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La città digitale (note) di Michele Palmieri

Nei paesi del nord Europa per non rimanere imbottigliati nel traffico c’è una rete di sensori nelle strade che condivide in tempo reale i dati con gli automobilisti e permette agli amministratori di gestire in modo ottimale le politiche legate alla mobilità. Le carte d’identità elettroniche consentono di chiedere una prescrizione medica o di controllare se i figli sono a scuola e che voti prendono, tramite PC o smartphone. Ma servono anche a votare via web, pagare le tasse online (in pochi giorni si ottengono anche i rimborsi fiscali), comprare il biglietto dell’autobus e raccogliere statistiche su orari e percorsi al fine di migliorare l’efficienza del servizio trasporti. Ad Amsterdam per incrementare il risparmio energetico, molte case ed aziende sono dotate di un rilevatore digitale sull’impiego del gas e della corrente elettrica, che raccoglie i dati traducendoli in consigli pratici per il consumatore. A Tallin, grazie all'e-business register, le pratiche necessarie per aprire un impresa si sbrigano in pochi minuti e quasi tutte le nuove aziende nascono così: rigorosamente online, senza notai né file agli sportelli. Recentemente, il Governo ha creato una nuova figura: il vice cancelliere per l'IT incaricato dello sviluppo digitale del paese. A San Francisco è sufficiente dare uno sguardo alla mappa sul proprio smartphone per parcheggiare l’auto nel parcheggio libero più vicino, e al ritiro l’automobilista potrà pagare con lo stesso dispositivo. Oggi le città intelligenti (smart cities) stanno divenendo terminali di progetti e reti più ampie per lo sviluppo e la diffusione della cultura “digitale” che costituirà un importante fattore di crescita nei prossimi decenni. 08/05/2013