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Fraternità Russia Cristiana - SERIATE 7 Ottobre 2001

Padre Romano SCALFI Il tema che intendiamo trattare in quest'anno sociale è la figura di Cristo nella letteratura russa , che Adriano svolgerà e io lo ringrazio sin d'ora per la sua generosa collaborazione. Conoscere Cristo è un desiderio che ci accompagna per tutta la vita, che cresce col crescere degli anni, perché la conoscenza di Lui fa comprendere meglio se stessi, gli altri e tutta la realtà. Quindi, è una con venienza anche dal punto di vista umano conoscere di più Cristo. “Noverim Te, Domine” (che io possa conoscere Te, Signore) era il grido che Agostino diceva quando era già convertito, quando era vescovo, perché aveva coscienza di non conoscerLo sufficientemente. Per quanto poco si conosca Cristo, cresce il desiderio di approfondire non solo attraverso una conoscenza intellettuale, ma attraverso la vita. Conoscere di più, per vivere in Lui che è la vita, il cuore di ogni vita. Ora, nella letteratura russa la vita è questa passione per Cristo. Il Papa afferma che non c’è ecumenismo senza scambio di doni, soprattutto doni culturali, e noi desideriamo accettare e ricevere dalla tradizione russa questa conoscenza in modo che ci aiuti a capire di più cosa desideriamo. La nostra compagnia, la nostra comunità, ha come scopo quello di aiutarci a comprendere e vivere insieme il significato della vita. Questa stessa compagnia ci impedisce che la conoscenza diventi solo nozionismo, cioè"sapere per sapere" anziché sapere per vivere in pienezza la totalità della nostra vita. Ma la comunità cristiana, la nostra compagnia, del resto come la Chiesa, non è un meccanismo che produce salvezza. La comunità è un corpo che vive della pienezza delle sue membra e, se le membra sono sane, come dice S. Paolo, tutto il corpo è sano; se ciascuno di noi è malato, in qualche modo influisce negativamente sulla totalità del corpo. Perciò la comunità non espropria la responsabilità della persona singola, anzi, la richiede più fortemente. Siamo responsabili non solo di noi ma degli amici di tutto il mondo. Cito ancora una volta la frase di Lev Regel'son: “L'autocoscienza dell'uomo determina il volto delle epoche", la coscienza dell'uomo, la mia mentalità, una mentalità fatta di desiderio, di domanda, di giudizio, di volontà; insomma, la mentalità nel suo complesso determina il volto delle epoche nel bene come nel male. Non sono principalmente, come si credeva nella concezione marxista, le strutture sociali che determinano la storia; non sono né l’economia (anche se è un fattore importante), né la psicologia. Protagonista della storia, nel bene e nel male, è la mia coscienza, non nel senso esclusivo di quello che penso, ma di ciò che vivo io, di ciò che desiderio, delle domande che mi stanno più a cuore. Questa espressione di Lev Regel'son non è un'elucubrazione mentale, ma è l'esperienza sua e dei suoi amici; era infatti uno dei maggiori dissidenti della Russia durante il regime comunista. "Dissidente", lo sappiamo, è una parola sbagliata perché la loro non era una mentalità in opposizione comunismo; era principalmente una loro "propria" mentalità, una propria concezione della vita. Il loro scopo principale non era, l'abbiamo detto molte volte, quello di "buttar giù" il comunismo, ma di "tirar su" delle persone nuove. È dall’esperienza di questo, se vogliamo, piccolo gregge, ma culturalmente potente, come desiderio, come volontà, come coscienza, che è cambiato il volto della Russia. Non è una cosa che è venuta pensando, ma vivendo e sperimentando. Infatti, il comunismo è caduto an zitutto perché non aveva più niente da dire culturalmente; nessuno più ci credeva; politicamente aveva tutto nelle sue mani, ma è caduto perché gli mancava una coscienza, l'auto-coscienza. Ormai era diventato una barzelletta perfino per quelli che erano al comando. Ed è caduto perché, come cultura, non dico semplicemente contraria, ma alternativa, stava nascendo un’idea nuova, che era di pochi, ma era di quelli che pensavano, di quelli che vivevano intensamente. Per questo dobbiamo tener cara l'affermazione: “L'autocoscienza dell'uomo determina il volto delle epoche". Igor Safarevič, un matematico, forse il più grande matematico vivente della Russia dice: “Se tutto dipende da Dio, vuol dire che tutto dipende da me, perché Dio passa attraverso il cuore degli uomini".

