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-...letargo?

La mia mano fermò il proprio movimento di condurre il biscotto faticosamente conqu istato (lottando contro l'occhiataccia di Applejack, lo sguardo incuriosito, anc he se non sapevo da cosa, di Fluttershy, tre rondini, due gufi e un dannatissimo colibrì) alla bocca. Il colibrì già citato ebbe così campo libero per saettare verso la mia mano, rubarmelo e scappare via così come era apparso. Mi mangiai un'imprecazione tra i denti, fissando la mia mano senza l'oggetto del desiderio, e sospirai, voltandomi verso la pegaso color oro. -Si. Letargo. Voi umani non ci andate?-...ehm.. no?-E che fate per tutto l'inverno?- intervenne Applejack, sorpresa della mia affer mazione. -Quello che facciamo durante l'estate...- borbottai allungando nuovamente la man o verso il vassoio. Cambiai idea quando vidi che Angel stava prendendo la mira s ul mio arto con una carota, e mi rimisi composto, fissando malissimo Twilight Sp arkle, accanto a me, la quale mi rispose con un sorriso allegro e sincero. -Oh, ma Filippo! Dovresti proprio venire! Non esci mai da qui dentro, e un po' di aria aperta ti farà bene!Bene un cavolo, accidenti a te. Ho di fronte a me i biscotti più deliziosi di ques to mondo e non posso mangiarli per colpa della fauna di questo mondo, che sembra odiarmi più di quanto non facciano già i pony... . Sospirai, guardandomi intorno. Se non altro, il modo in cui Fluttershy aveva arr edato la propria abitazione valeva davvero la pena della visita e del digiuno. -...una settimana, hai detto?- aggiunsi, guardando la pegaso, che annuì. -Si. Tra una settimana inizia l'inverno, e andremo in letargo. Voi... voi ce l'a vete l'Inverno, no?Battermi la fronte con la mano, davanti a lei, non sarebbe stata una grande dimo strazione di educazione, così mi trattenni. -...si, Fluttershy. Abbiamo anche noi l'inverno...-Oh! Davvero? Come funziona?- esclamò, incuriosita. Avevo una risposta acida pronta giusto per essere detta, ma la parte eagì in tempo perché me la rimangiassi. umana di me r

-Beh... dipende dalla zona. Dove vivevo io, c'era solo più freddo, non nevicava ne ppure. Però in alcuni paesi sono letteralmente sommersi dalla neve...-...ma restate davvero svegli durante l'inverno?- domandò Twilight, incredula. La scrutai dentro i suoi profondi occhioni violacei. Si, Twilight Sparkle. Si, restiamo svegli, come fanno le vostre versioni realisti che nel nostro mondo. Sai, quelle robe chiamate cavalli, ma che a differenza di voi rispettano le leggi della fisica..? . Mi morsi la lingua.

-Non vedo cosa ci sia di strano... E poi, durante l'inverno festeggiamo il natal e, quindi ne vale la pena...Fluttershy ed Applejack si scambiarono un'occhiata perplessa. -...Natale? Che cos'è il Natale?Usciti dalla casa della pegaso, Twilight Sparkle aveva qualcosa per la testa che le dava da pensare. Lo capii per il modo in cui camminava tutta concentrata. La verità era che non me ne fregava nulla. Avevo già i miei problemi, e non avevo di certo il desiderio di accollarmi quelli degli altri. Fu proprio mentre pensavo così che mi colpì, in tutta la sua potenza, l'immagine di me e Twilight Sparkle, abb racciati, io ricoperto di ferite. Sospirai. -...va tutto bene?La pony sobbalzò, improvvisamente riscossa dal suo mondo di ragionamenti, e si vol tò verso di me, sorpresa della domanda. -...non saprei. Che fine farai, per tutto l'inverno?-...qualcosa farò. Immagino di doverti aiutare con le provviste, no?Twilight Sparkle mi fissò vagamente stupita e perplessa. Poi scosse la testa. -...va bene. Andiamo. Manca solo una settimana- aggiunse, allungando il passo. R imasi un paio di secondi a scrutarla, in silenzio, e poi le andai dietro, senza commentare. In effetti, l'idea di un lungo inverno da passare completamente da solo mi allet tava e mi spaventava. Non avrei avuto nessun pony che mi giudicasse o che mi fis sasse con odio immotivato per talmente tanto tempo che alla fine avrei desiderat o qualcuno che mi odiasse. Dall'altra parte, ero in un mondo di cui non conoscev o le regole, e pertanto nel quale non potevo vivere con indipendenza. Per quanto la cosa mi seccasse, dovevo ammettere che senza Twilight non avrei avuto minima mente idea di come tirare avanti. Fissai la sua criniera bicromatica, sospirando. Dovevo molto a quella pony, ment re l'unica cosa che mi doveva lei era il poter tornare a casa, per quanto fosse importante. Fu quella la prima volta in cui mi sentii vagamente ingrato nei suoi confronti. -...devo fare una lista...- pensai, rendendomi conto di tutte le cose di cui ave vo bisogno.

Tre giorni dopo, sull'angolo del tetto dello Sugarcube Corner, fissavo Ponyville dall'alto, chinato in avanti. Nella mano sinistra stringevo un sacchetto di mon ete, una paga magra, certo, ma più di quanto mi aspettassi per consegnare per un s olo giorno un gran numero di torte. Se Pinkie Pie non mi avesse aiutato a convin cere i coniugi Cake della mia affidabilità, probabilmente non avrei mai messo da p arte quel poco denaro che adesso avevo con me.

-Non lamentarti, Filippo. Poco è sempre meglio di niente...- dissi a me stesso, al zandomi in piedi e mettendomi il sacchetto di monete in tasca. Dentro ce n'erano circa venticinque, e non ero ancora riuscito ad avere un'idea del valore del de naro, in quel mondo. Una mela costava una moneta, come un vestito firmato poteva oscillare tra le cinquecento e le seicento monete. -...meglio non farsi problemi, per adesso. Vediamo che cos'altro c'è sulla lista.. .- mi dissi nuovamente, alzando la mano con cui non stringevo i soldi. Una perga mena mi finì sotto gli occhi, la stessa che avevo fatto non appena ero tornato in libreria con Twilight, e su di essa c'erano i diversi punti che mi ero posto di completare prima dell'inizio dell'inverno. Appariva più o meno così:

Cose da fare: Aiutare Twilight con le provviste: prendere frutta, gallette, tanta acqua; Cercare un vestito termico per l'inverno. Se non lo trovo, tentare di crearlo; Trovare dei soldi, possibilmente in modo onesto; Trovare un passatempo per l'inverno.

Sospirai, spuntando il terzo punto. Ovviamente la parte riguardante l'onestà era s tata fatta puramente per ironia. Non avrei mai neanche lontanamente pensato di d erubare qualcuno. Mi sedetti sull'angolo del tetto, fissando la lista. Avevo aiutato Twilight Spar kle con le provviste, e in effetti di roba in libreria ce n'era anche troppa. Mi ricordavo ancora la faccia stupita di Spike quando ci aveva visto tornare. Avev o ottenuto del denaro, e non era stato neanche troppo difficile. In realtà, lo sar ebbe stato molto se Pinkie Pie non avesse convinto i coniugi Cake che ero davver o agile. Non avevo idea di come diavolo lo sapesse, ma non aveva mentito. Dopotu tto, anche loro si erano mostrati sorpresi quando avevano saputo che avevo finit o di consegnare le torte in appena metà del tempo concessomi. Tirai di nuovo fuori il sacchetto di soldi e lo fissai. Quel denaro, per quanto mi rendesse contento, mi dimostrò ancora una volta di come in quella situazione io dipendessi dagli altri. Se non ci fosse stata la tortina rosa, io sarei stato a ncora al verde e la coppia di pasticcieri mi avrebbe soltanto fissato malissimo, probabilmente alla stregua di un criminale. Inoltre, erano solo una ventina di monete. Quale razza di vestito avrei mai potu to comprare, con così poco? Al massimo, avrei avuto disponibilità per un guanto solo , nemmeno un paio... Alzai lo sguardo al cielo, ricordandomi che avevo di fronte a me soltanto tre gi orni. Avevo chiesto in giro, prima di rivolgermi ai Cake, per qualsiasi lavoro c he potessi svolgere, ma la maggior parte delle volte ero stato freddamente manda to a quel paese. Sospirai, appollaiandomi sul tetto e aggrappandomi alla finestra di Pinkie Pie p er scendere dall'edificio. Sarebbe stato un inverno durissimo. E non avevo ancora idea di quanto.

Due giorni passarono come dei lampi. Mai come in quel momento avevo avuto una pa ura, seppur incomprensibile, di qualcosa che non potevo evitare. Era come se sap essi che con l'arrivo dell'inverno qualcosa di terribile sarebbe arrivato e mi a vrebbe ferito in modo grave, ma non avevo ancora idea di che cosa. Twilight Spar kle, nel periodo che anticipò la venuta della stagione, mi fece notare più volte que llo stato d'animo. -Stai bene?Alzai lo sguardo dal muro fatto con gli arti, fissandola con stanchezza. No. No che non sto bene, cara la mia prugna. Sto malissimo. Ho paura di ciò che mi si presenterà davanti nei tre mesi di silenzio che mi hai descritto, e di impazzir e ancora più velocemente di quanto non stia facendo con tutto l'odio che mi scaric ate addosso. Non sto affatto bene, ecco tutto . La fissai. -Si. Si, tutto sommato sto bene...E due giorni passarono come un lampo.

Scrutai la distesa innevata di Ponyville, mentre il cielo, oscurato da delle nuv ole grigiastre, la rendeva ancora più solitaria e silenziosa. L'inverno. L'inverno che mi aveva spaventato, illuso ed incantato in due settima ne di terrore puro, aspettando che si palesasse in tutta la sua silenziosa prese nza. Improvvisamente, mi resi conto di riuscire a comprenderlo come se fosse davvero lì, accanto a me. In fondo, eravamo abbastanza simili. Il silenzio che si era creato sembrava quasi innaturale. Avevo avuto la possibil ità di osservare la vita dei pony di Ponyville abbastanza a lungo perché la vitalità d ella città mi diventasse indifferente. Ma adesso che quella sensazione pulsante ma ncava, era come se la città stessa fosse morta con la stagione e il letargo. Sospirai e mi alzai in piedi sul tetto, pulendomi il sedere dalla neve per poi s altare sul tetto successivo e salire sul comignolo del camino, in piedi, studian do i dintorni. Ero abituato alla solitudine. Durante i miei dieci anni di umanità l'avevo resa l'un ica compagna di cui potermi davvero fidare, oltre ad una delle mie più fondamental i certezze. Una manciata di settimane con Twilight Sparkle era riuscita ad incri nare quella parte fondamentale della mia persona, che però non era ancora crollata . Feci i mi tile ente un secondo sospiro e valutai la distanza dal mio prossimo obbiettivo. Quind lanciai nel vuoto, aggrappandomi all'insegna dello Sugarcube Corner. Il sot strato di ghiaccio che si era formato sul cartello mi fece cadere dolorosam a terra, nella neve. Gemetti, rialzandomi in piedi.

