You are on page 1of 7

Ulteriori considerazioni sull'utilizzo dell'energia termonucleare.

Scritto da Marco MAZZESCHI

Un paio di settimane prima del catastrofico evento sismico giapponese, avevo ricevuto dalla redazione di Avanguardia il compito di recensire alcune pubblicazioni italiane sul "problema nucleare". Come ovvio, pochi giorni dopo questa mia assunzione di impegno, il problema ritornato al centro di molti interrogativi da parte di governi e, soprattutto, popolazioni dell'intero pianeta, alimentando cos a dismisura la quantit di argomentazioni da considerare, che in qualche caso risulterebbero del tutto scontate, a causa dei numerosi dibattiti che abbiamo assorbito in questi mesi. Per tali motivi, ho deciso di separare in pi parti questo mio intervento: il primo (questo articolo) contiene le mie personali opinioni, quelle che avevo gi prima dei tragici eventi giapponesi; nella seconda parte metter a confronto opinioni e dati riportati nelle pubblicazioni segnalatemi; in ultima analisi vorrei affrontare a livello pi teoretico e filosofico il tema generale dell'uso dell'energia.

da premettere che lo scrivente fu convinto nuclearista in occasione della consultazione referendaria del 1987. Le motivazioni a sostegno di quella posizione erano pi o meno le stesse che gli odierni nuclearisti invocano in questi giorni. Escludendo le motivazioni economiche personali della maggior parte degli odierni sostenitori del nucleare, quelle condivisibili 25 anni fa si possono riassumere in pochi punti. 1) Le risorse energetiche fossili si vanno esaurendo, bisogna trovare fonti energetiche alternative. 2) Siamo circondati da impianti nucleari a pochi chilometri dai nostri confini, sul territorio di paesi che ci rivendono energia a bassi costi, ma che non ci rendono partecipi della gestione della sicurezza di tali impianti, che in caso di guasti causerebbero danni gravissimi anche al nostro paese. 3) I moderni impianti nucleari di terza/quarta generazione (le numerazioni ordinali sono cambiate nel tempo, ma le posizioni sono le stesse) sono sicurissimi. Necessariamente dovr affrontare anche un altro punto, che, per, i nuclearisti hanno sempre cercato di evitare: le scorie nucleari.

Oggi voglio evitare di affrontare gli aspetti etici, filosofici e spirituali di cui il nostro movimento promotore, volendomi attenere a semplici considerazioni pratiche; semplici osservazioni che chiunque, anche senza essere supportato da informazioni approfondite in merito, pu fare.

Analizziamo adesso le argomentazioni elencate sopra esaminandone la validit di allora e di adesso.

1. Si stanno esaurendo le fonti tradizionali di approvvigionamento energetico

1/7

Ulteriori considerazioni sull'utilizzo dell'energia termonucleare.


Scritto da Marco MAZZESCHI

Sull'approssimarsi dell'esaurimento dei giacimenti di idrocarburi e carboni fossili sono tutti pi o meno d'accordo; l'unico contrasto tra linee di pensiero sta solo nell'individuarne i tempi. Le strade da percorrere per affrontare il problema sono due: individuare fonti alternative e, soprattutto, ridurre i consumi, attraverso la loro ottimizzazione. Anche se la seconda appare scontata, banale, non lo affatto, sia per quanto riguarda l'aspetto prettamente tecnico, sia dal punto di vista filosofico ed etico, meritando ulteriore approfondimento in un prossimo articolo. Le differenze tra allora ed oggi stanno nell'esperienza (ci che, usando un approccio scientifico che spesso si invoca a sproposito, dovrebbe stare alla base della conoscenza!). L'esperienza di oltre 25 anni ci permette di valutare due aspetti alternativi e concomitanti: - i progressi tecnologici enormi nello sfruttamento di fonti energetiche alternative e rinnovabili; - un bilancio complessivo dei vantaggi e svantaggi dell'uso delle centrali termonucleari attive in questi anni.

Anche in questo caso, vorrei lasciare ad eventuali approfondimenti futuri le disquisizioni tecniche riguardanti le attuali tecnologie di sfruttamento di energie alternative.

Rimane da considerare l'aspetto pi semplice, pi direttamente osservabile da tutti e valutabile senza condizionamenti a priori: quali sono stati i vantaggi e gli inconvenienti dell'utilizzo di centrali termonucleari nel mondo in questi anni? Tentiamone un bilancio citando le altre argomentazioni dei nuclearisticonvinti (in genere, convinti dalle enormi quantit di soldi in gioco), che, in questo caso, sono veri e propri luoghi comuni da sfatare.

