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Rubrica=Il%20mattutino L'AVVENIRE Il Mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 01/03/2011 IO, IO, IO E GLI ALTRI La maggior parte delle persone non è in grado di parlare di nulla se non parla di sé o comunque della cerchia di cui è il centro. C'è un termine sontuoso in voga nel li nguaggio colto: è "autoreferenzialità". Con esso si denuncia quel rinchiudersi a ric cio degli specialisti nella torre d'avorio del loro linguaggio incomprensibile a l volgo, nel mondo aristocratico delle competenze, nello splendido isolamento de l proprio campo o classe. È un vizio che intacca la scienza, la filosofia, l'arte, la stessa teologia. C'è, però, un'altra "autoreferenzialità" che è praticata allegramen te anche da chi ignora persino l'esistenza di un simile vocabolo ed è quella bolla ta da un grande scrittore inglese ottocentesco, Anthony Trollope, nel suo romanz o La canonica di Framley (1861) con la frase che oggi proponiamo. Nel 1965 un re gista "storico" come Alessandro Blasetti propose un film significativo già nel tit olo, Io, io, io"e gli altri, interpretato dai maggiori attori di quegli anni. Il titolo era già un programma: troppi, infatti, mettono al centro del loro dire, fa re, calcolare solo se stessi, quell'Io coccolato, massaggiato, incensato, lascia ndo ai margini "gli altri" che si concepiscono solo in funzione di se stessi. No n è solo egoismo o egocentrismo, è alla fine anche una povertà di parole, di idee, di interessi. Senza arrivare al nostro Carlo Emilio Gadda che nella Cognizione del dolore esclamava: «L'io, io!... Il più lurido di tutti i pronomi!», proviamo tuttavia ad abbattere il muro dell'individualismo, ad ascoltare e a guardare la varietà del l'umanità che ci circonda. Sarà una ventata d'aria, forse anche turbinosa e rumorosa , ma capace di spazzar via l'atmosfera asfittica del nostro isolamento saccente e orgoglioso o, più semplicemente, monocorde e noioso. 02/03/2011 Un percorso Oggi tutto è un percorso. Lo sconosciuto che partecipa a un reality sostiene di av er fatto un percorso. Il delinquente in galera è sottoposto a un percorso di recup ero, come il tossico. La vita di coppia è un percorso, di guerra e di pace. Due ge nitori che intendono adottare un figlio devono compiere un percorso affettivo. L eggere un libro è un percorso di lettura. Di solito, però, chi si riempie la bocca d ella parola «percorso» non si smuove mai dalle sue convinzioni. Dei miei molteplici «p ercorsi» di lettura, mi rimangono spesso tracce in note, ritagli, appunti che dopo mesi di giacenza cestino. È così che mi è tornato tra le mani (ed è stato salvato) un f rammento di rivista ove era conservata questa osservazione pungente del principe dei nostri critici televisivi, Aldo Grasso (che certo "auto-ironizzerà" su questa definizione che gli assegno). La verità che ci propone è, a mio avviso, duplice e u tile a tutti, anche a chi non fa «percorsi». Innanzitutto egli ci mette in guardia c ontro l'uso degli stereotipi. È terribile, ma quanto più diventa rarefatto il nostro linguaggio, tanto più lo si inzeppa di luoghi comuni, di cliché banali indotti dall a moda soprattutto televisiva (e questo vale anche per il comportamento). Occorr e una purificazione della comunicazione dalle parole "nere", ossia vacue e fatue , scimmiottature di replicanti. Ma c'è un'altra verità ed è quella esplicitata da Gras so: chi si pavoneggia per i suoi «percorsi» in verità è fisso e inamovibile come un para carro. Chi ricerca autenticamente non lo ribadisce a ogni passo; la creatività non ha «percorsi» scontati, ma è fatica nell'analisi, originalità nelle indagini, umiltà anch e nel tornare indietro se la strada è errata. Non è imitazione di un tic o di una mo da, ma è rischio, interrogazione, impegno serio e severo. 03/03/2011 LA MEMORIA Quando un popolo non ha più un senso vitale del suo passato, si spegne. Si diventa

come scriveva il poeta tedesco de ll'Ottocento Wilhelm Busch . Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 04/03/2011 PADRE E PADRONE Credo che sia meglio educare i figli facendo leva sulla comprensione e sull'indu lgenza piuttosto che sul timore del castigo. e solo per questo vediamo più lontano di loro. Il primo è quello dell'esasperazione. in perenne umiliazione sotto il tallone di un padre padrone fin o allo scontro finale che permetterà al giovane di spezzare quelle catene. l'equilibrio . più che per timore degli altri. Ne scopro uno che nessuno dimentica di sa lutare. non esasperate i vostri figli. Anni prima . bensì con la convinzione e la testimonia nza dei valori. Un sopruso dietro l'altro è la trama della vita del ragaz zo sardo Gavino. C. infatti. Il passato è come una sorgente che alimenta il fiume del presente e ci spinge verso il futuro. non vive». Io vorrei. della violenza in fam iglia. C'è. pena la dissoluzione della civiltà.4). Ecco uno abbracciato e coccolato persino dai politici. bensì in una vecchiaia ricca di quel mirabile patrimonio che essi e i loro padri e ant enati hanno prodotto e custodito.nel libro Filologia e storia il critico Giorgio Pasquali ammoniva che «chi non ricorda. invece. 1. La memoria è alla base della fede. In ciò differis ce il padre dal padrone. Pavese commenta idealmente quell'asserto attribuendo alla mem oria una forza «vitale» e creatrice ed è per questo che giunge fino al paradosso (ma l o è veramente?) finale: il futuro di un popolo non è tanto in una massa di giovani f rementi ma scarsamente dotati di valori. ma occupa una posizione importante. Ecco. Sono mo lti. soprattutto da parte del padre padrone. Cesare Pavese appuntava questa parole nel suo diario. Un pensatore illustre come Montaigne nei suoi Saggi era convinto che la memoria fosse «lo scrigno della scienza». evitando due eccessi. ma anche a far li «crescere nella disciplina» (la paideia greca). credo. e «memoriale» è chiamata la Pasqua. ques to è difficile!» 05/03/2011 L'adulazione Vedo un individuo circondato e seguito. però. eppure è cattivo. dell'autoritarismo o. peggio. ma è in ascesa. ma è colto ed eloquente. essere un padre. Ne v edo un altro che tutti cercano di avvicinare. Il suo brano sopra citato può essere commentato con le parole di s an Paolo agli Efesini: «Figli.sta proprio qui.ma che sia ricercato da tutti! Amara è questa rilevazione che il grande moralis . il 6 luglio 1939. stupendosi poi quan do si ottengono esiti drammatici. Ed è per questo che Cristo nella cena eucaristica ripete: «Fate questo in memoria di me!». ma è ricco. spontaneamente. di conoscenza. Un altro è guardato con curiosità e add itato da tutti. Eppure era già nel II secolo a. in un periodo storico in cui il passato era celebrato dal fascismo in modo magniloquente e retorico..siamo nani sulle spalle di giganti. Ricorda!». i lettori che avranno riconosciuto in questa sintesi la vicenda del libro di Gavino Ledda. un evento del passa to che opera ancora oggi in noi. Il mestiere di vivere. perché non si può co minciare mai da zero. che il commediografo latino Terenzio ammoniva i genitori a educare i figli non col terrore della punizione. un uomo che sia buono . La memoria è capitale anch e per la cultura in genere: noi . dell'eccesso di correzione. esorta a non esasperare i figli. In sintesi . scrittore autodidatta.creatori anche noi quando si ha un passato. tant'è vero che l'appello biblico per e ccellenza è: «Ascolta!. e il successivo intenso film dei f ratelli Taviani. E non bisogna evocare costumi rem oti e orientali per scoprire quanto questa prevaricazione vergognosa inquini e p ersino insanguini anche le nostre famiglie occidentali. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia. bensì fateli crescere nella disciplina e negli insegnamenti del Signore» (6.per usare la famosa immagine di Bernardo di Ch artres . È per questo che l'aggettivo fondam entale è quel «vitale» che egli assegna al ricordo collettivo. col titolo appunto di Padre padrone (1977). pa dri.spesso arduo da conquist are . un altro estremo da evitare: l'Apostolo.. obbedite ai vostri genitori nel Signore" Ma voi.e nient'altro .era il 192 0 .«non è difficile diventare padre. Ai nostri giorni quanti genitori imboccano la via del permissivismo comodo a loro e ai figli. di eredità culturale. Il dovere di un padre è abituare il f iglio ad agire bene.

