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Pu nascere qualcosa di utile, dallosceno spettacolo ...

Pu nascere qualcosa di utile, dallosceno spettacolo dellimpiccagione di Saddam Hussein? Forse s. La fine del sanguinario dittatore iracheno non ha scosso le nostre coscienze soltanto per le sue modalit pi simili a un linciaggio che allesecuzione di una sentenza. Ci stata riproposta, con la brutalit dei mezzi di comunicazione moderni, la questione antica della pena di morte per i carnefici sconfitti, siamo stati costretti a ricordare Norimberga, Tokio e Piazzale Loreto, abbiamo rivisitato le morti tra loro diverse di Stalin, di Ceausescu o di Pinochet. Dando talvolta un risalto insufficiente, crediamo, al mutamento dei valori che la Storia porta con s. Per questo, soprattutto per questo, non ha senso paragonare Saddam a Mussolini. Dagli orrori indicibili della Seconda guerra mondiale e dal mezzo secolo che da allora trascorso lEuropa pi di chiunque altro ha tratto unidentit morale e culturale che considera inviolabile la vita umana da parte di tutti, e in particolar modo da parte di uno Stato. Chi ha il compito di dispensare giustizia non pu mettersi sullo stesso piano del criminale, sia egli o meno un ex tiranno. da questa maturazione di princpi che nasce in Europa (anche in Gran Bretagna, anche nella Francia che dette i natali a Joseph Ignace Guillotin) il rigetto laico della pena capitale rafforzato in molti da profonde motivazioni religiose. Ed a questa maturazione ideale che si ispira lappello di Marco Pannella al governo Prodi, perch lItalia si faccia promotrice in sede Onu di una moratoria delle esecuzioni capitali. In realt sono molti anni che lItalia svolge un ruolo attivo nella direzione auspicata da Pannella senza essere mai riuscita a raggiungere il traguardo. Ma se le illusioni restano vietate, vanno colte alcune speranze e vanno messe a frutto alcune novit. Da due giorni lItalia membro del Consiglio di sicurezza dellOnu. I nostri compiti in quella sede saranno molteplici e difficili, dal tentativo di recuperare pienamente il multilateralismo a quello ormai tradizionale (ricordate le trincee dellambasciatore Fulci?) di frenare una riforma che risulterebbe escludente nei confronti dellItalia e dellUe in quanto tale. Nulla vieta di aggiungere a queste priorit una nuova e pi influente iniziativa a favore della moratoria. Ancora. Levoluzione delle classi dirigenti europee sul tema della pena di morte non isolata. In Cina, negli Usa, in Iran e in Arabia Saudita, vero, le sentenze capitali eseguite sono ancora moltissime. Ma negli ultimi trentanni il numero degli Stati abolizionisti pi che triplicato e oggi fa maggioranza. Esistono le condizioni, insomma, per il varo di una risoluzione di moratoria. Ma accanto alliniziativa italiana necessario un impegno della presidenza di turno tedesca perch lEuropa si muova unita (nella Ue ideali e timori di dispiacere ad altri finora non coincidono). E occorre sapere sin dora che i maggiori dispensatori di sentenze di morte non si lasceranno commuovere da una eventuale risoluzione Onu. Poco importa. La vera battaglia, quella che deve diventare sempre pi una bandiera dellEuropa, una battaglia di principio. Con il doppio obiettivo di incoraggiare levoluzione delle coscienze e di moltiplicare quelle Corti internazionali che non prevedono la forca.

Proposta una moratoria al Consiglio di sicurezza. Pannella continua il digiuno: voglio atti concreti

LItalia

allOnu: stop alla pena di morte Freddo il segretario generale: gli Stati sono sovrani
Il governo italiano propone al Consiglio di sicurezza dellOnu una moratoria universale contro la pena di morte. Liniziativa arriva dopo limpiccagione di Saddam Hussein. Ad annunciarla stato ieri pomeriggio lambasciatore italiano alle Nazioni Unite, Marcello Spatafora. In mattinata, il premier, Romano Prodi, aveva detto: ci impegniamo ad avviare le procedure formali perch lassemblea generale metta allordine del giorno la questione della moratoria. La prima reazione importante venuta dal segretario generale delle Nazioni Unite, il coreano Ban Ki-Moon: La pena capitale una questione la cui decisione spetta ai singoli Stati. Intanto, il leader radicale, Marco Pannella, continua il digiuno: aspetto atti concreti.

