Giampietro D.

Berti

LA DIMENSIONE LIBERTARIA DI PIERRE-JOSEPH PROUDHON

Città Nuova Editrice

IDEE/Sezione Readings Collana a cura di Gaspare Mura

Tutti i diritti di traduzione, di riproduzione e di adattamento riservati per tutti i paesi © 1982, Città Nuova Ed., via degli Scipioni 265 - 00192 Roma

« ...Applaudo di tutto cuore la vostra idea di portare in luce tutte le opinioni; fac­ ciamo una buona e leale polemica; dia­ mo al mondo l’esempio di una informata e lungimirante tolleranza, m a non fac­ ciamo di noi stessi, perché siamo alla testa di un movimento, i campioni di una nuova intolleranza, non posiamo ad apo­ stoli di una nuova religione, fosse pure la religione della logica, la religione del­ la ragione ». P.-J. Proudhon a Marx, 17 maggio 1846. «Cosa stupefacente, la maggior parte dei rivoluzionari, a imitazione dei conservatori che combattono, non pensano che a costruire prigioni ». P.-J. Proudhon. « La libertà: ecco la prima e l’ultima pa­ rola della filosofìa sociale ». P.-J. Proudhon.

P R EM E SSA

È sempre scorretto strumentalizzare un autore a fini politici o anche religiosi. La varietà e le suggestioni del pen­ siero di Pierre-]oseph Proudhon non possono essere infatti intese nel loro valore positivo come pure nei loro limiti reali, partendo unicamente dalla utilizzazione che se. n’è fatta anche di recente per motivi di attualità politica o anche dalla opposizione radicale a tutta la sua figura a cagione del suo più volte proclamato ateismo e anticlerica­ lismo. Del resto, Henri de Lubac in un noto libro, Proudhon et le christianisme (Parigi 1945), da teologo intelligente, ha tentato di penetrare il senso ultimo delle affermazioni anti­ cristiane di Proudhon riconducendole all’orizzonte cultu­ rale in cui si è mosso l’autore nel suo tempo, e, pur denun­ ciando i possibili esiti anticristiani e soprattutto antiecclesiastici del modo in cui è strutturato questo pensiero, ha evidenziato come l’aspirazione alla libertà e alla giustizia proprie di Proudhon non fossero di per sé contrarie ai va­ lori cristiani. Non sembra perciò scorretto, al di là delte professioni di fede « atea » di questo autore, riappropriarsi dei numerosi stimoli fecondi dovuti al pensiero sociale di P.-J. Proudhon. E ciò non per una lettura « strumentale » o « politica», quanto piuttosto per un'operazione culturale, che è lo scopo a cui spera di contribuire questo lavoro. Del resto, nonostante che il pensiero sociale di Proudhon rappresentasse ancora un mito in alcuni strati della cul­ tura europea déll’Ottocento: è noto come il conte Pierre Bezukov di Guerra e pace di Tolstoj incarnasse l'ideale so­ ciale e libertario di Proudhon; come peraltro il suo pen­ siero abbia ispirato il sindacalismo francese fine Ottocento, dall’anarco-sindacalismo di Pelloutier al sindacalismo rivo­ luzionario di Sorel; e nonostante si siano occupati di Prou­ dhon in questo secolo sociologi di rilievo come Pierre Ansart, Georges Gurvitch, fino all’ultimo saggio di Jacques Langlois, Attualità di Proudhon, Milano 1980, il pensiero proudhoniano è stato oscurato dal trionfo del pensiero marxista. Ora, è proprio l’antitesi Proudhon-Marx, che si è manifestata fin

l'intuizione premonitrice. dall'altra. ossia due diverse antropo­ logie. Scontro che tuttora permane e che sottende in fondo due diverse concezioni della persona umana. che polarizza l’attenzione dello studioso. il quale si trova di fronte a due diverse e ben precise concezioni della società e dei rapporti sociali: da una parte. e. ov­ vero filosofia della miseria. « Dalla proprietà al possesso » è la formula di Proudhon. il collettivismo comunista di Marx. l’economia autogestionaria di Proudhon secondo la quale la proprietà deve trasformarsi in possesso da parte del lavoratore di tutti i mezzi che aiutano il suo sviluppo personale e sociale. il federalismo libertario e mutualista di Proudhon. È chiaro che quando Marx. Ciò viene condensato dal Proudhon nel termine: autogestione. a titolo indica­ tivo: Quali sono gli elementi che rendono ancor oggi inte­ ressante il pensiero di questo autore primo Ottocento. è sinonimo di libertà. scrisse la Miseria della filosofìa per combattere e ridicolizzare le critiche che Proudhon gli aveva mosso l’anno precedente nel Sistema delle contraddizioni economiche. con l’abolizione dell’economia di mercato. intesa come totale statizzazione dei mezzi di produ­ zione di Marx. E quindi a due diverse e opposte concezioni della funzione dell’economia nella società: da una parte. piuttosto crearne uno nuovo e peg­ giore. con la conse­ guente valorizzazione dell'economia di mercato che sola può impedire allo Stato di divenire Stato-padrone — come di fatto avviene negli Stati del socialismo reale — e soffoca­ tore delle libertà individuali. rivelatasi poi esatta nei Paesi del cosiddetto socialismo reale. secondo il quale il possesso. allargato a tutti i lavoratori. che espropriare il lavoratore di tutti i mezzi di produzione non significa abolire il capitalismo. significa né più né meno che la fine della libertà. l’economia di Stato. che non dobbiamo intendere iden­ tificandolo con modelli autogestionari fin qui realizzati. bensì come ideale ispiratore di un'economia decentrata a 10 . dall’altra. ma dello scontro tra due diverse concezioni dell’economia. esponente di un socia­ lismo riformista ante-Marx e anti-Marx? Anzitutto. ma possiamo qui chiederci. L’esposizione attenta di alcuni principali momenti del pensiero di Proudhon la si potrà trovare nelle pagine del presente lavoro. si trattò allora non di una po­ lemica casuale. la certezza che la pianificazione eco­ nomica da parte dello Stato.Premessa dall’inizio nei rapporti tra questi due autori. dei rapporti sociali e della politica. che riproporrà nuove e più temibili alienazioni: il capitalismo di Stato. In secondo luogo. nel 1847. originario della campagna francese.

Pino a che punto il personalismo mounieriano può ritrovarsi nel libertarismo di Proudhon? Qual è l’antropologia che fa da supporto alla sociologia di Proudhon e alla filosofia comu­ nitaria di Mounier. ma indub­ biamente interessante perché condurrebbe inevitabilmente a ripensare il valore primario della persona umana. provocatorio. che non vuol dire affatto individualismo. per il quale la persona resta il valore assoluto e non può mai divenire una variabile dipendente dalla società. ma viceversa dalla società verso la persona. Quando Marx criticava aspramente Proudhon come piccolo-borghese per­ ché intendeva il progresso sociale non nel senso da lui voluto. coglieva bene l’elemento prevalentemente personalista del Proudhon. anche nel suo essere sociale. Personalismo. Si tratta quindi per Proudhon di un sistema sociale e politico non totalitario. Infine. ossia dalla persona verso la società. G. come nel marxismo.M. . ma valoriz­ zazione della persona umana anche e soprattutto nella sua dimensione sociale. come giustamente ha fatto rilevare il Langlois nel saggio citato. si badi bene.Premessa 11 cui deve corrispondere uno Stato che non assuma tutto il potere. E qui diverrebbe interessante aprire il discorso sulle affinità e differenze esistenti tra Proudhon e il personalismo comunitario di Emmanuel Mounier. e sono esse compossibili? Ma questo è un discorso ancora tutto da fare. ma federativo — oggi lo diremmo pluralistico — in cui l’elemento della società civile ha la netta preminenza sulla società politica. ma che sia puramente arbitro degli inevitabili conflitti sociali. non è da trascurare l’elemento « personali­ sta» insito nella riflessione del Proudhon. si.

il che è un punto di vista completamente diverso da quello consueto3. ma anche una sco­ perta ignoranza delle sue idee.IN T R O D U Z IO N E Nella storia del socialismo. il posto di Pierre-Joseph Prou­ dhon non è stato ancora messo nella sua giusta luce. Nascerebbe da qui il suo anarchismo ribellistico. E sen­ z'altro inaccettabile infatti che ancora oggi il giudizio su di lui ricalchi senza appello quello formulato cent'anni fa da M arx1. è l'iniziatore di una corrente di pen­ siero che. diviso tra gli interessi del proletariato e quelli della classe media. contro l'ordine esistente2. In Italia. a chi si ponga seriamente l’intento di studiarlo. morale oltre che politica. è possibile ripensare la storia del socialismo . la natura della sua pro­ testa. Si tratta di un'interpretazione sostanzialmente errata. in cui non gioca solo il pregiudizio marxista. Egli. Perciò l'immagine riportata da molta storiografia è sempre quella di un uomo rivolto al passato. non viene a identificarsi per nulla con il marxismo. Egli infatti ha formulato per primo alcune ana­ lisi fondamentali sulla società capitalista. ad esempio. tutte avendo in comune la convinzione che egli sia stato incapace di comprendere il mondo moderno segnato dall'irreversibile rivoluzione industriale. pur essendo completamente dentro la tradizione socialista. Altre interpretazioni non si discostano molto da quella marxista. soprattutto. non si presta a confuse interpretazioni. Eppure Proudhon. Di conseguenza. l'esiguità degli studi che gli sono stati dedicati è la causa della ripetiti­ vità stereotipa dei giudizi sul suo pensiero che si riscontra in tutte le storie del socialismo. tenendo presente questa fondamentale demarcazione. indicando nello stesso tempo al movimento operaio le direttive di fondo per la sua emancipazione. Un giudizio che lo vuole rappresentante socialista della piccola borghesia e perciò teorico confuso e contrad­ dittorio. la sua ope­ ra anzi induce a considerarlo uno dei massimi pensatori del socialismo. più che al presente e al futuro.

È consuetudine storiografica infatti legare la nascita della consapevolezza teorica del riformismo alla svolta revisionista. Occorre dunque ripensarlo come ima volontà posi­ tiva volta alla trasformazione del mondo che non muova da presunte leggi oggettive della storia. ma anche . si chiarisce il nodo problematico del rap­ porto fra riformismo e rivoluzionarismo. tuttavia la posizione anarchica nei confronti del po­ tere non è solo quella della sua non considerazione. In questo senso Proudhon pone il problema della realizzazione del socialismo al di là dell'improbabile determinismo economico. ossia come soluzione deficitaria ed errata. ren­ dendo possibile al socialismo la reale comprensione delle conquiste liberali e la loro assimilazione fino a renderle stru­ menti operativi dell'emancipazione delle masse oppresse4. non data certo dal Manifesto del Partito Comunista e non può esaurirsi nella disamina mar­ xista. quello proudhoniano appunto. anche il concetto di rivoluzione intesa come conquista poli­ tica del potere. ed è la naturale conse­ guenza del rifiuto dell'atto di fede nella necessità storica. se inteso come aspirazione alla li­ bertà e alla uguaglianza. postulato e puntualmente smentito dalla storia. Ci si dimen­ tica con ciò che è esistito anche un riformismo. quella del potere. rispetto al marxismo. di Marx. che esce dal dilemma tra conquista vio­ lenta del potere e conquista moderata.14 Introduzione secondo una periodizzazione molto divergente da quella pro­ posta dall'autore del Capitale articolata. In effetti il socialismo. a tutto vantaggio di un’interpretazione del riformismo come socialdemocrazia secondintemazionalista. tra l'altro dedotta da un’analisi del capitalismo oggi superata. Soprattutto attorno a questa fondamentale questione. Su questa via essa scinde il destino storico del movimento emancipatore dal pathos giacobinista. tra il socialismo umanitario e filantropico e il socialismo agguer­ rito e maturo « dopo Marx ». Ma nep­ pure completamente con il rivoluzionarismo anarchico. Il rifiuto della teorizzazione ideologica della conquista del potere viene anzi posto da Proudhon quale condizione imprescindibile della realizzazione della società senza classi. sullo spartiacque tra la fase utopistica e la fase scientifica. ancora ima volta. L’ipotesi del socialista francese rifugge quindi. per fondarsi invece sull'« indifferenza » programmatica nei confronti di ogni azio­ ne volta al dominio. Il riformismo non autoritario concepito dal socialista francese non coincide dunque con quello marxista. Ci si dimentica dunque che è esistito un socialismo rifor­ mista non necessariamente autoritario. com’è noto. Con quest’ultimo condivide 1’« indifferenza » nei confronti del potere.

sempre comprensivi di tutte le dimensioni della realtà sociale e in questo senso più che presentarsi come un’ideologia ben definita. si aggiunge l’evoluzione stessa di Proudhon che da un democraticismo venato di socialismo. Fondando su altre basi da quelle marxiste l’interpreta­ zione della storia del socialismo. perché pone nel socialismo l'esistenza non solo della discriminazione fra rivoluzionarismo e riformismo. ma non in modo lineare. e una corrente autoritaria nata con il revisionismo socialdemocratico. dal giacobinismo al lenini­ smo. inoltre. In ogni caso. cosi esiste una duplice tradizione riformista. consente anche una più lucida identificazione teorica e storica dello scrittore di Besançon. inclina. tra Proudhon e il pensiero libertario esiste una similarità netta­ mente superiore a quella esistente nei confronti del marxi­ smo. fra le tradizioni del libera­ lismo e quelle del socialismo fin allora contrapposti. Questo sforzo di cogliere la realtà sociale nel suo infinito svolgimento non è privo talvolta di incertezze metodologiche e concettuali. ma anche tra autoritarismo e libertarismo.Proudhon: varie interpretazioni 15 e necessariamente della sua distruzione. In base a questa chiave interpretativa è possibile comprendere tutta l’importanza del pensiero proudhoniano. A questa intrinseca difficoltà di interpreta­ zione. negli anni cru- . La tradizione rivoluziona­ ria può intendersi divisa tra la corrente autoritaria che va passando attraverso il marxismo. Cole. al binomio socialismo-libertarismo. e ciò giustifica in sede critica la problematica definizio­ ne di Proudhon quale primo teorico dell'anarchismo5. in una continua contrapposizione e intersecazione di piani alla fin fine riconducibili. a partire da Proudhon si deve proporre dunque ima sorta di quadripartizione. e per questo offre un ventaglio in­ terpretativo assai ampio. perché come esiste ima duplice tradizione rivoluzionaria. che si rapporta tanto all’anarchismo quanto al riformismo socialista. Questa ripartizione. La tradizione riformista può intendersi a sua volta divisa fra una corrente cominciata con Proudhon per conti­ nuare poi con Malon. Ciò è confermato dalla ricchezza dei suoi contenuti. Il suo pensiero intende porsi in effetti come estremo equilibrio fra le ragioni della libertà e quelle dell’uguaglianza. Russell. Merlino. che risultano di ostacolo all’interpretazione del­ la sua dottrina. la teoria proudhoniana può essere vista come ima riflessione continua sulla realtà a par­ tire dalla convinzione della sua irriducibilità ad ogni sche­ matizzazione 6. fra la critica al capitalismo e il riconoscimento delle libertà indi­ viduali in esso contenute. e la corrente antiautoritaria deH'anarchismo iniziata da Bakunin.

è stato identificato dal sindacalismo rivoluzionario come nume tutelare e intellettuale di Sorel e riscoperto infine dal socia­ lismo consiliare come iniziatore dell’autogestione operaia8. Pi y MarDopo la rinuncia di Amedeo di Savoia alla corona di f all15. come lo testimonia la stessa Intema­ zionale in Spagna dopo il 1869-187019. è stato salutato dalla destra francese come teorico dell’autorità familiare e riconosciuto dai socialisti liberali come loro precursore. 'influenza proudhoniana non si fece comunque sentire solo nell'ambito propriamente democratico. ma anche socialista e soprattutto anarchico. so­ prattutto dopo il 1868. ritenendo che occorresse invece per la nostra penisola una rivoluzione sociale a carattere contadino10. il pensiero proudhoniano contribuì certamente a determinare. ricorderemo intanto la grande suggestione da esso esercitata in alcuni rappresentanti del Risorgimento italiano della tendenza federalistica. pagna. che permeerà gran parte del movimento operaio spa­ E . Le stesse vicende personali intrecciate alla sua militanza politica lo hanno fatto apparire sia rivoluzionario. oppure stron­ cato dai marxisti quale piccolo borghese. La reacción y la revolución — che si rifaceva in pieno alle tesi del francese — rappresentò « una ietra miliare nella storia del pensiero politico spagnolo » 18. Queste idee — che sottolineavano l’indispensabile preceden­ za della rivoluzione democratica sulla guerra d’indipenden­ za — influenzarono assai personaggi come il Ferrarin. Grande importanza ebbe Proudhon anche in Spagna. Anche se l’esperimento repubblicano-federalista durò pochissimo. Cosi egli è stato discus­ so in quanto fondatore del pensiero anarchico. attraverso la mediazione di Pi y Margall. socialisti e operai europei del secolo scorso.16 Introduzione ciali intomo al '48 (precisamente gli anni dal '46 al ’56). Si sa che Proudhon era contrario all’unità d’Italia. Il sindacalismo anar­ chico. sia difen­ sore dell’ordine costituito. auto­ nomistica e socialista9. fu proclamata nel 1873 la repubblica e posto a suo presidente proprio il Pi y Margalllé. che sarà per molto tempo di ispirazione libertaria e um anitaria14. L’opera del Margall. Dando per scontata la sua ascendenza sul mo­ vimento anarchico internazionale. il Montanelli13. È tramite questo filone di pensiero che penetra in Italia il socialismo. una coscienza pubblica democra­ tica I7. ad un anarchismo radicale sul piano della critica politica7. Le sue idee federalistiche ispirarono imo dei massimi democratici spagnoli dell'epoca. senza che sull’una o l’altra defini­ zione converga un giudizio unanime. La varietà delle interpretazioni è confortata dalla diversi­ ficata influenza che il proudhonismo ebbe su alcuni impor­ tanti esponenti democratici. il PisacaneI2.

Sono i massimi rappresentanti del populismo a esserne portatori. ma anche al Belgio e in genere a tutti i paesi di lingua latina29. il Preambolo e gli Statuti — era di netta ispirazione proudhoniana. « l'emancipa­ zione dei lavoratori deve essere opera dei lavoratori stes­ si »27. Anche qui è determi­ nante la visione del federalismo e del decentramento. Prima Belinskij 21. che poi Marx elaborò nei famosi tre testi — L’indirizzo inaugurale. L’originario documento steso in quell’occasione. in primo luogo. anche la Russia vede una significativa diffusione del proudhonismo. . Qu’est-ce que la propriété? e De la création de l’ordre dans l’humanitén.Proudhon: varie interpretazioni 17 gnolo. nella prassi pedagogica infine24. che si ispira all’omonima opera di Proudhon. come. dall’altra l’orga­ nizzazione economica (il sindacato) 3°. nel suo protagonista. Basti pen­ sare alla originaria concezione sovietica — cioè la democra­ zia dei consigli — che realizza l’idea di fondo del superamen­ to della rappresentanza. Oltre alla Spagna. A lui infatti si rifacevano i dele­ gati francesi riunitisi a Londra con i capi tradeunionisti in­ glesi per dare vita alla Prima Intemazionale26. una visione che starà poi alla base del socialismo decentraliz­ zato delle « comunità di villaggio » a. prima che la scissione volu­ ta dai marxisti rompesse questa unità dividendo in due di­ stinte organizzazioni il movimento dei lavoratori: da una parte l’organizzazione politica (il partito). i suoi debiti nei confronti del filosofo francese: nel titolo. riprenderà i fondamentali concetti libertari del decen­ tramento. diventata poi celebre. superamento che sta alla base del­ l’autogestione da lui per primo elaborata25. Essa attraverserà tutta la seconda metà dell’Ottocento per riaffiorare durante la rivoluzione del '17. L’influenza antiautoritaria nella Prima Intemazionale non si limitava comunque solo alla Francia. ad esempio. poi Herzen e Cemysevskij subiscono il fascino delle opere di Proudhon. paese in cui aveva la massima b ase28. Il tolstoiano Guerra e pace tradisce. Ma certamente dove le idee di Proudhon troveranno la massima risonanza sarà soprattutto nel movimento operaio e socialista francese. numerosi. Non occorre ricordare poi che questa influenza si allarga a tutto l’anarchismo russo. Si può dire senz’altro che qui il suo peso fu duraturo e determinante. le cui idee sono chiaramente ispirate a quelle anarchi­ che. come lo documenta la frase. Interessante è ricordare poi il rapporto Proudhon-Tolstoj. a cominciare da Bakunin e Kropotkin. Si deve infatti al proudhonismo se la Prima Intemazio­ nale mantenne il suo carattere di associazione economica non disgiunta da quella politica. dell’autonomia e del federalismo20. il conte Bezukov.

si sono esplicitamente richiamati allo scrittore di Besançon34. più: ripren­ dendo in parte quello scaturito dalla prima rivoluzione fran­ cese. Per Proudhon il problema fondamentale della conoscenza risiede nella difficoltà che l’uomo ha di abbracciare e di com­ prendere la simultaneità dei fattori che intervengono innu­ merevoli nello svolgimento della realtà. Il m etodo La peculiarità del pensiero proudhoniano deriva in gran parte dalla metodologia adottata. l’antistatalismo. il Partito operaio possibilista. le principali tematiche proudhoniane — il vo­ lontarismo. che risulta ancor oggi ori­ ginale. Come si vede anche da quest’ultima men­ zione. Soprattutto attraverso Pelloutier e gli intellettuali della Confédération général du travail. non si spense in Fran­ cia la corrente di idee a lui ispirata. Fernand Pelloutier35. Cosi pure l’iniziatore del secondo. però. esponenti di primo piano rispet­ tivamente del Guild Socialism in Inghilterra e del socialismo liberale in Italia. il fede­ ralismo — sono troppo lontane dalla concezione strumental­ mente politica che il marxismo ha del sindacato. Infatti. ad esem­ pio. era decisamente un’idea filiata da Proudhon32. Essa attraversa senza soluzione di continuità tutta la sua opera ed è quindi da questa metodologia che bisogna partire per enucleare le direttive di fondo del suo pensiero. il separatismo operaio. Pure Cole38 e Rosselli39. la multiformità divergente e contraddittoria della for­ tuna di Proudhon fa scaturire uno spettro interpretativo ampio e problematico. hanno riconosciuto il loro debito verso il socialista francese. Dopo la tragica esperienza del 1871. di schematizzazio­ . Georges Sorel e il suo discepolo Edward Berth. la sua maggiore espressione nello sviluppo del sindacalismo rivoluzionario e dell'anarcosindacalism oI teorici del pri­ mo.18 Introduzione Va ricordato inoltre che molti esponenti della Comune di Parigi si riconoscevano nelle idee dello scrittore francese31 senza contare che il modello politico comunardo. che si rifaceva ad un mutualismo moderato. La scienza per pro­ gredire ha bisogno di concettualizzazioni. fondato da Paul Brousse. il pen­ siero di Proudhon condizionerà in maniera rilevante non solo l’anarcosindacalismo ma anche l’intero sindacalismo ri­ voluzionario 3Ó . Lo dimostra. Essa trovò. contribuendo in modo decisivo a distaccare quest’ultimo dalla teoria e dalla prassi politica del marxi­ smo ì7. fondatore delle Bourses du travail.

si bilanciano tra loro. è un sistema pre­ costituito perché invece di attendere i fatti li anticipa4é. convertendolo da una ricerca « aperta » a una forma chiusa. non può pretendere di essere esaustiva perché non esiste la possibilità di una totale razionalizzazione della realtà. Il sistema hegeliano. Proudhon riconosce dei limiti alla conoscenza umana. o con altri termini antinomici. tuttavia questa razionalità. Diventa perciò comprensibile la sua critica alla dialettica di Hegel. Ogni sintesi è oggettivamente impossibile perché i termini antinomici sono come « i poli opposti di una pila elettrica (che) non si di­ struggono.La metodologia proudhoniana 19 ni. ne indica al contrario il grado più basso » 42. ma non dare ragione e spiegazione della natura ultima dei fenomeni. il che conduce a nuovi risultati »44. e quindi ogni volontà di risoluzione definitiva non può risolversi che in due modi: o nel fallimento o neH’arbitrio del potere. nel senso che essa può spiegare il rapporto tra le cose. di per sé « intessuta di contraddizio­ n i» 41. Mentre questi definisce la realtà nella forma tria­ dica di una tesi e di una antitesi le quali si risolvono in una sintesi superiore. egli precisa. di precisione. L’esperienza umana. « è molto più complicata di quanto si pensi »43. che sarebbe la loro morte. Cosi . non può che essere fondata obiettivamente40. Sotto l'influsso kantiano. Proudhon afferma che proprio le opposi­ zioni e le antinomie sono la struttura stessa del reale e che « l’antinomia non si risolve: là è il vizio fondamentale di tutta la filosofia hegeliana. variabile a seconda dello sviluppo della società » 45. Questa consapevolezza fa di Proudhon un teorico avver­ tito e disincantato del socialismo perché lo pone lontano da ogni sogno utopistico di rigenerazione totale e di meta­ morfosi antropologica. secondo Proudhon. Il problema consiste nel trovare non la loro fu­ sione. La società. in quanto tale. che deve es­ sere il fondamento costante della ricerca. I due termini che compongono l’antinomia. ma nello stesso tempo ogni fissità pregiudica l’avanzata stessa del sapere. lungi dall’indicare la più alta potenza dell’essere. ma il loro equilibrio inces­ santemente instabile. La scienza rappresenta di fatto ima lotta contro ogni for­ ma di arbitrio e. di ordine. non può risolversi in dati elementari prestabiliti per­ ché « il semplicismo. Si precisa cosi il senso del suo problematicismo tutto cen­ trato sull’idea che il progresso della scienza si identifica con la consapevolezza dell’impossibilità di pervenire a soluzioni integrali. Biso­ gna perciò riconoscere fino in fondo la limitatezza dell'uomo e perciò la sua impossibilità a risolvere definitivamente ogni problema.

le opposizio­ ni reali con il termine «antinomia» o contro-leggi. beninteso. Ecco perche la ricerca proudhomana è costituzionalmente una ri­ cerca « aperta ». essa tende ad essere un pluralismo sociologico sempre più realistico. concrete. fisiche. con Hobbes. per cosi dire. diversamente queste stesse opposizioni. non dogmatica. Insomma la sin­ tesi. ali onnipotenza dello Stato. intrinsecamente libertaria. in ima ricerca incessante. perché si sostanzia . all’assolutismo governativo. Rispetto alla dialettica hegeliana. Non si tratta. . dal discorso ìaiettico consistente precisamente nell'analizzare tali oppozioni. di aderire al movimento reale delte cose e del loro svolgimento50. essendo indefinito lo sviluppo stesso della società52. una ri­ cerca estremamente sottile e sfumata delle leggi di compo­ sizione e combinazione dei fattori della realtà. « non distrugge realmente ma for­ malmente. In questo senso. ma scoprire le leggi proprie della socie­ tà in modo da restituire a questa la sua autonomia persa con la nssazione istituzionale della ripetitività autoritaria. di una filosofia eclettica — tra i altro m voga proprio in quegli anni in Francia — ma di una concezione sociale che si prefigge di essere scientifica perché tende a riflettere l’infinita complessità della società per libe­ rarla da ogni soffocante sintesi unitaria. alla subalternità dell’individuo » 4?.ur? esita a cercare e accogliere la diver­ sità mmetodo tutti i che suoi non dettagli. da imporre con forza alla realtà. L ostilità di Proudhon verso tutti gli a priori lo spingerà sempre più a cercare una metodologia capace di intendere specmcamente il movimento stesso della realtà nel suo farsi. per sua struttura rivedibile e correggibile. la tesi e l’antitesi » 48 ed essa può farsi valere solo trasformandosi in una volontà egemonica di potere. « colto. Perciò « Hegel conduce. io SiVa dialettica. . Proudhon distingue la realtà. non tanto inventare una lo­ gica. sul fatto »51. quella di Proudhon si spe­ cifica invece come un metodo di analisi dei rapporti.20 Introduzione la sua sintesi è del tutto fantastica e arbitraria: « La formula hegeliana non è una triade che per il buon piacere o l’errore del maestro il quale conta tre termini là dove in effetti non ne esistono che due perché non ha visto che l’antinomia non si risolve in quanto essa indica una oscillazione o antago­ nismo suscettibile soltanto di equilibrio »47. e innoli i COn p riferirsi all'espressione della realtà delle cose ena loro fattualità. afferma Proudhon. occorre. che è a sede delle opposizioni reali. .fagli definisce quindi. kantianamente. per lui. un idea sia pure rivoluzionaria e libertaria. oi tratta dunque di un metodo fortemente empirico che consente all'osservatore di seguire le infinite composizioni e scomposizioni della realtà.

Tuttavia poiché comple­ mentarità. dimostrano di per sé l’impossibilità di ogni sintesi a priori e di conseguenza l’impotenza oggettiva di ogni regime sociale volto alla loro forzata mediazione. Si spiega quindi perché non vi è in Proudhon un’assolutizzazione del suo stesso metodo. ma argomentate nel di­ scorso. Secondo Proudhon è necessario inoltre vedere quale « struttura » sia sottesa alla legge delle antinomie. una « riconciliazione imi versale attraver­ so la contraddizione universale »_56. sono da lui definite con il termine contradictio. quale inte­ razione reciproca le colleghi. quale totalità le comprenda. sono tanto reali quanto le polarizzazioni e le anti­ nomie. anche. dei suoi principi anti­ tetici e delle sue forze antagonistiche »54 perché questa teo­ ria dei contrari. È necessario piutto­ sto che la scienza sociale e la riflessione filosofica si orien­ tino contro ogni forma di universalismo astratto riconoscen­ do invece il principio della logica binaria dell'antinomia. ancora. essendo espressione dell’opposizione reale delle cose concrete. « non è l’unica for­ ma della natura. pur agendo con potenza incomparabile nel controllo razionale delle nostre opinioni. e per conseguenza la sola legge dello spirito » In coerenza con i propri presupposti. linfa vitale della società e della libertà57.La metodologia proudhoniana 21 quando non sono più colte sul fatto. Ciò non significa naturalmente che l’empirismoì e il rea­ lismo dialettico di Proudhon non abbiano dei limiti e che egli non cerchi. e perciò secondo un principio di progressione. la sola rivelazione dell’esperienza. pur nella conservazione degli squilibri. Perciò il sistema delle antinomie è il metodo impiegato da Proudhon per interpretare la società54. il metodo stesso di Proudhon è nei suoi principi antiassolutistico in quanto che la filosofia viene con­ cepita soltanto come metodologia. Egli è ben lontano dal dichia­ rare che il mondo reale si possa risolvere solo nella descri­ zione « dei suoi elementi irriducibili. cioè come logica delle scienze. e reciprocità di pro­ spettive. con­ trodiscorsi53. E qui infatti sta tutto lo sforzo teorico di Proudhon: nel ricercare l'equilibrio dei contrari senza far scomparire la contraddizione. Occorre cioè trovare quel criterio di unità che le associ per analogia secondo un principio di serie. Secondo Prou­ dhon. a ri­ chiedere la scoperta di procedimenti capaci di esprimere appunto la conciliazione pur all'interno della contraddizione. La dialettica proudhoniana si pre­ . Le an­ tinomie. e implicazioni scambievoli. ecco che è proprio l’esigenza realistica. cosi come non si può definire il metodo scientifico attraverso una « deduzione dialettica delle nozioni »^. non si può pretendere di costruire una nuova realtà sociale con dei pretesi « a priori della ragione ». infatti.

La serie si costituisce cosi come una « totalizzazio­ ne nella diversità. ha una traduzione ideologica immediata. fosse pure l’assoluto della libertà. di uno « sperimentare realista ». Questo va superato cogliendo appunto le forze coesive imma­ nenti alla dialettica sociale. ne la pluralità con l’esclusione dell’unità. deve realizzare per Proudhon un duplice compito: da una parte. Proudhon si riconnette con ciò a Fourier e precisamente all’intuizione della serialità quale principio direttivo del metodo delle scienze sociali. . che deve definire la diversità tra « il metodo sillogistico e il me­ todo sperimentale e obiettivo»63 assumendo appunto come suo fondamento l’idea che ogni fenomeno vada considerato non solo in se stesso. intuizione già enucleata ap­ punto dall’utopista francese62. vale a dire come sapere organizzato secondo un principio di strutturazione. è anche vero che non ci si può smarrire nel particolarismo. in quanto nessuna interpretazione teorica può risolvere e spiegare del tutto la fattualità del reale. proporsi come un principio di strutturazione del reale. Questo rifiuto oppone Proudhon a ogni ideomania che pretenda di enucleare la genealogia delle idee al di fuori del­ . ma libertà nell’ordine e indipendenza nell'unità » Un sistema che esclude dunque qualsiasi forma di assolutismo. la scienza dell’individuale deve saper essere anche scienza della seria­ lità »61. Questa dialettica seriale. La prima si specifica come rifiuto di assolutizzazione concettuale. perché quest'ultimo non sarebbe.22 Introduzione cisa pertanto come dialettica seriale. Cosi « la scienza dei particolari deve con­ testualmente saper essere scienza delle situazioni. Se dunque il principio di divisione e individuazione costituisce « la prima condizione della possi­ bilità di una scienza b60. autocontraddicendosi. Nel siste­ ma sociale auspicato da Proudhon si dovrà perseguire infatti « uno stato di uguaglianza sociale che non sia né comuniSmo. accertare la dinamica della differenziazione degli elementi costitutivi di un insie­ me. Precisamente. L’intento di comprendere la diversità nell’unità. ne frazionamento. la quale non è l’unità con l’esclusione della pluralità. si dovrà elaborare una scienza sociale che sappia essere al tempo stesso scienza del particolare e scienza del generale. ma simultaneamen­ te 1 una e l’altra » <*. si afferma cioè come un’idea completa di totalità. dall’altro. Nd concetto di « serie » emergono subito due dimensioni « ideologiche ». che la negazione della libertà stessa. ma anche in riferimento all’intreccio delle relazioni che lo costituiscono e lo rapportano a un de­ terminato campo di situazioni. né anarchia. per conservare entrambe le istanze. in sede teorica. nel senso che questo sottostà e collega le antinomie a un dato livello dell’evoluzione sociale.

perché tale separazione è di per sé impossibile68. ha lo scopo di vanificare ogni dogma­ tismo. a porsi come estrinsecazione della libertà nel suo infi­ . la ragione e la giustizia » 61. questa coscienza. la forma proporzionale delle parti. nella strutturazione dello svolgimen­ to storico-sociale. ogni esistenza » 75. In altri termini. nella formulazione del federalismo pluralista proudhoniano. La consapevolezza di non poter disgiungere il reale e l’ideale. Ciò vuol dire che la società perde ogni senso di giustizia se non ha questa consapevolezza. che a sua volta non può darsi come definitiva e integrale. Il rapporto è infatti una struttura che determina « in ultima analisi. volto appunto a costituirsi come sistema « aper­ to » capace di far convivere più tendenze di per sé contraddit­ torie. Questa sintesi. ogni forza.La metodologia proudhoniana 23 l’esperienza umana. Sta dunque in questo orienta­ mento il presupposto del suo tanto discusso « ideorealismo »71 che vuole proporsi al tempo stesso come strumento conoscitivo e produttivo perché « la serie è la forma della facoltà intellettiva. dimostrando l’intima connessione esistente fra la di­ mensione spirituale e quella materiale70 al fine di impedire ogni separazione artificiale. porta Proudhon ad affermare che « organizzare la società è descrivere (appunto) una serie: serie insieme reale e idea­ le » ®. ha un posto fondamentale. Ne discende immediatamente che tale real­ tà non è « sostanziale né causativa » 73 e quindi è priva di un potere integrale di determinismo in quanto si presenta di fatto come « insieme di rapporti »74. non è materiale né ideale perché nella realtà sociale « lo spiritualismo schiaccia i fatti e i fatti schiacciano il ma­ terialismo »66. Anche qui si può cogliere subito un’altra traduzione ideo­ logica relativa proprio al concetto di rapporto. nella sua « unità di composizione ». di un rapporto commutativo: « ciò che la società cerca è l’equilibrio delle forze naturali »76. nel senso di una loro sostanziale equivalenza. un concetto che. ogni realtà. in sé. È in tal senso che si pre­ cisa l’idea di uguaglianza: come idea di un rapporto recipro­ co. Il fatto. La società esiste tramite l’unità indissociabile dell’azione collettiva che implica « la vita. Questa logica di equili­ brio e di reciprocità sta alla base del federalismo pluralista di Proudhon. i quali non pos­ sono essere ricondotti a ima spiegazione puramente ideali­ stica né ad una spiegazione puramente materialistica. la serialità si specifica come scienza della fenomenologia dei fatti. Non esistono cioè elementi più importanti e decisivi di altri nella formazione della realtà. e la legge della facoltà industriale »71. ogni fenomena­ lità. il lavoro. La seconda dimensione ideologica si specifica invece come sforzo teorico teso a individuare all'interno della serie stessa. la co­ scienza individuale e collettiva.

Ciò significa che ogni sviluppo avviene solo attraverso una dialettica di conflitti e di soli­ darietà. alla fin fine. Perciò la legge seriale. in cui si rivela l’attività di una forza organizzatrice. ma al contrario come esaltazione del parti­ colare e dell’individuale. la « se­ rie » «°. una con­ tinua moltiplicazione e trasformazione della serie. conduce a una unità pluralista e ad una perenne tensione dinamica. affermando che vi è indipendenza fra i diversi ordini di serie. e di ogni vita e di ogni libertà. alla società. Il prin­ cipio di serialità. una catena di coppie antinomiche di cui l’oppo­ sizione rappresenta la fonte di ogni movimento. cre­ scita. L’uguaglianza. un principio organico di simultanea differenziazione e associazione. Nello stesso tempo. annuncia in pari tempo la legge della reciprocità e dell’equivalenza che è alla base del mutua­ lismo economico-sociale da lui proposto.24 Introduzione nito movimento. comunque. nega « l’idea di una scienza uni­ versale »81 e perciò l’idea che possa costituirsi anche nel . ne deriva che esse si danno solo come continuità perché « chi dice pro­ gresso. Essa. dice necessariamente successione. è possibile arrivare anche a quella della libertà intesa come pluralismo. si arriva a capire pure che questa stessa dialettica esprime la necessità di un principio di coordinazione che « esclude di per sé la gerarchia »77. allo spi­ rito. a partire da questa valenza ideologica dell’uguaglianza. La dialettica seriale appare dunque come ima legge di progressione e di organizzazione. Una dialettica. « non è affatto una condizione fissa. la realtà sociale è insomma. addizione. Con il metodo seriale si può giungere alla consapevolezza ideologica dell’uguaglianza sociale perché. di una legge creatrice di unità e di progresso: la legge seriale. si tratta dunque. infine serie » 79. Il pluralismo è dunque il corollario logico della serialità. In questo senso il concetto di serie implica di per sé la pluralità della serie e quindi comporta la pluralità della conoscenza nella sua infinita e sempre mutevole interdisciplinarità. ma la media algebrica di una situazione sempre mobile »7S. moltiplicazione. un processo generale di crescita comune al mondo materiale. passaggio. non potendosi concepire le serie come unità di dati strutturali fissi. Ora. Infatti il concetto di ugua­ glianza non si specifica in Proudhon come mero appiattimen­ to e uniformità. differenze. trasporto. egli afferma. scoprendo l’intima connessione dei fenomeni entro il conte­ sto di una dinamica complessa di relazioni e di situazioni. secondo Proudhon. indicando « un rapporto di uguaglianza ». di una dialettica antinómica. all’uomo. rispettando la pluralità degli elementi e il loro antagonismo.

I fondamenti sociologici

25

campo della scienza e della teoria un’altra forma di assolutismo. La chiave del pensiero proudhoniano, ciò che ne costi­ tuisce al tempo stesso l'originalità e l’unità non si trova dunque in un apriorismo intellettuale o in un dogma meta­ fisico, ma scaturisce dall’evidenza primordiale dell’esistente, dalla constatazione, sociologica, del suo palese pluralismo. « Il mondo morale, come il mondo fisico riposano su una pluralità di elementi irriducibili ed antagonisti » e , afferma Proudhon. E del pluralismo occorre tener conto in ogni costruzione economica, in ogni concezione filosofica, in ogni metodo pedagogico, perché questa è la dinamica incessante, di composizione e scomposizione, della realtà, questa la sua tensione permanente e la linfa vitale della libertà. Solo rico­ noscendo questo pluralismo organico nella realtà dei fatti e della società, sarà possibile passare ad un pluralismo organizzatore come metodo di pensiero e tecnica di azione, come fattore di equilibrio delle forze, come struttura natu­ rale della spontaneità sociale. Si delinea cosi in modo inequivocabile il fondamento teorico del suo anarchismo, ossia un relativismo pluralistico che può essere considerato senza alcun dubbio la chiave interpretativa di tutto il suo pensiero, di tutta la sua dottrina. Questo relativismo pluralistico poggia anch'esso sull'idea centrale che la « scienza e la libertà sono infini­ te » per cui ogni pretesa di conoscenza integrale come ogni pretesa di risoluzione definitiva si mostrano fasulle sul piano scientifico e totalitarie sul piano politico. Occorre invece un grande realismo alimentato dalla consapevolez­ za della precarietà, della provvisorietà e della relatività di ogni conoscenza umana. Come si vede, l’epistemologia proudhoniana presenta alcuni aspetti di grande modernità.
I fon d am en ti so c io lo g ic i

X

Alla base della sociologia elaborata dal pensatore fran­ cese sta il concetto del lavoro come « azione intelligente del­ l’uomo sulla materia »M e come « forza plastica della so­ cietà » 85. Questo concetto del lavoro è formulato da Proudhon in modo assai preciso: « Il lavoro, campo di osservazione dell’economia politica considerato: 1) soggettivamente nei lavoratori, 2) obiettivamente nella produzione, 3) sintetica­ mente nella distribuzione degli impieghi e la ripartizione dei salari, 4) storicamente nelle sue determinazioni scien­

26

Introduzione tifiche, è la forza plastica della società, l’idea tipo che determina le diverse fasi della sua crescita, e, di seguito, di tutto il suo organismo sia interno che esterno »86. Cosi inteso, il concetto di lavoro è il concetto tipo della « serie », ciò che, in un certo senso, unifica tutte le serie perché è proprio il lavoro che esprime e si esprime nelle forme infinite del materialismo, dell’umanesimo, dello spirituali­ smo, del volontarismo e del personalismo sia individuale che collettivo. Il lavoro è dunque l’energia sociale per eccel­ lenza, la forza specifica che crea e regge la società. Realtà né materiale né spirituale, esso è una forza « ideorealista » che comprende indissolubilmente nel suo processo creativo, idea e fatto, materia e spirito, uomo e società. Tutta la socio-economia proudhoniana si basa dunque su questa scienza del lavoro, che vuole fondarsi come scien­ za del lavoro umano, qualsiasi sia la sua determinazione concreta87. Il lavoro si sviluppa attraverso la duplice legge della comunità d’azione e della divisione, perché si esprime come processo di integrazione sociale, dando cosi alla so­ cietà la sua unità d’azione e la sua coerenza collettiva, e come processo di differenziazione sociale, in quanto implica in questa stessa società la diversificazione dei produttori e la specificazione delle funzioni. Per Proudhon quindi l’eco­ nomia politica non è che una scienza particolare di questa scienza del lavoro88. Ma questo concetto di lavoro non può che rimandare im­ mediatamente al concetto di lavoro collettivo, il quale riman­ da a sua volta a quello di società perché, se il lavoro è « ciò che produce tutti gli elementi della ricchezza, è la società o l’uomo collettivo che crea tale possibilità »*® . Cosi la realtà del lavoro collettivo non è solamente una semplice somma di lavori individuali, ma l’espressione dell’attività di un essere sociale avente una sua specifica realtà con delle proprie leggi. Secondo Proudhon « per il vero economista, la società è un essere vivente dotato di una intelligenza e di una attività proprie, retta da leggi speciali che l’osser­ vazione può scoprire, e la cui esistenza si manifesta non sotto una forma fisica ma per l’insieme armonico dell'inti­ ma solidarietà di tutti i suoi membri »90. Cosi, nel seno stesso del lavoro, è la società che si manifesta in ogni azione del lavoro umano proprio perché il campo di osservazione della scienza economica è la società91. La scoperta della società come un essere collettivo reale, autonomo e immanente a tutti i suoi membri, comporta immediatamente la scoperta dei suoi due attributi fonda­ mentali: la ragione collettiva e la forza collettiva. Queste due nozioni sociologiche, sebbene non siano sempre espli­

I fondamenti sociologici

27

citate in modo chiaro, esauriente e continuativo nel suo pensiero, rimandano tuttavia sufficientemente a un comune concetto, che si può cosi riassumere: la riunione delle unità individuali genera ima realtà originale che è qualcosa di più e qualcosa d’altro rispetto alla loro somma92. La forza collettiva è l'elemento puramente sensibile della società, la manifestazione della società in movimento, l’atto attra­ verso cui il sociale palesa la sua esistenza, mentre la ragione collettiva è al tempo stesso una comunità di coscienza e e una intelligenza, cioè una ragione rinnovabile nel processo storico. Alla base di entrambe queste nozioni vi è l’idea fondamentale che l’uguaglianza e la giustizia sociale non sono solo un dover essere, ma un fatto oggettivo, sia pur com­ presso e deformato dalla società gerarchica e sfruttatrice. La creazione di un ordine sociale positivo non deve risulta­ re quindi da una costruzione arbitraria imposta con la forza e giustificata a posteriori dai legislatori, ma dall’applica­ zione delle leggi sociologiche e dell’organizzazione razionale della società intesa come lavoratore collettivo. E questo perché l’autentico ordine sociale non è già l’applicazione di una volontà generale, ma la presa di coscienza che la società realizza di se stessa attraverso un rapporto sponta­ neo e naturale, « scoperto e applicato »93. L’ordine, in altre parole, non può che prodursi « nell’u manità per mezzo della conoscenza che l’essere collettivo acquista delle pro­ prie leggi »M. Non occorre dire quanto sia presente qui una certa influenza illuminista che permea gran parte della sua metodologia, dando la misura della complessità delle ascendenze culturali del suo pensiero. Con la nozione di forza collettiva Proudhon precisa che gli individui, indipendentemente dalle loro capacità e atti­ tudini, vivendo in società ricevono sempre di più di quanto danno; in altri termini l’uomo, nel momento in cui si inse­ risce nell’attività produttiva e partecipa a un compito comune, diventa immediatamente debitore verso la società di cui fa parte. Questo perché qualsiasi impresa produttiva e sociale, che riunisca gli sforzi individuali altrimenti sepa­ rati, ha la capacità di generare, proprio attraverso la coesio­ ne dovuta al lavoro collettivo, una potenza economica e sociale essenzialmente diversa dalla somma, anche infinita, degli sforzi individuali divisi e non concomitanti. « Non solo gli individui, afferma Proudhon, sono dotati di forza; anche le collettività hanno la loro [...]. Una fabbrica, for­ mata di operai i cui lavori convergono verso uno stesso fine, quello cioè di ottenere questo o quel prodotto, pos­ siede, in quanto fabbrica o collettività, una potenza che le

Introduzione è propria: prova ne è il fatto che il prodotto di questi indi­ vidui cosi raggruppati è molto superiore a quello che si sarebbe ricavato dalla somma dei loro prodotti particolari se essi avessero lavorato separatamente. Parimenti l’equi­ paggio di una nave, una società in accomandita, un’acca­ demia, un'orchestra, un esercito, ecc., tutte queste collet­ tività [...] contengono della potenza, potenza sintetica e di conseguenza speciale del gruppo, superiore in qualità e in energia alla somma delle forze elementari che la compon­ gono » 95. Con la nozione di ragione collettiva Proudhon aggiunge che gli individui non possono associarsi veramente che alla sola condizione che si realizzi tra loro uno scambio fondato sull’uguaglianza Perché infatti lo scambio tra non uguali, generando disuguaglianza, provoca continui conflitti sociali rendendo impossibile la piena realizzazione della socialità umana. La ragione collettiva si estrinseca dunque in questo principio dello scambio paritario fondato su una « ragione necessaria », pena la fine della società stessà. Poiché risulta da un gioco complesso della combinazione sociale, essa si presenta di volta in volta come intelligenza, giudizio, coscienza e volontà. La ragione collettiva nasce non dalla somma delle ragioni individuali sfocianti in uno stesso assoluto trascendente che implica la rinuncia alla propria autonomia primitiva, ma dai rapporti contraddittori e liberi che permettono di relativizzare l’assoluto delle ragioni indi­ viduali. Attraverso questo incontro e scontro vengono supe­ rate le soggettività rispettive delle ragioni individuali, e nasce allora questo rapporto con le cose, questa ragione obiettiva che è la ragione sociale. Cosi la ragione collettiva risulta « dall’antagonismo delle ragioni particolari » e dalla loro composizione attraverso le opposizioni, allo stesso modo in cui « la potenza pubblica risulta dal concorso delle forze individuali concorrenti fra loro »91. Essa deve procedere per « equazioni » negando ogni sistema precostituito. Di qui ima dialettica dell'intersoggettività quale condizione per la libera dinamica delle esperienze. Non si deve quindi pensare che Proudhon voglia subor­ dinare l’individuale al collettivo rendendo disponibile il suo pensiero a una giustificazione del totalitarismo. È. vero piut­ tosto il contrario. Invero, la nozione di scambio nel socia­ lismo proudhoniano comporta appunto l’affermazione della liberazione delle attività individuali, compreso il loro scon­ tro, perché solo cosi si possono dare la piena mobilità e vitalità del sociale. E infine, sono proprio le nozioni di forza collettiva e di ragione collettiva, che desunte dal con­ creto e non dedotte dall’ideologia, se vengono poste a fonda­
28

Infatti Proudhon. Ora. vale a dire nell’equilibrio dinamico degli elementi irriducibili e al tempo stesso soli­ dali che la compongono. come lavoratore collettivo. rivela la legge di competizione ed antagonismo che anima ogni essere indi­ viduale o collettivo. il secondo pretende di liberare l'uomo iso­ landolo e astraendolo dalla società. possono rendere quest'ultimo non solo un’idea. si pone oltre l’individualismo classico del liberali­ smo e oltre l’universo tradizionale del comunismo per arri­ vare a una fondazione della società che non è l'assoggetta­ mento deU'individuo alla collettività né l'assoggettamento della collettività all'individuo. Il primo infatti considera l'uomo come una semplice unità sottomessa ad una collet­ tività superiore. La divisione del lavoro è alla base della forza col­ lettiva. schiacciando la personalità. Perciò antagonismo e solidarietà. che è il segno della libertà del lavoratore. Contro la logica del comunismo che è la logica d c\Yuniversalismo e contro la logica del liberalismo che è la logica del nominalismo. ma una scienza fondata sul reale. mentre la legge di composizione del lavoro si manifesta nella « serie ». o specificazione della funzione. . Cosi la divisione delle funzioni e la composizione della società si deducono naturalmente implicando una imme­ diata e irreversibile interpretazione ideologica libertaria. Proudhon pone la logica del pluralismo che contempla un ordine autonomo e immanente al quale partecipano tutte le persone individualmente come elementi indispensabili e irriducibili di questo insieme". se la forza collettiva e la ragione collettiva sono gli attributi della società intesa come essere collettivo. la divisione del lavoro si rivela nell’antagonismo competitivo. le leggi di questa stessa società devono essere enucleate considerando tali attributi.29 I fondamenti sociologici mento del socialismo. la composizione del lavoro è alla base della ragione collettiva. divisione e composizione formano ima coppia antinómica irriducibile. E di qui che può nascere il socialismo che Proudhon per primo definirà « scientifico » 98. In altri termini la legge di divi­ sione. un'etica. è cioè la legge della solidarietà che anima anch’essa ogni essere individuale e collettivo spingendolo all’unione e all'interdi­ pendenza. mentre la legge di composizione o di « serie » è la legge che sta alla base dell’associazione. la quale. considerando contemporaneamente divi­ sione e composizione come una coppia antinómica e indis­ solubile. Da questo punto di vista. sfocia nel dispotismo. Preci­ samente la forza collettiva e la ragione collettiva rimandano al concetto di divisione del lavoro e di composizione del lavoro.

Ecco perché la forza collettiva non deve essere considerata come ima potenza obiettiva che si impone agli individui. ma dalla generale struttura autoritaria che presiede a ogni società storica.30 Introduzione Si delinea cosi il suo tentativo sintetizzatore volto a superare l’astratta contrapposizione fra individuo e società. « forza plastica della società [. Sono le classi dominanti invece che utilizzano a proprio vantaggio l’insieme di questa energia sociale. come un dogma103. vuole sottolineare la peculiarità dell'uno e dell’altra pur nella loro indissolubile interdipendenza. E poiché la forma storica di ogni trascendentalismo si esprime nel monopolio — versione istituzionale dell’unicismo e dell'unidimensionalità — avvie­ ne che la scomparsa dell’alienazione può darsi per Proudhon solo con la scomparsa di ogni accentramento di qualsiasi tipo e di qualsiasi natura105.. sia esso religioso. mentre dall’altra ribadi­ sce la specificità del sociale costituito da regole molto diverse da quelle che si ha l’abitudine di chiamare senso comune 10°. specifico modo di produzione (il capitalismo). il capitalismo e lo Stato nascono appunto da questa generale alienazione. l’alienazione sarebbe insomma la logica conseguen­ za di ogni trascendentalismo. Nel riconoscimento dell’impossibilità da parte della so­ cietà di assorbire l’individuo e da parte dell’individuo di assorbire la società. sociale o economico. focalizzandosi sulle connessioni oggettive che legano l'individuo alla società. La sua analisi. politico. In tal modo si sfugge all’unicismo comunista e liberale che tende ad assorbire l’uno nell’altro a seconda del proprio punto di vista. per conoscere la società bisogna stu­ diare l’uomo » 1(U . vale a dire che l’uomo e la società si servono reciprocamente di soggetto e di oggetto102. Questa dialettica fra individuo e società è perciò circolare nel senso che per « conoscere l’uomo bisogna studiare la società..] che determina le diverse fasi della sua crescita e conseguentemente tutto il suo organismo sia interno che esterno »I04. . deve risiedere per Proudhon tutta la ricerca della libertà. né la ragione collettiva come una ragione definitivamente costituita. Essa afferma da una parte che l’individuo « è il criterio dell’ordine sociale ». non deriva solo da un determinato. Più precisamente l’alienazione del lavoro umano. trasformando la forza collettiva in forza coercitiva. e la ragione collettiva in ragione assolutistica. Il monopolio economico e il monopolio poli­ tico.

Qui avviene una ritenuta sulla produzione individuale a seguito della differenza esistente tra il valore di scambio e il valore d'uso del lavoro perché al momento dello scambio. Perché questa forza immensa che risulta dall’unione e dall'armonia dei lavoratori. ne può ricavare un soprappiu » i(n. ne sarebbe venuto a capo? Tuttavia. egli non l’ha pagata per niente. il che non è affatto la stessa cosa. in questo errore di calcolo. appunto. È qui che il profitto del capitale trova la sua spiega­ zione: nella sproporzione fra le somme consegnate ai lavo­ ratori e il prodotto collettivo che essi hanno creato. della differenza tra la produttività del lavoro collettivo e la semplice somma delle forze indivi­ duali considerate singolarmente. vale a dire dal punto di vista della produzione. Infatti il valore di scambio del lavoro è costituito dal salario. vale a dire ciò che compone la som­ ma complessiva necessaria alla riproduzione del lavoratore. per essere esatti. si dice. la somma dei salari sarebbe stata la stessa »106. Questa analisi dimostra chiaramente la paternità proudhoniana nel campo socialista della teoria del valore-lavoro. il plusvalore.La critica della proprietà La c r itic a d e lla p r o p r ie tà 31 Lo sfruttamento economico. bisogna dire che il capitali­ sta ha pagato ogni giorno una giornata quanti operai ha impiegato. È dall’appropria­ zione. È in questo furto. che sta l’origine dell’ineguaglianza sociale che crea la ricchezza del capita­ lista e lo sfruttamento del lavoratore. È . per il conto del capita­ lista. il proprietario rivendendo sotto forma di merce la giornata lavorativa del lavoratore. Questo plusvalore aumen­ ta e si specifica all’interno del mercato capitalista del lavo­ ro. afferma Proudhon. il proprietario può esercitare tale ritenuta sul consumo dei lavoratori. si attua attraverso l'appropriazione indebita della forza collettiva generata dalla simultaneità e dalle convergenze degli sforzi individuali: « Il capitalista. dalla convergenza e dalla simultaneità dei loro sforzi. mentre ciò che costituisce la vera stima del salario dovreb­ be essere dato dal « lavoro sociale » acquistato invece dal proprietario grazie al surplus della forza collettiva. in duecento giorni. si suppone che un solo uomo. di ciò che è frutto solo del lavoro collettivo che si genera. Cosi se « l’operaio riceve tre franchi al giorno. da parte di un singolo. Duecento granatieri hanno alzato sulla sua base in qualche ora l’obelisco di Luxor. ha pagato le giornate degli operai. Cosi il plusvalore risulta essenzialmente dall’appropria­ zione di un surplus collettivo.

secondo la quale è legittima la proprietà di fatto su quanto la collettività non ha ancora preso possesso. del droit d'aubaine. l’interesse. Il possesso è infatti Yuso socialmente responsabile di un bene al fine . Il profitto. Il lavoro. E tuttavia. più importante ancora della critica alla concezione del regime proprietario è la revisione e ridefìnizione da lui operata del concetto stesso di proprietà. e se. si sarebbe logicamente indotti ad affer­ mare l’uguaglianza della proprietà. infatti. infatti questa teoria non può spiegare il passaggio dal fatto al diritto che ricorrendo a una tautologia: « La proprietà è il diritto di proprietà ». la rarità del prodotto e la disuguaglianza delle forze collettive. Per Proudhon la proprietà vera e propria non consiste nella facoltà da parte di una persona di fare uso di un bene e di esserne responsabile. Dal canto suo la teoria della pro­ prietà fondata sul lavoro. si riconoscesse al la­ voro un tale potere. intraducibile in lingua italiana. di furto. non ha di per sé alcun potere di appropriazione sulle cose della natura109. non Marx. Senza contare che questa teoria e internamente contraddittoria. Il pensatore francese prende infatti in esame ogni forma di proprietà e quindi ogni teoria che la sottende e la giustifica. Diversamente deve essere inteso il possesso. Non esiste dunque teoria che riesca a dar ragione logica di questo furto della forza collettiva. malgrado tutto. a denunciare per primo in questi termini il sistema capitalista108. ma neppure dà ragione della realtà paradossale che proprio chi produce risulta privo della proprietà. Quest'analisi lo porta a concludere che nessuna delle teorie miranti a giustificare tale processo di appropria­ zione riesce a essere credibile: non la teoria dell’occupa­ zione. ma più esattamente nel fatto eco­ nomico attraverso il quale la proprietà diventa creatrice di interessi. con la distinzione fra questa e il possesso.Introduzione 32 Proudhon. l’affitto. il nolo. di plusvalore che Proudhon definisce e raggrup­ pa nell’espressione. in una parola il facile guadagno. Ma la critica della proprietà non si esplica solo nell’ana­ lisi dell'appropriazione e dello sfruttamento capitalista. in merito a tale questione. ossia sul principio che è proprietà del singolo ciò che è frutto della sua sola iniziativa. non solo non spiega perché il singolo abbia il diritto di appro­ priarsi a un certo punto del lavoro altrui. che riesca a legittimare ragionevolmente l’esistenza della proprietà. sono tutte forme di estorsio­ ne. diventa un capitale fonte di tutte le forme di facile guadagno. quali che siano il tipo di lavoro.

è insomma un dominio senza alcuna giustificazione economico-sociale. come diritto di guadagno senza uso. È infatti impossibile non attribuire a qualcuno i mezzi di produzione: là dove essi non sono sotto il domi­ nio privato. Come ha messo in rilievo con grande acutezza Mario Albertini. strumenti. ad affermare in che senso sia possibile tale eliminazione. macchine ». è solo questa determinazione che consente di affermare la possibilità di eliminare la pro­ prietà. né la possibilità di trasfor­ mare il bene di cui si usufruisce in un capitale produttivo a sua volta di altri. È dunque solo la specificazione del concetto di proprietà come droit d’aubaine. negativa. a dir meglio. anzi. mentre dall’altro gli consente di preve­ dere gli esiti dispotici del comuniSmo reale perché questo . che da sé non produce nulla. Ma il puro e semplice proprie­ tario è proprio colui che dissocia questo qualcosa dal lavo­ ro: e per questa cosa inerte. si tratta di un uso che non implica né il diritto assoluto di proprietà. tra dominio e uso. La proprietà vera e propria è dunque il diritto di ricavare frutto da un bene realizzato dal lavoro altrui. In effetti. egli scrive. ottiene un compenso » 113. ulteriori beni111. sarebbe mai eliminabile? La risposta è. È su questa separazione infine. chiaramente. in una parola il dispotismo »m . hanno valore « solo insieme al lavoro. fra « l'uomo e l’uomo » 114. e viceversa. come plusvalore. questa definizione della proprietà come droit d'aubaine mostra interamente la sua utilità e correttezza quando si ponga il problema della reale abolizione della proprietà stessa115. La critica del co m u n iSm o com e critica della proprietà La distinzione fra proprietà e possesso è quindi fondamentale in quanto permette a Proudhon di dimostrare da un lato l’assoluta inconsistenza del progetto comunista. « Terra. che si fonda la separazione tra le classi sociali del proprietario e del lavoratore.La critica del comunismo 33 di trarne un frutto corrispondente al lavoro individual­ mente fornitou0. è il detenere un bene senza fame uso. se la proprietà fosse intesa come semplice attribuzione di qualcosa a qualcuno. « il diritto di usare e di abusare. vale a dire come pos­ sesso. inevitabilmente non possono che essere attri­ buiti alla collettività. tutto fondato com’è sull’irreale idea di eliminare la pro­ prietà tout court.

sotto il modo della « proprietà collettiva ». il talento. è in tutti i casi ineliminabile. che l'obbedienza pas­ siva. ente).Introduzione ricostituisce. verrà mascherato dall’illusione della collettivizzazione. in altri termini. gli effetti negativi della proprietà saranno maggiori perché il privilegio reale verrà occul­ tato dall’ideologia collettivista. perché nasce e vive insieme al lavoro. che ha il diritto di farne. negazione meditata della proprietà. diventa un comanda­ mento umano e perciò stesso odioso. per quanto saggi li si supponga. Infatti se la proprietà. fonte prima dello sfruttamento. Scrive Proudhon: « Cosa singolare! la comunità siste­ matica. l’uso che gli piace. il droit d'aubaine. intatto. ed è la proprietà che si ritrova al fondo di tutte le teorie dei comu­ nisti. dal dominio privato a quello pubblico. per giunta. che la fedeltà a dei regolamenti sempre difettosi. appunto. ma la comunità è proprietaria. essen­ do tutte le attività umane ugualmente esposte al rischio di essere assoggettate al processo di « appropriazione » statale. è vero. tutte le facoltà dell’uomo sono proprietà dello Stato. Piuttosto. che la vita. è concepita sotto l’influenza diretta del pregiudizio della proprietà. ma solo trasferisce da un soggetto all’altro. la natura pro­ prietaria dello stesso comuniSmo. È per questo principio di volontà sovrana che in ogni co­ munità di lavoro. Anzi. asso­ lutamente ineliminabile. che non deve essere per l’uomo altro che una condizione imposta dalla natura. per l’interesse generale. I membri di una comunità. solo un’illusione perché non abolisce. che i mezzi di produzione sono sotto il controllo di qualcuno (classe. il fatto concreto. la proprietà stessa. Una proprietà. È per queste ragioni che Proudhon considera l’espressione « pro­ prietà collettiva » un mero gioco lessicale privo di refe­ rente reale o realmente possibile. non ammette nessun re­ clamo. ma anche delle persone e della volontà. onnipresente. La distinzione fra proprietà e possesso svela. che le società parti­ 34 . perché è conseguenza della produzione sociale. L’illusione di cancellare lo sfruttamento e la proprietà attraverso la semplice abolizione della proprietà privata diventa. individuo. tale progetto non può che portare a quella che è la massima espressione negativa della proprietà: la proprietà connaturata al monopolio di Stato dei mezzi di produzione. e proprietaria non solo dei beni. ne con­ segue che essa esisterà anche in una società comunista. e con essa. è pre­ scritta. ima nuova e più potente forma di proprietà. in una tale società. non hanno niente di proprio. intesa come possesso. inconciliabile con una volontà che riflette.

perché tollerarle significherebbe introdurre delle piccole comunità nella grande. Infatti. riesce a prevedere l’esito dittatoriale di ogni società comunista? La spiegazione ci sembra vada trovata nel diverso mo­ do in cui entrambi si pongono contro il capitalismo. Questo infatti. malgrado tutte le simpatie ed antipatie di talenti e di caratteri. gli aspetti negativi della proprietà vengono esaltati daH’assimilazione di questa con il potere politico in un unico monopolio statale. che « fondato sull’entusiasmo non sia finito neU’imbecillità » 118. Ma perché Proudhon. Si fa insomma dispotico perché è del tutto inadeguato al reale. la vocazione afl'indistinto propria dell’ideologia comunista. Proudhon afferma infatti. rinunziando al suo io. Non c’è esempio di comunismo. Cosi. in conclusione.] che l’uomo. ricordiamo. e di conseguenza della proprietà [. la comunità inte­ grale sfocia fatalmente nell’amorfismo psicologico e cultu­ rale. ha come effetto reale l’estensione totalitaria del potere. per realizzarsi. Il risultato è l'inevitabile annientamento delle antinomie attraverso la formazione di una nuova autorità tesa a distruggere le contraddizioni in una soffocante sintesi governativa. al suo genio. è per Proudhon un pro­ getto allo stesso tempo utopistico e dispotico: essendo del tutto « opposto alla realtà » 117. egli precisa. nel tentativo impossibile di realizzarsi. diversamente da Mane. Il comunismo. Da ciò scaturisce un ordine sociale che può fondarsi solo con l’an­ nullamento della personalità umana. nella sua realizzazio­ ne storica. la so­ cietà « comunista » mantiene i difetti della proprietà ricosti­ tuendo perciò le classi. « non può che essere l’as­ solutismo »119.La critica del comunismo 35 colari devono essere severamente proibite. ai suoi effetti. che lo sfruttamen- . Anche se Proudhon ha in mente il comunismo utopistico e grossolano criticato pure da Marx. Anzi. i suoi giudizi sugli esiti storici di ogni società comunista anticipano lo stesso comunismo marxista. a violentare le leggi della natura e della storia. Volendo mantenere la società in uno stato di esalta­ zione che è di per sé incompatibile con le leggi naturali defl’economia e con i principi di libertà. nel loro diverso modo di criticare la società borghese e di dedurre l'alternativa. Perciò l’idea­ le del comunismo. alla sua spontaneità. ricorda Proudhon. esso è costretto.. deve annientarsi umilmente davanti alla maestà e all’inflessibilità della legge comune » n6.. non ha fatto altro che concretizzare ciò che Proudhon criticava del comunismo utopistico e grossolano: la ricostituzione di un nuovo e più forte potere attraverso una nuova e più forte proprietà.

mentre l’altra. è maggiore della quan­ tità di lavoro contenuta nei mezzi di sussistenza consumati dallo stesso operaio in quel medesimo tempo. è in grado di erogare all'interno del processo produttivo. quello capitalistico. si trasforma in plusvalore. Il meccanismo del processo capitali­ stico sta appunto in questo: che la quantità di lavoro ero­ gato dall'operaio. ha un costo di produzione identificabile nel tempo necessario per produrla. ma la sua capacità di lavoro. che si definisce come forza-lavoro. ma lo studio di uno specifico modo di pro­ duzione. in un tempo dato. Ora. Per Marx il plusvalore (e quindi lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo nella sua forma storica più compiuta) è un meccanismo e un risultato preciso solo dell’economia 36 . È ben noto il suo ragionamento. da parte del detentore dei mezzi di produzione. Ciò che costituisce oggetto di scam­ bio fra il capitalista e l'operaio non è il lavoro di quest'ul­ timo. lo scopo di Marx non è lo studio della proprietà. che determina il suo valore di scambio. Marx. quello che ci interessa far notare in questo ragio­ namento — certamente molto più complesso della nostra riduttivissima schematizzazione — è che la proprietà si presenta semplicemente come controllo privato dei mezzi di produzione. non ha evidentemente alcun rap­ porto con la quantità di lavoro che l'operaio. il che vuol dire che il valore prodotto dall'operaio è maggiore del valore della sua forza-lavoro. ossia il porta­ tore di forza-lavoro. quella « forza immensa » che scaturisce dall’armonia convergente degli sforzi comuni. Ma la differenza rispetto a Proudhon a questo punto è evidente. della forza collet­ tiva. Essa. non studia e non conosce altra proprietà che quella privata connatu­ rata alla società borghese. che il capitalista diviene sfruttatore. non retribuita. La quantità di lavoro contenuta nella forza-lavoro. che nella società capitalistica il proprietario dei mezzi di produzione retribuisce il lavoro individuale di ogni operaio per la sua singola forza-lavoro mentre non paga il lavoro collettivo. Diversa è invece l'analisi e la spiegazione marxiana dello sfruttamento. In effetti. insomma. ossia nel lavoro che occorre per produrre i mezzi di sussistenza. Nel modo capitali­ stico di produzione anche il lavoro è una merce che ha il suo valore di mercato. Ed è quindi grazie a questa forza collettiva non retribuita di cui si fa padrone. La differenza che risulta da questa non equivalenza è ciò che Marx chiama plusvalore 12°. Secondo Marx lo sfruttamento nasce dal fatto che il lavoratore fornisce un tempo di lavoro di cui una parte viene corrisposta in salario.Introduzione to dell’uomo sull'uomo nasce dall’appropriazione.

Certamente. Tutto questo è particolarmente evidente qualora si pensi alla concezione proudhoniana del valore-lavoro rispetto a quella marxiana. come abbiamo già detto. la pro­ prietà per Proudhon è la pura e semplice capacità di con­ trollare e di sfruttare ogni forma e ogni prodotto dell’at­ tività umana altrui associata122. come lavoro umano astratto generale: può.37 La critica del comunismo scambista caratterizzata dal mercato del lavoro. essere scambiato come qualsiasi altra merce. cioè ogni forma e ogni prodotto della forza collettiva. Per Marx il lavoro diventa fonte di valore perché nella società borghese esso può determinarsi come pura forza-lavoro. come merce. Proudhon. il fenomeno della forza collettiva e il suo effetto — la creazione del plusvalore — è una realtà che si esplica non solo nel contesto della società borghese. pur avendo intuito che la specificità dello sfruttamento ca­ pitalistico consiste nella differenza tra il valore d’uso e il valore di scambio del lavoro124. come pura forza-lavoro. nel senso che il lavoro come valore d’uso si trasforma in lavoro come valore di scambio. A dir meglio. in altri termini. per­ ché è proprio questa — e ritorniamo cosi alla sua critica del comuniSmo come critica della proprietà — ad inner­ vare il metodo analitico che lo rende lungimirante circa la . ma in ogni forma di società. tale ricerca è rimasta uno statuto scienti­ fico genericissimo. per non dire quasi banale125. siano essi dati sotto la forma capitalistica o socialistica. il lavoro è in tutti i casi la reale misura del valore. Per Proudhon. invece. A deter­ minare la particolare forma astratta del lavoro. per Proud­ hon è la conseguenza inevitabile di qualsiasi forma di pro­ prietà121. cioè. tuttavia. è la particolare forma sociale della società borghese completamente fondata sul­ lo scambio. al di là della forma scambista data dal mercato capitalistico delle m erci m . per Proudhon si spe­ cifica invece soprattutto come capacità di controllo e possi­ bilità d’uso dei mezzi di produzione. L’intento è quello di scoprire il prin­ cipio sociale della forza collettiva al fine di dare una spie­ gazione generale dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo che superi la specificità storica borghese. È solo qui infatti che il mercato del lavoro ha la sua mas­ sima espressione. L’intui­ zione che la sottende. ci sembra importante. Mentre per Marx la proprietà si determina alla fin fine come proprietà giuridica dei mezzi di produzione. come elemento necessario ma non determinante dell’intero modo di produzione capitalistico. E questo perché. mantiene nondimeno la direzione della ricerca dentro l’orizzonte assai più vasto del campo sociologico.

