Claudio Menegazzi nasce nel 1949. Inizia a disegnare a quasi due anni e da allora non smette.

Si applica negli studi tecnici fino alla laurea in ingegneria nel 1974. Si dedica alla pittura nel 1980. Frequenta l’atelier della scuola Martini fino all’’89, con il prof. Umberto Savoia, esponendo in mostre collettive. Nel ’94, ’95 e ’96 espone in mostre personali. Dal ’97 al 2004 sospende la pittura per un periodo di ripensamento e studio dell’arte moderna. Riprende nel 2005 con la pittura ad olio. Nel 2006 tornano le esposizioni.

Pittura pittura, ossia pittura
La rappresentazione del paesaggio ha accompagnato l’umanità in modo non indifferente, ma dettata dalla necessità di riconoscere gli ostacoli o le occasioni favorevoli per la sopravvivenza, finché essa non è più dipesa da esso, e allora lo si è cominciato ad osservare per interpretarlo esteticamente, riproponendone mimeticamente aspetti e colori, e poi sempre più solo l’idea e l’aspetto risonante con il pensiero. Con una variazione evolutiva via via più prevedibile? Sembrava così, ma i futuristi aprirono una nuova porta, poi presto richiusa, e la videografica computerizzata complica le sensazioni. Sta di fatto che una citazione dell’ambiente, naturale o umanizzato, ancora fa risuonare come un diapason l’animo dell’umanità, e ne muove i sentimenti, in una direzione di ripulsa oppure di empatia, a seconda dell’intervento dell’artista, cioè dei suoi intendimenti. Ma quale direzione… Se l’arte esistente fino a Kandinsky è stata solo una rappresentazione, nella solita angoscia di prove e tentativi, ormai il fatto “natura” è risolto dalla fotografia e dal video, e all’arte si chiede di essere finalmente se stessa. Il pregiudizio dell’oggetto nondimeno continua a mantenere l’arte orbitante attorno alla realtà fisica, che nulla ha a che fare con l’arte.

Il paesaggio come alibi.
A ben vedere pochissima distanza corre tra l’opera di Bartolomeo Bezzi e l’opera di Mark Rothko, ambedue citanti cieli e riflessi sull’acqua, in modo più legato alla tradizione antica e moderna il primo, archetipo della contemporaneità il secondo, che ha compiuto tuttavia un salto, che ha portato ai quasi monocromi della collezione Panza di Biumo. Le superfici di questi ultimi sono in grado di far risuonare l’inconscio e produrre empatia non superficiale nell’amatore raffinato.

Oggi, qui.
Oggi però ancora è necessario riprendere per mano l’utente desideroso di ricevere dall’artista un aiuto per la sua vita, e permettergli un percorso che non lo distolga dall’arte, rifiutandone la difficoltà di comprensione. Un piccolo passo indietro è utile, per proseguire; prendendo però l’assunto che l’arte viene da se stessa, non è illustrazione, non è espressione di stato d’animo, interpretazione psichica, cronaca o monito. La pittura per la pittura e per l’utente. La pittura pittura, che il pittore presenta, trae forse ispirazione dalla natura, ma non rappresenta se non un’idea, vuole essere espressione dell’arte semplice e pura, e quindi un diapason per far risuonare le idee del riguardante, che desidera partecipare all’opera con i suoi occhi e il suo pensiero.

Rovereto, ottobre ’06 Claudio Menegazzi

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la profondità bisogna nasconderla. Dove? Alla superficie
(il poeta Hofmannstal)

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