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Il logo della passata edizione di Incroci di civilt

CHIARA VALERIO

LA BROCHURE DELLA SESTA EDIZIONE DI INCROCI DI CIVILT,FESTIVALINTERNAZIONALEDILETTERATURA A VENEZIA, somiglia a una tavola a pioli, a un

gioco geometrico attraverso il quale intersecare fili e inventare figure, e in effetti, a contare Paesi e persone e senza necessariamente essere combinatori, possibile elencare e incrociare 22 scrittori e 30 Paesi, seguirli pure in ciascuno dei loro incontri, e senza che un incontro si sovrapponga a un altro. Tutti i lettori, o i curiosi, possono seguire tutto, in una versione culturale che declina lOgni cosa a ogni uomo di San Paolo. Me ne sto seduta a un tavolo con Shaul Bassi, professore di letteratura inglese e post-coloniale, che ha dato labbrivo, 6 anni fa, al festival, e con Pia Masiero, professore di letteratura americana, direttore del festival. Entrambi insegnano a Ca Foscari, entrambi, nei programmi dei loro corsi di questanno, hanno inserito libri di autori invitati al festival, Bassi ha fatto leggere Amitav Gosh e Masiero, Michael Ondaatje. Sorrido perch non esiste nessuna possibilit di cultura senza comportamenti culturali, e connettere, ancora una volta, il lavoro di ogni giorno con il programma di un festival, conchiuso in tre giorni dellanno, significa trasformare un evento in una occasione.

Le lingue salvate
Autori, voci, culture a Incroci di civilt
Il festival internazionale di letteratura a Venezia non una semplice vetrina per autori ma uno strumento dinamico di conoscenza E che dura ben oltre i tre giorni della manifestazione
E cos mi pare proprio e definitivamente, quando Shaul Bassi dice che rischio di un festival, per uno scrittore che, nellepoca dellostensione del corpo artistico, un globe-trotter di eventi culturali, trasformarsi in non-luogo ma che questo a Incroci non avviene perch gli scrittori trovano qui una citt, un interlocutore che sa di cosa parla, che lo ha letto, che talvolta lo ha tradotto, soprattutto trovano un pubblico gi allenato. A Incroci di civilt, in effetti, si (pre)occupano della propedeutica, incontri in biblioteca, consigli di lettura, corsi universitari, cosicch il festival sembra conchiuso in tre giorni

dellanno ma esteso, un sistema coerente alla vita culturale della citt, non un corpo estraneo, non una variante di quel parco giochi per appassionati che talvolta pu apparire Venezia. Pia Masiero sottolinea che Incroci di civilt una vetrina su quei luoghi nel mondo che di solito si conoscono solo per i conflitti e che si nominano solo per guerre o stragi e che invece qui si presentano sotto unaltra luce e sotto unaltra luce possono essere visti. La luce di cui parla Pia Masiero la lingua, anzi le lingue diverse che si sentono per la strada - come sempre deve essere stato a Venezia - e che si ascoltano nei luoghi del festival, le lingue che portano il racconto e i linguaggi differenti - grafici, immaginifici, tecnologici - che devono incrociarsi e che troveranno spazio nelle prossime edizioni. Come, gi in questa edizione, dice Masiero, insieme al Premio Calvino e a diverse case editrici, abbiamo creato uno spazio per gli esordienti in narrativa italiana. Incroci di civilt un festival di persone, non di nomi, quasi tutti gli autori avevano un rapporto preesistente con la citt e con luniversit, un festival aggrega - coagula - una delle parti vibranti della letteratura, che lincontro con laltro, un incontro aurorale, chiude Shaul Bassi per sineddoche, la frase Lho tradotto io per primo rappresenta bene lo spirito di Incroci di civilt. Conoscere per far conoscere.

... Ventidue scrittori, trenta Paesi che qui incontrano una citt disponibile e un pubblico attento e allenato

... Qui troverete mondi che di solito si conoscono solo per i conflitti e che si nominano solo per guerre

Ghosh: la mia vita tra le parole


Incontro con lo scrittore e antropologo indiano Esistono molti linguaggi che si intersecano
C. V.

Qual la differenza tra scrivere e tradurre?