Avevo lasciato da parte i miei esercizi di parkour, e ora ne pagavo le conseguen ze.

Terzo sospiro. Cominciai a passeggiare per le vie deserte e innevate di quella c ittà, un fantasma invernale, fissando le varie strutture. Durante la prima settimana dell'inverno, ero rimasto costantemente a letto, in s ilenzio, quasi spaventato di uscire. Poi, in un modo o nell'altro, avevo trovato la forza di alzarmi e di andare ad osservare una Ponyville che sembrava complet amente diversa, anche se le basi erano la stessa. Mi sembrava di essere in un qu adro, dipinto da un pittore particolarmente fatalista. Passai in quel momento di fronte alla libreria, e fissai l'edificio, rimanendo i n silenzio. Per qualche strana ragione, fissare l'edificio mi riportò alla mente c ome l'incantesimo, appena un mese prima, non avesse ancora trovato un modo per f unzionare. Qualunque cosa lo bloccasse, sembrava profondamente radicato in compl esse regole di magia e di fisica dei pony, segreti che mi era impossibile compre ndere, e che mi obbligava a dipendere dai pony che mi circondavano. Pony che mi odiavano. Strinsi i pugni e scattai con rabbia, correndo a perdifiato attraverso le vie in nevate della città, come se il freddo vento che spazzava la città potesse in qualche modo liberarmi della frustrazione che provavo. Servì soltanto ad aumentarla. Scattai verso un muro e lo percorsi in verticale, aggrappandomi ad una crepa. La usai come trampolino e mi issai sul tetto, sempre stringendo i denti. Chiusi gl i occhi, una volta che fui salito sulla superficie, e tentati di calmarmi, circo ndato dal tepore del vestito termico che Rarity mi aveva regalato, portandomelo nell'ultimo giorno che anticipava la stagione. Ovviamente, mi andava un po' stre tto, ma chi ero io per lamentarmi di qualcosa di così utile? ...posso almeno pagartelo? avevo risposto io, quando me l'ero trovato in mano.

Non pensarci neanche! I regali non si pagano, altrimenti diventano acquisti! . Mi voltai istintivamente verso Twilight Sparkle, che mi fece un sorriso colpevol e. Perché, ovviamente, la mia lista delle cose da fare era finita sotto i suoi occ hi. Presi la rincorsa e mi fiondai di nuovo a terra, rotolando nella neve e riprende ndo la mia corsa. Superai rapidamente staccionate, carri ed oggetti lasciati in città, creandomi un percorso da superare. Tentai di salire su una serie di casse impilate, ma l'ultima, troppo leggera per sostenermi e con l'ausilio del ghiaccio formatosi, scivolò e rotolò nella neve, ins ieme a me. Mi rimangiai un'imprecazione, sedendomi nella neve gelida e fissandom i il corpo. Il vestito che avevo addosso si componeva di tre parti: degli scarponi, solidi m a stranamente morbidi, una specie di paio di jeans neri, che però al contatto eran o tutt'altro che jeans, e una giacca del medesimo colore, con cappuccio e risvol ti per tenere la testa coperta. La giacca dava un impressione di fattezze in pelle, ma al contatto sembrava come quelle da neve. Per quanto lei lo considerasse un regalo, io continuavo a pensare che dovevo tro vare i soldi per pagarla. Non volevo quel tipo di regali, visto che probabilment e alla base degli stessi c'era una probabile ipocrisia. Mi rialzai e tornai a passeggiare per le strade silenziose, alzando lo sguardo e

aprendo il palmo della mano. Sottili e bianchissimi fiocchi di neve mi sibilavano intorno, cadendo in una len tezza infinita e imperturbabile, con vera e propria calma glaciale. Rimasi un in finità di tempo a scrutare la danza composta di piroette e giravolte dei minuscoli granelli biancastri, ammaliato. Poi decisi che ne avevo abbastanza e che avrei fatto meglio a tornarmene alla li breria. Mi voltai, ma qualcosa catturò la mia attenzione. In lontananza, una figura copert a da uno spesso mantello si spostava con lentezza per la via che si trovava dall 'altro lato della fila di edifici. Ne studiai la figura finché non sparì dietro una nuova struttura. Rimasi in silenzio , chiedendomi se ciò che avevo appena visto fosse reale o meno. Beh... c'è solo un modo per scoprirlo, no? pensai, scattando verso di lei.

Di certo non potevo gridargli di fermarsi. Durante l'inverno c'era la severissim a regola del silenzio, che non doveva, per nessuna ragione, essere infranta. Twilight era stata esplicitamente chiara, quando ne avevamo discusso per l'ennes ima volta. Se non dormi, almeno non fare casino. Pensai che sarebbe stato facile. Mi sbagliavo. La misteriosa figura svoltò a empo, continuando a camminare e sfruttando l'insegna di un ai pony crescesse davvero) mi sinistra, tra due case. Non potevo raggiungerla in t sul suo stesso piano, così saltai su una staccionata barbiere (rimasi un po' perplesso, chiedendomi se issai sul tetto e continuai il mio inseguimento.

Ora che la potevo vedere meglio Camminava a quattro zampe e aveva un cappuccio. Ma la parte più strana, sicuramente, consisteva nel suo non trovarsi in letargo. Saltai di tetto in tetto fino a superarla e poi mi lanciai nel vuoto, rotolando di fronte al suo campo visivo. Probabilmente la sorpresi, perché si fermò di scatto. Io mi allontanai di qualche pa sso, tenendola sempre d'occhio. Ci studiammo, senza capire davvero niente uno dell'altro. -...oh, che dire. Mi hai spaventato quasi da morire. Sei forse il tanto decantat o Fantasma Invernale, che si aggira per Ponyville senza placare il suo desiderio carnale?Rimasi il, fermo immobile, a fissarla. -Che il Fantasma non sappia parlare? Assai strano, nelle leggende ciò non ho senti to citare...-So parlare. Mi stavo solo chiedendo perché tu non fossi in letargo- decretai con tono secco. Non capivo perché quella tipa incappucciata parlasse in rima, ma la cosa mi infast idiva. Mi chiesi se non valesse la pena di lasciarla perdere, ma mi aveva incuri osito quel discorso riguardo al Fantasma. In effetti, ripensando a tutto ciò con il senno di poi, Zecora fu la prima a rende

rsi conto di che cosa o chi fossi, perché fu la prima a chiamarmi Fantasma. Ovviamen te, il senso di quest'appellativo era ben diverso dal significato che avrebbe as sunto poi, ma credo tutt'ora (o mi piace credere) che forse i poteri della zebra non si limitavano alle pozioni e alla sua conoscenza delle erbe. -Ah, allora il Fantasma ha una voce! Ciò mi sorprende in modo assai precoce. Fanta sma, credimi, non penso tu l'abbia ancora capito, ma io non sono un pony, ma tut t'altro animale, dall'aspetto ben definito...-Parli sempre in rima..?- domandai, senza riuscire a resistere alla tentazione. -NoRise in modo sottile.. Sorrisi anch'io. -...qual'è il tuo nome?- domandai. -Il mio nome ti dico. È Zecora, la zebra. Dimmi il tuo, invece, se non sei davvero ciò che si dice!-...che storia è questa, del Fantasma?- chiesi nuovamente, ignorando la domanda. -Oh, ti ho incuriosito! Ma spiegarlo qui è decisamente escluso! Vieni con me, tipo poco noto, e ti spiegherò ciò che ti è ancora ignotoMi superò con quel suo passo calmo e ritmato e io la seguii. Perché? Questa è senza dubbio una domanda legittima. Dopotutto, quanti, nella mia si tuazione, avrebbero dato ascolto ad una zebra che ti dice, nel mezzo dell'invern o e del principio di una tormenta, seguimi , magari accompagnando il tutto con una rima? Beh, dal canto mio, non avevo niente di meglio da fare, perché l'inverno passasse più in fretta. Le giornate le passavo facendo capriole e saltelli sugli ostacoli a rtificiali che riuscivo a trovare. Secondo, se in una ventosa giornata d'inverno, in un regno di pony che ti odiano , una zebra ti dice seguimi in rima, che cos'altro potete fare, se non seguirla? Infine... io, un Fantasma? Sembrava interessante.

La casa di Zecora era esattamente come me l'ero immaginata nel momento in cui ci avevo parlato. E non mi riferivo soltanto alla netta sensazione di tradizione. Era molto calda, ed accogliente. E ovviamente piena di pozioni, di intrugli spar si secondo una strana logica (che comunque riuscii a ritrovare), erbe di ogni ge nere e di ricordi della sua terra. La apprezzai fin dal primo momento. Dava un idea di... calore affettivo, che fat icavo molto a trovare in quel mondo. Mi sedetti sullo sgabello che mi porse, e che sarebbe diventata la mia postazion e in quella casa, aspettandola mentre andava verso l'altro lato della stanza, tr afficando in una piccola libreria. Se ne tornò con un libro poco dopo, poggiandome lo sulle gambe. -Leggi ciò che ti ho indicato di questo libro, Fantasma, affinché ogni arcano sia ri velato nella sua sostanza!-

Mi alzai il libro sulle gambe e gli detti un occhiata. Le scritte erano in una l ingua (e in caratteri) che non avevo mai visto, ma l'immagine mi gelò il sangue ne lle vene. Braccia leggermente spalancate, avanzava lentamente verso il lettore. Addosso aveva una tunica nera che lo copriva del tutto, con il cappuccio. Ma nel buio creato dallo stesso si vedeva un inquietante sorriso fatto di denti appuntiti. -...Zecora, questo qui...- sibilai, mentre un orrendo brivido dorsale mi pervade va la schiena. -Sei tu, Fantasma, se ti stavi ponendo la domanda. Secondo la leggenda, ascoltam i bene, tu sei una creatura per niente fine. Distruggi, odi, e mangi tutto ciò che ti può capitare, nella tua continua lotta perché l'Inverno possa prevalere...- diss e con il migliore dei propri sorrisi. -Stai dicendo che questo Fantasma porta l'inverno e, durante la sua durata, mang ia tutti quelli che incontra?-Proprio così, fanciullo spettrale...Fissai l'immagine sul libro. Forse, avrei trovato una possibile occupazione per l'inverno. Dopotutto, Twilight Sparkle mi aveva detto che in quel mondo esisteva no draghi e altre creature assurde. Quindi i fondi di verità delle leggende erano l eggermente più veritieri di quelli delle leggende del mio mondo. E quando sarei venuto a conoscenza di quella sul Pianista Fantasma, avrei capito quanta realtà ci fosse alla base. -E non sei curiosa di sapere se questa leggenda sia vera o meno?- domandai, senz a distogliere lo sguardo dall'immagine. -Certo che lo sono, ragazzo mio, perché poni domande la cui risposta so anch'io?In effetti... -Potrei cercarti la soluzione a questo arcano, Zecora. Dopotutto sono un Detecti ve... il migliore nell'universo, a quanto sembra!- notai ricordandomi le parole di Twilight Sparkle, quando mi ero risvegliato nella biblioteca. -Hm! La proposta si può accettare... ma non mi sembra qualcosa per cui valga la pe na pagare-Nah, non voglio soldi. Non questa voltaDopotutto, doveva essere un passatempo per riuscire a far passare più rapidamente l'inverno. Se venivo pagato, diventava un lavoro. Mi alzai e posai il libro sullo sgabello dietro di me. -Va bene. Ti porterò questo Fantasma, e soddisferò la nostra curiosità! E tu, in cambio...Mi guardai intorno, pensando a cosa chiederle in cambio. -...mi preparerai qualcosa per combattere il freddo. Ci stai?-

Era una richiesta avanzata tanto per. Dopotutto, avevo intenzione di passarci l' inverno, dietro a quella leggenda, quindi sarebbe stato perfettamente inutile. -Credimi, fanciullo spettrale, l'idea mi può facilmente garbare!Ci rimasi di sasso, quando mi parlò in dialetto toscano. -...ah. Ehm... ok. Allora... ci vediamo!La salutai con la mano ed uscii. Ora avevo qualcosa da fare per il resto dell'in verno. E per non pensare a casa mia.

