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Misure di potenza

I wattmetri di laboratorio hanno solitamente la bobina amperometrica realizzata con poche

spire di sezione relativamente elevata, suddivisa in due sezioni uguali che possono essere

messe in serie o parallelo (due portate amperometriche). La bobina voltmetrica `e invece

costituita da molte spire di piccola sezione, associate alla quale sono pi`u resistenze addizionali

(pi`u portate voltmetriche). In realt`a la misura effettuata con il wattmetro `e affetta da errore

sistematico la cui entit`a dipende dall’autoconsumo dello strumento e il cui segno `e sempre

positivo (si misura sempre in pi`u). Questo vale nel caso in cui la voltmetrica sia derivata

sia a valle sia a monte. Si ricorda infatti che nel primo caso si ha:

e nel secondo caso

P M = P U +

2

U

V

R V

2

P M = P U + I U R A

(1)

(2)

Si noti che a differenza della bobina voltmetrica, quella amp erometrica `e di rame per cui va

a dipendere dalla temperatura. Il wattmetro `e anche affetto da un altro errore sistematico

attribuibile allo sfasamento tra la tensione applicata alla voltmetrica e la corrente che attra-

versa la bobina stessa. Poich´e `e di difficile valutazione, di esso si tiene implicitamente conto

nella classe che caratterizza lo strumento.

In un circuito sinusoidale un wattmetro elettrodinamico ha la bobina fissa percorsa dalla

˙

˙

˙

corrente I f = I e la bobina mobile percorsa dalla corrente I m . In prima approssimazione la

corrente circolante nella bobina mobile pu`o essere assunta come:

˙

˙

˙

˙ V

I =

R V

˙

˙

(3)

In quest caso l’angolo β tra I f e I m coincide con l’angolo φ tra V e I per cui l’espressione

della coppia media vale:

c = kI f I m cos β = k V V Icosφ = k P

R

(4)

Lo strumento misura quindi la potenza P con costante k valida sia in c.c. sia in c.a. anche

per grandezza non sinusoidali fino alle frequenze per cui vale la relazione (3).

1

˙ ˙

L’ipotesi (3) trascura l’angolo ǫ esistente I m e V (per convenzione si assume ǫ positivo

˙ ˙

se I m precede V ). La convenzione fa riferimento a quanto anche detto per i trasduttori in

riferimento all’errore d’angolo. In particolare, l’errore d’angolo, ossia la differenza di fase fra

la grandezza d’uscita e la grandezza di ingresso `e considerato positivo quando la grandezza

d’uscita precede quella d’ingresso. La presenza di ǫ equivale a un errore sull’angolo φ per

cui:

d

dP = dφ ( V I cosφ ) ǫ = ǫV I sinφ

e quindi esprimendo l’errore relativo

dP

P

= ǫtan φ

(5)

(6)

Non potendo annullare l’induttanza della bobina, si procede al suo rifasamento mediante

l’inserzione di un condensatore in parallelo a parte del resistore voltmetrico (per ottenere un

rifasamento valido per la banda di frequenze d’impiego). Nel caso in cui ǫ sia dovuto solo

alla presenza della reattanza della bobina mobile vale

ǫ

=

ωL m

R V

(7)

Un wattmetro con valori nominali V 0 , I 0 , cosφ 0 va in fondo scala per la potenza P 0 =

V 0 I 0 cosφ 0 . Poich´e raramente i tre valori nominali si presentano contemporaneamente, specie

se cos φ 0 = 1, la maggior parte degli strumenti ammette sovraccarichi di tensione e di corrente

fino a valori V M , I M specificati dal costruttore. I wattmetri per basso cos φ mantengono

un’alta sovraccaricabilit`a e un piccolo errore di fase, uniti a un ridotto consumo, il tutto al

fine di facilitare le misure su carichi a basso cosφ . Poich´e il fattore di potenza deve essere

considerato come una grandezza d’influenza, le variazioni che si ammettono a tensione e

corrente nominali, quando questa grandezza varia nel suo campo d’impiego (ossia fra cosφ 0

e zero) devono essere minori dell’indice di classe. Deve perci´o essere:

dP ǫV 0 I 0 < CP 0 / 100

da cui si deriva (per ǫ in centiradianti):

ǫ

< C cosφ 0

2

(8)

(9)

Misura di potenza su circuiti in c.a. monofase

Ogni sezione di misura in un circuito monofase in regime di c.a. `e caratterizzata da tre valori:

tensione fra i conduttori, corrente attraverso di essi, sfasamento tra queste due grandezze.