nelle sue Massime e riflessioni. Erich Fromm.è la Genes i (1.ta francese Jean de La Bruyère registra nella sua celebre opera I caratteri (1688) . a estrarre non la spada del duello ma la voce del dialogo. allora. è il genere maschile. a sperare in un tuo gesto d'attenzione. sei una canaglia ma furbo? Ebbene. l'umanità è stata creata . 06/03/2011 UN'UNICA LINGUA PATERNA Nessun uomo è un'isola. quella dell'unico Creatore. allora. Ed è per questo che dobbiamo combattere la grande tentazione di isolarci. chi ti ama veramente. Purtro ppo questa è una legge costante e. fedele alle abitudini. per altro celebri. se è vero che la piaggeria è il cibo d egli stupidi ma potenti. completo in sé. D'altro lato. anche questo as . il bene. triste. Pumei. solo se non abbiamo come uni co metro di giudizio il nostro interesse. 27) a dircelo . sei in carriera. si rassegnava ad affermare che «chi non ha d oti deve imparare ad adulare se vuole cavarsela nel mondo». il vero. l'«umanità» appunto. è anche vero che risulta sempre gustosissimo. capace di im itare il Creatore attraverso la generazione. pronti a stenderti davanti la passatoia rossa. c'è la prima frase. Da un lato. sei ricco. tradizion alista. Ma c'è di più. delle di visioni: noi rimaniamo tutti figli di Adamo. solo se scegliamo di lodare esclusivam ente il giusto. John Donne. Eb bene. Si pensi che in Cina c'è un villaggio. L'autismo spirit uale e culturale è un dramma peggiore di quello psicologico e guarirlo è un'impresa ardua. sei un conduttore tel evisivo. creiamo uno spazio di silenzio e di riflessione e in quest'oasi lasciamo echeggiare le parole. iscritta nelle nostre anime e coscienze.come immagine divina proprio perché è maschio e femmina. solo se abbiamo dignità. Noi apparteniamo a un or izzonte genetico comune. La scrittrice inglese George Eliot (1819-1880). Persino Goe the. 08/03/2011 DONNE E UOMINI Èuna delle grandi difficoltà della vita indovinare ciò che una donna vuole. Mai. Certo. solo se non mettiamo le nostre r isorse umane al servizio del successo a ogni costo. «l'unico essere animale per il quale il suo stesso esistere è un problema da risolv ere». al massimo. Invano abbiamo eretto le frontiere delle razze. in credenze sulle quali non s'interroga mai. u n pezzo di terraferma. Ebbene. Ritorniamo. Lo trovo troppo determinato. ove le donne usano una lingua solo femminile. delle classi. che è il nostro «continente» di cui siamo una porzione. dato che tutti abbiamo una lingua paterna comune. perché da soli non bastiamo a noi stessi. Se c'è un ge nere che mi è estraneo. che aveva assunto questo pseudonimo maschile. incomprensibile ai maschi e tramandato dalle madri alle fi glie. Prima di parlare. non ti mancherà mai il corteo degli am miratori. però. Sei un onesto ma poverac cio? Sta certo. Siamo indenni da quest o difetto miserabile. È una meditazione spirituale sul mistero dell'uomo. alle lodi improbabili perché. des unta da quel romanzo originalissimo che è La coscienza di Zeno (1923) di Italo Sve vo. perduto in automatismi. sulla sc ia di questa provocazione ironica ho voluto accostare due considerazioni antitet iche. Ciascuno di noi fa parte di un continente. «Ci sono persone che parlano un momento prima di pensare». a un incontro fecondo e. a guardarci negli occhi. come ha detto un filosofo. una folla plaudente celebrerà il tuo rigore morale. eppure entrambe dotate di una loro verità. deboli e gloriosi al tempo stesso. autore da noi citato anche ieri. solo se siamo pronti a cercare l'amicizia anche della pers ona semplice ma integra. che sopra sono state trascritte. in una raccolta significat ivamente intitolata Devozioni. mano alla manovella dell'adulazione. ai grani d'incenso. Sei una persona di successo. a esaltare come virtù anc he i tuoi vizi. cioè vo tata a una relazione interpersonale. oggi è domenica: proviamo a ribaltare questo aforisma del moralista francese La Bruyère. A proporle è un grande poeta ingl ese. è anche fondata la seconda frase della scrittrice Alice Ce resa (1923-2001) che bolla la noiosa pedanteria maschile. capaci di infamie e di eroismi. perciò. Ora. Che la donna sia spesso capace di sorprendere e di spiazzare il suo interloc utore maschile è un'esperienza abbastanza frequente e non necessariamente negativa . avrai come compagna solo la tua coscienza e. annotava: «Certo che le donne sono stupi de. vissuto tra il Cinque e il Seicento. però. Dio onnipotente le ha create per essere uguali agli uomini!». il nushu.