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questo vuoto è riempito dalla violenza. è un rapporto. naturalmente. Ci sarà chi è più responsabile. ma semplicemente vivendo nella verità. né tutta la terra russa”. Io sono tu. si plasma e plasma il mondo". come diceva Dostoevskij: "L'uomo è responsabile di tutto e di tutti". La gente sana commentava: "I dissidenti sono semplicemente quelli che pensano. dalla coscienza del Samizdat. un giudizio che può cambiare il mondo. È importante recuperare.Dostoevskij affermava: “Il diavolo combatte ancora contro Dio e il campo di battaglia è il cuore dell’uomo". senza coscienza. possiamo semplicemente sopportare la gente che ci è di peso. 2 . come cambia in meglio la nostra mentalità . “Se la Russia è quella che è. È troppo comodo dar la colpa al talebano o a chi per lui. perché questo corrisponde al vero. Si può vivere alla giornata. S. ma vale per ciascuno di noi. questi sono riempiti dalla violenza. non perché così le cose possano andare d'accordo meglio. ma perché abbiamo delle convinzioni che vogliamo comunicare. affinché tutto quello che facciamo sia per la nostra conversione a Cristo sia per la trasfigurazione in Lui del mondo. ma perché è la verità di me. ci aiuteremo a ripercorrere la figura di Cristo perché il tempo è breve e non dobbiamo buttare via neanche un istante. senza sapere il perché. sento una venerazione: è perché so che insieme apparte niamo a un corpo che ha il valore dello stesso Corpo di Cristo". che è deleteria per tutti. Non è detto. non chiuso in se stesso ma spalancandosi. Paolo ha detto che siamo "Corpo di Cristo" ciascuno parte dell'altro. sono solamente l'occasione per recriminare o semplicemente per dimenticare. non perché siamo migliori degli altri. possiamo contribuire al miglioramento o al peggioramento del volto delle epoche senza inventare delle cose straordinarie. quando si creano i vuoti nella società. Ciò vale anche per i nostri giorni. semplice. un pensarci su. tanto più la co scienza è sana. Adriano DELL'ASTA “Quest'anno. perciò abbandonarsi alla paura o all'indifferenza non serve a costruire insieme il volto delle epoche. non fa “il volto delle epoche" se non in senso negativo . gli altri non pensano”.. la consapevolezza di essere protagonisti della sto ria. che stupidamente faceva del bene agli altri senza domandare niente per sé. Berdjaev afferma che. la nostra autocoscienza in modo da determinare in meglio il volto della storia? L'articolo di Regel'son da cui abbiamo preso l'affermazione "L'autocoscienza determina il volto delle epoche" nella seconda parte dice: ”Divento io quando dico Tu”. che con naturalezza creava comunione e amicizia con chi la incontrava): “ . nell'incontrare te. Come accennato. Quando si crea il vuoto. È lì che si gioca la battaglia tra Dio e il demonio. un ragionare. che ci fa migliori.. Se le due torri distrutte in America non sono occasione per approfondire la nostra autocoscienza. Se Cristo ha fondato un corpo. un rapporto con un tu che è di ciascuno. ma tutti siamo responsabili. in questo secolo dovranno sperimentare molto peggio". "Dissidente" era un nome dato per disprezzo dal potere perché tutti avrebbero dovuto pensare secondo il regime. tutto dipende da Dio. È il cuore dell’uomo inteso proprio secondo la tradizione cristiana ebraica. Mi ha detto un amico: "Abbiamo dovuto soffrire molto. non serve essere complicati. È dal modo con cui ci si incontra che cresce la nostra coscienza. l'uomo stesso. anche senza pensare. Quanto più cresce questa coscienza. per dare la colpa ad uno e as solvere gli altri mentre tutti siamo responsabili. ma tutto dipende dalla mia risposta. era una di quei giusti senza i quali non sta in piedi né il paese. né la città. ogni persona che incontriamo. Non è semplicemente un esame di coscienza. un rapporto con un Tu che principalmente è Cristo. Basta un cuore semplice per determinare il volto della storia. io sono tu: questo vale fra marito e moglie che non sono mai abbastanza consapevoli di questa profonda verità che esiste. è perché io sono quello che sono”: sono state queste certezze ad illuminare le menti e il cuore dei dissidenti. come diceva Padre Scalfi. Se non creiamo cultura. abbiamo la possibilità di far crescere in noi e fra noi una coscienza. come dice Solženicyn nel racconto "La Casa di Matriona" (questa povera donna. Come può crescere. ma i no stri figli. Ancora lui: "Spalancandosi. come fondamento della persona.è morta e non ce ne siamo accorti. non come tecnica di comportamento ma come coscienza. ma questo non determina il bene la società. Sempre Regel'son dice: "La vita è un incontro che na sconde e svela il Mistero. i dissidenti erano quelli che pensavano diversamente. la storia non è mai una fatalità. che siamo un corpo solo per cui tu sei parte di me. Abbiamo superato due tremende guerre. cioè come verità della vita. creiamo anticultura. possiamo semplicemente passarci accanto indifferenti o possiamo sentirci parte di ognuno che incontriamo.

Per il suo intervento sull'Islam si veda il volume: "La Russia e la Chiesa Universale" oppure l'inserto di TEMPI. Nota: Per maggior comprensione riportiamo una relazione di Adriano Dell'Asta (e non la registrazione di quanto ha detto alle fraternità). nello stesso tempo.2. ma ci illumina in quello che esporremo. gli elementi particolari non si escludono a vicenda. è l’unità che esige di essere interpretata secondo il criterio dell’unità e non della contraddizione. attraverso la visione del mondo in Dio. quel segno della Croce che. Vale la pena di rileggere una definizione classica dell’unitotalità. Questo non significa che tutto sia già presente secondo le modalità di un perfetto sviluppo. egli faceva “con voluta ostentazione” perché “anche in cose relativamente così poco importanti non vorrei che si arrivasse a credere che io possa vergognarmi del mio Cristo”. conformemente ad un’esigenza imposta dal sistema stesso come sistema dell’unitotalità. a vivere la trasfigurazione del mondo. quando questo cuore è attento alla sua verità. in primo luogo. E la sua non è soltanto la protezione di un Logos che potrebbe essere ridotto al Dio dei filosofi. La letteratura sarà uno strumento col quale chiariremo. o meglio. la visione del mondo con gli occhi di Dio e quel che ne consegue cioè l'azione. nella quale la presenza di parti diverse non è affatto un venir meno dell’unità ma è. per farci vedere che cosa vibra nel cuore dell'uomo. è la luce irriducibile che viene dal segno scandaloso proprio del solo cristianesimo. I restanti in quella di Novembre. in secondo luogo. daremo visibilità ad alcune cose che via via Pa dre Scalfi ci dirà durante l'anno. È una questione di metodo: è il contenuto che detta il metodo. Dal momento in cui scienza e filosofia come discipline astratte non sono più in grado di rispondere all’esigenza di significato che muove la ricerca di Solov’ëv. concede loro ampio spazio in se stesso”. 1. che è Cristo. cioè. si tratta semplicemente di riconoscere il valore globale (sistematico) dell’unitotalità. teocrazia. 1. ma che tutto è già in nuce. non escludono l’intero. Cristo è presente come ciò sotto la cui protezione e nella cui luce tutto deve essere posto. questo fondamento unitotale o principio assoluto non schiaccia e fagocita gli elementi particolari ma invece. 1. quando. palesandosi in essi. quando. La prima cosa da avere chiara è che in Solov'ëv la figura di Cristo. Se questa è l’unitotalità è ovvio che la presenza di parti diverse (i diversi momenti del sistema di Solov’ëv con la sua tradizionale suddivisione in teosofia. 1. l’amore perché guardare il mondo con gli occhi di Dio è amare e questo si insegna attraverso la conversione a Cristo. nella sua capacità crea tiva. in terzo luogo. si ha unitotalità “quando. come racconta il biografo degli anni giovanili di Solov’ëv. attra verso la contemplazione. teurgia) non implica affatto una contraddizione 1) né delle parti nei confronti dell’insieme (il sistema) 2) né delle singole parti nei confronti delle altre parti: non c’è nessun bisogno di giustificare il passaggio da una tematica all’altra in forza di delusioni. ma al contrario si pongono reciprocamente l’uno nell’altro e sono reciprocamente solidali tra di loro. attraverso questa conversione. che non è un letterato. la persona di Cristo è il centro di tutto. Partiamo da Solov'ëv.1. non è per irenismo o per amore 3 . condizione e frutto dell’unità che esige e ha bisogno delle parti (per esserne l’unità) e le rende possibili (nella sua unità). La figura di Cristo si presenta sin dall’inizio come il centro del sistema di Solov’ëv. ma fondano il proprio essere particolare su un’unica base universale comune. I punti 1 e 2 sono stati da lui trattati nella fraternità di Ottobre.La coscienza della necessità della conversione ha qualcosa che realmente ci costringe a cambiare rispetto al nostro peccato e. nella conversione a Cristo.3.

