MARTEDÌ 3 MAGGIO 2011 ANNO 136 - N.

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Lo speciale / 2001-2011 Cosa significa per l’America Guerre, avversari, intelligence Ma ora la battaglia è vinta? aver eliminato il fantasma Il racconto di come è andata Cinque domande sul futuro
di Paolo Valentino a pagina 17 di Davide Frattini a pagina 18 di Guido Olimpio alle pagine 20 e 21

New York

E il pompiere levò le braccia verso il cielo
di ALESSANDRA FARKAS
MICHAEL APPLETON / NEW YORK TIMES / CONTRASTO

raccia alzate al cielo. New York in festa. Cade il regno del terrore. Osama Bin Laden è morto. I pompieri, gli eroi di quel tragico 11 settembre, e con loro tutti gli Stati Uniti, possono esultare. È la fine del Grande Incubo iniziato dieci anni fa, dopo l’attentato alle Torri gemelle e l’«attacco all’America e alla civiltà», come titolò in prima pagina il Corriere della Sera di allora (in alto, a sinistra).
A PAGINA 10

B

L’annuncio della Casa Bianca: dieci anni dopo l’orrore dell’11 Settembre giustizia è fatta, ora il mondo è un posto migliore

Gli ultimi 40 minuti di Bin Laden
L’attacco di 14 uomini delle forze speciali Usa al suo fortino in Pakistan. Non s’arrende, due colpi in testa Una delle mogli sarebbe stata usata come scudo umano. Il cadavere identificato dal Dna e seppellito in mare SOLLIEVO E SPERANZA
di SERGIO ROMANO

Giannelli

Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano

a soddisfazione del presidente degli Stati Uniti e la gioia con cui i suoi connazionali hanno salutato la morte di Osama Bin Laden sono comprensibili. A Barack Obama è riuscito ciò che il suo predecessore aveva più volte auspicato e inutilmente tentato. L’America non voleva soltanto combattere il terrorismo. Voleva anche e soprattutto colpire l’infame, vendicare i morti, dimostrare che nessuno può impunemente sfidare la sua potenza. La morte di Bin Laden non le restituisce

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i suoi figli, ma salda un conto aperto nel suo cuore e in quel senso biblico della giustizia che è proprio di una parte importante del Paese. Vi saranno anche conseguenze politiche. Il presidente Obama ha ottenuto un risultato che gioverà alle sue fortune elettorali. I servizi americani hanno riscattato alcuni insuccessi del passato e dimostrato la loro forza. I nemici dell’America sanno di potere essere colpiti anche là dove le precauzioni e l’omertà dell’ambiente sembravano garantire la massima sicurezza.
CONTINUA A PAGINA 50

Assalto delle forze speciali americane alla villa-fortino in Pakistan di Osama Bin Laden: lo «sceicco del terrore» ucciso con due colpi in testa e seppellito in mare. Obama: giustizia è fatta, il mondo ora è migliore.
DA PAGINA 2 A PAGINA 21

Etica e politica

Ragion di Stato

Era meglio processarlo
di ALDO CAZZULLO
A PAGINA 50

Noi e il corpo del nemico
di PIERLUIGI BATTISTA
A PAGINA 4

IL TRIONFO CALMO DEL GENERALE BARACK OBAMA
di MASSIMO GAGGI

La Cia avvisa l’Occidente «Al Qaeda si vendicherà»
Il direttore della Cia, Leon Panetta, mette in guardia l’America e il mondo: «Quasi certamente i terroristi cercheranno di vendicarsi. Se Bin Laden è morto, Al Qaeda non lo è». Roma rafforza le misure preventive.
A PAGINA 8

Lo scrittore Jay McInerney

«Il suo odio non ci ha cambiati»
A PAGINA 11

America che aveva scelto Obama convinta che fosse l’uomo giusto per gestire la crisi economica ora si ritrova con un presidente più determinato nella lotta al A PAGINA 9 terrorismo.

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Sulla rete

La Chiesa

Il festival Si può esultare dei negazionisti per una morte?
di BEPPE SEVERGNINI
A PAGINA 50

di ARMANDO TORNO
A PAGINA 13

Caretto, Sarzanini

Usati da 2,2 milioni di dipendenti. «Troppi ribassi, non c’è guadagno»

La rivolta dei bar contro i buoni pasto
di DARIO DI VICO

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di FULVIO BUFI
A PAGINA 32

DELLACASA, GARIBALDI, GASPERETTI
A PAGINA 33

A PAGINA 43

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a silenziosa guerra dei buoni pasto si combatte ogni giorno nei bar e nelle tavole fredde delle grandi città italiane. «Troppi ribassi, non c’è guadagno». Ad animarla sono, da una parte, i piccoli esercenti di bar, pizzerie e minitrattorie, dall’altra l’amministrazione dello Stato o grandi aziende. In mezzo, 2,2 milioni di lavoratori, il «popolo dei buoni pasto», «contrapposti» ai colleghi costretti a mangiare panini cinque giorni su sette.

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Camorra

Ventenne a Pisa

Catturato vicino a casa il numero due dei Casalesi

Stroncato da droga e alcol alla maratona in discoteca

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Primo Piano

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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

La fine di Bin Laden Il blitz
La villa-fortino si trovava a circa 50 chilometri dalla capitale pachistana Islamabad, nei pressi di un’accademia militare

(

Il film del raid La battaglia nella notte

Due colpi Caccia chiusa
l’operazione e decide di tenere all’oscuro i pachistani.

Il super ricercato si sarebbe fatto scudo con una moglie Spari al volto. Poi l’annuncio: «Abbiamo Geronimo»
La preparazione La missione è affidata allo speciale team antiterrorismo dei Navy Seals. Sono conosciuti come i «DevGru». La loro base è in Virginia, lavorano gomito a gomito con la Cia. Sono i «muscoli» o anche i «cavernicoli». Grazie alle foto scattate dai satelliti hanno ricostruito una copia dell’edificio di Abbottabad. Provano e riprovano per non sbagliare le mosse. Cronometrano i tempi, ipotizzano gli imprevisti e le contromisure. I loro compagni impersonano i «cattivi». Gli 007, intanto, sorvegliano la residenza. E accertano che 10-12 giorni prima l’ospite è tornato nella villa. Bisogna agire prima che sia troppo tardi. L’assalto E’ notte fonda in Pakistan quando quattro elicotteri — una versione speciale dei Blackhawk — entra nello spazio aereo pachistano. La provenienza è tutt’ora un mistero. A bordo ci sono i DevGru incaricati dell’assalto e le unità d’appoggio. Altri velivoli forniscono la copertura. Non è chiaro come i pachistani non vedono quanto sta accadendo. Gli hanno accecato i radar? Fanno finta di nulla? A Washington sono attive tre situation room. Una è alla Casa Bianca con Obama. La seconda è nella sede Cia di Langley con Leon Panetta. La terza in Afghanistan dove c’è il generale McRaven, responsabile delle operazioni speciali. Tutti possono seguire via audio e video quello che accade a migliaia di chilometri di distanza. Alle 14 di domenica il presidente rivede gli ultimi dettagli con la sua squadra. Il piano prevede che due elicotteri calino le cime lungo le quali devono scendere i commandos. Ma uno dei Blackhawk ha un’avaria, è costretto ad atterrare. Verrà distrutto per impedire che cada in mano ostili. Entra in scena un terzo elicottero. L’incidente può compromettere tutto. E’ un momento drammatico, qualcuno ripensa alla sconfitta di Mogadiscio. Blackhawk down. I Seals vanno avanti lo stesso. Si aprono la strada nel complesso diventato un fortino: granate stordenti, raffiche di mi-

WASHINGTON — Quaranta minuti per liquidare Osama e tanti sospetti. La fine di Osama Bin Laden è iniziata molto prima che i commandos americani lo spazzassero via a colpi di mitra all’interno di un vistoso palazzo a Abbottabad, in Pakistan. La prima traccia E’ il 2007, gli americani hanno in mano a Guantánamo e, nelle prigioni segrete della Cia, due uomini chiave. Khaled Sheikh Mohammed e Abu Faraj al Libi. La coppia di terroristi, sottoposta al waterboarding, parla. E gli 007 ricavano le indicazioni su un probabile corriere usato da Osama. E’ poco ma è un punto da dove partire. Due anni dopo scoprono la zona che frequenta. È nel Nord del Pakistan. Il team della Cia, conosciuto come «The Cadre», composto da novellini e vecchi agenti richiamati dal servizio, analizza le informazioni. Serve pazienza. Che sarà premiata solo nell’agosto 2010, quando il campo di ricerca si restringe su Abbottabad, a 50 chilometri dalla capitale Islamabad. La filatura del corriere porta gli agenti ad un complesso costruito nel 2005, circondato da alti muri e costato 1 milione di dollari. Ci vive qualcuno di importante. Ma estremamente riservato. Non ha telefono, né collegamento Internet. Si vede di rado e poi — cosa strana — invece che buttare l’immondizia la brucia. La sorveglianza si fa più intensa. La Cia ricorre ai satelliti e probabilmente a velivoli spia. Quell’edificio costruito con una pianta a piramide nasconde un segreto. Il sospetto In settembre l’intelligence ritiene di avere indizi sufficienti per dire che l’ospite potrebbe essere proprio Osama. Ma i ripetuti falsi avvistamenti e il timore che tutto salti inducono gli 007 alla cautela. La notizia arriva alla Casa Bianca. E a partire dal 14 marzo, il presidente Obama presiede almeno 5 riunioni dedicate al dossier. Valutazioni politiche si intrecciano con quelle degli agenti. L’ultimo meeting, quello decisivo, si svolge alle 8.20 di venerdì (ora americana), poche ore prima che Obama raggiunga l’Alabama. Il presidente autorizza

L'equipaggiamento
I Navy Seals della Marina americana sono la forza d’élite addestrata ad agire in qualsiasi teatro. «Seal», infatti, sta per Sea, Air e Land (mare, aria, terra). La loro base principale è a Coronado, San Diego. Il loro motto: «Il giorno più facile è stato ieri» ARMI E TECNOLOGIA

Carabina M4 con lanciatore di granate Fucile mitragliatore MP5 9mm Pistola 9mm PSG-1 Il fucile del cecchino

Occhiali per la visione notturna

Rilevatore di mine

Crittografo per segnale radio

Le forze speciali I Seals sono un corpo d’élite. Sul loro onore finora un’unica macchia: la fallita liberazione dell’ambasciata Usa ai tempi di Carter

Quegli incursori che hanno riscattato il fiasco di Teheran
I candidati sottoposti a una dura selezione: solo il venti per cento riesce a superarla
WASHINGTON — Con l’uccisione di Bin Laden, i Navy Seals, i mitici incursori della marina militare, il corpo speciale più decorato della storia americana, hanno cancellato un fiasco che 31 anni fa marchiò l’immagine dell’America nel mondo dell’Islam e che cambiò radicalmente il corso del Golfo Persico e dell’Asia centrale. Nel 1980, nel tentativo di liberare i diplomatici dell’ambasciata americana a Teheran, da mesi ostaggi degli ayatollah e dei pasdaran, il presidente Jimmy Carter inviò di notte alcuni elicotteri e un aereo della Delta Force a Desert One, una località vicina alla capitale iraniana. Un elicottero e l’aereo del corpo speciale dell’esercito si scontrarono sul terreno, e l'operazione Eagle claw, Artiglio d’aquila, dovette essere abbandonata. Fu la fine del presidente, sconfitto da Ronald Reagan alle elezioni dello stesso anno, e l’inizio della ascesa dell’Iran, che liberò gli ostaggi dopo 444 giorni, mezz’ora dopo l’uscita di Carter dalla Casa Bianca. E fu l’episodio più umiliante della straordinaria saga dei corpi speciali americani. Oggi, grazie ai Navy Seals, detti popolarmente Foche della marina (ma è l’acronimo di Navy Sea and Land, Marina mare e terra), l’immagine degli Stati Uniti nel mondo dell'Islam non è più quella del colosso con i piedi di argilla. E il prestigio dei corpi speciali americani è senza pari. Un prestigio meritato: i soldati che li formano, in primo luogo i Navy Seals, sono impareggiabili macchine da guerra e dell’antiterrorismo. Il loro carnet è impressionante: dalla nascita nel 1962 per volontà del presidente John Kennedy, scottato da un altro fiasco, quello dello sbarco della Baia dei porci a Cuba, i Navy Seals sono la punta di lancia delle operazioni militari americane, pubbliche e segrete. La Cia incominciò a usarli nel 1963 nella guerra del Vietnam, nel Phoenix program organizzato dal suo agente e futuro direttore William Colby, che aveva operato anche in Italia, per l’eliminazione dei leader Vietcong: il nemico imparò a temerli, li battezzò «gli uomini dalla faccia verde», dal colore che adoperavano per mimetizzarsi. Madre della Navy Seal è la Udt (Underwater demolition team), Squadra

I corpi d’élite

La storia I Seals furono creati nel 1962 da J.F. Kennedy, dopo il fallimento dello sbarco nella Baia dei porci Il debutto Il battesimo del fuoco in Vietnam dove cominciò a crearsi la loro leggenda

demolizione sottomarina, istituita nel 1943, all’apice della Seconda guerra mondiale. Kennedy ne reclutò i migliori membri, reduci dalla guerra di Corea. La Navy Seal rischiò di sciogliersi negli anni Settanta, sotto l’ondata pacifista che paralizzò militarmente gli Stati Uniti, ma fu rafforzata da Reagan negli anni Ottanta, e affidata a Charles Beckwick, il leggendario fondatore della Delta Force. Le Foche marine furono all’avanguardia della invasione di Grenada nei Caraibi nell’83, e poi di Panama. Ed ebbero un ruolo chiave in tutte le guerre del Golfo Persico e del Medio Oriente. Attualmente le squadre della Navy Seal variano da otto a dieci, e sono divise in plotoni di sedici componenti ciascuna. L’addestramento è brutale: 26 settimane come Udt, tre settimane come paracadutisti, quindici settimane come combattenti, tre settimane

per la sopravvivenza da soli in territorio nemico, più una settimana finale, la hell week o settimana dell’inferno. I Seals, soleva dire Beckwick, «devono essere supermen», super atleti e super guerrieri, indottrinati (Indoc è detto il corso iniziale) e pronti a morire per la patria. Solo il 20% dei candidati sopravvive alla selezione. Leon Panetta, il direttore della Cia, che di persona dal quartiere generale di Langley ha comandato il raid contro Bin Laden disertando la riunione con Obama alla Casa Bianca, non ha nascosto la sua ammirazione per i Navy Seals: «Eroi — ha dichiarato — nascosti nell’anonimato, di cui l’America ignora di norma l’identità e le imprese. Senza di loro, non potremmo proteggerci dal terrorismo né vincere le guerre in cui veniamo trascinati».

Ennio Caretto
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Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Primo Piano
La talpa

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La soffiata alla Cia è arrivata da Guantánamo
WASHINGTON — Il rifugio di Osama Bin Laden sarebbe stato scoperto grazie ad una soffiata giunta da «detenuti» di Guantánamo, secondo un funzionario anonimo citato ieri dal New York Times. Qualcuno nel campo di prigionia degli Usa a Cuba avrebbe insomma rivelato alcuni anni fa il soprannome di un corriere di Bin Laden che «è stato tenuto d’occhio con particolare attenzione», finché i servizi non sono riusciti a scoprire il suo vero nome e a risalire così al rifugio del leader di Al Qaeda, che si serviva di lui come contatto con il mondo esterno. Il corriere è stato descritto da alcune fonti come un assistente di Abu Faraj Al-Libi, il numero tre di Al Qaeda (fino alla sua cattura nel 2005), da altre come un protetto di Khaled Sheikh Mohammed, la mente dell’11 Settembre. In uno dei file del dipartimento di Stato Usa, consegnato da Wikileaks al New York Times, vengono discussi i rapporti di Al-Libi (che fu trasferito da una prigione segreta della Cia a Guantánamo nel settembre 2006) con un corriere di Bin Laden in Pakistan. Le affermazioni si baserebbero su interrogatori cui Al-Libi fu sottoposto dalla Cia nel 2005 e nel 2006. «Nel luglio del 2003, il detenuto (Al-Libi, ndr) ha ricevuto una lettera da un corriere di Osama Bin Laden, Maulawi Abd al-Khaliq Jan, che chiedeva al detenuto di assumersi la responsabilità di raccogliere donazioni, organizzare viaggi e distribuire fondi ad alcune famiglie in Pakistan. Osama Bin Laden disse che il detenuto sarebbe stato il messaggero ufficiale tra Osama Bin Laden e altri individui in Pakistan». Nel file viene nominata anche la città di Abbottabad: nella metà del 2003, Al-Libi avrebbe portato lì la sua famiglia, per «lavorare tra Abbottabad e Peshawar».

Dentro il covo

Le prime immagini girate all'interno del compound di Abbottabad, a 50 chilometri da Islamabad, dove è stato ucciso Osama Bin Laden

Dopo il blitz
In questa foto è visibile il sangue ai piedi del letto dopo il blitz condotto dal commando dei Navy Seals

A soqquadro
La stanza da letto dove dormiva il terrorista messa a soqquadro dai commandos durante il blitz

Sul pavimento
I segni della lotta e della violenta sparatoria sono visibili nel video girato all’interno della casa e trasmesso in esclusiva dall’Abc

L’arredamento
La foto mostra l’arredamento molto semplice, in linea con il credo austero del leader di Al Qaeda
CORRIERE DELLA SERA

tra e poi il grido «clear», pulito, per segnalare via libera. I qaedisti rispondono con i Kalashnikov. Osama, che occupa con i suoi il primo e il secondo piano, non ha una grande scorta. Con lui ci sono il figlio e tre uomini, le Guardie nere. Forse non sospettava che potessero scoprirlo. Si sente perduto. Le fonti americane sostengono che cerca di farsi scudo con la moglie. I DevGru lo «terminano» con due proiettili al capo. I militari uccidono i cinque (ma altre fonti Usa rettificheranno più tardi che la donna ammazzata non sarebbe la moglie), quindi recuperano documenti interessanti e un computer. Il rastrellamento è finito. E i Seals comunicano: «Abbiamo Geronimo». Il Pentagono, come nome in codice per il terrorista, ha scelto quello del famoso capo degli Apaches. Un guerriero indomabile che non meriterebbe questo accostamento. Da Washington ordinano di lasciare la zona portandosi

Su Twitter

La diretta (ignara) del blitz
ISLAMABAD — Era andato in montagna ad Abbottabad per rilassarsi «in un posto sicuro». Invece, senza rendersene conto, Sohaib Athar, programmatore di 33 anni, ha raccontato in diretta su Twitter il blitz contro Osama. «Un elicottero nel cielo di Abbottabad all’una del mattino... E’ un evento raro!», ha scritto. Poi un’esplosione. Ha riferito perplesso voci di un drone o forse di un elicottero abbattuto. Al mattino ha scoperto la verità. «Sono diventato il tizio che ha raccontato in diretta il raid».

dietro il cadavere del nemico. Sono le 3.55 ora americana. Nella situation room alla Casa Bianca la tensione è spezzata da un applauso. Nel post-raid le autorità Usa pasticciano un poco: prima si lasciano scappare che la missione era mirata ad uccidere, poi cambiano e sostengono che sono stati costretti a farlo per la resistenza incontrata. Il rientro Gli elicotteri lasciano Abbottabad ma intanto i pachistani sono in allarme. I caccia sono pronti a intervenire per intercettare gli intrusi ma sono fermati in tempo. Gli americani hanno informato l’alleato a cose fatte. Non si fidavano. Il cadavere di Bin Laden è trasferito sulla portaerei Carl Vinson e inumato in mare. Alle 19.01 Obama è informato che è «altamente probabile» che si tratti del terrorista. Alle 11.35, il presidente è in tv ad annunciarlo. Ieri

mattina i test del Dna (lo hanno comparato con quello di una sorella) tolgono gli ultimi dubbi. A Washington si celebra ma intanto ci si chiede come i pachistani non abbiano potuto sapere. Altre fonti non escludono che Bin Laden sia stato venduto. C’era una taglia di 50 milioni sulla sua testa. Oppure i suoi protettori lo hanno sacrificato in base ad un patto segreto. Quanti conoscono la zona riferiscono che è incredibile che l’Isi — il servizio di Islamabad — abbia potuto «mancare» la presenza del ricercato. E i testimoni aggiungono che nel compound venivano spesso due misteriosi pachistani. La «piramide» di Abbottabad non era certo il nascondiglio discreto. Ma forse a Bin Laden non importava troppo: era sicuro che oltre alla fortuna c’erano degli «angeli neri» a proteggerlo.

Guido Olimpio
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ILLUSTRAZIONE DI FRANCO PORTINARI

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Primo Piano

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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

La fine di Bin Laden Il corpo

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è davvero impensabile»). E proprio in Iraq tanti ricordano come gli americani abbiano del tutto ignorato la norma di seppellire un musulmano entro 24 ore, almeno in un’occasione: quando uccisero i due figli di Saddam Hussein nel 2003 conservarono i loro corpi per giorni, mostrandoli pure ai media. «Anche quello che hanno fatto ora gli americani è proibito e provocherà alcuni musulmani, non è accettabile che non abbia-

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Ci congratuliamo per la tenacia e il coraggio degli Usa nella ricerca. La lotta al terrore deve continuare
Nicolas Sarkozy, presidente francese

Sepolto in mare da una portaerei americana
La Casa Bianca: «Un funerale nel rispetto dei riti islamici» Il capo di Al Azhar: «Gesto inaccettabile, contro la Legge»
«I preparativi per il funerale in mare sono iniziati alle 1.10 del mattino (le 7.10 in Italia) e si sono conclusi dopo 50 minuti» a bordo della portaerei Usa Carl Vinson nel mare Arabico settentrionale. «Il corpo è stato lavato e avvolto in un lenzuolo bianco e, dopo che un ufficiale ha letto un brano religioso tradotto in arabo da un interprete, è stato fatto scivolare in mare — ha annunciato un funzionario della Difesa e confermato la Casa Bianca, mentre il Pentagono annunciava l’esistenza di un video del «funerale» e che sarebbe stato probabilmente diffuso —. Le procedure tradizionali per la sepoltura islamica sono state rispettate». Ma è davvero così? La notizia dell’uccisione di Bin Laden ieri all’alba stava già sollevando nel mondo incredulità, giubilo, sollievo, solo in parte (sui siti jihadisti) rabbia e voglia di vendetta. Quella della sua sepoltura «islamicamente corretta», qualche ora dopo, ha suscitato lo sdegno degli esperti di diritto musulmano. Che nella quasi totalità hanno definito quel corpo gettato nell’Oceano Indiano una violazione dell’ortodossia. Anche chi non l’ha vista come un tentativo di umiliare l’Islam e ha accettato la spiegazione fornita dagli Usa («nessun Paese voleva ospitare le spoglie») o quella non detta ma ovvia (la tomba sarebbe diventata un santuario del terrorismo) ha condannato la strana scelta degli americani. Che hanno sì osservato le norme della sepoltura entro 24 ore, del lavaggio e dell’avvolgimento del corpo in teli bianchi (forse uno solo in realtà, mentre dovrebbero essere tre). Ma hanno clamorosamente sbagliato sulla «tomba». A partire da Al Azhar, il più importante centro religioso dell’Islam sunnita: «La procedura è contraria ai principi della legge dell’Islam, ai suoi valori religiosi e a ogni comportamento umanitario», ha detto dal Cairo Sheikh Ahmed Al Tayeb, il grande Imam in persona, preceduto da altri giuristi della stessa istirità religiosa dell’emirato, che sa bene come la pratica sia consentita solo in navigazione e nell’impossibilità di conservare il cadavere fino all’approdo. «Gli non possono certo che quanto hanno fatto rispetta l’Islam. Potevano scavare un tomba ovunque, magari in un’isola deserta, senza mettere il nome, ma non così». Lo stesso parere è condiviso da molti altri giuristi, interpellati dai media occidentali e locali, o autori di pareri legali sui mille siti dedicati all’Islam. Dall’imam radicale libanese Omar Bakri Mohammed, che vive a Londra («un errore strategico degli Usa che potrebbe generare ulteriore rabbia»). Al religioso sciita iracheno Ibrahim Al Jabari («Gettare un corpo in mare equivale a invitare i pesci a un banchetto. Se un uomo poi muore sulla terra no consegnato il corpo alla famiglia», ha detto lo sheikh iracheno Abdul Sattar Al Janabi. E se la volontà di non creare un luogo di pellegrinaggio per i seguaci di Osama è comprensibile (nel 1962 Israele cremò e sparse in mare le ceneri del nazista Adolf Eichmann per lo stesso motivo), la scelta di Washington sul funerale potrebbe essere controproducente. «Gli americani non volevano che diventasse un simbolo? — ha commentato ieri il celebre avvocato egiziano Montasser Al Zayat, difensore dei gruppi integralisti e autore di libri sull’argomento —. Ma Osama Bin Laden è già un simbolo, nel cuore della gente».

Polemica Per i giuristi musulmani la tomba doveva essere nel terreno, magari senza nome
tuzione. Più esplicito il Grande Mufti di Dubai, Mohammed Al Qubaisi: «I funerali in mare sono permessi ai musulmani solo in circostanze eccezionali e questa non lo è», ha spiegato l’auto-

Cecilia Zecchinelli
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Nella storia La salma del leader qaedista non poteva essere trattata come «normale»

Adolf Hitler
L’interno del bunker di Berlino dove il Führer nazista si suicidò il 30 aprile 1945

Benito Mussolini
I corpi di Mussolini e Claretta Petacci dopo l’esposizione in Piazzale Loreto nel ’45

Nicolae Ceausescu
L’ultima foto del dittatore romeno ucciso il 25 dicembre ’89 a Bucarest

Da Giulio Cesare a Mussolini Quando il corpo diventa mito
funzione da quasi dieci anni, all’epoca dell’ultimo videomessaggio. E poi, che realistica alternaIl corpo del nemico ucciso torna come uno tiva c’era? spettro a popolare di incubi la vita di chi lo ha Il corpo del nemico, del dittatore, del condotannientato. Farlo scomparire, addirittura negli tiero è sempre ingombrante, circondato da taabissi marini, come hanno deciso con quello di bù, raggiunto dalla febbre sensazionalista di chi Bin Laden? Esibirlo come trofeo? Neutralizzarlo non sa rassegnarsi all’idea che un grande desticon appositi riti di allontanamento? Placarne il no, anche fosco e luciferino, possa ripiegare in sangue per non aizzare nei seguaci lasciati orfa- una banale sorte da comuni mortali, senza sani del leader vendette e fantasie di rappresaglia? ghe, leggende luminose o nerissime. Sergio LuzGli americani hanno voluto che le acque del zatto ha descritto nel suo «Il corpo del duce» comare, dopo una sbrigativa cerimonia funebre su me la neonata Repubblica sia rimasta «ostaguna portaerei, consumassero i resti mortali del gio» della salma di Mussolini, un corpo prima Nemico numero uno, del massacravenerato dalle folle adoranti e poi tore delle Torri Gemelle. Seppellirlo straziato nel rito lugubre, nella «manegli Stati Uniti, incassato il rifiuto Lo scenario celleria messicana», inscenato a di Paesi arabi e islamici, sarebbe sta- Il ricordo di Osama Piazzale Loreto. Un corpo dapprima to un errore spaventoso, con quella nutrirà ossessioni trafugato nel ’46 dai fascisti, poi natomba trasformata in santuario, mescosto per undici anni, e infine, solta di pellegrinaggio dei fanatici di e paranoie di sicura tanto nel ’57, tumulato a Predaptutto il mondo che sarebbero venu- presa simbolica pio, dove ogni anno carovane di noti a piangere il loro Martire. Lasciarstalgici, in cerimonie che mescolalo inghiottire dalle onde marine, no sacro e profano, sagre di paese e del resto, alimenterà infiniti deliri paranoici, ec- mercatini delle reliquie, fasci littori e saluti rociterà inesauribili fantasticherie negazioniste. mani, danno vita a kermesse non solo tollerate, Per decenni la bizzarra inventiva di dietrologi, ma oramai persino promosse dall’amministracomplottisti, nazisti irriducibili e folli di nostal- zione locale (di sinistra) attraverso l’apposito asgia ha ricamato attorno ai cadaveri di Hitler e sessorato al turismo. Non c’è bisogno di aggiundella sua Eva Braun ritrovati nel bunker della di- gere il culto propriamente fascista della morte, sfatta a Berlino favole macabre sul Führer che dei martiri, delle memorie sacre riassunte in non sarebbe morto, riparato in chissà quale rifu- una tomba, in un catafalco, in un sepolcro per gio sudamericano, pronto con un pugno di fede- comprendere come il corpo del duce defunto ablissimi a tornare per la riconquista del Reich mil- bia alimentato simbologie indistruttibili. Ma da lenario. Ma con Bin Laden l’altalena di ipotesi se sempre il «corpo del Re» in disgrazia agita i til’ormai invisibile capo di Al Qaeda fosse vivo in mori di chi resta. qualche grotta o già cadavere da anni era già in All’indomani delle Idi di marzo, nella cerimodi PIERLUIGI BATTISTA

Saddam Hussein L’esecuzione del dittatore iracheno il 30 dicembre 2006 a Bagdad: i soldati americani lo avevano catturato il 13 dicembre 2003 in un villaggio vicino a Tikrit (Omega)

Il nemico ucciso alimenta da sempre culti e leggende. Gli Usa non avevano altra scelta
nia che doveva onorare il corpo trafitto da ventitré pugnalate di Giulio Cesare, i senatori e le matrone di Roma contribuirono a dare alle fiamme e a consumare i resti del Capo assassinato con un rito purificatore che sanzionò la sconfitta dei congiurati. E quante salme sono state riesumate, come per un’inconsapevole ossessione di accertamento, di garanzia che il corpo sepolto fosse esattamente quello che doveva essere. Fu riaperta persino la tomba di Napoleone, molti anni dopo la morte dell’imperatore a Sant’Elena. E sono stati disseppelliti i resti di Ceausescu, il tiranno romeno ucciso al termine di un processo farsa con la moglie Elena e fucilato dai nuovi padroni di Bucarest. Ossessioni, fantasie, paranoie mortuarie. Il ricordo di Bin Laden ne nutrirà infinite, complicatissime, arzigogolate, ma di sicura presa simbolica. E non si tratta necessariamente di fantasie arcaiche, immerse nella religiosità cupa e sovreccitata di una visione del mondo premoderna, così come si condensa nel fondamentalismo islamista di cui Bin Laden è stato spietato interprete. Basta pensare a come addirittura la religione del futuro, l’ideologia che avrebbe svelato al mondo la natura ipnotica e «oppiacea» di tutte le religioni stabilite, insomma il comunismo, abbia tributato ai cadaveri dei suoi carismatici Capi omaggi in cui è stata abbondantemente oltrepassata la soglia magica della superstizione. Corpi imbalsamati, corpi mummificati, corpi esposti alla venerazione dei fedeli convenuti nella piazza del Cremlino per visitare il sacrario in cui è conservato attraverso tecniche sofisticatissime il simulacro del leader scomparso. A dimostrazione ulteriore di come la presenza, sia pur fantasmatica, del corpo, moltiplichi sentimenti fideistici, liturgie superstiziose, identificazioni simboliche. Ecco perché, una volta accertatane indiscutibilmente l’identità, la salma di Bin Laden non poteva essere trattata come un corpo «normale», da seppellire come in un’ordinaria cerimonia di addio. Il corpo assente ecciterà le fantasie di seguaci scossi da un dolore inconsolabile per la scomparsa del loro Capo, ma non sarà la reliquia custodita in un luogo inevitabilmente condannato a diventare il santuario di una memoria inestinguibile. Un anti Ground Zero in cui possano riunirsi minacciosamente i devoti dell’assassino assassinato, il loro martire. Gli Stati Uniti non potrebbero permetterselo.
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Dal Venezuela

«Solo un assassinio, fuori luogo festeggiare»
CARACAS — Il vicepresidente venezuelano Elías Jaua si è detto sorpreso dai «festeggiamenti» per la morte di Osama Bin Laden. «Ormai l’assassinio e il crimine sono diventati cose naturali», ha dichiarato Jaua alla tv statale, aggiungendo che «per l’impero ormai non esiste altra via d’uscita. Le soluzioni politiche e diplomatiche sono state lasciate alle spalle».

Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Primo Piano

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Dubbi e misteri Il difficile riconoscimento: perché il leader di Al Qaeda resta «invisibile» anche da morto

L’Occidente dovrà essere particolarmente vigile nelle prossime settimane
David Cameron, premier britannico

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Un’enorme vittoria per la giustizia, la libertà e i valori condivisi dai Paesi democratici
Benjamin Netanyahu, premier israeliano

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Speriamo che l’eliminazione di Bin Laden sia un passo avanti nella lotta al terrorismo
Un portavoce del re saudita Abdallah

Prima immagine

Quel volto sfigurato un falso del 2006
La «prima immagine» del cadavere di Osama Bin Laden, mostrata ieri dalle televisioni del mondo e rilanciata dai principali siti di informazione, era un falso. Si tratta di una «foto» elaborata al computer (sotto) e ripresa dal sito «unconfirmedsources.com». Datata 23 settembre 2006 e intitolata «Osama torturato», l’immagine è stata ottenuta sovrapponendo due ritratti diversi, il volto del leader di Al Qaeda e la faccia sfigurata di una persona non meglio identificata. Le autorità Usa hanno affermato di avere immagini autentiche del corpo di Osama: il consigliere anti terrorismo della Casa Bianca John Brennan ha detto che «faremo tutto il possibile per assicurarci che nessuno possa negare che abbiamo preso Osama Bin Laden».

L’avessero preso vivo, iconograficamente parlando forse sarebbe andata come con Saddam Hussein, quando fu catturato in quel buco nella campagna di Tikrit il 13 dicembre 2003: le prime umilianti immagini dell’ex dittatore iracheno con il barbone grigio e la bocca aperta mentre un giovane americano in divisa gli controllava la dentatura. Nella Green Zone di Bagdad tutto fu allestito come uno show vendicativo e liberatorio. Paul Bremer, il proconsole Usa con il completo elegante e gli anfibi da deserto, aprì lo spettacolo dicendo «Ladies and gentlemen, we got him!» e nella platea di giornalisti e funzionari partirono gli applausi. Ma Osama vivo sarebbe stato più scomodo e meno «maneggevole» di Saddam. «Assicurare alla giustizia» il senzapatria Bin Laden, l’icona di Al Qaeda, pur essendo l’obiettivo dichiarato del presidente Barack Obama sarebbe stato molto più difficile che processare il Raìs. Imprigionarlo, certo, ma dove? Processarlo, naturalmente, ma in quale corte? Più facile allora puntare a una «kill operation». Eliminare lo sceicco del terrore e portarsi via il cadavere anziché portarlo vivo davanti alla giustizia. Un’operazione stile presidente cowboy George Bush («Portatemelo qui»), però con qualche delicatezza «d’immagine» in più: nessuna spettacolarizzazione, nessuna esibizione del corpo dell’arci nemico ucciso. Così ieri per tutto il giorno è mancata «la foto» che tutti aspettavano, la smorfia di Osama morto. Fino a sera la Casa Bianca si è arrovellata tra le indiscrezioni: «Le immagini ci sono, ma non sappiamo se renderle pubbliche». Quali immagini? Per tutta la giornata intorno al ritratto di Osama defunto e ancora sulla terra ferma si sono alternate voci discordanti. «Il volto è irriconoscibile» dicevano fonti anonime alla Cnn.

Casa Bianca Il vicepresidente Biden, Obama, Hillary Clinton e Robert Gates (in prima fila, a destra) in attesa di notizie durante il raid

LE FOTO E IL CADAVERE LE DOMANDE APERTE
Contrordine: «Se le foto usciranno in pubblico non avrete dubbi — assicuravano funzionari del Pentagono alla stessa tv — vedrete la faccia e vedrete che è proprio Osama Bin Laden». Riconoscibile o no? E perché non sono uscite? «Semplice, perché sono raccapriccianti — ha sostenuto l’anchorman Jake Tapper sulla Abc — La faccia ha una profonda ferita sopra l’occhio sinistro, dove è entrato il proiettile, e si vedono sangue e cervello». Evitare di aizzare l’ira dei simpatizzanti, esibendo il cadavere deturpato del terrorista-asceta. Così per ore e ore, mentre tutto il mondo (persino il calciatore Giuseppe Rossi su Twitter) commentava la notizia («Dovevamo aspettare tanto?»), dell’Osama morto è circolata una sola foto. Falsa. Un fotomontaggio per di più riciclato, datato 2006, curiosamente lo stesso anno in cui gli 007 sauditi davano il ca-

Come si fa il test del Dna

Campioni di cellule a confronto
Il test genetico è stata la prima arma utile a confermare l’identità di Osama Bin Laden. L’esame si effettua prelevando un campione di cellule: le più adatte sono quelle del sangue o della saliva. Il test è stato effettuato confrontando campioni di tessuti prelevati da Osama con quelli di alcuni suoi parenti. In particolare con il codice genetico prelevato dal corpo della sorella, morta negli Usa per un tumore al cervello alcuni anni fa. Il cervello della donna era stato conservato e ne erano stati prelevati campioni di tessuto e sangue per compilare un profilo genetico. Il tessuto è poi stato confrontato immediatamente con il cadavere, in una base Usa in Afghanistan. Non ha dubbi sulla sua attendibilità il genetista Giuseppe Novelli dell’Università di Roma Tor Vergata: «Nel caso di Bin Laden è certo che i campioni prelevati siano più che sufficienti».

po di Al Qaeda ucciso dal tifo. Lanciato in mattinata da una tv pachistana, ripreso da siti e media internazionali, il falso Osama con il volto sfigurato ha presto lasciato il posto alle vecchie pulite immagini di repertorio. In attesa dello scatto ufficiale, «la prova» horror per il volgo: eccolo, è lui. E invece per ore e ore Bin Laden è diventato addirittura più «sfuggente» da morto che da vivo, prima di essere gettato in mare come un pirata dentro un sacco con i piombi per farlo andare a fondo. Tanto «sfuggente» da provocare le prime teorie «cospirative». Sui siti Internet vicini all’estremismo islamico c’è chi ha scritto: «Non crediamo alla morte di Bin Laden perché gli americani hanno mentito per decenni». Più sicuro (ma meno reale) di un ritratto pesto, è arrivato l’annuncio ufficioso dei risultati dell’esame del Dna (per cui ci voglio-

no dalle 5 alle 10 ore): «È Osama al 99,9%». Il confronto con il materiale genetico dei familiari (soprattutto con una sorella deceduta negli Usa anni fa), raccolto dalle autorità dopo l’11 settembre, non lascia dubbi. Secondo fonti anonime dell’intelligence citate dall’Ap, una delle mogli del capo di Al Qaeda, presente nella villa-rifugio, ne ha confermato l’identità. Anche le tecniche del «riconoscimento facciale» — in grado di «mappare» un volto come fosse un territorio — darebbero lo stesso responso. Gli 007 segnalano altre «prove», come «l’altezza» corporea (Osama era circa un metro e 90). Il riconoscimento di un cadavere è questione di sangue e cromosomi se non di centimetri. E gli americani sanno per esperienza che esibire il corpo del nemico in certi casi non porta bene. In Iraq nel 2003, quando le Aquile del generale Petraeus uccisero a cannonate i figli di Saddam Hussein nascosti in una villa, mostrare le foto di Qusay e Uday gonfi e ricuciti alla bell’e meglio non servì a frenare la carneficina. Anzi. Quando nel 2006 due bombe da 500 chili ferirono a morte Abu Musab al-Zarkawi, il capo di Al Qaeda in Iraq, la conferenza stampa avvenne sotto una grande foto del morto, incorniciata come un quadro. Il giorno dopo 47 iracheni morirono negli attentati.

Michele Farina
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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

La fine di Bin Laden La storia

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La famiglia e le battaglie Le vite di Osama

Dalle caverne al fortino di lusso Scorta ridotta, niente cellulare
Dieci anni in fuga, mancato perfino dai cacciatori Navajo
WASHINGTON — Nella sua vita di nomade della Jihad, Osama ha mancato l’appuntamento con la morte diverse volte. E questo lo ha reso diffidente, scaltro, sensibile al pericolo. Una preda difficile da acchiappare nonostante una taglia di 50 milioni di dollari e una muta di agguerriti segugi sulle sue tracce. La prima volta che Bin Laden ha schivato il colpo era nell’estate del 1998, in Afghanistan. Una pioggia di missili cruise americani devasta il suo accampamento, ma il capo di Al Qaeda — informato in tempo — si allontana poco prima. Le bombe e le unità speciali lo inseguono di nuovo sui monti di Tora Bora, al confine tra Pakistan e Afghanistan nel 2001. Nasce l’epopea della grotta. La «mitologia» qaedista e le informazioni americane descrivono Osama come il «vecchio della montagna». Nascosto in rifugi inaccessibili, vive in modo spartano e si fa beffe dei suoi nemici con i famosi video. Apparizioni che contribuiscono ad accrescere la fama del terrorista. Filmati che se diventano linfa per la propaganda jihadista si trasformano in «indizi» per gli 007. Spezzoni che sono analizzati in tutti i loro La vita aspetti. Si spera di cogliere nel colore della terra o nel tipo di albero un segnale per scoprire quale sia la regione dove si nasconde il Grande Fuggiasco. La Cia non bada a spese e persino università si cimentano nella caccia a Bin Laden. Per anni le L’inizio indicazioni portano sempre a un terOsama Bin ritorio vastissimo e impenetrabile, Laden nasce il almeno da terra. L’area tribale al 10 marzo 1957 confine afghano-pachistano. A vola Riad da un te si punta a sud, verso il Baluchiemigrato stan. Altre volte si guarda a nord nelyemenita la regione di Chitral. Ma è davvero miliardario come cercare l’ago nel pagliaio. L’Islam Qualcuno ipotizza che gli 007 scrutiA 11 anni va a no i posti sbagliati: «È su una nave Jedda. Lascia mercantile che si sposta di contil’università per nuo». Tesi che compare anche su dedicarsi quotidiani seri. Pochi, all’inizio, sugunicamente geriscono che sarebbe meglio batteall’Islam re un’altra pista. Quella dei centri Al Qaeda abitati. Non è un azzardo. I più imNel 1979 portanti dirigenti di Al Qaeda presi combatte in dopo il 2001 sono stati tutti scovati Afghanistan nelle più importanti città del Pakicontro l’Urss e stan. È un trend, un modus operannell’88 vi fonda di che convince alcuni investigatori Al Qaeda e lascia perplessi quanti vogliono L’esilio Bin Laden «in fuga nel territorio inTorna in Arabia diano», quasi che fosse un apache. che poi l’espelle, E il Pentagono porta davvero i pellesi sposta in rossa capaci di leggere le impronte Sudan poi ancora sul terreno. Arrivano i «lupi» della in Afghanistan nazione Navajo, sono ingaggiati an11 settembre che gli eredi di Geronimo. E sulla Finanzia e frontiera, per una coincidenza bizorganizza zarra, combatte un ufficiale che è attentati nel un pronipote del generale Custer. mondo, tra cui Uomini che si uniscono alle macl’11 settembre. chine da guerra. Gioielli di eletÈ il «ricercato tronica come i satelliti spia e, sonumero 1» dal prattutto, i droni. Ma per un de2001 cennio il Califfo resta come un fantasma. Molti sostengono che sia morto, altri ribattono che «lotta al fianco dei talebani» e impartisce ordini. Lo ribattezzano Osama Bin Presley accostando i suoi avvistamenti a quelli del famoso cantante che in tanti ritengono sia ancora in vita. Per spiegare le difficoltà nel trovarlo, l’intelligence precisa che Osama non usa da tempo nessun apparato elettronico. Niente cellulare, niente satellitare. L’ulti-

Il clan
A sinistra, nella foto grande, un’immagine del 1971 che mostra la famiglia Bin Laden al completo durante una vacanza in Svezia. Il giovane Osama (evidenziato da un cerchio rosso) ha 15 anni. Sopra, il leader di Al Qaeda davanti alla sua grotta, dove si è nascosto in seguito all’invasione americana dell’Afghanistan, alla fine del 2001. Da allora, Bin Laden sembrava scomparso nel nulla, tanto che molti lo hanno creduto morto, nonostante ripetuti messaggi video e, soprattutto, audio. La caccia è finita quando una «fonte», un prigioniero di Guantanamo, ha messo gli americani sulle tracce del «postino» del leader

Leader
Osama Bin Laden, nella foto grande, armato di Kalashnikov. In alto, il leader di Al Qaeda, con elmetto e mimetica, alla fine degli anni Ottanta, quando combatteva, aiutato dalla Cia, contro i sovietici in Afghanistan. Sopra, il «fortino» in Pakistan dove è stato ucciso

Perché cercare Osama in montagna, potrebbe essere in una città

mo lo avrebbe dato a una «lepre», un militante marocchino che fugge da Tora Bora con un telefono Turaya. Lo accendeva ogni tanto per fare da esca. Gli americani inseguono quel segnale ma Bin Laden è da un’altra parte: il sospetto è che in realtà il capo terrorista sia fuggito perché i pachistani non hanno chiuso la morsa. Per non essere tradito — raccontano ancora gli Usa — si serve solo di corrieri fidati e si muove con una scorta ridotta, le Guardie nere. Si tira dietro anche parte della famiglia. L’intelligence aggiunge che i video — quasi una trentina — che ogni tanto lo «tengono in vita» seguono un percorso tortuoso: dal momento della registrazione possono passare dai 10 ai 15 giorni prima che siano diffusi. Poi, Osama rinuncia anche alle immagini e si affida a messaggi audio impossibili da autenticare. Sembra davvero una partita persa per sempre. E nel dicembre del 2009, il segretario alla Difesa americano Gates ammette: «Non abbiamo dati seri da «Scollegato» anni». Il pessimismo, pe- L’ultimo portatile rò, è seguito da segnalazioni sempre più in- lo avrebbe dato tense sulla sua presen- a un marocchino za in Pakistan. Siamo che faceva da esca alla fine del 2010. Lo dicono i tedeschi, lo ribadiscono gli indiani. Alla fine lo sostie- Gli accompagnatori ne il capo della Cia, Leon Panetta, provocan- Il Califfo era protetto dagli do le smentite indi- uomini delle Guardie gnate dei pachistani. nere. Con lui anche una Il problema è il solito. parte della famiglia Si pensa che sia nell’area tribale dove nessuno entra. Gli americani bilanciano con una presenza massiccia dei droni armati di missili e videocamere. Uccidono decine di capi e quadri jihadisti, costringono la Al Qaeda tradizionale stare bassa, in alcune occasioni paralizzano l’azione propagandistica. Diventano un’ossessione per i terroristi che ammettono di temerli. È forse questo che spinge Osama a cercare nuovi santuari in zone dove i velivoli non possono intervenire. I droni fanno da battitori costringendo la preda a stare più accorta e a evitare luoghi pericolosi. La conclusione è vicina. «Perché cercare Osama in montagna, io direi che potrebbe essere in una città». L’affermazione è di uno che se ne intende. Asad Durrani, ex capo dell’Isi, l’intelligence pachistano sospettato di collusione con gli estremisti. Non si è sbagliato. È lì che lo hanno scovato.

Guido Olimpio
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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

La fine di Bin Laden L’America

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Non ci potete sconfiggere. Ma potete scegliere di abbandonare Al Qaeda e di partecipare a un processo politico di pace Hillary Clinton, segretario di Stato Usa

WASHINGTON — Dal quartiere generale di Langley, al di là del fiume Potomac, il direttore della Cia Leon Panetta, l’architetto dell’uccisione di Bin Laden, ha messo in guardia l’America e il mondo che «quasi certamente i terroristi cercheranno di vendicarsi, e noi dobbiamo rimanere risoluti e vigili». Panetta, che domenica sera dal suo ufficio aveva seguito minuto per minuto lo «strike team» in Pakistan tramite i computer, ha aggiunto: «Ci siamo liberati del più famoso e infame terrorista del nostro tempo. Ma se Bin Laden è morto, Al Qaeda non lo è. Abbiamo però inflitto un duro colpo ai nemici, e non ci fermeremo finché ognuno di loro non sarà stato consegnato alla giustizia». Panetta ha scritto un’email agli uomini e alle donne della Cia «che hanno perso la vita nella lotta al terrorismo». «Ricordatevi di come vi siete sentiti nelle ore piene di ansia delle stragi dell’11 settembre del 2001. Abbiamo promesso allora di catturare il feroce nemico. Abbiamo mantenuto la parola, vinceremo questa guerra» ha concluso. Il monito del direttore dello spionaggio americano ha colto l’America in uno stato di euforia, ma consapevole della propria vulnerabilità, a differenza di dieci anni or sono. A quanto riferito da Politico, il giornale «online» di Washington, sono già pronte nuove operazioni clandestine della Cia, in collaborazione con i servizi segreti alleati, per prevenire una possibile serie di attentati in territorio americano o contro rappresentanze e società private americane all’estero e per catturare i leaSuccesso Leon Panetta, 73 anni, capo della Cia, diventerà in estate segretario della Difesa. Guiderà l’intelligence il generale David Petraeus (Ansa)

Gli obiettivi

Stato d’allerta invariato
Livello di allerta invariato negli Stati Uniti nonostante si tema fortemente un attentato. Il nuovo National Terrorism Advisory System prevede la diffusione di allerta sono nel caso che si debbano comunicare agli americani delle informazioni credibili o specifiche di minaccia

A rischio i soldati Usa
La morte del leader di Al Qaeda potrebbe dar luogo a una recrudescenza di attentati terroristici contro i circa 369mila soldati americani sparsi in 150 Paesi del mondo. A rischio in particolar modo le truppe americane che sono ancora dispiegate in Afghanistan

La Cia lancia l’allarme attentati «Stiamo in guardia: Al Qaeda reagirà»
Si teme un attacco contro obiettivi Usa. Voci di un video-testamento di Osama
der di Al Qaeda, nonché la messa in massimo stato di allerta della nazione. Mentre la segretaria di Stato Clinton annunciava una massiccia offensiva contro Al Qaeda in Afghanistan e invitava i talebani a staccarsi «da un terrorismo destinato alla sconfitta», Janet Napolitano, la responsabile della sicurezza nazionale, ha parlato di altre «misure visibili e invisibili per la nostra protezione». Panetta ha reso chiaro che l’America non si farà cogliere impreparata: «Come il male non riposa mai, così non riposa il bene». E a sera, negli ambienti della sicurezza si sono diffuse voci di un video-testamento che Bin Laden avrebbe registrato in anticipo, da diffondere in caso della sua morte: si diceva addirittura che potrebbe essere messo online nelle prossime ore. A giugno Leon Panetta, che sotto il presidente Clinton fu ministro del Bilancio e capo di gabinetto della Casa Bianca, assumerà il dicastero della Difesa e lascerà la direzione della Cia al generale David Petraeus, il capo delle operazioni militari in Afghanistan e in precedenza in Iraq. Petraeus è forse l’uomo più adatto a gestire la lotta al terrorismo nel dopo Bin Laden. Specialista dell’anti guerriglia, in Iraq riuscì a sconfiggere Al Qaeda, e in Afghanistan sta gettando le basi per un graduale e parziale disimpegno americano e della Nato. È uno studioso dell’Islam, conosce bene l’identità e il modus operandi degli eredi di Bin Laden, il Medio Oriente e il Golfo Persico, e grazie a lui la collaborazione tra la Cia e la Dia, lo spionaggio militare, diverrà molto più stretta. A parere di Vincent Cannistraro, l’ex capo dello antiterrorismo, Petraues completerà l’opera di Panetta: «Il terrorismo è un fenomeno che non scomparirà mai ma la Cia ne neutralizzerà una buona parte». L’11 settembre del 2011, l’America era in preda al panico e allo sconforto. Oggi, il suo umore è diverso. Come ha sottolineato Panetta, «la coraggioManhattan Poliziotti di guardia ieri all’entrata del «Path train» vicino al Word Trade Center di New York. Il direttore della Cia Leon Panetta, che domenica sera dal suo ufficio a Langley, aveva seguito minuto per minuto il blitz in Pakistan tramite i computer, ha messo in guardia l’America e il mondo che «quasi certamente i terroristi cercheranno di vendicarsi, e noi dobbiamo rimanere risoluti e vigili» (Afp/Don Emmert)

Ambasciate nel mirino
Un altro obiettivo dei terroristi potrebbero essere le sedi diplomatiche degli Stati Uniti o anche di Paesi occidentali sparse sia nel mondo arabo che in Europa. Ma va rafforzata anche la sicurezza negli aeroporti che possono essere sempre considerati un facile bersaglio di pacchi bomba

sa decisione del presidente e il valoroso raid dei nostri corpi speciali hanno portato la nazione a un trionfo storico». Un trionfo che secondo Politico ha richiesto quasi due anni di lavoro. Nel giugno del 2009, narra il quotidiano, Obama chiede a Panetta di consegnarli entro un mese un piano per la cattura o l’uccisione di Bin Laden. Detto, fatto: nell’agosto del 2010 la Cia individua il corriere più fidato e il covo del principe nero del terrorismo. Obama boccia la proposta di bombardarlo per evitare perdite di vite innocenti. Così lo «strike team» comincia ad addestrarsi. Il raid, fissato per sabato scorso, viene rinviato a domenica a causa del maltempo. Quando uno degli elicotteri è costretto ad atterrare nel prato di Bin Laden, Panetta teme una replica del fiasco del «Black Hawk» in Somalia nel 1993. Un timore subito fugato dal grido che risuona in tutta la Cia: «Bin Laden è morto».

Ennio Caretto
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Allerta L’attenzione si concentra sui luoghi simbolo di Stati Uniti e Pakistan

Roma rafforza le misure preventive
È il gesto isolato di un fanatico quello che più preoccupa ora
ROMA - Adesso l’incognita riguarda dove e quando. Perché gli analisti appaiono concordi nel prevedere una ritorsione dei qaedisti e dunque il dispositivo di sicurezza si concentra sulla prevenzione di tutti i possibili obiettivi, anche se individuare il bersaglio appare davvero complicato. L’Italia torna indietro di dieci anni, il livello di vigilanza sale come nei giorni successivi agli attacchi dell’11 settembre a Ground Zero. E si concentra sui luoghi simbolo di Stati Uniti e Pakistan, che sono le ambasciate, gli uffici delle compagnie aeree, le sedi delle aziende. Ma comprende pure i cosiddetti soft-target come le catene commerciali. «Simbolo», è questa la parola che ricorre durante la riunione dell’Antiterrorismo presieduta dal prefetto Stefano Berrettoni. Alle 17, quando i servizi di prevenzione e intelligence si riuniscono al Viminale per «l’analisi della minaccia», una circolare diramata in mattinata alle questure ha già disposto il potenziamento dei servizi di sorveglianza anche con l’esercito e quello dell’attività informativa su quei gruppi fondamentalisti presenti nel nostro Paese. Persone che finora non hanno rappresentato un pericolo, ma che potrebbero decidere di agire per rispondere a quello che sui siti islamisti viene già definito come «l’assassinio della Guida». Questo era ormai Osama Bin Laden per i suoi seguaci, una «Guida» più che un capo operativo. E dunque è il gesto isolato di un fanatico quello che maggiormente preoccupa in queste ore chi ha il compito di pianificare le misure. Una fibrillazione che si aggiunge ai timori legati all’uccisione del figlio di Gheddafi e alla vendetta che il Colonnello potrebbe scatenare contro l’Italia che finora era ritenuto Stato amico e invece gli ha voltato le spalle. Se una lista si può stilare, certamente la paura più forte riguarda il contingente schierato in Afghanistan, lì dove le cellule di Al Qaeda affiancano i talebani nella guerra contro i «crociati» occidentali. E dove i soldati sono ormai da tempo impegnati in attività belliche e non più in una missione di mantenimento della pace. Ma anche i militari in Libano e gli 007 in servizio sui fronti più caldi. Fino a ieri sera nessun «avviso specifico» era comparso sul sito internet della Farnesina dedicato a chi viaggia. Ma con il trascorrere delle ore appare probabile che salirà il livello di allerta per tutte quelle mete turistiche all’estero che già in passato sono state scenario di attacchi terroristici. Non a caso gli esperti evidenziano come la formazione di «Aqmi, Al Qaeda nel Maghreb» continui a mostrare il proprio attivismo anche nel tentativo, talvolta riuscito, di sequestro di occidentali. «Ragionando su quanto può accadere nell’immediato - spiegano al Viminale - bisogna concentrarsi, da noi come nel resto del mondo, su quei possibili progetti di attacco che erano in una fase di pianificazione e potrebbero essere ora accelerati per mandare un messaggio chiaro: la morte di Osama Bin Laden non solo non indebolisce, ma anzi rafforza la capacità operativa delle "cellule" che a lui e ai suoi proclami si ispirano». Nessun allarmismo, ma l’analisi della situazione tiene conto anche dei contatti avuti con gli 007 dei Paesi alleati e in particolare con quelli statunitensi che hanno già provveduto a diramare il proprio allerta: «La risposta ci sarà, dobbiamo cercare di limitare al massimo la potenzialità».

Risposta certa «La risposta ci sarà, dobbiamo cercare di limitare al massimo la potenzialità»

Fiorenza Sarzanini
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Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Obama ha conquistato un posto nella Storia. Ma la guerra prosegue
Rudy Giuliani, ex sindaco di New York

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Obama e Hillary Clinton hanno fatto un ottimo lavoro Karl Rove, consigliere politico
dell’ex presidente G.W.Bush

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Se fosse stato possibile catturare Bin Laden vivo lo avremmo fatto John Brennan,
consigliere per la sicurezza nazionale Usa

La Casa Bianca «Non siamo in guerra con l’Islam: lo sceicco del terrore ha massacrato anche tanti musulmani»

L’annuncio di Obama: «Giustizia è fatta»
Il Consiglio di sicurezza dell’Onu «si felicita» per la morte di Bin Laden
DAL NOSTRO INVIATO

L’ex presidente

Elogi da Bush «Vittoria per il Paese»
WASHINGTON — Tra i primi a congratularsi con Barack Obama per l’uccisione di Osama bin Laden c’è stato l’ex presidente George W. Bush, che dopo l’11 settembre avviò la guerra in Afghanistan e dichiarò di volere il leader di Al Qaeda «vivo o morto», ma nei suoi due mandati alla Casa Bianca non riuscì a catturarlo. In un messaggio scritto ai media, Bush ha definito la morte di Osama «un risultato memorabile». «La lotta contro il terrorismo continua, ma oggi gli Stati Uniti hanno inviato un messaggio inconfondibile — ha dichiarato l’ex presidente —: non importa quanto ci vorrà, giustizia verrà fatta. «Questa importantissima conquista è una vittoria per l'America, per le persone che hanno cercato la pace per il mondo e per tutti quelli che hanno perso i loro cari l'11 settembre del 2001». L’ex inquilino della Casa Bianca ha reso noto che Obama lo ha chiamato la sera dell’1 maggio per informarlo dell’operazione compiuta in Pakistan. «Mi sono congratulato con lui e con gli uomini e le donne delle nostre forze militari e delle comunità di intelligence che hanno dedicato la loro vita a questa missione. Hanno la nostra eterna gratitudine». Dopo Bush anche il suo vice alla Casa Bianca, il falco Dick Cheney si è complimentato con il presidente per l'uccisione di Osama bin Laden.

NEW YORK — Prima l'avviso in tre parole inviato via Twitter ai giornalisti della Casa Bianca — «tornate al lavoro» —, poi il messaggio notturno dalla East Room, quando in America era quasi mezzanotte: «Annuncio agli americani e al mondo che gli Stati Uniti hanno ucciso Osama Bin Laden, il leader terrorista responsabile della morte di migliaia di innocenti. Giustizia è fatta». Dodici ore dopo, durante la cerimonia per il conferimento di alcune medaglie al valor militare, Barack Obama è tornato con poche ma incisive parole sulla missione dei «Seals» della Marina che ha eliminato il capo di Al Qaeda dopo una caccia infruttuosa durata quasi dieci anni: «Credo che siamo tutti d’accordo: questo è un gran giorno per l'America. E tutto il mondo è un luogo migliore e più sicuro per la morte di Osama». Accusato di essere stato troppo cauto nella lotta contro i nemici dell'America nella prima parte del suo mandato (come nel caso della mano tesa ad Ahmadinejad), il presidente degli Stati Uniti non ha mai avuto dubbi su Osama. Come ha raccontato lui stesso l'altra sera, fin dal suo insediamento alla Casa Bianca ha dato al capo della Cia, Leon Panetta, la missione, con priorità assoluta, di eliminare il fondatore di Al Qaeda. Obama ha ricostruito tutti i passaggi essenziali dell'operazione — da quando, nell’agosto scorso, furono trovate le prime tracce del na-

scondiglio — sottolineando di aver diretto personalmente le varie fasi della caccia fino ad autorizzare, venerdì scorso, l’assalto finale. Un’operazione condotta con grande lucidità e freddezza, senza sbavature (salvo l’incidente occorso a uno degli elicotteri) dal «commando» americano, ma anche dallo stesso presidente: le tensioni della presidenza gli avranno già imbiancato le tempie, ma nel caso specifico ha dato prova di nervi d’acciaio. Ha ordinato l'attacco venerdì mentre

Comandante in capo Il «commander-in-chief» ha diretto personalmente le varie fasi della caccia fino all’ordine esecutivo di venerdì
visitava le zone dell'Alabama devastate da un «tornado». Sabato sera, mentre l'incursione veniva rinviata di qualche ora per il cattivo tempo in Pakistan, se n'è andato alla cena annuale coi corrispondenti della stampa Usa, scherzando con aria rilassata sul suo certificato di nascita e sulle ambizioni presidenziali di Donald Trump. E domenica, quando gli elicotteri dei Seals stavano per decollare dalle loro basi in Afghanistan, era ancora a giocare a golf nel campo della base aerea di Andrews.

Ma nelle scorse settimane, ha raccontato lui stesso, aveva presieduto un gran numero di riunioni del consiglio per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca. Si è anche saputo che, da vero «commander-in-chief», a marzo aveva deciso di rinunciare a bombardare dal cielo il «compound» vicino a Islamabad nel quale si nascondeva Bin Laden: gli ordigni sganciati dai B-2 avrebbero polverizzato tutto rendendo impossibile il riconoscimento del corpo di Osama e uccidendo anche le donne e i bambini che vivevano con lui. Meglio l'incursione «chirurgica». Operazione rischiosa, che ha avuto successo. Subito dopo, il comandante è tornato statista: ha informato gli altri leader mondiali, gli ex presidenti, i capi dell'opposizione repubblicana, ha cercato di limitare i danni col governo pakistano. E il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in serata, ha espresso le proprie «felicitazioni» per la morte di Bin Laden, sottolineando che si tratta di «un punto di svolta» nella lotta al terrorismo. Soprattutto, Obama ha parlato al cuore di un Paese ancora sconvolto dall’attacco dell'11 settembre 2001: «Al Qaeda non cessa certo di esistere per la morte del suo fondatore, ma questo è il più grande successo della nostra lotta contro il terrorismo. Non siamo in guerra con l'Islam: abbiamo eliminato un feroce assassino, uno che ha massacrato anche un gran numero di musulmani».

M. Ga.
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Opinione pubblica L’obiettivo della rielezione

Il successo militare forse non basterà Nella corsa al 2012 conta l’economia
DAL NOSTRO INVIATO

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Gli anni impiegati dagli Stati Uniti per scovare e uccidere Osama Bin Laden dopo l’attentato alle Torri Gemelle l’11 settembre del 2001

NEW YORK — Da «Ground Zero» ai cancelli della Casa Bianca, un’America colma di una rabbia improvvisamente trasformata in gioia forzata festeggia l’eliminazione di Osama bin Laden. Barack Obama è l’indiscusso trionfatore di questo momento che non rimargina la ferita dell’11 settembre, ma pone fine a un’umiliazione — la mancata cattura dello «sceicco del terrore» — durata dieci anni. Il presidente americano ha diretto tutte le fasi della ricerca e della soppressione del fondatore di Al Qaeda, si è assunto la responsabilità di scartare l’ipotesi del bombardamento del «compound» nei pressi di Islamabad seguendo la strada più rischiosa, ma anche più efficace, dell’incursione di un «commando». L’operazione ha avuto successo e ieri il presidente ha ricevuto elogi da tutti, compresi i grandi «falchi» repubblicani — Dick Cheney e Donald Rumsfeld — e Karl Rove, lo stratega politico di George W. Bush. Chi è pronto a scommettere che l’eliminazione di Bin Laden sarà il trampolino della rielezione di Obama dovrebbe, però, riflettere su quanto accadde nel 1992: anche allora un successo militare sul campo — la liberazione del Kuwait e l’esercito iracheno ricacciato fino alle porte di Bagdad — aveva indotto gli analisti a giudicare elettoralmente invulnerabile George Bush «padre», l’allora presidente. E, invece, al voto del 1992 la spuntò Bill Clinton

sull’onda del suo beffardo monito: «It's the economy, stupid». Anche nel 2012 sarà l’economia il fattore determinate del voto: con la disoccupazione sempre elevatissima, il debito pubblico diventato un vincolo soffocante e la benzina a 4 dollari il gallone (prezzo ragionevole per un europeo, ma non per gli americani, abituati a pagarla la metà) fino a due giorni fa tutti erano convinti che Obama si sarebbe giocato le sue «chance» di riconferma sul terreno economico. L’eliminazione di Osama suscita un’emozione enorme che sembra cambiare tutti i giochi, ma se non ci sarà una nuova ondata di attacchi contrastati con successo dall’antiterrorismo Usa, è probabile che da qui a un anno e mezzo l’impresa di domenica tenda ad affievolirsi nella memoria degli americani. Resterà, invece, ben viva l’angoscia per una crisi economica che non offre faci-

Casa Bianca Barack Obama dopo l’annuncio dell’uccisione di Bin Laden (Reuters)

li vie d’uscita. Sono in molti a ritenere, poi, che col passare del tempo emergerà in nodo sempre più chiaro che l’eliminazione di Osama è una chiusura dei conti del passato, più che un’operazione proiettata verso il futuro: oggi la minaccia terrorista è frammentata e i nuclei più pericolosi — come quelli dello Yemen — pur ispirandosi ad Al Qaeda, non sembrano legati agli uomini di Bin Laden. Nell’immediato, però, Obama incassa uno straordinario rilancio d’imma-

gine proprio nel momento in cui, dopo un recupero all’inizio dell’anno quando aveva siglato il compromesso coi repubblicani sulle tasse ed era intervenuto in modo fermo e rassicurante dopo l’attentato di Tucson contro la Giffords, i suoi indici di popolarità erano tornati ai minimi. Al di là dell’eliminazione fisica di Osama, l’attacco al «compound» di Abbottabad può offrire al presidente almeno un vantaggio duraturo nella corsa verso la rielezione: dopo aver preso

una serie di decisioni nette e rischiose mostrando nervi saldi e assumendosi tutte le responsabilità in prima persona, sarà assai più difficile accusare Barack Obama di mancanza di «leadership». Paradossalmente l’America che due anni e mezzo fa l'aveva scelto come presidente convinta che fosse l'uomo giusto per gestire la grave crisi economica, ma con qualche dubbio sulle sue qualità di «commander-in-chief», oggi si ritrova con un presidente che gli appare più determinato nella lotta al terrorismo che come «capotreno» capace di riportare il sistema produttivo e la finanza Usa sui giusti binari. Superata l’emozione per il successo dell’operazione dei «Navy Seals», i repubblicani torneranno ad incalzare Obama anche sulla sicurezza. Qualche segnale si è visto già ieri, con Rove che ha invitato Obama a dichiarare un impegno a oltranza nella guerra contro il terrore inaugurata da Bush, mentre l’analista democratico Peter Beinart gli propone di approfittare dell’eliminazione di Osama per smarcarsi dal suo predecessore, dichiarando conclusa la «War on Terror». Senza rinunciare, ovviamente, a colpire i nuclei del terrore in tutto il mondo, ma riportando questa caccia al livello di battaglia condotta dai servizi segreti e dalle forze speciali, senza più la retorica dello «stato di guerra». E’ una scelta che potrebbe mettere in difficoltà Obama. Ma, per trarne vantaggio, i repubblicani dovrebbero essere in grado di opporgli una figura di grande peso. Invece in questa fase è proprio il campo conservatore quello che non riesce a esprimere personaggi che ispirino senso della «leadership».

Massimo Gaggi
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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

La fine di Bin Laden L’America
Preghiera A Washington un musulmano prega mentre molte persone festeggiano in strada. A destra la notizia della morte di Osama sui siti dei principali giornali in tutto il mondo

AlJazeera Galleria sobria di foto e il titolo: «Bin Laden ucciso in Pakistan»

Los Angeles Times L’uccisione dà una «grossa spinta a Obama»

Slate È già il momento degli «otto misteri» dietro alla morte di Osama

La festa e le lacrime dei pompieri di New York
La gente si raduna intorno a Ground Zero E gli studenti ballano sulle note di Springsteen
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

NEW YORK — Davanti alla Casa Bianca gli studenti della vicina Georgetown University cominciano a radunarsi un’ora e mezzo circa prima dell’annuncio ufficiale del presidente Obama, ballando, avvolti nella bandiera

a stelle e strisce, sulle note di «Born in the Usa» di Bruce Springsteen. A Times Square migliaia di persone intonano l’inno nazionale, urlando a squarciagola «Usa, Usa» mentre nei megaschermi della piazza più famosa del mondo scorrono i titoli, aggiornati minuto per minuto, sul-

l’operazione militare in cui il capo di Al Qaeda era stato ucciso. «Era dalla morte di Hitler, annunciata ironicamente proprio l’1 maggio, che l’America non odiava tanto un leader», afferma alla CNN David Gergen, ex consigliere di ben quattro presidenti. La kermesse è collettiva e coin-

volge tutti, dagli studenti scesi per strada in Virginia, Philadelphia, Los Angeles, Boston ai tifosi di baseball che interrompono la partita tra Phillies e Mets per intonare in coro «Usa, Usa». A Ground Zero, dove la ferita dell’attacco di Al Qaeda all’America è ancora visibile, una volan-

I gadget T-shirt e tazza anti-Osama

te della polizia taglia l’oscurità verso la mezzanotte, all’altezza di Church Street, il suono spiegato di una cornamusa che si diffonde dai finestrini aperti. Al semaforo il poliziotto alla guida alza il pugno al cielo in segno di vittoria. Ma la festa più grande si consuma in dozzine di caserme dei pompieri, considerati a New York il simbolo degli attentati alle Torri Gemelle. «Bin Laden è responsabile della morte di nostri 343 fratelli», dichiara Salvatore Cassano, Capo dei vigili del fuoco della Grande Mela: «Non ci siamo riusciti dieci anni fa, ma ci siamo riusciti ora». Da Bill Clinton a Michael Bloomberg e da Arnold Schwarzenegger a Colin Powell, non c’è politico americano che non senta il bisogno di commentare pubblicamente ciò che il Presidente Obama ha definito «un grande giorno per l’America». «La morte di Osama Bin Laden rimuove un leader di proporzioni diaboliche», dichiara l’allora Sindaco di New York Rudolph Giuliani. «Le famiglie delle vittime finalmente trovano pace», gli fa eco Harry Waizer, sopravvissuto della Torre nord. Proprio come dieci anni fa, i tabloid americani fanno a gara per trovare il titolo più d’effetto. «Preso!» strilla a caratteri cubitali la prima pagina del New York Post. Nell’occhiello: «Vendetta finalmente! Gli Usa beccano il bastardo». Accanto all’identica foto di Bin Laden in caffetano bianco il Daily News titola invece «Marcisci all’inferno!» mentre il New York Times esce con un titolo di prima su due righe e sei colonne: un raro record. Moltissime star di Hollywood, da Lindsay Lohan a Lady Ga-

ga e da Paris Hilton a Charlie Sheen dicono la loro attraverso Twitter. Anche la reazione dei social media è repentina. Quando il presidente Obama appare in diretta nelle tv a reti unificate, su Twitter volano 4.000 messaggi al secondo. Nella blogosfera molti la buttano sul ridere. Su Facebook la pagina «Bin Laden è morto» attrae oltre 3.000 seguaci, contro i 25.000 dell’utente «FantasmaOsama» che finge di essere «l’ex miglior terrorista di tutti i tempi». Anche Google Map è inondata da cyber-entusiasti decisi a trova-

I messaggi di Twitter Quando Obama appare in diretta tv, su Twitter appaiono quattromila messaggi al secondo
re l’ubicazione precisa della villa dove è stato ucciso Bin Laden. Ma gli utenti di Google cercano anche canzoni patriottiche: «God bless America», «Courtesy of the Red, White and Blue» e «God bless the Usa». Non manca chi cerca di mettere a profitto lo storico giorno, nella migliore tradizione americana. Diversi siti web mettono in vendita t-shirt commemorative con scritte quali «Rest in piss», (gioco di parole tra peace, pace, e piss, pipì) e «Obama 1 — Osama 0». Sin dalle prime ore di lunedì la mercanzia osamiana va a ruba anche su eBay, dove un venditore è riuscito a piazzare, senza alcun intoppo, una copia del Daily News per 10 dollari: venti volte più del prezzo originale.

Alessandra Farkas
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I campioni dello sport

LeBron e Armstrong su Twitter: «Finalmente»
«Le parole di Obama sono di ispirazione per tutto il mondo» si è affrettato a scrivere su Twitter James LeBron, stella del basket americano alla notizia dell’uccisione di Osama Bin Laden. «Se non state guardando la Cnn — ha aggiunto — fatelo subito...». Il campione di Miami non è stato l’unico protagonista dello sport Usa ad esprimersi sulla morte di Bin Laden. Dalla sua pagina sempre su Twitter si è compiaciuto anche il plurivincitore del Tour de France Lance Armstrong, che ha scritto «Usa, Usa, Usa» e poi ha aggiunto un eloquente «finalmente...».

La notizia sul web

Link fasulli su Facebook per rubare dati personali
MILANO — Link finti in rete sulla morte di Osama Bin Laden per ottenere accessi ai pc e ai dati personali di milioni di utenti. Secondo Fabio Assolini, esperto di sicurezza IT di Kaspersky Lab Brasile, sono già presenti sul web delle immagini, reperibili con una semplice ricerca con Google, che una volta cliccate rimandano a domini maligni. E lancia l’allarme Facebook: sul social network un presunto «video delle torture», cliccando sul link video ci si ritrova su una pagina in cui si è invitati a lasciare un messaggio per avere maggiori informazioni.