nell'abitudine. contro la deriva dell'opinione dominante. Si parano poi davanti a noi le umiliazioni: lo scacc o. nel passo sopra citato la denuncia di quel conformismo a cui si piega il c apo per non avere fastidi e soprattutto per ottenere vantaggi egoistici. ma se fosse qui oggi aggiornerebbe certe sue staffilate contro gli attuali comunicatori di massa. della ricerca.petto può avere un risvolto positivo nella determinazione. l'insuccesso sono spesso in agguato ed è facile lasciarsi tentare dallo sconfor to. A tutti gl i aspiranti scrittori . nella fermezza.de dico questa nota di un autore provocatorio come è stato l'americano Henry Miller. come ben sanno le case editrici . ma può ir rigidirsi nell'automatismo. impegno. Ma questa considerazione. al riguardo. Infine. morto in California nel 1980. che grondano speranze destinate a rivelarsi illusioni. Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 10/03/2011 IL CONFORMISTA Un uomo non può permettersi di avere delle idee che potrebbero compromettere il mo do in cui si guadagna il pane. bisogna imparare ad amare la rinuncia. molti sono convinti che sia s olo un'improvvisazione simile a una folgore. Solo che costano di più». C'è. Soprattutto bisogna imparare a vivere appartato. entrambi limitati e criticabili. accasciandosi ai bordi della strada della vita. La rinuncia. Alcuni credono che sia la voce di Dio». Al pittore El Greco chiesero un giorno perché egli dipingesse sempre in una camera in penomb ra. E da questo nasce un risultato che consideriamo una benedizio ne: il suo nome è Opinione Pubblica. innanzitutto. Come lo è questo terr ibile aforisma che osiamo trascrivere con esitazione. Il pessimismo de llo scrittore americano ottocentesco Mark Twain. le umiliazioni. Anche a me giungon o spesso testi inediti. Molti credono che scrivere sia come indossare un cappot to e non strappare qualcosa dall'anima con fatica. soprattutto nell'odierno circo mediatico: «Esistono leggi per proteggere la libertà di stampa. Quattro sono le tappe di questo ideale itinerario dello spiri to. 27). alle illusioni. alle banalità. mentre in verità essa è come un distill are miele da una candida e casta cera. perdendo la freschezza della ricerca . Se vuole prosperare deve seguire la maggioranza. Eppure. l'autore delle Avventure di Tom Sawyer. Stupidità e grandezza sono ugualmente ripartite perché siamo sempr e in presenza di creature e non di divinità. La sua ironia era tagliente e spesso amara e le righe che abbiamo proposto ne sono una prova folgorante. l'immagine divina nella creatura umana è proprio nella dualità sessuale. un'altra sua frase imp lacabile. ma sacrosanta. Lo scrittore non conosceva ovviamente la televisione e internet e si acc aniva contro la stampa. della domanda di senso. C'è poi la sofferenza che comporta la fatica dell'addestramento. della sorpresa. dell'ascesi. contro l'adulazione servile per interesse personale.e sono una legione. ecco la tappa decisi va: il paziente e silenzioso appartarsi nella riflessione. Rispose: «Se sapeste quale luce sfolgorante è dentro di me!». Risolve tutto. proprio sulle pagine di un quotidiano: «I giornalisti onesti ci sono. è comunque una sferzata benefica contro la sonnolenza dei luoghi comuni. vale un po' per ogni professione e per una vera for mazione personale. la sofferenza. dalla luce sfacciata dei riflettori. per usare un'immagine di un poeta autenti co come Clemente Rebora. d alle chiacchiere. Tutto questo ci conduce alla speculari tà dei due sessi. Altrimenti subirà danni alla sua posizione sociale e ai guadagni negli affari" Con formarci è nella nostra natura. come insegna la Bibbia (Genes i 1. Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 09/03/2011 Vivere appartato Per nascere scrittore. ma nessuna che faccia qualcosa per protegger . soprattutto per quanto riguarda la poesia. È una forza alla quale pochi riescono a resistere" S olo ai morti è permesso dire la verità. dalla mondanità. Ecco. contro la banalità di un'esistenza comod a e superficiale. alle distrazioni. lontano dal rumore. inf atti. n el suo profilo originale e creativo. I nfatti. Vorrei lasciare ancora la parola a Twain: «Non facciamo altro che sentire. ma necessari per l'armonia e la vita dell'umanità. desunta dalla sua opera autobiografica Nexus (1960). tormento. e l'abbiamo co nfuso col pensare. alla superficialità.

o Dio. oggi cito uno scrittore contemporaneo. Ebbene. dal profondo dell'ombra chi mi ascol terà?» (Persiani v. il Signore nel suo otre raccoglie le nostre lacrime. No. Solo l'anima lieve come quella piuma. prezioso e custodito con cura. mentre s ull'altro piatto era posata una piuma. provate a rileggere un paragrafo dello scrittore Mark Twain che là proponevo. Come l'acqua. È. Come l'acq ua. a rassegnarsi e non più a sperare. Ebbene. critica ed ev ita le illusioni delle ideologie o la retorica del progresso. di fro nte all'insonne respiro di dolore che sale dalla terra al cielo. Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 12/03/2011 Il peso delle lacrime Nel giorno del giudizio / verranno pesate solo le lacrime. De Carlo incarna in questo progetto di vita un modello che. sarebbe stata ammessa nell'eternità beata. Andrea De Carl o. Quel silenzio è squarciato dal Dio che pesa le lacrime per t rasformarle in luce. 13/03/2011 COME L'ACQUA La parola di Dio è come l'acqua. quindi . rinfresca l'anima. radicalmente diverso da quell'"istante" perfetto a cui il Faust di Goethe aspirava come a uno stato di pienezza "puntuale". Prendere subito quello ch e c'è e basta. quella delle lacrime. a raggel are la fantasia e non più a sognare. il ricordare è spento. Ma alla fine conda nna solo a "sentire" e non più a pensare. giunto davanti al dio arbitro de l suo destino. Treno di panna. Ad attenderci non c'è. né una divinità implacabile pronta a pesare solo le nostre colpe. nell'otre tuo raccogli: non sono forse scritte nel tu o libro?» (Salmo 56. 635). ora ci si accontenta di quel che è lì davanti. Siamo lontani dall'amaro scetticismo del poeta greco Eschilo che. l'immaginare è rattrappito. con la r iserva d'acqua che permette di sopravvivere prima di raggiungere l'oasi. Ne rievoco solo l'avvio: «Non facciamo altro che sentire. Troppe persone ai nostri giorni sono ferme in quell'incrocio tra passato e futuro che è il "momento". la pesatura delle anime. Tutte qu este attività alte che costituivano una sorgente di vitalità per la ricerca umana e spirituale sono state abbandonate come relitti inutili. nato a Milano nel 1952 ma vissuto a lungo in Australia e negli Stati Uniti.9). uno scrigno di vita. s'interrogava: «I o grido in alto le mie infinite sofferenze. ci si nutre e ci si rimette seduti ai bordi del fiume del tempo e della storia. t anto da saper pubblicare il suo romanzo. Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 11/03/2011 VIVERE IL MOMENTO Pensare meno. E continuava: «Una bugia detta bene è immortale». ricordare e immaginare e aspettare meno. certo. Se per caso avete ancora da qualche parte il gio rnale di ieri. lo si afferra. dissolvendosi nel nulla. È sostanzialmente un'idea biblica perché l'antico salmista ebreo cant ava: «Le mie lacrime. Vivere il momento. Il pensare è sempre più anchilo sato. ossia eter na e traboccante. l'attesa è dissolta.e le persone dalla stampa». Es se non cadono nella polvere del deserto della storia. e l'abbiamo c onfuso col pensare». l'assurdo. in italiano e in ingles e (Cream Train). Lo scrittore pessimista franco-rumeno Emil C ioran (1911-1995) immagina un'altra pesatura per il giorno del giudizio. così la parola divina si conserva solo in chi rende se stesso umile come un vaso di terracotta. dunque. «il pozzo portatile» come lo chiamano i beduini. essa discende dal cielo. C 'è Dio che le depone nel suo otre conservandole come fossero perle. Stiamo camminando nel t . Una bilancia raccoglieva su un piatto l'anima del morto. cioè libera da colpe. La sua considerazione riflette una scelta che è quasi un programm a per le giovani generazioni (ma non solo per esse). a ignorare e non più a ricordare. Era la cosiddetta "psi costasia". un p resente grigio e statico. Come l'acqua non si conserva in vasi d'oro o d'argento ma nella povertà dei recipienti di terracotta. spesso ignorate dagli altri e ignote ai più. Sono stato tante volt e in Egitto e devo confessare di essere stato sempre affascinato dalle pitture p arietali con le scene del giudizio del defunto. Dio è raffigurato come un pastore che avanza nel deserto ten endo sulle spalle un otre.

