Lezione del 17/05/2005

Le 4 inattuali sono 4 scritti che Nietzsche elabora contro il proprio tempo, contro la cultura della Germania che nella
seconda metà dell´800 è sempre più legata da un lato al positivismo, dall´altra a una visione di tipo storicistico, che
però alla fine è giustificatoria del presente, perché la storia è vista come una grande evoluzione che porta verso il
miglioramento o almeno il cammino della storia è un cammino da un lato necessario e dall´altro evoluzionistico.
Ci sarebbe molto da dire su questom incrocio tra storicismo e positivismo, poiché questa idea di una evoluzione, di un
progresso costante, è vero che viene dalla cultura del 700, dalla cultura dell´illuminismo, ma viene rilanciata nella
seconda metà dell´800 sotto la spinta soprattutto dell´evoluzionismo.
Questa cultura per Nietzsche è una cultura satura di pregiudizi, che non valorizza l´uomo, nella sua originarietà di
natura complessa, carica non solo di ragione ma anche di istinti.
Nietzsche ha pensato che in quella cultura poetico-filosofica pre socratica, che espone il pensiero in forma poetica e
che quindi mantiene in uno stretto legame logos e pathos, questa cultura che è stata in parte sopraffatta dal modello
intellettualistico, dalla vittoria del teoresico nella cultura greca, va filologicamente riconquistata, va usata come
un´arma per una decostruzione della cultura occidentale al centro del presente. Poi va rilanciata puntando soprattutto
su una ricostruzione dell´uomo.
L´oltre-uomo che significa bisogna andare a costruire un soggetto che stia oltre la grecità, il cristianesimo, oltre il
modello dell´uomo borghese.
Una inattuale è diretta contro lo storicismo, una è dedicata anche all´analisi di un pensatore estremamente
significativo.
Inattuali ci si riferisce a modelli di pensiero che nel presente non hanno posto, che sono stati messi ai margini, che
invece vanno recuperati per andare oltre quel modello di pensiero greco, cristiano, borghese.
Uno di questi autori che viene recuperato da una delle inattuali è Strauss il teorico dell´individuo come unico, significo.
L´altro grande pensatore recuperato è Schopenhauer, che scrisse il suo grande capolavoro prima del 1820, che insegna
a Berlino come docente negli stessi anni e ore in cui fa lezione Hegel, che ha grande successo perché presenta questo
modello di filosofia storicistica che rilegge la storia secondo un senso e secondo una costruzione di razionalità.
Nella storia c´ una razionalità, c´è un punto di arrivo che coincide con lo stato tedesco prussiano e con laq sua
dimensione non proprio democratica. Uno stato autoritario, uno stato etico come lo chiama hegel, e la mente che
comprende e rilegge ed mette in ordine tutta l´evoluzione della storia secondo una successione logica negativa
La filosofia di hegel in quell´epoca romantica così satura di romanticismo e di attenzione alle identità nazionali,
all´evoluzione dei popoli, all´anima dei popoli, tema tipicamente romantico , è una filosofia in sintonia con quella cultura
storicista del pieno romanticismo.
Ha un grande successo: le lezioni di Hegel fatte su qualsiasi argomento. Schopenhauer la pensa altrimenti, la storia
non interessa, anzi che cos´è (anche hegel lo diceva, la storia guardata da vicino non è che un grande scannatoio,
anche se al di là di questo c´è una grande razionalità).

Per Schopenhauer invece la storia, la vita, il processo vitale è sofferenza, ed è una sofferenza che l´uomo con le sue
forze trova il mezzo per liberarsene. La filosofia di Schopenhauer rispetto a quella hegeliana che è una filosofia
otimistica è radicalmente pessimistica.
Anzi è una filosofia che pone la sofferenza come una struttura fondante della realtà, perchè la realtà cos´è, è
strutturata dal puro volere, che è la vita, la wille, che è pura volontà, vitalità noi diremmo.
Che si impone attraverso il soggetto, si impone come principio fondamentale di tutta la realtà, che l´uomo porta con sé
e non può negare cos´è loa sua struttura profonda ma questa volontà è una volontà irrazionale che produce sofferenza
scontri, lotta, dialettica vitale che vuol dire conflitto non dialettica puramente ideale alla hegel, quindi produce
necessariamente sofferenza.
E poi è un elemento che rpecede la ragione, è pura viltalità, non ordine ma volontà, impulso di vita che tutto travolge.
