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l’invasione dei social

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Sights

networkSpazi pubblici, privati o altro?

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amicizia. Profilo. bacheca. Parole che, con la vertiginosa diffusione di Facebook anche negli ambienti più insospettabili, acquistano improvvisamente un nuovo significato. Così come prendono una nuova forma gli entusiasmi (e le paure) sulla facilità di “fare network”, sulla privacy, sul controllo. danah boyd (rigorosamente in minuscolo), ricercatrice a berkeley e harvard, ragiona sull’interazione via social network: dal “baccaglio” allo stalking, dai genitori apprensivi alle beffe ai loro danni.

stalking, dai genitori apprensivi alle beffe ai loro danni. Sta conseguendo il dottorato di ricerca all’Università

Sta conseguendo il dottorato di ricerca all’Università della California, Berkeley School of Information, e collabora con l’Harvard University Berkman Center for Internet and

Society. La sua ricerca, finanziata dalla MacArthur Foundation come parte

di un ampio progetto

sulla gioventù digitale, si concentra su temi come

la ridefinizione degli spazi

sociali e delle pratiche educative sui siti di social network.

traduzione di Elena Cappuccio

illustrazioni di Marco Corona

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Sights

l’invasione

dei social

network

i siti di social networking come MySpace, Facebook o Bebo sono ubiqui. In

ogni parte del mondo, i teenager (e non solo) che si collegano a tali siti creano

un proprio profilo per poterli navigare, ossia si auto-rappresentano attraverso

testi, immagini, video, link, quiz e sondaggi.

I profili sono raggruppati in una rete di contatti attraverso liste di Amici (Friends).

I membri possono infatti aggiungere altri utenti come loro Amici e, se questi

accettano, la loro foto e un link al profilo verranno inseriti nel profilo di chi li

aggiunge. Attraverso una selezione accurata, i partecipanti sviluppano la pro- pria lista di Amici, che non è però semplicemente una lista di conoscenti stretti (quelli che normalmente si definirebbero come “amici”). La configurazione del

sito permette piuttosto di strutturare quella che si potrebbe definire l’“audience presunta” di ognuno dei suoi membri, ossia l’insieme delle persone iscritte al sito che gli adolescenti considerano come parte del loro mondo. I siti di social network hanno milioni di utenti registrati, ma nella maggior parte dei casi ai membri sta a cuore solo una manciata di contatti: la lista di amici, appunto. Se un utente ritiene che il suo profilo sia interessante solo per un gruppo ristretto, è probabile che abbia pochi Amici e che, tecnologia permettendo, mantenga il suo profilo privato. Ma qualora voglia mettersi in contatto con altri membri, la sua li-

sta

probabilmente avrà centinaia o migliaia di Amici di età analoga, caratterizzati

da

uno stile simile, con i medesimi gusti musicali, e così via: è molto probabile,

1. Si veda d. boyd, “Friends, Friendsters, and Top 8. Writing Community Into Being on Social Network Sites”, in First Monday, vol. 11 no. 12, 2006, disponibile al sito www.firstmonday.org/

issues/issue11_12/boyd/.

2. H. Arendt, Vita Activa. La

condizione umana, Bompiani, Milano 1964.

insomma, che renderà pubblicamente accessibile il proprio profilo, così da allar-

gare la propria rete di contatti 1 .

I profili e le liste di Amici sono due elementi chiave di ogni sito di social network. C’è poi una struttura pubblica (Testimonials, Comments, The Wall, Bacheca) che consente agli utenti di scrivere e visualizzare commenti sui profili dei propri Ami- ci. Questi commenti occupano uno spazio notevole, e soprattutto sono visibili da chiunque abbia accesso a quel determinato profilo.

Questi tre strumenti – profili, liste di contatti e commenti – costituiscono la base

di tutti i siti di social network, anche se esistono molte applicazioni aggiuntive

per massimizzare la partecipazione. I social network permettono agli iscritti di navigare da un Amico all’altro e di comunicare con chiunque abbia un profilo visibile, ma vengono usati soprattutto da gruppi di amici precedentemente costi- tuiti. Le persone entrano a far parte di un social network attraverso i loro amici e poi utilizzano i diversi strumenti di comunicazione per socializzare, condividere prodotti e idee, scambiare informazioni.