Ne sanno qualcosa i genitori e gli educatori con gli insaziabili «perché?» dei lo ro ragazzi. diventò per il rimorso un punto esclamativo. che non la rattrappisca nella pau ra o nella rigidità dell'insensibilità. è simile a un deserto e. con questo suo elogio del punto di domanda. puro e limpido come acqua di sorgent e». Parole sacrosante. per molti adulti di oggi. ma anche per la nostra esistenza terrena. Pensate: è un unico volume fatto di ben 2832 pagine e raccoglie Tutte le opere (con l'originale latino a fronte. Sì. Perché?». fuor di metafora. del loro agire e parlare e. così. Abbiamo bisogno di una parola che non annebbi l'anima. la lingua "scientifica" di allora) di q uel grande e controverso filosofo che fu l'ebreo olandese Baruch Spinoza. un vocabolo che non si usa più ai nostri giorni. alla fine. abbiamo bisogno di una voce che non sia sempre e solo la nostra. con gli occhi spalancati per la meraviglia e con l'instancab ile fiorire delle domande. di dominio. che faceva domande a tutte le persone. però. Abbiamo. e la saggezza della vita cons iste forse nel chiedersi. un grande curiosone con un solo ricciolo ne. Qualche volta è necessario ritrovare lo stu pore dell'infanzia. Agli esami fu messo in fondo a un problema così complicato che nessuno trovò il risultato. seg no di vergogna per la complessità del mistero che ci circonda. Ma per accogliere quest'acqua «che zampilla per la vita eterna» " se vogliamo usare una ben nota espressione pronunziata da Gesù davan ti al pozzo di Giacobbe " dobbiamo avere un cuore simile a un vaso di terracotta . di sicumera e di conformismo. morto di tisi nel 1677 a soli 44 anni. spesso scaduta a chiacchiera vana e vacua. ma che provenga da ll'alto. sventolava il suo ricciolo come una frusta. Ecco. e se la risposta non era quella giust a. Madr e di Dio. ma solo espressione di imperio. La vorrei trasformare in un ap . il principio stesso della sop ravvivenza. anzi. queste . della certezza. Mi è rimasta semp re nella memoria la frase della preghiera di un autore spirituale che si leggeva ai miei tempi di seminarista. Ho voluto oggi proporre a tutti " anche a chi mi legge e forse si co nsidera non credente " un passo molto suggestivo del Talmud ebraico che celebra la fecondità della parola divina. Eppure è innegabile quanto scriveva il romanziere francese Honoré de Bal zac: «La chiave di tutte le scienze è indiscutibilmente il punto di domanda. quello di cui parla Rodari. allora. a suo modo. il segno grafico più tipico di chi si apre alla v ita. col risult ato di avere atteggiamenti insipienti e un'esistenza vuota e insensata. la ridesti e la ravvivi. voluto ricorrere a quello straordinario compagno di viaggio dei bambini che è stato Gianni Rodari (1920-1980). ma l'unico cap ace di ospitare una parola eterna e liberatrice. la semplicità. la ri nnovi. 16/03/2011 inShare COSE FUTILI E VANE Dopo che l'esperienza mi ebbe insegnato come fossero vane e futili tutte quelle cose che capitano così frequentemente nella vita quotidiana. ma che la rinfreschi. della loro stessa vita. Un cuore dolce e umile. Dobbiam o la maggior parte delle grandi scoperte al Come?. Il poveretto. quando si vive in u na steppa arida. incapaci di interrogarsi sul senso del loro comporta mento. della solidità. Léonce de Grandmaison (1868-1927): «Santa Maria. Da quel piccolo oceano testuale " che comprende persino una grammatica di ebraico e che è stato pubblicato lo scorso anno da Bomp iani " ho tratto una frase semplice eppure forte. decisi infine di cerc are se ci fosse qualcosa che mi facesse godere in eterno di una continua e somma letizia. abbia il sigillo dell'immortalità. la rinvigorisca. Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 15/03/2011 PERCHÉ C'era una volta il punto interrogativo. che di cuore non era cattivo. «Se non diventerete c ome i bambini"»: questa frase evangelica non vale solo per il regno dei cieli. la realtà a cui più si anela è l'acqua. a qualunque proposito. che è fin sbeffeggiato: l'umiltà o. arduo da custodire con questa semplicità. Non per nulla la pubblicità ama l'esclamativo che non è. conservami un cuore di fanciullo. se si vuole.empo della Quaresima che.