IL PROCESSO AI NAZISTI CONTINUA A PAGINA 33


Le discussioni e gli scambi di vedute fra gli Alleati sulla sorte dei leader sconfitti cominciarono agli inizi del 1944. Churchill sapeva che le clausole dei trattati di Versailles sui criminali di guerra erano state ignorate e disse a Stalin, un giorno, che sarebbe stato meglio giustiziarli sul posto, senza indugio, al momento della cattura. Ma il meraviglioso georgiano gli rispose severamente che in Unione Sovietica noi non giustiziamo senza processo. Era una dichiarazione inglese, ispirata ai principi della tradizione giuridica britannica. Churchill avrebbe potuto chiedergli se i processi a cui pensava non fossero per caso quelli delle grandi purghe che il dittatore aveva organizzato negli anni Trenta per sbarazzarsi dei suoi avversari. Ma prefer accusare il colpo e rispondere: Naturalmente, naturalmente, ci vorr un processo. In America, nel frattempo, le soluzioni prospettate erano due. Secondo quella radicalmente punitiva del segretario al Tesoro Henry Morgenthau, i pesci grossi sarebbero stati giustiziati, i pesci piccoli cacciati ai confini del mondo e i prigionieri di guerra tedeschi impiegati come schiavi per la ricostruzione dellEuropa. Secondo il dipartimento della Guerra, invece, occorreva un processo in cui i leader sarebbero stati accusati di crimini di guerra o contro lumanit e lintero regime nazista sarebbe stato considerato unassociazione a delinquere. Prevalse la seconda tesi. Dopo una decisione di principio a Yalta nel febbraio del 1945, la macchina americana fu pi rapida delle altre. Alla fine di aprile, due settimane dopo la morte di Roosevelt e poco prima del suicidio di Hitler, il tribunale aveva gi un pubblico ministero nella persona di Robert Jackson, giudice della Corte suprema. Ma era necessario scegliere una citt, possibilmente in Germania, redigere un capo di accusa e, soprattutto, scrivere una specie di codice a cui giudici, pubblici ministeri e avvocati difensori avrebbero potuto appellarsi. Non bastava individuare gli imputati. Occorreva soprattutto inventare i canoni e le procedure di una nuova giustizia penale internazionale. La citt fu Norimberga, sede dei grandi raduni nazisti e luogo in cui erano state emanate le famigerate leggi razziali del 1935. Fu scelta per una sorta di ironica rappresaglia? No, le ragioni furono soprattutto pratiche. I bombardamenti alleati ne avevano distrutto pi della met, ma avevano lasciato miracolosamente intatti il palazzo di giustizia e il migliore albergo. Esistevano quindi unaula per i dibattimenti, le celle per i carcerati, gli uffici per i giudici e i procuratori, i letti per gli addetti ai lavori e per i giornalisti. Restava da redigere il codice che si chiam, alla fine dei lavori preparatori, Carta del Tribunale militare internazionale. La maggiore preoccupazione fu quella di evitare che il processo si trasformasse in un comizio e che gli imputati approfittassero della presenza della stampa internazionale per lanciare al mondo i loro messaggi. Fu deciso che nessuno avrebbe avuto il diritto di invocare lobbedienza agli ordini ricevuti o rimproverare le potenze accusatrici di avere commesso, in alcune circostanze, gli stessi crimini. In altre parole, il maresciallo dellaria Gring non avrebbe potuto ricordare agli Alleati il bombardamento di Dresda e Alfred Rosenberg, teorico del razzismo, non avrebbe potuto evocare lombra dei 25 mila ufficiali polacchi massacrati dai sovietici nella foresta di Katyn. Queste preoccupazioni furono in buona parte inutili. Forse laspetto pi interessante del primo processo, e degli undici che si susseguirono fino al 1949, fu il grado di collaborazione degli imputati. Qualcuno (Gring in particolare) fu spavaldo e arrogante. Altri cercarono di difendersi, di giustificarsi e di attenuare le loro responsabilit (Albert Speer fu particolarmente abile). Ma alcuni di essi (i militari e i grandi tecnici ad esempio) si comportarono come gentiluomini tedeschi, educati nelletica protestante della verit e della responsabilit, impegnati ad attraversare con la maggiore dignit possibile il momento pi difficile della loro vita. Ne avevano dato prova, del resto, nei lunghi interrogatori che precedettero linizio del dibattimento. Uno storico inglese, Richard Overy, ha raccolto alcuni verbali in un volume, pubblicato da Mondadori nel 2002 (Interrogatori. Come gli Alleati hanno scoperto la terribile realt del Terzo Reich ) e ha indirettamente dimostrato che quegli uomini volevano lasciarsi alle spalle, per quanto possibile, la verit. Accadde persino che gli Alleati, sorpresi dallatteggiamento dei futuri imputati, chiedessero ad alcuni di essi di preparare appunti e memorandum sul futuro della Germania. Il primo processo cominci alle dieci del mattino del 20 novembre. Il presidente del tribunale

