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Copia originale della proposta di Legge Regionale presentata alla Regione Puglia in data 31 marzo 2009 Prot.

Segreteria Presidente del Consiglio Regionale n° 2009000003365 redatta da : Marcello Caracciolo – Resp.Provinciale Ambiente Sinistra Democratica Taranto

REGIONE PUGLIA

Relazione Introduttiva al Disegno di Legge
GRUPPO CONSILIARE :SINISTRA DEMOCRATICA

Norme a tutela della salute e dell’ambiente
per “Il controllo e la regolamentazione delle emissioni industriali in atmosfera”

Copia originale della proposta di Legge Regionale presentata alla Regione Puglia in data 31 marzo 2009 Prot.Segreteria Presidente del Consiglio Regionale n° 2009000003365 redatta da : Marcello Caracciolo – Resp.Provinciale Ambiente Sinistra Democratica Taranto

Introduzione
La questione della qualità dell’aria, e conseguentemente della regolamentazione delle emissioni industriali in atmosfera, ha assunto negli ultimi anni una grande rilevanza per l’impatto che esse hanno sull’ambiente. Il mondo della ricerca di pari passo con il legislatore hanno focalizzato l’attenzione verso quegli inquinanti che, in quanto sostanze chimiche persistenti e dotate di alcune proprietà tossiche, contrariamente ad altri inquinanti, resistono alla degradazione e sono quindi particolarmente nocive per la salute umana e per l’ambiente. La comunità scientifica internazionale è concorde nell’affermare che tali inquinanti si bio-accumulano negli organismi viventi, si propagano per mezzo dell’aria, dell’acqua e delle specie migratrici, concentrandosi negli ecosistemi terrestri ed acquatici. L’emergenza ambientale che tali inquinanti hanno determinato in varie realtà urbane della regione puglia come Taranto, Brindisi, Statte, Manfredonia, è stato accertato nel corso degli ultimi anni dagli organi territoriali preposti al controllo. Le risultanze di tali accertamenti hanno fatto si che vaste aree urbane regionali fossero dichiarate “aree di crisi ambientale” e conseguentemente incluse in piani di bonifica nazionali. Citiamo di seguito quattro esempi, non esaustivi, ma nel contempo drammaticamente esplicativi.
1. Il

caso della contaminazione ambientale da policlorodibenzodiossine a Taranto, ha evidenziato come alcuni inquinanti persistenti sono oramai entrati nella catena alimentare seguendo la filiera aria-suolo- animali- carni/derivati-uomo. Del che ne è accertamento eseguito dalla ASL di Taranto e da ARPA Puglia e dal quale è scaturito un provvedimento Regionale di abbattimento per circa 1200 pecore ed agnelli risultati contaminati da diossine, destinato nel frattempo a salire in quanto molte delle pecore contaminate sono gravide. Gli allevamenti nei quali sono stati ritrovati animali positivi sono per il momento otto. La ASL TA1 è impegnata attualmente in controlli su animali allevati nel raggio compreso tra 15 e 20 chilometri dal polo industriale. A tal proposito è utile portare a conoscenza della Giunta e del Consiglio della Regione Puglia che, L’Istituto di Ricerca, CNR-ISPAAM, laboratorio di Citogenetica Animale e Mappaggio Genetico di Napoli, a seguito di un

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“Monitoraggio ambientale mediante test citogenetici applicati alle popolazioni zootecniche allevate nel Comune di Acerra” ha recentemente pubblicato sulla rivista internazionale inglese Mutagenesis (Iannuzzi et al.,2004) e Mutagenesis (Perucatti et al. 2006) i risultati di due distinte ricerche affermando: “i test hanno dato incrementi altamente significativi sia del numero di anomalie cromosomiche (CA=somma di gaps, rotture cromosomiche e cromatidiche, frammenti), sia si SCEs. In particolare, il numero di anomalie cromosomiche per cellula (CA/cell) è risultato 4 volte il controllo. La Regione Puglia il 10 novembre 2008 ha avviato l’iter previsto per l’approvazione del Disegno di Legge riguardante i limiti di emissione in atmosfera di policlorodibenzodiossine (PCDD) e Policlorodibenzofurani (PCDF) intendendo stabilire tra l’altro, i valori massimi da raggiungere entro il 2010. I firmatari della proposta di Legge Regionale che oggi sottoponiamo all’attenzione di questo On.le Consiglio, pur recependo integralmente il suddetto Disegno di Legge, auspicano che in tempi brevi si possa fissare ai 17 cogeneri “diossine” individuati come pericolosi per la salute umana, il limite di 0,1 ng/M3 – così come già in essere in altri paesi della Comunità Europea - che, pur essendo tra i maggiori produttori mondiali di acciaio, hanno raggiunto questo invidiabile traguardo, applicando BAT già disponibili da diversi anni sul mercato mondiale (ad esempio l’impianto di abbattimento PCDD/PCDF della SIMETAL MEROS (Siemens). Ma Taranto non detiene solo il triste primato europeo delle “diossine”. Altri inquinanti, considerati ed indicati dalla scienza mondiale come sicuri cancerogeni, mutageni, teratogeni e neurotossici, sono oggetto di precisi limiti dettati dalla Comunità Europea. Tra questi: Mercurio – IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) – Benzene – PCB (policlorobifenili) – Piombo – Arsenico La “relazione di sintesi” trasmessa da ARPA Puglia con nota n° 0013809 al Ministero dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, oltre che all’Assessorato Ambiente della Regione Puglia, Assessorato Ambiente della Provincia di Taranto, Assessorato Ambiente del Comune di Taranto, avente come argomento “Analisi dei dati conoscitivi ambientali disponibili” conclude delineando una situazione fortemente degradata dal punto di vista ambientale e sanitario.

