5.

Il vero nemico

Il vero nemico è la vita.
WILL EISNER

1. Curvature temporali

10 settembre, Bologna, quartiere Bolognina, ore 2.30. Entro in classe, appendo il tascapane al bordo del banco, mi siedo. Dentro il tascapane c’è un libro, un «Alan Ford», «Lotta Continua», il cylum: niente testi scolastici, un paio di quaderni e l’agenda bastano. Tanto oggi è una giornata inutile. Chiacchiere in attesa della campana: hai saputo, non mi dire, proprio loro, sì, sì, io al posto loro… Ascolto distratto, ho altro per la testa. Sarà il caso che cominci a studiare, non ho fatto un cazzo in questi primi mesi, troppi pensieri per la testa, è che proprio non ci sto quest’anno.Vabbe’, oggi pomeriggio tirata da record: non ho ancora aperto il manuale di Letteratura e sono l’unico senza voto in Italiano, quindi domani è matematico che chiama me. Alla peggio non vengo, resto in biblioteca a studiare tutto il giorno e mi faccio interrogare dopodomani. Campanella. Silenzio. Rumore di tacchi in corridoio. Cosa ci fanno quei tacchi? C’è quella lì che come sempre comincia a piangere ogni volta che sente i tacchi della professoressa Sibenò risuonare in corridoio, tac tac tac, neanche le avessero montato i tacchetti sotto la suola degli anfibi.Come fa la Sibenò a far risuonare gli anfibi come fossero tacchetti da donna? Eppure ci riesce, il suono del suo passo marziale la precede, le mancano gli alamari poi è perfetta, e quella lì che si mette a piangere, sono cinque anni che piange ogni mattina che… Che cosa ci fa la Sibenò in corridoio? Porca miseria, ma che giorno è oggi? Doveva esserci la vecchia Paturnia Alzheimer che invece è nell’aula di fronte, l’assurda in persona che si vede già vecchia e cadente raccontare a tutta la gente col suo fare demente, poi le allegre comari di Windsor… E invece? No, non ci posso credere, ho sbagliato a guardare l’orario, oggi c’è Italiano, porca miseria sono l’unico senza voto e ho finito le giustificazioni, oggi mi becca, Dio, come ho fatto a cannare così? Forse se mi nascondo sotto il banco non mi vede, mi dò assente, eccola che arriva, si ferma sulla porta a parlare con la Cariatide, già, che strano, il professore di Matematica è assente e al suo posto hanno nominato la Cariatide, mi abbasso e dico al mio compagno di banco di coprirmi, secondo me se ne accorge mi fa Bob Rock, tu fai finta di non avermi visto rispondo, tutti in piedi, entra la Sibenò che fa l’appello, Lettiga Geremia: assente! Cos’ha Lettiga? È malato signora professoressa, è sempre malato.Ma cos’avrà quel ragazzo? Poi la porta si apre ed entra il bidello che mi dice: Dài, Guglielmo, esci fuori di lì, porca miseria, Raffaele, non fare la spia, ma il grasso bidello alcolizzato continua, e intanto la campanella ricomincia a suonare suonare suonare… Non è la campanella. Non sono in classe. Sospiro di sollievo: l’ho fatta franca. Ma allora perché continua a suonare? Cosa sta succedendo? Visione: il corpo bianchissimo di Lara alla luce della strada che entra dalle finestre rimaste aperte. Lara che lentamente si avvia alla porta, afferra la cornetta del citofono e chiede chi è. Voce maschile. Sì, sono io, che succede? Ancora la voce maschile. Lara dà il tiro senza dire altro. Mi guarda. Guarda l’orologio alla parete: scuote la testa. Ferodo, mi dice. Apre la porta. Ferodo entra: è agitatissimo. Poi si ferma: Lara è nuda. – Be’? – dice Lara sbadigliando. – Non ti ricordi più come sono fatta? – No, – dice Ferodo, – è che tu… è che, scusa, ma… – dice imbarazzato puntando col dito verso di lei. – Si chiamano tette, Ferodo: le abbiamo tutte, noi donne, ti sei scordato? A quest’ora sarò libera di non mettermi a cercare una maglietta, o no? Ferodo si guarda intorno: è già ritornato in sé. Ruota veloce la testa per memorizzare i dati e fotografare la situazione. Sul tavolino basso due bottiglie vuote e due bicchieri. Piattini con tracce di formaggio, briciole, noccioli di olive. Per terra una pila di «Alan Ford»: altri albi sporgono da una scatola di cartone. Un altro «Alan

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Ford» è per terra, vicino al letto: Un tiro mancino. Sul letto: un insulso investigatore stravolto dalla combinazione: «GruppoTnt»+2(Lara+Vernaccia)+(2h)sonno. – Cosa c’è, Ferodo? Bologna, quartiere Barca, ore 0.30. Restare calmo: devo restare calmo, si dice Ferodo. Devo razionalizzare. Ricontrolla le protezioni della sua linea telefonica: inserite. Il mio computer non lo rintracciano, questo è certo. Non mi conoscono: li avrei trovati qui ad aspettarmi. Guarda dalla finestra sollevando la stecca della tapparella: non si vede nessuno in strada. Nessuna machina parcheggiata. Avrei fatto una brutta fine, si ripete, una brutta fine. Come Lester: una brutta fine. Quindi non mi conoscono: però sanno che uso il computer in Santo Stefano. Come fanno? Lester non prendeva precauzioni, chi ci pensava all’epoca? Non avevamo certo paura della polizia postale, e agli altri… Quali altri? Non importa. Non importa chi: importa capire come, il resto viene da sé. Ho usato delle protezioni in Santo Stefano, non sono certo entrato nel sito della Nato: mi ci gioco le palle che non mi hanno rintracciato via Internet. Tutte e due magari no, ma una me la gioco di sicuro: non è così che mi hanno trovato. No. Non è me che hanno trovato. Chiaro: se non mi conoscono ancora vuol dire che non è me che hanno trovato. Chi, allora? Il poliziotto? L’investigatore? Il giornalista no, non c’è mai venuto. Neanche Andrea, allora. Però con Andrea ci si sente da lì: il telefono, accidenti, dovevo guardare dentro il telefono. No, tempo sprecato: ci sono altri sistemi per controllare un telefono, non basta sapere che non c’è una cimice. L’investigatore. Lara. Porcoddio, Lara: è in pericolo anche lei, allora. Ci siamo dentro tutti: non si scappa. Tutti. No, Lara. Soprattutto lei. Degli altri può importare meno. Lara no. Hanno già preso Lester, Lara non la toccano. Devo avvertire Lara. Telefonino in mano. No: niente telefoni. Il mio è protetto, quello di Lara no. Anche quelli mobili, nessun telefono è sicuro. Uno di noi può essere già stato intercettato. Di persona, non c’è altra via. Andarci di persona. Calma. Razionalizzare, devo razionalizzare, si ripete Ferodo. Fare la lista della spesa. Cosa manca in cucina? Telefonini, almeno quattro. Sim card, di quelle sicure. Carte clonate. No, troppo pericoloso girare tutti con carte tarocche. Usare i contanti. Schede da telefono fisso. Ci vorrebbero anche dei piccioni viaggiatori, se è per questo: ma si torna al passato, poco ma sicuro. Il vetusto non è controllabile. E un rifugio. Nessuno è sicuro in casa propria: ci vuole un rifugio sicuro. Ogni cucciolo nella sua cuccia, quando in cielo volano i porci: a shelter from pigs on the wind. Casalecchio sul Reno (Bologna), via Canale, ore 1.20. Auto ferma davanti al portone. Strada vuota. Eco lontana del Reno. Sulla pulsantiera: Lara. Niente cognome. Il portone cede a un normale passepartout. Niente luce per le scale, torcia elettrica. La porta della ragazza. Serratura nuova, non facile. Ci vuole la chiave giusta: c’è. Lavorare con calma, con la torcia in bocca puntata sulla serratura. Dal palazzo nessun rumore: tutti a dormire. Dopo dieci minuti lo scrocco gira: porta aperta. Dentro. Giro panoramico con la torcia: nessun segno di vita. Luce accesa: alogene. Lara non c’è. Riflettere. Ipotesi. Lara è al lavoro. Ipotesi scartata: Lara non lavora mai di notte, non a Bologna. Per la notte si fa pagare la trasferta fuori Bologna. Lara è in giro. Ipotesi scartata: se c’è Ferodo a Bologna Lara lo chiama, e non ha chiamato.

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Frigorifero. Lester. ma c’è. da prendo il primo che incontro. Dice una sola parola. Adesso è Ferodo a guardarmi. e che potrebbe portarci delle novità. poi lo correggo con un goccio di rhum e una punta di cacao in polvere. i seni scoperti salgono e scendono al ritmo del suo respiro. Lester. chiede Lara. Lara. chiede Lara. – dice Lara. Raffaele: ogni tanto pure i filosofi sotto spirito tirano il fiato.– Questa è una guerra. mentre raccoglieva le sue cose. Oppure: almeno il manico di scopa ti fa godere senza la fatica di dover ricambiare il favore. Uno di quei biglietti da ultimo messaggio. Non ha chiamato Chiara. Però è rimasto a parlarci. abitazione di Andrea Vannini. – Ha ragione Ferodo. da tanto vale farla finita. fatti con la consapevolezza che potrebbe essere l’ultimo. Riflettere. e hai ragione anche tu. Da c’è più soddisfazione con un manico di scopa. Senza riaccendere il telefonino. Sparire dove?. con un lungo. È Ferodo a spezzare il silenzio: dove abita il vostro amico sbirro? Bologna.50. Tu che ne pensi?. ripete Ferodo annuendo: sta succedendo di nuovo. Perché ha senso: noi gli stiamo dietro. Ipotesi possibile: Lara innamorata è una novità. C’è una nave fantasma da qualche parte: dobbiamo scoprire dov’è e cosa c’è a bordo prima che… Prima che? Cosa dovrei aggiungere? – Prima che ci facciano fare la fine di Lester. chiedo io. Andrea ha lasciato il Togliattti verso la mezza. Noi non siamo soldati: loro sì. loro iniziano a difendersi. Non aveva niente di che da dire stasera. dice Ferodo: tu dici di no? Faccio segno di sì. Lo servo in tazze grandi. dice Ferodo. Loro. Non l’abbiamo dichiarata noi. Dico che sono loro. chiedo io a Ferodo. 4 . Andrea. Abbiamo altre possibilità?. forse si rivestiva e andava via più o meno alle due. A Bologna è arrivato verso l’una. Non si preoccupa di abbottonarla: con le mani tormenta i terminali delle maniche. torce i polsini della camicia che ha preso dall’armadio. a scambiare misture alcoliche e chinotti con Raffaele. Il biglietto di Chiara è più conciso della rabbia con la quale deve averlo scritto. Chiara. Quindi tanto vale andare avanti. Non abbiamo altra possibilità che sparire. gli chiedo io. bimba. Che non le abbia scritte è anche peggio: risaltano sul foglietto come fossero il segno lasciato sulla velina dal tratteggio della matita. E hanno rimesso tutto com’era prima. Quartiere Bolognina. Lara tiene la sua tra le mani. Le maniche le penzolano oltre i polsi. come avesse bisogno di scaldarsi. Perché la metodologia è la stessa. Cosa abbiamo in mano? C’è del lavoro da fare in Rete che Ferodo non ha ancora terminato. Birra svedese: Ferodo si serve da solo. mutuo abbraccio: di quelli senza parole. Solo una: mollare tutto e sparire. chiede.Tu te la senti di continuare?. – dice Ferodo. Noi. ore 4. – C’è un problema. – Cosa vuol dire: sanno di noi? – Sono entrati nell’appartamento di via Santo Stefano e hanno acceso il computer. Lara mi guarda. Perché?. Razionalizzare. ore 2. dice. Penso che siamo in guerra. C’è una cimice in un bar frequentato da gente che pensiamo sia coinvolta: è un altro filo che potrebbe portarci da qualche parte. Non è andato a casa: è andato al Pierino. Per quel che vale. Il cellulare era spento: non lo ha riacceso. poco ma sicuro. Perché me lo sento. – dico. i suoi comportamenti non sono prevedibili. Che facciamo adesso?. Deve aver pensato cose di questo genere. pallidissima. e sparire non è una possibilità. Per quanto tempo? E come sappiamo quando è finita? Metto su la moka: faccio un caffè forte.Lara è dal moroso. Prendere decisioni. Dici che sono loro?. il manico di scopa è comunicativo tanto quanto. almeno non ti illudi che abbia qualcosa da dirti. Ha ragione. E noi non siamo soldati.

Andrea sa che sono stati loro a far sparire il fascicolo informale su di lui.Inutile. Raffaele glielo ha spiegato. non è salito: è rimasto giù. a quest’ora di notte. per mezz’ora. impercettibilmente. da whisky. Spazzatura notturna. il mondo degli invisibili. anche quando trasmettono: questo mondo sta diventando come trasparente. concludeva Raffaele. cinque. poi con fragore crescente. sino allo sgretolamento. la spazzatura televisiva. la luce accesa. lentamente. Cos’era quella luce azzurrina che illuminava l’altra stanza? Probabilmente la televisione. Poi è andato via.Due ore dopo stava sotto casa di Chiara. bianco e nero sotto i colori fluorescenti. il telefonino di Andrea è rimasto spento. tanto vale berci sopra: non era ancora arrivato il tempo dei chinotti. Vent’anni fa non c’erano i telefonini. Da quaggiù a là dietro. il mondo di quelli che hanno capito tutto leggendo il Tao-te-ching e dicono che bisogna seguire il flusso. Non c’era neanche Chiara. sette. se mai potesse essere costruito. perde spessore. È davvero così duro il cuore di Andrea? Davvero è capace di rimanere lì. con i quali non ha mai scambiato più di un saluto. duro al fondo della morbida inconsistenza degli eventi. Purtroppo sgretolerebbe anche la materia circostante. Non c’erano molte. Cominciato a tirare le somme. immobile. Lo riempie a metà di ghiaccio. si assottiglia. 5 . pietra sotto lo smalto lucente. pesante sotto la leggerezza sostenibile degli esseri. fluido. Andrea si è addormentato davanti all’ Ultimo tango a Parigi. Allora il tempo ha cominciato a incurvarsi. da cocktail. Colma il vuoto col Lagavulin. a guardare Chiara svanire? Anche lei è fatta di materia impalpabile. il mondo degli anni Novanta.Solo un piccolo granello posto al di sopra è scivolato giù piano. duro. figurarsi la Fenech e Carmen Villani: e Chiara di certo non la pensa diversamente. quelli che se non è cult non è cinema. dal prima al poi. Poi lo rimette a posto e lo sostituisce con uno alto. i messaggi. questo è quanto. E dietro trapela un altro mondo. il mondo di quelli che operano piccoli movimenti sul corso dell’essere. Bilanci. dal poi al prima. quasi senza alcuno spostamento. cercandolo. Ci sono ancora. tanti fili in apparenza proiettati da qui a lì. il tempo. sotto la finestra. Ha iniziato a ruotare. Tante stringhe intrecciate come in una matassa di lana ancora da raggomitolare. Quindi. Infatti non è lei. La rotazione produce una specie di vortice che attira e ingoia le macerie circostanti. Gli anni Novanta finiscono all’indietro. in genere silenziosi. qualche soft porno italiano di quelli che piacciono tanto alla nuova critica cinematografica. il cilindro. dapprima con sottili scricchiolii. I suoi amici. tutto viene da sé. e la sostanza del mondo a incresparsi. Prende dalla vetrinetta un bicchiere basso e largo. La notizia della sua sospensione dal servizio Chiara deve averla saputa in questura. il tempo: se un cilindro di materia iperdensa venisse fatto ruotare. Andrea non ha suonato. undici: finché il movimento del cilindro è diventato percepibile. Il nuovo mondo. a volte. Forse camminava su e giù col telefono all’orecchio. È così che è andata. Non è colpa di Chiara se nel vecchio mondo non c’è: non c’è. aspirate senza alcun moto di compassione. le segreterie telefoniche.Così fa il tempo. moltissime cose. si piega all’indietro e si riannoda al passato. Eccolo qui. ogni tanto la vedeva passare alla finestra. Dalla sua posizione di osservatore in stato di quiete Andrea osserva il suo universo sgretolarsi: senza far nulla. Cristiano: loro c’erano. dei televisori con novantanove canali quasi tutti vuoti. Il Togliatti sì: lui c’era. Però.E invece ogni tanto qualche stringa si incurva. Quando il campanello suona non pensa possa essere Chiara. si riavvolgono e si allacciano sul nodo degli anni Settanta: è così che funziona. tre. anche lei è trasparente? Lo era pure prima?Era trasparente quando facevano l’amore? Verso le quattro Andrea torna a casa. Poi i granelli hanno cominciato a essere due. eccolo qui. il suo movimento incurverebbe il tempo. Senza riaccendere il cellulare. il mondo flessibile. Lei era sveglia. C’erano un paio di funzionari di questura. se ti devi far male lo fai sul serio: serve anche a questo. l’Impero dei sensi lo ha mollato lì a metà.

E Lei ha detto che questo problema è tra «le sfide del xxi secolo». L’uomo seduto in seconda fila ha nome Michael: il suo cognome è noto. ma è il solo ad averle usate – non soltanto contro i suoi nemici. la lucida volta del cranio conferisce un’aria a metà tra l’inquietante e il rassicurante. se gradisce un drink. L’inviato di nome Michael apre la borsa in pelle nera e controlla la documentazione: scrupoloso. L’inviato di nome Michael ha sottolineato alcuni passaggi della Open Letter. Interlocutori accomunati dalla condivisione dell’analisi della situazione irachena: È chiaro che questo pericolo non può essere eliminato finché il nostro obiettivo sarà il semplice «contenimento» e i mezzi per conseguirlo si limiteranno alle sanzioni e agli appelli. 6 . Le macchie verdi e la terra brulla della Sardegna. In genere non è un uomo che viene chiamato: in genere. Ciò costituisce un pericolo per i nostri amici. Obiettivo dichiarato. è latore di qualcosa: è un inviato. Saddam Hussein è riuscito ad acquisire armi biologiche e chimiche. 19 febbraio 1998. i nostri alleati e la nostra nazione. Noi dobbiamo convincerci che Saddam si sta preparando a usarle nuovamente. Tonic with lemon. Peccato: uno scalo nell’isola… L’uomo seduto nella seconda fila della business class si allenta il nodo dell’elegante cravatta chiara a piccoli pois. scrivono. da consegnare ai suoi interlocutori italiani. Il mondo è governato dalle carte. renderlo cosciente del pericolo costituito dalla dittatura irachena. please: a quest’ora l’inviato di nome Michael non prende alcolici. A soft-drink. Come spesso gli capita. Obiettivo della lettera: aprire gli occhi del Presidente. All’interno della borsa: rivista di relazioni internazionali. Volo diretto. Molti di noi sono stati coinvolti nell’organizzazione del Comitato per la pace e la sicurezza durante la Guerra del Golfo del 1990. L’hostess chiede compita. All’interno del fascicolo patinato: Open Letter to the President.30. L’Iraq non è l’unico Paese a possedere simili armi. ma contro il suo stesso popolo. Quaranta rispettabili cittadini dell’Unione si rivolgono al loro presidente: Many of us were involved in organizing the Committee for Peace and Security in the Gulf in 1990 to support President Bush’s policy of expelling Saddam Hussein from Kuwait . ore 8. Il numero del secondo quadrimestre. La posizione irachena è inaccettabile. La barbetta grigio-bianca incornicia il sorriso lievemente obliquo. l’uomo di nome Michael preferisce presentarsi prima ancora di esser richiesto. Contenuto della borsa in pelle nera: carte. L’amico americano Linea aerea New York-Roma. in perfetto inglese. Ne ha con sé alcune copie. la versione business class di Donald Pleasence. il perdurare delle sanzioni e lo sforzo determinato degli ispettori dell’Onu nello scovare e distruggere le sue armi di distruzione di massa. Nonostante la sua sconfitta nella Guerra del Golfo.2. slaccia il colletto della camicia bianca e fa segno all’hostess di avvicinarsi. il cui scopo era di sostenere il presidente Bush nella sua politica di espulsione di Saddam Hussein dal Kuwait. come sempre. Poco meno di un’ora all’arrivo. Sette anni dopo Saddam Hussein è ancora al potere a Baghdad. ma in genere non ha bisogno di usarlo. i segretari di Stato e alla Difesa hanno dichiarato che tali armi potrebbero essere usate contro il nostro popolo. Cielo relativamente sereno: dal finestrino si vede l’azzurro del Mediterraneo. Sottolineando la minaccia costituita da questi congegni mortali.

ma più che un tetto è un 7 . non certo vicino al Presidente: questo non gli impedisce di avere con sé l’anteprima di un atto presidenziale. alcuni numeri sono cancellati e riscritti: l’agenda è aggiornata. ma comunque facciamo finta che sia così come ce la vendono. L’aereo atterra senza problemi. Non so com’è che siamo finiti a parlare di hamburger. e ancora di più: qualcosa come un governo ombra. Nomi e numeri. il documento sarà acquisito dal Congresso senza in pratica essere letto. Prepararsi all’atterraggio. C’è come un flettersi di bicipiti al di sotto del tono accorato con cui le parole occupano gli spazi bianchi dei fogli. Lara parla: io ascolto. of course. ore 13. L’inviato di nome Michael verifica alcuni numeri su una piccola agenda. arrivati per primi. All’interno della borsa: bozza preliminare di un atto presidenziale. – Insomma. Qualcosa come l’insieme di tutte queste cose. visto che Lara è vegetariana – no. qualcosa di più sottile di un manifesto ideologico. con turni di lavoro bestiali e contratti a termine. e pensare che si fa le sue brave dieci ore qua dentro a vendere giornali. che per ragioni differenti sia io che Lara abbiamo smesso di frequentare. ma non nuova. L’inviato di nome Michael estrae dalla borsa in pelle nera un telefono satellitare. annuncia la voce del pilota. perché Ferodo ci ha convinti a spegnere i nostri e a darci appuntamento qui senza cellulare. se la menano tanto con la storia dell’allevamento rispettoso della natura e della carne di prima qualità. e siamo anche senza telefonino.In Inghilterra non c’è il minimo salariale. Il primo. Compone un numero: meglio sincerarsi che a Fiumicino sia tutto in ordine. no. visto che se Ferodo non è andato fuori di brocca siamo sotto controllo e probabilmente in pericolo di vita. Titolo probabile: Iraq Liberation Act. adesso c’è. Il primo risultato non dichiarato della Open Letter è stato raggiunto.La lista delle firme è tanto autorevole quanto muscolare. come se togliere spazio alle foreste per creare allevamenti fosse una forma di rispetto della natura. Versione quasi definitiva: la risposta del Presidente alla Open Letter. col quale potremmo parlare dell’ultimo Lucarelli come di Fois che passava di qui proprio ieri. la bianca sì. Risponde il generale Corvino: tutto come concordato. oppure potremmo focalizzare le nostre parole su noi stessi. e mi ha detto che in media uno dura tre mesi là dentro. non mangia la carne rossa. L’altoparlante comunica l’apertura delle porte. È che poi i loro manzi li fanno macellare in pochissimi grandi macelli.Che poi la paghiamo tutti la deforestazione e la devastazione dell’ecosistema attraverso le emissioni e i resti dei macroallevamenti. cioè. purché sia allevata con certi criteri eccetera – e a me i McDonald’s fanno schifo solo per il puzzo con cui impestano l’ambiente circostante: sta di fatto che siamo qui. o del ritorno ai classici. tanto per metterlo alla prova. Con un’accorta gestione parlamentare. Via del Pratello angolo via Pietralata. e stiamo parlando dei McDonald’s. È l’insieme a dare un’idea di forza: qualcosa di più vasto di una lobby di pressione. davanti all’edicola-libreria di Lino. No: non stiamo parlando. poi gli scade il contratto e va via. edicola dei giornali. Verrà presentata al Congresso in ottobre. ha detto. anzi. Invece no: siamo qui. ovvero parlare della scena psicoanalitica lacaniana nelle sue ultime propaggini. o molla anche se ha il contratto perché non regge i ritmi e lo pagano uno schifo. Suona bene: un guanto di velluto liberal per ricoprire il pugno di ferro neocon del contenuto. Bologna. insomma la scuola bolognese. presumibilmente. O magari ragionare su che cosa potrebbero essersi detti stanotte Andrea e Ferodo in una gara che dev’essere stata dura tra chi riesce a parlare meno.O potremmo riflettere sui cambiamenti del Pratello.Un mio amico inglese ci ha lavorato. o cercare di scoprire che c’è almeno un libro che Lino non ha letto. All’altro capo: telefono mobile su autovettura. e qui in Europa ci becchiamo quelli macellati in Inghilterra. che tanto a quello ci penso io. e magari confrontarla con Pennac. aveva un appuntamento con uno che doveva incontrare e non si è visto. qualcosa di più concreto di un centro studi strategici o di una linea di political studies. L’inviato di nome Michael è uno dei quaranta firmatari. Pochi nomi sono cancellati.

Andrea e Sandro arrivano a metà del primo Campari. – C’è una nave che ci siamo persi da qualche parte. chi usava il computer. e la foglia di lattuga presa dal cespo. e ti dico che per me è già successo e non ne sappiamo niente! Fuori come un balcone. – Fottiti. mentre Lara contratta un mozzarella-lattuga senza maionese. Guarda Lara: ce l’hai un bikini nuovo. E secondo te buttano via un manzo solo perché ci è finita sopra la sua stessa merda? Certo che no. e il barista prende in mano i soldi con le stesse mani con le quali prepara il panino. senza panino. – Con molto piacere. Faccio segno di sì: a questo punto si va fino in fondo. bambina: niente è più come una volta. è imparare ad annodare le budella del manzo all’interno della bestia prima di tirarle fuori.– Ecco qui dei cellulari nuovi. chiedo. perché qualcuno ha risposto. E comunque poche telefonate. cosa fate qui fuori? Si prende un aperitivo al barazzo? – Non è più il barazzo di una volta. Ferodo giunge al secondo Campari. e già che ci siamo vediamo di scoprire se una certa nave è arrivata oppure no e cos’ha scaricato. quindi nella carne del McShit ci sono tutti i batteri della sua stessa merda. mica le informazioni. insomma dopo tre mesi uno va via. sì. Tutto. – Be’. Quindi niente salame perché viene dal maiale. risponde Ferodo indicando un tavolino all’esterno. perché nelle salse grasse i batteri sopravvivono. – Nessun sequestro. – interviene Andrea. – A casa? Perché. – chiede Lara. – dice a voce bassa. perfetto. senza maionese. – Ricopiate la rubrica a mano. – risponde serafico Diego.Il mio amico dice che ci vogliono sei mesi per imparare a farlo bene. che tanto del pakistano non frega niente a nessuno e in fondo è sempre carne macinata quella che se ne ricava. Allora?. no? Quindi si va giù a trovare un paio di vecchi amici. tra le quali sembra prevalere lo studente radical-chic piuttosto che il punk occupante o il vecchio comunista da bar. Per qualche strana ragione non hanno scoperto tutto. tanto per cambiare aria. – risponde sorridente Diego attraversando per primo la strada. e sai qual è la cosa più difficile per chi lavora in un macello? Te lo dico io. e quindi funziona come prima. non di quelle già lì nella vaschetta per favore grazie.Ma lo sai di quanto è più alto il rischio di prendere la salmonella con un McShit rispetto a una bistecca macellata a regola d’arte? E se per assurdo sul rullo trasportatore ci finisse un lavoratore clandestino. Diego. con Sim card a prova di intercettazione. Chiaro fin qui? – Quindi il sequestro dei cellulari dipende da questo? – chiedo. visto che comincio a parlare come lei. Tutto pronto cosa?. – Dove dovremmo andare? Andrea mi guarda: lo sa che ho già capito. se è per questo. giusto in tempo per condividere. solo se necessario. e se le budella non sono ben annodate c’è il pericolo che la merda dall’intestino si rovesci sulla carne. però. Per fortuna arriva Diego a creare un diversivo. – Tutto cambia. – Partenza? Quale partenza? Ferodo fa segno ad Andrea: tocca a lui parlare. niente maionese perché è infetta. no. Ferodo studia la situazione. Il loro mutismo si taglia a fette spesse come il salame col quale il barista ci farcisce le rosette. senza inserire la nuova Sim card nei vecchi. Tutto pronto. stronzetto! – risponde Lara piccata. Anch’io. apostrofa Andrea. Quelli personali li lasciate a casa.Cos’è che bevete? Sì. uno anche a me. forse. risponde Ferodo. – risponde Ferodo aprendo la valigetta di plastica nera. Domande? – Sì.Ad esempio. oggi. Mi piace poco la sua espressione: quella di Andrea ancora meno. e il principale veicolo di propagazione dei batteri sono i soldi. sorellina? No. – risponde sdegnosa Lara indicando una mescolanza di vecchie e nuove facce. Se sanno del computer che usavamo vuol dire che sanno molto su di noi. L’aperitivo. dimenticando con chi ha a che fare. 8 . quindi là dentro non lo fanno bene. – dice distribuendoci dei bagagli colorati. – Abbiamo toccato un nervo scoperto.pavimento. Lara. un pakistano senza carta d’ingresso. – Facciamo il punto. sarebbero capaci di non fermare il nastro. altrimenti avrebbero tentato qualcosa contro Ferodo. perché? Allora mi sa che oggi pome ti tocca andare a fare shopping. e c’è Bologna che per qualche giorno è meglio lasciar perdere: chiaro anche questo. solo il Campari. dove dobbiamo andare? – Passiamo al punto due.

Le piacerà. salvo imprevisti. All’altro capo: Studio notarile Fratelli Zanni. generale? – Poco. È in guerra che ci sono i nemici. – Spero non sia una perdita di tempo. Rassicuranti e pacifici: l’importante è apparire tali. Mister: le acque chete rovinano i ponti. – Stia tranquillo. È un gioco che consente di tenere in esercizio capacità intellettuali che a lei di certo non mancano: una notevole intelligenza e una altrettanto notevole capacità di interpretare e prevedere le mosse dei suoi nemici. e naturalmente partita a bridge. Mister. Muto come un pesce. aggiunge. cena. Un po’ di cose stanno cambiando. gli argini che saltano: anche un rivoletto può servire a fare sistema. C’è qualche nuovo giocatore da conoscere. Poco e male. o se percepiti appaiono rassicuranti e pacifici nella loro immobilità. certo. in attesa delle telefonate. come si preparasse a servire una mano: mescola. Mister. ore 15. – Notaio Zanni. L’inviato di nome Michael ha un primario interesse per i grandi corsi d’acqua. a quanto pare. devo dire. per i fiumi in piena: per quelli che rompono gli argini e… come dite qui in Italia sui corsi d’acqua che sembrano quieti. Non garantisco per l’aperitivo. È spiacente di non poterla incontrare di persona. Il generale Corvino è ancora seduto. – Lei gioca a bridge. – risponde il generale Corvino. davvero un peccato. Il primo appuntamento è per l’ after hour: aperitivo. smazza. Mister. ma non stia ad aspettarmi. Con molte aspettative. Ricompone il mazzo. e così facendo si mimetizzano. generale. in definitiva: uno di quei pesci che assumono colore e postura di un corallo o di un’alga. della postura del busto e l’inespressiva espressione sulla quale si potrebbe leggere uso a obbedir tacendo. generale? – Un tipo interessante. Deformazione professionale. I ponti che rovinano. salvo che siano uno spreco di tempo. Invio: da telefono fisso a telefono satellitare. Ricomincia. accenna appena un moto d’assenso. L’inviato di nome Michael continua a giocherellare con le carte. nel piccolo bicchier d’acqua italiano. sulla quale convergono l’eccessivo rigore. Come sta il nostro comune amico? – In attesa. generale.Roma. domani sera. ha un’aria volutamente marziale. sotto quell’aria da calendario dell’Arma. ma attivo. – Che tipo è questo Mister Beta che ha in programma di farmi incontrare. Seduto in poltrona nella suite. generale? Che rovinano i ponti. 9 . il generale Corvino. continuando a mescolare il mazzo di carte. Tutto potrà dire di questi incontri. e non si preoccupi: sarà lui stesso a riconoscerla. Già: pronto e sveglio. e Roma è solo una breve parentesi. – Intendeva dire avversari? – Prego? – Avversari. – È un peccato. Mi muoverò non appena ricevuti certi documenti. Il telefono satellitare squilla. rimescola. per questa volta. Anche il piccolo bicchier d’acqua chiamato Italia. generale. Sa che ho molti impegni. – Dispiaciuto anch’io. L’inviato di nome Michael sorride: certo. più o meno assieme ai proverbiali alamari che un carabiniere dovrebbe tenere cuciti non solo sulla divisa. Non dubiti della sua puntualità. E lei.30. – La persona che dovrei incontrare? – L’aspetta alle 19 al bar dell’hotel. L’inviato di nome Michael mescola con disinvoltura un mazzo di carte. non nemici: nel gioco ci sono gli avversari. hotel Parco dei Principi. come sua abitudine. deformazione professionale. Il telefonino satellitare è in ricarica. – Ben trovato. L’inviato di nome Michael annota qualcosa sulla planing agenda. Tacendo. Corvino. Corvino segnala la presenza di quella tacita coazione a obbedire che dovrebbe essergli cucita sulla viva pelle. per l’appunto. avrò il piacere di incontrarla? – Sarò di sicuro della partita. Mister. al limite della cifosi.

È rimasto in taxi un quarto d’ora davanti all’hotel. Il vibracall segnala una chiamata in entrata. questo non è un Dungeon: c’est la vie. L’uomo chiamato Beta non chiede mai informazioni: sapere dove sono i luoghi e gli uomini è il suo mestiere. – Che mi dici del senatore? – Non so se accetterà l’incontro. ore 19. olive condite e fiori di cappero all’aceto. L’uomo chiamato Beta è arrivato alle 18. Zanni. Invio: da telefono fisso a telefono cellulare. All’altro capo: casa circondariale di Lucca. Si siede sulla poltroncina e fa cenno al cameriere in guanti bianchi. Uno degli allievi non riconosciuti e non designati del Maestro. – Terrò le orecchie aperte.45. 10 . – Guarda che quello non è matto come vuol fare credere. L’inviato di nome Michael indica la poltroncina di fronte. e terminano senza smettere: di nuovo. – Dimmi. – È arrivato l’amico americano. E magari il termina e prosegue contemporaneamente.Lucca. Del resto non aveva mai comunicato neanche il suo ingresso: come si fa a entrare o uscire da un gioco del quale non è mai stato dato l’inizio? E come si fa a far terminare un gioco che non è mai iniziato? Si può: solo che non è scritto nei manuali del Role Game. Martini cocktail molto secco con goccia di pernod: molto New York roaring years. L’uomo chiamato Beta saluta compito. – Novità? – No: tutto come preventivato. Non è facile sapere quello che gli passa per la testa. Il detenuto Francesco Costante estrae il telefono dalla tasca. che peraltro non ha mai annunciato il suo ritiro dai giochi. Zanni. devi sapere cosa bolle in pentola ai Quattro Mori. Il cameriere arriva col suo drink preferito. per così dire. Non ha chiesto dov’è il bar. e i giocatori continuano pur avendo smesso. Stai appresso a Corvino. Roma. Zanni. Il cameriere arriva con le ciotole di patatine e noccioline salate. Se dice no è perché ha qualche altra cosa in ballo. Qui non si gioca a Dungeon & Dragons: può accadere che il gioco parta senza essere cominciato. Due minuti prima delle 19 ha aperto lo sportello ed è entrato nell’albergo. legge il numero sul display e preme l’Ok. studio notarile Fratelli Zanni. hotel Parco dei Principi. mes amis. E marca stretto anche Beta: non mi fido di lui. – Bene. a distanza: mostra lo stesso cocktail. termini senza che i partecipanti lo sappiano e continui anche se i giocatori ne hanno decretato la fine. La vita… L’inviato di nome Michael arriva pochi minuti dopo le 19: preferisce osservare con attenzione i convenuti.

Ferodo? Non potevamo prendere un vagone letto? – No. – Lo conosci? – No che non lo conosco.3. Soprattutto quando c’è. Poi che problema c’è? Tanto il proprietario è uno stronzo. la guerra. Troppo militarista. quindi non so se posso riportarla. – E allora come fai a sapere che è uno stronzo? – Perché ha una Saab 9000. – Vero. – Ma non hai sempre detto che la Saab 9000 è una macchina da stronzi? – Sì. – Massive Attack. – E allora? – E allora? L’ho rubata. I was lookin’ back to see if you were lookin’ back at me to see me lookin’ back at you… 11 . Verso il metallo urlante 11 settembre. casello di San Lazzaro. no… – Era proprio necessario partire in macchina. – mi risponde Lara. lì davanti? – Vero. – Massive. Autostrada A14. Lara. – No cosa? – Non potevamo. per essere precisi. ore 23. Lara. Midnight ronkers city slickers gunmen and maniacs all will feature on the freakshow and I can’t do nothing ’bout that. Lara. quella vera. no? – Non la riporti quando abbiamo finito? – Non lo so quando finiamo. – risponde Andrea dal posto della suocera. I treni non sono sicuri. Poi hanno dovuto cambiare il nome. dicevano alla Bbc: c’era la Guerra del Golfo. Meglio non ricordarla. You can free the world you can free my mind just as long as my baby’s safe from harm tonight… – Cos’è che ascoltiamo? – chiedo. e Massive Attack sembrava troppo esplicito. mica l’ho comprata.

no? No. Il prezzo magari non è proprio quello della Coop. più o meno. ore 1. Dài. Tiene sotto controllo il giro del Prezioso. allora? – Sandro serve a Bologna. Autostrada A14. cerca di capirmi. tra Rimini e Pesaro. non so a chi telefonare. – Cosa succede. tranquilli. Sono talmente incazzato da non aver avvertito nessuno: comprensibile. Invio: da telefono cellulare a telefono fisso. insomma mi hanno caldamente invitato a sparire finché non si calmano le acque.Autostrata A14. – sottolinea Lara. Lo sa cosa vuol dire Lara: almeno a Chiara avrebbe dovuto dirlo. Really hurt me baby. Mi hanno costretto a prendere le ferie. Peccato per il vino: ma in macchina c’è un bauletto da campeggio pieno di birra e ghiaccio tritato. poi mi prende per mano e mi fa: perché secondo te Ferodo lascia una traccia con la sua vera carta di credito? No. vero? No. In effetti è vero: salume Dop. no? Felice come una bambina. Sono in vacanza. mi sembra. Di là dall’autostrada. no? No. Chiara? Stai piangendo? 12 . conserve semiartigianali. Io avevo proposto di portarci dietro della pizza al taglio. ore 0. e soprattutto non dà nell’occhio scomparendo all’improvviso. per fortuna non mi hanno dato retta. – Scusami. – Quasi.15. non quello che ci mette i soldi. Vini di nome e di buona etichetta. Andrea sospira. Come. – Quindi? – Quindi sono sparito. dice Ferodo sfoderando una American Card. il mare nerissimo gli fa eco in silenzio. really cut me baby how can you have a day without a night you’re the book that I have opened and now I’ve got to know much more… – E Sandro. Lara sorride e gli regala un bacetto sulla guancia. sono sotto inchiesta. ore 0. Andrea? – Come me. All’altro capo: Sandro Valle. Like a soul without a mind in a body without a heart I’m missing every part… Bologna. mi dispiace davvero disturbarti. Infatti è così che si sente Andrea: bastardo dentro. dice Ferodo: io sono solo quello che paga. poco oltre Ancona. registra le voci captate dal giocattolino di Ferodo. ma proprio non sapevo a chi altro rivolgermi.30. formaggi invitanti. Ma di quel mare Andrea se ne frega: mai piaciuto.05. almeno dicci quanto spendi che dividiamo. l’Adriatico. Lara indica il banco salumeria. – Come te. senza neanche uno squillo. Sandro. Certo che questa delle stazioni di servizio con l’alimentare regionale mi mancava: del resto da quant’è che non faccio un bel viaggio in autostrada? Pago io. È proprio una bastardata sparire così. abitazione di Chiara Zanotti. però a quest’ora è quasi irresistibile la tentazione dello spuntino di mezzanotte. Io però sono giustificato. – Te l’avevo detto che questa è una delle stazioni a cinque stelle.

ti prego. no? – No. più o meno centoquaranta in questo momento. Ce l’aveva con tutto e con tutti. se puoi fargli avere un messaggio. Guida bene. Sandro. guarda la cornetta. – Grazie. Sandro. e siete amici. tra Pescara e Vasto. Ferodo: niente mosse brusche. – Andrea è partito. Sandro? – Chiara? – Sì.All’improvviso scompare. al bar. Apro la prima lattina. It’s you I love and not another and I know our love will last forever you I love and not another and I know we’ll always be together… – La mia preferita! – dice Lara accucciandosi con la testa sulle mie gambe. – però se la destra la rimetti sul cambio mi sento più sicuro. non so neanche dirti da quale aereoporto. Non lo so più… – ripete Chiara mentre la voce le scema. 13 . E adesso cosa deve fare. non è che sono tanto stronza da non capirlo. – Devo mica cambiare. Non volevo mettere in discussione la tua sincerità. Sandro: ma ti pare giusto che debba venirlo a sapere dai colleghi. devi credermi. tu sei l’ultima persona a cui dovrei telefonare a quest’ora. dopo quello che è successo ieri mattina in questura: lo sai. Sandro. Posso chiederti un favore? Ti dispiace se domani mangiamo una cosa insieme. bevo un sorso e la passo a Lara. Qualcosa di leggero. sister? – fa Ferodo porgendo una coppia di lattine. – dico io. – Scusami. in mezzo agli altri… tanto per non sentirmi sola… te la senti? Seduto per terra. ma credimi. Sandro: a questo punto non lo so più. Sandro. (Silenzio). – Sto. sto male davvero. non so neanche se è andato via o se gli è successo… Cosa devo pensare. continua a chiedersi cosa deve fare.– Lo so che non è giusto. e per dirgli cosa? Non so nemmeno che cosa gli ho fatto. però ti prego. – Perché? – dice Ferodo. e non so neanche per cosa devo stare male… Sandro. Scivola via sull’autostada: senza mai togliersi gli occhiali scuri. Uno di quei voli all’ultimo minuto. niente scossoni. – Una birra per festeggiare. lo so che lo hanno incastrato. seduto per terra. senza non ci riesco. dimmi se sai dov’è Andrea. giù al bar? Non mi ha neanche chiamata. Sandro. Come si dice… un po’ così… (Silenzio). alla mezza? Una cosa tranquilla. è da ieri che non risponde. ci sono ancora. Cristo di Dio! – Lo sai com’è fatto. Non so altro. non stare in pensiero… Sandro? – Sì… – Sei proprio sicuro di non sapere dov’è Andrea? (Silenzio).15. – Chiara? – Dimmi… – Che hai intenzione di fare? – Prenderò qualcosa per dormire. Velocità di crociera. Sandro? Proprio sicuro di sentirtela? Autostrada A14. stacca il telefono. Non ti ho neanche chiesto come stai. vero? – Sì che gli credo. Sandro?… Dimmi qualcosa almeno tu. – Scusami. hai ragione ad avercela con me. ore 3. Ha preso un low cost per l’Irlanda. Sandro si ripete la stessa domanda cui ha appena risposto di sì: te la senti. – Sandro? – Dimmi. mi sento un verme. com’è fatto. per quel bastardo poi. seduto per terra. Cristo.

noi! – Le elementari. con le urla di tutto il vicinato che entravano dalle finestre aperte per il caldo d’estate. – Quel film non mi piace. Andrea. Perché tu non hai ancora capito come funziona Ferodo. ad esempio. Facce: facce da guardare negli occhi. tipo Italia-Germania 4-3. Andrea: perché dici l’ingiustizia del mondo? Non dovresti dire le ingiustizie? – No: l’ingiustizia. non importa per quanto tempo: per ogni cosa che fa ha un solo disco.Lara si rigira e manda giù a canna una lunga sorsata. più o meno. – Chissà. Bello questo Cd: hanno fatto altro?. – Scusa. Allora metto su i Massive. se deve craccare qualcosa mette su Donald Fagen. Belli uguale? Sì. – Ecco. La nave. ed è notte. – magari è vero che le ingiustizie subite da bambini ci hanno reso più sensibili all’ingiustizia del mondo. mi fa Lara riaccucciandosi. non ho visto un bel niente. col grembiulino e il fiocchetto! – si inserisce Lara ridendo. e mentre lui cerca la salama gli frega il pallone e lo mette dentro. Notizie da mettere insieme un pezzo per volta… Mal che vada. chiedo. poco ma sicuro. se devi pensare. – No. E allora perché ascoltiamo solo questo?. solo per sapere se dormivi… – Non dormo: di’ pure. che a Bologna il terreno comincia a scottare. più o meno: rifacciamo una vacanza dei nostri vent’anni. magari è per quello che eravate così arrabbiati quando siete cresciuti: perché vi hanno mandati a nanna senza farvi vedere il gol di Rivera. altrimenti stacca le comunicazioni. Ferodo ascolta un solo disco per volta. là dietro? Tutto chiaro. E anche i supplementari di Italia-Germania: Schnellinger pareggia. non farti tirar fuori le parole con la tenaglia. ma il concetto è lo stesso: comunica se e quando ne ha voglia. Un pelino meno brusco di Andrea. – Come: no? Hai detto tu che… – Se devo pensare. babies! – No. I Massive sono notturni. – Va bene: poi? – Poi… poi. Lara. espressioni da cogliere. Se fosse placidamente ancorata nel porto non sarebbe la nave che penso. Naturale che i due si siano presi subito: sono fatti l’uno per l’altro. a occhio e croce. E i Massive per cosa sono?. Cosa c’è laggiù? – Non lo so cosa c’è. 14 . lì per terra c’è la tua salama da sugo. però lo sbarco sulla Luna l’ho perso perché ero stato mandato a letto. vecchi amici che non vedevamo da un quarto di secolo. – Cosa ti aspetti di trovare. – Non ti capisco: se sai di non trovarla. per via delle urla. dice Lara: se deve surfare sul serio. figurati. finiscono i tempi regolamentari e io vengo spedito a nanna mentre quello zappaterra mancato di Poletti si fa infinocchiare da Müller che gli dice: guarda. – commenta sardonico Andrea. Quindi. giù a Taranto? – Non mi aspetto di trovare qualcosa. Mi ha fatto persino incazzare: ma ti sembra che noi eravamo dei coglioni come quelli lì? Coi figli di papà diventati yuppies e lo sfigato a fare il professorino? – No che non eravamo come quelli lì: nel Sessantotto stavamo finendo le elementari. Infatti ho su i Massive: tutto chiaro. un paio di altri dischi. So cosa potrebbe esserci. una rimpatriata. no? Se le cose stanno andando come è probabile che sia. Come The Nightfly? Come quello. metti su… – No. chiedo osservando il cubo dentro il quale. L’ingiustizia è come la libertà: ce n’è una sola. – Dài mò. – Vuol dire che avete visto lo sbarco sulla Luna in diretta quando eravate bambini: che viaggio. sempre accucciata. Uno solo. Andrea. Credevo che fosse finita sette a quattro. chiedo. – Se è giorno no? – Se è giorno no. Ai tempi i bambini andavano a letto dopo Carosello. magari d’estate si strappava qualcosa in più. cosa scendiamo a fare laggiù? – Intanto cambiamo aria. – E adesso… – Sto pensando. quella nave laggiù non la troviamo. Ferodo deve aver stipato una cinquantina di dischetti. Mi aspetto di non trovare qualcosa. – Andrea? – Di’. non avrei bisogno di andare a cercarlo di persona. se sapessi cosa cercare. risponde Ferodo senza voltarsi: notturni e meditativi. Sì.

a te non piace? Mi ricorda Metropolis.Siamo quasi arrivati. – Infatti: tra un po’ ci arriviamo. per me schiavi anneriti dal fumo e dalla fatica. girl. Non è che mi faresti un favore. magari ripetuta un paio di volte? – Come ai vecchi tempi. – Cosa c’è? – Niente… solo che Metropolis era in bianco e nero. e il resto del tempo a piangere sulle nostre melanconie. È importante quello che significa… non è facile da spiegare. questa città delle macchine e delle tute blu. Sembra Blade Runner. sempre senza scossoni. se sono d’accordo. Lara si è rigirata. Per lei i personaggi di Metropolis sono figure che danzano al ritmo della disco elettronica. Lara… – Non è che per un po’ potresti non voltarti? I believe in one love I believe in one love. a fagocitare ogni otto ore migliaia di esistenze e a ricordarci con la loro arrogante presenza i nostri peccati e i nostri fallimenti: metallo urlante. le chiedo. quasi impercettibili. – Ed è una differenza così importante? – No… cioè. Ferodo? Mi rimetti su One Love. meglio lasciare il comando a chi conosce la strada. – avete fatto in tempo ad avere anche voi ragazzini i vecchi tempi? – Certo. – Andrea? – sussurra Lara. non quella. sorellina? – Come ai vecchi tempi. Lara. senza i vecchi tempi? – risponde Ferodo toccando i tastini del lettore Cd di serie senza scomporsi. – dice Andrea.40. Anch’io non ricordavo quanto fosse estesa l’area industriale. dopo aver fatto la rivoluzione. ore 5. sorridendo. non in sé.– Mmm… poi magari domani ci penso. Perché Andrea. Mi prende la mano e se l’appoggia tra i seni. dice mentre si sfila con un unico movimento il top. La sua mano scivola sotto la mia maglietta. – Di’. Mi prende la mano e con gentilezza mi sfiora la punta delle dita con le labbra e la lingua. – Perché. ispettore Sheridan: altrimenti come facciamo a comunicare. hai presente il vecchio film. Dev’essere andata così.No. dopo più di vent’anni. volevo dire: non credevo ci fosse tutto questo metallo industriale. risponde a voce bassissima. Sta di fatto che loro sono ancora qui. quello con la musica dance? Ecco. va bene? – Oh. – Be’. fratellino. Lara Metropolis lo ha visto colorato e fracassonato da Giorgio Moroder. oh yeah in one love. noi e voi. ai suoi occhi. Chissà se lo abbiamo mai capito cosa dovevamo farne di questi mostri metallici. Con le colonnine degli altoforni che fiammeggiano verso il cielo alla luce dell’alba che illividisce il paesaggio. magari ne parliamo un’altra volta. si ricorda ancora com’è fatta Taranto. ma voi uomini dovete sempre essere tristi dopo aver fatto l’amore? Già: tristi dopo l’amore. Nelle ultime due ore Ferodo ha dato fondo alla potenza del motore. 15 . sì. mi carezza il petto con gesti sottili. La sua leggendaria memoria da elefante. Gli occhi le luccicano. Vuoi l’ultimo sorso di birra?.Una fiammata di erotismo politico. – No. Le metto le dita tra i capelli per ricambiare. All’uscita dall’autostrada ha passato il volante ad Andrea. Lara sembra quasi affascinata: pura fantascienza. io l’ho visto muto e in bianco e nero. in one love… Taranto. in one love in one love. – Credevo fosse una città di mare! – dice Lara. è questo il punto. Grande quanto quella degli uomini. oh girl I believe in one love I believe. con quelle torri che sputano fuoco.