Aprii più delicatamente che potei la porta della libreria, e me la richiusi alle s palle con la stessa delicatezza. -...mi hai svegliato...- si lamentò la prugna viola, rigirandosi nel letto. -Colpa tua. Hai le orecchie troppo fini...- sottolineai andando agli scaffali e prendendo una manciata di libri sulle leggende di Equestria. Quello più promettent e si intitolava Enciclopedia della flora e della fauna di Equestria e aveva le ste sse dimensioni del mio dizionario di latino. Sospirai. Sarebbe stata una lunga ricerca. Ma non era esattamente quello che vol evo? Mi avvicinai al tavolo e accesi una candela, per poi immergermi nella lettura. -Che cosa cerchi..?- mi chiese con voce stanca Twilight Sparkle, voltandosi vers o di me dal piano superiore. -Mi hanno assegnato un nuovo caso. Il secondo, per ora- le risposi. -Ah... riguardo a?-Devo cercare il Fantasma dell'invernoFece una sottile risata. -Divertiti. Ne avrai per tutta la stagione...-Ed è un bene, no?- osservai. Non mi rispose. Si era già addormentata.

Più o meno un ora dopo, chiusi l'ultimo libro e sospirai, con stanchezza. Appoggia i la testa sul tavolo, cingendomi con le braccia, e cercai di fare mente locale, chiudendo gli occhi. Improvvisamente mi ricordai dell'ultima ramanzina che mi aveva fatto la Sparkle quando avevo lasciato un libro sul tavolo invece che sullo scaffale, quindi sosp irai e misi tutto a posto. Tornato nella posizione iniziale, inclinai la testa e chiusi un occhio, mentre c on l'altro osservavo la candela che si consumava lentamente, ammirando la cera c he si scioglieva e colava sul contenitore posto alla base.

In qualche modo, la lentezza con cui il materiale fuso scendeva lungo la struttu ra cilindrica della fonte di luce mi incantò. Ne avrebbe avuto ancora per un altra mezz'ora. Mi sarebbe bastato. Afferrai la prima pergamena che mi capitò sotto mano, la dimezzai strappandola, po iché era troppo lunga, ed afferrai con l'altra mano inchiostro e penna d'oca. Pensai che stare con quella prugna ti rendeva ordinato. Mi misi nella tasca inte rna della giacca la pergamena strappata, quindi intinsi la penna nel calamaio. E scrissi: Registro della mia prima indagine in veste ufficiale, il "Caso Fantasma d'Inverno ". Trascrivo qui le informazioni raccolte fin ora. Secondo quanto sono riuscito a sapere, più o meno all'inizio della nascita di Pony ville, si sparse la leggenda che, d'inverno, una strana creatura si aggirava nel villaggio deserto, alla ricerca di prede per saziare la propria fame. Inizialmente, questa leggenda era usata per spaventare i piccoli pony e demotiva re i loro propositi di esplorazione invernale . Mi fermai per intingere l'inchiostro, pensando che sembrava funzionare a quello scopo. Col tempo, una piccola favoletta è diventata una vera e propria storia, poiché i vari pony che dovevano, per un motivo o per un altro, uscire d'inverno, assicurarono di essere stati attaccati da una misteriosa figura in nero, riuscendo però sempre a scappare . Sembrava quasi volerli solo spaventare, o divertirsi. I casi di attacco si fecero più frequenti di anno in anno, finché non si richiese l'a iuto diretto della Principessa Celestia, che inviò un plotone di guardie in via ec cezionale. Tuttavia, nonostante il plotone fosse rimasto sveglio tutto l'inverno e vigile p er tutta la durata della stagione, nessuna strana creatura li attaccò, e alla fine se ne tornarono al castello con un rapporto di "totale ed assoluta tranquillità i nvernale". Dopo quella stagione, la strana creatura non si fece più vedere a Ponyville. Lista in aggiornamento . Fissai la candela. Mi rimanevano dieci minuti. Dieci minuti per pensare. Rilessi rapidamente le righe che avevo scritto, trovan dole strane. Questa... 'cosa' si comporta come un predatore, n le finisce. Verrebbe da chiedersi perché... ma comincia nello stesso modo. Perché non ha attaccato il plotone? Non ha alcun otivo la creatura non avesse volutamente evitato deciso in seguito ad un incontro? che gioca con le sue prede, ma no ho una domanda migliore, anche se senso... a meno che per qualche m di attaccarli. Però, se l'avesse

Mi presi la testa tra le mani, chiudendomi in un silenzio pensoso. Ci sono ancora troppe possibilità. Se fosse un animale, potrebbe essersene andato p er caso. Ma gli attacchi sono aumentati di intensità anno dopo anno... non avrebbe senso. A questo punto, la risposta è una sola. La creatura ha avuto un contatto con il plotone. Potrebbero averla uccisa, il ch e avrebbe senso, e poi per nascondere l'opinione di tutti i rompiscatole animali sti/naturalisti/non sono sicuro di poterli definire vegetariani, hanno deciso di mettere la cosa sotto silenzio. Se così fosse... quest'indagine diventerebbe anco ra più complicata... La candela improvvisamente si spense. Sospirai. Dovevo chiedere per forza a qual cuno che ne sapeva di più, sulla questione, ma a chi porre quella domanda? Voltai lo sguardo verso il piano superiore, e nella strano buio formato dalle pe santi nubi del cielo, intravidi Spike che dormiva tranquillamente nella propria cuccia. Sospirai. Non potevo davvero credere che stavo per farlo, ma dopotutto avevo sol o due scelte, a quel punto. Quindi optai per quella più facile. Accesi una nuova candela, presi l'altro pezzo di pergamena e ci scrissi sopra un a decina di righe, indirizzandola a Celestia. Nella lettera mi presentavo, implo ravo (letteralmente) il suo perdono per averla svegliata e le spiegavo la situaz ione, chiedendole ciò che volevo sapere. Spesi particolare attenzione per riempire quella manciata di righe con complimenti e richieste di pietà talmente sdolcinate che mi venne un leggero senso di nausea. Mi fermai un secondo, chiedendomi se mi avrebbe bandito sulla luna per averla sv egliata in pieno inverno. Ma ancora di più, se non lo avrebbe fatto perché io, un mi sero e schifoso umano, avanzavo richieste di quel tipo a lei, la Somma Sovrana d i tutto ciò che riuscivi a vedere... e volendo, anche non. ...che cos'hai da perderci? In questo mondo ti odiano già tutti. Una in più o in meno cambia poco... e poi, passare l'inverno sulla luna sarebbe stata una esperienza interessante, no? Salii al piano superiore e presi Spike dalla cesta, ancora addormentato. Gli mis i la pergamena in bocca e gli grattai la pancia. Lui eruttò una lingua di fuoco e spedì la lettera, dirigendola al grande boss. Poi la seconda candela ondeggiò e si spense. Rimisi Spike nella sua cesta, cambiai la penna e la candela e riempii di nuovo i l calamaio, preparando nuovamente tutto l'occorrente per scrivere. Conoscendo la prugna e la sua mania dell'ordine, mi sarei ritrovato senza una mano in poco te mpo, anche se il frutto in questione era a dormire. Conclusi l'opera, sospirai e sbadigliai, improvvisamente stanco. Ergo me ne anda i al piano di sotto, a dormire.

Quando mi svegliavo, in quel periodo invernale, la prima cosa che facevo era gua rdare il cielo, cercando di capire se fosse giorno o notte. La finestra al piano inferiore mi permetteva di studiarlo appena mi svegliavo, quindi era il primo p ensiero del mattino.

Le intense nuvole grigie erano cariche di lampi, per questo fornivano una strana luce bianco-grigia in continuazione, che rendeva difficile distinguere il perio do diurno dal notturno. Ogni giorno era uguale all'altro, chiuso, in quel silenzio di letargo, circondat o da un invalicabile muro di neve bianca e di mancanza di suoni. Una vaga sensazione di solitudine si impossessò di me, quella mattina, quando ripe nsai a tutto ciò. Scossi la testa, togliendomi quel pensiero dalla mente, e mi vestii con gli abit i di Rarity. Quindi andai al piano superiore, e fissai la cuccia di Spike. O meglio, non tanto lui quanto le tre pergamene accanto a lui. Sembrava averle s putate fuori senza essersene nemmeno reso conto. Alzai un sopracciglio, chiedend omi come fosse possibile avere un sonno tanto pesante. Salii le scale e le afferrai nel massimo silenzio. Tornai al tavolo ed aprii que lla che sembrava una lettera, accendendo una candela.

Caro... Detective (?) Filippo, mi sono sorpresa molto quando ho ricevuto la tua lettera. Pensavo che nessuno se ne ricordasse più da quando il plotone era tornato indietro da quella missione di sorveglianza. Evidentemente mi sbagliavo. Il fatto che tu ti sia immediatamente rivolto a me mi ha dato da pensare. Ma non posso dirti molto, in realtà. Non più di quanto è scritto nel registro del caso . Tuttavia, penso di poterti aiutare. Nonostante il sonno (e qui sospirai: voleva farmi sentire in colpa? c'era riuscita alla grande...), sono scesa negli archivi reali e ho dato un occhiata ai nostri più antichi trattati sulle leggende popolar i. Anche se quella del Fantasma d'Inverno è una leggenda relativamente "moderna", ho trovato due storie che potrebbero crearvi qualche collegamento, e te ne ho scrit to un rapido sommario. Resto in attesa di un Tuo rapporto completo questa primavera. La Principessa, Celestia

...perché notai un certo astio nelle righe finali? Ignorai tali sentimenti e arrotolai nuovamente la pergamena, chiudendola. Nell'i nsieme, la principessa sembrava meno arrabbiata e scocciata di quanto mi aspetta ssi, dato che sostanzialmente mi aveva offerto il suo regale zoccolo, e non nel peggior significato di questo termine.

Poi mi concentrai sulle altre due. Ne aprii una a caso. Era il rapporto del plotone.

