La Lectio per la Pasqua di Mons. Ravasi (2008) ( c.CARDINALI, Card.

Gianfranco Ravasi, FESTE DEL SIGNORE : PASQUA )

dal sito: http://animamea.splinder.com/post/18142439/ravasi-lectio-per-la-pasqua-ai-medici La Lectio per la Pasqua di Mons. Ravasi (2008) Una riflessione sul significato profondo dell’incarnazione di Cristo, della Sua pa ssione e della Sua resurrezione è stata dedicata da Mons. Gianfranco Ravasi, Presi dente del Pontificio Consiglio della Cultura agli studenti della sede di Roma de ll’Università Cattolica “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essen do di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomin i; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei ciel i, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil 2,5-11).   L’occasione per questa speciale lectio di preparazio ne alla Pasqua è stata offerta lo scorso 12 marzo dai “Mercoledì della Cattolica”, gli i ncontri culturali promossi dal Consiglio della Facoltà di Medicina e Chirurgia del l’Ateneo, prendendo spunto dalle parole rivolte da San Paolo a una delle comunità ch e in assoluto gli sono più care, quella della città macedone di Filippi. “La locuzione ‘av ere gli stessi sentimenti di’ in greco è resa da un solo verbo: »La Lectio per la Pasqua di Mons. Ravasi Una riflessione sul significato profondo dell’incarnazione di Cristo, della Sua pa ssione e della Sua resurrezione è stata dedicata da Mons. Gianfranco Ravasi, Presi dente del Pontificio Consiglio della Cultura agli studenti della sede di Roma de ll’Università Cattolica [Pubblicato: 20/03/2008] “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e dive nendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbed iente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginoc chio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil 2,5-11).   L’occasione per questa speci le lectio di preparazione alla Pasqua è stata offerta lo scorso 12 marzo dai “Mercol edì della Cattolica”, gli incontri culturali promossi dal Consiglio della Facoltà di M edicina e Chirurgia dell’Ateneo, prendendo spunto dalle parole rivolte da San Paol o a una delle comunità che in assoluto gli sono più care, quella della città macedone di Filippi.   “La locuzione ‘avere gli stessi sentimenti di’ in greco è resa da un solo verbo:  « phronein” esordito Mons. Ravasi “Tale verbo ha un’iridescenza semantica che esula dal puro or izzonte del sentimento, andando a significare non solo sentire, ma anche pensare , ragionare, avere una disposizione d’animo aperta. Questa frase, che poi si innesta su quella che è probabilmente la citazione di un inno in uso nella Chiesa delle o rigini, è un appello ad avere dentro di noi non soltanto un sentimento, ma uno sta to d’animo, implica non solo una componente esperienziale, ma anche una componente razionale. Per Paolo l’imitazione di Cristo è fondamentale, ed egli presenta come mod ello, nell’inno che segue, entrambi i volti del Cristo. Prima il volto lacerato e dolente del crocifisso, di colui che precipita dall’orizzonte alto della trascende nza per assumere la forma di uno schiavo; che subisce il supplizio degli schiavi , dei rivoluzionari, dei ribelli, la croce, emblema oscuro e vergognoso”. Qui Mons. Ravasi ha fatto una breve digressione, riferendosi alla polemica che o gni tanto emerge sull’eliminazione del crocifisso, considerato un simbolo troppo ‘sp ecifico’, ‘di parte’, quasi in contraddizione con una cultura molteplice come quella i n cui ci stiamo sempre più immergendo: “Ma il crocifisso ha un valore simbolico univ ersale. Natalia Ginzburg, scrittrice ebrea di formazione sostanzialmente agnosti ca, nel 1988 sul quotidiano l’Unità così scriveva a seguito di una delle ricorrenti po lemiche contro la presenza del crocifisso in un’aula scolastica o in un’aula di trib