Ti ho detto che c’era gente tosta. Lara. No: si chiama ancora così. travi che sostengono case cadenti. – Dove andiamo. Cos’è quel castello. ci ho visto una Seicento volare giù. – Non sembra. Mar Piccolo?. e si va giù per la discesa. dice Andrea. Uno schifo di fontana ci accoglie a sinistra. risponde. questo rione. altri gruppi a disgregarsi per essere riaggregati dal mercato dell’eroina. luoghi di socializzazione. E perché non era a Gaeta. Andrea ha fermato la macchina: ci fa cenno di scendere. Poi il lungo cavalcavia ci immette quasi di colpo sul vecchio ponte in pietra. lo Jonio si presenta a destra. certo. mi fa: quello dell’olio? Sì… sì. chiede Lara. per distinguerlo dal Mar Piccolo. Dal metallo urlante alla pietra silente. col suo verde e le sue zone di socializzazione. quella gente? Perché per loro Gaeta non era abbastanza dura. le case fronteggiano il mare lasciando intravedere vicoli e strade in pietra: Taranto vecchia dal lato del Mar Grande. quindi salato. dice Andrea come parlasse di una cartolina d’epoca – ed eccoci alla città vecchia. me la ricordo la curva del Vasto. Sarebbe stato bello trovarci delle case pulite. Wow!. dico tirando il fiato. Cos’è Gaeta? Il carcere militare. gli chiedo. Sarebbe stato bello. – Siamo su un’isola. Si chiamava Tamburi. il castello Aragonese alla destra. però ti assicuro che era peggio. chiede Lara. Un porto naturale per i pescatori. ma dev’essere in fondo. senza un solo lamento. della malavita organizzata. Nessun rumore dalle case: la pietra sporcata non parla. Roba dura? Roba dura. la piazzetta con il chiosco delle granatine (le faranno ancora?). Mah… un paio d’anni dopo qualcuno mi ha detto di averli incontrati a Copenaghen… non penso che avessero intenzione di rimettere piede in Italia. Per farsi dare un congedo uno di loro si versò dell’olio bollente sul piede.Ci ho fatto metà del servizio. guarda con calma i movimenti nelle botteghe e i pescatori che stanno terminando lo scarico. risponde Andrea. Poi. da quello che mi sembra di aver letto. con gli stessi figuri politici e gli stessi portaborse di oggi che si preparano ad essere i pagliacci in primo piano di domani. verde. caseggiati popolari anneriti dalle polveri industriali. Vale a dire: la parte più povera. collegata con due ponti. per uscire anche lui. come si chiama questa discesa? Cazzo. Stai scherzando? No. È come un corpo malato: se non lo curi la malattia degenera. E infatti dopo l’ultima curva a sinistra si apre la piazza del Municipio.L’altro si diede una martellata sulla rotula due giorni dopo. All’interno l’isola chiude un arco di terra a forma di occhiale: ecco perché lo chiamano Mar Piccolo: una specie di lago non chiuso. C’è solo da cercare il numero. in questa via lungo la marina piccola. le due colonne pomposamente chiamate Tempio di Nettuno. E l’altro?. Perché lo Jonio del golfo qui lo chiamano così. rallenta. – È stata bombardata. nessun rumore dalla gente che ancora dorme. dall’incuria. chiede Ferodo.No. Base della Marina. Nessun rumore dalle strade sporche.Questi caseggiati neri da edilizia popolare invece me li ricordo. Lo hai visto il castello? Sì. Niente nostalgia. esclama Lara colta di sorpresa dal sole che sorge sul vibrato dell’aria del Mar Piccolo. ecco la discesa del Vasto. là dentro. Che fine avranno fatto?. A passo d’uomo seguiamo la sequenza dei numeri. Sto solo cercando di respirare l’aria di vent’anni fa. chiedo. sì. Andrea annuisce. comincio a figurarmi i volti un po’ più induriti degli altri tarantini: brutta zona. Perché Mar Grande?. tremolando sull’acqua i suoi riflessi mescolati alle immagini specchiate dei pescherecci che oscillano all’aria salmastra. Andrea. C’era gente che sarebbe dovuta finire a Gaeta. A quest’ora non c’è nessuno in strada: però me le ricordo le donne di questo quartiere vestite di nero non per lutto ma per uso. La stiamo circumnavigando: una piccola isoletta tra due lembi di terra. dopo il curvone semielevato che scorre sotto la macchina quasi di sorpresa – me lo ricordavo il cavalcavia: disegnato male. Cosa vuol dire? Aspetta: ci stiamo arrivando. E allora? E allora li mandavano qui: non era un carcere. Ti ricordi quello dell’olio?. là dentro. un quartiere umano. o non è ancora tornata a casa. del lavoro nero in subappalto – che qui a Taranto sono spesso lo stesso mercato. dicevano all’epoca. avverte Andrea proseguendo la circumnavigazione a mancina della città vecchia. insiste Lara. Chi era quello dell’olio? A dire il vero erano in due: e non c’era verso di tenerli. nessun rumore dal mare. il mare. – Ma allora? Come fa a esserci il mare a Oriente? Era a ovest. adesso? – Tore abita qui. abitazioni pericolanti. adesso che me lo dici. E per le navi da guerra: sai quanto ci hanno marciato qui sulla naturale vocazione della città alla Marina militare. Nostalgia?. Succedeva già la prima volta che ci siamo venuti. Sembra che metà di queste case sia stata bombardata. dice Lara. risponde Andrea. dall’abbandono. 16 . la maglia nera è passata ad altri rioni: altre famiglie deportate in qualche nuova periferia senza piazze. che ci ribaltiamo! Tranquillo. l’alternanza di case abitate e portoni sbarrati o sfondati che alludono a finestre dagli infissi mancanti. risponde Andrea. Dai politici di merda. Dalla miseria.

un uomo in canottiera si avvicina al paniere di Tore. all’esterno? Hai la maglietta al rovescio. Tore. Non si sveglia nessuno: Tore è lì che ci aspetta. Ferodo mi mette la mano sulla spalla e indica il punto tra le mie scapole: cosa c’è. Cos’ha la mia maglietta? Ha l’etichetta all’esterno. Giuanne. gli uomini che scaricano le casse dai pescherecci. Come. Lara continua a osservare stupita l’insieme del paesaggio: le vecchie case.Andrea ferma. sovrastata da un mare di capelli rossi. Svegliamo i tuoi amici a quest’ora. Statte buene. i gabbiani che sorvolano la superficie del Mar Piccolo. Imperturbato. Una faccia sorridente. risponde il nostro vecchio amico. poi mostra un paniere e lo cala con la corda. Ferodo? La tua maglietta. chiede Lara? Non è troppo presto? Andrea indica con una mossa del capo una finestra. risponde Lara ridendo. Anche il gesto antico di Tore la lascia sorpresa. le navi che beccheggiano. te la sei rimessa senza rivoltarla: ma devo proprio fare tutto io con te? Mentre mi sistemo la maglietta. il pescatore che cuce la nassa. tesoro mio. lo riempie con due buste e saluta con un Ne vedime. Andrea prende il paniere e ci trova dentro una vecchia chiave in ferro: la chiave del portone. 17 . Si sbraccia per salutarci. i palazzi cadenti. È lì di fronte: siamo arrivati.

aggiunge porgendo a Lara un guscio pieno. sospesa a mezz’aria nella manona. e la guarda sorridente con i suoi occhioni blu. O meglio: di ascoltare Lara che cerca di spiegargli il rischio del colera. poi con un colpo secco spezza sotto i denti il muscolo. – Stai scherzando? – dice Lara stupita. un pescetto sfuggito alla pesa. Gli uomini possono invecchiare. senza smettere di parlare. E allora? E allora pìgghie e sende.4. Nella cesta Giovanni ha messo una grasta di cozze. Io Lara non so come farla smettere. Si chiama Lara. senza contare che… – Uagne’.30. Tore capisce: aggie ditte… ho detto: mi hai guardato bene a me? Credi che non lo so? Attáneme… mio padre… je so fìgghie ’e nu piscature: sono figlio di pescatori. Non che abbia torto. Tore allarga le braccia e ci sommerge in una stretta collettiva. La politica è sporca e fa male alla pelle Taranto. ma è un signor secchiello per il bianco gelato. Chi è questa ragazza. le porge con delicata fermezza un piccolo guscio con dentro l’oggetto di una tirata che poteva continuare da qui a domani. città vecchia. si avvicina a Tore. – E ’sta uagnedde? – chiede indicando Lara. Un po’ più grosso. leggera pressione del pollice a rompere il guscio. tutti e due: una specie di drago buono che coccola i figli di Laocoonte. Poi tutta la sporcizia filtrata da questi spazzini del mare che lascia residui. La cozza dentro il guscio sembra quasi viva. naturalmente. Il ghiaccio finisce in un secchio di plastica. Tore allunga una mano che ai suoi tempi ha impugnato diversi generi di strumenti atti a offendere o a difendersi. po’ vide ce tene ’a dicere. Da dove si comincia a raccontare vent’anni? Dal vino ghiacciato dei trulli martinesi. del tifo e di altre malattie derivanti dall’abitudine di mangiare pesce e molluschi crudi. Con due braccia così. – Cozze crude a quest’ora! Tore fa sì con la testa. Si alza. poi il sorriso le si allarga piano sul volto. qualche segno all’angolo degli occhi: per il resto Tore è sempre lui. Lara non capisce neanche il suono di questo dialetto troppo duro per le sue orecchie: credo che abbia chiesto chi sei. uno come Tore. è una fortuna averlo per amico. Il ritmo è da primato: più o meno dieci cozze al minuto. L’acqua di mare le riempie il palato come fosse vino: Lara lascia che quel sapore forte la impregni. la cozza viene rovesciata nell’altro semiguscio e deposta in un piatto. E dalla colazione in casa di Tore. perché qua e là c’è qualche gambero. mentre la miscela di sale e cozza scende in gola lasciando un inatteso retrogusto amarognolo che anni di cozze adriatiche e spagnole ci avevano fatto dimenticare. Tore: è la mia ragazza. non i miti. quando parte con le sue tirate. lentamente. e che Lara non conosceva. ca n’ ’u sacce? Lara risponde con lo sguardo perso. mentre la macchina del mitile ha già preso l’avvio: cozza nella mano sinistra. gli sfiora le labbra con un bacio. prende 18 . se mi ricordo qualcosa. la pelle un po’ più bruciata dal sole salato. uagne’. il bianco dentro il ghiaccio: non sarà Alessi. coltellino ad hoc – ’a crammèdde. un paio di granchi. invece di stritolarli. Lara. una specie di coltellino per il parmigiano – nella destra. non che non sia d’accordo: però se parte deve finire quando dice lei. prende la cozza con attenzione e la lascia scivolare in bocca. la punta della crammèdde entra e con un solo gesto curva a occhiello seguendo il contorno della valva e al tempo stesso separando il mitile dal guscio. allunga la sua sottile mano bianca. Che non ammette discussioni. un po’ più rosso (sarà il sole d’estate). ore 6. una busta piena di ghiaccio e una bottiglia di bianco di Martina Franca. Il ghiaccio viene da una cassa di pesce. Resta quasi immobile. m’e ste’ tremende? Ce tte crère.

in un passato non troppo recente. l’offerta della testa. dottor Pola. alle legittime esigenze del nostro sistema di difesa nazionale. L’odore è inconfondibile: capretto arrosto con erbe selvatiche. – dice ridendo mentre spegne il sale con un sorso di vino che esalta la punta di amaro. – Me’. dietro la faccia impietrita. Senza punto di domanda: è una precisa richiesta. Hotel dei 4 Mori. Il senatore Cappas prende con naturalezza il coltello dalle mani del cameriere. senza apparentemente ricordarsi di non aver mai ottenuto l’incarico di docenza e la relativa cattedra: cose che possono succedere. Ed è ovvio che io segua con estremo interesse il dibattito sulle prospettive culturali della difesa nazionale anche attraverso questo e altri organi di informazione. sono abbonato. Teniamo a sottolineare che l’allargamento deve essere condotto in maniera da accrescere la sicurezza e la stabilità dell’Europa. Roma. Le altre crisi vengono dal settore meridionale. In particolare è l’intervento del direttore del bollettino a incuriosirlo: Adeguare le regole dell’export alle esigenze della Difesa. fa scivolare la cozza nella bocca. che solo poche settimane prima aveva annunciato il suo ritiro dalla politica attiva. Per la Difesa atlantica l’allargamento interessa principalmente l’area dell’arco orientale. – Guardi. Tore riprende a sgusciare. Il leggero cenno del senatore Cappas conferma che il pranzo può essere servito nella saletta attigua. lo passa e ripassa alcune volte sull’affilatoio e indica all’ospite la testa del capretto: è segno di riguardo. Lo dico solo perché molti presentano queste difficoltà. in teoria: ma la linearità non è mai stata il segno distintivo della condotta dell’emerito senatore. Tore versa dell’altro bianco nei bicchieri. Oggi esistono due archi di crisi. Perché al bollettino io. sulla quale va ad appoggiarsi la cozza successiva. Il cameriere compare discreto sulla soglia e attende. e alle relative implicazioni politiche di questo tema solo in apparenza tecnico. viene verso di me e baciandomi me la passa. la dimissione da tutte le cariche e il conseguente ritorno alla cattedra universitaria.un altro guscio. E del resto. Le sarà certo presente il tema dell’allargamento della Difesa atlantica. dottor Pola. inserzione della punta. non hanno forse i militari in servizio nelle strutture ministeriali pieno diritto di esprimere la loro libera opinione? Il dottor Pola annuisce. Accanto. 19 . Il dottor Pola legge con interesse l’anteprima. guardi qui questo pre-print del prossimo quaderno del bollettino che io ho l’onore di ricevere in anteprima. quando si ha a che fare col senatore Cappas. e non deve in alcun modo essere invece motivo di attrito. Tore. Mai mangiato niente di simile. Ma è di un’importanza fondamentale anche la sfera della sicurezza euromediterranea. guscio capovolto. Lei non può dimenticare la mia attenzione costante. come è naturale. che deve essere in grado di esplicare la sua azione a 360 °. uagneddo’: mo’ ce tene ’a dicere? – Che ti dico? Che non c’è ostrica che tenga. e chi è il questuante che con umiltà viene a chiedere udienza. fermo in un dissimulato attenti. Residenza romana del senatore Cappas. Il senatore Cappas sfoglia con apparente interesse il fascicolo del bollettino appena consegnatogli dal suo ospite. Il cameriere scopre l’ampio piatto in acciaio e indica con la punta del coltello il quarto di animale fumante. recita il titolo. soddisfatto: sembra evidente che il suo incarico di sondare il difficile terreno del senatore Cappas avrà l’esito sperato. il generale Corvino sorride. – Vede. ore 13. Non che ci fosse da dubitarne. che corre lungo la fascia nordafricana attraverso il vicino Medio Oriente e si spinge al Golfo Persico. riempiendo il piatto: pressione del pollice. cozza a fiore pronta: la gioiosa macchina da guerra dei due mari. uno orientale che dal Baltico attraverso l’Europa centrorientale e i Balcani giunge fino al Caucaso. Cappas sorride osservando la leggera sottolineatura del titolo sull’indice. dell’abilità con cui il senatore Cappas mette in chiaro chi ha in mano il comando. Ecco il passo che volevo sottoporre alla sua attenzione. né dubitare delle mie fonti di informazione. io le sono grato per l’attenzione e la cortesia che credo di dover ricambiare con un invito a pranzo: ma non doveva disturbarsi. occhiello.

– Vede. senatore. Pola dà per scontato che questa telefonata sarà immediatamente girata a Lucca. con apparente scarso interesse verso il suo interlocutore. All’altro capo: telefono cellulare clonato con scheda estera. Lei sa bene che all’interno di questa legge vi sono vistose contraddizioni e norme illiberali. credo che il vostro studio sulle politiche dell’esportazione possa trovare non solo ascolto. quando le inoltrerà il report del nostro incontro. Lei lo sa che in America il termine lobby è del tutto privo di quelle connotazioni segrete e del sapore vagamente massonico che ha acquisito qui da noi? Ore 15. caro notaio: non manchi di salutarmelo. Del resto non ha bisogno della bocca per ascoltare. – Bene. è la valutazione del nostro amico Costante sul senatore. come dire. introdotte dall’area culturalmente più utopistica e massimalista del nostro Parlamento. come del resto ogni altro. davvero assurde: ad esempio. ma anche accoglienza in un gruppo interministeriale che potrebbe venire a costituirsi allo scopo di monitorare le leggi e le norme in vigore. Il notaio Zanni resta interdetto. – Che impressione le ha fatto. dovuto direi proprio di no: non mi pare che qualcuno possa far compiere al senatore qualcosa di. questo Pola. Avremo l’appoggio del senatore. modificare. Piuttosto… ho l’impressione che il senatore avesse in mente un disegno politico senz’altro compatibile col nostro intento. 20 . In un diverso e più disteso clima. non senza un sottile senso di sadico compiacimento per la difficoltà con la quale il dottor Pola ha mandato giù la testina di capretto. notaio. poco gradito… No. All’altro capo: studio notarile Fratelli Zanni. né delle orecchie per mangiare: quindi le due cose gli riescono alla perfezione. per poterle poi. Beta: – Allora? – Direi che il livello di interesse previsto è stato confermato dai fatti. – Dottor Pola. se è il caso. – Prima ancora che la legge in questione. la mia appartenenza all’area liberal non può che trovarmi accanto a chi intende esercitare legittime pressioni affinché il nostro Paese. mi è sembrato convinto dell’utilità della costituzione del nostro gruppo di pressione. possa adottare liberamente e come iniziativa nazionale la normativa più intelligente. i limiti relativi alla vendita verso i Paesi in via di sviluppo. – Il senatore ha sempre in mente più ampi disegni. la scarsa propensione al rischio e la lentezza industriale nelle innovazioni. il carente sostegno governativo e la costante ostilità delle aree pacifiste. o potrebbe trattarsi solo di un favore in qualche modo dovuto? – Guardi. Invio: da telefono mobile schermato su autovettura privata. lei sta pensando… – In altri termini. non se. ma di più ampie proporzioni. quello che la nostra associazione si propone è un’azione di pressione volta alla modifica della legge 185/90 che regolamenta il commercio delle armi prodotte in Italia sul mercato estero. – In altri termini. dopo aver chiuso la comunicazione: ha detto quando. Invio: da telefono cellulare a telefono fisso. Il senatore Cappas continua a mangiare. – conclude il senatore Cappas pulendo il piatto con un pezzo di pane. – Parlo col notaio Zanni? – Il colloquio ha avuto l’esito sperato? – Sì. dottore. ciò che noi riteniamo si debba modificare è l’atteggiamento politico e culturale nei confronti dell’intera materia. – sto parlando di un’attività di lobbing. Converrà con me che a questo scopo è basilare un mutamento degli attuali orientamenti politici. senatore. non sottacendo la continua erosione degli spazi della nostra industria a causa di queste e altre norme infelici che vanno a congiungersi con i tagli al bilancio della Difesa. Come portavoce della lobby sembra sveglio. a prescindere. Quantomeno. dottor Pola? Le è sembrato convinto.

All’altro capo: casa circondariale di Lucca. il generale Corvino. – Sì. vero? – Tipico. – Crede che abbia interesse? Beta: – Oh. Ha una istintiva diffidenza per i ricettacoli di germi: e una cornetta telefonica spesso lo è. Usa sempre i guanti con i telefoni. generale. Il generale Corvino si sfila piano i guanti d’ordinanza che aveva indossato per telefonare. Il leggero tocco sul vetro isolante segnala all’autista che la macchina può avviarsi. Bene? Il generale Corvino resta soprappensiero. – Cos’altro? – Be’… interessante. Zanni? – Bene. Soprattutto se usata per certi scopi: «La politica è sporca e fa male alla pelle». giocherà a tre sponde. Ecco perché il generale Corvino usa i guanti: per non sporcarsi le mani. della matematica e dell’inconscio: nella vita reale l’incapacità di porre un limite al processo può creare qualche problema. Cappas ha sempre in mente un più ampio disegno. più che vedere più vasti disegni là dove non ne esistono. L’incontro con l’inviato di nome Michael sembra aver dato al tono di voce di Beta una spolverata di entusiasmo che lo insospettisce. perché al generale Corvino il senatore Cappas continua a non piacere. a quanto sembra. lui no! – Forse ha avuto un’infanzia difficile… – Non credo proprio. direi. in particolare. costretti a girare attorno a un eterno fanciullo… Francesco Costante ripone il cellulare nella tasca dei calzoni e riflette. mai. – Ha uno spirito creativo… – Ha uno spirito dionisiaco. anche se il senatore avesse declinato la sponsorizzazione politica. E siccome il senatore non è un paranoico. il gruppo sembra avere molte frecce nella faretra. seri e vaccinati. Il vibracall segnala una chiamata in entrata. Andrebbero avanti comunque. Il che ha senso nel mondo dei sogni. si preoccupa di inventarli. diceva qualcuno. – Bene. 21 . – Com’è andata. – È quello che ho detto anch’io. Invio: da telefono fisso a telefono cellulare. Zanni: gli dev’essere talmente piaciuta che non ne è più uscito. che dev’essere incluso in un ancor più vasto insieme. Beta: – Allora può procedere con la seconda parte del nostro piccolo progetto. ma di più ampie proporzioni». generale: combini senz’altro l’incontro dell’uomo del gruppo di pressione con l’amico americano. conclude il generale Corvino posando la cornetta. Proprio così: uno spirito fanciullesco. che deve far parte di un altro insieme. studio notarile Fratelli Zanni. Il detenuto Francesco Costante estrae il telefono dalla tasca. Ti leggo dall’appunto che ho preso mentre parlavo con Pola: «Ho l’impressione che il senatore avesse in mente un disegno politico senz’altro compatibile col nostro intento. Tipico. E anche quel noi siamo estremamente curiosi usato da Beta non gli è piaciuto: il noi. Guarda come siamo ridotti noi adulti grandi. Il progetto è convincente. La gente normale si accontenta dei castelli di carte. certo. siamo curiosi di sapere se il senatore vuole incontrare l’amico americano o no. senz’altro. Cappas soffre di una sorta di incapacità di limitare il processo di inclusione. Lucca. Tranne che per l’ingenuità: al suo posto montano la guardia ringhiando secoli di sospettosa saggezza insulare. e così all’infinito. Zanni: per lui ogni oggetto deve essere parte di un insieme. E non solo per il cartello di produttori che rappresenta: conoscendolo. e sfrutterà il rapporto col gruppo di pressione per arrivare a Cappas. legge il numero sul display e preme l’Ok. Zanni: il punto è che Cappas i più ampi disegni li crea per il gusto di distruggerli con le proprie mani. Vedremo. E fa bene. – E noi? Beta: – E noi.Beta: – Il senatore? – È interessato.

Mi mancava la palestra. giusto per non impigrirmi. la patita delle birre aromatiche e robuste. non me l’avevi detto. Ecco. ma non è importante. quando ne aveva uno. Mi sciolgo un po’ i muscoli. fumanti. finita la militanza. sono saporitissime. così quella pancetta sparisce e diventi più carino. che ti prendo il sottopentola. era stato nel suo locale. È in quella stanza. lasciando scivolare in gola questa birretta senza fronzoli. – Allora. – Si cacciano nella pentola con olio. stronzetto. dice con fierezza Tore sollevando il coperchio e versando in ogni piatto una mestolata di cozze fumanti. uagneddo’? Niente. Calde. petrosino. – commenta Lara alla prima pentola che arriva in tavola.Altri tempi. in certe occasioni. tenete fame o no? – irrompe Tore. Birra Raffo: locale. per un po’. Taranto. pepe. Adesso mi devo tirare su a scatti. mi allunga la mano dietro i capelli. Un po’ di stretching. guarda Lara: che tieni da prendere. Rotazione su un piede. che dice: non è che non ne tengo do’ cucchiare a’ casa méja: jé ca accussì songhe cchiù bone. Vent’anni fa pure la mia schiena era più abituata a dormire in sacco a pelo sotto i ponti. Quello di Tore dev’essere lo stesso che c’era nella sezione di Lotta continua. Ci sono poche birre che. li accompagna alla bocca aggiungendo il suo profumo al loro. soprattutto per il profumo che promana dalla pentola e avvolge l’intera tavolata. È importante. soprattutto con le gambe. un bicchiere di bianco e due pomodorini inserti. scendono meglio: come scopre Lara. conclude il detenuto Francesco Costante rimettendo il fascicolo. ha detto. la bellezza di quando non solo gli ideali erano più ideali e i valori avevano più valore. ci vuole esercizio: vado da un maestro thai. le chiedo. non te l’avevo detto? No. leggera. Poi. Lara. – dice indicando alle sue spalle un lungo grappolo di pomodorini cuciti l’uno sull’altro e appesi alla parere. canadesi a collo lungo. – Lara? – chiedo sbadigliando ad Andrea. invece: dovresti venirci anche tu. quelli che vengono dalla campagna. – Mmm. se mi dici dove… Tore poggia la pentola bollente sul tavolo in legno. Nella pentola piccola c’è del riso in bianco: Tore lo butta nella pentola delle cozze e con due rapide rimestate lo amalgama. baby. È vero: Lara fa strani movimenti. vai a ricordarti chi: ma aveva ragione. Proprio così: il guscio mantiene caldo il riso e le cozze sollevati dal piatto. e forse vent’anni fa era anche comodo. ci fa vedere come usare i gusci come cucchiai per tirare su il riso. quando del giovane ministro Cappas si poteva giustamente dire che ha bisogno di essere guidato. – Aspetta. – Si è svegliata mezz’ora fa. e mi regala il suo classico fottiti. Cosa fai?. ma anche – soprattutto!. Se divento più carino poi magari c’è più di una donna sulla faccia della Terra che mi trova interessante. pieno di bottiglie di birra. L’acqua di cottura delle cozze viene assorbita dal riso. baby? Non basta la natura. che ne prende il sapore e l’aroma: una specie di pentola dell’abbondanza. che odorino. risponde Lara scuotendo la testa. La camera è nella semioscurità. da bere ghiacciatissima. Apro la porta. Da sotto il tavolo ricompare il secchio col ghiaccio. che Tore rafforza macinandosi un’abbondante porzione di pepe sul piatto. davanti a Lara che stava per chiedere una posata (perché Tore non ne ha messe a tavola). – e si fanno aprire sul fuoco. Finite le cozze col riso. stop: finisce l’esercizio. poi col mestolo ci serve questa specie di pastone. ginocchio in su. da cui ha riletto l’appunto. Finite in un baleno. visto che oggi non credo che andrò in palestra. Tore va a prendere una pentola più piccola e ci intima di cacciare via i gusci dai piatti. Tore comincia a tagliare ampi 22 . erano altri tempi. città vecchia. piede a terra. Andrea è seduto sulla sedia all’incontrario. Cosa ci hai preparato? Cozze a puppitègne. Dopo un attimo di esitazione siamo tutti d’accordo con Tore. E questo fisico da urlo come credi che lo mantenga in forma. Le puèppete sono i contadini. che non sanno aprire le cozze a mano e le aprono sul fuoco. da quel che sento. al suo posto: nel suo piccolo archivio. urlano i miei muscoli lombari – quando i divani erano più divani. Ben svegliato. Ma appunto. e a te non conviene. mi dice senza voltarsi. qualcuno ce l’aveva anche detto. si è dato alla cucina. a fare strani movimenti. appoggiato alla spalliera. per rendere bene nei suoi compiti. flettendo in avanti la gamba destra. ore 16. con una fitta dolorosa che sottolinea ogni movimento. Dal tinello viene un odore celestiale: Tore.

Alla fine sono venuto dal vicolo che mi stavo pulendo le mani. Troppa gente. – Allora? – dice Lara appena scesa in strada. a Reggio Calabria. Mi guarda e sorride.Scommetto che anche qui a Taranto ci sono i porci sugli autobus. Ferodo: tra di loro si conoscono quasi tutti per nickname. il cow-boy buono che esce dal saloon dopo aver picchiato i cattivi con le porte che gli sbattono alle spalle! Ha proprio ragione. Continuo a dirmi che non può essere. centocinquantamila: non n’u sacce. dessert: un pranzo da signori. – Non puoi mai sapere quanti amici ha. basta lanciare un appello in Rete: evidentemente un hacker tarantino ha risposto. Voi vi prendete una giornata di vacanza. – sorride Tore.– Io non prendo gli autobus. in quattro ci stiamo. Andrea. Ferodo te la porta. condito dalla biografia romanzata di Tore che a Lara mancava. ci facciamo un giro per la città accompagnati da Tore. Ho sfondato il cordone di forza. Tore. e c’è sempre qualcuno che ti mette la mano sul culo. sposta un paio di pile di casse e indica una forma d’automobile coperta da un telo grigio. E le fasciste dai vicoli ne sfottevene a nuje: tiravano pietre. la sua. Ma a me mi aveva imparato una specie di arte marziale un maestro vietnamita. tutti sudati. già che sei lì. – E vuje. più o meno. bulloni. e lui non aveva dubbi su quale fosse la parte giusta. quasi sempre senza pubblicizzarle.spicchi da un auricchio piccante. L’aria è più calda e appiccicosa. Giriamo l’isolato. ma allora la sapevo fare bene. dietro il vicoletto che dà sulla Marina si apre un piccolo spiazzo. – Cosa vuol dire: tutto quel che ci serve? – Vuol dire che se vuoi la foto della comunione del bambino di uno di quelli che stiamo cercando. La vita di Tore è stata un western. stavano quattro fascisti dentro un vicolo e io mi butto appresso a loro: uno è scappato così veloce che non l’ho più visto. sul sidecar del suo Vespone. – E noi? – chiede Lara.– Ha un amico da queste parti. il salamino piccante no. Porta fuori a braccia. le moto dei ragazzini sfrecciano su una o due ruote. dopo aver fatto più di quanto fosse giusto chiederle. Una bella vita. – E noi come restiamo. mi passi un altro pezzo di formaggio? Grazie. torna entro due giorni con tutto quello che ci serve. Quando serve. e quella foto è nel suo computer. alla manifestazione nazionale per il Sud: ie steve jintre’a l’operaie dell’Italsider.Bella abbastanza da farci un film. dice che il lavoro di ricerca iniziato a Bologna lo può fare da qui. Be’. – Ha amici anche lui. no. Lara: è un western. per non farci uscire dal corteo. Il suo coinquilino si è trasferito da altri amici per farci posto. a un certo punto ho detto: mo’. assaje proprie. La vecchia Due cavalli con cui andavamo ad attaccare 23 . poi scendiamo e la vediamo. Andrea? – Restiamo che Tore ci ospita qui. Hors d’ouevre. si incontrano alle convention. i buoni di qua. compresa la famosa nave. Tore comincia a riavvolgere il telo con calma. avàste! Tenevamo attorno il servizio d’ordine nazionale del sindacato. – risponde Andrea. Un pensiero mi passa per la testa: ma naturalmente non può essere. – Wow! Sembra una scena da western. Domani ci dividiamo: io e Tore saremo via a fare una ricerca su alcune cose. c’è pochissima gente a quest’ora. Stasera ce la prendiamo comoda. con apparente facilità. si tengono in contatto sul Web. – vu’ tenite ’na sorpresa. i cattivi di là. no? Porti la morosa al mare! – Scusa. Non può essere una vecchia Due cavalli granata e nera che più di vent’anni fa tirò le cuoia proprio su queste strade. bottiglie. niente carne rossa per me. – A proposito: e Ferodo? – Andato. né dove li ha. Oh. tanto gli orari sono andati a farsi benedire. Scopre piano l’automezzo. Centomila. non lo so: eravamo assaje. – Vacanza? In che senso? – Sei a Taranto. un Vespone con sidecar rosso fiammante. ma senza la macchina di Ferodo come ci muoviamo? – Io mi muovo con Tore. Tore solleva una saracinesca che chiude un locale unico: il suo garage. Faccio un caffè per tutti. La strada sembra quasi bagnata. gli altri no. con gli operai dell’Italsider che mi facevano l’applauso. plat du jour. adesso me la sono dimenticata. – Quella volta. qui? Non ne aveva fatto parola.

non può partire. Abbiamo sistemato le cose con l’immatricolazione. sì. che problema c’è? – Tore: se ti fermano? Sorride. l’avim’a aggiusta’! Ci abbiamo messo le mani. Scrolla le spalle. Se mi fermano? Io non tengo manco la patente. Apre lo sportello. – Fammi capire. sì. con questa? Di nuovo mi guarda stupito: be’. io e un paio di compagni che con i motori sono anche più meglio di me. che caricava e scaricava materiale di ogni tipo ai concerti. alle manifestazioni. eccola qua. persino tirata a cera. si siede dentro. come a dire: be’. La Due cavalli su cui ho imparato a guidare. Non parte. gira la chiave.Deve avere le valvole nuove. Tore scuote la testa. secondo tentativo: in moto. E allora? – E allora dopo due anni n’ame ditte: uagliu’. Tore: targa e documenti sono taroccati? Fa segno con la testa. Tore finisce di scoprire la mia vecchia Due cavalli: lucida come uno specchio. nella quale facevo l’amore. Avevamo restituito targa e libretto. L’avevamo lasciata quaggiù per farla rottamare. a giudicare dal suono. anche questo me lo ricordo bene. questo lo ricordo bene. Il motore tossisce con regolarità impressionante.manifesti. abbiamo fatto fare i documenti da ’nu uagliune ca tene certe mane… Insomma. che problema c’è? – E tu ci vai in giro. Tore è andato a Barcellona in moto senza patente: perché doveva preoccuparsi dell’immatricolazione? 24 . ai presidi. ce me vonn’acchíare. ’u sé ce me ne futt’a mme dell’immatricolazione… Già: non ha la patente. che io e Cristiano ci passavamo di mano a sere alterne.

però Valente e Vannini non si sono mai presi. e se proprio devo dirtela tutta c’entra anche un po’ di nonnismo. soprattutto quando ti puntano i fari addosso per osservarti meglio e credono che tu non te ne sia accorto. Valle. e se io devo schierarmi. insignificante tic: una di quelle robe da manuale. ne abbiamo parlato. Sandro Valle gioca con i cubetti di ghiaccio nel bicchiere quadrato. quindi noi nonni. e anche di cameratismo. un tramezzino e quella pizzetta scaldata a spicchi. Vannini non ha ricevuto provvedimenti disciplinari. facendoli ruotare con apparente distrazione. ora che hai imparato a socializzare… Preferisci ordinare. non so… un Americano rosso. e questo Vannini non l’ha mai capito (pausa: sorso di Campari. dài. non qui dentro. Ehi. Però noi apprezziamo che tu ti sia comportato bene. ciao. anche se sei rimasto fuori e non eri tenuto a farlo. si fa beccare con le mani nella marmellata: vuol dire che era stressato. ti sei trovato in mezzo in uno scontro tra vasi di ferro. indossano gli occhiali scuri ed escono dal bar. forse gli fa bene starsene alla larga in attesa che le acque si calmino. questo lo dicono tutti qui dentro. è un periodo un po’ così. Valle. L’agente Valle è un ottimo elemento: soprattutto nell’applicare gli insegnamenti dell’ispettore Vannini. siedi qui. 25 .Allora. però anche con un tramezzino. sennò mi fa un buco nello stomaco. perché Vannini ha un brutto carattere. dopo il servizio. il referto medico non è uno scherzo. abbiamo una cosa da fare. in coppia con lui cerchiamo di non andarci. Valle. fettina di limone). e adesso che le fa lui. perché qui dentro da soli siamo ciascuno un dito. per noi. piazza Galileo Galilei. questo lo sappiamo. due Campari. hai smontato. cos’è che ti tormenta? Cosa vuoi che sia? C’è un’inchiesta in corso per la storia del Livello 57. che ho saltato il pranzo. Ma non si può spaccare in due la questura. e tu eri il pivello appena arrivato. Dado scala tenaglia pozzo Bologna. c’è quella storia di Vannini che nessuno ci ha spiegato: ti pare che non ci sia da preoccuparsi? L’agente Ivano Clerico si alza a prendere il vassoio. Un piccolo. Clerico. e infatti sei un ottimo agente. All’interno dello squarcio: Chiara Zanotti. per noi sono stati corretti. Si apre uno squarcio visuale tra Sandro Valle e il banco del bar. non è che ci stia capendo molto. esce. Primo. Vannini è e resta un elemento al di sopra della media per capacità e intelligenza. – Ascolta. il ciuffo dei capelli. è quando siamo uniti che siamo un pugno. Cosa c’è.5. la storia del Livello: se vuoi ne riparliamo. bar Prezioso. quando vuoi. come ti butta? Mah. Valle. e ci fa piacere che tu lo abbia superato. Ivano Clerico e Aldo Petrone si alzano. vero? Allora prendi l’aperitivo con noi. Però tu sei qui a discuterne con i colleghi. fa segno di mettere sul suo conto e serve i colleghi. terzo. se possiamo. magari. Fagli credere che sei nervoso.30. non potevano fare altrimenti: col tossico ha esagerato.Ascolta uno più anziano di te. diciamo che era una specie di banco di prova. mi schiero dalla parte di Valente per una semplice questione di ordine gerarchico: però tu in tutto questo non c’entri. Qualche altro avventore si sposta dai tavoli al bancone. simula apprensione: non si accorgeranno dei tuoi fari puntati su di loro. e forse Vannini ci ha messo del suo per il carattere che ha. Tu continua a farti vedere qui al bar. un Americano rosso. tra amici ma senza pubblico. e comunque è anche vero che Vannini è una buona scuola: dura. – dice Ivano Clerico stringendogli la spalla. in certe situazioni tutti devono avere un tic. Valle. Valle. Valle? Aspetta. lui balla da solo come sempre: è una questione di stile. – Perché no? – risponde Sandro ricambiando la stretta. dice facendo cin col Campari sull’Americano rosso. non è colpa tua. Magari una sera si va a prendere una pizza insieme. va verso le macchinette: crea spazio. o faccio io? Mah. secondo. ore 19. io e Aldo andiamo. una sigaretta. Benissimo. Guarda che mi dispiace. Ciao. e non devono tirarti dentro. Fingere un tic aiuta a distogliere l’attenzione. ma buona. un dito passato sul bordo del bicchiere. è che Andrea certe cose a noi le ha sempre rinfacciate.