RAPPORTO DELLA MISSIONE DI SORVEGLIANZA INVERNALE Plotone composto da 6 pony. Capitano del Plotone: Shining Armor. Interruppi la lettura, alzando lo sguardo verso la prugna, che non si era minima mente mossa, all'interno del suo letargo. Il fratello della prugna era stato a s upervisionare la situazione? Rapporto della situazione: Abbiamo sorvegliato il perimetro di Ponyville in tutta la sua interezza, dividendoci le aree come mostrato. Sotto, c'era una mappa dell'intera cittadina, tagliata in più parti da dei tratti di matita rossa. Nonostante qualche raro caso d'ostilità, segnalato sulla mappa, il perimetro non ha mai raggiunto un livello di pericolosità, nella sua interezza, anche solo superio re allo 0,05%. Concludo il rapporto accertando la totale sicurezza di Ponyville

Interessante , pensai, mordicchiandomi le labbra. -... ma abbastanza strano...- dissi sottovoce -...sul libro dove parlano di ques to plotone non erano citati attacchi. Qui dice che ce ne sono stati un paio, ma qualcosa di talmente debole da non superare nemmeno lo 0,05%... com'è possibile?Fissai le poche righe di rapporto, rileggendolo rapidamente. Non mi convinceva. Troppo corto e... non nello stile del capitano. Da quello che mi aveva detto Twi light Sparkle, suo fratello era un tipo che prendeva anche troppo seriamente il suo lavoro. E prendere troppo seriamente il ruolo di capitano delle guardie real i probabilmente era un modo gentile per indicare uno stacanovista. Ma allora, pe rché quelle righe così scarne e misere, se erano davvero state scritte da qualcuno c ome lui? Pensai che, probabilmente, la cosa migliore da fare fosse domandare direttamente al diretto interessato, ma qualcosa mi consigliò che se lo avessi svegliato in pi eno inverno, la sua reazione sarebbe stata ben peggiore di quella di Celestia. C osa poteva esserci di peggio, oltre all'esilio sulla luna? Arrotolai anche questa seconda pergamena ed aprii l'ultima. Dentro c'erano due paragrafi, distanziati l'uno dall'altro. Il primo paragrafo parlava dei Windigos, misteriose creature che generavano fred do e astio in proporzione alla freddezza delle creature che si trovavano in una data zona. Aveva un legame con il mio caso, certo, ma la distinzione tra un vero e proprio fantasma e qualche spiritello che mangiava freddezza era netta. Il secondo paragrafo riguardava i vampiri. Sempre pony, ok, ma vampiri. E appena ebbi letto il titolo, mi colpì con una potenza disarmante l'immagine della locand

ina del film Twilight , e la reazione che colpirebbe qualunque persona con un minim o di buon gusto. Istintivamente, mi voltai verso la prugna, chiedendomi se anche in lei ci fosse qualche vampiro luccicante. Avrebbe dato una risposta sensata a molte cose... Mi stupì il fatto che in quel mondo ci fossero anche i vampiri, come se non avesse ro già abbastanza cose assurde. Probabilmente i pony erano più avidi degli umani. A parte ciò, mi chiesi che centrassero i vampiri con tutto ciò. Aveva senso finché c'e rano dei cavalli che creavano l'inverno mangiando diffidenza, un collegamento c'er a, ma dei vampiri? Mi alzai ed ed accesi un altra candela, dato che la prima si era spenta. Quindi, prima di sedermi, andai alla libreria e cercai un libro sulle creature m itiche di Equestria. Uno che non avessi già letto nella giornata precedente. Strano a dirsi, ne trovai uno nascosto in mezzo a due enciclopedie storiche. Mi sedetti e consultai l'indice. Trovai una sezione sui vampiri, fortunatamente, così la raggiunsi per dargli un occhiata. "Secondo la tradizione comune, i vampiri sono pony che hanno perso la propria an ima per i motivi più diversi e che devono vagare per la terra cercandola, prima ch e il loro corpo muoia per la mancanza della stessa. Nel caso in cui non riesca a trovarla, un vampiro può sempre rubare l'anima ad un altra creatura, che però lo terrà in vita solo per un paio di settimane, interrompen do il processo di atrofizzazione del corpo..." -...che il Fantasma d'Inverno sia un vampiro..?- mi domandai, alzando lo sguardo verso la candela. Inspiegabilmente, sentii un nuovo brivido dorsale, prima di i mmergermi nuovamente nella lettura. "...sempre secondo la leggenda, la mancanza di anima rende i vampiri creature de lle tenebre. Pertanto, per loro, l'esposizione ai raggi solari è fatale... -La luna brilla di luce riflessa dal sole...- borbottai, pensando alla geniale v ignetta di Pierz. Teoricamente, la potenza di un raggio UVA potrebbe accelerare il processo di atro fizzazione del corpo in modo così repentino da causare il decesso immediato della creatura.... -E grazie, questo lo sapevo anch'io... Un momento. Potrebbe avere senso. D'inver no il sole è coperto dalle nuvole spostate dai pegasi. Un vampiro potrebbe avere t utta la disponibilità d'azione del mondo, in tale contesto. Ammettiamo che riesca ad attrarre qualcuno fuori dalla propria casa con la prima scemenza che gli vien e in testa. Avrebbe cibo per mesi... che dico, per anni!-E fa silenzio, santa guacamole!- si lamentò Spike. -Scusa...- sussurrai. Avevo un collegamento. Ora ne avevo bisogno di un altro, ovvero riguardo a quegl i strani cavalli dei ghiacci. Odio e rancore? Che collegamento poteva esserci..?

Sarebbero passati vari giorni prima che potessi avere un incontro con ciò che cerc avo. La mattina dopo mi svegliai, ma rimasi a letto, pensoso. Non avevo alcun tipo di informazione su come si comportasse quell'affare. Non sa pevo che cosa mangiava, quali erano le sue abitudini, se si fosse trovato ancora a Ponyville durante quell'inverno... e sopratutto, non sapevo come attirarlo. ...Celestia mi ha suggerito i vampiri. Che si nutra di sangue? E come fa a saperl o, lei? A meno che Armor non le abbia fatto un rapporto in 'privato', non c'è alcu n tipo di informazione che lo lasci supporre... . Chi ero io per decidere l'affidabilità della Principessa? Quello era un passatempo , avrei preso tutto per buono visto che non avevo davvero un fine. Sospirai, alz andomi a sedere. Potrei preparare una trappola, certo... ma non ho idea di quale esca possa usare. Anzi, a dir la verità, sono proprio a corto di esche... . Sospirai, e poi alzai lo sguardo sulla finestra. Di fronte a me il cielo inverna le era diventato ancora più violento, e un vento gelido spazzava le strade. La pigrizia ebbe il sopravvento. Mi voltai, immergendomi nuovamente nelle copert e, e tornai a dormire. Le settantadue ore successive furono giornate faticose e abbastanza infruttuose. Avevo ragionato molto sul fatto che probabilmente, se volevo iniziare quell'ind agine che aveva tratti di caccia indiscriminata, dovevo prima di tutto avere del le prove che effettivamente quella cosa si trovasse a Ponyville. Quindi avevo preso una mappa aggiornata di Ponyville, l'avevo confrontata con qu ella del rapporto (mi ricordo che mi sorpresi di quanto fosse cambiata la città in tutto quel tempo) e ripensai rapidamente alle zone in cui erano avvenuti gli at tacchi, così come li segnalava Shining Armor. C'erano solo due zone in cui li avev a attaccati, il che mi facilitava enormemente il lavoro. Così mi alzai il cappuccio sulla testa ed uscii, il rapporto stretto nella mano si nistra. Ad un primo entusiasmo della caccia, tuttavia, erano state sostituite la fatica e il freddo, che rendevano il tutto ben più difficile. E a poco mi serviva correre attraverso le vie gelate di Ponyville per tentare di scaldarmi, visto che quals iasi movimento mi avrebbe reso ben più visibile alla mia preda. Alla fine del terzo giorno che avevo passato a fare la spola tra le due zone seg nate, sospirai con irritazione e saltai a terra dal tetto su cui ero solito sali re, per tenere d'occhio una delle due aree. -Che spreco di tempo...- pensai, irritato. Credetti di dover cambiare la mia str ategia, oppure di dover propriamente lasciar perdere, quando, voltandomi, qualco sa mi colpì. In lontananza, coperto dai fiocchi di neve che mi venivano sparati in volto, qualcosa si mosse, sparendo dietro l'ultima casa in fondo alla strada. Qualcosa scattò, nella mia testa, ancor prima che riuscissi a rendermi conto che q uella probabilmente era la risposta a tutti i miei sforzi, e quando pensai di do ver scattare per raggiungerla, ero già in corsa.

Non ero di certo un tipo lento, ma quella fu la prima volta in cui desiderai ave re le ali di Rainbow Dash. Appena raggiunsi il limitare della via, scattai nella direzione verso cui aveva girato l'ombra misteriosa. Vidi che imboccava una nuo va via, non troppo lontano, e prima che sparisse lateralmente, una coda sul mode llo dei felini sparì dietro la parete. Scattai con forza e curiosità rinnovata, lanc iandomi letteralmente in avanti. Ma una volta che ebbi raggiunto la mia nuova me ta, mi guardai intorno, nel corridoio di case. Il felino, se di ciò si trattava, e ra sparito nel nulla. Sia che mi guardassi alle spalle che di fronte a me, c'era solo un'infinità di neve, di vento e di desolazione. Però non mi sentii arrabbiato. Non fu delusione, il sentimento che provai. Anzi, mi rincuorò sapere che quello che facevo non aveva il fine ultimo di occupar e in qualche modo il tempo che non avrei speso a dormire. Mi misi le mani in tasca, fissando la strada completamente vuota e spazzata dall a neve. -...adesso è una sfida aperta, micetto...- dissi, voltandomi e tornando verso la l ibreria. Sapevo che mi aveva sentito. Sapevo che mi stava guardando e che gli stavo offre ndo la schiena per un possibile attacco a sorpresa che non mi avrebbe lasciato s campo. Ma per qualche ragione, in quel frangente, Winter non mi uccise. Più tardi, avrei pensato che sarebbe stata semplicemente curiosità per vedere come si sarebb ero evolute le cose. Nessuno, dopotutto, avrebbe potuto sapere gli sviluppi di questa storia. Neppure io li sapevo, prima di trovarmeli di fronte agli occhi. Quella era sicuramente una coda di gatto... . Mi aveva colpito in modo così profondo l'aspetto felino dell'arto, ma non riuscivo a capire perché. Non era la prima volta che qualche dettaglio mi colpiva in modo profondo, nonostante io non riuscissi a capirne il motivo. Avevo avuto abbastanz a esempi, tuttavia, da convincermi che raramente il mio sesto senso sbagliava, o che almeno, quando lo faceva, c'era sempre dietro una motivazione valida. ...forse è questo che intende Twilight Sparkle, quando si riferisce al titolo di Mig lior Detective dell'Universo ... pensai, entrando nella libreria e chiudendomi sile nziosamente la porta alle spalle. Nessuno si svegliò, questa volta, così tirai un so spiro di sollievo e mi avvicinai al tavolo, accendendo l'ennesima candela. ...più che di gatto, comunque, era sicuramente una coda di felino. Non ho mai guard ato bene le code di pantere e leoni, quindi non ne sarei sicuro... ma di sicuro è una roba che hanno solo i felini. E poi... Mi avvicinai agli scaffali, scorrendo rapidamente i titoli dei libri di zoologia . ...era stranamente bianca. Ci sono gatti bianchi, certo, e ci sono anche i gatti delle nevi e le linci... ma era un po' troppo bianca... come cristallina. Non pe nso che in natura esista una pigmentazione di quel tipo... . Trovai un libro sui grandi mammiferi e sperando che contenesse una corposa sezio ne sui felini lo presi, tenendolo con due mani (era abbastanza grande perché su di esso ci potessero stare sia il dizionario di greco che di latino senza schiacci arlo minimamente) e lo portai al tavolo, aprendolo all'indice.