L’universalizzazione della proprietà. ma non distrugge per nulla la causa della pro­ prietà perché questa si ricostituisce sotto le spoglie di un diverso controllo e sfruttamento della forza collettiva. afferma egli polemicamente. come riconoscimento ufficiale. e la proprietà come possesso. infatti. « non è affatto diventando comune che la proprietà . Non determinandosi ulteriormente come valore di scambio. L’ideologia collettivista è dunque. Diventa perciò assolutamente necessario per Proudhon esplicitare al massimo la distinzione fra la proprietà come droit d'aubaine. a questo punto. ma come reale possesso da parte di chi detiene e controlla in qualche mo­ do il monopolio del lavoro anche se esso non è più. è possibile neutralizzare gli effetti negativi della proprietà come droit d’aubaine. come merce. una merce.38 Introduzione vera natura della società comunista quale forma suprema del regime proprietario. cioè dal possesso universale fondato sul lavoro. è possibile pervenire alla società senza classi che è data non dall’abolizione della proprietà. fra mistificazione del regime pro­ prietario e reale abolizione dello stesso. intesa come posses­ so generalizzato fondato sul lavoro. negativa e non necessaria. In tal caso la proprietà si rico­ stituisce non come proprietà giuridico-privata dei mezzi di produzione. insomma. Il comunismo. esso permette che nei fatti questo qual­ cuno. Anzi. in conclusione. esso è costretto a subire la sola valorizzazione possibile. abolisce solo il modo di produ­ zione generato dal capitale. proprio perché non è più merce. la forma più mistificante e raffi­ nata del regime proprietario. mimetizzato dietro il mito della « proprietà collet­ tiva ». Solo in tal modo. Non esplicitando il fatto reale che la proprietà. ma dalla generalizzazione della proprietà. positiva e auspicabile. ma solo e soltanto come valore d’uso. Solo se si è vera­ mente consapevoli che in tutti i casi bisogna attribuire a qualcuno i mezzi di produzione. Su questa fondamentale distinzione fra proprietà dispotica (droit d’aubaine) e proprietà democratica (pos­ sesso giustificato dal lavoro non appropriatore della forza collettiva) Proudhon traccia il confine insuperabile fra comunismo e socialismo. è dunque l’unica via per distruggere il privilegio perché. è in tutti i casi ineliminabile. frase priva di senso. il lavoro subisce uno sfruttamento maggiore. intesa come attribuzione a qualcuno dei mezzi di produzione. quella data dal suo unico padrone e signore: lo Stato. vale a dire lo sfruttamento del lavoro umano come lavoro astratto generale. possa veramente controllare e sfruttare il lavoro monopolizzato dallo Stato.

I fo n d a m e n ti « neutri » d e ll’a n tin o m ia Abbiamo visto che approfondendo l’analisi sociologica Proudhon è riuscito a generalizzare la critica al concetto di proprietà. passando da ima sua individuazione capitali­ stica ad una sua individuazione comunista. La proprietà si presenta quindi nel suo pensiero come un principio autoritario di equivalenza allargato. è da queste conclusioni che discende la teoria proudhoniana dell’uguaglianza e della reciprocità dello scambio fra equivalenti. queste due idee sono identiche e adeguate l’una all’altra »127. Da qui la formulazione di un programma di ricerca . si deve pervenire al pos­ sesso per ricondurre la proprietà a un ruolo servente nei confronti del lavoro liberato. cosi come il governo deriva dall’appropriazione della forza sociale di cui si arroga la direzione. e cosi via. equi­ valente a ciò che si chiama in economia politica proprietà. dalla generalizzazione socio­ logica del concetto stesso di forza collettiva. E ancora. il capitale risulta dal furto del prodotto della forza collet­ tiva. secondo Proudhon.Fondamenti « neutri » dell'antinomia 39 può diventare sociale: non si rimedia alla rabbia facendo mordere tutti » 126. La critica dell’esclusivismo proprietario (del plusvalore dovuto alla proprietà senza uso) è quindi indissociabile dalla propugnazione dell’uguaglianza delle proprietà individuali. Dalla anti­ nomia fra proprietà e lavoro si deve passare alla riconcilia­ zione del lavoro con la proprietà. del possesso generalizzato. in altri termini. nel senso che proprietà e autorità diventano pressoché sinonimi: « Ciò che si chiama in politica autorità è analogo. come vedremo. Coerentemente. Infatti lo Stato può essere considerato « proprietario » della volontà politica dei cittadini. Ora è proprio questo che interessa a Proudhon: analizzare tale causa. Questo perché la proprietà è una risultante e un controllo della forza col­ lettiva e come tale può presentarsi ovunque vi sia asso­ ciazione umana: la generalizzazione del concetto di pro­ prietà discende. ma non si può mai abolire la sua causa. o. con l’autogestione generalizzata per quanto riguarda gli altri aspetti non economici. Si possono neutralizzare gli effetti negativi della proprietà con la sua trasformazione in possesso. cioè i fondamenti strutturali di questo feno­ meno per spiegare le leggi che presiedono e governano la società. il partito politico dell’ansia di rinno­ vamento dei propri iscritti.

vale a dire nell’insieme delle sue successive manifestazioni: perché soltanto cosi può esservi ragione e sistem a»128. Ora l’antinomia. Questo realismo teso a cogliere l’infinita pluralità della vita comunitaria ha. appunto. come so­ luzione alle contraddizioni che si presentano. ma di quello che è in tutta la sua vita. Le conclusioni cui giunge Proudhon riflettono comple­ tamente questo punto di vista: la forza collettiva non è in sé strutturalmente autoritaria. « non si risolve ». senza d’altro canto arri­ vare mai aU’annullamento o all’assorbimento di entrambi i contrari in una sintesi superiore. Proudhon di­ chiara la possibilità di cogliere le leggi di questa riproduci­ bilità costante al fine di vedere. non ci si può sottrarre ai principi antinomici. nelle intenzioni di Proudhon. La questione. genera immediatamente il suo contrario. L’intento è chiaro: affermando l'esi­ stenza di una struttura sociale atemporale. Perché qui sta 40 . l’abbiamo già visto. È questo infatti un aspetto intricatissimo. si capisce. Ne deriva che anche la dimostrazione di Proudhon non può mai com­ pletamente risolversi perché costretta. né di quello che sarà. dal suo stesso as­ sunto. Arrangiamoci (invece) con esse e attraverso esse » 129. Le antinomie insomma non possono essere superate. non esistono uscite. daU’antinomia: « per organiz­ zare la società. ristabilire l’ordine. sviluppandosi. né strutturalmente liberta­ ria. Ciò perché al fondo di tutto l’assunto vi è il concetto di antinomia quale struttura unificante di tutto il reale. quale è la loro valenza politico-ideologica cioè se esse sono destinate soltanto a servire il principio autoritario. a ripercorrere le pieghe contraddittoriamente infi­ nite del reale date. è determinante: qualora si riesca a dimostrare che i fondamenti strutturali della forza collettiva sono « neutri ». La dimostrazione proudhoniana non è tuttavia lineare. il com­ pito di evidenziare la realtà obiettiva delle leggi socio-eco­ nomiche affinché da queste leggi il socialismo voglia par­ tire per la realizzazione dei propri scopi. per cosi dire. In altre parole. la piena realizzazione di un solo ter­ mine è impossibile perché questo. contraddittorio e sofferto di tutta la sua ricerca. dove si palesano intui­ zioni geniali e limiti teorici vistosi.Introduzione che si può riassumere con questa frase: «La scienza so­ ciale è la conoscenza ragionata e sistematica non di quello che è stata la società. Essa è disponibile a diversi esiti a seconda della plura­ lità dei modi in cui viene gestita e organizzata. È inutile cercare un 'uscita. diventerà evidente che un loro diverso « uso » potrà rendere possibile un vero processo di trasformazione sociale. ma solo bilanciate e modificate.

In altri termini. Il socia­ lismo autoritario sostiene che in una comunità fraterna tutti i conflitti scompariranno. precludendosi cosi la reale comprensione del significato delle antinomie. Per lui ogni attività umana risulta allo stesso titolo prodotto e produttrice della realtà sociale in atto. ----Con questa fondamentale impostazione volta a darsi una scienza « integrale ». il mantenimento dell'antinomia. perché partecipa alla totalità espressa in ogni forza collettiva. Pertanto solo una scienza sociale capace di cogliere tale insieme può costituire la base razionalmente scienti­ fica del socialismo. che una scienza sociale si autorealizza soltanto come una sorta di conoscenza « inter­ disciplinare » e perciò come superamento dell’approccio eco­ nomicistico per la comprensione della società130. Una scienza sociale che faccia conver­ gere su di sé filosofia ed economia. la plura­ lità delle forze collettive è il segno tangibile del manteni­ mento dell'antinomia. Proudhon prende le distanze. Il liberismo economico afferma infatti che gli antagonismi sono ineluttabili e che non vi è altra soluzione che il loro mantenimento. di conseguenza. per enucleare invece l’immagine di un « sistema » economicosociale132. an­ cora una volta. quale strut­ tura unificante di tutto il reale. sia dal liberismo economico che dal socia­ lismo autoritario. sicché anche il socialismo autoritario. Occorre invece ripensare tutte le forme dell'attività umana secondo un criterio di equivalenza e di interdipen­ denza. poli­ tica e morale. cioè nell’insieme delle sue « successive ma­ nifestazioni ». creatrice di questo fenomeno 134. Occorre dunque fondere in un unico metro analitico l’economia e la sociologia131. storia e sociologia. rifiutandosi di stabilire un nesso di causa­ lità tra la struttura economica e la struttura sociale. in egual misura. Nella trasformazione sociale e più in generale nel dive- . significa il mantenimento di tutta la realtà sociale intesa come un insieme multiforme e insopprimibile di forze collettive. Ne deriva. dimostra di non avere niente che non vi sia anche nell'economia politica « e questo plagio perpetuo è la condanna irrevocabile di entrambi »133. che pure dichiara di voler combattere il liberalismo. Solo cosi si può cogliere la società nella sua immanenza. L’uno e l’altro concordano quindi nel negare che si possa costituire una scienza so­ ciale che abbia come proprio oggetto le leggi immanenti della società. perché è. Se non che.41 Fondamenti « neutri » dell'antinomia il punto: che il socialismo può realizzarsi solo mantenendo l'antinomia.

Proudhon vuole ripensare tutta la realtà sociale nella sua attualità categoriale. Proudhon ha voluto al contrario denunciare ogni idealismo dimostrando « come tutti i sistemi filosofici (abbiano) la loro radice e la loro ragion d’essere nella società stessa »144. ogni realtà esprime il suo senso o la sua idea. ragione e pratica. In questa eccessiva tendenza di Proudhon al razionali­ smo 142 non si deve scorgere un suo inconsapevole platoni­ smo (le idee si esprimono nella realtà 143) né un suo incon­ sapevole hegelismo (l’identità del reale e del razionale). l’esistenza di una forma ordinata. espressa dalla totalità delle relazioni intellegibili del reale. ma di scoprirne e denunciarne le contraddizioni.Introduzione nire incessante della realtà. afferma Proudhon. una realtà e un’idea 14°. non si può opporre un’idea e una realtà. consente quindi di stringere in un unico nesso coscienza e azione. ogni fatto cioè « è adeguato alla sua idea » 13S. solo pensando l’azione sociale come un’identità fra pratica e teoria139. mai completamente risolvibile. Contro ogni gnoseologia che leg­ ge la realtà secondo una chiave interpretativa di tipo gerarchico. rapporto fondamentale che caratterizza la natura stessa del sociale. e ciò è possibile. perché lo scambio è al tempo stesso una pratica e un rapporto astratto. consente di ipotizzare infine. l’esempio dello scambio. 42 . idea e fatto. Proudhon sottolinea la costante mobilità del­ l'azione sociale che penetra l’insieme dei livelli materiali e intellettuali prodotti dalla società. giacché nessuna forma deriva gerarchicamente da un’altra. perché nella pratica sono inseparabili. tutte le forme dell’attività uma­ na si presentano perciò in modo simultaneo. in ciò che rimane fisso attraverso il tempo e lo spazio. e autonomo. l’azione è l’idea141. né si può ricercare un rap­ porto di successione fra l'una e l’altra. Nell’ordine sociale egli scrive: « il iatto e Videa sono realmente inseparabili »137. realtà e progettazione135. restituisce intera l’im­ magine della realtà perché colta nella sua multiformità e pluridimensionalità. come simultaneità attra­ versata da antinomie e contraddizioni e non da schemati­ smi gerarchici. di un’idea. con questa teoria che egli definisce ideo-realista U6. Nello scambio l’idea è identica al fatto. definisce chiara­ mente tale identità. In esso. tra reale e razionale esiste identità e la forma del reale esprime ima forma logica. a suo giudizio. Questa possi­ bilità di pensare la realtà sociale come totalità dialettica. mentre la teoria dell’identità del reale e dell’ideale ha per lui lo scopo non di giustificare il presente. pur nella loro perenne contraddittorietà.

. capace cioè di riuscire a spiegare qualsiasi società gerarchica. nella sua totalità. ma il fatto assolutamente centrale che Proudhon legge lo sfruttamento e l’alienazione umana a partire dal suddetto modello uni­ versale deU’autorità. conformemente ai loro rapporti sociali. in quanto ter­ mini fondati su un'identità concreta e non sul principio della derivazione gerarchica: « La società produce le leggi e i materiali della sua esperienza [. Cosi queste idee. Ciò che divide Proudhon da Marx non è dunque il fatto che egli sarebbe idealista e Marx materialista. reale e razionale. le categorie.]. se tra razionale e reale esiste identità e il . queste categorie sono tanto poco eterne quanto lo sono le loro relazioni che esse esprimono » 146. In effetti. struttura e sovrastruttura. producono i principi. nel suo fondamento strut­ turale 151. il progetto proudhoniano di cogliere la logica generale e riproduttiva della dimensione autoritaria pre­ sente nel sociale non porta. a immaginare una fantastica generazione delle categorie logiche attraverso una ragione pura14i. Proudhon ha violentemente e giustamente protestato contro una simile deformazione del suo pensiero ribadendo piuttosto l’unità di teoria e pratica. L’intenzione di Proudhon non è dunque quella di ammettere senza critica le categorie dell'economia bor­ ghese o dedurre da esse pretesi principi invariabili.. le idee. Fare l’ana­ lisi del sistema « secondo la successione delle idee » signi­ ficherà svelare la sua struttura logica sostituendo alla suc­ cessione storica l’ordine interno delle relazioni immanenti149. come credette il socialista tedesco. Ho mai preteso di affermare che i principi siano cosa diversa dalla rappresen­ tazione intellettuale e che essi siano la causa generatrice dei fatti? » 147. e dalla nozione di antagonismo anti­ nómico 15°. questa è la defini­ zione che Marx ha usato contro Proudhon affermando che questi non ha capito « che le categorie economiche sono solo espressioni teoriche. In realtà.Fondamenti « neutri » dell'antinomia 43 È vero che alcune sue formulazioni si prestano a una definizione in termini di idealismo145. noi sappiamo tutta­ via che nelle annotazioni scritte in margine al suo esemplare della Miseria della -filosofía. fissandolo per un momento nella sua dimensione sincronica. le astrazioni dei rapporti socia­ li Egli non ha compreso che gli stessi uomini che stabi­ liscono i rapporti sociali conformemente alla loro produtti­ vità materiale. a sostituire al reale una sua astratta rappresenta­ zione ideale. ma di osservare e spiegare « il regime della proprietà » in tutte le sue forme. Porta invece a creare un modello euristico universale.

leggendo la realtà attraverso il rap­ porto autoritario struttura-sovrastruttura. ma solo di regolarle creando sempre nuovi equilibri capaci di rispondere al­ l’espansione continua del cambiamento che è la linfa vitale della libertà. cioè delle possibili forme di potere. è dunque l’orizzonte insuperabile non solo della spiegazione proudhoniana della società intesa nella sua ragione di esistenza. vale a dire il dinamico modo di essere di tali forze. cioè la struttura dinamica delle antinomie. e contrariamente a Proudhon.Introduzione reale è leggibile in quanto forma logica. non può che imporsi forzando le leggi immanenti e obiettive della società. è lecito pensare per contro che il potere — struttura che si assimila parassitariamente ad ogni livello del sociale. anche se sotto spoglie diverse. Precisamente. al fine di liberarla dalle sue contraddizioni distruttive. È questa considerazione che porta Proudhon al delibe­ rato proposito di rappresentare. a prezzo della sua trasformazione in regime poliziesco152. la logica della struttura sociale. ma anche nella sua ragione di trasformazione. ritenendo infine. non può che darsi a prezzo della coercizione e della dittatura. Il modello della loro vagheggiata organiz­ zazione industriale sembra preso a prestito da quello della polizia perché « fra tutti i pregiudizi quello che accarezzano 44 . negando impor­ tanza a quelle forme dell’agire umano che egli ritiene deri­ vate. Tutti i partigiani del collettivismo accentratore « sono infatti vit­ time di una strana illusione: fanatici del potere pretendono di far derivare l'instaurazione di una società nuova dalla forza centrale » 153. a qualsiasi livello della vita sociale e quindi non solo a livello economico. I fondamenti delle varie forze collettive si rivelano come fon­ damenti « neutri » proprio perché la pluralità di queste stesse forze è la base delle antinomie che in sé non sono né liber­ tarie. L’oggettiva pluralità delle forze collet­ tive. sovrastrutturali. trascorrendo dall’una all’altra delle attività umane in virtù della loro equi­ valenza — sia leggibile nella sua logica generale e riprodut­ tiva al di là dei suoi particolari e specifici modi d'essere affermatisi nel corso dello sviluppo storico. Infatti la pluralità delle forze collettive — espressasi come loro sostanziale equivalenza — è a sua volta il segno tangibile della pluralità delle possibili forme di proprietà. che davvero le antinomie possono essere defini­ tivamente risolte. Ciò vuol dire che non si può pensare di abolire le contraddizioni. che esso sia rinvenibile in egual misura. posto di fronte alla loro realtà irriducibile. che. apre la strada a un comunismo. alla loro mancata solu­ zione in ima sintesi superiore. Diversamente Marx. né autoritarie. come in un’equazione ma­ tematica.

di scambio. il dinamismo e la conservazione. espressione della sua vitalità e della sua autonom ia155. nella società poli­ tica nasce dai rapporti di commutazione. In virtù di questa forza. Specificamente. Dittatura dell’industria. una sottrazione di vita e di esistenza. il sociale si rende effettivamente autonomo rispetto a qualsiasi potere esterno: al di sotto dell’apparato governativo. Ogni potere politico vivendo dell’appropriazione di questa forza sociale immanente alla collettività. Come si può notare le categorie dell’alienazione e della trascendenza. dittatura del commercio. Si può dire pertanto che « sfruttare e governare sono la stessa cosa »15S. ne è anche per ciò stesso la negazione. « cammina da sola » 156. ciò che è il capitale in relazione al lavoro: un’alienazione della forza collettiva . di relazione. dittatura dappertutto » 154. Precisamente.Critica del potere politico 45 di più è la dittatura. il mobile e l’immobile. nel senso di una usurpazione permanente della po­ tenza sociale espressa dall’essere collettivo della società157. rispetto alla quale è tuttavia superfluo. in rapporto alla vita sociale. esiste pure un plusvalore statale. lo Stato in quanto rappresentazione sim­ bolica. la creazione e la ripetitività. si ripete qui ciò che avviene fra capitale e lavoro. già esplicitate da Feuerbach e Marx. dittatura del pensiero. tornano qui a innervare la critica proudhoniana. se infatti . La politica è dunque. perché se nella società economica la forza collet­ tiva nasce dai rapporti di cooperazione. Critica del potere politico L'analisi proudhoniana della forza collettiva ha eviden­ ziato l’immanenza di tale forza in ogni azione sociale. rappresentazione esterna della forza sociale. la plura­ lità e l’unidimensionalità. moltiplicandosi in funzione di questi. esse compaiono fondandosi in una stretta analogia. che si sprigiona spontaneamente dalla vita associata. e a costituire un ordine nuovo. dittatura nella vita so­ ciale e nella vita privata. non può perciò che instaurare con questa collettività un rapporto di contrapposizione. una contrapposizione nella quale si ritrova per Proudhon lo stesso antagonismo che lega lo spontaneo e il meccanico. Cosi come esiste un plusvalore economico. per cosi dire. La società. all’ombra delle istituzioni politiche esso tende a produrre lentamente e in silenzio il suo proprio organi­ smo.

Per mantenere la propria esistenza che è fittizia. tendere a un proprio rafforzamento attraverso un movi­ mento di assorbimento delle forze collettive e delle forze sociali. Cosi Proudhon constata attraverso l'analogia simbolica una sorta di « religione della forza ». è la risultante dell'alienazione della forza collettiva esplicitata a tutti i livelli. che comporta la crescita 46 . a estrema riconferma delle ragioni della legittimazione del­ l’espansione totalitaria e burocratica del potere162. noi cono­ sciamo. Non può che tendere a mantenere la disuguaglianza. di ogni Stato.Introduzione per Feuerbach la trascendenza si dà nel rapporto esisten­ ziale tra l’uomo e Dio e se per Marx l'alienazione si estrin­ seca nella sola relazione tra l’essere produttore e la produ­ zione stessa. di mistica della « ragione di Stato ». da quello culturale a quello psicologico. per Proudhon questi due piani — dell’esisten­ za. il politico rispondere alle esigenze dell’economico. E non solo lo Stato è spinto dalla sua logica intrin­ seca ad appropriarsi dell’azione sociale. È proprio dunque della natura dello Stato. Il politico. e del sociale nella forma della produzione — slittano l'uno sull'altro e si identificano nella comune critica rivolta alla trascendenza sotto qualunque forma questa si ma­ nifesti 159. da quello sociale a quello economico. il segreto del fatalismo politico. la metafisica governativa di una gerarchia eterna » 16°. lo Stato. e lo Stato assolvere con autorità quello che la società dovrebbe svolgere con autonomia. di fascino che ammante­ rebbe il potere sociale spingendolo come un archetipo sa­ crale fino nel profondo dell'inconscio sociale161. Questo movimento. scrive Proudhon. ma anche a cen­ tralizzare e unificare in una sola direzione la pluralità della vita collettiva. esso non può che perpetuare l'espropriazione della società. In conclusione l’idea dello Stato secondo il pensatore francese non prescinde da una dimensione teistica. Questo dogma fatalistico fondato sulla teologia della forza è stato ripreso in pieno dalla democrazia giacobina e dal socialismo autoritario che Io hanno mutuato totalmente dall'aristo­ crazia e dalla regalità. nel quale l’immagine indeterminata e collettiva del « po­ polo » viene vissuta in chiave trascendente e sacrale. assistenza e sicu­ rezza) e spiegherebbe anche la trasposizione dal piano teistico a quello fideistico operata dal pensiero giacobino. Con « il principio della fatalità e dell'antagonismo preso per base della società. neppure nelle sue articolazioni formali (tanto da assumere perfino una qualche forma trinitaria di potenza. perché è solo a condizione che la società sia e rimanga non egualitaria che l’organizzazione statale può sostituirsi a quella sociale.

Nella sua forma particolare perché il modello del politico si esprime per definizione nell’esercizio del po­ tere: « L’autorità sta al governo come il pensiero alla parola. poiché il politico deriva dall’alienazione posta in atto a tutti i livelli della vita collettiva e non solo quindi dall’aliena­ zione economica pur se questa ha una grande importanza166.Critica del potere politico 47 continua delle funzioni dello Stato « a spese dell’iniziativa individuale. è assolutamente fasullo. Se l’autorità è il principio del governo. tale cioè da interessare soltanto il potere. Nella sua forma generale perché lo Stato. invadente. sia nella sua forma generale che in quella partico­ lare. perché la centralizzazione è per sua natura espansiva. esercito. burocrazia. Abolire l’uno o l’altra. l’anima al corpo. Inoltre. con­ . ecco che la rivoluzione politica finisce per essere proprio la forma massima dell’alienazione umana. comunale e sociale » 1& 3. Proudhon è conseguentemente contrario a qualsiasi rivoluzione di tipo politico. educazione. a invadere tutta la società. ima volta iniziato tende incessantemente a crescere. date queste radicali premes­ se 164. Ogni rivoluzione politica non può che essere una rivolu­ zione alienante perché ripete la dinamica. polizia. significa distruggerli tutti e due nello stesso tempo. Comprendere la specificità del politico senza intenderlo come riducibile a mero riflesso delle contraddizioni econo­ miche significa leggere contemporaneamente la logica del potere. apparente. informazione. fondata com’è su un’esistenza presa a prestito dal sociale165. La tendenza irreversibile dello Stato alla concentrazione e all’appropriazione della forza sociale dipen­ de quindi dal conflitto delle classi. tra la forza collettiva espressa dalla società e l’appropriazione generale operata dallo Stato. e più precisamente da ogni forma di gerarchia sociale che è a sua volta la condi­ zione fondamentale per l’estorsione della forza collettiva. comprende il complesso più potente delle articolazioni autoritarie della società gerarchica: ma­ gistratura. forma su­ prema della politica. l’idea al fatto. del rapporto parassitario fra la società globale e lo Stato. proprio perché fittizia è la dimensione stessa del politico. finanze. La società disegualitaria è dunque la condizione obiettiva dell’esistenza dello Stato allo stesso modo in cui l’esistenza di questo è la condizione del mantenimento della disugua­ glianza sociale. La contrapposizione fra politico e sociale assume sen­ z’altro nel pensiero di Proudhon la forma della contrappo­ sizione fra autorità e libertà. Questo genere di rivoluzione. ai fini di un vero cambiamento sociale. per lo stesso motivo. se l’abolizione è reale. corporativa. il governo è l’esercizio dell’autorità. sempre identica a se stessa.

sse travolgono ogni intenzione positiva di riforma. o opprime.6S. quella dello Stato. infine. Ciò permette a Proudhon di dimostrare che non esiste una scienza della politica che non sia in realtà ima scienza del potere. o resiste. di lottare contro l’abuso con un ulteriore abuso. non pensano che a co­ struire prigioni »169. Mettete un san Vincenzo de' raoli al potere: diverrà un Guizot o un Talleyrand » . non vorrà mai essere nient’altro. se la conservazione è effettiva. non può. Cosi il socialismo statalista pretende di combattere il capitalismo con una nuova alienazione. è tuttavia equivalente e similare al gusto del potere economico e della proprietà tipica dei capitalisti. sono autonome e non rispon­ dono a volontà ideologiche. Proudhon mette in luce il carattere essenzialmente controrivoluzionario della politica perché sempre essa si esprime nella logica del potere. refrattaria ai contesti socio-econo­ mici anche se di essi assimilano la contestualità storica. di abbat­ tere un assolutismo con un altro assolutismo: « Cosa stupe­ facente. un diritto di usare e di abusare. che una scienza della politica. Il governo non sa. la maggior parte dei rivoluzionari. Detto in altro modo: le leggi della politica e quelle del potere sono di eguale natura. o infierisce. È ciò perché il potere è una vera proprietà. che. signi­ fica mantenerli entrambi »167. nel senso che non sono gli uomini a cambiare la natura del potere. Proudhon approfondendo la sua critica allo Stato mette perciò in rilievo nella classe politica dei democratici. ma questo a cambiare quelli. o corrompe. Dovunque vengano messe in moto e applicate si evidenziano come leggi rispondenti a una logica tutta propria. Contrariamente dunque a tutte le illusioni dei partiti e allo spirito giacobino. Egli segna cosi una rottura con tutte le teorie politiche del passato e con tutte le concezioni falsamente rivoluzionarie dei de- 48 . pur essen­ do più sottile e meno apparente. a imitazione dei conservatori che combattono. non è vero che non esiste 1 autonomia del politico dal momento che questa autonomia trova il suo terreno ideale proprio là dove fruttifica il potere. Paradossal­ mente è proprio lo Stato a essere « il Dio adorato del socialismo autoritario » 171 «un feticcio nato con il dogmatismo giacobino e continuato con il governamentalismo demo­ cratico.Introduzione servare l'uno o l’altra. 11 governo infatti è « per sua natura controrivoluzionario. un gusto del potere politico e della proprietà che. dei socialisti governativi e dei rivoluzionari. c. un mezzo di struttamento dell’uomo attraverso la forza170. in quanto scienza del e per il potere non potrà superare mai l’orizzonte del potere per il potere. radicale e socialista » 172.

di prescindere dal pregiudizio statalistico. da quella assolutistica a quella demo­ cratica. Una rottura che conduce a questa lapidaria de­ finizione della rivoluzione: « Nessuna autorità nessun go­ verno. La critica radicale all’idea stessa dello Stato. la seconda è « lo Stato »175. la società ufficiale è « il fenomeno ». Il Contratto rousseauiano si presenta ai suoi occhi quale ipo­ tesi troppo irreale perché non fa riferimento alle forze concrete dell’esperienza sociale ed economica177. A suo giudizio si spererà sempre invano che la democrazia rappresentativa esprima le idee e gli interessi generali. incapaci. In verità la critica proudhoniana si estende a tutte le forme del politico. nemmeno popolare: la rivoluzione sta in questo » 173. e perciò valutate una grande illusione mistificatoria 18°. come di tutta la tradi­ zione giacobina. perché tutte fondate sull’idea che gli uomini deb­ bano cedere la loro autonomia e delegare il loro potere al fine di costruire una sovranità che. La società reale è « il noumeno ». do­ vranno poi rispettare179. Un delegato eletto al fine di conciliare le idee e gli interessi di . Questa critica investe chiaramente la nozione rousseauiana del Contratto sociale. Specialmente contro questa illusione la critica proudhoniana del potere politico si dispiegherà con tutta la sua forza intorno agli anni cruciali del ’48-’49. volenti o nolenti. Vi è invece « una società permanente. non può che risolversi in un puro dispotismo: « tutto ciò che la storia e l'immaginazione possono suggerire di estrema licenza e di estrema servitù si deduce con una facilità e un rigore di logica dalla teoria societaria di Rousseau » 178. il quale. del go­ verno e della politica si salda quindi con la critica alle teorie che immaginano la nascita del potere politico quale risultato di una libera decisione dei cittadini.Critica del potere politico 49 raocratici. vi è una fondamentale ambiguità dovuta proprio aH’indeterminatezza del ruolo del potere. Alla base del Contratto sociale di Rousseau. quasi che fosse possibile una unificazione forzata del politico senza una precedente unificazione naturale del sociale174. e per Proudhon invece sinonimo di alienazione della libertà e di sottomissione coatta176. che sostiene tutte le forme ufficiali comunicando a loro una parte di sé ». dove esso è appunto per Rousseau l’accordo politico. La teoria della democrazia rappresentativa e del suf­ fragio universale vengono appunto considerate da Proudhon sotto questa luce. Occorre quindi pensare il politico attraverso il sociale. la prima è « l'essenza ». indistruttibile. tutte. venendo concepito come indiviso perché « nato dal popolo ». pur nella consapevolezza della distinzione dei due piani.

L’obiettivo della rivoluzione politica voluto dai democratici non è perciò quello di restituire al popolo la sua sovranità per mezzo della distruzione dell’autorità. Più estesamente. che motiva il princi­ pio fondamentale secondo il quale « l’emancipazione dei lavoratori deve essere opera dei lavoratori stessi o non sarà »182. quest’idea. ma al contrario di fare della democrazia una nuova autorità. La dittatura del proletariato resta perfet­ tamente legata. afferma che l’emancipazione proletaria può avvenire solo « senza l’aiuto del governo » e senza l’aiuto di qualsiasi consorteria o « fazione rivoluzionaria separata dal popolo »184. Il rifiuto della democrazia rappresentativa. qualunque sia la giustificazione a ciò addotta. Si può dire senz'altro che è la teoria proudhoniana della separazione fra società economica e società politica. a una tipica concezione della rivoluzione il cui solo e unico scopo è la sostituzione del potere. se la rivoluzione vuole essere davvero la distruzione di ogni alienazione.50 Introduzione tutti o almeno di una parte dei suoi mandanti. fra Stato e società. un nuovo potere più forte e più solido perché fondato questa volta su un consenso popolare illusoriamente più allargato181. Cosi. Proudhon quindi è portato del tutto logicamente a re­ spingere la dittatura del proletariato perché essa implica un’azione di guida sulle masse popolari ad opera di un corpo estraneo al mondo sociale: i rivoluzionari di profes­ sione. È interessante a questo proposito leggere quanto egli scrive su questo tema proprio in una lettera a Marx. che verrà in seguito attuato. è evi­ dente allora che la liberazione umana deve escludere il ricorso a tale principio. un’assem­ blea per quanto voglia rappresentare la pluralità degli elet­ tori non potrà alla fin fine che dichiarare la sola opinione della sua maggioranza. che appartengono per definizione e di fatto alla società politica. che ha il suo fonda­ mento nel concetto di « autonomia delle masse » 183. indica qual è l’atteggiamento e il giudizio di Proudhon verso ogni forma di rappresentanza e di delega. Solo agendo da se stessa e per se stessa la classe operaia può realizzare la propria emancipazione. lettera che segna la definitiva rottura tra i d ue185 e che vale la pena . dichiarando volontà popo­ lare l’o pinione di metà del Parlamento si sostituirà all'il­ lusione democratica la tirannia maggioritaria. In realtà. rappresenterà sempre invece una sola idea e un solo interesse. alienazione che per Proudhon si identifica tout court con il principio di autorità. perché ne è la sua esatta espressione. specialmente per quanto riguarda l'emancipazione delle classi inferiori.

con una combinazione economica. in modo da far nascere ciò che voi. faccio professione in pubblico di un quasi assoluto antidogmatismo economico.. Applaudo di tutto cuore la vostra idea di portare in luce tutte le opinioni. la rivoluzione . In altre parole. all'arbitrio. uguaglianza » 18é. se necessario. fosse pure la religione della logica. Quest’opinione. è significativa perché mostra come Proudhon consi­ deri del tutto inutile ogni « colpo di mano ». facciamo una buona e leale polemica.. non con­ sideriamo mai esaurita nessuna questione. in breve. Accogliamo. la re­ ligione della ragione. non pensiamo a nostra volta ad addottrinare il popolo [. se volete. ma diamine! dopo aver demolito tutti i dogmatismi a priori. ma anche perché palese manifestazione di vera impotenza rivoluzionaria. i cam­ pioni di una nuova intolleranza. se no. in quanto non solo palese manifestazione di violenza. scuso e sono disposto a discutere. socialisti tedeschi. e che io mi limiterei per il momento a chiamare libertà. ma non facciamo di noi stessi. rifiutiamo ogni esclusivismo. senza quello che ima volta era chiamato rivoluzione e in realtà non è altro che una scossa.]. Quanto a me imposto il problema in questo modo: far rientrare nella società..Critica del potere politico 51 di riportare quasi per intero.] credo mio dovere e dovere di tutti i socialisti man­ tenere ancora per qualche tempo la forma critica o dubi­ tativa. volgere in economia politica la teoria della proprietà contro la proprietà. in breve una con­ traddizione. chiamate comunità. perché siamo alla testa di un movimento. non posiamo ad apostoli di una nuova religione. Scrive dunque Proudhon: « [. incoraggiamo tutte le pro­ teste. i miei studi più recenti me l’hanno fatta abbandonare com­ pletamente [. le leggi della società e del progresso. no! Devo fare qualche osservazione anche su questa frase della vostra lettera: al momento dell’azione..] perché questo preteso mezzo sarebbe sol­ tanto un ricorso alla forza. e perciò di contrad­ dizione. avendola condivisa anch’io per molto tempo. le ricchezze che sono uscite dalla società con un'altra combinazione economica. che contrappone chiaramente l’idea anar­ chica dell’azione economica all’idea marxista dell'azione po­ litica. Forse conser­ vate ancora l’opinione che al presente nessuna riforma sia possibile senza un coup-de-main. il progresso secondo il quale noi veniamo a scoprirle. In altri termini. ogni misticismo. A queste condizioni io entrerò nella vostra associazione. e quando avremo usato il nostro ultimo argomento ricominciamo da principio. il modo in cui queste si realizzano. Questa lettera. diamo al mondo l’esempio di una informata e lungimirante tolleranza. Cerchiamo insieme... con l’eloquenza e l’ironia. che io capisco.

è per lui del tutto illogica e mistificante. della effettiva realizzabilità di tale dittatura. per Proudhon. Perciò lo stesso criterio che sta alla base della critica proudhoniana del comunismo si svolge ora verso la nozione di dittatura. quanto proporre la liberazione umana attraverso un mezzo cosi autoritario come la dittatura. l’assolutismo della dittatura è perfettamente ana­ logo all’assolutismo della proprietà. si poteva anche pensare all’utilità di ima sommossa. sostituendo la democrazia parlamentare borghese con il massimo della proprietà politica nell’unico monopolio della dittatura. sottolinea Proudhon. critica della nozione stessa di dittatura. ma tutto dallo Stato » Proudhon propone di sostituire la formula « tutto per il popolo. Ma una rivolu­ zione che pretende di essere radicale non può che essere una rivoluzione sociale. del suo estin­ guersi per morte naturale come appunto si delinea nella concezione marxista della « fase di transizione ». Essa investe anche il problema. per il fatto che. la transizione è eterna » 189. puntualmente confer­ mata dalla storia. in quanto suprema concezione dell’autorità. essa lo diventa per sempre. in Proudhon come in ogni anarchico. antecedente. È per questo che alla formula giacobina « tutto per il popolo. transi­ toria. Il mas­ simo dell’alienazione. perché ogni for­ ma di assolutismo non è mai. In questo senso. Ma la previsione proudhoniana. Secondo Proudhon infatti le masse operaie .52 Introduzione politica si presenta alla fine sempre come una scorciatoia che comporta l’inevitabile passività delle masse popolari. cosi la dittatura del proletariato. circa l’irreversibilità totalitaria e buro­ cratica del comunismo dittatoriale. e « vanamente si potrebbe prendere come scusa che questo assolutismo sarà transi­ torio. La dittatura cioè è l’estrema concezione ed applicazione della nozione di pro­ prietà in campo politico. rea­ lizza paradossalmente il massimo dell’alienazione. ma tutto dal popolo » 188. se una cosa è necessaria per un solo istante. e non può essere mai. Ma la critica della dittatura del proletariato è soprat­ tutto. L’idea della superabilità della dittatura. la sola in grado di coinvolgere fino in fondo i lavoratori trasformandoli da soggetti passivi a sog­ getti attivi. come il comunismo sostituendo alla proprietà privata la proprietà statale realizza il massimo della proprietà nel monopolio dello Stato. perché favorisce la loro atavica propensione alla sottomis­ sione e al rispetto dei poteri cesariani1S7. non tocca soltanto la critica all’illusione della « transitorietà ». Niente potrebbe essere più contraddittorio. Infatti. Fino a quando le rivoluzioni concernevano la costituzione politica.

ai loro posto. solo all’intemo di una teoria e di una pratica economica si possono correttamente trovare le ragioni e gli scopi di una teoria e di una pratica rivoluzionaria. è possi­ bile rintracciare e svelare quella dimensione creativa. Ma se la creatività. spontaneità e ripetitività. Distruzione sistematica di ogni pensiero indi­ viduale. Centralizzazione assorbente. reputato secessionista. ciò non significa che esse non siano anche i segni e le manifestazioni della consapevo­ lezza e della compiutezza della libertà. Poli­ zia inquisitrice » 191. Per Proudhon la cosiddetta dittatura del prole­ tariato non può che risolversi in una dittatura sul proleta­ riato. La spontaneità. si inscrive per Proudhon nella più generale contrapposizione fra creazione e ripetizione. la creatività e la pluridimensionalità. della capacità di autonomia della società. che si contrappongono frontalmente alla società politica dei dominatori. le manifestazioni visibili. secondo i principi tolti a prestito dal vecchio regime: Indivisione del potere. proprie all'azione sociale. il potere sarà gestito dalla classe politica dei rivoluzionari di pro­ fessione 190. la spontaneità. L’autoemancipazione La contrapposizione esistente fra Stato e società. al posto delle masse operaie. spon­ tanea e pluralista dell’agire sociale. su quel proletariato che è stato espropriato dai rivo­ luzionari della propria facoltà decisionale. che riprende la nota distinzione sansimoniana192. della prassi collettiva dell’eman­ . La critica del potere politico come deduzione della con­ trapposizione fra Stato e società porta dunque Proudhon a dar vita in modo consapevole a una tradizione di pensiero che si sarebbe da allora fronteggiata con quella giacobinizzante del marxismo. pluralità e unidimensionalità. ma tale in realtà che le masse non hanno altro potere che quello necessario ad assicurare la servitù universale. Perciò solo nella società economica dei produttori. fra il politico e l’economico. basata in apparenza sulla dittatura delle masse. locale.L’auto emancipazione 53 non potranno mai di fatto esercitare una « dittatura » fino a che. corporativo. quale segno inconfon­ dibile dell'emancipazione umana. la pluralità sono i segni inconfondibili. In effetti il sistema politico dei comunisti è da conside­ rarsi « una democrazia compatta.

ma sempre nell’ambito della necessità. e l’atto libero. vale a dire creare una libertà uguale ad essa » 19S. proprio di ogni essere. Anch’essa deve rispettare le particolarità e le determi­ nazioni del reale. per il raggiungimento della libertà. Questo perché Proudhon avverte una sorta di rischio assolu­ tistico insito nel concetto di libertà qualora essa non venga divisa fra più soggetti politici e sociali. deve cioè pluralizzarsi e contestualizzarsi dentro le forme storiche e le situazioni reali date. Occorre invece una dialettica fra determinismi e libertà in grado di trasformare l’idea astratta e generale di libertà in tante idee concrete e particolari di libertà. e tuttavia. nel senso che « la libertà è completa solo quando si accorda con la necessità »194. sono solo le condizioni necessarie. poiché come ha dimostrato Spinoza. Infatti la divisione della libertà si realizza ripetendo il mo­ vimento della necessità e riconoscendone le connessioni: « la necessità è essa stessa contraddittoria. Tuttavia il rapporto fra spontaneità e libertà. Oltre a un rico­ noscimento del tutto ovvio delle leggi oggettive della neces­ sità quale unico modo per dominarne gli effetti. con Leibniz. La società economica dei produttori può infatti dimostrare la propria capacità di autonomia da ogni tutela esterna dello Stato e del politico. o a dir meglio fra necessità e libertà. fuori della necessità non esiste nulla. Vi è invece l’idea di ima complemen­ tarità fra i due termini. Si tratta di una concezione « concreta » della libertà che si pone all’opposto della visione astratta di derivazione illuminista. Dare un valore assoluto alla libertà significa per Proudhon assegnarle lo stesso significato che il giacobinismo diede alla « volontà generale ». mentre l’ordine in­ terno svelato dalla spontaneità è quello della naturalità. Ciò significa che occorre operare una netta distinzione fra l’atto spontaneo. dividere questa necessità all’infinito. senza per questo raggiungere la libertà. attributo specifico dell’uomo193. bisogna. ma non esaustive. Questo perché. l’or­ dine mostrato dalla libertà è invece quello del progetto. della possibilità teorica e pratica di agire al di là della necessità. non può essere visto come una relazione che ponga l’uomo in una condizione di irreversi­ bile libertà rispetto al mondo e alla natura. vi è in queste parole anche un appunto « ideologico »: Proudhon vi afferma infatti che la libertà non può farsi soggetto asso­ luto. Non esiste in Proudhon l’idea di un superamento definitivo della necessità da parte della libertà. per spiegare il movimento dell'universo e la perfettibilità degli animi. Non esiste cosi un’unica necessità ma una pluralità di condizionamenti che consentono alla libertà 54 . della gratuità.Introduzione cipazione umana.

per ciò stesso. il terzo per identificare ciò che resta197. come nel rapporto fra necessità e libertà. da quello economico a quello sociale. propriamente parlando. e. Dunque chi dice rivoluzione dice necessariamente progresso. In questo senso si precisa il suo sforzo teorico rispetto al concetto di storia. La concezione realistica di Proudhon non lascia spazio dunque . Vi è in Proudhon la consapevolezza della radicale relatività del mutamento e perciò della assoluta necessità di infondervi una carica etica e morale che lo giustifichi fino in fondo. analogamente al rapporto fra necessità e libertà. anche quello fra conservazione e rivoluzione esprime la dialettica della complementarità. non ci sono state parecchie rivoluzioni: non c’è che una sola stessa e perpetua rivoluzione »196. Il rapporto fra conservatorismo e rivoluzione viene dun­ que visto secondo una concezione complessa dove la tra­ sformazione è tale nella misura in cui riesce a coinvolgere tutti i settori della società. da quello politico a quello culturale. conservazione. Occorrono dunque tre termini per decifrare la trasformazione: il primo per identificare il risultato nel suo complesso. Infatti. sono le successive manifestazioni della Giustizia nel­ l'umanità. anche in questo secondo caso la relazione di com­ plementarità ci indica l'impossibilità di un assoluto supe­ ramento perché ciò che muta stabilisce la misura di ciò che resta e viceversa. Questa deve essere si intesa come reale svolgimento progressivo dell’uomo nelle sue capacità di autonomia rispetto al mondo e alla natura. egli scri­ ve. il secondo per identificare ciò che muta. essendo solo un'operazione di potere non cambia sostanzialmente nulla sul piano antropologico. secondo Proudhon. Ne segue che la rivoluzione è in per­ manenza nella storia. Radicalmente opposta alla visione giacobina del « colpo di mano » che. È per questo che ogni rivoluzione ha il suo punto di partenza in una rivoluzione precedente. Da ciò risulta secondo Proudhon l’impossibilità oggettiva di ima distruzione totale del passato. ma solo nella misura in cui questo svolgimento comporta la consapevolezza dei limiti stessi del cambiamento. quella di Proudhon vuole portare invece a una trasforma­ zione « organica ». e che. La necessità è dunque la condizione della libertà.L’auto emancipazione 55 molteplici possibilità di affermazioni. L'impossibilità di un assoluto e incontrovertibile superamento della libertà rispetto alla necessità porta quindi Proudhon ad una concezione realistica del progresso umano perché. « Le rivoluzioni. Si vede subito da quanto detto che la concezione proudhoniana del progresso è molto più complessa di quella comu­ nemente presente nel secolo scorso.

56

Introduzione

a nessuna visione « millenaristica » e « provvidenzialisti­ ca » del cambiamento concepito come metamorfosi assoluta. Non esiste quindi per lui una soluzione definitiva dei pro­ blemi sociali in quanto essi si rinnovano sempre proprio perché sempre vi è cambiamento storico. La chiara consapevolezza del rapporto fra necessità e libertà non impedisce comunque a Proudhon di continuare a pensare che solo nella tendenza al superamento della costrizione fisica e sociale l’uomo si realizza come libero; un superamento per mezzo del quale l’uomo al di là della spontaneità idealizza ciò che crea, trasfigura il reale, rifiuta di rassegnarsi al naturale, « defatalizza » il suo de­ stino 198. Si può affermare addirittura che per Proudhon la funzione della libertà consiste « nel portare il soggetto libero al di là di tutte le manifestazioni, aspetti e leggi, tanto della materia quanto dello spirito, e dargli un carat­ tere per cosi dire sovranaturale » 199. Con questa raffigurazione prometeica Proudhon non de­ finisce solo il rapporto fra spontaneità e libertà, fra neces­ sità e libertà, ma spiega anche il concetto di progresso umano. Infatti, cosi come la libertà non può essere ridotta a una mera funzione della necessità, altrettanto il pro­ gresso non può essere visto come una evoluzione determi­ nata nel suo sviluppo. Non vi è mai nulla di fatale e di auto­ matico nel progresso, perché tutto ciò che può essere conquistato può essere anche perso 200. E questo perché il progresso non può essere identificato con il puro e sem­ plice evolversi del processo storico, ma con l'adeguamento o meno all’ideale della giustizia. In altri termini, è il grado di giustizia realizzato nella storia che determina e speci­ fica il grado qualitativo del progresso umano. È quindi la libertà alla base della giustizia, perché questa si realizza solo attraverso il libero arbitrio dell’uomo, cioè attraverso la libera volontà umana ^ La giustizia non può essere altro perciò che il risultato di una consapevolezza etica, di una cosciente volontà rivoluzionaria. L’ideale proudhoniano del­ la giustizia non è, come potrebbe apparire superficialmente, l’esito di una visione idealistica e utopistica della storia umana, ma, al contrario, il frutto di una riflessione profon­ damente rivoluzionaria e del tutto realistica. Proudhon iden­ tificando il socialismo con la sua dimensione etica — vale a dire con la giustizia — non intende infatti concepire quest’ultima, né ritiene sia possibile farlo, con una realtà ester­ na all’uomo, trascendente rispetto aH’empiricità antropologica dell'individuo202. La giustizia quindi non come qual­ cosa di idealistico, ma come attributo intrinseco dell'uomo, nel senso che essa è intima e omogenea alla costituzione

L'autoemancipazione

57

antropologica, al suo essere stesso inteso nella sua atem­ poralità a]3. Solo da questa autocoscienza immanente all’uma­ no può svilupparsi una potenzialità sovversiva ben mag­ giore di ogni effetto causato da contingenze storiche, può farsi concreto il progetto rivoluzionario dell’uguaglianza201. È sulla base di questa convinzione che Proudhon critica e respinge ogni idea di determinismo storico che a suo giudizio è fasulla sul piano scientifico e reazionaria sul piano ideologico. Fasulla sul piano scientifico perché tutta l’espe­ rienza storica passata sta a testimoniare la discontinuità e l’imprevedibilità del processo storico 205; reazionaria sul piano ideologico perché il determinismo, anche se risultato di una prassi immanente alla collettività umana, è nondi­ meno, rispetto all’individuo, un puro trascendentalismo, e perciò un’altra ed ennesima alienazione. Con queste puntualizzazioni Proudhon elabora il concetto anarchico di rivoluzione, definibile perciò come il ricono­ scimento dello svolgimento incessante e infinito della sto­ ria per il sovvertimento e la distruzione dell'assoluto 206. Ciò significa, in altri termini, la consapevolezza della neces­ sità di una duplice azione rivoluzionaria: da un lato favo­ rire il mutamento storico, perché questo, nel suo divenire, porta la società « a cambiare perpetuamente di forma » 207, e perciò a dissolvere continuamente ogni fissazione e ripe­ tizione; dall’altro lato a correggere, se occorre, questo stesso mutamento perché può essere a sua volta portatore di nuovi assoluti. Il « travestimento dell’assoluto » è infatti la definizione centrale che Proudhon dà della continua possi­ bilità che si formi, all'interno di qualsiasi moto riforma­ tore, un nuovo e più agguerrito assolutismo in quanto ciò che definisce l’assoluto, il totale, l’integrale non è tanto uno specifico contenuto, ma la forma della sua ispirazione, la riproducibilità della sua intuizione. La teoria del pro­ gresso deve escludere quindi « tutte le nozioni assolute, tutte le ipotesi sedicenti definitive, (perché solo cosi) met­ terà al riparo la società dall’inerzia conservatrice come dalle false imprese rivoluzionarie » 208. Il progresso, ancora una volta, « è l’affermazione del movimento universale, e per conseguenza la negazione di ogni forma o formula impu­ tabile, di ogni dottrina eterna, immobile, impeccabile, appli­ cata a qualunque essere chiunque esso sia; di ogni ordine permanente, senza eccezione dello stesso universo; di ogni soggetto, empirico o trascendentale, che non vuol cambiare. L’assoluto, al contrario, o l’assolutismo, è l’affermazione di tutto ciò che il progresso nega, la negazione di tutto ciò che il progresso afferma. È la ricerca nella natura, nella società, nella religione, nella politica, nella morale, dell’eter­

Introduzione 58 no, dell'immutabile, del perfetto, del definitivo, dell'incon­ trovertibile, dell’indiviso » m . Ecco perché « ogni dottrina che aspira segretamente alla prepotenza e alla immutabilità, che tende ad etemizzarsi, che si vanta di dare l’ultima formula della libertà e della ragione, che nasconde nelle pieghe della sua dialettica l’esclusione e l’intolleranza; che si afferma come verità in sé, pura da ogni contaminazione, assoluta, eterna, come una religione, e senza tollerare considerazioni di nessun altro tipo; questa idea, che nega il movimento dello spirito e della classificazione delle cose, è falsa e funesta quanto è incapace di costruire»210. Contro i « travestimenti dell’assoluto » che comprendo­ no anche le dottrine falsamente « rivoluzionarie » come il comunismo, Proudhon propone perciò da una parte l’idea di progresso come « processus, movimento innato, essen­ ziale, spontaneo incoercibile e indistruttibile », come movi­ mento « essenzialmente storico, soggetto a progressioni, conversioni, evoluzioni e metamorfosi »211, dall’altro come « scopo, ideale, per tracciare in questa direzione déìl'idea » « la marcia della libertà »212 affinché esso diventi « la giusti­ ficazione dell’umanità da se stessa sotto lo stimolo del­ l’ideale »213. La rivoluzione non è la deduzione necessaria di una realtà oggettiva, ma è la realizzazione della volontà umana, un'impresa voluta dalla coscienza emancipatrice dell’uomo: « la libertà, secondo la definizione rivoluzionaria, non è per niente la coscienza della necessità, non è neppure la necessità dello spirito che si sviluppa, si conserva con la necessità della natura. È una forza collettiva che compren­ de insieme la natura e lo spirito e che si possiede, capace come tale di negare lo spirito, di opporsi alla natura, di sottometterla, di disfarla e di disfarsi essa stessa. È una forza che rifiuta per sé ogni organismo; si crea mediante l’ideale della giustizia un’esistenza divina il cui movimento è perciò superiore a quello della natura e dello spirito e incommensurabile con l’uno e con l’altro »214. Una rivoluzione cosi intesa implica, sul piano dell’azione, una direttiva di fondo precisa: che vi sia la massima coeren­ za etica fra il contenuto dei fini perseguiti e la natura dei mezzi usati. I mezzi dell’azione devono essere dedotti dai fini che la rivoluzione si propone: quelli della giustizia. È su questo rapporto di deduzione tra fini e mezzi, dalla teoria alla prassi, che si fonda la certezza che la prassi sia, essa stessa, la teoria realizzata215. Naturalmente, poiché i fini della rivoluzione libertaria ed egualitaria sono appunto la libertà e l’eguaglianza, do­

L’autoemancipazione 59 vranno essere libertari ed egualitari anche i mezzi del­ l’azione. È attraverso questa via soltanto che l'obiettivo dell’azione si inscrive nella prassi, che l’atto rivoluzionario annuncia la società futura. A questo punto si tratta di vedere quale classe sociale esprima la consapevolezza della propria forza e volontà di liberazione, la propria « capacità politica » di passare dalla spontaneità dell’azione alla libertà della rivoluzione. Secon­ do Proudhon, le classi operaie (« classi operaie » e non « classe operaia », perché egli allude, anarchicamente, a tutte le masse sfruttate216) sono le sole che possono effet­ tuare la rivoluzione sociale. Tuttavia ciò non avviene in virtù della contrapposizione oggettiva fra capitale e lavoro; infatti questa contrapposizione sebbene sia la caratteristica centrale del sistema capitalista, è pur sempre una delle tante della società gerarchica; e, inoltre, non esiste ima legge deterministica che opponga le masse sfruttate agli sfruttatori: la pluralità delle contraddizioni mostra infatti che i cambiamenti storici non hanno e non possono avere necessitanti esiti univoci, che infiniti fattori dinamici concor­ rono allo svolgimento complessivo dell’evoluzione umana. In realtà, la « capacità politica » delle classi operaie va cercata là dove l’idea di emancipazione è da queste classi prodotta e consapevolmente voluta. A questo proposito occorre che si verifichino tre condizioni: « 1°) che il sog­ getto abbia coscienza di se stesso: della sua dignità, del suo valore, del posto che occupa nella società, della funzione che adempie, degli uffici cui ha diritto di pretendere, degli interessi che rappresenta o personifica; 2°) che, come risul­ tato di questa coscienza di se stesso, affermi la sua idea: sappia cioè comprendere, esprimere con le parole, spiegare col ragionamento la legge della sua esistenza, nel principio suo e nelle sue conseguenze; 3°) che da questa idea infine, sappia dedurre sempre conclusioni pratiche secondo le variabili contingenze »217. Condizione essenziale della liberazione è dunque che le masse sfruttate elaborino da sé stesse l’idea della società da instaurare, e che pongano consapevolmente tale idea in rapporto alla loro azione sociale. Diversamente, fino a quan­ do si mostreranno incapaci di esternare il loro progetto, fino a quando esse prenderanno a prestito le idee di eman­ cipazione da altre classi sociali, la loro iniziativa storica non passerà mai dalla spontaneità alla libertà. Questa autonoma iniziativa storica delle classi operaie esige la loro completa separazione pratica e ideologica da ogni altra classe sociale non oppressa e da tutto quel si­

Infatti la ragione.Introduzione stema di alienazioni che costituisce la totalità strutturale della società gerarchica. se il suo operato fosse a priori. rappresentato paradossalmente da un corpo politico non proletario e anzi estraneo al proletariato (il partito) e l’azione di questo stesso proletariato. impegnandosi in un processo storico senza precedenti: quello che le vedrà agire spontaneamente e liberamente da sé stesse e per sé stesse. né dai partiti politici costituiti. né da qualsiasi sètta di rivoluzionari di professione218. come la ragione. senza più niente sperare dalle altre classi sociali. ideologica. come può realizzarsi il passaggio dalla sponta­ neità alla libertà? In quale modo l’uomo si realizza come libero? La risposta va ricercata nella sintesi armonica delle facoltà complesse che costituiscono l’essere umano. ma schiavitù. Ma una volta assicurata l’assoluta autonomia delle clas­ si operaie. Proudhon riprende cosi implicitamente il concetto di forza collettiva per applicarlo alla libertà: come l’unione degli sforzi individuali genera nel gruppo sociale una forza superiore alle individualità. si pregiudiche­ rebbe essa stessa e non sarebbe più ragione. separazione che è invece promossa e teorizzata da tutte le altre correnti autoritarie. intelligenza e passione » 220 che è propria solo dell'uomo. psicologica. Quel­ la sintesi « di materia. Ciò significa. culturale. Solo con questa radicale separa­ zione le masse sfruttate possono uscire da ogni tutela poli­ tica. ancora una volta. e quindi fra l’obiettivo della libertà e del­ l’uguaglianza e la via libertaria ed egualitaria della lotta sociale. cosi se la coscienza ricevesse il suo criterio da una sorgente estranea non sarebbe più coscienza. non sarebbe più lavoro. sociale. economica. la libertà e il lavoro. ma macchina » m . non sopportano né l’autorità né il protocollo. allo stesso modo se la libertà si subordinasse ad un ordine prestabilito non sarebbe più libertà. cosi se il lavoro fosse sottoposto ad un preteso organismo superiore. implica dunque la massima unità organica fra Videa e l 'azione rivoluzionaria da parte dei soli lavoratori. per le quali l’idea della necessità di una guida politica delle masse popolari è imprescindibile219. vita. La concezione proudhoniana della coerenza tra i fini e i mezzi da usare. altrettanto la sintesi autentica delle facoltà umane genera una forza d’azione superiore 60 . che non deve esserci ima divisione fra la coscienza del proletariato. Essa si dà però solo esaltando l’autenticità di queste stesse facoltà attraverso il loro libero sviluppo: « La coscienza.

Il concetto della sintesi armonica delle facoltà ripos cosi sull’idea dell’oggettiva integralità del lavoro umano in tutti i suoi aspetti. il che vuol dire che la filosofia e le scienze devono rientrare nell'industria. in altri termini l’industria è madre della filosofia e della scienza [. analogamente le funzioni intel­ lettuali separate da quelle manuali si concretano social­ mente in classi dominanti all’intemo della produzione sociale. Ciò significa che ogni conoscen­ za detta a priori. pena la degrada­ zione dell'umanità » 223. Attraverso questa forza superiore l’uomo si sperimenta come libero e può cosi opporsi al mondo e trasformarlo. Questa integrazione fra lavoro manuale e lavoro intel­ lettuale in ogni individuo comporta logicamente l’abolizione della divisione gerarchica tra funzioni intellettuali e fun­ zioni manuali nell’organizzazione produttiva e sociale. quello sviluppo in grado di comporre sinteticamente l’unità dello studio-lavoro che nel­ l’equilibrio fra teoria e prassi caratterizza l’uomo com­ pleto ed emancipato 222. nasce dall’azione. Alla divisione fra lavoratori manuali e lavoratori intel­ lettuali propria della società gerarchica. di teoria e prassi.].. Infatti cosi come la funzione politica separata dall’azione sociale delle masse si concreta nella tutela della società da parte dello Stato. è quindi la convinzione teorica che solo l’unità sintetica di idea e fatto. e deve servire di strumento al lavoro [. è derivata dal lavoro. Proudhon oppone la concezione libertaria ed egualitaria di una società eco­ . del lavoro manuale con quel­ lo intellettuale.. dall’uso contemporaneo e libero di ogni facoltà. dice Proudhon. « è uno e identico nel suo piano » perché « l’idea.. teoria e prassi nel processo generale di liberazione. Il lavoro. possa esprimere e realizzare la naturale completezza psicofisica aell'uomo.] l’idea deve quindi ritornare all’azione. teorici. realizzare cioè quella forza collettiva che è delle sue facoltà e che può renderlo libero. psicologici e materiali.. e contemporaneamente l’abolizione della divisione verticale fra idea e azione. manuali. La formazione umana dovrà quindi emergere da com­ plesse e molteplici esperienze culturali e spirituali. per ogni individuo.L’autoemancipazione 61 alle stesse facoltà. pratici. ivi compresa la metafisica. Ciò che sta alla base dell’obiettivo proudhoniano dell’in­ tegrazione. intellettuali. Di qui la concezione di ima naturale confluenza fra sviluppo intellettuale e sviluppo fisico. con le sue categorie. dalla messa in opera di tutte quelle condizioni atte a favorire la capa­ cità da parte dell'uomo di riprogettarsi continuamente.

secondo i quali la società deve essere consi­ derata non come una gerarchia di funzioni e di facoltà. come si può ben vedere. alla concezione gerarchica e statale. sistem a questo essenzialmen­ te egualitario » 224. individui. Si precisa cosi la concezione proudhoniana dell’autoge­ stione: libertà di movimento e di rotazione per tu tti. m a deve investire più classi. ma l’insieme delle classi sfruttate. L’unica rivoluzione possibile p e r la realizzazione della libertà e dell’uguaglianza deve dunque procedere « attra­ . e imprescindibilmente. la pro­ spettiva della liberazione dal lavoro. attraverso l’abolizione del potere politico. una specifica classe oppressa. cosi non può esi­ stere una libertà dal lavoro come superamento irreversibile della sua necessità. Il protagonista rivoluzionario non è dunque un soggetto sociale specifico. capa­ cità di controllo da parte dei produttori in virtù di una conoscenza che da individuale si è fatta collettiva. di ottenere gli stessi vantaggi in com­ penso dei medesimi servizi. L’organizzazione policentrica e federalista di ogni nucleo produttivo « sotto il governo di tu tti quelli che la compon­ gono » 2 27 è l’obiettivo del tutto logico e naturale della visio­ ne proudhoniana della rivoluzione economica che si con­ trappone in m odo frontale alla rivoluzione politica. perché. La visione proudhoniana dell’autoemancipazione non comprende. quella « dei partigiani della libertà. ceti. quanto. su quello del cambia­ m ento economico-sociale radicale. idea e azione226. Anche qui il realismo di Proudhon non dà spazio all’ethos provvidenzialistico e millenaristico del rivoluzionismo comunista. e tu tti aggre­ gati attorno a un progetto di trasform azione dal basso delle stru ttu re produttive e sociali. a suo giudizio. più una società si espande e più essa impegna il lavoro um ano nella soddisfazione della domanda progressiva e indefinita dei bisogni2 2 S . Questa rivoluzione non può coinvolgere solo la classe operaia. ma solo la liberazione del lavoro. in cui ognuno ha garanzia di conseguire i medesimi diritti purché sotto­ stia agli stessi doveri. posti sotto il segno dello sfruttam ento e dell’oppressione. gestione dell’intera serie dei processi produttivi attraverso u n a cono­ scenza integrale fattasi equilibrio fra scienza e lavoro. tra Stato e società. si trovano unite e sincrone tan to sul terreno delle trasform azioni imme­ diate.62 Introduzione nomica e autogestita da produttori autonomi ed eguali. gruppi. Come non può esistere un superam ento incon­ trovertibile della libertà sulla necessità. che proprio nella contrapposizione tra politico ed economico. m a come un sistema di equilibri fra forme libere. teoria e prassi.

inevita­ bilm ente m istica e gnostica e perciò. empirica. È questa un’antinomia strutturale. che in linea di principio non può mai essere risolta.. i messia di ogni specie.. tu tte le figure mondane. gestiscono e praticano rapporti liberi e d iretti senza alcuna mediazione istituzionale. rela­ tiva. Il socialismo come superamento storico del liberalismo La contrapposizione fra politico ed economico operata da Proudhon ci porta a questo punto a decifrare il passaggio dalla società dello sfruttam ento alla società emancipata. al fine di rendere qu est’ultim a del tutto superflua: « Ciò che m ettiam o al posto del governo è l’orga­ nizzazione industriale [.] ciò che m ettiam o al posto delle leggi sono i contratti [. omogenea. vi sono sostanzialmente due mondi: quello del lavoro e quello della politica. i secondi vogliono liberare il mondo. La loro antinomia « è la sicura garanzia del fatto che un terzo termine è impossi­ bile. La deduzione di questo passaggio diventa del tutto ovvia e necessaria. iniziano e sviluppano u n a vita sociale ed economica al di fuori e indipendentem ente da quella poli­ tica. qualora si tenga conto quanto abbiamo detto finora.] ciò che m ettiam o al posto dei poteri politici sono le forze economiche » 2 2 9 . i capi-popolo. sostanzialmente laica. i rivoluzionari di professio­ ne.. disomogenea. la logica non am m ette nulla »231. i portatori di verità e di salvezza. appropriandosi in via diretta dei mezzi di produzione attraverso le molteplici organizzazioni professionali. in quanto società economica. Da queste . i compiti precedentem ente svolti dalla società politica.Il socialism o proudhoniano 63 verso lo sterm inio del potere e della politica » 228) essere cioè un a rivoluzione economica. affin­ ché la contrapposizione si espliciti nella m ortale lotta fra la libertà e l’autorità. unitaria. infatti. i guerrieri. Per Proudhon in fatti « l’ordine politico si fonda su due opposti principi: l’autorità e la libertà » 2 3 0 . Appar­ tengono al mondo della politica tutte le figure imbevute di una filosofia totale. F ra il si ed il no. Appartengono al mondo del lavoro. I prim i vogliono sem pre decidere come deve essere il mondo. cosi come tra l’essere ed il non-essere. per semplificare. al contrario. provvisoria. i preti. Contro la politica deve dunque insorgere il lavoro. cioè i produttori economici inevi­ tabilmente ispirati d a una filosofia aperta. accentrata. che non esiste. Secondo Proudhon. assolvono infine.. ciò può avvenire solo se le m asse lavoratrici.

il secondo nella divisione. Ed è qui che Proudhon indica il passaggio dalla società dello sfruttamento alla società emancipata. Per Proudhon la contrapposizione deve essere perciò u lterio rm en te specificata nel senso che la dem ocrazia è p recisa m en te l'opposto della monarchia. È tutto qui. b) Governo di ciascuno per sé: Anarchia o auto-governo. Questa classificazione suggerita a priori dalla n a tu ra delle cose e razionalmente deducibile. nelle due specie. è m atem a­ tica » 23 2 . Q uesta suddivisione — che esprim e il pensiero proudhon ian o nella sua fase più m atura — scinde in modo irrevo­ cabile la n atu ra teorica dell’anarchia dalla scuola socialista .64 Introduzione due nozioni risultano per la società due regimi opposti. Come l’anar­ ch ia è l’estrem o svolgimento logico della democrazia. Regime di libertà a) Governo di tu tti da parte di ciascuno: D e m o c r a z ia . Si vede subito come questa contrapposizione fra il regi­ m e d ’autorità e il regime d i libertà ponga nella stessa « fa­ m iglia » il principio monarchico con il principio comunista e il principio anarchico con il principio democratico. m entre l’anarchia lo è del com unism o. b) Governo di tu tti da parte di tutti: Panarchia o Co­ munismo. Secondo Proudhon in tu tto il corso della storia um ana sono stati concepiti essenzialmente solo e soltanto quattro regimi politici. definibili come il regime della libertà e il regime dell'autorità. cosi il com unism o è l ’estrem o svolgimento logico della m onar­ chia za. è la divisione del potere. in quanto il primo gruppo ha sua la caratterizzazione nell’indivisione del potere. Questi sono concettualmente insuperabili. nel senso che tutti gli altri modi di intendere la vita um ana associata devono considerarsi delle variabili riconducibili in sostanza sempre alla fondamentale quadripartizione che egli stesso cosi sintetizza: « Regime d'autorità a) Governo di tu tti da parte di uno: M o n a r c h i a o P a ­ tria rc a to . C arattere essenziale di questo regime. Esso si deli­ nea quale logico prolungamento della linea tracciata dalla rivoluzione economico-industriale sorta a sua volta dalla rivoluzione borghese contro i legami organici del mondo feudale. Carattere peculiare di questo regime è l ’indivisione del potere.

l’anarchia è l’ideale della scuola liberalista che tende chiaram ente a sopprim ere ogni tipo di governo e a costituire la società sulle sole basi della pro­ prietà e del lavoro libero » 234. Repub­ blica in d u stria le » 725. o D e m o c r a z i a I n d u s t r i a l e . in im a concentra­ zione che si risolverà in una « formazione corporativa. autocrate di se stesso.]. Essa consiste nel fatto che.. Le basi della società em ancipata.Il socialism o proudhoniano 65 per porla come estrem a variante del liberalismo. allora. Questa F e u d a l i t à . Feudalità industriale. ho segnalato l’anarchia o governo di ciascuno p er sé. Im pero industriale. Infine. Proudhon arriva pertanto a concludere che « m entre la com unità resta il sogno della maggior p a rte dei socialisti. Da questa prem essa. vale a dire la p rim a fase del regim e borghese. sfocerà a sua volta in un « I m p e r o I n d u s t r i a l e » che in quanto m assim a concentrazione possibile risolverà non solo le antinom ie economiche. è stata fino al terzo . Scrive testualm ente Proudhon: « Come variante del regime libe­ rale. che unirà i padroni e i rappresentanti di assemblee popolari (intraducibile in ita­ liano: jurandes) » 238. La previsione proudhoniana relativa alla progressiva statalizzazione dei mezzi di produzione e della pianificazione in ogni campo della vita economica. come l'unione fra padroni e operai.. l’ordine sociale risulterebbe unicam ente dalle transazioni e dagli scambi. una volta ricondotte tu tte le funzioni politiche alla regolamentazione dei soli rap p o rti di produzione. data la sua continua instabilità e irrazionalità. m a anche quelle politico-nazionali. si dovrebbe arrivare alla R e p u b b lic a . Secondo Proudhon — che azzarda alarne pre­ visioni — la storia seguirà questo iter: « Anarchia indu­ striale. non risolvendo alcune contraddizioni. in una F e u d a l i t à I n d u s t r i a l e » 237 caratterizzandosi per « un sistem a di concessioni governative e di monopoli di Stato (e per) un sistema di corporazioni. sono l’effetto della rivoluzione economica come continuazione logica del regim e liberal-borghese svuotato delle sue prerogative di classe date dal contesto storico in cui era nato. L’anarchia industriale (qui il termine anarchia è posto in modo dispregiativo) ha rappresentato e rappresenta la fase del capitalismo « irrazionale ed insta­ bile » 236. dopo questa fase totalitaria. Questo capitalism o « classico » sfocerà fatalmente. Ciascuno potrebbe dirsi. il che è l’estrem o opposto dell’assolutismo m onar­ chico ». cioè la società fondata sulla universalizzazione della proprietà e del lavoro libero. « la proprietà e il lavoro libero ». in inglese self-governm ent [. Affermazioni queste che indicano in modo ben preciso la traietto ria proudhoniana della rivoluzione sociale.

la via che può realizzare subito. L’universalizzazione della proprietà non è dunque un ostacolo all’uguaglianza sociale e alla libertà. Proudhon infatti aveva spiegato che la F e u d a l i t à non risolvendo alcune contraddizioni di fondo del capitalismo. Occorre perciò per Proudhon. essa deve essere vista nella sua funzione reale. non dal lavoro) si configura come l'ultimo a p prodo dell’anarchismo proudhoniano. abolire la divisione gerarchica del lavoro sociale con l’integrazione in ogni individuo del lavoro intellettuale e del lavoro manuale. federativa. que­ sta. ma am ante della giustizia » 2 4 4 . Per realizzare questa universalizzazione occorrerà pensare una proprietà che si ponga nel sistem a sociale come « liberale. ma l'effetto della divisione gerarchica del lavoro sociale. repubblicana. per successive approssi^ > o n i . si sarebbe risolta nell’lM PERO. m a la via più immediata e praticabile dell’emancipazione popolare. men­ tre I’Im p e ro I n d u s t r i a l e ha avuto la sua realizzazione nel comuniSmo di Stato240. sta a testi­ . La F e u d a li t à (sistema delle corporazioni) è stata realizzata dal fascismo 2 3 9 e più in generale dalle economie miste. Precisamente il com pito della proprietà — che sta a presidio della libertà individuale — e quello di « controbilanciare la potenza politica » 245. una volta posta in modo definitivo la considerazione centrale — comune. come abbiamo visto. m linea di principio. F b Si spiega perciò a questo punto la parziale rivalutazione della proprietà fatta da Proudhon nella sua ultim a fase di pensiero. eguapt a n Progressista. Poiché rroudhon mantiene ferm a la sua idea che nessuna teoria. una sempre maggiore « uguaglianza delle fortu­ ne » . massimo sistema di pianifi­ cazione in ogni campo della vita umana associata: « La progressiva conversione della feudalità industriale in impe­ ro industriale è la realizzazione del programma comuni­ sta » *». può giustificare m oralm ente e prati­ camente la proprietà. questa si vera fon­ te strutturale delle classi. a tutto il pensiero anarchico2 4 2 — che la proprietà pri­ vata non è la causa dello sfruttam ento. vale a dire delle funzioni direttive e delle funzioni esecutive per realizzare l’effettiva uguaglianza sociale.66 Introduzione termine (Im p e ro I n d u s t r i a l e ) sostanzialmente confermata. In questo senso essa deve essere ritenuta come « la più gran­ de forza rivoluzionaria che esista e possa opporsi allo otato » *6 T u tta la storia um ana. decentratrice. nei suoi effetti che consistono nel garantire la libertà degli individui. L’universalizzazione della proprietà quale inevi­ tabile risultato della liberazione del lavoro (si badi bene del lavoro. come avverrà proprio nel fascismo. secondo lui.