Nell´uomo cosa accade?che quest´impulso vitale, travolgente, senza regole, che produce universale conflitto e
sofferenza, prende consapevolezza di sé.
E l´uomo diviene consapevole di non poter nonn soffrire, ma al tempo stesso è spinto da un bisogno di superamento
della sofferenza. Quali le forme attraverso le quali noi possiamo liberare? Intanto decollando sempre dal vitale,
cercando di innnalzarci oltre quel conflitto della vitalità, l´arte ci sublima ci porta oltre, fittizio ma non importa, ma
l´arte ci innalza e ci consola, ci porta oltre.
Una funzione terapeutica dell´arte. L´arte introduce ordine, armonia, controlla la vitalità, decolla oltre la vitalità poiché
la ricostruisce secondo una forma.
Quindi l´arte ha questa grande funzione, ma non cancella la sofferenza, ci innalza oltre, ci fa sublimare la soffernza ma
non la cancella, bisogna trovare altre vie più radicali. L´altra via è la via etica, la compassione, il cercare di alleviare le
sofferenze, le proprie e quelle altrui, riportare dentro questo gorgo irrazionale della vitalità un ordine etico basato sul
mutuo sostegno, sull´intervenire per consolare, aiutare per non far soffrire. È la via etica,ma anche questa non basta
perchè non può cancellare la sofferenza, l´unico modo radicale per cancellare la sofferenza è quello di negare la realtà,
negare la vitalità, spengere il bisogno, spengere la wille, la volontà.
Come? La mossa geniale di Schopenhauer :abbandoniamo l´occidente che non ci aiuta in questo percorso, risaliamo a
quelle culture orientali, soprattutto al buddismo che è in realtà una grande filosofia più che una grande religione,
poiché è una religione senza dio, non c´è un´ente supremo nel buddismo, c´è una realtà che è sofferemnte e che va
negata. E l´assoluto è la negazione della sofferenza che viene chiamato uno stato di nirvana, dell´annullamento del
desiderio. L´entrare in un altro che Schopenhauer per primo ha cercato di riportare dentro la culturan occidentale,
dentro quel modello di razionalità, di costruttività, di produttività che è tipica dell´uomo occidentale, risalendo proprio
al modello buddista. Ha studiato quei testi, quelle filosofie orientali, la religione biddista e da lì ha ricavato questo
dispositivo che noi bisogna attivare all´interno del vissuto personale. Questo principio della nolontà cioè la negazione
della volontà, cioè la negazione di quest´istinto vitale. E questo è possibile solo attraverso un controllo ascetico come fa
il buddha, <che attraverso meditazioni, controllo del corpo, concentrazione non verso l´esterno ma verso gli stati
d´animo e soprattutto quel silenzio interiore che va costruito per entrare nella dimensione piena della ascesi, solo in
questo modo è possibile raggiungere quella negazione della sofferenza, che è il grande problema ontologico
Schopernhauer non riceve con questa sua filosofia che è la negazione del progresso storico, della centralità dell´uomo
come produttore di storia, come organizzatore di stati, di sapere, e che ci serve il sapere?casomai l´arte non il sapere.
Una posizione tipicamente irrazionalistica che non han successo in quegli anni, il suo tempo arriverà molto dopo, nella
seconda metà del 800, nella reazione al positivismo, in questa ripresa di una riflessione critica intorno alle strutture àa
razionalità occidenatale, di cui si farà maestro proprio Nietzsche che nel 1874 scrive la 3° inattuale.

Schpenhauer è maestro della cultura occidentale perché:
è non solo maestro dal punto di vista ideale ma educatore, formatore di soggetti:
1. si oppone radicalmente a quella cultura ottimistica, progressista (che ha una visione progressiva della storia)
consolatoria ed ottimistica, basata su quell´homo faber oltre che sapiens che è tipico della cultura occidentale.
Bisogna contrapporsi a questa cultura.
Schpenhauer diviene il maestro, non tanto segreto di Nietzsche, proprio perchè costruisce il suo pensiero in
opposizione al presente. Ogni buon maestro sta contro l´attualità, perchè fa vivere istanze più profonde, principi
dimenticati nel presente. Questo è un punto che noi possiamo richiamare nel pensiero adorniano.
È un pensiero che vuole essere la critica del presente, e che vuole portare a dimensione ciò che il presente ha
dimenticato e represso (=Freud che è un altro dei grandi autori che stanno alle spalle della teoria critica della società
soprattutto in Adorno).
