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IL LAMA E IL CARPENTIERE Da: “La Danza del Vajra – l’Odissea del Mandala” Richard Denner Intorno a mezzanotte mi chiamano per

riparare il letto del Lama. In qualche modo lo ha sfasciato, staccandolo dai suoi supporti. Adzom Paylo Rinpoche è un uomo grande e grosso, ben più alto di sei piedi, ed evidentemente non ci va piano con il mobilio. Il sentiero è illuminato dal chiarore della luna, così lascio la mia tenda e mi avvio verso il capanno vicino alla cucina dove sono riposti gli attrezzi. Metto insieme qualche blocco di legno, un martello, alcuni chiodi e la mia livella e mi dirigo attraverso la boscaglia di querce verso la tenda di Adzom. Posso vedere la sua massa seduta sul letto. C’è una lampada a batteria nella tenda che emette una flebile luce, ma posso chiaramente vedere che il letto è tutto inclinato da una parte. Anne Klein è seduta a terra su un cuscino, farà da traduttrice. Anne dice: “Il letto s’è abbassato dalla parte della testa e Rinpoche non può dormire a testa in giù; non può neanche dormire dall’altra parte, perché così avrebbe i piedi verso Tara”. Mi tolgo le scarpe e mi inchino rispettosamente. Adzom mi fa gesto di sedere. Sposto le coperte dal letto e ci appoggio la livella: è ovvio che la struttura è sbilenca. Adzom si incuriosisce, scende giù dal letto e si siede accanto a me sul pavimento. Mi chiede di fargli vedere la livella, così gliela passo e, mentre comincia ad osservarla, faccio il giro del letto per controllare i supporti. Il letto è semplicemente scivolato giù dai blocchi. Dopo averli risistemati al posto giusto rialzo gli occhi e vedo Adzom che, con un gran sorriso stampato in faccia, muove la livella avanti e indietro, su e giù. Gliela prendo e la rimetto a piatto sulla struttura del letto, in modo che possa vedere che la bolla, essendo al centro del tubo di vetro, indica che ora il letto è orizzontale. Adzom sembra molto eccitato: “Capisco, capisco, sono molto intelligente”. Sembra un grosso bambino con un giocattolo nuovo. Allora comincio a raccogliere le mie cose, ma Anne mi chiede se voglio rimanere per parlare con il Lama. Non avevo previsto una cosa del genere, anche perché non ero venuto per il suo ritiro, ma per praticare il karma yoga. Ma, dal momento che ero lì, accettai. Il profumo dell’incenso è pesante. La lampada getta l’ombra della statua di Tara sulla parete della tenda. Mi trovo sulle Montagne Rocciose, seduto ai piedi di un maestro. Potrebbe trattarsi del tibet di mille anni fa. Adzom ritorna a sedere sul letto, mi guarda, rotea gli occhi e mi chiede: “Vuoi l’essenza della mia mente?” Accidenti, fa sul serio! “Si” dico,”Si, certo, certo”. Mi fa una domanda a cui, penso, si potrebbe rispondere in mille modi. Gli dico che ho lavorato un sacco con la mia energia perché ho un cancro alla prostata, e il cancro, si dice, è causato da un’interruzione del campo di energia, una specie di rottura del sistema immunitario. Adzom mi dice che dovrei meditare di più sulla questione e di tornare dopo due giorni. Mi alzo, raccolgo i miei attrezzi e faccio per andarmene, quando Adzom dice: “Potrei doverti rubare la livella”.

