto che dalla fine degli anni Settanta filmaker del calibro di Robert Zemeckis. non ha però necessariamente bisogno di un mondo reale da registrare: se vuole. la durata può corrispondere a un numero sterminato di ore (l’equivalente necessario a leggere Guerra e Pace o It). realtá. il fronte più avanzato della serialità televisiva ma anche un esempio impressionante di come la tv. ora per tutto il pianeta sono una presenza familiare. con le risorse e l’efficacia di una regia personale e smaliziata – che certo non mancherebbero di essere notate anche in un concorso di film di finzione). ogni enunciato. e come avesse metabolizzato alcuni tratti caratteristici della letteratura pop e postmoderna (il pessimismo annoiato. Steven Spielberg hanno posto il massimo dell’enfasi sulla liberazione che le tecnologie digitali avrebbero garantito al cinema (non c’è più bisogno di mettere la camera di fronte al mondo. non è più necessario registrare. lo qualifica con un tratto di radicalità e purezza che è difficile trovare altrove – soprattutto oggi che il linguaggio del grande schermo è continuamente emulsionato insieme a grandi quantità di realtà riprodotta digitalmente che è il contrario stesso della «registrazione». nel suo racconto. Qualche corollario a cascata: i film documentari non sono più il luogo dell’uniformità ma sono oggi degli interessantissimi focolai di rotture linguistiche strategicamente programmate. libera e indecifrabile della realtà impone il racconto del mondo come un continuum a priori di ogni sguardo. sono oggi i focolai di irradiazione di novità che è sempre più raro avvistare nel cinema in sala. il focus (lo spaccio della droga. soprattutto nella prima parte. Dall’altra si tratta di un cinema che usa le armi della finzione (la storia di Norma. e faccia capo a una traumatica ridefinizione della tradizionale opposizione verità/finzione (feature film/ documentari). con impotente approssimazione. dà sempre quanto dia l’occhio. per fare i film e raccontare: la tecnica delle CGI – Computer Generated Images – consente di riprodurre il mondo e le immagini della realtà come le trasformazioni in laboratorio consentono la creazione di composti sintetici) – come mai. autrice del bestseller Forbidden Love. una videocamera digitale con la quale dilettanti o operatori televisivi dilagano senza limiti nei film? Stacco veloce. Cosa racconta The Wire? Il serial passa a raggi X una società. se questo è vero. da Fellini a Truffaut. la burocrazia. l’assoluta indifferenza. la politica. Cosa fa di questi serial la cosa più vicina alla letteratura che abbia abitato il nostro spazio domestico. la loro flagranza finzionale?). Insomma. cambiando. possiamo iniziare e interromperne la fruizione quando vogliamo. una città. Un esempio di scuola. È la vera storia di Norma Khoury. il consumo in sala – in forte crisi. È la seconda che è al servizio della prima: nella ricerca di ciò che chiamiamo realtà. lavorare su un personaggio avendo a disposizione molte ore di racconto – che è il vero potere dei serial – significa avere a disposizione una sorta di alta definizione narrativa sulla quale i più grandi narratori del cinema. questa Nouvelle Vague dei documentari sembra dire che. le istituzioni degenerano per frustrazione non meno che per immoralità. inteso come grande codice della sintassi e del racconto delle immagini dei suoni è oggi – nella sua forma tradizionale. società. quell’inesaurbilità delle relazioni tra informazioni. non c’è sguardo che non sia carico di un racconto: proprio perché il digitale. a differenza del cinema classico. Francis Coppola. Non c’è nulla che somigli di più a un romanzo che il cofanetto dei Sopranos o quello di Mad Men: la visione ci accompagna per un tempo prolungato. un autentico resoconto di finzione. fu talvolta la fonte degli articoli di Simon) ed è. racconto di un delitto d’onore. in grado di dimostrare come si possa istruire senza sensi di inferiorità. sinfonica di questa nuova narrazione televisiva. il mezzo che per Pasolini era di gran lunga il più lontano di tutti da ciò che chiamiamo realtà. di un uso finzionale del linguaggio documentario: da Blair Witch Project a Cloverfield. per certi versi. secondo me. in grado di caricare di «realtà». Tuttavia il digitale. non è semplicemente quello dell’obiettività. In realtà è più importante annotare sul proprio taccuino che il mondo dei documentari. intelligenza o intransigenza – riesce a fare la differenza. un modello complesso fatto di infinite relazioni reciproche come la società e la lingua (proprio la lingua è un’altra delle ossessioni della serie: il realismo del gergo è tale che negli Usa e in Inghilterra gli spettatori si lamentano di non comprendere molte delle parole. trascinata da una folla di assoli di comprimari. il digitale non è necessariamente l’arma esclusiva dell’immaginazione e del meraviglioso (come la dittatura della postproduzione nel cinema mainstream ha indotto a credere) ma anche un intraprendente strumento per l’analisi infinita dei fatti (un effetto che potremmo definire come sindrome di Blow Up). La sera prima di togliersi la vita. un intreccio inconfondibile di tratti distintivi (direbbe Chatman) o un centro incandescente di informazioni sul testo (direbbe Gosser). in un paese arabo. si è rivisto per l’ennesima volta alcuni episodi di The Wire. James Gandolfini (Sopranos). come sosteneva in maniera suggestiva e rivelatrice l’ultimo Serge Daney. dal potere alla disperazione. come ha raccontato in un toccante resoconto la moglie. sia come istituzione del mercato che come programma estetico. Esule giordana o truffatrice senza scrupoli? Moglie fedifraga o madre amorevole? Da una parte si tratta di un docu-thriller serrato e disturbante. George Lucas. il senso. lo definiscono i suoi autori. porosa. il cinema di maggiore consumo (la fantascienza. come linguaggio. i documentari esibiscono oggi una vocazione narrativa che era fino a qualche anno fa oggetto di una interdizione severa e. della rigorosa sincronia di immagini e audio (come nel cinema verità) – ma che al contrario i documentari più interessanti sono proprio quelli che giocano col romanzesco (il mondo è pieno di storie di gran lunga più interessanti di quelle inventate. commedia umana e precisione sociologica. 16 In un celebre saggio David Forster Wallace denunciava come la televisione ci avesse privato anche del sarcasmo su se stessa appropriandosene. non c’è azione individuale che non abbia conseguenze incontrollabili e infinite rifrazioni. è ancora un sorprendente dispositivo: tra i pochissimi. non c’è istituzione che non sbandi violentemente dal rigore alla criminalità. Non c’è una comunità o un’area che non sia influenzata da ciò che fa l’altra. svuotandoli senza riscatto. Cambiamo radicalmente scena. ideato da David Simon (20022008. a proposito di realismo: uno dei personaggi è un criminale che l’autore ex poliziotto ha fatto condannare a più di trent’anni grazie alle intercettazioni – la pratica che dà nome alla serie – qualcosa di molto vicino alle pratiche documentarie e neo-documentarie che hanno scosso tutte le nouvelles vagues: dal neorealismo al free cinema alla nuova hollywwod degli anni Settanta). capace di creare mondi di finzione che danno vita a intere epoche. nella sua comprensione. dell’irruzione ingovernabile della verità e della realtà nel linguaggio del cinema che abbiamo cercato di resocontare all’inizio? Riprendiamo David Forster Wallace. Cosa c’entra tutto questo con l’essenza del documentario. È una sorta di significante al quadrato. a turno. nel mainstream cinematografico. proprio grazie alla trasparenza analogica del significante digitale (che ossimoro incantevole). scrittura e registrazione). La realtà della realtà non è mai neutra. improvvisamente. Ma un’inchiesta giornalistica rivela che l’autrice del libro potrebbe non essere quello che dice. da Lang a Kurosawa. oggetti e viventi che chiamiamo. Non è il caso di entrare adesso nel merito di complesse dispute teoriche e filologiche (il documentario ha diritto a ricostruire delle realtà? Testimonianze ambigue devono essere tenute a distanza e severamente processate oppure il miglior modo per smascherarle è mostrarne la forte densità e seduttività narrativa? Ovvero. «Un romanzo lungo sessanta ore e suddiviso in cinque serie». da Rec a Diary of the Dead. il materialismo autoironico ecc. è in grado di manipolarlo all’infinito. quello della città di Baltimora. in servizio. Parafrasando gli epistemologi degli anni settanta («le percezioni sono cariche di teoria»). The Wire ha fatto citare Dickens e Sha- kespeare e si dice che sia il serial preferito di Obama ma ciò che racconta The Wire è proprio quella complessità delle cose. articolata. la corruzione del porto. quell’infinità inderogabile del senso. della fedeltà e lealtà a un metodo di osservazione neutro e invisibile. della registrazione.). morta per mano del padre e del fratello (per aver avuto una storia d’amore con un militare di fede cristiana). Q ualche corollario finale: il documentario e le serie tv. dal primo piano allo sfondo. un rapporto positivo tra cultura e tecnologia. registrata e/o manipolata. incondizionata. figli minori del grande cinema.24 IPERTV Il significante al quadrato Le frontiere del documentario e del serial Mario Sesti D i cosa parliamo quando parliamo di documentario oggi? Di qualcosa di fondamentalmente differente da ciò che con questo nome si chiamava negli anni Cinquanta o Settanta. sezione Extra). da una parte un cinema fluido e pastoso che fonde in modo inedito scrittura e documentazione (direi più precisamente. i media): se la polizia rimane il centro di gravitazione. perché il documentario non dovrebbe usare alcune armi o lo stile della finzione per rappresentare e registrare con più potere e intelligenza la verità?). che pure tecnologicamente registra la realtà con una trasparenza maggiore dell’emulsione chimica. 108’ (presentato in anteprima internazionale al Festival di Roma. che ha l’understatement. oggi. di cui fu vittima la sua migliore amica. il sistema scolastico. Australia 2007. è: come mai. La domanda. La verità è che alla fine degli anni Novanta. dalla repressione alla corruzione. universi. da District 9 a Paranormal Activity. il suo serial preferito. L’esatto contrario di ciò che la golden age sembra aver affermato e celebrato: la natura piena. La pubblicazione del libro le ha fruttato fama e denaro e ha anche decretato la sua condanna a morte da parte degli estremisti islamici. I torti sono sempre troppo numerosi e odiosi per non alimentare senza sosta il crimine. l’horror) non riesce fare a meno dell’effetto di realtà più smaccato. Il cinema. Detto più rozzamente: la realtà è sempre più incasinata di qualsiasi nobile tentativo di governarla: la realtà è sempre troppa. lo dimostra la sorprendente proliferazione. si possa usare in senso opposto. quando ha ufficialmente inizio quella che gli specialisti hanno chiamato la seconda Golden Age della televisione dopo quella fondativa degli anni Cinquanta. tratto da un fatto di cronaca di grande rumore internazionale (anche la stampa italiana gli dedicò grande spazio) i cui colpi di scena sorprendono in continuazione lo spettatore. a ogni stagione. Da questo punto di vista. La «registrazione». da Ford a Welles. Forbidden Lies. di Anna Broinowski. Che tutto questo non sia semplicemente frutto di una speculazione accademica ma possa effettivamente mettere a fuoco un movimento profondo nelle dinamiche del linguaggio delle immagini e dei suoni. ma c’è sempre qualcuno che – per decenza o ossessione. un mondo. The Wire. cinque stagioni). È un serial scritto da un ex cronista di nera (David Simon) e un ex investigatore dell’Omicidi (Ed Burns: che. l’allegria sarcastica e lo stoicismo del blues. è quanto rimane al cinema che gli sia più autenticamente proprio e specifico: è evidente che il cinema che registra la realtà ancor prima di metterla in scena. per gli stessi motivi. È la prima che è presa nel fascino di potere della seconda: come estensione di percezioni e pensiero in grado di creare rappresentazioni del mondo che ne rendano leggibile. qualcosa è cambiato profondamente. allora avrà fatto il suo lavoro. nel sistema dei media. Se alla fine questo articolo avrà convinto qualcuno che «fare documentari» non è più qualcosa che si può fare solo con i documentari e che. non hanno mai potuto contare. o di meno. . un’intera popolazione di personaggi passa. proprio per questo l’inserzione brutale.alfabeta2. mette in scena la storia come se ciò che racconta Norma fosse vero.

Gli anni Zero – tragici e lugubri in quasi ogni aspetto. scandaglia un’intera città: Baltimora. ipernostalgico di figure e immaginarii). in cui però gli elementi storici risultano quasi sempre piuttosto «decorativi») – al punto da non essere spesso neanche definite «serie» ma. o al massimo dopo i primi episodi. CoBrA Museum of Modern Art . Tangentopoli. I Soprano. Il «carotaggio» è talmente calibrato e «scientifico» (nel senso proprio del romanzo sperimentale di Zola: un senso aggiornato attraverso la tradizione noir. «sceneggiati» – non è un elemento estraneo alla condizione di paralisi. i giornalisti e i cittadini) ha iniziato nello spazio vero – e non presunto – un percorso di riemersione. oltre a influenzare le nostre modalità di fruizione. stragi mafiose). il fatto che le serie televisive che si occupano della nostra identità. indagine sociologica e azione esplorando le zone indicibili della Repubblica (Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica.C. prodotta ça va sans dire da quella formidabile fucina di idee e di talenti che è stata ed è il canale HBO (che ha sfornato. ma che ricorda molto da vicino l’operazione mastodontica dei RougonMacquart) da scavare letteralmente strato dopo strato del tessuto sociale. 1972. della nuova forma di «complessità» introdotta da questi oggetti culturali: una complessità e una maturità che si innestano sul «tempo reale» della nostra esistenza. da una narrazione. Così. per la quarta. e Perché si uccide un magistrato. politico della città più pericolosa e degradata d’America. il dispositivo mediatico e i suoi addentellati con tutti gli altri livelli. in grado di fondere abilmente impegno. ai molti punti oscuri e rimossi della nostra storia recente (terrorismo. inoltre.24 The Wire «Cinema espanso» e nuovo realismo sociale Christian Caliandro S e si vuole avere un’idea piuttosto precisa di che cosa possa essere il realismo oggi – inteso come approccio e tensione che informa un’opera complessa. 2007 uesto processo. ci può insegnare moltissimo su noi stessi. in questi mesi e in questi giorni. Forse. economico. e l’indagine impietosa delle proprie disfunzionalità strutturali. che poteva essere prodotta solo all’inizio del XXI secolo e non prima – occorre guardare alle serie tv statunitensi dell’ultimo decennio. Attraverso questa operazione di scavo dolorosa. agli intrecci tra Stato e criminalità organizzata. un’operazione pioneristica e senza eredi come La piovra (1984) di Damiano Damiani. 2011-2012. Si fa effettivamente un gran parlare. che stiamo vivendo. d’altronde. Questa complessità. Q Roberto Barni. nel tempo. immaginativa e sociale. a ogni livello corrisponde una stagione: il traffico di droga per la prima. oltre a modificare sensibilmente i parametri e i paradigmi che regolano la nostra percezione del mondo in cui viviamo (il massimo risultato a cui possa aspirare un oggetto culturale) ha trasformato la realtà stessa in cui è intervenuto. tra le altre serie-spartiacque. e superando i confini angusti del cinema tradizionale (non a caso. scrittore ed ex-giornalista di cronaca giudiziaria del «Baltimora Sun».S. la polizia. dall’altra ad assemblaggio archivistico. la comunità di Baltimora (l’amministrazione. il ruolo del sistema educativo nel determinismo sociale urbano. in grado di agganciare e catturare lo spirito di un tempo. Provate infatti a immaginare per un attimo l’applicazione della stessa strategia spettacolare all’Italia: ai suoi scandali locali (regioni. interviene direttamente sulla rappresentazione del reale. L’istruttoria è chiusa: dimentichi. nella quinta e ultima stagione. Che altro senso aveva.0 – verranno giustamente ricordati anche per queste opere. sotto la facciata luccicante dei Suv. In questo senso The Wire è probabilmente la più ambiziosa e riuscita serie mai realizzata dalla e per la televisione. N. e infine. ridotto per lo più da una parte a dispositivo infantilizzante attraverso l’uso massiccio e molto poco fantasioso del 3D. le intersezioni tra crimine e sistema politico-burocratico per la terza. Roberto Barni. 1974)? Il rischiosissimo e per questo interessante gioco di rispecchiamenti tra realtà e finzione che rende The Wire un’opera così completa e seminale. Boardwalk Empire e la recente saga fantasy Game of Thrones). della celebrity culture e della nascente cultura 2. 1971. Paesaggio con figure. di miglioramento dei propri spazi e delle proprie condizioni di vita collettiva: ciò che abbiamo imparato a conoscere. parziale eccezione di Romanzo criminale. Il fatto che ciò sia partito da un’opera finzionale. che rappresentava il punto d’arrivo e al tempo stesso la traduzione in termini fruibili e popolari del suo grande cinema d’inchiesta. della nostra attualità e del nostro passato siano concepite in maniera così esplicitamente innocua. ex detective della Omicidi. stilisticamente e narrativamente rudimentale (con l’unica. lontano anni-luce dalle nostre comode e smorte agiografie portatili.Amsterdam 17 . città) e nazionali.IPERTV alfabeta2. e da Ed Burns. in Italia verrebbe con ogni probabilità congelato prima ancora di essere reso visibile al grande (o anche piccolo) pubblico. come rigenerazione (o riqualificazione). reso pop. In cinque stagioni (dal 2004 al 2008) The Wire. ancora e sempre. il porto e i legami con la criminalità macro e micro nella seconda. ideata e sceneggiata da David Simon. accompagnandola e modellandola attraverso queste narrazioni mitologiche. traumatica.

Gli aventi diritti al voto del collegio di Stradella (pochi. Cfr. anche se opinabile. il «Batman di Anagni» poi arrestato. L ’essere del divo è l’icona: niente più anima. que je m’en vais. biopic. ricostruisce la figura di Serge Gainsbourg attraverso la ricomposizione di interviste. diviene l’intento programmatico di un film che sembra scorrere in prima persona. si laureava in storia del risorgimento. come me. siamo a In onda su La 7)3 non possono essere accusati di deferenza o di scarsa aggressività. 2002. I giornali. pp. Quando la stampa (con le sue evoluzioni televisive) non è un potere indipendente. Nel gioco tra te dire interpersonale della canzone d’amore. con analogo pragmatismo. materiali inediti e non. frammenti e riferimenti che fanno parte della nostra cultura e si inscrivono sul corpo individuale come ulteriori superfici di rispecchiamento identitario. Una disamina dei post su Facebook relativi alla sfilata in costume da bagno cui ha partecipato la consigliera regionale lombarda Nicole Minetti rivela questa continua confusione. Casteggio / e Voghera son grigie anche loro / c’è solo un semaforo rosso quassù / nel cuore. Je suis venu te dire. si sfidavano in duelli verbali davanti ai cittadini-elettori delle varie città e cittadine degli Stati Uniti. Liberilibri. Se in rete ci fosse un referendum per stabilire se la Minetti è bella o brutta tutti la definirebbero orribile. indica come un contribu- to all’economia nazionale). che lui si è impegnato a restaurare. suoni e musica. Alessandro Blasetti. autobiografia immaginaria. Sergio Zavoli. ci ricorda il grande paradosso della scrittura soggettiva: da un lato non esiste romanzo biografico da cui il narratore riesca a rimanere escluso. in un grande collage che vale anche come rispecchiamento soggettivo/generazionale. Tuttavia spiega abbastanza la reverenza verso i politici italiani. È forse eccessivo ricondurre a queste due diverse modalità originarie del discorso pubblico le differenze – enormi – fra la trattazione della politica nella televisione americana e in quella italiana. di Alessandro Blasetti (1972). Fiorito se l’è cavata egregiamente. la fustigazione scandalizzata. alla stregua di Fiorito. Il «cane da guardia» della civiltà caro a Henry James4 è una creatura del Novecento ora abbastanza invecchiata. quella di modella (che lei. I giornalisti (Luca Telese e Nicola Porro. che è l’altra faccia della deferenza: e non fa scendere di un solo punto lo spread. Se fosse andata a chiedere ai consiglieri Pd del Consiglio regionale del Lazio quale strana erba avevano fumato. non vi è traccia. artistico o letterario che si confronta con la questione della soggettività. Stephen Douglas. come recita una sua celebre canzone. html?assetid=50282188. ma sono scene da un balletto. America compresa. continuava a cantare Gainsbourg nel suo testo citando la Chanson d’automne di Paul Verlaine. La fatica nel trovare una stabile definizione di genere per Je suis venu vous dire… Gainsbourg par Ginzburg di Pierre-Henri Salfati. e nessuno aveva cambiato canale. anche tre ore e mezzo. o di «question time» fra i presenti. Di contraddittorio con altri candidati. da cui è indivisibile. e gli avvocati consigliano di lasciar perdere. Giovanni Salvi. Una reverenza che è preludio e cifra interpretativa dell’impunità. Ma la colpa non è loro. e panini imbottiti. E d’altra parte l’autobiografia non può mai avere una fine. Moi Non Plus e si confondono con il volto intermittente di Gainsbourg. che dissolvono l’immagine unitaria del soggetto e ne disperdono le tracce. potevano vagliare i programmi dei candidati. autoritratto. alludendo a una dimensione interiore duplice. e non c’erano interruzioni pubblicitarie. dall’altro le poltroncine bianche di Porta a porta e i discorsi di Berlusconi in videocassetta. è naturalmente sempre un autre. Roccamandolfi. La casa in Italia. La realtà dei fatti sta altrove. 4. biopic. nonostante il disprezzo universale di cui sono ormai circondati. La notte della Repubblica. Je suis venu vous dire…. Difficoltà non casuale. benestanti). fustigatore spietato e un po’ impotente delle patrie scelleratezze. Come se fosse davvero lui a raccontarsi. documentario. Il montaggio cinematografico consente in questo caso una personale associazione di immagini. anche se ancora abbaia. Presa diretta e i loro fratelli minori. Vale più un’inchiesta di mille salotti televisvi. costruito su una memoria spettatoriale nutrita da miti societari e modelli di consumo. controversa e irrazionale. e che contamina anche un figlio degenere della tradizione italiana: il giornalista tribuno. per riunioni che si prolungano fino ad ora tarda. Le spese al supermercato rimborsate dalla Regione si riferiscono a qualche bottiglia di acqua minerale. in cui ricercare un modello di stabilità individuale. ma probabilmente non furono i fondi di qualche gruppo parlamentare. Dopo la pausa il dibattito ricominciò. E Gainsbourg è un doppio impossibile. La fisarmonica di Stradella. come fosse un osservatore neutrale o esterno. Ci vuole un certo coraggio personale per sfidare omertà e minacce. di gossip e pseudo-notizie ce ne sono fin troppo al punto che spesso solo un marchietto in un angolo dello schermo ci sa dire se si tratta di un canale pubblico o commerciale. e che trovano negli audiovisivi una forma di articolazione congeniale. Così dice Howard Blight nel racconto lungo The Papers del 1903 (tr. Naturalmente ai giornalisti tribuni non giova la continua confusione tra ciò che è un reato e ciò che è moralmente discutibile. 62 sgg. e il vous dire plurale del titolo del film si gioca infine la differenza fra la fine di una storia d’amore e la fine di una vita. che non usa come dovrebbe. ci vediamo dopo». il sorriso sicuro di sé faceva il resto. parimenti celebrata nei salotti televisivi. L ’icona agisce come una formula stereotipa. Guido Piovene (alla radio. c’erano i vari successivi discorsi di Agostino Depretis agli elettori di Stradella (con lui la sinistra va al potere nel 1876). Storie dell’emigrazione. parole e canzoni del cantautore francese. per non accorgersi dell’enorme fiume di soldi che scorreva a vantaggio dei partiti. se il suo straordinario Comizi d’amore (una inchiesta sulla sessualità in Italia. Le sue vaghe giustificazioni apparivano credibili. non riesce a trovare le prove di quello che vorrebbe dire. ma capace di grandi prove: penso all’arrivo della tv in uno sperduto paese molisano. La televisione avrebbe altri strumenti. Gainsbourg par Ginzburg Laura Busetta R itratto. si riunivano in un’osteria per un banchetto al termine del quale il notabile Depretis pronunciava i suoi discorsi. Nonostante la virulenza delle accuse. Ho assistito qualche sera fa a un dibattito televisivo con Franco Fiorito. Da un lato i dibattiti televisivi Nixon-Kennedy. via Margutta. coperto dalla coltre di fumo dell’ennesima sigaretta accesa. Divertirsi da morire. Gainsbourg by Ginzburg esplicita un’inversione grafica in cui la lettera Z è speculare e invertita rispetto alla S. Fra i testi che si studiavano per chi.. registi. L ’immagine soggettiva è attraversata dal serbatoio di ricordi. Penso all’inchiesta: se In onda avesse mostrato la villa di Fiorito lo spettatore avrebbe avuto più elementi per determinare – come un antico elettore del New England – se trattasi di bilocale inagibile o di villone costiero. ma solo uno status effettivamente immaginario. peraltro assai documentate. né ci è dato sapere chi pagò il conto della cena. S ono convinto che l’inchiesta televisiva è oggi il principale genere che dovrebbe giustificare il servizio pubblico televisivo. Neil Postman. Anche questo film. È un circuito in cui l’alterità è necessaria nella definizione del soggetto. giornalisti e qualche nome meno noto a chi non si occupa di televisione. verosimili. rimasti famosi. Ugo Zatterin5. È un genere televisivo di solide tradizioni: coinvolge persone come Mario Soldati. Di sera a Roccamandolfi. Le argomentazioni dei suoi oppositori giornalistici scivolavano sulla corazza di Fiorito senza ferirlo. nascosto dietro la maschera dell’artista al quale il film rende omaggio. Mentre si crede di esprimere una certa individualità. Un libro di Neil Postman che ormai nessuno legge più1. Il discorso pubblico nell’era dello spettacolo [1985]. le immagini della piccola figlia Charlotte si mescolano con le note e i sospiri di Je T’aime. 3. a commentare le immagini che vediamo. vedeteli pure. nella ricomposizione dell’immagine di un soggetto/individuo. 18 . come scriveva Barthes a proposito dell’operazione rivoluzionaria operata dalla pop art sulle immagini di Marilyn o Elvis.. come ogni redazione biografica. come avevano speso i loro? diarsi quintali di carte. la casa in affitto da un ente nel centro di Roma. raccontato da Giuseppe Lisi. Sono venuto per dire che me ne vado via. in cui si dice addio alla persona amata. di Sergio Zavoli (1989-90). E l’utilizzo di un’unica voce per tutta la durata del film. di Giuseppe Lisi (1961). a costruire la propria storia. Ma a chi fa riferimento in realtà il je che apre il titolo? Je. Je suis venu vous dire. 2. 5. Nel carattere straordinario incarnato dalle celebrità – la cui esistenza coincide con il simulacro – si individua la ricetta per disegnare la propria interiorità. di Mario Soldati (1957). Del me non rimane che una scia. Una volta si era fatto tardi. autobiografia immaginaria. nel cuor di Stradella…». un’educata quadriglia fra i poteri. Naturalmente anche nella tv di altri paesi. È l’inchiesta che sfugge alle logiche commerciali perché costa troppo. 1974. 1965) fosse stato accettato dalla Rai: cosa che naturalmente non avvenne. La relazione con Brigitte Bardot. autoritratto? – un riscontro empirico. il dibattito no! Duelli in poltroncina vs inchieste sul campo Enrico Menduni I dibattiti politici sono nati molto prima della televisione. sequenze di film. devastata dal silicone. documentario. La villa al Circeo è un modesto bicamere invaso dai rovi. il delitto di Cogne. Scrittori. emerge fra recensioni e parole intorno al film comparse nel territorio del web. racconta che nell’America di metà Ottocento Abramo Lincoln e il suo competitore alle presidenziali. L ’identificazione nei confronti della figura del divo funziona come ritrovamento di un’immagine emblematica in cui riconoscersi e rispec- chiarsi.alfabeta2. maschi. rappresenta un’opera di bene per rimpinguare il bilancio di una onlus che opera a favore dei ciechi. Fiorito a ogni buon conto è arrivato accompagnato dal suo avvocato. a proposito. che spesso vanno a buon fine. o semplicemente inopportuno. Di talent show o di giochi con i pacchi. Liliana Cavani. la Minetti appare nei commenti di Facebook come la meretrice di Gerico anche quando svolge un’attività lecita. per stu- Je suis venu vous dire. bensì del diffondersi di una fustigazione giornalistica impotente. di Ugo Zatterin e Giovanni Salvi (1958). però). Ecco una breve antologia: Viaggio nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini. è un percorso per forza incompiuto perchè è affidata alla persona che racconta la propria vita (anch’essa incompiuta). presentato all’ultimo Milano Film Festival. protagonista dello scandalo dei fondi ai gruppi consiliari alla Regione Lazio. l’apertura fra i piani della narrazione è in questo senso efficace e si inserisce in una questione più ampia e complessa. dichiarazioni. Paolo Conte. perdendo così il senno e l’equilibrio e dimenticando l’eventuale genuina bruttezza di loro mogli e accompagnatrici. La donna che lavora. c’è infatti spazio solo per la deferenza per i politici e per il suo opposto. E. L ’intimità che il film costruisce. it. ma che contiene un pensiero originale. lo ricordava già Rimbaud. Come nella Sarrasine di Balzac riletta in un saggio di Roland Barthes. di Liliana Cavani (1964-65). per penetrare fra le maglie strette delle varie burocrazie. 1. «È grigia la strada ed è grigia la luce / e Broni. si dissemina nell’immagine di un altro. Venezia. È questa la principale caratteristica delle nuove pratiche soggettive che emergono nel contemporaneo. ci sono ogni giorno tentativi di pressione e di corruzione per addormentare la stampa. dalla letteratura al cinema. 1990). Diventa necessariamente anche un alter ego del regista Salfati. L ’io si disperde e si moltiplica. la sensazione che sia lo stesso Gainsbourg a guidare le immagini. e qualche volta finisce in un vicolo cieco. che si verifica in tutte le arti. poi immortalato in una canzone di Paolo Conte2. Il discorso di ciascuno durava parecchio. la Z diventa la lettera della deviazione. quella dello stesso Gainsbourg. che trovava nella confusione terminologica da cui siamo partiti – ritratto. La singolarità si confonde nell’interscambio di soggettività e proiezioni collettive. non siede su quelle poltroncine. il grande amore con Jane Birkin. sorrette da un primitivo buon senso. magari in nome di una morale un po’ bacchettona che poi trasmettono al popolo della rete. scolarizzati. Marsilio. Macerata. in grado di intercettare – probabilmente in modo inconsapevole – la complessità che caratterizza ogni testo filmico. Forse non c’entra solo la riforma protestante: gli elettori del New England sapevano leggere la Bibbia senza bisogno dei preti e quindi. quando venne il suo turno Lincoln disse ai presenti: «Andate a casa a mangiare. Ma i frutti si vedono e si chiamano Report. Lo scambio di piani fra chi racconta e chi è raccontato testimonia in modo lampante la difficoltà.24 IPERTV No.la7. quel Carlo Taormina deputato Pdl che avevamo già visto in un’altra saga italiana. che raccorda i materiali di archivio. che firma il progetto filmico: nonostante questi rimanga relegato sullo sfondo. Si tratta della puntata del 23 settembre 2012. o autosufficiente. unico potere castale sovraordinato rispetto a tutti gli altri. diviso fra Gainsbourg (come lo conosciamo) e Ginzburg (nome ana- grafico). si sta in fondo già parlando d’altro. che è possibile rivedere a questo indirizzo: www.tv/richplayer/index. dalla fotografia alle arti visive. Ci verrebbe voglia di includervi Pier Paolo Pasolini.

