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Il «cazzotto nell’occhio»

I testimoni e gli interpreti Pochi mesi dopo la «visita» di Gennaro, richiesto dai compagni del collettivo del carcere, Gramsci espose sistematicamente la sua analisi della situazione Italiana e illustrò la proposta politica della «Costituente». Evidentemente aveva deciso di rendere esplicito il suo dissenso sulla politica del «terzo periodo» e sulla «svolta». Il tema merita una riconsiderazione principalmente per due ragioni: perché rappresenta la proiezione politica delle analisi e della elaborazione teorica sviluppate nei Quaderni del carcere, e perché le testimonianze che ne hanno tramandato la memoria e la letteratura che ne ha codificato l’interpretazione non appaiono del tutto persuasive. Com’è noto, una parte dei compagni presenti a Turi reagì duramente all’esposizione di Gramsci, per cui egli decise di sospendere le conversazioni e subì un breve isolamento 1. Ma quello su cui è opportuno tornare a riflettere è il significato della sua proposta, poiché essa ci aiuta a comprendere meglio la genesi politica e i nessi che legano fra loro i principali temi del programma di ricerca dei Quaderni. Punto di partenza obbligato sono le testimonianze coeve alla proposta della «Costituente», prima fra tutte quella di Umberto Terracini. Trasferito nel carcere di Castelfranco Emilia, dal quale poteva comunicare più facilmente con il Centro estero del partito, il 2 novembre 1931 egli scrisse allarmato:

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Nella lettera del 19 gennaio 1931 Tania dava una sommaria notizia degli «incidenti» avvenuti pochi mesi prima, ma poi aggiungeva: «Mi è stato raccontato che [Antonio] ha una benefica influenza sui suoi compagni; quando è l’ora d’aria e si trovano nel cortile, egli è sempre allegro e scherza con tutti; è sempre al centro dell’attenzione e attorniato dagli altri, porta con sé le riviste e le utilizza durante il passeggio». T. Schucht, Lettere ai familiari. Prefazione di Giuliano Gramsci. Introduzione e cura di Mimma Paulesu Quercioli, Editori Riuniti, Roma 1991, pp. 98 e 99.

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Corre e si rafforza, con quali ripercussioni potete immaginare, tra i nostri gruppi nelle carceri la voce che Antonio dissenta radicalmente dalla linea del Partito. Egli è passato alla Concentrazione, dicono gli elementi più impressionabili e meno capaci. Non ho ancora potuto incontrare alcuno che abbia parlato direttamente con Antonio: non posso quindi precisare il suo pensiero che forse è noto a voi. Tuttavia è certo che è sul tema delle prospettive che Antonio si è urtato coi compagni di Turi e precisamente sull’evenienza del periodo di transizione. Egli non lo esclude (credo, anzi, che lo ammetta). Questo è il punto centrale della discussione in tutte le carceri ininterrottamente 2. Come lui stesso avvertiva, Terracini non poteva dire nulla sul merito della proposta della Costituente e su ciò la sua lettera rinvia implicitamente a quella scritta a Togliatti il 5 maggio 1930, nella quale, argomentando il suo dissenso sulla «svolta», aveva ricordato che nella primavera del ‘28, durante la permanenza in cella con Gramsci ai tempi del «processone», anche Antonio affermava che, in caso di crisi del fascismo, l’ipotesi più probabile non sarebbe stata la «rivoluzione proletaria», bensì il ritorno della borghesia al «metodo democratico» e quindi il riaprirsi di un «periodo di transizione» 3. Ma è molto significativa la testimonianza che di questo si discutesse «ininterrottamente» nelle carceri, perché su quel punto si era determinata l’imposizione della nuova linea del Comintern al Pcd’I ed ovviamente essa strideva con quanto i quadri più convinti della strategia di Lione avevano imparato a pensare. Il modo in cui la proposta della Costituente veniva recepita e discussa originò il suo assorbimento nella problematica della transizione formulata nel 1924-1926. Il documento più significativo, al riguardo, è il Rapporto di Athos Lisa, che ha fornito gli elementi principali per le ricostruzioni storiografiche successive. A Turi egli era stato uno degli oppositori più determinati della Costituente e, uscito dal carcere in seguito all’amnistia, espatriato in Francia, agli inizi del ’33 fu chiamato dal Centro estero a riferire sugli avvenimenti del ‘30 4. La definizione
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U. Terracini, Sulla svolta. Carteggi clandestini dal carcere 1930-1932 , a cura di A. Coletti, La Pietra, Milano 1965, pp. 71-72. 3 Op. cit., pp. 15-18. 4 Cl. Natoli, Gramsci in carcere: le campagne per la liberazione, il partito, l’Internazionale (19321933), in “Studi Storici”, 1995, n. 2, pp. 314-315. Athos Lisa scrisse un primo Rapporto, indirizzato a Togliatti, il 13 febbraio 1933; quindi, per incarico di Togliatti, il 23 marzo presentò alla segreteria un Rapporto più circostanziato che fu messo agli atti e conservato in archivio. Esso venne pubblicato da Franco Ferri, in “Rinascita” del 12 dicembre 1964 e ripreso tal quale nelle Memorie. Queste vennero pubblicate, postume, nel 1973 (A. Lisa, Memorie. In carcere con Gramsci, Prefazione di U. Terracini, Feltrinelli, Milano 1973). Il Rapporto del 23 marzo 1933 è ripubblicato da pagina 82 a pagina 95. Il primo Rapporto è stato pubblicato da P. Spriano, in appendice a Gramsci in carcere e il partito, Edizioni de “l’Unità”, Roma 1988, pp. 150-154.

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della Costituente come «il cazzotto nell’occhio» risale appunto al suo Rapporto e non è di poco conto che in esso, come nelle testimonianze più tarde di altri oppositori della Costituente e, in seguito, nella ricostruzione di Paolo Spriano, il «cazzotto» appaia rivolto contro il partito anziché contro il fascismo 5. Comunque, il modo in cui Lisa riassume il pensiero di Gramsci è assai poco convincente. Egli presenta la Costituente negli stessi termini dell’Assemblea repubblicana del 1924-1926. La critica di Gramsci alla «svolta» sarebbe stata motivata principalmente dalla debolezza estrema a cui il fascismo aveva ridotto il partito e quindi dall’improbabilità che si verificasse una crisi dissolutiva del fascismo. Ma la crisi del ’29 avrebbe generato un crescente distacco dei contadini dalla monarchia e della piccola borghesia dal fascismo, ricreando le condizioni di una lotta per l’egemonia del proletariato su di essi. Soltanto nel contesto politico di una repubblica democratica il partito comunista avrebbe potuto ricostruire l’unità del proletariato (industriale e agricolo) e attrarre le classi medie dalla sua parte, conquistandole gradualmente all’obiettivo della «rivoluzione proletaria». Dinanzi alla crisi del «regime» e forse ad una guerra esso quindi avrebbe dovuto agire seguendo i canoni del «periodo di transizione» e avere una «duplice prospettiva»: quella della rivoluzione democratica come «mezzo» della rivoluzione socialista. Esso non doveva aver timore di «far propria» la parola d’ordine della Assemblea repubblicana, unendosi ai partiti della Concentrazione antifascista ed anzi anticipandoli. Infatti, interpellato da Lisa circa il momento in cui la parola d’ordine avrebbe dovuto essere lanciata, Gramsci avrebbe risposto: Io penso che, col peggioramento delle condizioni economiche, in Italia avremo una serie di agitazioni popolari di piazza con carattere sporadico, ma con una certa continuità. Questo fermento nella classe lavoratrice segnerà il momento in cui la Costituente diverrà realizzabile in Italia. Ma questa parola d’ordine deve essere agitata dal partito immediatamente. Nello stendere il Rapporto richiestogli Lisa appare confortato dal convincimento di esporre un pensiero contrastante con quello del partito; tanto che, dopo aver menzionato la decisione di Gramsci di «sospendere per sei mesi le
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Si veda, per esempio, la testimonianza di Angelo Scucchia, in Mimma Paulesu Quercioli (a cura di), Gramsci vivo nelle testimonianze dei suoi contemporanei , Feltrinelli, Milano 1977, pp. 219-222; P. Spriano, op. cit., p. 52.

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conversazioni fra compagni» a seguito dei contrasti che la sua proposta aveva suscitato, conclude la prima parte della sua esposizione con espressioni di tono sarcastico: «Così nacque e … morì la questione della Costituente a Turi di Bari mentre è rimasta viva nel pensiero del compagno [Gramsci] tanto che nell’ottobre del 1932 [poco prima che Lisa uscisse dal carcere ndr.] egli me ne parlava con lo stesso profondo convincimento e lo stesso entusiasmo del 1930». Meritano quindi attenzione le sue critiche alla Costituente, che egli pure riferisce: L’analisi del compagno [Gramsci] prescindeva da ogni valutazione sui rapporti d’interdipendenza fra l’economia Italiana e quella degli altri paesi capitalistici, sulle conseguenze inerenti all’acutizzazione della crisi economica mondiale come i fenomeni di radicalizzazione della classe lavoratrice, dello sfaldamento di categorie sociali costituenti la base di alcuni partiti politici pseudoproletari (socialdemocrazia), sull’influenza dello sviluppo dell’economia sovietica ecc. 6 Il Rapporto di Athos Lisa non può essere considerato una fonte autentica del pensiero di Gramsci come invece generalmente si è fatto dalla storiografia sul Pci. Per comprendere il significato della Costituente la fonte vera sono i Quaderni del carcere. In essi tutti i motivi del pensiero gramsciano menzionati da Athos Lisa hanno uno sviluppo originale e molto più complesso di quanto il Rapporto non registri. Questo costituisce, invece, un documento significativo delle semplificazioni con cui Gramsci trasmetteva il suo pensiero a compagni quasi tutti di cultura molto elementare, delle cautele con cui cercava di scuoterne la mentalità «massimalistica», senza porsi in aperto contrasto con la linea del partito; e soprattutto del modo in cui il suo pensiero poteva essere recepito da un operaio socialista giunto al Pcd’I con i «Terzini» nel 1924, «caduto» nella primavera del ‘27 e in carcere per circa sei anni prima di scrivere il Rapporto7. Infatti mi pare evidente che, nell’esposizione fattane dal Lisa, l’analisi che sottende la proposta della Costituente e la concezione del «periodo di transizione» riflettano gli schemi con cui un quadro politico piuttosto elementare poteva aver recepito, a suo tempo, la strategia di Lione; così come le sue critiche alla Costituente ricalcavano l’analisi e la strategia buchariniane
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Lisa, Memorie cit., pp. 81-90. P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano. II. Gli anni della clandestinità, Einaudi, Torino 1969, pp. 110 e 281.

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del VI Congresso dell’Internazionale Comunista che, evidentemente apprese quando già era in carcere, non potevano essere state recepite se non in modo altrettanto stereotipato. Di ben altro spessore appare l’unica testimonianza sulla Costituente pubblicata prima che il tema divenisse oggetto di storiografia: l’articolo di Giuseppe Ceresa, In carcere con Gramsci, compreso nel volume collettaneo curato da Togliatti nel 1938. Com’è noto, insieme a Ercole Piacentini, Ceresa era stato il compagno più vicino a Gramsci nel carcere di Turi e forse quello che meglio ne aveva assorbito il pensiero se, come risulta da una tarda testimonianza del Piacentini, Gramsci gli avrebbe affidato il compito di illustrarlo al Comintern e al Partito subito dopo la sua liberazione ottenuta grazie all’amnistia 8. Forse Togliatti aveva avuto modo di conoscere il Memoriale consegnato a Mosca da Ceresa nel 1933, di cui parla il Piacentini, e perciò affidò a lui il compito di scrivere i suoi ricordi su Gramsci a Turi. Tuttavia, secondo la testimonianza dello stesso Piacentini, gli avrebbe chiesto di espungere dalla sua trattazione il tema della Costituente perché “contrario” all’impostazione del Fronte popolare e di «scrivere qualcosa che si poteva accettare» 9. Nella versione pubblicata l’articolo di Ceresa mostra segni evidenti di un editing fatto probabilmente dallo stesso Togliatti. Ma, paradossalmente, ciò lo rende ancor più significativo: anche se presenta il pensiero di Gramsci come omogeneo, se non addirittura anticipatore della politica dei Fronti popolari, lo scritto mostra un’affinità con le note dei Quaderni evanescente, invece, nel Rapporto di Athos Lisa e forse inattingibile anche da Ceresa se Togliatti non ci avesse messo le mani. Secondo Ceresa, Gramsci combatteva aspramente l’idea del Comintern che la crisi economica avrebbe generato un distacco automatico delle masse dal fascismo e quindi si sarebbe potuto far leva sulla loro «miseria» per abbattere, insieme, fascismo e capitalismo. Inoltre, sosteneva che la prolungata paralisi della lotta di classe imposta dal fascismo rendeva necessario contrastarlo con parole d’ordine democratiche, non con l’obiettivo della «rivoluzione proletaria»: «il fascismo (…) ha ricacciato il proletariato e tutto il popolo italiano su delle posizioni più arretrate; il processo della lotta di classe in Italia si svilupperà,
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G. Vacca, Appuntamenti con Gramsci, Carocci, Roma 1999, p. 92. Ivi.

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Nelle parole di Ceresa risuonano chiaramente i concetti del Corso sugli avversari. La lotta di classe si manifesterà dunque nelle forme più varie. in questo volume. com’è noto. 6 . più impensate. né risultare una forzatura. l’adesione di Gramsci all’infiltrazione dei comunisti nelle organizzazioni di massa del regime. l’analisi togliattiana del fascismo degli anni Trenta era del tutto affine a quella sviluppata nei Quaderni. ma. come ho cercato di dimostrare nella introduzione alla raccolta degli scritti di Togliatti sul fascismo. sulla linea della conquista delle libertà distrutte dal fascismo». Sul fascismo. lanciata dal Pcd’I con la «svolta». Vacca. 000. Il silenzio sulla Costituente appare volto. pp. LXXXIX-CXIV e CXXXII-CXXXVII. era motivato dalla percezione dell’inadeguatezza della politica dei Fronti popolari come base di una lotta per l’egemonia. specialmente se i compagni nostri sapranno regolare la loro azione intelligentemente. era già stata registrata dal Rapporto di Gennaro 10. p. quindi. di imbrigliarle nelle proprie organizzazioni reazionarie per influenzarle continuamente con la sua demagogia. Roma-Bari 2004. porta ad una modificazione della struttura ideologica di queste: il nucleo primitivo fascista sarà sempre meno in grado di assimilare queste masse e ne verrà in una certa misura sommerso. in P. ad evitare il riaprirsi di una discussione che nel 1935 aveva presentato dei rischi per l’orientamento del Centro estero del partito e nel ‘37 poteva averli per i suoi 10 11 Cfr. ma l’immissione sempre più grande delle masse nelle organizzazioni fasciste. e il fatto che il pensiero di Gramsci venisse adattato alla strategia dei Fronti popolari senza tuttavia presentarlo come un’adesione ad essa non può sorprendere. nel quale raccomandava la parola d’ordine della Costituente. il messaggio trasmesso da Gramsci al partito nel 1953 e nel 1937. Come vedremo. l’analisi togliattiana sul fascismo come «regime reazionario di massa» e la tattica dell’infiltrazione dei militanti comunisti nelle sue organizzazioni collaterali: Il fascismo ha bisogno di controllare le grandi masse. Togliatti. La lezione del fascismo. G.dunque. nel ’34-’35 anche Togliatti aveva manifestato preoccupazioni analoghe per i limiti del programma e la concezione puramente difensiva del Fronte popolare 11.. Laterza. Le parole d’ordine che il Partito avrebbe dovuto agitare dovevano mirare a ristabilire una situazione democratica indispensabile per lo sviluppo delle lotte di classe. Ma.

pp. Qui sembra opportuno sottolineare invece come. con la pubblicazione dell’articolo di Ceresa. poi le falle saranno più grandi.rapporti con il Comintern. Né l’omissione della Costituente poteva lasciare dubbi sul fatto che Gramsci non avesse condiviso le parole d’ordine del Partito. non se ne può parlare senza cadere nello schematismo. Si può dunque parlare di un passaggio diretto dalla dittatura fascista alla dittatura del proletariato? No. passando ad illustrare la strategia gramsciana della lotta al fascismo. Infatti. piuttosto che una manipolazione del pensiero di Gramsci. Parigi 1938. fra esse. Ceresa così proseguiva: L’involucro reazionario potrà essere spezzato. Nel secondo volume. 116-119. Le fonti su cui egli basava l’interpretazione della Costituente sono principalmente memorialistiche e. in AAVV. Gramsci. Sul tema avremo modo di tornare in conclusione del capitolo. egli vi dedicò un capitolo intitolato significativamente Gramsci e il «cazzotto nell’occhio». per Gramsci. che abbraccia gli anni della clandestinità e venne pubblicato nel 1969. Edizioni italiane di cultura. e sul «periodo di transizione» si facesse conoscere cautamente un pensiero stridente con gli indirizzi del Comintern negli anni della tattica «classe contro classe» (1929-1934) e difforme anche dalla correzione parziale operatane dal VII Congresso dell’Internazionale. Infatti. 7 . In carcere con Gramsci. il dissenso di Gramsci sulla «svolta» venisse reso pubblico. Nello stesso tempo si avrà un’attivazione delle correnti di opposizione antifascistaborghese e il passaggio all’opposizione delle correnti «fiancheggiatrici» che cercheranno di trarre dei vantaggi dalla ripresa del movimento delle masse contenendo però questo movimento entro i limiti dello stato borghese. Ceresa. l’articolo di Ceresa si concludeva con l’affermazione che. I dissensi sulla «svolta» e la proposta della Costituente passarono dalla memorialistica alla storiografia con la Storia del Pci di Paolo Spriano. in principio qua e là. la parola d’ordine adeguata alla lotta antifascista era ancora «da trovare»12. la reazione sarà forse costretta a fare delle concessioni poiché la pressione delle masse potrà giungere ad influenzare una parte di quegli stessi dirigenti fascisti che vivono più a contatto con i lavoratori. Con le ultime affermazioni il dissenso di Gramsci sulla politica del «terzo periodo» era dichiarato apertamente e l’assimilazione del suo pensiero a quello di Togliatti sembra volta ad evitare il riaprirsi delle vecchie dispute sul modo di intendere la «tattica di fronte unico». soprattutto quelle 12 G.