TODS.COM

Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Bild Il tabloid tedesco punta sul letto dove sarebbe morto Osama

The Independent «Le forze Usa uccidono Osama Bin Laden»

Agost o Alfred E 1945 Il bac io Square isenstaedt a T di : un’infe im marina rmiera es io della g festeggiano e un uerra m la ondiale fine

Jerusalem Post Hillary Clinton e la promessa di «continuare la lotta» Esultanza La gioia degli americani fuori dalla Casa Bianca dopo l’annuncio dato dal presidente Obama della morte di Osama Bin Laden (Reuters)

L’intervista

Lo scrittore di «Good Life»: gli anni d’attesa hanno tolto urgenza all’istinto di vendetta. E la città ha mantenuto la sua fibra morale

«Il suo odio non ci ha cambiati Ecco perché era già stato sconfitto»
McInerney e i newyorchesi: esultiamo ma è una gioia agrodolce
me il mondo è stato costretto a cambiare». NEW YORK — Tre giorni dopo aver Per l’America è comunque la fine osservato in diretta la distruzione del di un incubo. World Trade Center dalla finestra del «Le persone intelligenti sanno che suo appartamento a due passi da non è così. Da tanto tempo Bin Laden Ground Zero, Jay McInerney scrisse non era più un leader che impartiva un saggio triste e disperato per l’ingle- ordini strategico-militari ma solo un se Guardian in cui confessava di sen- simbolo, ininfluente, obsoleto e tagliatirsi «arrabbiato, depresso, in preda al to fuori dalle rivoluzioni epocali che pianto e a emozioni furiose di vendet- stanno scuotendo il mondo arabo. ta». Per l’America non era più una minacL’attacco di Osama Bin Laden al- cia presente ma il simbolo di un tragil’America, come rivelò più tardi nel co passato». suo acclamato romanzo «Good Life» Perché gioire allora? (Bompiani) ambientato sullo sfondo «La sua morte pone fine alla frustradella tragedia dell’11 di settembre, zione dell’americano della strada, inaveva lasciato un’impronta indelebile credulo e indignato che ci sia voluto non solo nella memoria collettiva del- così tanto tempo ad ucciderlo. In questo senso è una conclusione, un punto d’arrivo simbolico ma importantissiIl romanzo mo che rende giustizia a Jay McInerney è nato in migliaia di americani che Connecticut nel ’55. Il suo ultimo hanno perso i famigliari romanzo «Good life» (a sinistra) nelle tragedie dell’11 setracconta la reazione di New York tembre. Il problema, coalla tragedia dell’11 settembre me nelle esecuzioni capitali, è che la sua fine non rela sua amata città ma anche nella psi- suscita i morti». che di quello che i critici considerano Anche la morte di Hitler fu annunda sempre uno dei suoi massimi can- ciata l’1 maggio. Oggi, come allora, tori. molti lamentano che è successo Non è quindi un caso se la notizia troppo tardi. della morte di Bin Laden trova l’auto«Ne sono convinto pure io: l’impatre di Le mille luci di New York in per- to psicologico sarebbe stato infinitafetta sintonia con il presidente Oba- mente più forte se fosse stato eliminama: «Giustizia è stata fatta», dichiara to prima. Pur non credendo nella pecon tono convinto McInerney, «l’inte- na capitale, in questo caso sono coro Paese è in festa. A partire dal tassi- stretto a fare un’eccezione». sta newyorchese che domenica sera È vero che di fronte a questo evenm’ha accompagnato a casa dall’aero- to epocale l’America ritroverà l’uniporto. Abbiamo ascoltato insieme alla tà perduta? radio la conferenza stampa di Obama, come due vecchi amici», incalza, «quando sono arrivato a Manhattan anche il mio portiere era euforico. Al bar, più tardi, la gente non parlava d’altro e per strada il senso di celebrazione era straordinario». Una grande festa per tutti, insomma? «Ma anche una festa agrodolce. Il nostro istinto di vendetta in questi nove anni e mezzo ha perso l’urgenza che aveva allora, finendo per essere irrimediabilmente intrecciato al senso di tristezza per i troppi morti e per coDAL NOSTRO CORRISPONDENTE

Arrampicati Newyorchesi in festa a Ground Zero (Milestone)

Pur non credendo nella pena capitale, in questo caso sono costretto a fare un’eccezione

«I problemi che dividono l’America sono troppo profondi e radicati; l’armonia bipartisan durerà qualche giorno, forse ore prima che torneremo a litigare. Mi conforta che questo blitz sia accaduto durante la presidenza Obama, anche se non metterà a tacere i suoi più acerrimi e irrazionali nemici, convinti che il nostro presidente sia un musulmano nato in Kenya». L’aiuterà dal punto di vista politico? «Solo nel breve termine: le elezioni sono molto lontane e la memoria degli elettori è corta. Personalmente penso che Obama abbia dimostrato un coraggio e una risoluzione contro Al Qaeda ben superiori a quelli del suo predecessore George W. Bush che nonostante gli atteggiamenti da supermacho non è riuscito a battere un chiodo». I protagonisti del suo ultimo romanzo sono profondamente trasformati dalla tragedia. E quelli del suo mondo reale? «Prima di entrare in un grattacielo di New York, oggi sei costretto a mostrare i documenti. Se vedi un aereo che vola basso o senti un’esplosione, hai subito un riflesso pavloviano di timore. Ma la natura umana non è cambiata ed è stato sciocco presupporre che Bin Laden ci sarebbe riuscito». Che cosa intende dire? «Che alla fine il leggendario carattere dei newyorchesi è identico a prima e ciò è un bene. Bin Laden non ha distrutto la fibra morale della città né ci ha traumatizzati per sempre e in questo senso ha fallito. New York e l’America sono tornate alla normalità e tutto ciò che lui odiava di più esiste ancora». Ad esempio? «Restiamo una società relativamente aperta e una democrazia. Ma anche i nostri difetti sono immutati. Mi rattrista ripensare ai giorni subito dopo l’attacco, quando l’intera nazione si ricongiunse come una grande e affiatata famiglia e per un attimo ci siamo illusi che Bin Laden ci aveva resi migliori, più nobili e buoni». La minaccia di una ritorsione potrebbe tornare a disturbare i sonni di molti? «Non è nella natura dei newyorchesi avere paura di un pericolo finché questo non si materializza. Chi sceglie di vivere qui non è per definizione un pavido. Sappiamo di essere stati e di continuare a essere nel mirino dei terroristi. Ma da quasi dieci anni, ormai, non succede nulla e nessuno, mi creda, correrà a fasciarsi la testa prima di essersela rotta».

Süddeutsche Zeitung Un «doppio colpo alla testa» per uccidere Osama

Financial Times Il commento: Usa e Pakistan, «strani compagni di letto»

China Daily «Ucciso Osama», ma la foto del giorno è per Barack Obama

A.Far.
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El Mundo Per Osama Bin Laden, «una sepoltura "islamica" nel mare»

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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

La fine di Bin Laden Le religioni

(
Dall’asilo alla guerriglia talebana e ai militanti qaedisti nelle Zone Tribali, le regioni montagnose al confine con l’Afghanistan, ai continui sospetti di protezione e addirittura collaborazione con i dirigenti islamici responsabili del terrorismo avanzati contro i suoi servizi segreti militari «deviati» (l’onnipotente Isi), il governo pachistano non si è mai davvero saputo liberare dall’ombra che alle dichiarazioni di principio contro l’estremismo islamico si accompagnasse una politica nei fatti opposta. La fine di Osama Bin Laden ne è l’ennesima prova: il leader storico di Al Qaeda è stato ucciso in una grande abitazione a tre piani circondata da alte mura a meno di un chilometro di distanza dall’accademia militare di Kakul ad Abbottabad. Non in una caverna sulle montagne tra Quetta e il Karakorum, non nell’alto Kashmir e neppure nelle vallate remote delle Zone Tribali

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Un duro colpo al terrorismo C’è stata una coordinazione tra le intelligence dei due Paesi
Yusuf Raza Gilani, premier pachistano

Pakistan, l’ambiguo alleato che nascondeva il nemico
Il timore di rappresaglie contro i cristiani nel Paese
Le reazioni

2%
La quota dei fedeli di religione cristiana in Pakistan, su un totale di 165 milioni di abitanti

«Per i talebani la notizia non è credibile»
MILANO — «Non è la prima volta che gli Stati Uniti d’America dicono di aver ucciso Osama Bin Laden ma non sappiamo ancora se è vero». C’è scetticismo tra la gente di Peshawar, racconta Hussein Sayed, giornalista e lavoratore di Intersos, l’organizzazione umanitaria per l’emergenza. «I talebani hanno smentito — spiega Sayed — dicendo che non è vero che sono riusciti a catturarlo e a ucciderlo. Fino a quando non avremo gli esami del Dna non avremo la certezza». Anche la notizia che sia già stato sepolto complica le cose ma non è credibile che l’abbiano già seppellito in mare, che da qua dista mille miglia», spiega l’operatore umanitario aggiungendo che anche la presunta volontà dei soldati di rispettare la cerimonia islamica per il funerale è poco plausibile. Hussein Sayed ha espresso le sue perplessità anche sul presunto appoggio delle autorità pachistane a Bin Laden, ma spiega «di non essere in grado di dare una risposta certa». Vendetta. I talebani pachistani hanno minacciato di vendicare la morte di Bin Laden. In un comunicato inviato a media locali hanno specificato che l’obiettivo della vendetta sarà in primo luogo il governo pachistano.
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«Il Pakistan deve scegliere: con noi nella lotta contro Al Qaeda, oppure con i terroristi, non ci sono vie di mezzo», intimò George Bush a Pervez Musharraf poche ore dopo gli attentati dell’11 settembre di 10 anni fa. Lo racconta lo stesso ex presidente pachistano nelle sue memorie e lo ha ripetuto in decine d’interviste per spiegare la sua scelta di campo nella guerra afghana. Il problema è che da allora quella stessa scelta è stata costantemente ammantata da un pesante alone di grave e fastidiosa ambiguità. Non mutata, ma semmai aggravata, dopo l’assassinio di Benazir Bhutto a Rawalpindi nel dicembre 2007 e la nomina a presidente di suo marito, Asif Ali Zardari, noto anche sulla scena internazionale per le pesanti accuse di corruzione. Terrorismo interno, destabilizzazione politica, crisi economica rampante, continua ostilità con-

tro l’India: non è strano che il Pakistan possa costituire uno dei rifugi preferiti dall’estremismo. Per tanti pachistani Bin Laden era semplicemente un eroe, al meglio una vittima degli americani e ora un «martire». Oltre 30 mila persone qui hanno perduto la vita negli attentati degli ultimi 4 anni. L’assassinio in gennaio di Salman Taseer, il governatore del Punjab noto per il tentativo di creare una cultura politica liberale e laica, è stato addebitato ai talebani, in realtà rappresenta la punta dell’iceberg delle tensioni interne. Dal 2006 le bombe hanno colpito hotel come il Marriott di Islamabad, le sedi Onu, chiese, ambasciate straniere, decine di basi militari e commissariati, scuole femminili, barbieri considerati non islamici e negozi di cassette musicali a Peshawar. Persino il quartier generale dell’esercito a Rawalpindi è stato preso di mira. Dal

2009 la violenza ha raggiunto anche Karachi, il maggior polo economico del Paese. Le comunità cristiane (costituiscono meno del 2 per cento dei 165 milioni di abitanti) si sentono in crescente pericolo. Tanto che ieri tra le tante voci di preoccupazione per il timore di rappresaglie di Al Qaeda è arrivata vibrante anche quella dell’arcivescovo di Lahore, Lawrence John Saldanha. «Chiediamo protezione. I cristiani sono un facile obiettivo delle vendette», ha dichiarato. Ma la risposta delle istituzioni resta inadeguata, se non nulla.
Lacrime A New York, al World Trade Center un poliziotto piange di gioia

30
mila Le persone che hanno perso la vita in attentati negli ultimi quattro anni

più prossime all’Afghanistan, ma in questa cittadona a una cinquantina di chilometri da Islamabad. Regione militare per eccellenza. Da qui passa la Karakorum Highway, la strada che porta in Cina. Da qui si giunge al Kashmir, conteso all’India. Una cinquantina di chilometri più a ovest si trova Tarbela, il quartier generale dei corpi scelti dell’esercito. Le guide turistiche sanno bene La richiesta che la zona è L’arcivescovo pericolosa. di Lahore: siamo Ai rari stranieri, che an- un facile obiettivo, cora si avven- serve protezione turano verso le cime innevate attorno al ghiacciaio del Baltoro e la zona di Gilgit, consigliano di non fare sosta ad Abbottabad e dintorni. Su di una grande parete rocciosa non lontana dalla città è verniciata una gigantesca scritta in lingua inglese. «I’m proud to be muslim» (sono fiero di essere musulmano), si legge. Un motto di sfida, molto nel carattere pashtun della zona, che rivela il desiderio di rivalsa dopo i fatti seguiti agli attentati dell’11 settembre.

Lorenzo Cremonesi
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L’intervento La polizia davanti alle chiese

Quelle minoranze facile obiettivo dei gruppi jihadisti
di ANDREA RICCARDI

sama Bin Laden è stato ucciso a quasi dieci anni dagli attentati alle Torri Gemelle di New York. Forse si sta chiudendo una stagione in cui il terrorismo islamico è stato un attore decisivo. Tuttavia, in questa fase, ci sono tanti rischi, tra cui reazioni contro l’Occidente per mostrare la vitalità del movimento legato al terrorista saudita. Un aspetto non va trascurato: i cristiani nel mondo musulmano. Lo si è fatto nelle guerre a Saddam Hussein, che hanno avuto gravi ricadute sulla comunità cristiana del Paese, ormai dimezzata. I movimenti jihadisti ora fanno dichiarazioni infuocate: «Americani, noi continueremo a sgozzarvi». Un facile obbiettivo islamico so-

O

no i cristiani. Proprio a Islamabad (nelle cui vicinanze è stato ucciso Osama), il 2 marzo scorso venne assassinato il ministro per le minoranze Shabbaz Bhatti. Era un cattolico che aveva lottato per i gruppi minoritari di quel grande Paese musulmano: l’1% sono indù e di altre comunità, mentre il 2% sono cristiani. Dopo l’assassinio di Bhatti, il fratello Paul è stato nominato consigliere per le minoranze dal presidente Zardari. Sembra un gesto di continuità politica, ma Paul (che era medico in Italia) ha incontrato varie difficoltà, fino a rischiare il declassamento del suo dicastero. La spiegazione data al fatto che non è ancora ministro, come il fratello ucciso, è che lui non è parlamentare. Ma sono tante le pressioni contro un’istituzione che lotta perché i non

musulmani siano considerati cittadini come gli altri, rivendicando il fatto che Alì Jinnah, fondatore del Pakistan, non voleva uno Stato teocratico. I cristiani e le altre minoranze (nonché i musulmani «eretici» o sufi) sono i capri espiatori di un clima di violenza sociale e di un esclusivismo islamico, che infiltra anche le istituzioni. Nel Punjab, il 30 aprile, gli abitanti di due quartieri cristiani di Gujranwala hanno abbandonato le loro case dopo

un’aggressione in massa di islamici. Sembra sia stato ritrovato un Corano bruciato in un cimitero cristiano. Da qui è scattata l’accusa di blasfemia e la vendetta. Paul Bhatti si è recato subito nella città per rassicurare i cristiani e verificare le misure di sicurezza. Qualche giorno prima due cristiani della zona erano stati arrestati con l’accusa di blasfemia. Va ricordato che il governatore del Punjab, Salmaan Taseer, è stato ucciso all’inizio di gennaio da un uomo del-

la scorta, per aver preso posizione contro la condanna per blasfemia di Asia Bibi. L’assassino di Taseer è stato considerato un eroe da alcuni settori musulmani, tanto che vari avvocati si sono offerti per difenderlo. In una situazione già tesa (il mese di aprile è stato punteggiato da episodi di violenza), può facilmente scatenarsi la reazione jihadista. Una donna di Gujranwala ha confidato ad Asia News: «Viviamo in mezzo a una sensazione di costante terrore». Nei villaggi, dove il controllo governativo è tenue, conversioni forzate o altre violenze sono più facili. In Pakistan sono state già prese parecchie misure dopo la morte di Osama: «Il governo sta ponendo la massima attenzione alle misure di prevenzione», ha dichiarato Bhatti. Davanti alle chiese è aumentata la polizia e gli istituti cristiani sono stati chiusi. I cristiani sono ostaggio di una situazione difficile. Dopo di loro le altre minoranze, i diversi, i musulmani non allineati con i fondamentalisti possono essere colpiti. E già questo sta avvenendo. Osama Bin Laden ha lanciato una sfida globale di carattere totalitario. Oggi difendere le minoranze non è solo una loro necessità, ma protegge dalle derive totalitarie e fonda una risposta democratica in Pakistan e ovunque.
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Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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I crimini commessi da Al Qaeda dimostrano che era un pericolo in tutto il mondo
Portavoce governo iracheno

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Significativo successo contro il terrorismo, le forze alleate sfidano l’estremismo
La Nato

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Continua l’oppressione degli Usa che spargono sangue musulmano e arabo
Ismail Haniyeh, leader di Hamas

Il monito Padre Lombardi: ha diffuso divisione e odio, si rifletta sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini

Il Vaticano: la morte non può mai rallegrare
Bagnasco: prego per l’anima di Bin Laden così come per quelle di tutte le vittime del terrorismo
CITTÀ DEL VATICANO — Il commento è arrivato già a metà mattina, calibratissimo. «Osama Bin Laden, come tutti sappiamo, ha avuto la gravissima responsabilità di diffondere divisione e odio fra i popoli, causando la morte di innumerevoli persone, e di strumentalizzare le religioni a questo fine», ha premesso Padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede. Prima di aggiungere: «Di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini, e spera e si impegna perché ogni evento non sia occasione per una crescita ulteriore dell’odio, ma della pace». Poche parole nelle quali c’è tutto. Dal punto di vista cristiano, è naturale che non si festeggi davanti a una morte. Affidato Osama al giudizio di Dio, resta comunque la responsabilità più grave, specie agli occhi della Chiesa: l’avere usato la religione come strumento di odio e violenza, l’esatto contrario di ciò che Benedetto XVI e la Chiesa vanno ripetendo instancabilmente. Oltretevere c’è preoccupazione per le possibili conseguenze, il rischio di «una crescita ulteriore dell’odio». E si fanno notare le parole della Chiesa pachistana: «Siamo un bersaglio facile, dal momento che non possono attaccare l’America. Domandiamo sicurezza. Il governo dovrebbe controllare ogni rappresaglia», ha spiegato Lawrence Saldanha, vescovo emerito di Lahore. Però «speriamo che le cose possano migliorare gradualmente», ha aggiunto monsignor Saldanha: «Molti guardavano a Bin Laden come ad un eroe della rivoluzione islamica. Ma era un modello dell’estremismo e una minaccia per la pace mondiale. La sua morte può cambiare la situazione demistificando l’estremismo e decentralizzando il movimento estremista». Scuole e istituti cristiani, nelle principali città del Pakistan, ieri sono rimasti chiusi, con le chiese e i quartieri cristiani presidiati. «La situazione è tesa. Vi sono forti timori di reazioni, del tutto insensate, contro le minoranze cristiane» ha spiegato Paul Bhatti, consigliere speciale del governo di Islamabad per le minoranze religiose. Del resto, è significativo che il vescovo di Multan, Andrew Francis, presidente della Commissione episcopale per il dialogo interreligioso in Pakistan, abbia spiegato di aver avuto «due incontri con le autorità civili e militari per parlare delle misure di sicurezza verso i luoghi cristiani nel Sud Punjab», come riporta l’agenzia vaticana Fides. «Quello che ho portato loro è stato l’esempio del beato Giovanni Paolo II, uomo di dialogo, di pace, modello per le relazioni islamo-cristiane in Pakistan». Così si spiegano anche le parole del cardinale Angelo Bagnasco: «Prego per l’anima di Osama Bin Laden così come ho pregato e prego per le anime di tutti coloro che sono stati vittime del terrorismo e della violenza in generale, a cominciare dalla tragedia dei grattacieli di New York». L’essenziale è capire che «non è assolutamente una guerra di religione», ha aggiunto il presidente della Cei: «Speriamo che questa nuova situazione possa costituire un passo per tutti gli uomini di buona volontà, ma anche di maggiore coscienza da parte di tutti perché il bene maggiore non si ottiene mai con la violenza e tanto meno con il terrorismo, ma per altre vie. Io spero e prego per questo, perché ci sia un sussulto di coscienza a livello generale da parte di tutti, per poter intraprendere delle strade nuove, diverse, più positive».

Gian Guido Vecchi
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Le comunità

Islamici italiani felici «Non è uno di noi»
MILANO — La reazione alla morte di Osama Bin Laden delle comunità musulmane in Italia è di soddisfazione o indifferenza per un terrorista che «non ha mai rappresentato il mondo islamico». Tutti però concordano sul rischio di nuovi attentati e ritorsioni da parte dei suoi seguaci. «Accogliamo con grande soddisfazione la notizia, anche se Al Qaida non scomparirà. Forse ci saranno ritorsioni con gesti dimostrativi, ma non credo che Roma e l’Italia in generale siano in pericolo da questo punto di vista», spiega Mario Scialoja, membro del Centro islamico culturale d’Italia, che si trova a Roma. Per Scialoja, «sicuramente catturare Bin Laden sarebbe stato meglio, per sgonfiarne l’immagine». Con la sua morte, invece, i terroristi «ne faranno un simbolo. Forse a prendere il suo posto sarà il Mullah Omar. Di fatto già aveva preso le sue veci, visto che Bin Laden era da tempo malato. Stupisce che si trovasse in una villa a soli 50 chilometri da Islamabad. Sono contento anche per la famiglia Bin Laden, loro sono gente per bene e con Osama non centrano nulla». Dubbi, invece, sul fatto che non sia stato rispettato il rituale della preghiera per la sua sepoltura. «Nel rito islamico — spiega Scialoja — la sepoltura è prevista entro le 24 ore, ma non in acqua». Per Abdel Hamid Shari, presidente del centro islamico di viale Jenner a Milano, Bin Laden è «meglio morto che in prigione. Così non si pensa più a lui. I processi, se già prevedono la condanna a morte, sarebbero comunque inutili».
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In fiamme Il rifugio pachistano nel quale è stato ucciso Osama Bin Laden ad Abbottabad. Le immagini sono state riprese da un telefono cellulare

(Reuters)

I filosofi

Dall’idea greca del contrappasso alla caccia ai nazisti. Reale: l’atteggiamento evangelico è difficile e bellissimo
sofo: «Da un punto di vista puramente umano, e quindi riduttivo, tenendo presente la reazione emotiva e psicologica, si capisce la festa dopo la notizia, perché essa si collega al delitto terribile di migliaia di persone causato da Osama Bin Laden e anche alla "sconfitta" degli Usa dopo l’attacco dell’11 settembre. Ma cristianamente la posizione della Santa Sede ci ricorda che di fronte alla morte è necessario il rispetto e il silenzio, indipendentemente da chi è scomparso. Cristo ha perdonato coloro che in quel momento lo crocifiggevano e lo insultavano». Reale aggiunge: «In tal caso occorre comprendere anche la complessità dell’animo umano di fronte a una scelta di questo genere e ricordo che un uomo, soltanto dopo una riflessione, può raggiungere la meta della posizione evangelica, che è la più ardua. Anzi, è una conquista; ed è tanto bella quanto difficile». È altresì vero che il nostro tempo ha registrato il naufragio di tante certezze

«Nel Vangelo rispetto e silenzio prendono il posto della vendetta»
Severino: esultanza comprensibile, ma è un retaggio primitivo
di ARMANDO TORNO

er la morte di un uomo un cristiano non si rallegra. Questa dichiarazione della Santa Sede, dopo le manifestazioni di giubilo per l’uccisione di Osama Bin Laden, invita ad attenersi a ferme coordinate morali. Esse ammettono eccezioni? Valgono anche per Hitler, Stalin o per il cambogiano Pol Pot, responsabile della tortura e del massacro di circa due milioni (compresi bambini, donne e anziani) di suoi connazionali tra il 1975 il ’79? La risposta non è semplice. Se dopo la Shoah e la caccia ai gerarchi nazisti — valga per tutti il caso di Adolf Eichmann — bene e male sono stati ripensati, l’antica Grecia continua a ripetere i versi dell’aristocratico Teognide (VI-V secolo a.C.), caro a Nietzsche: si stringe il cuore a «chi subisce un grave danno», ma «se può vendicarsi, si dilata». L’invito del poeta è: colpire il nemico, senza tentennamenti. Del resto, Aristotele nell’Etica nicomachea attribuisce ai pitagorici la concezione della giustizia come contrappasso. La vindicatio era una virtù. Dopo la strage della notte di San Bartolomeo, nell’agosto del 1572, l’Oxford Dictionary of Popes riferisce che Gregorio XIII, al quale siamo debitori della riforma del calendario, fece celebrare liturgie di ringraziamento per l’avvenu-

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to massacro. Bisognerà attendere Giovanni Paolo II nel 1997 per un atteggiamento diverso: «Dei cristiani hanno compiuto atti che il Vangelo condanna». E il gesuita Juan de Mariana nel De rege et regis institutione (1599) sosteneva la liceità di uccidere un sovrano ogni qual volta, abusando del potere, danneggiasse patria, leggi o religione. La Rivoluzione francese, che ghigliottinò re e regina, fu talmente grata

al religioso da trasformare in simbolo della repubblica la Marianna, ovvero femminilizzò il suo nome. Non sono che esempi. Ma oggi le prospettive sono mutate. Tornando all’intervento del Vaticano, ne abbiamo parlato con il filosofo Emanuele Severino. Ci ha confidato: «È comprensibile che gli americani e soprattutto i newyorkesi festeggino la morte di Osama Bin Laden. Ma è an-

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Reale Gesù ha perdonato chi lo ha insultato e crocifisso

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Severino Al centro della festa arcaica c’è proprio il sacrificio
Rosa Dove cadde uno degli aerei dirottati

che vero che questo comportamento è un retaggio dell’uomo primitivo. Al centro della festa arcaica, infatti, c’è il sacrificio, l’uccisione della vittima sacrificale ed espiatoria, che a volte è un essere umano, ritenuto colpevole, responsabile dei mali del gruppo sociale. In questo senso sono d’accordo con la dichiarazione della Chiesa che "di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai"». Dopo una breve pausa, Severino prosegue: «Ma non sono d’accordo con René Girard, per il quale il cristianesimo sarebbe estraneo alla logica sacrificale. Perché è vero che Gesù, a differenza delle altre vittime, è considerato, nel cristianesimo, innocente; ma è anche vero che, per il cristianesimo, Gesù ha preso su di sé tutti i peccati del mondo e quindi è diventato il sommamente colpevole, che viene sacrificato, dalla giustizia divina, proprio in quanto colpevole e non in quanto innocente. Nella Seconda Lettera ai Corinzi, l’apostolo Paolo dice: "Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccatore in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio" (5,21). E la cristianità festeggia la morte di Gesù, ovviamente lontano in modo abissale dalle vittime per se stesse colpevoli. Siamo in piena logica sacrificale». Altre considerazioni ce le offre Giovanni Reale, storico del pensiero e filo-

Nell’antichità Aristotele attribuisce ai pitagorici la concezione della giustizia come contrappasso, la «vindicatio» era una virtù
riguardanti la morte e la vita. Se i loro confini sono stati modificati da scienza e tecnica, la filosofia ha avuto modo di ripensare ancora di più le eterne questioni. Ha scritto Paul Ricoeur in un saggio de L'angoisse du temps présent: «Con l’orrore del silenzio degli assenti che non rispondono più, la morte dell’altro penetra in me come una lesione del nostro essere comune. La morte mi "tocca"». Per questo, e per altri motivi, siamo chiamati a un silenzio di rispetto quando un uomo diventa «altro per gli altri».
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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

La fine di Bin Laden I musulmani

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I Paesi arabi sono uniti contro il terrorismo, Al Qaeda e qualsiasi forma di violenza
Amr Moussa, segretario della Lega araba

Karzai ai talebani: «Lasciate le armi»
L’appello lanciato dal presidente dell’Afghanistan. Ma il Paese è diviso
Kabul è come in stato d’assedio. Posti di blocco a ogni incrocio, i bagagliai delle auto vengono aperti alla ricerca di pacchi bomba, l’area delle ambasciate, con al centro quella americana, sono inaccessibili ai comuni cittadini. Caserme, ministeri, stazioni di polizia hanno guardiani svegli, in allerta, come se il nemico dovesse attaccarli da un momento all’altro. Gli stranieri, per carità, si legge sui bollettini delle ambasciate, si comportino come prede quando un branco di leoni è in caccia. L’allarme, uguale in tutto l’Afghanistan, compresa l’area di Herat dove sono oltre 4 mila soldati italiani, è destinato a durare fino a quando arriverà una vendetta per la morte di quello che fu il caro ospite dei talebani, lo Sceicco del Terrore Osama Bin Laden. La capitale afghana è abituata all’emergenza, ma, almeno questa volta, è per una ragione che farà storia. Per non consegnare Osama Bin Laden agli americani dopo l’attacco alle Torri Gemelle, l’Emirato islamico talebano del mullah Omar andò alla guerra con la superpotenza americana. E perse il potere. Da allora sono passati dieci anni. Dieci anni di guerriglia, attentati, barbarie, drammi, miliardi di dollari bruciati e, a ieri, 2441 soldati della coalizione a guida americana uccisi. Di loro 37 sono italiani. Gli afghani morti sono almeno 100 mila. Eliminato Bin Laden, cosa cambia per l’Afghanistan? Il presidente Hamid Karzai ha reagito di scatto. La scoperta che Osama «si nascondeva in una base militare pachistana» (Karzai dice «in», ma dovrebbe dire «vicino a») «dimostra ciò che ripetiamo da anni: la guerra al terrorismo non va combattuta nei villaggi afghani uccidendo donne e bambini, ma nei santuari del terrorismo». In Pakistan appunto. Karzai non dice all’America e agli altri 48 Paesi della coalizione internazionale, Italia compresa, «andate a combattere in Pakistan». Ma insomma il massaggio non è troppo distante. Per ragioni di consenso interno, Karzai preferisce rivolgersi ai «talebani moderati», di etnia pashtun come lui. «Imparate da ciò che è successo a Bin Laden, abbandonate le armi e tornate in Afghanistan per vivere in pace». Diverso l’appello del principale esponente dell’opposizione politica a Karzai, l’ex sfidante alle elezioni presidenziali e, senza brogli, probabile vincitore Abdullah Abdullah. «Il lavoro è finito solo a metà. Dov’è il mullah Omar? — il capo della galassia talebana, segnalato da anni a Quetta, nel Pakistan occidentale, ndr —. Fino a che ci saranno talebani in libertà la guerra dovrà continuare». Abdullah è di etnia tajika ed è esponente di quell’Alleanza del Nord che combattè gli «studenti del Corano» senza l’aiuto occidentale. A differenza di Karzai, non pensa che ci possa essere alcuna conciliazione e la presenza internazionale è indispensabile per reggere l’urto militare. E i talebani come reagiranno? E i loro protettori (governativi, islamisti o tribali) all’interno del Pakistan? E quel che rimane di Al Qaeda? Ieri non c’era un afghano che non scommettesse su un prossimo spettacolare attentato. Più dubbi invece sulle conseguenze in Pakistan: il Paese ha 120 milioni di abitanti, enormi territori fuori controllo, forze armate frazionate e parecchie bombe atomiche. Non si può portarlo ad una spaccatura intestina, distruggerebbe se stesso e chissà che altro. Il pallino è in mano a Washington e agli altri attori regionali, Iran, Cina, Russia e appunto Pakistan. Chi però pagherà per eventuali errori sarà come sempre l’Afghanistan

Controllo del territorio Il capo del governo: la guerra non va combattuta nei villaggi uccidendo donne e bambini

L’opposizione Il leader Abdullah: il lavoro è finito solo a metà. Dove si rifugia il mullah Omar?

Andrea Nicastro
anicastro@corriere.it
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Il premier Polemiche sul ritiro

Berlusconi esulta «Ma la missione italiana a Kabul non è finita»
L’annuncio del governo
ROMA — Silvio Berlusconi esulta: «L’uccisione di Osama Bin Laden è un grande risultato nella lotta contro il male». Felicitazioni bipartisan, con qualche distinguo. Ma tra la soddisfazione per l’eliminazione di un terrorista e timori per possibili rappresaglie, si apre un altro fronte, quello dell’Afghanistan. C’è chi vorrebbe accelerare l’exit strategy, ma il ministro degli Esteri Franco Frattini lo esclude: «Tutto rimane secondo i piani, la missione italiana non cambia». A chiedere un rapido esodo è la senatrice di Coesione nazionale Adriana Poli Bortone: «Non c’è più ragione per mantenere le nostre truppe in Afghanistan. Il governo dovrebbe, come promesso più volte, accelerare, le procedure per il rientro». Sulla stessa linea il segretario del Prc Paolo Ferrero: «L’uccisione di Bin Laden non risolverà nulla se l’Occidente non la smette con la guerra. La soluzione può derivare solo dall’interruzione immediata dei conflitti in Afghanistan e in Libia». Per Frattini, però, non cambia nulla: «L’intervento in Afghanistan è in una fase di transizione ormai avviata nella provincia di Herat, dove ci sono gli italiani. Non ci sono variazioni. La cosa importante è aiutare quei Paesi, e penso al Pakistan, che Exit strategy hanno all’interno formazioni La spinta di Poli Bortone terroristiche molto pericolose». Peraltro, secondo il minie Paolo Ferrero: inutile stro degli Esteri, il prossimo restare. La Russa: obiettivo dovrà essere il Mulcontributo importante lah Omar, leader dei talebani afghani. Anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa valorizza il nostro ruolo in quelle aree: «Gli Amx italiani impegnati in Afghanistan hanno consentito di individuare terroristi che stavano preparando attentati contro i nostri militari o mettendo bombe lungo i percorsi seguiti dai mezzi blindati». Plaude anche l’opposizione. Il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani fa le sue «congratulazioni al governo e al popolo americano». Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, ammonisce: «Si evitino ora gli show mediatici e populisti e non si sottovalutino i rischi connessi alle minacce». Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini vuole evitare polemiche: «Non facciamo campagna elettorale sulla pelle dei nostri militari». Controcorrente l’Idv Franco Grillini: «Non esulto, resto contrario alla pena di morte». Sarcastico il disegnatore Vauro: «Si è liberato un posto di baubau. Si poteva risolvere con l’intelligence, senza centinaia di migliaia di morti». Non è l’opinione di Giancarlo Lehner, deputato del gruppo dei» responsabili»: «Bin Laden va seppellito dentro una pelle di maiale: per i musulmani impedisce l’ascesa in paradiso».

Al. T.
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Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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La morte di Bin Laden toglie agli Stati Uniti e ai loro alleati ogni scusa per dispiegare forze in Medio Oriente sotto il pretesto della lotta al terrorismo Ali Akbar Salehi, ministro degli Esteri iraniano

Le reazioni Dall’Algeria fino all’Iran: atto di giustizia

Solo Egitto e Hamas non si uniscono alla festa degli arabi
Dal Cairo un ambiguo «no comment»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

La protesta Sostenitori di Osama Bin Laden manifestano, a Quetta, in Pakistan contro l’operazione dei Navy Seals americani (Epa)

La gaffe in diretta tv

Il messaggio ai concittadini Usa

Obama per Osama Fox e Cnn scambiano i nomi
NEW YORK — Una «b» al posto di una «s». Risultato: la gaffe clamorosa quanto ricorrente nella concitata giornata di ieri : «Obama Bin Laden è morto». Anche le grandi catene tv americane, tra le quali Cnn e Fox, hanno scambiato più volte Obama per Osama. Cioè il cognome del presidente americano con il nome di Bin Laden. Un annunciatore della «Ktxl tv» ha battuto ogni record, scandendo: «Il presidente Obama sta per annunciare al Paese che il presidente Obama è morto». Immediata la correzione al volo: «Scusate, volevo dire che Osama Bin Laden è morto».

Felici i musulmani d’America: più facile capire che l’Islam non c’entra
WASHINGTON — I musulmani d’America celebrano la fine di Osama Bin Laden sottolineando che il presidente Barack Obama ancora ieri ha ricordato che «Gli Stati Uniti non sono in guerra con l’Islam». Con una nota ufficiale «il Council on American-Islamic Relations», la principale associazione dei musulmani d’America, così commenta l’evento: «Ci uniamo ai nostri concittadini nel salutare la notizia che, grazie all’azione delle nostre forze armate, è stato eliminato Osama Bin Laden che era una minaccia per il nostro Paese e per il mondo e che, come abbiamo ripetuto diverse volte dall’11 settembre, non ha mai rappresentato l’Islam».

GERUSALEMME — Chi esulta meno, è chi li ha avuti in casa. I talebani che promettono vendetta. Il Sudan di al-Bashir, che per cinque anni ospitò Bin Laden in due palazzine che ormai nessuno voleva più abitare. O l’Egitto del dopo-Mubarak, che è anche l’Egitto del dopo-Bin Laden. Che passaporto avevano molti terroristi dell’11 Settembre? Egiziano. Dov’è nato il dottor Ayman al-Zawahiri, futuro capo di Al Qaeda? Al Cairo. Ecco allora il nuovo ministro degli Esteri cairota, Nabil al Arabi, rifilare un «no comment» sull’esecuzione che tutto il mondo sta commentando. Ci opponiamo «a ogni forma di violenza», dice al Arabi, più o meno la stessa opinione del più grande partito fondamentalista del Paese, i Fratelli musulmani, che si spingono a «condannare l’assassinio»: «L’Islam non è Bin Laden — spiega Mahmud Ezzat — il terrorismo è stato confuso con l’Islam. Ma noi siamo contro la violenza, gli assassinii e a favore di processi equi».

Osama è morto, osanna a Osama. Oltre a quelle egiziane, le condoglianze più indignate arrivano da Ismail Haniyeh, capo di Hamas a Gaza. Che, pressato dalle minoranze salafite, quelle che hanno ammazzato Vittorio Arrigoni, si unisce alla condanna «dell’omicidio di qualunque combattente islamico e di qualsiasi individuo, musulmano o arabo, nella richiesta ad Allah di accordargli la

Il post-Mubarak Il ministro degli Esteri Al Arabi sulla linea dei Fratelli Musulmani: «Contro ogni assassinio»
sua misericordia». Per il signore della Striscia, l’uccisione è l’ennesima «politica d’oppressione musulmana fondata sul versare il sangue degli arabi e dei musulmani». La dichiarazione mette in imbarazzo l’Autorità palestinese di Abu Mazen, che proprio domani al Cairo firmerà una nuova alleanza coi fondamentalisti di Gaza e che ora, invece, per bocca di Sa-

lam Fayyad, celebra questa morte come «L’inizio della fine di un’epoca buia»: di sicuro, per le due fazioni, è l’inizio di una problematica convivenza. Gli altri, no. Dai turchi ai giordani, dallo Yemen all’Algeria, dal Niger alla Mauritania, dal Mali all’Iraq, è tutta un’esultanza. I dubbi sul cadavere trattato a quel modo, certo: «Ha pur sempre una sua dignità», dicono gli imam sunniti del Cairo. Agl’insorti di Bengasi, importa poco: vorrebbero che Obama facesse «lo stesso con Gheddafi». Perfino l’Iran sciita, che considera i salafiti una minaccia, a suo modo è soddisfatto: «Adesso non ci sono più scuse per mantenere la presenza americana nella regione». «Giustizia è fatta», è l’eco del premier israeliano Bibi Netanyahu, per una volta in sintonia con Obama. Da Tel Aviv, i servizi avevano offerto collaborazione nel blitz d’Abbottabad. «Ma adesso — chiede il ministro degli Esteri, Lieberman — i pachistani spieghino che cosa sapevano».

F.Bat.
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Le interviste

Possibili problemi solo in alcune aree del Medioriente. Maghreb sostanzialmente immune

«Ora le forze radicali rischiano il contagio»
Toameh: ma per i moderati è un’occasione
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

«Le rivolte nordafricane sono su un’altra strada»
Guidère: azzerato il fascino di Al Qaeda
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

GERUSALEMME — «Fingeranno di piangere il martire Bin Laden e poi non cambierà nulla. Le rivolte arabe sono una cosa, Al Qaeda un’altra. La gente s’è ribellata perché aveva fame, non perché aveva fede. Non ci sarà un vantaggio per Al Qaeda: il contrario, forse». Dal palestinese Khaled Abu Toameh, editorialista del Jerusalem Post, si va come da un oracolo: con un mese d’anticipo, scrisse che il mondo arabo stava per cacciare Mubarak & C. E d’Arafat e d’Abu Mazen, ha smascherato tentazioni violente e corruzione. Conosce così bene la sua gente da venire spesso definito in pubblico un traditore: «Non mi stupisce che Hamas e il nuovo Egitto siano ambigui. Osama ha aiutato spesso la gente di Hamas, esortava sempre il Cairo a sganciarsi. Chi ha ammazzato Vittorio Arrigoni? Gente finanziata da lui, tollerata da Hamas». Nel mondo arabo prevarrà la reazione violenta, l’indifferenza o la pacificazione? «È la nostra festa della liberazione. Per i musulmani moderati, può essere l’inizio d’una nuova epoca. Bin Laden aveva rapito l’Islam, facendone un sinonimo di terrorismo. Anche se non è detto che le cose cambino davve-

Profetico Il palestinese Khaled Abu Toameh, editorialista del Jerusalem Post, ha previsto con largo anticipo la caduta di Mubarak

Falsi miti

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Osama stava in villa e intanto mandava a morire i poveracci dei campi profughi

ro: le parole di Meshaal sono un segnale, non mi stupirei ci fossero altri sequestri a Gaza. Perché Al Qaeda lì si sta rafforzando, Bin Laden aveva radici palestinesi, WikiLeaks rivela che molti palestinesi sono stati presi in Pakistan e finiti a Guantanamo... Rapire un simbolo occidentale, è l’azione più facile». Sarà un problema, l'icona del martire: non era meglio un Bin Laden vivo? «La sua morte ha solo un valore simbolico. Non cambierà d'una virgola la strategia di Al Qaeda. Spunteranno nuovi arruolati in Arabia, nello Yemen, in Pakistan, ma sarebbero spuntati lo stesso». Lo sbrigativo funerale in mare verrà strumentalizzato? «Il funerale non è così importante, per un musulmano. Una volta che si ha la prova dell’uccisione, a pochi importa del cadavere. Molti pensano che il funerale non lo meritasse nemmeno. Altro che grotte: Osama stava in villa e intanto mandava a morire i poveracci dei campi profughi. Un po’ come i capi di Hamas, coi figli a studiare nei college europei. Spero aprano gli occhi anche in Pakistan: ora che è finito il ricatto all’Occidente, chi ha nascosto Bin Laden per dieci anni?».

Torri Gemelle
Poco lontano dal luogo dove sorgevano le Torri Gemelle a New York, una giovane donna celebra l’uccisione di Osama Bin Laden calpestando un quotidiano che ne pubblica la fotografia in prima pagina (Afp / Don Emmert)

Francesco Battistini
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PARIGI — «È la seconda morte di Osama. L’importanza politica di Bin Laden era già crollata con le rivolte nei Paesi arabi, il blitz non ha fatto che completare fisicamente la sua fine», dice Mathieu Guidère, islamologo alle università di Ginevra e Tolosa ed esperto del ministero della Difesa francese. Nel suo libro «Obama Inchallah» lei ha parlato delle grandi attese suscitate dal presidente Usa nel mondo arabo. L’uccisione di Bin Laden è la sua vittoria definitiva? «A lungo termine sì, è ragionevole sperarlo». E nel breve periodo? «La situazione operativa non cambia molto, Bin Laden era ormai da tempo un leader spirituale, non un capo guerriero». Dobbiamo aspettarci una vendetta? «Ci proveranno senz’altro, il rischio terroristico ora è più alto. Ma con Bin Laden muoiono un leader carismatico e una visione della jihad che peraltro non riscuoteva affatto l’unanimità all’interno di Al Qaeda». Qual era la «linea Bin La-

Islamologo Mathieu Guidère ha scritto un libro sulle attese suscitate dal presidente americano Barack Obama nel mondo arabo

Riflessi

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Raggiunti più risultati con poche settimane di rivolta che attraverso 10 anni di attentati

den»? «Negoziare con l’Occidente da posizioni di forza. Osama era relativamente moderato, gli attentati più spaventosi come l’11 Settembre avevano lo scopo di convincere l’Occidente a venire a patti, a ritirarsi per esempio dai "luoghi santi"». E la visione alternativa? «È quella del numero due Al Zawahiri, che ha sempre considerato la guerra santa un fine in sé, non un mezzo per ottenere dei risultati». La nuova guardia potrà riorganizzarsi? «Attentati a opera di un paio di fanatici sono sempre possibili, come si è visto purtroppo a Marrakech. In ogni caso, il fascino globale di Al Qaeda è ormai ridotto a zero». Nel suo saggio «Le choc des révolutions arabes» lei parla della speranza offerta dai movimenti in Tunisia ed Egitto. «In pochi mesi di rivolte pacifiche i popoli arabi hanno conquistato più che in 10 anni di attentati di Al Qaeda. Siamo di fronte alla fine di un’era, e la morte di Osama Bin Laden ne è la sanzione anche simbolica».

Stefano Montefiori
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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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2001 2011

Charles Kupchan «La fine del leader spirituale e politico è uno smacco devastante per Al Qaeda ma potrebbe avere un impatto molto modesto sull’operatività della rete terroristica islamica»

APPROFONDIMENTI

di PAOLO VALENTINO

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It’s a victory for America È una vittoria dell’America
Hillary Rodham Clinton Washington Dipartimento di Stato ore 9.45

ove anni e sette mesi per una vendetta troppo fredda, ma ugualmente decisiva e ancora in grado di fungere da deterrente. La morte di Osama Bin Laden «è il successo più importante che gli Stati Uniti abbiano segnato nella guerra contro Al Qaeda». Anche se la sua scomparsa potrebbe avere «un impatto molto modesto sull’operatività della rete terroristica islamica». Charles Kupchan, docente di relazioni internazionali alla Georgetown University, considerato molto vicino all’Amministrazione Obama, cerca di rimanere con la testa fredda di fronte alla notizia che gli americani e buona parte del mondo hanno atteso per quasi un decennio. La fine di Bin Laden liquida la leggenda di un’apparente impunità, che ne aveva sostenuto il mito nell’immaginario degli estremisti musulmani in tutto il mondo. Ma è chiaro che l’eliminazione dello sceicco non chiude il libro di Al Qaeda. «Sappiamo — spiega Kupchan al telefono da Washington — che dopo la fuga dall’Afghanistan, seguita all’invasione americana, la rete terroristica si è decentralizzata, o meglio "metastasizzata". Sappiamo che esistono cellule di Al Qaeda sparse in molti Paesi, in Nord Africa, nella Penisola Arabica, in Asia. E sappiamo anche che, grazie agli sforzi americani per distruggere l’organizzazione, Osama non era più un comandante operativo, come dimostra il suo confinamento in un bunker, senza cellulari e accesso a Internet». Dunque la rete continuerà ad operare. Anzi, nelle prossime settimane sarà il caso di stare in campana: «Potrebbero cercare una rappresaglia contro gli Stati Uniti o i loro alleati». Gente come Ayman al-Zawahri, l’egiziano che negli ultimi anni ha guidato le operazioni, o Anwar al-Awlaki, la faccia di Al Qaeda nello Yemen, non si lasceranno certo intimidire dalla scomparsa di Osama. Ma la realtà non può cambiare. Per quanto l’uomo nero facesse ormai molta meno paura di sette, otto anni fa, per quanto la sua immagine declinante suggerisca che difficilmente la morte violenta ne farà un martire agli occhi dei più, «la fine del leader spirituale e politico è uno smacco devastante, un colpo durissimo sul piano simbolico e psicologico per la galassia di Al Qaeda». La corrente della battaglia si è invertita, rivoltandosi contro il terrorismo militante. Vittoria della perseveranza e della concentrazione mirata, dice Kupchan, «poiché riflette la bontà

di un’operazione che ha perseguito il giusto obiettivo». E anche la dimostrazione, «che la guerra in Iraq sia in realtà stata una distrazione, così come alcuni aspetti di quella in Afghanistan». Ragionamento più complesso, quest’ultimo: «Voglio dire che un buon numero degli estremisti che operano in Afghanistan si sono uniti alla lotta dopo e non prima l’invasione straniera. Non si è mai trattato cioè di killer di Al Qaeda duri e puri, votati a uccidere americani, italiani o australiani anche se non si fossero trovati laggiù. Il nemico numero uno, il vero pericolo per i nostri Paesi non viene tanto dai talebani o dai ribelli della provincia di Kandahar. Quindi, più le truppe della Nato si concentreranno sui fedelissimi di Al Qaeda, meglio sarà». Anche perché, nel merito, senza quest’ultimi e senza il riferimento psicologico del capo, «sarà più facile imbastire accordi tra le fazioni». Resta il grande interrogativo pakistano. Possibile che per dieci anni i servizi segreti di Islamabad

non sapessero dove si annidava il lugubre sceicco? «Che Bin Laden avesse il suo nascondiglio in una città apparentemente normale, solleva interrogativi inquietanti sul Pakistan come alleato — dice Kupchan — Com’è arrivato ad Abbottabad? Perché i dirigenti pakistani, vecchi e nuovi, si sono sempre premurati di suggerire che fosse in Afghanistan o che fosse addirittura morto? Sono ambiguità che annunciano problemi seri nei rapporti tra gli Stati Uniti e il Pakistan, rapporti già oggi non particolarmente buoni». Ma questo è materia per i prossimi mesi. Oggi la Casa Bianca può vantare una vittoria di cui necessitava come l’aria per respirare. «Dall’11 settembre 2001, trovare e uccidere Bin Laden è stata una priorità altissima delle Amministrazioni americane. Ci sono voluti quasi 10 anni, appunto, ma è successo sotto Obama ed è lui a poterne rivendicare il merito politico. E’ una medaglietta importante per il presidente, che lo rigenera nel ruolo di Comandante in Capo. Storicamente gli americani hanno sempre avuto più fiducia nelle credenziali di sicurezza nazionale dei repubblicani rispetto ai democratici. L’operazione Bin Laden rilancia i titoli di Obama, della sua squadra e del suo partito, in quanto duri e capaci su un tema così decisivo». Nel brevissimo periodo la morte di Bin Laden non avrà conseguenze significative sulla guerra in Afghanistan. Come previsto, il calendario del ritiro verrà avviato con lentezza entro la fine dell’estate, per poi subire una progressiva accelerazione. Ma in generale, è parere di Kupchan che la scomparsa dell’uomo nero «rafforzi le posizioni di chi, nell’Amministrazione, sostiene sia giunto il tempo di cominciare a chiudere definitivamente anche il capitolo di quest’altra guerra». L’ultimo sguardo è alla primavera araba. Anche lì, il significato psicologico di lungo periodo della morte di Bin Laden non va sottovalutato. Kupchan nota che Al Qaeda «aveva trovato terreno fertile in Paesi dove dominava lo scontento politico, sociale, economico, ma la prospettiva di una liberalizzazione della vita in molte società del Medio Oriente e particolarmente del Golfo Persico potrebbe portare a società più stabili, più prospere e ciò renderebbe più difficile per gli estremisti arruolare i loro militanti o trovare un certo favore tra le masse». Tutto questo richiederà tempo: «Al momento, vedo la primavera araba piuttosto come uno sviluppo di buon auspicio, ma non mi aspetto il fiorire di democrazie liberali attraverso l’intera regione».
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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

2001 2011

10 anni di terrore Protagonisti e strategie del conflitto

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Il danno inflitto da Bin Laden all’Islam e alla causa araba non è minore del danno causato dai nemici dell’Islam e degli arabi
Saad Hariri Beirut

Gli interventi militari

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Se le forze internazionali sono nostre alleate, ora dovrebbero dire che l’uccisione di tanti bambini e anziani in Afghanistan non è stata una buona idea
Hamid Karzai Kabul

Attacchi, poi «opere sociali» E Petraeus cambiò le guerre Q
uando re David atterra a Mosul, si comporta come il sindaco. Organizza le elezioni per il consiglio comunale, sborsa dollari per ricostruire le scuole, aiuta a riaprire le officine, tappa le buche nelle strade. E’ la primavera del 2003, l’America sta entrando nel secondo conflitto in un paio d’anni e il generale Petraeus va per la prima volta in battaglia. Al comando di settemila «aquile urlanti», i soldati della 101a divisione, e con il mandato di pacificare la città nel nord dell’Iraq. Il militare che più di ogni altro ha forgiato la guerra che non finisce (quella dichiarata al terrore dopo l’11 settembre) porta sulle spalline della divisa quattro stelle e nella sacca le scarpe da corsa. Il bacino spezzato da un salto con il paracadute finito male, sfida in chilometri gli ufficiali più giovani e in forza i superaddestrati delle forze speciali. «Una più di te», ha risposto a un Navy Seal che gli chiedeva quante flessioni sulle braccia potesse fare. Pancia a terra, gliel’ha subito dimostrato. Dopo due anni in Iraq, torna alla base di Fort Leavenworth in Kansas, risoluto a stare fermo almeno per un po’ e a rivedere quella che considera la dottrina fuori tempo massimo del Pentagono. Assistito da altri intellettuali in divisa, vuole svecchiare la mentalità da guerra fredda e scrive il nuovo manuale da campo per le truppe, chiamato FM 3-24, la strategia di contro-insurrezione che lui stesso ha applicato a Mosul, ripete a Baghdad, dove ritorna nel 2007 da comandante di tutte le operazioni, e in Afghanistan, dove guida le forze della coalizione fino a settembre, quando passerà a dirigere la Cia. Il sindaco David non piaceva a re Donald Rumsfeld. Che da capo del Pentagono decide di sostituire la 101a divisione a Mosul con la brigata Stryker, una delle sue innovazioni predilette. Invece che a piedi, i tecnoguerrieri (ridotti a un quarto degli uomini a disposizione di Petraeus) pattugliano dietro lo schermo affumicato di costosissimi mezzi blindati. Non mettono su ponti o partecipano alle riunioni delle tribù locali: la ricostruzione e gli aiuti — è convinto Rumsfeld e sono convinti in molti tra i consiglieri dell’allora presidente George W. Bush — restano lavori da assistenti sociali, da volontari e funzionari delle Nazioni Unite. Non da militari. Perché i principi delineati da Petraeus nel nuovo manuale vengano ascoltati alla Casa Bianca e sperimentati tra le macerie irachene, bisogna aspettare che la situazione nel Paese vada davvero male. Il generale preme per il primo surge (l’aumento di soldati sul terreno) della sua carriera, lo ottiene e promuove il ritiro dal Paese. Petraeus sa come procacciarsi quello che vuole da Washington, lo dimostrano i 30 mila soldati in più ricevuti anche per l’Afghanistan da un riluttante Barack Obama. Usa la stessa tecnica illustrata oltre vent’anni fa nella sua tesi di dottorato all’università di Princeton. Intitolata The American Military and the Lessons of Vietnam, spiega: «Quello che i politici pensano sia accaduto è più importante di quello che è accaduto veramente. Il successo consiste nel trovare i dati giusti e raccontare la storia convincente. La chiave per la vitto-

La svolta nelle scelte, dalla tecnoguerra del Pentagono di Rumsfeld al massiccio invio di truppe per Iraq e Afghanistan

A cura di DAVIDE FRATTINI

ria è la percezione». Obama e la sua squadra si sono sentiti manovrati dalla sua propaganda, dalle frasi piazzate nelle numerose interviste rilasciate alle principali emittenti televisive americane, dopo la nomina a comandante delle forze a Kabul nell’estate dell’anno scorso. Anche perché alla fine il generale ha applicato le sue teorie, ma in una versione bombata di steroidi. Solo nel primo mese al comando ha raddoppiato gli attacchi aerei, limitati dal predecessore Stanley McChristal (peraltro un suo allievo) per evitare le vittime civili, ha sbottonato le regole d’ingaggio, ha importato i tank sul campo di battaglia e ha triplicato i raid notturni delle forze speciali. Ha aggiunto un po’ di quelle munizioni che i suoi critici vorrebbero veder sfruttare di più dalle forze americane, nei fronti multipli del lungo conflitto post 11 settembre. Quelli come Richard Haas (ex consigliere di Bush padre e di Colin Powell, adesso presidente del Council on foreign relations) che chiedono meno truppe e invocano le missioni mirate con i soldati d’élite e i droni armati di missili. È il passaggio dalla guerra al terrore a operazioni anti-terrorismo, la tattica che gli Usa ora portano avanti tra il Corno d’Africa e la Penisola araba. A Gibuti i prefabbricati di Camp Lemonnier, allestito dove alloggiava una guarnigione della Legione straniera, ospitano gli «assistenti sociali» in divisa ma soprattutto sono la base di lancio per gli attacchi verso il Sudan o lo Yemen, verso i campi di addestramento di Al Qaeda. Le minacce dal continente finiscono sotto la supervisione di Africom. Nato tre anni fa più come comando diplomatico che militare, si è trovato a combattere la sua prima guerra. Da Stoccarda, gli ufficiali hanno guidato i bombardamenti sulla Libia, il nuovo fronte della prima linea americana che si estende dal Mediterraneo all’Oceano Indiano.
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L’uomo che rinfranca i soldati americani

David Petraeus è il generale americano che più conosce le guerre post 11 settembre. Ha comandato le forze armate statunitensi in Iraq, poi ha avuto la guida strategica di tutto il teatro medio-orientale; dal 2010 è comandante delle

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Le rovine delle Torri e le paure del XXI secolo
Le rovine del World Trade Center subito dopo gli attacchi dell’11 settembre. Dopo l’evento che ha segnato una svolta nella guerra al terrorismo islamico, contro l’Occidente si è scatenata una serie di attentati spesso organizzati dalle seconde generazioni di immigrati islamici, nati e cresciuti in Europa o negli Stati Uniti (Epa)

I volti

Gli attentatori

Scarpe esplosive (e 120 mila dollari) per colpire

I
Hambali
Riduan Hishamuddin, detto Hambali, responsabile della strage di Bali (2002)

Richard Reid
Fermato sul volo Parigi Miami il 22 dicembre 2001 con esplosivo nelle scarpe

primi 120 mila dollari arrivano senza istruzioni e senza condizioni. «Potevo farci quello che volevo», racconta Riduan Hishamuddin, chiamato Hambali, agli agenti americani che lo stanno interrogando. L’investimento del terrore è proficuo per Al Qaeda. Nell’ottobre 2002 tre bombe esplodono sull’isola di Bali, colpiscono la zona turistica, uccidono 202 persone. «I miei contatti erano molto soddisfatti e mi hanno premiato con altri soldi»: 45 mila dollari vanno a Jemaah Islamiyah, la rete fondamentalista in Indonesia, 15 mila per aiutare le famiglie degli attentatori incarcerati, altri 30 mila vengono spesi per organizzare nuovi attacchi. Anche Richard Reid riceve dollari da Al Qaeda. Soldi per il biglietto aereo e un paio di scarpe imbottite di esplosivo. Il 22 dicembre 2001 riesce a salire sul volo 63 della American Airlines da Parigi a Miami. L’hostess gli si avvicina allarmata, quando sente puzza di bruciato, come di fiammifero acceso. Lo avverte che non si può fumare e se ne va. Ritorna di corsa: Reid si è alzato in piedi e sta cercando di accendere la miccia che esce dalla suola della scarpa. Viene immobilizzato dai passeggeri. Umar Farouk Abdulmutallab il plastico lo na-

sconde nelle mutande ed è lo stesso esplosivo — sostengono i tecnici — trovato nelle cartucce per stampante spedite su voli cargo verso la Gran Bretagna, nell’ottobre dell’anno scorso. L’artificiere è Ibrahim Hassan al-Asiri, nato in Arabia Saudita e fuggito in Yemen, dove ascolta le prediche di Anwar Al Awlaki. L’imam che ha allestito le cellule di Al Qaeda nella Penisola araba è nato nel Nuovo Messico: ha anche il passaporto americano ed è il primo cittadino statunitense a essere entrato nella lista degli obiettivi da eliminare della Cia (su ordine di Obama). I suoi adepti non hanno bisogno di ascoltare i discorsi registrati di Osama Bin Laden. Come in Iraq sotto il comando di Abu Mu-

I ricchi premi ai primi attentatori, poi gli infiltrati nel mondo occidentale come il cattivo maestro che predicava a San Diego

sab al-Zarqawi, ucciso dagli americani nel giugno 2006, la struttura ha il suo leader, i suoi obiettivi e la sua strategia. Gli insegnamenti e gli ordini arrivano dal cattivo maestro che ha imparato a predicare in una moschea di San Diego. Durante i quattro anni passati in California da Awlaki, i suoi sermoni vengono ascoltati da due dei futuri attentatori dell’11 settembre. Quando si sposta in Virginia, lo seguono altri due uomini del commando. Eppure gli investigatori che lo interrogano dopo la strage, insospettiti dalla coincidenza, sono convinti che non sapesse nulla del piano terrorista. Agli attentatori bastano le sue parole per trovare ispirazione. Quando è costretto a tornare in Yemen nel 2002, continua a diffondere i 44 modi per sostenere la guerra santa, distribuisce cd, libri, apre un sito su Internet. Ha visto che le prediche funzionano. Il maggiore Nidal Malik Hasan era psichiatra dell’esercito nella base di Fort Hood in Texas. Assiste i reduci delle guerre in Iraq e Afghanistan. E’ accusato di aver aperto il fuoco contro i suoi commilitoni il 5 novembre del 2009: 13 morti. Prima dell’assalto, aveva scritto per email ad Awlaki e aveva chiesto consigli spirituali.
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Il piccolo aereo che si lancia come a una gara di modellismo
Nel deserto dell’Arizona, soldati americani preparano al lancio un drone. Al di là dei grandi aerei senza pilota che sganciano le bombe sono queste piccole macchine volanti che hanno rivoluzionato il modo di far la guerra a un nemico sfaccettato e insidioso rappresentato dal terrorismo internazionale (foto Corbis/Horowitz)

Hasib Hussain
Uno dei quattro kamikaze che si è fatto esplodere su un bus a Londra nel 2005

Al-Zarqawi
Abu Musab al-Zarqawi, capo di Al Qaeda in Iraq, ucciso il 6 giugno 2006

L’intelligence

Dopo Darth Vader, l’offensiva dei droni
Zakiur
Zakiur Rehman Lakhvi, arrestato nel dicembre 2008 per i morti di Mumbai

operazioni in Afghanistan, Pakistan, la penisola Arabica e parti dell'Africa ma a settembre diventerà capo della Cia. Qui è con le truppe a Bagram, in Afghanistan, in occasione di una visita a sorpresa del presidente Obama (Afp/Watson)

Al Awlaki
Anwar al-Awlaki, imam di origine yemenita, ispiratore della propaganda

attina del 23 gennaio 2009, primi due missili sparati dai droni, venti morti, un bersaglio sbagliato (la famiglia di un governatore pachistano), terzo giorno da presidente. Barack Obama ha ereditato da George W. Bush il programma anti-terrorismo progettato attorno agli aerei telecomandati che sorvolano armati in attesa degli obiettivi. Lo ha ereditato, ha mantenuto gli stessi uomini-chiave e lo ha irrobustito. L’Aviazione militare è passata da cinquanta apparecchi nel 2001 a quasi duecento dieci anni dopo. La Cia non rivela i suoi numeri, anche se è proprio l’intelligence a condurre la maggior parte delle operazioni dal cielo. I Predator (e i loro cugini ancora più letali Reaper) sono pilotati da agenti civili e spesso da contractor privati, soldati o 007 in pensione assunti dall’industria della guerra. Seduti in un ufficio suburbano a Langley, il quartiere generale dell’Agenzia in Virginia, seguono le immagini trasmesse dalla telecamera montata sugli aerei e decidono quando colpire. L’approccio a distanza, quasi asettico, da «premi il bottone», è privilegiato dalla Casa Bianca e criticato dalle organizzazioni per i diritti umani. Il filosofo Michael Walzer, autore del libro Guerre giuste e ingiuste, non tollera

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l’idea che un’organizzazione d’intelligence abbia a disposizione così tanta potenza di fuoco. «Sotto quale codice opera? Dovrebbe esserci una lista pubblica di obiettivi, limitata, e andrebbe discussa. La gente viene uccisa e di solito sono necessarie delle giustificazioni». Philip Alston, che investiga per le Nazioni Unite gli omicidi extra-giudiziari, considera insufficiente «la cornice legale»: «Gli Stati Uniti rischiano di sviluppare una mentalità da Playstation verso gli assassinii». Quando due anni fa Obama nomina Leon Panetta (che ha appena spostato al Pentagono) alla guida della Cia, promette: «l’America sotto la mia amministrazione non torturerà, rispetteremo la Convenzione di Ginevra». Critica la prigione di Guantánamo, sull’isola di

Gli aerei telecomandati che Obama ha moltiplicato e il rischio di sviluppare verso il nemico una mentalità da Playstation

Cuba, e firma un decreto per la sua chiusura. Il carcere è ancora aperto e Khalid Sheikh Mohammed, accusato di aver organizzato l’attacco alle Torri Gemelle, verrà processato da un tribunale militare e non da una Corte federale, come aveva annunciato il presidente. Guantánamo, Abu Ghraib in Iraq, le «tecniche» come il waterboarding per ottenere informazioni dai prigionieri che sono stati catturati clandestinamente (le extraordinary rendition). Alla conferenza stampa d’addio, George Bush ha ricordato i giorni subito dopo il giorno che gli Stati Uniti non dimenticano: «Ricordate il clima? Tutti chiedevano "com’è possibile che non abbiate messo insieme i pezzi del puzzle, come avete potuto non fermare l’attacco?". Abbiamo cominciato a strutturare una strategia legale per mettere insieme quei pezzi ed evitare un nuovo massacro». Il vicepresidente Dick Cheney era convinto che un altro attentato fosse imminente, ma che gli mancassero informazioni cruciali per prevenirlo. Gli interrogatori per ottenere quelle informazioni (anche nelle prigioni segrete in Europa), le intercettazioni a tappeto negli Stati Uniti. E’ il lato oscuro della lotta al terrorismo, quello che ha affibbiato a Cheney il soprannome da un’altra guerra (stellare): Darth Vader.
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10 anni di terrore I nuovi fronti della guerra

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Questo è un buon giorno per chi ama la pace. Ma c’è un altro aspetto: la violazione del Pakistan e della sua sovranità da parte delle forze Usa
Pervez Musharraf, ex presidente pachistano

La battaglia ora è vinta?
Cinque domande sul futuro di Al Qaeda I leader emergenti e le aree di pericolo

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La Fratellanza annuncia che è contro l’uso della violenza in generale e contro gli assassinii e a favore di un equo processo dei sospetti di ogni reato
Fratelli Musulmani, Il Cairo

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Dalle cellule ai «gruppi esterni» del Nord Africa Che cosa è diventata la rete terroristica?

ccidendo Bin Laden è stato abbattuto l’«idolo» del terrore ma non l’idea. Il movimento è stato concepito per resistere a colpi come questo e a proseguire. Da anni, Al Qaeda funziona con una struttura mista. Non c’è una vera gerarchia ma il gruppo vuole controllare quello che fanno i seguaci. I capi che vivono nascosti tra Afghanistan e Pakistan delegano le operazioni ai «fronti esterni» che possono essere composti da cellule costituite ad hoc o dalle fazioni regionali affiliate. Di nuovo, è un ibrido. Con legami a volte stretti, altre volte lenti. C’è spesso una consultazione dal basso verso l’alto. Il rappresentante in Nord Africa può chiedere consiglio e approvazione. O comunque agisce secondo delle coordinate ideologiche. I video e i messaggi di propaganda — in gran parte fatti circolare via Internet — indicano dei parametri. Per mesi li ha curati un americano, Adam Gadahn, che partito dalla California si è trasferito in Pakistan dove ha abbracciato la causa islamista diventandone il megafono. I gruppi si attengono alle linee strategiche illustrate nel corso degli anni come agli ordini ravvicinati. Oppure sfruttano la situazione contingente, ad esempio le vignette blasfeme. La grande mo-

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le di documenti digitali — vere biblioteche della Jihad — permette a chiunque di capire cosa e come colpire. C’è poi un rituale associato al modus operandi. I qaedisti sanno firmare, senza rivendicare in modo esplicito, una strage. Usano la falange della morte — incarnata da una serie di attentatori suicidi —, prendono di mira obiettivi «soft» (poco protetti) e legati ai simboli dell’Occidente. Nella mente dei criminali le priorità nella lista dei bersagli vanno al trasporto aereo, a quello ferroviario (dai treni al metrò) e ai luoghi frequentati dagli occidentali. Un campo di battaglia infinito che pure le ben organizzate forze dell’ordine non possono controllare. Quanto ai finanziamenti ogni sezione si arrangia con la raccolta fondi, i sequestri e i traffici illegali (dai clandestini alla droga). Al Qaeda è abile come pochi a sfruttare le aree di instabilità. Le rivolte per la democrazia in Nord Africa l’hanno spiazzata, ma qualora le attese delle popolazioni dovessero essere deluse, gli estremisti sono pronti a sfruttarne la rabbia. Osama era diventato — secondo molti analisti — «ininfluente» nei suoi ultimi anni da vivo. Ora che è davvero morto, può venire resuscitato politicamente per rilanciare la lotta nel suo nome.
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Al Zawahiri, il figlio Hamza o il giovane Al Libi Chi può sostituire l’emiro giustiziato?

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A cura di GUIDO OLIMPIO

erede naturale di Bin Laden potrebbe essere Ayman Al Zawahiri, il dottore egiziano che si è appropriato del ruolo di ideologo. Molto noto sul piano mediatico e riferimento per una parte della jihad nord-africana, ha le ambizioni per farlo. Non tutti nell’arena jihadista lo amano, a volte è stato accusato di parlare troppo e fare poco, qualcuno contesta le sue credenziali dottrinarie. Al Zawahiri è stato sempre considerato un falco e ha manovrato, dietro le quinte, per spingere il movimento ad azioni estreme. In particolar modo in Nord Africa. Fonti pachistane ritengono che i qaedisti siano comunque pronti a investirlo della carica, mentre per ora le redini sarebbero passate al «Consiglio». In passato sono circolate voci su un passaggio di testimone da Osama al figlio Hamza, uno di quelli che lo ha seguito nella «carovana» di lotta. Ma non vi sono certezze e non è neppure chiaro se sia lui quello ucciso nel raid insieme al padre. Inoltre non ha alcun carisma e neppure seguito. Ha un cognome, deve farsi un nome. Più interessante e pesante la figura di Abu Yahya Al Libi, sempre che sia ancora vivo. Di origine libica, nato nel 1963, è cresciuto nelle file del gruppo combattente del suo paese e poi è passato nella gerarchia — leggera — di Al Qaeda. Cat-

turato dagli americani, è stato protagonista di una clamorosa evasione dal carcere di Bagram in Afghanistan, un episodio che ha accresciuto il suo status militare. Al Libi è sempre stato considerato un ideologo serio. Un poeta combattente, bravo nel tenere sermoni e ispiratore di quei gruppi che mescolano terrore e insurrezione. Il web è pieno di suoi video. Dunque un personaggio temuto e catalogato come un «duro». Al pari di altri personaggi è stato dato per morto almeno un paio di volte. Punto debole: è troppo giovane. Può fare da suggeritore, dare un mano al futuro leader ma — insistono da Kabul — deve aspettare ancora prima di salire l’ultimo gradino. Gli analisti, infine, suggeriscono che Al Qaeda potrebbe nominare un emiro, per dare continuità, ma lasciando la gestione ad un Consiglio. Una formula adottata da altre formazioni per poter sopravvivere alla decapitazione. Ipotesi che risentono delle scarse informazioni in possesso sulla rete. Spesso, in questi anni, gli studiosi hanno formulato scenari completamente opposti sull’importanza dell’organizzazione o sul reale peso dei capi storici. Valutazioni discordanti non solo per ragioni politiche. Al Qaeda, in molti suoi aspetti, è ancora un mistero.
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Soliti sospetti e carriere in ascesa Fra Mumbai e il Maghreb, chi sono i capi militari di punta?

e indossare il mantello di Bin Laden può essere difficile, è meno complesso guidare le operazioni militari. Tra i qaedisti — veri o affiliati — non mancano i colonnelli con buona esperienza in fatto di attentati e complotti. Figure che, in questi anni, si sono dedicate alla preparazione degli uomini poi mandati in missione. La lista si apre con l’egiziano Saif Al Adel. Finito agli arresti domiciliari in Iran dopo l’11 settembre, è tornato nell’area tribale dove avrebbe ripreso il controllo su attività eversive da condurre in Occidente. Al Adel è esperto come pochi ed è un militante della prima ora. Ha sulla testa una taglia di cinque milioni di dollari, è accusato di aver partecipato alle stragi in Africa nell’estate del 1998. E anche quando si trovava in Iran avrebbe avuto un ruolo in un paio di attentati. Ha una carriera più recente, ma per gli 007 americani è l’astro nascente del terrorismo: il suo nome è Ilyas Kashmiri, capo della Brigata 313, detta anche l’«Armata fantasma». Di casa in Pakistan, con un passato nelle forze speciali, si è trasformato nel collettore di militanti provenienti dal teatro locale e dall’Europa. Rispetto ad altri terroristi tende ad usare i suoi uomini come «agenti in sonno». Li infiltra in un Paese, ha dei referenti che possono finanziarlo, garantisce i documenti, mantiene i rapporti

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con sistemi sofisticati. È stato associato alla strage negli hotel di Mumbai, gode di complicità nei servizi pachistani e ha la sua forza d’urto in jihadisti provenienti dal Kashmir. In Europa ha numerosi «ufficiali»: un paio agiscono in Gran Bretagna, altri in Germania. Gli allarmi-terrorismo del 2010 sarebbero scattati in seguito all’attività di Kashmiri. L’intelligence ha segnalato l’afflusso in alcuni campi d’addestramento di molti tedeschi. Hanno compiti regionali, quadri di seconda linea. Il più interessante è Fazul Abdullah Mohammed, responsabile dei qaedisti nel Corno d’Africa. Più enigmatico il ruolo di Adnan Shukrijumah, detto «il pilota». Cresciuto in Florida, poliglotta, ha creato un suo network tra gli Stati Uniti e i Caraibi. L’Fbi ha sempre pensato che un eventuale attacco all’America potrebbe essere legato al «pilota», terrorista che predilige complici che conoscono bene il territorio ed è maniaco dei dettagli. Insieme ai «soliti sospetti» — e questo è il timore — ci possono essere nuove leve. Persone non inquadrate dai radar dell’intelligence: Al Qaeda ha subito perdite devastanti, però è sempre riuscita a trovare dei rimpiazzi. Magari meno capaci. Non più i «soldati perfetti» come Mohammed Atta, ma sempre determinati.
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Le lezioni della bomba di Marrakesh e il caos yemenita Quali gruppi saranno pericolosi d’ora in poi?

