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Intervista a Guido Bertolaso


Capo del Dipartimento della Protezione Civile
Dal Friuli 1976 allAbruzzo 2009: la Protezione Civile ha fatto passi da gigante nella gestione delle emergenze. Quali sono stati i cambiamenti fondamentali? Lattuale sistema di protezione civile nasce senzaltro dallesperienza maturata nel corso degli eventi tragici che hanno segnato la storia del nostro Paese e che hanno visto impegnati le amministrazioni e gli enti che anche oggi concorrono, a diverso titolo, alle attivit di gestione delle emergenze. Il sisma di magnitudo 6.4 che il 6 maggio del 1976 ha colpito il territorio della media valle del fiume Tagliamento in Friuli, ha visto limmediato impegno degli uomini delle forze armate, cos numerosi in quella zona, ai quali si affiancato il contingente dei vigili del fuoco e del personale civile, che intervenuto a prestare unopera volontaria, svolgendo le prime attivit di ricerca e soccorso delle persone coinvolte nei crolli. Le successive attivit di assistenza alla popolazione senza tetto sono state principalmente affrontate dalle forze armate, che hanno fatto uno straordinario lavoro. Il sisma avvenne dopo sei anni dallemanazione della Legge 996/70, nella quale era prevista la nomina di un Commissario Straordinario, che aveva potere sia tecnico che politico. Questa predisposizione normativa, fece s che fosse nominato un Commissario Straordinario nella persona dellOn. Zamberletti, che coordin il numeroso dispiegamento di forze armate gi presenti nel territorio friulano. Nel terremoto dellIrpinia del 1980, invece, gli elementi presenti nel Friuli furono completamente assenti anche a causa della scarsa presenza in loco delle Forze Armate. Queste due esperienze operative, diverse tra loro, fecero maturare lidea di costruire un Dipartimento, in seno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il compito di coordinare il Sistema Complesso italiano dei Soccorsi. Nel 1992, dodici anni dopo il terremoto dellIrpinia, viene varata la Legge del 24 febbraio n. 225, istitutiva del Servizio Nazionale di Protezione Civile. La protezione civile oggi in Italia non intesa, come allora, quale un meccanismo di risposta ad unemergenza demandato ad alcune singole strutture che gestiscono uomini e mezzi. Si tratta, invece, di un complesso sistema composto da uomini e donne, appartenenti a diversi enti pubblici e privati a carattere nazionale, regionale e locale, nonch alle organizzazioni di volontariato che operano al fine di prestare un servizio alla cittadinanza. Lattuale sistema di protezione civile italiano, unico al mondo, non guarda solo allorganizzazione della risposta in caso di evento ma lavora, ogni giorno, con lo scopo di aumentare la conoscenza dei rischi nel nostro Paese, far crescere la cultura della protezione civile, preparare gli addetti ai lavori e chi governa il territorio ad affrontare le emergenze che dovessero verificarsi. In questi ultimi anni, inoltre, il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, che opera nellambito della Presidenza del Consiglio e che chiamato a coordinare nel caso di unemergenza che richieda il coinvolgimento e limpiego di mezzi e poteri straordinari, ha lavorato proprio al fine di sviluppare e migliorare la capacit di coordinamento a livello nazionale e locale, con i governi regionali e le Autonomie locali. Il frutto di tale importante attivit rappresentato da una recente direttiva del Presidente del Consiglio approvata lo scorso 3 dicembre 2008, riportante indirizzi operativi per la gestione delle emergenze, nella quale a tutte le componenti e le strutture operative appartenenti al servizio nazionale della protezione civile vengono assegnati precisi compiti da svolgere in caso di emergenza di carattere nazionale, proprio come accaduto in occasione del sisma verificatosi il 6 aprile allAquila. Che cosa caratterizza il Modello Friuli e il Modello Umbria e perch hanno funzionato particolarmente bene? possibile applicarli ovunque? Tra i principali aspetti che hanno caratterizzato lefficacia del Modello di ricostruzione del Friuli a seguito del sisma del 6 maggio 1976 possono essere considerati: laffidamento alla Regione dellopera di ricostruzione, a seguito della Legge 546 del 1977. La Regione a sua volta da quel momento ha potuto ricorrere alla delega agli Enti Locali, che ha consentito una maggiore partecipazione della popolazione a tale attivit; lordine sequenziale di avanzamento della ricostruzione: prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese, per evitare labbandono dei luoghi a causa della mancanza di lavoro; il mantenimento dellidentit dei luoghi, ricostruendo con le stesse tipologie urbanistiche, mantenendo lo stesso grado di aggregazione urbana nelle medesime aree e considerando le misure antisismiche; lidentificazione del Sindaco come figura istituzionale

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ENERGIA, AMBIENTE E INNOVAZIONE 3/2009