Schopenhauer però non si ferma qui: non è solo un critico dell´attualitàxchè ci invitaad oltrepassarla, cercando altre
forme di pensiero, di essere, altra gerarchia dei valori, ma è anche altro punto fondamentale, un pensatore che fa
appello all´individuo, che lo valorizza, è l´individuo che conta, non gli stati, la storia, la cultura, tutti quanti valgono in
funzione dell´individuo,poiché al centro della realtà c´è l´individuo, l´individuo solitario (ricordiamo che una delle
inattuali precedenti era stata dedicata proprio a Strauss, teorico dell´unico: ogni individuo è un unicuum, in certo qual
modo è un assoluto, che va valorizzato nella sua individualità.
Si dice che Strauss è stato uno dei grandi maestri del pensiero anarchico, però ricordiamoci che sta a afianco di un
pensatore come Kieerkgard, che valorizza la singolarità, l´individualità, la soggettività irripetibile dell´uomo,
dell´esistenza (Kieerkgard è considerato il padre dell´esistenzialismo, anche se come moda nascerà dopo).

Appelliamoci a questo testo celebre, importante di Nietzsche che modella schopenhauer come il grande educatore di
Adorno. Noi possiamo dire spostando quel concetto di educatore che un pensatore così originale, inquieto, sottile,
colto, così dialettico nelle sue posizioni. Arte e filosofia, letteratura sociologia, perchè di questo si occupa, è stato un
sociologo critico (però ha fatto ricerche empiriche negli USA, una celebre sulla struttura ed origini del pregiudizio
attraverso interviste, cercando di ricavare una interpretazione non solo descrittiva, lui che è un critico radicale della
sociologia empirica, sociologia per costruirsi come interpretazione di ciò che sta dietro quell´analisi empirica cioè
interpretare la struttura delle mentalità, pregiudizio e mentalità autoritaria, come nasce la mentalità autoritaria è il
problema che si pone Adorno con questa analisi empirica. Lui dice che la personalità autoritaria nasce in un contesto
autoritario poichè cè froidianamente la coazione a ripetere. Chi vive in un contesto autoritario avrà uha personalità
autoritaria, salvo che non intervengano catastrofi, storiche o private, che gliela cambino, ma con molta difficoltà.uno
dei temi che sorregge questa ricerca sulla personalità autoritaria nella struttura del pregiudizio è proprio dove attinge
questa sindrome autoritaria il soggetto autoritario?
Dalla famiglia. È la famiglia il bacino dove si costruisce la personalità autoritaria, perchè lì preme fin dai primi anni e
prime esperienze più forte lo stile autoritario e il pregiudizio che sta alla base.
Poiché alla base dell´autoritarismo c´è il pregiudizio che la libertà sia un male, che l´individualità contrapposta alle
regole sia un altro male, e quindi si cotruisce una personalità rigida, carica di pregiudizi, e in genere è proprio la
famiglia quel bacino nel quale si costruisce soprattutto quella famiglia americana di quegli anni, ma certamente aveva
un aspetto ancora fortemente ottocentesco.
Gli USA sono la società più dinamica dei nostri tempi però è anche vero che hanno una carica di pregiudizi, di
tradizionalismo che a noi europei lascia perplessi. E anche la struttura della famiglia ha queste sue matrici fortemente
tradizionali.

Anche Adorno, possiamo noi nel nostro tempo, considerarlo come Schopenhauer per Nietzsche, uno dei grandi maestri
che ci illumina in profondità sulle strutture del nostro tempo e ci invita non ad adeguarci ma a ripensare criticamente e
in forma radicalmente critica l´attualità.
Possiamo dire allora che secondo quell´idea nietzschiana che un educatore deve essere colui che ci porta oltre il
presente, e libera il pensiero dai lacci del presente, non perchè voglia negare il presente, ma perchè lo vuole
attraversare criticamente e criticamente ricostruire.
Adorno possiamo considerarlo per noi oggi un modello di educatore, nel senso nietzschiano, non come guru che ci
guida verso la saggezza e la verità, non come maestro di scuola che ci prende per mano e ci distilla il sapere
necessario.
No, ma come grande orientatore ideale in relazione a una concezione dell´individuo, del mondo, della cultura, e aun
ruolo dialettico dialettico da assegnare all´individuo in questa congiuntura storica.