Questa rivalutazione che Proudhon fa della proprietà. però. Cosi la pro­ prietà si configura allo stesso tempo come il segno della progressiva emancipazione acquisita e come il mezzo per attuarla. non vi è che feudalità. mantenendo nondi­ meno viva la forma sociale di una democrazia industriale di tipo conflittuale e moderno. Tutto ciò. Si tratta per lui di con­ cepire un sistem a economico-sociale che. principe o imperatore. liberando le forze del lavoro da ogni sistem a di monopolio e di sfruttam ento. non deve essere ritenuta una svolta o una deviazione del suo originario dettato socialista. con la perequazione e la riduzione ad un ventesimo dell’imposta. aristocrazia. c’è dispotismo nel governo e squilibrio in tu tto il sistem a»247. « non è un modo per stabilire la libertà. senato. In modo particolare. di continui e diversificati equilibri in grado di atte­ nuare al massim o le tentazioni prevaricatrici inerenti fatalm ente all’esercizio della proprietà. bensì è un ritorno al comunismo della barbarie e al servaggio feudale: significa am mazzare insieme la società e le persone che la compongono » 2 49. Occorre quindi che i lavoratori recuperino a pieno titolo la cultura individualista che giustifica ideologicamente il possesso generalizzato e l’universalizzazione della proprietà. individualista. con le trasform a­ zioni. non è ini modo di fondare l'associazione. come ritengono gran parte dei rivoluzionari socialisti. Perché essa non degeneri in dispotismo e diventi veramente universale. la quale deve com porsi unicamente di indi­ vidui.Il socialism o proudhoniano 67 m oniare che dove non è esistita la proprietà privata si è formato il peggior dispotismo politico che m ai si possa immaginare. p iù rapidam ente e meglio con il lavoro. . e. Un sistema di contrap­ pesi. « una rettificazione di metodo » 2 5 °. e per conseguenza nessuna libertà né autonomia » m . dividen­ dole sia collettivam ente che individualmente. o il feudo. come dice lui stesso. « Dove m anca la proprietà. gerarchia e subordinazione. coi servizi a buon mercato. o si trova al suo posto il possesso di tipo slavo. con la libertà » m . ma. soprattutto. con l'eco­ nomia. vassallaggio. Proudhon concepisce im a serie di « garanzie » sociali quali sistemi regolativi e correttori del suo progetto di società autogestita. p er non dire esclusivamente. « L'eguaglianza si farà automa­ ticamente. dove « la proprietà appartiene alla collettività. sempre sotto il segno della libertà. possa dare la possibilità alle masse popolari di appro­ priarsi in modo egualitario delle ricchezze sociali. con la pubblica istruzione. che è essenzialmente. Combattere l'individualismo come l'antitesi del pensiero rivoluzionario e quale nemico della libertà.

Ciò è semplicemente un non senso. Ciò che caratterizza quella che potremmo chiam are « la fase di transizione » dalla società dello sfruttam ento alla società autogestita. Bisogna quindi dare un significato univer­ sale alla libertà. 4) approssimazione a Wanarchia. median­ te la libertà commerciale ed industriale. Il socialism o è dunque il superam ento sto rico del liberalismo. 5) approssimazione all’a-religiosità o a-misticismo.68 Introduzione Si delinea qui in modo incontrovertibile il riformismo proudhoniano. dal m om ento che il significato autentico della libertà sta nella su a universalità. per fa r sorgere dalla classe proletaria u n ’altra libertà. 6) progresso illim itato nella scienza. Il compito dei lavoratori non è com battere contro le incompiutezze di classe del liberalismo. infatti . È soltanto attraverso questa via che l’obiettivo dell’azione si inscrive nella prassi. Il riformismo di Proudhon si specifica infatti p er un rifiuto della rivolu­ zione politica di tipo violento e insurrezionale (da lui rite­ nuta. Il federalism o proudhoniano. la divisione del lavoro. nella libertà. La via che Proudhon indica ai lavoratori è: universaliz­ zare i privilegi goduti dalla borghesia. Ora. nel diritto. assolutamente inutile ai fini di una vera emancipazione popolare) non certo per un abbas­ samento degli obiettivi della trasform azione sociale che devono rimanere sempre i più profondi e i più vasti pos­ sibili. come abbiamo visto. nell’onore. nella giustizia » 252. che l’atto rivo­ luzionario annuncia la società futura. « L’um anità procede mediante approssimazioni: 1) approssimazione all’eguaglianza delle fortune m edian­ te l’educazione. è la progressiva realizzazione ed at­ tuazione dei fini nei mezzi d'azione: se i fini sono la libertà e l’uguaglianza anche i mezzi d ’azione dovranno essere libertari ed egualitari. universalizzare cioè le sue originarie libertà di classe nate inizialmente quali strum ento di dominio della borghesia stessa. È cosi che la rivoluzione sociale realizza il suo compito. un riformism o però che non scade m ai ad un empirismo eclettico ed improvvisatore. 2) approssimazione all’eguaglianza delle fortune. disgiungendola da ogni reazionaria collo­ cazione classista. quale è la concezione politica più approssim ata del­ l ’anarchia? Il federalismo. e il libero sviluppo delle attitudini. ed è perciò q u i che egli focalizza la sua attenzione e la sua riflessione in modo particolare. risponde Proudhon. che porta al suo term ine finale l ’evoluzione politica della società risolvendola nella libertà e nell’an arch ia2 53. 3) approssimazione all'eguaglianza delle imposte.

della libertà e dell’autorità. come critica di tu tte le dottrine stataliste. considerata a suo parere l’unica realistica perché le contraddizioni. e dall’altra. « essendo nella n a tu ra delle cose » che il principio di auto rità sia « in iziatore» m entre il principio di libertà « determ inante ». Proudhon ha concepito il m utualismo economico. autorità e proprietà di quanto non ne abban­ donino » 255. costituendo la linfa vitale della società. fra società globale e raggruppamenti parti­ colari.La società autogestita 69 — un federalismo libertario —. e perciò. come m etodo regolativo. dei rapporti socio-economici. Esso infatti deve garantire con la sua dimensione aperta l’eguale possibilità di espressione di ogni individuo o gruppo in armonia con le proprie esi­ genze geografiche e le proprie tradizioni storiche. Per sorreggere questo disegno fondamentalmente liber­ tario ed egualitario. Cosi il federalism o pluralista si definisce. è la realizzazione storicam ente possibile della libertà e dell'anarchia. assolutistiche in quanto utopistiche e reazionarie. dati prim a come teoricamente insopprimibili. sono insopprimibili. nel senso che più questo avanza. più che costitutivo. come continuo conflitto. cioè. Tuttavia « ciò che costituisce l'essenza e il carattere del contratto federativo — egli precisa — è che in un tale sistema i contraenti si riservano più diritto. porta Proudhon a form ulare la sua dottrina del federalismo plura­ lista. La libertà è la realizzazione di questa transazione che tende a spostare il peso dell'autorità a favore della libertà. più l’altro indietreggia 2 5 4 . Il federalismo. fra coesione e libertà. Il m utualismo in senso . fra unità e molteplicità. Tale concezione che vede nel continuo svolgi­ mento delle antinom ie la stru ttu ra stessa del sociale. il solo in grado a suo giudizio di rendere ope­ rante tale im pianto strutturale. perché m antiene i due principi della libertà e dell’auto rità risolvendoli in una transazione che si dà come continua divisione e ricomposizione. La società autogestita Abbiamo detto che la dialettica proudhoniana non risol­ ve in u n a sintesi superiore le opposizioni della vita socioeconomica. oggettivamente. come continua tensione di libertà. sa risolvere in ima continua tensione di libertà i term ini. da una parte. uniciste. Il sistema federativo deve essere insom ma il risultato degli equilibri da ricercarsi nel rapporto fra gruppi e individui.

la giustizia come equivalenza. né direzione. ciò che noi ab­ biamo chiamato finora mutualismo [. cioè all’equilibrio » 2 5 8 . intesa come scienza « ideo-realista ». di divisione del lavoro. dove la sola legge è che tutto si sottom etta alla Giustizia. Il concetto proudhoniano di autogestione ru o ta attorno all'idea centrale della sostanziale similitudine che deve esistere fra società politica e società economica. m a anche e soprattutto nel senso che le stesse leggi naturali che rego­ lano la prim a devono essere alla base della seconda.. che abbiam o visto essere alla base del suo m etodo seriale e della sua analisi sociologica. In questo senso l’autogestione proudhoniana si vuole presentare come un insieme di strutture particolarm ente coerenti e complementari. Il mutualismo. fon­ dato sull’autogestione dei produttori della proprietà federalizzata degli strum enti di produzione. edificazione deH’ordinam ento politico sull’affratellamento dei gruppi. La « realizzazione » della giustizia si attua grazie a quel­ la scienza del lavoro. Esso realizza con­ temporaneamente la democrazia industriale sotto il diretto controllo dei lavoratori e una democrazia politica il cui unico scopo è di essere al servizio di quella industriale. di solida­ rietà economica » 2 5 7 . Questa similitudine dei principi organici inerenti alla costituzione economica e alla costituzione poli­ tica sviluppa dunque una interdipendenza e u n a comple­ m entarità: si tratta precisam ente delllnterdipendenza e della complementarità esistenti fra il m utualism o e il fede­ ralismo: « Trasportato nella sfera politica. La giustizia come equilibrio.70 Introduzione economico è un socialismo pluralista decentralizzato. edificazione dell'econo­ m ia sulla reciprocità dei servizi. né centro di gravità. non solo dal punto di vista di u n ’ovvia interdipendenza.] prende il nome di federalismo » e in « questa semplice sinonimia » si riassume « p er intero la rivoluzione politica ed economica » 2 5 6 perché « il principio federativo è l’applicazione sulla più alta scala dei principi di mutualità. da quelle politiche a quelle sociali — che sostanzia la realizzazione della giustizia. né obbedienza. sono in effetti due applicazioni complementari di imo stesso principio: quello della giustizia. da quelle culturali a quelle pedagogiche. e il federalismo. la giustizia come reciprocità. come abbiam o visto. i principi che regolano la legge del lavoro: il principio di divisione e il principio .. Essa configura un ordine nel quale « tu tti i rapporti sono rapporti di uguaglianza. Perciò è questo concetto di lavoro come serie. cioè come infinita crescita e pluralità di tu tte le sue forme — da quelle economiche a quelle sociali. dove non esiste né prim ato. Due sono.

lo stesso uomo sono composti di elementi irriducibili. la società. Solo i fanatici dell’unità e della pianificazione. l’ordine sociale pluralista della società autogestita si esprimerà come una tensione dinam ica continua che solo la catena reale del lavoro. di scambio e di associazione260. la libertà e l'autonom ia degli individui. una concorrenza dell’uomo con l’uomo. Insomma l’antagonism o è un fenomeno eterno. la cooperazione e la commutazione. esisten­ ziale. La conoscenza di questa logica del mondo effettivo perm etterà dunque ai produttori di acquistare la reale padronanza della società e costruire in ta l modo un ordine autogestionario corrispon­ dente alla reale natura dei rapporti sociali ed econom ici259. antagonismo. saprà unificare e fornire di significato. indipen­ denza » 2 6 2 . che significa la presenza della concorrenza e della commutazione. dice complicazione. basato sulla consapevolezza dell’im possibilità di ogni sintesi e sull’irriducibilità delle leggi antinomiche. È tra queste due leggi antinom iche che si sviluppa il m ovimento dialettico del lavoro um ano in tu tte le sue forme. La concorrenza è infatti « il modo secondo il quale si m anifesta e si esercita l’attività collettiva. Voler sopprim ere questo antagonismo è impos­ sibile perché ogni vita esige la lotta tra le forze antino­ miche. In tutti i casi. autonomia. . il supporto dell’associazione » 2M . di forze antagonistiche »2 6 1 secondo una catena continua che non ha fine. di principi antitetici. La legge di competizione è basata sulla prim ordiale con­ statazione che « il mondo.La società au togestita 71 di composizione. l’emblema della democrazia e dell’uguaglianza. i socia­ listi dogmatici e autoritari. Cosi. ogni movimento è la risultante della tensione di tali forze. lo strum ento più energico della costitu­ zione del valore. fisico. che qui si specificano come antagonism o com petitivo e come equilibrio reciproco. permanente. non hanno capito questa volontà elementare. umano 263. È la vita reale infatti ad esigere pluralità. cioè la serie-tipo. di produzione e di ripartizione). perché « chi dice organismo. ogni libertà collettiva e individuale non è possi­ bile che grazie al gioco di questa concorrenza. quale legge di equilibrio. dei gruppi e delle società particolari potrà darsi solo m antenendo la doppia coppia antinómica della com­ petizione e della cooperazione. ma grazie e soprattutto ad essa. l’espres­ sione della spontaneità sociale. sociale. chi dice pluralità dice contrarietà. di parteci­ pazione. La competizione o la concorrenza quale legge elem entare della vita (legge di creazione. La condizione della vita è l’azione. Ciò significa che il socialismo deve realizzarsi non mal­ grado o contro la concorrenza. e l’azione è una lotta. dei gruppi con i gruppi.

« l’idea di una federa­ zione industriale serve di compimento e di sanzione alla federazione politica (perché) riceve la conferma più schiac­ ciante dai principi dell’economia »2 6 8 . Il possesso universalizzato non com porta però la spartizione della proprietà. che resta una e indivisa. Essa può definirsi come possesso nel senso che « socializzandosi » e « umaniz­ zandosi » essa diventa una funzione sociale definitivamente sottomessa alla regolamentazione interna del nuovo d iritto economico e della giustizia sociale2 6 7 . coopera­ zione. senza pretendere tuttavia la divisione della proprietà prece­ dente. commutazione265. esprim endosi in tu tta la sua potenza. diventa allo stesso tem­ po legge organizzatrice del pluralismo sociale di cui l’anta­ gonismo e il lavoro sono rispettivam ente la legge motrice e la legge integratrice. La stessa vita che esige contrad­ dizione esige infatti anche reciprocità. di una reciprocità spontanea. In altri term ini gli individui possono richiedere il riscatto della loro p arte. Riconoscere l’equilibrio ad ogni livello sociale è dunque il com pito fondamentale del socia­ lismo che voglia essere veram ente e farsi autogestionario. la legge di equilibrio e di m utualità. considerata in se stessa. Quin­ di solo un libero antagonismo competitivo può far emergere un libero e reale equilibrio. ad ogni gruppo di lavoratori. ad ogni operaio e contadino considerati individualmente. Su questa proprietà federalizzata che cambia non solo di soggetto. Essa organizza ima proprietà federativa e m utualista dei mezzi di produzione i cui possessori sono simultaneamente l’intera organizzazione economica. Questa federazione attribuisce gli strum enti di produzione contem poraneam ente all'insieme della società economica. Cosi la legge comune del pluralism o autogestionario. ulteriore unità produttiva o sociale. prodotta dal proprio lavoro. Si delinea perciò a questo punto il problem a fondamentale della proprietà nel regime autogestionario. fa emergere immediatam ente e del tutto naturalm ente una controforza che si può definire come equilibrio.72 Introduzione Ma l’antagonismo. Proudhon fa poggiare. Cosi l’opposizione delle forze è la condi­ zione obiettiva e indispensabile di un equilibrio reale. la federazione agricolo-industriale. ogni fabbrica e infine ogni operaio. Questa proprietà federalista è. mutualità. ad ogni regione. E questo sarà possibile solo se « la riorganizzazione dell’in­ dustria e dell’agricoltura sarà effettuata sotto la giurisdi­ zione di tu tti quelli che la compongono »2 6 6 . centrale e regionale. « una coproprietà in m ano comu­ . rispetto a ogni membro della società economica. Cosi. come vedremo. al fine di realizzare u n ’altra. di una solidarietà naturale. le diverse branche deH’industria. m a di natura.

Questa è la base della federazione agricolo-industriale comprendente pure le associazioni di consumatori e le cooperative dei servizi sociali. vale a dire la costituzione di proprietà individuah di sfruttam ento associato del suolo in u n insieme di cooperative raggruppate in una federazione agricola. ma rip a r tita 270. perché si specifica solo con il m utam ento della realtà sociale e storica: « la pro p rietà è mutevole. in quella industriale. e sotto il profilo sociale la capacità di promuovere la responsabilità economica. Si realizza in tal modo quell’integrazione del­ la doppia figura di produttore-consumatore che costituisce la condizione principale della democrazia economica273. e le rivoluzioni dell’uma­ nità non hanno mai avuto che lo scopo di esprim erne i m utam en ti» 271. Ma questo stesso di­ ritto assoluto è. Secondo Prou­ dhon ciò è possibile partendo dalla messa in opera della . il socialismo federativo dell’industria. Essa insom m a non viene abolita. Nel caso specifico la funzione della proprietà vuol dire. vale a dire l’insieme di proprietà collettive dei mezzi di produzione. concorrenti fra loro ma associate in una federazione industriale. Ognuno nella società economica è allo stesso tempo e allo stesso titolo produttore e consumatore perché esiste l’equivalenza nella reciprocità dei servizi. e nelle organizzazioni cooperative dei servizi. Nel suo carattere di d iritto assoluto nella società economica essa re sta dunque. Ecco in quale senso si delinea il socialismo autogestionario e libertario di Proudhon: nella coniugazione dell’istanza liberale della difesa della proprietà (quale garanzia reale e concreta dell’esercizio della libertà individuale) con l’istanza socialista della re­ sponsabilità economica quale contesto obiettivo per la realiz­ zazione della generalità dei diritti. riguardo alla persona umana. indivisa in ciascuna delle persone individuali e collettive di questa società. La storicità della proprietà dim ostra per Proudhon che essa può essere contestualizzata in u n regime socialista e piegata alle esigenze di questo. E ciò perché la proprietà non è che uno dei term ini dell’insieme sociale272. dell’universalità dei doveri. sotto questo aspetto. un diritto relativo perché nella visione proudhoniana la p roprietà intesa come possesso è semplicemente una proprietà-funzione. La teoria proudhoniana della proprietà può essere quindi divisa secondo lo schema seguente: il mutualismo federa­ tivo dell’agricoltura. dal pu n to di v ista dell’insieme della società autogestita.La società au to g estita 73 ne » 2 6 9 . la difesa della libertà indivi­ duale. Questo carattere antinom ico della proprietà è dato dal fatto che essa non è u n valore e u n a realtà assoluta. Cosi nella federazione agricola.

Si tratta invece. che ha per base il lavoro274. per Proudhon. Ma se la legge generale del valore è ineliminabile. cioè. ma di costruire una società socialista partendo dal necessario riconoscimento dell’impossibilità oggettiva della sua abolizione. cosi bene messa in luce dall’inevitabile distinzione tra il valore d ’uso e il valore di scambio. se la formazione del valore si costituisce in tu tti i casi anche in una fu tu ra società socialista. la condizione fondamentale e naturale di tale ineliminabilità: il m ercato. Da que­ sto punto di vista la polemica di Marx e del posteriore m arxism o contro Proudhon appare infondata. a questo punto. di esplicitarla per intero volgendola a favore dell’uguaglianza sociale.74 Introduzione teoria del valore-lavoro e. alle deficienze e alle contraddizioni del regime capitalista. Per intendere pienamente il significato del progetto proudhoniano della « costituzione del valore » occorre te­ n e r presente che nelle intenzioni del suo autore esso va inteso quasi come un modello norm ativo276. di rifor­ m are il capitalismo attraverso la legge della costituzione egualitaria del valore. Questo si può sinteticamente definire come equazione tra il lavoro utile (la domanda di prodotti e di servizi) e il lavoro di scambio (l'offerta in prodotti realiz­ zati e in servizi). Proudhon è il prim o a . per Proudhon. Occorre. del « valore costituito ». Di qui l’idea di arrivare a « costituire » il valore. al fine di realizzare in ogni individuo la doppia figura di produtto­ re e consumatore. cercare la legge generale del valore: solo cosi il socialismo passerà veram ente dalla fase utopistica alla fase scientifica. cioè a dire come categoria » 2 75. non viene da una falsa per­ cezione dello spirito. nel senso che « l’idea contraddittoria di valore. in breve tra il valore d'uso — che ha per base i bisogni dell’insieme dei consumatori — e il valore di scambio. Ciò perché il valore — « pietra angolare della scienza economica » — indica « un rapporto essenzialmente socia­ le ». giacché il socialista francese non h a m ai affermato che la costituzione del valore potesse essere determ inata lasciando sussistere il capitalism o 2 7 7 . non come un rimedio ai mali. Non è quindi assolutamente possibile sottrarsi alla legge generale del valore. m a è insita alla natura delle cose e s’impone alla ragione come form a generale del pensiero. né da una terminologia viziosa. conseguentemente. se ne deve dedurre. Non si tratta. a determinarlo equamente grazie ad un circuito economico di scambio che possa — essendo libero da ogni monopolio — far ritornare ad ogni produttore l’integraTità del suo prodotto. né da qualsiasi aberrazione pratica.

Si potrà cosi arrivare a determ inare la « costituzione del va­ lore » sulla base delle previsioni di un costo del lavoro inteso in senso largo. m a come processo. In questo modo ogni form a assunta dal­ la circolazione della ricchezza avrà sempre come fonte comune il lavoro. non solo p e r l’oggettiva impossibilità di eliminare il valore. Neces­ saria e indissolubile. secondo lui. A partire da questa « contabilità economica » potrà essere costantemente stabilita una mi­ sura della giornata di lavoro secondo le industrie e le professioni. Ora. Esso assume la form a sociale su­ prema della libertà: la libertà si costituisce attraverso lo scambio.279. Ogni form a di valore. sull’andamento del mercato. da quella politica a quella culturale. È piuttosto un metodo regolativo generale capace di far esprim ere la potenzialità latente nelle varie dimensioni dell’economia. inteso però non come forza-lavoro cioè come lavoro produttivo. secondo Proudhon. si costituisce solo attraverso lo scambio. deve creare valore: in altri termini. cultu­ rale. da quella economica a quella sociale. Infatti l’organizzazione sociale e istituzio­ nale non segue un unico criterio per tutti i settori dell’eco­ . cioè a dire come categoria » — esprime dunque perfetta­ mente u n lessico ideologico preciso: lo scambio crea valore. Nella versione proudhoniana il m utualism o non è quin­ di un sistem a precostituito e dato una volta per tutte. L’eliminazione del mercato è quindi l’eliminazione della libertà. l’obiettivo della « costituzione del valore ». politica. Il « valore di scambio » è la form a sociale e dinamica della lib e rtà 280. non è possibile con­ cepire il valore e l’idea del valore senza lo scambio. ma anche perché il luogo della sua formazione — il mercato — è il presidio di ogni libertà sia essa economica.La società autogestita 75 concepire in modo « profetico » la necessaria ed indissolu­ bile coniugazione del socialismo con il m ercato2 7 5 . per cui in questa ottica anche il lavoro erogato nello scambio crea valore 282. una scienza insomma capace di dare un quadro del rapporto tra risorse e impieghi. ecc. dagli investimenti e dal consumo. « Il valore di scambio » — inteso proprio come uno dei due aspetti della « forma generale del pensiero. sociale. In questo senso è possibile vedere come vi sia un’ulteriore sim ilitudine fra il mutualismo-federalismo e il pluralism o. è raggiungibile attraverso una scienza stati­ stica che esprima l’insieme delle informazioni sull’organiz­ zazione della produzione. Questa giornata di lavoro sarà definita come « la quantità dei servizi e della produzione che un uomo di forza e di intelligenza e di età media può fornire in un intervallo dato » 281.

È possibile anche osservare a questo punto che le indica­ zioni proudhoniane riguardo alla riorganizzazione socialista delle industrie sono diverse dalla falsa immagine datane da quasi tu tta la storiografia m arxista e non marxista. posti fra loro in un rapporto di scambio. economico e culturale. Infatti « come più individui. Anzi essa le deve m aggiormente esaltare a partire dal principio fondamentale che sta alla base di entram be: il decentram ento. Proudhon è consapevole che il num ero delle piccole im prese è condannato a diminuire in virtù di quella divisione del lavoro che è la condizione della forza collettiva. La pluridim ensionalità dell’autogestione proudhoniana — intreccio organico fra industria e agricoltura. Cosi il gigantismo industriale si rivela necessario non all’economia. come nel caso della progettata società com unista284. danno luogo a u n a potenza di ordine p iù elevato » 2S J. politico. producono una forza collettiva che è superiore p e r qualità e intensità alla somma delle loro rispettive forze. per i servizi la cooperazione. nel senso che Proudhon non ha m ai confuso il decentram ento e il federalism o con il manten imento di ima stru ttu ra indu­ striale arre tra ta e riduttiva. m a alla volontà politica di potere. combi­ nando i loro sforzi. Il decentram ento e l'autonom ia politica sociale ed econo­ mica dei gruppi e degli individui è la garanzia obiettiva di questa differenza fra piano politico e piano economico.76 Introduzione nomia: per l ’industria Proudhon raccomanda il socialismo. Si tra tta di non piegarsi a un fatalism o del pro­ gresso industriale che in realtà non esiste se non nella volontà politica di chi vuole promuoverlo. iiegarsi alle caratteristiche proprie di ogni settore. indipen­ denza dei gruppi produttivi. cosi più gruppi di lavoratori. in un certo senso. Esso infatti non può che risultare al servizio dell’accentramento economico e perciò dell’accentramento politico. unione trasver­ sale fra consum atori e produttori in varie e sovrapposte associazioni — non significa u n a tendenza latente e ogget­ tiva aH’integralismo sociale. Questo diverso « dosaggio » è dovuto alla considerazione che la riorganizzazione sociale deve. Il problem a per Proudhon è u n altro. Ecco in quale senso non vi deve essere fusione fra società politica e società economica: essa infatti com porterebbe u n a « orientalizzazione » della vita civile che verrebbe del tu tto identificata con quella po­ litica. esistenza e differenza fra i gruppi produttivi e i gruppi professionali. La similitudine fra dimensione politica e dimensione economica no n deve perciò annullare la loro rispettiva auto­ nomia. Ì . pena ’ uniform ità m ortificante di u n piano esterno e autoritario. per l’agricoltura il m utualism o.

lim itare le attribuzioni di questa al semplice compito dell'iniziativa generale.La società autogestita 77 perché nella concezione proudhoniana la dimensione terri­ toriale non coincide con quella produttiva. In altri term ini Proudhon distingue chiaram ente i due tipi di struttura. relativam ente sovrani. In tutti i casi questa indica­ zione di m assim a non è fine a se stessa. ripartire fra vari organi o funzionari tutto ciò che si è separato e determ inato. . identificando in ogni cen­ tro economico e sociale la capacità di propulsione e di iniziativa. e quella politica. Secondo Proudhon questo federalism o potrebbe configurarsi e riassum ersi in tre norme fondamentali: « form are gruppi di media gran­ dezza. 2) in ogni Stato federato organizzare il gover­ no in base alla legge della separazione degli organi. circondare l ’amministrazione pubblica con ogni condizione di pubblicità e di controllo. economici. riconoscendo la possibilità di una libera com­ posizione e riscomposizione dei nuclei sociali. ma solo il mezzo più coerente e nello stesso tem po più concreto e immediato p er configurare la tendenza verso una società « dove il centro politico è ovunque. della garanzia e sorveglianza reciproca »286. determ inare tu tto ciò che si può determ inare. intende porre le basi di una società libera ed egualitaria. né quella produt­ tiva con quella politica. quella economica. sulla concessione della m assim a autonom ia ai Comuni e alle Circoscrizioni regionali. vale a dire: nell’am bito del potere pubblico separare tutto ciò che si può separare. L’autogestione proudhoniana. Questo sarà basato sul decen­ tram ento e sulla divisione dei poteri. sulla più am pia sostituzione possibile della buro­ crazia con u n a direzione degli affari più flessibile e imme­ diata derivante dal gruppo naturale. e riunirli con un atto di federazione. la circonferenza in nessun punto »287. vale a dire la federazione agricolo-industriale. vale a dire il federalism o285. produttivi e professionali. non lasciare nulla indiviso. 3) invece di lasciare assorbire gli Stati federati o le autorità provinciali e municipali da u n ’autorità centrale.

dopo la fallim entare gestione di una tipografia scrive la sua prim a opera: E ssai de grammaire générale appendice agli E lém ents p rim itifs d es langues di Bergier.CENNI B IO G R A FIC I Nato a Besançon il 15 gennaio 1809. considerata dal punto di vista dell’igiene m orale ». legge moltissimo. nel '27 deve interrompere gli studi p er aiutare la famiglia. In seguito a queste pubblicazioni.. piuttosto che religiosa. un giovane studioso che gli fu amico e direttore spirituale. Questa appendice uscita anonim a non ebbe alcuna riso­ nanza. Quest’opera sociale. Pierre-Joseph Proudhon è il quinto figlio di una famiglia poverissima. Blanqui su r la propriété. Il padre bottaio-artigiano non dim ostrò nessuna propensione p er gli affari preferendo la rovina economica alla vendita della b irra ad un prezzo da lui ritenuto ingiusto. fu invece ima donna energica dotata di un carattere eroico che influì molto sulla formazione mo­ rale del figlio. Proudhon è tradotto davanti alla . Considérant nel 1842. in specie opere di teologia. nel 1841 e dal­ l ’avvertimento ai proprietari A vertissem ent aux proprié­ taires. Nel 1837.. entra nel collegio di Besançon come allievo esterno. gli dà la consapevolezza di « aver passato il Rubicone ». ou lettre a M. A Parigi (dall’autunno del 1838) resta fino alla fine del 1841 e cioè fino a quando gli viene tolta la borsa di Suard (vinta nel ’38) a causa del successo-scandalo suscitato dalla pubblicazione nel 1840 della memoria Qu'est-ce que la propriété? Questa prim a m em oria è seguita dalla secon­ da Lettre a M. Prossimo al baccalaureato e nonostante gli ottim i risultati. Fino a dieci anni Proudhon non legge che il Vangelo. La madre Catherine Simonin. Impiegatosi come tipografo nel '29 en tra in contatto con Fallot. Poi. Più incoraggiante fu la menzione che il suo lavoro De la célébration du dim anche (1839) ebbe all’Accademia di Besançon per il concorso sulla « utilità della domenica. Costretto per lavoro a com porre libri e correggere bozze. grazie ad una borsa di studio ottenuta con l'aiuto di un amico dei genitori.

fr* a. dopo . oltraggio alla religione. ma Proudhon riprende 111?:!? mii'a con 1 111 nuovo giornale. « Le Peuple ». denunziato per attacco alia proprietà. e che io l’abbia detto prim a di lui ». sottotitolo: Philosophie de la m isere [1846]).' cerca invano di adoperarsi per introdurre riform e omiche. di diventare il rappresentante di un organismo zionario di propaganda intem azionale che Marx tenLijp dl m ettere in piedi. . Proudhon Marx non simpatizzano. Basata propria difesa su argomentazioni filosofiche e scientifiche. Nel gennaio 1849.contrario alla rivoluzione di giugno. tatn erìf. Dopo la n n ^ Ue-Str^’ cessa pubblicazioni. npr 171 del ’47> Proudhon abbandona il suo posto a Lione ~ aiventare giornalista a Parigi.. . ad esempio.e ? roudh °n è orm ai definitiva a causa del rifiuto di rivai • lmo. Proudhon pubblica due opere importtrim v e 1°. riesce verso la fine del '47. nelle elezioni complementari econo**1*. a fon* 1 1 11 Quotidiano: « Le Représentant du Peuple ». in margine a una pagina della sua copia Mary ^ ts. a istituire banche di a Jr A6 a forn. e in uiunno con Marx e Bakunin. con l’accordo di lavos ir e t ° tt° o nove mesi all’anno e di passare il resto del i fr f a Durante i cinque anni trascorsi presso ri1 ^authier. incitazione all’odio per a governo e per diverse categorie di cittadini. accetta un impiego nell’azienda di trasporti uviau dei fratelli Gauthier a Lione. suo reaVià te?}tativo ^ sistemazione generale del sapere e della a e u Systèm e des contradictions économiques (che ha P . j «“ ? ® annoterà. della filosofia : « Il vero senso dell’opera di npnc ♦ rincrescimento che a ogni proposito io abbia A o l i i . Nel corso delle loro converw°ni' £he a volte si prolungano tu tta la notte. Dominato dall’idea fissa del credito attn!» ° alla fine dell’anno fonda la « Banca del Popolo » per are i principi della m utualità. Nel febJ~ ° prende contatto a Parigi con la cerchia degli normsti che fanno capo aH’editore Guillaumin. ^ °P ° molti insuccessi. Nel maggio 1846 la ro ttu ra tra ™ .c° me lui. Eletto depu(j .dimenticando le parole di elogio avute Prn r \ u Cra del '45. iene assolto e pubblica il suo discorso di difesa nello stesso anno.création de l'ordre dans Vhumanité (1843). i ribelli perseguitati. Indebitato. Alla rivodir “r?6 o d '48 e alle sue vicende Proudhon partecipa s amente difendendo.ire sussidi a contadini e operai viene respinto prft-l ynaSgi°ranza. pubdi P !lel come risposta alla Philosophie de la m isère npiì r °c ’ Marx. Nella M iseria della filosofia.Cenni biografici Corte di Doubs (sempre nel ’42). Il suo disegno di legge che m irava a confiscare cred f ran Parte patrim oni privati. lo attaccherà violentemente. 1 Assemblea Nazionale.

Questo ritorno al­ l’ottim ism o trova conferma nella prefazione alla terza edi­ zione del Manuel du spéculateur à la Bourse (1857) intera­ m ente riveduto e firm ato solo dopo l’aggiunta della sua polemica sociale. Qui riunisce in un volume dal titolo La fédération et l’unité en Italie i suoi scritti sul problema italiano. continuando il lavoro di scrittore in prigione. decide di rientrare in patria. Quest’ope­ ra che in apparenza è ima polemica. De la justice dans la révolution et dans VÉglise viene di nuovo inquisito. Nel corso dei cinque anni e mezzo che seguono la sua uscita di prigione. l’Assemblea Nazionale accorda l’autorizzazione di perseguirlo e il 28 marzo viene condannato a tre anni di prigione. anno in cui gli viene condonata la pena. che avevano interpretato il suo articolo « Garibaldi e l’unità italiana » come u n ’esortazio­ ne a Napoleone III ad annettere il Belgio. Rientrato illegalmente in Francia. condannato a m olti anni di prigione e alla confisca del libro. Nel '50 sposa nel carcere di Saint Pélagie. operaia parigina che gli darà quattro figlie. ma all’atto della pubblicazione nel ’58 della sua opera in quattro volumi. conta sulla energia rivoluzionaria delle masse operaie per rovesciare la corrente della reazione e far scoppiare la « feudalità industriale ». come Les confessions e l 'Idée contiene delle posizioni che hanno fatto pensare a un cedimento. o persino a deviazioni piccolo-borghesi. Prevedendo la condanna. viene accusato di delitto di stam pa. Proudhon non è perse­ guitato. nel ’62. perché risponde agli attacchi della stam pa. arrestato e incarcerato (dal giugno 1849 al giugno 1852) nella prigione di Saint Pélagie. Nel ’51. in seguito all’ostilità dim ostratagli dai belgi. ma tu tt’al più si potrebbe am m ettere che Proudhon appare un po’ disin­ gannato. « Tutte le mie concezioni politiche si ridu­ . liquida la società della « Banca del Popolo » e ripara in Belgio per evitare la prigione. È di questo periodo la pubblicazione de Les confessions d’un révolutionnaire. è tuttavia d’importanza fondamen­ tale p er cogliere bene il modo di concatenarsi del pensiero proudhoniano. in cui espone i principi contro l’unitarism o politico ripresi in seguito (1863) nell’opera Du principe fédératif et de la nécessité de reconstituer le p a rti de la révolution. Q uest’opera. Più tardi. Eufrasia Pégard. ultim a opera scritta in prigione e pubblicata nel 1853. Si riprende comunque presto e nella Philosophie du progrès. R ipara in Belgio dove rim ane anche dopo il 1860. pubblica Idée générale de la révolution au X IX siècle e nel '52 La révolution sociale dém ontrée pa r le coup d'E tat du 2 décembre.Cenni biografici 81 l ’ennesimo attacco al principe-presidente Luigi Bonaparte. viene riconosciuto.

diventerà anch’essa una proprietà federativa. ogni ram o deH’industria. e aveva pubblicato un manifesto. m a perché riteneva che in regime capitalista. . La proprietà. Muore a Passy nel ’65 dove si era stabilito al ritorno dal Belgio il 19 gennaio. si avvicina singolarmente nella sua ultim a opera. m a pubblicata nel 1866. Proudhon l’analizza dettagliatam ente in u n ’opera scritta probabilmente come secondo volume del Du principe feaeratif. l'opera più le tta negli ambien­ ti operai. Proudhon è dunque rim asto rivoluzionario fino all’ultimo respiro. purgata dai Suoi abusi attra­ verso « la liquidazione » del regime capitalistico. sotto m olti aspetti più di Marx. . il proletariato non dovesse occuparsi che della propria orga­ nizzazione al fine di preparare la rivoluzione sociale.82 Cenni biografici cono ad una formula simile: federazione politica o decen­ tralizzazione ». dopo la sua morte. . d'altronde. costoro sono con­ temporaneamente la federazione industriale-agricola tutta intera. Si tra tta di ima pro­ prietà molto ristretta. un libro (si può considerare come il suo testam ento di pensatore e di militante) destinato a diventare il « catechismo * del movimento operaio francese. Questo separatism o assoluto sarà l’inizio della fine per la borghe­ sia il cui ruolo storico è virtualm ente compiuto. Nel ’64 scrive la L ettre aux ouvriers e inizia la redazione di De la capacité politique des classes ouvrières. « il manifesto dei sessan­ ta ». con il titolo Théorie de la propriété. ogni regione. che dipende da equilibri molto complessi realizzati tra i coproprietari. Un gruppo di operai aveva deciso di presentare proprie candidature per le elezioni supplementari del 1864. ogni gruppo di produttori ed ogni lavoratore preso individualmente. nella « Opinion Nationale » del 17 febbraio avendo preso posizione per l’astensione Proudhon giudicò severa­ mente il fatto: non solo a causa della opposizione radi­ cale allTmpero. al quale.

Proudhon. P. Organisation du crédit et de la circulation. Besançon 1842. Bastiat sur l'inté­ rêt des capitaux. Les confessions d'un révolutionnaire. Idée générale de la révolution au X IX siècle. Qu'est-ce que la propriété ? ou recherche sur le principe du droit et du gouvernement (Premier mémoire).OPERE DI PROUDHON a) Votum i e opuscoli pubblicati in vita Essai de grammaire générale (in appendice a Bergier. Guillaumin. programme révolutionnaire.. in « Revue indépendante ». Garnier. Prévôt. Paris 1840. De la concurrence entre les chemins de fer et les voies navigables. Prévôt. Paris 1846. pour servir à l'histoire de la révolu­ tion de février.. Lambert. Paris 1850. Paris 1843. Le ter­ me. Documents. G am ier. De la célébration du dimanche. Paris 1845. et le droit à la propriété. Paris 1848. Gratuité du crédit. Systèm e des contradictions économiques. Pa­ ris 1841. ou principes d ’organisation poli­ tique. Tipo­ grafia Proudhon. ecc. Blanqui sur la propriété (Deuxième mémoire). Résumé de la Question sociale. Paris 1849. Gamier. Banque du Peuple. Idées révolutionnaires: les Malthusiens. Garnier. Paris 1848. De la création de l'ordre dans l'humanité. Guillaum in. Paris 1849. Intérêt et principal. Proudhon et M. suivie du discours qu'il a prononcé à l'Assemblée Nationale. . Banque d'échange. Prévôt. Gamier. Le droit au travail. Lettre à Ai. et solution du problème social sans impôt. 25 marzo 1845. sans imprunt. Eléments primitifs des langues). Paris 1848. Besançon 1837. lettre au R. discussion entre M. toast à la révolution. presso Bintot. La Miserere ou la pénitence d'un Roi. ou philosophie de la misère. Paris 1848. Paris 1850. Gamier. Explications présentées au Ministère Public sur le droit de propriété. in « La Voix du Peuple ». 2 voll. Lacordaire sur son Carême de 1845. Avertissement aux propriétaires. Besan­ çon 1839. Bastiat et M. Paris 1842. Vasbenter. Paris 1849. discussion entre M. Guillaumin. Considérant sur une défense de la propriété (Troisième mémoire). Paris 1851. Prévôt. Tipografia Proudhon. Proposition relative à l'im pôt sur le revenu présentée par le citoyen Prou­ dhon. Guillaumin.N O T A B IB L IO G R A FIC A I . ou lettre à M.

Dentu. projet d'exposition perpétuelle. Dentu. Paris 1896. Paris 1900. Contradictions politiques: théorie du mouvement constitutionnel au X IX siècle. Ollendorf. Philosophie du progrès. Paris 1870. Librairie Internationale. Dentu. Havard fils. . c) Articoli di giornale Gli articoli apparsi dal 1847 al 1850 su « Le Répresentant du Peuple ». Paris 1861. b) Pubblicazioni postume Nouvelles observations sur l'unité italienne. Pa­ ris 1855. Napoléon I. Du principe fédératif et de la nécessité de reconstituer le parti de la révo­ lution. Paris 1863. Les majoritats littéraires.. Du principe de l'art. XV III. France et Rhin. Legèvre. interveneurs et artistes un monopole perpétuel. Paris 1875. e successivamente in appendice a diversi volumi della seconda edizione delle Opere complete. Les démocrates assermentés et les réfractaires. Bruxelles 1853. Paris 1865. € Office de Publicité ». recherches sur le principe et la constitution du droit des gens. La pornocratie. Théorie de la propriété. Dentu. Lacroix. nouveaux principes de phi­ losophie pratique adressés à son Eminence Monseigneur Matthieu. Paris 1900. actes du fu tu r Congrès. Paris 1865 La Bible annotée (Nouveau Testament). 2 voll. Paris 1866. Commentaires sur les Mémoires de Fouché. Manuel du spéculateur à la Bourse. Paris 1862.. La guerre et la paix. Paris 1858. Librairie Interna­ tionale. Paris 1865. examen d'un projet de toi ayant pour but de créer au profit des auteurs. Paris 1865. La fédération et l'unité en Italie. et de sa destination sociale. Dentu. « La Voix du Peuple ». Dentu. Paris 1863. Si les Traités de 1815 ont cessé d'exister. Jésus et les origines du christianisme. ou les femmes dans les temps modernes.. Dentu. Garnier. Des réformes à opérer dans l'exploitation des chamins de fer. De la justice dans la révolution et dans iÉglise.84 Nota bibliografica La révolution sociale démontrée par le coup d'Etat du 2 décembre. 2 voll. Paris 1852. Marpon et Flammarion. De la capacité politique des classes ouvrières. Paris 1883. Césarisme et christianisme. Paris 1898. « Le Peuple » sono stati in p arte raccolti in tre volumi dal titolo Mélanges (XVII. Parallèle entre Napoléon et Wellington. Bruxelles 1858. Garnier. 3 voll. terza edizione firmata da Proudhon. Montgrédien. Paris 1863. Paris 1867. Paris 1861. Lebègue. Dentu. Théorie de l'impôt. Napoléon I I I . Bruxelles 1862. Librairie Internationale. « Office de Publicité ». La justice poursuivie par l'Êglise. XIX) della prima edizione delle Opere complete. Paris 1857. Lacroix. Garnier. Ollendorf. Garnier.

a cura di Agostino Lanzillo. Roma 1945. Scritti sulla rivoluzione italiana (estratti). Librairie Inter­ nationale. 26 voli. Firenze 1904. o filosofia della miseria. La questione sociale.LE TRADUZIONI ITALIANE Teoria dell'imposta. _ . sotto la direzione di Bouglé e Moysset. . P. La proprietà. vol. II . Besan­ çon 1911. Droz. in Biblioteca dell'economista. Roma 1947. Paris 1860. Bari 1967.-J. Che cos'è la proprietà. Della capacità politica delle classi operaie (estratti). La giustizia nella rivoluzione e nella Chiesa. Città di Castello 1921. Psicologia della rivoluzione. Firenze 1904. Lanciano 1920. La proprietà (incompleta). 1946. e) Opere complete Oeuvres complètes. La filosofia della miseria (incompleta). Pa­ ris. Rivière. Ansart. antologia a cura di Mario Bonfadini. Correspondance de P. J. a cura di Giulio Pierangeli.. To­ rino 1968. Librairie Internationale. alla morale. o filosofia della miseria. P.. Proudhon. a cura di E. Lettres au citoyen Rolland. Dodivers. Oeuvres complètes.-J. J. Sistema delle contraddizioni economiche. alle relazioni di -famiglia e di società. in P. La capacità politica delle classi operaie (incompleta). Proudhon. Torino 1882.^ Sistema delle contraddizioni economiche.d. Rivière. Proudhon. 1874-1875 (incompleta). Milano 1978. La guerra e la pace. Roma [1947]. Ansart. Jaher. . Paris 1961 (il II I e il IV volu­ me sono in preparazione). Che cos’è la proprietà? o ricerche sul principio del diritto e del governo. Paris 1867-1870 (incorri' plete). a partire dal 1920. Idea generale della rivoluzione nel X IX secolo (estratti). Lan­ ciano 1914. Cata­ nia 1975. Milano 1957. Roma s. Grasset. Firenze 1903. 14 voli. a cura di Lacroix.Nota bibliografica d) Diario e corrispondenza 85 Carnets de P. Proudhon. Torino 1868. a cura di J. Lettres à Chaudey et à divers Comtois. vol. . in P. La celebrazione della domenica considerata in rapporto all'igiene pubblica. in Biblio­ teca dell'economista. a cura di Umberto Cerroni. a cura di Franco Valori. Che cos'è la proprietà? La proprietà è un furto (incompleta). Milano 1978. Proudhon. Rivière. Carnets de P. estratti a cura di P. II . I. a cura di Va­ lentino Marafini. J. Bompard. a cura di Mano Albertim.

Proudhon. Biographie de Proudhon. Prou­ dhon. Pa­ ris 1868. Del principio federativo. La Belgique calomniée. I. Paris 1853. Dolleans. Paris 1848. Proudhon. Desjardins. Paris 1847. II). P. J. réponse a M. ses oeuvres. sa vie. Id. Paris 1867. De la propriété. Milano 1978. Proudhon sur la propriété. Proudhon. A. Marx. Proudhon et son système économique. I. Sainte-Beuve. Le socialiste P. La pomocrazia o le donne nei tempi moderni. F. K.-A. Boniface. Louis Blatte e Pierre Leroux (estratti). Ravaisson. a Biography. sa vie. G.86 Nota bibliografica Resistenza alla rivoluzione.-A. Id. Halevy.LA CRITICA a) La vita C. Marchai.. La jeunesse de Proudhon. Paris 1948. Ansart. Philosophie en France au X IX siècle. Droz. Le mariage de Proudhon (Vie de Proudhon. E.-J. J. Paris 1873. Paris 1848. 2 voli. De Mirecourt. Notice sur P. Halevy. D. Tissot. Henard. Proudhon. Laporte. Proudhon d'après ses carnets inédits. A.. Francoforte 1845.-J. P. sa vie et sa correspondance. Proudhon. Darmstadt 1845. Paris 1850. in Correspondance de P. G. Proudhon. Paris 1955. G. I l i . De l'injustice dans la révolution et de l'ordre dans ¡'Église. La vérité su r les lettres de Proudhon. Proudhon. Ji Proudhon. ses oeuvres. Thiers. LIBRI K. in P. Grün. Proudhon et son ouvrage de ta justice. Vie de Proudhon. New York 1956. Paris 1868. J. Paris 1865. Paris 1913. Proudhon. Paris 1875. Die Sociale Bewegung in Frankreich und Belgien. D. M. Bari 1979. Spoil. Pa­ ris 1849. E. . Proudhon. J. P. Mattabon. Langlois. A. P. Torino 1862. Roma 1979. P. Paris 1948. sa vie. Paris 1858. l'Italie et la Belgique. P. J. Woodcook. Examen de ta théorie de M. Mes souvenirs. Napoléon III. Proudhon. Liège 1862. E. J. J. Misère de la philosophie. Vran. réponse à lu Philosophie de la misère de M.. Die heilige Familie. Paris 1909.J. Proudhon et P: Leroux: révélations édifiantes. Lubanski. Id. b) Il pensiero 1. Gastineau. J. Paris 1872 (riedita da D. Colin. Bruxelles 1862. La propriété est-elle le vol?. Paris 1944. Proudhon. Paris 1896. Paris 1948). Beslay.. B. Halevy. ses doctrines. Paris 1858.

Strasbourg 1933. Id. Picasso. Bourgeois. Paris 1937. Paris 1937. Labey. J. 3 voll. Chen Kui-Si. père du socialisme français. Puech. Paris 1913. in À la lumière du marxisme. Proudhon and his Bank of People. P. J. Bourgeat. le idee. Paris 1926. Proudhon. Muhlberger.. Proudhon. G. L'anarchisme. Les rapports entre Proudhon et Karl Marx. Bourgeois. Raphael. Lu. C. Paris 1943. Les théories socialistes au X IX siècle de Babeuf à Proudhon. Proudhon. Proudhon. seine Lelire und seine Leben. Proudhon et les socialistes de son temps. E. Paris 1911. terza serie. Meriino. Diehl. Pa­ ris 1910. Paris 1905. A. Elzbacher. A. Paris 1910. L'idée du droit social. Bernes. Paris 1926. Jena 188&1890-1896. Paris 1912. Guy-Grand e altri. Proudhon. Dimier. Paris 1937. Stuttgart 1899. Proudhon. G. in Politiques et moralistes du X IX siècle. Le rôle social de l'art selon Proudhon. Bari 1935. J. M. Bourgin. Proudhon. in Études sur la philosophie morale au X IX siècle. S. Les destinées de l'art social d'après Proudhon. J. Gurvitch. L. L. G. Paris 1926. R. K. Paris 1897. A. A. A. Proudhon. . Borgiun. L'anarchia. G. C. C. La dialectique dans l’oeuvre de Proudhon. Les idées solidaristes de Proudhon.. Paris 1929. Faguet. Paris 1907. Proudhon. Pirou. Paris 1929. Patersbury 1918. Paris 1933. Bourgeau. Steklov. Socialisme libérale ou moercellisme. Cuvillier. in Matériaux d'une théorie du pro­ létariat. Proudhon et la propriété. Alcan 1904. J. Philosophie analitique de l'histoire. J.-G. La tradition socialiste en France et la Société des Nations. Lille 1892. Proudhon. M. Sorel. G. La morale di Proudhon. Proudhon. Lossier. Santonastaso. L. The political theorie of P. Paris 1928. La sociologie de Proudhon. Abrégé des oeuvres de Proudhon. Harmel. Chabrier. Herzen et Proudhon. Proudhon et syndacalisme révolutionnaire. i fatti. Puech. Paris 1935. Zoccoli. R. Les théories du droit international chez Proudhon. Paris 1918. G. Proudhon sociologue et moraliste. L'idée de la révolution d'après Proudhon. le fédéralisme et la paix. Chez les prophètes socialistes. J. Duprat. Marx. P. A travers une révolution..N ota bibliografica 87 Darimon. H. Boulen. otets anarchii. Paris 1896. C. Proudhon et notre temps. Paris 1921. J. Rosenthal. Proudhon et la critique de la démocratie. Les théories du droit international chez Proudhon. Guétary. Un grand méconnu. Renouvier. Bouglé. Proudhon. Paris 1936. Paris 1909. Bouglé. Les maîtres de la contre-révolution. Un socialisme pour le paysan. Paris 1894. Paris 1884. J. Sabatier. M. Exégèses proudhoniennes. Paris 1923. Berthod. Y. Milano 1907. Gli agitatori. Danq. Paris 1929. Leben und Werk. Foum ière. De Rostu. J. Paris 1905. Paris 1917. Id. Paris 1900. Paris 1904. Paris 1901. New York 1896. G. Le proudhonisme dans l'association internationale des travail­ leurs. E. Marx et Proudhon. Paris 1920. New York 1922.

Paris 1956. Naissance de l'artarchisme. Proudhon et la révolution de 1848. Genèse d'un antithéiste.-J. Pour connaître la pensée de Proudhon. Paris 1973. The Political Thought of P. P. Proudhon. Proudhon sociologue (corsi ciclostilati). King. D. Paris 1958. L'anarchismo dalla dottrina all'azione. L'anarchia. Gurvitch. V oyenne. Paris 1945. A. AA* W . Proudhon e Rousseau. Abbagnano.Puech. H. E. Esquisse d'une explication du proudhonism e. I l l . De Lubac. Storia del pensiero socialista. J. Thier. Guiral. The Vnmarxian Socialist.. D. Proudhon. Roma 1969. Torino 1962. Milano 1970. Zanfarino. G. Napoli 1969. Berger. Nettlau. Jo li. Pluralisme et autogestion. Paris 1965. Proudhon and European Socialism. Jackson. L. New York 1962. F. B ancal. A. Lajugie. Gurvitch. Rota Ghibaudi. Proudhon. AA. Actualité de Proudhon. Paris 1957. in Anarchici e anarchia nel mondo contem poraneo. Torino 1971. H . Proudhon. Mi­ lano 1966. Maison Marne. I. Paris 1945. P. P. Breve storia dell'anarchismo. Messina-Firenze 1973. A. Ordine sociale e libertà in Proudhon. London 1967. Pa­ ris 1964. Bari 1967-1968. P. Chevalier. Paris 1945. Viana e Proudhon. G uerin. E. L ’anarchismo. Le fédéralisme de Proudhon et ses disciples. P . Paris 1973. Le fédéralisme de P. Liège 1947. Storia delta Sociologia. Milano 1972. J. J. London 1948. B. in Storia delle Scienze. H aubtm ann.VV. Proudhon et l'Europe. Sciacca. P. G. Maury. une confrontation (corsi ciclostilati). A. Paris 1966. a cura di N. Paris 1945. P. A Study of Proudhon. Proudhon. Fear of Power. Bologna 1969. Cogniot. Gurvitch. Haubtmann. Les fondateurs français de la sociologie contemporaine: SaintSimon et Proudhon. G. vol. Dolleans . Dommanget. Tiibingen 1954. L ’attualità di Proudhon. Marx. Proudhon. Guy-Grand. R itte r. Marx et Proudhon. P. Marx. Paris 1947. Pa­ ris 1969. La pensée vivante de Proudhon. Proudhon et la démagogie bonapartiste. Paris 1970. vol. Gli anarchici. H. A n sart. L'actualité de Proudhon. S.. Proudhon et la Révolution française. Amoudruz. Cole. G. Bruxelles 1967. D u p ra t. J. Paris 1955. Paris 1955.. G. . De Sa'. Woodcook. Bruxelles 1965. Marx und Proudhon. Proudhon et le christianisme. Proudhon: théorie du conflit social. 2 voli. Heintz. a cura di G. La sociologia di Proudhon. Ferrarotti. De Lubac. Proudhon et Marx. G. Die Autoritdtsproblematik bei Proudhon. A rvon. J. V.88 Nota bibliografica M. G. Storia delle idee e dei movimenti libertari. Marx e l'anarchismo. Guy-Grand. A nsart. G. M. Paris 1950. A n sart. H. Marc. G. in La pensée socialiste devant à ta Révolution française. Proudhon. M. P. G. Gurvitch. An Analysis of Anti-statism in three French W riters. J. Paris 1948. Cesena 1964. Holn 1956. P. in Le fédéra­ lisme. Lisbona 1960. Paris 1970. Proudhon. J. H. Pour connaître la pensée de Proudhon. Milano 1965. Paris 1953. Princeton 1969.

Proudhon. set­ tembre 1909. Attualità di Proudhon. m arzo 1865.. Napoli 1974. Ivrea 1974. Milano 1978. marzo 1893. Pelletan. in « Annali Feltrinelli ». Id. Firenze 1974. Proudhon d'après un livre récent. E. P. F. in « Annales des sciences politiques ». in « Revue d'économie politique ». in « Réforme socia­ le ». in « L'indépendance ». 15 gennaio 1866. 1909. Berthod. 16-17-18 gennaio 1865. . Essai sur la conception de l'histoire et du progrès d'après Prou­ dhon. in « Neue Zeit ». Les tendances maîtresses de Proudhon. Allio. Halévy. in « Revue socialiste ». Brunello. 1896. Loir. J. P. B. XXVIII. Paris 1951. G. L. in « Nuova Antologia di lettere scienze e arti ». Vber P. 89 Gurvitch. J. Campelli. M. Salwyn Schapiro. J. Bouglé. 7 marzo 1896. in « Revue int. Bible proudhonienne. Marx et Proudhon. 1892. M. 1907. Proudhon. 2. in « Revue psychologique ». P. 1945. in « Journal des Economistes ». Marx. Lettere di Giuseppe Ferrari a Pierre Joseph Proudhon. Le contraddizioni economiche di Proudhon nella critica di Marx. Clément. Rosenthal. Essai sur la philosophie de Proudhon. luglio 1911. in « The Ame­ rican Historical Review ». in « Annales ». in « Revue des Deux Mondes ». in « Revue d ’économie politique ». Harbinger of fascism. Le père de l'anarchie?. 1897. de sociologie ». Milano 1980. Prévision sociologique et structures sociales. in « Journal des E co nomistes ». Della Peruta. J. Arvon. La méthode de Proudhon dans les premières mémoires sur la propriété. Proudhon. Sorel. Justice et fraternité. novembre 1910. feb­ braio-marzo 1909. RIVISTE Bastiat. in « Revue philosophique ». J. 1915. Darlu. R. Febvre. vol. in « Revue d ’économie politique ». Ferrari e Proudhon. H. Milano 1961. L'attitude sociale de Proudhon. Turgeon. aprile 1875. Héligou. ottobre 1910. Proudhon. in « Revue littéraire ». Ferrari. Les destinées de l'art social d ’après Proudhon. K. P. Proudhon et ses Oeuvres complètes. XIX. La solidarité. Besançon. Duprat. L. X. IV. in « Bulletin de la Société d'histoi­ re de la Révolution de 1848 ». Classe e coscienza di classe in Proudhon. Bourgin. La critique du droit de propriété d'après Proudhon. 18541861. 15 giugno 1848. Tissot. J. in « Rivista intemazionale di filosofia del diritto ». Genève 1933. Bologna 1978. Proudhon. Le Roy Beaulieu. Proudhon. Proudhon et ses doctrines sur la propriété. in « Social-Demokrat ». 1894. F. Ansart. IV. gennaio-febbraio 1909.N o ta bibliografica G. in * Archives de So­ ciologie ». in c Revue de synthèse historique ». Proudhon. G. Albertini. Proudhon. Proudhon et le radicalisme allemand. Bernstein. in « Revue de morale et de métaphysique ». Une question d'influence: Proudhon et le syndacalisme con­ temporain. E. Langlois. 1951.

A. Noland. Ritter. J: Proudhon. W. 1968. 1971. in « Il pensiero politico». 62. Un capitolo di storia del socialismo risorgimentale: Proudhon e Fer­ rari. Le fédéralisme de Proudhon. XII. fase. 1965. M. Progressive Humanity in the Philosophy of P. 1967. in « Il pensiero politico ». 62.90 Nota bibliografica Id. 1 marzo 1965. in « Studi storici ». Proudhon and Rousseau. Herzen et Proudhon. S. A. . A. S. Paris. in « The Review of Politics». Rota Ghibaudi. Harbold. Recenti interpretazioni di Proudhon. Voyenne. Rota Ghibaudi.. XXXI.-J. 1965. 1962. XXVII. n. Chevalier. Le denier mot de Pierre Joseph Proudhon. in « Europe en formation ». in « Journal of the History of Ideas ». 1-2. in « The Review of Politics ». vol. gennaio-giugno 1971. 1967. Mervaud. Vers la dialectique ouverte. anno I. Ferrari e Proudhon. 1969. XX. in « Europe en formation ». 1. Proudhon and the problem of Community. in « Cahier du monde russe et sovietique ». J. Marc. in « l a revue de deux monde ». B. anno IV.

TESTI .

cioè senza ima re altà percettibile.. alla loro creazione. che non procede per salti. e ha chiam ato questa legge legge di continuità. m a non di un progresso continuo inteso come continuità progressiva. Quest’idea è legittima. crescita. passaggio. vuol dire che egli ha parlato di un progresso graduale. La serie è la condizione suprema della scienza. di una serie tanto serrata. La coesione dei corpi e la successione dei fenomeni ci dà l’idea di continuità: ma nei fatti questa continuità non esiste affatto. vale a dire per noi. Se è cosi. la cui verità. o. diffe­ renza. Le idee di continuità e di progressione sem brano anche escludersi: chi dice progresso dice necessariamente succes­ sione. DIALETTICA SERIALE I fondamenti filosofici del pluralismo 171. poiché l’ipotesi che esprime è pro­ d o tta in conform ità alle leggi della nostra ragione ed essa ci è suggerita dall’osservazione stessa della serie.]. ci rivelano la presenza di ima legge generale. L’idea di continuità è una concezione della nostra ragione analoga a quella di sostanza e di causa.. come della stessa creazione. sono causa. Quando dunque Leibniz ha detto che la natura non fa nulla bruscam ente. cosi varia nelle sue appli­ cazioni come le stesse essenze. p e r meglio dire. però. . ciò che secondo Leibniz è chiam ato legge di continuità è un errore almeno nell’espressione. addizione. ne viene che l’espressione m ovim ento continuo non è a ltro che una m etafora. legge che noi possiamo pro­ clam are e incidere sul tem po della verità: questa è in­ fine la legge seriale. tanto frequente finché si vuole. moltiplicazione. m a si muove in m aniera progressiva. attraverso le innumerevoli determinazioni della so­ stanza.I. di tu tte le essenze. infine serie. è anteriore alla differen­ ziazione degli esseri. [. O sservazioni sulla serie Questi sono i fatti che. 174. La continuità è u n ’idea vera. nella natura.

portate al loro punto massimo di perfezione e riunite in un solo uomo. Se si fosse in grado di costituire una sintesi generale delle scienze. quanto più numerosi sono gli aspetti che abbraccia. senza precludersi altre conoscenze. ne consegue che le serie sono indipendenti e che la conoscenza dell’una non suppone né racchiude la conoscenza dell’altra. e che in ogni scienza bisogna. . la sua certezza. Infatti. poiché più le scienze progrediscono più si distanziano. Infatti. Ma ciò che costituisce l’assoluto della cono­ scenza è la proprietà e la regolarità della serie. per essere assoluta. questa non sarebbe certo data dall’identità degli ultim i teorem i. ma sarebbe invece data dalla comunanza dei loro oggetti e dall’equivalenza delle loro serie. di diventare uni­ versale. Perché possa esistere una scienza universale. nella sua immensa capacità. Ora. Poiché ogni serie racchiude in se stessa il suo prin­ cipio. Bisognerebbe che partendo da una qualsiasi scienza si potesse. la conoscenza è tanto più profonda quanto più si eleva ad un più alto grado nelle proprietà di ima serie e nelle determinazioni di un punto di vista. immaginando tutte le scienze conosciute o future. la sua legge. 191. che le une non spiegano le altre. ne risulterebbe per questi l'universalità delle conoscenze m a non una scienza universale. è tanto più vasta o comprensiva. il più semplice colpo d ’occhio dato alle scienze già costituite e classificate dim ostra che è impossibile. una linea di demarcazione insuperabile separa le scienze e quindi l’idea di una scienza universale è per noi una contraddizione. Ne traiam o una prima conseguenza: la nostra scien­ za non ha bisogno. Prendiamo quindi p er certo che le serie di ordini diversi sono indipendenti. a seguito di ciò che abbiamo esposto preceden­ temente. intellegibilmente analizzata da una stessa legge e ricondotta agli stessi elementi. Ma le scienze si diversificano essenzialmente sia nel loro oggetto sia nella classificazione della loro serie: una scienza uni­ versale è quindi impossibile.94 T esti 189. anche senza sapere niente delle altre. bisognerebbe che le scienze particolari si concatenassero le une alle altre in modo da form are una serie dim ostra­ bile con un unico principio e suscettibile di essere. Lì. Vin sé e per sé della cosa che si studia. Avendo riconosciuta l’indipendenza delle sfere se­ riali. 190. cercare la propria serie. arrivare a queste per una specie di a priori. capace di portare ad un’integrazione universale.

l’espansione. attraverso l’astrazione di ogni oggetto. La conoscenza di tutto questo costituisce la parte migliore della nostra ric­ chezza intellettuale.Dialettica seriale 95 192. non è affatto scienza. una conoscenza acquisita senza prepa­ razione e senza precedenti: cerchiamo dunque se attraverso il movimento filosofico non vi sia uno sforzo spontaneo . ma metodo sommario e ideale. anche se si può.. Ciò che nelle scienze produce la diversità della serie è la diversità del­ l ’oggetto: ora. anzi accoglie tutti i fatti e non ha paura di essere smentita d a nessuno: che essa non pretende affatto di dare essa stessa la conoscenza. poiché nel movimento di civilizzazione non si vede una rivo­ luzione improvvisa. basati sull’attrazione. Da tutte queste considerazioni risulta che la meta­ fisica. di proprietà seriali. aggiungiamo anche che già la nostra ragione si è m odellata sulla forma degli oggetti e solamente questo modo di procedere risulta pertinente rispetto alle scienze naturali e matematiche perché coordina il suo lin­ guaggio e le sue idee con l’oggetto stesso di cui parla. momenti di pigrizia e di impotenza. Gli esseri organici e inorganici ci appaiono per mezzo di forme. Una dialettica seriale è impossibile? Progressi compiu­ ti in questa direzione 195.] le scienze fanno sorgere un problem a filosofico. Poiché è scarsam ente ipotizzabile che l’uomo abbia portato cosi alto lo sviluppo delle scienze. la scienza universale? Bisogna a questo punto stare in guardia. raggiungere una teoria generale di astrazione. senza una qualsiasi intuizione sulla legge seriale. ma metodo. i loro movimenti. di combinazioni. non m etodo speciale e oggettivo. come m ai dunque la m etafisica1 non è la sintesi delle scienze. delle arti. la casualità. le loro di­ mensioni. 197. la loro azione reciproca per mezzo delle serie si rivelano a noi attraverso il criterio della m olteplicità di una qualsiasi serie. le diverse forme di serie non si spiegano le ime con le altre. o teoria della legge seriale. Tuttavia [. e non c’è quindi u n a scienza universale perché non c ’è un oggetto universale. la deificazione e su altri sistem i ontologici. che questa teoria non pregiudica e non esclude nulla.. 194. del* l'industria. e non anticipa sull’osser­ vazione: essa è ben diversa in ciò dai pretesi sistem i uni­ versali.