2. Si produce energia a costi nettamente inferiori.

S, fino ad ora stato cos, ma le centrali attualmente in funzione sono il risultato di investimenti che in alcuni casi si sono rivelati non particolarmente mirati alla "sicurezza"; tant' che in molti paesi produttori di energia termonucleare si pensa di dismettere alcune centrali troppo "vetuste", perch poco sicure, alla luce dei recenti accadimenti. Nei bilanci benefici/costi dovrebbero rientrare anche le considerazioni sui costi di dismissione e ricostruzione di nuove centrali, mentre invece si tende a fare bilanci con la situazione attuale.

Non si considera mai il costo che la materia prima potrebbe avere in un futuro molto prossimo. Molte autorevoli fonti indicano che la quantit di uranio disponibile sul nostro pianeta sia

2/7

Ulteriori considerazioni sull'utilizzo dell'energia termonucleare.


Scritto da Marco MAZZESCHI

ridottissima e destinata ad un veloce esaurimento. Quali saranno i costi della materia prima con un rapido incremento del loro sfruttamento?

Non si considerano mai i costi enormi di manutenzione in sicurezza (!) di centrali dismesse, come quelle presenti nel nostro territorio, che nonostante non producano pi energia da quasi 25 anni, hanno anche oggi costi di manutenzione altissimi.

Perch non si mettono in bilancio i costi del rischio? La recente catastrofe di Fukushima ci indica che i danni causati ad un territorio vastissimo sono enormi; per di pi in un paese ad altissima densit abitativa come il Giappone ci ancora pi rilevante. Come vengono contabilizzati i costi di questi danni? In quel territorio vi saranno ripercussioni per molte decine di anni. pensabile che il vantaggio economico avuto fino ad oggi utilizzando energia nucleare in tutto il Giappone sia pi alto della perdita economica del mancato sfruttamento del territorio della prefettura di Fukushima per molti decenni a venire? E i costi sociali sanitari per l'assistenza alle vittime di queste radiazioni?

Si pu obbiettare, ed io per primo mi associo, che la catastrofe ecologica innescata dal guasto del pozzo petrolifero Deepwater Horizon nel golfo del Messico circa un anno fa non da meno. In effetti ci vero, ma una catastrofe come quella, provocata dall'avidit umana (e non da carenze tecnologiche), non pu essere portata a sostegno di altre pi gravi ancora, con la stessa giustificazione di fondo.

3. Le centrali di terza/quarta/ennesima generazione sono sicurissime.

Beh, il fatto stesso che ad ogni "generazione" tecnologica di impianto termonucleare si usi l'aggettivazione superlativa assoluta in fatto di sicurezza, dovrebbe destare qualche dubbio. In ogni caso, diamo per scontato che tecnicamente sia possibile. Il fatto che l'attuazione dei protocolli di sicurezza affidata comunque agli "umani". curioso osservare che una delle centrali di Fukushima "saltata" perch i suoi impianti sono stati allagati dal maremoto; e che, nonostante fosse stata prevista anche questa evenienza e predisposte idrovore da azionare automaticamente in caso di tale evenienza, non sono entrate in azione perch i serbatoi di gasolio per alimentarle erano stati lasciati vuoti. Ci accaduto in un paese formato da un popolo profondamente "disciplinato" e con forti valori etici e morali. Vogliamo fare della facile autoironia? Vogliamo immaginare cosa potrebbe succedere in una situazione analoga in Italia? Quante ore potrebbe rimanere pieno un serbatoio di gasolio in una ipotetica nostra centrale (ipotizziamone una a caso: la centrale del Garigliano in piena zona Casalesi), dovendo essere

3/7

Ulteriori considerazioni sull'utilizzo dell'energia termonucleare.


Scritto da Marco MAZZESCHI

adibito ad utilizzo in caso di emergenza, prima di venire saccheggiato da "ignoti"?

Dovremmo avere fiducia nel nostro Stato quale garante dell'applicazione di tutte le regole di sicurezza? Lo stesso Stato che rende possibile la costruzione di opere civili con materiali e tecniche difformi da quanto progettato (nei casi non frequentissimi di corretta progettazione) e lascia che vengano regolarmente realizzate e utilizzate case dello studente come quella crollata a L'Aquila?

4. Ai nostri confini esistono centrali termonucleari che in caso di guasto avrebbero conseguenze inevitabili nel nostro territorio e non ne abbiamo il controllo ed alcuna autorit.

Per le stesse motivazioni precedenti: meno male che il controllo di questi impianti non nelle mani degli italiani! Abbiamo qualche speranza in pi che non avvengano incidenti!

Oltre ai francesi e agli svizzeri anche gli sloveni stanno dando dimostrazioni di seriet e affidabilit (non avendo informazioni specifiche nel settore, mi riferisco a circostanze politiche generiche) che l'Italia non pu pi vantare.