era un magistrato inglese, sir Geoffrey Lawrence e il collegio si componeva di un giudice principale e di un giudice supplente per ciascuna delle quattro potenze alleate. Gli imputati erano 21, schierati in fondo alla sala: da Karl Dnitz, capo del governo provvisorio dopo la morte di Hitler, a Albert Speer, ministro degli Armamenti, e Julius Streicher, direttore di una rivista antisemita. Erano soltanto una parte del Terzo Reich, risultato di una sorta di decimazione provocata dalle circostanze. Ma bastavano a un collegio giudicante che voleva soprattutto dare un esempio, lasciare agli atti della storia la propria versione del conflitto e creare una nuova categoria del diritto internazionale: lo Stato canaglia, una categoria che gli americani hanno rimesso di moda in questi ultimi anni. Tutti ascoltarono attentamente attraverso le loro cuffie la lunga arringa con cui Jackson apr il dibattimento: una storia del nazismo dalla fase che precedette la conquista del potere sino ai crimini contro la classe operaia, le Chiese, gli ebrei, la pace e lumanit. Quando Jackson richiuse la cartella che aveva tenuta aperta sotto i suoi occhi, il presidente del tribunale rinvi la seduta al giorno seguente per linterrogatorio degli imputati. Il primo fu Gring, tracotante, provocatorio, il solo che sfugg alla morte con una pillola di cianuro. Avrei accettato la fucilazione, scrisse in un ultimo messaggio alla corte, ma non posso accettare la corda e morir come Annibale. Le esecuzioni furono dieci, le assoluzioni tre, gli altri imputati furono condannati allergastolo e a pene pi brevi. Vi furono nei mesi seguenti altri undici processi contro magistrati del regime, medici che avevano applicato terapie inumane e spietati membri degli Einsatzgruppen , le formazioni speciali che soppressero decine di migliaia di ebrei in Europa orientale. Molti capirono subito che questa giustizia dei vincitori presentava troppi inconvenienti. Ma sperarono che quei processi aprissero un nuovo capitolo del diritto internazionale. Cos sarebbe accaduto, effettivamente, se anche la maggiore potenza, negli anni Novanta, avesse accettato di sottoporre i propri cittadini alla giustizia del mondo. Ma gli Stati Uniti hanno rifiutato di ratificare il trattato per la costituzione del Tribunale penale internazionale e non vogliono che i loro cittadini siedano sul banco degli accusati. Il bicchiere della giustizia internazionale rimane mezzo vuoto. Settore statale in flessione del 41% rispetto al 2005

Cala il fabbisogno, avanti col risanamento


Padoa-Schioppa: Risultato positivo. Questi dati non autorizzano per in alcun modo ad allentare lo sforzo sui conti pubblici ROMA - Cala il fabbisogno statale in Italia. Nel 2006 sceso a 35,2 miliardi, in flessione del 41% rispetto ai 60,036 miliardi del 2005. Lo rende noto il Tesoro precisando che a dicembre si registrato un avanzo di circa 21 miliardi. Il saldo per l'intero anno 2006 beneficia soprattutto di un afflusso, nel corso di tutto l'anno, di entrate fiscali superiori alle previsioni effettuate fino alla primavera scorsa. Esso frutto anche delle iniziative per il controllo della spesa pubblica assunte con la manovra di bilancio di fine 2005 e con il rigoroso controllo operativo della spesa effettuato a aprtire da giugno 2006, commenta il Tesoro. DATI INCORAGGIANTI - Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, parla di un risultato molto positivo. Il netto miglioramento del fabbisogno registrato - prosegue - costituisce infatti una base solida per l'attuazione operativa della manovra finanziaria appena approvata dal Parlamento. Il ministro per avverte: Questi dati incoraggianti non autorizzano in alcun modo ad allentare lo sforzo di risanamento dei conti pubblici. La politica di bilancio avviata dal Governo deve essere continuata con determinazione, al fine di sostenere in maniera strutturale la crescita del Paese