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ultimo attacco è avvenuto pochi giorni fa nella piazza centrale di Marrakesh, in Marocco. Un ordigno ha fatto strage di turisti. Per la polizia potrebbe trattarsi di un’azione organizzata da Al Qaeda nella terra del Maghreb oppure da un gruppuscolo salafita. Un episodio che testimonia la minaccia multiforme del qaedismo. Fazioni che combinano agende locali con gli obiettivi dettati dalla casa madre. Nuclei terroristici che crescono in modo autonomo e poi magari cercano un legame con i «professionisti». Se guardiamo ad una mappa del mondo non sono poche le bandierine nere che segnalano l’attività di gruppi pericolosi. Il primo focus riguarda appunto il Nord Africa dove Al Qaeda nella terra del Maghreb si propone come riferimento per gli islamisti dell’area. Dispone di grandi risorse — grazie ai sequestri di turisti — e ha più volte minacciato di colpire in Europa. Da fazione algerina si è tramutata nella rappresentanza qaedista: è seguita con grande attenzione dagli 007 italiani e francesi che ritengono possa avere affiliati nei due Paesi. Altro scacchiere, lo Yemen. Qui si nasconde Al Qaeda nella penisola arabica, organizzazione che oltre a scatenare una guerra contro il regime ha cercato di di-

struggere jet americani. Un’operazione affidata al nigeriano con le mutande bomba. Attacco fallito, poi seguito da un invio di pacchi esplosivi. È formata da sauditi, yemeniti e qualche volontario venuto dall’Occidente. Tra le sue file si è fatto spazio l’imam Anwar Al Awlaki. Nato a Las Cruces (New Mexico), con nazionalità americana e yemenita, è il portavoce mediatico della branca locale. Lo considerano «un cattivo maestro» capace di attirare giovani occidentali grazie al suo inglese perfetto. Per l’intelligence i terroristi della penisola sono in grado di riservare sorprese. Magari insieme ai loro fratelli della vicina Somalia. Più vicini al teatro bellico ci sono ovviamente il Pakistan e l’India: Paesi vittime di terrorismo interno che si lega a quello internazionale. Spesso è difficile distinguere i contorni delle fazioni. Sono comunque letali e bene organizzate. Nel panorama eversivo non mancano realtà minori ma non per questo meno temibili. Gli 007 hanno notato un «ritorno» di estremisti in Indonesia, un network formato da microcellule indipendenti. Fenomeno che apre un altro scenario: quello dei lupi solitari. Individui che entrano in azione senza alcun apparente rapporto con il movimento. È la situazione che più spaventa le forze di polizia.
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Kamikaze isolati o missioni sul modello di Londra Bisogna attendersi un’ondata di ritorsioni?

a fantasia criminale dei terroristi non ha limiti. E dopo l’11 settembre, in seguito alle contromisure adottate in tutto il mondo, hanno dovuto sforzarsi. Gli osservatori ritengono che, per il momento, la prima risposta potrebbe venire da una serie di attacchi definiti «minori», intendendo che non hanno la stessa magnitudine di quanto avvenuto alle Torri Gemelle. Ma non può essere una consolazione: sono attentati che uccidono, provocano danni economici, perturbano la vita quotidiana. Ripetono su scala ridotta quello che la loro guida ha auspicato. Un’eventuale reazione è anche un test. Per i qaedisti apprendere dell’uccisione del loro leader è stato uno choc terribile. Forse lo consideravano imprendibile. E allora sono costretti a replicare, ovviamente in base alle loro possibilità. Per riaffermare la rilevanza politica, per dimostrare la capacità militare, per ridare fiducia ai ranghi. Gli esperti dell’antiterrorismo considerano due scenari. Quello dell’azione indiscriminata, con il kamikaze che agisce quando trova la finestra di opportunità. E potrebbe essere ovunque. Più facile che avvenga in quei Paesi vicino alle basi qaediste. Questo per aggirare i nuovi controlli e la vigilanza. Il secondo è l’attacco mirato, magari affidato a ele-

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menti che vivono da tempo in Occidente ed erano destinati a missioni future. L’uccisione di Osama vale la loro attivazione. Tenendo presente le capacità degli artificieri yemeniti si teme che i militanti abbiano messo a punto micro-ordigni. Come hanno affermato loro stessi su una pubblicazione online: la guerra è un trucco. Ma a volte l’ordigno non è per nulla sofisticato e può essere realizzato in cucina mescolando prodotti reperibili in qualsiasi ferramenta. È la famigerata «madre di Satana», usata in dozzine di attentati e la cui formula è alla portata di mano anche dei terroristi-fai-da-te. Una miscela che ha provocato molte vittime, ad esempio nel metrò di Londra, una delle città considerate più a rischio. In queste settimane ci si è chiesti se Al Qaeda abbia la capacità di ricorrere a armi di distruzione di massa, sia pure rudimentali. Diversi rapporti hanno sottolineato che i seguaci di Bin Laden hanno cercato di procurarsele, anche se è complesso arrivarci e lo è ancora di più usarle. Quanto agli obiettivi, i terroristi pensano sempre in grande ma poi si adattano. Non vanno sottovalutati ma neppure considerati dei maghi. In questi anni sono stati tanti i loro complotti conclusisi con un fallimento.
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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

Politica
La guerra Dopo il raid che ha ucciso l’ultimo figlio di Gheddafi e tre nipotini

Libia, folla ai funerali di Saif E i lealisti assediano Misurata
Assaltate l’ambasciata italiana e altre sedi. L’Onu lascia Tripoli
DAL NOSTRO INVIATO

BENGASI — Adesso la parola d’ordine è vendetta. Gli uomini di Muammar Gheddafi, che siano le sue truppe o i manifestanti per strada, vogliono la vendetta per tutto. Per i raid della Nato che hanno impedito all’esercito del governo di conquistare Misurata, per esempio. E la invocano per l’operazione di sabato notte che ha ucciso il figlio più giovane del raìs Saif al-Arab, la vogliono contro «i crociati» che «stanno attaccando senza che noi li abbiamo attaccati»… Tira aria di vendetta, come non

mai. Come quella che si respirava ieri al funerale di Saif e dei tre nipoti del colonnello uccisi assieme a lui: slogan di rabbia e promesse di ritorsione, con l’imam della cerimonia funebre a ripetere una volta di più che «il popolo libico si china soltanto davanti ad Allah». Vestito con abiti tribali, nel cimitero dei martiri di al-Hani è arrivato per un ultimo saluto al fratello anche Saif al-Islam, il figlio trentottenne del colonnello. Con lui una folla di duemila persone, con cartelli e fotografie del raìs nelle mani o i pugni in aria a scandire parole di so-

La vittima
L’immagine di Saif al-Arab mostrata dai fedeli di Gheddafi

stegno per il leader libico e di condanna per il raid di sabato notte. Nei bombardamenti Nato hanno perso la vita oltre a Saif al-Arab anche tre nipotini del colonnello: Carthage, 2 anni, Mastura, 6 mesi e Seif Mohammed, 15 mesi. Il dottor Gerard Le Clouerec, ortopedico francese a capo di una clinica privata di Tripoli, ha detto ieri di aver esaminato un corpo che «in relazione alle fotografie era quasi certamente il figlio di Gheddafi», i bambini invece «erano sfigurati». Una dichiarazione ufficiale per i pochi giornalisti rimasti nella capitale che erano stati accompagnati nelle

Le minacce I fedelissimi in piazza gridano «vendetta» Dubbi sull’identità del cadavere ma un medico francese lo riconosce

ore precedenti a vedere il cadavere di Saif al-Arab che però era coperto dalla bandiera verde della Jamahiriya, lo «Stato delle masse». Da lì i dubbi sul fatto che il figlio del raìs fosse davvero morto. Dubbi ancora da sciogliere per chi è convinto che le vitti-

me annunciate siano propaganda del regime contro la Nato. Vendetta, si diceva. Lo stesso Muammar Gheddafi aveva citato il Corano nel suo discorso di sabato: «Aggredite nella stessa misura chi vi aggredisce». E fra domenica e

La Nota
di Massimo Franco

Accordo inevitabile ma rimane un’ombra tra il premier e Bossi
embra proprio che la soluzione arriverà a ridosso dell’inizio della seduta odierna del Parlamento. La sequela di riunioni fra Pdl e Lega serve a «limare» le posizioni e dunque non lascia prevedere rotture. Ma il tempo speso per comporre il contrasto non rappresenta un buon viatico; né l’annuncio e poi il rinvio di un colloquio fra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. Come minimo, fa pensare ad un gioco delle parti per valorizzare la ricomposizione sulla Libia. Al peggio, certifica uno strappo difficile da ricucire; indebolisce l’immagine internazionale dell’Italia; e proietta un’ombra sui rapporti fra il premier e il capo del Carroccio: novità che avrà conseguenze politiche. L’insistenza dei berlusconiani su un’intesa con i vertici leghisti a portata di mano anticipa un esito inevitabile. Ma forse tradisce l’ansia di chiudere un capitolo difficile. Lo strappo con Bossi ha inciso sulle sicurezze di una maggioranza convinta di avere risolto il dossier Gheddafi accordandosi con Francia e Usa. Soprattutto, ha detto a Berlusconi che le elezioni amministrative di metà maggio potranno anche regalare al centrodestra un’altra vittoria. Promettono tuttavia di chiudere la fase di un «asse del Nord» al riparo dalle tensioni. Ieri sera non era ancora chiaro se il capo del governo e quello della Lega si incontreranno oggi, dopo giorni di gelo: i lumbard hanno tenuto a negare che fosse in programma ieri. È proAncora nessun babile che il contatto avvenga in coda al vertice fra il ministro degli Esteri, incontro Frattini, e una delegazione del Carrocfra i due dopo cio per concordare la mozione parlamentare. La nota del Quirinale che delo strappo finisce «inventata» una telefonata col sulla Libia segretario del Pd, Bersani, conferma i tentativi di strattonare Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato ribadisce invece che «resta esclusiva responsabilità del governo e del Parlamento la decisione» sugli sviluppi degli impegni presi dall’Italia. Significa ricordare a tutti che sarà difficile prescindere dall’adesione al mandato dell’Onu sulla Libia; che anche le incursioni aeree ne sono una conseguenza; e dunque che qualunque mozione dovrà tenerne conto. La Lega vorrebbe definire una data certa entro la quale interrompere l’azione militare. Bossi avverte: «Berlusconi non è scemo: non vota per far cadere il governo». E il premier risponde che la mozione «è ragionevole»: si potrà «approvare integralmente o modificarla in parte ma il senso è da condividere. Non vedo difficoltà per il governo». Pier Ferdinando Casini, però, sostiene che il documento leghista «è una buffonata»: non si può stabilire un termine temporale nel caso di una missione del genere. L’uccisione in Pakistan del capo di Al Qaeda, Osama Bin Laden, mente degli attentati dell’11 settembre 2001 negli Usa, viene usata a supporto di chi non vuole accettare una delle condizioni poste dalla Lega. L’attacco dell’Udc è più a Bossi che a palazzo Chigi. Il Carroccio è accusato di fare campagna elettorale «sulla pelle dei militari italiani». L’intera vicenda preannuncia i possibili contraccolpi del voto, con Pdl e Lega meno in armonia, se le cose dovessero andare male. Ma anche il modo in cui oggi si chiuderà lo scontro in Parlamento avrà un peso sul futuro del centrodestra.

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Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Politica 23 Immigrati Il ministro vuole anche ridare poteri speciali ai sindaci

La mossa del Viminale: un decreto per i rimpatri
Maroni: interverrò, la Ue li ha resi impossibili
ROMA — «C’è stato un intervento della Corte di Giustizia europea che ha creato un po’ di confusione rendendo di fatto impossibile l’espulsione diretta dei clandestini», ma «è una norma che voglio introdurre assolutamente, perché è l’unico modo per contrastare in modo efficace l’immigrazione irregolare». Così, in una conferenza stampa a Milano, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha annunciato l’intenzione di presentare un decreto legge per reintrodurre i rimpatri immediati. E ha anticipato che potrebbe essere associato a una norma sulla polizia locale che ripristini il potere di ordinanza dei sindaci, cassato dalla Corte costituzionale. La speranza di Maroni è di arrivare con il decreto espulsioni già prossimo Consiglio dei Ministri. Del resto la bozza è da tempo allo studio del Viminale, visto che la direttiva Ue 115 ci chiedeva di adeguarci entro Natale 2010 ad alcuni criteri. Primo fra tutti quello della «gradualità»: tentare i rimpatri assisiti finanziariamente prima delle espulsioni, intimare gli allontanamenti entro un mese e non 5 giorni. Si riparte da lì per quella che il sottosegretario Alfredo Mantovano valuta «un’opera di ortopedia sulla Bossi-Fini tecnicamente possibile: lavorando sul concreto rischio di fuga dei clandestini». Per salvare le ordinanze dei sindaci sulla sicurezza basterà trasformare in legge il decreto che le prevedeva, ma Maroni annuncia di voler cambiare lo stato giuridico della polizia locale che ora ha compiti diversi. Un «pacchettino-sicurezza» di sicuro impatto in tempi di campagna elettorale. Soprattutto in piena ondata di profughi. Sono già circa 8mila quelli arrivati dalla Libia che la Protezione Civile sta distribuendo in tutta Italia, secondo il Piano concordato con gli enti locali quando l’opzione profughi non era impopolare come accettare l’opzione clandestini. E ora cominciano a pesare sulle casse degli enti locali. «Bisognerà chiedere all’Europa di rivedere gli accordi che obbligano il Paese ricevente a sostenere i profughi» avverte Mantovano. Intanto il clima si fa teso. A Milano 7 tunisini sono stati arrestati per aver generato una rivolta nel Cie. E alla stazione di Ventimiglia è iniziato uno sciopero della fame dei clandestini con permesso umanitario che rivendicano il diritto di circolazione in Europa. Assieme a loro profughi respinti dalla Francia perché senza denaro. Respingimenti in onore alla linea Sarkozy, accettata dal premier Silvio Berlusconi, di limitare Schengen. Sulla richiesta, inviata al presidente della Commissione Ue, Barroso, ieri è giunto un primo sì. Il ripristino delle frontiere è «un’opzione», anche se dovrà essere l’«ultima istanza», ha detto il portavoce. Ma «è fuori discussione uno spazio Schengen a due velocità». Domani il commissario Cecilia Malstroem presenterà misure anti-clandestini che dovrebbero contenere la chiusura di «una porzione» del territorio nazionale, in caso di evento «improvviso e inatteso».

La cerimonia A fianco, la folla ai funerali di Saif al-Arab Gheddafi. Sopra, un altro figlio del Colonnello, Saif al-Islam (al centro), in preghiera

Le bombe e l’edificio distrutto
L’edificio nel settore di Bab al-Aziziya a Tripoli colpito dal raid Nato sabato notte: con Saif al-Arab Gheddafi sarebbero morti tre nipotini del Colonnello

ieri i suoi sostenitori hanno cominciato dalle sedi diplomatiche di Tripoli. Dell’ambasciata italiana è rimasto lo scheletro dell’edificio, annerito dal fuoco che ha distrutto tutto. Quello che c’era da rubare è stato rubato, il resto incenerito. E non c’è più nulla da salvare nemmeno nella residenza del nostro ambasciatore. Sempre a Tripoli, le missioni diplomatiche della Gran Bretagna sono state assaltate e a Londra hanno convocato l’ambasciatore del governo libico e i suoi quattro diplomatici: «Siete persone non gradite, avete 24 ore per lasciare il suolo britannico». E poi ci sono le sedi delle Nazioni Unite. Non ce n’è una che non sia stata presa di mira dalla folla inferocita, che non sia stata assediata da manifestanti dai toni violenti o, peggio, danneggiata e saccheggiata. Con il risultato che il personale è stato evacuato quasi ovunque per precauzione. Anche sul campo la ritorsione del regime è feroce contro i «crociati» e i lo-

ro «attacchi terroristici», come li definisce il colonnello. Lo è soprattutto a Misurata, la città più contesa e martoriata di questo conflitto. Le truppe governative bombardano il porto ogni giorno per impedire l’attracco alle navi

Il blitz Incendiati i nostri uffici diplomatici nella capitale Distrutta la residenza dell’ambasciatore
umanitarie e l’arrivo di armi per i rivoluzionari. Si dice che Mutassim, il quarto figlio di Gheddafi, stia reclutando combattenti nella zona e che i soldati del raìs abbiano schierato cinquemila uomini in agguato nelle periferie. Tutto sarebbe pronto per l’attacco finale ai ribelli. Che resistono e aspettano i raid della Nato, la loro unica via di salvezza.

La norma
La decisione Il 28 aprile la Corte di giustizia dell’Ue ha bocciato il reato di clandestinità introdotto dall’Italia (che punisce gli immigrati irregolari con la reclusione): sarebbe in contrasto con la direttiva Ue sui rimpatri dei clandestini Il decreto Ieri il ministro Roberto Maroni ha annunciato l’intenzione di presentare un decreto legge per reintrodurre i rimpatri immediati

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24 Politica
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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

Verso il voto Berlusconi: condivisibile il senso delle loro proposte. Possibile convergenza Pd-Terzo Polo

Mozione, Lega e Pdl cercano l’intesa Bossi: il premier terrà in piedi il governo
«Non è scemo». Data finale della missione e copertura economica i nodi da sciogliere
ROMA — La soluzione tecnica ancora non c’è ma «ci sarà», assicurano i plenipotenziari del Pdl che stanno alacremente lavorando per rendere accettabile a tutte le parti in causa la mozione presentata dalla Lega sulla Libia che, assieme alle altre tre delle opposizioni (Pd, Idv e terzo polo), sarà votata alla Camera stasera o più probabilmente domani. Quella politica invece, visto che tra Berlusconi e Bossi non è previsto alcun incontro chiarificatore, pare ancora molto complicata. Un vertice è già stato fissato per stamattina a Palazzo Chigi tra i ministri Frattini, La Russa, Calderoli, i sottosegretari Letta e Bonaiuti e i capigruppo di Pdl, Lega e Responsabili. Obiettivo, come spiegano Frattini e La Russa, «limare» la mozione in sei punti presentata dalla Lega con qualche aggiunta tecnica e modifica sostanziale che comunque non ne stravolga lo spirito in qualche modo pacifista, per arrivare a un testo che sia votato dall’intero centrodestra. E due sono i punti delicati: la richiesta del Carroccio di fissare «una data» di cessazione delle ostilità, nonché il no a qualsiasi aumento delle tasse per finanziare la missione in Libia. Non sembra impossibile arrivare ad un’intesa, se è vero che sulla data, come fa intendere Frattini, si cercherà di trovare la formulazione adatta per dire che il governo italiano si farà portatore presso gli alleati della richiesta di avere un termine certo dei bombardamenti. Più complesso assicurare copertura della missione finché servirà senza divisioni, visto che la Lega già nei giorni scorsi ha paventato il rischio che possano salire le accise sulla benzina per reperire fondi. Ma al di là delle soluzioni tecniche che stamattina si dovranno mettere a punto, sempre con il doppio obiettivo di accontentare la Lega e di rispettare «la risoluzione Onu già votata» e richiamata come monito dalle mozioni di Pd e terzo polo (che potrebbero anche trovare convergenza in una sola), è il problema politico dei rapporti tra Berlusconi e Bossi a restare aperto. A sentire le loro dichiarazioni pubbliche, problemi in Aula non dovrebbero essercene: «Non credo che ci saranno difficoltà per il governo — assicura Berlusconi —. La Lega è una componente essenziale della coalizione. Ha presentato una mozione e ho già dichiarato che la trovo una presa di posizione anche ragionevole. Potremmo o approvarla integralmente oppure modificarla in parte, ma il senso della mozione è senz’altro da condividere». Più ruvido Bossi, ma comunque fiducioso che incidenti dell’ultima ora non ce ne saranno: «Berlusconi non è scemo, non vota per fare cadere il governo». E però, a una settimana esatta dall’«incidente» (la decisione di Berlusconi di dare l’okay a bombardamenti mirati degli aerei italiani senza prima aver avvertito il Senatur), i rapporti diretti tra il premier e il leader della Lega continuano ad essere tesi. Anzi, inesistenti. «È chiaro, Bossi è ancora arrabbiato...», allargano le braccia nell’entourage del premier per giustificare l’ennesimo, possibile faccia a faccia saltato. Era stato il direttore della Padania Leonardo Boriani, ieri mattina, a prevedere per la giornata un colloquio tra i due, visto che Berlusconi era a Milano per il suoi processi e, in serata, per una cena con gli imprenditori a Villa

Le proposte

I sei paletti fissati dalla Lega

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La Lega chiede: soluzione diplomatica, no ad azioni di terra, termine temporale, niente aumenti di tasse, riparto dei flussi migratori e «rimedi» alla bocciatura del reato di clandestinità

Dopo la condanna definitiva

La soluzione tecnica e la trattativa
Nel Pdl si sta lavorando a una soluzione tecnica che limi i punti più controversi della proposta leghista: dalla «data di chiusura» della missione alla sua copertura economica

Sicilia, la Regione licenzia il «dipendente» Cuffaro
MILANO — A tre mesi dalla condanna definitiva a sette anni di carcere per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e il carcere, per l’ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro è arrivato anche il licenziamento dall’Ispettorato regionale alla Sanità da cui era in aspettativa. Il provvedimento è stato firmato più di un mese fa dal direttore generale Giovanni Bologna, risolvendo qualsiasi rapporto tra Cuffaro e l’amministrazione regionale. «Abbiamo rescisso il contratto — ha spiegato Bologna — appena abbiamo ricevuto copia della sentenza. Il licenziamento è obbligatorio per il tipo di reato per il quale è stato condannato Cuffaro». L’ex senatore del Pid, che è medico specializzato in radiologia, era dipendente dell’Ispettorato regionale alla Sanità dal 1989. Il licenziamento è arrivato dopo aver ricevuto la copia della sentenza definitiva di condanna, come previsto dalla legge.

Le altre 3 mozioni di Pd, Idv e Terzo Polo
Le altre tre mozioni sono presentate dal Pd (favorevole alle azioni contro obiettivi militari); dal Terzo Polo (sì all’uso delle armi a fini umanitari); e dall’Idv (no alla partecipazione attiva ai bombardamenti)

Gernetto. Ma anche ieri, Bossi ha preferito riunirsi con il suo stato maggiore in via Bellerio chiudendo la porta a qualsiasi contatto diretto. Mai, da quando i due partiti sono tornati alleati, si è vissuto un momento così basso nei rapporti tra i due leader. E la preoccupazione nel Pdl è che non si può ragionevolmente credere che la contrapposizione sulla Libia sia l’unico motivo che allontana Bossi da Berlusconi. Per questo tutti guar-

dano alle prossime amministrative come al momento della verità, in cui si capiranno davvero le intenzioni della Lega. Perché ad una crisi ora, a meno di due settimane dal voto e su un terreno tanto delicato per l’immagine del Paese, non crede nessuno, nemmeno nell’opposizione, dove si parla di «gioco delle parti» tra Lega e Pdl. Senza crederci troppo, però.

Paola Di Caro
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Il caso «Esecutivo debole, prevalgono gli interessi delle lobby»

Prodi e il rimpianto dell’Ulivo «Gli eredi non fanno che litigare»
ROMA — Il padre nobile del Pd guarda ai suoi «figli» da lontano ed è chiaro che quel che vede non gli piace. Un partito diviso, frenato nella sua corsa dall’eterna lotta al vertice. Il fondatore parla da Bologna, gli chiedono un giudizio sugli «eredi» dell’Ulivo, la sua amatissima creatura politica, e l’ex premier risponde sconsolato: «Quando uno è morto gli eredi non fanno che litigare. E più grosso è il patrimonio che lascia, più litigano...». Parole dense di rammarico per un partito sognato come una rivoluzione virtuosa, che ancora tarda a compiersi. «Il problema è tornare ad avere visioni di lungo periodo, avere un riformismo su temi concreti, a cominciare dal lavoro e dall’immigrazione — è la riflessione di Prodi —. Invece nella politica di oggi è tutto concentrato su problemi più stretti, ma che non coinvolgono l’ansia di tutte le famiglie». Il monito arriva alla fine di una giornata che ha visto i democratici ancora alle prese con i postumi dell’intervista di Walter Veltroni, che dalle colonne del Foglio ha lanciato Renzi, Zingaretti e Chiamparino e chiesto una «verifica» sulla linea di Pier Luigi Bersani. «Adesso è il momento di vincere queste elezioni amministrative», è il gelido non—commento di Dario Franceschini sulle proposte di Veltroni, che ai piani alti del Pd, per usare le parole della Velina rossa di Pasquale Laurito, sono state accolte come «una pugnalata alle spalle» del segretario in carica. Ma Walter Verini, il deputato più vicino a Veltroni, assicura che quello dell’ex leader è «un contributo al confronto» e che il Pd «è unito nell’azione politica, come mai è avvenuto fin dalla sua fondazione». Prodi si tiene alla larga dalle polemiche di giornata e vola alto, ragiona sulla debolezza della democrazia italiana, parla di federalismo, di Lega e anche di politica estera. Intervistato dal vicedirettore del Messaggero Alessandro Barbano — che alla facoltà di Scienze politiche ha presentato il suo libro Dove andremo a finire — il professore vede un governo «debole» che non sa difendere le donne e i giovani e lascia prevalere gli interessi delle lobby. «Quello che manca — afferma riguardo alle polemiche su Primo Maggio e grande distribuzione — è l’arbitrato forte del governo. Succede dappertutto, non crediamo che l’Italia sia anomala. Da noi è semplicemente più debole il potere del governo e quindi gli interessi di categoria sono più forti». Per Bossi e compagni la soluzione di tutti i problemi è il federalismo, ma Prodi non è d’accordo: «Fino a due anni fa il federalismo fiscale era una torta che tutti volevano mangiare, oggi ci siamo accorti che i problemi sono più grossi delle soluzioni». E del Carroccio, cosa pensa l’ex capo del governo? «La stessa Lega dal punto di vista del vocabolario non ha cambiato nulla, dal punto di vista dei contenuti invece sta cambiando tutto...».

Il Professore
Romano Prodi, 71 anni, è stato premier dal ’96 al ’98 e dal 2006 al 2008. Oggi presiede il gruppo di lavoro Onu-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping (foto Olycom)

M. Gu.

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Politica 25
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Nota del Colle Il presidente ricorda di essere intervenuto solo nelle sedi «appropriate»

Napolitano: da me valutazioni, le scelte sono di esecutivo e Camere
Il Quirinale smentisce qualsiasi telefonata con il leader pd: invenzione
ROMA — «Non c’è stata alcuna telefonata» tra Giorgio Napolitano e il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, sul caso Libia che stamani sarà oggetto di discussione alla Camera. Quella era «una notizia inventata». Così some sono stati «attribuiti in modo del tutto arbitrario interventi» da parte del capo dello Stato «relativi alle mozioni» sullo stesso tema. È la presidenza della Repubblica a precisarlo, ieri, attraverso una nota ufficiale in risposta a una polemica (definita «dai toni provocatori») imbastita da Marco Travaglio, vicedirettore de Il Fatto Quotidiano, nei confronti di Napolitano «al di là delle posizioni da lui assunte nelle sedi appropriate». Travaglio, riferendosi al resoconto di un quotidiano secondo cui il presidente avrebbe chiesto a Bersani «senso di responsabilità sulla Libia», cioè di «non invocare un nuovo voto sul Parlamento», si domandava, in un editoriale pubblicato nell’edizione di domenica: «Che c’entra Napolitano con il Pd e l’Idv? Da quando in qua il capo dello Stato influenza la linea delle opposizioni, orientando il dibattito parlamentare? Non risulta che fra i suoi poteri vi sia quello di orientare il voto di questo o quel partito, foss’anche il suo ex partito, né tantomeno quello di tenere in piedi il governo...». Insomma: lo accusava senza mezzi termini di interferire indebitamente nel confronto politico e di tradire il suo ruolo di «arbitro». Una recriminazione grave, alla quale Marco Travaglio aggiungeva un’aspra critica alle sue —

«Pubblici cittadini»

«Su Internet status penale e curriculum dei candidati»
9 marzo Il Consiglio supremo di Difesa sulla crisi libica

ventilate da più parti — preoccupazioni su un’eventuale crisi che potesse maturare su una controversia intorno alla politica estera. Ciò che finirebbe per provocare una ferita all’immagine internazionale dell’Italia.

Con i militanti sul lago Il leader della Lega Umberto Bossi (sopra) al suo arrivo a Menaggio (Co), il Primo Maggio, per la tradizionale «Batelada», la gita in battello organizzata dal sindacato padano sul lago di Como. Tra i partecipanti, il ministro alla Semplificazione Roberto Calderoli e Renzo Bossi (Foto Cavicchi)

Sulla «Padania»

Vescovo di Tripoli «Vi sta arrivando la peggior gente»
MILANO — La Padania continua la sua battaglia contro i raid in Libia. Sul quotidiano oggi in edicola un’intervista al vescovo di Tripoli, monsignor Giovanni Martinelli, che chiede agli alleati una tregua nei bombardamenti e mette in guardia dal rischio di infiltrazioni terroristiche nei barconi di profughi: «In queste ore sta arrivando la peggior gente da tutta la Libia per partire verso l’Italia».

Bordate pesanti. Respinte dal Quirinale ricordando che il presidente della Repubblica «ha espresso chiaramente già nel Consiglio supremo di difesa — organo di rilevanza costituzionale — le sue valutazioni sulla crisi libica, che ha quindi formato oggetto della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite». Come dire che, al di là di quelle «valutazioni» formulate in una sede istituzionalmente «appropriata», il capo dello Stato non si è mai spinto. E che tantomeno si è azzardato a fare il tifo per qualche mozione specifica, tra quelle annunciate negli ultimi giorni. Di più: la nota del Colle si chiude con un memorandum esplicito, a uso della classe politica oltre che dei mass media. «Resta esclusiva responsabilità del governo e del Parlamento la decisione circa gli sviluppi dell’adesione già data dall’Italia agli indirizzi formulati e alle misure autorizzate da quella risoluzione».

MILANO (e. mu.) — Il candidato trasparente. Con una mail inviata a tutti i partiti, ieri l’associazione «Pubblici cittadini» ha lanciato la sua «campagna di civiltà per una politica migliore» pregando segretari e coordinatori di pubblicare online — e almeno una settimana prima del voto — il curriculum e lo status penale di chiunque compaia in una lista elettorale. Almeno tre le motivazioni della richiesta, come spiega l’avvocato Gustavo Ghidini — tra i fondatori del movimento non profit con Valerio Onida, Beatrice Rangoni Machiavelli, Morris Ghezzi, Vincenzo Ferrari e Fabrizio De Benedetti —: «I partiti prendono i quattrini dallo Stato, cioè dai contribuenti. Ripagare i cittadini con un po’ di trasparenza sarebbe un atto dovuto. L’attuale legge elettorale, poi, che impone dall’alto i candidati,

Marzio Breda
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I fondatori Gustavo Ghidini è tra i fondatori del movimento non profit, con Valerio Onida e Morris Ghezzi
deprime ulteriormente la libera scelta dei cittadini: conoscere i dati rilevanti sulla formazione personale e professionale di chi scende in campo, esperienze di lavoro ed eventuali cariche private o pubbliche ricoperte in passato, appare una misura minima di decenza. Per quanto riguarda l’autodichiarazione sullo status penale, riteniamo sia necessaria in tempi di grande preoccupazione per le infiltrazioni della criminalità organizzata». Omaggiando de Tocqueville con la scelta del motto — «La democrazia è il potere di un popolo informato» — l’associazione, nata nel 2009, ora resta in attesa di risposte sperando nel senso civico dei partiti italiani: «Non vorremmo rimanere delusi — dice Ghidini — la gente è stanca di vedere persone senza arte né parte catapultate in politica. Se il valore è un optional e a volte persino un handicap, si finisce col tradire la nostra meglio gioventù». Aggiunge Alessandro Rizzi, uno dei ragazzi impegnati in «Pubblici cittadini»: «Per noi giovani questo metodo sancisce l’umiliazione delle nostre aspettative di merito. Partiti, è ora di cambiarlo».
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La strategia lumbard Il capo leghista continua a non voler incontrare il Cavaliere. Oggi al vertice il ministro dell’Interno e Calderoli

«Il nostro solo buon senso». Ancora gelo dal Senatur
Maroni: no a più tasse per uccidere figli a Gheddafi. Ira del leader sui tentativi pdl di spaccare il gruppo
MILANO — La linea del Carroccio è tutta lì, a modo suo nitida, in quella battuta che le agenzie stampa attribuiscono ad Umberto Bossi: «Berlusconi non è scemo e non vota per far cadere il governo». Il concetto implicito è: dato che la mozione leghista è «ragionevolissima» e «di buon senso» (parola di Roberto Maroni), se in Aula ci fosse un voto difforme da parte dell’alleato, questo porterebbe a una crisi formale. Che il premier non è disposto ad affrontare per nessun motivo. Del resto, è lo stesso Maroni a spiegare il punto di vista: «La nostra mozione non è una tattica o un modo per smarcarsi. Dice cose su cui mi pare sia difficilissimo votare contro. E questo, lo dico non solo per il Pdl, ma anche per il Pd». Secondo l’uomo del Viminale, infatti, è «difficile dire che se i bombardamenti non fossero sufficienti non si dovrebbe ridare la parola alla diplomazia. E credo che neppure si possa pensare di aumentare le tasse per pagare i missili che ammazzano i figli e i nipoti di Gheddafi». E in ogni caso, sottolinea Maroni, «lo stesso Silvio Berlusconi ha detto che la nostra mozione si potrebbe approvare integralmente e che comunque lo spirito sia condivisibile. Ecco, noi chiederemo che la mozione sia approvata integralmente...». Insomma, il Carroccio tiene il punto. Anzi, i due punti più significativi della sua mozione, su cui non sembra intenzionato a fare passi indietro. E di questo, le avvisaglie sono precise. Che ieri Umberto Bossi non abbia incontrato Silvio Berlusconi è un fatto. Nel Pdl c’è chi minimizza, sostenendo che la cena del premier con gli imprenditori a Villa Gernetto abbia impedito il (non più così) consueto appuntamento di Arcore del lunedì sera. Ma nel Carroccio tira un’aria ben diversa, e l’incontro mancato, spiegano, si deve anche al fatto che, nel breve volgere di una settimana, i rapporti tra Bossi e Berlusconi potrebbero aver cambiato natura in modo definitivo: «Un tempo — racconta un deputato — la cosa si sarebbe risolta con una cena. Anzi, con quei dieci minuti in cui i due capi si appartavano per parlarsi in assoluta libertà. Oggi, non è più così. Bossi non vede Berlusconi e manda una delegazione ufficiale». Come dire che «certe confidenze appartengono al passato». Anche perché all’accigliato leader leghista non sarebbero affatto piaciute certe voci che cominciano a circolare con una certa insistenza, quelle di un tentativo da parte degli uomini del premier di spaccare il gruppo parlamentare del Carroccio. In sostanza, una riedizione della campagna acquisti ordita ai danni di Gianfranco Fini nei giorni immediatamente precedenti al fatidico voto di fiducia dello scorso 14 dicembre. «Non ci riusciranno mai, la Lega non è mica i Responsabili...» avrebbe detto domenica scorsa. Ma la cosa non sembra comunque avergli fatto piacere. Anche perché non è poi un mistero che una parte della sua pattuglia parlamentare vede la fine anticipata della legislatura come la peggiore delle iatture. A fronte di una parte (più cospicua) del partito che ormai ragiona apertamente sul dopo Berlusconi. E così, questa mattina a Roma ad incontrare il Pdl ci saranno i capigruppo di Camera e Senato Marco Reguzzoni e Federico Bricolo, ci saranno i dioscuri Maroni e Calderoli, mentre Umberto Bossi se ne starà dietro le linee. Così come ha fatto ieri, chiuso nella sua fortezza di via Bellerio in compagnia dei fedelissimi. Unica eccezione, una passeggiata nel centro di Gallarate, il comune del Varesino in cui la Lega corre contro il Pdl. E in cui, anche lì, intende vincere assolutamente.

La proposta del deputato dei Responsabili eletto in Svizzera

Razzi «italiano all’estero» si fa la legge: chi vive fuori confine non paghi l’Ici
ROMA — Antonio Razzi si fa una legge «pro domo sua». L’ex dipietrista passato in maggioranza il 14 dicembre, quando ha votato la fiducia al governo, vuole abolire l’Ici anche per gli italiani all’estero. Come lui. Già, perché l’onorevole è nato nella provincia di Chieti ed è stato eletto alla Camera nella circoscrizione Europa. L’idea è questa: liberare dall’imposta comunale sugli immobili i cittadini iscritti all’Anagrafe per i residenti all’estero (Aire): «Lasciare l’Ici sulla prima casa sfitta a carico degli italiani residenti all’estero è una spiacevole e incomprensibile discriminazione». A dicembre Razzi finì al centro della bufera politica con l’accusa di essersi venduto al centrodestra. Fu lui stesso a raccontare di aver ricevuto la proposta di vedersi estinto il mutuo. L’appartamento delle polemiche si trova in Abruzzo e lo stesso onorevole, passato dall’Idv al gruppo dei Responsabili, ha detto di averlo in parte acquistato con i soldi della pensione di operaio in Svizzera. Smentita in seguito la storia del mutuo, Razzi è divenuto uno dei simboli della presunta compravendita parlamentare.
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Ex idv Antonio Razzi alla Camera

Marco Cremonesi
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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Politica 27
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Milano Accesso vietato al luogo dell’udienza: Mantovani, Santanché, Maiolo e Pianetta «bloccati» nell’ufficio Gip

Cda Rai

«Pm eversivi, umiliante stare qui»
Berlusconi in aula per Mediatrade: «In Tribunale mentre al Paese serve il governo»
MILANO — Il mondo corre, la cronaca galoppa, la politica incalza con gli aut aut della Lega. Dalla faccia si capisce benissimo che Silvio Berlusconi vorrebbe trovarsi in qualsiasi altro luogo dell’orbe terracqueo piuttosto che in tribunale a Milano per l’udienza preliminare del processo Mediatrade. «Umiliante», lo definisce il premier davanti a una trentina di sostenitori riuniti davanti a palazzo di Giustizia. Bandiere e cartelloni. I soliti: «Silvio resisti». «È certamente qualcosa che non va nella direzione giusta per una democrazia — attacca il presidente del Consiglio, prima di entrare in aula — quella di avere il proprio responsabile di governo sottoposto all’umiliazione di passare delle ore in tribunale, mentre ci sono tutti questi accadimenti internazionali importanti, che richiederebbero la sua presenza nel Paese». Berlusconi ripassa a memoria l’agenda della giornata: Osama Bin Laden, la Libia e Gheddafi, la mozione del Carroccio. E torna ad attaccare la magistratura accusandola di eversione: «Pensate: 24 tentativi di accuse che i magistrati stessi hanno trovato non veritiere, infondate, ma bastava che un colpo solo di questi 24 andasse a buon fine per avere un risultato eversivo della volontà ta accompagnata dalle forze dell’ordine. Mi sono sentita in libertà vigilata», attacca la Santanché. «Mi hanno trattata come se fossi lì per mettere una bomba. Il fatto è gravissimo perché è come se si sospettasse che persone delle Istituzioni possano attentare alla sicurezza del palazzo di Giustizia», rincara la dose la Maiolo. «Una limitazione sconcertante della libertà» chiude il coordinatore del Pdl lombardo, Mantovani. Oggi, il Pdl presenterà un’interrogazione urgente sia alla Camera sia in Senato per chiedere spiegazioni sul trattamento ricevuto. Fuori la situazione è abbastanza calma. Fino a quando polizia e carabinieri non decidono di sgomberare una decina di rappresentanti del popolo viola che contestano Berlusconi. Pochi minuti di protesta. Il resto è attesa. Tre ore e mezzo per aspettare l’uscita del premier. Si accende qualche capannello tra sostenitori dei diversi schieramenti. Poca roba. Ci sono anche improbabili strette di mano. Esce Berlusconi. Si avvicina alle transenne e saluta il suo sparuto popolo. Un ragazzo si fa avanti. Non è un sostenitore. «Berlusconi sei un pezzo di...». Viene identificato dalle forze dell’ordine. È un giovane candidato di Sinistra e libertà per le comunali di Milano. Lunedì si replica con il processo Mills.

Oggi il nuovo dg: sarà Lorenza Lei Dal Pd arriva il sì
ROMA — Oggi alle 17.30, a viale Mazzini, Consiglio di amministrazione della Rai per designare il successore di Mauro Masi che ieri ha formalizzato le sue dimissioni dalla direzione generale scrivendo al presidente Paolo Garimberti. Un solo candidato: Lorenza Lei (nella foto), ora vicedirettore generale per le Risorse televisive. «Tutte le altre ipotesi sono superate», annuncia Antonio Verro, consigliere Rai in quota Pdl. Domani, mercoledì, «concerto» col ministero del Tesoro, poi assemblea dei soci e Consiglio Rai conclusivo di ratifica. Ci sarà l’unanimità? Il centrosinistra, con Nino Rizzo Nervo, ha chiesto «autonomia politica e gestionale e un nuovo capitolo nelle scelte aziendali, svincolate dai voleri di Berlusconi». L’atteggiamento dell’opposizione dipenderà dai colloqui che si svolgeranno prima del Consiglio. Ma già ieri Giorgio Merlo (Pd), vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, diceva che «Lorenza Lei in questo momento è la figura più autorevole». Mentre alle richieste di Rizzo Nervo rispondeva Verro: «Sono d’accordo, a partire dall’autonomia politica. Mi auguro che la stessa autonomia venga rivendicata anche nei confronti di chi, per esempio, ha impedito a Mauro Masi di proporre in Consiglio la nomina di Enrico Mentana al Tg3 e di Giovanni Minoli a Raitre».

I sostenitori
Una trentina di supporter (qui sopra) ha atteso l’arrivo del presidente del Consiglio fuori dal tribunale di Milano (in alto)

popolare eliminando dalla vita politica chi è stato scelto dal popolo con elezioni democratiche». In tribunale la situazione è tesa. Corridoi e aula off limits. Mario Mantovani, Daniela Santanché, Tiziana Maiolo ed Enrico Pianetta cercano di entrare. Ma l’ordine della Procura generale è chiaro: accesso vietato a «tutela delle strutture in cui si svolge l’attività giudiziaria». Sottosegretari e parlamentari chiamano, in ordine di apparizione, il ministro della Difesa e il ministro della Giustizia. Alla fine vengono accompagnati nell’ufficio della presidente dei Gip, Gabriella Manfrin. «Per andare in bagno sono sta-

Presente la Minetti

A Lesmo la cena con gli imprenditori
MILANO — C’erano anche il sottosegretario Daniela Santanchè e la consigliera regionale lombarda Nicole Minetti, imputata per favoreggiamento della prostituzione nel Rubygate, alla cena organizzata ieri sera da Silvio Berlusconi nella sua proprietà di villa Gernetto a Lesmo. Alla serata hanno preso parte una quarantina di imprenditori lombardi.

P. Co.
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Maurizio Giannattasio
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Dichiarazioni spontanee Intervento in linea con la difesa di Agrama

Il Cavaliere parla in udienza: normale l’uso di intermediari
MILANO — A tratti, il presidente del Consiglio si appisola. E, dietro l’aula a porte chiuse, c’è da capirlo: il menu della terza tappa dell’udienza preliminare Mediatrade, che riprenderà il 30 maggio per le ipotesi di frode fiscale e appropriazione indebita nella compravendita di diritti tv, stroncherebbe già un addetto ai lavori, figurarsi un neofita di come funziona la giustizia concreta dei processi quotidiani: 5 ore di arringa del difensore del produttore Frank Agrama, eccezioni procedurali dei legali del premier sul deposito dell’interrogatorio di un nuovo teste da parte dei pm, difesa del banchiere Paolo Del Bue, dichiarazioni spontanee della coindagata Gabriella Ballabio.

Il Garante

«Sulle spese del premier c’è interesse pubblico»
MILANO — «Sussiste l’interesse pubblico» a dare notizie (Corriere della Sera del 9 marzo scorso, nell’articolo «Avvocati, donne, regali: tutte le spese del Cavaliere») sul conto bancario del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel caso Ruby, che lo vede imputato di concussione e di prostituzione minorile nel processo iniziato il 6 aprile scorso a Milano. Il Garante della privacy accoglie i motivi del servizio, illustrati dal legale Katia Malavenda. Va omesso solo il numero del conto corrente.
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L’ex dipendente Mediaset La manager Ballabio: se facevo parte di una banda in azienda perché mi licenziarono?
Dal suo punto di vista, per paradosso, Berlusconi finisce per perdersi proprio il meglio: la parte pomeridiana della difesa Agrama, nella quale l’avvocato Roberto Pisano elenca le violazioni e le irregolarità che a suo avviso sarebbero state commesse dai pm italiani e avrebbero costellato anni fa le perquisizioni ottenute per via rogatoriale a carico di Agrama a Los Angeles, a Hong Kong, in Svizzera (dove dal 2005 i pm gli tengono sotto sequestro 100 milioni di euro) e in Irlanda. In quel momento Berlusconi non c’è infatti già più, perché alle 13.30 se ne è andato rilasciando al giudice Maria Vicidomini (e per la prima volta dal 2003 in un processo) brevi «dichiarazioni spontanee» sul funzionamento dei mercati internazionali dei

diritti tv e sul ruolo degli intermediari come Agrama nei rapporti con le majors statunitensi. Dichiarazioni in linea proprio con la difesa di Agrama, che ieri si è di nuovo molto spesa nel rimarcare come «non ci siano mai stati pagamenti da Agrama a Berlusconi» e il produttore tv sia stato «non socio occulto di Berlusconi» ma «un intermediario reale ed effettivo», a «prezzi determinati dal mercato» e deliberati «da organi sociali quali il Cda e il comitato diritti» di Mediaset. «A conferma di quanto l’avvocato Pisano ha rappresentato — interviene dunque il premier per un paio di minuti — dichiaro che effettivamente gli intermediari svolgevano un importante ruolo commerciale, e cioè quello di farsi carico di tutte quelle attività di distribuzione di diritti televisivi sul mercato italiano, francese e altri, che le majors non erano attrezzate per svolgere direttamente». Prima del premier, «dichiarazioni spontanee» erano state fatte anche da Gabriella Ballabio, ex manager del Biscione che risulta aver ricevuto da Agrama pagamenti che i pm inquadrano nella contestazione di appropriazione indebita: «Diversamente da quanto sostiene il pm — ribatte — io ho sempre negato di avere ricevuto da Agrama mazzette in cambio di una sopravvalutazione degli acquisti». E allora i soldi? «Ho lavorato in nero per Agrama come consulente sui prodotti dal 1998 al 2001, senza mai alcun potere di decisione sugli acquisti. Per questi pagamenti sono stata licenziata da Mediaset: se fossi stata (come sostiene il pm) parte di una "banda" capitanata dai vertici di Mediaset, il comportamento dell’azienda sarebbe stato ben diverso».

Luigi Ferrarella
lferrarella@corriere.it
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Cronache
Vaticano La lapide nella cappella accanto alla Pietà di Michelangelo

Ora Giovanni Paolo II è tra i santi a San Pietro
Benedetto XVI: per 23 anni gli sono stato vicino e l’ho venerato
CITTÀ DEL VATICANO — Una lapide bianca, una scritta semplice: «Beatus Ioannes Paulus PP. II». E cardinali, vescovi, suore, operai della Fabbrica che si chinano commossi a baciare la lastra di marmo. Da ieri sera Karol Wojtyla è sepolto nella Basilica di San Pietro, sotto l’altare della cappella di San Sebastiano, accanto alla Pietà di Michelangelo, tra Papi santi e beati. E certo, domenica, la beatificazione di Karol Wojtyla, davanti a un milione e mezzo di fedeli, è stata già un annuncio della canonizzazione. Benedetto XVI aveva gli occhi lucidi e sorrideva felice, «per 23 anni ho potuto stargli vicino e venerare sempre più la sua persona», mentre ricordava che già ai funerali «sentivamo aleggiare il profumo della sua santità». Alla fine dell’omelia ha aggiunto a braccio: «Tante volte ci hai benedetto in questa Piazza dal Palazzo! Oggi, ti preghiamo: Santo Padre, ci benedica!». Ieri mattina, nella messa di ringraziamento, il cardinale Tarcisio Bertone ha esclamato tra gli applausi dei 150 mila fedeli: «Ringraziamo il Signore
La folla San Pietro durante la messa di beatificazione (Sestini)

In basilica
La cappella Ieri la bara di Giovanni Paolo II è stata tumulata nella cappella di San Sebastiano (nella foto), nella navata

destra della Basilica di San Pietro, vicino alla Pietà di Michelangelo La lapide Sulla lapide della tomba di Giovanni Paolo II una semplice scritta: «Beatus Joannes Paulus PP. II»

per averci dato un santo come lui». Certo, per la canonizzazione ci vorrà il riconoscimento di un altro miracolo e quindi ancora qualche anno, come stimava il cardinale Angelo Amato e ha confermato («direi pochi anni») il Segretario di Stato. Lo stesso Benedetto, del resto, domenica ha ricordato d’aver voluto che la causa procedesse «con discreta celerità» ma «nel doveroso rispetto della normativa della Chiesa». Riesumata dalle Grotte Vaticane venerdì, la bara in cipresso, piombo e noce di Giovanni Paolo II era rimasta due notti davanti alla tomba di Pietro prima di essere portata sopra, davanti all’altare centrale della Basilica, per la cerimonia. Da domenica pomeriggio alle 3 di notte del lunedì, e ancora ieri, una processione continua di 250 mila persone commosse e in preghiera ha sfilato davanti al feretro. Finché, ieri pomeriggio, si è

dovuto chiudere per preparare il trasferimento della bara dall’altare alla Cappella di San Sebastiano, una processione iniziata alle 19,15 e scandita dalle litanie. Mezz’ora più tardi tutto era compiuto: da oggi i fedeli potranno venerare il beato nella sua collocazione definitiva. È stata l’ultima celebrazione, anche perché il concerto organizzato davanti al Campidoglio per ricordare Wojtyla è saltato in serata tra le polemiche: nella piazza c’erano più di duemila persone e ospiti come i cardinali Dziwisz, Vallini e Ruini, ma il Comune non aveva installato un tendone antipioggia (costava 12 mila euro) e ha piovuto: tutti a casa, concerto rinviato. A San Pietro sono sepolti diversi Papi dei primi secoli (come Leone I, II, III, IV...) e dall’ultimo vi trovano collocazione anche i pontefici proclamati beati o santi, mentre gli altri (magari in attesa che si concluda la causa di beatificazione, come Montini e Luciani) sono in genere sepolti nelle Grotte. Così ci sono Innocenzo XI (vissuto nel Seicento ma beato dal 1956), Pio X, l’ultimo Papa san-

La reliquia
Benedetto XVI e suor Tobiana, per 27 anni al servizio di Giovanni Paolo II, stringono il reliquario d’argento con il sangue del papa beato. A sinistra, suor Marie Simon-Pierre, guarita dal Parkinson

to, e Giovanni XXIII. Fa eccezione solo Pio IX, che volle essere sepolto al Verano. E ora si aggiunge «un gigante», come lo ha definito Benedetto XVI: «Quella carica di speranza che era stata ceduta in qualche modo al marxismo e all’ideologia del progresso, egli l’ha legittimamente rivendicata al cristianesimo. Ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante — forza che gli veniva da Dio — una tendenza che poteva sembrare irreversibile».

Gian Guido Vecchi
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Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Cronache 31
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L’iter

L’accelerazione di Ratzinger

Miracolo Dopo la beatificazione (nella foto a sinistra), per Giovanni Paolo II si apre il cammino per arrivare alla canonizzazione. Per diventare santo è necessario che la Chiesa accerti un nuovo miracolo attribuito alla sua intercessione Gli altri Tra i pontefici dell’ultimo secolo, Giovanni XXIII è stato proclamato beato nel 2000. Mentre Pio X è santo, essendo stato canonizzato nel 1954

La beatificazione rapida per seguire la scia di Karol
L’umiltà del Papa teologo esalta il predecessore
di LUIGI ACCATTOLI

La nomina del nuovo prefetto

Filoni verso la guida di Propaganda Fide
CITTÀ DEL VATICANO — E ora in Vaticano è arrivata l’ora delle nomine. Se ne parla da mesi, nel caso dell’arcivescovo Fernando Filoni da un anno: il sostituto alla Segreteria di Stato è dato per certo come nuovo prefetto di Propaganda Fide, il «Papa rosso» la cui Congregazione si occupa delle terre di missione, Africa e Asia in testa, e governa più di un terzo (1.077 su 2.883) delle circoscrizioni ecclesiastiche del mondo. Già nunzio in Giordania e Iraq e nelle Filippine, è un grande esperto di Oriente e di Cina. Il nome di Filoni, 65 anni, era stato fatto subito, dopo le inchieste che l’anno scorso lambirono Propaganda Fide. Nelle ultime settimane, però, Oltretevere si dava favorito l’arcivescovo Giuseppe Bertello, 68 anni, nunzio in Italia: a lui, comunque, andrà un altro incarico «cardinalizio», la presidenza del Governatorato. Come sostituto, al posto di Filoni, si indica l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, 63 anni a giugno, nunzio a Cuba.

Fernando Filoni

G. G. V.
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he cosa abbiamo visto domenica a San Pietro e in tutta Roma? Si è rivista — in numeri e slancio — la folla del funerale di Papa Wojtyla e abbiamo riascoltato il grido «Santo subito». Abbiamo udito Papa Ratzinger descrivere il nuovo beato come un «gigante» e una «roccia»: e questo nella sostanza era già detto. Ma l’abbiamo anche sentito riassumerne l’opera come mirata a proporre un «rinnovato orientamento al futuro» e a risvegliare la fiducia dei cristiani nella possibilità di «incidere» su quel futuro. Parole di insolita gittata, che forse segnalano l’intenzione di Benedetto XVI di fare suo con più forza uno dei motti del predecessore, quello dell’uomo come «via della Chiesa». «Sembrava che Benedetto XVI si fosse fatto piccolo per additare al mondo la grandezza di Giovanni Paolo II» ha detto il cardinale Comastri a commento della giornata. Ha colpito l’umiltà del Papa teologo che per un giorno si è posto per intero al servizio della figura e del messaggio del nuovo beato. Tanto che alla fine dell’omelia è sembrato riprendere il ruolo di «cardinale decano» nel quale aveva presieduto le esequie nel 2005 e si è rivolto al predecessore come se fosse ancora lui il Papa: «Santo Padre, ci benedica!» Forse il punto più vivo della grande omelia è quello nel quale Papa Benedetto ha ricostruito con chiarezza didascalica la continuità che accomu-

C

na il Concilio e gli ultimi Papi in quella scelta dell’uomo come via della Chiesa: ha detto che quel messaggio costituisce la «grande eredità» del Vaticano II e ha nominato come suoi fedeli attuatori Paolo VI e Giovanni Paolo II. Implicita era poi la sua propria adesione a quel programma. L’abbiamo dunque ascoltato pronunciare — nel nome del predecessore — parole coraggiose, che dicono un’ansia di agire nella storia che raramente egli si azzarda a evocare. «Tessiamo lo stesso pezzo di tela» aveva detto nel libro intervista dello scorso novembre a proposito del Pontificato suo e di quello del predecesso-

re. Un’intenzione di continuità che è implicita nella decisione di proclamare beato il predecessore in tempi così rapidi, più rapidi di quelli con cui l’impetuoso Wojtyla aveva beatificato nel 2003 Madre Teresa. È stato osservato — da parte del direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian — che da più di mille anni non capitava che un Papa beatificasse l’immediato predecessore. Dopo l’omelia di domenica comprendiamo meglio il sentimento con cui Benedetto si è deciso a questo passo insolito: egli ha voluto affermare con la forza di un fatto — l’iscrizione del predecessore nell’albo dei beati — la propria piena adesione alla figura e all’opera del Papa polacco. C’erano certamente anche altri motivi per accelerare la causa wojtyliana: una «fama di santità» che s’imponeva, l’opportunità di segnalare un’esemplarità cristiana, il desiderio non trascurabile di sottrarre la figura di Giovanni Paolo alla disputa — che si è rinfocolata nelle ultime settimane — tra chi, nella Chiesa, lo considera «troppo conservatore» e chi lo vede invece «troppo innovatore». Tra tutte le ragioni, probabilmente quella del legame personale e infine pontificale è stata la più viva nell’aiutare il Papa teologo a vincere la ritrosia per quel tanto di esposizione personale che ha dovuto compiere nell’esaltare il predecessore del quale fu collaboratore e di cui si professa seguace. www.luigiaccattoli.it
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Il drappo L’immagine di Wojtyla

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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

Napoli Mario Caterino era ricercato da sei anni

Catturato
Al centro, nell’auto, il boss Mario Caterino, considerato il numero 2 del clan camorristico dei Casalesi, arrestato ieri in un’abitazione di Casal di Principe dagli agenti della squadra mobile di Caserta. Caterino faceva parte della lista dei trenta latitanti più pericolosi ed era ricercato dal 2005. Deve scontare una condanna all’ergastolo (Ansa/Felice De Martino)

Arrestato il numero due del clan dei Casalesi «Ora tocca a Zagaria»
Il covo del boss vicino al comando della polizia
NAPOLI — Nell’estate del 2005, quando il processo Spartacus — il primo contro le grandi organizzazioni camorristiche della provincia casertana — si avviava verso la sentenza, l’allora 48enne Mario Caterino, che di quelle organizzazioni era tra gli uomini di punta, fiduciario del boss detenuto Francesco «Sandokan» Schiavone, gestore del «ramo» estorsioni e amministratore degli stipendi per gli affiliati, fiutò l’aria, capì che per lui era in arrivo una condanna pesante e decise di sparire. È ricomparso ieri mattina, in manette, scovato dagli uomini della squadra mobile di Caserta e dagli agenti del Servizio centrale operativo. Era in un appartamento di Casale di Principe intestato a un imbianchino incensurato (arrestato per favoreggiamento) e distante solo pochi metri dalla sede del commissariato di polizia. Succede sempre così con i casalesi e in generale con i grandi latitanti di mafia: si nascondono a due passi da casa, spariscono ma non abbandonano il territorio, che per loro è la base operativa da dove gestire alleanze, uomini e soprattutto affari. Un boss che se ne va lontano comincia a perdere potere appena mette piede sull’aereo. Scelse la latitanza in Brasile Antonio Bardellino, il fondatore della camorra casalese, e da lì Schiavone e Francesco Bidognetti, altro boss oggi in carcere, fecero in modo che non tornasse più, creando i presupposti affinché un altro del clan, Mario Iovine, andasse ad ammazzarlo — anche se su quell’omicidio, che risalirebbe al 1988, aleggerà sempre il mistero, perché il corpo di Bardellino non è mai stato trovato. Gli altri boss casalesi oggi in carcere sono stati presi tutti dalle loro parti: Schiavone nel suo bunker a Casal di Principe (1998), Bidognetti a Lusciano (1993), Antonio Iovine anche lui a Casale (2010), dopo quattordici anni di latitanza. Si allontanò di qualche chilometro lo stragista Peppe Setola, che fu preso sempre nel Casertano, a Mignano Monte Lungo (2009), ma trascorse parte della latitanza anche a Napoli, dove se ne andava in giro per le strade di Posillipo al volante di una Cinquecento Abarth, e dove, secondo i magistrati della Dda, poté contare su coperture insospettabili. Come quella del titolare di un importante vivaio, Giorgio Improta (arrestato una seconda volta proprio ieri, dopo che già era finito in carcere circa un anno fa), che ha anche una figlia, Jessica, candidata con l’Udeur, in sostegno al centrodestra, alle prossime elezioni amministrative. Nel processo Spartacus Mario Caterino — inserito dal Viminale nell’elenco dei trenta latitanti italiani più pericolosi — era imputato per omicidio e associazione mafiosa, e ha subito una condanna all’ergastolo, confermata anche in ap-

In paese Gli altri boss sono stati presi tutti dalle loro parti: Schiavone nel suo bunker a Casal di Principe (1998)

Le accuse Nel processo Spartacus Caterino era imputato per omicidio e associazione mafiosa

pello. Nella gerarchia della camorra casalese era considerato secondo soltanto a Michele Zagaria, ricercato dal 1995, e che secondo gli investigatori si nasconderebbe tra San Cipriano d’Aversa, suo paese natale, e la vicina Casapesenna. «Presto prenderemo anche lui», dice il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore. Che sottolinea come l’arresto di ieri sia stato il frutto di un grande lavoro investigativo condotto dalla polizia e coordinato dai pm Antonello Ardituro, Giovanni Conzo, Raffaello Falcone, Catello Maresca e Cesare Sirignano. A tutti i protagonisti della cattura i complimenti dei ministri della Giustizia e dell’Interno, Alfano e Maroni.

Politica e criminalità

Papà di una candidata in cella Nuovo caso camorra sul voto
NAPOLI — Mancano meno di due settimane alle elezioni amministrative e l’elenco di candidati e candidate impresentabili o inopportuni nelle liste che sostengono il centrodestra comincia a diventare piuttosto lungo. L’ultimo caso è emerso ieri, e riguarda Jessica Improta, candidata alla municipalità Chiaia-Posillipo con l’Udeur di Clemente Mastella, che corre in proprio per la carica di sindaco, ma alle circoscrizionali appoggia il Pdl. Il padre di Jessica, Giorgio, titolare di un vivaio, fu arrestato circa un anno fa perché sospettato di aver aiutato durante la latitanza il boss casalese Giuseppe Setola, che si nascose anche a Napoli, proprio nella zona di Posillipo. Dopo un periodo trascorso in carcere, Giorgio Improta riottenne la libertà, senza però essere prosciolto dall’accusa di favoreggiamento, ma ieri è stato nuovamente arrestato su richiesta della Procura antimafia. Ora a sollevare la questione riguardante Jessica è il candidato presidente della municipalità Chiaia-Posillipo per il centrodestra Fabio Chiosi, che ricorre all’abusata, in casi del genere, richiesta di fare «un passo indietro, opportuno per evitare strumentalizzazioni», anche se, aggiunge, La lista «l’Udeur mi ha assicurato che la candidata ha la necesJessica, figlia di Giorgio saria certificazione antimaImprota, si presenta fia». nelle liste Udeur-Popolari In realtà quando Jessica per il Sud Improta è stata inserita nelle liste per le circoscrizionali, le accuse contro suo padre erano le stesse di oggi, solo che se non ci fosse stato il nuovo arresto nessuno si sarebbe ricordato della vicenda giudiziaria in sospeso. Quindi ora Mastella si augura che «non si faccia pagare ai figli le colpe dei padri», e spiega di aver «condotto scrupolose verifiche su tutti i candidati, e Jessica Improta, così come gli altri, non risulta avere problemi con la giustizia». Ma questa storia dei figli e delle colpe dei padri non è inedita nella campagna elettorale del centrodestra. In un’altra municipalità, San Lorenzo-Vicaria, nel centro storico, è ricandidata (come consigliere uscente) Nunzia Stolder, figlia Raffaele Stolder, uno che nella camorra di Forcella ha contato parecchio. Pure lei è incensurata, ma anche il suo caso ha messo in imbarazzo il Pdl. Per non parlare di Achille De Simone, capolista alle comunali nell’Alleanza di Centro di Francesco Pionati, e sotto processo per favoreggiamento a un altro clan camorristico. Dopo la presentazione delle liste, Gianni Lettieri, candidato sindaco per il Pdl, ha definito la presenza di De Simone «indigeribile».

Il precedente

Fulvio Bufi
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F. B.
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Candidata Nunzia Stolder, 30 anni (foto), si è ricandidata alle elezioni municipali San Lorenzo-Vicaria di Napoli tra le fila del centrodestra. Gli Stolder sono una famiglia di rango nelle gerarchie delle cosche napoletane. La giovane si era già candidata (ed era stata eletta) cinque anni fa La famiglia Diplomata in ragioneria Nunzia Stolder è proprietaria con il marito di un’agenzia di viaggi. Al Corriere del Mezzogiorno in un’intervista di alcuni giorni fa aveva dichiarato: «Da tempo ho scelto una strada diversa». Inevitabili le polemiche ma il candidato sindaco del centrodestra la difende: «Non è giusto che la figlia di un boss paghi per le colpe del padre»

Usura

Nella parete un tesoro da 5 milioni
Aveva murato nelle pareti di casa, a Napoli, un tesoro messo insieme prestando denaro a usura: 5 milioni di euro ritrovati e sequestrati dalla Dia. I soldi? Erano del boss Mario Potenza, 83 anni, passato nel corso dei decenni dal contrabbando di sigarette all’usura.

Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Cronache 33
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Pisa In tremila al party da «mezzanotte a mezzogiorno». I buttafuori non si sono resi conto che era grave

Maratona in discoteca, muore a 20 anni
Mix letale di droghe nella festa «non stop» di 12 ore. Altri tre i malori
PONSACCO (Pisa) — Per l’ultima festa, la più scatenata prima della chiusura definitiva 19 anni dopo, si erano mobilitati in migliaia. Sul web, via sms, con volantini, telefonate, video su Youtube. Tam tam mediatico per ricordare l’Insomnia, discoteca cult degli anni Novanta ribattezzata negli ultimi tempi Dress Code, un enorme «stalla» nell’immediata periferia di Ponsacco, la «cattedrale della musica techno» e dello sballo, costruita accanto a una farmacia e che presto diventerà una palestra per il fitness. L’After-hours di dodici ore, da mezzanotte a mezzogiorno del primo maggio, con un pubblico di almeno tremila persone, tanti ragazzini, molti amanti del rave party, ma anche nostalgici di quegli anni: trentenni, qualche quarantenne. Aldo Valentini Pallotto, 20 anni, muratore di Zoagli, pochi chilometri da Rapallo, figlio unico di una coppia (padre operaio, madre custode di una villa), non voleva mancare e a Genova, in Piazza della Vittoria, aveva cercato e trovato in auto un passaggio per la festa. «Ce l’ho fatta alla fine... stasera destinazione Insomnia», aveva scritto su Facebook con lo smartphone prima di lanciarsi negli incubi dell’ultima notte. È morto, stroncato da un cocktail velenoso di ecstasy, anfetamine e alcol, poche ore dopo nella sala rianimazione dell’ospedale Lotti di Pontedera. Quando si è sentito male, verso le 5 del mattino, i buttafuori della discoteca lo hanno portato fuori accanto a un piccolo laghetto artificiale davanti all’ingresso. Credevano fosse ubriaco, uno dei tanti. Qualcuno lo ha visto e ha chiamato il 118. «Ma nessuno immaginava un epilogo così tragico — raccontano i volontari della Misericordia, i primi a soccorrere il giovane — non era stata neppure chiesta la presenza di un medico. Quando i ragazzi sono arrivati non sembrava grave, solo assopito». Poi la crisi, violentissima. «Quando è arrivato era già grave — racconta Paolo Carnesecchi, primario dell’unità operativa di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Pontedera —. Era in coma, aveva la pressione bassissima, la febbre alta. Lo abbiamo intubato, ventilato meccanicamente». Le tecniche di rianimazione si sono protratte per otto ore. Tutto inutile. Aldo è morto alle 14 del 1˚ maggio. La procura di Pisa ha aperto un’inchiesta ma fino ad adesso non ci so-

no indagati. La polizia, avvertita dell’evento, aveva organizzato posti di blocco e aveva sorpreso trenta ragazzi con la droga (per uso personale) e altri dieci alla guida in stato di ebbrezza. «Nella discoteca avevamo una ventina di agenti in borghese — dice Luigi Fezza, comandante del commissariato di Pontedera —. Ma spesso la droga viene ingerita prima di entrare. Altri tre giovani hanno accusato malori ma non hanno accettato il ricovero. Non sono mai stati in pericolo di vita». Mercoledì l’autopsia sul corpo del ragazzo. «Ma non ci dovrebbero essere sorprese

3.000
Persone Il pubblico che ha partecipato all’after-hours del Dress Code

Il fenomeno Gli afterhour

«I ragazzi arrivano all’una» Le lunghe notti dello sballo con vodka, pillole e «botellòn»
ROMA — Questa storia di ballare per ore col sostegno di sostanze di ogni tipo nasce alla fine degli anni 80, in Inghilterra e negli Stati Uniti, i famosi rave party, nessun limite di tempo, di alcool o droghe. Ma i rave in Italia sono sempre più ostacolati, da comunità locali e autorità. Così, tutto si sposta nelle discoteche, ma anche qui, la polizia all’esterno e i buttafuori dentro — com’era a Ponsacco dalla mezzanotte di sabato a mezzogiorno di domenica — non sono sufficienti ad allontanare le tragedie. L’isola di Ibiza era celebre per le danze sulla spiaggia sotto il sole. Ma da tre anni ormai laggiù si apre alle 22 e si chiude alle 6: decisione

500
Vittima Sopra Aldo Valentini Pallotto, aveva 20 anni. A sinistra, la locandina della festa organizzata la notte in cui è morto. A destra, alcuni ragazzi fuori dalla discoteca Dress Code di Ponsacco (Ansa) Persone Sono state controllate dagli agenti fuori dalla discoteca

— dicono gli investigatori — non aveva patologie. Lo hanno ucciso l’alcol e la droga». Centinaia i messaggi degli amici su Facebook. «L’incoscienza porta a fare queste cose. Ci sono passata anch’io. Ogni volta che lo fai è come una roulette russa», ha scritto Veronica, una sua carissima amica.

Erika Dellacasa Marco Gasperetti
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IL COMMENTO di Paolo Di Stefano nelle Idee&Opinioni

Il caso

Il precedente Nel 1999 Giorgia Benusiglio, diciassettenne, rischia la vita dopo aver assunto mezza pasticca di ecstasy in discoteca. Contrae l’epatite e si rende necessario il trapianto del fegato, grazie a una donatrice

del Consell Insular per interrompere il flusso della vendita e assunzione di droghe. Palliativi. Non è il numero di ore che frena il fenomeno. A Barcellona ci sono discoteche che tirano avanti fino alle tre del pomeriggio, a Londra i gestori possono pagare per aprire più a lungo, a Berlino certi locali accolgono il sabato sera e mandano via tutti il lunedì mattina. Il problema è l’associazione della martellante musica house, techno con le droghe. E ogni fisico reagisce in modo diverso. L’ultimo capodanno, in un locale di Bologna le ambulanze del 118 sono intervenute per 28 volte, per giovanotti attorno ai venti. Il problema è il desiderio di annientamento prolungato. Le discoteche fanno serate house ogni tanto e sugli orari le differenze sono molte. A Roma alle 4 e mezza più o meno si dovrebbe chiudere, al Cocoricò di Riccione ogni tanto possono proseguire fino a mezzodì. In tutta Italia si dovrebbe smettere di

Il libro Giorgia ha scritto un libro che racconta la sua esperienza, il calvario, la ripresa con l’aiuto dei medici e della famiglia: Vuoi trasgredire? Non farti!, edito da San Paolo. Adesso va nelle scuole per testimoniare la sua storia (nella foto di Stefano Cavicchi, dopo un incontro con gli studenti della scuola media Tiepolo a Milano)

servire alcoolici alle 2. «A Roma — dice Giancarlino, storico gestore del Goa — c’è questa moda di andare in discoteca tardissimo. Apriamo alle 22, ma prima dell’una non arriva nessuno. I ragazzi vanno nei locali del centro storico e vengono qui che già hanno bevuto e tirato cocaina o preso sostanze sintetiche». Racconta Giancarlino che nel suo locale ci sono misure contro il consumo, come i «bagni custoditi», o la vigilanza per ogni passaggio di mano. Non entra chi non abbia diciotto anni. Ma passaggi e consumi possono avvenire prima, appunto, o fuori: «C’è questa tecnica spagnola del botellòn. Con sette euro si compra una bottiglia di vodka, si aggiunge acqua tonica o Red Bull e si tiene tutto in macchina. Si esce e si entra...». In Spagna ogni uscita e reingresso viene fatta pagare. L’alcool ben s’accoppia con la cocaina, diventata accessibile (30-40 euro al grammo). Poi c’è l’Mdma (metilenediossimetanfetamina) comunemente chiamata ecstasy e, molto in crescita, la Ketamina, un anestetico per cavalli che simula il distacco della testa dal corpo, si può sniffare con soli dieci euro al grammo. In molti casi si butta dentro un po’ tutto quanto ed è questo che genera «cocktail micidiali». Così, in una specie di roulette russa, Aldo Valentini Pallotto è l’ultimo ragazzo che interrompe bruscamente la sua vita per aver scelto una serata di lunga alienazione dalla realtà. Ma nel giugno 1996 morì di ecstasy a Venturina (Livorno) Ferdinando Bardini, 19 anni, e nel 2000, a Cesenatico, Cristian Mesa, 20 anni, e nell’agosto 2004 Vanessa Tarquini a Misano Monte (Rimini), dopo una notte non stop. Aprile 2008, muore Kristel Marcarini, 19 anni, sciatrice, dopo aver preso una pasticca in discoteca, a Orio al Serio. E ci sono tante altre croci. In Emilia Romagna, dieci anni fa, due pulmini si fermavano davanti alle discoteche e i ragazzi potevano chiedere di analizzare le sostanze che stavano per assumere. Almeno per sapere. L’esperimento fu bocciato: «Istigazione al consumo». La questione di fondo resta: perché passare notti e giorni così?

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34 Cronache

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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

L’omicidio di Ascoli La donna avrebbe avuto una relazione con il marito della vittima, Salvatore Parolisi

Brevi
MANTOVA

Una soldatessa sentita su Melania
Coltellino trovato sul luogo del delitto. L’ipotesi che la siringa sia un depistaggio
DAL NOSTRO INVIATO

Fa scoppiare la casa, un morto e cinque feriti
Aveva minacciato più volte di far saltare tutto in aria. Un nigeriano che viveva abusivamente nella casa della sua ex moglie ha provocato un’esplosione con il gas in un’appartamento di Castiglione delle Stiviere, Mantova. Lui è morto. Feriti tre carabinieri e due vigili del fuoco, sul posto perché dovevano farlo uscire di casa.

ASCOLI — Zero certezze. Senza un movente, senza un indagato, con sospetti che entrano ed escono come da una porta girevole e decine di persone sentite ogni giorno dai carabinieri. Non si conosce il luogo del delitto. E ci sono dubbi anche su quello della scomparsa. Non è stata trovata l’arma. Non si sa quando, tra lunedì 18 e mercoledì 20 aprile, è avvenuto l’omicidio. L’assassino (o gli assassini: nemmeno questo si sa), che ha straziato con un piccolo coltello il corpo di Carmela Rea, detta Melania, mamma di 29 anni, sta mettendo a dura prova gli inquirenti, nonostante questi ultimi abbiano messo in campo la bellezza di due Procure (Ascoli e Teramo: i pm Umberto Monti, Carmine Pirozzoli, Ettore Picardi, Greta Aloisi, oltre al procuratore capo Michele Renzo), decine di carabinieri, guardie forestali, agenti della finanza, cani, elicotteri. Inchiesta indecifrabile, in bilico tra lo stallo e la svolta. La pista passionale resta la più battuta. Un delitto maturato in un contesto di veri o presunti tradimenti extraconiugali, gelosie e rivalità tra donne. Ieri è stata sentita una soldatessa di Lecce, transitata tempo fa da Ascoli come allieva, che avrebbe avuto una relazione con Salvatore (non sarebbe stata l’unica). Una testimonianza definita «importante» che potrebbe aprire nuovi scenari. L’ipotesi

I nodi

Il coltellino Ritrovato nei giorni scorsi nell’area dove è stato rinvenuto il corpo, potrebbe però essere stato smarrito durante un picnic

nistro di Melania. I profili genetici non sono riconducibili al marito Salvatore o alla moglie: potrebbero appartenere a qualche tossicodipendente che nulla ha a che fare con l’omicidio. All’interno della siringa, ritenuta una messinscena per depistare le indagini (così come il laccio emostatico e la svastica sulla coscia della donna), è stata trovata eroina. Ma Melania non aveva rapporti con il mondo della droga. E poi altri misteri. L’arma del delitto: un piccolo coltello è stato trovato nei giorni scorsi a Colle San Marco, luogo della scomparsa. È al vaglio dei Ris, ma è probabile

GENOVA

Un inglese denuncia: picchiato e violentato
Un turista inglese di 24 anni ha denunciato di essere stato picchiato, derubato e violentato da due persone, probabilmente nordafricana, nel centro storico di Genova all'alba di domenica. A soccorrere l’uomo, che era ubriaco durante l’aggressione, sarebbero stati alcuni passanti.

La siringa Oltre a eroina (Melania non aveva contatti con la droga) trovato Dna non compatibile con quelli di vittima e marito

Le indagini La pista passionale resta la più battuta. Intanto l’unico testimone, il gestore dello chalet, fa retromarcia
Vittima Carmela «Melania» Rea, 29 anni, insieme al marito Salvatore Parolisi, 30, e alla figlia

PARMALAT
che sia stato perso da qualcuno che ha fatto picnic. Un giallo anche la scomparsa del trolley notato da un amico di Salvatore sulla sua auto il giorno della scomparsa: dov’è finito? Era di Melania? La donna era in partenza? Un giallo pure l’identità del misterioso telefonista che il 20 aprile, da una cabina pubblica di Teramo, ha indicato ai carabinieri il luogo del cadavere. Idem per il luogo dove è stata uccisa Melania.

Il trolley Ancora nessuna traccia del trolley visto da un amico di Salvatore nell’auto della coppia, il giorno della scomparsa di Melania

del killer donna, di una rivale d’amore di Melania, rientra tra i profili ritenuti compatibili dagli esperti sulla base della superficialità delle ferite trovate sul corpo della donna, morta per dissanguamento. Si indaga anche negli ambienti del 235˚ Reggimento Piceno, dove il marito Salvatore Parolisi, 30 anni, è istruttore delle reclute: acquisiti i fogli di presenza delle soldatesse nei giorni dell’omicidio, tra il 18 e il 20 aprile. Un’indagine che in 12 giorni non è riuscita a chiarire nem-

meno la casella di partenza: se Melania è davvero mai stata, quel lunedì 18 aprile, sul Colle San Marco e se da lì è scomparsa. Lo sostiene il marito, ma non ci sono conferme e la sua versione è considerata piuttosto lacunosa dagli inquirenti. L’unica testimonianza, quella del titolare dello chalet, Alfredo Ranelli, che in un primo tempo aveva detto di aver notato a Colle San Marco Salvatore, Melania e la piccola Vittoria poco dopo le 14.30 di lunedì, si è liquefatta ieri quando il gesto-

re ha dovuto ammettere di non essere affatto sicuro che la donna vista quel giorno fosse Melania. E se non era lei, l’intera versione del marito, che presto sarà risentito, salterebbe per aria. Le ombre si infittiscono ancor più se ci si sposta nel luogo del ritrovamento del cadavere, nel bosco delle Casermette a Ripe di Civitella. Dai primi riscontri dei Ris sui reperti, pare sia stato trovato il Dna di un uomo e di una donna sulla siringa conficcata sotto il seno si-

Tanzi, il pg chiede di alleggerire la pena
Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Francesco Iacoviello, secondo fonti giudiziarie, avrebbe chiesto, ieri, una riduzione della pena per Calisto Tanzi perché parte della accuse sarebbero prescritte. L’ex patron di Parmalat era stato condannato a 10 anni di carcere per aggiotaggio dalla Corte d’appello di Milano.

Francesco Alberti
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Ferrara «Mi maltrattava, volevo vendicarmi». L’uomo è fuori pericolo

Infuso di foglie di oleandro per avvelenare il marito
Non si sa se si sia ispirata al film di Michelle Pfeiffer «White oleander» dove la bella Ingrid uccide il proprio amante con un veleno estratto dall’oleandro bianco. Si sa che ai carabinieri ha raccontato di aver trovato su Internet la ricetta «fai da te» per creare il pericoloso intruglio. Il suo, di marito, pensionato, è sopravvissuto. Lei, lavoratrice stagionale di 50 anni è ora indagata per tentato omicidio ma non è escluso un arresto nelle prossime ore. «Volevo ucciderlo per vendicarmi per le botte e i maltrattamenti subiti in tutti questi anni» avrebbe raccontato agli investigatori in un primo interrogatorio. La storia arriva da Cento, comune a vocazione agricola che conta 35 mila anime in provincia di Ferrara. Da una decina di giorni l’uomo era ricoverato in ospedale per altri motivi e ogni sera riceveva la visita della moglie che gli portava le bottigliette di acqua mescolata all’infuso di oleandro. Invece di migliorare, il paziente peggiorava. Dolori addominali lancinanti, vomito, aritmie inspiegabili tanto che è stato ricoverato in rianimazione. Dopo due giorni le sue condizioni sono migliorate ed è tornato in reparto. Altre visite, altra acqua all’oleandro. Il pensionato ha ricominciato a stare male ed è tornato per la seconda volta in rianimazione. E’ a questo punto che i medici si sono insospettiti. La conferma di quel che stava accadendo è arrivata poi con l’allarme lanciato da un’amica della signora, con la quale lei si era confidata raccontando quello che stava facendo. Così due carabinieri di Cento si sono travestiti da pazienti e hanno atteso l’ennesima visita, che puntuale è arrivata venerdì scorso. Nella borsa della donna le solite bottigliette: «Eccoti l’acqua, bevila tutta». Poi è tornata tranquillamente a casa. I carabinieri-pazienti hanno sequestrato le bottiglie che sono state subito analizzate: mischiata all’acqua c’era il velenosissimo estratto di oleandro. Nella casa della coppia i militari hanno trovato altre tre bottiglie di acqua all’oleandro «pronte all’uso». La donna si sarebbe sfogata con gli investigatori, raccontando di voler uccidere il marito per i tanti maltrattamenti subiti. Il legale, l’avvocato Alessandro Falzoni nega però la volontà omicida e spiega che la donna è una persona fragile, con evidenti problemi anche se mai seguita: «E’ pentita, chiede scusa, vorrebbe andare a trovare il marito. Non voleva ucciderlo, solo farlo soffrire come ha sofferto lei». Per gli investigatori non c’erano i presupposti per il fermare la signora perché non c’è pericolo di fuga e nemmeno il rischio di inquinamento delle prove. Di fatto sussiste il pericolo di reiterazione del reato, ma per ora l’uomo è ancora ricoverato e, si presume, ora, al sicuro. Lo scenario potrebbe però presto cambiare. Il magistrato che indaga, Filippo Di Benedetto dovrà affidare una consulenza per capire se davvero quell’intruglio artigianale all’oleandro poteva uccidere. Sulla pericolosità della pianta non ha dubbi Franca Davanzo, direttore del centro antiveleni dell’ospedale Niguarda di Milano: «L’oleandro è tossico e una adeguata quantità, solitamente di infuso di foglie, può causare la morte in un uomo. Abbiamo avuto molti casi di tentati suicidi proprio con l’oleandro e siamo intervenuti in tempo. Fortunatamente infatti è disponibile anche un antidoto».