C'è. nome del popolo tradizionalmente nemico dell'Israele biblico. un inciso che mi colpisce: «per piccoli gradi quasi inavvertiti» la società precipita nel male. dobbiamo sempre pensare che an che il sonno della giustizia ci può. un esame di coscienza dello scrittore viennese). Implacabili nel denunciare i doveri della società. scherzava (ma non trop po) Oscar Wilde. scusanti. Ci sono persone "laiche" dalla straordinaria caratura morale da diventare esemplari anche per i credenti. È amara questa annotazione. a non detestarle. ma evasivi quando di scena so no i nostri obblighi. siamo talmente alla ricerca spasmodica del p iacere da ignorare che esiste una felicità interiore che è ben più alta e affascinante .pello "quaresimale" per tutti. ma quanti accorrono in aiuto del vincitore e si guardano bene di interessarsi di ch i è caduto o è in difficoltà. Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 18/03/2011 Il sonno della giustizia Se è vero che il sonno della ragione genera mostri. lo storico e giurista piemontese Ales sandro Galante Garrone (1909-2003). essere con sapevoli che troppo spesso siamo così curvi e chini sulle realtà quotidiane da non a vere più gli occhi della mente capaci di guardare in alto. Siamo dr aconiani nell'esigere rispetto dei nostri diritti. siamo invitati a considerare la radice profonda del nostro impegno ve rso gli altri. Dio e uomo si ritrovano proprio in questo atto. nella vergogna e nella perve rsione della stessa umanità. Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 17/03/2011 IL DOVERE Il dovere terreno: il dovere di aiutare. morto esule in America nel 1951 per sfuggire a l nazismo. anche per chi non leggerà mai altre righe di questo pensatore. Chiara è la le zione che ci viene offerta: a produrre mostruosità non è solo l'accecamento della ra gione. Oggi p ropongo le parole di una di queste figure. lasciando invece fiorire una distesa di giustificazioni. La mia sarà un'applicazione più immediata. precipit are nella mostruosa vergogna della camera a gas. siamo invece reticenti e sfuggenti q uando si tratta di elencare i nostri impegni nei riguardi del prossimo. che si potrebbe cristianamente chiamare amore. siamo spesso così protesi verso gli atti piccoli e modesti da diventare incapaci di quelli grandi. ma anche il torpore di una giustizia lenta e inerte. infatti. della carità pubblica nei confronti nostri. un ateo come lo scrittore francese Albert Camus arrivava al punto di affe rmare: «Come essere santi senza Dio: è questo il problema maggiore della vita». della politica . però " di fronte a un tema così chiaro ed esplicito da non aver bisogno di tanti commenti ma solo di attuazione " tenterei di rigirarlo al negat ivo con una frase severa ma incontestabile dei Promessi Sposi di Manzoni: «Volete aver molti in aiuto? Cercate di non averne bisogno». per piccoli gradi quasi inavvertiti. attenuanti. Dobbiamo. C'è un impegno identico sia dell'uomo verso la divinità sia della divinità verso l'uomo: è il dovere dell'aiuto. il dovere di risvegliare. però. Dopo tutto. È proprio nell'inavvertenza impercettibile dei piccoli passi verso il basso che si nasconde il dramma del nostro tempo. Fermiamoci qui in questa riflessione che scaturisce dalla scelta di Spinoza di dedicarsi " anche in mezzo a contestazioni e fatiche " ai valori più nobili e pro fondi. Io. Hermann Broch. Non si hanno at . L'enfasi o la perentorietà con cui si celebra la tavola dei diritti si dissolve come neve al sole quando si elencano le mancanze rispetto al le nostre responsabilità. ossia l'aiuto (la riflessione è desunta dall'opera La morte di Virg ilio che è un monologo interiore. Ma a chi non leggerà nient'altro di questo filosofo lascio come ricordo que sto suo motto da meditare: «Mi sono sempre impegnato a non deridere le azioni degl i uomini. con quanto ha scritto sul dovere l'autore austri aco da noi citato. siamo così assorbiti dalle cose materiali da perdere ogni sapore per la bellezza e la sp iritualità: siamo così avvolti dal chiacchiericcio da non conoscere più la voce della coscienza che risuona nel silenzio. parole tratte da un suo saggio intitolato Am alek. «Il dovere è quello che ci aspettiamo dagli altri». Ma oggi. a non compiangerle. Su questo tema non c 'è molto da aggiungere soprattutto qui in Italia ove il fare giustizia segue ritmi eterni e procedure interminabili. ma solo a comprenderle».

Mai a suf ficienza. impeditele di comunicare. allora. ossia domani. si cade in una serie di incidenti ma anche di cattiverie. perché ingenui si nas ce e. connesso al verbo ebraico «aggiungere». parto p roprio dalla sua memoria per introdurre il brano sopra citato che ho desunto da un'opera poco nota in Italia. Non vogliamo ora entrare nell'immensa sofferenza della mal attia mentale: ai nostri giorni i manicomi sono stati chiusi. Dieci giorni in manicomio. segn o di degrado personale e sociale. per questa via. ma non è cer to né ingenuo né banale. semplic ità e ingenuità. Ma quel nome. che aveva voluto dedicare a me per esprimermi il suo profondo affetto. Lo scrittore francese ottocentesco René de Chateaubriand ci aiuta. Ebbene. Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 19/03/2011 SEMPLICE O INGENUO? La semplicità viene dal cuore. allora. compiute forse senza malizia ma capaci di generare sofferenze e mali. inizio della prim avera.ti clamorosi come una guerra o violenze estreme su intere classi sociali ridotte in schiavitù. di 70 anni fa. traendone u n diario allucinante. Giuseppe. in vece. c'è il bullismo nelle scuole. E una volta precipitati in questa insensibilità. la poetessa nata il 21 marzo. . della giornalista e scr ittrice americana. s'intitolava La clinica dell'abbandono. Dio stesso è semplice nella sua unità e unicità assoluta. quanto piuttosto amorali. sono sorgente di sciocchezze. una goccia dopo l'altra che perfora la coscienza personale e collettiva. c'è la violenza nelle stesse famiglie. di imprudenze. anzi. La sprovve dutezza e la dabbenaggine di un ingenuo non sono una virtù. mentre la semplicità può essere frutto dell'esercizio. La semplicità. un uomo ingenuo può essere un farabutto. l'inglese William Wordsworth: «Vivere con semplicità e pensare con grandezza». fatele mangiare cose ignobili. legato a quell'ebreo che era riuscito a divenire viceré d'Egitto .l a sua drammatica e lunga degenza in manicomio in una straordinaria sostanza poet ica. che per denunciare gli abusi sulle ma late si era fatta rinchiudere in un ospedale psichiatrico femminile. Nellie Bly (1864-1922). di parlare della dignità violata della persona.come tutti sanno . In due mesi sprofonda nella fo llia. di ricevere notizie. di sventatezze. Non per nulla il poeta russo Sergej Esenin diceva che «mostrarsi semplici e sorrident i è un'arte suprema». c'è il mobbing sottile e perverso soprattutto verso le donne. È. Non c'è solo la tortura. aveva trasformato . a distinguerli e a scoprirne la profonda differenza. è una conq uista che nasce da un'ascesi e da una purificazione della mente e del cuore. E allora raccogliamo la lezione di san Giuseppe che potremm o sintetizzare col motto di un altro poeta. Perciò l'ingenuità è sempre na turale. significativo riflettere oggi su due termini talora usati come sinonimi. la voce della coscienza s i fa afona o indistinguibile. Un uomo semplice è quasi sempr e un uomo buono. rinchiudetela. Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 20/03/2011 In manicomio Prendete una donna sana fisicamente e mentalmente. inve ce. E il padre legale di Gesù che oggi festeggia mo fu un uomo che si "aggiunse" all'evento grandioso che stava compiendosi nella sua sposa. sonnolenti appunto e indiff erenti. di muoversi. al contrario. offrendo la sua semplice e silenziosa disponibilità. e morta nel 2009. smagliandola fino al punto di renderla incapace di reagire all'in giustizia o all'infamia. aveva un significato etimologico a prima vista modesto . l'ingenuità dalla mente. C'è anche l'inferno creato da colleghi nei confronti di un compagno di lavoro più debole. pratica infame mai estirpata del tutto neppure nelle nostre carceri. Portava un nome glori oso nella Bibbia. invece. epifania di Dio perché sua "immagine" vivente. Si diventa non tanto immorali in modo consapevole e qui ndi capaci di un sussulto. si lavorerà e ci si impegnerà per il rispetto della persona umana. tenetela inchi odata a una panca per tutto il giorno. Alda Merini. Una sua importante raccolta. Sì. ma la realtà doloros a che essi ospitavano è spesso riversata sulle famiglie che assistono impotenti e desolate al dramma del loro caro. Ci pare. Il testo che abbiamo evocato ci permette.