Comunque, se è DAVVERO un felino... dev'essere carnivoro... . Il libro citava così: I felini sono un sottogruppo della famiglia dei felidi. Hanno testa rotondeggiant e, muso corto e corpo ricoperto di pelliccia. Le loro zampe contengono dei cusci netti plantari e degli artigli retrattili, che usano per cacciare. In genere i felini si dividono in grandi felini (o felini) per distinguere la sp ecie del genere Panthera da quella dei Felis, il cui principale esponente è il gat to. Inoltre, i... Chiusi di scatto il libro, irritato. Non mi diceva niente che non sapessi già, qui ndi mi alzai e lo rimisi a posto, riprendendo la ricerca. Probabilmente la fortu na mi mise gli occhi addosso, perché mi capitò tra le mani un tomo vecchio e polvero so. Soffiai via la polvere dalla copertina e lessi: Saggio sul genere Felis e Pan thera . Cercai l'autore, ma non vi era scritto. Non mi sedetti neppure al tavolo, aprend olo di scatto. Lessi rapidamente le pagine, visto che non c'era nemmeno un indic e, e poi mi colpì una frase. Nonostante i grandi felini non abbiano lo ioide, e ciò li contraddistingue dai picc oli felini, il Leopardo delle Nevi, che viene catalogato all'interno dei grandi felini, è incapace di ruggire . Incapace di ruggire... Questo dettaglio rimbombò all'interno della mia testa, e mi diede da pensare. I felini sono animali territoriali... pensai, chiudendo il libro e rimettendolo a posto Se qualcuno invade il territorio di un gatto, questi soffia e attacca l'inv asore. Allo stesso modo un grande felino. Ma se quello che ho visto io avesse l' abitudine di un Leopardo delle nevi? Era una coda troppo piccola per essere di u n gatto... e non stiamo esattamente parlando di animali. Questa cosa segue l'inver no, e ha attaccato senza motivo un intero plotone, ma così poche volte che non pos siamo parlare di comportamento territoriale. Quindi... Mi tornò in mente quando, qualche ora prima, mi ero trovato in mezzo alla neve e a vevo avuto l'impressione che qualcuno mi fissasse. Però non aveva ruggito. Quindi. .. Quindi la spiegazione è una sola. E adesso so come attirare quella bestiaccia... sai, con un sorriso. pen

Salito sul tetto della strada dove avevo sentito la sua presenza, stringevo nell a mano sinistra il libro sui felini che mi aveva aperto gli occhi, ma solo con u na mano, visto che il resto del mio corpo era avvolto all'interno del vestito fa ttomi da Rarity, nel disperato tentativo di non morire per assideramento. Mi rilessi un'ultima volta quello che mi aveva convinto a preparare una trappola così scialba. Alzai lo sguardo, fissando il piccolo sacchetto con dentro una manc iata di gallette e una notevole quantità di sangue (il mio) che avevo posto nel ce ntro esatto della strada. I leopardi delle nevi sono attivi cacciatori che attaccano attivamente le proprie prede. Tuttavia, come gran parte dei felini, sono opportunisti che possono mang iare, in caso di necessità, qualsiasi tipo di carne riescano a trovare, compresa q

uella di carogne ed animali domestici . Il nostro leopardo era probabilmente a digiuno da una buona quantità di mesi, se n on anni... si sarebbe avventato sulla mia trappola? Solo il tempo ce l'avrebbe detto. Così mi alzai dal comignolo su cui mi ero seduto , mi pulii per l'ennesima volta dalla neve, sbadigliai e mi sdraiai sul tetto, a ddormentandomi. In mezzo alla neve. Si, mi rendo conto che effettivamente non era la più efficace delle idee, ma non avevo altro modo per far passare più rapidamente il tempo.

Diverso tempo dopo, mi risvegliai, alzandomi in piedi e stiracchiandomi. Lo sgua rdo al cielo, mi fu impossibile (come sempre) capire se fosse giorno notte. Mi a vvicinai al limite del tetto e guardai verso il basso, fissando la mia trappola. E ci rimasi secco. Il sacchetto era ancora lì, intoccato, come se nessuno fosse pa ssato in tutto quel tempo. Soffocai l'imprecazione tra i denti, sospirando. Ci avevo sperato un po' troppo, a dir la verità, visto che era altamente probabile che non avrebbe avuto successo . Tornai in posizione eretta, toccandomi il mento. -Credevi DAVVERO che noi saremmo cascati in una trappola tanto banale..?Mi bloccai, trattenendo il fiato ed ascoltando la voce alle mie spalle. Mi volta i. Una strana creatura, un alto, bianchissimo, unicorno mi fissava. La testa e il c ollo erano esattamente ciò che avrebbe avuto un comune pony, ma da lì in poi il corp o prendeva fattezze animalesche, come se dovesse incrociare diversi felini in un unico, gigantesco corpo dal pelo maculato. Ammutolii, fissandolo in silenzio. Di tutto quello spettacolo, la parte più curios a ed innaturale erano gli occhi. Se la testa era di un bianco puro, con un lungo e sottile corno appuntito alla fine, gli occhi risplendevano in una leggera luc e azzurra. Sembrava ceco. Ma, per una qualche strana ragione, sapevo che ci vedeva benissim o. Lui mi fissò a sua volta. -Io...- iniziai. Ma venni bruscamente interrotto. -FOLLE!- mi gridò. Il tono di voce e la potenza con cui tuonò generarono una spinta che mi lanciò giù dal tetto, facendomi crollare sull'esca e rotolando nella neve. Mi rialzai in piedi, mettendomi in guardia, mentre anche lui scendeva dal tetto, f issandomi con un'aria di superiorità. -Non ti muovere!- esclamai. Però ero disarmato, mentre alla fine delle zampe lui p ossedeva una serie di artigli dall'aria poco raccomandabile. -...che cosa vuoi? Noi non mangiamo le schifezze-Ah, bene. Devo parlarti!- esclamai con decisione. La sua voce era fredda, ma profonda e possente. Mi chiesi se fosse ciò a cui si er a riferita Twilight Sparkle quando mi aveva citato la Regale Voce di Canterlot .

Probabilmente no... ha molto poco di regale... . Mi accorsi di stare tremando. E non fu a causa del freddo, che era stranamente d iventato molto più acuto e innaturale. Intorno a noi si diffuse una sensazione di morte imminente, che mi mozzò il fiato. Fu la prima volta in cui, in quel mondo, provai una vera e pura sensazione di pa ura. E di morte. Per qualche strana ragione, ero totalmente a conoscenza della p ericolosità di ciò che avevo davanti. Nonostante fosse la prima volta che vedevo qua lcosa di così inquietante, tremavo con forza come se l'avessi già visto più e più volte. Il fiato mi si condensava con ancora più rapidità di fronte al naso, e stringevo le mani per il terribile nervosismo che mi comunicava quella situazione. La creatura alzò un sopracciglio, rimanendo impassibile. -Non abbiamo niente da dirci, cacciatore. Sei stato sciocco a credere che saremm o caduti nella tua trappola. Avevamo già sentito il tuo odore appena siamo entrati in questa città. Puoi ritenerti fortunato. Sono pochi i pony che hanno avuto l'onore di vederci e sopravvivere...-Tipo Shining Armor?Il mio improvviso intervento causò un'ondata anche maggiore di tensione e di silen zio. Il suo sopracciglio si abbassò. -Come fai a sapere questo nome?L'avevo incuriosito. Quella era un'occasione per farlo parlare. Così mi rilassai, ostentando una calma che non avevo, e lo guardai direttamente negli occhi, con d ecisione. -Il mio nome è Filippo. Sono un Detective, anche se da molto poco-Filippo? Hai un nome nobile. Conosci il latino, Filippo?Rimasi perplesso, quando lo strano essere nominò il latino. Pensavo che la lingua dell'antica Roma non fosse uscita dal mio mondo, e invece qui trovavo qualcuno c he la conosceva. Qualcuno di assurdo. Potevano esserci, dietro, una miriade di cause diverse, anche ricollegabili ad u n possibile ritorno nel mio mondo. Ma quell'essere mi incuriosiva molto, e prefe rii risolvere prima di tutto quel mistero. Me ne sarei pentito, più avanti. Se hai la possibilità di risolvere immediatamente i l tuo problema più grande, allora fallo, o la tua possibilità sfumerà come un cubetto di ghiaccio sotto il sole estivo. -L'ho studiato, un po'. E so il significato del mio nome. Ma sono qui per farti delle domande...- aggiunsi, alla fine. -...perché?-Perché devo risolvere il mistero che si cela dietro la tua presenzaLa creatura rise di gusto, fissandomi. -Non stavo chiedendo questo. Stavo chiedendo perché un misero ed inetto umano qual