è. Il metodo. e non accusarm i invece come han fatto.. 299. Vantaggi d i una dialettica seriale. che riunisce i membri della serie. [. di spingere alla espropria­ zione generalizzata della proprietà.. in poche parole. e che bisognava cercare nella loro sintesi il principio superiore della società. di serie dialettica. l’unità e la pluralità: riunendo nel pensiero questi due punti di vista di grandezza misurabile. 283. [. gli oggetti della fede non sono negati. Riassumiamo brevemente i fatti esposti nei paragrafi precedenti. di servire da base all’organizzazione sociale e ad una scienza del diritto. La sintesi non è il punto di mezzo: si crede.. avrete l’idea com plessa di totalità. due cose sono da conside­ ra re nel numero. abolisce la religione e la filosofia.. In effetti. 285. la ricerca filosofica non è soppressa. Cosi. l’uno e l’altro.96 Testi e un tentativo costante di classificazione delle idee. poiché con la m ia dialet­ tica avrei reso la sintesi impossibile. ma diretta dal metodo. cosi non sarebbe stato necessario che essi gridassero che fuori della proprietà e della com unità non c’era più nulla. Questa fecondità della potenza creatrice. tanto d'uguaglianza.].]. tendenza degl sp iriti alla serie. tanto di poten­ za. m a simul­ taneam ente l’un a e l’altra. ma nella forma. la tesi e l’antitesi: cosi nell’esempio precedente. si sa. inoltre. Ciò che dà la form a alla serie semplice è il rapporto. sem pre lussureggiante e sempre piena di arm o­ . giusto centro. si ragiona o ci si astiene. Ciò si osserva nella più ristretta delle serie composte. poiché era solo que­ stione di unirle sinteticamente. tan to di progressione. incapaci. In questa serie il punto di vista è duplice e presenta anche un’opposizione. non nel contenuto. ecc. La n atu ra è infinita nella varietà del suo operato. La sintesi non è nemmeno un eclettismo: essa non sal­ da la m età di u n ’idea all’altra m età: essa è la risoluzione completa e la combinazione intim a della tesi e dell’antitesi. o si nega. ciò che dà la form a alla serie composta. sem pre nuova e sempre im prevista.. la pluralità e la dispo­ sizione dei punti di vista. ma spiegati. né la pluralità che esclude l’unità. m a formalmente. In religione e in filosofia. o si ignora. La sintesi non distrugge realmente. i critici m i potevano dire: Esponga questa sintesi. la quale non è l ’unità che esclu­ de la pluralità. è un tradim ento: nella scienza un’assurdità. quando ho sostenuto che la p u ra proprietà e la pura com unità erano due principi semplici e antitetici.

non di influenza o di continuità. Rivière. tanto varie nelle loro forme quanto nelle manifestazioni del Dio che esse celebrano. La legge seriale esclude ogni idea di sostanza e di causa anche se ne riconosce la realtà oggettiva: essa indica un rapporto di uguaglianza. Ma. essa presenta una seriazione. fra queste infinite varietà di continuazioni e di forme. il pensiero um ano. fin dal principio. senza tuttavia escludere gli altri. Librairie M. e allo stesso tempo motivo inesauribile di congetture. indi­ rizza i nostri giudizi e costituisce la scienza: essa può essere definita l’intuizione sintetica nella diversità. principio di vita e ordinatore dei mondi: e da questa contemplazione prim itiva nacquero in> numerevoli religioni.. D e la création d e l'ordre dans l'h u m a n ité ou p rin cip es d ’organ isation politic/ue. ora.. la ragione non poteva languire in estasi eterna. la tota­ lità nella divisione. Introdu­ zione e Note di C. Da qualsiasi p arte si consideri la natura. Alla vista di queste stupefacenti meraviglie. Proudhon. Cuviller. per riconoscerci in questo oceano di figure e di tipi. è stata per l'uomo. si è rifugiato in seno all’Essere eterno. siamo costretti p er riconoscerci ad adottarne imo.] *. ci occorre un a legge sovrana: la SE R IE . Paris 1927.-J. . pp. Questa legge [. anzi dobbiamo m etterli a con­ fronto [.. lo stesso. dato che le cose si m ostrano ai nostri occhi con tanti punti di vista diversi quante sono le serie. 139-234.. Bouglé e A. fonte perm anente di ispirazione e di entusiasm o. * Da P..D ialettica seriale 97 nia. E come..]. [. confuso. né perdersi in continui errori: il meccanismo che moltiplica attorno a noi le circonvoluzioni del labirinto è al tempo stesso il filo conduttore e la chiave che ci aiuta a scoprire i ritorni.] dà form a al nostro pensiero. 300. p er scrivere e calcolare i più infiniti num eri ci è b astata una semplice combinazione di segni. (La traduzione dal francese è di Giovanna Brocchi Colonna). di progressio n e o di sim ilitu d in e .

evo­ luzioni e m etamorfosi.. essenziale. la cim a e la base.] è il m ovim ento dell’idea. CRITICA DELL’ASSOLUTO I fondamenti filosofici de! pluralismo Ciò che domina tu tti i miei studi è (l’idea di) progresso. è essen­ zialm ente storica.II. nel senso più puro della parola [. io l’ho scritto. ad ogni mia disquisizione [. sia nella natura che nella civilizzazione. casu et numero. e partecipa­ zio n e di un numero di uom ini sempre più grande al godi­ . la verità. processus.. Quan­ t i tà di scoperte.. soggetta a progressioni. Che cosa è dunque il progresso? Da un secolo tutti ne parlano senza che il progresso come dottrina abbia avan­ zato di un passo [. moltiplicazione delle macchine. affermato in nome di un’unica idea: il progresso. sviluppo completo o maggiore dell'in­ segnam ento e m iglioram ento dei metodi. crescita del benessere generale.. negato.. indistruttibile [.. spon­ taneo. È questa idea che dà la chiave a ogni m ia controversia. in om ni genere.. Di fisso e di eterno non vi sono che le leggi stesse del movimento [. Il progresso. L a m aggioranza dei sapienti come degli ignoranti in­ te n d e il progresso in un senso utilitario e m ateriale. se posso attribuir­ m ene una. com bat­ tu to . Ne segue che essendo il movimento l’essenza dello spirito. negato. irrevocabilm ente in tutto e dappertutto e con altrettanta risoluzione nego invece in tutto e dappertutto l 'assoluto. come pensatore.. attaccato. in poche parole au m en to della ricchezza m ateriale e morale. è ciò che affermo risolutam ente. I miei numerosi avversari sono partigiani dell’assoluto. nessuno ne vuole più sapere.] la sua teoria è ancora al punto in cui l’h a lasciata Lessing. Tutto quello che ho scritto. conversioni.] è ciò che infine costituisce la m ia originalità.]... come diceva Sganarelle. movimento innato. in una parola la ragione. E ssa ne costituisce il principio e la fine. nella storia. Tutti ripudiano e detestano l’assoluto.] e si m ani­ fe s ta principalm ente nel cammino delle società. incoercibile.

dunque io sono (Cogito. empirico o trascendentale. nella società. p er conseguenza. senza escludere quello dell’universo. il reale.]. o. conciliazione.].. Egli doveva dire: Moveor. ecc. si deduce subito questa proposizio­ ne [.. trasformazione. l’impossibile. È la ricerca nella natura. dell’inconverti­ bile. che è suscettibile di progressione. ad ogni superiore combinazione.. e la conclusione.. ergo fio. m entre il falso. che credeva immobile. e cercando una salda base per la filoso­ fia. Il progresso. per servirm i di una parola divenuta celebre [. non ciò che si chiama criterio. L’assoluto. se nelle sue speculazioni cominciasse col m ettere da p a rte il migliora­ m ento fisico.. p er conseguenza la negazione di tutte le form e e form ule im m utabili. il posi­ tivo. m orale e intellettuale della classe più nume­ rosa e più povera. senza nessuna differenza. Descartes. applicata a qualsiasi essere. impeccabile.. ragionando a sua insaputa sui pregiudizi della vecchia metafisica. grosso modo. ma. nella politica. non suscettibile di modificazione. il praticabile è quello che cambia. io mi muovo.] è l’affermazione di tu tto ciò che il progresso nega. nella morale. un aliquid inconcussum. io penso. seguendo il valore prim itivo del verbo essere.] filosoficamente una simile nozione [. come dice la form ula di Saint-Simon. deH’immutabile. di ogni soggetto. nella religione. conversio­ ne. di ogni dottrina eter­ na. come egli diceva. era la m obilità stessa. crescita o diminuzione. indefettibile. a ogni sintesi. Cogito. Descartes non si è accorto che la sua base. del definito.. Certo.. queste due parole espri­ mono il movimento. anche questo è progresso. del perfetto. come dice Bossuet.. sum [. in tu tto e p er tutto lo stata quo. e la filosofìa progres­ sista sarebbe di poco fru tto e di vista corta. l’astratto. è tu tto ciò che si presenta come fisso. inalterabile.. Ma tutto ciò ci dà ima visione ristretta del progresso [. intero. dunque io divento! Da questa doppia e contraddittoria definizione di pro­ gresso e di assoluto...] e cioè che il vero in tutte le cose. il progresso. la negazione di tu tto ciò che il progresso afferma..Critica dell'assoluto 99 mento della fortuna e dello spirito: tale è. non è ancora che il movimento. ergo stim ). refrattario. il fittizio. ecc. per loro. almeno. ancora im a volta. al contrario [. completo. u n « favorevole . pensa di averla trovata nell'io e pone questo principio: Io penso. di ogni ordine perm anente. dell’indiviso. è l’affermazione del movimento universale. dell'etemo. inamovibile. Ne deriva che la nozione di progresso ci fornisce imme­ diatam ente e prim a di ogni esperienza.] è senza valore. è.

all’epurazione. che h a p er scopo sia di far avanzare un'idea in ritardo. Cosi. Non c’è rivoluzione dell'um anità che non si possa facilmente spiegare d a qui.] e ciò è im portante per il governo dello Stato e degli affari..]. la risposta è facile.. pertanto alla rovina. che si compiacciono . all'immu­ tab ilità. Tutte le idee sono false. è vera. il suffragio univer­ sale e il diritto divino? Domande tanto più difficili perché non mancano esempi di legislatori e di società che hanno preso per regola l'uno o l’altro di questi principi. ammettendo per principio che ogni realizzazione.. e il meglio è il cammino regolare dell'essere. fra i tan ti progetti di miglioramento e di ri­ form a che si verificano giornalmente nelle società.].. in pratica. o il suffragio universale.. è indub­ bio che ve ne sono di utili e di desiderabili. fra la proprietà privata e la pro­ prietà comune. il federalismo e la centralizzazione. da ciò che può diventare dannoso e funesto [. come scegliere. che m irano a etem izzarsi. C’è im a tendenza fatale aH’eliminazione.100 T esti pregiudizio ». se si m ettono in composizione con altre o in evoluzione. all'immobilismo. nella v e rità e nel bene vi sono dei gradi. o la centralizzazione. come per Richelieu. come per Rousseau. all’esclusione. cioè contraddittorie e irrazionali. Ora. e che tu tte le idee. un accordo superiore e vantaggioso p e r voi. come si può riconoscere a priori il meglio dal peggio [. ad esempio. la vostra direzione è tracciata: ogni proposizione. E ssa è in pròg re sso [. Q uesta è dunque. se si prendono nel loro significato esclusivo ed assoluto [. la regola della nostra con d o tta e dei n o stri giudizi: è che nell'esistenza. il go­ verno diretto del popolo e la dittatura. prim a che l’esperienza abbia deciso. P er me. risulti dalla combinazione di elementi opposti e dal loro movi­ m ento. come per Licurgo.].. m entre altri non lo sono. m entre il nulla è equivalente all’uni­ tà p u ra e all’immobilismo. o la comunità. nel mio pensiero. (ebbene) qua­ lunque sia il principio che voi scegliete (se) nel vostro pensiero questo principio viene prim a di tu tti gli altri (se insom m a risulta dominante) il vostro sistema è errato. tutte le idee sono vere. e appli­ cazioni contrarie trovano uguale giustificazione nella storia.. Infatti. Al contrario. sia di p ro cu rare una combinazione più profonda.. cioè suscettibili di realizzazione e di razionalità. per mezzo del quale possiamo distinguere. poniamo il caso che la legge dominante della Re­ pubblica sia la proprietà. l'accordo fra il più grande num ero di term in i o di rapporti. ciò che può essere utile intraprendere e proseguire. nella società e nella natura. tu tte le dot­ trin e che aspirano segretam ente alla prepotenza. come per i Romani.

e nel periodo in cui le m enti si abituano a passare da un regime all’altro. giurisprudenza. ne risulta per la società [. Tutti risentono dell’in­ fluenza della nuova concezione e questo com porta ben presto u n a confusione che sem bra inestricabile agli osser­ vatori superficiali.Critica dell’assoluto 101 di dare l’ultim a form ula della libertà e della ragione.. Librairie M. metafisica. sembra capovolgersi: logica.-J.] *. Ciò che lo spirito aveva creduto finora vero diventa falso. di più. una battaglia di partiti [. morale. * Da P.. (La traduzione dal francese è di Giovanna Brocchi Colonna). [. eterna. e senza considerazione di nessun’altra. nelle pieghe della loro dialettica. assoluta. Paris 1946. pura d a ogni ibrido. politica. arte. religione. ciò che aveva rifiutato come falso diventa vero. econo­ mia. e che di conseguenza celano.. 45-55. come una reli­ gione. Philosophie du progrès.. queste idee che insomma negano il movimento dello spirito e la classi­ ficazione delle cose.. rivoluzionate radicalm ente. .]. Nell’interregno che separa il nuovo regime del Progresso dall’antico regime dell’Assoluto. pp. Il mondo dello spirito come quello della natura.]. Per il filosofo (quindi) tu tto cam bia d’aspetto quando viene introdotta la nozione del progresso o del movimento universale e quando questa nozione viene amm essa nella repubblica delle idee [. Introdu­ zione e Note di Th. appaiono sotto ima nuova fisionomia. Rivière. e siccome pochi sanno discem ere [. anzi.] e separare ciò che affermano o negano in virtù della loro fede verso l’asso­ luto da ciò che affermano o negano in v irtù della loro adesione verso il progresso. esse sono incapaci di costituirsi..... P r o u d h o n . che affermano come verità in sé. sono false e funeste.. l’esclusione e l’intolleranza.] una sovrapposizione di opinioni e di interessi. la coscienza esita e brancola fra le aspirazioni e le tradizioni. come il sintomo della follia generale. Ruyssen.

Similmente. R. . ■ D . una società in acco­ mandita.Una officina. Cosi la forza è inerente. con la sua inerzia. dal mom ento in cui si trova in presenza di altri esseri. suppo­ niam o che degli individui.avessero lavorato separatam ente. un esercito. gli individui non sono i soli a essere dotati di r> a’ c°Tlettività hanno anch’esse la loro. per il solo fatto di esistere..Che cosa chiamate forza collettiva? R. Orbene.La forza collettiva. di muoversi. LA FORZA COLLETTIVA Del potere sociale. .»1. alle influenze esterne. . che è quello di ottenere questo ° quel prodotto. togliete l’attrazione. non siamo più sicuri dell'esistenza dei corpi. Questa facoltà o proprietà. di pensare. considerato in se stesso D o m a n d a . una accademia.. di attirare e di essere attirato. in quanto officina o collettività. l’equipaggio di una nave. . riuniscano le loro forze: la risultante di queste forze agglomerate. la facoltà o proprietà.. non un fantasm a. form ata da operai i cui lavori conver­ gono verso lo stesso scopo. il solo che testimonia della sua realtà. almeno di resi­ stere. di respingere e di essere respinto. •D. . num erosi quanto si vuole. di p r o d u r r e .Date degli esempi di questa forza.Qualsiasi manifestazione ricopre una realtà: che cosa costituisce la realtà del potere sociale? R i s p o s t a . costituisce la forza ° Potenza del gruppo. una orchestra. di essere una realtà. che non bisogna confondere con la loro somma. possiede in sé.Qualsiasi essere. . im m anente all’essere: è il suo attrib u to essenziale. P er non parlare qui che delle collettività umane. una potenza che le è propria: la prova è che il prodotto di q u esti individui cosi raggruppati è di molto superiore a quello costituito dalla somma dei loro prodotti singoli se ess][. in Qualunque modo e con qualunque scopo. si chiama forza. possiede. a un grado qualunque. ecc. di agire.

D. quanto alla forma. superiore in qualità ed energia alle forze elementari che lo compongono.Nel gruppo industriale. e la prestazione delle forze. per conseguenza. Del resto. contrariam ente alla antica metafìsica: 1) che. essendo ogni m anifestazione di potenza il pro­ dotto di un gruppo o di u n organismo. costituire la base del potere politico. può essere considerato come un embrione sociale. Riassumendo. industriale. la solidità.. e nei quali la forza. . D. più completa. battaglione. racchiudono della potenza. famiglia. come lo abbiamo or ora illustrato. [. e di quale natura sono i suoi effetti? . da qual segno riconoscerla? In che cosa si distingue dalle forze dei gruppi ordinari? Qual è il suo prodotto speciale. il sapore. è il principio di unità. Da ciò si conclude. Ma in generale non è dal gruppo. poi riuniti sotto una legge comune e un interesse identico. più o meno abilm ente organizzate. form ati ciascuno per l'esercizio di una funzione speciale e la creazione di un prodotto spe­ ciale. Lo S tato risulta dalla riunione di num erosi gruppi diversi p e r natura ed oggetto. ecc. la forza collettiva si vede senza difficoltà: l'accrescimento della produzione la dimo­ stra. l'intensità e la qualità di questa potenza possono servire. preso di p er se stesso come individuo. 2) che. .Come la forza collettiva. concorre a sviluppare una nuova forza. nella quale ciascun gruppo.Anzitutto.La forza collettiva 103 tu tte queste collettività. Ma nel gruppo politico. la prim a perfettam ente distinta dalla seconda. È una collettività di ordine superiore. . proporzionale all’assetto almeno quanto alla massa. gli esseri collettivi sono delle realtà allo stesso titolo degli individui. il suono. lo Stato.. in una certa misura.]. che sarà tanto più grande quanto più le funzioni associate saranno numerose. alla constatazione e alla classificazione degli esseri. che nasce la comunità. diventa potenza politica? R. essendo la forza collettiva un fatto tanto positivo quanto la forza individuale. per conseguenza la forza che è in lui può. mec­ canico. una potenza sintetica e perciò speciale del gruppo. e che costituisce la loro realtà: è il rapporto delle parti. tanto organici che inorganici. gli esseri ai quali noi attribuiam o l’individua­ lità non ne godono a titolo diverso degli esseri collettivi: sono sempre dei gruppi form ati in base a ima legge di rela­ zione. ciò che produce il potere nella società e fa la realtà di questa società. la loro arm onia più perfetta. da parte dei cittadini. ogni gruppo um ano. è la stessa cosa che produce la forza nei corpi.. officina. fenomeno ontologico.

Essendo la produzione annua del paese di 12 m iliardi. In teoria e in fatto. a 4 volte tanto. sono degli effetti della forza collettiva ordinaria: poco importa che i gruppi produttori.° con dei prodotti.104 Testi R. È il metallo. . In Francia. siano devoti al principe. che possiede questa forza prodigiosa? No: essa è nella reciprocità pubblica. Da dove viene . Ma è chiaro. ci v o rrebbe im a quantità di m oneta almeno della m età. nel contempo prodotto e segno. Essendo i gruppi attivi che compongono la com unità differenti fra loro per organizzazione. Non è in ciò che noi dobbiamo cercare le manifestazioni della potenza sociale. se non uguale: l ’uso delle lettere di scambio svolge dun­ que in re a ltà la stessa funzione di una ventina di m iliardi di fran ch i. La l e t t e r a d i c a m b io . nonostante la potenza meravigliosa che le viene data dal rapporto di commutazione dei gruppi produttori. nella costruzione di monumenti. non avrebbe luogo senza questo denom inatore comune. o lavorino per proprio conto.M ostratelo con degli esempi. ossia 10 m i l i o n i di chilogrammi d'argento. o 645. di circa due m iliardi di franchi. di cui è fa tta la m oneta. si può dire che questa quantità di moneta rappresenta una forza m otrice di molti milioni di cavalli. la cui teoria è tanto conosciuta quanto quella della moneta. R. che tutte queste cose. Infatti questo scambio. si può. come per idea ed obiettivo. nella esecuzione dei lavori di utilità pubblica. Se gli affari si facessero per contanti. che fa muovere in valore tanti miliardi di franchi. e supponendo tu tti gli affari fatti per contanti. in peso tanti m iliardi di chilogrammi. . . senza esagerazioni. Si è dovuto supplire con una combinazione ingegnosa. La moneta. qualunque ne sia la grandezza.L a m o n e ta . non è ancora sufficiente per la massa delle transazioni. mantenuti a spese dello Stato. il rapporto che li unisce non è più tanto un rap­ porto di cooperazione quanto un rapporto di commutazione. la som m a del num erario circolante è. Dal punto di vista delle mercanzie che questo strum ento fa muovere. stim are la somma degli scam bi che questa produzione implica. in m onete d’oro o d ’argento. i prodotti si scami?n. di cui la m oneta è 1 1 segno e il pegno. per quel che si crede. ossia a 48 m iliardi.161 chilogrammi d’oro. dopo ciò che si è detto. La forza sociale avrà dunque per carattere di essere essen­ zialmente commutativa. che si chiama moneta. D. essa non sarà perciò meno reale.In qualunque tempo l'uomo comune ha creduto di vedere la potenza sociale nello sviluppo delle forze militari. la funzione più im portante della società.

la sicurezza è nulla. La terra si copre di castelli e di fortezze. la Chiesa può ben far sentire le sue minacce. Ma il vantaggio di questa divisione non si lim ita a ciò. i gruppi e individui.La forza collettiva 105 questa potenza? Dal rapporto di commutazione che unisce tra di loro i m em bri della società. che cosa altro è se non rendita? Dunque. la coscienza nuova che ne risulta. In una popolazione antagonistica. e quindi aumento di forza viva. Più i gruppi. la polizia e la religione. in un prim o momento. Prescindiamo. O ttenuta questa nuova econo­ mia. dal rapporto dei gruppi. aum entano. Perché chi dice economia di spese. dal fatto delle rela­ zioni sociali. Si accusa di questo disordine la barbarie del tempo e si h a ragione. dice. i re ed i loro arm ati posson ben far risuonare le loro lance sul lastricato delle caserme. Tre cause concorrono alla produzione della rendita: la terra. più il num ero degli oggetti utili. p er mezzo della separazione delle industrie e della formazione del gruppo lavoratore. dalla terra. fanno più per l’ordine pubblico che gli eserciti. moltiplicandosi. al modo dei gruppi agricoli. i tribunali possono ben m ettere in m ostra i loro supplizi. creazione di forza. o piuttosto che cos’è che la produce? L’incoerenza dei gruppi industriali. restando eguale il num ero degli individui. Dove trovare una forza più reale e più sublime? Questi esempi sono sufficienti p e r spiegare che cosa è. S i c u r e z z a g e n e r a l e . si sarebbe in conseguenza creata. non esige che un compenso m inore di due terzi. Ma che cos’è la barbarie. il lavoro e la società. L a r e n d i t a . tu tti si arm ano e si rinchiudono. . la solidarietà di interessi che si crea. m a per il quale la Banca di Francia. in ogni caso. e la loro u tilità stessa. diminuzione della forza inerte o del peso morto. sappiamo come. Orbene. che risulta. creazione di ricchezza. e l’isolamento nel quale agiscono. La b a n c a . ne abbiam o parlato più sopra. È provato che questo compenso potrebbe essere ridotto ancora di nove decimi. Dunque il rapporto delle funzioni. a parità di territorio e mantenendo uguale la quantità di servizio effettivo. il senti­ mento che ne acquistano i produttori. che h a il privilegio di em ettere dei biglietti al portatore e di farli accettare ovunque. una nuova forza. questo accrescimento di utilità. Lo sconto delle lettere di cambio è un servizio che le banche private si fanno pagare a un prezzo abba­ stanza elevato. co­ m e quella del Medio Evo. il saccheggio e la guerra sono all'ordine del giorno. moltiplicano i rapporti di commu­ tazione nella società. si aumenta. Quanto al lavoro. la produzione: si tra tta in effetti della forza collettiva. d’altra parte in num ero molto ristretto.

Risultando il potere politico dal rapporto di numerose forze. se nessuno ottiene una certa preponde­ ranza sugli altri? D’altra p a rte se questa preponderanza viene accordata. .. Come sarà assicurata questa unità se i gruppi form atori restano uguali.A tu tti.L’opinione dei popoli antichi sulla n atu ra e l ’ori­ gine del potere sociale è una testimonianza della sua realtà. [. il potere che si origina dalla collettività sociale. non servirebbero che a d abolirlo. qual­ siasi competizione o prepotenza. il riferim ento del potere alla collettività? R. convertito in imposta. la cui negazione. che i principi si procurano in seguito la polizia e tutto l’appa­ rato di coercizione che serve loro per difendersi contro gli attacchi dei loro rivali. Il potere è uno per natura. atomi. il che vuol dire a nessuno. perché questa pila si compone di molti ele­ m enti? Ciononostante. essa resta im mutabile. sulla sua natura. spesso contro il voto delle popolazioni stesse. D.].Ogni forza suppone una direzione: a chi la dire­ zione del potere sociale? R. la Giustizia nella coscienza. dalla quale nasce una forza. Il potere è immanente nella società. È con l’aiuto di questo potere. la qualità del potere sociale varia. D. è im a cosa sui generis. se in realtà bisogna ritenerle false? R. implica contraddizione. . monadi. . reale ed obiettiva. in tal caso. com e il peso nei corpi. molecole. come la Giustizia nel cuore dell’uomo. Come credere che tali idee abbiano potuto stabilirsi ovunque. data la società. poiché è impossibile che delle unità. . .. tanto di u n m em bro quanto di u n a frazione della società.106 T esti in sé. la ra- . Dal che segue che il potere nella società. sulla sua organizzazione e sul suo esercizio. ricaschiamo nell’antico sistema: a che cosa serve. . Questa immanenza del potere nella società risulta dalla nozione stessa di società. non formino una collettività. la vita negli animali.La diversità delle funzioni nella società non com ­ p o rta la divergenza o la pluralità nel potere più di quan­ to non com porti la diversità del prodotto finale.Ciò cambia tutte le idee correnti sulla origine del potere.Una condizione essenziale del potere è la sua unita. a seconda del num ero e della differenza dei gruppi: quanto all’unità. o non esiste: lungi dal crearlo. D. la su a intensità si eleva o si abbassa. L’elettricità cessa forse di essere unica nella pila. o persone. in stato di agglomerazione. come l’a ttra ­ zione nella m ateria. non mantengano fra di loro dei rapporti.

conforme al diritto. come la salute. D. tu tte le forze collettive. considerata nella diver­ sità dei gruppi che la formano. È p er questo che l’ipotesi dei due poteri indipendenti. e potendo qualsiasi forza accrescersi indefinitamente mediante l’associazione.No: come la proprietà. non implica in se stesso la Giustizia? R. che questo equilibrio delle forze. per natura. in modo che l’ordine nell’essere collettivo. D. . la coscienza acqui­ sisce maggiore energia negli uomini e il rispetto della Giustizia più certezza.L’unità stessa del potere. in una parola la Giustizia. è contraria alla n atu ra delle cose. . la concorrenza e tutte le forze economiche. Qualsiasi vera separazione è impossibile. — La Giustizia è p e r gli esseri intelligenti e liberi la causa suprema delle loro determinazioni. non è il fru tto di alcuna inizia­ tiva particolare: risulta dalla organizzazione.La forza collettiva 107 gione dice anzitutto che queste forze devono bilanciarsi le une con le altre. la fede pubblica.R isulta dalla sua definizione: aum entare incessante­ m ente la potenza dell’uomo. se guarda la risultante delle forze in relazione. la certezza della reciprocità. per quanto corrotta o asservita essa sia.. È. ciascuno con il suo mondo a parte. la sua ricchezza e il suo benessere m ediante una produzione superiore di forza. Diciamo tuttavia che. in modo da form are un tu tto regolare ed armonico. il potere gli sem bra diviso. . u n ’utopia. è obbligatorio p er qualsiasi coscienza.Cosi il potere sociale. una assurdità. è forza. nell’animale. . e per il potere temporale. preteso dal diritto.La stessa cosa che ci garantisce che il commercian­ te obbedirà alla moneta. vede l’unità. Essa non ha bisogno che di essere spiegata e com presa per essere affermata da tutti e per agire. La Giustizia interviene a sua volta per dichiarare. ecc. Se l’osservatore si pone al centro del fascio.Qual è l’oggetto proprio del potere sociale? R. quanto più il gruppo sociale è nu­ meroso e meglio formato: e ciò fa si che in una società civile. . D. estraneo al diritto. • E chi garantisce l’osservanza della Giustizia? R. Essa è. c’è sem­ pre più Giustizia che in una società barbara. .Che cosa si intende per divisione dei poteri? R. per quanto sia elevato. dun­ que alla Giustizia che spetta la direzione del potere. come si pensa oggi per il potere spirituale. o l’universo non è che un fantasma e l’um a­ nità un m ostro. come h a fatto nell’economia generale. il potere è. essendo la forza un attributo di qualunque realtà. la volontà. . e di là percorre la serie dei gruppi. D. .

nella funzione che gli è devoluta.. o dei poteri. la determinazione attributiva dei gruppi e sottogruppi di cui è l'espressione generale. che cambia il volto dell’ontologia. Non si può im m aginare che gli uomini abbiano bisogno. ogni forza collettiva convertita in monopolio.Tutto viene col tempo. non ha altro lim ite che quello del gruppo che rappresenta. che tocca quasi la fisica. sono due m aniere differenti di considerare la stessa cosa. il potere sociale. L'economia presuppone queste due condizioni. di fare l’ordine in una società in cui tutte le leggi dell'economia sono misconosciute. o meglio la sua ripartizione. di qualche cosa di diverso dalla forza.A chi va il beneficio del potere sociale. fino all’ultim o term ine della serie sociale. e general­ m ente di qualsiasi forza collettiva? R. e della cor­ ruzione del potere sociale D. . si intende per lim ite del potere. nella scienza come nella na­ tura. . che cosa potrebbe dare di più la politica? Nelle condizioni attuali. •D . p er natura e destino.108 Testi D. qualsiasi lib ertà compressa. ne consegue che la lim ita­ zione del potere. .Qual è il lim ite del potere? R. .Il potere.Quale differenza fate tra la politica e l’economia? R. la politica è l’arte. . p e r la loro libertà e il loro benessere. ogni coscienza deviata. la ragione pubblica da un a parte. Tutto com incia con qualcosa di infinitamente piccolo. in proporzione al loro contributo. Della appropriazione delle forze collettive. degli interessi e delle idee che deve servire. di qualche cosa di diverso dalla Giustizia.è possibile che un fenomeno cosi considerevole come la forza collettiva. altro non è che la form ula di accrescimento della libertà stessa. l’interesse personale dall’altra. si sono lasciati ingannare cosi a lungo? R. rappresenta in effetti di fronte agli altri. D. sia sfuggito per tan ti secoli all’atten ­ zione dei filosofi? Come mai.A tu tti coloro che hanno concorso a form arlo. ossia l’individuo.In fondo. . ogni equilibrio di­ strutto. a proposito di una cosa che interessa sia l’una che l’altro cosi intensamente.. Tuttavia. ° più esattamente dell’azione del potere. . equivoca e arbitraria. regolarm ente com piuta secondo la legge di Giustizia. Siccome ciascuno di questi gruppi e sottogruppi. per la sincerità delle loro relazioni.

A sten­ to. il num ero dei quali essa concorre ad aum en­ tare. ancor oggi. di bestie da soma. sa rà quello tra i capi che conta. là si form a un patriziato. gli economisti nominano la forza collettiva. dispone della maggior forza di collettività. e che la potenza dom estica diventi u n titolo alla potenza politica: cosi non vi è competizione p e r la corona che tra i forti. . venuti più tardi. fondata da Samuele in disprezzo di questa legge. un m andato del loro beneplacito. Chi ne diverrà il depositario. di capitali. Dopo duemila anni di misticismo politico. for­ m ano una com unità: la presenza di una forza superiore. oggetto dell’ambizione di tutti. il padre si trova naturalm ente investito della proprietà e della dire­ zione della forza risultante dal gruppo familiare. di salariati. di schiavi. nella sua signoria. la conse­ guenza di questo ritard o nella conoscenza dell’Essere col­ lettivo? R. il tipo di tu tte le appropriazioni analoghe. D. È. conservando la sua dignità. R. più ne avevano senti­ m ento vivo. ima signoria. riunendosi. un nulla. si fa ben presto sentire. fecero dello Stato una restrizione della libertà dei cittadini. di terre. ben diversi in ciò dai filosofi che. numerose imprese. Meno sapevano m ediante l’analisi rendersene conto. una legge di natura che la forza più grande assorba e assimili le forze più piccole. inizialmente invisibile.Spiegatevi su questi due punti. che. La famiglia diviene tribù: il padre. abbiamo avuto duem ila anni di nichilismo: non si potrebbero chiamare altrim enti le teorie che regnano da Aristotele in poi. È il punto di partenza. p er il popoli e p e r gli Stati. Non si può quindi essere sorpresi se la potenza sociale. una economia arb itraria e una costituzione artificiale del potere pubblico. . e a questo titolo degno oggetto della loro religione. sopran­ . o un potere di collettività. il beneficiario. di parenti. Ovunque si forma un gruppo di uomini. di alleati. D. . l’organo? Di solito. e quale fatica fece il re Giovanni. vede crescere di altrettanto il potere di cui dispone. in una parola. Ben pre­ sto questa forza si accresce con il lavoro degli schiavi e dei salariati. Per questa ragione la persistenza degli errori è connessa proprio alla grandezza delle verità. Si sa che divenne la dinastia di Saul. in term ini meno severi. è sem brata ai prim i uomini una emanazione dell’Essere divino. inac­ cessibile ai sensi m algrado la sua realtà. e tende all'infinito.La forza collettiva 109 con un germe. di clienti. . Numerose famiglie.Per mezzo della costituzione della famiglia. che si sviluppa a poco a poco. un num ero maggiore di figli.Qual è stata.L’appropriazione di tutte le forze collettive e la corruzione del potere sociale.

del re. fu fatto re a dispetto della consacrazione ecclesiastica che proteggeva il sovrano. in uomini e feudi. il fenomeno persi­ ste: gli uomini dei nostri giorni non sembrano meno pro n ti dei lo ro padri a sottom ettersi all’autorità e allo sfrutta­ m en to di uno solo.Quanto voi dite dim ostra bene come è stata consu­ m ata la grande diseredazione sociale. A questo triste argomento — del quale si valgono la m isantropia e lo scetticismo. Ci si sottometteva al p o tere perché lo si considerava proveniente dagli dèi. Ciò costituisce una prova flagrante della v an ità delle teorie teologiche e metafisiche. senza la carta che accordò loro e che divenne il fondamento delle libertà inglesi. o che essi dovevano prevenire. quando Luigi Napo­ leone fu eletto presidente della Repubblica. . durante un cosi lungo pe­ riodo. un a lunga m acinatura dei corpi e delle anim e. di fanatici.110 T esti nom inato Senza Terra. l’eguaglianza consisterà nel fatto che cia­ scuno potrà esercitare a turno la m aestria. sem bra essere stato u n mezzo p er preparare le razze. diritto del signore e diritto divi­ no n o n sono più che parole odiose. come l’ineguaglianza e la m iseria sono divenute la piaga della civiltà. divenne più potente. da qualche rivolta di schiavi. bisogna crederlo. era necessaria. D’altra p arte l'alienazione della forza collettiva. almeno fino ad u n certo punto. ancora selvatico. . D.L’antica religione del potere renderebbe. Ma questa religione è p e r­ duta: legittim ità dinastica. cessino di prodursi. ragione del fatto. alla vita sociale. Senza uscire dalla nostra storia. Pipino di Herstal o Ugo il Bianco. la sottomissione delle volontà. in una parola perché lo si adorava. . Per avvezzare l ’uomo p ri­ m itivo. come avrà sopportato la disciplina. Egli non avrebbe mai trionfato della resistenza dei baroni. quando il m aestro di palazzo. Orbene. Nel futuro. appena turbate. i cui principi possono alternativam ente perire o affermarsi. lasciando nel contempo alla loro infam ia gli oppressori e i loro complici. Nel 1848. per consolidarsi sul trono d’Inghil­ terra. di proletari? R. il popolo delle campagne gli attribuiva ima fortuna di venti miliardi. che risolleva in m odo singolare la m oralità delle masse. la legge delle cose voleva che gli istruttori godessero di certe preroga­ tive. Siccome l’educazione dell'um anità si compie attra ­ verso una specie di mutuo insegnamento. Ma com e spiegare la rassegnazione delle coscienze. sostituite dal fiero p rin ­ cipio della sovranità del popolo. senza che i fa tti dei quali essi erano ritenuti la causa. oltre a d essere un risultato deH’ignoranza. scusa banale di tanti tra d i­ m enti e di tante vigliaccherie — la teoria della forza col­ lettiv a dà u n a risposta perentoria.

a restauratore della nazione. la causa della caduta di tu tti i governi. l’autore. con l ’esercito. È la potenza sociale che essi prendono in considerazione. da semplice agente della repubblica come lo vuole la verità. una ragione com­ merciale. è meglio p er tu tti rim anere nel gruppo piuttosto che uscirne. m ostra loro il sigillo. di atteggiarsi a padre della patria. D. chiunque esso sia.Questi rap p o rti sono completam ente sovvertiti. capace di resistere a ogni attacco . L'individuo è immerso nella società. il cui movimento trascin a ogni esistenza. il potere nasce dalla società. una potenza di cui il principe. e che essi temono di fiaccare con la loro rivolta. esso ne è il generatore. esso è superiore alla società: in modo che il principe. come Dio. Per quanto grande. il creatore.Quando il potere sociale si costituisce in principato. la nazione intera prende corpo: è un essere reale. ogni fortuna. sia l’appropriazione delle forze collettive. di un ordine superiore. im a forza sua propria. Secondo la concezione empi­ rica suggerita dalla alienazione del potere. la polizia e le tasse. p e r quanto intensa sia la tirannia. e. cade nelle mani di una dinastia o viene sfruttato da una casta. egli dipende d a questa alta potenza. con la stessa facilità con la quale si è stabilito al potere. non è il tiranno. il giorno in cui la sua presenza sem­ b re rà com prom ettere il grande interesse che egli ha preteso difendere: è questa. Cosi egli cadrà. La conseguenza è che il principe. ma fuori dalla quale essi sentono di non poter sussistere. m entre egli non è per essa che una effìgie. da cui non potrebbe separarsi che p e r cadere nel nulla. la difesa e la Giustizia. Non è dunque lo sfruttatore. un timbro. che cosa divengono i suoi rapporti con la nazione? R. . e che. e. una potenza m al definita nel loro pensiero. e con il rap p o rto dei gruppi. è evidente che alla m assa rim ane sem pre im a p a rte di beneficio sociale. in fondo. . assorbito dal suo do­ minio personale. in effetti. è la società al contrario che nasce dal potere. che i lavoratori e i cittadini seguono in realtà: la seduzione e il terro re hanno ben poco a che fare con la loro sottomissione. ne diventa il sovrano.La forza collettiva 111 Con il raggruppam ento delle forze individuali. come se la forza sociale traesse da lui la sua esistenza. in ultim a analisi. invece di assicurare e di sviluppare il potere sociale. si crea. il giustiziere. è la risultante di tu tte le forze particolari raggruppate p er il lavoro. Ecco perché qualunque usurpatore della potenza pub­ blica non m anca m ai di coprire il suo crimine col pretesto della salute pubblica. NeH’ordine naturale. se si può dire cosi.

. lo divengono ancor più per colpa della civiltà: la società si costituisce in gerarchia. ultim a parola dell’antica politica. dice il mio esercito. . in questo sistema di usurpazione. cosa triste. D. il che è la ne­ gazione stessa della Giustizia.Tale è la Giustizia davanti al potere. Sotto il regime dinastico. E. Da ciò la subordinazione della Giustizia alla ragion d i Stato. e ai beni? R.Come si concepisce. D.È facile rendersene conto. sotto l’apparenza di una autocrazia ineluttabile. il potere domina la Giustizia. i miei prefetti. e della cui distribuzione. che diviene u n attributo. ha per principio l’ineguaglianza. s ta contro l’inferiore. aggiungengendole la ragion di salvezza. Essendo la Giustizia considerata com e una emanazione della forza. e la società. la Giustizia? R. al contrario tu tto ciò è contro la nazione. della cui bilancia. come Napoleone I. ai servizi. In effetti. D. il potere pubblico convertito in un appan­ naggio. . già ineguali p er azzardo di natura. in questo caso. una funzione dell’autorità. nella condizione norm ale della società. in questo caso tutti sono complici d principe perché lo spirito di uguaglianza che la Giustizia crea nell’uomo è neutralizzato o abolito dal pregiudizio . . e che il cristianesimo. ed ha ragione di dirlo poiché nulla di tutto ciò appartiene più alla nazione. cioè la negazione dell’ordine. tanto um ana quanto divina. e ciò. In questo sistema si pone come principio che la Giustizia. non è che l’instabilità. invece di riposare sull’equilibrio delle forze. perché tu tti disconoscono la supremazia del diritto. È quanto esprimono la religione dinastica e il giuram ento di fedeltà alla persona dell’imperatore. l’organizza­ zione sociale e politica? R.112 Testi dall’interno e di costringere. la mia flotta. la forza diviene in tu tto e per tutto la m isura del diritto. Cadute in mani private le forze collettive. essa fa im a legge. pende sempre dal lato del superiore. gli individui e le famiglie. . Che i principi e i p reti bisticcino per l ’esercizio del potere: né gli uni né gli altri ne sono degni.Come.Come un a emanazione del potere. tale sarà nella nazione. il mio governo.Quale può essere. condanna di tu tti i governi che la seguono. . la nazione all'ob­ bedienza: ed è questa form a principesca che avrà ormai il nome di potere. se necessario. si determ i­ nano i rapporti dei cittadini quanto alle persone. in questa situazione. non h a affatto santificato. la Giustizia domina il potere. o ciò che si chiam a con questo nome. Napoleone III. i m iei m inistri.

Per nulla: l’oggetto del potere è allora precisam ente quello di m antenere questo sistema di contraddizione. miniere. come disposizione assoluta.La costituzione artificiale del potere avendone alte­ ra ta la nozione. Oggi. e che si decora con l’etichetta delle pubbliche libertà. di ogni interesse. la lingua doveva risentirne: a questo ri­ guardo. . le parole sono la chiave della storia. di ogni ini­ ziativa: è la m o rte sociale. E siccome la società non può né m orire. u n a tal riduzione? R. finché non sopravviene la catastrofe. .La forza co llettiva 113 contrario. in attesa della Giustizia. suo mestiere. Transazione assur­ da. ecco quello che si chiam a limite del potere. coltivazioni. . . si stabilisce u n antago­ nismo fra la società e il potere. in tale qualità. trasporti. né fare a meno dell’unità. . e anche dal comando degli eserciti.A prescindere da ciò che il principe possiede a titolo di patrim onio o dominio privato. Si ritiene che ciò che appartiene al dominio dell’economia non lo riguarda per niente: egli non deve impicciarsene affatto. D. D. il potere è senza oggetto? R. dalla percezione delle im poste e dalla nom ina dei funzionari. Ora l’u n ità consisterà invece nell’assorbim ento. reso invincibile dall’alienazione di ogni forza collettiva. sua professione. Considerato come appannaggio del principe. . e a che può servire. che diviene cosi il vero sovrano. l ’im peratore è padrone di tutto: m a con ciò stesso si è m esso in un pericolo sem pre crescente di p er­ dere tutto: ed è quanto l’avvenire. nella persona del principe. in questo travestim ento della Giustizia. e come in una immagine capovolta della Giustizia. In una parola. che nessun governo è padrone di m antenere. come concorrenza sfrenata o p u ra coalizione im ­ m orale della classe privilegiata. industrie. di ogni facoltà. e che. la teoria vuole che egli abbandoni il soprappiu. com­ mercio. si conserva l'unità? R. la diminuzione del potere è sem brata sem pre ima garanzia p er la società: in che cosa consiste. come sempre. dim ostrerà. il potere sociale . .Come. in un modo o nell’altro.In questo stato di cose. e che non tard erà a divenire un nuovo ferm ento di rivoluzione.Precisate la sinonimia del potere. della società e del potere. D. resa obbligatoria dalla Giustizia. dà la consegna a tu tti i partecipanti alla potenza pubblica. . educazione al libero godimento. in Francia. terre.Cosi condizionato. R. banche. D. come sua fondazione. l’abbandono a una casta di feudatari della vera forza sociale.La n a tu ra delle cose vuole che l ’unità risulti dalla bilancia delle forze.

per il mio dominio. nella quale girano centomila fusi. sotto la pressione di pregiudizi e di circostanze che non com prendono. abbandonandosi il più delle volte alla cor­ ren te della società che di tanto in tanto li travolge. di ordinanze. il re dice: il mio Stato. ha conservato la parola. Utet. e al potere stesso. a ogni collettività. pena la m orte. lo si dice sovran o : espressione pericolosa. non hanno mai governato nulla e nessuno. dalla quale è auspi­ cabile che la democrazia in futuro si preservi. espressio­ ne tanto falsa quanto ambiziosa. essi non Possono. PP. Come la gente del popolo. di res publica. si dà a questo personale. una sovranità: tanto varrebbe quasi dire che u n a macchina. con il loro arsenale di leggi. esso non costituisce. Di fatto i sedicenti governi. di plebisciti. P r o u d h o n . E la prova sta nel fatto che finiscono tutti miserevolmente. 545-559. liberali e assoluti. di loro iniziativa. Quale che sia 1 1 po tere dell’essere collettivo. essa non obbedisce che alla Giustizia. di statuti.114 T esti è stato chiamatu lo Stato. far altro che del disordine. il nome di governo. è il sovrano delle centom ila filatrici che essa riunisce. . L’abbiamo detto. repubblica. Nella misura in cui si ritiene che il personale del potere regge la nazione e presiede ai suoi destini. Torino 1968.-J. di editti. il mio stabilimento. La giustizia nella rivoluzione n e lla Chiesa. la Giustizia. o i miei Stati. F ra il potere e l’individuo. agendo sotto la spinta di necessità invincibili. a cura di M ario Albertini. trasferendo dal principe al paese la proprietà del potere. è diniego di Giustizia. se si considera nel potere l'eminente dignità che 10 rende superiore a ogni individuo. è religione *. di regolamenti. * Da P. — La Rivoluzione. non c’è dunque che il d iritto : ogni sovranità ripugna. |a G iustizia sola comanda e governa. decreti. Infine. oggi anonima. che crea il p o tere facendo della bilancia delle forze un obbligo per tu tti. In teoria la società è ingo­ vernabile. Vivendo una vita completamen­ te istintiva. agli occhi del cittadino.

Ma oggi si constata che la proprietà. senza questo dibat­ tito. i loro interessi si sareb­ bero trovati in un completo antagonismo: situazione del tutto contraria a quella che la ragione collettiva avrebbe creato. invece di sottom ettere il problema a un dibattito preliminare. . costituisce la ragione collettiva o la ragione pubblica. sarebbe stato il loro modo di pensare individuale. per tacito consenso. a quello che. le loro opinioni. em ananti entram bi da imo stesso sentim ento di assolutism o — che costituisce l’essen­ za dell'individualità — si sarebbero trovate perfettamente omologhe. accettando ciascuno l’avviso altrui. il cui fascio. e noi assistiamo da una ventina d’anni a un lavoro di purificazione di cui ho cercato di mettere in risalto lo scopo. È cosi che. Questo modo di vedere. dell’ordine umano. sia dell'ordine natu­ rale. LA RAGIONE COLLETTIVA La teoria della ragione collettiva riposa sul seguente fatto di osservazione noologica. è divenuta incompatibile con l’ordine sociale. all’origine. presentando la bilancia dei diritti e dei doveri reciproci del locatario e del proprietario. ma che. sia. che non rassom iglia più affatto. nel contempo. Essa è il risultato del consenso delle ragioni particolari. si è stabilita la proprietà. dalla eliminazione della loro soggettività — cioè dell’assoluto che l'io afferma e rappresenta — che essi sono condotti recipro­ camente e rispettivam ente a fare. gli stessi individui l’avessero risolto preventivamente. che nessuna spiegazione potrebbe distruggere: Quando due o più uom ini sono chiam ati a pronunciarsi contraddittoriam ente su un problema.IV. risulta un modo di vedere comune. form atosi spontaneamente. senza m escolanza di elementi metafisici e assolu­ tisti. Essa attende la sua tra­ sformazione. malgrado tu tti gli sforzi dei giuristi. ha com portato di auto­ rità la sanzione del legislatore. e a più forte ragione. nel quale non entrano che puri rapporti. né per la forma né per la sostanza. Consegue da questa differenza di qualità fra le due ragioni che se.

concepito in un primo tempo. Dove m etterla? Chi la esp rim erà? Creeremo forse un vicariato. il nostro senso intimo la rifiuta. Qual è l’insieme delle sue idee? Il che è come chie­ dere: qual è il sistem a che ci si propone di stabilire. Ci vuole altro per fa r credere alla realtà della ragione col­ lettiva. della quale non ci si può fare un’idea se non m ediante una specie di castra­ zione dell’intelletto. e p e r strappare alla civiltà. il sistem a dei rapporti sociali fosse stato rinnovato da cim a a fondo. un sacerdozio. già cosi compromessa. in nom e delle idee nuove. un’anim a sociale. i suoi vecchi. un pensiero. in certi casi. condizione e fondamento della fede pubblica LVII. Quand’anche. non è soltanto una negazione: è il sacri­ ficio dell’interesse proprio. in nom e di questa ragione. in primo luogo. tanto rim proverata alla religione. si dice. dalla Giustizia. risultante dal rap p o rto di cooperazione e di commutazione delle forze partico lari. una intelligenza? Passi per la forza di collettività. la distinzione della ragione particolare e della ragione collettiva solleva più difficoltà di quante non ne può risolvere. La ragione pubblica. una intelligenza su i generis. m a una intelligenza di collettività. al posto dell’antico ordine di cose? A ndiam o più lontano. pari a quella che riconosciamo nel­ l’essere vivente uom o o animale. Ma. come se la separazione astratta degli a ttrib u ti dell’intendere producesse due tipi di intelligenza? B asta realizzare ima m etafora per b u tta r via tutto ciò che la ragione dei popoli ha creato nel campo delle istituzioni.116 T esti La stessa cosa si verifica in tutto il sistema sociale. un istinto. Basta. e preteso. e necessariamente. sarebbe questo un motivo per am m ettere nel corpo sociale. come realtà noologica o psichica. criticare l’individualismo per affermare u n a sedicente ragione generale. le cui prescri­ zioni penetrano cosi a fatica nella ragione particolare? Invece di assicurare con questa im palcatura la fede pub­ . dal punto di vista assolutistico. per q u est’a ltro Logos ? Dopo aver distrutto in noi questa d o p p ia coscienza. i suoi eterni fondamenti? L’eliminazione dell’asso­ luto. la ri­ creerem o grazie a questa ragione collettiva. raccom andato in nom e della cari­ tà dal Vangelo. dopo tutto.

che tutti si son sforzati di scoprire. né del­ l’ordine economico. la sua necessità per la garanzia della fede pubblica. p e r l’onore del­ l ’epoca. il diritto dal dovere. la su a realtà. si faceva cioè scaturire la m orale da u n a fisiologia. se ne com prendesse la portata: Voi siete u n ammirevole distruttore. perché non voglio affatto sop­ primere. era stato conce­ pito come un animale di una specie misteriosa. a negare la sufficienza? Nulla. come si dice oggi. né delle condizioni della certezza filosofica. m a che. e non offrite loro il minimo riparo. perché nessuno tra quelli che sono stati provati resiste all’azione segreta che lo disorganizza. di cui siete giunto. dei nervi. legittimo. Voi gettate le persone sulla strada. ecc. Sistem a della ragione pubblica o sistem a sociale. della società. Che cosa m ettete al posto della religione? Che cosa m ettete al posto del governo? Che cosa m ettete al posto della proprietà? E ora mi si dice: Che cosa m ettete al posto di questa ragione individuale. cioè il suo fine: ecco quanto cercherò di chiarire il più brevem ente possibile. dal mitologico Minosse fino al capo degli Icariani. dei denti. il suo organism o. È stata la preoccupazione costante dei filosofi socialisti. Fra queste è la ragione collettiva. Il sistem a della ragione pub­ blica. aveva una testa. ciò no n finirà forse col gettarci in un’a ltra ipocrisia? Queste sono le difficoltà. ciò che ho ferm am ente criti­ cato. in seguito. creato secondo una form ula gerarchica che costituiva. nemmeno in parte. non sono le sole che esi­ stono. Da questo organismo chimerico. Siccome non si aveva nessuna idea positiva né della Giustizia. di dim ostrarvi che le cose che voi conoscete. similmente a tu tti gli animali conosciuti. di insegnarvi a m ettere ogni cosa al suo posto. dopo averla purificata dall'assoluto e bilanciata con le altre cose. dei piedi. la sua legge e la condizione stessa della sua esistenza. e che avete ta n ta paura di perdere. il sistem a naturale. anteriorm ente alla Giustizia. Io m i compiaccio di due sole cose: in prim o luogo. Quante volte m i son sentito rivolgere questo compli­ mento.La ragione co llettiva 117 blica. né della dinamica sociale. per soste­ nere le vostre tesi. o. si deduceva in seguito la Giustizia. un cuore. ci si è fa tta una idea m ostruosa dell’essere sociale: lo si è paragonato a un grande organismo. Si cerca il vero sistema. m a voi non costruite nulla. delle quali dovete tener conto. che la critica gelosa si affretterebbe. in modo che la Giustizia si trovava sempre fuori . a ritirare. mio buon amico. LVIII. razionale. di insegnarvi che ce ne sono di ancora più impor­ tanti.

tale è l’organizzazione di un essere. esponendo i fatti e i principi che le escludono per »emp . le costituzioni politicne. . reciprocamente. mentre la ragione dell ina assum e la forma di una genesi. il cne g fica. . la sillogistica. D ue famiglie. Due uom ini si incontrano. niatem ati scopre qualche traccia di sistemazione. il che fa del sistema sociale equazione generale. m ostran o essa si riduce a una serie di ponderazioni delle torz * servizi. Se in un trattato di. nel q non esiste né prim ato. In questo orgamsm . ciò e ai m dell’autore. l ’economia. differisce essen m ente dagli esseri viventi. società. con statan o il sovrappiù di beneficio che nsultereb p en tram b i dall’accordo della loro industriosità. Per questa rag alla società ripugna qualsiasi idea di gerarchia. l’essere morale per eccellenza. m a non deriva affatto dalla scienza stessa.118 Testi dalla coscienza. viene in m ente di dirlo. il che equivale a dire che in non c’è. dell’essere sociale. come si può constatare vando tu tte le teogonie. a una serie di luzioni e di equazioni. Orbene._• • Io ho confutato in anticipo tutte queste i m m a g in a z i o n i . nel quale la sola legge è che tu tto si m e tta alla Giustizia. Ecco tutto il sistem a sociale: una equ ne. una bilancia. un sistema. tale sara la sua ragione. e ho dato la legge della seconda. la libertà sempre sottomessa al fatalismo. . nei quali la subordinazione g organi è la legge stessa della esistenza. ma di un ordine ne q tu tti i rapporti sono rapporti di eguaglianza. u n a equazione e u n a potenza di collettivit . A . p er la società. per questo. la ragione collettiva si riduce. e come conseguenza una potenza di collettività. cioè all’equilibrio. . le gnosi. contrattano su un piede di uguaglianza: ci sono sempre soltanto q due cose. c° risulta dalla formula seguente: Tutti gli uomini sono in dignità per n atu ra e devono conseguire una eq lenza di condizioni mediante il lavoro e la Giustizia. io ho m ostrato la prima nell ac mento di potenza eifettiva che è proprio del gn^PP > __ che eccede la somma delle forze individuali che 1° pongono. riconoscono la loro m gnua. come l a g • m ediante l’eliminazione dell’assoluto. due province. l’uguaglianza. due città. In effetti non si tratta di un sistem a nel senso cne si dà di solito a questa parola. Per quanto riguarda la sostanzialità e 1 orgamzz . e si ga * scono perciò. e dei prodotti. Le m atem atiche formano forse un sistema. e l’umanità sempre decaduta. né centro ai g ’ né direzione. né obbedienza. cosi anche nella ragione sociale.

che nega energicamente. alla no­ stra concezione della semplicità. Ma voi ragionereste. provenienti dalla con­ cezione dell'assoluto e dalla sua affermazione egoistica. autorità. dogma. gerar­ chia. si compensano grazie alla loro critica reciproca. delle funzioni. Perché non dovrebbe anche ragionare nell’um anità? Ma scartiam o queste concezioni ardite. Una cosa è dunque la ragione individuale. che ci fosse qualche cosa d’altro. presentando se stessa. Nella m isura in cui essa elimina dal suo program ma le confessioni della legge religiosa e tutte le invenzioni della filosofìa trascendente. Realtà della ragion pubblica. abbiamo osservato più sopra. una entelechia. in ogni modo. in altri termini. un Logos anteriore e superiore. Incompatibilità di forme. come . assolutista. della n o stra anim a im materiale e immortale? E perché no. le cui ineguaglianze. con la subordinazione delle persone. Una ragione costituita da un risultato. voi dite. ragiona nell’uomo. dei caratteri. ogni sistema. Chiesa. è come imo spirito che si può comporre. antagonismo di tendenze: che cosa si vuole di più per affermare la distinzione di queste due nature? LIX. che procede invariabilmente per equa­ zioni. che elimina ovunque l’assoluto. disciplina. È quanto diceva. latente o cosciente. rivelazione. ma solo come la risultante di tu tte le ragioni o idee particolari. procedente attraverso genesi e sillogismo. delle intelligenze celesti. essa non può concepire la Ragione pubblica come una entità metafìsica a parte. nella m isura in cui essa respinge lo spiritualismo cartesiano. dell’assoluto. Non è cosi che la Rivoluzione. sogna nell'animale. a chiudere la società in un sistema. che tende costan­ temente. se la comprensione non può concepire altri­ menti la cosa? L’intelligenza è ovunque. allo stesso titolo del m ateriali­ smo di Epicuro. qualche cosa come ciò che immaginiamo quando parliam o dello spirito divino. e una cosa del tutto diversa la ragione collettiva. uno spi­ rito. e si annullano.La ragione collettiva 119 rebbe contraddittorio. deve porre la sua ragione e procedere alla disciplina delle idee. violerebbe la Giustizia. Ma che idea farsi di questa ragione collettiva. dell’identità del nostro io. che resiste con tan ta forza e con u n successo cosi completo alle fan­ tasie della ragione individuale? È forse un’anima. p e r quanto riguarda la società che essa rappresenta. o un'anim a form ata da parti: ciò ripugna al nostro sentimento deH’unità. il filosofo: Lo spirito dorm e nella pietra.

nei pregiudizi nazionali. un rap­ porto. e siccome queste realtà si riuni­ scono nella m edesim a collettività. che risulta dall’antagonismo delle ragioni particolari. siccome il rapporto. In effetti. negli odi di u n popolo per un altro popolo. moltiplicato per il num ero di gusci d’ostri­ ca che lo esprimono. la realtà più alta. con le sue equazioni. il sistem a form ato dalla condizione delle ragioni particolari: dunque essa non è soltanto diversa. cosi vediamo che il conflitto delle opinioni genera u n a ragione diversa quali­ tativam ente. Orbene. grazie solo al vostro assoluti­ smo. è in ogni cosa il fatto fondamentale. essa è anche superiore alle ragioni indi­ viduali. ne concludo che esse . come ima risultante? Come abbiamo visto il concorso delle forze produrre una risultante diversa qualitativamente dalle forze che la com­ pongono. davanti ad essa scompare. in una parola assoluti­ stici. trascendentali. Ciò si osserva nei movimenti della m oltitudine. e la sua superiorità deriva proprio dal fatto che l’assolutismo. innanzitutto e indubitabilm ente. È p er questo che il genere um ano è stato vittim a cosi a lungo di istituzioni e di idee che sem­ bravano ricevere la loro autorità dalla Ragione pubblica. senza prova alcuna. almeno cosi si pensava. la volontà degli dèi. che occupa un posto cosi grande nelle altre. è una realtà allo stesso titolo di questo potere. questa sarà sempre m escolata con elementi passionali. Orbene. e superiore alla loro somma. o ragione delle cose. o anime semplici che siete? E siccome vi concepite gratuita­ mente. Aggiungo superiore in potenza: il progresso della società lo dimostra. egoistici. come soggetto semplice. come il potere pubblico risulta dal concorso delle forze individuali. per quanto voi facciate grande la ragione del­ l’individuo. rispetto alla somma di tutte le ragioni particolari che la producono con la loro contraddizione. nella quale si sarebbe rivelata. e superiore in potenza. Conveniamo dunque che la ragione collettiva non è una parola vana: è. cosi spesso decorati con l’apparenza verbale del patriottism o: tu tte cose che non sono altro che assoluti­ sm o individuale. noi vediamo la ragione collettiva distruggere incessantemente. io dico che la ragione collettiva. quando la spiegazione dei fatti lo richiede. Dico diversa qualitativam ente : è provato dall'antago­ nismo delle due ragioni.120 Testi se ne aveste u n a conoscenza dim ostrativa e empirica? Che cosa sapete del vostro io e della sua semplicità. m entre non erano che m ostruose escrescenze della ragione individuale. ne consegue forse che voi non possiate e non dobbiate concepirvi ugualmente.

in tutte le istituzioni del nuovo regime. ciò condurrebbe a una im mensa truffa. istruttore. resa la filosofia tanto sacra quanto la stessa religione. creato il diritto pubblico e il diritto delle genti. e che ogni scrittore. proclam ato l’eguaglianza davanti alla legge. C’è da prendere una sola precauzione: quella di assi­ curarsi che la collettività interrogata non voti com e un sol uomo. Voi chiedete quale sia l’organo della ragione collettiva? N aturalm ente non può essere l’individuo. il club. con più o meno felicità. LX. è essa che ha fatto prevalere il principio di tolle­ ranza religiosa. È essa che i tribu­ nali e le accademie dei dotti si sforzano di esprimere nel loro stile. invoca in ultima istanza. Troppo assolutismo si mescola alle opere della personalità. L’organo della ragione collettiva è l’organo stesso della forza collettiva: il gruppo lavoratore. le accademie. qualsiasi riunione d'uomini form ata per la di­ scussione delle idee e la ricerca del diritto: Ubicumque fuerint duo vel tres congregati in nomine meo.]. in virtù di un sentim ento particolare divenuto co­ mune. mu­ nicipalità. teorica e pratica nello stesso tempo. la maggior molte- . la giuria. l’idea della Giustizia deve realizzarsi. come principio. Poniamo piuttosto questa massim a: l’im personalità della ragione pubblica presuppone. è la legge della guerra: votare come un sol uomo. gettato le fondam enta della confederazione europea. perché essa possa esser presa come arbitro del diritto. che da tre secoli a questa parte h a cominciato a dom inare il m ondo e a spingere la civiltà sulla via del progresso. la maggiore contraddizione possibile. il pensiero generale. benché l’indi­ viduo sia capace. [. al suo posto.La ragione collettiva 121 formano i due attrib u ti essenziali dello stesso essere. dopo aver dato sfogo alla propria soggettività nella composizione della sua opera. come organo. ogni artista.. scuole. artistica. la ragione e la forza. come si può constatare nella maggior parte dei giudizi popolari. È questa Ragione collettiva. Organismo della ragione pubblica. di esprimere. la compa­ gnia industriale.. l’assemblea nazionale. dotta. ibi sum in medio eo ru m 2. in una parola. Siccome l’idea dell’assoluto si è realizzata in tutte le creazioni dell’antico regime. p er l’abitudine alla dialettica e per pratica della Giustizia. Com­ battere contro u n solo uomo. è il sovvertimento della ragione.

non abbiamo avuto occasione di riconoscere l’inanità della salvaguardia pubblica. se l’ipocrisia della trascendenza non avesse falsato la loro coscienza come il loro intelletto. dive­ nuti seriam ente. da sessan­ ta anni a questa parte. Io chiedo che il giorno dopo questo voto non si apra un credito per la celebrazione di qualche lesta in onore dell’Essere supremo. quando essa non ha per organo un potere incaricato di rappresen­ tarla e di agire d'ufficio in suo nome. che l’idea di Uio le fu data come allegoria della Giustizia. di m eritare alfine la n o stra stima. se avessero la sia pur più piccola idea della loro missione. Non è più difficile distinguere ciò che deriva da una ragione legittima da ciò che è solo il prodotto del misticismo o dell’assolutismo in un libro di storia. di economia. Nei confronti dell’assoluto siamo in istato di guerra. dove l’autorità pesa sulla opinione Pubblica. in nome della sicurezza generale.122 Testi Plicità possibile..]. che segnalare la stessa diffe­ renza nelle cose della fisica e della storia naturale. Ne dipendono la n o ­ stra m oralità e il nostro progresso. nulla sarebbe per loro più facile dell’assunzione di questa alta giurisdizione sulle opere dell'intelligenza. come il pubblico m i­ nistero è incaricato. in odio alla Chiesa. io chiedo che la fede teologica rimanga in avvenire nei cuori dei credenti. sola garanzia della fede pub­ Dove l’assoluto regna. la seconda. Fino a quando l’um anità non avrà scosso questo terrore. •a cui condotta dopo il 1848 ha ingannato la loro attesa. di politica. LXI. di morale.. [. in un discorso. voteranno la soppressione del bilancio dei culti: è una soddisfazione prom essa alla Rivoluzione della quale non no più da occuparmi. Ed è solamente allo scopo di assicurare questa impersonalità che può essere opportuno creare una m agistratura speciale per la sorveglianza dei dibattiti e la salvaguardia dell’opinione. ahimè!. della repressione dei delitti e dei crimini? Se le nostre accademie avessero mantenuto lo spirito delle loro origini. e d iritto e dovere della Rivoluzione perseguirne ovunque le vestigia e neutralizzarne l’influenza. La ragione pubblica. adoratori m ispirito. Insegniamo. secondo la parola del Vangelo. Quante volte. di non essere più tenuta m scacco dalla sua sedicente cauzione. Altri. di letteratura. dove l’idea di una essenza soprannaturale serve . e Dio e la Giustizia ci guadagneranno entram bi: il primo. a Questa m oltitudine troppo a lungo avvilita. Quanto alla m oltitudine la sola religione che le convenga orm ai è quella della sua dignità. blica.

che dopo la Rivoluzione? Quando. gli interessi che essa fa nascere. la fede pubblica è nulla. nell'educazione. sul rispetto della fede pubbli­ ca: il che vuol dire che. quando mai la fede pubblica fu più indegnamente violata. il sospetto ingiusto e la calunnia. nella economia. la venalità. tu tti com presero immediatamente la portata di questo emendamento. la menzogna. Scomparso dalla costituzione l ’asso­ luto teologico. diven­ gono sem pre più rare. l’autorità che la rappresenta. in seguito alle giornate del luglio 1830. fuori della sua Chiesa.La ragione collettiva 123 da base alla morale. la costanza nelle massime e nella condotta. ogni Giustizia si trovi distrutta nelle relazioni umane. e per con­ traccolpo. Orbene. la fedeltà agli impegni. la Rivoluzione tende a farlo per l’assoluto politico ed econo­ mico: innalzandosi al di sopra di ogni forma esteriore di governo. essa tende ad assicu­ rare la libertà ed il benessere di tu tti per mezzo dell’equa- . Questo è l’ultimo grado di depravazione al quale possa giungere una società. nei cuori. Non c'era nulla da guadagnare o da perdere. il tradim ento. si scrisse sulla nuova carta che non c’era più ima religione d i Stato. fondati su di esso. davanti allo Stato. in conseguenza dell’in­ vasione dell’assoluto. quanto ha fatto per l’assoluto teologico. né antagonismo. Rispetto alla cosa pubblica. dove la ragion di Stato dom ina su tu tti i rapporti sociali. Chi potrebbe vivere in una società dalla quale fosse bandita ogni fede?. il cittadino non era tenuto che ad essere onesto. e perciò né ipocrisia. abbiano la meglio. essendo violata la ragione pub­ blica. nel corpo politico non potevano più esistere né partiti. Ma l’im m oralità non si arresta qui: in una società abbandonata di fatto al probabilismo. e non si era affatto biasim ati se non se ne professava alcuna. nel lavoro. con quanto hanno di più odioso. quando mai il disprezzo dei principi e dei giuram enti fu praticato su una scala più grande.. Il tradimento non poteva più esistere che fra zelatori dello stesso culto e per le cose del culto. Orbene. le eccezioni al diritto e al dovere che essa crea. è inevitabile che la devozione a questa essenza. È già u n male assai grande — i nostri S tudi precedenti sono serviti a farlo capire — che.. in modo che all’iniquità generale delle situazioni si aggiungono. né apostasia e nemmeno favoritismo o martirio. come di ogni classificazione. se apparte­ neva a una Chiesa. nel seguire una religione piuttosto che un’altra. nel governo. la costanza o la defezione nella fede religiosa erano orm ai un non senso.

sempre form ati con u n fine assolu­ tistico . e che essa. p p . che noi abbiamo altrove chiam ata bilan­ cia dei servizi e dei prodotti. l ’equilibrio delle forze e degli interessi. La giustizia nella rivoluzione n e l l a Chiesa. * Da P. essa non se ne preoccupa più. ciò che la Rivoluzione cerca come il proprio oggetto. le opinioni extra-giuridiche in fatto di governo e di organiz­ zazione sociale cadono. astrazion fatta da ogni elemento assolutistico. 757-771. come le opinioni religiose. davanti ad essa. a cu ra di Mario Albertini. p er lo s t e s s o governo come per tu tti non c’è più da tem ere a l c u n tradim ento. Essendo dunque il rapporto o la ragione delle cose. che essa rappresenta in modo esclusivo. senza par­ z ia lità p er alcuna opinione o per alcun partito.124 T esti zione dei rapporti.-J. in una parola il diritto puro. a lm e n o p e r ciò che riguarda gli interessi generali del paese. . d’altra parte. né da esigere alcun giuramento*. Utet. dal m omento in cui il governo si lim ita a d eterm in a re e ad assicurare dei rapporti. si guarda bene dal p ro ib ire in quanto costituiscono la vita stessa della società. I n queste condizioni la fede pubblica è assicurata. P ro u d h o n . Torino 1968. Nei confronti dei p a r titi e delle scuole. la Rivoluzione professa la stessa im parzialità o indiffe­ r e n z a che nei confronti delle Chiese: il solo punto a proposito d el quale essa si m ostra intollerante è il rispetto della G iustizia. E ffettivam ente.

la form a più esagerata di Governo. il m inistro nella ma­ dre. fin dall’origine. Sicché il signor di Bonald ha potuto affermare. cioè. L’idea di governo nacque dunque dai costumi della fami­ glia e dall’esperienza domestica: allora non ci fu nessuna protesta. lo spirito è ovunque rim asto lo stesso. il suddito nel figlio. CRITICA DEL PRINCIPIO DI AUTORITÀ I. modificare l’azione del potere. tanto per usare categorie ormai comuni a tu tti gli storici e ai pubbli­ cisti. dalla Monarchia. perché alla Società l’esistenza del Governo pareva un fatto naturale come il rapporto di subordinazione che nella famiglia si stabilisce tra padre e figli. è la forma patriarcale o gerarchica. p e r adeguarla ai bisogni generali e alle circostanze. arrivano tu tti alla dittatura. pure dim ostrano che c’era una negazione im plicita nell’affermazione. del quale essa riproduce le categorie essenziali: il re nel padre. che considerano la famiglia come un elemento della Società. in pratica il Governo. gli sforzi che sono stati compiuti p er organizzare. Em ergenza del­ l ’idea che gli succede. ne è un bell'esempio. Anche per questo i socialisti della fratellanza. a ragione. dapprim a è apparsa loro solo sotto il primo aspetto: u n s u p e r io r e che dà a degli Inferiori ciò che ad ognuno di essi spetta. che più tardi è stata distinta in distributiva e commu­ tativa. A m ano a mano che le nazioni sono uscite dallo stato selvaggio e dalla barbarie. Negazione tradizionale del Governo. in teoria l’Autorità.V. che la famiglia è l’embrione dello Stato. La Giusti­ zia. alla Democrazia. limitare. hanno imboccato im mediatam ente la strad a del governo e seguito tutte lo stesso ciclo istituzionale: sono passate. La form a sotto la quale i primi uomini hanno concepito l’ordine nella Società. è certo però che nessuna ipotesi antagonistica è sta ta espressa. nei suoi Stati di Nauvoo. L’am m inistrazione del signor Cabet. Quanto tem po ancora ci occorrerà per comprendere questa filiazione di idee? La concezione prim itiva dell’ordine che discende dal Governo appartiene a tu tti i popoli: e se. all’Aristocrazia. .

invincibile dei cittadini. che. Cosi. sono sbocciati c°stantem ente in un atto di fede e di sottomissione al Potere. fino ai nostri giorni. dell’au­ torità governante. in seguito alla supposta analogia tra la Società e la *amiglia. infine. di lui si diceva. le rivoluzioni più emancipatrici. dell’assolutismo. il Governo è riuscito a radicarsi sia nei cuori che nelle menti! Partecipava dell’anim a universale. Ah! . £ra la fede. ha modellato la ragione a sua im ma­ gine e somiglianza. ha tatto di tu tto p er distruggerle. che. Non è il re che è cattivo. tanto che qualsiasi concezione diversa Sl è resa per lungo tempo impossibile. Se venisse a saperlo il re!. dopo essersi m ostrato p er un po’ di tem po liberale. il Governo si è schierato sempre o ovunque dalla parte della classe più colta e più ricca contro quella più povera e più numerosa. e 1abuso. il Governo si è sempre presentato come l’organo naturale della giustizia. il protettore del debole. che pure sono le due espressioni più avanzate della democrazia Mancese.. in realtà se lo ritrovava sempre contro. che. ad ogni rivoluzione. seBuendo le ispirazioni del suo cuore. e Però un male necessario!. invece che a un protet­ tore.. è il fatto ^ne. al dato della gerarchia.^ esso si consegnava a un tiranno. L’esperienza m ostra. Ciò che ha m antenuto questa predisposizione mentale e reso cosi a lungo invincibile l’incanto. e tu tti i fermenti di libertà. Ecco perché. a poco a P°co è diventato governo d’eccezione.. in realtà. e perché tu tte le rivoluzioni non sono servite che a ripristinare la tirannia: io qui non faccio eccezioni né Per la Costituzione del '93 né per quella del 1848. invece di sostenere la libertà e l’eguaglianza fra tu tti. un castigo per l’um anità. come della Religione e della Proprietà: non è l’istituzione che è cattiva. credeva di correggere ì vizi del suo Governo. il conser­ vatore della pace. . Il pregiudizio del governo è penetrato fin nel più prò?ndo delle coscienze. in virtù della sua inclina­ zione naturale al privilegio. esclusivo. la superstizione segreta.. _ . ~e per caso si m ostrava debole.126 Testi Ma c’è qualcosa di più grave ancora. veniva invece tradito dalle sue stesse 'dee. si aggiungeva un ideale intimo e m 9°stante contraddizione con l’istinto di eguaglianza e di 1 ''dipendenza: m entre il popolo. credendo di ripristinare il Potere a suo favore. sono i suoi m inistri. e i pensatori più audaci sono arrivati alla conclusione che il Governo era una calam ità senza dubbio. Considerato come un ente provvidenziale e altamente garante. per quanto popolare Possa essere stata la sua origine.

arrivasse fino ad affermare: I nostri nemici sono quelli stessi che noi mandiamo al governo. facciamo in modo che funzionari e m agistrati. cioè il Governo. sia stata ridotta in polvere. e. non può cam­ biare neppure la conclusione. Possiamo essere sicuri allora. che ha la missione di proteggere sia le proprietà che le persone. non possano mai intraprendere qualcosa di diverso da quello che la volontà del popolo avrà stabilito. a condizione che la nostra sorveglianza non si allenti m ai. proclama la propria sovranità. Cosi ragiona la m assa in tutte le epoche di oppressione. indignato per la corruzione dei suoi principi.Critica del principio di autorità 127 Noi abbiamo m ostrato. d ’accordo con i signori Considérant e Rittinghausen. come di conseguenza. la civiltà del XIX secolo non è più avanzata della barbarie delle prim e età. la società. Ragionamento semplice. L’autorità. in un altro studio. la costituzione e le leggi diventino l’espressione della nostra volontà. gover­ niamoci da noi. ultimo term ine dell’evoluzione del principio di governo. Cosa fa il popolo. che il Governo curerà i nostri interessi. che non servirà soltanto ai ricchi. stanco dei suoi aristocratici. Custode di questo ordine. in nessuna epoca il lavoro è stato garantito dall’equilibrio delle forze economiche: da questo punto di vista. quindi. la distribuzione delle fortune affidata al caso. la logica non cambierebbe. che deve essere per noi la libertà e l’egua­ glianza. la Rivoluzione non abbia fondato nulla. . proteggendo gli interessi acquisiti. è il Governo. come. Se non cambia il principio. Chi può negare adesso che questa anomalia. Anche se questa massa. le cose andranno avanti a nostro piacimento e a nostro vantaggio. quando. di una logica elementarissima. e saremo liberi. secondo l’espressione del signor Royer-Collard. difendendo i diritti di fatto stabiliti. si è schierata allora sempre dalla parte della ricchezza e contro la povertà: la storia dei governi è il martirologio del proletariato. eletti da noi al nostro servizio e revocabili in qualunque mo­ mento. che pure si è pensato fosse specifica della costituzione politica del nostro paese. ovvero l’autorità dei propri suffragi? Esso si dice: Innanzitutto. Questa inevitabile defezione del potere dalla causa popo­ lare va analizzata soprattutto nel caso della democrazia. non sarà più preda di ambiziosi e intriganti. di fatto fosse istituito per i ricchi contro i poveri. è comune a tu tti i governi? Mai si è vista la proprietà dipendere esclusi­ vamente dal lavoro. il Governo. dal 1789. nella società ci vuole ordine. e che riesce sem pre a produrre il suo risultato. Ebbene: controlliamo il Governo.