in chiave cristologica. finché. Nell’ascolto della Parola e nella frazione del pane. [Nella foto Mons. non di colui che condivide. Valentina Zecchiaroli postato da s . che secondo la legge del Levitico rendeva impuro chi gli si accostava: Gesù lo tocca e lo guarisce. Dell’umanità tutta. Maria di Magdala. Così il Lunedì. la posizione orizzontale. in una posizione di dominio. la sofferenza fisica in senso stretto. “Il Vangelo di Marco – ha proseguito Ravasi – è. il momento in cui il discepolo deve scoprire il volto radioso di Cristo. Cristo non si comporta come un b enefattore che china la mano verso il miserabile. come qualche volta fanno i med ici. Subito dopo segue la rappresentazione del volto glorioso di Gesù. La lunga agonia. L’inno che San Paolo fa seguire alla dichiarazione di principio. i due discepoli di Emmaus fanno esperienza di fede. gli occhi carnali. Infine. Tra le guarigioni più simboliche c’è quella del lebbroso. servono gli occhi della fede. Dio mio. dedicato a rappres entare Cristo nell’atto di guarire i malati. Nel Vangelo. La tortura. Ma. E ha proseguito: “Questa considerazione preliminare. Dopo il Venerdì Santo c’è la mattina di Pasqua. l’avere gli stessi sentimenti di Cristo è fond amentale. la stessa che faremo Domenic a di Pasqua e che facciamo ogni domenica. assumendo simbolicament e su di sé la malattia. anche solo fisicamente. infinito ed eterno per definizione. quella dell’essere credente. la speranza della luce. giunti finalmente nella cittadina. di fronte a voi. Ravasi con il Preside della Facoltà di medicina Paolo Magistrelli e il professor Pasquale de Sole promotore de i Mercoledì della Cattolica]. Finché cioè non le dà una nuova voca zione. Il medico è in piedi. Egli è il vostro vero patrono”. che riusciamo a ritrovare il germe della speranza. in quell’uomo crocifisso. Per poterlo riconoscere è necessario un altro canale di conos cenza. in particolare. di eterno e di infinito dentro il dolore e il morire dell’uomo. È la via della fede. l’immondo per eccellenza. pe rché mi hai abbandonato. i due d iscepoli. non riconosce Cri sto finché Egli non le parla. ha deposto cioè un seme di immortalità. c’è lo sforzo di riassumere in Cristo tutto lo spettro del la sofferenza umana. per necessità. È all’interno dell’esperienza di fede autentica. il silenzio di Dio: Dio mio. della morte. della Gioia. La paura della morte nell’orto del Getsemani: Padre se è possibil e passi da me questo calice. deve essere declinata sopratt utto qui. che li accompagna nel cammino verso Emmaus . Non conosco al tri segni che diano con tanta forza il senso del nostro destino umano. come dice Dietrich Bonhoeffer. prima della morte.unale: E’ il segno del dolore umano. Per voi medici. Così. Poi ancora. Un Dio che. le Scritture. la ma ttina della Domenica. Lui non spezza il pane: in quel momento si consuma il riconosci mento e l’itinerario è compiuto. spiegando loro. sceglie di partecipare della fragilità e caducità legate alla condizione umana. ch e sistematicamente fate l’esperienza del dolore umano: questa esperienza così radica le che trova lì. Il crocif isso fa parte della storia dell’umanità. Il malato invece ha la posizione del morto. Dio in Cristo ci salva in virtù della sua impotenza. praticamente per metà. non finisce però co l Cristo crocifisso. incontriamo Cr isto che spiega la nostra sofferenza e la trasfigura in quell’abisso di luce che è i l volto della Speranza. Proprio qui è il centro della grande proclamazione cristiana: una divinità che non assiste come un imperatore indifferente alle disgrazie dell’uo mo. non solo del Cristianesimo!” ha sottolineato il biblista. La solitudine: gli amici fuggono. medici. Ravasi evoca con accenti lirici: “Egli diventa una grande figura ch e domina l’abside del cosmo. teologo morto nei campi di concentramento naz isti: Dio in Cristo non ci salva in virtù della sua onnipotenza. della Pasqua”. quando. della solitudine. chiamandola per nome. che Mons. di ciò che è oltre il dolore e la morte. la via nuova della conoscenza del Mistero profondo. Pietro lo rinnega. la miseria e l’impurità dell’umanità sofferente”. Perchè il Cristo – e attraverso lo sguardo dell a fede noi riusciamo a capirlo – attraversando il dolore e la morte lo ha fatto da Dio e come tale li ha irradiati di fecondità. non bastano più. a partire da lla domenica delle Palme. operatori sanitari e studenti di medicina. il mondo intero lo contempla nella gloria della Resur rezione. la sua sintesi. che avete nel mondo della sofferenza la vostra vocazione. La rappresentazione del medico nei confronti del paziente è quella dell’uomo di pote re. non riconoscono Gesù risorto. la sofferenza. la posizio ne dell’impotenza. recandosi al cimitero. Giuda lo tradisce. in posizione eretta. nella liturgia.