«Qui. Tuttavia. l’articolo di Ceresa non veniva analizzato. invece. tanto che nella cronologia della vita di Gramsci preposta all’edizione critica dei Quaderni (la cronologia più accurata fra quelle che 13 14 Così sembra da quanto scrive Terracini nella Prefazione al volume. quando. Di Lisa. Spriano. Infatti. «la preoccupazione di un “intermezzo democratico” dopo il fascismo» avrebbe indotto il partito a sottovalutare la forza del fascismo. Spriano scrive non solo che secondo il Rapporto di Lisa . ma aggiunge anche che nel ’35 l’aveva ribadita a Sraffa perché la raccomandasse al partito 14. Spriano prende alla lettera il Rapporto di Lisa e lo considera complementare alle note dei Quaderni. sulle aporie della interpretazione di Spriano avremo modo di tornare.. sebbene omissivo del dissenso di Gramsci «con le prospettive del partito in quel periodo». Va invece osservato come essa abbia inaugurato una tradizione storiografica destinata a divenire una vulgata. secondo l’interpretazione della crisi Matteotti e della strategia di Lione avanzata nel primo volume della Storia del Pci.alla fine del ’32 Gramsci sosteneva ancora con piena convinzione la parola d’ordine della Costituente. il confronto con i Quaderni è evocato ma non è svolto. Il discorso di Gramsci appare un discorso strettamente tattico […]. pp. Ritiene di leggervi una correzione sostanziale. rispetto al ’24-’26. Spriano lo citava in nota considerandolo «collimante» con la testimonianza di Athos Lisa. Tutto fa ritenere infatti che Gramsci […] consideri anch’egli la situazione italiana se non certo esplosiva almeno in movimento. aperta a crisi politiche destinate a porre in grave difficoltà il regime». 8 . valorizzava il Rapporto del marzo ’33 e utilizzava ampiamente anche le memorie allora inedite.anche da noi utilizzate. la questione della “guerra di posizione” non appare abbia la rilevanza teorica che assumerà successivamente nelle note del carcere […]. 283 e 285. egli scrive. scritte probabilmente subito dopo quella pubblicazione 13. Storia del Partito comunista italiano cit. È appena il caso di notare l’incongruenza del riferimento alla «guerra di posizione». Tuttavia il termine di paragone della Costituente rimane l’Assemblea Repubblicana del ’24-’26. Se dunque fino al ’35 vi sarebbe stata continuità con la strategia del ’24-’26 a quando risalirebbe l’approfondimento teorico del «guerra di posizione»? Ma. nella proposta della Costituente Spriano non ravvisa «nessuna sostanziale revisione ideologica». ‘strumentale’ si direbbe oggi […].

che va dall’estate del ’23 alla primavera del ’24 e darà i suoi frutti più maturi nel Congresso di Lione (gennaio 1926). tornando sull’argomento nel ‘77 (due anni dopo la pubblicazione dell’edizione cronologica dei Quaderni) Spriano sviluppò il tema della «guerra di posizione» nei Quaderni. essa rispondeva alla «traduzione in linguaggio storico italiano» della tattica di Fronte unico. Torino 1975. Edizione critica dell’Istituto Gramsci a cura di Valentino Gerratana. Einaudi. anzi. Gramsci in carcere e il partito cit. Gramsci. Gramsci. prevede una fase “democratica” e suggerisce la parola d’ordine della Costituente» 15. 50-52. pp. 16 Spriano. semplificando ulteriormente la sua ricostruzione. 9 . sebbene ora se ne segnali «l’evidente schematismo». Com’è noto. Il problema della «fase intermedia» nel 1924-1926 Per verificare l’analogia del paragone fra la Costituente e la strategia di Lione ci sembra opportuno prendere in esame innanzitutto la genesi e il significato della parola d’ordine dell’Assemblea repubblicana. ossessionata dalla «possibilità che la borghesia [fosse] in grado presto di sostituire al governo fascista un governo di tipo giolittiano». in opposizione alla «svolta». Quaderni del carcere. Questa origina dal modo di funzionare del suo 15 A. la Costituente è presentata come «la ripresa delle convinzioni del 1926» circa la «fase intermedia». E la «duplice prospettiva» gramsciana resta segnata dalla visione «strumentale» della democrazia e dal pesante settarismo che avrebbe contraddistinto il Pcd’I fino all’evento liberatorio dei Fronti popolari e del patto di unità di azione del Psi16. ma al tempo stesso gli forniscono la prova e la chiave esplicativa della debolezza del Comintern. decise dal IV Congresso e dal III Esecutivo allargato dell’Internazionale. LXV. p. L’approfondimento del bolscevismo e la conoscenza diretta della Russia sovietica e dell’Internazionale lo confermano nel convincimento della validità «universale» dell’esperimento russo. della parola d’ordine «governo operaio e contadino» e della bolscevizzazione dei partiti comunisti.. Per Gramsci è un periodo di intensa elaborazione teorica e strategica.accompagnano le edizioni gramsciane) è scritto che. «sviluppando la sua politica del periodo Matteotti. Né. La fonte è sempre il Rapporto di Athos Lisa.

cioè alla questione in cui il problema dei rapporti tra operai e contadini si pone non solo come un problema di rapporti di classe.centralismo e dal fatto che nessun partito comunista era ancora riuscito a mettere radici nel proprio paese. Gramsci. impostata con abbastanza precisione dai compagni russi sia tecnicamente che nell’indirizzo generale per le sue applicazioni pratiche. Lettere 1908-1926. a cura di Antonio A. pp. Einaudi. cioè come uno degli aspetti della questione nazionale. Togliatti. Cfr. IV Edizione. Gramsci. Evidentemente tutto ciò non può essere casuale. costringe Gramsci a vincere la precedente «inerzia» 17. Subito dopo il III Esecutivo allargato (giugno 1923) egli annota: La tattica del Fronte unico. Il primo documento significativo della «traduzione in linguaggio storico italiano» della politica del Comintern è. 130. 10 . Einaudi. l’acuirsi del contrasto fra il Pcd’I e il Comintern. 19 A. Le ragioni per cui la tattica di Fronte unico pone l’esigenza di specificare la forma dello Stato non si esauriscono nelle particolarità della «questione contadina». perché credo che dopo la decisione dell’esecutivo allargato sul governo operaio e contadino. noi dobbiamo dare importanza specialmente alla questione meridionale. Torino 1971. p. 18 A. Roma 1984. non ha trovato in nessun paese partito e uomini che sapessero concretarla (…). 53-60. ma anche specialmente come un problema territoriale. che Bordiga mostrava di voler spingere fino alla rottura. La quistione italiana deve essere vista in questo quadro18. la lettera all’Esecutivo del partito del 12 settembre ’23 nella quale egli propone l’indirizzo e il titolo del nuovo quotidiano che l’Internazionale aveva deciso di far nascere per sostenere la fusione con i massimalisti. Torino 1992. Santucci. p. Il motivo principale per cui il partito deve avere una propria parola 17 L’accusa di «inerzia» rispetto alla linea di Bordiga venne formulata da Togliatti nella lettera a Gramsci del 1° maggio 1923. P. La costruzione del Partito comunista 1923-1926. La formazione del gruppo dirigente del PCI nel 1923-1924. 457. com’è noto. Personalmente io penso che la parola d’ordine «governo operaio e contadino» debba essere adattata in Italia così: «Repubblica federale degli operai e contadini» 19. Prefazione di Paolo Spriano. C’è qualche cosa che non funziona in tutto il campo internazionale e c’è una debolezza e una deficienza di direzione. Editori Riuniti. Inoltre. I suoi punti salienti riguardano il modo in cui in Italia si pone l’alleanza fra operai e contadini (la questione meridionale come questione nazionale) e la necessità di specificare la forma dello Stato che meglio si attagli ad un «governo operaio e contadino»: Io propongo come titolo «L’Unità» che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale.

Togliatti. il partito deve formulare una previsione realistica del suo probabile svolgimento. Ma. la sua peculiarità di movimento politico munito di un’organizzazione armata volta a sopprimere gli avversari. la rapida trasformazione autoritaria che esso imprime allo Stato inducono Gramsci ad un’amara autocritica: «La scissione di Livorno (il distacco della maggioranza del proletariato italiano dalla Internazionale comunista) è stata senza dubbio il più grande trionfo della reazione» 22. così come il Comintern continua a ritenere rivoluzionaria la situazione mondiale. pp. pp. Gramsci pensa che in Italia il fascismo non si possa stabilizzare e l’ipotesi più probabile è quella di una sua crisi dissolutiva a breve termine. cioè. una strategia di transizione adatta alla situazione italiana ed a tal fine la parola d’ordine «governo operaio e contadino» non è sufficiente: 20 21 Vacca. 22 Ivi. ma semplicemente di mutar governo altro che con la forza armata 21.. Le condizioni politiche per unificare le classi lavoratrici. 11 .. La formazione cit. XXIII-XXV. La lezione del fascismo cit. Deve sviluppare. Il Pcd’I deve quindi elaborare parole d’ordine adeguate perché essa possa approdare alla rivoluzione proletaria. Infatti. Ma la ricomposizione unitaria del proletariato italiano non può essere concepita nei termini della fusione tra il Pcd’I e i massimalisti.d’ordine statale è che in Italia è al potere il fascismo e. assumerne la guida e preparare la «rivoluzione proletaria» non ci sono e possono essere create solo se il partito farà propria la prospettiva di una rivoluzione democratica: Il fascismo [ha] posto in Italia un dilemma molto crudo e tagliente: quello della rivoluzione in permanenza e della impossibilità non solo di cambiar forma allo Stato. La vittoria del fascismo. continua ed intensifica la distruzione delle organizzazioni delle classi lavoratrici e della democrazia 20. e darsi una tattica appropriata. dal governo. per mettersi nelle condizioni di imprimervi il proprio segno. esso si è affermato con la violenza e. 152-153. p. essa implica invece la revisione della strategia del partito per cogliere le debolezze del fascismo che non aveva saputo vedere nel ‘21-‘22 e guidare le forze che possono distaccarsene. L’ipotesi più probabile è che la crisi del fascismo sfoci in una rivoluzione democratica. come chiede il Comintern. 102. sebbene l’involucro politico del suo governo sia ancora parlamentare.

Somai. Com’è noto. Argalia Editore. che dovremo prevedere con una certa esattezza per poter manovrare e non cadere in errori che prolungherebbero le esperienze del proletariato23. Urbino 1979. 53-54. consiste nel fatto che. Non è di poco conto che. Editori Riuniti. Ricerche e documenti 1922-1924 . Oltre al celebre editoriale « Capo». pp. 43-44. quando Gramsci scrive. per primo. che la maggioranza della classe operaia andrà con i riformisti e che i borghesi democratici liberali avranno ancora da dire molte parole. Roma 1984. mentre il socialismo internazionale non era riuscito ancora a farlo. Che la situazione sia attivamente rivoluzionaria non dubito e quindi entro un determinato spazio di tempo il nostro partito avrà con sé la maggioranza. G. Tra fascismo e socialismo in un solo paese. Gramsci a Vienna. L’originalità politica del bolscevismo. Gramsci aggiungeva che. comprendente uno «schizzo di storia del bolscevismo» scritto in polemica con Trockij 25. 1923-1926. da poco scomparso. da Vienna. Egli richiamava la sconfitta del ‘20 e le responsabilità del Psi per non aver voluto mobilitare il proletariato italiano a 23 24 Ivi. pp. Esso apparve nel marzo del ‘24. 12 . a Lenin. 199-200. proseguiva Zinoviev. scriveva Zinoviev. compaia per la prima volta il concetto di egemonia del proletariato. «nella storia internazionale della lotta delle classi». nel corso di questa ricerca. Ma se questo periodo forse non sarà lungo cronologicamente esso sarà indubbiamente denso di fasi suppletive. Le strategie del potere in Gramsci. era dedicata una biografia tradotta dal russo ma palesemente interpolata e adattata da Gramsci alla situazione italiana. era stato stabilito «teoricamente e praticamente l’ufficio storico della classe contadina». ha portato con sè la necessità di ricercare alla classe operaia un alleato: il bolscevismo ha trovato questo alleato nella massa nei contadini poveri». […] Io credo che ad una ripresa [proletaria] il nostro partito sarà ancora in minoranza. la lettera per la fondazione de «l’Unità». Il testo al quale egli attingeva era l’introduzione di Zinoviev al primo volume delle sue Opere. esso aveva «sviluppato l’idea dell’egemonia del proletariato e (…) posto praticamente i principali problemi istituzionali che Marx ed Engels avevano prospettato teoricamente. sta preparando il piano del primo numero della terza serie de «L’Ordine Nuovo» 24. Adattando il testo alla situazione italiana. Paggi. L’idea dell’egemonia del proletariato. in tal modo. pp. 25 L.Nel campo politico occorre stabilire con esattezza delle tesi sulla situazione italiana e sulle possibili fasi del suo sviluppo ulteriore. appunto perché concepita storicamente e concretamente.

La determinazione.sostegno dell’occupazione delle fabbriche. n. Ma l’enfasi che egli pone sui passaggi intermedi non è limitata all’Italia. nella genealogia del concetto di «egemonia del proletariato» Gramsci isolava il saggio del luglio del 1905. Gramsci. sintetizzandola nella parola d’ordine della Dittatura democratica degli operai e dei contadini. nel quale la guida del proletariato industriale era giustificata dalla sua collocazione nell’economia capitalistica. La formula manifestava palesi oscillazioni fra l’imposizione della direzione della classe operaia ai contadini e l’«aiuto» ad essi prestato perché potessero assolvere una funzione rivoluzionaria che da soli non avrebbero potuto sostenere. profondamente reinterpretato: Nell’Europa Centrale ed Occidentale lo sviluppo del capitalismo ha determinato non solo la formazione di larghi strati proletari ma anche e perciò creato lo strato superiore. elaborando l’esperienza della prima rivoluzione russa. Esso viene introdotto per elaborare una teoria della transizione adatta alla situazione italiana nella quale la «rivoluzione in permanenza». L’Ordine Nuovo 1919-1920. 27 A. ma aveva anche elaborato una teoria della transizione alla dittatura del proletariato come rivoluzione democratica e socialista. Di Biagio. Santucci. nell’Europa Centrale e 26 Vladimir Ilic Ulianof. Gramsci propendeva per quest’ultimo. Il concetto di «egemonia del proletariato» del 1924 non è o non è ancora la concezione della politica come egemonia che Gramsci svilupperà nei Quaderni. ricerca inedita per l’Edizione nazionale degli scritti di Gramsci. 13 . marzo 1924. Anno I. pp. è invece inserita in una riflessione più ampia sulle differenze morfologiche fra Oriente e Occidente. 2-4. in Id. Einaudi. pp. A. Terza Serie. era resa attuale dalla presenza del fascismo. invece. per cui «nell’Europa Centrale e Occidentale» l’esperimento russo non poteva essere semplicemente imitato. Torino 1987. l’aristocrazia operaia con i suoi annessi di burocrazia sindacale e di gruppi socialdemocratici. cosa forse ancora più importante. Ma. non solo aveva introdotto per la prima volta il concetto. 1. ovvero dalla sua modernità: direzione della città sulla campagna basata sulla soggettività politica del proletariato nel suo insieme 26. nel quale Lenin. che già nel 1920 Gramsci aveva criticato come anacronistica 27. Due rivoluzioni. in “L’Ordine Nuovo”. Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica .. che in Russia era diretta e lanciava le masse nelle strade all’assalto rivoluzionario. onde l’alleanza fra operai e contadini era prospettata come un blocco paritario. 569-574. L’egemonia leninista. doveva essere. a cura di Valentino Gerratana e Antonio A.

l’Italia faceva parte) spingeva Gramsci ad enfatizzare la complessità e la specificità del processo. Gramsci riproponeva l’obiettivo della Repubblica 28 29 Togliatti. G. La distinzione morfologica fra Oriente e Occidente. 805-824. nel corso del ‘23. op. onde il rischio di una rinascita del vecchio Barnum socialista poteva essere evitato. La formazione cit. 30 L. per quanto riguarda l’Italia. Ma la morfologia dell’Occidente (di cui. pp. 5. incrocia innanzitutto il tema della fusione fra il Pcd’I e il partito massimalista. 196-197. 14 . rende più lenta e più prudente l’azione della massa e domanda quindi al partito rivoluzionario tutta una strategia e una tattica ben più complesse e di lunga lena di quelle che furono necessarie ai bolscevichi nel periodo tra il marzo e il novembre 1917 28. Come abbiamo già visto nella lettera per la fondazione de «l’Unità» la proiezione politica dell’alleanza fra operai e contadini era la parola d’ordine Repubblica federativa degli operai e dei contadini.Occidentale si complica per tutte quelle superstrutture politiche. il compito prioritario dei partiti comunisti e il fondamento della preparazione politica della rivoluzione. Il 1° marzo del ‘24. e la declinazione della transizione in chiave di egemonia del proletariato presuppongono una complessità del processo rivoluzionario che. riteneva indispensabile la sua riunificazione in un unico partito: tenendo fermo l’obiettivo dell’alleanza fra operai e contadini. per inserire attivamente il proletariato in esso. Anche la riunificazione Pcd’Imassimalisti era quindi oggetto di un paragone che metteva in luce soprattutto le differenze con l’esperimento russo. La tattica di Fronte unico. individuava nella conquista della maggioranza del proletariato.. pp. stabilita dal III Congresso dell’Internazionale. pur con le particolarità del dualismo Nord-Sud. È stato giustamente messo in rilievo l’impulso che a questa riflessione aveva dato il Comintern. Gramsci al Terzo Esecutivo Allargato (1923): i contrasti con l’Internazionale e una relazione inedita sul fascismo. 1989 n. anno XX. Nel corso del '23 Gramsci si era sempre più convinto che il fascismo fosse investito da un processo di dissoluzione 29 e. Somai. create dal più grande sviluppo del capitalismo. cit. approfondendo l’analisi del fascismo.. Paggi. i comunisti gli avrebbero impresso un indirizzo rivoluzionario. pp. in «Storia Contemporanea». rimasta fedele alla socialdemocrazia. dedicando particolare attenzione alla questione contadina con la creazione del Krestintern e trasformando in senso federativo lo Stato sovietico al fine di regolare le disuguaglianze dello sviluppo fra i venti Stati che davano vita all’Urss30. 151-160.