128

Testi

Sono ormai mille anni che questa teoria risarcisce le classi oppresse e gli oratori che le difendono. Il governo diretto non risale né a Francoforte, né alla Convenzione, ne a Rousseau: ha la stessa età del governo indiretto, risale alla fondazione delle società. « Niente m onarchia ereditaria,
Niente presidenza, Niente rappresentanza. Niente delega, Niente alienazione del potere, Governo diretto, i l popolo! n ell’esercizio permanente della sua sovranità ».

. Che c’è dunque alla base di questo ritornello che si è ripreso come se fosse una tesi nuova e rivoluzionaria, e che Ateniesi, Beoti, Lacedemoni, Romani, ecc., non abbiano g>à conosciuto, praticato, molto prim a della n o stra èra? N on si tratta sempre dello stesso circolo vizioso, sempre dello stesso precipitare verso l’assurdo, che dopo aver esaurito, eliminato u n a dopo l’altra m onarchie assolute, m onarchie aristocratiche o rappresentative, democrazie, giunge a toccare il lim ite del governo diretto, per ricomin­ ciare daccapo con la d ittatura a vita e la m onarchia eredi­ ta ria ? Presso tu tte le nazioni, quella del governo diretto è sta ta l’epoca palingenetica delle aristocrazie d istrutte e d e i tro n i spezzati: questo tipo di governo non ha potuto re g g ersi neppure presso popoli, come quelli di Atene e ^ p a r ta , che avevano il vantaggio di ima popolazione minij p a e del servizio degli schiavi. Da noi sarebbe il preludio d e l cesarismo, nonostante le nostre ferrovie, le poste, i teleg ra n ; nonostante la semplificazione delle leggi, la revoca­ b ilità dei funzionari, la forma imperativa del m andato. . 1 darebbe precipitare verso la tirannia imperiale tanto più i n fre tta , in quanto i nostri proletari non vogliono più essere s a la r ia ti, i proprietari non sopporterebbero di essere spos­ s e s s a ti, e i fautori del governo diretto, ponendo ogni cosa s u l piano della politica, sembrano non avere alcuna idea (lelrorganìzzazione economica. Un altro passo in questa d ire z io n e , e rispunta l’aurora dell’èra dei Cesari: a una d e m o c ra z ia inestricabile succederà, senza altri passaggi, 1 im p e ro , con o senza Napoleone. O ccorre uscire da questo cerchio infernale. Occorre tra ­ v e r s a r e , da p arte a parte, l’idea politica, la vecchia nozione d i giustizia distributiva e giungere a quella di giustizia com­ m u t a t i v a , che, nella logica della storia come in quella del d i r i t t o , le succede. Eh! voi che volete non vedere, che cer­ c a t e t r a le nuvole qualcosa che già avete sottomano, rileg­ g e t e i vostri autori, guardatevi intorno, analizzate le vostre

Critica del principio d i autorità

129

stesse formule, e troverete la soluzione, che si trascina da tempo immemorabile attraverso i secoli, e che voi, insieme con i vostri corifei, non avete mai degnato di imo sguardo. Nella ragione generale tutte le idee sono coeteme: esse appaiono una dopo l’altra soltanto nella storia, dove, a mano a mano, esse si vengono a m ettere alla testa delle cose e in prim a fila. L ’operazione con la quale un’idea viene espulsa dal potere, nella logica, si chiama negazione ; quel­ la con la quale u n ’altra idea s’insedia, si chiama afferma­
zione.

Ogni negazione rivoluzionaria implica dunque una af­ fermazione susseguente; questo principio, che la pratica delle rivoluzioni dim ostra, riceverà a questo punto una conferm a meravigliosa. La prim a negazione autentica che sia sta ta fatta dell’idea di autorità è quella di Lutero. Questa negazione, tuttavia, non è andata al di là della sfera religiosa: Lutero, come Leibniz, Kant, Hegel, e ra uno spirito essenzialmente di go­ verno. La sua negazione ha preso il nome di libero esame. Ora, che cosa nega il libero esame? L’autorità della Chiesa. Che cosa suppone? L’autorità della ragione. Che cos’è la ragione? Un p atto tra l ’intuizione e l’esperienza. L’autorità della ragione: questa è dunque l ’idea positiva, eterna, che la Riforma ha sostituito all’autorità della fede. Se un tempo la filosofia dipendeva dalla rivelazione, sarà ormai la rive­ lazione ad essere subordinata alla filosofìa. Sono invertite le parti, il governo della società non è più lo stesso, la mo­ rale è cambiata, il destino stesso sembra modificarsi. Già si può scorgere, al punto in cui siamo, la vera portata di quel rinnovam ento di sogno caratterizzato dalla successio­ ne del verbo dell’uomo alla parola di Dio. Lo stesso movi­ mento sta per prodursi nella sfera delle idee politiche. Dopo Lutero, il principio del libero esame, fu traspor­ tato, soprattutto da Jurieu, dallo spirituale al temporale. Alla sovranità del diritto divino, l’avversario di Bossuet oppose la sovranità del popolo; cosa che egli espresse con grandissima precisione, forza, profondità, nell’idea di Patto o Contratto sociale, ponendola manifestamente in con­ traddizione con quelle di potere, autorità, governo, impe­ rami, àpx^). Che cos’è in realtà il Contratto sociale ? L’accordo del cittadino con il governo? No: sarebbe come girarsi e rigi­ rarsi nella stessa idea. Il contratto sociale è l’accordo del­ l’uomo con l’uomo, accordo dal quale deve derivare ciò che noi chiamiamo società. Qui, la nozione di giustizia com­ m utativa, posta dal fatto primitivo dello scambio e defi­ nita dal diritto romano, viene sostituita a quella di giustizia

130

Testi

distributiva, definitivamente liquidata dalla critica repub­ blicana. Traducete queste parole, contratto, giustizia com­ mutativa, che appartengono alla lingua giuridica, nella lin­

gua degli affari, e avrete il c o m m e r c io , cioè, nel significato Più elevato, l’atto attraverso il quale l’uomo e l’altro uomo, ui quanto si dichiarano essenzialmente produttori, rinun­ ciano l ’uno nei confronti dell’altro a ogni aspirazione al ooverno.
La giustizia com m utativa, il dominio dei contratti, in altri termini, il dom inio economico o industriale, questi sono i vari sinonimi dell’idea che, con il suo avvento, deve sopprimere il vecchio sistema della giustizia distributiva, del dominio delle leggi, in termini più concreti, il regime feudale, governativo o militare. L’avvenire dell’umanità sta ln questa sostituzione *. Da P .-J. P r o u d h o n , Id ée générale de la révolution au X IX ora in P . A n s a r t , P.-J. Proudhon (Estratti), La Pietra,

Milano 1978, pp. 155-159.

VI.

LA CRITICA DELLO STATO

Noi dunque affermiamo, e finora siamo i soli a farlo, che con la rivoluzione economica, da nessuno ormai rimessa in discussione, lo Stato deve sparire completamente; che tale scomparsa dello Stato è la conseguenza necessaria dell’or­ ganizzazione del credito e della riforma dell’imposta; che, in seguito a questa doppia innovazione, il governo diventa del tu tto inutile e impossibile; che, a tal proposito, il go­ verno è destinato a fare la stessa fine della proprietà feu­ dale, del prestito a interesse, della monarchia assoluta o costituzionale, delle istituzioni giudiziarie, ecc., tutte cose che sono si servite all'educazione della libertà, ma che ca­ dono e svaniscono allorquando la libertà ha raggiunto la sua pienezza. Altri, invece, e tra questi Louis Blanc e Pierre Leroux in prim a fila, sostengono che dopo la rivoluzione economica, bisogna mantenere lo Stato, di cui però fino a questo mo­ mento non hanno fornito né il principio né il piano. Per essi la questione politica, invece di annullarsi o di identi­ ficarsi con la questione economica, continua a sussistere; essi mantengono e allargano ulteriorm ente lo Stato, il po­ tere, l ’autorità, il governo. In effetti, si divertono a cam­ biare i nomi; al posto di Stato-padrone, ad esempio, dicono Stato-servitore, come se bastasse cambiare le parole per trasform are le cose! Al di sopra di questo sistema di go­ verno, del tu tto m isterioso, aleggia un sistem a religioso, del quale ogni cosa, il dogma, il rito, lo scopo, sulla terra e in cielo, rimangono altrettanto misteriosi. In un m omento come questo, dunque, un momento d'ac­ cordo, o quasi, sul resto delle questioni, la domanda su cui si tro v a divisa la democrazia socialista è la seguente: dovrà lo S tato continuare ad esistere una volta risolto il proble­ ma del lavoro e del capitale? In altri term ini, continuerem o ad avere, cosi come l ’abbiamo avuta fino ad ora, ima Co­ stituzione politica al di fuori della Costituzione sociale? Noi rispondiam o di no. Sosteniamo che, una volta iden­ tificati il capitale e il lavoro, la società sussiste da sola e non h a più bisogno del governo. Noi siamo, di conseguen­

Lo Stato. anarchici. Passiamo subito all’analisi: "I. P er risolvere una volta per tu tte questo contrasto di opi­ n io n i. Lo Stato. ugualm ente falsa. la tirannia in molti. in un regim e oligarchico. D ella natura dello Stato « Che cos’è lo Stato? » si domanda Louis Blanc. non p i ù dal punto di vista della vecchia società. è il regno della Libertà ». che in secondo luogo. in un regim e aristocratico. è il potere di tu tto i l popolo. è il potere di un i_iomo. considerato nel­ l ’ottica di ima sua ulteriore prolungazione. esiste un incessante progresso dalla gerarchia all’anarchia. considerato nella sua natura. e l’abbiamo proclam ato più di una volta. cosi come la fa n n o o devono farla le due riform e fondamentali e com­ p lem en tari del credito e dell’imposta. che lo ha na­ tu ralm en te e necessariamente prodotto e che sta per finire. lo Stato giustifica la sua esistenza con una se­ c o n d a ipotesi. impossibile. in un regim e anarchico.132 Testi z a . T ra i venticinque o trentam ila lettori di Louis Blanc. la tirannia in pochi. servito dai suoi eletti. essi conservano quella di p o litic i) sono uomini di governo e di autorità. lo Stato riconosciuto cosa superflua. in un regim e monarchico. la tirannia in uno solo. è il potere di una c la s s e . uomini di S ta to . l o Stato. . U anarchia è la condizione d’esistenza delle società adulte. se noi proviamo che da quest’ultim o punto di vista. E risponde: « Lo Stato. riposa un u n ’ipotesi com pletam ente falsa. in un regim e democratico. "bensì dal punto di vista della società nuova. è il potere di un nu­ m e r o ristretto di uomini. Ora. che infine. ci sem bra allora necessario considerare lo Stato. falsa come le p rim e due: una volta chiariti questi tre punti. è il potere del prim o ■venuto che è p er caso il più intelligente e il più forte. Louis Blanc e Pierre Leroux affermano il contrario: ol­ t r e alla loro qualità di socialisti. è la t i r a n n i a nel caos.. Lo Stato. Lo Stato. il nodo della «questione sarà sciolto. «quindi nociva. lo Stato può con­ t a r e ancora e soltanto su ima terza ipotesi. il governo sarà una contraddi­ z io n e . considerato nel s u o oggetto. cosi come la gerarchia è la condizione d ’esistenza delle so­ cietà primitive: nelle società umane.

Che m ostro questo primo venuto. aristocratico. i grandi. Chiediamo scusa ai n o stri lettori. e che non ripetano. in una lettera resa pubblica. . che si esprim e a sua volta con arche. è la tirannia nel caos. Ah! retore. il popolo. E si noti l’artificio! Nella sua traduzione. al posto di dire che cosa è lo Stato.La critica dello S ta to 133 forse non ce ne sono neppure una decina a cui questa de­ finizione dello Stato non sia sem brata dimostrativa. che indica la negazione. potere del popolo. servito cosi bene. a quan­ to pare. I delegati del Luxembourg — che. A quanto pare. ma non è affatto colpa nostra se la scienza politica del presidente del Luxem­ bourg non va più in là dell'etimologia. oligoi. di pochi. non ha fatto altro che tradurre in francese le pa­ role greche monos. nessuno ha studiato il greco. alcuni. per riscuotere a prim o colpo gli applausi. oligarchico. dem os. uno. e che io non avevo altro da ribattere. aristoi. un’idiozia come quella dei vostri cosiddetti delegati delle classi ope­ raie. tirannia di uno solo. che. Che cos’è lo Stato? A questa domanda bisogna dare una risposta: l’enumerazione delle varie specie di Stati che. Ari­ stotele ha potuto distinguere le differenti forme dello Stato. è per caso anche il più intelli­ gente e il più forte ed esercita la sua tirannia nel caos! Se cosi stanno le cose. democra­ tico o anarchico. senza di che sareste m orto sotto i fischi la prim a volta che avete preso in mano una penna. dai suoi eletti? Che grande vittoria! E noi per terra. servito dai suoi eletti. mi hanno fatto l’onore di informarmi del fatto che essi giudicavano la risposta di Louis Blanc deci­ sam ente vittoriosa. è bastato a Louis Blanc introdurre prim a quattro volte la parola ti­ rannia. governo. benché sia il primo venuto. tirannia di m olti. Perché altrim enti si sarebbero accorti che il loro m aestro e amico Louis Blanc. nel senso in cui l’intende Louis Blanc. Soprattutto l’anar­ chia è tra tta ta in un m odo particolare: è il potere del prim o venuto che è per caso il più intelligente e il più forte-. chi potrebbe preferire l'anarchia a que­ sto affabile governo di tutto il popolo. di m olti. fin dal primo colpo. e poi sopprim erla una volta. ecc. autorità. seguendo il m aestro: lo Stato è il potere di imo. ringraziate Iddio d’aver creato apposta per voi. e a privativo. Servendosi esattam ente di questi term ini qualificativi. nel XIX secolo. tra i cittadini delegati. di tu tti o del primo venuto. Stato. si sentono defraudati se qualcuno si permette di avere una opinione diversa dalla loro sul significato e le tendenze della Rivoluzione di Febbraio —. a se­ conda che si aggiunga alla parola Stato uno degli aggettivi seguenti: monarchico.. È tirannia qualunque tipo di Stato che non sia quello democratico. come si sa.

gerente o m an­ datario. proprio perché è u n essere razionale. che esisterà sem­ pre: è la ragione ultim a dei conservatori e delle bonnes fem m es. della sua personalità — perché. A quanto pare — il che spiega la form a­ zione di tu tte le varietà e specie dello Stato —. Secondo tale ipotesi. trattare e fare compromessi in suo nome. m unito di procura generale. usurpazione aristocratica o m an­ dato democratico. am m inistra­ re i suoi affari. invece. Questa costituzione esterna della potenza collettiva. non vale la pena interrogarlo: ci risponderebbe che la domanda è indiscreta. la società. della sua vita. Quanto a Pierre Leroux. che appartiene es­ senzialmente alla m assa. gli è im pedita ogni m a­ nifestazione propria e personale. riposa dunque sull’ipotesi secondo cui un popolo. ca­ pite. agire. sono ritenuti depositari della volontà del popolo e suoi agenti. pensare. come ente di ragione. s’esprim a e agisca direttam ente. principato. è questa nozione dell’essere umano collettivo. incaricato di governarlo. Affermiamo. con qualsiasi titolo. esteriorizzarsi. i quali. se non tram ite incarnazione monarchica. Ora. e perciò ne­ ghiamo anche lo Stato. della sua individualità. la m assa. non può governarsi. agire.134 T esti sulle orme di Aristotele. l’essere collettivo. a volte un solo individuo. assum a essa sembianze di m onarchia ereditaria. al­ . della sua azione. Lo Stato è la costituzione esterna della potenza sociale. non può rendersi sensibile. proprio come fanno gli esseri dotati di personalità individuale. quell’es­ sere collettivo che chiamiamo società. respingiamo dalla società trasform ata dalla rivoluzione economica qual­ siasi costituzione della potenza popolare che si ponga al di fuori e al di sopra della m assa. è impossibile che la potenza collettiva. che il popolo. esprim ersi in modo autonomo. non ci ha insegnato nulla. tutore. che i Greci chiamarono arché. della sua unità. A causa di questa costituzione esterna della sua potenza e sovranità. di conseguenza. fungere insomma da capofamiglia. la società è una persona come è una persona l'um anità tu tt’intera —. può e deve governarsi autonomamente. senza la mediazione di organi fatti apposta e p er cosi dire disposti ad hoc. è precisam ente questa nozione astra tta dell’essere collettivo. che noi neghiamo oggi. a volte m olti. il popolo non si governa da sé: c’è sempre qualcuno. istituzione feudale o delegazione democratica. pensare. e perciò ha bisogno di farsi rappresentare da uno o più individui. autorità. neghiamo il governo. ha fatto il cittadino Louis Blanc. a titolo elettivo o ereditario. governo. la società. che lo Stato è sempre esistito. assoluta e irrevocabile.

che è l’espres­ sione. dalla m onarchia asso­ luta fino alla dem ocrazia rappresentativa. che hanno di volta in volta una funzione transitoria o di tappe verso la libertà. con il metodo storico e negativo. È quanto abbiamo incominciato a fare nelle Confes­ sioni di un Rivoluzionano. la nozione di persona. intellettuale e m orale. la solidarietà in­ dustriale e l’organizzazione del suffragio universale. durante la d ittatu ra inerte del governo provvisorio e la presidenza insignificante del generale Cavaignac e di Luigi Bonaparte. sicché c’è contraddizione tra Repubblica e gover­ no. che questa anarchia. e che noi chiamiamo puram ente e semplicemente agitatori del popolo. con la riform a economica. Affermiamo. tra il suffragio universale e lo Stato. In secondo luogo. e insistendo alla fine sull’esaurimento e la morte del potere sotto il regno corrotto di Luigi Filippo. In questo modo. del più alto grado di libertà e ordine a cui possa giungere l’um anità. col raccontare la caduta di tu tti i governi che si sono succeduti in Francia da sessantanni a questa parte. qualche altra volta sono stati i pretesi delegati. proprio come farebbe un individuo. come si vede.La critica dello Stato 135 zarsi e arrestarsi come un uomo. è la vera formula della Re­ pubblica. lo scopo verso il quale ci spinge la Rivoluzione di Febbraio. Demagoghi. noi proviamo la nostra tesi. m ettendo in evidenza la causa della loro abo­ lizione. sono tutte mezzi termini. agisca. Inoltre affermiamo che ogni costituzione di Stato ha il solo scopo di condurre la società a questo stato di auto­ nomia. che le varie forme di Stato. si muova senza padroni e servitori. senza l’aiuto di quella specie di sostituti che in passato furono i despoti. per noi è diventata impos­ sibile. senza delegati e aristo­ cratici. devoti o servitori della folla. e c’è pure la persona o l’io . adesso sono gli aristocratici. ma con intenzione. nel senso che formano i gradi della scala politica attraverso cui le società si elevano alla coscienza e al possesso di sé stesse. posizioni illogiche e instabili. infine. l’idea dell’io. neghiamo il governo e lo Stato perché af­ fermiamo — e questo i fondatori di Stato non l’hanno m ai creduto — la personalità e l’autonomia delle masse. non più per impulso e fanatismo. qual­ siasi organizzazione della forza collettiva che si basi su un processo di esteriorizzazione. spiegando in quale modo. il po­ polo passi dalla spontaneità alla riflessione e alla coscienza. Noi fondiamo queste affermazioni sistem atiche su due procedim enti: dimostrando in primo luogo. si estende e generalizza: c’è la persona o l'io individuale. m anifestarsi insomma nella sua individualità fisica. In due parole. che qualsiasi costituzione di potere.

perché tu tti questi term ini sono sinonimi. Sicché. sono inseparabili dalla loro esistenza animale e vitale. l’azione. sia nel capitolo XIV del manifesto de « La Voix du Peuple ». continuano a .136 T esti collettivo. reciproco e g ra tu ito . dopo quello che abbiamo ap p en a detto. i poveri di spirito saranno in grado di farsi u n ’id ea dello Stato. senza dubbio cesse­ ra n n o di tem ere che noi. lo spirito. dal­ l’organizzazione. quando Louis Blanc e Pierre Leroux s’erigono a difensori dello Stato. Essi accettano u n principio senza preoccuparsi delle conseguenze. una scienza possibile. instaurerem o la tirannia nel caos. si dichiarano d’accordo. in tutti e due i casi. protestano. dopo aver soppresso. Potrem m o m ai essere fautori della tirannia. di capire perché mai dei repubblicani si chiedono se sia davvero indispensabile. Perché abbiamo fatto la Rivolu­ zione di Febbraio. a titolo di più intelligenti e di piti fo rti. il governo. dopo ima rivolu­ zione economica che modifica tutti i rapporti sociali. La psicologia delle nazioni e dell’um anità diventa. l’anima. com petitori di Louis Blanc e Pierre Leroux? I n verità. Noi neghiam o lo Stato e il governo. perché inutile e troppo costoso. solo perché occupano qualche poltrona. la volontà. l’espressione più completa. non fanno che riprodurre. ad esempio. è ancora quella della m onarchia costituzionale. aspiranti al m in istero . forse per arrivare a questa contraddizione retro g rad a? A noi sem bra — voi che ne dite. noi affermiamo l’autonomia del Popolo e sosteniamo al tempo stesso la sua maggio­ ra n z a . Noi abbiamo annunciato questo tipo di dimostrazione po­ sitiva sia nelle nostre pubblicazioni sulla circolazione e il credito. m an­ te n e re quell’organo parassitario chiamato governo solo per sod d isfare la vanità di pretesi uomini di Stato e al prezzo di 2 m iliardi all’anno. q u a n d o poi arriva il m om ento di dedurre da tali premesse le conseguenze antigovem ative. la vita — cose del tutto misteriose e inafferrabili p er chi ne rincorra il principio o ne ricerchi l’essenza —. si cre­ d on o uom ini politici e si aggiudicano risolutam ente la com ­ pren sio n e esclusiva della Rivoluzione. appro­ van o la decadenza del capitale e l’emancipazione del lavoro. E gli onorevoli delegati del Luxemb o u rg che. adottano il principio del credito popolare. sull'eguaglianza dell’im posta che l’im posta sul capitale rea­ lizza. riguardante la costituzione. lettori? — che la que­ stio n e si stia un p o ’ chiarendo. come la psicologia dell'uomo. a modo loro e in form e che non ci hanno ancora fatto conoscere. cioè di ima costituzione esterna della potenza pubblica. non riusciam o a capire la logica dei nostri av v ersari. la vec­ chia finzione del governo rappresentativo. la cui form ula integrale.

e nella quale U progresso si realizza attraverso la negazione sistematica della tradi­ zione stessa?. come ha fatto il governo provvisorio. dopo l'esplosione di feb­ braio. di nuovo. Certo. e quali soppresse. che il solo modo p er organizzare il governo democratico. se cioè la fine delle istituzioni politiche non sia implicita già nel senso e nella portata della riforma eco­ nomica. cosa del tutto prevedibile.. lo Stato non è nulla. che fanno i nostri pretesi prom otori? Vanno a consultare Licurgo. in realtà. non debba essere abolito lo Stato in quanto tale. se è possibile una scienza politica. come chiunque altro.]. si dovrebbe allora am m ettere. o di ingannarla deliberatam ente. Yarché eterna. non scambiamo per prove le nostre affermazioni. che. è la soppressione del governo. la instaurazione del suffragio universale. realistica. se p er caso. il principio dei principi. bisognerebbe chiedersi se.. quando è neces­ saria ima scienza economica! [. Diremo soltanto che. Perlomeno. pratica. . risolvere tutti i problem i. Platone. prim a di pas­ sare a u n a nuova costituzione dello Stato. Orfeo e tu tta la saggezza mitologica: interrogano le vecchie leggen­ de. nella nuova condizione sociale. in due parole. vorrem m o sapere quali delle diverse attribuzioni dello Stato debbano essere conservate e allar­ gate. a quali condizioni si dimo­ stra una proposizione. sappiamo. Invece di tentare un’analisi positiva. a prim a vista.. e poi per risposta ci pro­ pinano le illuminazioni vertiginose del loro cervello. P er loro il governo è l'a priori necessario e im mutabile. senza dubbio una scienza eminentemente tradizionale. ma sopra ogni cosa progressiva. proprio per le riform e economiche che la Rivo­ luzione ci impone. se questo governo non si ritroverebbe poi di fronte all’eterna alternativa. senza dom andarsi se il governo è compatibile con la libertà e l’eguaglianza indu­ striale. del movimento rivoluzionario. o di obbe­ dire docilmente alle ingiunzioni cieche e contraddittorie della folla. la dichia­ razione del potere alla volontà popolare.La critica dello S ta to 137 parlare di politica e di governo. non può essere nulla. sia ancora possi­ bile un qualunque tipo di governo. in base a tale dimostrazione negativa. Perché. sarebbe questa la scienza della società e della Rivoluzione che doveva. neppure una delle attuali attribuzioni dello Stato sopravvivesse alla riform a economica. Chiediamo se. si aspettano dai classici antichi la soluzione di pro­ blemi assolutam ente m oderni.. come hanno fatto sem pre i dema­ goghi. E. la scienza essenzialmente pratica e immediata.

intellettuale e morale delle masse. si basa per intero su un'ipotesi almeno equivoca. che cosa? la libertà ». D ictus ob hoc lenire tigres rabidosque leones. Se Jacques opprime Pierre. Ora proveremo che questa stessa nozione dello Stato. D ictus e t Amphion.. Trebanae conditor arcis. fin da Grotius. dal punto di vista del suo oggetto. Giustiniano. Louis Blanc non è andato lontano a cercare lo scopo dello Stato. per impedire. Come impedire questo delitto? Introm ettendo tra l’op­ pressore e l’oppresso tutto il potere del popolo. Ma chi sono questi r a pp r e se n t a n t i della società. quella della permanenza dell'antago­ nismo in seno aU’umanità. per salvaguardare la libertà? Sarebbe ridicolo pretendere una cosa del genere.. Adesso è chiaro. quella dell’impersonalità e dell’inerzia fisica. questi servitori del popolo? Lo Stato. Come dovrebbe intervenire allora la società? P er m ezzo d i chi essa avrà scelto a questo fine come suoi RAPPRESENTANTI. Lo Stato è una r a p p r e s e n t a z io n e della società. che agisce come società. i trentaquattro milioni di uomini che compongono la società francese accorreranno tu tti in ima volta per proteggere Pierre. per mantenere. Saxa m overe sono testudinis. visto nella sua natura. Cicerone. per m ettere pace tra i contendenti e fare ordine! Come si vede.. ipotesi che a sua volta è una prosecuzione del dogma prim itivo della caduta a causa del peccato originale. È la tradizione orfica riportata da Orazio: S ylve stre s homines sacer interpresque deorum .. « se si consente al più intelligente o al più forte di ostacolare lo sviluppo delle facoltà di chi è meno forte o meno intelligen­ te? Succederà che la libertà andrà distrutta.. Dello scopo o d e ll’oggetto dello Stato Abbiamo appena constatato che la nozione dello Stato.138 T esti 2 . in altri term ini. cosa? l ’oppressione. si domanda Louis Blanc. et prece blanda Ducere quo vellet. ancora più dubbia della prima. Citiamo ancora il Nouveau Monde: « Che cosa succede ». riposa su u n ’altra ipotesi.. organizzata esteriorm ente per proteggere il debole contro il forte. Dunque lo Stato non è altro che la società stessa. ecc. Esso per­ dura in tu tti gli autori che si sono occupati di diritto pubblico. . Caedibus e t victu foedo deterruit Orpheus.

copiare il cattolicesimo pur inveendo con­ tro di esso. homo hom ini lupus: è quanto afferma lo stesso Louis Blanc. del resto. Dunque lo Stato sarebbe inutile. con le sue promesse e i suoi terrori. riportatori democratici e sociali. con i suoi tribunali e i suoi eserciti. Ciò che ingentilisce i costumi. hanno dato al senti­ m ento del diritto. si diventa candidati designati al ministero del progresso. più che la religione e lo Stato. Fra­ tellanza! e il gioco è fatto. più fittizia che reale. lo Stato non avrebbe né scopo né motivo d ’esistere. riform a­ tori. effetto della totale assenza di commerci e industria. capace. Si diventa rivelatori. il fondatore di Tebe. è. fa intervenire tra di essi. e che a poco a poco fa regnare il diritto al posto della forza. che crea progressivamente la libertà e l’egua­ glianza. lo sapevamo. Ora. il lavoro. l’arte. e perfino alla ditta­ tu ra della Repubblica! Cosi. l'unica . secondo il parere di Louis Blanc. ciò che fonda la sicurezza. Lo Stato ha dovuto m et­ tere fine a questa barbarie. Il socialismo. poi la scienza. in qualità di m ediatore. il potere è nato dalla barbarie. impegnati come bestie feroci a contendersi il cibo. lo Stato. troppo debole nei prim i uomini. quando. indipendentem ente dalla protezione. è. scim m iottare il potere che si bram a. La costi­ tuzione dello Stato presuppone quindi. Basta im itare piattam ente i vecchi mitologi. lo Stato. richiamò gli uomini dal fondo delle foreste e inculcò loro l’orrore degli assassinii e della carne umana. in mancanza d ’altri argomenti. l’industria e il commercio. dopo aver distinto gli uomini in forti e deboli. in prim o luogo. un antagonismo sociale profondo. Eguaglianza. che lo spiritualizza. suo fiore immortale. La religione. lo Stato dovrebbe abrogarsi da solo. di costringere la sua volontà. se arrivasse un mom ento in cui. gridare poi con tu tte le proprie forze: Libertà. interprete degli dèi. contrapponendo alla forza di ogni individuo una forza superiore. lo dicevamo prim a. in cui cioè l’ineguaglianza delle forze fisiche e intel­ lettuali non potesse essere causa di spoliaziani e oppres­ sione. che riusciva a smuovere le pietre col suono della sua lira e con l’incantesimo della sua preghiera le portava dove voleva ».La critica dello Stato 139 « Il divino Orfeo. è esattam ente questa la tesi che sosteniamo noi oggi. p er certuni non richiede gran­ di sforzi d ’immaginazione. dello Stato. e infine. Di lui si dice anche che rese più docili i leoni e le tigri. per una causa qualunque. la sua organizzazione attesta l’esistenza di uno stato prim itivo di ferocia e violenza. non ci fossero più nella società né forti né deboli. come dopo si racconta di Anfìone.

le ferrovie. positive.142 Testi 3. e odiamo invece il potere depravato. gli organizzatori dello S tato suppongono — giac­ ché. che fa del popolo la sua preda. trasform arsi da sé. noi lo dicevamo da molto tem po. L’educazione pubblica è lo Stato. Giac­ che lo Stato. tram utarsi da Satana in arcangelo. Sarebbe. Tutti ì go v ern i dell’Europa di oggi si basano sulla nozione . L’ammiriamo quando rappresenta la parte generosa e vivente deU’um anità. il prom otore della libertà e dell’eguaglianza. Ci ribelliamo contro tutta 1 insolenza. non per questo però bisogna negargli una destinazione più nobile e più umana. ed è la nostra fede nella p ro ssim a e definitiva t r a s fo r m a z io n e del potere. generoso. produttore e servitore. da oppressore. le assicurazioni. sono lo Stato. affermano gli pseudodemocratici. Questo ci insegnano Louis Blanc e Pierre Leroux. un’ultim a ipotesi. Il credito è lo Stato. Sta Qin il p a ssa g g io trionfale dal vecchio al nuovo mondo. l’usurpazione. come pure i tabacchi e le poste. l’aborriam o quanne ra p p resen ta ia p arte cadaverica. diventare organizzatore. e dopo aver vissuto. impro­ duttivo e retrivo. il brigantaggio presenti nel­ la nozione di stato -pad ro ne .C o s i. fino a questo momento ha svolto soltanto un ruolo parassitario e tiran­ nico. la feudalità rige­ nerata. l’agricoltura e l’industria sono lo Stato. Infine lo Stato. organizzate e scaglionate secondo una potente form ula di cui Pierre Leroux si riserva di rivelarci il segreto. . che assume com e m assim a queste profonde parole del Vangelo: Il p rim o tra di vo i sia il servitore di tu tti gli altri. oppressivo. le miniere. messe da parte le sue funzioni negative. corruttore. ed è tutto qui. m realtà. « Noi am iam o il potere tutelare. I canali. questa. fecondo e nobile è nella nozione di stato s e r v it o r e . Di una destinazione ulteriore dello Stato Qui spunta. per secoli. Lo Stato è destinato a diventare il principale organo della produzione. brucare il citiso con le ca p re tte e allattare gli agnelli. devoto. di sangue e carneficine come ima bestia feroce. quale è stato. dovrebbe assumerne altre. Diciamo meglio: c’è una fede alla quale noi teniam o m ille volte di più della vita. m entre applaudiamo a quel che di com m ovente. per cosi dire. Perché la libertà e l’eguaglianza sono lo Stato. la gerarchia delle associazioni operaie. del consumo e della circolazione. il segreto del socialismo. questi non fanno che andar di supposizione in supposizione — che lo Stato possa cambiar n atu ra e. Il commercio. a favore dello Stato.

noi pen­ siamo che la teoria dello Stato tutelare. sono termini sinonimi. chi dice Stato-servitore. » (« Le Nouveau Monde ». quando si riferiscono allo Stato.. Ciò che vuole. per tanti secoli awer- . il governo. sempre una autorità esterna. sconvolti. che lo Stato. non trasferibile. ad un uom o che. Pierre Leroux è im m erso com pletam ente in queste teorie. sia una utopia. è sicuro che tale immagine diventerà una realtà e sostituirà un giorno. quando si riferiscono all’eguaglianza. la sua persona naturale. possa e debba essere trasform ato integralm ente nel suo principio. liberale e progressi­ vo. Servitore e padrone. abbiamo qualcosa da dire a Louis Blanc e a Pierre Leroux. secondo noi. nella sua azione. dice delegazione della potenza pubbli­ ca. è una rigenerazione dello Stato — ma non h a ancora detto come e con chi deve realizzarsi questa rigenerazione —. checché ne dicano. nella sua essenza. nelle sue realizzazioni concrete. con la form ula: A ciascuno secondo i suoi biso­ gni. Per questa ragione noi non vogliamo lo Stato. e cosi. il comuniSmo. al posto dell’autorità im m anente. form ulare il suo dogma e dare il suo Credo. Contrariamente a Pierre Leroux e Louis Blanc. insegna. Similmente. debba essere la fonte di ogni credito. come piti o meno sono term ini iden­ tici. Ecco cosa ci separa da questi due uomini. che ad esso. produttore. chiede più dell’eguaglianza. arbitraria. D’altronde. dice usurpazione della potenza pubblica. invoca. inalienabile. nei suoi rapporti con i cittadini. ma eccoli danzare. concede meno dell’eguaglianza: si tratta sempre di ineguaglianza. finora. stando in piedi su uno specchio e vedendo la sua immagine rovesciata. u n a pura illusione della loro ottica intellettualistica.La critica dello Stato 143 di stato -padrone . prom otore. il girotondo dei morti. Il proprietario. non ci siam o m ai sognati di negare i loro talenti e servizi. come pure vuole e invoca ima rigenerazione del cristianesimo. Voi pretendete e affermate che lo Stato. senza aver potuto. ci sia concessa l’espressione. tanto per uscire dalla metafisica e rientrare nel dominio dell’espe­ rienza. Pierre Leroux e Louis Blanc rassomi­ gliano. Noi non crediam o allo stato -se r v it o r e : per noi esso è semplicemente una contraddizione. 15 novembre 1849). generoso. con l ’interesse del capitale. devoto. chi dice Stato-padrone. ed è questa la ragione per la quale noi non siamo né comunisti né proprietari. bancarottiere e falsario. sempre una potenza. è sempre u n ’alienazione di questa potenza. bensì deploriamo la loro ostinata allucinazione. organizzatore. e.. dei cittadini: sem pre più o meno della libertà.

che neghiamo semplicemente lo Stato. è in contraddizione con le ten­ denze m anifeste della civiltà. Difatti. allora. E ssa è in contraddizione con i fatti storici. i suoi titoli storici. anche malgrado la sua resistenza. Secondo noi. poiché. di ogni anim a um ana un esem ­ plare dell’um anità intera. che. dopo aver lasciato che il commercio. allo Stato farsi prom otore assoluto del lavoro e delle innovazioni. ancora. di bello e di buono si sia prodotto nella sfera dell’attività um ana. m entre invece è lo Stato che deve essere im a creazione della libertà. lo Stato è padrone. è in contraddizione formale sia con l’idea stessa. l’agricoltura e tu tti gli strum enti della ricchezza si sviluppassero senza il suo intervento e. che seguiamo con decisione la linea della libertà e restiam o fedeli alla p ra tic a rivoluzionaria. bensì creare. la quale ha agito indi­ pendentem ente dallo Stato e quasi sem pre in opposizione con lo Stato. anziché arricchire senza posa la libertà e la dignità individuale. infine. dedurre la sua legittim ità. all’istruzione dei cittadini. In questa m eravigliosa trasform azione dello Stato consisterebbe. voi subordinate la persona privata alla persona pubbli­ ca sotto m ettete l’individuo al gruppo. secondo voi. con un principio superiore alla lib e rtà e allo Stato. tu tto insomma. non già lasciare in pace la libertà. già è evidente che.e stessa. . facendo. è sta to frutto esclusivo della libertà. sia con la storia. infine. esibire le prove della vostra ipotesi. l’industria. io non sono libero. nella vostra ipotesi. la vostra teoria è in contraddizione con s. teoria e pratica. la Rivoluzione attuale. non è compito nostro dim ostrare la . il che conduce direttam ente alla conclusione che m anda in rovina il vostro sistema: la libertà basta a se stessa e non ha alcun bisogno dello Stato. Ora. esporne la nlosofia. . che.. la teoria cade. giacché siete voi i prim i a riconoscere che quanto di positivo. La vostra teoria. dovete. poiché pretende di fare della libertà una creazione dello Stato. proprio ad esso spetti provve­ dere. spesso. spetti. se lo Stato s’impone alla rnia volontà. e al tem po stesso m etterla in pratica. tu tte queste contraddizioni. dirigere la libertà. Tocca a voi superare. una delle facce dell’anima collet­ tiva. questo eterno avversario della libertà debba. d'ufficio.144 T esti sario dei lumi e ancora oggi ostile all’insegnamento pri­ m ario e alla libertà d i stam pa. assorbite il cittadino nello Stato. se­ condo il precetto di Kant.. Quanto a noi. sia infine con le tenden­ ze più autentiche della um anità.

e dallo spirito delle riform e economiche orm ai accettate. Anzi. ebbene. Noi sosteniamo che. che orm ai. voi conoscete la regola giuridica: M elior est conditio possidentis. La Costituzione dello Stato suppone inoltre. Tale costituzione presuppone. Per quel che riguarda la trasformazione utilitaria dello Stato. su questo siete d’accordo con noi. Lo Stato-padrone è finito. preferiam o. p e r agire. fino a prova contraria. noi continue­ rem o a protestare contro qualsiasi governo. noi la consideriamo un’utopia. abbia bisogno di essere fittiziamente rappresen­ ta ta da uno o più m andatari. cosi intesa. In ogni caso. e dalla tendenza rivolu­ zionaria. quanto al suo oggetto. opprim endo tutti. la missione dello Stato non ha più ragione di esistere. ripristinare lo Stato. a d ir il vero. l’inter­ vento di una forza coercitiva che. qualsiasi auto­ rità. che l’antagonismo o lo stato di guerra sia la condizione essenziale e indelebile dell'umanità. qualsiasi potere. altrim enti. p e r effetto dello stesso am ore. m a sospettiam o che si tra tti di ima grandiosa ipocrisia. per principio. a titolo elettivo o ereditario: m a lo sviluppo economico delle società e insieme l’organiz­ zazione del suffragio universale dim ostrano che questo presupposto è falso. contraddetta al tem ­ po stesso e dalla storia dei governi. governo. l’eguale ripartizione del capitale e dell'imposta. a noi non piace. con­ dizione che rende necessario. unità. Quanto allo Stato-servitore. Fino a quando non avrete risolto questo problem a. che la società sia un ente privo di spontaneità. non abbiam o l’idea di cosa possa essere. il gusto del benessere. si offrono alla libertà e alla giustizia garanzie di gran lunga più sicure di quelle che oifrivano loro un tem po la religione e lo Stato. tra i deboli e i forti. le prove le aspettiam o da voi. per quale ragione. Lo S tato è la costituzione esterna della potenza sociale. Spiegateci insomma. dopo che abbiam o demolito lo Stato p e r amore di questa adorata libertà. questo Stato-servi­ tore ci fa pensare a una serva padrona. . noi dovremmo adesso. noi diciamo che solo alla libertà spetterebbe riorganizzare il potere. la libertà è cosa acquisita. la solidarietà industriale.La critica dello S ta to 145 falsità della vostra ipotesi. e che. il che oggi vuol dire elim inare del tu tto il potere. sosterrem o verso e contro tu tti la prerogativa liberale. Presentate i vostri diritti alla riorganizzazione del governo. con la divisione del lavoro. se vi è possi­ bile. faccia cessare gli antagonismi. Vi direm o: per noi. niente governo! Riassumiamo. prendere come legit­ tim a sposa la Libertà.

70-84. * Da P. pp. questa è. la nostra so­ luzione *.146 Testi In conclusione. o niente rivoluzione sociale. Milano 1978. Proudhon (Estratti).-J. . 3 dicem­ b re 1849. P. sul problema politico. ora in P. La Pie­ tra.-J. in « La Voix du Peuple ». o niente governo. P roudhon . A n sa rt .

nell’autocrazia dei Cesari.VII. VI. Tale è. l’individuo non ha esistenza giuridica. preco. ma m olto im propriam ente. non sia finita nella imbecillità. LA CRITICA AL C O M U N IS M O E ALL’IN D IVIDUA­ LISMO V. Questo sistema. Evidentemente la difficoltà non è risolta: è aggi­ rata. Resi accort dall’insuccesso del comuniSmo. si ritrova. la società si è trovata sprovvista del suo principio vitale. tendono con tutte le loro forze. gli assegna una funzione. considerando che l’uomo non h a valore che per la società. ad assorbire l’individuo nella collettività. e nell'assolutismo di diritto divino. gli accorda la sua parte di felicità e di gloria: egli le deve tutto. La sua teoria si riduce a questa proposizione con­ traddittoria: asservire l’individuo. leggermente modi­ ficato. opposizione tr a gli interessi. Si tra tta di tirannia. non può invocare diritti. da cui gli individui traggono in seguito quelli che vengono chiam ati. il sistem a comunista. non è niente di p e r se stesso. in fondo. no n ha che doveri. Cioè essi non riconoscono altri interessi legittimi che quelli del gruppo sociale. I partigiani di questa opinione sosten­ gono che non c’è. nel dispotismo orientale. nizzato da Licurgo. di tirannia m istica e anonima. altra inviolabilità che nel gruppo. È il fondo di tu tte le religioni. in nome di tutti gli interessi particolari e sociali. essa non gli deve nulla. Lo spirito va da un estremo all’altro. che si potrebbe definire la decadenza della p e r s o ­ n a l it à i n n o m e della so c ie tà . Cosi il risultato è stato quello che si poteva prevedere: avendo privato la persona umana delle sue prerogative. La società lo produce come sua espressione. e che al di fuori della società esso ricade allo stato bruto. i loro diritti. e dalla m aggior p arte dei socialisti contemporanei. . al fine di rendere libera la massa. si è ricaduti nell’ipotesi di un a libertà illimitata. gli conferisce u n a specialità. non c’è u n esempio di com unità che. In questo sistema. fon­ data sull'entusiasm o. Platone. e in con­ seguenza non riconoscono a ltra dignità. dai fondatori d’ordini religiosi. non di associazione. Gli uni. Per stabilire l’equilibrio si fa ricorso a diverse ipotesi. in poche parole.

per la loro n atu ra essenzialmente mobile ed evolutiva. il minimo progetto di regolarizzazione non sollevasse da parte degli individui in­ teressati proteste cosi vive. che tu tto rientrerà infallibilmente nell’ordine. gli interessi non giungessero continuam ente ad ostacolarsi. i loro interessi sono identici. Questa teoria. del loro equilibrio. più illum inati sui nostri rapporti. dalla m ania di regolam entare e legiferare. se. nell’uomo sociale. Tale è la teoria dei moderni economisti. sarebbe vera. è negare che essa esista. e si potrebbe dire che la scienza dei diritti e la scienza degli interessi sono u n a sola ed identica scienza. e proprio a causa dell’anta­ gonismo. questa scienza degli interessi. dicono i libertari. essendo stati sin dall’inizio uguali e. Come si vede. una volta fatta la scienza degli interessi. della loro . che spa­ rirà il giorno in cui. quella di consacrare p er mezzo delle sue leggi. è sempre non risolvere la difficoltà.148 T esti che. se. se non fosse neces­ sario. del ciascuno da sé. sarebbe forse vera. che solo l’ignoranza delle l^ggi economiche h a causato questo antagonismo. In breve. la sua applicazione non incontrasse alcuna diffi­ coltà. a mano a m ano che essa si sviluppa. partigiani del libero scambio. del lasciar fare. È sufficiente che gli interessi. Questa teoria. dei loro rapporti. m algrado tanto nu­ merose e stupefacenti anomalie. ciascuno per sé. ecc. gli uom ini essendo tu tti della stessa natura. se la missione del legislatore non fosse precisam ente. nel loro sviluppo. a scavare tra di loro delle ineguaglianze nuove. rito r­ neremo alla libertà e alla natura. più tardi. nella loro ineguaglianza crescente. Giustizia e utilità sono p er noi sinonimi. sedicenti opposti. avendo cam m inato di pari passo. attribuire una cosi larga parte al caso ed all’arbitrio. che fa consistere l’organizzazione sociale juicam ente nello sviluppo della libertà individuale. dicevo. non e che egoismo beninteso. come nell’uomo solitario. se. Se non tendessero malgrado tu tto a interferire. se gli interessi Potessero essere fissati una volta per tu tte e rigorosam ente definiti. avendo tu tti bisogno gli imi degli altri. se. dal m om ento che non am m ettiam o la realtà dell’antagonismo. — Noi non sappiamo che farcene della vostra giustizia. e pertanto facilmente accordabili. si conclude che se vi è disarm onia tra gli uomini. aves­ sero obbedito ad una legge costante. che non resta che lasciar agire la libertà. si com prendano perché essi si rispettino: la virtù. se si potesse prevedere sin da ora la fine della ineguaglianza. lasciar passare. tnfine. ciò deriva soprattutto dall’ingerenza dell’autorità in cose che non sono di sua competenza. o scienza eco­ nomica. illum inata dalla scien­ za. a soppian­ tarsi.

Critica al comunism o

149

solidarietà: scienza che sarebbe la più alta espressione del diritto se la si potesse credere definitiva, m a scienza che, venendo sem pre dopo il fatto, non prevenendo mai le dif­ ficoltà, essendo costretta ad im porre le sue decisioni per mezzo deH’autorità pubblica, può ben servire d a strum ento e da ausilio all’ordine, m a non può affatto essere presa p e r il principio stesso dell’ordine. A causa di queste considerazioni, la teoria della libertà, o dell’egoismo beninteso, inconfutabile se la scienza eco­ nom ica fosse costituita e fosse dim ostrata la identità degli interessi, si riduce ad una petizione di principio. Essa sup­ pone come realizzate delle cose che non possono m ai es­ serlo; delle cose la cui realizzazione incessante, approssi­ m ativa, parziale, variabile, costituisce l’opera interm inabile del genere umano. Cosi, m entre l’utopia com unista ha an­ cora i suoi praticanti, l’utopia dei libertari non ha potuto ricevere il minimo inizio di esecuzione. VII. S cartate l’ipotesi com unista e l’ipotesi individuali­ stica, la p rim a in quanto distruttrice della personalità, la seconda in quanto chimerica, non resta da prenderne in esame che un'ultim a sulla quale del resto la m oltitudine dei popoli e la maggioranza dei legislatori sono d’accordo: quella della Giustizia. La dignità, nell’uomo, è im a qualità altera, assoluta, in­ sofferente di qualsiasi dipendenza e di qualsiasi legge, che tende alla dominazione degli altri ed all’assorbim ento del mondo. Si am m ette a priori che, davanti alla società di cui fan­ no parte, tu tti gli individui, considerati semplicemente come persone m orali, e fa tta astrazione dalle capacità, dai ser­ vizi resi, dalle mancanze commesse, sono di ugual dignità; di conseguenza essi devono ottenere per le loro persone la stessa considerazione, partecipare allo stesso titolo al governo della società, alla elaborazione delle leggi, all’eser­ cizio delle cariche. Rispetto delle persone, uguale e reciproco, qualunque cosa ciò costi alle antipatie, alle gelosie, alle rivalità, all’op­ posizione delle idee e degli interessi: ecco il prim o principio. Il secondo è una applicazione del primo. La tendenza dell’uomo alla appropriazione è, come la dignità da cui essa deriva, assoluta e senza limiti. Si è d ’accordo nel riconoscere questa tendenza, in tu tti i sog­ getti, ma a certe condizioni che servono ad accertare la proprietà di ciascuno e a distinguerla da quella degli altri. Cosi la p roprietà è legittima, e a questo titolo inviolabile

150

Testi

e garantita dal potere pubblico, se essa è determ inata nel suo oggetto; se l’occupazione è effettiva; se è sta ta acqui­ sita per usucapione, lavoro, acquisto, successione, prescri­ zione, ecc. Queste condizioni sono soggette a revisioni; esse possono, a seconda della m olteplicità e della complicazione degli interessi, essere ulteriorm ente regolate; ma cosi come esistono, esse devono essere osservate religiosamente. Rispetto delle proprietà e degli interessi, uguale e reci­ proco, alle condizioni poste dalla legge, e qualunque cosa ciò costi all’invidia, all’avarizia, alla pigrizia, all’incapacità: tale è il secondo principio. In due parole, mutuo riconosci­ mento della dignità e degli interessi, cosi come sono deter­ minati e condizionati dal patto sociale: ecco, in u n prim o schizzo, ciò che è il sistema giuridico, la Giustizia. Rispetto P e r rispetto, garanzia p er garanzia, servizio per servizio, a condizione di uguaglianza: è tu tto il sistema. Mettiamone in evidenza i vantaggi. V ili. 1. Per quanto riguarda l’uomo: Abbiamo visto che il comunismo parte dall’idea che l’uomo è un essere fondamentalmente insocievole e cattivo, homo hom ini lu pu s ; che non ha nessun diritto da eserci­ tare, nessun dovere da compiere verso i suoi simili; che la società sola fa tutto in lui, essa sola gli dà la dignità, e fa di lu i un essere morale. Non è altro che la decadenza um ana posta com e principio: cosa che ripugna alla nozione dell’essere ed implica contraddizione (def. 1 e 2). Nel sistem a della libertà pura, la dignità del soggetto, che si credeva di salvaguardare con una esagerazione in senso contrario, non è meno sacrificata. Qui l’uom o non h a più n é virtù, né giustizia, né m oralità, né socialità, poi­ ché l’interesse solo fa tutto in lui, cosa che ripugna alla coscienza, che non si lascia ridurre al puro egoismo. L’idea giuridica sem bra dunque, da quest’ultim o punto di vista, soddisfare le più nobili aspirazioni della nostra natu ra: essa ci proclam a degni, socievoli, morali; capaci d ’am ore, di sacrificio, di virtù; incapaci di conoscere l’odio se non attrav erso l’amore, l’avarizia se non attraverso la devozione, la fellonia se non attraverso l'eroismo; e ciò Perché essa si aspetta solo dalla nostra coscienza ciò che le altre concezioni impongono alla nostra sottomissione o sollecitano dal nostro interesse.

2. P e r ciò che riguarda la società, noi m etterem o in evi denza d elle differenze analoghe: Nel com unism o, la società, lo Stato, esterno e superiore a ll’individuo, gode da solo dell’iniziativa; al di fuori di lui

Critica al comunismo

151

nessuna libertà d'azione; tutto si assorbe in un'autorità ano­ nima, autocratica, indiscutibile, la cui provvidenza benevola o vendicatrice distribuisce dall’alto, sulle teste prostrate, le punizioni e le ricompense. Non è una cité, una società; è un gregge presieduto d a un gerarca, al quale solo, per legge, appartengono la ragione, la libertà e la dignità del­ l’uomo. Nel sistema della libertà pura, se fosse possibile am­ m etterne per un istante la realizzazione, ci sarebbe ancora meno società che nel comuniSmo. Siccome, da un lato, non si riconosce l’esistenza collettiva; e, dall’altro, si pretende che p er m antenere la pace non siano necessarie concessioni reciproche, e che tutto si riduca ad un calcolo di interesse, l’azione politica o sociale diviene superflua: non vi è real­ mente società. È una agglomerazione di individualità giu­ stapposte, che m arciano parallelamente, m a senza nulla di organico, senza forza di collettività; dove la cité non ha molla da fare, dove l’associazione, ridotta ad una veri­ fica di conti, è, non dico nulla, m a, per cosi dire, illecita. Perché ci sia società tra creature ragionevoli bisogna che vi sia un ingranaggio delle libertà, una transazione vo­ lontaria, un impegno reciproco: cosa che non può farsi senza l’aiuto di un altro principio, il principio m utualista 3 del diritto. La giustizia è commutativa per sua natura e forma: cosi la società, ben lungi dal poter essere concepita come esistente al di sopra ed al di fuori degli individui, come accade nella comunità, deriva solo da essi; risulta dalla loro azione reciproca e dalla loro comune energia, essa ne è l’espressione e la sintesi. Grazie a questo orga­ nismo, gli individui, sim ili per la loro indigenza originale, si specializzano per i loro talenti, per le loro industriosità, per le loro funzioni; sviluppano e moltiplicano, ad un grado sconosciuto, la loro azione e la loro libertà. In modo che arriviam o a questo risultato decisivo: volendo fa r tutto per mezzo della sola libertà la si diminuisce; obbligandola a transigere, la si raddoppia. 3. P er ciò che riguarda il progresso: La comunità, una volta costituita, lo è per sempre. Dun­ que niente rivoluzioni, niente trasformazioni: l’assoluto è immutabile. Il cambiamento le ripugna. Perché cambierebbe? Non consiste nell’assorbire sempre più nell’autorità anonim a ogni vita, ogni pensiero, ogni azione, nel chiudere gli sbocchi, nell’im pedire il lavoro libero, il commercio libero, ed il libero esame? Il progresso qui è un nonsenso. Con la libertà illim itata è naturale, ovviamente, che il progresso possa m anifestarsi nell’industria, ma esso sarà

152

Testi

nullo nella vita pubblica, nullo nelle istituzioni, perche, se­ condo l’ipotesi, essendo identici il giusto e l’utile, confon­ dendosi la morale e gli interessi, non vi è solidarietà so­ ciale, non vi sono interessi comuni, né istituzioni. Solo la giustizia, dunque, può essere detta progressista, poiché essa suppone un emendamento continuo della legi­ slazione, secondo l’esperienza della vita di tu tti i giorni, e pertanto un sistem a sempre più fecondo di garanzie. Del resto, ciò che costituisce il trionfo dell’idea giuridica sulle due forme ipotetiche del comuniSmo e dell’individuahsm o è che, mentre il diritto è sufficiente a se stesso, il co­ muniSmo e l'individualismo, incapaci di realizzarsi p er la sola virtù del loro principio, non possono fare a meno delle prescrizioni del diritto. Entram bi sono costretti a chiam are la giustizia in loro soccorso, e si condannano cosi da soli, p e r la loro incongruenza e la loro contraddizione. Il comu­ niSmo, obbligato dalla rivolta delle individualità oppresse a fare concessioni e ad allontanarsi dal rigore delle sue m assim e, perisce presto o tardi, innanzitutto p e r il ferm ento della lib ertà che esso introduce nel suo seno, poi per 1 isti­ tuzione di una m agistratura, arbitra delle transazioni. L in­ dividualism o, incapace di risolvere a priori il suo famoso problem a dell’accordo degli interessi, e costretto a stabilire delle leggi almeno provvisorie, abdica a sua volta davanti ?.. Questa forza nuova, che esclude l’esercizio puro della
libertà.

IX. Delle tre ipotesi che abbiamo visto prodursi allo scopo di trionfare dell’opposizione degli interessi, di creare un o rd in e nell’um anità, e di convertire la m oltitudine delle in d iv id u alità in associazione, non ne sussiste dunque real­ m en te ch e una sola, quella della Giustizia. La Giustizia, Per il su o principio mutuaUsta e com m utativo, assicura la lib e rtà e n e aum enta la potenza, crea la società, e le dà, con u n a fo rz a irresistibile, una vita immortale. E come nello stato giuridico, la libertà, elevandosi ad un più alto potere, na c a m b ia to carattere; cosi lo Stato, acquistando una forza stra o rd in a ria , non è più lo stesso che nella ipotesi comuni­ sta: è la risultante, non la dominante, degli interessi. D a ciò questa conseguenza, che distingue radicalm ente a R iv o lu zio n e d a ll’ancien régime: sebbene lo Stato, con­ sid e ra to com e u n ità superiore e persona _collettiva, possa anche a v e re una pro p ria dignità, propri interessi, proprie azioni, p ro p r i diritti, non h a più, tuttavia, compito maggio­ re di q u e llo di vegliare a che ciascuno rispetti la persona, la p r o p r ie tà e gli interessi di ognuno, in una parola a che tu tti s ia n o fedeli al patto sociale. In ciò consiste la prero-

In quanto l'indivi­ duo è tenuto a rispettare il patto.-J . 127-134. di richiedere la prote­ zione della comunità. è superiore allo Stato ed è lui stesso sovrano. m a in quanto ha il diritto di richia­ m are gli altri al rispetto del patto. a cura di Mario Albertini. l'autorità. cosa che significa che. tutte le sue attribuzioni ne derivano. Nell’ordine giuridico. Utet. esso non esiste che per servirli. P r o u d h o n . . o democratico. di cui oggi si ama tanto abusare. pp. Torino 1968. egli sembra subordinato allo Stato. non ha altro significato *.Critica al comunismo 153 gativa essenziale dello Stato. se non vuole perdere l’ap­ poggio della cité e incorrere nel suo biasimo. La giustizia nella rivoluzione e nella Chiesa. lungi dal dominare gli in­ teressi. * Da P .

d e lle c a s s e di risparm io e d’assicurazione. Il comuniSmo riproduce. come l a co n c o rre n za. della forza collettiva. coll'iniquità e con la m is e ria . delle società anonime ed in accomandita. L’IDEALE DELLA CO M U N A N ZA TISMO È L’ASSOLU­ 1. Come la proprietà è il monopolio elevato alla sua seconda potenza. cosi pure. educazione. la glorificazione della polizia. la comunanza è al fondo della te o r ia d e lla divisione del lavoro. d’una certa u tilità : serve alla scienza sociale. è che la comu­ nanza è ima delle categorie dell’economia politica. scambio. E siccome questa nuova evo­ lu zio n e non concilia e non risolve mai niente. la dogana. a reazione o m onopolio. E co m e lo Stato si è volto. di questa p re te sa scienza che il socialismo ha per missione di com­ battere. delle s p e s e g en erali. ma su un piano inver­ so. La comunione. è vero.vili. ma di cui i partigiani più o meno accusati di q u e sta utopia non si danno per intesi. Il so cialism o è una logomachia: sono sorpreso che gli e c o n o m is ti non se ne siano accorti. è la c o n tro p ro v a del costum e egoistico e proprietario! Da que­ s to p u n t o di vista essa non manca. la banca è di compe­ te n z a d e l l ’economia politica. C osi il destino del socialismo è affatto negativo: l’utop ia co m u n ista. cosi la comunanza non è altra cosa che l ’esaltazione dello Stato. e che definisco la descrizione delle consuetudini pro p rietarie. t u t t e le contraddizioni dell’economia politica. sortita dal lato economico dello Stato. essa term ina fa ta lm e n te . con­ sum o. nella fase in cui noi siamo perve­ n uti. come serve alla filologia l'o p p o siz io n e di niente a qualche cosa. delle banche di . famiglia. al pari delle precedenti. produzione. l’im posta. dunque. La comunione deriva dall'economia politica La prim a cosa che m i ha messo in guardia contro l’uto­ pia com unista. nella quinta epoca. il comuniSmo appare per dare scaccomatto alla pro­ p rietà . Il suo se­ g re to consiste nel sostituire l’uomo collettivo all’individuo in c ia sc u n a delle funzioni sociali.

che eguaglianza e comunanza non sono la stessa cosa!.. Tale e cosi grande è la forza di questo istinto che ci spinge alla divisione ed alla guerra! Il risultato dunque di questa prima osservazione. ed è nulla. è zero. mentre l:um anità sale penosam ente la m ontagna in cui deve trasfi­ gurarsi. ecc. musei. più diligente e . dividerli e deli­ m itarli. Del resto. T utte le utopie socialiste.L'ideale della comunanza 155 circolazione e di credito. Si è notato. L’uso delle stra­ de. 2. il punto di partenza del comunismo? I grandi lavori dell’um anità partecipano a questo carat­ tere economico delle potenze della natura. l’instabilità per­ petua.. biblioteche. di un'antinom ia con un'altra antinomia. abbracciare Cagliostro. quanto all’invenzione. e per ciò che riguarda la decadenza della facoltà utopistica se­ gnalata presso gli autori. cosa preziosa a notare. l’aria ed il m are sono com uni : il godimento di questi oggetti presenta il più alto grado di comunismo pos­ sibile! Nessuno può piantarvi dei confini. è dappertutto.. e che sono tante apo­ stasie da parte loro. si ridu­ cono a questa sostituzione. in una parola. Donde si vede. delle chiese. si danno l'originalità di ridiscenderla. è comune. la comunione. essa viene unicamente dalle cor­ rezioni che l'esperienza loro impone. Il merito. nel loro più stretto significato. è che la proprietà è tu tto ciò che si definisce. ciascuno contribuendovi in ragione pre­ cisam ente inversa della sua fortuna. come lo spazio. benché la ripartizione di queste spese sia lungi dall’essere eguale. in tutte.. cosa preziosa per la scienza. secondo essi. Certi economisti pretendono pure che i lavori d’utilità pubblica dovrebbero essere eseguiti dall’in­ dustria privata. dopo questo. non senza ragione. la profondità im penetrabile. l'abbellimento non è che un insignificante accessorio. delle piazze pubbliche.. sono tu tti insipidi plagiari degli economisti. Definizione di ciò che è proprio e di ciò che è comune Il sole. questi scrittori. ecc. Quale può essere. proprietari travestiti che. più attiva. Ed è per questo che diventerei comunista? Ma ciò sa­ rebbe gettarm i nel chimerico p e r sfuggire l’impossibile. dall'Atlantide di Platone sino all’Icaria di Cabet. Le spese per la loro costruzione sono fatte in comune.. di cui non ho riguardo di disconoscere le intenzioni. che l’immensità della distanza. la comunanza tutto ciò che non si definisce!. e per pau ra di Loyola. avevano potuto solo sottrarli all’appropriazione.