e sei si rivolge con fare tanto superbo a noi, creatura che ti è infinitamente sup eriore. Sparisci, prima che tutta la mia pazienza si esaurisca...La creatura si voltò e fece per andarsene. Mi misi alle sue spalle e la fissai. -Aspetta!Stranamente, ubbidì all'ordine, voltando leggermente la testa verso di me. -Prima mi hai chiesto se sapevo il latino, e il significato del mio nome. Io lo so, e a quanto pare, tu pure. Quello che ho scoperto venendo qui, però, è che il nom e che ti viene dato alla nascita ti segna per sempre. L'ho potuto notare con i p ony che mi circondavano ogni giorno. Ma nessuno di loro va oltre la sua buffa pr onuncia, o il fatto che sono un umano. Tu l'hai fatto, adesso. Quindi lascia che io vada oltre il tuo misteroL'essere si voltò con una lentezza infinita e mi studiò in silenzio per un tempo che parve infinito. La sensazione di freddo aumentò ulteriormente, ma l'ideale di mor te che mi circondava sparì improvvisamente. In qualche modo, avevo convinto quell'essere del mio valore, ed era stato ben più facile che convincere un pony del fatto che non tutti gli umani erano ladri, ass assini, traditori e feccia del mondo. Fu quella la prima volta in cui sentii Winter davvero vicino a me. Sia come mist ero da risolvere, che come amico. -E sia, uomo dal nome nobile. Chiedimi tutto quello che vuoi. Ma non aspettarti che ti rispondaAnnuii, restando in silenzio. Ce l'avevo fatta. -Cosa... o chi sei?-I pony hanno scritto decine e decine di leggende su di me. Il mio nome riechegg ia negli antichi trattati di magia e di mitologia. Se riesci a porgere l'orecchi o al gelido vento del nord, lo sentirai piangere la mia scomparsa. Ma nessuna di queste dicerie è anche solamente vicina al mio vero potere e splendore, minuscolo umano. Nessuno di loro sa davvero la mia storia. Io sono il Dio dell'Inverno, u omo dal nome nobileAmmutolii. Non pensavo di trovarmi all'interno di qualcosa di così grande ed impor tante. Mi sentii improvvisamente minuscolo non appena diventai cosciente di chi avevo davanti. Però poi mi venne in mente che erano stati i pegasi a portare l'inverno. -...il Dio dell'Inverno?- domandai, perplesso e stupito. -Un tempo, prima ancora che Caos prendesse controllo di questa terra, io e i mie i fratelli alternavamo il passare delle stagioni, dei giorni, del tempo atmosfer ico. A noi era dovuta l'alternanza della terra, a Lei il controllo del regno e i l passaggio della Luce all'Ombra, così come il ritorno...Lei? Pensavo che fossero Celestia e Luna a portare il giorno e la notte una dopo l'altra, nell'eterno alternarsi del tempo. Questo, ovviamente, prima e dopo l'a vvento di Nightmare Moon. Secondo quanto mi aveva detto Twilight Sparkle, dopotu tto, esse avevano sconfitto insieme Discord. Ma allora, di chi stava parlando il Dio?

-...Lei? Lei chi?-Non porci questa domanda, fanciullo, perché non sai in che direzione stai andando . Lei è stata la prima Dominatrice di Equestria, e come tale aveva potere su ciò che viveva e su ciò che non viveva. Ma non poté nulla contro coloro che la tradirono al le spalle. Ragazzino, credici: il suo nome è diventato un tabù, per questo popolo, e il suo ricordo si perse nell'oblio dell'ipocrisia dei potenti, ma la sua presen za è il fantasma che impedisce agli opportunisti di dormire sogni tranquilli, perc hé sanno di non potersene liberare...Non capii perché, ma sentii un nuovo brivido dorsale attraversarmi la schiena. Fis sai con perplessità il Dio dell'Inverno, che riprese il proprio racconto. -Le traditrici si unirono ad uno spirito appena nato, ma dagli enormi poteri. Qu alcosa di così grande e potente che già da solo sarebbe stato difficile da sconfigge re... Caos. Con esso, sconfissero noi Dei delle Stagioni e Lei, condannandoci ad una morte prematura. O almeno è quello che credono. Gli Dei non possono morire, p er quanto mi riguarda. Lei non era una Dea, ma riuscì a lasciare il proprio marchi o su questa terra, anche se adesso è nascosto dal potere e dalla falsa luce di col oro che stanno in alto. Noi dei riviviamo sotto forma di spiriti, invisibili a chiunque in condizioni no rmali. Ma queste non sono condizioni normali, fanciullo. Questo è un momento sacro , per noi. Questo è l'Inverno. E durante questa stagione, la nostra vera essenza torna in vita.Si voltò, fissando i fiocchi di neve che cadevano con lentezza infinita, accarezza ndoli con gli occhi. Per un secondo, riuscii a vedere nel suo sguardo una sorta di amore verso quei microscopici puntini bianchi. -L'energia vitale per prendere questa forma ce la forniscono i pony quando crean o le condizioni per il cambio delle stagioni. Così facendo, possiamo tornare, anch e se siamo infinitamente più deboli rispetto allo splendore di una volta, e possia mo limitarci a questi intermezzi stagionali.Adesso aveva tutto senso. I vari pezzi del puzzle si incastrarono uno dopo l'alt ro con degli schiocchi secchi all'interno della mia testa.. -Quindi gli spiriti che, secondo la leggenda, creano il gelo quando c'è ostilità...-Si, sono i miei discendenti. Abbiamo posto su di loro una maledizione, perché non perdonino. Perché non dimentichino. Perché si nutrano di tutto l'odio che proviamo verso quel maledetto CAOS!Avevo avuto fortuna. Ancora una volta, c'era qualcuno che rispondeva alle mie do mande. La cosa mi fece rabbia e basta. Non volevo avere fortuna. Volevo essere un bravo Detective. Mi chiesi, tuttavia, da dove provenisse quel desiderio, visto che co munque sarei dovuto tornare a casa il prima possibile. -Quindi la storia secondo cui tu sei una specie di vampiro e rubi l'anima ai pon y...-Una favoletta per tenere in casa i piccoli puledrini, inventata dal primo con u n pizzico di fantasia...Ovviamente. Ma si era sviluppata intorno alla sua capacità di prendere forma nelle

condizioni invernali, assorbendone la forza. Ora aveva tutto senso. Anche il fatto che parlasse di se stesso usando il Noi . Era un Dio, dopotutto. -Abbiamo risposto a tutte le tue domande, umano dal nome nobile. Se avrai fortuna, ci incontreremo il prossimo inverno. E se non ne avrai, vorrà di re che sarai morto prima...Probabilmente voleva essere una battuta o uno scherzo, ma ebbe invece l'effetto contrario di demoralizzarmi. -Uh... ok...- dissi, non troppo convinto. Alzò il corno. Un vento gelido mi spinse da dietro, con tanta potenza da farmi per dere l'equilibrio in avanti. Lentamente, il vento cominciò ad avvolgerlo con i vari fiocchi di neve che l'attra versavano, fino a circondarlo completamente con un vortice rapido e sibilante. Il vortice rimase lì per circa un minuto. Poi cominciò lentamente a sfarsi così come e ra apparso, ma dentro di esso il Dio dell'inverno era scomparso. Sospirai, un po ' sollevato e un po' demoralizzato per quest'ultimo fatto. Tornando verso la libreria, mi misi a pensare a tutta quella situazione. Tutto a veva improvvisamente senso. L'aspetto di leopardo delle nevi era per rispecchiare il suo aspetto di dio inve rnale, mentre quello di pony per il suo legame con equestria. Perché Shining Armor aveva definito semplicemente con "ostilità" gli incontri con qu ella creatura ed aveva fatto un rapporto così sottile divenne improvvisamente ovvi o Ed anche perché Celestia mi aveva inviato quei suggerimenti, e perché aveva accettat o quel rapporto striminzito. Lei lo aveva sempre saputo. Ora restava solo una domanda a cui dare risposta.. Chi era Caos? Mi alzai e mi diressi vero la Everfree Forest. Era il momento di riscuotere il mio pagamento.

Raccontai tutto a Zecora, che mi ascoltò in silenzio, armeggiando con erbe e pozio ni. Le spiegai con minuzia di particolari tutto quello che avevo scoperto e il modo in cui l'indagine si era svolta. Mi soffermai in particolar modo sul dialogo con la strana creatura, sul quale tu ttavia mantenne il più stretto riserbo. -Penso che l'immagine del libro fosse una libera interpretazione di quanto si ra

ccontava a quel tempo...- osservai, ricordandomi quanto era inquietante e irreal e rispetto alla realtà l'immagine del volume che mi aveva mostrato la zebra. -Sei stato abile e veloce, efficace assai, perciò la tua ricompensa presto avraidisse laconicamente La fissai in silenzio. La prima volta che le avevo parlato, mi era sembrata più al legra e gioviale. Che il mio racconto l'avesse turbata? Di certo non era la favo letta che si poteva ascoltare ogni giorno... -Va tutto bene?-Dammi una manciata di minuti, giovane fanciullo, e ti preparerò la mia pozione se nza il minimo trastullo!Fissai Zecora che armeggiava con vari ingredienti senza seguirne davvero i movim enti. Rimasi sorpreso del fatto che non mi chiamasse più Fantasma, e che avesse tr oncato la mia frase quasi sul nascere. Istintivamente, mi venne da ripensare al discorso che mi aveva fatto Winter. App oggiai i gomiti alle ginocchia e il mento alle mani, chiudendomi in un silenzio pensoso. C'era una parte in particolare che mi aveva colpito, e alla quale non r iuscivo a smettere di pensare. Caos... chi era? E che cos'era successo quand'era arrivato? Era abbastanza forte da sconfiggere degli Dei e un misterioso altro personaggio? Ma chi l'aveva trad ita, e perché? Zecora si accorse del mio improvviso silenzio, si voltò e mi sorrise con sincerità, porgendomi una lunga ampolla piena di un liquido biancastro. L'afferrai in silen zio, studiandone il contenuto. -Questa è ciò che hai guadagnato, fanciullo dall'aspetto vagamente annoiato.. Non pr eoccuparti del suo colore, te ne garantisco il sapore!- canticchiò con allegria. -...come si chiama questa roba?- domandai, perplesso. Rimasi di sasso per l'ultima volta di quel giorno, quando mi disse che si chiama va Vodka e che gliel'aveva insegnata un mercante, tanto tempo fa. Se volevo risc aldarmi, non esisteva di meglio, ma dovevo berne con moderazione. Scoppiai a ridere solo quando fui uscito da lì, sempre stringendo in mano il conte nitore.

La mia impressione sull'inverno cambiò in meno di una giornata. Come se non l'aves se già reso molto diverso il dialogo che avevo avuto con una vera e propria divini tà che lo rappresentava. Perché non avevo ancora finito di comprendere quella stagione. La giornata in cui cambiò ogni cosa, una che sembrava uguale alle altre me che non lo era, mi sarebbe rimasta impressa nell'animo per sempre. Mi alzai, come ogni mattina. Ormai non facevo nemmeno più attenzione ai gesti che ripetevo, dato che erano sempre gli stessi, e alzai lo sguardo verso la finestra , al cielo. Lo stesso manto di nubi. Una gigantesca coperta di luce ombrosa che aveva accomp

agnava le mie giornate costantemente, come a sancire il predominio della stagion e. Non avevo nemmeno idea di che giorno fosse. Volevo solo che l'inverno finisse il prima possibile, perché quell'odio loop si in terrompesse. Per quanto la cosa mi scocciasse, sentivo, sottile e in fondo all'anima, la manc anza dell'allegria di Pinkie Pie e dei commenti sottili di Rainbow Dash. Oltre a lla fortissima necessità di cambiare la mia dieta. Cosa non avrei dato per una mela, in quel frangente. Sospirai, mi vestii e feci colazione.