dei legami trentennali che ha avuto con le masse: ciò non si può risolvere né con le mitragliatrici né con piccole manovre alla vigilia della rivoluzione.. che può essere risolto se fin da oggi ce lo prospettiamo in tutta la sua ampiezza e se fin da oggi ne iniziamo la soluzione […]. 31 32 Togliatti. Operai e contadini erano considerati i possibili protagonisti di una razionalizzazione dell’economia italiana in chiave produttivistica. p. non è certo una cosa che si possa praticamente realizzare 33. per realizzarla concretamente. L’unità politica del proletariato. È un grande problema storico. Il concetto di «egemonia del proletariato» oltrepassava quello puro e semplice dell’alleanza fra operai e contadini perché. era iscritta in questa prospettiva e presentava la sua stessa complessità dovuta alle molteplici articolazioni della società civile dei paesi dell’Europa occidentale. né manipolata rapidamente nella configurazione politica: Faremo noi un’alleanza per il governo soviettista coi massimalisti. Gramsci scriverà: La crisi italiana può solo essere risolta dal proletariato. 223-227. pp. Bisogna tener conto della tradizione del PS. Il fascismo ha solo ritardato la rivoluzione proletaria.federativa degli operai e dei contadini 31 e tre settimane dopo metteva a fuoco il problema della fusione con i massimalisti dando alla tattica di Fronte unico il senso di una «idea limite». 31. In agosto. 15 . Solo inserendosi in una rivoluzione europea e mondiale il popolo italiano può riacquistare la capacità di far valere le sue forze produttive umane e ridare sviluppo all’apparato nazionale di produzione. 33 Togliatti. La formazione cit. così come i bolscevichi l’hanno fatto coi socialdemocratici di sinistra? Mi pare che se la situazione si verificherà essa non sarà tanto favorevole a noi come era ai bolscevichi. 246-247. pp. non l’ha resa impossibile: esso ha contribuito anzi ad allargare e approfondire il terreno della rivoluzione proletaria. il Pcd’I doveva assumere i problemi fondamentali dello Stato e della formazione economico sociale della nazione italiana. La tattica del Comintern della conquista della maggioranza del PS è […]un’idea limite e un indirizzo... Gramsci. che dopo l’esperimento fascista sarà veramente popolare32. risolutrice della fragile unità e della debole competitività della nazione. La formazione cit. leva della «rivoluzione popolare». in piena crisi Matteotti. La costruzione del Partito comunista cit. In questi la classe operaia era inserita da tempo nei gangli vitali del sistema egemonico e non avrebbe potuto essere né sottratta ad esso con la forza.

matura in Gramsci l’idea che la «stabilizzazione relativa» stia per finire e. Togliatti a Mosca. egli formulerà previsioni più radicali di quelle avanzate dal Comintern nel V Congresso (1925) 34. si fosse formata una «mistica» della 34 G. Negli stessi termini il problema era vissuto anche dalla socialdemocrazia nei confronti del bolscevismo poiché i due contendenti partivano da visioni generali opposte del capitalismo. fin dal marzo del ’24. fedele alla socialdemocrazia. che fino al X Plenum dell’Internazionale continuarono a concepire il duello con la socialdemocrazia in termini di egemonia. Einaudi. In Nascita e avvento del fascismo Angelo Tasca ha documentato come e perché. Torino 1999. non avrebbe dovuto trasformarsi in scontro «militare» come avvenne. non era questa l’opzione di Gramsci e non fu la linea dei comunisti italiani. in molti casi. assegnando al proletariato il compito di imprimervi il segno di una civilizzazione democratica sia pure limitata ai paesi più sviluppati. fra la crisi Matteotti e lo spostamento a sinistra della situazione francese. Daniele (a cura di). divenuta storicamente attuale. vedeva riaffacciarsi il tema della Costituente. non considerava la guerra come inizio della «crisi finale» del capitalismo e puntava ad assumere un ruolo determinante nella sua stabilizzazione. Gramsci a Roma. all’interno della classe operaia. come lotta per l’egemonia. Per il bolscevismo la guerra imperialistica e la rivoluzione di Ottobre avevano dato inizio ad una nuova epoca storica. Il tema posto da Lenin con la tattica di Fronte unico era quello di una lotta per l’egemonia. quello di accelerarla. Ma. fra comunisti e socialdemocratici. Gramsci a Roma. 123-128. in Ch. invece. può avvenire solo nel corso del processo rivoluzionario. Il compito del proletariato era. quindi. che in Occidente è cosa di lunga lena e di estrema complessità. Il carteggio del 1926. Ad ogni modo. La socialdemocrazia. nel corso del ’26. Questa poteva essere risolta solo dalla rivoluzione proletaria.La conquista della maggioranza del proletariato. nella crisi del dopoguerra. Impostata in questi termini la lotta fra socialdemocrazia e comunismo non poteva risolversi che con la vittoria dell’una o dell’altro. pp. Vacca. 16 . fin dai primi anni Venti. caratterizzata dalla «crisi generale del capitalismo». Togliatti a Mosca . fra la vittoria dei laburisti in Inghilterra e lo sciopero generale del ’26. delle sue sorti e dei compiti della classe operaia. In ogni caso. I segni di una fine prossima della stabilizzazione relativa riguardavano innanzitutto l’Italia dove Gramsci.

Nella lettera a Scoccimarro e Togliatti del 1° marzo ’24. dai Fasci di combattimento alla Associazione Nazionale Combattenti. la lettera che ci accingiamo ad analizzare è degli stessi giorni in cui. 36 Togliatti. ma come ombre ad altre ombre che occupano tutto l’orizzonte politico e che chiudono. fummo. Il punto saliente del suo saggio è nella dimostrazione che alla dissoluzione della compagine nazionale originata dalla guerra nessuna forza o coalizione di forze era in grado di dare una risposta. Firenze 1995. senza che né l’una né l’altra giungano a prender corpo. Nascita e avvento del fascismo. La formazione cit. introduzione di Sergio Soave. nel secondo numero dell’«Ordine Nuovo» terza serie.Costituente che aveva contagiato non solo le formazioni politiche nuove.travolti dagli avvenimenti. tutte le idee prevalenti si fondevano qualche volta senza residuo 36. che dopo averla sostenuta fino al ’18. l’Unione Italiana del Lavoro (nazionalsindacalisti) e financo la massoneria. D'altronde. 357. nel quale la critica della scissione di Livorno. senza volerlo. pp.. tutte le strade che portano al potere»). Era tutto ed era nulla. ma anche a quella del 35 A. a destra come a sinistra. Secondo Tasca essa non riuscì ad imporsi per responsabilità del Partito socialista. p. Gramsci suggerisse al Pcd’I di far propria la proposta della Costituente dice chiaramente quanto gli apparisse imminente la decomposizione del fascismo. il partito radicale. tutte le formazioni storiche. «non ci fu corteo o fiaccolata in cui non si parlasse di Costituente (…). richiamando la situazione del ’19.bisogna dirlo . Non si oppongono come una realtà vivente ad un’altra realtà. nel ’19 le contrappose la «mistica» dei soviet («Alla mistica della Costituente. ma anche una parte delle forze liberali e socialiste (i socialisti indipendenti di Bissolati). La Nuova Italia. Il fatto che nel marzo del ’24. 17 . Come scrisse Pietro Nenni in Storia di quattro anni. Tasca. 73-84. 78. a cui già abbiamo accennato. il partito repubblicano. Ognuno le dava il significato che voleva. si cerca di opporre la mistica dei Soviet. con evidenti accenni autocritici non solo rispetto alla breve storia del Pcd’I. La citazione di Nenni è a p. o meglio. poteva essere tutto e fu nulla» 35. un aspetto della dissoluzione generale della società italiana. era formulata in termini ancora più radicali: Fummo . compariva il celebre articolo Contro il pessimismo. diventata un crogiuolo incandescente dove tutte le tradizioni.

Ho letto. rilanciata da Giovanni Amendola: Noi dobbiamo prospettare tutte le probabili soluzioni che l’attuale situazione può avere. La parola d’ordine della Costituente poteva consentire al partito di superare le sue carenze strategiche e programmatiche. ma ciò può essere fatto solo da una Costituente. La formazione cit. 37 Togliatti. 18 . e di riaprire al proletariato la possibilità di giocare le sue carte nella crisi del fascismo: La situazione attuale deve avere una soluzione politica: quale forma è più probabile che tale soluzione rivesta? È possibile pensare che si passi dal fascismo alla dittatura del proletariato? Quali fasi intermedie sono possibili e probabili? Noi dobbiamo fare questo lavoro di esame politico. Noi siamo per il governo operaio e contadino. che si fondi sulle prospettive delle soluzioni probabili che l’attuale situazione può avere. È probabile che in questo accenno sia contenuto il germe delle direttive politiche dell’opposizione nel futuro Parlamento: il Parlamento. già screditato ed esautorato per il meccanismo elettorale da cui è sorto. perché nessuno si è curato di dirlo». non ha un programma immediato. La «traduzione in linguaggio storico italiano» della parola d’ordine «governo operaio e contadino» si arricchiva così non solo di una prospettiva statale (la «Repubblica federativa degli operai e dei contadini»). scrive Gramsci. È probabile che la parola d’ordine della Costituente ridiventi attuale. il discorso di Amendola che mi pare molto importante: c’è un accenno in esso che potrebbe avere degli sviluppi. Io penso che nella crisi che attraverserà il paese avrà il sopravvento quel partito che meglio avrà capito questo processo necessario di transizione 37. dobbiamo farlo per noi e dobbiamo farlo per le masse del nostro partito e per le masse in generale. Gramsci distingueva capitalismo e fascismo. e per ognuna di queste soluzioni probabili dobbiamo fissare delle direttive.. pp. Amendola dice che le riforme costituzionali ventilate dai fascisti pongono il problema se anche in Italia non sia necessario scindere l’attività Costituente dalla normale attività legislativa.socialismo italiano. e proponeva di esaminare attentamente la possibilità di collegarsi all’opposizione liberale prendendo in seria considerazione la prospettiva della Costituente. per esempio. non può discutere di riforme costituzionali. ma anche di una parola d’ordine democratica per il governo del paese. ma cosa significa ciò concretamente in Italia? Oggi? Nessuno saprebbe dirlo. 245-246. «Il nostro partito.

Ma i rapporti di forza sono estremamente sfavorevoli. Ad ogni modo. Storia del Partito comunista italiano. Deve manovrare per cercare di cambiare la situazione e combattere su due fronti: contro il fascismo e all’interno del campo antifascista. P. Gramsci. Eletto deputato. Gramsci rientra in Italia e fa la sua prima grande prova affrontando la crisi Matteotti. per cui. l’atteggiamento di tutti i partiti antifascisti e lo sbandamento iniziale del fascismo lo inducono a concludere che «il regime fascista è entrato in agonia». le elezioni politiche mostrano l’isolamento del fascismo. La costruzione del Partito comunista cit. Una proposta debole. se le opposizioni non fossero rientrate in Parlamento.dalla sua parte38. A. La reazione del paese. pp. scrive Gramsci il 13 agosto. gli altri partiti antifascisti l’avessero rifiutata. p.che per ora attende la soluzione della crisi dall’Aventino . «noi possiamo prevedere solo un miglioramento politico della classe operaia. la crisi Matteotti chiarisce in maniera inequivocabile il «costituentismo» del ’24-’26. perché mirava a distinguersi dal blocco delle opposizioni. Torino 1967. Einaudi. I. 28-39. poiché era destinata anche a legittimare il rientro dei comunisti in Parlamento se. Realistico era invece il timore che. 405-408. La Costituente presuppone una crisi dissolutiva del fascismo per il distacco delle forze che nel ’22 lo avevano sostenuto. 19 . I comunisti partecipano all’Aventino ma propongono lo sciopero fiscale e la mobilitazione delle masse per risolvere in senso antifascista il dualismo di poteri a cui tende la situazione. non una lotta vittoriosa per il potere». 37. sostanzialmente impotente e attendista (i partiti dell’Aventino si affidavano alle iniziative della Corona) e ad avere una tribuna parlamentare da cui condurre la lotta su due fronti. Da Bordiga a Gramsci. Al tempo stesso il Pcd’I non può separarsi dagli altri partiti antifascisti perché rischierebbe l’autodistruzione. L’Aventino non è disposto a sfidare il fascismo nel timore che nella crisi intervengano le masse operaie e contadine dandole un segno rivoluzionario. come era più che probabile. Spriano.Poche settimane dopo. La costruzione del Partito comunista cit. per smascherare la subalternità dell’Aventino al fascismo e cercare di attrarre la maggioranza del proletariato . pp. una proposta duplice. il partito elaborerà è quella dell’Antiparlamento. alla vigilia dell’apertura del Parlamento.. il Pnf avrebbe potuto trasformarlo in una «Costituente fascista»39. La proposta che.. L’elemento scatenante è individuato nella crisi della piccola 38 39 Gramsci.

pp. non solo economico. all’ipotesi di una sua imminente crisi dissolutiva. l’adozione di parole d’ordine di tipo costituente mira quindi a intervenire in una situazione creata da altre forze e dominata da esse per riaprire la prospettiva della conquista della maggioranza del proletariato e preparare la «rivoluzione proletaria». la 40 41 Gramsci. In esse. La strategia della rivoluzione italiana è fissata nella parola d’ordine «Assemblea repubblicana sulla base dei Comitati operai e contadini. In conclusione. il «costituentismo» del ’24-’26 appare strettamente legato alla percezione dell’instabilità del fascismo. fra questi rientrano parole d’ordine come la Costituente repubblicana. La costruzione del Partito comunista cit. 495-498 e 510-513. Gramsci. il proletariato non può concepirla altrimenti che come transizione alla propria dittatura.. l’Antiparlamento ed altre ancora. ma al tempo stesso tende a smascherare gli altri partiti antifascisti per imporre l’«egemonia del proletariato». 20 . e. La previsione è che l’iniziativa resti nelle mani dell’opposizione liberale. L’elaborazione del ’23-’24 riceve una sistemazione organica nelle Tesi di Lione (agosto 1925). Ma la previsione generale è sempre quella di una crisi del fascismo nella quale gli obiettivi transitori non rappresentano vere e proprie tappe intermedie: non configurano formule di governo in cui il proletariato si possa riconoscere. Viene proposto un chiarimento sulle parole d’ordine «transitorie»: nella situazione data il proletariato deve avere obbiettivi parziali di carattere politico. In questa tipologia rientra anche la parola d’ordine «governo operaio e contadino» poiché l’unica forma di governo corrispondente alla conquista del potere non può che essere la dittatura del proletariato41. alla possibilità che. che non si possono prevedere perché saranno dettate dalle diverse situazioni che si potranno creare. La costruzione del Partito comunista cit. pp. base di massa del movimento fascista40. terra ai contadini». bensì parole d’ordine di agitazione politica volte a conquistare l’egemonia nella lotta su due fronti di cui abbiamo parlato. 30-32.. pur nelle condizioni enormemente più complesse di un paese europeo occidentale come l’Italia. controllo operaio sull’industria. La lotta si dirige contro il fascismo. malgrado avesse risolto a proprio favore la crisi Matteotti.borghesia. per esserne il protagonista. l’instabilità del fascismo è ribadita. È del tutto evidente che non si crede ad una rivoluzione democratica guidata dalle forze intermedie.

. inteso in senso generale. Lettera a Terracini del 27 marzo 1924. La formazione cit. in Togliatti.. Se i due primi giudizi si basano su dati di fatto incontrovertibili. p. Il tratto più significativo della sua riflessione è nel convincimento che. Non si può criticare la visione gramsciana della democrazia alla luce della propria: l’approccio è anacronistico e non può costituire un criterio storiografico poiché contrappone essere e dover essere. per questo. Gramsci. il terzo presenta invece evidenti aporie. La forma statale a cui egli pensa è quella proposta nella lettera per la fondazione de «L’Unità». A cominciare dalla fondamentale opera di Spriano. come abbiamo già detto. p. in cui delinea un modello di «democrazia soviettista» adatto all’Italia. La traduzione della formula «governo operaio e contadino» in quella di «Repubblica federale degli operai e contadini» è presentata come «un’ottima 42 A. 123. come la Cecoslovacchia e la Francia. in Id.. Nel corso del ’26 questo dispositivo analitico e strategico sarà ulteriormente affinato sulla base di una lettura della crisi mondiale che. la tattica di Fronte unico sia giusta ma insufficiente: il riaprirsi di una situazione potenzialmente rivoluzionaria dovrebbe spingere non solo i partiti comunisti dei paesi europei periferici come l’Italia. 261. sopravvalutava l’instabilità del fascismo (non percepiva la via d’uscita della soluzione totalitaria). quello del passaggio dalla tattica del fronte unico. ad elaborare strategie di transizione basate su parole d’ordine statali e di governo adeguate alle particolarità nazionali di ciascun paese: Per tutti i paesi capitalistici si pone un problema fondamentale. Un esame della situazione italiana. Rapporto al Comitato Direttivo del Pcd’I del 23 agosto 1926. 21 . nella storiografia sul Pci si è sedimentata una critica alle posizioni gramsciane del ’24-’26 articolata sui punti seguenti: egli aveva una visione errata della situazione capitalistica mondiale. induce Gramsci a contestare la nozione stessa di «stabilizzazione relativa». e aveva una concezione «strumentale» della democrazia.crisi generi un processo analogo a quello delle due rivoluzioni russe del 1917. ma anche quelli di paesi centrali. La costruzione del Partito Comunista cit. sia pure «tradotta» in «linguaggio storico italiano». Nel periodo considerato la «strategia del potere» gramsciana è quella bolscevica. ad una tattica determinata. che si ponga i problemi concreti della vita nazionale e operi sulla base delle forze popolari così come sono storicamente determinate 42.

come abbiamo visto. Per Gramsci. fra Gramsci e i suoi critici. per definire la Costituente della fine del ’30. Lettere 1908-1926 cit. Dire che nel ’30 egli non avesse operato ancora «nessuna sostanziale revisione ideologica» 44 equivale ad affermare che la sua analisi della situazione mondiale era la stessa del ’24-’26. controbilanciato dalla «sua decentralizzazione amministrativa» e dalla «colorazione delle forze popolari locali»43. Rivoluzione passiva. si può tranquillamente sostenere che Gramsci non fosse né un pensatore. come per qualunque altro leader comunista. a rifiutare la «stabilizzazione relativa» in nome della «attualità della rivoluzione». anziché inoltrarsi nell’analisi di questi. ma. p. Vedi nota 14. Anche Spriano ne è consapevole. la base filologica sono i Quaderni del carcere. 22 .. però. Inoltre. come abbiamo visto. Ma considerare «strumentale» la sua posizione nei confronti della democrazia liberale non ha né senso logico. guerra di posizione. si limita alle testimonianze e finisce per prospettare un quadro interpretativo palesemente contraddittorio. né un politico democratico. dal ’28 l’Internazionale aveva radicalizzato la visione della «crisi generale del capitalismo» e lanciato la politica del «terzo periodo». né senso storiografico: il confronto presupporrebbe una omogeneità di concezioni della democrazia. nei quattro anni successivi non avesse operato alcuna revisione non si vede perché avrebbe dovuto 43 44 Gramsci. Memorie e testimonianze sono ovviamente preziose. che invece non si dà. Nel ’26 il punto di arrivo della sua riflessione sulla «fase intermedia» non riguardava solo l’Italia ma anche gran parte dell’Europa occidentale e centrale. che nel ’26 era giunto. se si considera questa il paradigma della democrazia. non altro. Se Gramsci. egemonia. la politica nazionale si definiva in rapporto alla situazione internazionale.preparazione ideologica» di un «regime dei soviet» caratterizzato dall’«accentramento politico dato dal partito comunista». Ovviamente la «democrazie dei soviet» in regime di partito unico non ha nulla a che spartire con la democrazia liberale e. 131.