SpaZI pubblIcI medIatI

I siti di social networking sono l’ultima generazione di “spazi pubblici mediati”,

ossia ambienti dove le persone possono incontrarsi pubblicamente per mezzo della tecnologia. In un certo senso gli spazi pubblici mediati sono simili a quelli non

mediati e familiari a tutti, quali i parchi, i centri commerciali, i parcheggi, i bar. I teenager li frequentano per entrare in contatto fra loro, in presenza di altre persone che possono essere coinvolte nella conversazione, se interessanti, oppure ignorate. Gli spazi pubblici svolgono funzioni differenti nella vita sociale: permettono agli individui di interiorizzare le norme sociali, ovvero di comunicare secondo uno standard condiviso; apprendere quali sono i comportamenti legittimi in partico- lari situazioni sulla base delle reazioni degli altri, così come conferire una forma

di “realtà” a certi atti o certe espressioni per il semplice fatto che ci sono dei

testimoni che li riconoscono 2 . Ma i siti di social network sono una forma diversa

di spazio pubblico e, nonostante il ruolo socializzante del tutto analogo agli spazi

tradizionali, hanno quattro caratteristiche che li rendono unici. 1. La persistenza. La traccia virtuale di ogni utente rimane visibile sul sito. Questo

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facilita la comunicazione diacronica, ma significa anche che

quello che si dice a quindici anni è ancora accessibile quando

di anni se ne hanno trenta e (si spera) si sia maturati quanto

a idee e opinioni.

2.

La ricercabilità. Mia madre avrebbe sognato di poter usa-

re

una sorta di motore di ricerca reale, strillando “Trova!”

mia madre

avrebbe sognato

di

poter strillare

nell’etere e localizzandomi in tempo reale. Ma questa funzio-

ne non esiste (ancora), e la cosa mi rende felice. Oggi invece,

grazie a pochi click, i genitori possono ricostruire con relativa

facilità le frequentazioni virtuali dei propri figli adolescenti.

3. La replicabilità. I bit si possono riprodurre. Questo signi-

fica che si può copiare una conversazione che è avvenuta da una parte e incollarla da un’altra parte, decontestualizzando-

la. E significa anche che è sempre più difficile capire se un determinato contenuto è falso o se è stato alterato.

4. Il pubblico invisibile. Nella vita pubblica di tutti i giorni è

facile incrociare estranei, ma noi generalmente ce ne accor- giamo e notiamo immediatamente se qualcuno sta spiando la nostra conversazione. Negli spazi pubblici mediati l’agguato non solo è invisibile, ma la persistenza, la ricercabilità e la replicabilità delle nostre azioni virtuali consentono la partecipazione di pubblici che non erano nemmeno presenti nel momento in cui ci siamo espressi. Questi elementi cambiano radicalmente le regole del gioco. Anzitutto è difficile definire il contesto in uno spazio pubblico mediato. Gli ambienti pubblici, attra- verso la socializzazione, ci forniscono indizi fondamentali su ciò che è appropriato

“trova!” nell’etere e localizzarmi

in

tempo reale.

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o meno. Sappiamo che in spiaggia dobbiamo comportarci in un certo modo,

mentre a una lezione universitaria in un altro – sfido chiunque a presentarsi in

aula in costume da bagno, stendere il proprio asciugamano e iniziare a cospargersi

di crema solare! L’assenza di un contesto spiega perché l’audience presunta degli