Quella mattina era diversa. L'avevo detto prima e lo ribadisco adesso, visto che è un dettaglio importante di questa storia. Uscii avvolto ancora una volta dal ve stito di Rarity, pensando a quale percorso avrei fatto meglio a seguire, quel gi orno, e ragionando sui salti e sulle acrobazie da fare. Però mi fermai, alzando lo sguardo. Quello non era uno spettacolo che si vedeva tu tti i giorni. Il Dio dell'Inverno era lì davanti. E fissava la libreria con uno sguardo neutro, come se stesse aspettando qualcuno. Perfettamente eretto sulle zampe, con una po stura quasi orgogliosa, puntò il proprio sguardo su di me, mantenendo la stessa es pressione di freddezza e neutralità che lo contraddistingueva. Dal canto mio, ero rimasto fermo immobile, scrutandolo in silenzio. Era rimasto ad aspettarmi? Perché? Mi domandai se volesse attaccarmi o uccidermi, ma non notavo nel suo sguardo alc un tipo di ostilità. -Buongiorno- mi disse. Lo fissai come se avessi visto un fantasma, rimanendo allibito dalla situazione, che aveva un ché di paradossale. -...tu..?!- riuscii a sibilare, dopo una pausa che mi parve infinita. Il Dio fec e il tipico sorriso che avrebbe fatto qualunque adulto di fronte ad un comportam ento particolarmente buffo di un ragazzino, quello che in genere significa Eh, so n ragazzi... . -Noi, giàSottolineò il Noi rrore. come se l'aver pronunciato il singolare fosse stato un mio grave e

Mi trovai improvvisamente a corto di parole. Che cosa potevo dire a una divinità c he mi veniva volontariamente a trovare, nel pieno dell'inverno? Ovviamente, la prima scemenza che mi passò in testa. -...avevi detto che ti avrei rivisto, E bravo merlo... almo della mano. forse , il prossimo inverno...-

pensai, resistendo alla sensazione di colpirmi la fronte con il p

-Sei la prima cosa "viva" che riesce a vederci dopo chissà quanto tempo, per noi s ei già abbastanza fortunato- disse mantenendo lo stesso sorriso. Io ero troppo stu pefatto per riuscire anche solo a rantolare qualche parola in risposta. E da quel momento i miei programmi per l'Inverno cambiarono radicalmente.

Avevo previsto di passare il resto dell'Inverno a fare parkour e ad esplorare Po nyville. Il fatto poi di possedere due mappe, una antica e l'altra moderna, dell a città mi aveva aperto la possibilità di conoscere davvero in profondità come quella città era cresciuta negli anni. Era curioso come, in quella situazione, mi interessasse qualcosa che in condizio ni normali avrei bellamente ignorato. Ma i miei piani vennero bruscamente cambiati dall'apparizione di quel Dio, e dal la relativa amicizia che ci avrei costruito attorno. Inizialmente, le nostre conversazioni si svolgevano con una certa freddezza. Pro babilmente, ognuno di noi vedeva l'altro esclusivamente come un passatempo, un m ero giochino con il quale far scorrere più rapidamente il tempo o, semplicemente, rendere lo squallore sempre uguale delle giornate anche solo vagamente più diverso . Con il tempo, quel Dio riuscii a farmi aprire con lui in modo molto più efficace d i quanto non avrebbero mai potuto fare i pony che mi avevano circondato fino ad allora. C'era qualcosa, nel modo in cui ti scrutava silenziosamente, o ti ascolt ava con attenzione, che ti riempiva di significato, e sembrava quasi dare un sen so alle parole che davi. Il modo in cui mi affezionai alla mia unica distrazione di quelle lunghe giornate invernali avvenne così lentamente che non riuscii ad ac corgermene quando fu troppo tardi per riuscire ad uscirne senza esserne ferito. Ma pensandoci con il senno di poi, in effetti, non l'avrei fermato se ne avessi avuto la possibilità. Non facevamo niente di speciale, dopotutto. Passeggiavamo per le strade avvolte nel silenzio di Ponyville, parlando di qualsiasi cosa ci venisse in mente. O alm eno, io parlavo, sotto le domande che credevo mosse da sincera curiosità di quella creatura. Non so perché cominciai ad aprirmi verso qualcosa che, a dirla tutta, c omunicava in modo abbastanza esplicito un senso di inquietudine e di antichità. Co n ogni probabilità, lo sguardo azzurro che mi puntava addosso riusciva a scioglier mi con una tale facilità da sorprendere anche il sottoscritto. In quei mesi, Winter divenne il mio secondo amico e quello più caro. Nonostante tutte le domande che gli porsi e tutti i tentativi di convincerlo a p arlare, non mi raccontò mai del periodo che aveva passato come Dio dell'Inverno, d ei suoi fratelli o di quella misteriosa Lei sulla quale continuava a serbare il più assoluto silenzio. Sembrava che la sua curiosità e il suo interesse fossero esclus ivamente puntati su di me. Quando mi domandò per la prima volta del periodo che av evo vissuto nel mio mondo, fui restio a parlargliene. Avevo sempre avuto una per cezione di preziosità di quei ricordi, come se conservarli fosse uno dei passi fon damentali per riuscire a tornare nel mio mondo. Tuttavia, l'andare dei giorni e il tormentante silenzio che dilagava erano due o ttimi pretesti per impazzire, in mezzo a quel nulla colorato di bianco, e Winter , che consisteva nella seconda creatura senziente che ero riuscito a trovare in quella nuova dimensione invernale, costituì la mia ancora di salvezza.

Gli parlai a lungo e più volte della mia vita precedente: l'abbandono di mio padre , una vita che sembrava scandita dalle scelte di coloro che mi circondavano e ch e ne tiravano i fili, una solitudine la cui comprensione andava oltre la mia com prensione, tanto che alla fine ero riuscito ad accettarla come parte integrante di me. Mi ascoltava sempre in silenzio, ma in qualche modo percepivo che il suo silenzi o era vivo e distaccato da quello che mi circondava nella versione fantasma di Pon yville. A riprova di ciò, ogni volta che mi voltavo a fissarlo, notavo in quello s guardo sempre una scintilla di calore, oltre l'impenetrabile barriera azzurra ch e vi si trovava attorno. Le sue domande finirono per concentrarsi soltanto su mio padre, ma il più delle vo lte lo lasciavo deluso con mezze risposte. Quando se n'era andato, dopotutto, er o abbastanza piccolo da riuscire a mantenerne solo un vago ricordo. Ciò che mi ave va insegnato, però, continuava a rimbombarmi nella testa, e in qualche modo ero si curo che non l'avrei mai scordato. Sembrava capirmi, in qualche modo. Lo sentii più vicino di quanto lo stesso Doc Wh ooves mi fosse mai stato. Mi domandò del mio mondo, dei miei interessi, del perché mi avessero richiamato come Detective e mi interrogò su ogni possibile dettaglio di Ponyville. La valvola di sfogo che era diventato divenne quasi indispensabile per me, affinché mi liberassi di ciò che mi portavo dentro e che nessuno sembrava disponibile ad ascoltare. Una volta, mi chiese se mi fossi mai innamorato. Lo fissai alzando un sopraccigl io, ma senza smettere di camminare. -...mai stato- risposi dopo una breve pausa. -Mai in quindici anni?Sembrava perplesso. All'interno della sua voce sicuramente c'era una punta di so rpresa. -Mai-Ne vai fiero?-Non lo so. Posso dire di essere felice di non provare qualcosa che non conosco? Seguì una piccola pausa. -Ha sensoLe giornate cominciarono a diventare una uguale all'altra, esattamente come prim a che Winter mi si palesasse, ma in qualche modo la sua presenza le rendeva una diversa dalla precedente. Iniziavano sempre allo stesso modo. Mi svegliavo, e lui era lì, davanti alla bibli oteca, che mi aspettava in silenzio. Un paio di volte, lo vidi anche sorridere. E mi sorpresi a pensare perché diavolo era il Dio dell'Inverno, se aveva tutto que l calore in un solo sguardo? Lentamente, persi ancora di più la concezione del tempo. Inconsciamente, speravo c he quelle giornate si sarebbero sempre ripetute uguali, e che il fragile cristal lo che avevo posto come barriera intorno ad esse non si infrangesse.

Mi resi conto che quella speranza era una mera chimera soltanto quando fu troppo tardi. Quando una mattina, si ruppe. Intorno a me c'era una profonda oscurità. Era diversa dalla tipologia che avevo vi sto nel sogno con Hooves. Era un buio calmante e pacifico. -...Filippo, stai ancora dormendo? Lo sai che giorno è oggi?"Twilight Sparkle..?" La sua voce mi giungeva ovattata e lontana, come se qualcosa la coprisse. Sbadig liai e aprii gli occhi, fissandone la figura violacea. Spostai istintivamente lo sguardo verso la finestra, come avevo fatto per così tan te volte durante l'inverno. Le nuvole erano scomparse e brillava un pallido sole primaverile. -...che giorno è?- chiesi, con voce impastata di sonno, alzandomi a sedere. -Il Winter Wrap-Up Day! Il primo giorno di primavera!- rispose lei con allegria, sorridendomi. -Ah...E poi mi resi conto di ciò che significava quello che mi aveva appena detto. Tutta il possibile dolore che avrebbe comportato venirne a conoscenza mi travolse, me ntre spalancavo gli occhi, inorridito. -NO!- gridai, alzandomi di scatto in piedi. Presi al volo i vestiti, scostai la prugna con uno spintone e scattai fuori, cor rendo come un pazzo, mettendomi i vestiti nella corsa. La neve era già quasi tutta sparita e ovunque c'erano pony di ogni colore con addo sso giacche abbinate che canticchiavano allegramente e spalavano la neve. Vederli gioire in quel modo fu una nuova ferita nel mio animo, ma non avevo temp o per restare lì a soffrire. Dovevo trovare uno spazio sul quale l'inverno non era ancora stato portato via. Twilight Sparkle mi raggiunse all'esterno, stupefatta , mentre io mi guardavo intorno con disperazione. Non poteva andarsene così. Dovevo parlarci un ultima volta, prima di vederlo spari re per i prossimi nove mesi. -Dove non avete ancora tolto la neve?!- mi voltai a fissare la prugna. -Perché me lo chiedi...-Dove?!- esclamai. Fece un'espressione sorpresa, causata dal mio scatto. -Beh, alle estremità della Foresta di Everfree, ma è questione di tempo e...-Diavolo!Non aspettai che finisse la frase. Mi voltai e salii su un tetto, cominciando a percorrere la fila di case.

Saltai a terra quando la linea si concluse, scattando e scartando tra i pony arm ati di pale e carri carichi di neve, incurante della fatica e del freddo. Centra i in pieno una pony, ma non mi fermai neppure a chiedere scusa, mentre quella mi mandava a quel paese. Non ne avevo il tempo materiale.