15 intitolato Passato e presente. Ma. bensì quello della sua forza. 35 del Q. come ben presto vedremo. forse il luogo più significativo è il par. Questa scaturisce dall’essere riuscito a distruggere le vecchie forme di organizzazione delle masse. l’idea della Costituente non viene abbandonata dopo gli scontri con i compagni di Turi ma è tenuta ferma fino agli ultimi mesi di vita di Gramsci. Infine. cioè nei periodi in cui a Turi la discussione sulle prospettive del partito in Italia e sulla proposta della Costituente fu più intensa. Che questa analisi sia sviluppata in polemica con la strategia del Comintern e con il modo con cui essa veniva applicata dal Pcd’I affiora continuamente e dalle più diverse angolazioni in tutto lo svolgimento dei Quaderni. Né è di poco conto che le «note» che segnalano i mutamenti di paradigma più significativi nel pensiero di Gramsci si addensino nell’autunno-inverno del ’30 e nella primavera del ’32. ma la forza. sostituendovene altre volte a neutralizzarne l’iniziativa e a controllarle. Gramsci ora ne sottolinea non l’instabilità. in risposta alla crisi del ’29. ma anche variante italiana di quel processo di adattamento dell’Europa all’«americanismo» che. a differenza dagli anni ’20. per esemplificarne i tratti distintivi. La nota è databile al maggio ’33 e si trova non a caso nel quaderno dedicato ad elaborare e generalizzare il concetto di «rivoluzione passiva». il rinvio dell’approfondimento del concetto di «guerra di posizione» ad un non ben definito periodo successivo all’autunno del ’30 è logicamente incongruente e filologicamente infondato: perché. Non può sorprendere che questa «occupazione» del popolo-nazione sia stata 23 . l’immagine del «cazzotto nell’occhio» non evoca certo lo scenario dell’ «agonia» del fascismo. appare destinato ad imporsi anche nel vecchio continente. D’altro canto. Essa sintetizza la trasformazione politica realizzata dal fascismo e. come abbiamo già ricordato. Per chiarirne il concetto il punto di partenza ci sembra dunque l’analisi del fascismo sviluppata nei Quaderni. Storia dei 45 cavalieri ungheresi . Il tema è molto vasto e ci limiteremo ai punti salienti: Il fascismo come agente europeo della «rivoluzione passiva» seguita alla sconfitta della rivoluzione proletaria. così come degli altri concetti strategici dei Quaderni con i quali esso fa sistema («rivoluzione passiva» ed «egemonia»). l’elaborazione del concetto di «guerra di posizione». e perché.opporsi tanto decisamente alla «svolta». li percorre fin dall’inizio della loro stesura.

né si può considerare questo un tratto di sua debolezza e disorganicità: un «popolo» di per sé sempre disposto all’azione. e viene dispersa. Nelle maglie dello Stato totalitario l’«occupazione» del popolo-nazione prosegue e si rafforza a meno che le forze antagonistiche non siano capaci di contrapporle una politica altrettanto efficace. Com’è noto. quando è seguita dalle moltitudini. che ha la funzione di impedire che la primitiva massa si riformi e diventi efficiente. e che se questa. per un’occasione qualsiasi propizia alla minoranza avversa. sempre fremente. 1789. 24 . Vacca..attuata da una minoranza in quanto essa è riuscita ad imporre una sua politica di massa. Quaderni del carcere cit. esso fa coppia con quello di «guerra di posizione» ed anzi 45 46 Gramsci. non organizza stabilmente questo seguito. Ciò che si chiamava «massa» è stata polverizzata in tanti atomi senza volontà e orientamento e una nuova massa si forma. ecc. p. ora dipendente dalla loro capacità di sviluppare una politica per le «moltitudini». in cui le vecchie moltitudini non contano nulla e non possono più muoversi e operare. Usandolo come metafora di quanto era avvenuto in Italia nel ’22 Gramsci scrive: Non si capisce che in ogni situazione politica la parte attiva è sempre una minoranza. tutto l’apparecchio si sfascia e se ne forma uno nuovo. Esso narra della capacità di quella piccola formazione militare di «tiranneggiare» le Fiandre per oltre sei mesi approfittando della demoralizzazione del popolo causata della guerra. Ma quello che qui interessa chiarire è il concetto di «rivoluzione passiva» in cui l’analisi del fascismo si iscrive. lo immaginano sempre esistente. La lezione del fascismo cit. Tuttavia molti continuano a richiamarsi a questo fantasma del passato. e dei suggerimenti filtrati dall’epistolario che abbiamo documentati nel primo capitolo. Anche nell’epoca delle masse la storia è teatro di minoranze attive. L’episodio dei 45 cavalieri ungheresi risale alla guerra dei Trent’anni ed è una citazione dai discorsi parlamentari di Ettore Ciccotti.45. anche se di volume inferiore alla prima. Non è chi non veda il parallelismo con l’analisi togliattiana del fascismo degli anni ’30 che evidentemente aveva continuato a giovarsi della collaborazione fra loro precedente l’arresto di Gramsci46. ma più compatta e resistente. non manipolabile né condizionabile da una forza usurpatrice è un puro «fantasma del passato». ciò che cambia è il criterio del successo. cioè di una «situazione democratica» precedente che è stata distrutta.

La prima osservazione da fare è che essi compaiono fin dalle prime note dei Quaderni e risalgono al 1930. 1827.. Nella sua generalizzazione il concetto si applica a tutta l’epoca moderna e. Il concetto indica quindi le modalità di svolgimento di processi di trasformazione che avvengono sotto la direzione delle classi dominanti tradizionali perché le classi antagonistiche non sono riuscite a prevalere. dal Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799 di Vincenzo Cuoco. Per stabilirne la definizione conviene soffermarsi sulla elaborazione successiva. 41 e 2011. presuppone una (temporanea?) 47 48 Gramsci. 25 . caratterizzato da una soggettività delle masse che si può condizionare e dirigere in un senso o in un altro. per quanto attiene al periodo fra le due guerre. Esso verrà rielaborato nel Q. Ivi. Esso serve a comprendere «come sotto un determinato involucro politico necessariamente si modificano i rapporti sociali fondamentali e nuove forze effettive politiche sorgono e si sviluppano. ma avvengono sotto la direzione delle vecchie classi dirigenti. germinano nuove forze attive che a loro volta tendono ad imprimere il proprio segno al mutamento complessivo. sulle forze ufficiali che esse stesse si modificano senza accorgersene o quasi» 49. p. costituendo il nucleo principale dell’analisi del Risorgimento. Nella sua generalizzazione (giugnoluglio 1933) il concetto costituisce un criterio di «interpretazione di ogni epoca complessa di rivolgimenti storici» che si sviluppino «in assenza di altri elementi attivi in modo dominante»48. con la pressione lenta ma incoercibile. com’è noto. che li adattano ai loro interessi e alla perpetuazione del proprio dominio. facendo emergere nuove forme di contrasto e nuove alternative. nella situazione che così si crea. pp. ma non si può sopprimere. che influiscono indirettamente. 1818-1819.è il suo doppio. Il concetto di «rivoluzione passiva» indica quindi un mutamento morfologico del processo storico mondiale. 1 intitolato Direzione politica di classe prima e dopo l’andata al governo . per ragioni derivanti dalla storia mondiale hanno una forza incoercibile e quindi si impongono. 19. Il concetto di «rivoluzione passiva» è tratto. Gramsci introduce il concetto di «rivoluzione passiva» nel par. 44 del Q. pp. Tuttavia. e tuttavia i mutamenti che esse avrebbero potuto promuovere hanno un valore oggettivo. ma è impiegato «in un senso un po’ diverso da quello che il Cuoco vuole dire» 47. Quaderni del carcere cit. 49 Ivi.

Esso è intitolato Guerra di posizione e guerra manovrata o frontale. 41 e 1775. Se. Ora è opportuno soffermarsi sul par. scritto nell’aprile del ’32. e. cruciale per l’analisi del fascismo. il concetto di guerra di posizione viene introdotto nel novembre dello stesso anno. 16 del Q. Ma su questo paragrafo. Gramsci aveva caratterizzato l’atto conclusivo della rivoluzione russa del 1917 in un «colpo di Stato». quando erano ripresi i colloqui politici con i compagni presenti a Turi.subordinazione del movimento comunista internazionale alla direzione capitalistica del processo storico mondiale. 236 del Q. nella quale la «guerra di posizione». L’argomentazione è svolta adoperando come metafora quanto era avvenuto nell’arte militare durante la prima guerra mondiale. torneremo fra breve. Nel par. La sua complementarità al concetto di «rivoluzione passiva» è esplicitata nel par. 10). 52 Nella lettera del 9 febbraio 1924 a Togliatti e Terracini. coevo del par. 10 egli aveva osservato che la rivoluzione russa era stata l’ultimo episodio di «guerra manovrata»: vale a dire. in cui il concetto è introdotto. Quaderni del carcere cit. Togliatti. Il contesto è quello degli Appunti di filosofia seconda serie. che della «rivoluzione passiva» è il complemento. Gramsci. 7. basata sulla potenza industriale dei paesi belligeranti e sulla mobilitazione di tutta la popolazione maschile in grado di combattere. 8. 51 Ivi. ci consegna il pensiero definitivo di Gramsci sulla «guerra di posizione». riducendola ad elemento parziale e suppletivo della strategia militare. e fa parte delle note dedicate alla critica dell’«economismo»: nel caso specifico. Il par. p. in una formulazione non ancora elaborata 50. almeno per ciò che riguarda gli Stati più avanzati» 51. aveva prevalso sulla «guerra manovrata». 26 . Ma in questa sede non occorre estendere l’analisi anche a questi temi. La formazione cit. un processo cominciato come «rivoluzione democratica» e trasformatosi poi in «rivoluzione proletaria» attraverso un colpo di Stato52 non sarebbe più stato possibile. non essendo stato rielaborato in nessuno dei «quaderni speciali» (avrebbe potuto essere ripreso ed eventualmente rielaborato nel Q... pp. 860. È invece opportuno volgerci subito al concetto di «guerra di posizione». 10 del Q. questo compare nel febbraio-marzo 1930. 7. Gramsci osserva che «la stessa riduzione [doveva] avvenire nell’arte e nella scienza della politica. quindi 50 La sua prima formulazione è quella di «rivoluzione senza rivoluzione». 10 già esaminato (novembre-dicembre 1930). è intitolato Struttura e superstruttura. la concezione dello sciopero generale di Rosa Luxemburg.

ma non è più l’«egemonia del proletariato» del ’24-‘26. categorie morfologiche. più o meno da Stato a Stato. Infatti. non geopolitiche. Nel brano citato il punto saliente è l’enfasi sulle specificità nazionali della lotta politica e su ciò dovremo tornare. 27 . proprio in quel periodo egli aveva ottenuto il permesso di leggerne l’ Autobiografia e probabilmente ad essa si riferiva). Egli riprende quindi la riflessione del ’24 su Oriente e Occidente in termini divenuti celebri: In Oriente lo Stato era tutto. nell’Occidente tra Stato e società civile c’era un giusto rapporto e nel tremolio dello Stato si scorgeva subito una robusta struttura della società civile. aveva compreso che occorreva un mutamento dalla guerra manovrata. Lo stato era solo una trincea avanzata. 17. Per comprendere il significato delle due nuove categorie introdotte da Gramsci fra il febbraio e il novembre del ’30 conviene analizzare prima lo slittamento semantico del concetto di «egemonia» che nei Quaderni tiene insieme «rivoluzione passiva» e «guerra di posizione». dopo la prima guerra mondiale e la rivoluzione di Ottobre. il passaggio alla «guerra di posizione» non riguarda solo l’Europa ma l’arte e la scienza della politica in generale. è la nozione molto più ampia di «egemonia politica» e viene introdotta per sottolineare la necessità che essa sia conquistata prima dell’andata al governo: nella società civile e non attraverso il potere statale. nel pensiero di Gramsci. applicata vittoriosamente in Oriente nel ’17..si doveva pensarne un’altra forma. 187. 1 (febbraio 1930). altrimenti in quest’ultimo p. ma questo appunto domandava una accurata ricognizione di carattere nazionale 53. Quaderni del carcere cit. Anch’esso compare per la prima volta nel par. 866. lanciando nel ’21 la «tattica di fronte unico». p. Nel par. dedicato a criticare la concezione di Trockij (come abbiamo visto nel capitolo precedente. Appare evidente che Oriente e Occidente sono. alla guerra di posizione che era la sola possibile in Occidente. 44 del Q. dietro cui stava una robusta catena di fortezze e di casematte. Gramsci scrive che Lenin. si capisce. 53 Gramsci. la società civile era primordiale e gelatinosa. illuminandone la complementarità.

il suo teatro è la società civile. Rispetto al ’24-’26 l’equilibrio fra internazionalismo e autonomia nazionale si è spostato ulteriormente a favore di quest’ultima e la «traduzione in linguaggio storico italiano» delle parole d’ordine del Comintern rivela non solo una radicale opposizione alla politica del «terzo periodo». Anche il concetto di «egemonia politica» è introdotto nell’analisi del Risorgimento e si riferisce alla capacità dei moderati di conformare lo Stato unitario all’esercizio permanente della loro direzione sull’intera società. 52 del Q. p. è necessario riformulare la rivoluzione proletaria in un progetto di trasformazione della vita nazionale di lunga lena. l’epicentro. Ivi. sviluppando il tema della «egemonia politica» che Lenin aveva solo intuito: Questo mi pare significhi la formula del «fronte unico» (…) solo che Ilici non ebbe tempo di approfondire la sua formula. di un concetto generale di carattere al tempo stesso euristico e strategico: Ci può e ci deve essere una «egemonia politica» anche prima dell’andata al governo e non bisogna contare solo sul potere e sulla forza materiale che esso dà per esercitare la direzione o egemonia politica 54. L’oggetto della «guerra di posizione» è dunque il raggiungimento dell’«egemonia politica» prima dell’andata al potere. cioè domandava una ricognizione del terreno e una fissazione degli elementi di trincea e di fortezza rappresentati dagli elementi di società civile 55. ma afferma la necessità di rielaborarla profondamente. pur tenendo conto che egli poteva approfondirla solo teoricamente. Ma assume subito il valore di un nuovo paradigma. Non è necessario ripercorrere qui lo sviluppo del concetto di egemonia nei Quaderni. la lotta politica nazionale. A tal fine il punto di riferimento principale è il par. 8 (febbraio 1932). ma anche la convinzione di dover andare oltre Lenin: nell’adattare la strategia del Comintern alle particolarità nazionali non è più sufficiente introdurre parole d’ordine transitorie specifiche. Infatti. in cui egli scrive: 54 55 Ivi. Gramsci non si limita a ribadire la validità della «tattica di fronte unico» abbandonata totalmente dal Comintern dal ‘28. 41.prevarrebbe necessariamente il dominio. è sufficiente sintetizzare l’innovazione che esso rappresenta nel pensiero di Gramsci. p. 866. mentre il compito fondamentale era nazionale. 28 .

dove si può misurare. Nel periodo dopo il 1870. Dopo aver ricordato che «il concetto della cosiddetta “rivoluzione permanente” [era] sorto prima del 1848. come espressione scientificamente elaborata delle esperienze giacobine dal 1789 al termidoro». p. sia nei rapporti internazionali. apparato statale relativamente poco sviluppato e maggiore autonomia della società civile dall’autorità statale. per dir così. l’espressione «egemonia civile». tutti questi elementi mutano. la sua distanza dal concetto di «egemonia del proletariato». 29 . forse. è il concetto di egemonia. 7 del Q. i rapporti organizzativi interni e internazionali dello Stato diventano più complessi e massicci e la formula quarantottesca della “rivoluzione permanente” viene elaborata e superata nella scienza politica nella formula di “egemonia civile” 57. È opportuno sottolineare che l’equazione guerra di posizione-egemonia si iscrive nel ripensamento e nell’accantonamento definitivo del concetto di «rivoluzione permanente». Ivi. a questo punto. p. la parte sconfitta viene subordinata alla parte vincitrice perché non 56 57 Ivi. che può nascere solo dopo l’avvento di certe premesse e cioè: le grandi organizzazioni popolari di tipo moderno. Il pensiero è sviluppato nel par.La guerra di posizione. 1566. È molto significativo che Gramsci adoperi. allo stato di fluidità sotto molti aspetti: maggiore arretratezza della campagna e monopolio quasi completo dell’efficienza politico statale in poche città o addirittura in una sola (Parigi per la Francia). determinato sistema delle forze militari e dell’armamento nazionale. in quanto anacronistico: esso è superato dai mutamenti intervenuti negli ultimi sessant’anni sia nella società civile dei paesi sviluppati. con l’espansione coloniale europea. Essi sono strettamente intrecciati. le masse sono stabilmente organizzate e questo dato sopravvive anche alle sconfitte della rivoluzione proletaria. in politica. maggiore autonomia delle economia nazionali dai rapporti economici del mercato mondiale ecc. che rappresentano le «trincee» e le fortificazioni permanenti della guerra di posizione56. egli scrive: La formula è propria di un periodo storico in cui non esistevano ancora i grandi partiti politici di massa e i grandi sindacati economici e la società era ancora. 973. meglio che in qualunque luogo dei Quaderni. La «guerra di posizione» prende il posto della «guerra manovrata» perché l’interdipendenza economica si è enormemente sviluppata e la società civile è sempre più intrecciata alla società politica. 10.