Elda Mazzucato in Garbo
Presidente Canale Italia
CARA NONNA, MI HAI INSEGNATO QUELLA STRADA A SENSO UNICO CHE É LA VITA E QUANDO C’É UN QUALUNQUE BIVIO MI RIVOLGO A TE CHE SEI LA STELLA COMETA DEL MIO CAMMINO. CARA MAMMA, A MAGGIO SBOCCIANO I FIORI CHE MI RICORDANO IL TUO SORRISO, 1000 FOTOGRAFIE CHE ABBIAMO NEI NOSTRI OCCHI, I RICORDI DI UNA VITA SEMPRE INSIEME. TI VOGLIAMO BENE.

Come nel film

3 maggio 2008 - 3 maggio 2011
La S. Messa in suffragio sarà celebrata oggi 3 maggio alle ore 18.30 nella Chiesa della Madonna Incoronata via Siracusa, 52 a Padova.

L’avvelenamento Una donna di 50 anni ha tentato di uccidere il marito avvelenandolo con acqua all’oleandro mentre era in ospedale proprio come Michelle Pfeiffer in «White oleander» (foto) del 2002 diretto da Peter Kosminsky

Cristina Marrone
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Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Cronache 35
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A tavola Al risveglio
Cominciare il giorno bevendo, prima della colazione. In effetti, è scientificamente accertato che bere uno o due bicchieri d’acqua al risveglio svolge un effetto lassativo È falso che bere durante i pasti fa male alla digestione. L'acqua a piccole dosi, invece, stimola la secrezione gastrica e berne fino a mezzo litro durante il pasto non interferisce con i tempi di digestione. L'importante è masticare a lungo e senza fretta

Consigli utili
Disintossicante
Bere acqua tra un pasto e l’altro agevola alcune importanti funzioni dell’organismo come lo smaltimento del sodio ingerito con i cibi e la funzionalità intestinale e renale

Mai gelata Equilibrio
Ogni perdita di liquido deve essere compensata, con maggiore accortezza quanto più è prolungato lo sforzo e più è elevata la temperatura atmosferica Evitare l'acqua gelata, perché può facilmente provocare una congestione (accumulo di sangue nei vasi di un organo), soprattutto se si è accaldati. Inoltre, l'acqua molto fredda aumenta la sudorazione e, quindi, stimola nuovamente il bisogno di bere.

Nello sport
È consigliabile bere prima che compaia la sensazione di sete. Occorre quindi bere con regolarità durante gli sforzi fisici (gare e allenamento)

Con il caldo
D’estate per mantenere una buona idratazione è opportuno bere frequentemente prestando attenzione al segnale della sete

Sul lavoro
Sul lavoro fare pause durante le quali bere acqua è un ottimo modo per consentire un recupero delle performance cerebrali e fisiche e quindi migliorare la produttività

Salute Non solo anziani: aumenta fra i giovani il pericolo disidratazione

Quei due milioni di italiani che non hanno sete (d’acqua)
Dal collasso all’obesità: cosa si rischia. I nuovi studi
MILANO — Il 5% degli italiani, circa 2 milioni di persone di età compresa tra i 18 ed i 64 anni, non beve acqua. Né di rubinetto né minerale. Lo afferma una ricerca GfK Eurisko. Un dato di per sé molto preoccupante, se si considera il ruolo vitale dell’acqua. Il corpo umano, infatti, ne è composto in media per il 60%. In media, perché il quantitativo di acqua nelle cellule, e tra una cellula e l’altra, varia a seconda dell’età: 75-80% nel neonato, 40-50 nell’anziano. E varia da organo a organo, di più laddove è alta l’attività metabolica: cervello (85%), sangue (80), muscoli (75), pelle (70), tessuto connettivo (60) e ossa (30). Il tessuto con il minor quantitativo di acqua è quello adiposo, il grasso, con il 20%. I soggetti obesi hanno una percentuale di acqua inferiore a quella delle persone con un peso normale. E bere acqua contrasta cellulite e accumuli anti-estetici. Lo stesso pianeta Terra, considerate le percentuali del prezioso liquido che lo ricopre e lo perfonde, dovrebbe chiamarsi Acqua. Salata per lo più, ma pur sempre acqua. Elemento prezioso, chiave di prevenzione, di benessere, di lunga vita. È quanto rammenta, e ribadisce, il Consensus Paper scientifico «Idratazione per il benessere dell’organismo» firmato da Umberto Solimene, idrologo medico dell’università di Milano, e da Alessandro Zanasi, idrologo e docente in malattie dell’apparato respiratorio dell’università di Bologna. Insieme hanno tirato la somma di recenti studi nazionali e internazionali sulle proprietà salutari del cosiddetto oro blu. Da cui un dogma: una corretta idratazione è fondamentale per il naturale svolgimento delle reazioni biochimiche e dei pro-

2,5
Litri L’organismo necessita giornalmente di circa due litri e mezzo di acqua in condizioni di riposo

85%
Cervello È la percentuale di acqua contenuta nel cervello, l’organo che ne ha di più

cessi che assicurano la vita. Dal trasporto dei nutrienti alla regolazione del bilancio energetico, dalla funzione detossicante alla regolazione della temperatura corporea, all’equilibrio idrico. E aggiunge Solimene: «Favorisce i processi digestivi, è fonte di sali minerali e svolge un ruolo importante come diluente delle sostanze ingerite, inclusi i medicinali». In generale è importante mantenere un buon bilancio idrico, che significa compensare adeguatamente la perdita di acqua, tenendo conto che la quantità introdotta con gli alimenti non è sufficiente e che quindi è fondamentale berla. Quando il bilancio idrico si fa negativo si parla di disidratazione, letteralmente cattiva idratazione. E si rischia.

Una diminuzione dell’acqua corporea del 2% rispetto al totale, per esempio, è già in grado di alterare la termoregolazione e di influire negativamente sul sangue, rendendolo più viscoso: il cuore si affatica e si può arrivare, in casi estremi, al collasso. Con una diminuzione del 5% si hanno crampi muscolari, con una del 7 si possono avere allucinazioni e perdita di coscienza. Una disidratazione vicina al 20% del peso corporeo risulta addirittura incompatibile con la vita. Ma che cosa fa «perdere» acqua al nostro corpo? L’assunzione insufficiente di liquidi, l’esposizione ad un clima secco e ventilato, non necessariamente caldo, l’attività fisica intensa e prolungata, gli episodi ripetuti di vomi-

to e diarrea, le ustioni. E, allora, quanto bisogna bere al giorno per stare bene? Dice Zanasi: «Per gli sportivi, per esempio, la quantità di acqua necessaria va definita in base al tipo di attività svolta, alla durata e alle condizioni climatiche: si va da 1 litro e mezzo a 3 litri al giorno. Per un sedentario sono sufficienti 1,2-2,5 litri. Chi svolge attività fisica e vive in un ambiente caldo, invece, può aver bisogno di bere anche 6 litri di liquidi al giorno. E più intensa è l’attività, più cresce il bisogno». Per alcuni soggetti, come le donne in gravidanza, l’acqua è poi particolarmente importante: va assicurata l’omeostasi di due organismi. O come i bambini: il loro sviluppo dipende da quanto bevono ogni giorno. Fondamentale, infine, sapere che cosa contiene l’acqua. Quali minerali e quali oligoelementi. Sarebbe importante avere un’etichetta con quantità e residui anche per quella del rubinetto. Non basta sapere che è potabile.

Mario Pappagallo
Il bicchiere in mano Renée Zellweger a New York (Olycom)
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MA FESTA

5%
Crampi Una diminuzione dell’acqua corporea del 5% rispetto al totale provoca crampi muscolari

LLA MA DE

Primo Maggio I dati della Confcommercio

8 maggio 2011

Negozi aperti per la festa «Ha aderito il 70%» Cgil contro la protesta
ROMA — «Un successo i negozi aperti il primo maggio» ha detto il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, che ora promette di velocizzare il ddl sulla liberalizzazione delle aperture nei giorni festivi. Quanto alla polemica della Cgil, il ministro ha parlato di «scelte corporative» e «anacronistiche». «Un successo — le ha fatto eco il presidente di Confcommercio Lazio e Roma Cesare Pambianchi —. Il 70 per cento dei negozi romani ha deciso di aprire, mettendosi a disposizione dei pellegrini e turisti giunti nella Capitale». Questo, secondo Pambianchi, «rivela tutta la sterilità delle poleca come Firenze devono poter lasciare i negozi aperti durante i giorni di festa». A Milano erano aperti tutti i negozi della galleria e di corso Vittorio Emanuele ma non quelli di via Montenapoleone, via della Spiga e via Manzoni. L’assessore al commercio Giovanni Terzi, che ha voluto l’apertura degli esercizi commerciali il primo maggio, ha difeso le sue scelte nonostante abbia poi deciso di partecipare al corteo per la festa dei lavoratori. Non tutti comunque sono soddisfatti. Se la Confcommercio parla di successo, la Confesercenti nega. «Gli incassi sono stati catastrofici, molti esercizi sono rimasti vuoti» ha detto il numero uno di Confesercenti Roma Valter Giammaria, per il quale «il primo maggio, come previsto, è stata una giornata deludente per il commercio del centro storico, ha aperto il 40-50 per cento dei negozi che normalmente aprono la domenica e solo il 5 per cento del totale». E mentre il Campidoglio è soddisfatto per «l’immagine di ospitalità che ha dato Roma con i negozi aperti», la Cgil si è schierata contro i movimenti che hanno protestato in via del Corso bloccando alcuni esercizi con un flash mob. «Allo sciopero generale del 6 maggio — ha detto il segretario generale Claudio di Berardino — chi fa riferimento a scioperi selvaggi non è invitato».

M

MA FEST

M

6
Litri È quanto può arrivare a bere giornalmente chi svolge un’attività fisica in ambiente caldo

Il fenomeno
Kenya febbraio 2011, Marco Di Lauro/Reportage by Getty Images

Mediterraneo, meno pesce L’Italia importa di più
ROMA — Reti sempre più povere nelle acque del Mar Mediterraneo e gli italiani, pur consumando la stessa quantità di pesce del 1999, hanno bisogno di importare il 37% di pesce in più, poiché le catture sono molto diminuite e i mari sovra sfruttati. Secondo il dossier Fish Dependence Day, presentato da Nef (New Economics Foundation) e Ocean2012, il 30 aprile abbiamo mangiato l’ultimo pesce italiano, esaurita tutta la quota 2011, e da allora l’Italia dipende dal pescato proveniente da altri mari. Ciò non significa che da domani non troveremo pesce italiano sui banchi dei mercati, ma il calcolo statistico permette di misurare quanto il patrimonio ittico sia a rischio. Ma questo non riguarda solo l’Italia perché nelle prossime settimane diversi Stati membri dell’Unione Europea (la Spagna l’8 maggio e la Francia il 13 giugno) raggiungeranno il loro «Fish Dependence Day», il giorno della dipendenza dal pesce importato, mentre per l’Unione il giorno della dipendenza da mari extraUe è il 2 luglio.
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A

LL A M A DE

Liberalizzazione Michela Vittoria Brambilla: «Ora velocizziamo il ddl sulla liberalizzazione delle aperture»
miche portate avanti nei giorni antecedenti il primo maggio: Roma, città cosmopolita e internazionale, una delle capitali più visitate ogni anno nel mondo, non poteva in alcun modo restare chiusa». Ma non solo a Roma i negozi hanno aperto, almeno nel centro storico. Un esercizio commerciale su due non ha lasciato abbassate le saracinesche anche a Firenze, dove il sindaco Pd Matteo Renzi aveva nei giorni scorsi polemizzato con la Cgil che chiedeva di lasciare ai lavoratori la festa del Primo maggio. Ieri Renzi ha dichiarato: «Non voglio rottamare la festa dei lavoratori, dico solo che città a vocazione turisti-

M. Io.
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IL COMMENTO di Dario Di Vico nelle Idee&opinioni

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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Scienza&Tecnologia
Verso la Stazione Dovranno essere pronti nel 2015 per i collegamenti con la Stazione spaziale: nei disegni prevale il modello della capsula

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miliardo di anni: l'età di organismi fossili (eucarioti) scoperti nelle rocce della
Scozia. Segno che la vita allora era più abbondante e complessa del previsto

I quattro eredi dello Shuttle nati dall’iniziativa privata
Dalla Nasa un secondo aiuto di 269 milioni di dollari
DAL NOSTRO INVIATO

I veicoli
In alto, le nuove capsule costruite dai privati per contendersi i collegamenti con la stazione spaziale. Da sinistra: Dragon, Cst-100 e New Shepard. Accanto, il veicolo Dream Chaser

Idee nuove

CAPE CANAVERAL — Tutti insieme per la prima volta si sono seduti dietro il tavolo della Nasa per raccontare come stanno preparando il nuovo corso dello spazio privato voluto dal presidente Obama. Nell’auditorium delle conferenze stampa, dove era appena stato spiegato il guasto occorso allo Shuttle in partenza con Roberto Vittori a bordo, abbiamo ascoltato i dettagli dei quattro piani avviati da altrettante società americane decise a investire risorse proprie per costruire astronavi. La Nasa, secondo le indicazioni della Casa Bianca, le aiuta con un finanziamento contenuto e il rimanente devono essere loro a garantirlo. La scorsa settimana è stata approvata la seconda trance (269,3 milioni di dollari) di questo sostegno, noto come CcDev, Commercial Crew Development, compiendo pure una scelta e qualche cancellazione illustre fra le proposte in gara come quella della Orbital Sciences. Lo scopo è la realizzazione di un veicolo abitato per il 2015 che consenta il collegamento con la Stazione spaziale a 400 chilometri d’altezza perché dal luglio prossimo gli Shuttle non voleranno più. La quota maggiore (92,3 milioni) è andata alla Boeing per il progetto della capsula Cst-100 capace di ospitare sette astronauti. «Con il primo finanziamento di 18 milioni del-

La prima conferenza dei «privati» americani impegnati nella costruzione di astronavi si è tenuta a Cape Canaveral (foto sotto). Sono state così presentate macchine di vario tipo. Nessuna però, nella concezione ingegneristica, può essere considerata il successore dello Shuttle,

che rimane un capitolo per il momento chiuso. «Ma le macchine non sono la parte più importante — ha rilevato Ed Mango, direttore del programma commerciale della Nasa per lo sviluppo del nuovo veicolo abitabile —. Conta di più la gente e l’intelligenza dietro alle macchine. Sono queste che le fanno volare» facendo notare le molte idee nuove presentate

l’anno scorso avevamo definito il progetto e avviato alcuni test dei sistemi — ha precisato John Elbon, responsabile del programma —. Ora possiamo procedere alla costruzione pensando di avere il veicolo pronto al trasporto degli astronauti nel 2015. La sua concezione è semplice e questo lo rende sicuro, affidabile e aiuta a mantenere i costi di esercizio bassi: una meta fondamentale». La capsula, dalla forma conica e pesante 13 tonnellate, è riutilizzabile garantendo almeno dieci missioni. Boeing già impiega duecento persone che ora diventeranno 250 e collabora con il centro Langley della Nasa anche per le prove degli airbag necessari per l’atterraggio al suolo. Ma è pure previsto l’ammaraggio. I primi test orbitali del Cst-100 senza astronauti sono previsti nel 2014. Grandi assicurazioni sul raggiungimento dell’obiettivo indicato dalla Nasa le ha espresse Mark Sirangelo di Sierra Nevada Corporation, al lavoro su una mininavetta per sette persone battezzata «Dream Chaser». «Il nostro veicolo è già stato sperimentato da dodici anni — sottolinea Sirangelo — perché è derivato dal prototipo dell’X-38 che la Nasa stava studiando come scialuppa di salvataggio della stazione spaziale.

Perciò, forse, riusciamo a completare l’opera con un anno di anticipo, nel 2014. E già l’anno venturo inizieremo le prove in volo nell’atmosfera». A Sierra Nevada sono stati assegnati 80 milioni che si aggiungono ai 20 dell’anno scorso. Il Dream Chaser, lanciato sulla sommità di un razzo Atlas-5, ha forme particolari perché il suo corpo è «portante» come l’ala di un aeroplano. In questa tecnologia gli ingegneri americani hanno una lunga storia che risale addirittura agli anni Sessanta. Grazie al finanziamento ottenuto di 22 milioni si è finalmente un po’ dissolto il mistero intorno a New Shepard, la capsula dalla forma conica costruita da Blue Origin, società fondata da Jeff Bezos, creatore di Amazon. Dovendo presentare i progetti per l’esame si è così saputo che l’idea è di arrivare a un veicolo capace di decollare e atterrare in verticale. «Ma nella prima fase faremo ricorso per la partenza a un razzo Atlas-5. Ora procederemo con test sub orbitali — ha precisato Rob Meyerson — e soltan-

7
il numero massimo di astronauti ospitati sulle nuove astronavi americane, in costruzione con la collaborazione della Nasa

to dopo i risultati ottenuti passeremo allo sviluppo del veicolo da spedire in orbita». La base per New Shepard, così battezzata in onore del primo astronauta americano Alan Shepard, è in Texas: ospiterà tre o più passeggeri, oppure un carico di materiale, e sarà riutilizzabile. Più agguerriti e più avanzati nelle iniziative dimostrano di essere, comunque, gli uomini della Space X che stanno realizzando la capsula Dragon. «Con il nuovo finanziamento di 75 milioni contiamo anzi di accelerare ulteriormente i tempi», ha sottolineato Garrett Reisman, ex astronauta della Nasa e ora tecnico di punta della società californiana fondata da Elon Mask, diventato ricco con la tecnica del pagamento elettronico PayPal. Dragon ha già compiuto con successo il primo volo di collaudo senza uomini a bordo nel dicembre scorso assieme al razzo Falcon 9, realizzato sempre da Space X. Dragon sarà intanto impiegata come veicolo cargo per il rifornimento automatico della stazione spaziale. In parallelo i progettisti la stanno migliorando per renderla adeguata e sicura al volo umano. «Sia il razzo che la capsula li abbiamo disegnati e concepiti fin dall’inizio — nota Rei-

sman per sciogliere eventuali dubbi — per trasportare astronauti e il lavoro lo abbiamo sempre compiuto in stretta collaborazione con la Nasa». La sottolineatura era una risposta a tutti coloro che hanno sollevato dubbi sulla sicurezza di Dragon. Tra i destinatari del messaggio anche l’agenzia spaziale russa Roskosmos che alla vigilia della conferenza di Cape Canaveral ha espresso la sua contrarietà sul concedere l’attracco alla base orbitale a veicoli privati. «Non permetteremo alcun aggancio — ha precisato Alexei

Krason, a capo dei voli umani nell’agenzia russa — se non sarà dimostrata l’affidabilità e la sicurezza. E finora non abbiamo prove che il nuovo veicolo (la capsula Dragon, ndr) risponda alle norme di sicurezza del volo spaziale». La concorrenza in orbita non è gradita a Mosca.

Giovanni Caprara
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Raggi X Costruito ad Amburgo: se ne parlerà a Varenna nel primo Festival della fisica dedicato quest’anno alla luce

Il super microscopio che svela i segreti atomici dei virus
La materia non avrà più segreti, grazie alle nuove sorgenti di luce di sincrotrone. Immaginiamo di poter fotografare in 3D il nanomondo, di filmare una reazione chimica osservando passo dopo passo come si comportano gli atomi, di mappare i dettagli atomici dei virus o addirittura di studiare i processi che si verificano all'interno dei pianeti, fino in profondità. Tutto questo sarà possibile quando nel 2015 entrerà in funzione il microscopio di Amburgo (progetto European Xfel). «È uno strumento lineare capace di produrre raggi X più intensi e veloci — spiega Luisa Cifarelli, presidente della Società italiana di fisica e della Società europea di fisica —. Si tratta di fasci di altissima brillantezza che permetteranno di studiare cose sempre più piccole». Le novità scientifiche sulla luce declinata sotto molteplici aspetti, non solo nel campo del visibile, saranno presentate al «Passion for light — Varenna Fisica Festi-

Sul lago di Como Giovedì la presentazione della rassegna in programma in settembre nella cittadina del Lago di Como

val». Si tratta del primo festival internazionale dedicato alla fisica (e quest'anno alla luce), in programma dal 16 settembre all'1 ottobre a Varenna (Lecco) e promosso dall’Istituzione Villa Monastero (dove dopodomani avverrà la presentazione), in collaborazione con la Società italiana

di fisica. La presenza di premi Nobel del calibro di Theodor Haensch e Claude Cohen-Tannoudji per il workshop tecnico e di scienziati come Carlo Rubbia (altro Nobel), Antonino Zichichi e Margherita Hack per i panel divulgativi aperti al grande pubblico avrà l'obiettivo di comunicare le ul-

time scoperte della scienza sia agli esperti che ai non addetti ai lavori. «Si commenteranno i dati dell'osservatorio spaziale Planck lanciato dall'Esa nel 2009 — aggiunge la professoressa che lavora al Cern nell’esperimento Alice e ha osservato l'anti-elio 4 —. Il satellite sta fotografando il fondo della

Ricerca australiana

Il pesce intelligente intuisce l’arrivo dei «predatori»

Gli scienziati dell'università di Sydney (Australia) hanno scoperto che i pesci (in particolare dentici, pesci balestra, pesci pappagallo e pesci chirurgo) quando vengono cacciati

regolarmente dai subacquei con i fucili, sono molto più cauti e mantengono una maggior distanza di sicurezza dai pescatori, rispetto ai pesci che vivono in riserve marine protette. È stata

misurata la distanza alla quale i pesci fuggono dal subacqueo, sia all'interno che all'esterno di un'area protetta. All'interno i pesci tendono a spostarsi quando il sub arriva a 2-3 metri dalla

preda, ma all'esterno della zona protetta, in cui la caccia è diffusa, fuggono quando il sub arriva a 4-5 metri, per mettersi fuori dalla portata dei fucili utilizzati. (Ma. Spa.)
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radiazione cosmica, ossia la traccia fossile di energia che ha determinato il Big Bang, con una precisione dieci volte maggiore dei satelliti precedenti, in modo da fornire i dettagli per verificare le teorie». Per indagare meglio la luce ad altissima energia nello spazio, tipo i raggi gamma, al festival si parlerà di strumenti di prossima generazione, da costruire entro dieci anni. Come il Cta (Cherenkov Telescope Array) che sfrutta l'effetto Cherenkov generato dai raggi gamma quando interagiscono con l'atmosfera. «Il Cta ci permetterà di capire le origini della materia oscura» sottolinea Cifarelli. Sulle interazioni della materia non convenzionale presto ne sapremo di più.

Paola Caruso
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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

Economia
Indici delle Borse
FTSE MIB 22.397,70 -0,09% -0,08% -0,10% -0,02% -0,33% -0,18%

DiaSorin
legati al sapere
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La settimana

FTSE MIB
Londra Francoforte Parigi (Cac40) Hong Kong Tokio (Nikkei) Madrid borsa chiusa 7.527,64 4.108,77 0,18% 0,05%

Cambi
1 euro 1 euro 1 euro 1 euro 1 euro 1,4837 dollari -0,15% 0,14% -0,08% 1 euro 120,8500 yen 1,2856 fr. sv.

Bulgari

La settimana

Titoli di Stato
Titolo Ced. Quot. Rend. eff. 02-05 netto % Titolo Ced. Quot. Rend. eff. 02-05 netto %

Btp 99-01/11/10

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-

0,77 1,64 2,18 3,14 3,10 3,54 3,79 4,62

Btp 04-01/02/20 4,500% 100,13 Btp 07-15/09/23 2,600% Btp 98-01/11/29 5,250% 98,41 99,95

3,95 5,04 4,65 4,79 4,80 1,84 2,40 -

FTSE It.All Share 23.111,09 FTSE It.Star Dow Jones Nasdaq S&P 500 12.364,58 12.807,36 2.864,08 1.361,22

Btp 01-01/08/11 5,250% 100,93 Btp 07-15/04/12 4,000% 101,72 Btp 02-01/02/13 4,750% 103,37 Btp 04-15/09/14 2,150% 103,41 Btp 04-01/02/15 4,250% 102,24 Btp 02-01/08/17 5,250% 105,95 Btp 08-01/08/18 4,500% 101,07 Btp 08-15/09/19 2,350% 100,33

0,8892 sterline -0,28% 8,9267 cor.sve. 0,14% 1,4088 dol.can. -0,09%

borsa chiusa 10.004,20 1,57%

Btp 02-01/02/33 5,750% 103,97 Btp 03-01/08/34 5,000% 94,75 Cct 04-01/05/11 Cct 05-01/11/12 0,980% Cct 07-01/12/14 0,890% Ctz 09-31/03/11 99,82 97,69 -

10.877,30 -0,01%

La lente BONANNI
PUNTA AL SORPASSO DELLA CGIL
l sorpasso della Cgil «è vicino», ha detto ieri Raffaele Bonanni (foto). In realtà dietro i toni battaglieri del segretario della Cisl c’è un discorso avviato con la stessa Cgil sulla «certificazione degli iscritti» che potrebbe aprire le porte a un’intesa sull’annoso problema della rappresentanza e rappresentatività dei sindacati. Bonanni e i segretari della Cgil, Susanna Camusso, e della Uil, Luigi Angeletti, si sono parlati per una buona mezz’ora domenica, dopo il comizio unitario a Marsala. In sintesi: Camusso vuole uscire dall’angolo e rientrare nel gioco delle relazioni industriali. Bonanni e Angeletti sono disposti a darle una mano, ma a certe

Italia-Usa Profitti per 116 milioni di dollari. Marchionne: verso il 51%, la fusione non è sul tavolo. Sul listino balzo del 3,9%

Niente sconti, Chrysler rivede l’utile
Vendite auto, aprile ai minimi da 15 anni. Fiat scende al 28,7% del mercato
DAL NOSTRO INVIATO

I

condizioni: che cessino gli episodi di intolleranza e intimidazione ai danni della Cisl e della Uil; che Camusso dimostri di controllare la situazione interna, in particolare la Fiom. In questo senso, i segnali che la Cgil invierà venerdì con lo sciopero generale saranno seguiti con attenzione da Bonanni e Angeletti. I tre leader si ritroveranno poi ad Atene, al congresso della Ces, la confederazione dei sindacati europei, a metà maggio. «Stabiliamo almeno la certificazione degli iscritti», dice Bonanni. Si tratterebbe di ripartire dall’intesa del 2008 tra Cgil, Cisl e Uil che prevedeva appunto un metodo certo di verifica degli iscritti nel settore privato (nel pubblico c’è l’Aran che ha questo compito per legge) attraverso la trasmissione dei dati da parte delle imprese (che effettuano la trattenuta sindacale) all’Inps e quindi al Cnel. La certificazione dei «dati veri», come ha detto ieri Bonanni, sarebbe il primo passo per costruire le regole sulla titolarità a stipulare i contratti in caso di contrasto fra i sindacati. Ed evitare così nuovi casi Fiat.

Enrico Marro
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NEW YORK — La Chrysler «italiana» — Fiat salirà al 51% entro fine anno — torna in utile per la prima volta dalla bancarotta del giugno 2009. Presentando i conti del primo trimestre, l'amministratore delegato ha confermato che il gruppo di Detroit sta acquisendo le risorse finanziarie che gli consentiranno di ripagare entro giugno il debito di oltre 7 miliardi di dollari contratti due anni fa coi governi americano e canadese. Chrysler sta negoziando un prestito bancario di 3,5 miliardi, emetterà obbligazioni per 2,5 miliardi e avrà a disposizione un'ulteriore linea di credito da 1,5 miliardi. Restituito il denaro pubblico, la Fiat potrà acquistare un altro 14% (ora è al 30) salendo a quota 46%: l'operazione si tradurrà in un'ulteriore iniezione di 1,27 miliardi di dollari per le casse Chrysler. Entro fine anno, poi, dovrebbe essere esaudita la condizione per l'acquisizione dell'ulteriore 5% necessario per raggiungere la maggioranza assoluta: l'omologazione negli Usa di una vettura a basso consumo (motore e tecnologia Fiat) capace di percorrere 40 miglia con un gallone di benzina. La Fiat si troverà, a quel punto, a controllare un gruppo che continua a marciare con regolarità sulla via del risanamento. Tagliati costi, impianti e concessionari nel 2009, dedicato il 2010 alla definizione del nuovo portafoglio prodotti con un progressivo ritorno all'utile operativo, il 2011 si è aperto con un risultato netto che per la prima volta (dalla bancarotta, ma in realtà dal 2006) è caratterizzato dal segno più: un profitto di 116 milioni di dollari rispetto alla perdita netta di 197 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso, nonostante che sui conti Chrysler pesino ancora gli alti tassi d'interesse pagati sui prestiti governativi che stanno per essere estinti. Dal terzo trimestre dovrebbero sentirsi gli effetti finanziari benefici dei nuovi prestiti di mercato che, col gruppo ormai fuori dall’emergenza, sono stati negoziati a tassi assai più contenuti. Un quadro incoraggiante che in Italia ha spinto il titolo Fiat, cresciuto ieri del 4%, anche se lo stesso Marchionne ha invitato alla prudenza durante la conference call con gli analisti finanziari in mattinata: davanti a una raffica di domande molto specifiche sulla situazione di bilancio, l'amministratore delegato di Chrysler e Fiat ha rivendicato lo straordinario successo colto dall'azienda, il rispetto della tabella di marcia del rilancio — il gruppo quest’anno produrrà più di due milioni di veicoli e fatturerà oltre 55 miliardi di dollari, come da obiettivi di piano — ma ha anche avvertito

che nel settore dell'auto e nell'attuale congiuntura economica il successo non può essere mai dato per acquisito. È un risultato che va conquistato trimestre dopo trimestre: «Il primo del 2011 è andato bene, adesso dobbiamo farcela anche nei prossimi». Il manager italo-canadese ha riconosciuto che ci sono ancora

alcune strozzature nella produzione e nella rete distributiva: il successo degli ultimi mesi è dovuto in larga misura al rinnovo della gamma che, però, è appena iniziato. C'è un apprezzamento reale per i modelli aggiornati (niente sconti straordinari, il prezzo medio per veicolo venduto è salito a 28.300 dollari rispet-

Sergio Marchionne

Assicurazioni Salvatore Ligresti: per noi Mediobanca è strategica

Fonsai, il faro Consob sulla quota della Milano
MILANO — Fonsai ha cominciato ieri a rispondere alla Consob sulle richieste di chiarimenti relativi al bilancio arrivate venerdì. La commissione guidata da Giuseppe Vegas ha inviato una lettera alla società per approfondimenti «tecnici» secondo l’articolo 115 del Tuf, che vanno comunicati cioè all’authority e non diffusi al mercato. Si avvicina il momento della doppia ricapitalizzazione del gruppo, 450 milioni per Fonsai e 350 per la controllata Milano assicurazioni, e le richieste sembrano anticipare anche i lavori sul prospetto informativo. Aumenti che ieri Giulia Ligresti, presidente di Premafin, nel corso dell’assemblea della holding (che ha visto il voto favorevole sui conti anche di Vincent Bolloré, socio con circa il 5%) ha detto di confidare possano essere conclusi presto: «Ci auguriamo arrivi in tempi brevi la risposta della Consob» sul quesito di Unicredit relativo all’obbligo di Opa, «e siamo fiduciosi di chiudere l’operazione entro l’estate». La risposta della commissione è attesa sul «Nel momento in cui la Consob ha dichiarato l’obbligo del lancio di un’Opa, l'operazione con Groupama è venuta meno. Null’altro si è poi verificato». Infine, il presidente della holding ha detto che il valore di Fonsai tornerà soddisfacente: «La società continua a ritenere che il valore dell’investimento diretto e indiretto in Fondiaria non sia allo stato rappresentato adeguatamente dai prezzi di mercato e che, in un ragionevole orizzonte temporale e dopo le necessarie azioni correttive presenti e future impostate dal gruppo, le differenze negative rispetto alla quota di pertinenza del patrimonio netto consolidato di gruppo si annulleranno. Il valore di Borsa dell’investimento in Fondiaria-Sai tornerà a Salvatore livelli soddisfacenti». Ligresti In attesa della risposta Consob al quesito sull’Opa, i tecnici della compagnia presieduta da Jonella Ligresti e guidata da Emanuele La quota detenuta dal Erbetta, hanno cominciato a gruppo Fonsai nel patto rispondere alla commissione di Piazzetta Cuccia sulle richieste di precisazione sul bilancio. L’authority ha mercato per le prossime settimane, al più per fatto due tipi di richieste: rispetto ai conti metà mese. Sempre in occasione dell’assemblea consolidati una verifica sulla possibile perdita Salvatore Ligresti ha confermato che la quota durevole di valore dell’avviamento, in detenuta in Mediobanca «è strategica»: «Certo. particolare per la componente legata agli Sono cresciuto con Mediobanca, quindi è immobili; riguardo al bilancio civilistico fondamentale per noi». L’ingegnere ha poi precisazioni sulla valutazione della risposto con un «ma neanche...» a chi gli partecipazione detenuta nella Milano. chiedeva se fosse ipotizzabile un’uscita dal patto Valutazione che risulta superiore di circa 960 di Piazzetta Cuccia e ha definito «strategica» milioni alla capitalizzazione di Borsa. Scelta anche la presenza del gruppo in Unicredit, spiegata dalla società nel bilancio dal fatto che la l’istituto che oggi guida la ristrutturazione differenza, per quanto significativa, «non è e il rafforzamento patrimoniale di Fonsai considerata espressione di una perdita durevole e Milano. Giulia Ligresti ha anche sottolineato di valore». Sergio Bocconi che non ci sono stati ulteriori contatti con il gruppo assicurativo francese Groupama: © RIPRODUZIONE RISERVATA

to ai 27mila dello scorso anno), ma i modelli radicalmente nuovi arriveranno solo nel 2012. Per ora il rilancio delle vendite — nel primo trimestre sono stati immessi nella rete 480 mila veicoli, 105 mila in più rispetto allo scorso anno — è avvenuto soprattutto grazie al buon andamento dei marchi Dodge e Ram (i pick up, popolarissimi fuori dalle grandi metropoli) e al boom (più 64%) della nuova jeep Gran Cherokee. Si è sentito anche l'effetto della campagna pubblicitaria «imported from Detroit» e del «testimonial» Eminem, ma solo sul modello Chrysler 200. La Chrysler 300, la nuova ammiraglia (lo sarà anche in Italia col marchio della Lancia Thema) è, infatti, arrivata sul mercato solo a fine marzo. I veri effetti commerciali si sentiranno nel secondo trimestre. Stesso discorso per la Cinquecento prodotta nello stabilimento messicano di Toluca, i cui canali distributivi sono ancora in rodaggio. Quanto al rapporto con la Fiat — che sta gradualmente immettendo nella sua gamma vetture di derivazione Chrysler come il minivan Grand Voyager — Marchionne ha confermato che l'acquisizione della maggioranza della Chrysler obbligherà il gruppo torinese a consolidare la casa americana nei suoi conti. Il problema è già allo studio del Lingotto, ma l'amministratore delegato dei due gruppi ha precisato che non è stata ancora fissata alcuna data per l'inizio del processo di consolidamento. Marchionne ha pure ribadito che una fusione tra Chrysler e Fiat «non è sul tavolo ora», anche se rimane l'ipotesi più verosimile per il medio-lungo periodo.

Torino

I due nuovi modelli di maggio
Ci sarà pure la voglia di cambiare l’auto, però mancano le disponibilità. Si spiega così, secondo gli osservatori, l’ennesimo calo delle vendite, per il tredicesimo mese consecutivo. «Aprile chiude con volumi di immatricolazioni al di sotto di quelli registrati una anno fa — è il commento del presidente Anfia, Eugenio Razelli — quando proprio con il quarto mese dell’anno si entrava definitivamente nella fase post-incentivi». I numeri: 157.309 le auto nuove vendute il mese scorso, quasi 161 mila un anno fa. «E per ritrovare questi livelli bisogna tornare indietro addirittura all’aprile di 15 anni fa», dicono le case estere (Unrae). Il mercato italiano risulta quindi in calo del 2,2%. Ma la flessione del gruppo Fiat è stata dell’8,5%, a quota 28,7% del mercato: effetto della media statistica tra il +49% dei modelli Alfa, il -14,89% di Fiat e il -4,81% Lancia. A condizionare i risultati — fanno notare al Lingotto — ha contribuito l’uscita di produzione di alcuni modelli, come la 600, la Punto Classic, l’Ulysse, la Multipla e la Croma, che da soli valevano circa 3 punti percentuali di quota. Il rinnovamento della gamma comincerà questo mese, con l’arrivo della Fiat Freemont e della nuova Ypsilon Lancia.

Gabriele Dossena
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Massimo Gaggi
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Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Economia 39
Verso l’Ipo

La svolta

Il 75% delle tute blu è iscritto al sindacato di categoria della Cgil. Landini: una mossa intelligente, di legittima difesa

Facebook raddoppia «Vale 100 «Dopo i no a Pomigliano e Mirafiori, votiamo sì al referendum per salvare la fabbrica» miliardi»

Retromarcia della Fiom sulla ex Bertone
DAL NOSTRO INVIATO

Alle urne
Le operazioni di voto per il referendum alla ex Bertone, oggi Officine Automobilistiche Grugliasco, vicino a Torino. Al voto 1.100 lavoratori.

TORINO — Alle 9 del mattino corso Allamano è piena solo del traffico dei pendolari diretti in città. Davanti all'ingresso della ex Bertone c'è poca gente. Delegati Rsu in attesa degli operai chiamati al voto, qualche curioso attirato dai manifesti che pavesano il guard rail al centro della carreggiata. Pino Viola si rigira tra le mani un paio di fogli A4 scritti in corpo 14, perché con gli anni che passano la vista non migliora. «Siamo riusciti a stare insieme per sei anni di cassa integrazione, e sa Dio quanto abbiamo sofferto. Ci siamo battuti per avere un destino comune, e non regaleremo a nessuno la nostra divisione». Il referendum alle officine ex Bertone di Grugliasco, l'ennesimo capitolo della rissa Fiat-Fiom, finisce qui. Il più anziano delegato di fabbrica si avvia verso gli uffici al pianterreno che ospitano l'assemblea dei lavoratori e agisce di conseguenza, legge gli appunti invitando tutti a votare «sì» al referendum sull' accordo che sostituisce il contratto collettivo nazionale di lavoro in cambio di investimenti per 500 milioni di euro e la produzione della Maserati. Le Rappresentanze sindacali unitarie non aspettavano altro. Le officine della ex Bertone sono un avamposto Fiom, 741 iscritti su 1092 lavoratori. Qui, in una fabbrica chiusa dal 2005, non avrebbe vinto nessuno, in ogni caso. La prevalenza del «no» avrebbe significato la cancellazione dell'investi-

500

Milioni investimenti previsti per la fabbrica di Grugliasco

mento promesso da Fiat e l'eutanasia della fabbrica. Ne erano consapevoli entrambe le parti, che nelle ultime settimane avevano tentato un abbozzo di trattativa, subito naufragato sugli scogli della reciproca rigidità. Se il sindacato dei metalmeccanici si fosse limitato a non dare indicazione di voto, come a Mirafiori, ci sarebbe stata comunque una spaccatura, con il rischio di una forte percentuale di schede favorevoli all'accordo, perché a metterle nell' urna erano operai che sopravvivono da sei anni in cassa integrazione. La Fiom non poteva permettersi nulla di tutto questo. A togliere tutti dall'imbarazzo ci hanno pensato loro, i lavoratori della

ex Bertone, ormai ribattezzata Officine automobilistiche Grugliasco. «Ogni fabbrica è diversa. Dovete tenere conto della nostra specificità» ripetevano mentre entravano diretti all'assemblea. Un'azienda fortemente sindacalizzata, orgogliosa della propria diversità rispetto ai «torinesi» di Mirafiori. Dieci giorni fa, all'approssimarsi dello scontro finale, i delegati Fiom fa sono andati a Roma, per incontrarsi con il segretario nazionale, Maurizio Landini. «Comunque vada il voto, noi firmiamo l'accordo» avevano detto. La scelta di ieri mattina, condivisa dai vertici, è maturata davanti a questo disagio esibito con naturalezza ai propri referenti sindacali. Con l'indicazione del «sì» il referendum viene disinnescato, una trovata che sposta gli operai dalla linea di scontro tra Fiom e Fiat. I nodi restano. La sensazione è che la partita decisiva tra i due contendenti si giocherà davanti al giudice del la-

voro di Torino, dove verrà discusso il ricorso della Fiom contro il nuovo contratto siglato dalla Fiat a Pomigliano. Ma questo sostanziale nulla di fatto ha l'impressione di lasciare tutti contenti. La Fiat, che oggi, alla chiusura delle urne, porterà a casa quel sì plebiscitario che è mancato a Pomigliano e Mirafiori. E anche la Fiom, che con questa mossa ha preso tempo, togliendosi dall'angolo e dall'imbarazzo di dover affrontare una situazione crudele. Il sì delle Rsu, seppur sottolineato da un giudizio negativo sull'accordo, allontana la resa dei conti. I delegati Fiom hanno annunciato le loro dimissioni, presto si voterà per il rinnovo delle rappresentanze, e quello sarà il vero voto sul referendum. Questa mossa dal basso produce uno stallo che ognuno valuta a modo proprio. I sindacati del sì ottengono ciò che vogliono. «Svolta comunque positiva» dice Eros Panicali, responsabile auto Uilm. Nella sede della Fiom torinese, Maurizio

Landini parla di «arma di difesa intelligente dei lavoratori», mentre il responsabile auto Giorgio Airaudo si stupisce dello stupore. «La mossa dei delegati Fiom delude che sperava che la Fiom sarebbe andata al suicidio». I lavoratori della ex Bertone si mettono in coda per votare. A loro non importa delle conseguenze strategiche di questo pareggio. Si avvicinano al "vecchio" Viola e lo ringraziano. In questi sei anni di limbo non si sono dispersi, come spesso avviene nei lunghi periodi di cassa integrazione. Adesso si sono tolti da soli un peso dalle spalle, che rendeva ingiusto il loro voto. E pazienza se i Cobas di Mirafiori li insultano - «venduti» - per il loro sì ormai scontato. Una donna esce dalla coda e li affronta a muso duro. «Amico, non siamo noi a dover salvare la classe operaia» dice a un tizio con il megafono. Ogni fabbrica è diversa.

MILANO — Solo pochi mesi fa era sembrata una cifra folle: 50 miliardi di dollari per Facebook. La più grande Ipo della storia del Nasdaq. Basterebbe ricordare che Google si era «fermata» a 27 miliardi per lo sbarco in borsa e che lo stesso ex ceo del motore di ricerca, Eric Schmidt, due mesi fa si era lasciato sfuggire che la new-new economy rischiava di avviarsi verso una nuova «bolla». Cosa dire allora dei 100 miliardi che, secondo alcune fonti anonime del Wall Street Journal, varrebbe adesso il sito di social network fondato da Mark Zuckerberg? In ogni caso i numeri su cui si erano basate Goldman Sachs e Digital Sky Technologies per valorizzare il pacchetto di azioni Facebook sono già lontani e superati. Secondo le nuove stime il gruppo sarebbe già sulla buona strada per superare i 2 miliardi di dollari di Ebitda 2011. Una cosa è certa: la febbre da Facebook farà parlare di sé ancora a lungo, fino al giorno dello sbarco in Borsa.

Marco Imarisio
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Massimo Sideri
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40 Economia
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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

A Bruxelles Il Governatore della Banca d’Italia: «Stress test credibili e trasparenti»

Draghi: i salvataggi delle banche siano pagati dagli azionisti
«Le operazioni non pesino sui contribuenti. Ancora rischi sulla crescita»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

BRUXELLES — Quando le banche falliscono, è opportuno «assicurare che i costi dei fallimenti siano sostenuti da azionisti e creditori piuttosto che dal contribuente o dal più generale sistema finanziario». Lo dice Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia e presidente del Financial stability board, e anche (o soprattutto, in questo caso) candidato più probabile alla prossima presidenza della Bce, la Banca centrale europea. Draghi parla in una conferenza sul rafforzamento dei mercati finanziari, a Bruxelles, capitale di quella Unione Europea che negli ultimi anni —sotto la sferza della crisi — ha autorizzato o propiziato i salvataggi di banche inglesi, irlandesi, greche, tedesche,

olandesi, in gran parte con fondi pubblici: ha dunque un peso e un significato particolare, il monito di chi guiderà quasi certamente la Bce dal prossimo autunno (ieri la sua candidatura è stata definita «inarrestabile» dal presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, in sintonia con i maggiori giornali tedeschi: un portavoce del governo a Berlino ha frenato, dicendo che nulla è ancora deciso, ma la sua è sembrata più che altro una tiepida smentita diplomatica). E' quello del cosiddetto

"bail-in", lo schema profilato da Draghi per gli eventuali salvataggi futuri degli istituti finanziari: un nuovo quadro regolamentare «dovrebbe includere poteri di "bail-in"», in grado di garantire appunto la partecipazione alle perdite da parte di azionisti e creditori. E l'Fsb, il Financial Stability Board, l'organismo che dal 1999 riunisce rappresentanti dei governi e delle banche centrali per promuovere la stabilità finanziaria internazionale, sta ora «esplorando opzioni contrattuali sia statu-

I rischi «I rischi? Dalla ripresa disomogenea alle politiche divergenti e all’aumento delle materie prime»

I mercati Nuova governance: «Il mancato coordinamento su Basilea 2 una delle principali cause della crisi»

tarie» in questo senso. Ma l'incontro di Bruxelles è stato anche l'occasione per tracciare un bilancio più generale, di come la crisi viene affrontata. Per quanto riguarda la riforma del sistema finanziario internazionale, il giudizio del governatore della Banca d'Italia è moderatamente ottimista ma fissa dei paletti: «sono stati fatti grandi progressi, e oggi l'industria dei servizi finanziari è completamente diversa da quello che era quattro anni fa»; però «è venuto il momento di cambiare le leggi. E concentrarsi sul farlo in maniera coerente a livello internazionale». Per le banche, in particolare, torna la prova degli stress test, le prove di resi-

Bankitalia Mario Draghi

Ceo e direttore generale

Enel, il nuovo board conferma Conti
Fulvio Conti è stato confermato amministratore delegato e direttore generale dell’Enel nel corso del primo cda sotto la presidenza di Paolo Andrea Colombo. Il consiglio ha anche confermato i poteri preesistenti, riconoscendo a Colombo le stesse attribuzioni di Gnudi e assegnando a Conti le medesime deleghe. Con una nota l’Enel ha anche sottolineato di aver migliorato nel 2010 la continuità del servizio elettrico.
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stenza: e Draghi chiede che siano «credibili e applicati in modo efficace e trasparente in tutto il continente». Più in là, sulla media distanza, la ripresa economica c'è ma continueranno a persistere «ancora per qualche tempo» alcuni «rischi globali: ripresa disomogenea, politiche economiche divergenti, aumento dei prezzi delle materie prime, squilibri nei pagamenti internazionali e pressioni sui tassi di cambio». Continua poi la preoccupazione per il crescere dei debiti sovrani, e per il ritmo diseguale dello stessa ripresa economica: che è trainata dai Paesi emergenti, sottolinea il governatore di Bankitalia, mentre rimane più modesta nelle economie avanzate. In altre parole: ci sarà molto da faticare, per chiunque sarà chiamato al timone della Bce.

Luigi Offeddu
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Banche Il debutto di Weidmann alla Bundesbank

Bce, 500 miliardi di titoli tossici
FRANCOFORTE — Lotta all' inflazione come obiettivo primario, stabilità della moneta europea e politica monetaria indipendente: anche per Jens Weidmann, 43 anni, neo-presidente della Bundesbank, è d'obbligo la continuità della cultura della stabilità, praticata dai suoi predecessori. I guardiani della stabilità erano tutti presenti ieri, da Carl-Otto Poehl a Axel Weber (eccettuato Hans Tietmeyer), alla cerimonia di insediamento del più giovane presidente della banca centrale tedesca, nella sede di Franconendo il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble a tagliare il debito in tempi buoni, anche in nome del ruolo di «modello» della Germania in Europa. La sostanza era la cultura della stabilità che i banchieri centrali di Francoforte hanno insegnato all'Europa da sei decenni, ma il tono del giovane presidente era più morbido e diplomatico del predecessore Weber, accompagnato da un sorriso amichevole. Anche quando ha ripetuto la necessità che nella crisi del debito «le politiche finanziarie dei paesi e gli investitori privati siano responsabili per le loro decisioni». O quando ha ricordato che «provvedimenti anticrisi», se usati troppo a lungo «possono essere connessi ad effetti collaterali considerevoli». Non parla di «rischi» come Weber, ma auspica con fermezza il ritorno alla «normalità» della politica moIl presidente Jens Weidmann, 43 anni netaria. D'altra parte, interpreta la tendenza forte. Weidmann sedeva a de- in atto. La Bce da cinque settistra del presidente della Bce mane non acquista più bond Jean-Claude Trichet, il quale ha sovrani. Ma, come confermato esortato «più che mai alla ne- ieri dal rapporto 2010 dell’Eurocessità della coesione del Consi- tower, anche lo scorso anno ha glio direttivo». Segnali del riav- fatto il pieno di titoli-spazzatuvicinamento fra la Buba e la Eu- ra presentati dalle banche a garotower, dopo le tensioni pro- ranzia dei prestiti ricevuti. Su vocate dalle critiche di Weber 2.010 miliardi di «collaterali», sui rischi di acquisti di bond so- un quarto è rappresentato da vrani da parte della Bce. attività cartolarizzate, ossia Nel suo primo discorso, Wei- «Asset backed securities» dmann ha tenuto a fugare da (Abs). La quota dei titoli «tossisubito i dubbi emersi sulla sua ci» è cresciuta dal 24 al 25%, in indipendenza — è l’ex-consi- soldoni 500 miliardi di euro. Marika de Feo gliere economico della Cancelliera Angela Merkel — ammo© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Economia 41
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Made in Italy Nei piani la crescita del marchio in Asia

I thailandesi: 250 milioni per acquistare la Rinascente
Borletti: vado avanti, ricorrerò in tribunale
MILANO — Offerta thailandese da 250 milioni per la Rinascente. Ieri, alla scadenza del termine, è arrivata soltanto la proposta del gruppo Central Retail corporation (Crc): 205 milioni cash per il business e il marchio ideato nel 1917 da Gabriele D’Annunzio, più 45 milioni di indebitamento. L’offerta, che rappresenta 10 volte l’ebitda di Rinascente, è valida un mese ed è accompagnata da una garanzia bancaria a dimostrazione della serietà delle intenzioni dell’acquirente. Ma non tutti i soci della catena di grandi magazzini esultano. All’euforia di Investitori Associati, il fondo di private equity che con il 46% controlla Ru, la holding azionista di Rinascente, insieme a Reef (Deutsche Bank) con il 30%, e Prelios (ex Pirelli Re) con il 20%, fa da contraltare il disappunto di Maurizio Borletti, presidente di Ru, e socio con il 4%. Borletti, contrario fin dall’autunno scorso alla vendita ai thailandesi, si è proposto come acquirente alternativo, con una cordata che includerebbe la Tip di Gianni Tamburi, alcuni grandi marchi del lusso e le famiglie Lunelli, Landi e Montipò. Ma il complicato meccanismo di patti parasociali ha fatto approdare la trattativa in tribunale. Borletti ha prima chiesto accesso alla data room e poi, qualche settimana fa, ha richiesto un arbitrato con l’obiettivo di incassare una penale di 40 milioni e il diritto di comprare la Rinascente al prezzo di mercato scontato del 25%. Forte di questo diritto e in attesa del risultato dell’arbitrato, l’imprendi-

I conti del Tesoro ad aprile

Il deficit migliora ancora, più entrate e meno interessi
(m. sen.) - Il disavanzo del settore pubblico continua a diminuire. Nei primi quattro mesi di quest’anno, secondo i dati diffusi ieri dal ministero dell’Economia, il fabbisogno si è fermato a 40,1 miliardi di euro, quasi due miliardi in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel solo mese di aprile la differenza tra entrate ed uscite di cassa del settore statale è stata negativa per 8,8 miliardi di euro, ben 6 miliardi in meno nei confronti del mese di aprile del 2010. «Il miglioramento del saldo del mese di aprile - spiega il Tesoro in una nota - è da attribuirsi a un buon andamento del gettito fiscale, ad una minor spesa per interessi sui titoli del debito pubblico e ad una contenuta dinamica dei pagamenti, in particolare per le amministrazioni territoriali». Secondo il Documento di Economia e Finanza varato dal Governo e approvato dalla Camera, ma non ancora dal Senato, il deficit pubblico del 2011 dovrebbe scendere al 3,9% del prodotto interno lordo, per poi scendere sotto il 3% (2,7%) nel 2012.
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no, venduto per 472 milioni a fine marzo. A dare sicurezza è proprio la scelta del prezzo: i 205 milioni indicati non sono casuali: è esattamente il valore per il quale Borletti si è dichiarato venditore, secondo la procedura dei patti parasociali che prevede una soglia sotto la quale un socio si definisce «compratore» e al di sopra della quale diventa «venditore». tore erede della famiglia fondatrice Questo, perciò, dovrebbe pordei grandi magazzini, ieri non ha re fine alla battaglia legale, senemmeno presentato la sua offerta. condo ambienti vicini ad InDa presidente spetta a lui ora convocavestitori associati. Sullo sfondo restano i thaire il consiglio di amministrazione di landesi, che hanno chiaraRu che dovrà valutare la proposta mente dimostrato un interesthailandese e poi l’assemblea che dose forte per la società italiana, vrà approvare al cessione. Ma Borletoltre ad avere solide spalle fiti, consigliato dall’avvocato Alberto nanziarie. Il gruppo è ancora nelle mani della famiglia ChiIl compratore rathivat che, emigrata dalla Cina nel 1927, ha saputo trasforIl gruppo di Bangkok che fa capo mare una bottega aperta nel alla famiglia Chirathivat ha un distretto cinese di Bangkok in fatturato di 2,68 miliardi di euro un impero economico. Con 2,68 miliardi di euro Central Group Il chairman Sudhitham Chirathivat di fatturato nel 2010, Central Nanni dello studio legale Gianni, Ori- tà. L’offerta, superiore alle attese del- Retail Corporation è oggi il primo goni, Grippo & Partners, ha ribadito la vigilia, ricevuta dall’advisor Unicre- gruppo di distribuzione in Thailandi essere pronto a rivolgersi ancora dit, appare più che soddisfacente e va- dia. La società controlla tre catene di una volta al tribunale per difendere le lorizza in modo congruo l’asset, già grandi magazzini, due insegne di susue ragioni. spogliato del patrimonio immobilia- permercati e cinque catene di negozi Sul campo opposto, i soci di mag- re, a cominciare dal palazzo sede del- specializzati. Oltre al retail, l’attività gioranza, però, ostentano tranquilli- la Rinascente in Piazza Duomo a Mila- del gruppo comprende l’immobiliare, gli hotel e i ristoranti. Tra le filiali di peso, oltre a Central Retail, spicca anLa scalata Lactalis che Central Pattana, il più grande costruttore e operatore di shopping center in Thailandia. E per il 2011 il gruppo ha annunciato investimenti per oltre 450 milioni. (m.sid.) Si terrà oggi nel pomeriggio il board della Parmalat per I progetti per la Rinascente? L’ambiaffrontare il tema dell’Opa Lactalis. È probabile che si tratti di un zione è di esportare un brand carico incontro non definitivo e che non venga data un’indicazione sull’ostilità di suggestione Made in Italy (e forte o meno dell’offerta. Il consiglio guidato da Enrico Bondi dovrebbe dare dei suoi marchi di lusso) non solo in mandato all’advisor per preparare la fairness opinion e votare poi in un Thailandia, ma in molti altri Paesi delsecondo appuntamento. L’obiettivo potrebbe anche essere quello di l’Asia, Cina inclusa. Ma l’ultima parochiedere ai francesi un ritocco verso l’alto. la potrebbe spettare al giudice.

Parmalat, il board valuta l’Opa

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Giuliana Ferraino
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CONSIP S.p.A. a socio unico
Via Isonzo, n. 19/E 00198 - Roma AVVISO DI GARA E’ indetta una gara a procedura aperta ai sensi dell’art. 54 del D.Lgs. n. 163/2006 per l’affidamento dei servizi di advisory contabile per le Regioni sottoposte ai Piani di rientro ai sensi dell’articolo 1, comma 180, della legge 311/2004 e dell’articolo 2, comma 88 della legge 191/2009. La gara è effettuata secondo la procedura fissata dal D.Lgs. n. 163/2006 e successive modificazioni ed integrazioni ed è aggiudicata secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Il bando di gara è pubblicato sulle Gazzette Ufficiali della U.E. e della Repubblica Italiana, alle quali è stato inviato il 18/04/2011, nonché sul profilo del committente www.acquistinretepa.it. La documentazione ufficiale di gara è disponibile in duplice formato: elettronico, firmato digitalmente, scaricabile dai siti www.acquistinretepa.it, www.consip.it, e www.mef.gov.it; cartaceo, ritirabile presso la Consip S.p.A.. Si precisa che la versione in formato elettronico firmata digitalmente costituisce l’originale della documentazione di gara, mentre la versione cartacea ne è la copia conforme. Le imprese interessate possono ritirare la documentazione di gara in formato cartaceo (Disciplinare di gara e relativi allegati) tutti i giorni feriali, escluso il sabato, dalle ore 9.00 alle ore 12.00, entro le ore 12.00 del 13/06/2011, presso gli uffici della Consip S.p.A., in Via Isonzo, 19/E, 00198 - Roma. Le offerte dovranno essere presentate entro il termine perentorio delle ore 12.00 del 13/06/2011, presso la sede di Consip S.p.A., in Via Isonzo, 19/E, 00198 - Roma. Informazioni e/o chiarimenti sul Bando, Disciplinare di gara, Capitolato Tecnico e sugli altri atti di gara, potranno essere richiesti mediante fax al n. 06.85449288 o all’indirizzo di posta elettronica advisorypianidirientro@acquistinretepa.it entro le ore 12.00 del 23/05/2011. I plichi contenenti le offerte saranno aperti alle ore 15.00 del 13/06/2011 presso Consip S.p.A., Via Isonzo n. 19/E, 00198 - Roma. Dott. Danilo Oreste Broggi (L’Amministratore Delegato)

italia: 515050585854

Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

ANAS S.p.A.
Compartimento della viabilità per il Piemonte

CASSA DEPOSITI e PRESTITI spa BUONI FRUTTIFERI POSTALI (BFP) E LIBRETTI DI RISPARMIO
EMISSIONE MAGGIO 2011: SERIE M59 - J12 - X12 - D17 - B79 - P44 I BFP sono garantiti dallo Stato italiano, esenti da spese e commissioni, disponibili presso tutti gli uffici postali. Sono rimborsabili in anticipo con restituzione del capitale investito e, al termine del periodo di infruttiferità, anche degli interessi maturati e degli eventuali premi. BFP DEDICATO AI MINORI - SERIE M59 intestabile solo ai minori da 0 a 16 anni e mezzo scade al compimento del 18° anno di età offre un capitale rivalutato in funzione dellʼetà del minore al momento della sottoscrizione BFP INDICIZZATO ALL’INFLAZIONE ITALIANA - SERIE J12 durata massima: 10 anni dalla data di sottoscrizione capitale rivalutato sulla base dell’Indice nazionale dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati (ISTAT FOI)
Tassi reali annui lordi (%) 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 1,45 1,60 0,50 0,50 0,50 0,50 0,50 0,50 0,50 0,50 Esemplificazione del tasso di rendimento effettivo a scadenza al variare dell’inflazione Tasso di inflazione medio (%) 0* 1,00 2,00 3,00 4,00
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ESITO DI GARA D’APPALTO - LAVORI
L’ANAS S.p.A. - Compartimento della viabilità per il Piemonte - corso G. Matteotti n. 8 10121 - TORINO (tel. 011.573911; fax 011.5660906), comunica che è stata esperita gara d’appalto con procedura aperta, ai sensi del D. Lgs. n. 163/2006 e s.m.i., per l’affidamento dei seguente lavori: GARA: 2010PA030. Luogo di esecuzione: Provincia del Verbano Cusio Ossola. Oggetto: Lavori di manutenzione ordinaria triennale degli impianti tecnologici, di illuminazione pubblica e segnaletica luminosa della galleria “Montecrevola” posta lungo la S.S. 33 e della galleria “Le Casse” posta lungo la S.S. 659, compreso il servizio di reperibilità per interventi di emergenza. Triennio 2011 - 2013. Importo a b. a.: € 750.000,00, di cui € 21.150,00 per oneri di sicurezza. Categoria prev. OG 11 - Categorie scorp. OG 10 e OS 9. Si rende noto che questo Compartimento ai sensi del D.Lgs. 163/2006 ha aggiudicato definitivamente i lavori sopraindicati all’impresa ALFIERI IMPIANTI di Alfieri Domenico & C. S.A.S. con sede in Torchiara (SA), che ha offerto il ribasso del 28.796%. Alla gara hanno partecipato n. 87 imprese, sono state ammesse n. 77 imprese. IL CAPO COMPARTIMENTO Ing. Raffaele CELIA

BFP A 18 MESI - SERIE D17 durata massima: 18 mesi dalla data di sottoscrizione
Semestre 1 2 3 Tasso nominale lordo su base annua (%) 1,35 1,95 2,55

BFP ORDINARIO VENTENNALE - SERIE B79 durata massima: 20 anni dalla data di sottoscrizione
1 2 3 4 5 1,35 1,50 1,80 1,90 2,10 Tassi nominali annui lordi (%) 6 2,30 11 3,40 7 2,40 12 3,50 8 2,50 13 3,60 9 2,60 14 3,70 10 2,80 15 4,20 16 17 18 19 20 4,20 4,20 5,20 5,20 5,20

CORSO G. MATTEOTTI, 8 - 10121 TORINO Tel. 011/5739202 - Fax 011/5162982 • sito internet www.stradeanas.it

Tasso di rendimento effettivo a scadenza lordo (%) netto (%) 0,70 1,51 2,31 3,11 3,91 0,62 1,33 2,05 2,77 3,49

“BFP Premia ” - SERIE P44 durata massima: 7 anni dalla data di sottoscrizione premi al compimento del 2°, 3°, 4°, 5°, 6° e 7° anno, in funzione dell'andamento dell'Indice azionario EURO STOXX 50
Scadenze premi anno periodo compiuto 2° 3° 4° 5° 6° 7° maggio 2013 maggio 2014 maggio 2015 maggio 2016 maggio 2017 maggio 2018 Premio eventuale % 4,00 2,80 3,60 4,40 5,20 6,00 Variazione dellʼIndice % 20 * 10 10 10 10 10
IV IV IV IV IV IV

CONSIP S.p.A. a socio unico
Via Isonzo, n. 19/E 00198 - Roma AVVISO DI GARA E’ indetta una gara a procedura aperta ai sensi dell’art. 54 del D.Lgs. n. 163/2006 per la l’affidamento della fornitura di un sistema RIS - PACS di digitalizzazione, archiviazione e trasmissione di immagini radiologiche per la Azienda Unità Sanitaria Locale di Pescara. La gara è effettuata secondo la procedura fissata dal D.Lgs. n. 163/2006 e successive modificazioni ed integrazioni ed è aggiudicata secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Il bando di gara è pubblicato sulle Gazzette Ufficiali della U.E. e della Repubblica Italiana, alle quali è stato inviato il 20/04/2011, nonché sul profilo del committente www.acquistinretepa.it. La documentazione ufficiale di gara è disponibile in duplice formato: elettronico, firmato digitalmente, scaricabile dai siti www.acquistinretepa.it, www.consip.it, e www.mef.gov.it; cartaceo, ritirabile presso la Consip S.p.A.. Si precisa che la versione in formato elettronico firmata digitalmente costituisce l’originale della documentazione di gara, mentre la versione cartacea ne è la copia conforme. Le imprese interessate possono ritirare la documentazione di gara in formato cartaceo (Disciplinare di gara e relativi allegati) tutti i giorni feriali, escluso il sabato, dalle ore 9.00 alle ore 12.00, entro le ore 12,00 del 15/06/2011, presso gli uffici della Consip S.p.A., in Via Isonzo, 19/E, 00198 - Roma. Le offerte dovranno essere presentate entro il termine perentorio delle ore 12,00 del 15/06/2011, presso la sede di Consip S.p.A., in Via Isonzo, 19/E, 00198 - Roma. Informazioni e/o chiarimenti sul Bando, Capitolato d’Oneri, Capitolato Tecnico e sugli altri atti di gara, potranno essere richiesti mediante fax al n. 06.85449288 o all’indirizzo di posta elettronica RISPACSPescara@acquistinretepa.it entro le ore 12.00 del 18/05/2011. I plichi contenenti le offerte saranno aperti alle ore 15/00 del 15/06/2011 presso Consip S.p.A., Via Isonzo n. 19/E, 00198 - Roma. Dott. Danilo Oreste Broggi (L’Amministratore Delegato)

Tasso effettivo di rendimento lordo min % max % 1,40 1,40 1,40 1,40 1,40 1,40 3,35 3,58 3,84 4,11 4,36 4,60

ANAS S.p.A.
DIREZIONE GENERALE

BFP INDICIZZATO A SCADENZA - SERIE X12 Premio massimo: 16% del capitale investito premio legato allʼandamento dellʼIndice azionario EURO STOXX 50 durata massima: 5 anni dalla data di sottoscrizione rendimento minimo annuo lordo a scadenza: 1,35%
Tassi nominali annui lordi (%) 1 2 3 4 5
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AVVISO DI GARA
CA 01 /11: SS 199 “Di Monti” Lavori di adeguamento tra Olbia e lo svincolo con la SS 131 DCN - Intervento di potenziamento dell’areoporto di Olbia, adeguamento della viabilità di accesso e opere connesse - Adeguamento al tipo B dell’itinerario Sassari-Olbia - lotto 9. Modalità di scelta del contraente : procedura ristretta ai sensi del D. Lgs. n. 163/2006 e ss.mm.ii., art.55, comma 6 e a termini abbreviati ai sensi dell’art. 70, comma 11 - Offerta economicamente più vantaggiosa ai sensi artt. 81 e 83 del D.Lgs. 163/06 e ss.mm.ii. Luogo di esecuzione : Sardegna - Provincia di Olbia- Tempio Importo complessivo dell’appalto : € 37.818.019,22 . Responsabile del Procedimento : Ing. Francesco Ruggieri Il bando integrale è stato inviato alla GUUE in data 28.04.2011, pubblicato sulla GURI n. 51 del 02.05.2011, sull’albo della sede legale di Roma e sul sito internet all’indirizzo www.stradeanas.it Termine per la presentazione delle domande di partecipazione: ore 12:00 del giorno 17.05.2011. Le domande dovranno pervenire al protocollo generale della Direzione Generale dell’ANAS - Unità Gare e Contratti - Via Monzambano, 10 - 00185 - Roma. IL DIRIGENTE RESPONSABILE GARE E CONTRATTI Avv. Daniele Tornusciolo

LIBRETTI DI RISPARMIO Tassi di rendimento lordi (%) dal 1° maggio 2011 Libretti Nominativi
Ordinari Giallo Ordinari Oro ** Giudiziari 0,90 1,15 1,25 Minori Io cresco Io conosco Io capisco 1,55 1,55 1,55

1,35 1,35 1,35 1,35 1,35
IV

Esemplificazione per il calcolo del premio a scadenza Variazione Premio a scadenza dell’Indice sul valore nominale di riferimento (%) del buono (%)
VI IV

Libretti al Portatore
Ordinari 0,35 ** Ai risparmiatori che nel corso del 2010 hanno incrementato la giacenza media sul Libretto di oltre il 35% rispetto allʼanno precedente, è assegnata la classe di rendimento “Oro”, che prevede una maggiorazione dello 0,25% rispetto alla classe di rendimento “Giallo”.

0* 16 32 *

0 8 16

*

minore o uguale;

maggiore o uguale

Roma, lì 03.05.2011

- Gazzetta Ufficiale n° 99 del 30/04/11 Con lʼemissione dei BFP di maggio 2011 non sono più sottoscrivibili i BFP delle serie M58 - J11 - X11 - D16 - B78 - P43

VIA MONZAMBANO, 10 - 00185 ROMA Tel. 06/44461 - Fax 06/4454956 - 06/4456224 • sito internet www.stradeanas.it

www.cassaddpp.it
REGIONE TOSCANA - Giunta Regionale Direzione Generale Organizzazione e Risorse Area di Coordinamento Risorse Finanziarie Via di Novoli, 26 - 50127 Firenze, Italia

VIA G. PORZIO, 4 - CENTRO DIREZIONALE ISOLA A7 - 80143 NAPOLI Tel. 081/7508111 - Fax 081/7508214 SITO INTERNET: www.autostrademeridionali.it AVVISO DI GARA L’intestata Società rende noto ai sensi dell’art. 55 del D.Lgs. 163/2006 e s.m.i. che verrà esperita procedura aperta per l’affidamento dei seguenti lavori: AUTOSTRADA: NAPOLI - SALERNO Codice Appalto: C.I. SAM 1106 Lavori di: LAVORI DI MANUTENZIONE DEL VIADOTTO ROTOLO AL KM. 45+300 Importo complessivo a base di appalto: € 626.894,80 Codice Identificativo Intervento (CIG) 21240938FC Categoria: OG3 pari a € 537.535,91 (Categoria prevalente); OS11 pari a € 89.358,89 Eventuali interessati a partecipare alla gara suddetta potranno far pervenire le loro offerte e la documentazione richiesta dal Bando di Gara entro le ore 14,00 del giorno 25/05/2011 ad “Autostrade Meridionali S.p.A.”, via G.Porzio, 4 - Centro Direzionale di Napoli Isola A7, 80143 Napoli - con le modalità di cui al bando di gara e del relativo disciplinare, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana V Serie Speciale - Contratti Pubblici N. 49 con codice redazionale T-11BFM8392 del 27/04/2011 e disponibile sul sito internet www.autostrademeridionali.it. AUTOSTRADE MERIDIONALI S.P.A. L’AMMINISTRATORE DELEGATO ING. MARCO BIANCHI

AUTOSTRADE MERIDIONALI S.P.A.

LAIT - LAZIO INNOVAZIONE TECNOLOGICA S.P.A.

ESTRATTO DI BANDO DI GARA

REGIONE AUTONOMA DELLA VALLE D’AOSTA ASSESSORATO OPERE PUBBLICHE, DIFESA DEL SUOLO E EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA DIPARTIMENTO OPERE PUBBLICHE E EDILIZIA RESIDENZIALE VIA PROMIS, 2/A 11100 AOSTA TEL. 0165/272611 FAX 0165/272216 Oggetto: Lavori di realizzazione di una palestra e centro di protezione civile in comune di Lucoli della Regione Abruzzo. CIG: 15515023F3. Base d’asta: Euro 738.936,51. Categoria prevalente: OS32. Termine ricezione offerte: ore 12.00 del 06/06/2011 presso l’Ente appaltante. Copia del bando, del disciplinare di gara e degli elaborati tecnici sono reperibili sul sito dell’ente appaltante. IL COORDINATORE Ing. FREPPA Edmond

PostelPrint S.p.A.
Avviso di gara: PostelPrint S.p.A. indice bando di gara a procedura negoziata per la fornitura e consegna di carta per fotocopie A4. Lotto 1 CIG 2012438C5C; Lotto 2 CIG 201257094B. Lotto1) Euro 2.920.500,00; Lotto 2) Euro 1.320.800,00; Importo compl.vo di gara pari ad Euro 4.241.300,00. La gara sarà espletata mediante il criterio dellʼofferta economicamente più vantaggiosa. Il termine per la ricezione delle domande è il 23/05/2011 ore 12. La documentazione di gara è disponibile sul sito www.postelprint.com. PostelPrint Spa Amm.re Delegato Claudio Sforza

AVVISO DI GARA LAit - Lazio innovazione tecnologica S.p.A., sede legale in Via Adelaide Bono Cairoli, 68 00145 Roma - tel. 06/51.68.98.30/97.04 Fax 06/51.89.22.04 - www.laitspa.it - e-mail: gare@laitspa.it, indice una gara a procedura aperta relativa al Sistema informativo in continuità operativa per la Protezione Civile della Regione Lazio, ai sensi del D. Lgs. 163/2006. L’appalto verrà aggiudicato all’offerta economicamente più vantaggiosa, ai sensi dell’art. 83, comma 1, del D. Lgs. 163/2006, secondo i criteri che sono indicati nel Disciplinare di gara. Il plico contenente l’offerta deve pervenire, a pena di esclusione, presso la sede operativa della LAit S.p.A., con qualsiasi mezzo atto allo scopo - mediante servizio postale ovvero corriere autorizzato oppure consegna diretta a mano - ai recapiti di cui sopra, entro e non oltre le ore 12.00 del 20/06/2011. Per ogni informazione si rinvia al bando di gara inviato alla GUUE in data 20/04/2011 e sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana V° serie speciale n. 49 del 27/04/2011, nonché sui siti internet www.laitspa.it e www.regione.lazio.it. LAit S.p.A. Il Presidente - Regino Brachetti

Procedura e criterio di aggiudicazione: Procedura aperta svolta in modalità telematica - offerta economicamente più vantaggiosa. Oggetto: relativa ai due lotti: Lotto 1) “Servizio di gestione mensa e bar e servizio sostitutivo di mensa per i dipendenti della Giunta Regionale sedi di via di Novoli n. 26 e di via Alderotti n. 26/n in Firenze, oltre all’eventuale gestione per l’apertura delle mense presso le sedi di piazza dell’Unità d’Italia n. 1 e via Luca Giordano n. 13 in Firenze” CIG 179496759F - Lotto 2) “Gestione del servizio mensa del Consiglio Regionale della Toscana” CIG: 1791672680. CPV: 55511000-5. Luogo di esecuzione della prestazione: Firenze - Italia. Durata o termine d’esecuzione: 48 mesi dalla stipula del contratto. Importo stimato: € 12.708.000,00 oltre IVA nei termini di legge di cui: Lotto 1: € 11.583.000,00 oltre IVA nei termini di legge - Lotto 2: € 1.125.000,00 oltre IVA nei termini di legge (escluso oneri per la sicurezza: lotto 1: € 7.000,00 - lotto 2: € 8.640,00). Termine per la presentazione delle offerte: 26/05/2011 ore 13.00. Data di spedizione del bando alla G.U.C.E.: 15/04/2011. Il bando in edizione integrale è pubblicato sulla GUCE e sulla GURI. Il capitolato speciale d’appalto, insieme ai documenti di gara, sono disponibili ai seguenti indirizzi Internet: http://www.regione.toscana.it/appalti/profilo_com -mittente - http://www.e.toscana.it/start. Il Dirigente responsabile del contratto Dr. Paolo Giacomelli

REGIONE TOSCANA - Giunta Regionale Direzione Generale Organizzazione e risorse Settore “Sistemi Informativi e Servizi. Ufficio regionale di statistica Via di Novoli - 26 - 50127 Firenze, Italia AVVISO APPALTO AGGIUDICATO Procedura e criterio di aggiudicazione: Procedura aperta indetta ai sensi del D.Lgs. n. 163/2006 con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa art. 83 D.Lgs. 163/2006. Oggetto: Sviluppo e manutenzione del sistema di gestione del sistema informativo del Fondo Strutturale Europeo (FSE). CIG 05214119F5 - CUP D19C10000370006. Luogo di esecuzione della prestazione: Firenze. Data di aggiudicazione: 05/04/2011. Valore finale totale dell’appalto: Euro 1.250.000,00 Iva esclusa. Nome dell’aggiudicatario: RTI formato da Insiel Mercato Spa, Caribel Programmazione Srl e Data Pos Srl. Progetto finanziato con fondi comunitari Reg (CE) n. 1083/2006 POR OB 2 FSE 2007 - 2013 Asse IV Capitale umano - sistema integrato politiche istruzione formazione lavoro. Data di spedizione dell’avviso alla G.U.C.E.: 18/04/2011. Il Dirigente responsabile del contratto Ing. Leonardo Borselli

EQUITALIA SERVIZI S.p.A.
AVVISO GARA AGGIUDICATA Equitalia Servizi S.p.A. - direzione e coordinamento di Equitalia S.p.A. - Via Benedetto Croce n. 124, 00142 Roma, tel. 0659069433, fax 0659069288. Procedura aperta, ai sensi del D.Lgs. 163/06, per l’acquisizione dei servizi ICT, suddivisa in due lotti: Lotto 1 - servizi di manutenzione correttiva, adeguativa ed evolutiva (MAC, MAA, MEV), di sviluppo software e supporto specialistico (CPV 72267000-4; 72262000-9; 72263000-6; 72253000-3), valore complessivo presunto: € 2.700.000,00, oltre IVA; Lotto 2 - servizi professionali consistenti nello svolgimento di attività specialistiche di supporto sistemistico e di conduzione (CPV 72254100-1; 72254000-0; 72261000-2), valore complessivo presunto: € 1.900.000,00, oltre IVA. Durata appalto: Lotto 1 - dal 1° aprile 2011 al 31 marzo 2013; Lotto 2 - dal 28 marzo 2011 al 27 marzo 2013. Criterio di aggiudicazione: offerta economicamente più vantaggiosa. Numero di offerte ricevute: Lotto 1 - 4; Lotto 2 - 1. Aggiudicatari: Lotto 1 - RTI - Engineering Ingegneria Informatica S.p.A. - Elsag Datamat S.p.A. - Net Service S.r.l.; Lotto 2 - RTI - Capgemini Italia S.p.A. - Opera21 S.p.A.. Valore finale dell’appalto: Lotto 1 - € 2.293.020,00, oltre IVA; Lotto 2 - € 1.536.260,00, oltre IVA. Data trasmissione GUUE: 19/04/2011. Data pubblicazione GURI: 27/04/2011 n. 49.