Alle estremità della foresta non c'era nessuno che vi stesse lavorando, e fortunat amente l'inverno non era stato ancora spazzato da quelle zone. Arrivai lì con il fiatone e caddi in ginocchio nella neve morbida, respirando con forza. Strinsi istintivamente la neve morbida con le mani, e la sentii scioglier si sotto la mia stretta. -WINTER!- gridai, alzando lo sguardo intorno a me. Nessuno rispose. -Fatti vedere!Il silenzio rimase ancora il mio unico compagno. Mi alzai in piedi, fissando il vuoto. -NON PUOI ANDARTENE COSÌ, DANNAZIONE! NON PUOI FARLO!Abbassai il capo, stringendo i denti, mentre intorno a me rimaneva soltanto un'o scura mancanza di suoni. Un vento gelido mi spinse con forza da dietro, facendomi cadere in avanti. Quand o alzai lo sguardo, l'effetto della spirale fatta dal vento era appena sparito e il Dio dell'Inverno era di fronte a me. -...buongiorno, FilippoMentre correvo lì, non avevo avuto il tempo né di pensare a qualcosa, né di immaginarm i come si sarebbe svolta quella conversazione. Non avevo neppure la certezza che sarebbe avvenuta, così ero semplicemente andato avanti a testa bassa. Ed ora che mi fissava con quel suo sguardo vagamente azzurro, potevo solo rimanere in silen zio a scrutarlo, come uno stupido. Presi un profondo respiro, alzandomi in piedi. -Così questa è l'ultima volta che ci vediamo...- disse. -...tornerai il prossimo inverno...- risposi. In qualche modo, sapevo che non er a vero. Che semplicemente, avevo espresso una speranza che non si sarebbe mai av verata. Come lo sapessi, non saprei spiegarlo neppure adesso. Ma ho imparato che ci sono cose che si conosco a priori, senza una vera e propria spiegazione vali da. Così avvenne anche in quella situazione. Mi sorrise. -Temo di no. Vedi, la poca energia che ci era rimasta ci permetteva di "vivere" come uno spirito nelle condizioni invernali, ma... potevamo apparire una volta o due, per non consumarne troppa. E nelle altre stagioni sparivamo per accumularn e di nuova e riapparire nella stagione successiva.

Tu però ci hai incuriosito. Ci hai ricordato nostra sorella Autunno. Così...-...così?-Abbiamo deciso che avremmo vissuto il nostro ultimo inverno con te...Strinsi la neve che toccavo con la punta delle dita, fissando Winter. -...NON PUOI ANDARTENE!-Perché no?-Perché... perché...Strinsi i denti, mentre lacrime bollenti mi rigavano il volto. -SEI IL MIO MIGLIORE AMICO, ECCO PERCHÉ! SEI LA PRIMA... "COSA" DI CUI IO MI FIDI PIENAMENTE, E SEI IL PRIMO CHE SI è INTERESSATO A ME COME PERSONA!Mi chiusi nuovamente nel silenzio, mentre tremavo leggermente. -Oh, troverai altri amici...-Non voglio altri amici, Winter! Non voglio che te ne vada e basta! Qui mi odian o praticamente tutti, e quelli che non lo fanno in modo esplicito è perché hanno tro ppa paura per ammetterlo! Non voglio tornare in quella situazione! Io.... io non posso!Era come trovarsi nuovamente nella stessa situazione di dieci anni fa. Mio padre che mi fissava con il suo sorriso tanto caldo e pacifico, mi dava quell'ultima carezza e poi se ne andava, per non tornare. Mi sentii nuovamente inutile e impotente, avvolto da fatti troppo forti e comple ssi perché potessi comprenderli e manovrarli. L'unica cosa che ero in grado di far e era farmi trascinare da una vita che andava più veloce di me. Mi fece un sorriso un po' triste. Poi mi si avvicinò. -Sei sciocco come un cucciolo appena nato... non lo capisci? Noi ti abbiamo fatt o un regalo...Stetti in silenzio, tenendo lo sguardo basso. -Noi non ce ne andremo mai davvero perché ci sarà sempre qualcuno che si ricorderà di noi. Te, Filippo. E finché non ti dimenticherai, saremo nell'unico posto dove vale davv ero la pena stare...Tenni lo sguardo basso, incapace di smettere di tremare. La consapevolezza di qu anto fossi debole mi colpì nuovamente, trattenendomi con le ginocchia al suolo. Non potevo fare nulla per impedirgli di andarsene, e non sarebbe tornato l'inver no successivo. Il mio primo incontro con Winter era stato anche l'unico, perché sa rebbe scomparso. Avevo risolto il suo mistero... una volta per tutte. -Smettila di piangere, Filippo. Non è un comportamento molto dignitoso...-

-...non ci riesco...- sussurrai, più che a me stesso che a lui. -Se ti facciamo un altro regalo, ci farai vedere un ultima volta il tuo sorriso. .?-...un altro?-Qualcosa per farti capire davvero che resteremo per sempre con te. Ok?Mi asciugai con un gesto rabbioso le lacrime e mi alzai in piedi. Lo guardai dritto negli occhi. E sorrisi, sforzandomi. -...va bene- dissi, cercando di mantenere quell'espressione più a lungo possibile. Non ci riuscii. Non potevo rendere quella felicità ipocrita che rendevo con qualsi asi altro essere animato intorno a me. Non con Winter. -Va bene, allora. Arrivederci, Filippo...Il Dio dell'Inverno alzò la testa e fu come se si ricoprisse di luce, diventando d i vetro. Poi, lentamente, si scompose in una lunga serie di fiocchi di neve, che volarono via in ogni direzione, piroettando e facendo acrobazie, partendo dalle zampe e scomponendone la figura in un vortice. Rimasi incantato a scrutare quel l'insieme di minuscoli granelli che si disperdevano in ogni direzione. Alzai la mano destra, tentando di trattenerne uno, ma nel momento in cui arrivò a contatto con la mia mano si sciolse, scomparendo. Abbassai lo sguardo nell'esatto punto dove si trovava Winter, al cui posto era r imasta una gemma. Mi avvicinai e la raccolsi. Era grande quando il palmo della mia mano, di forma ovale e, al contatto, fredda. Ma dentro pulsava di qualcosa di vivo. La gemma aveva una piccola parte rialzata che si richiudeva su se stessa con una mezza spirale, ed era di un azzurro chiaro, ma intenso. Me la strinsi al petto, piangendo le mie ultime lacrime. Poi sentii la prugna raggiungermi alle spalle.

Mi appoggiai al tavolo della libreria, fissando la gemma, che veniva guardata co n occhi famelici da Rarity. La ignoravo, fissando silenziosamente il gioiello e giocherellandoci. Mi sentivo stranamente svuotato, come se con la scomparsa di Winter se ne fosse andata ogn i cosa. -Senti, caro... chi ti ha dato quella gemma?- mi chiese senza un briciolo di tat to, avvicinandosi. Mi ingoiai la battuta acida che mi sarebbe venuta spontanea e non la degnai di u na risposta, voltandomi dall'altra parte. -Spike- lo chiamai. Il drago, che in quel momento era sollevato su uno sgabello, si voltò a fissarmi.

-...si?-Puoi scrivere quello che ti sto per dettare e mandarlo alla Principessa Celesti a?-...certo, ma... tu non sei un suo studente, no?- domandò, perplesso. -È una storia lunga e complessa... molto lunga, sopratutto...Lui scese, alzando le spalle, ed afferrò carta, penna e calamaio. Quindi mi disse: -Quando vuoiStetti i successivi quindici secondi in silenzio, fissando le presenti (Rarity, Twilight e Fluttershy) che si gustavano la propria cioccolata calda, l'ultima de ll'inverno, e fissavano a loro volta me. "Principessa Celestia" iniziai. -...ehm, e il cara?-Metticelo te, se vuoi"le scrivo al fine di consegnarle il rapporto del mio ultimo caso. Le faccio i complimenti per la sua furbizia. Lei sapeva esattamente che cos'era quella creatura, e ha voluto darmi un paio di tracce perché lo capissi da solo. Ciò che non poteva prevedere era la sua reazione nei miei confronti, e disgraziata mente, non ho potuto farlo neppure io. Non penso che potrò mai perdonarla per questa sua sottile leggerezza, ma..." -Ehi, frena un attimo! Stai parlando alla Principessa Celestia!Modera i termini! - mi riprese Twilight Sparkle. Sospirai, fissandola. -...ehm, che faccio?- chiese Spike. -Continua. È il mio rapporto-Ti stai rivolgendo alla Principessa, Filippo!-Twilight Sparkle...Probabilmente il tono della mia voce doveva contenere qualche veleno mortale. -...dimmi, cos'hai fatto quest'Inverno?-...quello che facevano tutti. Ho dormito-Esattamente. Pertanto, non venire a farmi ramanzine su fatti che non conosci, p erché non ne hai né il diritto, né il dovere e sopratutto, la posizione...Fissai nuovamente il drago. -Spike...-AH! Uh, si..?-

-Brucia quella pergamena. Le scriverò io un rapporto e bastaFissai un ultima volta la gemma di Winter. Poi mi appoggiai alle braccia sul tav olo, sospirando.

Cinque minuti dopo passai, con un gesto stanco, le 23 righe e mezzo di pergamena che avevo scritto. Spike gli dette un occhiata, leggendole rapidamente. -Sei stato molto... uhm, conciso...-Aveva chiesto un rapporto. QUESTO è un rapporto-...ed è, uhm, "autentico"?-So che sembra ridicolo, ma ogni singola parola di quella pergamena ha avuto rea lmente luogo-...però hai omesso la gemma-Questa non centra con il caso- dissi prendendola in mano. Scrollò le spalle e gli dette fuoco, poi se ne andò in cucina. -Senti, Filippo...- mi chiamò Rarity di nuovo. -Dimmi-Riguardo a quella gemma... sai...Mi fissò con i suoi occhi color zaffiro. Le feci un sorriso ipocrita. -Vedila così, cara Rarity. Tu... come faccio a dirtelo in modo delicato?Questa uscita fece calare un pesante silenzio tra i presenti. -Ah, giusto...Misi la pietra in una tasca interna della giacca. -...venderesti Twilight Sparkle al miglior offerente per pagare una grande parti ta di stoffe?!-COSA?! NO!- esclamò immediatamente, sbigottita. -E Fluttershy?-Beh, se proprio dovesse...- si intromise lei. -Non venderei MAI nessuna delle mie amiche per qualunque motivo, che razza di do manda è mai questa!?- esclamò, stupefatta ed offesa, fissandomi con severità. Le sorrisi, in modo ancora più ipocrita. -Allora spiegami, gentilmente, perché mi hai chiesto di vendere il mio, di amico.. .-

La domanda lasciò un tale sensazione di gelo che la pietra, posta sul mio cuore, m i scaldò. -...Filippo, lo so che le pietre preziose sono i migliori amici di una... ehm, s ei un uomo, vero?-Già...Alzai un sopracciglio. -...di una... "persona", ecco... però, quella è una gemma e basta. Non è viva ...-

-Questo lo dici te...- sottolineai estraendola di nuovo e ponendogliela di front e agli occhi. Restò un secondo a fissarla. Poi fece un salto, indietreggiando. -OH, CELESTIA, QUALCOSA PULSA DENTRO QUELLA ROBA!La fissò come se fosse qualcosa di disgustoso e terribile. Twilight Sparkle si alzò e si avvicinò, sorpresa. -Che cosa?!- esclamò. La fissò, per poi stupirsi anche lei. -...Hai ragione, sta "pulsando"! Come un cuore! Che significa, Filippo?-Oh, niente di che. È solo una vecchia leggenda sull'Inverno...Fissai il cielo, dalla finestra, rimanendo in silenzio. -O almeno, lo era...-