in tutti e in ciascuno. Questa impostazione del problema si rivela assolutamente paradossale.4. perché l’opera rimase incompiuta. sviluppi che non vennero mai scritti in quanto tali. nell’instaurare. in contrapposizione. Il passo. lo studio degli elementi teoretici dello spirito umano ci porta soltanto alla determinazione del compito e dei principi generali della conoscenza autentica. come anticipavo. al posto dei rapporti esteriori dati tra gli elementi divini. È un passo che merita di essere letto. ma è già presente in Solov’ëv sin dall’inizio della sua speculazione. astratto di sistema che cerchiamo uno sviluppo coerente là dove altri vedono il susseguirsi di salti. Ciò che costituirà appunto l’oggetto dell’ultima parte specifica del presente studio […]. Questo è confermato del resto dal piano dei lavori presente nella Critica dei principi astratti . Già in questa formulazione generale e astratta un simile compito non solo si distingue dai compiti dell’arte generalmente ammessi ma in parte li contraddice direttamente e in parte non ha con essi nulla in comune. nella Critica: “L’organizzazione di tutta la nostra realtà è compito di una creatività universale. invece. dunque. la realizzazione di questi principi. perché ci consentirà di chiudere queste osservazioni di metodo e di passare sorprendentemente al nostro tema. che traspone tutto ciò che esiste nella forma della bellezza. umani e naturali dei rapporti interiori e organici di questi tre medesimi principi. realizzazione da parte dell'uomo delle energie divine proprio nell’essere reale della natura. si rivela condizionato dall’adempimento di un altro grande compito: l’organizzazione della nostra stessa realtà o realizzazione del principio divino nell’essere stesso della natura. ciò che io chiamo una libera teurgia. ma per una fedeltà al contenuto: o prendiamo sul serio l’unitotalità oppure non ne parliamo neppure. cioè come libera teurgia. per un verso. sempre secondo me. Siccome questa realizzazione dell’unitotalità non è ancora data nella nostra realtà […]. se nell’ambito conoscitivo (per l’intelletto) essa è la verità assoluta. consiste. in un lungo passo nel quale vengono descritti quelli che avrebbero dovuto essere gli sviluppi successivi di quest’opera. nel ricreare la realtà esistente. al punto che la stessa realizzazione della teosofia è condizionata da quella della libera teurgia. la 4 . Il compito dell’arte nella sua pienezza. Per me questo compito è proprio dell’arte e i suoi elementi. come succede in questo caso. Leggiamo. Così. È ora necessario che giustifichi questa mia affermazione attraverso l’esame delle affermazioni contrarie e la dimostrazione della loro inconsistenza. Ma per un altro verso il passo è importante anche perché lo schema di quella che nei piani di Solov’ëv doveva essere la terza parte della Critica presenta significative analogie con quelle che noi sappiamo essere le conclusioni delle opere estetiche degli anni Novanta: la critica dell’arte come riproduzione oggettivistica della realtà o come mero soggettivismo e. della realizzazione da parte dell’uomo del principio divino in tutta la realtà empirica e naturale. almeno in parte. abitualmente si attribuisce all’arte una certa riproduzione della realtà esistente. ma soltanto vi si compie. perché permette di confermare quanto si diceva a proposito del metodo: ciò che risulta evidente quando si deve constatare. cioè l’effettiva organizzazione della conoscenza autentica. che l’ideale teurgico non spunta improvvisamente negli anni Novanta come qualcosa di concepito nell’isolamento dal tutto o come negazione delle fasi precedenti. è la bellezza assoluta. l’adempimento di questo compito. nell’universale e nei particolari. confermando così che è il contenuto a dettare e imporre il metodo. sono già presenti nelle opere della creatività umana: a questo punto è evidente anche che io trasferisco il problema della realizzazione della verità nella sfera dell’estetica. Se nell’ambito morale (per la volontà) l’unitotalità è il bene assoluto. è di grande interesse. I fondamenti e i principi generali di quest’arte grande e misteriosa. secondo la mia definizione.1. ed è una presenza essenziale la sua. e vi si compie inoltre attraverso il nostro intervento. o una pro duzione di immagini e forme ideali che esprimono soltanto il contenuto soggettivo del nostro spirito e il suo rapporto con la natura senza esercitare alcun influsso su quest’ultima. Infatti. la sua realizzazione o incarnazione nell’ambito dell’essere materialmente percepibile. la realizzazione dell’unitotalità nella realtà esterna. ma che significativamente prevedono già alla fine degli anni Settanta la trattazione delle tematiche estetiche che saranno invece affrontate solo negli anni Novanta. costituiscono il terzo e ultimo problema della nostra ricerca”. essa si rivela come il compito affidato proprio all'umanità e il suo adempimento è appunto l'arte. è oggetto di una grande arte. come libera teosofia.