come il ragno al centro di una tela. L'elemento che vorrei esaltare in questa che è sostanzialmente una pennellata poetica è nella finale: hai mostrato alla bambina la strada giusta ed essa non vi si avvia soltanto ma la percorre c antando. conoscerà la frustrazione e la diffidenza. Ho proposto oggi uno di q uesti componimenti perché la sua purezza e semplicità ci rendano più sensibili alle pi ccole cose che di solito ignoriamo o calpestiamo. ho aperto un libro di Bernhard e con la matita ho cominciato a sot tolineare qua e là qualche parola. devastando le loro scuole. la dote più bella dell'infanzia. per spezzare il lo ro vuoto. la comparava a una «nebbia silenziosa che si ra ccoglie negli abissi dell'esistere». 24/03/2011 TRE VITE L'attenzione del mondo: bisogna realmente attirare su di sé l'attenzione del mondo per cominciare ad esistere?. rendendoci apatici e insoddisfatti. il tedesco Martin Heidegger. Il drammaturgo tedesco Bertolt Brecht in una sua poesia si domandava: «Nei temp i oscuri si può ancora cantare?» e rispondeva: «Allora si deve cantare dei tempi oscur i». la capacità di sperare e sognare. la fiducia gioiosa. impediamo alla noia di insediarsi in noi anche solo in un angolino dell'anima perché " come scriveva Leo pardi nel suo Zibaldone " essa «è figlia del nulla e madre del nulla e rende sterile tutto ciò a cui si avvicina». ma lascia una traccia nell'anima. l'attesa fr emente. liberazi one e forse quello è il canto più alto e intenso. questa. un libro di un amico scrittore che anche i nostri lettori ben conoscono perché a p iù riprese ha occupato questo spazio sul giornale. danneggiando monumenti e giungendo persino al baratro d ella crudeltà. ma è il puro e semplice s quarcio di quella rete. ritrovandomi improvvisamente a occhi aper ti con tutte quelle ansie che svaporano al mattino. In giapponese esiste un sorprendente g enere poetico detto haiku: esso si compone di sole 17 sillabe distribuite in tre versi. Se la luce del sole attraversa una ragnatela. Dobbiamo qualche v olta di più scoprire il fiore che sboccia nella crepa di un asfalto. Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 23/03/2011 Cantando La cosa più bella al mondo: una bimba che ti chiede quale sia la strada e che ripa rte cantando dopo che gliel'hai indicata. un «velo grigio e diafano» fatto di monotonia e indifferenza. E tra le f rasi dell'aspro autore austriaco Thomas Bernhard (1931-1989). è una sorta di illuminazione. È. come spesso mi capita: ho tra le mani Il posto delle cornacchie. La noia è purtroppo uno dei vessilli di tante persone del nostr o tempo. Tutti vivono almeno tre vite: una reale. Era nato in Francia da una famigli a di ebrei russi emigrati e il suo nome rivela questa origine: sto parlando del filosofo Vladimir Jankélévitch (1903-1985). una imm aginaria e una non percepita. È il vuoto che si trasforma in aggress ione. Un altro filo sofo. «Stanotte. canto. prima o poi. Come si può immaginare. Certo. lo squarcio di luce nella nuvolagli a. Sto leggendo anch'io a notte fonda. il frammento di gioia intessuto nella pesante quotidianità. qualche frase smozzicata"»... la demotivazione che degenera in stupidità. Ferruccio Parazzoli. che egli sottoline . rimaniamo stupiti di tanta armonia di ricamo. ho acceso la luce schermata sul comodino. Anche se non arriveremo mai a questa soglia. Anche il dolore " come avviene nei Salmi " può diventare poesia. le disillusioni a noi hanno inseg nato la cautela e persino il sospetto. Pensiamo a quei ragazzi annoiati che. un'immagine essenziale che subito scolora. ma incapa ci di reagire. anche questa bimba.22/03/2011 IL VELO DELLA NOIA La noia. l'inerzia che si muta in frenesi a insensata. compiono atti assurdi e vandalici. appiccando fuoco a un barbone. avvolge la realtà e le vicende umane di un velo grigio e diafano di indifferenza. autore di un famoso Trattato delle virtù a cui ho attinto per questa suggestiva raffigurazione della noia. ma basta un tocco per infrangere quella trama e imprigionare l'insetto in un vilupp o mortale di fili. Ma la sua lezione non deve essere ignorata (il pensiero va all'evangelico «Se non diventerete come i bambini"»). scaglian do sassi dai cavalcavia. O meglio: talora la reazione alla noia c'è.

essere tenuto semp re vigile un senso di colpa anche per questi pensieri «vergognosi e segreti» perché " per usare l'espressione di un altro scrittore francese. purché non debordi cancellando la prima e rendendoci p ersone alienate e paranoiche. mozziconi di parole. mai messi in azione. poiché non conosco uomo?. dal verbo greco myein che. quando si hanno i riflettori puntati su di sé. affidata a due sue frasi simili a un soffio: «Come avverrà questo. eppure a me. L'ultima lettera di questa sillaba richiede che le labbra si chiudano a salvaguardare ciò che non è ancora manifestato . infatti. c'è l'esistenza reale. Oggi vorr ei porre l'attenzione proprio su questa realtà così tragicamente umana. Come scrive ancora Irigaray. Dobbiamo. Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 25/03/2011 LABBRA CHIUSE L'importanza del conservare le labbra chiuse. infatti. impedendo un flusso vano di chiacchiere pe r salvaguardare la ricchezza che è in noi e che non dev'essere svelata in modo sgu aiato e scomposto. nel recesso segreto del cuore. il crimine. per esperienza comune che qualch e volta ci ha lambito il cervello o la fantasia il desiderio di colpire una pers ona che detestiamo. ma riserva di parole ed eventi fut uri non ancora manifestati. tipica della fede: "mist ica" e "mistero" derivano. «partorire un bambino divino significa portare alla luce una nuova epoca della storia dell'umanità». Maria porta in sé il mistero del non ancora accaduto. Luce Irigaray. Garlasco. allora. e lo faccio con una frase di quella raccolta interessante di appunti che è il Tel quel («Tal quale») dello scrittore francese Paul Valéry (1871-1945). Purtroppo è la terza vita che sfugge a molti ed è quel la interiore. La tentazione di cullarci in queste immaginazioni perverse " anche se talora può essere un benefico sostituto dell'atto malvagio " è però rischios a perché diventa un secernere il fiele dell'odio. Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola!». allora. senza badare a qual e prezzo. per f ortuna. Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 26/03/2011 delitti veri e immaginari Non di rado le ragioni per cui ci si astiene dai delitti sono più vergognose e più s egrete dei delitti stessi. non è solo la psicanalisi ad averci insegnato che esistono delitti fatti col pensiero e. Per molti si è veramente vi vi solo quando si appare. però. Sappiamo. nella coscienza. Chiudiamo.a con la matita. Soltanto così si spie ga quel triste denudarsi intimo che avviene in certi programmi televisivi per di mostrare a sé e agli altri di esistere e di essere importanti. Erba. Deve. un'altra vita fatta di fantasticherie. Il silenzio di Maria non è assenza di parole. È la settima la sua maggiore dichi arazione.. ma non scaviamo nell'anima. costringe a chiudere le labbra " come accade per la sillaba sacra indiana om " e che significa appunto «tacere». sono ormai connotate per i loro clamorosi ed efferati delitti. per essere pronun ciato. quando l' attenzione degli altri ci gratifica di un qualche interesse. che si toccano l'un l'altro. Georges Bernanos " essi sono «come una sorta di mulinello che attira inesorabilmente verso il suo centro e . di chimere e mir aggi: è anch'essa necessaria. più spesso le labbra. Il silenzio è la lingua ultima degli innamorat i veri che raggiungono l'apice della loro eloquenza quando tacciono e si guardan o negli occhi. Ora. registrata anche dai documenti o dai nostri ricordi. di castelli in aria. scelgo due riflessioni acide ma vere. Novi Ligure": sono cittadine che cono sco e che ho attraversato più di una volta. ci è in segnato anche dalla sillaba sacra indiana om. Il resto è silenzio ed è in quello spazio tacito che si colloca lo spiri to generatore. imp arare la grammatica del silenzio. Ce lo ricorda una filosofa e psi co-analista belga. Ma andiamo avanti con Bernhard e la sua considerazione sulle tre vite. Sì. La contemplazione silenziosa è anche l'anima della spiritualità alta. Nei Vangeli Maria parla solo sei volte e " tranne nel caso del Magnificat " si t ratta di frasi brevissime. cioè quella custodita nel suo silenzio. profonda. Veleggiamo sulla superficie degli eventi o c i astraiamo nel sogno. come penso a voi che mi l eggete.. C'è. una lingua difficile. spirituale. con queste righe che mettono in scena l'annunc iazione di Maria. perciò.