– Quarti di nobiltà. al limite della formazione di cristalli all’interno. si intuisce. la sezione fascista dalla quale rubammo la bandiera tricolore. Ci pensano loro a farlo avere al destinatario. verso il bar più lontano: li vedranno arrivare a piedi. i pugni in tasca. la prima radio costruita con una scatola Radio Elettra doveva essere in una di queste palazzine. povero e sporco come allora. gli occhiali scuri.15. Supera Petrone senza fermarsi. Poca ma buona. io gli faccio sapere se ci sono problemi in arrivo. Dal lungomare con le palme siamo risaliti al vecchio rione operaio dov’erano le sedi politiche. il cinema porno. il maggiore. risponde il ragazzo. Arrivano davanti al bar: tipico bar della teppa di periferia. le sale da gioco con i calcetti Balilla. ore 22. Il terzo. storicamente a ridosso del pomposo e borghese centro del Borgo: a un certo punto c’è un’invisibile linea che segna la separazione tra le due zone. forse più. – Proprio così. Torna in bagno: passaggio di consegne con Clerico.30. Si muovono tra la teppa del rione. Di qua le case popolari. Piuttosto bravi: niente casini. Le vetrine. sottovoce. Giù a sorsate: questo caldo è insopportabile. decorati. Si avviano in silenzio. Zia Rosaria ci passa le Raffo: gelatissime. – Il pacco è stato consegnato. Clerico apre la busta bianca. Clerico prende le sigarette. ore 20. Il ragazzo fa segno di aspettare: torna nella sala. non arriva alla stampa. con Cristiano che correva via e i panarìedde che gli gridavano dietro Italia-Italia: eccetera. Peruviana. Clerico e Petrone parcheggiano davanti al parrocchiale: piuttosto lontano. che accende dalla sigaretta di Clerico. i bambini seminudi. La pizzeria dove compravamo maritozzi giganteschi c’è ancora. Clerico scosta leggermente gli occhiali per guardare meglio. Anche Clerico ha il giubbotto chiuso.Bologna. Poi è anche vero che sono cinque ore che andiamo a zonzo. Petrone gli va dietro. i vestiti. non identificheranno la macchina. Quello senza stecca si sgancia dalla parete e fa cenno con la testa. tra la parte storica del centro – il Borgo – e la città vecchia. Lui va via. Escono dal bagno. solidi e imponenti. le scarpe. le palle in movimento sfuggono alla vista dei giocatori. Petrone estrae una busta chiusa da sotto il sedile e la mette nella tasca del giubbotto. adesso? – Un gruppetto del quartiere. Punta dritto al biliardo: le stecche si bloccano. Poi. mi sembra di avere i vestiti incollati addosso. Scendono dalla macchina. in qualunque stagione soffi porta sempre con sé umidità. Il ragazzo torna alla parete. nessun problema. città vecchia. gira dietro gli amici e lascia che qualcosa gli venga fatto scivolare in mano. è alla Dozza da due anni per accoltellamento. le merci esposte all’aria. ma è meglio così. le bottegucce nelle quali spesso non è chiaro quale sia il genere commerciale prevalente. – Dentro il gruppetto chi comanda? – Due fratelli. i palazzi signorili. Gli altri tornano a giocare. e tengono a bada gli albanesi. Le 26 . – E tu? – Io ho in pugno il minore: è uno dei miei informatori. rione Santa Rita. Parlano poco. Taranto. all’improvviso. una frontiera con un di qua e un di là. Il famoso scirocco tarantino. Clerico gli indica il bagno. non si sa mai. niente pistole. Quello che succede resta chiuso tra qui e il grattacielo. Clerico intasca la busta vuota. – Allora? – chiede Petrone dopo aver messo in moto. Il ragazzo prende il pacchetto all’interno e lo infila in tasca. e se serve gli tolgo dai piedi un concorrente straniero di troppo. sul lato destro di via Massarenti. Clerico esce senza guardare. Petrone resta fuori a fumare. ne accende una e offre al ragazzo. bar Via col vento. rassicuranti. lei resta: nella schiena. Attraversano la strada e tornano alla macchina dall’altro lato: meglio non rifare lo stesso tratto. le borse: senza apparente soluzione di continuità – però c’è. E scarpe pesanti. – Chi ha il mazzo in mano. Clerico entra senza togliersi gli occhiali. quelli che vengono dai paesini.

Siamo chiusi come i gusci delle cozze. conficcò sul cofano della macchina nella quale Ceffo si era rifugiato. chi me la fa fare. la cattedrale austera e barocca al tempo stesso. e Ceffo che con la sua televisione si ricostruisce una reputazione da Peron dei due mari. il vecchio rivoluzionario che vendeva i giornali e partecipava alle processioni della Settimana aanta. e l’isola non è più un’isola per opera degli stessi tarantini. o l’ex star. o l’attrezzo dell’artiere? O pozzo. – sospira Tore. oppure ce m’a face fá. La miseria. dentro l’atrio di un portone del centro come tutte le vecchie edicole. la vuoi una busta. sfottente: qua sfúttimm’a tutte e no’ prendiamo sul serio nijnde. tenaglia? Il getto del destino che deve ancora compiersi o il cinismo della spartizione dei resti? La scala per salire o quella per deporre? La tenaglia del carnefice. il Ceffo. lo interrompe Andrea. le porte e le finestre murate delle case morte e i palazzotti barocchi. acquá. stiamo tra le cozze. la tenaglia che leva i chiodi. Anche quest’isola è stata costruita dagli uomini. non era questa la città dei nostri vent’anni. ma ti ricordi che volevi dipingerlo di rosa in una notte? No. aggiunge Tore sollevando il sopracciglio. se vado e dico a ’ste uagliune che le cose possono cambiare mi sento dire: no’ me ne fútte níjnde. anche quando la busta non era più l’involucro con dentro tre numeri del Lotto ma il biglietto della lotteria o ’a Sisale. isole su un’isola: è la testa nostra. terrorizzato. quella con l’orribile monumento ai caduti. Ma forse non può. Poi è arrivata la politica degli sceriffi: gli anni Novanta a Taranto. i balconcini e le facciate medioevali. cosa sei adesso: dado. e Mustaki si precipitò fuori con in mano un piccone che. – Qua c’è stata una guerra. la scala della crocifissione. chi ha ucciso lo zio Pink? E l’edicola di Fucci. – Cos’ha chiesto? – chiede Lara osservando i gesti strani di zia Rosaria. lo toccavi con mano che le cose potevano mutare. me lo spiegavi proprio tu. e una volta sfottevamo anche ai padroni. che apre uno degli scomparti del bancone e invece di tirar fuori una bottiglia cala giù un mestolo e lo ritira pieno di sugo. e lo zio Pink… Chi era lo zio Pink? Zio Pink era un albero. l’uomo la può cambiare. dice Tore. dopo averlo inseguito e raggiunto. poi è stato edificato il ponte. schietto e popolare. Rosa’: vide ce ne face quàtte panine co ’e purpètte a me e all’amiche mije.E l’altra piazza. una vita con indosso un impermeabile più grande e un berretto sghembo… Poi di nuovo la città vecchia con le sue strade in pietra. E le uagliune ce fanne? S’iscrivono a’ cooperativa ca face fatijá. e per lavorare devi essere amico di questo e quello. una voglia di cambiare che non ho visto oggi. E tu. ti ricordi di quando non riuscimmo a organizzare qualcosa per impedire il comizio fascista e tu arrivasti con due scatole di fialette puzzolenti? Sì che me lo ricordo. credimi. io avrei pensato una stronzata del genere? Mica solo quella. stava proprio lì. sul quale punti i piedi per darti la spinta verso l’alto? – No. ’A vué ’a Sisale. una guerra brutta che non l’ha raccontata nisciune: centocinquanta morti all’anno. e San Domenico con la sua scalinata dalla quale si snoda il lungo serpente dell’Addolorata. non importa di chi è: magari alla cooperativa amica a quidde varvascione de Giancarlo Ceffo. che la notte del Venerdì santo esce col cuore in mano alla ricerca del figlio perduto. dove si leggevano i giornali e si discuteva di politica. Però. e in primavera esplodeva in un’incredibile fioritura di color rosa: lo zio Pink che non c’è più. ma si dice avesse picchiato solo dei ragazzini all’uscita dalla scuola: davanti a Mustaki è sempre scappato. a Taranto: senza mezze misure. 27 . è stato scavato il canale navigabile. qua. ’U bosse politiche. che ti dà lavoro. Ma mo’. i tubi Innocenti che arrugginiscono nelle impalcature tra casa e casa. nei negozi in centro aperti in leasing. però ci stanno anche dei ragazzi che ricominciano a s’arrajarse. della politica locale. e le chiese. perché dovrebbe essere diverso? – Piccè.– qua stiamo su un’isola e ’mbrà le còzze. che cominciano a svegliarsi… Siamo fatti così. e sfottevamo la miseria. I fratelli minori del Messicano che fanno saltare in aria la madre per dichiarare la guerra al fratello grande: col tritolo. È così dappertutto. Tore. Taranto. il pozzo nel quale viene calato il corpo del Cristo morto? O il fondo dal quale capisci quanto alta è l’acqua che ti sovrasta. e il vecchio Marche Polle che passava e ti chiedeva sempre ’A vué ’na buste. Luigi Fucci. nei ristoranti con i prezzi sempre più alti. No. l’eroina. c’era una gioia. Il lavoro non ci sta più. Un fascista da lunga data che vantava la sua cintura nera di karate e la sua forza fisica. quella con gli alberi e il verde. Butta giù una Raffo intera con una sola sorsata. Lara. ’Na vóta. la guerra. ’na vóta . L’uomo crea la natura. Giancarlo Ceffo: la star. l’Italsider è finita. se poteva cambiare cambiava. quando ci stava più entusiasmo: quando usciva fuori il tarantino spontaneo. le statue con i simboli del dolore del Sacro cuore: il dado delle vesti tirate a sorte. mentre il denaro sporco dello spaccio e quello ripulito delle lavanderie calabresi scorrono a fiumi nelle finanziarie. guarda che sei troppo duro con te e con la tua città. Anche quella volta che lo andò a minacciare armato di pistola davanti alla sede di Lotta continua. ca tenghe ’na lópa .due piazze del centro. la schedina del Totocalcio precompilata. scala.

Nessun segno d’abbronzatura. Taranto. nessuno si stupisce del suo passare da un venditore all’altro. Tore si allontana dalla città vecchia. Si riparte. una pescheria: qualcuno sta aspettando Tore. incomprensibile. Non è contrabbando: hanno chiesto ai contrabbandieri di stare lontani. Arriva in cinque minuti. – Cos’hai saputo? – Due notti fa c’è stato un arrivo. dalla porta che respinge l’affannarsi delle vite indaffarate e delle urgenze che eguagliano uomini e cose? Questo senso d’immobilità violato dal ritmico ploc ploc dell’acqua sul metallo che dice che un altro tempo è possibile. Tore entra nel bar e prende due birre piccole. Tore viene via. osservando la bianca lunghezza del corpo di Lara fasciata dai raggi di luce filtrati dalle persiane che ne elencano i muscoli. e via per la litoranea. ci sono telefonate nel mezzo.30. che abitudini che avete. e domani sarà. io non mangio carne rossa e… Dura poco la tirata di Lara: tra due estremismi. né droga. Sono ricondotti alla sala giochi. hanno pagato bene. Tavolini costruiti con due cassette di legno. Cos’altro è la bellezza. Il suo interlocutore estrae un telefonino dalla tasca: la cosa non sfugge ad Andrea. Pochi minuti: Tore esce. Il gocciolio del rubinetto nel bricco di metallo mima il passare del tempo. – No. quello vegetariano di Lara (ma lo sai quanto sono intelligenti i cavalli? Vabbuo’. allora le facciamo con il nostro sindaco le polpette? Fottiti.– Specialità locale. – Possibile un altro ramo della sacra corona? – No. ma non hanno voluto uomini né barche. Due uomini aspettano davanti alla sala giochi: uno resta a custodia della moto. ore 8. Tore è conosciuto. Sguardo interrogativo di Andrea. chiavi e documenti della Due cavalli: tutto quello di cui ho bisogno per una giornata al mare. Il giro di Tore e Andrea comincia dai piccoli contrabbandieri di sigarette. Tore è atteso all’interno. scusa. Di cavallo. Accompagnato. Da Ferodo non aspettiamo notizie: ha detto domani. Sul tavolo hanno lasciato il bricco del caffè. Panini con le polpette al sugo. se non questi momenti in cui il mondo resta fuori dalla luce che invade il buio della stanza. Alla pari. Una stretta di mano segna la conclusione dell’incontro. dal sidecar. Tore. chiede di qualcuno: gli dicono di aspettare. gli arti scomposti e pendenti dal letto. l’altro carica Tore e Andrea sull’Alfetta e si infila nelle stradine. le costole. discutono. si sposta nel rione Tamburi. Andrea. Bevo la prima tazza di caffè con la schiena dolente per le molle d’epoca. Hanno fatto tutto loro. L’ultima indicazione è buona. 28 . Sul tetto della villa due uomini osservano: un terzo apre il cancello e fa strada all’interno. – risponde Tore. l’espressione del volto è diventata scura. Lara. Si appartano. perché secondo te io mangio il cavallo? Accidenti. verso una villa. sulla continua oscillazione tra un estremo e l’altro può continuare a pancia piena. 12 settembre. sino alle friselle col pomodoro di mezzanotte. Andrea resta fuori. Tore e Andrea escono salutando. lo stradario di Taranto. consonantico. Un lungo stradone. Alla fine approdano a Gandoli. stronzetto!) e quello tradizionalista di Tore (Stai venendo da Bologna per levarmi a me le polpette al sugo di zia Rosaria?). e la miseria diventa gioia di vivere ogni istante senza pensare al successivo? Prima o poi la vita riprenderà i suoi diritti su questo momento di luce: adesso però tutto è perfetto. La discussione dura parecchio. il ragionevole livello di mediazione politica è raggiunto attraverso un ampio pezzo di auricchio. chiuso dentro un panino bianco: e la discussione sulla natura insulare dei tarantini. Hanno portato un carico a riva. una cartina provinciale. – È venuta. Con due gommoni. un tempo nel quale le urla del negozio umano sono attutite dallo spessore antico delle mura? Nel quale i sapori della povertà che abbiamo gustato si ripropongono grati al ricordo. Non erano sigarette. È qualcuno che può chiedere un favore del genere alla sacra corona. – Polpette? Che polpette? – Purpètte de cavàdde. Nuova inversione: pieno di benzina. sigarette americane originali: un buon posto di lavoro. città vecchia. al quale zia Rosaria con incredibile pazienza aggiunge un pomodoro tagliato a fette. osserva i brevi scambi di battute in un dialetto strettissimo.

E sì. j’adore les moules. fegatelli alla brace. Per lui trovarle a questi prezzi è l’Eldorado. un paio di birre da portar via e si torna a mare. seguo la cartina e in effetti è qui. signori? Ci sono i tubetti con le cozze freschissime. Una specie di prestito: invece di tornare a Marsiglia ci imbarchiamo su una nave che ha bisogno di un secondo navigatore e un paio di braccia esperte in più. Due antipasti per aspettare? Un secondo? Lumache. Il mare e il sole mettono fame. – Moi. – Mmm… posto accogliente. – E venite qui a mangiare le cozze. – Facciamo parte dell’equipaggio di un cargo marsigliese che ha attraccato una settimana fa. ore 13. No. sorride e contratta un piatto misto grigliato: cazzetti e fegatelli. – No. Piccole salsicce grandi quanto un dito. Come se Lara si lasciasse smontare da una battuta. le compagnie di navigazione se non chiudono riducono. e se c’è l’occasione di fare del lavoro in più non ce lo si lascia certo sfuggire. C’è crisi anche nel settore navale. risponde seria Lara: ho appena visto uscire tua sorella. deve averli presi tutti quanti lei. Tore conferma: rischiamo? – Rischiamo. – insiste Lara. Spero di non averle mancato di rispetto. Veniamo tutti i giorni a mangiarli. Siamo di passaggio: tra qualche giorno un altro cargo viene a prelevarci. non credo. gli ho tradotto il dialogo che avete avuto col cameriere. Il cameriere abbozza. – conferma l’uomo col pizzetto. la specialità della casa. per lui è anche una novità. L’insegna dice: «Ci t’è muerte». In attesa ci godiamo qualche giorno di vacanza. sottolinea il suo amico. ma invitante. confermo mentre il ragazzo ha già segnato sulla tovaglia di carta. Due tavoli più in là. i saltimbocca. e alla fine ride. – dice Lara entrando per prima nello stanzone con i tavolacci in legno. – Marinai. ha seguito lo scambio di battute. col giubbotto da marinaio e il pizzetto nero. è di questo che dovevo avvertirla.– Dove hanno portato il carico? Tore scuote la testa: ’u vulìsse sape’ pur’íje… Capo San Vito (Taranto). tubetti per due? Tubetti per due. – Cosa vuol dire? – Più o meno l’equivalente del romano «Li mortacci tua». ma non faccio in tempo: il ragazzo con il foglietto delle ordinazioni è già qui. signora? Ecco. il francese assentisce. Forse dovrei avvertire Lara che qui c’è l’abitudine di scherzare pesantemente. – Magari volete sedervi qui con noi? I due si scambiano una battuta. 29 . Nel Nord Europa la moda delle cozze è una vera febbre. – No. Vengono al tavolo. – Voi cosa avete preso? – Tubetti con le cozze. – dice il francese con un accento molto pulito.20. – Mi scusi. Poi qui le cucinano in modo diverso. – Cosa prendiamo. Ci sediamo e diamo un’occhiata alla carta: smilza. – Be’. credo che li abbiate finiti. due cazzetti degli angeli? – Cosa sono i cazzetti degli angeli? – mi chiede Lara. – Il mio amico è francese. – dice Lara. Dici che si mangia bene? – Io mi ricordo di sì. – La signora non gradisce i cazzetti? Non si direbbe proprio! Vuole provare allora con i saltimbocca. no. L’altro ascolta. con prezzi da filetto al pepe. Il cameriere resta interdetto: finiti? No. si volta verso di noi e saluta. Uno dei due. Si accorge di essere osservato. Programma: un piatto di pasta con le cozze. personalmente cerco di variare un po’. soprattutto se il sole picchia così forte: torniamo indietro e ci infiliamo con la Due cavalli nelle stradine di San Vito. – dice a Lara l’uomo col pizzetto. ha sorriso e ora dice a voce bassa qualcosa al suo amico. è di una monotonia sconcertante: vivrebbe di cozze. per me niente cazzetti. poi ce li spartiamo io e Lara. due uomini aspettano il loro turno. Gilbert no. grazie. Tore dice che il posto c’è ancora.

Gli piace far male. Col lavoro che faccio ho imparato a capire gli uomini al primo sguardo. baby. Per fortuna oggi lo scirocco non soffia. Il triestino mi scorta a pranzo e cena. Yves: – Fammi sapere di stasera. Sì. si lascia ammirare il tempo di accorgermi che non ha il reggiseno del bikini. è marcio dentro. Un cagnolino fedele… Yves: – Se devi liberartene? – Non me ne libero. facendola scrosciare attorno al suo lungo corpo. L’uomo col pizzetto è un po’ più sulle sue. ti ho portato a casa mia la prima sera senza problemi: lo sapevo già che eri uno giusto. simpatici.Il cameriere arriva con quattro piatti sul braccio. cerca di sforzare un sorriso. Quel Gilbert è una brutta persona. ma non appiccicosa. Arriva lui. amore mio. Lara si sveste. Di te mi sono fidata subito. – dico a Lara. E un’altra cosa. e con una flessione perfetta delle caviglie si dà la spinta in avanti ed entra nell’acqua. Mettiamo le birre fredde nella borsa termica e salutiamo: noi torniamo al mare. senza cadenza locale: dimmi tu dove trovi un marinaio che parla così. È uno da tenere a distanza. – Be’. È istinto. L’interlocutore dell’uomo chiamato Yves sbircia fuori scostando due stecche delle persiane: in fondo al viale l’uomo col pizzetto è sempre dentro la macchina. – Come? Ma se ci hai scherzato tutto il tempo. Yves: – Cosa hai imparato? – Che se lo meritano quello per cui mi pagate. Prendevo in giro i marsigliesi: ti assicuro che non glien’è fregato niente. Invio: da telefono cellulare clonato con scheda estera a telefono cellulare clonato con scheda sudamericana. è vero. Ogni tanto fa una telefonata. Poi ha detto che sta di base a Marsiglia. – Aggiornami. All’altro capo: l’uomo chiamato Yves. io sono quello che in partenza si fida sempre. di cancellare la traccia di quella porzione di buio che anche una ragazza di luce e sole come lei nasconde nel cuore. Yves: – Nessuna novità: quindi tutto bene. Ha un accento troppo pulito. Troviamo una conchetta tra gli scogli. senza scomporsi per il cambio di posizioni. C’è una strana televisione qui in Italia. – E questo da cosa l’hai capito? – Istinto. che i nostri commensali ammazzano con l’amaro San Marzano. ogni tanto ci osserva mentre parliamo col suo collega. parcheggiamo la Due cavalli quasi sulla scogliera e stendiamo le stuoie di paglia. 30 . e non è vero. sull’incrocio. mi faccio una cultura. Segna sulla tovaglietta di carta le ordinazioni e torna in cucina. Immobile. il mare è cristallino e l’aria calda. Il pranzo fila via in allegria. te l’ho detto: serve a distinguere voi pochi maschi civili dagli altri. A domani. Lasciati servire. però… – Primo: quel Gilbert non è francese. – Certo. Mi mette la mano sulla destra appoggiata sul pomello del cambio. – Perché dici che non è vero? – Perché gli ho fatto il verso: ho scimmiottato la cadenza marsigliese come la storpiano i parigini per prenderli in giro. Con uno come Gilbert piuttosto rinuncio a un pomeriggio di lavoro. [L’intera conversazione si svolge in lingua francese]. e lui si è messo a ridere. – No. non sono simpatici. il triestino resta a distanza di giorno. – Stasera vedo Ti. – Tu ti fidi troppo delle persone. Yves: – Problemi? – No. Perché dovrei? Non sono qui per fare turismo. ma ti assicuro che con lui sola in una camera d’albergo non ci vado. con Lara che punzecchia di domande il marsigliese per rinfrescare il suo francese e a un certo punto comincia a parlare con una specie di cantilena che fa sorridere Gilbert. fidati. Finiamo col caffè. Yves: – Come ti muovi? – Non mi muovo.

e comincia una serie di flessioni a due braccia. Poi passa alle flessioni a un solo braccio: un braccio d’appoggio. Di tanto in tanto osserva i propri muscoli allo specchio. Il bicipite destro ha un tatuaggio: un motto. Vrij Vlaanderen: Fiandra Libera.L’uomo si sfila la maglietta e i bermuda. alternativamente. l’altro dietro la schiena. 31 .

Sarà meglio dire qualche parola serba. quella Rachele che attraversa il paese con cento occhi aperti.6. Non si sa mai. coglione d’un coglione Cisposo. Ruggero? Ieri non sono venuti. così non fanno chiasso. Andiamo. E mettiti i guanti. Tu pensa a non fare cazzate. – Penso anch’io. – Un’altra briscola? – Un’altra briscola. – Tu che dici. In casa ci sono solo i due vecchi. Se non si spaventano afferro il prete e gli metto il coltello alla gola. Entriamo insieme. Yakup aspetta il palo tirando la brace della sigaretta. Infatti: un paio di Campari con gli amici. Se va bene sono anche mezzi ubriachi. Stanza del parroco: spenta. Liscio come l’olio. cazzo! Le luci della casa. sorridente come sempre. li leghiamo e li imbavagliamo. – Sicuro che vengono in due? – Sicuro. I nonni al centro sociale. La banda delle ville arriva anche a Bologna: domani i giornali diranno notizie. l’ho visto l’altra sera al bar. vediamo di fare le cose per bene. i Campari. arriva sino all’altro lampione con quel motorino fracassone. coglione d’un italiano. no? Sì. Boccata dalla sigaretta. quante volte la Rachele… Eccolo qui. Cisposo. Oh. E comunque il secondo basterà a spaventarli con la sua presenza: facile pensare a una banda. Rumore di marmitta difettosa: coglione d’un italiano coglione. oggi. Sono in cucina a giocare a carte. e adesso viene fuori che fissa al bar il vecchio per farsi notare. Il Cisposo: guarda mò che razza di soprannome. Rumore nell’altra stanza: uno è rimasto indietro. Cucina: accesa. Credeva di non essere visto.45. Servi mò. Ha il passamontagna. Yakup: studiato i movimenti. niente problemi. Don Ricrea comincia a dare le carte. Non ci arrivavo alla vecchiaia se avevo delle alzate d’ingegno. non ce li vede proprio a fare resistenza. Stanzone d’ingresso: spento. Ruggero. La strada è vuota: tutti a fare il sabato a Bologna. Fuori dal paese telefoniamo da una cabina e avvertiamo i carabinieri. L’ho visto che tremava mentre mi guardava al bar. per darsi coraggio. Un lavoro fatto occhei. – Vuol dire che vengono stasera. frazione di Villanova (Bologna). 32 . tu resti sulla porta a sorvegliare la strada. ore 22. L’anima mia è verso il Signore più che la sentinella verso l’aurora Borgo Mezzo. Speriamo non faccia altre cazzate. Eccolo qui: la moto che fa rumore. liscio come l’olio: e se invece non si spaventano? Guarda che l’altro vecchio è piazzato. che ai vecchi ci penso io. Allora. che sente i passi nell’altra stanza: la porta d’ingresso senza catenaccio. sicuro. Ha lavorato bene. – Mai avute alzate d’ingegno. niente imprevisti. Yakup. Entra. stasera. Vedrai che l’altro sta buono. Stanzino dove dorme il vecchio: spento. io tiro fuori il coltello e mi faccio dare i soldi dai nonni. o alla trattoria dove stasera lavora anche la vecchia impicciona. eh? Niente alzate d’ingegno. così non rischiano di soffocare. So anche chi è l’altro. parroco dei miei baiocchi. Ha appena fatto in tempo a scoprire la briscola a denari. tranquillo. calcolato l’ora adatta. Magari ha anche bevuto. i ragazzi. trovato il complice senza mai farsi vedere in giro con lui. Poi mi dài una mano.

– Dov’è la legnaia? – Quella porticina in basso. La porta si apre all’improvviso: è il Cisposo. succede: è il vecchio che ha fatto casino con la legna. – Bene! – esclama Yakup. molto lentamente. togli quella legna da lì. – Tu. Don Ricrea indica all’uomo col coltello la tasca destra: la chiave è lì. senza bisogno di usare quel coltello. Hai capito. – Tu! – urla Yakup indicando col coltello. Il Cisposo inciampa nel niente. Avendo potuto scegliere il mestiere. poi all’improvviso gli afferra un braccio e lo fa voltare: la sinistra a tenere il braccio torto dietro la schiena. non si è neanche accorto del Togliatti che arrivava. questa è la casa di un servo del Signore. Ha portato un diretto con tutta la spinta della spalla. ma neanche tanto grande. Capito? I soldi. Poi la stessa mano torna indietro completando il movimento a pendolo. Cosa succede? Niente. Per fortuna si è ricordato del passamontagna. figliolo? Qui soldi non ce ne sono. Don Ricrea avanza piano. – Nella cassetta dentro la legnaia. Vuol dire: ho capito. – Cosa vuoi. dietro la catasta della legna fresca. la apre di forza e se la sbatte sul naso. il coltello cade. mantiene le mani basse. paralizzato dalla legnata subita da Yakup. Yakup non vede quando il prete afferra il ciocco. Yakup li osserva. Augusto è nell’altro angolo della stanza. con le mani quasi sul tavolo. Già che ci sei resta lì. se no ti buco la pancia. tutti! Guarda che ti buco la gola. la paura è benzina buona per il motore del cuore. Le chiavi sono a terra. Neanche la mano in tasca a far finta di avere un’arma. due vecchi rincoglioniti. Yakup mantiene il coltello sotto la gola del prete e controlla la situazione: sta andando tutto come doveva. Il Togliatti sembra non capisca: sempre in piedi. si rialza terrorizzato dal gigante con le mani grandi come magli che lo sta inseguendo. Yakup ha capito 33 . Non è un pivello: la lama la impugna bene. – Dividere un cazzo! Non si divide niente! Adesso il tuo amico si muove da lì e va a prendere i soldi. e il Togliatti ai suoi tempi non sarebbe stato un cattivo peso medio. Sgombera la porta! Augusto afferra una bracciata di legna e la butta nell’angolo. cade. innocuo. Ha le mani scure: dev’essere slavo o albanese. figliolo? – Alza le mani! Alza le mani. a parte quel coglione del Cisposo. Don Ricrea prende la chiave. prete? Adesso apri quella porticina. La legna cadendo fa rumore. la destra col coltello puntato sotto la gola.Il Togliatti si alza lentamente. tu non apri niente. il ciocco è sopra la sua testa: fregato. Il Togliatti continua a spostare la legna. prete. Non è un ragazzo. Cerca di raccoglierlo: il piede di don Ricrea è sulla lama. Ci sono solo pochi spiccioli: ma se ne hai bisogno li divido volentieri. Studia la situazione con calma. pallido. Un colpo basta: il Cisposo. si abbassa. Don Ricrea abbassa la testa molto. Non vede neanche il ciocco risalire da terra: don Ricrea lo tiene dietro l’avambraccio. Sente solo il colpo in piena fronte. La porta la apre il prete. a testa bassa. cazzo! Anche tu! Tutti e due! I soldi: dove sono i soldi? Tira fuori i soldi. La testa gli rimbomba: poi arriva il dolore al polso. Ricorda che il coltello ce l’ho io. La mano si apre. Yakup infila la mano col coltello nella tasca e tira fuori un mazzo. Apro la porta? – No. Il suo sguardo oscilla tra l’uomo col coltello e Ruggero. forse a sfidare Tiberio Mitri ci arrivava. Il rumore che Yakup sente è quello della testa del Cisposo che sbatte con violenza contro la porta: Augusto è ridiventato Togliatti. piano. scosta gli ultimi due ciocchi di legna che Augusto ha lasciato davanti alla porticina con un movimento largo della mano. prete! Don Ricrea guarda rassegnato il Togliatti: fai come dice… Augusto. Sembrano innocui. una scatola dei biscotti. Però non hanno paura: meglio mettergliela. Avanza verso don Ricrea. quella buona che gli è rimasta. a completamento della serata. – Cosa c’è. I soldi sono là dentro. cazzo! Don Ricrea fa un altro passo in avanti e mette le mani dietro la testa. cazzo! – Finito. C’è una scatola di alluminio. Vai nell’angolo lontano. con le braccia larghe e le mani aperte. Anche la testa resta bassa: meglio non innervosirlo guardandolo negli occhi. arriva alla porta. – Dove sono i soldi? – chiede Augusto a voce bassa.

ti dò una mano a rimettere a posto. come faccio a tenerli là dietro? Sono nell’armadio. – E qui cosa c’è? – chiede il Togliatti con un improvviso lampo di curiosità. Yakup si è acceso la sigaretta: tanto non dànno l’allarme. tra i vestiti. Ruggero: muto con la Rachele. si muove all’indietro cercando di mantenere le distanze dai due maledetti vecchi ed esce per la porta lasciata aperta dal Cisposo. – Il Cioccolata l’aveva letta tutta. a fare il coatto di quartiere. il Signore fa anche il giorno. niente business con la polvere bianca. che ti farebbe bene leggerlo. te chi ti ha portato fin qui. Yakup: non può finire in merda così. ma chi sono quei due? No. – vedrai che non ci provano più. La gamba del Cisposo. Deve pensare. non un’idea: l’idea. Poi guarda il cane. – A proposito: non erano mica qui dentro i soldi. stasera. la tua Bibbia: e non gli è servita a molto. Le mandibole serrate. Quello che ha cercato di scacciare il cane che gli pisciava sulla ruota posteriore e adesso ha il cane attaccato con le zanne al polpaccio. Yakup osserva il Cisposo. Il cane continua a tenere le mascelle serrate. con i preti. Va’ là. E se invece lo dànno non serve scappare. Cazzo. Bisogna pensare qualcosa di meglio. ti sembro uno che ha bisogno di protezione? L’ho detto a lei. I soldi servono per essere usati. va’ là. vero? – No che non erano lì. Ruggero. Non lo inseguono. «L’anima mia è verso il Signore più che la sentinella verso l’aurora». prendi su quella grappa di pere dalla scansia. troppo rischio per pochi soldi. 34 . benedetto Ruggero? Ma le armi del ’45. Il Cisposo corre verso la motoretta: sfigato d’un italiano. – dice il Togliatti richiudendo la porta. recita il salmista. Il Togliatti riaccatasta la legna. E comunque aspetta pure il tuo Signore: ma se non c’ero io ad aiutarti. eh? – Che sennò smette di crederti quando le dici che ti basta la protezione del Signore? – Perché. quello che urla scuotendo la gamba per far mollare la presa al cane: inutile. stasera? – Perché. Yakup riflette. – Ecco fatto. che un bicchierino il Signore ce lo vorrà pur concedere. Com’è nei fumetti? La lampadina accesa? Yakup ha un’idea. Quello sfigato del Cisposo. miscredente d’un comunista: il Signore fa la notte. non funziona così. Il cane. Niente capitale iniziale. che se la Rachele ti trova questo casino in casa… – Ohi.l’antifona. c’è persino un cane che gli sta pisciando sulla ruota. se non la mano del Signore? Niente da fare: proprio non ci si riesce a ragionare. a quest’ora in strada ci sono solo lui e il Cisposo. Ringhia. Il Cisposo chiama aiuto: sfigato d’un italiano. – Ma cosa vuoi che ci sia. altrimenti Yakup finisce come quello sfigato del Cisposo. no? Dài mò. No. Yakup ha trovato il sistema. lo ripeto a te. Il capitale iniziale.

Allora ci vediamo. dice Chiara. mi piace. Non ho neanche fame. E tu? – Mah… lavoro tanto. Scusa di che?. Sandro. Sì. ci vediamo. Vado al cinema da solo. Il vapore. ordina due piade e due succhi di frutta. però se salto il pranzo poi nel pomeriggio mi sento poco bene. Hotel de Russie. Chiara. puoi restare… cioè. non regge di non riuscire a dirle niente che possa cambiare i fatti. dice Chiara. Tanto Chiara forse non ci bada neanche. 35 .7. quelle parole nere sotto la patina bianca. i pori aperti. quindi nessuno resta deluso. Frammenti di un discorso politico 13 settembre. Roma.30. dice Sandro. – Posso sedermi. grazie. E Chiara è lì. di far finta di essere sana. dice Sandro. mi aiuta a pensare. parole: che non dicono niente. Sandro? Se non ti va mi sposto. Non ho neanche bisogno di chiederti il perché. per far vedere che almeno… e invece è proprio il contrario. Sì. Scusami. Poi torna a sedersi. ore 19. via del Babuino. ore 13. la sua voglia di sforzarsi di star bene. Poi non me la sento neanche di incolparti. Con le sue frasi fatte. Bar Prezioso. Come stai? – Com’è che avevi detto tu. Chiara. L’inviato di nome Michael stringe con delicatezza il nodo della cravatta sulla camicia bianca. non regge quello che vorrebbe dire e non riesce a dire. una piada qualunque. l’acqua che porta via le impurità: i piccoli piaceri della vita. Sandro? – Certo che puoi. in televisione? E se il mondo si aspetta che le bionde siano come quelle della televisione perché dovrei deluderlo? Passo la vita a deludere gli altri. magari se comincio a recitare la parte dell’oca giuliva la smetto di deludere: nessuno si aspetta niente da un’oca giuliva. dice Chiara. poi dice solo un grazie e gli stringe la mano. al telefono? Sto… Forse comincio a farmene una ragione. Chiara. credo di sì. dice Chiara. no? È proprio giù Chiara. dice Sandro. Prendi niente? – Qualcosa per tappare. Bologna. perché se sei bella e bionda devi anche essere sorridente e serena. La dolce indolenza del bagno turco scorre ancora per i muscoli della schiena. no? Non è così che sono le bionde. è l’inutilità delle stronzate che Sandro scambia con Chiara a far vedere che qualcosa brucia ancora. parole. non devo darti io il permesso. Prendi l’aperitivo con gli altri?. Tanto Chiara lo capisce che è una scusa. che ci vuoi fare… Parole. Perché poi cos’è che potrebbe cambiare questa situazione? È per questo che Sandro s’inventa il ritorno in servizio con mezz’ora di anticipo. Ci vediamo. a leggerle. per un attimo. comunque non mi dispiace che tu sia qui. mentre termina di rivestirsi per il meeting serale. bella e bionda. – Ti dispiace se sto seduta qui. Sandro scuote la testa: no. Che si dicono perché qualcosa bisognerà pur dire. basta che me lo dica. va al banco. Sì… ci vediamo. chiede Sandro. almeno facciamo due chiacchiere. Sandro si alza. fai tu. Come la mano di vernice bianca passata sopra la scritta: sotto il bianco. piazza Galileo Galilei. Sandro non riesce a reggerla in questo stato: non regge quello che dice. è solo che è successo così. le lettere sono ancora più evidenti. faccio poco altro. Tanto Chiara si asciuga una lacrima fingendo di togliersi una ciglia dall’occhio.

Distruzione creativa: lo sviluppo su scala globale del concetto di destabilizzazione. – chiede l’inviato americano. per i nostri concorrenti europei queste norme sono un inaspettato vantaggio. – anche se la divisa che indosso mi impone non tanto una acritica obbedienza alle leggi vigenti. L’uomo noto come Beta è. Per la notte provvede il dottor Pola: ha piacere di presentarsi bene. Il mancato assenso all’intervento del ministro in pectore è stato notato. così come gli amici del gruppo di studio e pressione politica sul Medio Oriente delle cui idee oggi sono informale latore. – ribatte il ministro in pectore. – In senso generale sì. 36 . – Vede. L’essenza del nostro modello non è la stabilità. col passare del tempo. Ma è l’idea stessa di guerra come mezzo che. perché impedirglielo? Magari. per mettere a punto alcuni contatti. In genere Beta non ha scrupoli nel moltiplicare le calzature. in un contesto di garanzia atlantica della stabilità internazionale. In altri termini. L’uomo noto come Beta sorride. spalmando distrattamente del foi gras su una tartina imburrata. mentre il mondo va avanti senza di loro. ministro della Difesa. Ed è pur vero che queste norme limitative del commercio delle armi risentono di un clima eccessivamente ideologizzato: nondimeno. che non ha corrispettivi nel resto del mondo libero. ha cominciato a crederci persino lui alle sue parole. a mantenere sotto il tallone della tirannia milioni di uomini che guardano a noi come agli alfieri della libertà. – afferma prudente Corvino senza scomporsi. concorderà col nostro amico. – La verità è che se un Paese si trova sotto embargo delle Nazioni Unite nessuno può vendergli niente. Una leggera cena di lavoro. in quest’ottica. e non sente il bisogno di mascherare i propri piedi dentro parole forbite: ma se l’amico americano ha voglia di giocare alla puttana vergine. poi un più discreto ritiro in una delle salette per riunioni con vista sulla terrazza. esse pongono all’attenzione il non semplice problema dei rapporti con Paesi che violano i diritti umani. – Stabilità internazionale. Il ministro in pectore annuisce soddisfatto. che dovrebbe essere più attento alle esigenze del nostro sistema produttivo e meno voglioso di un protagonismo che mal si concilia con la nostra adesione a più ampie linee di governance mondiale. Mister Michael. promette il meglio di una delle agenzie di punta della capitale. immagino. Bar Stravinskij: il giusto tocco di lusso. – Lei. credo che solo attraverso un’opera di distruzione del vecchio ordine mondiale possano sorgere le condizioni perché milioni di uomini godano del proprio diritto a ricercare la felicità. Il dottor Pola è già arrivato. mentre nel caso italiano ci sono Paesi proibiti solo perché lo decide il ministero degli Esteri. o che sono governati da dittatori. sono tanto solerti a creare e tanto lenti a rimuovere. va ripensata. perché ci impediscono di essere competitivi soprattutto nei Paesi in via di espansione. l’inviato americano si mostra incuriosito da queste norme antiliberiste che gli italiani. quanto uno sforzo di comprensione delle ragioni del legislatore. Taranto. Il che pone un più ampio problema: quello della riforma del ministero stesso. Destabilizzare per stabilizzare. usato dai nemici del nostro modello di vita. generale Corvino. Il che vuol dire: ben altro che Monica Levinsky. È proprio il mito della stabilità. caro senatore. come suo costume. distruggere per creare: una vecchia passione per l’ossimoro pratico che l’inviato di nome Michael non sembra aver smarrito. ma la distruzione creativa: la distruzione creativa è l’essenza stessa del capitalismo democratico. accompagnato dal generale Corvino. Io.Programma della serata: after hour al bar Stravinskij. o prossimo. ore 19. la situazione italiana ai suoi occhi apparirà probabilmente paradossale: queste norme restrittive sull’esportazione dei nostri manufatti bellici costituiscono una vera e propria tagliola. quanto detesto questa parola che ha usato! Essa rappresenta l’antitesi di quella rivoluzione culturale che noi riteniamo debba caratterizzare il nuovo secolo che ci sta davanti. così bravi nel moltiplicare i laccioli alle proprie caviglie. lei dice: sapesse. aspetta che i convitati siano seduti per presentarsi. Il dottor Pola si accalora nel propugnare gli interessi del gruppo di pressione che rappresenta. L’inviato di nome Michael si serve generosamente dalla ciotola del caviale. C’è anche il futuro. arrivato per primo: resta discretamente in disparte.45. De Russie Martini per tutti: con caviale del Volga. gli ossimori. Beta. non lo scaldano più di tanto: gli sono sempre sembrati un modo elegante per tenere i pedi in più scarpe. – Mi consenta: questi sono luoghi comuni che purtroppo hanno la forza di raggiungere anche uomini del suo calibro.

ricondurlo alla ragione. Intanto perché lavorare con Ferodo è un piacere: c’è sempre qualcosa da imparare. Il resto è accademia. Già. Ti faccio vedere: le tieni a bagno un paio di minuti. il sistema la riconosce come valida e chiede la seconda password. Lei parla di popoli: io dico che i popoli non esistono in natura. Io ho una visione ben più. Distinguere l’élite degli uomini differenziati dalla maggioranza indifferenziata. agire in simultanea: attaccare la catena in più punti. a Napoli. Dobbiamo unire le nostre forze. – Stai bene oggi. Odia la politicizzazione: la politica è merda. Un popolo va creato: forgiato. non sudicio. Non è uno scontro tra combattenti. diceva: è lì che voglio arrivare. adesso lo stampiamo. parole. Come fosse una delle solite convention. Io sto bene così. – Fai una cosa. – dice Ferodo ridendo. qualche nuova scorciatoia che d’ora in poi potrà essere presa. Ferodo. distruggere le sue forze militari. Ma forse mi sono spinto troppo oltre. forse: e domani? Le cose stanno cambiando. olio. gli slogan. – Come funziona con queste briselle? – Friselle. Non ti dico di entrare nella rete ribelle: vieni solo con noi a dare un’occhiata. Ferodo non ci crede alla rete ribelle di cui parlano i giovani hacker che hanno il Duemila sulla punta delle dita e gli anni Settanta nelle parole. Slogan. diventerai un salariato di lusso? Un cane da guardia col collare d’oro? Discorsi vecchi. disarticolare il sistema. Roma. intanto che taglio ’sta sasizza asquànde. montare i nostri pezzi. in certi frangenti storici. caro Beta? Beta lascia la domanda aleggiare nell’aria. Ferodo. Noi abbiamo un’arma in più. E per crearlo è necessario unirlo attorno all’idea di un nemico comune. – Non del tutto. Un conflitto tra culture. Lei. A sud di nessun nord.– Fatto! Tutto compresso qui dentro. La discussione interrotta nel primo pomeriggio riprende. e dare forma appropriata alla moderna informità sociale. Esistono gli individui. – Cosa c’entro io con voi ribelli del Sud? Io sono nordico. che ci piaccia o no. le frasi fatte. La paura e l’odio sono un ottimo mastice politico. Mister Michael. Hotel de Russie. – Siamo tutti sudici. di quando c’era Lester. parole. Ferodo le odia. ci spremi sopra il pomodoro con tutta la semenza. via del Babuino. una contrapposizione tra popoli. – Non puoi fermarti al livello dell’individualismo. ore 20. tra un po’ potrebbe non esserci spazio per star bene neanche a casa propria. Lei non concorda. i pomodori aperti con un morso e spremuti sulle friselle finiscono altrettanto rapidamente. va in cerca di willing friends da associare alla sua visione globale. – La guerra come mezzo è solo uno strumento di pressione per la realizzazione di limitate finalità politiche: ha per scopo intimidire il nemico. pensa Ferodo: discorsi di altri tempi. Tra un mese. ma uno scontro tra nazioni. Non è così che si cambia il sistema. Parole. L’inviato di nome Michael si accalora nell’esporre il tema che più gli sta a cuore: il passaggio dalla limited war alla total war. fai solo una cosa. in natura: individui indifferenziati. locale: per me il problema è di crearla. Non mi interessa cambiare il sistema: mi basta starne fuori. Ferodo. L’hacker tarantino è soddisfatto del lavoro. Una favola. sale e origano. Ma non va oltre: come ha dimostrato la Guerra del Golfo. A sud di nessun nord. come dire. questa volontà. e se non mi piace non ci sto dentro. Mister Michael. La guerra come fine è invece un concetto intrinsecamente politico: essa ha lo scopo di costringere il nemico ad accettare il rovesciamento dei propri presupposti culturali. la salsiccia piccante si accorcia sino a ridursi al solo scarto della pelle. Le birre diventano rapidamente quattro. questo. anche. E allora cosa farai? Ti venderai anche tu ai grandi network. tra un calice di cabernet argentino e la tagliata di bisonte. Poi perché il trucco della password nella hot line lo ha sgamato lui: immessa per la quarta volta la password dichiarata non valida. Siamo tutti a sud di qualche nord. non briselle. annoiandovi con le mie debolezze filosofiche? 37 . oggi: la nostra pratica è interna allo scontro sociale che sta ricominciando. – A me non piace. giusto il tempo di finire l’ultimo boccone di filetto di struzzo. Apri due birre. Lo diceva anche Lester.

