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Giovanni Pietro SINI

ELEMENTI PRATICI di MICROSCOPIA OTTICA

(Introduzione per un uso un po pi consapevole di questo oggetto sconosciuto)

Bologna, 2007

INDICE GENERALE
1 - INGRANDIRE e RISOLVERE La lente dingrandimento 2 - Le IMMAGINI REALI 3 - Le ABERRAZIONI 4 - I DIAFRAMMI Pupille Campi 5 - Le PRESTAZIONI dellOBBIETTIVO del MICROSCOPIO Lunghezza del tubo Profondit di campo Contrasto 6 - DIFFRAZIONE e RISOLUZIONE Lo star test Lingrandimento utile 7 - La STRUTTURA degli OBBIETTIVI da microscopio Parfocalit Parcentralit Notazione Equipollenza Manutenzione 8 - L IMMERSIONE 9 - LOCULARE Le misure geometriche al microscopio 10 - IL CONDENSATORE Il campo del condensatore 11 - LA MICRO LAMPADA Il collettore Il diaframma di campo Il corpo luminoso 12 - I FILTRI OTTICI 13 - IL SISTEMA ILLUMINANTE Illuminazione diffusa Illuminazione di Khler 14 - TUBI PORTA OCULARI 15 - I TAVOLINI 16 - LO STATIVO 17 - LA VISIONE MICROSCOPICA 18 - STEREO MICROSCOPIA
LE CARATTERISTICHE SALIENTI FINI ED APPLICAZIONI LO SCHEMA DI GREENOUGH LOBBIETTIVO UNICO OBBIETTIVI ADDIZIONALI SISTEMI ZOOM ILLUMINAZIONE EPISCOPICA ILLUMINAZIONE DIASCOPICA

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19 - LE TECNICHE SPECIALI CONCLUSIONI

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1 - INGRANDIRE e RISOLVERE

Il sostantivo Microscopio indica uno strumento che usa la radiazione ottica per un duplice scopo: ingrandire e risolvere.
Per radiazione ottica si intende quella radiazione elettromagnetica che capace di impressionare locchio umano medio, cio la radiazione di lunghezza donda compresa fra 400 e 750 nm. NB: lunit nanometro o nm il millesimo di micron; il micron () il millesimo di mm, per cui: 1 nm = 10-3 = 10-6 mm = 10-9 m. Nel linguaggio comune, la radiazione eletromagnetica entro quei limiti di lunghezza donda, chiamata semplicemente luce.

Poich la luce costituita, come agente fisico, da onde elettromagnetiche, ad essa si possono applicare tutti i concetti legati ai moti ondulatori, fra cui quello di lunghezza donda, indicata con la lettera greca elle (lambda) minuscola ( ). Il termine ingrandire per noi significa avere di un certo oggetto unimmagine ingrandita rispetto alloggetto stesso1. Il microscopio non ingrandisce gli oggetti, i quali restano quello che sono, ma fornisce di essi unimmagine ingrandita. Laltro scopo fondamentale del microscopio, troppo spesso ignorato, quello di aumentare il potere risolutivo dellocchio. Il potere risolutivo di un sistema ottico, in genere, esprime la possibilit di ricavarne unimmagine che mostri evidenti, distinti o risolti, certi dettagli, corrispondenti a certe strutture delloggetto. Per es., se noi fotografiamo da 50 cm di distanza una pagina di giornale con un buon obbiettivo di tipo normale, potremo distinguere nella foto le singole lettere. Se queste ultime vengono assunte come struttura caratteristica di quelloggetto, allora diremo che quellobbiettivo ha risolto la struttura in esame, ossia ce ne mostra distinti i dettagli. Risolvere ha un significato affine a sciogliere, cio separare, quindi rendere distinto, rendere chiaro. Proseguiamo col nostro esempio: lo stesso giornale, fotografato a 100 m di distanza con lo stesso obbiettivo, ci apparir come un rettangolino grigio, che non contiene i dettagli, la struttura delloggetto, cio le singole lettere. Qualcuno potrebbe pensare che questione di ingrandimento e che limmagine del giornale semplicemente troppo piccola. Ma si provi ad ingrandire questa fotografia con un mezzo qualunque: limmagine del giornale diventer grande quanto si vuole, ma la struttura, le singole lettere, non appariranno mai. La struttura delloggetto non stata risolta in quella fotografia. chiaro che lutilit di uno strumento ottico sta nella sua capacit di mostrarci la struttura fine delloggetto, cio di risolverla, ed il potere risolutivo tanto maggiore quanto pi piccoli sono i dettagli che appaiono nellimmagine fornita da quello strumento, ovvero quanto pi vicini sono i punti (punti in senso ottico) che si possono ancora rivelare come distinti nellimmagine. Quindi, per valutare un microscopio, non ha senso considerare il suo ingrandimento massimo, ma piuttosto il suo massimo potere risolutivo. Questultimo raramente dichiarato dal costruttore, ma lo si ricava con una semplice formula {vedi la (7), 6} dal valore di apertura dei suoi obbiettivi. Questultimo sempre dichiarato dai costruttori seri: in caso contrario, il microscopio va considerato privo di valore. Ottenere forti ingrandimenti tecnicamente facile ed economico; anche strumenti giocattolo consentono ingrandimenti di 5000 o 10000 volte. Ma uno strumento serio non va oltre 1500, poich in quelle condizioni si ha gi il massimo ingrandimento utile (vedi il 6.3).

1 Ogni strumento adatto allosservazione solo di certe categorie di oggetti.

1.1 - La lente dingrandimento Torniamo alla pagina di giornale. Sappiamo che possiamo leggerla ad occhio nudo, cio vedere distinte (risolvere) le singole lettere, solo se non troppo lontana. Ci non dipende solo dal fatto che limmagine del giornale sulla rtina dellocchio pu essere troppo piccola, ma dal fatto che anche il nostro occhio ha un potere risolutivo limitato: esso percepisce come distinti due punti solo se langolo sotto cui essi vengono visti maggiore di un valore minimo che il potere risolutivo angolare dellocchio medio, pari ad uno o due minuti primi (sessantesimi di grado). Se locchio osserva i dettagli di un oggetto, cio i singoli punti di cui loggetto si pu immaginare composto, e non riesce a risolverli perch troppo vicini fra loro, si pu avvicinare loggetto affinch essi appaiano sotto un angolo maggiore. quello che si fa sempre per vedere meglio. Ma al di sotto di una certa distanza, detta punto prossimo locchio non riesce pi a mettere a fuoco (accomodare) e limmagine appare confusa, cio sfocata. La lente dingrandimento o microscopio semplice rende possibile la visione distinta a distanza inferiore al punto prossimo. Si veda la fig. 1 : locchio nudo vedrebbe loggetto AB, alla distanza convenzionale di 250 mm, sotto un angolo1 cui corrisponde una certa immagine retinica. Se si pone loggetto a breve distanza dallocchio (AB) probabilmente non si vede pi nitido; se per si interpone la lente dingrandimento CD, la rifrazione dei raggi nella lente (per es. nel punto C) porta ad un angolo apparente : il nostro occhio vede unimmagine virtuale ingrandita di A in A, come se il raggio CO deviato dalla lente in C provenisse appunto da A. Al punto A corrisponde unimmagine retinica maggiore di quella data da AB e si vede pi grande. In ultima analisi, la lente dingrandimento non fa che accorciare la distanza dosservazione distinta dellocchio e quindi aumentare le dimensioni dellimmagine retinica. Abbiamo appena detto che la lente dingrandimento fornisce unimmagine virtuale: tale immagine infatti pu essere vista dallocchio posto presso la lente, ma non pu essere raccolta su uno schermo poich formata solo dal prolungamento dei raggi: in fig. 1, il punto immagine A non esiste, ma locchio lo vede nella direzione OCA poich riceve il raggio CO. Lingrandimento visuale della lente dingrandimento ( V ) dato dal rapporto degli angoli ( / ) e si pu dimostrare che esso circa pari a BO / DO cio a 250 / f in cui f la focale2 della lente, espressa in mm. In questa espressione si ammette che un oggetto visto in grandezza naturale ( V = 1 ) se posto ad una distanza di 250 mm da una lente con focale di 250 mm. Si parla infatti di ingrandimento convenzionale. Il valore di questo ingrandimento un numero puro (un rapporto di angoli) e si fa seguire dal segno . La lente dingrandimento pu raggiungere ingrandimenti anche molto elevati (qualche centinaio di volte), ma i suoi limiti (distanze oggetto-lente ed occhio-lente molto piccole, campo visuale piccolo) fanno s che in pratica non si superino i valori di 10 o 20 . Anche la definizione3 di una lente semplice insufficiente: quando si superano i 10 - 15 ingrandimenti, insorgono delle aberrazioni che la compromettono; come vedremo, esistono molti rimedi alle aberrazioni, ma rimangono gli altri limiti. Pertanto, in pratica, la lente dingrandimento pi utile al naturalista ha un ingrandimento non superiore a 10 (focale non inferiore a 25 mm, diametro 10 - 20 mm) e pu essere costituita da una lente semplice. Per ingrandimenti superiori si usa il microscopio composto formato da due o pi lenti, ma sempre riconducibile a due lenti semplici nel suo funzionamento essenziale. Con esso si ottengono facilmente i massimi valori dellingrandimento utile (circa 1500 nellosservazione visuale, come vedremo), con distanze ragionevoli per locchio e per loggetto, con campi visuali anche oltre i 50. Il campo oggetto, cio la porzione visibile delloggetto, pu andare da 25 mm a 0,1 mm, come valori estremi; valori maggiori si possono avere solo nei microscopi stereoscopici (vedi il 18). Nei microscopi ottici composti, la risoluzione va da circa 6 a 0,24 , a seconda dellapertura e di altre caratteristiche del sistema ottico.
1 o alfa la lettera a minuscola dellalfabeto greco; gli angoli si indicano in genere con lettere greche minuscole. 2 La focale di una lente definita pi avanti e, nella figura, corrisponde alla distanza DO fra lente ed occhio. 3 Il termine definizione verr analizzato pi avanti, ma si pu considerare sinonimo di nitidezza. 2

Il punto prossimo molto legato alle condizioni fisiologiche della persona ed allet (da circa 8 cm nei giovanissimi, cresce fino allinfinito negli anziani, altri difetti di vista permettendo), ma si considera come valore medio convenzionale quello di 250 mm.

Fig. 1 - Principio di funzionamento della lente dingrandimento

Attraverso lingrandimento, il microscopio consente losservazione di oggetti o strutture troppo piccoli per losservazione diretta, la loro localizzazione (cio la definizione della loro disposizione allinterno di un complesso di altri oggetti), e, con opportuni accessori, la loro misura (dimensioni o altre propriet fisiche) e la loro fotografia o ripresa televisiva.

Dei due sistemi essenziali del microscopio composto, si chiama obbiettivo le lente che sta presso loggetto (il vetrino o simili), ed oculare quella che sta a 15 cm o pi sopra lobbiettivo, dalla parte dellocchio.

2 - Le IMMAGINI REALI

In un microscopio, le lenti sono quasi sempre convergenti, a superfici sferiche o piane, centrate su un asse comune. Tale asse pu essere ripiegato pi volte ad opera di specchi o prismi, ma le lenti rimangono centrate rispetto ad uno dei segmenti di esso. Per molti aspetti, il funzionamento dei vari sistemi ottici del microscopio si pu ricondurre a quello di una lente semplice, limitata da due superfici sferiche oppure da una sferica ed una piana. Come vedremo, si tratta in genere di lenti convergenti, capaci di far convergere in un medesimo punto un fascio di raggi paralleli; sono divergenti le lenti con effetto opposto. Le lenti convergenti hanno spessore maggiore al centro che non sui bordi.
Negli schemi ottici che seguono si adottano le normali convenzioni: -- la retta centrale l asse ottico o semplicemente l asse del sistema, cio lasse geometrico di simmetria rotatoria comune a tutte le lenti; -- loggetto sta a sinistra e limmagine a destra della lente; -- cos esiste un piano-oggetto ed un piano-immagine; si suppone in genere che loggetto e limmagine siano veri piani, senza spessore e perpendicolari allasse; -- quei due piani vengono simboleggiati con un segmento (AB per loggetto ed AB per limmagine, ad es.) i cui estremi indicano il centro del campo ed un punto marginale; per i punti nel piano oggetto si usano lettere maiuscole; per i punti nel piano immagine si usano lettere con lapice ( ); -- i raggi, intesi come le direzioni di propagazione della radiazione ottica, sono indicati con linee continue o tratteggiate; si indicano alcuni raggi emergenti da uno o pi punti delloggetto ed altrettanti raggi convergenti in corrispondenti punti dellimmagine, ma naturalmente si debbono immaginare gli infiniti raggi emergenti o convergenti negli infiniti punti delloggetto o dellimmagine.

Ora si consideri la fig. 2, in cui indicata la sezione di un prisma ottico in vetro, cio un solido limitato essenzialmente da due facce piane confluenti in uno spigolo (S). Su una delle facce incide un raggio; se tale raggio non perpendicolare alla faccia, al momento di attraversarla (si parla di rifrazione) esso viene deviato nel senso che si avvicina alla perpendicolare condotta per il punto dincidenza P; quando il raggio rifratto allinterno del
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prisma incontra laltra faccia, emerge venendo ancora deviato nella stessa direzione. Il raggio emergente dal prisma subisce quindi due deviazioni che lo allontanano dallo spigolo S, e la deviazione globale aumenta col crescere dellangolo fra le due facce del prisma e col crescere di un parametro costante, che dipende dalla natura del vetro, dalla temperatura, ecc., e che detto indice di rifrazione, o semplicemente indice, relativo a quel vetro ed in quelle condizioni. Lo si indica in genere colla lettera n.

Fig. 2 - La deviazione nel prisma ottico

Fig. 3 - La convergenza in una lente pianoConvessa

Consideriamo ora la fig. 3, in cui si indica la sezione mediana (passante per lasse) di una lente piano-convessa. Si pu considerare la sezione di questo solido come la successione di infiniti prismi in cui langolo fra le facce varia da un valore massimo (a sinistra, presso lorlo della lente) a valori sempre minori via via che ci si avvicina al centro della lente (P3), fino a mostrare facce parallele nel centro medesimo. Ne consegue che, se un fascio parallelo assiale (raggi paralleli fra loro e paralleli allasse) incide sulla lente, i singoli raggi verranno deviati di un angolo massimo presso i margini (I1 - R1 - R2), di angoli decrescenti per punti pi vicini allasse (I2 - R3 - R4), finch un raggio che coincida con lasse (I3) prosegue non deviato.

Fig. 4 - Formazione dellimmagine di un oggetto a distanza infinita

Se non fosse per le aberrazioni, di cui parleremo, si potrebbe supporre per ora che tutti i raggi incidenti paralleli di fig. 3 (I1, I2, I3) emergano dalla lente in modo da convergere in un unico punto F giacente sullasse (in basso, fuori figura in fig. 3). Ecco perch le lenti di questo tipo si chiamano convergenti, ed ovvio che la potenza della lente maggiore quanto pi vicino il punto di convergenza F. Tale punto F si chiama fuoco (per lesattezza fuoco immagine, poich si trova dal lato dellimmagine) e la distanza fra lente e fuoco si chiama lunghezza focale o focale della lente, ed indicata con f . La potenza P
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della lente (espressa in diottre) linverso della lunghezza focale espressa in metri. La notazione in diottre normalmente usata in oculistica. La focale di una lente dipende dalla natura del vetro di cui costituita (dal suo indice), dal suo spessore e dalla curvatura delle sue facce. Vediamo ora gli schemi fondamentali delle lenti in un microscopio. Se guardiamo la fig. 4 , vediamo una situazione analoga a quella di fig. 3; in essa sono indicati due fasci costituiti ognuno da raggi paralleli fra loro, un fascio parallelo allasse ed uno inclinato sullasse. Il primo fascio si pu supporre proveniente da un oggetto puntiforme (O) a distanza infinita, che giace sullasse: le rette parallele si incontrano allinfinito. Dunque il punto O si pu considerare un oggetto o sorgente per la lente, mentre il fuoco F, che possiamo indicare con O , il corrispettivo di O nel piano immagine e pu essere considerato limmagine di esso. Allo stesso modo il punto B, sempre a distanza infinita ma lontano dallasse, produce unimmagine B , sempre nel piano immagine, lontana anchessa dallasse. Se consideriamo un oggetto esteso a distanza infinita (per es. un cielo stellato), in cui si possono supporre infiniti punti-oggetto come O e B , possiamo dire che il piano contenente i punti O e B limmagine del piano oggetto O - B. Se C il centro della lente, la distanza CO la focale della lente. Lo schema di fig. 4 indica come funziona lobbiettivo del cannocchiale; esso fornisce unimmagine del panorama o del cielo stellato che pu venir fotografata od osservata attraverso un oculare1. Cos funziona anche la lente di tubo del microscopio (vedi oltre). In fig. 5 abbiamo una situazione un po diversa, che consente di chiarire molte cose. Il piano oggetto, contenente il punto assiale O e quello extra-assiale B non pi a distanza infinita; F ancora il fuoco (lato immagine), CF la focale (f); poich loggetto si avvicinato alla lente, limmagine non pi nel piano focale, ma un poco pi discosto, cio in O (che non coincide pi con F); la distanza oggetto-lente (OC = a), detta coniugata oggetto, non pi infinita; la distanza lente-immagine (CO = a), detta coniugata immagine o tiraggio, un poco superiore alla focale; la differenza a - f, indicata con x (= FO), indica laumento della coniugata immagine. Si pu indicare analogamente la differenza a - f (= OF) con x (nota 2).

Fig. 5 - Immagine reale di un oggetto a distanza finita, con ingrandimento < 1

Questo schema indica il comportamento di un obbiettivo fotografico, da binocolo o da cannocchiale, posto di fronte ad un oggetto a distanza grande ma finita, come pure di un condensatore da microscopio (vedi oltre). A questo punto, essendo loggetto di dimensioni finite e ad una distanza finita, si pu introdurre il concetto di ingrandimento lineare, espresso come rapporto fra la lunghezza di un dato segmento nellimmagine (ad es. OB) e la lunghezza del corrispondente segmento

1 In ogni punto di tale immagine, come nei casi seguenti, converge un fascio che corrisponde ad un equivalente

puntiforme sullasse dal lato dellimmagine, a distanza infinita.

2 il simbolo f indica la focale dal lato oggetto, che si pu ricavare in modo analogo supponendo una sorgente 5

punto delloggetto; pertanto tale immagine si pu raccogliere su uno schermo e per questo si chiama reale.

nelloggetto (OB in figura 5). Si indica lingrandimento lineare1 col simbolo M e si pu dimostrare che esso : M = OB / OB = a / a = x / f = f / x (1) Queste formule sono preziose quando si debba calcolare il rapporto di riproduzione in una macro-foto, in un proiettore, un ingranditore, ecc. Nel caso della fig. 5, risulta che M < 1 ; in altre parole, limmagine pi piccola delloggetto e lingrandimento in realt una riduzione, come nella normale fotografia. Procedendo collavvicinamento delloggetto fino al punto che a = 2 f , si pu dimostrare che anche a = 2 f e con ci si ha M = 1 (ingrandimento unitario). un caso limite, in cui la distanza totale oggetto-immagine la minima possibile, ed pari a 4 f . Questo schema corrisponde ad un duplicatore per diapositive, alle lenti-rel dei cannocchiali e di certi microscopi, ecc.

Fig. 6 - Immagine reale di un oggetto a distanza finita, con ingrandimento M > 1

Nella fig. 6 si ha il caso inverso della fig. 5 : la coniugata oggetto minore della coniugata immagine, e precisamente compresa fra la focale ed il doppio della focale: f < a < 2 f . La coniugata immagine superiore a 2 f per cui lingrandimento maggiore di uno: un vero ingrandimento. M > 1 . Questo funzionamento quello di un obbiettivo da proiettore (di qualunque tipo) e da microscopio, con qualche variante. Anche il collettore della micro-lampada (vedi oltre) fornisce unimmagine ingrandita del filamento dellampolla.

Fig. 7 - Immagine (OB) a distanza infinita, con ingrandimento infinito. Oggetto (OB) nel primo fuoco (nel primo piano focale, per lesattezza) della lente.

Infine, nella fig. 7, si arriva al caso di un oggetto che si trova nel fuoco F (lato oggetto)
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Dunque, lingrandimento lineare un rapporto fra segmenti corrispondenti nellimmagine reale e nelloggetto; si pu parlare di rapporto di scala come in un disegno meccanico, e si indica con un numero seguito da due punti e da 1 (es. 10:1); lingrandimento visuale della lente dingrandimento o delloculare invece un rapporto di angoli ( difficile eseguire misure di lunghezza su unimmagine virtuale), e si indica con (es. 15 ).
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della lente; il suo punto centrale (O) coincide con F. Per analogia con quanto rappresentato in fig. 4, rovesciando le coniugate, si ha un ingrandimento di valore infinito, nel senso che limmagine infinitamente pi grande delloggetto, mentre in fig. 4 lingrandimento era pari a zero. Questo schema corrisponde agli obbiettivi da microscopio del tipo a coniugata infinita (vedi il 5.2) ed alloculare del microscopio, cannocchiale, binocolo, ecc. Ne riparleremo. Si noti che, secondo gli schemi delle figg. 4, 5 e 6 , nellimmagine si trovano i punti di convergenza dei raggi che provengono dai corrispondenti punti delloggetto. Quelle immagini si possono quindi raccogliere o proiettare su uno schermo e pertanto si chiamano reali; esse sono inoltre rovesciate rispetto loggetto. Nel caso di fig. 7 , invece, limmagine si trova a distanza infinita ed in linea di principio non si pu raccogliere; per, se locchio si trova a destra della lente, riceve i fasci paralleli, uno per ogni punto delloggetto, e li interpreta come se provenissero da lontano; esso vede unimmagine non reale, ma virtuale, diritta ed ingrandita delloggetto. quanto avviene nella lente dingrandimento e negli oculari; si confrontino la fig. 1 con la 7 e si vedr che il principio lo stesso: loggetto nel primo fuoco della lente e limmagine formata da raggi paralleli che solo locchio pu interpretare1. Ora possiamo descrivere quella parte del microscopio che si trova fra loggetto (il vetrino) e locchio dellosservatore, quella parte che si pu chiamare sistema formatore dimmagine poich fornisce allocchio limmagine ingrandita delloggetto. Prima delloggetto deve esistere un sistema illuminante, di cui parleremo presto, ma intanto vediamo in fig. 8 a sinistra loggetto AB e lobbiettivo Ob ; a destra, loculare Oc . Lobbiettivo produce unimmagine reale, rovesciata ed ingrandita delloggetto in AB che si trova presso il fuoco delloculare; loculare fornisce di tale immagine reale unimmagine virtuale ingrandita in AB (secondo lo schema di fig. 1 e 7); questultima si pu chiamare immagine finale, mentre AB, per il fatto di trovarsi fra obbiettivo ed oculare, si chiama immagine intermedia. Limmagine finale rovesciata rispetto loggetto: il microscopio fornisce infatti unimmagine rovesciata, salvo accorgimenti particolari.

Fig. 8 - Schema essenziale del sistema formatore dimmagine del microscopio composto

Lingrandimento nellimmagine finale allora il prodotto dei due ingrandimenti: quello dellobbiettivo e quello delloculare. Nel microscopio, i costruttori moderni indicano sempre sulla montatura di obbiettivi ed oculari lingrandimento proprio dei vari sistemi, per cui lingrandimento totale dello strumento si calcola con una semplice moltiplicazione. Ma si badi: come si detto sopra, lingrandimento di una lente convergente non dipende solo dalla sua focale, ma dalla distanza delloggetto o dellimmagine; se dunque si varia in qualche modo la distanza ottica fra oculare ed obbiettivo (la distanza geometrica non sempre basta perch talune parti ottiche intermedie possono traslare limmagine anche senza variazione delle distanze meccaniche), varia anche lingrandimento. Ci da tener presente quando si eseguono misure al microscopio, come vedremo, poich certi tubi monoculari o bioculari
1 In questo contesto si pu ignorare la forma della lente, che diversa nelle due figure citate. 7

possono avere lunghezza ottica variabile e portare ad errori nelle misure. Inoltre, possono esistere fra obbiettivo ed oculare dei sistemi intermedi (tubi bioculari, tubi speciali, ecc.) che introducono un fattore di tubo, cio un ingrandimento supplementare, generalmente superiore ad 1, di cui bisogna tener conto. Ne riparleremo ( 14).

3 - Le ABERRAZIONI

Nei discorsi fatti finora si tacitamente supposto: 1) che limmagine sia geometricamente simile alloggetto e: 2) che ad ogni punto delloggetto corrisponda un punto nellimmagine: il sistema ottico dovrebbe essere cio ortoscopico (supposizione 1) e stigmatico (supposizione 2). Per punto intendiamo qui un punto geometrico, senza dimensioni. In realt, le cose non vanno esattamente cos: la lente reale si discosta da quel comportamento ideale a causa di vari fenomeni, chiamati globalmente aberrazioni. Riguardo la similitudine geometrica oggetto-immagine, vi sono due aberrazioni: La distorsione fa s che che lingrandimento vari a seconda della distanza dal centro dellimmagine; un quadrato, ad es., ingrandito pi verso i vertici che non al centro, per cui appare stirato a cuscinetto, oppure maggiormente al centro, per cui appare rigonfio, a barilotto. Questa aberrazione pu provocare errori quando si eseguono misure di lunghezza o di superficie, per cui bene limitare le misure alla porzione centrale dei reticoli di misura, dove la distorsione minore. Un sistema corretto dalla distorsione ortoscopico1. La curvatura di campo invece produce di un oggetto piano unimmagine giacente su una superficie ricurva; il risultato che la messa a fuoco (la nitidezza) sar buona al centro del campo ma non sui bordi o viceversa. Si verifica questo fenomeno osservando un oggetto piano (striscio di sangue o di batteri, micrometro oggetto). Questa aberrazione dannosa in fotomicrografia quando si osserva un oggetto sottile, come uno striscio, poich il campo non sar mai tutto a fuoco. Se invece loggetto di un certo spessore, come una normale sezione istologica, probabilmente esiste una superficie curva che rientra nello spessore delloggetto e produce unimmagine piana: laberrazione non si noter. Un obbiettivo corretto della curvatura di campo detto planare o a campo spianato. Le due aberrazioni citate interessano la forma globale dellimmagine, e si chiamano infatti aberrazioni del piano, ma non interessano la definizione n la risoluzione. Su queste ultime influiscono le aberrazioni capaci di rendere non puntiforme limmagine di un oggetto puntiforme. Sono queste le temutissime aberrazioni del punto, essenzialmente cinque. Laberrazione sferica consiste in una variazione di focale, e quindi di coniugata, al variare dellinclinazione (dellapertura) dei raggi; di tutti i raggi che provengono da un unico punto oggetto, la lente former una serie di immagini a diversa distanza dalla lente a seconda dellapertura. Si veda la fig. 9 : il punto oggetto B , ad es. forma una serie di immagini (da B1 a B3) al variare dellinclinazione dei raggi. Non esiste una posizione definita per limmagine, non si trova mai una messa a fuoco esatta. Questa aberrazione viene corretta dal costruttore con una scelta opportuna della forma delle lenti e della loro distanza, delle caratteristiche del vetro ottico e del numero delle lenti. Quando la correzione della sferica ritenuta sufficiente, il sistema chiamato aplanatico. Lammontare della sferica per fortemente dipendente dallapertura massima della lente: in una lente semplice, essa cresce colla terza potenza dellapertura; ci spiega certi vantaggi che si hanno colla chiusura del diaframma del condensatore nel microscopio (vedi oltre). Inoltre essa pu peggiorare se si altera la lunghezza del tubo del microscopio, e quindi le coniugate (le distanze delloggetto e dellimmagine) o si introducono nel sistema delle lamine di vetro oppure quelle esistenti non hanno lo spessore corretto, cosa che accade
1 Per valutare la distorsione, basta porre su un lato del campo visivo un oggetto a margine diritto (lorlo di una

lametta da barba, ad es.) ed osservare se quel margine appare ricurvo.

spesso colla lamella (= coprioggetto). Ci significa che compare questa aberrazione in un microscopio anche della miglior qualit tutte le volte che si varia la distanza fra obbiettivo ed oculare (pu bastare la regolazione della distanza interpupillare o lintroduzione di qualche accessorio intermedio), quando si usano vetrini coprioggetto di spessore non corretto, ecc. Con gli obbiettivi a secco di forte apertura (in genere, quelli di maggiore ingrandimento) lo spessore del coprioggetto deve perci essere controllato con molta cura. La coma fa s che, al variare dellapertura e della distanza del punto-oggetto dallasse, la posizione del punto-immagine non rispetti le regole geometriche descritte sopra; in pratica, per un punto-oggetto fuori asse, si ha una serie di punti-immagine di cui al massimo uno sar a fuoco, mentre gli altri saranno sfocati ed a diversa distanza dallasse; da un lato di ogni punto-immagine si avr cos un alone allungato radialmente. Questa aberrazione non esiste al centro dellimmagine (sullasse) e peggiora andando verso i bordi (fuori asse): si parla di unaberrazione extra-assiale. Cresce col quadrato dellapertura. Lastigmatismo ha caratteri analoghi, ed esiste anchesso solo fuori asse, ma meno sensibile al valore dellapertura; per sua causa, un punto oggetto produce nel campo immagine non una ma due immagini allungate, a diversa distanza dalla lente, una disposta radialmente, laltra tangenzialmente.
Tutte le aberrazioni citate finora possono avere caratteristiche legate alla lunghezza donda della luce, ma si presentano anche con luce monocromatica, di un solo colore puro, cio con un valore unico di lunghezza donda. A questo punto occorre precisare che la luce emessa dalle normali lampade, dal sole, dalle nuvole, ecc. bianca; questo termine si riferisce ad una nostra sensazione ma, poich noi abbiamo la sensazione di bianco anche se osserviamo un miscuglio di colori complementari, come rosso e verde, bene essere pi precisi. Si chiama bianca una radiazione mista che contiene una serie continua di radiazioni con tutti i valori di lunghezza donda fra un estremo e laltro dello spettro ottico; si chiama spettro una successione di radiazioni con valori di lunghezza donda compresi fra due estremi. Nel caso della luce bianca, i valori estremi (da 400 a 750 nm. circa) corrispondono ai limiti di sensibilit dellocchio umano medio; lo spettro della luce bianca provoca nel nostro occhio una successione di sensazioni di colore corrispondente ai colori delliride (dellarcobaleno): dal rosso (massima lunghezza donda) allarancio, giallo, verde, blu, viola (valore minimo). Le due aberrazioni che seguono, dette perci cromatiche, dipendono proprio dalla presenza di valori di lunghezza donda diversi nello spettro ottico; esse non si presenterebbero operando con radiazione monocromatica.

Fig. 9 - Laberrazione sferica in una lente semplice

Aberrazione cromatica longitudinale; anche questa volta, un punto oggetto produce una serie di punti immagine a diversa distanza dalla lente; la variazione nella distanza dellimmagine non dipende dallapertura (come nella sferica), ma dalla lunghezza donda. In sostanza, al variare della lunghezza donda, varia lindice di rifrazione del vetro, quindi la focale e le coniugate. Se si mette a fuoco limmagine data da una radiazione di un certo valore di lunghezza donda, le altre immagini (di diverso colore) risulteranno sfocate, ed ogni linea di confine nellimmagine risulter bordata da frange colorate. Questa aberrazione si presenta anche per la regione centrale dellimmagine e per oggetti puntiformi. proporzionale allapertura. Gli obbiettivi moderni di buona qualit correggono laberrazione cromatica longitudinale in modo soddisfacente; i migliori sono i cosiddetti apocromatici, costosissimi a causa dellalto numero di lenti che contengono; quelli pi semplici (acromatici), danno buoni risultati, ma generalmente solo al centro del campo. Aberrazione cromatica trasversale (o laterale o CVD); al variare della lunghezza donda, varia anche lingrandimento; questo significa che di un oggetto esteso (non puntiforme) illuminato con luce bianca si ha una serie continua di immagini di diverse
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dimensioni, unimmagine per ogni colore dello spettro. Se loggetto puntiforme ed al centro del campo, laberrazione non si presenta poich un punto rimane sempre un punto anche se lingrandimento varia. Se loggetto invece puntiforme ed ai bordi del campo, se ne avr una serie di immagini sfalsate di diverso colore, come un piccolo spettro. Laberrazione cromatica laterale non dipende dallapertura.

Fig. 10 - Aberrazioni cromatiche. rappresentata la diversa posizione e le diverse dimensioni di tre immagini (fra le infinite possibili) corrispondenti ai due valori estremi e ad un valore intermedio di lunghezza donda.

Negli obbiettivi moderni di miglior qualit (serie CF o color free) questa aberrazione ragionevolmente corretta; in quelli pi semplici, acromatici, di ingrandimento inferiore a 20, si pu pure avere una buona correzione; invece, negli obbiettivi modesti o di vecchia data, con ingrandimento superiore a 20:1, questa aberrazione non pu essere corretta; i migliori costruttori forniscono per per questi casi degli oculari speciali, detti compensatori, che compensano il residuo di aberrazione dellobbiettivo. In un corredo misto, che non appartenga alla serie CF, occorre quindi uno (o pi) oculari normali1, del tipo pi semplice, per gli obbiettivi deboli, ed uno (o pi) oculari compensatori per gli obbiettivi medio-forti ed in genere per gli apocromatici. Poich gli oculari compensatori sono pi costosi degli altri, i venditori cercano di rifilare gli oculari del tipo pi semplice, senza preoccuparsi della cromatica laterale degli obbiettivi forti. La composizione di un corredo ottico da microscopio richiede molta cautela e molta esperienza. Anche il grado di compensazione richiesto dai vari obbiettivi, sia pure della stessa serie e dello stesso costruttore, non sempre lo stesso. Non potendosi fidare sempre del venditore, occorre eseguire una serie di controlli; il pi importante di essi losservazione di un reticolo, cio un vetrino con linee opache su fondo trasparente (pu bastare un micrometro oggetto, vedi oltre); con il sistema illuminante correttamente regolato ed il diaframma dapertura tutto aperto, si osservino i contorni delle righe opache in tutto il campo visuale e si controlli lampiezza degli orli colorati. Si esegua la prova con tutte le combinazioni possibili obbiettivo-oculare, e possibilmente si facciano confronti con altri strumenti.2 Nei casi in cui possibile (fotografia in bianco e nero, oggetti non colorati, ecc.), lintroduzione di un filtro verde restringe lo spettro della radiazione utilizzata limitandolo al centro dello spettro ottico; ci abbassa drasticamente leffetto di tutte le aberrazioni cromatiche. Non si concluda che gli obbiettivi pi corretti, planari, apocromatici o CF , siano in assoluto i migliori. In genere, quelli pi corretti contengono un maggior numero di lenti; ma ogni superficie aria-vetro produce un riflesso (e generalmente porta qualche imperfezione), per cui genera una certa quantit di luce diffusa che abbassa il contrasto. Quelli planari poi, come conseguenza della spianatura dellimmagine, possono presentare forti residui di astigmatismo.
1 Si tratta di oculari con ridotta cromatica laterale, detti perci acromatici, generalmente secondo la ricetta di

inchiostro di china; si aspetti che linchiostro sia ben secco; con una lama molto affilata si eseguano sottili solchi paralleli nella patina dinchiostro, pi ravvicinati possibile. Poi si copra il tutto con una goccia di resina (balsamo del Canada o simili) ed un vetrino copri-oggetto dello spessore normalizzato di 0,17 mm.
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2 Un reticolo utile, almeno a basso ingrandimento, si pu costruire spalmando un vetrino porta-oggetto con

Huygens.

Se ci si limita al centro del campo, gli obbiettivi acromatici pi semplici possono dare in molti casi i migliori risultati, se accoppiati con loculare adatto.

4 - I DIAFRAMMI
4.1 - Apertura Come apertura si pu intendere il diametro di un foro praticato in uno schermo opaco; se lo schermo interposto nel cammino di un fascio di radiazione, lapertura ne limita il diametro utile. Ma il termine apertura si usa pi spesso con un significato diverso, cio come inclinazione massima dei raggi di un fascio. In fig. 11, il cono pu rappresentare un fascio divergente che emerge da una sorgente puntiforme F , oppure un fascio che, dopo aver attraversato una lente dal diametro HH, converge nel punto F, dallalto in basso. Si chiamer apertura di quel fascio langolo formato dal raggio pi inclinato (per es. FH) rispetto allasse del cono (FC), angolo indicato con . Ma, in molti calcoli, riesce pi comodo indicare non semplicemente langolo ma una sua funzione trigonometrica. Chiariamo. In fotografia, si usa il concetto di apertura relativa, dato dal diametro utile della lente (HH in figura) diviso la focale della lente (CF in figura) ed indicato dallespressione 1 / f# ; il simbolo f# il cosiddetto numero f o f-number, indicato su tutti gli obbiettivi fotografici. Quando lapertura variabile, i valori nominali di essa sono scaglionati in modo che il passaggio da un valore allaltro porti ad un raddoppio o dimezzamento dellesposizione.
Fig. 11 - Concetto di apertura

Il valore dellapertura relativa pari al doppio della tangente di . In microscopia ed in altri campi si usa invece la apertura numerica, pari a: n sen , in cui n rappresenta lindice di rifrazione del mezzo trasparente interposto fra il vetrino e la prima lente dellobbiettivo; sen la funzione trigonometrica seno1 dellangolo ; riparleremo di questo a proposito degli obbiettivi ad immersione. Lapertura numerica n sen indicata in genere con NA (= numerical aperture) e si pu dimostrare che, per un sistema corretto: NA = n sen = 1 / 2 f# (2) 4.2 - Diaframma dapertura In fig. 12 schematizzata una lente convergente a due elementi (Ob) che produce unimmagine reale rovesciata (nel piano E) di un oggetto posto nel piano Og : potrebbe trattarsi dellobbiettivo di un cannocchiale o di una macchina fotografica; lingrandimento (vedi la formula (1) a pag. 6) minore di 1 e la situazione quella della fig. 5, ma nulla cambierebbe per un obbiettivo da microscopio, che ingrandisce, secondo lo schema di fig. 6. Immaginiamo a ridosso del sistema di lenti, o fra le lenti come in figura, uno schermo opaco con un foro centrato, cio un diaframma, di diametro d . Dalla figura evidente che tale diaframma limita il diametro del fascio utile che traversa la lente, quindi lapertura del sistema. Per es., lapertura relativa sarebbe circa: d / a . Il diaframma in questione prende perci il nome di diaframma dapertura (Da in figura). Se il suo diametro variabile, come avviene in genere per gli obbiettivi fotografici
1 Il seno di un angolo varia da 0 ad 1 quando langolo varia da 0 a 90. 11

(diaframma ad iride, per somiglianza con liride dellocchio), la sua diminuzione porta ad alcuni effetti:

Fig. 12 - I diaframmi in un generico sistema ottico

riduzione della quantit di radiazione che traversa il sistema, quindi dellilluminamento nel piano immagine (ed aumento del tempo desposizione in caso di fotografia); variazione della profondit di fuoco (vedi il 5.4), proprio come avviene in fotografia; aumento della definizione e del contrasto nellimmagine per: 1) riduzione della radiazione riflessa alla superficie delle lenti, specie alla loro periferia, dove gli angoli dincidenza e quindi il potere riflettente sono maggiori ( 5.5); 2) riduzione di molte aberrazioni del punto; riduzione della risoluzione del sistema (vedi il 6). 4.3 - Diaframma di campo Consideriamo ora un altro diaframma posto nel piano delloggetto o, pi comunemente poich assai pi pratico, nel piano dellimmagine (E in figura 12 dove, nel caso della fotografia, sta lemulsione); tale diaframma non produce nessuno degli effetti del diaframma dapertura, appena citati; esso per limita le dimensioni utili dellimmagine (il campo immagine). Poich al piano immagine corrisponde, punto per punto, il piano oggetto (si parla di piani coniugati), si pu dire che il nostro diaframma limita anche il campo oggetto. Lo scopo di questa limitazione per lo meno di evitare che vengano utilizzate le zone pi periferiche dellimmagine, dove le aberrazioni divengono troppo forti (molte di esse crescono collaumentare del campo) e dove la luminosit dellimmagine si riduce per colpa delle vignettature (vedi subito sotto). Il diaframma nel piano immagine si chiama perci diaframma di campo (Dc in figura). In una macchina fotografica, il diaframma di campo costituito dalla finestrella, una lamina metallica con un foro rettangolare, che si trova subito davanti alla pellicola. Vedremo che nel microscopio si trovano diaframmi dei due tipi descritti. 4.4 - Pupille Generalmente, un sistema ottico formato da molte lenti e, di tutte le montature metalliche delle lenti, ve ne sar una pi ristretta delle altre che limiter il fascio ed agir da diaframma dapertura. In altre parole, qualunque lente o sistema di lenti possiede un diaframma dapertura, anche se invisibile poich coincidente col bordo di una delle lenti. In altri casi (obbiettivo fotografico, ad es.), il diaframma dapertura ben visibile poich ad iride ed predisposto dal costruttore. Un obbiettivo da microscopio non ha, salvo casi particolari (obbiettivi ad immersione per campo scuro), un diaframma ad iride. Quello che vogliamo far notare qui che, almeno da un lato del diaframma, si trova una o pi lenti; se si guarda al diaframma dapertura da un punto qualsiasi del piano oggetto o del piano immagine, non si vede direttamente il diaframma ma la sua immagine creata dalle lenti che gli stanno davanti; tale immagine avr dimensioni e posizione diversa dal diaframma
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reale. Una tale immagine del diaframma si chiama pupilla; si avr una pupilla dingresso, se si guarda il diaframma dal lato oggetto, ed una pupilla duscita, se si guarda dal lato dellimmagine. Se si toglie loculare di un microscopio e si guarda dentro il tubo, si vedr un cerchietto illuminato che la pupilla duscita dellobbiettivo1. Se, con loculare montato, si guarda da lontano verso loculare medesimo, si vedr ancora un cerchietto illuminato di 0,5 - 3 mm di diametro che la pupilla duscita delloculare o disco di Ramsden, su cui torneremo: si tratta in sostanza di unimmagine reale impiccolita della pupilla dobbiettivo, creata dalloculare stesso. Se poi, in un sistema complesso, vi sono due o pi lenti, ognuna con la relativa montatura (o diaframma), il pi piccolo, abbiamo detto, funzioner da diaframma per il complesso; ma, se si opera ai margini del campo, cio con fasci obliqui (rispetto allasse ottico), allora le varie pupille non saranno pi centrate fra loro poich si trovano su piani diversi e lapertura sar globalmente ellittica; una delle pupille oblitera parzialmente laltra. Questa deformazione e limitazione di apertura per i fasci obliqui si chiama vignettatura e provoca una perdita di illuminamento ai bordi dellimmagine. In un microscopio, una vignettatura si presenta spesso fra oculari grandangolari e prismi di un tubo bioculare. 4.5 - Campi Che vi sia un diaframma di campo, che vi sia una vignettatura, o per linsorgenza di eccessive aberrazioni, comunque il campo, lestensione, del piano oggetto o di quello immagine vengono limitati. Naturalmente, dato un campo oggetto (o immagine), e noto lingrandimento, risulta determinato anche laltro campo, che gli coniugato. Il termine campo o campo lineare usato finora indica dunque una dimensione, di solito il diametro, della porzione utile delloggetto o dellimmagine. Ma consideriamo ancora la figura 12: il fascio schematizzato, che converge su un margine del campo oggetto o immagine, forma con lasse ottico un angolo; tale angolo evidentemente una funzione delle dimensioni lineari del campo e si pu assumere come misura del campo stesso; si parler allora di angolo di campo o di campo angolare. In realt si tratta di un semi-campo, la met del campo totale definito dai margini opposti del campo lineare. Luso del concetto di campo angolare necessario nel caso di immagini virtuali, in cui non pratico valutare le dimensioni dellimmagine, ma conta langolo (di campo) sotto cui limmagine viene osservata. Questo si applica dunque alle lenti dingrandimento ed agli oculari. Vedremo i campi delle varie parti del microscopio.

5 - Le PRESTAZIONI dellOBBIETTIVO del MICROSCOPIO

5.1 - Lo schema del microscopio Ripetiamo per chiarezza: in fig. 8 , cap. 2, raffigurato lo schema fondamentale, ridotto allosso, del microscopio composto: a sinistra, loggetto AB ; in Ob una lente convergente di piccola focale (e quindi di forte potenza), lobbiettivo, che opera secondo lo schema di fig. 6 e quindi produce, oltre il doppio della sua focale, unimmagine reale rovesciata ed ingrandita delloggetto (AB); tale immagine, si detto, si chiama immagine intermedia; essa capovolta rispetto alloggetto. Oltre limmagine intermedia si trova un secondo sistema convergente, generalmente di minor potenza, detto oculare , che si comporta come una lente dingrandimento (fig. 1): infatti, limmagine AB si comporta per loculare come un oggetto in quanto da ogni punto di essa emerge un fascio divergente, come da ogni punto di un oggetto luminoso od illuminato. Pertanto, loculare produce di AB unimmagine finale AB che virtuale, ingrandita (rispetto limmagine intermedia) e diritta (sempre rispetto limmagine intermedia, ma rovesciata rispetto loggetto).
1 Tale pupilla pu venire ristretta da unimmagine del diaframma dapertura: per evitare errori, porre in luogo del vetrino un foglio di carta. 13

Lingrandimento totale del microscopio, si intuisce, dato dal prodotto dei due ingrandimenti, quello dellobbiettivo e quello delloculare. Esistono metodi per la misura precisa di questi ingrandimenti, ma normalmente essi sono incisi sulle montature delle parti ottiche ed facile farne il prodotto, anche se i valori nominali non sono mai esatti. Del resto, il tubo, cio la struttura chiusa ai cui estremi si fissano obbiettivo ed oculare, contiene spesso specchi o prismi che spezzano lasse ottico e variano la distanza fra i due estremi (la lunghezza meccanica del tubo o il suo equivalente ottico), oppure sistemi di lenti con varie funzioni, che introducono un ingrandimento proprio o fattore di tubo, di valore generalmente compreso fra 1 e 2 . Quando il valore esatto dellingrandimento importante, per es. quando si cercano misure di lunghezza o di superficie delloggetto, allora occorre procedere ad una calibrazione, come si dir a proposito degli oculari micrometrici (vedi il 9.9). 5.2 - Obbiettivi a coniugata finita ed infinita Si consideri ancora la fig. 8; come si detto, lobbiettivo Ob forma limmagine intermedia AB operando secondo lo schema di fig. 6; la distanza lente-immagine (coniugata immagine) maggiore della coniugata oggetto (distanza oggetto-lente) e lingrandimento M > 1 ; la coniugata immagine non infinita, ma finita: limmagine intermedia si forma allinterno del tubo dello strumento, poco sotto lorlo superiore. Quando si dice a coniugata finita, si intende la coniugata immagine. questo il caso della grande maggioranza degli obbiettivi da microscopio, ma ha un inconveniente: spesso, sopra lobbiettivo, si debbono porre oggetti trasparenti limitati da facce piane e parallele (filtri, prismi e simili); linserzione di tali oggetti sposta verso loculare limmagine intermedia (di circa un terzo dello spessore della lamina: si parla di avanzamento dimmagine) e quindi varia la messa a fuoco, lingrandimento, ecc.

Fig. 13 - Obbiettivo a coniugata infinita con lente di tubo LT ; loculare non raffigurato.

Per evitare ci, si usa in molti strumenti, specialmente recenti, lo schema di fig. 13. Lobbiettivo lavora secondo lo schema di fig. 7: loggetto (Og in fig. 13) si trova nel fuoco dellobbiettivo (Ob) e quindi limmagine si forma a distanza infinita. Una tale immagine non ovviamente utilizzabile, e perci si pone sopra lobbiettivo (a qualche centimetro di distanza) una debole lente convergente (LT) detta lente di tubo, con focale variabile fra 150 e 250 mm. Per ogni punto delloggetto si forma a destra di Ob un fascio parallelo (la coniugata immagine infinita) e tale fascio viene reso da LT convergente nel suo fuoco (ii in figura); la lente LT si comporta secondo la fig. 4 ; nel suo fuoco si forma allora limmagine intermedia (ii in fig. 13), dopo la quale pu stare un normale oculare. questo il funzionamento di un obbiettivo a coniugata (immagine) infinita, il quale deve sempre operare su uno strumento munito della adeguata lente di tubo. Le due categorie di obbiettivi non sono intercambiabili. Il cammino ottico fra obbiettivo e lente di tubo ora occupato da un fascio parallelo; in questo spazio, lintroduzione di una lamina plan-parallela non porta a spostamento dellimmagine n a variazione dingrandimento. questo il vantaggio principale, forse lunico, della lente di tubo. 5.3 - Lunghezza del tubo Torniamo ancora alla figura 8. Il punto Fob rappresenta il secondo fuoco dellobbiettivo ed Fok il primo fuoco delloculare. La distanza fra quei due punti detta lunghezza ottica del tubo, ed indicata con la
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lettera greca d (delta) maiuscola, cio con . Il valore di utile per il calcolo esatto dellingrandimento dellobbiettivo, ma in pratica quasi inservibile poich il secondo fuoco dellobbiettivo posto generalmente allinterno del sistema di lenti e la sua posizione difficilmente misurabile. Pi utile invece la lunghezza meccanica del tubo (indicata con Lm), cio la distanza fra lorlo del foro di fissaggio dellobbiettivo e lorlo superiore del tubo, ove poggia loculare. Quando il tubo semplice e diritto, e non contiene parti ottiche (strumenti molto semplici o antichi), la sua lunghezza si misura con mezzi normali. Se invece il tubo ripiegato, a gomito, o bioculare, oppure se vi sono mezzi ottici interposti, la misura di Lm pu diventare impossibile. Si spera che il costruttore dichiari la lunghezza meccanica equivalente, cio il valore di Lm che si avrebbe, a parit di ogni altra condizione, con un tubo semplice e diritto capace di dare lo stesso valore di coniugate. Per ogni obbiettivo ed ogni strumento, il valore nominale di Lm dovrebbe essere sempre noto per sapere se un certo accessorio intercambiabile con un altro od utilizzabile su quel dato strumento. I valori pi comuni per Lm sono 160 mm (diffusissimo); 170 mm (Leitz di vecchia data, Meopta, Stiassnie, ecc.); 185 mm (qualche vecchio strumento polarizzatore o metallografico); 220 mm, ecc. Comunque, il valore di Lm o di influisce sulla coniugata immagine dellobbiettivo e quindi su alcune prestazioni dello strumento; in ordine di importanza: - lingrandimento dellobbiettivo e quindi le calibrazioni nelle misure di lunghezza o superficie; - la parfocalit degli obbiettivi (vedi il 7.3); - certe aberrazioni, in particolare la sferica negli obbiettivi forti. Ma la coniugata immagine dellobbiettivo pu variare anche in base ad altri fatti: -- regolazione della distanza inter-pupillare, salvo il caso dei tubi secondo Siedentopf (vedi il 14.1); -- regolazione delle boccole porta-oculari (per la correzione delle anisometropie dellosservatore); -- introduzione di certi accessori nel tubo; -- sostituzione delloculare con un altro non previsto dal costruttore1; -- sostituzione dellobbiettivo con un altro, soprattutto se di altra serie. Per gli obbiettivi a coniugata infinita importante la distanza fra lente di tubo ed oculare, mentre la distanza fra la stessa lente e lobbiettivo non influisce sulle coniugate. 5.4 - Profondit di campo Dato un sistema ottico convergente ideale (Ob in fig. 14) ed un oggetto puntiforme (a sinistra, fuori figura, supposto a distanza infinita), si former unimmagine reale puntiforme presso il fuoco della lente (O); per osservare o fotografare nel miglior modo tale oggetto, occorre che lemulsione fotografica passi per il punto O; qualunque scostamento da questa posizione ottimale, provocher una perdita di definizione, una sfocatura. Se per si ammette che limmagine non sia proprio puntiforme, allora tanto vale accettare che essa si trasformi in un cerchio di confusione con un certo diametro c . A seconda della destinazione di quella fotografia, il cerchio di confusione pu essere accettato pi o meno grande (in fotografia si accetta di solito un millesimo della focale). Ma questo equivale a dire che limmagine si pu accogliere in un piano che non passi proprio per O , ma se ne discosti di una lunghezza P , prima o dopo del piano di miglior fuoco. Questa distanza P , questo scostamento ammesso dal miglior fuoco, detto profondit di fuoco. Lo stesso concetto si pu applicare per dal lato oggetto, e cio si dir profondit di campo lo scostamento ammesso nella posizione delloggetto rispetto alla posizione ideale, quella che d limmagine pi nitida. Questi termini sono per equivoci, nel senso che non definiscono di quale fuoco o di quale campo si parla (oggetto o immagine?). In microscopia le cose sono pi semplici, nel senso che interessa ci che avviene dal lato delloggetto. Cos, in fig. 14, O potrebbe essere un punto oggetto, Ob potrebbe essere lobbiettivo di un microscopio (del tipo a coniugata infinita), e limmagine (con la lente di tubo e loculare) si trovano a sinistra, fuori figura. La lunghezza P diventa allora lo scostamento massimo del piano oggetto dalla posizione ideale, oltre il quale limmagine diviene troppo sfocata, troppo rispetto alle esigenze di quella data applicazione. Tale scostamento massimo si chiama penetrazione, con riferimento alla
1 Molti venditori ed utilizzatori sostituiscono senza scrupoli un oculare od un obbiettivo con un altro senza avere nozione delle conseguenze possibili. Dove superficialit ed ignoranza si accoppiano, il parto sempre doloroso. 15

profondit nel campo oggetto.

Fig. 14 - Schema della profondit di campo (P)

Dalla fig. 14 appare intuitivo che, se il cerchio di confusione ammesso ha un diametro c , il valore della penetrazione P legato allapertura del sistema, comunque la si voglia definire. In altre parole, confrontando le due sezioni della figura, chiaro che in B , dove un diaframma Da opera da diaframma dapertura e limita lapertura ( minore di ), il valore di P , a parit di c , aumenter. Tutti i fotografi sanno che, diaframmando lobbiettivo, aumenta la profondit di campo ed possibile mettere a fuoco simultaneamente piani diversi delloggetto, a diversa distanza dalla macchina. La stessa cosa avviene in un microscopio, in cui la massima penetrazione si ha negli obbiettivi di minor apertura. Il concetto analizzato finora con approccio geometrico, abbastanza valido nel campo della fotografia o della foto-micrografia; quando per limmagine va osservata visualmente, occorre tener conto anche del limitato potere risolutivo dellocchio, per il quale unimmagine perfettamente puntiforme sarebbe vista comunque come un cerchietto; inoltre, laccomodazione dellocchio consente sempre una piccola variazione della posizione di miglior fuoco, anche fuori dalla nostra consapevolezza. Ne risulta che la penetrazione nellosservazione visuale sempre maggiore che non in fotografia. Volendo comunque limitarsi al criterio pi restrittivo della fotografia, possiamo dare unidea dei valori pratici di penetrazione con la tabella I . I valori indicati sono il doppio di P , in quanto la deviazione ammessa valida prima e dopo la posizione ideale. Essi sono espressi in micron (). Come si vede, i valori di P sono fortemente legati al valore dellapertura numerica dellobbiettivo (NAobb), che si intende sempre dal lato delloggetto. Essi inoltre si riducono molto con gli obbiettivi forti, (meno di 1 ) per cui, di una normale sezione istologica, di spessore generalmente superiore a 5 , possibile vedere a fuoco solo una frazione dello spessore complessivo; in questo modo si esegue di quelloggetto una sezione ottica, nel senso che visibile per ogni posizione della messa a fuoco solo una parte dello spessore totale. TABELLA I NAobb, lato oggetto Penetrazione lato oggetto, in (2 P) 0,1 55 0,2 14 0,3 6 0,4 4 0,5 2,5 0,6 1,6 0,8 0,9
(immers.) (immers.)

1,0

1,2

0,8

0,6

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5.5 - Contrasto Esaminiamo in generale unimmagine o un oggetto dal punto di vista della distribuzione della luminanza (meno correttamente: luminosit) sulla sua superficie. Supponiamo come sempre, per semplicit, di trattare oggetti o immagini ideali, piani, a due dimensioni, cio senza spessore, e perpendicolari allasse. Intuitivamente, si concepisce il contrasto ( C ) di un oggetto (o immagine) come differenza fra il valore massimo di luminosit presente nel suo piano ( Imax ) ed il valore minimo ( Imin ), in altre parole, come chiaro-scuro. Pi esattamente: C = (Imax Imin) / (Imax + Imin ) (3) Il valore di Imax o Imin non ha limiti superiori, in quanto dipende solo dalle caratteristiche delloggetto e/o della sorgente che lo illumina. Imax dovr ovviamente essere superiore a 0, mentre Imin sar compreso fra Imax e 0. Di conseguenza, C compreso fra 0 ed 1 . Supponiamo ora di porre un oggetto con contrasto C davanti ad un obbiettivo che ne forma unimmagine reale; misuriamo in questultima con opportuna tecnica fotometrica i valori Imax e Imin e calcoliamo C (contrasto lato imm.) con la (3). Fra i due valori di contrasto vi sar ovviamente una qualche differenza e sar sempre C minore di C . Il rapporto: A = C / C (4) sempre compreso fra 0 ed 1 , esprime la perdita di contrasto introdotta dal sistema ottico, e si chiama funzione di trasferimento del contrasto. Ora per dobbiamo distinguere due concetti di contrasto: a) per oggetti estesi; b) per oggetti piccoli. 5.5.1 - Il contrasto per oggetti estesi Ricordando quanto si detto al 3 sulle aberrazioni del punto, chiaro che, per ogni punto oggetto, non si ha mai un punto immagine, un punto senza dimensioni, ma un piccolo cerchio di confusione, una macchiolina pi o meno regolare o sfumata, come effetto globale delle varie aberrazioni. Esistono poi altre cause che contribuiscono al cerchio di confusione, di cui parleremo presto. Se le regioni dellimmagine in cui si esegue la misura di I max ed I min sono molto pi ampie del cerchio di confusione creato dal sistema ottico, qualunque ne sia la causa, allora il cerchio di confusione non influisce sul contrasto. Al massimo, i confini che separano zone chiare e zone scure appariranno sfumati, e sar un problema di definizione o di microcontrasto, ma al centro delle zone chiare e scure si avr una misura corretta della luminosit massima o minima. Le cause che possono abbassare il valore di C (e di A) nellimmagine data da un certo obbiettivo da microscopio, possono essere ricondotte in massima parte alla sovrapposizione di un velo di luce diffusa sulle zone scure dellimmagine (che abbiamo supposto estese). Si tratta di radiazione parassita che non rientra nelle stesse leggi geometriche in base alle quali si forma limmagine. Ecco le principali cause di tale luce diffusa. Campo illuminato eccessivo Si tratta di raggi che provengono da un campo (porzione delloggetto) illuminato pi ampio del campo oggetto effettivamente utilizzato. Tali raggi non contribuiscono al fascio utile formatore dimmagine e prima o poi, magari dopo riflessione su qualche superficie di lente, a causa della loro inclinazione incidono sulle montature delle lenti, sulla superficie interna del tubo e cos via. I costruttori cercano di ridurre questo effetto con annerimenti (vernici speciali ruvide), con diaframmi (light baffle), ecc. Lutilizzatore pu operare unefficace riduzione di questa causa di radiazione diffusa chiudendo il pi possibile il diaframma di campo illuminato (vedi oltre). Questo uno dei vantaggi dellilluminazione sec. Khler, che la rende preferibile agli altri sistemi di illuminazione, come vedremo. I riflessi Si tratta di radiazione riflessa dalle superfici aria-vetro. Un fascio che incide su una superficie aria-vetro viene parzialmente riflesso; supponiamo che la superficie sia lucida, non diffondente, e perfettamente pulita. La frazione riflessa ( R ) va da un minimo di 4% al 9% circa a seconda dellindice di rifrazione del vetro n (R
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aumenta al crescere di n), con incidenza 0, cio con raggi perpendicolari alla superficie. Aumentando lincidenza da 0 a 90, il valore di R sale con legge complessa (formule di Fresnel) fino a 100%. La radiazione riflessa alla superficie delle lenti dunque importante; se il semicampo angolare di un obbiettivo non supera pochi gradi, e quello di un oculare i 25, per forte lapertura (dellobbiettivo e del condensatore, soprattutto) e la curvatura delle lenti; langolo dincidenza pu avvicinarsi a 90 con gli obbiettivi ed i condensatori pi forti. Contro questo fenomeno lutilizzatore non ha rimedio tranne la scelta di obbiettivi ad immersione, solo per la prima superficie dellobbiettivo medesimo (vedi il 8) e di obbiettivi semplici, con poche lenti, come gli acromatici ( 3). Ma c una scappatoia: chiudendo il diaframma dapertura (del condensatore), come diremo pi avanti, si riduce lapertura del fascio e quindi linclinazione dei raggi; in particolare, si eliminano le zone marginali del fascio che incidono sulla periferia delle lenti, dove gli angoli di incidenza sono maggiori. questa una delle ragioni per cui, chiudendo il diaframma dapertura, aumenta il contrasto. Ma questa manovra ha vari inconvenienti, come si gi accennato (perdita di luminosit) e come vedremo oltre (perdita di risoluzione) e, per ragioni complesse, non migliora il contrasto con valori molto bassi di apertura. Il miglior contrasto si ha quindi per valori intermedi dellapertura del condensatore. Allocchio, il contrasto sembra aumentare sempre pi colla chiusura del diaframma dapertura, ma unillusione; infatti locchio giudica in base alla diminuzione di luminosit dellimmagine, sopratutto delle zone pi scure di essa, senza accorgersi che diminuisce molto di pi la luminosit delle zone chiare e con questo il contrasto. Il costruttore ha invece un mezzo di ridurre la radiazione riflessa sulle lenti: i trattamenti anti-riflettenti. Il meccanismo di questi trattamenti riposa su fenomeni interferenziali di cui parleremo pi avanti, ma possiamo dire che il trattamento consiste nel depositare alla superficie dei componenti in vetro uno o pi strati sottili di materiale trasparente di opportuno indice. Lo spessore di questi strati sottili dellordine di grandezza della lunghezza donda della luce (una frazione di ) e tali strati sono realizzati per deposizione sotto vuoto di vapori di sostanze particolari, riscaldate elettricamente. Gli strati sottili producono una molteplicit di fasci riflessi che interferiscono fra loro e, quando i rapporti di fase fra i vari fasci sono opportuni, essi riducono ed eventualmente annullano lenergia riflessa. Questa interferenza negativa per legata al valore di , per cui il riflesso pi debole in certe parti dello spettro che in altre. In genere si cerca la minima riflessione per la regione centrale dello spettro, per la quale locchio pi sensibile (regione del verde), e quindi il riflesso globalmente attenuato, ma formato in prevalenza dalle regioni estreme dello spettro (regioni viola e rossa) e quindi colorato; il colore apparente deve quindi essere porpora o magenta scuro (appunto un composto di viola e rosso). Le lenti trattate di altro colore (celeste, verde o addirittura arancio) non hanno il minimo di riflessione al posto giusto, come avviene in tanti prodotti commerciali di bassa lega. La colorazione del riflesso delle lenti trattate giustifica di solito il termine di lenti azzurrate. Con uno strato sottile singolo, la riflessione ( R ) si pu ridurre all1%, almeno in un certo punto dello spettro; con strati multipli, si pu scendere anche pi gi, con una maggiore uniformit nellintero spettro. Purtroppo, il funzionamento degli strati sottili anti-riflesso legato anche allangolo dincidenza della radiazione; questo significa che un fascio, anche se parallelo, incidendo su una superficie curva, produce angoli dincidenza variabili ed il trattamento pu essere efficace su una certa zona della lente ma non su tutte. Inoltre, le superfici esterne dei sistemi ottici, che vanno pulite spesso, bene che non siano trattate, poich il trattamento spesso pi delicato del vetro e si graffierebbe subito. In conclusione, il fenomeno delle riflessioni indesiderate rimane sempre, almeno in parte. Lapertura eccessiva Ci riferiamo qui alla radiazione riflessa sulle montature o allinterno dello strumento per eccesso di apertura del fascio illuminante. Se lapertura del condensatore maggiore di quella dellobbiettivo, i raggi di maggiore apertura possono cadere sulla montatura delle lenti dellobbiettivo e qui vengono irregolarmente riflessi. Questi raggi, inutili dal punto di vista della formazione dellimmagine, attraversano inoltre loggetto subendo qui una pi o meno forte diffusione e creando altra radiazione diffusa che si sovrappone allimmagine utile. Lutilizzatore ha anche qui interesse a chiudere il diaframma dapertura.
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Imperfezioni Parliamo qui della radiazione diffusa per imperfezioni delle superfici o dei vetri ottici. Nelle imperfezioni delle superfici si possono comprendere anche la polvere ed ogni forma di sudiciume o corpo estraneo. ovvio che un granello di polvere, anche se vistoso, ha una superficie trascurabile rispetto alla lente su cui deposto, ed inutile accanirsi a toglierlo, a meno che esso non si trovi vicino ad un piano coniugato con limmagine finale, ed appaia pi o meno a fuoco guardando nelloculare. Viceversa, sono molto dannosi certi veli diffondenti, costituiti dalla condensazione di aerosol sospesi nellaria, specialmente catrame. In una citt di media grandezza, una superficie di vetro esposta allaria appare velata dopo poche ore. Questi veli si notano con difficolt poich sono molto omogenei, ma sono molto dannosi perch occupano interamente la superficie delle lenti. Ci occuperemo pi avanti della pulizia delle parti ottiche del microscopio e degli accorgimenti relativi. Si ricordi per che certi vetri ottici sono chimicamente instabili e la superficie di certe lenti pu opacizzarsi se lo strumento esposto a lungo a vapori corrosivi o anche spontaneamente. Anche lumidit pu bastare a questo fine in quanto essa favorisce la proliferazione di funghi microscopici alla superficie del vetro, che col tempo risulta corrosa. Si abbia quindi la massima cura dello strumento. 5.5.2 - Il contrasto per oggetti piccoli Qui si intende per oggetto piccolo quello la cui immagine geometrica ha dimensioni non superiori al cerchio di confusione del sistema ottico che forma limmagine delloggetto stesso. Nel determinare il contrasto dellimmagine di un tale oggetto chiaro allora che entra tutto ci che contribuisce a formare il cerchio di confusione (aberrazioni, diffrazione, ecc.). Il cerchio stesso pu prevalere sullimmagine geometrica. Il concetto di contrasto per oggetti piccoli si avvicina poi a quello di microcontrasto e di definizione; infatti, la presenza del cerchio di confusione determina landamento del contrasto nei pressi del passaggio da una porzione chiara ad una scura dellimmagine, corrispondente ad un confine netto fra una porzione chiara ed una scura delloggetto. Si intuisce che, se loggetto presenta un margine netto bianco-nero e se ne studia limmagine, ad ogni punto nellintorno del margine si sovrappone un cerchio il cui profilo determina landamento della luminosit nellimmagine, cio il suo microcontrasto. I rimedi Va detto che le caratteristiche dellimmagine finale, anche riguardo a definizione e contrasto, dipendono in buona parte dallobbiettivo, dal numero delle sue lenti, dalla loro curvatura, dai loro trattamenti anti-riflettenti, dalla trasparenza dei cementi, dalla pulizia, ecc. E qui si presenta una contraddizione: gli obbiettivi pi semplici con minor apertura e minor numero di lenti (acromatici non planari), producono normalmente una minor quantit di luce diffusa e danno quindi il miglior contrasto per oggetti estesi. Gli obbiettivi pi complessi (plan-apocromatici), con maggior numero di lenti, sono allestremo opposto. Per contro, quando si osservano oggetti molto piccoli e non importa la curvatura di campo, si ha il miglior contrasto con obbiettivi ben corretti (apocromatici non planari). Questa regola generale pu naturalmente subire eccezioni a seconda delle soluzioni pratiche adottate dai vari costruttori. Pu avvenire ad es. che un obbiettivo apocromatico con la massima apertura non sia il migliore in fatto di microcontrasto, almeno alla periferia del campo, a causa di residui di aberrazioni extra-assiali. Inutile dire che il microcontrasto peggiora tutte le volte che si presenta una delle cause che peggiorano laberrazione sferica: errato spessore della lamella1 od errata lunghezza del tubo. Riguardo ai rimedi contro le perdite di contrasto in oggetti estesi (chiusura dei diaframmi, pulizia, ecc.), si gi parlato. Si pu ora aggiungere un altro consiglio: ogni pezzo ottico interposto fra obbiettivo ed oculare d un contributo alla perdita di contrasto, sia per gli inevitabili riflessi alle sue superfici, sia per le altrettanto inevitabili imperfezioni, polvere, ecc. Dal punto di vista del contrasto bene quindi eliminare tutto il possibile: accessori intermedi, cambiatori dingrandimento, filtri, prismi, tubi bioculari, reticoli, ecc. Il contrasto per oggetti
1 Lamella, o vetrino coprioggetto, il cui spessore nominale spesso 0,17 mm, e deve essere rispettato con la tolleranza di pochi micron con gli obbiettivi pi forti. 19

molto piccoli sar migliorato anchesso quando si mettono in atto le precauzioni contro le perdite di contrasto per oggetti estesi, ma risentir molto di tutti i fattori che influiscono sulla risoluzione (apertura, ecc.) e sulla definizione (aberrazioni del punto, ecc.). Per quanto riguarda le aberrazioni cromatiche, ripetiamo quanto gi detto: anche dal punto di vista del contrasto, pu essere utile un filtro verde. Se invece loggetto di per s colorato, si pu accrescerne il contrasto interponendo nel sistema illuminante un filtro di colore complementare. Ma di ci riparleremo.