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Da poco tempo sono disponibili sul registro INES i dati relativi alle emissioni industriali in Italia per l’anno 2006. Il registro INES è l'equivalente italiano del registro europeo EPER ed è un database a disposizione del pubblico in attuazione di quel diritto all'informazione ambientale che è uno degli assi portanti della Convenzione di Aarhus, divenuta operativa con la legge 108/2001. Il Registro INES conferma le conclusioni dell’ARPA Puglia, indicando per il 2006 i seguenti dati:

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ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto

27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10

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104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.1 2 104.0 8 104.0 8 104.0 8 104.0 8 104.0 8

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Azoto Cromo (Cr) e composti Rame (Cu) e composti Nichel (Ni) e composti Piombo (Pb) e composti Zinco (Zn) e composti Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) Carbonio organico totale Cianuri Ossido di carbonio (CO) Anidride carbonica (CO2) Ossidi di azoto (NOx) Ossidi di zolfo (SOx) Cromo (Cr) e composti Rame (Cu) e composti Nichel (Ni) e composti Piombo (Pb) e composti Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) PM Azoto Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) Fenoli Carbonio organico totale Ossido di carbonio (CO)

271,3 104,2 101,6 133,6 797,2 4643,6 2,1 155,2 542,5 102686, 7 544793 5 6384,7 12570,9 3469,5 385,5 192,4 9828,1 38,9 5534,5 647,8 3239 12570,6 1079,7 14437,6

271,3 104,2 101,6 133,6 797,2 4643, 6 2,1 155,2 542,5

M g/a kg/a kg/a kg/a kg/a kg/a kg/a M g/a kg/a M g/a M g/a M g/a M g/a kg/a kg/a kg/a kg/a kg/a M g/a

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647,8 3239 12570 ,6 1079, 7

M g/a kg/a kg/a M g/a M g/a

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ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto

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3 3 3 3 3 3 4 4 4 4 4 4 4 5 5 5 5

2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2

2.1 2.1 2.1 2.1 2.1 2.1 2.3 2.3 2.3 2.3 2.3 2.3 2.3 2.6 2.6 2.6 2.6

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1

91,5 119 8373,9 869,4 521655, 3 3706,2 8729,4 805557, 8 51,3 7519,9 8160,8 33 666 13,1 13025 86,7 428,6

g/a kg/a kg/a M g/a kg/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a kg/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a

Copia originale della proposta di Legge Regionale presentata alla Regione Puglia in data 31 marzo 2009 Prot.Segreteria Presidente del Consiglio Regionale n° 2009000003365 redatta da : Marcello Caracciolo – Resp.Provinciale Ambiente Sinistra Democratica Taranto
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EDISON EDISON EDISON EDISON EDISON EDISON EDISON EDISON EDISON ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto ENI S.P.A. DIVISIONE REFINING & MARKETING RAFFINERIA DI TARANTO ENI S.P.A. DIVISIONE REFINING & MARKETING RAFFINERIA DI TARANTO ENI S.P.A. DIVISIONE REFINING & MARKETING RAFFINERIA DI TARANTO ENI S.P.A. DIVISIONE REFINING & MARKETING RAFFINERIA DI TARANTO ENI S.P.A. DIVISIONE REFINING & MARKETING RAFFINERIA DI TARANTO ENI S.P.A. DIVISIONE REFINING & MARKETING RAFFINERIA DI TARANTO ENI S.P.A. DIVISIONE REFINING & MARKETING RAFFINERIA DI TARANTO ENI S.P.A. DIVISIONE REFINING & MARKETING RAFFINERIA DI TARANTO SANAC S.p.A. Stabilimento di Taranto CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 27.10 23.20 23.20 23.20 23.20 23.20 23.20 23.20 23.20 26.26 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 5 5 6 6 6 6 6 7 7 7 7 7 7 7 7 7 7 8 8 8 8 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 2 2 3 3 3 3 3 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 6 6 6 6 1 1 1 1 1 1 1 1 3 1 1 1 1 1 1 1 1 1 2.6 2.6 3.1 3.1 3.1 3.1 3.1 5.4 5.4 5.4 5.4 5.4 5.4 5.4 5.4 5.4 5.4 6.7 6.7 6.7 6.7 1.2 1.2 1.2 1.2 1.2 1.2 1.2 1.2 3.5 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 105.0 1 105.0 1 104.1 1 104.1 1 104.1 1 104.1 1 104.1 1 109.0 6 109.0 6 109.0 6 109.0 6 109.0 6 109.0 6 109.0 6 109.0 6 109.0 6 109.0 6 107.0 1 107.0 1 107.0 1 107.0 1 105.0 8 105.0 8 105.0 8 105.0 8 105.0 8 105.0 8 105.0 8 105.0 8 104.1 1 101.0 4 101.0 4 101.0 4 101.0 4 101.0 4 101.0 4 101.0 4 101.0 4 101.0 4 1 1 1 1 1 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 Cloro e composti inorganici PM Ossido di carbonio (CO) Anidride carbonica (CO2) Ossidi di azoto (NOx) Ossidi di zolfo (SOx) PM Azoto Fosforo Arsenico (As) e composti Cadmio (Cd) e composti Cromo (Cr) e composti Rame (Cu) e composti Mercurio (Hg) e composti Nichel (Ni) e composti Zinco (Zn) e composti Cianuri Anidride carbonica (CO2) Composti organici volatili non metanici (COVNM) Ossidi di azoto (NOx) PM Anidride carbonica (CO2) Composti organici volatili non metanici (COVNM) Ossidi di azoto (NOx) Ossidi di zolfo (SOx) Nichel (Ni) e composti Zinco (Zn) e composti Benzene (C6H6) PM Ossidi di zolfo (SOx) Ossido di carbonio (CO) Anidride carbonica (CO2) Ossidi di azoto (NOx) Ossidi di zolfo (SOx) Cromo (Cr) e composti Nichel (Ni) e composti Piombo (Pb) e composti Cloro e composti inorganici PM 30 53,1 21218,1 410943 378 302,5 208,7 1521 15881,9 1116 367,9 20729,3 12910,5 463,6 2815,9 64488,6 50905 10383,5 273,5 33,6 214,5 102874 1,3 666,5 818,1 2958,2 62,3 3944,4 5921,2 86,5 224,9 433,4 515924 4,8 2104,7 1559,6 261 196,9 172,3 31,2 68,6 1521 15881 ,9 1116 367,9 20729 ,3 12910 ,5 463,6 2815, 9 64488 ,6 50905 M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a kg/a kg/a kg/a kg/a kg/a kg/a kg/a kg/a kg/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a kg/a kg/a kg/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a kg/a kg/a kg/a M g/a M g/a 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006