Iran e nucleare: la radio di Stato critica il regime di ANDREA NICASTRO


A sorpresa la radio di Stato iraniana a criticare la sfida del presidente Ahmadinejad sul nucleare. Il format quello del dibattito tra due tesi contrapposte. Conduttore: un giovane laureando

Gli ultimi istanti di Saddam ripresi con un telefonino

Grida, insulti e scherno sul patibolo

Gli Usa hanno tentato di ritardare l'esecuzione del rais. Aperta un'inchiesta sull'operato delle guardie DAL NOSTRO INVIATO AMMAN Pi che la morte del tiranno, le ultime immagini di Saddam Hussein sul patibolo ne esaltano il coraggio. Un coraggio composto, dignitoso, che risalta ancor pi di fronte all'atteggiamento provocatorio e disordinato dei suoi boia. IL FILMATO - Nelle ultime 48 ore un nuovo filmato, quasi certamente ripreso con un telefono cellulare, fornisce ulteriori dettagli. Con i secondini mascherati che inneggiano all'estremista sciita Moqtada Al Sadr e urlano sguaiatamente al condannato di andare al diavolo. Saddam che recita imperturbabile la preghiera pi classica dei musulmani: Non c' altro Dio che Allah e Maometto il suo Profeta. Loro che inneggiano al padre e allo zio di Moqtada, leader fondatore del partito sciita Dawa, fatti assassinare da Saddam negli anni della dittatura con l'accusa di essere agenti dell'Iran. Quando dalla ventina di spettatori qualcuno ripete ad alta voce per tre volte Moqtada, Moqtada, Moqtada, morte ai tiranni, Saddam, ormai sul patibolo gi con il cappio al collo, gli si rivolge dall'alto verso il basso e gli chiede con disprezzo: questo il vostro coraggio?. La situazione sembra davvero degenerare. L'ESECUZIONE - allora che interviene uno dei giudici del processo, Munqid al Faraon, che richiama tutti alla compostezza. Per favore no dice . L'uomo sta per essere impiccato. Vi prego, per favore, no. La botola si apre mentre Saddam torna a recitare la sua preghiera. Le parole gli si spezzano in gola. Si ode rumore, grida, confusione. Saddam sparito dalla vista. La telecamera mostra la corda tesa, il buio, i gradini di ferro. Poi solo il flash della macchina fotografica permette di vedere la testa del giustiziato, gli occhi sbarrati, il corpo che dondola. L'INCHIESTA - Scene che gettano ancora pi fango contro il gi screditato sistema giudiziario iracheno e che hanno indotto il governo ad aprire un'inchiesta sul comportamento delle guardie. Immagini la cui diffusione certo gli americani avrebbero voluto evitare. In una dettagliata ricostruzione del New York Times sulle ultime 48 ore prima dell'esecuzione, emergono i tentativi dei funzionari Usa per ritardare la morte dell'ex tiranno. Contatti frenetici, riunioni e appelli, che spiegano anche le notizie confuse emerse poche ore prima, quando alcune radio e televisioni di Bagdad riportarono che la pattuglia irachena andata a prelevare il prigioniero nella grande base americana presso l'aeroporto internazionale aveva incontrato difficolt nel farselo consegnare. GLI AMERICANI - Sembra infatti che i funzionari Usa insistessero per il rispetto delle procedure. In primo luogo chiedevano che il premier Nouri al Maliki ottenesse la firma al decreto dell'esecuzione da parte del presidente Jalal Talabani. Questi si detto contrario alla pena capitale in via di principio, pur non opponendosi all'impiccagione di Saddam. Ma comunque non ha firmato. Maliki ha allora deciso di fare ricorso al tribunale religioso sciita e agli ayatollah di Najaf. A loro ha domandato anche la luce verde per l'esecuzione in concomitanza dell'inizio della festa religiosa della Id El Adha. Anche in questo caso, paradossalmente, gli americani chiedevano il rinvio dell'esecuzione di 15 giorni, per evitare di offendere la sensibilit degli imam sunniti. Ma i religiosi sciiti non hanno avuto dubbi. In memoria specialmente delle decine di migliaia di sciiti uccisi per volere di Saddam nelle rivolte seguite alla guerra del 1991 hanno presentato la morte del dittatore come un dono della Id El Adha al popolo iracheno. L'incidente di Capodanno in Indonesia