Posta la domanda «se le crisi storiche fondamentali [siano] determinate immediatamente dalle crisi economiche». di impostare e risolvere le quistioni che coinvolgono tutto l’ulteriore sviluppo della vita statale 59. Il secolo americano L’aspetto più significativo. fin dalle prime note del Q. conviene esaminare l’analisi gramsciana della situazione mondiale degli anni Trenta. pp. 1. prima di accingerci ad indagarlo. 459 e 1587. solo possono creare un terreno più favorevole alla diffusione di certi modi di pensare. ma è inserito nella rielaborazione del rapporto fra struttura e superstruttura ( Appunti di filosofia prima serie) e già questo è molto significativo. Prima di esaminarlo ci sembra però opportuno richiamare l’analisi della crisi economica del ’29-’32 sia perché l’«americanismo» è indagato anche come la risposta più efficace alla «crisi». Ancor più rilevante è il fatto che. di per se stesse. è il ridimensionamento. 30 . rielaborando quelle note due o tre anni dopo. quando la crisi è al culmine dei suoi effetti distruttivi. ma non può essere disorganizzata oltre un certo limite. 58 Come concetto euristico-strategico il termine compare una volta sola per denotare il carattere «retorico passionale» dell’imperialismo italiano e riguarda la politica coloniale di Crispi. al riguardo. del concetto generale di imperialismo 58 e l’emergere. Il nodo cruciale della lotta per l’egemonia è il nesso nazionale-internazionale. pp. non può essere ricacciata nella polverizzazione ed atomizzazione caratteristiche di un’epoca storica ormai superata. egli risponde: Si può escludere che. Quaderni del carcere cit. sia perché l’interpretazione catastrofica di essa è alla base della nuova strategia del Comintern e quindi costituisce il principale bersaglio critico di Gramsci. Gramsci respinga la possibilità di «crisi catastrofiche» per principio. ma. Gramsci. 59 Ivi. vittorie e sconfitte sono quindi reversibili e tutto dipende dalle capacità egemoniche dei contendenti. nei Quaderni.. dell’«americanismo» come forza egemonica mondiale. 45-46 (febbraio-marzo 1930).ha saputo imporre la sua egemonia. le crisi economiche immediate producano eventi fondamentali. Anche il tema delle crisi economiche compare subito nei Quaderni.

che volta a volta hanno fortuna in questo o quel paese. Quaderni del carcere cit. pp. con tentativi di ovviarla. ovvero. scrive. «per alcuni (e forse non a torto) la guerra stessa è una manifestazione della crisi.Come è noto il rifiuto del determinismo economico caratterizza l’intero sviluppo del pensiero gramsciano ed una riflessione del tutto simile a quella ora citata era già stata sviluppata nella Relazione al Direttivo del partito del 2 agosto ‘26 60. egli aggiunge. quando nel febbraio ’33 affronta direttamente il tema della crisi del ’29. è crisi. anzi la prima manifestazione. che offre anche una spiegazione delle guerre ben diversa da quella teorizzata dal bolscevismo: Una delle contraddizioni fondamentali [della «società attuale»] è questa: che mentre la vita economica ha come premessa necessaria l’internazionalismo o meglio il cosmopolitismo. le crisi economiche sono la fisiologia dello sviluppo capitalistico. 61 Gramsci. che generano soluzioni diverse al riequilibrio dei rapporti di forza e l’introduzione di innovazioni tecnologiche che mutano la composizione organica del capitale. Infatti. la vita statale si è sempre più sviluppata nel senso del «nazionalismo». 31 . nient’altro». 1755-1757. egli giunge alla conclusione che il crollo della borsa di New York rappresenti solo «una delle clamorose manifestazioni dello svolgimento critico» di un processo molto più lungo e complesso: «Tutto il dopoguerra. 60 «Nei paesi a capitalismo avanzato la classe dominante possiede delle riserve politiche ed organizzative che non possedeva per esempio in Russia. Anzi. La politica è sempre in ritardo e in grande ritardo sull’economia». Ma la differenza fondamentale è che mentre allora quella riflessione era volta a sostenere la necessità di parole d’ordine transitorie atte ad accelerare il processo della rivoluzione proletaria ispirato ancora all’esperimento russo. p. Ciò significa che anche le crisi economiche gravissime non hanno ripercussioni immediate nel campo politico. Sgombrato il campo dal catastrofismo economico («Lo sviluppo del capitalismo è stato una “continua crisi” se così si può dire». 121. Uno dei caratteri più appariscenti della «attuale crisi» è niente altro che l’esasperazione dell’elemento nazionalistico (statale nazionalistico) nell’economia 61. La costruzione del Partito comunista cit.. Gramsci. appunto la guerra fu la risposta politica e organizzativa dei responsabili». nei Quaderni Gramsci la inserisce nell’elaborazione della teoria generale dell’egemonia e ricomprende le «crisi economiche» nel concetto più complesso di «crisi storiche». del «bastare a se stessi» ecc. allargano i consumi e consentono la ripresa dell’accumulazione) egli giunge a formulare una teoria generale di carattere storico-politico delle crisi ..

a datare da quando si era formata una economia capitalistica mondiale. già orientato verso nuove forme di regolazione dell’economia (alti salari e alti consumi. Quaderni del carcere cit. ma il focus sull’americanismo è acceso fin dal febbraiomarzo del ’30 ed individua negli Usa il protagonista della «rivoluzione passiva» a scala mondiale. 1. Gramsci. Agosti. La Terza Internazionale. Storia documentaria. Editori Riuniti. era l’analisti delle crisi svolta da Bucharin nel Rapporto al VI Congresso che aveva costituito la base della politica del «terzo periodo». pp. pp.si domanda Gramsci . 1924-1928. Il paragrafo 34 del Q. in cui queste considerazioni sono sviluppate è del febbraio-marzo 1931. 32 . Istituto della Enciclopedia Italiana. Roma 1976. appaiono il paese più capace di innovazione tecnologica (il taylorismo). «L’americanismo . verosimilmente influenzate dai lavori del V Esecutivo allargato (marzo 1925) che aveva posto nuovamente l’accento sulla stabilizzazione del capitalismo. Dalla incapacità o dall’opposizione di queste ultime ad adeguare gli spazi della politica al cosmopolitismo dell’economia avevano origine. invece. mentre i protagonisti della politica internazionale erano rimati gli Stati nazionali e le vecchie élites in essi dominanti. 7. Vacca.La contraddizione fra il cosmopolitismo dell’economia e il nazionalismo della politica assume il valore quasi di una «legge di movimento» dell’epoca contemporanea. pp. 882-883. Di conseguenza la teoria delle crisi dianzi citata mette al centro dell’attenzione gli Stati Uniti che. Questa dinamica era stata già abbozzata nelle Tesi sulla situazione internazionale del Congresso di Lione. quindi. 67-70. anziché sulla sua precarietà 62. cioè il fordismo) che consentono loro di superare la crisi e di avviare una trasformazione del capitalismo industriale anche oltre i loro confini64. 413-415.può essere una fase intermedia dell’attuale crisi storica? La concentrazione plutocratica può determinare 62 una nuova fase dell’industrialismo europeo sul modello A. in Dizionario Biografico degli Italiani vol.. sebbene investiti violentemente dal versante finanziario della crisi. II. Roma 2004. 64 Gramsci. l’abbozzo delle Tesi di Lione non sviluppava quella intuizione nella direzione che Gramsci segue nei Quaderni grazie ad una ripresa ed a uno slargamento del liberismo che aveva ispirato i suoi scritti negli anni della guerra63. Molto più economicistica. Ad ogni modo. anche le guerre. 63 G. 58.

Questo «passaggio». 489-493. che sarebbe avvenuto lo stesso ma con ritmo lento e che invece si presenta come un contraccolpo della «prepotenza» americana. reso inevitabile dall’avvento della società di massa e dal crescente grado di interdipendenza dell’economia mondiale (i due fenomeni segnano nell’insieme il tramonto definitivo della civiltà liberale). 33 . egli risponde. il «cesarismo» staliniano e l’introversione 65 66 Ivi. p. p. una «rivoluzione passiva» paragonabile a quella che aveva caratterizzato l’età della Restaurazione 68. che superi il «vecchio individualismo economico» 69. «economico-corporativo» e inespansivo dell’Urss staliniana (il carattere rozzo e violento dell’economia di comando. ciò che a lungo andare (e non sarebbe molto lungo. col peso implacabile della sua produzione economica. e richiama l’attenzione sui processi di razionalizzazione produttiva. La ragione principale per cui esso ha assunto questo ruolo è che «l’americanismo e il fordismo risultano dalla necessità immanente di giungere all’organizzazione di una economia programmatica». La prima stesura della nota (paragrafo 52 del Q. Ivi. p. Due mesi dopo. costringerà e sta già costringendo l’Europa a un rivolgimento della sua assise economico-sociale. Unione Sovietica compresa67. 4). l’introduzione del sistema Bedeaux e del taylorismo che sono in corso anche in Italia 65. 2140. 67 Ivi. prendendo spunto da un’intervista di Pirandello con Corrado Alvaro. 2139. rielaborando le note sparse sull’«americanismo» Gramsci caratterizza il rivolgimento delle basi materiali della civiltà originato dalla sua trasmissione all’Europa. 70. Il suo atteggiamento è del tutto favorevole alla diffusione dell’industrialismo americano: Il problema è questo: se l’America. scritto a Formia nel 1934. 69 Ivi. Nel Quaderno 22. p. è del novembre 1930. 68 Ivi. 2164-2169. se cioè si sta creando una trasformazione delle basi materiali della civiltà.dell’industria americana? Il tentativo probabilmente sarà fatto». 296. perché nel periodo attuale tutto è più rapido che nei periodi passati) porterà a un travolgimento della civiltà stessa esistente e alla nascita di una nuova 66. dà una risposta affermativa alle domande citate e pone la dialettica fra Usa ed Europa al centro della scena mondiale. non può avvenire sotto la direzione del movimento comunista per il carattere primitivo. pp.

del febbraio-marzo 1930 intitolato Il giacobinismo a rovescio 70 G. In Europa.. Vacca. è il fascismo 71. ma riguarda tutto il vecchio continente ed è connesso al passaggio dalla «guerra manovrata» alla «guerra di posizione in politica»: Nell’Europa dal 1789 al 1870 si è avuta una guerra di movimento (politica) nella rivoluzione francese e una lunga guerra di posizione dal 1815 al 1870. Inizialmente viene analizzata per rapporto alla Francia (par. pp. Roma 1999. 34 . Nel processo mondiale guidato dall’«americanismo» il comunismo internazionale è dunque una forza subalterna. 207-228. con cui Gramsci vuol fugare ogni ombra di determinismo economico. Quaderni del carcere cit..isolazionistica a datare dall’inizio della pianificazione) 70. Le vie del fascismo Come abbiamo visto la crisi del ’29 è inserita in un ciclo storico che data dalla guerra e iscritta nella categoria delle «crisi storiche». La crisi dello Stato. dove l’impatto della rivoluzione d’Ottobre non è stato riassorbito e la pianificazione sovietica rappresenta una sfida pressante. la guerra di movimento si è avuta politicamente dal marzo 1917 al marzo 1921 ed è seguita una guerra di posizione di cui il rappresentante. la «crisi storica» del dopoguerra è declinata in termini generali ed è «crisi di egemonia». oltre che pratico (per l’Italia). L’obiettivo non può essere perseguito senza sviluppare. Infatti. «l’organizzazione di un’economia programmatica» è promossa dallo Stato e guidata dalle classi dirigenti tradizionali. Carocci. nel contempo. La «crisi storica» si manifesta complessivamente come «crisi dello Stato» e il terreno d’elezione per indagarla è l’Italia. Appuntamenti con Gramsci. ma la trasformazione in corso risponde in definitiva alla necessità di imbrigliare la soggettività delle masse originata dal ciclo storico post-1870 ed «esplosa» nel dopoguerra. ideologico. per l’Europa. 1229. 71 Gramsci. 1. ma di un contesto europeo e mondiale. p. Naturalmente questa non fa parte a sé. la crescita e la redistribuzione della ricchezza. nell’epoca attuale. Essa assume tratti peculiari nel fascismo italiano. Il processo ha quindi chiaramente il carattere di una «rivoluzione passiva». L’analisi dell’Urss staliniana in Id. nuove forme di regolazione dell’economia che favoriscano l’industrializzazione. 48 del Q.

che sono diverse da paese a paese ma manifestano tratti comuni nei rapporti tra società civile e società politica (masse e Stato): In ogni paese il processo è diverso. sebbene il contenuto sia lo stesso. La crisi di egemonia si manifesta nei rapporti fra rappresentanti e rappresentati e quindi come crisi dei partiti e crisi di governabilità. ma l’esempio francese serve a formulare il concetto generale di crisi dello Stato come crisi di egemonia: L’esercizio «normale» dell’egemonia nel terreno divenuto classico del regime parlamentare. Gli assetti internazionali del dopoguerra non l’hanno sanato. non lo possono risolvere perché appaiono entrambi. 27 nel Q. il bolscevismo e il fascismo. e i due movimenti politici nuovi originati in Europa dalla guerra. anzi l’hanno persino aggravato. Con evidente riferimento al dopoguerra Gramsci ne sintetizza le cause. un fenomeno di lungo periodo che però si intensifica ed offre la chiave interpretativa della storia europea attuale. E il contenuto è la crisi dell’egemonia della classe dirigente. Dall’angolo di visuale della storia mondiale la crisi appare quindi un processo dissolutivo dello Stato-nazione. anzi appaia appoggiata dal consenso della maggioranza espresso dai cosiddetti organi dell’opinione pubblica […]. 1603. ma sono inseriti nel processo mondiale dominato dal contrasto fra il cosmopolitismo dell’economia e il nazionalismo della politica. 35 . [Ma] nel periodo del dopoguerra l’apparato egemonico si screpola e l’esercizio dell’egemonia diviene sempre più difficile [“permanentemente difficile e aleatorio” corregge Gramsci nella rielaborazione del par. p. o perché vaste masse (specialmente di contadini e di piccoli borghesi intellettuali) sono passate di colpo dalla passività politica a una certa attività e pongono rivendicazioni che nel loro complesso disorganico costituiscono una rivoluzione73. ma «si riflette in tutto l’organismo statale». 72 73 Ivi. è caratterizzato da una combinazione della forza e del consenso che si equilibrano. I fenomeni descritti riguardano la vita interna dello Stato. p. sebbene contrapposti. 13]72. senza che la forza soverchi di troppo il consenso. 59. Ivi.di Carlo Maurras). che avviene o perché la classe dirigente ha fallito in qualche sua grande impresa politica per cui ha domandato o imposto con la forza il consenso delle grandi masse (come la guerra). «economicocorporativi».

non solo non assimila nuovi elementi. al tempo stesso. p. del distacco degli «intellettuali tradizionali». 36 . staccandosi dal raggruppamento sociale al quale avevano dato finora la forma più alta e comprensiva e quindi la coscienza più vasta e perfetta dello Stato moderno. Il fenomeno è conseguenza e causa. pp. si «disgrega» e le frazioni dominanti tornano alla pura politica di potenza: La classe borghese è «saturata»: non solo non si diffonde. 1637. Ivi. Interpretandone l’attività in chiave europea egli la considera rappresentativa di tendenze diffuse nei principali paesi del vecchio continente e attribuisce al suo operato un significato sempre più regressivo poiché sarebbe rivolta a distaccare gli «intellettuali tradizionali» dalla vita dello Stato. Gramsci considera ciò «catastrofico» per lo Stato moderno: Oggi si verifica nel mondo moderno un fenomeno simile a quello del distacco tra «spirituale» e «temporale» nel Medio Evo: fenomeno molto più complesso di quello d’allora. Per quanto riguarda il proletariato. di quanto è diventata più complessa la vita moderna. favorendo così le divisioni e l’involuzione autoritaria della borghesia. Gramsci considera Croce il leader intellettuale del «revisionismo» e della «rivoluzione passiva». né internazionalmente75. ma disassimila una parte di se stessa (o almeno le disassimilazioni sono più numerose delle assimilazioni) 76. elaboratori dei valori etico-politici della borghesia (intesa come classe economica) e quindi dei valori universali della sua civiltà. p. nell’unico Stato in cui è al potere. 937. di creare i suoi intellettuali («l’intellettuale 74 75 Ivi. Dagli inizi del Novecento essa non è più capace di espandersi né all’interno dello Stato. Novembre-dicembre 1930. il tema riguarda la sua incapacità. invece. ma si disgrega. Che la borghesia regredisca sempre più alla fase economico-corporativa significa che torna alla «concezione dello Stato come pura forza».Come abbiamo visto nel primo capitolo. 690-691. (Novembre-dicembre 1930). in realtà compiono un atto di incalcolabile portata storica: segnano e sanzionano la crisi statale nella sua forma decisiva 74. gli intellettuali tradizionali. anzi. I raggruppamenti sociali regressivi e conservativi si riducono sempre più alla loro fase economico-corporativa mentre i raggruppamenti progressivi e innovatori si trovano ancora nella fase iniziale appunto economico-corporativa. 76 Ivi.