Quindi educatore va inteso come una voce filosofica che ci può guidare a comprendere meglio e più criticamente il
presente, e al tempo stesso a liberare le nostre capacità di libero pensiero critico.
Certo Adorno non è il solo grande filosofo del 900, la prima metà del 900 ha prodotto una serie di figure eccezionali dal
punto di vista filosofico. Basterebbe solo pensare a wittgenstein, heidegger che riprende direttamente la lezione di e
cerca di riportarla a esecuzione in una forma radicale di oltrepassamento definitivo del pensiero ..
Quindi siamo di fronte a altre due figure di spicco, ma Adorno ha qualcosa in più, non è solo un grande intellettuale
della filosofia, la sua filosofia può essere una filosofia vissuta, vuole essere una guida per l´individuo, per collocarsi in
una maniera più libera, più autentica all´interno di una realtà contraddittoria ma nella quale l´individuo rischia di essere
costantemente soffocato.
Infatti il primo punto da mettere in rilievo è che non esiste esperienza per ogni individuo che non sia esperienza
sociale. L´uomo è un animale sociale, dipende dalla società, non può vivere al di fuori se non perdendo la propria
umanità.
La funzione dellinguaggio e quella distinzione tra langue e parole: noi costruiamo il nostro parlare sulle strutture
profonde della lingua (grammaticali,lessicali,sintattiche) possedendo quelle strutture entriamo nella dimensione del
parlare, possiamo usare il linguaggio anche in maniera personale creativa, innovativa, ma perchè c´ una comptenza di
base che è legata alla struttura del linguaggio, che ci permette di parlare, comprendere ecc .
Quel linguaggio ci viene dalla società (altrimenti il ragazzo dell´aveiron).
Questo ci dice che noi siamo animali radicalmente sociali, è un punto di base del pensiero adorniano, la società è il
nostro habitat.
Si, ma come è strutturata la società, questo è il punto. Quindi se la scietà ci avvolge anche ci condiziona, allora le
strutture della società divengono delle strutture nostre, che si impongono a noi.
Qual è il volto della società? E qui scatta Marx:il volto della società contemporanea, che Adorno studia in maniera
attenta proprio negli USA, come modello più avanzato di società moderna, la società attuale è la società del
neocapitalismo che ha al centro il principio della merce, il valore primario è produrre.
Il principio animatore della società è il mercato.
Il denato occupa in questa dialettica produttiva della società un ruolo fondamentale. L´avere più che l´essere (Fromm
non a caso uno degli autori che collabora direttamente alla rivista di quell´istituto della ricerca sociale di Francoforte
che accoglierà i testi di questi filosofi che fanno capo alla scuola di Francoforte. Psicanalista più che filosofo, però
elabora il suo pensiero partendo da questi presupposti comuni con la scuola di Francoforte e infatti scrive sulla rivista e
collabora ad alcune iniziative editoriali di questa).

Nel neocapitalismo, soprattutto che cosa rischia di scomparire: la cultura che diventa merce, non per niente nasce la
cultura di massa, che è regolata dal consumo. Il jazz è l´indice della degradazione della musica secondo Adorno,
proveniente da una cultura musicale aristocratica.
Però al tempo stesso opera una diagnosi attenta di quello che sta accadendo alla cultura della società di massa. Qual è
il destino della cultura: è innalzare l´individuo, di portarlo ad una lettura più complessa e più dialettica della realtà, cioè
che ne coglie le contraddizioni, i contrasti, problemi aperti.
Possiamo dire che la cultura ci apre un terzo occhio, quello caro a Platone, quell´occhio che ci fa vedere quella
dimensione di superiorità che la cultura assegna a sé stessa come terzo occhio, l´occhio della mente che ci fa vedere
quello che è invisibile con gli occhi del corpo.
Adorno è molto attento a questa tradizione:la cultura o è cultura alta o non è cultura,perchè solo la cultura alta ti
permette di dominare la realtà, di sperarne la contingenza, di porsi in una condizione di giudizio.
Qui dentro c´è tutta una tradizione pedagogica, quella della tradizione della pedagogia della Bildung (=formazione
spirituale); l´uomo è in quanto è spirito, che non vuol dire negazione del corpo, ma costruzione del corpo e dello spirito
secondo un´ottica che privilegia quella capacità di libertà, di riflessività, di costruzione di valori squisitamente umani.