Ravasi evoca con accenti lirici: “Egli diventa una grande figura che domina l’abside del cosmo. non finisce però col Cristo crocifisso. implica non solo una componente esperienziale. Un Dio che. operatori sanitari e studenti di medicina. Questa frase. Dopo il Venerdì Santo c’è la mattina di Pasqua. della morte. La paura della morte nell’orto del Getsemani: Padre se è possibil e passi da me questo calice. il silenzio di Dio: Dio mio. riferendosi alla polemica c he ogni tanto emerge sull’eliminazione del crocifisso. in particolare. prima della morte. l’avere gli stessi sentimenti di Cristo è fondamentale. infinito ed eterno per definizione. Egli è il vostro vero patrono”. di ciò che è oltre il dolore e la morte. l’immondo per eccellenza. ed egli pre senta come modello. considerato un simbolo trop po ‘specifico’. La tortura. il momento in cui il discepolo deve scoprire il volto radioso di Cristo. che secondo la legge del Levitico rendeva impuro chi gli si accostava: Gesù lo tocca e lo guarisc e. della solitudine. c’è lo sforzo di riassumere in Cristo tutto lo spettro del la sofferenza umana. [Nella foto Mons. Cristo non si comporta come un b enefattore che china la mano verso il miserabile. ‘di parte’. La solitudine: gli amici fuggono. Ravasi “Tale verbo ha un’irid la dal puro orizzonte del sentimento. come d ice Dietrich Bonhoeffer. pe rché mi hai abbandonato. praticamente per metà. come qualche volta fanno i med ici. per necessità.abatonotte alle ore agosto 22. teologo morto nei campi di concentramento nazisti: Dio in Cristo non ci salva in virtù della sua onnipotenza. Natalia Ginzburg. Proprio qui è il centro della grande proclamazione cristiana: una divinità che non assiste come un imperatore indifferente alle disgrazie dell’uo mo. Per voi medici. dei rivoluzionari. che Mons. Il malato invece ha la po sizione del morto. ch e sistematicamente fate l’esperienza del dolore umano: questa esperienza così radica le che trova lì. Ravasi ha fatto una breve digressione. non di colui che condivide. in una posizione di dominio. Per Paolo l’imitazione di Cristo è fondamentale. ma uno stato d’animo. quasi in contraddizione con una cultura molteplice come quel la in cui ci stiamo sempre più immergendo: “Ma il crocifisso ha un valore simbolico universale. avere una disposizione d’animo aperta. la posizione orizzontale. assumendo simbolicamente su di sé la malattia. Tra le guar igioni più simboliche c’è quella del lebbroso. non solo del Cristianes imo!” ha sottolineato il biblista. “Il Vangelo di Marco – ha proseguito Ravasi – è. Pietro lo rinnega. E ha proseguito: “Questa considerazione preliminare. Poi ancora. 2008 15:36 | link | commenti categorie: ravasi lect io pasqua ai medici              Commenti:  ” ha esordito Mons. di fronte a voi. Per poterlo riconoscere è necessario un . Il cr ocifisso fa parte della storia dell’umanità. la croce. Qui Mons. la miseria e l’impu rità dell’umanità sofferente”. la sua sintesi. Nel Vangelo. che avete nel mondo della soff erenza la vostra vocazione. La lunga agonia. la sofferenza fisica in senso stretto. che poi si innesta su quella che è probabilmente la citazione di un inno in uso nella Chiesa delle origini. nell’inno che segue. Non conosc o altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro destino umano. Dio in Cristo ci salva in v irtù della sua impotenza. emblema oscuro e vergo gnoso”. ma anche pensare. anche solo fisicamente. il mondo intero lo contempla nel la gloria della Resurrezione. ragionare. Prima il vol to lacerato e dolente del crocifisso. la sofferenza. a partire da lla domenica delle Palme. entrambi i volti del Cristo. in quell’uomo crocifisso. in posizione eretta. dedicato a rappresentare Cristo nell’atto di guarire i malati. medici. sceglie di partecipare della fragilità e caducità legate alla condizione umana. Dell’umanità tutta. Infine. la speranza della luce. Giuda lo tradisce. che subisce il supplizio degli schiavi. Subito dopo segue la rappresentazione del volto glorioso di Gesù. Ravasi con il Preside della Facoltà di m edicina Paolo Magistrelli e il professor Pasquale de Sole promotore dei Mercoledì della Cattolica]. Ma. nel 1988 sul quotidiano l’Unità così scriveva a seguito di una delle ricorrent i polemiche contro la presenza del crocifisso in un’aula scolastica o in un’aula di tribunale: E’ il segno del dolore umano. la posizione dell’impotenza. Il medico è in piedi. deve essere declinata sopratt utto qui. Dio mio. L’inno che San Paolo fa seguire alla dichiarazione di princip io. La rappresentazione del medico nei confronti del paziente è quella dell’uomo di pote re. scrittrice ebrea di formazione sostanzialmente agn ostica. di colui che precipita dall’orizzonte alto d ella trascendenza per assumere la forma di uno schiavo. andando a significare non solo sentire. ma anche una componente razionale. dei ribelli. è un appello ad avere dentro di noi non soltanto un sentimen to.

recandosi al cimite ro. ha deposto cioè un seme di immortalità. quando. la via n uova della conoscenza del Mistero profondo. È la via della fede. fin ché. 2008      Pas de commentaire . la mattina della Domenica. Perchè il Cristo – e attra verso lo sguardo della fede noi riusciamo a capirlo – attraversando il dolore e la morte lo ha fatto da Dio e come tale li ha irradiati di fecondità. Maria di Magdala. Valentina Zecchiaroli postato da sabatonotte alle ore agosto 22.altro canale di conoscenza. non bastano più. nella lit urgia. della Gioia. Così il Lunedì. chiamandola per nome. la stes sa che faremo Domenica di Pasqua e che facciamo ogni domenica. quella dell’essere credente. di eterno e di infinito dentro il dolore e il morire dell’uo mo. È all’interno dell’esperienza di fede aute ntica. giunti finalmente nella cittadina. non riconosce Cristo finché Egli non le parla. della Pasqua”. incontriamo Cristo che spiega la nostra sofferenza e la trasfigura in que ll’abisso di luce che è il volto della Speranza. Lui non spezza il pane: in quel momento si consuma il riconoscimento e l’itinerario è compiuto. gli occhi carnali. non riconoscono Gesù risorto. le Scritture. in chiave cristologica. Finché cioè n on le dà una nuova vocazione. Nell’ascolto della Parola e nell a frazione del pane. Così. i due discepoli di Emmaus fanno esperienza di fede. che riusciamo a ritrovare il germe della speranza. i due discepoli. spiegando loro. che li accompagna nel cammino verso Emmaus. servono gli occhi della fede.

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