In un certo senso la scultura. hai capito benissimo. Anche qui l’immagine è costruita sulla orizzontale e sulla verticale indicanti rispettivamente il tempo e l’eternità. E dopo la morte? Con la sparizione del soggetto diventai un oggetto anch’io lavorando maniacalmente a una serie di particolari di topografie di città esposte nel 1963 a Roma.1972 ? Per celebrare simbolicamente la mia resurrezione nel decennale dell’annuncio della mia morte. né destra né sinistra quale appare nei miei lavori dagli anni Ottanta in poi. nel 1960. . della loro capacità di oggettivare la visione della natura. E i quadri successivi dipinti con ferruggine e minio sono dunque una variazione sul tema? Sì ma anche un ulteriore passo in questa direzione giocando con la ambiguità della superficie per farne uscire la tridimensionalità. Laurence Alloway scrisse. Ne rimasi prigioniero. con le geometrie di Piero della Francesca e di recente con la moltiplicazione di me stesso in colonne bisbetiche. in particolare della figura umana. e su queste due dimensioni giocavano anche le sculture mobili in ferro Anatema. che cosa ha comportato per il tuo lavoro? È stata la resurrezione di un nuovo soggetto ancora più disposto alla molteplicità. il calco dell’interno della mia mano. E dopo tutto questo come si arriva a Divinità della luce che esponesti a Roma alla Galleria La Salita insieme alla biografia di un misterioso Rupertius? Dopo aver immaginato la morte e la resurrezione ho immaginato la vita in un altro artista. in divergenti arabeschi verticali come in Impresa. della pittura e della scultura 19 antiche disegnati con un esile tratto a cera bianca su fondi ferruginosi e disposti ad angolo retto tra parete e pavimento come nelle mostre Riluttanza a Roma e Humus da Schema a Firenze con ancora nuovi modi di sporgersi nello spazio anche attraverso calchi del mio corpo. Lo sviluppo successivo del tuo lavoro rappresenta una evoluzione di questa tematica o ne costituisce una frattura? Come si collegano Rupertius. per la sua replicabilità diventa per me il modo di mostrare più concretamente possibile l’assenza e il vuoto. nel 1962. Ho usato elementi dell’architettura.5. erano i più adatti a dare un’idea di concretezza lontana dalle belle arti e vicina alla realtà dell’industria. collocato ad angolo retto tra parete e pavimento. la costante presenza della figura umana non sta a rappresentare una centralità dell’uomo nel mondo ma un suo spaesamento. La loro importanza in mezzo a tutte le novità espressive è simile a quella della stella polare o della meridiana. è una strana periodica necessità di testimoniarmi dentro le mie ideazioni. disegnato enormi calendari con dentro i capolavori degli artisti preferiti. La ferruggine e il rosso minio. oggetti industriali. senza potersi fermare. D’altro canto però le tue sculture paiono avere una fisicità tattile molto forte. Dunque. la verticale e l’orizzontale possono essere scambiate e infatti Passi. Come ti sei trovato in questa conversazione con il tuo doppio? Chiedilo a Sara. la vista. o sbaglio? È vero. mossi da un’inquietudine che si manifesta solo nel loro passo e le spinge in tutte le direzioni. esposto nel 2008 da Mudima. immagini d’arte. i terremoti degli anni Ottanta e gli uomini con la benda sugli occhi? Il sovvertimento temporale è diventato anche un sovvertimento spaziale che genera cataclismi non esenti dalle suggestioni degli sconvolgimenti paesaggistici dell’Italia. e per di più gli uomini che camminano.24 Roberto Barni Intervistato dal suo doppio Per te quando ha avuto inizio? Potrei dire da sempre. Intorno al 1970 mi sono misurato con un barbone. A proposito. non a caso. ha perso la sua supremazia e deve fare ricorso anche ad altro. strade col traffico eri anche lì un oggetto? In qualche modo mi facevo oggetto proiettando queste immagini con una lanterna di mia costruzione. e ho profumato paesaggi. Ho costruito sculture componibili. Feci anche delle sculture di filo di ferro da poter indossare e mi fotografai con un imbuto in capo come uno speranzoso Don Chisciotte. Era un modo di creare una iconografia più consona agli anni Sessanta e al mondo industriale. Sì. E poi come mai solo due anni dopo. E curiosa e casuale coincidenza a 33 anni. il principe dei sensi. E lo sciatore di Base con la testa al contrario è inesorabilmente trascinato in un vuoto a lui invisibile. convinto come ero allora e come sono oggi che l’arte in quella fase non si poteva abbracciare con una sola modalità. ti è potuto venire in mente di farti il necrologio e di esporlo alla galleria Numero di Firenze? Pensai che solo attraverso quel gesto sarebbe stato possibile testimoniare il senso di perdita che minacciava l’arte in quegli anni e il profondo senso di inutilità che ancora oggi respiriamo. ho fatto Kronos a pezzi e l’ho dipinto con ferruggine ossidata «la fine del tempo». se interpreto bene il tuo pensiero. ha addirittura scambiato la parete per il pavimento. sul sottile bordo si mantengono in realtà in bilico tra due precipizi. Dopo la nascita di una quantità enorme di nuovi mezzi espressivi qual è il tuo rapporto con la pittura e la scultura? Non le ho mai abbandonate perché sono sicuro della loro capacità di rinnovarsi. Con queste idee avevo progettato interi ambienti. In Instabile. Ho inciso direttamente sul colore con la luce del sole Divinità della luce. In questo mondo sconvolto. Viticcio e Costellazione 1970. perché nel 1972 ti sei fotografato davanti alla resurrezione di Piero della Francesca con la data 11. Allora sembra paradossale che proprio in quegli ultimi anni Ottanta il tuo interesse per la scultura divenga sempre più forte. È così che nasce l’uomo bendato che si muove e si orienta guidato da una nuova sensorietà che è anche contestazione e sfida. Dalle grotte fino a oggi queste arti sono morte molte volte per resuscitare sempre arricchite pur mantenendo il loro contatto con le origini. sulla pelle della mia scultura si legge sempre l’impronta della mia mano. E l’uso della fotografia che riappare in quegli anni che valore aveva per te? Si lo ammetto. Ma quando ti sei preso la responsabilità di fare l’artista? Lentamente. Sui paesaggi. con le mie dispersioni sulla parete e sul terreno. colori antiruggine. da bambino disegnavo sulla terra e con la terra facevo le sculture. Che significato hai dato a questa resurrezione. come ti ho già detto. Del resto. che esposi a Revort 1° nel 1965. La loro fissità le fa diventare anche un importante mezzo di orientamento. La scultura ha perso il basamento come lo ha perso il mondo: può esserci in realtà solo un Condominio. Lo stile non è qualcosa per farsi riconoscere bensì per conoscere. treni. Sulla superficie bianca della tela la forma rossa di Creve 1968 poteva esser letta concava o convessa e allo stesso modo il cancello dipinto a minio di Ora e qui si affermava come oggetto concreto. Questa fu la scelta e a suggello feci l’impronta interna della mia mano e della mia bocca. è questa la mia resistenza al vuoto. Idee che tornano spesso a ripresentarsi anche nei lavori recenti sia in pittura Paesaggio addosso sia in scultura Addosso. E quando dipingevi atleti. e il tuo uomo senza suolo e senza peso? Le mie figure sono degli archetipi inespressivi e seriali. dei tubi Innocenti e delle lamiere. paesaggi.alfabeta2. Queste figure vanno a infilarsi in situazioni imbarazzanti e in articolazioni spaziali acrobatiche. la mia prima scultura è stata. Ho dipinto alberi con la clorofilla. Sotto una spinta analoga si corrugano a bassorilievo le superfici dei miei cartonage degli anni Novanta. Come hai risolto la contraddizione tra la tradizionale staticità della scultura. Anche i clandestini che guardano dentro il vuoto di una gabbia da Bagnai a Firenze sono a loro volta immersi in un vuoto ancora più grande mentre in «Capogiro» 2012 l’uomo ne è addirittura risucchiato. Rupertius è in sostanza un mio alter ego attraverso il quale ho voluto rivendicare una libertà ulteriore svincolata da qualsiasi condizionamento e sottratta al dominio del tempo. In che modo dopo hai fatto uscire le tue opere nello spazio? In Orizzontale-verticale 1970 le colature rappresentano di fatto la verticale sulla parete e le gocce l’orizzontale sul pavimento. Gambe in spalla o in esili Colonne bisbetiche fatte di individui sempre sul punto di prendere una direzione opposta all’altro. ma il momento decisivo è stato quando alla fine degli anni Cinquanta cominciai a fare grandi quadri monocromi di materia rossa incisa con la mano. È per questo che nella tua scultura si incontrano spesso queste grandi cavità in forma di recipienti? Sì. È una figura che si predispone ad aggirarsi in una realtà a più dimensioni dove non esistono né sopra né sotto. Il soggetto romantico cedeva il posto all’oggetto.

alfabeta2.24 .

Capogiro.2012 . 2008 .Roberto Barni Roberto Barni.

nello spazio pubblico della centralissima piazza della Repubblica di Firenze «come altri scaraventano per terra una lattina di Coca-Cola». Nella sua lucidità. per fissarsi sopra bizzarri attrezzi che finiscono per condizionare ogni gesto e movimento. di una fisionomia riconducibile a una persona singola. contrasti e dispute stizzose con i propri consimili. Vacina. anche nel caso che sostasse immobile. che sorprende l’uomo dall’esterno. La vertigine di cui ha sofferto di continuo e che pure ha sfidato da «Eroe domestico». un ospite ingrato: la falce è collocata ora sotto i nostri piedi.24 ROBERTO BARNI Dove naturalmente va ogni cosa Alberto Boatto L’ opera di Roberto Barni. in cui si trovano coinvolti. nel posto dove si è sempre trovata Condominio. In Barni. più volte rappresentata dall’arte e dall’immaginario come un personaggio armato di falce. Poiché gli uomini di Barni. Essa non ha il valore di un superficiale rivestimento. Siamo all’anormalità. Ecco un’esemplificazione: sul quadrato del ring. Il museo odierno. l’iconografia di Barni registra un ennesimo scatto inventivo. le stesse sagome umane. perché non piazzarla già travolta dalla distrazione generale. la «dossa». lo hanno condotto infine nel luogo «Dove naturalmente va ogni cosa». il vincitore e il vinto sollevano assieme un unico braccio con un unico guantone in segno di trionfo. un solo pugile solleva il braccio al termine dell’incontro: il vincitore. Nelle ultime sculture. occupano un punto. Così è destinato a raddoppiarsi. non già dell’uomo eterno. accanto alla effigie umana. occupa la medesima importanza l’oggetto. che resta la quali- A tà spiccata di quest’opera. ribadisce la sua estraneità nei confronti del romantico Homo viator. Ecco i gradini di una slitta (Passione) quelli di una scala curva somigliante a un dondolo (Continuo). Rimorsi). ma proprio dell’uomo malmesso dei nostri giorni. oppure percorsi in equilibrio instabile sugli orli di un abisso casalingo quanto può essere il fondo di recipienti d’insolite dimensioni. Queste figure plastiche segnano un luogo. così sovraccarico d’illusioni e di aperture verso un improbabile e dorato là bas. ad affrontare la difficile. In queste scale e in questi contenitori prende corpo il tema che sta al centro dell’invenzione dell’artista: il tema del vuoto e della vertigine che mettono a dura prova l’esistenza umana. inflazionandosi. rinnova con visionaria originalità la superba linea dell’arte italiana impegnata. appartiene pur sempre all’universo domestico. danno vita a centrifughe colorate fra l’imitazione della giostra e la vertigine del mulinello. improrogabile esigenza di dare un’espressione visiva alla figura dell’uomo. Di tutta l’opera di Barni colpisce la spiccata originalità dell’iconografia – che costituisce una novità nella storia della scultura – dove. ma non conferiscono alcuna misura allo spazio. siamo penetrati nel paradosso. Per questo nella sua opera l’uomo ha cessato di possedere il privilegio di un’individualità. Che cosa ci può essere di più ordinario di un secchio o di una scala? Si direbbe che Barni. con maggiore frequenza. Clandestini. fino a comporre delle colonne umane formate da un gruppo di uomini sovrapposti gli uni sulle spalle degli altri (Colonna bisbetica). Si tratta di situazioni egualmente difficili e precarie. come sosia o individui clonati di recente. Questa figura ha abbandonato i solenni e così facilmente enfatici piedistalli per collocare con umiltà i suoi piedi sulla durezza del terreno (Atto muto) o. Barni sa bene che qualsiasi opera creativa non possiede più sede. la figura dell’uomo. rovesciata per terra? È ciò che ha fatto Barni «scaraventando per terra la sua scultura Sadovasomaso. logorato dallo stress quotidiano e dal sentimento dell’inutilità di qualsiasi sua occupazione. e il teatro di Samuel Beckett rimane l’accostamento maggiormente illuminante. alla massa manipolabile degli utenti. pur presentandosi «spaesato». ma non affatto un valore a ogni punto contrassegnato. Questa è la norma. e la patina rossa con cui si presenta. L’accostamento fra queste opere. 2007 22 . se non di conclusione pur sempre provvisoria. nato nella bella città medievale di Pistoia. a proliferare. conferendo un’importanza relativa. viene raffigurata come una presenza che ci appartiene da sempre. ma a scene scaturite direttamente e poi fissate in un flash visionario dell’accesa e umorale immaginazione dell’artista. in pittura e in scultura. Nei suoi recenti quadri. per presentarsi col profilo assottigliato di un emblema anonimo costantemente affaccendato e in cammino. la pittura testimonia ciascuna tappa del lungo itinerario di Barni. Con maggiore particolarità della scultura. Intervengono con grande peso l’espressiva qualità formale della sua scultura. che si affanna a tenere testa alle fiere ubiquitarie dell’arte. a dare origine a folte concatenazioni e sequenze. alla folla accalcata delle grandi metropoli. lungo il Novecento e oltre. si sia proposto di chiudere in un fascio di situazioni esemplari la difficoltosa e conflittuale condizione dell’uomo contemporaneo. in una volontà d’esaurire la totalità dei luoghi spaziali. l’attrezzo impiegato che. ma quello di una manifestazione cromatica dell’energia della materia plastica. la fusione nel bronzo rappresenta la scelta funzionale di una materia e di una tecnica metallurgica che consente la moltiplicazione del modello nei confronti dell’inclinazione del marmo verso l’unicità aristocratica. Nel frattempo. e dunque erede diretto della grande tradizione d’arte e di cultura della Toscana. In scultura. colleghi e condomini. oppure i bordi di una serie di larghi recipienti dalle fogge dispa- rate (Solidali. mentre cambiano in misura considerevole le situazioni. che porta ancora le tracce visibili della mano del modellatore. L’uomo in marcia che. passo dopo passo percorre la sua intera opera. Non ci troviamo di fronte a spaccati realistici ricalcati sull’ambiente quotidiano. Roberto Barni. Dove ha finito per condurlo il suo meccanico marciare è dentro il cestino dei rifiuti (Capogiro 2012). come racconta lo stesso autore. al tempo stesso eccentriche e comuni. consente l’impiego dell’incongruo paradosso. cambiano di poco il loro aspetto scialbo. senza appartenere alla quantità. assoggettate com’è fatalmente all’erranza e all’errore. Le teste e i piedi toccano ogni punto della cornice. nche la morte. non offre certo una soluzione.alfabeta2. e il vuoto che lo ha attratto. adeguato luogo d’accoglienza. con un risultato d’approfondimento. Pessimismo mischiato a una dose amara d’acutezza cinica? Ma l’assurdo. col loro spiccato senso della mimica e del gioco scenico.

superando la stigmatizzazione. ci renderà fatalmente tutti soggetti alla cura psichiatrica. pochi immaginano un lavoro. se volesse essere efficace. Secondo Umberto Raccioppoli. quale futuro per la follia? Oggi. A differenza di una utopia. Ecco che la scelta delle piccole dimensioni. Sono più efficienti. e non risparmi – lo scrivo perché i precedenti del Governo attuale sono noti. con l’aiuto di una assistente familiare. e del fallimento degli interventi della società civile». Ma in realtà un emendamento dei senatori al decreto prevede che le attività che vi si sono svolte finora si tengano in altre strutture sanitarie. rivelano solo la propria ipocrisia: si danno al problema della sicurezza per spostare in avanti il mantenimento della loro ideologica promessa di libertà: vorrei ricordare che i detenuti degli OPG non sono i crudeli mostri dei film di Hollywood. E allora. Dopo la legge Basaglia.org. Lo stereotipo sociale (e legale) diffuso è al contrario basato su una dicotomia manichea tra ordine e caos chiaramente paranoide e fascista. Ci siamo sbarazzati dei manicomi perché i farmaci li hanno resi antieconomici e ora. È ovvio che ogni riforma delle istituzioni psichiatriche dovrebbe comportare. l’astinenza da caffeina o il dolore da lutto diverranno nuove sindromi psichiatriche. si sostituisce al tempo biografico lineare (eterocronia). perché i dispositivi di controllo si sono fatti 23 più capillari e diffusi. Occorrerebbe che il Governo dei supertecnici e la maggioranza di destro-sinistra che lo sostiene riflettessero su qualcos’altro: sul modo di evitare la costruzione di quelle che Goffman chiamava istituzioni totali. se il rifiuto della società respinge queste persone entro la casa a trovarvi un rifugio. i manicomi sono stati chiusi.GIÙ LE MANI DALLA 180 alfabeta2. a un andirivieni dal centro diurno. Foucault sostiene che le case di riposo. il dipartimento di salute mentale di Pordenone. Già in Inghilterra la chiusura dei manicomi. avremo tante piccole ed economiche strutture disciplinari e contenitive disperse sul territorio: una galera distribuita. le cliniche psichiatriche. Foucault è stato anche il primo ad accorgersi della tendenza. a eliminare le grandi istituzioni. come la caserma e il convento.stopopg. le prigioni. Riguardo alle loro caratteristiche. luogo virtuale e non connesso con il mondo. esse sono da stabilirsi attraverso un ulteriore decreto – con mossa politica tipicamente italiana. inteso a contenere. e così vestono come possono.24 Il futuro della follia Dagli Ospedali Psichiatrici Giudiziari al Manuale del Disturbo Mentale Francesco Galofaro quanto pare. una società che non riesce a includere tutti nell’insieme dei sani e dei normali. preferendo pagare le penali previste dalla legge. che supervisionò la redazione del Manuale dei disturbi mentali (DSM) IV. In esso. salvo prevedere una attività di vigilanza esterna. nel caso delle alternative all’ospedale giudiziario. maggiori spese. e ne sommano altri: ad esempio la giustapposizione di due luoghi incompatibili come lo spazio della repressione e quello della cura. ancora una volta capillare e diffuso. Sadovasomaso. non cambierà in nulla il codice penale. la quinta. organizzatrici della vita dell’individuo che ne è parte in ogni suo aspetto fino all’eliminazione del seppur minimo spazio di autodeterminazione e di libertà. In una mia recente ricerca. E che dire degli altri. di cui mi sono già occupato in Etica della ricerca medica ed identità culturale europea (CLUEB 2009). Occorre riflettere sulla reale portata della psichiatria di massa. Invece di un unico grande manicomio. ma l’istituzione totalitaria non è vincolata a una determinata forma architettonica. omicidi incalliti che ti torturano con un sorriso sulle labbra. Da qui la necessità di progetti che favoriscano ulteriormente la responsabilizzazione delle reti sociali intorno agli utenti e che restituiscano loro pienamente il diritto di cittadinanza: fortunatamente. le relazioni affettive non possono più dare. che la malattia mentale porta nella famiglia. dei farmaci omeopatici. promossa da www. per l’imputato non viene prevista alcuna garanzia. Così. risolve il problema spostando tutti nel novero dei malati – e dei regimi delle diete. Il prossimo passo sarà prevedere in ogni fabbrica alcune piccole celle in cui ospitare criminali comuni.it e www. inteso a curare. espressioni del disagio lacerante. che proclamano di aver risolto il problema degli OPG. il lavoro. Sono seguiti dal personale sanitario ma si autogestiscono. una casa popolare. la metà degli internati ha commesso «reati generati da maltrattamenti in famiglia. l’associazione di volontariato delle famiglie AITSAM–DDN e la Regione Friuli Venezia Giulia. a certe dimensioni. incuria. Le microstrutture che sostituiranno gli OPG condividono i due caratteri eterotopici che ho introdotto. . Dettato da motivazioni economiche. Come fa notare il testo di una petizione. alcuni di loro mi hanno raccontato di come siano gli sguardi della gente a riportarli alla loro condizione di esclusi. chi ha rubato. Foucault indica anche una serie di criteri che definiscono una eterotopia. gli operatori e le istituzioni sanitarie con cui ho avuto a che fare mostrano grande sensibilità al riguardo. e più attraenti per il privato che si già si candida a gestirli. pochi tra loro esprimono una progettualità. per mere ragioni di liquidazione della sanità pubblica. E ancora una volta assistiamo all’interferenza tra l’ordine che regge il discorso medico. Sotto la spinta delle case farmaceutiche. e quello legale e securitario. I luoghi saranno gestiti esclusivamente da personale sanitario. la rappresentazione utopica della società si trova effettivamente realizzata. pochi tra gli assistiti dei servizi psichiatrici riescono ad avere delle relazioni sociali. negli ultimi decenni. In queste case protette. Accanto a reati più gravi qui c’è anche chi ha reagito male al controllo di un poliziotto. nata da una collaborazione tra il Centro Universitario Bolognese di Etnosemiotica (CUBE). Cosa cambia dunque? Niente disumanità. lo sappiamo. paradossalmente. quei liberali. indifferenza. ma finisce paradossalmente per rappresentarne i rapporti economici e di classe.confbasaglia. la nuova versione del manuale. poi. come denuncia Colin Gordon sul numero 351 di «aut aut». Ma questo equivale alla scomparsa dell’istituzione totale? A Roberto Barni. ho notato che perfino alcune esperienze all’avanguardia di Social Housing possono ritornare a essere eterotopie di deviazione. sporcizia. basato sempre su concetti privi di basi psichiatriche come «folle reo» e «pericolosità sociale». piccoli gruppi di pazienti psichiatrici vivono insieme dopo percorsi terapeutici a volte anche molto lunghi. del fitness – cui assicurare con una pillola quella felicità che l’economia. sono altrettanti esempi di eterotopie di deviazione. non si risolve il problema di porre un termine certo alla detenzione. l’eterotopia è un luogo reale dove la società si trova in connessione con ogni luogo. di destra e di sinistra. non discute davvero la struttura del potere che relega queste persone ai margini della società. Come conseguenza. La cronica mancanza di denaro porta alla stigmatizzazione: i prezzi delle vetrine sono proibitivi. ossia incontri con persone «normali». Non è chiaro se sono poveri perché pazzi o pazzi perché poveri. 2006 N el suo noto articolo Des espaces autres. chi ha tentato di dar fuoco all’azienda del padrone che lo ha licenziato. direttore dell’OPG di Napoli. i «sani di mente»? Secondo Allen Frances. l’isolamento ovvio verso l’esterno. affollano le macchinette automatiche dove i gene- ri di conforto costano meno. sofferenze gratuite. o le relega in orari in cui possono evitare brutti incontri. Il titolo del decreto svuotacarceri è roboante: «Norme per il definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari». dove collocare individui il cui comportamento non è riconducibile alle norme imposte. Il giro di affari è enorme e già oggi il 25% della popolazione Usa si vede diagnosticare questo tipo di problema. l’abuso di antidepressivi e di droghe legali diventa senz’altro un nuovo strumento di controllo. come aveva ben veduto Foucault. Nonostante si tratti di spazi aperti verso l’esterno e gli utenti siano liberi di condurre una vita lavorativa e sociale. un ordine perfetto fa apparire caotico agli utenti il mondo esterno. Nessuna azienda vuole assumere queste persone. ha portato al risultato di spostare l’internamento dal manicomio al carcere. una fidanzata. Qualcuno limita le proprie passeggiate al circondario. definitivamente assoggettati alla produzione. i grandi manicomi criminali non chiuderanno affatto. o alla limitazione della capacità di movimento: è piuttosto quella che impone una disciplina. in essa si manifestano nuovamente almeno due caratteri eterotopici: un tempo ciclico. aguzzini. scandito dai turni della cura della casa e del sé.

8. in un paese come il nostro dove la psichiatria è dolorosamente segnata dalla presenza di reparti chiusi ospedalieri. 7. Diamond-D. inoltre. sito del Forum Salute Mentale (http://www. 163-168. Altresì. ma di realtà già attive nel nostro paese che permettono di affrontare e di smontare.org. verrai stregato e ti troverai nella condizione in cui la tua volontà sarà vinta e allora li implorerai di liberarti. confronto. 2006 l problema sta a monte. garantire una risposta sollecita e qualificata nel territorio. portatori di diritti e di doveri. Per alcuni. per questo devi impegnarli in anticipo a non ascoltare le tue parole. in più punti del disegno di legge viene evocato lo spettro del pericolo all’incolumità delle persone: è evidente 24 che non si tratta tanto di una sollecitudine nei confronti dell’integrità dei soggetti sofferenti di disturbo mentale. garantiti ventiquattro ore su ventiquattro. Cfr. ad alta mobilità territoriale. Il fatto che la denominazione appartenga da tempo alla letteratura psichiatrica anglosassone. quali servizi possono essere costruiti e quali errori devono essere 1. la crisi nel contesto di vita della persona sofferente.retetoscanausm. pp. e addirittura a sei mesi rinnovabili fino a un anno in comunità accreditate o residenze protette extraospedaliere (articoli 4 e 5). Forse si tratta del primo esempio di «direttive anticipate». Si fa riferimento fra gli altri ai DDL del deputato Burani Procaccini (n. si può fare riferimento alla storia di un uomo legato e attorniato da persone sorde. Dell’Acqua in «Fogli d’informazione». cioè unità ospedaliere «ad alta protezione». in Contemporary issues in bioethics. 3. un lavoro di persuasione e ottenimento del consenso terapeutico. 3). sull’obbligo del medico psichiatra del servizio pubblico di recarsi al domicilio del paziente entro cinque giorni dalla segnalazione. avanza forti riserve sotto il profilo della legittimità costituzionale nei confronti del presente disegno di legge. Bianconi e Colli (n. Se è vero che tale visione è stata purtroppo favorita dalla crescita disomogenea e dall’inadeguatezza della rete dei servizi di salute mentale in Italia. giorno per giorno. la sua durata da sette passa a quindici giorni all’interno di un SPDC ospedaliero. determinate da esigenze di legge. ricovero obbligatorio) sia possibile adottare nel momento in cui intervenga una nuova crisi o un periodo di scompenso. 218. Is there a case for voluntary commitment?. è stato approvato dalla Commissione Igiene e Sanità della Camera il 17 maggio 2012. perché di fatto ritenuto incapace di poter esercitare una libera volontà riguardo alla sua salute nel momento della crisi. resi trasparenti e a bassa soglia. né allestire équipe mobili «castigamatti»7 o stabilire per legge il tempo di un intervento8. I Roberto Barni. fatto di furore ideologico contro il consenso culturale «di sinistra» attribuito alla 180 e di misconoscimento di tutte quelle pratiche di cura che funzionano bene nel nostro paese6. Solidali. non c’è che dire. T. È stato chiamato «contratto di Ulisse»1: nome suggestivo. quanto di un tentativo di strumentalizzare le loro famiglie. questo accordo potrebbe essere stipulato anche tra il paziente psichiatrico e il medico durante i periodi di remissione sintomatologica di tutti quei disturbi psichici di grado severo che abbiano un andamento ciclico o recidivante. Cfr. comportamento inadeguato e pericoloso. Non si tratta di utopia. infatti. L a cultura che permea lo spirito del legislatore nel presente disegno di legge è chiaramente una cultura medica. capaci di impedire interventi sanitari inadeguati (come le terapie elettroconvulsivanti) e di fornire sostegno personalizzato all’utente in caso di TSO.L. la necessità pertiene a decisioni ineluttabili. anche P. nonché per interventi urgenti. 6. a livello territoriale e domiciliare» (art. con le sue consuete violenze istituzionali di reclusione e contenzione. tanto che il deputato del Pdl Carlo Ciccioli. Walters. che non si meritano certo né ulteriori ritardi nella piena applicazione della 180. già riconosciute a livello internazionale. Il disegno di legge Ciccioli riscrive con qualche astuzia assunti già visti all’opera in precedenti proposte di revisione apparse negli ultimi anni. Con quale spirito. anzi a stringere i nodi ancora più forte se chiederai di essere sciolto. Bisogna puntare sulla capacità di accogliere e di rispondere con continuità ai bisogni quotidiani della persona e della sua famiglia in Centri di Salute Mentale aperti possibilmente nell’arco delle ventiquattro ore: servizi di prossimità. lasciandogli le mani libere per un intervento sbrigativo e senza contestazioni. Si veda l’art. coercizione del comportamento. si è soltanto interessati a vincolare il malato a un contratto cogente di cura e a sgravare il medico dalla responsabilità di evitati: ad esempio. negoziazione. quando si parla di obbligatorietà si fa riferimento a una scena di relazione fra soggetti. Il testo unificato del Disegno di Legge Disposizioni in materia di assistenza psichiatrica. 5. in cui troppi pazienti vengono legati a letto e troppi operatori non prestano ascolto alle loro invocazioni? Si può poi rilevare che il fatto di sottoporre a direttiva anticipata una condizione di scompenso quale interviene durante un disturbo psichico e di equipararla a situazioni drammatiche di fine vita. spesso in sofferenza ma vitali. nella quale la volontà dell’utente è fondamentale per misurare l’azione dell’operatore e tutelare adeguatamente i propri diritti: questo potrebbe avvenire anche attraverso la nomina di fiduciari che rappresentino degli intermediari preziosi nel momento della crisi della persona. 348 del 2008) e del deputato Guzzanti (n.L. «Le regioni e le province autonome istituiscono. che è il lavoro stesso della salute mentale3. in cui le sirene della psichiatria sono quelle delle ambulanze: la malattia è vista nella prospettiva dell’emergenza. a cura di T. prevalentemente ambulatoriali. Beauchamp e R. Affidarsi in psichiatria a un documento preliminare rischia di invalidare il soggetto nel momento della crisi – che invece è da decifrare perché ad alta significatività esistenziale nella storia di vita di una persona – a meno che tale documento non nasca da un percorso delicato e tenace di dialogo. ad alto tasso di medicalizzazione e con una «cronica allergia» sia al lavoro domiciliare che all’integrazione sociosanitaria. 174 del 2001). che continuano a essere illuse dalla suggestione dell’intervento risolutore. attraverso le stimmate dell’evento improvviso e potenzialmente pericoloso. altresì nel secondo caso si tratta di stati comatosi o vegetativi persistenti in cui c’è la perdita irreversibile di coscienza da parte del malato. 19822. in collaborazione con i servizi sociali del comune di residenza del malato. Howell-R.24 GIÙ LE MANI DALLA 180 Tacciano le sirene Un’analisi della proposta di legge Ciccioli Mario Colucci N el libro XII dell’Odissea la maga Circe ammonisce Ulisse: se vorrai ascoltare il canto delle Sirene senza essere da loro sedotto e ucciso. Per questo motivo tale disegno di legge non ha niente a che vedere con l’interessante proposta di «testamento psichiatrico» quale quella avanzata dalla Rete Regionale Toscana Utenti Salute Mentale che promuove percorsi di autonomia ed emancipazione per gli utenti favorendo il protagonismo e l’empowerment. a un riconoscimento dell’altro che rientra in uno scambio simbolico. Wikler. Esso dovrebbe dare al curante precise indicazioni su quali trattamenti e su quali eventuali restrizioni della libertà personale (limitazione della capacità di agire. tuttavia oggi si sa – grazie anche al percorso di deistituzionalizzazione suggellato dalla 180 – quali sono le buone pratiche nel campo della salute mentale. si attaglia comunque male a una proposta di legge sulla salute mentale. proattivi. promotore dell’ennesimo tentativo di revisione della legge 1802. che devono essere eseguite con una perentorietà che esclude qualsiasi negoziazione con l’altro: è il provvedimento d’urgenza che per il suo carattere di cogenza e di eccezionalità fa a meno del tempo del dialogo. Nella proposta Ciccioli. aperti poche ore al giorno. Gioco irresponsabile – a cui per fortuna non presta fede la quasi totalità delle associazioni dei familiari del nostro paese – perché criminalizza gli utenti e schiaccia i familiari stessi sotto indicibili sensi di colpa dietro il pretesto di una loro salvaguardia5. équipe mobili per le aree metropolitane. soprattutto in regioni che si sono rese responsabili di disastri organizzativi e gestionali e spreco di denaro pubblico. In tale proposta la dialettica delle posizioni nel rapporto fra utenti e operatori è proprio il frutto di una negoziazione. ancorché metaforica. Wadsworth Publishing Company. 8. Nel primo caso si tratta di una condizione temporanea di crisi in cui il soggetto resta comunque capace di esprimere e comunicare una volontà autonoma. a una contrattazione fra ragioni divergenti da ricomporre.newsforumsalutementale. i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC). seguendo un identico copione. qualsiasi cosa tu dica. ha suscitato perplessità a livello internazionale sin dalla prima formulazione del «contratto di Ulisse». incapacità di giudizio e di scelta. «Nei casi in cui la convivenza con la persona affetta da disturbi mentali comporta rischi per l’incolumità fisica della persona stessa o dei suoi familiari. dovrai farti legare all’albero maestro dai tuoi compagni dopo aver tappato loro le orecchie con la cera. lo adotta nella sua proposta del 15 gennaio 2009. Peraltro. che nella realtà sono sempre più spesso vittime invece che autori di violenza. scambio. il dipartimento di salute mentale. cronicità e carico assistenziale. nell’incapacità di troppi tecnici e amministratori di uscire dalla cultura ospedaliera e di concepire un modello territoriale di salute mentale che possa cambiare le pratiche misere di Centri di Salute Mentale fatiscenti. Si rinvia al sito www. e il malato è oggetto di scelte direttive. Daniele Piccione. a causa di malattia o di traumi improvvisi. Il canto delle sirene che cerca di ammaliare l’opinione pubblica è sempre lo stesso: ci vogliono più procedure di controllo del malato. perché questa immagine.J. dei senatori Carrara.it/brevi-note-di-un-costituzionalistasul-ddl-ciccioli/). Il conflitto viene silenziato e la situazione di rischio «messa in sicurezza». non può però esimere da una certa cautela critica.alfabeta2. Belmont. interventista e di stampo ospedaliero. capace di sciogliere d’incanto il carico dell’assistenza al malato attraverso un’espulsione dello stesso dall’ambiente domestico. trova una soluzione residenziale idonea alle esigenze della persona nell’ambito degli alloggi di edilizia residenziale pubblica» (art. con una conoscenza dettagliata della comunità di appartenenza e integrati a rete con le altre realtà socio-assistenziali che vi lavorano. 1423 del 2008). perché la malattia è obnubilamento della coscienza. non negoziabili. comunità accreditate per la lungodegenza e trattamenti sanitari più restrittivi e più lunghi. XXXIX. ossia di una di quelle dichiarazioni rilasciate preventivamente a qualcuno che avrà il compito di tutelarci nel momento in cui non saremo più in grado di scegliere in autonomia: tema di scottante attualità sul fronte della bioetica – vedi il dibattito sul cosiddetto «testamento biologico» – che fa riferimento a tutte quelle situazioni nelle quali. 10). Basti considerare l’insistenza con la quale si vogliono modificare le procedure di intervento sanitario che si spinge fino al cambiamento del loro nome: il trattamento sanitario da obbligatorio diventa necessario. di contrastare la cronicizzazione e di porre le basi per un percorso di ripresa e spesso di guarigione: esperienze innovative e disseminate. Ancora una volta non si coglie l’importanza delle parole: come già sottolineato in ambito giuridico e psichiatrico4. . non significa piegare la logica della cura a un modello emergenziale. la persona perde la capacità di esprimere il proprio consenso o dissenso a un trattamento medico al quale potrebbe essere sottoposta. Ad esso si riferiscono gli articoli di legge citati. né potenziare un SPDC. luglio-dicembre 2010. né l’ennesima avvilente proposta di revisione legislativa. Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni politiche comparate presso l’Università «La Sapienza» di Roma e Consigliere parlamentare del Senato della Repubblica. 4. invece. 2.