Intervista a Guido Bertolaso

Qual il ruolo della ricerca nel campo della Protezione Civile e quali pensa siano gli ambiti da sviluppare maggiormente? La Protezione Civile non si occupa solo di soccorso in emergenza. La valutazione, la prevenzione e mitigazione del rischio sismico sono temi fondamentali per evitare leffetto disastroso dei terremoti sulla popolazione, sulle attivit socio-economiche, sui beni monumentali. Particolarmente rispetto a queste tematiche il legame tra la protezione civile e il mondo della ricerca stato sempre molto stretto ed ha prodotto risultati sinergici di rilievo. Infatti da un lato la ricerca finalizza in maniera concreta le sue attivit, ricevendo un significativo supporto finanziario, dallaltro la Protezione Civile messa in grado di operare con strumenti costantemente allo stato dellarte. Nel settore sismico lo stretto legame tra protezione civile e ricerca si sviluppato dopo il terremoto del Friuli del 1976, con il Progetto Finalizzato Geodinamica. Successivamente, dopo il terremoto del 1980, fu istituito il Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti,

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delegata dalla Regione per quanto concerne gli interventi di edilizia abitativa; la trasparenza degli interventi di rendicontazione allo Stato per ciascun capitolo di spesa; il rapido ritorno alla normalit con lo sbaraccamento ed il ripristino delle aree prefabbricate dove la popolazione senza tetto stata ospitata a seguito dellevento. Per ci che riguarda, invece, le attivit successive al sisma che ha colpito lUmbria nel 1997, la ricostruzione stata effettuata tramite il coinvolgimento diretto della Regione, che attraverso leggi regionali prevedeva le procedure per la ricostruzione veloce. A questo processo, sicuramente virtuoso, che ha visto limportante coinvolgimento delle amministrazioni locali nel processo di ricostruzione, si dato nome di modello Umbria. Tuttavia non si mai assistito, finora, a quanto avvenuto a seguito del tragico evento che ha sconvolto la Regione Abruzzo. Mentre erano ancora in corso le attivit primarie di soccorso ed assistenza alla popolazione colpita, si definivano le regole e le modalit per un rapido avvio delle attivit di rientro nelle abitazioni agibili ed una sistemazione della popolazione in alloggi temporanei. Gi il 28 aprile, dopo poco pi di 20 giorni dal sisma, il Governo ha approvato un Decreto Legge che impiega risorse importanti e getta le basi per il rapido passaggio alla successiva fase dellemergenza: sistemare la popolazione alloggiata nelle tende o negli alberghi sulla costa, fuori dalla provincia aquilana, in nuovi alloggi antisismici ed ecosostenibili, ubicati in aree vicine alle zone colpite, che consentano alla popolazione la cui casa inagibile, di attendere senza alcun disagio che la propria casa venga ristrutturata.

che costitu per circa venti anni il riferimento nazionale per le ricerche nel settore, ampliando sensibilmente il bacino di interesse degli studiosi. Si andata cos realizzando una crescita diffusa della cultura scientifica dei terremoti, sia in ambito sismologico che ingegneristico. Pi recentemente, dopo il terremoto di S. Giuliano, si realizzato un nuovo rapporto tra protezione civile e mondo scientifico, caratterizzato, in generale, da una pi forte finalizzazione a prodotti di utilizzazione immediata ai fini di protezione civile, ad una modernizzazione di alcuni settori della ricerca, ad un inquadramento internazionale delle attivit di ricerca. In particolare, per quanto riguarda lingegneria sismica, i due centri di competenza, ReLUIS (Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica) ed EUCENTRE (Centro Europeo per la formazione e la ricerca in ingegneria sismica), nascono con una forte vocazione per lattivit sperimentale, da sempre nota dolente, per carenze strutturali, della ricerca sismica italiana. ReLUIS riunisce in consorzio i quattro principali laboratori universitari italiani di strutture (Universit di Napoli, Basilicata, Pavia e Trento) e, grazie ad un accordo con il Laboratorio per prove dinamiche di ENEA-Casaccia, costituisce il sistema pi completo in Europa per eseguire prove sperimentali sismiche su grandi modelli strutturali. EUCENTRE si pone come riferimento internazionale, grazie alla sinergia con la Rose School, sia per la formazione che per la ricerca su tematiche particolari. Le attivit scientifiche in ambito sismologico sono sviluppate da INGV, anche in questo caso con il coinvolgimento della quasi totalit del mondo scientifico specialistico, attraverso il finanziamento di unit di ricerca esterne per lesecuzione di specifici task di lavoro. Finora le attivit dei centri di competenza di ingegneria sismica sono state rivolte principalmente alla previsione e alla prevenzione; gli interventi in fase di emergenza non erano strutturati e avevano carattere volontaristico. Con il terremoto del 6 aprile si attivata una serie di collaborazioni strutturate da parte dei centri di competenza, con il coordinamento della Protezione Civile, con attivit che vanno dal monitoraggio del suolo e delle strutture con strumentazione mobile, al rilievo degli effetti del terremoto sullambiente naturale (frane, fratture del terreno) e sul costruito (dal rilievo macrosismico al rilievo di agibilit degli edifici, ordinari e monumentali, e delle opere infrastrutturali). Su questa linea, occorrer sempre meglio ottimizzare le collaborazioni in fase di emergenza, in modo da mettere a frutto anche in questa fase le grandi potenzialit del mondo scientifico. inoltre necessario continuare a favorire lintegrazione tra le ricerche sismologiche e quelle ingegneristiche, per non perdere quel valore aggiunto che deriva dal carattere interdisciplinare di alcune attivit ed ottenere prodotti utili ai fini di protezione civile.