6 - DIFFRAZIONE e RISOLUZIONE

Finora abbiamo esaminato molti fenomeni ottici, che si verificano nel microscopio, servendoci di un approccio geometrico e di alcune semplificazioni. Abbiamo considerato la radiazione ottica come rappresentabile con entit geometriche astratte (i raggi). In base alla deviazione dei raggi secondo le leggi della rifrazione, abbiamo spiegato molti fenomeni, in particolare la formazione delle immagini, lingrandimento, le aberrazioni, la penetrazione, ecc. Si visto in questo contesto che, dato un oggetto puntiforme, un sistema ottico reale non produce mai unimmagine puntiforme, se non altro a causa delle aberrazioni del punto. Ma supponiamo ora di operare con un sistema ideale in cui siano completamente corretti le aberrazioni ed i difetti costruttivi. Ebbene, avremo da esso unimmagine puntiforme? Lesperienza ed il calcolo ci dimostrano che ci non possibile. Infatti, la radiazione elettromagnetica non si pu ridurre sempre a semplici raggi, cio rette di propagazione che obbediscono solo a leggi geometriche. Si tratta di un fenomeno ondulatorio soggetto alle leggi dei campi. La trattazione matematica complessa, ma per i nostri scopi ci basti dare il concetto essenziale. Partiamo da una constatazione di fondo: dato un oggetto qualunque, lo si pu immaginare costituito da un numero elevatissimo di punti, cio di parti, di dimensioni cos piccole da non potersi comunque distinguere; pu trattarsi di molecole, atomi, elettroni o quello che si vuole. Se un sistema ottico potesse presentare nellimmagine da esso fornita altrettanti puntiimmagine, ognuno corrispondente ad un punto nelloggetto, nellimmagine si potrebbero distinguere tutti i punti delloggetto; la risoluzione di quel sistema sarebbe infinita. Se invece, ad ogni punto oggetto, corrisponde un cerchio di confusione (concetto pi volte citato), in tale cerchio verranno a confondersi, non saranno pi risolti, i dettagli pi fini delloggetto. La risoluzione di quel sistema sar cos finita, limitata. Da quanto detto a proposito delle aberrazioni, si visto che quelle del punto danno luogo globalmente ad un cerchio, o comunque ad una macchiolina. Si dir poco sotto per che, almeno nella zona centrale del campo, un microscopio di media qualit fornisce un cerchio cos piccolo da essere trascurabile. Cosa limita allora la risoluzione? Ecco che sopravviene un altro fenomeno, la diffrazione, che fornisce COMUNQUE un cerchio, la figura di diffrazione o centrica, che dipende dalla natura ondulatoria della luce e non pu essere eliminato. Il limite superiore della risoluzione dipende allora dalla centrica e non pu essere valicato. Pu essere peggiorato dalle aberrazioni, dalla luce diffusa, da ogni sorta di difetti del sistema, ma non pu essere migliorato. Come detto sotto, lunico modo di migliorare le cose un aumento dellapertura dellobbiettivo: il diametro della centrica inversamente proporzionale allapertura numerica NA ( 4.; questo significa che la risoluzione di un microscopio dipende, nel suo valore massimo, supposto che la messa a fuoco sia corretta, che le lenti siano pulite, ecc., esclusivamente dallapertura, non dallingrandimento.
Se si pensa ad oggetto opaco a bordo netto (P in fig. 16) illuminato da una sorgente puntiforme (Q), la sua ombra su uno schemo (S) non appare mai netta (curva 1, che indica lilluminazione sotto e sopra il margine di P), ma sfumata, con caratteristiche righe chiare e scure (o frange, curva 2). Pensiamo ora ad una lente (L in fig. 17); la sua montatura meccanica fa da diaframma ed opera come lo schermo P di fig. 16, a parte il fatto che si tratta di un bordo ricurvo, che si ripiega su se stesso; quando la lente attraversata da un fascio di luce, il suo orlo produce ancora le frange della curva 2. Se la lente illuminata da una sorgente puntiforme come Q in fig. 17 (qualunque oggetto si pu pensare composto da infiniti punti), e se andiamo a studiare limmagine di questa sorgente formata dalla lente (Q in fig. 17), ci accorgiamo che non si tratta di un punto, ma della figura
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caratteristica, sopra citata, detta figura di Airy o centrica, che si pu pensare come la condizione di massima contrazione dellombra del foro circolare (vedi caso precedente), contrazione operata dalla lente. Tale figura ha un aspetto caratteristico (vedi fig. 18) ed costituita da un disco centrale di massima intensit, ad orli sfumati (disco di Airy), circondato da un anello scuro, poi un anello chiaro, sempre sfumato, un anello scuro, uno chiaro, ecc. Gli anelli sono di intensit decrescente, di diametro crescente, e tutti concentrici. Il profilo fotometrico della centrica, cio lintensit che si misura lungo un suo qualunque diametro, rappresentato a destra nella figura 18. Se NA lapertura numerica (lato immagine) della lente L, e la lunghezza donda della radiazione utilizzata, si hanno i seguenti valori per il raggio delle varie parti della centrica:

Fig. 16 - Diffrazione da uno spigolo; in basso, curva fotometrica dellombra sullo schermo S. TAB. II 1 anello nero (orlo estremo del disco di Airy) 1 anello chiaro 2 anello nero 2 anello chiaro

: : : :

0,61 / NA 0,82 / NA 1,12 / NA 1,33 / NA

E inutile andare oltre poich gli anelli oltre il secondo sono troppo pallidi per essere apprezzabili. Lintensit decresce infatti rapidamente e lenergia totale contenuta nelle varie zone della centrica sempre pi piccola.

Fig. 17 - Formazione dellimmagine reale di un oggetto puntiforme. Dunque, un sistema ottico ideale, anche in assenza di aberrazioni, non d unimmagine puntiforme di un oggetto puntiforme, ma una specie di cerchio di confusione, non dovuto a fenomeni geometrici, cio alla rifrazione ed alle aberrazioni che ne conseguono, ma a fenomeni ondulatori, cio alla diffrazione. Di questo nuovo cerchio di confusione, cio della centrica, vediamo ora gli effetti. Si calcolato che la massima parte dellenergia della centrica, pari all 84 %, concentrata nel disco di Airy; possiamo dunque ignorare gli anelli e far coincidere il cerchio di confusione dovuto alla diffrazione con il disco di Airy. Questultimo ha un raggio ( TAB. II ) pari a:

r = 0,61 / NA

(7)
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Ritorniamo un attimo alle aberrazioni del punto ( 3); tali aberrazioni allargano limmagine ideale di un oggetto senza dimensioni fino a farla diventare una macchia di forma e di profilo fotometrico assai variabile, che abbiamo chiamato genericamente cerchio di confusione (considerato nelle condizioni di miglior fuoco). Supponiamo ora che la lente sia priva di aberrazioni, o almeno di quelle del punto: il cerchio di confusione dovuto alle sue aberrazioni avrebbe allora diametro nullo. Ebbene, in Q si osserva ancora in queste condizioni la centrica.

Parlando di microcontrasto, si detto che la definizione si pu pensare come espressione e misura dellinverso del raggio del cerchio di confusione: luna maggiore quanto pi laltro piccolo. Ebbene, tale cerchio certamente un fattore limitante anche della risoluzione. Supponiamo per semplicit che il cerchio sia effettivamente circolare e che abbia bordi netti ed una illuminazione uniforme. Consideriamo nella fig. 19 due di tali cerchi di confusione ideali, corrispondenti allimmagine di due punti oggetto in un sistema ottico generico. Supponiamo anche che tali punti siano risolti quando le loro immagini, cio i due cerchi, distano di una distanza d pari ad almeno il raggio r dei cerchi stessi. Torneremo su questo criterio, che ovviamente convenzionale, ma si pu dire che esso molto utile in pratica. Dunque, il limite della risoluzione r , vale a dire che due punti immagine sono considerati distinguibili quando la loro distanza d non inferiore al raggio r del loro cerchio di confusione. Ed allora la risoluzione diminuisce quando il cerchio si allarga a causa delle aberrazioni o di altri fenomeni.

Fig. 18 - Una centrica ed il suo profilo fotometrico

Fig. 19 - Risoluzione di due cerchi di confusione vicini

Se questo criterio, dovuto a Lord Rayleigh, si applica al disco di Airy, avremo che la distanza minima risolvibile in un sistema ideale privo di aberrazioni ed altre cause di perdita di contrasto (luce diffusa, sfocature, ecc.), cio in un sistema limitato dalla sola diffrazione (diffraction limited), d = r , essendo r calcolato con la (7). Se NA riferito allo spazio oggetto o immagine (NA), anche r si riferisce allo spazio oggetto o immagine.

Fig. 20 - Due centriche vicine, al limite della risoluzione, ed il loro profilo fotometrico In fig. 20 , a sinistra, si vedono sovrapposte due centriche come quella di fig. 18; la distanza fra i loro centri appunto pari al raggio del primo anello nero, cio del disco di Airy. In fig. 20, a destra, si vede il profilo fotometrico della parte sinistra, tracciato lungo una retta che passa per i due centri. Si noti che il massimo di intensit di ognuna delle centriche (al centro del disco) cade al centro del
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primo avvallamento dellaltra curva, cio del primo anello nero. La curva di intensit globale (linea intera in fig. 20 destra) mostra un avvallamento fra i due picchi di circa il 20 %. Tutto ci naturalmente presuppone che le due centriche siano ideali, di pari intensit, senza cause di alterazioni o difetti del sistema, che lilluminazione sia incoerente, ecc. Osserviamo ora: il valore di r dipende solo da e da NA (formula (7). Il fattore comporta che la centrica non acromatica ma, in luce bianca, mostra degli orli colorati. Questo effetto in pratica, almeno nei sistemi ottici del microscopio, difficilmente percettibile. Semmai, in base alla (7), si potrebbe pensare che la risoluzione aumenti (cio r diminuisca) usando radiazioni con minore. Si pu pensare allestremit inferiore dello spettro ottico (regione blu-viola), allultra-violetto, ecc., ed effettivamente si hanno cos dei miglioramenti; ma le difficolt tecniche sono tali, per lopacit dei normali vetri allUV, per linsensibilit dellocchio, ecc., che queste radiazioni si usano solo di rado e per altri motivi (misure di assorbimento selettivo, ecc.).

Il fattore NA comporta che la risoluzione ( d = r ) dipende dallapertura del sistema. Nel microscopio, in condizioni normali, r dipende dallapertura dellobbiettivo ( NA ). Naturalmente, poich di solito la NA di un obbiettivo si intende riferita al lato oggetto, anche la risoluzione che ne deriva si riferisce al piano oggetto. Dunque la (7) ci permette di calcolare la risoluzione massima di un obbiettivo. E diciamo massima poich tale limite invalicabile e daltra parte pu venire abbassato da altre cause: perdite di contrasto (vedi il 5.5) ed allargamento del cerchio di confusione, questultimo dovuto ad aberrazioni, sfocature, difetti vari, ecc. Ora consideriamo un obbiettivo reale da microscopio, affetto da aberrazioni. Delloculare non parliamo poich esso, almeno in asse (al centro del campo), non in grado di alterare normalmente il cerchio di confusione dato dallobbiettivo. Parlando delle aberrazioni del punto, abbiamo visto a suo tempo che esse crescono con lapertura; sono ad essa proporzionali la cromatica longitudinale (espressa naturalmente come diametro del cerchio di confusione) e lastigmatismo; proporzionale al suo quadrato la coma ed al suo cubo la sferica. Dunque, diminuendo lapertura di un obbiettivo, leffetto delle aberrazioni si riduce e la risoluzione pu aumentare. Per il disco di Airy si allarga come indicato dalla (7) e la risoluzione diminuisce. Cosa fare? In un obbiettivo fotografico, le aberrazioni sono sempre sensibili per vari motivi (focali relativamente elevate, impossibilit di ottimizzare il sistema per la variabilit dellingrandimento e dellapertura, campo angolare grande, ecc.), per cui la chiusura del diaframma porta in genere un miglioramento della risoluzione e del contrasto. Ma nel frattempo si allarga la centrica e, prima o poi, arriva il momento in cui questultima diviene pi grande del cerchio di confusione legato alle aberrazioni e non conviene pi chiudere ulteriormente il diaframma. In pratica, la maggioranza degli obbiettivi fotografici presenta la miglior risoluzione a met strada, con valori di apertura relativa ( f#, 4.2 ) compresi fra 4 ed 8. Ma locchio giudica altrimenti, e si basa soprattutto sul micro-contrasto, che tende ad aumentare fino a valori elevati di f# ( anche 22 ). In questo modo, se la risoluzione di un obbiettivo fotografico massima, per es., con f# = 4, locchio preferir limmagine ottenuta con f# = 16, ad es., poich le sfumature legate alle aberrazioni saranno pi contenute e non si accorger della perdita di risoluzione, che va valutata con metodi obbiettivi. Per lobbiettivo da microscopio le cose sono diverse. Esso gode di molti vantaggi, di cui parleremo. Pertanto esso, almeno in asse, dove non esistono coma ed astigmatismo, possiede un cerchio di confusione da aberrazioni del punto sensibilmente pi piccolo della centrica. Cos il suo funzionamento, la sua risoluzione, sono limitati dalla sola diffrazione; esso diffraction limited o otticamente perfetto. Qualunque perdita di apertura segna quindi una perdita di risoluzione. Il pregio maggiore di un obbiettivo da microscopio, cio la sua risoluzione, almeno nel suo valor massimo possibile, quindi legato quasi esclusivamente alla sua apertura ( NA ), che diviene il parametro pi importante per apprezzarne il valore. Si parla ovviamente di obbiettivi di buona qualit, escludendo gli strumenti giocattolo, e si considera il centro del campo immagine. Naturalmente occorre molta prudenza; infatti un obbiettivo di forte apertura pu essere affetto da forti aberrazioni extra-assiali e quindi cattiva definizione ai bordi del campo; esso pu inoltre soffrire di forte curvatura di campo, cattivo contrasto per i motivi citati a suo tempo, ecc. Concludendo, per un obbiettivo da microscopio non ha senso diminuire lapertura, poich ci porta sempre ad una perdita di risoluzione (e di luminosit). Solo in casi molto particolari (fotografia a piccolo ingrandimento) si usano sistemi dotati di diaframma; anche il campo
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oscuro con obbiettivi ad immersione (vedi i 8 e 19) richiede obbiettivi dotati di diaframma, affinch lapertura dellobbiettivo sia sensibilmente inferiore a quella del condensatore (che deve essere anchesso del tipo ad immersione). E la risoluzione massima ottenibile anche dal microscopio nel suo complesso, supponendo eliminate le cause di deterioramento citate (sfocature, perdite di contrasto, ecc.), dipende essenzialmente dallapertura del suo obbiettivo secondo la (7). Per finire, si noti che la risoluzione aumenta quando diminuisce la distanza minima risolvibile che d = r (vedi la (7)). Quindi si pu indicare d = r come misura della risoluzione R, purch si ricordi che le due grandezze sono inversamente proporzionali ( R = 1 / d ).
Losservazione della centrica - Lo star test Se vero quanto appena detto, non deve essere difficile osservare la centrica in un microscopio. In realt essa generalmente assai piccola ed occorre un oculare medio-forte (almeno 10 ). Ma la difficolt maggiore sta nel disporre di un oggetto puntiforme. Col termine puntiforme a questo punto non pi necessario (n in pratica possibile) indicare un oggetto senza dimensioni. E sufficiente intendere (e cercare) un oggetto cos piccolo che la sua immagine geometrica data dal sistema in esame (immagine il cui diametro sar dato dal diametro delloggetto moltiplicato per lingrandimento) sia sensibilmente pi piccola della centrica prodotta dal medesimo sistema. Limmagine globale di un punto oggetto non pu mai essere pi piccola della centrica (che dipende, come si visto, solo da e da NA ). Se il cerchio di confusione dato dalle aberrazioni del punto pi piccolo della centrica, il sistema sar, come detto, diffraction limited od otticamente perfetto. Se poi anche limmagine geometrica delloggetto pi piccola della centrica, quelloggetto otticamente senza dimensioni o puntiforme rispetto a quel sistema ottico. Il metro di misura sempre la centrica, che non legata alle caratteristiche costruttive dellobbiettivo n a quelle delloggetto, ma solo allapertura. Trovare unoggetto puntiforme nel senso appena indicato non facile. In astronomia si cerca una stella non troppo intensa e tanto pu bastare; semmai i problemi nascono dalla turbolenza dellaria, vibrazioni nel sistema, ecc. Se il sistema ottico del telescopio rientra nei limiti dell otticamente perfetto, si deve poter osservare una centrica regolare. E questo il cosiddetto star test o controllo della stella. In microscopa, un oggetto con queste caratteristiche si pu avere in molti modi. Il pi semplice di diluire in acqua od in opportuno solvente una sospensione di particelle molto fini come tempera, vernice metallica, ecc. Colla sospensione, che dovr essere molto diluita, si confeziona un vetrino ponendo un goccia di liquido fra un porta-oggetto ed una lamella. Tale preparato andr illuminato con luce radente, cio in campo oscuro, in modo che si possa osservare qualche granulo solido illuminato su fondo scuro. Pi efficace lo star test ottenuto depositando su un porta-oggetto uno straterello sottilissimo di metallo (di solito alluminio). Questo deposito viene effettuato sotto vuoto, per evaporazione del metallo riscaldato elettricamente in apposito crogiolo. E tale operazione va eseguita da unindustria specializzata. Ebbene, durante la deposizione metallica, per linevitabile presenza di polvere ed altre irregolarit, si formano sempre dei forellini nello strato metallico. Osservando questo star test in trasparenza, cio illuminandolo da sotto con la massima intensit e la massima apertura disponibile, si osserveranno al microscopio fori di tutte le dimensioni e tutte le forme. Cercando i fori pi piccoli, ci si accorger che non si pu andare al di sotto di un certo limite, nel senso che i meno luminosi (cio quelli la cui immagine geometrica pi piccola) appaiono sempre con laspetto caratteristico della centrica, con diametro fisso. Al centro del campo (in asse), la centrica deve assomigliare alla fig. 18 e deve godere di simmetria rotatoria (deve essere simmetrica attorno al suo centro). Questa affermazione dipende dal fatto che il sistema ottico si suppone centrato in tutte le sue parti attorno ad un asse comune, e gode anchesso di simmetria rotatoria. Se presso lasse la centrica appare deformata, con una specie di coda, si avr coma in asse, il che dipende spesso da un errore di centratura di qualche lente dellobbiettivo; in questo caso, la figura allungata con un punto pi luminoso ad una estremit e la direzione del suo allungamento rimane costante al variare del fuoco. Si avr astigmatismo in asse se la figura allungata e la sua direzione di allungamento si sposta di 90 variando il fuoco. Quando si osserva lo star test ai bordi del campo (fuori asse), a parte gli errori di montaggio, c da aspettarsi qualche residuo di coma, astigmatismo e cromatica laterale, per cui la centrica difficilmente sar perfetta, e le variazioni che pu assumere la sua forma sono infinite. Un occhio esperto riuscir ad apprezzare lo stato di correzione e di centratura dellobbiettivo da una semplice osservazione. Finora poi si implicitamente supposto che la messa a fuoco dello strumento sia perfetta. Quando la si altera, anche il profilo fotometrico della centrica si altera. Nel caso pi semplice (sistema privo di aberrazioni del punto, nessuna perdita di contrasto, ecc.), la sfocatura provoca dapprima una diminuzione di intensit del disco di Airy ed un aumento di quella degli anelli; parallelamente il disco si allarga. Procedendo con la sfocatura, il disco di Airy scompare e la centrica mostra al centro una zona scura; la sua energia si concentra negli anelli, specie nei primi, e le sue dimensioni generali aumentano portando una perdita di risoluzione, di definizione, e quindi di micro-contrasto. Sfocando ancora, ricompare una zona chiara al centro della centrica, ma con anelli assai pi intensi, poi ancora una zona scura, ecc. Ora, supposto un obbiettivo ideale, privo di aberrazioni del punto, queste figure derivate da alterazione della centrica durante la sfocatura sono le stesse, sopra e sotto la posizione di miglior fuoco. Nel caso per che lobbiettivo sia affetto da un residuo di aberrazione sferica si hanno questi effetti : Nelle condizioni di miglior fuoco, la centrica appare molto simile a quella teorica, semplicemente con il disco di Airy leggermente pi grande e con gli anelli pi intensi (perdita di risoluzione!).
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Con il fuoco spostato da una parte, il disco si fa pi piccolo ma meno intenso ed circondato da un ampio alone sfumato di intensit decrescente verso la periferia (IMMAGINE SFUMATA). Con il fuoco spostato dalla parte opposta, il disco si pu fare pi piccolo e meno intenso fino a scomparire, ma esso verr circondato da una serie di anelli molto intensi, di diametro crescente al crescere della sfocatura e di larghezza crescente al crescere del diametro. E questa la cosiddetta IMMAGINE AD ANELLI. Questi fatti rendono chiaro il concetto che i residui di sferica provocano sempre un allargamento della centrica e quindi una perdita di risoluzione. Gli stessi fatti inoltre permettono di rivelare e valutare tali residui; infatti, osservando lo star test, possibile verificare laspetto alterato della centrica sopra e sotto il miglior fuoco. Se le due figure sono diverse, significa che vi sferica e, con un po di esperienza, si pu valutare anche lammontare del residuo. Si pu anche definire il segno del residuo ed individuarne la causa in base a questa regola pratica: se limmagine ad anelli si presenta quando lobbiettivo si avvicina alloggetto ( focheggiatura corta ), la sferica sottocorretta, e ci dipende da una lamella troppo sottile, da una lunghezza del tubo insufficiente o da una distanza troppo piccola fra le prime due lenti dellobbiettivo. Limmagine ad anelli con focheggiatura lunga (quando lobbiettivo si allontana dalloggetto) significa che vi un residuo di sferica sovracorretta che dipende da cause opposte a quelle sopra citate. Lapertura del condensatore e lilluminazione obliqua (vedi il 19) Se un oggetto contiene strutture allungate pi o meno parallele, lo si pu assimilare ad un reticolo. Si pu dimostrare che, sempre per fenomeni di diffrazione, il fascio illuminante che traversa un tale oggetto si sparpaglia in un ventaglio di fasci diffratti, che formano fra loro angoli tanto pi ampi quanto pi fitte sono le righe del reticolo. In queste condizioni, la visibilit, la risoluzione di un tale reticolo sar tanto migliore quanto maggiore lapertura dellobbiettivo: un maggior numero di fasci diffratti verr utilizzato. Altra condizione che consente di godere di questo aumento di risoluzione lilluminazione obliqua, in cui si pone subito sotto il condensatore (a livello del diaframma) uno schermo opaco (basta un pezzo di cartoncino) che consente il passaggio ad un fascio ristretto molto inclinato. Le ragioni teoriche di questo fatto stanno in ci, che il fascio inclinato avr rispetto allasse ottico unapertura pari alla massima apertura del condensatore, ma rispetto al lato opposto del condensatore stesso avr unapertura circa doppia. Vedremo che questo metodo di illuminazione consente anche un aumento vistoso del contrasto. Va precisato che, nel caso del microscopio, essendo loggetto e limmagine posti a distanze generalmente piccole e su piani facilmente accessibili, conviene esprimere la risoluzione in lunghezze assolute, riferite al piano oggetto o immagine, come abbiamo fatto finora. Il valore di r {formula (7)}, che lo si esprima in mm o in , rappresenta una distanza, una lunghezza.

Lingrandimento utile Consideriamo ora locchio umano. Il suo potere risolutivo angolare, per locchio sano in condizioni ottimali, di circa un minuto primo ( 1 ), il sessantesimo di grado; se consideriamo la solita distanza convenzionale di osservazione (250 mm pari a 250000 ), a quella distanza un angolo di 1 corrisponde ad una lunghezza di circa 73 , pari a 14 linee/mm nel piano oggetto. Per tener conto di qualche eventuale difetto della vista, consideriamo un limite maggiore, compreso fra 100 e 200 . Ora confrontiamo questo potere risolutivo lineare convenzionale dellocchio con quello del microscopio, sempre riferito al piano oggetto, alla distanza convenzionale di 250 mm. Supponiamo cio che limmagine finale del microscopio sia virtuale, a 250 mm dallocchio dellosservatore. Possiamo a questo fine richiamare la r = 0,61 / NA (7) ed adottare per il valore medio dello spettro ottico ( 0,55 ); esprimendo quindi la distanza minima risolta r in , si avr: r = 0,61 0,55 / NA = 0,34 / NA (valore arrotondato). Ora abbiamo gli elementi per valutare quale lingrandimento utile del microscopio. Intendiamo con questo termine quellingrandimento che permette di sfruttare appieno il potere risolutivo dello strumento, cio il contenuto dinformazione, i dettagli presenti nellimmagine, senza per eccedere per non togliere definizione allimmagine. In altre parole, un ingrandimento inferiore a quello utile produrrebbe unimmagine contenente dettagli troppo fini, che locchio non potrebbe cogliere: il potere risolutivo del microscopio risulterebbe eccessivo rispetto a quello dellocchio; un ingrandimento superiore per contro inutile (ingrandimento a vuoto) in quanto locchio medio ha gi afferrato tutti i dettagli presenti nellimmagine ed un aumento dellingrandimento non ne fa comparire dei nuovi. come ingrandire troppo un negativo fotografico: lunico risultato di perdere definizione e limmagine appare poco nitida. Per calcolare lingrandimento utile sufficiente fare il rapporto fra il potere risolutivo convenzionale dellocchio (da 100 a 200 a 250 mm di distanza) e quello del microscopio (0,34 / NA); se ne ricavano i seguenti valori: da 100 NA / 0,34 a 200 NA / 0,34 cio da 294 NA a 588 NA .
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In pratica, si allarga ancora il margine di sicurezza e si considera lingrandimento utile ( Vu ) compreso fra questi estremi : 500 NA < Vu < 1000 NA (11) Sintende che parliamo di ingrandimento visuale totale del microscopio. Calcoliamo ora i limiti di Vu per quattro obbiettivi usuali, applicando la (11)1: 4 / 0,10 : 50 < Vu < 100 10 / 0,25 : 125 < Vu < 250 40 / 0,65 : 325 < Vu < 650 100 / 1,25 : 625 < Vu < 1250 Ecco intanto chiarito che il massimo ingrandimento utile del microscopio 1250 , elevabile al massimo a 1450 con obbiettivi apocromatici con NA = 1,45. Un ingrandimento maggiore pu rendere pi visibili certi dettagli ad un occhio dal visus modesto, ma non aggiunge risoluzione. Occorre perci diffidare della seriet dei costruttori che offrono ingrandimenti maggiori. Ora, consideriamo qual lingrandimento di un oculare che consente di non superare i limiti di Vu. Abbiamo per Vok (ingrandimento visuale delloculare): Vok = Vu / Mob (12) in cui Mob lingrandimento (lineare) dellobbiettivo. Per i quattro casi citati sopra abbiamo, considerando i valori massimi per Vu: Obb. Obb. Obb. Obb. 4/0,10 10/0,25 40/0,65 100/1,25 : : : : Vok = Vok = Vok = Vok = 100/4 250/10 650/40 1250/100 = = = = 25 25 16 12,5

Come si vede, gli obbiettivi pi deboli possono tollerare oculari pi forti poich possiedono un margine di risoluzione, nel senso che il loro rapporto apertura/ingrandimento pi forte. Tutti i micrografi esperti sanno che gli obbiettivi deboli danno unimmagine pi nitida. Si vede anche che gli oculari per gli obbiettivi forti non debbono superare il valore di Vok = 12 - 13 , salvo casi particolari, ed sottinteso che nel calcolo dellingrandimento utile delloculare deve essere inclusa linfluenza di eventuali sistemi intermedi dotati di un fattore di tubo ( ft ) diverso da 1 (vedi i 5.3 e 14). Ora consideriamo il caso della fotografia. Qui il recettore unemulsione fotografica la cui risoluzione, per i tipi commerciali, pu andare da 30 a 100 linee/mm (pi elevata per le pellicole in bianco e nero). Consideriamo indicativamente un valor medio di 50 l/mm , per cui la distanza minima risolvibile : d = 1 mm / 50 = 1000 / 50 = 20 . Adesso facciamo il solito rapporto fra la risoluzione del recettore (20 ) e quella del microscopio che abbiamo gi derivato dalla (7) e risulta pari a 0,34 /NA . Avremo per lingrandimento utile in fotografia: Mf = 20 NA / 0,34 = 59 NA (vedi la nota 2). Anche qui conviene tenere un fattore di margine di almeno 2 , per cui si arriva alla: 100 NA < Mf < 500 NA (13) e cos si sicuri che nessun dettaglio dellimmagine risulter sommerso dalla grana o altre limitazioni della pellicola. Come si vede, in fotografia lingrandimento totale deve essere assai inferiore a quello che si usa nellosservazione; ci significa che loculare dovr essere pi debole, circa la met di quanto calcolato per losservazione visuale. Questo da tener presente quando si imposta un sistema fotomicrografico, poich normalmente i costruttori offrono per la fotografia oculari (o i corrispondenti proiettivi) di ingrandimento eccessivo; questo eccesso di Mok porta anche al risultato che sul formato fotografico risulta utilizzata solo una piccola parte dellimmagine intermedia. Nel fare queste considerazioni, occorre per riflettere sul fatto che, in fotografia, si deve arrivare alla formazione di unimmagine finale reale a distanza finita: da qualche considerazione teorica si pu calcolare lingrandimento lineare delloculare Mok (rapporto fra dimensioni dellimmagine finale e dellimmagine intermedia): Mok = (Vok x) / 250 (14)
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Nella notazione degli obbiettivi si indica in genere per primo lingrandimento lineare e poi lapertura numerica NA. 2 Si noti che, parlando di fotografia, quindi di immagini reali, non si parla pi di ingrandimento visuale V , ma di ingrandimento lineare M.
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in cui x il tiraggio della microcamera, cio la distanza fra emulsione e fuoco superiore delloculare1 e Vok lingrandimento visuale delloculare, generalmente inciso sulla montatura. Ebbene, molte microcamere commerciali, specie per il formato piccolo o Leica (24 36 mm) presentano un tiraggio x inferiore a 250 mm, per cui Mok < Vok ; lingrandimento fotografico (lineare) cos minore di quello visuale. Spesso x pari a 125 mm per cui: Mok = Vok 125 / 250 = Vok/ 2 si usa dire cos che la microcamera presenta un fattore di camera pari a 0,5 . In questo modo, un oculare 10 fornisce un ingrandimento lineare Mok = 5:1 : ci significa che, sullemulsione, limmagine intermedia risulta trasportata con un ingrandimento di 5 volte. Comunque, volta per volta, si calcoler la diagonale del formato fotografico utilizzato (circa 43 mm per il formato Leica), e si avr cura che essa sia inferiore, ma non troppo, al diametro dellimmagine finale. Questultimo sar dato dallindice di campo delloculare (vedi oltre) moltiplicato per Mok {vedi la (14)}. Quando lo strato fotosensibile elettronico (CCD o simili, generalmente assai piccoli), occorrer rifare tutti questi conti rispettando il criterio di base: limmagine finale deve essere appena pi grande del sensore.

7 - STRUTTURA degli OBBIETTIVI da microscopio

Risulta da quanto detto finora che i sistemi ottici essenziali del microscopio composto sono lobbiettivo e loculare. Lobbiettivo cos chiamato poich il sistema che pi si rivolge, che pi vicino alloggetto. Esso inoltre fornisce spesso il massimo contributo allingrandimento totale dello strumento. Dovrebbe anche risultare chiaro che i fenomeni di diffrazione, aberrazioni, radiazione diffusa, ecc., che limitano la qualit dellimmagine finale, si verificano in prevalenza nella formazione dellimmagine intermedia, cio nellobbiettivo. Pertanto lobbiet-tivo quella parte del microscopio che determina il limite superiore della risoluzione, della definizione, del contrasto, della planeit dellimmagine. Solo in rari casi (vedi sotto, gli oculari compensatori, complanetici, ecc.) le altre parti dello strumento possono dare un contributo determinante alla qualit dellimmagine o addirittura compensare pi o meno completamente certe aberrazioni dellobbiettivo. Ma generalmente tutto il sistema ottico del microscopio deve solo consentire il pieno manifestarsi delle prestazioni dellobbiettivo senza peggiorarle. 7.1 - La montatura meccanica Ogni lente, che sia semplice o composta di due o tre elementi incollati (doppietto o tripletto), montata in un cilindretto metallico detto barilotto e ad esso fissata con adesivi o mezzi meccanici. I mezzi meccanici possono essere reversibili (per es. anelli filettati che si possono smontare), ma pi spesso le lenti dellobbiettivo sono bloccate da una ribaditura (non esatto dire ribattitura) dellorlo del barilotto. La ribaditura unoperazione irreversibile, nel senso che, per smontare la lente, occorre distruggere lorlo ribadito del barilotto. Lo smontaggio della lente pu essere richiesto, ad es., in caso di alterazione del cemento che unisce i doppietti. I barilotti delle singole lenti vanno fissati fra loro nel dovuto ordine. Anticamente, essi erano direttamente avvitati luno sullaltro, ma tale sistema difficilmente assicura la necessaria precisione nella centratura reciproca fra le varie lenti. Da decenni entrato nelluso il dare ai barilotti una superficie esterna di forma cilindrica, il cui diametro lavorato con la precisione di uno o pochi centesimi di mm (fa eccezione la lente flottante, di cui al 7.12, che ha un diametro pi piccolo di 0,1 - 0,2 mm rispetto a quello delle altre lenti). Tutti i barilotti vengono alloggiati in una montatura generale di forma cilindrica o conica,
1 Questo facilmente identificabile, come gi detto, poich molto vicino al "disco di Ramsden". 27

che internamente ha forma cilindrica (con un diametro appena un paio di centesimi di mm superiore al diametro esterno dei barilotti delle lenti). Tale montatura pu rappresentare lossatura stessa dellobbiettivo nel senso che contiene le lenti e porta il dispositivo di fissaggio (filettatura o altro, vedi sotto) che lo collega allo stativo. Oppure la montatura generale delle lenti pu essere un semplice cilindretto con parete sottile che porta le lenti, ma non si fissa direttamente allo stativo. Si tratta allora di un barilotto generale che contiene il sistema delle lenti (cio i singoli barilotti), ma va alloggiato a sua volta in una vera montatura che va fissata allo stativo od al revolver porta-obbiettivi. Il pacco delle lenti (o dei singoli barilotti) viene serrato nel barilotto generale, generalmente a mezzo di un anello a vite interno, e quindi pu venir disassemblato. A sua volta il barilotto generale pu venir fissato rigidamente alla montatura, con un passo di vite o altro. Pi spesso, il barilotto generale ha una forma cilindrica e scorre allinterno della montatura come uno stantuffo nel cilindro. Poich la posizione assiale del pacco delle lenti, cio la distanza fra esso e loggetto, deve essere determinata con un errore non troppo superiore alla profondit di fuoco dellobbiettivo, quindi anche meno di un , il barilotto generale pu essere spinto da una molla contro una battuta che faccia da riferimento: la molla spinge il barilotto in direzione delloggetto fino alla battuta che ricavata dallorlo inferiore della montatura o da una fenditura in cui scorre una vitolina avvitata sul barilotto stesso o da altri congegni. Se il barilotto generale spinto dalla molla verso loggetto fino a toccare la battuta, esso pu anche rientrare nella montatura se viene spinto dalla parte delloggetto. Cos un contatto fra obbiettivo ed oggetto difficilmente provoca danni, poich il gruppo lenti rientra anche di molti mm assieme al barilotto generale. Gli obbiettivi cos protetti si chiamano a pompa o molleggiati o a montatura telescopica o a protezione (spring loaded in inglese). Spesso, la montatura dellobbiettivo porta direttamente le varie notazioni che indicano le caratteristiche dellobbiettivo (vedi il 7.6); altre volte la montatura ricoperta da un sottile cilindretto metallico o camicia, fissato generalmente con una filettatura, che porta le notazioni e ricopre certe strutture interne dellobbiettivo. Non vi sono regole generali sulla struttura meccanica di questa o di altre parti del microscopio. La lente pi esterna dellobbiettivo, quella rivolta verso loggetto, si chiama frontale; quella pi lontana dalloggetto si chiama emergente, spesso in posizione ribassata allinterno della montatura e difficilmente visibile dallesterno. La lente frontale, in certi obbiettivi molto deboli di tipo classico, pu essere molto rientrante nella montatura e quindi ben protetta dalle ditate e da urti con loggetto; ma generalmente, specie nei planari, essa affiora sullorlo della montatura dal lato delloggetto. Ci avviene perch lo spazio libero lente-oggetto, in questi casi, pu essere assai piccolo e si cerca di non diminuirlo ulteriormente per colpa di una sporgenza della montatura. Nonostante questo, nella gran maggioranza dei casi, la lente frontale circondata da un orlo metallico che sporge rispetto alla lente di pochi centesimi o decimi di mm. Questa sporgenza, anche se minima, sufficiente a proteggere la lente frontale in caso di contatto dellobbiettivo con loggetto. Generalmente, la montatura dal lato oggetto viene assottigliata o almeno resa di forma conica per facilitare laccesso e la visibilit delloggetto. Negli obbiettivi classici, la superficie esterna della lente frontale piana, e ci ne facilita la pulizia. In rari casi (obbiettivi deboli, anche planari) essa convessa; in obbiettivi planari medi e forti essa invece pu essere concava, ed il raggio di curvatura di questa superficie pu essere anche inferiore ad 1 mm, col risultato che lobbiettivo appare terminato da un minuscolo pozzetto. In questo piccolo incavo sferico si annida facilmente la polvere, dannosa ai fini del contrasto e dannosissima quando si opera in radiazione polarizzata poich essa costituita in genere da materiali birifrangenti e riduce il grado di estinzione. Peggio ancora avviene quando in quellincavo penetra olio da immersione, balsamo del Canad o altri fluidi. In questi casi, la formazione dellimmagine viene ostacolata ed occorre unaccurata pulizia, anche a mezzo di solventi come lo xilolo. Negli obbiettivi ad immersione (vedi oltre) la superficie esterna della frontale sempre piana: in condizioni di immersione omogenea, cio di uguaglianza di indice, una superficie concava o convessa si comporterebbe come una piana. Pertanto, se un obbiettivo mostra una frontale con la superficie esterna incavata, si pu essere certi che a secco.

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7.2 - Il Fissaggio dellobbiettivo Lobbiettivo va fissato rigidamente alla parte meccanica del microscopio (detta stativo), o direttamente sullestremit inferiore del tubo (modelli molto semplici, casi particolari) o tramite un dispositivo per il cambio rapido, generalmente del tipo a revolver (disco girevole che porta due o pi obbiettivi). In ogni caso, i dispositivi di fissaggio dellobbiettivo al tubo o al revolver devono assicurare un posizionamento rigido, ripetibile e rapido dellobbiettivo stesso. Questi dispositivi di fissaggio sono essenzialmente di due tipi: a slitta : si tratta di pattini a coda di rondine (ad incastro trapezoidale) o cuneiformi che consentono una elevata repetibilit di posizionamento. Le slitte consentono il fissaggio di un solo obbiettivo per volta ed in qualche caso comprendono viti di centratura. In questultimo caso, la centratura si fa su di un dato obbiettivo e solo su quello e non deve essere alterata dallo smontaggio e rimontaggio della slitta. Il fissaggio a slitta viene usato quando la centratura critica (certi microscopi polarizzatori) o quando lobbiettivo ha dimensioni maggiori del solito (alcuni microscopi metallografici con obbiettivi episcopici a fondo scuro). a vite : si tratta di un filetto di vite presente sulla parte alta della montatura (dal lato della lente emergente) che si avvita su unanaloga filettatura femmina, ricavata nei fori allestremit inferiore del tubo o sul revolver.

Fig. 23 - Battuta dobbiettivo, riferimento per la sua posizione assiale.

Storicamente, i parametri delle filettature degli obbiettivi sono variati molto finch, alla fine del 1800 , la Royal Microscopical Society di Londra defin e pot rendere molto diffuso il passo inglese o passo RMS1 o Society screw o standard screw. Si tratta di un passo inglese con diametro 0,797 e 36 filetti per pollice (circa 20,24 0,7 mm), tuttora diffusissimo. Per usi particolari, per es. al fine di evitare linterscambio di obbiettivi di tipo diverso, sono stati usati altri passi come il M 19 0,75 mm (Zeiss Jena). Le cose cambiano con gli obbiettivi a coniugata infinita. Essi infatti hanno una focale maggiore del corrispondente obbiettivo a coniugata finita di pari ingrandimento e, a parit di apertura, hanno un diametro maggiore di un obbiettivo a coniugata finita. Perci, per le moderne serie di obbiettivi allinfinito, sono stati introdotti nuovi passi di vite con diametri superiori a 20 mm, fino a 26 mm. Nel caso di obbiettivi episcopici a campo scuro ( 19.1), si ha poi una struttura complessa in cui il sistema ottico vero e proprio circondato da un condensatore anulare. Ci impone filetti di vite anche maggiori, come M 30 (la lettera M indica filetti a misure metriche). 7.3 - Lunghezza meccanica e parfocalit La vite di fissaggio dellobbiettivo appena descritta termina con una superficie anulare (perpendicolare allasse) che fornisce un riferimento rigido e preciso per la posizione assiale dellobbiettivo stesso. Tale superficie detta battuta (fig. 23). Quando si stringe la vite di fissaggio, cio si ruota in senso orario lobbiettivo (visto dalla lente frontale), poich si tratta sempre di una vite destra, la battuta va ad appoggiarsi su una corrispondente battuta ricavata attorno al foro filettato destinato ad accogliere lobbiettivo. Tale foro ricavato dallorlo inferiore del tubo del microscopio (nei modelli pi semplici) o sulla slitta o sul revolver. Se la battuta dei vari fori presenti sul revolver fosse sempre alla stessa altezza, anche la
1 RMS = Royal Microscopical Society, unantica istituzione Londinese. 29

posizione assiale dei vari obbiettivi sarebbe la stessa ed uno scambio degli obbiettivi sul revolver non altererebbe tale posizione assiale. Supponiamo per ora che ci sia vero. Davanti allobbiettivo sta loggetto, che supponiamo come al solito piano, privo di spessore e perpendicolare allasse. Come abbiamo gi detto, si ricopre spesso loggetto con una lamella che una lamina di vetro a facce piane e parallele, di spessore modesto (di solito 0,17 mm). Ebbene, supposto che il sistema di lenti abbia la posizione corretta allinterno della montatura e che la focheggiatura sia perfetta, la distanza assiale fra battuta dellobbiettivo e piano-oggetto diventa un parametro importante dellobbiettivo, ed chiamata lunghezza meccanica dellobbiettivo. Tale parametro indicato colla sigla Lo e non va confuso con la lunghezza meccanica del tubo che indicata con Lm e descritta nel 5.3. Per ogni obbiettivo montato su un dato stativo, cio con una data posizione dellimmagine intermedia, risulta fissata la lunghezza meccanica Lo dellobbiettivo, quindi la posizione nominale delloggetto, cio la posizione di miglior fuoco. Questa lunga premessa per spiegare il concetto di parfocalit. Consideriamo il caso di uno stativo senza revolver, con attacco a vite per gli obbiettivi. Sostituire lobbiettivo significa allontanarlo dalloggetto, svitarlo, avvitarne un altro, riavvicinarlo alloggetto. Cos il miglior fuoco va perso, occorre comunque rifocheggiare, ed a questo punto il valore di Lo non ha molta importanza. Invece, nel caso dei normali revolver (la quasi totalit dei casi), assai comodo ritrovare la messa a fuoco dopo la sostituzione dellobbiettivo. Questa caratteristica del microscopio si chiama parfocalit o pareggiatura o (autori francesi) equilibratura. I suoi vantaggi sono : dopo il cambio dellobbiettivo, non si deve ripetere la messa a fuoco; sar in genere necessario un ritocco, ma limmagine delloggetto ancora percepibile dopo il cambio, sia pure sfocata. Se il fuoco fosse perduto completamente, non solo si perderebbe tempo, ma in assenza di immagine riconoscibile si agirebbe a casaccio e si potrebbe schiacciare lobbiettivo sul vetrino; non si rischia di incastrare il nuovo obbiettivo contro il vetrino a causa di una differenza di Lo : durante la rotazione del revolver, lobbiettivo in genere esegue un movimento inclinato rispetto al vetrino (per la forma ricurva del revolver), e si ha leffetto moltiplicatore del cuneo: una modesta spinta rotatoria sul revolver produce una pressione assai maggiore sul vetrino, se viene toccato. Per evitare ci, non c che dare a tutti gli obbiettivi la stessa lunghezza Lo , cio renderli parfocali. Poich la parfocalit cos utile, tutti i costruttori seri la offrono anche nei modelli economici. I valori della lunghezza meccanica dellobbiettivo Lo sono stati in passato molto variabili da un costruttore allaltro, da 25 a 40 mm, ed anche variabili da unobbiettivo allaltro dello stesso costruttore. Il valore pi frequente era forse 37 mm (o 36,65), ma certi obbiettivi episcopici forti, allo scopo di lasciare pi spazio alloggetto (campioni di rocce, provini metallici, ecc.) erano accorciati fino a 10 mm. Oggi si tende ad un valore standard (a livello mondiale) di 45 mm, anche per gli obbiettivi allinfinito (vedi il 5.2). Per conoscere la Lo di un dato obbiettivo, oltre a consultare i cataloghi del costruttore, si pu procedere ad una misura diretta: si mette a fuoco un oggetto sottile (un vetrino) collo strumento corredato degli accessori normali; si ruota il revolver senza toccare la messa a fuoco; si smonta lobbiettivo e si riporta il foro vuoto in posizione di lavoro; con un compasso si prende la distanza fra vetrino e battuta del revolver e la si riporta su un calibro, un regolo millimetrato o simili. Con questo metodo si prende una misura per difetto, alla quale va aggiunto lo spessore d della lamella che copre loggetto; per tale spessore va corretto per lindice della lamella (circa 1,51) in virt del fenomeno dellavanzamento dellimmagine operato dalle lamine planparallele (vedi il 5.2). In altre parole, il valore di Lo si deve intendere come distanza fra battuta dellobbiettivo e piano-oggetto, tenuto conto della presenza della lamella e dellavanzamento dellimmagine da questa operato. Vediamo ora, in pratica, quali sono le cause di perdita di parfocalit: i fori del revolver non sono tutti alla stessa altezza; lo si verifica invertendo la posizione di due o pi obbiettivi sul revolver e controllando che la differenza di messa a fuoco non si inverta. Oppure la battuta degli obbiettivi non lavorata bene: la differenza di messa a fuoco si inverte invertendo due obbiettivi. In pratica, non c rimedio.
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la lunghezza del tubo ( Lm ) non adeguata. Raramente sono previsti dispositivi di correzione (vedi il 5.3). Naturalmente, questo errore si ripercuote sulla posizione dellimmagine intermedia, quindi sulla coniugata immagine e su quella oggetto, e quindi sulla messa a fuoco, in misura crescente col crescere della focale dellobbiettivo; analogo meccanismo ed analoghe conseguenze si possono presentare quando si introducono nello strumento certi tubi intermedi cio accessori interposti fra revolver ed oculari per varie funzioni (episcopia, fluorescenza, luce polarizzata, ecc., 14.4 e 19). In linea di principio, il costruttore dovrebbe provvedere affinch questi tubi non alterino la lunghezza otticamente equivalente del tubo, sia pure alterando la lunghezza meccanica; in altre parole tutti questi tubi dovrebbero essere anchessi parfocali. Ma la variet di tali accessori cos grande che qualche inconveniente sempre possibile; sempre ad una alterazione della lunghezza del tubo pu portare una sostituzione del tubo porta-oculari (per es. mono o bi-oculare); vale quanto gi detto per i tubi intermedi: anche i tubi porta-oculari dello stesso costruttore dovrebbero essere tutti equivalenti, cio parfocali; ma anche qui non sono rare le brutte sorprese. Vi sono poi tubi mono-oculari e soprattutto bi-oculari in cui il singolo manicotto in cui si infila loculare ha una lunghezza variabile. Questa regolazione ha lo scopo di compensare eventuali ametropie sferiche dellosservatore, ma il suo effetto di alterare la lunghezza totale del tubo e quindi la parfocalit. In altri tubi bi-oculari la variazione della distanza fra gli assi degli oculari (necessaria per adattare lo strumento alla distanza interpupillare dellosservatore) comporta ancora una variazione di Lm ed una perdita di parfocalit ( 14.1); ancora unalterazione della lunghezza del tubo e della parfocalit nasce da un oculare non adatto, in cui il primo fuoco (e limmagine intermedia) non si trova allaltezza giusta. Tutti gli oculari previsti per un dato strumento dovrebbero essere controllati anche riguardo a questo aspetto; si pu parlare di parfocalit degli oculari (vedi il 9.5), ma anche qui c sempre da aspettarsi qualche sorpresa, specie in strumenti di vecchia data; infine, pu accadere che, negli obbiettivi molleggiati (vedi sopra), il barilotto generale non scorra bene nella montatura, o per indurimento del grasso o per penetrazione di polvere, o per deformazione della montatura, ecc. In questi casi, pu accadere che il gruppo lenti rientri nella montatura e la molla interna non riesca pi a riportarlo in posizione corretta. Ovviamente, ci comporta una diminuzione di Lo e addio parfocalit. 7.4 - Distanza di lavoro In microscopia, utile conoscere la distanza libera (in aria o in olio da immersione) esistente fra obbiettivo ed oggetto, in quanto essa indica quale libert di accesso alloggetto vi sia durante losservazione. Si parla cos di distanza libera di lavoro o distanza di lavoro (working distance) e si indica con WD . Ma occorrono alcune precisazioni. La distanza veramente libera la distanza fra orlo della montatura della lente (si detto che in genere la superficie della lente frontale protetta da una lieve sporgenza della montatura metallica) e superficie superiore della lamella. Non tutti i costruttori si attengono per a queste precisazioni ed occorre prudenza nellinterpretare i dati di catalogo. Se la lente frontale concava, si considera la WD rispetto allorlo della lente (o della sua montatura). Sintende che il valore nominale di WD vale con messa a fuoco corretta e con lamella di spessore corretto. Se si tratta di obbiettivo episcopico o comunque destinato a lavorare senza lamella, la distanza di lavoro si misura rispetto la superficie reale delloggetto. Occorre anche che la lunghezza del tubo Lm sia corretta, poich essa influisce sulla lunghezza dellobbiettivo Lo e quindi sulla WD . Naturalmente, un elevato valore della distanza di lavoro WD pu essere molto utile quando si devono eseguire manipolazioni sulloggetto oppure quando si deve esplorare in profondit un oggetto spesso e trasparente; o ancora quando si deve illuminare obliquamente da sopra un oggetto opaco, o quando loggetto contenuto in camere riscaldate o refrigerate o sotto vuoto o sotto pressione: tali camere sono in genere chiuse da una finestra di vetro o silice di notevole spessore. In genere, pi elevato lingrandimento e lapertura dellobbiettivo, minore la distanza di lavoro WD . Negli obbiettivi normali forti (da 40:1 in su) la WD pu scendere a meno di 0,1 mm; in obbiettivi speciali, anche ad immersione, pu salire a circa 2 mm. Ma un obbiettivo forte con distanza di lavoro superiore a 2 mm spesso costruito con ricette completamente diverse, cio con specchi (obbiettivi catottrici) o con combinazioni di specchi e lenti (catadiottrici).
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Negli obbiettivi con ingrandimento intorno a 10, la WD pu aggirarsi fra 5 e 15 mm nei tipi normali, molto meno nei planari. Con ingrandimento intorno a 5, la WD nei tipi pi semplici pu superare 30 mm. Per misurare la distanza di lavoro di un obbiettivo, lo si mette a fuoco correttamente su un oggetto piano (con lamella se lobbiettivo previsto per questo); poi si introduce fra obbiettivo e vetrino una serie di striscie di carta o cartoncino fino a riempire lo spazio disponibile, che appunto la distanza di lavoro. Si avr cura di non forzare le striscie di carta per non sollevare gli obbiettivi molleggiati. In seguito non difficile con un calibro misurare lo spessore del pacco di striscie. Non il caso di usare uno spessimetro a lamelle dacciaio per il rischio di graffiare la lente frontale. La montatura telescopica degli obbiettivi, di cui si parlato sopra, viene oggigiorno usata sempre negli obbiettivi pi forti proprio perch la loro distanza di lavoro minore ed il contatto col vetrino pi probabile. Anzi, i costruttori accorti dispongono nei movimenti di messa a fuoco un fine corsa, cio un dispositivo darresto, in modo tale che gli obbiettivi pi deboli (in genere fino al 10:1) non possano mai toccare loggetto, e questi sono quindi forniti con montatura rigida. Per gli obbiettivi pi forti si usa invece la montatura telescopica poich la WD troppo piccola ed il contatto col vetrino inevitabile: la variazione di spessore dei porta-oggetti pu superare 1 mm mentre la distanza di lavoro, si detto, pu essere minore di 0,1 mm. 7.5 - La parcentralit o parcentratura Quando si sostituisce un obbiettivo con un altro, a mezzo di slitte, di revolver o altro, lasse ottico di un obbiettivo non potr mai coincidere perfettamente con laltro; in altre parole, un punto che si trova al centro del campo con un dato obbiettivo, sar fuori centro con laltro. Per ragioni pratiche, si intuisce che questa perdita di centratura non deve essere tale da obbligare ad una nuova ricerca del punto interessato delloggetto. In altre parole, dopo qualunque sostituzione dellobbiettivo, il punto centrale del campo visivo non deve uscire dal campo del nuovo obbiettivo. Come in tutte le cose, c una tolleranza. La centratura reciproca dei campi dei vari obbiettivi si chiama parcentralit o parcentratura. Anche unerrata inclinazione del revolver fa perdere la parcentratura (vedi il 16.2).

Esistono per applicazioni particolari degli obbiettivi in cui il gruppo lenti (o il barilotto generale che lo porta) centrabile rispetto alla montatura. chiaro che con questi obbiettivi, a parte la presenza di giochi, possibile ottenere una parcentratura perfetta o perfezionabile in qualunque momento.

7.6 - La notazione sugli obbiettivi La montatura dellobbiettivo o la camicia che la ricopre (vedi il 7.1) porta in genere molte indicazioni con cifre, lettere o simboli, incisi al pantografo, disegnati a vernice con metodo serigrafico o altro. Tali indicazioni possono essere molte, e riportare importanti caratteristiche dellobbiettivo. Ecco le pi comuni. Il nome od il simbolo grafico del costruttore ed il numero di catalogo (raramente). Il numero di matricola, formato da quattro, cinque o sei cifre decimali. Lingrandimento lineare trasversale indicato come semplice cifra o come rapporto di scala (es. 25:1) per gli obbiettivi a coniugata finita oppure come cifra seguita da (es. 25 ) per gli obbiettivi allinfinito. Lapertura numerica, magari preceduta dal simbolo NA (Numerical Aperture) o A (Apertur) o ON (Ouverture Numerique). La lunghezza meccanica equivalente del tubo ( Lm ) espressa in mm, spesso 160 per gli obbiettivi a coniugata finita o per gli obbiettivi a coniugata infinita. Lo spessore consigliato del coprioggetto ( d ) espresso in mm, spesso 0,17, oppure 0 per gli obbiettivi episcopici. A volte viene specificato : d = 0,17 oppure d = 0 o simili. Le precedenti quattro indicazioni sono in genere riunite a formare un gruppo compatto, con un ordine costante. Es.

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40/0,65 160/0,17 il che indica M = 40:1 , NA = 0,65 , Lm = 160 mm , d = 0,17 mm . Oppure: 10/0,35 / il che indica : M = 10 , NA = 0,35 , Lm = ; il segno {a volte sostituito da DO oppure da 0 (0,17) oppure 0,17(0)} indica che indifferente la presenza o lassenza di lamella. sottinteso che i valori indicati di M ed NA sono nominali, nel senso che possono essere approssimati, e comunque sono validi solo con i prescritti valori di Lm , d , tipo di oculare, ecc. d = 0 oppure 0 oppure OD o NCG indicano obbiettivi da usare senza lamella1. D indica obbiettivi da usare con lamella normale (d = 0,17). D ! indica che la tolleranza sul valore di d di pochi micron. HI, l, Oel, Oil o Imm indicano obbiettivi ad immersione omogenea. Quelli ad immersione quasi omogenea ( 8) sono indicati da Oil o simili, ma non da HI . WI o W o Wasser indicano obbiettivi ad immersione in acqua; Glyz o Glyc per limmersione in glicerina. SI per limmersione in silicone (per la fluorescenza). VI indica obbiettivi ad immersione indifferenti al tipo di liquido (olio, acqua, ecc.; VI = Variable Immersion). Pol o P indica obbiettivi predisposti per luso in radiazione polarizzata. Ph o Phaco o DL o DM , ecc. indicano obbiettivi a contrasto di fase. P o Pl o Plan indicano obbiettivi a campo spianato (vedi il 3). SPL o S o S Plan possono indicare obbiettivi semiplanari con curvatura di campo ridotta, ma non del tutto planari. L o LD2 o LWD indicano obbiettivi a distanza di lavoro elevata. HD3 indica obbiettivi episcopici per campo chiaro e scuro. H4 indica obbiettivi episcopici per solo campo chiaro oppure per tavolino riscaldante. Iris indica obbiettivi per campo scuro con diaframma ad iride incorporato. Corr o Korr o C indicano obbiettivi con anello di correzione per lo spessore della lamella ( 3). Q pu indicare obbiettivi con lenti in quarzo o silice da usare nella gamma UV. Vi sono poi abbreviazioni che indicano il tipo di correzione cromatica ( 3); gli acromatici, i pi comuni, non portano in genere alcuna indicazione. I semi-apocromatici portano spesso la sigla Fl o nomi commerciali (Fluotar, Neofluar, ecc.). Gli apocromatici sono indicati con Apo o simili. Vi sono poi combinazioni di abbreviazioni nel caso dei planari: ad es. PlanApo o PApo indica un obbiettivo Apocromatico planare. Le sigle GF (Grossfeld in tedesco), WF (Wide field in inglese) o simili indicano gli obbiettivi a grande campo (vedi anche il 7.8). ICS (Infinity Corrected System) indica gli obbiettivi a coniugata infinita. Spesso si notano sotto alle varie diciture uno o due anelli colorati. Un anello nero (raramente bianco) indica spesso un obbiettivo ad immersione; un anello doppio pu indicare un obbiettivo planare; uno o due anelli ondulati possono indicare un obbiettivo a contrasto di fase. Altre notazioni particolari vengono usate in casi particolari dai vari costruttori.
7.7 - Il sistema ottico dellobbiettivo da microscopio Come si gi detto, le caratteristiche dellimmagine finale del microscopio dipendono in buona parte dalle prestazioni dellobbiettivo, e si visto a suo tempo come, almeno in centro al campo (sullasse), tale obbiettivo sia otticamente perfetto, cio diffraction limited, tranne il caso di strumenti giocattolo. Degli obbiettivi destinati ad altri usi, solo pochi tipi specialissimi (ad es. quelli destinati alla microlitografia) possono vantare un simile livello di correzione. La luminosit dellobbiettivo Se per luminosit si intende lilluminazione E sul piano dellimmagine finale del microscopio, si pu
1 "OD" l'acronimo di "Ohne Deckglas" ( = senza coprioggetto, in tedesco); "NCG" l'acronimo di "No 2 LD = Long Distance ; LWD = Long Working Distance, sempre in inglese. 3 HD = Hellfeld-Dunkelfeld = Campo chiaro e scuro, in tedesco. 4 H = Hellfeld ( = campo chiaro) oppure = Heiz ( = calore, per gli obbiettivi da usare davanti a camere o

Cover Glass" (stesso significato, in inglese).

tavolini riscaldati, sempre in tedesco).

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esprimere E in Lux e definirla come rapporto fra il flusso luminoso totale che giunge sul piano dellimmagine ( 1, espresso in lumen) e la superficie dellimmagine stessa S (espressa in m2). Semplificando, si pu dire che, a parit di ogni altra condizione, le immagini pi luminose si ottengono : 1) dagli obbiettivi con la massima NA a condizione che lapertura del condensatore non sia inferiore; 2) dagli obbiettivi pi deboli; 3) dagli oculari pi deboli; globalmente, da un minor valore di MM. Si noti che MM figura al quadrato, per cui, passando da un oculare ad es. 10 ad un 7 , la luminosit circa raddoppia: (10/7)2 = 2,02 . Ci da tener presente quando si usano tecniche in cui la luminosit generalmente bassa (fluorescenza, radiazione polarizzata, campo scuro, ecc.): la tendenza ad aumentare lingrandimento si paga cara, sia con la perdita di luminosit, sia con una minore definizione, penetrazione, ecc.