38 . Il ministro in pectore si serve di un’altra porzione di petto d’anatra all’arancia e interviene nella discussione. dissimulando la perdita del filo del discorso. Il generale Corvino. come suo costume.Il dottor Pola annuisce. Senza perdere una parola. preferisce ascoltare e registrare.

– Questo spiega perché il numero più chiamato da casa sua è quello della questura. Poi c’è un altro gruppo. Questo è il gruppo bolognese. Il veterinario consiglia di non interrompere la profilassi sino alla comprovata guarigione dell’animale. È una specie di capo-cellula. Il parassita numero uno sei tu. Al di sopra di questa coppia c’è l’unico altro nome che abbiamo in mano: Alfonso Righi Aldrovanti. Sembra. cerca un senso tra quelle frasi generiche al limite dell’aloghia. che è sicuramente al di sopra dei due poliziotti: sembrerebbe una specie di battitore libero. Tutto quello che abbiamo sono le sue parole nella chat: e come vedi. Andrea Vannini studia le stampate. Di certo i due sono ai suoi ordini. Si consiglia la rimozione cautelativa. Argomento: profilassi veterinaria. Lo mette davanti ad Andrea. i numeri due e tre… 39 . Ti dice niente? – Nessuna novità. sembra. Poi c’è Zeta. È un altro del giro del Prezioso. Guarda questa directory. alla quale i due colleghi tuoi non hanno accesso: Righi Aldrovanti invece c’è. Andrea sì. Deve gestire una specie di struttura informativa. fa ordine sul tavolo e dispone nuovi fogli. Andrea. città vecchia. Si consiglia di bonificare l’ambiente con attenzione. dev’essere quello dei fax dal bar Trieste. Andiamo avanti. Ferodo si ferma. Poi c’è Beta. C’è Lambda. Internet point. Tore sbuffa: non capisce. Poi ci sono gli altri. – Pare essere il capo.30. Il veterinario sospetta alto livello di nocività. Ho qui la strisciata telefonica delle chiamate da casa di Petrone. Usa un nome in codice: Alfa. Parassita n. Che non usano la connessione domestica. Parassita n. Taranto. è roba buona per «La settimana enigmistica». ore 11. Incrociando le informazioni. E sanno molte cose. Si sposta da città a città. pericolosità accertata. potrebbe avere a che fare con quella nave. Poi Ferodo estrae un altro foglio. 1: individuato da tempo. Esito della disinfestazione atteso entro le ventiquattro ore. che fa capo a un certo Ti. apre una cartellina. dall’incerta definizione.8. Alfa si fida molto di lui. Tutto quanto è riuscito a trovare su Beta. Parassiti sotto osservazione: due. Deve aver appaltato un grosso lavoro ad Alfa. e in un ruolo di rilievo. 3 nello stesso ambiente. a fare il punto. Ecco la stampata dell’ultima chat: si parla di un marinaio. C’è una chat line. – Sono un gruppo piccolo. Andrea: il giorno in cui ti hanno fatto il contropacchetto in questura. In basso si sono questo Clerico e un certo Aldo Petrone. Anche Tore ne legge alcune. Individuato l’ambiente di provenienza: avviata procedura di bonifica. – Il 9 settembre. Non è chiaro che rapporti ci siano tra questo Ti e gli altri. e procedere a un esame ulteriore dei parassiti dopo la disinfestazione. Ferodo ha appuntato a penna la data: 9 settembre. Andrea lo legge. ma ben strutturato. Attorno al tavolo: Andrea e Tore. per una volta. Avviata adeguata profilassi: il parassita è stato rimosso dall’animale. l’ho incrociata con gli altri numeri: una frequenza molto alta. È Ferodo. Possibile presenza di Parassita n. E se il numero uno sei tu. il romano. Comportamenti a rischio 14 settembre. 2: individuato di recente. pericolosità probabile.

Se ci mettiamo a girare finiamo col dare nell’occhio prima di trovare qualcosa. E non hanno modo di sapere dove siamo adesso. col permesso dei clan locali. Ma c’è qualcosa che ancora non vuol dire. – Ti aggiorno su quello che abbiamo scoperto. ore 17. Andrea annuisce. risponde Andrea. – Come sappiamo i nomi delle zone? – Perché è stato chiesto di non fare casino in queste due zone. – Sa fagna? – chiede Ferodo. mai attraverso la chat. E ci sono entrati dentro: avviata procedura di bonifica. Andrea: quanti siamo. Tra San Vito e Gandoli. – Sì. Un ginepraio di villette: aghi nel pagliaio. a mangiare le orecchiette fatte a mano. lui il suo contributo lo ha dato. Sanno tutto di noi. dove siamo. Un uomo. Se davvero viene dal Belgio. – Aspettiamo che i due innamorati tornino dai loro forcing di tintarella integrale e andiamo a cena fuori. – dice Andrea. Però… – Aspetta. Non ero intercettato. Forse stanno nascondendo uno straniero. Però i testi delle loro conversazioni te li posso ripescare giorno per giorno. l’altro non so cosa possa essere. Ferodo sospira. ci stava il vecchio capo della malavita. – Già. Orecchiette e primitivo? Non c’è niente di meglio da fare? No. In questa chat possiamo entrarci? – Per noi è una porta aperta. no? – Sanno che siamo in tre. – Perché? Se è belga da dove vuoi che venga? Tore sorride. – forse lo sappiamo cosa c’è nell’altra casa. a proposito: i vecchi telefonini? – Hai detto di lasciarli a Bologna: qui abbiamo solo quelli che ci hai dato tu. Perché non è del tutto d’accordo. Tore ha ragione: potrebbe essere un soprannome. Niente furti in villa. Lo conosci il primitivo di Rocca Messapica? Ferodo guarda perplesso la strana coppia che ha davanti. niente stronzate che attirano la polizia. E noi siamo in quattro. Poi è venuto il Messicano: veniva dalle case costruite verso l’Italsider. – dice Ferodo cercando un foglio. facciamo un salto a prendere un paio di bottiglie di vino buono. Bologna. Qua a Taranto. e a quel primitivo proprio non si può rinunciare. Fidati: le orecchiette meritano. E già che ci siamo. quello incerto: di me sanno solo quello che possono dedurre da voi due. per riflesso condizionato. Quindi ci sono due elementi da tenere nascosti: uno viene dal mare.30. praticamente nel cortile di casa della cuoca. – Il carico? – Da qualche parte. rione Santa Rita. Agostino Pastore. dice. uno che partecipava tutti gli anni alla processione dell’Addolorata. 40 . Guardate qui: c’è una persona chiamata «Il belga». Ci sono uomini armati che girano senza dare nell’occhio. – No. Ferodo. in una qualche insenatura del litorale tarantino.Andrea continua a leggere il foglio: così almeno sembra a Ferodo. Ah. Nella fretta ho dimenticato di guardarci dentro. sulla litoranea. – Nel tuo? – Niente. più Sandro e Diego: quindi in qualche modo le loro informazioni sono parziali. Scusa: è che a questo punto sarebbe interessante sapere se dentro i vostri telefonini c’è qualcosa. chi siamo. Qualcuno in grado di accordarsi con la sacra corona per non avere intralci. Tore sorride: è evidente che questo lavoro di informazione è opera sua. il quartiere Paolo Sesto. Quindi devo essere il parassita numero tre. Qualcuno ha sbarcato qualcosa da quella famosa nave. – Cosa. – Individuato l’ambiente di provenienza: avevano appena scoperto quale computer usavamo. Ma non serve a molto. – dice Andrea. certo. detto ’u Cinese: ’u mèggie maschàle c’u curtìedde . In qualche modo questa gente si dà degli appuntamenti. – A cena fuori? Dove? – In una trattoria di campagna. niente auto rubate.

magari se poi fate in modo che esca sui giornali il nome della mia ditta. Il marito scende giù tirato a lucido: retina sui capelli. Ci pensa un attimo. con conseguente annegamento dell’inquilino ed erosione delle fondamenta della palazzina. Che per la verità è dell’assicuratore in pensione del piano ammezzato. Eppure… Diego Dall’Olmo mette un po’ di ordine nei fatti degli ultimi giorni. 41 . probabilmente da una fonte romana. L’intero condominio si raduna attorno ai due agenti con la velocità di un branco di topi davanti a una forma di grana caduta da un camion. Bologna. Basta scostare la porta per sentire l’odore. Va bene. detto Lercio. e con l’efficientissimo trapano a pile forza senza problemi la serratura della porta. che finalmente ha telefonato in questura. Però si sente distinto. qui. Allora ne ha dovuto parlare con la sarta del secondo piano. fa uno all’altro. la sua aria sporca. soprattutto nell’attribuirsi il merito della segnalazione. Diego Dall’Olmo ringrazia e mette giù. le sue maleodoranti notizie dalle fonti oscure e ambigue. mentre il collega col fazzoletto in mano si addentra nel tugurio. ci faccia parlare con suo marito. no? Lercio Giani incastra Andrea Vannini: non era proprio un fulmine di guerra. Diego Dall’Olmo compone un numero di telefono. con imminente esplosione dell’intera palazzina: l’allagamento dell’appartamento in seguito a rottura delle tubature o altro incidente. veramente mio marito. e lo sanno tutti che l’energia dispersa viene attirata dai tubi dell’acqua. sigaretta con bocchino. al Lercio. io per le forze dell’ordine sono sempre a disposizione. poi dà la notizia alla redazione. Lercio Giani viene informato. gliela auguravano in molti. quella che non si fa mai i fatti suoi e che quindi si è sentita in dovere di bussare a intervalli di mezz’ora alla porta della cantina trasformata in camera ammobiliata: senza risultato. va in overdose.I due agenti si guardano intorno. Una cosa è certa: il Lercio non può più essere interrogato. ma non ci credeva nessuno che potesse succedere. Ci vorrebbe un fabbro. giacca da camera: poi bisognerà che qualcuno gli spieghi che Mastroianni era ironico. Guido Giani. è lui che si è accorto del televisore acceso ininterrottamente e ne ha fatto parola al bar. E adesso. e comunque è morto da un pezzo. Dalla finestra si affaccia la comare del terzo piano. sempre in minoranza rispetto a quelli con i quali ha litigato per il rumore che fanno giorno e notte. ore 18. eppure si è mosso con la rapidità di un serpente. redazione del «Mattino di Bologna». non con il televisore acceso a quel volume. signora. in particolare quelli che non ci sono e che quindi può più liberamente inventarsi per lagnarsi del frastuono che le impedisce di portare a termine i suoi lavori di alta sartoria. formulando le ipotesi più drammatiche: una fuga di gas che sta per raggiungere il punto di saturazione. che a mia cognata è capitato di sentire che uno nel suo palazzo è morto folgorato nella vasca da bagno perché quel disgraziato al piano di sotto aveva manomesso il contatore.30. All’altro capo: Sandro Valle. quella paranoica che sente tutti i rumori. è arrivato subito dopo pranzo sfidando il caldo e la controra. vi ho chiamati io. Nessuno piange. della morte del Tassone: curioso. I due agenti si guardano negli occhi: andiamo a vedere. il Lercio. dopo quasi due decenni di pere. Inutile tentare di bussare. prima che qui si cominci a parlare di virus Ebola o del morbo del legionario. Certo che… Certo che la morte del topo. perché lo sanno tutti che l’acqua scava la roccia. Non con quella siringa appesa all’ago infilato nella vena. e naturalmente c’è: il cugino del pensionato del terzo piano è già allertato. qui agenti. non sta dormendo: non con quell’angolo tra testa e spalla. e nella cabala dei condomini con i quali parla. il suo sorrisetto irritante. Anche questo suona curioso. Uno dei due agenti fa arretrare l’assembramento per ragioni di ordine pubblico. cioè. visto che è da stamattina che il condominio lo fa. non voglio mica niente. folgorazione dell’inquilino dovuta all’impianto elettrico volante ed estemporaneo. con dispersione dell’energia elettrica lungo tutto il condominio. reggicalze da uomo. è arrivata a farne pubblica lagnanza con il pensionato del terzo piano. Poi ci si è messa di mezzo la stiratrice del primo piano. anzi: nessuno rimpiangerà la presenza del Lercio in redazione.

collegato a un ricaricatore.. a guardare la mini di Lara che gareggia col top per la quantità di pelle che riesce a coprire. Faccio un giro anch’io a sentire qualche conoscenza nel giro dei tossici. Nel Salento questa mentalità c’è. Tutto qui.. un confronto alla pari. Qui invece le uve sono più robuste. con i loro centottanta chili in due. e avverti Andrea. Carichi di pacchetti come i re magi. tutto qui?. ma anche di qualità. Totò parla di queste uve. Tu che ne pensi? – Che se è un caso. più calde. Più che altro. Sandro lascia una sola parola: novità. Andrea ci riassume quello che hanno scoperto. Più avanti. Ci vediamo domani da Sauro. E va a mangiare in quel posto a San Vito dove siamo stati ieri. Vuoi che ci si veda? – No. Non sappiamo niente. Il paesino è gradevole. un negramaro con inserti di cabernet. e non è molto. sempre in movimento. Intanto ci prendiamo un assaggio in un’osteria: Primitivo e negramaro locali. qui da noi fa ancora fatica. E secondo me è un belga. conclude Totò. Lara. ore 18. scusa. Overdose. lo tempesta di domande precise e competenti. – Sandro? – Sì? – Cos’è. le sospensioni di Vespa e sidecar. Sandro Valle compone un numero di cellulare. Nel Salento sono più avanti. La settima bottiglia. siamo entrati in un’enoteca che per Lara è una piccola miniera: e infatti in men che non si dica sequestra il gestore. e si comincia a bere non solo di sostanza. Sandro? – No. dietro il traino dei loro rosati c’è una schiera di uve pregiate imbottigliate ed etichettate con cura. dalla qualità insospettata. un negozio di cioccolata locale. Ci fermiamo nella piazza.40. sono in volante. La strada statale è poco trafficata. sospira Totò: per fare un buon vino ci vuole pazienza. dice Lara. Tore e il suo amico Totò sforzano. se non quale canale di comunicazione usano. Lara scarta un cioccolatino e me lo offre. Abbiamo il belga! Guardo Lara stupito: pessima idea. conclude. lo vedi anche dalla valorizzazione del turismo. E non è affatto marsigliese. Tutto qui. è un caso veramente opportuno. saettanto occhiate discrete qua e là: è evidente che non è per il vino che siamo qui. Andrea e i due tarantini continuano a parlottare del più e del meno. e alla fine si fa comporre un cartone da sei con le bottiglie selezionate dalla fittissima discussione. Risponde la segreteria telefonica. Totò ci fa da guida: sa lui dove trovare il vino buono. secondo me è un fiammingo. Fatti un giro a sentire che aria tira. tra una chiacchiera e un bicchiere. un piccolo capitale da investire nella terra e nel vitigno. noi li seguiamo sulla Due cavalli. capacità di aspettare qualche anno. I cani 42 . Ma viene fuori. e che adesso comincia a valorizzare quest’oro rosso che scorre nelle vene della Puglia. il francese è la sua seconda lingua. – Il belga: lo abbiamo visto. della lenta scoperta dell’industria vinicola in una zona che sino a pochi anni fa produceva uve da vendere all’ingrosso per rafforzare i vinelli lombardi e piemontesi. Ecco perché il suo francese era così pulito! C’è uno straniero che si spaccia per un marinaio marsigliese. dobbiamo sembrare proprio dei turisti agli indigeni che ogni tanto si voltano a guardarci. – Già… non piace neanche a me. Intanto. a goderci l’aria del tardo pomeriggio. viene fuori. Come. (Silenzio). cominci a fare come Andrea? Ti metti a pensare per i fatti tuoi senza badare al telefono? – Sì. – Sì che abbiamo qualcosa in mano. ti dico di più. Il cellulare è sempre acceso. ma è pur sempre un altro passo avanti. È un problema di mentalità. Cos’è successo? – Hanno trovato Guido Giani morto. con i complimenti della ditta. Non abbiamo in mano nulla per anticipare le loro mosse. Rocca Messapica (Taranto). accompagnato da un italiano che dice di essere marinaio anche lui. Macchina e Vespa le abbiamo lasciate all’ingresso.– Saputo. la distrazione mi costa un sobbalzo su una buca. la riceve in regalo. tanto in cinque minuti siamo nel centro. Non è molto.

nell’indifferenza degli astanti che soggiornano nella piazza. È per lui. – Alfredo Franchi. i capelli bianchi scompigliati dal vento. indicando Lara. dànno le spalle alla congrega. loro si incaricheranno di realizzarli: i cicli storici. Controlla tutto e tutti. dice Andrea: meglio se andiamo. torna indietro di poco. 43 . ma ha svoltato ed è andato da un’altra parte. Parcheggiamo sull’aia e bussiamo: zi’ Mimina ci viene ad aprire. il responsabile della perdita dell’innocenza di un’intera generazione. – Eh? – Forse mi sono sbagliato. La trattoria è una casa di campagna. Totò si è voltato indietro. – Sta accavallato. muscoli sotto le magliette. Stanno tutti accavallati. – Perché quella svolta. – Cosa dici. Non guardarlo in faccia. sussurra: per guardarlo in faccia. alla fine. Lara? – Io cosa? Io sono l’unica che non sa chi è quel tale! – Appunto: quindi il tuo giudizio non è influenzato. Forse ci stava. Tore prende sottobraccio la signora e le dice qualcosa. Ci sorpassa. Hanno qualcosa in ballo. Trent’anni di storia italiana in una faccia. Che impressione ti ha fatto? – Non mi piace. L’organizzatore della prima strage. Arrivano in quattro. Riprende a fare strada. Ha uno spolverino chiaro. Totò? – Mi sembrava di aver visto un fanale a distanza dietro di noi. – Chi è questo misterioso uomo dai capelli bianchi? – chiede Lara quando ripartiamo. rinfrescato da un pergolato. Zi’ Mimina annuisce. seduto dietro la grossa moto guidata da una specie di gorilla dall’aria inequivocabile. Tore fa segno di sì: ci voltiamo e andiamo via. Il gruppo locale. L’uomo che gettò la prima bomba. Ecco perché volevo guardarlo in faccia. Lui insegna loro la dottrina dei cicli cosmici. poi rifà inversione e ci raggiunge. Andrea? – Sì. Una foto d’epoca che mi si materializza davanti. Tore agita la mano per segnalarci di andare avanti. dice Andrea: secondo me sì. – aggiungo. Senza parere. È teso. con le mani dentro il grembiule. spelacchiati e smagriti. concentrato. i processi. Attorno a lui c’è un capannello. chiede piano. Poi. su due grosse moto giapponesi. dallo specchietto retrovisore vedo che fa segno di no. lasciano che entriamo noi per primi nello spiazzo antistante e ci raggiungono dopo un paio di minuti. la rivoluzione nazionale. Le indagini. saranno una decina. Quando scende dalla moto comincia a stringere mani. Capelli rasati. Tore e Totò si sono fatti di nuovo sorpassare. Rispettosamente a distanza: il capo è lui. le assoluzioni. e vuole che si veda. Anche Lara ha capito che c’è qualcosa: chi è quel tipo con i capelli bianchi?. lo si vede. ci fa segno di sorpassarlo. Andrea annuisce. Quella marmaglia attorno a lui non era nata. Lara non fa più domande: sta collegando quello che ha visto con quello che ha letto a casa mia. Non sapevo che vivesse qui. – Tu lo sapevi. guardando in apparenza oltre il capannello. capisco. – Tu. all’epoca: ora circonda il maestro con la venerazione degli adepti. direi proprio di sì. la disintegrazione del sistema. Totò guarda fisso nello specchietto. Tore e Totò si sono voltati. I tavoli sono nel cortile. Uno di loro estrae un cellulare e batte sui tasti. Andrea sussurra una sola parola: tombola. il foulard al collo. Dopo un paio di minuti arriva. Dallo specchietto vedo che fa inversione. Tore? – chiede Andrea non appena siamo fuori della piazza. con discrezione: ma è evidente che studiano il posto. abbraccia un paio di ragazzi. Tore rallenta. Attraversiamo la cucina passando accanto a due grandi spianatoie piene di orecchiette.randagi scorrazzano liberamente. Non sorride: non sorride nessuno. occhiali a specchio. – È per lui che siamo qui? – chiedo sottovoce. I più alti destini cui sono chiamati gli allevatori di anime. Ferodo guarda Andrea: sono loro? Sì. Come dice Tore: accavallato? Vuol dire nervoso? Sì. Si dispongono a quadrato. mette la freccia.

orecchiette al ragù d’agnello e involtini. lo vedo domani. Quando la miseria era di casa. ma da dove sono gli occhi devono pur puntarli da qualche parte. e il gallo dipinto a mano sul fondo della ceramica di Grottaglie cede rapidamente il posto alla piramide di orecchiette. adesso a malapena un maschio ne mangia due etti. asquare la ricotta era uno stratagemma per non gettare via gli avanzi del formaggio più economico. Poi. le porzioni erano due etti e mezzo per i maschi e due per le femmine. Una sola parola: novità. Più che altro sembra che guardino verso Tore. chiedo. Il pane ha la crosta nera e una consistenza particolarissima. spiega Totò: la ricotta avanzata veniva rimescolata. 44 . si alza. Sorride verso i nostri osservatori. Lara nota qualcosa. finora. ma per il momento niente di utile. mentre Lara ritorna a sedere. Appoggia il cric sul bordo del tavolo. e continuano a guardare in avanti. lambasciune. che con disinvoltura se la appende al collo. Il display dell’agente Valle dice: numero non inviato. Cosa c’è?. Una famiglia accanto a noi. chiede alla Zi’ Mimina dov’è il bagno e si avvia sculettando. si guarda intorno. Diego sta cercando di saperne qualcosa. – Altro? – Continuo a frequentare il Prezioso. Due di loro sembra che ci guardino. arriva Zi’ Mimina con una fumante zuppiera e una fondina in equilibrio. Tore guarda Totò. C’è che uno di quelli io sono sicura di averlo visto a Rocca Messapica. Passa la catena a Totò. Il giocattolo funziona bene. le orecchiette non sono le strascinate. Capita l’antifona. Verso di noi. Lupa in fabula. – Sei tu? – Sì. un paio di coppie alle nostre spalle. e la femmina già si lamenta per un etto e mezzo. la si faceva fermentare. Li saluta sventolando il cric. gli spiega pazientemente che no. I due che lo guardavano rispondono al saluto. Tore se ne spalma una coltellata sulla fetta di pane. buona da aggiungere alle minestre o ai sughi. si alzano e vanno via: senza parlare. ore 23. per cinque. Lara imita Tore e spezzetta il basilico fresco sulle orecchiette. e così era ancora buona per i giorni a venire. arrivano gli antipasti: salume piccante e formaggio locale. Tu? – Ne parliamo quando torno. còzze a puppitègne. Nella zuppiera. Il cortile comincia ad affollarsi. Ritorna presto.30. spiega. Taranto. L’ultimo tavolo libero viene occupato da quattro ragazzi. la strascinata barese si trascina sulla spianatoia col pollice.Zi’ Mimina non viene a chiederci le ordinazioni: ha già sistemato tutto Tore. Quello grosso. L’altro se la cava con un’occhiataccia. Morto. C’è un solo messaggio: Sandro Valle. I quattro del tavolo opposto al nostro si comportano con educazione: anche troppo. Compone il numero di Sandro. insalatina di polipo. Non si distraggono: lasciano che Lara attraversi il campo visuale. Esce. Ha in mano il catenone della Vespa e il cric della Due cavalli. col tatuaggio del bracciale sull’avambraccio. Lo stesso fa Tore nella zuppiera. Finiscono di bere. città vecchia. Lara misura la quantità e chiede: ma quante porzioni sono? Zi’ Mimina scuote la testa: ’na vóta. Sandro chiude la porta della cucina e risponde. Nella fondina. l’orecchietta invece viene rivoltata come un cappello. dal sapore fortissimo. Lara gli dice qualcos’altro. Il ragazzo della coppia a destra si volta a guardarla e si prende una sberla dalla sua ragazza. riprendendo Ferodo. scamorzine scaldate nel coccio. Zi’ Mimina avverte che tra due minuti le orecchiette sono pronte e mette in tavola la rècotta asquànde: una ricotta fatta fermentare. parla all’orecchio di Tore. Totò è perplesso. ovetti di mozzarella. e col grande cucchiaio di coccio riempie i piatti: per fortuna i piatti sono tarati per le tradizionali porzioni di Zi’ Mimina. Andrea Vannini apre il cellulare e compone il codice per ascoltare la segreteria del telefonino lasciato a Bologna. poi aggiunge una punta di asquànda. nella piazza. – Come? – Una pera nel braccio. orecchiette al sugo fresco fatto coi pomodorini per Lara. In attesa delle orecchiette. ma sembra che si fidino di me. Tore si alza: mi chiede le chiavi della macchina. – Hanno trovato il Lercio. Non si scopre nessuno.

– D’accordo. Sandro Valle richiude il telefonino. Ti chiamo domani. 45 . – Hai ragione. Dipende. ripete. – Calvados. Ti fa male bere tanto. – Cos’hai lì? – chiede Chiara abbracciandolo. – mi fa male. Presto? – Forse. Ne parliamo quando torno. – dice Sandro buttando giù il calvà. Sandro. Vuoi? – Bevi troppo. Si versa un dito di calvados su due cubetti di ghiaccio e torna a letto.

L’uomo grassottello compone un numero telefonico. Rimbalza su un Internet Point in funzione alle quattro di notte. All’altro capo: Zeta.9. Conclusione: necessario mobilitare tutta la vecchia guardia. La telefonata non richiede molte spiegazioni: Zeta concorda con Beta. Diagnosi della situazione: forte probabilità che il gruppo di disturbo si sia ricongiunto in nuova località. Fonte dell’ipotesi: deduzione logica. Ipotesi sulla nuova località: prossima alla base di massima sicurezza. Allestimento di base prossima a obiettivo primario: possibile in tempi rapidi. Materiale umano richiesto: necessario coordinare tutti i fili. Nessuno escluso. Dita veloci sulla tastiera: il rapporto viene battuto in pochi minuti. Il rapporto viene inviato a un server protetto. Prima osservazione dell’uomo noto come Beta: la freddezza di Lambda sta diventando la chiave della rete locale. All’interno del secondo Internet Point: l’uomo noto come Beta.40. Fonte dell’analisi: informazione affidabile. Consultare Zeta. 46 . Metodologia suggerita: consultare Zeta. Invio: da telefono cellulare clonato con scheda estera a telefono cellulare clonato con scheda estera. A due settimane dal momento topico è necessaria la massima franchezza: è il momento di unire sul rovescio del tappeto tutti i fili dell’ordito. Dal primo Internet Point viene inviato a un secondo Internet Point. ore 3. località non determinabili. Si suggerisce: spostare i pesi sull’obiettivo primario come da ipotesi iniziale. Autore dell’analisi: Lambda Situazione: segnalato livello di pericolosità in nuovo aumento. Seconda osservazione dell’uomo noto come Beta: Alfa non si sta dimostrando all’altezza del compito. Si suggerisce: allertare Zeta. Invio: da telefono cellulare clonato con scheda estera a telefono cellulare clonato con scheda sudamericana. Analisi dell’obiettivo primario: situazione tranquilla. Nessun dorma 15 settembre.

All’altro capo: Ti. qualche alternativa: nel complesso la struttura è dotata di senso.30. 3. Ad attenderlo: l’uomo col pizzetto. Non è accompagnato: un’imprudenza resa necessaria dalla nuova situazione. Andrea stringe il pugno senza avvertire il crac della matita spezzata. valutare l’eventualità di dividere le forze. Uno schema. Lo fissa con i suoi grandi occhi azzurri. Invio: da telefono cellulare clonato con scheda sudamericana a telefono cellulare clonato. verificare l’ipotesi belga. in piedi accanto alla sua automobile. 4. Senza dire nulla gli si siede accanto. 2. Un suono familiare: Andrea lo ha già sentito mezz’ora prima. Parlano fitto. Provvedimenti da prendere: 1. Nel silenzio della notte: una moto passa nella strada sottostante. Taranto. dei nomi.50. 47 . Rientrano nelle automobili e ripartono. ore 4. avvertire il Togliatti. Gli appunti. Alcuni punti interrogativi. Si guardano negli occhi: decidono di fidarsi l’uno dell’altro. L’uomo dai capelli bianchi scende dall’automobile rinchiuso nello spolverino chiaro. All’interno delle caselle tracciate a penna. Gli appunti. le mani nelle tasche del giubbotto da marinaio. Si stringono la mano. ore 4. Andrea fissa ancora gli appunti: Andrea ragiona con la penna in mano.All’altro capo: Yves. valutare l’eventualità di una partenza immediata. Andrea Vannini esamina gli appunti. I fogli. I fogli sono pieni di appunti: i fogli. città vecchia. Andrea lo guarda: è pallido. Capo San Vito (Taranto). Tore si alza dalla branda. Parlano a lungo.

Notizia particolare: Petrone e Clerico hanno preso due giorni di permesso. proprio così. ipotizza Ferodo. – Oh. cosa c’è? Non avevo mica voglia di fare l’ospite senza ricambiare! Poi guardate com’è bravo Tore. eccovi: venite a dare una mano anche voi? – fa Lara sempre più allegra. per riordinare le idee. – Allora. contro il partito del ripieno cotto. Alla discesa del Vasto il contrabbandiere fa segno a Totò di avvicinarsi e gli dice che il coprifuoco su 48 . Andrea è sicuro: ci siamo fatti notare. Apro la porta e sento Lara dire allegra: bravo. certo non alla velocità di Lara. con un paio di amici. si fa aggiornare: confermata l’overdose. anche se i tortellini miei e di Andrea sembrano firmati: tortellini Quasimodo.10. è una delle cose più strampalate che potessi immaginare. Sul tavolaccio in cucina c’è una spianatoia piena per metà di quadretti di pasta fresca. È evidente che Lara si schiera con la scuola del ripieno fresco. sembra non abbia fatto altro in vita sua! La catena di montaggio si completa. Dopo mezz’ora arriva su anche Ferodo. Andrea è una tomba. Sotto lo strofinaccio. Leggero movimento dei muscoli facciali di Andrea. Brodo di carni miste. Viaggio a vuoto: da Ci t’è muerte il belga dell’altro giorno non c’è. Tore è d’accordo. Secondo lui non è casuale che il belga non fosse a pranzo. secondo Diego non c’è roba strana in giro. Su per le scale c’è uno strano odore. be’. E a Bologna qualcosa si sta muovendo: la morte del Lercio lo dimostra. ieri sera. Andrea è più pessimista: in qualche modo devono aver capito. qualcosa di spiazzante: un odore che sa di Bologna. vai con quei mignoli! La scena che ci si apparecchia davanti ha dell’incredibile. Impressioni di settembre Taranto. Lara all’opera è una rivelazione: il punto di fusione tra postpunk e tradizione felsinea nelle veloci mani che pescano il ripieno dal piatto. Piuttosto: schiuma mò quel brodo! Nel pomeriggio inoltrato ci addentriamo nella Tàrde vècchie. il ripieno fresco. ma rassicuranti: la casa di Tore è sotto sorveglianza. una grande di manzo e una piccola di ossi e gallina. però. E va bene: ma la visione del vecchio figlio di pescatori che con le sue enormi braccia segue le istruzioni di Lara e chiude un tortellino dietro l’altro. Questo conferma che sono nervosi. stronzetto! – ribatte Lara. I tortellini non sono né di destra né di sinistra: i tortellini sono in brodo o alla panna. ore 15. I tubetti con le cozze sì. Ferodo ha controllato la chat line: niente comunicazioni negli ultimi due giorni. Nessuna reazione di Andrea: si limita a riferirmi. e il Lercio era piuttosto abitudinario nelle sue forniture. città vecchia. Al centro un capiente piatto coperto da uno strofinaccio.30. Tore. chiudono a triangolo il quadratino di pasta e con un veloce colpo di mignoli concludono il tortellino. Facce da contrabbando. Si fidava del giro del rione. accompagnato da Totò che esclama: ma allora è vero che i tortellini sono di sinistra! – Fottiti. – Queste scemenze le lasci dire a Vissani e ai suoi amici politici. Telefona a Sandro. Probabilmente il tortellino della nonna è l’unica eccezione che Lara fa al suo rigoroso rifiuto delle carni rosse: e comunque le pentole di brodo sono due. Torniamo verso casa facendo un giro largo. neanche provarci a cavargli una parola di bocca: ne parliamo a casa. ma non crede che possano essersi spinti a girare per la città vecchia con le moto nel corso della notte: si saranno insospettiti e ci avranno seguiti per controllare. Sull’altra metà della tavola: tortellini. Torniamo in città. non di acqua marina. Sotto casa di Tore c’è Totò. più o meno.

portando un odore di mare che contrasta con gli umori padani del brodo. E a questo punto neanche a San Vito. ha intenzione di usarli non appena tornati a Bologna. All’orizzonte non ci sono navi che sfidano l’oscurità della notte col loro cuore di tenebra: solo qualche boa di segnalazione. un paio di sub devono essere in immersione. no? Ferodo la guarda. allora stasera non abbiamo niente da fare. e di alcuni enigmatici nuovi giocattoli che si è fatto costruire dai suoi amici hacker: sembrano pastiglie di liquirizia. Tore solleva enormi ondate scagliando la sua mole nell’acqua notturna. Il conducente della station si allontana con l’autista della seconda vettura: entrano in macchina. rispondo: che tra quattro giorni è l’anniversario della morte di Barbara. alla ricerca di qualche pesce di pregio da rivendere domattina ai ristoranti del litorale. Parcheggia davanti al bar. città vecchia. L’uomo col pizzetto invia un nuovo Sms: «tt ok». Anche l’aria tra noi è mista: la festa della cena e la tristezza dei prossimi saluti. I due occupanti hanno occhiali da sole. Totò getta un occhio giù dalla finestra. Nessuna traccia. piuttosto che macerarsi nei saluti agli amici. discreti e attenti. ore 20. stanotte verrà svuotata una villetta nel mirino da giorni. ore 21. mettono in moto e scompaiono sull’A14. e la parte finale del viaggio la facciamo sulle strade statali. telefoni cellulari con scheda estera: Ivano Clerico e Aldo Petrone si dirigono sul retro. Ferodo ci avverte dell’avvenuto cambio della targa della Saab. uno scirocco appiccicoso s’insinua dalle finestre aperte. Con la Due cavalli e il Vespone di Tore. – Be’. Il conducente scende dalla vettura ed entra nel bar. voi due?. e che per la prima volta da quel giorno sono felice di settembre. tanto vale gettarsi in acqua e godersi l’ultimo bagno. del massacro del Cioccolata. Giusto. Il mare è quasi tiepido e le birre sono ghiacciate: tutto come è giusto che sia. stazione di servizio. chiedo. Tra la minestra bolognese e il negramaro di Puglia. seduti sul bordo delle barche o a cavalcioni sulle sedie davanti alla pescheria. Niente contadini lombardi saltati in aria durante la fila per depositare l’incasso del mercato. Di tanto in tanto. scambiando cenni d’intesa con gli amici che soggiornano da basso. 49 . Resta in attesa. Totò assiste Ferodo nella preparazione di un cylum d’addio. Cosa state architettando. Dieci minuti dopo un’automobile entra nella stazione di servizio. Quindi a Gandoli non c’è più niente da nascondere. L’autista parcheggia sul retro del punto di ristoro. dice Ferodo: tanto vale godersela fino in fondo. la chiacchiera allegra di Lara e il persistente silenzio di Andrea. La seconda macchina ha seguito le mosse della station e parcheggia poco distante. senza guardarsi intorno. dice… E tu? Penso che è settembre. all’interno della scatolina. scarpe pesanti. niente ghigni di ghiaccio ad aspettare il comunicato del capo del governo. Poi avevano ragione: è l’ultima sera. dobbiamo sembrare il solito gruppo di chiassosi turisti in vacanza. – Sì. Qualunque cosa siano. Penso che dovrebbe esserci anche Cristiano. qui e ora. L’agente Petrone sorpassa la station wagon e le fa da guida. tesoro: che ne dici? Non ho detto niente. Le due macchine escono dall’autostrada e si inoltrano verso i lidi. dal bordo del muretto. chiede Ferodo. stai pensando quello che penso io? Certo che sì.Gandoli è finito. Dieci minuti dopo la station si mette in moto. Sorride: di’ mò. Tutto come dev’essere. troviamo una spiaggetta solitaria. Al suo fianco. Lara lancia bottigliette di birra al volo. Bagno di notte al chiaro di luna. conferma Totò. l’uomo col pizzetto invia un Sms. Cosa pensi?. – Allora partiamo domattina? – chiede Lara. dell’esecuzione del vecchio repubblichino. Autostrada A14. segnala con la freccia la svolta a destra e si immette nella stazione di servizio. Taranto. La station wagon decelera. sorellina. Tra Rimini e Cattolica. Quindi?. seguita dalla vettura guidata dall’agente Petrone. A guardarci. Breve scambio di credenziali con l’uomo col pizzetto: l’agente Clerico siede al posto di guida. tanto non serviva. chiedo ad Andrea. discretamente scortati da un paio di facce da paranza che ci seguono in moto.

e su quello ha costruito il suo mondo. Andrea e io andiamo a rapporto dal vecchio comandante di brigata. 50 . Queste rane contribuiscono a rendere meno brusco il cambio di sapori. c’è qualcosa che impedisce di includere tutti i particolari dentro una regola generale. il Togliatti: una parte della sua anima è ancora di guardia sui monti. Ha occhi anche sulla nuca. una volta osservato lo svolgersi dei fatti. allora: qualcosa di cui non sappiamo né la causa. L’agente Petrone siede al posto di guida. trattoria Venturoli. Sta per succedere qualcosa di grosso. La station wagon è all’interno del garage. 16 settembre. il vano viene nascosto da un armadio che ne occlude la vista. ma non fa che aumentare l’aria tetra che sembra sovrastare questa storia. li fa degradare a spettri impalpabili. – Perché lui no e noi sì? – chiedo. – Perché lui il realismo lo ha avuto a vent’anni. allora. Baricella.. e a cosa doveva servire e chi. L’agente Clerico entra e siede sul sedile accanto. – dice Diego sorprendendoci. senza neanche scaricare i bagagli. ore 21. e decidere quale utilità trarne dopo. ore 22. il Togliatti non ha dubbi: qualcosa come una banca o una stazione. se non montare la guardia a difesa delle sue verità? A parte lo spuntino Dop in autostrada.. Terminato il trasbordo. quindi l’appetito di certo non manca. lo conosciamo: è Diego Dall’Olmo. Accensione dei fari: la station wagon riparte. Lidi ravennati. giù nella bassa che comincia già a sapere di nebbia. Nel giardino della villetta balneare quattro uomini sorvegliano il vialetto d’ingresso e la stradina che passa sul retro. Una banca o una stazione? Perché non è la stessa cosa: piazza Fontana lo abbiamo sempre saputo perché. commenta Andrea una volta usciti dalla trattoria e salutato il Togliatti: lui non può. né lo scopo. mi sembra di averlo saputo da sempre: cos’altro avrebbe potuto fare il Togliatti. No. la stazione di Bologna no. Tanto vale ricorrere all’analogia. solo il suono del mio passo. Mette in moto. Giusto il tempo di scendere dalla Saab di Ferodo e siamo saltati nell’auto di Andrea. perché ha guardato verso di noi. Ferodo accompagna Lara e si libera della macchina rubata. col loro intingolo e la loro croccantezza. Il Togliatti ascolta con attenzione. Noi a vent’anni abbiamo cominciato a combattere contro gli spettri e i mulini a vento: è tutta la vita che facciamo della metafisica. Un evento può avere diversi fini. valuta le ipotesi. E l’analogia funziona. però.30. E intanto il sole tra la nebbia filtra già il giorno come sempre sarà. Adesso che so cos’è stato il Togliatti per quasi mezzo secolo. La basculante del garage viene alzata. il viaggio di ritorno è stato veloce e senza pause. Ragionare un bel niente: da qualunque parte la si rigiri. finché resta un’ipotesi non ancora realizzata: il suo scopo emerge via via che si passa dall’ipotesi alla realizzazione. Noi sì. Comunque sì. Ma chi mette in atto un evento può non selezionare gli scopi prima. ma quello che dice Diego toglie sostanza ai suoi nemici. Qualcosa come una stazione. Il Togliatti ha bisogno di nemici in carne e ossa: mica può mettersi a fare della metafisica a ottant’anni. E dunque: ricominciamo a ragionare. cosa sono adesso non lo so sono solo. Altri due procedono con calma a spostare i contenitori dal doppio fondo della station allo scaffale ricavato da un vano del muro interno del garage. Fa manovra per uscire dal garage. – Lo scopo può essere creato dopo l’effetto. poi senza alzare la testa chiede se quello che è entrato lo conosciamo. Per il Togliatti è troppo complicato: non che non ci arrivi.30.No. – Lo scopo non è necessario. Nel vano ci sono nove contenitori: il decimo rimane nel sottofondo della station.

questa stanza dovrebbe essere quella buona. ma al contrario: noi vediamo mulini a vento là dove ci sono giganti feroci. Recuperata la moto. caro Michael. con le fontane e le statue a forma di animali feroci. Non a casa mia: da Lara. Decisione rapida: una cimice sotto il cassetto del tavolino. caro Michael? – No.– Quali mulini a vento. Il tutto nella penombra creata dagli scuri semichiusi. il pavimento in cotto senza moquette. Soluzione classica: sotto il coperchio del ricevitore. Andrea rientra da solo.30. Ha tuta e casco neri. pupi siciliani. con le orecchie tese al cioc cioc cioc del piano di sopra: una fortuna. invita il vecchio collaboratore a sedersi. 17 settembre. scende ed entra. Poi parcheggia al solito posto. adesso: monitorare senza farsi sentire. Dalla sua posizione non può essere visto. Ferodo forza la serratura con le nuove chiavi passepartout che gli ha dato Andrea: decisamente migliori delle mie. allora? – Per me nessuna. Ne rimangono altre quattro. La villa è sempre là: dietro il convento. Al semaforo rosso Ferodo sbadiglia: è ora di riposarsi per davvero. buone all’occorrenza. – Prende una caramella per la gola. quartiere Colli. per la villa. il motociclista. e senza pronunciare parola introduce l’inviato di nome Michael all’interno di una specie di volgare imitazione del Vittoriano. erano bombe piene di tritolo americano. divani e tavoli. fa il giro dell’isolato controllando le strade deserte. Una terza dietro i libri? No. né dovrebbe poter vedere il portone. madonne italiane. – Mi dicono che il suo soggiorno italiano si è rivelato interessante. un incredibile animale in porcellana sorregge un telefono rosso e l’immancabile vassoio fornito di caramelle al limone. la ringrazio: ho appena mandato ai Caraibi il mio dentista con l’ultima rata dei miei denti. prosegue. amico mio? Mi riaccompagna a casa Diego. Non è realismo questo? Ti sembrano mulini a vento? – I mulini a vento sono reali tanto quanto i giganti. Arriva sotto casa. vai a sapere se poi prende proprio quel libro. oltre la pesante porta in legno. Toscana. Nel suo classico principe di Galles con cravatta in seta e catena d’oro. È come per don Chisciotte. pensa mentre attutisce lo scrocco della serratura con la carta plastificata. Il cameriere in livrea apre. Nella traversa di fronte. probabilmente per le pulizie: Righi Aldrovanti è uscito di buon’ora: non tanto presto da non essere visto da Ferodo. Sul tavolino accanto al divano a sette posti. Ferodo esce. ore 10. a metà della strada. in fondo al bel sentiero ghiaioso. una bottiglia in cristallo sul tavolino d’epoca. A centocinquanta metri dalla villa c’è la cabina del telefono. ore 17. ha detto Ferodo dopo essersi fatto dare le mie chiavi di casa. tra velluti blu e rasi color rosa. Ferodo la guarda con interesse: metti mai che… Dopotutto è avanzata una cimice. Cos’hai contro don Chisciotte. Dieci minuti dopo Ferodo arriva. sino all’anticamera che immette. L’autista non è rientrato. una libreria di pregio. Due bastano. Avverte Ferodo con un Sms. – E qual è la differenza tra noi e don Chisciotte. In casa rimane una sola persona. L’anziano padrone di casa ha la mania delle caramelle al limone. basse controsoffittature in legno e fodere in seta. 51 . una dietro il tower sotto il tavolo del computer. È meglio stare lì stanotte. come la moto: al buio non lo si vede. che smembravano i corpi e distribuivano le membra sull’asfalto. osserva. Ma osserva attraverso un binocolo a infrarossi. E non riusciamo a vedere questi dietro quelli. Una sola persona in casa: adesso o mai più. Andrea? Erano assassini in carne e ossa. icone russe e statue d’ogni genere. Ferodo esplora la sala. Bologna. Un computer. Muoversi in silenzio. Ferodo ridiscende verso la città incrociando l’inconsapevole governante. In effetti Overlook sarebbe più appropriato di questo nome da battona. località imprecisata. Anche il giardino non è cambiato: esagerato e pacchiano. nello studio. Per fortuna la cameriera ha gli zoccoli ai piedi e sta sbrigando le faccende al piano di sopra: ritmato dallo zoccolare in avanti e indietro della donna. La governante di villa Righi Aldrovanti esce con le chiavi dell’auto di servizio in mano: ora di fare la spesa. una versione kitsch dell’Overlook Hotel. Breve calcolo mentale delle liquirizie distribuite tra la notte e la mattina: cinque in tre case.