Qualche giorno dopo, mi fermo al negozio di ferramenta del paese per cercare una livella piccola, che Adzom possa facilmente portarsi via. Ne trovo una da carpentiere fatta da Stanley, non così classica quanto la mia, brevettata nel 1896, ma decisamente più comoda da portare. Vicino alle livelle ci sono delle squadre di metallo di varia grandezza, e vicino a queste ci sono i fili a piombo. Mi viene un’idea: io sono un Maestro dell’Ordine Massonico, e i segreti della Massoneria sono trasmessi attraverso segni e simboli, proprio come nello Dzogchen. E, come nel Buddhismo ci sono i tre gioielli del Guru, del Dharma e del Sangha, in una Loggia Massonica ci sono tre oggetti che sono chiamati i gioielli mobili: il Piombo, la Squadra e la Livella. Questi sono gli attrezzi di lavoro di un Secondo Grado Massone. Così, compro i tre oggetti per donarli a Adzom Rinpoche. Sono consapevole del rischio che corro nel rivelare dei segreti massonici, soprattutto dovendo farlo attraverso la traduzione di una donna, ma, dannazione, mi sento frustrato da queste limitazioni. E’ tradizione mantenere la segretezza nelle questioni esoteriche, e non rivelerò come aprire ed entrare in una loggia; mostrerò ad Adzom solo il parallelismo fra due set di simboli nelle due tradizioni. E’ importante costruire dei ponti fra menti di diverse culture. Sento che Adzom è un grande maestro che può portarmi all’illuminazione, e sto avendo la rara opportunità di condividere con lui la mia esperienza e di entrare nel campo della sua saggezza. Il giorno dopo è il compleanno di Guru Padmasambhava ed è anche luna piena. Questo è un giorno specialmente favorevole per la pratica: i benefici e i meriti sono moltiplicati, quindi ci sarà una Puja, un banchetto rituale. Rinpoche arriva. Il suo assistente, Lama Tsering, filmerà l’evento. Gli faccio subito una foto, un classico incrocio culturale: un lama nella veste tradizionale con una videocamera in mano. Il sole adesso picchia, sarà dura resistere. Non c’è alcuna protezione dal sole e Adzom, che è una vera e propria macchina del Dharma, reciterà l’intero testo. Prevedo che per la dedica della pratica saremo già arrosto. Quando Adzom inizia a descrivere la sua visione della costruzione di un tempio proprio qui, siamo sull’orlo del collasso cardiocircolatorio. Comunque avevo ragione, Adzom è un costruttore di templi, e so che ha bisogno di un filo a piombo, di una squadra e di una livella. Tsultrim Allione vuole che io trasferisca l’intera pratica di Tara Verde in un libriccino portatile. Erik Drew e Anne stanno già preparando la trascrizione. Metterli tutti d’accordo sarà una questione interessante e finire il libriccino prima del termine del ritiro una vera impresa. Inoltre, Adzom vuole imparare a fare le pesche sciroppate. Tsultrim gli sta insegnando come fare, passo dopo passo. Erik traduce e Adzom annota. Nello stesso tempo sta trasmettendo a Tsultrim la versione breve della pratica di Tara, per includerla alla fine del testo base. Adzom pronuncia una parola alla volta, Tsultrim le trascrive nella fonetica tibetana e Erik le traduce in inglese. Poi Tsultrim dà ancora altre indicazioni sulle pesche, Erik traduce per Adzom e lui scrive. A sua volta dà altre istruzioni sulla pratica breve di Tara, Tsultrim scrive e Erik traduce.

OM CHAG TSAL JETSUN TARE OM Omaggio alla divina Jetsun TARE Lavare bene i barattoli, risciacquarli. Metterli a bagno maria. TU TA RA E YI DUNG WA KUNCHOB TU TA RA E Libera da tutte le sofferenze Mettere le pesche a spicchi nei barattoli caldi. TUGJE TOGMED TURE PALMO Compassione senza impedimenti TURE la gloriosa Lasciare un dito di spazio prima dell’orlo. DAK LA DRUPCHOK TSOL CHIK SWA HA Concedimi la suprema siddhi SWA HA Coprire con lo sciroppo di zucchero bollente. Questa è la trasmissione di Tara-Pesca. Sono seduto fuori della tenda, ridacchiando con me stesso, aspettando che il testo completo emerga. Lama Tsering ha i crampi allo stomaco. E’ già stato alla clinica locale, ma non gli hanno trovato niente. I crampi continuano, così