7.8 - Obbiettivi a grande campo In ci che segue parliamo di campo dellobbiettivo in quanto campo lineare immagine: vedi il 4.5. In quella sede si detto che fra campo immagine Ci e campo oggetto Co vi un rapporto (fra i loro diametri) pari allingrandimento lineare M {formula (1), nel 2}. Si detto anche che limmagine data dallobbiettivo detta immagine intermedia e che essa deve formarsi nel primo fuoco delloculare; in quella sede vi un diaframma detto di campo visivo che definisce la porzione di immagine intermedia utilizzata dalloculare. Il diametro di tale diaframma (o indice di campo, vedi il 9.3) quindi il diametro del campo lineare immagine dellobbiettivo o, pi semplicemente il campo dellobbiettivo. Nel 9.4 vedremo poi che, negli oculari negativi, la lente di campo opera una contrazione dellimmagine intermedia ed il diaframma di campo visivo pi piccolo della immagine intermedia quale si avrebbe in assenza di lente di campo. Ma questo non cambia il concetto di indice di campo, che si riferisce allimmagine intermedia effettivamente utilizzata, ignorandone la contrazione. Cos chiarito il concetto di campo immagine dellobbiettivo, anche chiaro che il corrispettivo campo oggetto dato dal valore del campo immagine diviso per lingrandimento lineare trasversale dellobbiettivo ( Mob ). A volte utile conoscere il campo oggetto dellobbiettivo, per es. per sapere se un dato oggetto verr visto tutto attraverso quel dato obbiettivo, ed i dati sono normalmente noti: lingrandimento dellobbiettivo ( Mob ) e lindice di campo delloculare ( s ). Il diametro del campo oggetto sar allora: s = s / Mob (16) Nel caso di obbiettivi a coniugata infinita, quanto detto finora resta valido tenendo conto, nel computo di Mob, delleffetto della lente di tubo. Se poi esistono accessori intermedi fra obbiettivo ed oculare con un fattore di tubo ( ft ) diverso da 1 , occorre tener conto anche di quello nel calcolo di Mob . Parliamo dunque del campo immagine dellobbiettivo, o dellobbiettivo + lente di tubo, cio dellindice di campo s delloculare. Risulta che loculare (o il suo diaframma di campo visivo DV ) a determinare il campo dellobbiettivo, ed ovvio che un costruttore serio non consiglia mai per un dato obbiettivo luso di oculari con un indice di campo s superiore al campo nominale dellobbiettivo. Per campo nominale intendiamo il campo dellobbiettivo allinterno del quale il progettista ha realizzato una correzione delle varie aberrazioni (del punto e del piano) che ha giudicato sufficiente. Fuori del campo nominale, certe aberrazioni possono peggiorare bruscamente ed occorre quindi limitarsi a quegli oculari il cui indice s non supera il diametro del campo nominale. anche comodo che una data serie di obbiettivi destinata ad un certo strumento mostri un valore costante di campo nominale in modo da dare prestazioni uguali con un dato oculare. Ebbene, in passato, ed anche oggi per molti strumenti economici, il campo nominale dellobbiettivo non supera 18 mm. In queste condizioni, con un normale oculare 10 , con indice s = 18 mm, il campo angolare 2 (sempre delloculare) pari a circa 40 e questo definito dai costruttori come il limite verso il campo grande, in ossequio ad una convenzione internazionale. Un obbiettivo con campo inferiore (o uguale) a 18 mm si pu allora considerare normale. Per contro, gli obbiettivi con campo nominale superiore a 18 mm si possono definire a campo grande; essi presentano un campo da 24 a 32 mm. Come possibile per sfruttare campi cos grandi con oculari normali? Questi ultimi hanno un diametro esterno di 23,2 mm, per cui il diametro del diaframma di campo visivo non pu superare circa 20 mm; come vedremo, si aggira lostacolo con oculari di diametro esterno di 30 mm. Ma anche con questi il valore dellindice di campo s non pu superare 26 - 28 mm. Per sfruttare un campo nominale dellobbiettivo fino a 32 mm si ricorre allora a sistemi di tubo o cambiatori dingrandimento con un fattore di tubo di 0,8 o anche
1 la lettera F maiuscola greca (o "fi"). 34

meno, il che permette di contrarre limmagine intermedia nella misura richiesta. Come si detto pi volte, una riduzione dellingrandimento totale va sempre a vantaggio della definizione. Va da s che un campo grande dellobbiettivo non sfruttabile appieno se non planare, nel senso che sarebbe poco utile avere un campo grande di cui solo una parte centrale fosse a fuoco; luso della messa a fuoco dovrebbe essere troppo frequente. Quasi tutti gli obbiettivi a grande campo moderni sono infatti del tipo planare. 7.9 - Obbiettivi senza lamella Si gi detto che spesso loggetto del microscopio coperto da una lamina di vetro a facce piane e parallele, con spessore di solito pari a d = 0,17 mm; tale lamella o coprioggetto funge da protezione, da impermeabilizzazione del preparato e da finestra ottica; essa cio presenta allobbiettivo una superficie ragionevolmente piana, mentre le irregolarit delloggetto vengono livellate (otticamente neutralizzate) da un mezzo di inclusione o di montaggio (liquido, che eventualmente indurisce col tempo) che riempie lo spazio fra lamella e porta-oggetto. Il mezzo di montaggio impregna loggetto, lo ricopre, e la lamella lo obbliga a terminare con una superficie piana dalla parte dellobbiettivo. Se tale mezzo ha un indice simile a quello del vetro, come avviene col classico balsamo del Canad o con i suoi surrogati sintetici, si pu dire che fra oggetto e lamella il sistema otticamente omogeneo, come se loggetto fosse immerso in un mezzo trasparente omogeneo, limitato sopra e sotto da una superficie piana perpendicolare allasse. Si anche detto che tale sistema trasparente fra oggetto ed obbiettivo fa parte del sistema formatore dimmagine del microscopio e fornisce un contributo importante alle aberrazioni dellobbiettivo, specialmente alla sferica. Il suo spessore va quindi rispettato con cura, e la tolleranza sul suo valore arriva ad 1 o 2 con gli obbiettivi pi forti a secco. Sulla maggioranza degli obbiettivi infatti presente la notazione 0,17 oppure d = 0,17 che indica appunto lo spessore corretto del mezzo interposto fra oggetto ed obbiettivo (lamella + eventuale strato di mezzo di montaggio). Per quanto riguarda gli obbiettivi deboli, essi, in virt della loro limitata apertura, sono poco sensibili allo spessore della lamella fra 0 ed 1 mm ad es. Tali obbiettivi sono marcati con un trattino (vedi il 7.6). La notazione 160/ indica perci : lunghezza meccanica di tubo Lm = 160 mm; spessore di lamella indifferente.

Occorre per accennare di unaltra categoria di obbiettivi, progettati espressamente per lavorare senza lamella. Essi vengono contrassegnati con la notazione d = 0 o semplicemente 0 (es. / 0 indica Lm = ; d = 0 ). Tali obbiettivi sono mirati ad oggetti particolari: oggetti opachi (leghe metalliche, rocce, carboni, materiali ceramici, ecc.) di cui si osserva una superficie levigata; strisci sottili di cellule, sangue, sedimenti urinari, escreti, ecc. che, per lalto numero di esami esigito dalla routine medico-clinica, richiedono unosservazione veloce senza lamella. Nel primo caso, lilluminazione dallalto (illuminazione verticale o incidente o episcopica, vedi il 19) provocherebbe un forte riflesso sulla superficie superiore della lamella, che pu essere pi intenso dellimmagine utile. Occorre allora evitare tale riflesso; loggetto viene osservato direttamente, sia pure dopo una levigatura o altri tipi di preparazione. Lobbiettivo deve perci essere progettato per operare senza lamella. Nel secondo caso (osservazione di strisci sottili), lilluminazione normale, per luce trasmessa o diascopica, ma lassenza di lamella esige ancora un progetto che ne tenga conto. C solo un problema, normalmente ignorato dai praticanti; gli elementi depositati sul portaoggetto (cellule, spore, batteri, ecc.) dopo lessiccazione sporgono dalla superficie del vetrino ed i loro margini costituiscono un piccolo gradino. Lungo il gradino si hanno fenomeni di rifrazione e riflessione totale che presentano il gradino stesso nellimmagine come un orlo nero che nasconde i dettagli. Per evitare questo fenomeno occorre creare una sottile copertura del vetrino con un materiale trasparente; sottile, si detto, per non creare di nuovo un contributo di sferica come farebbe una lamella non prevista dal calcolo dellobbiettivo. In pratica, basta spennellare o spruzzare a spray sul vetrino un velo di vernice trasparente qualunque. Esistono prodotti appositi, ma la sottigliezza dello strato non esige un preciso rispetto dei valori di indice, dispersione, ecc. Questa laccatura dei vetrini non priva di inconvenienti, ma normalmente assai preferibile allosservazione degli strisci semplicemente essiccati.

Per quanto si detto nel 3, dovrebbe riuscire chiaro che, con aperture superiori a circa 0,4 , non si pu ignorare il contributo portato dalla lamella alla sferica globale del sistema formatore dimmagine; specialmente al di sopra di NA = 0,6 , non possibile usare un obbiettivo normale ( d = 0,17 ) con preparati senza lamella1, n un obbiettivo senza lamella
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In pratica, si pu usare un obbiettivo normale (d = 0,17) anche con oggetti non coperti da lamella con un semplice accorgimento: o si appoggia semplicemente la lamella sull'oggetto (magari interponendovi un velo d'olio da immersione se l'oggetto piano), oppure si ritaglia un dischetto da una lamella (controllare prima lo
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( d = 0 ) con vetrini coperti da lamella: limmagine sarebbe affetta da un intollerabile residuo di aberrazione sferica, mostrando un basso contrasto e perdita di risoluzione. Parlando dellimmersione omogenea ( 8) si dir che lobbiettivo ad immersione relativamente insensibile alla presenza o assenza di lamella, e questo sia in diascopia che in episcopia. 7.10 - Lequipollenza degli obbiettivi Da quanto detto, risulta evidente che i parametri che un obbiettivo da microscopio presenta sono molti, e tali parametri definiscono le propriet strutturali e funzionali del sistema, consentendo lesistenza di molte versioni apparentemente simili. Parametri meccanici Tipo di attacco, passo del filetto, ecc. Lunghezza meccanica Lo Distanza di lavoro WD Dimensioni esterne Quando due o pi obbiettivi vanno montati sullo stesso stativo (o revolver), essi debbono essere intercambiabili, cio equipollenti dal punto di vista meccanico; ci avviene quando hanno lo stesso tipo di attacco, la stessa lunghezza meccanica Lo, ed un diametro esterno non superiore alla distanza fra i fori del revolver. Indipendentemente dallintercambiabilit, occorre anche accertare la compatibilit meccanica fra obbiettivo e stativo, che pu essere impedita da un diverso tipo di attacco, dalle dimensioni (si detto che certi obbiettivi episcopici o catottrici hanno un diametro esterno di molti cm) ed anche dalla lunghezza meccanica Lo . Si gi detto che, da uno strumento di qualit, si deve pretendere la parfocalit ( 7.3) e nessun altro obbiettivo deve toccare il preparato quando si mette a fuoco con un primo obbiettivo e poi si ruota il revolver. Parametri ottici Dal punto di vista dellintercambiabilit o equipollenza ottica occorre considerare: Il campo immagine nominale dellobbiettivo ( 7.8), quello entro cui il costruttore ritiene di fornire una sufficiente correzione delle aberrazioni; dato un certo oculare con un indice di campo s (vedi il 9.3), se si usano obbiettivi con un campo di pari diametro, va tutto bene; se il campo dellobbiettivo pi grande di s , esso va parzialmente perduto; se pi piccolo di s , allora loculare accoglie una zona marginale del campo dellobbiettivo in cui il costruttore non garantisce le correzioni, e la definizione sar cattiva. La correzione della curvatura di campo: se si imposta un sistema foto-micrografico su un campo immagine medio-grande con obbiettivi planari, e poi si commuta su un obbiettivo non planare, c caso di trovare limmagine sfocata ai margini della foto. Correzione della cromatica laterale CVD ( 3); si gi detto che gli obbiettivi acromatici deboli ed i sistemi CF esigono oculari acromatici, mentre gli obbiettivi acromatici forti, apocromatici e semi-apocromatici classici esigono oculari compensatori e non sempre collo stesso grado di compensazione. Un errore di accoppiamento obbiettivo-oculare pu danneggiare molto la definizione. Parfocalit; si gi visto nel 7.3 quali sono le cause di perdita di parfocalit. Correzione per uso con o senza lamella: due obbiettivi di apertura superiore a 0,4 sono intercambiabili solo se entrambi sono calcolati per luso con o senza lamella, a meno di cambiare il preparato quando si cambia lobbiettivo. Concludendo, vari obbiettivi di uguale o diverso ingrandimento sono intercambiabili, e si possono correttamente usare sullo stesso stativo e cogli stessi oculari, solo se sono soddisfatte le condizioni sopra elencate.
7.11 - La scelta Consideriamo il caso che si disponga o si debba scegliere fra due o pi strumenti o almeno fra due o pi serie di obbiettivi di tipo diverso. Vi sono serie dedicate ad applicazioni particolari. Vediamo le pi comuni, senza entrare nei dettagli: spessore con un "Palmer") e lo si incolla per i bordi sulla montatura della lente frontale dell'obbiettivo. Questo metodo valido in diascopia, ma in episcopia la lamella produce un dannoso riflesso.
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Obbiettivi a contrasto di fase; insieme ad opportuni diaframmi, sono dedicati allosservazione di oggetti trasparenti non colorati (vedi il 19). Obbiettivi per radiazione polarizzata; insieme ad opportuni filtri, servono allosservazione ed a certe misure su oggetti anisotropi, otticamente birifrangenti (materiali cristallini, pareti cellulari vegetali, amido, tessuto corneo, osseo o muscolare, componenti nucleari, fibre di vario tipo, ecc., vedi il 19). Obbiettivi episcopici, per losservazione di corpi opachi o comunque di oggetti non coperti da lamella (vedi sopra e 19). Vi sono poi le serie per usi generali, gi elencate, dotate di particolari correzioni: acromatici, apocromatici, semi-apocromatici e CF ( 3); planari e non ( 3); a campo grande o normale ( 7.8); long distance ( 7.4). Fra le categorie precedenti vi di solito ampia scelta, almeno allatto dellacquisto. Ecco qualche criterio di scelta. Se si cerca il miglior contrasto, un acromatico classico pu dare i migliori risultati, almeno per oggetti estesi, in virt del minor numero di lenti (vedi il 5.5). Esso pu funzionare abbastanza bene anche in radiazione polarizzata. Se si cerca la miglior risoluzione (valor massimo teorico), si sceglieranno i tipi con la massima apertura ( 6.1), e quindi gli apocromatici, magari ad immersione. Per la miglior definizione, sarebbero ancora da preferire gli apocromatici o i sistemi CF , ma con qualche riserva sul contrasto e sulle aberrazioni extra-assiali (che possono esser poco curate in certi modelli), e senza riferimento allapertura, che sar in genere maggiore. La risoluzione fotografica, quella che si esprime in linee/mm nellimmagine finale, migliore nei sistemi col minimo ingrandimento (sia di obbiettivo che di oculare), e ci facilitato, a parit di formato fotografico, dai sistemi a grande campo. Nella fotografia di oggetti sottili sono da preferire i planari. A prima vista, un obbiettivo planare a grande campo e CF dovrebbe essere sempre il migliore, ma esso contiene un maggior numero di lenti ed il suo contrasto pu essere minore che nei tipi pi semplici. Inoltre esso non sar in genere adatto alla radiazione polarizzata ed al DIC (contrasto interferenziale differenziale sec. Nomarski, 19) e pu avere un rendimento fotometrico minore dei corrispondenti tipi normali, sempre per il maggior numero di superfici aria-vetro. Un minor rendimento sgradito nelle osservazioni in fluorescenza, per le quali preferibile ricorrere ai sistemi pi semplici, magari ad immersione, e possibilmente apocromatici (per la maggiore apertura e quindi luminosit). Sempre per aumentare il rendimento fotometrico, bene ridurre lingrandimento complessivo (senza ridurre lapertura dellobbiettivo). Se si cerca la massima profondit di fuoco o penetrazione ( 5.4) si cercher di usare un obbiettivo a piccola apertura; poich questo avr in genere un piccolo ingrandimento, lo si potr accoppiare ad un oculare forte ignorando i limiti dellingrandimento utile ( 6.3). Se invece si desidera eseguire una sezione ottica (cio mettere a fuoco uno strato pi sottile possibile in un oggetto spesso) si cercher la massima apertura (il massimo ingrandimento giova a questo fine solo nellosservazione visuale). Per avere una maggior distanza di lavoro WD , a parte i tipi speciali sopra citati, si far ricorso ai tipi pi deboli, ma non si possono dare regole precise; in genere, gli obbiettivi planari hanno una ridotta WD ; tutto dipende dalla struttura ottica o ricetta dellobbiettivo. Si ricordi anche che gli apocromatici e semiapocromatici possono avere una curvatura di campo pi forte degli acromatici corrispondenti. Complessivamente, accoppiando un obbiettivo debole con un oculare forte aumenta la penetrazione, la distanza di lavoro ed il campo oggetto; diminuisce lapertura, la risoluzione e la luminosit. Un obbiettivo forte + oculare debole dar invece una maggiore NA , risoluzione e luminosit, ma anche una minore penetrazione e distanza di lavoro. Dalloculare debole c anche da attendersi un minor campo angolare. Molto dipende poi dalloggetto: un oggetto a forti contrasti su zone estese, specie dove i colori non hanno peso, si legge meglio con un acromatico semplice; oggetti fini che si riconoscono in base al colore (come le granulazioni dei leucociti) si leggono meglio con un buon apocromatico o un CF . Quando possibile, usare sempre sistemi ad immersione, i cui vantaggi verranno elencati nel 8.2. infine sottinteso che le prestazioni dellobbiettivo possono decadere bruscamente per varie cause, tutte citate a suo tempo: errata lunghezza Lm del tubo ( 5.3) o errato spessore della lamella, dispositivi intermedi errati ( 14.4), tipo di oculare non adatto, illuminazione non centrata, diaframma di apertura troppo chiuso o troppo aperto, diaframma di campo troppo aperto ( 5.5), difetti di pulizia o di fabbricazione, olio da immersione sugli obbiettivi a secco, olio da immersione con caratteristiche non adatte ( 8.1), ecc. Dal punto di vista meccanico, gli obbiettivi molleggiati ( 7.1) sono ovviamente i pi protetti da errori di messa a fuoco; e sono molto consigliati quando sono forti (bassa WD). 7.12 - Il controllo dell obbiettivo I discorsi che seguono si riferiscono allobbiettivo ma, almeno sotto certi aspetti, si applicano anche alloculare ed ai sistemi intermedi di tutto il sistema formatore dimmagine. I controlli su un sistema ottico possono riguardare tre aspetti distinti. Difetti contingenti, legati a condizioni temporanee Pulizia difettosa. Si tratta di esaminare, magari con una lente dingrandimento o uno stereo-microscopio, la lente frontale e la lente emergente dellobbiettivo. Oltre alla polvere, impronte digitali ecc., facile trovare sulla frontale qualche residuo di olio da immersione o di liquido di montaggio (sospensione acquosa di cellule, balsamo del Canad, ecc.). Per togliere lolio ed il balsamo si consiglia in genere un vecchio tessuto di cotone ben lavato, inumidito
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con xilolo od altri solventi delle resine. Certi olii sono solubili in alcool o solventi non usuali. In certi obbiettivi, specialmente apo- o semiapo-cromatici, la lente emergente pu essere costituita da fluorite o altri materiali teneri; occorre quindi procedere con molta cura alla pulizia, a mezzo di carta morbida (per es. carta ottica) o vecchi fazzoletti di cotone ben puliti ed asciugati lontano dalla polvere1. Nel caso della lente emergente, raramente servir un solvente, salvo il caso di impronte digitali; meglio provare con lo xilolo, in caso di fallimento con alcool, sempre in quantit minime: se il liquido cola allinterno del sistema o fra vetro e metallo pu danneggiare i cementi delle lenti; a volte pu bastare alitare sulla lente, avendo cos la certezza che si tratta di acqua distillata. Abbiamo detto alitare, cio a bocca aperta, e non soffiare a labbra strette, per non proiettare sulle lenti qualche goccia di saliva che sarebbe poi difficile da togliere. Durante la pulizia (vedi il 5.5.1), di solito inutile accanirsi su un singolo granello di polvere: le lenti possono venir rigate (i granuli di natura minerale sono spesso pi duri del vetro). Del resto, le lenti dellobbiettivo con la polvere ivi depositata si trovano molto lontane dallimmagine intermedia e non vengono viste a fuoco assieme alloggetto. Viceversa, la polvere dannosissima in alcuni casi particolari, specie se presente sulle superfici del vetrino o delle lenti frontali del condensatore e dellobbiettivo: in campo scuro, a causa della luce diffusa e della perdita di contrasto ( 5.5); in fluorescenza, in quanto molte fibre tessili sono fluorescenti; in radiazione polarizzata, in quanto la polvere minerale, vegetale o anche di origine sintetica generalmente birifrangente; in contrasto di fase in quanto pu apparire molto contrastata anche se fuori fuoco. A volte si appannano le lenti interne dellobbiettivo, o per sublimazione e condensazione di sostanze contenute nelle vernici o nei cementi, o per penetrazione di liquidi, specie dellolio nei tipi ad immersione. Nella prassi, lolio non viene tolto dallobbiettivo dopo luso; ci porta ad una alterazione delle sue caratteristiche fisiche e quindi della bont dellimmagine; inoltre esso penetra, prima o poi, allinterno dellobbiettivo. Pu essere questione di uno o pi anni, ma inevitabile. Il risultato disastroso e per togliere lolio occorre smontare completamente lobbiettivo e poi ricentrarlo. Qualche cenno su questa procedura dato qui sotto. Le appannature e condensazioni, in contrasto con la polvere, occupano pi o meno tutta la superficie della lente e possono essere dannosissime, specie in termini di luce diffusa e perdita di contrasto, anche se sono poco appariscenti; infatti possono essere perfettamente omogenee e non rivelarsi allocchio senza unintensa illuminazione radente. E non si creda che le appannature si formino solo sulle superfici interne per le cause sopra citate. Laria, specialmente nei centri urbani e lungo le grandi strade, non porta in sospensione solo granuli solidi (polvere), ma anche gocce di liquidi, spesso molto vischiose. Laria atmosferica non dunque un gas, ma un aerosol. Si tratta di idrocarburi poco volatili che condensano dai gas di scarico di autoveicoli, impianti di riscaldamento, impianti industriali, centrali termiche, ecc. Questi materiali si possono riunire sotto il termine di catrame e formano sulle lenti uno strato diffondente assai difficile da togliere senza appositi solventi (pu bastare lo xilolo). Le gocce di idrocarburi sono assai piccole, anche meno di 1 e penetrano dappertutto, anche allinterno degli imballaggi di legno o cartone. Anche qui, solo questione di tempo. La velocit di deposizione dipende comunque dal tipo di vetro, da eventuali trattamenti, ecc. e varia molto da una lente allaltra. Cementi alterati. Molte lenti sono composte di due o tre elementi incollati con i materiali pi svariati. Si possono verificare alterazioni dei cementi che cristallizzano e diventano opachi oppure scollature. Le scollature si riempiono daria e provocano riflessi irregolari (a volte colorati, del tipo degli anelli di Newton, quando si forma uno strato sottile daria che produce fenomeni interferenziali) facilmente visibili osservando lobbiettivo dalla lente emergente. Solo in certi casi, e con particolari accorgimenti, possibile rimediare questi difetti. Urti meccanici. Oltre alle rotture, pi facili a rivelarsi, gli urti meccanici possono provocare deformazione dei barilotti e spostamenti delle lenti che simulano errori di montaggio. Se ne parler pi sotto. Inoltre, le deformazioni provocano tensioni interne nei vetri, dannosissime in radiazione polarizzata poich rendono birifrangente il vetro. bene anche controllare il movimento degli obbiettivi a correzione e degli obbiettivi molleggiati ( 7.1), che possono risultare bloccati da una deformazione in seguito ad un urto, dalla polvere o, pi spesso, dallindurimento dei grassi. Cos si pu dire dei meccanismi di centratura presenti in certi obbiettivi per radiazione polarizzata ( 7.1) e del diaframma ad iride presente in certi obbiettivi ad immersione per campo scuro. Difetti di montaggio Si tratta di difetti legati ad errori nella realizzazione fisica dellobbiettivo. Difetti strettamente meccanici. Si pu trattare di cattivo scorrimento delle parti mobili sopra citate (anelli di correzione, movimenti a pompa, diaframmi). Si pu trattare di dimensioni inesatte del filetto della vite di fissaggio (difficolt di montaggio), di errata posizione della battuta ( 7.2) con perdita di parfocalit, di errori di centratura del filetto rispetto allasse ottico, con perdita di parcentralit ( 7.5), di parti avvitate male, come la camicia ( 7.1) che si svita al primo sforzo per smontare lobbiettivo, ecc. Difetti di centratura. Un sistema ottico centrato quando i centri ottici di tutti gli elementi che lo compongono giacciono sulla stessa retta. Poich si gi parlato nel 3 della coma e di come essa si manifesti, ricordiamo qui solo che la presenza di coma in asse (al centro del campo) segno di cattiva centratura di uno o pi elementi. Questo difetto, entro certi limiti, pu essere facilmente corretto (se lobbiettivo stato a ci predisposto), ma si richiede luso dello star test ( 6) e di qualche utensile per accedere alla lente flottante. Per rivelare il difetto, o almeno la sua manifestazione, cio la coma in asse, si dispone il microscopio come per losservazione usuale, mettendo lo star test al posto del preparato. bene usare un oculare forte, almeno 10 , ed una sorgente pi intensa possibile; curare che il condensatore sia correttamente a fuoco (controllare senza star
1 In molti casi utilissimo un pezzo di polistirolo espanso del tipo "ad alta densit" (il pi consistente), spezzato

di fresco, magari appuntito con una lametta da barba; bene operare a secco.

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test, visto che questo quasi tutto opaco) ed il diaframma dapertura tutto aperto. Scegliere un condensatore con la massima apertura possibile e montare la sua lente frontale nel caso che essa sia asportabile. Si muove il vetrino fino a portare al centro del campo, una dopo laltra, varie figure di diffrazione o centriche (vedi sempre il 6) e si osserver la loro forma prevalente, specie nelle pi piccole. Se la forma non circolare, o almeno non mostra una simmetria di rotazione attorno al disco di Airy, si osservino gli anelli di diffrazione; se sono irregolari e formano da un lato del disco stesso un alone a forma di cometa, cio la classica coda della coma, e se tutte le centriche hanno la coda dalla stessa parte, coma sullasse e lobbiettivo va centrato. Come spostare la lente flottante per far scomparire la coda della coma dipende dalla struttura meccanica dellobbiettivo e non si danno regole generali. In genere la lente flottante accessibile da tre o quattro piccoli fori presenti sulla montatura dellobbiettivo e nascosti sotto la camicia. Difetti di allineamento. Un sistema ottico allineato quando centrato (vedi sopra) ed inoltre gli assi ottici di tutti gli elementi sono paralleli. Pu quindi avvenire che in un obbiettivo perfettamente centrato un elemento sia inclinato. Ci provoca linsorgenza di astigmatismo in asse, rivelabile osservando lo star test con gli stessi accorgimenti visti sopra. Una centrica al centro del campo apparir allungata, ma focheggiando leggermente sopra e sotto il miglior fuoco si vedr la direzione di allungamento della centrica che assume due posizioni diverse, a 90 luna rispetto allaltra. Questo difetto non ha praticamente rimedio. Difetti di distanziamento delle lenti. Nel 3 si accennato al fatto che un errore nella distanza fra le lenti dellobbiettivo provoca linsorgenza di aberrazione sferica, con perdita di definizione e microcontrasto. Nel 6 si spiegato come lo star test riveli la sferica e permetta di valutarne quantit e segno. Un errore di questo tipo si corregge variando la distanza fra le lenti, negli obbiettivi a correzione. Negli altri casi, si pu compensare il residuo di sferica nellobbiettivo usando lamelle di spessore diverso dal nominale o variando la lunghezza del tubo. Difetti di progetto A questo punto non si pu pi parlare di veri difetti, ma piuttosto di limiti nelle prestazioni dellobbiettivo imposti dalle scelte che il progettista compie nel suo lavoro. Le scelte si impongono fra miglioramento delle prestazioni del sistema (con aumento di complessit, di controlli qualitativi e di costi di produzione) e riduzione di costi (con scelta di materiali pi economici, di tolleranze di lavorazione pi larghe, di ricette pi semplici). Leconomia di progetto si pu accompagnare con controlli di qualit di manica larga, il che pu portare a non rilevare i difetti di montaggio sopra descritti. Ma essenzialmente si tradurr in limitazioni di prestazioni ottiche: limitazioni del campo utilizzabile, limitazioni dellapertura e quindi della risoluzione, residui di aberrazioni e perdita di definizione. Contro questi limiti difficile porre rimedio. Per quanto riguarda la sferica, si appena detto come si pu intervenire variando lo spessore della lamella o la lunghezza del tubo. Contro le aberrazioni cromatiche in genere si pu usare un filtro verde, a banda non troppo stretta, cio di vetro colorato, e si ricordi che anche altre aberrazioni, come la sferica, sono meglio corrette al centro dello spettro ottico. Ma ci sgradevole allocchio ed inaccettabile nella fotografia a colori. Contro la cromatica laterale si pu provare a cambiare oculare o tubo intermedio: si ricordi che gli oculari, acromatici o compensatori, non sono tutti eguali; vi sono infinite gradazioni nellacromatismo e nella compensazione. Inoltre, ogni pezzo interposto fra obbiettivo ed oculare pu dare un contributo alle aberrazioni complessive, specie alla cromatica laterale. I limiti funzionali dellobbiettivo dunque in genere non ammettono molti rimedi. In base alle caratteristiche delloggetto, ai risultati che ci si aspetta ed a considerazioni economiche, si tratter piuttosto di effettuare una scelta oculata allatto dellacquisto, secondo i criteri illustrati nel 7.11. Ideale sarebbe il possedere pi di una serie di obbiettivi, per poter effettuare una scelta al momento delluso: acromatici in vista del massimo contrasto, apocromatici per la massima risoluzione e luminosit, ecc. (vedi il 7.10).

7.13 - Manutenzione dellobbiettivo Parliamo qui delle operazioni alla portata di un utilizzatore attento e preparato, escludendo ci che richiede attrezzature o addestramento particolari. Loperazione pi importante per la manutenzione di un obbiettivo (ed in genere di uno strumento ottico) la pulizia. Si gi parlato degli effetti dannosi della polvere e delle appannature. Esulerebbe dai fini di questo manuale entrare nel merito delle operazioni per lo smontaggio e la riparazione dellobbiettivo. Purtroppo, la figura del tecnico competente, capace di eseguire queste operazioni, largamente assente nei laboratori pubblici e privati dove sono in uso microscopi di vario genere. E la tendenza dei responsabili quella di fare intervenire il servizio tecnico della rete di vendita che ha fornito lo strumento. Questa, a sua volta, nei casi delicati come la riparazione di un obbiettivo, ha la tendenza a rinviare il pezzo al costruttore, che per lItalia sempre allestero, non esistendo costruttori nazionali. Questultimo poi tende a sostituire il pezzo contestato con uno nuovo poich la riparazione richiede troppo tempo e non rimunerativa. Il risultato finale che il tempo e la spesa per lintervento sono infinitamente superiori allo stretto necessario (una o due ore, in mani esperte). Per ridurre i danni allobbiettivo e la necessit di un intervento, bene quindi provvedere
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con alcuni accorgimenti ad una opportuna conservazione: Evitare sollecitazioni meccaniche (urti e vibrazioni) che possono provocare il distacco della lente frontale, la scollatura degli elementi composti, la deformazione del barilotto e lo spostamento delle lenti. Evitare gli sbalzi di temperatura. In particolare, il passaggio da ambiente freddo ad ambiente caldo pu provocare la condensazione di vapor dacqua su tutte le superfici esposte. In genere, gli obbiettivi sono forniti in una apposita scatola con tappo a vite: si tenga lobbiettivo nella scatola per un paio dore dopo il cambiamento dambiente affinch la sua temperatura si stabilizzi. Se un obbiettivo va poggiato momentaneamente sul tavolo, si cerchi una superficie pulita e lo si poggi con la frontale in alto. Se lobbiettivo sta normalmente fissato allo stativo, si curi che linterno di questo o del tubo sia ben chiuso; gli oculari debbono stare in sede, in modo che lestremit superiore del tubo sia chiusa. Con appositi coperchi o almeno con un pezzo di scotch saranno chiuse tutte le altre aperture, come le finestrelle in cui si inseriscono le slitte porta-filtri o portadiaframmi o porta-prismi. I fori vuoti del revolver siano chiusi da tappi. Quando la tecnica usata richiede un forte irraggiamento delloggetto (microproiezione, foto-micrografia), magari nella banda UV (fluorescenza), i vetri o i cementi delle lenti possono col tempo opacizzarsi. Limitare quindi tali irraggiamenti al minimo possibile. Anche una normale microlampada, se dimenticata accesa fino al giorno dopo, pu provocare seri danni. Luso di uno o due filtri anti-calorifici prima del condensatore sempre utile. Se nelle vicinanze del microscopio si eseguono operazioni con aggressivi chimici, specialmente acidi, si possono corrodere le superfici meccaniche ed ottiche. Provvedere alla ventilazione dellambiente, magari con una cappa, o allallontanamento del microscopio. Con simili accorgimenti, un obbiettivo da microscopio, almeno a secco, pu conservare le sue prestazioni per un tempo illimitato. Per vi sono casi, gi accennati in pi riprese, in cui gli accorgimenti sopra elencati non impediscono un deterioramento spontaneo, e quindi difficilmente prevenibile. Riassumiamoli. Certi vetri ottici sono chimicamente instabili e si opacizzano col tempo, specie alla superficie. I cementi che uniscono gli elementi composti si possono opacizzare o ritirare provocando scollature. Lolio da immersione, prima o poi, penetra nellobbiettivo. Lunico rimedio pulire bene lobbiettivo (con un solvente) subito dopo luso. Laerosol che costituisce laria atmosferica deposita su tutte le superfici uno strato di catrame. Questa ed altre cause interne provocano lappannatura delle lenti. Se si tratta di superfici interne, si impone lo smontaggio e la ricentratura dellobbiettivo. Coprire sempre lo strumento con un sacchetto in plastica. Certe superfici metalliche si alterano col tempo; raramente per questo incide sulle prestazioni ottiche, a meno che si tratti di superfici interne che producono detriti o polvere, come certe vernici che si sbriciolano seccando. Quando il trattamento esterno dellobbiettivo o certe notazioni sono eseguite con vernice, si ritorna al caso precedente. Assai pi delicati sono gli obbiettivi a contrasto di fase, che contengono uno speciale filtro anulare. Tale filtro costituito da strati sottili depositati col metodo dellevaporazione sotto vuoto sulla superficie di una lente o di una lamina; esso si pu alterare col tempo e non svolgere correttamente la sua funzione. Anche qui, gli sbalzi di temperatura, lumidit e gli urti sono da evitare. Stessa raccomandazione vale per gli obbiettivi per radiazione polarizzata: un urto o altro agente meccanico pu introdurre delle tensioni interne nei vetri, i quali divengono debolmente birifrangenti ed ostacolano la formazione dellimmagine. In particolare viene disturbata l estinzione, cio la formazione del fondo scuro quando i polarizzatori sono incrociati. Per questo motivo, in un microscopio polarizzatore, bene ruotare il revolver afferrandone lorlo, senza toccare gli obbiettivi.

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8 - L IMMERSIONE

Per immersione si intende la presenza di un liquido nello spazio che separa due parti di un sistema ottico. Si pu immergere lobbiettivo, ponendo una goccia di liquido fra la sua lente inferiore (frontale) e la superficie superiore del vetrino, oppure il condensatore, ponendo il liquido fra la superficie superiore del condensatore (della sua lente superiore, detta anchessa frontale) e la superficie inferiore del preparato. In molte delle formule usate finora, come la (2) sullapertura numerica, abbiamo visto comparire il fattore n come valore dellindice di rifrazione del mezzo attraversato dalla radiazione, in particolare del mezzo che si trova fra obbiettivo ed oggetto. Ma vediamo cosa significa ci nel caso di un obbiettivo da microscopio. Si gi parlato a pi riprese di obbiettivi forti con NA maggiore di 1 . La trigonometria insegna che sen non pu essere > 1 , per cui, quando NA = n sen maggiore di 1 , non pu che essere n > 1 ; questo quanto avviene negli obbiettivi ad immersione in cui lo spazio oggetto occupato da un liquido (che avr sempre n > 1 ). Consideriamo la fig. 24, sinistra, in cui si vede, in sezione, un obbiettivo o almeno la sua lente frontale ( Ob ), un preparato con portaoggetto ( P ) e la lamella ( C ). Sia O un punto assiale delloggetto. Consideriamo un raggio marginale che proviene dal basso ed incide sulla superficie superiore della lamella con un angolo dincidenza . Se questo un obbiettivo normale, fra lamella ed obbiettivo vi aria, con n = 1 , e lobbiettivo si chiama a secco. Dunque, langolo di rifrazione sar maggiore di ( in figura ) e potremo scrivere, in base alla legge di Snell: n sen = nv sen in cui nv lindice, che in genere si suppone comune a portaoggetti, oggetto e lamella (circa 1,5) ed n pari ad 1 (aria). Ebbene, anche se lobbiettivo ha unapertura angolare elevata, anche la massima possibile teoricamente ( = 90), lapertura effettiva nelloggetto () minore, in misura tale che sen = sen / nv . In teoria, langolo di massima apertura nello spazio oggetto () che lobbiettivo riesce ad utilizzare langolo limite; in pratica per lobbiettivo non pu aderire alla lamella ed occorre lasciare un certo spazio fra di essi oltre allo spessore della lamella stessa, per cui la NA di un obbiettivo a secco non supera 0,95, ed non supera mai 72 ; cos (supposto nv = 1,515 per i vetri normali) non supera 39 . Guardiamo ora la stessa situazione in un obbiettivo ad immersione (fig. 24, destra); qui raffigurato il caso pi comune della immersione omogenea in cui il liquido fra lente frontale (Ob) e lamella (C) ha lo stesso indice delle parti in vetro. Il mezzo complessivo oggettolamella-liquido-lente ha quindi un indice costante, non vi pi rifrazione, ed = . Cos NA = n sen potrebbe in teoria arrivare al valore di nv = nl = 1,51 (in cui nl lindice del liquido dimmersione), supponendo = 90 e sen = 1 . In pratica, non si supera il valore di NA = 1,4 il che corrisponde ad un angolo pari a 68 circa, ma questo valore ben superiore al limite di = 39 degli obbiettivi a secco, come visto sopra.

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Fig. 24 - Obbiettivi a secco e ad immersione

Comunque, quando lapertura NA di un obbiettivo supera 0,95 , si pu essere certi che esso ad immersione. La stessa cosa si pu dire di un condensatore. E di questo riparleremo ( 10.5).
8.1 - Lolio da immersione Torniamo ora allimmersione omogenea degli obbiettivi. Riguardo all olio da immersione si pu ripetere quanto gi detto della lamella: esso fa parte del sistema ottico formatore dimmagine e quindi le sue caratteristiche ottiche (indice, dispersione, trasparenza, omogeneit) debbono essere rigidamente controllate. Sono importanti anche altre sue caratteristiche fisiche (viscosit, tensione superficiale e quindi tendenza schiumogena, tensione di vapore e quindi tendenza ad evaporare di certi componenti e ad indurire di altri, ecc.) e chimiche (tossicit, aggressivit chimica verso le parti otticomeccaniche del microscopio, ecc.). In fatto di tossicit, si vanno ora diffondendo gli olii PCB free cio esenti da policlorurodifenili. Oggi, gli olii normali da immersione sono di natura sintetica; ogni costruttore ne fornisce un tipo diverso, ed otticamente dannoso usare lolio di un certo fornitore con un obbiettivo di un altro. Gli olii naturali, come lolio di legno di cedro, sono completamente in disuso perch tendono ad indurire. In altri casi, per losservazione di sospensioni di microrganismi o di plankton1, si progettano obbiettivi ad acqua che si possono immergere direttamente nella sospensione acquosa. Qui, lacqua ( n = 1,333 ; = 55,6 ) non produce unimmersione omogenea. 8.2 - I vantaggi I vantaggi dellimmersione, pi sensibili se omogenea, non sono solo quelli citati di un aumento di NA (e quindi di luminosit e di risoluzione). Ne indichiamo qualche altro. La correzione dellaberrazione sferica: la superficie piana della lente frontale di un normale obbiettivo a secco d un forte contributo alla sferica totale del sistema; con limmersione omogenea, questa superficie otticamente scompare e la successiva superficie pu realizzare il caso aplanatico in cui assente sia sferica che coma. La radiazione che traversa loggetto incide prima sulla superficie superiore della lamella e poi sulla superficie inferiore della lente frontale dellobbiettivo. Queste due superfici, in un obbiettivo a secco, separano vetro da aria ed in tali condizioni, con i vetri comuni, la perdita fotometrica per riflessione va dal 4 % (incidenza normale) al 100 % (incidenza radente, cio massima apertura). La radiazione riflessa non produce solo una perdita fotometrica, ma contribuisce alla luce diffusa interna al sistema, che abbassa il contrasto ( 5.5.1). Ebbene, limmersione omogenea cancella otticamente le due superfici riflettenti sopra citate, a causa delleguaglianza di indice. Se vi un errore nello spessore o nella planeit della lamella, esso non produce effetto, almeno se limmersione omogenea, proprio per lomogeneit dellindice fra oggetto-lamella-olio-lente frontale. Se il preparato senza lamella (strisci, ecc.) basta la goccia dolio per realizzare le condizioni ottiche di omogeneit dellindice, evitando luso della lamella. 8.3 - Gli svantaggi Limmersione ha anche qualche inconveniente pratico. Essa, per ragioni che diverranno chiare pi avanti, si applica soprattutto ad obbiettivi forti; su un revolver si monta spesso, vicino allobbiettivo ad immersione, un obbiettivo a secco forte; gli obbiettivi forti hanno in genere una piccola distanza di lavoro (distanza libera fra obbiettivo e vetrino). Pu accadere che, dopo luso dellobbiettivo ad immersione, si voglia tornare allobbiettivo a secco forte. La mossa pi logica di allontanare
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Il plankton l'insieme degli organismi acquatici (generalmente piccoli) incapaci di contrastare le correnti dell'acqua, che vivono sospesi in essa.
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il vetrino strisciandolo sul tavolino, pulirlo (vedremo come), inserire lobbiettivo forte a secco, riporre il vetrino pulito sul tavolino. Il fatto di dover aggiungere o togliere lolio ad ogni cambiamento di obbiettivo gi un fastidio. Ma il peggio accade quando distrattamente si ruota il revolver e si inserisce lobbiettivo a secco forte prima di togliere il vetrino per la pulizia: lobbiettivo a secco va a bagnarsi nella goccia dolio rimasta sul vetrino e diviene inservibile; occorre smontarlo e pulirlo con cura. Questa pulizia pu essere molto difficile in certi obbiettivi planari che possiedono una lente frontale molto incavata: dopo la pulizia, molto probabile che peli o polvere rimangano nellincavo della lente. Per evitare questo inconveniente, si pu porre da ambo i lati dellobbiettivo ad immersione, nei due fori contigui del revolver, un obbiettivo debole a forte distanza di lavoro. Se questultimo viene portato sul vetrino sporco, non arriva a toccare lo strato dolio. Un altro rimedio, parziale, offerto da alcune case (Zeiss, Nikon) i cui obbiettivi ad immersione sono retraibili, nel senso che possono essere spinti verso lalto con lieve rotazione e l rimanere bloccati. In questo modo non possono pi toccare il vetrino. Per usarli di nuovo, non c che riportarli nella posizione iniziale. Basta per una breve distrazione per rendere inefficace questo meccanismo. Un altro metodo, pi costoso, consiste nellusare una serie completa di obbiettivi tutti ad immersione: ve ne sono infatti per tutti gli ingrandimenti; in questo modo il vetrino rimane sempre a bagno dolio e tutti gli obbiettivi possono essere scambiati senza danno. Ci pu essere prezioso quando si osservano strisci di cellule, cromosomi, ecc. dove occorre passare spesso dallobbiettivo 10 o 20 (per la ricerca dellelemento interessante) allobbiettivo pi forte (per un esame dettagliato). Cos facendo si ha anche il vantaggio che non vi mai bisogno di lamella. 8.4 - La pulizia Comunque, per pulire dallolio il vetrino o lobbiettivo occorre qualche precauzione. Si usi il solvente consigliato o fornito dal costruttore: xilolo (per lo pi), alcool o altri. Luso di un solvente diverso pu danneggiare lobbiettivo o non sciogliere lolio. Come supporto al solvente, conviene un telo morbido (cotone vecchio e gi lavato molte volte), carta ottica, o anche carta morbida da asciugamani. Evitare la carta che spela troppo (per fazzoletti, ecc.). Con una prima passata del telo asciutto si toglie il pi grosso; per una seconda passata, si usi poco solvente, appena da inumidire il telo o la carta. Poi si arrotola un pezzetto di carta in modo da creare una punta, si inumidisce ancora di solvente, e si passa sulla lente con movimento circolare per pulire gli anfratti (la lente in genere incassata nella montatura metallica). Alla fine, si controlli il risultato osservando la lente frontale con una buona lente dingrandimento, possibilmente con un microscopio stereoscopico ( 18), e si inclini la superficie della lente finch riflette direttamente la lampada usata per losservazione. La pulizia degli obbiettivi ad immersione deve avvenire subito dopo luso. Infatti lolio tende sempre a penetrare allinterno della montatura; quando lobbiettivo non viene pulito e rimane perennemente umido dolio, nel giro di uno o di pochi anni si riempie dolio. Lo smontaggio e la pulizia interna possono venir eseguiti solo da personale esperto. Inoltre, dalla sera alla mattina dopo, lolio non eliminato subito pu indurire e muta le proprie caratteristiche ottiche; aggiungendo olio fresco, si pu avere un miscuglio non omogeneo. Per la stessa ragione non si devono mai mescolare olii diversi o olii dello stesso tipo ma da recipienti diversi. In casi limite, di scarsa solubilit fra i due olii, si pu formare unemulsione lattiginosa che impedisce losservazione. 8.5 - La lamella e limmersione Si detto che la lamella fa parte del sistema formatore dimmagine e lo stesso si detto dellolio da immersione. Se limmersione fosse esattamente omogenea, cio lolio fosse otticamente comparabile al vetro, un obbiettivo ad immersione darebbe gli stessi risultati con preparati coperti da lamella o scoperti. Ma ci pu non essere del tutto vero. Inoltre, ovvio che non si pu usare un obbiettivo a secco con lolio, od uno ad immersione senza olio: le conseguenze sono essenzialmente tre: Il contrasto e la definizione dellimmagine peggiorano molto poich insorgono forti aberrazioni, soprattutto sferica. La distanza di lavoro varia (si accorcia in assenza di olio) e si perde la parfocalit. Nel caso di obbiettivo ad immersione usato senza olio: si abbassa lapertura, con le conseguenze gi descritte; anche la luminosit si abbassa. 8.6 - La notazione degli obbiettivi ad immersione Gli obbiettivi a secco non portano diciture particolari. Quelli ad immersione si riconoscono di solito per lindicazione di unapertura NA > 0,95 , ma, come si detto, esistono anche obbiettivi ad immersione deboli, con NA minore di 0,9 . Normalmente, limmersione omogenea indicata colle sigle HI (Homogeneous Immersion) o Oil o l o Oil immersion o Imm. Limmersione in acqua indicata di solito con W o WI o Wasser; in glicerina, con Glyz o Glyc; in ioduro di metile o altri liquidi: sigle diverse per i vari costruttori. Spesso gli obbiettivi ad immersione vengono contrassegnati con un anello colorato nella parte bassa dellinvolucro, di solito nero, raramente bianco o altro colore. Si noter anche che essi sono in genere i pi forti (da 50:1 a 100:1), pertanto la focale minima (anche meno di 2 mm), il diametro della lente frontale pu essere anchesso inferiore a 2 mm; la distanza di lavoro anche meno di 0,1 mm.

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9 - LOCULARE

Si gi detto che loculare si comporta, in parte, come una lente dingrandimento, e si sono gi spiegati ( 1.1) i concetti di immagine virtuale e di ingrandimento visuale, validi anche per loculare. A pag. 2 si gi dato il valore dellingrandimento visuale: V = / ~ 250 / f (17)
9.1 - L effetto del tubo La condizione di osservazione attraverso una lente dingrandimento come schematizzata in fig. 1 corretta, purch loggetto si trovi esattamente nel primo fuoco della lente: in queste condizioni, limmagine virtuale che si forma si trova a distanza infinita e locchio normale pu osservarla senza far intervenire laccomodazione, cio senza stancare inutilmente il muscolo ciliare, il che provocherebbe prima o poi il mal di testa. Ma spesso locchio stesso si pone in una condizione diversa. Ecco perch: la lente dingrandimento, colla sua montatura, rappresenta un oggetto abbastanza piccolo che viene avvicinato allocchio; poich loculare del microscopio si comporta come una lente dingrandimento, anchesso va avvicinato allocchio ed inoltre esso si trova allestremit superiore di un tubo o altra struttura chiusa. In queste condizioni, losservatore che si avvicina alla lente o alloculare si pone incosciamente nelle condizioni di guardare allinterno della lente o del tubo; questi punti reali o virtuali sono molto vicini allocchio e pertanto locchio, sempre incosciamente, accomoda, cio si sforza di focalizzare su un punto vicino. Sullo stesso punto losservatore tender a porre limmagine finale del microscopio, usando i comandi di messa a fuoco dello strumento. In sostanza, limmagine intermedia viene portata un po pi su del fuoco delloculare e limmagine finale si forma non pi allinfinito, ma a distanza ravvicinata: si impone allocchio un inutile sforzo. Il passaggio da questa condizione allaltra (immagine finale allinfinito) facilissimo: basta un ritocco alla messa a fuoco. Questo effetto del tubo assolutamente irrazionale e solo un buon auto-controllo e molto senso critico possono evitarlo; e purtroppo, col passare del tempo, lerrata abitudine ad accomodare locchio si consolida e, quando let porta allinsorgere della presbiopa, losservazione pu diventare molto penosa. In questi casi, si sa, la colpa viene sempre data allo strumento che ha il solo torto di obbedire alle leggi dellottica invece di indovinare i nostri errori. Come metodo per evitare leffetto del tubo, si pu consigliare una forma di auto-suggestione: si guarda nelloculare con un occhio e con laltro occhio, magari tramite uno specchietto, si guarda il panorama fuori dalla finestra cercando di concentrare lattenzione su di esso. Questo occhio dovrebbe cos essere forzato a rilassarsi trascinando il compagno, ed in queste condizioni va focalizzato il microscopio.

9.2 - Loculare, limmagine intermedia ed il disco di Ramsden Si gi accennato al fatto che unimmagine reale si pu comportare in parte come un oggetto, nel senso che i raggi che convergono in essa proseguono al di l di essa come se provenissero da un oggetto. Ritorniamo alla fig. 8 : AB un oggetto posto davanti ad un obbiettivo Ob , poco prima del primo fuoco di esso. Secondo lo schema della fig. 6 ( 2), si forma unimmagine reale rovesciata, ingrandita (AB in fig. 8). questo lo schema di un obbiettivo a coniugata finita. Ebbene, dopo limmagine reale AB, che corrisponde a quella che stata definita immagine intermedia, si trova un sistema convergente con funzioni di oculare ( Oc ). Nella fig. 8 si raffigura un microscopio NON correttamente focalizzato: infatti limmagine intermedia ( AB ) si forma oltre il primo fuoco di Oc ( Fok ) e limmagine virtuale AB si forma a distanza finita obbligando locchio ad accomodare. Ma questo stato fatto allo scopo di raffigurare limmagine virtuale AB allinterno della figura invece che allinfinito. Limmagine AB si pu chiamare immagine finale del microscopio, e si constata che essa ingrandita e diritta rispetto allimmagine intermedia AB , maggiormente ingrandita e rovesciata rispetto loggetto AB. Allora loculare Oc si comporta come una lente dingrandimento posta davanti ad un oggetto, ma con questa differenza: da ogni punto dellimmagine intermedia, per es. dal punto B , non emerge un fascio di raggi in tutte le direzioni, come avverrebbe con un oggetto diffondente illuminato dallesterno, bens un fascio conico come prolungamento del fascio che ha la base nella lente dellobbiettivo ed il vertice in B, e si tratta di un cono molto
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stretto. Confrontiamo ora la fig. 7 ( 2), in cui si raffigura un sistema convergente davanti ad un oggetto OB, posto nel suo primo fuoco, colla fig. 25, che rappresenta un oculare correttamente messo a fuoco su unimmagine intermedia ( AB ). Limmagine intermedia questa volta nel fuoco di Oc ( O F ). In fig. 7, da ogni punto delloggetto emergono raggi in tutte le direzioni; sono indicati quelli che riempiono la superficie utile della lente; ad ogni punto oggetto dunque corrisponde un fascio (divergente prima, parallelo poi) che interessa tutta la superficie della lente. In fig. 25 invece si vedono le differenze causate dal fatto che loggetto per Oc unimmagine reale, intermedia, creata da un obbiettivo come in fig. 8. Il fascio emergente da B (come da qualunque altro punto extra-assiale) stretto ed occupa una minima porzione della superficie utile della lente Oc ; non solo, ma tale fascio non diretto verso il centro della lente come in fig. 7, ma verso la periferia. Nel formare limmagine (finale) di ogni punto oggetto (cio di ogni punto dellimmagine intermedia), loculare opera quindi con fasci marginali, e ci favorisce linsorgenza di aberrazioni come lastigmatismo. Solo per il punto assiale dellimmagine intermedia ( O ) viene utilizzato un fascio centrato parassiale.

Fig. 25 - Il funzionamento delloculare positivo

Ed ancora: ad ogni punto dellimmagine intermedia corrisponde un diverso fascio emergente da Oc ; poich tutti questi fasci si originano dal piano focale anteriore di Oc, ognuno di essi, emergendo da Oc , deve essere costituito da raggi paralleli. Ed infatti, in figura, indicato il prolungamento allindietro dei raggi provenienti da B e rifratti da Oc, i quali concorrono a distanza infinita nellimmagine finale (virtuale) B. Ma consideriamo ora, per ogni fascio parziale che concorre in ogni punto dellimmagine intermedia, il raggio centrale (raggio principale), cio quello che passa per il centro dellobbiettivo (non raffigurato in fig. 25) e per A, B, O ecc. Tutti i raggi principali, corrispondenti a tutti i punti dellimmagine intermedia, emergono dal centro dellobbiettivo e quindi giungono sulloculare Oc leggermente divergenti fra loro; essi, secondo lo schema di fig. 5 ( 2), debbono convergere in un punto poco al di l del secondo fuoco di Oc (F); infatti lobbiettivo dista sempre da Oc di una distanza molto maggiore del doppio della focale di Oc ( foc ). Con la differenza per che tutti i raggi principali emergono dal centro di Ob , cio da un punto assiale e, dopo loculare, convergono in un punto assiale (P in fig. 25), poco al di l di F. In P vi dunque limmagine reale, impiccolita e rovesciata di Ob . Ma Ob non un punto, bens un cerchio centrato sullasse; quindi la sua immagine non pu essere un punto ma un dischetto. E infatti, come indicato in fig. 25, in P convergono dei fasci cilindrici con sezione non nulla; essi, in un piano perpendicolare allasse e passante per P , traversano tutti un dischetto (in pratica, di 0,5 - 3 mm di diametro), che appunto limmagine di Ob . Questo dischetto chiamato disco oculare o disco di Biot1 o di Ramsden2 ed visibile osservando (da qualche decimetro di distanza) loculare di un microscopio in funzione. Per il disco di Ramsden passano TUTTI i raggi emergenti dal microscopio, cio tutti i raggi che formano limmagine finale. Esso costituisce cos la pupilla duscita delloculare e del microscopio (vedi il 4.4). In corrispondenza di esso va posta la pupilla
1 Jean-Baptiste BIOT (pron. Bi), fisico, matematico ed astronomo francese (1774-1862). 2 Jesse RAMSDEN, tecnico inglese, allievo di J. Dollond (1735-1800). 45

dellosservatore. Ma ora unaltra considerazione: nella pupilla duscita dellobbiettivo (indichiamola con PU) e quindi in P, che ne limmagine, vi anche, come vedremo, unimmagine del diaframma dapertura Da; il diametro di PU fisso ( legato alla struttura dellobbiettivo), ma il diametro dellimmagine di Da dipende da molte cose. Anche se stabilito il tipo di condensatore e di obbiettivo pi adatti ad una certa osservazione, sempre possibile la regolazione di Da (si tratta di un diaframma ad iride). Dunque, il diametro utile di P pu essere ridotto dalla regolazione di Da . semplice misurare direttamente il diametro di P , o piuttosto dellimmagine di Da che si forma in P : basta illuminare bene il condensatore, assicurandosi che tutta la pupilla di esso, cio il massimo diametro di Da , sia illuminato dallimmagine della sorgente e che lapertura del condensatore stesso non sia inferiore a quella dellobbiettivo. Poi si pone un foglio di carta millimetrata sopra loculare, cercando di avere sulla carta la pi nitida immagine del cerchio di Ramsden ( P ). Per ogni terna condensatore-obbiettivo-oculare, supposta lassenza di altri sistemi intermedi, si potr misurare un diametro massimo e minimo di P , in seguito alla manovra di Da . Si vedr che P sar pi piccola con gli obbiettivi e gli oculari pi forti; le ragioni di questa affermazione sono da cercare ovviamente nella focale minore dei sistemi pi forti. Ma perch ci interessiamo tanto al diametro di P (p)? In fotografia, infatti, non vi sono in genere limiti. Ma in visione? In P , si detto, deve porsi la pupilla dellocchio, poich altrove non avrebbe senso; non solo, ma bisogna che locchio accolga interamente il fascio che converge in P . Dunque bisogna che il diametro della pupilla dellocchio sia almeno eguale a quello di P . Ora, noto che la pupilla dellocchio varia di diametro al variare del flusso di radiazione che riceve ed inoltre vi sono variazioni individuali, accidentali, ecc. Occorre quindi partire da un diametro medio convenzionale di 2 mm, che poi il valore per cui il sistema ottico dellocchio medio ha la miglior risoluzione. ovvio che p deve essere sempre minore di 2 mm: in caso contrario, la pupilla dellocchio diaframma P , nel senso che ne limita il diametro utile, e quindi risulta ridotto anche il diametro utile di PU e cio lapertura utile dellobbiettivo. Ed abbiamo visto che ci danneggia limmagine in molti sensi. Ebbene, il valore di p varia nei casi pi frequenti da 1,5 a 0,6 mm. In genere, gli obbiettivi pi forti (e gli oculari pi forti) forniscono un minor diametro di P, ma anche i pi deboli difficilmente fanno superare il diametro convenzionale di 2 mm della pupilla dellocchio. Se tale valore di p in particolari condizioni venisse superato, si pu comunque trarne vantaggio nella fotografia, poich non vi pi il limite imposto dallocchio. Dunque, difficilmente locchio pu ridurre il diametro utile del disco di Ramsden. Sembrerebbe a questo punto che si abbia sempre vantaggio ad avere un piccolo valore di p . Ma, al di sotto di circa 1 mm nasce un nuovo problema, quello che si presenta quando si guarda il mondo intorno a s attraverso un cartoncino con un foro di spillo: lapertura dellocchio viene ridotta dalla P e risultano pi evidenti (nel senso che producono ombre pi contrastate) tutte le irregolarit che si trovano nellocchio o nei piani coniugati: graffi, polvere, ecc. sulla superficie delle lenti, granuli o cellule sospese negli umori dellocchio, ecc. Questi ultimi si muovono lentamente poich sono sospesi in un mezzo liquido o gelatinoso e pertanto vengono chiamati mosche volanti. E cos lesperienza dimostra che, con piccoli valori di p (forti ingrandimenti complessivi VM , forte chiusura di Da) la pulizia delle lenti ed i difetti dellocchio divengono assai pi critici. 9.3 - Campo angolare ed indice di campo Come si detto ( 4.5), il campo oggetto o immagine sottende anche un angolo ( o in fig. 1), per cui si pu parlare di campo angolare; in genere si intende con ci il semicampo; come campo intero si avr allora 2 . Langolo tracciato fra lasse ottico ed i margini estremi del campo: nel caso di fig. 1, cio di un oculare, il campo visuale sar dato dai limiti dellimmagine virtuale visibile (A). Per i motivi spiegati a suo tempo, anche nelloculare vi sar un diaframma di campo che limita il campo osservabile entro i limiti che il progettista ha giudicato utili (aberrazioni, ecc.). Poich loggetto delloculare limmagine intermedia (reale), non vi alcuna difficolt a porre in quel piano un diaframma circolare che limiti le dimensioni dellimmagine stessa; guardando nelloculare, si vedr (ingrandito) questo diaframma come una finestra rotonda. Esso si chiama diaframma di campo visivo, e lo indicheremo dora in poi con la sigla DV . Il suo diametro, espresso in millimetri, detto indice di campo, e lo si indica col
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simbolo s ; ovviamente, s diviso lingrandimento dellobbiettivo (Mob) fornisce il diametro del campo (oggetto) dellobbiettivo (s) {formula (16)} In un oculare come quello di fig. 25, in cui limmagine intermedia e quindi DV stanno PRIMA del sistema di lenti, il DV stesso visibile e misurabile guardando nelloculare da sotto. Questi oculari si chiamano positivi1. In essi, la tangente del campo angolare data dal rapporto fra il raggio di DV (r) e la focale delloculare (fok , che si ricava dividendo 250 per lingrandimento visuale, generalmente dichiarato dal costruttore). I migliori costruttori dichiarano il valore dellindice di campo (s) incidendolo sulla montatura delloculare, dopo il valore dellingrandimento; per es. 10 (18) o 10/18 indica: ingrandimento visuale V = 10 e diametro di DV : s = 18 mm. Si ricordi che gli oculari normali hanno un campo angolare 2 fino a circa 40 ; per valori superiori di 2 si parla di oculari grandangolari. Ad es., un oculare 16 (15) ha una focale: f = 250 / V = 250 / 16 = 15,6 mm; r = s / 2 = 15 / 2 = 7,5 mm ; e cos: tg = r / f = 7,5 / 15,6 = 0,48 ; = 25,7 ; 2 = 51,4 . Questoculare grandangolare, e ci lo pone in una categoria tecnicamente e commercialmente superiore. 9.4 - Oculari negativi Quando lingrandimento V di un oculare inferiore ad 8 e lindice di campo s non superiore a 18, il campo angolare 2 scende sotto il valore di 32 e ci non gradevole (si vede la luna nel pozzo). Per aumentare il campo angolare degli oculari deboli si ricorre allora alla cosiddetta lente di campo, cio ad una lente convergente posta sotto il diaframma di campo visivo DV . Ci comporta che il primo piano focale delloculare si trova in mezzo alle lenti di esso invece che sotto, e quindi non si pu usare un simile oculare come lente dingrandimento, a meno di rovesciarlo (il fuoco superiore sempre esterno). Gli oculari cos costruiti si chiamano negativi. Ecco il loro funzionamento (fig. 26) : come al solito, Ob lobbiettivo (a coniugata finita), A loggetto; LC la lente di campo, LO la lente superiore delloculare (lente oculare). Come si detto, LC ed LO fanno parte delloculare negativo globalmente inteso. Ebbene, se non vi fosse LC, lobbiettivo produrrebbe una normale immagine intermedia (A , tratteggiata in fig. 26) rovesciata, reale ed ingrandita rispetto ad A , e sul piano di A dovrebbe trovarsi il diaframma di campo visivo DV ed il primo fuoco di LO . Ma prima dellimmagine intermedia si trova la lente convergente LC ; ogni fascio convergente che concorrerebbe in ogni punto come A (sono disegnati i fasci estremi dellimmagine intermedia) diventa pi convergente come effetto della potenza positiva della LC; in tal modo il suo punto di convergenza si abbassa fino al piano di una nuova immagine intermedia ( A ). Naturalmente, nel piano di questa nuova immagine intermedia deve trovarsi il DV nonch il primo fuoco di LO (Fok) .

Fig. 26 - Oculare negativo

Oltre a questo abbassamento dellimmagine intermedia, si ha un altro effetto della lente di campo LC : limmagine intermedia diviene pi piccola in quanto i singoli fasci parziali divengono meno divergenti fra loro o addirittura convergenti; questa riduzione dellingrandimento V aiuta nel progetto degli oculari deboli. Vi dunque un primo effetto positivo.
1 Molti ottici chiamano positive tutte le lenti convergenti, ma in microscopia questo pu creare confusione. 47

Si pu fare un confronto fra la fig. 26 e la 25 ; in questultima mostrato un oculare normale (positivo) senza lente di campo, cio col primo fuoco esterno al sistema di lenti. Si vede che il disco di Ramsden si trova oltre il secondo fuoco nelloculare positivo di fig. 25 , ma prima del secondo fuoco di LO nelloculare negativo di fig. 26. Si noti anche che loculare positivo, anche se molto complesso, si pu ricondurre ad una lente semplice, mentre quello negativo sempre costituito da almeno due lenti con diversa funzione. Inoltre, se la LC ha il massimo diametro consentito dalle dimensioni interne del tubo, essa pu ancora sfruttare unimmagine intermedia di dimensioni maggiori, poich riduce le dimensioni effettive dellimmagine intermedia in virt di quanto detto sopra. La presenza delle lente di campo, cio la ricetta degli oculari negativi, porta allora sia vantaggi che svantaggi.