Temiamo che tali centrali possano essere sede di gravi incidenti? Ebbene, si faccia pressione politica in sede europea affinch si attui un piano europeo di uscita dal nucleare. Peraltro, alcuni paesi come, la Germania, gi lo stanno facendo di propria iniziativa.

5. Le scorie radioattive non costituiscono un problema.

In effetti, un paese leader nello sfruttamento dell'energia nucleare quale gli Stati Uniti ha individuato il modo pi vantaggioso ed economico per risolvere a proprio vantaggio il problema delle scorie radioattive, confezionandole nelle testate dei missili che gi da due decenni scarica in abbondanza sui territori di guerra nelle sempre pi numerose guerre al terrorismo (1) , ovviamente con la complicit di paesi come il nostro. Per inciso, utile ricordare che solo nel primo giorno di bombardamenti NATO della Libia sono stati lanciati 112 missili Cruise, che, secondo le stime, dovrebbero contenere circa 400 kg di uranio impoverito ciascuna

4/7

Ulteriori considerazioni sull'utilizzo dell'energia termonucleare.


Scritto da Marco MAZZESCHI
(2)

Altre soluzioni eticamente pi accettabili potrebbero esistere. In Finlandia sono stati organizzati dei siti speciali, ricavati in rocce compatte, privi di circolazione di acqua, posti ad alcune centinaia di metri di profondit. In tali siti andrebbero sepolti per alcuni secoli fusti speciali di sostanze radioattive in modo che non possano in alcun modo interagire con attivit umane. S, in linea teoretica dovrebbe funzionare, anche se la probabilit statistica del verificarsi di imprevisti nell'arco di alcuni secoli non poi cos bassa.

Ritornando alla realt italiana: chi pu immaginarsi la realizzazione di analoghi siti con alte garanzie di sicurezza in un paese come l'Italia, dove, quando si interviene con opere di ingegneria nel sottosuolo, si riesce a dare esempi di sciaguratezza come quelli relativi alla realizzazione delle gallerie per l'alta velocit ferroviaria nel Mugello, dove stata prosciugata una falda acquifera enorme, che alimentava pozzi in un'area di alcuni chilometri quadrati?

In ogni caso, quale garanzia di controllo sullo smaltimento potremmo avere in un paese dove la gestione dei rifiuti normali e speciali , in qualche caso, nel pieno controllo della criminalit organizzata, che lucra impunemente, incurante della devastazione dell'ambiente?

Forse, prima di affrontare problemi di gestione di nuove scorie radioattive, converrebbe assicurarsi che i problemi legati alle vecchie scorie, prodotte dalle poche nostre centrali nucleari fino a 25 anni or sono, siano risolti. Purtroppo i fatti (vedi la situazione dei siti di stoccaggio del Vercellese (3) ) dimostrano il contrario.

E allora? Perch tutta questa foga, questo interesse della classe dirigente italiana nella riattivazione della produzione di energia termonucleare? Qual' la motivazione vera per cui si cerca di andare contro la volont della maggior parte della popolazione?

La risposta persino banale ed la stessa ed unica che ormai da molti anni guida le scelte politiche nel nostro paese, sia a livello centrale, che a livello periferico nelle amministrazioni locali: gli interessi economici privati!

5/7

Ulteriori considerazioni sull'utilizzo dell'energia termonucleare.


Scritto da Marco MAZZESCHI

Grandi appalti = grandi opportunit di appropriazione indebita di soldi pubblici.

Quali benefici politici (nell'ottica appena descritta) possono dare finanziamenti pubblici alla realizzazione di piccoli impianti di energia da fonti rinnovabili? impossibile tangentare sistematicamente microfinanziamenti a privati che realizzano i propri impianti (anche se in forma disarticolata ci sono riusciti anche in questo caso), quindi: basta incentivazioni alla produzione di energia alternativa e via al finanziamento delle grandi opere, quali le centrali termonucleari, ad ogni costo.

Ecco quali sono le logiche politiche di chi ci governa!

Ancora, e sempre pi convinti: cacciamoli a pedate!

Note: 1. Sono stati abbondantemente "radioattivati" i territori di Iraq, fin dalla prima invasione, Kosovo e ex Jugoslavia, Afghanistan, Somalia...; oltre alle localit nostrane adibite ad esercitazioni NATO come Perdas de Fogu in Sardegna (vicenda recentemente ed insperatamente salita agli onori della cronaca) e per quello che ancora trapela ufficiosamente, in adriatico, dove sono state scaricate enormi quantit di armi residue durante i voli di rientro dal Kosovo verso la base militare statunitense di Aviano. 2. http://www.voltairenet.org/article169541.html 3. http://www.zonanucleare.com/index.htm

6/7

Ulteriori considerazioni sull'utilizzo dell'energia termonucleare.


Scritto da Marco MAZZESCHI

1.

7/7