la posizione di Solov’ëv ha due peculiarità interessanti che vanno messe in evidenza nel nostro contesto: la prima è l’utilizzazione di termini (confusione. in questo senso. è un’espressione che ha una storia molto lunga. entra quindi nella tradizione cristiana fino a definire propriamente la vita monastica e la sua caratteristica precipua. pensata come verità e amata come bene. distinzione) che rimandano al dogma cristologico dell’unità della natura umana e della natura divina. dell’umano e del naturale si parla evidentemente della persona di Cristo. separazione. tutte le altre contrapposizioni e contraddizioni tra le varie correnti e le varie modalità di conoscenza. La via regale di cui parla Solov’ëv è. comincia a essere presente e a condizionare la stessa organizzazione del sistema anche là dove apparentemente non c’entra e non viene neppur lontanamente evocata. È perciò evidente che utilizzando questo termine Solov’ëv esprime l’idea molto precisa secondo cui l’uomo che vuole conoscere la realtà in tutte le sue sfaccettature ma senza dissipazioni. 1948. è invece ancora più interessante e consiste nell’uso totalmente inatteso dell’aggettivo “regale” per definire questa via. La filosofia astratta li separa assolutamente. noi leggiamo: “Ciò che è falso non è la loro distinzione. Il fenomeno non è l'essere in sé. È sotto l’impressione di questa presenza estremamente discreta. è utilizzata poi nell’ellenismo egiziano per descrivere l’ascesa dell’anima (e noi sappiamo che proprio nel periodo in cui scriveva il testo appena citato Solov’ëv era immerso nello studio di questa corrente) e. anche a prescindere dalla evocazione esplicita del Suo nome e persino nelle opere dove questa presenza parrebbe meno sensibile. 5 2. La Sofia. in quanto risale ad una formula biblica (Nm 21. tutt’altro che un’espressione casuale o impropria. bensì una via nuova e indipendente che è esattamente la via regale. come vediamo. nov. . Leclercq.1. 6 (p. suprema realizzazione di questa unità che. 165). Ora è chiaro che con questa seconda serie di osservazioni noi siamo già ben al di là di una semplice precisazione di metodo che potrebbe essere ancora astrattamente accademica e lontana dal nostro tema. 2. infatti. per mezzo del quale tutte le cose sono state create e che è tutto in tutti. a parte cioè il netto recupero del realismo. La voie royale. quelle attraverso le quali ci vengono incontro il vangelo e l’eucaristia. perché quando si parla dell’arte come strumento di ricreazione dell’unità del divino.tesi dell’arte come ricreazione del reale secondo un’opera trasfiguratrice capace di ricreare l’unità del divino. come nelle chiese bizantine si parla delle porte regali dell’iconostasi. là dove noi ci saremmo aspettati piuttosto una “via intermedia” o una “via di mezzo”. gli corrisponde”1. ma 1 Principi. ma ha con esso una relazione precisa. nature che nella Persona di Cristo sono appunto unite nella distinzione. che a prima vista potrebbe sembrare banale e insignificante. fantasie o vani pensieri deve seguire non la via privata. alludo qui ancora una volta proprio alle primissime opere In uno di questi testi. Tu devi prendere la via regale tra la confusione e la separazione astratta. L'ignoranza confonde l'essere in sé e i fenomeni. Ma il punto è proprio qui: Solov’ëv non cerca la classica via intermedia. ma sin dall’inizio assolutamente decisiva. cioè Cristo stesso. c'è un termine medio: la differenza e la corrispondenza. 22). come risultano superate in Solov’ëv. senza confusione e senza separazione. che è quella di portare l’uomo ad abbandonare la dissipazione per unirsi a Dio solo 2. Ma la cosa dovrebbe essere assolutamente evidente non appena si prende sul serio la pretesa dell’unitotalità e quando si considera che per il cristiano Solov’ëv anche l’unitotalità non può che essere concepita in Cristo. attraverso Origene. filosofo dell’unitotalità. Sophia. La contrapposizione di fenomeno e cosa in sé è superata. J. p. un equilibrio o una sintesi tradizionale. dunque. ma la loro separazione arbitraria. un’incarnazione materialmente percepibile come bellezza. tortuosa e pericolosa delle proprie opinioni. pp. e nella maniera più precisamente teologica. a proposito della contrapposizione tra fenomeno e cosa in sé. Ciò che è stupefacente è che la presenza di Cristo è immediatamente data. la seconda peculiarità. 339-352. ma a parte questo. in Supplement de la vie spirituelle. in forza di un’unità che è ben di più che non la semplice sintesi di una coppia di principi contrapposti. 2 Cfr. eccessi. vizi. che possiamo ora iniziare ad approfondire le caratteristiche della figura di Cristo nel sistema di Solov’ëv. dell’umano e del naturale e di dare a questa unità.