posti letto che aumentano. hanno deciso di scrivere al Presidente della Repubblica. sono paurosamente estesi. Che non esiste soggetto senza storia e storie senza persone. della pericolosità. peraltro. Anche il dato relativo alla presenza dei Centri di salute mentale sembra essere confortante: uno ogni 80. Introdurre. forse per questo la campagna a difesa della 180 non mi entusiasma. le relazioni. da quel 13 maggio 1978. i parlamentari scoprirebbero insomma differenze di funzionamento e di pratiche tra le diverse regioni. che ospitano circa 20. Hanno potuto attraversare Centri di salute mentale aperti 24 ore e orientati alla guarigione. Necessario attiene alla forza «naturale» che la normalità deve esercitare sulla follia. Il testo Ciccioli mette in fila luoghi comuni accattivanti (e manipolatori). con sua madre Lina e altri familiari napoletani ha messo in piedi una cooperativa sociale.000 posti letto. si fa presente che l’intero impianto della proposta di Legge è. a livello europeo. abusi farmacologici. La risposta del Presidente non si è fatta attendere. rischia di farci fare passi indietro. attivando reti di servizi di salute mentale integrati che possano operare sulle 24h. Storie di persone che. come stupidamente si dice. per niente costosi. giudice tutelare. Denuncia sconnessioni. Una pericolosa deriva eugenetica! Non riesco a entusiasmarmi alla «campagna» di difesa della 180. […] risulta coinvolta una ragnatela di soggetti istituzionali (sindaco. secondo l’accusa. 7 giorni su 7. Il 5 settembre di quell’anno «la Repubblica» pubblicò in prima pagina un lungo commento di Franco Basaglia: Il fascino discreto del manicomio. musica e caffè. marito e padre di 5 figli. disidratazione. Testo. se non questo? Se i parlamentari (e gli psichiatri. Premesso che la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati nella seduta del 17/5/12 non ha approvato il Disegno di Legge in oggetto. all’abitare assistito. accreditare le peggiori psichiatrie farmacologiche. cancellazione di soggettività. contrastando di fatto il rischio dell’abbandono e del rifiuto. I trattamenti riabilitativi devono essere prolungati di sei mesi in sei mesi obbligatoriamente. Il problema è un altro e di altro bisognerebbe parlare. si chiede: a trent’anni dalla chiusura dei manicomi. potrebbero finalmente accertare che il tanto temuto aumento del numero di suicidi. che rientra nella naturalità. Le indicazioni del secondo Progetto Obiettivo nazionale per la tutela della salute mentale sono state in buona misura realizzate. era passato (coi voti della Lega e del Pdl) il Disegno di legge Ciccioli. La parola è una tensione alla negoziazione. Società italiana di psichiatria. Ecco il testo: Roma 26. nella seduta dello scorso 17 maggio della Commissione Affari Sociali della Camera. Nel rapporto con chi vive l’esperienza del disturbo mentale non si può cedere: fare o non fare un trattamento significa. La morte avvenne dopo quattro giorni di contenzione. vanta tassi molto bassi e irrisori se confrontati con altri paesi che si fondano su sistemi ancora manicomiali e ancorati alle logiche del controllo. nazionali e internazionali. la domiciliarità. La colpa è delle rozze amministrazioni locali. Alla fine.000 persone. che alla fine svelano il vero obiettivo di questo strampalato testo: confermare la fragilità dei servizi. durante i quali si sono avvicendate circa cinquanta proposte di modifica della Legge. vincere o perdere. Con riferimento all’esposto […] per quanto di competenza. per chi esercita il potere. privato sociale e privato mercantile): la confusione. Guardando veramente. tanto più intollerabili quando queste differenze rendono diseguali i cittadini. fronteggiando il rischio della marginalizzazione. Non era passato neanche un anno. Tra servire ai tavoli. case di cura e «politiche del farmaco» devono lasciare spazio al territorio. anzi necessariamente. familiare. persone. Il problema è quanto accade in tante volgari e cattive pratiche quotidiane delle psichiatrie del farmaco e della diagnosi. dovunque. So bene quanto tutto il «popolo» della salute mentale sia stato letteralmente terrorizzato dalla discussione della commissione parlamentare intorno all’infelice proposta Ciccioli. cliniche. alla malattia mentale. Le garanzie oggi offerte dalla nostra legislazione in merito all’obbligatorietà delle cure sono considerate. Questo è il Trattamento Sanitario Obbligatorio. non se ne saprebbe nulla. malgrado la severità della loro malattia. si dichiarano ostinati difensori della 180. dove lavorano una decina di persone che hanno conosciuto e conoscono la malattia mentale. Potrebbero valorizzare e comprendere la forza di esperienze che hanno costruito possibilità inaspettate per migliaia e migliaia di cittadini. La bellezza di quanto accade rende ancora più insopportabile la cecità delle psichiatrie e delle accademie.7. del rischio. delle case di cura. Cos’altro dovrebbe essere la Legge 180. una sorta di psichiatrizzazione delle conoscenze ad uso dei profitti già ingentissimi dell’industria del farmaco. Nega la presenza del soggetto in ragione di qualcosa che trascende i contesti. malnutrizione. nonché da documenti internazionali (OMS e Commissione Europea) sottoscritti dal nostro Paese. della dignità e dell’inviolabilità del corpo come recita l’articolo 32 della Costituzione? I malati di mente non sono mai stati cittadini fino a quando in Italia. «Necessario» nega invece l’esistenza dell’altro. la diagnosi. se parla è per difendere indignata gli psichiatri sotto accusa. altamente qualificanti. Il malato di mente è un cittadino come tutti gli altri? È un cittadino che può godere a pieno titolo del diritto costituzionale? Del diritto alla cura e alla salute nel rispetto della libertà. dove generosi Presidenti dichiarano la loro fedeltà alla Legge 180. che da anni vive l’esperienza del disturbo mentale. Cooperazione sociale e associazioni completano il quadro. sembrano sostenere ormai oltre ogni ragionevole dubbio il paradigma biologico. coglierebbero la ricchezza del cambiamento.24 Legge Basaglia. sempre più ferme sul nesso cervello-malattia. La vita delle persone con disturbo mentale viene privata di ogni significato. difendere una posizione. il maestro Mastrogiovanni a Salerno e il fruttivendolo Casu a Cagliari gridano la vergogna della loro dolorosa testimonianza. la cronicità e la pericolosità. Carlo Falcone. . in ordine a questi eventi. Le recenti e innovative scoperte delle neuroscienze e della genetica nelle mani degli psichiatri. presentò il primo disegno di modifica della Legge 180. la proposta di testo unificata elaborata dall’On. la riforma ha fatto il suo corso. Se i parlamentari guardassero veramente quello che accade. catering e forniture. Sono presenti 289 servizi ospedalieri per acuti con circa 3. scoprirebbero il bisogno di «inventare istituzioni» capaci di garantire la permanenza delle persone nel contratto sociale. in ultimo. Non fosse per l’impegno delle associazioni di utenti familiari e cittadini. mai hanno subito restrizioni e mortificazioni. le reti. accadono «crimini di pace» nel silenzio di un’ovattata quotidianità. I fatti messi in evidenza sono agghiaccianti. «Obbligatorio» significa prima di tutto che l’altro esiste. attese. In molte Regioni. l’approssimazione. che la 180 mandò in soffitta. Davanti agli occhi di tutti le cattive pratiche persistono fino all’indecenza. le storie. Del silenzio di tanti che. disattenzione. Posso «obbligare» qualcuno con un’ordinanza o una norma quando ho riconosciuto la sua autonomia e la sua possibilità di rifiuto. Esistono strutture residenziali in tutto il territorio nazionale. nella radice del suo significato. Esperienze esemplari e pratiche diffuse in tutto il territorio hanno dimostrato che è possibile costruire percorsi di ripresa e nuove opportunità di partecipazione. sconsolata. ricchi di risultati inimmaginabili. il processo contro medici e infermieri di quell’ospedale che. La tutela della soggettività e del diritto alla cura della persona che rifiuta assumono assoluta priorità. Ospedali. parlamentare repubblicano. Sposta l’attenzione su ciò che si deve ritenere di assoluto bisogno: non c’è trattativa perché la necessità rimanda a un oggetto. Nella prescrizione del trattamento sanitario necessario prolungato 25 u questi punti. alla cooperazione sociale. Le politiche della crisi e incomprensibili riassetti organizzativi attentano quotidianamente allo sviluppo ulteriore dei servizi comunitari territoriali. muore nel giugno 2006 dopo sette giorni legato al letto nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Cagliari.GIÙ LE MANI DALLA 180 alfabeta2. Necessario è. già normato da Leggi vigenti e gli orientamenti sono già ampiamente indicati dai Progetti Obiettivo e dalle Linee di Indirizzo Nazionali. Quanto più il territorio diventa luogo concreto dell’inclusione e della riabilitazione tanto più il farmaco. la malattia assumono diversa visibilità e il sapere psichiatrico deve ricollocarsi in questa nuova dimensione: la malattia non può che essere in relazione alla persona. e gli amministratori e i giornalisti) prestassero più attenzione. Ma il Disegno di legge di Ciccioli ha superato tutti gli altri in spudoratezza: dispositivi per prolungare all’infinito la sottrazione di libertà. di fatto. Arte. È in corso al Tribunale di Vallo della Lucania. tratto da un articolo già pubblicato da «Il Sole24ore-Sanità» del 17-23 aprile 2012. La SIP. Hanno aperto un ristorante. individui. limitando la sua libertà. che l’efficacia delle cure è direttamente proporzionale all’adesione ad esse». a un cervello. cos’è cambiato? Si è concluso da poco il processo per la morte (l’assassinio) di Giuseppe Casu. semplici nella loro articolazione. meccanismi che diminuiscono la tutela dei diritti dei pazienti e prolungano le durate per motivi di sicurezza personale e sociale. d’identità. nella convinzione che la malattia stia nel cervello. dei reparti blindati dove si muore legati. si forniscono i seguenti elementi informativi. Il nostro paese. Tali dichiarazioni confermano che sarà difficile che la 180 venga manomessa. Esperienze che privilegiano il territorio. Come pochi ricordano. amministratore di sostegno. Carlo. Questa è la Legge 180. ai progetti personalizzati. rafforzare politiche locali di salute mentale fallimentari. Potrebbero capire che esistono servizi e programmi. invadendo il suo spazio intimo e personale. nell’ineluttabile accadere delle cose. è la struttura organizzativa forte che orienta la domanda e sostiene il lavoro tera- peutico-riabilitativo. pasticceria.2012 «Oggetto: Esposto […] in materia di Riforma dell’Assistenza Psichiatrica con la Proposta di Legge Disposizioni in materia di Assistenza Psichiatrica. distanze. dacché Eleonora a Perugia. Oggi si possono raccontare molte storie. scoprirebbero che. I Dipartimenti sono diffusi in tutte le regioni.000 abitanti. Volendo. Il problema non è. delle residenze senza fine. gli individui. dopo averla ridotta a malattia. malgrado la persistenza di ostacoli e pregiudizi. scrive al Forum Salute Mentale raccontando del suo rabberciato percorso di cura. Il Centro di salute mentale aperto 24h. per contenere la cronicità dei malati di mente che non sanno di essere cronici e rifiutano le cure. Se i parlamentari volessero. quindi. La 180 rappresenta la riforma più radicalmente e diffusamente realizzata. Quelli che sanno spesso preferiscono non parlarne. S’interroga sulla natura della cura. nelle case di cura private (soprattutto in queste!). dipartimento di salute mentale. alla fine degli anni Settanta. la prossimità. E quanto la partecipazione delle persone che vivono l’esperienza del disturbo mentale abbia completamente trasformato in una dimensione di impensabile futuro il dibattito intorno alla «questione psichiatrica». la mamma Lina e altri familiari sono diventati instancabili difensori della 180 che riconoscono come la garanzia per i loro «ragazzi» a restare nel contratto sociale. Tutte le proposte auspicherebbero in sostanza un altrove distante per i matti e un potere assoluto per lo psichiatra: un trattamento della malattia mentale ancora più arcaico della Legge n. rosticceria. l’impresa va avanti bene. omicidi e violenze di ogni genere che avrebbero dovuto seguire la chiusura dei manicomi non si è verificato. ma poi si smentiscono negli articoli che seguono. la sua applicazione «a macchie di leopardo». negli ospedali. Obbligare qualcuno a qualcosa ha a che vedere anche con un’assunzione di responsabilità: un sentirsi obbligato nei confronti dell’altro che sto obbligando. il Disegno di legge va conosciuto. S Tuttavia. di storia. Eleonora. Molte Regioni hanno avviato programmi e investimenti in questa direzione. Pochissimi sanno di queste storie. ingegnere napoletano e fratello amoroso di Pietro. un manipolo di bravi legislatori capitanato da Tina Anselmi ha reso per la prima volta i malati di mente cittadini.le Carlo Ciccioli. nelle cliniche universitarie. Salerno. Abbiamo imparato che non esiste nessuno che non possa essere curato. Eppure questi danni e questi rischi. Altro che trattamenti necessari e prolungati! B asterebbe riflettere sulla parola necessario al posto di obbligatorio. Ecco. Quando hanno saputo che. concorsero alla morte (all’assassinio) del maestro sessantenne Francesco Mastrogiovanni. Da allora sono passati trentatre anni. psichiatra responsabile. Tutti i sanitari coinvolti sono stati assolti. Ma guai se la 180 non ci fosse! C’è e ritengo che resterà ancora per molto. e non più l’ospedale. una giovane donna di Perugia che ha vissuto e sta vivendo l’esperienza. Tutti gli studi. «non cedere». il sessantenne fruttivendolo di Quartu Sant’Elena. trent’anni di lavoro E i tentativi di delegittimarlo Peppe Dell’Aquila E ra il 1979 quando Olcese. il sottosegretario Cavalieri ha dovuto ricordare alla Commissione che si sta discutendo di legge di rango primario e che scelte di politiche sanitarie e di dettagli amministrativo-organizzativi spettano alle regioni. In cucina e nel locale lavorano anche alcune mamme. Abbiamo dovuto avere la pazienza di leggerle: nelle premesse tutte elogiano il valore della svolta che si è consumata nel nostro paese. ma ha solamente deliberato di adottare. l’incompetenza diventano parossistiche e svelano il fine: spostare ingenti risorse al privato per tempi infiniti. Le ricerche condotte negli ultimi dieci anni dall’Istituto Superiore della Sanità sull’assetto dei servizi sembrano confermare clamorosamente il percorso positivo avviato nel ’78. quale testo base per il seguito dell’esame. del rischio quotidiano di perdere la sua identità e la sua storia. Sfizzicariello al centro di Napoli. in parte. capaci di accogliere e accompagnare nel percorso di ripresa fino a trovare la propria strada. 36 del 1904. Il processo è durato circa sei anni. dimostrano.

dall’altra. dei pomodori. Quello che si sente continuamente nelle tragedie antiche: ahimè e ahinoi! Uccisioni. l’exit verso una vita rurale». Gli edifici abbandonati. questa svolta al timone della BCE non porterà alla Grecia i vantaggi immediati dell’Italia e della Spagna. di musica greca. Si discute. chi dallo scorso novembre occupa il teatro Empros e chi ha girato la città filmando luoghi. se ci saranno ulteriori ritardi nella conclusione dell’accordo. I militanti di Alba Dorata. ma c’è anche chi continua a parlare di utopia. In queste esperienze di attivismo artistico tutto si rende più evidente: il piccolo contrapposto al grande. c’era sempre un 5% che svolgeva lo stesso ruolo svolto ora dai baldi giovani di Alba Dorata. le cause che ci hanno ridotti così? «La crisi greca – afferma Zygouri – ha generato la sensazione claustrofobica di vivere con qualcosa che è già morto. assemblata e ricomposta ed è portatrice di storie. quella che solo un deus ex machina può portare – anche se i nostri antichi antenati. i grandi capitalisti (per chiamarli col loro vero nome). minacciano epurazioni. Da quando Alba Dorata è in parlamento. in alcune mense ecclesiastiche. i tragediografi. Durante le ultime manifestazioni. cartone. della matassa. sradicando gli alberi e murandolo. che è cresciuta nei quartieri più sensibili grazie alle sue «opere caricatevoli» e all’assenza dello Stato. penetrando nei nuovi scenari urbanistici. Nel 1931 c’era l’organizzazione EEE. com’era giusto. mentre oggi – con il processo di frammentazione sociale in atto – il movimento si compone piuttosto di minoranze compattate. Atene è un campo di battaglia in una parvenza di quotidiana normalità dove. per 15 euro al giorno. paura. alluminio. «Nell’esperienza greca – scrive Kostis Stafylakis – stiamo attivando forme di protesta collettiva. c’erano i Battaglioni di Sicurezza e il gruppo X. I componenti finanziari di quell’Unione europea a cui è stato conferito il Nobel per la Pace! «Di fronte al capitale – scrive Maurizio Lazzarato nel suo libro La fabbrica dell’uomo indebitato.24 TRAGEDIA GRECA Solo un dio ci può salvare? Vassilis Vassilikos C’ è un’antichissima espressione greca che rimanda ai responsi di Pizia ed è difficilmente traducibile. da quando cioè le forze xenofobe neofasciste sono legittimate e godono di credibilità. Chi ha manifestato mesi in piazza Syntagma. Ma solo a loro. registi. Per il momento. Notoriamente c’è un toro da monta. Ma per far ciò è necessario percorrere il labirinto. vanno bolliti per ottenere un decotto che dà grande sollievo alle disfunzioni epatiche e ad altri malanni del corpo umano. altrimenti detto Svizzera. con la diminuzione delle indennità. Mary ha trascorso mesi per ricostruire l’allegoria della contemporaneità. nei pressi dell’Acropoli. Bullmarket interpreta il presente alla luce della mitologia greca del labirinto. è la lingua condivisa della sopravvivenza e della lotta. ferro. In alcune stazioni della Croce rossa sono esposti cartelli con scritto: «sangue di greci per i greci». Gay. generato dalla reattività degli artisti greci alle insostenibili condizioni imposte dalla troika. «Ma noi non ci fermiamo. In questa battuta. quelli scuri di pelle. Involontariamente però svolgono anche quella funzione di cui parlavo prima. l’estrema natura dell’attuale situazione socio finanziaria nel paese. I collettivi stanno mappando la città. percorrono la città secondo una toponomastica precisa. È minimalismo portato all’eccesso che coinvolge tutti e parla del presente con un linguaggio minuto. Riempiono ciascuno il proprio carrello da supermercato e. insicurezza». finiti. meglio vanno». vi è un tentativo di rifertilizzazione dell’umanità. Alla fine. l’inno nazionale. Se la prendono con i pachistani. stragi. spicciolo come le vite che si spendono nei quartieri. incesti. di cene alle quali chiunque può partecipare e portare una carota. . La vulnerabilità della situazione non consente alcuna conclusione. Le manifestazioni sino a qualche mese fa avevano una natura eterogenea e inclusiva. Ma quando la patria non ha il denaro necessario per rimanere patria. coltivato da artisti e da abitanti del quartiere per sfamarsi. tra carne morta (il muso di un toro legato come un salame) e l’acqua putrescente del tetto che affaccia sul Partenone. con una sola l ). l’attenzione dei veterinari incaricati della salvezza del paese (cioè i nostri creditori attraverso la troi- Roberti Barni. Divento mio malgrado ironico perchè so quello che noi tutti sappiamo. Rame. si fuma. ha chiuso il giardino autogestito di via Asomaton. due anni fa. che mira a distruggere legami e relazioni tra parti della popolazione. Quest’espressione suona così: H kαtαvstαsis epedeinoumevnh βeltiouvtαi. il clima già cupo degli scorsi mesi è saturo di angoscia. a che servono la bandiera. i luoghi di risulta. come ha fatto due anni fa la Germania. Molti amici stranieri mi rivolgono domande su Alba Dorata. La stessa dinamica si è ripetuta in altri orti urbani. che attaccava gli ebrei greci. ti può arrivare improvvisamente una scarica di pugni. Modi di vita alternativi. La parola che circola con maggior frequenza qui ad Atene è asfalia. sono defunti da 2500 anni. un sedano. E ora abbiamo Alba Dorata. architetti. C’è immobilità e impotenza. Ma i rapporti sono estremizzati e il terreno è tremendamente pericoloso. In un garage 26 pluripiano abbandonato. Durante l’occupazione delle potenze dell’Asse. un video introspettivo che ci scaraventa nelle viscere della crisi con evidente riferimento al toro di Wall Street e al Mito. ogni cento mucche o galline. in un’operazione di pulizia urbana. arrivano un po’ di artisti. Questa simbiosi con un cadavere agisce come uno shock che induce a una reazione collettiva. attraverso mostri intimi e mostri pubblici. ora le cose sarebbero molto diverse) e secondariamente domando la bisbetica frau Merkel. «Siamo in preda a un panico morale.S. Orizzontale verticale. Atene è ripresa a frammenti. pozzanghere. di deus ex machina: risvegliando l’elleno dal letargo in cui era caduto per ben 35 anni di benessere in prestito e di un’apparente agiatezza ad altissimi tassi d’interesse. Matteo Fraterno. emigrati. ai tentativi di coesione e autorganizzazione di artisti. Come se. hanno spostato i loro soldi all’estero. lor signori hanno già iniziato a spostare i loro capitali dalla Svizzera verso altri paradisi. autorganizzazione e partecipazione. s’è abbattuta sulla società greca. sociale e culturale perduta. sono tutti debitori. Intanto. Che si potrebbe tradurre: «Più le cose vanno male. però si parla al passato. In questo modo. mentre stai bevendo un caffè al bar. che comunque alla fine portano alla sempre antica catarsi. di azioni comunitarie contro l’immiserimento fisico e psicologico delle moltitudini a vantaggio della malvagia oligarchia transnazionale. come se i progetti di prima dell’estate fossero congelati. L’unica differenza rispetto al Ku Klux Klan è che loro dispongono di seggi nel Parlamento degli Elleni. estrema. gli esponenti di Alba Dorata erano al fianco della polizia per aiutarli nelle cariche. Nel nostro paese. che sembra tratta da un atto unico di Ionesco. i srilankesi. è una ricognizione delle forme nascenti di microeconomia. emigrati. mettendo insieme le piccole risorse di tutti. l’aumento di due anni dell’età pensionabile e con l’invenzione di soluzioni alternative a problemi altrimenti insolubili. nei periodi più difficili della nostra storia. disoccupati. Parallelamente l’Europa ha dato segni di risveglio. di riscoperta della dignità esistenziale e di ripartenza da forme di condivisione e di conoscenza del territorio. il pubblico al privato. nei bar di Metaxurghio frequentati da gay. c’è la sintesi della situazione attuale del mio paese. si beve caffè. afferma Mary Zygouri. studiando le trasformazioni in corso. Il suo viaggio è una strada senza uscita. il comune di Atene. del toro. fosse seguita una parcellizzazione. cioè che il denaro non ha patria. magari asiatici. la strada di un ex quartiere industriale che trabocca di criminalità. organizzano ronde per aggredire gli extracomunitari e. tutti convogliano a Orfeo. colpevoli e responsabili». ragazzoni palestrati. allora a che serve la parola «patriota» (a meno che non si riferisca ai missili Patriot). Ignoti depositanti greci tengono in Svizzera settanta miliardi di euro: due volte il deficit del paese. una separazione forzata voluta dal governo per disperdere le energie che si stavano costituendo dal basso. 1973 ka) si è concentrata ai tori. che. ha una funzione immediata. sul piano comunitario. ora che le mucche non hanno più latte da offrire al mungitore/esattore. I racconti si susseguono. i vuoti. Prima però di arrivare a un accordo tra la Grecia e la Svizzera per tassare questi depositi. ci sono poche gallerie attive. generali e poliziotti. negozi vuoti. di sostegno agli immigrati. è sceso come un sipario. L e opere non si espongono quasi più. In primis con la mossa di Draghi (che se fosse stata fatta. in coppia per non essere aggrediti. Costoro. Questa è una prospettiva che crea quell’ottimismo finora mancato. Ma il deus ex machina che ci hanno lasciato in eredità le loro opere rimane ancora la soluzione che porta alla salvezza. Storie di solidarietà. Durante la dittatura dei colonnelli avevamo i delatori senza nome. o anche un gallo. la Chiesa ortodossa d’Oriente e tutto quello che è compreso nella parola «greco»? Arriviamo così a quello che disse il poeta premio Nobel Giorgos Seferis: «Hellas vuol dire disgrazia» (hélas in francese. dissolve il senso di ciò che è reale rimpiazzandolo con un senso di intrappolamento». Ed è veramente questa la situazione in cui ci troviamo: nella «disgrazia». il buio. indignati. al prato fiorito svizzero rimarranno solo ortiche e cardi spinosi. Perché siamo arrivati sin qui? Quali sono stati gli errori. È per questo che Mary Zygouri ha girato Bullmarket. con In-differenziati Atene 2012. P. lontana anni luce dall’High Art del sistema finanziario. Come ha fatto la malapianta a crescere? Io rispondo che. la lingua. Ma l’onda lunga già partita dagli altri paesi mediterranei arriverà tra un paio d’anni anche nelle nostre spiagge. dove il toro è a un tempo il divoratore della crisi e il simbolo dell’energia economica. depressione. come un uccello abbattuto. Questa non è un’opera di denuncia ma di indagine. ha filmato i percorsi dei cingalesi che raccolgono dai cassonetti tutto il materiale possibile da riciclare. in particolare al paese di Guglielmo Tell. sequestrato dalle banche prima che ne venisse ultimata la costruzione. al «muro della vergogna». l’interno. come quello di evitare la scure sugli stipendi di giudici. che esalta la famiglia e la normalità. Traduzione dal greco di Dimitri Deliolanes L ’arte del labirinto Manuela Gandini L’ entusiasmo critico della scorsa primavera. di micro-utopie da realizzare nell’immediato. – afferma Eleni Tzirtzilaki del Network Nomadic Architecture – pensiamo di continuare con altri terreni e altri giardini autogestiti in centro». Un’ondata di nefasto nazionalismo. L’arte è sparsa orizzontalmente nelle strade e negli edifici occupati. Al bar Smile. Per dirla in altre parole: i tagli a stipendi e pensioni sono arrivati al punto estremo. di utopie del quotidiano. com’è noto. È proprio questa catarsi che si aspetta il popolo greco. persone. Ai musulmani. viene negato il cibo. nel paese in cui è nata la democrazia. disoccupati si accorpano per far fronte alle violente aggressioni cui sono sottoposte. l’alternativa anticonsumista. Breaking the borders (walking through the historical center of Athens) è un film realizzato da Nomadic Architecture sulla città. sono terreno di resistenza. Se da una parte è in corso una violenta repressione perpetrata dai nuovi poteri.alfabeta2. è un flash su un organismo urbano pieno di metastasi. lo straniero all’autoctono. DeriveApprodi 2012 – che si presenta come il grande creditore universale.