Un metodo per individuare queste tre grandezze `e l’ultilizzo di tre strumenti, che sono

usualmente un amperometro, un voltmetro e un wattmetro. Dalle loro letture deriva I , V e

P da cui poi si pu`o ricavare:

Q = ( V I ) 2 P 2

cos φ = P I

V

Z = V

I

(10)

(11)

(12)

Rimane per`o indeterminato dalle relazioni precedenti il segno da attribuire alla potenza

reattiva. Per questo si pu`o procedere in vari modi: inserendo un condensatore in parallelo

al carico, variando la frequenza di alimentazione, disponendo in serie al circuito voltmetrico

del wattmetro una reattanza magnetica X in modo da introdurre un errore di fase. In

particolare, in quest’ultimo caso, l’indicazione del wattmetro aumenta se il carico `e induttivo,

diminuisce se capacitivo.

Per risolvere il problema della determinazione dell’errore strumentale conviene utilizzare

relazione algebriche tra le potenze che sussistono grazie al teorema di Boucherot. Con

l’ipotesi di voltmetrica derivata a valle si ha:

V = V z

(13)

e per la conservazione delle potenze attive entranti nel nodo circuito di alimentazione, volt-

metrica e carico

P = P z + V 2

R

e

(14)

dove R e rappresenta il parallelo tra la resistenza del wattmetro (circuito voltmetrico) e la

resistenza del voltmetro. Per la conservazione delle potenze reattive vale:

3

Q 2 = (V I ) 2 P 2 = Q z = (V z I z ) 2 P

2

2

z

da cui si ottiene combinando le relazioni

2

z

I

= I 2 P + P z

R e

(15)

(16)

Questa correzione `e sempre minore o al pi`u uguale alla correzione algebrica:

I v = V

R

e

In prima approssimazione, infatti, si ha:

da cui per la (16) si ha:

P + P z 2 P = 2 V I cosφ

e I I I z

I

1 2 V I cosφ I v cosφ

R

e

I

(17)

(18)

(19)

relazione che pu`o essere comoda per un calcolo preliminare approssimato dell’errore.

Nel caso le bobine amperometriche siano a valle esse presentano una resistenza comp-

lessiva R a e una reattanza complessiva X a da cui:

P = P z + R a I 2 ; Q = Q z

+ X a I 2 ; V = P

2

z

z

2 + Q

2

z

I 2

(20)

Un wattmetro presenta due coppie di morsetti, l’una amperometrica (generalmente di mag-

giori dimensioni) da collegare in serie al circuito su cui si esegue la misura, l’altra, voltmet-

rica, da collegare in derivazione. Occorre per`o saper scegliere la connessione corretta in base

alle seguenti considerazioni:

a) la coppia motrice direttamente proporzionale alla potenza, cambia segno se si invertono

le connessioni amperometriche o quelle voltmetriche;

b) nei wattmetri elettrodinamici `e opportuno che la bobina mobile sia praticamente allo

stesso potenziale della bobina fissa per evitare effetti elettrostatici tra le bobine (coppie

elettrostatiche, correnti capacitive) e, al limite, scariche elettrostatiche;

c) il wattmetro `e sempre affetto da errore di consumo, per cui la connessione voltmetrica

va inserita a monte o a valle a seconda dello schema scelto per la misura.

4

Detta C la classe del wattmetro e V 0 , I 0 , cosφ 0 i suoi valori nominali, si ha una fascia

d’incertezza d’ ampiezza percentuale del tipo:

η % = C 0

P

= CV 0 I 0 cos φ 0

V

I cosφ

(21)

A questo errore si pu`o in parte ovviare scegliendo un wattmetro con portate massime V M

V > V 0 e I M I > I 0 , quindi sovraccaricando lo strumento entro i limiti consentiti o

scegliendo un wattmetro per basso cosφ , ossi con cosφ 0 < 1.