– Interessante, e per certi versi sorprendente. Ho conosciuto alcuni singolari individui, la cui autonomia di manovra mi sorprende tanto quanto il suo apparente ritiro nei suoi alloggi di campagna. – Non è un vero ritiro, caro Michael: due o tre volte alla settimana mi può trovare altrove, nella capitale persino, a sbrigare gli appuntamenti che tuttora non riesco a rifiutare. Cosa vuole che le dica, il mio telefono non ha mai smesso di suonare, e io sono troppo cortese per rifiutare un incontro o un favore, negli ovvi limiti delle mie possibilità. – Io però ho di lei memoria di ben più intense attività. – Cosa devo dirle, caro Michael? Viene il momento in cui noi anziani abbiamo il dovere di ritirarci e lasciare spazio ai nostri allievi, come un padre che lasci la direzione dell’azienda ai figli: devono pur dimostrare a se stessi, prima ancora che ai padri, di saper camminare con le proprie gambe. – Ciò non toglie che all’occorrenza i padri possano riprendere la guida dell’azienda, se i figli dovessero mancare al compito. – Ma naturalmente: cosa non farebbe un buon padre di famiglia per il bene comune, caro Michael. – Mi pare di capire che uno dei suoi allievi sia in particolare stato di osservazione, in questo momento. – So a chi si riferisce, caro Michael. E credo sia per questo che, se mi hanno riferito il giusto, lei ha deciso di posticipare il suo ritorno. – Infatti. Per il gusto di vedere come va a finire. Per vedere se l’allievo può essere pari al maestro, forse. – Forse. È un giovane, paragonato a noi, di grande ingegno, che ha capito una cosa importante: che manovrare è sempre preferibile a essere manovrati. L’inviato di nome Michael accetta volentieri il Martini cocktail preparato dal silenzioso cameriere. Curioso, pensare che il maestro si sia trovato un allievo. Curioso pensarlo in disparte, nel ruolo dell’osservatore. Curioso soprattutto pensare che l’osservatore sia esterno al sistema. A meno che non abbia ragione quel suo amico professore di Fisica, quello che sostiene che nessun osservatore è fuori del sistema: che non è possibile alcuna azione che non perturbi il sistema. Bologna, bar Pierino, ore 23. – Ehi, ehi, ehi, Gustavo, cos’è quest’aria da carbonari che avete tu e gli altri? Cosa state complottando con pierino in mano? Ah, ma c’è anche Lara, la ragazza del dottor Zivago: ma allora? Me la dài tu una monetina per pagarmi da bere, bella ragazza? Ha proprio ragione, Raffaele: abbiamo tutti un’aria da complotto, nonostante la distribuzione di pierini cui si è dedicato Diego. Soprattutto Andrea e Sandro: è quasi mezz’ora che parlano fitto, sul marciapiede di fronte. Sandro è arrivato con un fascio di fogli stampati, che di tanto in tanto sfoglia per sottolineare le sue parole. Poi la faccia gli si è fatta più scura, i fogli sono ritornati nella borsa, la conversazione si è infittita. Finalmente gliela dànno su e vengono ad abbeverarsi, mentre Lara paga il secondo giro e il chinotto di Raffaele. È il turno di Ferodo, adesso: quante cimici abbiamo, dove sono, come distribuircele. Abbiamo sotto ascolto le case di due poliziotti più il bar frequentato da un giro poco raccomandabile di sbirri destrorsi, più la casa di un rispettabile uomo d’affari. Senza contare l’accesso alla loro chat line. Se sta per succedere qualcosa, è la teoria di Andrea, le loro comunicazioni devono infittirsi: una volta gettata la nostra rete, i pesciolini devono abboccare. Se non tutti, almeno uno. – Giù i pierini, dice Ferodo, perché adesso arrivano le cattive notizie. Il resoconto della bonifica delle case che Ferodo ha fatto nottetempo. È ufficiale, i parassiti 1 e 2 siamo Andrea e io: perché sia le nostre case che i nostri telefonini sono infestati. Ferodo ha individuato le microtrasmittenti, ci spiega dove sono e come evitarle. Non le ha rimosse: ha solo tarato in basso il raggio d’ascolto. Quanto ai telefonini: continuare a usare quelli schermati che ci ha fornito lui. Quindi le stazioni d’ascolto diventano le case di Lara e di Sandro. Andrea, per il momento, non rimette piede in questura, e va a stare da Diego. – Be’, allora il mio moretto è agli arresti domiciliari a casa mia, – commenta Lara cercando di essere spiritosa. Senza riuscirci: perché anche a lei tutto questo comincia a far paura.

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– No, Lara: non possiamo tirarci indietro. Ne abbiamo già discusso prima di partire per Taranto, no? Andare via dove, poi? – Non lo so. In Spagna. In Messico, magari. Ti porto a vedere Puerto Escondido. Andiamo via, aspettiamo che sia tutto finito. – Come la tua amica Vera? – Come Vera, certo. Andiamo via. Se gli altri non ci stanno, andiamo via tu e io. Non siamo in un fumetto, amore: mi ci vedi a salvare il mondo? E tu, ti ci vedi? Non siamo mica Devil e Elektra, siamo solo due persone comuni. E comunque anche gli eroi dei fumetti muoiono. – Non possiamo, Lara. Non posso lasciare Andrea da solo, non posso essere da un’altra parte. Non so come spiegartelo, ma è così. Per me è così. – E allora prova a spiegarmelo, almeno! – È qualcosa che ha a che fare col Togliatti. Con la sua sicurezza. Lui ha sempre saputo da che parte stare. Anche Andrea, credo. Io l’ho saputo, una volta. Poi non l’ho saputo più, per tanto tempo. E adesso lo so di nuovo, da che parte stare. Se vado via adesso… – È tanto importante per te avere una parte da cui stare? Più importante della vita stessa? – Non lo so se è più importante della vita. Non voglio morire, e non voglio perderti, Lara: questo lo so. E so anche che devo stare dalla parte giusta. – Perché per te c’è sempre una parte giusta, vero? – No: non sempre. Adesso sì, però. Adesso c’è. 18 settembre, località non determinabili, ore 7. Chat line riservata Connessione n. 1: da Internet Point. Connessione n. 2: da computer a Internet Point attraverso server protetto. Connessione n. 3: da Internet Point. beta�Chi è connesso? lambda�Lambda. zeta�Zeta. Perché usiamo questo canale riservato? beta�Perché è una riunione ristretta. È urgente una fase operativa emergenziale. Propongo di affidarla a Lambda, senza ulteriori passaggi gerarchici. zeta�Hai esautorato Alfa? beta�No. Ho solo saltato un passaggio. Condivido la vostra analisi e la vostra metodologia. Ritengo che Lambda sia in grado di rispondere alle aspettative. Ti chiedo di lasciare in sospeso ulteriori comunicazioni, Zeta. zeta�Lambda? lambda�Affermativo. Ritengo di poter eseguire. Esprimo perplessità rispetto al fall out. beta�Ritengo che Zeta sia in grado di gestire gli eventi sulla base della sua pregressa esperienza. zeta�Cosa intendi per «lasciare in sospeso ulteriori comunicazioni»? beta�Sai bene cosa intendo. Ti chiedo di sospendere ulteriori comunicazioni per non più di ventiquattro ore. lambda�Concordo. Zeta? zeta�Affermativo. Ventiquattro ore. Presso Bologna, località non determinabile, ore 14. Un tocco d’autore: quattro rotelline girevoli fissate alla base della scatola metallica. Tecnica Mossad, usata in Libano. Lo stridio del trapano: la punta da due millimetri penetra nella base della scatola: quattro fori per ogni rotella. Lo stridio dell’avvitatore portatile: le viti autofilettanti entrano nei fori e bloccano le rotelle alla base. Una scatolina a rotelle, un giocattolino stile Ikea grande quanto una scatola di caramelle. Una scatola di caramelle in metallo: abbastanza resistente da sviluppare un’adeguata forza di compressione all’interno.

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Sul tavolo di lavoro: un blocco di plastilina. Così sembra, alla vista. Le mani esperte dell’uomo ne separano una porzione. Plasmano la porzione in un piccolo panetto. Avvolgono il panetto nella pellicola per alimenti. Il panetto entra perfettamente nella scatola. Un oggetto viene inserito nel panetto. Qualcos’altro viene collegato all’oggetto insertato con due fili colorati. La scatola viene chiusa. Il telecomando sul tavolo è attivato. La scatola viene riaperta: qualcosa si è acceso all’interno. Tasto del telecomando: qualcosa si spegne nella scatola. La scatola viene chiusa, la serratura saldata con una punta di stagno fuso. Il telecomando ha il nome di una marca di televisori. Istruzioni per l’uso. Tasto power: accensione del telecomando. La lucina rossa a destra si illumina. Tasto 1: accensione all’interno della scatola. Tasto 3: invio del segnale. Tasto 5: conferma dell’invio. L’oggetto all’interno esegue. Power-1-3-5: non c’è altro. L’uomo dal forte accento straniero consegna la scatola. I due uomini che la ricevono hanno scarpe pesanti, occhiali scuri, giubbotti eleganti e costosi. Bologna, bar Prezioso, piazza Galileo Galilei, ore 21.30. Invio: da telefono cellulare clonato con scheda estera a telefono cellulare clonato con scheda estera. All’altro capo: Ivano Clerico. – Hai visto Valle? – No, ha il pomeriggio libero. – Tu cosa ne pensi? – Non lo so. Continuiamo a tenerlo d’occhio. – Che impressione hai? – Perché? – Non mi sento sicuro. C’è qualcosa che non mi piace. – Non ti fidi? – No, figurati. È solo che all’improvviso sembra calato il silenzio. Forse qualcosa sfugge anche a loro. – Ti fai troppe domande. Abbiamo tutto sotto controllo, la spesa è nel frigo, il cuoco è arrivato… – Sicuro che non ci siano altre interferenze? – Tu fidati. – Quell’altro lo teniamo sotto controllo, secondo te? – Ha due cimici addosso: una in casa e una infilata nel letto. Sai cosa voglio dire… Vedrai che ci porta il biglietto vincente della lotteria. – Va bene. La posta? – Per qualche giorno sciopero delle Poste. Misura precauzionale. L’agente Petrone chiude il telefonino e ordina la piada. Sarà, pensa: ma qualcosa continua a non tornargli. Il barista gli allunga il tagliere e la spina media. L’agente Petrone appoggia tutto sul solito tavolino. L’agente Clerico termina di abbottonarsi il chiodo nero. Aggancia i guanti al borsello, tasta il giubbotto sotto l’ascella per sicurezza, prende il casco integrale e si avvia. L’agente Sandro Valle si sfila l’auricolare dall’orecchio. Ha riconosciuto le voci. Guarda il registratore. Tocca il tasto: rew. Tocca il tasto: stop. Tocca il tasto: play. …la spesa è nel frigo, il cuoco è arrivato… Sicuro che non ci siano altre interferenze? Tu fidati. Quell’altro lo teniamo sotto controllo, secondo te? Ha due cimici addosso: una in casa e una infilata nel letto. Sai cosa voglio dire… Vedrai che ci porta il biglietto vincente della lotteria. Va bene. La posta?…

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Mi guardo intorno. Anfibi ai piedi. Due cimici. Quell’altro ha la cimice nel letto. Sai cosa voglio dire… Vedrai che ci porta il biglietto vincente della lotteria. sembra. Quell’altro. Il primo estrae un oggetto scuro dall’interno del giubbotto e lo infila nel borsello. Devo chiamare Sandro per confrontare le due registrazioni. Il nastro vuoto gira per alcuni minuti. Il biglietto della lotteria: Andrea. Casalecchio sul Reno (Bologna). Una puttana. Andrea. L’altro è incerto. adesso mi usano per arrivare ad Andrea. Cerco ancora Sandro: niente. Lo riaccendo. Ci sono due motociclisti appoggiati alla moto. una vittoria in casa a 1. Piccole: piede femminile. Ecco come facevano a sapere le nostre mosse. È rientrato a casa alle otto. La cimice nel letto. Dovrebbe tornare a momenti. Niente telefonate fino alle otto e mezzo. L’appartamento in Santo Stefano. a casa. Taranto: sapevano tutto. legali. Dovevo fidarmi della prima reazione. una vittoria in trasferta a 3. secondo te? Ha due cimici addosso: una in casa e una infilata nel letto. Telefonata di servizio: verifica i turni di domani. L’altro ha piedi da donna: è lei. Il biglietto della lotteria. Lara. Il biglietto della lotteria. Parlano di Sandro: sono loro. Il telefonino lampeggia di nuovo: batteria quasi esaurita. Rumore. Play. Continuiamo a tenerlo d’occhio: non sanno di Sandro. Il mio telefonino lampeggia: batteria in esaurimento. Infila la mano nella tasca del giubbotto. estrae qualcosa. via Canale. Sandro non è vicino al telefonino. – Andrea? – No. Nel mio telefonino c’era una cimice: quella addosso. sono Lara. Scarpe sportive. Cerco Andrea: occupato. …Sicuro che non ci siano altre interferenze? Tu fidati. Aspettano me.5. ore 22. Arriva il taxi. Ma dove sei? Che succede? (Silenzio). Quell’altro. Troppo perfetto.30 Lara è da Ferodo con la mia Vespa: il suo motorino è rimasto parcheggiato dietro casa mia. Uno dei due ha una mano dentro il chiodo. Sono due settimane che mi controlla. Una nel letto. Squilla. Chiudo il telefono.Due cimici addosso. Gli lascio un messaggio: Andrea sono io chiamami subito. Una puttana pagata per scoparmi e tenermi sotto controllo. Sandro: il suo telefonino suona senza risposta. – Ci sei? Che succede? Dove sei? (Silenzio). poi rimette dentro l’oggetto: ha 55 . Risalgo via Canale.5. Era tutto così perfetto. Riavvolgo il nastro della registrazione e lo verifico. Devo andare via. quel pomeriggio sotto il Baglioni. Lara. Nel letto. Scendo in strada. L’altro ha il casco integrale con la visiera abbassata. Due cimici. Scendo dal taxi: meglio arrivarci a piedi. Quella nel letto è Lara. Tutto tranquillo. Sandro Valle afferra al volo le chiavi della macchina e si precipita fuori. Telefonata alle nove e mezzo. Continuo a provare. …Quell’altro lo teniamo sotto controllo. Va bene… Due cimici addosso. Mi nascondo dietro una macchina: non mi ha visto. secondo te? Ha due cimici addosso: una in casa e una infilata nel letto. Va bene… Non ascolto la fine della telefonata. Anche lei ha qualcosa in mano. grazie. Lo spengo. La musichetta stonata avverte: batteria esaurita. Nessuna telefonata fino alle nove. Punta su un pareggio a 2. Punta verso casa.5. Rew. Chiamo un taxi: arriva in cinque minuti. Meglio vedere bene la strada. Piazza dell’Unità. Quell’altro lo teniamo sotto controllo. Un amico gli propone una quota alle scommesse: neanche clandestine. Mi hanno usato per controllare Andrea. Sai cosa voglio dire… Vedrai che ci porta il biglietto vincente della lotteria. Vedo una luce: è Lara sulla mia Vespa.

Usa il telefonino per avere la conferma. Tasto 1. Non si toglie il casco. Riferisce dell’intercettazione. 56 . Inquilini risvegliati si affacciano alle finestre. Entra in macchina. Tasto 5. Continuo a correre. Andrea ascolta: Andrea sono io chiamami subito. Sandro sale le scale in fretta: talmente in fretta da scivolare e sbucciarsi il ginocchio. Sandro. Il telefono da lei chiamato potrebbe essere spento o non raggiungibile: la invitiamo a riprovare più tardi . Bologna. Il motociclista spegne il motore e scende. Parla concitato. Il boato sordo parzialmente attutito dall’auto che si solleva e ricade. La moto di Lara: non è sotto il portone. Lo vede mettere in moto. aggiro l’isolato. ore 22. La cimice del Prezioso. Andrea lo aspetta. Preme il tasto power: la lucina rossa sul telecomando di accende. Scappo via verso piazza dell’Unità. Andrea richiama: è occupato. Aspettano me. messaggio gratuito. Aspetta. Andrea gli porge la fiaschetta di whisky. Andrea telefona a Diego. Un’altra auto prende fuoco. posso arrivarci. Riprova: Attenzione. L’Sms dice: «è lei». Fa scivolare la scatola a rotelle sotto la macchina fino all’altezza del serbatoio della. Il motociclista risale in moto e si allontana senza accendere i fari.controllato che si estraesse con facilità. si accorda. abitazione di Diego Dall’Olmo. Apre lo sportello. Il secondo boato: il serbatoio esploso. Fumo nero. Lo vede uscire con le chiavi in mano. Uno si volta. Rogo di lamiere. Non sono abituato a correre: ho un dolore al fianco. Tasto 3. Riconosce la macchina di Andrea Vannini. Un Sms lo avverte della presenza di un messaggio in segreteria. Parla un paio di minuti. Il portone si apre. Erano Clerico e Petrone: è sicuro. La luce delle scale si accende. Diego è al giornale. fiamme.30. Sandro non si è accorto del motociclista che lo ha seguito a fari spenti. No: se scappo a piedi sono finito.

Heaven There was a guy an underwater guy who controlled the sea got killed by ten million pound of sludge from New York and New Jersey this monkey’s going to heaven. vero? Sì. buffa la vita. Lara. Pantera. il cortile di vicolo Bolognetti: io ci dormo. qui. dice Pantera mentre lo abbraccio. Buffa la vita. Lo dovevo sapere che non poteva essere Lara. dice Pantera: una volta c’era il fiume. penso mentre sorrido e mi aggrappo a Pantera. è il 19 settembre. Ecco cos’è che non avevo capito: che il pancreas ha due attività principali. Pantera? Ci vivo. Cosa fai qui. non c’è: è importante? Sì.. È passata la mezzanotte. Buffa la vita: è l’ultima cosa che ho pensato. Mi ripeti quella cosa.. Pantera. 57 . tanto buffa. Pantera? Quella della guardia giurata? Quella. È per questo che non può essere stata Lara. Sono vivo. È passata la mezzanotte. mi dice Pantera. Quale canzone? Non importa. dice Pantera. non è che hai un apriscatole? Perché vuoi un apriscatole? Perché ho una scatola di fagioli per cena e non ho come aprirla. È importante? Sì. mi sento tanto stanco. Non c’è il vecchio canale qui. Anche quando ci siamo conosciuti avevi una scatola di fagioli. Pantera sorride. Forse non tutti sanno che il pancreas ha due attività principali: agente patogeno di giorno e guardia giurata di notte. If man is 5 if man is 5 if man is 5 then the devil is 6 then the devil is 6 then the devil is 6 then the devil is 6 and if the devil is 6 then god is 7 then god is 7 then god is 7 this monkey’s going to heaven this monkey’s going to heaven this monkey’s going to heaven. qui. dice Pantera.. Dieci anni fa Barbara è volata giù dalla balconata di una discoteca. Pantera sorride mentre me lo ripete. Sento qualcosa di caldo che mi sale dalla schiena.. ricordi? Cosa dovrei ricordare? La canzone. No. Sorrido. È dove ci siamo visti la prima volta. scusami. adesso c’è il mare. Pantera.

Noi siamo come il vento. NEIL GAIMAN 58 .6. rispose lo straniero strabico. Noi siamo come il vento Faccio del bene e faccio del male. Soffiamo in tutte le direzioni.

che stringe mani e regala pacche sulle spalle a due o tre conoscenze comuni. Come se le Erinni mi ci avessero trascinato per i capelli. perché alla fine Elektra muore: Frank Miller è uno che non fa sconti. Hanno letto il mio nome sul giornale. Mi sarebbe piaciuto andarmene in modo più pomposo. Non so come faccio a saperlo: dev’essere perché anche la ragazza che non mi ha salvato la vita è una pixie. come se il dio Dioniso m’avesse ubriacato e reso folle. non lo so mica che legno si usa per le bare: ma tanto. sul sagrato di una chiesa? Bello il sagrato. Poi c’è Diego. bestia che sono. bella la piazzetta con le sue scale: ma chi mi ci ha portato dal prete? Mah… Comunque ci resto per poco. ormai… In una cassa di legno all’uscita dalla chiesa appoggiata sulla vecchia galera bolognese. immobile e distante. Una morte degna del personaggio. Quale pezzo. E c’è Lara appoggiata al braccio di Raffaele. poco cercare un tono altisonante: me la sono cercata. Aveva ragione Lara: non sono Devil. non ci ho mai pensato quando ero in tempo. la mappa dell’accattonaggio ha una precisa gerarchia topografica. e lei non è Elektra. quando bucarono col trapano la parete e sbucarono nel tempio. e intanto si segna qualche parola sul taccuino. Stronzate. e un nuovo arrivato non può 59 . Con un carillon giocattolo. Poco metterla in tragedia. Ora che ci penso. il furgoncino delle pompe funebri ha già aperto gli sportelli posteriori. commovente.1. Sono tutti qui: qualche passante secondario sul mio marciapiede. si sono ricordati più o meno vagamente di una vecchia conoscenza. E adesso eccomi qui. in una cassa di legno. ha chiuso i battenti. Proprio così: esco di casa posseduto dalle Furie e vado a regalarmi ai miei assassini. Però la morte di Elektra è lirica. una signora che aspetta la fine per entrare in chiesa per affari suoi. Come se il problema fosse la friabilità della parete: come se il frastuono del trapano fosse stato sovrastato dai gospel intonati dagli altri detenuti… E comunque: che ci faccio qui. capisco che di quello che abbiamo vissuto gli resta qualche storiella buona da raccontare ai figli. per non avere lo scrupolo di non esserci stati. Quasi epica. E tanta gente ad applaudire una vita degna di essere vissuta. E adesso eccomi qui 22 settembre. C’è Ferodo. Da come vestono. forse: con la ripresa nel finale che sembra tanto la colonna sonora di un western alla Sam Peckinpah o alla Walter Hill. Chiesa di San Giovanni in Monte. Invece… Invece ci sono quattro sfigati a salutarmi. e la cosa a Raffaele non può sfuggire: funerale o no. Mi sembra di riconoscerli. una musichetta dei Pixies. Una ragazza che senza saperlo esaudisce il mio desiderio recondito: un concerto alle mie esequie. il mio amico barbone e la ragazza della quale non ho saputo fidarmi. Anche la mia morte è degna del personaggio: una morte da pirla. con lo sguardo fisso sul feretro. come nel Grande freddo. O forse è vero il contrario. quella che dopo l’evasione dell’Ottantacinque. Mi sarei accontentato anche della banda di Radio Freccia. Suona una musichetta che non conosco. poi? Non lo so. e un barbone stravaccato per terra nell’angolo. per essere alla pari con i loro rampolli marilynmansoniani: due generazioni a farsi il viaggio dell’alternativo a termine. purché il pezzo fosse di mio gradimento. ore 15. e già che erano liberi alle tre hanno deciso di fare un salto in San Giovanni in Monte. Bologna. Non è la sua zona. girando la manovella. This monkey’s going to heaven… C’è un passante che si ferma a osservare la scena. inutile negarlo: con l’organo che intona un pezzo rock. ma non li focalizzo tutti. In the Court of the Crimson King. così. col coro alla Morricone e i ralenti e il duello che non finisce più. l’hacker che mi conosceva a malapena per nome.

Una lite tra barboni: il degno complemento alla mia uscita di scena. C’è qualche gesto che non comprendo. poi Raffaele torna indietro. L’intruso scuote la testa. Parlano. 60 .permettersi di lavorare sulla ghiotta e redditizia postazione prospiciente la chiesa di San Giovanni. Così Raffaele si scusa con Lara e va a scacciare l’intruso.

Malavasi? – Leggo. telefonate informali. direttore. Tutto in una notte: cos’è diventata. che lo vede parlare e gesticolare come un nevrotico diretto verso il braccio dei politici. non farlo andare da solo. ore 12.30. L’aereo da guerra dentro la scuola a Casalecchio.2. è meglio che ci vai. comincia tra cinque minuti. dice passando davanti al brigadiere Scungio. di solito non li senti. – Non vai a sentire il notiziario nella sala della televisione? Cristiano Malavasi scosta gli occhi dalla pagina della Storia della colonna infame per guardare meglio il direttore: cosa c’è. Bologna? Un treno ad agosto. Però forse oggi è meglio che vai a sentirlo: fidati. si dice ad alta voce Osvaldo Strano: tanto vale che vada. Ha fatto i controlli. neanche quella. cosa dovrebbe esserci? Direttore. – Guerra? – Sì? – Fammi un favore. Vittorio Guerra si alza dalla branda e si avvia verso la sala comune. attraversa la cancellata aperta dal direttore e gli passa davanti cercando di guardarlo negli occhi. Cocci di bottiglia 19 settembre. direttore? Niente. Milano. si fa. Malavasi: mai. San Vittore. a una sala d’aspetto con i passeggeri in attesa in maglietta e bermuda. – Cosa fai. Cristiano Malavasi si alza. Sì. una volta era diversa. Guarda Vittorio Guerra: il suo compagno di cella alza le spalle e scuote la testa. ci si nasconde vigliaccamente dietro i notiziari televisivi. non di solito: mai. Anche di quelle che Malavasi si è rifiutato di ricevere. direttore. – Perché? Neanche a me interessa il notiziario. Va bene. Malavasi. uno a dicembre. 61 . si chiede all’improvviso il direttore Strano: perché. Quelli della Uno bianca. Il direttore Strano abbassa lo sguardo. Malavasi. Poi. direttore. No. Il poliziotto saltato in aria è quello che veniva a trovare Cristiano Malavasi. Chiude il libro. Guerra: vai con Malavasi. Tutto segnato sui registri delle visite e della corrispondenza. Sì. con le ciabatte di plastica ai piedi: ma se due morti sono tutto ciò che ti resta al mondo. Guerra: vai anche tu con Malavasi. Malavasi. Cristiano Malavasi si avvia. ha inviato e ricevuto fax ufficiali. no? E allora come si fa a dire al camoscio Malavasi che il suo mondo è morto in una notte? Che lì fuori non c’è più nessuno ad aspettarlo per il giorno in cui uscirà? Che uscirà di galera per andare a ubriacarsi da solo dopo trent’anni di gabbio? Si fa. L’investigatore privato ucciso con due revolverate alla schiena è il mittente di alcune delle rare lettere ricevute da Cristiano Malavasi. se non ce la si fa. La stazione ferroviaria di nuovo ad agosto. dice il direttore Strano parlando ad alta voce. O. Bologna? Perché diventata?. queste cose? Già: e come si fa a dire a Cristiano Malavasi che gli hanno ammazzato due amici in una notte? Due morti sono pochi rispetto a un treno carico di turisti e pendolari. Com’è che ti distrai un attimo e di colpo Bologna sembra la città più tranquilla del mondo? Com’è che ce le dimentichiamo. Nessun rischio di errore: è l’unica visita che Malavasi ha ricevuto nei suoi anni milanesi. io i notiziari non li ho mai sentiti da quando sono qui. da un certo momento. e-mail: corrisponde tutto alla prima impressione. – Ciao. – Fammi questo favore. due morti significa tutto il tuo mondo. Cristiano Malavasi prende una striscia di carta e la infila tra le pagine.

giovane ispettore bolognese caduto vittima questa notte di un attentato terroristico sul quale al momento le forze dell’ordine non si esprimono per non pregiudicare le indagini. È tutto abbassato. L’unico numero di telefono memorizzato sul cellulare è il suo telefono fisso. L’hanno svegliata all’alba. Toglie la copertura dal tappo. Lara si è vestita in fretta.Il pettinato lettore di notizie riepiloga con voce professionale e tono sufficientemente accorato le brevi note biografiche di Andrea Vannini. Non è un medico quello che le parla adesso. – Minchia! Sbirro abbruciarono! Basta questo: sbirro abbruciarono. da uno o più killer fuggiti forse su una moto. non è il momento. …Al momento si ignora se i due eventi siano in qualche relazione tra loro. Nel corso della notte un altro efferato evento sanguinoso al momento inspiegabile ha turbato la città felsinea. Aspettami là. Si è fatta accompagnare all’ospedale Maggiore: è qui che hanno portato un uomo ferito da due colpi di arma da fuoco?. Accasciato sulla sedia. Lo cava via: senza sentire l’odore dal fondo del sughero. non minaccia con lo sguardo: solo. il noto attore bolognese… Cristiano smette senza accorgersene di resistere alla morsa delle braccia di Vittorio Guerra. ha chiesto. Cristiano. Tano Virzì si volta verso Cristiano e inclina la testa in segno di cortese saluto. La bottiglia di bianco: chardonnay 1995 Yeden: non lo abbiamo più bevuto. Ha chiamato Ferodo. Casalecchio sul Reno (Bologna). Poi ha sentito parlare di un’esplosione. Riempie il 62 . ho dormito pochissimo. Quale cellulare. Erano quasi vent’anni che non accadeva. Ha rifiutato il calmante offertole dal medico legale. Di un ispettore di polizia. Il picciotto dalla lingua veloce si morde il labbro inferiore: perdonasse. Cristiano non risponde. Il commissario Valente promette indagini a trecentosessanta gradi. Gli infermieri non girano per questo corridoio: svoltano prima. don Tano. Per un istante si appoggia al compagno di cella. Ha risposto a qualche domanda. È ancora buio a casa di Lara. Cristiano Malavasi scatta in avanti verso il picciotto dalla lingua veloce. Versa un goccio. Sono entrati in un corridoio. Era notte quando l’anno svegliata. Non si siede. pare dopo un lungo inseguimento. Non parlare con nessuno. non dice una sola parola. Un investigatore privato è stato assassinato poco dopo mezzanotte con due colpi di pistola alla schiena. Le immagini dell’auto carbonizzata. Le parole del prefetto sono coperte da una voce esultante. signora. via Canale. Una sedia vuota gli è provvidenzialmente portata accanto. Ha chiamato un taxi.30. Torna a casa. Venga con noi. Tano Virzì non risponde. Ha riconosciuto il corpo. Lara prende il cavatappi semiprofessionale cromato. Un uomo in borghese le si è avvicinato con gentilezza. È così che Lara ha capito. Dal corridoio a una stanza. nel silenzio governato dalla figura all’impiedi di Tano Virzì. dice Vittorio. di cosa sta parlando? Le hanno spiegato di cosa stavano parlando. per cortesia. Lascia stare. Gli occhi sono inchiodati allo schermo. Gli agenti di sorveglianza si scuotono dallo stordimento dovuto alla notizia. L’intervista al proprietario dell’auto contigua. Ha girato per ore. Signorina. ore 14. Il picciotto dalla lingua veloce si volta con aria sfottente. come fosse notte. Olio sull’acqua. Non ha voluto essere accompagnata. Cristiano piange. le ha detto. Non toglie neanche le mani dalle tasche della giacca da camera. Ha ripercorso le strade del centro. Poi tutto si acquieta. Due soli passi. Signorina. Tano Virzì si alza dalla sedia: don Tano Virzì. Non accende la luce: basta quella che filtra dalle tapparelle. Il frigorifero. mi scusi. Ha chiesto di andare via. È tornata a casa a piedi. È passata davanti a tutti i bar di settembre. lo getta via. prego. Prende il bicchiere adatto. si alza in piedi. lo fa roteare nel fondo del bicchiere. Ha saputo anche di Andrea. La zoomata sul catorcio dell’auto contigua che ha preso fuoco. il terzo scalcia l’aria: le braccia robuste di Vittorio Guerra lo afferrano e lo tengono bloccato. Testimone dell’omicidio. Il picciotto capisce: lascia la sala e torna in cella.

ha ribadito. Tavolo in mogano anticato. La mano le si apre. Non è più un gioco: è una vera guerra.30. don Tano: devo campare. Nella sua testa c’è un elenco di collaboratori: Beta ha utilizzato una parte della sua squadra. Drìììn… drìììn… Pausa (nessuna risposta). Butta giù l’intero bicchiere in un colpo solo. Ferodo ripone l’auricolare. Telefono nero a disco. L’uomo noto come Beta chiude la comunicazione. Non c’è da sapere nulla di più di quel che ti è noto. alfa�Vogliamo parlare del trambusto di questa notte? beta�No. adesso. Per Ferodo è appena cominciata. Non sente il leggero fruscio alle sue spalle. Ha ancora la bottiglia in mano. ha risposto. alfa�Perché non sono stato consultato? beta�Perché era necessaria la massima ristrettezza. ore 16. Ferodo riprende in mano il diagramma delle comunicazioni in chat e telefoniche. Località non determinabili. [La cabina dista centocinquanta metri dall’abitazione dotata di telefono nero a disco]. 19 settembre. Cos’è tutto questo baccano per farti chiamare? Non potevi rispettare la normale procedura e la sua tempistica? Il trambusto di stamattina ha rischiato di bruciare delle postazioni telefoniche sicure. Lara si volta.bicchiere. Compone un numero di telefono. Il tuo ruolo resta immutato. si dice. Dieci minuti dopo. Rovescia la testa all’indietro. La cella di Tano Virzì è sobria. La bottiglia si frantuma per terra. Solo l’abbigliamento di don Tano tradisce il suo ruolo. senza dubbio. lo fa girare nella bocca. Non è finita finché non lo dico io. Fine delle comunicazioni. Io le parcheggio e basta. Il parcheggio-rottamazione fuori Milano: il cuore 63 . Torna in villa. alfa�Allora? Che succede? beta�Lo chiedo a te. Lo alza a mezz’aria: brinda. In un parcheggio abusivo. Milano. Pieno di auto rubate. Drìììn… drìììn… Il ricevitore viene sollevato. lo mastica: buono. Parcheggio macchine. gli ha contestato il magistrato. San Vittore.30. C’è nervosismo nell’aria. Sempre che non deluda ulteriormente le aspettative con promesse che non sei in grado di mantenere. ha risposto. autoparcheggiatore: ha detto così al magistrato. Non vogliamo parlarne. Invio: da cabina telefonica pubblica a cellulare clonato con scheda estera. Tano Virzì. Invio: da cellulare clonato con scheda estera a telefono fisso. Ha alzato le spalle. gli ha contestato il magistrato. Drìììn… drìììn… Pausa (nessuna risposta). Drìììn… drìììn… Pausa (nessuna risposta). Beve il primo sorso. ore 18. La luce si accende. Alfa accartoccia la scheda e la mette in tasca. Estrae la Sim card dal telefono cellulare e la sostituisce con un’altra. Ricontrolla alcuni circoletti rossi. sui colli bolognesi. Nessuna risposta vocale.

La faccia strafottente di Cruijff. La macchina ferma in posizione sospetta. – No. Cristiano Malavasi ha il rispetto del don. No. – Come va? – Devo parlarti. Segna il numero e l’ora sull’agenda. via Canale. Solo. errore o non errore: erano troppo forti. ore 16. Non sto bene. Gli hanno detto: Vittorio. grazie. Fuma ininterrottamente. – Pronto? – Lara? Sono Chiara. Hanno filmato tutto. Tano Virzì non controlla più il movimento dall’ufficio prefabbricato dentro il parcheggio abusivo: lo controlla dalla sua cella. Hanno la testa piena di idee confuse: questo gli hanno insegnato quelli che in cella c’erano negli anni Ottanta. attraverso una rete di avvocati giovani dai costosi vestiti firmati. Lara controlla il numero sul display: Chiara. Il telefono squilla. Ti disturbo? – No. per un po’. quella sera di maggio. Meglio non essere coinvolti. il soldato politico Vittorio Guerra. È per questo che Cristiano gli piace: parla poco e ha le idee chiare. Sì. L’esplosione. I detenuti politici sono bravi ragazzi. magari… 64 . Un blocco di post-it gialli. Era troppo forte. Altri convinti soldati politici. Lara. – Non so cosa dirti. Cristiano ritorna in cella. Non può essere quello che è in preparazione: è una roba grossa. Posso contare su di te? Tano Virzì agita la mano con un gesto poco chiaro. Segna sull’agenda. Se ho capito cosa vuoi fare. Il telefono squilla. E sa che don Tano gli deve un favore. le immagini dei gol alla televisione il giorno dopo. Mi faccio viva io quando riprendo. – Anch’io devo parlarti. qui a San Vittore: meglio stare da soli. Vuoi che venga a trovarti? – No. gli olandesi. Sta ricominciando. Ha fiutato l’aria. Ma non può essere un caso: Vittorio Guerra non crede al caso e alle coincidenze. L’auto saltata in aria a Bologna: non può essere un caso. Vittorio Guerra fuma sulla branda. Voglio stare per qualche giorno da sola. credo. I carabinieri che arrivano allertati da una telefonata anonima. lo ha percepito. non ora. per qualche giorno non lavoro. altri burattini. accanto al telefono: un’agenda aperta. Lara legge il numero sul display. Cristiano. Dimmi. C’è una cosa che devo chiederti. Chiara. Sul tavolo. – Questo favore io non te lo posso rifiutare. 20 settembre. Le macchie dei boschi. I capelli lunghi degli olandesi. Pazienza. Lara completa la nota sull’agenda segnando anche il nome. Ti può interessare. di quelli che ti si fissano in testa senza motivo. Risponde.dello spaccio di coca dell’intera Lombardia. Vittorio. Dove l’hanno giocata quella finale contro l’Ajax? Ricorda le foto sui giornali. Le basette del giovane terzino italiano buttato lì nella mischia a marcare quell’olandese. gli hanno detto. Cerca di ricordare qualche particolare insignificante. testimoni. hanno prove. Non mi disturbi. Casalecchio sul Reno (Bologna). La stradina di paese. Vittorio accende un’altra sigaretta con la cicca della precedente. quel Cruijff. Niente soldati senza sonno. O forse gli stessi: non ha importanza. Prima o poi dovevano passare. Cosa c’è là fuori. altri burattinai. La linea scura delle vette dei monti sullo sfondo della notte. non era davanti alla televisione. ma parlano troppo. Cristiano Malavasi ha il privilegio di non doversi inchinare per chiedere il permesso di entrare. Non c’è stata storia. Vittorio. Ho aspettato fino a ora perché non so proprio cosa dire. è un peccato. Era su un ponte: guardava il paesaggio. Poi. don Tano. hai pensato bene a quello che fai? – Se ci avessi pensato non sarei qui. E ha chiesto il trasferimento. la conclusione è certa. E dirti perché sono arrivato qui. agenti infiltrati: il processo durerà anni.

– Hai ragione. Lara. Chiara. Si salutano. 65 . Lara. Completa la nota sull’agenda. È che mi sembra tutto sbagliato. Scrive «Chiara 20/9 16. Forse Chiara sta piangendo. Chiara. Perché succedono cose così? – Perché è così che è fatto il mondo.– Vuoi che metta giù? – Tu come stai? – Non riesco a crederci. lì. Stacca il bigliettino giallo e lo attacca sul frigo: si vede meglio. Lara appoggia il ricevitore. Quand’è stato che eravamo a cena tutti insieme? Mi sembra di essere appena uscita da quel ristorante… Mi dico che è un brutto sogno e che prima o poi mi sveglierò… – Non è un sogno.10» sul post-it.

3. Ritagli

«l’Unità» Emilia Romagna cronaca regionale, 20 settembre 1998 tentativo di furto in un noto studio odontoiatrico bolognese? di Tommaso De Lorenzis

Nella notte tra il 18 e il 19 settembre un tentativo di furto sarebbe stato perpetrato ai danni dello Studio dentistico Alessandrini, uno dei più noti laboratori odontoiatrici della città. La mattina del 19, infatti, il direttore dello studio, dottor Rovinetti, si è accorto del mancato funzionamento del sistema di allarme che collega lo studio alla questura. Un successivo controllo ha permesso di appurare che il sistema era stato disconnesso con una certa perizia tecnica. Tuttavia non sono state trovate tracce della presenza di estranei all’interno dello studio, e all’inventario effettuato non sono emersi beni o oggetti mancanti. Si ritiene che l’obiettivo dei ladri fossero le sofisticate apparecchiature odontoiatriche, e che il progettato furto sia stato sventato da un qualche evento casuale che deve aver messo in allarme i ladri quando già l’impianto di sicurezza era stato neutralizzato. Gli inquirenti sono orientati verso la pista del furto su commissione, data la non facile commercializzazione delle attrezzature, il cui valore è comunque elevato. L’attività dello studio dentistico non ha comunque subito interruzioni.
«Il Mattino di Bologna», 21 settembre 1998 gli anarchici respingono la provocazione «non siamo stati noi» di Diego Dall’Olmo

In una conferenza stampa congiunta, i portavoce del circolo anarchico Camillo Berneri e della Federazione anarchica italiana (Fai) hanno denunciato con forza il carattere provocatorio del documento con cui un sinora sconosciuto Fronte anarchico insurrezionale ha rivendicato ieri l’assassinio dell’ispettore di polizia Andrea Vannini. Attribuire questo tipo di evento a una sigla che allude comunque a quella della Fai – Federazione anarchica italiana «è un fatto grave e infamante», dicono i due portavoce. «Chi addita un gruppo di compagni/e alla repressione è un poliziotto o un suo collaboratore». Gli anarchici bolognesi hanno poi ribadito la loro storica avversione alla pratica della lotta armata: «La Storia ci ha insegnato come il delirio rivoluzionario partorisca i tiranni e i gulag». Davanti a un atto terroristico di questo tipo, è stato affermato, «sembra di vedere all’opera i soliti arnesi di questura, buoni per tutte le stagioni». Noi, ha affermato il portavoce del circolo Berneri, «non abbiamo sufficienti elementi per riconoscere con chiarezza questi soggetti. Ci rimane il dubbio che dietro l’operazione vi possa essere tanto la mano dell’ipersoggettivista come quella di zelanti funzionari statali. Anche perché alla nostra analisi non sfugge l’analogia, anzi l’oggettiva complicità tra simili testi e le più ignobili veline della questura».

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Il comunicato del Fronte anarchico insurrezionale, fatto ritrovare ieri in due cabine telefoniche a Bologna e Roma, metteva in relazione l’attentato con presunte responsabilità dell’ispettore Vannini in recenti aggressioni subite da realtà antagoniste a Bologna, e segnatamente ai fatti del 6 settembre scorso al Livello 57, per i quali l’inchiesta è ancora in corso. Tuttavia dalla questura si fa notare che l’ispettore Vannini non era in alcun modo coinvolto nell’inchiesta. La rivendicazione ha comunque suscitato forti perplessità tra gli inquirenti, anche se l’indicazione del tipo di esplosivo usato viene ritenuta, in attesa degli esiti delle perizie sull’automobile della vittima, «degna di interesse».
Comunicato Ansa, 21 settembre 1998 evaso da san vittore esponente delle cosche catanesi

Nino Santorre, un noto esponente delle cosche catanesi, è evaso ieri a Milano dal carcere di San Vittore. L’evasione è stata scoperta quando, nel ripostiglio dell’infermeria del carcere milanese, è stato ritrovato legato e imbavagliato un obiettore che presta il suo servizio come ausiliario medico nell’infermeria carceraria. Il Santorre si sarebbe sostituito all’ausiliario al termine del turno di lavoro del personale, e grazie al suo tesserino di riconoscimento sarebbe riuscito a superare i controlli e ad allontanarsi con la stessa automobile dell’ostaggio. L’auto è stata ritrovata a pochi chilometri di distanza dal carcere, nei pressi di un bar. Un avventore del suddetto bar ha dichiarato di aver visto un uomo arrivare su una moto di grossa cilindrata, che ha parcheggiato davanti al locale con le chiavi inserite e il casco appoggiato sul sedile. Quasi subito, un uomo che gli inquirenti ritengono essere il Santorre è sceso dall’auto rubata e si è allontanato sulla moto dopo aver indossato il casco. Nino Santorre è in attesa di giudizio per duplice omicidio, e ha già riportato una condanna in primo grado per associazione di stampo mafioso e porto d’armi abusivo.
«la Repubblica», cronaca di Bologna, 22 settembre 1998 proseguono le indagini sulla morte dell’ispettore di Roberto Colasanti

Ancora senza elementi di rilievo le indagini sull’attentato terroristico che ha causato la morte dell’ispettore Vannini. Gli inquirenti, che continuano a essere dubbiosi sul comunicato di rivendicazione, faticano a trovare un possibile movente per il feroce atto che ha fatto ripiombare Bologna nell’incubo del terrorismo. Ieri la perizia medico-legale sulla dentatura dell’ispettore Vannini ha confermato la coincidenza del calco dentario preso sul corpo della vittima con una precedente radiografia odontoiatrica. Nel frattempo, continua a suscitare inquietudine la scomparsa dell’agente di polizia Sandro Valle, del quale non si hanno più notizie dalla sera del 18 settembre, e che sembra aver fatto perdere le sue tracce senza un apparente motivo. Fonti della questura affermano che per il momento non si ipotizza un legame tra la scomparsa dell’agente e l’omicidio dell’ispettore Vannini, ma che non può essere sottovalutato lo stretto rapporto di collaborazione esistente tra i due poliziotti.
«Il Mattino di Bologna», 23 settembre 1998 non un mafioso ma un terrorista l’evaso di milano di Diego Dall’Olmo

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Clamorosa svolta nelle indagini sull’evasione di San Vittore, per la quale sono indagati un agente di custodia e il socio di una cooperativa che effettua lavori nel carcere, per comportamenti che avrebbero agevolato la fuga del detenuto. Si è appreso infatti che Nino Santorre, risultato mancante all’appello e assente dalla sua cella il giorno dell’evasione, era in realtà nella cella di un altro detenuto, Cristiano Malavasi, che a questo punto risulta essere il vero evaso. Ad agevolare lo scambio di persona è stata anche la richiesta del compagno di cella di Malavasi, Vittorio Guerra, la sera del 19 settembre, di essere subito trasferito in altra cella, e provvisoriamente in quella di sicurezza, in ragione delle forti divergenze politiche emerse tra i due terroristi. Guerra è infatti un esponente di spicco del terrorismo neofascista, e sta scontando l’ergastolo per l’assassinio di tre carabinieri, mentre Malavasi fu responsabile nel 1980 dell’omicidio di un industriale bolognese a opera di un commando di Prima linea. Sostituitosi per ragioni tuttora ignote al Malavasi, il Santorre è riuscito, asserendo di accusare forti dolori al capo, a rimanere da solo e a letto per quasi due giornate, contribuendo in modo forse determinante all’evasione. Le ricerche si erano infattisubito orientate in direzione delle cosche siciliane presenti nel milanese, mentre si ritiene che il Malavasi abbia potuto allontanarsi indisturbato da Milano, probabilmente in direzione della Francia.

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Sventura. avevano tutti più capelli. si dice Raffaele: eccolo lì. ma l’ultimo bicchiere. l’ultimo bicchiere. E adesso si chiede: ne vale la pena? Perché chi annega la vita nel bicchiere sta peggio? Perché vomitare per l’alcol è peggio che vomitare davanti alla vita? Intanto però difendiamola. Lo so cosa fa oggi. Hanno un nome e un segno di riconoscimento. Il silenzio è rotto dalla musica. Lara. amore mio. Sono state conquistate giorno dopo giorno. non l’ultimo: il penultimo. L’amicizia di quei vecchi figli di pescatori verso l’ultima venuta come se ci si conoscesse da sempre. il sole. È su questa ammissione del fallimento che Raffaele ha costruito la risalita. È in giorni come questi che è difficile mantenere l’impegno preso con se stesso. La scoperta della vera storia d’Italia e le risate sugli «Alan Ford». Guarda quello. quelle più uguali delle altre. quello assessore alla Cultura del comune di Fangala. Guarda quelle facce lì. E Lester. Fare l’amore in macchina di notte sulla musica dei Massive Attack. Incredibile. con lo stalin in pugno. Come una banshee: sventura a te. Sventura. del lasciarsi 69 . Gira il carillon. È un giuramento.guai-guai-guai-achi-lo-tocca: guai a chi gli tocca il conto in nero. bastardi! 22 settembre. È stato nel gruppo di autoaiuto che ha imparato che non è il penultimo. Che non hai la forza di uscirne. Incredibile: quando la bara esce dalla chiesa Lara non trova altra parola. Erano tutti più magri. È stata dura ammettere di non essere capace di gestire l’ultimo bicchiere. e il Messico nel quale l’avrei portato. Questa città ha milioni di mattonelle che non sono tutte uguali. sventura a chi ha portato via Lester. dopo ne verrà sempre un altro: finché resta il penultimo posso sempre smettere. Sventura a chi ti ha portato via. Bologna. guai a chi gli tocca l’investimento in Centramerica. strappate con ferocia alla deriva dello sbandamento. Il Sud. Con se stesso e il gruppo di autoaiuto: l’impegno che ciascuno del gruppo ha preso con gli altri. a urlare guai-guai-guai-a-chi-ci-tocca! all’altezza delle due torri. quello della poetica dell’oggettino. Finché è il penultimo. guardando l’imponente corteo armato srotolarsi per via Rizzoli. ripete Lara a denti stretti. lo Jonio. Cattivo oggi. ore 15. Come ci si sente in questi casi? Come una banshee. di quelle che portano sventura ai malcapitati che incrociano la loro strada. È sempre il penultimo bicchiere. Che non lo gestisci. che non gli ho mai fatto vedere. Fino al disgusto delle bevande dolciastre: al bicchiere in mano non ha rinunciato. Sventura a voi. No. Raffaele. la vita. il signor. poi ancora l’amore. Sventura a voi. poi ancora Superciuk.4. Come una strega del Nord. Alcune forse sì: certune sono più uguali delle altre. passo dopo passo. col vecchio impermeabile. guai a chi tocca anche lui. si dice Raffaele. A partire dall’intruso lì per terra. se voglio smetto. dell’inazione. cambia solo quello che c’è dentro. che occupa quella mattonella. posso gestire il bicchiere come voglio. guai a chi lo tocca mentre si scopa le aspiranti bariste del suo locale. bastardi! Sventura: non è una promessa. quello delle conferenze sugli scrittori minimalisti. Chiesa di San Giovanni in Monte. Guai anche a chi tocca quell’altro. E Point Break.

andare. non avrebbe un soldino? Lara scende su Strada Maggiore assieme a Ferodo. Osservo la scena. Registra i gesti. Alcuni sono scomparsi: dall’oggi al domani non ci sono più. Il darwinismo sociale della Bologna grassa e rossa. dice: ma quando? La memoria di Raffaele è quella che è: il funerale di Guglielmo. una stretta di mano: convenzioni sociali. Diego: l’omaggio all’amico che non merita di essere dimenticato. ma tra noi e la vita. Si salutano: Ferodo verso l’enoteca di Sauro. Che suona una melodia al carillon. C’è stata una guerra feroce. Giochi ancora a scacchi? Raffaele lo guarda bene: chi è questo? – Io non ti conosco. via da questo quartiere. gli alcolizzati. E allora? – Guardo. Ecco perché Raffaele trova una buona ragione per non ricominciare a bere. Raffaele non lo ricorda. – Mi ricordo di te. si organizzano per dividersi gli angoli. – dice il nuovo arrivato scostando appena l’impermeabile. forse… I più duri resistono. ehi: cosa fai qui. i singoli: ogni informazione viene messa nella rete. le mense. le piazze migliori. condivisa da pochi e tenuta segreta agli altri. chiaro? – Vedi cappelli in terra? Ho allungato la mano verso i passanti? No: in effetti no. l’epatite. ma neanche dal cardinale che scaglia le sue omelie dai suoi pulpiti troppo alti per vedere chi cade e viene calpestato. saluta distratto quello lì che va via. i terminali. Il nuovo arrivato è abituato a parlare a bassa voce a se stesso: lo fa da quasi vent’anni. credevo di aver visto… poi… chi è che ho visto? Diego rivolta la testa nell’esatto momento in cui quel tale appena rialzatosi da terra incrocia il suo sguardo. Diego lo segue con lo sguardo. Forse non lo ha mai saputo. Una strizzata d’occhio: si gira e se ne va. È alla ricerca di qualcosa che valga la pena di un articolo a fondo pagina. L’eroina. non tende la mano verso i passanti. l’Aids. dove lo aspetta Diego. Vai via. c’è tuttora una guerra feroce: non tra di noi. giusto per fare intravedere il calcio della pistola. quotidiano Heysel tra portici e tortellini. Specialmente i conti in sospeso. il titolo: gli manca l’idea. – Ehi. Un mezzo sorriso. E c’è quella ragazza pallida e magra. riti ipocriti che si perpetuano fra distratti conoscenti d’altri tempi. I senza-fissa-dimora della vita. i preti caritatevoli. dove prenderà un taxi. Si ricorda di me. Ma quale sia il suo vero nome. alza la mano d’istinto a salutare un’altra faccia che… la mano resta a mezza strada. E di certo il paesaggio umano della piazzetta di San Giovanni in Monte non aiuta. La stessa moto che ricompare più avanti. Il nuovo arrivato seduto per terra. qui come dappertutto. Un piccolo. ehi. Lara e Ferodo meglio far finta di non conoscerli: ci si è accordati così. C’è uno strano dark silenzioso e immobile. dice il nuovo arrivato toccando le chiavi della moto nella tasca. Tu ti alzi e te ne vai. Raffaele si è incamminato verso l’Archiginnasio: il suo luogo di lavoro. della malattia. Anche Diego accenna a un sorriso. Quella ragazza bellissima con le gambe lunghe. C’è chi è caduto vittima del freddo. Non si sofferma sul paio di volti del passato che riemergono. Una pacca sulla spalla di qua. I morti non si levano dal sepolcro per ridarti il quasi niente che ti viene strappato. forse migrati altrove. e Raffaele lo sa che non si chiama Guglielmo. L’omelia distratta dell’officiante è passata inosservata: di certo Diego non vi ha prestato attenzione. Il feretro è dentro il furgoncino che parte. Il nuovo arrivato lì non deve stare: e non c’è funerale che tenga. i tossici. non lo ha fatto. Lo dice a bassa voce. l’attacco. conquistano la posizione lasciata libera. Mi ascolti? Via. la guerra per la vita non vista dal sindaco comunista grasso e baffuto che sembra Balanzone. Diego resta sul posto: tutto torna. Raffaele. Gli manca l’ispirazione. Tu comunque non puoi chiedere l’elemosina qua. In effetti. Il nuovo arrivato osserva la scena. della fame. Raffaele si allontana: capisce che è meglio fidarsi. i portici. Scusi. signore. Ora che non ha più il Vespino. poi si riabbassa: no. Non può essere qui per caso. La funzione è finita. via da questa piazza. più o meno all’altezza del Caffè 70 . tu? Non puoi stare qua. I ristoranti che lasciano il cibo avanzato tra i rifiuti. Cammina pensosa: talmente pensosa da non curarsi dei clacson che inseguono insultanti la moto che ha tagliato Strada Maggiore per infilarsi nella traversa sul lato sinistro. ho detto! Il nuovo arrivato sorride. Lara verso il centro. Dietro la città placida e lucente c’è un’arena nella quale ogni giorno i leoni vengono sguinzagliati contro i barboni. i visi. a se stesso. Non ho bisogno di chiedere l’elemosina.

e se sono gli ultimi vanno spesi bene. Proprio quello che pensa lo sconosciuto che le si accosta e le chiede se può offrirle da bere. dice ancora indicando con la testa la direzione di piazza San Giovanni. dice Lara abbassando la voce: solo la voce. – Poi? – Un posto tranquillo. non di avere anche i proiettili. no? – Magari perché avevo paura che mi facessi bum bum col tuo arnese… – Non potevo spararti. Tu prendi… tu prendi un Negroni corretto: ne hai proprio la faccia. è quello che fa per te. brinda con lei sa chi e beve il primo sorso. Lara lo guarda con attenzione. (Silenzio). Gli abiti sono stropicciati. a dispetto del succo d’arancia. Di buono e di forte. Perché ho una pistola nella tasca. se avessi fatto resistenza? – L’ho usata. Perché abbiamo qualcosa in comune. – Ti offendi se prendo un Cuba libre? – E magari molto-Cuba-e-poco-libre? Sì che mi offendo: un’offesa al rhum e al buon gusto. – dice Lara. Qualcosa in comune?. Si è sbarbato di fresco senza usare dopobarba. Esonero dal rapporto diretto. – Cosa ti serve? – Un bagno caldo. D’istinto ha ripreso a comportarsi secondo i rassicuranti rituali del corteggiamento simulato. – E tu? Lo conoscevi? – Lo conoscevo. – Eri la sua ragazza? – No. Lara alza a mezz’aria il suo Bellini per me. colpisce l’organismo costrettosi all’astinenza per scelta e per avversione verso il vinaccio da battaglia. presa di distanza mediata dall’ironia che accomuna. – Corretto con cosa? – Col succo di mezza arancia rossa.dei commercianti.– Cristiano Malavasi. – Passiamo alle presentazioni? Io sono Lara. facciamo che prendo quello che prendi tu. Fidati. Tosta. Odora vagamente di sapone liquido da bagno pubblico. – Cosa prendi? – chiede Lara al suo improvvisato ospite. Sei qui seduta a bere con me. – No? – No. – Dimmi una cosa: l’avresti usata quella pistola. Tanti anni fa. Cosa fai qui? Ti staranno cercando. e non lo condivido con nessuno. rimarca la voce ancora più bassa dello sconosciuto: qualcuno di importante. non lo sguardo. Il suo ospite fa altrettanto. Non ero la sua ragazza. – risponde Lara toccando il bicchiere largo di Cristiano col suo calice. Permetti? – dice alzandosi goffo per rispondere a un istintivo residuo di buona educazione. quella pistola. Lieto di conoscerti. no? – Faccio la lettera rubata: mi nascondo sulla scrivania. Il Negroni corretto scende giù più forte di quanto ricordasse. Meglio se non ripeti il mio nome ad alta voce. Per il resto mi arrangio. Per tre buone ragioni. aggiunge. Le scarpe impolverate. E una bella ragazza che mi spieghi cosa sta succedendo. credo. – conclude Lara ordinando i drink senza chiedere conferma. Qualcuno in comune. tempo e spazio sufficienti per studiare le mosse dell’animale che fronteggia: l’etologia riconquista i suoi diritti. chiede Lara guardandolo sfrontata negli occhi. Pensa: è la prima volta che conosco un assassino. – No. la ragazza: e allora cosa prendo? Anzi. Sono la sua ragazza. dice. risale in una mescolanza di sapori che il palato non riesce a separare. Riflesso condizionato: perché dovrei accettare da bere da uno sconosciuto. Ho detto di avere una pistola. – Sicura? – Sicura. Perché ho in tasca poco più che i soldi per offrirti da bere. – Lieta di saperti libero. Lara rallenta il passo via via che si avvicina ai Commercianti: ha bisogno di qualcosa di buono. Brucia sul fondo dello stomaco diseducato dalle mense. – Ho sentito parlare di te. – io prendo un Bellini per me. risponde lo sconosciuto sorridendo con cortesia. 71 .

Però non era nei patti che saresti andato in giro per l’Italia. Diego: infatti è ancora a fare il cronista. Ferodo arriva avvertito da Lara: «novità vieni appena puoi» dice l’Sms. sin dai tempi di «Lotta Continua». Arriva dopo aver fatto il punto con Diego. i post-it di Lara. Situazione di attesa: aspettiamo la prossima mossa. Me lo puoi recuperare. – Finora è andata bene. Bella penna e bella testa. un’ora. Lara apre tre birre svedesi e un pacchetto di patatine al cumino: è affascinata dai calcolati movimenti di Cristiano. il sapore di una buona birra. L’appuntamento di stasera: il Togliatti ci aspetta alle otto e mezzo. Le abili insinuazioni di Diego: bella penna. Raffaele lavora in proprio: stasera porterà informazioni. ogni emozione. Dài. di targa.– Non è facile spiegarti cosa sta succedendo. non ne ho bisogno. Baricella (Bologna). via Canale. Possiamo andare. parlato. La morte di Andrea a piena pagina.30. Casalecchio sul Reno (Bologna). Cos’è? Una carta di credito clonata: la sai usare? No: comprendimi. «Aveva il telefonino quasi scarico!» (rosso). Lara ha parlato. 72 . ricorda Cristiano. Ferodo. risponde Lara. fa il punk. «Non sanno di Ferodo» (rosso). gli appunti. fa spazio e riempie di nuovo. vero? Sì. Sposta i fogli seguendo i propri. Dammi le chiavi. Fosse stato meno bravo a scrivere e a leggere libri. Si sistema per terra. Tanto per stare tranquilli. Ferodo? (Non lo chiede a Lara: lo chiede a Ferodo). Un angolo in basso l’altro omicidio: come Peppino Impastato e Aldo Moro. dice Ferodo: ti insegno io. «Baricella trattoria Venturoli» (giallo). le schede di Ferodo. Ci vorrà del tempo. A proposito. contemporaneamente. Quello scatolone di ritagli dov’è finito? È ancora lì. rane o non rane. A proposito di che? Non me lo ricordavo più. – Mi hanno assicurato che è pulita. Abbiamo un’ora prima di muoverci. come davanti a un puzzle. Dopo un’ora Cristiano si alza da terra senza guardare l’orologio. Ho capito. in genere. Nema problema. «Diego da Sauro (Ferodo)» (giallo). parlato: ne aveva bisogno. questa coincidenza. gli fa Ferodo. «Raffaele 22/9 ore 23 Pierino» (giallo). Fa pensare. – Ma sei sicuro di quella targa? – chiede Ferodo sospettoso. Tranquillo. Prendi qui. gli fa: guido io. Sovrappone questa carta a quel ritaglio.10» (giallo). ogni apparente ripetizione. avrebbe fatto carriera in politica. Cristiano? Dopo quello che ho mangiato per diciott’anni. buona questa birra.45. ore 18. Hai bisogno? Mi servono alcune cose che sono là dentro. A te piacciono le rane. Cristiano non chiede dove andranno. alzati che andiamo. Vi dispiace? Cristiano prende i ritagli. «Bar Prezioso ore 19. qualunque cosa va bene. I ritagli di giornale con le due notizie. Ma la memoria è ingannevole. Te ne procuro una io. Hai un casco di riserva sulla tua moto? No. – Già. Anche Ferodo porta novità: quello che Lara ancora non ha detto. Lara prende il casco che gli allunga il barman. dice. ore 20. a San Vittore facevamo senza. Mai un’interruzione: Cristiano registra mentalmente ogni smorfia. imperscrutabli disegni. No. Cristiano ha ascoltato con pazienza. Si limita a passare davanti a Lara per pagare con i suoi ultimi soldi. Ogni tanto si appunta qualcosa. Tutte le sere!!!» (rosso). faccio io. trattoria Venturoli. I post-it colorati sul frigorifero di Lara: «Chiara 20/9 16.30» (giallo). – risponde Cristiano. modifica l’ordine dei bigliettini. Il comunicato di rivendicazione: Bologna e Roma. «Chiara 22/9 9. Non hai l’aria di aver bisogno di ritagli per ricordarti le cose. mi sa di no.

– Scusi. dice: e Cristiano è un’arma in più. C’è vento. E se hanno agito così vuol dire che non hanno molto tempo: quindi sta per succedere qualcosa. con i capelli lunghi scompigliati dal vento di settembre. poi me lo ha rispiegato Diego. poi non l’hanno più venduta. probabilmente ne agganciamo un altro. Tavolo prenotato: parete alle spalle. – Avevamo lo stesso dentista. 73 . sulla soglia. Sandro gli pesa sulla coscienza. No. senza incertezze. – passiamo ai fatti. Non entri?. La stessa notte sono andato con Ferodo a sostituire le cartelle. chiaro che il motivo non poteva essere che questo. commenta Cristiano. Taglio di capelli sempre uguale. – Quanto vicino? – chiede Cristiano. Ferodo. Ma il sindaco che c’era allora. dice Cristiano sulla porta d’ingresso. e quando riaccendono la chat noi ci siamo. altro che fargli far carriera. Cristiano allarga il sorriso e le braccia. Solo. A vedere Sandro saltare in aria con la macchina. Anche Lara non contribuisce a farlo star bene: non era così neppure i giorni della morte di Lester. – L’ho letto sul giornale. dice stasera. Andrea. è stato… ma tu come lo sai? Lo so. a quell’imbezel d’un asen imbezel. stesso trucco. Andrea Vannini gli si getta dentro. – Me lo ricordo questo posto.Chiaro che non siete stati voi a sceglierlo. non sorride più. Pensavo che… – Per cosa credi che sia uscito? Andrea abbassa la testa. – dice Lara. Se Raffaele stasera vi porta un regalo. Il tempo le serve tutto per la guerra dichiarata agli assassini del suo uomo. qui fuori. – dice Andrea. – Siamo messi così. Appoggia il casco sulla moto. infatti. Sapevo che era solo questione di tempo: ma non credevo che saresti arrivato subito. Perché in guerra servono armi. ma un anello di snodo tra il livello esterno e quello bolognese. – Tu. Il Togliatti spegne il motore. quello studio odontoiatrico sul vecchio canale. – Ci venivo a ballare da ragazzina. – Basta piangersi addosso. Glielo avevo consigliato io. – risponde Ferodo. stesso abbigliamento. piuttosto? Come hai fatto a morire? Non è più allegro. dice uscendo. Cristiano comincia a sorridere quando vede uno svolazzo d’impermeabile dietro la massa del Togliatti. Si sfila il casco. – chiede Lara al gestore che porta la caraffa di lambrusco. Lo sguardo di Lara non ammette repliche. Questo Righi Aldrovanti che abbiamo riempito di cimici non è il capo. il carico della nave è qui vicino. adesso. Com’è che non ci siamo mai incontrati qui? – Perché da ragazzino non stavo a Bologna. Lontano rumore di moto in avvicinamento: il Guzzi del Togliatti. Sappiamo come comunicano tra loro in Rete. Anche se i due omicidi li hanno gestiti senza interpellarlo. certo. Mai sentita Lara parlare così. E con tutta probabilità. C’è un cubo di cemento vuoto. c’è vento: meglio entrare. vista sulla porta d’ingresso. no? In galera non lo senti il vento sulla faccia. Andare in giro con la sua migliore amica seguiti da un omicida latitante non gli migliora l’umore.Sempre sospettoso. La foto dei miei denti è nella cartellina di Sandro: è per questo che hanno identificato il mio cadavere carbonizzato. ricadere al suolo immobile. Non l’hanno ridata a quei ragazzi perché dovevano venderla. Vado a mettere in moto. – c’è ancora la discoteca Kryptonite in fondo al paese? – La discoteca? No. dice. dice sottovoce Cristiano. Sulla porta Cristiano si scuote. vai a fargli capire: dovevano lasciarlo in officina ad avvitare bulloni. no. Ovvio: si è giocato tutta una vita in una decisione. E non lavora. – dice Lara. Resta lì. non c’è più. risponde Andrea. – Abbiamo alcuni telefoni sotto controllo. gli chiede Lara. Dietro di lui il passeggero salta giù dalla moto guardando negli occhi Cristiano. Sì. Quella mezza rampa di scale sufficienti a far richiudere il portone. A schermarlo dall’esplosione. pensa Lester entrando nella trattoria. prendere fuoco e bruciare come un cerino. Il vecchio ladro d’appartamenti stringe il manubrio con le sue poderose mani. quindi le decisioni dovranno passare da lui. Ancora non sapevo che in quella stessa notte… Andrea si ferma. Arrivo.

– Qualcuno ha dubbi su quello che sta per succedere? Nessuno risponde. Al momento buono li anticipiamo. – Dopo. e del nuovo lambrusco. Lara ha la faccia dura. incrociando per caso 74 . Lara aspetta una risposta. Esce fuori. Bologna. – dice il Togliatti versando da bere. – Che facciamo dopo? – chiede Lara. si affaccia sulla via e indica la libreria dei ciellini. – Ecco la stampata della prenotazione di due posti aerei per i fratelli Varisi. Come sempre. tanto per non essere a Bologna in questi giorni. non ci sono nuovi arrivi. Aspettiamo le loro mosse. E non c’è concorrenza: quindi a spaventarli non è la concorrenza. La sua villa è un posto sicuro per chi passa da Bologna. – Perché? – chiede Cristiano stupito. La festa di diploma. – Sui viali non ci sono croate: non sono ancora tornate. Nella zona del grattacielo la polvere è tagliata bene. sussurra: come sempre. Un’aula occupata militarmente. Le abbiamo anche pubblicate. adesso. nell’idea. Una vacanza premio. le foto dei ciellini con le spranghe alla finestra. il giorno dopo ci sarebbe stata una grande manifestazione a Roma ed era necessario farla deragliare sul sentiero della guerriglia urbana: serviva un morto in piazza. Gli togliamo di mano quello che hanno fatto arrivare dalla Croazia. Li acciuffiamo e magari li leghiamo come salami. racconta a Lara. no? Quei salami hanno ucciso due di noi. una volta che li avremo presi? – Se li avremo presi. Nessun dubbio. per dire: con tanta di quella gente che dovemmo portarci i bicchieri di carta da casa per poter bere tutti. di quelli che credono nell’idea. – risponde il Togliatti. E non si limita a metterci i soldi. d’accordo: cosa facciamo? Ferodo guarda Andrea. E su quel Righi Aldrovanti ho qualche informazione in più. Perché bruciare una libreria? Credevo che a voi i libri piacessero. Sono stati i ciellini a dare il pretesto alla polizia. Andrea non risponde. Anche i pierini sembrano più tristi. con Lester. Cristiano continua a guardare un punto indefinito. sospira Cristiano. l’abbiamo trasformata in Terra bruciata in dieci minuti. Cristiano continua a guardare il niente. Da altri sì. non c’è alcun caso di overdose. – Come fa Raffaele a sapere cose? – Se sei uno dei barboni storici di Bologna. Cristiano ne ordina un’altra porzione. – Facciamo quello che si deve fare. Muti e spaventati.– Abbastanza da averne spostato una porzione sotto la macchina di Sandro. – Se li avremo presi. Soprattutto se sguinzagli alla ricerca di notizie tutti i tuoi amici barboni. e il resto venne da sé: la polizia era stata autorizzata a sparare ad altezza d’uomo. dice Lara. poi Lara. Tre. Cristiano è lì che lascia risalire i suoi vent’anni assieme al fuoco dell’intruglio. Rientra e afferra un altro pierino. Andrea guarda Ferodo. – risponde Andrea. L’ero che si è sparato in vena non è quella che gira.La vedi quella? Si chiamava Terra promessa. bar Pierino. ore 23. – E dopo? – chiede ancora Lara. – Dopo quando? – risponde incerto Andrea. Raccogliamo informazioni. – mormora Cristiano quasi tra sé e sé. Ai Caraibi. – Anche i gestori delle agenzie di viaggio non sono a Bologna. li prendiamo in contropiede. – Ho chiesto in giro. Cosa facciamo. Pare che sul banco ci siano dei bicchieri che aspettano bevitori non ancora arrivati. – Andiamo da Pierino a sentire cosa ci racconta Raffaele. giusto? Giochiamo sulla sorpresa. due compagni buttati giù a sprangate per le scale. – Diego? – Diego dice che la morte del Lercio puzza.20. quel giorno che Francesco fu ammazzato. ne sai di cose. che saranno attesi invano: non si torna indietro da certi viaggi. – Cos’altro? – insiste Cristiano. Già. attorno al fresco lambrusco di Baricella. – aggiunge Ferodo. È uno della vecchia leva. Le rane sono finite presto. E comunque i ragazzi del rione Santa Rita sono spaventati. dentro un mondo tutto suo.

– Dico che si può fare. Non con quel Clerico. Ad esempio? Ad esempio. 75 . conclude Cristiano. Dov’eri finito? Sono stato altrove. Porta il cellulare nella tasca esterna. Lara fa cenno a Ferodo. Adesso sì che mi ricordo di te. E com’è. Dove?. ma col suo compare sì. Raffaele? – chiede Lara prendendolo sottobraccio per portarlo in un angolo meno affollato. dice Cristiano. Si incrociano anche gli sguardi: è giornata. – Che mi dici. ripete Cristiano. Altrove. questo altrove? Come ogni altro posto.la mano con quella di Raffaele che prende il suo chinotto. insiste Raffaele. Perché quasi? Perché in ogni posto c’è sempre qualcosa che manca. Ferodo annuisce. dice Raffaele: tu eri uno dei Quattro gatti. dice Cristiano. in quell’altrove lì mancano i pierini. dice Cristiano: o quasi. Ho sistemato per domattina.

Hotel dei 4 Mori. Residenza romana del senatore Cappas. Tutto questo non spiega la mia presenza qui. scioglie la ferma posizione informalmente sull’attenti e si accomoda. l’aroma del caffè. – Io ho al momento la funzione di latore di messaggi. non del tutto rassicurante. Il generale inclina il capo in segno di ringraziamento. da un caro conoscente che lo miscela seguendo mie precise indicazioni? Due diverse miscele di arabica dei Caraibi con una piccola aggiunta di robusta brasiliana. cercando di percepire ogni singolo umore del senatore Cappas. generale: sono vent’anni che questo allora giovane studioso di sistemi politici mi venne presentato da un conoscente che in qualche modo potrei quasi definire comune. Forse. senatore? – È da tempo che lo auspico. oggi. senatore. nel suo piccolo. se possibile. il senatore Cappas è diventato un maestro: un allievo all’altezza del maestro. Il generale Corvino obbedisce. Allargando il braccio. appropriato alla circostanza. Il servitore in guanti bianchi serve il caffè. – Posso essere franco. E dunque? Il senatore Cappas sorride. Mi sembra. nella macchina dai vetri fumé affittata per l’occasione. gradisca questa sottile sfoglia di cioccolato fondente: la prossima tazza di caffè le sarà. come era desiderio dei miei referenti. Un sorriso non del tutto benevolo. – Spero non vorrà alludere alla mia presenza. Il fumante bricco in porcellana di Capodimonte è sul vassoio. che mi appaiono convergenti. al colloquio con l’inviato di nome Michael. Maestri e allievi 23 settembre. il senatore indica al generale Corvino la poltroncina vuota. Bastano due lievi colpi con le nocche: il suo arrivo è atteso. quando la tostatura è lenta e tende al brunito. come dire. ancora più gradita della prima.20. senatore. L’ho messa a parte di alcune cose che sono in preparazione. A che pro la sua richiesta presenza? Necessità di un testimone? Ridicolo: come se il senatore Cappas non avesse imparato a registrare certi incontri. – Le avevo detto. Il vasto progetto di Creative Destruction è appena agli inizi: un’arte della quale. ore 6. l’inserzione del piccolo gioco italiano nel grande gioco globale richiede questo snodo. Il generale Corvino allunga le antenne. L’amaro del cioccolato. generale. che il caffè mi viene recapitato dai magazzini di Trieste. e in questo modo ho affiancato i progetti dei quali sono partecipe con i suoi personali progetti. All’esterno. Ma prima di espormi il suo punto di vista. generale. sprofondato nella poltrona accanto al tavolino da caffè. accanto a due straordinarie tazzine del primo periodo borbonico.5. E fu su parere di questo e altri miei consulenti che l’allora giovane studioso di sistemi politici entrò a far 76 . Quel vago sentore di bruciato così tipico tra i sapori della mia terra. – Io e l’inviato americano siamo vecchie conoscenze. per dare quel nervo che amo trovare tra gli aromi del caffè. l’inviato di nome Michael attende la chiamata convenuta per l’incontro col senatore Cappas: la perfetta chiusura della triangolazione. senza interrompere la rigida linea della schiena. Il generale Corvino bussa discreto alla porta della suite del senatore. Non è certo di un testimone che lei ha bisogno. la dolcezza della miscela che si stempera gradualmente in una più accentuata venatura di bruciato. Roma. generale. Il senatore è avvolto in una elegante vestaglia di seta.

Michael. ministro: volevo solo sottolineare questo. perché tu e gli amici con alla testa il residente del Consiglio (informato ovviamente il presidente della Repubblica) possiate riflettere opportunamente sul da farsi. è fuori discussione – mi è stato detto con tutta chiarezza – che sono considerato un prigioniero politico. che bisogna valutare con freddezza. Il giovane ministro Cappas non nasconde la sua crescente irritazione. ore 10. ma non certo privo di esperienza. per evitare guai peggiori. in un frangente storico la cui drammaticità non potrebbe in alcun modo sfuggirle. generale. – Lei. ma così formulato serve a mettere in dubbio la saldezza di giudizio del ministro. bloccando l’emotività e riflettendo sui fatti politici… 77 . questo scenario non era previsto. pesi. Michael? – Che nel ventaglio di ipotesi che avevamo formulato nelle prime riunioni dell’Unità di crisi. è l’anello di collegamento con i Servizi. dal momento che non è la delicatezza la qualità che più emerge dalla sua persona. Benché non sappia nulla né del modo né di quanto accaduto dopo il mio prelevamento. con uomini di sua fiducia o come tali indicatigli da alcuni suoi interlocutori. Per altri. avendo presenti le tue responsabilità (che io ovviamente rispetto) alcune lucide e realistiche considerazioni. Il giovane ministro Cappas continua a leggere la lettera. è più che un consulente dei Servizi. e per certi versi sdrucciolevole. allora il gradimento politico diverrebbe un fattore di rischio politico. – Ho come l’impressione che queste prime righe stiano prefigurando uno scenario inedito. – Cosa intende dire. Il giovane ministro Cappas legge la prima parte della lettera. per il giovane ministro Cappas. come presidente della Dc. Capisco che un fatto di questo genere.parte di un ristrettissimo gruppo di miei collaboratori. La presenza di molti estranei all’apparato burocratico del ministero ha suscitato qualche malumore. Roma. a un processo diretto ad accertare le mie trentennali responsabilità (processo contenuto in termini politici. Il giudizio del consulente Michael è saggio. sottoposto. ma si deve anche guardare lucidamente al peggio che può venire. quando si delinea. – Cosa vuol dire questa busta aperta? – Una lettera di questo tipo non può essere considerata personale: è parso naturale che i Servizi dovessero prenderla in esame in attesa del suo arrivo. prima che si crei una situazione emotiva e irrazionale… – Onorevole… Il giovane ministro Cappas alza lo sguardo: è il consulente americano che affianca il dottor Costante a chiedere la parola. Con irritazione nota che è aperta. Queste sono le alterne vicende di una guerriglia. sfacciato. e che avventurarci su uno scenario imprevisto senza averne tutte le possibili implicazioni potrebbe essere rischioso. Prescindo volutamente da ogni aspetto emotivo e mi attengo ai fatti. storicamente schierati a difesa della vostra libertà. 29 marzo 1978. ma che diventa sempre più stringente). Pensare quindi fino in fondo. In tali circostanze ti scrivo in modo molto riservato. a sottolineare il suo coinvolgimento emotivo nella vicenda. a voce chiara ma non alta: è giovane. Osserva in silenzio i membri dell’Unità di crisi da lui stesso costituita. – Se gli esiti della vicenda si avviassero su una strada sgradita ai nostri saldi referenti occidentali. – Dica. Sa bene che nessuno dei presenti ha bisogno di ascoltare il contenuto. sono indotto dalle difficili circostanze a svolgere dinanzi a te. Unità di crisi. Carissimo *** mentre t’indirizzo un caro saluto. Il giovane ministro Cappas riceve una busta dal direttore generale del suo gabinetto. non sta pensando rischioso: lei sta pensando sgradito! Abbia almeno la franchezza di ammetterlo. È il dottor Francesco Costante a rispondere: elegante. Michael.

selezionando tra centinaia di Cd 78 . No. Sta a lei decidere se è sempre necessario. ovviamente per via informale. Il senatore Cappas sta programmando il lettore multiplo del suo home theatre per l’intera giornata. mette il cappello d’ordinanza sotto il braccio ed esce. se mi consente il personale riferimento. Ora. Io so. Una posizione più defilata. La mania del senatore Cappas di far spazientire i suoi interlocutori gli appare una barocca inutilità: tipicamente italiano. Il senatore si alza.30. Residenza romana del senatore Cappas. lei non deve discutere né telefonare. Che Iddio vi illumini per il meglio. credo che il già avvenuto incontro tra questa persona e l’inviato di nome Michael. stringe la mano. non la metto in contatto con nessun superiore. La mano che tende al generale Corvino è amichevole. il senatore gradisce rimanere da solo. E forse… – Dica. L’automobile dai vetri fumé si allontana. che a capo di uno dei fili che la spingono da me c’è un uomo che non ricordo di aver mai incontrato. Il senatore Cappas non gradisce visite. No. non immemori dei nostri antichi rapporti professionali… lei certo non ignora la vicinanza al la sua Arma benemerita che mi è sempre stata attribuita. voce che da sempre mi onora… non mancano di tenermi aggiornato su alcune vicende locali. dal quale potrebbero dipendere molte cose. la consideri alla stregua delle trame di quella soap opera che mi faccio mandare dagli Stati Uniti. Il giovane ministro termina la lettura della missiva a lui inviata. generale. all’interno della parte entro la quale per libera scelta noi siamo. al nostro amico e. Ecco tutto. maestro che dalle sue stanze dell’ Hotel Excellence ha già messo la sua persona e i suoi contatti al servizio dell’interesse supremo dello Stato. ci siamo capiti. o si allontana subito o la allontaniamo noi. suggeriscano l’utilità di una presa di distanza dagli eventi. L’inviato di nome Michael non ha mai tempo da perdere. ma perentoria: l’incontro è finito. Lei qui non può stare. mantenere a una certa distanza. Dovremmo riflettere con attenzione su questi rischi. 23 settembre 1998. La cosiddetta Sindrome di Stoccolma. la presenza diretta del soggetto non aggiungerebbe alcuna sostanziale novità al peso del personaggio: ma permetterebbe a lui. Hotel dei 4 Mori. intralcia il traffico e costituisce un elemento diversivo per la sicurezza degli ospiti dell’albergo. Non ha bisogno di parlare: il segnale è convenuto. Il generale Corvino batte i tacchi. senza contare la prossima conferenza politica riservata in programma. Costante è l’uomo dell’inquilino dell’Hotel Excellence all’interno dei Servizi. stare da una parte oppure no. ministro. I due uomini che bussano ai vetri hanno tesserini di riconoscimento. evitando che siate impantanati in un doloroso episodio. – Io credo che sarà utile un più stringente ricorso. La presenza di questa macchina è segnalata da oltre un’ora. Roma. più discreta. magari allargando l’Unità di crisi a qualche soggetto esperto di psicologia. di studiarne le mosse. pur sapendo che questo comportamento mi attira ingiuste accuse di scarsa riconoscenza e poca memoria. L’inviato di nome Michael nel suo veicolo dai vetri fumé continua ad attendere: la pazienza comincia a degradare. Cappas. – Vede.– Cosa consigliano lor signori? È ancora il dottor Costante a chiedere la parola: questa missiva e le due che sono già giunte ad altri destinatari potrebbero lasciar supporre l’inizio di una strategia di destabilizzazione incentrata su un invio libero e indiscriminato di lettere. generale. L’assenso del consulente americano Micheal alla proposta di Costante è evidente: in questa vicenda le notizie arrivano su altri tavoli con evidente anticipo rispetto al tavolo del giovane ministro Cappas. dottor Costante: credo di immaginare la sua prossima proposta. – continua il senatore Cappas sorbendo un’altra tazza di caffè. Il senatore Cappas compone un numero di telefono. mi lasci indovinare. – io ho alcuni amici e antichi collaboratori che. il generale Corvino assiste alla curiosa scenetta che ha luogo sull’altro lato della strada. Mister? Uscendo dall’Hotel dei 4 Mori. generale. in quel riservato appartamento non distante da piazza di Spagna?. generale: sono convinto che lei abbia le qualità per questo particolare compito. È una delle mie debolezze. ammaestrato e reso diffidente dall’esperienza. Il giovane ministro Cappas studia con attenzione gli occhi del dottor Costante. lei si toglie di torno adesso. ore 7. ma che proviene da quella stessa scuola politica alla quale mi sono rivolto in passato per consulenze e consigli. e che oggi preferisco. come si dice? E dunque anche all’interno dell’Unità di crisi? Se così fosse.

79 . per la quale è necessaria la massima attenzione.di musica lirica e sinfonica: un’operazione delicata. È per questo che il senatore Cappas non desidera essere disturbato. Da nessuno.

Come volevasi dimostrare. che poi sono degli sfaccendati anche loro. no? Bologna. che don Ricrea si pensa che la Rachele non ci bada. poi finisce che trova la grappa e la beve. dico io. gli sfaccendati e i signorini. che pare tanto un brav’uomo. perché è seduto sulla sedia. forse è proprio vero che russava. E adesso ci arriva anche quell’altro lì. e ieri si è accorta che la grappa è sotto quel segno. grazie. borbotta la Rachele col suo passo svelto e la sporta della spesa sotto il braccio. Sembra che russi. che non fuma neanche. che quando ieri gliel’ho chiesto mi ha detto: non dormo. perché la grappa di pere nella scansia è diminuita. risponde il forestiero. no? Cosa c’avrà da fare dentro quello stanzino il signor Augusto. curiosa come una biscia: mah. di quelli che se lo avesse incontrato dieci anni fa la Rachele forse forse un pensierino ce lo poteva anche fare.6. Ecco. cosa vuol dire che non dorme. però non è creanza chiudersi in stanza quando in casa c’è una signora. dice lui. uno la notte se non dorme e non fuma di certo non fa niente di giusto. cosa fa tutta la notte. dice la Rachele. ma lei ci ha fatto un segno quasi invisibile per controllare il livello della grappa. risponde il forestiero. ore 7. Mi scusi se l’ho svegliata. dice la Rachele prendendo la scatola del caffè. sul signor Augusto. non si preoccupi. Oddio. perché le mani callose sono sempre delle persone oneste che lavorano tutto il giorno. altro che storie. e questo forestiero qui continua a non piacerle: uno che dorme sulle sedie in cucina. che si vede dalle mani che è un lavoratore onesto. un po’ dispiaciuta e un po’ no. che va anche bene leggere. invece di cercarsi una casa per conto suo. i contratti per forestieri. quello tanto rispettabile e dall’aria così perbene. e insomma mica si prende in giro una povera vecchia che lavora come me. piazza Galileo Galilei. che stanotte è stato poco bene e si è addormentato all’alba. frazione di Villanova (Bologna). quindi dev’essere quello lì con l’aria da forestiero ad averla bevuta. vorrei proprio sapere quell’altro lì con la faccia da forestiero dov’è che dorme. il signor Augusto. 80 . sono gli sfaccendati che stanno tutto il giorno al bar ad avere le mani lisce. conclude la Rachele davanti alla porta della canonica. non si sa. quell’altro lì con la faccia da forestiero l’aria perbene proprio non ce l’ha. Un porto di mare! La canonica di don Ricrea è diventata un porto di mare. con quel chiavistello tirato. che se don Ricrea dorme nel suo letto che è grande appena per uno magro come lui e nella brandina dello sgabuzzino c’è il signor Augusto. Che ci fanno i contratti d’affitto proprio per loro. pensa la Rachele. Adesso ci preparo il caffè. dice la Rachele. Rachele. il forestiero. che secondo la Rachele è uno che apre gli sportelli per curiosarci dentro. Prima il signor Augusto. perché al rumore della bottiglia sul tavolo fa un salto e si scuote. un po’ di cortesia ci vuole. però il signor Augusto è meglio lasciarlo dormire. quello lì con la faccia da forestiero è già in piedi. ore 8. che certe volte se ne sta dentro lo stanzino a leggere. dice la Rachele. pensa la Rachele riempiendo la caffettiera di polvere scura. quello giovane con l’impermeabile che vorrei anche sapere dov’è che dorme la sera.10. Povero signor Augusto. che poi andiamo a svegliare anche don Ricrea e il signor Augusto. che diamine. Convocazioni Borgo Mezzo.40. Però anche misterioso. in piedi per dire. pensa la Rachele poggiando la borsa sul tavolo. Fa uno strano rumore con la bocca. Poi alla Rachele le sa proprio che quello lì dev’essere uno che beve. cosa c’avrà da fare. le persone perbene la notte se non lavorano dormono. E comunque questa casa è diventata proprio un porto di mare. ma guarda che maleducato che ha i piedi sull’altra sedia e non saluta neanche. e certo non può averla bevuta il signor Augusto.

ma porca miseria. Dall’interno della macchina ha seguito la scena con molta. ehi. tanto cosa vuoi fare. ore 10. L’uomo dal motto Vrij Vlaanderen tatuato sul braccio destro guarda la custodia della chitarra. Sono un esperto. Yves: – Non preoccuparti dei costi: non sei tu a pagare. aiuto. [L’intera conversazione si svolge in lingua francese]. no? Yves: – Sì. e anche Clerico dice che è meglio far finta di niente per qualche giorno. Però non sono più un ragazzino che va a fare la spesa al supermercato. – Ecco. Qualcosa non sta andando come doveva. adesso. meglio intervenire che sennò quello la gonfia di botte. adesso andiamo via. Non ha mai neanche saputo suonare la chitarra. Occhiata allo spiazzo. Al secondo si volta. pensa l’agente Petrone guardandoli allontanarsi sottobraccio. chiedo scusa perché ho esagerato. 81 . ma guarda te se deve chiedere l’elemosina proprio vicino alla questura: ma Valente ha detto di lasciar correre. vero che andiamo via?. faccia qualcosa. un verbale per una stronzata del genere. sì. Yves: – Come procede? – Ci siamo quasi. Ferodo. All’altro capo: l’uomo chiamato Yves. guarda se è il modo di cominciare la mattinata. pensa l’agente Petrone vedendo la tossica che adesso gli fa di nuovo gli occhi dolci. lì a litigare. le tue spese. le sembra un comportamento civile. Solito va-e-vieni di passanti. – Sì. Yves: – Niente va mai come doveva.L’agente Aldo Petrone arriva a piedi. Il primo richiamo del barbone quasi non lo sente. mi scusi. profilo basso dice. molta attenzione. – dice il barbone raccogliendo qualcosa da terra. Il telefonino dell’agente Petrone. E voglio arrivarci alla pensione: costi quel che costi. soprattutto adesso che… E quel casino lì? Cazzo. come d’abitudine. Non sono io che pago. non si aggrappi. lei favorisca i documenti. pensa. – Io sono sempre pronto a tutto. Bisognerebbe schiacciarli tutti insieme. ma qualcosa non mi convince. un’altra sberla. mosche sulla parete. mi lasci stare. ma le pare che ridotto come sono ho il tempo di pensare a… insomma. il barbone all’angolo. qualche collega che entra in questura. mi lasci stare. ripete. Località non determinabili. ripulire la città da questa feccia. va bene. lo ripeto sì che sei uno stronzo: e lui le molla davvero un ceffone. Yves: – Che tempo fa laggiù? – Non bello. Gente pronta a tutto. Yves: – Me le ricordo. una storia di gelosia. E li leggo. Dieci minuti dopo l’agente Petrone esce dal bar Prezioso e si avvia in questura. Non ha mai pagato di persona. Ma adesso penso a mettere da parte per la vecchiaia. È perchè si è voltato: è per questo che non ha visto il tossico lanciare qualcosa al barbone che chiede l’elemosina. Gente di merda. ti gonfio di botte se lo ripeti. – Agente? Le è caduto questo dalla tasca. Invio: da telefono cellulare clonato con scheda sudamericana a telefono cellulare clonato con scheda estera. se mi lascia il braccio faccio sì qualcosa. invece. Calma apparente. pensa voltandosi ed entrando nel bar Prezioso. prima di entrare nel Prezioso per la colazione. Arrivano anche da te i giornali italiani. non ha perso un solo particolare. – No. prometto di non picchiarla più. signora. stronzo che sei. la smetta di… no. Sei sempre stato bravo a fare quello per cui ti paghiamo. non sono io che pago. Tra un paio di giorni trasferiamo il carico in sede. È per questo che serve gente come te. mi mena. Arrivano. due tossici o poco meno. Eri bravo anche allora.30. che è meglio finirla così. Contenti loro. ma è solo una lite. andate via.

Il bambino sarà uno dei numerosi feriti dell’attacco. All’uomo dal motto Vrij Vlaanderen tatuato sul braccio destro non piacciono le chitarre. a mettere posti di blocco sull’autostrada per intercettare gli assassini. Essi si dirigono a rotta di collo verso un altro supermercato Delhaize. Chi risponde all’appello? beta�Appello già fatto. fatale errore: gli assassini non hanno ancora concluso la loro serata. Tutto per un bottino finale irrisorio: più o meno una dozzina di migliaia di euro. Bilancio terrificante: cinque morti (tra i quali un ragazzo di tredici anni) e numerosi feriti. secondo la consuetudine. Dopodomani portiamo la spesa in cucina. beta�Confermo che l’ordine resta immutato. Le forze dell’ordine e i soccorsi arrivano nel più grande disordine: nessuno. Insert password: ******. Inutilmente. Le inchieste balistiche dimostreranno ben presto che questo duplice massacro è stato commesso dalla stessa banda responsabile delle rapine del 1982-83 (dodici morti). Il Belgio è sotto choc. un bambino di dieci anni sdraiato al suolo incrocia lo sguardo di uno degli assassini: l’uomo dirige lentamente la sua arma verso il bambino e spara. Non ha mai saputo suonare la chitarra. dànno prova di un’incredibile audacia e sparano su tutto ciò che si muove davanti a loro. Gli altri commensali saranno avvertiti con inviti personalizzati. Gli assassini si allontanano con molta calma. Connessione Internet con server protetto: attivata. Otto persone (tra le quali un’adolescente di quattordici anni e una bambina di nove) trovano la morte nel supermercato. Grave. Il 9 novembre 1985 gli assassini attaccano il Delhaize d’Alost. Password required. pensa a dare l’allarme. 6 settembre 2004 il ritorno degli «assassini folli» del brabante Seconda parte di Michel Laconique Tutto ricomincerà una triste sera dell’autunno 1985. tiratori scelti sui tetti. I testimoni sono sotto choc. Il 27 settembre. lambda�Dunque? zeta�Espongo io. Connected with: chat-line riservata. Gli assassini non hanno esitazioni. Request: chat-line riservata. Ogni importante supermercato del Paese (soprattutto quelli che si trovano in prossimità d’una autostrada) è messo sotto sorveglianza dalle forze dell’ordine: gendarmi e poliziotti armati di mitra. Tutto chiaro? alfa�Richiedo un chiarimento sulla disposizione dei posti a tavola. Località non determinabili. Nel magazzino. Presi dalla frenesia. in quel frangente. gli assassini sparano a ripetizione. diversi individui con indosso maschere di Carnevale compaiono improvvisamente nel parcheggio del supermercato Delhaize di Brain-l’Alleud armati di fucili a pompa. Una cassiera che non obbedisce abbastanza rapidamente è abbattuta con un colpo di mitraglietta a bruciapelo. 82 . Si fanno consegnare il denaro delle casse. Il governo vacilla. molte altre restano gravemente ferite. All’interno del supermercato si fanno consegnare il contenuto delle casse. nonostante sia strettamente sorvegliato da una pattuglia della gendarmeria. Passiamo alla fase operativa. Tre persone sono trovate morte. a una dozzina di chilometri da Braine-l’Alleud. lambda�Sono presente. Ho depositato una scheda con la ricetta nel solito luogo. situato a Overijse. Insert password: ********. Non ne ha mai posseduta una. Welcome. dove lanciano un attacco identico al primo effettuato circa un quarto d’ora prima. poi ripartono. poi lo chef preparerà il menu.«Bruxelles Soir». aspettavamo solo te.30. L’uomo dal motto Vrij Vlaanderen tatuato sul braccio destro ricomincia a fare flessioni alternate davanti alla custodia della chitarra. ore 14. Second password required.

L’agente Petrone riattacca. moldave. Roma. slovacche. 83 . Lambda prende il telefonino e digita un Sms. foto di presentazione. Al suo posto: un dattiloscritto. – Stacco al solito orario. Accesso vincolato. Check password ahead. Miroslava. russe. Insert password. Wait. – Ci siamo. L’agente Clerico riattacca. a questo punto. Scrollare la galleria. nella saletta al piano interrato. hot line erotica. Insert your second password. – Dimmi. Nome. Donne dei Paesi dell’Est: ucraine. Wait. Cose personali. Si dirige al più vicino Internet Point. v. Buon lavoro a tutti. Yo Yin: coreana. zeta�Dovrai coordinarti con gli altri commensali per dare una mano in cucina. alle 20. sotto la sovrintendenza di Alfa. ore 19. Riproduzione j-peg non rintracciabile da un motore di ricerca per parole chiave: le istruzioni. Eva. Il salvaschermo cede il posto al navigatore di Rete. Biglietto d’invito. Yo Yin.25. Check password ahead. all’hotel Parco dei Principi. denied access. Si gira verso la tastiera e inizia a digitare. La coreana scompare. Wrong or invalid password. v. Seguirà rinfresco. password required . please. Clic sull’icona della lente d’ingrandimento. è un gioco da ragazzi. Entrare nella hot line. alfa�Ricevuto. prestazione preferita.lambda�Chiedo un chiarimento sulle mie funzioni. All’altro capo: l’agente Aldo Petrone. annota l’indirizzo al quale verrà inviata l’e-mail e digita un numero. ore 15. Altre donne slave: nome. La s. Scrollare la galleria. Affermativo. Wrong or invalid password. Welcome. Jana. porto le istruzioni.30. Libreria fotografica. denied access. Affermativo. Sito Web criptato. è invitata alla conferenza riservata che avrà luogo venerdì 25 p. ti aspetto al bar. Insert password. Galleria fotografica ordinata alfabeticamente. please. Tema della conferenza: Disordine creativo e ricostruzione del capitale sociale. Clic sulla foto: full screen. denied access. foto di presentazione. prestazione preferita. L’agente Clerico legge il messaggio. lambda�Ricevuto. Ferodo si sfila l’auricolare. Ancora donne slave. All’altro capo: l’agente Ivano Clerico. confida al compagno di pattuglia. Wrong or invalid password. Clic sull’icona della stampante: istruzioni stampate. beta�Bene. Ci vediamo dopo. Insert password. please. Insert password.

gli risponde Andrea: la vecchia telepatia funziona ancora. registra mentalmente la felice coincidenza e ordina un drink. entro le 21 la macchina che deve portare a Bologna il carico dovrà essere alla stazione di servizio di Castel Bentivoglio. un giornalista comunista e pure frocio. Faccio prima a dire quello che sappiamo. cioè Righi Aldrovanti: a ogni passo della tabella di marcia riceverà un messaggio di conferma da inoltrare agli altri. Dovrebbe bastare. in realtà? Qualche intercettazione illegale. Ferodo distribuisce la copia delle istruzioni scaricate dal sito criptato e gli appunti dell’intercettazione ambientale del bar Prezioso. – non vedo brutti ceffi qui dentro. niente testimoni al di fuori di noi stessi: ci metterebbero giorni solo per decidere se crederci o no. è probabile che la usino come deposito del materiale. in qualche modo. non dovrebbero 84 .30. il punto di riferimento è Alfa. La macchina col carico esce ad Altedo e torna indietro. frazione di Villanova (Bologna). La macchina la guida Clerico. ore 22. Cristiano apre la carta autostradale e mette il dito sulla stazione di servizio. posso. e si muove per conto suo scortato da Petrone: evidentemente sa dove andare a Bologna. – gli risponde Cristiano. Facci un sunto. replica Cristiano.L’uomo chiamato Beta prende nota sull’agenda. e col carico arriva anche l’artificiere. Borgo Mezzo. seguono un piano di emergenza che non conosciamo. e che non conosce neanche Alfa. un hacker pluridelinquente. L’uomo grassottello assentisce e ordina lo stesso cocktail. È poco? – È quel che è. Troppo pochi per agire diversamente. un poliziotto sospeso dal servizio o quasi. – conferma il Togliatti. – Cristiano e Togliatti sono ricercati. direzione Ferrara. Allora andiamo tu e io. un terrorista omicida evaso. Abbiamo un posto in cui tenerlo? – Ce l’ho io. tutti. – È per dopodomani. se ve la sentivate. dice. guardaci bene: un vecchio ladro di appartamenti. dopo le due non useranno i cellulari come telefoni: solo Sms. con la barba tagliata e questo colore ai capelli che mi hai messo stamattina. perplesso. Diego si gratta la testa. Lara. in tutto dovrebbero essere in tre. capo? – Si fa così. Andrea annuisce. Lara: abbiamo giorni. L’importante è evitare che spenga il telefonino. Trasportano il carico dalla Riviera a Bologna. Va bene. sulla Bologna-Ferrara. Clerico ha una casetta fuori Bologna. una puttana d’alto bordo. – Bene. – Perché voi? – chiede Lara. Il punto è: siamo sicuri che tocchi a noi? Se queste informazioni le passiamo a… – A chi. – Perché il Togliatti sa dove portarlo. Dimentico qualcuno? Un ex alcolista barbone. – Righi Aldrovanti lo prendiamo di sorpresa nel pomeriggio. quindi non si conoscono di persona. al comando di Lambda. e se resuscito probabilmente mi accusano della morte di Sandro. E a chi rivolgerci? Come facciamo a sapere qual è il livello di infiltrazione nella polizia? E chi ci dice che anche nei carabinieri non ce ne siano dei loro? Non abbiamo mesi. Un campionario della spazzatura della società civile. Primo. Io invece. Come facciamo allora. Lo chiedevo solo per voi. Quella che porta il carico dalla Riviera è scortata da un’altra macchina. perché non sappiamo se sarà possibile estorcergli il pin. – Poi. Una volta neutralizzatolo. a occhio e croce: tu ti fideresti di un’accozzaglia di brutti ceffi come noi? – Io sì. useremo il suo cellulare per ricevere e inoltrare i loro messaggi. – Di’ tu. Secondo.Se un passaggio salta. io sono morto. Per me siete bellissimi. – risponde Lara. – Tutto qui. niente riscontri esterni. e in città Andrea è riconoscibile. Terzo. – risponde Cristiano facendo finta di non sentire il capo di Lara. Ma è Lara che fa la domanda: il punto non è se si può fare. L’artificiere è quasi di sicuro il belga. Io dubbi non ne ho. Ce la dovremo far bastare. Sappiamo dov’è la macchina di Clerico? – Sì. Tra loro hanno concordato un segnale con i fanali. Poi che informazioni abbiamo. chiede Diego. – Tutto qui? – chiede Cristiano. Lara? – risponde Andrea. E Righi Aldrovanti ha l’ufficio in città. Poi… – Poi cosa? – chiede con un mezzo sorriso Cristiano. dice Cristiano: si può fare. direi. e quindi serve lui.

secondo te in galera i cellulari non ci sono? – risponde Cristiano. – E allora? – E allora. e tu servi da un’altra parte. risponde. sussurra. possibilmente pulita: puoi procurarla ancora tu? – Nessun problema. – Perché da solo è pericoloso. Il Togliatti versa la grappa nell’ultimo bicchiere. Quindi l’importante è che Diego faccia uscire quel pezzo per fermarli. Al resto ci pensiamo dopo. – Con ogni mezzo necessario. 85 . useremo la sua automobile. Servirà anche un’auto. in sala di regia. – Bene: allora fallo. – E se invece non va come deve? – insiste Ferodo. – E se invece va male? – chiede Ferodo. – se il carico è nelle nostre mani. Una volta neutralizzato. Non hanno bisogno di dirsi altro. io e il Togliatti con la sua moto. Ai walkie-talkie pensa tu. ragazzo: comincia a fartene una ragione. con le armi ho chiuso. dopodomani sera in quella stazione di servizio i cellulari taceranno. Qui credo proprio che dovrai accompagnarlo tu. – Non andrà come abbiamo progettato. – ironizza Ferodo. Alle otto e mezzo arriviamo alla stazione di servizio: Andrea e Lara con la macchina di Clerico. Anche Lara annuisce: pure lei non ha bisogno di dire altro. Cristiano scuote la testa: non per me. – Con che cosa? Guarda che fuori dalla galera hanno inventato i cellulari. Loro saranno tagliati fuori. Chiaro fin qui? Bene. – dice Ferodo. Ferodo. Andrea guarda Togliatti. – conclude Cristiano. ci facciamo consegnare il carico.accorgersi di niente. Clerico lo va a prendere Andrea. Poi si alza e va a bussare alla porta della stanza. Se va bene. – Come li fermiamo? – chiede Lara. – cosa facciamo dopo? – Se tutto va bene. che sembrino telefonini e non diano nell’occhio. – risponde Andrea versando la grappa. – Perché. A quel punto aspettiamo un paio di giorni e facciamo ritrovare carico e prigionieri. Ai trasmettitori pensa Ferodo. – Mettiamo che tutto vada bene. quello rimasto vuoto finora. collegato con i nostri walkie-talkie. Il Togliatti annuisce: le armi le procura lui. Devi togliermi il campo da quella fetta d’autostrada. Lara: te la senti? – Perché lei? – chiede Ferodo. Don Ricrea si unisce al brindisi: sorridente come un curato di campagna. E prepararci a renderli inoffensivi.– Per ora facciamo i conti di quello che ci serve. Togliatti annuisce di nuovo. Cos’altro occorre? Andrea guarda Cristiano: armi. cercali piccoli. Ferodo: sei capace? – Si può fare. – interviene Diego. – Dobbiamo metterlo in conto. noi no. Andrea continua a guardare Cristiano. E anche Diego serve a Bologna. Occorrono armi. «Il Mattino di Bologna» pubblicherà un articolo che farà capire a chi deve capire che il gioco è scoperto. come fosse il battesimo di un pupo.

Infatti si sente l’acqua del rubinetto. 86 . Un po’ anziano. Non si accorge dei due uomini in fondo al corridoio. E fai molta attenzione. a te? – chiede il Togliatti senza staccare la canna della pistola dal fianco dell’ammanettato. – Già. La cosa più importante è il tuo telefonino. dobbiamo solo consegnare una comunicazione ufficiale. gli dice Cristiano. tranquillo. Dalla toilette.7. – Come fa un pulotto a farsi la seconda casa in collina? Vi pagano così bene? – chiede Lara davanti alla villetta a due piani con giardino e garage dell’agente Clerico. i corridoi sono sgombri. Ora esci con noi. brigadiere Pascutti. Il telefonino di Righi Aldrovanti. – Com’è che ti è venuto in mente di chiamarci Pascutti e Savoldi. rumore di scroscio d’acqua. agente Savoldi Giuseppe. Speak softly and carry a big stick 25 settembre. ma non importa: intanto perché è così stupida da fidarsi.30. per il resto sei solo un peso morto. La ventola dell’asciugatore. qual è l’ufficio in cui devono andare? La segretaria guarda la pulsantiera con le diverse etichette stampate. figurarsi se il Togliatti non usava il suo ferro di fiducia. La prima è andata. È il momento: Cristiano compone il numero di telefono di Righi Aldrovanti. venga. come se andassi a fare una passeggiata. ma non abbastanza da farci la seconda casa. Buongiorno. e l’amico qui dietro di te cerca solo un pretesto per farti diventare morto del tutto: ci siamo intesi? Righi Aldrovanti annuisce. Tacche di carica: tre su tre. signorina. Bologna centro. Se non hai scrupoli te la fai. è acceso. conosciamo bene l’ufficio. La macchina rubata da Ferodo è dietro l’angolo. La segretaria alla reception vede solo la scritta «Polizia» al contrario. pensa la segretaria. Righi Aldrovanti esce giusto in questo momento dalla sua stanza e si dirige verso la toilette riservata al dirigente. tanto sanno la strada. Cristiano glielo sfila mentre il Togliatti gli appoggia alla nuca la canna della Walther 38. – No. ore 16. mai lesinare in questi casi. non si preoccupi di farci strada. La sanno: il Togliatti ha guardato sulla pulsantiera il piano e il numero dell’ufficio. rispondendo agli educati saluti del personale della reception. dice Cristiano aprendo e chiudendo il portadocumenti con dentro il tesserino rovesciato di Andrea. noto come Alfa. ore 14. poi perché l’agente Savoldi la rassicura: stia tranquilla. Escono dall’ingresso principale con indifferenza. Dici che è uno che si lava le mani? Certo che se le lava. Più di tanti altri. Non se sei un poliziotto onesto. – dice Lara. la seconda casa: in polizia come in qualunque altro mestiere. e quando realizza che non ha capito il nome dell’ufficio fa appena in tempo a vedere la porta dell’ascensore che si chiude alle spalle dei due agenti: pazienza. – gli fa Cristiano dirigendosi verso Castenaso. O magari si fanno pagare per non passare da un certo bar a una certa ora. Adesso stai buono. – Io ne conosco che si fanno dare la busta di roba dai tossici. Monte Calvo (Bologna). Tutto come previsto: il personale è ancora in pausa pranzo.10. il brigadiere Pascutti. – Omaggio al grande Bologna. Cristiano manda un Sms di conferma a Diego. Righi Aldrovanti apre la porta della toilette col telefonino in mano: acceso. con un prudente tagliando gratta-e-sosta di un’ora intera.

Lara suona. Lara conta fino a trenta ed entra in prima nel vialetto della villa. – Mi scusi. Mostra la macchina e indica la strada. Dov’è il tuo cellulare. Ti mancano le scarpe col tacco. puttana. La porta si apre. Superano la porta della stanza. finora. Ferma lì. Clerico ci casca: fa il primo passo in avanti. puttana. – risponde Lara sbottonandosi la camicetta e annodandosi i lembi in vita. Non c’è bisogno di ripetermelo. pezzi di merda: cos’è. – Chi è? – risponde una voce al videocitofono. Complimenti. Avete fatto saltare in aria Valle. aggiunge: sei la prima che riesce a ingannarmi. come a un’audizione per la tivù. Andrea scende dalla macchina: si dirige verso un albero nel giardino e scompare alla vista di Lara. Clerico annuisce piano. risponde Lara. Lara annuisce: comincia a tirare le somme. Ivano Clerico è ancora pallidissimo. Lara fa un passo avanti. Dimmi solo una cosa: sei tu che comandi qui. Lara resta dietro. Senza sorridere. dice Andrea. in genere. no? Com’era quel proverbio? Parla piano e portati dietro un grosso bastone… Chiara sorride. bella: noi avevamo un altro lavoro da fare. Clerico?. vero? 87 . con la faccia stravolta e il ginocchio destro tra le mani. Queste sportive vanno bene. Con gli occhi offuscati dal testosterone. – Dovevi essere morto. – Sei sicura che sia la parte migliore di te? – Per un maschio medio sì. Silenzio. Non l’avete messa voi la bomba sotto la macchina di Andrea?. Vannini: non eravamo noi. sai? Meno pensano che dentro un corpo da schianto ci sia un cervello. – Te l’avevo detto che per uno stronzo come te la mazza da softball non sarebbe bastata. risponde Lara. – Sono resuscitato per venirti a prendere e portarti con me. le urla Clerico. Camicetta annodata che espone ampiamente le grazie. No.– E tu perché non ti sei fatto la casa in collina? – Per farci? Lara risponde con un sorriso. va in casa e butta un occhio all’interno: tutto bene. – dice. risponde Chiara sogghignando. Mi dài una mano a sganciare il reggiseno? – Perché? – Perché se devo distrarlo preferisco usare il meglio che ho. Lambda. Andrea. – conclude Lara. Andrea è a terra. arrivo. Lara è a distanza dal videocitofono: la minicamera la inquadra a mezzobusto. credo di aver perso la direzione. Lara farfuglia frasi sconnesse. E vedi di farmi un favore: fai una mossa sbagliata. chiede Andrea? Sono pronta. gli chiede Clerico. Come hai fatto?. fidati. Tanto la tua macchina la metto in moto lo stesso anche senza chiavi. E lo hai fatto bene. Vai avanti. con la pistola di Andrea alla nuca e le mani incrociate dietro la testa. Lara li oltrepassa. Batteria: tre tacche su tre. – risponde la voce. me lo ricordo bene quello che faccio. chiede Andrea. non avrebbe una cartina stradale? – risponde Lara con un tono da valletta del telequiz. Clerico entra lentamente. vero? Sì. Nella tasca destra. Clerico rientra con la pistola in pugno: vieni anche tu. Lara obbedisce. con la mazza da baseball in pugno. Resta ferma sul posto. Sono di là. Non è detto che sia poi un male. Scende dall’auto gridando un garrulo «C’è nessuno?» e si dirige verso la porta d’ingresso sotto il pergolato. pensa Lara. Anche se dovevo capirlo che non sei quell’oca giuliva che sembri. Clerico si avvia: Andrea lo segue. oltre tette e culo non andate. dice indicando con il mento l’altra stanza. come d’accordo: tutto come previsto. – Un momento. – risponde Andrea. – Che ci fai qui? – Le chiavi del garage. non c’era abbastanza luce per riconoscermi? No. Clerico».Ecco perché non hanno riconosciuto Valle. Chiara. meglio è per me. mormora Clerico. In piedi. commenta Andrea. Sei pronta. spacco della gonna aperto tirando su la zip: se non si distrae così. l’agente Chiara Zanotti. risponde Chiara: sono io. Non vede Andrea che gli sguscia alle spalle: sente solo il freddo della bocca della pistola sotto l’orecchio e una voce che dall’oltretomba gli sussurra: «Zitto e fermo. Andrea continua a lamentarsi col ginocchio tra le mani. chiede Lara. Una figura attraversa la finestra al piano terra: Ivano Clerico. Andrea gli infila la mano in tasca ed estrae il bagaglio: è acceso. Clerico. Entra nella stanza. Lara sente un colpo secco e un grido.

Andrea scavalca Clerico. ricade di manico con un altro suono secco. Il piede di Lara non si ferma alla gola di Clerico. Lara è ancora in posizione di attacco. in galera. La pozza di sangue le sfiora i piedi. Ecco perché Cristiano sa riconoscere il dolore. si china su Chiara e le mette due dita sotto la gola: svenuta. Sono questi?. rimbalza. Togliatti. Scambiano di posto le due macchine. E non sempre puoi farti ricoverare: spesso non puoi dire perché stai male. È dove deve essere. Non ci sono calmanti. Andrea resta accucciato. – Te lo avevo detto che andavo in palestra. Cosa credi che mi insegni il maestro thai: danza classica? Escono in giardino. Devi prenderne quattro ogni quattro ore. Prendine quattro e falle sciogliere sotto la lingua. Andrea oscura tutte le finestre ed esce. dice. Chiara è ancora con gli occhi a mezz’aria. Lara lo guarda negli occhi: Andrea fa segno di sì. come di un ramo spezzato. sono questi. Cosa c’è? 88 . Non capisce che è suo il collo fracassato di netto dal piede destro di Lara. Chiara è alla sua sinistra. Andrea guarda l’orologio. La gamba destra sorvola Andrea. Va alla macchina con la quale sono venuti. – Se non ci sei più il ginocchio non ti farà più male.30. Lo sposta nell’altro bagagliaio. – Ci vediamo dopo. Non capisce perché comincia a gorgogliare sangue a fiotti dalla bocca. La mazza da baseball cade di punta con un suono legnoso. – Non darmela a bere. Non c’è abbastanza eroina per i tossicomani. Non male per finta: male sul serio. valuta Lara. Sì. Ha già ripreso in mano la pistola di Clerico. Lara fruga nella borsetta e prende un flaconcino azzurro. Andrea rientra in casa ed estrae una tronchesina: niente più linea telefonica. legata e imbavagliata. Muore così: senza capire. Clerico è di fronte a lei. Quindi sei stata tu a sparare. Andrea è a terra. Vede solo un movimento indistinto. no? Tra Castenaso e Medicina (Bologna). Lara è al volante. Cos’è? Arnica: ti fa passare il dolore. sfiorandolo. Con la mazza a mezz’aria. Quando la mazza smette di risuonare Andrea si solleva. con i pugni al petto. Clerico non si lamenta più. – Dove hai imparato a fare questa roba? – chiede Andrea mentre blocca Chiara col nastro adesivo a banda larga. risponde Chiara: l’ho fatto bene. Richiudono il garage. fuori dell’ipotetico triangolo. chiede Lara per conferma. Clerico sente un rumore secco. La gamba si piega a novanta gradi e abbatte il tallone sulla tempia destra di Chiara. in galera. Si sta male. Non si lamenta più. risponde Andrea. Certo. Anche se il Togliatti è bravo a nasconderlo. Non ci sono antidolorifici.(Lara non chiede: lo avete fatto bene. Con la pistola in pugno. Sono brava a sparare. Lara continua il movimento con una rotazione completa facendo perno sul piede sinistro. apre il bagagliaio e prende un borsone. – mormora. Chiude la porta con due mandate. ore 18. Clerico non vede la gamba destra di Lara flettersi e scattare distendendosi all’altezza del suo pomo d’Adamo. leggermente scostata. – Come va il ginocchio? – Fa male. Lara valuta la distanza. Chiede: lo hai fatto bene). Rotola in fondo alla stanza. al di fuori dell’infermeria. dice. Lara annuisce: lo so. poi finisce per lungo facendo vibrare il suono nell’aria. Chiara si abbatte di schianto al suolo. Non c’è il metadone che servirebbe. – Non lo so se tra quattro ore ci sono ancora. troppo rapido perché possa reagire. Andrea alza la basculante del garage e apre il bagagliaio dell’auto di Clerico. risponde Chiara.

La morfina sale. Arrivo prima e resto di copertura. mi fa male. Cristiano apre la borsa. Tu resti qui di guardia. Invio: da telefono cellulare schermato a telefono cellulare schermato. Tu? – Vengo da solo col Guzzi. Fare a meno di una pistola. E con la morfina ci sono cose che non posso fare. La morfina comincia a fare effetto. sangue d’un boja lader. dovremo fare a meno di te. – Resta vivo. – Anche tu. metti mai gli venissero delle velleità. Il Togliatti sta male. i primi sparuti lampi lasciano intuire l’arrivo di un temporale estivo fuori stagione. Boja d’un Ziuda lader. Alle sue spalle. – L’hai finita? – No. È venuto a prendermi con la sua. faccio me. – Ho capito. – Cosa prendi per il dolore? – Morfina. ecco lì il libro. la sua moto è in canonica. Il suono avverte che è arrivato un messaggio. trova i flaconcini e le monouso. Inutile prendesi in giro: è vero. – Problemi. dice Cristiano digitando il numero di Andrea. Cominciano le goccioline di sudore tra le righe della fronte. Vuol dire che due antenne su tre dei cellulari sono già saltate: Ferodo sta lasciando la cella senza campo. risponde Cristiano. – Cos’è che fa male? – chiede Cristiano. Soprattutto per via dell’iniezione di morfina. Vuoi che faccia io?. Tanto vale mettersi comodi e leggere qualche pagina. – Cristiano? – Dimmi. ad esempio. Faremo a meno di una pistola. Il Togliatti chiude la porta e la blocca col grosso lucchetto. No. C’è poco da pensarci. Dov’è la borsa con dentro I miserabili? Ah. il Togliatti non ragiona bene con la morfina in circolo: però di aver tirato fuori il libro dalla borsa non se lo ricorda. Togliatti: anche se non te la inietti sei un peso morto. così saprai che ci sono. All’esterno. Ma non è vero. due contenitori coperti da un telo. siamo andati via con la mia e la macchina. Resta a casa. Ricontrolla il prigioniero: ammanettato alla sedia. dice il Togliatti. dice il Togliatti digitando il numero di telefono sul cellulare. Prima però dobbiamo pensarci: se mi inietto questa roba sono un peso morto. E se quelli lì tirano fuori le loro?. chiede. – dice il Togliatti. risponde il Togliatti. – Andrea? – Sì. È nella borsa. Cos’altro non si ricorda? Il telefonino è acceso. Il telefonino. 89 . insiste il Togliatti. Diego: «Ferodo 2 ok». imbavagliato col nastro adesivo: innocuo. Lascio la moto dove potrai vederla. Il Togliatti guarda Cristiano rimpicciolirsi sulla stradina di campagna a cavallo della sua moto. – Ho un cancro. addossati alla parete. Il libro fuori della borsa. Cristiano è sul guzzone: chiaro. In qualche modo faremo. La borsa. (Silenzio) – Dài a Lara il tuo ruolo e tieniti con le mani libere. Ma dura sempre meno. dice il Togliatti.– Niente.

L’americano prende il telefonino. Andrea scende dalla macchina. seguito da un furgoncino. Suono come di sfrigolio: chiamata al walkie-talkie: Cristiano. Cos’è questa roba che stiamo ascoltando?. Sembra musica buona per un western. cerca il numero sulla rubrica. and it’s a hard rain’s a-gonna fall . e che ho avuto la fortuna di leggere in bozza. Si allontanano dalle regole del vivere civile. where have you been. Legge la cifra finale. [La conferenza è pronunciata in lingua inglese e tradotta simultaneamente]. esclama. figurarsi se gli pago anche il servizio.8. ore 20. Cristiano c’è. And it’s a hard. dal diritto naturale. my blue-eyed son? Oh.45. it’s a hard. L’americano decide che è ora di cena ed entra nel punto di ristoro. Bob Dylan. and it’s a hard. La luce delle stelle non perfora le grosse nubi che corrono trascinate dal vento di settembre. poi si accorge che non c’è campo: Fuckin’ italian system. avvertire che forse passa la mezzanotte e mangiare un boccone. figurarsi se il telefono poteva inventarlo un dago: infatti non si riesce a telefonare. Oh. quella che l’autore chiama «La grande frattura» degli anni Sessanta-Settanta viene paragonata alla fuoriuscita dei bambini dalla città di Hamelin. Andrea e Lara entrano nell’autostazione e si portano sul retro. Ricordiamo tutti la fiaba della nostra infanzia: al seguito del suono incantato di un piffero fatato. dice Andrea: soprattutto con questo tempo. regole sedimentate dalla tradizione. ti disturba? No. stasera. fondate sulla innata inclinazione dell’uomo all’ordine e al 90 . Se avesse avuto bisogno ci avrebbe già chiamato. hotel Parco dei Principi. il buio è lacerato dai lampi estivi. meglio usarli il meno possibile. Il motociclista resta incerto sul bivio tra parcheggio posteriore e rifornimento. Lara ruota la macchina per mostrare i fanali. o forse a tutti e due. oltrepassando Lara e Andrea. Già. no: solo per sapere. where have you been. pensa l’americano. vi vedo»: fine comunicazione. dice Andrea. i bambini seguono il pifferaio abbandonando la città dei loro genitori. Stazione di servizio Castel Bentivoglio est. Parcheggia l’auto. chiede. my darling young one? Niente stelle. fa un mezzo giro attorno all’edificio e torna indietro con una notizia: la Guzzi del Togliatti è lì. poi prende la via dell’autogrill. aggiunge. saletta delle conferenze. Aspettano. Il vento trattiene ancora la tempesta. e va a pagare con la sua American Express Gold. La pioggia arriverà. «Ci sono. farfuglia una bestemmia al cielo carico di pioggia o al benzinaio. Il furgoncino passa da dietro e raggiunge la pompa del gasolio. In un libro prossimo alla pubblicazione. Un motociclista si immette dall’autostrada nella stazione. Tanto vale chiamare l’hotel a Venezia. Pieno di benzina alla pompa self-service: qui in Italia la benzina è un furto. Lara e Andrea hanno due leggeri sottocasco arrotolati in testa. Altro che Meucci. La più buia e tempestosa delle notti Autostrada A13. dice Andrea. Lampi. Lo chiamiamo col walkie? No. it’s a hard. incerto sul da farsi. Roma. canta l’uomo alla guida della station wagon targata Illinois entrando nella stazione di servizio. Un’altra macchina entra in stazione: rifornimento benzina.

Lara risponde. che i reati contro la persona e la proprietà. L’auto oltrepassa la macchina di Lara e va a parcheggiare più in là. Continua a non capire cosa. ispirata forse da quel geniale pifferaio magico – quel genio del male. And what did you hear. ce ne sono due di troppo. dentro. Andrea mormora qualcosa e si abbassa il sottocasco. i passeggeri non accennano a scendere: bene così. Puntano tutte e tre al parcheggio sul retro. buio e pioggia rendono indistinguibile il colore dei capelli che sporgono dal sottocasco. In altri termini.rispetto delle naturali gerarchie. Stazione di servizio Castel Bentivoglio est. Il quinto contenitore. Cristiano avverte col walkie-talkie: «Potrebbero essere loro. Se conoscono Chiara. Ce ne sono altri tre. La musica è quasi coperta dal rumore della pioggia. Lara risponde. con l’oggettività di cui solo i numeri sono capaci. apre il bagagliaio e indica ad Andrea dei contenitori. però qualche nota spezzata dal battere sulle lamiere delle auto arriva. Il sesto. my blue-eyed son? And what did you hear. sembra. restano dentro. accanto al borsone semiaperto. ma qualcosa non gli piace. Cos’è che non va nel modo in cui si muove quell’uomo?. L’autista della seconda scende. Le comunicazioni sono state regolari. Ha gli occhiali da sole. Dovevano essere in tre. ma quell’uomo non sembra Clerico. Il quarto. Andrea prende il primo e lo appoggia nel vano della macchina. it roared out a warnin’… Tre auto incolonnate si immettono nella stazione di servizio. Non era detto che fosse Clerico a fare il trasbordo. Cristiano se ne sarà accorto? La pioggia comincia a venir giù con suono battente. Gli indici statistici stanno lì a dimostrarci. questi affettati italiani. hotel Parco dei Principi. il conducente si toglie gli occhiali scuri. continua a chiedersi. Meglio così: la pioggia giustificherà gli spolverini di Lara e Andrea. Niente male. Lara fa altrettanto e rientra in auto. Andrea apre il bagagliaio. d’accordo: però… Il registratore nella macchina di Andrea continua a suonare. Il guidatore della terza macchina apre lo sportello per sentire meglio. Il terzo contenitore. C’è qualcosa che non va: l’auto è quella. Sono in due. saletta delle conferenze. La prima auto lampeggia con gli abbaglianti. Nell’auto ferma all’ingresso della strada che porta al retro. Pochi minuti ed è tutto finito. L’autista della seconda auto gira e va ad affiancare la macchina di Lara. Sono in due. Prende il secondo dalle braccia dell’uomo con gli occhiali da sole. della morale condivisa e del giusto rispetto per la tradizione è stato dissipato. e sarà la spiegazione naturale del black-out telefonico. sfanala due volte e spegne i fari. quindi è tutto a posto: però qualcosa non gli torna. Andrea si muove con calma. L’agente Aldo Petrone esce dalla macchina con la pistola in mano e la mano dietro la schiena. dovrei dirvi – che ha posto le premesse per il nichilismo moderno e che risponde al nome di Baruch Spinoza. c’è una macchina in più». Lara è scesa dall’auto e con un semigiro si è portata dal lato del passeggero. I lampi cedono il passo a qualche fulmine. sulla base di una libera contrattazione tra pari che non si sedimenta mai in regole accettate e rafforzate dal loro tramandarsi attraverso le generazioni? In questa specie di anarchia falsamente democratica. devono pensare che sia lei: Lara ha indosso il suo spolverino. Autostrada A13. il capitale sociale del diritto naturale. i figli nati fuori del matrimonio – cioè di quegli indici sociali riferiti alle principali patologie sociali – sono stati dagli anni Sessanta sino agli anni Novanta in costante aumento. Le due auto sono parcheggiate in parallelo. La seconda lampeggia. Piove sempre più forte. All’interno dell’autogrill l’americano si gratta la testa calva e ordina un’altra birra e un secondo panino. Roma. i bambini sperimenteranno il collasso della misura morale e del senso della legge che hanno sperimentato le generazioni passate. La terza auto si ferma quasi all’imbocco della stradina posteriore. Il settimo. Le due auto distanti restano immobili. Che cosa sperimenteranno i bambini nell’illusione che l’ordine sociale possa essere costruito ex novo. my darling young one? I heard the sound of a thunder. i divorzi. 91 .

Prima di tornare al destino del bambini di Hamelin dobbiamo chiederci: cosa ha provocato la Grande frattura? Il senso comune sembra suggerirci: l’attività di infiltrazione. il doppio falò continua a bruciare. dice il nostro autore. Certo. tre: poi si accascia con un proiettile nella spalla e uno che gli ha attraversato le mani. my blue-eyed son? Who did you meet. della rivoluzione digitale: e come ogni rivoluzione. Le fiamme divampano incuranti della pioggia. Andrea allunga le mani verso il nono contenitore. «il processo di distruzione creatrice è il fatto essenziale del capitalismo. Andrea appoggia il precedente nel vano della sua macchina. sulle scrivanie dei vostri uffici: non c’è forse un nuovo totem. senza pensare al carico della macchina. Andrea estrae la pistola dalla fondina sotto l’impermeabile e fa fuoco alle gambe dell’incredulo uomo con gli occhiali. 92 . gli occupanti della prima macchina. poi si gira. anche questa ha avuto i suoi side effects… – come traducete voi side effect? [intervento del traduttore: effetto collaterale] – …bene: i suoi effetti collaterali. tu! – grida estraendo la pistola e indicando verso Andrea. A gambe larghe. voglio dire. Dà fuoco al corto stoppino e lancia la molotov in direzione di Petrone. who did you meet. la accende e la scaglia in direzione della stessa auto. ed è per questo che è il modo stesso di essere dello spirito americano: il solo. autentico Paese rivoluzionario degli ultimi duecento anni della storia dell’umanità. come ci insegna Schumpeter. e perdonatemi se cito le sue stesse parole. Aldo Petrone fa un passo indietro per allontanarsi dal fuoco. Andrea appoggia il contenitore. La dissipazione del capitale sociale è stato uno degli inevitabili effetti collaterali della rivoluzionaria transizione alla nuova economia digitale. appoggia le mani giunte al tetto della macchina e fa fuoco verso l’altra auto: il parabrezza va in frantumi. sperando di aver calcolato bene la distanza: la molotov cade vicino all’auto. Ed è per questa ragione che ciò che noi americani. Cristiano tiene ferma con l’altra la mano che impugna la Walther 38 fumante del Togliatti. noi veri americani. il simbolo. leggermente piegate come in una foto d’epoca. oltre il secondo falò. Petrone continua ad avvicinarsi. my darling young one? I met a young child beside a dead pony I met a white man who walked a black dog… L’ottavo contenitore. A distanza. Fiamme sotto la pioggia. tutto questo è successo: ma il suo effetto sarebbe stato marginale senza una ben più profonda causa. Ha qualcosa in mano. Perché dico inevitabile? Perché. Autostrada A13. Due colpi. La distruzione creatrice è l’anima di quella rivoluzione continua che è il capitalismo. è la distruzione creatrice. fino a qualche anno addietro pressoché sconosciuto e oggi onnipresente? Sto parlano del personal computer. sobillazione dei nemici del nostro way of life. Guardate nelle vostre case. poi comincia a sparare verso il fumo e le fiamme. ha aggirato l’auto e rimane a metà strada. Il nono è nelle mani dell’uomo con gli occhiali scuri. il quadro in cui la vita di ogni complesso capitalistico è destinato a svolgersi». della vera rivoluzione del nostro tempo: la transizione dall’economia degli scambi all’economia informatizzata. L’agente Petrone vede il movimento. Nonostante l’acqua battente. Lara è immobile sotto la pioggia. nei vostri luoghi di lavoro.[La conferenza è pronunciata in lingua inglese e tradotta simultaneamente]. propaganda. prende l’accendino che gli passa Lara ed estrae dal borsone la prima bottiglia. Si muove come… come… – Aspetta un attimo. – Togliti il passamontagna! Il suo compagno di macchina è uscito dall’altra parte. Lara prende la seconda molotov. Oh. Lo prende. perché ci riesce naturalmente. fratturandogli le rotule e facendolo crollare al suolo. ma non sopra: lancio ben bilanciato. Andrea allunga le mani per mostrare il contenitore e fa il gesto di posarlo nel vano dell’auto. sappiamo fare meglio. Stazione di servizio Castel Bentivoglio est. ciò in cui il capitalismo consiste. Viviamo nell’èra dell’informatica.

La mano fa male. Il motociclista impugna il lungo lucchetto antifurto da ruota: è con quello che lo ha colpito facendogli volare via il fucile che ha scaricato in aria i colpi.disorientati dai colpi contro il parabrezza e dalle fiamme della molotov. 93 . Il motociclista si toglie il casco. vetro nelle braccia scoperte dalle magliette estive. a fontanella. risponde il ragazzo indicando il barista che agita la valigetta del pronto soccorso. prima di bloccare l’emorragia con la cintura. Quello con la pistola è steso a terra e spara: non è stato colpito. l’emorragia è sotto controllo. dice ancora il ragazzo italiano. Jesus fuckin’ Christ!: è tutto quello che ha detto l’americano. interrompe le chiacchiere attorno al bancone. facendo prendere acqua alla bianca chioma di padre Ricrea. Pioggia e fumo rendono incerto e tremulo lo spazio tra le due canne e il bersaglio: ma lo vede cadere. Il belga studia la situazione: il motociclista di fronte. Mister. my darling young one? I’m a-goin’ back out ’fore the rain starts a-fallin’ I’ll walk to the depths of the deepest black forest… Roma. Si precipita verso la madre urlante e la travolge con una spallata. Oh. Andrea e Lara attraversano la cortina di fumo e vanno ad abbracciare i due amici sotto gli scrosci d’acqua. se quello con la pistola non spara ancora. My name is Robert… risponde l’americano continuando a lavorare sui feriti. Ricarica il fucile e spara in direzione della vetrata dell’autogrill. Dalla macchina di Andrea Bob Dylan continua a sottendere con la sua voce la più buia e tempestosa delle notti di settembre. hotel Parco dei Principi. L’americano vede lo zampillo ed esclama: – Jesus fuckin’ Christ! Il belga ricarica. Cristiano e Andrea sentono il rumore del motore su di giri che schizza via. È finita. Il motociclista ha il volto nascosto da un casco. La figlia perde fiotti di sangue da un braccio. mettono in moto e fuggono verso l’autostrada. I’m a doctor too. what’ll you do now. scansando l’automobile che procede ignara verso l’Ok Corral. Il belga prova un’improvvisa sensazione di bruciore al braccio destro: Cristiano lo ha colpito. L’americano dice: – Jesus fuckin’ Christ! – sfilandosi la cinta dei pantaloni. nel modo che conosce. grida: il panico. gli dice il ragazzo mentre estrae una scheggia con una pinzetta dalla guancia della bambina. La bambina continua a perder sangue. what’ll you do now. Una donna urla. dice l’americano prendendo la valigetta lanciata al volo. il panico a sinistra. Il campo dei cellulari è ancora assente: per fortuna in Italia i telefoni fissi ci sono ancora. Il belga non risponde al fuoco: si sposta in direzione dell’autogrill e decide che è il momento di rievocare i vecchi tempi. Con le sue sole forze. Andrea e Lara dietro la cortina di fumo non comprendono: non sanno come comportarsi. Non lo fa: il belga riesce a tuffarsi nella macchina dell’agente Petrone. Tazzine in frantumi. I soccorsi arrivano a minuti. fuckin’ italian dago: emergency room’s surgeon. Punta il fucile verso il benzinaio inerme e lo abbatte. I’m a surgeon. È illesa. Cristiano lo vede e scoppia a ridere. il piombo entra nelle cene tranquille. Thank you. parte in retromarcia e si infila nella corsia di immissione. A destra la strada è sgombra. Obiettivo: tutto quello che si muove. Come a Brain-l’Alleud. Ricarica il fucile a pompa e lo punta verso il vano lasciato scoperto dalla vetrata crollata: una cornice piena di bersagli in movimento. Un proiettile gli sibila troppo vicino per non essere diretto verso di lui. Surplace. ripete. Il belga fa fuoco nella vetrata. La grande lastra di vetro si scompone in una miriade di schegge. Forget about it! Fuckin’ italian holidays!. Il belga è fermo a metà strada tra l’autogrill e il parcheggio posteriore. L’auto del belga scompare sulla A13. Carica il fucile a pompa con calcio segato alla veneta e spara in direzione di quello spuntato fuori con la pistola. Il belga si muove per prenderla: il motociclista gli sbarra la strada con la moto e brandisce il ferro. Il fucile gli schizza via dalle mani nel momento in cui premendo il grilletto perde l’equilibrio e quasi cade: non ha sentito arrivare la moto alle sue spalle. come ad Alost. My fuckin’ holidays. Lei. Dal cruscotto fa capolino il cellulare dell’agente Petrone. saletta delle conferenze. my blue-eyed son? Oh. Ha capito tutto: adesso tocca a lui venirne fuori. I know. come a Overijse. L’arma è per terra. ya know? Yes.

