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La Stampa 10 ottobre 2001

Alla guerra senza sorrisi


Potremo anche impegnarci militarmente di pi, se gli obblighi che abbiamo con la Nato ce lo imporranno, e insieme ai nostri alleati europei; ma non chiedeteci di gridare viva Bush, per favore, e nemmeno viva Berlusconi. Non chiedeteci di marciare entusiasti dietro le bandiere della libert impugnate dal governo italiano della legge sulle rogatorie, detta giustamente legge Previti; n al seguito del presidente Usa che, eletto con l'appoggio determinante dei petrolieri, rifiuta gli accordi di Kyoto. Non chiedeteci di sentirci davvero rappresentati, come cittadini dell'Occidente liberale e democratico, dalla grande coalizione che, come giustamente fanno osservare i "filoamericani" radicali, include anche la Corea del Nord, Gheddafi, l'Arabia Saudita e gli altri paesi degli sceicchi. Quella opinione pubblica riluttante, quel popolo del "s, ma" che oggi bersaglio di quasi tutti gli opinionisti "indipendenti", e a cui si infliggono quotidiane lezioni di decisionismo anglosassone, esprime anche e soprattutto perplessit di questo genere. Si ricordato spesso, in questi giorni, che l'Europa si salvata dal fascismo per l'impegno degli americani contro Hitler (peraltro diventato effettivo quando furono attaccati direttamente a Pearl Harbor). Giusto, ma della coalizione antifascista e antinazista faceva parte anche Stalin: qualcuno si sognerebbe oggi di rimproverare ai liberali e democratici dell'epoca di non aver inneggiato all'Unione Sovietica, accettando tuttavia lo stato di necessit imposto dalla situazione? Non aggrediteci subito dicendo che Bush non Stalin, mentre molto verosimile che i talebani siano come Hitler. Lo sappiamo bene; ma permetteteci di avere qualche dubbio sulla buona fede democratica di alcuni, non pochi, membri della attuale coalizione; e di preoccuparci che la situazione di emergenza sia da loro utilizzata per liquidare troppi conti con loro dissidenze interne che niente hanno da spartire con la ferocia terroristica di Bin Laden. Vista sotto questo profilo, l'operazione "tutti uniti dietro agli Usa" molto simile a quella che tutte le destre hanno sempre tentato anche in condizioni diverse e di minore oggettiva tensione: le campagne elettorali giocate prima sul pericolo comunista, poi sulla sicurezza pubblica minacciata dalla caduta dei "Valori" e dall'invasione degli immigrati; adesso, certo con ben pi forti ragioni ma sempre nello stesso stile, in nome della difesa della libert occidentale contro il fanatismo terroristico. Date queste esperienze, concedeteci almeno una certa freddezza, un residuo di atteggiamento critico - che del resto non guasta: anche nell'uso legittimo della forza necessario non perdere del tutto il discernimento.

GIANNI VATTIMO