SS. in SS. SS. perché per contestare le astrattezze dei vari sistemi filosofici coi quali aveva a che fare e che potevano essere ricapitolati sotto i due grandi nomi di empirismo e razionalismo. I. 5 Come esemplificazione di questo fluttuare tra individualismo egoistico e massificazione. ma “l’oggettivismo autentico e ragionevole”. che andava preservata in tutta la sua complessità.3. pp. In questo senso. pp. in SS. pp.S. 609-610. e che nella sua signoria ritrova tutto. venga preso in considerazione anche il suo valore”4. quel formalismo astratto che faceva sì che per l’idealismo ogni cosa diventasse “puro pensiero. tra la pura istintualità conflittuale e la gaiezza del nulla5. (D’ora in avanti questo testo sarà indicato semplicemente con la dicitura Nac˚ala). 6 . ma alla loro assunzione per la trasfigurazione. Signore della realtà. Nella sua apparente neutralità rispetto al tema di Cristo. cioè pensiero senza pensante e senza pensato. 250-290. questo passo squisitamente filosofico ci ha così portato di peso in un mondo di pensiero in cui la presenza di Cristo detta non solo il metodo della soluzione dei problemi (l’unitotalità come unità delle parti in una realtà vivente. 251-252.2. cfr. secondo una oggettività che non era la fredda indifferenza vanamente pretesa dalle scienze moderne. I. nella distinzione senza confusione e senza separazione) ma addirittura le coordinate linguistiche entro le quali la soluzione può essere formulata. il quale “esige che. per altro. al riconoscimento degli stati di coscienza senza soggetto cosciente e senza oggetto della coscienza”2. La possibilità di una conoscenza siffatta era legata per Solov’ëv alla capacità dell’uomo di restare fedele alla struttura orginaria della realtà e dello stesso essere umano. della quale sono i due poli necessari” 1. in maniera chiaramente modellata sulla figura di Cristo non ad un rifiuto (separazione) o a una assimilazione (confusione) della modernità. la centralità della sua valutazione. diceva Solov’ëv. Filosofskie načala cel’nago znanija (I principi filosofici della conoscenza integrale). in SS. fluttua tra un individualismo esasperato e l’omologazione del vuoto. XII. e insieme a loro crolla anche tutta la filosofia accademica astratta. nello stesso tempo. ma il loro ricostituirsi in quell’insieme unitario e sensato che costituisce il destino di ogni singolo uomo. Ob”ektivizm (Oggettivismo). tale conoscenza deve essere in grado di garantire un corretto rapporto dell’uomo con la realtà. quella Crisi della filosofia occidentale nella quale il superamento dei vicoli ciechi in cui si era chiusa la filosofia moderna era approdato. La centralità dell’esperienza era. Se tali erano la preoccupazione e il metodo. l’esito della prima opera di Solov’ëv. la preoccupazione che lo muoveva era quella di evitare queste “ultime conclusioni logiche”. p. quella già tracciata che porta direttamente a Cristo.S. “non abbiamo bisogno di ricorrere ad alcun argomento che sia loro estrinseco: essi stessi si autoconfutano non appena giungono alle loro ultime conclusioni logiche. 302. 4 Vl. quella che Solov’ëv di lì a poco. X. 3 Si veda la voce relativa preparata da Solov’ëv per il Brockhaus-Efron. p. Solov’ëv. 2 Načala. perché senza di esso l’uomo resta in balia delle sue fantasie soggettive ed egoistiche o delle pretese del potere. si veda la ricostruzione della “legge dello sviluppo storico” che è posta proprio all’inizio dei Principi e che introduce appunto alla trattazione del problema della conoscenza. atto senza soggetto agente e senza oggetto dell’azione”. nei Principi filosofici della conoscenza integrale. I. Questo era stato. avrebbe cominciato a chiamare appunto la conoscenza integrale: non il semplice assommarsi delle varie esperienze. dunque. Solov’ëv. 2. oltre ai fatti della realtà. Per ben comprendere il valore di questa assunzione va in effetti ricordato che quella che viene realizzata qui da Solov’ëv non è propriamente una confutazione.2. è evidente che il riferimento ultimo di Solov’ëv era l’esperienza3. la centralità della conoscenza o della comprensione del senso unitotale delle cose. 303. mentre l’empirismo arrivava “ad un risultato simile: al riconoscimento della percezione senza soggetto della percezione e senza oggetto percepito. così che Solov’ëv poteva dire che “la conoscenza della verità si ha soltanto quando la conoscenza stessa corrisponde al desiderio di bene e al senso della 1 Vl. a quella integralità che si andava sempre più precisando.

Cristo è presentato e confessato esattamente come Persona. che ovviamente non va confuso con la mistica nel senso consueto del termine e che non considera né la semplice realtà né la pura logica né la sola sintesi di questi due elementi. senza cadere nel rischio di un vago irrazionalismo sentimentale: è ciò cui abbiamo accennato parlando del misticismo e che diventerà l’idea di unitotalità Da ultimo. Ed è appunto questa apertura che ci pare risultare indiscutibile non appena si cerchi di tirare un bilancio della Crisi e dei Principi. e in tal senso il progetto teosofico di Solov’ëv potrà ancora a questo punto richiamare tanti progetti simili. né buone). va tenuto presente che per Solov’ëv. è soltanto attraverso l’apertura a questa unità che l’uomo può essere capace di ritrovare se stesso e tutta la realtà: è ciò che. I. Così. 7 3. avevano finito col produrre il formalismo della filosofa moderna. è appunto da questa prima esigenza che verrà la risco perta di una struttura del reale che permette a quest’ultimo di conservare tutta la propria realtà senza pretendere di essere l’assoluto: è ciò che qui abbiamo anticipato parlando del superamento del fenomenismo e che più avanti diventerà il concetto di Sofia. Solov’ëv si basa sul “presupposto cristiano che le libere azioni del Dio libero sono la rivelazione della più alta 6 Načala. ma già in questo primo periodo teosofico e forse in quella che è l’opera apparentemente più segnata dal vizio della deduzione filosofica astratta. 