Nel caso si voglia eseguire una misura escludendo l’uso di wattmetri si ricorre al metodo

dei tre voltmetri o al suo duale dei tre amperometri. In entrambi i casi si ricorre a

un’impedenza di modulo Z 0 e argomento γ . La corrente `e definita da I = V 2 /Z 0 , men-

tre la tensione da V = V 3 . Si trascurano gli errori strumentali e dal teorema di Carnot si

ricava:

2

V

1

= V + V + 2 V 2 V 3 cosβ

3

2

2

2

(22)

essendo poi φ = γ β la misura `e stata completata. Per limitare l’influenza degli errori stru-

mentali l’impedenza Z 0 deve essere dello stesso ordine di grandezza dell’impedenza incognita

Z ; ci`o conduce spesso ad adottare per Z 0 reattanze capacitive, in cui non si ha praticamente

dissipazione di energia. La potenza dissipata su un carico L pu`o essere misurata utilizzando

un resistore R e per cui γ = 0. Le relazioni in termini di grandezze istantanee valgono:

e ancora:

da cui risulta

P =

P =

1

T

0

T

v 3 idt =

T

1 R 0

T

0 v 3 v 2 dt

v

2

1

= (v 2 + v 3 ) 2 = v + v + 2 v 2 v 3

2

2

2

3

1

R 0

0

2

T

T

( v v v ) dt =

1

2

3

2

2

2

1

2 R 0 ( V

1

2

V V )

2

3

2

2

(23)

(24)

(25)

che permette il calcolo della potenza attraverso l’uso dei valori efficaci letti dai tre voltmetri.

Gli errori assoluti propri dei tre voltmetri E V i = C i V oi / 100 dove V oi `e la tensione di fondo

scala dell’i-esimo voltmetro si ripercuotono sulla potenza con un’incertezza globale:

5

E P = ±

1 R 0 C i V i V oi

100

(26)

Misure su sistemi trifase

Le possibilit`a di inserire un wattmetro su una fase di un sistema a pi`u fili sono 3, da cui

per un sistema a tre fili si hanno 9 possibilit`a di inserzione. Dalla combinazione fasoriale

delle tensioni si dimostra che il numero di inserzioni indip endenti in un sistema a tre fili `e 6:

P 1(23) = P 13 P 12

P 2(31) = P 21 P 23

P 3(12) = P 32 P 31

(27)

dal teorema di Aron si dimostra poi che il numero di inserzioni indipendenti in un sistema

a tre fili `e 4:

P = P 12 + P 32 = P 23 + P 13 = P 31 + P 21

(28)

Si dimostra poi che la somma delle potenze di due wattmetri con l’amperometrica sul filo

m `e uguale a tre volte la potenza assorbita dalla fase m quando le tensioni stellate siano

riferite al baricentro elettrico del sistema. Sviluppando i calcoli si ha:

P 12 + P 13 = 3

P 12 + P 13 = 3

P 12 + P 13 = 3

˙

E 10 ·

˙

E 10 ·

˙

E 10 ·

˙

I 1 = 3 P 10

˙

I 1 = 3 P 10

˙

I 1 = 3 P 10

(29)

Tutte le relazioni esistenti potrebbero essere trasportate alle potenze reattive, misurabili con

varmetri ideali, inseriti nello stesso modo dei wattmetri rispettivi. Vale quindi:

Q 1(23) = Q 13 Q 12

Q 2(31) = Q 21 Q 23

Q 3(12) = Q 32 Q 31

6

(30)

e

Q = Q 12 + Q 32 = Q 23 + Q 13 = Q 31 + Q 21

(31)

Le potenze reattive delle singole fasi in riferimento al centro stella ideale del sistema valgono:

Q

Q

Q

12

12

12

= 3

= 3

+ Q 13 = 3

+ Q 13

+ Q 13

˙

E 10 ×

˙

E 10 ×

˙

E 10 ×

˙

I 1 = 3 Q 10

˙

I 1 = 3 Q 10

˙

I 1 = 3 Q 10

(32)

La validit`a di queste relazioni si estende alla potenza complessa ma non alla potenza appar-

ente per la quale non sussiste in generale il principio di conservazione.