Tradurre solo un aspetto dello scrivere. Scrivere significa far apparire qualcosa che prima non cera. Scrivere vuol dire utilizzare le parole, quando scrivi, e le parole non hanno un significato, ne hanno venti, sono molte cose contemporaneamente, un suono, un immagine... Pensi a un regista, un regista pu utilizzare la musica, le parole, e, appunto, le immagini, uno scrittore ha solo le parole e con le parole deve fare tutto, sono differenti da qualsiasi altro linguaggio simbolico, per esempio i simboli matematici sono precisi, intatti, mentre le parole dipendono dal contesto, dal rapporto tra una parola e unaltra e dal come e quando una parola viene scritta o pronunciata.
Come diventato scrittore?

Anna Nadotti: Tradurre una forma di resistenza


Quando scrivi hai di fronte una pagina bianca, quando traduci nera e hai tre livelli di responsabilit
C. V.

Che cosa significa tradurre Ghosh?

Ero molto piccolo, leggevo molto, quando leggi tanto, in qualche modo, nasce un desiderio di scrivere, io avevo lambizione di scrivere, con gli anni Il rapporto tra il suo modo di vedere il mondo e il ho poi capito che lambizione una cosa diversa.
suo modo di scriverlo. una forma di traduzione?

S, una traduzione a diversi livelli. Vedere una sedia e descrivere una sedia un primo livello di traduzione, un primo livello anche nella mente di chi legge. Poi ce ne sono altri che hanno a che fare con lesistenza di molti linguaggi, con il rappresentare il linguaggio in un altro linguaggio. Io penso a me stesso come a qualcuno che fa traduzioni e nei miei libri molti personaggi sono traduttori. La mia traduttrice italiana, Anna Nadotti, un grande traduttore, in grado di capire la natura del linguaggio in modo molto naturale, molto liquido.

MiraccontiunaimmaginediVenezia,unsuonosentito per le strada.

Bisogna distinguere tra il primo e il secondo Ghosh, il Ghosh di Mare di papaveri... Le linee dombra un libro scritto in un inglese, uno dei pi belli che mi sia capitato di tradurre, un inglese purissimo. Negli ultimi due libri invece intenzione di Ghosh ascoltare e tradurre il suono e, nel contempo, mantenere il rumore di fondo.
Alloralechiedochesignificatradurreilnuovoinglese di Gosh...

Pensi alla parola schiavo. In inglese slave, che viene da slavic, e sa perch? I mercanti veneziani compravano gli schiavi del Mar Nero, e poi li vendevano, anche in Africa. Oggi, mentre camminavo sulla Riva degli Schiavoni, pensavo a come si mischiano le parole e le cose, come le parole abbiano realt ma non sempre memoria.
Che cos per lei la realt?

la realt delle parole, in fondo Ramanujan diceva che per lui i numeri erano come amici, ecco.

Linglese di Ghosh, negli ultimi romanzi ha inglobato diversi elementi appartenenti a diverse lingue indiane, non sapevo da dove cominciare, Gosh ha voluto dare un suono a fatti della storia che sono stati dimenticati, addirittura cancellati e che avevano una loro lingua. Quando ho letto il primo volume della trilogia, mi sono detta Questo non si pu tradurre, poi, in un taccuino ho ritrovato una frase di Beckett, da una lettera al

suo editore tedesco. La frase dice: Il miglior uso della lingua sar con la pi alta bravura male usarla. Io amo molto litaliano e, se ci pensa che cos la crusca? Polvere... A mescolare le lingue viene fuori una grande ricchezza e bisogna avere il coraggio di pensare in pi lingue, soprattutto, di pensare che in una lingua che certamente non conosciamo, potrebbe esserci un modo per descrivere benissimo certe cose. I traduttori sono lultima resistenza contro lappiattimento, il livellamento, della lingua, un traduttore arricchisce la lingua e la forza quando capisce che pu ssere forzata ripeto, amo litaliano, e, per esempio, ho usato molto il Tommaseo per Il paese delle maree e ritrovato parole che esistono ma che sono ormai in disuso .
Qual la differenza tra scrivere e tradurre?

In fondo, la traduzione una riscrittura. Quando scrivi, scrivi su una pagina bianca. Quando traduci, scrivi su una pagina nera. Sei meno libero, hai tre gradi di responsabilit, verso chi ha scritto, verso chi legge e verso te stesso.