L´arte è un valore umano, a differenza degli animali l´uomo costruisce universi immaginari, un´altra realtà.
L´arte ha anche questa funzione;Adorno su questo dice che l´arte è soprattutto quella forma che ci permette di leggere
le strutture profonde del proprio tempo, è un espressionista, e quindi l´arte è la manifestazione di questa lacerazione
dal fondo dell´uomo e di cui il 900 si è fatto interprete. Quindi tra le forme dell´arte del 900 l´espressionismo è quella
forma più significativa ed alta.
Certo, anche un´arte di tipo astratto (teatro di Beckett) che però ugualmente interpreta le strutture profonde del
nostro vissuto, le fa emergere e ci rende consapevoli.
Secondo altri, Marcuse ad es, l´arte ha anche un´altra funzione:quella di indicarci un mondo altro che noi dovremmo
costruire, un mondo della bellezza, dell´armonia, della quiete, del gioco, un mondo costruito a dimensione estetica.
Si ma tutto questo nella società di massa, della cultura di massa, qual´e il fine della cultura di massa, risvegliare e
custodire la spiritualità dell´uomo,che vuol dire questa tensione verso il significato,la sua scoperta, la sua costruzione,
l´esercizio di una riflessione critica. No, la cultura di consumo vuole semplicemente divertire, non far pensare, è una
cultura del loisir,del godimento.
Molte volte lo fa agganciandosi agli aspetti anche più animaleschi e meno spirituali dell´uomo, questa è la tesi di
Adorno sul jazz. Musica carica di istintualità, ma che non la sublima, non riesce a sublimarla, ci mantiene dentro
questo circuito animale senza sollevarci alla dimensione della spiritualità che è comprensione e riflessione e
superamento. È una musica che tende alla ripetizione e che quindi ripresenta, non ci fa superare quella dimensione
istintuale, ma ci rende sempre più immanenti a questa realtà che ci pressa, e che è basata sulla centralità degli istitnti
e non della riflessione a livello spirituale.

Altro punto più delicato:in questa società dove tutto viene mercificato e reificato, schiacciato ad essere una molla
dentro un´ingranaggio, anche il soggetto tende a scomparire, soprattutto come individuo, cioè come una soggettività
singola, originale, capace di pensiero autonomo, capace di contrapposizione. Perché? Non c´è individuo (qui torna la
pedagogia della bildung) costruito nella sua pienezza, individualità, se non nutrito dalla cultura, poiché è la cultura che
lo libera, lo porta oltre la sua animalità, oltre quella sua immersione nel sociale, gli dà gli strumenti per giudicare sé
stesso, la realtà, e progettare l´interiorità.
Ma nella cultura di massa quello che scompare è proprio una dimensione spirituale-formativa della cultura, la cultura è
divertimento,loisir, è consumo, godimento, fruizione istintuale.
Allora rischiamo di veder scomparire il fulcro su cui un giudizio sulla realtà,una trasformazione della realtà e una
proiezione verso un´altra realtà sono resi possibili.
Se noi perdiamo l´individuo perdiamo il fulcro del pensiero critico e perdiamo anche il fulcro del pensiero utopico.
Forse Adorno esagera, però sappiamo qual è la potenza avvolgente, anestetica, della cultura di massa. Siamo tutti
ormai irretiti dentro questa cultura, è così capace di entrare nel nostro vissuto quotidiano. Es la tv: ci cattura perchè è
entrata a far parte del nostro vissuto quotidiano, e quindi ci possiede, se non scatta da parte nostra una possibilità di
decollo da questa cattura del mezzo mediatico noi rimaniamo imprigionati dentro un modello di comunicazione, un
modello di informazione, di struttura del pensiero di tipo empirico-autoritario (mcluhan il mezzo è il messaggio:nella tv
quello che fluisce dallo schermo è importante, ma quello che è importantissimo è la scatola, perchè il primo messaggio
è nella scatola, la sua autorità, dell´immagine. Quindi il 1°messaggio è il mezzo).

Adorno in quelle pagine della dialettica dell´illuminismo dedicate all´industria culturale, è duro nella condanna, ma
sappiamo oggi che non è tutto così, non tutto è omologato agli USA, l´europa mantiene una sua dimensione di capacità
di passare da più registri, per cui si può essere spettatori di un prodotto di massa, però al tempo stesso passare a
fruire di cultura alta.