Ma il vantaggio pi importante di LC questo: se i vari fasci che concorrono nei vari punti dellimmagine intermedia divengono meno divergenti fra loro o addirittura convergenti, chiaro che, attraversando la lente oculare LO , essi divengono pi convergenti di quanto non sarebbero in assenza di LC . Ci significa che aumenta il campo angolare 2 delloculare e questo era lo scopo da raggiungere. Per convincersi dellutilit della LC , basta osservare un preparato qualunque con un obbiettivo qualunque ed un oculare negativo. Poi si smonta la LC delloculare e si osserva di nuovo: si vedr un angolo visuale pi piccolo e lingrandimento risulter maggiore. Inoltre occorrer ritoccare la messa a fuoco per compensare lo spostamento assiale dellimmagine intermedia. Ancora, la LC porta unaltra conseguenza: se i fasci emergenti dalla LO divengono pi convergenti, il loro punto dincontro (disco di Ramsden, vedi il 9.2) si abbassa. Infatti gli oculari negativi hanno in genere la pupilla bassa; ci dannoso poich obbliga locchio a stare pi vicino alloculare. Questo un aspetto negativo. Ma in compenso la presenza di LC pu aiutare a ridurre le aberrazioni cromatiche delloculare (vedi il 3) in quanto essa agisce in un certo senso in opposizione alla LO ed i loro effetti possono compensarsi, almeno sotto questo aspetto: un oculare negativo pu essere ben corretto (specialmente dalla cromatica laterale), cio essere acromatico.

Infine, quando si definisce lindice di campo s di un oculare negativo si indica in realt non il diametro del suo diaframma di campo visivo DV , ma il diametro che limmagine intermedia avrebbe senza LC , cio il diametro dellimmagine intermedia effettivamente utilizzata.

Da quanto detto, risulta importante anche laltezza della pupilla, che dipende dalla struttura delloculare. Non si possono dare regole generali; abbiamo gi detto che gli oculari negativi hanno in genere una pupilla pi bassa, per via delleffetto convergente della lente di campo. La pupilla pi bassa anche negli oculari pi forti a parit di ogni altra condizione per la loro minor focale. Si pu anche dire che la pupilla dovrebbe essere pi alta possibile; infatti fra locchio e loculare si possono interporre due cose: gli occhiali, per chi ne ha bisogno, che non devono urtare contro la lente emergente delloculare (lente oculare) per non graffiarla; le ciglia, che sfregando sulla stessa lente vi lasciano dannose impronte. Per contro, una pupilla alta, a parit di campo angolare, richiede ovviamente delle lenti pi grandi e questo non solo un problema di costi, ma di aberrazioni. Unaltezza di pupilla di 10 mm pu essere soddisfacente (in assenza di occhiali) ed comune negli oculari deboli, anche negativi. Per i portatori di occhiali occorrono almeno 15 mm, essendo 12 mm la distanza nominale fra lente dellocchiale e cornea. Raramente il costruttore dichiara laltezza di pupilla dei suoi oculari, ma la si misura facilmente identificando la posizione della pupilla stessa con un vetro smerigliato o un pezzo di carta lucida: col microscopio acceso e correttamente regolato, si muove lo schermo smerigliato su e gi sopra loculare fino ad avere il minimo diametro della macchia illuminata. A questo punto si misura la distanza fra schermo e punto pi elevato delloculare, tenendo conto che la montatura pu sporgere rispetto alla lente oculare. Un caso particolare dato dai sistemi fotografici o televisivi in cui la macchina fotografica o la telecamera sono muniti di obbiettivo. Gli obbiettivi da ripresa, specie se del tipo zoom (pancratici), possono avere una pupilla dingresso assai profonda, e la pupilla delloculare deve essere altrettanto elevata. A questo scopo si sono costruiti degli oculari appositi con altezza di pupilla fino a 250 mm. Se le due pupille (delloculare e dellobbiettivo della telecamera) non coincidono facile avere una vignettatura (vedi il 4.4). Per quanto riguarda lindice di campo, il suo limite superiore legato al diametro esterno delloculare. Per gli oculari classici, secondo lo standard della Royal Microscopical Society di Londra, il diametro esterno 23,2 mm ed il diaframma di campo visivo DV non supera in genere 20 mm. Per molti costruttori moderni, entrato in uso un diametro esterno maggiore,
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spesso di 30 mm, e cos in molti casi di microscopi stereoscopici ( 18). In queste condizioni, il diametro di DV pu arrivare a circa 26 mm. Con un diametro esterno classico di 23.2 mm ed un indice di campo s = 18 mm, si pu avere campo grandangolare solo con ingrandimento delloculare di almeno 10 ; con oculari di diametro 30 mm si pu avere campo grande gi con Vok = 6,4 ( s = 28 mm ). In linea di principio, bene che il campo angolare 2 sia pi grande possibile. Ma vi sono varie controindicazioni. Intanto, a maggior campo corrisponde, a parit di ogni altra condizione, un maggior diametro delle lenti ed un maggior costo. In secondo luogo, locchio non riesce ad abbracciare in un colpo solo un campo superiore a circa 40, per cui, oltre quel limite, costretto a muoversi in continuazione per esplorare tutto il campo. Ma, durante i movimenti dellocchio, si muove anche la sua pupilla, che non coincide pi col disco di Ramsden; quindi il capo dellosservatore deve muoversi anchesso, in direzione opposta allocchio, per ristabilire quella coincidenza. Infine, un maggior campo angolare complica la correzione di tutte le aberrazioni.
9.5 - La parfocalit degli oculari Si visto a suo tempo che nel progetto dellobbiettivo, sia per una miglior correzione delle aberrazioni, sia per ragioni di intercambiabilit, ecc. si definisce rigidamente la posizione dellimmagine intermedia. Se tale posizione la stessa per tutti gli obbiettivi di una serie, essi saranno equipollenti, almeno sotto questo aspetto. Collo stesso criterio, si pu parlare di parfocalit degli oculari quando essi presentano la stessa posizione del fuoco anteriore rispetto alla battuta, cio la stessa posizione ideale dellimmagine intermedia. Anche questo sar un contributo allequipollenza degli obbiettivi. Come per gli obbiettivi, anche per gli oculari non vi uniformit fra i vari costruttori. Misurando la posizione del primo fuoco rispetto allorlo superiore del tubo porta-oculari, cio rispetto al riferimento meccanico che determina la posizione delloculare quando lo si infila nel tubo, si pu riscontrare fra i vari costruttori una posizione che varia almeno da 8 a 25 mm al di sotto dellorlo del tubo. Le norme DIN indicano un valore di 10 mm; le norme TGL, 13 mm. Tanto per valutare limportanza di questa variazione, si noti che uno spostamento assiale di soli 2 mm delloculare porta ad una perdita apprezzabile di parfocalit fra gli obbiettivi, specialmente fra i pi forti ed i pi deboli. Poich capita spesso di sostituire loculare con un altro, occorre accertarsi della loro parfocalit controllando semplicemente che il fuoco non venga alterato dopo la sostituzione. Anche fra oculari dello stesso costruttore, di serie diverse o anche della stessa serie, specie se di vecchia costruzione, vi pu essere mancanza di parfocalit. Usare per un dato obbiettivo un oculare previsto per una posizione dellimmagine intermedia diversa da quella dellobbiettivo stesso, esige un ritocco della messa a fuoco, e questo equivale ad una alterazione della lunghezza del tubo, cio delle coniugate dellobbiettivo. Si gi detto cosa questo comporti: perdita di parfocalit degli obbiettivi, comparsa di aberrazione sferica ed altre aberrazioni, alterazione dellingrandimento. Questo un altro motivo per porre molta attenzione nellaccoppiare obbiettivo ed oculare, anche dello stesso costruttore. Per sapere se un certo oculare pu essere usato con una data serie di obbiettivi, a parte i problemi di cromatica trasversale, ecc., cio solo dal punto di vista della parfocalit, si metta a fuoco un oggetto sottile con quelloculare e con uno degli obbiettivi della serie; cambiando obbiettivo, si deve sempre ritrovare il fuoco, almeno approssimato, senza toccare la relative manopole. Il controllo riesce pi sensibile passando dallobbiettivo pi forte al pi debole della serie. Abbiamo detto prima fuoco approssimato: possibile quantizzare? Purtroppo, un fuoco perfetto non si pu mai pretendere quando si cambia obbiettivo: troppe sono le cause di errore. Valutare fin quando la perdita di fuoco accettabile, diviene quindi soggettivo. Almeno, si deve pretendere che, al cambio di obbiettivo, la struttura delloggetto rimanga riconoscibile e si possa subito capire da che parte si trova il fuoco ottimale. 9.6 - Struttura meccanica delloculare Esternamente, un oculare normale da microscopio ha una parte inferiore cilindrica, liscia, generalmente cromata, che si infila nel tubo porta-oculari1. La sua lunghezza assai varia: da 20 a 60 o pi mm. Il tubo porta-oculari ha un diametro interno costante, uguale a quello delloculare, ma prima o poi esso si restringe o otturato meccanicamente dalla presenza di prismi o lenti o loro montature o da qualche diaframma contro i raggi obliqui (light baffle). La profondit della porzione superiore del tubo ovviamente progettata dal costruttore in modo da poter accogliere gli oculari da esso previsti. Ma quando si vogliono usare oculari speciali o di altri costruttori, pu accadere che loculare non penetri completamente nel tubo per la sua eccessiva lunghezza. Il diametro interno del tubo, e naturalmente quello esterno della parte inferiore delloculare, largamente standardizzato su due valori: quello classico ( RMS ) pari a 23,2 mm e quello grandangolare moderno, pari a 30 mm, ma vi sono eccezioni, specie fra i microscopi stereoscopici, operatri, ecc. Fra la parte inferiore e quella superiore (a maggior diametro) delloculare vi dunque un gradino, un orlo sporgente, che si pu chiamare battuta a somiglianza di quello che si fatto per lobbiettivo (vedi la fig. 23). La battuta, quando si infila loculare nel relativo tubo, si appoggia sullorlo superiore del tubo. Pertanto, la battuta rappresenta il riferimento per la posizione assiale delloculare, cos come avviene per lobbiettivo. La base superiore delloculare porta la lente oculare o emergente, il cui diametro pu andare da 5 mm (oculari forti negativi a pupilla bassa) a 25 mm (oculari deboli, positivi, a pupilla alta). ovvio che, a parit di
1 Purtroppo, anche fra costruttori di grido, la riduzione dei costi promuove oggi luso e labuso della plastica. 49

campo angolare o 2 (vedi il 9.3), la lente oculare sar tanto pi grande quanto pi alta la pupilla: tale lente infatti la base di un cono, la cui altezza pari allaltezza della pupilla e la cui apertura il semicampo angolare delloculare. La superficie superiore (esterna) della lente oculare di solito non riceve un trattamento anti-riflettente poich essa si sporca facilmente (polvere, contatto con le ciglia, ecc.) e va pulita con frequenza. Lorlo superiore delloculare pu servire da appoggio o incastro per vari tipi di accessori : filtri di arresto per fluorescenza; filtri polarizzanti; prismi per il disegno (camera lucida di Abbe o simili, vedi il 16.4); prismi o specchi per la micro-proiezione1; para-occhi, ecc. Il para-occhi un organo costituito da metallo, plastica o gomma che circonda lorlo superiore delloculare, ha forma di coppa, e serve a ridurre lingresso di luce laterale nellocchio dellosservatore. In certi casi esso non semplicemente circolare, ma ha unala laterale che serve a riempire langolo esterno dellocchio. Il paraocchi si incastra o si avvita allestremit superiore delloculare, ed in questo caso si smonta con facilit; a volte molle (in gomma) e si ripiega allingi; altre volte rigido ma scorrevole a telescopio sulla parte superiore delloculare in modo da poter scomparire, ed in questo caso non estraibile. Per tutti questi accessori, sarebbe bene che il diametro dellestremit superiore fosse lo stesso per tutti gli oculari; infatti vi una misura molto diffusa, di 28 mm (corrispondente alle norme DIN 58 881), ma vi sono molte eccezioni.

9.7 - Struttura ottica Oculare di Huygens o di Campani dato da due lenti piano-convesse con la convessit verso lobbiettivo, fatte dello stesso vetro (crown), che un silicato leggero di potassio, calcio, ecc.). Il piano focale oggetto, e quindi il diaframma DV , intermedio alle due lenti. Si tratta di un oculare negativo nella sua forma pi semplice. La pupilla duscita bassa: laltezza della pupilla, nelle formule classiche, pari ad un terzo della focale delloculare ( foc ). Il campo angolare modesto (anche meno di 30); sono forti la curvatura di campo, la distorsione, la sferica. La cromatica laterale (CVD) pu invece essere nulla, come gi detto. Loculare pu essere quindi del tipo acromatico. Se si vuole da esso una correzione della CVD di tipo compensatore, la lente oculare sar in genere un doppietto, la lente di campo pu essere di vetro flint. Si pu cos raggiungere un ingrandimento maggiore. Nei tipi micrometrici il reticolo, assieme a DV , racchiuso fra le due lenti e pertanto rimane pulito per tempi assai lunghi. Negli oculari positivi invece il reticolo si trova al lato inferiore delloculare, scoperto verso il basso, e si impolvera facilmente. Tale polvere viene vista a fuoco poich si trova presso il primo fuoco delloculare2. Oculare di Ramsden. Nella formula classica, si tratta di due lenti semplici piano-convesse con le convessit affacciate, e molto vicine. Per questultima ragione, entrambi i fuochi sono esterni al sistema e loculare positivo. Le lenti sono ancora di vetro crown. La pupilla bassa, il campo modesto, la curvatura di campo sensibile. La cromatica laterale ( CVD ) non si pu correggere, a meno di porre la lente inferiore nel primo fuoco della prima, cio nella posizione dellimmagine intermedia, il che mostra a fuoco ogni granello di polvere che vi si depositi. Coma e sferica possono essere piccole. Se una o entrambe le lenti sono costituite da doppietti, le correzioni possono migliorare e si pu avere un oculare acromatico o compensatore: di Plssl (due doppietti) o di Kellner (un doppietto oculare pi una pianoconvessa semplice); cos si hanno campi angolari anche oltre 40. Oculare ortoscopico una variante di quello di Ramsden, nel senso che la lente inferiore sostituita da un tripletto simmetrico, con due biconvesse uguali incollate su una biconcava. La distanza fra le lenti minima. Il sistema positivo, pu avere la pupilla abbastanza alta ed un campo fino a 50, rientrando cos nella categoria dei grandangolari; curvatura e distorsione sono ridotte (da cui il nome, che in greco significa che vede diritto). Questa ricetta, chiamata anche periscopica o aplanatica, molto usata nei telescopi; in microscopia, le si d in genere una correzione compensatrice. Oculari grandangolari: sotto questo nome vanno molte ricette, con campo angolare maggiore di 40, generalmente positive, con correzione acromatica o compensatrice, e spesso con pupilla alta. Queste caratteristiche, e cio campo grande e pupilla alta, si vanno diffondendo in molti strumenti moderni, ma occorre essere prudenti perch, al fine di ottenere quelle prestazioni, si trascurano spesso certe correzioni. Citiamo lo schema di Plssl (due doppietti biconvessi uguali, gi descritto), di Erfle (due doppietti diversi con una lente
1 Spesso i prismi, pi che all'oculare, sono fissati al tubo porta-oculari. 2 I costruttori in genere provvedono affinch il reticolo si trovi sulla faccia superiore del suo supporto; tale 50

superficie interna alloculare e pertanto pi protetta dalla polvere.

semplice interposta), ecc. Attualmente, con la disponibilit di vetri ottici speciali, si hanno buone prestazioni anche da ricette relativamente semplici e la variet di tali ricette non pu essere descritta in questa sede. In pratica, gli oculari acromatici e compensatori si riconoscono secondo questa regola pratica: osservando una sorgente lontana attraverso loculare in esame, in modo che tutto il campo visuale sia illuminato, si osservi lorlo del diaframma di campo visivo; se esso appare privo di bordature colorate (oculari positivi) o bordato di blu (oculari negativi), si tratter in genere di un oculare acromatico, adatto ad obbiettivi acromatici deboli od a sistemi CF; se lorlo di DV appare giallo-rossastro, si tratter generalmente di oculare compensatore, adatto per obbiettivi acromatici forti, semi-apocromatici od apocromatici classici.
9.8 - Oculari proiettivi Il termine proiettivo indica genericamente un oculare capace di fornire unimmagine reale, adatta alla fotografia ed alla proiezione. possibile ottenere unimmagine reale da qualunque oculare: sufficiente che limmagine intermedia si formi prima del primo fuoco delloculare, ricadendo nel caso della fig. 6 ( 2). Ebbene, questo si pu ottenere in tre modi diversi : aumentare la distanza obbiettivo-oggetto, e quindi diminuire la distanza fra obbiettivo ed immagine intermedia (rispetto alla posizione di fuoco ideale, in cui limmagine intermedia si forma nel fuoco delloculare e limmagine finale a distanza infinita). In pratica, si tratta di un ritocco della messa a fuoco. Se limmagine reale finale si deve formare ad una distanza dalloculare1 di almeno 20 cm, il procedimento corretto e qualunque oculare adatto; lasciare la messa a fuoco in condizioni ideali e sollevare loculare. Questo metodo poco pratico, ma ugualmente corretto per tiraggi superiori a 20 cm e si realizza con oculari normali; utilizzare un oculare regolabile ( 9.9): la messa a fuoco dellobbiettivo pu essere corretta, limmagine intermedia ed il diaframma di campo visivo si trovano nella posizione ideale: sollevando la sola lente oculare, cio svitando la sua montatura, si ottiene lo scopo di porre limmagine intermedia prima del fuoco delloculare, fuoco che si sollevato assieme alla lente oculare; anche questo metodo poco pratico, ma abbastanza corretto. Quando invece la distanza oculare-immagine finale (o tiraggio) inferiore a 20 cm, meglio usare oculari speciali, generalmente convergenti, detti proiettivi, che sono ottimizzati per dare unimmagine reale con seconda coniugata corta. Certi costruttori usano in realt un altro sistema, che consente di utilizzare oculari normali con qualunque valore del tiraggio: il microscopio correttamente messo a fuoco e limmagine finale allinfinito. Sopra loculare (in corrispondenza del disco di Ramsden) si pone una lente convergente detta lente di camera la cui focale pari alla distanza fra disco di Ramsden ed emulsione (tiraggio). In questo modo limmagine finale allinfinito viene riportata nel secondo fuoco della lente di camera. La lente di camera incorporata nella microcamera. Quando invece si desidera creare unimmagine finale reale a grande distanza per proiezioni su schermo o su muro, difficilmente si possono usare oculari normali poich il loro ingrandimento lineare eccessivo: un normale oculare 10 (18) crea unimmagine sullo schermo di 1 m di diametro gi alla distanza di 1,4 m circa2. Si usano allora proiettivi speciali con focale fino a 200 mm; per confronto, si pensi che loculare tipico di cui sopra {10 (18)} ha una focale di 25 mm. I proiettivi possono essere positivi, negativi, acromatici, compensatori, ecc. ed anche meccanicamente possono differire molto da un costruttore allaltro. Per la ripresa televisiva al microscopio si possono avere esigenze diverse: i moderni sensori televisivi, che siano del tipo termoionico (tubi a vuoto) o a stato solido (CCD e simili), hanno una superficie sensibile piccola, a volte minore di 1 cm, e vanno posti, per ragioni di praticit, assai vicini alloculare. A questo punto necessario un sistema ottico intermedio, del tipo della lente di camera sopra citata, che pu essere costituito dallo stesso obbiettivo della telecamera, oppure da un proiettivo speciale. Del problema della ripresa televisiva o fotografica al microscopio si tratta in altri testi presenti sul medesimo sito.

9.9 - I micrometri ed i vetrini Col termine micrometri si intendono in questo contesto graduazioni o scale graduate incise su una lastrina di vetro a facce piane e parallele, utilizzate per misure geometriche su unimmagine microscopica. Se la graduazione va osservata attraverso lintero microscopio, essa va posta sul tavolino e quindi viene incisa su un normale vetrino porta-oggetto, dalle dimensioni standard di 25 75 1 mm (1 3); tali vetrini rappresentano il supporto normalmente usato per gli oggetti destinati allosservazione in diascopia al microscopio. La graduazione
1 La distanza oculare-immagine finale si pu chiamare "tiraggio" e corrisponde alla lunghezza della camera 2 A volte, gli oculari destinati alla proiezione hanno la lente oculare regolabile per ottimizzare la messa a fuoco

oscura sul cui fondo si trova l'emulsione fotografica.

al variare della distanza dello schermo.

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diviene cos un normale preparato e si chiama quindi micrometro-oggetto. Anche il micrometro-oggetto sar in genere protetto da una lamella. In altri casi, la graduazione va osservata attraverso loculare; essa andr posta quindi nel piano dellimmagine intermedia, cio del diaframma di campo visivo, allinterno delloculare. Tale graduazione sar deposta su un dischetto di vetro, di diametro opportuno (fra 16 e 26,5 mm nella maggioranza dei casi); normalmente essa non sar coperta da una lamella, ma pu essere racchiusa fra due vetrini di spessore non trascurabile ( 1 - 2 mm ), non tanto come protezione, ma per tenere linevitabile polvere fuori dal piano focale delloculare, e quindi evitare che essa venga vista a fuoco attraverso loculare stesso (struttura a sandwich). Si parla in questo caso di micrometro oculare. La graduazione di un micrometro oggetto costituita in genere da trattini opachi paralleli (come in un normale righello) di lunghezza anche inferiore ad 1 mm, larghi pochi ; il passo, cio la distanza fra i trattini, in genere di 10 ; la graduazione lunga 1 o 2 mm. Questa configurazione si indica 1/100 o (rispettivamente) 2/200 (uno o due millimetri divisi in 100 o 200 parti, in modo che ogni intervallo misuri 10 ). Questo tipo di micrometro oggetto, assai diffuso, troppo corto per gli obbiettivi deboli. Meglio usare quelli lunghi 5 mm, spesso graduati con passo 10 solo nellultimo tratto e con passo 100 nella parte rimanente. La precisione di queste graduazioni generalmente elevatissima (errore globale inferiore ad uno o pochi ). I micrometri oculare sono costituiti spesso da una graduazione di 5 o 10 mm divisi in cento parti (5/100 o 10/100) con un passo di 50 o 100 . Per usi particolari, che vedremo, si usano delle graduazioni particolari o disegni speciali, quadrettature, fili in croce, ecc.; anche questi sono sistemi di linee opache su fondo trasparente e, comunque adoperati, vanno sotto il nome generico di reticoli. Se il micrometro oculare posto nel fuoco oggetto delloculare, limmagine virtuale di esso allinfinito e viene vista nitidamente da un occhio normale (emmetrope) non accomodato. Se per losservatore affetto da un difetto di convergenza, cio da unametropa sferica (miopa o ipermetropa), bene disporre di unimmagine finale a distanza finita (positiva o negativa, cio sopra o sotto loculare), e per far ci occorre che il micrometro stia un po davanti o un po dietro il fuoco delloculare e quindi deve variare la distanza fra la lente oculare (negli oculari negativi) o il gruppo lenti (nei positivi) ed il micrometro stesso. In pratica, si costruiscono degli oculari micrometrici in cui la lente oculare regolabile (oculari regolabili) nel senso che la sua montatura a vite e si sposta assialmente ruotandola. In genere, un riferimento indica la posizione normale in cui limmagine finale si forma a distanza infinita. Nella messa a fuoco degli oculari micrometrici conviene sempre partire dalla posizione tutto fuori (o completamente svitata) della lente oculare e poi, lentamente, avvitarla mentre si osserva la graduazione; appena questa appare nitida, arrestare immediatamente il movimento. Ci facilita il rilassamento dellocchio, poich si evita di partire da unimmagine finale virtuale a distanza ravvicinata, che stimolerebbe laccomodazione, e non viene evocato l effetto del tubo ( 9.1). chiaro che loculare micrometrico deve prevedere per il micrometro oculare una sede apposita, in cui il micrometro stesso trattenuto in genere da un anello metallico a vite o a molla. 9.10 - Le misure geometriche al microscopio Gli oculari micrometrici, di qualunque tipo, hanno come scopo principale di eseguire misure geometriche sulloggetto al microscopio. In realt, si misurano le immagini degli oggetti, ma unopportuna calibrazione permette di trasferire le misure sulloggetto reale. Cominciamo dalle misure lineari, cio di lunghezze. Per la calibrazione si adopera un micrometro oculare come quello descritto ed un micrometro oggetto posto sul tavolino del microscopio. Si osservano nelloculare i due reticoli e si pongono paralleli fra loro. Si procede cos: si considera un tratto centrale del micrometro oculare (per es. dal 2 al 7 decimo) al fine di ridurre leffetto della distorsione e si cerca, con opportune interpolazioni e mediando fra misure ripetute, di calcolare a quanti tratti del micrometro oggetto corrisponde quel tratto del micrometro oculare. Per es., se il tratto scelto nelloculare corrisponde a 50 trattini e ricopre 85,5 trattini del micrometro oggetto pari a 855 , possiamo dire che ogni trattino nelloculare corrisponde, in condizioni di miglior fuoco, a 855 / 50 = 17,1 nel piano
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oggetto. Questo valore, che segna lequivalente di ogni trattino visibile nelloculare riportato al piano oggetto, rappresenta da questo momento lunit di misura del micrometro oculare, che diviene come un doppio decimetro sovrapposto alloggetto. Tale unit di misura si chiama valore micrometrico o equivalente micrometrico di quel certo oculare contenente quel certo reticolo ed utilizzato con quella certa configurazione strumentale e con quel certo obbiettivo. ovvio che il valore micrometrico di un dato oculare varia se si modifica limmagine intermedia: cambiamento dellobbiettivo, di sistemi intermedi, della lunghezza del tubo (c o m e i n c e r t i t u b i b i o c u l a r i o in certi tubi porta-oculari regolabili), ecc. Occorre quindi, prima di iniziare una misura, procurarsi il valore micrometrico di ogni corredo previsto (obbiettivo, lenti, filtri e prismi intermedi, ecc.) e controllare la lunghezza del tubo. Solo certi tubi monoculari e bioculari hanno una lunghezza fissa oppure possiedono un meccanismo interno di compensazione; la lunghezza variabile nei tubi monoculari telescopici ed in certi tubi bioculari che muovono gli oculari lungo una doppia slitta perpendicolare allasse ottico oppure che possiedono una regolazione a vite su ognuno dei tubi porta-oculari; la calibrazione va fatta in questi casi con una data distanza inter-pupillare e con una data regolazione delle boccole porta-oculari: la misura sar esatta solo riproducendo quelle condizioni. Quando noto il valore micrometrico, basta sovrapporre la dimensione delloggetto da misurare (per es. il diametro) al reticolo oculare, osservare quanti trattini corrispondono a quella dimensione e moltiplicare il loro numero per il valore micrometrico stesso. Per le misure di superficie di oggetti di forma regolare, si possono misurare certe dimensioni lineari come sopra detto, ed arrivarci col calcolo. Se loggetto irregolare, si usano reticoli costituiti da una quadrettatura ortogonale (per es. 10 10 mm divisi in 20 20 parti). Col solito metodo si misura lequivalente micrometrico del lato di ogni quadretto elementare e si calcola la superficie equivalente facendone il quadrato. Si ha cos il valore micrometrico di superficie, relativo alla maglia elementare del reticolo. Poi si contano quanti quadretti ricoprono la figura da misurare, escludendo i quadratini ricoperti per meno di met ed includendo quelli ricoperti per pi di met. Si moltiplica infine il numero di quadretti ricoperti per il valore micrometrico di superficie. Le misure di angoli si eseguono a mezzo di reticoli circolari, graduati spesso in gradi. In genere esiste anche un indice girevole attorno al centro del campo visuale. Il cerchio graduato pure centrato. Langolo da misurare si dispone col vertice al centro e si osserva dove i suoi lati tagliano il cerchio. In questo modo, la distorsione dellobbiettivo non influisce sulla misura poich lerrore che essa provoca consiste in uno spostamento dei punti-immagine diretto radialmente. anche ovvio che qui non vi bisogno di calibrazione o di valore micrometrico. Oltre al micrometro-oculare, gli oculari micrometrici possono contenere fili incrociati a 90 (per losservazione in polarizzazione), disegni a rettangolo (per linquadramento di una fotografia), piccoli cerchi (per focalizzare o per delimitare la zona sensibile di un eventuale esposimetro spot), ecc. Ebbene, spesso queste figure debbono essere orientate in modo preciso e non ruotate. Poich il reticolo, il micrometro o comunque la figura, generalmente depositata su un dischetto di vetro, rigidamente fissata allinterno delloculare, non resta che imporre una posizione fissa a questultimo, pur consentendone un facile smontaggio. La soluzione normale quella di creare, subito sotto la battuta, una chiave, cio una sporgenza che si incastra in unapposita intaccatura dellorlo superiore del tubo ed impedisce di ruotare loculare, ma non di sfilarlo. La chiave pu essere costituita dalla testa di una vitolina, da una sporgenza della battuta o da un apposito anello con un dente o una spina. La chiave impedisce di usare loculare che ne dotato su un tubo sprovvisto dellintaccatura citata sopra, poich la chiave stessa lo tiene sollevato.
A questo punto non ci resta che descrivere altri casi particolari, notando che anche loculare di misura pu essere acromatico o compensatore e soggiacere alle stesse limitazioni duso descritte a suo tempo. Esso pu anche essere positivo o negativo. In sostanza, loculare di misura non che un oculare (possibilmente a lente oculare regolabile) che contiene un reticolo, cio un disegno particolare su supporto in vetro, nel piano del primo fuoco, cio dellimmagine intermedia. Si gi detto che il reticolo pu assumere qualunque aspetto: ma un reticolo quadrettato pu servire anche a conteggi di particelle; infatti, se si provvede ad una calibrazione, si conosce la superficie reale (nel piano delloggetto) corrispondente allintera quadrettatura. Tale superficie poi suddivisa in molti quadretti: se nel preparato vi sono particelle, punti, globuli o altro da contare, nel senso di misurare quanti ve ne sono per una data superficie, il conteggio verr facilitato poich si contano i punti quadretto per quadretto, fila dopo fila,
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evitando cos di contare due volte lo stesso punto. Ma vi sono molti altri reticoli, adatti a vari scopi. In certi casi, si deve misurare la dimensione media dei granuli di un aggregato ad uno o pi componenti (roccia, lega metallica, ecc.). Il metodo pi rapido di confrontare limmagine delloggetto con una serie di reticoli che rappresentano una struttura analoga in forma schematica, con valori opportunamente scaglionati di dimensione dei granuli. Occorrer naturalmente una calibrazione in relazione allingrandimento dellobbiettivo o dei sistemi o tubi intermedi. Per una facile sostituzione dei reticoli, sono stati costruiti degli oculari contenenti un disco girevole (a revolver) che porta parecchi reticoli. Queste indagini sulle dimensioni dei granuli vanno sotto il nome di indagini granulometriche. In altri casi, oltre ai modelli granulometrici, questi oculari a revolver portano dei reticoli con disegni di altro tipo, per es. profili di filetti di vite; con questi reticoli, si confronta la silhouette di un oggetto con un profilo campione. Per misure lineari di maggior precisione si usa loculare a tamburo che contiene una normale graduazione fissa; su questa, si vede sovrapposta una riga che mobile a mezzo di una manopola laterale. Concentrico alla manopola vi un tamburo graduato (donde il nome) che consente di leggere con precisione la posizione della riga mobile; portando la riga a toccare i due lati di un oggetto osservato nelloculare, si pu misurare la larghezza delloggetto. Loculare indicatore non un vero oculare di misura: esso contiene semplicemente una punta mobile nel piano dellimmagine intermedia: la punta si pu spostare per indicare un punto qualunque dellimmagine. Lutilit di questo congegno sta nella possibilit che un osservatore indichi con certezza ad un altro un punto particolare delloggetto. Luso dunque didattico. Per il disegno dellimmagine microscopica esistono vari tipi di congegni, trattati nel 16.4 ed in fig. 40. I pi semplici si possono chiamare oculari da disegno in quanto assomigliano molto ad un oculare e si basano sul principio della camera lucida di Abbe. Qui ci fermiamo poich nella lunga storia della microscopia infiniti sono i problemi particolari che si sono presentati ai micrografi ed altrettanto varie le soluzioni proposte dai vari costruttori.

9.11 - La notazione degli oculari Presso i costruttori prima del 1950 era abbastanza comune contrassegnare gli oculari con cifre o sigle arbitrarie, dalle quali si potevano ricavare le prestazioni delloculare solo a mezzo di apposita tabella. Attualmente, vi sono sia sigle che sono diverse da un costruttore allaltro, sia indicazioni di uso universale. Le sigle non standard riguardano la categoria degli oculari. Una H o nessuna sigla pu indicare un oculare Huygens. Un compensatore sar contrassegnato da una C o una K o da Compens o da nessuna sigla. Una W o GC o GW o WF o GF possono indicare un grandangolare. La sigla P pu indicare oculari particolarmente corretti riguardo la curvatura di campo o da usare in radiazione polarizzata. A pu indicare oculari acromatici. Br1 o il simbolo di un occhiale () indicano un oculare a pupilla alta, adatto a portatori docchiali. O spesso usato per oculari ortoscopici, pi o meno grandangolari. Sono invece molto standardizzate le indicazioni di ingrandimento visuale V e di indice di campo s . Lingrandimento V si indica con un numero, spesso seguito da un segno . Pu seguire lindicazione di s espresso in mm, separato da una barra o racchiuso fra parentesi o in un cerchietto: es. 6 / 18 o 16 (12,5). standard anche la sigla Pol che indica oculari previsti per luso in radiazione polarizzata. Tali oculari sono caratterizzati essenzialmente dalla presenza di un reticolo costituito da due fili incrociati a 90; il reticolo impone ovviamente che la lente oculare sia regolabile. Si visto che una figura a croce richiede un orientamento obbligato delloculare attorno allasse ottico, e ci si ottiene con la chiave sporgente sopra descritta, che impedisce luso di questi oculari su tubi normali. 9.12 - Oculari ed occhiali Si detto pi volte che il microscopio progettato in modo che limmagine finale, quella fornita dalloculare per losservazione diretta, sia virtuale ed a distanza infinita. Sia pure ricordando che il concetto di infinito in ottica si limita a quello di molto pi grande della focale, rimane il fatto che un microscopio correttamente messo a punto andrebbe usato con locchio focalizzato allinfinito, cio rilassato. Tutto ci nel caso di occhio normale o emmetrope. Ma ora consideriamo il caso di un osservatore affetto da ametropia sferica, cio da un difetto dei mezzi rifrangenti dellocchio consistente in un eccesso (miopia) o una carenza (ipermetropia) della potenza sferica. Normalmente, questi difetti dellocchio si correggono
1 dal tedesco "Brillen" = occhiali. 54

con lenti da occhiale aventi una potenza sferica che compensi il difetto dellocchio. Ma, al microscopio, locchiale va tenuto? Se lametropia non supera 3 D circa1 pensabile di correggerla semplicemente spostando limmagine finale, cio ritoccando la messa a fuoco. Sappiamo che in questo modo si alterano le coniugate dellobbiettivo, con le note conseguenze sulla parfocalit, ecc., ma normalmente ci pu venire tollerato. Se lametropa pi forte di 3 D, allora consigliabile portare gli occhiali per lontano, cio quelli che danno la miglior visione per oggetti a qualche metro di distanza. Tutti sanno che in maggioranza gli anziani divengono presbiti, cio perdono il potere di accomodazione per cui, passando lo sguardo da lontano a vicino, debbono inforcare gli occhiali o sostituirli. Il presbite puro, senza altri difetti dellocchio, vede bene da lontano senza occhiali e cos non ha bisogno di occhiali se osserva attraverso un microscopio correttamente focalizzato. Se il presbite ha altri difetti diottrici, dovr usare al microscopio gli occhiali per lontano, almeno se si supera la soglia delle tre diottrie sferiche. Diverso il discorso per le ametropie cilindriche: in questi casi il difetto di convergenza dellocchio non si pu ricondurre ad una potenza, cio ad una lente, sferica ma bens ad una lente cilindrica. Si parla in questi casi di astigmatismo, non nel senso della aberrazione descritta nel 3, ma nel senso che limmagine di un oggetto puntiforme appare allocchio allungata in un segmentino, anche al centro del campo visivo. Fino ad 1 diottria, lastigmatismo pu essere ignorato, ma altrimenti occorrono gli occhiali, sempre del tipo per lontano. Nel microscopio non esistono mezzi per compensare questo difetto. Nel caso dellosservazione con entrambi gli occhi, cio con tubo bioculare, valgono le stesse raccomandazioni: in sintesi, portare gli occhiali per lontano per ametropie sferiche superiori a 3 D ed in casi di astigmatismo superiori a 1 D . C in pi una complicazione; i due occhi possono presentare un potere diottrico diverso (anisometropia); gli occhiali tengono conto anche di questo ma, per chi non desidera portare o sopportare gli occhiali, si possono compensare anisometropie sferiche di qualche diottria a mezzo della regolazione di uno o entrambi i tubi porta-oculari2 . Per lastigmatismo, come si detto, non vi rimedio, tranne luso degli appositi occhiali (per lontano). Un altro problema legato alluso di tubi monoculari, con un solo oculare. Locchio che non guarda nelloculare, come deve stare? Lideale sarebbe di tenerlo chiuso, ma dopo pochi minuti la fatica pu divenire intollerabile. Se lo si tiene aperto, si ha la sovrapposizione dellimmagine microscopica col tavolo di lavoro. Il rimedio per uscire dal dilemma semplice: prendere un pezzo di cartoncino nero, del tipo per album di fotografie (circa 10 15 cm), praticarvi un foro in posizione eccentrica (se si praticano due tagli in croce di circa 30 mm e si sollevano i quattro lembi, il cartoncino rimarr spontaneamente forzato sul tubo) ed infilarlo sul tubo porta-oculari, dopo aver tolto momentaneamente loculare. Il campo visivo dellocchio che non guarda nel microscopio viene a trovarsi occupato da un fondo nero. Quando si cambia occhio, e ci deve avvenire in media ogni cinque minuti per non affaticare un occhio solo, occorrer voltare il cartoncino. Oltre al cartoncino auto-costruito, sono stati fabbricati appositi para-occhi che svolgono analoga funzione, ma i normali distributori non danno molto peso a questi accessori di poco prezzo.
9.13 - La pulizia dell oculare Si pu riprendere qui molto di quanto si detto a proposito della pulizia dellobbiettivo. Va per aggiunto che la grande (relativamente) focale delle lenti delloculare rende assai meno critica la loro centratura e ne consente lo smontaggio ed il rimontaggio senza troppe precauzioni. Si faccia solo attenzione, prima dello smontaggio, ad annotare bene la disposizione delle lenti per non correre il rischio di rimontarle rovesciate od in ordine errato. Altra differenza rispetto allobbiettivo che la lente di campo (negli oculari negativi) e gli eventuali reticoli si trovano nel o presso il piano focale delloculare. Ne consegue che la polvere sulle loro superfici appare praticamente a fuoco assieme allimmagine microscopica, tanto pi quanto pi forte lobbiettivo (pupilla pi piccola, minore apertura lato immagine). Per pulire bene un reticolo dalla polvere, dopo le normali operazioni (carta ottica o telo di cotone inumiditi inizialmente di alcool o xilolo e poi asciutti), occorre osservarlo con un microscopio a basso ingrandimento, possibilmente stereoscopico, illuminandolo con luce radente. I singoli granuli di polvere vanno tolti uno per uno con un ago o una punta pulita di plastica, stando in un ambiente chiuso e privo di correnti daria.
1 Si ricordi che la potenza P di una lente, espressa in diottre (D), data dall'inverso della sua focale espressa 2 La potenza sferica di compensazione D , espressa in diottrie, corrispondente allo spostamento assiale s (in

in metri:

P = 1/f

(18)

mm) dell'oculare, si ricava in base alla focale foc (in mm) dell'oculare stesso : D = 1000 s / foc2. Per es., un oculare 10 (foc = 25 mm) corregge un'anisometropia di 1 D per uno spostamento assiale s di 0,625 mm.
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anche ovvio che la lente oculare si sporca facilmente, se non altro perch facilmente esposta alla polvere e le ciglia delle palpebre vi sfregano (e la ungono) facilmente. Essa va dunque pulita di frequente. Per la pulizia, si sono gi date indicazioni: carta morbida o un vecchio telo di cotone ben lavato, inumidire appena con xilolo, poi ripassare col telo asciutto dopo aver alitato; togliere i peli residui soffiando con una peretta di gomma. Inoltre, loculare non va mai tolto dalla sua sede, poich il tubo aperto si riempirebbe di polvere. Negli oculari regolabili o a tamburo o dove vi sono parti meccaniche in movimento, vi saranno poi i soliti problemi di pulizia, lubrificazione, sostituzione dei grassi induriti, ecc.

10 - IL CONDENSATORE

Nel sistema illuminante del microscopio il condensatore un sistema ottico posto sotto il tavolino, nelle immediate vicinanze delloggetto, che serve a creare nel piano delloggetto stesso un campo illuminato con unapertura simile a quella dellobbiettivo. Per ora, consideriamo il caso di oggetti sottili e trasparenti per i quali il fascio illuminante ed il condensatore si trovano, rispetto alloggetto, dalla parte opposta dellobbiettivo (illuminazione diascopica o per trasparenza o a luce trasmessa o, brevemente, diascopa). Restringiamo ancora il campo: nel 10.8 si accenner al principio del campo oscuro, una tecnica che illumina loggetto con fasci obliqui e lo fa apparire chiaro su fondo scuro. Questo rientra nel gruppo delle tecniche di contrasto (vedi il 19.1). Limitiamoci cos al caso della diascopia in campo chiaro, che illumina loggetto con un fascio il quale, traversato loggetto stesso, entra almeno parzialmente nellobbiettivo e conferisce al fondo dellimmagine una luminosit sempre elevata. Del resto, i princpi generali dellilluminazione che discuteremo nel 13 sono gli stessi, in diascopia come in episcopia, in campo chiaro come in campo scuro. Scopo del condensatore sempre di formare, nel piano delloggetto del microscopio, unimmagine di una sorgente di radiazione ottica, secondo lo schema della fig. 5. Nello schema di illuminazione sec. Khler (vedi il 13.5 e la fig. 30) tale sorgente costituita dal diaframma di campo illuminato ( Dc ); tale diaframma ed il piano oggetto in O sono coniugati fra di loro ad opera del condensatore Ko ; limmagine di Dc che si forma in O deve coincidere col campo oggetto dellobbiettivo. Dunque in O coesistono limmagine di Dc data dal condensatore e loggetto dellobbiettivo. Il fascio che forma limmagine della sorgente convergente e dovrebbe avere unapertura massima simile a quella dellobbiettivo in uso. Il diametro dellimmagine della sorgente, cio della porzione illuminata delloggetto del microscopio, (il campo oggetto illuminato, qui si parla delloggetto dellobbiettivo del microscopio), deve essere almeno pari al campo oggetto massimo dei vari obbiettivi. Nei 13.4 e 13.5 si vedr che la sorgente, che rappresenta loggetto del condensatore, pu essere costituita da un diffusore (vedi il 12.2), da un corpo luminoso (fiamma, filamento incandescente, ecc.) o dal piano di un diaframma (il diaframma di campo illuminato Dc nello schema di Khler) opportunamente illuminato da una lente (collettore). 10.1 - Campo del condensatore Limmagine della sorgente si forma ad opera del condensatore secondo lo schema di fig. 5 ( 2) ed quindi reale, rovesciata ed impiccolita. Tale immagine (il campo illuminato) deve trovarsi nel piano del vetrino e deve essere uguale o poco pi grande del campo oggetto dellobbiettivo. Nel 13 si vedr che questa una delle condizioni per un buon sistema illuminante da microscopio. Per semplicit, prendiamo in esame il sistema illuminante concepito da Khler ed illustrato nel 13 (fig. 30). La sorgente l costituita dal piano di un diaframma detto di campo illuminato che ovviamente non luminoso di per s, ma trasmette la radiazione proveniente da un corpo luminoso (filamento incandescente, ecc.) e rifratta dalla lente collettrice. Dunque il campo oggetto del condensatore coincide col diaframma di campo ( Dc in fig. 30). In pratica, semplice misurare il diametro del campo illuminato (il campo immagine del condensatore), almeno in via approssimata: si appoggia sul tavolino, in luogo
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del vetrino, un filtro smerigliato o un pezzo di carta millimetrata; con qualche manovra opportuna facile avere sul filtro un dischetto illuminato dagli orli nitidi; quello il campo illuminato, di cui si pu misurare il diametro. Tale diametro importante poich, abbiamo detto, esso dovrebbe sempre essere appena superiore al diametro del campo oggetto dellobbiettivo { s nella (16), nel 7.8}. In pratica, guardando nelloculare con le combinazioni di obbiettivi ed oculari capaci di dare il massimo ed il minimo valore di ingrandimento visuale VM , avremo rispettivamente il minimo ed il massimo valore del campo oggetto s : in ogni caso si deve vedere il campo visuale omogeneamente illuminato in tutta la sua estensione e poco pi. Nel caso concreto, supponendo un oculare debole con indice di campo s = 20 mm ed un obbiettivo debole ( M = 2,5 : 1 ), si ha un valore di campo oggetto pari a 20 / 2,5 = 8 mm; allestremo opposto, con un oculare forte con s = 8 mm ed un obbiettivo forte con M = 100 : 1 , si ha un campo oggetto di 8 / 100 = 0,08 mm. Il rapporto fra diametro massimo e minimo del campo illuminato e quindi del diaframma di campo Dc dovrebbe allora essere almeno 8 / 0,08 = 100 : 1 . Ecco allora il grande problema di tutti i dispositivi illuminanti per microscopio: produrre un campo illuminato variabile da meno di 0,1 mm ad almeno 8 mm di diametro. Vediamo le soluzioni pi usate.
Le soluzioni di ripiego possibile porre un filtro diffusore sotto il condensatore: limmagine della sorgente verr allargata ad opera della diffusione; naturalmente si cancella limmagine definita del diaframma di campo Dc (vedi il 13). In pratica, il sistema pu dare buoni risultati; la resa fotometrica sar scarsa, ma a basso ingrandimento tutto pi facile, ed in queste condizioni che si presenta il problema del campo illuminato insufficiente. A forte ingrandimento, il filtro smerigliato si pu sempre togliere. Si pu anche togliere del tutto il condensatore e sostituirlo con un diffusore; per aperture di obbiettivo non superiori a 0,4 , il sistema pu funzionare, anche se il rendimento fotometrico sempre scarso. Il diaframma di campo ad iride Nella gran maggioranza degli strumenti, il diaframma di campo illuminato (Dc in fig. 30) ad iride, cio a diametro variabile, come avviene negli obbiettivi fotografici. Un diaframma ad iride pu avere un diametro massimo (nei microscopi) di 20 - 50 mm ed uno minimo di 1 - 2 mm. Il rapporto massimo / minimo non supera perci 30 : 1 circa , e si visto che occorre invece un rapporto fino a 100 : 1 . Occorre rivolgersi ANCHE ad altri mezzi, nel senso che il diaframma di campo ad iride non basta di solito a coprire da solo la variazione richiesta del campo illuminato. La lente frontale estraibile Il sistema ottico del condensatore spesso formato da un membro inferiore, semplice o composto, di grandi dimensioni (20 - 35 mm) e da una lente superiore pi piccola o frontale, generalmente semplice e semisferica. La massima potenza del condensatore (come nellobbiettivo) dovuta alla frontale. Ebbene, in molti condensatori possibile allontanare o ribaltare o spostare lateralmente la lente frontale. Essa in questi casi pu essere incastonata o bloccata in un anello a vite, che si svita dallestremit superiore del condensatore; altre volte essa montata su un braccio laterale girevole; la rotazione del braccio avviene a mezzo di una manopola laterale e porta la lente nella o fuori della posizione corretta. Questo tipo di condensatore a lente frontale scamottabile o estraibile molto comodo e diffuso, anche se otticamente scadente. Tutti questi meccanismi per estrarre la lente frontale hanno un fine comune: la potenza del condensatore si abbassa, quindi la sua focale aumenta e la riduzione, il rimpiccolimento, dellimmagine della sorgente minore; infine, il campo illuminato pi grande. Ma c anche qualche inconveniente in tutti quanti: le aberrazioni, di cui parleremo sotto, possono essere minimizzate col condensatore completo oppure privato della frontale, ma non in entrambe le condizioni. Il risultato, da questo punto di vista, sempre scadente; il diaframma dapertura Da (vedi il 13 e la fig. 30) deve trovarsi assai vicino al primo piano focale del condensatore. Ci avviene quando il condensatore completo, ma non dopo lestrazione della frontale. Per questo, limmagine del diaframma Da non si forma pi nel piano focale superiore dellobbiettivo ( PU ) ed il diaframma stesso non esplica pi la funzione di limitare lapertura del condensatore, ma piuttosto si avvicina ad un diaframma di campo molto sfocato; dopo lestrazione della lente frontale, limmagine della sorgente o del diaframma di campo Dc si forma pi in alto; per riportarla a coincidere con loggetto si deve abbassare il condensatore; non sempre ci consentito dalla struttura meccanica dello strumento. Labbassamento del fuoco immagine Unaltra soluzione consiste nellintervenire sulla lente inferiore del condensatore in modo che il suo fuoco (e nei suoi pressi limmagine di Dc) si formi SOTTO la frontale. Nello schema normale, il fuoco e limmagine di Dc si formano oltre la frontale; se tale immagine si forma prima, nei pressi del primo fuoco della frontale, dalla frontale stessa emerge un fascio ampio ed a forte apertura;
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nel piano oggetto dellobbiettivo si pu formare pi o meno a fuoco unimmagine del diaframma del condensatore Da , che assume le funzioni di diaframma di campo. Non possibile con questo schema regolare correttamente lapertura del condensatore; solo in parte lo si pu fare in certi casi manovrando Dc. In pratica, questo principio viene applicato inserendo subito sotto il condensatore una seconda lente di forte potenza. Le condizioni di lavoro del condensatore vengono alterate; si tratta ancora di ripieghi. Unaltra possibilit consiste nel porre, molto sotto il condensatore, una lente convergente debole detta lente a grande campo. Intuitivamente, tale lente opera come una lente dingrandimento dal punto di vista del condensatore e gli mostra unimmagine virtuale ingrandita del diaframma di campo. La posizione dellimmagine finale di Dc si abbassa di poco. Questa soluzione usata soprattutto quando il diaframma Dc si trova lontano dal condensatore e la sua immagine risulterebbe troppo piccola, ma laumento del campo illuminato modesto. La lente a grande campo pu essere estraibile poich, con gli obbiettivi forti, non si ha interesse ad ingrandire il campo illuminato, bens a ridurlo; introdurre od estrarre tale lente obbliga a rifocheggiare il condensatore. Condensatori intercambiabili Tutte le soluzioni proposte finora per ottenere da un unico condensatore un campo illuminato grande e variabile entro ampi limiti, sono dunque affette da vari inconvenienti. Esse sono largamente impiegate solo per ragioni di praticit e di economia. Per coprire tutti i valori di campo illuminato, che variano come si visto nel rapporto di almeno 100 : 1 nei normali corredi ottici, la soluzione ideale di cambiare condensatore. In genere, con due condensatori di diversa focale e con la manovra del diaframma di campo ad iride si risponde ad ogni esigenza. Alcuni costruttori offrono perci un condensatore normale con apertura massima 1,25 almeno, adatto agli obbiettivi dal 100:1 fino al 10:1 o anche meno, assieme ad un condensatore a grande campo adatto per tutti gli obbiettivi deboli previsti su quel dato strumento. Un buon condensatore a grande campo deve possedere un diaframma dapertura e deve consentire di mettere a fuoco limmagine del diaframma di campo con un vetrino di spessore normale. Ovviamente, la sua apertura ed il campo illuminato che esso produce debbono essere adeguati agli obbiettivi pi deboli.

10.2 - La distanza della sorgente In molti strumenti, il sistema illuminante incorporato nel piede dello stativo per cui la geometria del sistema rigida e la distanza fra sorgente (diaframma di campo nel caso degli illuminatori sec. Khler) e condensatore fissa. I vari parametri che consentono di realizzare lo schema di Khler devono essere ben equilibrati fra loro ma, purtroppo, in certi casi, questo equilibrio trascurato ed il sistema illuminante risulta variamente difettoso. Quando invece la sorgente (o la microlampada, vedi il 11) esterna e la sua distanza dal condensatore variabile, occorre pensare alle conseguenze di questa variazione ed attenersi alle indicazioni del costruttore. 10.3 - Distanza frontale del condensatore Sotto certi aspetti, un normale condensatore diascopico ha una struttura simile a quella di un obbiettivo forte: normale la presenza di una lente frontale semisferica, in alto, preceduta da uno o pi elementi di maggior diametro e minore potenza. Tale sistema ottico del condensatore si trova, rispetto alloggetto, in posizione specularmente simmetrica in confronto allobbiettivo: le lenti frontali dei due sistemi si affacciano luna verso laltra, ed in mezzo ad esse vi il vetrino (Og in fig. 27). Poich il porta-oggetti pi spesso del copri-oggetti, la distanza frontale, e quindi la focale e le dimensioni del condensatore, sono maggiori di quelle dellobbiettivo. Pi in dettaglio, come per lobbiettivo, si pu definire una distanza frontale ed una distanza di lavoro anche per il condensatore. In luogo della lamella, si considera il portaoggetto e la distanza di lavoro la distanza esistente fra superficie superiore della lente frontale (o della sua montatura meccanica) e superficie inferiore del porta-oggetto, supposto che il condensatore sia a fuoco e la microlampada sia a distanza nominale. Se loggetto montato aderente ad un normale vetrino porta-oggetto (spessore normalizzato: 0,9 - 1,1 mm), il costruttore predispone le cose in modo che, quando il condensatore a fuoco, cio limmagine della sorgente nel piano delloggetto, la distanza di lavoro del condensatore non scenda mai a zero. Infatti se, per focalizzare il condensatore, esso va a toccare da sotto il vetrino, lo solleva e fa perdere la messa a fuoco, oppure addirittura lo schiaccia contro lobbiettivo. In altre parole, nella coniugata immagine del condensatore deve esservi sempre lo spazio per un vetrino di spessore normale pi un piccolo spazio vuoto. Quando poi si vuol prevedere luso di vetrini speciali di maggior spessore, come i vari tipi di camere di conteggio per campioni di sangue o sospensioni di particelle, occorrer disporre di una distanza di lavoro maggiore, e molti condensatori usuali consentono di lavorare con vetrini fino a 2 - 3 mm di spessore, oppure sono disponibili lenti frontali intercambiabili o
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condensatori speciali con distanza di lavoro maggiorata.

Fig. 27 - Schema di condensatore + obbiettivo

Fig. 28 - Diaframma anulare per campo scuro

In altri casi, la distanza di lavoro del condensatore deve essere assai maggiore: quando si osservano culture o sospensioni di cellule o microrganismi o particelle contenute in vaschette, micro-acquari, scatole di Petri1, ecc. si pu dover osservare un oggetto che dista 10 - 20 mm dal fondo del contenitore. Esistono allo scopo dei condensatori a lunga focale o, ci che pi interessa, a lunga distanza di lavoro, anche pi di 30 mm. Come si detto riguardo agli obbiettivi long distance, alla maggior distanza di lavoro corrisponde, a parit di focale e di apertura, un maggior diametro delle lenti, specie della frontale, il che rende ben riconoscibili questi condensatori. Dato per che il diametro delle lenti trova rapidamente un limite nella struttura meccanica dello strumento, i condensatori long distance o LD hanno spesso unapertura ridotta e non conveniente usarli con obbiettivi molto forti. 10.4 - Focalizzazione del condensatore Nei sistemi illuminanti in cui la sorgente un diffusore, bene che limmagine di questo, creata dal condensatore, non si trovi nel piano delloggetto. Infatti il diffusore pi usato e pi pratico il vetro smerigliato ed esso non omogeneo; la sua superficie (di solito una delle due) presenta una grana, cio delle minute irregolarit, e sono proprio quelle che producono la diffusione. Ma tali irregolarit creano anche delle piccole differenze di brillanza che danno al filtro un aspetto granuloso. Se limmagine del filtro cadesse a fuoco sulloggetto, osservando nelloculare si vedrebbe loggetto sovrapposto a quella granulosit (naturalmente ingrandita). Per questo motivo, un costruttore serio fa in modo che il diffusore non risulti mai a fuoco nel piano oggetto o nei suoi coniugati. Quando invece si usa il sistema illuminante di Khler (vedi il 13), il piano del diaframma di campo Dc pu (a determinate condizioni) essere illuminato uniformemente; allora conviene che limmagine di Dc cada a fuoco assieme alloggetto in modo che il campo illuminato risulti ben delimitato dallorlo di Dc . Per ottenere questa messa a fuoco di Dc devono essere adeguati certi parametri che influiscono sulla posizione dellimmagine di quel diaframma: lunghezza focale del condensatore; distanza fra Dc e condensatore; presenza o assenza di opportune lenti a grande campo o di lenti frontali ribaltabili, che andranno usate oculatamente; spessore opportuno del vetrino portaoggetto, cio valore non nullo della distanza libera di lavoro del condensatore. Per, anche se tutti questi fattori hanno il valore corretto, rimane per lo meno il fatto che lo spessore del porta-oggetti, anche dei tipi normali, affetto da una tolleranza di qualche decimo di mm. Dunque, affinch limmagine del diaframma Dc coincida sempre col piano delloggetto, che si suppone aderente alla superficie superiore del porta-oggetti, occorre che il condensatore possa salire o scendere di qualche decimo di mm. In altre parole, quando si sostituisce il preparato, facile dover ritoccare il fuoco del condensatore, anche senza
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Julius Richard PETRI , batteriologo tedesco (1852 - 1921). Le "scatole di Petri" sono scatole piatte e rotonde in vetro, con coperchio, del diametro di vari cm ed alte circa 1 cm; esse sono molto usate per le culture batteriche su gelatina.
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modifiche di altro tipo. Se poi si vuole tener conto delle variazioni di focale conseguenti per es. allestrazione della lente frontale, occorre che la corsa del condensatore ammonti almeno a 2 - 3 cm. Ecco che il condensatore deve essere munito di un dispositivo di focalizzazione, deve potersi muovere assialmente, con una corsa longitudinale parallela allasse ottico. I mezzi tecnici per ottenere questo spostamento sono vari: il pi diffuso dato da una guida a coda di rondine (a sezione trasversale di forma trapezoidale) mossa da una cremagliera, di solito fissata alla parte scorrevole della guida. La cremagliera scorrevole spinta da un pignone o ruota dentata, che fissato alla parte immobile dello stativo, ed azionato da una o due manopole. In genere, i denti della cremagliera e del pignone sono inclinati, e lo stesso si riscontra nei movimenti di messa a fuoco macrometrica dellobbiettivo o di traslazione del tavolino. La ragione di quellinclinazione sta nel miglioramento delluniformit dei movimenti. La corsa del condensatore deve possedere dei fine corsa, cio degli arresti positivi che ne limitino lampiezza sia verso il basso (per non urtare gli organi sottostanti o il piede dello stativo), sia verso lalto (per non urtare il vetrino e poi schiacciarlo contro lobbiettivo). Nei condensatori forti, la distanza di lavoro si riduce spesso a pochi decimi di mm, quindi il fine corsa superiore deve essere assai preciso, ed i migliori strumenti possiedono una regolazione fine (una vite, una piccola camma) per tale fine corsa. Il fine corsa superiore si potr allungare quando lo spessore del vetrino maggiore, ma sempre evitando che il condensatore urti col vetrino stesso. La sporgenza pi elevata del condensatore non deve mai oltrepassare il piano del tavolino, quello su cui poggia il vetrino. Il movimento di focalizzazione del condensatore deve possedere poi un certo grado di attrito o di frizione per evitare che il peso possa trascinare di per s il condensatore verso il basso; daltra parte, la frizione non deve essere eccessiva per non richiedere uno sforzo inutile. La frizione in genere regolabile, per es. ruotando in senso inverso le due manopole di comando del pignone. Limportanza della focalizzazione del condensatore sempre sottovalutata: se il condensatore viene abbassato rispetto la posizione ideale, i raggi marginali da esso emergenti non vengono accolti dallobbiettivo; solo i raggi parassiali contribuiscono a formare limmagine intermedia. Tutto si svolge come se fosse stato chiuso il diaframma dapertura ( Da ). Per convincersi di ci sufficiente togliere loculare ed osservare la pupilla di un obbiettivo (magari con una debole lente dingrandimento o una lente di Amici): se il condensatore correttamente focalizzato, la pupilla dellobbiettivo apparir interamente illuminata; se si abbassa il condensatore, solo i raggi parassiali vengono utilizzati e la porzione illuminata della pupilla si restringe fino a ridursi ad una macchiolina centrata. Lesperimento riesce meglio con un obbiettivo medio-forte (per es. un 40:1) ed un buon condensatore di apertura numerica non inferiore a 0,7. Un condensatore abbassato porta quindi ad una perdita della sua apertura utile e ci, come si gi detto, significa una perdita di risoluzione e di luminosit. frequente il vezzo di ridurre la luminosit dellimmagine o aumentare il contrasto abbassando il condensatore o chiudendone il diaframma: con ci si ottiene sempre una perdita di apertura e quindi di risoluzione. La manovra della focalizzazione o la regolazione del diaframma del condensatore pu determinare da sola la possibilit che una data struttura delloggetto venga risolta o meno. 10.5 - Apertura del condensatore Si gi fatto notare (fig. 27) come il condensatore, rispetto al piano delloggetto, assomigli allimmagine speculare dellobbiettivo, e molto di ci che si detto riguardo lapertura dellobbiettivo si pu ripetere per il condensatore. Si anche visto quali siano gli effetti sullimmagine finale di una variazione dellapertura del condensatore. In molti calcoli, per es. di risoluzione, si pu introdurre come valore di apertura non tanto quello dellobbiettivo quanto la media aritmetica fra lapertura dellobbiettivo e quella del condensatore. Rimane poi valido quanto detto nel 8: se fra condensatore e vetrino vi aria (avremo cos i condensatori a secco), lapertura numerica NA = n sen {vedi la (2)} non pu superare il valore teorico di 1 e quello pratico di 0,95; se fra lente frontale del condensatore e vetrino si pone una goccia dolio da immersione ( n = 1,515 ), la NA pu raggiungere il valore di 1,51 in teoria ed 1,45 in pratica. Si ha cos un condensatore ad immersione. Limmersione del condensatore con un obbiettivo a secco ha poco senso1, ma permette di
1 Come si dir nel 13, l'apertura del condensatore va regolata in molti casi sui 2/3 di quella dell'obbiettivo. 60

riempire completamente lapertura di un obbiettivo ad immersione. In questo caso si deve porre lolio dai due lati del vetrino, verso lobbiettivo e verso il condensatore, e si parla di doppia immersione. Da quanto detto a suo tempo, non si pu usare un obbiettivo a secco con olio o un obbiettivo ad immersione senza olio. Per un condensatore le cose non sono cos drastiche; le correzioni sono certamente migliori usando lolio con i condensatori ad immersione e solo con quelli, ma la maggioranza dei condensatori del commercio, che non pretende un optimum di correzioni, si pu usare a secco con NA non superiore a 0,95, mentre con lolio mostra una NA di 1,25 o 1,30. Anzi, tali condensatori portano in genere la scritta 1,25 o 1,30 o simili, sottintendendo che quel valore di apertura si pu raggiungere solo con limmersione, ma il condensatore va bene anche a secco. In pratica, lapertura massima di un condensatore pu essere 1,4 per quelli ad immersione ben corretti; 1,20 per quelli pi semplici; 0,95 per quelli a secco ben corretti; 0,80 per quelli a secco a due lenti; 0,6 per quelli ad una lente; 0,20 o anche meno per quelli a grande campo; 0,50 o meno per quelli a grande distanza di lavoro ( LD ). Tale apertura massima deve essere simile a quella dellobbiettivo pi forte che si intende usare. Sarebbe sciocco tentare di usare un obbiettivo ad immersione con un condensatore ad es. del tipo LD con NA = 0,5 o viceversa usare un obbiettivo debole, con NA < 0,25, con un condensatore forte. Comunque, tutti i condensatori sono dotati di un diaframma dapertura ad iride che stato discusso in pi riprese, e consente in ogni caso una forte riduzione della NA del condensatore, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che sappiamo. Non si creda inoltre che, disponendo di unapertura nel condensatore assai maggiore di quella dellobbiettivo, si possa aumentare a piacere la risoluzione dellobbiettivo {vedi la (7)}: come gi detto, in quel caso aumenta la luce diffusa, peggiora il contrasto ed il danno pi forte del vantaggio. Con gli obbiettivi pi corretti ed un oggetto ben contrastato, conviene tenere lapertura del condensatore ( NAk ) assai vicina a quella dellobbiettivo ( NAo ); con un obbiettivo di modeste correzioni, specie se con molte lenti (planare, ad es.), pu convenire ridurre NAk alla met di NAo . Solo la situazione concreta indicher il miglior compromesso fra forte NAk (miglior risoluzione) e bassa NAk (miglior contrasto). Il diaframma dapertura Da dovrebbe stare, come si disse, nel primo fuoco del condensatore, ma molti costruttori non rispettano questa norma. Fisicamente, esso si trova di solito subito sotto il pacco lenti, raramente in mezzo alle lenti. Presso il diaframma Da vi a volte una scala graduata che indica, in mm o in unit arbitrarie, il diametro del Da medesimo per ogni posizione della levetta di comando. Per finire, ricordiamo che la doppia immersione comporta la presenza di olio SOTTO il vetrino: tale olio tender a colare gi per il condensatore (che ha sempre forma appuntita per le minori dimensioni della frontale) e lo spazio fra vetrino e condensatore rester vuoto; a questo punto nessuno resister alla tentazione di aggiungere altro olio ed il processo verr incrementato. Nuovo svuotamento, nuova aggiunta di olio, ecc. facile immaginare lo stato di colaticcio che si realizza dopo poche ore di lavoro di questa reazione a catena idraulica. per questo che molti costruttori hanno il buon senso di consigliare condensatori a secco anche per obbiettivi ad immersione. Tanto peggio per la risoluzione. Un compromesso pu essere costituito dalluso di glicerina in luogo dellolio per limmersione del condensatore. Non si tratter pi di immersione omogenea (n = 1,456), ma almeno la glicerina si pu lavare con acqua.
10.6 - Struttura del condensatore Allincirca, la forma esterna del condensatore quella di un cilindro, con un diametro di circa 4 cm ed unaltezza da 1 - 2 a 5 o pi cm. Il cilindro termina superiormente con un tronco di cono o con un cilindro pi piccolo poich spesso vi una lente superiore (la frontale, dal lato delloggetto) di minor diametro. Inferiormente, il cilindro termina di solito con un diaframma ad iride (comandabile con una levetta radiale o un anello godronato1) e con un porta-filtri. Il porta-filtri consiste in genere in un anello (in metallo o plastica) con una sede interna per i filtri, di diametro compreso spesso fra 30 e 33 mm, ed un foro eccentrico che permette di imperniarlo allorlo inferiore del condensatore. Il porta-filtri quindi estraibile. A volte esso tagliato in modo da essere elastico e serrare lievemente il filtro. Altre volte, gli anelli porta-filtri sono fissati non al condensatore ma al porta-condensatore. Il fissaggio meccanico del condensatore allo stativo avviene di solito tramite un porta-condensatore, della foggia pi varia. Spesso, si tratta di un supporto a squadra: la porzione orizzontale della squadra, a forma di
1 Si chiama "godronatura" la lavorazione di una superficie a fini solchi paralleli; la lavorazione a fini punte o sporgenze, cio a solchi incrociati, si chiama invece "zigrinatura". 61