Questa volta sono presi di mira gli impiegati pubblici (abolizione di tredicesime e quattordicesime. concedere almeno due anni per l’adeguamento a tassi «tedeschi» e finalmente cominciare a parlare di sviluppo. e che spende miliardi per gli armamenti. La troika non solo non ha voluto sentirne parlare. Uno shock per un paese con seri problemi di sicurezza con la vicina Turchia. Lentamente ma inesorabilmente la crisi ha colpito anche l’editoria. in un impeto di arroganza. Allora si scontrarono due tesi. è utile ripeterlo. della Grecia con la Turchia passa. Bisogna contenere i tagli. come le case editrici minori. oppure nella distribuzione diretta del prodotto attraverso il web. Anche queste già misere percentuali sono state ridotte. ha assicurato. Empiricamente. per esempio attraverso Amazon. le «ultime». gli editori hanno riformulato in peggio le altre clausole del contratto. secondo la Commissione Europea. trovi corrispondenza nella politica della troika verso la Grecia. anche nel settore privato. La polizia non è in grado di affrontare questa sfida. come la sua durata oppure la condizione di versare i diritti solo dopo il saldo da parte delle librerie. senza stipendio da mesi. Nello stesso tempo. e talvolta anche a superare. senza provocare rotture ed evitando di evocare il default. hanno invaso il ministero della Difesa e lo hanno occupato per circa tre ore. in contemporanea con la grande catena francese FNAC. Basta dire che Nuova Democrazia ha perso i suoi sindacalisti a settembre. Su questa base si è raggiunto anche il successivo accordo di governo tra Nuova Democrazia e i socialisti del Pasok di Evangelos Venizelos e la Sinistra Democratica di Fotis Kouvelis. Grazie ai tagli imposti dalla troika. al contrario: tutti i seminari di scrittura creativa sono sold out. allora la Grecia avrebbe inevitabilmente fatto default. durante gli anni 2011 e 2012 anche la produzione editoriale ha subito una forte riduzione. Finché ci saranno bibliofili che ogni sera trovano la gioia e il coraggio di continuare la lotta per la vita immergendosi tra le pagine di un libro. Dai tagli non è uscito incolume neanche l’ultima ruota del carro. tale politica economica andava «denunciata». che è arrivata a pareggiare. Fino alle elezioni solo Tsipras metteva in guardia verso i limiti di resistenza della società. Non solo e non tanto per i mal di pancia degli alleati di governo. deludendo i suoi elettori. che sfoci verso soluzioni di tipo fascista: «La democrazia greca si trova di fronte a una delle sfide più critiche. Ci vuole un intervento politico della leadership europea. Non è che gli scrittori abbiano smesso di scrivere. le vendite in libreria. Ma le squadracce non sono l’unico problema. infatti. che riguarda la nostra coesione sociale – ha detto –. in termini politici. che era sbarcata nel nostro paese con grandi aspettative. Ma alla troika tutto questo non basta. gli editori hanno anche ridotto il personale. con una popolazione otto volte maggiore e un numero molto più alto di lettori. che favoriva la corruzione e le clientele. I cittadini. Non è possibile incassare continue assicurazioni sulla volontà di garantire la permanenza della Grecia nell’eurozona e poi lasciare liberi i tre controllori del Fmi. di pari dimensioni. Senza incontrare resistenza. Non tutti sanno che dal confine. Altre librerie. circa 300 manifestanti del cantiere navale Skaramangas. per complessivi 11. «Ellinika Grammata». Forse a Bruxelles e a Berlino qualcuno dovrà cominciare a lasciare da parte i vecchi pregiudizi e ascoltare con più attenzione quello che dice la Sinistra radicale greca. Altre due grandi catene di librerie affrontano da tempo difficoltà nei loro rapporti con gli editori e i loro scaffali sono letteralmente vuoti. A questo si è aggiunta una posizione del tutto ideologica e slegata dalla realtà della sinistra verso il grave problema dell’immigrazione. quando non ci sono stati ritocchi. Se uno considera però la produzione editoriale dell’anno 2008 comprende che allora eravamo agli stessi livelli di paesi come la Germania. Tradendo gli impegni elettorali. specialmente al centro della capitale. terrestre ma soprattutto marittimo. Se questo cambio non fosse avvenuto. della Bce e della Commissione a destabilizzare il paese. alla fine furono vinte – anche grazie alla massiccia campagna allarmistica condotta da esponenti di primo piano della Commissione Europea e dai grandi media europei – da Nuova Democrazia. Lo schieramento moderato portava avanti un’altra proposta: rinegoziare da capo tutta la politica della troika. Uno spettacolo sorprendente ma anche desolante per gli amici del libro. Vuole licenziamenti in massa (150 mila entro il 2015). Oltre al calo dei titoli prodotti e la drastica limitazione degli stock librari (purtroppo nel nostro paese gli stock di magazzino sono soggetti a imposte e questo comporta la rapida riduzione di migliaia di libri in carta riciclata). Altri però sono alla fine costretti a relazionarsi coi fuorilegge greci e a scatenare un’impressionante ondata di criminalità. Tutta la società si trova in pericolo a causa dei populisti di sinistra e di una cosa assolutamente inedita nel nostro paese: l’emergere di un partito di estrema destra che si potrebbe anche definire di tipo fascista e neonazista. In un’intervista al giornale tedesco «Handelsblatt» del 5 ottobre. le forze dell’ordine sono numericamente insufficienti. (che. riempiono gli scaffali con oggetti da regalo e gadget vari. Bisognava puntare sullo sviluppo più che sull’austerità. In poche parole. ma conservando gli «elementi positivi» come. Molti immigrati. Questo partito neonazista è.9 miliardi. Il premier ha potuto quindi toccare con mano il pericolo di un’esplosione di rabbia popolare. riduzione di quello che rimane dello stato sociale e un nuovo abbattimento del costo di lavoro. i vari governi socialisti e conservatori avevano permesso che regnasse nel paese un clima diffuso di anomia. malpagate e senza mezzi. Roberto Barni. anche in Grecia. Per la Sinistra Radicale Syriza di Alexis Tsipras. blocco totale del turn over). con un partito tuttora tentato da pratiche clientelari e con una credibilità sempre in bilico. è quello che scrive il libro e produce il prodotto dal nulla) e la sua percentuale parte già in negativo (cioè paga per veder pubblicato il suo libro) per arrivare al 10-15% e in rari casi al 20%. provocando danni inimmaginabili a tutta l’eurozona. allora ci sarà sempre speranza. G ià prima dello scoppio della crisi. quanto per l’insostenibilità del fronte sociale. I seguaci del «duce» Michaloliakos acquistano sempre maggiori consensi dando una risposta alla richiesta di ordine. quel dilemma elettorale si ripresenta di nuovo. ma aveva provocato conseguenze gravissime sul anche piano sociale. Il sospetto è che la «denuncia» preconizzata a giugno da Tsipras non fosse in fondo una cosa molto differente da quello che sta facendo ora Samaras. Come se non bastasse. si sono pienamente integrati. E il paradosso è che è stato proprio il premier di centrodestra a riproporlo. Il libro è troppo tosto per morire. Una mina sotto i piedi del governo greco. 27 . Fare in modo che il nuovo vento che (timidamente) ha cominciato a soffiare a Bruxelles. Ora. diceva Syriza. Questa è minacciata dalla disoccupazione. le privatizzazioni.TRAGEDIA GRECA alfabeta2. Samaras aveva preparato un pacchetto di nuove misure di austerità. Samaras ha evocato lo spettro della Repubblica di Weimar e il rischio di una disgregazione del tessuto sociale. direi che è scesa a più della metà. si sentono abbandonati a se stessi. specialmente quelli balcanici. E si rivolgono alle «milizie» di Alba Dorata. gli stipendi e non sono pochi i casi di impiegati rimasti da mesi senza stipendio. Gente che lavora gratis pur di mantenere in vita la casa editrice e preservare il proprio posto di lavoro. Il che. Non vengono più pubblicati tanti libri come negli anni 2007 e 2008. Samaras ha ragione. come in tutto il mondo. Ora questi milioni di povera gente si trovano intrappolati in un paese immiserito. Altrimenti c’è il caos. mentre da quasi un anno il Pasok ha visto tutte le sue organizzazioni sindacali e giovanili passare in massa a Syriza. la famosa rinegoziazione ha mostrato la corda fin dalle prime battute. Ma da posizioni arretrate. la terza forza politica del paese e le sue percentuali sono in crescita». di indifferenza verso la legge. Ovviamente. Colonna bisbetica. significava una cosa semplice a dirsi ma difficile a farsi: convincere i creditori della Grecia e i partner europei che era necessario un radicale cambio di rotta. I neonazisti di Alba Dorata hanno sfruttato il loro insperato ingresso in Parlamento per scatenare in tutto il paese un’ondata impressionante di aggressioni squadriste e razziste. In tutti questi mesi abbiamo avuto la chiusura di una grande e storica casa editrice. a distanza di pochi mesi. In questo modo l’unica arma in mano allo scrittore. già in grandissima ebollizione. ma ha anche alzato la posta in gioco. cresce costantemente il mercato dell’ebook e la vendita via Internet. il partito di centrodestra di Antonis Samaras. fatalmente si rivolgerà verso altre forme di realizzazione. ad esempio. era stata un totale disastro non solo sul piano strettamente economico. Oppure. le cui risorse bastano appena per i suoi cittadini. ambedue fondate sulla comune constatazione che la politica di «svalutazione interna» imposta dalla troika fin dal 2010. Si vede che il prestigio dell’etichetta di scrittore è arrivato alle stelle e raggiunge livelli che superano anche l’attuale prezzo dell’oro. cioè il libro stesso. come è successo con la Repubblica di Weimar. Chi potrà contenere il vulcano che scoppia? L’ultima carta rimasta in mano a Samaras è quella espressa in termini espliciti durante la visita della Merkel ad Atene il 9 ottobre.24 Lo spettro di Weimar Dimitri Deliolanes S ono passati un bel po’ di mesi dalle elezioni greche di giugno. Come si ricorderà. Il giorno prima dell’intervista. secondo i son- daggi. specializzate in edizioni autoprodotte o distribuite in proprio. 2008 Crisi economica e editoria Dimitris Mamaloukas D a quasi tre anni la Grecia vive sotto il peso asfissiante della crisi economica. lo scrittore. Sono gli editori che cercano di evitare il fallimento e limitano la loro produzione. circa l’80% degli immigrati clandestini diretti in Europa. sebbene i grandi editori avessero affrontato le prime avvisaglie di tempesta con sangue freddo. cieca e distruttiva. in Grecia c’è stato un elemento di esagerazione anche in questo campo.

insorgere e ribellarsi contro ogni eteronomia che tenti di appropriarsi dei beni comuni. C’è poi la beffa di tasse come l’haratsi (termine di derivazione ottomana che significa testatico. pensare il concetto di bene comune significa tenere a mente tre cose allo stesso tempo: le risorse comuni. e si costituiscono attraverso un processo sociale di commoning. il Medio Oriente e l’Australia. Grecia e Portogallo. 1995 L’ mentali sul piano pratico: la prima è la riduzione drastica. come i socialisti. ma attraverso i beni comuni. e non è un caso che pogrom in stile nazista siano già diventati routine. auto-organizzate. la crisi può essere interpretata anche come una fase critica per la circolazione del capitale rispetto alla circolazione delle lotte per il controllo dei beni comuni. già di per sé sottoposta ad aumento. delle pensioni. e moltre altre classificazioni createsi al loro interno. D’altra parte. partito di orientamento fascista e neonazista. Per finire concludo. si è avuto con i risultati delle elezioni parlamentari del giugno 2012. all’interno del paradigma della crisi greca. dei fondi all’educazione e al sistema sanitario. proprietà pubbliche. nazionalista e multiculturale. In Grecia. Come se non bastasse. in tal modo. si procede al taglio della corrente. il commoning. asili e mercati alimentari. che «il capitale genera se stesso attraverso enclosures. raramente è stato messo in connessione all’idea di crisi. Da questa prospettiva. ha conquistato il 7% dei consensi. non per la dignità. sesso e classe? Dal punto di vista dell’emancipazione sociale. il mettere in pratica l’idea di bene comune. Traduzione dall’inglese di Maddalena Bordin . ma attraverso la dignità». instaurando in tal modo il rapporto capitalistico. De Angelis. il secondo segnale simbolico di polarizzazione socio-politica.5%. Inoltre. è ben noto che la tipica fa28 I l processo di commoning a cui stiamo assistendo qui potrebbe essere definito un processo di «commoning ibrido». si sono formati organizzazioni sindacali di base. sviluppatesi a partire da prospettive anche assai diverse fra loro. i cittadini dovrebbero trovare dei modi collettivi di esaminare. spostandosi dalle piazze e ripartendosi in una cinquantina di raduni diversi ad Atene e un centinaio nel resto della Grecia. un’automobile. come sapranno difendersi questi micro-comunismi. entrambi i gruppi hanno riferimenti populisti. Holloway e altri. riproduzione e sussistenza. e il processo permanente di accumulazione primitiva. la (ri)produzione della merce e del plusvalore. mentre la maggior parte dei manifestanti si spostava da una parte all’altra della piazza. conservando altresì un debole tasso di occupazione e un alto tasso di proprietà immobiliare. Poiché «la crisi siamo noi». in materia di razza. il punto chiave nel circuito del capitale è che l’unica merce in grado di generare plusvalore è la forza-lavoro. ma anche sul modo in cui possiamo negoziare i diversi processi di commoning (la razza. nonché di «commoning ibrido». del carattere plurale del social commoning si è avuta nell’estate del 2011 con il movimento degli indignados. Roberto Barni. Syntagma. ossia di quel processo ininterrotto che separa l’uomo dai mezzi di produzione. senza dover creare sistemi di commoning chiusi. occupata dai raggruppamenti democratici di vario tipo. ossia il bene comune prescelto dalla comunità degli indignados. è stata suddivisa in due arene: la parte superiore. e per la prima volta negli ultimi quarant’anni Alba Dorata. e renderlo dipendente dal lavoro salariato. In linea con un’impostazione critica e autonoma del marxismo. elettricità. La prima riguarda il rapporto tra bene comune e polarizzazione socio-politica. miglia mediterranea sostiene le giovani coppie e che molte relazioni tendono. dei salari. Quindi “rivoluzione” non significa lottare per i beni comuni. Vediamo ora come si articola questo discorso all’interno del paradigma della crisi in Grecia. gruppi della sinistra radicale. così da costringerlo a diventare un lavoratore subordinato. Inoltre. Il capitalismo può sia distorcere che circoscrivere un bene comune. se questa tassa non viene pagata. reti di produttori. A legittimare questa tesi intervengono diversi elementi. ed entrambe le parti stanno tentando di usurpare e manipolare lo sviluppo di nuovi processi di commoning e relazionali. possiamo supporre che il rapporto capitalistico abbia la tendenza a modificare la situazione antecedente attraverso nuovi sistemi di enclosures. dove sono stati organizzati orti e cucine collettive. di fronte al Parlamento. Questo ha portato alla nascita di un gran numero di processi (ri)produttivi e di pratiche legate al commoning. meglio noto come Poll Tax). Perché i beni comuni siano parte di questa forma emergente di comunismo. attraverso le quali si è tentato o si è riusciti a reimpadronirsi dei propri mezzi di riproduzione. Syriza (la coalizione delle sinistre) ha come modello il presidente venezuelano Chávez. la Commissione Europea ha posto l’obiettivo di far aumentare il tasso di occupazione di tutti i paesi membri fino al 75% entro il 2020. specialmente ad Atene. furti e tagli. il sesso. Ma dopo questo straordinario periodo di esperimenti di (ri)produzione. o meglio ancora. Il secondo punto riguarda l’emergere di nuove forme di enclosures (recinzioni). attraverso lotte di vario genere e strategie di commoning. io credo che la crisi e il processo permanente di accumulazione primitiva siano la risposta capitalistica al precedente ciclo di lotte sociali e politiche. e viceversa. o quello dei fascisti-conservatori. E inoltre: queste iniziative fondate sull’auto-organizzazione. grazie anche al contributo del 50% delle forze dell’ordine che l’ha votato. al contempo. e attraverso la permanenza dell’accumulazione originaria. collettivi e cooperative come forme alternative di impiego. il obiettivo è stato anzitutto quello di cercare delle risposte alla questione fondamentale della riproduzione sociale. o almeno ci provano. la svendita e la mercificazione di infrastrutture pubbliche. e lo slogan principale di entrambe inneggiava a «bruciare il Parlamento». del 40% circa. secondo l’Eurostat. mentre i soggetti in lotta generano loro stessi attraverso i beni comuni. La piazza. anche in chiave simbolica. punti di scambio. dovrebbero sempre fare generare delle lotte. e sugli immobili. più che di accumulazione del plusvalore. per aumentare la competitività dei paesi dell’Unione. possono essere considerate delle nuove forme di bene comune e «micro-comunismo». o nel furto dell’accumulazione originaria. La distinzione tra lotta per e lotta attraverso i beni comuni è di cruciale importanza per il buon esito delle lotte. in modo da preservare la continuità della cosiddetta accumulazione primitiva. in linea con il pensiero di de Angelis. la disoccupazione è aumentata dal 7% nel 2010 al 23% nel 2012. questa crisi andrebbe meglio interpretata come una crisi di disobbedienza sociale alla teoria del valore. Italia. al fine di garantire la purezza e l’integrità del popolo greco. la comunità e il commoning. i greci – e non solo – sono riuscito a conquistare alcuni fondamentali mezzi di sussistenza. Come è noto. Secondo il pensiero di autori come Caffentzis. la terza conseguenza è stata l’aumento. piazza centrale di Atene. inni nazionalisti. la sanità pubblica. Tutte queste forme di organizzazione possono essere interpretate come articolazioni dei beni comuni. attraverso l’analisi di due pratiche fondamentali che sono state sviluppate negli ultimi due anni. Bonefeld. I partiti di centro-sinistra e della sinistra radicale hanno conquistato più del 35% dei voti. mentre Alba Dorata segue il paradigma del partito palestinese Hamas. Perciò valore e plusvalore vengono prodotti attraverso il processo lavorativo e non nel processo di scambio. La prima massiccia apparizione. quello della sinistra patriottica. la cooperazione sociale e la (ri)produzione sociale sono il nodo cruciale dei conflitti politici in Grecia. insieme a forme di collaborazione sociale partecipativa (New Social Deal). queste nuove composizioni sociali. ma vengono creati in fasi di lotta sociale. di lotte di massa e scioperi contro le misure di austerità. mentre nello stesso anno. grande questione su cui dovremmo interrogarci è come possiamo sopravvivere e riprodurci fuori dalla teoria del valore e dal processo lavorativo. la percentuale dei proprietari di immobili superava il 73% mentre il tasso di occupazione era inferiore al 60%. Dalla sconfitta di questa occupazione simbolica degli indignados sono comunque scaturite diverse iniziative e movimenti in tutta la Grecia. nuove recinzioni si sono insediate anche in campo ambientale e in quello dei cosiddetti «beni pubblici»: come la privatizzazione. università. ovvero attraverso espropriazioni. Seguendo questi criteri. Per questo la questione fondamentale non si gioca più soltanto sul terreno della lotta contro lo Stato e il neoliberismo. in grado di porsi al di fuori della circolazione del capitale? O la cattura di queste nuove strutture è il terreno propizio per nuove «recinzioni» e il principale motore per una nuova e più violenta circolazione del capitale? Inoltre. basti mettere a confronto il tasso di occupazione con quello dei proprietari di immobili nei vari paesi dell’Unione Europea. ma un tratto costante del capitalismo. e negli ultimi anni perfino una seconda casa vicino al mare. è la condizione e il presupposto dell’esistenza del capitale. Federici. Ad esempio. anche se l’importo riguardante la corrente elettrica è stato saldato! Ma soprattutto le tasse sugli immobili hanno costretto sempre più persone a vendere la propria casa ed emigrare per riuscire a trovare un lavoro e mantenersi. Di conseguenza.24 TRAGEDIA GRECA La crisi siamo noi Beni comuni e lotte sociali in Grecia Haris Tsavdaroglou B enché negli ultimi anni il dibattito sui beni comuni sia sempre più diffuso tra i militanti e gli studiosi radicali. la classe sociale) all’interno delle lotte. entrando così in Parlamento. forme di autoorganizzazione sociale e agro-alimentare quali consultori. lotte e beni comuni. ossia il «mettere in comune». come il punto di vista della sinistra radicale e quello anarchico. reti di immigrati. In questo periodo di crisi. in paesi del Mediterraneo come Spagna. applicata sulla bolletta della corrente elettrica. ospedali. è stata «il» luogo. Secondo l’analisi marxiana. le risoluzioni e le reazioni del capitalismo possono essere interpretate come una risposta al potere del social commoning dei cittadini. benzina. La retorica di entrambi gli schieramenti si è concentrata sul tema della riproduzione sociale. A sostegno di questa tesi. contestare. l’accumulazione originaria non è un semplice fenomeno circoscritto all’epoca precapitalistica. In Grecia. come il fatto che negli ultimi trent’anni. di studio individuale e collettivo. mentre la destra fascista dichiara che lotterà per la deportazione degli immigrati e dei cittadini LGBT. I beni comuni non esistono in sé e per sé. come l’istruzione pubblica. Nei paesi in cui il tasso di occupazione è basso la percentuale dei proprietari di immobili è alta. gli ultimi due anni sono stati caratterizzati dal graduale tentativo di smantellamento e demolizione della classe media e degli assetti del Welfare State. il punto di vista del neoliberismo creativo. anche se occorre tenere presente come esse stiano nel mezzo fra commoning di «destra» e di «sinistra». gas. una casa. mercatini delle pulci. e via dicendo. delle tasse sui trasporti. In altre parole. contraddistinta da slogan patriottici e fascisti. I raduni si sono via via decentrati. a ogni modo. acqua. i programmi di aggiustamento strutturale e le misure di austerità adottate nel corso degli ultimi due anni hanno portato a tre conseguenze fonda- obiettivo di questi processi è quello di togliere all’uomo i propri mezzi di sussistenza. Entrambe le zone della piazza erano «indignate». Vacina. ed è stato poi represso da un duro e brutale intervento delle forze dell’ordine. nel 2009 in Germania la percentuale dei proprietari di immobili era del 46% e il tasso di occupazione raggiungeva il 72. La stessa divisione socio-spaziale si è poi ripetuta in tutto il resto della Grecia. collettive e alternative. Secondo un’analisi che potremmo far risalire alla tradizione del marxismo critico e autonomo. reti di disoccupati. dal 30% fino al 50%. aderire. cosa che ha spinto molti greci a emigrare verso il Nord Europa. ritengo che ciò che dobbiamo fare in Grecia sia elaborare ed esaminare più a fondo l’articolazione della triade: capitale.alfabeta2. Tutti questi fattori indicano la permanenza di un tipico processo di accumulazione primitiva. direi che l’ultima. percentuale che si può ben supporre potrà essere raggiunta soltanto attraverso processi permanenti di accumulazione originaria. a restare fuori dalla circolazione del capitale. sventolii di bandiere greche. La sinistra afferma di voler salvare la Grecia attraverso il ripristino di una regolamentazione statale a partire da un modello keynesiano. In tal modo. ma allo stesso tempo è vero che la percentuale di lavoro nero tra gli immigrati e quella del lavoro precario tra i giovani continua a crescere. Il movimento degli indignados è durato circa due mesi. anarchici. omofobico e queer. e la parte inferiore della piazza. lottare.

già membro a pieno titolo dell’Ue. si tratta di strumenti antichi usati per lavare una colpa moderna. Lo scivolamento da Fidia. si trova ora di fronte allo spettro della dissoluzione. in quanto espressione autentica dell’ideale vetero comunista e. per tre decenni al centro di ogni manovra politica. una politica opportunista dell’area della sinistra più vasta. e più importante. ai pensionati. Se nel suo lavoro Markaris ha collaborato a molti film di Angelopoulos. Nel 1989 la Grecia. La collaborazione elettorale del Kke con il Partito comunista dell’Interno non aveva portato i risultati sperati e dalla metà degli anni Settanta fino al 1989 (quando crolla il blocco dell’Est) viene portata avanti un’accesissima lotta ideologica. 29 . Syriza ha tratto vantaggi da due fenomeni: il crollo del Pasok sotto il peso della sua incapacità nel gestire efficacemente la crisi per favorire rapporti clientelari già instaurati. Questa rottura avrebbe lasciato un’impronta così profonda da condizionare ancora. si comporta (assieme a schiere di indignados) da fan dell’assassino. quanti ingannano non pagando il dovuto – è paradossale. Veramente. vedendo vanificato ogni suo sforzo a strappare percentuali a questi due partiti. l’inseguimento nelle strade di Atene di un assassino diventato «l’esattore nazionale»: che è stato in grado. di sicuro non l’aveva previsto. nella sua malinconia esistenziale. contrariamente alle aspettative. In sostanza si tratta di un’aggregazione ideologico-politica che porta dentro di sé tutte le patologie della sinistra ellenica e nessun progetto. Syriza (molti dei cui quadri provengono dal Kke e dal Pasok) si è adattato con grande facilità allo spirito dei tempi: il verbalismo e l’opportunismo di una formazione basata su teorizzazioni contraddittorie e persino catastrofiche. infine. perdendo tempo prezioso (incassando però immancabilmente i fondi europei destinati alla modernizzazione dell’economia. arco e frecce. La storia moderna della sinistra greca inizia – e finisce – nel 1968. e l’emergere di questo partito come leader dell’opposizione. ormai. Q uesta egemonia dell’ideologia di sinistra non ha nulla a che fare con l’«egemonia» di cui parlava Gramsci. elettorale e politica della sinistra da parte del Pasok. 341. sempre rappresentata in primo luogo dal Pasok. Adriana. deve sfruttare intelligenza e intuizioni soprattutto per evitare i blocchi stradali in una città quotidianamente percorsa da manifestazioni. sfruttando il crollo elettorale dei socialisti del Pasok che. i politici spadroneggiano e combinano pasticci. perdendo la dinamica elettorale degli impiegati statali e del ceto medio. non rappresenta il principale interesse dello scrittore. della produzione e dei trasporti. aggrappato al proprio mestiere. versi 43-52 dell’Iliade). spesso senza princìpi. è un povero Cristo che si muove sulla scena del crimine senza parco macchine o mezzi supertecnologici alla CSI. gli sviluppi ideologici e politici del movimento popolare. Per comprendere però il fenomeno Syriza dobbiamo richiamarci alla storia del movimento comunista greco fin dalla caduta dei colonnelli nel 1974. così Syriza si trova ora a godere compiaciuto di nuove percentuali e nuovi incarichi. Si capisce. con la scissione tra l’Ufficio dell’Interno e l’Ufficio dell’Esterno del Partito comunista della Grecia (Kke). la realtà supera la fantasia: da due mesi l’Associazione di poliziotti dell’Attica scende in piazza per protestare assieme ai disoccupati. Abbandonando per strada il conflitto all’interno della sinistra. la moglie del commissario. in dieci giorni. hanno provocato reazioni contrastanti in Grecia e all’estero. Passi d’oro in Olanda. Kalfopoulos L’ irragionevole successo elettorale di Syriza (Coalizione della Sinistra radicale) alle elezioni greche del 17 giugno. Il vino vecchio nella botte nuova però è diventato subito aceto e il paese rimane ancora prigioniero di fronte allo spettro del fallimento. € 18. il Kke mantiene il suo primato elettorale e ideologico nell’area comunista. Questo Adriana. prevedeva la gestione istituzionale dello stato da parte del Pasok. malgrado i suoi sforzi per collegarsi ai processi che si svolgono parallelamente in Europa. che i media stranieri impauriti traducono nel senso di «radical» e di «militant». Piuttosto. dilapidati invece per alimentare i bisogni del sistema clientelare) e continuando pervicacemente a sprecare risorse e a consumare grandi battaglie elettorali sotto l’insegna ideologica della guerra civile (1946-1949): destra reazionaria versus sinistra progressista. nonché l’incapacità del Kke di adattarsi alle nuove e inedite condizioni sorte. informale ma efficace. da noi. Tuttavia. Una nuova indagine del commissario Charitos Traduzione di Andrea Di Gregorio Bompiani. L’aggettivo «radicale». che di solito veniva schiacciata in termini elettorali e ideologici tra il Pasok e il Kke. Tsipras. 2005 L’esattore di Markaris Letizia Paolozzi La protesta attraversa Atene in lungo e in largo. in preda al caos. Socrate. ai Meccanismi Ideologici dello Stato (per dirla con Althusser). non si ristruttura seguendo le indicazioni provenienti dall’Europa. Durante gli anni di governo socialista l’ideologia di sinistra diventa quella dominante. nella letteratura popolare l’eroe del «giallo» è un commissario di polizia. Non c’è da scegliere tra la miseria (studiosi come la storica Elena Nicolaidu pubblicano Le ricette della fame) e il «quanto basta» che è poco. Eppure. e scoccò la prima freccia dall’arco. ma ripiega in una fase di «introspezione». segretario di Syriza. ha detto che l’Ue.24 Alle spalle di Syriza Kostas Th. Restituzione ottenuta grazie a Internet (che nel noir funziona da moderno «coro greco») e per mezzo di delitti «anticapitalistici» perpetrati con iniezione di cicuta. cioè nel primo anno del regime dei colonnelli (1967-1968). Persino la moglie di Charitos. avente come obiettivo il primato nel movimento comunista. in Grecia. «Finché si piantò davanti alle navi. anzi pochissimo. in un primo momento) e. Un ronzio terribile mandò l’arco d’argento» (nel canto I. Con la profonda crisi esplosa negli ultimi tre anni in Grecia. mentre il Pc dell’Interno.50 D a tempo. il protagonista (e io narrante) dei libri di Petros Markaris. In fondo. Questo ventennio è stato caratterizzato da due fenomeni: il primo. quei lettori stremati dal diktat europeo del «pareggio di bilancio». il dominio del Kke. soprattutto. Prendiamo Charitos. pp. nel suo tentativo di sganciarsi da Mosca come centro decisionale sulle vicende del movimento comunista nazionale. Come un atleta che sorprendentemente spinge la sua asta così in alto da far segnare al suo salto un nuovo record. il quadro sociologico dell’attualità. rispetto all’intrigo in chiaro-scuro dell’Esattore. da partito istituzionale e governativo. il Fmi e la Bce vogliono trasformare la Grecia in un «cimitero sociale». subirà un calo della sua forza elettorale e perderà definitivamente la battaglia ideologica. a quasi cinquant’anni di distanza. commenta nella sua personalissima lezione di economia il commissario «chi non si fa corrompere aiuta la recessione». di far restituire alle casse dell’erario quasi otto milioni di euro. il nostro commissario statalista. palazzinari. Servitore dello Stato in attesa della promozione mentre gli alti papaveri. intercettare l’immaginario collettivo significa anche nutrire i sogni vendicativi dei lettori. Lo scenario in cui agisce è quello della Grecia alle prese con la vigilanza della Troika. Una divisione del lavoro. Quanto al linguaggio del «giallo». Pericle agli attuali discendenti farabutti – medici. Il libro rende questo scivolamento attraverso vittime che sono colpevoli e un omicida che si presenta nel ruolo di vendicatore dei torti subiti dal popolo. Il che rende ancora più pesante. una incredibile confusione tra buoni e cattivi. agli studenti «indignati». si trovò inchiodata a un risultato elettorale del 10%. il capo della squadra speciale Fbi di Senza traccia. Petros Markaris L’esattore. Secondo: nello stesso periodo. Certo. ha sfruttato in pieno il vuoto creatosi e la retorica della «rottura». Nel 1974 la sinistra. per il commissario. e composta da irrilevanti correnti-fossili. in verità è fuorviante. si è presto trasformato in un «nuovo Pasok». è stato l’assimilazione ideologica. Traduzione dal greco di Dimitri Deliolanes Roberto Barni. i burocrati.TRAGEDIA GRECA alfabeta2. somiglia a Jack Malone. in special modo attraverso l’eurocomunismo berlingueriano e i movimenti ambientalisti. il partito «si fa Stato» e la sinistra offre i suoi quadri all’amministrazione pubblica (in mancanza di quadri socialisti. qui accetta il principio di una leggibilità un po’ brutale per non perdere il meccanismo narrativo. A riprova.