che l’Urss sia ancora in una fase economico-corporativa si spiega con i caratteri del potere bolscevico. l’inefficacia pianificatrice dell’economia di comando e l’isolazionismo staliniano78 dimostrano che questo compito non è stato (o non è stato ancora) assolto. 37 . 70-74 e 2140-2147. 79 L’espressione risale alla lettera a Togliatti e Terracini del 9 febbraio 1924 («manomettere il governo industriale»). su cui si basa la pianificazione sovietica. aveva dovuto assolvere anche il compito di «manomettere» l’economia79. 1053. Gli schemi della riproduzione allargata del secondo volume del Capitale.nuovo». a fronte dell’industrialismo più progredito del mondo che si sviluppa in un ambiente libero dall’eredità feudale della vecchia Europa81. pp. Dicembre 1931. p. di cui la struttura del mondo è pregna. sono in realtà molto più poveri di «elementi di piano» di quanto non sia la regolazione fordista.. Il fenomeno è ovvio se si pensa ai contesti storici diversi in cui essi si inseriscono: l’«asiatismo» russo ed il carattere «militare» del sistema politico sovietico. Gli elementi di superstruttura non possono che essere scarsi e il loro carattere sarà di previsione e di lotta. Quaderni del carcere cit. abbozzi. per l’arretratezza del paese in cui la rivoluzione proletaria era avvenuta. Vacca. mentre il movimento comunista appare un comprimario. decisivo 77 78 Ivi. Ma proprio per questo «la necessità immanente di giungere all’organizzazione di un’economia programmatica». 81 Ivi. che. p. perché siano coerenti con la nuova struttura in formazione 80. 80 Gramsci. ma con elementi di«piano» ancora scarsi: il piano culturale sarà soprattutto negativo. 1551. La formazione cit.. ovvero il suo modello di egemonia. Togliatti. «specialista + politico» 77). di critica del passato. 187. se ne deduce che il contenuto dell’egemonia politica del nuovo gruppo sociale che ha fondato il nuovo tipo di Stato deve essere prevalentemente di ordine economico: si tratta di riorganizzare la struttura e i rapporti reali tra gli uomini e il mondo economico e della produzione. tenderà a far dimenticare e a distruggere: le linee della costruzione saranno ancora «grandi linee». procede sotto la direzione della borghesia più moderna. che potrebbero (e dovrebbero) essere cambiati in ogni momento. D’altro canto. L’analisi dell’Urss staliniana cit. p. Nel caso del proletariato la «fase economicocorporativa dello Stato» si caratterizza nel modo seguente: Se è vero che nessun tipo di Stato non può non attraversare una fase di primitivismo economico-corporativo. onde la soluzione alla crisi generale dello stato non può essere data dai «raggruppamenti progressivi e innovatori». La rozzezza del marxismo sovietico.

un pulviscolo instabile di grandi personalità «senza Papa» e senza territorio. a cui sono riconosciuti «privilegi» soprattutto nell’ambito dell’educazione delle classi popolari e della piccola borghesia. il Concordato scinde il ceto intellettuale fra la «casta» sacerdotale. Le categorie adoperate per caratterizzare la crisi dello Stato (spirituale/temporale) riecheggiano l’analisi del Concordato. che il fascismo ottiene in cambio. Il Concordato è interpretato come «capitolazione dello Stato moderno». che si vedono privati del monopolio della cultura e dell’educazione che lo Stato moderno aveva sottratto alla Chiesa. poiché «lo Stato riconosce implicitamente di non poterlo ottenere con mezzi propri». che in esso esiste una scissione molto grave». e in quella «delle coscienze che quelle 82 Ivi. raccoltasi ormai stabilmente intorno al fascismo. è un qualcosa di disorganico. di discentrato. ma si diffonde soprattutto sui Patti Lateranensi. La cosa più grave è che la loro lotta contro «la casta». su uno stesso territorio statale». sdoppiandosi nell’eticità delle leggi scritte e applicate. per «salvare la loro autonomia e la loro funzione». Tornando all’Italia ed al modo in cui in essa opera il distacco degli «intellettuali tradizionali» dalla borghesia. Essa tiene conto anche di quello firmato dal Vaticano con il Reich il 29 giugno 1929. poiché contiene «il riconoscimento di una doppia sovranità. la crisi dello Stato rivela il suo nucleo essenziale nella decomposizione della sovranità territoriale personificata nello Stato nazione moderno: Oggi lo «spirituale» che si distacca dal «temporale» e se ne distingue come a se stante. e gli intellettuali «laici e laicisti». Inoltre. essi «affermano solo che il così detto Stato unitario non è più tale. ma subordinato. p. Così facendo. 38 . Essa è resa ancor più acuta dal fatto che lo Stato stesso la sanziona. ne aggrava la capitolazione al Vaticano. 691.perché punto di riferimento di sterminate masse operaie e contadine in tutto il mondo. Questo [processo di] disintegrazione dello Stato moderno è pertanto molto più catastrofico del [processo storico] medievale che era disintegrativi e integrativo al tempo stesso82. L’allargamento delle basi del consenso. ne provoca «il distacco» dallo Stato in nome di una visione «intellettuale e morale» alternativa a quella in cui esso ora si riconosce. abbozzata poco prima.

L’organizzazione dello Stato totalitario.. Il mito del corporativismo. nella struttura economica del paese verrebbero introdotte modificazioni più o meno profonde per accentuare l’elemento «piano di produzione». Idealisti all’indice. su cui si veda ora G. 39 . cap. Santomassimo. 86 A. 83 Ivi. Nel quadro concreto dei rapporti sociali italiani questa potrebbe essere l’unica soluzione per sviluppare le forze produttive dell’industria sotto la direzione delle classi dirigenti tradizionali. cap. tuttavia esemplifica gli aspetti fondamentali della crisi dello Stato presenti in tutta Europa.leggi intimamente non riconoscono come efficienti e cercano sordidamente di limitare e svuotare di contenuto etico nell’applicazione» 83. 4. Einaudi. 1228. avanzata da Ugo Spirito nella sua relazione. La ricostruzione storica più approfondita di esso è in G. La categoria di «rivoluzione passiva» implica che esso potrebbe riuscirci: Si avrebbe una rivoluzione passiva nel fatto che per l’intervento legislativo dello Stato e attraverso l’organizzazione corporativa. La terza via fascista. Verucci. Croce. verrebbe accentuata cioè la socializzazione e cooperazione della produzione senza per ciò toccare (o limitandosi solo a regolare e controllare) l’appropriazione individuale e di gruppo del profitto. Roma 2006. ministro delle Corporazioni. Gramsci lo prende sul serio e lo studia attentamente. Gramsci si diffonde sui conflitti fra intellettuali cattolici e laici e sull’azione del Vaticano contro questi ultimi. E. cit. 141-180. Se il fenomeno è per così dire intensificato dalle necessità dello Stato totalitario fascista. 3 e 6. Carocci. Ad ogni modo. promosso da Giuseppe Bottai. op. Se l’americanismo e il fordismo contengono gli elementi per superarla. in concomitanza e forse a commento del Convegno di Ferrara 85: è il corporativismo la politica economica con cui il fascismo potrebbe pilotare l’Italia verso una forma di «economia programmatica» che non metta in discussione i rapporti di potere fondamentali fra le classi. sebbene esso non si concretasse in istituzioni determinate e in indirizzi univoci e decisi 86. Roma-Bari 2006. Aquarone. pp. III e IV. pp. p. 493-495. sarà il fascismo a doverne apprendere la lezione. Torino 1965. si tenne a Ferrara dal 5 all’8 maggio 1932 ed è passato alla storia soprattutto per lo scontro sulla tesi della «corporazione proprietaria». in concorrenza con le più avanzate formazioni industriali dei paesi che monopolizzano le materie prime e hanno accumulato capitali imponenti84. il fascismo consolida ormai il suo potere e sarà esso a dover fronteggiare l’impatto della crisi sull’Italia. Laterza. Gentile e la condanna del Sant’Uffizio. 85 Il secondo Convegno di studi sindacali e corporativi. Ci pare molto significativo che questa nota sia stata scritta nel maggio del ’32. cap. 84 Ivi. Santomassimo.

La terza via fascista cit. il fascismo possa realizzare una modalità di direzione delle masse e dell’economia più avanzata e più omogenea. rispetto al dualismo Nord-Sud. cominciando da Guido Colamarino. del 1928. ma proprio per questo dedica particolare attenzione ai suoi scritti perché Fovel potrebbe avere «dietro di sé (praticamente. il primo dedicato all’Americanismo. A proposito di un tentativo di teoria pura del corporativismo. che insieme a Nello Quilici dirigeva il giornale. che Gramsci comincia ad analizzare proprio in relazione al corporativismo.Le prime considerazioni sul corporativismo compaiono in una nota databile fra il dicembre del ’29 e il febbraio del ’30. 35-36. Rendita e salario nello Stato sindacale. Gramsci prende spunti da due volumi di N. e Economia e corporativismo. 68-73. non solo teoricamente) delle forze economiche che lo sorreggono e lo spingono». nel 1919 Fovel aveva cercato di collaborare all’«Ordine Nuovo» ed ora scriveva sul «Corriere Padano» di Ferrara sostenendo il corporativismo come «premessa all’introduzione in Italia dei sistemi industriali americani». ad ogni modo. di cui aveva avuto notizia da un articolo di Carlo Pagni. attraverso «l’attuale corporativismo». Come Gramsci ricorda. Per i problemi affrontati in questo capitolo il suo maggiore interesse è nella individuazione delle alternative che potrebbero emergere nel fascismo per far fronte alla crisi. del 1929. 88 Ivi. Massimo Fovel. pp. istituiva una rete di collegamenti tra masse e Stato «in modo più sistematico e conseguente di quanto non avesse potuto fare il vecchio sindacalismo». scrive Gramsci. realizzando così «uno strumento di unità morale e politica» fra il Nord e il Sud. Dello stesso periodo è il par. Quaderni cit. 755. intorno al «Corriere Padano» ruotavano i sostenitori della versione più dirigistica del corporativismo e ad alcuni di loro. Quali potessero essere sfugge ancor oggi alla critica storica. poco dopo il crack della borsa di New York. era ben nota l’esperienza torinese dei Consigli come possibile soluzione ai problemi della modernizzazione industriale 89. pp.. In essa Gramsci ipotizza che. è la sua concezione della 87 Gramsci. 1.. 135 del Q. In una nota della primavera del ’31 lo definirà «un noto avventuriero della politica e dell’economia» 88. di quella esercitata dalle classi dirigenti nell’età giolittiana 87. Gramsci scrive che «l’attuale corporativismo. p. 89 Santomassimo. «Ciò che mi pare interessante nella tesi del Fovel. 40 . apparso nella «Riforma Sociale» del settembre-ottobre 1929. con la sua conseguenza della diffusione su scala nazionale» del «tipo sociale» rappresentato «dagli attuali organizzatori sindacali e dai partiti politici».

attraverso un accrescimento della produzione a costo decrescente. «La sparizione dei redditieri. fra industria e agricoltura. ed è difficile che il fascismo ponga in essere una politica economia mirata a tale obiettivo. né possono lottare per essere essi stessi i portatori di questo rivolgimento». il sistema corporativo è volto a tutelare e moltiplicare i «produttori di risparmio». il conflitto si sposta quindi nel campo della borghesia.corporazione come un blocco industriale-produttivo autonomo. contro i così detti «produttori di risparmio». industrie innovatrici e industrie stazionarie. non di rivoluzione economica. nato in 41 . Neutralizzata la classe operaia. Infatti. È improbabile che esso si manifesti in modo aperto e radicale. che permetta più alti salari e quindi un più capace mercato interno e un risparmio operaio e più alti profitti e quindi una maggiore capitalizzazione diretta nel seno stesso delle aziende e non attraverso l’intermediario dei «produttori di risparmio» che in realtà sono divoratori di plusvalore. Tuttavia non esclude che le corporazioni possano creare «le condizioni in cui le innovazioni industriali possano essere introdotte su larga scala. perché gli operai né possono opporsi a ciò. «il regime corporativo. non a razionalizzare e promuovere lo sviluppo industriale. attraverso la creazione di una più grande massa di plusvalore. contro gli elementi parassitari della società che prelevano una troppo grossa taglia sul plusvalore». Gramsci non crede che il fascismo possa promuovere una politica economica effettivamente produttivistica poiché è stato concepito per esercitare una compressione coercitiva permanente dei salari: L’errore del Fovel consiste nel non tener conto della funzione economica dello Stato in Italia e del fatto che il regime corporativo ha avuto origini di polizia economica. in Italia è una condizione del rivolgimento industriale. Ma non si può escludere che. sotto la pressione della crisi economica mondiale. non una conseguenza». destinato a risolvere in senso moderno il problema dell’apparato economico in senso accentuatamente capitalistico. Gli sembra quindi di trovare in Fovel un sostenitore del fordismo collimante con le posizioni sostenute nelle note sparse sull’Americanismo poi raccolte nel Quaderno 22: La produzione del risparmio dovrebbe essere […] funzione dello stesso blocco produttivo. capitale finanziario e capitale industriale.

91 42 . Ma. 73-114. più tradizionale e più simile a quella seguita da altri paese europei: con la creazione dell’Iri. l’attenzione ai fautori del «corporativismo integrale» è motivata dalla percezione che in Italia gli sviluppi di una «economia programmatica» possano assumere l’impronta dello «Stato corporativo» e non essere impediti dalla sua evoluzione. Inoltre. 123-126. L’ipotesi che nelle maglie del sistema corporativo si facesse strada una risposta produttivistica alla crisi non era infondata: Mussolini stesso ne sembrava seriamente tentato 92.scrive fra il febbraio e il marzo del 1934 . prevalentemente giuristi e filosofi. 1998. Tuttavia. Assumendosi la garanzia dei risparmiatori.171-175. egli segue i conflitti fra le diverse anime del fascismo e annota le alternative della sua politica economica. Gramsci dedica perciò molta attenzione al dibattito sul corporativismo che si sviluppa con intensità crescente fra il ’31 e il ’34. T. Maccabelli. pp. n. dell’Imi e la nazionalizzazione delle maggiori banche pone le basi dell’«economia mista». la rende più probabile e necessaria. «Il sistema che il governo italiano ha intensificato in questi anni . quando la crisi travolge l’apparato industriale e il mercato azionario. lo Stato «viene ad essere investito di una funzione di primordine nel sistema capitalistico» poiché «concentra il risparmio da mettere a disposizione 90 Gramsci. Gli scritti di Ugo Spirito lo spingono ad approfondire i fondamenti teorici dell’economia classica.. 2. e gli economisti. La terza via fascista cit. potrebbe procedere a tappe piccolissime. pp. almeno per un gruppo di paesi. In particolare. di cui bisogna mantenere l’equilibrio essenziale a tutti i costi. insensibili. che modifichino la struttura sociale senza scosse repentine: anche il bambino meglio e più solidamente fasciato si sviluppa normalmente»90.. in “Pensiero economico italiano”. essa non solo non preclude le possibilità di una politica economica produttivistica. secondo Gramsci. per evitare un’immane catastrofe. con risultati decisivi per l’elaborazione della «filosofia della prassi» 91. fra «sindacalisti» e «corporativisti». ma quali conseguenze potrà avere?». anche questa soluzione rappresenta un passo significativo verso un’«economia programmatica». ma. 92 Santomassimo. il fascismo imbocca un’altra via. pp. Attraverso gli accesi contrasti fra i teorici del corporativismo.dipendenza di questa situazione delicatissima.pare il più razionale ed organico. Gramsci lettore di Ugo Spirito: economia pura e corporativismo nei Quaderni del carcere. Quaderni del carcere cit.

quindi. se le opposizioni sapranno sviluppare una politica che condizioni le scelte del fascismo in senso produttivistico. Ma proprio perciò Gramsci vede aprirsi una partita fondamentale. può lo Stato disinteressarsi della produzione e dello scambio?». che costituisce l’involucro politico-ideologico in cui il “sistema Beneduce” è inserito. su cui poggia il «blocco storico» del fascismo93. come risparmio collettivo da dedicare alla ricostruzione ed ad ulteriori progressi) ed una riforma industriale.. 43 . Quaderni del carcere cit. pp. Quindi formula l’ipotesi che si possa riaprire il problema di una «riforma agraria» e di una «riforma industriale» che il fascismo era riuscito finora ad eludere: Se lo Stato si proponesse di imporre una direzione economica per cui la produzione del risparmio da “funzione” di una classe parassitaria fosse per divenire funzione dello stesso organismo produttivo. operai e contadini potrebbero tornare in gioco. per ricondurre tutti i redditi a necessità tecnico-industriali e non più a conseguenze giuridiche del puro diritto di proprietà. si tratta di riorganizzarlo per svilupparlo parallelamente all’aumento della popolazione e dei bisogni collettivi». siano così aspre e quali siano gli interessi in gioco. per necessità economiche imprescindibili. Non si tratta infatti solo di conservare l’apparato produttivo così com’è in un momento dato. lo Stato assuma più direttamente che in passato il compito di puntellare l’alleanza fra l’oligarchia finanziaria ed industriale e la piccola borghesia. 2175-2177. come investitore a medio e lungo termine». potrebbero rientrare in un vasto disegno di razionalizzazione integrale: bisognerebbe perciò promuovere una riforma agraria (con l’abolizione della rendita terriera come rendita di una classe non lavoratrice e incorporazione di essa nell’organismo produttivo. una volta assunta questa funzione. è più probabile che. nella quale. perché «le discussioni teoriche sul sistema corporativo». monopolizzando la funzione del risparmio. Si capisce.dell’industria e dell’attività privata. Gramsci ritiene di no e pensa che esso sarà «condotto necessariamente a intervenire per controllare se gli investimenti avvenuti per il suo tramite sono bene amministrati». anzi. «Ma. Naturalmente non è detto affatto che la strada prescelta dal fascismo sarà questa. 93 Gramsci. Gramsci prevede che lo Stato non si potrà limitare a puntellare l’assetto economico esistente fermandosi alla «nazionalizzazione delle perdite» e al salvataggio di banche fallite ed industrie decotte: «il puro controllo non è sufficiente. questi sviluppi ipotetici sarebbero progressivi.