Adorno però si chiede fino a quando riusciremo a mantenere questo atteggiamento di immersione e al tempo stesso di
critica rispetto ai mass media, così potenti , anche perchè alle spalle ormai hanno un´industria che li organizza, li
propone, li nutre,li gestisce, in funzione soprattutto di una conformazione collettiva, di una omologazione delle
identità, dei gusti, e quindi di uno spengimento graduale dell´individuo come nucleo di resistenza che in quanto
pensiero critico e portatore di istanze che vanno oltre il presente.
Si è detto siamo di fronte a quei pensatori , e questo è stato Luckac che malignamente non parlando proprio della
scuola di Francoforte, infatti si riferiva a Schelling, ma poi la critica era applicabile in particolare alla scuola, quindi
parlava del passato per criticare il presente.
Li definisce partendo proprio da Adorno, i filosofi che abitano il grand hotel dell´abisso:un hotel a strapiombo su un
abisso, però è un hotel di lusso, lì vi sono abitanti che da questo luogo protetto e sicuro, nobile, si affacciano hanno un
brivido davanti all´abisso, denunciano la presenza dell´abisso ma poi si ritirano nel confort dell´hotel.
Certamente sono dei pensatori estremamente aristocratici, hanno una visione dell´individuo che è contraria alla società
di massa, ma dicono anche che in quella società di massa spengendosi l´individuo si spenge anche quel binomio che
contrassegna la grandezza della cultura e della società che ha prodotto quella cultura, e della società che fa vivere
quella cultura, e che di essa si nutre: pensiero critico & spinta utopica. Questi sono i 2 punti che dobbiamo tenere
presenti.

Adorno ci invita a leggere la realtà attraverso dispositivi radicalmente critici, perchè questo sia reso possibile è
necessario che noi teniamo al centro della cultura in generale e del pensiero in particolare, tutte le forme del pensiero,
dalla sociologia alla musica, un pensare dialettico.
Qui si apre un confronto necessario con il grande modello della dialettica,rilanciato nella modernità da Hegel. Che cos´è
la dialettica per Hegel: è la contrapposizione tra tesi, antitesi che produce il superamento che è fusione. La tesi e
l´antitesi si superano nella sintesi, che è qualcosa che contiene e la tesi e l´antitesi, ma contemporaneamente produce
qualcosa di ulteriore e di nuovo.
La dialettica è pensata in Hegel secondo la logica del superamento, ma adorno dice, e non ha torto ( fra l´ltro ha scritto
3 studi su hegel che sono forse uno dei testi più belli sulla filosofia hegeliana, dove coglie il succo del pensiero
hegeliano e i limiti di quella dialettica) che quella dialettica per la sintesi è una falsa dialettica, poiché dell´opposizione
vuole arrivare al superamento, mentre la dialettica non è gestita dalla sintesi, ma animata dall´opposizione.
Che cosa è che sta al centro della dialettica (già detto da marx): c´è opposizione, il contrasto, la sintesi lo spenge con
quest´idea di costruire un pensiero che va avanti in maniera progressiva, noi bisogna liberarci da quest´immagine della
dialettica e invece restaurare una visione oppositiva della dialettica.
Adorno la chiama la dialettica senza sintesi già dai suoi primi studi, già da quello del 1933 kieerkgard, la costruzione
dell´estetica, certo kieerkgard fu l´autore che insieme a marx più sbeffeggiò hegel: aveva messo il mondo in filastrocca
e così aveva creduto di costruire un pensiero filosofico.
Aveva fatto questa dialettica delle idee dimenticando la cosa fondamentale, ciò che sta prima delle idee, cioè quella
testa di ogniuno , individuo singolo e irripetibile.
È una grande dialettica delle idee vuote che non hanno nessun portatore ideale, mentre le idee stanno nella testa degli
individui. Se noi togliamo gli individui non abbiamo più le idee. Quindi kieerkgard era già su quella posizione
antihegeliana della dialettica senza sintesi.
Ma alla fine della sua carriera filosofica, 1966, pubblica quello che è stato considerato il capolavoro di adorno dal punto
di vista filosofico: dialettica negativa.