Aereo disperso, 12 i superstiti


I rottami del Boeing 737 della Adam Air ritrovati sulle montagne dell'isola di Sulawesi: 90 i morti GIAKARTA (INDONESIA) - Ci sono dodici sopravvissuti nell'incidente aereo di Capodanno in Indonesia. I rottami del Boeing 737 della Adam Air partito dall'isola di Giava con 102 persone a bordo sono stati individuati in un'area montuosa dell'isola di Sulawesi. Oltre ai sei membri di equipaggio, sul volo diretto a Sulawesi si trovavano 92 passeggeri, tra cui tre cittadini americani. INCIDENTE - Un'ora dopo il decollo dal 737-400 era partito un segnale di soccorso, poi il velivolo era scomparso dai radar. Secondo le autorit, l'incidente stato causato dal maltempo che imperversa nella regione e che il 30 dicembre costato la vita a pi di 300 passeggeri di un traghetto affondato in una tempesta nelle acque indonesiane. Al momento dello schianto, l'aereo volava a una quota di appena 2.600 metri, invece dei 10mila previsti dalla rotta. Aiutati dagli abitanti dei villaggi vicini, i soccorritori hanno trovato i rottami a 90 chilometri dalla citt di Polewali. I corpi recuperati sono stati

trasportati in elicottero all'aeroporto di Makassar, capitale di Sulawesi meridionale, 200 chilometri pi a sud. TRE AMERICANI A BORDO - Sul volo della Adam Air si trovavano 85 adulti e 11 bambini, tra cui 4 molto piccoli. Gli americani facevano tutti parte della stessa famiglia: Scott Jackson e le figlie Stephanie e Lindsa. Stiamo portando i sopravvissuti a Makassar, ha detto il capitano Hartono, portavoce della Adam Air Ma altre 5 nazioni si contendono il mitico percorso dall'Atlantico al Pacifico