Copia originale della proposta di Legge Regionale presentata alla Regione Puglia in data 31 marzo 2009 Prot.Segreteria Presidente del Consiglio Regionale n° 2009000003365 redatta da : Marcello Caracciolo – Resp.Provinciale Ambiente Sinistra Democratica Taranto
16 16 16 16 16 16 16 16 16 16 16 PUGLIA PUGLIA PUGLIA PUGLIA PUGLIA PUGLIA PUGLIA PUGLIA PUGLIA PUGLIA PUGLIA 73 73 73 73 73 73 73 73 73 73 73 TA TA TA TA TA TA TA TA TA TA TA EDISON EDISON EDISON EDISON EDISON EDISON EDISON EDISON EDISON EDISON EDISON CementirCementerie del Tirreno SPA CementirCementerie del Tirreno SPA ENIPOWER S.P.A. ENIPOWER S.P.A. ENIPOWER S.P.A. ENIPOWER S.P.A. ENIPOWER S.P.A. ENIPOWER S.P.A. ENIPOWER S.P.A. ENIPOWER S.P.A. ENIPOWER S.P.A. ENIPOWER S.P.A. ENIPOWER S.P.A. ENIPOWER S.P.A. CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO CENTRALI TERMOELETTRICHE DI TARANTO 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 1 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 101.0 4 101.0 1 101.0 1 101.0 1 101.0 1 101.0 1 101.0 1 101.0 1 101.0 1 101.0 1 101.0 1 104.1 1 104.1 1 101.0 2 101.0 2 101.0 2 101.0 2 101.0 2 101.0 2 101.0 4 101.0 4 101.0 4 101.0 4 101.0 4 101.0 4 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 PM10 Ossido di carbonio (CO) Anidride carbonica (CO2) Ossidi di azoto (NOx) Ossidi di zolfo (SOx) Cromo (Cr) e composti Nichel (Ni) e composti Piombo (Pb) e composti Cloro e composti inorganici PM PM10 Anidride carbonica (CO2) 50,1 385,9 493924 5 1516,3 3517,5 382,4 1022,1 235,3 7,3 187,3 153,4 M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a kg/a kg/a kg/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a M g/a kg/a kg/a kg/a M g/a M g/a M g/a kg/a kg/a kg/a 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006 2 006

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Stabilimento di Taranto

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TA TA TA TA TA TA TA TA TA TA TA TA TA

Stabilimento di Taranto ENIPOWER S.p.A. STABILIMENTO DI TARANTO ENIPOWER S.p.A. STABILIMENTO DI TARANTO ENIPOWER S.p.A. STABILIMENTO DI TARANTO ENIPOWER S.p.A. STABILIMENTO DI TARANTO ENIPOWER S.p.A. STABILIMENTO DI TARANTO ENIPOWER S.p.A. STABILIMENTO DI TARANTO ENIPOWER S.p.A. STABILIMENTO DI TARANTO ENIPOWER S.p.A. STABILIMENTO DI TARANTO ENIPOWER S.p.A. STABILIMENTO DI TARANTO ENIPOWER S.p.A. STABILIMENTO DI TARANTO ENIPOWER S.p.A. STABILIMENTO DI TARANTO ENIPOWER S.p.A. STABILIMENTO DI TARANTO

26.51 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11 40.11

1 1 1 1 1 1 1 2 2 2 2 2 2

3 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1

3.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1 1.1

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1

Ossidi di azoto (NOx) Anidride carbonica (CO2) Ossidi di azoto (NOx) Ossidi di zolfo (SOx) Rame (Cu) e composti Nichel (Ni) e composti Zinco (Zn) e composti Anidride carbonica (CO2) Ossidi di azoto (NOx) Ossidi di zolfo (SOx) Rame (Cu) e composti Nichel (Ni) e composti Zinco (Zn) e composti