con un numero di pagine spesso superiore alle 200. C’è una ragione particolare per questo «finale di partita»? No. ossia non riconosciuto. possono favorire la compiacenza. Yves Boudier. è attorno a Gérald che si crea il nucleo sensibile. Bruno Cany. «Porosità». 2. significa già sottolineare questa identificazione. che per lungo tempo sono state assai mal conosciute in Francia. Frequentava regolarmente i «Cahiers du Sud». che è anche assente dalle antologie di poesia che avete realizzato. pubblichiamo traduzioni delle poesie di Umberto Saba. creata da me nel 1990 e diretta sino al 2005. Si tratta di una decisione presa dal Comitato di Redazione? Alcuni si rammaricano di una nontrasmissione. sempre più pregnanti. Jérôme Game. che. per esempio… E. ossia l’abbandono dello sforzo critico. Il Comitato di Redazione. di Majakovskij. «Poeti dei Paesi Bassi». Molto semplicemente mi sembra che. all’interno di dossier collettivi. nel 3/4 sempre nel 1958 di Ignazio Buttitta e del catalano Jordi Pere Cerda. degli effetti dello stalinismo mettevano chiaramente in luce. ma anche nel mondo. e molti di noi militanti attivi. Un rivista sulla quale s’imprimono le svolte della mia vita e dei miei coinvolgimenti. Vigilanza. La rivista è in salute. di Paul Éluard…. L’altra poesia. o addirittura intorno a uno scrittore. Sono una delle specificità di AP. con un’eccedenza. Isabelle Garron. È vero che il panorama è molto vasto. Dal 1954. La nostra attenzione sui pericoli di tali «teorie» era stata suscitata dalle ricadute politiche che le scoperte. quale risulta al momento del numero di chiusura. e più spesso in apertura di numero. Tra questi due estremi. le recensioni. le riviste letterarie accompagnano e sostengono la vita della letteratura. sono senza dubbio responsabile di non essere stato capace di condividere questa massa di lavoro!). membri del PCF. di alimentare il nostro sapere e il nostro piacere. Ho avuto la fortuna di ascoltare Ghérasim Luca: ne sono stato affascinato. senza dubbio inconscio. specialmente negli Stati Uniti. Véronique Pittolo. soprattutto di André Breton. Ammiratori di tutti i surrealismi. riviste concepite intorno a una tendenza. A un punto tale. Dossier e inchieste sono una maniera diretta di aprire la rivista a numerose collaborazioni. amo i libri. per le poesie straniere. impoverimento… Dunque diversità. Un numero molto maggiore di cittadini e poeti francesi conoscono oggi le lingue straniere e viaggiano lontano. l’India…). Die Wiener Gruppe…). riduttivi. Guglielmi. ha diretto la rivista a partire dal 1955. una sorta di «dopo di me il diluvio»… Nel Comitato2. dal 1988). Per essere precisi. Si era nell’immediato dopoguerra. si è manifestata una resistenza: perché non continuare con qualcun altro per l’animazione e la direzione della rivista? Una discussione che abbiamo già avuto a più riprese nel corso degli anni […] e che si chiudeva sempre con la medesima constatazione: nella buona e nella cattiva sorte. un omaggio (Danielle Collobert. dei Quattro quaderni di Giuliano Mesa. […] Jean Malrieu era. hanno tendenza a progredire) né ideologica (non ci sono conflitti quanto alla linea della rivista) né personale (non ci sono conflitti all’interno del Comitato di Redazione). di dossier… I dossier. E pensavamo con Lautréamont che «La poesia deve avere come fine la verità pratica». tradotti da Anna Maria van Soesbergen e me e. e molti di noi erano maestri di scuola (Malrieu. di Ritsos. la nostra volontà di mettere in rapporto la parola d’ordine di Marx «Cambiare il mondo» con quella di Lautréamont «Cambiare la vita». il termine non mi allarma. Puoi dire di più sull’origine della rivista. di diffusione e di raccolta dei testi hanno tendenza a complicarsi e. È intorno a lui. come Paul Louis Rossi e Franck Venaille. che hanno tentato di accusarci: concedevamo a «chiunque» le nostre pagine. per gli incontri che si facevano di notte come di giorno. la poesia. per esempio. una gran parte dell’Africa. Eravamo lettori di poesia. Bisogna ricordarsi che gli anni in questione sono quelli dello «strutturalismo». Joseph Guglielmi e gli altri. In Francia. aperte alla molteplicità delle scritture. in ambito artistico. E la nostra gioventù. un autore o un gruppo di autori del patrimonio letterario (Jean de la Fontaine. quando ho ascoltato e/o visto un poeta visivo e/o sonoro e leggo i libri che ha pubblicato. Eravamo quasi tutti di origini modeste. AP pubblica un opuscolo. di tutti i futurismi. taciturno. Anche il rapporto dei francesi con le lingue straniere è migliorato durante questo periodo. che noi chiamiamo «frontoni». Queste traduzioni e questi incontri sfociano in pubblicazioni sulla rivista. Ciò nonostante ci sono degli assenti nel paesaggio. Liliane Giraudon. sia venuto il momento di fermarsi. sul ruolo di Gérald Neveu. La politica. abbiamo anche pubblicato diverse volte Julien Blaine. una pubblicazione di nome «Action Poétique» esiste già. numerosi. quando chi le scrive se la prende con un amico della rivista). I Troubadours…). L’altra poesia. nato nel 1931. Julien Blaine. Henri Deluy. per ciò che ne sapevamo. La poesia visiva e sonora mi lascia spesso insoddisfatto. molto presto. che è nata la rivista. realizzato da poeti. In seguito all’invito alla Biennale Internazionale. nuove generazioni…). più lontane. Della Sestina. poi un giornale politico fatto da poeti (Gérald Neveu e Jean Malrieu in modo particolare): due numeri pubblicati in quattro anni. in un clima di «surrealismo rivoluzionario» che era il nostro. Éric Suchère. l’interesse è piuttosto recente… È sicuro che ci sono degli assenti. viene sostenuto in collaborazione con la Biennale Internazionale dei Poeti in Val-deMarne. verso la metà degli anni Sessanta […]). Bisogna aggiungere che zone importanti sono rimaste al di fuori delle nostre ricerche: l’Australia. allora ambita. D’altra parte una rivista trimestrale. […] Eravamo una buona dozzina alle riunioni che si svolgevano in una sala del Bar de la Gaieté. Porre la domanda. a dire il vero. nel 1982). quello di noi che aveva maggiore presenza nell’ambiente della poesia. «Les Cahiers du Sud» erano il nostro modello. una diatriba?». Ghérasim Luca è presente nel numero 147. Sostenevamo (un po’ troppo seriosi) che non c’è poesia senza riflessione sulla poesia. si potrebbe dire una passione. Ci siamo decisi a sopprimerle da qualche anno. E per quanto riguarda la poesia sonora e visiva. ed è un lavoro che faccio da sessant’anni (lo so. 3. Gertrude Stein. per quanto mi riguarda. proprio in tali condizioni. di Bertold Brecht. ai modi di vivere dei più. Un gusto pronunciato per le erranze nei bar. . che abbiamo di università e biblioteche all’estero. Traduzione dal francese di Andrea Inglese 1. un movimento (I Grandi Retori. lo si vedrà). molto apprezzate dai lettori. Jean-Jacques Viton. interamente consacrato alle poesie visive e sonore e curato da Julien Blaine e Liliane Giraudon. La critica dei poeti sui poeti. Una passione. poeti d’oggi. La Cucina…). che pare solo oggi ritornare. le vendite in libreria. nel 1951. traduttori e specialisti delle lingue in questione. la nostra determinazione. con difficoltà ma non senza risultati. come si vede. Non volevamo fare una rivista «comunista» né una rivista al servizio di un tipo di scrittura. Dietro mia iniziativa. Sono un appassionato di lingue straniere. Che cosa vi legava? La poesia. e Bernard Heidsieck. Un’avventura personale molto ampia. la prosa. Un’altra cosa ancora: le condizioni di fabbricazione. che è appena morto. a cura di Andrea Raos ed Éric Suchère. Florence Pazzottu. di Nazim Hikmet. Da una parte. Christophe Tarkos. Dal XIX secolo. il nucleo sentimentale e anche immaginativo. dal 1991. gli abbonamenti si confermano compresi quelli. abbiamo sempre condiviso.alfabeta2. muovendo spesso da posizioni ideologiche marcate. d’inchieste. di recensioni di libri. promozione sociale. del 1988 (non così di recente). una molteplicità di varianti. I frontoni ci hanno permesso di pubblicare poesie e altri testi raccolti intorno a: un tema (Il verso nel 1989. Per l’alcool. inseparabile dagli esercizi della poesia e necessaria. e sotto un altro nome. pratico diverse lingue europee. Jospeh Julien Guglielmi. Sono il luogo di una riflessione sulle pratiche. le tollero sempre meno. nel 1958. un lavoro che. un dibattito («Il verso. tra noi (non tutti. Nel momento in cui incontro Gérald Neveu. Le nostre origini. la Svezia. sprovvisto di ogni tipo d’autoritarismo e di legittimità. Numerosi poeti hanno saputo giovarsi di queste possibilità di traduzione e di pubblicazione. di Nezval. poi deluso in seguito alla lettura dei testi. sono una delle forme quasi permanenti che prende la presentazione delle poesie nella rivista. per i figli «bravi a scuola» delle famiglie operaie. Sono un lettore. Le cronache. nel numero 2 di William Blake. implica un grosso lavoro materiale che mi spetta. […] Tutti questi dossier di poeti venuti dall’estero sono il frutto di un lavoro di lungo respiro. dal momento che me ne assumo una buona parte […]. nel 2010 veniva pubblicata per le edizioni Action Poétiques la versione francese. l’Indonesia. AP si è posizionata contro quel teorizzare che ha finito per produrre per diversi anni una sorta di effetto perverso. e di viaggi all’estero. Sono anche un appassionato di viaggi.24 ACTIONS POETIQUES Henri Deluy Cinquant’anni (e più) di militanza Intervista con Sandra Raguenet1 Questo è dunque l’ultimo numero di «Action poétique». ammiratori di Neruda. un poeta straniero particolarmente significativo (Ernst Jandl. «La forma poesia può. nelle scritture e nelle concezioni delle scritture. riviste senza orientamenti estetici definiti. poi un po’ più tardi con altri. un limite (per lungo tempo non sono stato il solo a reagire in questo modo). tra gli scrittori e le scrittrici. l’oggetto libro. poeta e traduttore. non smetto mai di tuffarmici e di apprenderne altre. E Pierre Lartigue consacra un «frontone» alla «PoesiaPerformance» (numero 88. dall’altra. È un foglio. della loro scrittura e anche. la nostra sicurezza. dal litografo Joe Berto […]. una casa editrice (Burning Deck). nel caso della maggior parte dei paesi presi in considerazione (e alcuni di questi paesi sono autentici continenti: la Cina. Quindi non «dopo di me il diluvio». I passaggi qui tradotti fanno parte di una lunga intervista pubblicata sull’ultimo numero di «Action poétique» (primavera 2012). Jean Malrieu e Jean Todrani. non abbiamo potuto abbordare che una piccola parte delle scritture che erano in quel momento in corso. la Finlandia. ma è vero che le abbiamo a lungo pubblicate. Poiché spetta alle nuove generazioni creare nuovi strumenti. ma «dopo di me qualcos’altro». all’infinito. riviste che difendono obiettivi di scrittura e d’impegno precisi. io stesso…). comprende: Claude Adelen. in forma di cronache. e a margine rispetto alle attitudini. dà un senso fondamentale alla creazione di AP. Huguette Champroux…). il nostro lavoro. con Jean Todrani. nessuna ragione particolare. Né finanziaria (le nostre casse stanno bene. ma sono incontestabilmente meno presenti delle poesia «di scrittura». questo giornale diventa una rivista. ed è senza dubbio il terreno sul quale la storia di AP diventa più fortemente la storia di HD. spesso tenute dalla stessa persona con una libertà totale (che può sollevare problemi. nel quartiere Vauban sulle alture di Marsiglia. AP ha sempre mantenuto questo sforzo. per fare un esempio. permettono di moltiplicare gli accenti personali e di non allontanarsi troppo dall’attualità poetica. della loro resistenza e del loro coraggio nella vita. volontà egemonica. E abbiamo cercato di uscirne. 30 Sono persuaso che una rivista come la nostra deve tendere a fornire un panorama il più ampio possibile di quanto accade nell’ambito delle scritture di poesia. Christophe Marchand-Kiss. Contrariamente a molte riviste di creazione. di Tristan Tzara. Avevamo gusti diversi e abbiamo ampiamente aperto la rivista. Bernard Vargaftig e Jean-Jacques Viton. rimango spesso deluso. e di poeta «maledetto». dopo più di sessant’anni di pubblicazioni e di attività. Gérard Arseguel…. una poesia nazionale (Palestina. deve scomparire?»…). della fabbricazione di modelli e tipi di analisi rapidamente diventati. una certa diffidenza per le «teorie d’insieme» e altre fabbricazioni che si pretendevano teoriche. Brasile. deboli è vero. in effetti. Eravamo tutti e tutte comunisti. ma anche in questo rimane un’avventura personale. E si prosegue: poeti stranieri sono tradotti e pubblicati in ogni numero e. Kurt Schwitters…). per le lunghe ore di scambi e di chiacchiere. E da questo contatto tra di loro e con loro. Penso a Ghérasim Luca. su quello di Jean Malrieu? Gérald Neveu. Alcuni vi hanno persino rimproverato la vostra «porosità». si presero carico della rivista durante il mio lungo soggiorno in Cecoslovacchia. Questa identificazione AP/HD-HD/AP rimane inseparabile dalla rivista. ma anche nella pubblicazione di libri3 […]. nel numero 1 della nuova serie. AP rimane in gran parte l’avventura di HD (il che non diminuisce per nulla il ruolo di altri poeti e scrittori. basta leggere la composizione del Comitato di Redazione attuale… AP è anche un interesse. sì. di ciò che diverrà AP. Queste poesie non sono quindi del tutto assenti (per esempio. AP fin dall’inizio ha fatto la scelta della diversità. era amico di Jean Tortel e dei surrealisti. di Attila Jozsef. È indubbiamente. Sono d’altronde frequenti in tutte le riviste. alla sua aurea di poeta autentico. Alain Lance. Pacel Petit. È lì che comincio a conoscere Gérald. come si dice un po’ alla buona. L’accusa non mi preoccupa.

Olivier Cadiot. Non si trattava di un manifesto. né teatro. Ci si ricorderà che nel 1968 Denis Roche pubblicava nella rivista «Mantéia» un testo intitolato La poesia è inammissibile. autori studiati e ampiamente tradotti (anche in Italia). 3. insieme alla scarsa circolazione di questa produzione e alla presenza di ampie zone d’ombra (assenza di traduzione e di fermento critico insieme). È in questo momento che la letteratura divenne una forma di consumo culturale e che si vollero abbandonare posizionamenti etici. oggettivista e critica della poesia. Ponge in Italia resta ai margini del poetico. Questo libro atipico sembrava suonare la fine della ricreazione postmoderna per un ritorno alla sperimentazione testuale. Altra particolarità. una critique économistique. non necessariamente ancorati a schemi o griglie che hanno forse fatto il loro tempo. opera quasi secolare. «la poesia esiste in una lingua. 2. o della Poesia tout court. dei Du Bouchet. apparve L’Art poétic’ d’Olivier Cadiot. lineare della poesia e il dialogismo che relativizza ed è discontinuo del romanzo non è più in voga. alcuni scrittori rifiutavano che si scrivesse «romanzo» o «poesia» sul frontespizio dei loro libri e preferivano il termine più neutro e aperto di «testo». poeti che hanno alle spalle oltre mezzo secolo di una consolidata produzione. nel quale esprimeva l’idea che scrivere poesia volesse dire sfigurare le convenzioni che ne permettono il riconoscimento. se pubblicano in riviste o case editrici di poesia. non c’è poesia. Una terza ragione. Michelle Grangaud. è perché altri editori non li hanno voluti. Potremmo chiamare prosa. oltre ad alcuni degli autori già citati. ma ancora ampiamente insufficiente). questi scrittori attingeranno dalla musica. collage… Tra queste nuove voci: Pierre Alferi. l’impronta estremamente forte della arti plastiche. Emmanuel Hocquard. Anne Portugal. Nel 1988. 11. Suzanne Doppelt e Pascalle Monnier – che sono della stessa generazione di Olivier Cadiot – o Jean-Michel Espitallier. in Francia e altrove. Esplorando il lato meno ufficiale di questa poesia si osserva come le contraddizioni insite dalla ricezione italiana di Roubaud diventino norma o discrasia sistematica nel caso di altre nebulose dell’estremo contemporaneo poetico francese. esiste quasi ovunque. Se si riprende la definizione della poesia che dà Jacques Roubaud in un articolo polemico2. o meglio la critica si mostra incapace di percepire la sua opera come poetica. concetti sono massicciamente utilizzati. Il loro orizzonte non sarà per forza costituito dalla poesia – che conoscono spesso abbastanza male. postmoderna nella capacità di tutto citare e riciclare. teorico ed ermeneutico (fortunatamente in fieri. la ieratica ufficialità di questo establishment poetico nasconde solo apparentemente un paesaggio tutt’altro che statico. il dossier di tutta la linea letterale. Eccone un estratto: «Altri problemi: come produrre rilievi direttamente dalla superficie dello scritto? Come lasciare certe linee di fraseggio – descrittivo. Si videro persino alcuni eroi di questo periodo rinnegare il loro glorioso passato e rivendicare un certo classicismo – questa sconfessione fu generale e la si riscontrò sia nella arti plastiche che nell’architettura. del resto non esiste. per un orecchio. o anche ai Deguy e altri difensori di un pensiero forte ma dinamico della Poesia. Se la letteratura poetica francese attingeva alle arti plastiche. Per capire meglio questa situazione. narrativo. gennaio 2010. Cécile Mainardi. creati ad hoc. entrata in Francia da oltre un decennio nel sancta sanctorum della collezione Pléiade. Digest. autentico choc per tutta una generazione. tacendo nel contempo l’aspetto più interessante della sua scrittura poetica costituito da alcune sue prose (penso ai volumi del grand incendie de londres. In Italia resta infatti avvolta da un assordante silenzio l’opera di Francis Ponge. allora. ma anche dall’etnografia. del cut-up. Jean-Jacques Viton… e nonostante tutti pubblicassero per editori rinomati come P. ma difende le ragioni della Poesia attraverso un’idea di essa come ridefinizione permanente o reinvenzione continua (seppur ancorata alla specificità del verso). ma una post-poesia i cui rappresentanti più emblematici sono. Claude Royet-Journoud. secondariamente. e dalle soggiacenti storie e ideologie che le irrigavano. è indissolubilmente legata a una persistente ignoranza. ossia dev’essere composto simultaneamente per una pagina. di tanto in tanto. le improvvisazioni musicali di Christophe Fiat. 7. autarchico. ciò avveniva nell’indifferenza generale – così per Jean Daive. incluse o sequestrate sotto il termine di poesia persone che se ne infischiano bellamente della poesia o che rompono con l’idea di poesia: la lettura di elenchi con campionature di Anne-James Chaton. Christophe Tarkos. 4. dove sta il problema? Che il genere sia in pericolo o che alcuni possano aggiungervi una quinta dimensione? Traduzione dal francese di Andrea Inglese 1. per citare. senza parole. dello svisamento come mezzi della loro articolazione e sfruttando tutte le risorse tipografiche possibili. per una voce. In merito a molti scrittori e poeti si nota infatti come all’importante sforzo traduttivo – che circola ancora. La poesia deve leggersi e dire». Dalla litania di Bruce Nauman. poiché di seguito a Cadiot – o nello stesso tempo – una quantità di nuove voci con un’idea differente della poesia erano emerse e avevano pubblicato dei testi il cui contorno restava incerto – né propriamente poesia. Dominique Fourcade. gli anni Ottanta furono un grande deserto dove si era sommersi da una valanga di poesia-poesia e quando si vedevano. ma di una constatazione di quanto stava accadendo. per coloro che avevano nostalgia delle sante avanguardie. passando per la lista dei verbi di Richard Serra o per le costruzioni verbo-visuali di Robert Fillou. o Gallimard. Obstination de la poésie. dovremo per forza convenire che con una tale definizione. poetico – avanzare di volta in volta in primo piano di un medesimo testo. Éric Houser. la poesia non esiste o. né romanzo. se non addirittura l’inserzione d’immagini. Ci si ricorderà che negli anni Sessanta e soprattutto Settanta. in un senso che includerebbe certa poesia. 6. Questa rivista magica. ma anche perché la poesia concepita come luogo di mescolanze è molto attraente per persone che rivendicano oggetti testuali ibridi. eccezion fatta per alcuni meno convenzionali come Verticales. il più delle volte.L. Jérôme Mauche. le letture con video di Emmanuelle Pireyre. procedure. Nathalie Quintane. David Lespiau. di stili. Manuel Joseph. 2. di tipo transnazionale. Pierre Alferi e Olivier Cadiot. A bene vedere. delle loro sperimentazioni fiammeggianti e delle loro rivoluzioni estetiche. Egli è insomma contro eppur dentro. con l’asse Ponge-(Denis) Roche-HocquardGleize-Tarkos-Quintane-Alféri-Cadiot-Hanna… Una ragione di questa situazione mi pare vada cercata in logiche e sovrastrutture di natura eminentemente economica (nel senso più ampio del termine) e che inevitabilmente nutrono. vero e proprio ciclo di prose pubblicate tutte dal poeta Denis Roche nella collana Fiction & Cie). Note per una cartografia Sulla poesia francese dell’estremo contemporaneo in Italia Luigi Magno S embra che la poesia francese contemporanea in Italia sia ancora quella dei Bonnefoy. né nulla di riconoscibile. 5.O. Christophe Tarkos. dei Jaccottet…. Nozioni consolidate e strumenti di lettura storicamente produttivi rivelano innegabili limiti che possono essere superati solo attraverso la fabbrica di nuovi strumenti. diagrammi. Jean-Marie Gleize. Per quanto riguarda la poesia contemporanea. poi la partizione dei generi nel suo numero del 1996. oggettivista e critica ha avuto esiti paralleli nell’opera di Ponge in Francia e in quella dei poeti oggettivisti negli Stati Uniti. dalla sociologia… i mezzi tecnici e teorici per scrivere i loro testi. 9. fino ai quadri di parole di Rémy Zaugg e agli enunciati di Lawrence Weiner… gli artisti plastici sono spesso presenti e i loro dispositivi. Sandra Moussempès. Si pensi ai Roubaud. 96/2 digest. in «Le Monde diplomatique». Chrostophe Hanna. né qualcosa d’altro –. Jean-Jacques Viton. archiviandolo senza nemmeno aprirlo. per la Francia. dalla genetica testuale. Charles Pennequin. una poesia deve essere un oggetto artistico a quattro dimensioni. ancora poco letta in Italia (se si eccettua il Partito preso delle cose) o forse solo taciuta. La posizione estetica di Olvier Cadiot troverà – per così dire – una sua formulazione teorica nei due numeri di una rivista esemplare: «Rivista di letteratura generale». Allora. in ordine sparso e grossolanamente cronologico. rivendica apertamente la sua veste di Poeta così come ascrive la sua produzione (in versi) al genere della Poesia. ciò che ritornerà con forza assieme a questi scrittori è la poesia sonora. Dunque non più. le arti plastiche ricambiarono generosamente dal momento che molti dei «poeti» emergenti alla fine di questi anni Novanta erano stati formati nelle Accademie di Belle Arti o vi insegnavano. in «Revue de littérature générale». Roubaud. con una teoria da mettere in atto seguendo gli esempi. si pensi alla ricezione di lavori fondanti come quelli di Emmanuel Hocquard. di questo dinamismo si perdono quasi le tracce nella ricezione di Roubaud in Italia. Altra particolarità. evidentemente. libri che si distinguevano dalla massa. costruita come un’antologia. del missaggio. Anne Parian. la poesia visiva o la performance. Del resto. Caroline Dubois. di tipi di testo. Jacques Roubaud.ACTIONS POETIQUES alfabeta2. solo alcuni dei nomi chiave del paesaggio poetico dal 1980 ad oggi e circolanti in Italia ancora in maniera discontinua e frammentaria. a dire il vero. del montaggio. di giochi tipografici… non propriamente poesia. e per una visione interiore. teatrale. ambedue a lungo e tutt’ora ignorate in Italia. salvo che L’Art poétic’ è un libro di avanguardia sbarazzatosi del pensiero politico delle avanguardie e la sua mescolanza di voci è. di uscire dalle categorie. Liliane Giraudon. che vengono dopo… 8. le istallazioni di JeanCharles Massera – con Thomas Hirschhorn per esempio –. Verranno così situate. attaccherà il lirismo – oggetto considerato non essenziale alla poesia – in un primo numero apparso nel 1995. Si trattava. ovunque vi sono libri composti da autori sensibili alla dimensione sonora dello scritto. in definitiva. una voce intrecciata il cui ideale sarebbe l’integrazione e nel contempo la continuità estrema: diverse voci in una»1.24 Del resto non esiste Dodici note parziali Eric Suchère 1. della poesia. Un altro motivo risiede nell’inveterata autarchia che spinge la critica italiana a guardare distrattamente a quello che accade fuori dai confini nazionali. ad esempio. in modo sostanzialmente confidenziale. maggio 1996. che potremmo disegnare. Nathalie Quintane. Claude Royet-Journoud. dove per esempio la linea letterale. Da allora la poesia tende a dissolversi in testi che possono essere in prosa o in versi o in… ? E il territorio poetico finisce per essere contaminato da questi autori – il che non significa che altri non scrivano o non continuino a scrivere poesia di grande qualità come Philippe Beck o Stéphane Bouquet. Pascal Poyet ou Olivia Rosenthal… 12. Questo scollamento tra traduzioni e interesse critico. Pierre Alféri. le cine-poesie di Pierre Alferi… – e. Ebbene. si fa con delle parole. e che rappresentano il versante ufficiale della poesia francese (di) oggi. avvalendosi dell’elenco. poi retrocedere dietro altre linee fino a quel momento nascoste? (…) L’opposizione tra il linguaggio unico. Anne-Marie Albiach. ludica o oulipiana – della sua opera. diviso tra siti web che ospitano inattese traduzioni e piccole realtà editoriali – non faccia riscontro un altrettanto nutrito lavoro critico. 31 . Frédéric Forte. J. Mescolanza di voci. Ci si ricorderà che all’inizio degli anni Ottanta la poesia ritornò con forza e che si volle farla finita con le avanguardie e le loro sperimentazioni sterili e vane. politici e ideologici. per dirla con Ponge. le loro voci erano minoritarie – solo Jacques Roubaud beneficiava di un pubblico più ampio. e che il termine «poetico» fece furore. Con Ponge la critica italiana ha accantonato. dove la critica sembra troppo spesso cadere nelle maglie di un’ermeneutica apoditti- ca. 10. mi sembra sia da ricercare nella mancanza di strumenti critici per leggere parte della poesia francese da Ponge a oggi. preferendo la parte versificata – iper-formale. idee.