Essi valuteranno la positività di valori naturali quali l’onestà. l’esportazione della nostra capacità di distruzione creatrice in quei Paesi. – Ci sei. All’altro capo: nessun segnale. i sistemi di parentela e gli status gerarchici. ci sono. Mi rifaccio vivo io. Ferodo attende la chiamata al walkietalkie. Ferodo sorride mentre si inserisce l’auricolare nell’orecchio. Essi ricreeranno la proprietà privata. così come è nella nostra natura. i mercati. penso. su scala globale. Yves? Yves: – Che cazzo fai? Da dove stai chiamando? – È successo un casino. Dall’interno del furgoncino parcheggiato vicino al casello d’ingresso. Vi ringrazio per l’attenzione.[La conferenza è pronunciata in lingua inglese e tradotta simultaneamente]. se non sia nostro dovere. Yves. la licenza morale. La distruzione creatrice sarà stata loro utile per capire la differenza tra la cattiva strada sulla quale si erano incamminati e la retta via sulla quale sono ritornati.15. hai il cellulare spento. tra due-tre mesi. Il walkie gracchia: è Lara. Ferodo trattiene il crollo di nervi. Yves: – Non devi usare il numero fisso. ricostituiranno quella riserva di capitale sociale necessaria al buon governo della società. 94 . Bologna Interporto. nell’epoca della Grande ricostruzione – secondo le parole del nostro autore – vediamo il ritorno di quei valori che sembravano perduti nell’epoca della Grande frattura. una luce si accende su una scatola inserita nel cruscotto. – Yves? Yves: – Sì. Mette in moto e si dirige verso Budrio. Cosa fai adesso? – Sparisco. Autostrada A13. e impiegheranno i meccanismi sociali per tenere sotto controllo le devianze sociali. Oggi. [L’intera telefonata si svolge in lingua francese]. Leggerai tutto sui giornali. ci siamo ancora tutti. i nostri bambini torneranno spontaneamente a quelle istituzioni morali e sociali che avevano abbandonato seguendo verso una nuova terra un falso cantore della libertà senza regole. Tutto saltato. Mai. l’affidabilità e la reciprocità. Quanto odio la parola stabilità! Non è forse l’antitesi stessa di tutto ciò per cui lottiamo? È giunto il momento di chiederci. Torniamo ora ai nostri bambini di Hamelin. – Tutto ok. Dopo aver esperito la disonestà. All’altro capo: Alicante. (Silenzio: l’uomo chiamato Yves si rende conto di aver lasciato il cellulare in ricarica spento. Il mondo è stanco di parole oneste e appropriate: il mondo reclama azioni giuste e coraggiose. L’uomo chiamato Yves sta invecchiando). Dal limite attivo del campo invia un Sms a Diego: «tutti salvi vai in stampa». ore 21. Ci vediamo al casolare. E non possiamo non volgere il nostro pensiero a quei popoli condannati a vivere sotto il tallone dei tiranni dall’intollerabile dottrina del mantenimento dello status quo e della stabilità. il crimine. Yves. Pensa tu ai dettagli. In altre parole. Invio: da telefono cellulare a telefono cellulare clonato con scheda venezuelana. I bambini di Hamelin costruiranno norme sociali non molto diverse da quelle che si sono lasciati alle spalle. – Cazzo. Cinque minuti dopo. affinché anche quei popoli possano godere della creazione e dell’accumulazione del capitale sociale costituito dai valori naturali. Invio: da telefono cellulare a telefono fisso su utenza spagnola. Carico perso.

L’uomo noto come Beta esce a prendere una boccata d’aria sullo stesso terrazzino. Yves: – Meglio così. Alle sue spalle il notaio Zanni. Il belga rallenta. conversano appartati. hotel Parco dei Principi. Il dottor Pola e il ministro in pectore. ore 21. pensa Ferodo: il suo dovere l’ha fatto. probabile sdoganamento politico. – Allora? – Niente. Il rinfresco seguito alla conferenza è. un Martini cocktail con goccia di pernod in una mano e un crostino al salmone nell’altra. dalla balaustra del terrazzino. È tuo il cellulare che stai usando? – No. È di un coglione italiano. Esponenti politici non più radicali discutono con l’inviato americano del loro prossimo. Lo sottolinea due volte. 95 . come di consueto. L’uomo noto come Beta socchiude gli occhi. L’uomo noto come Beta rivolge uno sguardo preoccupato all’uomo grassottello che. l’altro sull’altra corsia dell’autostrada. e getta i pezzi uno fuori dal guardrail. ad esempio. Ho azzardato la chiamata di uno dei suoi uomini: niente. Accosta sulla corsia d’emergenza e mette le quattro frecce. L’intera cellula bolognese tace. Riattacca e distruggilo. Riparte. Scende dalla macchina. il mio non so dov’è finito. Saletta delle conferenze. Non importa. il momento per svolgere quelle piccole attività di lobbing tra i vari convitati. cerca invano un contatto telefonico. Il rilevatore all’interno del telefono dell’agente Petrone non invia più alcun segnale. – Anche Lambda? – Anche lei.20. avanza sorridente per un abboccamento. Spacca il telefonino dopo averne estratto la Simcard. Del numero di utenza spagnola.Yves: – Non preoccuparti. Roma. Dall’interno del furgone Ferodo prende nota della telefonata.

L’hai anche usata. dice Cristiano restituendogli la Walther 38. poi dice: meglio così. È quell’Yves che penso io?. chiede a Ferodo. Lara li guarda confondendo repulsione e attrazione. E Diego. Poi Ferodo. non l’hai ucciso il Petrone.9. Lara lo guarda interrogativa: non capisce la mossa. la seconda vipera scatta per prima e batte il muso contro il vetro: la cena non è per lei. ragazzina. Il topo di campagna terrorizzato cerca invano di uscire dallo sportello che il Togliatti ha richiuso.30. e guarda Cristiano. Guarda mò qui. Andrea. 96 . A guardia del prigioniero resta padre Ricrea. aggiunge ridendo. Arrivano quasi contemporaneamente. dice il Togliatti: non può che essere lui. Alla luce delle torce verificano il contenuto del bagagliaio: il Togliatti annuisce. dice il Togliatti. bruna. Lara si avvia alla porta. Ritornano nella prima stanza. – Non sono bruna. con la sua scassatissima automobile. al Togliatti: puoi trovare l’indirizzo di quel numero. – Allora è finita? – chiede Diego. noi siamo i ragazzi più ricchi del mondo. Non mette in conto che qualcuno possa contraddirla: infatti si alzano. È il mio secondo lavoro. – non più di quanto tu sia biondo. Domani ti faccio sapere tutto di questo numero. l’ho usata. dice il Togliatti scoprendo le casse: due scatole di vetro. L’hai usata bene? Non lo so. Luna smagrita e insanguinata Tra Castenaso e Medicina (Bologna). – No. Un uomo di nome Yves. Cristiano abbassa due volte la testa. dice. col furgone. legato alla sedia. Arnica anche per lui. Perché? Perché ti sto guardando in faccia. E hai la faccia di quella che sa cosa fare. Tutti. I rettili si muovono sinuosi. – risponde. no? No. Mi sa che mi sono stirato un muscolo: non ho più l’età. Dalla Spagna? Sì. dice aprendo lo sportellino esterno e sganciando la morsa della trappola. Sul fondo della stanza le due casse coperte dal telo. La vipera fissa la preda. Un topolino campagnolo. Avete fatto un buon lavoro. dice Cristiano: uno l’ho colpito. Yves. – dice secca Lara. e non so se l’ho ucciso. dice il Togliatti: lavoro coi serpenti. Lara e Andrea sulle due moto. Cristiano e Andrea svuotano il bagagliaio della macchina e portano il carico all’interno del casolare. Lara guarda Cristiano: sei tu che decidi. hai detto? Sì. faccio da custode quando arriva qualche circo. Andrea guarda il Togliatti. All’interno: due serpenti. l’altro avrei potuto. No. chiede Cristiano. Ecco qui. anche dove manda a lavare le camicie. dice il Togliatti annusandola. E una decisione da prendere. Gli brillano gli occhi. dice il Togliatti portando la trappola col topo che si agita squittendo sotto la morsa. Sì. dice Cristiano: stasera credo che sei tu quella che decide. dalla Spagna. dorme. Queste sono due vipere. Vieni. decide Lara chiedendo cos’è che sta canticchiando Cristiano: Chi trova un amico trova un tesoro. scusa se l’ho presa. – La sigla di uno sceneggiato della tivù dei ragazzi. roba pericolosa. il Togliatti abbassa la testa. All’interno del casolare Ferodo dà la notizia: abbiamo un altro numero di telefono. – dice Lara alzandosi. interviene Andrea: l’ho visto muoversi. Nell’altra scatola di vetro. Morfina. gli chiede il Togliatti. Cristiano e padre Ricrea alla guida dell’auto. dice il Togliatti: sono curioso di sapere delle sue camicie Il tang! secco della trappola per topi interrompe il convivio. Ci vendo il veleno a dei laboratori. e non so se ho fatto bene a non sparare. dice il Togliatti alzandosi e recuperando la bestiola. ore 22. Andrea. se gli telefona per sapere se sono pronte. spagnolo. Nello stanzone Righi Aldrovanti. stimolati dalla luce improvvisa. Sì. – abbiamo due corpi a Monte Calvo. con le tue macchinette?. che ti faccio vedere una bella bestia. Padre Ricrea si regge la spalla sinistra con la mano: e tu che hai fatto?. Non è finita. Fammi sapere. l’hai preso al braccio.

In nessun tribunale. – dice Ferodo. La guardano. si assottigliasse. Non voto. E non racconterà tutto: più racconta. dice Lara: prima e dopo questa notte. ci penso io.La luna calante sembra essersi smagrita nello sforzo di farsi spazio tra le nubi che cominciano a diradare. – Lo dici proprio tu? – gli fa a muso duro il Togliatti. Niente tribunali. Come Lara. La pozza di sangue sgorgato dall’agente Clerico si è allargata. Lara indica Ferodo. Li facciamo ritrovare. – Rimandiamola da dove è venuta. in galera? – Da questa. – No. ma non parla: solo un suono inarticolato. I brividi non cessano.10. non lo so fare. Non dice una parola. le contrattano. Apre la bocca. – dice Lara. Restano a guardarsi in faccia. sorellina. – Vuol dire morte. Tre contro tre! Hai votato. – Non c’è nulla di quel che può raccontare che possa nuocerci. Chiara gira la testa con occhi spiritati. Quelli come lei le verità le distillano col contagocce. ore 1. questa parola. perdonami. Andrea le benda gli occhi e fa entrare gli altri. poi sono cazzi della signora spiegare cosa ci fa qui. ad almanaccare impietosamente i membri della giuria: indica Diego. – dice il Togliatti. – Racconterà tutto. – Tu? – chiede Lara indicando Cristiano. Sei mio fratello. non me la sento. – Compatibile con quella dell’omicidio. Andrea si allontana e sale al piano di sopra. Non serve spargerne dell’altro: quello di stasera è più che sufficiente. Devi decidere. – Una telefonata: una telefonata anonima. – No! – grida Ferodo scattando all’impiedi. e meno è sicura nella galera che l’aspetta. Chiara è circondata dal liquido scuro. – No. niente giudizi sommari. proprio io. dice Ferodo. ferita. Sono all’impiedi. Proprio perché sono io. Monte Calvo (Bologna). È Diego a prendere la parola: che facciamo? – Tu che proponi? – risponde Lara. Poi c’è la pistola di Clerico. – dice Andrea. 26 settembre 1998. – Morte. Il rosso di cui l’ha tinta la passata tempesta sembra una strisciata di sangue: come se. Niente più sangue. non sta a noi. Anche la maglietta è piena di sangue: è più volte scivolata per terra cercando di allontanarsi dalla pozzanghera. – Morte? Vuoi fare il giudice e il boia? – Sì. Ancora Lara. come una bestia ferita. – Cosa vuol dire che non la riconsegniamo? – chiede Cristiano. Poi Andrea spezza il silenzio: manca un voto. Ferodo scuote la testa: non ci credo nei tribunali. Andrea le strappa il nastro adesivo dalla bocca: Chiara respira a bocca aperta. No. – Come sappiamo che ci andrà. – Io invece dico che merita il fatto suo. – non la riconsegniamo. Il sangue le impregna i jeans e le scarpe tenute appaiate dal nastro che blocca le caviglie. Chiara si agita. – dice Andrea. Sì. Tremiti isterici le scuotono il corpo. incalza Lara. – troppo sangue in questa storia. – Sì. Dopo pochi minuti ridiscende. alta e magra nello spolverino chiaro appena percepibile nella notte senza stelle: una ferita sul taglio del fondale scuro. affannosamente. Non dice altro: l’ha sempre avuta sulla bocca. – dice Andrea mostrando una pistola avvolta in un fazzoletto. 97 . – dice Cristiano. – No. a semicerchio. dice Lara. – Tre contro due. Morte. La troppa aria inalata di colpo quasi la soffoca: tossisce. dice andandosi a sedere nell’angolo opposto. Se nessuno si offre.

il terrorista. Merita di più. Chiara è scossa da tremiti sempre più convulsi. Mi avete capita tutti? – Vuoi dire che il tuo voto vale doppio? La vuoi uccidere con un cavillo legale? – risponde Cristiano. – No. il difensore della sua immoralità. – Non possiamo ucciderla. Dico che è mia.Restano ancora in silenzio a guardarsi. – lo capite che non possiamo? – Non merita niente di meno. Cristiano. – dice Lara. il compagno di Lester. e che non merita di meno che morire. il fratello di sempre. uno per uno. Diego. Ferodo. Andrea. – dice Cristiano. rantola: una crisi di nervi forsennata. – ha ucciso il mio amore. Il Togliatti. Mi assumo la presidenza di questo tribunale e reclamo la decisione. 98 . – E allora? – È mia. – dice Lara. l’assassino. mi spetta di diritto. La giuria approva: unanime. Poi emette la sentenza. Lara guarda negli occhi i suoi compagni. il partigiano.

Quel che appare certo è che almeno tre auto con all’interno un numero imprecisato di killer – tra questi l’uomo del fucile a pompa – si sono allontanate dalla stazione di servizio. come in un giallo grottesco e terribile. Secondo alcuni testimoni. Le modalità dell’assalto e la presenza di un poliziotto che si dice fosse molto amico dei fratelli Savi. aggrovigliandosi a ogni colpo di scena e allontanandosi subdolamente dall’epilogo. il giallo appare architettato secondo la ricetta classica: una catena di delitti. Il tono inevitabile da feuilleton si sovrappone alla serietà dell’indagine. e del suo complice. a. invece. p. A prima vista. Il fatto che abbiano preso fuoco a dispetto della pioggia battente indica una competenza professionale da parte dei loro artefici: «Una cosa del genere». spinti verso le apparenze di una realtà sempre più «irreale». la cui vita è stata salvata dalla prontezza di riflessi di un turista americano.10. il cui ruolo non è al momento decifrabile. e non è al momento chiaro come i due possano essere rimasti feriti. innanzitutto. ha dichiarato il magistrato. saranno destinati a sparire nel nulla. p. Ma numerosi bossoli sembrano non provenire dalla pistola dell’agente a. I fatti. una 99 . la stessa arma che ha provocato diversi feriti all’interno dell’autogrill: tra questi una bambina gravemente ferita. «non la si vedeva dal Settantasette». E i resti di due bottiglie molotov. che è riuscito a tamponare l’emorragia prima dell’intervento dei soccorsi. segni caratteristici: sembra che porteranno la luce definitiva. una folla di testimoni sospetti. l’intera area era isolata per la distruzione delle antenne delle tre reti di telefonia mobile avvenute nel corso del pomeriggio. un chirurgo di Chicago presente al momento della sparatoria. cognome. Sull’identità dell’altro ferito si indaga. Altro particolare inquietante: al momento dell’assalto. All’inquietudine politica la vicenda del terrorismo italiano aggiunge lo sconcerto dei lettori. hanno subito fatto pensare a uno spezzone rimasto finora nell’ombra della banda della Uno bianca. ci sarebbero stati anche altri uomini a bordo di una o due moto di grossa cilindrata. 26 settembre 1998 il ritorno della banda della uno bianca? di Tommaso De Lorenzis La drammatica sequenza dell’assalto alla stazione di servizio Castel Bentivoglio est è ancora priva di una coerente e completa ricostruzione. Un benzinaio freddato con un colpo di fucile a pompa. le notizie italiane s’accavallano deformandosi nella mente dei lettori e infittiscono le trame di un racconto che gira su se stesso. dopo una carriera clamorosa nei titoli dei giornali. 26 settembre 1998 un giallo che ci disorienta di Stefano Reggiani Così forse. Altri due feriti all’esterno: uno di questi è un agente di polizia. attività. ogni poche pagine. che non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione alle forze dell’ordine. Personaggi nuovi vengono presentati.. con nome. Un giallo che ci disorienta «l’Unità». la cui preparazione ha lasciato perplesso il magistrato incaricato delle indagini. «Il Mattino di Bologna». un gruppo di indiziati in modo grave.

Il telefono squilla. risponde l’inquilino richiudendo il raccoglitore. qualche procedimento forse non si farà. Al centro dell’articolo: una foto di Guido Giannettini.] Toscana. ma non li conosciamo. Alla chiamata del dottor Beta gli si dovrà dire che l’inquilino è momentaneamente assente per altri impegni. L’inquilino della villa col nome di una battona solleva il ricevitore: è il telefono riservato. Fra un poco probabilmente se ne andranno in archivio e nessuno ci avrà detto chi sono in realtà. Di nessun personaggio indiziato si può affermare ancora che sia colpevole o no. [ d. e che richiamerà non appena avrà fatto ritorno. d. Innanzitutto non si conosce l’autore. o. meticolosamente ordinati: non è un problema trovare quello dell’agosto 1974. ma soltanto appassionato di gialli. località imprecisata. può arrivare a questa singolare convinzione: o l’autore ci vuole ingannare o non conosce il suo mestiere. Abbiamo ritenuto utile. continuamente adattata agli umori del pubblico e al gusto dell’intrigo. Un lettore superficiale. Le notizie del giorno sono: l’inflazione europea e la crisi di Cipro. Il lettore meno impaziente non ha sospetti sulla capacità dell’autore. sono state strappate le venti pagine iniziali.macchinazione di controspionaggio sullo sfondo. ci sfugge il ruolo che l’autore ha loro assegnato. nessun processo è stato celebrato. osserva il segretario personale. 100 . Nota della redazione. Argomento: la strategia della tensione. Non dubiti che lo farà. a commento delle drammatiche notizie di oggi e dei giorni scorsi. Sappiamo tutto. Annuisce un paio di volte. La pagina originale della «Stampa» è lì: sul lato destro campeggia una grande foto di Eddy Merckx campione del mondo a Montreal. È un groviglio per confondere il pubblico. e magari vederli processati. Faldoni su faldoni. il romanzo contravviene a tutte le regole. Il dottor Beta non ha preannunciato alcuna comunicazione. Accende il fax senza riattaccare. non per stringerlo alle conclusioni. il cognome. i personaggi intervengono per diluire e sviare il racconto. L’inquilino della villa legge l’articolo del 1974. è la meditazione di uno spettatore di film a suspense: dopo tanti intrecci furbeschi vorrebbe solo sapere chi sono gli assassini. i tratti caratteristici. scambia ancora qualche parola e saluta il suo interlocutore. non si può neppure consultare l’elenco dei personaggi sul risvolto di copertina. non esperto di cose politiche. La didascalia dice: «Uno dei nomi che nelle cronache di questi giorni ricorre più spesso». Riprende in mano il ricevitore. Le cronache dei giornali sono piene fin dall’inizio di protagonisti presunti. Dal fax arriva una pagina di giornale: «Il Mattino di Bologna». dice qualche breve parola. ma intuisce che la grande alluvione di personaggi finirà per portarlo alla sazietà e all’indifferenza. Poi si ha l’impressione che lo scopo del racconto non sia quello tradizionale («chi è l’assassino?»). è l’appunto di un lettore di gialli. ore 8. Ma alla prima verifica. Ascolta la comunicazione. Contro ogni norma del giallo. proporre ai nostri lettori questo vecchio articolo. L’abbiamo detto: questa non è una nota politica. Ma il nostro giallo è contro le regole: dunque più angoscioso e di gran lunga meno divertente delle trame letterarie. Notizia italiana: i doganieri annunciano che non faranno più straordinari perché lo Stato non ha fondi per retribuirli: si paventa il blocco delle dogane dal primo settembre. scritto per la «Stampa Sera» del 26 agosto 1974 da un bravo e intelligente collega oggi scomparso. L’inquilino della villa torna al telefono. Con un colpo di campanello chiama il segretario personale. ma consista in una specie di opera aperta. le amicizie. il nome. poi appoggia il ricevitore senza riattaccare e va nella stanza dell’archivio. E l’articolo di Stefano Reggiani.

mica vacchetta come quelle che ti hanno venduto per. eh!. dice il Togliatti. su quelle che sono rimaste dopo la guerra. e figurarsi il caffè. ti piacciono le storie? La mia è una storia vecchia. di’ mò. Presto per cosa?. uno che sa fare: l’indirizzo di Alicante. allora mio padre prima di partire per Asiago mi racconta questa storia. cic cic cic. ma non li vedi i film americani? E sì che a uno come te dovrebbero piacere. e i suoi due figli e la moglie che gli mangiava la faccia tutte le sere. che mio padre mi racconta di questo ciabattino. Bravo ragazzo. Bisogna fare presto. ragazzo? Quanti?. tu non ce l’hai la faccia di uno che va dai ciabattini. no. senti mò dunque. dei vecchi tempi. questo Ferodo. dice Ferodo. credi che non lo sappia. devi procurarti un’auto veloce. due ristoranti a cui ha telefonato. dice il Togliatti avvitando il silenziatore alla pistola.30. tu le scarpe le compri nuove e le butti via quando non sono più nuove. tu te la ricordi bene la stazione di Bulaggna. Controlla la scorta di morfina: ci basta. che quel nastro ti fa ancora più male. quanto le avrai pagate. o i lavori di merda che ci si crepava. di’ mò. che avrebbe voluto fare la vita da signora e invece eccola qui. ot-zent franc. dico bene? Allora. ti va di andarci a vedere se è vera? Tutto qui?. No. quelle manette. allora mio padre mi racconta questa storia. perché per quelli come lui non c’era lavoro. e farci la filettatura per uno come il Togliatti è uno scherzo. dice il Togliatti. non sforzarti di parlare. Abbastanza. Nessun problema. tu cosa ne sai di quei tempi? Erano tempi duri. che se le tieni pulite e oliate vengon sempre buone. dice il Togliatti. chiede Ferodo. un autonoleggio. chiede Ferodo. dice il Togliatti. è roba buona. Sono americane. che me l’ha raccontata un compagno catalano? Credo di sì. e le mani non le puoi usare. dice il Togliatti. Tu la sai la storia della stazione di Perpignan. ancora non hai capito perché sei qui? E non agitarti tanto. non lo strappi mica se non puoi usare le mani. è una storia che mi ha raccontato mio padre. se c’avevi soldi per fartele fare. volevo vedere te se ne uscivi con quell’aria da cattivo dei film che ti porti in faccia. chiede Ferodo. di quando io ero bambino. alla stazione di Bulaggna. dio boja. senti mò che c’ho una storia da raccontarti. Allora. c’ho una storia da raccontarti.11. una storia di ciabattini che tu non puoi capire. Senti mò. no? Tu ci sei stato. ore 12. poi gli fa: te li vuoi guadagnare dei bei soldi. una storia dei vecchi tempi. Walther P 38 di quelle d’una volta. sì. che ci deve pensare sopra. sta’ mò buono e ascolta. dice Ferodo: per quando ti serve? Per stasera. chiede Ferodo. dice il Togliatti. quando ancora alle guerre non si davano i numeri. E una prenotazione aerea per Caracas per il 28 sera... tal dig mè. cos’è che ti stavo dicendo. Persino la lavanderia. le usa la polizia. lo sai questo? Quando quelli come te comandavano. per quelli come mio padre c’era la fame o l’emigrazione. alla stazione di Bulaggna. che eravamo già alla stazione ad aspettare il treno per il Veneto insieme ad altri disgraziati con quattro stracci arrotolati dentro una coperta come lui. a cucinare per un ciabattino che smartellava e cuciva dalla mattina alla sera per quattro soldi che fatte le spese non ne restava niente. e la sua bella casetta di due stanze con la cucina economica dentro. si dice. uno dei migliori. che la testa non mi funziona più come una volta… Ah. dio boja. ce l’hai ancora un padre? Che io il mio me lo ricordo appena. con un suono sottile di avvitamento del tubo artigianale alla pistola d’epoca. ti assicuro che quelle dei ciabattini. che c’aveva la sua bottega con tutti i suoi ferri. sono fatte apposta per stringersi se ti agiti. erano ancora più comode: pelle buona. tu ce l’hai ancora un padre? No. te lo si vede. Il Togliatti aspetta un po’ a rispondere. non lo 101 . non in guerra. no. tò mò. che le manette ti si stringono ancora di più. Be’. una storia d’amore. sono comode quelle robe lì che c’hai ai piedi? Be’. Il Togliatti ascolta al telefonino quello che Ferodo ha da dirgli. pensa te che lavoro di merda era costretto a fare per darci da mangiare. Dice il Togliatti (Al rap ed Togliatti) Tra Castenaso e Medicina (Bologna). Come?. è saltato su una mina ad Asiago. Il Togliatti mette giù. È ora di andare a trovare il prigioniero.

allora Annina era felice. che voglio sentirtelo dire se hai capito. tal dig mè. non mi ha colpito. Lo sai chi è Alberto. vero? Il ciabattino che ti dicevo. c’ha sessant’anni ma è ancora buona la Walther P 38 del Togliatti. aspetta mò. come fai a dirglielo che c’eri dentro pure tu. mentre lei se lo guardava con gli occhi dolci. e Annina resta sola con la bottega di Alberto. l’Alberto resta vedovo e si risposa. e adesso devo chiederti una cosa. lo hai capito? Ma già. che ti tolgo il nastro. ’sgrazié. e allora succede che gli amici di Alberto. cioè i ciabattini della Bulaggna d’na volta. e lo riportano ad Annina che lo mette sul tavolo. poi non ce l’hai una donna. oggi tu.sapeva proprio fare il caffè questa vecchia bisbetica. e gli veniva incontro davanti alla bottega. poi gli fa. È una roba brutta. di’ mò. che ci volevano bene tutti. che ormai sarebbe la bottega di Annina. e faceva un caffè buonissimo. dice il Togliatti controllando il caricatore. cazzo mi frega… Ch’at végna un cancher!. che finisce bene. ma lui niente. quella valigia lasciata alla stazione di Bulaggna. e gli toglie il nastro con un gesto solo. pensa Righi Aldrovanti sentendo il proiettile sibilare lontano. dice il Togliatti. strrrr. e allora. di’ mò. dice proprio così. se lo usi male ti fai un taglio sulla pancia da qui a qui. ti è piaciuta la storia? L’uomo chiamato Alfa lo guarda stupito. perché c’aveva la sua fidanzatina lui. dice il Togliatti. che c’avrebbe voluto essere anche lei nella tazzina. lo hai capito perché ti ho raccontato questa storia? Di’ mò. Il Togliatti si è voltato ed è uscito senza guardare. E non sente il rumore del vetro infranto dal proiettile. vedi mò come possono cambiare le cose. dice il Togliatti. che non si può mica far morire di fame Annina. finché. è per questo che la bottega rimane la bottega di Alberto. dice il Togliatti tirando il grilletto. che quella ce l’ha lasciata. la vipera. non mi ha colpito. come fai che poi ci devi dire quello che fai. che è un po’ come se partisse per la guerra. che si sente un rumorino come di una scartavetrata leggera e le labbra son tutte rosse. in quella stessa stazione dove mio padre mi racconta la storia d’amore di Annina prima di partire per Asiago. ma neanche farci l’elemosina. e non si fanno mica pagare niente. poi il treno ha fischiato e mio padre è salito. che è proprio una bella storia se ci pensi. lui era felice lo stesso. no. dice mentre il sudore gli cola negli occhi. muovendo le labbra per cercare di massaggiarsele. anche se i figli di Alberto la guardavano male perché dicevano che aveva preso il posto della loro madre. L’uomo chiamato Alfa continua a ripetersi: non mi ha colpito. ma solo quella. dice il Togliatti. poi gli faceva una carezza sulla guancia e andava via. si parlano alla riunione. perché la casa era della prima moglie e adesso è dei figli. magari la valigia l’ha preparata lei. con tutti i ferri e i pezzi di pelle e i barattoli di colla e le scatole di chiodi. 102 . che quando è tornato era dentro una cassa piccola e a mia madre ci hanno detto che era meglio se dentro non ci guardava. una cioccolata che si sentiva l’odore per tutta la strada quando lei rovesciava la napoletana di prima mattina e scendeva in strada con la macchinetta in una mano e la tazzina nell’altra e andava incontro ad Alberto. non sa tagliare la pelle con lo scarnitoio. e allora cosa ti fanno? Fanno che si mettono d’accordo che si dividono il lavoro. così il cliente torna e trova le scarpe ricucite e paga. e mi ha lasciato questa storia. e Annina va a stare nella sua casa e gli può portare il caffè a letto. e dicono che qualcosa bisogna fare. e così tutte le mattine. dice il Togliatti. ed era una poverina brutta e con la gobba. Tu l’hai mai visto uno scarnitoio da concia?. come fai a dirmelo se hai la bocca chiusa. ma lei che colpa c’aveva se la loro madre era morta? E comunque poi le cose non vanno mai bene fino in fondo. perché dopo un po’ muore anche Alberto. che una volta la gente moriva prima. e lo fanno a turno. Non la sente arrivare. alla sua età c’aveva una fidanzatina che si chiamava Annina. proprio dove poi è crollato il muro che ci è rimasto sotto un tassista che lo chiamavano Togliatti proprio come me. però c’aveva due occhi dolci che lo avevano stregato. non ce l’hai una donna. dagli scatti si capisce che è tutto a posto. dice il Togliatti. è proprio un bel finire. non sei tipo da caffè a letto. Tu ce l’hai una donna che ti porta il caffè a letto?. secondo me tu non lo prendi il caffè a letto. ma Annina non lo sa fare il mestiere del ciabattino. oppure aspettava i tuoi amici in macchina là vicino ai taxi. e così tutti i ciabattini si dividono il lavoro e Annina può vivere grazie alla bottega di Alberto. così Alberto si beveva il miglior caffè di tutta Bulaggna. ogni giorno uno di loro passa dalla bottega di Alberto e prende il lavoro che hanno portato ad Annina. no? Tu che ne dici. o se ce l’hai è una come te. e insomma Annina non sa neanche come si comincia a fare questo mestiere. Non mi ha colpito. cazzo mi frega della tua ciabattina. domani lui. tac tac tac. e allora Annina resta sola nella bottega di Alberto. che Annina in casa non ce la vogliono e la cacciano senza neanche aspettare il funerale.

Comunicato Ansa. hanno negato l’appartenenza al proprio movimento dell’uomo ferito nel corso dell’assalto alla stazione di servizio della A13. per molti anni esuli in Inghilterra e sospettati di aver partecipato a vario titolo alle imprese del terrorismo neofascista negli anni Ottanta. Il commissario Valente si è rifiutato di rilasciare dichiarazioni. Non è venuto fin qui per sapere se Dalì era pazzo: c’è venuto per lavoro. Uno dei due sarebbe l’abituale compagno di pattuglia dell’agente a. per ragioni ancora ignote. mentre la dogana verifica le sue tele. edifici per la sosta e il ristoro dei ferrovieri. What a wonderful world «Il Mattino di Bologna». 27 settembre 1998 nuove rivelazioni sui fatti di bentivoglio di Diego Dall’Olmo Le perizie balistiche effettuate sulle armi ritrovate nella stazione di servizio di Castel Bentivoglio hanno accresciuto l’aura di mistero che circonda i fatti del 25 sera. ore 19. Perpignan (Francia). Salvator Dalì vede l’universo convergere su di lui e intuisce il ruolo di questa stazione e di questo paesino nell’universo. guidando mentre il vecchio partigiano si riposava e leniva il dolore con la morfina. Non voleva essere pagato. l’altro un agente di sesso femminile. 103 . C’è una tela che rappresenta tutto questo: Ferodo l’ha vista da qualche parte. Raffaele Florio e Maurizio Morsatti. Perpignan: l’ultimo paese prima della frontiera con la Spagna. Si tratterebbe di una pistola fuori ordinanza. p. Si è appreso infatti che la pistola impugnata dall’agente a. i due dirigenti del movimento politico di estrema destra Nuova posizione. Ha accompagnato il Togliatti. secondo voci provenienti dalla questura di Bologna. p. dopo che le accuse a loro carico sono cadute in prescrizione. sono rientrati in Italia nel 1997. Poi c’è l’altra interpretazione: quella che dice che Dalì era pazzo. Con una conferenza stampa tenuta a Roma. ha detto. Ferodo ha la certezza che non vedrà convergere l’universo su di sé mentre aspetta il primo treno dalla Spagna per tornare indietro. Davanti alla stazione di Perpignan. Com’è noto. e dove vado non mi servono. infatti. la Gran Bretagna non concede l’estradizione per reati politici. Un universo geocentrico: il suo punto di convergenza è questo piccolo insieme di binari.30. «La difesa dei valori dell’Occidente cristiano che il nostro movimento porta avanti contro il mondialismo dilagante avviene alla luce del sole». I due esponenti politici. Ferodo ha accettato la valigetta. treni. 27 settembre 1998. Il carrozziere fu ucciso dopo essere stato ferocemente torturato. ha dichiarato Florio. Il Togliatti ha insistito: tanto i soldi li ho portati dietro. Alla stazione di Perpignan. è risultata essere l’arma che ha esploso i colpi mortali contro l’anziano carrozziere Attilio Bignardi. trovato morto nella sua officina il 3 settembre scorso. Sempre dalla questura filtra una voce inquietante: due agenti di polizia risulterebbero scomparsi da quarantotto ore..12. Ferodo.

Ulteriore particolare poco verosimile: alla segretaria sembra di ricordare che i due poliziotti si chiamassero Savoldi e Pascutti. – Scusi? – Mi dica.A Ferodo piace il Togliatti. Secondo la segretaria. ore 13. La libertà ha un buon odore. Nessuna ipotesi viene per ora avanzata. Non risulta tuttavia che agenti di polizia fossero stati incaricati di una notifica nei confronti del Righi Aldrovanti. – Ma la nostra pizza vi piace proprio. centravanti del Bologna. signo’? – Tanti. Dev’essere stata l’ultima lezione che il Togliatti ha dato a qualcuno. L’esplosione ha distrutto un’abitazione e danneggiato molti edifici circostanti. posso farcela anch’io. il morso di una vipera. Proprio vero.30. Il cameriere sorride. E un buon sapore. signo’? Cristiano sorride rileggendo la poesia appesa alla parete della pizzeria. Antica pizzeria Da Michele. in attesa di verificare gli ultimi movimenti del Righi Aldrovanti. 28 settembre. è stato trovato morto nei pressi di Castenaso. Comunicato Ansa. Per Cristiano è la terza. – Mi mancava. «A pizza è nata a Napule | ma poche in’ do’ mestiere | ve ponne da’ ’o piacere | e farvela mangia’». Pochi minuti: da Michele le pizze sono veloci. 28 settembre 1998 Una violenta esplosione si è verificata questa mattina all’interno di un villaggio turistico di Alicante (Spagna meridionale). Il bilancio dell’attentato è di due 104 . Ma a insospettire gli inquirenti sono i segni sui polsi e le caviglie dell’industriale. Un’auto carica di esplosivo è saltata in aria subito dopo essersi introdotta all’interno del villaggio. Napoli. – Un’altra? – Un’altra. scomparso dopo essere uscito dal suo ufficio nel pomeriggio del 25 scorso. Erano anni che non venivo a mangiarla. pochi minuti prima di allontanarsi l’imprenditore aveva ricevuto la visita di due agenti di polizia che avevano un documento da consegnargli. Un noto imprenditore di Bologna. pensa Cristiano addentando la pasta morbida e facendo filare la mozzarella fior di latte. Dalla questura si fa però notare che nessun agente in servizio ha gli stessi cognomi di due vecchi. Inoltre una vipera velenosa è estremamente rara in questa zona. che sembrerebbero indicare che l’uomo è stato tenuto a lungo legato. C’è modo e modo di vivere in fretta e lasciare un bel cadavere: non è detto che si debba per forza morire giovani. «l’Unità» Emilia Romagna cronaca regionale. gli dà sicurezza: se ce l’ha fatta lui ad arrivare alla sua età vivendo come ha vissuto. Troppi. e tuttora rimpianti. non ha più niente da insegnare. – Una margherita grande. Dove va. Causa della morte. Alfonso Righi Aldrovanti. 28 settembre 1998 noto imprenditore trovato morto di Tommaso De Lorenzis Ancora un evento misterioso in questo cupo settembre bolognese. – Tanti anni. Ha solo un lavoro in sospeso da finire. Cristiano sorride. «Surtanto don Michele | ch’è fino pasticciere | ve fa’ ’na pizza splendida | ca ve fa cunzula’». la vostra pizza. Il lavoro di una vita.

La poliziotta è stata ricoverata in ospedale in stato confusionale. «Il Mattino di Bologna». c. Si ritiene che l’attentatore sia morto per un difetto nell’innesco che stava predisponendo. ore 19. Il corpo dell’attentatore è completamente carbonizzato.. rispetto allo scetticismo degli inquirenti. e da un primo esame clinico sembra emergere un quadro di seria compromissione delle sue facoltà mentali: la donna sarebbe rimasta legata al cadavere del collega per tutto il tempo della loro scomparsa.. «la Repubblica». c. – spegni l’ostrica con un sorso di Guinness. e allontanarsi quasi all’istante dopo essere rimasto sospeso nell’aria per circa un minuto. red roses too I see them blow for me and you… – Allora? Che ne dici? Lara assapora il salmastro dell’ostrica che scivola sul velo amaro della Guinness scura: splendido. 30 settembre 1998 macabro ritrovamento dei due agenti scomparsi di Diego dall’Olmo I due agenti di polizia scomparsi da cinque giorni sono stati ritrovati ieri sera nel bagagliaio dell’auto di uno dei due. 105 . – Continua così. Le armi potrebbero essere state usate in alcuni degli eventi delittuosi che hanno insanguinato Bologna negli ultimi giorni. risponde. che ha parlato di probabile violazione dello spazio aereo nazionale e di un possibile ingresso di immigrati extraterresti privi di permesso di soggiorno mediante veicolo alieno. Nel corso della notte sembra sia stata trasferita in un centro d’igiene mentale fuori Bologna. La vittima era un uomo d’affari di nazionalità francese. e di difficile identificazione. Resti di un piccolo rogo. Il presunto disco volante sarebbe stato visto compiere movimenti ascendenti alle spalle della collina di Paderno. Fuori del coro. sono ritenuti invece dai membri del Goa le prove dell’avvenuto atterraggio e del successivo decollo del veicolo extraterrestre. morto per rottura dell’osso del collo da almeno tre giorni. z. era legata al cadavere del collega. 30 settembre 1998. I see trees of green. – dice Andrea. che era sulla terrazza della palazzina crollata al momento dell’esplosione.morti: il conducente dell’auto e il proprietario del villaggio. l’agente i. cronaca di Bologna. da tempo trasferitosi ad Alicante. All’interno dell’auto sono state ritrovate due pistole non in dotazione alle forze dell’ordine. la dichiarazione dell’ispettore Sergio De Petris. e tende a escludere sia la pista politica che l’ipotesi di un attentatore kamikaze. La gendarmeria spagnola sembra orientata verso l’ipotesi del racket delle estorsioni. L’altro agente. e sulla Guinness lascia calare la prossima ostrica. 29 settembre 1998 dischi volanti a paderno? di Roberto Colasanti L’avvistamento di un disco luminoso nel cielo di Paderno è stato segnalato dal Gruppo di osservazione sulle attività non umane (Goa) con una nota inviata alle agenzie di stampa. la cui presenza sembra essere un messaggio lasciato dai misteriosi rapitori. secondo gli inquirenti provocato da campeggiatori abusivi. Donegal (Irlanda settentrionale).

I due sapori restano distinti. Non senti il vento che soffia. La tua surf-filosofia. Scusami… non te ne faccio una colpa se non riesci a capire. i bicchieri vengono rimpiazzati con nuove birre. Bella la tua Irlanda. non ha senso star male. Preferisco non prenderti. – Non è che stai pensando a ieri sera? – No. ragazza. giusto? Ma in fondo sono morto. porto male a chi mi vuol bene. Anche se ti preferivo quand’eri una pixie. non ho più scadenze da rispettare… ti va di girarcela con calma. scusa: ti riporto a casa: io non ce l’ho più una casa. sai? Ho fatto bene a venire con te. dice Andrea: non ho più un posto in cui andare. se non hanno un pizzico di sale in tasca. Andrea? – Bene. – Shane McGowan. Basta che ti ricordi di lasciare sempre il piattino col latte alla sera fuori della porta. Dietro il bancone il barman spilla le scure nel loro bicchiere. la bocca si riempie di un gradevole sentore amaro. perdonami. – Sai chi sono? – chiede Lara. Irlandese purosangue. giorno per giorno? Quando ci stanchiamo torniamo a casa… no. e di avere sempre del sale in tasca. – Come stai. – Sono una banshee. – non cambiava. Non le piace quando le si dice cosa deve fare. là fuori? Sono io. Lara lo accarezza. Andrea. in una piacevole alternanza. Forse mi piace più essere morto che essere vivo. Il mondo sembra migliore. incidendo il segno del trifoglio nella densa schiuma color crema. Nick e Shane cantano ancora. Quanto ci restiamo? Non lo so. Confondo gli uomini che incontro. Hai ragione. 106 . – dice Andrea a bassa voce. – E allora perché sei triste? – Mi piace essere triste. Forse a domani sera: forse è a quello che sto pensando. stasera. l’altro ha la voce roca e sgraziata. Porto sventura agli uomini che incontro. – Che succede domani? – Dimmelo tu. Non volevo ferirti: se l’ho fatto. e posso permettermi di fare cose che non capisco. invece di star bene? – No. Lara: non le succede spesso. Il vassoio vuoto cede il posto a quello pieno. – dice Andrea facendo segno al cameriere di portare un’altra dozzina di ostriche e due pinte di scura. – Forse sono troppo vecchio per capire la tua filosofia. Dallo schermo del televisore installato in alto due voci si alternano: il cantante dai capelli scuri seduto al piano ha una voce bassa e tenebrosa. – non a ieri sera. – Sono una pixie. ma questa volta ne vale la pena. – Andrea? – Dimmi. allora. È la prima volta che mi sento bene da non so più quanto tempo.Ha gli occhi lucidi. l’ex cantante dei Pogues. Mi fa star bene. – Non mi hai ferito. non dopo quello che è successo. vecchietto. un sorso di scura dopo l’altro. Ostrica dopo ostrica. – Devo preoccuparmi? – No. Non me la sento di perdere anche te. Lara sorride. – Ieri sera? – Tu sei stato male? – No. – Cambiava qualcosa se stavamo male in due. Lara: che succede domani? Lara non sorride più.Lara esegue. E Nick Cave. Prende la mano di Andrea e lo guarda fisso. Quello al piano le mette i brividi. E stasera? – Cambia qualcosa se invece di star bene stiamo male? Andrea guarda Lara. Sono stato bene. Mai sentiti? – Nick Cave sì. – Dimmi.

what a wonderful world… And I say to myself.I see babies cry. I watch them grow they’ll learn much more then I’ll ever know and I think to myself. I think to myself. what a wonderful world yes. what a wonderful world… 107 .

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