861,5 204074 572,6 1270,8 227,1 65,3 8125,8 229685 256,7 13,2 159 45,8 5688,9

In base ai dati INES 2006, è possibile quindi quantificare le percentuali di inquinanti rilasciate in atmosfera nella provincia di Taranto rapportandole al resto d’Italia: DIOSSINA MERCURI O 92,0 % 57,2 % IPA 95,8 % BENZENE 44,8 % PCB 13,7 % PIOMBO 78,3 % ARSENIC O

I benzopireni sono idrocarburi (con base C20H12) della serie aromatica, policiclici a cinque anelli benzenici condensati, Il benzo[a]pirene è una delle prime sostanze di cui si è accertata la cancerogenicità. Una delle sue forme ossidate (metabolicamente dall'organismo), è il benzo[a]pirene-7,8-

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diidrodiolo-9,10-diidroossido che può legarsi al DNA interferendo con il suo meccanismo di replicazione. IARC o CIRC è acronimo di International Agency for Research on Cancer, o Centre international de Recherche sur le Cancer l'organismo internazionale, con sede a Lione, in Francia, che tra i vari compiti svolti, detta le linee guida sulla classificazione del rischio relativo ai tumori di agenti chimici e fisici. L'agenzia intergovernativa IARC è parte dell'Organizzazione mondiale della sanità OMS, o WHO World Health Organization delle Nazioni Unite. Lo IARC conserva una serie di monografie sui rischi cancerogeni di svariati agenti. La categoria IARC di rischio cancerogeno per il Benzo(a)pirene è Categoria 1 : “cancerogena per l'uomo” .

Il benzene: Il benzene è un cancerogeno riconosciuto che danneggia in modo particolare le cellule germinali. I più gravi effetti che si manifestano in caso di esposizione a lungo termine sono principalmente a carico del sangue. Il benzene danneggia il midollo osseo e provoca un calo del numero dei globuli rossi portando all'anemia. Può inoltre ostacolare la coagulazione del sangue e deprimere il sistema immunitario. Tra gli effetti a lungo termine rientra anche la leucemia. L'agenzia statunitense per la sicurezza sui luoghi di lavoro (OSHA) pone il limite di esposizione al benzene nell'aria a 1 ppm per un massimo di 8 ore al giorno e 40 ore settimanali. In Europa il limite (TLV-TWA) è fissato a 0,5 ppm per un'esposizione prolungata e a 2,5 ppm per esposizioni non superiori ai 15 minuti. (Threshold Limit Value (TLV), ovvero "valore limite di soglia", rappresenta una soglia di concentrazione - generalmente espressa in parti per milione, ppm - di una data sostanza pericolosa nell'aria, al di sotto della quale vi è sicurezza per "quasi tutte" le persone esposte n.d.r.) In Italia, il decreto ministeriale del 25 novembre 1994 fissa in 10 µg/m3 di benzene l'obiettivo di qualità dell'aria da rispettare a partire dal 1999. E’ stato stimato che un addetto al piano coperchi nell’industria metallurgica è sottoposto a quantitativi di Benzo(a)Pirene (BaP) di anche 11 g/m3/dì, quando secondo stime del WHO l’esposizione a 10 g/m3 l’anno porta ad un aumento di 0,4 del rapporto di rischio relativo del tumore al polmone. I rilievi effettuati in ILVA, su richiesta dell’autorità giudiziaria ( procuratori Petrucci e Sebastio) nella stagione 1999-2000 determinarono il sequestro delle cokerie dell’Ilva . Quei rilievi, confermarono l’alta concentrazione di idrocarburi (soprattutto benzo(a)pirene con più di un nanogrammo per metro cubo d’aria.

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E’ interessante notare che, le concentrazioni di idrocarburi policiclici aromatici misurate dall’Istituto nazionale di ricerca sul cancro nell’abitato di Genova Cornigliano (sede Ilva), per le quali si registrava negli anni 2000-2001 il superamento del livello di un nanogrammo per metro cubo d’aria, abbiano mostrato un netto abbassamento dopo lo spegnimento della cokeria, rientrando all’interno del limite. Si fa presente che le cokerie citate hanno o avevano una potenzialità produttiva nell’ordine delle centinaia di migliaia di tonnellate all’anno di coke. L’impianto di Taranto, nel 2007, ha avuto una produzione superiore ai tre milioni di tonnellate. Per il mercurio osserviamo che a livello europeo e italiano non esistono livelli massimi di concentrazione di mercurio in atmosfera. I principali riferimenti a livello mondiale per le concentrazioni di mercurio in atmosfera sono quelli stabiliti negli Usa dall’Epa (Environmental Protection Agency) e dall’Atsdr (Agency for Toxic Substances and Disease Registry) e il valore raccomandato dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità). Secondo l’Epa il limite per l’esposizione cronica al mercurio è di 300 ng/m3 (nanogrammi per metro cubo) (Integrated risk information system: mercury elemental, www.epa.gov/iris/subst/0370.htm), per l’Atsdr il limite è di 200 ng m-3 (Minimal Risk Levels for hazardous substances, www.atsdr.cdc.gov/mrls.html), mentre l’Organizzazione mondiale della sanità nelle “Linee guida per la qualità dell’aria” del 2000 fissa a 1.000 ng m3 il valore medio annuo raccomandabile.