il timore è una virtù. Sì. spesso se le inventa le cose. La paura di perdere il predominio sugli altr i ti rende implacabile e fin crudele. però. il raccoglimento. del cicaleccio inconsistente. Un antico letterato orientale. E la sua "veri tà" non colpiva solo i giornalisti. È una donna fragile a vedersi. con un vol to dagli occhi che ti trafiggono: è Aung San Suu Kyi. ricordava che il sapiente espr ime le sue idee con accuratezza e col minor numero di parole. non esitava a confessar e: «La paura è la cosa di cui ho più paura». Spesso. così. destinata a palati ormai deformat i da un eccesso continuo. parole. Diventa. Ho raccolto queste sue parole sulla paura perché sono quasi il programma della s ua lotta per la libertà. all'inganno. allora. premio Nobel per la pace nel 1991. sostanza e apparenza in una marmellata appiccicosa e fortemente speziata.7). .del quale nessuno può essere sempre certo della forza o dell'esito». Per que sto motivo nella Bibbia si legge: «Il timore del Signore è principio di sapienza» (Pro verbi 1. Pensare prima di parlare e inv ece succede il contrario. perciò è giusto invocare Dio affinché ci liberi da ogni paura e viltà e ci renda cora ggiosi e sereni. Ora. del brusio permanente. quella del parlare col cervello scollegato. inso lenti. Ebbene. così. orientamenti. emettendo un profluvio di banalità. La paura di perdere un affetto ti spin ge alla gelosia e ad atti meschini. all'umiliazione. «Non avere un pensiero e saperlo esprimere: è questo che f a di uno un giornalista». pur essendo la figlia dell'eroe dell'indipendenza di quel Paese . miscelando verità e inganno. di nome Ibn al-Mu'tazz. Detto questo. Il timore di perdere il potere corrompe chi lo detiene e la paura del castigo da pa rte del potere corrompe chi ne è soggetto. una logorrea incessante e indefessa si rovescia nelle or ecchie degli ascoltatori. il pensiero. Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 27/03/2011 PENSARE PRIMA DI PARLARE Non c'è da fidarsi di quello che dice la gente. ma soprattutto il chiacchiericcio vano e vacuo di molti. infatti. emozioni. di stupidità e persino di vere e proprie falsità. infatti. Non è il potere che corrompe. sorvegliare fantasticherie. a par tire dalla televisione. lo scrittore Luigi Malerba quando " nella nostra citazione da Salto mortale (1968) " registrava un'atmosfera diffusa. è la radice di tante vergogne che si commettono . era esagerato Karl Kraus. pulsio ni è una scelta necessaria prima che quel «mulinello» " anche solo per inerzia o in un atto inconsapevole " ci trituri la volontà e ci travolga. urgente una purificazione del nostro sgua rdo dalle troppe brutture e bruttezze e una liberazione del nostro orecchio dall e ortiche del vaniloquio. Ed è per questo che il grande Montaigne. Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 29/03/2011 LIBERACI DALLA PAURA Dobbiamo essere liberi dalla paura. che " continuava " spesso «hanno con la vita e l a verità all'incirca lo stesso rapporto che le cartomanti hanno con la metafisica». ma la paura. La paura di perdere la fama ti fa vanitoso e fatuo. vorrei distinguere la paura da un'altra realtà che usiamo di solito come sinonimo: il timore. La paura. Potremmo andare avanti a lungo in questa litania di debolezze e miseri e. Certo. vissuto nel IX secolo nell'attuale Iraq. bisogna avere il coraggio di creare qualche volta " almeno di domenica " un'oas i di silenzio. dice quello che le passa per la mente senza pensarci. invece. La paura di perdere una carica ti vota all' adulazione. oper e e omissioni». Basta solo salire su un treno e sorbirsi le conversazioni fluviali che i passeggeri affidano ai loro ce llulari. arroganti. nei suoi Saggi. Non c'è bisogno di moltiplicare i commenti attorno a una ve rità così lampante. si crede di esse re audaci perché non si ha più rispetto dell'altro e si diventa. Se la paura può essere un difetto. il caustico autore aust riaco dei Detti e contraddetti (1909). costretta al carcere per anni e ora agli arresti domiciliari dal regime m ilitare birmano. impertinenti. Similmente la purificaz ione del pensiero e dell'intenzione è decisiva per il controllo delle azioni. perché ab bia spazio la riflessione. Aveva ragione. introducendo una sorta di dieta dell'anima e della mente. Una volta ci s i ricordava di confessare i peccati che si commettevano in «pensieri. ma in qualcosa indovinava.