A p p e n a l'industria comincia a nascere ed il lavoro pro­ duce i su o i prim i abbozzi. e non conserva che rare relazioni con la comunanza. L’uomo che abbiamo visto nel periodo della sua educa­ zione. essa declina rapida­ m ente n e lle funzioni salariate e sparisce tutt'affatto nel la­ voro l i b e r o . Produce. In so m m a . si distingue dalla associazione e s'avvicina all'egoi­ smo. E notate una cosa che deve eccitare la v o stra impazienza tanto quanto mi stupisce. l’imperfezione della piccola industria. ogni gior­ n aliero sogna di fare fortuna. si ride dei teorem i dell’e c o n o m ia politica.156 T esti meno cara. tuttavia non si è d’accordo su questo punto. infine. di già im perfetta e c r o lla n te . semi-comunista. affatto proprietario. l ’uo­ m o diventa nell’industria. come altra volta ogni plebeo di d iv e n ta re nobile. Più tard i la troverem o incompatibile con una e d u c a z io n e liberale e vigorosa. Tutto questo risulta dalla necessità delle cose tanto g u a n to dalla spontaneità della nostra natura: gli e c o n o m is ti l'avevano riconosciuto da lungo tempo. resta invariabilm ente comune. non c’è alcuno che ig n o ri lo svantaggio dello smembramento. j d a n n i dell’isolamento. nell’agricoltura. cambia e consuma in una m aniera esclusivamente privata. la comunione ci coglie all’origine e s’impone fa ta lm e n te a noi di fronte alle grandi potenze della natura. sulla soglia do­ m e s tic a e persino al letto òoniugale. nel commercio. le gravezze della v ita domestica. ogni compagno vuole diventare padrone. non è vin­ c o lata in alcun modo alla m ateria e dipende tu tta dal libero a r b itr io . no n è la stessa cosa che l’eguaglianza. Per effetto di un istinto irre­ sistibile e di un pregiudizio affascinatore che risale ai tem pi più lo n tan i della storia. La personalità è più forte di tu tte le considerazioni. Q u a n to alla sua essenza. Quanto all’uso degli oggetti. la comunione ripugna alla de­ finizione. non è mai venuta a nessuno l’idea che questa sorta di cose dovessero essere appropriate. . nel compimento dei suoi doveri civili e religiosi e nell'esercizio delle funzioni pubbliche. l’egoismo preferisce i rischi della lotteria all’asso g g ettam en to della comunanza. la personalità entra in lotta con la c o m u n io n e . ogni operaio aspira ad intrapren­ dere. che ci appare sin d'allora.

che dice ancora più. né i Valdesi. è di soffocare lo spirito di controversia col quale nessuna istituzione è sicura e definitiva. ecc. [. La comunione prende il suo fine per il suo principio La prim a cosa a cui deve lavorare la comunione. cosi esplicito di Cabet: la mia scienza. che comprendono tutto. che contiene tante cose. né Saint-Simon. è la fratellanza. né Campanella. rispondendo dall’alto del suo Popolare alla questione che gli era stata fatta. con Louis Blanc. fra tutte queste espressioni: Fratellanza. è capo-scuola. con l’aiuto del loro principio. che riunisce tutto. né Owen. né gli Gnostici. la fratellanza ». non sono in grado. ecc. Noi proveremo. che pretendiam o essere di eguale forza. sostituite. « la m ia scienza è la Fratellanza ». dice ai suoi neofiti: « Io non so che una cosa. ha parlato per tu tto il socia­ lismo. di spiegare la società e m olto meno ancora di imporle delle leggi. Posizione del problema comunista 157 La fratellanza! Ecco dunque. cosi categorico. Io consi­ . sinonimo della onnipotenza di Dio.. né i prim i Padri.. come Saint-Simon e Fourier.L'ideale della comunanza 3. Ma come mai. a questa parola Fratellanza.. È giusto riconoscerlo. Cabet. oppure infine. né Fourier. San Paolo. di modo che Cabet. Attrazione. sicché chiunque osasse aggiungervi una sola parola di commento. infatti. né Moro. la Grande forza d ’iniziativa dello Stato. si riducono all’enunciato cosi corto. ciò che vuol dire che né Platone. la forma e la sostanza deH’insegnamento comunista.. Ora. Cabet parla come san Paolo. cadrebbe tosto nell’apostasia e nell’ere­ sia. rispondendo ai giudici increduli che lo interrogavano sulla sua dottrina. e voi vedrete che tutte queste espressioni sono perfettam ente equivalenti.]• 4. Gesù croci­ fisso ». né il loro continuatore Cabet. che non dice meno. la Attrazione. oppure con altri. che tu tte le utopie socialiste. secondo Cabet. il fondo. Amore. oppure con Michelet l 'Amore e l'istin to. con Platone. la Repubblica. né Babeuf. come pure la religione. diceva loro con una stupenda ironia: « Io non so che im a cosa. senza eccezione. Cabet ha preferito la prim a? Questo m erita un a spiegazione. la Solidarietà. oppure con Fourier.

questo sistem a abbominevole. bisogna or8aniz? ?gli uomini che possiedono la scienza di questa St?• ^°gin °ne f°rtuna e l’autorità pubblica. il socialismo non è l *o acj aitro che ad inquietare il mondo. tale è dunque il fatto primordiale. come l ’effetto II ^ e t o j j a usa. 8^ uomini essendo solidali. H 'o rrr^ ^ fo rm a politica è il prelim inare obbligato della rn°nai-cjì?ociale.i riformatori.. del Nazionale.. con questa m ai Pa r * a infilare delle frasi. la comunione. . c‘^ l ? ceìti< r n a ' dunque.frché. fisiologico e patologico. tu tti mi rispondono. credo. conviene ren? 1dali-iJ l. grande f ^ellanza.P°H (jj » si attirino e si respingano vicendevolmente come Slsterjla lp a calamita? È che tu tti gli uomini sono fratelli : La f Cabet. e tu tti i partiti si saranno fusi ?duca2j0 Sua dittatura patem a. Cos’è niente p ^ az io n e che conosciamo solo da ieri? È precisaslstem a c(?7or?> è la carità che conosciamo da lungo tempo: ? Sl odin 1 Michelet. il p olitico e n ° naturale e cosm ico. usino Srande . da Cherbuliez.e d’essere costituito democraticamente o in ree?c. allorché avrà ricevuto dalle m ani del sotto ia redini dello Stato. ecco L. dove argorne ' apprendono a diventare dottori. Ma perché la democrazia piuttosto che la oratici? costituzionale. a quale c°ndi?i e potere acquista la sua più grande forza? alla PubblìCa. di Rousseau. seconde e finali. Come avviene che gli uomini si amino I . sistema di Fourier. conviene dare a questo potere una condÌ2 i0'^JrM d ’iniziativa : sistem a di Blanc. a su^ d econom ico al quale si riattacca. o r?a dei loro avventori partono da quest’idea. ‘ sistema di Platone. la dialettica del socialismo.er rige ^ le. Sopra quesalità di essenziale tu tti quanti d’accordo: si ha univerM te al]a°P 'ni°ni. senza poter . divenuti padroni degli affari. interrogatori. come mai.158 Testi glio dun P°Polo ¡^ Ue Cabet. piuttosto che un Senato di aristoP o l.or° utQ^roP°ngono di fare uso p er la realizzazione delle P. con questa intelligenza meravigliosa ab ljità Se e prim e. di cambiare il sistem a di 1 giov^nj universitaria.]. » la teoria. Ora. cia del potere. at°n senza pietà e senza misericordia. [■••]. L’analogia delle parole. c°n ej^c è .cam ente e giuridicamente eguali: sistem a dei e gli j / 71*1 : istituiti. in una sintesi unanime: nrrietter 'erare la società ed organizzare il lavoro. Donde viene ! 1in Per0 ^ n ù n i sono solidali? dal fatto che vivono sotto 1 ° rn Vna legge comune che avvince l’im o aH’altro tutti Questa m ? v'nienti: l 'attrazione. Gli interm inabili appelli delle sètte socia' Ma Pere]. Se V P si si ^ rogo i diversi riform atori sui mezzi di cui .

invece di insegnarci le leggi della produzione e dello scambio. come credono i socialisti. Come già abbiamo dim ostrato col quadro delle contraddizioni economiche. la fratellanza effettiva. dico. e di fare di questi angeli di Dio tante bestie feroci. come m ai i nostri interessi. entrando nell’utopia con la fratellanza. non il principio della comunione. questa fratellanza. diventeremo anche tali p e r i sentimenti. ci chiedono potere e danaro. in una parola. noi vivremo senza farci la guerra e divorarci scambievolmente: questa non sarebbe una questione. e di cui la fratellanza di razza è la semplice espressioni carnale. d’infiammare negli uom ini l’appetito concupiscente e l’appetito irascibile. accade che povere creature destinate al piacere. come lo è di tutte le forme di associazione e di governo. che sola m erita le cure del legislatore e l’attenzione del m aterialista. essendo fratelli di spirito e di cuore. quella fratellanza del cuore e della ragione. dove finisce? sin dove si stende la comunione? dove finisce? In quale proporzione questo elemento fa parte dell’organismo collettivo. la solida­ rietà e l’amore. im porta dunque renderci conto della sterilità dell’utopia. Cosi la fratellanza. ad un tempo. Ecco ciò che il semplice buon senso rivela ad ogni uomo che l’utopia non ha reso miope. non è punto.. invece di dividerci. si lacerano in furiosi com battim enti. Cabet e quelli che in seguito a queste due som m ità del socialismo. La fratellanza è il fine. sotto quale form a e secondo quale legge? Come mai. prende l’effetto per . tu tta codesta gente. essendo fratelli p er natura. non possono risultare che da una conciliazione degli interessi. si fanno orribili ferite. dico. Come dunque sarà distribuito il lavoro? qual è la legge dello scambio? qual è la sanzione della giustizia? dove co­ m incia il possesso esclusivo. se l'economia politica h a potuto essere giudicata dalle sue opere. il principio dei per­ fezionam enti della società. La questione non è sapere com e mai. l’amore. diventeremo fratelli? Tale è. il socialismo corre grande pericolo oggi di essere valutato in ragione della sua impotenza. e Platone. la solidarietà. l’eguaglianza. Per chiunque ha riflettuto sul progresso della socialità um ana.L’ideale della comunanza 159 rendere gli uomini né migliori né più fortunati? Infine. ci uniranno. e non è cosa facile porre fra essi le basi di un trattato di pace. la regola delle sue evoluzioni: essa ne è lo scopo e il frutto. all’amore. la que­ stione prim a e lo scopo finale della comunione. avendo lo svi­ luppo delle istituzioni civilizzatrici p e r risultato inevitabile di gettare la discordia nelle passioni. ecc. cosi come noi abbiam o fatto per le anomalie della pratica. cioè da im a organizzazione del lavoro e da una teoria dello scambio. m a come mai.

Né pi né meno che l’economia politica esso afferma l’incommen­ surabilità del valore. senza che essi fossero in grado di rendersene conto. d’una legge delle Camere? Un si com­ movente spettacolo edificherebbe il mondo e non com pro­ m etterebbe che l ’utopia: questa devozione sarebbe forse al disopra del coraggio dei comunisti? Ecco. non v’era più comunismo. cercherebbe la formula di questa legge.. alle necessità di una regola di ripartizione e di valutazione dei prodotti.160 Testi la causa. e. Senza questo. col tuo e m io. il socialismo. ed essa perisce mediante riparto [. chi impedisce ai socialisti di associarsi fra essi se la fratellanza basta? c’è bisogno per questo di u n per­ messo del m inistro. poiché sarebbe stato gettarsi in un seguito di questioni all’infinito... ciò che vuol dire alla dissoluzione della comunione. essi cominciano.]. come la teologia. sino ad ora. [. e orm ai con­ veniva farla finita. Il problem a della ripartizione non è stato.. come dice il proverbio. non gli si sarebbe domandato quale fosse il principio della fratellanza. La comunione è impossibile senza una legge di ri­ parto. ciò che sentivano in fondo al cuore i cittadini che osarono interrogare Cabet. 5. ogni ripartizione è sinonimo di individualismo. Eccoci dunque giunti ai conti correnti. avendo trovato la legge del valore. conosce­ rebbe se stesso e cesserebbe di esistere. Infatti. comprenderebbe che ciò che rintraccia attraverso le sue utopie è dato dalla legge dello scambio. dopo che ha scoperto il senso dei suoi miti. come la filosofia dopo che ha costruito la sua logica. la loro casa dagli abbaini. Ma fu pure con una grande superiorità di tattic a che il m aestro loro rispose: Il mio principio è la fratellanza .]. Cabet era sicuro che. Ancora una volta. ad ogni attitudine . Il socialismo non conta. si rifiuta di contare. la conclusione per il principio. attaccato di fronte da nessuno scrittore socialista: la prova è che tu tti hanno concluso. perché senza questo rovescia­ mento. ogni conto corrente si bilancia col dare e avere. dopo questo colpo decisivo. Gli uni hanno adottato per divisa: a ciascuno secondo la sua attitudine. in altri termini. come gli economisti. contro la possibilità di una regola di ripartizione.

lavora. egiziani. e nella m isura delle sue risorse. il rappresentante della n o stra giovane democrazia. la gerarchia industriale e la concorrenza sono soppresse. dà l’istruzione e lo spettacolo. essendo tu tti pubblici funzionari. ma che si prende cura di tutti quanti. secondo essi. latini. la bilancia del commercio non sono più che parole prive di senso sotto questo regno della fratellanza universale! 6. indiani. p e r sfuggire a queste transazioni arb i­ trarie. suo malgrado. Onde si scorge. La comunità è impossibile senza una legge d'orga­ nizzazione e perisce mediante l’organizzazione Niente di più facile da fare che un piano di comuniSmo. il capitale e il talento si trovano eliminati dalla scienza. benché tanto si facciano notare per le loro pretensioni all’imprevisto. delle case.L’ideale della comunanza. il capitale. come un padre di famiglia fa dei suoi figli. il credito. poi la distinzione dei lavoratori in produttivi e im produttivi. l’utopia di questo eccellente Cabet. utopia tolta. La repubblica è padrona di tutto: distribuisce i suoi uomini. e con essa ogni segno rappresen­ tativo del valore. Ciascuno è operaio nazionale e lavora per conto dello Stato che non paga nessuno. dai pensatori greci. inglesi. dissoda. al nutrim ento. dei laboratori. a quanto si crede. fabbrica tu tte le cose necessarie al vestirsi. altrim enti detto il m onopolio . non si può negare che questo meccanismo h a per lo meno il vantaggio di essere alla portata di tutti quanti. all’abita­ zione. costruisce dei magazzini. con leggere modificazioni. sostituisce alla ripartizione la razione e prende p e r epigrafe: a ciascuno secondo i suoi bisogni nella m isura delle risorse sociali. la circolazione. Con ciò il lavoro. Gli altri hanno aggiunto al lavoro e alla attitudine un nuovo elemento di valuta­ zione. scuole. americani. la moneta è definitivamente proscritta. m a n ien t’affatto contro sua voglia. si è form ata im a terza opinione che. il tu tto gratis. nello stesso tempo. e hanno cosi provato una volta di più che non erano altro che vili plagiari della civiltà. francesi. più o meno. si dilegua. m a si sono ben guardati dal dire né quale fosse. Tale è. fabbrica palazzi. siriaci. leggendo gli autori. e verso la quale gravita. Louis Blanc. la m isura dell'attitudine né quale fosse la m isura del lavoro. 161 secondo le sue opere. che essi non si aspet­ . riprodotta con varianti da Pecqueur. Infine. Semplice e perentorio com ’è. officine.

provocare la dissoluzione della comunità. che è necessaria all’individuo tanto quanto la società. Ma questo sistema. Di più. poiché in un a c o m u n an z a ben diretta la quantità di lavoro da for­ nire p e r ogni industria è conosciuta. aggiungono essi. a dire degli utopisti. altrim enti detta divisione del lavoro. La natura. La divisione del lavoro non agisce dunque sem­ p licem en te come organo di produzione. Cosi si vede. Sotto tu tti questi ra p p o r ti si può dire che è creatrice dell’uomo come pure d e lla ricchezza. L 'um anità soddisfa i propri bisogni applicando questa grande legge di divisione. con la differenza dei climi. a p p lic a re la legge di divisione è fom entare l’indivi­ d u alism o . u n tratto indelebile conservato dalla generazione. In effetti. se non come condizione di salario. diventa tutto ad un tra tto di una inestricabile complica­ zione. come si p o tre b b e credere. quale ragione avrebbe la com u­ nanza d i resistere ad una legge di natura. che non fanno. dalla quale nascono la circola­ zione e lo scambio. e che ogni organizzazione violatrice della libertà individuale perirà per opera della libertà individuale. è la form a della nostra educazione come del nostro lavoro. e che. a riguardo del primo come della seconda. la scelta dei co­ stumi e altri dettagli di fantasia. è im p o ssib ile sfuggire a questa conseguenza. se si riflette che l ’uomo è un essere libero. la divisione del lavoro deve essere applicata con tutta l a potenza e l’intensità di cui è suscettibile. Ma. di restringerne 1azione. cosi semplice. d ’im pedirne l’effetto? Si d i r à che la libertà del lavoro non si può accordare perché im p lic a l’appropriazione.• p rim o ed il più potente espediente dell’organizzazione Il industriale è la separazione delle industrie. ed il num ero dei la v o ra to ri è parim enti conosciuto e che d'altronde il lavoro non si e s i g e da ciascuno. è da questa divisione prim or­ diale c h e i differenti popoli ricevono la loro originalità ed il loro carattere. ha p relu d iato a questa divisione e ne ha determ inato a p r io r i tu tte le conseguenze. l'apPropriazione ritornare sempre. refrattario alla polizia e alla comunanza. e g a r a n z ia in faccia di tutti. H .162 Testi tano opposizione che sulle ore di lavoro. esercita un’influen­ za essen ziale sullo spirito ed il corpo. niente al sistema. senza rispetto per la fratellanza. e. La fisionomia delle razze non è. il genio umano h a fatto il resto. nelle utopie socialiste. disturbare l ’ordine comunitario. e coll'appropriazione il . è u n ’im pronta della natura. capace solo di spa­ rire p e r l’effetto dell’emigrazione ed il cambiamento delle ab itu d in i.

è per mancanza d’u n a legge di scambio. sotto il manto della fratellanza. chi è che si oppone alla ripartizione? e chi è che respinge con tu tte le sue forze la teoria del valore e la legge dello scambio? il comunismo. ha risolto le contraddi­ zioni della economia sociale. e tu tti questi apostoli ¿'orga­ nizzazione e di riforma. capace di nutrire dieci miliardi d’uo- . né nella parte proprietaria. né nel socia­ lismo. Tutto ciò che il socialismo h a messo fuori. il dispotismo del num ero invece del dispotism o della forza. che la legge di divisione implicava una legge di ripartizione. fra le funzioni l’equilibrio. Ora. non h a che la scelta di abdicare fra le m ani della giustizia. il socialismo non osa rispon­ dere: da qualunque p arte si volga è perduto. la proprietà. per non dire ima declama­ zione da ciarlatano. in altri termini. l’usura. il beneficio d’una verità vec­ chia come il mondo. l’usufrutto dell’uomo da parte dell’altro uomo? Replico che. su questo gran­ de problem a della organizzazione. risolvendo il problem a del valore.]. a nom e della scienza avvenire. sinonimo di tuo e di mio. scontando. ed il globo. Nessuno. In m odo che il comunismo respin­ ge la libertà del lavoro. la comunanza è condannata a perire. perché gli occorrerebbe una legge di ripartizione. Ho provato sempre che il lavoro non poteva essere diviso senza che il consumo lo fosse. oppure di creare. mio caro Villegardelle. e di cui non sanno nemmeno articolare il nome. nella distribuzione dei prodotti e nella divisione del lavoro: qualsiasi cosa faccia. era distruggitrice della comu­ nanza. la libertà del produttore all'indipendenza del consum atore. e rigetta in seguito la ripartizione al fine di conservare la comunanza del lavoro: che discorso scon­ clusionato! [. La divisione del lavoro è avvinta con un legame indissolubile alla ripar­ tizione m atem atica dei prodotti. se la libertà genera questi abusi. la proporzionalità dei valori. sono utilizzatori della credulità pubblica. Togliete la divisione del lavoro. e che questa ripartizione. d’una costituzione del valore e d’una teoria di ripartizione che m antiene fra i consumatori l’eguaglianza. procedendo per dare ed avere. non faccio che riferire qui quello su cui abbiam o mille volte convenuto.L'ideale della comunanza 163 monopolio.. non è altro che un grido di disperazione e d’impotenza. dalla morte di Caino sino alle fucilate di Rive-de-Gier. Cosi l’individualismo esiste fatalm ente in seno della comunanza.. Il produttore sarà egli libero o no del suo lavoro? A questa questione cosi semplice. l’uguaglianza delle fortune. oggi più di ieri.

e peri­ sce p er la giustizia Il non-io. affermate la libertà. affermate l’organizzazione. conseguentemente 1 prodotti ai tutti i la v o ra to ri sono uguali fra essi.164 Testi mini ricchi e forti. . 7. di grazia. cioè il lavoro realiz­ zato è m atem aticam ente uguale al lavoro pensato. Q uesto principio. e la comunanza delle persone non è più che uno spavente­ vole incubo. il dizionario degli antinomi. e la comunanza sparisce con lunitorm ità. . Ma 1 ugua­ . togliete la libertà. basta appena a qualche milione di sel­ vaggi. per­ bacco! è il caos con gli attributi della luce. La comunanza con la divisione del lavoro. ed i loro salari ancora uguali: là è il principio dell’eguaglianza delle condizioni e delle f o r t u n e . affermate la divisione del lavoro. si costituisce infine. è l’io che si obbietta. si stabilisce in s e g u ito .. la consum azione uguale alla produzione. e l’uomo non è che un miserabile forzato. tivo è u g u a le al prodotto. in q u est'o rd in e d’idee A è uguale ad A. la comunanza con l’organizzazione. e saprete perché n o n sono comunista. la com u­ nanza con la libertà. . il salario dell’operaio è uguale al suo prodotto. nell’uomo collettivo. il prim o assioma della giustizia distributiva. Cosi l ’eguaglianza. diceva un filosofo. Il salario nel lavoratore conet. ed i m isteri della politica cadono con la religione dello Stato. Ciò è vero cosi dell’in d iv id u o che scambia con altri produttori. fra le corporazioni indu­ striali e le classi dei cittadini. il soggetto e l’oggetto sono identici: A uguale ad A. . della vita e dell’intelligenza. non è altro cne l’eg u ag lian za del tu tto alla somma delle parti. che s’oppone a se stesso e si prende per un altro. per conseguenza. e che nella speculazione si può ancora conside­ rare c o m e vero. Consultate. La comunità è impossibile senza la giustizia. . che si trascina sino alla tom ba la catena delle sue speranze deluse] togliete l’individualismo delle esistenze. come dell'uom o sequestrato dai suoi simili e che diventa allora egli s o lo tu tta la um anità. fra gli individui. E domandate perché non sono comunista. lenta­ mente e c o n oscillazioni infinite. . come eie lavoro co llettiv o che non scambia che con se stesso. e fate dell’um anità un grande polipaio. a mezzo della libertà. è anche il punto di partenza della scienza econom ica. Ma. che serve di base a tutto un sistem a di filosofìa.

8. La comunanza eclettica. Tale non è il punto di vista della comunanza. e ingiusto. non ha preso dell’idea che la parte reazionaria. non accetta l’eguaglianza e nega la giustizia. prendendo per . l’aritm etica le è mortale. questa scempiaggine conta fra i suoi apologisti uomini di m olta minore innocenza dell’onorevole Cabet. Tale è l’idea superiore del socialismo. ciò che lo distingue. si è m anifestato nella sua impotenza. a quel che assicurano questi profondi teoretici. Da idea superiore in idea superiore finiremo per non avere più idee. quod prius non fuerit in sensu. inintelligente e inintelligi­ bile Come abbiamo detto non c’è niente nell’utopia socia­ lista che non si ritrovi nell’uso proprietario. Bisogna che io confessi. La comu­ nanza ha orrore delle cifre. idea che è nostro dovere approfondire in quanto. ed essendo l’uomo uguale all’altro uomo. ecc. non sono che rapporti di proprietà e di antagonismo che devono sparire sotto la legge d’am ore e di devozione. all’emulazio­ ne degli egoismi succede l’emulazione delle abnegazioni. in una parola. lo costituisce. Essa non amm ette che la legge dell’universo. grazie a quest’idea superiore. Quale è dunque il principio a cui dà la preferenza? Se­ condo Cabet. lo fa essere ciò che è. perché ogni indi­ viduo rappresenta l’um anità. fra tutti. Il socialismo non possiede niente che gli sia proprio. Ora. la fortuna consiste nel prodigarsi. Impadronendosi di questa categoria allo scopo di dare a se stesso corpo e aspetto. di diritto e di dovere. il comunismo non ha compreso la natura e la destinazione dello Stato. di obbligazione e di danno. la comunanza. conformemente al principio della scuola: N ihil est in intellectu. è l’arbitrio e l’assurdità dei suoi prestiti. dare è sinonimo di ricevere. il prodotto deve diventare.L’ideale della comunanza 165 glianza deve essere alla fine universale. uguale al prodotto. et mensura. Che cos’è la comunanza? È l’idea economica dello Stato spinta sino all'assorbim ento della personalità e dell’iniziativa individuale. sia pure la legge della società. per­ diamo tu tte le idee inferiori di giusto. omnia in pondere e t numero. In questo nuovo stato. la fratellanza. ecc. L’eguaglianza e la giustizia.

precisamente perché sono pubblici. la comunanza. nelo ¿»tato. né i prodotti del lavoro. nutrire e pensionare tu tti i lavoratori. né la loro distribuzione. argom entando dalla lascivia dei selvaggi e dalla equenza degli adulteri in una civiltà in crisi. Nessuno potendo attribuirsi esclusivamente il possso d e g li strum enti del lavoro. nell’amore e nel lavoro. i l cammino sem brava facile all’organizzazione del avoro e alla ripartizione dei prodotti. ato a tu tto sopprimendo il matrim onio e rimpiazzando nviolabilità dell’am ore con la licenza degli accoppiamenti. essa PPropria. Lo Stato. . tosto esso si è vantato di rapportare la famiglia. e la l o r o circolazione. dunque lo Stato può pure esercitare l'agricoltura ® »industria. alloggia e Pensiona. che la tenenza della società deve essere di diminuirne incessante­ mente il numero.. ben lungi dal subordinare la libertà p iv id u a le aU° Stato. ha rime. dispone sovranamente del servìzio dei suoi impiegati. e la distinzione delle famiglie ha fatto luogo alla oiriunanza di famiglia. e. non ha veduto che. Il ocialismo. e che. „ Organizzare. costano molto di più di ciò che valgono. come l’industria e l’agricoltura. come la distinzione dei monopoli VepK ^a t. nei gruppi. L a famiglia gli offriva il tipo d'una comunanza fonata s u ll’amore e l’affetto. facendo rientrare nello Stato le . e tu tte le cure del governo consistono P rodurre di più e con le m inori spese possibili. la società nella solitudine. che biso­ gna sottom ettere alla libertà individuale. Il cialismo non vi ha visto che una derogazione al suo prinPio. Senza dubbio c°ra I a. in un grado. comunanza sarebbe più perfetta se potesse evitare na sim ile distribuzione. le funoni a gruppi. che in cambio nutre. esso dice. o eseguiti dallo tato.166 Testi tipo di organizzazione industriale l’organizzazione della Polizia. non ha compreso che i servizi Pubblici. tre categorie del lavoro. distribuire il lavoro. U socialism o ha proceduto egualmente in tutti i suoi P‘agi. è lo Stato.nza r e s t a intatta. per questo solo esso cambiava Produttori in improduttivi. più ignorante mille volte che l'economia poli­ t a . Ma questo inconveniente dell’apP opnazione del lavoro sparirà nella disappropriazione dei Prodotti. a individui. un dialogo in un mosn r ' ^ ra consumazione della personalità umana. la p re s s a cosi la personalità dell’uomo. Lhe vi era mai nella famiglia prima che il socialismo avesse assorbita nelFindivisione? Vi era il matrimonio. .to luogo alla comunanza del monopolio. che c’è di più facile? en?a d u b b io la divisione del lavoro è anticomunista. piccolo quanto si voglia. unione dell’uomo con se stesso tram ite la separazione ej sessi.. la comu.

nel suo personale come pure nei suoi libri. la discordia sulla noia. i prim i saranno come gli ultim i e gli ultim i come i primi. ma sviluppo che. Renda testimonianza alla verità: crede esso all’eguaglianza delle intelligenze? Il socialismo. aveva osservato l’economia politica. Alla divisione parcel­ lare ha aggiunto il taglio delle sezioni gettando parcelle su parcelle. Esso non vuole che i lavoratori aspi­ rino tutti a diventare generalizzatori e sin tetici . in nessuna parte si vedono apparire come facoltà che l’edu­ cazione deve sviluppare in tu tti gli uomini. riportando sulle altre i disgusti dell’esecuzione e la cura dei dettagli. più la sua ragione si fortifica. dappertutto infine nei libri socialisti. e per tu tti ima condizione di eguaglianza. Il socialismo non ha visto. è provato che l’intelligenza del lavoratore è tanto più proclive all’idiotismo quanto il lavoro è maggiormente diviso. A ciascu no secondo la sua attitudine. che esige la devozione. Lei conosce il socialismo. vuole forse l’eguaglianza delle condi­ zioni? Ha riscontrato nel socialismo. consiste ancora nel realiz­ zare questa quantità senza pregiudizio fisico. incisioni su incisioni. esso respinge con tutte le sue forze questa eguaglianza che gli ripugna. la scienza e l’arte sono trattate come specialità e corpi di mestieri. il tum ulto sull’insipidità. altra cosa fuorché vanità e stupidaggine? Dica se io calunnio. parlo del socialismo dogmatico. o piuttosto ha troppo visto che la divisione del lavoro era lo strum ento del progresso e dell’eguaglianza delle in­ telligenze nello stesso tempo che del progresso e dell’egua­ glianza delle fortune. . Come dunque conciliare la necessità di ima divi­ sione parcellare con lo sviluppo integrale delle facoltà. mio caro Villegardelle. più il suo genio si eleva e domina. ad ogni attitudine secondo le sue opere. e reciprocamente. il socialismo si è m ostrato cosi povero logico come disprezzabile ciarlatano. il problem a del­ la divisione del lavoro non consiste solo nel realizzare la più grande somma di prodotti. perché sostituisce al sacrificio obbligatorio il sacrificio libero.L’ideale della comunanza 167 Ma. svi­ luppo che p er ogni cittadino è un diritto e un dovere. è la morte del comuniSmo? A questo punto. In Icaria come in Platone. tra poco degli schiavi. esaltando la personalità. m orale o in­ tellettuale per il lavoratore. Ora. m a riserva questa distinzione p er le nature privilegiate di cui ha fatto ora degli usufruenti alla m aniera dei proprietari. ora la rigetta al disotto. ed è per questo che ora pone la capacità al disopra del lavoro parcellare. che più cose l'uomo abbraccia nelle sue combinazioni. come nel falansterio.

asciato a se stesso. In tali condizioni il lavoratore. La libertà pensiero è il diritto di fare proposte all'assemblea. d à la più perfetta garanzia. la cui testimonianza punisca o emuneri.. ogni azione deiuomo. in modo e a m isura del lavoro diventi l'esatta m isura del benes­ sere. e noi non avremo tivà ^ e?*tti di stampa: è l’ideale della politica prevenvosi. senza 1U n f m eFe ^ sovrapproduzione né disastro. Fourier l’aveva fatto per deff'10^resso: clua^e dei due m erita di più la riconoscenza te. Non è punto cosi Ciò h fourierism ° ha preteso immobilizzare la scienza? ° clle Cabet fa per il costume. e godendo della più completa indipen­ denza. il comuniSmo è condotto dalla logica all'intolle­ 1 . tutto n ro & n en d ° a^ a comunanza. Fate che per ognuno di n? 1 1 1 benessere risulti esclusivamente dal lavoro. fa conoscere la cifra della minoranza. I libri di scienza e di bli > T Ura sono fa tti e pubblicati per delegazione. bli opir?°ne della maggioranza è reputata opinione pubsi Ca ? ° stesso modo che nelle nostre Camere la ragione d n 0ni a ' m a non si discute. a tutti i valori un’espressione comune. rende conto delle delibeziom. una liturgia. d altronde ingiurioso. prende le sue ìsurc contro le idee nuove. come nella icsa.urrìa n ità? Per arrivare a questi fini con maggior cerj a * * lcariano regola lo spirito pubblico. In effetti. la puban n ° n ® amm essa p er niente altro. analizza le leu r a ? loni dopo che tutto è detto. che si avrebbe a dire? Ogni idea faziosa m_ r° y a dunque arrestata nel suo nascere. Non c’è bisogno di organizzare u n a politica. In Icaria c’è un giornale coChie Uno Provinciale ed uno nazionale. è. d I n ’ ^nfine. nella delicatezza dei miei fratelli. un vangelo. impossibile. è distribuito gratis. tram ite cui il produttore possa sempre dirigere le sue operazioni nel modo più vantaggioso. Compilate ima scala o quadro comparativo dei aiori che m ostri ad un tempo le oscillazioni anteriori e le sanazioni future. L’uomo della comunanza.168 Testi Volete che prenda confidenza nel lavoro. secondo il m erito o il demerito. come l’Eterno all’Oceano: tu verrai n* c'uij non andrai più lontano. nella dili­ genza. euotta dal paragone con uno di essi.. ^ c°m unism o impone dei lim iti a questa varietà del• na . r a * Egli dice. stam pato a spese •° ? ta to . Il giornale. u n catechismo. nessuno avendo niente di bil TV^i stam Pa di un libro non autorizzato è impossi­ si t a ° ra in poi. e che serva di m isura per tu tte le transazioni. di creare uno spionaggio mutuo. eh M f creato> è creato per sempre. e che il prodotto del lavoro sia come una seconda e ncorruttibile coscienza.

Catania 1975. prestito disgraziato fatto dall’abituale regime proprietario. dittatura del pensiero. Cosi. d’immobi­ lità. dà l’impulso a tutte le attività subalterne. dall’alta missione di un personaggio.. eroe. dittatura dappertutto. opera riedita da Edizioni della Rivista « Anarchismo ». misericordia! L’intolleranza delle idee come l’intolleranza delle persone. è il disgusto del lavoro. il fondo nero su cui il Creatore. è sinonimo di nichilismo. La comunanza è la proprietà! Ciò non si capisce più. Ditta­ tura dell’industria.. D’accordo con Platone e tu tti i rivelatori. la noia della vita. Ma. Sistem a delle contraddizioni eco­ nomiche. La rivoluzione sociale Cabet non la concepisce come effetto possibile dello sviluppo delle istituzioni e del concorso delle intelligenze.-J. è la pro­ prietà!. Dio di luce. poiché se una cosa è necessaria un solo istante. dittatura del commercio. dal semplice sviluppo dell’idea si è invincibilmente condotti a concludere che l ’ideale della comunanza è l’assolutismo. di silenzio. Dopo avere soppresso tu tte le volontà individuali. la morte dell'io. mezzo troppo lento e che com prom etterebbe tutto. Gli abbisogna un uomo. d ’accordo con Fourier. * Da P. m essia e rappre­ sentante degli Icariani. dittatura nella vita sociale e nella vita privata. d ’accordo infine con Blanc e la democrazia di Luglio. l’afferma­ zione del nulla. d ’accordo con Robespierre e Napoleone. che vuole procurare la felicità del popolo suo mal­ grado e dare al potere la più grande forza d ’iniziativa possi­ bile. nella scienza come nella natura. di notte. ha dipinto l’universo *. e non pertanto è indubitabile. Cabet si guarda bene di far nascere la legge nuova dalle discussioni di un’assemblea regolar­ mente uscita dall’elezione popolare. la transizione è eterna. in Biblioteca dell’cconomista.L’ideale della comunanza 169 ranza delle idee. le concentra in un’individualità suprem a che esprime il pensiero col­ lettivo. Torino 1882. d'indivisione. lo diventa per sempre. sopra l’utopia icariana. . questo dittatore della scienza sociale. Il comunismo. Ed invano si di­ rebbe che quest'assolutism o sarà transitorio. come la nuvola sul Sinai. P r o u d h o n . 468498. Di tu tti i pregiudizi inintelligenti e retrogradi. Cabet fa venire la riform a dal consiglio. lo vedrete. Il comunismo. filosofia della miseria. quest’idea è troppo metafisica p er il suo gran cuore. quello che i comunisti accarezzano di più è la dittatura. la soppressione del pensiero. dalla volontà. che nulla h a lasciato da scoprire. tale è il dogma librato. è l’esclusione. pp. è l’opposto del reale. e come il m otore immobile d ’Aristotile.

È ridicolo che gli avversari dell em an­ cipazione operaia si rallegrino di queste divisioni. simile a quello dello sp rito um ano. È necessario pas: sare p er il pregiudizio. alla prim a occhiata. la diplomazia e la guerra. di Campanella. alla comunità: lavoro. e ancora oggi vi determ inano una certa confusione. doveva consistere nel ritorcere contro quest’u l t i m a le sue stesse parole d’ordine: è esattam ente q u a n to risu lta . Ma il coJso delle conversioni politiche è cosi. di Platone. a ogni cittadino. p ro p rie tà . D ice v o poco fa che il primo movimento. governativo. due orientamenti diversi si sono cosi avvicendati all’interno della massa lavoratrice. se si vuole essere sicuri di arriv are alla verità. che solo ad essa l’individuo deve il suo diritto e la s u a vita. la polizia.IX. come p u re la legislazione. commercio. in teoria e in pratica. in nome della comunità o delio Stato. e quindi le deve assoluta obbedienza. è in suo possesso. che esso è sottoposto all autorità sta ta le .. o. sistema comunista. istruzione pubblica. . il prim o pensier della d e m o crazia lavoratrice. j: Il sistem a del Luxembourg. l’abitudine. come se esse non fossero la condizione del progresso. ricchezza. la giustizia. dittatoriale. di M ro. LO STATO SECONDO I COMUNISTI Due correnti. dottrinano. . . . parte aai principio che l’individuo è essenzialmente subordinato alia collettività. a riportare tu tto allo S ta to . m embro della grande famiglia. ecc. dall’esame del sistem a c o m u n is ta . il che è lo stesso. autoritario. ina stria. . . 1 lavori pubb lici. di Owen. dei prim i cristiani. perché tutto venga poi d is trib u ito e ripartito. im pegnata a ricercare la sua legge a p a rtire da u n punto di vista antitetico a queuo della b o rg h esia. dei Fratelli Moravi. che il cittadino appartiene allo Stato com e il b am b in o alla famiglia. la vita stessa deU’u m an ità. in fondo simile a quello Cabet. se­ condo le sue capacità e i suoi bisogni. la scuola aei L uxem b o u rg tende. . simile a quello della scienza. . in manu.*x i In v irtù del principio fondamentale della sovranità col­ lettiv a e della subordinazione individuale.

ad esempio. di m onarchia. anzi. Da chi. l’individuo.. I comunisti hanno im postato le cose nello stesso modo: anche per essi. per cosi dire. borghese o feudale. gli appannaggi e le prerogative? In definitiva. la stessa cosa hanno detto e fatto i comunisti. Da p a rte loro. la loro nozione del potere o dello S tato è assolutam ente identica a quella dei loro antichi padroni. Perciò. p er ragione o p er necessità. possono prestare giuramento a Napoleone III con la co­ scienza tranquilla: la loro professione di fede non è in contrasto. in linea di principio. infine sotto l’ispirazione delle idee dell’89. è m olto meno liberale. Secondo i comunisti. si potrebbe perciò concludere che la rivoluzione demo­ cratica e sociale. l’individuo riceve dallo Stato tu tti i suoi beni. in quanto rappresentante della comunità nazionale. con Rousseau. unico proprietario naturale del suolo. di opportunità. era stato certo possibile addurre ragioni di convenienza. alla stessa industria e al progresso: la proprietà restava sempre una concessione dello Stato. gli onori. le facoltà. riceveva i suoi titoli. più o meno si era disfatto. il comuniSmo non ha fatto altro che . nella vecchia società. i possessi. la sua stessa libertà ne è una em ana­ zione. prima sotto il regime del diritto romano. in linea di principio. Per gli uomini di questa scuola. secondo il sistema del Luxembourg. come un esercito che è riuscito a strappare i cannoni al nemico. di repubblica. l’antico Stato. le cariche. quanto al principio. poi sotto il sistema feudale. che una restaurazione. richiam arsi ai costumi domestici. i privilegi. che la si faccia discendere dal cielo o che la si deduca. al diritto della collettività. ecc. dalla legge del sovrano.Lo S ta to secondo i com unisti 171 Qual è il principio fondamentale della vecchia società. delle piccole sovranità in seno alla grande sovra­ nità. il talento stesso. che poi significa un ritorno indietro. quelli di Icaria ecc. Essi fanno risalire tu tto alla sovranità del popolo. non è altro. rivoluzionata o di diritto divino? È Yautorità. Che allo Stato si dia il nome di impero. L’unica differenza sta nell’applicazione del principio. di democrazia o di comunità. il diritto dell’uomo e del cittadino dipende interamente dalla sovranità del popolo. di evoluzione. è evidentemente sem pre la stessa cosa. Per quanto riguarda la proprietà. nobili e borghesi. Passiamo ora dall'ordine politico all’ordine economico. con la Costituzione del 1852. dalla collettività nazionale. I comunisti si sono dati allora il compito di far rien­ trare nello Stato tu tti i frammenti sottrattisi al suo domi­ nio. erano più o meno uscite dalla proprietà comune prim itiva e avevano costituito. nobile o borghese. I comunisti del Luxembourg. m olte famiglie. il benessere.

hanno fondato le Più potenti associazioni e ne hanno elaborato le teorie. . . le sue garanzie e le sue to rm e . . qualsiasi pos­ sesso sep arato . a prescin­ dere dalla forza pubblica della quale ancora non poteva aisporre. sovvenzionate. Cosa vi nanno aggiunto di nuovo i teorici del Luxembourg? Assom ente nulla. il sistema politico si può u etin ire. una democrazia compatta. esattamente come no oggi ie grandi società anonime. Nel mondo economico l’idea dell’asse^ ciazione non è nuova. lib ertà collettiva. creare il vuoto n elle aziende e nelle imprese agricole private. 1 ne^ e concezioni del Luxembourg. il partito del Luxembourg sosteneva e raccomanaava 1 associazione. proprio gli o tati di diritto divino. ma in cui le masse hanno H I? f ^>otere di garantire la servitù universale. schiac­ ciale. rivolta pn • i Se . e il democratico. secondo delie ro rrn u le e delle parole d’ordine prese in prestito dal veccnio a sso lu tism o .stessa. vita. antichi e moderni. per loro. Si possono addurre altre prove al riguardo. e che si possono cosi riassumere: co m u n io n e del potere. la questione era trattata in conformità con quella aell'associazione e del diritto dell’uomo: anche in questo c a s o .J:a’ a. libertà. l’associainrn*2 Pr o v °care la fine di tutte le associazioni separate o il nnt ria s s o rbim ento in una sola. . non apportava nulla di nuovo.do la teoria del Luxembourg. capaci di attirare a sé la massa operaia. in fondo. è stata una sem plice comunità di beni e guadagni (articoli 1836 e seguenti). coltura. salvo l’esagerazione comuni. n° s tra legislazione borghese (Codice civile e commer­ ciate) riconosce vari generi e specie di associazioni.o n potenti e numerose. fortuna. non si è mai distinto nettamente daiautocrate. strito la re qualsiasi azione individuale. inglobare tutte le libertà p?ratlV e* locali e particolari.r Q uanto riguarda il governo. la sfera pubin eya portare alla fine di ogni proprietà. proprietà. commercio. Lo schiavo ha sempre scimmiottato il padrone. infine. anzi. fondata in appa­ renza s u lla d itta tu ra delle masse. r e r realizzare concretamente il suo progetto. oppure come una società a responsabilità collettiva e in accomandita. la formula era sempre q u ella tradizionale. la concorrenza.172 T esti rivoltare contro l’esercito dei proprietari la sua stessa arti­ glieria. accap arrarsi lavori e imprese. finanziate e di­ rette dallo Stato. invadere ogni settore indu­ striale. qualche altra volta l’hanno intesa come semplice partecipazione o cooperazione. Talvolta l’associazione. po rtare alla soppressione della concor1e. | c( 9 n . per essere esatti. funzione. più spesso hanno considerato associazioni operaie delle compagnie di lavo.

233-236. n aturalm ente. sui citta­ dini capaci e gli sp iriti indipendenti. — polizia inquisitoria. a m ag­ gior ragione. . che approvi. denunciati come so­ sp etti e.-J. La Pie­ tra. P. in altri term ini. inferiori di num ero *. — abolizione o almeno restrizione della fam iglia e. il prevalere dei soggetti m e­ diocri o perfino incapaci. * Da P. De la capacitò politique des classes ouvrières.Lo S tato secondo i comunisti 173 — accentram ento. pp. — il suffragio universale organizzato in m odo tale che sanzioni continuam ente questa sorta di anonim a tirannia. Proudiion. corporativo e locale. sem pre in m aggioranza. Milano 1978. ritenuto scissionistico. Proudhon (E stratti). in P. A n sa r t . — distruzione sistem atica d i ogni pensiero individuale. dell’eredità.-J.

s i può osservare. che abbia la sua realtà. in modo che la G iustizia. Ma se n z a contare che quest’opinione è sm entita dal sen­ tim ento u n iv ersa le che riconosce ed afferma nella Giustizia ben altro c h e un calcolo di probabilità e una m isura di garanzia. riducendosi a una m is u ra di precauzione e di assicurazione. che n o n è altro che quello del dubbio morale. che possiam o considerare come acquisito. Da quanto precede risulta già un punto essenziale. la sua sede in qualche luogo. e con qualunque nome la si . concepito dall’intelletto. non sia. E ciò fa cadere la c r itic a . anzitutto. che in questo siste­ ma. preponderante nelle anime. è necessario un principio. inoltre. m a liberamente accettato d a lla volontà. a un atto di benevolenza. un nulla. che una im m aginazione. in ragione della utilità che esso vi trova. una entità. in secondo luogo. al di fuori di ciò. dal quale determ ini le volontà ed imponga loro le sue regole. la libertà. anzi di sim patia. e l’um anità diverrebbe una finzione. qualche co sa come ciò che noi chiamiamo la Giustizia. m a lg ra d o tutte le polizie e le garanzie. Quale è questo potere? Dove coglierlo? Come definirlo? eiò sta ora la questione. tarli vivere insieme e l’uno grazie all’altro. Si è p re te so che la Giustizia non sia altro che un rap­ porto di equilibrio. ricondotta alla sua formula. sic­ come la v io len za e la frode ridiventerebbero la sola legge. cioè: Che p e r regolare i rapporti degli individui fra di loro.x.La trascendenza e l'imma­ nenza XV. che in assenza di una f o r z a di Giustizia. la società è im possibile: noi lo proviamo oggi come lo provarono i Greci e i R o m an i. LA TEORIA DELLA GIUSTIZIA Realismo della Giustizia . sarebbe distrutta. m a sempre in vista del1 amore di se stesso. e creare cosi la società. come ogni altra speculazione dello spirito. una forza. Ritorno d u n q u e al mio proposito e dico: Q u a lu n q u e sia la Giustizia.

Nel prim o caso. . questa forza. sia che risieda nella collettività sociale. si tra tta di constatarlo come esistente. * Da P. la necessità di un principio che agisca sulla volontà come u n a forza. fino a un a maggiore m anifestazione della coscienza. è inconte­ stabile. non può andare oltre. Questo principio. dico. di darne la formula. pp. Orbene vi sono due modi di concepire la realtà della Giustizia: 0 come una pressione esercitata dall’esterno sull’io. di analizzarne la natura. la Giustizia è esterna e superiore all’in­ dividuo. sentirebbe la sua dignità nella persona del pros­ simo.La teoria della Giustizia 175 chiami. La società non può dipendere dai calcoli e dalle convenienze dell’egoismo. omogenea con la sua dignità. La giustizia nella rivoluzione e nella Chiesa. concezione che rientra nella teoria comunista già esaminata. indipendentemente da ogni con­ siderazione di egoismo. sia che si m etta la Giustizia ancora più in alto. nell’essere trascen­ dente assoluto che anim a e ispira la società. a cura di Mario Albertini. e che viene chiam ato Dio. è oggi tu tta l’etica: la filosofia morale.-J. Torino 1968. che. e la determini nel senso del diritto o della reciprocità degli interessi. e si troverebbe cosi. Utet. 0 com e una facoltà dell’io. conside­ ra ta come un essere sui generis la cui dignità prevale su quella di tu tti i m em bri che la compongono. identico e adeguato allo stesso essere collettivo. indicarne le applicazioni generali. uguale a quella stessa dignità m oltiplicata per la somma dei rapporti che la vita sociale co m p o rta4*. pur conservando la sua indi­ vidualità. senza uscire dalla sua coscienza. 143-144. con la stessa vivacità con cui la sente nella propria persona. questa necessità. P r o u d h o n . Nel secondo caso la Giustizia è nell’intimo dell'indivi­ duo. gli atti della um anità tu tta intera nelle sue ascensioni e nelle sue degradazioni lo testimoniano. Con­ statare la realtà della Giustizia e definirla.

la corruzione si im pa­ dronisce presto del potere. /) In conclusione: la pratica politica divenendo sem pre più e fatalmente p red a dell'arbitrario. le abbiamo definite con due parole: Indivisione. b) Da questi due principi. Ma in politica si verifica esattam ente il contrario: né l’Autorità né la Libertà possono costituirsi per conto loro. e) La conseguenza che ne risulta è che. Nessun governo sfugge a tale contraddizione. sono precisam ente condannate. ogni essere secondo la sua legge: la coerenza è la condizione della vita comune come del pensiero. sul piano inclinato delle rivoluzioni continue. d) La ragione ci dice che ogni dottrina deve svilupparsi secondo i suoi principi. senza posa e senza risorsa. si deducono parallelam ente due regimi contrari: il regime assolutista o autoritario. e Separazione (del Potere). incompatibili e logicamente inconciliabili quanto le loro nature. ad una prom iscuità di regimi che la logica ripu­ dia e davanti alla quale la buona fede arretra spaventata. quando vogliono sta­ bilire ciascuna il proprio regime. ogni governo si riduce — a gu ard ar bene —. anzi.X I. siccome la fedeltà ai principi è possibile solo nella politica teorica ma la p ra ­ tica è obbligata a transazioni d’ogni sorta.Principio dì soluzione una a ) L’ordine politico riposa su due principi strettam ente connessi. e la società è trascinata. equivoca. ad una creazione ibrida. c) Le forme di questi due regimi sono altrettanto diffe­ ren ti fra di loro. a ricorrere reciprocam ente e perpetuamente al principio opposto. e il regime liberale. malgrado la miglior volontà e la più gran v irtù possibile. LA TEORIA DEL FEDERALISMO Posizione del problema politico . . creare un sistem a che sia esclusivamente loro proprio. opposti e irriducibili: l’Autorità e la Libertà.

Il pubblico si affolla intorno a loro per un istante. ad una saggezza di governo. o d’u n a particolare infermità della n o stra natura. Né si può dire che ciò sia effetto d'una malizia satanica. e la società m oderna sem bra arrivata anch’essa alla sua crisi d’angoscia. ecco tutto. strana cosa. abbandonate. i capi di Stato e i loro m inistri sono fra tu tti gli uomini quelli che meno credono alla durata del sistem a da loro rappresentato: fino a che non se ne trovi una scienza sicura. sempre le classi privi­ legiate si son fatte prom otrici. d’una condanna provvidenziale o di u n capriccio della fo rtu n a o d ’una sentenza del Destino. e si potè credere ad una eccellenza di costi­ tuzione. Non prestate fede alle parole di quegli agitatori che gri­ dano: Libertà. neH’interesse stesso dei loro privilegi. che ci hanno lasciato in eredità le loro istituzioni coi loro esempi. Le razze più vigorose ed intelligenti si sono consumate in questo travaglio: la storia è piena del racconto delle loro lotte. gli Stati sono crollati per le conseguenze dei principi sui quali si erano fondati. di istituzioni liberali ed egualitarie. Sem pre la bandiera della libertà ha servito da m aschera al dispotismo. Le cose stanno cosi. sempre i p artiti hanno m entito al loro program m a.La teoria d e l federalism o 177 Il mondo è a questo punto. È gente che non sa nulla: sono m orti che pretendono di risuscitare i morti. I Greci e i Romani. si sono inabissati nella disperazione. i difetti del sistem a balzavan fuori. quelle che hanno sopravvissuto più a lungo. e sempre. e che l’insuccesso ha co­ stantem ente ricom pensato lo zelo dei riform atori e deluso le speranze dei popoli. non se ne trova uno che. E. modificate. che in realtà non esi­ stevano. l'in­ differenza succedendo alla fiducia delusa e la corruzione allo spirito civico. sono riuscite a durare solo con tal sistema. spinte alle estrem e conseguenze. tutte le com­ binazioni politiche e sociali sono state successivamente m esse in opera. Eguaglianza. La uma­ n ità è sem pre an d ata cosi di rivoluzione in rivoluzione: le nazioni più celebrate. durerebbe l’età di un uomo. come . Nazionalità. Conside­ riam o che da più di ottom ila anni (i nostri ricordi storici non vanno più in là) tu tte le forme di governo. Sta a noi tra rre il miglior p artito possibile d a questa situazione singolare. e i popoli cercavano nella guerra civile il sollievo delle fatiche della guerra estera. se fosse condannato a sussistere per forza propria. Qualche volta una serie di trionfi esterni riuscì ad illudere stilla vitalità di uno Stato. col sopraggiungere della pace. Infatti. giunti nel m omento più interessante della loro evoluzione politica. Fra tu tti i governi noti e praticati fino ad oggi. riprese. i governi si sosten­ gono solo sulla fede delle masse. travestite.

rimpinzata di idee nazionali (la sola cosa che essa avesse afferrato delle istituzioni dell’Ottantanove). li chiamano venduti. o se noi siamo proprio condannati per l'eternità a questa ruota di Issione. vien dopo: è la critica. Autorità e Libertà. il 1848 l’ha resa reazionaria. I principi e i baroni del Primo Impero erano stati gli eroi del sanculottismo. come il padre. senza aver paura che nessuno possa convincerlo di menzogna né di errore. La Libertà. la confusione delle lingue e delle idee è arrivata a un tal punto. e se non gli metterò in mano la chiave di questo « imbroglio ». è una affermazione. tutt’insieme e contemporaneamente. È il guazzabuglio eretto a si­ stema. col cer­ vello vuoto e l’animo desolato. com e la famiglia. Si tratta di sapere se la società um ana può arrivare ad una certa regolarità. stabilità. dai quali vengono tutte le difficoltà. socialista. la libera decisione. 1. L’Autorità. monarchico. altri. cattolica e più monarchica che mai. . dicendo che esso è la vera espressione « ri­ voluzionaria » e la forma più « paterna » di governo. poi si allontana. che il prim o venuto può proclamarsi a volontà repubblicano. Il problema è insolu­ bile? Chiedo al m io lettore un po’ di pazienza. genitor. democra­ tico. il progresso un’illusione. mentre i socialisti di giugno si dichia­ rano unitari. Vecchi seguaci di Ledru-Rollin si rappacifica­ no con l’impero. Basta che egli si dia la pena di ragionare con me ancora per qualche momento: sebbene in una tal questione ragionare sia un esporsi ad ingannarsi da soli. e la libertà u n ’utopia. la borghesia del 1814. allora soltanto avrà il d iritto di dire che la logica è un inganno. compare per prim a: essa ha l’iniziativa. è vero. l’apostasia permanente. Dovremo osservare dapprim a come i due principi. ma intanto si scagliano con furore contro il federalismo. Le ragioni di quest’ordine successivo risultano dai concetti stessi di tali principi e dalla natura delle cose. liberale. si mostrano nella sto ria in una successione logica e cronolo­ gica. e persin rivoluzionaria: il 1830 l’ha fatta ritornare consèrvatrice.178 Testi fa con i buffoni e coi ciarlatani. era liberale. In ciò non è possibile il dubbio e nessuna arbi­ traria inversione. coi suoi ragionamenti. la protesta. e a perdere il proprio tem po e il cervello. conservatore. borghese. la confusione organizzata. Presagio sicuro della nostra prossim a dissoluzione e del principio di un’èra nuova. il tradimento universale. Adesso sono i repubbli­ cani di febbraio quelli che favoriscono la monarchia di Vittorio Emanuele. e la storia conferma questo ragio­ namento. che soddisfi la ragio­ ne e la coscienza. equità.

Dopo Lutero infatti ogni cre­ denza religiosa si è fatta ragionatrice: l'ortodossia. Donde le concessioni che essa è obbligata a fare all'opposto principio di Libertà. Un’altra osservazione. e quanto più lo S tato cresce in popolazione e territorio: cosicché più l'Autorità si estende. con­ trassegnò il momento in cui il libero esame è venuto a prevalere sulla semplice fede. Siamo in presenza di una legge . rappresenta una èra di critica: essa ci fa vedere. 3. al pari della Riforma. in quanto lo Stato cresce in popolazione ed estensione. l’uno retrogrado e l’altro pro­ gressivo. razionalista e liberale. h a assunto la pretesa di condurre l ’uomo . uno stru­ m ento o servitore della Libertà. E anche qui non è possibile l’equivoco. nell’ordine religioso. Inversa­ mente. Prim a si comincerà a reclam are d’ogni parte la costituzione . quanto dalla loro posizione reciproca e dalla loro azione. che è dapprim a inviolabile. la Rivoluzione francese. più tardi si arriverà alla decentralizzazione. Questo duplice moto. diventa poi giudicabile dalla ragione. che com pare p e r primo ed è com e la m ateria o il dato da elaborare della Libertà. assoluto. hanc autem minui. e chiara­ m ente conferm ata dalla storia. non meno dell’eresia. si moltiplicano i rapporti fra gli uom ini e progredisce la scienza. e non c’è posto per nessuna interpre­ tazione arbitraria: la cosa si impone per evidenza intuitiva e certezza m atematica. primo soggetto di legge. In conclu­ sione. paternalistico e monarchico. esente d’ogni equivoco e contraddizione. che si può chiamare necessaria. si potrà applicare alla libertà e alla autorità quello che diceva Giovanni il B attista di sé e di Gesù: Illam oporte t crescere. è necessaria a sua volta: cioè che il principio d ’autorità. La conseguenza di questa legge. non meno im portante. è che il regime autoritario. nell’ordi­ ne politico. tribù o città. viene a poco a poco subordinato dal principio giu­ ridico. e che si risolve in un fenomeno unico. e infine un semplice agente. il regime di libertà tanto più si accosta al proprio ideale ed acquista probabilità di successo. vero pater familias. irresponsabile.La teoria del federalismo 179 2. si allontana tanto più dal proprio ideale quanto più num erosa diviene la famiglia. più diventa intollerabile. Pazientando u n po’. della ragione e del diritto. si potrà veder sorgere l’idea della federazione. come il capo dello Stato. Nella lotta eterna dei due principi. Questa terza proposizione è altrettanto certa delle due prime. la Libertà che toglie ufficialmente il primato all’Autorità cosi come la Riforma. risulta tanto dalla definizione concettuale dei principi.

La sottom issione alla Chiesa si è coni' plicata di tante condizioni e riserve che. ma batte in ritira ta : sem bra che la r e p u b b l ic a . e la religione tende ad imporsi come una scienza. questo è il punto. che si rim ette sempre più alle leggi della Libertà. il prestigio dell’autorità è diminuito: la deferenza agli ordini di un principe è divenuta condizionale. si costituì difensore dell’altare e del trono. Rationabile sit obsequium vestrum . si esige dal sovrano una specie di reciprocità. risu lta che dovremo riferirci al concetto . salvo la differenza degli articoli di fede. diviene tuttavia sem pre più reale e p iù forte. sempre sospetta. Cosi. mentre l’autorità periclita. ma p e r il resto. garanzie. bandita. E sono note le vicende del cattolicesimo spinto di Lamennais. Similmente. Qual partito trarrem o noi da un fatto cosi capitale p e r la costituzione dei governi? C o m e affiora l ’idea della federazione Considerato che. considerato che. i Falloux. s’avanzi tuttavia a passi di gi­ gante. dopo la Rivoluzione francese. La m entalità politica è cam biata: anche i monarchici più ferventi. tradita. l’Autorità e la Libertà si succedono come per una specie di polarizzazione. di ragionare. e i Berryer. Roma si è messa a discutere come Ginevra. ca­ lunniata. modo di pen­ sare. il bando della Restaurazione. si vantava d ’essere filosofo repubblicano: p er un semplice a tto del suo libero arbitrio. hanno voluto avere delle carte costituzionali come i vecchi baroni di Gio­ vanni Senzaterra. i Montalembert. possono chiam arsi altrettanto liberali quanto i nostri de­ mocratici. nell’ordine teorico come nella realtà sto rica. si fa di giorno in giorno più precaria. tutti e due si comportano allo stesso modo. c h e risulta da questo duplice m oto una specie di subalternizzazione dell’Autorità. e la li­ b ertà . Il precetto di San Paolo.180 Testi alla fede per mezzo della ragione. non c’è più stata differenza di men­ talità fra il cristiano e l’incredulo: essi non hanno la stessa opinione. il sentim ento del diritto si afferma. il reg im e liberale o contrattuale guadagna ogni di più sul re­ gim e autoritario. ch e la prim a cala insensibilmente e si ritira. m entre la seconda cresce e si impone. L’assolutismo resiste quanto può. sempre com battuta. coscienza. è stato sempre più lar­ gamente commentato e messo in pratica. in altri term ini. Chateaubriand.

e tanto m eno poi in una repupbblica com unistica sul tipo di Platone. è che in tal sistem a i contraenti. che toglie ai cittadini la m età o i due terzi della loro sovranità ed il quarto del loro prodotto. resti vantaggioso e comodo per tutti. capi di famiglia o comuni. due condizioni che si presuppon­ gono esistenti sotto il regim e democratico. già insufficiente. uno o più comuni. vale a dire fatto. genitivo foederis. sul quale io richiam o l'attenzione del lettore. dal latino foedus. riguardo al suo og­ getto. • V Il contratto politico non acquista tutta la sua dignità e m oralità se non a condizione: 1) d'essere sinallagmatico e commutativo. F e d e r a z io n e . p er una parte p iù o meno considerevole dei cittadini. il contratto politico diventa quello che io chiamo: una federazione. 2) d'essere circoscritto. trattato . Quello che fa l'essenza ed il carattere del contratto fe­ derale. non è neppur sicuro. come all’idea attualm ente dominante nella politica.La teoria del federalism o 181 di contratto. oneroso: essendo. m a che anche in esso troppo sovente non sono che una finzione. can­ . per uno o più scopi particola­ ri. e anche aleatorio : poiché il vantaggio promesso in cambio. si obbligano reciprocam ente e su u n piede d'egua­ glianza gli uni verso gli altri. in tutti questi sistemi è esorbitante. che diventano da quel momento particolare ed esclusiva incombenza dei delegati della Federazione5. salvo p er la parte relativa allo speciale oggetto per il quale si è fatto il contratto e si è chiesta la garanzia allo Stato.. come l’espe­ rienza troppo spesso ci insegna. Possiamo forse dire che in una democrazia rappresentativa e centralizzatrice. alleanza. in una m onarchia costituzionale e censitaria. affinché. la propria sovranità e il diritto di iniziativa. il contratto politico che lega il cittadino allo Stato sia perfetto e reciproco? Possiamo forse dire che questo contratto. un impegno senza giusta contropartita. Affinché il contratto politico risponda alle condizioni sinallagmatica e com m utativa che esige l'idea stessa di de­ mocrazia. entro certi limiti. che il contratto. ecc. 2) che egli conservi tutta la propria libertà. convenzione. sia circoscritto entro giusti limiti? Sarebbe più esatto dire. è una convenzione in v irtù della quale uno o più capi di famiglia. Cosi regolato e inteso in tal senso. Esam iniam o bene questa definizione. uno o più gruppi di comuni e Stati. essendo contenuto in giusti limiti. bisogna che il cittadino. entrando in questa società: 1) abbia a ricevere tanto dallo Stato quanto egli sacrifica allo Stato. contratto.

e l’autorità federale. m a non sarebbe più uno Stato costituito nella pie­ nezza delle sue autonomie. chiedendo agli associati la totalità dei loro sforzi. In base a tali principi. soggetto ad impegni. nel form are il patto. potrebbe allora chia­ m a rsi repubblica. T u tto il corpo politico cosi ridotto. o con qualunque altro nom e. che è l’immagine in miniatura di tu tti gli Stati assoluti. non solo si impegnano bilateral­ m ente e com m utativam ente gli uni verso gli altri. di autorità. p e r deferenza . è un impegno eccessivo. p e r qualche errato calcolo d’economia. aven­ do p e r scopo. o democrazia. Cosi non è. a maggior ragione. succursali o regie. è essenzialm ente limitato. anche sinallagmatico e commutativo. in linea generale. soprattutto se essa è perpetua. Colui che si impegna in una as­ sociazione di tale specie. maggiore di quella che essi sacrificano. n com une diventerebbe una comunità. m a si riservano singolarmente. non lascia nulla alla loro indipendenza e li fa completamente votati all associazione.182 T esti toni o province o Stati. intendenze. regolare pacificamente le loro controversie. la libertà dei cittadini. nella società universale di beni e prolitti autorizzata dal Codice Civile. Perché se cosi non fosse. E la stessa cosa accadrebbe. L'Autorità che ha il compito di m etterlo in esecuzione non potrà mai opprimere le parti associate: vale a dire che le attribuzioni delle autorità fen H°n P °tranno mai prevalere in numero e peso su quelle delle autorità comunali e provinciali. il qua­ le. si pre­ senterebbe come preponderante: invece di essere lim itata ad u n servizio speciale. cosi come que­ ste n o n possono indurre eccessivamente i d iritti e le pre­ rogative dell’uomo e del cittadino. detta solitamente «società in comunanza». la federazione tor­ nerebbe ad essere uno Stato centralizzato di tipo m onar­ chico. m algrado la im portanza degli interessi in gioco. e che in ogni tempo ha reso generalmente insopportabile la vita cenobitica. per una parte maggiore dell’iniziativa che conserva. è lim itato da legami. che ripu­ gna egualmente al cittadino come al privato individuo. Qual­ siasi impegno. per esempio. attu a re quei provvedimenti di carattere generale che riguar­ dano la sicurezza e la prosperità comune: un tal contratto. di libertà. se. Ed è questo appunto che rende u n tal contratto cosi raro. una quantità di diritti. dico. di proprietà. di garantire agli Stati con­ federati la loro sovranità. non sarebbe più u n a confede­ razion e. l’integrità del territorio. da semplice m andataria subor­ d in ata alla volontà dei contraenti come deve essere. e gli Stati confederati si trove­ re b b ero rid o tti a prefetture. il contratto di federazione. sarebbe intesa ad occuparsi di tu tte le a ttiv ità e le iniziative.