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Il problema delle polveri sottili. PM 10 e PM2,5

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I superamenti dei limiti consentiti (la norma italiana parla di valori soglia giornalieri di 50 microgrammi, da non superare per più di 35 volte nell’anno, e di un valore limite medio annuale di 40 microgrammi) non sono episodici, ma segnalano una tendenza abbastanza consolidata. A inizio novembre 2008, infatti, in via Machiavelli (quartiere Tamburi) i giorni di sforamento dei valori di Pm10 dall’inizio dell’anno erano già 54 (quindi già ben oltre il limite di legge dei 35 sforamenti massimi), e in via Archimede erano 33 (due sotto il massimo consentito). Non va molto meglio se si osservano i dati relativi alla media annuale: l’ultimo report disponibile presso l’Arpa è quello di giugno, e a quella data via Machiavelli già evidenziava una media annua di 44 microgrammi (4 in più del consentito), mentre via Archimede si collocava a quota 35. Non va molto meglio nel resto della città. Sempre prendendo in esame i dati rilevati negli ultimi 4-5 giorni, su via Alto Adige il Pm10 è stato di 51 microgrammi lunedì, e di 61 microgrammi il 1° novembre, in entrambi i casi superando i valori-soglia giornalieri. Superamento -record sulla Statte - Massafra (70 microgrammi il 1° novembre, dato poi parzialmente rientrato il 3 con 47 microgrammi), mentre a Talsano (Taranto) risulta un valore limite di 51 microgrammi il 2 novembre e di 27 microgrammi il giorno successivo. Molti dei superamenti dei limiti avvengono tra le ore 02.00 e le 03.00 del mattino, ovvero in quasi totale assenza di traffico veicolare. E’ noto come gli IPA, le diossine, e gli altri inquinanti emessi dall’industria possano legarsi alle polveri sottili e di conseguenza essere inalate o respirate. Secondo uno studio dell’ OMS condotto nelle 8 maggiori città italiane sulla popolazione di oltre trenta anni, il 4,7% di tutti i decessi è attribuibile a concentrazioni di Pm10 superiori a 30 microgrammi. In altre parole, portando le polveri sottili a livelli accettabili, nelle nostre città si potrebbero evitare circa 3.500 morti all'anno, migliaia di ricoveri per cause respiratorie e cardiovascolari e decine di migliaia di casi di bronchite acuta e asma fra i bambini al di sotto dei quindici anni. Altro problema di considerevole entità è costituito dal parco minerali ILVA posto a ridosso dell’abitato Tamburi. Come si evince dalla foto satellitare allegata, tale distanza non è superiore ai 120 metri. Colline di minerali, prive di qualsivoglia copertura, sono esposte all’azione del vento e della pioggia che ne favoriscono così la diffusione nell’ambiente. Il risultato più immediato è che l’intera popolazione di questo quartiere è esposta 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno ad inquinanti e polveri di minerali con gravissimo danno per la salute e per la qualità della vita.

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Foto: ILVA di Taranto. Parco minerali a ridosso del quartiere Tamburi.

Tumori a Taranto INCIDENZA TARANTO Nel marzo 2007 è stata terminata la raccolta dei casi incidenti a Taranto con un grado di completezza al 95%: per la sola provincia di Taranto sono stati esaminate circa 40.460 schede di dimissione ospedaliera nell’intero triennio e circa 4.400 schede di morte per ciascun anno, per un numero di casi incidenti l’anno pari a circa 2500. Contestualmente, è stata aggiornata l’analisi di mortalità svolta dall’OMS, con dati disponibili fino al 2001, e valutando i trend temporali per quinquennio. Tale analisi è stata condotta con l’ausilio del cosiddetto Atlante Cislaghi, un software di elaborazione statistica e grafica che utilizza i dati ufficiali di mortalità rilasciati dall’ISTAT. Ciò che si evidenzia dall’analisi è, per il sesso maschile, un SMR costantemente superiore a 100 nella città di Taranto, in tutti i periodi in studio per tutti i tumori (1981-1986 SMR=127; 1987-1991 SMR= 120; 1992- 1996 SMR= 118; 19972001 SMR=117), per tumore del polmone (1981-1986 SMR=140; 1987-1991 SMR= 139; 1992-1996 SMR= 140; 1997-2001 SMR=129), per mesotelioma pleurico (1981-1986 SMR=501; 1987- 1991 SMR= 353; 1992-1996 SMR= 433;

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1997-2001 SMR=474), per tumore della vescica (1981-1986SMR=140; 19871991 SMR= 122; 1992-1996 SMR= 103; 1997-2001 SMR=124). Questi dati confermano pertanto i risultati dell’indagine dell’OMS e suggeriscono la persistenza di una condizione di rischio aumentato di sviluppare patologie tumorali e specificamente quelle per cui è nota e ampiamente consolidata l’associazione causale con fattori di rischio di tipo professionale e ambientale.
(Fonte: ARPA PUGLIA – Relazione sullo stato dell’ambiente 2006. Pag. 402)