Guerra fredda sul passaggio a Nord-Ovest


I ghiacci polari si sciolgono, corsa alle nuove vie del petrolio, scontro tra Stati Uniti e Canada NEW YORK (USA) Solo contro tutti, ma soprattutto contro gli Stati Uniti, il Canada sta combattendo la sua guerra fredda: quella per il controllo del passaggio di Nord-Ovest. Una leggenda inseguita per secoli senza successo da molti esploratori, la rotta navigabile dall'Europa all'Estremo Oriente attraverso i ghiacci polari sta ora per diventare realt. La letteratura marinara piena di storie di velieri che, tentando di circumnavigare a nord il continente americano, sono rimasti intrappolati nel ghiaccio. Qualche decennio fa, quando qualche superpetroliera americana e i rompighiaccio nucleari sovietici sono riusciti pi volte a transitare dall'Atlantico al Pacifico attraverso la calotta polare, l'impresa ha perso il fascino dell'avventura. Evaporato l'alone della leggenda, l'utilizzo di routine di questa rotta commerciale non , per, mai iniziato. Dopo i primi esperimenti, le societ di navigazione si resero conto che navigare nella morsa di ghiaccio era possibile, ma talmente difficile da rendere l'impresa antieconomica, soprattutto in inverno. Per il prodotto principale candidato al trasporto su questa rotta il petrolio dell'Alaska destinato al mercato americano fu costruito un apposito oleodotto fino alle coste del Pacifico e, per qualche decennio, la questione del passaggio di Nord-Ovest stata dimenticata. Cos anche le dispute di diritto internazionale col Canada che considera l'area un suo mare interno mentre per Washington e gli altri Paesi il passaggio attraverso il Mare di Barings uno stretto sotto controllo internazionale, come quelli di Malacca e Hormuz hanno avuto a lungo il sapore di una pura contesa accademica. Tutto cambiato con lo scioglimento rapido dei ghiacci polari. Compagnie minerarie e petrolifere ora si aspettano di poter perforare con pi facilit i fondali non pi coperti dai ghiacci dell'Artico soprattutto alla ricerca di petrolio e gas: si ritiene che almeno un quarto delle riserve ancora non individuate di combustibili fossili si trovi in quest'area. Fin qui la torta stata spartita tra i cinque Paesi che si affacciano sull'Artico: Stati Uniti (con l'Alaska), Russia, Canada, Danimarca (con la Groenlandia) e Norvegia. Ma ora si fanno avanti altri pretendenti: dalla Svezia all'Islanda. Mentre le compagnie minerarie preparano le loro trivelle, le misurazioni fatte l'anno scorso dagli scienziati hanno dimostrato che, se i ghiacci si ritireranno ancora un po', entro dieci anni il passaggio di NordOvest diventer una rotta percorribile senza ostacoli. A quel punto, sar il boom, visto che il transito attraverso l'Artico consente di ridurre di 7.000 chilometri la rotta fra New York e Tokio. Il pi felice per gli effetti del global warming Pat Broe, imprenditore di Denver, che dieci anni fa, scommettendo sullo scioglimento dei ghiacci, aveva ottenuto dal governo canadese i diritti per lo sviluppo del porto di Churchill, nella baia di Hudson, per il prezzo simbolico di 7 dollari. Col passaggio di Nord-Ovest aperto, Churchill diventer lo scalo naturale delle navi in transito nell'Artico. Broe prevede un giro d'affari superiore ai 100 milioni di dollari. I pi preoccupati sono, invece, i giuristi della Commissione internazionale sulle piattaforme continentali sottomarine, creata nell'ambito della Convenzione dell'Onu sul Diritto del Mare, sempre pi spesso chiamati a dirimere dispute. il caso dell'annoso conflitto tra Danimarca e Canada per la sovranit su Hans Island: uno scoglio di un chilometro quadrato inaccessibile e spazzato dai venti che per importante per la definizione dei limiti delle piattaforme continentali dei due Paesi. I quali hanno gi inviato spedizioni che hanno piantato la loro bandiera su questa microscopica isola a poche centinaia di chilometri dal Polo. Navi militari danesi e canadesi pattugliano l'area per dare sostegno militare alla rivendicazione dei loro diritti. I pi nervosi sono i canadesi. E i problemi pi grossi li hanno proprio con gli Usa, vicino potente, ma anche principale alleato del Canada. Per qualche tempo il governo di Ottawa si era illuso che Washington potesse cambiare linea rispetto agli anni della contrapposizione all'Urss, quando la priorit era la massima libert per le sue navi e i suoi sommergibili nell'Artico, vero confine tra i due imperi. Ora che il blocco comunista

si sgretolato e che la priorit degli Usa divenuta la lotta al terrorismo ragionavano i canadesi l'Artico diventa rilevante soprattutto come mare non pi coperto dai ghiacci attraverso il quale terroristi e trafficanti di droga possono sbarcare sul continente americano. Per qualche tempo l'ex ambasciatore degli Usa a Ottawa, Paul Cellucci, aveva alimentato le speranze di Ottawa sostenendo che nel nuovo scenario strategico gli americani avrebbero anche potuto riconoscere i diritti canadesi sul traffico nel passaggio di Nord-Ovest in cambio di un impegno a un controllo capillare delle navi in transito. Poi, per, il nuovo ambasciatore David Wilkins tornato a rivendicare gli inviolabili diritti di transito degli Usa. Cos il Canada ha deciso di dare maggiore forza alle sue rivendicazioni: alla fine dello scorso agosto l'isola di Baffin stata al centro delle pi grosse manovre aeronavali mai organizzate dalle forze armate di Ottawa a nord del 70 parallelo, concepite come un tentativo di riaffermare la sovranit canadese sulla regione: un'operazione mediatica alla quale sono stati invitati ad assistere anche giornalisti stranieri. Ma alla fine di settembre un rapporto commissionato dal Congresso americano e redatto dallo US National Research Council ha riaffermato i diritti di Washington sul Grande Nord e ha invitato il governo a rafforzare il gi imponente dispositivo militare Usa per difendere i suoi interessi nazionali nel Passaggio di Nord-Ovest, dislocando unit navali nella zona, cos come fa a Hormuz e nello stretto di Malacca. Per i canadesi un pugno nello stomaco. Gi le mani dal nostro Nord ha titolato l'Ottawa Citizen, principale quotidiano della capitale, mentre il governo si reso conto di non avere mezzi efficienti per pattugliare l'area d'inverno: i suoi rompighiaccio sono vecchi e di potenza limitata, gli aerei in grado di atterrare sul ghiaccio, i Caribou e i Buffalo, hanno raggiunto l'et pensionabile. I controlli su lande deserte, ma sterminate (il Canada il Paese pi esteso al mondo, dopo la Russia), sono affidati a poche migliaia di Rangers molti dei quali eschimesi Inuit che, spesso, sono volontari impegnati part-time. Prima delle elezioni, il partito conservatore, che al potere, ha proposto una strategia battezzata Canada First: azione diplomatica pi vigorosa e aumento dell'impegno militare nell'Artico. Ma il Defense Capabilty Plan, il nuovo piano di difesa annunciato dal governo che dovrebbe comprendere anche quattro miliardi di dollari per l'acquisto di nuovi aerei e navi rompighiaccio, stenta a decollare. Riportate critiche ai metodi del colonnello Mader. Che annuncia querele