Basta il titolo per capire: la vera dialettica è basata sulla negazione, non sulla sintesi, cioè è una dialettica che si
concentra sull´opposizione. Qual è l´oposizione fondamentale (anche qui c´è tutta la parte dell´introduzione dove
descrive quella struttura della dialettica negativa. La dialettica negativa è una contrapposizione costante tra concetto e
cosa, il concetto non può mai pensare di esaurire la cosa, il concetto è sempre una lettura parziale della cosa, quindi la
cosa sfida costantemente il concetto, il vero pensiero sta in questa tensione perpetua, inagirabile, irriducibile, tra la
cosa e il concetto. È un esercizio di confronto critico, tra ciò che è dato e ciò che viene pensato, ma il dato inquieta il
pensare e il volere di rinnovarsi come il pensiero legge il dato, ci dà un immagine del dato ma che non è mai un
possesso completo, perchè la cosa è sempre di più rispetto al concetto.
Siamo nei paraggi dell´ermeneutica, un pensiero che dialetticamente si pone come struttura interpretativa anche in
Adorno, solo che in Adorno c´è questo, che il pensiero come interpretazione deve essere capace di spiazzare la cosa
interpretandola, di non mettersi al servizio della cosa ma di dominarla e di andare oltre la cosa stessa.
Proprio attraverso il principio della negazione. Si ma, la dialettica negativa noi dobiamo abituarci a pensarla, come?
Mettendo al centro le contraddizioni, i contrasti, i conflitti. Il vero pensiero non è quello che supera il contrasto ma
quello che li porta in emersione, li vive, ce li fa leggere, proprio rifacendosi a quella visione espressionistica dell´estica
adorniana, uno dei filosofi più brillanti che abbiamo oggi in Italia, Remo Bodei, in un saggio dedicato proprio alla
dialettica di Adorno, dice : al centro di quella dialettica c´è la negazione come grido, poiché la negazione è la
testimonianza di una lacerazione, di una contraddizione vissuta, di una sofferenza, di un dolore. Quella dialettica non
vuole nascondere la sofferenza, di cui tutta la realtà è intrisa, non vuole nascondere le contraddizioni ma collocarsi
proprio lì, dove si crea la contraddizione, poiché lì il pensiero svolge la sua funzione, di farci comprendere la cosa e di
oltrepassarla.
Allora noi bisogna costruire un modello di pensiero che sia capace di cogliere le contraddizioni, di permanere nel
contrasto, e che si faccia carico della sofferenza. Quella dialettica negativa è come un grido, un urlo poiché manifesta
proprio la tragicità della contraddizione.
Una visione pessimistica? No, non vuole occultare ciò che di contraddittorio è presente nella realtà, e ci vuol dare uno
strumento per pensare la contraddizione, portarla ad emersione e spingere verso una consapevolezza della
contraddizione e una consapevolezza del bisogno di superarla.
Questa è la dialettica negativa, formalmente dal punto di vista teoretico sta in quella opposizione tra cosa e concetto,
da un punto di vista antropologico sta nella tematizzazione della contraddizione, perchè nella contraddizione noi
siamo testimoni della nostra non realizzazione, della nostra sofferenza, di ciò che abbiamo perduto, o che non
possediamo e dall´altra nella contraddizione siamo spinti a pensare il superamento della contraddizione stessa, che
cosa deve essere postulato oltre la contraddizione.
È un pensiero raffinato, con un grande bagaglio di tipo filosofico, ma che vuole proprio raggiungere alcuni obiettivi di
tipo formativo.
1°:valorizzare l´individuo, al massimo: senza l´individuo non c´è la dialettica negativa perchè è solo l´individuo che può
emettere quell´urlo, che può sentire quella contraddizione, che la vive come contrasto lacerante. Il dolore, l´ingiustizia,
la mancanza di senso, il fallimento dell´esistenza, la cattura da parte della società massmediatica che spenge o tende a
spengere l´individualità. Dobbiamo resistere. Si è detto che quella di Adorno è una pedagogia della resistenza
2° bisogna che nell´individuo sia coltivata l´autonomia, la libertà, la sua spiritualità, perchè fuori di quella sua
formazione spirituale non c´è né libertà, né gestione consapevole di un pensiero critico che è il terzo dispositivo.
3°noi bisogna allenare questo soggetto risvegliato nella sua spiritualità ad esercitare un pensiero critico. Qual è il
pensiero critico? Quello basato sulla dialettica negativa, che sa leggere nella contraddizione, la sa interpretare, la sa
comprendere come lacerazione,ma al tempo stesso anche come bisogno di un superamento della lacerazione.
Però se la dialettica dovesse guardare solo alla sintesi perde la sua forza e significatività conoscitiva.