in Italia non accade più nulla di significativo. nel rapimento. Quindi. ne possono passare a nugoli. Ivi. i… questo e quello). nel terrore). E questo chiude il cerchio e riporta alla parola. 8 aprile 1950.O. di efficienza. Ivi. La sensazione che alle prevaricazioni del capitalismo si dovessero opporre metodi energici e insieme flessibili. In esso. 32 . D’altro canto. il problema non è questo. è impassibile. Cercheremo (al contrario) quello che non sembra significativo. lo slancio. invece. Piuttosto il suo persecutore. 1. ma accoglie di esse anche l’eredità storica ed etimologica. Méthodes. di dedizione. legittimamente. Ponge pretende. D’altronde. ma abbandonata come obsoleta e inadeguata. culto della bellezza. critici militanti. La convenzionalità delle forme poetiche non è da lui semplicemente sovvertita. di emancipazione. E allora: tanto meglio (e tanto peggio). non è il mero supporto. infatti. come traguardo di compiutezza formale. quindi. belga naturalizzato francese. 1. alla sua arte: alle lettere. Non nella critica o nel giudizio (nella guerra.O. grazie al suo talento e alla sua fama. dove tutto un paesaggio mi incravatta e mi prolunga le spalle a destra e a sinistra. se si eccettua l’uscita di due volumetti tradotti dallo scrittore Daniele Gorret per la piccola casa editrice l’Obliquo: Testo sull’elettricità (1997) e Il sole in abisso (2003). Fortuna. La traduzione successiva. 304. Lucrezio. intitolato Ad litem e raccolto in Proêmes (1948).F. la portata anche politica di tale strategia di Ponge. dal fico secco al geranio. di dismettere il titolo di «poeta» e. di apprezzare un’opera ormai imprescindibile nel panorama della poesia francese. Il Paesaggio ∞ grandi nodi colorati di bistro. dove l’uomo. Soltanto il rapimento si comunica. Poi però ci siamo accorti di parecchie cose: che questa critica ad hominem (critica economistica) non era meglio della critica psicologica. Bonnefoy insomma. senza illusioni. colto nella sua estraneità originaria. una città. per la loro verbosità. fabbriche di legname. d’altra parte. 8 aprile 1950. l’occasione per rivelare la sublime e insondabile soggettività del poeta. che lei è impassibile! Meglio così! Anche certi uomini diventano impassibili. 2. si abbellisce. nonostante sia molto lontana dalla sua sensibilità di autore. sotto i voluminosi pensieri provenienti da ovest. è tutto terribile e insieme assurdo. Dobbiamo ridire la «muta natura che ci attornia in schiere profonde»2. per esprimere le qualità particolari dei singoli oggetti. la traduzione di un poeta ha come premessa il variegato interesse che la sua opera ha suscitato presso altri poeti. riportato alle sue giuste proporzioni… Come un paiolo abbandonato. a lamentarvi. s’inserisce un complesso dispositivo. Piero Bigongiari: che dimostra. ecco come ci sembrava (emancipata e con la barba corta) (quella di Lenin). la lode. questa cosa.alfabeta2. 2 Questa citazione è tratta da un testo dello stesso Ponge. che ci copre la testa e ci incravatta. una grande capitale non fa più rumore d’un paiolo in mezzo ai rifiuti. L ’oggetto. rattrappiti e paralitici (infermi) sotto i rabbrunamenti bluastri. Ciò che rende Ponge tanto anomalo nel catalogo dei poeti novecenteschi. Per questo vale la pena di decifrare questo particolare sintomo: l’assenza o l’estrema scarsità di pubblicazioni di Francis Ponge nell’editoria italiana. Tra la sensibilità individuale del poeta e l’idioletto a cui tende la sua espressione. le limitatezze di corporazione. ancora prima che di un partito preso teorico: egli si sente più familiare con l’universo della ricerca scientifica che con quello della meditazione metafisica o della trasfigurazione poetica. a cura di Michele Zaffarano e di prossima pubblicazione presso la casa editrice Benway. il genere «poesia». realisti. che lo spinge a spogliare l’umanità di ogni privilegio all’interno dell’universo naturale («L ’uomo non è il re della creazione. perché è ben strano che un autore morto alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso. Lo stesso testo viene citato subito dopo. Era solo una delle prospettive dell’artista che siamo (L’artista non rifiuta nessuna prospettiva critica). in Italia. Anche il linguaggio quindi è percepito nella sua oggettività. infine. dimostrata anche di recente dalle case editrici Quodlibet e Adelphi. però. ad esempio. l’interesse anche accademico per l’opera di Ponge cresce in maniera costante. e voi. ne siamo fin troppo impregnati). Salta fuori da tutti i pori (da tutti i rubinetti). scoraggiante. Di qui il suo disinteresse per la «rappresentazione letteraria» delle vicende umane. giardini. Cose che trovavamo. ne è responsabile uno dei capofila dell’ermetismo fiorentino. spostamento. campi coltivati. In quest’ottica. proprio perché cade ogni giorno sotto i nostri sensi. Più che all’opera. di disinteresse. un rigorismo ridicolo e mortale. Ed eccomi tornato ai sentimenti che mi hanno fatto scrivere Ad litem. continua. è in definitiva questo partito preso non solo ateo e materialista. l’attenzione per il linguaggio non si limita a considerare la dimensione materiale delle parole. Per conseguenza la mancata traduzione indica un vasto fronte di disinteresse.) è il partito politico che nel 1905 riunificò le forze socialiste francesi. che avanza per tentennamenti e prese parziali. Persecutore perseguitato»3). Ad averci attirato nel Pc erano state per prima cosa la rivolta contro le condizioni riservate alla vita degli uomini. Les Fleurys. da buon conoscitore della letteratura d’oltralpe. a fronte di un lavoro costante di messa in forma imperativamente governato dall’oggetto che si tratta di evocare: «Ogni oggetto deve imporre alla composizione poetica una forma retorica particolare»1. la stanno ancora dicendo tutti (i «Giusti». siete solo ridicoli (Lamartine. per il resto non facciamo che uccidere. patii. 2° Creava una presunzione che inaridiva. Ironia della sorte. ci ballano dentro comodi. aspirazione alla pienezza e all’unità dell’essere. prima ancora di esserlo per noi). Brano estratto da Nioque de l’avant-printemps (Gallimard 1983) e tratto dalla prima traduzione integrale di questo testo in Italia. non conosca a oggi un’ampia traduzione nella nostra lingua. Il misconoscimento di Ponge sembra andare di pari passo con l’entusiasmo per Yves Bonnefoy. appare solamente otto anni dopo. è appunto tutto quanto la nostra assuefazione allo spettacolo considera banale e irrilevante.24 ACTIONS POETIQUES Cognizione del periodo che annuncia la primavera Francis Ponge Inizio della poesia del periodo che annuncia la primavera Qui.)1. che ci riprende alle spalle. Les Fleurys. La simpatia e la comunicazione si «trovano» solo nell’amore e nella festa. Il soggetto. meno la disperazione. come prodotto di sedimentazioni successive. perfino all’intelligenza di ciascuno. Nel 1969. Ci sembrava che fosse un po’ come la critica dei testi che faceva il Temps. permette di perpetrare la fede in una poesia dai confini ben riconoscibili: la poesia come altro sia dal linguaggio ordinario che dal linguaggio scientifico. Eppure la libertà e il vento e gli uccelli ci sgambettano in mezzo. per i loro belati umanitari. La Sezione Francese dell’Internazionale Operaia (S. p. Sì. in cui entrano a far parte come sue estensioni anche l’enciclopedia. Anche la freddezza e la critica impietosa ci attiravano. Nelle sezioni e nei singoli iscritti al partito. Trovavamo parecchio seducente il fatto di criticare a posteriori le conclusioni a cui l’intelligenza e i nostri propri «testi» arrivavano. la cui intera opera è stata raccolta in due volumi nella Pléiade tra 1999 e 2002. Non è qui in discussione la considerazione che l’opera di Bonnefoy riscuote in Francia. che il parlare comune condannerebbe all’inespresso. e il suo linguaggio. commercializzata. l’unica forma legittima di suicidio che rimane è la devozione (gioiosa). Henri Michaux. lo fa non in nome di una mitica interiorità individuale. 1° Uccideva. ma in nome dell’«insurrezione delle cose contro le immagini che imponiamo loro»2. quello che non rientra nei suoi simboli (nella sua simbolica): quello che appartiene al tempo seriale (o all’eternità). Vigny. o credevamo di trovare nei bolscevichi. abbiamo trovato esempi meravigliosi di virtù. a partire dagli anni Ottanta. con gli uomini.I. che opera simultaneamente diversi spostamenti: spostamento dal paradigma formale e lirico della poesia. e l’enorme sforzo. che allontanava l’istinto e l’intelligenza dal cuore. convegni e monografie. la libertà. 8 aprile 1950. la conquista della parola. dove per esprimersi c’è solo la mia voce (dove non mi devo troppo difendere da animali pericolosi).F. lo si può concepire solamente nella pace (cfr. i trattati scientifici. ideologica o materiale. preferibilmente latina. specialisti della letteratura in questione. Gente emancipata e seria. perché ce l’hanno dentro al cuore. L’anomalia Ponge Andrea Inglese P arrebbe che nella ricezione della poesia straniera gli automatismi intellettuali. che ci ammantella. in quanto per Ponge la ricerca della definizionedescrizione degli oggetti implica l’accettazione della dimensione corporea ed «erotica» del ricercatore. il desiderio. intronizzato nel 2010 nei Meridiani. adesso. Abbiamo pensato che la critica marxista potesse fornire la chiave per spiegare la storia passata e presente. Ciò che esige di essere tratto dal silenzio e dall’insignificanza. Nel caso di Ponge bisogna attendere una prima traduzione in volume nel 1971. 3. che generava una presunzione grottesca e criminale. E se lo scrittore lotta contro il linguaggio ereditato. per i loro compromessi. verso una forma di ricerca in continuità con l’impresa scientifica.I. dobbiamo ridire aprile (oppure ottobre). Questa tensione verso la materialità e l’oggettività del mondo rende Ponge estraneo ai giocolieri della forma. Les Fleurys. Bisognerebbe misurare. che hanno proposto la traduzione di diversi libri ancora inediti in Italia. nei confronti della scienza. come potrebbe essere altrimenti. E poi c’era il disgusto per i sordidi riguardi dei socialisti (S. La natura. il loro funzionamento autonomo nella realtà del discorso scritto (autonomia del significante). È qui. ossia pre-cristiana (Lucrezio e Tacito). No. i dizionari (il Littré). anche lui nato come Ponge nel 1899. Quando appare. p. Non si tratta di un vezzo né di una provocazione. F . confluirà nel nuovo Partito socialista. e però vive. ma propriamente anti-cristiano. siete ancora voi la natura: industrializzata. ma dell’inevitabile conseguenza di una pratica di scrittura. comincerà ad essere tradotto nel corso degli anni Sessanta. oltreché certa letteratura. p. Di loro resterà solo uno sbuffo d’aria. l’amore. Ponge. comunicare collera e giudizi non appartiene al nostro gusto… Adesso. è qui. Tutto questo. E anche i sacrifici richiesti al gusto e ai sentimenti. le miopie critico-teoriche si palesino ingigantite e facciano «sintomo». 202. di cui già esistono nutritissime biblioteche. quali i seguaci dell’Oulipo o i neometrici di ascendenza avanguardista. tutte queste forme prese dalla natura muta. supponendo di perdere questa illusione (e di arrivare al suicidio). Ponge ha portato alle estreme conseguenze due princìpi del modernismo nelle arti e nella letteratura: l’idea della convenzionalità dei generi e l’attenzione per i mezzi espressivi specifici di ogni forma d’arte. 37 . E mentre in Francia. non si può negare che un autore come Ponge risulti particolarmente indigesto. è interessato al processo di elaborazione di una forma. spostamento. Non cercheremo niente di «significativo» (da dire) sulla nostra epoca (verrà comunque da sé. producendo un numero sempre maggiore di studi critici. rispetto a qualsiasi residua gerarchia dei soggetti della rappresentazione letteraria: dal sapone al bicchier d’acqua. infatti. a firma di Jacqueline Risset. fungono piuttosto da cassa di risonanza dell’oggetto. simultaneamente. Di fortezze volanti. oh solitudine ingombra di muti elementi fissi tutti al proprio posto senza sguardo. Gallimard 1961. Per portarsi a casa soldi e fama. di entusiasmo e di capacità di lavorare. che non si pone quindi nella postura spassionata e neutrale dello scienziato tradizionale. (Lo è ovviamente già in Francia. a partire dai più futili e ordinari. Ed è senza dubbio questo il destino di Ponge. I mezzi dell’arte… (in vista della perfezione). Hugo). nascono e vivono solo grazie all’illusione della comunicazione e della simpatia. in Francia. la preferenza per la virtù e la smania del dedicarsi a una causa sufficientemente grandiosa. Tutto questo (questa illusione (questo giglio) è solo vegetazione e fioritura. quinto canto). nell’illusione stessa che permette alla vita di continuare (il coito). per niente. in cui si esprime il genio collettivo delle civiltà. E comunque. in un angolo del paesaggio. POSSIAMO comunicare soltanto il rapimento. Le arti e le lettere si concepiscono. e grosso modo conoscerà un’attenzione costante. paralitici. poi. si manifesta appieno la postura a un tempo positiva e scettica del ricercatore. disperse in diverse formazioni concorrenti. ma da noi essa acquista l’ulteriore vantaggio di confortare una certa idea di poesia come antitesi del pensiero concettuale. è qui che sento la mia ragion d’essere.

le piante e gli ortaggi! Mamma-corvo e l’orco e l’uomo dal naso turchese e il vecchio zio. Senza tralasciare la Conversazione con Andrea Inglese lezione del Livre di Stéphane Mallarmé! Potevo nascere! Su questo argomento ho scritto molto (troppo!). visive. Dal momento che non esistevano. Claudie Lenzi. la maggiore novità a cui abbiamo assistito su questo fronte è stata la diffusione dello slam-poetry. Claude Chambard. di fotocopie. Bisogna di tanto in tanto cercare di comprendere le cose più semplici e sapere che gli Indiani hopi e zuni. Philippe Boisnard. qualche attività in stile Poesia Sonora con la rivista «OU» e c’erano coloro che superavano o oltrepassavano il lettrismo. alla lettura dei nostri testi. cobra. le cose e i comportamenti. Jérôme Game. Un grande (per la sua taglia) editore come P. e Konin Kachin’Mana ragazza supaï. tutti possiedono Lo spirito. e Angak’China dai capelli lunghi e Hemsona tagliatore di capelli. e Kwasus Alektaka la tartaruga. la mosca e la lince. in effetti. come Gil Wolman o François Dufrène. si aveva l’impressione che il termine poesia indicasse modalità e percorsi anche molto differenti. I futuri decenni proveranno che avevamo ragione… Per quanto ci riguarda. Claudie Lenzi. uno dei grandi inventori del secolo. Inferno ecc. ma sempre presenti. «Anartiste». In una battaglia contro l’astrazione e la smaterializzazione della nostra esistenza. Jean-Michel Espitallier. «22». Un nécessaire Malentendu. André Robèr. gestuale. di far sperimentare a tutte e a tutti il cammino dell’autonomia e della libertà. Christophe Tarkos. Lucien Suel. ad esempio. considera sulle cimase di un museo un bel dipinto moderno. far veramente muovere il mondo. Al Dante 2009. vanno prese in considerazione e ascoltate e viste (in video) le «letture» di Christophe Tarkos o di Charles Pennequin e altri «inclassificabili» come Carpanin Marimoutou. futuristi. per dare vera vita. Manuel Joseph. Christophe Hanna. La sua utopia è di voler cambiare il mondo ignobile nel quale viviamo. e mondo dell’uomo. di Dada (più Kurt Schwitters e Georges Ribenont-Dessaignes o Francis Picabia che gli altri). fluxus e noi: gli elementari). più alcune gallerie e librerie fedeli alla causa. dalla longeva e defunta «Action poétique» (un percorso esemplare) alla nuova «Invece» (in uscita nel novembre 2012 per le edizioni Al Dante). tutti questi mammiferi. un modo magnifico. ma coraggiosi e dalla vita effimera. di libri d’artista. Molti di loro all’epoca erano sprofondati nell’oblio o galleggiavano come relitti… E quelli di Cobra (Christian Dotremont). Dio e gli déi… Tutti questi insetti. Esiste in Francia un circuito significativo per le poesie dell’oralità e dell’azione ? Quali sono i luoghi. gli zii e i nonni e le vecchie madri. «Ouste». In seguito. «Nu(e)». utopico. Eric Suchère. Joachim Montessuis. apparso su «robho» (numero 5/6 del 1970). – l’avanguardia. tutti questi uccelli.O. Blaine ha trasformato la Poesia. si fermasse un attimo per ammirare una statua. Nondimeno. la Poesia e tutto il resto. Sanguineti voleva fare dell’avanguardia un’arte da museo. Joachim Montessuis e Yvan Étienne. Frédérique Guétat-Liviani. per poi trovarlo e infine imboccarlo. da noi. Christophe Fiat. l’aquila e la tartaruga. Marina Mars. i festival. Non soltanto gli avi. non mancheranno di dire e di esclamare. Che il soffio vitale sia con voi… 1. e Sio Shalako l’uccello gigante. del cubismo (Guillaume Apollinaire e Pierre-Albert Birot). comportamento giusto. gli anni dello scacco proclamato della poesia e dell’inutilità rivendicata delle espressioni contemporanee. un nudo di donna o una natura morta. Manifesten a Limoges e numerose Case della Poesia. incentrata sul ritorno continuo del corpo sulla lettera. come quella di Nantes o di Parigi. la sua ingenuità è di far credere e di credere che si tratti di un lavoro spirituale! Per tornare alla Francia. Come il suo percorso s’iscrive nelle correnti della poesia visiva e sonora della seconda metà del XX secolo? Lei è attivo già a partire dalla fine degli anni Cinquanta. tante altre… E per concludere su riviste o blog in rete: Sitaudis. Carpanin Marimoutou. l’ape e il granduca. e una sfilza in tutto il paese senza mezzi. Nadine Agostino. Diapo. […] L’avanguardia non fa che chiudere il suo primo secolo (il Lancio di dadi di Mallarmé e il suo Libro. Come molti artisti isolati. gli Happening giunti dagli Stati Uniti cominciavano a diffondersi con il marchio made in France grazie a Jean-Jacques Lebel… Io mi sentivo distante da tutto questo. fino almeno agli anni Ottanta. ed entusiasta. la vanga (lo spirito della vanga). che risaliva evidentemente ai futuristi. la case editrici che permettono la diffusione e la vitalità pubblica di queste pratiche? Tra i festival : actOral a Marsiglia. Hervé Bruneaux. di tutto il XX e dei primi anni del XXI sono nate per iniziativa di poeti. cominciamo subito con un esercizio noioso. Dernier Télégramme. qualche incontro legato alla PoesiaAzione con Bernard Heidsieck. ad esempio… La poesia ha almeno tre dimensioni: pronunciata. nelle Arti Poetiche: laboratorio perpetuo di poesie concrete. Valentine Verhaeghe. il corridore e il clown. scoprì le Kachinas moderne e occidentali: la ruota di bicicletta (lo spirito della ruota di bicicletta). (l’inquisizione del cattolicesimo) […] – la spiritualità degli Hopi e degli Zuni e le loro bambole Kachinas (cfr. il torrente e la meteora! Ma anche: il fango e i fagiolini. […] (tra le centinaia). numerose in Francia e sull’intero territorio. dopo gli anni Tapie (Bernard). abbiamo considerato che lo scopo della performance fosse un atto rivoluzionario. e Lenang il flauto. fuori dall’oggetto. e molti altri tra i loro fratelli e sorelle – anche – avevano uno spirito (un’anima). le Voix de la Méditerranée a Lodève. di performance. Vi propongo direttamente alcuni passaggi: « […] Avanguardia e durata: Per cambiare. Che cosa è accaduto in Francia nel corso di questi anni? C’è stata una ricerca in continuità con gli autori della sua generazione? C’è stato un rinnovamento? La mia impressione è che oggi le frontiere tra poeti della scrittura. Expoésie a Périgueux. Blaine. E oggi abbiamo degli universitari dediti con grande zelo allo studio dei più oscuri tra i lettristi. gli anni della barbarie e dell’incultura – che fanno nuovamente capolino in questo inizio di millennio –. quelle e quelli del gruppo Boxon. il regolo e la mucca. dada. la parola poesia indica per lo più una persona che scrive tranquillamente e silenziosamente nel suo angolino. E. e il poeta deve prestarsi alla scrittura calligrafica e stampare. avevo deciso di avere dei progenitori. Ritournelles a Bordeaux. l’ape e il gatto. passeggiando per un giardino pubblici. Inton’action a Sète. di fotografia. dopo lo scacco formidabile. Florence Pazzottu. Christophe Manon. «Poésie Première». Marcel Duchamp) Bambole rituali degli Indiani hopi e zuni Duchamp spiegato ai bambini grazie alle Kachinas. & autres performances).o semi-Fluxus intorno a Robert Filliou. il serpente e il muflone. Nicolas Tardy. passando per le storiche «Doc(k)s» o «If» o «Po&sie» e molte altre: «Confluences». e a volte legge in pubblico il frutto di questo sforzo solitario). Mi sembra che Lei abbia una visione un po’ diversa dell’avanguardia. Ha dovuto cercare qua e là. la volpe e la cicala. cosa equa. Tutte queste sono soglie oltrepassate da Blaine alla ricerca di una poesia che potremmo chiamare d’azione. Laure Limongi. Jacques Sivan. tutti questi animali. allora vogliate per favore considerare i nostri lavori come guardate un paesaggio. l’anima. Pound: il pittogramma e i caratteri cinesi. e in Provenza. la poesia sonora e visiva conosceva una tradizione importante.L. Patrick Dubos. regno dell’interiorità e della mente. Vanina Maestri. numerosi e vivaci. gli antenati. Nel 1962 c’era qualche rara attività neo. concreti. Tapin. fuori dallo spettacolo. quelli della riuscita sociale. i poeti si sono nuovamente affermati. . Cours minimal sur la poésie contemporaine (poésie visuelle. poesia sonora. il soffio vitale. le occasioni. il suonatore di flauto e la vecchia donna. il tasso e il leader. c’è stato bisogno di tempo e ci sarà bisogno di tempo… – T’ang. il lupo e lo scoiattolo. la lucertola e il codirosso. Pierre Tilman. il tappo di lavandino (lo spirito del tappo di lavandino) e tanti altri. Tutte le avanguardie storiche degli ultimi anni del XIX secolo. 618-907: 3 secoli. il mimo e il fustigatore. Olivier Desmarais. in Cina. di mail art. che non può in nessun caso essere circoscritta al XX secolo. È giunto il momento di Rifabbricare la nostra memoria ridotta in ceneri dai cani di Dio. e Sotuknangu cuore di Dio celeste. nel frattempo. alla visione delle nostre opere e all’ascolto delle nostre poesie: «Ancora dell’avanguardia!» Ma è una cosa molto vecchia. dire e articolare. – i troubadours: più di due secoli tra il Portogallo e il Veneto. In effetti i dossier di «robho» furono dedicati essenzialmente all’interazione dei corpi: Lygia Ciark. o gli animali! Ma anche gli alberi. J. di monumenti sabotati ecc. e Tuskiapaya il serpente pazzo. Nathalie Quintane. Éric Houser. i Dépanne machine. Io non sono né silenzioso né tranquillo: tutto è (ri)cominciato con la pubblicazione di un manifesto firmato assieme a Alain Schifres e Jean-Claude Moineau dal titolo La poesia fuori dal libro. Vincent Tholomé. poésie sonore. Gilles Cabot. ho partorito io alcuni padri defunti: quelli del futurismo (più i Russi che gli Italiani). e tanti altri… Ora risulta facile capire come mai l’inventario dello spirito (ri)nascente nelle cose collezionò: I’she senape verde e Ma-Alo canna da zucchero. Le Clou dans le fer. e Kau-A che viene dai Navajo. come la gran maggioranza degli altri. Stéphane Bérard. tutti questi umani. poésie-action. lettristi. sulla presenza della lettera come corpo: fisico. Anne James Chaton. le Bleu du Ciel. Inoltre. Édith Asam. non conclude che il suo primo secolo… […] Lettura Cortile: Se Tizio. Michel Collet. la civetta e il falco. un possibile seguito a Poésie en action)… Ma è pur vero che gli anni Sessanta e Settanta 33 sono finiti e che molte di queste nuove performance possono essere definite secondo tale o talaltro post script Uom. Emmanuel Rabu. la farfalla e il daino. Anne Parian. più prospettica che retrospettiva… Può dirci qualcosa in proposito? Volentieri. davvero molto molto vecchia: ha più di un secolo. Come definirebbe la sua attività nei paraggi di ciò che viene chiamata «poesia»? (In Italia. Sylvain Courroux. Senza dimenticare la grande quantità di riviste. cubisti. Antoine Dufeu. il gruppo Gutai. Lei propone una visione di «lunga durata» dell’avanguardia. c’è stato come un ritorno all’ordine. Colette Tron. nel corso degli anni Ottanta e Novanta. mostrata e scritta. la zucca e il cactus. la neve e le comete. Nel suo Corso minimo sulla poesia contemporanea1. Nous. «Il Particolare». esporre ed esporsi. con grande strepito attorno ad alcuni piccoli editori disseminati ovunque in Francia… L’elenco è impressionante: Julien d’Abrégeons. «Traces». Lo è anche per comprendere il ruolo di certi movimenti poetici o artistici che sono soprattutto movimenti strategici per ottenere il potere sul mondo letterario e artistico: su quel ghetto di gotha culturale made in France che è soprattutto a Parigi. Véronique Vassiliou. Julien Blaine. Voix. poeti dell’oralità e poeti dell’azione tendano piuttosto a cancellarsi… Penso ad autori come Cristophe Tarkos ou Vincent Tholomé. Christian Jalma. in carne e ossa. una collezione mingherlina da Flammarion e medi e piccoli editori dappertutto: Al Dante. spaventoso del 1968. non finirà per esclamare: «Ancora un paesaggio!» o «Ancora della natura morta!» Se Caio. per verificare la sua potenza e per completare la sua collezione accanto a I’She senape verde e Ma-Alo Kachinas col bastone: Patung Kachinas-Zucca e Yung’A Kachinas-Cactus. «Inuits dans la jungle». e più precisamente all’interno del quartiere latino. il mais e il fiore. E i futuri sessantenni.24 Julien Blaine L ’avanguardia non ha concluso che il suo primo secolo È difficile collocare Julien Blaine in qualche settore ben definito della sperimentazione poetica: poesia visiva. Frédérique Guétat Liviani. «Nioques». la donna e le ragazze. come Joël Hubaut o Arnaud Labelle-Rojoux (autore di un’altra bibbia sulla performance: L’acte pour l’art. l’Art Guérilla. Hortense Gauthier ecc. Charles Pennequin. era frutto di arte corporea in azione e spesso sovversiva. In Italia. Jérôme Bertin. gli spinaci e la senape. Allora si capisce perché Marcel Duchamp. eccetera.ACTIONS POETIQUES alfabeta2. movimento lento e anche meditato. Ma la possedevano anche: la nuvola e la stessa. «Fusées». sonoro. gli anni Ottanta. la beccaccia e l’anitra.. visitatore del XX secolo. non finirà per esclamare: «Ancora una donna nuda!» Ma questi due. il guerriero e lo stregone. «montée des poètes» e altre ancora. Philippe Boisnard. alla fine. È un elemento chiave per comprendere la mia digestione del gesto poetico come performance.

E si offre come contributo. Da qui la ragione di un lavoro veramente collettivo. senza radici e modelli culturali forti. costruire modelli interpretativi in grado di farci capire la vera storia materiale. Gualtiero Marchesi discuteva di cucina e musica contemporanea con Gianni Sassi e Alberto Capatti. francesista. il viaggio è ancora lungo e anzi non finirà mai. nella periferia milanese. mentre l’enogastronomia stava uscendo dalla falsa cultura del «vino del contadino» per approdare progressivamente. Ecco. La nostra ricerca per ora è approdata al volume Design in cucina. nel segno del rispetto e della libertà. e in un Atlante di circa 150 oggetti che. E invece. in ordine cronologico. Non mancano poi aspetti di carattere più comunicativo.alfabeta2. Ma soprattutto. poi un po’ di scolastica. discipline. L’esperienza del quotidiano. Ecco. come è accaduto dalla fine degli anni Settanta in avanti. al di là del marketing. «La Gola». in un tourbillon di lingue. Gino Di Maggio. a Milano.24 DESIGN IN CUCINA Un viaggio durato trent’anni Aldo Colonetti I l viaggio è partito a metà degli anni Ottanta nella sede della Cooperativa Intrapresa. cuochi all’inizio della carriera. il nostro libro è anche tutte questo: sono tante le voci che parlano. dove. alla sede della «Gola» in via Caposile. oggetti. o nelle serate al Lucky Bar di Bolzoni in viale Umbria. in quei lontani anni Ottanta. artisti. città). illustrano le diverse azioni del «fare cucina». che fa parte della collana «Ottagono» di Giunti. credo che la fucina da cui nasce il nostro libro tragga la propria fondamentale identità da questa pratica del confronto. nella stanza accanto sotto a una tavola di Daniel Spoerri. e di una scrittura che pur nelle differenze desidera mantenere fermo il rispetto delle fonti materiali: l’unità nella diversità. Ma nello stesso tempo vogliamo affermare con forza che il cibo come il design. filosofi ancora alla ricerca della propria identità. anche perché un maestro e amico come Gillo Dorfles ci aveva insegnato a essere rigorosi. competenze. certamente d’impianto divulgativo ma fermo su alcuni punti fondamentali. dove si pubblicavano riviste come «alfabeta» e «la Gola» e si organizzavano iniziative come Milano Poesia. con Capatti & company – da Carlin Petrini a Massimo Montanari. Questo viaggio di quasi trent’anni ha attraversato un Paese che nel frattempo certamente è cambiato. inaugurata nel 2010 col volume a mia cura Design in Italia. Il lavoro ancora da completare. lavoro. sono destinati a lasciare tracce deboli nella storia di un paese. ma è anche capace di mantenere certi fili rossi che superano la cronaca e soprattutto tutti i dilettanti-guru che in questi anni hanno discettato di cultura materiale. bisogna tenere lo sguardo rivolto alla vita di tutti i giorni e. e primo rettore dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo. per generazione e provenienza culturale: Valentina Auricchio è una giovane studiosa di design di cultura italiana e nordamericana e da poco è divenuta condirettore della rivista «Ottagono». La stessa struttura del volume si articola nei Luoghi del quotidiano (casa. Individuare i paradigmi. insieme a Valentina Auricchio. musicisti. mentre a Linate stava per atterrare Gregory Corso con altri problemi… E noi. senza mai barare. Umberto Eco e il giovane Maurizio Ferraris. nel nostro caso comprendere dove finisce la cronaca e dove cominciano vera innovazione. fondatore del primo mensile al mondo dedicato al cibo. alla realizzazione di un libro. perché con questo lavoro davvero ci pare di tornare indietro nel tempo. chi scrive infine è filosofo. attraverso Slow Food – al trionfo di Eataly di Oscar Farinetti) quanto per una difficile trasmissione dei saperi: ci apparivano soprattutto attività produttive e commerciali. produzione. un po’ più giovani ma ancora legati a una tradizione culturale dove ogni disciplina doveva rispettare codici e percorsi propri. 2007 34 . fra loro. nelle quali la dimensione del mercato e del consumo prevalevano su quello della dimensione culturale ed «epistemologica». Design in Cucina. Lì ci si incontrava con Gianni Sassi. tra i fondatori dell’Istituto europeo di design e direttore di «Ottagono». uno in particolare: gli oggetti sono per noi una straordinaria sedimentazione simbolica e conoscitiva per parlare di persone. in compagnia di alcuni degli stessi amici di allora – in questo caso Alberto Capatti –. I tre autori del libro sono diversi. Condominio. sono stato prima frequentatore militante e curioso. con- temporaneamente. Forse ci tocca fare come i grandi filosofi del primo Medioevo: prima un po’ di patristica. accanto al saggio di Baudrillard o all’ultimo frammento di Heidegger da correggere. e arriva oggi. Antonio Porta. design e architettura. Roberto Barni. ascoltavamo e prendevamo appunti. sempre però nel segno dell’eclettismo. grandi intellettuali mescolati a scrittori. saperi accademici e stimoli culturali provenienti dalla «strada». di quello straordinario laboratorio che erano gli spazi della Cooperativa Nuova Intrapresa. e che in ogni pagina ci dicono di andare avanti così. prima periferia milanese. progetto. corpo. Faremo del nostro meglio. riti luoghi. Nanni Balestrini. giornalisti come Folco Portinari e altri ancora. cibo. ovvero mettere in ordine le cose. Il cibo come il design allora ci apparivano discipline borderline: non tanto perché non conoscessero esperti e cultori (gli anni Ottanta sancirono il valore non solo economico del design italiano. Alberto Capatti. poi collaboratore desideroso d’imparare. è uno dei più importanti studiosi della cultura alimentare. territori e tradizioni culturali. allievo di Gillo Dorfles.