La repubblica. da federa­ tiva. 270-277. pp. Proudhon (Estratti). La Pietra. * Da P.-J. Proudhon. Du principe fédératif. AnMilano 1978. i comuni o cantoni o Stati confederati incaricassero imo di loro deH’amministrazione e del governo di tutti. . sart.-J. P. o ra in P.La teoria del federalism o 183 particolare o per qualunque altra causa. diventerebbe unitaria: sarebbe sulla via del dispo­ tismo *.

la m o­ derazione del potere. l’eguaglianza. L’unità resta per queste promesse che si fanno tra loro i gruppi sovrani: 1) di governarsi m utuam ente e di tra tta re con i vicini sulla base di certi principi. non è nient'altro che il regime di m utua­ lità. la libera esplicazio­ ne delle sue attitudini. Secondo la Democrazia Operaia. applicazione della giustizia alla eco­ nom ia politica. la politica è il corolla­ . Ogni gruppo. la sovranità politica e l ’autorità civile si coor­ dinano fra le regioni. la pace. secondo il nuovo patto. che deve assi­ curare a ciascuno l’istruzione. 3) di pren­ dere accordi nell’interesse delle rispettive imprese e di prestarsi assistenza nei loro infortuni: e. i distretti. ogni razza. Un governo è un sistem a di garan­ zie: lo stesso principio di m utua garanzia. i lavori e le industrie si sono distribuite secondo una legge di divisione organica e hanno form ato gruppi e corporazioni permesse. il lavoro. e per un m utuo accordo è stato diviso fra cornimi e suddi­ viso tra famiglie. una volta posto il diritto economico. e in questa coor­ dinazione si identificano con la libertà. se ne deduce su­ bito il diritto pubblico. IL REGIME POLITICO FEDERALE Il diritto economico. la fedeltà dei funzionari.XII. i comuni. la circonferenza non è in alcun punto. il godimento della sua proprietà e lo scambio dei prodotti e dei servizi. come Governo. trasportato nel campo politico prende il nom e di federa­ lism o : in una semplice sinonimia è espressa completamen­ te tu tta la rivoluzione. ogni lingua è sovrana nel suo territorio: ogni città è regina nel suo raggio d’azione. politica ed economica. Il territorio è stato diviso dalla n atu ra stessa in regioni. la giustizia. similmente. Quello che noi abbiam o chiamato fin qui mutualismo. assicurerà egualmente a tu tti l’ordine. 2) di proteggersi contro il nemico esterno e la tirannia interna. resta sotto forma di un Consiglio nazionale costituito dai rappresentanti degli Stati e incaricato di vigilare sull’ese­ cuzione dei patti e sul migliore andamento degli affari co­ muni. La vecchia legge di unità e di indivisione è abrogata: il centro politico è ovunque.

chi lavora cerca l’ordine e la felicità. cioè il legame sociale e la vita collettiva. dotati p iù di buone intenzioni che di prudenza. Per l’unità si costruiscono le città. bisogna rassegnarsi a farle vivere insieme in equilibrio. chi com­ batte. vedendo in questa m utualità senza lim iti una tendenza all’anarchia. p er questa unità preziosa le nazioni si rassegnano talvolta alla tirannia più detestabile. so­ stanzialm ente simili e differenti solo per il punto di vista di coloro che le esprimevano. entram be seguono la stessa legge: la re­ pubblica unitaria. Li­ bertà e Unità (o Ordine) sono addossate l ’una all’altra. la dissoluzione è la m orte. L’assenza di u nità è sta ta concepita come il principio proprio del regno satanico. come credito e ipoteca. tradotto dalla Democrazia repubblicana del 1848 con l’altro m otto Unità e Libertà. nel Diritto: a maggior ragione la vuole in Politica. D’altro canto la borghesia ha espresso la stessa diffidenza. Non è possibile né separarle né assorbirle l’una nell'altra. o se l’Órdine risulterà dalla Libertà. chi ama. m ateria e spirito. Queste due idee. Non c’è Libertà senza Unità. e in nome della libertà ha protestato contro questa ferocia del Diritto individuale. l’uno e l’altra esistono. L’Unità è la legge di tutto ciò che ha vita e di tutto ciò che è organizzato: chi sente. legati indissolubilmente fra loro per l’eternità. si fondano gli Stati. che danno a un popolo la sua forza di coe­ sione e ne assicurano la potenza e la gloria. si formulano le leggi. La questione non è quindi di sapere se la Libertà risul­ terà daU’Ordine. Osserviamo anzitutto che lo spirito um ano tende es­ senzialmente all’unità. hanno p restato il fianco a queste critiche: è dovere quindi della Democrazia operaia il dim ostrare che essa col suo principio di m utualità vuol realizzare il m otto borghese del 1830 Libertà e Ordine pubblico. Gli antichi democratici sembra temano che il m utuali­ sm o distrugga l’U nità stessa. pluralità. L’idea m utualista al suo apparire non poteva non dare luogo ad obiezioni: due accuse si sono mosse ad essa. divergenza. che afferma in tutti i campi: nella Religione. e del pari non c’è Unità senza varietà. l’anarchia.Il regime politico federale 185 rio dell’economia. nella Scienza. contro l’esorbitare della personalità. per la paura dei dissolvimenti la polizia dei go­ verni perseguita con le sue diffidenze e le sue collere l’in­ vestigazione filosofica e l’analisi superba. la monarchia costituzionale e l’autocra­ zia accentratrice non hanno per l’avvenire p iù probabilità di riuscita di quello che non ne abbiano la anarchia m er­ cantile o la com unità icariana. Alcuni. Nessuna form a politica ha dato sinora la vera . la negazione empia e l’eresia deicida. corpo e anima.

perché in valore npr g. l er? libero. . libertà per ertà. proprietà per proprietà * Proprietà p er nronri^tà operaie eriÌÌi« PR 9yD H°N. articolo di fede o 1 a n ^ m a ^ d e n ^ ove vogliono una unità che esprima tu tti i poteri runÌC i + Una unità spirituale che congiunga e tuttavia r-ì . . le accresca e si forL u n iti ? ^ libertà stesse. che.ma. i lostra. virtù di esca t m utualità prom ette di darci. la coscienza libera. perché coercizione. i-Ca soddisfare a queste esigenze.186 T esti Qui la dell’accordo fra le due idee. coscienza e della nostra ragione. purché Proprio fondainento della Verità e del Diritto. frutto della setta di nàrtlt« Ji* ^I?°ra D°g. uomini si garantiscono reciprocamente 5' na fede pe libertà n m n • -ff ' buona per buona fede. cuore liherr. Simbolo di ragione d f Stato’ Chiesa ° di razza.2 * stata sempre unità artificiale. Bandiera. agtifichi di Qni t ? 5 5 nostre libertà. r-S 'C 1 u Pens. Poggi sul h?. il giungendosi i ° ggl c* ° 9 c°rre è una unità. La capacità politica delle classi Città di’ Castello ff£ l2 l! S‘ Pienmgeli’ ‘ 11 Solc° *’ I .

che tutto l’edificio economico e sociale fondava su ques t’ultim a e che tuttavia la relativa istituzione non era data né nell’economia politica né nel diritto naturale. sono più di ventidue anni. dicevo fra me parafrasando l’afo­ rism a di quel vecchio fisico sul vuoto: la proprietà non è un elemento economico. poiché abbiam o fatto apposta un imperatore per difenderla ed io stesso prendo la sua parte. Oggi che le m enti si sono cal­ m ate. forse anche ad una preferenza nel pos­ . oso lusingarmi. la seconda. Ora che non c’è più m otivo di trem are per la proprietà.XIII. e niente la giustifica. ho l’orgoglio di dire. il quale non riconosca quanto io avessi ragione. fino al colpo di Stato. Avevo cominciato da tre mesi appena i m iei studi di economia politica quando mi accorsi di due cose: la prim a che esisteva un intim o rapporto (ma io non sapevo quale) fra la costituzione dello S tato e la proprietà. non c’è più. può sfidare tu tti gli attacchi. tu tt’al più ad una indennità per l’adatta­ mento del suolo. feci il mio ingresso nella scienza economica con la pubblicazione di un volume di 250 pagine. si leggeranno forse con interesse e soprat­ tu tto si comprenderanno meglio le mie spiegazioni. La proprietà ha per fondam ento il diritto del prim o occupante ? Ma è assurdo. CRITICA DELLA PROPRIETÀ E RIVALUTAZIONE DELLA PROPRIETÀ Nel 1840. non è essenziale alla scienza. Deriva dalla conquista? Ma sarebbe immorale. un lettore appena sensato e appena illuminato dalla logica. oggi soprattutto che pubblico io stesso ima teoria della proprietà la quale. Non datur dominium in oeconomia. scandalo che continuò ad ingigantirsi per dodici anni. Si deve attribuirla al lavoro? Ma il lavoro non dà diritto che ai prodotti. Prevedevo da allora che la m ateria sarebbe stata copiosa e che il soggetto era ben lungi dall’essere esaurito. intitolato: Che cosa è la p ro p rietà ? Non ho bisogno di ricordare quale scandalo abbia causato la mia risposta. Donde può derivare? Quale è la sua natura? Questo fu il soggetto della mia prima Memoria come la chiamai.

m ai e poi m ai il lavoro può dare il diritto alla sovranità del feudo. e riprodotta con maggiore esten­ . io respingevo. con qualcuno che si picca di metafisica. Questa esclu­ sione del com unism o è consegnata nella mia prim a Memo­ ria del 1840. che la pro­ prietà è l’espressione dell’individualità. tutti sono proprietari allo stesso titolo. Ecco scoppiata la guerra civile con l’inevita­ bile conclusione della schiavitù. sul fondamento della proprietà. Se è stato il legislatore che con un atto di suo arb itrio ha istituito la proprietà. Potete chiudere le biblioteche. [-]. l ’ipotesi contraria: la comunità. proprietario.188 Testi sesso. ipso facto. O forse dobbiam o credere con il Laboulaye che la proprietà è un artic o lo di fede la cui discussione deve essere proibita. nel diritto francese. l’autorità del legisla­ to re e la m etafisica dell’io. il lavoro. solo il delitto cerca le tenebre. dal m om ento che la proprietà è soltanto una finzione legale. p er averne la proprietà. poiché non c’è nulla di più. nell’economia poli­ tica e n e lla storia. come si è svolta nel d iritto rom ano.. e che colui che dà in affitto la sua terra se ne spropria. la conquista. Cur non palam si decenter? La proprietà è du n q u e il furto?. voi avete esaurito tu tte le ipotesi dei g iu risti suH'origine. quando voi avete passato in rassegna la prim a occupazione. Tutto ciò che è stato spacciato ai nostri giorni circa le fatiche e i meriti dei colono sonò ciance sentim entali: non è né filosofia né diritto. Ora. m a ancora una volta. nel possesso intendiamoci bene. in term ini non meno energici. la condanna della proprietà. perché a g ire altrim enti significherebbe m ettere la società in pericolo? Ma la giustizia è amica della luce. e un arbitrio tanto più odioso in quanto essa lascia fuori di sé la maggioranza del popolo. Nello stesso tem po in cui pronunciavo. lo stesso legislatore può abolirla ed espropriare i patrim oni. delle personalità e dell’io? M a il possesso basta largamente a questa espres­ sione. Bisogna dire. Q uesta dialettica — conveniamone poiché lo possiamo senza p erico lo — era tanto invincibile quanto inesora­ bile e le testim onianze che la legislazione stessa mi dava non eran o fatte p er sminuirla. u n arbitrio. capitolo V. a ciò che la legge rom ana chiamava dominio em inente di pro­ prietà. come dice il Laboulaye.. È stato il legislatore che ha creato la proprietà? Ma per quali motivi? In forza di quale autorità? Non se ne sa niente. L’opera pubblicata dal Thiers nel 1848 per la difesa della Proprietà è una mera bucolica. se basta dire: q u esto cam po è m io. Altrimenti bisognerebbe dire che ogni affittuario è. in virtù della m ia an a lisi.

La prim a parte di questa proposizione è stata dimo­ strata dalla critica del 184048. La m ia speranza. Queste delucidazioni erano necessarie per fa r ben com­ prendere che la negazione teorica della proprietà. era la premessa necessaria p er la sua conferma pratica e per il suo sviluppo. essendo un assoluto. cioè indipendente. poiché ciò significherebbe sistemare il contrap­ peso nella potenza stessa che si ha il compito di contro­ bilanciare. Contro tutti gli attacchi che dovetti sopportare da sinistra e da destra mantenevo in tu tti i suoi term ini la m ia critica. necessita di un contrap­ peso che gli im pedisca di oscillare e di rendersi ostile alla libertà? È vero che tale contrappeso non può riscon­ trarsi né nell’esercizio in comune del suolo. pari in autorità e sovranità allo Stato? È vera la conseguenza che la proprietà. che richiamava una forma di istituzione che io non volevo e che ho abbandonato.Proprietà: critica e rivalutazione 189 sione e forza nel S istem a delle contraddizioni economiche. il nom e provvisorio di possesso. Qual era allora la mia concezione? Che la proprietà.. spetta ora al lettore giudicare se la seconda sia provata in m odo soddisfacente. annuncian­ do una nuova concezione della proprietà con la stessa cer­ tezza con cui avevo negato la vecchia.. 1846. term ine equivoco. il che è manifestamente assurdo? È vero che noi troviamo tale contrappeso nella proprietà assoluta. Davo a questa form ula superiore. ima antinomia. il perno e la m olla dell’intero sistem a sociale.]. ne nel possesso o nella proprietà condizionata e ristretta. La proprietà se la si considera nell’origine è un principio intim am ente vizioso e antisociale. È vero che lo Stato. appunto perché il suo asso­ . non doveva essere disillusa. Le cose restarono cosi parecchi anni. dipendente e feudale. tu tto sommato. ma d esti­ nato a divenire. con la sua generalizzazione e col concorso di altre istituzioni. in virtù della dialettica hegeliana. per la funzione essenzial­ m ente politica che le spetta. [. dopo essersi costituito sul prin­ cipio della separazione dei poteri. soltanto la verità che io cercavo non poteva essere afferrata che con una rettificazione di metodo. ma non ancora chiarita né definita. una nozione che implica due contrari. o. come adesso si vede. preveduta e affermata da me fin dal 1840. come dicevo con Kant ed Hegel. capitolo XII. benché non sapessi dire in che consistesse questa nuova concezione. doveva essere sintetizzata in una formula superiore che desse pari soddisfazione all’interesse collettivo e all’iniziativa indi­ viduale e riunisse tu tti i vantaggi della proprietà e del­ l’associazione senza alcuno dei loro inconvenienti.

per origini. domanderò ancora. satanica e refrat­ taria noi abbiamo trovato il mezzo più energico per resistere al dispotism o dello Stato ed uguagliare le fortune senza organizzare le spogliazioni e senza m ettere la m useruola alla libertà? È vero. nella proprietà. che questa proprietà che oggi è priva di ogni biasimo. noi n o n abbiam o bisogno che di opporla a se stessa oltre che al potere pubblico. federativa. trascurati fino ad oggi o abbandonati al monopolio e all’anarchia? Ecco i quesiti su cui il lettore è invitato a pronunciarsi dopo m aturo esame e seria riflessione. solo a condizione di conservare intatta la sua personalità.190 T esti lutismo deve opporsi a quello dello Stato. e che se la proprietà si è umanizzata. solo a condizione di restare come la natura l’ ha fatta. nessuno dei quali si trova nel principio di proprietà. aggiunto. progressista e amante della giusti­ zia? È vero che questi attributi. egualitaria. proprio l ’assolutismo e 1abuso? In tal modo. p er natura. m a perché noi ne abbiamo soltanto ingrandita la sfera e generalizzato il campo? E vero che in questa natura egoista. si pone nel sistema sociale come liberale. e di circondarla di garanzie e di decuplicare le sue forze. Riconosciuta la missione politica e sociale della pro­ prietà io vorrei richiamare ancora una volta l’attenzione del lettore su quella specie d ’incompatibilità che esiste in questo caso fra il principio e i fini. È vero. come se noi avessimo voluto esal­ tare senza limiti. la proprietà può divenire uno strum ento . che per cambiare gli effetti di una isti­ tuzione che nei suoi inizi fu il colmo delle iniquità. anzi noi l’abbiamo religiosamente rispet­ tata. se da scelle­ rata è divenuta santa. e che fa della proprietà una creazione veramente straordinaria. indomo il suo io. per definizione psicologica. e il suo spirito di rivoluzione e d ’incontinenza. le vengono a m isura che essa si generalizza. per vigore passionale. poiché io non potrò mai insistere troppo su questa verità alla quale non ci h a abituati la logica delle scuole. decentratrice. soppresso o addolcito nella prim itiva nozione. per assicurarne in seguito l’eguagliamento. è pur tuttavia la stessa. basta organizzare a fianco della proprietà e al suo servizio un certo numero di istituzioni e di servizi pub­ blici. per trasform are l’angelo delle tenebre in angelo della luce. cioè a misura che un maggior num ero di cittadini arriva alla proprietà? Ed è vero che per operare questa generalizzazione. che ha subito una critica esatta ed imparziale con tanta sorpresa dell’opinione pubblica? Ed è vero che niente è stato modi­ ficato. non è perché noi ne abbiam o cam­ biato la essenza. re­ pubblicana. dico.

possa starle al paragone. diritto di usare e di abusare. Si può fare in modo che questa fin­ zione. il cui frutto è aspro e verde da principio m a s’indora col sole e diviene p iù dolce del miele. ma bensì le sue opere. brezza e rugiada alla proprietà noi otterrem o dai suoi germi peccaminosi i fru tti della virtù. Dalla ragione del diritto alla ragione dello Stato il passo è breve. Come l'albero. « in quan­ to lo perm ette la ragione del diritto ». e perciò siam o in continuo pericolo di usurpazione e di despotismo. quello governativo. an­ tieconomico. Esso si oppone ad un altro potere assoluto. tanto giusta. di libertà. di giustizia e di ordine. sovrumano. ed anzi essi sussistano solo per mezzo di questa chiave di volta: vera finzione. usucapione. senza alcuna alterazione del principio.P roprietà: critica e rivalutazione 191 di garanzia. cosi pro­ digando luce. prim a occupazione. più positivi. e pertanto dob­ biam o cercarne. Il diritto di proprietà è assoluto. Senza di che non possiamo uscire dal­ l’am bito del possesso e ogni nostra argomentazione è sofi­ stica e in m ala fede. che nessuno dei n o stri diritti più reali. ju s utendi et abutendi. cadrebbe se noi pretendessim o distinguerla dalla proprietà assolutista. extragiuridico. egualitaria e m oralizzatrice. divenga tanto sublime. se non la giustificazione completa. almeno la comprensione. tanto splendida. orm ai non si può più aspirare a purificare la coscienza um ana com bat­ tendone la passionalità come facevano i vecchi m oralisti. Conclusioni Bisogna sem pre arrivare a conchiudere che la proprietà è im a autentica finzione legale: solo si può fare in modo che questa finzione sia nei suoi motivi tale da doverla con­ siderare legittima. Cosi si è ottenuta per mezzo di una semplice m essa a punto. La giustificazione della proprietà che abbiamo ricercato inutilm ente nelle sue origini. Il principio di proprietà. la visione della proprietà liberale. quella trasform azione che io cercavo sotto il nom e di sintesi. che comincia ad im­ porgli la restrizione. accaparratrice ed abusiva. . che ci ripugna perché non ne comprendiamo il signi­ ficato. Non bisogna cambiare le sue tendenze. quatenus juris ratio patitur. Pertanto la n o stra critica anteriore sussiste sem pre. più im mediati e immanenti. è p u r sempre un prodotto spon­ taneo dell’Essere universale e della società. ultralegale.

La funzione regia. è qui sostituita da cittadini proprietari. Da ciò deriva il decentram ento e un principio di federazione. e tutto ciò che non è suscettibile d i appropriazione privata. L a proprietà feudale non genererà mai una repubblica. E tuttavia l’allodio è la base della repubblica. tu tte infervorate di unità. gerarchia e subor­ dinazione. D e l pari la vera proprietà non produrrà m ai una m onar­ . alienabile e divisibile. la troviamo invece nei suoi . non p o t r à sussistere e si convertirà in autocrazia. Allo scopo di spezzare il fascio della sovranità collet­ tiva. acquisto col lavoro. principe o impe­ ratore. segno concreto della sovra­ nità del cittadino. affittuari e operai riuniti in consiglio e perciò l'indipen­ d e n z a comunale e la disponibilità delle proprietà. di centralizzazione e di assoluti­ smo. Il popolo è felice quando vede far la guerra ai pro­ p rieta ri. e il reg n o costituzionale fu definito: « Una m onarchia circon­ d a ta d a istituzioni repubblicane ». e p e r conseguenza nessuna libertà né autonomia. non vi è che feudalità. Dove la proprietà appar­ tiene alla collettività. vassallaggio. mentre allo Stato non spettano che le p arti indivisibili e comuni per il loro uso: corsi d’acqua. La parola repubblica non è d u n q u e sediziosa per se stessa e risponde alle vedute della scien za non meno che alle sue aspirazioni. foreste e deserti. gli è stato eretto contro il dominio proprietario. come è stabilita dal sistema costituzionale. cosi ripugnante. È odiosa al prim o in grazia alla sua onni­ potenza. 2) l ’am m inistrazione della provincia da parte di chi l ’a b ita . dopo averla resa eredita­ ria. laghi. Per aum entare la possibilità di movimento e circolazione la terra è sta ta resa liquidabile. che h a n n o tutti gli occhi aperti sugli affari pubblici. fini: essa è essenzialmente politica.192 T esti conquista. ed è stato attribuito all'individuo. La costituzione di una repubblica — m i si perm etta alm eno di impiegare questa parola nella sua alta accezione g iu rid ica — è la condizione sine qua non della sua pro­ sp erità. La proprietà allodiale è imo smem bram ento della sovra­ nità. lande e m ontagne incolte. senza b is o g n o di mediazione. senato. e non piace alle correnti più democratiche. aristocrazia. che lascerà decadere l’allodio a fe u d o e che ricondurrà la proprietà al comuniSmo slavo. ed è l’avversaria dell'autocrazia come la libertà lo è dell’autorità. strade. Un giorno il generale Lafayette indicando Luigi Filip­ po disse: « Egli rappresenta la migliore delle repubbliche ». stagni. e v icev ersa una repubblica. perciò è particolarm ente odiosa al potere pubblico e alla democrazia. cosi esorbitante. Le conseguenze dirette della proprietà allodiale sono: 1) l ’amministrazione del comune da parte dei proprie­ ta ri.

La proprietà è l'egoismo idealizzato. Il principio di proprietà è ultralegale. Se oggi siamo in possesso di tu tti gli elementi. assolutista ed egoista per sua natura. m olto più che non si sia creduto. allorquando. In essi si scopre un'anim a e una vita intim a collettiva che si evolve al di . diviene uno strum ento di giustizia e di ordine. con questo stesso atto essi rinuncerebbero alla loro parte di sovranità e presto o tardi il principio di proprietà rim arrebbe alterato nelle loro mani. So bene che una teoria semplicista come il comuniSmo o l'assolutism o di Stato è una concezione di gran lunga più facile che non lo studio delle antinomie. ser­ vizi pubblici. creiamo un piano di società uniforme e tu tto sa rà semplificato e risolto. ma bisogna che sia cosi. al punto che proprietà e diritto sono idee inseparabili e quasi sinonimi. Bisogna che sia cosi: perché in nessun caso il diritto è tan to osservato come quando trova u n difensore nell'egoi­ sm o e nella coalizione degli egoismi. monopoli. e tutte le conclusioni egualitarie che ne ho dedotte. Si serviva la causa della monarchia. Ecco in che m odo nelle previsioni della ragione univer­ sale il principio dell’egoismo. liberali e repubblicani fecero la guerra al cam panilismo. essi però hanno bisogno di essere coordinati e sintetizzati secondo le loro proprie leggi. Sento dire da certi riform atori: sopprim ia­ m o tutte queste complicazioni di autorità. Lo si è visto in Francia. possesso. libertà. Ma non è colpa mia. fine all'iniquità. Il nostro sistem a sociale è complicato. imposte. Il lettore si guardi bene dal vedere in questo antago­ nismo. regno più nominale che effettivo. sotto Luigi Filippo. ricevono una sorprendente conferma. Cosi l'intera m ia critica anteriore. Se accadesse il contrario e se un insieme di proprietari eleggesse un capo. concorrenza. usurpatore per sua natura ed improbo. consacrato e investito di una funzione politica e giuridica. implici­ tam ente abdicherebbe e si demolirebbe. in queste opposizioni e in questi equilibri. [-]. a meno di non tra ­ sform arsi volontariam ente in regno costituzionale. essendo io un semplice osservatore e ricer­ catore di serie. un mio m ero virtuosismo.Proprietà: critica e rivalutazione 193 chia e una vera m onarchia non produrrà m ai ima vera proprietà. extragiuridico. rappresentante dei proprietari. bilancio commerciale. se essa non ha una sua fortezza ine­ spugnabile. In nessun caso la libertà sarà difesa contro il potere se essa non dispone di un mezzo di difesa. oppure se una m onarchia creasse dei proprietari.

C’è dunque una differenza tra la ragione individuale e quella collettiva. di un disegno supe­ riore. se è cosi. la lotta degli elementi. dotato i suoi cittadini. e‘ Fare la storia della proprietà presso un popolo equi­ vale a dire come esso ha traversato le crisi della sua for­ mazione politica. e la sintesi eli tutti gli indefinibili e assoluti. possa arrivare a scoprirli e ad appropriarseli. di una ragione costituita diversamente dalla nostra? Perché. cosi ben coordinati. sentimento. quella le forze libere. come è vissuto. che vanno e vengono. d il l. della libertà. nella facoltà inventiva. grazie alla proprietà d ‘J ! sl. nella sensibilità e anche nell'io. vastità di azione e reazione. Inoltre abbiamo potuto osservare. Ciò compreso. che ammetta nel suo sistema la pluralità dei principi. studiando la società. nel pensiero.loi c°nnessi. passione e giustizia siano l’indice di una vera vita. che ripugna all’idea di iniziaive dall'estern o. come è . benché questa. o coscienza. di cui la logica ordinaria. con approssimazioni indefinite. secondo la quale ipotesi ogni gruppo umano avrebbe avuto bisogno di un iniziatore speciale. infallibile di una cristallizzazione. l’opposizione dei contrari. come fa u n metropolita quando dà l’investitura ad un vescovo e come questo quando impone le mani al curato. ‘Ha fantasia. nell amore. regolato i suoi interessi. come ha prodotto i suoi poteri e i suoi organi. non dovremmo vedere in questi fatti attuazione della creazione diretta e autom atica della soctet. com e ha equilibrato le sue forze. Proprietà e Stato sono due creazioni sponta­ nee di una legge immanente.aPason esteso che è proprio della vita. Ora siccome sappiamo che vi sono differenze nell’intelliSenza non meno che nella forza: differenze nella memoria. elasticità naturale. sillogistica. un altro fenomeno e un'altra legge. perché dobbiamo rifiutarci ai ammettere che i principi sociali. dommatica e unitaria non può rendere conto ma che si chiarisce meravigliosamente con l'aiuto di una filosofia più jarga. er ? sua volta battezza e governa le sue pecorelle. e siccome è impossibile dire dove cominci e dove unisca ciò che chiamiamo anima.194 T e sti fuori delle leggi geometriche e meccaniche. e che è impossi­ bile assimilare al movimento rapido. nella riflessione. e ispirati a tanta ragione. uniforme. a’ risultante dal semplice accostamento degli elementi e dal gioco delle forme che costituiscono la società? Abbiamo scoperto una logica speciale e principi che non sono quelli della nostra ragione individuale. nell’idealizzazione. noteremmo che le leggi generali della s:ona sono le medesime che reggono l’organizzazione soC 1. previdenza.

. né deco­ razione. né titolo onorifico. Noi respingiamo. di cui hanno potenziato i mezzi di usurpazione. il suo scudo: mentre il lavoro è la sua spada. La teoria della proprietà è simmetrica a quella della discolpa per mezzo dei sacramenti dell’uomo caduto in peccato. dei servizi pub­ blici e dei servizi privati. La proprietà è il principio più fondamentale di cui ci si possa servire per comprendere le rivoluzioni della storia..Proprietà: critica e rivalutazione 195 morto. e che dovrebbero essere respinti ambedue se vigessero in direzione separata. Non vi è che una cosa nuova per noi nella nostra tesi: che questa stessa proprietà il cui principio contraddittorio e pericoloso sollevava la nostra disapprovazione. [. il comunismo in tutte le sue forme. dato all'uomo per proteggerlo contro i pericoli del potere pubblico e le invasioni dei suoi simili. poiché il lavoro. la produzione. non hanno funzionato che a vantaggio del forte. da quando esistono. il credito e lo scambio non lo richiedono affatto. Noi abbiamo compreso che questa opposizione di due assoluti. Nel regime comunitario e statalista ci vogliono la poli­ zia e l’autorità per garantire il debole contro l’invadenza del forte... con la sua riserva parimenti contraddittoria: dom inium e st jus u ten di et abu ten di re sua quatenus ju ris ratio patitur. Essa è un dono gra­ tuito.].. Essa non è ancora esistita nelle condizioni in cui la pone la teoria e nessuna nazione ha mai raggiunto il massimo livello di questa istituzione.. [. punendole se la tradiscono. attività. benché assente. insieme allo statalismo.]. P roprietà e S tato. poiché essa non è né salario. tali sono i due poli della società. La proprietà non si misura sul merito. viene da noi oggi interamente accettata. e obbliga le nazioni a rico­ noscerla..]• [. questa opposizione è il fon- . ecc.. La proprietà assoluta e incoercibile si protegge da se stessa. ma essa regge positi­ vamente la storia. genio. forza. L’equilibrio della proprietà richiede ancora garanzie politiche ed economiche. ma sfortunatamente la polizia e l’autorità. né compenso di qualunque genere. non si misura sulla potenza dell’individuo. [.]. noi vogliamo la determinazione delle funzioni pubbliche e di quelle individuali. di cui uno solo sarebbe irremissibilmente da con­ dannarsi. È l’arma difensiva del cittadino. È la corazza della sua personalità indipendentemente dalle differenze di talento.

Proudhon. Roma 1947. di A. trad. 182.E.141-151. 177-179.T.196 T esti lamento proprio dell’economia sociale e del diritto pub­ blico: restando a noi il compito di governarla e di farla agire secondo le leggi della logica*. La proprietà. PP. Klitsche e La Grange. . O.-J. * Da P. 165-171. Bottega dell’antiquario..

prima di tutto. che prescinde completamente dalle ricchezze. Ecco. l’organizzazione autoritaria e comunista. riceve gli stessi benefici in cambio degli stessi servizi. reciprocità. Sup­ poniamo che chi dà in prestito diventi a sua volta uno che prende a prestito. m utualità. Ci interessa piuttosto sapere in che modo. . sia con un oggetto della stessa specie. in politica e in economia politica. avremo una prestazione reciproca. a partire dal­ l’idea della mutualità. nel quale ognuno gode degli stessi diritti a patto di adempiere gli stessi doveri. quindi. e in senso lato. scambio. Di qui. il quale quindi ne restituisce l’equivalente. sia stato possibile. comunità o carità. costituire un sistema di rapporti che tende addirittura a trasformare da cima a fondo l’ordine sociale. dal rango e dalle classi. LA TEORIA DEL M U T U A L IS M O Le parole francesi m utuo.X IV . che significa prestito (di consumo). Si sa che nel prestito di consumo l’oggetto prestato viene consumato da chi prende a prestito. g i u s t i z i a . Non c’è nulla di più elementare: perciò non vorrei insistere ancora sull’aspetto logico e grammaticale di questa nozione. bensì come un sistema equilibrato di libere forze. provengono dal latino m utuum . che hanno per sinonimi reciproco. il ragiona­ mento e le conclusioni a cui giungono questi antiautoritari o liberali. A che titolo. e sotto quale influenza l’idea di mutualità si è affermata nelle menti? Abbiamo prima visto in quale modo la scuola del Luxembourg intende il rapporto dell’uomo e del cittadino con la società e con lo Stato: è un rapporto di subordina­ zione. Questa concezione governativa si scontra con quella dei fautori della libertà individuale. scambio. quindi un sistema essenzialmente egualitario e liberale. secondo i quali la società deve essere considerata non come una gerarchia di funzioni e di facoltà. sosti­ tuita a quella dell’autorità. sia con un oggetto di altra natura. m utuazione. dunque uno scambio: questo è il nesso logico che ci fa chiamare con lo stesso nome due operazioni diverse. reciprocità.

e che non può in nessun caso. Similmente lo Stato. Da questa legge derivano tutti gli insegnarnpUa^stic. hanno fatto il loro tempo. a 1 ato> e direi quasi a una sorta di religione di ' c itta d in i3 pratica tanto facile quanto vantaggiosa per rePression ’ U” a Pratica cbe non richiede né polizia. abbastanza rimunerativo. ltto criminale e dall’atroce pratica della vendetta la libera onornico<nelle opere del lavoro e nei servizi deiistituti m Ìratellanza. L’autorità al lorrk ’ dicono. ecc. cauzione È rantic101]6’ Saranzia per garanzia. c ostrizione. che di conselibertà ’ n°n esist. ng anche.sione più elevata. rovina. prestito per prestito. e il cittadino.. credito. razione °dotto per prodotto. e di poter scambio ° r n * suo* concittadini. è l’uomo libero. Stato. traspora* diritte .Di n/. azi°ne. la natura zione d li e^Pres. credito per credito. umana x°ptengono che. sicuro di ricevere in cambio dei suoi pro­ stabilire czz. che ogni si ridu(frSla tra ^ Potere e il tale o il talaltro cittadino guenza 6 a Una controversia tra cittadini.i: mutuo soccorso. rapporti leali e ente garantiti. di mercato. realmente responsah r a8is. a principio di Stato. il Governo . che lo Stato non è altro indipenri!511.: questa è la legge. occhio per occhio. ce di sua iniziativa e sotto la sua personale dotti un J 1 tà.^u°na qualità e di giusto prezzo delle merci. assicurazione. ecc.° giusto. dente v u £6e del taglione. che l'uomo. radicalmente contrarie a quelle vasta se ^ our§> passano a una organizzazione su più dicono n PrinciPÌ° rnutualistico.198 T esti t . la pretesa di elevare il principio mutuaa ^gge (j r ^ certe istituzioni. di lavot o e?r°. reciproche garanzie di scambio. assicuper cau7 '^er assicur. del Lux U eSK C Premesse. rappres ft1 e capaci tutti di giudicare. listico. né per nessi ’ . dunque. prerogativa diversa dalla e la car>Fleniaz‘a diversa da quella del Diritto. inghiotsovrano °hiìanc! comunitario. in 1 1 1 1 certo senso capovolta.stima dal libero esercizio del suo talento e che la ■ Dicono.ante della libera unione fra soggetti eguali. per non dire l’incarnariceve N ^ tiz ia universale. °* diventare motivo di delusione e causa di tito*dall' ^ avoratore non è più un servo dello Stato. dente per tata da] v p e r v \ta> . vogliamo Da P°sto la giustizia. Servizio per servizio. per quel che riguarda lo perfetta m tu tti gli oggetti di consumo. natura S^° diritto direttamente dalla dignità della sua temente0^ come P*ù tardi riceverà il suo benessere diretfecoltà i SH° personale lavoro e dal buon uso delle sue delle «li . che cosi esso non controv 3 c^e libertà e interessi raggruppati. e> nella società. aH’interno deH’Universo.

Chi dice. applicabile ugualmente. Governo. in due parole. dice accentramento. secon­ . respon­ sabilità individuale e collettiva. tutti sono eguali di fronte alla legge. o se. vice­ versa. riduzione al minimo delle spese generali. soppressione del parassitismo e della miseria. con le quali si designa. presuppone la molteplicità delle com­ petenze. la complicazione dei meccanismi. Le classi operaie ci hanno svelato il loro segreto. questo o quel ministero: D espotes ho nom os. persone morali e persone reali. governo. Sicché non ha più senso chiedersi. autorità. proprietà indivisa. quindi la creazione del parassitismo e l’avanzare della miseria. comunità e corporazioni. o il cittadino più del principe. l’accrescimento indefinito delle spese generali.. debbano dominare l’individuo. gruppi e individui. a seconda che il lavoro sia individuale o di gruppo. se lo Stato. separazione delle industrie.. indipendenza del lavoro. Prim o esem pio: le assicurazioni. la subordinazione delle volontà. invece. o se ne è invece serva: tutte queste questioni sono pure assurdità. Chi dice mutualità. il Governo o la comunità. cittadinanze.La teoria del m u tu alism o 199 non è più un sovrano. nei casi speci­ fici. se il principe conta più del cittadino. Come il prin cipio più elem en tare della m orale tenda a diventare il fondam ento del d iritto econom ico e il cardine di nuove istituzioni. come nel sistema borghese o in quello del Luxembourg. Stato-fami­ glia o Stato servitore. sua universale applica­ bilità.. lo sviluppo delle funzioni improduttive. specialità delle funzioni. non si pronunciano con minore energia contro il sistema del giusto mezzo politico e l’anarchia economica dei borghesi. debbano dipendere da lui. che è la sola a giudicare e a governare. se l’autorità domina la libertà. sono espres­ sioni che servono a designare da un altro punto di vista la libertà stessa. divisione delle proprietà. Sono esse a dirci che. comunità gerarchica. classi. attraverso questo o quel dispo­ sitivo. lavoro in comune. che. d’altra parte. potere. famiglie.]• Potenza d e ll’idea m utualistica. sono formule generali riprese' dalla termi­ nologia tradizionale. l’unione. e che la loro riflessione è concen­ trata su un principio unico. [. la dispersione delle forze. cittadini. l’autorità non è qui in antitesi con la libertà: Stato. la somma. compagnie. ecc. hanno abbandonato questa utopia. dopo essersi fermate un momento nel 1848 alle idee di vita in comune. è come se dicesse spartizione della terra. Stato. l’identità e la solidarietà degli interessi particolari. autorità.

le assicurazioni sulla vita. riducendo alla sua espressione più semplice ogni elemento aleatorio. gli orfanotrofi. [. gli asili.]. l'in­ teresse generale impongono di far intervenire la forza collettiva. ogn i possibile manovra speculativa. le deve essere permesso. proprio per la profondità del males­ sere sociale e la lentezza delle trasformazioni che hanno per oggetto il miglioramento di masse cosi numerose e povere. che queste istituzioni continui­ no ad essere dei monumenti di miseria. È prevedibile che queste istituzioni non scompaiono da un giorno all’altro. Ciò non toglie. credito per credito. quali esistono oggi. l'abbiamo detto. di garanzie materiali. che [•••]■ . Metto sullo stesso piano i monti di pietà.. con­ correnza per concorrenza. insieme con gli economisti della scu o la puramente liberale. Essi riconoscono volentieri. elemosina per elemosina. rischio per rischio. è quella che dà. promette e assicura servizio per servizio. i nidi di infanzia. che tutto quello che essa può fare da sola.. n o i vo g lia m o la giustizia ». indifferenza per indifferenza. che. i dormitori pubblici. quanto alla regolamentazione degli interessi: il prin­ cipio della mutualità. Io considero le società di mutuo soccorso. però. le casse pensioni. tanto all'organizzazione dello Stato. il Mani­ festo d e i S e ssa n ta ce l'ha detto: « N oi rifiutiam o l’elemo­ sina. la giustizia. c h e qui non è altro che la mutualità stessa. garanzia per garanzia. Ci si può scambiare male per male. Già da quanto ha fatto o tentato di fare la carità del Cristo si può capire che compito incombe alla mutualità mo­ derna. ecc. scartando ogni velleità. e cosi via. ma che laddove la libertà non riesce ad andare a segno. La vera mutualità. facen­ do diventare comune il rischio. le casse di rispar­ mio. per cosi dire. del resto. gli ospizi. che la libertà è la forza economica principale. il buon senso. valore per valore.200 T esti do il loro modo di vedere. solo come forme di transizione verso il regime mutualistico. possibilità per possibilità. in quanto esse rientrano ancora nella categoria delle opere pie: istitu­ zioni che vivono del sovraccarico che deve imporsi il lavo­ ratore che desideri non esporsi all’abbandono in caso di malattia e di disoccupazione. la cer­ tezza del contratto all'arbitrio degli scambi. Osserviamo prima di tutto che c’è mutualità e mutualità. sostituendo ovunque u n diritto rigoroso a una carità precaria. le case per trovatelli e per invalidi. tende sistematicamente a organizzare il principio stesso della giustizia in ima serie di doveri positivi e. ma anche bene per bene: e cosi. le lotterie di beneficenza. gli ospedali.

pienamente e interamente applicato*.-J. 241-250. Milano 1978. P. e non devono avere altri scopi.-J. pp. A n s a rt. * Da P. Dunque. Proudhon (Estratti).La teoria del m utualism o 201 le funzioni pubbliche sono state fissate apposta per questo tipo di bisogni. De la capacitò politique des classes ouvrières. La Pietra. . sia insomma. P ro u dhon. in P. ma finora scartato in pratica per la negligenza o la connivenza dei governanti. am­ messo in teoria da tutti. essi vogliono che il loro principio riguardo all’assicurazione.

se il popolo non ha una chiara intelligenza della sua idea. e come hanno tentato di fare. L'EMANCIPAZIONE O PER AIA 6 La questione delle candidature operaie. da ultimo. o non. sul questioni che interessano la collettività sociale. sarà certamente più onorevole. avendola acquisita. e cioè: 1) di formarsi. alla prima occa­ sione. portare la sua parola. gii autori del manifesto. un verdetto ragionato. Se si. di stare in politica.XV. c) all’occorrenza. per m ezzo di formule perfettamente arbitrarie. farà bene il Popolo a rinchiudersi nel suo m utism o secolare e ad astenersi dal votare. Rinunciare ai poteri conferitigli dall’istituzione del suffragio universale. non riesce a esprimerla per- 9 . sotto­ poste al suo arbitrato diretto o indiretto. a) enunciando un princi­ pio veramente suo. e dare cosi prova della sua dedizione all’ordine pubblico. e capace. un opini in rapporto con la sua condizione. e nel caso m cui dovess farsi rappresentare nei consigli del Paese. e impegnato a realizzare i suoi disegni? . quindi 2) di esprimere sulle stesse questioni. del Popolo. per usare un espres­ sione più generica. implica ^quel della capacità politica degli operai.. espres­ sione delle sue idee.. . più utile. infine 3) di costituire un centro di azione. cosi come hanno sempre fatto tutti ì fondatori di società. Il Popolo. e dei quali esso possa dire. sostenere il suo diritto. risoltasi nega­ tivamente con le elezioni del 1863 e 1864. . 1 suoi interessi. o se. Senza tu tto questo. Giacché. delle sue speranze. senza il rischio di essere smentito: Questi sono le ossa delle mie o ssa e la carne della mia carne. che votare. al quale la zione del 1848 ha accordato la facoltà di votare. allora è importante che il Popolo. che riassuma ed esprima in smtesi tutt le sue idee. per illustri prati­ canti. che si vantano di dirigere una società che non cono­ scono. cne lo rappresentino anima e corpo. o. b) attestando tale principio con aei voti conformi. eleggendo come suoi mandatari uomini che sappiano esprimere il suo pen­ siero. delle sue mire. dia prova di tale capacità. il suo avvenire. in tal caso farà un favore alla società e al governo. alia maniera della maggioranza dei borghesi.

cosi . come mai. può giungere perfino all’umiliazione. da parte sua. si o no? I Sessanta. simile all’asino della favola. intrigan­ ti e ciarlatani a cui prodiga i suoi suffragi. in quanto cittadini e lavoratori. e fra i candidati. fra i compagni! Ma più afflig­ gente è stato. Il popolo francese ha degli accessi di umiltà senza eguali. cosi desiderosa d’esercitare i suoi diritti elettorali. li rimprovera di sollevare a sproposito una questione sociale quando invece il problema è politico. cosi gelosa della sua sovranità. « Finché non avrem o la lib ertà — dicevano — il nostro solo pensiero sarà d i conquistarla ». degli avvocati. e questi uomini essa li rifiuta! Non li vuole come suoi mandatari! La Demo­ crazia ha orrore dei candidati veramente democratici! È orgogliosa di scegliersi dei capi aristocratici! Pensa. non ha il diritto di prendere la parola. capaci di servirsi con efficacia sia della penna che della parola. Non sono venute a mancare loro neppure le felicitazioni del signor di Girardin e soci. quan­ do ha a che fare con la moderazione. per il momento. che protesta con veemenza contro la presunzione dei Sessanta. dico. E si è anche visto. e meno ancora lo slancio. Questa è. valessero quanto gli altri. pedanti. firmato da ottanta operai7. e nei giornali che hanno la pretesa di essere organi della democrazia. uomini con una certa esperienza.L'emancipazione operaia 203 fettamente. in un’occasione cosi decisiva. Voglio credere che questi operai. il solo obiettivo da perseguire è la libertà. £ apparso un contromanifesto. a giudicare dalle considerazioni da cui prendevano le mosse. si sono pronunziati con coraggio per il si. i suoi adulatori occasionali. scrittori. dei soggetti istruiti. e soprattutto più degni di rappresen­ tarla. venti volte più capaci. Suscettibile e vanitoso in modo indescrivibile. di seminare la divisione invece di predicare l’unione. del « Temps » e del « Siècle ». ma sicuramente non ne avevano l’origina­ lità. l’atteggiamento della stessa massa operaia. ripeto. È capace il popolo. e in buon numero. e conclude dicendo che. Come mai. attorno alle quale volteggiano tanti candidati in abito scuro. dichiara che costoro non esprimono affatto il pensiero del popolo. che essi non facevano che ripetere la lezione della « Presse ». questa plebe. l’inevitabile domanda che le candida­ ture operaie pongono e alla quale bisogna assolutamente dare risposta. di ristabilire la distinzione delle caste quando ci si doveva occupare della loro fusione. oppone tanta resistenza alla candidatura dei suoi uomini? Come! Ci sono nella Democrazia operaia. si contenti di portare il suo basto. giornalisti. Lasci pure gli azzurri e i bianchi votare gli uni contro gli altri. e. perfino. occorre congratularsene con loro. dunque. Ma suscitando forti reazioni.

va considerata da due diversi punti di vista: c'è la c a p a c ità legale. esso si dissimula costantemente dietro i suoi ex tutori. da quando cioè la rivoluzione dell'89 ha messo in crisi le gerarchie. nel condizionamento della sua esistenza. del quale essa conserva ancora profondamente il sentimento. come stupirsi che il Popolo. m isto a invidia. quelli che erano un tempo suoi padroni. fin dall'origine della società. l’istinto di deferenza. La classe lavoratrice è vissuta. quello che noi dobbiamo pensare della capacità e dell’id o n eità politica della classe operaia. sentendosi isolata. La p r im a è conferita dalla legge e presuppone la seconda. prima . prima di tutto. ancora potente. essa ha incominciato a prendere coscienza di sé. quindi in uno stato di inferiorità intellettuale e morale. Si aggiunga quell’oscuro risenti­ mento. messa a con­ fronto c o n la classe borghese. rife­ rita al cittad in o. nelle idee fondamentali che lo dirigono. abbassa gli occhi come ima fanciulla. al cospetto di chi lo obbliga alla condizione salariata. sa solo seguire la pista dei suoi antichi padroni e ripetere le loro massime? Tutto questo. che la parola ca pa cità . il diritto. per q u an to trasformato nella coscienza. Noi. che l’uomo del popolo nutre contro quelli ch e.204 Testi facendo. e la capacità reale. per m olto tempo ancora. e. Per esempio. abbia conservato la sua abitudine all'abnegazione? Vale per i costum i quanto accade con il linguaggio: essi non si modi­ ficano d i pari passo con la coscienza. l’opinione che essa si è fatta di ciò che si chiama capacità è singolarmente falsa ed esagerata. di nobilitarsi? Come mai. al di là delle adorazioni. Non si a m m ette che il legislatore riconosca dei diritti a dei soggetti riten u ti incapaci per natura. e del suo futuro avvento. alle dipendenze della classe possi­ dente. che hanno conservato il privilegio delle professioni cosid­ dette lib e r a li — e che è giusto ormai non chiamare più in questo m odo — per essa. O sserviam o. se il popolo è maturo per la sovranità. la legge. in teoria e in p r a tic a . infine. Solo da poco. è come se avessero 30 centimetri in più degli altri uomini. che non lo proteggono più e non possono far nulla per lui. aspirano ad elevarsi al di sopra della loro c o n d iz io n e : dopo tutto ciò. una volta messo in condizione d’esprimere la sua opinione e di agire autonomamente. se la cosa non trovasse una sua spiegazione nella novità stessa della situazione. bisogna ammetterlo. delle genuflessioni e delle v o lg a r i superstizioni. come mai. Ma conserva. suoi simili. sforziamoci di definire. costituirebbe contro l'emancipazione del proletariato un precedente spiacevole. resteremo gli uni nei confronti degli a ltr i dei Signori e degli U m ilissim i s e rv ito ri: questo im pedisce forse che non ci siano più né signori né servitori? Allora.

erano ritenuti i veri controllori del Governo. della residenza.L’em ancipazione operaia 205 del 1848. inferiori ai 300. e il 25 per cento nel 1863. rovesciato il sistema del 1830: è stato introdotto il suffragio universale e diretto. bisognava pagare 200 franchi di contributi diretti. Nel 1848 è stato. quanto a intelligenza e a carattere. fra tanti milioni di cittadini sottoposti a una semplice tassa perso­ nale. con età non inferiore ai vent’anni. Ed è certo che i nostri dieci milioni di elettori si sono dimostrati. tutta la popolazione maschile. individuo. capacità politica. Attraverso questa sem­ plice riforma. in effetti. corporazione o collettività. Si supponeva dunque che la proprietà fosse una garanzia di capacità reale: di conse­ guenza quelli che potevano pagare 200 franchi e oltre. nella nostra società democra­ tica. per cosi dire. e in una certa misura la capacità politica. Si trattava. del sesso. piuttosto che della pro­ prietà? La dignità di elettore. è stata investita per legge della capacità politica. dal 1848. circa 250 o 300. evidentemente. non appena sia resa comune. fosse inerente alla qualità di uomo maschio e di cittadino. che il diritto elettorale. che ci piaccia o no. e che ciò che appartiene a tutti non appartiene a nes­ suno? Del resto. quando trattiamo da storici e da filosofi della capacità politica. senza alcuna condizione censitaria. o anche più di imo. Ma è evidente che si tratta ancora una volta di una finzione. di una pura e semplice finzione legale: nulla. questa volta. mentre quella di nobile appar­ teneva solo a un numero ristretto? Non è il caso di dire che qualunque dignità. Allora. l’esperienza parla chiaro al riguardo: più il diritto elettorale si è allargato. Come è possibile che essa venga accordata. svani­ sce. realmente incapace. bisogna che usciamo dalle finzioni e che prendiamo in considerazione la capacità reale: che del resto è la sola che possa interessarci. per esercitare il diritto di voto. sono richieste tre condizioni fondamentali: .000 elettori della Monarchia di Luglio. Come è possibile che la facoltà elettorale diventi una prerogativa dell’indigenato. senza eccezio­ ne né distinzione. Ne sono una prova il 36 per cento delle astensioni nel 1857. dell’età.000 cittadini. nonostante la loro quotazione. Si è dunque supposto. Perché ci sia in un soggetto. non ci fosse una grande massa di capacità intellettuali. più ha perduto l’impor­ tanza che gli veniva attribuita. come pure nulla autoriz­ zava a pensare che al di fuori di quella cerchia. poteva provare che fra quegli elettori non ce ne fosse neppure uno. a tutti. arbitri sovrani della sua politica. corrisponde a quella del nobile nel mondo feudale. nata e residente in Francia.

come risultato di questa coscienza di sé in tutte le sue potenzialità. Queste differenze di intensità nella coscien­ za. Che. delle cariche a cui ha il diritto di aspirare. Detto in tre parole. infine. o possono essere dotati di un senso pratico che le più vive intelligenze magari non posseggono. essere capaci politicamente. la legge del suo essere. e perseguiamo una realizzazione. Si noti che qui non è in questione la quantità. che sappia. P o rsi il problema della capacità politica della classe . arrivare sempre a conclusioni pratiche. della sua dignità. noi abbiamo co­ scien za. del ruolo che assume. e perciò favoriamo. pure. Tutto questo. cogliere intellettualmente. Chiunque riunisca queste tre condizioni è capace. noi ci sentiamo tutti f r a n c e s i . a una missione del nostro Paese. con i nostri voti. 3. come tali credia­ mo a u n a costituzione. a svolgere una determinata funzione pub­ blica. idea. significa avere la coscienza di sé come membro di una collettività. riguarda il talento e la competenza: e comunque non è questo che fonda nel cittadino. ma la sua assenza è una mostruosità. e non significa neppure dare prova di una premura più o meno assidua per la cosa pubblica. non signi­ fica essere dotati di una particolare attitudine a sbrigare gli affari di Stato.206 Testi 1. colgono l’idea e la espongono con maggiore o minore efficacia ed energia. la capacità stessa. posta come professione di fede. Che da tale idea. non creano. cioè. ripeto. 2. Alcuni uomini sentono più vivamente di altri. asceti e moderati. a seconda del bisogno e della diversità delle circostanze. spesso silenzioso. Cosi ogni individuo che ha fede in Gesù Cristo. la sua natura non cambia. e come tale capace della salvezza eterna: ciò però non toglie che fra i cristiani ci siano dottori e semplici. moderato. del posto che occupa nella società. e non considerato dal punto di vista della sua attività professionale. del suo valore. tradurre verbalmente. hanno un sentimento di sé più o meno esaltato. il soggetto in questione affermi la sua idea. degli interessi che rappresenta o personifica. quanto al suo prin­ cipio e alle sue conseguenze. è un cristiano. Cosi. Allo stesso modo. esso possa. costituiscono dei gradi di capacità. quello che noi intendiamo qui per capacità politica. Che il soggetto abbia coscienza di sé. però. Possedere la capacità politica. nell’idea e nella sua applicazione. che ne afferma la dottrina con la sua professione di fede e ne pratica la religione. I l patriottismo può essere più o meno ardente in ognuno di noi. spiegare razionalmente. la politica che ci pare traduca meglio il nostro sentimento e serva la nostra opi­ nione. affermare Videa che ne risulta e portarne avanti la realizzazione.

morale e libero. le condizioni. se. Si intende che noi parliamo della capacità reale. che. il fine.. significa dunque domandarsi: a) se la classe operaia. è sempre la stessa in ogni individuo e non può diventare privilegio di nessuno. le caste. Sul terzo punto. di creare e di sviluppare un nuovo ordine politico. c) se da quest’idea. dal punto di vista dei suoi rapporti con la società e con lo Stato. a loro volta. nel caso in cui il potere. la nazione e l’ordine universale. della nobiltà. collettiva. ha preso coscienza di sé. come pure della classe borghese e. se conosce le leggi. i partiti. e che risulta dal movimento dello spirito umano. che riguarda la natura e la società. ma è tenuto invece a ricercare. cioè se è pervenuta a una nozione esatta della sua costituzione. le classi operaie hanno preso co­ scienza di sé. esse. la classe operaia è in grado di dedurre. se tiene separati i suoi interessi e non li con­ fonde con quelli della classe borghese. per deca­ denza o sconfitta della borghesia. per quanto riguarda l’organizzazione della società. le nazionalità. che è presente in tutte le comunioni religiose. le formule della sua esistenza. b) se essa possiede un’idea. Ecco che cosa è la capacità politica.L ’em ancipazione operaia 207 operaia. se ne prevede la destinazione. pur sicure di sé. per quanto riguarda le classi operaie. capacità che il legi­ slatore non può creare. le corporazioni. gli Stati. e. a parte le disuguaglianze del talento e della coscienza. non sono ancora riuscite a dedurre da questi principi una pratica generale conforme. e già quasi illuminate sui principi che stanno alla base della loro nuova fede. e che contrasta perfettamente con l’idea borghese: solo che. non ne hanno colte tutte le possibili conseguenze e neppure fornito una formulazione completa. le classi operaie. se riesce a comprendere se stessa nei suoi rapporti con lo Stato. e che in ogni caso esso suppone. e indipen­ dentemente dai cedimenti e dalle manifestazioni di peco­ raggine di cui esse offrono ogni giorno ancora il triste spettacolo. come essere collettivo. Ed è in base a questa definizione della capacità che io rispondo. si potrebbe aggiungere. Sul secondo p u n to : Si. Sul pu n to p r im o : Si. infine. una poli­ . storicamente. gli fosse devoluto. e noi possiamo fissare all’anno 1848 la data di tale avvenimento. relativo alle conclusioni politiche da trarre dalla loro idea: No. le sètte. questa idea è stata loro rivelata ancora in maniera incompleta. essa si distingue dalla classe borghese. delle conclusioni pratiche appropriate. le classi operaie hanno un’idea corrispondente alla coscienza che esse hanno di sé. ecc.

La Pietra. De la c a p a c iti politique des classes ì ii v r i è r e s .208 Testi t ic a appropriata: testimone il loro voto in comune con la borghesia. esse non sono ancora riuscite a stabilire il loro Predominio. soprattutto della stra­ vaganza governativa che hanno ereditato da una borghesia n ex tre m is.-J. Proudhon (Estratti). che se. tuttavia. P roudh on . . in uno stile meno scolastico. f i l a n o 1978. testimoni anche i pregiudizi politici di ogni so rta ai quali esse sottostanno. P. hanno perfino ritardato la loro emancipazione i compromesso fino a un certo punto il loro avvenire *. la n n o avuto modo di spostare il centro di gravità nell’ordine co litico e di agitare l’economia sociale. per l’inizia: iv a che esse hanno intrapreso e per la loro forza numerica. che le classi ope~ a ie sono appena nate alla vita politica. Diciamo. a causa del : a o s intellettuale a cui sono in preda.-J. in P. * Da P. pp. A n sa r t . 217-223.

Messina-Firenze 1973. pp . vol. P resente e A vve­ n ir e d el S o c ia lism o — uno scritto di carattere storiografico pubblicato a puntate nel periodico socialista « La Plebe » — ricordava che il socialismo doveva essere inteso anzitutto come una realtà spirituale connaturata al­ l ’uomo e che perciò una sua riduzione dentro una periodizzazione ideolo­ gica precisa ne avrebbe limitato l ’intrinseca problematicità. 10. J. G. Milano 1971. 456-459. Girar e Briere. R ileg g en d o P ro u d h o n . N aissance d e l'anarc h ism e . p. Utilizzando le classiche cate­ gorie epistemologiche della sociologia della conoscenza. L ’anarchia. B e n o it M a lo n e il so c ia lism o in Ita lia . Paris 1970.. Bocca. Milano 1966. Joll. pp. 1978. D el p r in ­ c ip io fed e ra tivo . 4 Cf. precisamente nel 1874. Roma 1969. Guerin. pp. Un approccio diverso è stato tentato recentemente da Pierre Ansart. Lichtheim. 456457 e 615. si può spiegare la multiformità e l’apparente contraddittorietà di Proudhon. in S to r ia del S o c ia lism o . Berthod. pp. L'anarchism o dalla dot­ trin a a ll'a zio n e . M. Un so c ia lism e p o u r le p a y sa n . Editori Riuniti. D. pp. M a rx e E n g e ls. Amato. pp. 5 Per una panoramica d ’insieme — da prendere però con beneficio d’in­ ventario — su Proudhon quale capostipite dell’anarchismo cf. G. Gran parte di queste tesi ricalcano in sostanza il giudizio espresso all’inizio del secolo da A. D el p rin cip io fed e ra ­ tiv o . pp. IX-XXI. 40-47. Milano 1944. Cornu. S to ria del socialism o. Proudhon. P ro u d h o n e t la p ro p rié té . di Comunità. lo studioso fran­ cese ha cercato di stabilire una sorta di om o lo g ia s tru ttu ra le fra il pen­ siero proudhoniano e il contesto storico-sociale in cui tale pensiero si è formato e definito. 28-29. specialmente pp. Bruhat. 92-125. Feltrinelli. ad nomen. in « Mondoperaio ». 467. Paris 1910. L 'a n a rch ia . Arvon. Milano 1963. Pellicani. n. 129-141. 63-86. pp. pp. S to ria d e l p e n siero p olitico. 67-75. G. G. H. Roma 1973. P. il Mulino. 6 E con questa chiave che Bouglé interpreta. Feltrinelli. L. pp. gli agita to ri. S to ria d e lle idee e d e i m o v im e n ti liber­ ta ri. L ’anarchism o. un grande socialista come Benoît Malon nel suo Passato. Ansart. ad esempio. Padova 1979. Mondo Operaio. Le origini d el so c ia lism o . E sq u isse d 'u n e e xp lica tio n so cio lo g iq u e d u p ro u d h o n ism e . E . dal lib era li­ s m o al com uniSm o. 3 È bene ricordare che già nel secolo scorso.. 2 Tra le tante si vedano J. p. 157. a nostro avviso giustamente. I l so c ia lism o francese dal 1848 al 1871. i fa tti. . P refazione a P. 9. P re fa zio n e a P. Milano 1970. Pellicani. I l pensiero so cia lista p rim a d i M a rx. Ed. Centro per la Storia del Movimento operaio nel Veneto. Briguglio. Woodcock. J. Bravo. Touchard. Roma 1971. 75-103. Edizioni Avanti. A. Zoccoli. D’An­ na. Samonà e Savelli. Solo cosi. G li anar­ c h ic i. 5-10. secondo lui. pp.NOTE ALL'INTRODUZIONE 1 Come ha sottolineato L.. Bologna 1974. Proudhon. IX-XXI. J. Il Saggiatore. le id ee . PUF. J. Editori Riuniti. I: D alle o rig in i al 1875. Roma 1979. p.. L.

L a féd é ra tio n e t l'u n ité en Italie (1862). I d . 207. La sociologia d i P ro u d h o n . Sciacca. pp. il maggiore storico dell’anarchismo. E. p. 53. G.. 1971. Dibat­ titi ideali e c o n tr a s t i politici a ll'in d o m a n i d e l 184S. V alian i. M. F. 79-251. in « Rivista Intemazionale di Filo­ sofia del D ir itto ». Q uestioni di storia. 1962. F errari e P ro u d h o n . pp. Feltrinelli. in « Studi storici ». Einaudi. Editions de l ’Institut de Sociologie de l’Université Libre de Bruxelles.M. 58-75. du Seuil. 9 F. 4.210 Note all’introduzione tutto il pensiero di Proudhon. Feltrinelli». Paris 1930. La Nuova Italia. n. Gurvitch. HC. 1 SA. Un capitolo d i sto ria del socialism o riso rg im en ta le: Prou­ dhon e F e r r a r i . F ed e ra lism o y revolución. 1947-1948. in « R iv is ta Internazionale di Filosofia del Diritto ». P roudhon. 260-291. H e nnessy. S . 345-362. Jaca Book. 70. Torino 1971. n. 1971. D itta tu ra e rivoluzione nei d ib a ttiti d e l Risorgi­ mento. P i s a c a n e e la rivo lu zio n e fa llita . p. 83. 1 1 B. Carr. To­ rino 1977. S. tó R. 14 e 59. 75-92. 1 3 F. Valiani. R o s s e lli. 3. Sirey. C arlo Pisacane n e l R iso rg im e n to italia n o . A. S t o r i a d e lla S p a g n a 1808-1939. L. Gallimard. F. I l so c ia lism o risorgim entale di F errari. P. p p . Paris 1961. Mounier. 307-341. Il Saggiatore. J u tg la r B em aus. anno IV. C. 1 2 N. P . 163. Dolleans. Ansart. R e c e n ti in te rp reta zio n i d i P roudhon. B ru n ello . Barcelona 1966. cf. in « Il pensiero p o litico » . Alcuni studiosi di Proudhon hanno però sottolineato il carattere fortemente polemico delle opere scritte in questo periodo. 6 -1 1 . 7 Max Nettlau. p. in O eu vres. J. Bouglé. n. Le idee sociali e p o litich e d i Carlo Pisacane. in « S tu d i storici ». 316. 110. Paris 1948. Della Peruta. pp. 75. Einaudi. L.. un anarchismo quindi « contingente » e destinato ad essere in parte superato. Della P e r u ta . Seco Serrano. 8 Per un panoram a d'insieme delle più recenti interpretazioni di Prou­ dhon. 1951. L e tte re d ì Ferrari a Proudhon (1851-1861). 1-3 1956. pp. 1. Paris 1932. Ordine sociale e lib e r tà in P roudhon. p. B reve sto ria dell'anarchismo. in «Annali dell’istituto G. Ferrari e P r o u d h o n . C. pp. Morano. Napoli 1969. pp. 1961. p. p. 179. Antistato. pp. n. 6 e 7 dicembre 1969). Cesena 1964... Pisacane e Montanelli. L. G.. Masini. in « Il pensiero politico ». 1. 10 P. La f o r m a z i o n e d i G iuseppe F erra ri e la c u ltu ra italiana nella p rim a metà dell'800.. in « V olontà ». Ed. Russi. 46-60. Firenze 1978. Pi y M argall and . Einaudi. Battaglia. Zanfarino. 1943. Milano 1974. A. Rivière. Rota Ghibaudi. P ro u d h o n . Q u e stio n i di s to r ia . Torino 5. pp. p. L 'idée d u droit social. 190-207. IV. Nouvelles observations s u r l'u n ité italien n e (1865). Della Peruta. T h e F ed era l R e p u b lic in Spain. p. n . Las ideas sociales de Pi y Margall. . Q u e stio n i d i sto ria del so cia lism o . in A na rch ici e anarchìa nel m o n d o c o n te m p o r a n e o (Atti del Convegno promosso dalla Fondazione Luigi E in au d i. pp. I dem o cra tici italiani e la rivo lu zio n e italiana. 1968.: L 'a c tu a lité de P ro u d h o n (Colloque de 24 et 25 novembre 1965). P r o lo g o de C. pp. H L. Valiani. L 'a ttu a lità di P ro u d h o n . 47-52. 216. in « Movimento operaio ». Milano 1972. In flu e n ze p ro u d h o n ia n e su l gior­ nale genovese « L ib e r tà e asso cia zio n e ». Paris 1959. A narchie e t personnalistne. D'Ama­ to. vede Proudhon pro­ prio da questo punto di vista. pp. Bru­ xelles 1967. Alcan. 412-413. Torino 1975. C. 1955. Della Peruta. I. pp. per cui il suo anarchismo deve essere spiegato con la par­ ticolare situazione storica creatasi con lo scoppio rivoluzionario del '48. p. 125-179. Id. Nettlau. Rota Ghibaudi. P ro u d h o n . Milano 1976. E . in « Movimento operaio e contar dino ligure ». p.. F. Publicaciones de la Cátedra de historia g e n e ra l de España.

Midia. pp. Textes établis par Henri Burgelin. Publié sous la direction de Jacques Freymond. M. Gómez Casas. Mervaud. S to r ia d e ll'a n a rsin d a c a lism o spagnolo. Se non che. n ella rivoluzione spagnola. Toulouse 1946. 26 J. Per l'a u to g e stio n e . come ha sostenuto il massimo biografo di Marx. 21 F.. 28. p. per anni aveva scritto ed affermato. 20 J. Franz Meringh (F. VV. n. E l p ro le ta ria d o m ilita n te . Cambridge 1969. A. 9-12. 31 e pp. n. Genève 1962 . 152-168. Peirats. in « Cahier du monde russe et sovietique ». A lle origini d el so c ia lism o russo. 252 . E inaudi. Li­ brairie Droz. 19 A.« Cahiers de l’ISEA » (Etude de marxologie). Paine-Whitman Publishers. pp. Com’è noto solo lo scritto su La gu e rra civile in F rancia potrebbe legittimare ima simile ipotesi. 110 ss.. S to r ia d e lla Spagna 1874-1936. Lorenzo. come parentesi in una continuità che va in tu tt’altra direzione. Settembrini. p . T h e F irst In te r n a tio n a l in France 1864-1871.. 197. Il p o p u lis m o ru sso . Introduction par J. 27 E. P. E.. Knut Langfeldt et Miklós Molnar. Sulla influenza determ inante che la concezione proudhoniana ebbe nella originaria concezione sovietica della democrazia dei consigli. pp. S to ria d e i soviet (19051921). Bourdet.. pp. Laterza. 430-434. del Movimento Libertario Español. p p. 255-263. secondo cui Marx ed Engels sarebbero stati i veri fautori dell’autogestione e del decentramento. in Id. e non l’Inghilterra o la . Del resto Bernstein aveva scritto a proposito di questo scritto: « in tutte le sue linee essenziali è straordinariamente simile al federalismo di Prou­ dhon ». 134-149. X II. Laterza. 1966. Sulle contraddizioni di Marx di fronte alla Comune di Parigi che lo costrinsero appunto a doversi rimangiare quanto. J. Ox­ ford 1962. Jaca Book. New York 1955. Torino 1970. il Mulino. p. 119-237. D. La P rem ière In te rn a tio n a le . vol. Verdes. U e rzen et P roudhon. pp. fase. M em o ria s de u n In te r n a tio n a l. Mi­ lano 1975. 144. V ita d i M arx. I p re su p p o s ti d e l so c ia lism o e i c o m p iti d ella social­ d em ocrazia. 24 T.N . 302. pp. Poggio. S to ria del m o v im e n to o p e ra io . Venturi. Non occorre dire che Du prin cip e fé d é ra tif di Proudhon fu pubblicato nel 1863. University Press.Publications de l ’institut de Hautes Études Internationales. p. Tornasi. in AA.. Einaudi.N ote all’in tro d u zio n e 211 th è Federai R e p u b lic a n M o v em e n t 1868-1874. 152. 83-162. Milano 1976. p. At thè Clarendon Press. I. S.T . Milano 1978. 39. pp. Bari 1972. R ecueil d e d o c u m e n ts. 461-465. 239. pp. 1-2. E ssa y s in P oliticai a n d In te lle c tu a l H isto ry . Per il rapporto Herzen-Proudhon si veda lo studio specifico di M. Id e o lo g ie libertarie e fo rm a zio n e um ana. 51-311. T h e S o c ia l and P oliticai T h o u g h t o f K . L e origini so c ia li e p o litic h e d e lla guerra c iv ile . p er esempio. Paris 1964. Moizzi. pp. gennaio-giugno 1971. Les d é lé g u és fra n ç a is aux co n fé re ce n se e t congrès d e l'A s­ sociation In te r n a tio n a le d es T ra va ille u rs. M arx. I. vol. vol. Anweiler. Ed. I. Torino 1972. 22 Ibid.. Bari 1974. Bernstein. T he c iv il War in France di Marx nel 1871. 18 G. 29 Ricorda il Cole che « era stata la Francia. Due ip o te si p e r il so c ia lism o . Freymond.. Anti­ stato. Bernstein. in . Jaca Book. Avineri. vol. Brenan. Firenze 1973. Dolleans. E ditori Riuniti. A n a rch ici e anarchia. p.. Meringh. C o m u n e conta d in a e riv o lu zio n e in R u ssia . pp. La C . 25 Incomprensibile è quindi la tesi di Y. Lehing. A n a rc h is m e e t b o lsc ev ism e . 295. Bologna 1972. La Nuova Ita­ lia. Milano 1976. Ro­ m a 1946. 453-454) si tra tta di uno scrit­ to di occasione e di opportunità. cf. 23 P. Edizioni Leonardo. documenta opportunam ente O. 28 S.

E x é g è s e s p ro u d h o n ie n n e s. p. pp. m entre Pirou (G. 34 G. Paris 1909) Proudhon doveva essere considerato il padre spirituale del movimento sindacale francese. J. J. Secondo Edvard Droz (E. 31. J. Rivière. pp. Sorel. P. in AA.. J. Dolleans. in Id. 786 e 789. Ib id . P i ù avanti scriverà: « La scienza va scoperta. 93-102. R ivière. a cura di John Rosselli. Proudhon.. p. Paris 1910.. 287. E. Preciserà q u a lc h e anno dopo: « Il reale è il multiplo. Avenir. Jeanne Gaillard et Claude Perrot. vol. p. e che Marx quindi « non aveva quasi nessun seguito in seno all'Interna­ zionale ». E. préface p a r Georges Sorel. Pelletan. 36 A. L. a cura di Georges Bourgin e Max Terrier.. pp. J. Storia d e l pensiero socialista. C o m uniSm o e so c ia ld e ­ mocrazia 1914-1931. M a rx ism o e anar­ ch ism o (1850-1890). 8 9 . p. Du c a p i t a l a u x réflections s u r la v io le n ce . n. Pirou. Jean Dautry et Émile Tersen avec la collaboration de Pierre Angrand. p. P. II. O. M ondadori. Paris 1946. R iv ière. 6-10 e 324-326) si poneva in u n a posizione intermedia. Rivière. 3. pp. 28. S to r ia d e l p e n sie ro socialista. 32. L a p o rn o c ra tie ou le s fe m m e s d a n s les te m p s m odernes (1875). dalle ope­ re di A. Editiones Sociales. Paris 1962.H. 44 P.. Paris 1959. p. D e la ju stic e d a n s la ré v o lu tio n et d a n s ¡'E glise (1858). Rivière. 32 G. 31 La C o m m u n e de 1871 sous la direction de Jean B ruhat. Paris 1866. M. P r o u d h o n . 3« G. 353. Chuquet. P ro u d h o n ism e et syndacalism e ré v o lu tio n n a ir e . G. P r o u d h o n . In s titu tio n s . P ro u d h o n e t M arx. Paris 1 9 3 5 . pp. anno I. Alfred Costes.D. 47-66. p. Sciacca. Laterza.30 Rimando al mio M arxism o e a n a rc h ism o nella P rim a In te m a zio n a le : il significato d i uno sco n tro . 415 ss. In tro d u zio n e a La C om une e la guerra d e l 1871. T h é o r ie de la p ro p rié té (1866). Altrove e g l i aveva precisato che « la realtà è complessa per natura: il semplice non p u ò uscire dallo schema dell'ideale. 40 P. A ctualité de P r o u d h o n . P. pp.. Borgin. P ro u d h o n . Pa­ ris 1960. Seignobos. P h ilo so p h ie d u progrès (1853). J. arrivare al concreto ». non inven­ tata ». p.. 441. Rousseau. A. ou p h ilo ­ sophie d e la m i s è r e (1846).. Villaume. 396..-J. 87. p. vol. 39 C. Cole. P ro u d h o n . Pa­ ris 1926. C. Lissagary. Lucien Febvre op­ poneva quella d e l ren c o n tre. C o le . Milano 1956. p. 240-263. in O pere com plete.. Paris 1946. H isto ire s des b o u rse s du travail: O rigine. 33 Diverse sono a questo proposito le interpretazioni. con propaggini in Belgio e nella Svizzera francese ». 8 . Torino 1973. in « An. Berth. 35 F. Rivière. P ro u d h o n . D n p r in c ip e fé d é ra tif e t de la n é cessité d e re c o n stitu e r le parti de la r é v o lu e t i o n (1863). Bari 1968. E. 41 P. p. L ’a ttualità d i P rou d h o n . p. p. Droz. P ro u d h o n . Kriegel. E in a u d i. 69-168.H. D unois. la sintesi ». 148. 229. 42 P.212 Note all’in trodu zion e Germania il centro vero dell'attività dell'Internazionale come movimento operaio di massa. Rivière. I I. P elloutier. Paris 1921. C. vol. Anarhos ». L e sy n d a c a lism e ré v o lu tio n n a ire et P ro u d h o n . IV . Reclus. D e la c éléb ra tio n du d im a n c h e (1839). A questa concezione della filiation. IV. pp. Lacroix. Librairie des « Pages Libres ». 37 Come o s s e rv a giustamente E. Paris 1932. 150 e 185. in Id. Laterza. la serie. S o c ia lis m o liberale. pp. S y s tè m e d e s c o n tr a d ic tio n s éco n o m iq u es. Rivière. Rosselli. Paris 1939. 43 P. Bari 1967. 70. . P our u n e h isto ire à part e n tière. M atériaux d 'u n e th éo rie d u prolétariat. 772. Henri Dubief.. D. Jean Bouvier. vol. VV. Paris 1923. P ro u d h o n . Febvre.