anello, regge il condensatore; la porzione verticale porta la cremagliera e la guida a coda di rondine, che ne permette gli spostamenti verticali. Il fissaggio del condensatore alla parte orizzontale della squadra avviene essenzialmente in tre modi : slitta a coda di rondine lineare orizzontale (Leitz, Jena, ecc.); coda di rondine circolare (Zeiss, Galileo, ecc.): la guida ancora a sezione trapezoidale, ma ad anello e circonda la base del condensatore; il condensatore si inserisce dallalto nel porta-condensatore; la coda di rondine viene fissata da due viti radiali, che ne consentono anche la centratura, e da una punta elastica; incastro cilindrico: la superficie esterna del condensatore cilindrica, spesso con diametro di 39,5 mm, e si incastra dal basso nellanello portacondensatore. Una vite orizzontale o qualcosa di simile permette di bloccare il condensatore dopo che entrato nella sede Il diametro esterno molto diffuso di 39,5 mm potrebbe far pensare ad una intercambiabilit dei condensatori di costruttori differenti; ma occorre anche verificare la parfocalit dei condensatori: dovrebbe essere uguale (ed in genere non ) laltezza del condensatore, cio la distanza fra la battuta inferiore di esso e la sua superficie superiore. Anche la forma della parte superiore, che deve alloggiare nel foro del tavolino, pu impedire lintercambiabilit. Storicamente, i primi condensatori erano assai complessi e ben corretti: erano i concentratori contenenti due o pi doppietti (Dujardin, 1838). Poi, E. Abbe (1872) studi un condensatore a due lenti semplici, dopo di lui chiamato appunto condensatore di Abbe. La lente frontale quasi semisferica; linferiore biconvessa, spesso asimmetrica; per ridurre laberrazione sferica, certi tipi moderni hanno almeno una superficie della lente inferiore di forma non sferica e la superficie superiore della frontale pu essere concava. Smontando la frontale, si ha un campo abbastanza grande. Questa ricetta semplice ed economica, ma affetta da forte aberrazione cromatica (e sferica, nei tipi a lenti solamente sferiche). Per una migliore correzione, lelemento inferiore pu essere costituito da uno o due doppietti o da un doppietto pi un menisco. Anche la frontale pu essere doppia. Si arriva cos ai condensatori acromatici o a quelli acromatici-aplanatici, generalmente di altezza maggiore del condensatore di Abbe semplice. I tipi particolari gi citati ( LD , a grande campo, pancratici, ecc.) possono essere assai diversi dagli schemi indicati e contenere anche specchi, oppure solo specchi quando sono destinati al campo scuro. I condensatori per contrasto di fase contengono in genere un sistema ottico simile a quelli normali, oltre la presenza di uno o pi diaframmi anulari; cos quelli per radiazione polarizzata, a parte certi dettagli costruttivi. 10.7 - Aberrazioni del condensatore dannosa la cromatica longitudinale, in quanto del diaframma Dc si hanno (in luce bianca) infinite immagini a diversa altezza e di diverso colore. Se si focalizza il condensatore sullimmagine blu-viola, si avr un alone rosso; se si focalizza sul rosso, si avr un alone blu; se si focalizza nel verde, lalone porpora (o magenta, un miscuglio di viola e rosso). A piccolo ingrandimento, gli aloni non danno gran fastidio e del resto, potendo chiudere molto il diaframma dapertura, laberrazione si riduce; ma a forte ingrandimento (ed a forte apertura) gli aloni appaiono molto larghi, paragonabili al diametro del campo illuminato. In apparenza, gli aloni rimangono fuori dal campo illuminato, ma in realt essi si spingono anche allinterno dellimmagine di Dc , semmai sono mascherati da essa. Ne risulta che limmagine non bianca: se essa circondata, ad es , da un alone rosso, sar affetta da un colore dominante blu, se lalone porpora, avr una dominante verde, ecc., sempre del colore complementare dellalone. Ci dannosissimo nella fotografia a colori e non c filtro di compensazione che tenga poich la dominante varia rapidamente al variare dellaltezza del condensatore; pertanto, sono stati costruiti i condensatori acromatici, che minimizzano laberrazione cromatica. In assenza di essi, lunico rimedio regolare laltezza del condensatore secondo il miglior compromesso (alone porpora) ed allargare molto il diaframma Dc : ci aumenta la luce diffusa (vedi il 5.5.1) ma allarga anche il diametro degli aloni e li porta fuori dal campo visuale, impedendo loro di conferire al campo stesso un colore dominante. Laberrazione sferica, di per s, rende poco nitidi gli orli del campo illuminato, e questo sarebbe il meno; il peggio che lapertura utile dellobbiettivo non viene tutta riempita dal fascio conico prodotto dal condensatore: come se vi fosse un diaframma anulare. Di fatto, non esiste in queste condizioni una focalizzazione corretta del condensatore. In pratica, si rivelano questi effetti chiudendo il diaframma di campo, aprendo tutto quello di apertura, ed osservando la pupilla di un obbiettivo forte dopo aver tolto loculare; si potrebbe vedere unimmagine in cui appare non illuminata la zona intermedia dellobbiettivo; se inoltre vi la presenza di aree colorate, ci denuncia leffetto di una NON correzione dellaberrazione cromatica. Per meglio rendersi conto di quanto avviene, converr focheggiare su e gi il condensatore. anche bene tenere un vetrino sotto lobbiettivo per il suo contributo alla sferica del condensatore. Questa presenza di forte sferica nei condensatori semplici rende un po equivoca lindicazione dellapertura massima di essi: un condensatore di Abbe venduto come dotato di NA = 1,25, in realt pu fornire una zona marginale con NA = 1,25 (utile ad es. per il fondo scuro), ma il resto della pupilla dellobbiettivo non sar completamente illuminato; la massima pupilla che si pu UNIFORMEMENTE riempire con tale condensatore pu corrispondere ad una NA di 0,6 o 0,7 soltanto. Contro questo inconveniente, sensibile per gli obbiettivi forti, si costruiscono i condensatori aplanatici, che spesso sono anche acromatici (condensatori acromatici-aplanatici, gi citati). Un condensatore di Abbe non pu essere n acromatico n aplanatico: occorrono ricette pi complesse. 10.8 - Diaframmi anulari Supponiamo di porre nel porta-filtri del condensatore, presso il diaframma dapertura Da , un diaframma anulare (fig. 28, qualche pagina indietro), cio un diaframma che presenta una zona trasparente in mezzo a due
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zone opache1. Un diaframma anulare sotto al condensatore permette lingresso di un fascio cilindrico cavo il quale viene reso conico dal condensatore e converge (se tutto correttamente disposto) nel punto assiale del piano oggetto ( Og in figura ). A questo punto, poco importa se il condensatore affetto da sferica ed il fuoco parassiale altrove. Conta solo che un certo fascio conico converga nelloggetto e poi diverga. Un fascio conico cavo come schematizzato in fig. 28 risulta avere unapertura massima ed una minima; se la minima superiore a quella dellobbiettivo (come in figura), il fascio non penetrer nellobbiettivo stesso, ed il fondo dellimmagine apparir scuro. Se nel vertice del cono si trova un oggetto qualunque, esso diffonde la radiazione che lo colpisce in tutte le direzioni, compresa lapertura utile dellobbiettivo, e limmagine delloggetto apparir chiara su fondo scuro. questo il metodo pi semplice per ottenere il fondo scuro, una tecnica di contrasto di cui si accenner nel 19; tale metodo pu funzionare bene a piccolo ingrandimento e con obbiettivi a secco. Se invece lapertura dellobbiettivo superiore a quella minima del fascio illuminante conico, il fondo dellimmagine apparir chiaro, visto che una parte del fascio stesso penetra nellobbiettivo. Non si tratta per di un fondo chiaro semplice poich lalterazione della struttura del fascio illuminante modifica landamento dei fenomeni di diffrazione, la struttura della centrica ed il valore della risoluzione (con leggero miglioramento). Questi diaframmi anulari, con apertura minore dellobbiettivo in uso, servono anche per la tecnica del contrasto di fase, altra tecnica di contrasto ( 19). Per ottenere il campo scuro unilaterale, cio lilluminazione obliqua delloggetto da un lato solo, si usa lo stesso metodo descritto nel 6.2 per lilluminazione obliqua, e cio un diaframma stretto (pochi mm di diametro) in posizione eccentrica nella pupilla dingresso del condensatore. Ma la sua forma non ha molta importanza: quello che conta che la sua apertura2 sia maggiore di quella dellobbiettivo. Il diaframma dapertura del condensatore sar tutto aperto.

10.9 - Centratura del condensatore Certi costruttori forniscono degli strumenti in cui il condensatore precentrato in fabbrica. Tale centratura non pu essere perfetta per tutti gli obbiettivi, a causa delle tolleranze di fabbricazione, ma sufficiente per il campo chiaro, la fluorescenza, ecc. Per il contrasto di fase, vi sono esigenze assai pi spinte, ma ci si limita a centrare i singoli diaframmi. Per il campo scuro, si producono in genere condensatori speciali centrabili, in cui il meccanismo di centratura interno alla meccanica del condensatore. Per i microscopi polarizzatori, si preferisce centrare i singoli obbiettivi ( 16.2 e 19). In molti altri casi, invece, il condensatore un sistema rigido, ma lanello in cui esso viene incastrato (la parte orizzontale del porta-condensatore) dotato di un meccanismo di centratura. Si tratta in genere di tre viti a 120 luna dallaltra, di cui una molleggiata, e le altre due spingono sul condensatore vincendo la resistenza della punta molleggiata. Lideale sarebbe che il condensatore venisse ogni volta centrato rispetto allobbiettivo inserito, ma non facile un riferimento diretto fra i due assi ottici3. Si usano allora dei criteri indiretti, per es. losservazione del diaframma dapertura Da nella pupilla duscita dellobbiettivo (togliere loculare e guardare nel tubo) o losservazione del diaframma di campo Dc nel campo delloculare. Questultima tecnica la pi diffusa, ma parte dal presupposto che il costruttore abbia centrato perfettamente le altre parti del sistema; meglio non scommettere: capita spesso, osservando a forte ingrandimento limmagine del diaframma di campo, di vedere degli aloni colorati non simmetrici. Qualcosa fuori centro e lutente non dispone di un metodo semplice di correzione.
10.10 - Pulizia e smontaggio del condensatore Rispetto ad un obbiettivo, un condensatore mostra esigenze assai minori: le correzioni delle aberrazioni sono meno importanti; le focali ed i diametri delle lenti sono maggiori e quindi le centrature e le distanze fra le lenti sono meno critiche; il sistema pi semplice. Ne consegue che smontare e rimontare un condensatore non presenta molti problemi. Le lenti sono fissate in genere da un anello a vite, tranne la frontale, che spesso incastonata nella sede metallica tramite ribaditura. Oltre alla polvere, la lente frontale pu venir insudiciata da detriti o liquidi caduti dal vetrino, specialmente dal liquido per immersione. Sulla pulizia dellolio da immersione, vedi il 8.4 . Pure il diaframma ad iride si pu sporcare ed imbrattare dolio; basta una minima traccia dolio o di grasso sulle sottili lamelle delliride perch si crei una forte aderenza ed in queste condizioni, quando si cerca di chiudere il diaframma, le lamelle si incurvano e si deformano. Smontare e pulire (con alcool o solventi vari) un diaframma ad iride non difficile. La difficolt nel riassemblaggio, poich ogni lamella porta due pernini e
1 Per zona intendiamo una regione circolare centrata di un elemento ottico, corrispondente a valori definiti di
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apertura. Dei diaframmi per contrasto di fase, i pi larghi consentono il campo scuro con gli obbiettivi deboli. Qui per apertura s'intende l'inclinazione media del fascio che attraversa il diaframma e poi il condensatore. A questo fine si usa il metodo delle "catadiottriche" cio delle immagini di una sorgente qualunque create dai riflessi sulle superfici delle lenti; tali immagini debbono risultare allineate in due direzioni all'incirca perpendicolari fra loro.
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tutti i pernini debbono simultaneamente inserirsi nelle relative sedi. Occorre una certa esperienza ed una massiccia dose di pazienza per evitare un attacco di nervi. Qualche granello di polvere sulle lenti del condensatore non crea generalmente problemi poich quelle superfici non sono mai coniugate con loggetto: la polvere ampiamente fuori fuoco. Vi sono per dei casi particolari: in molte tecniche speciali, la polvere appare con forte contrasto anche se sfocata e va rimossa.

11 - LA MICRO - LAMPADA

Si gi detto (e nel 13 si vedr meglio) come il campo illuminato nel piano oggetto del microscopio, quello che rende visibile loggetto, sia dato dallimmagine di una sorgente. Nel 13 si vedr che a volte la sorgente di origine naturale: il cielo, possibilmente nuvoloso, un muro illuminato dal sole (mai il sole diretto per lo scarso campo angolare del fascio e linstabilit della sua posizione), ecc. Ma di solito si usano sorgenti artificiali, se non altro per ragioni di stabilit, di maneggevolezza, di disponibilit. In disuso da tempo le sorgenti a fiamma (a petrolio, ecc.), si pu dire che la quasi totalit delle sorgenti moderne alimentata elettricamente. Vediamo ora la struttura del sistema ottico-meccanico che circonda il corpo luminoso e rappresenta la vera sorgente, cio loggetto del condensatore. Tale sistema pu essere definito lampada o micro-lampada. Nellilluminazione diffusa semplice ( 13.4) la microlampada ridotta allosso, essendo costituita da un diffusore, eventualmente da uno specchio piano che rinvia verso di esso il fascio utile, e da una lampadina elettrica, anche del tipo esteso non omogeneo (vedi il 11.7), cio con filamento esteso alimentato direttamente dalla tensione di rete (125, 220 V o simili). Si parla di lampade a tensione di rete. Raramente questo schema contempla un diaframma. Eventualmente vi uno specchio sferico sotto il filamento, per recuperare una parte del fascio, che altrimenti andrebbe perduto. Se vi una lente collettrice, come detto nel 13.4, si pu avere una microlampada di buon rendimento, e vi pu anche essere un diaframma di campo. Del collettore si parler pi sotto. Invece, diffusissimo lo schema di Khler (vedi il 13 e la fig. 30, pi avanti). Fra microlampada e condensatore vi possono essere uno o pi specchi che ripiegano il cammino ottico e riducono lingombro del sistema, ma si tratta sempre di specchi piani che non alterano lo schema di base. Qui per micro-lampada si intende il complesso: lampadina elettrica collettore - eventuale vetro smerigliato prima o dopo il collettore - diaframma di campo eventuale portafiltri - involucro con accessori per il fissaggio e la dissipazione del calore eventuale specchio - eventuali accessori per la focalizzazione e/o la centratura dellampolla, del collettore, del diaframma o dello specchio. Sullaspetto esteriore e la struttura meccanica di una microlampada di Khler non possiamo dilungarci poich ogni strumento offre soluzioni diverse. Ci basti capire bene il principio di funzionamento, come risulta dalla fig. 30 . Esaminando le varie parti della met inferiore della fig. 30, cominciamo dallo specchio o dagli specchi, non raffigurati nella figura stessa, posti fra condensatore e collettore. 11.1 - Lo specchio Come si detto, specialmente quando la microlampada alloggiata nel piede dello strumento o fissata esternamente ad esso, si utilizzano uno o pi specchi piani che ripiegano opportunamente il cammino ottico rendendolo compatibile cogli ingombri del sistema. In certi casi, la distanza fra microlampada e condensatore diviene cos grande da richiedere una lente a grande campo o altri sistemi intermedi di lenti. Gli specchi presentano al condensatore unimmagine virtuale della sorgente, e la loro inclinazione determina la posizione di tale immagine. Se gli specchi sono male allineati, limmagine della sorgente e del diaframma di campo Dc apparir spostata (se il condensatore fisso) oppure si richieder una decentratura del condensatore per riportare in centro limmagine di Dc . I problemi di centratura in uno strumento ottico sono sempre delicati, specie se non si dispone di appositi attrezzi, ed sempre pericoloso fidarsi delle centrature operate dal costruttore.
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La tolleranza sulla planeit della superficie dello specchio generalmente abbastanza larga da non creare problemi. Lo strato riflettente alla superficie dello specchio pu essere di varia natura.
Argentatura Poich largento si altera rapidamente ed annerisce al contatto dellaria (reagendo con lidrogeno solforato per formare solfuro dargento), esso va protetto con apposite vernici. Largentatura va quindi depositata sulla faccia posteriore dello specchio, che conster di una lamina di vetro a facce piane e parallele, entrambe lucidate. Largento viene depositato sul vetro per immersione in una soluzione di sale dargento, da cui il metallo si separa per una reazione chimica. Questo tipo di specchio ha unelevata reflettivit (per merito dellargento) e si pu pulire senza pericoli poich la superficie esposta la faccia libera del vetro, ma ha un difetto: il fascio incidente crea un primo debole riflesso alla superficie esposta del vetro, poi un forte riflesso sulla superficie posteriore argentata, poi un terzo riflesso debole in seguito a doppia riflessione sulle due facce della lamina, poi altre riflessioni pi deboli per successivi rimbalzi allinterno della lamina stessa. In pratica, ai due lati dellimmagine principale della sorgente, si vedr almeno un alone, dovuto ai riflessi. Questi specchi posteriori sono perci poco usati, almeno quando vanno posti allinterno dello strumento, dove vi protezione dalla polvere. Spesso vengono sostituiti dagli specchi di superficie sotto descritti o da prismi a riflessione totale: questi ultimi possono essere argentati sulla faccia ipotenusa senza produrre riflessi multipli. Largentatura di un prisma non sarebbe necessaria poich la riflessione interna veramente totale, ma viene usualmente eseguita per proteggere la superficie riflettente da polvere o ditate. Sopra lo strato dargento vi sempre uno strato di vernice protettiva. Alluminatura Lalluminio relativamente stabile al contatto con laria e pertanto pu essere usato per rivestire la faccia anteriore dello specchio, che diviene la faccia riflettente. Si parla di specchi di superficie. Lalluminio viene depositato non come risultato di una reazione chimica, ma per evaporazione del metallo riscaldato elettricamente in una campana sotto vuoto. Il supporto pu essere di varia natura, ma generalmente vetro. Lalluminio ha una reflettivit anche inferiore a 90 %, minore di quella dellargento, ma la riflessione di superficie evita linconveniente delle riflessioni multiple. Poich il fascio riflesso non traversa la lamina di vetro, lo specchio di superficie ha un rendimento superiore nella banda UV , e quindi in fluorescenza. Lo svantaggio la facilit con cui lalluminio si graffia al minimo tentativo di pulirlo: per ridurre questo inconveniente, lo strato riflettente viene protetto da uno strato di monossido o biossido di silicio o altro materiale; si parla di quarzatura dello specchio, anche se il quarzo biossido di silicio naturale allo stato cristallino, mentre la quarzatura viene depositata per evaporazione, allo stato amorfo. Nonostante la quarzatura, gli specchi di superficie rimangono assai delicati e sono sistemati di solito nelle parti chiuse dello strumento, dove minore lapporto di polvere. Per pulirli, occorre usare materiale morbido, esente da polvere, possibilmente inumidito con alcool o una soluzione detergente, e poi sciacquarli con acqua distillata (oppure alitarvi sopra). Gli specchi interferenziali Nel 5.5.1 si parlato dei trattamenti anti-riflettenti, cio di quei sistemi di strati sottili trasparenti depositati alla superficie degli elementi in vetro che, provocando riflessi multipli e sfruttando linterferenza fra gli stessi, possono ridurre drasticamente lenergia riflessa alla superficie del vetro. Lo stesso principio degli strati sottili interferenziali si pu complicare realizzando strati multipli sovrapposti e/o aggiungendo strati sottili semi-riflettenti. Sfruttando cos lo schema dellinterferometro di Fabry e Perot (1901), si pu ottenere un variet praticamente infinita di curve spettrali di riflessione e trasmissione (altri dettagli nel 12.1). Si possono cos realizzare dei filtri interferenziali e degli specchi interferenziali, che hanno funzione diversa, ma non differiscono nello schema di principio. Questi sistemi assorbono pochissimo e distribuiscono lenergia incidente in una frazione riflessa ed una trasmessa; in altre parole, ci che non riflesso trasmesso e viceversa: entrambe le funzioni sono svolte contemporaneamente. Quando si utilizza un sistema interferenziale come specchio in un sistema illuminante, ci si propone di avere la massima reflettivit nello spettro ottico e la minima nellultravioletto e nellinfrarosso (allo scopo di proteggere il preparato dalla decolorazione e dal riscaldamento). In questo modo si realizzano gli specchi freddi che si comportano nello spettro ottico come uno specchio normale, ma lasciano passare buona parte dellUV e dell IR . Tale radiazione trasmessa va poi a cadere sulla parete dellinvolucro dove non reca danno. Ovviamente, uno specchio freddo non adatto alla fluorescenza in UV , ma assai raccomandato nellosservazione di oggetti viventi e delicati. Esso sopporta male la pulizia, essendo strutturato come uno specchio di superficie. Poich esso trasmette l UV e l IR, trasmette qualcosa anche agli estremi dello spettro ottico (viola e rosso) e pertanto, osservato per trasparenza, appare color porpora. Per riflessione, appare neutro poich lo spettro ottico riflesso quasi integralmente. Lo specchio freddo naturalmente pi costoso degli altri tipi. Funzionando col principio interferenziale, lo specchio freddo ha una banda di riflessione che dipende dallangolo dincidenza (vedi il 12.1): un dato specchio quindi risponde alle caratteristiche nominali solo rispettando lincidenza prevista, che nel caso pi normale 45 (riflessione a 90).

11.2 - Lo specchio concavo Negli strumenti che prevedono una sorgente esterna ancora in uso uno specchio a doppia faccia posto sulla base dello strumento: piano da un lato e concavo dallaltro. Il diametro spesso intorno a 50 mm; la montatura permette di orientarlo in tutte le
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direzioni (snodo cardanico). Si tratta sempre di uno specchio posteriore poich esso montato allesterno dello strumento ed esposto alla polvere. La faccia piana si adopera come di consueto. La faccia concava serve con obbiettivi deboli quando manca il condensatore (strumenti economici) o, a volte, quando il campo illuminato dato dal condensatore insufficiente. Lo specchio concavo infatti riflette un fascio pi o meno parallelo, quale proviene dalla sorgente, rendendolo convergente con unapertura fino a 0,3 . Il vantaggio dello specchio concavo appunto quello di assicurare campi grandi senza condensatore. Lo svantaggio quello di non consentire luso di obbiettivi medio-forti. In presenza di condensatore, lo specchio concavo va sempre sostituito con quello piano. Comunque sia, lo specchio deve essere mobile quando la sorgente esterna al microscopio al fine di riflettere nella giusta direzione un fascio che pu provenire da una direzione qualunque. Se la sorgente fissa nello stativo, lo specchio o gli specchi sono in genere fissi, e si visto che il loro allineamento molto critico. Come regola pratica per orientare uno specchio mobile, si seguano queste indicazioni: se si lavora con sorgenti naturali, come il cielo, magari attraverso una finestra, conviene osservare la pupilla duscita dellobbiettivo: si cerchi di ottenere il massimo riempimento di tale pupilla e soprattutto la centratura del fascio illuminante. Ci aiuter anche a scegliere fra specchio piano o concavo. 11.3 - Il collettore La lente di campo o condensatore di lampada o condensatore di campo viene chiamato in vari modi, ma il termine collettore il meno equivoco. Si tratta di un sistema convergente semplice o composto, a forte potenza, forte apertura, forte diametro, campo angolare modesto, correzioni modeste. La sua vicinanza al corpo luminoso lo espone a forte riscaldamento e pertanto in esso non si possono introdurre lenti incollate. La sua funzione quella di creare unimmagine reale ingrandita di un corpo luminoso (in genere, il filamento della lampadina, vedi oltre); tale immagine deve riempire la pupilla dingresso del condensatore, cio lapertura massima del diaframma dapertura. Entriamo ora in qualche dettaglio. Lo schema di funzionamento del collettore quello di fig. 6 ( 2); il suo ingrandimento determina le dimensioni dellimmagine del corpo luminoso; poich tali dimensioni debbono corrispondere a quelle del diaframma dapertura (tutto aperto), debbono venire rispettate alcune condizioni riguardo alle dimensioni del corpo luminoso (di solito, il filamento dellampolla), alla focale del collettore, alle distanze fra le varie parti, ecc. Poich il diaframma dapertura circolare, limmagine del corpo luminoso dovr essere pi arrotondata possibile; in pratica, gi molto quando quadrata, e di ci riparleremo. Ma quello che pi grave che in molti strumenti anche di ottima qualit, limmagine proiettata sul diaframma dapertura troppo piccola. Questo equivale a ridurre lapertura utile del condensatore nel senso che le zone pi marginali della pupilla di questultimo non vengono illuminate e sappiamo quali sono le conseguenze a carico della risoluzione, della profondit di campo, ecc. Inoltre, un diametro insufficiente dellimmagine del filamento comporta che i diaframmi anulari a forte diametro usati in campo scuro e contrasto di fase a forte ingrandimento, risultano male illuminati. Una delle precauzioni dellutilizzatore al momento di sostituire unampolla bruciata proprio quella di usare unampolla identica e comunque di verificare che il diaframma del condensatore sia uniformemente illuminato nel suo diametro massimo.
11.4 - Le superfici smerigliate A causa dell ingrandimento longitudinale, limmagine del filamento prodotta dal collettore molto estesa in direzione parallela allasse. In questo modo, essa si pu trovare, pi o meno sfocata, anche sul piano oggetto rendendo lilluminazione di questo poco omogenea. Per ovviare a questo inconveniente, assai frequente, molti costruttori dispongono vicino al collettore una superficie smerigliata per distruggere o annebbiare limmagine del filamento. La luce diffusa da questa superficie andr in parte perduta cadendo fuori del diaframma dapertura ma, se la superficie posta fra filamento e collettore, lampia apertura del fascio diffuso viene in buona parte recuperata dal collettore stesso, che possiede appunto una forte apertura. La perdita fotometrica quindi ridotta. A volte la superficie smerigliata su una delle lenti, e quindi fissa; meglio se su una superficie interna (perch si sporca meno). A volte vi una lamina smerigliata fra collettore e lampadina; se estraibile, la soluzione migliore (ai forti ingrandimenti meglio toglierla). Se il vetro smerigliato fra collettore e condensatore, la perdita fotometrica forte per la poca apertura del fascio in quella regione, ed inoltre tale vetro dovr essere lontano dal diaframma di campo affinch la sua grana non cada a fuoco sul piano oggetto.
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11.5 - Il diaframma di campo illuminato Limmagine di questo diaframma, detto semplicemente diaframma di campo, si forma nel piano delloggetto, del vetrino, ad opera di un condensatore ben focalizzato. Tale diaframma delimita dunque la porzione illuminata delloggetto, cio il campo illuminato. Il diaframma di campo ( Dc in fig. 30) un diaframma ad iride, con un diametro massimo non superiore a quello utile delle lenti del collettore (raramente pi di 40 mm), ed un diametro minimo di un paio di mm (non inferiore per ragioni meccaniche). A volte, tale diaframma centrabile rispetto al collettore, ma in questo senso la sua centratura non critica e normalmente la sua posizione fissa. Qualche costruttore adopera la centratura di Dc invece di quella del condensatore per centrare il campo illuminato. La distanza fra diaframma di campo e collettore molto legata alla struttura meccanica del sistema; bene che essa sia piuttosto grande, almeno un paio di cm, poich in questo modo i granelli di polvere od altre irregolarit presenti sulle lenti del collettore non vanno a fuoco sul piano oggetto: su questultimo deve essere a fuoco solo lorlo del diaframma di campo.
11.6 - Il porta filtri Il posto pi adatto per sistemare la maggioranza dei filtri (colorati, anticalorifici, di eccitazione della fluorescenza, ecc.) subito sotto il condensatore del microscopio poich tale piano sempre coniugato molto lontano dal piano oggetto e la polvere o i corpi estranei presenti sul filtro risultano troppo sfocati per arrecare fastidio. Ma i normali condensatori contengono al massimo un porta-filtri, e ci non basta in molti casi. Altre sedi per filtri possono venir predisposte in altri luoghi, e spesso nei pressi della microlampada. Per le solite ragioni, di non mettere a fuoco la polvere, bene che queste sedi siano pi lontano possibile dal diaframma di campo; inoltre tali sedi (ed i relativi filtri) dovranno essere abbastanza grandi da non vignettare il fascio illuminante. Le sedi per filtri possono essere singolarmente estraibili, in modo che si possono inserire due o pi filtri simultaneamente. In altri casi vi sono dei dischi-revolver con quattro o cinque sedi; ma hanno il difetto che si pu inserire un solo filtro per volta. Le medesime sedi debbono possedere un sistema di blocco che impedisca al filtro di uscire dalla sede e rompersi, ma nello stesso tempo permetta una facile sostituzione. Quando la microlampada esterna allo stativo, generalmente munita di un portafiltri anche multiplo; se interna, la sede per i filtri pu trovarsi nei punti pi impensati dello stativo.

11.7 - Il corpo luminoso Sempre con riferimento alla fig. 30, la vera sorgente di radiazione della microlampada, e quindi del microscopio, un corpo luminoso ( Q in fig. 30). I vari sistemi illuminanti descritti nel 13 adoperano variamente il flusso prodotto da esso. Poich il pi diffuso ed il pi completo, noi ci baseremo sempre sullo schema di Khler e sappiamo che lessenza di questo schema sta nel proiettare limmagine del corpo luminoso non sul piano oggetto ma sul condensatore. Il sistema di Khler nacque proprio quando le vecchie lampade a fiamma o ad arco (a struttura omogenea), adatte allilluminazione critica, furono soppiantate dalle lampade ad incandescenza, con filamento a spirale e quindi a luminosit non omogenea. A. Khler si propose proprio di ottenere unilluminazione omogenea delloggetto con un corpo luminoso irregolare. Il corpo luminoso un oggetto che emette radiazione nel campo ottico ( compresa fra 400 e 800 nm) ed eccezionalmente (tecnica della fluorescenza) nella banda UV (200 - 400 nm) o (microscopi in infrarosso) nella banda IR (800 - 10000 nm). Lo spettro di emissione di un corpo luminoso pu essere continuo se la banda di lunghezze donda emesse ininterrotta, a bande se si tratta di una o pi bande relativamente larghe, continue al loro interno ma separate da bande di non emissione, e a righe se lemissione concentrata in bande ristrette (di pochi nm di larghezza) separate da regioni di emissione trascurabile. Tranne quelle a vapori di mercurio, le sorgenti usate in microscopia sono quasi sempre a spettro continuo. Nella fotografia a colori interessa di uno spettro continuo di qualunque sorgente il rapporto dellenergia contenuta nelle due bande estreme (blu e rossa); tale rapporto legato alla temperatura del corpo luminoso e si esprime appunto a mezzo di un valore di temperatura detto temperatura di colore o Tc . La Tc attribuita ad una sorgente la temperatura del

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corpo nero o radiatore integrale1 che emette energia con una distribuzione spettrale paragonabile a quella della sorgente in esame. La Tc si esprime in gradi assoluti o Kelvin ( K ) pari ai gradi centigradi o Celsius ( C ) + la temperatura dello zero assoluto2 ( - 273 C , da sommarsi senza riguardo al segno). Una Tc pi bassa indica prevalenza di rosso. Aumentando la temperatura assoluta di un corpo a partire dalla temperatura ambiente, aumenta la sua Tc , cio il massimo della radiazione da esso irradiata si sposta, dallinfrarosso al rosso, arancio, giallo, ... , blu, ma oltre un certo limite la sorgente si distrugge. Una differenza di Tc superiore a 100K fra radiazione della sorgente e sensibilit di unemulsione fotografica a colori porta ad un colore dominante nella foto sviluppata. La Tc del cielo varia da 5000 ad 8000 K ed pari a 5500K con cielo parzialmente nuvoloso. In maggioranza, le sorgenti usate sul microscopio sono artificiali : 1) a solido incandescente (filamento di tungsteno o simili); 2) ad arco (plasma od elettrodo arroventato); tutte ad alimentazione elettrica; 3) a fiamma, cio a combustione. Sorgenti ad incandescenza Il corpo luminoso un filamento o un nastro di tungsteno (o wolframio) che un metallo ad alto punto di fusione (3410C), racchiuso in unampolla di vetro o silice, vuota o ripiena di gas inerte, magari a pressione moderata per limitare lossidazione e levaporazione del metallo. Lincandescenza del filamento prodotta dal calore generato dalla corrente elettrica di alimentazione. Variando la tensione di alimentazione V , varia la temperatura e la Tc del filamento, la sua brillanza e la durata della vita. Un aumento di V del 25 % raddoppia o triplica la brillanza e riduce la vita al 6 % del valore iniziale. La vita dimezza per un aumento di V del 5 % circa. Il vantaggio delle sorgenti ad incandescenza sta nella possibilit di variare brillanza e flusso variando V . Per variare V non si usa una resistenza in serie che dissiperebbe troppa potenza, ma un trasformatore variabile (Variac) o a prese multiple o un circuito a semiconduttori (SCR o Triac). Lo spettro del tungsteno incandescente continuo ma con Tc relativamente bassa; esso va compensato con appositi filtri per il riconoscimento diagnostico dei colori (metodo di colorazione dei batteri sec. Gram , ad es.) o nella fotografia a colori con pellicole daylight. La massima emissione del tungsteno si ha fra 1 a 2500 K e 0,8 a 3400 K effettivi. Sotto i 2000 K , un filamento a tungsteno non emette nello spettro ottico; le lampade da microscopio hanno una Tc nominale che oscilla fra 2500 e 3400 K . Pi su, il tungsteno accelera la sublimazione e poi comincia a fondere. La tensione di alimentazione di tali lampade oscilla fra 6 e 220 V (continua o alternata); la potenza fra 5 e 150 W, il flusso fra 5 e 2500 lumen, la brillanza fra 1000 e 2000 stilb. La vita nominale va da 50 a 2000 ore. Va notata anche la tolleranza nella posizione del filamento rispetto allo zoccolo, che pu arrivare a 3 mm; limmagine del filamento data da un collettore con un ingrandimento di 10:1 ad es., avr in quel caso una tolleranza di posizione trasversale di 30 mm e quindi pu uscire del tutto dal perimetro del diaframma dapertura; ci spiega la necessit di un meccanismo di centratura del corpo luminoso o di precentratura delle lampadine. Sorgenti ad incandescenza a tensione di rete Tali lampadine si collegano alla rete elettrica senza trasformatore o altri organi intermedi. Il filamento per deve possedere elevata resistenza e quindi deve essere molto sottile, lungo ed esteso, spesso ripiegato a zig-zag o a C. Pertanto non pratico luso di un collettore che non potrebbe fornire nel diaframma dapertura una macchia di luce concentrata. In genere queste lampade a collegamento diretto hanno potenza non superiore a 25 W a causa della produzione di calore e si usano con vetro smerigliato o con bulbo opale per realizzare lilluminazione critica con diffusore. La resa fotometrica scarsa, appunto per la
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Il "corpo nero" un radiatore che trasforma integralmente in radiazione elettromagnetica tutta l'energia che possiede ed assorbe tutta la radiazione che riceve; un metallo incandescente si avvicina molto a questo comportamento. 2 la temperatura alla quale un corpo non possiede alcuna energia termica, nel senso che non pu essere ulteriormente raffreddato.
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presenza di un diffusore e la mancanza di un collettore. Sorgenti a filamento concentrato Si tratta di filamenti corti e grossi avvolti in eliche compatte di poche spire. Lomogeneit raggiunta sufficiente per un illuminatore sec. Khler, mentre per lilluminazione critica occorre un diffusore. Il filamento rivolge verso il collettore una superficie rettangolare o quadrata, meglio se quadrata per riempire nel miglior modo la pupilla del condensatore. La resistenza elettrica piccola, proprio perch il filamento corto e la tensione di esercizio varia da 4 a 24 V (bassa tensione). Ci richiede un trasformatore o altro organo capace di abbassare la tensione di rete. Per le piccole dimensioni del filamento (spesso intorno a 2 3 mm) permettono luso di un collettore a bassa focale ed elevata apertura, con elevato rendimento. Per questo motivo, unampolla a filamento concentrato da 6 V - 15 W con collettore pu dare unimmagine finale (a parit di altre condizioni) con illuminazione maggiore di unampolla a tensione di rete da 50 W con diffusore. I tipi pi usati hanno potenza da 5 a 150 W e vita da 100 a 2000 ore. La presenza di un trasformatore permette di variare con semplici mezzi la tensione di alimentazione e quindi la brillanza del filamento; si ricordi per che, abbassando la tensione di alimentazione V , si abbassa anche la Tc , il che nuocer al riconoscimento dei colori delloggetto ed alla fotografia a colori. Sorgenti al quarzo - jodio Nelle sorgenti finora esaminate, lalta temperatura del filamento provoca la sublimazione1 del metallo che annerisce gradatamente il bulbo e causa lassottigliarsi del filamento stesso fino alla rottura. Si evita questo dannoso fenomeno introducendo nellampolla un alogeno (in genere jodio) che si combina coi vapori di tungsteno a temperatura relativamente bassa; il composto si decompone poi a contatto col filamento (se incandescente) depositando su di esso nuovamente il metallo. La combinazione jodio-tungsteno avviene per solo a 250C circa e questa deve essere la temperatura del bulbo il quale perci sar piccolo e fabbricato con silice per resistere a tali temperature. Lassenza di annerimento del bulbo permette un rendimento costante per tutta la vita dellampolla. Il recupero dei vapori di tungsteno permette, a parit di vita, una Tc ed un rendimento pi elevati rispetto ai tipi classici; generalmente, le ampolle allo jodio (si pu scrivere anche iodio) sono alimentate per una Tc di 3200 - 3400 K con una vita di circa 50 ore. Il tipo pi usato, 12 V - 100 W, ha un flusso di 2700 lumen, un rendimento di 29 lumen/watt, dimensioni del filamento 2 4 mm. Rispetto ai tipi convenzionali a filamento concentrato, le ampolle ad alogenuri o ad alogeni (non sempre contengono jodio) hanno vita pi breve, ma Tc e brillanza maggiore. Sono adatte a tutte le tecniche, escluso forse la fluorescenza in UV. Esse stanno quindi soppiantando le altre lampadine ad incandescenza.
Sorgenti ad arco La sorgente di calore un arco elettrico che si stabilisce fra due elettrodi ravvicinati in atmosfera gassosa. Larco sostenuto da una corrente a forte intensit e bassa tensione. Il corpo radiante dato dallestremit di uno o entrambi gli elettrodi arroventati dallarco e/o dal plasma creato fra di essi. La forte dissipazione di calore obbliga a tenere lontano il collettore il quale avr perci una ridotta apertura. Nonostante tale svantaggio, sono queste le sorgenti pi intense, preziose per la micro-proiezione, lultra-microscopia e la fluorescenza in UV. Non essendovi il pericolo di fusione del filamento, la temperatura effettiva e la Tc possono superare 10000 K. Spesso gli archi hanno una resistenza elettrica negativa2 per cui occorre unimpedenza in serie (ballast), limitatrice di corrente. Inoltre, laccensione richiede o un momentaneo contatto fra gli elettrodi o un impulso di tensione assai forte e breve. Sono molto usate le ampolle a vapori di mercurio, da 50 a 200 W con un arco di 2 - 3 mm, una brillanza rispettivamente di 5000 e 30000 stilb, un flusso di 2500 e 9500 lumen. Le lampade a mercurio vanno riservate alle ricerche in UV (fluorescenza, ecc.); infatti, sono in pratica le migliori sorgenti di UV. Lemissione in UV forte, il che pericoloso per gli occhi. Le lampade a xeno (un gas raro) hanno uno spettro continuo e sono pi adatte alla micro-proiezione.

Per sublimazione si intende il passaggio diretto di un corpo dallo stato solido al gassoso (vapore), senza attraversare una fase liquida. 2 E perci non obbediscono alla legge di Ohm.
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Sorgenti a fiamma Accenniamo qui ad alcune sorgenti in cui il corpo luminoso costituito dalla fiamma che si stacca da un combustibile solido o, pi spesso, liquido o gassoso. Alludiamo alle lampade a petrolio o ad acetilene o a gas. Di solito, la fiamma del gas poco luminosa di per s, ma pu rendere incandescente un corpo solido, per es. una reticella contenente ossido di torio (99 %) e di cerio (1 %): questa la lampada o becco Auer o reticella Auer. La brillanza delle lampade a petrolio ed a gas non elevata, mentre molto maggiore nelle lampade Auer.

Caratteristiche del corpo luminoso Nelle sorgenti ad incandescenza, come si detto, la Tc piuttosto bassa: anche alimentandole a tensione nominale, si oscilla fra 2600 K e 3400 K; per losservazione visuale opportuno inserire nella o presso la microlampada un filtro diurno, cio un filtro di compensazione che trasmette in maggior misura le lunghezze donda minori e quindi appare azzurrognolo ed innalza la Tc (nei filtri pi comuni, di circa 1000 K). Per la fotografia a colori, occorre essere pi precisi ed usare filtri di compensazione in grado di innalzare la Tc in misura maggiore e definita, supponendo che la lampada sia alimentata alla tensione nominale e tenuto conto della Tc per cui progettata la pellicola. Esistono in questo senso pellicole per luce diurna o daylight ( TC = 5000 o 6000 K), pellicole per luce artificiale o tungsten di tipo A ( Tc = 3400 K) e tipo B ( Tc = 3200 K). ovvio che, per una pellicola daylight, la Tc della sorgente ad incandescenza dovr essere innalzata parecchio e si dovr usare un filtro di compensazione1 pi scuro, per es. il Kodak Wratten 80 A o 80 B. Le lampade ad arco a mercurio, per il loro spettro a righe, sono inadatte sia alla visione che alla fotografia, e non vi filtro di compensazione che tenga, poich un tale filtro ha sempre una curva di trasmissione continua, senza gradini. Nella pratica, le sorgenti ad incandescenza vengono spesso sotto-voltate, cio alimentate a tensione inferiore a quella nominale, sia per ridurre la luminosit dellimmagine, sia per allungare la vita. Ci porta per ad una riduzione della Tc, in maniera difficilmente valutabile, per cui la foto va scattata solo con lampada a tensione nominale. Anche la dissipazione di calore della sorgente ha importanza. Come regola pratica, si ricordi che una potenza di 20 W il massimo concesso ad una microlampada incorporata nel piede di un microscopio; fino a 100 W occorre unedicola esterna allo stativo, delle dimensioni di circa 1 dm3 , possibilmente munita di alette di raffreddamento e di fori di aerazione. Oltre i 100 W, occorrono edicole proporzionalmente pi grandi. Le parti in vetro (lenti, filtri, specchi) devono resistere sia alla temperatura di regime che agli sbalzi di temperatura conseguenti allaccensione ed allo spegnimento. Non raro trovare tali parti incrinate dopo un certo tempo. Per questo motivo sarebbero preferibili le lenti in silice fusa, resistentissima al calore e trasparente allUV, ma tale materiale costosissimo. In particolare i filtri blu ed i filtri di eccitazione per la fluorescenza, che assorbono molto IR, tendono a scaldarsi ed a rompersi. Una opportuna tempra, cio un trattamento termico particolare, pu conferire a molti vetri una maggiore resistenza al riscaldamento; tali filtri a volte sono contraddistinti colla sigla g ( = gehrtet = indurito, temperato - in tedesco). Per lo stesso motivo non si mettono mai nelle microlampade lenti incollate ed ogni lente andrebbe montata senza serrarla nella sede per lasciare spazio alla dilatazione del vetro. Focheggiatura del corpo luminoso Occorre focheggiare il corpo luminoso rispetto al collettore in modo da ottenere, per limmagine di esso, la posizione di miglior compromesso. Pu essere mobile il collettore oppure lampolla, quello che conta che sia variabile la distanza fra di essi. I dispositivi meccanici per ottenere questo sono assai variabili e non occorre descriverli tutti: si far riferimento, caso per caso, alle istruzioni del costruttore. Il procedimento generale da seguire questo: si crei uno schermo a livello del diaframma dapertura del condensatore, o appoggiandovi un pezzo di carta o semplicemente chiudendo il diaframma stesso. Su tale schermo si vedr limmagine del corpo luminoso, e si fochegger fino ad avere limmagine pi nitida possibile. Quellimmagine sar affetta da forti aberrazioni e sar pertanto poco nitida, ma si pu limitare questo difetto chiudendo leggermente il
1 Sui filtri di compensazione, vedi il 12.2. 70

diaframma di campo e riducendo cos le aberrazioni del collettore. Abbiamo detto chiudendo leggermente poich, chiudendo troppo il diaframma di campo (che agisce da diaframma dapertura per il collettore), ben vero che si riducono le aberrazioni del collettore, ma si aumenta la profondit di fuoco per cui pi difficile apprezzare la posizione di miglior fuoco. Un altro modo di focalizzare il corpo luminoso pu essere quello di osservare nelloculare un campo visuale vuoto (preparato poco colorato o addirittura vetrino pulito). Si usi lobbiettivo pi debole in modo da vedere nelloculare la maggior superficie possibile del collettore (del campo illuminato); si abbassi la tensione di alimentazione della lampadina (o si inseriscano filtri grigi) in modo da non essere abbagliati. Il condensatore e leventuale specchio mobile siano centrati e focalizzati correttamente (il diaframma di campo appaia nitido e centrato). Variando la focalizzazione della microlampada si vedr prima o poi apparire una traccia confusa della forma del corpo luminoso o delle spire del filamento. Si cercher allora la posizione che d la massima omogeneit nella luminosit del campo. In molti strumenti moderni si usano poi ampolle ad incandescenza precentrate, in cui lampolla fissata ad uno zoccolo speciale con precisi riferimenti meccanici; poich la tolleranza nella posizione del filamento rispetto allo zoccolo normale troppo forte per le applicazioni della microscopia, si realizza un secondo innesto o zoccolo speciale sul quale il costruttore fissa lampolla con tolleranza abbastanza stretta. Lo zoccolo speciale viene inserito nella microlampada in maniera tale da trovare facilmente una posizione precisa. In questo caso, la posizione del filamento pu essere abbastanza corretta da rendere inutile un meccanismo di focheggiatura. Cause di errore Pu accadere che un porta-filtri sotto il condensatore, davanti alla lampada o sopra lobbiettivo, oppure un prisma o una lente a grande campo estraibili, siano rimasti in posizione intermedia e la montatura meccanica faccia ombra e renda buia una parte o tutto il campo immagine. La stessa cosa pu avvenire col revolver porta-obbiettivi o con un cambiatore dingrandimento che non siano stati ruotati fino alla posizione darresto. Anche un condensatore scentrato pu obliterare in parte il campo illuminato. Se la montatura che fa ombra occupa solo una porzione laterale del fascio illuminante in modo che questo divenga globalmente obliquo, limmagine pu apparire anche normalmente illuminata, ma si avr un effetto di ombreggiatura e la posizione dei dettagli dellimmagine cambier lateralmente quando si focheggia lobbiettivo o il condensatore. Pu anche avvenire che, con tutto centrato, il campo rimanga ancora buio. A parte le cause ovvie (lampadina spenta o bruciata, specchio mobile malamente inclinato, corpi estranei lungo il cammino ottico, revolver intercambiabile a slitta parzialmente estratto, ecc.), pu avvenire che sia inserito uno dei diaframmi anulari per il contrasto di fase o il campo scuro, e che simultaneamente il diaframma dapertura non sia completamente aperto; la pupilla del condensatore si presenta cos completamente obliterata. Lilluminazione non uniforme pu dipendere anche da un errore di centratura della lampadina (se precentrata, pu essere serrata male nel suo morsetto), da cattiva focalizzazione di essa (se precentrata potrebbe essere stata montata alla rovescia), dalla scelta di una lampadina del tipo non adatto, da una distanza errata fra stativo e microlampada (se indipendente dallo stativo stesso). Pu anche avvenire, con obbiettivi deboli ed un condensatore a forte apertura, che si debba o si voglia chiudere al massimo il diaframma dapertura; in questo caso, la profondit di fuoco del condensatore diviene elevatissima e sul piano delloggetto possono risultare pi o meno a fuoco molte superfici della microlampada con tutte le possibili irregolarit (grani di polvere, superfici smerigliate, spire del filamento, ecc.) che appaiono come macchie. Non c che aumentare la focale del condensatore (per esempio estraendo la sua lente frontale) ed allargarne il diaframma oppure introdurre un vetro smerigliato sotto il condensatore. A volte, lilluminazione delloggetto irregolare per il solo fatto che riporta la struttura spirale del filamento. Oltre a focalizzare meglio il filamento stesso ed il condensatore, non resta che inserire un filtro smerigliato, possibilmente fra ampolla e collettore. ovvio che la sporcizia, su molte superfici, pu provocare macchie pi o meno sfocate. Vi pu essere poi il caso di illuminazione insufficiente. Escludiamo i difetti di progetto su cui lutente ha ben poche possibilit di intervento. Supponendo che le centrature siano corrette, da parte dellutente vi pu essere: tensione insufficiente alla lampadina; lampadina vecchia a bulbo opacizzato; filamento
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sfocato; diaframma di campo troppo chiuso (con condensatore sfocato); eventuale specchio mobile male orientato; diaframma dapertura troppo chiuso; condensatore troppo abbassato o molto scentrato; lente frontale del condensatore disinserita; preparato poco trasparente; presenza di filtri o di divisori di fascio (per es. visione-fotografia) indesiderati.

12 - I FILTRI OTTICI

Un filtro ottico un dispositivo parzialmente trasparente o riflettente capace di alterare lintensit di una radiazione di lunghezza donda compresa fra 200 e 10000 nm. Se la trasmissione o la riflessione del filtro indipendente da entro una certa regione spettrale, il filtro si dice neutro o grigio in quella regione; se varia in funzione di , il filtro si dice selettivo; se la variazione in funzione di si verifica nella regione ottica dello spettro, il filtro colorato. La radiazione non trasmessa dal filtro pu essere prevalentemente assorbita (filtri ad assorbimento) o riflessa (filtri a riflessione) o diffusa (diffusori) o deviata dal cammino ottico principale (certi polarizzatori a prisma). I filtri interferenziali (vedi oltre) sono a riflessione, quelli in vetro colorato o gelatina o soluzioni liquide sono ad assorbimento. La radiazione assorbita pu trasformarsi in altre radiazioni elettromagnetiche, generalmente in calore, per cui tutti i filtri, specie quelli ad assorbimento, si scaldano molto quando irradiati. Il comportamento ottico di un filtro a trasmissione definito dalla funzione T , cio dalla variazione della trasmissione T al variare di . Tale funzione si rappresenta graficamente con una curva di trasmissione in cui T figura in ordinata, in scala lineare, logaritmica oppure log-log (doppio-logaritmica). T definita dal rapporto fra energia emergente dal filtro ( E ) ed energia incidente ( I ) : T = E/I (19) In un filtro ad assorbimento si pu escludere la riflessione alle superfici del filtro e studiare il rapporto (trasmissione pura)1 fra lenergia che arriva alla superficie di uscita del filtro ( e ) e lenergia che penetra al di l della superficie dingresso ( i ). Tale rapporto: =e/i (20) dipende dal solo assorbimento nella massa del filtro. In un filtro ad assorbimento esiste la relazione: T = R (21) in cui R il fattore di riflessione che tiene conto delle riflessioni alle superfici e varia da 0,96 a 0,90 per incidenza normale. poi legato allo spessore d del filtro dalla relazione esponenziale: (22) = o d in cui o la trasmissione unitaria corrispondente a d = 1 mm.) In pratica, se lo spessore d = 2 mm, si ha una trasmissione pura che il quadrato della trasmissione valida per d = 1 mm; per d = 3 mm, si ha il cubo, ecc. La trasmissione di un filtro si pu anche esprimere come densit ottica, indicata con D: D = Log (1 / ) (25) in cui D trascura il coefficiente R ed quindi direttamente proporzionale a d ; il vantaggio di usare la grandezza D questo: ponendo in serie diversi filtri, la densit risultante la somma delle densit parziali. TABELLA III D 0,00 1,00 0,1 0,79 0,3 0,50 0,5 0,32 1,0 0,1 1,3 0,05 2 0,01 3 0,001

Il valore di si pu esprimere in % moltiplicandolo per 100. 12.1 - Composizione dei filtri Filtri liquidi. Sono costituiti da liquidi o soluzioni contenuti in vaschette di vetro a facce ben piane e parallele. Ricordiamo il nitrito di sodio al 2 % in acqua, che assorbe buona parte dellUV e dellIR, ed il solfato di rame, pure anticalorifico, di colore bluastro. Filtri in gelatina. Si tratta di gelatina rappresa, tirata in fogli lucidi, protetta da lacca o lamine di vetro. Questi sono filtri economici che possono avere una gran quantit di curve diverse di trasmissione. Sono per sensibili al calore che li deforma e li scolora (il colore in genere ottenuto con coloranti organici che sono termolabili); essi non sopportano la pulizia se non sono protetti fra vetri. Filtri in vetro colorato. Si tratta di lamine a facce piane e parallele, in vetro ottico speciale. Sono pi costosi ed esistono in minor variet di tipi di quelli in gelatina: infatti non possono contenere coloranti organici che verrebbero distrutti durante la fusione del vetro. Sono per resistentissimi agli agenti chimici e fisici, compreso il calore. Rari tipi col tempo si appannano in superficie. I filtri giallo-arancio-rossi hanno in genere curve molto ripide (T va da 90 % ad 1 % nel giro di 50 nm); i filtri verdi hanno curve poco decise, verso il rosso addirittura risalenti; peggio ancora per i filtri blu-viola. Il fattore di riflessione R puscendere a 90 % e pu migliorare con i trattamenti anti-riflessi.
1 la lettera t minuscola greca (tau). 72

Filtri interferenziali. Tali filtri, come gli specchi freddi ( 11.1), i trattamenti antiriflettenti ( 5.5), certi semiriflettenti a basso assorbimento, ecc. si basano sul principio dellinterferometro di Fabry e Prot, costituito nello schema di base da due superfici semi-riflettenti separate da uno strato di materiale trasparente di spessore dellordine di grandezza di una frazione di . Tale sistema, colpito da un fascio, crea una serie di fasci riflessi ed una serie di trasmessi con rapporti costanti di fase, per cui la riflessione e la trasmissione sono legate ad interferenze positive o negative in seno alla serie di fasci; essendo lo sfasamento fra i singoli fasci legato allo spessore dello strato trasparente ed al suo indice, allangolo di incidenza ed a , le propriet del filtro dipendono dalla sua struttura e dallangolo di incidenza, e la trasmissione T non costante nello spettro. Gli strati sottili di cui composto il filtro vengono depositati sulla superficie di una lamina di vetro per evaporazione, sotto vuoto spinto, di adeguati materiali. Si possono, con questa tecnica, avere filtri con una larghezza di banda di 10 - 50 nm, cosa impensabile con altri tipi di filtri. Essendo poi la curva di trasmissione legata ai parametri fisici del filtro, possibile progettare e costruire un filtro con una curva di trasmissione prefissata, su misura per un dato problema. Lenergia non trasmessa in massima parte riflessa: lassorbimento ed il riscaldamento sono dunque minimi. Gli svantaggi dei filtri interferenziali sono: elevato costo, sensibilit agli agenti fisici (riscaldamento, urti, sfregamento), nelle regioni di trasmissione minima, T non in genere inferiore a 0,001 mentre col vetro e la gelatina si pu arrivare a 10-6: questa limitazione grave nei filtri per la fluorescenza, la trasmissione massima non supera in genere 0,45 nei filtri a banda stretta. Con filtri a molti strati per possibile ottenere curve di ogni tipo e con valori di T assai elevati. I filtri anticalorifici interferenziali riflettono lUV e lIR e trasmettono il visibile con unefficienza maggiore degli analoghi filtri in vetro; inoltre si scaldano meno perch lIR non assorbito ma riflesso. In modo inverso funzionano gli specchi freddi gi citati nel 11.1. Vi sono filtri interferenziali policromatici aventi diverse bande di trasmissione strette distribuite in un ampio spettro. Come gi accennato, il funzionamento dei filtri interferenziali legato allo spessore di strato trasparente attraversato dalla radiazione, e quindi allangolo dincidenza. Nei filtri complessi a molti strati, la variazione dellincidenza i provoca fenomeni complessi; nei filtri semplici a banda stretta, un aumento di i equivale ad un aumento di spessore degli strati sottili e la banda di trasmissione si sposta verso i piccoli valori di . Filtri misti. I filtri interferenziali, oltre la banda passante desiderata, trasmettono anche su bande indesiderate; per eliminare queste ultime, e per ridurre la trasmissione residua nelle regioni di non trasmissione (di reiezione), si costruiscono filtri misti incollando un vetro colorato opportuno su un filtro interferenziale. Il filtro risulta cos in parte a riflessione ed in parte ad assorbimento. Affinch non si scaldi il vetro colorato, bene rivolgere verso la sorgente il lato del filtro interferenziale, cio il pi riflettente. Filtri polarizzatori. Possono servire per le osservazioni in radiazione polarizzata o come attenuatori di luce. Possono essere costituiti da un gioco di prismi birifrangenti o da fogli di plastica contenenti microcristalli o molecole fortemente dicroici. Questi fogli di plastica (Polaroid) vengono in genere rivestiti con lamine in vetro, sono economici ed assai diffusi. Un polarizzatore a prisma come quello di Nicol o un buon Polaroid si comporta, a parte leffetto polarizzante, come un filtro grigio con T = 40 % circa; due Nicol in serie con le direzioni principali parallele hanno T = 30 % ; se per le direzioni non sono parallele, la T pu scendere a valori molto bassi secondo il coseno dellangolo fra le due direzioni. I Polaroid sono sensibili al calore della sorgente ed occorre proteggerli con un filtro anticalorifico. 12.2 - Funzioni dei filtri Filtri passa-alto e passa-basso. Sono filtri a taglio netto, cio con passaggio pi brusco possibile fra due regioni di trasmissione massima e minima possibile. La somma di queste due regioni deve occupare almeno lo spettro ottico. In un filtro passaalto la regione di massima trasmissione si trova a minore , cio a frequenza maggiore dellaltra; viceversa per il passa-basso. I passa-alto migliori sono interferenziali; i passa-basso migliori sono in vetro o misti. Filtri passa-banda. Qui una banda di trasmissione massima confina con due bande di trasmissione minima o soppresse. Si pu anche avere linverso. La posizione della banda trasmessa (o soppressa) si definisce come media (centro della banda); la larghezza di banda come differenza fra le lunghezze donda estreme, per le quali T diviene la met del massimo (larghezza a met altezza1). La media allora la media aritmetica fra le due lunghezze donda estreme. La pendenza dei fianchi della curva, oltre alla larghezza a met altezza, si definisce come la larghezza di base, cio la differenza fra le lunghezze donda per cui T pari al 5 % del massimo. Va poi definita la T massima e lestensione delle bande soppresse o di reiezione per le quali T minore di 1 %. I migliori filtri passa-banda sono misti. Filtri a banda stretta (da 5 a 100 nm) esistono solo del tipo interferenziale o misto, e la posizione della banda varia di molto con lincidenza. I filtri a banda larga di vetro sono scadenti; migliori i misti. Sono filtri a banda larga gli anticalorifici in vetro (i KG della Schott, ad es.) e misti (Calflex di Balzers, ad es.). Vetri a banda soppressa sono i didimi (vetri al Neodimio e Praseodimio) che attenuano fortemente il verde, ed appaiono di color rosa (per es. BG 36 di Schott, ON 16 di Chance). Filtri di compensazione. In questi filtri vi un passaggio lento e graduale fra una regione spettrale di T maggiore ed una di T minore. Non vi gradino netto n banda soppressa. La curva ha piccola pendenza. Queste caratteristiche non si ottengono dai filtri interferenziali, ma solo da quelli in gelatina e vetro, come gli FG (Farbtonglas) di Schott ed i
1 Questa grandezza si indica spesso con FWHM (Full Width at Half Maximum) oppure con HPBW (Half

Power Bandwidth).