UNIVERSITA’ DEL SALENTO
Ripartizione Affari Legali e Negoziali Area Affari Negoziali - Ufficio Appalti e Contratti ESTRATTO AVVISO DI GARA PER APPALTO PROCEDURA APERTA CODICE CIG: 2166163640 CODICE CUP: F33B1000052006 In esecuzione della delibera del Consiglio di Amministrazione n. 46/2011 del 19 aprile 2011 è indetta una procedura aperta per l’affidamento delle “opere impiantistiche per la realizzazione di un tetto fotovoltaico di circa 165 KWP architettonicamente integrato nella nuova copertura del Museo dell’Ambiente. CODICE CIG: 2166163640 CODICE CUP: F33B1000052006 La gara sarà espletata con il criterio del prezzo più basso determinato mediante ribasso sull’importo dei lavori posto a base di gara, ai sensi dell’art. 82, comma 2, lett.b) del D. Lgs. 1623/2006. ai sensi dell’art. 83 del D. Lgs. 163/2006. L’importo complessivo dell’appalto (comprensivo degli oneri diretti e speciali per la sicurezza è pari a: € 603.380,00 oltre IVA con: - importo degli oneri diretti per la sicurezza non soggetti a ribasso: € 5.390,00 oltre IVA; - importo degli oneri speciali per la sicurezza non soggetti a ribasso: € 3.380,00 oltre IVA. Le Ditte partecipanti dovranno avere il possesso della categoria unica OG9 - “Impianti per la produzione di energia elettrica”, classifica II, ai sensi dell’art. 3 e dell’allegato A del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34, subappaltabile nei limiti di legge.Le offerte, unitamente alla documentazione richiesta nel bando di gara e nel disciplinare di gara, dovranno pervenire entro e non oltre le ore 13,00 del giorno 25 maggio 2011, pena esclusione dalla gara, al seguente indirizzo: Università del Salento - Servizio Posta e Moblità - Viale Gallipoli, 49 - 73100 Lecce. La seduta di gara, si terrà il giorno 26 maggio 2011 ore 10,00 presso la sala dei Delegati sita al primo piano del Rettorato - P.tta Tancedi, 7 - 73100 Lecce. Il bando integrale, comprensivo di tutti gli allegati, è disponibile all’indirizzo internet: www.unisalento.it. Responsabile di Procedimento: Ing. Raffaele Tommasi: tel.0832/293256 raffaele.tommasi@unisalento.it). Lecce, 27 aprile 2011 Il Dirigente - Avv. Claudia De Giorgi

CENTRO ITALIANO RICERCHE AEROSPAZIALI Via Maiorise 81043 Capua (CE) AVVISO DI GARA GARA n. 03/2011 “SERVIZIO DI HELP DESK INFORMATICO AL CIRA” Procedura: Aperta. Valore dell’appalto: L’ammontare complessivo dell’appalto è pari a Euro 491.000,00 + IVA di cui Euro 276,42 come oneri per la sicurezza, non soggetti a ribasso. Durata: Tre anni. Termine per la ricezione delle offerte: ore 15,00 del 13 Giugno 2011. Codice CIG: 16788105D5. Tutta la documentazione di gara è disponibile sul sito internet www.cira.it (sezione: Opportunità - Gare d’appalto - Bandi). Il bando è stato inviato alla G.U.U.E. il giorno 15 Aprile 2011. Responsabile del Procedimento - Ing. Sebastiano Caristia Direttore Generale - Ing. Leopoldo Verde
S.p.A. AUTOVIE VENETE MINISTERO DELLA DIFESA
DIREZIONE GENERALE DEGLI ARMAMENTI TERRESTRI I Reparto - 3ˆ Divisione AVVISO DI APPROVVIGIONAMENTO Questa Direzione Generale intende avviare una procedura negoziata con la Soc. SIMAD S.p.A. per l’approvvigionamento dei seguenti materiali, ai sensi dell’art. 57, comma 2, let. b) del Decreto Legislativo 163/2006: n. 6.000 artifizi fumogeni mod. HG03 di colore bianco, rosso e verde. I quantitativi sopra indicati potranno essere soggetti a variazione. Ulteriori informazioni sono disponibili presso la Direzione Generale degli Armamenti Terrestri - Ufficio Generale Coordinamento Tecnico - II Ufficio Affari Industriali - Ufficio Relazioni con il Pubblico, tel. 06/47359094 - 06/47359069 - fax 06/4825279, dalle ore 08:30 alle ore 14:00, tutti i giorni dal Lunedì al Venerdì. IL DIRETTORE GENERALE (Ten. Gen. Antonio GUCCIARDINO)
Società soggetta all’attività di direzione e coordinamento da parte di Friulia S.p.A. Finanziaria Regionale Friuli Venezia Giulia Via V. Locchi n. 19 - 34123 Trieste Tel 040/3189111 - Fax 040/3189313 AVVISO DI GARA ESPERITA PER ESTRATTO CODICE IDENTIFICATIVO GARA (CIG): 03608327FA Si rende noto che la Procedura Aperta, tenutasi in seduta pubblica in data 22.01.2010, per l’affidamento del “Servizio di pulizia e fornitura di materiale igienico-sanitario presso i siti aziendali a favore di S.p.A. Autovie Venete”, per l’importo complessivo a base di gara di € 3.224.118,00.- più I.V.A., è stata aggiudicata definitivamente in data 17.02.2011, alla ditta G.S.A. Soc. Cons. p.a., con sede in ROMA - Via Palermo 49, (C.F. e Partita IVA 01484180391), per l’importo di € 2.954.043,45.- più I.V.A.. L’avviso integrale è stato inviato all’Ufficio Pubblicazione del Supplemento alla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea in data 13.04.2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana V Serie Speciale n. 51 dd. 02.05.2011 e sui siti internet www.serviziocontrattipubblici.it e www.autovie.it. Trieste, 02.05.2011 IL DIRETTORE AREA OPERATIVA - ing. Enrico Razzini

G.A.I.A. S.p.A.
Via Brofferio n. 48- 14100 ASTI Tel. 0141.35.54.08 AVVISO DI PROCEDURA AGGIUDICATA Procedura aperta n. 05/10 per il servizio di monitoraggio acque - CIG 05386392F6 - Data di aggiudicazione: 04/04/2011 - Criteri di aggiudicazione: prezzo più basso - N.ro offerte ricevute: 21 - Aggiudicatario: ECOANALITICA S.r.l. - Torino (TO) - Valore contrattuale: € 30.372,83 oltre I.V.A. di Legge. Asti lì 04/04/2011 IL PRESIDENTE G.A.I.A. S.p.A. Ing. Giovanni Periale

Comune di Borbona
Estratto del Bando di Gara. Concessione Servizi - gestione per 20 anni di una R.S.A. per 60 posti letto, comprendente lavori e forniture di completa mento. Il Comune di Borbona (Via N. da Borbona 12-02010 Borbona (Ri), tel 0746940037 fax 940285) indice gara mediante procedura aperta per la concessione di servizi art. 30 D.Lgs. 163/2006 e ss.mm.ii. inerente la gestione di una R.S.A. per 60 p.l. in loc. Campo. Il contratto prevede anche la progettazione e l’esecuzione di opere edilizie di completamento, la fornitura arredi ed impianti. L’importo presunto netto del comple tamento è di € 585.000. La R.S.A. di Borbona, realizzata con finanziamento regionale ai sensi dell’art.20 L. 60/88, ed è ricompresa nel Piano Sa nitario Regionale. Obbligo di presa visione. Cri terio di aggiudicazione: offerta economicamente più vantaggiosa. Termine di presentazione offerte 16.07.2011. Il Bando di Gara integrale ed il disciplinare sono scaricabili da www.comu ne.bor bona.rieti.it. La documentazione integrale di gara è richiedibile via email a utborbona@pec.it. Resp.le dell’Ufficio Tecnico: geom. G. Gregori

COMUNE DI NERVIANO (MI)
Piazza Manzoni 14 - Nerviano AVVISO DI AGGIUDICAZIONE Appalto: servizio assicurativo a copertura del rischio RCT/RCO in carico al Comune di Nerviano per il periodo 30.04.11/31.12.14 CIG 0769742B2E. Procedura di gara: aperta. Criterio di aggiudicazione: offerta economicamente più vantaggiosa. Aggiudicatario: CARIGE ASSICURAZIONI Spa. Importo aggiudicazione : euro 570.025,53 imposte incluse. Determinazione di aggiudicazione: 180/RG del 11.04.11. Data invio alla Guce 26.04.2011. Data pubblicazione Guri: 29.04.11 n. 50 Nerviano 28.04.11. Fto la Titolare P.O. Area Economico/Finanziaria Dott.ssa Maria Cristina Cribioli.

ESTRATTO BANDO DI GARA CON PROCEDURA APERTA Quest’Autorità rende noto che intende espletare una procedura aperta per l’appalto dei lavori di completamento dello scavo dei canali portuali di grande navigazione sino alla quota prevista dal Piano Regolatore Portuale e conferimento dei sedimenti dragati - 2° stralcio - . Criterio di aggiudicazione: l’appalto sarà aggiudicato con il criterio del prezzo più basso, determinato ai sensi dell’art. 82, comma 2, lettera a) del D.Lgs. n. 163/2006, mediante offerta a prezzi unitari. Luogo di esecuzione: Porto di Venezia. Importo complessivo d’appalto: € 4.623.291,80. Categoria prevalente: OG 07 classifica V. Termine ultimo per il ricevimento delle offerte: entro le ore 12.00 del 26.05.2011. Responsabile unico per il procedimento: Dott. Ing. Nicola Torricella. L’avviso di gara viene pubblicato all’Albo dell’Autorità Portuale di Venezia,sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie speciale relativa ai contratti pubblici n. 49 del 27.04.2011, sul Supplemento alla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea n. / del / . Il bando di gara, con allegato il relativo disciplinare, è reperibile sul sito http://www.rveneto.bandi.it e sul sito http://www.port.venice.it. Per eventuali chiarimenti contattare l’Area Gare dell’A.P.V., tel +39 0415334533. Venezia, 08.04.2011 IL PRESIDENTE - Prof. Paolo Costa

Unioncamere Campania (NA) Esito di gara per l’affidamento del servizio di allestimento dell’area espositiva del Vinitaly 2011. CPV 79950000-8 CIG: 09023491F3. Ente appaltante: Unioncamere Campania, Via Sant’Aspreno 2 - Napoli. Tel.: 081.4109123 Fax: 081.5801769. Importo a base d’asta: Euro 600.000,00 + IVA - CIG 09023491F3. Il Responsabile del Procedimento dott. Luca Lanza, rende noto che l’appalto in oggetto è stato aggiudicato in via definitiva all’impresa: “Gruppo Gamma srl” via Flaminia, 714 Roma con un ribasso del 5,11% sull’importo a base d’asta. Il Responsabile - Dott. Luca Lanza

Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Economia 43
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I Piccoli

Lo scontro è intorno a quanto ammonta in realtà il valore nominale del «ticket». Il banco di prova del maxi-contratto Eni

Bar e trattorie adesso sfidano lo Stato: la battaglia silenziosa dei buoni pasto
Le gare al massimo ribasso creano un caso. Atteso l’intervento dell’Authority
uella dei buoni pasto è una guerra silenziosa. Si combatte ogni giorno nei bar e nelle tavole fredde delle grandi città italiane. Ad animarla sono, da una parte, i piccoli esercenti di bar, pizzerie e mini-trattorie, dall'altra l'amministrazione dello Stato o le grandi aziende come l'Eni. In mezzo ci sono 2,2 milioni di lavoratori, il «popolo dei buoni pasto», 800 mila dei quali sono dipendenti pubblici e il resto privati. I buontemponi sostengono che il vero dualismo del mercato del lavoro sia proprio questo, i lavoratori che possono usufruire della mensa aziendale «contrapposti» ai loro colleghi che invece sono costretti a mangiare panini cinque giorni su sette. I primi sono considerati dei privilegiati che fanno un po' di fila con il vassoio in mano ma poi si siedono a tavola e consumano a prezzi aziendali un primo, un secondo e magari anche la frutta. I secondi invece sono costretti a sciamare in tutta fretta verso bar e tavole fredde per accaparrarsi i pochi posti a sedere e le pietanze migliori. Alla fine del pasto pagano con un buono esentasse che quasi sempre ha l'importo facciale di 5 euro ma è attorno al valore reale di quei 5 euro che infuria la battaglia. Un mercato da 2,5 miliardi I buoni pasto sono di tradizione anglosassone, sono stati introdotti in Italia nel 1976 e da allora hanno conosciuto un crescente successo. Secondo i dati dell'ultimo studio Nomisma chi pranza fuori casa utilizza per il 24% bar e snack bar, per il 22% ristoranti, trattorie e pizzerie, per il 15,2% mense aziendali e il 12% si porta il cibo da casa. Così il mercato dei buoni pasto vale 2,5 miliardi di euro e per controllarlo si azzuffano una decina di società, diverse delle quali a capitale straniero (come la francese Edenred, leader di mercato al 43% con il marchio Ticket Restaurant). Per ottenere i contratti più interessanti, quelli che con un colpo solo portano migliaia di clienti, le società che stanno dietro Day, Passlunch o Ristomat sono disposte a battersi fino all'ultimo centesimo ma la loro organizzazione, l'Anseb, ora ha detto basta e assieme alla Fipe, che rappresenta gli esercenti, si è rivolta all'Authority dei contratti pubblici. Nell'attesa il banco di prova della ribellione è un maxi-contratto Eni (4 mila

Q

dipendenti per un ammontare di 8 milioni di euro) che dovrebbe essere aggiudicato nei prossimi mesi e che si presenta particolarmente appetibile, visto che la società petrolifera concede ai propri dipendenti un ricco bonus di 10 euro. I negoziatori del gruppo del cane a sei zampe vorrebbero procedere, come fanno gli altri enti pubblici, alla gara al massimo ribasso per risparmiare il più possibile ma le organizzazioni di categoria si sono messe di traverso. E come primo risultato hanno spuntato un incontro con i vertici dell'Eni che si dovrebbe tenere nella prima decade di maggio. «Se

Chi paga lo sconto L’aggiudicazione dei contratti si chiude con uno sconto che oscilla tra il 16 e il 20%. Un mercato che vale 2,5 miliardi di euro per 2,2 milioni di dipendenti

anche l'Eni, che non ha problemi di bilancio, sceglie la strada del massimo ribasso per il mercato è devastante» dice Franco Tumino, presidente di Anseb. L’esempio francese Il perché della devastazione si spiega così: le gare al ribasso si chiudono con un sconto che oscilla tra il 16 e il 20% e qualcuno alla fine lo deve pagare. Il datore di lavoro fornisce ai propri dipendenti un buono pasto da 5 euro, l'impiegato va nel bar o in pizzeria e consuma per 5 euro ma quando l'esercente va a riscuotere

quel buono se lo trova decurtato almeno del 10%. In sostanza pur di avere clienti e non rimanere fuori dal giro lavora sotto costo e in più deve attendere mesi prima di riscuotere i soldi che ha anticipato. Così dunque non si può andare avanti a lungo e cova la ribellione anche perché nella vicina Francia non succede niente di ciò e al massimo l'esercente paga una commissione del 3%. Già nel 2007 ci fu una protesta collettiva, un «No ticket day» che portò gli esercenti a non accettare per un giorno buoni pasto in pagamento e qualcosa del genere sta maturando anche oggi. Le prime avvisaglie si registrano in provincia ma anche nelle grandi città la misura è colma. È evidente che in tempo di crisi per un bar o una piccola trattoria contare ogni giorno su un numero di panini o coperti costante è un fattore-chiave di programmazione aziendale e quindi è assai difficile che qualcuno voglia uscire dal giro dei buoni pasto ma quel 10% in meno è una mannaia. E del resto nelle zone a maggiore concentrazione di uffici del centro di Milano già si assiste a un fenomeno di questo tipo: i bar tengono aperto quasi esclusivamente in funzione della pausa pranzo degli impiegati e così alle 15 del venerdì pomeriggio già si preparano a chiudere, per riaprire solo il lunedì successivo. Gli impiegati con il buono pasto sono diventati il loro core business. Ma i rappresentanti della Fipe non hanno nessuna intenzione di lasciare le come stanno e chiamano alla lotta anche i lavoratori dipendenti. «Cgil-Cisl e Uil dovrebbero stare dalla nostra parte — dice il presidente della Fipe, Lino Stoppani —. In fondo hanno contrattato un buono di 5 euro e invece i loro datori di lavoro, che hanno già risparmiato non attrezzando la mensa, ora vogliono spendere ancora meno ma così fanno correre a tutti grandi rischi». Le voci riferiscono infatti che le trattative al massimo ribasso nei buoni pasto come nell' edilizia si prestano a manovre oscure. Documenti o fatti concreti non ne esistono ma si vocifera che certe società che prendono contratti con sconti incredibili lo possono fare perché non si interessano al business in quanto tale ma solo a riciclare denaro. Poi sta succedendo che i buoni pasto sono diventati dei mini-assegni, dovrebbero essere usati solo per comprare cibo da consumare immediatamente invece finiscono nelle casse dei supermercati in cambio della merce più varia (dalle calze ai quaderni per scuola). I supermercati non vedono di buon occhio la cosa ma anche loro per non perdere clienti li accettano. La pubblica amministrazione Ma si può rimproverare lo Stato di voler risparmiare? Le leggi della concorrenza possono essere sospese perché solo qualche bar rischia di chiudere? La pubblica amministrazione è obbligata a negoziare gli appalti attraverso la Consip utilizzando il metodo della gara mentre i privati possono procedere per selezione. Lo Stato ovviamente ha tutto l'interesse a spendere meno e di conseguenza la battaglia dei baristi ribelli si presenta in salita. Anche per questo Fipe e Anseb confidano molto in un pronunciamento dell'Authority degli appalti e in una successiva segnalazione al Parlamento. L'ipotesi avanzata dall'Anseb suggerisce che le gare vengano assegnate non al massimo ribasso ma con la formula «dell'offerta economicamente più vantaggiosa», che possa comprendere oltre al prezzo anche la qualità del servizio e quindi non costringa gli esercenti a risparmiare sulle materie prime pur di guadagnare. Del resto, dicono alla Fipe, fino al 2007 già il settore era governato così in virtù di un decreto emanato dall'allora ministro Claudio Scajola, poi la materia è andata al Tar che ha rovesciato l'impostazione e ha dato il via a quella che gli esercenti giudicano la più «imperfetta» delle liberalizzazioni.

Panorama

Rallentano gli stipendi Da sette mesi sotto il tasso d’inflazione
Le retribuzioni contrattuali a marzo hanno registrato un aumento del 2% su marzo 2010. Lo ha rilevato l’Istat, ricordando l’inflazione annua nello stesso mese è stata del 2,5%. Intesa Sanpaolo entra in Vei, il fondo di investimento promosso da Palladio Finanziaria, specializzato in private equity e infrastrutture. L’ingresso avverrà tramite aumento di capitale e la banca milanese investirà 60 milioni. Ricavi in aumento del 27% per il gruppo Bollorè, che ha archiviato il primo trimestre del 2011 con 2,07 miliardi di fatturato, di cui 1,16 miliardi generati dalle attività di trasporti e logistica. La crescita è stata favorita per esempio dall'integrazione nel gruppo che fa capo a Vincent Bollorè (foto) della Lcn. Utile Commerzbank in crescita del 40% nel primo trimestre dell’anno. Per l’istituto tedesco profitti da 1 miliardo di euro. L’Ice nomina Gabriele Andreetta nuovo direttore generale. Assumerà la carica il 10 maggio. Marco Pierettori nuovo presidente Snai e Maurizio Ughi è stato confermato nella carica di amministratore delegato.

La cucina dal design italiano entra nel living della casa contemporanea e dialoga con i divani e le poltrone Désirée. Materiali preziosi, infinite combinazioni di finiture e colori, utilizzo di prodotti ecocompatibili per una qualità superiore. Una produzione 100% made in Italy firmata Gruppo Euromobil. numero verde 800-011019 www.euromobil.com

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ddivico@rcs.it generazionepropro.corriere.it
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Euromobil con la cucina IT-IS vi aspetta qui, domani, sul Corriere della Sera
IT-IS cucina, divano e tappeto design Simone Micheli, R&S Euromobil e R&S Désirée

Le banche escono Pellegrini ricompra
MILANO — Ernesto Pellegrini si riprende il 100% del suo gruppo. L’ex patron dell’Inter avrebbe raggiunto nei giorni scorsi un accordo con 21 Investimenti, Centrobanca e Bper, a cui aveva ceduto il 35%, per rilevare la quota e tornare in possesso dell’intero capitale del gruppo Pellegrini, uno dei leader italiani nelle mense e nella ristorazione con quasi 500 milioni di euro di fatturato.
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cucine

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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

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Azimut Trend America Azimut Trend Europa Azimut Trend Italia Azimut Trend Pacifico Azimut Trend Tassi Azimut Trend

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28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 31/03 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR

Quota/od.
9,726 12,584 15,971 6,231 8,834 20,633 4,999 4,903 5,136 4,531 3,681 2,506 5,302 5,123 4,920 5,062 5,332 5,188 5,198 5,608 5,010 5,212 6,063 4,587 6,618 4,822 3,138 4,889 5,337 4,500 4,771 5,469 5,545 5,033 3,326 4,625 3,645 5,036 4,790 5,474 6,085 5,348 4,860 4,587 5,396

Quota/pre.
9,791 12,560 15,887 6,205 8,825 20,692 4,989 4,906 5,130 4,547 3,693 2,525 5,302 5,130 4,949 5,092 5,329 5,187 5,207 5,604 5,002 5,206 6,133 4,618 6,758 4,809 3,131 4,867 5,329 4,491 4,764 5,468 5,542 5,025 3,303 4,621 3,628 5,027 4,789 5,456 6,084 5,340 4,865 4,602 5,442

Nome

Data Valuta

Quota/od.

Quota/pre.

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EuroMTS Cash 3 Months FTSE RAFI Asia Pacific Ex-Jap FTSE RAFI Asia Pacific Ex-Jap FTSE RAFI Dev. 1000 Fund FTSE RAFI Dev. Europe Mid-Sm FTSE RAFI Emerging Mkts FTSE RAFI Emerging Mkts FTSE RAFI Europe FTSE RAFI Hong Kong China FTSE RAFI Italy 30 FTSE RAFI Switzerland FTSE RAFI US 1000 FTSE RAFI US 1000 Global Agriculture NASDAQ OMX Global Agriculture NASDAQ OMX Global Clean Energy Global Listed Private Eq. MENA NASDAQ OMX MENA NASDAQ OMX Palisades Global Water

Data Valuta
29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 EUR EUR USD EUR EUR EUR USD EUR EUR EUR EUR EUR USD EUR USD EUR EUR EUR USD EUR

Quota/od.
101,620 5,571 8,265 9,126 9,754 7,340 10,889 7,824 14,318 5,925 7,615 6,789 10,072 9,065 13,449 4,985 6,446 8,173 12,126 7,906

Quota/pre.
101,615 5,619 8,329 9,111 9,720 7,318 10,847 7,801 14,347 5,912 7,561 6,784 10,056 8,966 13,291 4,916 6,428 8,201 12,156 7,889

Nome
Asia Opportunities EUR2 Asia Opportunities USD2 Credit Opportunities EUR2 Diversified EUR Emerg. Mkts Dynamic EUR2 Emerg. Mkts Dynamic USD2 Euro Liquidity European Corporate Bonds European Fixed Income European Opportunit EUR European Opportunit EUR2 European Small Cap EUR ForExtra Yield EUR Global Convertibles EUR Global Convertibles USD Italian Opportunities EUR Italian Value EUR Japan Opportunities EUR Japan Opportunities JPY Latam Opportunities EUR2 Latam Opportunities USD2 Market Neutral EUR US Dollar Bonds US Dynamic EUR US Dynamic USD US Small Cap USD US Value EUR US Value USD World Opportunities EUR World Opportunities USD 3A Dynamic UCITS Fund EUR

Data Valuta
28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 26/04 EUR USD EUR EUR EUR USD EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR USD EUR EUR EUR JPY EUR USD EUR USD EUR USD USD EUR USD EUR USD EUR

Quota/od.
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Quota/pre.
177,520 181,100 164,440 231,690 123,840 131,690 150,898 201,960 189,270 299,910 168,570 294,440 158,760 203,550 201,980 31,120 221,360 117,660 11433,000 175,480 178,490 150,420 311,840 110,050 114,710 203,790 150,720 152,520 142,300 295,390 1010,360

Nome
US All Cap A US Dollar Bond A hdg US Dollar Bond A US Dollar Liquidity A US Large Cap A US Large Cap A US Large Cap EUR hedged A US Small & Mid-Cap Equ A US Small & Mid-Cap Equ A US Smaller Companies A

Data Valuta
29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 USD EUR USD USD EUR USD EUR EUR USD USD

Quota/od.
112,010 127,760 18,770 105,190 50,070 74,510 99,010 112,410 167,980 84,040

Quota/pre.
111,540 127,560 18,740 105,190 50,080 74,250 98,660 112,240 167,080 83,850

AcomeA SGR - numero di tel. 800.89.39.89 info@acomea.it AcomeA America AcomeA Bilanciato AcomeA Eurobbligazionario AcomeA Europa AcomeA FdF Pacifico AcomeA FdF Paesi Emergenti AcomeA Globale AcomeA Italia AcomeA Liquidità AcomeA Multi Fd Linea Aggressiva AcomeA Multi Fd Linea Dinamica AcomeA Multi Fd Linea Prudente AcomeA Obbligazionario Corporate AcomeA Obbligaz. Internazionale AcomeA Performance 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR 11,928 3,660 12,584 10,845 3,340 6,376 8,585 18,146 11,583 3,640 4,472 4,942 6,556 7,787 17,407 11,961 3,665 12,580 10,813 3,338 6,380 8,600 18,137 11,579 3,636 4,470 4,944 6,557 7,793 17,403

AZ FUND MANAGEMENT SA
AZ F. Active Selection AZ F. Active Strategy AZ F. Alpha Man. Credit AZ F. Alpha Man. Equity AZ F. Alpha Man. Them. AZ F. American Trend AZ F. Asset Plus AZ F. Asset Power AZ F. Best Bond AZ F. Best Equity AZ F. Bond Trend AZ F. Bot Plus AZ F. Commodity Trading AZ F. Conservative AZ F. Corporate Premium AZ F. Dividend Premium AZ F. Emer. Mkt Asia AZ F. Emer. Mkt Europe AZ F. Emer. Mkt Lat. Am. AZ F. European Dynamic AZ F. European Trend AZ F. Formula 1 Absolute AZ F. Formula 1 Alpha Plus AZ F. Formula 1 Alpha Plus 20 AZ F. Formula 1 Conserv. AZ F. Formula 1 Dynamic Trading AZ F. Income AZ F. Institutional Target AZ F. Italian Trend AZ F. Opportunities AZ F. Pacific Trend AZ F. Qbond AZ F. QProtection AZ F. Qtrend AZ F. Reserve Short Term AZ F. Solidity AZ F. Strategic Trend AZ F. Trend AZ F. US Income

www.eurizoncapital.it tel. 02 88101 Eurizon Az Alto Divid Eur Eurizon Az Asia Nuove Econom. Eurizon Az Energie Mat Pr Eurizon Az Europa Multiman Eurizon Az Italia 130/30 Eurizon Az Mondo Multiman Eurizon Az Salute E Amb Eurizon Az Teconol Avanz Eurizon Azioni Finanza Eurizon Azioni PMI America Eurizon Azioni PMI Italia Eurizon Azioni PMI Europa Eurizon Bilanc Euro Multiman Eurizon Diversificato Etico Eurizon Focus Az America Eurizon Focus Az Europa Eurizon Focus Az Internaz Eurizon Focus Az Italia Eurizon Focus Az Paesi Em Eurizon Focus Azioni Euro Eurizon Focus Azioni Pacifico Eurizon Focus Cap Protetto 12/2014 Eurizon Focus Far I T 07 Eurizon Focus Gar 06/2012 Eurizon Focus Gar 09/2012 Eurizon Focus Gar 12/2012 Eurizon Focus Gar 03/2013 Eurizon Focus Gar I Sem 06 Eurizon Focus Gar II Sem 06 Eurizon Focus Gar II T 07 Eurizon Focus Gar III T 07 Eurizon Focus Gar IV T 07 Eurizon Focus Ob Eur Corp Eurizon Focus Obbl Cedola Eurizon Focus Obbl Emerg Eurizon Focus Obbl Euro Eurizon Focus Obbl Euro BT Eurizon Focus Obbl Euro HY Eurizon Focus Pr Dinamico Eurizon Focus Pr Moderato Eurizon Focus Pr Prudente Eurizon Focus Rend As 2 A Eurizon Focus Rend As 3 A Eurizon Focus Tesoreria Dollar Eurizon Focus Tesoreria Dollar Eurizon Focus Tesoreria Euro A Eurizon Focus Tesoreria Euro B Eurizon Liquidita' A Eurizon Liquidita' B Eurizon Obbl Etico Eurizon Obbl Euro Corp BT Eurizon Obbl Internazionali Eurizon Obiettivo Rendimento Eurizon Rendita Eurizon Soluzione 10 Eurizon Soluzione 40 Eurizon Soluzione 60 Eurizon Team 1 Eurizon Team 2 Eurizon Team 3 Eurizon Team 4 Eurizon Team 5 Intesa Cass Centro Prot Din Passadore Monetario Teodorico Monetario Unibanca Azionario Europa Unibanca Monetario Unibanca Obbligaz Euro 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR USD EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR 27,008 11,211 9,951 6,006 17,974 3,483 15,213 4,018 17,498 23,063 4,916 9,488 36,572 7,942 9,127 8,823 7,549 12,845 9,498 14,267 3,998 4,938 5,160 5,103 5,072 5,076 5,098 5,247 5,243 5,121 4,939 5,192 5,696 6,079 11,822 14,010 15,013 7,719 5,456 5,441 5,501 5,280 5,529 11,298 16,747 7,690 7,750 7,294 7,488 5,332 7,629 8,270 8,152 6,005 6,887 6,183 24,337 5,995 5,713 4,831 4,132 4,030 5,748 7,121 7,468 6,494 5,732 5,753 26,764 11,318 9,968 6,000 17,837 3,490 15,248 4,049 17,475 23,304 4,892 9,461 36,546 7,939 9,204 8,805 7,564 12,750 9,608 14,162 3,993 4,933 5,158 5,100 5,068 5,071 5,092 5,247 5,242 5,120 4,938 5,189 5,688 6,079 11,798 13,979 15,004 7,712 5,454 5,440 5,502 5,278 5,525 11,417 16,718 7,689 7,749 7,293 7,487 5,319 7,625 8,271 8,152 6,003 6,885 6,186 24,370 5,994 5,710 4,829 4,128 4,028 5,746 7,117 7,463 6,477 5,727 5,742

*I LIVELLI DI PROTEZIONE RELATIVI AI FONDI DEFENSIVE SONO CONSULTABILI SUL SITO INTERNET WWW.SCHRODERS.IT

www.sorgentegroup.com Fondo Donatello-Michelangelo Due Fondo Donatello-Tulipano Fondo Donatello-Margherita Fondo Donatello-David Fondo Donatello-Puglia Uno Caravaggio di Sorgente SGR 30/06 30/06 30/06 30/06 30/06 EUR EUR EUR EUR EUR EUR 56242,509 50282,489 27332,950 57301,183 3083,178 53356,770 49261,948 26502,119 55927,623 3175,541

Tel: 02 77718.1 www.kairospartners.com

Si tratta di Fondi Immobiliari chiusi

AKROS ABSOLUTE RETURN AKROS DYNAMIC AKROS MARKET NEUTRAL AKROS LONG/SHORT EQUITY

31/03 31/03 31/03 31/03

EUR EUR EUR EUR

505883,373 489084,815 498165,164 505332,415

507343,447 491404,844 499512,222 508337,101

KAIROS PARTNERS SGR
Kairos Div. + I Kairos Div. + P Kairos Equity A Kairos Fix. Inc. A Kairos Fix. Inc. I Kairos Italia A Kairos Low Vol. A Kairos Low Vol. B Kairos Low Vol. I Kairos Medium Term A Kairos Medium Term B Kairos Multi-Str. A Kairos Multi-Str. B Kairos Multi-Str. I Kairos Global Kairos Income Kairos Small Cap KIS - Ambiente A KIS - Ambiente I KIS - America A KIS - Asia A KIS - Bond A KIS - Bond I KIS - Dynamic A KIS - Dynamic D KIS - Dynamic I KIS - Dynamic X KIS - Global A KIS - Global D KIS - Global I KIS - Global X KIS - Income A KIS - Income D KIS - Income I KIS - Income X KIS - Long - Short A KIS - Long - Short D KIS - Long - Short I KIS - Long - Short X KIS - Sm. Cap A KIS - Sm. Cap D KIS - Sm. Cap I KIS - Sm. Cap X KIS - Target 2014 X KIS - Trading A KIS - Trading D KIS - Trading I KIS - Trading X KIS - Trend I 28/02 28/02 28/02 28/02 28/02 15/04 28/02 28/02 28/02 28/02 28/02 28/02 28/02 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 26/04 26/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 21/06 26/04 26/04 26/04 26/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 26/04 EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR 543822,945 539116,180 761906,760 579494,235 515342,703 565854,584 744521,566 510476,274 518262,542 559839,201 801616,101 574415,422 533350,880 6,001 6,738 9,780 106,080 106,110 152,490 133,410 107,760 107,970 115,380 114,330 115,530 116,220 83,310 80,800 83,360 84,260 106,310 104,470 107,140 107,500 110,880 109,840 110,940 111,710 92,860 92,220 93,060 94,040 104,470 110,740 109,490 110,950 111,590 100,510 535292,148 539844,374 756200,137 574363,786 510793,739 560573,950 740399,229 507811,244 515396,939 555610,485 794638,735 569677,411 528601,575 5,994 6,737 9,795 106,070 106,100 150,980 131,860 107,580 107,790 115,500 114,450 115,660 116,340 83,240 80,740 83,290 84,190 106,270 104,440 107,100 107,500 110,690 109,670 110,760 111,510 93,060 92,420 93,260 94,240 104,350 109,880 108,640 110,080 110,720 99,560

www.albertinisyz.it Tel 02 30306.1 Albertini Syz Multistrategy Cl.A Albertini Syz Multistrategy Cl.B Albertini Syz Innovation Cl.A Albertini Syz Innovation Cl.B 31/03 31/03 31/03 31/03 EUR EUR EUR EUR 652387,193 467965,050 646120,348 489648,407 653260,860 468353,331 644377,364 488153,470

Tel: 0041916403780 www.pharusfunds.com info@pharusfunds.com PS - Absolute Return PS - Absolute Return B PS - Aliseo A PS - Best Global Managers A PS - Best Global Managers B PS - Bond Opportunities PS - Bond Opportunities B PS - Inter. Equity Quant A PS - Inter. Equity Quant B PS - Liquidity PS - Market Neutral PS - Market Neutral B PS - Opportunistic Growth PS - Podium Flex A PS - Podium Flex C PS - Soprarno Global Macro A PS - Soprarno Global Macro B PS - Soprarno Relative Value A PS - Soprarno Relative Value B PS - Strategic Colibrì PS - Titan Aggressive PS - Titan Conservative PS - Valeur Income PS - Value PS - Value B 02/05 02/05 26/04 26/04 26/04 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 28/04 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 26/04 26/04 02/05 26/04 26/04 EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR USD EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR 97,770 102,800 99,000 102,580 103,530 141,650 104,750 119,150 119,250 118,550 89,440 84,850 97,110 99,890 99,820 98,380 98,620 97,440 97,290 89,220 104,660 98,670 101,820 97,610 98,960 97,750 102,790 98,610 102,390 103,330 141,610 104,720 118,960 119,040 118,520 89,850 85,240 97,130 99,780 100,000 98,250 98,480 97,600 97,450 87,980 103,570 98,630 101,790 97,240 98,580

KAIROS INTERNATIONAL SICAV

Amundi Absolute Amundi Azioni QEuro Amundi Breve Termine Amundi Corporate 3 anni Amundi Corporate Giugno 2012 Amundi Dynamic Allocation Amundi EONIA Amundi Equipe 1 Amundi Equipe 2 Amundi Equipe 3 Amundi Equipe 4 Amundi Eureka BRIC Ripresa 2014 Amundi Eureka China Double Win Amundi Eureka Cina Ripresa 2015 Amundi Eureka Doppia Opp 2014 Amundi Eureka Double Call Amundi Eureka Double Win Amundi Eureka Double Win 2013 Amundi Eureka Dragon Amundi Eureka Oriente 2015 Amundi Eureka Ripresa 2014 Amundi Eureka Ripresa Due 2014 Amundi Eureka Settori 2016 Amundi Eureka USA 2015 Amundi Europe Equity Amundi For. E. Eq. Op. 2013 Amundi For. E. Eq. Op. Due 2013 Amundi For. Em.MktEq.R.2014 Amundi For. Gar. Hi. Div. 2014 Amundi Form Gar.E.Mk.Eq.R 2013 Amundi Form Gar.Eq.R.DUE 2013 Amundi Form Gar.Eq.Recall 2013 Amundi Form Gar.Mer.Emergenti Amundi Form Garantita 2012 Amundi Form Garantita 2013 Amundi Form Garantita Due 2013 Amundi Form Priv.Div.Opportunity Amundi Global Emerging Equity Amundi Global Equity Amundi Liquidità Amundi Obbligazionario Euro Amundi Pacific Equity Amundi Più Amundi Premium Power Amundi Private Alfa 2007 Amundi QBalanced Amundi QReturn Amundi USA Equity Unibanca Plus

26/04 28/04 28/04 26/04 26/04 28/04 25/02 28/04 28/04 28/04 28/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 28/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 26/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 26/04 28/04 28/04 28/04 28/04

EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR

5,348 13,605 7,407 95,905 4,927 5,429 101,967 5,271 5,228 5,232 4,956 5,496 5,854 5,211 5,228 5,340 5,810 5,078 6,299 5,000 5,434 5,147 4,725 5,110 4,601 4,618 4,618 5,138 4,773 5,040 4,799 4,762 5,692 5,027 4,898 4,865 4,942 5,238 4,545 8,988 5,404 4,658 5,672 5,282 4,911 8,625 5,767 4,970 5,301

5,328 13,521 7,398 96,400 4,931 5,419 101,970 5,270 5,227 5,230 4,951 5,502 5,818 5,174 5,222 5,276 5,736 5,010 6,291 4,961 5,374 5,067 4,715 5,066 4,593 4,567 4,564 5,087 4,761 5,013 4,793 4,758 5,690 5,021 4,891 4,855 4,940 5,286 4,561 8,988 5,389 4,651 5,671 5,287 4,900 8,603 5,768 4,948 5,300

Carige Azionario Europa Carige Azionario Internazionale Carige Azionario Italia Carige Bilanciato 10 Carige Bilanciato 30 Carige Bilanciato 50 Carige Corporate Euro Carige Total Return 1 Carige Total Return 2 Carige Liquidita Euro Carige Monetario Euro Carige Obblig Euro Carige Obblig Euro Lungo Termine Carige Obblig Globale Difesa Classe A Difesa Obiettivo TFR Classe A Obiettivo TFR Rivalutazione Classe A Rivalutazione Valorizzazione Classe A Valorizzazione

28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 31/03 31/03 31/03 31/03 31/03 31/03 31/03 31/03

EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR

5,790 6,941 5,439 5,604 5,419 6,217 6,682 5,212 4,468 6,384 11,758 10,839 5,589 6,066 13,517 13,342 11,109 10,980 10,603 10,291 12,589 12,343

5,772 6,975 5,409 5,594 5,400 6,184 6,673 5,212 4,469 6,383 11,754 10,823 5,571 6,068 13,552 13,380 11,125 10,999 10,760 10,451 12,706 12,463

Fondo Pensione Aperto Carige

Strategic Trend Inst. C Strategic Trend Retail C

27/04 EUR 27/04 EUR

103,520 103,180

103,480 103,150

Bim Az. Small Cap Italia Bim Azionario Europa Bim Azionario Globale Bim Azionario Italia Bim Azionario USA Bim Bilanciato Bim Corporate Mix Bim Flessibile Bim Obblig. Breve Term. Bim Obblig. Globale Bim Obbligazionario Euro Sicav Asia Flessibile Sicav Azionario Euro Sicav Azionario Italia Sicav Bil.Equ. Italia Sicav Fortissimo Sicav Europa Flessibile Sicav Monetario Sicav Obblig. Area Europa Sicav Patrimonio Globale Sicav Patrimonio G. Reddito Synergia Azionario Europa Synergia Azionario Globale Synergia Azionario Italia Synergia Az. Small Cap Italia Synergia Azionario USA Synergia Bilanciato 15 Synergia Bilanciato 30 Synergia Bilanciato 50 Synergia Monetaria Synergia Obbl. Corporate Synergia Obbl. Euro B.T. Synergia Obbl. Euro M.T. Synergia Tesoreria Synergia Total Return Symphonia MS Adagio Symphonia MS America Symphonia MS Asia Symphonia MS Europa Symphonia MS Largo Symphonia MS P. Emer. Symphonia MS Vivace

Tel: 800/614614 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR 29/04 EUR

7,506 10,400 4,164 7,344 6,369 22,861 5,593 3,844 6,556 5,767 6,888 6,210 6,106 11,236 5,507 2,877 5,196 7,476 9,530 5,294 7,163 6,502 6,482 6,125 5,935 6,637 5,315 5,537 5,793 5,031 5,466 5,070 5,175 5,067 5,319 5,894 4,061 5,373 5,845 5,788 13,591 5,448

7,491 10,371 4,161 7,336 6,388 22,824 5,590 3,847 6,553 5,771 6,883 6,205 6,083 11,222 5,502 2,879 5,194 7,474 9,526 5,287 7,158 6,483 6,479 6,113 5,922 6,653 5,309 5,528 5,781 5,030 5,463 5,068 5,172 5,066 5,320 5,891 4,071 5,379 5,833 5,786 13,619 5,446

Numero Verde 800-533377 - www.schroders.it Schroder International Selection Fund SICAV EQUITY- I ABS- I Num tel: 178 311 01 00 www.compamfund.com - info@compamfund.com Bluesky Global Strategy A Bond Euro A Bond Euro B Bond Risk A Bond Risk B CompAM Fund - Em. Mkt. Corp. A CompAM Fund - Em. Mkt. Corp. B European Equity A European Equity B Multiman. Bal. A Multiman. Bal. M Multiman. Eq. Afr. & Mid. East A Multiman. Eq. Afr. & Mid. East M Multiman.Target Alpha A 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 27/04 27/04 27/04 27/04 27/04 USD EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR 1334,856 1158,763 1132,513 1250,427 1216,441 1418,048 1381,857 1253,441 1206,588 111,094 112,494 78,406 79,935 109,680 1331,908 1157,127 1130,926 1248,604 1214,682 1419,424 1383,213 1251,473 1204,711 111,005 112,401 78,493 80,013 109,109 31/03 EUR 553088,382 560460,701 31/03 EUR 7385,717 7324,832 ASIAN OPP CAP RET EUR DYNAMIC GROWTH RET EUR EUROPEAN BOND CAP INST FLEX DUR CAP RET EUR A FLEX QUANTITATIVE HR6 A EUR FLEX STRATEGY RET EUR HIGH GRWTH CAP RET EUR ITALY CAP RET A EUR 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR 8,385 860,370 902,987 1117,176 99,005 103,332 83,692 22,345 8,384 858,021 902,594 1117,120 99,075 103,283 83,551 22,290 Asia Pacific Property Sec. A Asian Bond Abs.Re. A Asian Convertible Bd A Asian Convertible Bd A Hd Asian Equity Yield A Asian Smaller Companies A BRIC (BR,RU,IN,CH) A BRIC (BR,RU,IN,CH) A China Opportunities A Em. Eur. Dbt Abs. Ret. A Em. Mkts Dbt Ab.Ret.EUR Hdg A Emerging Asia A Emerging Asia A Emerging Europe A Emerging Markets A Emerging Markets A Emerging Mkts Dbt Abs Ret A EURO Active Value A EURO Bond A EURO Corporate Bond A EURO Dynamic Growth A EURO Equity A EURO Government Bond A EURO Liquidity A EURO Short Term Bond A European Allocation A European Defensive A* European Dividend Max. A European Dividend Max. A European Equity Alpha A European Equity Yield A European Large Cap A European Smaller Comp A European Special Sit A Glb Emer Mkt Opps A Glb Emer Mkt Opps EUR A Global Bond A Global Convertible Bd A Global Convertible Bd A Hd Global Corp B Eur Hedge A Global Clim.ChgeEq.A hdg Global Clim.ChgeEq.A Global Corporate A Global Credit Duration A Global Div.Maximiser A Global Div.Maximiser A Global Energy A Global Equity A Global Equity Alpha A Global Equity Alpha A Global Equity Yield A Global Equity Yield A Global High Yield A Global HYield EUR Hedge A Global Infl L B USD Hed A Global Infl Linked Bond A Global Prop Securities A Global Prop. Sec. EUR Hdgd A Global Smal Companies A Greater China A Indian Equity A Italian Equity A Japanese Equity A Japanese Equity EUR Hdgd A Japanese Large Cap A Japanese Smal Companies A Latin American Fund A Latin American Fund A Middle East A Pacific Equity A Pacific Equity A QEP Global Quant Act Val A QEP Global Quant Act Val A Strategic B Euro Hedged A Strategic Bond A Swiss Equity A Swiss Equity Opps A Swiss Small & Mid Cap A UK Equity A 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 USD USD USD EUR USD USD EUR USD USD EUR EUR EUR USD EUR EUR USD USD EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR USD EUR USD USD EUR EUR EUR USD USD EUR USD USD USD USD EUR USD EUR USD USD EUR USD EUR USD EUR USD USD USD EUR JPY EUR JPY JPY EUR USD USD EUR USD EUR USD EUR USD CHF CHF CHF GBP 126,430 12,280 113,770 114,270 21,380 186,570 147,450 219,040 257,310 17,890 29,010 17,380 25,840 23,760 9,720 14,470 26,960 29,010 15,380 16,370 3,240 21,890 8,470 121,580 6,680 19,050 10,010 76,140 57,340 41,020 11,930 166,220 22,160 107,190 16,130 14,030 11,270 112,360 110,920 128,790 8,920 9,990 8,710 109,370 8,050 5,950 44,480 16,510 93,400 138,930 81,040 120,400 32,350 30,800 26,060 25,540 125,200 118,340 135,000 39,710 133,540 23,710 554,660 56,890 758,410 51,790 37,930 56,690 9,140 7,940 11,820 103,550 155,170 129,320 135,640 29,070 123,390 25,070 3,260 125,710 12,250 113,830 114,320 21,310 187,790 148,770 220,160 257,960 17,890 28,930 17,420 25,790 23,790 9,760 14,470 26,880 28,960 15,410 16,360 3,240 21,800 8,460 121,600 6,680 19,000 9,990 75,950 57,200 40,930 11,900 165,600 22,140 106,640 16,120 14,080 11,240 112,150 110,710 129,070 8,920 9,950 8,730 109,610 8,010 5,920 44,270 16,480 93,540 138,610 80,850 119,670 32,330 30,780 25,980 25,460 124,430 117,610 134,480 39,730 133,950 23,600 550,450 56,460 753,100 51,390 38,480 57,290 9,110 7,940 11,770 103,570 154,600 129,230 135,560 28,910 122,770 24,970 3,250

Tel: 848 58 58 20 Sito web: www.ingdirect.it Dividendo Arancio Convertibile Arancio Euro Arancio Bilancio Arancio Borsa Protetta Agosto Borsa Protetta Febbraio Borsa Protetta Maggio Borsa Protetta Novembre Inflazione Più Arancio Mattone Arancio Profilo Dinamico Arancio Profilo Equilibrato Arancio Profilo Moderato Arancio Top Italia Arancio 29/04 29/04 29/04 01/03 27/04 27/04 27/04 27/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR 39,420 50,840 53,560 48,380 54,320 52,540 55,530 54,020 50,140 39,700 56,480 54,260 51,410 51,310 39,450 50,800 53,520 48,320 54,180 52,160 55,560 53,800 49,900 39,540 56,250 54,030 51,240 51,230

www.newmillenniumsicav.com Distributore Principale: Banca Finnat Euramerica - Tel: 06/69933475 NM Augustum Beatrice Eq Fd A NM Augustum Corp Bd A NM Augustum High Qual Bd A NM Augustum Pan European Eq A NM Euro Bonds Short Term A NM Euro Equities A NM Global Equities A NM Inflation Linked Bond Europe A NM Large Europe Corp A NM Previra World Cons A NM Q7 Active Eq. Int. A NM Q7 Alpha Balanced A NM Q7 Globalflex A NM Total Return Flexible A 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 28/04 26/04 26/04 EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR 124,720 165,420 132,950 88,040 129,560 41,810 57,190 104,300 116,040 122,700 77,920 94,000 107,510 115,190 124,010 165,270 132,860 87,650 129,470 41,500 57,180 103,730 115,850 122,830 78,140 94,380 107,340 115,120

Numero Verde 800 255783 info@animasgr.it - www.animasgr.it Anima America Anima Asia Anima Convertibile Anima Emerging Markets Anima Europa Anima Fondattivo Anima Fondimpiego Anima Fondo Trading Anima Liquidità Anima Obbligaz Euro Anima Obiettivo Rend. Americhe Corporate Bd Emerging Markets Bd Emerging Markets Eq Europa Iniziativa Europa Italia Monetario Pacifico Pianeta Risparmio Sforzesco Tesoreria Valore Globale Visconteo Capitale Piu' C.Azionario Capitale Piu' C.Bilanc. 15 Capitale Piu' C.Bilanc. 30 Capitale Piu' C.Obbligaz. 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR 4,515 6,223 6,390 10,597 4,511 14,568 19,523 13,935 6,692 7,187 5,955 9,182 7,547 6,429 7,384 13,913 7,660 16,335 12,197 4,860 9,538 7,551 10,193 6,945 20,553 35,841 4,933 5,386 5,231 5,488 4,510 6,225 6,381 10,579 4,505 14,566 19,491 13,930 6,691 7,176 5,952 9,175 7,540 6,413 7,367 13,864 7,638 16,297 12,194 4,861 9,528 7,544 10,181 6,944 20,547 35,780 4,926 5,380 5,222 5,484

DB Platinum
Agriculture Euro R1C A Comm Euro R1C A Comm Harvest R3C E Croci Germany R1C A Currency Returns Plus R1C Dyn Aktien Pl R1C A Liq Alpha Euro4TotRet R1C A 26/04 27/04 27/04 27/04 27/04 27/04 27/04 27/04 27/04 27/04 27/04 26/04 26/04 26/04 20/04 27/04 20/04 EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR JPY USD EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR EUR 92,010 175,670 99,890 992,260 121,420 92,080 96,590 6444,280 118,520 95,940 101,150 99,100 86,840 103,800 9403,990 106,640 10092,150 92,050 176,980 99,780 991,030 121,230 92,040 95,870 6364,930 118,150 96,250 101,130 99,160 86,790 103,670 9466,000 106,820 10037,510

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DB Platinum IV
Croci Euro R1C B Croci Japan R1C B Croci US R1C B Dyn. Bd Stabilität Plus R1C A Dyn. Cash R1C A Dyn. ETF Selector 3 R1C A Dyn. ETF Selector 6 R1C A Dyn. ETF Selector 8 R1C A Paulson Global R1C E Sovereign Plus R1C A Systematic Alpha Index R1C A

Invesco Funds
Asia Balanced Fund Asia Consumer Demand Asia Consumer Demand E Asia Infrastructure Asia Infrastructure E Balanced-Risk Allocation Balanced-Risk Allocation E Em. Local Cur. Debt Em. Local Cur. Debt E Em. Local Cur. Debt A-Distr.M Energy Fund Euro Corp. Bond Euro Corp. Bond Euro Corp. Bond E Euro Corp. Bond A-Distr. M Euro Inflation-Linked Bond Global Total Return (EUR) Bond Gold & Precious Metals Gold & Precious Metals E Greater China Eq. Greater China Eq. E Pan European Eq. Pan European Eq. E Pan European Structured Eq. Pan European Structured Eq. E 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 02/05 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 29/04 USD USD EUR USD EUR EUR EUR USD EUR USD USD EUR EUR EUR EUR EUR EUR USD EUR USD EUR EUR EUR EUR EUR USD USD JPY JPY USD USD 10,200 10,200 8,740 10,110 10,710 10,220 12,220 10,289 10,250 11,577 9,850 10,085 10,101 13,319 11,237 10,063 10,082 9,990 8,550 10,060 24,250 10,220 11,680 10,270 8,980 37,670 36,780 1651,000 644,000 41,850 19,620 1,121 1,665 1,000 10,160 10,150 8,670 10,040 10,610 10,200 12,200 10,309 10,201 11,606 9,700 10,089 10,089 13,303 11,253 10,023 10,080 9,870 8,430 10,050 24,160 10,150 11,600 10,210 8,930 37,690 36,700 1651,000 644,000 41,870 19,650 1,121 1,665 1,000

UBI Pr. Active Beta UBI Pr. Active Duration UBI Pr. Alpha Equity UBI Pr. Azionario Etico UBI Pr. Azioni Euro UBI Pr. Azioni Europa UBI Pr. Azioni Globali UBI Pr. Azioni Italia UBI Pr. Azioni Mercati Emerg. UBI Pr. Azioni Pacifico UBI Pr. Azioni USA UBI Pr. Bilanc. Euro Rischio Cont. UBI Pr. Euro B.T. UBI Pr. Euro Cash UBI Pr. Euro Corporate UBI Pr. Euro Medio/Lungo Ter. UBI Pr. Obblig. Dollari UBI Pr. Obblig. Glob. Alto Rend. UBI Pr. Obblig. Globali UBI Pr. Obblig. Globali Corp. UBI Pr. Portafoglio Aggressivo UBI Pr. Portafoglio Dinamico UBI Pr. Portafoglio Moderato UBI Pr. Portafoglio Prudente UBI Pr. Privilege 1 UBI Pr. Privilege 2 UBI Pr. Privilege 3 UBI Pr. Privilege 4 UBI Pr. Privilege 5 UBI Pr. Tot. Ret. Mod. A UBI Pr. Tot. Ret. Mod. B UBI Pr. Tot.Ret. Dinamico UBI Pr. Total Return Prudente

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4,707 5,658 5,059 5,239 5,989 6,186 4,619 5,204 11,401 6,600 4,201 5,988 6,787 7,320 7,922 6,940 4,779 9,564 5,618 7,040 5,389 5,619 5,906 6,090 5,619 5,679 5,621 5,457 5,284 5,088 5,113 4,982 10,532

4,705 5,654 5,058 5,228 5,978 6,168 4,613 5,198 11,384 6,606 4,183 5,982 6,783 7,319 7,917 6,931 4,777 9,550 5,610 7,032 5,383 5,614 5,901 6,086 5,610 5,667 5,609 5,447 5,273 5,087 5,112 4,981 10,528

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Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

italia: 515050585854

Economia/Mercati Finanziari 45

Piazza Affari LOTTOMATICA ANCORA SU SI SALVA IL BANCO POPOLARE
di GIACOMO FERRARI

Sussurri & Grida

Perché Bankitalia non ha votato gli incentivi Generali
(s.bo.) La Banca d’Italia, secondo socio «storico» delle Generali con quasi il 4,5%, sabato in assemblea a Trieste si è astenuta sul punto cinque all’ordine del giorno, relativo al «nuovo piano di incentivazione a lungo termine con inerente autorizzazione all’acquisto di azioni proprie». In linea di massima Via Nazionale (che non ha spiegato la decisione in assemblea con una dichiarazione di voto) non ha ritenuto il piano del tutto conforme alle best practice e alle raccomandazioni degli organismi internazionali (fra cui il Financial stability board, presieduto dal Governatore Mario Draghi). Inoltre il comportamento in sede di voto (che ha visto la maggioranza dei fondi esteri esprimere un no, anche per «protesta» nei confronti della maxibuonuscita di 16,6 milioni assegnata a Cesare Geronzi al momento delle dimissioni da presidente) è stato ritenuto in Via Nazionale coerente con le disposizioni già indicate alle banche nella sua veste di regolatore sulle politiche di remunerazione e incentivazione del management. Più in particolare la quota degli incentivi destinata all’investimento in azioni della società (indicata nel piano al 15-30% del bonus lordo) è ritenuta esigua (e per molti beneficiari, in particolare quelli compresi nelle fasce 3 e 4 è solo facoltativa): la raccomandazione è di destinare all’investimento almeno il 50%. In Banca d’Italia non è poi ritenuto del tutto convincente il fatto che l’assemblea dia al consiglio di amministrazione una delega di fatto a tempo indeterminato, rimettendo al board di decidere se e quando tornare all’assemblea. Infine, viene anche sottolineato che il piano prevede ulteriori distribuzioni di azioni a chi ne aveva già ricevute in un primo round, sulla base di indicatori di sola performance finanziaria del titolo, scelta che viene considerata discutibile sotto diversi profili.
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orse europee in sostanziale equilibrio e con scambi ridotti a causa della chiusura di Londra per festività. Anche Piazza Affari, frenata tra l'altro dalla debolezza del settore bancario, dopo una mattinata in leggero progresso, alla fine è scesa sotto la parità, con l'indice Ftse-Mib in leggera flessione (-0,09%). Regina del listino milanese è stata Fiat, con la migliore performance (+3,89%) nel paniere principale. L'attesa per i dati delle immatricolazioni di auto in Italia (poi diffusi alle 18) è stata ben presto superata dalle notizie provenienti da Auburn Hills. Chrysler ha comunicato dati trimestrali particolarmente positivi, caratterizzati da un minore indebitamento e, soprattutto, dal ritorno dell'utile netto per la prima volta dal 2009. Bene anche la controllante Exor (+1,15%) e Lottomatica (+1,79%). Sul fronte dei ribassi, a parte le banche (tutte in calo ma in misura trascurabile, con la sola eccezione del Banco Popolare, in lieve progresso), ha perso terreno Tod's (-2,07%) dopo che gli analisti di Cheuvreux hanno ridotto il giudizio sul titolo, motivandolo con il forte rialzo (+66%) accumulato negli ultimi 12 mesi.
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B

Formigoni, Bernabè e la banda larga. Con il doppino di rame
(m.sid.) È vero che ormai «banda larga» è diventata espressione generica. Sette Mbit in Adsl, leggi doppino di rame per l’ultimo miglio, non sono poi così scarsi soprattutto se l’obiettivo, nobile, è quello di «azzerare» il digital divide in Lombardia sull’onda del nuovo diritto alla navigazione su Internet. Ma allo stesso tempo, all’annuncio del bando vinto da Telecom Italia per coprire con la banda larga in 24 mesi 707 comuni lombardi — per un totale di un milione di abitanti — in aree a «fallimento di mercato» non si può non ricordare l’ambizioso progetto di una rete federale in fibra ottica, quello di "Lombardia Digitale", previsto dal governatore Roberto Formigoni non più tardi di un anno fa. Lo studio prevedeva scavi, cavidotti, 47 mila chilometri di fibra ottica spenta da posare ad uso di tutti gli operatori telefonici. Era il tentativo di creare un vero mercato della nuova rete, un’infrastruttura moderna per portare la Lombardia tra le migliori aree d’Europa per la connettività, che vuole dire mi-

gliore qualità della vita delle famiglie ma anche potenzialità sempre più vitali per le aziende e i distretti industriali. Lo sa bene il Trentino, che con il progetto che sta portando la banda larga (in fibra) in tutti gli angoli della regione punta ad avviare un distretto dell’information technology che attiri talenti, start-up e produca posti di lavoro. È anche corretto dire che gli operatori alternativi si sono mostrati alla prova dei fatti rissosi, ma che fine ha fatto quella Lombardia Digitale? È vero: trattandosi nel caso del progetto annunciato ieri di aree disagiate non c’è troppo da lamentarsi. La direzione, peraltro, sembra quella giusta: investimenti pubblico-privati. Infatti i sette mega di Adsl — una tecnologia fortemente asimmetrica, cioè più veloce in download ma lenta in upload e, soprattutto, influenzata da diversi fattori qualitativi tra cui la distanza dalla centralina — saranno finanziati in parte da Formigoni e in parte dalla Telecom di Franco Bernabè. Qualche cavo di fibra ottica è previsto, ma nulla che possa far parlare di vera banda larga. E dunque alla fine resta irrisolto il tema del vero digital divide, quello strutturale, che riguarda tutto il Paese. Se non fra due anni, sarà tra cinque, ma prima o poi dovremo affrontare il logoramento del rame, i costi altissimi della manutenzione e soprattutto la delicata questione della governance della nuova rete per evitare che gli equilibri post rame vedano ancora un monopolista in campo. L’alternativa è diventare un Paese del Terzo mondo digitale.
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Nome Titolo Tel. Prezzo Var. Var. Min Max Capitaliz Rif. Rif. 03-01-2011 Anno Anno (in milioni (euro) (in %) (in %) (euro) (euro) di euro)
3,202 — 0,228 0,081 1,222 0,912 3,860 1,046 21,620 12,150 5,850 8,650 1,550 32,700 1,190 2,580 21,280 0,823 1,107 1,387 14,300 1,640 4,530 4,816 1,978 1,321 24,100 18,000 9,985 0,968 0,441 0,024 0,112 5,720 2,354 — -0,50 — -0,04 -0,12 +0,49 -1,57 +2,12 +5,07 +0,56 +0,50 +0,43 +0,23 -0,51 +0,34 — -2,12 -0,42 -1,67 -1,51 -1,35 -1,99 -0,55 — +0,04 -1,20 -2,00 -0,33 -0,28 +0,10 — +0,14 +0,42 -0,71 -1,72 -0,68 — -3,34 — +0,66 -16,75 +13,57 -7,69 -21,06 +24,52 -10,66 -7,74 -3,54 +48,12 +34,78 +3,65 -22,22 -11,49 +38,36 -4,91 -9,34 +5,24 +12,95 +13,89 +2,60 +27,58 +25,83 +6,19 +12,15 +9,62 -3,53 +0,57 -9,53 -18,31 -15,64 +1,06 +25,88 — 3,063 — 0,223 0,078 1,052 0,906 3,640 0,819 20,240 10,990 5,690 5,820 1,125 30,170 1,150 2,442 15,040 0,736 1,097 1,285 12,410 1,435 4,220 3,692 1,563 1,217 21,140 16,340 9,620 0,960 0,432 0,021 0,112 5,390 1,860 — 3,695 755,1 — — 0,281 — 0,161 12,8 1,295 40,0 1,000 137,2 5,020 61,8 1,111 85,1 24,580 885,8 13,690 491,8 6,540 343,1 8,650 1284,0 1,600 475,2 36,090 1817,0 1,573 16,7 3,265 19,7 22,380 240,0 0,907 4298,2 1,287 123,0 1,539 60,9 15,140 69,9 1,768 104,2 4,530 125,8 4,832 45343,9 2,048 9931,0 1,377 23,5 24,320 300,8 18,420 72417,7 10,440 1501,1 0,973 91,8 0,498 42,2 0,029 — 0,143 — 6,275 301,3 2,426 84,7 — —

Borse Estere
indici

Prezzo Var. Var. Min Max Capitaliz Rif. Rif. 03-01-2011 Anno Anno (in milioni (euro) (in %) (in %) (euro) (euro) di euro)
1,249 1,231 8,750 4,480 44,140 1,477 1,192 12,500 0,231 0,049 0,980 0,281 0,582 4,372 11,200 0,596 0,384 0,029 0,453 1,705 5,960 16,900 10,970 11,360 24,380 8,630 4,080 11,490 5,585 9,895 6,600 2,753 — 3,100 1,660 50,850 1,812 2,780 0,522 4,260 3,210 3,163 1,254 3,455 0,440 4,120 3,750 9,300 9,950 0,505 0,732 5,515 0,764 1,450 0,425 1,980 7,810 — — 2,320 31,430 1,349 — 9,280 0,173 12,290 0,409 1,460 10,760 6,090 4,447 3,276 1,399 2,118 1,945 0,411 0,078 4,945 0,411 4,468 20,310 1,750 0,322 7,780 2,340 4,100 0,305 0,150 0,296 0,777 1,770 0,520 1,440 0,784 0,371 1,069 1,461 24,770 5,505 111,9 3854,7 1849,5 246,0 159,0 51,0 89,7 110,4 125,1 — 91,0 22,0 247,1 912,1 1257,4 24,0 69,8 31,8 25,1 398,1 577,5 9997,0 2488,6 999,2 96,1 1237,2 43,7 1269,2 283,4 2089,3 1800,0 3556,9 — 162,8 26,8 — 2643,4 469,1 171,2 661,9 210,5 958,4 — 93,4 253,8 443,7 47,3 — 61,4 30,6 135,1 1007,3 1442,2 12,8 28,8 66,2 200,9 — — 60,2 157,2 56,5 — 616,0 120,7 3715,6 3,7 152,6 1717,4 240,5 34,8 255,1 15,2 243,9 213,0 276,3 — 2829,7 11,8 189,9 1028,2 20,2 — 131,7 348,1 30,4 22,0 19,1 24,9 121,3 1394,5 46,0 25,6 560,7 19,6 47,8 379,0 1488,1 1544,5

Nome Titolo

Tel.

Prezzo Var. Var. Min Max Capitaliz Rif. Rif. 03-01-2011 Anno Anno (in milioni (euro) (in %) (in %) (euro) (euro) di euro)

Nome Titolo

Tel.

Prezzo Var. Var. Min Max Capitaliz A New York valori espressi in dollari, a Londra Rif. Rif. 03-01-2011 Anno Anno (in milioni in pence, a Zurigo in franchi svizzeri (euro) (in %) (in %) (euro) (euro) di euro)
2,562 1,448 2,686 3,190 0,145 5,310 2,870 6,980 6,200 9,000 0,434 1,277 — 1,041 0,531 0,619 0,743 8,750 2,420 15,760 0,225 0,048 0,019 0,175 — 1,313 0,812 1,680 2,774 7,215 20,500 0,490 0,095 0,242 1,259 22,350 0,395 7,785 5,200 12,830 38,460 — 1,678 10,200 7,960 0,585 0,081 1,045 7,135 — 8,585 2,426 4,242 — 2,780 5,640 0,077 1,957 0,501 — 7,870 1,470 0,250 0,951 1,019 0,200 0,310 0,871 17,070 3,412 3,728 0,634 0,079 0,002 89,750 1,499 10,860 8,925 6,020 0,001 — 1,730 2,036 0,543 0,021 0,415 0,022 4,710 — 1,420 4,440 4,036 12,480 3,200 5,570 0,768 0,708 +0,23 +23,77 -1,50 +36,99 +1,74 +10,88 +0,31 -3,84 — -33,79 -1,48 +37,92 -1,37 +48,70 -0,64 +13,77 +0,16 +8,77 +2,45 -0,94 -2,45 -11,34 -0,23 +31,85 — — -2,53 +0,10 +0,19 +16,47 +1,48 -19,08 -0,20 -1,33 -0,79 +20,69 -2,02 +53,26 -1,07 +22,17 -1,75 -5,23 +0,63 +4,81 — +38,52 +0,29 -6,27 — — -1,06 +25,29 +0,06 +11,78 — -17,24 +3,90 +14,87 +0,98 +1,76 +0,99 +3,69 +0,72 +37,89 +5,33+115,45 -1,22 +9,50 -0,08 -9,55 +0,04 -11,63 -0,98 +19,36 -0,19 +14,49 +0,19 +5,05 -0,47 -6,49 +0,34 +2,07 — — -1,00 +4,87 -0,20 +1,80 -1,73 +5,15 — -8,09 -0,62 -1,35 +4,50 +27,44 -2,66 +19,92 — — -1,27 +18,25 -0,25 -8,28 +1,00 +14,11 — — -1,77 +10,98 -1,74 +13,94 +0,13 +0,78 +0,88 +14,11 -0,20 +2,35 — — -1,25 -2,11 -0,20 +4,70 -2,00 +13,59 +17,41 +39,34 +0,20 +3,87 +0,96 -16,21 +1,64 -3,88 -0,11 +6,03 +0,23 -7,73 +0,95 +6,96 +0,49 +2,14 -0,24 -2,16 -0,76 -2,00 -4,76 -13,04 -2,07 +21,50 +0,20 +4,39 -1,09 — +1,42 +65,28 -0,50 -9,34 — -83,87 — — -0,46 +9,22 +0,69 +6,32 -0,55 +15,90 -1,42 -11,86 -0,74 +14,64 -1,33 -3,48 +1,29 +12,75 — — — +8,07 +0,45 +11,00 +0,15 +12,58 +1,71 +25,93 -1,23 -40,19 +0,36 +15,14 -0,07 +66,41 -0,49 +39,55 2,035 1,035 2,260 3,024 0,144 3,538 1,878 5,580 5,250 8,565 0,430 0,892 — 0,967 0,429 0,527 0,677 6,965 1,200 12,750 0,221 0,044 0,010 0,162 — 1,017 0,717 1,680 2,300 6,605 19,100 0,344 0,031 0,211 1,080 21,420 0,313 6,795 4,925 11,600 33,560 — 1,575 9,750 7,210 0,499 0,069 0,725 5,750 — 7,060 2,378 3,668 — 2,263 4,930 0,071 1,675 0,468 — 7,865 1,400 0,195 0,493 0,967 0,179 0,280 0,812 15,700 3,100 3,490 0,614 0,071 0,002 71,950 1,436 8,710 5,360 5,700 0,000 — 1,474 1,790 0,458 0,019 0,354 0,020 4,140 — 1,281 3,980 3,513 8,150 2,830 4,780 0,445 0,469 2,600 1,554 2,686 3,813 0,245 7,100 2,910 7,025 6,200 10,110 0,490 1,280 — 1,205 0,593 0,792 0,766 9,400 2,957 15,950 0,248 0,058 0,019 0,188 — 1,354 0,880 2,078 2,890 7,240 21,490 0,607 0,183 0,293 1,392 25,300 0,400 8,500 6,180 13,720 38,520 — 2,022 10,700 8,100 0,640 0,095 1,045 7,350 — 8,780 2,773 4,242 — 2,950 5,800 0,096 2,016 0,573 — 9,645 1,590 0,473 0,951 1,144 0,239 0,400 1,025 18,510 3,418 3,780 0,712 0,090 0,003 92,400 1,499 11,340 9,395 7,875 0,003 — 1,997 2,150 0,548 0,024 0,419 0,025 4,756 — 1,520 4,498 4,064 12,480 5,350 5,570 0,831 0,785 4451,5 — 996,4 48,5 — 161,0 144,0 3363,6 76,0 10,7 57,3 179,9 — 31,9 445,5 253,1 140,3 76,1 — 3397,9 84,8 22,1 — 47,8 — 961,5 24,0 77,1 63,2 1506,3 189,1 78,6 — 197,6 14,4 258,5 37,3 114,5 38,5 734,1 17036,1 — 1594,4 98,7 436,8 80,7 156,1 0,7 116,2 — 1950,7 283,8 15148,4 — 326,6 512,6 32,5 930,1 42,4 — — 196,9 — 39,7 13661,4 289,4 1,7 5246,9 — 6846,5 103,6 67,9 146,5 — 2767,4 45,8 697,1 23,0 3853,4 — — 33527,6 49,3 1148,7 — 540,2 — 49,5 — 42,5 193,2 270,9 661,7 3,2 453,2 18,5 2,4
MERCATI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 02-05 Amsterdam (Aex) . . . . . . . . . . . . . 361,56 Brent Index . . . . . . . . . . . . . . . . . 125,01 Bruxelles-Bel 20 . . . . . . . . . . . . 2768,25 DJ Stoxx Euro . . . . . . . . . . . . . . . 293,43 DJ Stoxx Euro50 . . . . . . . . . . . . 3008,89 DJ Stoxx UE . . . . . . . . . . . . . . . . 283,93 DJ Stoxx UE50. . . . . . . . . . . . . . 2660,49 FTSE Eurotr.100. . . . . . . . . . . . . 2397,67 Hong Kong HS . . . . . . . . . . . . . 23720,81 Johannesburg . . . . . . . . . . . . . 28044,05 Londra(FTSE100) . . . . . . . . . . . . 6069,90 Madrid Ibex35 . . . . . . . . . . . . . 10877,30 Oslo Top 25. . . . . . . . . . . . . . . . . 412,72 Singapore ST. . . . . . . . . . . . . . . 3179,86 Sydney (All Ords) . . . . . . . . . . . . 4896,15 Toronto(300Comp) . . . . . . . . . . 13934,51 Vienna (Atx). . . . . . . . . . . . . . . . 2866,40 Zurigo (SMI) . . . . . . . . . . . . . . . 6544,67 selezione FRANCOFORTE. . . . . . . . . . . . . . . 02-05 Allianz . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 105,90 Bayer Ag. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58,13 Beiersdorf . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44,19 Bmw . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 64,44 Commerzbank Ag . . . . . . . . . . . . . . 4,44 Deutsche Bank n . . . . . . . . . . . . . . 44,20 Deutsche Post . . . . . . . . . . . . . . . . 13,36 Deutsche Telekom n . . . . . . . . . . . 11,27 Dt Lufthansa Ag. . . . . . . . . . . . . . . 15,17 Hugo Boss Ag . . . . . . . . . . . . . . . . 63,48 Metro Ag. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49,44 Porsche Vz . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49,10 Siemens n . . . . . . . . . . . . . . . . . . 97,83 Volkswagen Ag . . . . . . . . . . . . . . 121,55 PARIGI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 02-05 Air France . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11,88 Air Liquide . . . . . . . . . . . . . . . . . 100,00 Alstom . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44,23 Axa SA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15,16 Bnp . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53,39 Cap Gemini . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41,09 Carrefour . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31,99 Casino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 71,42 Ciments Francais. . . . . . . . . . . . . . 71,48 Crédit Agricole. . . . . . . . . . . . . . . . 11,27 Danone. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49,27 France Télécom. . . . . . . . . . . . . . . 15,86 Havas . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3,85 L'Oréal . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 86,20 Michelin . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67,01 Peugeot S.A. . . . . . . . . . . . . . . . . . 30,85 Renault. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41,19 Saint-Gobain . . . . . . . . . . . . . . . . . 46,67 Sanofi-Synthelab . . . . . . . . . . . . . . 53,88 Société Générale . . . . . . . . . . . . . . 45,40 Sodexho Alliance . . . . . . . . . . . . . . 52,60 Total . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43,05 NEW YORK. . . . . . . . . . . . . . . . . . 02-05 Amazon Com. . . . . . . . . . . . . . . . 201,19 American Express . . . . . . . . . . . . . 49,65 Apple Comp Inc . . . . . . . . . . . . . . 346,28 At&T. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31,21 Bank of America . . . . . . . . . . . . . . 12,34 Boeing . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 79,53 Carnival . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38,05 Caterpillar Inc . . . . . . . . . . . . . . . 114,37 Cisco Systems. . . . . . . . . . . . . . . . 17,58 Citigroup Inc . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4,49 Coca-Cola Co . . . . . . . . . . . . . . . . 67,72 Colgate Palmolive . . . . . . . . . . . . . 84,55 Dow Chemical. . . . . . . . . . . . . . . . 41,34 DuPont . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56,19 Exxon Mobil . . . . . . . . . . . . . . . . . 86,97 Ford Motor . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15,45 General Electric . . . . . . . . . . . . . . . 20,48 General Motors . . . . . . . . . . . . . . . 32,18 Goldman Sachs . . . . . . . . . . . . . . 151,30 Hewlett-Packard . . . . . . . . . . . . . . 40,08 Honeywell . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61,54 Ibm . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 172,15 Industrie Natuzzi Sp. . . . . . . . . . . . . 4,56 Intel Corp . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22,91 Johnson & Johnson . . . . . . . . . . . . 66,21 JP Morgan . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45,18 Lockheed Martin . . . . . . . . . . . . . . 78,74 Luxottica Grp Spa . . . . . . . . . . . . . 33,04 McDonald's. . . . . . . . . . . . . . . . . . 78,64 Merck & Co. . . . . . . . . . . . . . . . . . 36,31 Microsoft . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25,66 Monsanto Co. . . . . . . . . . . . . . . . . 66,98 Morgan Stanley . . . . . . . . . . . . . . . 26,03 Nike Inc. Cl. B . . . . . . . . . . . . . . . . 82,24 Occidental Pet . . . . . . . . . . . . . . . 115,74 Pfizer . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21,02 Procter & Gamble . . . . . . . . . . . . . 65,18 Texas Instruments . . . . . . . . . . . . . 35,01 Unilever NV . . . . . . . . . . . . . . . . . 33,23 Us Steel Corp. . . . . . . . . . . . . . . . . 46,79 Walt Disney. . . . . . . . . . . . . . . . . . 43,27 Whirlpool . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 85,92 Xerox . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10,11 Yahoo Inc . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18,14 LONDRA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28-04 3i Group . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 278,29 Anglo American . . . . . . . . . . . . . 3120,50 AstraZeneca . . . . . . . . . . . . . . . 2992,16 B Sky B . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 842,00 Barclays Plc . . . . . . . . . . . . . . . . 283,85 BP . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 462,55 British Airways . . . . . . . . . . . . . . 276,46 British Telecom . . . . . . . . . . . . . . 195,76 Burberry Group . . . . . . . . . . . . . 1295,50 Glaxosmithkline . . . . . . . . . . . . . 1288,47 Marks & Spencer. . . . . . . . . . . . . 387,72 Pearson Plc . . . . . . . . . . . . . . . . 1151,00 Prudential . . . . . . . . . . . . . . . . . . 773,00 Rolls Royce . . . . . . . . . . . . . . . . . 640,37 Royal & Sun All . . . . . . . . . . . . . . 137,51 Royal Bk of Scot . . . . . . . . . . . . . . 41,66 Schroders Plc . . . . . . . . . . . . . . 1897,66 Unilever Plc . . . . . . . . . . . . . . . . 1942,00 Vodafone Group. . . . . . . . . . . . . . 171,60 ZURIGO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 02-05 Nestlé. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 54,10 Novartis . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51,30 Ubs . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17,10 var.% -0,38 -2,06 +0,75 +1,21 +3,16 +0,22 +0,49 -0,98 +0,44 -0,23 +0,08 -0,40 +0,96 var.% -0,25 +0,12 -1,48 +0,07 -0,07 +0,44 -0,06 +0,49 +0,17 +0,22 -0,36 +0,16 +0,08 +0,69 -0,98 +0,62 +0,11 +0,09 +0,90 +0,52 -0,02 -0,40 var.% +2,75 +1,16 -1,10 +0,29 +0,49 -0,31 -0,05 -0,90 +0,34 -2,18 +0,39 +0,24 +0,85 -1,06 -1,17 -0,13 +0,15 +0,28 +0,19 -0,72 +0,51 +0,92 +3,40 -1,04 +0,75 -0,99 -0,64 -0,45 +0,42 +1,00 -1,00 -1,56 -0,46 -0,10 +1,27 +0,29 +0,43 -1,46 +0,70 -1,93 +0,39 -0,30 +0,20 +2,49 var.% +1,27 +1,17 -3,40 +0,90 -1,27 -0,74 -2,14 +1,32 +0,27 +0,15 -0,84 -0,69 +1,51 +0,06 +0,52 +0,50 +0,89 -2,41 -1,15 var.% +0,74 -0,10 -1,10 var.% +0,45 -1,60 -0,00 +0,08 -0,08 +0,05 -0,03 -0,01 -0,01 -0,16 -0,06 -0,07 +0,72 +0,08

Cred. Valtellinese .................(CVAL) Cred. Valtellinese 10w ....(WCVA10) Cred. Valtellinese 14w ....(WCVA14) Crespi ...................................(CRE) Csp .......................................(CSP) D D'Amico *........................(DIS) Dada * ....................................(DA) Damiani *.............................(DMN) Danieli ..................................(DAN) Danieli rnc ..........................(DANR) Datalogic ex * .......................(DAL) De'Longhi .............................(DLG) Dea Capital *.........................(DEA) Diasorin *...............................(DIA) Digital Bros *..........................(DIB) Dmail Group * ......................(DMA) DMT * ..................................(DMT) E Edison ............................(EDN) Edison r ..............................(EDNR) EEMS * ...............................(EEMS) El.En. * ..................................(ELN) Elica * ...................................(ELC) Emak * ...................................(EM) Enel.....................................(ENEL) Enel Green Pw....................(EGPW) Enervit ..................................(ENV) Engineering * ........................(ENG) Eni .........................................(ENI) Erg........................................(ERG) Erg Renew ............................(EGR) Ergy Capital...........................(ECA) Ergy Capital 11w ................(WECA) Ergy Capital 16w ............(WECA16) Esprinet ex *..........................(PRT) Eurotech * .............................(ETH) Eutelia ...................................(EUT)

Il Sole 24 Ore ........................(S24) 1,327 +0,08 -4,87 1,300 1,510 57,9 Ima * .....................................(IMA) 14,620 +0,48 -2,34 13,850 15,200 540,1 Immsi ....................................(IMS) 0,880 +0,46 +6,02 0,780 0,910 301,4 Impregilo................................(IPG) 2,326 +0,35 +8,44 2,047 2,462 934,5 Impregilo rnc........................(IPGR) 8,040 -0,25 +3,74 7,355 8,200 13,0 Indesit....................................(IND) 9,015 +1,35 +10,01 7,700 9,015 1019,7 Indesit rnc ...........................(INDR) 7,270 +2,97 +5,59 6,640 7,300 3,6 Intek.......................................(ITK) 0,519 +0,39 +31,89 0,394 0,520 67,9 Intek 11w ..........................(WIT11) 0,024 +4,78 -3,60 0,022 0,029 — Intek r ................................(ITKRP) 0,750 +1,35 +9,49 0,660 0,815 4,4 Interpump * ..............................(IP) 6,070 -0,49 +5,84 5,360 6,175 594,0 Interpump 12 w * ..............(WIP12) 0,810 — +21,44 0,630 0,874 — Intesa Sanpaolo......................(ISP) 2,222 -0,89 +8,13 1,891 2,590 26491,6 Intesa Sanpaolo rnc..............(ISPR) 1,929 -0,36 +6,93 1,695 2,245 1814,0 Invest e Sviluppo ....................(IES) 0,014 -0,73 +9,68 0,012 0,019 17,1 Invest e Sviluppo 09w......(WIES12) 0,005 — +86,21 0,002 0,007 — Irce *......................................(IRC) 2,310 +3,87 +45,37 1,528 2,310 64,2 Iren ........................................(IRE) 1,390 -0,29 +10,67 1,184 1,395 1647,6 Isagro * ..................................(ISG) 3,930 -0,25 +13,01 3,368 3,940 68,5 IT WAY * ................................(ITW) 2,202 +15,89 -14,46 1,824 2,764 16,7 Italcementi................................(IT) 7,340 -0,88 +11,21 5,895 7,650 1313,1 Italcementi rnc .......................(ITR) 3,820 — +4,73 3,350 3,886 401,1 Italmobiliare...........................(ITM) 29,210 -1,08 +13,48 25,100 29,900 653,4 Italmobiliare rnc...................(ITMR) 18,380 -0,65 +2,74 17,290 19,730 300,4 Italy 1 Invest w ...................(WIT1) 0,788 -0,13 — 0,510 0,788 — Italy 1 Invest...........................(IT1) 9,540 -0,63 — 8,768 9,950 142,9 J Juventus FC * ...............(JUVE) 0,834 +0,24 -12,62 0,780 0,986 168,0 58,9 K K.R.Energy......................(KRE) 0,061 +1,33 -11,72 0,058 0,074 K.R.Energy 12w..............(WKRE12) 0,016 -19,60 -21,95 0,016 0,024 — Kerself ..................................(KRS) 2,750 -1,79 -20,92 2,660 3,700 48,4 Kinexia..................................(KNX) 1,900 +1,06 -11,01 1,800 2,135 40,9 KME Group ...........................(KME) 0,365 +1,16 +10,56 0,325 0,391 162,4 KME Group 09w.............(WKME09) 0,012 — -35,03 0,010 0,021 — KME Group 11w.............(WKME11) 0,009 -5,26 -36,62 0,008 0,017 — KME Group rnc ...................(KMER) 0,707 +0,78 +21,58 0,576 0,724 30,7 62,1 L La Doria *..........................(LD) 2,018 +1,25 +7,80 1,849 2,068

Exor ......................................(EXO) Exor prv.................................(EXP) Exor risp................................(EXR) Exprivia ex * ..........................(XPR) F Falck Renewables * ........(FKR) Fiat............................................(F) Fiat Ind. priv............................(FIP) Fiat Ind. risp ...........................(FIR) Fiat Industr................................(FI) Fiat prv....................................(FP) Fiat rnc....................................(FR) Fidia * ...................................(FDA) Fiera Milano * .........................(FM) Finarte C.Aste .......................(FCD) Finmeccanica........................(FNC) FNM .....................................(FNM) Fondiaria-Sai .........................(FSA) Fondiaria-Sai rnc.................(FSAR) Fullsix....................................(FUL) G Gabetti Pro.S. .................(GAB) Gabetti Pro.S. 13w .........(WGAB13) Gas Plus................................(GSP) Gefran * ..................................(GE) Gemina ................................(GEM) Gemina rnc ........................(GEMR) Generali ....................................(G) Geox .....................................(GEO) Gewiss .................................(GEW) Greenvision ............................(VIS) Gruppo Coin..........................(GCN) Gruppo Edit. L'Espresso...........(ES) Gruppo Minerali M...............(GMM) H Hera...............................(HER) I I Grandi Viaggi .................(IGV) IGD *......................................(IGD)

24,630 20,970 19,400 1,039 1,557 7,485 6,020 6,205 9,965 5,910 5,880 3,700 4,274 — 9,120 0,467 6,215 3,722 2,714 0,130 0,033 3,800 4,810 0,700 1,011 16,160 4,776 5,090 4,400 6,950 2,104 3,950 1,710 1,078 1,632

+1,15 -1,20 +0,24 +11,54 +1,15 +3,74 -1,98 +8,97 +0,45 -7,04 +3,89 +6,55 +0,17 -3,68 -2,28 +0,40 -0,65 +10,72 +2,60 +11,72 +2,98 +11,26 -0,43 +0,34 -1,29 -1,75 — — — +5,92 -0,41 -7,60 -0,96 -1,82 -2,00 -6,83 -0,37+146,73 +3,34 -40,95 — -66,70 +0,80 -3,80 +0,80 +7,37 +0,07 +29,63 +1,40 +6,42 -0,12 +12,22 +0,08 +38,74 +0,20 +26,46 -0,90 -6,33 +1,31 -10,67 +0,38 +22,97 — -11,63 +0,18 +10,32 +0,56 +31,54 +0,12 +11,02

19,060 15,390 13,880 0,948 1,200 5,870 5,750 5,745 8,685 4,720 4,710 3,495 4,100 — 8,500 0,467 5,805 3,466 1,071 0,126 0,033 3,760 4,230 0,532 0,925 13,810 3,377 3,940 4,340 6,615 1,615 3,930 1,528 0,776 1,445

25,760 3938,6 21,250 1600,0 19,400 177,6 1,155 55,1 1,758 450,1 8,050 8105,4 7,415 624,1 7,395 500,6 10,660 10963,3 6,385 609,2 6,375 466,2 4,140 19,0 4,500 180,5 — — 9,865 5286,7 0,515 117,0 7,565 779,0 4,560 160,9 3,262 30,5 0,245 33,0 0,098 — 4,160 171,0 5,250 68,9 0,707 1028,3 1,170 3,8 16,990 25235,5 4,776 1234,3 5,090 609,6 4,835 25,8 7,870 975,1 2,104 862,6 4,490 23,4 1,718 1908,1 1,078 48,8 1,660 505,1

Landi Renzo *..........................(LR) 2,426 -2,02 -18,66 2,112 3,015 276,5 Lazio .....................................(SSL) 0,619 +7,00 -18,66 0,459 0,761 41,3 Lottomatica ...........................(LTO) 15,350 +1,79 +63,12 8,925 15,350 2634,9 Luxottica ...............................(LUX) 22,310 +0,09 -2,62 21,310 23,490 10437,1 M Maire Tecnimont ..............(MT) 2,804 -0,92 -16,73 2,650 3,638 903,6 Management e C. .................(MEC) 0,215 — +0,42 0,208 0,221 102,8 Marcolin ...............................(MCL) 5,400 +3,25 +18,23 4,084 5,400 335,0 MARR * ..............................(MARR) 8,930 +0,73 +2,17 8,080 8,930 592,9 Mediacontech ......................(MCH) 2,136 -0,19 -9,11 2,100 2,470 39,6 Mediaset ................................(MS) 4,526 +0,67 -0,42 4,280 4,923 5353,9 Mediobanca............................(MB) 7,700 +0,13 +13,91 6,555 8,010 6646,3 Mediolanum .........................(MED) 3,970 +0,05 +26,94 3,092 4,084 2907,2 Meridiana Fly........................(MEF) 0,077 -0,13 +71,02 0,043 0,092 107,1 Meridie ...................................(ME) 0,255 +0,83 -25,44 0,248 0,358 12,9 Meridie 11w ....................(WME11) 0,010 — -45,25 0,009 0,018 — Mid Industry Cap ...................(MIC) 10,400 -3,08 +4,00 9,365 10,730 39,2 Milano Ass...............................(MI) 1,000 +0,35 -16,29 0,902 1,405 557,8 Milano Ass. rnc......................(MIR) 1,115 +1,73 -16,54 1,060 1,487 34,3 Mirato * ................................(MRT) — — — — — — Mittel.....................................(MIT) 2,762 -1,00 -10,03 2,530 3,197 197,6 MolMed ...............................(MLM) 0,577 +0,17 +40,78 0,381 0,623 122,4 Mondadori..............................(MN) 2,832 -0,98 +5,08 2,376 2,868 741,0 Mondo HE.............................(MHE) 0,670 +0,07+322,45 0,157 0,720 13,7 Mondo Tv * ...........................(MTV) 6,625 -0,23 +40,29 4,690 7,200 29,2 Monrif..................................(MON) 0,418 +0,67 +4,06 0,399 0,460 62,2 Monte Paschi Si. ................(BMPS) 0,915 -0,05 +6,52 0,794 1,016 5023,3 Montefibre ..............................(MF) 0,140 -0,07 -7,22 0,135 0,170 18,3 Montefibre rnc....................(MFNC) 0,292 -2,47 -1,02 0,279 0,321 7,6 Monti Ascensori....................(MSA) 0,655 -0,38 -22,76 0,645 0,848 8,7 Mutuionline ex * ...................(MOL) 5,045 -7,93 +2,32 4,797 5,579 201,0 N Nice *............................(NICE) 2,906 -0,68 -4,49 2,860 3,400 340,6 Noemalife .............................(NOE) 6,010 +0,17 -5,95 5,890 6,390 26,0 Novare ....................................(NR) — — — — — — 18,5 O Olidata ............................(OLI) 0,545 -0,55 -9,92 0,530 0,670 64,9 P Panariagroup * ...............(PAN) 1,413 -0,84 -7,95 1,413 1,622

Parmalat ................................(PLT) Parmalat 15w ................(WPLT15) Piaggio ...................................(PIA) Pierrel ...................................(PRL) Pierrel 12w.....................(WPRL12) Pininfarina ............................(PINF) Piquadro .................................(PQ) Pirelli & C. ...............................(PC) Pirelli & C. rnc .......................(PCP) Poligr. S.Faustino *.................(PSF) Poligrafici Editoriale...............(POL) Poltrona Frau.........................(PFG) Pop Emilia 01/07.............(BPER15) Pramac .................................(PRA) Prelios...................................(PRS) Premafin Finanziaria ................(PF) Premuda .................................(PR) Prima Industrie * ....................(PRI) Prima Industrie 13w *......(WPRI13) Prysmian ...............................(PRY) R R. De Medici * .................(RM) R. Ginori 1735.........................(RG) R. Ginori 1735 11w ..........(WRG11) Ratti ......................................(RAT) RCF .......................................(RCF) RCS Mediagroup ...................(RCS) RCS Mediagroup risp ..........(RCSR) RDB * ...................................(RDB) Realty Vailog............................(IIN) Recordati *............................(REC) Reply * ..................................(REY) Retelit.....................................(LIT) Retelit 11w ......................(WLIT11) Risanamento...........................(RN) Rosss....................................(ROS) S Sabaf S.p.a. * .................(SAB) Sadi .......................................(SSI) Saes *.....................................(SG) Saes rnc *.............................(SGR) Safilo Group...........................(SFL) Saipem.................................(SPM) Saipem risp........................(SPMR) Saras ....................................(SRS) Sat ........................................(SAT) Save ex ...............................(SAVE) Screen Service......................(SSB) Seat PG...................................(PG) Seat PG r ..............................(PGR) Servizi Italia ex * ....................(SRI) Seteco International * ............(STC) SIAS ex ..................................(SIS) Snai ......................................(SNA) Snam Gas .............................(SRG) Socotherm.............................(SCT) Sogefi *...................................(SO) Sol ........................................(SOL) Sopaf.....................................(SPF) Sorin.....................................(SRN) Stefanel * ............................(STEF) Stefanel risp * ...................(STEFR) STMicroelectr. ......................(STM) T Tamburi ...........................(TIP) Tamburi 13w ...................(WTIP13) TAS .......................................(TAS) Telecom IT ..............................(TIT) Telecom IT Media .................(TME) Telecom IT Media rnc .........(TMER) Telecom IT rnc......................(TITR) Tenaris ..................................(TEN) Terna ....................................(TRN) TerniEnergia *........................(TER) Tesmec * ...............................(TES) Tiscali.....................................(TIS) Tiscali 14w ......................(WTIS14) Tod's.....................................(TOD) Toscana Fin .............................(TF) Trevi Fin.Ind. ...........................(TFI) TXT e-solution *.....................(TXT) U UBI Banca .......................(UBI) UBI Banca 11w................(WUBI11) Uni Land ...............................(UNL) Unicredit ...............................(UCG) Unicredit risp ......................(UCGR) Unipol ....................................(UNI) Unipol 13w......................(WUNI13) Unipol prv ............................(UNIP) Unipol prv 13w...............(WUNP13) V Valsoia............................(VLS) Viaggi Ventaglio .....................(VVE) Vianini Industria......................(VIN) Vianini Lavori.........................(VLA) Vittoria Ass. *.........................(VAS) Y Yoox *...........................(YOOX) Yorkville Bhn ...........................(BY) Z Zignago Vetro *.................(ZV) Zucchi...................................(ZUC) Zucchi rnc...........................(ZUCR)

Dati a cura dell’agenzia giornalistica Radiocor. Monete Auree: ConFinvest F.L. Milano

* Titolo appartenente al segmento Star.

B.O.T.
Scadenza Giorni Pr.Netto
15.03.11 15.04.11 16.05.11 15.06.11 15.07.11 15.08.11 12 42 72 103 99,965 99,860 99,752 99,611

Valuta al 04-05-11

Euribor
Periodo
1 sett. 1 mese 2 mesi 3 mesi 4 mesi 5 mesi 6 mesi

Monete auree
T. 365
1,248 1,261 1,297 1,414 1,506 1,601 1,705

Oro
02 mag Mattino Sera
— — — — — Oro Milano (Euro/gr.) Oro Londra (usd/oncia) Argento Milano (Euro/kg.) Platino Milano (Euro/gr.) Palladio Milano (Euro/gr.)

Tassi
Sconto Interv Sconto Interv

Rend.
1,05 1,08 1,20

Scadenza Giorni Pr.Netto
15.09.11 14.10.11 15.11.11 15.12.11 16.01.12 15.02.12 134 163 195 225 257 287 99,448 99,295 99,116 98,953 98,744 98,517

Rend.
1,33 1,41 1,44 1,46 1,54 1,68

T. 360
1,231 1,244 1,279 1,395 1,485 1,579 1,682

Periodo
7 mesi 8 mesi 9 mesi 10 mesi 11 mesi 12 mesi

T.360
1,757 1,829 1,914 1,989 2,054 2,139

T.365
1,781 1,854 1,941 2,017 2,083 2,169

02 mag

Denaro Lettera
234,99 254,61 234,99 254,61 234,99 254,61 960,61 1.053,57 183,50 206,07 183,39 205,03 183,39 205,03

Sterlina (v.c) Sterlina (n.c) Sterlina (post.74) Krugerrand Marengo Italiano Marengo Svizzero Marengo Francese

Italia Area Euro Canada Danimarca Finlandia

1,25 1,25 1,00 1,00 1,25

1,25 1,25 0,00 1,00 1,25

Francia Giappone G.B. USA Svezia

1,25 0,30 0,00 0,75 1,75

1,25 0,10 0,50 0,25 1,75

46

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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

Cultura
Il saggio I progressisti e i temi bioetici La denuncia Si tende a legittimare dai contraccettivi ai figli in provetta manipolazioni biologiche di ogni tipo

Femministe di sinistra sedotte dallo scientismo
Il vuoto ideologico colmato dalla fiducia nella tecnica
di PAOLO MIELI
ra gli anni Settanta e gli anni Novanta il Partito comunista italiano (dal 1991 Partito democratico della sinistra) ha modificato radicalmente il proprio modo di guardare alle questioni morali connesse con la vita umana. Un giovane storico, Andrea Possieri, già autore di un eccellente lavoro sugli ultimi anni del Partito comunista, Il peso della storia. Memoria, identità, rimozione dal Pci al Pds (1970-1991), pubblicato dal Mulino, ha ora studiato come è avvenuto, passo dopo passo, questo Cambiamento di senso comune sui temi bioetici (così il titolo del suo saggio che esce nel libro, curato da Lucetta Scaraffia, Bioetica come storia. Come cambia il modo di affrontare le questioni bioetiche nel tempo, per le edizioni Lindau). Il racconto prende le mosse da una lettera pubblicata su «Noi Donne» il 3 dicembre del 1972. All’epoca la rivista — espressione dell’Unione donne italiane, un’organizzazione collaterale al Pci — era diretta da Giuliana Dal Pozzo e la pagina delle lettere serviva a dar conto alle lettrici (ma anche ai lettori) di un universo, quello femminile, in grande trasformazione. «Credo che la vera liberazione, la vera uguaglianza, può arrivare soltanto con la scienza e con la tecnica», scriveva Marianna T. su «Noi Donne». Per poi così proseguire: «Che cosa è che differenzia radicalmente l’uomo dalla donna e concede a lui di lavorare come vuole? Il fatto che lui non deve fare figli, non ha disturbi mensili, non ha da crollare sotto il peso della gravidanza o da allattare i bambini e così via. Ebbene si passi questa incombenza alle macchine, ovvero alle incubatrici. Prima o poi dovrà pur essere possibile mettere in un’incubatrice un uovo femminile e un seme maschile, e tornare nove mesi dopo a ritirare il bambino; se ne parla ancora per scherzo, ma non credo sia più difficile che andare sulla luna. A questo punto non ci sarebbero più che delle differenze insignificanti, fra l’uomo e la donna. Mi rendo conto che questa rivoluzione biologica sarebbe sconvolgente, per i suoi effetti psicologici; ma d’altra parte non mi sembra affatto necessario che, per il semplice gusto di restare "donna" nel senso tra-

T

dizionale della parola, si abbia da soffrire anche fisicamente». Desta interesse, scrive Possieri, il fatto che una rivista come «Noi Donne», «certo non assimilabile al movimento femminista — che all’opposto, in quegli anni, polemizzava duramente con le scelte e le posizioni politiche dell’Udi — né tantomeno alle teorie filosofiche del femminismo radicale di marca anglosassone, accogliesse nelle sue pagine un richiamo a visioni politico-culturali del tutto estranee alla storia del movimento delle donne di estrazione marxista». In realtà qualcosa aveva già cominciato a muoversi tra il 1967 — all’epoca della commercializzazione (ma solo a scopo terapeutico) della pillola anticoncezionale di Pincus — e il 1968, anno del movimento studentesco nonché dell’enciclica di Paolo VI Humanae Vitae, che condannava ogni forma di controllo delle nascite. «Noi Donne» — fino a quel momento incentrata sulle tradizionali rivendicazioni emancipazioniste — cominciò ad occuparsi dei temi relativi alla cosiddetta «maternità consapevole»: fecondazione in provetta, coppie di fatto.

Bibliografia

Riflessioni per capire come cambia la morale
Il saggio di Andrea Possieri sui mutamenti di orientamento della sinistra rispetto a temi come l’aborto, la contraccezione e la procreazione assistita è incluso nel volume Bioetica come storia. Come cambia il modo di affrontare le questioni bioetiche nel tempo (Lindau, pagine 247, € 23), che esce in libreria dopodomani, 5 maggio. Il volume, curato da Lucetta Scaraffia, contiene anche scritti di Emanuele Colombo, Giulia Galeotti, Lorenza Gattamorta, Francesco Tanzilli. A Giulia Galeotti si deve anche il saggio Gender Genere, edito lo scorso anno dall’editore VivereIn. Da segnalare anche il libro di Jacques Ellul Il sistema tecnico, uscito in Francia nel lontano 1977 e tradotto in Italia nel 2009 da Jaca Book.

Fu in quel momento che un deputato socialista, Gianni Usvardi, iniziò una battaglia per cancellare il divieto di far propaganda a favore del controllo delle nascite. Affiancato in ciò dall’Associazione italiana per l’educazione demografica (nata a Milano nel 1953) presieduta da Luigi De Marchi. E soprattutto dal Partito radicale di Marco Pannella, al quale De Marchi aveva aderito. Nel marzo del 1971 la Corte costituzionale stabilì l’incostituzionalità dell’articolo 553 del codice penale, che vietava la propaganda e l’uso di qualsiasi mezzo contraccettivo, prevedendo fino a un anno di reclusione per chi si fosse reso responsabile di tale reato. Quella sentenza determinò una svolta. Ma ancora più importante fu il risalto che il periodico dell’Udi, nel gennaio del 1973, riservò all’attività del medico di Baltimora John Money, il quale per primo aveva formulato il concetto di identità di genere. Di che si trattava? Simone de Beauvoir nel suo famoso libro Il secondo sesso (Il Saggiatore) aveva scritto: «Donna non si nasce, lo si diventa». Money volle dimostrare scientificamente quell’assunto e ne nacque un libro dal titolo Uomo, donna, ragazzo, ragazza, edito in Italia da Feltrinelli. La dimostrazione si basava sul caso dei due gemelli Reimer, omozigoti nati in una cittadina canadese nel 1965. Che tipo di dimostrazione? Nel tentativo di circoncidere uno dei due piccoli, il medico aveva compiuto un errore e aveva provocato un danno irreparabile al pene del bambino. I genitori disperati si erano rivolti al dottor Money (che avevano visto in un programma tv nel corso del quale il medico aveva reclamizzato la propria capacità di trasformare l’uomo in donna) e gli avevano chiesto aiuto. Money era intervenuto sul neonato, gli aveva asportato i testicoli e gli aveva costruito chirurgicamente un organo genitale femminile. Gli venne anche assegnato un nome da bambina, Brenda. Da questo momento in poi Brenda, avendo un gemello con lo stesso patrimonio genetico, sarà la prova vivente che non sono i geni, bensì l’educazione e qualcosa di indotto — capelli lunghi, bambole, gonne, nastrini, vestiti di pizzo — a fare la donna (o l’uomo). «Noi Donne» scopre il «caso Money» e, per la penna di Giulietta Ascoli, dedica articoli su articoli alla questione, che acquista una valenza rivoluzionaria. Sulle pagine del-

la rivista viene attribuita al dottor Money la prestigiosa qualifica di «uomo emancipato». La pubblicazione in Italia del libro di Money (che verrà tre anni dopo) consacrerà la tesi che l’essere maschio o femmina non è deciso dalla natura bensì dalla società. A questo punto si rende necessaria una breve digressione. Chi sia interessato a sapere come andò a finire quella storia, deve assolutamente leggere uno straordinario libretto di Giulia Galeotti (anche lei, tra l’altro, ha scritto, per Bioetica come storia, un interessante saggio; è sulla concezione dei disabili a partire dall’Ottocento: a un progressivo riconoscimento dei loro diritti è corrisposta la tentazione di disfarsi della loro costosa presenza attraverso tecniche di controllo prenatale). Il libro della Galeotti che si occupa del «caso Money» si chiama Gender Genere. Chi vuole negare la differenza maschio-femmina? L’alleanza tra femminismo e Chiesa cattolica ed è stato pubblicato poco tempo fa dalle edizioni VivereIn. Racconta di come il ragazzo di nome Brenda, dopo un po’, si sia istintivamente rifiuta-

to di seguire la terapia ormonale del dottor Money, che avrebbe dovuto trasformarlo «definitivamente» in donna. Di come crescendo abbia preso sempre più i tratti del maschio e del fatto che, quando il padre gli rivelò la sua storia, abbia subito un autentico shock. Brenda decise a quel punto di amputarsi il seno e di assumere un nome maschile, David. Tentò una prima volta, senza successo, il suicidio. Si sottopose poi a un intervento per la ricostruzione del pene. Iniziò a uscire con le ragazze. Sposò Mary, già madre di tre figli. Ma David non riuscì a trovare un equilibrio. A questo punto raccontò la propria storia al giornalista John Colapinto per un libro che avrà successo negli Stati Uniti, ma non sarà tradotto in Italia. Finché, all’età di 38 anni, David-Brenda si uccise. Una storia spaventosa. Ma all’epoca in cui se ne occupa «Noi Donne» quello di Money sembra un esperimento perfettamente riuscito e la vicenda di David-Brenda viene presentata come un caso esemplare. Vengono poi (1978) la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza; la

1971
Una sentenza della Corte costituzionale, emessa nel marzo 1971, cancella l’articolo 553 del codice penale, che vietava la propaganda e l’utilizzo di ogni mezzo contraccettivo

1981
Viene sottoposta a referendum la legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria della gravidanza. Il tentativo di modificare le norme sull’aborto in senso restrittivo viene respinto con il 68 per cento di No

Radici «Ternitti», il nuovo romanzo di Mario Desiati, è un omaggio agli uomini e soprattutto alle donne della Puglia, sua regione d’origine

Il dramma dell’eternit non ha piegato le grandi madri del Salento
di RANIERI POLESE

L

e donne del Salento sono sole. Mariti, padri, fratelli se li è portati via la nuova peste, la morte per amianto, nelle cui fabbriche in Svizzera erano andati a trovar lavoro. Uno dopo l’altro si sono ammalati e poi, tornati al paese senza più forza né fiato, stremati da cure ormai inutili, se ne sono andati tutti. A loro, alle donne, spetta l’ultimo rito, il funerale, con vicini e parenti che consumano in piedi i cibi che la tradizione impone e qualcuno — sempre una donna — prepara per il defunto un canestro di fiori, frutta e oggetti familiari, la «parmasia», un viatico antico per l’aldilà, l’omaggio arcaico a una morte moderna, troppo moderna. Anche Domenica Orlando, detta Mimì, è una donna sola. Con la madre e il fratello Biagio aveva seguito il padre nella fabbrica vicina a Zurigo, dividendo il dormitorio con famiglie venute dal Sud. È qui che Mimì che ha appena quattordici anni s’innamora di Ippazio, uno del paese suo, e quando lui le prende la mano lei lo segue nel suo letto. Scopre poi di essere incinta, ma lui scompa-

re. E la bambina Arianna nascerà senza padre. Scandito come una ballata triste in sei tempi, dagli anni Settanta a oggi, Ternitti, il nuovo romanzo di Mario Desiati (Mondadori, 255 pagine, e 18,50), prende il nome dall’eternit, il cemento-amianto impiegato nell’edilizia in dosi massicce e responsabile di un numero enorme di morti. Intorno a Mimì, che vive da sola con la figlia e lavora in una fabbrica di cravatte, si dispone un coro di personaggi segnati dallo stesso destino: l’emigrazione, la fabbrica della morte, il ritorno mesto, la fine. Ma le donne resistono, crescono i figli, scherzano con i figli delle altre, sono libere, coraggiose, forti. Forse perché — è il caso di Mimì — hanno legami stretti con il mondo dei morti, con il passato, i san-

Poetica «La mia terra ha un sapore romanzesco che quasi ti costringe a scrivere senza sforzo, non richiede tanta immaginazione»

ti, le sagre che si ripetono da sempre, con una preistoria che forse non si è ancora estinta. Se Mimì è libera di scegliere gli uomini, di lasciarli, di combattere le sue battaglie (alla fine la vediamo sul tetto della fabbrica che i padroni vogliono chiudere per «delocalizzare» la produzione), molto lo deve a queste lontane eredità, alle sue radici. È come le pietre del Salento, che nei secoli dei secoli sono servite per erigere i dolmen, costruire i trulli, tirare su i muri a secco. E che ancora oggi sono in grado di resistere agli scempi della modernizzazione. Nato a Martina Franca e poi arrivato a Roma per scrivere e lavorare con i libri, Desiati racconta storie di una terra che — dice — «ha un sapore romanzesco, che quasi ti costringe a scrivere senza troppo sforzo, non richiede grandi lavori d’immaginazione». Come le spose infelici e suicide del suo precedente romanzo, anche le famiglie degli emigranti distrutti dall’amianto, le donne sole che accorrono al letto dei moribondi, i ragazzi sbandati che bevono perché hanno paura di partire, tutte queste figure, assicura Desiati, esistono in quel mondo a parte che da Lecce si spinge verso l’estre-

L’autore

Mario Desiati (foto Olycom) è nato a Locorotondo nel 1977. Tra i suoi romanzi, «Il paese delle spose infelici» e il recente «Ternitti» (Mondadori)

ma propaggine d’Italia, nei paesi bianchi che per la notte del santo patrono s’illuminano a festa, sulle ripide discese verso un mare che già sa di Grecia e da cui, non molto tempo fa, erano arrivati i barconi degli albanesi. Si tratta di riconoscerle queste figure, ascoltare i suoni del loro dialetto, lasciarle vivere nelle parole e nelle pagine di un libro, ben sapendo che un libro non basta a imprigionarle, a costringere il loro destino. Così succede con Mimì, che aspetta il momento di conoscere il perché segreto di quell’uomo che dopo averla messa incinta se n’era andato. Lui, alla fine, ritornerà e dovrà dire la sua verità. Il cerchio, ora, potrebbe chiudersi. E invece no, la storia di Mimì non può finire. Gli uomini passano, muoiono, le donne rimangono, per accompagnare i morti, per insegnare a nuotare e a vincere le paure. Non tutti gli uomini ce la fanno, loro invece non si spaventano. E sono loro che trasmettono alle figlie il valore degli antichi legami, il senso profondo dell’esistenza. A queste figure di grandi madri è dedicato, con commozione, il romanzo di Mario Desiati.
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Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

italia: 515050585854

Cultura 47
incarico che passerà a Riccardo Cavallero. La casa editrice ha annunciato ieri un’altra importante novità con la nascita di due direzioni generali. La prima è stata affidata a Ernesto Franco, a cui andrà anche un posto nel consiglio d’amministrazione della Einaudi, con il compito di sviluppare ulteriormente la presenza nell’editoria di qualità. L’altra sarà invece guidata da Giorgio Cavagnino, attuale direttore generale operativo. (f.d.r.)
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I VERTICI DI SEGRATE

Mondadori: Baravalle lascia, arriva Porro
E siamo al referendum sull’aborto (17 maggio 1981). Per questa fase va menzionata un’altra rivista «più teorica» che fa capo direttamente alla sezione femminile del Pci: «Donne e Politica», nata nel 1969 su iniziativa di Adriana Seroni che la dirige fino al 1981. Secondo Possieri, «Donne e Politica» assomigliava soprattutto nel primo periodo della sua diffusione, dal 1969 al 1977, «più a un bollettino di stampo cominternista che a una moderna rivista politica; rigorosamente in bianco e nero, con un’impaginazione a colonne, senza nessuna presenza iconografica e con alcuni interventi concepiti come dei saggi con tanto di note esplicative, non si prestava, certamente, a una larga diffusione di massa (solamente a partire dal dicembre 1977 venne inserito, per la prima volta, del "materiale illustrativo" e furono tolte le note a fondo pagina)». Dura era la contrapposizione di questa rivista al movimento femminista e il tema dell’emancipazione femminile era strettamente collegato al rapporto tra le donne e il mondo del lavoro. Nell’agosto del 1980, quando ormai si capisce che il referendum sull’aborto non può più essere evitato, «Donne e Politica» pubblica un dossier sul tema in questione, preceduto da un duro editoriale della Seroni contro «radicali e clericali», contro Marco Pannella e Carlo Casini, accusati di aver voluto il referendum con «argo-

Giro di poltrone al gruppo Mondadori. Antonio Baravalle, direttore generale Educational, lascia Segrate. Secondo indiscrezioni andrà a guidare la Lavazza, quindi cambia di nuovo settore, come aveva fatto l’anno scorso approdando alla Mondadori dopo una lunga esperienza al gruppo Fiat. Al suo posto è stato nominato Antonio Porro, già in Mondadori come responsabile «merger & acquisition». Baravalle era anche amministratore delegato della Einaudi,

Il tragico caso Reimer Nato maschio, mutilato per errore fu allevato come una femmina ma si ribellò e poi finì per suicidarsi

L’inventore

Il biologo americano Gregory Goodwin Pincus (1913-1967) inventò il primo contraccettivo orale insieme ai suoi colleghi scienziati John Hammond e Min Chueh Chang. Nella foto grande: una manifestazione di militanti del movimento femminista

prima bimba concepita in provetta (Louise Brown, luglio 1978); il boom dell’ecografia (in uso al policlinico Gemelli di Roma già dal 1971). Per l’aborto, sulla rivista dell’Udi si dà grande risalto al metodo di aspirazione Karman, che viene presentato come «fisicamente poco traumatizzante», un intervento che richiede «un’attrezzatura abbastanza semplice» e «una spesa relativamente esigua»: una tecnica «sperimentata positivamente da molte donne», di per sé «in grado di eliminare angosce e paure». Un articolo racconta così l’arrivo in uno spazio Aied di un «giovane ostetrico» londinese esperto di Karman: «L’annuncio della sua presenza, il sapere che avrebbe operato ininterrottamente dalle otto del mattino alle nove di sera, ha richiamato all’ospedale una grande quantità di donne che speravano, dopo tante tribolazioni e pellegrinaggi inutili, di ottenere l’aborto». «Noi Donne» dà risalto alle ricerche dello psicanalista argentino Arnaldo Rascovsky, che «dimostrano» l’esistenza dell’apparato psichico del feto solo a partire dal quarto mese di vita. Ricerche che, provando «indirettamente» che prima del quarto mese non esiste una vita psichica del nascituro, confermano «la validità etica e giuridica della legislazione vigente» in materia di aborto. «Quello che soprattutto ci deve interessare», scrive la rivista comunista, «è questo: la scienza ci ha aiutato a sapere con certezza che entro il terzo mese l’aborto non è un fatto così traumatico come alcuni vorrebbero indurre a pensare».

mentazioni assai diverse» ma con un obiettivo comune: «la distruzione o il profondo snaturamento della legge sull’aborto». «Noi Donne», invece, si distingue per la capacità di portare in primo piano i temi bioetici. Di qui in poi il periodico dell’Udi è per circa un quindicennio «un grande incubatore di idee di valori, di esperienze umane e di progetti politici che ha avviato», sottolinea Possieri, «un processo di inculturazione politico-simbolica di issues e parole d’ordine, esterne alla tradizione del movimento operaio, che lentamente iniziano a innestarsi sul nucleo storico della cosiddetta identità comunista». Al referendum del 1981, come era già accaduto nel 1974 per il divorzio, il fronte laico vince. «Noi Donne» esulta. Solo nell’aprile del 1982 allorché presso l’Accademia delle Scienze di Parigi il professor Etienne-Emile Baulieu, allievo di Pincus, presenta la pillola Ru486 che «sostituendosi al progesterone» impedisce che l’ovulo fecondato si impianti «nell’utero», solo in quel momento il periodico dell’Udi solleva dubbi. Dubbi di ordine etico, perché «con questi preparati l’aborto sarebbe interamente gestito dalla donna, senza ospedalizzazione, senza traumi fisici, senza interferenze mediche, senza giudizi di chicchessia», quindi si sarebbe potuto correre il rischio di tornare all’aborto «privato» e di «perdere quanto dolorosamente e faticosamente» le donne avevano conquistato attraverso la legge sull’interruzione di gravidanza. Ma la rivista continua a svolgere un ruolo decisivo, una sorta di «avanguardia»

politico-culturale «nella ricezione e nella diffusione dei temi bioetici rispetto ai tradizionali luoghi di elaborazione culturale dei due grandi partiti della sinistra». Questo ruolo di avanguardia è caratterizzato da tre nomi: in primo luogo Annamaria Guadagni, poi Mariella Gramaglia e infine Franca Fossati, che dirigono «Noi Donne» a partire, rispettivamente, dal 1981, dal 1985 e infine dal 1991. «Donne e Politica» si mette sulla scia di «Noi Donne», dapprima sotto la direzione di Lalla Trupia, che nel 1981 prende il posto della Seroni. Poi con Livia Turco che succede alla Trupia, diviene responsabile della sezione femminile del Pci (lo sarà anche nel Pds) e, dopo un vivace confronto con il Centro culturale Virginia Woolf di Roma, fa approvare dal Partito comunista il documento dal titolo «Dalle donne la forza delle donne. Carta itinerante» che accetta il pensiero della «differenza sessuale» elaborato dal gruppo milanese della Libreria delle donne. E qui riprende la discussione sulla pillola Ru486, sulla quale erano stati avanzati i dubbi di cui si è detto. Verso la fine degli anni Ottanta, quelle obiezioni iniziali vengono considerate non più attuali. E si allargano le frontiere entro la quali la nuova etica fa proseliti. «Noi Donne» intervista la sottosegretaria alla sanità, la socialista Elena Marinucci, che dichiara di aver sollecitato la casa farmaceutica Roussel-Uclaf «a rendere disponibile in Italia la pillola per abortire». Nel 1987 l’Udi promuove un sondaggio tra le proprie militanti nel quale il 27 per cento risponde di essere favorevole alle nuove tecniche di fecondazione assistita. Un’analoga indagine, l’anno successivo, vede salire questa propensione al 60 per cento. «In definitiva», scrive Possieri, «quello che si delineò tra la fine degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta fu l’incontro sul terreno comune dei temi bioetici tra almeno tre differenti tradizioni politiche: innanzitutto, la cultura femminista e quella emancipazionista che avevano trovato una nuova sintesi politico-simbolica nella Carta delle donne; in secondo luogo, la cultura politica di marca liberal-socialista che propose un nuovo patto sociale per una ridefinizione dell’etica pubblica ed elaborò un concetto di bioetica laica che includeva al suo interno molte battaglie tipiche del femminismo; e, infine, la cultura politica d’estrazione gramsciana che, dopo aver visto nascere la discussione di questi temi bioetici all’esterno del Pci, finì per essere il luogo politico che ne avrebbe ereditato le idee e i progetti, soprattutto dopo lo shock sistemico del 1989-1993». Con il marxismo in crisi, «alla bioetica veniva affidata, dalla nostra "era delle incertezze", non solo la missione di strutturare una logica di razionalità laica che risolvesse le questioni specifiche della disciplina, ma anche il compito di proiettare le aspettative più in là, chiedendo a questa stessa razionalità laica di fungere da paradigma interpretativo per affrontare dilemmi etici di ogni tipo». Gli interventi su «MicroMega» e su «Notizie di Politeia» di Remo Bodei e Maurizio Mori, assieme alle tesi di Umberto Veronesi (esposte nel libro Colloqui con un medico, a cura di Giovanni Maria Pace, pubblica-

Dibattito

] La rivista «Donne e Politica» del Pci, diretta da Adriana Seroni (nella foto in alto), attaccò i radicali di Marco Pannella (nella foto al centro) sul tema dell’aborto

] Sociologo, teologo e ambientalista, il protestante francese Jacques Ellul (nella foto più in basso), scomparso a 82 anni nel 1994, criticava la tendenza della società attuale ad accettare con l’andar del tempo tutte le innovazioni tecnologiche, aggirando o rimuovendo le pur fondate obiezioni inizialmente avanzate contro la loro adozione

to da Longanesi), diedero corpo dottrinale a nuove forme di pensiero laico. Nuove? Queste forme di pensiero in realtà riportavano alla luce «la forma primigenia e aggiornata del marxismo ottocentesco, ovvero lo scientismo»; si assisteva così alla nascita di una costruzione politico-culturale che, è opinione di Possieri, «prevedeva non solo la creazione di un’opinione pubblica favorevole a ogni innovazione tecnico-scientifica, ma anche uno slittamento delle opinioni morali, che si muovevano verso una sempre maggiore apertura al relativismo». È lo slittamento morale di cui ha efficacemente trattato Jacques Ellul ne Il sistema tecnico (Jaca Book). Cioè — come scrivono nella prefazione a Bioetica come storia Sergio Belardinelli, Edoardo Bressan e Lucetta Scaraffia — «la tendenza tipica delle società tecnologiche ad accettare sempre in modo acritico le innovazioni tecniche, anche se, alla nascita, sono oggetto di condanna generale». Dopo un certo lasso di tempo, in genere cinque o dieci anni, «la novità sembra divenuta inevitabile e la spinta a essere moderni fa il resto inducendoci ad accettarla, anche se le riserve non sono sciolte». A provocare questo mutamento «è il confronto con gli altri Paesi, dove spesso le novità sono accettate in anticipo; e se altrove hanno dato cattiva prova, nella loro attuazione, non se ne tiene conto». È la tendenza a fare della scienza un’ideologia, forse l’unica sopravvissuta, e quindi ad affidare alle tecnica il compito di creare nuovi valori, una nuova etica del comportamento. «Una proposizione morale», scrive Ellul, «verrà considerata valida per un dato periodo solo se sarà conforme al sistema tecnico, se concorderà con esso». Anche se molto spesso, dopo anni, si scopre che i sospetti della prim’ora erano più che fondati e le obiezioni iniziali resistono al tempo che è trascorso. La resistenza iniziale, sostengono i tre prefatori a Bioetica come storia, molto spesso si basava su buone ragioni, a dispetto della circostanza che poi, rapidamente, queste ragioni sono state accantonate. Ricordarle a cose fatte, quando probabilmente l’innovazione è stata accettata ed è diventata «normale», è sempre utile, perché offre una base critica per osservare le trasformazioni che la tecnica ci impone, e un pensiero critico nei confronti delle innovazioni tecnoscientifiche è molto difficile da elaborare». La tecnica, fa notare Ellul, proprio quando sembra che risolva problemi, ne crea ogni volta di nuovi, «e ci vuole sempre più tecnica per risolverli». Tutto ciò nella storia dell’ex Pci è servito a dare nuova linfa alla pianta primigenia che si era essiccata. «Il progressismo etico, l’entusiasmo per le tecnoscienze, ogni tecnologia che sembri confermare e rafforzare la libertà femminile», scrivono Belardinelli, Bressan e Scaraffia, «si sono infatti rivelati utili per riempire il vuoto ideologico con cui si è trovata improvvisamente a fare i conti la sinistra, e sono stati quindi accolti con favore dalle stesse persone che fino a poco tempo prima li guardavano con diffidenza». E non è detto, sostengono sia pure in modo non esplicito autore del saggio e prefatori del libro, che con questo «riempimento del vuoto» la sinistra ci abbia guadagnato. paolo.mieli@rcs.it
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Il concorso Gli universitari chiamati a scegliere il testo più importante per la loro formazione. Un mercato minacciato da dispense e ebook

«Studenti, votate il manuale migliore». Così si celebra la Festa del libro
di CRISTINA TAGLIETTI

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a festa del libro quest’anno celebra il manuale universitario. L’Associazione italiana editori (Aie) in collaborazione con la Conferenza dei Rettori e le Università italiane, infatti, lancia un concorso dedicato agli studenti universitari che si concluderà il 23 maggio, in concomitanza appunto con la Festa del libro promossa insieme con il Centro per il libro e la lettura diretto da Gian Arturo Ferrari. L’iniziativa è divisa in due parti: nella prima parte gli studenti sono invitati a completare (in italiano, o in latino anche maccheronico) la frase «L’università senza libri è come...» («Universitas sine libris est sicut...» è la citazione che riprende, parafrasandolo, un passo tratto da Il nome della rosa di Umberto Eco). Nella seconda parte dovranno produrre una breve recensione del libro di testo che considerano più importante nella loro formazione. I vincitori saranno dieci studenti (che riceveranno un buono per acquisti di libri per un valore totale di 10 mila euro) e, naturalmente, anche il ma-

Presidente

Marco Polillo, presidente dell’Aie che promuove, con la Conferenza dei Rettori e le Università, il concorso dedicato agli studenti universitari.

nuale, di qualunque disciplina, dalla medicina al diritto, dalla letteratura alla fisica, che riceverà il maggior numero di voti. «L’obiettivo — spiega Piero Attanasio dell’Aie — è far riflettere sul ruolo formativo del libro nell’università o, meglio, nella crescita culturale dei giovani nel periodo universitario. Per farlo, si sono scelti gli strumenti del gioco e della comunità. I testi verranno pubblicati sul sito www.festadellibro.it e sarà possibile commentarli. L’idea nasce da una statistica dell’Istat che da qualche anno fa un’indagine per capire quanto si legge, non solo nel tempo libero, ma anche per motivi di studio o aggiornamento. Ebbene, è emerso che il dato è non soltanto basso ma anche decrescente. Nella categoria dirigenti e liberi professionisti meno del 50 per cento ha letto almeno un libro. Tra i quadri direttivi si scende al 35 per cento. Il dato ancora più impressionante è che soltanto l’11 per cento dei giovani in cerca di occupazione ha letto un libro di aggiornamento all’anno, ancora meno (l’8,4 per cento) tra i lavoratori in cerca di nuova occupazione». Il concorso sul miglior manuale universitario è

anche l’occasione per riflettere su un mercato sempre un po’ in crisi. Complessivamente, secondo un rapporto dell’ufficio studi Aie, in un insegnamento universitario su 5 (quindi nel 20 per cento dei casi) si studia su una dispensa costituita da materiali messi a disposizioni dal docente. Nel 5 per cento dei casi la dispensa sostituisce interamente il libro e può essere composto da varie parti. Nel 50 per cento il materiale può essere scaricato da Internet (dal sito della facoltà, del docente o di istituzioni culturali o di ricerca) nel 14 per centro degli insegnamenti vengono inseriti parti o estratti di libro. La fotocopia è il vero problema, dal punto di vista degli editori naturalmente, del mercato libra-

Abitudini L’uso della fotocopia comporta, per il mercato editoriale, un valore perso intorno ai 315 milioni di euro

rio universitario e manualistico tanto che il valore perso viene stimato intorno ai 315 milioni di euro (il mercato dei manuali universitari viene valutato intorno ai 221 milioni, mentre quello professionale, cioè libri, repertori, codici intorno ai 322 milioni di euro). La diffusione dell’ebook, nell’ambito professionale e universitario, è ancora molto limitata. «Per ora funzionano soprattutto le integrazioni online — spiega Attanasio —, soprattutto per alcuni testi. Secondo ricerche recenti americane, d’altronde, la carta per gli studenti è ancora molto importante, tant’è che spesso i testi online vengono stampati. Insomma, ci si aspettava quasi un exploit della manualistica ebook e invece c’è una certa resistenza. Il problema della pirateria, poi, comune a tutti i libri elettronici, diventa un fattore di inibizione dell’innovazione anche perché avendo costi distributivi più bassi rispetto all’editoria varia e un’aliquota Iva uguale, cioè del 20 per cento, i vantaggi sono minori. Oltre alla perdita degli editori, ricordiamo che la pirateria porta con sé circa 5 mila posti di lavoro persi nel corso della filiera».
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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Elzeviro
Il nuovo romanzo di Bruno Arpaia

Pisa Il dipinto, nella Chiesa di Santo Stefano accanto alla Normale, aggredito da umidità e muffe

QUELLE VITE SOSPESE TRA FISICA E FICTION
di GIULIO GIORELLO

Vasari, in pericolo la Lapidazione
L’appello: servono 70 mila euro per il restauro della pala, alta 4 metri
L’interno della Chiesa di Santo Stefano a Pisa e (in primo piano) la «Lapidazione di Santo Stefano Protomartire» del Vasari. Sotto, un particolare del dipinto aggredito dall’umidità Le muffe che mettono a rischio il capolavoro di Vasari. A destra, la facciata della Chiesa (servizio Niccolò Cambi / Massimo Sestini)

G

inevra: «Saint-Pierre, ecco la cattedrale, facciata neoclassica, l’interno a pietra nuda e nervature». Al giovane ricercatore esperto in Big Bang e buchi neri non dispiace «quella austerità spoglia di ogni ornamento, il rigore tenace di Calvino, che aveva fatto sbiancare a calce affreschi e decorazioni». Alla sua interlocutrice, una brillante giornalista venuta da Madrid per un’inchiesta sui «segreti della fisica», invece, «tanto rigore fa l’impressione di essere figlio di un ostinato orrore» per l’esuberanza delle forme mondane. Ben presto, però, i due saranno reciprocamente affascinati da ben altra geometria, quella dei loro corpi illuminati dal desiderio. È tutto effetto di quella bizzarra «specie di energia» che ci spinge a persistere nella fatica dell’esistenza: gli addetti ai lavori la chiamano «energia del vuoto»!

❜❜ Einstein, Bohr,
Heisenberg, Pauli, Dirac alla base della trama di un «poliziesco»
La fisica contemporanea come metafora della vita: è il tema di fondo dell’ultimo romanzo di Bruno Arpaia (classe 1957), appunto intitolato L’energia del vuoto (Guanda, pagine 264, euro 16,50), un romanzo che unisce sentimento e avventura, sociologia e fantascienza, ma non rinuncia all’intrigo poliziesco e spionistico. Arpaia, però, guarda soprattutto allo scenario dispiegato dalla fisica più recente, emerso dopo le acquisizioni di grandi del Novecento come Einstein, Bohr, Heisenberg, Pauli o Dirac. Creatori ma anche distruttori di concezioni di spazio, tempo, materia ed energia che per secoli erano state considerate intoccabili. Un’altra figura femminile del romanzo di Arpaia — questa volta una prestigiosa ricercatrice — constata che tale rivoluzione concettuale finisce col rappresentare la rivincita del filosofo greco Eraclito, per cui «l’essere ama celar-

si», su Galileo, che pensava che il Libro del Mondo fosse un volume aperto a chiunque avesse la buona volontà di leggerlo, e perfino su Einstein, per cui l’unico mistero è che… non ci sono misteri, almeno per lo scienziato. Di fronte ai paradossi della meccanica quantistica, Einstein aveva una volta dichiarato che la realtà non poteva essere così «maligna» da ingannarci sempre; ma con le nuove trovate del dopo-Einstein essa ci pare sempre più come un prestigiatore che si compiace di stupirci. Di recente il fisico Stephen Hawking ha confessato di non sentirsi di escludere che gli esperimenti col Lhc (Large Hadron Collider), il più potente acceleratore di particelle mai costruito, che abbraccia la Ginevra del protestante Giovanni Calvino e passa sotto la Fernay dell’illuminista Voltaire, possano sconvolgere la costellazione delle teorie oggi ritenute valide costringendoci a rifare tutto da capo. E concludeva: «Ne sarei davvero felice». Non tutti i professionisti della ricerca condividono però il fascino della sfida intellettuale. Il romanzo di Arpaia è ambientato proprio nei laboratori dello Lhc; e lo stesso intreccio (che qui non riveliamo per non privare il lettore del gusto della sorpresa) è un monito contro queste forme di conservatorismo e un omaggio alla filosofia della scienza di Popper, per cui gli scienziati onesti e audaci non temono le smentite dell’esperienza, anzi le cercano. Sono anche queste un dono di un Dio «clemente e misericordioso». Quelli che invece si imbarcano in crociate in una testarda difesa dei loro preconcetti, magari al punto di truccare i dati, commettono un vero e proprio errore politico... Non a caso nel romanzo di Arpaia questi «mestatori» vengono strumentalizzati da una forma insidiosa di terrorismo fondamentalista che non sopporta la spregiudicata indipendenza degli scienziati.
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di MARCO GASPERETTI

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e infiltrazioni d’acqua dal tetto, sopra la navata destra guardando l’altare maggiore della chiesa degli antichi cavalieri, da tempo lavorano subdole e oscure. L’umidità ha scavato l’intonaco, deteriorato le mura e, come un serpente maligno, è strisciata sopra uno dei tesori della chiesa. La Lapidazione di Santo Stefano, una pala in legno alta quattro metri e larga quasi tre dipinta da Giorgio Vasari, è stata azzannata e il «veleno» delle muffe e delle infiltrazioni d’acqua l’ha danneggiata seriamente. «Se non si mette in sicurezza al più presto questo capolavoro rischia di essere deturpato irrimediabilmente», denuncia monsignor Aldo Armani, da 25 anni rettore della Chiesa di Santo Stefano, il monumento cinquecentesco progettato da Giorgio Vasari, in Piazza dei Cavalieri a Pisa, accanto alla Scuola Normale Superiore. La Lapidazione non è solo un capolavoro ma un simbolo che il Vasari volle lasciare in quella chiesa voluta da Cosimo I de’ Medici per l’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, fondato dal granduca anche per combattere la pirateria turca del Mediterraneo. L’opera nasconde una curiosità storico-artistica e forse anche un po’ esoterica. Il Santo Stefano ritratto nel momento del martirio non è lo Stefano papa di inizio del terzo secolo che fu decapitato, bensì lo Stefano protomartire lapidato subito

dopo la crocifissione di Gesù e citato negli Atti degli apostoli. Probabilmente il Vasari volle in questo modo unire idealmente i due beati che portano il nome dell’ordine cavalleresco. Vasari progettò l’intera Piazza dei Cavalieri oggi considerata una delle più affascinanti agorà nel mondo e decorò la facciata dell’edificio che oggi è la Normale. Nella chiesa, oltre a dipinti di estremo valore (tra questi una Natività del Bronzino), sono conservati stendardi dell’impero ottomano conquistati anche nella Batta-

La ricorrenza

Cinque secoli molto tormentati
Quest’anno ricorre il 500esimo anniversario della nascita di Giorgio Vasari (Arezzo, 1511- Firenze, 1574 nel tondo): pittore, architetto, scrittore d’arte. Un anniversario di celebrazioni ma anche tormentato per le (tuttora incerte) sorti dell’Archivio Vasari

glia di Lepanto e persino i frammenti di un’imbarcazione finemente lavorati da un esperto ebanista. Le infiltrazioni d’acqua per ora hanno attaccato solo una parte della navata destra. Quanto basta però per danneggiare l’opera del Vasari e il problema si è aggravato proprio nei primi mesi del 2011, anno in cui si festeggiano i 500 anni della nascita del grande pittore, storico e progettista rinascimentale. Dopo l’appello di monsignor Armani, anche lui cavaliere di Santo Stefano, la sovrintendenza ha deciso di far partire un primo intervento per mettere in sicurezza la pala. Ieri mattina i tecnici di una ditta specializzata, tra le migliori al mondo, hanno avvolto il capolavori del Vasari in una carta speciale e installato una piattaforma. «Presto l’opera sarà staccata dalla parete e posizionata in un altro ambiente della chiesa al sicuro dall’umidità», conferma Alba Macripò, responsabile del patrimonio artistico e storico di Pisa La Lapidazione però non è ancora salva. Il dipinto ha bisogno di urgenti interventi di restauro per un costo che difficilmente sarà inferiore a 70 mila euro. Soldi, di questi tempi, quasi introvabili da ministero e sovrintendenza. «Lanciamo un appello per cercare finanziatori — annuncia don Armani — sperando che un dipinto così straordinario e pieno di significati non vada perduto

nell’anno vasariano. Abbiamo fatto domande alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa che già era intervenuta in passato sperando però che si facciano avanti anche altri mecenati». Interessati all’evolversi della vicenda ci sono anche loro, i cavalieri di Santo Stefano. Un ordine nato a Firenze per volere di Cosimo I (il figlio di Giovanni dalle bande nere) al quale potevano accedere i nobili e poi sciolto nel 1859 dal laico Bettino Ricasoli quando il capoluogo toscana divenne momentaneamente capitale d’Italia. «Adesso è un ordine dinastico familiare — spiega monsignor Armani — gestito dalla famiglia Asburgo-Lorena. Il granduca Sigismondo, l’ultimo erede, viene spesso a Pisa e ogni seconda domenica di novembre nella chiesa si celebra una funzione alla quale partecipano i cavalieri di Santo Stefano, insieme ad altri ordini, come quello di Malta, di San Giorgio e del Santo Sepolcro». Anche la sovrintendenza chiede un intervento dei privati per salvare il capolavoro. «Noi possiamo affrontare le spese di rimozione del dipinto per la sua messa in sicurezza — spiega Macripò — ben vengano interventi di privati locali e nazionali». Nell’anno vasariano 70 mila euro si possono trovare per salvare un capolavoro. E magari avviare un’opera di risanamento della chiesa per eliminare le infiltrazioni di acqua.
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Biennale A un mese dalla 54ª esposizione, la curatrice indica premiati e opere

Leoni alla carriera a Sturtevant e West Sgarbi dal premier: ritiro le dimissioni
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ronaca, sintetica, degli ultimi due giorni mic Suskov —, la preparazione all’Esposizione del rapporto Sgarbi-Ministero sul tema del d’arte procede senza scossoni. La curatrice, Bice Padiglione Italia alla Biennale, del quale il criti- Curiger, ha comunicato quali sono le tre tele di co ferrarese è curatore. Sgarbi 1: «Visto che non Tintoretto che faranno parte di questa 54ª rassemi vogliono a Venezia, mi dimetto dalla Bienna- gna intitolata «ILLUMInazioni»: si tratta de le». Sgarbi 2: «Non mi dimetto». Sgarbi 3: «La «L’Ultima Cena» (dalla Basilica di San Giorgio questione del Padiglione Italia è come la Libia, Maggiore), il «Trafugamento del corpo di San bisogna trovare una soluzione, perché nei 150 Marco» e la «Creazione degli Animali» (entramanni dall’Unità di Italia è una questione di Sta- be dall’Accademia). È particolare che opere di to» (1 maggio ore 17). Sgarbi 4: «Non c’è accordo un antico maestro facciano parte della rassegna. con il ministero, ho rassegnato le dimissioni a Ieri, inoltre, la Biennale ha comunicato a chi Galan» (1 maggio ore 18). andranno i Leoni d’oro alSgarbi 5: «Non mi dimetla carriera. Si tratta delto solo se me lo chiede l’americana Sturtevant e Berlusconi» (ieri mattidell’austriaco Franz West na). Sgarbi 6: «Visto che «per l’unicità e attualità nell’incontro il Presidendel loro contributo e per te del Consiglio ha garanaver sviluppato un’opera tito il suo impegno per il ricca e piena di forza, che reperimento dei fondi e invita a vedere la produper consentire l’accozione artistica in connesglienza a tutti gli artisti insione ad altri ambiti intelvitati e segnalati da im- La curatrice della 54ma Biennale Bice Curiger lettuali» (Curiger). portanti uomini di cultu- e quello del Padiglione Italia, Vittorio Sgarbi Sturtevant, nata nel ra, garantisco il mio im1930 nell’Ohio (Usa), crea pegno rinunciando alle dimissioni» (sempre ie- repliche di lavori di Marcel Duchamp, Frank Stelri). Dunque, l’incontro con il premier avrebbe la e Andy Warhol, come si può anche vedere nelrassicurato il critico: ci sarebbe spazio per le 700 l’esposizione «Elogio del Dubbio» appena inauopere di diversi artisti che dovrebbero arrivare a gurata a Punta della Dogana (dove espone «DuVenezia e anche l’accordo con i Centri culturali champ 1200 Coal Bags» e «Finite infinite» video all’estero. Considerando, però, che manca anco- del 2010). West, nato a Vienna nel 1947, si è creara un mese al taglio del nastro, qualsiasi precau- to una certa fama con «Passstücke», piccole zione è lecita. sculture maneggiabili che si completano a conStralciando la posizione del vulcanico Sgarbi tatto del corpo dello spettatore. Pierluigi Panza — che nel frattempo ha inaugurato alla Permanente di Milano la mostra del russo Fedor Kuz© RIPRODUZIONE RISERVATA

R Il libro di Bruno Arpaia, «L’energia del vuoto», Guanda editore, sarà presentato domani a Parma, ore 18, Palazzo del Governatore in piazza Giuseppe Garibaldi

A La Spezia

Omaggio a Rabindranath Tagore a centocinquant’anni dalla nascita
Un omaggio a Rabindranath Tagore, nel centocinquantesimo anno della nascita. Allo scrittore indiano (Calcutta 1861-1941), il 6 maggio a La Spezia (Palazzina delle Arti, Museo del Sigillo ore 16.30) viene dedicato un convegno organizzato dal Premio Lerici Pea e dal Pen Club Italia. Dopo i saluti di Cinzia Aloisini, Adriana Beverini e Anna Gemmi, le relazioni di Fabrizia Baldissera, docente di Lingua e Letteratura sanscrita e di Michele Baraldi, poeta e studioso di letteratura indiana. A chiudere ci sarà l’intervento di Lavinio Gualdesi. La fama di Tagore, grandissima in India, si diffuse da subito anche in Europa e le sue liriche attirarono l’attenzione di autori come Yeats e Pound. Nel 1913 gli fu attribuito premio Nobel per la Letteratura.

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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

Idee&opinioni
ETICA E POLITICA

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LA PROTESTA SUI NEGOZI IL 1º MAGGIO FATELA: MA PER TENERLI APERTI
Le cronache del Primo Maggio raccontano di un flash mob, una mobilitazione lampo di un gruppetto di precari romani contro l’apertura dei negozi nel giorno festivo. I giovani hanno voluto così dimostrare la propria solidarietà ai lavoratori del commercio in agitazione contro quella che considerano un’estensione indebita della liberalizzazione prevista dalla legge Bersani (e non da un provvedimento di Margaret Thatcher!). In più i precari lo hanno fatto nel giorno della Festa del lavoro per ribadire l’alto valore simbolico/internazionale del Primo Maggio e la sua indubbia capacità di trasmettersi di generazione in generazione. Quindi tutto sommato la protesta, del tutto pacifica, è comprensibilissima. Ma se la estrapoliamo dal contesto della Festa del lavoro la contrapposizione dei precari romani all’allungamento degli orari dei negozi diventa tutt’altro che sensata. Anzi, appare totalmente ideologica. Per capirlo basta fare un passo indietro e riportarsi al dibattito sul rilancio della crescita in Italia. Da più parti, penso alla Banca d’Italia ma anche a diversi economisti d’opposizione (e quin-

Processare Osama Bin Laden Un’occasione (mancata) di forza
di ALDO CAZZULLO

Dario Di Vico
ddvico@rcs.it
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NUCLEARE, PIÙ RUSSIA E CARBONE SULLA VIA «VERDE» DELLA MERKEL

Frau Merkel vuole accelerare sulla strada dell’uscita dal nucleare. Secondo il quotidiano economico Handelsblatt, la Cancelliera vorrebbe fissare una «data certa» e chiudere l’ultimo dei 17 reattori tedeschi entro una decina di anni. Di sicuro prima del 2022-23, la scadenza che era stata fissata dal governo rosso-verde di Gerhard Schröder per il cosiddetto phase out. Un programma rimasto in bilico durante la «Grande Coalizione» Cdu-Spd per poi essere abbandonato, visto che dopo le elezioni del 2009 il governo Cdu-Fdp ha optato per la scelta opposta: l’allungamento della vita utile degli stessi contestati impianti in cambio di una tassa sui profitti aggiuntivi. Ma si era prima della tragedia di Fukushima. E anche, verrebbe da dire, prima del trionfo dei Verdi alle elezioni nel Baden Württemberg. Preoccupata per la sicurezza o per la sorte del suo esecutivo, di fatto la Cancelliera ha cambiato nuovamente rotta e intende percorrere con grande decisione la strada delle energie rinnovabili, dove Berlino

è oggettivamente all’avanguardia. Anche se tutte le scelte sono legittime, le politiche energetiche non si inventano però dall’oggi al domani. La Germania produce ancora il 46% della sua elettricità con carbone e lignite e il 23% con il nucleare. Le rinnovabili sono sotto il 20%. Il phase out nucleare era pensato per traghettare senza salti un passaggio energetico altrimenti difficile. Tutto il contrario, per inciso, di ciò che si fece da noi dopo il 1987, quando non ci si fermò alla moratoria ma si decise per una costosa chiusura immediata e la rinuncia all’elettricità prodotta. Il «buco» che si verrà a creare in Germania, anticipa sempre l’Handelsblatt, sarà coperto con nuove centrali a gas. E se non basteranno c’è pur sempre il carbone. La Germania della Merkel, insomma, rischia di aumentare la dipendenza dalla Russia e di inquinare di più. La coerenza, in politica, non è sempre un valore. E d’altronde Schröder non è poi diventato presidente del Nord Stream?

mondo dal fondatore di Al Qaeda e che oggi un’intera nazione onora, a cominciare dal presidente democratico Obama e da Hillary Clinton, che annuncia secca: «Bin Laden è morto, giustizia è fatta». Però non c’è dubbio che le buone cause non escono ridimensionate ma rafforzate da un procedimento giudiziario condotto secon-

BEPPE GIACOBBE

di non governativi), si sostiene giustamente che il Paese per centrare l’obiettivo del 2% del Pil avrebbe bisogno di una robusta e nuova dose di liberalizzazioni. Introducendo più concorrenza e flessibilità nel sistema — è questa la tesi ricorrente e condivisibile — si aiuterebbe il debole mercato interno e aumenterebbero le occasioni di lavoro. Ergo, in linea di principio i più interessati ad aprire il sistema (e i negozi) dovrebbero essere proprio gli outsider, ovvero i giovani e i precari penalizzati da un mercato del lavoro che non li assorbe. I giovani dunque dovrebbero sì mobilitarsi assieme ai sindacati, ma per negoziare con le organizzazioni della grande distribuzione l’apertura degli esercizi commerciali. Non la loro chiusura. L’obiettivo del nuovo e ipotetico flash mob dovrebbe essere rovesciato rispetto a quello sperimentato domenica scorsa: legare l’allungamento degli orari dei supermarket a incrementi di occupazione. Almeno così vorrebbe la logica, in questo caso fiera avversaria dell’ideologia.

giusto festeggiare la morte di un uomo, per quanto abietto? Non sarebbe stata una prova di forza ancora maggiore catturare Osama Bin Laden e processarlo per i suoi crimini, anziché ucciderlo e gettarne il corpo in mare? La discussione sulla fine da riservare ai nemici dell’umanità dura da venticinque secoli. «Era ora! Prendiamoci una sbornia/ beviamo a viva forza: Mirsilo è morto». Così Alceo celebrava la fine del tiranno che l’aveva esiliato da Mitilene, e inaugurava un genere letterario, il «nunc est bibendum» di Orazio: ora si deve brindare. Nella Grecia antica, la civiltà che inventò la democrazia, il tirannicidio era considerato un valore, e gli ateniesi eressero una statua di bronzo ad Armodio e Aristogitone, che li avevano liberati dal despota Ipparco. E in America nessuno o quasi protestò quando fu impiccato Saddam Hussein. Per questo celebrare a Ground Zero la morte dell’uomo che volle l’11 settembre è apparso del tutto naturale, e probabilmente lo è. Non esistono regole generali, ogni personaggio fa storia a sé. La logistica finisce per contare più dei princìpi; e gli uomini che hanno ucciso Bin Laden forse non potevano agire diversamente. Se l’altro giorno — per singolare coincidenza — fosse morto pure Gheddafi sotto i missili Nato, la guerra civile che dilania la Libia sarebbe già finita; e certo non sarebbe un male. Ma il realismo politico non impedisce di farci qualche domanda. Sottoporre Osama Bin Laden a un regolare

E’

processo, magari davanti al tribunale internazionale costituito proprio allo scopo di provare e punire i crimini contro l’umanità, sarebbe stato un passaggio difficile per l’America, ma certo avrebbe rafforzato il suo prestigio di patria della democrazia moderna, uscita scossa dalle vicende dell’Iraq, di Abu Ghraib, di Guantanamo. È difficile avanzare rilievi agli uomini che hanno liberato il

do il diritto internazionale, che comprende anche le garanzie per i colpevoli. Qualche anno fa si è riaperta in Italia la discussione sull’opportunità della fine di Mussolini. D’Alema definì un errore l’esecuzione per mano dei partigiani, subito corretto dall’allora segretario Ds Fassino. I realisti ricordarono che un processo al Duce sarebbe stato fonte di grandi imbarazzi, non solo per gli antifascisti dell’ultima ora, ma anche per le potenze alleate che l’avevano avuto come interlocutore (e, nel caso di Churchill, corrispondente) per anni. Neppure Bin Laden e la sua famiglia sono del tutto estranei all’establishment americano. Ma il punto non è questo. Nessun uomo davvero libero, se non qualche estremista islamico o qualche derelitto animato dal rancore per l’Occidente, piangerà la morte di Bin Laden. Così come nessuno, se non i beneficiati della sua tribù, piangerebbe domani la morte di Gheddafi. Ricordare l’esistenza di un’altra via — la cattura, il processo, la condanna, l’espiazione della pena — non significa abbandonarsi a facili umanitarismi. Significa ribadire la superiorità del diritto e della democrazia sul terrore e sul dispotismo.
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LA RETE E LA FINE DEL LEADER DI AL QAEDA

Il festival dei negazionisti
di BEPPE SEVERGNINI

Stefano Agnoli
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LA FOLLE SFIDA LANCIATA A SE STESSI DAI RAGAZZI DELL’AFTERHOUR
Prima c’era il dopo lavoro, per svagarsi un po’ dalle fatiche della giornata. Ora che per tanti giovani non c’è il lavoro, rimane sempre un dopo qualcosa: l’afterhour, letteralmente il dopo orario, cioè un appuntamento che si spinge oltre i limiti orari generalmente consentiti. L’ultimo, all’insegna degli anni Novanta, è stato organizzato via social network (come sempre più spesso accade) nella storica discoteca Insomnia di Ponsacco, in provincia di Pisa: dodici ore filate di musica, da mezzanotte a mezzogiorno, per salutare il popolo della notte, chiudere i battenti e rinascere con un altro nome, Dress Code. In realtà l’ultima notte dell’Insomnia (e di insonnia) si è rovesciata, per un ventenne, nel sonno più lungo che si possa immaginare: un mix micidiale di ecstasy e oppiacei, e alle 13 (after-afterhour) il povero Aldo Valentini Pallotto è stato dichiarato morto. «E ce l’ho fatta alla fine... stasera destinazione Insomnia!» pare sia stato il suo ultimo messaggio su Facebook, un urlo di entusiasmo prima di partire per una delle tante feste non stop il cui scopo è riuscire a scollinare l’alba, come in una

sfida di resistenza lanciata prima a se stessi che agli altri e arrivare a destinazione, appunto, in qualche modo. Banale dire ora che purtroppo la destinazione, per Aldo, era un’altra, ma non poteva saperlo. Il giorno dopo, il Dipartimento delle politiche antidroga constata con moderata soddisfazione che anche i social network, inondati di messaggi di dolore e di cordoglio, «cominciano a prendere coscienza della pericolosità della droga». E cita una delle frasi comparse sul web dopo l’episodio: «Spero che adesso la gente capisca che per divertirsi in discoteca non è necessario esagerare. Da lassù grida a tutti che la droga uccide». Ma «da lassù», in tanti anni, chissà quante vittime avranno lanciato quel grido, senza bisogno di essere sollecitate. A proposito di esagerazioni, il sito internet dell’Insomnia si apre con questa frase di Oscar Wilde: «Il nostro unico dovere nei confronti della storia è di riscriverla». Dovrebbero aggiungere, più sobriamente: «Se volete provarci, meglio farlo a mente lucida».

Paolo Di Stefano
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è aperto il Festival Internazionale del Complottista Sospettoso. Se volete partecipare, fatevi avanti. Sappiate però una cosa, fin d’ora: avrete molti concorrenti, anche in Italia, pronti a non credere a nulla e a dire di tutto. Concorrenti agguerriti, intolleranti, fantasiosi fino alla morbosità. Provate a leggere i commenti alla notizia della morte di Osama Bin Laden. Dubbi nuovi («Perché la foto falsa? E il cadavere subito buttato in mare?») si saldano a dubbi vecchi («Le Torri gemelle? Non può essere lo schianto di un paio di aerei per semplici motivi fisici?»). E si mescolano a un’incredulità cinica: è tutto falso, tutta una bufala, non bisogna credere a niente! Quest’atteggiamento non è neppure parente del sano scetticismo con cui vanno prese le notizie (tutte, comunque). Siamo di fronte a un fenomeno nuovo, a un negazionismo eccitato, a una balorda teoria cospiratoria per cui le democrazie raccontano sempre bugie. Mentre i nostri nemici, chissà perché, sono più affidabili. Mentre l’America respira, il mondo sospira e sospetta. L’Italia è un terreno fertile per coltivare questi umori: gli antiamericani in servizio permanente effettivo sono numerosi (a destra, a sinistra, al centro); i complottisti a tempo pieno ancora di più. Scrive un lettore, riassumendo la paranoia nazionale: «Questa morte puzza come un baccalà lasciato in casa per un mese. Foto falsa, il modo come è stato ucciso, il modo in cui è stato sepolto, la giustificazione puerile che nessuno Stato voleva la salma ci fanno capire che la notizia sa tanto di bufala. (...) La mia domanda è: perché proprio ora? Cosa stanno covando gli americani? P.S. Io sono americanista convinto, ma odio essere preso per i fondelli». Vien da dire: se questo sono gli americanisti, ridate un microfono a Fidel Castro e aprite un blog per Hamas. Non c’è dubbio che, in passato, le democrazie — quella americana in testa — abbiano sbagliato, alimentando i nostri sospetti. Ricordate Colin Powell, nel febbraio 2003? Per giustificare la guerra contro Saddam Hussein — che aveva molte colpe, ma non quella d’aver provocato l’11 settembre — il segretario di Stato Colin Powell disse in mondovisione, davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu: «Non ho dubbi che l’Iraq disponga di armi di distruzione di massa». Non era vero, come sappiamo; e l’episodio è spesso citato in queste ore incredule. Senza citare Powell due anni dopo: ammetteva l’errore, lo definiva una «macchia dolorosa» sulla sua carriera. Le democrazie sbagliano, le democrazie si correggono. Dobbiamo credere al potere con il be-

S’

neficio d’inventario? D’accordo. Ma c’è chi non crede per principio; e finisce per fornire alibi, in questo modo, ai nemici della democrazia. Osama Bin Laden è morto tempo fa, ma la Casa Bianca vuole oggi una scusa per sganciarsi dall’Afghanistan? O magari un successo da sbandierare agli occhi del mondo arabo in rivolta? L’idea che un uomo come Barack Obama possa avallare bufale di queste proporzioni è assurda (a meno che due anni di potere l’abbiano fatto impazzire, ma allora siamo nel campo fantashakesperiano). Eppure queste teorie circolano. Eccome se circolano. Internet non ha colpe: è il mezzo, non il messaggio. Ma è uno strumento perfetto per diffondere pericolose falsità travestite da dubbi. La ca-

lunnia, che ai tempi delle romanze era un venticello, nei tempi della banda larga è diventata un tornado. Un consiglio: non soffiamo nella stessa direzione, non è divertente né dignitoso. La Casa Bianca dovrà presto rendere pubbliche le prove della morte di Bin Laden? Probabilmente sì. Se il presidente Obama ha deciso di smentire con un certificato le dicerie sul proprio luogo di nascita — un bestseller e diversi repubblicani sostengono che non sia cittadino americano — a maggior ragione vorrà togliere ogni ombra sulla sua notte politicamente più luminosa dopo la vittoria elettorale. Perché è vero: la morte non si festeggia. Ma la fine di un incubo sì.
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LA VITTORIA DI OBAMA

SOLLIEVO E SPERANZA
di SERGIO ROMANO
SEGUE DALLA PRIMA

Ma l’operazione di Abbottabad suggerisce altre considerazioni. In primo luogo la vicenda ha dimostrato che Osama Bin Laden non si è nascosto in una grotta, ma in una vistosa residenza, a un’ora dalla capitale pachistana, nel cuore del Paese che è stato (o sarebbe dovuto essere) il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro i talebani e il terrorismo islamico. Dopo avere reso onore alla sagacia e all’efficienza dei servizi americani qualcuno potrebbe chiedersi perché la caccia a Bin Laden sia durata dieci anni e quanto del tempo trascorso sia dovuto alla modesta e riluttante collaborazione del Pakistan. In secondo luogo il leader ucciso nelle scorse ore non era, e forse non è mai stato, l’amministratore delegato di Al Qaeda Inc, una grande multinazionale che dirige decine di filiali sparse per il mondo e ne muove le pedine sullo scacchiere globale. È il fondatore dell’impresa, il titolare del marchio, il profeta, l’ispiratore, il suo genio malefico. Ma non è il suo comandante in capo. Esistono le filiali, ma sono autonome e usano il marchio per meglio reclutare i loro adepti e dare risonanza mondiale alle loro imprese. Esiste Ayman Al Zawahiri, il medico egiziano che è stato in questi anni l’ideologo

dell’organizzazione. Esiste l’islamismo somalo, capace di mantenere il Paese in uno stato di perenne anarchia. Esiste Anwar Al Awlaki, leader di Al Qaeda nella penisola araba, vale a dire nella regione più potenzialmente esplosiva del Medio Oriente. Esistono i guerriglieri islamisti dello Yemen. Esiste Al Qaeda nel Maghreb, una organizzazione corsara che usa il deserto come base e retrovia per le sue scorribande. Ed esistono gli irregolari, i terroristi solitari, gli aspiranti al martirio. Non è escluso che per molti di questi la morte di Osama Bin Laden sia addirittura la scintilla che può maggiormente infiammare le loro tentazioni suicide. Ed è persino possibile che molti rifiutino di credere alla sua morte e preferiscano costruire sulla vicenda di Abbottabad il mito, caro agli sciiti, dell’Imam nascosto. In ultima analisi il fatto più positivo, nella lotta contro il terrorismo islamista, non è la morte di Bin Laden, ma l’apparizione nelle piazze arabe di un popolo nuovo, composto da giovani che non sembrano affidare all’Islam la soluzione di tutti i problemi e, pur essendo buoni musulmani, considerano il voto, nelle questioni terrene, più efficace del Corano. Sono loro i migliori nemici di Al Qaeda.
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Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a: «Lettere al Corriere» Corriere della Sera via Solferino, 28 20121 Milano - Fax al numero: 02-62.82.75.79

Lettere al Corriere
Risponde Sergio Romano
Nella sua risposta su Kennedy e la Baia dei Porci non è messo adeguatamente in evidenza il principale fattore che spinse il presidente a dare il via al progetto di sovvertimento del regime castrista: il suo profondo anticomunismo. Kennedy era così avverso a Castro e al suo regime ormai filosovietico che non si arrese davanti all'insuccesso della Baia dei Porci; anzi, come hanno rivelato recenti studi sulle carte dell'archivio Cia, aveva in progetto la ripetizione di un’operazione di sbarco a Cuba di esuli anticastristi. Tanto che l'installazione dei missili sovietici nell'isola, nella estate-autunno 1962, giunse in maniera tempestiva a bloccare per sempre tali progetti kennedyani. Gian Paolo Ferraioli ferraioli69@hotmail.it

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E-mail: lettere@corriere.it oppure: www.corriere.it oppure: sromano@rcs.it

KENNEDY NELLA CRISI CUBANA ANTICOMUNISTA, MA RAZIONALE

Il sale sulla coda
di Dacia Maraini

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Caro Ferraioli, on credo che Kennedy fosse più anticomunista dei suoi due predecessori, Harry Truman e il generale Eisenhower. Quando accusò quest’ultimo di avere permesso all’Urss di scavalcare gli Stati Uniti nella corsa agli armamenti missilistici, si servì di un argomento privo di fondamento per ragioni strettamente elettorali. Il suo incontro con Kruscev a Vienna il 3 giugno 1961 andò male perché il leader sovietico ebbe l’impressione di potere trattare il suo interlocutore con sufficienza e alterigia, ma dimostrò che la nuova presidenza americana era pronta al dialogo. Sui sentimenti di Kennedy per Fidel Castro e per il suo regime lei ha certamente ragione. Ma conviene ricordare che pochi americani, in quegli anni, erano disposti

ad ammettere che Cuba avesse il diritto di scegliere il proprio sistema politico e i propri alleati contro la volontà degli Stati Uniti. Nell’ottica americana, anche se nessun presidente lo avrebbe dichiarato esplicitamente, Cuba era uno Stato vassallo a cui Washington aveva elargito, dopo la guerra ispano-americana del 1898, una sovranità limitata. L’America si era riservata il diritto di mettere ordine, all’occorrenza, nei suoi affari interni e aveva voluto che questa prerogativa fosse iscritta nella costituzione dell’isola. Fra il 1906 e il 1934 i marines vi sbarcarono quattro volte: nel 1916, nel 1912, nel 1917 e nel 1933. Il

vassallaggio politico ebbe termine formalmente nel 1934, quando l’America rinunciò alla clausola costituzionale che l’autorizzava a intervenire militarmente, ma continuò a disporre nell’isola di una base militare (Guantanamo) e a esercitare su Cuba un diritto di vassallaggio economico che continuò sino alla rivoluzione castrista del 1959. Il mercato nord-americano era il migliore acquirente di zucchero e sigari cubani. L’isola era il pascolo preferito di alcuni grandi gruppi agro-alimentari degli Stati Uniti. La mafia aveva posizioni importanti nei locali notturni e nei casinò, vale a dire nell’industria del turismo. Castro scelse il comunismo anche e soprattutto perché era l’ideologia che maggiormente gli permetteva di proclamare al mondo la sua intenzione di sciogliere i lac-

ci che avevano legato l’isola agli Stati Uniti. Se la classe politica americana avesse capito che Fidel era anzitutto un nazionalista, le cose, forse, sarebbero andate diversamente. Kennedy non fu diverso dalla maggioranza dei suoi compatrioti, ma fu anche il primo presidente degli Stati Uniti che s’impegnò a non intervenire militarmente nell’isola. Il compromesso politico con cui fu risolta la crisi dei missili nel 1962 prevedeva infatti due concessioni reciproche. L’Urss s’impegnava a smantellare le sue basi missilistiche nell’isola, ma gli Stati Uniti, pur conservando la base di Guantanamo, s’impegnavamo a rispettare la sovranità di Cuba e a riconoscere l’esistenza di una frontiera politica che non avevano il diritto di attraversare.
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Quelle domande sulla Libia
icevo da Maurizio Simoncelli, vicepresidente dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo alcune notizie che mi sembra utile conoscere per capire meglio la situazione che stiamo vivendo. La Libia ha speso in armi, fra il 2005 e il 2008, 1,1 miliardi di dollari. Molte di queste armi sono state comprate in Italia. Ma andiamo ai particolari: la Agusta Westland, una società del gruppo Finmeccanica, «tra il 2006 e il 2009, ha venduto a Gheddafi 10 elicotteri AW109E Power, per un valore di circa 80 milioni di euro. Si aggiungano una ventina di velivoli, tra cui l’aereo monorotore AW119K per le missioni mediche di emergenza e il bimotore medio AW139 per le attività di sicurezza generale». D’altro canto la Libyan Italian Advanced Technology Company (Liatec), posseduta al 50% dalla Libyan Company for Aviation Industry, al 25% da Finmeccanica e al 25% da Agusta Westland, ha offerto «servizi di manutenzione e addestramento degli equipaggi dei velivoli AW119K, AW109 e AW139, tra cui servizio di assistenza tecnica, revisioni e fornitura di pezzi di ricambio». Inoltre, nel gennaio 2008 la Alenia Aeronautica, un’altra società del Gruppo, «ha firmato un accordo con la Libia per la fornitura di un ATR-42MP Surveyor, un velivolo adibito al pattugliamento marittimo». Nel contratto, del valore di 31 milioni di euro, sono compresi l’addestramento dei piloti, degli operatori di sistema, supporto logistie parti di ricambio. Possibile che per co A sua volta l’Itas srl, una socieanni si siano fatti tà di La Spezia (secondo il Servizio Studi - Dipartimento affari accordi senza esteri della Camera, doc. pensare alle 140-21/05/2010) si è offerta di curare il controllo tecnico e la conseguenze? manutenzione dei missili Otomat, acquistati a partire degli anni Settanta dal governo di Tripoli. L’Otomat è un missile a lunga gittata antinave. A seguito degli accordi contenuti nel Trattato di Bengasi, nel maggio 2009, «la Guardia di finanza ha proceduto alla consegna delle prime tre motovedette alla Marina libica per il pattugliamento nel Mar Mediterraneo, seguite nel febbraio 2010 da altre tre imbarcazioni (da una di queste sono state sparate raffiche di mitragliatrice contro un peschereccio italiano nel 2010)». Non credo sia illecito né assurdo chiedersi: cosa ne è stato di questi accordi? Quante di queste armi sono già in mano di Gheddafi e quali consegne debbono ancora essere fatte per onorare gli impegni? È giusto che il cittadino sia tenuto all’oscuro di questi rapporti? E come la mettiamo con le armi e i curatori delle armi italiane messe improvvisamente a confrontarsi e a combattere contro altre armi e altri curatori italiani? Mancanza di informazioni o leggerezza? O meglio cinismo totale degli affari? Ma anche cecità politica, diciamolo francamente. Possibile che per anni si siano fatti accordi senza pensare alle conseguenze? Possibile che si siano sempre ostinatamente chiusi gli occhi sui diritti civili di un popolo all’apparenza tranquillo sotto le grinfie di un dittatore?

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INDETTI IN SVIZZERA

I referendum
Caro Romano, un lettore le scrive che in Svizzera si fanno molti referendum. È vero che andiamo a votare 3/4 volte all’anno, ma la maggior parte delle volte si vota su delle iniziative. I referendum, a livello nazionale, non sono molti, ma rari.
Bruno Codiglia fra-bru-co@bluewin.ch

(questa volta sì) a coalizzarsi per azzerare definitivamente le bellicose velleità di questo criminale?
Aldo Flora aldoflora@fastwebnet.it

MAI DIVENTATI SANTI

LE NOZZE CON «COMMONER»

Troppi beati
PRESIDENZA BCE
Sono felice per la beatificazione di Giovanni Paolo II per tutto quello che ha fatto e per tutte le persone che hanno creduto in lui. E sarò altrettanto felice il giorno che egli diventerà santo, se lo merita, lo vuole la folla, lo voleva santo già 6 anni fa. Ma ci vorrebbe anche un po' di considerazione per tutti quei servi della fede che sono stati proclamati beati e sono rimasti a quello stadio. Uno su tutti Giovanni da Fiesole, anche conosciuto come il Beato Angelico, morto nel 1455 e da allora mai diventato santo.
Margherita Capanna Alagna Val Sesia (Vc)

Famiglia reale inglese
Si afferma da più parti che Katherine Middleton sarebbe la prima «commoner» a sposare un membro della famiglia reale inglese. È un errore. Per «commoner» si intende una persona «non appartenente a una famiglia reale». La prima «commoner» che sposò un principe fu la madre della regina Elisabetta, Elizabeth Bowes-Lyon, figlia del 14˚conte di Strathmore. Anche Diana Spencer era una «commoner», benché figlia di un conte, e naturalmente anche Sarah Ferguson e tante altre.
Arianna Ghilardotti pasifae@iol.it

EFFETTI POLITICA ESTERA

Lo stipendio
Se Mario Draghi verrà nominato alla presidenza della Bce (con responsabilità decuplicate e ripercussione delle sue decisioni su una popolazione complessiva dieci volte quella italiana) sembra che guadagnerà 100.000 euro all’anno in meno, rispetto all’attuale emolumento di Governatore della Banca d’Italia. Ecco come funzionano certi stipendi pubblici in Italia.
Alberto Confetti exxlo@tin.it

Ostilità e chiusure
L’Italia ha sempre voluto essere amica delle altre nazioni. Abbiamo amato (e pagato) Gheddafi, siamo stati con la Nato (noi sì, altri no) e ora accontentiamo Sarkozy. Così ci teniamo l'ostilità libica, l'ira di Gheddafi, i migranti in partenza da Tripoli e la chiusura della frontiera francese.
Franco Grilli Mirandola (Mo)

Sono rari, probabilmente, anche perché la «formula magica» della democrazia consociativa garantisce leggi fondate sul minimo comune denominatore del consenso nazionale.

DAI PAESI UE

Assenza di solidarietà
Gheddafi minaccia l'Italia: perché nessuno dei nostri alleati muove un dito o pronuncia parola per avvertire il dittatore libico che toccare l'Italia equivale a toccare il resto d’Europa? E perché nessuno dichiara che, in caso di attacco all'Italia, l'intera comunità europea è pronta

SEMPRE PIÙ CARI

La tua opinione su corriere.it/opinioni/
Valentino Rossi, star del MotoGp, stenta ad ingranare: ritenete che il team Ducati debba sostenerlo di più?

SUL WEB Risposte alle 19 di ieri

La domanda di oggi
Osama Bin Laden ucciso in un raid in Pakistan. Temete ritorsioni da parte del terrorismo islamico?

Ticket dei medicinali
Mia moglie ha l’esenzione per patologia; tuttavia ho pagato un ticket pari al 46,36% del costo del medicinale. Ma che razza di «esenzione» è?
Annibale Antonelli Formia (Lt)

RR
63,2 No 36,8

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Interventi & Repliche
La tragedia di Duisburg
Molto si è parlato in questi giorni della tragedia di Grosseto, relativa al brutale pestaggio da parte di 4 ragazzi, ubriachi e in possesso di stupefacenti, in danno a 2 carabinieri che li avevano fermati nel doveroso esercizio delle loro funzioni. Ma leggendo il Corriere del 26 aprile, un dettaglio mi ha colpito e ferito particolarmente: l’accostamento al drammatico evento, quale precedente, della tragedia di Duisburg, ove per una calca improvvisa alla Love Parade, persero la vita 21 giovani provenienti da Germania, Olanda, Australia, Cina, Italia e Spagna, tra i quali anche mia figlia Giulia. Giulia non era ubriaca e non aveva assunto stupefacenti, come provato dai referti autoptici, né allora né, peraltro, mai prima: era solo una ragazza di 21 anni, allegra e amante della musica, che andò con una sua amica a ballare a un concerto. E non era un rave party improvvisato e illegale, ma un festival, la Love Parade, che ha una tradizione ultraventennale: viene organizzata ogni anno nelle diverse città del mondo con l’appoggio e la supervisione delle autorità pubbliche locali. È una manifestazione in musica nata per la pace e la fratellanza internazionali. Così era avvenuto anche nel 2010, quando, con l’appoggio del sindaco della città, sig. Sauerland, essa era stata organizzata a Duisburg, Capitale europea della Cultura 2010, come evento culmine dell’anno e manifestazione di arte e musica. I ragazzi della Love Parade sono stati travolti e uccisi dal panico della folla, a causa di gravi carenze nella organizzazione e nei meccanismi di sicurezza, che un’inchiesta, tuttora in corso, sta puntualmente accertando. Nel rispetto della loro memoria, prego di evitare impropri accostamenti che potrebbero infangarne il ricordo, perché la loro morte non ha nulla a che fare con droga, alcol e violenza. Lo chiede una mamma che desidera mantenere vivo in tutti il ricordo della figlia per quello che era: una giovane sana, pulita, con tanti sogni e ideali, amante della vita. Nadia Zanacchi, Brescia veramente gli sprechi, «in primis» a livello centrale, non aumentare le accise sulla benzina o sfruttare l’ingenua speranza dettata dal bisogno con il Superenalotto o il Gratta&Vinci. Gian Luigi Molteni, Suello (Lc)

Nidasio

I difficili viaggi dei sardi
Un lettore (Corriere, 26 aprile) lamenta le difficoltà per raggiungere l’Istria. E quelle che incontriamo noi sardi a spostarci dalla nostra regione, l’unica vera isola in Italia? Pochi i mezzi, aerei e navi, per i quali le compagnie interessate praticano tariffe a prezzi di monopolio: prezzi alle stelle insomma, alla faccia della continuità territoriale.
Rosalba Masia

Il «buon padre di famiglia»
Non sono d’accordo con l’autore della lettera «Sprechi in naftalina per uscire dalla crisi» (Corriere, 28 aprile) a proposito del comportamento da «buon padre di famiglia» di Tremonti. Oculatezza è tagliare

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Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Spettacoli
Tutti insieme
In alto da sinistra: Michael Cadeddu (Ciccio, figlio di Lele), Giulio Scarpati (Lele Martini, il capofamiglia), Margot Sikabonyi (Maria, figlia di Lele), Emanuela Grimalda (nonna Ave). Sotto da sinistra: Domiziana Giovinazzo (Elena, figlia di Lele), Yana Mosiychuk (Inge, figlia della fidanzata di Lele), Gabriele Paolino (Bobò, figlio di Lele), Eleonora Cadeddu (Annuccia, figlia di Lele)

Sullo schermo

Tutti pazzi per amore Sentimenti, omosessualità, crisi e conflitti generazionali a suon di musica: la terza serie sulle disavventure infinite della famiglia Giorgi - Del Fiore (principali protagonisti Emilio Solfrizzi e Antonia Liskova) torna su Raiuno il prossimo novembre

Il caso Divorzi, nuclei allargati e storie incrociate: fiction di successo in Italia e negli Usa

La famiglia come una tribù: strategia vincente dei serial
Dal «Medico» di Scarpati a «Parenthood» un modello unico
MILANO — La tv racconta quello che non c’è: in Italia le famiglie sono sempre più piccole per il calo della fecondità, l’aumento dell’invecchiamento della popolazione e la crescita dell’instabilità matrimoniale. Ma anche il modello di famiglia tradizionale — madre/padre e figli — è quasi scomparso dalle serie tv. Va di moda la famiglia estesa, anche per motivi di sceneggiatura: tanti personaggi danno tanti spunti. Come succede nel «Medico in famiglia», arrivato alla settima stagione e sempre convincente negli ascolti su Raiuno (anche gli ultimi due episodi viaggiavano intorno ai 5 milioni di spettatori). «Le storie di famiglie allargate raccontano il quotidiano, la gente si riconosce e premia la normalità di questi personaggi — racconta il protagonista, Giulio Scarpati, Lele Martini della fiction —. In momenti di difficoltà, anche economica, il Medico è una serie rassicurante, alla fine tutto si risolve bene in casa Martini». La tribù numerosa offre angolazioni diverse: «Il fatto che siano rappresentate tutte le fasce d’età fa sì che la fiction sia uno spaccato della realtà, dalla nascita alla terza età si racconta il vissuto di tanti personaggi: ci sono bimbi piccoli, adolescenti, genitori e nonni, storie diverse che transitano comunque sempre dentro casa Martini, che funziona come una calamita: tutti dicono la loro su quello che succede, è un modo anche per rivolgersi a un pubblico composito». Quello che manca secondo Scarpati è il coraggio. «Bisognerebbe rischiare un po’ di più. Penso che si potrebbero affrontare temi sociali, anche piccoli, anche con leggerezza, mentre mi pare che ora prevalga un percorso di intrecci amorosi.

Modern family Realizzata come un falso documentario, racconta le vicende di una famiglia allargata capeggiata dal patriarca Jay, due figli e una nuova moglie in seconde nozze (che è già madre di un ragazzo). In onda ogni giovedì alle 22.45 su Fox, canale 111 di Sky

Tradizionali

I Simpson Homer Simpson guida la famiglia gialla (ma tradizionale) più famosa della tv

È un problema generale della fiction italiana. Bisognerebbe alzare l’asticella, gli spettatori sono meno passivi e più intelligenti di quello che si pensa». Il modello è quello americano: «Fanno cose completamente diverse, sono più liberi e originali: serie come Casalinghe disperate, Csi, Scrubs, Mad men, Lost hanno registri, stili e linguaggi diversissimi. I personaggi sono più sfaccettati e complessi». In America l’esempio di «Modern family» è la serie che porta questo titolo (ogni giovedì alle 22.45 su Fox, canale 111 di Sky): realizzata come un falso documentario (in gergo mockumentary) racconta le vicende di una famiglia allargata che non corrisponde ai canoni di quella tradizionale ma vanta frotte di genitori e figli capeg-

Parenthood Protagonisti i Braverman, tre generazioni a confronto, capitanate dai 70enni Zeek e Camille e dai loro quattro figli che, ormai adulti, hanno messo su famiglia. La 2ª stagione arriva a novembre su Joi, il canale pay di Mediaset

giati dal patriarca Jay, sposato in seconde nozze con una colombiana molto più giovane di lui (e già madre di un ragazzo). Jay ha a sua volta due figli (avuti durante il primo matrimonio): Claire, casalinga con marito e figli (tre) e Mitchell, fidanzato con un altro uomo con cui, di ritorno dal Vietnam, ha adottato una bambina. Un albero genealogico dai molti rami. Non mancano i single con figli a carico, categoria sociale in aumento. Come Courtney Cox in «Cougar Town» (ogni lunedì alle 22.45 su Fox Life, canale 114 di Sky) dove interpreta Jules Cobb, una madre quarantenne divorziata da poco che decide di rivivere i suoi vent’anni a caccia di avventure occasionali, meglio se con uomini più giovani (di qui l’appellativo di «panterona», cougar, del titolo). E come il giovane padre di «Aiutami Hope!» (ogni giovedì alle 23.15 su Fox): il ventitreenne Jimmy Chance si ritrova con una bimba da crescere (avuta da una serial killer finita sulla sedia elettrica...). Per farlo si fa aiutare dalla sua stramba famiglia: i suoi genitori Virginia e Burt, che l’hanno avuto da giovanissimi, la bis-bis nonna malata di Alzheimer. Intorno gli ruotano pure la cassiera del supermercato dove va a fare la spesa e la di lei cugina che gestisce un asilo in casa. In attesa che arrivino «Big Love» (su Fx, canale Sky 131, ci sarà la 5ª stagione) con la sua super-famiglia: qui siamo alla poligamia perché Bill Henrickson (interpretato da Bill Paxton) ha un vero ménage à trois, nel senso che vive con le sue tre mogli e ha avuto sette figli. E «Parenthood» (la 2ª stagione a novembre su Joi, il canale pay del digitale terrestre Mediaset): qui si tratta dei Braverman, tribù molto numerosa e altrettanto borghese, tre generazioni a confronto, composta dai 70enni Zeek e Camille (gli attori Craig T. Nelson e Bonnie Bedelia) e dai loro quattro figli che, ormai adulti, hanno messo su famiglia. Per trovare una famiglia classica bisogna rivolgersi ai cartoon (i Simpson) o andare ancora sul digitale terrestre: dal 13 maggio parte su Joi la seconda stagione di «The Middle» che filma le imprese familiari della supermamma Frankie Heck: è sposata con Mike e ha tre figli. La tradizione fatta a nucleo.

Renato Franco
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54 Spettacoli Primo Maggio Artisti contro la «liberatoria». Celestini anticlericale

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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

Brevi
DUE OSCAR

Concertone, proteste sulla par condicio (e successo di ascolti)
L’orchestra di Morricone batte il rock del 2010
ROMA — La par condicio non affossa il concertone del Primo Maggio. Gli ascolti sono record. Ennio Morricone alla guida di coro e orchestra, Dalla & De Gregori, Caparezza, i Subsonica sono riusciti a battere il re Vasco Rossi che due anni fa salì sul palco di piazza San Giovanni. La lunga diretta su Raitre ha ottenuto nella seconda parte (dalle 19.56 alle 23.55) 2 milioni 562mila telespettatori e l’11.19% di share (nel 2009 erano stati 2.489mila con uno share dell’11.91%), con picchi di oltre 3 milioni 700mila e punte del 16% di share. La prima parte (in onda dalle 15.54 alle 18.55) ha registrato 1 milione 513mila telespettatori e l’11.36% di share. Neri Marcorè, che aveva il compito di tenere le fila del concertone organizzato dai sindacati confederali, aveva già puntato il dito contro le limitazioni della par condicio. Sul palco ha dato un colpo alla destra cantando con Barbarossa «L’immunità», uno alla sinistra facendo il verso a Di Pietro e uno al terzo
Sul palco A sinistra, Ascanio Celestini durante il suo intervento al concerto del Primo Maggio; a destra, Neri Marcorè e Caparezza sul palco di piazza San Giovanni

Forman: basta cinema rischio la cecità
Milos Forman, due Oscar, rischia di perdere la vista e ha annunciato che non girerà piu film. In un’intervista al tabloid Blesk il regista americano di origine ceca, 79 anni, autore tra l’altro di «Amadeus», ha rivelato di soffrire di una degenerazione maculare all’occhio destro che, se colpisce entrambi gli occhi, può portare alla cecità.

TEATRO E TV

Ranieri: «Sanremo? Lo farei con Morandi»
«Mi piacerebbe molto condurre Sanremo con Gianni Morandi». Lo ha detto Massimo Ranieri — che oggi compie 60 anni — nel presentare l’adattamento tv di «Napoli milionaria» di Eduardo, in onda domani sera su Raiuno. «Con Gianni siamo amici da più di 40 anni, siamo sportivi: sul palco potremmo andare sul tapis roulant».

polo con l’imitazione di Casini. Ha anche parlato di referendum, toccando il tema del nucleare. A fine concerto, ma a telecamere spente (fuori dalla par condicio), concede le imitazioni di Gasparri e di Berlusconi che apostrofa la folla: «Comunisti!». «Non abbiamo mai violato la legge — sottolinea Marcorè —. La nostra satira, durante la diretta, ha preso di mira tutti gli schieramenti politici. E il referendum è uno strumento di consultazione popolare. Non

ho espresso preferenze. Mi rendo conto che citare i referendum, mentre alcuni partiti preferirebbero il silenzio, è prendere una posizione. Ma in democrazia non può essere un reato esprimere un’opinione in maniera consona. Però l’applicazione pedissequa della par condicio lede questo diritto». Ieri il comitato «Vota Sì per fermare il nucleare» ha pubblicato sul web le dichiarazioni degli artisti sul referendum raccolte al concerto. La polemica è nata dalla liberatoria firmata dagli artisti sul

palco: un testo che impegna a non influenzare il voto degli elettori. Il primo a sollevare il problema è Ascanio Celestini che dal palco chiede: «Perché con 365 giorni in un anno Ratzinger ha scelto proprio oggi per la beatificazione?». E, prima di recitare il testo sulla Repubblica romana che si conclude con un canto anticlericale garibaldino, aggiunge: «Non dico di più, ho firmato una liberatoria». Nel backstage aggiunge: «È autolimitazione». Si scatenano le reazioni. Di «grave illegalità» parla Di Pietro (Idv) ed è d’accordo Bonelli (Verdi). Contro la liberatoria si schierano Gino Paoli («Una contraddizione in termini»), Erri-

Elegia
Morricone è autore di un’«Elegia», composta per il concertone. La diretta dalle 19.56 alle 23.55 ha avuto 2 milioni 562mila telespettatori

quez di Bandabardò («Una censura»). Luca Barbarossa osserva: «È un vincolo che limita la libertà di espressione sancita dalla Costituzione». Replica l’organizzatore Marco Godano: «Il contenuto della liberatoria è quello previsto dalla legge». E il direttore di Raitre Paolo Ruffini aggiunge: «Comprendo chi pone il tema del rischio che un eccesso di regole possa limitare la libertà di pensiero. Ma è il legislatore che deve trovare un bilanciamento». E i Modena City Ramblers che hanno cantato «Bella ciao» spiegano: «È un canto di libertà: non appartiene né alla destra né alla sinistra».

A MILANO

The Wall, anticipati i concerti di luglio
Vengono anticipati al 3 e 4 luglio i concerti di Roger Waters a Milano (Forum di Assago) originariamente previsti per i giorni 6 e 7 dello stesso mese. Chi ha acquistato il biglietto del 6 luglio potrà seguire lo show di «The Wall» il 3, mentre per coloro che hanno il tagliando del 7 il nuovo appuntamento sarà per il 4.

Sandra Cesarale
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Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Spettacoli 55
Hollywood

Riscoperte «Django» ispirato a Corbucci e «L’angelo, il brutto e il saggio»

«Sarò sul set con Tarantino per rifare gli spaghetti-western»
Franco Nero: quei B-movie hanno salvato il nostro cinema
ROMA — Franco Nero si sta imbarcando sull’aereo per New Orleans, il Festival del jazz ospiterà il suo film Forever blues. Prima che chiuda il cellulare anche la curiosità deve volare, bisogna fare presto per raccontare la notizia cinefila del giorno rimbalzata su Twitter: Quentin Tarantino lo vuole nel suo nuovo film, Django Unchained. Ispirato a una novella western di Elmore Leonard, è un omaggio esplicito a Django, il film di Sergio Corbucci che nel 1966 rese l’allora sconosciuto

Il regista
Quentin Tarantino, 48 anni, fan degli spaghetti-western, girerà il remake di «Django» e reciterà in «L’angelo, il brutto e il saggio»

I 50 anni di Clooney: non temo d’invecchiare
LOS ANGELES — Invecchiare non fa paura se sei George Clooney (foto). Non spaventa nemmeno soffiare sulla torta 50 candeline se poi puoi passarti la mano tra i capelli brizzolati più adorati di Hollywood. E infatti, a pochi giorni dal suo cinquantesimo compleanno — li compirà il 6 maggio — il divo affronta l’anagrafico «giro di boa» con animo leggero.

I progetti

Amici «Con Quentin siamo amici, solo in Italia mi trattano con sufficienza»
Franco Nero attore popolare in tutto il mondo: «In Giappone gli alberghi mi registravano col nome di Django, quando presentai in Germania Il giorno della civetta i giornali titolarono: Django con la mafia. Devo tutto a quel film. Pensare che quando lo girammo non c’era nemmeno una vera sceneggiatura. Era appena uscito Per un pugno di dollari e tutti volevano buttarsi negli spaghetti-western». Django, il liberatore della povera gente che ha la mitragliatrice in una cassa da morto,

Il remake Due spaghetti-western attendono Quentin Tarantino. Come regista, sta scrivendo Django Unchained, remake di Django, lospaghetti-western che nel 1966 girò Sergio Corbucci con l’allora sconosciuto Franco Nero come protagonista. In realtà sembra che a parte l’omaggio esplicito a Django il film sia ispirato alla novella western di Elmore Leonard 40 Lashes Less One. «Vorrei far luce sull’epoca della schiavitù americana», aveva detto Tarantino. Attore Quentin sarà anche coinvolto da attore in L’angelo, il brutto e il saggio di Enzo G. Castellari, che riecheggia Sergio Leone (al quale il film sarà dedicato, assieme a John Huston e allo scomparso Red Crow Westerman, uno degli indiani in Balla coi lupi di Kevin Costner che doveva interpretare il lavoro di Castellari).

Esordio Franco Nero (oggi 69 anni) in «Django», film di Sergio Corbucci che nel 1966 lo rese famoso

è l’eroe del B-movie italiano. Genere feticcio per Tarantino, che in Bastardi senza gloria si ispirò a una pellicola di Enzo G. Castellari, mentre nel 2007 alla Mostra di Venezia si mostrò attore nel riadattamento Sukiyaki Western Django firmato Takashi Miike. «È un termine denigratorio — dice Franco Nero — ma ci si dimentica che sono gli incassi dei B-movie nel mondo intero

ad aver salvato la nostra cinematografia permettendo di fare i film d’autore. Quentin sta scrivendo la sceneggiatura, nel remake ci sarà Christoph Walz, l’ho appreso dai giornali americani, che Quentin mi volesse me l’ha detto un produttore al Festival di Berlino. C’è però una notizia che ancora non sa nessuno, Tarantino ha firmato una lettera d’impegno per girare come attore un altro spaghet-

ti-western, L’angelo, il brutto e il saggio, che sarà diretto da Castellari». E lei che cosa farà? «Io sono l’angelo, oltre che il coproduttore». Come ha convinto Tarantino? «Lo scorso anno a Los Angeles gli chiesi se voleva interpretare un bandito. Volle sapere una cosa soltanto: come mi ammazzerai? Con un fucile a canne mozze con dentro tutti soldi in oro». Quentin gli diede

una pacca sulla spalla, esclamò great col suo volto rubicondo da bambinone, e fu arruolato in un trio di fuorilegge accanto all’amico regista Robert Rodriguez e all’attore-regista Eli Roth. Anche il resto del cast fa saltare sulla sedia, Franco Nero ha coinvolto «amici liberi da impegni» come i registi John Landis e Paul Mazursky, poi Treat Williams nei panni del brutto e Keith Carradine in quelli del saggio; lo sceriffo ambizioso che vuol diventare governatore e assolda brutti ceffi per catturare un indiano sanguinario è Murray Abraham. Viene da dire a Franco Nero come abbia fatto, lui ti risponde che solo in Italia lo trattano con sufficienza: «Quando all’anteprima di Kill Bill il produttore disse che Tarantino mandava i suoi saluti al sottoscritto, in sala mi guardarono come se fossi un alieno. Lasciamo perdere... Ma Quentin venne a Roma per Bastardi senza gloria e a tavola rifece tutte le mie battute in Il cittadino si ribella, pure la colonna sonora ricordava a memoria».

Valerio Cappelli
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«Sono abbastanza a mio agio con l’idea di invecchiare. Perché è meglio dell’altra opzione, che è essere morto. Quindi diciamo che scelgo l’invecchiare. Non mi lamento», ha dichiarato. E riguardo alla nuova cifra tonda che si appresta a raggiungere, Clooney ha aggiunto: «I 50 non mi pesano, non è male invecchiare se puoi permetterti di fare quello che ti piace».

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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

Sport

Basta un pareggio
Il Milan campione sabato se vince o pareggia con la Roma Il Milan campione domenica se perde con la Roma e l’Inter non batte la Fiorentina

MONZA — Inizia prudente: «Mai parlare di scudetto prima di averlo appuntato sulle maglie, ma se non riuscissimo a fare un punto nelle prossime tre partite sarebbe il massimo della sfortuna». Termina euforico: «Penso che festeggeremo prestissimo». Silvio Berlusconi, precipitatosi domenica pomeriggio a San Siro per assistere al quartultimo impegno del campionato del suo Milan, ieri ai microfoni di Milan Channel, ha tirato le orecchie ad Allegri, fornito consigli a Pato, promesso un colpo di mercato. «L’allenatore può continuare la serie dei nostri grandi allenatori portando il Milan a grandi successi. Con lui si è visto il bel gioco ma il possesso palla assolutamente no. È un fatto di concentrazione: quando la fatica interviene a modificare la situazione di gioco bisogna ricorrere al possesso palla. E’ impensabile e inaccettabile concedere gli ultimi cinque minuti agli avversari» ha commentato il Cavaliere. Che prima punta l’indice contro gli attaccanti in campo contro il Bologna («abbiamo giocato senza prime punte e si è visto perché abbiamo avuto 5-6 occasioni da gol che né Robinho né gli altri hanno sfruttato»), poi dà suggerimenti a Pato. «E’ un giocatore dal grande talento ma deve cambiare la sua posizione in campo. Lui ama partire da dietro, da posizione defilata e questo è un mio cruccio. Poi lo fermano sempre in tre-quattro avversari: io lo vedo come una prima punta». Quindi promette al pubblico milanista per l’anno prossimo nuovi successi e nuovi campioni. «Cercheremo nella stagione futura di vincere campionato, Coppa Italia, Champions League. Un sogno di mercato? Al Milan non è il campione che fa la squadra. A tutti piacciono giocatori come Messi o Ronaldo, ma il calcio spagnolo è ricchissimo ed è pure favorito

❜❜ ❜❜ Lo scudetto? Non fare un A Barbara non do consigli,
punto in 3 partite sarebbe il massimo della sfortuna: festeggeremo prestissimo aspetto che li dia lei a me. Acquisti? Tranquilli tifosi, un regalo non mancherà
Gol campionato Flamini riprende la respinta di Viviano e batte a rete: è il gol che porta il Milan a un punto dallo scudetto

«Avanti Milan»
Berlusconi pensa già alla prossima stagione «Cercheremo di conquistare la Champions, ma Allegri deve migliorare il possesso palla»
da un diverso regime fiscale. Per vincere si devono spendere molti soldi e noi come famiglia abbiamo fatto sacrifici enormi spendendo negli ultimi anni una media di 50 milioni di euro a stagione. Ma siccome ho sempre fatto un regalo ai tifosi, continuerò con questa costosissima abitudine». Si congeda con una benedizione alla figlia Barbara: «Sono certo che saprà rappresentare me e la famiglia nel futuro del Milan. Non le do consigli, aspetto che me li dia lei». Con buona pace di Adriano Galliani che cerca di soffocare l’aria di festa («non voglio celebrare cose non avvenute: per vincere lo scudetto dobbiamo fare un punto nelle prossime tre partite. Per un punto Martin perse la cappa»), in barba alle scaramanzie, Adidas ha già preparato le nuove maglie con il logo dello scudetto. L’azienda tedesca e tutto il Milan sperano che i giocatori rossoneri le possano indossare già il 14 maggio prossimo a San Siro con il Cagliari, nell’ultima gara casalinga della stagione. Per quella data è previsto infatti il debutto delle nuove casacche (sia in campo che nei negozi) presentate ieri a Monza nella sede dell’azien-

Ritorno al passato

Si cambia look per il tricolore Strisce sottili come un tempo
«La maglia rappresenta un richiamo alla tradizione. Ricorda le casacche di inizio secolo o quelle degli anni Sessanta». Così ha commentato ieri Adriano Galliani durante la presentazione della maglia per la stagione 2011-12 (foto). La maglia ha strisce strette (2 centimetri di spessore contro i 9 dello scorso anno), girocollo bianco e tre strisce bianche sulle maniche.

Grinta Allegri dà la carica

da tedesca. Indossatori di eccezione — durante la presentazione avvenuta nel corso di una blogger conference trasmessa in streaming in tutto il mondo — sono stati Seedorf, Antonini e Van Bommel. L’olandese, divenuto un punto di forza del Milan di Allegri, dopo mesi di panchina, con il futuro ancora incerto ha chiarito: «Mi dà fastidio che si pensi che ho cominciato a giocare bene da due mesi perché non ho l’accordo per il prossimo anno. Io ho sempre giocato con merito, non solo nell’ultimo periodo. Il mio futuro? È ancora incerto, chiedete all’amministratore delegato. Ma più di me deve essere preoccupato il Milan se non abbiamo un accordo per il prossimo anno». Anche Andrea Pirlo, utilizzato domenica solo per una manciata di minuti, attende l’evolversi degli eventi. Alla fine della partita quando tutta la squadra è corsa sotto la curva per festeggiare l’ulteriore avvicinamento allo scudetto, lui ha preferito imboccare il tunnel e rientrare negli spogliatoi. «Ma sono certo che nessuno dei nostri giocatori con il contratto in scadenza si è accasato con un’altra squadra» osserva Galliani che ora non smette di sognare. «Dobbiamo puntare anche alla finale di coppa Italia: il Palermo negli ultimi 4 anni è la squadra con cui abbiamo totalizzato meno punti in trasferta». Novità per la stagione prossima che inizierà con il raduno del 12 luglio: sarà formalizzato un codice etico più rigoroso con sanzioni e multe severe per chi protesta con la terna arbitrale (capito Ibrahimovic?) o si toglie la maglia dopo i gol (vedi Cassano). E il mercato? «Mi piacciono Hulk del Porto e Danilo del Santos» chiude sornione l’ad rossonero.

La tradizione

Trionfo assicurato quando l’allenatore è italiano
Che lo scudetto numero 18 della storia rossonera sia ormai qualcosa di molto simile a una formalità, è un dato di fatto. Se però qualcuno avesse tuttora dei dubbi, lo invitiamo a prendere atto delle mezze ammissioni di Adriano Galliani alla faccia della scaramanzia che ne ha sempre caratterizzato le uscite pubbliche. E del resto come dare torto a Massimiliano Allegri quando, in coda al quinto successo consecutivo della sua squadra (il sofferto 1-0 al Bologna), ha dichiarato papale papale che se il Milan dovesse perdere tutte e tre le prossime partite allora sarebbe giusto che perdesse pure lo scudetto? Piuttosto c’è da chiedersi se i 3 titoli conquistati negli ultimi 15 anni, vale a dire a far data dall’estinzione del leggendario Milan di Capello, costituiscano un bilancio comunque soddisfacente per il club più titolato al mondo o, al contrario, possano rappresentare un ragionevole motivo di rimpianto. Di certo questo è un successo che si inserisce nel solco di una tradizione dell’epopea berlusconiana di cui potrebbe essere interessante approfondire le dinamiche. Con Allegri diventano infatti 5 gli allenatori vincenti alla loro prima annata rossonera: prima di lui (e come lui) anche

Monica Colombo
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Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Sport 57
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Moratti: «Bravo Milan Inter da ringiovanire ma non da rifare»

MILANO — Complimenti al Milan e niente rivoluzioni. Questo, in sintesi, il pensiero di Massimo Moratti (foto), mentre si avvicina l’ora di cedere lo scudetto, dopo quattro anni e nove mesi e nonostante la vittoria di Cesena, che è stata

«bellissima in assoluto; una partita emozionante e da ricordare». «Chi vince il titolo, se lo merita sempre perché ha avuto più continuità e più capacità di esprimersi al meglio». Se il pensiero è al futuro, il presidente ha già indicato la linea:

«Ogni anno si dice che andranno via i big; la squadra è forte ed è un peccato smontarla. Per questo vedremo di fare quello che è necessario per ringiovanire in parte il gruppo». E sarà un mercato interessante e divertente.

Il posticipo I biancocelesti sprecano, Pepe riapre la corsa per la Champions

Le pagelle Lazio

Juve, una vittoria per sé e per la Roma

Brocchi è un guerriero
6,5 MUSLERA Reattivo sul tiro a colpo sicuro di Matri, sfortunato su quello decisivo di Pepe, deviato da Scaloni. 5,5 LICHTSTEINER Spinge come un forsennato dall’inizio alla fine. Però in difesa lascia a desiderare: fornisce involontariamente un assist a Matri nel primo tempo e non brilla per reattività sul gol juventino. 6 BIAVA Fa quello che deve fare sino a quando un problema muscolare non lo manda al tappeto. 6,5 DIAS Da applausi un paio di anticipi. Gioca con personalità e precisione. Perde sicurezza quando al suo fianco non c’è più Biava ma l’incerto Scaloni. 6 GARRIDO Controlla Krasic che, per la verità, si tiene a bada da solo. 5 HERNANES Non ha il passo per stare sulla fascia. Cerca di rendersi utile tagliando il campo e provando l’incursione. Suo il primo tiro, fuori di poco, dopo due minuti. Nella ripresa impegna Buffon con un destro secco ma centrale. 6 C. LEDESMA Due gialli fanno un rosso. Il primo è eccessivo, il secondo meritato. Un’espulsione che cambia gli equilibri della partita. Finché resta in campo gioca discretamente. Vertice basso del centrocampo, tiene corta la squadra e rilancia bene l’azione. Bello un cross per la testa di Brocchi. 5 MATUZALEM Rientra dopo quattro giornate di squalifica e stenta a carburare. Più ombre che luci. 6,5 BROCCHI Un guerriero. Dovrebbe marcare Krasic e invece costringe il serbo a marcare lui. Corre come un matto e si inserisce bene nell’area bianconera. Ha due occasioni, una di testa e l’altra di piede, ma gli manca la precisione e la freddezza dell’attaccante. 6 FLOCCARI Suo il tiro più pericoloso del primo tempo: sfugge a Chiellini e colpisce con un diagonale che Buffon devia con un piede. E nella ripresa viene atterrato in area, ma Mazzoleni non vede. 5,5 ZARATE Mobile e insidioso, ma solo nel primo tempo. Poi torna ai vecchi errori. Troppo egoista. 5 SCALONI Incerto sul gol anche prima della deviazione, lieve, ma fatale. 6 REJA Resta quarto nonostante la seconda sconfitta consecutiva. La Lazio attacca nel primo tempo, ma gli manca un cecchino. Fischiato quando toglie Zarate. Una serata amara.

Arrigo Il primo titolo di Sacchi

lativa: così la Juve non corre eccessivi rischi. Per questo, alla fine del primo tempo, sebbene Madama abbia fatto la figura di quella che si difende solo e non riesce quasi mai a imbastire un’offensiva soddisfacente, in realtà le occasioni da gol sono in perfetto equilibrio. Una a testa. La prima è di Floccari imbeccato da Zarate con perfetta risposta di Gigi Buffon; Matri pareggia su sciagurato «assist» di Lichtsteiner: salva Muslera con uscita a tempo. Edy Reja sistema la Lazio per bloccare i corridoi laterali occupati dalla coppia Krasic-Pepe. L’impresa gli riesce, ma Hernanes sulla fascia perde molta della sua esplosività. Krasic è in attesa di una meritata vacanza, Pepe non sfonda e spesso è costretto a fare il terzino (ammonito per questo). Però è sempre presente quando la Juve sale e alla fine questo suo modo di intendere la gara pagherà. Le azioni laziali si concentrano sul centrosinistra, ma senza esagerare. Nel secondo tempo il doSperanze Il gol di Pepe che ha messo in ginocchio la Lazio e riacceso le speranze bianconere (LaPresse) minio della squadra di Reja ROMA — Una squadra sulla Eppure. Eppure c’è una costan- si fa più cannoneggiante, ma anLazio difensiva. La Juventus ha già avute che accompagna la Juventus cora scarsamente conclusivo. La to brutte serate con la Lazio, annel finale degli ultimi tre campio- Juve è schiacciata per lunghi tratche ai tempi d’oro. E ha perso. In nati. Si potrebbe definirla una ti nella sua area. Brocchi va viciJuventus questo caso ha una brutta serata stanca concezione di sé. Nel sen- no al gol, Floccari al rigore per un e vince. Così va il calcio: la Lazio so che i giocatori non mollano, contatto con Chiellini molto diffidomina ma non realizza, poi renon si tirano indietro, non galleg- cile da interpretare ma l’impresMarcatore: Pepe 42’ s.t. sta in dieci per l’espulsione di Legiano, tutt’altro. Hanno, certo, sione è che il tocco ci sia. L’episodesma e una Juventus gregaria, un’idea in comune, un senso di dio, a fine partita, scatena il presiLAZIO (4-4-1-1): Muslera 6,5; che bada soprattutto a limitare i appartenenza, un desiderio di ri- dente laziale Lotito: «Non si tratLichtsteiner 5,5, Biava 6 (Scaloni danni, incamera la seconda vittoscatto. Ma tutto questo è confu- ta più di verificare se ci sono erro5 26’ s.t.), Dias 6,5, Garrido 6; ria stagionale all’Olimpico, dopo so, arrancante, logoro. A volte im- ri o meno, ma di capire come avHernanes 5, Ledesma 6, quella sulla Roma. potente. Però qui qualcosa bru- vengono certe cose e se sono deMatuzalem 5, Brocchi 6,5 (Kozak Anche nel 2009-2010 conquicia in fondo e permette alla Juve terminanti al fine di cambiare i ris.v. 43’ s.t.); Floccari 6; Zarate stò Roma Capitale. Allora, però, di resistere e poi di affondare il sultati. Mi ricordo il tempo di 5,5 (Bresciano s.v. 40’ s.t.). All.: si era all’inizio della sfortunata colpo. In questa sera romana Tangentopoli, quando si diceva Reja 6 avventura di Ciro Ferrara e il dopu m i d a e p i o v o s a , q u e s t a sento un tintinnio di manette. Dipio successo alimentò infauste iljuventinità affaticata sopravvive co solo che credo nella giustizia, JUVENTUS (4-4-2): Buffon 6,5; lusioni. Questo, invece, trasporta grazie a un atteggiamento laziale come in passato è già accaduto». M. Motta 6 (Salihamidzic 6 26’ Dopo quel fatto, Hernanes, qualche rimpianto per la Chaminizialmente volitivo, ma troppo s.t.), Barzagli 6,5, Chiellini 5,5, pions League sfumata tra gennalegato al contropiede. La Lazio con una bordata da fuori, esalta Grosso 6; Krasic 5, Felipe Melo 7, io e febbraio. Certo, i numeri del primo tempo è troppo specu- il ritorno di SuperGigi. Poi Felipe Aquilani 5, Pepe 7; Matri 5 (Toni Melo, il migliore in campo, conon condannano, ma esistono 6 26’ s.t.), Del Piero 5 (Bonucci stringe Ledesma al secondo gialtroppe variabili per poter pensas.v. 48’ s.t.). All.: Delneri 6 Polemiche lo. In vantaggio numerico, Madare a una clamorosa rimonta. Coma esce dal bunker, trova un risomunque il ruolino dell’ultimo peDecisiva l’espulsione di Arbitro: Mazzoleni 5 lutore in Pepe e puntella, malgrariodo bianconero (dal 12 marzo) Ledesma. I biancocelesti Espulso: Ledesma 36’ s.t. do il pubblico l’abbia ormai scarinon è così male: Madama è al setAmmoniti: Grosso, Pepe, reclamano un rigore per cato, la panchina di Gigi Delneri. timo risultato utile consecutivo Salihamidzic fallo di Chiellini su Floccari Roberto Perrone (4 vittorie e 3 pareggi). Due mesi Recuperi: 3’ più 3’ senza sconfitte. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lazio k.o., Lotito furioso evoca Tangentopoli

0 1

a.b.
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Le pagelle Juventus

Felipe Melo non si ferma mai
6,5 BUFFON Con un piede ferma Floccari, con i pugni respinge una legnata di Hernanes. Se la Juve sbanca l’Olimpico il merito è anche suo. 6 M. MOTTA Qualche buona giocata, ma troppe distrazioni, specialmente quando nella sua zona transita Brocchi e quando Zarate allarga il raggio d’azione. A metà ripresa si infortuna. 6,5 BARZAGLI Non perde mai la tramontana, neppure quando la Lazio aumenta il ritmo e stringe d’assedio la Juve. 5,5 CHIELLINI Rientra dopo un mese. Tre belle chiusure, ma per due volte perde Floccari. La seconda volta il suo intervento è da calcio di rigore. 6 GROSSO Due cross insidiosi, uno per tempo. Soffre in difesa le proiezioni di Lichtsteiner, salvandosi con l’esperienza. 5 KRASIC In affanno quando deve rincorrere Brocchi, che non gli dà tregua. E non riparte quasi mai. 7 FELIPE MELO Una diga davanti alla difesa. Corre, contrasta, lotta senza fermarsi mai. Sbaglia in attacco, ma far gol non è proprio il suo mestiere. Senza di lui, la Lazio avrebbe vita più facile. 5 AQUILANI Gioca senza personalità. Il suo derby è piatto: qualche contrasto e niente più. 7 PEPE Si sbatte sulla fascia e a 3 minuti dalla fine segna il gol, con la complicità di Scaloni, che riapre alla Juve le porte della Champions League. 5 MATRI Ha una ghiotta occasione e la spreca. E nella ripresa, prima di essere sostituito, arriva tardi sul cross basso e invitante di Grosso. Non è proprio la sua serata. 5 DEL PIERO Per mezz’ora stenta a trovare la posizione. Poi serve un invitante pallone a Melo, dopo un bel dribbling a rientrare. Un acuto che non lo rianima. Tenta anche un tiro, ma non trova la porta. 6 SALIHAMIDZIC Prende un giallo meno di un minuto dopo essere entrato, ma ha il grande merito di fornire il cross che Pepe trasforma nel gol da 3 punti. 6 TONI Nell’azione decisiva va a disturbare Scaloni e Lichtsteiner. Ha poco tempo a disposizione, ma lo sfrutta bene. 6 DELNERI La 300ª vittoria in panchina (da professionista) è più utile che bella. La sua Juve pensa a non prenderle e alla fine, con un bel po’ di fortuna, torna a casa con 3 punti. È il settimo risultato utile consecutivo: 4 vittorie e 3 pareggi.

Sacchi (1988), Capello (1992) e Zaccheroni (1999) conquistarono immediatamente lo scudetto mentre Ancelotti festeggiò con l’accoppiata coppa dei Campioni-coppa Italia la sua prima stagione full time (2003). Il fallimento, e anche questo è singolare, è invece il filo conduttore che ha caratterizzato l’esperienza dei tecnici stranieri chiamati da Silvio Berlusconi: l’uruguaiano Oscar Washington Tabarez e il turco Fatih Terim

Serie A/35ª giornata
BARI ROMA 2-3
Bentivoglio (B) rig. 25', Totti (R) 30', Huseklepp (B) 42' p.t.; Totti (R) rig. 12', Rosi (R) 50' s.t. Arbitro: Russo di Nola

Serie A Classifica
Punti G V N P V

U Punti totali U In casa U Fuori casa

Presidente il 9

* una partita in meno ** tre partite in meno G giocate V vinte N nulle P perse F reti fatte S reti subite

N

P

V

N

P

F

S

CATANIA CESENA CHIEVO

CAGLIARI INTER LECCE

2-0 1-2 1-0 5-2

Silvestre (C) 33', Bergessio (C) 37' s.t. Arbitro: Peruzzo di Schio Budan (C) 11', Pazzini (I) 46', Pazzini (I) 50' s.t. Arbitro: Valeri di Roma 2 Rigoni (C) 13' s.t. Arbitro: Rizzoli di Bologna

I precedenti Sacchi, Capello e Zaccheroni scudettati al debutto, Ancelotti re d’Europa
sono stati infatti licenziati rispettivamente a dicembre (del 1996) e a novembre (del 2001), Leonardo è invece stato congedato con un anno di anticipo. A questo punto il prossimo passaggio non può che essere obbligato: comprendere a quale dei colleghi che l’hanno preceduto nella galleria degli antenati si accosterà Allegri oppure se, addirittura, riuscirà a essere una felice sintesi di tutti.

FIORENTINA UDINESE

Vargas (F) 9', D'Agostino (F) 21', Pinzi (U) 29' p.t.; D'Agostino (F) 6', Asamoah (U) 12', Cerci (F) 26', Cerci (F) 41' s.t. Arbitro: Brighi di Cesena

LAZIO MILAN NAPOLI PARMA

JUVENTUS BOLOGNA GENOA PALERMO

0-1 1-0 1-0 3-1

Pepe (J) 42' s.t. Arbitro: Mazzoleni di Bergamo Flamini (M) 8' p.t. Arbitro: De Marco di Chiavari Hamsik (N) 38' s.t. Arbitro: Gava di Conegliano Dzemaili (P) 2', Modesto (P) 18' p.t.; Pastore (P) 11', Candreva (P) 44' s.t. Arbitro: Celi di Campobasso

MILAN INTER NAPOLI LAZIO UDINESE ROMA JUVENTUS PALERMO FIORENTINA GENOA CAGLIARI CHIEVO PARMA CATANIA BOLOGNA (-3) CESENA SAMPDORIA LECCE BRESCIA BARI

77 69 68 60 59 59 56 50 49 45 44 42 41 40 40 37 36 35 31 21

35 35 35 35 35 35 35 35 35 35 35 35 35 35 35 35 35 35 35 35

23 21 21 18 18 17 15 15 12 12 12 10 10 10 11 9 8 9 7 4

8 6 5 6 5 8 11 5 13 9 8 12 11 10 10 10 12 8 10 9

4 8 9 11 12 10 9 15 10 14 15 13 14 15 14 16 15 18 18 22

12 13 12 12 10 10 8 10 9 8 8 6 6 10 7 6 5 6 6 2

4 2 3 1 3 3 3 3 3 4 4 3 4 5 3 4 5 4 3 6 2 7 8 4 7 5 4 4 6 4 5 7 6 7 5 6 4 7 6 10

11 8 9 6 8 7 7 5 3 4 4 4 4 0 4 3 3 3 1 2

4 3 2 3 2 4 7 2 8 6 6 4 4 6 4 5 6 3 6 3

2 7 6 8 8 7 4 11 6 8 8 9 9 11 10 9 8 12 11 12

61 62 55 46 61 55 53 53 45 38 42 33 37 35 34 33 30 40 31 22

23 39 34 33 42 49 42 58 38 40 44 35 46 47 47 47 42 61 47 52

Designazione per Tommasi Guiderà l’Aic
MILANO — Il Direttivo dell’Assocalciatori ha indicato Damiano Tommasi come successore del dimissionario Sergio Campana alla presidenza del sindacato. La nomina dovrà essere confermata dall’assemblea dell’Aic del 9 maggio. «Mi tocca una grossa responsabilità. La sfida più complicata è il fondo di garanzia per le squadre minori e serve grande unità». La scelta di Tommasi segna l’addio alla vice presidenza di Leo Grosso, che non ha gradito. Resta come consigliere federale: «Io ho presentato un programma per il rinnovamento, Tommasi ha solo parlato di principi».

MARCATORI: 26 RETI: Cavani (NAP), Di Natale (UDI); 20 RETI: Eto'o (INT); 19 RETI: Di Vaio (BOL); 18 RETI: Matri (JUV); 14 RETI: Ibrahimovic (MIL), Pato (MIL), Pazzini (INT), Totti (ROM); 12 RETI: Caracciolo (BRE), Robinho (MIL), Sanchez (UDI); 11 RETI: Gilardino (FIO), Hamsik (NAP), Pastore (PAL); 10 RETI: Borriello (ROM), Pellissier (CHI). PROSSIMO TURNO Sabato 7/5, ore 18.00: Palermo - Bari. ore 20.45: Roma - Milan. Domenica 8/5, ore 15: Bologna - Parma, Brescia - Catania, Cagliari - Cesena, Genoa - Sampdoria, Inter Fiorentina, Lecce - Napoli, Udinese - Lazio. Lunedi 9/5, ore 20.45: Juventus - Chievo.

SAMPDORIA BRESCIA

3-3

a.b.
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Alberto Costa
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Eder (B) 5', Pozzi (S) 10', Caracciolo (B) 12', Tissone (S) 18', Caracciolo (B) 39', Mannini (S) 46' s.t. Arbitro: Rocchi di Firenze

58 Sport
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italia: 515050585854

Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

La classifica dei bomber di serie A di tutti i tempi 274 gol
Silvio Piola Pro Vercelli, Lazio, Torino, Juventus e Novara

225 gol
Gunnar Nordahl Milan e Roma

216 gol
Giuseppe Meazza Inter, Milan, Juventus, Varese e Atalanta

216 gol
José Altafini Milan, Napoli e Juve

Da record Con il gol al Bari il capitano della Roma è entrato nella storia

Il re Totti meglio di Baggio «E pensare che ero finito...»
«Il più forte? Non sono invidioso, Robi mi ha emozionato»
ROMA — La maglietta l’ha studiata lui, dopo aver sentito sulle radio romane il commento che un telecronista inglese (Richard Whittle) aveva fatto dell’ultimo derby, vinto con una sua doppietta. «The king of Rome is not dead», il re di Roma non è morto. Francesco Totti, domenica sera a Bari, ha scavalcato Roberto Baggio nella classifica dei marcatori di serie A di tutti i tempi: 206 a 205 e potevano essere 207 se non avesse sbagliato un rigore. Poiché è il capitano e il simbolo della Roma, quella che per altri sarebbe stata una grande festa per lui ha rischiato di essere una mezza tragedia. Non avesse segnato Rosi (di pancia!) al 95’, con che faccia avrebbe potuto gioire dopo un 2-2 che, contro una squadra già retrocessa, sarebbe stato peggio di una sconfitta? «Ringrazio Rosi: non avesse segnato, mi sarei sentito in colpa». E invece è andato tutto per il verso giusto e la Fifa, ieri, sul suo sito ufficiale gli ha reso omaggio: «Totti incoronato moderno re dei gol». Scontato il paragone con Roberto Baggio, giusto il modo con cui Totti ne è uscito con un dribbling: «Più forte io o lui? Ognuno ha il suo parere. Posso avere tanti difetti, ma ho un pregio: come calciatore e come uomo non

206
Il re di Roma non è morto La maglietta indossata da Totti dopo la doppietta al Bari

i gol segnati in serie A da Francesco Totti, tutti con la maglia della Roma

conosco l’invidia. Così ringrazio Baggio per tutte le emozioni che mi ha dato sul campo, da amante del calcio. Fino a due mesi fa mi davano per spacciato, mi criticavano spesso e volentieri, ero il male della Roma. Ora sono ritornato il leader». Baggio ha vinto due scudetti, una Coppa Ita-

205 gol
Roberto Baggio Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna, Inter e Brescia

lia, una Coppa Uefa e un Pallone d’oro. Totti ha vinto uno scudetto, due Coppe Italia, due Supercoppe italiane, un titolo marcatori e un Mondiale. Quello che a Baggio è sfuggito nella finale ’94, contro il Brasile, a Pasadena. «Ma Baggio giocò quella finale con una gamba sola per un infortunio. Io, al Mondiale 2006, ero al 40-50%». Silvio Piola sembra imprendibile, con 274 gol. Non così Nordahl, Meazza e Altafini. C’è un record ancora più vicino, a cui Totti tiene come e forse più degli altri. Gunnar Nordahl è il giocatore che ha segnato più gol indossando la stessa maglia: 210 con quella del Milan. Ne mancano soltanto quattro. L’immensa fedeltà a una squadra sola, la sua Roma, rende unica la storia di Totti. Nonostante questo — o forse proprio per questo — Totti è meno amato di Baggio. La vera differenza tra i due, però, è un’altra. Chi scrive ha avuto la fortuna di seguire per il Corriere della Sera il Mondiale ’94. Prima di esplodere negli ottavi contro la Nigeria, Baggio era criticatissimo. Solo Arrigo Sacchi lo era più di lui. Dopo le tre deludenti gare contro Irlanda, Norvegia (sostituito dopo l’espulsione di Pagliuca) e Messico gli chiesi un autografo per un bambino americano suo tifoso. Baggio mi rispose: «C’è qualcuno che li vuole ancora?». È diventato amatissimo da tutti nel tempo, Totti no. Totti è sempre stato e sempre sarà il «re di Roma».

Luca Valdiserri
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Champions Il quinto Clasico vale un posto in finale

Mou tace, la tensione è alta Xavi accusa: il Real? Patetici
BARCELLONA — Respinte. La denuncia del Barcellona contro gli ormai celebri «por qué» di Mourinho della gara d’andata (sconfitta per 2-0 ancora calda) e la protesta del Real Madrid per le «sceneggiate» dei giocatori blaugrana (Pedro, Busquets e Dani Alves). L’Uefa tira dritto e rimanda in campo i duellanti per la semifinale di ritorno (alle 20.45 al Camp Nou). Con Mourinho espulso mercoledì scorso, lontano dalla sua panchina (avrebbe chiesto un posto in un palco vip, possibilmente coperto) e impossibilitato, almeno questo dice il regolamento, a dare suggerimenti al suo vice Karanka. José, com’era prevedibile, ieri non ha aperto bocca, delegando il compito al vice. «Mi sorprende — ha raccontato Karanka, tanto per abbassare la tensione — che alcuni giocatori del Barcellona non siano stati sanzionati dall’Uefa. Non è la prima volta, evidentemente ci sono diversi metri di giudizio: per alcuni viene applicato un certo tipo di regolamento, per altri uno diverso». A rispondere al Real ha provveduto Xavi: «Mi sembra patetico quello che sostengono a Madrid, il Barcellona ha sempre dimostrato un comportamento esemplare, è per questo che l’Uefa ha respinto la loro protesta. Mourinho è sempre stato un allenatore polemico. Mi piacerebbe parlare più di calcio». Considerate le premesse, non sarà semplice la serata di De Bleeckere, l’arbitro designato dall’Uefa, lo stesso che cacciò Thiago Motta in Barcellona-Inter di un anno fa e che Mou aveva inserito nella lista dei «por qué». La rimonta del Real appare improbabile. Anche se Karanka ha precisato: «Siamo il Real, abbiamo 109 anni di storia e 9 Coppe dei Campioni». Che questa sera, però, potrebbero non bastare contro un Barça che parte con 2 gol di vantaggio, recupera Iniesta e riabbraccia Abidal, operato il 17 marzo scorso per un tumore al fegato.

Le semifinali
Così oggi, ore 20.45 V Barcellona-Real Madrid (andata 2-0) Tv: Sky Sport 1, Sky Calcio 1, Premium Calcio Così domani, ore 20.45 V Manchester Utd-Schalke 04 (andata 2-0) Tv: Raidue, Sky Sport 1, Sky Calcio 1, Premium Calcio

Fotofinish
BASKET VOLLEY CICLISMO

Milano passa a Caserta Semifinali, Trento Cantù non perde colpi va sul 2-1 con Modena
Serie A, 28ª giornata: SienaAvellino 77-82, Cantù-Pesaro 63-55, Caserta-Milano 74-85, Montegranaro-Roma 75-66, Brindisi-Treviso 74-75, Cremona-Teramo 80-73, Sassari-Varese 88-83 (1ts), Bologna-Biella 83-81. Classifica: Siena 50; Cantù 42; Milano 40; Avellino e Treviso 30; Bologna e Varese 28; Pesaro, Roma e Sassari 26; Caserta e Cremona 24; Montegranaro 22; Teramo, Biella 18; Brindisi 16. Mentre Macerata, vincendo a Cuneo, ha fatto saltare il fattore-campo nel terzo atto delle semifinali del volley, Trento l’ha difeso con successo: gara 3 contro Modena è stata una battaglia (parziali: 31-29, 26-24, 25-21), ma alla fine l’Itas l’ha vinta con un 3-0 che la mette nelle condizioni, dopodomani, di cercare il match point in Emilia. Intanto domani Macerata prova a chiudere, in casa, contro i campioni d’Italia.

Ballan e Santambrogio fuori dal Giro d’Italia
La Bmc ha sospeso Alessandro Ballan e Mauro Santambrogio, corridori ex Lampre coinvolti nell’inchiesta di Mantova. Salteranno entrambi il Giro d’Italia. L’australiano Cadel Evans, compagno di squadra di Ballan e Santambrogio, ha vinto domenica il Giro di Romandia. TENNIS — Impresa di Flavio Cipolla a Madrid: 6-4, 6-7, 6-3 a Roddick. Il romano si è qualificato al secondo turno.

Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Sport 59
Atletica

L’intervista

Il capo progettista spiega i perché della crisi e di una rimonta possibile

«Una rivoluzione culturale riporterà in alto la Ferrari»
Tombazis: «Eravamo poco coraggiosi, ma siamo cambiati»
DAL NOSTRO INVIATO

Schwazer «Contento per me e Carolina»
Ala flessibile in arrivo
La Ferrari sta studiando l’ala della Red Bull: «Non penso abbiano imbrogliato, anzi siamo noi a essere stati troppo prudenti, però la Fia avrebbe potuto inasprire i limiti»

MARANELLO — Duro nell’autocritica: «Soprattutto in qualifica c’è poco da difendere». Fiducioso — nonostante una Red Bull che vola, una McLaren che la segue da vicino e altri che incombono (Mercedes, Renault) — nelle possibilità di recupero: «Non è un anno buttato». Sicuro quando invoca la soluzione: «Rinascita mentale», una specie di rivoluzione culturale che deve scuotere la Ferrari. Al centro della bufera (assieme al d.t. Aldo Costa che tutto coordina), tra aspettative interne e delusioni dei tifosi, sta Nikolas Tombazis, chief designer, il responsabile del progetto 150˚ Italia. A che punto è la notte della Ferrari? Cosa dobbiamo aspettarci dal Gp di Turchia? «A Istanbul avremo una nuova ala anteriore, una posteriore, cambiamenti nelle prese dei freni. Ma la nostra macchina ha parecchio da recuperare: abbiamo avuto problemi di galleria del vento e altri di natura metodologica. Stiamo risalendo su entrambi i fronti, ma c’è ancora della strada da fare. Credo che saremo più vicini, ma non penso che in Turchia saremo già dove dobbiamo essere». L’obiettivo di prendere la Red Bull è spostato a Barcellona? «Il programma è portare miglioramenti a ogni gara. Siamo ben consapevoli che dovranno essere coraggiosi per chiudere il divario». Domanda brutale: non è una rincorsa impossibile? E un anno buttato? «No, come già negli ultimi anni, in F1 ci sono alcune aree da cui si può recuperare tanto. Certo capisco la delusione, l’obiettivo era partire competitivi e ci troviamo a rincorrere e questo non va bene. Ma è prematuro pensare, dopo 3 gare su 19, che è tutto da buttare». Cosa non ha funzionato in galleria del vento? «È solo metà del problema: anche se non avessimo avuto difficoltà con la galleria, non avremmo vinto le prime tre gare. Detto questo, l’aerodinamica di una F1 moderna è fatta da una serie di vertici o getti che interagiscono con la macchina. Rispetto al passato sono molto più delicati, portati al limite ed è facile che si riscontrino incongruenze nel passaggio in pista. Tra i test e la prima gara il pacchetto non ha reso come volevamo. Da lì sono partite le azioni per capire perché la galleria

Pit stop
Cambio gomme al box Ferrari; qui sopra la galleria del vento di Maranello; a sinistra, Nikolas Tombazis, 43 anni, capo progettista della Rossa (Ap, Colombo)

MILANO — Festa russa alla 54ª «Coppa Città di Sesto», quarta tappa del circuito mondiale di marcia. Sulla 20 km, hanno vinto i due campioni olimpici e mondiali: Olga Kaniskina (1.29’32’’) e Valeri Borchin (1.19’43’’). C’era curiosità per Alex Schwazer, alla terza uscita stagionale. È arrivato 12˚, ma il tempo (1.24’15’’) è migliore di quanto fatto nel 2008 (1.26’07’’), prima dell’oro olimpico. L’anomalia era stata quella del 2010 (1.20’29’’), quando Schwazer aveva raggiunto la miglior condizione a marzo. Da qui al Mondiale di Daegu, dove farà la 50 km mancano quattro mesi. Anche per questo il campione olimpico è apparso sereno: «Non mi è mai piaciuto arrivare 12˚, ma la gara è andata, proprio come l’avevo in testa. Ho imparato a lavorare concentrandomi su un solo obiettivo e per raggiungere il picco di forma per il grande appuntamento. Ora mi attende un periodo di preparazione in altura a Livigno e poi la 50 km di Villa di Serio il 19 giugno». Il ginocchio, dopo l’infortunio di gennaio sugli sci, non

ci aveva ingannato. In parte sono ancora in corso, ma abbiamo capito una bella fetta». Il passaggio dal modello in scala 50% a quello 60% ha influito? «È possibile, perché in un mondo ideale uno dovrebbe ingrandire anche la struttura, in modo da ridurre l’influenza delle pareti. Però non è solo questo. Comunque ora abbiamo più fiducia nei responsi della galleria». E i problemi metodologici? «Ci siamo accorti, anche se non fa piacere dirlo, che negli ultimi anni siamo diventati più conservativi, meno aggressivi con lo sviluppo, abbiamo portato avanti meno idee coraggiose». La Ferrari non inventa più. «Penso che sia una critica giustificata, purtroppo. Gradualmente la nostra struttura era diventata più macchinosa. E tante persone che devono avere la mente libera per occuparsi della prestazione erano distratte da cose meno importanti. Dopo questa doccia fredda abbiamo cambiato marcia per essere concentrati

al 1000% sulle cose che contano. Abbiamo già progetti molto interessanti». Uno riguarda l’ala flessibile tipo Red Bull? «La Fia non solo fissa alcuni limiti di rigidità ma può inasprire di colpo le regole se vede che c’è una flessibilità voluta. Io non dico che la Red Bull ha imbrogliato, siamo stati noi troppo prudenti. Credo però che la Fia avrebbe potuto rendere più severi questi limiti. Visto che non lo fa sta a noi saltare su questo treno». La soluzione è imitare la Red Bull? «Bisogna essere umili, capire quando una macchina è migliore. Nel frattempo, in questo processo di rinascita mentale, stiamo spingendo su alcune innovazioni». L’esempio della McLaren, che si è risollevata dopo un inverno difficile, vi dà fiducia?

❜❜ Non è un anno buttato
Abbiamo progetti importanti che sembrano promettenti E la McLaren insegna

«Indica quanto fluida è la situazione. Siamo in una fase di sviluppo molto rapido, però vale anche per gli altri. Se uno dovesse scommettere adesso su chi vince quest’anno sarebbe stupido a farlo contro la Red Bull, ma sarebbe altrettanto ingenuo a pensare che saranno sempre davanti senza che nessuno li minacci. Compresi noi». Sotto accusa la sospensione «a puntone»: qualche rammarico? «Il nostro modello ha vantaggi e svantaggi. Non significa che se ripartissimo da zero rifaremmo tutto uguale, ma non credo sia il problema». Quanta pressione c’è in un momento come questo? «Tanta. Abbiamo l’obbligo di vincere: i tifosi si aspettano un solo risultato. Ma la pressione maggiore è quella che deriva da noi stessi, siamo tutti incazzati». Domenica sera sarà contento se... «Se avrò visto un divario ridotto. Il podio sarebbe una bella iniezione di fiducia ma se arriva perché sono usciti gli altri non ha valore. Per il futuro prossimo, sarò felice se avrò le conferme dai progetti importanti di cui le parlavo. Per i computer sono molto promettenti...».

crea problemi; l’umore, dopo la depressione europea (l’argento nella 20 km non lo aveva soddisfatto e l’idea di non vincere l’oro della 50 km lo aveva spinto a ritirarsi), è migliorato: «Sto bene, perché ho capito che non devo strafare». E a dargli tranquillità c’è anche il bronzo mondiale della Kostner, sua fidanzata ormai da tre anni: «Sono contento per lei, che si è allenata per 11 mesi. Vedo che viene sempre criticata per qualche caduta, ma il programma, tra corto e lungo, prevede 13 salti e nessuna è perfetta. Io invece devo pensare soltanto a mettere chilometri nel motore, altrimenti a Daegu arrivano davanti gli altri».
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Arianna Ravelli
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MotoGp Domenica all’Estoril grande vittoria di Pedrosa davanti a Lorenzo. Rossi 5˚ beffato in volata da Dovizioso

Valentino battuto ma fiducioso: «Sono quasi al 100 per 100»
DAL NOSTRO INVIATO

ESTORIL — Da una gara noiosa è nato un bel Mondiale. Dani Pedrosa che conquista Estoril è il terzo vincitore in tre gare (dopo Stoner e Lorenzo), segno di un generale equilibrio e di un campionato MotoGp molto fluido, con tanti aspiranti protagonisti. Il primo, naturalmente, è proprio il Robottino della Honda, che ha sconfitto Lorenzo sul circuito dove vinceva da tre anni e soprattutto ha superato i problemi alla clavicola sinistra che lo avevano costretto a un’operazione subito dopo Jerez. Sull’eroismo dei piloti ormai si è detto tutto, eppure loro non smettono di stupire: Dani — che ha passato molta della sua carrie-

ra in sala operatoria e che nei test di ieri ha mollato prima perché distrutto da fatica e dolore — lo ha fatto anche domenica e ora, secondo a 4 punti da Lorenzo, sembra maturo per puntare finalmente al titolo. Dani si muove bene anche grazie all’Honda power. La RC212V è la moto migliore, non a caso piazza tre piloti nei primi quattro posti (Stoner 3˚, Dovizioso 4˚). Proprio per questo Jorge Lorenzo ha scelto la via della costanza anzitutto. Ormai il campione del mondo è una macchina: quando capisce che non può fare bottino pieno, sa accontentarsi e porta a casa punti preziosi. Se non vince, va sul podio. E infatti finora, nonostante la Yamaha sia

Gp del Portogallo
MotoGp 1. Pedrosa (Spa/Honda) in 45’51’’483 2. Lorenzo (Spa/Yamaha) a 3’’051 3. Stoner (Aus/Honda) a 7’’658 4. Dovizioso (Ita/Honda) a 16’’530 5. Rossi (Ita/Ducati) a 16’’555 Classifica mondiale 1. Lorenzo (Spa) 65 2. Pedrosa (Spa) 61 3. Stoner (Aus) 41 4. Rossi (Ita) 31 Prossima gara 15/5: Gp di Francia Le Mans

complessivamente inferiore alla Honda, guida la classifica con un primo posto e due secondi. L’opposto di Lorenzo è Marco Simoncelli, il quale, a fronte di un potenziale enorme (proprio e della sua Honda Gresini,

ufficiale anch’essa) non riesce proprio a quagliare. A Jerez è caduto quando era in prima posizione, a Estoril è caduto il sabato con la pole in mano e domenica poche curve dopo il via. Sic, accusato da molti di essere troppo aggressivo, è sen-

Impresa
Daniel Pedrosa libera la sua gioia dopo una grande impresa: ha vinto in Portogallo, tre settimane dopo un’operazione per risolvere un problema vascolare sotto la clavicola sinistra (Getty Images)

z’altro uno che esagera e spreca, tanto da trovarsi già a 54 punti di distacco da Lorenzo. Eppure, che Marco sia uno buono lo dimostrano anche i test di ieri, da lui dominati con un super tempo davanti a Lorenzo e Stoner. Infine Valentino. Il suo 5˚ posto in Portogallo è un risultato che si presta a una doppia lettura. Perdere in volata da un brillante Dovizioso (20 millesimi tra loro) non è certo roba da Rossi. La gara però ha detto che il feeling con la Ducati migliora, che la partenza non è più un tabù, che se lui e la Rossa riescono a trovare un rendimento positivo in qualifica (cioè scattare almeno dalla seconda fila) il primo podio del nuovo corso non è un’utopia.