« La scienza della società sarà sempre incompiuta.. re c h e rc h e s su r le p rìn c ip e e t la c o n stitu tio n d u d ro it d e s gens (1861). Q u 'est-ce que la propriété? ou re c h e rc h e s s u r le p rin c ip e d u d ro it e d u g o v e rn e m e n t (Premier mémoire).. 211.. La sintesi di Hegel essendo « anteriore e superiore ai due termini che unisce ». si era imprigionato in una “serie" particolare e pretendeva attra­ verso essa spiegare la natura.. J. non è tuttavia la sola rivelazione della realtà e della ragione » (P.. D ialectique et sociologie. Paris 1927. J.. ma dalla loro azione reciproca » (P. it-. pp. 69-72. Proudhon considera Hegel prigio­ niero di un circolo chiuso. Paris 1927. Proudhon.. panteisti. J. p. o u p rin c ip e s d'org a n isa tio n p o litiq u e (1843). Roma 1968). voi. S y s tè m e d e s c o n tra d ic tio n s. il sistema di Hegel ha procurato al suo autore gravi critiche. pp. P. gli si rimproverava che la sua serie era spesso solamente un artificio di lin­ gua... I. Proudhon. J. si può dire. Niente ci sorprende in queste critiche: Hegel anticipando i fatti invece di aspettarli. Rivière. De la ju stic e . Del resto. pp. J. L'antinomia non fa che esprimere un fatto.. voi. 91).. Proudhon. pp. materialisti sono diventati trinitari.. La po rn o cra tie. Proudhon.. 107. De la c ré a tio n . in discordia coi fatti. I. P. 52 A. idealisti. Città Nuova Ed. G. Proudhon. Gurvitch. Guida. Sulla dialettica proudhoniana cf. voi. 49 P. 28-29). G. J. D e la créa tio n de l'o r d r e dans l'h u m a n ité . 389. 19-33.. 50 A.. forzava le sue formule e dimenticava che ciò che può essere una legge d'insieme non basta a spiegare i dettagli. II. p. come la contraddizione o antilogia indica opposizione o contrarietà nel discorso [. Ne diamo qui un'idea riportando ancora alcuni giudizi sparsi nelle sue opere. J.. J.. letteralm ente contro-legge. J.. Fu Marx a vantarsi di avergli insegnato la filosofìa hege- . p. Benché « costeggi perpetuamente l ’esperienza ». Pa­ ris 1875. 48 P. S y stè m e d e s c o n tr a d ic tio n s . e molta gente ha pensato che il mistero cristiano stesse per diventare assioma di metafisica. pp. Proudhon.. Flammarion.N o te all'introduzione •46 « 213 45 P.. 162-163. La g u e rre et la paix. De la ju s tic e .. Proudhon. 51-72. p. O rdine sociale. Proudhon. voi.. 49.. Proudhon. Rivière. P ro u d h o n . in una parola. Inol­ tre l'equilibrio instabile fra i due term ini « non nasce da un terzo term i­ ne. 47 P.. la profondità e la varietà delle questioni che abbraccia sono infinite ».. pp. Proudhon. che l’opposizione fra il primo e il secondo term ine non era sufficientemente m arcata e che il terzo non la sintetiz­ zava.. Zanfarino.. tu tta l'evoluzione del suo pensiero. p. Napoli 1974. Diversamente quindi da tanti critici affrettati che lo hanno accusato di avere malamente assimilato Hegel. 214. voi. o u les fe m m e s d ans les te m p s m o d e m e s . J. per costruire la propria logica. p. p.. T h é o rie de la p ro p r ié té . p. e s'impone imperiosamente allo spirito: la con­ traddizione propriamente detta è un assurdo ». pp. Hegel. il filosofo tedesco ha abbandonato l’espe­ rienza e non ha compreso « che la teoria dei contrari. d'una potenza incom­ parabile. Paris 1927. J.. Proudhon. 53 « Antinomia. cosi varia nelle sue serie e nei suoi ele­ menti ».. Paris 1962. è governativa e perciò conduce « alla prepo­ tenza dello Stato » e « al ristabilim ento dell’autorità » (P.].. 96-117 (trad. P... 52. D ialettica e sociologia. Rivière. O rdine sociale. 317. I. dimostra invece l’originalità del suo metodo.. I. Gurvitch. La cri­ tica di Proudhon alla dialettica hegeliana attraversa. S y s tè m e des c o n tr a d ic tio n s .. 51 P. Zanfarino. Il sistema di Hegel ha riproposto il dogma della Trinità. Proudhon. vuol dire opposizione nel principio o antagonismo nel rapporto.. 171-172). Lacroix. pur con qualche incertezza.

p. Letr a a Schweitzer.H. J. p. Come documenta n a t a Allio (R. p. p. p. i tiv e .. Proudhon. 61.-J. Gurvitch. 58. 172.. Marx. P ro u d h o n . P.Moysset interpreta giustamente.. BorParis 1947. De la c ré a tio n . Proudhon. 51-72. Garnier frères.. Ansart. Bologna 1978. p. Proudhon. pp. Picard nella sua Introduzione a S y s tè m e des c o n tra d ic tio n s. I p re c u rso ri 1789-1850. 243. J.. 16-17) egli sovrapponeva a t e i due sistemi. il e t odo di Proudhon non era un hegelismo travisato.. 207.D. 166. 7 novembre 1846. Cole. che però a suo giudizio. 0 P. Allio. pp. pure G. . P o u r co n n a ître la pensée de P ro u d h o n . Pour c o n n a ître . Gurvitch. 59. La guerre et la paix. in K. Guy-Grand.. La filosofia. p.. 172 .. 51.. p. . XXX-XXXI e LIV-LV1. basandosi sempre di più sulle scienze ... P roudhon. Proudhon. Marx. a nostro avviso. Proudhon. vol. Le c o n tra d d izio n i econom iche d i P ro u d h o n nella f t e a d i M arx. mentre il secondo comincia praticamente F o u r ie r . Paris 1852. P. J. il priè proprio della filosofia. O rd in e so cia le.. è la s t o c te lla filosofìa ». S to ria del penr r o socialista. 7 7 G. non fu capita dal francese (K. L a c ro ix 1875. Proudhon. e conserva la sua originalità s n d o la propria critica. la concezione prou•ix ia n a deU’antagonismo universale in ogni campo dell'esperienza umaU . Guy-Grand. Prou- . Fu a r~x a fraintendere Proudhon.. ! « Il fatto e Videa sono realmente inseparabili. p. Proudhon. tomo II. Proudhon. riprodotta da I . p. il primo percepito i a n t e i sensi.. non Proudhon a non capire le lezioni di = il«ttica hegeliana impartitegli da Marx ». mentre Ansart ribadisce l’oriî ü l i t à del metodo proudhoniano. p.. Cf. l c I i c Gurvitch sostiene che Proudhon subì più l’influenza di Kant che H e g e l. C o rresp o n d a n ce de P. Per Cole. ><S Lettera di Proudhon a Guillaumin. J. « ma una filosofia m p le ta m e n te diversa che non ha tanto a che fare con Hegel. O rdine sociale. 20-21. non aveva sems ben chiara la differenza fra kantismo e hegelismo. » A . 24 gennaio 1865. P. Proudhon. 2 Per l ’influenza di Fourier su Proudhon cf.. comunque. P roudhon. infatti. I. Bari 1966. 12. r J b id . p... P. 215. in G.Note all’introduzione % rta .. Per tutto questo si vedano it_*nque anche le altre fondamentali pagine di Zanfarino a cui ci 1 0 costantemente riferiti. perde il suo carattere d'a p rio ri. 132. «La filosofia.. De la c ré a tio n . Moysset. 9 P. . A. Roma 1969. 1 A. II. 21-26. 2 luglio 1846. quanto n la conoscenza kantiana della "socialità asociale degli uom ini”. La sociologia di P roudhon. 234. T héorie d e l'im p ô t (1861). In tr o d u c tio n a P. J. Proudhon. Zanfarino. Proudhon. la seconda colta mediante l’intendimento ». p....8 p.. J.. Ib id . S S Cit.. La ré v o lu tio n sociale d é m o n tré e par te r p * d 'E ta t du 2 d é ce m b re . Secondo Proudhon.. D e la c ré a tio n . » P . J. 40. O r d in e so cia le. S ag g iato re. De la créa.. S y s tè m e d e s c o n tr a d ic tio n s . S y s tè m e d e s c o n tra d ic tio n s. p. Paris 1868. A Zanfarino. Ciò non è vero. Proudhon Wckerman. » P . Ë con questa stessa chiave di lettura .. 44.. .. II. Cuvillier. Lacroix. 24... In tro d u c tio n J.... D e la céléb ra tio n d u d im a n c h e.. 185).. P.. vol. .54 « Io costruiscb il sistema delle a n tin o m ie della società pressappoco t i c Kant aveva fatto la critica delle antinomie della ragione». nel diciannovesimo secolo. p.. J. M iseria d e lla filosofia. Zanfarino. p. G. j ì tori Riuniti.t ... 201. G. pp. J. vol. Laterza. pp. J. 5 P. Milano 1972. Pàtron. 14 voli.

64. 391. 458. l ’ambizione. 87 « Il lavoro. P. P h ilo so p h ie du p r o g r è s . trad. J.. p. 73 Cf. J... « Ogni verità d’insieme implica armonia.. Proudhon.. Rivière. intelligenti e intellegibili ».N ote all'introduzione 215 dhon. 213. che ogni fatto è adeguato alla sua idea. Rivière.. 76 P. 585. vol. Proudhon. J... D e Ha c ré a tio n . 458... egli continua. il più chiaro è quello di rela zio n e ». 421. e suscettibile di essere nella sua immen­ sa multiplicità analizzato da una stessa legge e riportato agli stessi ele­ m enti ». P. L a porn ocratie. Molto pili tardi continuerà ad affermare: « La verità.. P ro u d h o n . p. p. Proudhon.. T h é o rie d e la p ro p r ié té . De la c ré a tio n . D e la c ré a tio n . I b i d . Torino 1968. S y s tè m e des c o n tra d ic tio n s. A Zanfarino. per­ ciò. « se la serie sociale è inattuabile nella sua form a. J. P. insomma. p . J. 239. p.. vol. Proudhon. viventi.. J. Du p r in c ip e de l'a r t e t d e sa d e stin a tio n sociale (1865). è cosa vaga e indeterminata per sua natura. pp. 70 « E un assioma della filosofìa moderna che ogni cosa ha la sua idea. I. Bancal. L a ré v o lu tio n sociale d é m o n tré e .. 78 C arnets de P... ricordatevene. 565 e 744... J..] è sinonimo dell’ugua­ glianza delle funzioni. p. ma che si definisce qualitativamente per il suo oggetto. 75 « (che vuol dire.. Proudhon.. 71 A. 82 P. D e ta c ré a tio n .... 26-27. E c r its s u r la religion (1898).. p.. p. it. De la ju stic e . che il numero non esprim e che un rapporto. 72 P. 43.... 227. J. Paris 1959. Gurvitch. L a g iu sti­ zia nella rivoluzione e n e lla C hiesa. . Proudhon. 85 Ib id .. p. p. 113. dunque. I. che niente si produce nell’universo che non sia l'espressione di u n ’idea ». è l ’essenza della democrazia ». o u les fe m m e s . it. « La realtà fisica. Proudhon.. I. secondo lui. P. l’amore. O rdine so c ia le . J. la prim a cosa che distingue i matem atici è di astenersi da ogni speculazione sulla so sta n za e sulla causa. 389. il genio. 81 « Perché vi sia una scienza universale bisognerebbe che tutte le scienze particolari si concatenassero in modo da formare una serie dimo­ strabile con un unico principio. J. pp.. p. Zanfarino. De la c ré a tio n . P. O rd in e so c ia le . 79 P. p. in altri termini) eliminare dalla considerazione delle cose l’Assoluto »... p. p... J. 373. Rivière. La giu­ s tiz ia .. con Newton. p... 86 Ib id . Proudhon. De la ju stic e d a n s la ré v o lu tio n et d a n s l 'Eglise'. Id.. o u les fe m m e s . T h é o rie de l'im p ô t. Proudhon. 74 A questo proposito Proudhon richiama p er analogia la matematica affermando. P. P. J. La p o m o c r a tie .. vale a dire che diventa una realtà attraverso il suo pro­ dotto ». 296. simme­ tria. J. 69 Perché. per l'ideale che respira in essa ». come della stessa oreazione »... Paris 1939. Proudhon. Proudhon. 189. Proudhon.. pp... 83 P.. non vale che tram ite lo spirito. Proudhon. pp. p. serie tra diversi term ini.. J. De la c ré a tio n . P. 84 P. 80 Per Proudhon.. P. J. 152. le sue unità organiche sono allo stesso tempo. G.. 77 « La coordinazione esclude la gerarchia [.. J. ovvero ra p p o rto ». P.. p. come la libertà. trad... 100-111. La g u e rre et la p a ix . 58. J. Utet. vol.. 141. p. p. P ro u d h o n . p. Ib id . Proudhon. 66-67. Aubier-Montaigne... Paris 1960. 139. 9. p. I. Paris 1970. Proudhon.. P luralism e et a u to g estio n . Proudhon... 433. possiede un duplice aspetto. « la serie è la condizione suprema della scienza.. pertanto il suo principio e la sua legge.

D e la c ré a tio n . 101 P. I. II. p.. c h e. P luralism e et a u to g estio n . p. Colin.. Paris 1911. ed allo stesso titolo di queste ultim e ». 258. p. Q u 'est-ce q u e .. XII. 764-765).. specie non sono pure finzioni del nostro intelletto. 38. P. D e la c r é a tio n .. 93 P. il sistema formato dalla coalizione delle ragioni particolari. trad. De la c é lé b r a tio n d u dim a n . p. L e ttr e s a u c ito y e n R o lla n d (5 o c to b r e 1858 . 90-106. gruppi. Proudhon... in P..216 Note all'introduzione «8 J.. I li. voi. accorda a ciascuno la loro p a rte e identificando l ’uomo e l ’um anità fa predominare la giustizia sull'egoism o ». J. ha la sua v ita. L a g iu stiz ia .. p... Il secondo accantona la società.. Proudhon a Rolland.. E ssa distrugge « me* diante le sue equazioni. G. 395. 59.. M. Albertini... «9 lb id . trad. voi. bensì realtà reali quanto le individualità... J.. 96 La ragione c o lle ttiv a è cosi definita da Proudhon: « l’equazione o il bilanciamento reciproco dei pensieri individuali ».. Proudhon. Grasset. le sue passioni ». p.. è anche superiore a tutte » (P. J. T h é o rie d e la p ro p rié té . p.. J. 90 P. Utet. P. il suo potere. 98 P. pp. pp. i suoi attributi.. De la ju s tic e . Proudhon. non ricerca che la libertà e fa appello al solo interesse. F. voi. 106. Proudhon..204... p. J.. 91 € Le collettività. I.. Zanfarino. allo stesso titolo dell’uomo. Ferrarotti. m a che non è la stessa cosa di un uomo. La sociologie d e P ro u d h o n . Proudhon. D e la ju stic e . la sua ragione.. J. la società umana è un essere reale. 765. 100 P.. S y s tè m e d e s c o n tr a d ic tio n s . Essendo conforme alla giustizia com anda « l'u ­ guaglianza delle condizioni ». 1. 396-397.. in S to ria delle sc ien ze. Questo concetto dell’essere collettivo attraversa tutta la riflessione proudhoniana fino alle sue ultime opere. la sua coscienza. La sociologia. 63. J. Proudhon. 22 marzo 1860. J. 95 P. La g iu s tiz ia . p.-J. D e la ju s tic e .. avanza molti dubbi in quanto sarebbero rielaborazioni del vecchio mito organicistico della società come persona umana.29 ju ille t 1862).. pp. In tro d u zio n e in P. Albertini. 10-37. Ferrarotti. dunque. p. Bouglé. II. p. A sottolineare la priorità proudhoniana di questa definizione è stato G. Torino 1962. « Per me.. . 34-37. 99 « Non vi sono che tre sistem i di raggruppamento per gli esseri mo­ rali. generi. Ili). L a p o m o c ra tie . Prou­ dhon.. p. Tuttavia sia Ferrarotti che Albertini concordano con Gurvitch. Proudhon. che invece fa proprie queste nozioni. J. 393. voi. 63-64. P roudhon.. Gurvitch. P.. tre modi o form ule di associazione: il comuniSmo. La p o m o c ra tie. Paris" 1946. voi.. Torino 1961. S to ria della so c io lo g ia .. 94. co stitu ito da uomini. Il prim o sistem a non tiene conto che della società e sacrifica l’in­ dividuo.... P.. Bancal. 301. 97 P.. Sulla validità scientifica di questa nozione Mario Albertini.. nel considerare Proudhon come uno dei fondatori della sociologia. Questo essere. pp. tomo I. L a q u e s tio n sociale e t le m o u v e m e n t. A. p... 37.. Proudhon. l ’u tilita r is m o e la G iu stizia . P lu ra lism e et a u to g e s tio n . P. sto ria .. Richard. 207. O rd in e s o d a t e .. 339.. In tr o d u z io n e . J.. p . 94 * L'ordine si stabilisce nell’umanità p er la conoscenza che l'essere col­ lettivo acquista delle proprie leggi ». it. J. o u les fe m m e s . voi. o u les fe m m e s .. Bancal.. PP.. J. La g iu stiz ia .. 92 C.. riprendendo un giudizio di Ferrarotti (F.. J. M. it. S ystèm e d e s co n tra d ictio n s. Proudhon.. Paris 1957. monadi o molecole che le costituiscono.. p.66-67. J . che ne fa parte... P roudhon. Proudhon. pp. con­ c etti e m e to d i. pp. il terzo concilia la società e l ’individuo. La v o c a tio n a c tu e lle de la sociologie. essa non è soltanto differente rispetto ad ognuna di queste. Proudhon.

105 P. M. Gonnard. 59. J. il Mulino. Pa­ ris 1929. in certi casi. J. p. « E so­ prattutto in questo.. P. Proudhon. J. Gurvitch. 103 Sull’interpretazione della nozione di ragione collettiva divergono le tesi di Gurvitch e di Ansart.. J. p. H is to ir e d e s d o c trin e s é co n o m iq u e s d e p u is les p h y sio cra te s ju s q u ’à n o s jo u rs.. oppure rendere a ciascuno di essi. 87. 4041 e 77.. Langlois. Proudhon.. J. Paris 1947. Recueil Sirey. P ro u d h o n . p. Ansart.. J. Ansart. 205 ss.. P ro u d h o n ... 106 P.... in P. egli ebbe a scrivere: « Cento uomini. 282.. R. Q u ’est-ce q u e . P... facendo del tempo di lavoro.. Rist. I l i .. P. esistenza imm ediata dell’attività um ana in quanto attività. 397-406. 109 P. J. voi. Paris 1970. J. Paris 1913. Marx.. J.. H isto ire d e s d o c tr in e s é c o n o m iq u e s d e p u is les p h ysio cra tes. P ro u d h o n .. alla condi­ zione perm anente che lavori. J.. Bancal.. 268 e 271. non cento volte come uno...C. 34).. 194-195. (Quindi) non basta più allora pagare semplicemen­ te il salario ad un dato numero di operai per acquistare legittimamente il loro prodotto: bisognerebbe pagare questo salario due. mille volte. p. dice che lo scopo della ragione c o lle ttiv a è quello di lim itare l’invadenza delle ragioni individuali. Gide . De la ¡ustic e . fa del lato umano l'elemento decisivo ». 37-38.. L a sociologia d i P ro u d h o n . Il. L. p. pp. Questo concetto centra­ le dell’analisi proudhoniana dello sfruttam ento lo ritroviamo p iù volte. 111 I b i d .. F. producono. p . Proudhon. Milano 1978. 108 Come riconobbe lo stesso Marx: « Proudhon. G. C o n sid é ra n t su r u n e d é fe n se d e la p ro p r ié té (Troisième mémoire) (1842). quando questi afferma che il capitalista si appropria del prodotto della « forza col­ lettiva » anticipa i concetti marxiani di plusvalore e di « forze produttive ». 245. Q u ’est-ce q u e . Idea generale d e lla rivo lu zio n e n el X I X secolo (estratti). A ciò ho dato il nome di fo r z a c o lle ttiva . 136. la prima essenzialmente assolu­ tistica. In effetti Proudhon ha testualm ente affer­ mato: « Ritengo inutile insistere su questa distinzione fondamentale tra la ragione individuale e la ragione collettiva. 107 Q u 'e st-c e q u e .. M a rx e l'a n a rc h ism o .N ote all'introduzione 217 102 Jbid. P lu ra h sm e e t a u to g estió n . egli aveva precedentemente precisato. pp. 112 P. lasciandogli per intanto la proprietà delle cose che produce ». Ansart. pp. 342-343. p . S y stè m e d e s c o n tra d ic tio n s. p. p. Proudhon. in u n 'altra occasione. p. 44) af­ ferm a che essa richiama un po' la « volontà generale » di Rousseau e può perciò essere scambiata per una forma di totalitarismo. p e r loro n atu ra assolutistiche.. ma duecento volte. pp. Ansart. Gurvitch. p. Bologna 1969. Su questa fondamentale distinzione si vedano le osser­ vazioni di C... D. A v e rtisse m e n t a u x p ro p riéta ires. Proudhon. J. 212. p. D e la c ré a tio n . A ttu a lità d i P roudhon. Gurvitch (G. Engels . pp. Proudhon. trecento volte. p. Paris 1938.. invece (P. o u lettre a Ai. Roma 1972. la misura di salario e della determinazione di valore di prodotto. E ditori Riu­ niti. Sugarco.. 37. Ib id . Lajugie. Rivière. pp. tre. Lo stesso concetto in P. Proudhon. Les co n ce p tio n s é co n o m iq u e s. Milano 1980. L a sacra fam iglia. C o n fessio n s d 'u n ré v o lu tio n n a ire (1849). Secondo gli studiosi francesi di Proudhon. P.K. La ré v o lu tio n sociale d é m o n tr é e . 303. 110 « Sostengo che l ’uomo può solo avere il possesso e l'uso. dieci volte di più. voi. p. J. Rivière. 214-215. 104 p. la seconda ostile ad ogni assolutismo ». 421.. Id.. 122. un servizio ana­ logo ». La Pietra. a volta a volta. pp. 68. Proudhon.. che uni­ scono o combinano i loro sforzi. Cosi. pp. J. 253.. Aubier-Montaigne. che consiste ciò .

283.. P. form a di conseguenza una proprietà collettiva ». 164.. p. p.... 125 R im a n d ia m o per questo alle osservazioni c ritic h e di M. Albertini. 9. P ro u d h o n . 137 P. Rivière. p. p . P roudhon.. S y stè m e des c o n tra d ic tio n s. p.. J. Systèrne des c o n tra d ic tio n s. In tro d u zio n e a P . . Proudhon. P. J. 161. Ansart. 1« « Lo sc a m b io . J.... Albertini.. I I . 208.. 239-243. P r o u d h o n . J. trad.. J. p. p p .. Isedi.. 138 P. vol. J. .. De la ju stic e . 216. vol. La g iu stizia .. 131 Questo « approccio » dimostrerebbe secondo alcuni studiosi la sostan­ ziale debolezza d e l pensiero economico di Proudhon... J.. 54-66.t L e ttre a M. Librairie Internationale. dell essere e aeil'idea. 114 P. 65-76. p p . C a rn ets. . . 123 J. vol. 128 P. J... 585. P turalism e et a u to g e s tio n .. esse si vengono a m ettere alla testa delle cose e in prim a fila ». dove.. vol. 129 P. . i . Prouanon. p. pp. 299-313. 126. 117 P... p.. Proudhon. P. I.. M arx e l'anarchismo. 135 « L 'id en tità delle leggi della natura e della ragione.. 53.. James. J. Proudhon... S y s tè m e des c o n tra d ic tio n s.. 48. M arx e l ’a n a rc h ism o . ». J. sia materiale che intellettuale. Proudhon..218 Note all'introduzione che è stato cosi ben definito lo sfruttamento deU’uomo sull uom o ». Système des c o n tra d ic tio n s. p. Proudhon. Q u'est-ce que.. « ^ella ragione generale tu tte le idee sono coeterne: esse appaiono una dopo 1 altra soltanto nella sto ria . trad. pp.. vol. è l’operazione con cui nell’economia sociale un 1- . Rivière. P. Paris 1924. 3. vol. in P.. J. S to ria d e l pen siero eco­ n o m ic o . J.. p. L e s confessions a un r é v o lu tio n n a ir e . Proudhon. 73. 139 « Passare d a lla speculazione all'azione non vuol dire cambiare ruolo: agire è sem pre p e n s a r e . P roudhon. 243-2«..9-37. p. P ro u d h o n . E... Proudhon M élanges.. Milano 1976. 118 P.. Proudhon. T h é o rie de la p ro p rié té. it. Les conceptions é co n o m iq u es de P ro u d h o n .. 132 «Chi dice società dice insieme di rapporti. Id é e générale d e la révolution au X l X e siècle. ill Ib id . Proudhon. p. questo atto p er cosi dire assolutamente metafisico.. ¿20. p.. P ro u d h o n ... p . I. . 1 6 . Proudhon. 286. il quale deve essere invece visto co m e teorico politico o come sociologo.. I I . a mano a mano. Che c o s'è la P™Pn e t à . p.. 121 A questo proposito rimandiamo ancora u n a volta alle osservazioni di M. Ansart. in una parola.. 158. L a guerre et la paix. E.. 176-177. I.. P roudhon.. I b i d . J. . dire è fare ». assolutam ente a lg e b ric o .. Id. L a so cio lo g ia . 134 P. A vertissem en t a u x p ro p rié ta ires. Bancal.. P. D e la c ré a tio n ... it. S y stè m e des co n tra d ic tio n s. poiché è un opera collettiva. P r o u d h o n . pp. nota. p. 120 C. J.. I . J. J. p. Qualsiasi capitale. p. p 19 3 . col. Paris 1938. Lajugie. 1. vol. S to ria del p e n s ie r o e c o n o m ic o . P ro u d h o n . . L a g iu stiz ia .. 153 P. 116 P. p . p..... p. Proudhon.. 1M159. Roll. vol.... N a p o leo n i. 301. p . 238. Ansart. Vallecchi. S y stèm e des c o n tr a d ic tio n s . .. Q u ’est-ce q u e . P roudhon. Qu'est-ce que. pp. Laterza. B oringhieri. p. Firenze 1974. De la ju stic e .. 133.. B ari 1967. Paris 1870. . 121-125.. II. P. 119 P. I. . I l l . p. PP. P roudhon.. j . pp. p. 223. A nsart. B la n q tii sur la p r o p n é té (deuxième memoire) (1841). p. Valore.. I. Proudhon... 115 M.. 136 P. J. Q u ’est-ce q u e . Torino 1977. J. Milano 1963. 122 . in L a c t u lité d e P r o u d h o n . 127 P. Albertini.. 195-219... Idea generale d ella riv o ­ lu zio n e nel X I X se c o lo (estratti).. 299. sistem a» P. 126 P.. I I . . Proudhon.. 301. 130 P.0 ricerche sul prin cip io del d iritto e d e l governo. .. pp. J. 233. vol... « 124 M. pp..

151 L’evoluzione sociale distesa nel tempo e nello spazio deve essere ab­ bracciata « come se fosse d ’un tratto raccolta e formata su un quadro. p.. p. p. I. Saint-Beuve.. 149 Ib id . La g iu stizia . Milano 1947. J. XIX. Haubtmann.. P. p. p u r criticando l'apriorism o kantiano (P. voi. S y s tè m e d e s c o n tra d ic tio n s. 150 « L'antagonismo dei principi. p. J.. p. I I. voi. Proudhon... 9-10. C o n tra d ictio n s p o litiq u es: th éo rie du m o u v e m e n t c o n stitu tio n n e l au X l X e siècle (1870).. Les c o n fe ssio n s d 'u n ré v o lu tio n n a ìre . scritte in margine al suo esemplare della M ise­ ria d ella filosofia. voi. voi. è il fatto che serve a stabilire la necessità rispettiva e reciproca dei principi ».. 258. IV. Id é e générale d e la ré v o lu tio n . 73. Marx. II. « La separazione del reale e dell’ideale è dunque impossibile ». voi. persone ».. Rivière. Système des c o n tr a d ic tio n s . A. 170. Proudhon. di tu tto quanto attiene alla vita attiva e all’attualità della società.. pp. S a v ie e t sa c o rre sp o n d a n c e (1838-1848). una figura e tu tte le proprietà della materia: è la creazione di n ih ilo ». ne seguisse il concatenamento e l’unità ». P.. 155 P. p.. voi. 197.. 228.. I. sappiatelo.. J..... Proudhon. ad esempio..N o te a ll'in trodu zion e 219 dea prende un corpo.. p. 300. che. . pp..... nella mia concezione. M arx e t P ro u d h o n : leurs ra p p o rts p e rso n n e ls (1844-1847). 147 Queste annotazioni. sono state riprodotte in P. Edm ond.. J.. Proudhon. Paris-Liège 1947. Du p r in c ip e de l ’a r t. 181. la tesi di Pierre Haubtmann che accetta in pieno le critiche di Marx al presunto idealismo di Proudhon. 92. 161-162. 154 Ib id .. De la ju stic e . voi. influenze. sia di s fr u tta m e n to nobiliare. M arx e l'a n a rc h is m o . Guillaumin. Oppure quest’altra « niente si produce nell'universo che non sia l'espres­ sione di un’idea ». p. 61... 264. ripubblicato in O eu vres c o m p lè te s .. 71. coalizioni. P. A p r o p o s de L o u is B lanc in « La Voix du Peuple ». J. P. 75. C o rresp o n d a n c e . La g u erre e t la paix. 145 Per esempio questa formula spesso riprodotta: « insomma i fatti umani sono incarnazione di idee umane. 418.. Proudhon. it. p. 157 « Perché tale è. universale e immutabile.. 11 gennaio 1850. 152 ¡ b id . S y stè m e d e s c o n tra d ic tio n s. trad.. II. J. p. p. 143 fi questa. Prou­ dhon a M. 177-178 note) non nega l’esi­ stenza di ima verità logica. Proudhon. Sull’influenza di K ant si sofferma di sfuggita C. Ansart. 144 P.. P. J. di scienza sociale. 21 novembre 1846. C o rresp o n d a n ce . di morale pratica. 4 giugno 1847. « In materia d i politica... 148 P. pp. M iseria d e lla filo so fia . mostrando la serie delle epoche. la vera tirannia. p. Paris 1952.. per le società moderne. 416. Proudhon a Bergmann. voi.. J. p e r u n o scopo sia d i glorificazione d inastica. D e u xiè m e m é m o ir e su r la p ro p r ié té . J. 301. intrighi. J.. S y s t è m e d e s c o n tr a d ic tio n s . Proudhon. Prou­ dhon. o sa n cu lo tto ». 142 Proudhon. II. I. Proudhon. astrazioni dello spirito. p. Proudhon. pp.. 187. Economie et Humanisme.. P. J. 153 I b id .. P ro u d h o n .. Proudhon a Ch. P. 156 P. G.. 211. ma anche interessi. 535. J. le teorie non sono soltanto idee. Istituto Editoriale Italiano. II. P... 146 K. è l'idea ». borghese. 141 « L’azione. 24 gen­ naio 1852. p.. C o rresp o n d a n ce .. Proudhon... P... 94. p. 257. che non si potrebbe meglio definire che con questa formula: a sso rb im e n to delle so­ v ra n ità locali in u n a a u to rità cen tra le.. p. voi.. p.. studiare le leggi della economia sociale è quindi come fare la teoria delle leggi della ragione e creare la filosofìa ».

Sul radicale antiteismo proudhoniano.. In fatto. la loro proprietà romana.. una formula tu tta la verità. è sempre lui. ~ . O eu vres c o m p lè te s . Porlrait de J ésu s. ent. e avrete colpito a morte la Rivoluzione ». p.. j_ Proudhon. 297.'*. Proudhon. essi non giuravano sulla Giustizia e sulla Verità. J. 221-249. La g iu stizia . p.. D e la ju stic e . p. Ed... che Mazzini tra­ duce con le parole Dio e p o p o lo . Prou­ dhon. Prou­ dhon. de Flore. P.. Id é e g én éra le d e la ré v o lu tio n .... Paris 1924.. De Lubac. la costituzione politica i M 81“ f*flesso dell'organismo economico. la loro sovranità popolare e tutte ...220 N ote all’introduzione Proudhon. in P. Proudhon.. Lourau...k metafisiche riprese da\V a ncien ré g im e .> P.... S o c io ­ logie de P r o u d h o n . C. p. Lo S ta to incosciente. it.. Proudhon... è essa stessa ». 367. Proudhon. lui solo. 61. p. Proudhon. Proudhon et le c h ristia n ism e. P. pp. P. v o x dei. 182. La ju sti­ ce. A suo giudizio.. it. 108-113. J. J.. P. Rivière. pur criti­ cando ferocemente la religione e ogni forma di teismo. J. 161 Proudhon.. Una riproposizione contemdell'analisi dell'interiorizzazione psicosociale del principio di auto­ rità è data dal notevole libro di R. Io dico che .. diventarono dopo il colpo di Stato di brumaio quasi tu tti apostati? Il fatto è che con il loro spiritualismo.. p. 25.. Napoleone I e Luigi Filippo. 772. p... sottraetevi a tale dilemma. poterono credersi tanto legittimi quanto Luigi XVIII ed Enrico V: non era cambiato che il modo di investitura».. J. M élanges. P. reazionari. la loro repubblica una e indivisibile. trad. Ha to rto tuttavia il Bouglé ad affermare che in questo testo « si deli­ nea una specie di materialismo storico prim a di Marx ». pp... pp. p. ^ ir Proudhon... P. Proudhon. 369. « Ciò che 1 umanità cerca nella religione e che chiama D io. p. 159 p. m a sull'assoluto ». ancor più fortemente del Medio Evo: V o x populi. 160 « Come mai i giacobini. Paris 1945. Milano 1980. Stato è la costituzione esteriore della forza sociale ». XI. Proudhon. P. «Non si p ra tica Dio senza realizzarlo. Id é e générale d e la révo lu tio n . H. 308-314. pp.. Edizioni Antistato. p. L e s confessions d u n ré v o lu tio n n a ir e . J... pur derivando dalla sovranità nazionale. 358. e il destino degli stati è difeso dalle qualità e i difetti di questo organismo ».. 309.. Paris 1951.. • 1r\’ Ziustizia . Proudhon annoterà infatti nei suoi Carnc/s. La g iu sti­ zia. « G overno o non G o vern o .. «Cosi il diritto divino non fece mai difetto al potere. Bouglé. Les c o n fe ss io n i d 'u n révolutionnaire... 455-456. Proudhon. con il loro Essere supremo. De la capacité p o litiq u e d e s classes ouvrières (1865). p. J. Grazie a questa massima. du Seuil... voi.. come in politica non si afferma l'assoluti­ smo dello Stato senza creare un despota». J. rimase sempre tormentato dal « problema Dio ». che insedia il Governo. In lui il suo prepotente e sp rit euclidien non annullò mai i suoi d e c h ire m e n ts d e conscience. 9 e kubac avanza dei dubbi.. P.261. D e la c ré a tio n . M anuel d u sp e c u la teu r à la B o u rse . 164 « O niente libertà o niente governo ». J. Id é e g é n éra le de la ré v o lu tio n . ‘ leggi dell’economia politica sono le leggi della storia ». 42. Proudhon. ^ rouc*^on' M éla n g es. De la justice. 63. « In ogni epoca. sulla questione del governo una for­ mula adeguata a quella che abbiamo presentato [. P.] sulla questione del capitale » Ibid. La democrazia del diciannovesimo secolo ha gridato. Ed. J.. « Io non dico che l’economia è tu tta la società come non pretendo che una serie sia tu tta la scienza. Pertanto noi crediamo che « esiste in politica. questi epuratori eterni. trad.. come in diritto.

La giu­ stizia. pp... Con­ tra d ic tio n s p o litiq u es: théorie d u m o u v e m e n t.... Noi siamo stati traditi dai nostri stessi principi. 181. J. Proudhon. perciò al posto di essere gli educatori delle masse. J. Milano 1965). J.. pp. Proudhon. 171 P.. per quel tanto che di mistificante essa rappresenta ed esprime. p. J.. p. P. 66 . it.... dobbiamo capire che la repubblica può solamente avere lo stesso principio della regalità e che prendere il suffragio universale come base del diritto pubblico. 35. M élanges. P.......:... 179 p. Verboeckhoven et C. P ro u d h o n e R o u sse a u . p. In tro ­ duction a P. arriva sostanzialmente ad analoga conclusione.. II. 42. 167 P.... Ruyssen. 1 168 P. Proudhon. J.. J. 172 P. 180 P. Rota Ghibaudi. C o n tra d ic tio n s p o litiq u es: th éo rie d u m ouve­ m e n t... J. J... C arnets. 54).. P. 1M P. De la c ré a tio n . pp. Proudhon. trad. vol. 173 P. ne siamo diventati suoi schiavi ». D e la ju stic e . J. p p.. 284. vol.. La tesi. p. J... Proudhon. Proudhon. 82-84. G arnier frères. J. 237. C a rn e ts.. J. La ré v o lu tio n sociale d é m o n tré e . P hilosophie d u p ro g r è s . 81-82. Idée générale de la ré v o lu tio n . J. soprattutto P. con l'aiuto di un’al­ tra finzione. Proudhon. p. P. A suo avviso. Proudhon. J. pp. C ontradictions p o litiq u e s : th é o r ie du m o u v em en t c o n stitu tio n n e l.. Proudhon. 559-560.. si basa sulla considerazione che sia Rousseau che Proudhon concepiscono come base fondamentale della società il pluralismo che dal prim o sarebbe visto come l ’insieme di singole esistenze autonome. it... Idée générale de la ré v o lu tio n . Proudhon. Paris 1849. M élanges... pp. pp. 178 P. I I I . a nostro avviso discutibile.. 13-17. Proudhon. la quale arriva a considerare Proudhon « un continuatore di Rousseau » (p. S o lu tio n d u p r o b lè m e sociale (marzo 1848) ristampato nel IV volume delle O euvres c o m p lè te s . Proudhon. 71. D e la ju stic e . P. XXVIII... p. A. cf... p. 175 P.. p. 117-119. come già Adam Smith e Saint-Simon. P. è stato interpretato assurdam ente da alcuni studiosi come un atteggiamento rea­ . Proudhon. 428 e 239-240.. 193. a seguito di Rousseau e dei più detestabili retori del '93. 284-285. vol. 174 p.. e M y stifica tio n d u su ffra g e u n iv e rs e l (aprile 1848) ristam pato in Id é e s révo­ lu tio n n a ire s.... in « Journal of History of Ideas ».. pp.. 189-195. p. J. 158). « In­ fine. ma senza esclu­ sione del resto ». 275. T. J.... vol. C onfessions d 'u n ré v o lu tio n n a ire .. III. Proudhon. 177 Un confronto fra Proudhon e Rousseau è fatto da Silvia Rota Ghibaudi (S. P ro u d h o n a n d R o u s­ seau. J. J. Giuffrè. distinzione che evidenzia la distanza fra Proudhon e Rousseau. Proudhon. p. p.. Proudhon. 170 P. 205-303. 48 ss. Proudhon. è implicitamente affermare la perpetuità della monar­ chia. Per la distinzione proudhoniana fra stato di natura e stato sociale. Lacroix. p. La g iu stiz ia . 43. S y stèm e d e s c o n tr a d ic tio n s . abbiamo preteso. Idée générale d e la ré v o lu tio n . Paris 1868.. 146). Anche A. Proudhon. Noland. pp. J. 573. noi siamo stati vinti perché. J. m entre dal secondo come l’insieme delle asso­ ciazioni naturali autonome (p. costituire il governo fondato sulla g razia d el popolo. Proudhon. L a révolution so c ia le d é m o n tré e . Proudhon. perché dopo aver abolito il governo fondato sulla grazia d i Dio. p. 33-54.... può essere annoverato tra i « maestri » di Proudhon (p.. J.. Proudhon. trad. 176 P. II. 199. non abbiam o voluto riconoscere nella monarchia il prodotto diretto e quasi infallibile della spontaneità popolare. Rousseau.. Questo rifiuto della democrazia rappresentativa. Per un’interpretazione diversa cf. Idée g é n éra le d e la ré v o lu tio n . La révo­ lution so c ia le d é m o n tré e .. 1967. I. pp.Note all'introduzione 221 la scienza economica è in questo momento la Rivoluzione..

su un Proudhon addirittura anticipatore del fascismo. che solo tenta di liberarsi da ogni fatalismo... pp. Libertà e necessità. voi. 714-737.. Stock. voi. 186 Proudhon a Marx. sotto il nome di libertà. P ro u d h o n . Per la stessa ragione è comunista ». J. 25. in S t o r i a d e lle idee p o litich e .. 193 « La s p o n ta n e ità . 198200.. J. J. Gallimard. si veda la fondamentale opera di L. 189 P. pp... la sua pienezza n e l l ’uomo. Paris 1954. pp.. p. Marx e l ’a n a rch ism o . l l ì s t o i r e d e s id é e s sociales en F rance. p. quanto scrive J. è. L es c o n fe ssio n i d 'u n révo lu tio n n a ire. . 83.HI. ad esempio. sia pure in modo differente. 194 C arnets d e P . De la ju stic e .. **5 Sul rapporto fra Marx e Proudhon oltre all'opera dell'Haubtmann citata. Ansart. J. Gurvitch. cf. p. voi.. II. P ro u d h o n et Marx: une co nfrontation. 373 e 393405.. 112-114. II.. v o i . Id. 192 L’influenza sansim oniana sul pensiero di Proudhon è sottolineata da M. 298.. « Il popolo non concede niente alle libertà m unicipali. Paris 1948. Ansart. ed in effetti se ne libera ».. La révolution s o c ia le d é m o n tré e. Rota Ghibaudi. L e s c o n fe ssio n s d 'u n ré v o lu tio n n a ire... tan­ to oggettivo c h e soggettivo. pp. II. Firenze 1975. fu maturata proprio dalle idee proudhoniane.. J. L. cerca un uomo fortel ». 338. la radicale differenza fra i due in rapporto alla tematica dello Stato e della dittatura del proletariato.. J.. G. M a rx e l'a n a rch ism o .. 181 P. p 470 M Obbedendo al suo istinto di moltitudine asservita. Essa.. P roudhon. Pellicani. pp. p. 188 p_ j p ro u d h o n . facendo u n a lettura molto discutibile di u n Marx quasi « libertario » perché favorevole all'estinzione dello Stato. O eu vres c o m p lètes. « Noi abbiamo sem pre pensato che il proletariato dovesse emanciparsi senza l'aiuto del governo ». 184 P. XIX.. 182-203. al minor grado negli esseri non organizzati. in « The American Historical Review ». esso (il popolo) b ad a p rim a di tutto a darsi un capo ». p. pp.. 1945. Com'è noto fu questa la parola d'ordine della Prima Internazionale. I l « socialism o u to p istic o ». J. a mag­ gior grado nelle p i a n t e e negli animali. diretta da Luigi Firpo. Vallecchi. La v ie de P roudhon. V. la repubblica indivisibile. P. per non dire altro. voi. Torino 1972. corporative. 190 Sul p r o b le m a dell'avanguardia rivoluzionaria e dei « rivoluzionari di professione ». Leroy.... P. Proudhon.. C orrespondance. p.. P. l’im pero unitario. Id ées révolutionnaires... alle garanzie individuali della libertà Ama i pezzi grossi: la centralizzazione.. p. 1 2 .. Centre de documentation universitaire. pp. voi. m entre u n ’intelligente « contestualizzazione » di Proudhon nell’am bito del « socia­ lismo utopistico » c i è data dal saggio di S. Halevy.. Proudhon. econom iche e sociali. U te t. 467501. J. vuole che lo si B°verni. Sia il G urvitch che l ’Ansart tendono a sottolineare poco. pp.. 115.-J. pp.. D. Paris 1907. J. S y s t im e des c o n tra d ic tio n s. p. De 1 “ ju s tic e . 62. e da P. Proudhon.. P. ancora per qualche tempo. P ro u d h o n . Puech. P r o u d h o n . come sottolinea il Puech. 6 . p. voi. 191 P. J. 313. P. p. R ésistance à la révolution. Salwyn Schapiro.. e non m i costa confessarlo. De la capacilé p o l i t i q u e . 16-18. dipartimentali.. Le p ro u d h o n ism e dans l'association internationale d e s ‘ravailleurs. Salwyn Schapiro. .. S o lu tio n du problèm e. Proudhon. I l i . . D e la capacité p o litiq u e. 1X3 P. voi. 55-71. raggiunge. Proudhon.. 17 maggio 1846. IH . 403.. 203-204.222 Mote all'introduzione zionario. Paris 1964. Curioso. Proudhon. H arbinger of fa scism . J. / rivoluzio" a ri d i p r o f e s s i o n e . 187 « Il popolo francese.

Proudhon. Ib id . p.... p.. 201 « Mi sembra che voi dimentichiate totalmente una cosa essenziale.. Zanfarino. l’amore.. la retrogradazione » sono reali quanto il progresso. ma non è affatto cosf. Idées révo lu tio n n a ires. la parola. trad. 196 P. come ha fatto Proudhon ». Albertini. D u principe d e l'a rt. A. 195 P.. di una aberrazione definitiva e irrimediabile [.. . Proudhon. Les d é m o c ra te s a sserm en tés et les réfractaires (1863). pp. Per Kropotkin. Voi avreste ragione. P. P roudhon. gravitano tutte le altre facoltà. 4-8 e 67-82.]. 203 « L’anima um ana è costituita da una sorta di polarità.. L. il giudizio. è eterno e infinito come Dio ». Prou­ dhon intende l'idea di giustizia « com e il p ro d o tto d e ll'e vo lu zio n e della so­ cietà um a n a » e perciò come fatto spontaneo e naturale dell'etica sociale. 202 Cf. I li. pp... Kropotkin. pp. pp. J. p. L'etica. 411. in altri termini g i u s t i z i a e V erità . Proudhon.. « ha preparato il terreno cosi bene alla giusta comprensione dell’idea di giustizia in quanto idea fondamen­ tale di tutta la morale. ne fa dipinti ideali o sarcastici.. J. come pretende Gramsci. una cosa che produce tutto il bene e tutto il male del mondo.. voi. eco­ nomica e sociale degli individui. De la ju stic e .. 537. 39-40.. Proudhon. Paris 1929. p. Duprat. P... 18 maggio 1850. 414. dichiara la natura indegna di lui.. 399. la denuda o la ricrea. Corrcsp on d a n ce. se l’um anità fosse fatalmente e invincibil­ mente incatenata alle sue stesse leggi. G. pp. vale a dire la libertà [. I l i ... voi. Nessuno.. p.. allo stesso modo io concepisco la possibilità per l'intera specie. 197 M. Proudhon a Langlois. Santonastaso. la condanna o l'approva.. De la ju stic e .. p. La ricerca proudhoniana della giusti­ zia non deriva dunque. 234 e 235. Paris 1952. P. 200 « La decadenza. la critica. Gramsci. 198 P. da una mera concezione giuridica quale sostanza del riformismo piccolo-borghese (A. sono « inseparabili m a distinte. voi.. ma mai irriducibili ». Bari 1935. II.. 250. De la ju stic e . Alcan.. 143159.. c o s c i e n z a e Scien za . 204 P. 2. Proudhon. 209-227. afferma ancora Kropotkin. O rdine sociale e libertà. 39.]. 422. Laterza. 427.] poiché l’uomo. « L’uomo in v irtù del suo libero arbitrio. p. l'industria.. opposte. J. voi. I l i . O rdine sociale. Torino 1975. 185. cioè l’intelligenza libera e progressiva. J. P. J. p. A. it.. Proudhon. Proudhon sociologue et m ora­ liste. Ili. Edigraf... la memo­ ria. p. p. J. voi.. 205 « Quando si giunge alle spiegazioni [. come se volesse ricostruire il mondo su un piano migliore ». l’immaginazione. Poiché l'indi­ viduo è padrone della sua vita e della sua salute [.) la necessità è sempre attra­ versata dalla contingenza».. B dunque su questa concezione immanente della giustizia che si fonda tutta la morale umana.Note all'introduzione 223 egli aveva specificato nelle C ontradictions. P roudhon. La g iu stizia .. la giudica d all’alto. p. Catania 1972. il commercio. 1497) ma da una vera e propria visione socialista del tutto autonoma da motivazioni sociologiche di classe. come sulla loro dominante. 255. Proudhon. S y s tè m e d e s con­ tradictions. pp. De la ju stice.. Su questo asse fondamen­ tale. Proudhon. morale che comporta perciò l’indipendenza politica. Zanfarino... 199 Ib id .. Una conseguente in­ terpretazione anarchica dell'idea proudhoniana di giustizia in chiave di uguaglianza si riscontra nel pensiero di Kropotkin. pp. antagoniste. la politica. voi.. Per i fondamenti dell’idea di progresso e di giustizia in Proudhon cf. la canta o la denigra. Ib id . Einaudi. 22-43.. J. Qua­ derni d e l carcere. P.. 95. p.. Rivière. l'arte ». 259-260. J...

L e s co n fessio n s d ’un révo tu tio n n a ire. anno IV. Proudhon: u n e sociologie de ia u to g e stio n e P roudhon: u n e pratq u e d ell'tutogestion.J. 5ij * ' Proudhon..Cf. Delaragear. Ideologie libertarie e fo rm a zio n e umana. * Proudhon a Langlois. r i if?6 Proulhon deve essere riconosciuto come il prim o vero teorico S E r> aUt0^esl'one. saggio pubblicato nel num ero speciale dedi< . Zanfarino. ■ “ • Canpelli. P roudhon. di d& conosce il suo principio. P... p . i suoi fini.a 0 dalla rivista anarchica « Interrogations ».39-78. 1979. O rdine soc “ . 5-28 e K. 408. pp. "J* P ro u d h o n a M. ‘ J-Proudhon. 135-138. P ro u d h o n a Langlois. a questo proposito gli studi fondamentali di . Comunità. 158. la M arianne dei campi è la controparte della S o d a te delle città ». p. Proudhon. 102-118. vol. r~ P. poi diroz- ^ ’ fo rm u la ta a ttra v e rso la contraddizione. d iv ien e rapidam ente u n dirit- ° ’ [•••]. pp. vol. L e s ra p p o rts critiq u es.. p.. 49-50. P... '' r >e la capacité p o litiq u e . 28-48. 218 ».J. p. Jaca Book... 4 m arzo 1843. P.. dicembre 1951. Massari. 143-169.J . Ill.Proudhon. 670.. pp. pp. 55.. De la capacité p o litiq u e. 3 P. I l l . 497 . arbold. Per il pensiero pedagogico di Proudhon. 5 2! L bid- pp. p. * ° I b id .. Ruyssen. p . le interessanti pagine di • Tornasi.. ha il suo metodo ?2*1 SU° c r* ... Ansart. IV. L a révolution so d a te d é m o n tré e . D e la ju stic e . Lowith..oria.er'° *• J. C lasse e coscienza di classe in P ro u d h o n . 540. nn. La g iu stizia .. pp. 149-180 e décembre 1968.. 1969. XXXI. pp. vol. 2 « Ib id ...e. pp. Proudhon. I.. Uno studio specifico sull'im­ p o rtan te concezione proudhoniana del progresso visto come una consapeX ? ^infinita liberazione da ogni fatalità e determinismo è dato dal saggio W r liam Harbold che concorda in sostanza con la tesi di Proudhon. “ 5 Si vedano a questo proposito le pagine di A.... W.. ProuP hilosophic d u progrès. J.. septembre-décembre 1969. La g n m ig n a so vversiva . Significato e fine s . ™ 1974 -PP. pp. C o rresp o n d a n ce . 53. Id é e générale de la révolution. p.. IV. p. Ibid"Proudhon. .. De la ju stic e . Proudhon. è in grado di definirsi. 216 « La causa dei contadini è la stessa di quella dei lavoratori dell'inustna. P P . Sull'attualità generale della tematica autogestionaria cf. Proudhon. pp.. 95. C orrespondance. P rogressive H um anity: in the P hilosophy o f P. D e la ju stic e ..... p. in * W 7 Rev*ew of Politics ». la rivoluzione oggi si conosce. 83-88.. p. D e la ju stic e . Grazie alla persecuzione che ha subito. vol. P hilosophie d u progrès. 33-62. . trad. J. 1-250. dicem bre 1851.. vol. Può dire la sua ragione di essere.*.. 511... Pp..224 l Note all’introduzione Per l’idea della radicale contrapposizione fra l'idea di progresso e idea di assoluto in Proudhon si veda T. L e teorie d e ll'a u to g estio n e.Huncal... pure R..J. P. Proudhon. Altamurgia. Milano 1973. I ll... pp. 1 ano 1974. 118-127. cf. In tro d u c tio n a P. 17-18. C orrespondance... Proudhon. * J.Proudhon. De la capacité p o litiq u e. Ber° 0. Cf. J. pp. 94-125.. in « Autogestion ». P ? '.9-47... A.384.. marsJ uin 1968. i suoi mezzi. 69..4M 9- * L’idea vagamente concepita sotto la spinta del bisogno.. I l l . it. vol. P . _ .. P P ' 89' 9 0 ’ p Sul problema della coscienza di classe nel pensiero proudhoniano.. 104.. Si veda anche il recente P..

Ib id . Bertolo. Lanza.. 239 Come ha giustamente sottolineato Gurvitch. dice rapporto di interessi. Proudhon. 138. 271.. 245 Ib id . J. Garnier frères. Antistato. pp. p. p. 291-292... p. in modo tale che la ragione sociale e il suo emblema vivente siano una sola e stessa cosa. [ma 1947].. non vi sia governo. si obblighino. 234 Ib id . p p . C. p. 244 Ib id j. Paris 1955. quando invece avviene la p o rte del monarca si ha il comuniSmo se i sudditi dichiarano di restare in d iv isi.. Ecco perché la monarchia e il comuniSmo sono « due varietà di un medesimo regime ». 236 Ib id . VII... 240 Sulle previsioni fatte non solo da Proudhon ma da tutto il pensiero anarchico sull'esito storico del comuniSmo quale ultima form a di dispo­ tismo. 235 P. Milano 1978. 150. p. p. . 243 p. 15-54. cit.. Tutto il fascicolo comunque raccoglie le rela­ zioni presentate al Convegno internazionale di studi sull’autogestione tenu­ tosi a Venezia nei giorni 24-26 settembre 1979. W . vale a dire quale portatore di una nuova classe di dominatori.. J. I.... T h é o rie de la p ro p rié té. 230 P. Proudhon... Les fo n d a te u rs français d e la sociologie co n tem p o ra in e. La negazione del governo segue pertanto da questa sua definizione: chi dice governo rappresentativo. 270-271. p. bisogna che gli interessati stessi siano presenti. V III. vol.E.D.d. L’individuazione della mancanza della proprietà privata . Proudhon. 54.T. dice assenza di governo ». in AA. 302. I n u o v i pad ro n i. 1975. 470.. Proudhon. stipulino. p.. agiscano. 246 Ib id . Proudhon ha previsto in certo senso la trasformazione del capitalismo in totalitarismo fascista. p. 276. in AA. L. 345. 228 P. Paris 1857. La p roprietà. 278-279 e pp. pp.. 274-275. 138. 149-167. Proudhon.. p. J...Note all'introduzione 225 pp. 127. Roma s. 237 Ibid.. Proudhon. Du prin cip e féd é ra tif. XI. 241 P.. J. P er una definizione dei n u o v i p a droni.. M anuel d u sp écu la teu r à la B ourse. VV. it... 94. Gurvitch. P. chi dice rapporto di interessi. pp... 233 II principio monarchico e quello comunista poggiano entram bi sul principio de tt'autorità paterna. p. La révolution sociale dém ontrée. rispondano. invece A. 232 Ib id .. 247 Ib id . J. n. il mio La tecnoburocrazia e il p e n siero anarchico. p. 242 Cf. J. pp. riman­ do al mio A n tic ip a zio n i anarchiche su i n u o v i padroni. II. Per una odierna interpretazione anarchica del fascismo visto come sistema di statalizzazione dell’economia. trad.. G. La super­ fluità del governo diventa per Proudhon del tutto conseguenziale un a volta stabilita l’identità degli interessi: « perché vi sia rapporto di interessi. Proudhon.... 79-80.. Proudhon.. 231 Ib id . J. 238 Ib id . M anuel du sp é c u la te u r. che tu tti essendo governati. p. 5. De la capacité p o litiq u e. 229 P. 9-38 a questo argomento. vol. 227 P. p.. E le m e n ti tecnoburocratici d e ll’econom ia fa scista . O. in « Interrogations ». pp. Per una odierna interpretazione anarchica del dominio tecnoburocratico generato dal comu­ niSmo di Stato cf. I n u o v i p a d ro n i. Systèm e des contradictions. in ultima analisi. Fino a quando questa è vigente in modo diretto vive il regime il monarchico... 280.U. cf. Idée générale de la révo lu tio n . p. J.

J. J.. 7 1 1 P. 2^6 P. J.. pp. 359. voce per il dizionario Larousse.. p. T héorie d e l'im p ô t. 477. 262 Ib id .. 252 Ib id . D e la ju stic e . 2 W P. Proudhon.. p.. J. legge universale del m ondo» P .. secondo Puech. pp. 89. 359. 140. Rivière. De la création.. J... Proudhon. G. Du principe fédératif. p.. 474. 2 5 ® P. J. di conseguenza. bisogna che essa faccia i conti ». I. 260 Ib id . p. 325-332. vol. in L e ttres choisies.. 62-63. 166. P roudhon. Du principe féd é ra tif. p..... Théorie d e la propriété.. Wittfogel. 256 P.. I..... pp. Proudhon. 433-434. J. scritta nel 1864. Proudhon. it. p... Proudhon. Gurvitch... p. 234. Vi « S e c o n d o q u e s ta te o r ia l'e m a n c ip a z io n e dei la v o ra to ri è d u n q u e possibile c o n la r i u n io n e i n fa sc io delle fo rz e in d iv id u a li e dei b iso g n i. Anarchia.... pp... Rivière. 134-157..... 319. Id . p. circo n d ata da un certo numero di funzioni analoghe e di istituzioni speciali [ . Proudhon. Milano 1980. De la capacité. De la c apacité. Proudhon. 151-161. in L ’actualité d e P ro u d h o n . 198.. pp. 453.] con le quali. 248 P. 181... p. La g iu stiz ia . un grande anticipatore dei principi originari della Società delle Nazioni. 186. trad.. Ibid.. Proudhon. vol... Proudhon.... ¡7 2 La proprietà « n o n costituisce tutto il sistema. pp. 147. J. 253 P. 249 Ib id . J... Proudhon... trad. In questo senso Proudhon è stato. p. 247. D u p rincipe féd é ra tif.. P. P. p.. 761. Proudhon. Proudhon.. P luralism e et a u to g e s tio n . 250 ib id . Pioudhon e t les n a tio n a litées. pp... La p ro p rie tà . 263 € l ’a n ta g o n ism o . E ssa vive in un am­ biente organizzato. A. pp.. it. Z T O« Partecipazione di tutti gli associati alla direzione dell’impresa e ai benefici.. S y s tè m e d e s c o n tra d ic tio n s. 176-177.. D e la créa tio n .. 254 P.. D u p rin c ip e fé d é ra tif. L. Cf.. p.. T h éo rie d e la pro­ priété. 154. J. J. p. 26 5 P. II d is p o tis m o orientale.. 338-339. una individuazione che riaffiora continuamente nel pensiero proudhoniano. J.. 258 P. Proudhon.. Paris 1929. pure G.. T h é o rie d e la p ro p r ié té . Paris 1938.. D e la capacité. p. Goriély. Proudhon. 2 6 7 La proprietà non si giustifica se non « trasportata nel sistema socia­ le • e nei rapporti com plessi che la suscitano: « essa può essere un diritto so'amente se è una funzione (sociale) ».. 271 e 330. 489.. La tra d itio n so cia liste en F rance et la Société d e s N atio n s. Proudhon. J. Proudhon e t la p r o p r ié té . è stata confermata recente­ mente dall'opera fondamentale di K. 251 Ib id . J. 255 P. J.J. Paris 1921. p. 257 P.226 Note all’introduzione quale causa del « dispotismo orientale ». p.. L e d ro it au travail e t le droit d e p ro p rié té (1848). 264 P .. nei limiti e nelle proporzioni determinate dall'atto sociale ». Proudhon. M a n u e l d u sp é c u la te u r . J... Puech. p. Berthod.. 2*1 P.. Bancal. pp. 198. Insiste su questo aspetto del pensiero di Proudhon A. in . 181-201. J .. p. Proudhon. azione-reazione. Prou­ dhon... J. La g u erre e t la p a ix. Ê sempre facendo perno sul principio federativo che si possono porre le basi per rapporti egualitari e liberi fra i popoli e le nazioni. p. P.. Sugarco. J. p.. 350.. 125-126. pp.

. S is te m a delle c o n tra d d izio n i. Idea generale della rivoluzione (estratti). 35-49. J. J. Proudhon. p.. S ystèm e d e s contradictions. 284 P.. p... Bancal.. 568..Note all'introduzione 227 altri term ini. H istoire d e s d o c tr in e s écon o m iq u es.. 232. pp. Gide .. si vedano le belle pagine di M. S is te m a delle con tra d d izio n i econom iche. 164-172. pp. II. J... Buber. p . in P. 280 « Il lavoro e lo scambio sono l'alpha e l'omega della rivoluzione » P. con Vassociazione dei p ro d u tto ri e dei c o n su m a to ri.. De la cap a cité. 282 P. P hilosophie d u p ro g rè s. 287 P. De la ju stic e . J.. P. 281 P. Sugarco... PUF. pp. G.. J. P rou d h o n . J... di Co­ munità. trad.. 286 p. Id. II. 1.. it. Proudhon pensava alla « costituzione del valore » come effetto del tutto logico dell'abolizione dell’interesse e di ogni altra forma parassitarla presente nella formazione della ricchezza.. Ed... pp. Milano 1967. Idea generale della riv o lu zio n e .. Q u'est-ce que. il sale del lavoro. it.. 59-65. Proudhon. Proudhon. rimettendo il lavoro sotto il regime di favori­ tismo e di abuso dal quale l ’89 lo aveva affrancato ».... Milano 1979. it. Albertini. Le c o n tra d d izio n i econom iche di P ro u d h o n . 113. Du p rin c ip e fé d é ra tif. M. Bancal. Ehiron. 358-373. 198. 112. Rist. 81.. P. Sopprimere la con­ correnza. p. P roudhon. pp. F ilosofia della m iseria. non avendo più interessi contrapposti. Per la concezione proudhoniana del decentramento federalistico basato sulle piccole comu­ nità. 274 P. pp. 277 Per il confronto e la polemica sul « valore costituito » fra Marx e Proudhon. Il m e rc a to e i so cia lism i. p.. trad... De la c a p a cité. S e n tie ri in utopia.. VV. A ve rtisse m e n t aux p ro p rié ta ire s.. significa sopprimere la libertà stessa... pp. 259. si vedano le pagine di E.. p. Ansart. 113125. pp.C. J. Dolleans J. cf. Proudhon... Paris 1948.. J.. 330. 96-100..... De la création.. 230. 189-199... Oualid. 144. pp. Proudhon. pp. J. Proudhon. Pellicani. pp.. Proudhon. De la c a p a cité... P roudhon. il condimento dello scambio. p. Gurvitch. P luralism e et a u to g estio n ... J... W. 278 Per un approccio odierno a questa importante problematica cf.. L.. pp. S y stè m e des contra d ictio n s. 36-60.. 279 P. vol. 115. Banca che avrebbe dovuto provare con i fatti questa teoria dell’abolizione deU'interesse. P ro u d h o n .. 142... in AA. 275 p .. J.. Puech. 276 Com’è noto. « La concorrenza è la legge stessa del mer­ cato. 261263. 193-196. Allio. pp. Catania 1975. Proudhon. Proudhon. S y stè m e des c o n tra d ic tio n s. P lu ra lism e .. Proudhon. sfuggono irrimediabilmente al dominio del capitale ». Proudhon. P ro u d h o n .. La g iu stizia . p... ora L. in P. P ro u d h o n et la révo lu tio n d e 1848. Anarchismo. P roudhon banquier. (estratti). C... il puntuale lavoro di R. p. trad. 283 P. J. Paris 1920.. 81-83. che.. P.... .. 285 J. pp. avviare dal basso la restau­ razione del vecchio regime. Proudhon. 115-138.. Sulle vicende della B a n q u e du P euple da lui fondata. Ansart. 62-95. P roudhon et n o tre te m p s. Id..

2 Parole di Cristo in Matteo. il principio della giustizia è in Dio. in cui si propone di rendere esplicito il senso del movimento propriam ente operaio e di m ostrare che 1’« idea » della classe operaia è quella del socialismo antistatale e antiautoritario. poiché mirava a ridurre ad un principio razionale quanto fino ad allora era stato considerato come una semplice conseguenza della legge di natura e del sentimento religioso. Newman). 5 Nella dottrina di Giangiacomo Rousseau. adottato. 7 Al M a n ife s to d ei se ssa n ta aveva risposto un contromanifesto di ispira­ zione repubblicana. per la classe operaia.NOTE Al TESTI 1 Proudhon usa il termine metafisica in senso improprio. Proudhon.]. Naturalmente c’è da dire che la concezione della giustizia secondo la dottrina cattolica non è quella descritta da Proudhon. Fra il contratto federativo e quello di Rousseau e del '93 c’è tu tta la distanza che passa fra la realtà e la ipotesi [n o ta d i P ro u d h o n ]. pu r affermando il valore ogget­ tivo della giustizia fondata sia sulla legge positiva della Rivelazione. spesso contrapposto a bascule. i Sottolineiamo m u tu a lism o (e derivati) perché si tr a tta di uno dei termini cruciali del linguaggio di Proudhon. in ultima istanza. Nel primo — spiega —. discusso. Nel 1864. frutto della Rivoluzione francese. senza ricorrere al diritto divino o all’autorità patem a o alla necessità sociale. imma­ ginata per rendere ragione. votato. la forza di realizzazione ancora in Dio. e acquista una portata generale. e che si può modifi­ care regolarmente a volontà dei contraenti. essendo frutto della coscienza. H. la giustizia. La situazione creata da questo scambio è designata da Proudhon col termine bilancia (b a la n ce ). Tale teoria. 4 A questo punto Proudhon espone in dettaglio come viene intesa la giustizia nel sistema della Rivelazione e in quello della Rivoluzione. Per lui. All’invio di questo M anifesto dei s e ss a n ta . anche contro quelli schierati insieme con l'opposizione. Nel sistema federativo invece. del bene e del m ale. che è stato realm ente proposto. che si rifaceva peraltro a scritti di teologi dell’epoca. che ne è soggetto e rivelatore. di presentare suoi candidati alle elezioni e di sostenerli contro i candidati borghesi. il C ontratto sociale è in verità una fin zio n e di legisti.E. le cooperative. 18. m utuata dai calvinisti. il contratto sociale è più che una finzione: è un patto positivo. sessanta operai firmano un M a n ife sto che afferma la neces­ sità. nel secondo. risponde con un lungo commento. È da dire che anche la dottrina cattolica riconosce il primato della coscienza (cf. la sanzione sempre in Dio. 20. la giustizia è soltanto umana. P er lui m eta­ fisica ha grosso modo il significato di filosofia positiva. della formazione dello Stato e dei rapporti tra il governo e gli individui. effettivo. fondata sull'idea che tu tti gli scambi devono avvenire in modo eguale tra eguali. entusiasta. J.d. Della c a p a cità politica delle c la ssi o p e ra ie. era nel 1762 un progresso. costituisce ogni individuo giudice. che va molto al di là dell'idea del mutuo soccorso che caratterizza le società filantropiche. che è quella di Robespierre e dei giacobini. 6 . ecc. sia sul diritto di natura [N. Proudhon sostiene que>st'ultima concezione immanentistica della giustizia.

212 Villegardelle F. 209 Yeroy M. 224 Zoccoli E. 211 Verdes J... 167 Wittfogel K A . 216... 222 Zanfarino A. 209 .234 Indice dei nomi Venturi F. 210.. 226 Woodcock G. 215. 211 Villaume M... 213... 163. 223.

.............................................................................................pag..... » Il m e t o d o .......................... » I fondamenti filosofici del pluralismo » Una dialettica seriale è impossibile? Progressi compiuti in questa direzione........................................................................................................................ » Critica del potere p o lit ic o ........... .................... La forza co llettiv a ................................... ............. » I fondamenti sociologici............................ » Cenni b io g r a fic i..» Del potere sociale.......... » 9 13 18 25 31 33 39 45 53 63 69 79 83 93 93 95 98 98 102 102 108 .............. » Della appropriazione delle forze collettive.. » II socialismo come superamento storico del lib e r a lis m o .... » La critica del comunismo come critica della proprietà...... Dialettica s e r ia le ........... » Testi I....... e della corruzione del potere sociale ........................... In tr o d u z io n e ...............» L’autoem ancipazione..................................................... » II.......... » I fondamenti « neutri » dell’antinomia ........ » Nota b ib lio g r a fic a ...................... ............. » I fondamenti filosofici del pluralismo » III............................................................................................................... » La società a u t o g e s t it a ........ Critica dell’a s so lu to ................................................. » La critica della proprietà... considerato in se stesso .......................................INDICE P r e m e ss a ........................

..... ...... ...................... L ideale della comunanza è l’assolutismo 1. 8.. e perisce per la giustizia ........ La comunione è impossibile senza una legge di riparto..... .. . La ragione c o l l e t t i v a ... La comunità è impossibile senza una leg­ ge d’organizzazione e perisce mediante l’orga n iz z a z io n e ........ Dello scopo o dell’oggetto dello Stato ! 3...Principiò d una so lu zio n e.... 3... Critica del principio di autorità . Posizione del problema comunista ! j ! 4.La trascendenza l’immanenza ........... ...... Definizione di ciò che è proprio e di ciò che è c o m u n e ..... IX........ .. La critica dello S t a t o ............. 1. condizione e fondamento della fede p u b b lica .236 Indice IV.................. ... ......... Come affiora l’idea della federazione ! ! XII..................... Conclusioni .. La teoria d el fe d e ra lis m o . La teoria della g i u s t i z i a ...... » 116 V... ................... pag... Realismo della Giustizia .... Di una destinazione ulteriore dello Stato VII........................... 7........... .............. X. ..... » 125 131 132 138 142 147 154 154 155 157 157 160 161 164 165 170 174 174 176 176 180 184 187 191 VI.. P o sizio n e del p ro b le m a politico ....... La comunità è impossibile senza la giusti zia..... 2... ............. La critica al comunismo e all'individualismo V ili... XIII... La comunione prende il suo fine per il suo principio ........... Critica della proprietà e rivalutazione della pro p rietà..... La comunanza eclettica. .. 115 La ragione pubblica.............. Della natura dello Stato ........ .... .............. XI.............. Il regine politico federale ...... 5. La comunione deriva dall’economia politica 2..... .... ........... inintelligente e inin t e l l i g i b i l e .. Lo Stato secondo i comunisti ......... ed essa perisce mediante riparto 6...

.................. La teoria del m u tu a lis m o .............................. L'emancipazione o p e r a i a ................................pag............................................... » Note a ll'in tr o d u z io n e .........................................» Note ai T e s t i............. » Indice dei n o m i...Indice 237 XIV........... » 202 209 229 231 ................... 197 XV.............

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful