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Michele Ansani – Antonella Ghignoli∗ Testi digitali: nuovi media e documenti medievali

[in corso di stampa in Les historiens et l’informatique : un métier à réinventer. Projet ATHIS : Atelier VI. Rome, 4-6 décembre 2008, Rome, École française de Rome]

1. Riflessioni preliminari 85.000: è il numero di pergamene, datate e databili fra IX e XIV secolo, digitalizzate dall’Archivio di Stato di Firenze, nell’ambito di un progetto avviato l’ormai lontanissimo 19971. Ciò che differenzia il caso fiorentino rispetto ad analoghe esperienze di istituti italiani, e che hanno riguardato varie tipologie di fonti da essi tenute in deposito (mappe catastali, carte geografiche, persino sigilli), è semplice: quelle 85.000 pergamene sono, dal giugno del 2008, consultabili via web2; senza restrizioni, senza pedaggi per l’utente; 85.000 facsimili in fotografia ad altissima risoluzione del fondo Diplomatico, consultabili attraverso un ottimale sistema di navigazione fra schede, descrizioni, regesti, strumenti di corredo. Non si tratta di una novità assoluta: con le stesse tecnologie l’Archivio di Stato fiorentino già da alcuni anni ha riprodotto e messo a disposizione on line uno dei suoi fondi documentari più importanti e consultati: il cosiddetto Mediceo avanti il Principato3. Promesse e premesse: l’era digitale, nell’àmbito degli studi (dei molti àmbiti di studio) sulla documentazione medievale, non può che essere anzitutto una nuova era dei facsimili, replica grandiosa di una stagione che (soprattutto per gli studi di paleografia, ma non solo)4 s’avviò con le tecniche di riproduzione foto-tipografica e che ancora oggi (si pensi alle Chartae Latinae Antiquiores) produce opere mirabili. E dunque c’è un primo punto: si richiedeva, nell’illustrare le tematiche del seminario, una valutazione circa l’ampiezza delle trasformazioni che il ricorso agli strumenti digitali avrebbe sinora introdotto nella pratica storiografica. Il diplomatico fiorentino on line è troppo giovane, e troppo isolato per aver prodotto effetti significativi su quella pratica (pratica di studi storici, paleografici, diplomatistici e così via). Certamente ne produrrà: anche, probabilmente (o almeno è auspicabile), nella sua dimensione di prototipo5. E in ogni caso, quella che possiamo visualizzare sul monitor è anche un’edizione: non un’edizione critica, non l’edizione dei testi; appunto, un’edizione di facsimili. Ma, si badi bene, non antologicamente selezionati; non casualmente, a qualche fine (didattico, tipologico-esemplificativo) assemblati. Sono edite le riproduzioni di interi fondi archivistici antichi; ciò ha un suo particolare significato, quando si faccia mente locale a una questione risalente ma sempre attuale, quella relativa alla discussa opportunità di accompagnare l’edizione critica di testi documentari con la raccolta integrale dei loro facsimili. Avrebbe desiderato di poterlo fare Luigi Schiaparelli, mentre lavorava alla sua edizione dei diplomi di Berengario I; l’Istituto storico italiano per il Medioevo gli disse di no6. Se ne parlò ai Monumenta Germaniae Historica, prima e dopo le Kaiserurkunden in Abbildungen, con esiti ugualmente negativi. Questioni di vedute, problemi di

linguaggi di codifica) resi disponibili nel giro di pochi anni concorressero a ripensare la natura dei testi. Le edizioni dei Monumenta. registri) non sempre (anzi. da alcuni anni. si è cioè ritenuto che la quantità e la qualità di strumenti informatici (memorie digitali. Il tema sottintende tuttavia almeno due questioni: la digitalizzazione retrospettiva di edizioni a stampa e quella relativa alle nuove edizioni digitali. Credo lo si possa dire in termini abbastanza definitivi.costi. un’edizione critica del testo (a stampa o digitale) che non contempli la possibilità di vedere il testimone rimane pur sempre un’edizione ‘imperfetta’. ma si tratta comunque e appunto di q u e l l e edizioni: materiali che i medievisti adoperano ‘quotidianamente’. l’hyper-edition profetizzata da Charles Faulhaber11. edizioni di testi come 2 . è offerta la possibilità di consultare in rete i Regesta Imperii8. a vagheggiare inediti campi e modalità di collaborazione fra gli studiosi. Tutti i difetti dei Monumenta (penso specialmente alla serie dei diplomata. strutture e modelli di edizione. Altro è il discorso sulle n u o v e edizioni digitali. come s’usava più di frequente dire ancora una dozzina d’anni or sono. offerti dall’interprete-editore alla comunità degli studiosi senza possibilità di verifica. al riguardo. Le descrizioni – di scritture. edizioni in forma di data-base. software. Quello relativo all’edizione dei testi: si dà per scontato. Un altro punto di discussione era previsto dal programma del seminario. C’è dunque un modo nuovo di usare quelle edizioni. soprattutto dopo gli studi di questi ultimi anni. In primo luogo. promossi in particolare da Peter Rück7: gli aspetti e gli argomenti testuali delle carte medievali (carte in senso stretto. di segni. fra competenze e know-how disciplinari. edizioni ‘fluide’12. che l’edizione documentaria. occorre sottolineare come il tema sia stato affrontato e discusso in una chiave pressoché esclusivamente teorico-metodologica. e altre svariate (e non credo ancora del tutto censite) edizioni di testi d’ogni natura10. litterae. soprattutto alla luce dei recenti studi di Wolfgang Huschner e di Theo Kölzer) sono riprodotti nella loro versione digitale. e per quanto legittima e con proprio statuto scientifico. procedure scientifiche. per esempio. con o senza raffinate modalità di information retrieval. sono ora indagabili per mezzo di un motore di ricerca che consente di interrogare l’intero corpus di testi riprodotti oppure di selezionarne il campo (una selezione che si può operare tuttavia solo con riferimento a singoli volumi). da sempre. ci dovremmo limitare a considerare gli aspetti logistici. quasi mai) ne esauriscono funzioni e contenuti informativi. abbia già conosciuto mutazioni significative nel suo statuto scientifico accedendo a una nuova e inedita dimensione. intesa come pratica storiografica corrente. o edizioni elettroniche. di spazi – resteranno dati soggettivi. La prima può essere liquidata in poche battute. economici ed ergonomici della ricerca. La dimensione – appunto – digitale. Basterà ricordare che. Se dunque intendessimo valutare queste pur rilevanti imprese in termini di innovazione e di impatto sulla ricerca. diplomi. Edizione come ipertesto. o le serie dei Diplomata o delle Leges dei Monumenta9.

ha messo all’opera strumenti e modelli critico-operativi di lunga durata. da parte del lettore. fin qui.terreno per la sperimentazione di schemi di codifica. di diversa provenienza e formazione (non solo medievistica): Faulhaber. Comunque sia. In generale. ma piuttosto (e se non altro) uno stimolo alla sua trasparente applicazione16. i testi fluidi di Buzzetti) sono parse (e giustamente. L’edizione critica è insomma ‘critica’ perché permette di misurare a ogni passo la distanza che esiste fra il testimone (o i testimoni) di un testo e il testo edito. almeno l’intenzione di rispettare le norme elementari di una operazione scientifica. argomentative. Le fonti diplomatiche (più che. Dino Buzzetti. sembra di poter dire (e spiace dover dire) che. Karsten Uhde13. Ingo Kropac. Il tentativo di dar soluzione al problema che ogni testo pone come proprio prende il nome di ‘edizione critica’ di quel testo. un ristretto gruppo di studiosi. per la loro natura e per le loro regolate o semiregolate e abbastanza regolari strutture funzionali. Ogni testo pone questo duplice ma unico problema in modo sempre diverso. pratiche tutte riconoscibili all’interno di una grande tradizione europea di studi che certamente ha nei Monumenta il suo principale e riconosciuto (e ormai un po’ datato) modello15. Ad alimentare il dibattito. il tema della codifica applicata a testi documentari è stato forse eccessivamente sopravvalutato. formali)14 un campo di confronto ideale. per esempio. l’Editionswissenschaft del XXI secolo. in un testo ricostruito se a più testimoni (edizione ricostruttiva). All’origine del testo edito sta infatti una operazione di trascodifica del testimone (o dei testimoni) e del suo sistema di segni grafici e simbolici in un sistema di segni diverso e leggibile: in un testo interpretato se a testimone unico (edizione interpretativa). 2. Manfred Thaller. Le edizioni di documenti medievali: riflessioni sull’esistente in rete Ogni testo – che sia di natura documentaria o di natura letteraria – pone il problema d’essere prima accertato filologicamente e poi d’esser messo in una forma adeguata che ne permetta la leggibilità. di esperire in definitiva una separazione ontologica tra due realtà18. che nel nostro caso sono: lavorare di prima mano sui documenti che si intende ‘editare’ e allestire una presentazione del testo tale da garantire sia la leggibilità sia la possibilità di verificare sempre. Per essa è implicito che sia assicurato se non il rispetto. nell’àmbito di una tradizione disciplinare diffusa e che. il dibattito sull’edizione digitale abbia costituito prevalentemente un pretesto per non occuparsi seriamente dei testi. ogni singola scelta compiuta dall’editore17. Patrick Sahle. le procedure derivate non definiscono un’innovazione di metodo. e della ricerca sui testi. anche se in molti casi analogo. pur non priva di specificità. 3 . L’edizione digitale come nuova scienza dell’edizione. e in più occasioni si è provato a definirne limiti e portata: si tratti di ricorrere allo schema TEI o di costruirne di diversi – mirati alle specificità storico-territorali dei corpora documentari –. e poi i giovani esponenti della Digitale Diplomatik tedesca: Georg Vogeler.

Se non fosse così. ci sono anche i teorici dell’edizione digitale dei documenti medievali. che potrebbe denominarsi forse più propriamente ‘scienza della (o delle) DTD’ – Document Type Definition(s) – non apporta novità nella teoria e nella pratica ecdotica. e soprattutto perché insistano a presentare come novità assoluta legata alla nuova scienza il congedo definitivo «dall’idea che l’edizione a stampa sia l’unica forma di elaborazione logica ed adeguata dei testi storici»20. ma si converrà che ciò non può valere come legittimazione. appunto – è già il testo che un editorefilologo deve avere stabilito come testo da dare in edizione. il quale. questo tipo di affermazioni esprime concetti del tutto ovvi per un editore di testi (senza aggettivi). si potrebbe osservare che i testi documentari sono assai più frequentemente – e quasi emblematicamente – trasmessi in tradizione unica e in tradizione originale e che tale circostanza potrebbe aver determinato una tale semplificazione di prospettiva nei teorici delle edizioni digitali in diplomatica: è probabile. dei documenti medievali almeno.Ora. regole. se è vero che la tradizione dei documenti medievali rispetto ai testi di natura narrativa conosce un’alta frequenza di originali in tradizione unica. regole divenute relativamente stabili non solo per pratiche disciplinari ma anche per tradizioni nazionali. non si spiegherebbe perché essi intendano l’edizione digitale come una evoluzione necessaria e progressiva. con un evidente sostrato comune dato dalla matrice storiografica che le ha forgiate a metà Ottocento. D’altronde. o per chi abbia anche soltanto una volta praticato in modo non meccanico e non posticcio l’ecdotica di testi. che solo con le edizioni digitali si ritroverebbe il puro contenuto saltando la forma. Le pratiche editoriali conosciute per i documenti medievali sono norme convenute di presentazione del testo edito a stampa. Certo. che hanno sopportato eccezioni e subìto modifiche nel corso del tempo e che sono tutt’altro che prive di incongruenze anche oggi per il filologo dei testi documentari. per parte sua. Da editori di documenti medievali noi sapremmo accorgerci – e ce ne accorgiamo bene – se il modo di ‘presentare i testi’ nelle edizioni dei diplomi allestite. lo richiede19. Ma non è a inconvenienti di questo genere che si si allude quando si denuncia in questo campo l’inadeguatezza delle edizioni a stampa. Ora. per fare un esempio. Si afferma infatti che la prospettiva da cambiare sarebbe «quella di identificare l’edizione con la sua forma d’apparire». la «neue digitale Editionswissenschaft» (Patrick Sahle). Fra coloro che ancora oggi scambiano quelle regole di presentazione per la sostanza dell’operazione scientifica che è l’ ‘edizione critica’. di leggibilità e di verificabilità del suo operato se la natura del testo in questione. e che solo grazie alle edizioni digitali ci si renderebbe consapevoli della separazione netta fra il contenuto dei saperi e la forma di rappresentazione21. deve essere pronto a operare cambiamenti in nome dei criteri scientifici che abbiamo più sopra ricordati di accertamento filologico. E costituisce in un certo senso la riprova – se ce ne fosse bisogno – del fatto che il testo che s’intende oggetto di una Document Type Definition – il Document. da Theodor von Sickel presso i Monumenta Germaniae Historica non rappresenti in realtà in qualche caso la negazione di principi filologici e critici anche elementari. è anche vero che conosce situazioni singolarmente complesse di tradizione senza 4 . documentari e non. o la sua tradizione.

come già accennato nel paragrafo precedente). connotate. riproduzioni digitali di esemplari d’archivio. quando in particolare nella stessa definizione il termine ‘digitali’ sta a indicare l’applicazione ai testi delle procedure dei linguaggi di marcatura. assumiamo lo stesso punto di osservazione e lo stesso ambito di dati impiegato in quella occasione del 2006: le pagine web della Virtual Library Geschichtliche Hilfswissenschaften23. a più di dieci anni di distanza dall’avvio della ‘nuova scienza della DTD’. temiamo. inconsapevolmente – una vecchia: una filologia che. per i documenti del medioevo oggetto della Diplomatica. nel 2006 veniva con un certo rilievo comunicato il dato che circa 80. È presente il progetto «Pergamo Puglia» per la messa in rete di pergamene digitalizzate di documenti pugliesi25. Esse contengono elenchi di Editionen digitali classificate per nazioni o macroregioni. alle semplici. si affiancano sullo stesso piano le riproduzioni in formato digitale dei testimoni di testi. Se il numero delle ‘edizioni’ dal 2006 a oggi sia aumentato. Sono accompagnate da brevi descrizioni: utili per un verso. insomma. nel momento almeno in 5 . ma è assente. per i testi documentari. la rivista di diplomatica forse più autorevole in Europa. A nostro avviso. un database e così via). Si tratta di pubblicazioni di natura assai eterogenea. e l’aspetto editoriale della diplomatica con una tecnica. statistiche) condivisibili. non sappiamo dirlo perché abbiamo scorso quegli elenchi con l’intenzione di capire soltanto la natura delle imprese presenti e definite Editionen24.000 documenti risultavano ormai pubblicati e disponibili online 22. permanenti e nello stesso tempo ‘aperti’. Per vedere che cosa c’è attualmente in rete. neppure in estrema sintesi. perché permettono subito di capire l’oggetto e il tipo dell’impresa editoriale segnalata (se è una digitalizzazione retrospettiva. in quanto sempre aggiornabili. a differenza dei chiusi volumi a stampa. con link attivi che permettono di reindirizzare immediatamente il lettore sui loro rispettivi siti web. La stragrande maggioranza è costituita da digitalizzazioni retrospettive. senz’altro la più rappresentativa. D’altro canto tutte queste ‘edizioni’ già per il solo fatto di comparire classificate in quelle pagine come tali – ovvero come Editionen – sono in maniera evidente ritenute almeno testimonianze degne di quei vantaggi del ‘nuovo’ che tutti noi conosciamo e riconosciamo alle pubblicazioni digitali on line in genere: possibilità di disporre di testi in remoto o di strumenti ausiliari della ricerca (immagini. Ma alle digitalizzazioni di libri-monumenti (edizioni critiche di documenti a stampa digitalizzate. la nuova scienza editoriale ne presuppone sempre – e. Se dunque in genere nella definizione di ‘edizioni digitali’ il termine ‘edizione’ ha un senso ampio di ‘pubblicazione’ avente oggetti differenti (testi a stampa digitalizzati. ergo non testimoniano di una ‘nuova’ scienza editoriale. alle imitative) o in quella forma di tradizione peculiare. un giudizio di merito sull’edizione segnalata. in maniera gratuita il più delle volte. perché non esprimono mai. forme miste di database e testi editi). non è mai stata trattata distesamente ma solo implicitamente appresa o insegnata attraverso le buone edizioni: quelle realizzate da editori che non identifichino le regole di presentazione dei testi documentari con l’allestimento di un’edizione dei documenti. indici.originale: o nelle più varie forme di copia (da quelle autentiche. Dalle pagine dell’Archiv für Diplomatik. ovviamente. rappresentata dal ‘falso’. ebbene quelle edizioni non sono ipso facto e per definizione (ovvero perché marcate) edizioni critiche. inutili per un altro.

Heinrich von Sybel e da loro messo in pratica con la tecnologia a disposizione alla fine dell’Ottocento non senza oppositori e accesi dibattiti di metodo 27. se compiuta: l’edizione delle Fontes civitatis Ratisponensis (FCR) concepita da Ingo Kropac secondo il metodo ICE (Integrierte Computergestüzte Edition) 28. Soltanto il Codice Diplomatico della Lombardia Medievale (CDLM) sta da solo in tutta Europa a rappresentare il caso di un codice diplomatico regionale. realizzando il sogno vagheggiato dal padre della diplomatica. banche integrate da altri testi o immagini. Theodor von Sickel. Ecco dunque esemplificato quanto già affermato nel paragrafo precedente: la standardizzazione della DTD (la sua condivisione e universalizzazione) è un principio fondamentale. fanno la parte del leone le banche dati. Colpisce inoltre che non sia segnalata – benché ancora visitabile e non oscurata sul web – quella che. omogenei. per esempio. marcati con una DTD che. che interrogano testi di documenti inediti. che sono dei più svariati tipi e livelli qualitativi: banche per interrogare testi di documenti già editi (dunque operazioni non qualificabili come ‘critiche’. non c’è dubbio che la comparsa nel nostro laboratorio di storici delle riproduzioni digitali di documenti disponibili sul web ha cambiato in meglio. almeno per chi scrive. In mezzo a tutto questo materiale colpisce la presenza relativamente rara di vere e proprie edizioni critiche di testi documentari pubblicate in maniera digitale. Mentre sono segnalate pubblicazioni digitali che oltre a non fornire alcun valore aggiunto rispetto all’esistente a stampa sono la negazione del concetto di edizione critica.cui stiamo scrivendo queste pagine. facilitandolo. ben gestibili sul piano del lavoro critico. in edizione critica. introdotta dal titolo «Die nichtliterarischen 6 . ricercabile e indicizzato attraverso la marcatura. Si viene portati così sulle pagine del The Duke Databank of Documentary Papyri29. come già detto nel paragrafo precedente. Riguardano perlopiù singoli manoscritti documentari. che elaborano non documenti interi ma i loro regesti già pubblicati. se non il principio fondante. non osservato nelle poche vere edizioni critiche realizzate digitalmente. Corpora dunque compatti e che contengono un numero finito di testi di documenti ‘elementari’. il nostro lavoro di ‘confrontatori’ di testi e di scritture. banche. Dopo le digitalizzazioni retrospettive e le riproduzioni. sarebbe stata una delle più significative imprese di ‘edizione digitale’. è troppo presto per capire il loro reale impatto nell’attività editoriale. insieme al fondatore della Historische Zeitschrift nonché allievo di Leopold Ranke. che invita a portarsi sulle pagine web dell’«edizione digitale dei papiri latini non letterari». Anche se. Nella sezione dedicata all’Italia della Virtual Library – la stessa sezione nella quale è classificato il Codice Diplomatico della Lombardia medievale per intenderci – si legge una indicazione molto attraente. a nostro avviso. nelle attuali teorizzazioni della digitale Editionswissenschaft ma è smentito nei fatti. dalle quali si accede all’edizione digitale in questione30. realizzato con una originale e propria DTD. per lo stesso destinatario. Le Cartulaire blanc de Saint-Denis. i cartulari come. per i prodotti dell’ École des Chartes com’è appunto il Cartulaire blanc. l’impresa esemplare dell’Archivio di Stato di Firenze ricordata in apertura26. banche. che ammettono queries complesse. giacché non fondate sull’esame diretto dei testimoni). viene sviluppata da TEI. di considerevole ampiezza. costituito da documenti di natura e provenienza diversa.

E non sarebbe stato un male. Ma anche la sigla ‘ChLA’ non significa che si tratta della digitalizzazione del volume 20. è assai dubbio. rappresentavano già uno stadio avanzato del latino volgare e il crollo dei formulari documentari di età tardo-antica32. testi di papiri. sia che si trattasse di esperimenti imperiti – che il tempo avrebbe poi dimostrato improvvisati da chi si lanciava nel nuovo soltanto perché 7 . e in siti web di accademici che si propongono alla testa di una nuova scienza di edizione digitale dei documenti medievali. vocabolo. dove in effetti i i papiri furono ripubblicati (e quello in questione con il numero 705) con finalità diverse e peculiari rispetto all’edizione critica precedente. l’utilità didattica). peraltro già editi. il modo è il congiuntivo. testo pubblicato in trascrizione semidiplomatica ai fini di uno studio paleografico. Che questa edizione digitale abbia una qualche utilità (di solito si chiama sempre in causa. grazie alla quale l’utente apprende che il tempo di quel verbo è il piuccheperfetto. manco a dirlo. come aveva già scritto Tjäder nell’introduzione all’edizione critica e nei diversi lavori preparatori usciti a stampa (qui. Non ha alcun valore sicuramente come luogo in cui si possa disporre del «Volltext» dei papiri ravennati. in ChLA 20. all’altezza – almeno – del compito che si è voluto assumere. Cliccando si apre una finestrina. Non è più il tempo in cui – come 10 o 12 anni fa – imprese del genere erano novissima e tutti noi ritenevamo lecito segnalare come degno d’attenzione tutto ciò che nel nostro àmbito disciplinare si muoveva sul web. Eppure la Duke Data Bank of Documentary Papyri (DDBDP) viene definita nella sua homepage «an electronic edition of nearly 500 papyrus volumes». destinati a permanere – purtroppo – nel web. La speranza che ne sia una digitalizzazione retrospettiva sfuma subito però: sul video compare il testo del primo papiro della raccolta preceduto dall’indicazione della data «AD 445-46» e di una singolare Location «Ravenna ChLA 20. che è quello della magistrale edizione critica dei papiri italiani di Jan Olof Tjäder del 1955-198231. e così partecipa anche del notevole quanto inane sforzo dell’editore digitale di quel testo di inquadrare in un latino scolastico (e di qui. Siamo nel 2009. Marcato è infatti ogni singolo verbo. come denota la trasandatezza nell’esplicitare le fonti (edizione Tjäder 1955-1982 e contemporaneamente ChLA). Ciò che si legge a video è il mero testo (in formato word). edizioni di questo tipo dovrebbero essere segnalate con una forte nota di censura critica. Questi testi di papiri documentari sono testi digitali. astratto e svestito d’ogni segno convenzionale. preposizione. congiunzione del testo documentario. ad essere segnalati come Editionen nella pagine curate dai teorici più impegnati nella neue Editionswissenschfat insieme ad altre eterogenee imprese.lateinischen Papyri Italiens aus der Zeit 445-700». dalle ChLA o da Tjäder 1955-1982). Fossimo ancora nell’era della stampa. Si tratta però di un testo marcato.705». che porta un link attivo. si assume come testo del papiro da marcare ciò che è già una sua trascodifica (in trascrizione diplomatica o edizione interpretativa che sia. d’ogni testo introduttivo e d’apparato che in Tjäder 1955-1982 lo faceva ‘testo edito criticamente’ e. taciuti in tutti i modi). delle Chartae latinae antiquiores. tradurre in inglese) ogni singolo elemento del dettato di quei testi dei secoli V-VIII che. il caso di quel termine è un vocativo. ad essere condivisi – purtroppo – nel web. come ultima. sempre curato da Tjäder. trattati a questo modo non sarebbero mai stati pubblicati. come invece recita la sua réclame nella Virtual Library33: perché inconsapevolmente. Nell’era del digitale.

La fotografia e gli studi di diplomatica nel riflesso dell’impresa editoriale delle Kaiserurkunden in Abbildungen (1880-1891). pp. “Mit dem photographischen Apparate bin ich von Archiv zu Archiv gewandert”. 2. sicché vi resta disponibile. 7-15.000 le riproduzioni digitali accessibili on line e materialmente conservate da moltissimi soggetti.it/_RM/rivista/mater/Klein. 8 Si parta da <http://www. 1996. in formato PDF.unifi. Gli indirizzi di rete cui si rimanda nelle note risultano tutti attivi al 12 aprile 2009. La Forma e il Contenuto. P.de/dmgh/>.fr>. 2000. Soprattutto è un dovere dimostrare che una minorità è finita perché è esistita davvero. Sigmaringen. S. soltanto quella riservata ai cartulari: si parta da <http://www.php?id=87>. ad Antonella Ghignoli il par. Caraffa (cur. Il progetto ‘Diplomatico’ dell'Archivio di Stato di Firenze: un archivio digitale di dati e immagini in costruzione. Della stessa si legga anche Il Progetto «Diplomatico» dell’Archivio di Stato di Firenze. Rück (cur. sono disponibili anche sul sito web dell’istituto. 1994. Varanini (cur. 9 Si parta da <http://www.menestrel. Firenze 2003: i singoli contributi. I Mandorli.htm>. Luigi Schiaparelli e la scienza del documento. Klein.archiviodistato. soprattutto da archivi austriaci. Firenze. 145155.. Verona. in Reti Medievali – Rivista. A. Atti dei convegni di Spezzano (3 settembre 2004) e di Ravenna (24 settembre 2004). Non più sistematicamente aggiornata (soprattutto per quanto riguarda le note di commento e di introduzione alle risorse selezionate) è la sottosezione della WWW-Virtual Library (→ History) dedicata alle Historical Auxiliary 8 . in E.de>.net/): a oggi sono. Atti del convegno. 87-114. pp. Scalfati. anche se la sua redazione vede distinte responsabilità: a Michele Ansani va accreditato il par. Band 9). secondo quanto dichiarato. Carlo Cipolla. al riguardo I Medici in rete: ricerca e progettualità scientifica a proposito dell'archivio Mediceo avanti il Principato.). è un dovere per chi si dedica alla teoria delle edizioni digitali dei documenti medievali uscire finalmente di minorità. esito della collaborazione in consorzio (un consorzio aperto) fra svariati istituti archivistici (non solo pubblici) della Mitteleuropa. Pisa 1993. 1. 23-24 novembre 1991. Verona.storia. Modena. 4 Cfr.it/nuovosito/index.). I. Studi di scienza del documento. 10 Delle edizioni documentarie disponibili in rete non mi pare esista un censimento. partendo da <http://www.non aveva spazi scientifici nel vecchio – sia che si trattasse invece di prime prove davvero meditate. e con fondamenti. Fotografie als Instrument und Medium der Kunstgeschichte. Max-Planck Institut. circa 100. 2009 (Italienische Forschungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz.monasterium. M.firenze. nella storia millenaria dei testi e delle loro edizioni) da un medium a un altro. Graphische Symbole in mittelalterlichen Urkunden: Beiträge zur diplomatischen Semiotik. Angiolini (cur.). P. pp. Carlo Cipolla e la storiografia italiana fra Otto e Novecento: Atti del Convegno di studi.firenze. 3 Cfr.archiviodistato. 18-19 settembre 2000. 7 Basterà qui un rimando a P. testo corrispondente a nota 9.mgh. nella sezione dedicata al repertorio delle risorse digitali. 2 Si parta da <http://www. Berlin. 1. 2005. che avrebbero dimostrato di operare scientificamtente la trascodifica di un testo (l’ennesima. url: <http://www. è in fase di ristrutturazione la rubrica ‘Diplomatique’. anche in Id.regesta-imperii.). 6 Cfr. Passati ormai più di 10 anni da allora. 1 Per l’illustrazione del progetto si veda F.it/diplomatico/>. al momento. Su Ménestrel (médiévistes sur le net: sources. Le pergamene nell’era digitale. Ghignoli. travaux et références en ligne). 5 Un progetto affiancabile a quello fiorentino. ∗ ll contenuto di questo intervento è frutto di una riflessione comune dei due autori. in G. in C. è quello varato con Monasterium (url: http://www.

pp. 7. 23-34. e che dall’altro recepisse esigenze e opzioni dipendenti dalla specificità delle fonti documentarie.html>. Umgang mit Quellen heute.unikoeln. Sofia. Uno standard per la digitalizzazione dei documenti medievali con XML. pp. Sahle.Forme di presentazione nuove d’antichi documenti d’archivio. Rehbein.htm>). Zur Problematik neuzeitlicher Quelleneditionen vom 16.de/personen/mitarbeiter/vogeler/publ_vogeler/index. priorità. È nata così la CEI (Charters Encoding Initiative): ma si dia una rapida occhiata al web-site (partendo da < http://www.cei. K. Un progetto promettente. XLV/1. Buzzetti and M.geschichte. pp. I. Ansani. 1998.). in Archiv für Diplomatik. url: <http://www. 441-464 (trad. Edizione digitale di fonti diplomatiche: esperienze. 1999. cfr. P. Bd. Proceedings of the International Workshop (Sofia. si valuti l’inesistenza di materiali esemplificativi.de> –. Text Variety in the Witnesses of Medieval Texts. in M. e soprattutto alla lista dei marcatori che dovrebbero contribuire a definirne lo standard (la bellezza di 245! E non si sono contati gli ‘attributi’ associati). 14-39./6..it/rivista/2-2004/resoconto-vogeler. Dobreva (ed. 10-12 November 1995). 45. it. Hye (ed. pp. pp.html>.Neue Präsentationsformen alter Archivalien. ma – se non abbandonato – certamente ristagnante. in D. 193-197. 2006/2. Wien. Ansani. in K. 92). van Eickels R.unipv. Ghignoli. Fellner und H. allestita nel 2000 e curata da Vogeler. it.de/~ahz26/>.hgw. 2004. Faulhaber. Theorien. in Romance Philology.unimuenchen. Ein Standard für die Digitalisierung mittelalterlicher Urkunden. 2. St. Methoden und Strategien für multimediale Archive und Editionen. 1. compatibile con quello TEI da un lato. Greenstein (ed.). in The Electric Scriptorium: Electronic Approaches to the Imaging.htm>.de/>). dedito alla messa a punto di una Document Type Definition (DTD). 2. L’obiettivo – scontato – era di costituirne a breve un sotto-gruppo.<http://www. nel 2004. Jahrhundert bis zur Gegenwart. Ma si leggano (o rileggano) almeno I.vl-ghw. 117-127. Weichselbaumer und I. Medieval Documents. 2004. pp. Molti i contributi sul tema di Patrick Sahle e Georg Vogeler. in Scrineum Rivista. Textual Fluidity and Digital Editions.html>. url: < http://scrineum. Diplomatica e nuove tecnologie. 9 . Editing. 1991. August.). trad. in G.unipv. and Analysis of Medieval Manuscript Texts. Abt. April 2004). Cronaca di un Workshop internazionale: Monaco 5-6 aprile 2004. in Reti Medievali Rivista.uni-muenchen. Bericht zum Workshop (München 5. A Physical and Virtual Conference (Calgary. Enzensberger e Frenz. Transcription. Ostfildern. Towards a Standard for Encoding and Exchanging Machine-Readable Texts. 11 C. G. 295-316. Kropac.unifi. Buzzetti and A.ucalgary. Vogeler. Database Edition of Non-collatable Textual Traditions. Klingenstein.dssg. url: <http://scrineum.. 2004.it/biblioteca/kuhde. Documenti in Internet .unipv. modelli testuali. 12 Cfr. Bennewitz (cur. 2003 (Fontes rerum Austriacarum.uni-muenchen. F.ca/~scriptor/papers/buzzetti. Urkunden im Internet . Id. 123-148. pp. 2004.it/_RM/rivista/forum/Ansani. url: <http://scrineum. D. si vedano alcune osservazioni in M. e quasi tutti disponibili on line: se ne potrà operare una selezione partendo dalla cosiddetta homepage degli autori (rispettivamente: <http://www. Textual Criticism in the 21st Century. Mediaevistik und Neue Medien.Sciences – si parta da <http://www. 21-23 September 1997). Id. 16 Si vedano alcune osservazioni al riguardo in M. almeno D. La tradizione disciplinare fra innovazione e nemesi digitale.it/rivista/ansani. Modelling Historical Data. almeno in apparenza. 50. Uhde. si è tentato (con la partecipazione diretta o indiretta di tutti coloro cui si è già fatto riferimento) un primo collegamento con la Text Encoding Initiative (TEI). 15 Proprio a Monaco. 1991.html>).). Dokumentation und Edition historischer Quellen im MultimediaZeitalter. 13 Non è possibile una rassegna bibliografica esaustiva. 14 Al riguardo. in Archiv für Diplomatik. in Scrineum Rivista.. Tabarroni. ovvero di uno schema di codifica. url: <http://www. a cura di A. Katharinen.

III). ovviamente – essere una ottima soluzione per la realizzazione di un «kommentiertes Bild». sul tema della inadeguatezza del modo di ‘tradurre’ nelle tradizionali presentazioni editoriali dei documenti medievali i simboli grafici (o meglio sul tema del condizionamento storiografico all’origine di tradizioni editoriali consolidate). Masai. Lo sviluppo informatico del progetto è a cura di una ditta. supra. traducendo. die gedruckte Edition sei die logische und adäquate Aufbereitungsform eines historischen Dokumentes. L'edizione dei testi documentari. 52 (2006). a partire da un piano di problemi prettamente diplomatistici. 453. supra. de P. senza il presupposto della presenza di una tecnologia digitale e di una tecnologia digitale del web. pp.08. supra. Vom Nutz und Frommen digitaler Urkundeneditionen. Peter Worm (cur. da un passo della relazione di Patrick Sahle. grazie alle attuali tecnologie digitali. un esempio classico e forse unico: la Regula Magistri. 116-131. 23 Già citata supra. 1950. 25 Un progetto di digitalizzazione di pergamene di archivi ecclesiastici e privati pugliesi. Reproduktion. fase di lavoro imprescindibile per chiunque si appresti a lavorare sui testi. in merito al valore intrinseco.lmu.). Tatsächlich ist sie in einem komplexen und vielschichtigen Repräsentations. II. 264) – ovvero di una riproduzione accompagnata da commentario verbale finalizzato a sottolineare i passaggi fondamentali dell’argomentazione – un modo adeguato di pubblicare criticamente i testi di quei documenti medievali particolarmente solenni di simboli grafici sostenendo ciò. è un’altra questione. 22 G. der von der Identifikation der Edition mit ihrer Erscheinungsform absieht und den Blick statt dessen auf die Inhalte lenkt. Rück. sono intesi in senso di Urkunden: ovvero documenti singoli. url: < http://www. qui. Dom H.und Erschließungsprozeß nur eine unter vielen möglichen Formen der Veröffentlichung ». p. 1951 (Publications de Scriptorium. Edition diplomatique des manuscrits latins 12205 et 12634 de Paris. e presuppone lo scaricamento del plug-in DjVu di Lizardtech.html > . Principes et conventions de l'édition diplomatique. i registri. si veda P. e in modo stringente. Fünf Vorlesungen für Studenten der École des Chartes. nella nota 10. Historische Quellen in der digitalen Welt. n. secondo l’applicazione consapevole di canoni che si sono venuti creando nell’ambito di ciascuna ‘filologia’. commento. Corbett. e non meramente strumentale. Documenti. la sua realtà visto che le elaborazioni digitali permettono di vedere ciò che l’occhio nudo non vede: le scritture inferiori. Riflessioni sulla filologia diplomatica. Unocom snc. Vanderhoven et F. Arbeiten aus dem Marburger hilfswissenschaftlichen Institut. che va sotto il nome di ‘trascrizione diplomatica’. 1991. 18 Si tratta di una distanza che non si annulla certamente con la possibilità di disporre.2008». 19 In merito si veda A. in un certo senso. Che esse possano – come sappiamo. IV.suona « Letzte Änderung: 19. di riproduzioni le più fedeli dell’esemplare. vedeva nella forma di un «kommentiertes Bild» (p. le quali. di quella operazione primaria. Wir müssen uns von dem Gedanken verabschieden. tenuta il 29 settembre 2000 al convegno degli storici tedeschi di Aachen: «Das disparate Bild. che in casi eccezionali (testi unici e testimoni antichissimi) potrebbe costituire la forma di presentazione scelta per l’edizione critica. per esempio. fasc. Con la svolta tecnologica non perdono quindi validità neppure le considerazioni che ormai più di mezzo secolo fa venivano fatte da F. apparati.it/>. Il testo della relazione è messo a disposizione in rete sulla pagina personale dell’autore: v. La dichiarazione di ultima modifica della pagina dedicata alle edizioni – Virtula Library. p. in Scriptorium. Vogeler. 8). 177-193. nota 13. das ich eben gezeichnet habe. Regesten etc. pp.. «elementari» (Attilio Bartoli Langeli). Historischen Hilfswissenschaften.vl-ghw. peraltro. 2. 20-21. E in particolare. indici e così via. Regest: Techniken und Ideologien. con la quale si prende consapevolezza di tutti i ‘fenomeni’ testuali in un dato testimone traducendoli in un linguaggio formalizzato e convenzionale. éd. nota precedente. 21 Cfr. Bruxelles. wenn man einen grundsätzlichen Perspektivenwechsel vornimmt. anzi. ließe sich klarer zeichnen. ancora in via di completamento. in E. url: <http://www. si è già detto: v. Masai avec la collab. in Archiv für Diplomatik. non unità documentarie complesse come. Rück. Edition. non soltanto lo riproducono fedelmente come esso è ma potenziano. 20 Cito. Marburg an der Lahn. 17 10 . composta di introduzione.Una presentazione. Eisenlohr u. 2000 (Elementa diplomatica. in Schede medievali.B. Urkundeneditionen. Bartoli Langeli.de/chartularia. 261-274. nota 10. 24 Sull’aggiornamento sporadico e la segnalazione non sistematica.pergamopuglia. storici e paleografici.

Tjäder 48-49 A-B).jsp?collection=Perseus:collection:DDBDP>. heedfulness. giorno della sua presentazione ufficiale presso l’Archivio di Stato di Firenze: Diplomatico fiorentino sul Web: le pergamene dei secoli VIII-XIV.perseus. una decina hanno pagine dedicate. non uno.archiviodistato. 31 J.fcr-online.it>).0140>.perseus. 1955-1982.jsp?doc=Perseus:text:1999. a oggi dei 37 registri della città di Regensburg soltanto uno è completato.Le 85000 pergamene del Diplomatico fiorentino sono consultabili on line dal 12 giugno 2008 (cfr. caution. Il 2006 è l’anno in cui pare interrompersi il tutto.. funzionale alla loro leggibilità (grazie anche alla possibilità di zoom ad altissima risoluzione). LundStockholm. voll. 33 «Die Duke Databank of Documentary Papyri enthält auch die Privaturkunden aus dem Ravennater Archiv als Volltexte. die in einen Corpus des Lateinischen eingebunden sind». come definizione di una tipologia documentaria. digitalizzati anch’essi in formato immagine dagli strumenti di corredo manoscritti dell’Archivio. con interventi di Daniela Grana. Ghignoli. supra. per lo più cautiones appunto: è costituita da percentuali delle occorrenze della parola cautio nei papiri e da questa sconcertante sequenza di lemmi inglesi a sua traduzione: «wariness. 27 Cfr.tufts. 29 Url:<http://www. anno di inizio del progetto. dichiarato in lavorazione e non visibile. visibili online ma dichiarate in lavorazione.146. Die nichtliterarischen lateinischen Papyri Italiens aus der Zeit 445-700. I-III.05. 32 Emblematica. La forma di presentazione delle riproduzioni digitali fiorentine. integrata dinamicamente con un database e un format di ricerca avanzata. Antonella Ghignoli (url: <www. Tullio Gregory. In sostanza. 30 Url: <http://www.edu/hopper/text. circumspection ». Dal 1996.firenze. nota 24 per l’ultimo aggiornamento della VL). un’edizione integrata fra riproduzioni digitali ad alta risoluzione del registro e trascrizione diplomatica (talvolta semidiplomatica) del testo. O. il resto.com>. è frutto delle ricerche del Consorzio Forma presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. “Mit dem photographischen Apparate bin ich von Archiv zu Archiv gewandert” cit. p. 28 Url:<http://www. la struttura del contenuto linkato al termine cautio che compare nel papiro del 510 (Pap. Salvatore Settis.tufts. come si vede.edu/hopper/collection. con la possibilità di leggere i regesti dei documenti selezionati. un inventario di documenti. a fronte. dà l’autentico significato di cautio in questo contesto. Tjäder. precaution. a cura di Francesca Klein e Stefano Vitali. 26 11 .