Amici è fondamentale. È impossibile pensare di parlare a tutte le persone presenti

e future, è molto più semplice immaginare a chi ti stai rivolgendo adesso e a questi dirigere le tue energie, nonostante il pubblico possa essere abbastanza diverso da quello presunto. Come i giornalisti, i frequentatori dei siti di social network im- maginano il proprio pubblico di amici virtuali e si rivolgono a essi secondo norme che ritengono condivise. La differenza è che i giornalisti confezionano con cura un messaggio volto a raggiungere un determinato pubblico, mentre gli adolescen-

ti parlano di aria fritta, si esibiscono mentre ciondolano negli spazi virtuali con

quelli che chiamano “amici”. La conversazione effimera, accettabile in un qual- siasi spazio pubblico non mediato e in un contesto omogeneo, può non essere ben accolta in uno spazio pubblico mediato, caratterizzato da un’audience variabile. Naturalmente i tipi di pubblico che causano maggiori preoccupazioni ai frequen- tatori di siti di social network sono due: quelli che esercitano potere su di loro e quelli che li braccano. Se il primo gruppo è costituito principalmente da genitori, professori, datori di lavoro e altre figure dotate di autorità autoriali, i mass media hanno dato l’impressione che il secondo gruppo sia popolato sostanzialmente da predatori con mire sessuali, laddove i comportamenti più fastidiosi provengono invece da venditori, truffatori e spammer. Ma il contesto è solo una delle complicazioni introdotte da questa architettura virtuale: un’altra ha a che vedere con la portata. Quando parliamo senza am- plificazione, la nostra conversazione può arrivare solo fin dove la porta la voce.

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Nonostante internet permetta di raggiungere potenzialmente milioni di persone,

in realtà di solito la maggior parte delle persone viene ascoltata da pochi (con

disappunto di quanti sulla rete cercano di costruire la propria notorietà). Al tem-

po stesso, imbarazzanti video realizzati per un pubblico molto ristretto, qualora

ritenuti divertenti o stuzzicanti, possono essere duplicati e propagarsi nella rete

molto rapidamente. Un’ulteriore insidia è in agguato per gli adolescenti che svol- gevano una vita assolutamente regolare fino a quando qualcosa non li ha portati alla ribalta dei media (tipicamente un fatto di cronaca): improvvisamente il loro profilo visitato da pochi diventa oggetto di curiosità per milioni di persone, com- plicando la loro vita e quella della cerchia di Amici virtuali.

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l’invasione

dei social

network

navIgare la vIta pubblIca, oggI

Internet non ha barriere. Le conversazioni si propagano e il contesto viene conti- nuamente ridefinito. Le soluzioni tecniche difficilmente offrono conforto, perché qualsiasi muro digitale venga eretto viene facilmente abbattuto dall’innovazione tecnologica, nelle sue varie manifestazioni. La replicabilità intrinseca dei bit e la forza del search rendono qualsiasi barriera – nella migliore delle ipotesi – tem- poranea. È questo il motivo per cui molti frequentatori di siti di social network ritengono che la sicurezza sia garantita dalla bassa notorietà (security through ob- scurity) e danno per scontato che, almeno fin quando pochi (o nessuno) saranno interessati a loro, non verranno disturbati. Se questo è vero per molti, al tempo

stesso espone tutti i gruppi oppressi e controllati (fra questi, gli adolescenti) alla mercé di qualsiasi navigatore motivato a seguirne le tracce virtuali più opache.

I teenager affrontano queste complicazioni con approcci diversi. Alcuni provano

a rendere i propri profili simili a curricula e a esporre un volto pubblico edul-

corato a uso di quanti esercitano una forma di controllo o di potere su di loro. Questa strategia, approvata dai genitori, è però inappropria-

ta laddove la priorità del teenager è la socializzazione. Altri

cercano di nascondere il proprio profilo fornendo false infor-

mazioni in merito a nome, età e provenienza. Anche questo stratagemma è incoraggiato dagli adulti, che però non riflet- tono adeguatamente sulle conseguenze morali del suggerire

di mentire per risolvere un problema sociale. E poi, proprio

grazie alla struttura della rete, non è poi così difficile per un navigatore motivato risalire a un individuo attraverso i suoi amici. Un altro modo di risolvere questi problemi è preten- dere che gli adulti capiscano che questi spazi sono esclusivi,