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Color Compensating Wratten di Kodak. Un filtro di compensazione nella regione ottica altera sempre il rapporto fra blu e rosso, quindi la temperatura di colore o Tc (vedi il 11.7). Se T e T sono le Tc prima e dopo il filtro, leffetto di esso (T - T) si esprime col valore Mired (Micro reciprocal degree o grado inverso milionesimo) o col Decamired (DM) che pari a 10 Mired : (26) Mired = ( 1 / T 1 / T ) 106 Un filtro che riduca il rosso pi del blu appare celeste ed innalza la Tc ; allora T maggiore di T ed il Mired negativo. In caso contrario il filtro appare rosa-ambrato ed abbassa la Tc : il Mired positivo; il segno del valore Mired indica se la Tc scende o sale. Il Mired di una serie di filtri pari alla somma dei singoli Mired, tenuto conto del segno. Il valore Mired si usa anche per indicare la Tc di una sorgente: Mired = 106 / Tc (27) Per es. una sorgente a tungsteno a 2900 K ha un Mired di 345; aggiungendo un filtro celeste con Mired = - 33 si ha una radiazione con Mired = 345 - 33 = 312 e Tc = 3200 K, adatta per pellicole per luce artificiale tipo B. Il cielo, con Tc = 5500, ha Mired = 182. Il Mired di una radiazione quindi la somma algebrica dei Mired della sorgente e dei filtri interposti. Per utilizzare una pellicola daylight con una sorgente ad incandescenza ( Tc = 3200 - 3400 K) occorre un filtro di compensazione con Mired = 120 circa ( 12 DM). Tali filtri sono spesso indicati appunto colla sigla B 12 o CB 12. La densit D di un filtro di compensazione si calcola in base al valor medio di T , e non supera in genere 0,5 (la T media maggiore di 32 %). Sono di compensazione i filtri di bilanciamento e color compensating che in fotografia correggono la Tc della sorgente per adattarla alla sensibilit dellemulsione, ivi compresi gli skylight. Filtri grigi o neutri. Sono definiti dal valore medio di trasmissione o densit, dai limiti della banda entro cui sono neutri e dalla differenza fra T massima e minima in quella banda. Filtri diffusori. La radiazione trasmessa principalmente diffusa, indipendentemente dallapertura e dallincidenza del fascio incidente. Il diffusore perfetto (di Lambert) quello che mostra la stessa brillanza B in tutte le direzioni. Il vetro smerigliato ha una T totale di circa 75 % , anche perch parzialmente direzionale, nel senso che il fascio diffuso relativamente stretto. Purtroppo, in certi casi la grana del vetro smerigliato pu nuocere. 12.3 - I filtri in microscopia generale Filtri diurni o a luce solare. Sono filtri di compensazione che innalzano la temperatura di colore Tc di una sorgente di un migliaio di K; nellosservazione visuale danno ad una sorgente a tungsteno un colore pi gradevole, meno giallastro, e si pu tenerli costantemente nel condensatore; la trasmissione dellordine del 70 %. In fotografia a colori non sono utili poich linnalzamento di Tc da essi operato non corrisponde a quello richiesto dalle normali emulsioni. Filtri neutri o grigi. Con piccolo ingrandimento totale in campo chiaro, un buon illuminatore di Khler abbaglia locchio e sono necessari riduttori di brillanza sotto forma di filtri neutri. Abbassare la tensione di alimentazione della sorgente, ove possibile, abbassa di molto la Tc . Chiudere il diaframma dapertura o abbassare il condensatore, gi stato spiegato quanto sia irrazionale. Il solo intervento corretto quello basato su filtri grigi. Filtri verdi. Gli obbiettivi acromatici sono corretti da sferica solo per una lunghezza donda nella regione del verde; la loro focale coincide per il blu ed il rosso, ma minore per il verde e massima per il viola. Un oggetto scuro in luce bianca appare quindi bordato di viola (immagine sfocata a corta ) o di verde (immagine sfocata a intermedia) o di porpora (rosso e viola danno un residuo di sferica). In fotografia, lalone viola dannoso per la grande sensibilit delle pellicole (anche di quelle in B - N) al viola. Tutto ci si riduce con un filtro passa-banda verde, possibilmente del tipo misto, che ha una curva a fianchi pi ripidi. Si migliora cos la definizione dellobbiettivo. Il filtro verde inutile coi sistemi pi corretti. invece utile in contrasto di fase per diminuire gli effetti della dispersione dellanello di fase ed aumentare il contrasto. Filtri anticalorifici. Sono passa-banda a banda larga che trasmettono quasi tutto il visibile e sopprimono il pi possibile lUV e lIR. Ve ne sono di ottimi in vetro (come il KG 1 di Schott) ma si scaldano ed irradiano a loro volta calore, che va arrestato con un secondo filtro dello stesso tipo. I tipi interferenziali si scaldano assai meno ed hanno una banda a fianchi pi ripidi, ma la trasmissione media pu essere inferiore. La trasmissione comunque di almeno 50 % (fattore di filtro 1,6 ). Lassorbimento nei tipi in vetro generalmente un po maggiore nel rosso, per cui il colore verde-celeste e si ha un innalzamento della Tc di 50 - 100K. Si ricordi che molti strumenti, specie di vecchia data, utilizzano per lincollaggio delle lenti il Balsamo del Canad, che una resina naturale che rammollisce al calore; comunque gli sbalzi di temperatura non giovano alle lenti incollate. Uno o due filtri anticalorifici possono quindi essere lasciati stabilmente nel sistema illuminante. Anche molti filtri colorati assorbono lIR , tendono a scaldarsi ed bene proteggerli con un anticalorifico se la sorgente dissipa pi di 20 W. Diffusori. In un illuminatore di Khler si possono porre fra collettore e condensatore uno o pi diffusori, con perdita di illuminazione e di contrasto (luce diffusa); meno dannosi sono fra corpo luminoso e collettore, per le ragioni gi illustrate. Si usino solo se nessun altro mezzo possibile per rendere pi uniforme lilluminazione del campo; a piccolo ingrandimento meglio aumentare la focale del condensatore o toglierlo del tutto. Filtri di contrasto.
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Un oggetto debolmente colorato su fondo chiaro appare pi contrastato se illuminato con radiazione di colore complementare del suo; infatti esso assorbe prevalentemente le radiazioni di colore complementare. In fotografia questo accorgimento prezioso (bianco-nero). Viceversa, un oggetto fortemente colorato appare meno contrastato se illuminato con radiazione dello stesso colore. Questa regola assai utile nellesame di preparati scoloriti o sovracolorati ed in casi particolari, come la cuticola degli Insetti, che diviene trasparente in radiazione rossa o IR. Se loggetto colorato con vari colori o con colori non puri, la regola sopra citata di difficile applicazione; si procede per tentativi, magari usando filtri policromatici. In casi particolari (strisci di sangue o di cellule), loggetto colorato spesso con due colori agli estremi dello spettro ottico (rosso-rosa per leosina, viola per lematossilina), e lapplicazione della regola del contrasto richiederebbe unilluminazione con radiazione mista viola e rossa; ci possibile con un filtro didimo che ha la massima trasmissione per gli estremi dello spettro ed assorbe il giallo-verde, cio la regione spettrale che inutile ai fini del contrasto. Esistono filtri interferenziali didimi detti dicromatici, con curve pi nette di quelli in vetro.

13 - IL SISTEMA ILLUMINANTE

Si chiama sistema formatore dimmagine del microscopio quella parte dello strumento che abbiamo esaminato a suo tempo, che porta allimmagine finale delloggetto, e che costituita nelle parti essenziali da obbiettivo ed oculare, pi eventuali parti intermedie (lenti di tubo, variatori dingrandimento, prismi, separatori di fascio, ecc.). Queste parti si trovano allestremit (obbiettivo ed oculare) o allinterno di una struttura chiusa o tubo in cui non deve penetrare n luce esterna n polvere. Su questa parte del microscopio, una volta scelti i sistemi di lenti pi opportuni, sono poche le operazioni da compiere: essenzialmente la messa a fuoco, cio la variazione della distanza fra obbiettivo ed oggetto, o poche altre che riguardano casi particolari, come i tubi bioculari. Invece, prima delloggetto, esiste un sistema illuminante che, nella sua forma pi completa, complicato e richiede di continuo svariate regolazioni. In queste regolazioni facile commettere errori, i quali impediscono al sistema formatore dimmagine di fornire i migliori risultati: la qualit dimmagine (risoluzione, contrasto, ecc.) peggiora rapidamente al minimo errore. Le prestazioni o condizioni fondamentali del sistema illuminante sono tre: A - Fornire unilluminazione ragionevolmente uniforme del campo oggetto, comunque grande esso sia. Quel ragionevolmente diventa pi stringente nel caso della fotografia, specie con pellicole dure ed a colori e con certi sensori elettronici. B - Il fascio di radiazione che incide sulloggetto deve avere unapertura simile a quella del pi forte obbiettivo che si prevede di usare. Tale apertura deve potersi ridurre quando si usano gli obbiettivi pi deboli. C - La porzione di oggetto che viene illuminata (campo illuminato) deve sempre essere uguale o di poco superiore al campo oggetto dellobbiettivo in uso. La condizione A si spiega da s. ovvio che tutto dipende dalla destinazione dellimmagine finale: per una stampa tipografica occorrer essere assai pi intransigenti che per losservazione visuale, dove locchio si adatta molto bene. La condizione B esigita in base a criteri di contrasto e di risoluzione, come si gi spiegato, e la si realizza in modo diverso a seconda dello schema del sistema illuminante, come spiegato nel seguito. Si sono gi illustrati i meccanismi esistenti a livello del condensatore per variare lapertura di esso ( 10.5). La condizione C ha lo scopo di non illuminare le regioni delloggetto che non rientrano nellimmagine finale, sia per non irradiare inutilmente loggetto (ridurre la decolorazione dei coloranti organici, non danneggiare oggetti viventi, ecc.) sia per ridurre la luce diffusa e non diminuire il contrasto ( 5.5). Questultima esigenza si rivela per non essenziale quando si ha a che fare con oggetti sottili ben colorati e poco diffondenti (sezioni istologiche, strisci, ecc.). Poich il campo illuminato deve coincidere col campo oggetto del condensatore, anche questo argomento gi stato esaminato parlando del condensatore ( 10.1). Possiamo allora richiamare varie cose gi dette e riassumerle in un quadro generale.
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13.1 - Diascopa e fondo chiaro Nella fig. 8 ( 2), dove si schematizza il sistema formatore dimmagine, tutto parte dalloggetto come se esso stesso fosse una sorgente di radiazione. Ci avviene solo in rari casi, come quando si osservano oggetti fluorescenti. Negli altri casi occorre illuminare loggetto o da sopra, quando opaco (episcopa) o da sotto quando trasparente (diascopa)1. Per ora ci occupiamo del caso pi generale della diascopia, in cui si prevede una sorgente di radiazione prima delloggetto, cio a sinistra di AB nella fig. 8. Il sistema illuminante con tutti i suoi componenti (sorgenti, lenti, diaframmi, ecc.) si suppone centrato sullo stesso asse dellobbiettivo (ancorch ripiegato ad opera di qualche specchio). Se le tre condizioni citate sono soddisfatte, in assenza di oggetto e guardando nelloculare si deve vedere un campo (cio un fondo immagine) uniformemente luminoso. Se vi un oggetto a fuoco pi o meno opaco o comunque in grado di alterare lo stato della radiazione che penetra nellobbiettivo, si avr su questo fondo luminoso unimmagine pi o meno contrastata delloggetto. Si esegue cos unosservazione in fondo chiaro; allo stesso modo, quando si osserva una diapositiva rivolgendola verso una finestra, si esegue unosservazione in diascopia in fondo chiaro. Vedremo che, sia in episcopa che in diascopa, possibile illuminare loggetto con raggi obliqui che non penetrano nellobbiettivo per cui il fondo dellimmagine appare scuro e loggetto appare chiaro in virt della radiazione che esso diffonde e che lobbiettivo raccoglie (fondo nero o campo scuro). 13.2 - Le sorgenti Chiamiamo per ora sorgente il sistema in grado di produrre un fascio di radiazione con caratteristiche adatte a formare il fondo chiaro dellimmagine finale. Quando un sistema convergente (abbiamo visto trattarsi del condensatore) produce nel piano oggetto del microscopio unimmagine di tale sorgente, spesso questa sorgente non un corpo luminoso in senso stretto, ma una lente o un diaframma, illuminati dal corpo luminoso stesso (vedi il 11). Dal punto di vista geometrico possiamo avere tre tipi di corpi luminosi : ESTESI (il cielo, una parete illuminata, il bulbo di una lampadina elettrica che sia stato smerigliato o reso diffondente con altri mezzi {lampade opale o color latte}). Le sorgenti come il cielo o le nuvole, cio quelle naturali, hanno lo svantaggio di essere incostanti quanto ad intensit e composizione spettrale, ma in compenso sono sempre disponibili sul campo, in assenza di quelle artificiali. Raramente possibile usare la radiazione diretta del sole senza particolari accorgimenti, sia per la sua forte intensit, sia per la sua scarsa estensione angolare. ESTESI MA NON OMOGENEI : il caso delle lampadine elettriche a tensione di rete (di solito 220 V, ac) in cui il filamento incandescente lungo 1 - 3 cm, di forma arcuata o a zig-zag, ma sempre sottile rispetto alla lunghezza ( 11.7). CONCENTRATI : il caso delle lampade ad arco o di quelle ad incandescenza a bassa tensione, in cui il filamento corto e raccolto, nel senso che avvolto ad elica serrata con poche spire in modo da formare come una griglia quadrata o rettangolare di pochi mm di lato. 13.3 - Il principio del condensatore Il condensatore la parte essenziale del sistema illuminante. Esso ha focale corta (1 - 5 cm), forte apertura dalla parte delloggetto, cio nel fascio che emerge dal condensatore verso lalto, pupilla dingresso ampia (20 - 33 mm in genere) posta spesso subito sotto le lenti. In genere tale pupilla si trova nel primo piano focale del condensatore poich qui si trova di solito un diaframma ad iride col quale si regola lapertura del condensatore stesso. Tale diaframma chiamato appunto diaframma dapertura del condensatore o, pi brevemente, diaframma dapertura. In linea di massima, il condensatore serve a proiettare sul piano oggetto (loggetto dellobbiettivo) unimmagine impiccolita reale di una sorgente posta a distanza molto maggiore della sua focale. E si ricordi che, se limmagine pi piccola delloggetto,
1 Invece di "diascopia" si dice spesso "luce trasmessa" o "illuminazione per trasparenza". 76

lapertura lato immagine (verso il vetrino) corrispondentemente maggiore. Dunque il condensatore illumina un campo-oggetto piccolo rispetto alla sorgente, e del resto loggetto del microscopio generalmente piccolo; per lo illumina con un fascio di apertura molto maggiore del fascio che esso riceve dalla sorgente. In fig. 5, OB potrebbe indicare la sorgente (o una parte di essa); OB limmagine della sorgente proiettata sul piano delloggetto. La lente raffigurata potrebbe essere un condensatore.

Fig. 29 - Illuminazione diffusa con condensatore

Fig. 31 - Posizione dellocchio rispetto alloculare

13.4 - Illuminazione diffusa con condensatore Questo schema, assai diffuso negli strumenti economici, usa come sorgente un vetro smerigliato (D in fig. 29) illuminato da sotto da unampolla a filamento esteso, a tensione di rete (L); si tratta spesso di ampolle da 15 a 20 W, del tipo da frigorifero; ovviamente non serve n trasformatore n alimentatore. Sotto lampolla pu esservi uno specchio sferico che recupera il flusso diretto in basso (S in figura). Una piccola parte del fascio diffuso da D viene utilizzato dal condensatore K , che lo rende convergente (I in figura). Il diaframma ad iride Da consente di variare lapertura del fascio I (condizione B). Naturalmente, non possibile regolare il campo illuminato. Se per la distanza fra condensatore e diffusore sufficiente, possibile porre un diaframma di campo presso D. Lomogeneit del campo illuminato dipender dallefficienza del diffusore D (condizione A). Unulteriore aggiunta pu essere quella di una lente convergente di forte potenza, posta subito sotto il diffusore D e che possiamo chiamare collettore. La sua funzione ancora una volta indefinibile, poich il diffusore D impedisce la formazione di qualunque immagine. Certamente il collettore concentra su D una parte del flusso del corpo luminoso L ed aumenta la resa fotometrica del sistema. Altri illuminatori economici sono appunto costituiti da una lampadina a filamento esteso, a tensione di rete (eventualmente con specchio sferico sotto), una lente convergente ed un filtro smerigliato. 13.5 - Illuminazione secondo i princpi di A. Khler ( 1893 )1 Lo sviluppo delle sorgenti a filamento incandescente, con struttura non omogenea, e le esigenze fotometriche della fotografia portarono allo sviluppo, presso gli stabilimenti ZEISS, di questo sistema illuminante, che risponde alle tre condizioni descritte inizialmente. Occorre parlarne diffusamente poich esso costituisce la base della maggioranza dei sistemi illuminanti per microscopio, per proiettori, ecc. Nella fig. 30 disegnato lo schema generale di un microscopio con illuminatore di Khler" e la esamineremo in dettaglio, anche per riassumere quanto detto pi indietro. Nella
1 August KHLER (pron. Kler), fisico tedesco (1866-1948), collaboratore degli stabilimenti Zeiss di Jena. 77

figura, per semplicit, non indicato lo specchio o gli specchi che normalmente si trovano fra collettore e condensatore; per lo stesso motivo rappresentato un obbiettivo a coniugata finita, ma ci non cambia molto poich un tale obbiettivo svolge la stessa funzione di un obbiettivo a coniugata infinita + lente di tubo. I simboli della fig. 30 dovrebbero essere gi tutti noti. Con grosse frecce sono indicati loggetto ( O ) o le sue immagini coniugate; con linea punteggiata a zig-zag sono indicati il corpo luminoso Q e le sue immagini coniugate. I sistemi di lenti convergenti (rappresentati come lenti semplici) sono : Cl = collettore; Ko = condensatore; Ob = obbiettivo; LC = lente di campo (loculare negativo); LO = lente oculare. I diaframmi sono: Dc = diaframma di campo illuminato; Da = diaframma dapertura; PU = diaframma o pupilla duscita dellobbiettivo (posta in genere presso il secondo fuoco di Ob); DV = diaframma di campo visivo; P = pupilla duscita delloculare o del microscopio (disco di Ramsden, vedi il 9.2). R la rtina dellocchio dellosservatore. Nella met sinistra sono messi in evidenza i piani coniugati delloggetto O (indicando un solo fascio che concorre in un solo punto marginale di esso), mentre a destra sono indicati i piani coniugati di Q . Fra O ed R si trova il sistema formatore dimmagine; fra O e Q il sistema illuminante. Siamo ovviamente in un caso di diascopia in fondo chiaro. Cominciamo da sinistra. Lobbiettivo forma unimmagine di O in DV ; si pu dire che O coniugato con DV . In DV si trova quindi una prima immagine (ingrandita, reale, rovesciata) di O, che limmagine intermedia. In DV vi anche il diaframma di campo visivo, il tutto nel piano focale oggetto di LO (cio delloculare). LO d di DV e dellimmagine intermedia unimmagine virtuale allinfinito. I mezzi rifrangenti dellocchio danno dellimmagine intermedia unimmagine reale in R (rovesciata rispetto limmagine intermedia stessa). Ora, il condensatore Ko produce unimmagine reale impiccolita di Dc in O ; O e Dc sono coniugati. Se la posizione di Ko corretta, nel piano di O si vede a fuoco limmagine (impiccolita) di Dc . In pratica, guardando nelloculare, si vede limmagine virtuale di O (cio dellimmagine intermedia), si vede unaltra immagine virtuale di DV ed infine unimmagine di Dc ; o almeno si vedranno gli orli di Dc chiudendo opportunamente questo diaframma. Dunque di Dc si hanno le seguenti immagini: 1) reale impiccolita in O ; 2) reale ingrandita in DV ( O); 3) virtuale dopo LO ; 4) reale impiccolita in R ( O). Vi sono quindi quattro piani coniugati reali ed uno virtuale rispetto ad O od a Dc . Con DV si limita il campo visuale e quindi il campo dellimmagine intermedia ed il campo oggetto. Con Dc si regola il campo illuminato. Si noti che Dc , per il collettore Cl , si comporta come un diaframma dapertura, mentre per il condensatore Ko esso rappresenta un diaframma di campo (Dc loggetto di Ko). Vediamo ora il lato destro della fig. 30 . Partiamo dal corpo luminoso Q (per es. il filamento concentrato di una lampadina elettrica a bassa tensione). Nei suoi confronti, il collettore Cl , che sempre un sistema convergente a forte apertura e corta focale, si comporta come fa lobbiettivo nei confronti delloggetto, e cio ne crea unimmagine ingrandita reale Q (schema di fig. 6); la distanza fra Q e Cl deve essere regolabile, una specie di messa a fuoco, in modo che limmagine di Q si formi nel piano di Da . Lilluminatore ( Q + Cl + Dc ) pu essere fisso nel piede dello strumento e quindi precentrato da parte del costruttore, oppure esterno (micro-lampada), collegato pi o meno rigidamente al piede. In questo caso, la microlampada andr orientata con cura verso lo specchio che sta sotto al condensatore. A sua volta lo specchio andr orientato in modo che limmagine di Q formata dal collettore cada esattamente in centro a Da (istruzioni pi dettagliate al paragrafo seguente).

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Fig. 30 - Schema generale di microscopio con illuminatore di Khler

Da quanto detto a suo tempo, risulta che lapertura massima di Da consente al condensatore di fornire un fascio illuminante a livello di O con apertura simile a quella degli obbiettivi forti. Semmai, chiudendo Da , si riduce lapertura del fascio per adattarla a quella degli obbiettivi deboli. Ma ne consegue allora che lapertura massima di Da deve essere tutta occupata dallimmagine di Q . Ci comporta un delicato equilibrio fra dimensioni di Da e di Q ed ingrandimento di Cl (legato alla sua focale ed alle sue coniugate); bisogna prestare grande attenzione a ci perch capita spesso, anche in strumenti di grande pregio, di vedere unimmagine di Q assai pi piccola della massima apertura di Da ; questo corrisponde ad una chiusura di Da medesimo, cio ad una perdita di apertura del condensatore, con le conseguenze che sappiamo. In certe microlampade di Khler si trova un vetro smerigliato fra Q e Cl , oppure una superficie smerigliata nella prima lente di Cl ; questo impedisce la formazione di
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unimmagine nitida di Q , ma ovviamente rende pi omogeneo il campo illuminato. La perdita fotometrica del vetro smerigliato in questo caso molto piccola, poich Cl accetta un fascio di forte apertura e buona parte della radiazione diffusa dallo smerigliato viene recuperata. Ma proseguiamo colla parte destra della fig. 30 . indicato un fascio parziale che emerge da un punto estremo di Q e traversa un punto estremo di Q ; sappiamo che Da e Q si trovano1 nel piano focale di Ko ; quindi il fascio che emerge da un punto qualunque di Q, per es. un punto sullorlo di Da , e che divergente, diviene parallelo dopo aver traversato Ko ; ogni punto di Q produce un simile fascio parallelo; ma se consideriamo i raggi principali di tali fasci paralleli, essi sono variamente inclinati; infatti essi arrivano a Ko leggermente divergenti e quindi Ko li fa convergere poco oltre il suo secondo fuoco, cio nel piano di O , dove si trova limmagine di Dc . Possiamo dire che loggetto traversato da tanti fasci singolarmente paralleli, ma che nel complesso formano un fascio conico a forte apertura. Tale apertura ovviamente si riduce chiudendo Da . Si pu anche dire che Ko coniuga Q allinfinito, ovvero ne fornisce unimmagine virtuale allinfinito ( Q nel primo fuoco di Ko ). Ebbene, i singoli fasci paralleli, corrispondenti ai singoli punti di Q , comunque inclinati sullasse, traversano loggetto e poi incidono su Ob che, essendo convergente, li fa convergere uno per uno nel proprio piano focale superiore ( PU ). Qui si forma allora una seconda immagine reale di Q ( Q ); si pu dire che Q coniugata di Q e quindi di Q . Q si trova nel secondo piano focale di Ob e di solito qui si trova il diaframma o la pupilla duscita dellobbiettivo. Inoltre Q giace nel piano di Da ; ne consegue che nel piano di PU non si trova solo la Q ma anche unimmagine rovesciata di Da ; PU quindi coniugato di Q come di Da . Guardando dentro il tubo del microscopio, dopo tolto loculare, si vede infatti la PU sotto forma di un dischetto illuminato e qui si pu riconoscere unimmagine un po annebbiata del filamento della lampadina ( Q ) nonch lorlo di Da ; per convincersene, basta manovrare Da e si vedr il dischetto illuminato che varia di diametro. Si pu anche infilare la punta di una matita sotto Da e si vedr la sua immagine rovesciata in PU . Sopra PU vi loculare (leventuale lente di campo o la lente di tubo non hanno effetto da questo punto di vista) il quale, oltre a produrre limmagine finale delloggetto, come gi detto, produce unimmagine impiccolita reale di PU : il disco di Ramsden, a suo tempo citato, indicato con P in fig. 30 . Ora possiamo aggiungere che in P , oltre alla prima immagine reale di PU , vi una seconda immagine reale di Da : manovrando Da si vedr il disco di Ramsden che varia di diametro; vi anche una terza immagine reale di Q ( Q). Limmagine del filamento per difficilmente visibile in questa sede perch troppo piccola ed affetta da troppe aberrazioni. In P andr posta la pupilla dellocchio, altrimenti questultima diaframma limmagine finale, cio riduce il campo visuale (fig. 31, pi sopra). Abbiamo dunque quattro immagini reali ed unimmagine virtuale coniugate : 1) Q un po prima del fuoco di Cl ; 2) Q (in Da = piano focale e pupilla dingresso di Ko ); 3) Q in PU , con limmagine reale di Da , nel piano focale superiore dellobbiettivo, coincidente spesso con la sua pupilla duscita; 4) Q in P , assieme alla seconda immagine di Da ed alla prima immagine di PU , il tutto entro la pupilla dellocchio. Limmagine virtuale di Q si trova allinfinito ( fra Ko ed Ob il fascio parallelo per ogni punto di Q ). Allineamento dell illuminazione sec. Khler Da quanto detto, dovrebbe essere chiaro quali sono le operazioni necessarie per lallineamento del sistema illuminante. Ma vogliamo qui riassumerle, chiarendo subito che le prime quattro operazioni sono superflue quando lilluminatore alloggiato nel piede del microscopio o comunque saldamente fissato ad esso. 1) Centratura del filamento . Questo superfluo quando il costruttore fornisce ampolle precentrate(vedi sopra). Se lampolla non precentrata occorre centrarla rispetto allasse del collettore. Le modalit di questa operazione si debbono dedurre dal manuale distruzione dello strumento; infatti le differenze meccaniche da uno stativo allaltro non consentono di dare regole generali.
1 Cos dovrebbe essere, ma molti costruttori sono di manica larga ed il funzionamento del sistema si complica. 80

2) Focalizzazione del filamento; se ne gi parlato. Anche questa operazione pu essere impossibile ed inutile se lampolla precentrata. 3) Se la microlampada (ampolla + collettore + Dc, ecc.) montata su supporto snodato, occorre orientarla in modo che limmagine del filamento cada al centro di Da od al centro dello specchio interposto fra Cl e Ko . 4) Se vi tale specchio orientabile, anche questo va spostato fino a centrare limmagine del filamento in Da . Per meglio vedere tale immagine, conviene chiudere del tutto Da . A questo punto si controlli che limmagine ( Q ) riempia tutta lapertura massima di Da . 5) Ora si inserisce un preparato qualunque sul tavolino ed un obbiettivo debole. Si guardi nelloculare e si metta a fuoco approssimativamente il preparato. Si deve vedere una macchia rotonda luminosa pi o meno nitida. In caso contrario, chiudere Dc e/o spostare in altezza il condensatore Ko . Si regoli laltezza di Ko finch il disco brillante appare a fuoco assieme alloggetto; questa la prima immagine reale di Dc . Questa operazione va ripetuta quando si cambia preparato per tener conto delle variazioni di spessore del porta-oggetto. 6) Centratura del campo illuminato. Questa e le seguenti operazioni vanno ripetute ogni volta che si cambia lobbiettivo. Si deve portare limmagine di Dc in centro al campo visuale. Questo si pu effettuare in vario modo a seconda della struttura meccanica dello strumento; pu essere spostabile lintero illuminatore, o lo specchio interposto, o il condensatore (caso pi frequente), o una lente intermedia (che pu svolgere anche le funzioni di lente a grande campo). Anche qui non si possono dare regole generali. Lesigenza di ripetere questa centratura quando si cambia obbiettivo dipende dal fatto che i vari obbiettivi montati sullo strumento, generalmente su un disco girevole detto revolver, non si ritrovano sullo stesso asse a causa di varie tolleranze costruttive (vedi il 7.5). 7) Regolazione del diaframma di campo illuminato ( Dc in fig. 30 ). Guardando nelloculare, si regola (con una leva, una ruota, o altro) lapertura di Dc fino a veder illuminato tutto il campo visuale, e non di pi. Unapertura eccessiva di Dc porta a perdita di contrasto a causa di luce diffusa allinterno del preparato e dellobbiettivo ( 5.5.1). Probabilmente, a questo punto occorrer ritoccare la centratura del campo illuminato (punto 6) e laltezza del condensatore (punto 5). In certi casi pu apparire nel piano oggetto unimmagine della grana di qualche vetro smerigliato presente nellilluminatore; si deve allora ritoccare laltezza del condensatore. Questo indica un errore di progetto. La regolazione del diaframma Dc va ripetuta ogni volta che varia il campo oggetto: per cambiamento dellingrandimento dellobbiettivo, dellindice di campo delloculare o di un fattore di tubo. 8) Regolazione del diaframma dapertura del condensatore ( Da in fig. 30 ). Si tolga loculare per osservare la pupilla duscita dellobbiettivo ( PU ) e limmagine di Da in essa presente. Nei migliori stativi questa osservazione si esegue pi comodamente inserendo fra obbiettivo ed oculare la lente di Amici-Bertrand oppure sostituendo loculare con un microscopio ausiliario (accessorio di corredo per il contrasto di fase, di cui si riparler nel 19). Comunque sia, osservando PU , si regoli Da finch la sua immagine appare un po pi piccola di PU. Pu darsi che limmagine di Da appaia molto chiara e non si distinguano i suoi confini dal contorno di PU: sufficiente inserire un preparato molto colorato o con strutture diffondenti. Una chiusura eccessiva di Da , come gi detto, provoca aumento di contrasto e di profondit di fuoco, ma diminuisce la brillanza dellimmagine e soprattutto la risoluzione. La regolazione di Da va quindi effettuata in relazione alla natura delloggetto ed ai risultati che si cercano; ma si ricordi che gli obbiettivi di cattiva qualit, affetti da forti aberrazioni, traggono un miglioramento di definizione da una chiusura del Da al di l di quanto sarebbe richiesto dal valore ottimale per la risoluzione globale. Su questo conflitto fra definizione e risoluzione si gi parlato.

14 - TUBI PORTA - OCULARI

Nei microscopi di vecchia fabbricazione, ed ancora oggi nei modelli economici, si pu vedere una struttura come quella di fig. 32, in cui loculare inserito dallalto in un vero e proprio tubo porta-oculari, cilindrico, diritto, in linea retta con lobbiettivo ( T in figura ). Fra
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il tubo T e lobbiettivo vi il revolver R ed il corpo C . Le parti T e C determinano la centratura reciproca e la distanza fra obbiettivo ed oculare. Il corpo C pu essere assai pi corto del tubo T ; quello che conta la somma delle loro lunghezze poich, aggiungendovi lo spessore del revolver R , esse determinano la lunghezza meccanica del tubo o Lm (vedi il 5.3). Un tale tubo monoculare diritto ha il vantaggio di non richiedere nessun elemento ottico accessorio fra obbiettivo ed oculare, eliminando la radiazione diffusa per riflessione sulle superfici del vetro di quegli elementi, causa di perdita di contrasto. Inoltre, esso assai economico. Per contro, ha un grave difetto: loculare verticale e richiede una forte inclinazione del capo, che pu provocare una precoce stanchezza. Per ovviare a questo, molti costruttori, come nel caso di fig. 32, rendono il braccio ( B in fig. 32) inclinabile assieme al tavolino Ta ed al condensatore C per mezzo del perno P . Cos lintero tubo si inclina a volont nella posizione pi comoda.

Fig. 32 - Stativo con tubo diritto e tavolino traslatore ortogonale (Da catalogo MEOPTA, Praga)

Ma qui sopravviene un altro inconveniente: anche il tavolino si inclina e cos il vetrino pu scivolare e gli eventuali liquidi (preparato di micro-culture, olio da immersione, ecc.) colano. Per avere il tavolino orizzontale e loculare inclinato si ricorre ai tubi monoculari inclinati o a gomito come quello di fig. 33. In essi vi un prisma che fa da specchio ed inclina lasse ottico senza produrre perdite rilevanti della qualit dimmagine. Ovviamente, il prisma provoca un avanzamento dellimmagine ma di questo si tiene conto in modo che la lunghezza equivalente del tubo ( Lm ), quella che ha valore dal punto di vista delle coniugate dellobbiettivo, rimanga la medesima prevista dal progetto dellobbiettivo stesso. Il prisma contiene di solito due superfici riflettenti: la doppia riflessione fa s che limmagine finale risulti orientata come sarebbe in assenza di prisma. Una sola superficie rovescerebbe limmagine nel senso alto-basso ma non in senso destra-sinistra: per questo si evita di porre in questa sede uno specchio semplice.
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Linclinazione del tubo a gomito non standardizzata: perfino nei vari modelli dello stesso costruttore vi possono essere forti differenze; langolo fra lasse del tubo e lorizzontale pu essere 45, 35, 30, 25 fino a 15. Il valore di questo angolo importante quando si fissano al tubo certi accessori che fanno riferimento al piano del tavolo: camere lucide, tubi da disegno, ecc. Ed inoltre una questione di comodit per via della posizione del capo. Il tubo a gomito generalmente girevole (magari allentando una vite) attorno allasse verticale dellobbiettivo. Ci facilita losservazione a due o pi persone sedute attorno allo strumento.

Fig. 33 - Stativo con tubo monoculare a gomito (da catalogo Leica, Mod. HM LUX 3)

In uno stativo come quello di fig. 33, il tubo a gomito, nel caso di un singolo osservatore, pu essere ruotato dalla parte del braccio B oppure dalla parte opposta, come in figura. Questultima disposizione facilita la visibilit del tavolino e delloggetto ma sposta il baricentro pi lontano dalla colonna verticale Co . Cos si pu dire dei tubi bioculari, che sono assai pi pesanti. Un tubo monoculare, diritto o inclinato, generalmente intercambiabile con gli altri tipi sotto descritti, bi- o tri-oculari. Il meccanismo di fissaggio pu essere a vite o a coda di rondine circolare: questultimo consta di un incastro rotondo, con orlo sporgente, che in sezione appare come un trapezio (coda di rondine). Tale incastro si appoggia su tre punte, di cui una sar estraibile, e magari molleggiata, per consentire la sostituzione del tubo. Le altre due punte sono fisse e danno la centratura del tubo. Il bloccaggio a tre punte rapido, stabile e robusto, ed inoltre elimina del tutto i giochi. I tubi monoculari a volte sono telescopici, vale a dire a lunghezza variabile, in quanto costituiti da due parti di diverso diametro che rientrano luna nellaltra, come in un cannocchiale. Essi sono utili in due casi almeno: correzione di un residuo di aberrazione sferica nellobbiettivo, magari dovuto ad errato spessore della lamella (vedi il 3); variazione dellingrandimento in modo da arrotondare lequivalente micrometrico dellobbiettivo (vedi i 9.9 e 9.10). Unapposita scala permette di sistemare i tubi
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telescopici al valore voluto di lunghezza (lunghezza totale Lm ), che pu variare sempre di qualche cm, per es. da 15 a 19 cm; verificare sempre la fedelt di tale scala che, specie in strumenti di vecchia data, pu non corrispondere al valore reale di Lm . I tubi diritti verticali sono poi quasi obbligatori quando si adopera una microcamera del tipo da applicare sopra loculare, fissata al tubo porta-oculari. Tale microcamera ha sempre un peso notevole e deve trovarsi sullasse dellobbiettivo, come appunto si pu fare con un tubo verticale. Invece, se la si applicasse su un tubo inclinato, il suo peso farebbe leva sullattacco del tubo e danneggerebbe la stabilit e la robustezza dello strumento.

Fig. 34 - Schema di tubo bi-oculare

14.1 - Tubi bi - oculari Si noti subito la grafia bi-oculari, che indica tubi con due oculari che ricevono la stessa immagine, distinta da binoculari, che indica tubi fatti a binocolo, cio con due oculari e due obbiettivi, che producono due immagini distinte. I tubi binoculari si usano nei microscopi stereoscopici per dare la visione stereoscopica, cio la sensazione del rilievo, e ne parleremo nel 18. Nei microscopi normali si usano invece tubi bioculari, costruiti secondo lo schema di fig. 34 e chiamati anche testata. Esaminiamo da vicino la figura. Il fascio W , proveniente dallobbiettivo Ob , pu eventualmente attraversare un prisma E che inclina lasse ottico come nei tubi monoculari a gomito, visti sopra; il prisma E pu essere assente (vedi la fig. 35) poich la funzione di inclinare lasse ottico pu essere svolta da un altro organo presente in un tubo intermedio (vedi il 14.4). Ebbene, il fascio W quello che emerge dallobbiettivo (o dalla lente di tubo per gli obbiettivi a coniugata infinita) e che converge nellimmagine intermedia. Attraversando il prisma D , il fascio W viene diviso in due parti identiche dalla superficie semi-riflettente disposta diagonalmente nel prisma, inclinata di 45 sulle facce del prisma stesso. Il prisma D cubico, con una superficie diagonale semi-riflettente. Questultima otticamente piana e non deve alterare la struttura geometrica dellimmagine riflessa o trasmessa; le due immagini parziali ottenute (fasci x ed y) possono essere fotometricamente uguali se i coefficienti di riflessione e di trasmissione del prisma sono uguali. A questo punto, con altri prismi a riflessione interna (A, B e C) si riportano i fasci parziali x ed y ad essere paralleli (vedi i fasci t e z in fig. 34). Sopra i prismi A e B si formano le due immagini intermedie e si trovano gli oculari ( Oc ). Tutto si svolge come se ognuno dei due oculari, a parte la perdita fotometrica, ricevesse dallobbiettivo il fascio W diretto, con in pi lo spessore in vetro dei prismi D + A oppure D + C + B. Tale spessore, a parte le perdite per assorbimento o per riflessione (almeno 4 % per ogni superficie, molto meno per le superfici trattate contro i riflessi), provoca linsorgenza di varie aberrazioni, in specie cromatiche. Il costruttore pu tener conto di questo nel progetto dellobbiettivo o dellintero
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sistema, ma ovvio che un accoppiamento obbiettivo-oculare pu essere ottimizzato (dal punto di vista delle aberrazioni) per luso con la serie di prismi del tubo bioculare o in assenza di prismi (tubo monoculare diritto), ma non pu essere ottimizzato per tutte le diverse situazioni. In pratica, il controllo di un obbiettivo + oculare, specie per la cromatica laterale, va fatto con tutti i tubi previsti per quello strumento, e fra luno e laltro si noter qualche differenza. Correzione diottrica e parfocalit Nella fig. 34 sono schematizzati i due oculari ( Oc ) centrati sugli assi ottici parziali t e z. I due oculari vanno infilati in due tubi porta-oculari paralleli. Ora, se le due immagini debbono essere identiche e simultaneamente a fuoco, occorre verificare alcune condizioni: i due tubi porta-oculari debbono portare gli oculari alla stessa distanza dallimmagine intermedia, cio i due canali debbono essere parfocali fra loro, ovvero la lunghezza equivalente del tubo Lm deve essere la stessa per i due oculari. Naturalmente, la parfocalit presuppone anche che i due oculari siano identici: uguale ingrandimento V , uguale indice di campo s , e soprattutto uguale distanza fra la battuta ed il primo fuoco. Nel 9.5 si parlato in dettaglio dellequipollenza degli oculari. Normalmente, anche nei tubi bioculari, le cose sono fatte in modo che, con focalizzazione corretta, limmagine o le immagini finali siano a distanza infinita; losservazione cos possibile senza che losservatore debba accomodare e sforzare locchio. Ma qui nasce una complicazione: in molte persone vi una differenza di potenza sferica (sferica, escludente quindi lastigmatismo) fra i due occhi, cio una anisometropia sferica; per vedere nitido con entrambi gli occhi, tale persona dovrebbe mettere a fuoco separatamente i due canali del tubo bioculare. In pratica, questo reso possibile rendendo regolabile la lunghezza di uno od entrambi i tubi porta-oculari a mezzo di una ghiera, cui corrisponde una vite nella superficie interna degli stessi. Consideriamo il caso in cui solo uno dei due tubi porta-oculari sia regolabile. Si mette a fuoco il canale a tubo fisso con i normali meccanismi di messa a fuoco, magari chiudendo laltro occhio. Fatto questo, si guarda nellaltro canale a tubo regolabile e, senza alterare la messa a fuoco, si cerca di riavere limmagine pi nitida possibile regolando la ghiera che varia la lunghezza del tubo. In questa regolazione, si ricordi quanto detto nel 9.9 a proposito della regolazione degli oculari micrometrici: per evitare di far intervenire laccomodazione dellocchio, conviene partire dalla posizione tutto fuori, cio tutto estratto, delloculare. Se invece entrambi i tubi porta-oculari sono regolabili, conviene tenerne uno fisso nella posizione 0 e regolare laltro come sopra detto. La posizione 0 o di riposo sempre indicata, almeno con un trattino o un puntino, sulla ghiera di regolazione delloculare. Essa dovrebbe corrispondere alla distanza ideale fra obbiettivo ed oculare, quella prevista dal progettista. Ma sempre opportuno verificare lesattezza di questa posizione1: si metta a fuoco un preparato sottile (uno striscio, un reticolo, un micrometro oggetto); poi si ruoti rapidamente il revolver per verificare la focalizzazione con i vari obbiettivi, in particolare col pi debole e col pi forte2; si ruoti la ghiera delloculare fino ad ottenere la miglior parfocalit degli obbiettivi. Quella la posizione ottimale. Se non si riesce ad ottenere la parfocalit fra i vari obbiettivi, vuol dire che qualcosa non va. Oltre alla posizione di 0, la ghiera porta spesso una graduazione con qualche tacca e qualche volta dei numeri. Quella graduazione utile solo come riferimento quando si deve ritrovare la posizione ottimale per un certo osservatore, ma non ha valore assoluto: leffetto della rotazione della ghiera (lo spostamento dellimmagine finale) varia col variare della focale delloculare. L effetto del tubo e la convergenza Nel 9.1 si spiegato quel fenomeno psicologico chiamato effetto di tubo, per il quale un osservatore sprovveduto, mentre avvicina locchio alloculare, accomoda, cio
1 La ghiera di regolazione generalmente fissata con tre piccoli "grani" (viti senza testa) e pu quindi allentarsi

e ruotare in posizione errata senza che l'operatore se ne accorga; sulla ghiera che si fa forza per ruotare il tubo porta-oculari regolabile, ed i grassi induriti possono rendere molto difficile il movimento. 2 Si usi il pi forte a secco per evitare il fastidio dell'immersione ed il rischio d'imbrattare d'olio gli altri obbiettivi forti.
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sforza locchio a focalizzare sullinterno del tubo invece che su distanza infinita; in questo modo, anche limmagine finale del microscopio verr portata a piccola distanza invece che allinfinito, e per fare questo basta un ritocco alle manopole di messa a fuoco. Cos, oltre a stancare inutilmente locchio, si alterano le coniugate dellobbiettivo con le note conseguenze. Leffetto di tubo si presenta anche con i tubi bioculari con gli stessi effetti, in pi col rischio che laccomodazione non sia la stessa per i due occhi e cos insorga una anisometropia temporanea. Ma c una complicazione: quando noi osserviamo ad occhio nudo un oggetto vicino, incosciamente eseguiamo due operazioni: accomodiamo, cio alteriamo la curvatura della lente cristallina dellocchio in modo da avvicinare il piano della visione distinta; convergiamo, cio spostiamo gli assi dei due occhi luno verso laltro in modo che essi si incrocino nello stesso punto delloggetto vicino. In stato di riposo, i nostri occhi (se sono normali) sono focalizzati per un oggetto a distanza infinita ed i due assi sono paralleli. Ebbene, accomodazione e convergenza sono fenomeni automatici e collegati fra loro. Questo significa che, appena si verifica leffetto del tubo, laccomodazione involontaria trascina con s la convergenza, e gli assi dei due occhi non sono pi paralleli. Ma gli assi degli oculari in un tubo bioculare sono paralleli1 (proprio per consentire losservazione con occhi rilassati, non accomodati). Allora gli assi degli occhi non sono pi paralleli agli assi dei rispettivi oculari e le immagini retiniche non sono pi congruenti: in parole povere, si vede doppio. Ci pu essere causa di fatica e mali di testa. Distanza inter-pupillare La distanza fra gli assi dei due occhi (supposto che siano paralleli come deve avvenire al microscopio) si chiama distanza interpupillare o, semplicemente, distanza pupillare; essa pu variare, grosso modo, da 55 a 75 mm. Cos nei tubi bioculari deve esistere un meccanismo per variare la distanza fra gli assi degli oculari e farla coincidere colla distanza pupillare dellosservatore. Facciamo riferimento ancora alla fig. 34 : per variare la distanza fra gli assi finali t e z vi sono essenzialmente due modi. 1) Spostare ogni oculare assieme al prisma, rispettivamente, A e B nel piano del disegno, cio nella direzione degli assi x ed y ; naturalmente questo movimento deve avvenire simmetricamente rispetto allasse centrale W in modo che i cammini ottici dei due canali restino identici. Il movimento del gruppo oculare + prisma avviene per ognuno dei due canali a mezzo di una slitta a coda di rondine e le due slitte possono essere comandate a mano o tramite una manopola centrale o una leva, con movimento simmetrico (un opportuno meccanismo rende solidali i due movimenti). Sulle slitte o sulla manopola vi pu essere una scala graduata da 55 a 75 mm che indica la distanza pupillare impostata. Questa soluzione consente di incollare fra loro i prismi C e D di fig. 34. Ma c un problema: durante il movimento delle slitte varia la lunghezza dei tragitti parziali x ed y e quindi la distanza obbiettivo-oculare, con tutte le conseguenze pi volte citate, fra cui una variazione del valore micrometrico utilizzato nelle misure geometriche (vedi il 9.10). Per ovviare a ci, alcuni costruttori rendono regolabili entrambi i tubi portaoculari e sulle rispettive ghiere incidono una scala numerata da 55 a 75 : il valore impostato di distanza pupillare si riporta su entrambe le ghiere e con ci la variazione di lunghezza dei cammini x ed y viene compensata dallo spostamento assiale degli oculari: la lunghezza equivalente del tubo rimane cos quella ideale. Per, se questa compensazione non eseguita con cura, ogni volta che cambia losservatore, gli errori saltano fuori: nessuno ha il tempo e lattenzione di leggere il valore di distanza sulla scala apposita, riportarla su un oculare, poi sullaltro e continuare il lavoro. In sostanza, le ghiere degli oculari vengono lasciate in una posizione qualsiasi, difficilmente quella corretta, e spesso diversa per i due oculari. Un disastro. Almeno uno dei tubi porta-oculari dovrebbe essere fisso per servire di riferimento allaltro. Una miglior soluzione consiste nel collegare le due slitte porta-oculari con una leva che le muove rispetto allasse W (sempre nel piano del disegno di fig. 34) ma in modo che, appena si varia la distanza pupillare, automaticamente varia laltezza degli oculari, di entrambi, ed i due movimenti si compensano (Leitz). Questa soluzione pi costosa della precedente, ed il
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In realt, qualche strumento del passato stato costruito con oculari leggermente convergenti (Galileo, Spencer), ma questa soluzione non "fisiologica" ed stata abbandonata.
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tubo risulta pi pesante ed ingombrante. In ogni caso, il movimento dei prismi A e B nel piano del disegno di fig. 34 ha un vantaggio: durante la variazione della distanza pupillare gli oculari non ruotano attorno al loro asse, n attorno al centro dellimmagine; ci prezioso quando loculare contiene reticoli o sagome di vario genere. 2) La distanza pupillare pu variare in un altro modo (fig. 35). Il sistema ottico del tubo (fig. 34) si pu dividere in due parti: il prisma A solidale con quello D e ruota intorno ad un asse coincidente con W ; il prisma B solidale col C (magari si tratta di un unico prisma) e ruota sul medesimo asse W . Le due met del tubo ruotano allora rispetto alla base che pu contenere il prisma E . Normalmente le due met del tubo stanno ripiegate luna sullaltra, come in fig. 35, e variando la loro inclinazione pu variare la distanza pupillare (distanza fra gli assi t e z di fig. 34). In questo modo, il tubo assomiglia ad un binocolo, a parte la mancanza dei due obbiettivi. Il vantaggio di questa soluzione che la lunghezza dei fasci parziali x ed y rimane costante e cos la lunghezza equivalente del tubo. Variando la distanza pupillare non si ha alterazione n di fuoco, n di parfocalit degli obbiettivi, n di ingrandimento: le calibrazioni degli oculari micrometrici rimangono costanti. Questa soluzione infatti molto diffusa e va sotto il nome di Siedentopf. Ma anche qui vi un inconveniente: ruotando le due met del tubo ruotano anche gli oculari e con essi gli eventuali reticoli contenuti in essi. Ci intollerabile in casi particolari: sistemi fotografici e relativi reticoli di inquadratura, microscopi polarizzatori con crocefilo, ecc. In questi casi si ricorre ad altre soluzioni, oppure si complica il tubo con un sistema di camme che fanno ruotare gli oculari in senso inverso alle due met del tubo (Zeiss).
Centratura Si detto finora che gli assi dei due oculari ( t e z in fig. 34) sono paralleli, e ci facilmente ottenuto con sufficiente precisione con le normali tecniche di lavorazione meccanica. Ma occorre anche che nei campi visivi dei due oculari compaia la stessa porzione del campo oggetto, ovvero che le due immagini intermedie abbiano la stessa posizione rispetto ai diaframmi di campo visivo dei due oculari. Si pu parlare di parcentralit intrinseca del tubo bioculare. Questa una centratura assai critica nel senso che uno spostamento di unimmagine rispetto allaltra di 1/100 del diametro del campo pu essere sufficiente a dare difficolt di fusione delle immagini retiniche. Inoltre, la centratura reciproca dei due canali pu variare mentre si varia la distanza pupillare per piccoli difetti meccanici o anche mentre si ruotano gli oculari allinterno del tubo per gli inevitabili giochi ed errori di centratura delle lenti degli oculari stessi. Per questi motivi, in un tubo bioculare difficile che esista e si conservi una centratura reciproca perfetta delle immagini, e questa spesso la causa di stanchezza al seguito di osservazioni prolungate. Il rimedio consiste in un ritocco della posizione dei prismi, specie quelli A e B (fig. 34), oppure della posizione trasversale di una o entrambe le boccole porta-oculari. Ma per questo occorre una certa esperienza, se non altro perch, nel lodevole intento di centrare le immagini, si rischia di perdere il parallelismo fra gli assi. Quando poi, in seguito ad un urto, una caduta, il distacco dei mastici, ecc., uno o pi prismi della fig. 34 subisce una traslazione e/o una rotazione, sono possibili molte forme di disallineamento. Una correzione difficile senza opportuni riferimenti ottici quali quelli offerti da appositi attrezzi. Occorrer anche controllare che gli assi t , z e w, oltre ad essere paralleli fra loro, passino per il centro dellobbiettivo: un apposito canocchialetto (una specie di microscopio ausiliario ad es.) viene posto in luogo delloculare e focalizzato sulla pupilla dobbiettivo, che deve risultare al centro del campo.

Fattore di tubo In qualche caso, il costruttore riesce a fare in modo che il cammino ottico del tubo bioculare, tenuto conto dellavanzamento provocato dai prismi, sia uguale a quello previsto dal progetto dellobbiettivo. In tal caso il tubo non contiene lenti e lingrandimento finale uguale a quello che si avrebbe con un tubo monoculare diritto della lunghezza prevista. Si dice che il fattore di tubo pari ad 1 . Ma spesso lingombro dei prismi tale che loculare si trova pi lontano dallobbiettivo di quanto non dovrebbe. Per mettere a fuoco, bisognerebbe aumentare la coniugata immagine dellobbiettivo, ma questo, si detto pi volte, porta a troppi guai. Non rimane che innalzare della giusta misura limmagine intermedia, senza alterare le coniugate dellobbiettivo. Di solito, questo si ottiene ponendo allingresso del tubo una lente divergente di opportuna potenza, che rende meno convergente il fascio che concorre nellimmagine intermedia e sposta verso lalto il piano in cui si forma limmagine stessa. In questo modo per limmagine diviene leggermente pi grande ed il fattore di tubo diventa 1,25 o 1,5 , fino a 1,6 .
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Questo fattore superiore allunit pu essere utile in certi casi per aumentare lingrandimento complessivo, ma si corre sempre il rischio di superare l ingrandimento utile (vedi il 6.3) e comunque diminuisce la definizione, espressa in linee/mm nellimmagine finale. A questo punto, si potrebbero usare oculari pi deboli in modo da non alterare lingrandimento complessivo, ma questo avverr normalmente a scapito del campo angolare delloculare.

Fig. 35 - Tubo bioculare secondo Siedentopf (produzione ZEISS Aus JENA) 14.2 - Equipollenza dei tubi Da un costruttore allaltro, generalmente diverso lattacco meccanico dei vari tubi porta-oculari e diviene cos impossibile la loro intercambiabilit. Ma, per un medesimo costruttore, esistono in genere vari tipi di tubo, meccanicamente intercambiabili. Occorre per garantirsi circa lequivalenza o equipollenza ottica di essi, come si fatto per gli obbiettivi ( 7.10), per gli oculari ( 9.5) ed i condensatori ( 10). Intanto, ovvio che dovr essere uguale il diametro interno delle boccole porta-oculari, ma anche la loro lunghezza dovr essere sufficiente a permettere agli oculari pi lunghi di penetrarvi completamente. Poi occorrer tollerare qualche residuo di aberrazioni, in specie cromatica laterale, per le ragioni illustrate sopra. Ma soprattutto deve esistere la parfocalit dei tubi: passando dalluno allaltro non deve essere necessario ritoccare la messa a fuoco, altrimenti significa che la lunghezza equivalente del tubo non la stessa per tutti i tubi e cos essa potr essere corretta per uno ma non per gli altri. Per una verifica, si metta a fuoco con un certo tubo un preparato sottile, possibilmente con un obbiettivo debole1 ed un oculare forte. Poi, senza nulla toccare, si sostituisca il tubo; con lo stesso oculare, si deve ritrovare il fuoco. Se il fuoco va perduto, cio i due tubi non hanno la stessa lunghezza equivalente, si capir qual quello corretto osservando quale dei due assicura la miglior parfocalit degli obbiettivi. Passando da un tubo monoculare ad uno bioculare si avr naturalmente una perdita fotometrica: prima di tutto il semiriflettente D di fig. 34 invia ad ogni canale non pi del 50 % del fascio ricevuto dallobbiettivo ( W ); in secondo luogo, le superfici trasparenti dei prismi, e qualche volta le superfici riflettenti se non sono a riflessione totale, fanno perdere qualche percento di energia per ogni superficie. Nonostante questa perdita fotometrica, il tubo bioculare generalmente preferito poich la fusione psichica delle due immagini retiniche aiuta a mediare le informazioni portate dai due nervi ottici e quindi ad integrare mentalmente la struttura discreta dellinformazione fornita dalla retina (che formata da isolati elementi sensibili) ed a neutralizzare i difetti locali di essa. In altre parole, la visione bioculare aiuta la risoluzione fisiologica dellimmagine, mentre la risoluzione strumentale, nel migliore dei casi, rimane la stessa. Il tubo monoculare invece da preferire quando limmagine poco luminosa, come nelle osservazioni in campo scuro, fluorescenza, radiazione polarizzata, ecc.

14.3 - Tubi trioculari Oltre alla visione nel o negli oculari, pu essere utile unaltra immagine da utilizzare per un secondo osservatore, per la fotografia, lelaborazione televisiva o elettronica, la fotometria, ecc. I due canali (il tubo monoculare o bioculare per la visione e la seconda uscita) contengono due immagini intermedie identiche ottenute a mezzo di una superficie semiriflettente, come detto poco sotto. Per ottenere ci, vi sono varie soluzioni.
1 Un obbiettivo debole ha in genere la pupilla d'uscita e l'apertura lato immagine pi grande di uno forte, quindi

diviene pi critico valutare la posizione assiale dell'immagine intermedia.

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Tubo intermedio Vi pu essere un tubo intermedio (vedi oltre) interposto fra corpo del microscopio e tubo bioculare. Questo tubo intermedio dovr possedere un opportuno attacco per il tubo bioculare ed una seconda uscita che pu fornire una seconda immagine intermedia. Sulla seconda uscita si pu installare o un tubo diritto monoculare o un raccordo di altro tipo. Nel tubo diritto monoculare si pu inserire un terzo oculare, di tipo normale e con ci consentire la visione ad un secondo osservatore, la fotografia con microcamere progettate per essere applicate sopra un oculare, o le riprese televisive, con apposito raccordo, o, infine, misure ed elaborazioni varie sullimmagine (micro-fotometria, micro-spettroscopia, ecc.). Se la seconda uscita (verticale) prevede un raccordo speciale, in esso pu non esservi alcuna lente, in rari casi destinati alla cinematografia o alle riprese TV, oppure un proiettivo per la fotografia o altro. In questi casi, pu non essere possibile la visione da parte di un secondo osservatore. Linserzione del tubo intermedio fra corpo e tubo bioculare altera forzatamente la struttura geometrica del sistema e quindi di per s varia la lunghezza equivalente del tubo. Per questo solo fatto si altererebbe la messa a fuoco, lingrandimento, la parfocalit degli obbiettivi, ecc. Il rimedio essenzialmente di tre tipi: obbiettivi con coniugata infinita (la distanza obbiettivo - lente di tubo indifferente e pu essere aumentata con linterposizione del tubo intermedio senza alcun danno); una lente divergente debole posta allingresso del tubo intermedio, come si fa per certi tubi bioculari. Limmagine intermedia viene innalzata di quanto occorre, senza alterare le coniugate dellobbiettivo, ma lingrandimento aumenta ed il fattore di tubo superiore ad 1 . un sistema Telan di cui una lente divergente posta allingresso ed una convergente alluscita del tubo intermedio (in realt si avranno due lenti convergenti alle due uscite del tubo). Questa soluzione, rispetto alla precedente, ha il vantaggio di non alterare lingrandimento. In ogni caso, il fascio proveniente dallobbiettivo viene suddiviso in due fasci geometricamente identici da una superficie semiriflettente piana (beam splitter o divisore di fascio), qualcosa di simile a quanto avviene nei tubi bioculari (prisma D in fig. 34). Si tratter in genere della superficie diagonale di un prisma cubico, eventualmente combinato con un secondo prisma per avere linclinazione dellasse ottico per il tubo bioculare; si pu anche trattare di un prisma unico che combina le due funzioni, colla superficie semi-riflettente inclinata di un angolo diverso da 45 rispetto allasse ottico. Si ha cos un canale visione ed un canale foto. Se vi un prisma divisore di fascio unico e fisso, la superficie semiriflettente pu avere un rapporto di divisione 1:1 (50 % del fascio nel canale visione, 50 % nel canale fotografico o verticale), ma spesso si preferisce facilitare il canale foto (ad es. 80 %) a scapito di quello per la visione: si parla di tubi 20/80, ad es. Nei casi pi sofisticati, il prisma intercambiabile con altri prismi di diverso rapporto di divisione; i prismi sono montati su una slitta manovrabile dallesterno. Se si hanno due prismi, si pu avere una posizione 0/100 (tutto il fascio nel canale foto) ed una 20/80 o 50/50; se si hanno tre posizioni, si avr in genere una posizione 0/100, una 50/50 (o 25/75 o 20/80) ed una 100/0 (tutto nel canale visione). I rapporti indicati sembrano dividere il fascio in due frazioni, per es. 80 % e 20 %, tali che la loro somma produca 100 %; tale indicazione presuppone che la superficie semi-riflettente non produca perdite fotometriche, e ci abbastanza vero se si tratta di sistemi interferenziali a strati sottili, ma se si tratta di semplici metallizzazioni, la frazione assorbita pu arrivare al 30 %. Una prestazione che si deve esigere da un sistema trioculare la parcentratura, cio il centro del campo visuale, quale appare negli oculari, deve coincidere col centro del campo nel canale verticale. Questa centratura si controlla facilmente, specie se nel canale verticale vi un oculare. Meno facile modificarla, spostando il prisma divisore, cio spostando limmagine riflessa ma non limmagine trasmessa dal prisma stesso. Altra esigenza la parfocalit dei due canali: se limmagine a fuoco negli oculari (lo si apprezza meglio ponendo sulloculare un cannocchiale di 3 - 5 ingrandimenti focalizzato allinfinito), deve esserlo anche nel canale verticale. Se in questo vi un sistema fotografico, occorre aprire la microcamera, poggiare un vetro smerigliato1 sulla finestrella, con la superficie smerigliata o rigata dalla parte dellemulsione, ed osservare limmagine su questultima con una forte lente dingrandimento, curando di vedere simultaneamente a fuoco la grana (o le righe) e limmagine microscopica. Se la microcamera dispone di un proprio mirino laterale, sotto forma di un piccolo cannocchiale per la messa a fuoco, la parfocalit meno necessaria, anche se augurabile, poich la messa a fuoco finale per la foto si esegue in questo caso nel mirino. Tubo unico In altri casi, il tubo bioculare forma un tutto unico col tubo verticale (fig. 36). Nella parte bassa di questo tritubo vi il prisma divisore o la slitta con due o pi prismi. Anche qui, il tubo verticale pu essere adatto a portare un oculare normale pi certe microcamere a ci previste (come nel tubo di fig. 36), oppure essere adatto ad altri accessori con altri tipi di sistema ottico. Anche qui vi sono problemi di parcentratura e parfocalit e vari tipi di prismi con diverso rapporto di divisione del fascio. Inoltre, la parte bioculare pu essere inclinata in vario grado rispetto allasse dellobbiettivo. 14.4 - Tubi intermedi speciali Il tubo intermedio descritto al capitolo precedente il tipo pi semplice di quegli innumerevoli accessori che si interpongono fra obbiettivo (con relativo revolver, magari fissato allestremit di un braccio) e tubo porta1 Meglio un vetro lucido, largo 34 mm (un po' meno della pellicola, supponendo un formato 35 mm), con

qualche riga prodotta da una punta d'acciaio duro, come la punta di un "maschio" da meccanici. Curare che il vetro poggi sulle stesse superfici che fanno da riferimento per l'appoggio della pellicola.
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oculari. Ogni costruttore propone qualche modello diverso di tubo intermedio. Esso costituisce un accessorio, negli strumenti di uso generale, oppure una parte essenziale, in strumenti per applicazioni particolari; pu avere le forme pi diverse, e solo il ricordo di strumenti semplici come quello di fig. 32, molto diffusi un tempo, pu giustificare il termine tubo. In ogni caso, bene verificare qual il fattore di tubo, cio lingrandimento aggiuntivo di questi accessori. Si va in genere da 1 a 2 . sempre preferibile un fattore basso, meglio se 1 , sia per limitare la perdita di luminosit e di definizione, sia per non complicare il calcolo dellingrandimento totale. Inoltre, se vi sono due o pi uscite, si deve pretendere la parfocalit e la parcentralit fra di esse, come pure la parfocalit e la parcentralit fra lo strumento munito e privato del tubo intermedio. Allinterno di un tubo intermedio possono trovarsi parti ottiche e meccaniche con le pi svariate funzioni.

Fig. 36 - Tubo tri-oculare (produzione PZO, Varsavia)

15 - I TAVOLINI

Il tavolino porta-oggetti lorgano che si trova sotto lobbiettivo e serve allappoggio, al fissaggio ed eventualmente al movimento delloggetto (vetrino porta-oggetto o altro). La sua funzione consiste nel sostenere loggetto nella giusta posizione rispetto allobbiettivo ed eventualmente nel facilitarne i movimenti. Tali movimenti possono essere tre, il primo essenziale, gli altri accessori: traslazione in direzione assiale, nel senso di variare la distanza fra oggetto ed obbiettivo. questa la messa a fuoco o focalizzazione che stabilisce la coniugata oggetto dellobbiettivo, vincolata, come noto, alla coniugata immagine, cio alla posizione dellimmagine intermedia e ad altri fattori. Tale movimento comporta una variazione della distanza oggetto-obbiettivo, ma non sempre loggetto (il tavolino) a muoversi: pu muoversi il solo revolver con lobbiettivo, o il tubo che porta il revolver (R + C + T in fig. 32) o lintero braccio (2 in fig. 37); traslazione in due direzioni ortogonali fra loro ed ortogonali allasse ottico. Questo movimento serve ad esplorare una certa superficie delloggetto, pur mantenendolo nello stesso piano, e quindi a fuoco; rotazione attorno ad un asse parallelo allasse ottico. Ci serve essenzialmente nella fotografia per orientare loggetto rispetto al formato fotografico e nei microscopi polarizzatori. In questi casi, lasse di rotazione non deve essere solo parallelo, ma coincidere
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collasse ottico dellobbiettivo. Di ci riparleremo.


In certi strumenti dedicati esclusivamente allosservazione di oggetti opachi (metalli, rocce ecc.) il tavolino pu essere privo di fori e quindi totalmente opaco. Ma generalmente previsto un foro centrale che permette di osservare loggetto in trasparenza (in diascopia o luce trasmessa). Il diametro di tale foro vario (almeno un cm); il suo orlo superiore generalmente a spigolo vivo; inferiormente svasato poich deve accogliere la parte superiore del condensatore. Il foro di solito molto grande ma parzialmente occupato da un anello sottile. Un foro troppo grande non ammissibile poich il vetrino vi cadrebbe dentro; lanello sottile presenta un foro pi piccolo, ma sempre asportabile, con il vantaggio di facilitare la pulizia e laccesso al condensatore e di poter riportare poi il diametro del foro al minimo possibile. Lanello generalmente metallico; solo raramente in vetro. Nel caso del tavolino traslatore (vedi sotto), il foro non circolare ma allungato per consentire lo spostamento longitudinale del tavolino, e lanello ne ricalca la forma. sottinteso che la superficie superiore dellanello deve coincidere colla superficie superiore del tavolino, con tolleranza di pochi , per evitare che il vetrino venga inclinato quando poggia sullorlo dellanello. Il fissaggio del tavolino avviene in genere a mezzo di una staffa o mensola (10 in fig. 37) alla quale il tavolino si avvita da sotto. Tale mensola pu essere fissa (rispetto al piede) nel caso che la messa a fuoco sia affidata al braccio o al tubo come nel modello di fig. 32, oppure mobile quando la messa a fuoco affidata al tavolino (come in fig. 33 e 37). Il tavolino in questo modo appoggiato a sbalzo ed assai meno rigido che se fosse appoggiato su due lati contrapposti, come avviene in rarissimi modelli. Il fissaggio a sbalzo ha il vantaggio di facilitare laccesso a tutto ci che sta sotto il tavolino (condensatore, microlampada, porta-filtri, ecc.) ed assai pi semplice meccanicamente.