Il caso BRINDISI Solo per necessità assoluta di efficace comunicazione, si ricorda che nell’ area di crisi ambientale di Brindisi, pure sito inquinato di interesse nazionale, sono insediate oltre alla centrale ENEL a carbone di Cerano da 2.560 MW, la centrale Edipower ex ENEL a carbone da 640 MW con progetto di aggiunta di ciclo combinato da 430 MW e la centrale a ciclo combinato Enipower da 1.170 MW. Nel 2002 le Amministrazioni Locali, ignorarono la Convenzione del 1996, meritevole di aver posto un limite massimo totale alle emissioni in atmosfera di inquinanti ad opera delle allora 2 centrali ENEL, prevedendo la chiusura della centrale di Brindisi Nord a partire dal 2004, il funzionamento della centrale di Cerano a tre gruppi di cui uno a gas a partire dal 2000, nonché limiti alla produzione elettrica annua e al consumo annuo di carbone. In detta Convenzione intervenne pesantemente e autorevolmente il Ministero dell’Ambiente, anche con successivi interventi a difesa, ritenendola imprescindibile leva di intervento nell’ area di crisi ambientale di Brindisi. Tale convenzione fu integralmente recepita (divenendo norma dello Stato) dal D.P.R. 23.4.1998, Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Brindisi, che a tutti gli impianti inquinanti di Brindisi prescrisse interventi di ambientalizzazione tranne che alle due centrali ENEL, perchè “agli interventi specifici individuati, si aggiunge l’insieme dei provvedimenti che riguardano l’ esercizio della Centrale ENEL Nord e l’ avvio di ENEL Sud, previsti nella Convenzione ’ 96 ENEL-Enti Locali, che daranno effetti di graduali miglioramenti nei vari periodi in cui è articolata la convenzione stessa. La situazione oggi: La centralina pubblica di monitoraggio dell’ atmosfera più vicina alla centrale ENEL, quella di Torchiarolo (comune agricolo di 5.000 abitanti), ha segnalato nel 2006 93 superamenti del limite di legge della media giornaliera di 30 rispetto ai 35 sconfinamenti annui consentiti dalla legge. Anche la media annua delle concentrazioni giornaliere di PM10 a Torchiarolo ha superato il valore annuale limite prescritto dalla legge (46 contro 40). In un’ area in cui è vietata per le attività agricole l’ estrazione di acque dal sottosuolo per il grave fenomeno dell’ intrusione di acqua marina nella falda, la centrale ENEL è autorizzata ad emungere da pozzi 1.800.000 mc/anno.

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In un mare che registra un continuo innalzamento della temperatura, la centrale ENEL scarica liberamente ogni anno 3 miliardi di tonnellate di acque calde. Gli stessi studi di parte hanno attestato nell’ inverno 2007 la presenza di nuove forme di flora e fauna proprie di mari più caldi. 6,5 milioni di tonnellate di carbone scaricate ogni anno da nave, oltre al milione e mezzo di tonnellate per la centrale Edipower, hanno costituito negli ultimi anni la più soffocante servitù su un porto un tempo fiorente e ricco di banchine per ogni tipo di traffico. Una programmazione portuale e regionale schiacciata a senso unico sul carbone, una procedura regionale di VIA che nel 2003 ha paradossalmente bloccato proprio la realizzazione di un molo dedicato nonostante la forte perplessità del Ministero dell’Ambiente, la commistione con i traffici passeggeri e la dispersione di polveri di carbone solo di recente contenuta in limiti accettabili in seguito ad intervento della Magistratura, ha determinato per il porto di Brindisi la perdita di una posizione dominante nel comparto passeggeri rispetto alla quale oggi esso arranca all’ inseguimento di porti che hanno invece realizzato investimenti finalizzati a traffici più puliti e più ricchi, effettivamente sottratti al porto di Brindisi. Questo, in brevissimi passaggi, il pesantissimo portato della centrale di Cerano, cui si aggiunge quello della centrale Edipower nel centro del porto davanti alla città. La situazione è tale che la nuova mega centrale a ciclo combinato Enipower - che produrrebbe ovunque incontenibile sindrome NIMBY - a Brindisi passa inosservata di fronte agli scempi della produzione termoelettrica da 8 milioni di tonnellate di carbone all’ anno. Le problematiche brevemente accennate sono supportate ed esplicate da:
a) i risultati delle caratterizzazioni condotte dall’ARPA Puglia per la

bonifica dei siti inquinati; b) le ordinanze di divieto di coltivazione e di utilizzo di una striscia di 7 chilometri per 250 metri intorno al nastro trasportatore della centrale Enel di Cerano; c) i dati di emissione delle attività industriali a Brindisi in base a quanto riportato dal registro INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e delle loro Sorgenti); d) i dati del Registro Tumori Ionico Salentino;

a) I risultati delle caratterizzazioni condotte da ARPA Puglia nelle attività

connesse alla bonifica dei siti inquinati, indicano tra l’altro livelli elevati di Benzene, Cloruro di vinile e Arsenico. In particolare il Cloruro di vinile, ritenuto cancerogeno certo per l’uomo (Classe 1 Iarc), risulta aver