Party vietati, Guardie svizzere in rivolta


Il quotidiano Independent: proteste dopo le nuove regole. Il comandante: tutto falso ROMA Le festivit natalizie e di fine d'anno avrebbe fatto esplodere nel Corpo della Guardia svizzera risentimenti che, secondo il quotidiano inglese The Independent, covavano da tempo nella caserma vaticana, strategicamente costruita negli anni Trenta fra piazza San Pietro ed il confine di Porta Angelica. Il giornale chiama in causa l'eccessiva severit del comandante, il colonnello Elmar Theodore Mader come responsabile di un progressivo scontento. Una gola profonda avrebbe segnalato al corrispondente del quotidiano che a far traboccare il vaso dell'insofferenza sarebbe stata la decisione del comandante Mader di mettere al bando i tradizionali veglioni che si sono sempre tenuti sulle terrazze delle caserme. Perfino gli ufficiali avrebbero ricevuto l'ordine di evitare ogni cocktail party e non per semplici motivi di sicurezza. Da parte loro gli alabardieri sarebbero particolarmente irritati perch il regolamento che impedisce loro di rientrare in caserma dopo la mezzanotte stato applicato con grande rigidit nel periodo delle feste, mentre lo stesso colonnello Mader passerebbe molte notti fuori del Vaticano. Il comandante Mader, indignato, ha subito smentito attraverso la Sala stampa della Santa Sede e ha minacciato querele. Nessuna disposizione ha assicurato stata data circa il Capodanno se non quella di un prolungamento dell'orario di rientro in caserma. Tra l'altro fa osservare , non vi sono terrazze sul tetto degli alloggi della guardia. Il che vero: esiste solo una terrazza privata di un sottufficiale che si affaccia sul famoso Passetto di Borgo e che praticamente inutilizzata. C' poi la terrazza che copre la palazzina riservata al comandante ed agli ufficiali, quella stessa dalla quale fu fantasiosamente insinuato che il comandante Alois Estermann, assassinato nel 1998 dal caporale Cedric Tornay, sorvegliasse i movimenti di Emanuela Orlandi, quando ancora era un semplice ufficiale. Insomma, le notizie riportate sono tutte false per cui il colonnello si riserva di adire alle vie legali contro chi ha diffuso queste notizie false che ledono il buon nome del Corpo delle Guardie svizzere. E fra le notizie denunciate emerge quella che rischia di provocare una riservatissima

inchiesta interna: il sequestro di venti bottiglie di vino d'annata ai danni di un indispettito alabardiere. Il quotidiano segnala infatti che una guardia svizzera aveva ricevuto per le feste una cassetta di 25 bottiglie. Quando sono tornato nei miei alloggiamenti ne restavano solo 5 ha dichiarato l'alabardiere . Le altre erano state portate via per disposizione del comandante, per uso personale. Ma a prescindere dall'episodio, le accuse rivolte al comandante sarebbero di preferenze estranee alla tradizione del corpo manifestate nel corso di tutto il 2006, in occasione delle varie celebrazioni per i cinque secoli di vita del piccolo esercito mercenario. Impossibile verificare se ci siano state parzialit nella scelta dei collaboratori incaricati di gestire le iniziative dell'anno giubilare che, in ogni caso, hanno prodotto un grande successo di immagine. certo per che il nuovo comandante ha cercato di ovviare alle antiche tensioni fra soldati di lingua tedesca e francofoni, evidenti ai tempi del caporale Tornay, affidando molte responsabilit al suo vice, il tenente colonnello Jean Daniel Pitteloud, originario di un cantone di lingua francese.