304. come quell’essere vivente e reale cui le opere precedenti semplicemente rimandavano o dal quale traevano le coordinate concettuali delle loro argomentazioni. del vero. è 1) la realtà 2) del soggetto 3) inteso come essere vivente. del buono e del bello.bellezza”6. La conoscenza autentica è dunque quella che tiene unite queste tre sfere. già qui abbiamo cominciato a delineare come apertura a Cristo e. E questo qualcosa trova il suo fondamento in quello che Solov’ëv definisce il misticismo. p. In secondo luogo. a dispetto di tante formulazioni in cui il Suo avvenimento sembrerebbe essere in qualche modo logicamente necessitato e previsto e non il frutto di una libertà sorprendentemente conveniente rispetto alle attese umane. Innanzitutto va tenuta presente la coscienza circa la necessità di superare la pretesa esclusivistica di soggetto e oggetto che.NOVEMBRE 3. infatti. cioè la realtà del soggetto considerato nelle sue relazioni interiori che sono determinate dal suo rapporto con l’essere originario. vedremo. Come ha ben chiarito a questo proposito von Balthasar. del buono e del bello. se il riferimento a Cristo non fosse evidente attraverso l’evocazione esplicita dell’unità del vero. dal rapporto strutturale che l’uomo ha con l’infinito che lo costituisce e verso il quale si sente chiamato. alla Chiesa. SS. senza cadere nel rischio del panteismo e ritrovando la tradizionale definizione di Dio come amore. attraverso l’immagine della via regale. lo diventa per lo meno con questa notazione sul misticismo e con la sua apertura alla realtà di un soggetto inteso come essere vivente. ci sono movenze in cui i dati dell’esperienza religiosa e la storia concreta dell’avvenimento di Cristo sembrano essere più il frutto di una deduzione logica che non un fatto che si impone alla contemplazione e alla riflessione. e questo è assolutamente evidente proprio nel caso di Cristo.1. È sì vero che in questo testo. . ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------2° Solov'ev . d’origine più o meno sospetta dal punto di vista cristiano. in tal senso. come in molti altri. in quelle Lezioni sulla Divinoumanità nelle quali. mentre la sola conoscenza empirica ci dà verità fattuali prive di significato. invece. va tenuto presente che nel rifiuto di questa identificazione torna ad essere possibile concepire Dio come unità di tutto. ma se si va più a fondo e al di là del semplice aspetto superficiale di certe formulazioni potrà essere chiaro che alla sua base non v’è alcuna pretesa di una qualche scienza assoluta né alcuna riduzione della specificità cristiana in nome di una presunta ragione assoluta. entrambe queste conoscenze hanno bisogno di qualcosa d’altro: la conoscenza logica ha bisogno di concretezza e quella empirica di un senso. volendo porsi come centro assoluto della realtà e identificando il divenire con Dio. perché la sola conoscenza logica ci dà verità formali prive di realtà (né belle. L’oggetto proprio del misticismo. Queste presenze figurali o formali assumono però un carattere nettamente personale non solo nei periodi successivi. ormai.

la sua dichiarazione di essere la verità viva incarnata: “Io sono la via. Nel cristianesimo in quanto tale noi troviamo Cristo e solo Cristo. in nessun modo superabile […].3.S. vediamo che l’unica cosa nuova specificamente diversa da tutte le altre religioni è l’insegnamento di Cristo su se stesso. la verità e la vita. che ogni cosa della storia e della natura fino all’iniziale atto di creazione diviene intelligibile unicamente da questo punto di vista con esclusione di ogni altro” 1.S. 8 . e pur così sorprendentemente corrispondente alle attese dell’uomo. p. Čtenija o Bogočelovečestve. op. 2 Vl. en kai pan. non sarebbe affatto una nuova forza universale. Alla fine di questa parte del nostro percorso ci pare allora di poter concludere che il centro dell’integrazione proposta da Solov’ëv è esattamente Cristo: è in Lui che diventa effettivamente e concretamente possibile quel rapporto tra esperienza e ragione dal quale siamo partiti e nel quale l’uomo comincia a conoscere realmente. verso il Dio-uomo si orientava tutta la storia dell’umanità”3. ecco una verità molte volte espressa ma molto poco assimilata”4. priva di confusione e di separazione. Il cristianesimo ha un suo proprio contenuto indipendente da tutti questi elementi che entrano a farvi parte. “è logicamente necessario per la ragione”2. In Cristo. III. 1 H. Sofia. Questa è la novità proposta sin dai primi lavori di Solov’ëv ed è la novità che riceverà il suo nome pieno nel testo che li seguirà immediatamente. Čtenija o Bogočelovečestve. non distruggono un mondo per costruirne un altro. ne consegue immediatamente e di tutta logica necessità. perché è piuttosto vero il contrario: Cristo è la novità assoluta. a livello di metodo. “un fatto nuovo. in SS. pur attraverso il mutare delle terminologie e dei riferimenti. È una verità imprevedibile ed originale. rinasce la coscienza di un’unità concreta e reale. perché ne è piuttosto la salvezza: per usare ancora le parole di Solov’ëv. una verità irriducibile ad un singolo contenuto teorico o morale. 112 . in SS. quelle Lezioni sulla Divinoumanità nelle quali Solov’ëv affermerà una volta per tutte il vero motivo dell’originalità del cristianesimo. Cristo non è un semplice caso particolare nella generale incarnazione di Dio che si compirebbe nella storia. III. 112-113 . perché “se esaminiamo tutto il contenuto teoretico e morale della dottrina di Cristo nel Vangelo.U. 273. “questa nuova e inaudita apparizione. È in Cristo che. III.S. senza precedenti nella vita del mondo” ma. in questo senso. Duchovnyja osnovy žizni (I fondamenti spirituali della vita). Se è stato una volta per sempre reso noto che Dio in Cristo ha salvato e divinizzato il mondo. cioè a riconoscere il senso unitotale delle cose. 4 Vl.2. Solov’ëv. questo miracolo non è la distruzione e la negazione dell’uomo e della natura. 368. 120 3 Vl. Perciò se cerchiamo il contenuto caratteristico del cristianesimo nell’insegnamento di Cristo dobbiamo riconoscere che questo contenuto si riduce anche qui a Cristo stesso”5. chi crede in me avrà la vita eterna”. III. 5 Vl. p. e questo suo contenuto specifico è unicamente ed esclusivamente Cristo. dal momento in cui il modello di impostazione di ogni problema è quello della via regale. sarebbe solamente un sistema eclettico simile a tanti altri sistemi filosofici che non agiscono sulla vita. dell’unità personale di Cristo senza separazione e senza confusione. Čtenija o Bogočelovečestve. in SS. Solov’ëv. ma questo non implica alcuna negazione dell’eccezionalità e dell’irripetibilità di Cristo. p. costituiva ciò che tutta la vita precedente desiderava e verso cui tendeva: verso l’uomo tendeva e gravitava tutta la natura. von Balthasar. cit. Cristo: non tutto è immediatamente chiaro ed esplicito nella letteralità delle singole affermazioni.S. per l’intelletto umano. non producono svolte storiche di portata mondiale. assoluta ragione. negando che esso possa consistere nella semplice somma dei sistemi religiosi e filosofici precedenti: “Se il cristianesimo fosse soltanto l’insieme di questi elementi. p. E il cuore del progetto teosofico di Solov’ëv viene a coincidere con quel Cristo evocato da padre von Balthasar. Solov’ëv. in SS. preparata da tutto ciò che l’aveva preceduta. nello stesso tempo.. Solov’ëv. ma tutto lo è. e capace di restituire all’uomo quella forza e quell’ansia di integrazione che gli consente di aprirsi alla realtà nella sua totalità. ci pare. eppure capace di ricomprenderli tutti in una maniera ancora una volta irriducibile alla loro semplice somma. il mondo divino si presenta così come una “norma assoluta” e come qualcosa che. pp. Secondo una dialettica costantemente presente nel pensiero di Solov’ëv.