E poi, soprattutto, la spalla è praticamente guarita: «Sono contento del mio fisico — ha detto —. Mi manca un 15 per cento di forza nella spalla, ma sono andato bene fino agli ultimi giri. Non so a Le Mans (15 maggio, ndr), ma a Barcellona (5 giugno, ndr) dovrei essere al 100 per 100». Alla fine il 4˚ posto nel Mondiale vuol dire essere «più avanti di quanto mi aspettavo a inizio stagione». Ieri nei test Vale ha chiuso 5˚, migliorando i suoi tempi. «Sono soddisfatto — ha detto — la moto va meglio e sembra che possiamo lavorare sul davanti per risolvere i nostri problemi. Però anche tutti gli altri hanno migliorato e il nostro distacco (oltre 1 secondo da Simoncelli, ndr) è ancora troppo». La strada resta lunga e difficile, ma almeno la si può affrontare con più fiducia.

Alessandro Pasini
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La moglie Maria, i figli Maurizio e Luciano, i nipoti e i famigliari tutti, pregano per la scomparsa del carissimo Il Presidente di Fondazione Fiera Milano Gianpiero Cantoni, il Consiglio Generale, il Collegio dei Revisori, il Direttore Generale Corrado Peraboni, i Dirigenti e il personale, partecipano con profondo cordoglio al dolore dell'Onorevole Maurizio Lupi e dei famigliari per la scomparsa del suo amato padre Alfredo, Piera e Massimo ricordano con affetto e rimpianto l'amico di sempre

italia: 515050585854

Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

Nicola
tornato oggi alla casa del Padre.- Chiedendo alla madre celeste di imparare la sua disponibilità al mistero che tutto salva. - Milano, 2 maggio 2011. Letizia Moratti è vicina a Maurizio e partecipa commossa al suo dolore per la scomparsa del padre

Carlo
e sono vicini a Maria, Alberta e a tutti i familiari. - Monza, 2 maggio 2011. Partecipano al lutto: – La famiglia Ferraro. – Rosella e Cosimo Rizzo. Giuseppe Meroni con la moglie Ornella, profondamente colpito partecipa al lutto della famiglia per l'improvvisa scomparsa del

A esequie avvenute i figli Manuela Maurizio e Massimo con le famiglie partecipano la scomparsa del papà

La moglie Nerina, i figli Tiziana e Fabrizio e gli amatissimi nipoti Francesca e Carlo Alberto annunciano con immenso dolore la scomparsa di

Tenace e infaticabile, testimone della bellezza della fede e della grandezza della vita umana, ieri, 2 maggio, è nata alla vita eterna

Tutti i colleghi di Hoya Lens Italia esprimono il loro profondo dolore per l'improvvisa e prematura scomparsa di

Isaac Cohen
- Milano, 3 maggio 2011. Partecipa al lutto: – Namala Barlassina. Giovanna e Paola con Michael, May, Stefano, Daniel e Alberto piangono nonno

Alberto Negri
Un ringraziamento particolare al Dottor Alighiero Bondioli per le cure prestate in tanti lunghi anni.I funerali si svolgeranno oggi alle ore 14.45 nella chiesa di San Vittore al Corpo, in via San Vittore.La salma verrà tumulata nella cappella di famiglia ad Abbiategrasso. - Milano, 3 maggio 2011. Le famiglie Magugliani, Minotta, Fallabrino e Rybicki abbracciano affettuosamente Nera, Tiziana e Fabrizio ricordando il caro

Lia Marchesi Grassi
Memori del grande dono ricevuto e grati per sempre.- I figli Onorato e Maria Pia, con Elisa e Luciano, i nipoti Martina con Paolo, Giulietta, Luigi, Michele, Francesco e Riccardo. - Concorezzo, 3 maggio 2011. Lorenza, Marisa e Guido con tutti i loro figli partecipano commossi al dolore di Onorato, Pia e delle loro famiglie per la scomparsa della nonna

Marco Castelli
amico e collega da circa vent'anni.- Alla moglie Cinzia e ai figli Luca e Irene un caloroso abbraccio da tutto il gruppo Hoya. - Milano, 3 maggio 2011. Stella Anzani e Francesco con Adriana Castorina partecipano addolorati e vicini alla famiglia al triste lutto per la scomparsa di

Nicola Lupi
- Milano, 2 maggio 2011. Partecipa al lutto: – Fabio Storer. Gianpiero ed Emi Cantoni sono vicini con grande affetto all'amico Maurizio e ai famigliari in questo momento di forte dolore per la scomparsa del padre

Zaki
- Milano, 2 maggio 2011. Gino e Tatiana con i figli e i nipoti tutti ricordano con affetto il cognato e lo zio

Nicola Lupi
- Milano, 2 maggio 2011. Maurizio ti siamo vicini con tutto il cuore e la preghiera in questo momento di distacco dal tuo caro papà

dott. Carlo Maria Giovenzana
notaio, amico e compagno di banco in più anni scolastici. - Monza, 3 maggio 2011. Titolari, collaboratori e dipendenti dello Studio Ponti - Ratti partecipano al dolore della famiglia per la scomparsa del

Alberto Negri
nella certezza che egli ora vive nella Luce del Padre. - Milano, 2 maggio 2011. Nella nostra lunga e affettuosa amicizia il ricordo di vostro padre

Lia
esempio grande di fede e di operosità. - Milano, 3 maggio 2011. È mancata

Massimo Grossi
unitamente a Michele Anzani e a tutti i dipendenti del Ristorante dell'Autodromo Nazionale di Monza. - Milano, 2 maggio 2011. I colleghi di studio Liviana Montani, Anna Cifuni, Francesca Colucci, Maria Rosaria Brandi, Magda Longobardo, sono vicini all'amico avvocato Mario Marseglia per la scomparsa dell'amato padre

Nicola Lupi
- Milano, 2 maggio 2011. Il Presidente di Fiera Milano SpA, Michele Perini, l'Amministratore Delegato, Enrico Pazzali, il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale, insieme ai dirigenti e dipendenti tutti, partecipano con profondo cordoglio al dolore dell'onorevole Maurizio Lupi per la scomparsa del caro papà

Isaac Cohen
- Milano, 3 maggio 2011. Rachel Laniado, Marie Picciotto, Suzanne Tueta e famiglie partecipano la morte del loro fratello

Nicola Lupi
certi della resurrezione di nostro Gesù Cristo.Antonio Simone Luigi Amicone Samuele Sanvito Pietro Piccinini e i tuoi amici di Tempi. - Milano, 2 maggio 2011. Niccolò Querci e Patrizia Ricci si uniscono al dolore di Maurizio Lupi per la scomparsa del caro papà

dott. Carlo Maria Giovenzana
Cristina e Mario Ratti, Marinella e Angelo Ponti, Allegra e Federico Ratti, Stefania e Mario Masetto. - Monza, 3 maggio 2011. Rosalba, Alessandro e Ferdinando Lelario partecipano al dolore della famiglia Giovenzana per la perdita del caro amico

Clotilde Resegotti in Bottoni
di 76 anni.- Il marito Vittorio, i figli Fabio, Marco e Paola, i nipoti Filippo, Nicolas con Anna, Conrado e Cristina piangono la scomparsa della loro cara Tilde.- Le esequie si terranno mercoledì 4 maggio alle ore 9.20 presso la parrocchia Sacro Cuore - via Vittorio Veneto - Monza. - Monza, 3 maggio 2011. I cugini Marisa Dino Elio Vilma Wanda e le famiglie piangono la cara

Isaac Cohen
- Milano, 2 maggio 2011. Il Rettore ed il Corpo Accademico, il Senato Accademico, il Consiglio di Amministrazione, il personale docente ed il personale tecnico amministrativo dell'Università di Pavia partecipano, con profondo cordoglio, la scomparsa di

Alberto
sarà sempre vivo.- Caia. - Milano, 2 maggio 2011. Il giorno 29 aprile 2011 mio fratello

Giovanni Marseglia
- Milano, 2 maggio 2011. Mauri ti stringiamo forte con papà e sorelle nel ricordo della tua adorata mamma

Nicola
- Rho, 2 maggio 2011. Il Consiglio di Amministrazione ed i dipendenti tutti della società AEP Holding S.p.A. partecipano al grave lutto dell'Onorevole Maurizio Lupi per la scomparsa del padre

Franco Duranti
è deceduto.- La tua bontà, il tuo sorriso, la tua voce sarà sempre nei nostri cuori, non ti dimenticheremo mai.- Massimo, Maria Pia, Samuela, Raffaella. - Milano, 2 maggio 2011. Al caro

Nicola
- Milano, 2 maggio 2011. Gianni e Lalla Gamondi partecipano con profonda commozione al dolore dell'amico Maurizio per la scomparsa del caro papà

Carlo Maria
- Milano, 2 maggio 2011. Lo Studio Legale Lelario & Associati partecipa al dolore della famiglia per la scomparsa del notaio

Paolo Marannino
Professore Ordinario della Facoltà di Ingegneria. - Pavia, 2 maggio 2011. Il personale docente e tecnico-amministrativo del Dipartimento di Elettrotecnica del Politecnico di Milano partecipa al lutto per la scomparsa del

Tilde
e sono vicini ai suoi familiari. - Milano, 2 maggio 2011. È serenamente mancata, dopo gli ultimi suoi anni di silenziosa sofferenza

Romanella de Leone Pandolfelli Gaudenzi
Pia, Guido e Paolo. - Milano, 2 maggio 2011. Tutta la società Sir2 Srl partecipa al dolore di Graziano e famiglia per la scomparsa improvvisa della cara

Nicola
- Milano, 2 maggio 2011. Il Presidente Achille Colombo Clerici, i Vice Presidenti, il Consiglio Direttivo, il Segretario Generale di Assoedilizia partecipano con profondo cordoglio al lutto dell'Onorevole Maurizio Lupi per la scomparsa del caro padre

Nicola
- Milano, 2 maggio 2011. Gregorio Fontana è vicino con affetto all'amico Maurizio, a sua madre e a tutta la sua famiglia nel dolore per la scomparsa del padre

Carlo Maria Giovenzana
- Milano, 2 maggio 2011. Alberto e Donatella Paleari, profondamente commossi partecipano al dolore dei famigliari per la perdita del proprio congiunto

Franco Duranti
i cugini Dario e Vittorio Duranti ti ricorderanno con stima e affetto. - Milano, 2 maggio 2011. Dal giorno 29 aprile 2011 l'amato papà

Prof. Paolo Marannino
e lo ricorda per l'alto insegnamento e le grandi doti umane. - Milano, 3 maggio 2011. Gli amici e colleghi della Sezione Elettrica del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano si stringono con affetto alla famiglia del

Rosanna Morassutti Perissinotto
Lo annunciano i figli Giovanni con Inge, Teresa con Carlo, Antonio con Luisa.- Si uniscono Paola, Lucia e Daniela, cui la famiglia rivolge un particolare ringraziamento per l'assidua assistenza.Si esprime sincera riconoscenza al dottor Leopoldo de Besi per l'amichevole impegno profuso congiuntamente a grande professionalità.- Le esequie avranno luogo giovedì 5 maggio alle ore 11 nella chiesa parrocchiale di Sant'Alberto Magno in via Marconi 13. - Padova, 3 maggio 2011. La nostra moglie, mamma e nonna

Angela Simone Parete
- Milano, 2 maggio 2011. Nel quarto anniversario della scomparsa del

Notaio

Franco Duranti
non è più con noi.- Amarti è stato facile, dimenticarti impossibile, con amore i tuoi figli Cristina, Diego, Michele, Renata e nipoti. - Milano, 2 maggio 2011. Il giorno 1 maggio è mancata all'affetto dei suoi cari

Prof. Augusto Guida
i figli Francesco ed Elisabetta, con Orsola, Nino, Ada, Maria, Riccardo ed Augusto, con amore ricordano il loro straordinario papà. - Appiano Gentile, 3 maggio 2011. 3 maggio 2007 - 3 maggio 2011 Nel quarto anniversario della scomparsa del

Sig. Nicola Lupi
- Bergamo, 3 maggio 2011. Giorgio Jannone partecipa al dolore dell'Onorevole Maurizio Lupi, per la scomparsa del padre

Nicola Lupi
- Milano, 2 maggio 2011. Fiera Milano Nolostand, con i suoi organi societari e dipendenti, è vicina a Maurizio Lupi in occasione del grave lutto che ha colpito la sua famiglia per la perdita di

Carlo Maria Giovenzana
- Monza, 2 maggio 2011. Partecipano al lutto: – Roberto e Wally Rodino. – Giulio Rodino. – I dipendenti e i collaboratori dello studio Notarile Paleari. Il ragioniere Giovanni Berti e la dottoressa Monica Confalonieri partecipano al dolore dei famigliari per la scomparsa del

Prof. Paolo Marannino
nel ricordo dei tanti anni passati a lavorare insieme, e nel rimpianto della sua grandissima umanità. - Milano, 2 maggio 2011. A esequie avvenute i figli, il genero e la nuora annunciano la scomparsa della loro amatissima

Nicola
- Bergamo, 3 maggio 2011. Bernardo Caprotti è vicino al caro Maurizio e famiglia nell'improvvisa perdita del papà signor

Andreina Demetri
Ne danno l'annuncio i nipoti Sandra con Marco, Demetrio con Maria, Roberto con Martina e l'adorata nipotina Andreina, Andrea e il piccolo Carlo.- I funerali avranno luogo oggi martedì 3 maggio alle ore 10.45 partendo dalla camera ardente della clinica Hesperia Hospital per la chiesa parrocchiale di San Biagio, ove alle ore 11 sarà celebrata la Santa Messa, indi al cimitero di San Cataldo.- Si ringraziano sin d'ora quanti parteciperanno.- Non fiori ma eventuali offerte alla Lega Italiana Lotta contro i Tumori (L.I.L.T.).- Giunga un ringraziamento particolare al Dottor Paolo Gibertini e al personale del quarto piano della clinica Hesperia Hospital, ed al medico di famiglia Dottor Claudio Facchini, per la costante assistenza e le assidue cure prestate. - Modena, 3 maggio 2011. La moglie Luigia, i figli Marco, Giovanni con la nuora Marina ed il carissimo nipote Emanuele, danno il doloroso annuncio della scomparsa di

Nicola Lupi
- Milano, 2 maggio 2011. Il Presidente, ingegnere Marco Ambrosini, i Consiglieri, il Collegio Sindacale di Villa Erba SpA partecipano al lutto che ha colpito l'onorevole Maurizio Lupi per la scomparsa del padre

Prof. Augusto Guida
Fondatore, Presidente e Direttore Sanitario della Casa di Cura "Le Betulle" e del Laboratorio "Le Betulle" di Appiano Gentile, i dipendenti e i collaboratori tutti lo ricordano con profonda riconoscenza e affetto. - Appiano Gentile, 3 maggio 2011. 3 maggio 2010 - 3 maggio 2011 Tu sei e sarai sempre con noi, nei nostri cuori, nei nostri pensieri, nelle nostre giornate.- Diana con Alessandra, Barbara Isabella e Viola ricordano

Albertina Sala ved. Majocchi
- Milano, 30 aprile 2011. Ciao

Sally Sutton Silvera
non c'è più.- A funerali avvenuti ne danno triste annuncio Salomone, Lelio, Barbara con Giancarlo e Davide, Davide con Riki, Ido, Avigail e Yoav. - Milano, 30 aprile 2011. Partecipa al lutto: – Nino Cerfoglia. Ciao

Nicola Lupi
e porge le più profonde sentite condoglianze.Con amicizia. - Milano, 2 maggio 2011. Basilio, Maria Luisa, Nino e Daniela Germanà sono affettuosamente vicini a Maurizio e famiglia per la scomparsa del padre signor

Notaio

Carlo Maria Giovenzana
- Monza, 2 maggio 2011. Partecipano al lutto: – I collaboratori dello Studio Confalonieri. Il Dottor Angelo Gironi e collaboratori tutti del Cam Centro Analisi Monza sono vicini a Maria e Alberta Giovenzana per l'incommensurabile perdita del

Nicola
- Cernobbio, 2 maggio 2011. Il Presidente di Assimpredil Ance, Claudio De Albertis, unitamente al Comitato di Presidenza, alla Giunta e al Consiglio Direttivo dell'Associazione partecipa al grande dolore dell'amico Maurizio Lupi per la scomparsa del caro papà

nonna Albertina
Con tanto affetto i tuoi nipoti Luca, Gabriele, Francesco, Sara e Simone. - Milano, 30 aprile 2011. Milly, Paolo e Diana, Gabriella e Stefano, Luca David piangono la scomparsa di

Nicola Lupi
- Roma, 2 maggio 2011. Gianni e Gretel Deodato partecipano con affetto al dolore di Maurizio e famiglia per la scomparsa del caro papà

Sally
un abbraccio da tua cognata Aline. - Las Palmas, 30 aprile 2011. Marco Pambieri e tutti i collaboratori del Gruppo San Marco sono vicini a Simona per la scomparsa del padre

Franco Violi
Una Santa Messa sarà celebrata oggi alle ore 17,15 nella basilica di Santa Maria delle Grazie. - Milano, 3 maggio 2011. 3 maggio 2010 - 3 maggio 2011

Nicola
- Milano, 2 maggio 2011. Il Presidente Paolo Buzzetti e i componenti l'Esecutivo dell'Ance esprimono le più sentite condoglianze all'Onorevole Maurizio Lupi per la scomparsa del padre

Dott. Carlo Maria Giovenzana
- Monza, 3 maggio 2011. Partecipano al lutto: – La famiglia Gironi. – La famiglia Buratti. – La famiglia Pezzetti. – Cam Sport. – Centro Diagnostico Missori. È mancata all'affetto dei suoi cari dopo lunga sofferenza l'indimenticabile

Albertina Sala Majocchi
- Milano, 30 aprile 2011. Partecipano al lutto: – Maria Luisa, Angela e Carla Sala. In data 30 aprile ha raggiunto nella Casa del Padre la sua amatissima Rusin il

Nicola Lupi
- Milano, 2 maggio 2011. I coniugi Sebastiano e Nadine Russotti partecipano al dolore dell'Onorevole Maurizio Lupi per l'irreparabile perdita dell'amato padre

Eugenio Borsani
Il nostro amatissimo Eugenio ora è sereno e vive nella gioia del Padre.- I funerali avranno luogo in Samarate, martedì 3 maggio alle ore 15.30 partendo dall'abitazione di via Achille Grandi n. 4.- Eugenio riposa presso l'abitazione.- Non inviare fiori ma eventuali offerte alle Opere Sanitarie dei Missionari Samaratesi.- Si ringraziano anticipatamente quanti interverranno alla cerimonia. - Samarate, 2 maggio 2011. Partecipano al dolore della scomparsa del caro

Alberto Bandi
- Milano, 2 maggio 2011. Marco abbraccia con affetto Simona per la scomparsa del papà

Nonno Franco
parla con noi sempre Alessandro, Carolina, Filippo Micaela e Ilaria. - Milano, 3 maggio 2011. In memoria di

Nicola
- Roma, 2 maggio 2011. Alessandra Ghisleri, Alfonso Lupo e lo staff di Euromedia Research sono vicini all'Onorevole Maurizio Lupi per l'improvvisa scomparsa del padre

Geom. Aldo Guaschino
Lo piangono con immenso dolore i figli Ornella e Franco con i nipoti ai quali si associano tutti coloro che in vita lo hanno ben voluto e rispettato.- Egli è stato un padre meraviglioso ed un uomo che ha conosciuto amore e coraggio.- I figli ringraziano il Signore per averglielo dato e pregano affinché Egli voglia accoglierlo nella sua gloria. - Milano, 2 maggio 2011. L'ingegner Gian Carlo Rossi partecipa al lutto della famiglia per la scomparsa del

Alpino della Divisione Monterosa

Nicola
- Messina, 2 maggio 2011. Angelino e Tiziana Alfano sono vicini nel dolore e nella preghiera all'amico Maurizio per la perdita del padre

Alberto Bandi
- Milano, 2 maggio 2011. Il giorno 14 aprile 2011 è andato alla casa del Padre

Alberto Sisti
e

Marialuisa Mainardi
Ne dà l'annuncio il marito Franco con i figli Alessandro e Lorenzo.- Le esequie avranno luogo mercoledì mattina in parrocchia di San Pietro in Sala per proseguire per il cimitero di Dervio.Contattare i familiari per l'orario.- Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno prestato assistenza durante la malattia. - Milano, 2 maggio 2011. Partecipa al lutto: – Francesco Moretti. Il fratello Riccardo Mainardi ricorda con grande affetto la sorella

Renza Lampertico Sisti
Abbiate un pensiero per loro.- Roberto e Paolo Sisti. - San José - Milano, 3 maggio 2011. Nel quindicesimo anniversario della scomparsa di

Nicola Lupi
- Milano, 2 maggio 2011. Il Presidente del Gruppo PDL del Consiglio Regionale della Lombardia Paolo Valentini Puccitelli unitamente al Vice Presidente Roberto Alboni e a tutti i Consiglieri del gruppo è vicino all'Onorevole Maurizio Lupi e famiglia in questo momento di grande dolore per la perdita del caro papà

Eugenio
Albertina e Ottavio Brotto. - Samarate, 2 maggio 2011. Sandro e Fernanda Gerli si uniscono al dolore di Serenella e dei figli Giorgio e Fabrizio per la scomparsa di

Coy Wilton Wynn
Con profondo dolore annunciano la sua scomparsa la moglie Leila, il fratello Ota Gilbert, le cugine e tutti i nipoti.- La Messa funebre sarà celebrata nella chiesa Santa Susanna, via XX Settembre, Roma, il 4 maggio 2011 alle ore 11. - Roma, 1 maggio 2011. Il Presidente, l'Amministratore Delegato, i Dirigenti e tutto il personale di Sogei, partecipano con profonda commozione all'improvvisa scomparsa della collega

Nicola
- Roma, 2 maggio 2011. Don Julián Carrón e tutto il movimento di Comunione e Liberazione partecipano al dolore di Maurizio Lupi, della madre e del fratello per l'improvvisa scomparsa del padre

Tommaso Era
Enni, Antonio, Piero, Francesca e il nipote Tommaso lo ricordano con l'affetto di sempre. - Milano, 2 maggio 2011. 2006 - 2011

geom. Aldo Guaschino
A lui si uniscono commossi i dipendenti e i collaboratori della società Cosmi. - Settimo Milanese, 2 maggio 2011. È improvvisamente mancato all'affetto dei suoi cari il

Alberto Pirovano
nel ricordo di una profonda e sincera amicizia. - Milano, 2 maggio 2011.

Nicola
Affidano al beato Giovanni Paolo II e a don Giussani la sua anima, certi del Dio misericordioso che dona la felicità eterna alle sue creature e asciuga le lacrime di coloro che restano. - Milano, 2 maggio 2011. Sestilio Paletti unitamente alla propria famiglia partecipa al dolore dell'Onorevole Maurizio Lupi per la grave perdita del suo caro papà

Nicola
- Milano, 2 maggio 2011. Jaia e Daniela, annunciano la scomparsa di

N. H.

Marilù
- Milano, 2 maggio 2011. La zia Mariangela si stringe affettuosamente a Franco, Lorenzo, Alessandro e Riccardo per la prematura scomparsa di

Marco Chiara
tenero compagno di vita e padre affettuoso. - Milano, 1 maggio 2011. Partecipano al lutto: – Alan e Michela Journo. – Francesca Debbi.

Dott. Giuseppe Crescimbeni
Danno il triste annuncio la moglie Giuliana, i figli Costanza e Gabriele ed i nipoti Niccolò, Francesca, Amanda e Andrea.- I funerali si svolgeranno il giorno 4 maggio alle ore 11 presso la parrocchia Santa Chiara, piazza dei Giuochi Delfici in Roma. - Roma, 2 maggio 2011.

Alberto
siamo stati assieme al Berchet, alla Bocconi, in vacanza: mi lasci un grande vuoto, Sandro. - Milano, 2 maggio 2011. Partecipano al lutto: – Gli amici Bocconiani della "Associazione Longevi Università Bocconi".

Cristina Forte
- Roma, 3 maggio 2011. Franca e Marzio Gusmaroli con famiglia si uniscono al dolore di Duccio e fratelli per la morte della loro mamma

Gianfernando Garavaglia
Caro Nando, sei sempre nel mio cuore.- Aiutami da lassù.- Lia. - Milano, 2 maggio 2011. 3 maggio 2008 - 3 maggio 2011

Giornalista

Marilù
- Milano, 2 maggio 2011. Ciao

Gladys Favara
- Como, 2 maggio 2011.

Ombretta Porta
Con noi sempre, ovunque e comunque.- Angelo e Alberto. - Milano, 3 maggio 2011.

Nicola Lupi
- Milano, 2 maggio 2011. Caro Maurizio, ti abbracciamo forte per l'improvvisa scomparsa di tuo papà

Marco Chiara
Marco amico del cuore.- Mario Pirri. - Palermo, 2 maggio 2011. Ciao

Marilù
i tuoi sogni erano i viaggi.- Oggi ne hai intrapreso uno molto importante.- Non ti dimenticheremo.- Adriana, Michele, Niccolò, Jessica, Valeria e la piccola "aussie" Sophie. - Milano, 2 maggio 2011. I cugini Paola Livio con Daniela Giuseppe e Federica partecipano commossi per la perdita di

Nicola
ci stringiamo a te, Emanuela e ai ragazzi condividendo il vostro dolore ed insieme la certezza della Risurrezione di Cristo.- Giorgio Vittadini con Matilde e Franco, Guenda, Paola e Giorgio, Claudio, Giorgio, Anna, Giovanna e Mario, Marisa e Guido, Stefania e Marco, Rossana e Marco. - Milano, 2 maggio 2011. Fabrizio Cicchitto si unisce al dolore della famiglia per la scomparsa dell'insostituibile

Marco
sarai sempre con noi.- Siamo vicini con immenso affetto a Iaia, Daniela e famiglia.- Agnese, Gioia, Max e Gilberto. - Milano, 2 maggio 2011. Partecipano al lutto: – Clara e Lorenzo. Duccio e Magda sono affettuosamente vicini a Jaia per la scomparsa di

Marilù Mainardi
- Milano, 2 maggio 2011. Ciao

Nicola Lupi
- Roma, 2 maggio 2011. I deputati del gruppo parlamentare Il Popolo della Libertà della Camera dei Deputati, partecipano al dolore della famiglia Lupi per la scomparsa del papà

Marilù
cara cugina mia... te ne sei andata mentre avevamo ancora tante cose da raccontarci.- Bruna con Giorgio è vicina a Franco Lory Alex e Riccardo in questo doloroso momento. - Milano, 2 maggio 2011. Aldo Lietti, insieme alla moglie Annelisa e alle figlie Elena e Cristina, annuncia la scomparsa della carissima mamma

Marco Chiara
- Milano, 2 maggio 2011. Carlo Cavalleri partecipa al dolore di Iaia, Daniela e famiglia per la perdita del caro amico

Nicola
- Roma, 2 maggio 2011. Ciccio e Alessandro Colucci partecipano sinceramente al grave lutto che ha colpito Maurizio e la famiglia per la perdita del caro

Marco
- Milano, 2 maggio 2011. Cara Iaia un grande triste abbraccio da Sergio e Leda.- Milano senza

Mariuccia Tajé ved. Lietti
Un grazie particolare ad Adolfina e Teresa che l'hanno assistita con amore e al Dottor De Micheli che l'ha seguita sempre con dedizione.- I funerali in Saronno martedì 3 maggio alle ore 14.30 nella prepositurale "SS. Pietro e Paolo". - Saronno, 3 maggio 2011. Partecipano al lutto: – Marinella e Franco. – Laura e Gianni. Giuseppe con Gianmatteo è particolarmente vicino al cognato Aldo nel triste momento della scomparsa della sua cara mamma

Marco
non sarà più la stessa. - Parigi, 2 maggio 2011. Ciao

Nicola Lupi
Con fraterne condoglianze. - Milano, 2 maggio 2011. Alberto, Cecilia e Giulia Sciumé partecipano al dolore dell'amico Maurizio per la perdita del padre

Marco
te ne sei andato troppo presto.- Sei stato un grande amico, la stima, l'affetto e il ricordo di te rimarranno sempre nei nostri cuori.- Grazie di tutto.- Carlo, Noris con Virginia e Lavinia abbracciano forte Iaia, Daniela e tutta la famiglia. - Milano, 2 maggio 2011. Partecipano al lutto: – Franco e Mimi Artom. Johnny con Fausta, Giacomo ed Evelyne abbraccia con affetto Iaia e Daniela, ricordando la bontà e l'ironia del grande amico

Nicola Lupi
e si stringono affettuosamente a lui e ai suoi famigliari. - Milano, 2 maggio 2011. Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliarello, a nome proprio e dell'intero gruppo Pdl, sono vicini con affetto e amicizia all'amico e collega Maurizio Lupi per la scomparsa del papà

Mariuccia Tajé ved. Lietti
e partecipa al dolore di Annelisa, Elena e Cristina. - Saronno, 3 maggio 2011. Luigina, Mariuccia, Gabriella e Paola Tagliabue con le rispettive famiglie prendono viva parte al lutto che ha colpito Giuseppe, Gianmatteo e la famiglia Lietti per la scomparsa della loro cara

Nicola Lupi
- Roma, 2 maggio 2011. Il Sindaco di Milano Letizia Moratti, il Vice Sindaco Riccardo De Corato, la Giunta Comunale, il Direttore Generale, il Segretario Generale e il Capo di Gabinetto partecipano con profondo cordoglio al lutto del Vice Presidente della Camera dei Deputati, onorevole Maurizio Lupi, per la scomparsa del padre

Paramo
- Milano, 2 maggio 2011. Duccio e Marinella con Benedetta, Giacomo e Silvia si uniscono al dolore di Iaia e Daniela e i suoi fratelli per la perdita dell'amico

Mariuccia Tajé ved. Lietti
- Fino Mornasco, 3 maggio 2011. I dipendenti della Lietti Srl partecipano con affetto al lutto del signor Aldo Lietti per la scomparsa della madre signora

Marco
- Milano, 2 maggio 2011. L'Associazione Amici di Piero Chiara perde con

Mariuccia Tajé ved. Lietti
lavoratrice instancabile e appassionata che per sempre sarà l'anima della Lietti Srl. - Saronno, 3 maggio 2011. Il 2 maggio, circondato dall'amore dei suoi cari, ha raggiunto la gioia eterna riunendosi alla sua amata Giosi il

Nicola Lupi
- Milano, 2 maggio 2011. Il Presidente Manfredi Palmeri e il Consiglio Comunale di Milano partecipano con profondo cordoglio al lutto del Vice Presidente della Camera dei Deputati, onorevole Maurizio Lupi, per la scomparsa del padre

Marco Chiara
un leale sostenitore e compagno di strada e abbraccia affettuosamente Daniela e Jaia. - Varese, 2 maggio 2011. Partecipano al lutto: – Federico Roncoroni. – Bambi Lazzati. – Franca Bellorini. – Romano Oldrini. – Mauro Gervasini. – Mauro Novelli. – Paolo Zanzi. – Ferruccio Zuccaro. Le direzioni dei Meridiani e degli Oscar Mondadori ricordano con gratitudine e affetto

N.H.

Bonifazio Lodolo D'Oria
Lo annunciano commossi ma sereni i figli Nenè con Dodo, Sandro con Beatrice, Vittorio con Maria Luisa, Agnese con Filippo, assieme ai nipoti Agostino, Giovanni, Alessandra, Letizia, Tommaso, Rebecca, Carlotta, Emanuela, Maria, Marta, Costantino, Lorenzo, Marco, Andrea, Elisabetta e Luisa.- Un ringraziamento particolare ai medici e agli infermieri che con amorosa cura lo hanno assistito fino alla fine.- Le esequie avranno luogo in Milano il 4 maggio alle ore 9 presso la Basilica di San Nazaro in Brolo. - Milano, 2 maggio 2011. Maria Antonietta con Ninì, Cecilia con Gianni, Alfonso con Mao, Eleonora con Sergio, figli e nipoti, annunciano la scomparsa del

Nicola Lupi
- Milano, 2 maggio 2011. I deputati Questori della Camera dei deputati Francesco Colucci, Antonio Mazzocchi e Gabriele Albonetti partecipano al dolore del collega Maurizio Lupi Vice Presidente della Camera dei deputati per la perdita del caro papà

Nicola Lupi
- Roma, 2 maggio 2011. Fiorenzo Tagliabue con tutti gli amici di SEC partecipa con grande commozione al dolore del vicepresidente della camera, onorevole Maurizio Lupi, e della sua famiglia, per la scomparsa del padre

Marco Chiara
e prendono parte al dolore degli amici e dei famigliari. - Segrate, 3 maggio 2011. È mancato il

Conte

N.H.

Nicola Lupi
e abbraccia Maurizio con affetto nella certezza pasquale della resurrezione, "quando tutto sarà chiaro". - Milano, 2 maggio 2011. Il Presidente di ANCE Lombardia Luigi Colombo, i Vice Presidenti Alberto Castelli e Angelo Maiocchi, il Consiglio Direttivo e il Direttore Patrizia Borinato, partecipano al grave lutto che ha colpito l'Onorevole Maurizio Lupi per la scomparsa del padre

Dott. Fortunato Marazzi
Lo annunciano l'amatissima moglie Luciana, i figli Anna, Laura, Elena, Mario, Giuseppina, Francesco, Ortensia, Carlo Paolo, il fratello Conte Ingegnere Ottaviano, le nuore, i generi e tutti i nipoti.- I funerali si terranno oggi alle 14.30 nella chiesa di San Bernardino in città, e da qui al cimitero di Palazzo Pignano. - Crema, 3 maggio 2011. Giorgio e Marisa Casagrande, Stefano e Giovanna Sioli Legnani con le loro famiglie si uniscono con affetto al grande dolore di Luciana, dei suoi figli e nipoti per la perdita del caro cugino

Bonifazio Lodolo D'Oria
fratello amatissimo, guida ed esempio di profonda umanità e spiritualità.- Si stringono ai suoi figli e nipoti in questo grande dolore, nella speranza della fede cristiana. - Milano, 2 maggio 2011. Renzo e Lucia Rustici partecipano con profonda commozione al dolore della famiglia per la perdita dell'

Ing. Bonifazio Lodolo D'Oria
- Milano, 2 maggio 2011. È mancata ieri all'affetto dei suoi cari

Nicola Lupi
- Milano, 3 maggio 2011. Partecipano al lutto: – I Presidenti e i Direttori di tutte le Associazioni Provinciali dei Costruttori della Lombardia. La Colombo Costruzioni SpA, nelle persone di Antonio e Luigi Colombo, si unisce al cordoglio dell'Onorevole Maurizio Lupi per la scomparsa del padre

Conte

Fortunato Marazzi
- Milano, 2 maggio 2011. I Vice Presidente di Lega Pro Salvatore Lombardo e Archimede Pitrolo, il Direttore Generale Francesco Ghirelli, il Segretario Sergio Capograssi sono vicini al Presidente Mario Macalli per la scomparsa del cognato

Mirella Bettoni Mandelli
Ne danno il triste annuncio il marito Virginio Mandelli, i figli Carla con il marito Pietro, Clara, Massimiliano e la moglie Cristina, Silvia, i nipoti Alessandro Carlotta Elena Francesca Lorenzo e Nicolò, i cugini Carla e Valeria, Fulvio e Luisa. - Milano, 3 maggio 2011. La famiglia Biraghi, ricordando la cara amica

conte

Nicola Lupi
- Lecco, 3 maggio 2011.

Fortunato Marazzi
- Firenze, 2 maggio 2011.

Marialuisa White Nava
è affettuosamente vicina ai figli Giovanni e Francesca. - Lomagna, 2 maggio 2011.

Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

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Il Tempo
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IL SOLE

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LA LUNA

Nuova
3 Maggio

Primo quarto
10 Maggio

Piena
17 Maggio

Ultimo quarto
24 Maggio

DOMANI

GIOVEDÌ

VENERDÌ

SABATO

Genova

Firenze

Ancona

Perugia L’Aquila ROMA Campobasso

Fino a metà settimana tempo molto instabile, a causa della perturbazione giunta ieri dal Nord Africa e di un’altra in discesa dal Nord Europa. Oggi nuvole ovunque, con schiarite solo temporanee. Nel corso della giornata piogge o rovesci più probabili su medio-basso Adriatico, Lazio, Campania, Lucania, Calabria e Isole. Al Nord dal pomeriggio sviluppo di temporali attorno ai rilievi alpini e prealpini, in locale scivolamento a fine giornata verso le pianure adiacenti. Molto ventoso al Sud.

IN EUROPA
Bari

Napoli

Potenza

Catanzaro Cagliari

LE TEMPERATURE DI OGGI
22 Aosta 22 Torino 22 23 23 21
Milano Trento Venezia Trieste

20 Genova 22 Bologna 22 19 17 19
Firenze Perugia Ancona L’Aquila

22 Roma 17 Campobasso 20 20 16 21
Napoli Bari Potenza Catanzaro

22 R. Calabria 22 Catania 20 20 21 20
Palermo Alghero Cagliari Olbia

Palermo

In assenza di un campo di alta pressione la situazione resta caratterizzata in prevalenza da condizioni di maltempo, con rovesci nelle zone prossime al Mediterraneo, gran parte dei Balcani, Paesi dell’Est e parte dei Paesi centrali. Un fronte freddo riesce anche a portare delle nevicate in Scandinavia, mentre una perturbazione atlantica porta piogge sull’Ovest delle Isole Britanniche.
MARE

<-10
Oslo Helsinki
Alta Pressione

12
Edimburgo

11
Stoccolma

-10-5 -5-0 0-5
Bassa Pressione

5

15
Dublino

Copenaghen

12 15
Amsterdam Berlino Varsavia

14 17 Londra 20
Parigi

15
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Vienna

Kiev

18

5-10 10-15 15-20
Fronte Caldo

13 16
Milano

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Belgrado

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Barcellona Madrid Lisbona Roma

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Tirana

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Bucarest

20-25
Ankara

20 22
Algeri Tunisi

20

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25-30 30-35 >35

Fronte Freddo

19 23

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Coperto

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Moderato

Forte

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LE TEMPERATURE DI IERI IN ITALIA
min
Ancona Aosta Bari Bologna Bolzano Brescia Cagliari S = Sereno

ASIA AUSTRALIA
max min
C N N T T N N

NORD AMERICA
18
Seul Tokyo

SUD AMERICA
Bogotà Caracas

AFRICA
Casablanca

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min
S S N N P N P

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min
N N N N C N P

25
max
Pechino
P N P S C N N

29

+8 +9 +11 +11 +9 +12 +13

+22 +22 +21 +24 +21 +24 +23

Campobasso Catania Crotone Cuneo Firenze Genova Imperia

+10 +12 +11 +9 +9 +14 +14

+15 +21 +19 +18 +23 +20 +18

L’Aquila Lecce Messina Milano Napoli Olbia Palermo

+6 +9 +16 +13 +13 +9 +13

+19 +21 +21 +23 +20 +18 +22

Parma Perugia Pescara Pisa Potenza R. Calabria Rimini

+10 +7 +9 +9 +10 +12 +10

+22 +21 +21 +21 +19 +20 +21

Roma Torino Trento Trieste Udine Venezia Verona

+12 +10 +11 +13 +10 +14 +10

+21 +21 +20 +21 +23 +20 +24

19
Lima

20

Il Cairo

32 33 26 22
Rio de Janeiro Lagos Luanda Nairobi

41

Delhi Shanghai

20 20

12
Vancouver 10 Chicago San Francisco 20 Los Angeles New York

24
Santiago

Bangkok

31

Giacarta

31 20 Sydney

Buenos Aires

25 32

29

25
Città del Messico

21

17

P = Pioggia

N = Nuvoloso

T = Temporale

C = Coperto

V = Neve

R = Rovesci

B = Nebbia

23 Città del Capo

Sudoku Diabolico
6 4 3 9 5 8 6
5 Puzzles by Pappocom

1

2 8 4 7 3 9 5 5 2 9 5 1

Come si gioca Bisogna riempire la griglia in modo che ogni riga, colonna e riquadro contengano una sola volta i numeri da 1 a 9
LA SOLUZIONE DI IERI
5 8 1 2 4 3 9 6 7 7 3 9 1 6 8 5 2 4 6 2 4 7 9 5 1 8 3 8 1 3 9 2 6 7 4 5 2 7 5 3 8 4 6 1 9 9 4 6 5 7 1 8 3 2 1 9 2 8 3 7 4 5 6 4 5 7 6 1 2 3 9 8 3 6 8 4 5 9 2 7 1

In edicola con il Corriere Giovanni Paolo II Il primo dvd
In edicola con il Corriere il primo dvd su «Giovanni Paolo II. Uomo. Papa. Beato». In omaggio con il documentario una medaglia celebrativa della beatificazione.

Oggi su www.corriere.it
Smartphone Concerto

Blackberry rilancia
In arrivo il nuovo Bold per contrastare Apple e Android. Il video.
Videogiochi

Servillo live
Le «Memorie di Adriano» (Celentano) in diretta dalle 21.
Video

Dossier

La morte di Bin Laden
Sul sito gli approfondimenti e i commenti sul blitz militare che ha portato all’uccisione dello «Sceicco del terrore». I video e le immagini del rifugio dove era nascosto Osama.

Console di casa
Sono 11 milioni le famiglie italiane amanti dei videogame.
Salute

La parola «Dna»
Beppe Severgnini affronta «l’abuso di un concetto scientifico».
Motori

2 9 8 7

Grasso che torna
Attenzione alla liposuzione: intervento efficace per un anno.

Porsche diesel
Presentata una Panamera che fa 1.200 km con un pieno.

a 1,80 euro più il prezzo del quotidiano

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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

Programmi Tv
Teleraccomando
di Maria Volpe
PER DISTRARSI PER DISCUTERE

Rai1
rai.it 6.45 UNOMATTINA. Attualità. Con Michele Cucuzza, Eleonora Daniele. Nel programma: Che tempo fa; Tg 1 (7.00, 8.00, 9.00) 10.00 VERDETTO FINALE. Attualità. Con Veronica Maya 10.50 APPUNTAMENTO AL CINEMA. Attualità CHE TEMPO FA. 11.00 TG 1. 11.05 OCCHIO ALLA SPESA. Attualità. Con Alessandro Di Pietro 12.00 LA PROVA DEL CUOCO. Varietà. Con Antonella Clerici 13.30 TELEGIORNALE. 14.00 TG 1 ECONOMIA. Attualità TG1 FOCUS. Attualità 14.10 SE... A CASA DI PAOLA. Talk show. Con Paola Perego 16.10 LA VITA IN DIRETTA. Attualità. Nel programma: Tg Parlamento; Tg 1; Che tempo fa 18.50 L’EREDITÀ. Quiz. Con Carlo Conti SERA 20.00 TELEGIORNALE. 20.30 QUI RADIO LONDRA. Attualità 20.35 AFFARI TUOI. Varietà 21.10 IL COMMISSARIO MONTALBANO. Miniserie. Con Luca Zingaretti, Cesare Bocci TG1 60 SECONDI. 23.20 PORTA A PORTA. Attualità. Con Bruno Vespa 0.55 TG 1 - NOTTE. TG1 FOCUS. Attualità 1.25 CHE TEMPO FA.

Rai2
rai.it 7.00 CARTOON FLAKES. Ragazzi 9.45 CRASH - FILES. Attualità METEO 2. 10.00 TG2PUNTO.IT. Attualità 11.00 I FATTI VOSTRI. Attualità 13.00 TG 2 GIORNO. 13.30 TG 2 COSTUME E SOCIETÀ. Attualità 13.50 MEDICINA 33. Rubrica di attualità medica 14.00 POMERIGGIO SUL 2. Attualità 16.10 LA SIGNORA IN GIALLO. Telefilm. Con Angela Lansbury 17.00 TOP SECRET. Telefilm. Con Kate Jackson, Bruce Boxleinter 17.45 TG 2 FLASH L.I.S. METEO 2. 17.50 RAI TG SPORT. 18.15 TG 2. 18.45 MAURIZIO COSTANZO TALK. Talk show. Con Maurizio Costanzo 19.30 SQUADRA SPECIALE COBRA 11. Telefilm. Con Erdogan Atalay 20.25 ESTRAZIONI DEL LOTTO. Varietà 20.30 TG 2 20.30. 21.05 L’ISOLA DEI FAMOSI GALÀ. Varietà 23.30 90° MINUTO CHAMPIONS. Rubrica sportiva. Con Andrea Fusco 0.30 TG 2. 0.50 TG PARLAMENTO. Attualità 1.00 IN JUSTICE. Telefilm. Con Jason O’Mara, Kyle MacLachlan, Constance Zimmer

Rai3
rai.it 8.20 RAI 150 ANNI. LA STORIA SIAMO NOI. Attualità 9.00 DIECI MINUTI DI... PROGRAMMI DELL’ACCESSO. Attualità 9.10 AGORÀ. Attualità 11.00 APPRESCINDERE. Talk show 12.00 TG 3. RAI SPORT NOTIZIE. METEO 3. 12.25 TG 3 FUORI TG. Attualità 12.45 LE STORIE - DIARIO ITALIANO. Attualità 13.10 LA STRADA PER LA FELICITÀ. Telefilm 14.00 TG REGIONE. TG REGIONE METEO. 14.20 TG 3. METEO 3. 14.50 TGR LEONARDO. Attualità 15.00 TG 3 L.I.S. 15.05 WIND AT MY BACK. Telefilm 15.50 TG 3 GT RAGAZZI. 16.00 COSE DELL’ALTRO GEO. Varietà 17.40 GEO & GEO. Documenti 19.00 TG 3. 19.30 TG REGIONE. TG REGIONE METEO. 20.00 BLOB. Attualità 20.10 COTTI E MANGIATI. Serie. Con Flavio Insinna 20.35 UN POSTO AL SOLE. Soap 21.05 BALLARÒ. Attualità 23.15 PARLA CON ME. Talk show. Con Serena Dandini 24.00 TG3 LINEA NOTTE. Nel programma: TG Regione; Meteo 3 1.00 APPUNTAMENTO AL CINEMA. Attualità 1.10 GATE C. Attualità

Rete4
mediaset.it/rete4 8.45 THE SENTINEL. Telefilm 9.45 CARABINIERI. Telefilm 10.50 RICETTE DI FAMIGLIA. Attualità 11.30 TG 4 - TELEGIORNALE. Nel programma: Meteo; Vie d’Italia 12.00 WOLFF - UN POLIZIOTTO A BERLINO. Telefilm 13.00 DISTRETTO DI POLIZIA. Telefilm 14.05 IL TRIBUNALE DI FORUM. Attualità 15.10 FLIKKEN COPPIA IN GIALLO. Telefilm 16.15 SENTIERI. Soap Opera 16.45 FILM TERRA LONTANA. (Avventura, Usa, 1954). Regia di Anthony Mann. Con James Stewart, Ruth Roman, Corinne Calvet. Nel programma: Tgcom; Vie d’Italia 18.50 ANTEPRIMA TG 4. 18.55 TG 4 TELEGIORNALE. Nel programma: Meteo 19.35 TEMPESTA D’AMORE. Soap Opera 20.30 WALKER TEXAS RANGER. Telefilm 21.10 FILM MR. CROCODILE DUNDEE 2. (Avventura, Australia, 1988). Regia di John Cornell. Con P. Hogan, L. Kozlowski, J. Meillon 23.30 I BELLISSIMI DI RETE 4. Attualità 23.35 FILM FLAGS OF OUR FATHERS. (Guerra, Usa, 2006). Regia di Clint Eastwood. Con Ryan Phillippe, Jesse Bradford

Canale5
mediaset.it/canale5 6.00 TG 5 PRIMA PAGINA. Attualità. Nel programma: Traffico; Meteo 5; Borse e Monete 8.00 TG 5 MATTINA. 8.40 MATTINO CINQUE. Varietà. Con Federica Panicucci, Paolo Del Debbio. Nel programma: Tg 5 Ore 10 11.00 FORUM. Attualità. Con Rita Dalla Chiesa 13.00 TG 5. Nel programma: Meteo 5 13.40 BEAUTIFUL. Soap Opera 14.10 CENTOVETRINE. Soap 14.45 UOMINI E DONNE. Talk show. Con Maria De Filippi 16.15 POMERIGGIO CINQUE. Varietà. Con Barbara D’Urso. Nel programma: Tg 5 minuti 18.50 CHI VUOL ESSERE MILIONARIO. Quiz. Con Gerry Scotti. Nel programma: Tg 5 - Anticipazione 20.00 TG 5. Nel programma: Meteo 5 20.30 STRISCIA LA NOTIZIA. Tg Satirico 21.10 RIS - ROMA 2 DELITTI IMPERFETTI. Telefilm. Con Fabio Troiano, Euridice Axen, Primo Reggiani 23.45 MATRIX. Attualità 1.30 TG 5 NOTTE. Nel programma: Meteo 5 2.00 STRISCIA LA NOTIZIA LA VOCE DELL’IMPROVVIDENZA. Tg Satirico

Italia1
mediaset.it/italia1 8.45 URBAN LEGEND. Documentario 9.20 REAL C.S.I. A SANGUE FREDDO. Documentario 10.30 NON DITELO ALLA SPOSA. Reality 11.55 UMAN - TAKE CONTROL! Reality 12.10 COTTO E MANGIATO. 12.25 STUDIO APERTO. Nel programma: Meteo 13.00 STUDIO SPORT. 13.40 I SIMPSON. Cartoni 14.05 UMAN - TAKE CONTROL! Reality 14.25 I SIMPSON. Cartoni 14.50 FUTURAMA. Cartoni 15.15 E ALLA FINE ARRIVA MAMMA! Serie 15.45 ZACK E CODY SUL PONTE DI COMANDO. Serie 16.40 ZEKE E LUTHER. Telefilm 17.10 CAMERA CAFÉ. Serie 17.40 CAMERA CAFÉ RISTRETTO. Serie 17.50 LOVE BUGS. Serie 18.10 UMAN - TAKE CONTROL! Reality 18.30 STUDIO APERTO. Nel programma: Meteo 19.00 STUDIO SPORT. 19.30 C.S.I. MIAMI. Telefilm 20.30 TRASFORMAT. Quiz. Con Enrico Papi 21.10 FILM 17 AGAIN RITORNO AL LICEO. (Commedia, Usa, 2009). Regia di Burr Steers. Con Zac Efron, Leslie Mann, T. Lennon. Nel programma: Tgcom 23.10 FILM SCARY MOVIE 4. (Commedia, Usa, 2006). Regia di David Zucker. Con Leslie Nielsen, Carmen Electra

La7
la7.it 9.45 COFFEE BREAK. Attualità 10.30 (AH)IPIROSO. Attualità 11.25 CUORE E BATTICUORE. Telefilm 12.30 DUE SOUTH - DUE POLIZIOTTI A CHICAGO. Telefilm 13.30 TG LA7. 13.55 FILM YOUNG GUNS II LA LEGGENDA DI BILLY THE KID. (Western, Usa, 1990). Regia di Geoff Murphy. Con Emilio Estevez, Kiefer Sutherland, Lou Diamond Phillips. 15.55 ATLANTIDE - STORIE DI UOMINI E DI MONDI. Documentario 17.35 MOVIE FLASH. Attualità 17.40 JAG - AVVOCATI IN DIVISA. Telefilm. Con David James Elliott, Catherine Bell, John M. Jackson 18.35 CUOCHI E FIAMME. Attualità 19.40 G DAY. Tg Satirico. Con Geppi Cucciari 20.00 TG LA7. 20.30 OTTO E MEZZO. Attualità 21.10 NIENTE DI PERSONALE. Attualità. Con Antonello Piroso 24.00 TG LA7. 0.10 MOVIE FLASH. Attualità 0.15 LA VITA SEGRETA DELLE DONNE. Documentario 1.15 OTTO E MEZZO. Attualità. Con Lilli Gruber

MTv
mtv.it 10.00 12.00 12.05 13.00 13.05 14.00 14.05 15.00 15.05 16.00 17.00 18.00 19.00 19.05 20.00 21.00 22.00 ONLY HITS. Musica MTV NEWS. THE HILLS. Varietà MTV NEWS. NINAS MAL. Telefilm MTV NEWS. I SOLITI IDIOTI. Varietà MTV NEWS. JERSEY SHORE. Telefilm MADE. Varietà 16 AND PREGNANT. Varietà TEEN MOM. Varietà MTV NEWS. I SOLITI IDIOTI. Varietà NINAS MAL. Telefilm IL TESTIMONE VIP. Reportage IL TESTIMONE. Reportage

Bellucci arriva, Masi e Pansa il capitano sogna Piroso chiude

Un sogno che si avvera. Monica Bellucci (foto) interpreta il ruolo di se stessa e compare nella fiction poliziesca lasciando tutti a bocca aperta. La sua presenza è giustificata dall’amicizia con il sottotenente Bianca Proietti (Lucia Rossi), che invita la donna negli uffici del Ris per far avverare il sogno del capitano Ghirelli (Fabio Troiano). L’attrice è arrivata a Roma pochi giorni fa appositamente per girare questa scena sul set a Cinecittà, accompagnata dal produttore Taodue Pietro Valsecchi. Anche i poliziotti hanno i loro sogni...

Si chiude stasera il programma di Antonello Piroso (foto): le sue interviste non urlate ci hanno tenuto compagnia in questa stagione tv e torneranno quasi certamente il prossimo autunno. Quattro i faccia a faccia in programma: l’ex direttore generale della Rai Mauro Masi (attendiamo rivelazioni...), il giornalista e scrittore Giampaolo Pansa (sta per uscire il suo nuovo libro «Carta Straccia – il potere inutile dei giornalisti»), l’ex segretario del Pd Walter Veltroni e il sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Deejay TV
9.45 DEEJAY HITS. Musicale 10.00 DEEJAY CHIAMA ITALIA. Varietà 12.00 DEEJAY HITS. Musicale 13.30 THE CLUB. Musicale 13.55 DEEJAY TG. 14.00 JACK OSBOURNE: NO LIMITS. Attualità 15.00 THE FLOW. Musicale 15.55 DEEJAY TG. 16.00 DVJ POP. Musicale 17.00 ROCK DEEJAY. Musicale 18.00 DEEJAY NEWS BEAT. Musicale 18.55 DEEJAY TG. 19.00 UOMINI CHE STUDIANO LE DONNE. Attualità 20.00 JACK OSBOURNE: NO LIMITS. Attualità 21.00 24/7. Musicale 22.00 DEEJAY CHIAMA ITALIA. Varietà

Ris Roma 2 Canale 5, ore 21.10

Niente di personale La7, ore 21.10

Film e programmi
Matthew Perry diventa Zac Efron La Russa e Casini ospiti da Floris

Iwo Jima, la storia secondo Eastwood
Clint Eastwood racconta la battaglia di Iwo Jima, contro i giapponesi, attraverso la storia di tre dei marine, tra cui Ira (Adam Beach), che issarono la bandiera Usa. Flags of Our Fathers Retequattro, ore 23.35

I 19 naufraghi di Simona Ventura
Tutti i 19 naufraghi dell’edizione numero otto del reality vinto da Giorgia Palmas saranno presenti in studio da Simona Ventura e ripercorreranno le tappe della loro avventura. L’isola dei famosi - Galà Raidue, ore 21.05

Digitale Terrestre

Il 40enne Mike (Matthew Perry), vicino al divorzio, ritorna ragazzo (nei suoi panni Zac Efron, foto) e cerca di salvare il suo matrimonio e il rapporto con i figli. Nel cast anche Leslie Mann. 17 again Italia 1, ore 21.10

Le guerre, i governi e le ragioni della politica. Tra gli ospiti di Giovanni Floris (foto): La Russa, Casini, Guglielmo Epifani, Flavio Tosi, Enrico Mentana, Pierluigi Battista. Ballarò Raitre, ore 21.05

PREMIUM GALLERY 14.00 FRINGE II. Telefilm STEEL 14.50 PIRATI DEI CARAIBI - LA MALEDIZIONE DELLA PRIMA LUNA. Film Premium Cinema 14.50 MALCOLM VI. Telefilm STEEL 14.58 THE O.C. II. Telefilm MYA 15.15 MALCOLM VI. Telefilm STEEL 15.22 MONK VI. Telefilm JOI 15.45 SMALLVILLE VII. Telefilm STEEL 15.50 UNA MAMMA PER AMICA II. Telefilm MYA 15.55 INNAMORARSI. Film Studio Universal 16.13 SHUTTER ISLAND. Film JOI 16.35 VISITORS III. Telefilm STEEL 17.08 JERSEY GIRL. Film MYA 17.18 FROM PARIS WITH LOVE. Film Premium Cinema 17.30 MALCOLM VI. Telefilm STEEL 17.55 MALCOLM VI. Telefilm STEEL 18.20 SCIARADA. Film Studio Universal 18.25 HAMBURG DISTRETTO 21 IV. Telefilm STEEL 18.57 THE BUTTERFLY EFFECT. Film Premium Cinema 19.14 MYA MAG. Rubrica MYA 19.15 HAMBURG DISTRETTO 21 IV. Telefilm STEEL 19.20 ER - MEDICI IN PRIMA LINEA IX. Telefilm JOI 19.25 ONE TREE HILL VI. Telefilm MYA 20.05 VISITORS III. Telefilm STEEL 20.09 ONE TREE HILL VI. Telefilm MYA 20.25 HOLLYWOOD COLLECTION. Rubrica Studio Universal 20.46 ZOOM. Show Premium Cinema 21.00 THE BLIND SIDE. Film Premium Cinema 21.00 THE EVENT. Telefilm JOI 21.00 DISCO INFERNO. Film Tv MYA 21.00 BEING HUMAN II. Telefilm STEEL 21.00 SALVADOR. Film Studio Universal 22.05 BEING HUMAN II. Telefilm STEEL 22.31 UGLY BETTY I. Telefilm MYA 22.49 DR. HOUSE - MEDICAL DIVISION IV. Telefilm JOI

RAI 4 14.30 15.15 16.00 16.45 17.30 18.15 19.00 19.45 20.30 21.15 22.50 FLASHPOINT. Serie WAREHOUSE 13 II. Serie STREGHE III. Serie DEAD LIKE ME. Serie BEING ERICA. Serie THE LOST WORLD II. Serie DOCTOR WHO II. Serie WAREHOUSE 13 II. Serie FLASHPOINT. Serie LONG WEEKEND. Film MAN THING - LA COSA DELLA PALUDE. Film 0.30 MISFITS II. Serie

L’Aida di Ozpetek (dirige Zubin Mehta)

Sogni e passioni di una generazione

CIELO 16.00 IN GIRO CON NATIONAL GEOGRAPHIC. Documentario 17.00 ITALIA’S NEXT TOP MODEL COLLECTION. Varietà 18.00 PROJECT RUNWAY - TAGLIA, CUCI E... Varietà 19.00 UNO PSICOLOGO DA CANI - DOG WHISPERER. Documentario 20.00 TOP CHEF. Varietà 21.00 DROP DEAD DIVA. Telefilm 22.00 LA CONIGLIETTA DI CASA. Film 24.00 CIELO TG24 NOTTE.

Da Firenze l’Aida di Giuseppe Verdi, con la direzione musicale di Zubin Mehta, la regia di Ferzan Ozpetek e le scene del Premio Oscar Dante Ferretti, che inaugura il 74˚ Festival del Maggio Musicale Fiorentino 2011. Aida Rai 5, ore 21.30

Sul canale 27 del digitale terrestre il film diretto da Marco Tullio Giordana che ripercorre gli ultimi 40 anni della storia italiana raccontando i sogni e le passioni di un’intera generazione. Nel cast Lo Cascio e Gifuni (foto), Boni, Maya Sansa, Jasmine Trinca. La Meglio Gioventù Class TV Msnbc, ore 21

Corriere della Sera Martedì 3 Maggio 2011

italia: 515050585854

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Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv

Dal Satellite
Film e programmi
La vita di Quaid sconvolta da un 26enne

Cinema
14.05 UNA NOTTE CON BETH COOPER Deni si dichiara all’affascinante cheerleader Beth durante la consegna dei diplomi. Da lì in poi la loro vita cambierà... Sky Cinema Family 15.55 UNO, DUE, TRE! Tratto da un atto unico di Ferenc Molnár, il lungometraggio diretto da B. Wilder è una divertente satira tra capitalismo e comunismo. MGM 17.10 OGGI DOMANI DOPODOMANI Film ad episodi che racconta la crisi della coppia nell’Italia degli anni Sessanta. Di M. Ferreri, E. De Filippo e L. Salce. Sky Cinema Classics 17.30 GENITORI & FIGLI - AGITARE BENE PRIMA DELL’USO A Nina, 14 anni, viene assegnato un tema: descrivere il suo rapporto con i genitori. Finalmente, potrà parlare senza freni. Sky Cinema 1 HD 18.45 VINCERE La struggente vicenda umana di Ida Dalser, che si innamorò di Mussolini, gli diede un figlio, ma fu dimenticata a favore di Rachele. Sky Cinema Passion HD 19.15 UN BIKINI PER DIDI Didi (E. Sommer), “reginetta del bagno di schiuma”, scappa dal mondo di Hollywood e si rifugia in un albergo dell’Oregon. Con B. Hope. MGM 19.25 OPERAZIONE SPY SITTER Jackie Chan è un ex spia della Cia alle prese con la missione più difficile della sua carriera: occuparsi dei figli della sua fidanzata. Sky Cinema 1 HD 21.00 THE EVICTORS Basato su una storia vera. Una coppia si trasferisce ma la nuova casa, in Lousiana, è teatro di tragici avvenimenti... MGM CONTROSESSO Film ad episodi, incentrati sul sesso. Il secondo è diretto da M. Ferreri. Nel cast U. Tognazzi e N. Manfredi. Sky Cinema Classics BOYGIRL - QUESTIONE DI... SESSO Nell sta per entrare a Yale; Woody viene accettato in un college grazie alle sue doti di giocatore di football... Commedia adolescenziale. Sky Cinema Family DETENTION - DURO A MORIRE Reduce dal Golfo e dai Balcani, Sam Decker torna nella città d’origine: accetta di insegnare nell’istituto più “difficile”. Sky Cinema Max HD 21.10 NATALE A BEVERLY HILLS Il cinepanettone 2009 è girato a Los Angeles. Diviso in 2 episodi, il primo protagonista è Christian De Sica, la seconda Michelle Hunziker. Sky Cinema 1 HD 22.35 KANSAS M. Dillon e A. McCarthy protagonisti di un road movie di D. Stevens. Un ragazzo, si fa coinvolgere in una rapina, poi salva una ragazza. MGM IN GOOD COMPANY Un uomo di mezza età (D. Quaid), sostituito da un ventenne, è costretto a difendere il suo posto di lavoro. Sky Cinema Passion HD

Sport
10.35 CALCIO: ROMA - MILAN 06/01/04 Serie A Milan ESPN 11.00 TENNIS: GIORNO 1 Torneo WTA di Madrid Eurosport 11.05 CALCIO A 5: SEMIFINALE Trofeo Shalom Città di Benevento Sport Italia 11.30 CALCIO: LAZIO - JUVENTUS Serie A Sky Sport 1 HD 12.00 TENNIS: GIORNO 2 Torneo WTA di Madrid. Diretta Eurosport 12.25 MOTOCICLISMO: 2007: GP D’ITALIA Moto GP Story ESPN 13.00 CALCIO: CESENA - INTER Serie A Sky Sport 1 HD 13.20 BASKET: 1998. KINDER BOLOGNA - PARTIZAN BELGRADO FIBA Basketball European Club Championship ESPN 14.00 TENNIS: 2ª GIORNATA ATP World Tour Masters 1000 Madrid. Diretta Sky Sport 2 HD 14.45 PENTATHLON: 2ª PROVA SPECIALE Coppa del Mondo RaiSport 1 15.00 CALCIO: SERBIA - DANIMARCA Campionato Europeo Under 17. Diretta Eurosport 15.10 CALCIO: MILAN - ROMA 24/05/09 Serie A Roma ESPN 15.30 CALCIO: NAPOLI - GENOA Serie A Sky Sport 1 HD 16.00 CALCIO: FIORENTINA - UDINESE Serie A Sky Sport 1 HD 16.10 CALCIO: ROMA - MILAN 06/01/04 Serie A Milan ESPN 16.15 HOCKEY SU GHIACCIO: CANADA SVIZZERA Campionato del Mondo RaiSport 1 16.30 CALCIO: LAZIO - JUVENTUS Serie A Sky Sport 1 HD 17.00 CALCIO: GERMANIA - OLANDA Campionato Europeo Under 17. Diretta Eurosport 17.30 CALCIO: CESENA - INTER Serie A Sky Sport 1 HD 18.00 CICLISMO: 1998: PARIGI ROUBAIX Speciale Ciclismo ESPN 18.45 BILIARDO: FINALE Campionato del Mondo Eurosport 19.00 TENNIS: 2ª GIORNATA ATP World Tour Masters 1000 Madrid. Diretta Sky Sport 2 HD 20.40 CALCIO: BARCELLONA - REAL MADRID UEFA Champions League. Diretta Sky Sport 1 HD 21.00 CALCIO: ESTUDIANTES - VELEZ Clausura Sport Italia 22.00 MOTOCICLISMO: 1995 MONZA Superbike - Le gare indimenticabili ESPN 22.05 BASKET: CHICAGO - ATLANTA NBA Sky Sport 2 HD 22.30 GOLF: PGA TOUR HIGHLIGHTS RaiSport 1 23.00 CALCIO: ROMA - MILAN 15/01/06 Serie A Roma ESPN 23.30 AUTOMOBILISMO: WORLD SERIES BY RENAULT Eurosport 24.00 PUGILATO: JACK JOHNSON ESPN Boxing ESPN

A fil di rete
di Aldo Grasso

Il cinema sparisce dalla tv in chiaro
appe, rappresentazioni, grafici: la tv si può visualizzare anche così. E siccome «vedere» (lo dicevano i greci) è il presupposto per «conoscere», le scoperte che si fanno sfogliando l’ultimo numero di Link 10. Idee per la televisione (intitolato Decode or die, decodifica o muori) sono moltissime. Prima scoperta: l’Italia, che festeggia i 150 anni dalTop & Flop la sua nascita, è tutt’altro che «unita». In una serie di Le idee di Mourinho tavole di colorata infografica, emerge lo spaccato di un Real Madrid - Barcellona Paese in cui l’appartenenza regionale delle audience è fortissima. Reality, fiction di produzione nazionale, varietà e informazione sono Real Madrid – Barcellona oggi i generi forti della tv ge(II tempo): 6.585.000 neralista, ma il loro consuspettatori, 22% di share, mo si differenzia sensibilRaidue, mercoledì 27 mente «per territorio»: l’inaprile, ore 21.50. Minuto formazione politica, per picco: 7.048.000 spettatori, esempio (Santoro, Floris, le indicazioni di Mourinho Lerner e gli altri), fa il pieno (ore 22.14) nelle regioni del Centro e del Nord, mentre resta decisamente sotto media in quelL’aiuto di Paul Hogan le del Centro-Sud. Se reality Mr. Crocodile Dundee e talent show sono più trasversali, la fiction di produzione nazionale (le mini-serie) sono amatissime fra Sud e Isole. I telefilm ameri«Mr. Crocodile Dundee»: cani «si salvano» solo al 1.167.000 spettatori, 5,2% Nord, e al Sud trionfano gedi share, Retequattro, neri più tradizionali, come sabato 23 aprile, ore 21.24. il classico varietà. Minuto picco: 1.027.000 Impressionante è il «grafispettatori, Paul Hogan aiuta co a flusso» che ricostruisce Sue a nascondersi dai il destino storico dei generi. cowboy (ore 21.54) Se ancora negli anni Novanta la tv generalista ha due capisaldi nel cinema e nello sport (il calcio), col nuovo millennio i due generi si assottigliano nelle visioni «in chiaro». Il cinema, in particolare, a seguito dello sviluppo delle pay, sparisce completamente dalle «top 30», diventando residuale e lasciando spazio a miniserie e one-man-show d’intrattenimento (Celentano, Benigni, Fiorello, Fazio/Saviano…). Fra le altre scoperte da non perdere, una ricostruzione geografica del pubblico di dieci edizioni di Grande Fratello. In collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su dati Auditel.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Dennis Quaid (foto) è un 50enne di successo. La sua vita viene però completamente sconvolta da un 26enne che in poco tempo diventerà il suo nuovo capo e si fidanzerà con sua figlia (Scarlett Johansson). In good company Sky Cinema Passion, ore 22.35

M

L’atleta nel corpo di una perfettina

Due compagni di college che si odiano si ritrovano l’uno nel corpo dell’altra. Lui è un atleta del football, lei è una perfettina (Kevin Zegers e Samaire Armstrong, foto). La magia è opera di un dio azteco. Boygirl - Questione di... sesso Sky Cinema Family, ore 21

Ferilli e De Sica a Los Angeles

Serie Tv
14.15 THE ELEPHANT PRINCESS Rai Gulp 15.15 LA VITA SECONDO JIM Fox HD 16.05 SCRUBS Fox HD 17.20 SONNY TRA LE STELLE Disney Channel 18.05 WILL & GRACE Fox Life 18.15 HOW I MET YOUR MOTHER Fox HD 19.15 I MAGHI DI WAVERLY Disney Channel 20.05 SHARK - GIUSTIZIA A TUTTI I COSTI Fox Crime HD 21.00 N.C.I.S. Fox Crime HD 21.15 LA MIA VITA CON DEREK Disney Channel 21.40 QUELLI DELL’INTERVALLO CAFÈ Disney Channel 21.50 N.C.I.S. Fox Crime HD

Intrattenimento
14.15 JERSEYLICIOUS E! 14.20 SOTTO STRETTA PROTEZIONE MGM 15.35 ROSAMUNDE PILCHER - LE BIANCHE DUNE DELLA CORNOVAGLIA Fox Life 16.30 NUDE E BELLE! Sky Uno 17.45 UNA PROSTITUTA PER IL GOVERNATORE MGM 18.35 TAKESHI’S CASTLE Cartoon Network 19.25 MIRACOLO A MANHATTAN Sky Cinema Family 20.10 EXTREME MAKEOVER HOME EDITION Sky Uno 21.10 VINCERE INSIEME Sky Cinema Hits HD 22.00 HELL’S KITCHEN USA Sky Uno 22.15 WIPEOUT - PRONTI A TUTTO K2

Ragazzi
14.20 TOM & JERRY Boomerang 15.10 POKÉMON DP: LOTTE GALATTICHE K2 16.00 SAM SAM Boomerang 17.15 DUE FANTAGENITORI K2 18.00 BIG BANG! IN VIAGGIO CON MARGHERITA HACK DeAkids 18.55 MR BEAN K2 19.00 CUCCIOLI CERCA AMICI Boomerang 19.05 BATMAN THE BRAVE AND THE BOLD Cartoon Network 20.35 DUE FANTAGENITORI K2 21.10 LE NUOVE AVVENTURE DI SCOOBY-DOO Cartoon Network 21.15 LA FORESTA DEI SOGNI Boomerang 21.30 I PINGUINI DI MADAGASCAR Nickelodeon

Documentari
14.00 MITI DA SFATARE Discovery Channel HD 15.05 IL MISTERO DEL VOLO 447 History Channel 16.00 DEADLIEST CATCH Discovery Channel HD 17.20 IL FASCINO DEL GENIO: L’ATOMO History Channel 18.10 MINACCE DALLO SPAZIO National Geographic 19.10 MEGASTRUTTURE National Geographic 20.10 AFFARI DI FAMIGLIA 2: LA LEGGENDA DI LINDBERGH History Channel 21.00 2012 APOCALYPSE Discovery Channel HD 21.55 IL SEGRETO DEL MIO SUCCESSO History Channel

Tutto inizia quando Cristina (Sabrina Ferilli, con Massimo Ghini nella foto) incontra dopo 16 anni a Los Angeles Carlo (Christian De Sica), gigolò che l’aveva abbandonata incinta di sette mesi. Natale a Beverly Hills Sky Cinema 1, ore 21.10

La vedova Bletyn coltiva cannabis
Da poco vedova e completamente al verde, Grace (Brenda Bletyn) decide di trasformare la propria serra in una coltivazione di cannabis. Gli affari vanno bene, ma non per molto. L’erba di Grace Sky Cinema Comedy, ore 21

Radio
RADIO 1 rai.it 14.45 NO COMMENT. 15.35 BAOBAB - L’ALBERO DELLE NOTIZIE. 17.20 IL COMUNICATTIVO. 17.40 TORNANDO A CASA. 19.20 RADIOUNO SPORT. 19.30 ASCOLTA, SI FA SERA. 19.35 LA VIA DELLA PLATA. 19.40 LA MEDICINA. 19.45 ZAPPING. RADIO 2 13.40 UN GIORNO DA PECORA. 15.00 COSÌ PARLÒ ZAP MANGUSTA. 15.15 OTTOVOLANTE. 16.00 BRAVE RAGAZZE. 17.00 610 (SEI UNO ZERO). 18.00 CATERPILLAR. 19.50 DECANTER. 20.50 ITALIA150. BAZ. 21.00 MOBY DICK. rai.it RADIO 3 rai.it 14.00 TRE COLORI. 14.30 ALZA IL VOLUME. 15.00 FAHRENHEIT. 16.00 AD ALTA VOCE. 18.00 SEI GRADI. UNA MUSICA DOPO L’ALTRA. 19.00 HOLLYWOOD PARTY. 19.50 RADIO 3 SUITE. 20.30 IL CARTELLONE. 22.45 GR 3. RMC 7.00 9.00 10.00 11.00 13.00 15.00 18.00 20.00 22.00 radiomontecarlo.net SI SALVI CHI PUÒ LUISELLA, ERINA, RAFAEL. ALFONSO SIGNORINI SHOW. IN TEMPO REALE SALA, VENEGONI. TEO IN TEMPO REALE. IN THE MUSIC BRAGATTO, DESI. IN THE MUSIC DI MAGGIO. ANTEPRIMA NEWS MASSIMO VALLI. MARCO PORTICELLI. MONTE CARLO NIGHTS NICK NIGHTFLY. RADIO 105 105.net 7.00 TUTTO ESAURITO GALLI, PIZZA. 10.00 105 FRIENDS TONY, ROSS. 13.00 105 ALL’UNA CATTELAN. 14.00 ZOO BEST M. MAZZOLI. 16.00 MUSIC & CARS ALVIN, DJ GIUSEPPE. 19.00 105 NON STOP YLENIA, BRIGANTE, LEONE DI LERNIA. 21.00 105 NIGHT EXPRESS SPADA, FABIOLA. 23.00 ZOO BEST M. MAZZOLI. VIRGIN RADIO virginradioitaly.it 9.30 VIRGIN ROCK LIVE ANDREA ROCK. 11.30 ROCK IN TRANSLATION GIULIA SALVI. 12.30 MUSIC HISTORY PAOLA MAUGERI. 13.30 VIRGIN INVESTIGATION BUREAU. 14.00 REVOLVER RINGO. 14.05 SUPER SIC MARCO SIMONCELLI. 18.00 VIRGIN GENERATION. 19.30 VIRGIN INVESTIGATION BUREAU. 20.30 VIRGIN ROCK LIVE.

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Martedì 3 Maggio 2011 Corriere della Sera

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