mi chiedono di portarlo al Mercy Hospital di Durango, assieme ad Harvey che farà da traduttore. Seduto nella sala d’aspetto del pronto soccorso, aspetto che Lama Tsering esca. Una signora obesa alla mia destra, in shorts e T-shirt, si sta dipingendo gli alluci color rame. Un indiamo alto, in abito formale, con i capelli legati a treccia, un pendente di osso e turchese, occhiali da sole e stivali da cowboy, passeggia nella sala. Seduto davanti a me, un tipo duro con l’occhio destro distrutto e un drago tatuato sul polpaccio fa rimbalzare il figlio sulle ginocchia. Alla TV c’è Alien 3. Ma che razza di reame è questo? Su che pianeta sono? Tulku Gyurmey Tsering sembra a posto. Nel viaggio di ritorno, passando attraverso il piccolo villaggio di Gem, vediamo una pila di corna d’alce alta venti piedi davanti ad un negozio, probabilmente una tintoria, con l’insegna “Il maschio adulto si ferma qui”. Lama Tsering spalanca gli occhi e la sua macchina automatica spara-mantra va subito fuori giri. Dopo un miglio, un arcobaleno compare davanti a noi. “Caspita Tsering” dico io, “hai liberato un’intera mandria di alci defunte”. Il giorno dopo mi chiamanom per riparare di nuovo il letto di Adzom. Questa volta ha sfasciato le assi. Prendo i miei attrezzi personali e quelli che voglio regalare a Adzom. Il lama sta facendo colazione sotto un tendone, così ne approfitto per entrare nella sua tenda e dare un’occhiata al letto. Nel tentativo di metterlo su un fianco urto l’altare e faccio uscire un po’ d’acqua dalle ciotole delle offerte, bagnando un taccuino. La prima pagina si inzuppa, cerco di asciugarla prima che l’inchiostro se ne vada, ma faccio ancora peggio. Spero che si tratti di note insignificanti, e non una trasmissione sacra proveniente da Jigme Lingpa. Finisco il mio lavoro sul letto proprio quando Adzom rientra nella tenda. Gli indico il casino che ho combinato, ma non sembra dargli importanza.

Piuttosto si siede subito sul letto e ci rimbalza sopra un paio di volte, sorridendo. Anne è lì vicino, e le chiedo se vuole tradurre per me. Dico al Lama che ho degli strumenti per lui, e che avevo pensato che potesse interessargli il loro significato esoterico. Ovviamente gli dico anche che non ho la presunzione di insegnargli qualcosa, ma che mi piacerebbe condividere con lui le mie informazioni. Adzom sorride e mi chiede di sedere. Allora gli dò, nell’ordine, la piccola livella di plastica, la squadra metallica e il filo a piombo. Gli spiego che la Livella è il simbolo dell’eguaglianza, la Squadra della moralità e il Filo a Piombo della retta condotta. Gli spiego l’uso degli utensili nella Massoneria Operativa, poi, a memoria, gli dico che nella Massoneria Speculativa il Piombo ci ammonisce di camminare sulla retta via nella vita, la Squadra ci ricorda di quadrare le nostre azioni secondo virtù e la Livella che tutti stiamo viaggiando nel tempo verso quel Tempio del Cielo che non è stato costruito da mani umane. Anne fa del suo meglio per tradurre. Adzom annuisce entusiasticamente e dice che è molto strano per lui ricevere degli insegnamenti di carpenteria mentre dà la trasmissione della mente. Quando ho finito con la spiegazione, Adzom mi chiede se ho meditato sulla questione che mi aveva dato. Gli dico che finalmente avevo compreso, e gli dò una nuova risposta. Allora mi dà ulteriori istruzioni private e mi congeda. Andandomene, mi rendo conto che ancora una volta il Lama mi aveva rivoltato. Mentre salgo verso lo stupa, qualcosa mi colpisce. Sono del tutto consapevole, ma non sto pensando. Sono semplicemente lì, sul sentiero dello stupa, nell’universo, dappertutto. quella presenza che è tutto che è data con ogni respiro Comincio a piangere, non ci posso fare niente. Ho una tale gratitudine per ciò che mi è stato rivelato. Appoggio la testa contro lo stupa. Una dakini arriva e mi chiede qual è il problema. “Mi sento incredibilmente fortunato”, le dico. “Si”, risponde lei, “lo stupa è un’entità vivente molto potente che ci benedice. E’ un posto meraviglioso per piangere”