In un sistema trifase simmetrico nelle tensioni, le potenze reattive possono essere ricavate

da letture wattmetriche. Si ha infatti che

da cui si ricava:

˙

˙

V 23 ·

˙

V 23 = j 3 E 10

˙

˙

˙

I 1 = 3

˙

˙

˙

E 10 ×

˙

I 1 = 3Q 10

(33)

(34)

che deriva dalla relazione j V · I = V × I . Si deduce quindi dalle (27):

3 Q 10 = P 13 P 12

3 Q 20 = P 21 P 23

3 Q 30 = P 32 P 31

(35)

ossia la potenza reattiva di una fase, riferita al baricentro elettrico del sistema, `e ricavabile,

nel caso di tensioni simmetriche, dalla differenza di due letture wattmetriche che hanno

l’amperometrica inserita sulla fase considerata. Se il sistema delle tensioni concatenate `e

simmetrico inverso la (33) diviene V 23 = j 3 E 10 e cambia il segno delle relazioni delle (35).

Si capisce quindi come il segno della potenza reattiva possa essere determinato quando sia

noto il senso ciclico con cui si succedono le fasi e, viceversa, come tale senso ciclico sia

deducibile, una volta noto il segno della potenza reattiva.

˙

˙

7

Misure su sistemi a tre fili

Un sistema trifase simmetrico ed equilibrato `e completamente determinato da tre grandezze

indipendenti: una tensione concatenata, una corrente, un angolo di sfasamento. Lo schema

da preferire vede due wattmetri in inserzione Aron e una misura voltmetrica (tre strumenti!).

Ipotizziamo di misurare P 12 e P 32 , in virt`u della simmetria del sistema si ha:

P 12 = P 23 = P 31

P 21 = P 32 = P 13

(36)

per cui la coppia di misure wattmetriche copre tutte le misure wattmetriche realizzabili.

Dalle misure P 12 , P 32 e V si ha:

P = P 12 + P 32

Q = 3 Q 10 = 3(P 13 P 12 ) = 3(P 32 P 12 )

I

=

P 2 + Q 2

3 V

2

3 V P 12 + P

2

2

32 P 12 P 32

=

(37)

(38)

(39)

Il fattore di potenza pu`o essere calcolato oltre che dalla relazione:

cos φ =

P V I

3

(40)

Il segno da attribuire a una lettura wattmetrica si deduce in primo luogo dalla posizione

dell’indice sullo strumento, quando questo sia correttamente inserito: per valori positivi

l’indice si porta in una posizione interna alla scala, per valori negativi esso tende a spostarsi

al di l`a della posizione di zero. Si ha tuttavia la possibilit`a di controllo del segno, partendo da

due wattmetri in inserzione Aron disposti in modo da avere entrambi le letture nell’interno

della scala. Si sconnettono i terminali voltmetrici dal filo comune (ad esempio il 2) e si

collegano rispettivamente con le fasi 3 e 1. Il wattmetro che, nella primitiva inserzione,

indicava P 12 segna ora la potenza P 13 , mentre quello che indicava P 32 ora indica P 31 . Per

la simmetria, vedi (36), i wattmetri si sono scambiati le letture. Se entrambe le letture

restano all’interno della scala, le potenze P 12 e P 32 sono dello stesso segno e quindi positive,

8

altrimenti se gli indici tendono al di l`a della posizione di zero le due potenze sono di segno

diverso e si assume negativa la lettura minore sotto l’ipotesi che il carico sia passivo. Poich´e

ci`o accade se il sistema `e simmetrico ed equilibrato, contemporaneamente su entrambi gli

strumenti, la verifica pu`o essere effettuata commutando anche una sola voltmetrica. Con

la commutazione di entrambe si ha invece anche la possibilit`a di controllare se il sistema `e

realmente simmetrico ed equilibrato.

Metodo Barbagelata

Nel caso di sistemi simmetrici e squilibrati per cui I 1 = I 2 = I 3 la determinazione del sistema

richiede la misura di cinque grandezze indipendenti. Allo scopo esistono numerosi schemi

tra cui lo schema Barbagelata che comprende quattro misure wattmetriche e una misura

voltmetrica. Dalla lettura di due wattmetri in inserzione Aron si ha la potenza attiva totale

del sistema:

P = P 12 + P 32

(41)

da queste e dalle letture degli altri due wattmetri P 13 e P 31 si possono ricavare i valori della

altre letture wattmetriche:

P 21 = P P 31

P 23 = P P 13

(42)

Da questi valori si ricavano le potenze attive e reattive delle singole fasi:

3 P 10 = P 12 + P 13

3 P 20 = P 23 + P 21

3 P 30 = P 31 + P 32

3 Q 10 = P 13 P 12

= P 13 P 31

3 Q 30 = P 32 P 31

3 Q 20 = P 21 P 23

9

(43)

(44)

Se interessano le grandezzi globali del sistema si ha:

3Q = 3(Q 10 + Q 20 + Q 30 ) = P 32 P 12 + 2(P 13 P 31 )

(45)

Il fattore di potenza globale del sistema `e definito dalla relazione:

cos φ =

P + Q 2

P 2

(46)

Il metodo pi`u semplice per controllare i segni delle letture wattmetriche in un sistema squili-

brato, consiste nell’eseguire mediante la commutazione di tre wattmetri tutte le inserzioni

del tipo P mn . Assumendo come positiva la potenza totale P ed essendo: P = P 12 + P 32 =

P 23 + P 13 = P 31 + P 21 si attribuisce il segno positivo alla lettura maggiore per ognuna delle

tre coppie in inserzione Aron.

Per sistemi a tre fili alimentati da tensioni simmetriche i consumi voltmetrici portano alle

relazioni seguenti:

P

12

P

32

= P 12 +

= P 32 +

V

2

R

W

2

V

R

W

+

+

1

V

2

2

1

R

V

2

V

2

R

V

(47)

dove sono evidenti il consumo della wattmetrica e della voltmetrica. Il fattore 0.5 del con-

˙

sumo voltmetrico deriva da considerazioni legate agli sfasamenti tra V 31 rispetto a

˙

V 32 .

˙

V 12 e

Assunta C la classe dei due wattmetri, supposti uguali, con valori nominali V 0 , I 0 e

cosφ 0 = 1, il massimo errore assoluto che si pu`o commettere in ognuna delle due letture `e:

C

(48)

E W = 100 V 0 I 0

L’incertezza percentuale corrispondente sulla somma algebrica delle due indicazioni `e quindi:

2 CV 0 I 0 3 V I cos φ

e p = ± √

(49)

praticamente analoga a quella di un solo wattmetro con le stesse caratteristiche inserito

in un circuito monofase. Viene per`o a mancare la possibilit`a di ridurre notevolmente tale

incertezza con gli strumenti per basso cosφ o sovraccaricabili. Infatti al diminuire del fattore

10

di potenza, per esempio in un sistema equilibrato, le due letture non tendono a zero ma ai

valori rispettivamente di +0.5 V I e 0 .5 V I . In questo caso, si ricorre all’inserzione di tre

wattmetri.

Uso dei tre wattmetri

`

E possibile in base a quanto gi`a osservato determinare la potenza di un sistema trifase a tre

fili mediante l’impiego di 3 wattmetri, collegati rispetto a un punto O comune. La posizione

del centro stella fittizio `e indifferente, purch´e sia la stessa per tutti e tre gli strumenti; spesso

`e determinata dalle impedenze dei tre circuiti wattmetrici, che devono per questo rimanere

immutati durante le tre letture. Questo schema consente, nel caso di misura a basso cosφ di

usare strumenti per basso cosphi o sovraccaricabili in modo praticamente analogo a quanto

avviene per i circuiti monofasi. La potenza attiva `e data dalla somma delle tre letture.

Scambiando poi due connessioni wattmetriche si ha:

da cui segue:

1

P

3

P

=

=

˙

˙

E 3 · I 1 =

j

˙

E 1 · I 3 = j

˙

˙

V

12

˙

V

3

23

3

· I 1 = Q 12

˙

3

· I 3 = Q 32

˙

3

Q = Q 12 + Q 32

(50)

(51)

Metodo Righi o dei tre wattmetri

Sistema simmetrco e squilibrato: wattmetri collegati per leggere P 13 , P 23 e P 3(21) da cui:

P 13 = V I 1 cos( φ 1 30 )

P 23 = V I 2 cos( φ 1 + 30 )

P 3(21) = V I 3 cos( φ 1 90 )

(52)

Sviluppando i passaggi tramite formule trigonometriche si arriva a:

11

ossia

P 13 + P 23 = P

2 P + 3 Q

P 13 + P 3(21) = 1

2

Q = P 13 P 23 + 2 P 3(21)

3

12

(53)

(54)

Determinazione del senso ciclico

Da fare!

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