Una polemica del 1926 con «L’Unità» . ribadita pur di preservare gli equilibri interni del compromesso risorgimentale. Detti. Le due linee sono entrambe presenti nel fascismo fin dal 1923 e se la prima presuppone una riforma del capitalismo italiano che sostenga le ambizioni europee del fascismo. La costruzione del Partito comunista cit. 95 Gramsci. nelle quali. 44 . condizionata in definitiva dalla robustezza dell’economia nazionale e dalla capacità delle classi dirigenti di farne la leva della collocazione del paese nella gerarchia internazionale94. 1975 n. dopo aver analizzato la politica economica del fascismo. 94 Questa concezione è riassunta nel modo più emblematico nel paragrafo 68 del Q. scritto nel febbraio 1933. 155-181. solo la politica interna. Sotto questo profilo l’alternativa che esso ha è fra il rafforzamento della tendenza a fare dell’Italia un fattore di equilibrio del concerto europeo e una politica di espansione coloniale che invece potrebbe sconvolgerlo. p. sul tema. Sono in essa i germi di una guerra che verrà combattuta. Gramsci e la politica estera del fascismo. in «Studi Storici». sviluppare un’iniziativa che condizioni anche la politica estera del fascismo.L’idea della Costituente Le alternative del fascismo dinanzi alla crisi non riguardano. Questa tendenza è la espressione del bisogno sentito dalle classi dirigenti industrialiagrarie italiane di trovare fuori del campo nazionale gli elementi per la risoluzione della crisi della società italiana.1. dell’azione politica ed economica del fascismo è la tendenza di esso all’«imperialismo». T. 14 (pp. 1728-1730). ma anche la politica estera. Com’è noto. Gramsci e Togliatti avevano scritto: Coronamento di tutta la propaganda ideologica. 497. per l’espansione italiana ma nella quale in realtà l’Italia fascista sarà uno strumento nelle mani di uno dei gruppi imperialisti che si contendono il dominio del mondo 95. pp. ovviamente. quindi. Il problema è definito nei suoi termini essenziali fin dalle Tesi di Lione.. Si veda. la seconda comporta invece la conferma della sua fragilità e quindi della subalternità internazionale del Paese. per Gramsci la prima non è che una «combinazione» di politica interna e di politica internazionale. in apparenza. Nella situazione del ’30-’32 ricreare le condizioni di un intervento attivo delle masse vuol dire.

Sul fascismo cit. del dilagante nazionalismo economico e della crisi del commercio internazionale. 50-55 e 83-92. intensificatasi nel 1929 in modo quasi catastrofico. Gramsci confuta aspramente le concezioni con cui si tenta di giustificare la politica coloniale del fascismo e cioè tanto lo slogan delle «colonie di popolamento». Nel settembre.scrive Gramsci come questione mondiale da risolversi necessariamente insieme alle altre che costituiscono l’espressione politica della crisi generale del dopoguerra. pp. il problema di un nuovo assetto degli Stati danubiani e balcanici».. completata la conquista della Cirenaica. pp. l’Italia fascista rivendicava una revisione degli assetti europei di Versailles e perseguiva una politica di penetrazione economica nell’area danubiana e balcanica. e di espansione coloniale in Africa. in caso di guerra l’Italia non poteva che essere subalterna di qualunque alleanza avesse fatto parte 97. L’Italia fascista. In questo scenario la «questione italiana» si riassume nella legittimazione internazionale di un colonialismo tardivo. L’emigrazione e la colonizzazione seguono il flusso dei capitali investiti nei vari paesi e non viceversa». «Non si ha esempio.. nella storia moderna. citando il discorso di Lord Balfour alla conferenza di Washington (23 dicembre 1921). Gramsci annotava le ragioni geopolitiche per cui. egli scrive. focolaio di guerra (febbraio 1927) e Per comprendere la politica estera del fascismo italiano (maggio 1933). aveva esposto alla Camera e al Senato le linee strategiche attuali della politica internazionale del fascismo impostando «la questione Italiana . Nell’analisi del Pcd’I l’una e l’altra ne facevano un «focolaio di guerra» poiché sfidare gli equilibri europei direttamente o attraverso la politica coloniale comportava il rischio di provocare una nuova guerra mondiale96.Sebbene fosse fra le potenze vincitrici della prima guerra mondiale. Nel ’32. in Id. 97 Gramsci. quanto la tesi che esse possano contribuire a risolvere la debolezza strutturale del capitalismo italiano. di colonie di “popolamento”. Il 4 maggio e il 3 giugno precedenti Dino Grandi.. bensì dalla politica 96 Togliatti. ministro degli Esteri dal 1929. motivato dallo squilibrio fra la pressione demografica e le risorse interne del Paese e dall’«irrigidirsi» dei rapporti internazionali a causa della chiusura della valvola dell’emigrazione. la questione demografica non deriva dalla povertà «naturale» dell’Italia. 1999-2000. il problema tedesco della parità di diritti. D’altro canto. Quaderni del carcere cit. il fascismo accelerava la preparazione della guerra di Abissinia. 45 . e cioè: il problema francese della sicurezza. esse non sono mai esistite.

proprio quando la parte attiva della popolazione è ristretta dalla disoccupazione e dalla crisi». la più razionale e redditizia per ogni paese dato. 1989-1991. ma anche l’insieme delle classi che lo compongono e lo dominano […]. 100 Santomassimo. del maggio 1930. Il corporativismo sembra quindi non oltrepassare i confini di un’abile «politica culturale» 100. la situazione possa mutare in meglio [se] internazionalmente i rapporti mutassero». che nel primo caso alimenta il rischio di pericolose avventure e nel secondo ne conferma il carattere di «capitalismo nascente». Tanto nella politica estera. connaturato al fascismo. costa troppo». e Gramsci pensa a come si 98 Ivi. la politica macroeconomica del regime prosegue secondo le linee tradizionali: «la politica del debito pubblico […] aumenta continuamente il peso della passività “demografica”. pp. Tuttavia l’impatto della crisi mondiale può divaricare le componenti del blocco di potere raggruppatosi intorno al fascismo. e l’azienda economica è fondata essenzialmente sullo sfruttamento di rapina delle classi lavoratrici e produttrici. 132-133: è la celebre nota su La concezione dello Stato secondo la funzione produttiva delle classi. La terza via fascista n. 101-105. pp.economica delle sue classi dirigenti. senza un mutamento di questi rapporti interni. Se queste qualità mancano. evidenziato nelle Tesi di Lione. 7. secondo Gramsci. 99 Ivi. avvenuta. Di conseguenza si era formato un «blocco storico» nel quale «lo Stato […]. Si tratta dunque essenzialmente di «capacità direttiva» della classe economica dominante. Al modo in cui Grandi imposta la «questione italiana» può quindi «essere osservato che la proiezione nel campo internazionale […] può essere un alibi politico di fronte alle masse del paese»99. prevale l’elemento demagogico. intendendo per stato […] non solo l’amministrazione dei servizi statali. e non è possibile «pensare che. Mentre la discussione sul corporativismo fa emergere con forza il problema di una politica produttivistica. del suo spirito di iniziativa e di organizzazione. dalla loro incapacità di accrescere la ricchezza nazionale e di razionalizzare la composizione sociale del Paese: La ricchezza nazionale è condizionata dalla divisione internazionale del lavoro e dall’aver saputo scegliere. pp. nessun accordo internazionale può salvare la situazione Il problema rinvia all’unificazione economica del paese. tra le possibilità che questa divisione offre. quanto nella politica interna. più per spinte internazionali che interne 98. 46 .

dovrebbero aggiornare gli indirizzi strategici del suo partito..scrive nel marzo del 1932 . rivendicano l’«economia secondo un piano» 101 Non le avventure coloniali. bensì l’inserimento in questa prospettiva risponderebbe all’interesse dell’Italia. L’esigenza di superare il contrasto fra il cosmopolitismo dell’economia e il nazionalismo della politica. L’espansione moderna è di ordine finanziario-capitalistico. egli risponde.scrive nella primavera del ’32 . non riguarda solo le economie nazionali. Sotto questo profilo non solo la classe operaia ma anche le masse contadine sono interessate ad un mutamento del modello di sviluppo economico e sono le sole classi che possano inquadrarlo nella prospettiva di un nuovo ordine economico mondiale. come Ugo Spirito. La 101 Gramsci. «Il moto politico che condusse all’unificazione nazionale e alla formazione dello Stato italiano .è un «segno dei tempi». La rivendicazione di una «economia secondo un piano» e non solo nel terreno nazionale. cioè artificioso e di non lungo respiro […]. p. quanto della situazione internazionale: La tendenza rappresentata dallo Spirito e dagli altri del suo gruppo . esse. Come già nelle Tesi di Lione. Quaderni del carcere cit. Ma il suo protagonista non è «l’uomocapitale». L’espansione italiana può essere solo dell’uomo lavoro». la sua è una visone di lungo periodo che mira a modificare le basi del compromesso risorgimentale proiettando le masse operaie e contadine nella traiettoria di un «nuovo cosmopolitismo». Se come filosofo e teorico dell’economia Gramsci non gli risparmia critiche feroci. è «l’uomo-lavoro»: «il popolo italiano è quel popolo che “nazionalmente” è più interessato a una moderna forma di cosmopolitismo». Nel presente italiano l’elemento “uomo” o è “l’uomo capitale” o è “l’uomo lavoro”. avvertita dalle élites più consapevoli del mondo capitalistico. è l’espressione ancora «utopistica» di condizioni in via di sviluppo che. Dalla crisi del ’29 Gramsci ne vede emergere la necessità. tuttavia prende sul serio il «corporativismo integrale» come un «segno dei tempi» tanto della situazione italiana. È «segno dei tempi». 47 . ne sembrano convinti. ma su scala mondiale è interessante di per sé. anche se la sua giustificazione sia puramente verbale.deve necessariamente sboccare nel nazionalismo e nell’imperialismo militaristico? Si può sostenere che questo sbocco è anacronistico e antistorico. ma anche l’economia mondiale nel suo insieme e i teorici più radicali del corporativismo. 1077.

Se. ma in quanto produttore di civiltà. allora egli pensava in termini di rapida dissoluzione del fascismo e attualità della rivoluzione mondiale.nazione italiana è rappresentata davvero solo dal «popolo lavoratore» e dai «suoi intellettuali». La previsione più ottimistica su cui Gramsci basa le sue ipotesi politiche è che. è un cosmopolitismo di tipo nuovo: Il cosmopolitismo tradizionale italiano dovrebbe diventare un cosmopolitismo di tipo moderno cioè tale da assicurare le condizioni migliori di sviluppo all’uomolavoro italiano. Che per trasformare la struttura della società italiana fosse necessario cogliere un nesso internazionale favorevole non era una novità. dominava una «rivoluzione passiva» e l’auspicato concorso dell’Italia alla ricostruzione unitaria dell’economia mondiale avrebbe dovuto inserirsi in un processo internazionale guidato dalle élites capitalistiche più avanzate. fin dal ’24. La prospettiva. per impulso degli Stati Uniti. bensì un elemento originario della strategia gramsciana formulato con chiarezza. 1987-1988. in qualsiasi parte del mondo egli si trovi. nove anni dopo la situazione era completamente mutata. In tal caso si sarebbe sviluppata anche la sua «regionalizzazione» e l’Europa ne avrebbe potuto essere il polo più importante. il processo di globalizzazione dell’economia mondiale venga ripristinato. ma di saper prevedere e cogliere i passaggi più auspicabili di tale eventuale percorso per farvi intervenire le masse operaie e contadine. pp. dunque. «Non solo l’operaio ma il contadino e specialmente il contadino meridionale». A queste previsioni il proletariato internazionale avrebbe dovuto uniformare i suoi indirizzi e quello italiano agire efficacemente perché l’Italia contribuisse alla «regionalizzazione» dell’economia 102 Ivi. Non si trattava dunque di accumulare le forze per la rivoluzione proletaria. ma per esistere e svilupparsi appunto come popolo italiano 102». Tanto a livello internazionale. però. Non il cittadino del mondo in quanto civis romanus o in quanto cattolico. 48 . In tal senso «si può sostenere che la tradizione italiana si continua dialetticamente nel popolo lavoratore» e consiste nel «collaborare a ricostruire il mondo economicamente in modo unitario […] non per dominarlo egemonicamente e appropriarsi del frutto del lavoro altrui. come abbiamo visto. quanto in Italia.

perché prima che si formino le condizioni di un’economia secondo un piano mondiale. riconoscendo il nucleo di verità della teoria della «rivoluzione permanente». e questo senso non è d’altronde molto stretto. 14 (febbraio 1933). unico luogo dei Quaderni in cui Gramsci faccia riferimento esplicito a Stalin. Nel celebre par. 68 del Q. onde. ndr. Il Rapporto di Gennaro analizzato nel capitolo precedente conferma che.] in quanto guida strati sociali strettamente nazionali (intellettuali) e anzi spesso meno ancora che nazionali. è necessario attraversare fasi molteplici in cui le combinazioni regionali (di gruppi di nazioni) possono essere varie103. e precisa: Una classe internazionale [il proletariato. Riafferma. come aveva fatto nella biografia di Lenin nel marzo ’24. Santomassimo. ma. La terza via fascista cit. Questo nuovo approccio al nesso nazionale-internazionale non è poi così singolare. quello che Gramsci apprezzava della «svolta» era la decisione di infiltrare i sindacati fascisti per orientare in senso conflittuale le manifestazioni di disagio o di aperto scontento operaio che in essi 103 104 Vedi nota 98. deve «nazionalizzarsi». con evidente richiamo alla critica dell’ottobre ’26 alla sua visione del «socialismo in un solo paese» egli riprende il tema della «nazionalizzazione» dei partiti comunisti in termini innovativi. particolaristi e municipalisti (i contadini). in un certo senso.europea. in polemica con Trockij.. 49 . anche i sostenitori del «corporativismo integrale» avevano l’ambizione di tracciare una via valida non solo per l’Italia. come già aveva testimoniato Athos Lisa. nella «ricognizione nazionale» è decisivo stabilire la «combinazione» di politica interna e politica estera che il proletariato deve far propria («occorre studiare esattamente la combinazione di forze nazionali che la classe internazionale dovrà dirigere e sviluppare secondo la prospettiva e le direttive internazionali. di cui essa stessa è componente e in quanto tale appunto può dare al movimento un certo indirizzo in certe prospettive»). ribadisce che la prospettiva del proletariato «è internazionale e non può essere che tale». che il teatro della lotta per l’egemonia è quello della politica nazionale («il punto di partenza è “nazionale” ed è da questo punto di partenza che bisogna prendere le mosse») e riprende il tema dell’egemonia facendo riferimento alle Due tattiche. La classe dirigente è tale solo se interpreterà esattamente questa combinazione. capitoli 4 e 5. ma per l’Europa 104.

da essi diretta) Gramsci adombra la possibilità di contrapporre al «corporativismo di Stato» del fascismo una forma di «corporativismo societario» aperta alla crescente influenza della classe operaia 106. È significativo che egli richiami in proposito l’esperienza dell’«Ordine Nuovo». Quaderni del carcere cit. al riguardo. la consideri emblematica del fatto che storicamente fossero stati gli operai. Maraffi (a cura di). Schmitter. Tuttavia la soluzione non può essere quella proposta dallo Spirito (la soppressione dei sindacati) perché bloccherebbe l’evoluzione dei processi lavorativi. Se si parte dal punto di vista della produzione e non da quello della lotta per la distribuzione del reddito. Infatti. I comunisti avrebbero dovuto cercare d’influenzare le discussioni interne ai sindacati fascisti favorendo le innovazioni tecniche e organizzative di tipo «americano» perché questo avrebbe potuto condizionare l’evoluzione del sistema corporativo in senso produttivistico e al tempo stesso accrescere il peso degli operai della grande industria. economia e politica”. in A. 45-86. Bologna 1983. riconosce giusta “l’intuizione” di Ugo Spirito che. Ph. commentando il dibattito fra i difensori del ruolo insopprimibile dei sindacati nell’ordinamento corporativo (Rossoni e Bottai per tutti) e i sostenitori della «corporazione proprietaria» (Spirito. C. tanto da tentare di «assorbire l’Ordine Nuovo e la sua scuola nel complesso Fiat» 105. 50 . «i portatori delle nuove e più moderne esigenze industriali». Ancora il secolo del corporativismo ?. pp. per cui 105 106 Gramsci. ciò che potrebbe anche voler dire assorbite dalla corporazione […]. in Italia. è evidente che il terreno sindacale deve essere completamente mutato». le vecchie forme sindacali nate sul terreno del classismo [dovrebbero] essere aggiornate. 2156.. p. Il Mulino.affioravano. Sulla contrapposizione fra il «corporativismo di Stato» e il «corporativismo societario» cfr. impedendo le innovazioni tecnologiche e produttive che pure si vorrebbero favorire. «La soluzione rappresentata dai delegati di reparto eletti dalle squadre di lavorazione. e ricordi che Agnelli l’aveva capito. La società neocorporativa. scrive Gramsci rievocando l’esperienza torinese del ’19-‘20. Volpicelli e i collaboratori della rivista “Nuovi studi di diritto. ove mai il «classismo» fosse davvero «superato dal corporativismo [o] da una forma qualsiasi di economia regolata e programmatica. è chiaramente tracciato fin dalla prima percezione delle alternative del corporativismo. L’indirizzo a cui Gramsci pensa. Nella primavera del 1933. egli prosegue.

in definitiva. Specificarne i contenuti in base ai Quaderni del carcere vuol dire. Non è tema da svolgere compiutamente in questa sede. pp. “Guerra di posizione”. La costruzione del «socialismo in un paese solo» procede avendo accantonato. “egemonia” scandiscono un mutamento di paradigma che riflette i cambiamenti della situazione mondiale. Questa è la prospettiva adombrata nella parola d’ordine della Costituente. dell’«americanismo» e del fascismo che fin qui abbiamo a grandi linee ricostruito. Ciò presuppone l’eliminazione del fascismo e il ripristino della democrazia. Il fascismo si può combattere prendendo atto della sua forza. la prospettiva della «rivoluzione mondiale». inserendosi nelle divisioni che attraversano il blocco dominante e facendo leva sulla sua incapacità di risolvere la «questione 107 Gramsci. in chiave produttivistica: è una prospettiva incompatibile con il sindacalismo coatto e il “corporativismo di Stato” fascisti. È possibile infatti riunire i delegati per mestieri nelle questioni tecniche e l’insieme dei delegati sulle questioni produttive» 107. Quaderni del carcere cit. Per chiarire le differenze fra la Costituente del 1930-1932 e l’Assemblea Repubblicana del 1924-1926 ci pare sufficiente l’analisi della crisi. 51 . Esso si è compenetrato a tal punto con l’economia. ovvero l’intervento simultaneo nella crisi delle masse operaie e contadine. Come abbiamo visto. inquadrarla nell’elaborazione della teoria dell’egemonia. Il tema all’ordine del giorno in Italia non è la preparazione della rivoluzione proletaria. che può essere sfidato solo strategicamente. una svolta «produttivista» dell’economia italiana richiederebbe sia la «riforma industriale».. pare sia finora la migliore trovata. che individua negli operai e nei managers i protagonisti della «riforma industriale». 1796-1798. sia la «riforma agraria». Una versione del «corporativismo societario» basata sulla rimodulazione dell’«autonomia industriale» e dell’«iniziativa storica» della classe operaia della grande impresa. Questo significa arricchire la funzione del sindacato nella duplice direzione di attore della redistribuzione dei redditi e protagonista di una ricomposizione delle mansioni in fabbrica in posizione dialettica ma cooperativa con il management. La scena internazionale è polarizzata dalla crisi economica e dall’emergere dell’egemonia americana.nel complesso rappresentativo tutti i mestieri hanno un rilievo. “rivoluzione passiva”. la società e lo Stato. se non fatto cadere definitivamente.