Monsignor Frisina, direttore della cappella lateranense firma lo spartito della "Divina Commedia" in scena in autunno in un teatro romano L'Inferno diventa un musical vaticano - dal rock al metal per raccontare Dante Una colonna sonora che toccher anche il gregoriano per il Purgatorio ed esploder nella lirica e sinfonica per il Paradiso. Lo spettacolo andr in tourne CITTA' DEL VATICANO - Musiche punk, rock, jazz e metal per raccontare l'Inferno; il Purgatorio descritto con note ispirate in prevalenza alla mistica gregoriana, ma che con l'avvento del Paradiso esplodono in un trionfo di arie di musica lirica e sinfonica, sia classica che moderna. Ecco, in estrema sintesi, la colonna sonora della Divina Commedia di Dante Alighieri nella versione musical ideata e composta dal monsignor Marco Frisina, direttore del centro liturgico del Vicariato di Roma e della Cappella lateranense autore, tra l'altro, delle colonne sonore di alcune delle pi note fiction trasmesse negli ultimi tempi da Rai e Mediaset ("Papa Luciani, il sorriso di Dio"; "Giovanni Paolo II"; "Callas e Onassis"; "San Pietro", "Don Bosco", "Abramo"). Non un'opera nel senso classico del termine e, tantomeno, un'opera rock, ma una rappresentazione teatrale in grado di raccontare i canti del poema dantesco attraverso una commistione di pi generi artistici che, accanto alla danza, alle scenografie, alla recita e al canto, avr il suo motivo conduttore in un commento sonoro ispirato a pi generi musicali, plasmati sui momenti pi significativi del poema dantesco. Titolo del musical, La Divina Commedia, l'Opera; sottotitolo: "L'uomo che cerca l'amore". La prima assoluta sar rappresentata - col patrocinio del Vaticano, del Senato e della Camera dei deputati - "in autunno in un grande teatro di Roma", annuncia Riccardo Rossi, direttore generale di Nova Ars, la societ produttrice dell'opera. Dopo, inizier una lunga tourne attraverso i pi grandi teatri italiani e che toccher anche importanti citt europee. Due gli atti composti da Frisina, il primo con il prologo e l'Inferno; il secondo con il Purgatorio e il Paradiso. "Nostro principale obiettivo" spiega Rossi " riportare l'immortale poema di Dante all'attenzione del grande pubblico, non solo degli addetti ai lavori, e per questo metteremo in scena una rappresentazione che far leva sulle pi svariate forme artistiche". Agli ordini della regista Elisabetta Marchetti operer un team teatrale formato da 20 cantanti attori, 30 ballerini diretti dalla coreografa Anna Cuocolo, oltre 50 comparse. I commenti musicali saranno eseguiti da un'orchestra stabile di 100 elementi. Per le varie scene saranno usati 250 costumi disegnati da Alberto Spiazzi. Tra gli altri autori, Maurizio Montobbio per le luci, lo sceneggiatore Gianmario

Pagano, lo scenografo Paolo Miccich che, per rappresentare i pi suggestivi ambienti danteschi si avvalso delle pi avanzate tecniche scenografiche che permettono, in alcuni momenti, anche il coinvolgimento degli spettatori. Colossale sar anche lo spazio entro cui agiranno gli attori: 18 metri per 24 per un totale di 650 metri quadrati, "vale a dire" assicurano a Nova Ars "il pi grande palcoscenico teatrale mai realizzato". Tutto il racconto dantesco sar rappresentato da un totale di 150 immagini, proiettati da sei impianti grazie ai quali tutto il pubblico avr la sensazione di agire accanto agli attori e ai ballerini. La scelta dei protagonisti (Dante, Virgilio, Beatrice, ma anche personaggi come Paolo e Francesca, Pia d Tolomei, San Bernardo, Ulisse, Caronte..) ancora top secret. "L'unica cosa certa" spiegano i produttori " che Dante sar interpretato da un notissimo cantante attore italiano. Non escluso che saranno scritturati anche importanti nomi internazionali. Ma ogni riserva sar sciolta nei prossimi giorni perch le prove inizieranno a fine gennaio".