quali l’oggettistica firmata e la moda. Davanti a progettazioni più recenti e meno convenzionali. Su questo presupposto. In-stabile cuoco che è un designer. Tutti gli utensili e i cibi rientrano in questa doppia analisi che ha il vantaggio di non isolare i singoli reperti e di non enfatizzare l’esistenza di tipologie e di categorie in se e per se significative. 35 . della linguistica e dell’antropologia. Design in Cucina è prima di tutto una ricerca che è nata da una riflessione condivisa che integra una profonda conoscenza storica delle usanze italiane in cucina con una visione sull’evoluzione futura della produzione di utensili. riassunto in un neologismo. casa. 224. contemporaneità e rivisitazione del passato. sul rapporto evolutivo fra la mano e l’utensile. € 39 rebbi larghi e corti. e non sull’esistenza di cuochi-designer. «design». la quale si presta a un’analisi comparativa e prospettica. L’interesse del cucchiaio e della forchetta pieghevoli era ben noto ai viaggiatori e agli ufficiali in campagna. Il suo piatto. design anonimo. 252). cucchiaio e forchetta da impugnare da una parte alla volta. È da escludere che venisse gettata dopo l’uso. della storia. colori e consistenze originali. e andrebbero ricordate pure le pasticche odorose e speziate in uso nel Cinquecento – fa parte di essi. L’esistenza di un sistema alimentare in cui ritroviamo utensili e cibi. Un piatto di spaghetti o uno spezzatino di carne presuppongono strumenti idonei e per il primo il moscardino è assolutamente inadatto. o si affiancherà a esso con varianti formali e funzionali. Capatti e Colonetti (Giunti 2012). finalizzazione alla commestibilità. temporalità. viene ritenuto opera d’autore come il moscardino. città. da effi- mera come tutto ciò che si mangia. classificazione. cuocere e servire il cibo. per via di analogie formali e funzionali l’esistenza di antecedenti che fondano il nostro modo di progettare la vita. corpi e arredi. potremo divertirci con le analogie e i simboli dei linguaggi alimentari. Forchetta a tre rebbi con cucchiaio. A una sociologia dei consumi. Si prenda il moscardino di Iacchetti e Ragni per Pandora design (1999): combinare la forchetta e il cucchiaio in un solo strumento con la duplice funzione di infilzare e raccogliere. sarebbe nato da comportamenti alimentari tipici degli aperitivi e dei buffet in piedi. più che ad una storia. a essere la matrice del food design. senza essere tutelato da un marchio o dalla proprietà artistica. quando mette a punto piatti che hanno forme. parrebbe limitarsi l’apporto documentario. Roberto Barni. Senza una precisa ricerca degli antecedenti. Oggi si parla di un Valentina Auricchio. il vero problema non è l’oggetto in sé ma la rete di significati che esso investe e da cui è connotato. Un viaggio nel tempo e nel territorio che restituisce una fotografia soggettiva (nata proprio dall’interazione tra tre soggetti muniti del proprio bagaglio culturale: Capatti. comparabili a quelle che ritroviamo in altri ambiti ritenuti creativi. ricettari. design. retrospettiva o prospettica. C he l’analisi proceda in un senso o nell’altro. Eppure non è così. cronologia. avendo i Dietro le quinte Valentina Auricchio Settembre 2011: il primo di innumerevoli incontri in un percorso durato più di un anno. un confronto tra mondi e generazioni diverse in cui si è parlato di tangibilità e intangibilità. usa e getta. Con l’aiuto dell’Invenzione della forchetta di Pasquale Marchese (Rubbettino 1989) si fissa una tipologia diacronica. Oggetti. Aldo Colonetti Design in cucina. la funzione e il significato. la messa in tavola alla francese. impone una doppia analisi: in un’analisi complessiva viene focalizzato uno strumento. La forchetta. ma questo strumento leggero presentava facilità d’uso ulteriori e una maneggiabilità superiore. L’esistenza di un cuillerfourchette in legno è attestata dal settecento in Francia (Objets civils domestiques. diventa durevole e prende posto in un’ipotetica collezione dei nuovi oggetti alimentari. riti. ha fondato tutte le varianti attuali. e di aprire una indagine sui cibi che richiedono il moscardino. Imprimerie Nationale. oggetti. L’invenzione del 1999 consiste più nella scelta del materiale plastico e nell’usa e getta che nella duplice funzione strumentale. era prodotta in un materiale che rivelava un uso non domestico. un cibo e tutte le loro relazioni possibili. modello antropologico francese. quindi di alimentarsi. lavoro. Da qui ad asserire l’esistenza di un design dell’oggetto alimentare e del cibo. distretti. riti e parole per designarli. il passo è breve. In realtà è tutta la cucina. L’interesse del cuiller-fourchette non è solo di costituire un antecedente ma di attirare l’attenzione sul passaggio dal legno alla plastica. luoghi Giunti. modernità utilizzata.DESIGN IN CUCINA alfabeta2. Dopo questa duplice indagine. Ed egli va fiero della sua trovata che. 1984. domestica oltre che professionale. ha senso rispetto a un modo di tagliare. italianità. il che richiederebbe una forchetta a rebbi stretti per raccogliere un po’ di sugo. il secondo ritiene che ogni oggetto alimentare abbia un’origine e serva da modello a quello che lo sostituirà. si fonda il Design in tavola di Auricchio. Il risultato permette di valutare «storicamente» la proposta dei tre e dei quattro rebbi di Gio Ponti (per Krupp Italia. Ne nasce in entrambi i casi una serie di documenti disposti in ordine cronologico. Anche il nome del moscardino – in cui convivono un mollusco e una forchetta-cucchiaio. cucina. nata da modi di nutrirsi irrituali e da cibi di diversa natura preparati e accostati per un consumo rapido (il moscardino presuppone che il cibo sia stato tagliato e non sia troppo liquido). l’approccio non cambia. imprese. 1951-56). Allo storico dell’alimentazione è generalmente attribuito il ruolo di descrivere il sistema degli oggetti che. Paris. comparata a due bastoncini. strumenti. riti. Alberto Capatti. potrebbe sembrare una invenzione d’oggi. pp.24 Sistema degli oggetti: il moscardino Alberto Capatti D ei due modi di osservare gli oggetti d’uso alimentare – l’uno rivolto al loro passato. mentre per il secondo un paio di bacchette andrebbe bene a condizione che non ci fosse troppo sugo. procedendo a raffronti e tirando conclusioni. Colonetti e Auricchio) di un fenomeno popolare che appartiene alla quotidianità degli italiani. dell’assaggio ripetuto e volante. Il primo tende a scoprire. e il cibo rappresenta non un corollario ma l’obiettivo finale della ricerca sul design. il moscardino posata usa e getta. inclusione ed esclusione. Un approccio storico limitato all’oggetto è privo di tutte le sue applicazioni nutritive. adatto al trasporto e al consumo occasionale di un pasto caldo o freddo. analizzabili con molteplici indagini di pertinenza del design. Fare cucina e scegliere gli strumenti per mangiare appartengono allo stesso sistema. puntando a evidenziarne l’origine. corpo. l’analisi distributiva mette a fuoco le specificità di ogni singolo oggetto preso in considerazione. innovazione radicale e paradigmi. la sua scelta di un metallo e di un’impugnatura. p. nel passato recente o remoto. contaminazioni culturali. Eccetera. non ripassando dall’una all’altra (per non sporcarsi). il progetto. icone. per un’assunzione di cibo veloce. antropologia dell’oggetto. l’altro dal passato verso il loro divenire fino a oggi – nessuno può dirsi migliore.

Il risultato è non meno che straordinario: senza mai cedere alla foga demoniaca della precedente prova gaddiana. in cui (pur smarrendosi) sperimentano tensioni ignote. Meltemi 2005). Il protagonista (l’io-lirico-narrante) è un precario scolastico e universitario. Certo. Sta di fatto che non a caso nel 1929. 455. facendoli crollare (togliendogli significato). pretestuosità e menzogne. È un giovane fisico precario impegnato in una ricerca che lui per primo avverte improbabile: misurare la velocità delle fiamme turbolente (le prime analisi le azzarda in un laboratorio in Finlandia dove per un mese intero non può uscire di casa perché il mondo intero è sepolto dalla neve). con la storica riduzione teatrale del 1996) evidenzia magistralmente il «poliglottismo interno» (come Contini chiamava quello di Joyce) che – come in Joyce e più che in Joyce – fa del Pasticciaccio il luogo unico della «dissipazione della voce narrativa» (Stefano Agosti): quella per cui il narratore sin dal titolo (Quer… de…) incista nella diegesi i dialetti iperbolicamente convocati dalla mimesi dei discorsi diretti. ma l’amore è la forma occasionale della realtà che. è proprio qui che andrà ricercata la radice più fonda della colleganza in questione. rutilante «sogno del carabiniere» dell’ottavo capitolo. ogni ispessimento fonico del testo. epica del quotidiano.alfabeta2. con effetti di grottesco enorme […]. E Raimo in questo romanzo si mette sulle sue tracce e la trova dove non c’è. a quella conclusione «No. come negarlo. perde vita (pure beneficiando degli sforzi della suspence) e procura al lettore più di un momento di noia. della parola narrativa: un universo tutto verbale. pronunciato a voce alta. Un vettore di ricerca comune va senz’altro indicato nella componente orale : nella colossale partitura vocale (e ovviamente plurivoca. Frantumandosi ai margini rischia di diventare una macchia (come una turgida goccia di inchiostro male asciugata). nel 1957 all’apparire del Pasticciaccio – e dell’impegnativo paragone – il sempre cauteloso Gadda si schermì. entro un orizzonte comples- Disegni di Roberto Barni 36 . si fa cristiano.90 «Colleghi di alta statura» definì una volta.. come scrisse Manganelli. già avanti negli anni. pp. sor dottò. poema in prosa. appunto. ne cesella plasticamente ogni clausola. Per questa via si giunge all’urlo burino e lancinante dell’Assunta. Monet e Borges). e quando s’imbatte in una locuzione romanesca è costretto a dar vita a uno straordinario impasto fonico dei due dialetti. per quanto la riguarda. Forse proprio in quanto memore del terrore esaltato che i frammenti del Work in progress avevano fatto serpeggiare negli anni Venti e Trenta. l’argomento che sceglie (e sul quale sarà giudicato) è il fallimento. inconfutabile. epica) cui i due autori giungono col rispettivo opus ultimum. tende ad affondare dentro se stesso. Non è solo la perizia metrica. ma una virtù poetica intrinseca. rispetto a quanto lo precede. come una bottiglia di liquido effervescente. 248. tutto viene insomma «cinguettato» dai tanti merli canterini che affollano la strada del titolo – «questi che vien fatto di chiamare gli indigeni». Che i morti non sono morti. allo «Yes I said yes I will Yes» di Molly Bloom. per esempio. volta a rendere. la sua cifra. epopea dell’eroe precario? Denotativamente: 248 pagine di versi irregolari (con atteso predominio dell’endecasillabo) che però costituiscono solo il primo motivo. in Italia pubblicata dal melangolo nel 2004: alludendo al monologo del grammofono. e il più superficiale. mentre per il Pasticciaccio ci dobbiamo affidare a interpreti secondi. ma sempre al di là delle occasioni quotidiane nelle quali si scontra e scortica: «Io non sarei felice se non potessi perdere le cose». che proprio quello di Joyce è l’esempio di «testo che non si rassegna alla pagina» ma tende a una dimensione acustica e grammofonata (Ulisse grammofono s’intitolò nel 1984 una conferenza di Jacques Derrida. € 15 Innanzitutto il genere (al di là dell’indicazione paratestuale): romanzo in versi. Gifuni imprime dunque la cadenza piemontese del brigadiere Pestalozzi.. no. Ma – al di là della considerazione. Invitato a un incontro di selezione alla ricerca di un posto di lavoro più stabile. come ha mostrato Gabriele Frasca nel grande saggio archeologico sulla narrativa occidentale come messa in scena della voce (La lettera che muore. E qui ho qualche dubbio che ci sia riuscito: il romanzo si sfarina. che tuttavia funge da sponda per aprire agli occhi del lettore la figura del personaggio centrale. la scusa della restituzione della tessere di sanità perché il flirt possa avanzare e diventare amore.] fare turismo umano. e anzi della vocabilità. erede tanto della consapevolezza primonovecentesca delle piccole cose quanto della poetica del fatto vero delle seconde avanguardie. o forse oltrepassante l’una e l’altra. impaginato in una storia d’amore con una donna per parte sua stramba (è una nomadelfina). senza meta: «mi piace [. la realtà (chiamiamolo pure il vero contenuto) del romanzo. a Cambridge. il caos d’una cultura e d’un mondo in crisi»). E (seguendo in qualche modo la strada già indicata da Luca Ronconi. è proprio per la smagliante quanto frastornante messa in scena dell’oralità. negli ultimi anni. che abbiano più o meno approfondito la testualità di Gadda. Andrea Cortellessa Christian Raimo Il peso della grazia Einaudi. Finnegans Wake e Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. E chi vi si è dedicato senza ri- sparmio. nel quale ogni evento sulla pagina figura riportato. Dicono che è un romanzo sull’amore. e. no. ma anzi scegliendo una lettura lenta e ruminante – quasi a voler misurare carnalmente lo spessore di ogni singola parola – Gifuni fa riverberare ogni minima screziatura tonale. Che richiede di amare gli ingrati e i malvagi». con un brivido – risponde perfettamente. Se ponete attenzione scoprite che tutti i momenti realistici del romanzo sono pretestuosi e difficilmente credibili: l’incontro del protagonista con Fiora in un pronto soccorso (dove si discute di Omero. osservare le facce delle persone». E di questo la sua esperienza gli dà continue prove: anche per lui realtà non è mai lì dove è. Angelo Guglielmi Francesco Targhetta Perciò veniamo bene nelle fotografie Isbn. e dei due mondi restituisce con fedeltà fotografica (ma anche con vero coraggio. siamo stati spettatori (anche ammirati). Vaga per i quartieri e le strade della città. nel capitolo «Circe» di Ulysses). E ne potrei indicare molti altre. il ritrovamento di Fiora attraverso il riconoscimento della targa della sua auto. € 21 Ho letto il romanzo di Raimo forse senza capirlo. considerando le cortesie obbligatorie nell’ambiente e le gerarchie insormontabili) la folle sopravvivenza. E se è vero. Questo personaggio è il più (direi il tutto) del romanzo. l’incidente capitato a Fiora in Africa (è accusata di avere travolto con il suv un bambino) per giustificare (quando scopre di essere incinta) l’improvviso fuga dal protagonista disperato. In qualsiasi situazione si trovi o qualsiasi cosa stia per fare avverte l’urgenza di allontanarsene e pensare ad altro. cd mp3. È continuamente distratto. affascinato dalla voragine che si apre sotto coloro che falliscono. della rispettiva altezza entro le letterature che hanno avuto la ventura di fregiarsi di simili campioni – una quantità di voci critiche illustri hanno tentato di definire tale superiore colleganza (a partire da Contini stesso: che li accomunava nella cifra d’un «manierismo espressionistico» capace di mostruosamente miscelare «elementi linguistici disparati. sta altrove. di interesse del libro di Targhetta. Ma se è vero che il Pasticciaccio rappresenta un vero e proprio salto di piano. Gadda e Joyce. maneggiati con estrema sapienza. ne pantografa ogni crescendo. è stato senz’altro Fabrizio Gifuni: già strepitoso interprete (per la regia del compianto Giuseppe Bertolucci) dell’Ingegner Gadda va alla guerra – remix intelligentissimo del Giornale di guerra e di prigionia e di Eros e Priapo (nel dvd minimum fax Gadda e Pasolini: antibiografia di una nazione) – che ora realizza l’incredibile pièce de résistance della lettura integrale del Pasticciaccio. massimo dei massimi. 13h 34’. A questo punto il problema per l’autore era riuscire a gestire una struttura narrativa capace di tenere dritta in piedi questa supermagmatica materia.24 Carlo Emilio Gadda Quer pasticciaccio brutto de via Merulana iLIBRI letto da Fabrizio Gifuni Emons Audiolibri. come in uno specchio oscuro. La realtà del romanzo è la distrazione del protagonista. All’intero. € 18. che l’innamorato orami sfinito girovagando a caso per la città legge nel camioncino che lo ha superato e ora lo precede. Infinitamente disponibile si incontra (e li aiuta) i barboni della città (in particolare i poveri polacchi sempre ubriachi) e a un certo punto. difatti. Che dice le cose brutte sono belle. oltre che plurilinguistica. anche perché (io sospetto soprattutto perché) «il cristianesimo è una religione che cerca di convincerti soprattutto del contrario di quello che pensi. È lui stesso a dire: «è come se cercassi un liquido di tipo asciutto». Joyce volle registrare una propria lettura del capitolo finneganiano «Anna Livia Plurabelle» (ora ascoltabile anche su You Tube). nun so’ stata io!» che – me ne rendo conto solo ora. nei confronti degli «esperimenti intellettualistici e disperati» del collega. È su questo fragile supporto di eventi che poggia. Del continuo dilatarsi e traboccare. e insomma. Gianfranco Contini. spinto da uno scavallamento ininterrotto verso ciò che in quel momento non è utile e non c’è. sicuro di non essere contraddetto. pp.

le bollette. un ex studente con le camicie a quadri (tanto per rigirargli la mania del dettaglio). dove invece si brancola nella condizione di bisogno materiale a tempo indeterminato. Nelle raccolte Marcos y Marcos non c’è un orientamento poetico dominante. più in particolare. Mariagiorgia Ulbar Undicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea a cura di Franco Buffoni Marcos y Marcos. 293. Le poesie dell’Undicesimo Quaderno sono molto eterogenee: i versi lunghi e narrativi di Simonelli si alternano ai giochi verbali palazzeschiani di Pinzuti. non è affatto scontato. anche quando si parla di «antimateria» (Pinzuti). io sono un altro). a partire dall’insorgere di problemi nuovi connessi al predominio delle tecnologie. Il nome del protagonista è Vadim Vadimovic. La rigorosa eliminazione di qualsiasi ridondanza emotiva conferisce al testo un tono di messa a punto dell’esperienza personale. degli stati d’animo e delle riflessioni che accompagnano le diverse fasi delle situazioni: «il corpo ripercorre le procedure del desiderio / ne conosce a memoria le grammatiche e nel tempo / ha composto non solo milioni di frasi / ma anche inventato intere sintassi per formare / diversi periodi con accenti ora elitari / ora francamente vol- 37 . Ora. A ognuna Vadim ha creduto doveroso comunicare. dalle interviste e dalle presentazioni. a una nuova consapevolezza. Giorgio Mascitelli Vladimir Nabokov Guarda gli arlecchini! Traduzione di Franca Pece Adelphi. Eleonora Pinzuti. al contrario. in obliquo. nel dettaglio. la rabbia generazionale di Donalisio. Probabilmente perché nel quadro rientra attraverso il destino comune di sacrificio. Fabio Donalisio. così come nell’attitudine extradiegetica in servizio permanente: l’io che narra è dentro le cose. Pur con realizzazioni tecniche e stili diversissimi. il Coro dei dispersi e lo sguardo sui rifugiati di Frungillo. ma non per questo criticamente più debole. magari psicologicamente sincere. dialogico e collegiale. grazie alla quale ogni impressionismo psicologico. talmente tanto / da non poterci più fare niente»). intollerabile». Azzurra D’Agostino. ma privo di ogni intarsio bellettristico. da un lato. le «sessantottesche non vissute / immaginarie fantasie di rivoluzioni» di Simonelli. incontri. è esattamente come uno dei suoi personaggi: un precario. però. che elegia: perciò veniamo bene nelle fotografie. sì / insegnare cosa?») quanto. l’autore è consapevole del rischio della codificazione del discorso entro le rassicuranti rappresentazioni dell’io poetico. ma impraticabili perché troppo parlate da un’imponente tradizione lirica. vite incrociate per caso. Fabio Pusterla e gli editori Claudia Tarolo e Marco Zapparoli). Al contrario. oltre che nella sorvegliata consapevolezza dei propri mezzi. pp. di cui parla Buffoni. simile al disegno di una filigrana impressa sulla carta o di un ex libris». artificio esibito. rendendo così impossibile qualsiasi addensamento di nubi da psicodramma. Di quel passato. Il frequente ricorso a un esplicito riuso della tradizione poetica non è mai sterile citazionismo. un disturbo nervoso che rasenta la follia e spesso gli si presenta al risveglio improvviso di un sonno durato non più di un’ora. Questa trovata di gusto quasi cavalcantiano appare decisiva per l’effetto straniante dell’articolazione retorica del discorso poetico. € 19 Con una di quelle immagini che corteggiano con supremo snobismo il kitsch. commentarle attraverso i versi. ma diventi strumento di elaborazione culturale ed etica dell’esperienza. sono un elemento nuovo per l’antologia di poesia. Come ricorda spesso il curatore. romanziere di considerevole successo ora impegnato nella stesura di una «autobiografia obliqua». a una minore chiusura della poesia in un universo (anche linguisticamente) separato. / e di un lavoro di due mesi»). le cene. così come a quella psicologistica. che limitatamente si concede alla posa dei narratori coetanei (ostentazione letteraria. le hanno confiscate i padri: la politica. del mutamento antropologico nelle relazioni umane. oppure soltanto osservate. Vladimir Nabokov fa dire al narratore del suo ultimo romanzo. Claudia Crocco gari ma tutti puntanti / ad un piacere intenso e nel possibile condiviso / ora in assenza di contenuto a rivelarsi / è il meccanismo della frase girando nel vuoto a vuoto». che viene così collocata in una prospettiva più ampia. poi. il tutto. e solitamente hanno già pubblicato un libro. si descrive come un giovane «misterioso». se non sentimentali. o di quelli che non possono nemmeno combattere. La poesia sociale non è affatto semplice. e una crestomazia «di Biagio Cepollaro Le qualità La camera verde. ed è resa ancora più difficile dal lessico elaborato dalla tradizione italiana. € 17 Negli ultimi sette anni non sono mancate antologie poetiche fondate su nuovi principi metodologici. i due poli sono forse rappresentati da Donalisio e D’Agostino-Ulbar. scritto in inglese e pubblicato nel 1974. «un’ombra funesta» cui dà il nome di Dementia. l’associazione contenuta e tuttavia efficace di termini appartenenti a registri linguistici differenti («…senza secernere un po’ / di gentilezza…») e infine la preferenza nelle figure di comparazione per referenti provenienti perlopiù dalla quotidianità provocano in molti snodi del libro effetti di diminuzione autoironica del discorso. Le scelte sono prese in modo collegiale da un comitato di cinque lettori (oltre allo stesso Buffoni vi figurano Umberto Fiori. e di pluralità nelle decisioni per la selezione e nei risultati documentati. fotografia o addirittura autoscatto? No. Targhetta poi a conoscerlo. con i coinquilini. quando era sul punto di dichiararsi. datate dal 1922. L’amore precario è l’amore che si inscena nelle stanze in affitto e si esprime coi post del social network. Se c’è una cosa che accomuna le sette raccolte. la mente si ribella alla inversione di marcia. Nello sforzo di descrivere la sua malattia. a determinarne i confini: gli autori hanno fra i venticinque e i trent’anni. fa parte anche una amata prozia – «eccola scendere lentamente in obliquo. Questa considerazione poggia su alcuni dati testuali: le «cartoline» di Bernasconi. ma è connessa con quello che sembra essere il nodo centrale nella traiettoria di Cepollaro ossia la questione dell’autenticità della voce poetica. e soprattutto. ma con più ironia. rispetto alle certezze dei padri («questo crollo di prospettive. perché quello che ci rappresenta di sé e del mondo precario rimanda all’extratesto dei nostri tempi e. essa gli appare come una incapacità di padroneggiare lo spazio. ma personaggio vero e proprio. quella mobilità non è dato sperimentarla nel quotidiano. questa complessa articolazione del discorso. anzi è sempre rischiosa. osservarne ogni parte. Se il racconto a tesi «dall’alto» dell’antologia d’autore non è più in grado di indagare la poesia dal ’75 agli anni Zero. il partito. La poesia di Targhetta è così: tanto nell’insieme (epica dei vinti. Marco Simonelli. raccontarne le storie. che ipostatizzava tendenze epigonistiche soprattutto in direzione neo-sperimentale. che tra quelle pagine «mogli e libri si intrecciano a guisa di monogramma. Così la ricerca di questo libro va verso la costruzione di uno spazio linguistico che non solo sfugga a questa trappola. mentre / in fondo. alla quale la brevità della descrizione rischia di fare torto. spesso in una stessa antologia convivono ricerche diversissime: in questo caso. Il corpo è dunque colto come soggetto delle azioni. che ha scontato un’infanzia «atroce. impara a stabilire nessi imprevedibili tra le cose e vedrai Yari Bernasconi. qualcosa di profondamente alterato nel suo percepire la direzione: fatto sta che quando prova a ripercorrere una qualche scena memorizzata cercando di riavvolgere il nastro. con una prospettiva più ristretta. e non a parte subjecti – e questo. Gilda Policastro scuola». i gradini marmorei del porticato del ricordo» – che per fargli passare il broncio gli ripeteva la esortazione ora eletta a titolo del romanzo: «Guarda gli arlecchini!». queste sue raccolte non sono né antologie di tendenza né tentativi di restaurare l’antologia d’autore. In questi testi si concretizza nello stare nel mondo. stando al Todorov della letteratura in pericolo). Pure. perché le armi non esistono più. ognuna preceduta da una breve prefazione critica. La coesistenza di autorialità e responsabilità critica. Dunque. Questo Undicesimo comprende sette sillogi poetiche. passando per il poemetto filosofico di Frungillo e per il blues di Donalisio. I versi di questo Undicesimo quaderno fanno pensare. e l’inceppo conduce Vadim a una crisi di nervi tale da farlo ritrovare «temporaneamente pazzo». tale da invocare qualche legge di natura contro «esordi tanto disumani». ossia inventa la realtà. / questo sentirsi offesi. pp. per la poesia contemporanea. piuttosto. si tratta di lavoro.. € 20 L’ultima raccolta poetica di Biagio Cepollaro mette in scena il corpo: non semplice soggetto tematico. ma le racconta o ritrae come da fuori. con l’occhio disincantato che però non si compiace del cinismo in voga (l’altra faccia del narcisismo è il nichilismo. Più che di poesia sociale o civile. quale dote egli porti con sé. i versi del passato sono riusati cercando (e non sempre riuscendovi) un rinnovamento del linguaggio poetico attuale.alfabeta2. nella descrizione dei sentimenti. Il tono complessivo è stato definito di «svolta sociale». «coi crampi ovunque e il sudore Hugo Boss»). pur nell’ambiguo incremento attuale delle possibilità professionali («prolungando gli anni di formazione / fino a saperne. La «condizione della poesia moderna». viene sospeso. forse questa stessa analisi può essere portata avanti in modo nuovo. si rifiuta di riportarlo nella situazione dalla quale era partito. la dimensione sociale del fare: «insegnare. 120. anche quando si tende esplicitamente al soprannaturale (Frungillo). le marche scadenti («e ci fossero mai due bicchieri uguali». uno studioso. è che sono immerse in una dimensione tutta terrestre e fisica. Le poesie delle Qualità hanno infatti prevalentemente un tema privato – crisi e dissoluzione di un amore e nascita di un amore nuovo – trattato però con attitudine rigorosamente fenomenologica. fissi nell’eterno presente dello studentato. Vincenzo Frungillo. questi sette autori usano i versi per raccontare i mondi in cui sono immersi: storie.24 sivo in costante mutamento («i Pernod in quei convegni di noia / a Urbino a Siena a Perugia a Bologna / […] e interventi sui prezzi dei cereali / nella Toscana del milleseicento»). L’uso di un lessico curato. non è rivolta al conseguimento di una superiore lucidità analitica o addirittura gnomica. Alla base della selezione c’è un vincolo cronologico-generazionale. dall’altro. Nello stendere le sue memorie. Tuttavia superano i limiti di una contrapposizione molto diffusa a partire dagli anni Novanta: quella fra una selezione con una linea critica debolissima o assente. Un esempio importante sono i Quaderni che Franco Buffoni cura da più di vent’anni. In particolare di fronte all’urgenza della materia autobiografica. 285. nella quale la giovane età dei poeti era presentata come garanzia della novità della loro poesia. o meglio delle sue fantasie. parlerei di poesia che si pone all’interno del mondo. dove almeno tre o quattro mogli (l’incertezza sul numero è sua) si avvicendano a riscaldargli la vita. pp.