Nei migliori stativi, il tavolino facilmente intercambiabile con altri di tipo diverso. In questo caso il suo fissaggio non avviene con viti, ma con mezzi pi comodi. E ancora, lideale sarebbe che la posizione verticale del tavolino rimanesse definita anche se esso soggetto alla normale pressione delle mani o al peso delloggetto. Ma per definita si deve intendere che non esce dai limiti della profondit di fuoco degli obbiettivi; per gli obbiettivi pi forti tale profondit di una frazione di micron e nessuno strumento in grado di assicurare tale rigidit al tavolino. Anche se esso non portato da un movimento di messa a fuoco, la sola flessibilit elastica dei materiali sufficiente a far perdere il fuoco sotto il peso di una mano. Se la flessibilit elastica del tavolino, del braccio, ecc. inevitabile, si deve almeno pretendere lassenza di deformazioni plastiche: una normale pressione (il peso di una mano, ad es.) non deve produrre perdita PERMANENTE della focalizzazione, neppure cogli obbiettivi forti; al cessare della pressione il fuoco deve essere recuperato. Tavolini fissi Si tratta di tavolini immobili rispetto alla loro mensola di supporto, come quello indicato con Ta in fig. 33. La forma generalmente rettangolare o quadrata, raramente rotonda. Il foro centrale rotondo. Mancano mezzi per spostare il vetrino nel piano del tavolino, a meno che lo si spinga a mano. Per il fissaggio del vetrino vi sono due mollette dalla forma caratteristica (in fig. 33 se ne vede bene una) costituite da un perno di 4 o 5 mm di diametro con testa godronata e da una lamina flessibile pi o meno perpendicolare al perno. Il perno si infila in apposito foro del tavolino finch la lamina flessibile si appoggia elasticamente sul vetrino. La reazione elastica della lamina spinge il perno a disporsi obliquamente nel foro e cos lo blocca in esso per il fenomeno detto ingallonamento. I tavolini fissi sono costruiti in genere in metallo: una piastra di fusione con nervature di irrigidimento nella faccia inferiore, generalmente in alluminio o sue leghe. Se sono costruiti in materiale plastico, oltre a venir segnati pi facilmente dallorlo dei vetrini, sono anche assai meno rigidi. Se sono verniciati, prima o poi la vernice si consumer ed apparir il color chiaro del metallo. Per lo meno, deve trattarsi di vernici indurite a fuoco. Meglio ancora un trattamento di anodizzazione che riveste lalluminio di uno strato durissimo di sesquiossido di alluminio (Al2O3). Lanodizzazione pu dare al metallo un color nero lucido od opaco. Certi tavolini moderni sono rivestiti da uno strato di materiale ceramico sinterizzato, che pure durissimo. Inutile dire che la planeit della superficie superiore del tavolino deve rispettare una tolleranza di pochi affinch il vetrino non oscilli quando vi viene poggiato. Il guida - oggetti Molti costruttori, come accessorio ad un tavolino fisso, offrono un dispositivo da fissare al tavolino stesso, che in grado di serrare il vetrino tenendolo aderente alla superficie del
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tavolino e di farlo muovere in due direzioni ortogonali. questo il guida-oggetti.

Fig. 37 - Stativo privato di tutti gli accessori (da catalogo Mi 604, WILD Heerbrugg, St. Gallen, Svizzera)

Lampiezza dei movimenti deve essere almeno di 20 mm in direzione sagittale (detta anche, per somiglianza coi diagrammi cartesiani, direzione Y , o Nord-Sud) e 40 mm in direzione trasversale (detta anche X o Est-Ovest); i movimenti si possono misurare su apposite scale millimetrate, numerate da 0 a 30 o da 0 a 50 in direzione Y , e da 60 a 100 o da 50 a 130 o simili, in direzione X . Una tale numerazione permette, con una sola coppia di numeri, di identificare una posizione del guida-oggetti e quindi un punto definito del vetrino. Montando successivamente lo stesso vetrino (orientato allo stesso modo) sullo stesso guida-oggetti possibile ritrovare subito un qualunque punto di esso, purch si sia preso nota delle coordinate del punto. Questa operazione di ricerca si fa pi precisa (almeno 0,1 mm) se le scale sono dotate di nonii o vernieri, come si fa normalmente, e come in uso in molti strumenti per la misura di angoli o di lunghezze (i normali calibri per meccanici, ad es.). Riguardo alla struttura del guida-oggetti, in genere vi una porzione allungata in direzione Y, bloccata sul tavolino con una o due viti, che porta una guida a coda di rondine mossa da una cremagliera. Poich il vetrino viene normalmente disposto col lato maggiore (75 mm) in direzione X , il movimento Y pu essere solo di 20 - 25 mm, ed esplorare con ci il lato corto del vetrino (25 mm). Sulla guida Y montata una seconda guida a coda di rondine1 allungata in direzione X , la quale si muove su e gi (in direzione Y ) quando si aziona la cremagliera Y . La guida X pi lunga (movimento di almeno 40 mm per abbracciare la pi gran parte del lato lungo del vetrino) e reca una pinza a due bracci2 che afferra il vetrino per i lati corti. La pinza si muove in direzione X a mezzo di unaltra cremagliera o di una vite, comandata da una o due manopole. Le manopole X ed Y possono essere disposte su un lato, allaltezza del tavolino, come in fig. 38, oppure rivolte in basso, con asse verticale, per facilitarne luso col braccio poggiato sul tavolo. In tal caso esse sono spesso coassiali.
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Non sempre si tratta di una coda di rondine trapezoidale classica; per ridurre gli attriti ed i giochi si usano anche guide prismatiche a rulli o sfere. 2 distanti fra loro almeno 75 mm, di solito, ma questa distanza bene che sia regolabile.
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In fig. 38 si vedono bene le due scale graduate con nonii (pi lunga la X); la manopola X doppia, nel senso che vi una manopola a destra ed una a sinistra. Si vedono anche (sul lato interno della guida Y ) le due forcelle che servono a fissare da sotto la guida al tavolino, con due viti. Sempre in fig. 38 ben visibile la pinza porta-vetrino. Vi sono pinze a bracci fissi, magari con mollette, ma di solito vi un braccio fisso (il pi corto in fig. 38) ed uno mobile, articolato e ricurvo, che si impernia ad un estremo della guida X ed spinto da una molla interna a richiudersi verso il braccio fisso, in modo da bloccare il vetrino. Tale braccio mobile per somiglianza con le zampe degli Oplii, detto zampa di ragno. A volte, entrambi i bracci sono montati su piccoli zoccoli che scorrono sulla guida X in modo da poterne variare la distanza.

Fig. 38 - Guida-oggetti (prodotto Galileo, Firenze)

Pu capitare che la pinza, nel serrare il vetrino, lo tenga leggermente sollevato rispetto al tavolino e magari non parallelo ad esso. Ci equivale ad un errore di orientamento del tavolino, il che porta ad un fuoco non uniforme in tutto il campo visuale. Durante i suoi spostamenti, il vetrino varier di distanza rispetto allobbiettivo e si perder il fuoco globale. Questo un controllo da fare sempre davanti ad un tavolino che non si conosce, ma la perdita di fuoco durante i movimenti del vetrino pu dipendere da cause molto pi banali: basta un granello di polvere od una scheggiolina di vetro per inclinare il vetrino. La meccanica della pinza delicata e critica, e pu dare altri inconvenienti: basta ad es. che i bracci della pinza siano troppo flessibili o che il perno della zampa di ragno presenti qualche gioco: il vetrino tender ad infilarsi sotto i bracci ed a bloccarsi. Se poi i bracci sono troppo spessi, pi del vetrino, e sporgono rispetto la superficie superiore del vetrino, pu accadere che gli obbiettivi forti, durante la rotazione del revolver, li urtino, e ci generalmente causa di rigature o rotture della lente frontale. Ma il problema delle interferenze meccaniche fra obbiettivi e guida-oggetti pi ampio: il guida-oggetti sempre di spessore assai superiore a quello del vetrino. Il caso di urti fra esso ed obbiettivo pu verificarsi in tre casi; e tali casi possono anche presentarsi simultaneamente: spostamenti del guidaoggetti, specie in direzione Y ; rotazione del revolver e spostamento dellobbiettivo; rotazione del tavolino, nel caso che questo sia rotante. Questultimo caso il pi grave. Prima di iniziare il lavoro con uno strumento ignoto bene quindi verificare tutte le possibilit di interferenza; comunque tutti i movimenti del tavolino, del guida-oggetti e del revolver vanno eseguiti con cura, ed esercitando la minima pressione possibile. Anche le mollette dei tavolini fissi, descritte sopra, possono interferire cogli obbiettivi durante la rotazione del revolver, almeno quando esse convergono verso il piano mediano dello strumento. Rimane il problema di urti fra obbiettivo e tavolino (o quanto vi poggiato sopra) durante la focalizzazione. Tavolini girevoli Si sono gi citati i casi della fotografia e dei microscopi polarizzatori, in cui essenziale poter ruotare il tavolino attorno ad un asse parallelo o coincidente con quello del microscopio.
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I mezzi meccanici per ottenere la rotazione sono vari; per la riduzione dei giochi bene che il movimento avvenga su piste a rotolamento con sfere, e ci riduce anche gli attriti1. Un tavolino girevole sar in genere rotondo, anche se esistono dei tavolini rettangolari che ruotano solo di 90 o 180. In genere, bene che lasse di rotazione del tavolino coincida il meglio possibile collasse ottico dellobbiettivo: in questo modo, la rotazione del tavolino mantiene costante la posizione del centro del campo-oggetto; in caso contrario, ruotando il tavolino, il punto centrale della regione visibile delloggetto si sposta e pu uscire dal campo visuale. La coincidenza degli assi pu essere ottenuta con obbiettivi singolarmente centrabili o con tavolino centrabile. Per centrare il tavolino si usano in genere due viti orizzontali dirette verso lasse, che spingono contro una terza punta molleggiata, come si fa per i condensatori. La parte mossa dalle viti un anello su cui si impernia il tavolino vero e proprio, e che nascosto sotto il tavolino medesimo. In fig. 39 visibile un semplice tavolino girevole e centrabile; si vedono ai bordi le due viti di centratura, ed inoltre le due mollette ferma-preparato e lanello sottile al centro. Fra i perni delle due mollette sono visibili tre fori per il fissaggio di un eventuale guida-oggetti (il foro al centro per una vite, i due laterali per le spine di orientamento). Quasi tutti i tavolini, fissi o rotondi, accettano infatti un guida oggetti del tipo di quelli illustrati al capitolo precedente.

Fig. 39 - Tavolino girevole e centrabile (prodotto Reichert, Vienna)

Tavolini traslatori Impossibile descrivere tutte le soluzioni meccaniche adottate dai costruttori. La maggioranza dei traslatori si pu per ricondurre ad un tipo base, che esaminiamo con qualche dettaglio. In sostanza, il tavolino traslatore si compone di una parte fissata alla mensola (sottotavolino) e di una parte che scorre su di essa, di solito in direzione Y. Laccoppiamento fra le due parti pu essere costituito da guide a coda di rondine lineare, da guide a cilindri di scivolamento (due guide a V che serrano dei cilindretti con lasse parallelo alla guida, su cui scorrono), da guide a rotolamento con rulli o sfere, ecc. La parte mobile del tavolino assicura cos lo spostamento del vetrino in direzione Y . Per lo spostamento in X , vi un pinza, fissata ad una seconda guida, ortogonale alla prima. Tale guida X di solito assai stretta (circa 1 cm) ed incorporata nella parte mobile del tavolino. La pinza del tipo di quella descritta a proposito dei guida-oggetti. Il fatto che i movimenti siano ortogonali fra loro, giustifica il termine tavolino ortogonale. Un traslatore sar sempre pi pesante di un tavolino semplice, anche girevole. Il movimento Y generalmente dovuto ad una cremagliera, comandata spesso da una sola manopola. La guida X invece di solito mossa da una vite a passo largo, comandata da due manopole ai due lati del tavolino. A volte, le manopole X ed Y sono orizzontali e coassiali oppure ad asse verticale, di solito rivolte in basso e coassiali: ci facilita la loro manipolazione col braccio poggiato sul tavolo. Esistono anche dei traslatori in versione
1 Deve naturalmente esistere un meccanismo (di solito un anello a vite) che permette di avvicinare fra loro le

due superfici della guida in modo da ridurre a zero il gioco fra sfere e guida.

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doppia, con manopole a destra o a sinistra, su richiesta. Vi sono poi traslatori ortogonali che consentono anche la rotazione, almeno su 180. Essi presentano i vantaggi dei due tipi di tavolino, ma sono pesanti ed ingombranti, ed acuiscono il problema delle interferenze collobbiettivo. Problemi meccanici Facciamo notare che tali problemi sono comuni ad altri organi mobili gi trattati (portacondensatore, regolazioni nei tubi bioculari, ecc.) o da trattare (revolver, messa a fuoco, ecc.), ma il frequente uso fa s che il tavolino traslatore sia la porzione del microscopio che prima si guasta, ed anche una delle pi difficili da riparare. Rigidit Si gi parlato della rigidit del tavolino in s stesso. Ancora pi critica la rigidit di una guida mobile o di una pinza. Spesso poi la pinza non obbliga il vetrino ad aderire perfettamente al tavolino e la minima pressione delle dita fa perdere il fuoco. Per ridurre questo effetto, alcuni costruttori aggiungono alla ganasce rigide della pinza o alla zampa di ragno due mollette elastiche che spingono il vetrino verso il basso, oppure le ganasce possiedono, nel lato che tocca il vetrino, un orlo smussato a mo di piano inclinato, che tende sempre a trasformare il movimento orizzontale delle ganasce in una spinta verso il basso. Quando il tavolino od il guida-oggetti possiedono manopole sporgenti, queste rappresentano un braccio di leva che pu amplificare gli effetti della pressione delle mani: molto difficile trovare un tavolino che non alteri il fuoco durante i movimenti del vetrino. I guida-oggetti applicati, in questo senso, sono assai pi critici dei tavolini traslatori integrati. Giochi Quando due parti meccaniche vengono accoppiate in maniera rigida (con viti o altro), le superfici a contatto possono essere serrate fra loro senza spazi intermedi. Quando invece laccoppiamento deve consentire il movimento reciproco delle parti, occorre lasciare fra di esse un minimo spazio senza di che lattrito impedirebbe lo scorrimento delle superfici. Tale spazio si chiama gioco. Il gioco (ed un opportuno lubrificante) sono elementi essenziali di tutti i movimenti meccanici. Il gioco per, oltre al movimento previsto, consente un altro movimento in direzione generalmente perpendicolare al primo, che dannoso. Basti pensare ad un perno che fluttua (balla) in un foro troppo grande, spostandosi anche in direzione perpendicolare allasse, oltre che ruotare. Poich al microscopio, oltre limmagine delloggetto, vengono ingranditi anche i movimenti di questultimo, i giochi possono risultare molto fastidiosi. Per es, se si sposta loggetto in una data direzione con lapposita manopola, esso pu muoversi spontaneamente in unaltra direzione non desiderata. Dunque, da questo punto di vista, i giochi andrebbero eliminati. Daltra parte, come si detto, deve esistere un minimo gioco, di costruzione, per evitare lincollaggio delle parti. Per non ridurre troppo le tolleranze di lavorazione, e per evitare che, nei singoli pezzi, il gioco di costruzione vari troppo, si adottano numerosi sistemi di riduzione o ripresa dei giochi; non possiamo per qui entrare nei dettagli. Diciamo solo che lusura tende sempre a ridurre le dimensioni dei pezzi con superfici di scorrimento, per cui il gioco, col tempo, tende ad aumentare. Il costruttore cercher di ridurre lusura utilizzando opportuni materiali e lubrificanti, ma col tempo, in sede di manutenzione, solo unintelligente ripresa dei giochi pu consentire di contrastare i dannosi effetti dellusura. Dal punto di vista della resistenza allusura e dellattrito, uno dei materiali pi adatti lottone, che per pesante e costoso. Occorre diffidare delle parti in lega di alluminio ed in plastica, oggi largamente usate per ragioni di minor costo. Sotto molti aspetti, le guide a scorrimento (a coda di rondine o simili), per il solo fatto di contenere superfici che sfregano luna sullaltra, sono superate dalle guide a rotolamento, in cui il movimento fra parte fissa e mobile affidato al rotolamento di elementi sferici (sfere) o cilindrici (rulli). Lattrito in queste guide di molto inferiore, essendo lattrito volvente assai minore di quello radente; ci consente di serrare la guida molto di pi e quindi di ridurre i giochi praticamente a zero senza aumentare troppo lattrito. In un movimento complesso con organi di comando, come una guida di tavolino traslatore trascinato da una cremagliera, vi sono almeno tre accoppiamenti mobili dotati di
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giochi: quello fra asse e foro della manopola; quello fra pignone (ruota dentata) e cremagliera e quello fra parte fissa e parte mobile della guida. Gli effetti dei vari giochi si possono sommare. In sede di manutenzione vi sono molti mezzi per ridurre questi giochi: variare lo spessore della parte maschio della coda di rondine, incurvare e/o spessorare1 la cremagliera, rimboccolare i fori dei perni, ecc. ma si tratta qui di tecnologie essenzialmente meccaniche. A volte qualche ripresa dei giochi a disposizione anche dellutilizzatore; infatti, molte guide a rulli o a sfere sono rappresentate da pezzi separati, almeno da un lato, fissati al resto della struttura da viti. Sfruttando il gioco nei fori delle viti, magari con lausilio di appositi grani (viti senza testa) di spinta, laterali, possibile variare i giochi della guida. Anche certe guide a coda di rondine possiedono su un lato della parte femmina una barretta mobile (lardone) spinta anchessa da viti o grani, che consente di ridurre a volont i giochi. Stringendo troppo il lardone, si aumenta naturalmente lattrito di scorrimento della guida. Isteresi Si pensi ad un movimento, per es. di un tavolino traslatore, comandato da una cremagliera, mossa a sua volta da una manopola. Non che un esempio, ma i concetti di base sono validi anche in altri casi. Si consideri in quel movimento uno dei possibili giochi, per es. fra pignone e cremagliera. Si immagini ora di muovere il tavolino ruotando la manopola: i denti del pignone si impegnano, spingono sui denti della cremagliera, la quale fissata alla guida e spinge il tavolino. Ora invertiamo il movimento. La rotazione del pignone cambia di senso; i denti del pignone spingevano su un lato dei denti della cremagliera, prima dellinversione; ora si appoggiano sul lato opposto, pronti a riprendere il movimento. Ma fra le due posizioni, appoggio su un lato, appoggio sul lato opposto, vi un qualche gioco; occorre una certa rotazione del pignone per passare da un appoggio allaltro. La conseguenza di ci che, quando si inverte la rotazione della manopola, il movimento del tavolino non si inverte subito ma solo dopo che il movimento della manopola ha percorso un certo tratto a vuoto. Il ritardo nellinversione di un movimento rispetto allinversione del comando si chiama isteresi ed una diretta conseguenza del gioco negli organi di trasmissione del movimento. Anzi, se in un movimento, come detto sopra, vi sono vari giochi, probabile che i loro effetti si sommino per accrescere listeresi. Da qui un altro motivo per curare la ripresa dei giochi. Dovuto a cause diverse, come lelasticit dei materiali, invece il ritardo o incoerenza: quando cessa la forza applicata sulla manopola, pu accadere che il movimento si prolunghi per un certo tempo; quando inizia ad agire la forza, il movimento pu iniziare in ritardo; questo poich per un certo tempo la forza applicata serve solo a vincere lelasticit delle varie parti. Incoerenza ed isteresi si possono sovrapporre ed influire luna sullaltra. Un controllo globale di questi difetti si pu eseguire semplicemente osservando a forte ingrandimento un punto definito in un vetrino e spostando avanti ed indietro ognuno dei movimenti del guida-oggetti: quando la manopola di comando riprende la stessa posizione, anche loggetto deve ritornare allo stesso posto, indipendentemente da quale parte vi arrivato, e senza ritardo. Il movimento deve essere repetibile, e seguire fedelmente ed istantaneamente il comando. Frizioni Qualunque movimento comporta delle superfici in scorrimento reciproco e quindi degli attriti. Pertanto il comando di quel movimento incontra sempre una resistenza. I lubrificanti, necessari per ridurre lusura, riducono anche gli attriti, ma daltra parte la viscosit del lubrificante oppone sempre una resistenza che si somma allattrito. Si potrebbe ridurre la viscosit ricorrendo a lubrificanti liquidi (olii), ma questo generalmente da evitare poich, col tempo, lolio cola dalle parti lubrificate e le lascia praticamente asciutte. Questo ancora pi valido nel caso dei cuscinetti a sfere. Inoltre lolio, nel caso di attrito radente, pu creare un forte attrito di distacco: i due pezzi che devono scorrere luno sullaltro sembrano incollati; solo applicando una forza assai superiore a quella necessaria per mantenere il movimento si ottiene il distacco delle parti; a questo punto, lattrito cade bruscamente ed il movimento si conserva con forza assai minore. In generale, uno dei primi controlli da eseguire su qualunque movimento proprio questo: lattrito di distacco deve essere molto simile alla frizione offerta dal movimento continuo. Dunque, salvo casi particolari, in un microscopio si devono usare solo lubrificanti solidi; nella maggioranza dei casi, si presta bene un buon grasso da cuscinetti.
1 Cio infilare dei sottili spessori (fogli di alluminio, ad es.) fra la cremagliera e la sua superficie di appoggio. 96

Ma torniamo alla resistenza offerta dai movimenti meccanici. Non si creda che essa debba essere la pi piccola possibile. Infatti, un movimento troppo scorrevole si sposta al minimo urto involontario e diventa instabile. Allora, gli attriti visti sopra possono essere utili. Non solo, ma spesso si cerca di aumentarli stringendo opportunamente fra loro le parti in scorrimento con un meccanismo apposito (frizione)1. Questa funzione viene svolta in mille modi diversi, addirittura con apposite manopole o viti ma, per essere efficienti, questi meccanismi devono essere regolabili; solo cos si potr, volta per volta, adattare il meccanismo alle esigenze del momento ed ai gusti personali, contrastare gli effetti dellusura o lindurimento progressivo di certi grassi (in caso di disuso prolungato si pu arrivare al blocco totale) ed evitare che il movimento divenga comunque troppo duro o troppo lento per essere pratico. Allora, ogni movimento deve essere accompagnato da un meccanismo di frizione, possibilmente regolabile. Se il costruttore non provvede adeguatamente, prima o poi il movimento diventer inutilizzabile. Spesso, gli stessi meccanismi che attuano la ripresa dei giochi non fanno che variare la pressione fra le parti in movimento e pertanto influenzano gli attriti svolgendo cos la funzione di frizione pi o meno regolabile. Con luso di componenti elastici (rondelle a tazza o a spirale, molle, guide flessibili, ecc.) si pu ottenere una pressione pi o meno costante fra le parti in scorrimento: ci pu bastare a rendere costante anche lattrito ed il gioco, ovvero a costituire una ripresa automatica e permanente del gioco. Si tratta di quei piccoli accorgimenti che distinguono il costruttore serio e competente da quello superficiale. Fine corsa Tutti i movimenti, tranne alcuni movimenti di rotazione (tavolini, ad es.) hanno unestensione limitata, nel senso che, ai due estremi, vi un arresto o fine corsa che lo limita. Anche qui, la realizzazione pratica pu seguire svariatissime soluzioni, ma un fine corsa deve obbedire comunque ad alcune condizioni. Posizione. I fine corsa debbono essere tali da consentire allorgano mobile di svolgere la sua funzione ma non di provocare danni. Per es., un guida oggetti deve spostare un vetrino per tutta la zona utile, ma deve mantenersi entro limiti tali da non urtare cogli obbiettivi; oppure, il porta-condensatore non deve portare il condensatore ad urtare col vetrino verso lalto o collo specchio (o la microlampada) verso il basso. Possibilit di regolazione: pu essere opportuno variare lampiezza di un movimento per usi particolari: per es. esplorare solo una porzione limitata di un vetrino mosso da un guida-oggetti. Nel caso di un condensatore o di un obbiettivo bisogner che a questi organi sia impedito di urtare col vetrino (frattura nel vetrino o nelle lenti frontali); ma i vetrini non hanno sempre lo stesso spessore e saranno preziosi i fine-corsa regolabili. Sensibilit: i fine corsa debbono provocare un aumento della resistenza presentata dalla manopola di comando; tale aumento deve essere facilmente avvertibile ed evitare che il movimento venga forzato. Sicurezza: la parte mobile, quando il fine corsa raggiunto, va generalmente a spingere contro una parte fissa. Se le due parti che si incontrano sono rigide, si dice che il fine-corsa positivo. Questo rende pi sensibile il fine corsa e, se le parti a contatto sono sufficientemente robuste, blocca il movimento. Per in certi casi (per es. le viti micrometriche, vedi oltre) il movimento demoltiplicato; se il fine corsa disposto alla fine del movimento demoltiplicato, laumento di resistenza pu essere impercettibile, e lutente pu forzare il fine corsa senza accorgersene. Per evitare ci esistono opportuni accorgimenti.

16 - LO STATIVO

Si pu definire stativo linsieme delle parti meccaniche del microscopio, escludendo quindi solo le parti con funzioni ottiche (lenti, specchi, prismi, lamine trasparenti, filtri). Si
1 Ci diviene particolarmente necessario quando un dato movimento verticale, e porta un organo pesante che

tende a scendere per effetto della gravit (porta-condensatore, movimento macrometrico, ecc.).

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veda la fig. 37. Ma in molti sistemi ottici (obbiettivi, oculari, condensatori, ecc.) la parte ottica strettamente integrata in una montatura meccanica al punto che, smontando le lenti, gli specchi, ecc. il sistema perde ogni funzione ottica, se non altro a causa della perdita dei rapporti geometrici corretti. Si gi visto come sia critica la centratura di un obbiettivo. Pertanto, si possono considerare come sistemi ottici complessivi, non divisibili, molte parti del microscopio gi esaminate: obbiettivi, oculari, condensatori, tubi porta-oculari, tubi intermedi, microlampade, ecc. Togliendo tali sistemi, rimane allora una struttura esclusivamente meccanica che si pu chiamare stativo in senso stretto, costituita da: Base o piede, di peso notevole, che d stabilit allo strumento rispetto al piano su cui poggia (7 in fig. 37 ). Braccio (B in fig. 32 e 2 in fig. 37) eventualmente scomponibile in braccio vero e proprio, pi o meno orizzontale, e colonna, pi o meno verticale (B e Co in fig. 33), che regge la maggior parte di ci che segue. Tavolino con relativo supporto (vedi Ta in fig. 32 e 33). Revolver porta-obbiettivi (R in fig. 32 e 33 ) o almeno un dispositivo di fissaggio di esso (1 in fig. 37). Porta-condensatore (9 in fig. 37). A volte, vi saranno strutture di fissaggio della microlampada (6 e 8 in fig. 37). La posizione ed i movimenti relativi delle varie parti del microscopio sono soggetti ad esigenze assai spinte: basti pensare che la penetrazione e la risoluzione degli obbiettivi pi forti scendono a frazioni di micron. Per avere unimmagine stabile, la posizione relativa di oggetto ed obbiettivo dovrebbe restare costante entro gli stessi limiti. Inoltre, il potere dingrandimento del microscopio non si limita alloggetto, ma interessa anche i movimenti di esso in tutte le direzioni: qualunque oscillazione delloggetto (dovuta ad elasticit, giochi, ecc.) viene amplificata nella stessa misura dellingrandimento. Pertanto, nessuno strumento perfetto dal punto di vista meccanico: se non altro, la flessibilit dei vari supporti fa variare il fuoco e la posizione delloggetto alla sola pressione delle mani, almeno a forte ingrandimento. I TIPI FONDAMENTALI Come per tutte le altre parti del microscopio, e come avviene per tutti i prodotti di alta tecnologia, si possono vedere per lo stativo infinite soluzioni, sia nella produzione attuale che nel passato. Ciononostante, i modelli principali di stativi che illustriamo brevemente sono validi oggi, come lo erano nella seconda met dell800. Stativi a perno Un tipico esempio quello di fig. 32; si tratta ancora di strumenti economici, ma vi sono versioni di ottima qualit. La caratteristica saliente data da un braccio spesso ricurvo ( B in fig. 32) sul quale tutto fissato direttamente. Tale braccio imperniato rispetto al piede in P e con esso si possono inclinare tutte le parti con esso solidali. Col tubo verticale, si hanno questi vantaggi: uneventuale microcamera od altri accessori fissati al tubo scaricano il proprio peso direttamente sulla guida porta-tubo ( G ), senza fare leva; il tavolino orizzontale e non si verifica quindi lo scivolamento del vetrino o lo scorrimento di eventuali liquidi presenti su di esso; nella micro-proiezione, il braccio snodato pu portare il tubo allorizzontale, evitando luso di uno specchietto sopra loculare. Come detto nel 14, per facilitare losservazione, a volte il tubo T a gomito: anche se lasse ottico dellobbiettivo verticale, un opportuno prisma consente di inclinare la parte superiore del tubo T e loculare: losservazione comoda ed il tavolino orizzontale. La limitazione pi forte sar nei tubi porta-oculari (difficilmente bioculari) e nei tubi intermedi. Anche gli illuminatori episcopici, gli accessori per radiazione polarizzata, ecc. difficilmente trovano posto su questi stativi. invece facile applicare gli accessori per il contrasto di fase, il campo scuro, la fluorescenza (almeno in diascopia), ecc. Questo tipo di stativo sta scomparendo poich i tubi a gomito (come quello di fig. 33) assommano il vantaggio della visione con asse inclinato e del tavolino orizzontale. A favore di un tubo diritto verticale rimane la possibilit di applicare microcamere od altri accessori: in uno stativo come quello di fig. 33, per applicare la microcamera opportuno smontare il tubo a gomito e sostituirlo con un tubo diritto. Negli stativi a perno, la focalizzazione avviene in genere muovendo il tubo (T + C + R in fig. 32) rispetto al braccio B . I comandi di messa a fuoco sono due: Ma ed Mi con
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manopole e guide separate. Il tubo T pu essere telescopico, cio a lunghezza variabile. Stativi a colonna Osserviamo ancora la fig. 33 e la 37. Nonostante lapparente diversit, la struttura fondamentale la stessa: un braccio ricurvo (2 in fig. 37) oppure una colonna verticale (Co in fig. 33) prolungata in un braccio orizzontale (B in fig. 33) sono fissi rispetto alla base (Pi in fig. 33; 7 in fig. 37) in modo assolutamente rigido, di solito con quattro grosse viti da sotto. Il tavolino sempre orizzontale; il tubo porta-oculari sempre inclinato, magari composto dal vero tubo senza gomito, fissato ad un pezzo intermedio a gomito. Sul braccio ricurvo (2 in fig. 37) od orizzontale (B in fig. 33) si fissano tutte le altre parti del sistema formatore dimmagine: revolver ( R ), fisso (fig. 33) o intercambiabile (fig. 37), tubo porta-oculari, tubi intermedi, microcamera, ecc. Laccoppiamento fra tubi porta-oculari (od intermedi) e braccio dato spesso da una coda di rondine circolare. Con molte varianti, lo stativo a colonna oggi il pi diffuso. Di solito questi stativi accettano vari tipi di tubo. Il revolver voltato dalla parte delloculare in fig. 33, ma pu essere voltato dalla parte opposta. Questultima soluzione facilita laccessibilit al vetrino ed al tavolino. ben vero che il tubo porta-oculari si pu voltare dalla parte opposta, cio del braccio (la coda di rondine circolare permette di voltarlo da qualunque parte): in tal caso il tavolino sarebbe pi accessibile nel modello di fig. 33. Ma questa soluzione non normalmente usata poich la visibilit del tavolino sarebbe comunque obliterata dalla colonna Co. In fig. 33 il tavolino semplice, fisso, ma normalmente possibile aggiungere un guidaoggetti come quello di fig. 38. Il condensatore C in fig. 33 semplice, senza cremagliera per la messa a fuoco. Si vede, sporgente, la levetta di regolazione del diaframma. Sul piede pu esistere un diaframma di campo. In entrambi i casi, il piede contiene la microlampada. In fig. 37 si vede lalloggiamento della microlampada ( 6 ) e di una lente a grande campo ( 8 ), la regolazione in altezza del condensatore ( 3 ) e le due mensole per il condensatore ( 9 ) e per il tavolino ( 10 ); lestremit del braccio ( 1 ) porta le tre punte per la coda di rondine circolare del tubo (superiormente) e la coda di rondine lineare del revolver, che intercambiabile (inferiormente). La messa a fuoco ottenuta con due manopole coassiali in fig. 37 ( 4 e 5 ), mentre in fig. 33 esiste una sola manopola M che svolge entrambe le funzioni.
Stativi da ricerca Questo termine non ha un significato preciso: indica solo gli strumenti pi complessi e capaci di fornire prestazioni non standard, quali si richiedono nel lavoro di ricerca. La variet delle prestazioni ottenuta per due vie diverse: lo stativo meccanicamente ed otticamente concepito secondo uno schema modulare in modo da poter accettare accessori di vario tipo per usi speciali; in particolare possono essere applicabili ed intercambiabili con semplici operazioni i tubi (porta-oculari o intermedi), il revolver, il tavolino, il condensatore, la microlampada, i porta-filtri, ecc. lo stativo di tipo integrato nel senso che porta stabilmente incorporati alcuni accessori che normalmente sono separati: una o pi microcamere, illuminatore episcopico, variatori dingrandimento, sistemi zoom, ecc.; vi pu essere anche un gioco di specchi che permette lo scambio rapido fra due o tre microlampade, stabilmente fissate allo stativo, a volte con uso simultaneo (per applicare tecniche diverse in sovrapposizione, come il contrasto di fase in diascopia e la fluorescenza in episcopia). Va notato che questi stativi dalto bordo offrono soprattutto una praticit duso maggiore di quelli normali per la loro struttura composita e modulare. Ma non possono avere (per le ragioni a suo tempo illustrate) un maggior potere risolutivo, una maggior definizione e spesso neppure un maggior campo immagine, a meno che non si faccia il confronto con strumenti economici: nella maggioranza dei microscopi anche semplici possibile applicare sistemi ottici di vario genere, capaci di fornire immagini con la massima qualit teoricamente possibile, specie riguardo a risoluzione e definizione. Pu anzi succedere che, per la maggior complessit dei sistemi ottici e dei tubi intermedi, uno stativo da ricerca comprenda un maggior numero di elementi fra obbiettivo ed oculare, quindi qualche perdita di definizione e di contrasto (maggior contributo alla luce diffusa, residui di aberrazioni). In complesso, uno stativo da ricerca possiede di solito, come accessori da aggiungere o gi incorporati, gli elementi necessari per certe tecniche speciali, che in altri casi richiedono luso di uno strumento a parte, specialmente predisposto: episcopa, fluorescenza, radiazione polarizzata, fotografia, ecc.

16.1 - La messa a fuoco certamente questo il meccanismo pi importante e pi delicato del microscopio; esso
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varia la distanza fra oggetto ed obbiettivo, quindi la posizione dellimmagine intermedia e dellimmagine finale; da esso dipende se limmagine finale (virtuale, per losservazione, o reale, per la fotografia, la proiezione ecc.) raggiunge il massimo di nitidezza consentito dalla definizione (cio dalla correzione delle aberrazioni) e dalla risoluzione (cio dallapertura) dellobbiettivo. Poich la profondit di fuoco degli obbiettivi pi forti scende a frazioni di micron, questa deve essere la risoluzione della messa a fuoco, cio il pi piccolo movimento ottenuto da un normale1 azionamento di una manopola. Ci implica ovviamente una bassa velocit e quindi una forte demoltiplica. Una bassa velocit significa per un movimento lento: se un giro di manopola deve corrispondere, per es. a 100 o 200 , per uno spostamento di 1 cm occorrono 50 o 100 rotazioni della manopola. A volte, per osservare oggetti molto spessi o per rendere accessibile la zona del preparato, occorre sollevare lobbiettivo anche di qualche cm; ed allora una velocit di focalizzazione di 100 per giro non basta. Si realizza cos un doppio movimento: la vite micrometrica o movimento lento o focalizzazione fine, con una velocit da 100 a 500 per giro, ed una vite macrometrica o movimento rapido o grossolano (coarse in inglese) con velocit di molti mm per giro. Raramente vi sono meccanismi a tre stadi. Tutti comunque variano la distanza fra obbiettivo ed oggetto. A volte, il movimento di focalizzazione si applica solo al revolver (o al tubo che lo porta) come in fig. 32: la macrometrica Ma muove il tubo C + T col revolver R rispetto alla guida G ; la micrometrica Mi muove la guida G rispetto al braccio B . Il tavolino immobile. Nello stativo di fig. 37 la macrometrica muove il braccio 2 rispetto al blocco 11 , solidale colla base, e quindi muove il revolver; la micrometrica muove il porta-tavolino 10 . Negli stativi come quello di fig. 33, i due movimenti agiscono entrambi sul tavolino. Il vantaggio del tavolino immobile duplice: facilitare lapplicazione di un micromanipolatore o di accessori pesanti e permettere una lunga corsa verso lalto dellobbiettivo e del braccio, ed addirittura lo smontaggio del braccio; si possono cos osservare oggetti di maggior spessore e liberare del tutto il tavolino; il vantaggio del braccio immobile di non caricare sul movimento di focalizzazione il peso della microcamera, dei tubi intermedi, ecc. ma la corsa del movimento (del tavolino) sar minore, perch limitata verso il basso dallingombro del gruppo condensatore che va a contatto col piede, e verso lalto dallobbiettivo (fisso). La micrometrica dunque molto demoltiplicata e non possiamo in questa sede illustrare tutti i meccanismi escogitati finora dai vari costruttori. Possiamo per ricordare che la demoltiplica provoca un rallentamento del movimento, ma anche un aumento della forza applicata, come avviene in una leva vantaggiosa. Come si detto sopra, quando il movimento fine raggiunge il fine-corsa oppure lobbiettivo tocca il vetrino, la forza esercitata sullostacolo pu essere molto forte senza che lutente avverta un sensibile aumento della resistenza offerta dalla manopola. Tale forza pu provocare danni alla struttura meccanica o la rottura del vetrino, magari con distacco della lente frontale dellobbiettivo. Come gi detto, il fine-corsa inferiore (minima distanza oggetto-obbiettivo) deve essere tale da consentire la focalizzazione dei vetrini pi sottili (0,8 mm) senza per andare oltre, al fine di ridurre i contatti fra obbiettivo e vetrino. Va detto per che il fine-corsa deve lasciare un certo margine per tener conto dello spessore variabile dei vetrini, col risultato che gli obbiettivi pi forti possono sempre toccare un vetrino di maggior spessore: ecco perch gli obbiettivi forti di qualit sono sempre molleggiati. sempre utile comunque che il fine-corsa inferiore sia regolabile. La corsa, cio lo spostamento massimo effettuato dalla micrometrica, pu essere solo di 1 - 2 mm, e ci avviene soprattutto quando questo movimento indipendente. Quando la micrometrica agisce invece come demoltiplica della macrometrica, la corsa dei due movimenti pu essere la stessa. La corsa della macrometrica in genere pu bastare di pochi mm, ma in certi casi (oggetti spessi, manipolazioni sul vetrino, ecc.) bene sia la pi ampia possibile. Il movimento macrometrico di solito ottenuto con un meccanismo a pignone e cremagliera, con denti inclinati per le ragioni esposte a suo tempo. Se esso di buona fattura, deve consentire la focalizzazione di obbiettivi fino al 40:1 senza ricorso alla micrometrica. Le manopole macro e micro possono essere indipendenti, come in fig. 32 ( Ma ed Mi ), oppure coassiali, come in fig. 37 (4 e 5). Invece, in fig. 33 vi ununica manopola ( M )
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Per "normale" intendiamo qui una piccola rotazione di una manopola, quale si pu ottenere in 1 - 2 secondi senza particolare attenzione. Su questa "normalit" influiscono il diametro della manopola, la sua frizione, l'abilit e l'esperienza dell'operatore, ecc.
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che svolge una duplice funzione: per circa un giro, essa si comporta come una micrometrica ma, alla fine di questa limitata rotazione, si ingrana un secondo movimento che agisce da macrometrica. La manopola macrometrica in genere non porta graduazioni, ma la micrometrica, almeno da un lato, generalmente graduata, corrispondendo ogni tacca da 1 a 10 . Lo scopo di questa graduazione di consentire misure di spessore nelloggetto: si osserva la differenza fra le due posizioni di messa a fuoco, per il limite superiore ed inferiore delloggetto; poi, si moltiplica per lindice delloggetto. Presso una delle manopole macrometriche, vi spesso un anello o una leva che serve a regolare la durezza di quel movimento, cio la frizione. In altri casi, la frizione si regola ruotando in senso opposto le due manopole. La frizione deve essere tale che la pressione del dito sulla parte mobile (tavolino, tubo o altro) non provochi perdita PERMANENTE di fuoco. Qualcosa va detto circa il senso dei movimenti: spontaneo attendersi che, ruotando una manopola con la parte alta diretta verso il tavolino, si abbia un abbassamento dellobbiettivo (o un innalzamento del tavolino); ma, davanti ad uno strumento sconosciuto, bene fare una verifica per evitare di imporre allobbiettivo un movimento contrario al previsto e farlo schiacciare sul vetrino. Per lo meno si deve pretendere che i due movimenti abbiano lo stesso senso. Pu capitare, anche allesperto, di non riuscire a mettere a fuoco con un obbiettivo forte; ci pu avvenire anche con un preparato che era stato osservato con successo con un obbiettivo debole. Queste sono le cause pi comuni: sulla frontale di un obbiettivo a secco si depositata una goccia dolio da immersione che fa da lente convessa; la lamella troppo spessa oppure rimasta troppa resina fra oggetto e lamella: occorre riconfezionare il vetrino; il vetrino rovesciato. Per accertarsi da che parte sta la lamella, se ne cerchi lorlo con la punta di un ago (non col dito, che ungerebbe). Se si tratta di uno striscio senza lamella, il lato che porta loggetto quello che appare meno lucido.

Prima di chiudere questo capitoletto sui meccanismi di focalizzazione, bene ricordare certe moderne varianti basate su organi elettronici ed elettro-meccanici: il tavolino mosso da un motorino elettrico e questo pilotato da un circuito elettronico; la manopola di messa a fuoco unica e non agisce su organi meccanici, ma sul circuito; con opportuni pulsanti possibile variare entro ampi limiti i fine-corsa, la velocit del movimento (ecco perch ununica manopola serve sia da micro- che da macro-metrica), ecc. Pu essere presente un display che fornisce la posizione del tavolino con risoluzione fino ad 1 . Naturalmente, questa invadenza dellelettronica in un campo tradizionalmente affidato alla meccanica porta una maggiore complessit delle manovre, minore affidabilit degli strumenti, specie a lungo termine, ecc.

16.2 - Il revolver Si tratta di un organo assente solo in strumenti assai semplici o in casi particolari, come nel caso di obbiettivi episcopici a campo scuro, che possono avere grandi dimensioni, o di obbiettivi per radiazione polarizzata, con attacco a slitta. Come si detto, il revolver un dispositivo per il cambio rapido degli obbiettivi. Ha la forma di una calotta sferica con un numero variabile di fori filettati (da due a sette): ogni foro alloggia un obbiettivo. La forma convessa comporta un asse di rotazione centrale inclinato rispetto lasse ottico, per cui gli obbiettivi non in uso si sollevano rispetto al tavolino. Questa disposizione assai antica e, fra tutte le parti del microscopio, quella che, nel corso del tempo, meno mutata. Il diametro del revolver legato al numero ed al diametro degli obbiettivi che deve accogliere, e naturalmente al diametro della vite di fissaggio degli obbiettivi medesimi (vedi il 7.2). Inoltre, quando la centratura degli obbiettivi singoli importante (microscopi polarizzatori, ecc.), oltre agli obbiettivi intrinsecamente centrabili, si usano dei revolver a fori centrabili. Altre modificazioni alla struttura di base del revolver vengono da certe tecniche di contrasto, come il DIC (contrasto interferenziale differenziale), per il quale alcuni costruttori prevedono, sopra ogni foro per gli obbiettivi, lalloggiamento per piccole slitte contenenti prismi birifrangenti. In altri casi si usano revolver motorizzati, mossi da un motorino, comandati da uno o pi pulsanti.
Sulla costruzione meccanica del revolver ci sarebbe molto da dire: si tratta dellorgano che maggiormente determina la posizione dellobbiettivo, la sua centratura, il suo allineamento, la sua focalizzazione. In sostanza, il
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revolver costituito da una parte discoidale o a calotta, fissata al tubo o al braccio, e da una calotta girevole imperniata sulla prima, con i fori filettati per gli obbiettivi. Laccoppiamento fra le due parti pu essere affidato a superfici di scorrimento (un perno al centro, lorlo delle due parti alla periferia), ma in tal caso saranno maggiori i giochi e gli attriti; altrimenti si usano piste di rotolamento a sfere, sia sul perno che sullorlo, riducendo gli attriti ed i giochi. Molto importante invece lorientamento dellasse di rotazione e dellasse dei fori (e quindi lorientamento degli obbiettivi) rispetto allasse ottico generale del microscopio. Se i due assi, dellobbiettivo in posizione di lavoro e del microscopio, non coincidono e non sono paralleli, si pu parlare di disassamento o disallineamento dellobbiettivo. In altre parole, lasse ottico dellobbiettivo non traversa il diaframma delloculare nel suo centro, ma fuori centro; come se, in un microscopio ideale, loculare fosse stato traslato perpendicolarmente allasse dellobbiettivo. Ne risulta che il campo delloculare spostato lateralmente rispetto al centro del campo dellobbiettivo. Una prima conseguenza di ci che, al centro del campo visuale, possono apparire i residui di aberrazioni extra-assiali dellobbiettivo; ed un modo di rivelare i disassamenti in questione proprio di cercare al centro del campo una traccia di cromatica laterale: si osservi un oggetto ben contrastato come un reticolo o un micrometro oggetto o una sospensione di limatura metallica. Il metodo sensibile con obbiettivi o combinazioni poco corretti da cromatica laterale (per es. un obbiettivo acromatico debole con un oculare compensatore). Una seconda conseguenza di un disassamento del revolver che il punto pi basso della superficie di miglior fuoco non in centro al campo ma disassato: la zona a fuoco del campo non centrata. Unaltra conseguenza, pi evidente, dellinclinazione errata del revolver che la punta dellobbiettivo (nei cui pressi si trovano le lenti negli obbiettivi forti) spostata rispetto allasse, supponendo che la parte superiore (ed il foro filettato nel revolver) sia in asse. come se lobbiettivo fosse allineato e loggetto fosse spostato. Ne consegue che, per tutti gli obbiettivi, limmagine intermedia viene spostata lateralmente nello stesso senso, ma con una differenza: lo spostamento dellimmagine proporzionale allingrandimento dellobbiettivo. In pratica, passando dallobbiettivo pi debole a quelli sempre pi forti, si vede il centro dellimmagine che si sposta sempre pi verso la periferia. Per rivelare un errore di inclinazione del revolver, il modo pi semplice proprio questo: identificare una perdita di parcentratura GRADUALE passando dagli obbiettivi deboli ai forti, sempre nello stesso senso ed in misura crescente col crescere dellingrandimento. importante anche il meccanismo di scatto che determina le posizioni di servizio del revolver, cio le posizioni di lavoro degli obbiettivi. Un errore di queste posizioni porta subito ad una perdita di parcentratura (vedi il 7.5); un gioco porta invece ad instabilit dellimmagine. Il meccanismo dato in genere da una punta o una sferetta, molleggiata in senso radiale, che striscia presso lorlo, interno od esterno, del revolver e penetra in apposite tacche. Dalla posizione di queste tacche dipende la precisione delle posizioni di arresto del revolver.

16.3 - Controlli e manutenzione sullo stativo Abbiamo gi esaminato vari aspetti delle parti meccaniche del microscopio, i loro punti deboli, le soluzioni adottate, ed il lettore dovrebbe gi sapere quali sono i punti che meritano maggior attenzione. Evitando le ripetizioni, possiamo qui aggiungere qualche suggerimento. I segni dellusura si rivelano in genere con giochi ed isteresi e con la scarsa frizione dei movimenti, ma gli stessi sintomi derivano da un allentamento di certe viti. Viceversa, uno strumento poco o punto usato per lunghi periodi mostrer probabilmente i movimenti induriti a causa dellaumento di vischiosit dei grassi lubrificanti. Sono poche le case che usano lubrificanti altamente stabili nel tempo. Lindurimento pu arrivare al blocco totale ed allora un utente poco avvertito avr la tendenza a forzare il movimento per sbloccarlo ed a questo punto qualcosa si deve rompere o deformare. A volte, quando la guida, la cremagliera, ecc. sono facilmente accessibili, come pu avvenire in molti condensatori e tavolini, si pu tentare un intervento di ripiego depositando qualche goccia di olio di vaselina o petrolio bianco sulle guide o i perni, ed attendendo qualche giorno che il liquido penetri nel meccanismo1. Ma il rimedio sovrano consiste nello smontare tutto, lavare i pezzi in benzina o petrolio e rilubrificare le superfici a scorrimento con un buon grasso da cuscinetti, mai con olio. Pu accadere per che certe parti (code di rondine lineari, ad es.) si possano smontare solo scoprendo certe viti, che appaiono coperte in una certa posizione della guida. Per lo smontaggio pu occorrere quindi un movimento della guida bloccata, che proprio quello che pu provocare danni. Non rimane che tenere a bagno nel petrolio le parti bloccate, anche per settimane, e poi tentare il distacco con qualche colpetto molto secco. Per la pulizia delle lenti, si sono gi date istruzioni nel 7.12. Per lo stativo, si usi un panno o carta morbida, eventualmente umettati con petrolio o benzina; lalcool pericoloso per certe vernici e mastici. Il nemico principale del microscopio laria, per le ragioni dette a suo tempo. Pertanto lo stativo e gli accessori vanno sempre coperti appena se ne interrompe luso: va bene un sacchetto di politene, di quelli usati per abiti o per alimenti, purch ben pulito. Un cassetto od una scatola, da soli, non bastano. Sempre per ridurre il deposito di aerosol sulle lenti,
1 Il processo viene facilitato ponendo le parti in luogo tiepido (presso un termosifone, ad es.). 102

altamente raccomandato di non fumare nello stesso locale dove si trovano strumenti ottici. Tutte le aperture possibili (finestre per filtri o slitte) vanno chiuse. Le lenti non in uso siano ben chiuse nellastuccio apposito. Lomissione di queste semplici precauzioni pu significare, nel giro di pochi anni, lappannamento completo delle lenti ed un lungo lavoro di revisione, che nessuno ha voglia di fare. Nei climi umidi, lumidit pericolosa, non solo per lossidazione delle parti metalliche, ma per la proliferazione di funghi inferiori (muffe) alla superficie degli elementi in vetro che ne vengono stabilmente intaccati. Per evitare tali danni, occorre conservare il microscopio in un armadietto chiuso in cui si possono porre sostanze fungicide; ma pu bastare introdurvi una modesta sorgente di calore (una lampadina da 40 W, ad es.) capace di innalzare la temperatura interna di qualche grado sopra quella esterna; si ha cos una drastica riduzione dellumidit relativa allinterno dellarmadietto. Specialmente nel caso di magazzinaggio prolungato, luso di fungicidi allinterno dellinvolucro comunque utile; come fungicida solido si pu consigliare la paraformaldeide in pillole o in polvere; come liquido si usa il p-cloro-m-cresolo sciolto in alcool col quale si imbevono delle striscie di cartone od altro materiale poroso. Quando le striscie perdono ogni odore, vanno rinnovate. Naturalmente il microscopio in questo caso va coperto con carta, tela o altro materiale permeabile ai gas, oppure il fungicida va posto allinterno del sacchetto, se questo costituito da materiale plastico impermeabile.
16.4 - Accessori speciali Gli oculari da disegno si basano sul principio della camera lucida di Abbe (fig. 40). Un normale oculare (1 - 2 nella figura ) riceve il fascio che forma limmagine intermedia da un obbiettivo (non rappresentato), lungo il tragitto 5 ; il fascio emergente ( 6 ) pu essere osservato come di regola. La camera lucida vera e propria consta di un semi-riflettente 3 che riflette una parte del fascio incidente 5 verso una parete opaca che lassorbe (fascio 10). Per losservatore, oltre limmagine microscopica (fascio 5), riceve per riflessione dal semiriflettente 3 il fascio proveniente dal piano del tavolo 9 , attraverso lo specchio 4 (fascio 8 - 7 - 6). In altre parole, oltre loggetto del microscopio, losservatore vede il piano del tavolo, ed eventualmente il foglio di carta e la matita ivi disposti. Uno o pi filtri grigi od opportuni diaframmi aiutano ad equiparare la luminosit dei due piani che vengono visti sovrapposti. Si pu cos scontornare loggetto e disegnarlo con una specie di ricalco ottico, con la certezza di rispettarne le proporzioni.

Fig. 40 - Camera lucida di Abbe Negli oculari da disegno veri e propri, simili ad un oculare normale, ed in certe camere lucide, i due specchi 3 e 4 sono incorporati nella stessa struttura, che presenta una finestrella laterale per il fascio 8 . In altre camere lucide lo specchio 4 pi grande e fissato alloculare da un lungo braccio in modo che il cammino 8 pu essere verticale. Naturalmente utile che il piano di disegno 9 sia perpendicolare al fascio 8 per evitare unalterazione della prospettiva. Se il tubo porta-oculari verticale ed il cammino 7 corto, come in fig. 40, occorre inclinare il piano 9 con un apposito supporto in legno. Se lasse delloculare non verticale, occorre che langolo fra gli assi 5 ed 8 sia tale da rendere il cammino 8 perpendicolare al piano 9 , eliminando magari il supporto inclinato. Poich langolo di inclinazione dei tubi porta-oculari non standardizzato, si deve essere molto prudenti nellusare un oculare da disegno su uno stativo di diverso costruttore. I tubi da disegno sono ancora basati sullo schema della camera lucida di fig. 40 e svolgono analoga funzione, ma il semiriflettente 3 si trova in un tubo intermedio, sopra lobbiettivo. Lateralmente, il tubo intermedio si prolunga in un tubo orizzontale che porta lo specchio 4 . Se il tubo orizzontale abbastanza lungo,
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il cammino 8 pu essere verticale ed il foglio da disegno pu riposare sul piano del tavolo. Sul piano del disegno anche possibile porre scale graduate, disegni, reticoli, sagome, ecc. Tali sagome si vedono sovrapposte alloggetto e quindi si hanno le stesse applicazioni dei micrometri oculari, ma con un vantaggio: invece di spostare loggetto, per portarlo a coincidere col reticolo oculare, il che assai critico ai forti ingrandimenti, assai pi immediato spostare a mano una graduazione sul piano del tavolo. Questo utilizzo del tubo da disegno come strumento per misure geometriche sulloggetto assai poco diffuso, ed un peccato poich, specie a fini di confronto, possibile costruire con normali attrezzi da disegno le sagome di confronto ed i reticoli; infatti, tali sagome e disegni vengono visti attraverso il tubo da disegno pi o meno in scala reale e quindi anche le imperfezioni di un normale disegno a mano libera non nuocciono. Ovviamente, bene che la sagoma sia disegnata a china bianca su cartoncino nero. Sono gi stati descritti vari tipi di tubi intermedi; qui possiamo aggiungere che alcune funzioni assolte dagli oculari speciali (oculari per due osservatori, oculari da disegno, per es.) possono venire svolte da tubi intermedi. Sia nei tubi che negli oculari per due osservatori, vi pu essere un indicatore sotto forma di punta mobile, gi citato a proposito degli oculari, oppure di freccetta luminosa che appare sovrapposta allimmagine. Questo accessorio serve al docente per indicare agli studenti un dettaglio interessante dellimmagine. Una specie di tubo intermedio il tubo di confronto (o oculare di confronto): si tratta di un tubo orizzontale che porta inferiormente, ad ognuna delle due estremit, un attacco; i due attacchi vanno infilati nei tubi porta-oculari di due stativi posti fianco a fianco, oppure vanno fissati sui due bracci, dopo aver tolto i due tubi porta-oculari. In posizione centrale, verso lalto, si trova un oculare, il cui campo diviso in due parti uguali da una linea verticale: nel semi-campo di destra si osserva la met dellimmagine fornita dal microscopio di destra, nel semicampo di sinistra si vede met dellimmagine dellaltro strumento. La possibilit di vedere simultaneamente, fianco a fianco, le immagini di due oggetti diversi preziosa per eseguire confronti, per es. in criminalistica, fra le rigature di due proiettili o fra capelli, di cui si voglia verificare unorigine diversa. Come accessorio speciale da porre in luogo dellobbiettivo, si possono considerare certi obbiettivi molto deboli, con ingrandimento di 1 o 2 che consentono di osservare anche lintera larghezza di un normale porta-oggetti (25 mm) in un unico campo visuale. Essi non si possono equiparare agli altri obbiettivi poich, almeno in certi casi, debbono lavorare assieme a sistemi di lenti aggiuntivi che vanno inseriti sopra lobbiettivo. Con essi, si osserva lintero vetrino come si potrebbe fare con una lente dingrandimento.

17 - LA VISIONE MICROSCOPICA

La visione normale degli oggetti che ci circondano viene effettuata sfruttando la radiazione riflessa o diffusa da essi. Gli oggetti sono immersi in aria, sono illuminati da una sorgente pi o meno lontana con fasci di raggi paralleli o diffusi nellambiente. Limmagine degli oggetti che si costruisce nei nostri occhi si basa su radiazione riflessa o diffusa; si potrebbe dire che normalmente si osserva in episcopia. Loggetto microscopico per contro sottile e trasparente (a parte casi particolari, come la stereo-microscopia e lepiscopia), per cui viene osservato per trasparenza, come una diapositiva, cio in diascopia. Al microscopio inoltre loggetto non pu essere immerso in aria poich nascerebbero ai suoi bordi fenomeni cos forti di riflessione e rifrazione da nascondere la struttura fine delloggetto stesso. Questultimo va quindi immerso in un liquido che pu anche solidificare in seguito. E ancora, la visione normale avviene coi due occhi, che osservano loggetto da un punto di vista diverso e ne costruiscono due diverse immagini. Si ha cio una visione stereoscopica binoculare ed i due assi visuali dei nostri occhi convergono verso loggetto che noi fissiamo; ci fornisce la sensazione del rilievo degli oggetti (vedi il capitolo seguente). Laccomodazione ci permette poi di focalizzare limmagine di oggetti a diversa distanza e ci aiuta nella percezione del rilievo. La visione microscopica invece non mai stereoscopica (tranne appunto il caso del microscopio stereoscopico), poich le eventuali due immagini fornite dai tubi bioculari sono identiche e non possono dare la sensazione del rilievo. Neppure lo sfruttamento del potere di accomodazione ci aiuta; locchio infatti nellosservazione microscopica corretta deve fissare unimmagine allinfinito e non c alcun vantaggio ad accomodare: data la corta focale complessiva del microscopio, la massima variazione di accomodazione dellocchio porta a spostamenti trascurabili del piano di miglior fuoco. Nei tubi bioculari inoltre gli assi ottici dei due oculari sono normalmente paralleli e non vi posto per la convergenza degli occhi.
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Allora, per leggere loggetto al microscopio nella terza dimensione non vi altro mezzo che manovrare la vite micrometrica; si otterr cos la visione successiva di piani paralleli contigui nelloggetto. Se si vede a fuoco un solo piano alla volta nelloggetto, si ricostruisce mentalmente lo sviluppo di esso in profondit, fondendo le immagini dei piani successivamente messi a fuoco. Negli oggetti trasparenti fortemente colorati e contrastati lassorbimento varia da un punto allaltro, e queste differenze di assorbimento provocano differenze nellampiezza della radiazione che traversa loggetto. Gli oggetti colorati si chiamano perci oggetti di ampiezza e limmagine di essi determinata dalla loro trasmissione selettiva, come nel caso di una diapositiva. Un oggetto di ampiezza ideale possiede lo stesso cammino ottico in tutti i punti, cio lo stesso spessore e lo stesso indice di rifrazione1. Quello che varia solo la trasmissione T . Losservazione di un oggetto di ampiezza non d luogo in genere a false interpretazioni. Vi sono per contro oggetti in cui il potere di trasmissione costante da un punto allaltro e generalmente piuttosto alto. Ci che varia solo il cammino ottico, cio lo spessore o lindice o entrambi. Si pu trattare di oggetti trasparenti di spessore variabile oppure di oggetti trasparenti immersi in un liquido di diverso indice. Questi oggetti non danno differenze da un punto allaltro nellampiezza della radiazione che li attraversa avendo una trasmissione uniforme; essi modificano solo la fase, appunto per le loro variazioni di cammino ottico, che si traducono in un differente ritardo della radiazione che li attraversa. Si parla allora di oggetti di fase. Gli oggetti di fase non hanno facilmente riscontro nella vita quotidiana e la loro interpretazione meno spontanea e pi soggetta ad errori. In microscopia, gli oggetti di fase sono generalmente costituiti da microrganismi o cellule non colorati, prodotti industriali trasparenti, prodotti chimici e microcristalli, fibre tessili non colorate, ecc. immersi in liquidi trasparenti di diverso indice. Limmagine di un oggetto di fase creata dalle radiazioni rifratte, riflesse o diffratte dalloggetto, ed in essa si producono dei contrasti difficilmente interpretabili, perch non legati allassorbimento od allo spessore delloggetto. Specialmente la diffrazione crea sui bordi degli oggetti certe frange o bordature chiare e scure che non hanno riscontro nelloggetto e si chiamano quindi, con un termine generico, artefatti (vedi il 6). A queste frange si sovrappone la linea di Becke, una bordatura chiaro-scura che circonda i margini delloggetto trasparente, e nasce da fenomeni di rifrazione e riflessione totale sui margini stessi; questa linea cambia leggermente di dimensioni (e pertanto porta ad errori nella misura del diametro) ed inverte il contrasto (passa da chiara a scura o viceversa) quando si ritocca la messa a fuoco; anchessa comunque opera di fenomeni ottici allinterno dello strumento e non rispecchia una reale struttura delloggetto. Un altro artefatto. Per riconoscere la natura ottica di questi artefatti si pu cercare di variarne laspetto variando le condizioni ottiche del sistema: lapertura del condensatore, la lunghezza donda della radiazione impiegata, ecc. In particolare, la distanza fra le frange di diffrazione aumenta quando diminuisce lapertura ed aumenta la lunghezza donda. Se le frange e le bordature corrispondessero a reali strutture delloggetto, il loro aspetto sarebbe invariabile. Che si tratti di frange di diffrazione o della linea di Becke, il rimedio sovrano, comunque, rimane lallargamento del diaframma dapertura, che le riduce tutte; naturalmente, a spese del contrasto! In particolare, negli oggetti di fase laspetto dellimmagine varia di molto a seconda che loggetto abbia un indice di rifrazione maggiore o minore del mezzo circostante. In sostanza, loggetto si comporta come una lente convergente se ha una forma rigonfia ed pi rifrangente del mezzo, ed questo il caso dei globuli di grasso sferoidali sospesi in acqua, oppure se pi sottile al centro ed meno rifrangente del mezzo. Invece loggetto si comporta da lente divergente se rigonfio e meno rifrangente del mezzo, ed questo il caso delle bolle daria, oppure se incavato e pi rifrangente come avviene per le emazie umane a fresco. Poich gli oggetti piccoli hanno in genere forma rigonfia, si pu dire che essi si comportano come lenti convergenti o divergenti se sono rispettivamente pi rifrangenti (es. grassi) o meno rifrangenti (es. aria) del mezzo circostante (es. acqua). Per distinguere fra queste due categorie di oggetti, si osservi una regola elementare di base, applicabile con qualche discernimento a tutti i casi particolari: un oggetto assimilabile
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Il cammino ottico in un oggetto infatti dato dal prodotto dello spessore attraversato dalla radiazione, moltiplicato per l'indice in quella regione dell'oggetto.
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ad una lente convergente (rigonfio e pi rifrangente) mostra una zona chiara centrale che diventa pi stretta ALZANDO lobbiettivo od abbassando loggetto; un oggetto assimilabile ad una lente divergente (rigonfio e meno rifrangente) mostra una zona chiara centrale che diventa pi stretta ABBASSANDO lobbiettivo. Queste apparenze sono facilmente spiegate in base ai fenomeni di rifrazione e riflessione totale provocati dalla superficie delloggetto, che sar riconducibile ad una lente sferica. Anche per la linea di Becke esiste una regola pratica: variando la messa a fuoco, in modo da alzare lobbiettivo (o abbassare loggetto), la linea chiara si sposta verso la parte a maggior indice di rifrazione. Nel caso di granuli o corpuscoli immersi in un liquido, il senso dello spostamento della linea indica se il granulo pi o meno rifrangente del liquido; quando la linea scompare, granulo e liquido hanno lo stesso indice. Sostituendo il liquido che immerge il granulo fino ad ottenere la scomparsa della linea, cos possibile misurare lindice di rifrazione del granulo, anche se di minime dimensioni: lindice del liquido infatti si misura facilmente con un rifrattometro o lo si conosce a priori. Questo metodo della scomparsa della linea di Becke rappresenta dunque una tecnica per la micro-refrattometra.1 Unaltra differenza fra osservazione normale e microscopica sta nel fatto che lilluminazione per trasparenza di un oggetto si fa comunemente guardando in direzione di una sorgente lontana, cio con raggi pi o meno paralleli o diffusi. Invece in microscopia loggetto si trova al vertice di un fascio illuminante conico a forte apertura, e questo modifica laspetto dellimmagine. Inoltre, anche losservazione non avviene a piccola apertura, come in condizioni normali: losservazione ad occhio nudo fatta con una pupilla piccola e lontana (non si pu guardare da meno di 250 mm di distanza come valore convenzionale, con una pupilla di circa 2 mm di diametro, cio con apertura relativa di circa f# = 125); la pupilla dingresso del microscopio, cio dellobbiettivo, accetta invece un cono di raggi a forte o fortissima apertura; come guardare simultaneamente loggetto da diversi punti di vista. Facciamo un esempio: quando si guarda una pallina ad occhio nudo si osserva in realt con ogni occhio la proiezione di un cerchio massimo della sfera, che d abbastanza bene lidea del diametro della sfera stessa, ed i due cerchi massimi (osservati dai due occhi) sono di poco inclinati fra loro. Invece, una sferetta sotto lobbiettivo del microscopio viene vista con raggi di inclinazione assai varia, e si vede in realt la sovrapposizione di infiniti cerchi massimi diversamente inclinati. Questa proiezione integrale ha quindi un diametro maggiore del cerchio massimo ed in ultima analisi la sfera appare pi grande del reale. Tanto per quantificare, una sferetta appare pi grande, con un errore in eccesso intorno a 50 %, con unapertura di obbiettivo dellordine di 0,7. Il microscopio fornisce quindi una falsa prospettiva degli oggetti, e tanto pi quanto maggiore lapertura dellobbiettivo. Unaltra considerazione va fatta sulle leggi meccaniche che si applicano a livello degli oggetti microscopici. Tali leggi sono certamente le stesse che conosciamo nella nostra esperienza quotidiana a livello macroscopico, ma la diversa scala di dimensioni produce certamente manifestazioni sorprendenti. Facciamo un paio di esempi. Quando si osservano oggetti molto piccoli ad occhio nudo, per es. un pizzico di sabbia o di farina, nessuno ha mai visto i singoli granuli muoversi spontaneamente. Se invece osserviamo dei granuli finissimi al microscopio, per es. un goccio di inchiostro di china molto diluito in acqua, oppure le granulazioni citoplasmatiche od anche gli eventuali granuli nel succo cellulare dei vacuoli vegetali, non sar difficile, con un ingrandimento medio-forte, osservare il movimento continuo, irregolare e tremolante, dei singoli granuli. Si tratta dei ben noti movimenti Browniani2 dovuti al fatto che un corpo molto piccolo risente degli urti delle molecole del liquido in cui sospeso, non nel senso che ogni movimento del granulo dovuto allurto di una singola molecola, bens alla risultante occasionalmente non nulla degli urti di numerosissime molecole che simultaneamente collidono col granulo stesso. Unaltra serie di fenomeni meccanici appare in maniera inusuale al microscopio in virt dei rapporti di scala. In poche parole: un oggetto molto piccolo, in scala microscopica, ha dimensioni e quindi volume e peso parallelamente pi piccoli; se si tratta di un animale ad es., anche le sue masse muscolari sono pi piccole nella stessa misura. Poich peso e massa
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La sensibilit del metodo aumenta se si aumenta il contrasto nellimmagine con una delle tecniche di contrasto, come il contrasto di fase ( 19): la precisione pu superare la terza cifra decimale. 2 Dal nome del botanico scozzese Robert BROWN (pron. brun) (1773-1858), che li descrisse in dettaglio durante lo studio dei tessuti vegetali.
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muscolare (e quindi forza) sono entrambi proporzionali al volume, anche la lunghezza di nuoto, di salto, ecc. la stessa per un animale grande ed uno piccolo; ma con questa differenza: se due animali, ad es. un gatto ed una pulce, sono entrambi capaci di saltare a mezzo metro di altezza, per il gatto significa saltare per tre volte la sua altezza, per la pulce trecento volte almeno. Il fatto stesso di essere pi piccolo, conferisce allanimale piccolo una forza proporzionalmente maggiore. E cos certi insetti molto piccoli hanno lo stesso peso specifico di un gatto, allincirca; ma un gatto non pu camminare sul pelo dellacqua senza affondare, mentre molti insetti riescono a correre e saltare sul pelo dellacqua, poich il loro peso diviene insufficiente ad interrompere la pellicola elastica che si crea alla superficie del liquido per effetto della tensione superficiale, cio della coesione fra le molecole. DUNQUE, IL FATTO STESSO CHE IL MICROSCOPIO CI INTRODUCA IN UN MONDO GEOMETRICAMENTE IN SCALA RIDOTTA, CI MOSTRA UN COMPORTAMENTO DELLA MATERIA ASSAI DIVERSO DAL NORMALE E CI OBBLIGA A VIVERE UNESPERIENZA NUOVA, A FORMARCI UN NUOVO MODO DI OSSERVARE E DI CAPIRE IL MONDO.