personali, “solo miei”. In altre parole, perché aspettarsi che ci si comporti come a scuola quando a scuola non si è? Questo dilemma suggerisce quanto la vita sociale sia cambia- ta, complicandosi: il semplice fatto che accedere alle infor- mazioni è oggi più semplice e immediato, ci autorizza forse a farlo, sempre e comunque? Il problema è aperto. Molti geni- tori sostengono che se qualcosa è pubblico, l’accesso è legit- timo. Ma ovviamente gli stessi genitori non pretendono che

i propri figli registrino ogni conversazione che ha luogo sullo

scuolabus per poterla poi sentire… Se ne deduce che, sicco- me gli spazi pubblici mediati sono più facilmente accessibili, possono permettersi

meno privacy di quelli tradizionali. Le implicazioni sono notevoli: stiamo forse creando una società fortemente controllata e monitorabile? Da un lato è possibile sostenere che “solo perché possiamo non significa che dobbiamo”, ma dall’altro è sciocco pensare che la società troverà facilmente un codice di autoregolamenta-

il

semplice fatto

che accedere alle informazioni è più semplice, ci autorizza

a farlo sempre?

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3. N. Hass, “In Your Facebook.com”, in The New York Times, 8 gennaio 2006.

4. A. Melber, “MySpace, MyPolitics”, in The Nation, 30 maggio 2006.

zione. Esaminatori e datori di lavoro continueranno a cercare il profilo “reale” del loro candidato. Ammiratori indomiti continueranno a sondare ogni piccolo lato nascosto della persona oggetto dei loro desideri. E la stampa continuerà a ritenere corretto l’utilizzo di informazioni disponibili in rete per tratteggiare pubblica- mente il carattere di qualcuno.

I giovani sanno che chiunque può accedere ai propri profili online. Ma la risposta

più frequente è: “Perché dovrebbero farlo?”. Naturalmente gli stessi giovani che sostengono che nessuno sia interessato a loro in realtà vanno a caccia di informa-

zioni sulla “biondina” su cui hanno messo gli occhi. Non sono solo gli educatori

a fare come gli struzzi pur di mantenere la propria sanità mentale.

Come reazione a questo controllo, alcuni giovani hanno cominciato a prendere in

giro la loro audience invisibile. Alla George washington University gli studenti

si sono presi gioco della polizia del campus. Hanno pubblicizzato un’enorme

festa a base di birra, ma quando la polizia ha fatto irruzione ha trovato solo una marea di dolci con sopra scritto “birra” 3 . Giovani attivisti sfruttano le modalità

di diffusione dei messaggi nei maggiori siti di social networking (bollettini, news

feed) per spingere altri studenti a protestare o a votare (per le elezioni del campus

o per American Idol), così da far sentire la loro voce: per esempio, migliaia di

adolescenti americani hanno usato MySpace per protestare contro le politiche sull’immigrazione 4 . Gli utenti stanno inoltre imparando a gestire le conseguenze del sistema di com-

menti. Per esempio, gli adolescenti spesso rompono con la loro fidanzata attraver-

so commenti su MySpace (generalmente sono i ragazzi che lasciano le ragazze).

La ragione è semplice: una rottura verbalizzata e visibile a tutti gli Amici evita

di entrare nel gioco del “lui ha detto/lei ha detto” e permette di controllare la

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narrativa della rottura attraverso la conversazione. Per concludere, tutto questo ora accade principalmente con il testo, ma il ruolo del video cresce ogni giorno. Al momento il video non è ancora ricercabile, ma è questione di tempo: la tecnologia permetterà di cercare da chi e dove è stato gi- rato un video. Questi sistemi dialogheranno facilmente via cellulare, non appena saranno abbattute le barriere erette dagli operatori. E così si aggiungerà alle altre informazioni la collocazione spaziale, ampliando di un’ulteriore dimensione lo spazio iper-pubblico. Gli spazi pubblici mediati sono una realtà destinata a restare, nonostante compli- chino molti aspetti della vita quotidiana. Ma viviamo in tempi stimolanti. Tempi in cui i cambiamenti sociali vanno affrontati, così da influenzare la redazione di norme che ci aiutino a dirigerli.*

* Tratto da “Social

Network Sites: Private, Public, or What?”, in The Knowledge Tree, 13, May

2007.

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