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superato ben di 72 punti la CLA e molte zone del Petrolchimico risultano essere contaminate, frequentemente ad una profondità di 16-17 metri. Per il Benzene e l'Arsenico, anch’essi cancerogeni certi per l’uomo (Classe 1 Iarc), la situazione risulta essere simile: molte zone contaminate e un numero di superamenti più alto rispetto la CLA. Precisamente risulta aver sforato 228 volte il Benzene e 42 l’Arsenico. Ricordiamo che le fonti antropiche di questi due inquinanti risultano essere la combustione di combustibili fossili(petrolio, carbone, olio combustibile); e a tale proposito sottolineiamo che nella zona analizzata sono presenti tre centrali elettriche: una all’interno del Petrolchimico, e due alimentate a carbone (di cui una la Edipower a solo due chilometri). Per quanto riguarda il mercurio, composto tossico, i cui effetti si ripercuotono sul sistema nervoso centrale, la situazione risulta essere notevole in quanto la maggior parte dei campioni che risultano superare la CLA, sono stati trovati nello strato di terreno superficiale (profondità 01 m ), e pertanto risultano essere pericolosi dal punto di vista sanitario, dal momento che i lavoratori possono facilmente venire a contatto con l’inquinante in questione. I dati del registro INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) sembrano confermare la tesi dell’inquinamento antropico dovuto principalmente alla presenza di centrali termoelettriche alimentate a carbone. Infatti se guardiamo soprattutto i dati riferitialla centrale termoelettrica di Cerano, notiamo che le emissioni totali (Acqua, Aria) dei due inquinanti visti in precedenza (Mercurio, Arsenico) risultano superare i valori soglia fissati dalla Commissione Europea (Regolamento CE n. 166/06). Con i dati delle caratterizzazioni dei terreni ( profondità 0-1 m e 16-17 m) si è analizzato il rischio sanitario grazie all’ausilio del software ROME (ReasOnable Maximum Exposure). I risultati sono meritevoli di grande attenzione, perché nello strato di terreno superficiale (profondità di 0-1 m) dove i lavoratori potrebbero essere esposti all’inquinante per inalazione di polveri o vapori, contatto dermico e ingestione di suolo, il rischio sanitario all’interno del Petrolchimico risulta essere importante soprattutto per Arsenico, Mercurio e Benzene.
b) Su richiesta del commissario delegato per l’emergenza ambientale,

durante il 2005 e 2006 il Sindaco della città di Brindisi ha provveduto ad effettuare i controlli sui terreni e le acque sotterranee nella fascia larga 250 metri e lunga 7 km lungo il nastro trasportatore di carbone fino alla centrale ENEL di Cerano. Alla luce dei risultati, dall’indagine affidata a Sviluppo Italia, con la scoperta di metalli pesanti, pesticidi e altre sostanze inquinanti fino ad un metro di profondità. In seguito alle indicazioni della conferenza di servizi decisoria sul SIN di Brindisi del 3.3.2007, la conferenza di servizi convocata dal Sindaco di Brindisi in data 20.6.2007 ha successivamente espresso parere favorevole alla emissione in via cautelativa di “ordinanza sindacale di divieto di coltivazione” delle aree agricole suddette limitrofe agli impianti ENEL.

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Tale provvedimento è stato emesso il 28.6.2007 con obbligo di distruzione delle colture erbacee e dei frutti pendenti e sta determinando grave allarme e tensione in un territorio ad altissima vocazione agricola, già colpito da meccanismi di mercato che da anni penalizzano i prodotti provenienti da Cerano. Tra le altre sostanze rilevate: stagno, berillio, vanadio, cobalto, mercurio, rame, cadmio, nichel, arsenico, pesticidi clorurati. I dati sono stati trasmessi al Ministero dell’Ambiente, segnalando la necessità di estendere i controlli ad una fascia superiore ai 250 metri. Con successiva ordinanza sindacale si è imposta la distruzione di tutti i prodotti ortofrutticoli e arborei, compresi quindi olive, uva, ed altra frutta presente nell’area da effettuarsi sotto controllo e certificazione della ASL e VV.UU. , in attesa di ulteriori determinazioni.
c) Il Registro INES contiene informazioni su emissioni in aria e in acqua di

specifici inquinanti provenienti dai principali settori produttivi e da stabilimenti generalmente di grossa capacità presenti sul territorio nazionale. Il Registro INES è aggiornato annualmente e sono attualmente disponibili le informazioni relative agli anni 2002, 2003, 2004 e 2005. INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) ed EPER (European PollutantEmission Register) sono registri integrati nati nell'ambito della direttiva 96/61/CE, meglio nota come direttiva IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control).

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Questi dati rappresentano un confronto tra le emissioni a Brindisi e quelle della intera Puglia negli ultimi anni. Nell’ultima colonna a destra il numero riportato costituisce la percentuale delle emissioni di Brindisi rispetto alle emissioni di quella sostanza in tutta la regione. Nel 2002,per esempio, le emissioni di anidride carbonica a Brindisi erano il 53,6% del totale. Come è facile rilevare, le emissioni industriali a Brindisi nell’anno 2005 sono state composte anche da sostanze pericolose ed alcune in grado di provocare il cancro. Queste sono state segnate con un asterisco (*). L’emissione di anidride carbonica è 15 volte superiore alla soglia solo nella centrale di Cerano. L’arsenico, il cadmio, il cromo, gli idrocarburi policiclici aromatici e il benzene tutti cancerogeni in grado di provocare diversi tipi di tumori, superano abbondantemente la soglia. L’arsenico provoca tumori polmonari ed epatici, il cromo e il nichel tumori polmonari, il cadmio tumori della prostata, il benzene leucemie e linfomi.

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Gli idrocarburi policiclici aromatici sono responsabili di diversi tipi di tumori tra cui quelli polmonari, vescicali e cutanei. Anche le altre sostanze emesse oltre la soglia sono responsabili di patologie varie come quelle respiratorie e cardiache (ossidi di zolfo, di azoto).
d) Dall’ottobre 1999 è iniziata la raccolta dei casi di tumore maligno