18 - STEREO - MICROSCOPIA

Nel microscopio normale (a volte chiamato genericamente biologico) descritto finora vi un solo obbiettivo ed ununica immagine delloggetto. Quando esistono due tubi portaoculari, ovvero due oculari portati da un unico tubo bioculare ( 14.1 e fig. 34), si tratta di un unico fascio, suddiviso in due fasci identici da una superficie semiriflettente piana (diagonale nel prisma D di fig. 34). I due oculari, e cos i due occhi dellosservatore, ricevono due immagini identiche. Si anche detto che i due oculari, in quel caso, hanno gli assi ottici paralleli. Tutto si svolge come se un osservatore emmetrope fissasse senza accomodare un oggetto molto lontano (in pratica, almeno qualche decina di metri): i due occhi formano la stessa immagine, secondo due assi visuali paralleli1. In queste condizioni, non possibile la percezione del rilievo. Nellesperienza quotidiana, il nostro sistema visuale e nervoso ci pu dare la sensazione del rilievo, della profondit, della terza dimensione, solo se ai due occhi pervengono due immagini diverse dello stesso oggetto, due immagini riprese da due punti di vista diversi2. Normalmente, ci avviene quando osserviamo oggetti lontani non pi di qualche metro: la distanza fra i nostri occhi (da 55 a 75 mm, salvo eccezioni) sufficiente perch le due immagini in essi formate siano leggermente diverse; salvo il caso di oggetti piani e perpendicolari allasse visuale medio, naturalmente, e per ragioni ovvie. Se poi osserviamo un oggetto vicino (alla distanza convenzionale di 250 mm), oltre a contrarre il muscolo ciliare del cristallino e quindi a mettere a fuoco locchio sulla diminuita distanza (fenomeno della accomodazione), noi convergiamo, cio usiamo i muscoli oculomotori per far s che i due assi visuali dei nostri occhi si incontrino sul punto vicino che stiamo osservando. I nostri assi visuali non sono pi paralleli e, per un punto a 250 mm di distanza, si incontrano con un angolo di stereo di circa 15 3. Proprio questa diversit di punto di osservazione crea quella lieve differenza fra le due immagini retiniche, da cui il nostro cervello ricostruisce la profondit delloggetto. questa la visione stereoscopica (dal greco stereon = solido, con riferimento allosservazione di oggetti solidi, a tre dimensioni). il nostro modo normale di osservare gli oggetti non troppo lontani, e possiamo ora capire cosa lo differenzia dallosservazione degli oggetti lontani: diversit fra le due immagini retiniche, convergenza, accomodazione. Ora, la possibilit di accomodare ci consente di osservare un oggetto vicino e ci fa
1 In ottica, il concetto di "parallelo" relativo, come quello di "infinito" o di "punto"; se ne gi parlato. 2 Prescindiamo dai casi in cui il rilievo degli oggetti ci indicato dall'esperienza e dalla conoscenza preventiva 3

della forma e delle dimensioni dell'oggetto. In ottica si chiama "asse visuale" dell'occhio la direzione di fissazione: normalmente, noi fissiamo un punto oggetto muovendo l'occhio in modo che l'immagine di quel punto si formi sulla regione pi sensibile della retina ("fovea"). Fra l'asse visuale e l'asse ottico dell'occhio (asse di simmetria geometrica, come si intende nel caso delle lenti) vi un angolo di circa 5.
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apparire loggetto stesso sotto un angolo maggiore, cio ce lo fa vedere pi grande. La lente dingrandimento aiuta in questo senso poich ci consente di osservare loggetto ancora pi da vicino e ce lo mostra sotto un angolo maggiore che non ad occhio nudo. Ma abbiamo visti i limiti della lente dingrandimento ( 1.1), la quale comunque ci d una visione monoculare. Pertanto, lideale per losservazione di un oggetto piccolo sarebbe di tenerlo a 250 mm dagli occhi, guardarlo con entrambi gli occhi per avere la percezione del rilievo e, da quella distanza, osservarlo con un angolo di stereo fra gli assi visuali di circa 15, il tutto per con laggiunta, fra ogni occhio e loggetto, di un sistema dingrandimento. In sostanza, osservare loggetto come si fa ad occhio nudo, ma con un microscopio per ogni occhio, interposto fra occhio ed oggetto. Dunque, due microscopi con gli assi inclinati di circa 15 fra loro, e che convergono sulloggetto come indicato in fig. 41. In figura, O loggetto, (lettera s minuscola greca o sigma) langolo di stereo, M ed M sono i due microscopi. Uno strumento secondo lo schema di fig. 41 detto microscopio stereoscopico o stereo-microscopio; spesso si usa il termine binoculare, ma ci da evitare potendo generare confusione col termine, di significato ben diverso, bioculare (vedi il 14.1).
Fig. 41 - Schema elementare di microscopio stereoscopico

Abbiamo cos uno strumento che, in linea di principio, dovrebbe dare una visione molto naturale, fisiologica, proprio per la diversa direzione dei due assi visuali. E cos . Ma c una forte limitazione: salvo soluzioni particolari, lingrandimento limitato. La ragione semplice: se i due obbiettivi (Ob in fig. 41) debbono distare dalloggetto O di una distanza WD, con semplice calcolo trigonometrico si ricava che la distanza fra i centri delle lenti frontali pari a circa WD/4 (con un angolo = 15). Un obbiettivo forte pu avere una WD = 0,2 mm, ad es., e le lenti frontali di una coppia di obbiettivi simili dovrebbero avere un diametro non superiore alla distanza fra i centri (0,2/4 = 0,05 mm circa) ed un raggio ovviamente inferiore a 0,025 mm, poich occorre lasciare un certo spazio per la montatura delle lenti. In queste condizioni, lapertura numerica sarebbe, per un obbiettivo a secco, inferiore a tg = 0,025/0,2 sen 1 = sen 7,2 = 0,125. Lingrandimento utile sar allora (formula (11) nel 6.3) inferiore a 125. Se si considerano altri valori di WD, nulla cambia poich il rapporto fra diametro massimo della lente frontale e WD rimane 1/4 (essendo legato allangolo di stereo) e quello il limite superiore per apertura, risoluzione ed ingrandimento utile. In pratica, le esigenze meccaniche ed ottiche portano ad un ingrandimento massimo di circa 100 e, rispettivamente, 50 per i due tipi fondamentali di stereo-microscopi sotto descritti. Ne riparleremo. LE CARATTERISTICHE SALIENTI Possiamo allora definire un microscopio stereoscopico come un microscopio composto, doppio, a basso ingrandimento, formato da due sistemi ottici identici, collegati rigidamente fra loro in modo che i due assi ottici formino un angolo di circa 15. Il punto assiale del campo oggetto (in parole povere, il centro delloggetto) deve essere lo stesso per i due sistemi. Ma andiamo avanti. Si appena detto che lingrandimento massimo vincolato dallingombro delle lenti, ovvero dallangolo di stereo e non cambia col variare della distanza di lavoro WD. Pertanto, il costruttore cercher di realizzare il massimo valore per WD e facilitare la manipolazione delloggetto: poich lingrandimento piccolo, lo strumento si presta ad osservare oggetti di grandi dimensioni, di forma svariata (insetti, fiori, cristalli, ecc.) e pertanto una forte distanza di lavoro essenziale. Una seconda caratteristica dello stereo-microscopio appunto la
1 Si sa che, per angoli piccoli, possibile in molti casi assimilare seno e tangente. 108

grande distanza di lavoro, spesso intorno ad 8 - 10 cm. Adesso parliamo della profondit di fuoco o penetrazione. Si disse che tale penetrazione aumenta collinverso del quadrato dellapertura. Poich il diametro della lente frontale, e quindi lapertura, dellobbiettivo di un microscopio stereoscopico sono limitati per le ragioni gi dette, la profondit di fuoco sar pi elevata che non in un obbiettivo normale. Anzi, il costruttore cercher di accrescere il pi possibile questo pregio, come anche la distanza di lavoro, a scapito dellapertura e quindi della risoluzione; uno stereomicroscopio avr generalmente una risoluzione minore di un microscopio normale, a parit di ingrandimento. Del resto, la tendenza ad aumentare la penetrazione a scapito anche della risoluzione ha un altro fondamento, oltre la comodit duso: la percezione del rilievo (stereoscopa) avviene solo finch loggetto appare ragionevolmente nitido, cio allinterno della penetrazione. La grande distanza di lavoro e la grande profondit di fuoco facilitano quindi losservazione e la manipolazione di oggetti irregolari, anche di grandi dimensioni, a forte rilievo. In queste condizioni, assai frequenti nel lavoro naturalistico e nella tecnologia, possibile e molto comodo tenere loggetto fra le dita, ruotarlo in tutte le direzioni ed esplorarne la profondit, cio metterlo a fuoco pi su o pi gi, semplicemente alzandolo od abbassandolo colle mani. Si rientra cio nel concetto di osservazione naturale, in condizioni assai simili a quelle della visione ordinaria a piccola distanza. Ma qui occorre rispettare unaltra condizione: la manipolazione delloggetto, specialmente se eseguita con le mani, impone che limmagine visuale (quella che si osserva con gli occhi, non quella fotografata) sia diritta rispetto loggetto. Nel microscopio composto, si detto a suo tempo, limmagine finale rovesciata rispetto loggetto. Dunque, un microscopio stereoscopico deve prevedere un dispositivo capace di ruotare limmagine di 180 (lalto diventa il basso, la destra diventa sinistra). Le soluzioni pratiche per ottenere questa rotazione sono svariatissime. Si tratta quasi sempre di una scatola di specchi o prismi a riflessione totale che, con un gioco di riflessioni multiple, ottengono la rotazione dellimmagine prima verticalmente e poi orizzontalmente (o viceversa). La scatola si trova sempre fra obbiettivo ed oculare. Lo stesso si fa nei binocoli prismatici. Ne parleremo fra breve. Unulteriore caratteristica della microscopia stereoscopica quindi di offrire unimmagine visuale diritta. Ma torniamo al concetto di visione naturale o fisiologica. Nellesperienza normale, il nostro campo visuale limitato solo dalla struttura del nostro occhio (mediamente, il nostro campo visuale binoculare, comune ad entrambi gli occhi, di 120 in orizzontale, di 140 in verticale). Nessun oculare pu dare un campo angolare simile: si visto ( 9.3) qual il campo effettivo degli oculari e quali sono gli inconvenienti di un campo eccessivo. La tendenza dei costruttori comunque di offrire il campo angolare pi ampio possibile, ricorrendo ai due accorgimenti citati a suo tempo: aumentare lindice di campo s e quindi anche il diametro esterno delloculare (spesso 30 mm); aumentare lingrandimento Vok delloculare diminuendone la focale. Questultimo espediente, spesso usato dagli incompetenti per forzare il basso ingrandimento dello stereomicroscopio, porta per facilmente a superare i limiti dellingrandimento utile, che basso in questo caso, come gi detto. Un buon compromesso fra campo angolare e definizione dellimmagine un oculare 10 con s = 20 - 25 mm (diametro esterno pari a 30 mm); per un oculare oltre 10 , limmagine stereoscopica diventa rapidamente poco nitida, specie per ingrandimenti totali superiori a 20 . Comunque sia, lampiezza del campo visuale del microscopio stereoscopico da considerare un carattere positivo, con qualche riserva sulla definizione e sulle aberrazioni ai margini del campo (controllare sempre con un reticolo!). Possiamo allora riassumere i caratteri differenziali della microscopia stereoscopica in questo modo: visione binoculare, con due obbiettivi e due assi ottici inclinati fra loro di un angolo di stereo di circa 15; dunque visione stereoscopica; piccolo diametro delle lenti dellobbiettivo e piccola apertura (in rapporto ad obbiettivi normali di pari potenza), quindi bassa luminosit dellimmagine e bassa risoluzione (spesso dellordine di 10 ); da ci: basso ingrandimento utile e basso ingrandimento totale (generalmente inferiore ad 80 ); in compenso, elevata profondit di fuoco ed elevata distanza di lavoro; immagine visuale diritta; grande campo angolare degli oculari (i quali sono spesso di diametro superiore allo standard di 23,2 mm).
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Ecco dunque che il microscopio stereoscopico complementare rispetto a quello normale (che ha la massima risoluzione ma la minima distanza di lavoro e la minima penetrazione); il lavoro che pu essere fatto col primo non adatto al secondo e viceversa. Va infine notato che, negli obbiettivi normali, quelli pi deboli hanno in genere una maggior risoluzione di quelli forti, considerando naturalmente la risoluzione in linee/mm nellimmagine finale, e ci perch, a conti fatti, per essi il rapporto apertura/ingrandimento (cio risoluzione/ingrandimento) pi favorevole. Invece, nello stereomicroscopio, per le ragioni dette sopra, il rapporto massimo fra diametro della lente frontale e distanza di lavoro allincirca indipendente dalla focale o dallingrandimento dellobbiettivo (limite dato dallangolo di stereo); questo come dire che lapertura massima circa sempre la stessa (la NA non supera in genere 0,1 , come detto sopra) e quindi la risoluzione nel piano oggetto anchessa costante: sufficiente ai bassi ingrandimenti, insufficiente a quelli elevati. Anche la penetrazione allincirca indipendente dallingrandimento, almeno nella componente fotografica, proprio perch costante lapertura. La si pu valutare mediamente in mezzo millimetro. Molto di pi nellosservazione, ed in questo caso sar maggiore a piccolo ingrandimento (vedi il 5.4). LA SCATOLA DEI PRISMI I prismi utilizzati per il raddrizzamento dellimmagine, a volte rimpiazzati da specchi (otticamente cambia poco1), sono costituiti da blocchetti di vetro ottico (con caratteristiche ottiche controllate), limitati da superfici otticamente piane, cio con deviazioni dal piano ideale contenute entro una frazione di micron. Alcune delle loro superfici operano come specchi ideali in quanto su di esse il fascio incide dallinterno, sfruttando il fenomeno della riflessione totale. A volte, tali superfici sono rese riflettenti con uno strato metallico (argento, alluminio, ecc.) e protette poi esternamente con una vernice opportuna, allo scopo di renderle insensibili alla polvere od altra sporcizia; ma in questo modo la riflessione non pi totale e la reflettivit diminuisce. Il sistema dei prismi contenuto in ununica scatola o in due scatole distinte, interposte una per parte fra obbiettivo ed oculare. Le soluzioni tecniche scelte dai vari costruttori per la forma dei prismi, la loro montatura meccanica ed i dispositivi di allineamento, sono assai vari. Ora, come si detto nel 14 (fig. 33), comodo avere il tavolino porta-oggetti orizzontale ed i tubi porta-oculari inclinati (ad es. di 45). Ci vale anche per il microscopio stereoscopico. A questo fine, sotto ai prismi raddrizzanti, vi pu essere una ulteriore coppia di prismi od un prisma unico che opera in entrambi i canali, oppure gli stessi prismi raddrizzanti operano anche linclinazione dellasse, come quelli di Schmidt. La stragrande maggioranza dei microscopi stereoscopici offre il tavolino orizzontale e gli oculari inclinati. 18.1 - FINI ED APPLICAZIONI Si gi detto come la maggior distanza di lavoro e la maggior profondit di fuoco diano allo stereoscopico la possibilit di osservare e manipolare oggetti di grandi dimensioni, comunque di forma accidentata ed irregolare, con forte profondit, in evidente vantaggio sul microscopio normale. Parlare di oggetti grandi ed irregolari significa generalmente parlare di oggetti opachi, e pertanto lo stereoscopico assai spesso usato per lilluminazione episcopica. A parte i casi particolari, si usa generalmente unilluminazione episcopica a fondo scuro o obliqua (fig. 42) in cui loggetto O viene illuminato lateralmente con un fascio pi o meno collimato. Si d al fascio illuminante prodotto dalla lampada L uninclinazione abbastanza forte perch la radiazione riflessa da un oggetto eventualmente riflettente e piano (perpendicolare alla bisettrice n dellangolo di stereo) prosegua dalla parte opposta, senza penetrare negli obbiettivi. Tale oggetto appare quindi scuro (donde il fondo nero) e solo le irregolarit della sua superficie appaiono chiare poich diffondono radiazione in tutte le direzioni e quindi anche nellobbiettivo. Ma normalmente loggetto irregolare e diffondente, per cui non si pu parlare di strutture chiare su un fondo scuro riflettente. questo il caso pi comune anche
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Con l'introduzione dei prismi, ci saranno le solite influenze sulle aberrazioni, sull'avanzamento dell'immagine, ecc., come si disse a proposito dei tubi bioculari.
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nellosservazione ad occhio nudo. Bench per questo tipo di illuminazione si adoperino spesso lampade apposite munite di collettore (vedi oltre), ad ingrandimento medio-basso pu bastare una comune lampada da tavolo o la luce del giorno, anche la luce diffusa del cielo attraverso una finestra.

Fig. 42 - Illuminazione di oggetti opachi a luce radente

Si realizza cos unilluminazione episcopica diffusa, assai simile a quanto avviene nellosservazione normale senza microscopio. A questo punto, chiaro quali sono gli oggetti pi adatti allosservazione col microscopio stereoscopico: insetti, piccoli invertebrati e loro parti, piccole conchiglie, sabbie, parassiti, piante inferiori, fiori, semi, minerali e rocce, gemme, microfossili, minuterie meccaniche, componenti elettronici, prodotti industriali vari, ecc. Ebbene, questi oggetti possono venir osservati cos come sono, senza una preparazione preventiva. Come noto, nel microscopio normale, sia per la bassa penetrazione che per la minima distanza di lavoro, occorre che loggetto sia piano e sottile. Piano, se opaco e va osservato in superficie (in episcopia); piano e sottile se trasparente e va osservato in diascopia. Questo significa che loggetto va spianato e levigato se molto compatto (rocce, carboni, metalli, ceramiche, ecc.), oppure indurito e sezionato in fette sottili se molle (tessuti animali o vegetali, piccoli organismi, ecc.). I procedimenti di spianatura, levigatura o sezione sono assai lunghi e complessi. Invece, date le prestazioni dello stereomicroscopio, non generalmente necessario eseguire alcuna preparazione sulloggetto: anche se forma e superficie sono molto irregolari, nulla vieta di osservarlo nello stato naturale, anche allo stato vivente. Questo semplice discorso fa capire la praticit e la semplicit duso dello stereomicroscopio, che pu essere messo in mano a chiunque, senza preparazione specifica. Sono pochi gli oggetti che non si possano meglio osservare e conoscere tramite quello strumento, e sono pochi i rami della scienza e della tecnica in cui esso non trovi applicazione. Inoltre, con uno stereomicroscopio si possono applicare quasi tutte le tecniche speciali della microscopia, come la fluorescenza, la radiazione polarizzata, il disegno, la fotografia, la ripresa televisiva. Per contro, se loggetto da osservare piano (sezioni istologiche, provini metallografici e petrografici levigati, prove di stampa su carta, francobolli, campioni ceramici, ecc.), ovvio che la visione stereoscopica con assi inclinati inutile: loggetto non ha rilievo; luso del microscopio stereoscopico per oggetti piani giustificato solo quando si cerchino ingrandimenti inferiori a 20 , difficilmente ottenibili da un microscopio normale, ma generalmente risoluzione e definizione saranno inferiori, appunto in confronto a quelle di un microscopio normale, a parit di ingrandimento. 18.2 - Parcentralit Nel 7.5 si usato questo termine per indicare la reciproca centratura dei campi immagine forniti dai vari obbiettivi montati su un revolver e questo vale anche per gli eventuali revolver dello stereomicroscopio (vedi oltre). Ma qui intendiamo usare lo stesso termine per indicare la centratura delle due immagini stereoscopiche fra di loro, come si
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fatto nel 14.1 per i tubi bioculari: rispetto al diaframma di campo visivo dei due oculari, limmagine delloggetto deve avere la stessa posizione trasversale, con tolleranza inferiore ad 1/50 del diametro del diaframma stesso. Anche qui, gli elementi che influiscono su questa parcentratura sono molti: posizione dei tubi porta-oculari, posizione ed orientamento dei prismi, centratura degli obbiettivi, ecc. Inoltre, i due assi ottici dei due oculari dovrebbero incontrarsi nel centro del campo-oggetto O (fig. 41 e 43) o almeno in un punto giacente sulla bisettrice dellangolo di stereo. Ma, rispetto ad un normale tubo bioculare, lo stereomicroscopio presenta una complicazione: la messa a fuoco influisce sulla centratura in direzione trasversale. Ecco perch: in fig. 43 schematizzato uno stereoscopico con i due obbiettivi Ob puntati e centrati sul punto di miglior fuoco O . Tutto bene. Ora supponiamo di alterare la messa a fuoco: il piano oggetto ( PM ) si sposta in PS , e sarebbe lo stesso se si spostasse in direzione opposta. Il centro del campo oggetto ( O ), che prima era a fuoco, e la cui immagine si trovava al centro dei due campi visuali, si sposta in O . Rispetto ai due assi ottici, cio al centro dei campi, O si trova spostato a sinistra per il canale sinistro ed a destra per il canale destro. In altre parole, limmagine decentrata in direzione opposta nei due oculari. Azionando la messa a fuoco di uno stereomicroscopio e fissando un punto delloggetto (meglio si osserva il fenomeno se il punto vicino allorlo destro o sinistro del campo), si vedr che quel punto si sposta lateralmente.
Fig. 43 - Effetto della sfocatura in un microscopio stereoscopico

Per evitare queste perdite di centratura in direzione trasversale, non basta per curare la messa a fuoco. Vi sono infatti varie cause che possono indurre ad errori. 1) Leffetto del tubo ( 9.1) spinge losservatore a portare limmagine finale virtuale molto vicina allocchio; in questo modo si sposta anche limmagine intermedia ed il punto a fuoco nel piano oggetto ( O in fig. 43). 2) Ametropie sferiche dellosservatore (miopia ed ipermetropia): anche con occhio non accomodato, un occhio ametrope richiede unimmagine finale non allinfinito, e si ricade nel caso precedente. 3) Oculari aventi un primo fuoco (e quindi un diaframma di campo visivo DV ed unimmagine intermedia) in posizione non corretta. Supponendo che il venditore abbia corredato lo strumento degli oculari corretti (da verificare!), la sostituzione degli oculari va affrontata con molto senso critico. Ci vale anche quando si sostituiscono gli oculari al fine di variare lingrandimento totale. 4) Tubi porta oculari regolabili: come nei tubi bioculari ( 14.1), si prevede che almeno uno dei tubi porta-oculari dello stereomicroscopio sia regolabile in lunghezza in modo da variare laltezza delloculare e quindi la posizione dellimmagine finale. Ci ha lo scopo di evitare che un occhio ametrope debba alterare la messa a fuoco per vedere nitido (vedi il caso 2, appena descritto) e che un osservatore con anisometropia non possa vedere simultaneamente a fuoco con entrambi gli occhi. In pratica per la regolazione dei tubi in relazione allanisometropia ed allametropia delicata; occorrerebbe cercare il miglior fuoco osservando un oggetto ben piano e contrastato (un reticolo od un micrometro), indossando gli occhiali per lontano e sovrapponendo alloculare un piccolo cannocchiale (con V = 3 - 6 ) per ridurre leffetto dellaccomodazione e rendere pi sensibile la regolazione. Leffetto della regolazione sul tubo porta-oculari porta per anche agli stessi effetti di una regolazione del fuoco per cui, con un errore in una delle due regolazioni, si pu compensare un errore opposto nellaltra: si vede nitido, ma il fuoco scorretto. Se poi entrambi i tubi sono regolabili, non si sa quale dei due prendere come riferimento, e si gi detto che leventuale scala incisa sui tubi porta-oculari ha un valore relativo poich leffetto della regolazione dipende dalla focale delloculare. Gli strumenti con entrambi i tubi (o gli oculari) regolabili sono quindi sorgente di errori poich possono portare ad una posizione scorretta dellimmagine intermedia; sperando che il
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costruttore sia accurato, non rimane che mettere a fuoco guardando con un occhio solo attraverso un tubo od un oculare eventualmente regolabili, TENUTI NELLA POSIZIONE DI 0 (tenere gli occhiali per lontano in caso di ametropie sferiche superiori ad 1 D); poi si guarda nellaltro oculare evitando di rimettere a fuoco e si cerca la maggior nitidezza REGOLANDO SOLO IL TUBO RELATIVO. Per evitare errori di accomodazione, sempre opportuno luso del piccolo cannocchiale, sopra citato, focalizzato allinfinito. Concludendo, tutte le cause capaci di spostare dalla posizione corretta limmagine intermedia o di variare la lunghezza meccanica Lm del tubo ( 5.3) possono produrre un difetto di parcentralit fra le due immagini, in direzione trasversale. Della parcentralit fra i vari obbiettivi si parler pi avanti. 18.3 - Parfocalit Tutto quanto si detto finora sulla parfocalit nel microscopio rimane valido in stereoscopia. Parfocalit fra gli obbiettivi (vedi il 7.3). In un microscopio normale si richiede che, al ruotare del revolver, limmagine rimanga a fuoco abbastanza da poter riconoscere la struttura delloggetto e capire da che parte si deve ritoccare il fuoco. Se limmagine non riconoscibile, si rischia di agire sul fuoco nel senso sbagliato, peggiorare le cose e perdere tempo. Ebbene, in uno stereomicroscopio vi pu essere un revolver con due o pi coppie di obbiettivi (vedi oltre), oppure si sostituisce semplicemente la coppia con unaltra. In altri casi, lingrandimento si cambia con altri mezzi; rimane in ogni caso lesigenza di non perdere apprezzabilmente il fuoco al variare dellingrandimento. A questo fine sono molte le esigenze cui deve rispondere il costruttore ed il tecnico della manutenzione, ma lutente pu provocare o correggere una perdita della parfocalit variando la lunghezza Lm dei due tubi, per es. con una regolazione degli eventuali tubi porta-oculari regolabili. Anche qui, si pu sperare che la posizione di 0 indicata dal costruttore corrisponda alla lunghezza corretta del tubo; comunque, tale lunghezza in ogni caso quella che produce la migliore parfocalit. Rester da verificare che ci non provochi una perdita di parcentratrura trasversale (vedi sopra). Quando lobbiettivo del tipo a focale variabile o pancratico (zoom), esso, da solo, pu dare una variazione anche forte dellingrandimento; in questo caso, la parfocalit implica che il fuoco non vari apprezzabilmente durante lintera corsa dello zoom. sottinteso che anche la parcentralit deve conservarsi. Parfocalit fra gli oculari (vedi il 14.1). Questa significa che entrambi gli oculari debbono fornire unimmagine virtuale a distanza infinita e quindi si pu osservare con entrambi gli occhi (emmetropi) rilassati. Ci pu avvenire ad alcune condizioni : 1) il fuoco deve essere corretto, almeno al centro del campo; 2) gli oculari debbono avere il primo fuoco allaltezza corretta e debbono essere identici; 3) la regolazione dei tubi porta-oculari (ed eventualmente degli oculari regolabili) deve essere fatta sul punto 0; e qui ritorna il discorso sullanisometropia fatto sopra; 4) la posizione dei sistemi di lenti e dei prismi deve essere identica nei due canali. Ci pone esigenze severissime in sede di smontaggio e di riassemblaggio, cos come la parcentratura.
Fig. 44 - Stereomicroscopio secondo lo schema Greenough (Da catal. American Optical Corp., Buffalo, N.Y. SB 560 3/75)

18.4 - LO SCHEMA DI GREENOUGH La fig. 41 illustra lo schema pi intuitivo e pi logico di stereomicroscopio. Tale schema pi definito in fig. 44. In questa si vede, dallalto in basso, loculare costituito da due
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membri1, una lente intermedia o di tubo (vedi oltre), un gruppo di quattro specchi per il raddrizzamento, ed infine lobbiettivo, di tre membri. Svantaggi Lo svantaggio della ridotta apertura e risoluzione gi stato descritto; su questo dunque non c nulla da aggiungere, anche se lo schema descritto nel prossimo capitolo consente un piccolo vantaggio in questo senso. Un secondo svantaggio si presenta nellosservazione di oggetti piani (superfici piane di oggetti opachi, sezioni sottili o strisci su vetrino per es.). Si consideri un tale oggetto piano perpendicolare o quasi alla bisettrice dellangolo di stereo, quindi inclinato in misura uguale o quasi uguale rispetto agli assi dei due obbiettivi: per es. il piano PM di fig. 43 . intuitivo che, se il centro O del piano oggetto a fuoco, un punto a destra di O si trova pi lontano (che non O medesimo) dallobbiettivo sinistro e pi vicino allobbiettivo destro. Il contrario per un punto a sinistra di O . Ci significa che si vede bene a fuoco solo un diametro del campo visuale (diametro perpendicolare allasse dellobbiettivo ed al piano del disegno). Una met del campo sar sfocata perch troppo lontana da un obbiettivo e troppo vicina allaltro; laltra met, linverso. Gli apparecchi concepiti secondo lo schema di Greenough non sono quindi adatti per oggetti piani: si vede a fuoco solo una striscia verticale del campo visuale (la striscia si sdoppia se il miglior fuoco non al centro del campo). Vantaggi In uno schema come quello di fig. 41, 43 o 44, i due obbiettivi Ob sono centrati rispetto allasse ottico di ognuno dei due microscopi, come avviene nel microscopio normale. Ci consente la miglior correzione delle aberrazioni; in particolare, al centro del campo saranno assenti le aberrazioni extra-assiali (cromatica laterale, coma, astigmatismo). Cos possibile aumentare lingrandimento utile, in pratica anche oltre 100 circa. Questa condizione, a prima vista ovvia, non si verifica nellaltro schema di microscopio stereoscopico sotto descritto. Chi desidera una buona definizione dellimmagine sar dunque meglio accontentato da uno stereomicroscopio sec. Greenough, ed apprezzer di pi questo vantaggio con oggetti non piani. Tutto ci naturalmente pu diventare importantissimo in fotografia. La variazione dingrandimento Con lo schema di fig. 41, 43 o 44, la variazione dellingrandimento viene effettuata con due mezzi principali: obbiettivi pancratici, a focale variabile (zoom); di questo parleremo oltre; obbiettivi intercambiabili. La sostituzione degli obbiettivi pu essere effettuata in quattro modi principali: 1) Le coppie di obbiettivi (opportunamente centrati fra di loro ed appaiati su una base comune) sono sostituibili singolarmente con un incastro (generalmente) a coda di rondine lineare. Da una coppia allaltra varier, e di molto, la distanza di lavoro WD . Generalmente, ogni obbiettivo di ogni coppia fissato e centrato a mezzo di tre grani (viti senza testa) presso la sua base. Uno spostamento dei grani porta immediatamente ad una perdita di parcentratura. 2) Revolver ad asse verticale, simile ai revolver normali , tranne il fatto che gli obbiettivi singoli sono sostituiti da coppie (Galileo). 3) Revolver ad asse orizzontale, perpendicolare alla bisettrice dellangolo di stereo, perpendicolare al piano mediano dello strumento; si tratta di un tamburo pi o meno cilindrico, che porta le coppie di obbiettivi, che divergono verso lapice (Reichert). 4) Slitta orizzontale con movimento nel piano sagittale (mediano) dello strumento; le coppie si sostituiscono luna allaltra scivolando luna dopo laltra sotto lasse ottico (Leitz). In ogni caso, deve essere garantita la parfocalit e la parcentratura delle varie coppie. Gli obbiettivi degli strumenti sec. Greenough possono essere del tipo a coniugata finita o a coniugata infinita (vedi il 5.2). Nel secondo caso, sopra lobbiettivo, sopra o sotto la scatola dei prismi, deve esistere la lente di tubo di cui si gi descritta la funzione. In fig. 44 si vede la lente di tubo subito sopra il gruppo degli specchi.

1 In ottica, un "membro" una lente semplice oppure composta da lenti semplici incollate fra loro. 114

18.5 - LOBBIETTIVO UNICO (C. Zeiss 1944) Parlare di un obbiettivo unico in un microscopio stereoscopico pu sembrare un controsenso, ma la cosa possibile: basta utilizzare due porzioni distinte dellobbiettivo, che funzionano da obbiettivi separati. Questo schema, spesso indicato collacronimo CMO (Common Main Objective = obbiettivo principale comune) presentato in fig. 45. In questa, O loggetto; O limmagine intermedia (diritta rispetto loggetto per via dei prismi raddrizzanti), O limmagine retinica; Ob lobbiettivo unico, o comune, o principale; L la lente di tubo (vedremo che lobbiettivo principale generalmente a coniugata infinita; sulla funzione della lente di tubo, vedi il 5.2); P sono i prismi (si tratta in questo caso di un prisma di Schmidt che raddrizza limmagine ed inclina lasse); Oc loculare (positivo). Ebbene, un diaframma a due fori posto subito sopra lobbiettivo Ob (diaframma non indicato in figura) delimita due fasci parziali, con i raggi principali inclinati fra loro (nello spazio fra obbiettivo ed oggetto), come se si trattasse di due obbiettivi separati. Poich il centro del piano oggetto ( O ) si trova nel primo fuoco di Ob, i raggi da esso emergenti escono paralleli da Ob. Cos, il fascio globale che, da ogni punto delloggetto, attraversa Ob ed uno dei due diaframmi parziali, prima di giungere alla lente di tubo, un fascio parallelo. In altre parole, Ob funziona con la seconda coniugata infinita, il piano oggetto coincide col suo primo piano focale e dopo lobbiettivo deve esistere una normale lente di tubo ( L ) al fine di avere unimmagine intermedia al posto giusto. Fra Ob ed L il fascio (corrispondente ad ogni punto delloggetto o dellimmagine) telecentrico. Ecco cos come il CMO pu fornire con un unico obbiettivo due canali convergenti verso loggetto e quindi la visione stereoscopica.
Fig. 45 - Stereomicroscopio a schema CMO (Da catalogo Zeiss,
Oberkochen, RFT, G 40 - 705)

Svantaggi Essi risiedono essenzialmente nel fatto che i due obbiettivi parziali sono solo porzioni non centrate di un obbiettivo unico; i fasci che formano le due immagini nei due canali attraversano lobbiettivo principale fuori centro; ci crea, anche al centro dei due campi visuali, forti aberrazioni extra-assiali (cromatica laterale, coma, astigmatismo), che possono essere ridotte solo complicando la ricetta dellobbiettivo principale: certi costruttori offrono a questo fine degli obbiettivi apocromatici, sensibilmente migliori di quelli normali, ma assai pi costosi. Questa perdita di definizione costringe questi strumenti a ridurre lingrandimento massimo: raramente conveniente superare 50 . Vantaggi Il fatto di possedere un obbiettivo unico elimina il problema della centratura reciproca dei due obbiettivi di una coppia Greenough. Inoltre, non essendovi una montatura separata per ognuno dei due obbiettivi, come avviene nel sistema Greenough, vi pi spazio per le due porzioni utili dellobbiettivo le quali, a parit di angolo di stereo e di distanza di lavoro, possono avere unapertura ed una risoluzione maggiore. Tranne casi particolari, il cambiamento dellingrandimento si ottiene senza sostituire lobbiettivo principale, per cui la distanza di lavoro WD risulta costante.
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Il vantaggio principale sta nel fatto che un oggetto piano perpendicolare allasse dellobbiettivo principale produce due immagini intermedie ugualmente perpendicolari ai due assi secondari, cio agli assi dei due oculari, e quindi tutte simultaneamente a fuoco (salvo leffetto della curvatura di campo). sottinteso che gli assi dei due canali, creati dal doppio diaframma, sono paralleli allasse dellobbiettivo (nel tratto dopo lobbiettivo stesso), e quindi paralleli fra loro, poich loggetto nel fuoco dellobbiettivo. Variazione dingrandimento 1) Sistemi zoom; si tratter in genere di una coppia di sistemi ad assi paralleli, interposti fra obbiettivo e scatola prismi. Ne riparleremo. 2) Obbiettivo principale intercambiabile. Si pu dimostrare, come per gli obbiettivi normali a coniugata infinita, che lingrandimento di un obbiettivo CMO dato dal rapporto fra focale della lente di tubo e focale dellobbiettivo. Sostituendo lobbiettivo con un altro di diversa focale, si varia cos lingrandimento; in misura inversa dellingrandimento varia anche la distanza di lavoro WD (che circa pari alla focale dellobbiettivo) ma, se aumenta la WD , diminuisce langolo di stereo, lapertura e la risoluzione. Esistono modelli con obbiettivi principali di focale fra 30 e 1000 mm, con ingrandimento proprio da 0,2 a 6 . 3) Sistema intermedio. Si gi detto che, nello schema CMO , come per ogni obbiettivo a coniugata infinita, lo spazio fra obbiettivo e lente di tubo attraversato (per ogni punto oggetto) da un fascio parallelo o telecentrico. In questo spazio dunque possibile introdurre un sistema afocale, cio un sistema ottico che prevede sia il piano oggetto che il piano immagine a distanza infinita; tale sistema quindi prevede un fascio parallelo allingresso come alluscita (si parla di sistemi galileiani, vedi sotto). Questo il caso di un cannocchiale o di un telescopio che punta verso un oggetto molto lontano e fornisce unimmagine virtuale a grande distanza. Dunque, si pu mettere fra obbiettivo e lente di tubo un piccolo cannocchiale, messo a fuoco allinfinito, che non altera la posizione dellimmagine intermedia, e quindi la messa a fuoco. Per ragioni di ingombro, si sceglie quasi sempre lo schema del cannocchiale di Galileo con oculare divergente, che d unimmagine diritta. Cos, in fig. 45, fra lobbiettivo Ob e la lente di tubo L , raffigurato un piccolo sistema galileiano (ovviamente doppio) con un obbiettivo convergente X ed un oculare divergente Y . Poich un sistema galileiano afocale, la sua posizione laterale, cio la sua centratura, non critica; conta invece la centratura del suo oculare rispetto al suo obbiettivo. Anche la posizione assiale del sistema non critica, mentre lo la distanza fra il suo obbiettivo ed il suo oculare, cio la sua messa a fuoco intrinseca, che deve essere sempre per linfinito. Per cambiare ingrandimento, non ci si limita per ad inserire od estrarre il sistema galileiano afocale; infatti, un cannocchiale funziona anche alla rovescia (entrambe le sue coniugate, si detto, sono infinite); guardando dalla parte dellobbiettivo si vede ugualmente a fuoco, ma rimpiccolito. Dunque, un sistema CMO come quello di fig. 45 , senza il sistema intermedio X - Y, dar un ingrandimento di base, generalmente compreso fra 1,0 e 2,0 (oculare a parte), per es. 1,6 . Con il galileiano inserito, di ingrandimento proprio 2 , ad es. (o 0,5 se rovesciato), esso dar un ingrandimento, ad es., di 3,2 (diritto) o 0,8 (rovesciato). Quindi con un sistema galileiano solo (coppia, sintende) si hanno tre diversi ingrandimenti; basta montare il galileiano su un tamburo ad asse orizzontale ( T in fig. 45) che consente di voltarlo in due posizioni opposte, con lobbiettivo X in basso oppure in alto; nelle posizioni intermedie, col sistema X - Y disposto trasversalmente, le lenti X ed Y sono fuori dal cammino e si torna allingrandimento di base. Con un solo sistema si hanno cos 2 + 1 = 3 diversi ingrandimenti. Di solito si usano due coppie di galileiani ottenendo 2 2 + 1 = 5 diversi ingrandimenti. Raramente i galileiani sono montati su un tamburo ad asse verticale (Wild M5): secondo questo principio essi non possono essere rovesciati ed occorre un diverso sistema X - Y per ogni valore dingrandimento. Si noti che il cambiamento dingrandimento avviene tenendo fisso lobbiettivo comune e la distanza di lavoro; cambier invece lapertura (per il diverso diametro delle lenti X ed Y ) e quindi la luminosit (col quadrato dellapertura), la profondit di campo (collinverso del quadrato) e la risoluzione (con funzione lineare dellapertura). Concludendo, il sistema CMO pi adatto ad oggetti piani, per piccoli ingrandimenti, e generalmente il cambiamento dingrandimento pi facile e non comporta variazione di WD .
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18.6 - OBBIETTIVI ADDIZIONALI Si intendono con questo termine certe lenti convergenti o divergenti, di diametro simile a quello dellobbiettivo principale (nei sistemi CMO) o tale da coprire la coppia di obbiettivi (nel sistema Greenough). Queste lenti, applicate subito sotto lobbiettivo principale o la coppia, servono essenzialmente ad aumentare o diminuire la focale del (o degli) obbiettivi principali e quindi a diminuire od aumentare lingrandimento secondo un fattore proprio che va moltiplicato per lingrandimento di base dellobbiettivo. Si trovano lenti addizionali per fattori da 0,2 a 2 ; quelle che aumentano lingrandimento (fattore maggiore di 1 ) diminuiscono proporzionalmente la distanza di lavoro WD , ma aumentano (linearmente) lapertura, la risoluzione e langolo di stereo, mentre abbassano la profondit di fuoco in ragione del quadrato dellapertura. Il contrario avviene per quelle che riducono lingrandimento. Il rapporto apertura/ingrandimento rimane quindi pi o meno costante. Le lenti addizionali o supplementari sono disponibili in genere per qualunque modello di stereo-microscopio, ma spesso necessario usare su un dato microscopio la lente addizionale dello stesso costruttore: questione di correzioni e di parcentratura. Tali lenti sono comode da usare; si fissano sotto lobbiettivo principale con un passo di vite, una baionetta, una vite laterale o simili. Il loro inconveniente principale, a parte la variazione di WD, sta nel fatto che i due canali si trovano in posizione eccentrica rispetto alla lente e cos insorgono le aberrazioni extra-assiali gi citate a proposito del sistema CMO. 18.7 - SISTEMI ZOOM Si intende col termine inglese zoom un sistema ottico pancratico, in cui la focale pu variare in modo continuo fra due valori estremi. In uno stereomicroscopio, il sistema zoom pu essere utilizzato per variare lingrandimento in modo continuo1. Il suo vantaggio principale che, durante la variazione, limmagine non scompare, come avviene con gli altri sistemi, e cos pi facile seguire oggetti in movimento. Lo zoom raramente unico (in luogo dellobbiettivo principale in un sistema CMO); generalmente doppio, e sostituisce la coppia dei sistemi afocali (sistema CMO) o la coppia degli obbiettivi (Greenough). Come per tutti i sistemi per il cambiamento dellingrandimento, da uno stereomicroscopio si deve pretendere che, durante lintera corsa dello zoom, rimangano buone e costanti : la parcentratura fra i due oculari; la parcentratura intrinseca dello zoom (un punto al centro del campo deve rimanervi per tutta la corsa); la parfocalit fra i due oculari; la parfocalit intrinseca (limmagine deve restare a fuoco in ogni posizione dello zoom). Un sistema zoom costituito da almeno tre membri. Nei sistemi economici vi sono due membri solidali fra loro che si muovono simultaneamente in direzione assiale, mentre un terzo membro (a volte anche un quarto) fisso. In questo caso, la parfocalit intrinseca sar modesta e la variazione dingrandimento ridotta. Nei sistemi pi costosi, vi sono due membri che si muovono in maniera indipendente con separati meccanismi, e la variazione dingrandimento (rapporto di zoom) pu superare 10:1. I mezzi meccanici per ottenere lo spostamento singolo o duplice dei membri mobili sono assai vari e non si possono illustrare in questa sede. Essi comunque debbono creare movimenti identici nei due sistemi della coppia, altrimenti si avrebbe un diverso ingrandimento nei due canali, cosa che i nostri occhi tollerano poco. Questo difetto pu intervenire semplicemente per indurimento dei grassi, che impedisce il libero movimento dei membri mobili. Anche uno stereo-zoom pu prevedere le lenti addizionali citate sopra.

Nei microscopi chrurgici pu essere utilizzato per variare la messa a fuoco senza variare la distanza strumento-oggetto.
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18.8 - ILLUMINAZIONE EPISCOPICA Laterale Molta parte del lavoro allo stereomicroscopio, come si detto, svolto su oggetti opachi di forma irregolare, non piani, sia nelle scienze che nella tecnologia. In questi casi, ci si avvicina molto allosservazione abituale ad occhio nudo, in cui loggetto viene illuminato in modo pi o meno diffuso da una finestra o dallilluminazione artificiale dellambiente. A piccolo ingrandimento, questa illuminazione pu bastare, molto naturale, e certamente sufficiente nel lavoro allaperto in pieno giorno, anche senza sole diretto. Per ingrandimenti medio-forti, almeno in ambiente chiuso, necessaria una lampada ad hoc. Fino ad un certo punto, pu bastare una normale lampada da tavolo o un abat-jour; altrimenti occorre una vera e propria microlampada costituita essenzialmente da unampolla ad incandescenza a bassa tensione (quindi a filamento compatto, vedi il 11.7), meglio se del tipo al quarzo-iodio o ad alogeni, pi un collettore, con porta-lampada, alette di raffreddamento, ecc. Non servono in genere, date le ridotte esigenze, n i meccanismi di centratura dellampolla, n il diaframma di campo. utile invece, in genere, un meccanismo di messa a fuoco del collettore: non tanto per mettere a fuoco il filamento (manca un condensatore su cui proiettarne limmagine), ma per avere sulloggetto un fascio illuminante pi o meno ampio, meno intenso quanto pi ampio, ovviamente. Spesso, queste lampade portano anche un porta-filtri. La lampada sar in genere portata da un braccio snodato o flessibile che consente di illuminare loggetto, a seconda del suo rilievo, con raggi ad inclinazione variabile. Lo schema generico quello di fig. 42. Se il braccio snodato fissato al piede, la lampada non si sposta rispetto alloggetto durante la messa a fuoco (supposto loggetto poggiato sul piede) e quindi, esplorando loggetto su vari piani, necessario spostare ogni volta la lampada. Pi comoda una lampada fissata al corpo dello strumento, che segue la messa a fuoco ed illumina sempre, se ben orientata, il piano di miglior fuoco del microscopio. Sono invece da escludere le lampade fissate rigidamente allo stativo o alla colonna, senza braccio snodato, che non consentono di variare linclinazione del fascio illuminante e quindi di governare le ombre. Se il braccio porta-lampada fissato al corpo, pi o meno allaltezza dellobbiettivo, bene che sia girevole intorno allasse ottico, in modo da consentire di variare non solo linclinazione (zenit), ma anche lorientamento (azimut) dellilluminazione. In caso di oggetti a forte rilievo (conchiglie, insetti, ecc.), specie in fotografia, una sola lampada pu produrre ombre molto scure su un lato delloggetto. Per rischiarare il lato in ombra si pu usare una seconda lampada, meno intensa, capace di dare un fascio radente rispetto al piano dappoggio delloggetto (radente, affinch sul piano medesimo non si formi una seconda ombra delloggetto); oppure uno specchio che rimandi verso loggetto una parte del fascio della lampada (unica)(lo specchio pu essere costituito da un foglio di stagnola ricurvo che abbia un effetto convergente, a forma di semicilindro, con asse verticale, poggiato sul tavolo); oppure un cilindro di carta da lucidi (carta traslucida per disegni in lucido) che circonda loggetto e magari lintero microscopio. Il cilindro andr illuminato da pi parti con due o tre lampade, oppure con una lampada ed uno o due specchi. Vi sono poi illuminatori a fibre ottiche in cui il fascio illuminante convogliato sulloggetto a mezzo di uno o due conduttori di luce in fibra di vetro, generalmente flessibili. Questi dispositivi sono assai pi costosi di una o due lampade normali e non presentano vantaggi apprezzabili. Oltretutto, la terminazione del conduttore di luce deve stare molto vicina alloggetto poich il fascio emergente molto aperto. Si pu ovviare a questo inconveniente con unopportuna lente convergente posta a qualche centimetro davanti alla terminazione del conduttore, una specie di collettore; ma, a questo punto, tanto vale usare una microlampada normale. Diffusa A parte i semplici accorgimenti appena descritti, si pu avere illuminazione pi o meno diffusa o omnilaterale da dispositivi particolari, che presentano una sorgente anulare da montare attorno allobbiettivo. Vi sono modelli a fibre ottiche: quando luscita del conduttore
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non puntiforme, o di piccole dimensioni, ma disposta ad anello, si pu avere unilluminazione ben uniforme, senza ombra; questa lunica applicazione utile delle fibre ottiche. Nei modelli con tubo al neon: la sorgente costituita da una lampada fluorescente anulare, di diametro intorno a 10 cm (attenzione alla temperatura di colore!). Si stanno diffondendo gli illuminatori anulari con numerosi LED bianchi (ancora attenzione alla Tc). Spesso queste sorgenti anulari sono montate, col loro supporto e relativo paraluce, su una colonnina che permette di variarne laltezza rispetto loggetto. Anche questo consente di governare meglio le ombre. Verticale o coassiale Si indica cos unilluminazione che giunge alloggetto da sopra, pi o meno parallelamente allasse ottico, in modo da eliminare o ridurre molto le ombre anche se loggetto incavato; si illumina dallo stesso lato da cui si osserva. Il fascio illuminante pu giungere attraverso lobbiettivo, e questo il principio dellepiscopia, oppure, con apposito specchietto, attraverso lo spazio esistente fra i due obbiettivi; o ancora da un lato, incidendo su di un semiriflettente posto fra obbiettivo ed oggetto, semiriflettente che lo rinva verso loggetto. Numerose e varie sono le realizzazioni pratiche. 18.9 - ILLUMINAZIONE DIASCOPICA Si potrebbe ripetere qui tutto quanto stato detto per i microscopi normali, ma il minore ingrandimento e la minore apertura dello stereomicroscopio pongono esigenze assai meno stringenti. Basti pensare che normalmente non necessario il condensatore, e quindi neppure il diaframma di campo, n la lente a grande campo, ecc. Il campo da illuminare sar generalmente grande, donde il largo uso di diffusori. Fondo chiaro In molti stereomicroscopi presente come parte della base, o come accessorio da applicare, un semplice dispositivo diascopico costituito da una microlampada e da uno specchio. La microlampada, ad asse orizzontale, pu essere la medesima usata per lepiscopia, e spesso sono appunto previsti due diversi innesti per la stessa lampada. Si tratta di una lampada molto semplice, con un porta-lampada generalmente non centrabile (se sono previste ampolle pre-centrate, esse sono superflue, e molto pi costose di quelle normali), ed un collettore semplice, spesso con una superficie smerigliata. Pu esservi un mezzo per variare la distanza fra ampolla e collettore, ma questo ancora una volta non serve per avere unimmagine nitida del filamento, ma per variare il diametro del fascio illuminante. Vi possono essere uno o pi porta-filtri. Non serve il diaframma di campo. Sotto al piano del tavolino, in asse con lobbiettivo e di fronte alla lampada, vi uno specchio, spesso orientabile attorno ad un asse trasversale; lo specchio ha spesso due facce: una speculare ed una diffondente, al fine di allargare il fascio illuminante. Infatti, per illuminare entrambi i canali dello stereo, occorre un fascio ampio, che una semplice lampada stenta a fornire. Sopra lo specchio, al centro del tavolino o della base, appoggiata una piastra di vetro, spesso smerigliata su un lato (faccia lucida in alto, visto che pi facile pulirla), su cui si pone loggetto trasparente. Lapertura del fascio dato da un vetro smerigliato generalmente sufficiente a riempire lapertura di un obbiettivo di stereomicroscopio. Fondo scuro Un semplice illuminatore diascopico come quello appena descritto fornisce un fondo chiaro quando il fascio illuminante penetra almeno in parte in entrambi gli obbiettivi. Ma pu fornire anche il fondo scuro se lo specchio opportunamente disassato rispetto al campo oggetto ed inclinato; il fascio illuminante pu allora giungere sulloggetto obliquamente, quel tanto che basta da sfuggire al cono di apertura dellobbiettivo. La piccola apertura di codesto cono negli stereomicroscopi rende semplice questo problema. Spesso, gli stessi dispositivi diascopici che danno il fondo chiaro, possono convertirsi al campo scuro con un movimento od una sostituzione di specchi che vengono a produrre un fascio illuminante obliquo. Occorrer in genere togliere il o i vetri smerigliati, per evitare che
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il fascio diffuso penetri nellobbiettivo e schiarisca il fondo scuro dellimmagine. Si ottiene cos un fondo scuro unilaterale. Per un fondo scuro omnilaterale o anulare occorre un vero e proprio condensatore, generalmente a specchi (catottrico) come i condensatori cardioidi dei microscopi normali. Un tale condensatore si sistema nella o sulla base dello strumento. Il fondo scuro in stereoscopia prezioso per losservazione di microrganismi in cultura, che si rendono visibili anche se piccoli e trasparenti.
Tavolini speciali Sul microscopio stereoscopico possibile applicare, almeno con i migliori costruttori, tutti i tavolini previsti per i microscopi normali: fissi, con e senza guida-oggetti, girevoli, anche centrabili (specie per luso in radiazione polarizzata), traslatori, a sfregamento grasso o a scivolamento, ecc. Vi sono per un paio di tipi che sono pi o meno esclusivi dei microscopi stereoscopici: Traslatori di grandi dimensioni: si tratta in sostanza di traslatori in cui la corsa X ed Y molto grande (fino a 500 mm). A rotula: si tratta di congegni su cui possibile poggiare o fissare loggetto, e che possono venir inclinati in tutte le direzioni. Nel tipo pi semplice, si tratta di una semi-sfera (in metallo o plastica) di qualche centimetro di diametro, poggiata sullorlo di un foro circolare, presente nella base o in apposito raccordo. Se il foro centrato, il centro di rotazione della semi-sfera si trova sullasse del sistema e, se loggetto piccolo e poggiato sul centro della semisfera, non si sposta ruotando la medesima e non va fuori fuoco: semplicemente ruota attorno a se stesso. un metodo semplice e comodo per osservare da tutti i lati un oggetto piccolo.

19 - LE TECNICHE SPECIALI

Finora si parlato di microscopia generale, cio dei princpi fisici e delle soluzioni tecniche comuni a tutti i microscopi. Ora accenniamo alla microscopia speciale, cio alle soluzioni tecniche che sfruttano fenomeni ottici particolari e si adattano a categorie speciali di oggetti. In genere, le tecniche speciali possono essere applicate ad oggetti anche trasparentissimi o lucidati (se opachi), e forniscono immagini dotate di contrasti e colori che non esistono nelloggetto; tali contrasti mostrano dettagli e strutture che altrimenti sarebbero poco o punto visibili. Si pu dire che, con queste tecniche, le caratteristiche dellimmagine finale dipendono pi dallo strumento che dalloggetto, e tali caratteristiche rivelano propriet fisiche e strutture particolari delloggetto, invisibili con uno strumento normale.
La prima tecnica speciale cui accenniamo si rivolge ad oggetti opachi; la EPISCOPIA o ILLUMINAZIONE VERTICALE o IN LUCE RIFLESSA o INCIDENTE. Ne abbiamo accennato varie volte. Si tratta di osservare un oggetto opaco (rocce, leghe metalliche, carboni, organi od organismi di notevole spessore) illuminandolo da sopra, con un fascio illuminante molto obliquo, o addirittura attraverso lobbiettivo stesso. Occorre un sistema illuminante speciale e, spesso, obbiettivi speciali. Le successive tecniche si possono chiamare globalmente tecniche di contrasto poich tendono a dare immagini pi contrastate delloggetto, e si applicano sia ad oggetti trasparenti che opachi. Infatti, si ha spesso a che fare con oggetti di difficile visibilit, o perch sono trasparenti (microrganismi, cellule o tessuti viventi), o perch contengono strutture troppo piccole. Un metodo classico per aumentare la visibilit di essi o delle loro parti quello di colorarli con opportune sostanze; i coloranti usati in microscopia sono sempre pi o meno selettivi e si fissano, rendendoli ben visibili, solo sul nucleo, o sul condrioma, ecc. Ma per vari motivi (esami veloci, esami su materiale vivente, mancanza di coloranti adatti, ecc.) non sempre possibile procedere alla colorazione. Si possono allora utilizzare tecniche di carattere fisico, che operano per via ottica, modificando la struttura dello strumento, senza intervenire sulloggetto. Non ci dilunghiamo su questo argomento poich nella letteratura, ed in questo sito medesimo, esistono molti testi che trattano di questo argomento assai pi in dettaglio. Ecco le principali tecniche speciali, con particolare riferimento alla diascopia: ILLUMINAZIONE OBLIQUA Con un semplice intervento sul condensatore (basta un pezzo di cartone a livello del diaframma dapertura) si pu obliterare una parte del fascio illuminante in modo da illuminare loggetto di lato, obliquamente; dosando questa obliquit, possibile ottenere un campo semi-oscuro in cui loggetto spicca con contrasto aumentato e con un effetto di ombreggiatura che simula un rilievo. CAMPO SCURO Con un opportuno diaframma anulare posto subito sotto il condensatore, possibile obliterare tutta la parte centrale del fascio illuminante in modo che nulla di esso penetri nellobbiettivo. Il fondo dellimmagine appare nero, ma loggetto, illuminato da tutti i lati dai raggi pi obliqui che sfuggono allobbiettivo, appare chiaro su
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fondo oscuro. In questo modo il contrasto nellimmagine elevatissimo. Questa tecnica semplicissima (un diaframma anulare in un condensatore normale di forte apertura), ma per gli obbiettivi di forte apertura occorre un condensatore speciale a specchi (oppure specchi e lenti, al fine di ridurre le aberrazioni) e gli obbiettivi di apertura superiore ad 1 debbono possedere un diaframma interno che ne limiti lapertura. FLUORESCENZA Consiste nellilluminare (eccitare) loggetto con radiazione di corta lunghezza donda (regione blu-viola dello spettro, oppure ultravioletta) e nellosservare limmagine formata dalla radiazione di fluorescenza eventualmente emessa dalloggetto. Loggetto appare cos colorato su fondo nero. Se loggetto non spontaneamente fluorescente (fluorescenza primaria) possibile in genere trattarlo con opportune sostanze coloranti fluorescenti (fluocromi); si ha cos la fluorescenza secondaria o indotta. Poich i fluocromi, come in genere i coloranti, hanno affinit specifiche per talune parti delloggetto, anche la fluorescenza indotta diviene uno strumento per mettere in evidenza strutture od oggetti particolari in mezzo ad altri oggetti. Losservazione in fluorescenza richiede una lampada forte, anche ad incandescenza, ma preferibilmente ad arco in vapori di mercurio, ed una serie di filtri opportuni. CONTRASTO DI FASE Con questa tecnica si opera una manipolazione sulla radiazione che traversa direttamente loggetto, e la si mette in opposizione di fase con la radiazione diffratta dalloggetto stesso. Ne deriva unimmagine fortemente contrastata anche se loggetto trasparentissimo: tutto si basa sulle differenze di indice di rifrazione fra loggetto ed il mezzo che lo circonda. Il fondo dellimmagine rimane chiaro. Per questa tecnica occorre un condensatore ed una serie di obbiettivi speciali, di alto costo. CONTRASTO INTERFERENZIALE Questa tecnica cerca ancora, come il contrasto di fase, di sfruttare le differenze di indice fra loggetto ed il mezzo in cui immerso; limmagine che ne risulta fortemente contrastata o colorata. Questa tecnica si pu realizzare con molte diverse soluzioni. La pi diffusa il DIC (Differential Interference Contrast), che produce una specie di ombreggiatura delloggetto con la sensazione di un falso rilievo (come lilluminazione obliqua). Per questa applicazione occorrono prismi speciali (prismi di Wollaston, formati da un doppio cuneo in cristallo birifrangente), a coppie, una coppia per ogni obbiettivo. Il costo quindi elevatissimo. RADIAZIONE POLARIZZATA Tutti i fenomeni legati alla polarizzazione, e quindi alla birifrazione degli oggetti, come si possono osservare in scala macroscopica, possono essere osservati al microscopio con opportuni accessori. Per osservazioni qualitative, assai utili nel caso di certe strutture viventi, specialmente vegetali, sono sufficienti due o tre filtri applicati ad un microscopio normale1; per eseguire misure di certe grandezze ottiche (potere birifrattivo, orientamento degli assi ottici, ecc.) occorre invece uno strumento specialmente predisposto, con tavolino girevole, ecc. e questa diventa una tecnica per il riconoscimento delle specie mineralogiche e dei materiali cristallini.

CONCLUSIONI

La microscopia certamente una delle branche dellottica che offre le applicazioni pi varie e pi numerose. Pochi sono i rami della ricerca scientifica o tecnologica, della routine industriale o della didattica che non debbano avvalersi, prima o poi, del microscopio. A queste applicazioni riservata una letteratura imponente, almeno in lingua tedesca ed inglese. Inoltre, la microscopia una delle tecniche di osservazione che coinvolge i pi vasti e numerosi problemi di ottica e meccanica di precisione. Dalle aberrazioni alla diffrazione, dallinterferenza alla fotografia, dalle basi anti-vibranti agli esposimetri elettronici. Ma forse, al di l di ogni problema scientifico o tecnologico, al di l di ogni applicazione pratica, la microscopia offre alluomo uno dei pi vasti orizzonti conoscitivi; e ci hanno ben compreso le innumerevoli schiere di amatori degli ultimi secoli, specie nei paesi del nordEuropa. Dalla vita dei microrganismi allaccrescimento dei cristalli, dalla struttura elementare degli esseri viventi alla costituzione dei corpi anisotropi, dalle fibre tessili alle leghe
1 Come minimo, occorrono due filtri polarizzatori, uno sotto il condensatore, uno sopra lobbiettivo. Possono

bastare i polarizzatori per fotografia (a volte sono filtri complessi che funzionano solo se voltati nel verso giusto), scegliendo il diametro opportuno, oppure, forse, le lenti degli occhiali da sole del tipo Polaroid. Uno od entrambi i filtri debbono essere girevoli attorno allasse ottico del microscopio in modo da poterli portare in condizione di estinzione: il campo visuale appare scuro e loggetto appare luminoso ed eventualmente colorato.
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metalliche, sono pochi i fenomeni naturali ed i prodotti industriali che non possano essere meglio compresi collaiuto del microscopio ottico. E del resto, difficilmente si potrebbe immaginare uno scenario pi vario e pi sconosciuto di quello che si presenta ponendo locchio su un oculare. Un mondo nuovo, in cui non vi sono intrighi e vizi umani, ma solo le immutabili leggi della natura. Davvero, la contemplazione dellinfinitamente grande e dellinfinitamente piccolo pu insegnarci a fare con dignit, ma senza vano orgoglio, il nostro mestiere di uomini (Marcel Roland).

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