a conferma inoltre del carattere non intellettualistico di questo sistema e di questa interpretazione. cioè con lo scopo di offrire una presentazione sintetica del sistema e dell’idea sofianica di Solov’ëv. si chiuda su un’evidente immagine ecclesiale come quella della promessa scambiata tra Alëša e i dodici amici di Iljuša. è qualcosa di più di un semplice testo di carattere ecclesiale consacrato al tema dell’ecumenismo: per come è nato. sulla Chiesa si può parlare meno allusivamente proprio a partire da un’altra opera dello stesso Solov’ëv. poco più avanti. 9 . come credo di aver mostrato esaminando la storia della sua composizione. per lo meno. ma precisamente la fede in ciò. è irriducibile a qualsiasi invenzione umana o a qualsiasi riduzione di carattere intellettualistico o astratto. 4. siano queste le esigenze di chiarezza che gli vengono dalla sua stessa riflessione). ma non è casuale che questo modo di intendere Cristo come persona irriducibile alle sue idee ricordi molto da vicino quanto diceva sullo stesso Cristo Dostoevskij. che il Verbo si è fatto carne”. Per un altro verso poi. va poi aggiunto che questa particolarità -la perfetta coerenza del sistemanon nasce da un piano pensato a tavolino ma. per essere cristiano. la più famosa è La Russia e la Chiesa Universale.2. mostra ancora una volta la correttezza della nostra interpretazione del sistema di Solov’ëv come un tutto le cui parti non nascono mai come esito di una delusione. del resto. con questo densissimo terzo libro dedicato al principio trinitario e alla sua applicazione sociale. Cristo come incarnazione della Sapienza essenziale è dunque anche in questo caso il centro del sistema che ha nella Sofia il suo centro. come dicevamo. Non la morale di Cristo. che Cristo è “centro personale attivo”. e la centralità di Cristo.3. la sua forma creata. come si capisce quando si legge. Ora. noi leggiamo infatti che: “L’umanità unita a dio nella santa Vergine. esso si presenta piuttosto come un testo di ricapitolazione. di un distacco e di una contraddizione tra di loro o rispetto all’insieme: in questo caso infatti il tema della Chiesa si inserisce perfettamente alla fine del periodo ecclesiale in un’opera che era stata pensata e che ha ancora una parte consistente con delle tematiche e delle movenze che sono tipiche del primo periodo teosofico. nel Cristo e nella Chiesa è la realizzazione della Sapienza essenziale o della sostanza assoluta di Dio. cioè appunto. a dispetto di ogni apparenza e proprio in forza di questa inseparabilità dalla Chiesa.1. e se avessimo il tempo di leggere per esteso la pagina delle Lezioni che citavamo prima la somiglianza si farebbe davvero clamorosa e non casuale. Proprio questa particolarità è degna di interesse perché. E identicamente non casuale è che l’ultimo romanzo di Dostoevskij. per valutare correttamente le caratteristiche e il significato della figura di Cristo e della Chiesa in quest’opera è opportuno richiamare qui brevemente la particolarità di questo testo che. dalla costante fedeltà alle sollecitazioni della vita (siano queste le richieste di chiarificazione che vengono a Solov’ëv dagli ammiratori francesi. proprio questa particolarità. né l’insegnamento di Cristo salveranno il mondo. proprio al contrario. e per come è risultato alla fine. per un verso. il periodo immediatamente successivo a quello sin qui considerato. così profondamente legato a Solov’ëv in questo finire degli anni Settanta e così incredibilmente vicino a lui quando accusava il socialismo di essere le idee di Cristo senza Cristo o quando scriveva: “molti pensano che sia sufficiente credere nella morale di Cristo. Ma anche per questo non abbiamo il tempo necessario. la sua incarnazione. 4. In effetti la Chiesa è il tema dominante degli anni Ottanta. Persona. In verità si tratta di una sola e identica forma sostanziale […] che si rivela in tre manifestazioni successive e permanenti. scritto significativamente al termine del secondo periodo. questa è la specificità del cristianesimo. concepito insieme a Solov’ëv o comunque discusso a lungo con lui durante il famoso viaggio a Optina. realmente distinte ma essenzialmente indivisibili”. Purtroppo non v’è il tempo per parlarne qui. ci permette di comprendere sino in fondo il ruolo della Chiesa e di Cristo in questo testo e in questo secondo periodo. In questo testo il cui centro doveva essere una ripresentazione della Sofia. e in questo periodo l’opera principale o. irriducibile a qualsiasi principio logico 4.3.