diagnosticati, a partire dal 1° gennaio 1999, alla popolazione residente delle province di Brindisi, Taranto e Lecce. I dati di mortalità e i dati di incidenza evidenziano nelle tre province pugliesi meridionali un eccesso di tumori maligni correlati, verosimilmente, ad esposizioni ambientali ed occupazionali (tumori maligni del polmone, della vescica, mesoteliomi) e di altri tumori quali tumori maligni dell’encefalo e tumori del fegato in entrambi i sessi. I dati raccolti negli ultimi anni e confrontati con quelli del registro tumori di Ragusa, l’unico sinora certificato nell’Italia del sud, mostrano a Brindisi un eccesso di tumori del polmone, della vescica, della pleura (amianto), del fegato (epatite C) e delle leucemie (benzene). I tumori del polmone e della vescica sono stati trovati in eccesso soprattutto nel sesso maschile e nella città capoluogo, elementi questi che fanno pensare, secondo i responsabili del registro, ad una loro origine ambientale e lavorativa. I dati di incidenza evidenziano nell’Area a rischio e nel solo Comune di Brindisi un eccesso di tumori maligni (tutti i tumori e soprattutto i tumori correlati ad esposizione ambientale e professionale). È interessante notare che lo scarto tra area a rischio e resto della provincia è maggiore per il sesso maschile rispetto a quello femminile, il che lascia pensare ad un’importante componente professionale oltre che ambientale. Questo, in brevissimi passaggi, il pesantissimo portato della centrale di Cerano, cui si aggiunge quello della centrale Edipower nel centro del porto davanti alla città. La situazione è tale che la nuova mega centrale a ciclo combinato Enipower - che produrrebbe ovunque incontenibile sindrome NIMBY - a Brindisi passa inosservata di fronte agli scempi della produzione termoelettrica da 8 milioni di tonnellate di carbone all’ anno. L ’applicazione di BAT di ultima generazione a tutela della salute delle popolazioni. Tutto quanto sopra esposto, in scienza e coscienza impone un’ intervento di estrema urgenza a tutela della salute delle popolazioni della Regione Puglia, una vera emergenza sanitaria/ambientale da affrontare con immediatezza. La tecnologia, la scienza e la ricerca offrono oggi sistemi innovativi in grado di ridurre al massimo l’impatto ambientale dell’industria sul territorio. Tra molteplici soluzioni, a titolo esemplificativo ne indichiamo alcune, con l’ausilio di foto e una brevissima descrizione tecnica generale.

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carico/scarico

polverulenti per l’industria.

Trattasi di sistemi innovativi che intervengono nelle varie fasi di movimentazione e stoccaggio di minerali e composti polverulenti per l’industria. Tutte le varie fasi di movimentazione avvengono in assoluta sicurezza per l’uomo e per l’ambiente grazie all’utilizzo di strutture completamente sigillate e automatizzate, a partire dal prelievo nelle stive delle navi. In particolare i materiali e composti polverulenti, come ad esempio il carbone, vengono prelevati direttamente dall’interno nelle stive per mezzo di scaricatori continui a catena di tazze, senza venire a contatto con l’ambiente fino al recapito finale. Nel caso si usino nastri trasportatori per raggiungere lo stoccaggio, questi sono chiusi e in depressione per impedire la fuoriuscita di polveri verso l’esterno. Anche il deposito dei minerali e composti polverulenti è coperto con una struttura tubolare in alluminio e acciaio, (tecnicamente denominata COAL DOME).

(foto n° 1: scaricatore continuo a tazze)

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(foto n° 2: nastri trasportatori chiusi e in depressione)

(foto n° 3: stoccaggio coperto di minerali/composti polverulenti)

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(Foto n ° 4 – 5 : Stoccaggio polverulenti a Civitavecchia- Italia)

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(foto n° 6 – 7 : fasi di realizzazione stoccaggio coperto)

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 Azione: Sistemi di abbattimento inquinanti di nuova generazione.
 Esistono le tecnologie per eliminare quasi del tutto le emissioni di diossine, furani, e altri composti organici. SIEMENS VAI - Metals Technologies Gmbh &Co di Linz (Austria) ha sviluppato il processo denominato "SIMETAL cis MEROS", dove MEROS è l'acronimo di Maximized Emission Reduction Of Sintering (riduzione massimizzata delle emissioni dell'agglomerato).  Il processo MEROS è stato sviluppato per ridurre le specifiche emissioni entro valori fissati dall'Amministrazione comunale di Linz. Il processo MEROS è caratterizzato da una serie di trattamenti in cui, polveri e componenti inquinanti ancora presenti nei fumi di processo dopo il trattamento nei filtri elettrostatici, vengono ulteriormente abbattuti con successivi trattamenti abbastanza complessi (ricircoli, precipitatori a umido, a secco, filtri di tessuto, ecc.). Con questo sistema si raggiungono i seguenti livelli di emissione:  * polvere <10 mg/Nmc; * SOx <50 ppm/Nmc; * diossina <0,1 ng/Nmc; * NOx <50 ppm/Nmc (in combinazione con il sistema DeNOx) .

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 La Siemens ha implementato il processo MEROS nel 2005 sull'impianto sperimentale da 80.000 Nmc/h e nel 2007 sull'impianto da 620.000 Nmc/h entrambi di Voestalpine Stahl di Linz in Austria. Ha eseguito interventi risolutivi sull'impianto di agglomerazione di Corus Port Talbot Works in Inghilterra e su quello di Dragon Steel Corporation a Taiwan. Ha in corso l'installazione di un impianto da 520.000 Nmc/h della Maashan ISCO, in Cina; il relativo contratto è stato firmato a marzo 2008 e lo startup dell'impianto è fissato per l'estate del 2009.

(Foto impianto MEROS a Linz – Austria)

Nota: Emissione fumi prima e dopo l’utilizzo di nuove BAT

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(foto: schema a blocchi BAT per abbattimento inquinanti organici)

(foto: modello di impianto BAT implementato in Austria)