Se la politica del «terzo periodo» postulava la ripresa imminente dell’onda rivoluzionaria e prospettava una lotta ravvicinata per il potere. bensì come piattaforma unitaria di tutti i partiti antifascisti per sviluppare la lotta contro il fascismo al potere. «dimostrando alla classe lavoratrice italiana come la sola soluzione politica in Italia [risiedesse] nella rivoluzione proletaria»). Sviluppava. Ma certo non poteva contestare l’idea della «rivoluzione proletaria» e della «dittatura del proletariato» perché li avrebbe disorientati e disarmati. la Costituente doveva risultare indigesta almeno ai compagni di cultura politica più elementare del “collettivo” di Turi. La prima cosa da annotare è che la Costituente. a differenza dell’Assemblea repubblicana. Già solo per questo. Gramsci ribatteva che i rapporti di forza e le condizioni in cui i pochi militanti comunisti erano costretti a lottare non consentivano di concepire in termini ravvicinati l’abbattimento del fascismo e la conquista del potere. quindi. Come tutte le testimonianze attestano. invece. Ma ancora più distanti dalla loro mentalità dovevano risultare gli obiettivi della Costituente: sebbene Gramsci ribadisse che essa era un «mezzo» e non un «fine» (che doveva essere utilizzata per «svalutare tutti i progetti di riforma pacifica» dei partiti intermedi. Il Rapporto di Athos Lisa deve essere quindi riletto tenendo conto di queste condizionalità e cercando di distinguere le idee che rimandano all’elaborazione dei Quaderni da quelle adattate alla mentalità dei militanti comunisti a cui Gramsci si rivolgeva.italiana» e la crisi dello Stato. la ripresa della «politica del periodo Matteotti». Proviamo a definirla rileggendo il Rapporto di Athos Lisa alla luce dei Quaderni e soffermandoci sulle poche note in cui il tema è esplicitamente toccato. interpellato sulla strategia del partito Gramsci non dichiarava mai ai compagni che essa era sbagliata. non è iscritta nella prospettiva di una transizione successiva alla caduta del fascismo. La Costituente del 1930-1932 non è. Ciò comportava renderla compatibile con la retorica della transizione in cui essi si erano formati. le sue analisi e illustrava l’idea del «cazzotto nell’occhio» formulandola in un linguaggio che essi potessero far proprio. anche dalla testimonianza di Athos Lisa traspare che la «transizione» adombrata non era quella del ’24-’26: nella situazione creata dal consolidamento del fascismo si trattava di sbloccare la lotta politica e di affermare l’ egemonia del proletariato (il partito «deve far sua prima degli altri 52 .

sono quelle di Giovanni Lai e Bruno Tosin. da quasi tutte le forze politiche . p.partiti in lotta contro il fascismo la parola d’ordine della “Costituente”») non per la conquista del potere ma nella lotta per la democrazia: La “Costituente” rappresenta la forma di organizzazione nel seno della quale possono essere poste le rivendicazioni più sentite della classe lavoratrice. Egli parla esplicitamente di Costituente in due luoghi e in entrambi fa riferimento al 1919. 203-209 e 226-230. La Costituente corrispondeva all’obiettivo di rifondare le basi della vita nazionale in modo riformistico: «Si tratterebbe di arrivare alla Costituente e alla esatta discriminazione delle forze sociali senza passare attraverso la rivoluzione» 110. Il primo è il par. La città futura 1917-1918.. pp. in cui commenta il discorso pronunciato da Giolitti a Dronero il 12 ottobre 1919. Memorie cit. di Scucchia e di Ceresa prese in considerazione nel testo. in quell’anno. 445. 87-88.. che comprendeva la Costituente 109. l’azione del partito108. Caprifoglio. L’esigenza di inserirle nella vita dello Stato era sempre più avvertita e per il dopoguerra Gramsci formulava l’idea di una Costituente che. altre testimonianze importanti. Gramsci obiettava che questo era un modo per svuotare la proposta della Costituente . 89. pp. stabilisse le «condizioni nuove in cui borghesia e proletariato devono proseguire la lotta di classe. In quell’occasione lo statista piemontese.facendo del Parlamento il luogo d’un nuovo 108 Lisa. 110 Gramsci. Einaudi. sul tema della Costituente. consultabili in Paulesu Quercioli (a cura di). 8 scritto nel marzo del ’32. Ci sembrano gli stessi termini in cui Gramsci riprende il tema nei Quaderni. Memorie cit. Lisa ricorda che a sostegno della sua proposta Gramsci citava il primo punto del programma di governo dei bolscevichi. 83 del Q. La riforma l’avrebbe dovuta fare il Parlamento stesso. 53 . assumendo una funzione costituente.agitata.. Torino 1982. 109 Lisa. secondo l’esempio russo. a cura di S. come abbiamo visto. a mezzo dei propri rappresentanti. p. aveva formulato la proposta di riformare l’articolo 5 dello Statuto per attribuire al Parlamento il potere di decidere la guerra. Ci pare illuminante il modo in cui Gramsci ne aveva scritto il 17 novembre del 1917: tre anni di guerra avevano immesso le masse italiane nella “vita sociale” e nella “lotta politica”. Oltre le testimonianze di Lisa. Gramsci vivo cit. fino a quando la realtà economica sia diventata tale da permettere l’avvento del socialismo». nel seno della quale può e deve svolgersi. con l’evidente proposito di allargare l’interlocuzione con i popolari e i socialisti riformisti.

Nella rielaborazione del Q. 19 il titolo del paragrafo si intitola. 2004-2005. p. tutta la parte più attiva del popolo si pone le stesse quistioni e cerca di risolverle nella sua coscienza storico-politica». si combatte rimuovendo la «polverizzazione» e l’inerzia politica forzata delle masse. «dell’importanza che ha anche per il destino di ogni singolo individuo la costruzione dell’apparato governativo oltre all’aver posto una serie di problemi concreti. «si può affermare che le elezioni del 1919 ebbero per il popolo un carattere di Costituente» 112. Due mesi dopo dedicava al tema una riflessione più approfondita. non rivoluzionario. che riflettevano l’unità popolare-nazionale». per avere effettivamente questo ruolo. significativamente. secondo Gramsci la Costituente doveva scaturire da una effettiva «agitazione politica popolare»: I giolittiani vogliono una Costituente senza la Costituente. primo fra tutti la consapevolezza. Il terreno dello scontro è riformistico. Se il proletariato vuole riattivare le condizioni della lotta per il socialismo. Gli esempi riportati ci pare chiariscano bastevolmente l’idea della Costituente del 1930-1932. Ivi. Il suffragio universale maschile e la legge elettorale avevano obbligato i partiti «a raggrupparsi»: «in tutto il territorio. si presentano gli stessi partiti con gli stessi (all’ingrosso) programmi […]. Era venuto così alla luce un «complesso di elementi unificatori» del popolo-nazione. Il punto da sottolineare è che. elencando i motivi per cui le elezioni politiche del 1919 avevano avuto il valore di una Costituente. deve battersi per rimuovere l’occupazione politico-militare del territorio nazionale perpetrata dal fascismo. La sua ricomposizione politica è 111 112 Gramsci. Perciò. 54 . pp. per la prima volta.compromesso fra le classi dirigenti tradizionali anziché quello del loro rinnovamento. edulcorata. Il fascismo. senza cioè l’azione politica popolare che è legata alla convocazione di una Costituente: vogliono che il normale Parlamento funzioni come una Costituente ridotta ai minimi termini. non “proletario”.. 989. democratico. maturata dalle «grandi masse» attraverso l’esperienza della guerra. generali e particolari. Quaderni dal carcere cit. conclude Gramsci. ormai costituitosi in «regime». Momenti di vita intensamente collettiva e unitaria nello sviluppo nazionale del popolo italiano. addomesticata111. In uno stesso giorno.

14 aprile 1967. egli pubblicò una lettera di Montagnana a Togliatti. Già per il proletariato industriale contrapporre efficacemente la prospettiva del «corporativismo societario» al «corporativismo di Stato» presuppone il ripristino e il pieno funzionamento della democrazia. costituisce la semina che la prepara. Gli ultimi anni di Gramsci in un colloquio con Piero Sraffa . appare evidente che la parola d’ordine della lotta di classe contro il fascismo non possa essere che la Costituente. in “Il Contemporaneo”. nell’agitazione delle forze antifasciste. del 27 aprile 1937. supplemento mensile di «Rinascita». ma perché «rivoluzione passiva» e «guerra di posizione» registrano una mutamento morfologico della politica: la lotta politica è lotta per l’«egemonia». a Formia. Se si aggiunge che la “quistione contadina” in Italia è (anche) una questione territoriale. Riforma industriale e riforma agraria stanno assieme e non si possono conseguire senza l’intervento simultaneo delle masse operaie e contadine. nella quale era scritto: 113 Spriano. è anche «polverizzato». Gramsci aveva insistito sulla parola d’ordine della Costituente113 e a quel colloquio aveva fatto riferimento Spriano senza tuttavia citarlo nel secondo volume della Storia del Partito comunista italiano . 55 . nel terzo volume.parte della ricomposizione unitaria del popolo-nazione. Epilogo In un colloquio con Paolo Spriano dell’aprile 1967 Sraffa testimoniò che anche nel 1935. il terreno in cui essa può esplicarsi come lotta per l’egemonia è il terreno della democrazia che si sviluppa. reso localistico e spoliticizzato. L’unità proletaria è l’alleanza di operai e contadini. A maggior ragione essa è necessaria per sviluppare l’alleanza con i contadini e aprire il varco al loro intervento nella vita politica da protagonisti. Essa è concepita come l’atto di nascita della nazione democratica e. che. Alla fine del 1970. Non è il varco della rivoluzione proletaria non solo perché questa non è all’ordine del giorno. fin quando è «occupato» e soggiogato dal fascismo. la lotta al fascismo si conduce con i dispositivi della «guerra di posizione».

Sraffa aveva corretto il testo di suo pugno. dello stesso periodo. Vacca. Torino 1970. I fronti popolari. p. Lo si ricava dalla discussione svoltasi nel Comitato centrale del Pcd’I a fine ottobre 1935 e dalla corrispondenza di Togliatti con Grieco. Studiando le carte Sraffa. né in Gramsci in carcere e il partito. nel 1998. Che invece fosse Montagnana lo chiarì sette anni dopo in Gramsci in carcere e il partito. la guerra. Carocci Editore. 150. non quella che si sarebbe aperta dopo la sua caduta 116. la più significativa riguardava proprio la Costituente. Qui cercò anche di precisare meglio il significato della Costituente alla luce delle discussioni che si erano svolte nell’Ufficio politico del partito fra il ’35 e il ’37.Parlando con p. Spriano aveva scritto che. secondo il ricordo di Sraffa. vol. p. Ma la visita di Sraffa a Formia nel gennaio del ’35 c’era stata ed è plausibile che Gramsci gli avesse chiesto già allora di «raccomandare» al partito la parola d’ordine della Costituente. Roma. fra le correzioni che Sraffa aveva apportato al resoconto di Spriano. nota 1. Sraffa aveva confermato che anche in questo caso era stato lui il messaggero della «raccomandazione» al partito e che Gramsci gliela aveva affidata durante il loro ultimo colloquio. Ma non fu questo il senso in cui Spriano provò ad approfondirla né nel terzo volume della Storia. Contributi per una biografia intellettuale . Nella versione pubblicata del colloquio con Sraffa il riferimento al ’35 cade e resta invece quello al ’37. precisando che quella parola d’ordine riguardava la lotta al regime fascista presente. 115 Ivi. Sraffa come fonte di notizie per la biografia di Gramsci . Storia del Partito comunista italiano. Interpellato ancora una volta da Spriano. «anche a Formia nel 1934-1935 Gramsci insisteva sulla parola d’ordine della Costituente come quella che avrebbe meglio consentito un’azione politica efficace del partito all’indomani della caduta del fascismo». in M. In un primo momento Spriano aveva individuato erroneamente in Grieco l’autore della lettera a Togliatti. ho appreso che l’amico ha formulato stavolta in modo più netto la sua antica idea dell’Assemblea costituente. III. Pivetti (a cura di). Stalin. La precisazione suggerisce una evidente discontinuità con le parole d’ordine «transitorie» del ’24-‘26. Ha detto che «il fronte popolare in Italia è l’Assemblea costituente»114. 2000. 56 . 116 G. avvenuto nella clinica Quisisana il 25 marzo 1937115. 63. ritrovai la prima stesura del colloquio dell’aprile 1967 e. Piero Sraffa. Siamo subito dopo l’inizio della guerra d’Abissinia e pochi mesi dopo il VII Congresso 114 Spriano.

alla vigilia del rinnovo del patto di unità di azione. invece. Sono gli stessi argomenti che lo avevano visto tiepido sul patto di unità di azione con i socialisti. Nella discussione del Comitato centrale la Costituente non venne nominata. pp. la Costituente divenne oggetto di dibattito con i socialisti. 50-53. Scrivendo. nel ’34. ma la lettera di Togliatti è la prova della sua presenza nella riflessione e nei dibattiti del gruppo dirigente. in base alle conclusioni raggiunte nell’analisi del fascismo degli anni Trenta.dell’Internazionale. Spriano osserva che ora. Montagnana affermava che egli aveva «formulato in modo più netto la sua antica idea della Costituente» perché l’aveva collegata al Fronte popolare. Come abbiamo visto. 57 . sebbene nessuno citi Gramsci espressamente. la parola d’ordine dell’Assemblea costituente fosse utile: «Anche la parola d’ordine della Costituente oggi non mobilità né organizza le masse e non vale la pena di sciuparla per organizzare i diversi capi e gruppetti di emigrati». dimostri il maturare di una visione più ampia della «fase intermedia» e il ricongiungimento. suggerito dallo stesso Gramsci. da Mosca. Egli ritiene che il nesso fra Costituente e Fronte popolare. dopo il VII Congresso del Comintern e 117 Spriano. interrogando Togliatti sull’ultimo messaggio di Gramsci. era collegata alla lotta al regime fascista presente e non alla competizione che si sarebbe potuta sviluppare fra i partiti antifascisti dopo la sua caduta117. essa dimostra che quella parola d’ordine. i riferimenti a Gramsci nel 1937. diversamente dal ’35.sostenevano la necessità di estendere l’opposizione antifascista a quella che prevedibilmente si sarebbe coagulata all’interno del fascismo stesso. Saranno espliciti.che tuttavia non sopravalutavano le possibilità di una sua crisi . il dibattito sulla Costituente è legittimato e. Storia del Partito comunista italiano cit.. dell’infiltrazione delle organizzazioni di massa del «regime» per collegarsi alla «opposizione fascista al fascismo». all’Ufficio politico del partito Togliatti escludeva che. già consolidata. Fra i partiti antifascisti era molto diffuso il convincimento che la guerra d’Etiopia avrebbe incrinato il consenso al fascismo e i comunisti . nell’Ufficio politico del luglio ’37 la sua proposta è discussa con vari accenti e sfumature. a tal fine. Togliatti suggerisce di applicare la politica di Fronte popolare sviluppando la linea. quando. Cosa ancora più importante. rifiutata sulla base di valutazioni congiunturali e non strategiche o di principio.

malgrado gli sviluppi originati dalla virata antifascista del ’35. siamo oltre i confini della «fase intermedia» e delle parole d’ordine «transitorie» 120. la proposta della Costituente sembra dunque rivolta ad emancipare la lotta per la democrazia dalle aporie della «fase intermedia». pp. 90-99. è una ricerca parallela a quella sviluppata da Dimitrov119 e da Togliatti nel 1936. Milano 2000. Comunisti e socialisti tra le due guerre. anche Togliatti. Il nesso «guerra di posizione» «egemonia» riassume una concezione della lotta per il potere definitivamente affrancata dal modello bolscevico. del pensiero di Gramsci con quello di Togliatti e dell’Ufficio politico del partito. sia con la concezione della «democrazia di nuovo tipo». 118 119 Spriano. nei mesi precedenti il VII Congresso. CXXIX-CXLVIII. pp. un’altra chiave di lettura.. Nella sua ricostruzione l’analisi della Costituente si conclude. invece.. Se si vuole. 139-154. Alla luce dei Quaderni. Cl. Gramsci in carcere e il partito cit. Ma. Quando Gramsci afferma che «il fronte popolare in Italia è la Costituente» a noi pare che egli intenda sottolineare l’insufficienza di una formula nata per sbarrare la strada al fascismo in paesi in cui esso non era al potere. D’altro canto. quindi. Franco Angeli. La lezione del fascismo cit. sia con la teoria dell’egemonia sviluppata nei Quaderni. aveva criticato il carattere difensivo e la povertà programmatica del Fronte popolare in Francia.l’esperienza dei governi di Fronte popolare in Francia e in Spagna. in cui venivano abbozzati i caratteri di «una democrazia di nuovo tipo». in una realtà in cui il fascismo era invece solidamente installato da quindici anni. culminata nel saggio Sulle particolarità della rivoluzione spagnola . che abbiamo ricostruito nell’essenziale. dove da sei mesi infuriava la guerra civile. 120 Vacca. suggerisce. Natoli. pp. restava quello degli anni Venti 118. Fascismo Democrazia Socialismo. e agli inizi del ’37 le difficoltà dei governi di Fronte popolare crescevano tanto in Francia quanto in Spagna. con la riaffermazione del suo carattere di parola d’ordine «transitoria» che. 58 . La correlazione con i Quaderni.

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