4. ci rimanda evidentemente alla filosofia morale che. al contrario dell’idolo. pensiamo nell’intimo della nostra anima alla figura morale del Cristo. ma anche nel presente. Presenza personale e tenerissima. ci rimanda ancora una volta a Cristo. come sappiamo. Il tema dell’estetica è. bensì come una riflessione sulle esperienze morali fondamentali. se vi è possibile riprendervi e riflettere. indipendente dai nostri limiti perso nali. e questa rivelazione presente deve essere indipendente dalla nostra individuale limitazione.3. ancora una volta. Modellata esplicitamente sull’unità del divino. perché “Il bene. E proprio questa presenza nella Chiesa è. via e vita. dell’umano e del naturale nell’unica persona di Cristo. dunque. la verità astratta è una parola vuota. dice infatti Solov’ëv. che come abbiamo già visto è irriducibile ai progetti umani è.2. Gesù Cristo risuscitato nella carne ha dimostrato come l’esistenza corporea non fosse esclusa dalla riunione divinoumana. compassione e pudore) e che fonda i principi etici fondamentali (senso religioso. Osservazione che. perché questo Cristo. non si presenta sotto la forma di una serie di principi. Il principio divino. immaginatelo vivo. che ci rimanda a sua volta al tema della trasfigurazione del cosmo come possibilità e compito aperto dall’incarnazione e dalla presenza nel mondo di una persona che si presenta come verità. ma non per questo meno oggettiva. di santificazione e di unione con Dio al mondo materiale e sensibile. Nel Cristo [invece] ci venne dato l’oggetto cercato. come risulta ovvio quando leggiamo quello che Solov’ëv dice delle icone: ecco. l’estetica e la filosofia morale. senza Cristo Dio-Uomo. al punto che vi si leggeva. Nel sistema di Solov’ëv. “l’idea fondamentale dell’eresia iconoclasta: negare tutte le possibilità di redenzione. attivo. Questa realtà di Cristo e della sua vita. In tutti i casi dubbi. nel sistema di Solov’ëv. è soltanto un sentimento indefinito. infatti. come è in verità.1. di considerazioni o di prescrizioni astratte. ad esempio: “Prima di prendere una decisione importante per la vita personale o sociale. in quel piccolo capolavoro del 1882-1884 che sono i Fondamenti spirituali della vita. Questa del resto era l’immagine di Cristo che era stata offerta già qualche anno prima. E questo. o a qualsiasi invenzione umana. formule che ci permettono di anticipare quelle che sono due fra le tematiche principali degli ultimi anni. sono l’esperienza di un triplice ma indivisibile rapporto con il divino. se diviso dalla verità e dalla bellezza. che abbiamo appena cominciato a citare e nel quale Cristo era presenza personale tenerissima e intima.4. forza di trasfigurazione del cosmo sin nella sua materialità. l’ideale divenne il fatto: “L’inaccessibile divenne un avvenimento reale e l’ineffabile si compì”. quello che era già stato annunciato nella Critica dei principi astratti e che ora viene ripreso appunto con l’idea dell’unione della verità. . capace di una reale creazione. come dicevamo. in fondo. dalla Chiesa e dalla sua oggettività. nella sua presenza concreta e reale. questo. pensate al Cristo. centro della creazione della bellezza e della realizzazione o giustificazione del bene. 5. perché “Dio non ha per noi realtà. e caricatelo di tutti i pesi dei vostri dubbi”. neanche a farlo apposta. questa triplice esperienza che è all’origine dei sentimenti morali fondamentali (pietas. con l’umano e con la natura. ci è data nella Chiesa”. solo Lui è un bene realmente proponibile come via della vita. inseparabile. solo Lui è. si rivelò materialmente. e la Divinità era l’oggetto che si desiderava (l’ideale). a nostro parere. altruismo e 10 5. da ultimo. un impulso privo di forza.4. il principio naturale nell’umanità era come il dato del problema (un fatto). ma anche Cristo non può essere per noi reale se resta solo un ricordo storico: egli deve rivelarsi a noi non solo nel passato. novità sostanziali. Cristo si presenta veramente come centro del cosmo e della storia. unite esattamente e inevitabilmente in Cristo. del bene e della bellezza. indubbiamente. tema. Ma a questo punto non vi sono più. 5. se “prima del cristianesimo. e che l’oggettività esteriore e sensibile poteva e doveva divenire lo strumento reale e l’immagine visibile della forza divina”. e la bellezza senza bene e senza verità è soltanto un idolo”. come l’incognita che era cercata ed agiva idealmente nell’uomo. Il Verbo si fece carne”. penetriamocene soprannaturalmente e chiediamoci: agirebbe Egli così? Ossia: approverà o no quest’azione? Mi benedirà se la compio? A tutti propongo questa verifica che non ingannerà. esperienze morali fondamentali che. perché solo Lui è la verità incarnata. a sua volta.

Se invece riconosce e mette al suo centro Cristo diventa uno degli elementi attraverso i quali l’umanità collabora all’opera di Dio e contribuisce alla trasfigurazione del cosmo.telefonare a Raffaella (035/29.Liturgia . Preghiamo di essere precisi nel comunicare il numero delle persone che si fermeranno per il pranzo . Per chi avesse ancora dubbi circa la centralità di Cristo in questo sistema. la possibile rigorizzazione. teologiche. senza che sia intervenuto nessun cambiamento significativo nelle sue convinzioni fondamentali.13 Pranzo .1. perché anche in questo caso le regole appaiono soltanto alla fine e solo come il frutto possibile. 6. ma come persona concreta e reale che è innanzitutto all’origine di un rapporto.11. 6. di una serie di rapporti e di esperienze già ampiamente vissute.14. estetiche e quant’altro si voglia: sarebbe semplicemente l’opera dell’anticristo. Il racconto dell’anticristo. Come dice lo stesso Solov’ëv. che era in fondo quello che Solov’ëv ventenne aveva detto di desiderare più di ogni altra cosa. subito dopo aver ritrovato la fede e aver iniziato la sua carriera di pensatore: “è ormai giunto il tempo in cui non si può più fuggire dal mondo.30 D. cioè senza che sia mutata in nulla sostanza del sistema. ma bisogna entrare in esso per trasfigurarlo”.21) entro Giovedì 29 novembre. 6.2. non come garante dell’ordine morale del mondo.40. Questo testo è l’evidente ed esplicita riaffermazione di quanto abbiamo detto sin qui e possiamo quindi limitarci all’essenziale. semplicemente viene indicato cosa sarebbe il suo sistema se fosse soltanto una serie di genialissime intuizioni e concettualizzazioni filosofiche. 11 . v’è infine l’ultima opera di Solov’ëv. Prossima fraternità: 2 dicembre 2001.ascetismo) mostra ancora una volta la centralità di Cristo.30 Assemblea. Ore 10 lezione . sistematizzazione e riduzione in formule.