il cui emblema potrebbe essere Jára Cimrman. Detta così. bruciata fino alle radici di persone e di case. L’altro e lo stesso. refrattari a qualsiasi fede e i polacchi invece idealisti e impregnati di religiosità). perché denso di riflessione. tutte più o meno diligentemente dattiloscritte dalle mogli che si succedono al suo fianco. il giornalista compone un doppio ritratto. il terrore del totalitarismo. li inserisce in un quadro più ampio e più mosso: un quadro dove il polacco Szczygiel può. pp. a volte è difficile coniugare la bellezza del racconto con la verità. La suspense non manca. Letteratura. che dunque il protagonismo dei feticci può. e soprattutto il vagare terreno di quelle che già in vita sono anime in pena. 249. Ken Kesey e tanti altri protagonisti di una stagione incredibile di contaminazione tra fervore iconoclasta ed esultanza creativa e propositiva. Tra i dubbi che lo assillano il più tremendo gli si insinua sotto forma di sogno. questo saggio sui feticci trae la sua riuscita. capace di rivoluzionare una letteratura e di diventare un classico leggendario grazie a due libri soltanto. Fusillo mostra che sono spesso i feticci a mettere in luce i sensi più ambigui o repressi delle opere: intorno agli abiti e accessori del teatro di Goldoni converge una carica di desiderio enigmatica. l’esplorazione di un universo a lui contiguo e tuttavia – nella visione comune – diametralmente opposto. In questi racconti quando si parla d’altro si parla molto d’amore e persino di buoni sentimenti. Accortissimo e asciutto il dialogo. ponendosi di fronte ai propri interlocutori senza giudicarli e senza giustificarli. condotta magistralmente e sciolta quasi Francesca Lazzarato Marius Szczygiel Fatti il tuo paradiso traduzione di Marzena Borejczuk nottetempo pp. che rielabora l’oralità e possiede una intensa qualità visiva – l’autore. Questa profusione di percorsi. la fine della separazione netta tra coscienza e cosa sostenuta dalla fenomenologia. incomparabilmente più grande di lui. e poi ancora redento in una sequenza di stesure successive. In particolare. attraverso un arco vastissimo di epoche e culture.. un paesaggio e una natura inesorabili che non vanno considerati semplice fondale ma autentici co-protagonisti. grandi classici e spigolature peregrine. non sono estranei a Vadim propositi di felicità. ne ricostruisce la genealogia. dai dada di Sterne in poi). Il fatto è che il giornalismo come lo pratica Szczygiel – erede di una scuola che ha in Kapuscinski il suo nome più noto. tutti da nottetempo. compagno di grandi avventure narrative insieme a Saul Bellow. frequente e abbondante. per un pubblico moderato dunque. si direbbe quasi un Raymond Carver ma con impennate immaginifiche e divertenti. è quindi contraddistinta tanto da un raffinato eclettismo quanto da una straordinaria ricchezza di senso: lontano dalle consacrazioni ossessive di autori o metodi. non si capirebbe il successo italiano di reportages nei quali si incontrano personaggi e luoghi ignoti alla gran parte dei lettori. sovvertire i generi. Pubblicati postumi. Anche tempo e spazio esplodono in frammenti in un racconto con incursioni nella fantascienza. Clotilde Bertoni Kurt Vonnegut Guarda l’uccellino. una scelta consapevole della prospettiva adottata di volta in volta. saldato da robusti fili conduttori. come il discorso di Marx sul valore di feticci attribuito alle merci. prigioniero dei tedeschi a Dresda. e 18 L’annuncio dell’uscita di ben quattordici racconti inediti in Italia di Kurt Vonnegut porta gioia e curiosità. El Llano en llamas riunisce diciassette racconti brevi di Juan Rulfo (1917-1986) e rappresenta il suo libro d’esordio. numerose teorie agilmente ripercorse. Lo stravolgimento delle proporzioni favorisce la satira e apre alla fantascienza. A dispetto del suo triste passato. anche quando è il caso il deus ex machina (Parola d’onore). di un viaggio obbligato verso il nulla. non va dimenticato. lo studio di Orlando sugli oggetti non funzionali.24 che anche gli alberi. in contrasto con l’armonico razionalismo di facciata. ma in compenso sono più diretti. Dei fertili anni Sessanta degli eccellenti romanzi scritti da Vonnegut resta (e resterà sempre) un libro di culto Mattatoio n. le osservazioni di Benjamin sull’approccio metropolitano ai beni di consumo. sebbene provveda assai poco a coltivarli e spenda piuttosto il suo tempo dannandosi sulle traduzioni dei suoi libri. non costituiscono esattamente altrettanti nuclei dei romanzi a venire. arti visive il Mulino. la colpa. potente.. le situazioni possono apparire come altrettanti arlecchini. una notte in cui Vadim si vede impersonare la vita al tempo stesso gemella ma non identica di un altro scrittore. e pronta arriva la risposta: «Non è esattamente quello che fate nella Polonia cattolica?»). fu anche un grande fotografo –. Annalisa Goldoni appunto – pragmatici. che non espelle gli stereotipi ma li smonta. Gottland (2009). ma definitivamente superato. in grado di schiudere nuove dimensioni. che l’indugio di Flaubert sui dettagli sconvolge la classica dialettica tra descrizione e vicenda. che ne facesse parte integrante. e include. che però non ha nulla dell’accumulo collezionistico fine a se stesso. senza occupare il centro della scena e senza tentare un’impossibile «disincarnazione». di una pervicace negazione del tempo. l’interpretazione freudiana del feticismo. limpidi e a un tempo taglienti e compassionevoli. ci consente oggi di rileggere con l’attenzione che merita un testo in cui si concentrano i principali temi rulfiani: la lotta per la terra. Richard Brautigan. cui si attribuiscono gesta di ogni sorta. La nuova traduzione di Maria Nicola per Einaudi. ma che conta altre figure di eccezionale carisma. del quale si sente la variante minore. Guarda gli arlecchini! autorizza la sovrapposizione con la vita di Nabokov tanto quanto lo stesso scrittore avrebbe concesso. che le narrazioni postmoderne ruotano sovente intorno allo spessore mitico acquisito dagli oggetti. sacrario della memoria. con opportune modifiche. 161. seconda e ultima opera pubblicata in vita da colui che non si può fare a meno di considerare il più importante scrittore messicano del novecento. Convinto che sia essenziale non inventare niente («certo. in cui l’autore si affaccia in prima persona per dire «io c’ero» nel raccontare l’esperienza vissuta dal suo personaggio-alter ego durante la Seconda guerra mondiale quando.alfabeta2. trouvailles maniacalmente accatastate). dichiarare il proprio amore per una cultura deliberatamente paradossale. alle ibridazioni dei linguaggi. senza rinnegare se stesso. costruiti in modo impeccabile. («Ma come potete credere in qualcuno che non esiste?». E i suoi libri – in Italia ne sono usciti tre. rivela le sterminate competenze dell’autore quanto la sua spregiudicata apertura (argomentata nel suo lavoro precedente. la prepotenza di una classe politica crudele e corrotta. quello della «Cechia» (essendo i cechi – nella visione comune. L’eterogeneo. pp. pp. Ancora. Reality (2011) e questo Fatti il tuo paradiso – si inscrivono all’interno delle due coordinate: giornalismo e Polonia. più che di una storia d’amore. Estetica della letteratura) alle sfide della contemporaneità. che nella Recherche la resistenza delle cose alla comprensione trasmette quella del racconto a un’interpretazione coerente. Profondamente messicano nel suo dar conto di un immaginario antico e di una tragedia nazionale che. che sa persino sollecitarne altri (varrebbe la pena di analizzare il ruolo dei feticci nella produzione umoristica. che il narratore concepisce come una sorta di catalogue raisonné delle immagini prese dai suoi romanzi. che è piena di spazi vuoti. un costante lavoro di verifica sul campo. 340. Szczygiel segue gli insegnamenti dei suoi maestri. pp. dai materiali dell’arte povera alle icone della pop art: l’ultimo libro di Massimo Fusillo mostra i tanti ruoli di cui vengono investiti gli oggetti (strumenti di seduzione. anzi. in Melük di Achim von Arnim e nel Dorian Gray wildiano il fascino degli oggetti determina una scomposizione dell’identità che è insieme lacerazione perturbante e liberazione di potenzialità alternative (ambivalenza già indagata da Fusillo in uno studio appunto sul tema del doppio. dal sotterraneo di un mattatoio assiste al bombardamento da parte degli Alleati della città. irridenti. pur in termini assai differenti. chiede Szczygiel. almeno stando a quanto disse in una intervista a Vogue del ’69: «io solo posso giudicare se certi particolari che sembrano pezzetti del mio Io “reale” immessi in questo o quel romanzo siano autentici come la costola d’Adamo nella più famosa delle scene di giardino». dalle fruste di Sacher-Masoch alla pistola di Dillinger è morto. il libro intreccia il piano tematico e quello stilistico. fantasmi impotenti e solitari sull’orlo di una morte senza storia. John Barth. quasi una ridicola parodia. inquadrandola in uno stereotipo familiare ai lettori europei. Maria Teresa Carbone Juan Rulfo La pianura in fiamme Traduzione di Maria Nicola Einaudi. Pubblicati all’inizio degli anni Cinquanta su riviste per famiglie. che ha prima scritto con la matita e poi corretto fino a ridurre l’originale a un groviglio di sgorbi. la violenza. «la Firenze dell’Elba». Francesca Borrelli iLIBRI sempre con una sorpresa finale da umorismo nero. e la sua forza. 5 (Slaughterhouse 5. riconfigurare i testi. di dialogare con loro o di calarsi nei loro panni. nelle Grandi speranze dickensiane il culto di un corredo intonso sprigiona nostalgie regressive opposte alle mitologie progressiste allora imperversanti. ci induce a considerare superflua l’etichetta di «realismo magico» che spesso ne accompagna l’opera. Riemerge uno scrittore amatissimo. con quello della creazione artistica. indicando via via che le divagazioni delle Argonautiche su oggetti frivoli minano surrettiziamente la forma epica. Vonnegut gioca con la distorsione delle dimensioni spaziotemporali – come è quasi d’obbligo per la satira fin dai tempi di Luciano e più vicino a noi di Swift e oltre – e tocca anche l’amarezza senza riscatto di un Orwell. unico. e attraverso una scrittura scarna. sembra ancora oggi non avere fine. non c’è che dire. oltre a destabilizzare la realtà. € 17. che sarà presente nel Vonnegut più tardo come produzione di una mente sconcertata fino allo straniamento affine alla follia (qui splendido Il tagliacarte). Massimo Fusillo Feticci. dove Szczygiel torna al tema già indagato in Gottland. ora riproposto in un’edizione ampliata – Mucchi. Rulfo è tuttavia universale in ogni sua pagina. Vonnegut è un moralista. € 18 Pubblicata per la prima volta nel 1954 da Fondo de Cultura Económica. come Hanna Krall – è qualcosa che da noi possiede il fascino dell’oggetto sconosciuto: un mestiere fondato su una solida preparazione. dagli orecchini della Locandiera a quelli dei Gioielli di Madame de. accompagna il testo nel suo passaggio dal giornale al libro). come nella stragrande maggioranza dei film americani. una forte dose di poetic justice. Teorie su cui si innestano vivide intuizioni d’insieme: alcune subito enunciate. quando per un breve respiro tutto sembrò possibile: anche che la letteratura avesse un ruolo alla pari con la vita individuale e collettiva. quali l’attacco alla visione riduttiva del feticcio come surrogato di un’autenticità perduta. di raccontare la storia dei personaggi che gli sfilano davanti. magari a contrasto con una società sovraccarica di avidità e di corruzione. il sacro come estremo ed inutile rifugio degli emarginati. Racconti inediti traduzione di Vincenzo Mantovani Feltrinelli. 392. Romanzo beffardo. Innanzitutto. € 23). vertiginoso avvicendamento degli oggetti si traduce in un avvicendamento di testi eterogeneo e vertiginoso a sua volta. accompagnata da una brillante nota di Ernesto Franco. 38 Disegni di Roberto Barni . proprio dalla capacità di evitare ogni tentazione di feticismo critico. un personaggio inventato per scherzo una cinquantina d’anni fa e diventato poi una sorta di eroe nazionale. come dagli assemblaggi caotici di materiali. nel Museo dell’innocenza di Pamuk l’allestimento museale è fulcro.. 205. Scegliendo. nella fattispecie stalinista (Le formiche pietrificate). altre più implicite ma non meno significative. satirico-umoristico di un realismo così profondo da risultare più che surreale. a seconda dei casi. quello che annuncia e precede Pedro Páramo. una ricerca stilistica che non diventa mai sterile ostentazione della propria bravura (e che. Così è anche in Fatti il tuo paradiso. o la connessione del suo potere. nell’Imperatrice Caterina di Sternberg lo sfarzo folle dell’apparato decorativo allude all’opprimente insensatezza del potere. le parole. ha dichiarato in una intervista).50 Marius Szczygiel è un giornalista polacco. che però lo pongono allo stesso livello di maestri come Kafka o Faulkner. questi racconti appartengono alla prima produzione dell’autore e ne portano già la firma nella miscela di tragico. ma l’arte del reportage consiste appunto nella capacità di riempire gli spazi vuoti senza mentire – o a volte di lasciarli vuoti». i contadini poveri. € 20 Dalla palla dorata delle Argonautiche alla pallina da baseball di Underworld. della Cechia e della Polonia. 1968). dei quali comunque sono meno elaborati. cinema.

Figura emblematica dell’epoca che attraversiamo. il vero elemento di drammaturgia: gli artisti trovano spazi. quasi una citazione di un celebre studio di Raul Hilberg: e il problema riguarda soprattutto il ruolo dei secondi. La nostra indifferenza verso la crudeltà Cortina. pp. pp. come Dal Lago annota. Alberto Burgio Alessandro Dal Lago Carnefici e spettatori. politico e giuridico. A partire dalle Immagini di Filostrato – che presupponevano la presenza di giovani interlocutori e avevano dunque una funzione didattica – l’intrinseca tendenza dell’ékfrasis è quella di superare se stessa. L’impressione è che l’autore abbia avvertito il bisogno di chiarire. come sottolinea a ragione l’autrice. La definizione di «icona della modernità» potrebbe sorprendere. lontani dalla nostra quotidianità) e al suo divenire «una normale caratteristica delle società occidentali». quale spazio rimane per la differenza? Una questione. ha prodotto con le sue guerre più vittime di quelle causate da tutti conflitti precedenti. Se l’ékfrasis può animare e può bloccare. quanto di far emergere e interrogare la problematicità di figure e istituzioni che del «mondo dell’arte» costituiscono oggi di fatto l’ossatura fondamentale: il museo e il curatore. Il paradosso di questa progressiva «rimozione» (lemma ricorrente nel testo) è che essa culmina proprio quando la guerra diviene totale. «lungi dall’essere un orpello decorativo» sia tanto profondamente coinvolta nei testi letterari da non poter essere trascurata da nessuna «futura» teoria. Guardare un quadro e descriverlo significa parlare per aggiunte e sottrazioni. Carnefici e spettatori. prendere letteralmente atto del suo peso. che interroga direttamente il ruolo dell’arte nella società attuale e si proietta dal piano estetico a quello più propriamente politico. 374. che affronta le complesse relazioni tra istituzioni museali. € 29 Forse uno dei modi di leggere il libro di Michele Cometa è guardarlo nella sua concretezza. ma anche del suo infinito enigma: «l’angelo dell’ekfrasis non apre solo la porta del Paradiso ma anche la chiude». essa contiene in sé. connesso alla sua esternalizzazione (la guerra si combatte ormai in luoghi remoti. Difficile in questo poco spazio rendere conto dei tanti altri sentieri del libro. forse. ma trovano spazi all’interno di una costruzione è sempre di più appunto la fiera. «secolo armato» che. Dal Lago spiega. A quest’ultima figura in particolare. nelle sue pagine più riuscite. € 12 «Quello che sta emergendo in questi anni è che effettivamente il sistema sta diventando il vero protagonista. nel curator si riassume in effetti la contraddittoria convergenza tra l’aspirazione a rinnovare in permanenza le possibilità di lettura e apprezzamento estetico e l’inevitabile effetto di asseverazione che ogni «cura» esplica nei confronti del sistema di riferimento entro cui si muove e prende senso. Intorno all’idea che l’ékfrasis. È il caso del Lacoonte. protagonista del capitolo Vedere il dolore: nel quale Cometa ci mostra lo statuto agonico tra parola e immagine e in qualche modo la loro difficoltà di «misura» nei confronti del dolore. –. benché non a tutte le domande sia data una compiuta risposta. visibilità ecc. Nume indiscusso del «pictorial turn» contemporaneo – ma anche insuperato maestro ekfrastico. Centrale resta la complicata questione di che cosa significhi essere spettatori nella «società dello spettacolo». una volontà di salvaguardia delle proprie interne ragioni che ha sin qui resistito agli assalti di quanti – sociologi. almeno il non-visto del tutto. 220. ci rivelano quanto il modo di trattare lo spazio dell’opera da parte di Raffaello contempli l’antimimetismo di Cézanne e anticipi addirittura il Cubismo. e che qui egli approfondisce. attraverso una mirabile pagina di Ernst Bloch. l’istituzione. se può dare istruzioni al quadro a venire (come nel Capolavoro sconosciuto di Balzac) e posare lo sguardo sull’assenza. artista e acuto osservatore dei meccanismi sociali e politici contemporanei. Questo è un merito. intanto a se stesso. fitto di citazioni addirittura stordenti ma capace di sterrare autentiche radure di pensiero. Zuliani dedica alcune delle pagine più efficaci del libro. Antonella Anedda tiene un’ambigua relazione con il potere. Si tratta del rapporto tra oggetto di indagine del volume di Stefania Zuliani. illimitata. Il sistema sta assumendo un’importanza maggiore della produzione stessa». ma il dolore. ma i percorsi di sguardi tracciati da Dostoevskij a Heidegger. Nella pagina finale del primo capitolo troviamo le istruzioni per l’uso del libro: il quale si soffermerà su ékfrasis così cruciali da trascinare con sé «questioni che vanno ben al di là della retorica».iLIBRI Michele Cometa La scrittura delle immagini. ma che nondimeno coltiva una distanza. comporta anche una sovra-scrittura. Cometa è consapevole non solo del compito infinito dell’ékfrasis. Così torniamo al tema di apertura. Se il punto di vista è risolutamente attuale – ricorrono nel libro riferimenti a mostre. pervasiva. Ogni descrizione ha mille fessure da cui possono entrare (e uscire) il non-detto e. rendere la disperazione di un padre che muore perdendo i due figli? E come rendere la pena di un corpo morso dal veleno di un serpente? Una simile «materialità» attraversa anche un altro importante testo del libro: La Madonna del pensiero. posto che la funzione dei primi pare di per sé inequivocabile. pure. Scrivere di un’immagine. dedicato alla Madonna Sistina di Raffaello. mettendo in luce l’irrisolto groviglio in cui si muove l’azione curatoriale. a cominciare dagli intellettuali democratici fautori delle «guerre umanitarie». trasformando. obsolescenza. soprattutto. come invisibilità. una sovrapposizione che mette a nudo lo sguardo di chi scrive. del suo spazio discorsivo ed esperienziale. della ricostruzione del processo di neutralizzazione e occultamento della guerra. la descrizione di un’opera d’arte. 136. È la ben nota aporia postmoderna: se ogni forma critica finisce per rafforzare il sistema che cerca di modificare o abbattere. Il libro snocciola un’enorme massa di interrogativi. il dono avvelenato della non-sottrazione. afasia e indifferenza trionfino al cospetto di un fenomeno non circoscritto e quindi «indefinibile» e «inesprimibile»: un’intuizione che circola già nelle ultime riflessioni di Foucault. Una delle descrizioni più affascinanti è quella della Corsia dell’ospedale di Arles di Van Gogh da parte del drammaturgo svizzero Michel Mettler: e Cometa (citando Kafka e Thomas Bernhard) ci mostra come quel mondo ospedaliero parli del nostro mondo moderno. E. da anni incentrata sulla guerra. superflua o pateticamente attardata. come testimonia il celebre testo su Las Meniñas di Velasquez – Foucault lascia rintoccare nella sua descrizione delle opere di Goya il suono delle parole di Artaud e delle immagini di Van Gogh. radical thinkers – ne ha variamente predetto l’estinzione. del rapporto tra principi morali e concrete pratiche sociali (in relazione alla cui contraddittorietà Dal Lago parla di «dissonanza cognitiva»). ben descrive la condizione del «mondo dell’arte» del nostro tempo: un sistema che partecipa di alcune delle logiche profonde del tardo capitalismo – a partire da quella «economia creativa» fatta di velocità e continue ibridazioni che innerva i processi di consumo. Chi descrive vede non solo la bellezza. delle conseguenze della metamorfosi novecentesca della guerra. cui si potrebbero aggiungere Tiziano-Zbignew Herbert (il cui A barbariain in the garden è uno dei capolavori ekfrastici del Novecento) o Raffaello-Vassilij Grossmann o Joseph CornellCharles Simic.50 La questione che sin dal titolo questo agile saggio critico pone è una delle più complesse fra quelle lasciate in eredità dal Novecento. Una simile riflessione tornerà nel capitolo Lo sguardo sull’assente. pp. cioè dell’opinione pubblica. si tratta per Zuliani non tanto di costruire un’ennesima tassonomia critica. Questa considerazione di Antoni Muntadas. Stefano Chiodi guerra e cultura occidentale (del «fondamento bellico» di quest’ultima). cioè di noi tutti. Qui è possibile appena nominare alcuni di questi interrogativi. eventi e testi recentissimi –. Emergenze della critica d’arte contemporanea Bruno Mondadori. a proposito della follia di Goya letta da Foucault. È possibile descrivere un grido?. soprattutto quando praticata direttamente dagli artisti.24 Come se si trattasse ora di prendere congedo da un insieme di ipotesi per avviare il disegno di un nuovo quadro di riferimento. il mercato. man mano che l’impiego delle armi da parte dei paesi occidentali veniva definendosi in base a un nuovo paradigma ideologico. degli effetti della secolarizzazione (del «ritirarsi della presa del sacro sulle istituzioni umane» che determina la sacralizzazione delle istituzioni laiche e la denegazione della loro crudeltà). € 13. 39 Stefania Zuliani Esposizioni. la nuova forma che i temi della sua ricerca. da Hopper-Mark Strand a Vermeer-Gustav Herling. se non il non-visto. sia anzi il nostro mondo moderno. che intrat- . autore a lui caro. giusto per farsi un’idea della loro portata. attivisti. Descrivere ci ferisce anche nostro malgrado: lo sguardo è il coltello che colpisce per primo chi lo usa. a seguito della sua mondializzazione. incuneandosi nell’interstizio tra campo artistico e campo sociale senza cedere alla tentazione di annettere il primo al secondo. «un artista radicalmente secolarizzato» secondo l’acuta definizione di Boris Groys. Cometa costruisce un vero e proprio oggetto. Chi guarda e descrive non può fuggire da ciò che ha visto se non – come il protagonista di Antichi maestri di Thomas Bernhard – estinguendo parola e sguardo nella musica. sino a rendere la questione dell’opera d’arte. traducendo e spesso suggerendo. istituzionale o finanziario (ammesso che si possano distinguere). teoria e critica d’arte. e di quali responsabilità morali e politiche a questo ruolo si leghino. sono venuti assumendo nel corso dell’ultimo decennio (a partire dalle «guerre democratiche» contro l’Afghanistan e l’Iraq di Saddam Hussein). Letteratura e cultura visuale Cortina. Che cosa ne emerge? Un fermo atto di accusa «intellettuale e morale» verso la complice indifferenza degli «spettatori». Questo panorama è il recalcitrante alfabeta2.

uno dei pilastri del pensiero della decrescita è la difesa dei beni comuni e la loro de-mercificazione. senza incontrare barriere o limiti. è probabilmente necessario un ulteriore sforzo di focalizzazione di alcuni nodi concettuali.DESIGN IN CUCINA . in sostanza.p. La globalizzazione è la forma attuale che ha assunto il progetto politico dei ceti dominanti internazionali. oltre a quelli relativi alla divisione dei poteri. lo sforzo di presa di parola da parte di soggetti ai quali la voce è stata a lungo sottratta. diciamo così. il funzionamento e le istituzioni dello Stato. fino a configurarsi come «capitalismo assoluto»1: la società. pressato dall’esigenza di autovalorizzazione e incapace di soddisfarla nelle forme tipiche del trentennio precedente. età media piuttosto bassa (più di un terzo degli iscritti aveva meno di 30 anni). 1. leve per la messa in crisi dell’attuale organizzazione sociale. aveva poco o nulla di anticapitalistico. dal 19 al 23 settembre. Infatti. nella prossima. grande partecipazione sia alle assemblee plenarie sia ai workshop (più di 80 in tre giorni). è quello che riguarda lo Stato e le sue istituzioni. questo dovrebbe essere un buon argomento in difesa delle sovranità nazionali. nelle sue varie componenti. in questa fase. Ma quella forma di capitalismo è stata travolta dalla crisi degli anni Settanta ed è stata sostituita dall’attuale capitalismo «neoliberista-globalizzato». gli equilibri vitali. Ciò ne altera inevitabilmente. a livello sia nazionale sia internazionale. In questo modo si corre il rischio di perdere di vista gli snodi storici e teorici da cui originano le trasformazioni della società capitalista. a nostro avviso. la creazione di legami paritari dentro di essi. spogliandone ogni forma di possibile lottizzazione o mercificazione grazie a gestioni aperte. delle istituzioni democratiche. barriera politica capace di essere. LA PAZIENZA DI OCCUPY . gli spunti costituzionali che all’epoca semplicemente traducevano istanze riformistiche potrebbero diventare ora. altre al consumo ossessivo-compulsivo. sociali e geopolitiche intervenuti negli anni Settanta (qui si vede come il tema presente si colleghi a quello precedente sulla necessità di mettere a fuoco la dinamica interna del capitalismo nella seconda metà del Novecento). che il movimento della decrescita appare oggi già ben attrezzato per un’azione efficace su questioni concrete e locali (buone pratiche di vita. Non a caso le proposte di modifiche della Carta che attualmente emergono dal mondo politico sono tali da rimettere in discussione quei princìpi (pensiamo. agli attacchi all’articolo 41). assume che l’organizzazione del settore privato dell’economia debba comunque rispondere a finalità sociali. A Venezia si è visto con chiarezza quanto questo mondo offra un patrimonio di idee ed esperienze vastissimo per quanto riguarda la partecipazione democratica. Essa si accordava molto bene con la logica del capitalismo «riformista-keynesiano» del «Trentennio dorato» seguito alla Seconda guerra mondiale. la sanità. all’epoca in cui fu scritta. Ciò non toglie che essi possano oggi essere riletti in una chiave diversa. dall’altra. Ma questa grande ricchezza pratica e teorica sembra avere qualche difficoltà a tradursi sul piano della lotta politica. Tutto ciò. in un’ottica anticapitalistica. dell’economia che se ne faccia carico. alcuni dei temi che la riflessione teorica del movimento della decrescita dovrebbe porsi. è ormai una realtà ben consolidata. unito alla capacità dimostrata dagli organizzatori. una grande responsabilità: quella di far crescere e fruttificare le potenzialità che il movimento ha dimostrato di avere. circa 180 papers discussi. lo sviluppo dei movimenti dal basso. Si comprenda bene: la nostra Costituzione. dal capitalismo «riformista-keynesiano» del dopoguerra a quello «neoliberista-globalizzato» dell’ultimo trentennio. di un ambito che è guardato con sospetto da quanti lottano per il cambiamento. così come la natura. di dinamiche che erano già potenzialmente presenti nelle fasi precedenti dal capitalismo. la strenua difesa dello Stato-nazione. per esempio.Ripoliticizzare la decrescita Considerazioni a partire dalla Conferenza di Venezia Marino Badiale. Un risultato di questa portata comporta anche. Perché la Costituzione? Perché essa rappresenta un risultato di alto livello della temperie culturale nella quale nasce. Fabrizio Tringali alfabeta2 Mensile di intervento culturale Novembre 2012 Numero 24 – Anno III euro 5. Ed è altrettanto vero che all’interno del movimento si sta elaborando una riflessione. senza il quale gli obiettivi che lo stesso movimento pone diventano irrealizzabili: pensiamo per esempio alla diminuzione del tempo dedicato al lavoro oppure all’abbassamento della domanda di energia ed alla sostituzione delle fonti fossili e inquinanti con quelle rinnovabili. dedito solo alla cura dei propri interessi e totalmente prono alle richieste delle élite dominanti dell’economia. Sono questi. culla di una nuova forma di democrazia partecipata e armonica con la natura. che per produrre cambiamenti reali allo stato di cose presenti. sia per sostenere con il credito un certo livello di consumi). In questa nuova situazione. speriamo non irreversibilmente. ma come concreta. Non che questi temi siano del tutto assenti nelle riflessioni «decresciste».L.00 24 Il primo mensile con un supplemento quotidiano IPERREALISMI politica e reality IPERCORPI paralimpiadi e postumano IPERGIOCHI un’addiction di massa IPERTV documentari e serial Poste Italiane S. ostacolo al pieno dispiegamento del capitalismo assoluto. avvenuto a cavallo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del Novecento. Comma 1. ma che appunto solo negli ultimi decenni hanno potuto dispiegarsi compiutamente. Il movimento per l’acqua pubblica nato in occasione dei referendum del giugno 2011 ha insegnato a tutti noi come sia possibile proteggere un bene comune mantenendone la gestione all’interno del settore pubblico. a Venezia. fattuale. in L. trasparenti e partecipative. Questo relativo disinteresse verso l’organizzazione. Del resto. abbia l’ingenuità di ritenere la «globalizzazione» un dato di natura. ovviamente. per esempio. 353/2003 (conv. Una teorizzazione «intermedia» di questo tipo è quella che ruota attorno alla nozione di «capitalismo» (o magari di «modo capitalistico di produzione»). Purtroppo in alcuni settori del movimento della decrescita emerge una sottovalutazione dell’esigenza di un forte ruolo dello Stato nell’economia. per fare un esempio concreto di un approccio politico che potrebbe entrare in sinergia col movimento della decrescita. della rappresentanza. per esempio. Si tratta. prova che anche in Italia il movimento della decrescita. tuttavia spesso appaiono un po’ sfocati o addirittura sovrapposti a quelli di Occidente o di Modernità. e. In sostanza essa prevede forti elementi di limitazione del pieno dispiegarsi della logica capitalistica. in un modo o nell’altro. Infine. Per muovere ovunque le loro merci e i loro capitali. da una parte. difficile e impegnativa. la salute. il passaggio. mentre dall’altra parte invade nuove sfere sociali (la scuola. nei vari movimenti anti-sistemici. una realtà sorta per inevitabile necessità. se usati da un movimento politico che sapesse sfruttarne questa valenza. e questo è senz’altro uno dei suoi aspetti migliori. che lo rende molto diverso dai tanti gruppuscoli sempre pronti a definirsi «rivoluzionari» nelle intenzioni e negli slogan. Stiamo sottolineando che la messa a fuoco delle ragioni e degli effetti di quel passaggio nodale assume oggi fondamentale importanza per la comprensione dei drammatici problemi che abbiamo di fronte. per poter assegnare un forte ruolo al settore pubblico dell’economia è necessario che lo Stato recuperi piena sovranità nelle politiche economiche e monetarie. in tutto l’Occidente e non solo in Italia. sono interamente sussunte alle esigenze di autovalorizzazione del capitale. da una parte. tra cui. non come valore assoluto e astorico. ormai giunta alla terza edizione. Non ci stiamo impuntando su uno sfizio teorico. 46) Art. e così via. citiamo la proposta (fatta da Badiale e Bontempelli qualche tempo fa in alcuni scritti) di porre la Costituzione della Repubblica Italiana come elemento di base di una possibile forza politica antisistemica in Italia. il sistema politico-istituzionale è occupato da un ceto politico ripugnante. si è tenuta in Italia. alle logiche del profitto economico è necessario un settore pubblico. – Spedizione in Abbonamento Postale – D. a sottomettersi a una logica di tipo aziendale). infatti. difesa dei beni comuni). e proprio per questo esprime una serie di valori e istanze in totale contrasto con la realtà del capitalismo attuale. statale.GIÙ LE MANI DALLA 180 .TRAGEDIA GRECA POESIA FRANCIA . finalizzato a mantenere il loro potere anche dopo i mutamenti nelle condizioni economiche. declinati in chiave di riformismo socialdemocratico: sviluppo economico e aumento dei consumi. e la problematica del superamento degli schemi generali del pensiero del nostro «Occidente globale». Un altro livello concettuale «intermedio» che sembra non ancora messo a fuoco nella riflessione interna al mondo della decrescita. 27/02/2004 n.A. Si tratta però di un argomento che è facile rovesciare: è probabile che nessuno. Ma per sottrarre l’acqua. appunto quella del contrasto al pieno dispiegamento della logica del capitalismo assoluto e quindi. in particolare tra gli attivisti e gli intellettuali italiani. Ma affinché la decrescita possa sviluppare le sue grandi potenzialità. e finendo per applicare una ripugnante divisione del lavoro al mondo intero: regioni adibite all’iper-produzione a basso costo. sviluppa forme sempre più pervasive di finanziarizzazione (sia per trovare nuovi impieghi profittevoli. altre ancora relegate al ruolo di discariche di rifiuti tossici. dato che oggi. E se tale progetto ha bisogno dell’indebolimento dello Stato-nazione tradizionale per potersi dispiegare. ineludibile. Di fronte a tutto ciò la reazione di chi voglia opporsi ai ceti dominanti e al loro capitalismo necrofilo dovrebbe essere. è una teorizzazione di livello. Ma un tale tipo di capacità politica di uso della legge fondamentale dello Stato può essere assunto solo da un movimento politico che riesca a focalizzare con precisione i temi che abbiamo qui accennato. imponendo un’agenda non riducibile agli schemi concettuali che hanno segnato gli antagonismi del Novecento. avvia una dinamica in cui. i trasporti. spingendo una corsa al ribasso dei diritti dei lavoratori e dei livelli di vita dei ceti medio-bassi. Senza dubbio l’iniziativa è stata un successo: circa 700 partecipanti provenienti da 47 paesi diversi. Resta tuttavia il fatto. perché. lo sport vengono forzati. i ceti dominanti abbattono le frontiere (politiche ed economiche) e scatenano la concorrenza a livello planetario. sugli aspetti filosofici e antropologici di fondo che stanno alla base del nostro mondo «globalizzato» e della sua deriva verso l’autodistruzione. intermedio fra le pratiche concrete. Si tratta. Nel dopoguerra tali aspetti venivano. riuscendo a incidere effettivamente sulla realtà politica. con forza devastante. come è ovvio. certo. lo sfruttamento del territorio. ma mai capaci di esserlo nella realtà della vita. A sua volta. senza che nessuna realtà antagonista sia stata capace di opporre forme di resistenza efficace e soprattutto visioni alternative sufficientemente elaborate e credibili. Ciò che sembra mancare. le buone pratiche della decrescita devono potersi tradurre in buone leggi generali e in buone istituzioni politiche. liberandosi dai vincoli imposti dall’appartenenza all’euro e all’Unione Europea. in particolare quello fra destra e sinistra. È vero. Il pensiero della decrescita ha certamente la possibilità di sparigliare le carte della lotta politica tradizionale. comprensibilmente. è talvolta motivato con l’argomento che la realtà della globalizzazione ha reso inefficace e obsoleto il potere dello Stato-nazione tradizionale. LO/MI Roberto Barni Q uest’anno la Conferenza internazionale sulla decrescita.RIPOLITICIZZARE LA DECRESCITA ILIBRI : 4 PAGINE DI RECENSIONI SUPPLEMENTO SPECIALE ALFACAGE – IL GRANDE EVERSORE . è con l’instaurazione del capitalismo «neoliberista» e «globalizzato» che il capitale. noi crediamo.

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