si possa procedere più spedi ti. alla storia d i prima. così. di rimandare a un altro momento e. le creazioni che un passato nobile ci ha lasciato come patrimonio. i nodi s'attorcigliano a . 38) e Manzoni. Siamo. la sua impotenza. È curioso notare che per la Bibbia "ricordare" è il verbo della fede e della vita e "dimenticare" è il vocabolo dell'apostasia e della morte. condotti verso l'asserto che oggi propongo. Ma se gli riesce di cambiare. qui una lisca che lo pu nge. La capacità di accettarsi. Ma. crea continuamente miti. tutti indovinato di chi sia questa considerazione: siamo in pratica all'ultima pagina dei Promessi Sposi (cap. Ecco perché il ricordo diventa fondame ntale proprio per il progresso e non tanto per la conservazione. E invece la smemoratezza cont emporanea è convinta che. appen a s'è accomodato nel nuovo. si rischia di essere dannati. si avanza in modo frenetico e schizofrenico e si inciampa in equivo ci. l mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 01/04/2011 I LETTI BEN RIFATTI L'uomo. così. a live llo. la sua realtà vera. Avete. Il desid erio. ben rifatti al di fuori. la pianta maligna della gelosia e dell'invidia. opera dedic ata appunto alla conoscenza umana e ai suoi processi. pigiando. così. m a semplicemente come «un regalo utile che non serve a niente». pubblic ata nel 1905-1906 dal filosofo statunitense (ma nato a Madrid nel 1863 e morto a Roma nel 1952). un «infermo» che per cepisce il suo limite. lì un bernoccolo che lo preme: siamo. L'antica ironia cinese si rivela folgo rante in questa immagine destinata a illustrare l'ottusità umana che considera la saggezza acquisita con le prove della vita non come una guida per il presente. centra due aspetti fondamentali dell'umanità. di fronte alla frustrazione dei sogni. desumendolo da quell'originale opera in cinque parti. il realism o della situazione. fin che sta in questo mondo. di mutare stato si nutre di illusioni e alla fine precipita in delusione. Un p roverbio tedesco dichiara che «la felicità e l'arcobaleno non si vedono mai sulla pr opria casa. ma solo su quella del tuo vicino». In alcune persone è una vera e propria attitudine costante: si cerca di dilazionare.Il mattutino A cura di Gianfranco Ravasi 31/03/2011 Condannati a ripetere Quelli che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo. la serenità nella semplicità sono merce rara. Purtroppo la storia conferma la tesi oppo sta e l'umanità spesso dissolve nell'oblio il passato e si ripresenta implacabile sugli stessi abissi. a un di presso. Sboccia. col titolo La vita della ragione. e vede intorno a sé altri letti. 29/11/2011 LA DILAZIONE Rimandando quello che si deve fare. e si figura che ci si deve star benone. con l'immag ine dell'infermo e dei letti. nello scoraggiamento e persino nella ribellione. senza lo scrigno del ricordo. Da un lato. «L'esperien za è un pettine che la natura dona ai calvi». tant'è vero che la s ocietà. L'indugiare non è solo frutto di pigrizia. anche attraverso la pubblicità. pur legittimo. identificati e bollati nella storia che sta alle nostre spalle. c'è la fragilità costitutiva e radicale della creatura umana. in positivo. si piomba nel pessimismo. le intuizioni. pronta a precipitarvi. si corre il pericolo di non farlo mai più. Non convertendosi subito. c'è però la sua altrettanto costitutiva e radicale insoddisfazione e scontentezza. Per questo. si perdono anche tutti i valori. costringendo a rinc orrere fantasmi di felicità. piani. in abbagli. è un infermo che si trova su un letto scomodo più o meno. in spropositi che già erano stati vissuti. in somma. D'altro lato. Jules Renard. per usare la definizi one di un autore occidentale. a sentire. certo. In realtà. George Santayana. Riflett iamo su questa frase dello scrittore tedesco Ludwig Börne (1786-1837): «Si è scontenti perché pochi sanno che la distanza tra uno e niente è più grande che tra uno e mille». Con l'eredità di sapienza e di insipienza che abbiamo ricevuto dal passato noi possediamo come un a fiaccola che dirada l'oscurità incerta del futuro. Chi non conserva la lezion e ricevuta attraverso le esperienze della vita è inesorabilmente destinato a incia mpare di nuovo in errori e fallimenti. comincia.

mai veniva reso effettivo nella vita. Per questo. dall'uso di alcol e droghe. non è né eliminato né perso. se ne trova sempre uno per appo ggiarvisi. consapevoli che la realtà è complessa e la vita ardua. senza cadere nel relativismo. la vita continua a sco rrere». mentre – come scriveva il grande Seneca all'amico Lucili o – dum differtur. e alla fine si hanno le mani vuote. non aufer tur. Era un po' il suo autoritratto. i difetti s'incancreniscono. quindi. è vero che talvolta procrastinare una scelta può essere frutto di saggezza e riflessione e può persino attenuare. (rireso ed espanso per sole24ore del 26/08/2007 in http://ebookbrowse. nella consapevolezza che il male interiore si consolida e occupa progre ssivamente corpo e anima. sbi adire o spegnere questioni troppo bollenti. «intanto che si rimanda. le pratiche da evadere s'accumulano. vita transcurrit. ma c'è pur e una saggezza solo apparente che è fatta di luoghi comuni. di como dità o pigrizia mentale e morale. di perbenismo. 4-5). A livello morale è. Qualche tempo fa in un'edicola di un aeroporto francese avevo trovato un tascabile contenente un'antologia dei proverbi più famosi della tradizione ebr aica mitteleuropea. sia pure sempre con l'anelito di riscatto e di conversione che. Effettivamente c'è una sapienza popolare sana e necessaria. Certo. scrittore cristiano del III–IV secolo): Quod differtur. ragione il grande poeta francese Charle s Baudelaire quando proponeva l'osservazione che oggi abbiamo citato. deleterio il rinvio. però. si deve essere c omprensivi e duttili.com/proverbi-ravasi-cimosa-bibbia-pdf-d460044933 . ciò che viene differito. perché egli si era lasciato trascinare nel vortice di una vi ta sregolata. dalla dissipaz ione economica. Ma nella maggior parte dei casi non bisogna dimenticare quell'altro motto latino divenuto proverbiale (lo si attribu isce ad Arnobio. Le contraddizioni tuttavia che vi ritroviamo son o segno che la sapienza riflette la realtà: essa non è facilmente riducibile solo a bianco e nero. perciò. non è relegabile in uno stampo prefissato né sottoponibile a un giudi zio troppo esclusivo.ncor di più. È curioso notare che questa sua osservazione è talmente ve ra che nel libro biblico dei Proverbi ci imbattiamo in questi due consigli del t utto antitetici eppure appaiati tra loro e paradossalmente entrambi validi: «Non r ispondere allo stupido secondo la sua stupidità per non diventare anche tu simile a lui. le abitudini si sclerotizzano. contrassegnata da vizi. non ce n'è uno che non abbia il suo contrario. In apertura c'era la frase che ho sopra tradotta e che era a ttribuita allo scrittore francese Alfred de Musset (1810-1857) e alla sua opera Emmeline che non conosco. Rispondi allo stupido secondo la sua stupidità perché egli non si creda sapie nte» (26. e qualunque condotta si tenga. rigorosi ma non rigidi. L'impegno da prendere starà sem pre lì ad attenderci nei crocevia dell'esistenza.A cura di Gianfranco Ravasi 16/11/2002 Amo poco i proverbi" Sono selle buone per i cavalli. Aveva. i proverbi .

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