Meina (Lago Maggiore) 15-16 luglio 2006

Ekphrasis

L’acuità della linea

Pascal Quignard Yves Hersant José Jiménez Philippe Bonnefis Talia Pecker Berio Ermanno Olmi Carlo Severi Mireille Calle Gruber Andrea Bajani Simone Regazzoni

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Nel 2006 La Fondazione Europea del Disegno ha proseguito i seminari del ciclo Ekphrasis con due giorni di riflessione sull’Acuità della linea, un tema a cui lo storico dell’arte Daniel Arasse, tra i fondatori della Fondazione, avrebbe voluto a suo tempo dedicare una giornata di studi. Il 15 e il 16 luglio a Meina si sono incontrati a riflettere sui valori della ”linea acuta” nell’arte, nella filosofia, nel cinema, nella poesia, nella musica, Pascal Quignard (scrittore), Yves Hersant (storico dell’Umanesimo), José Jiménez (critico d’arte e filosofo), Philippe Bonnefis (scrittore), Talia Pecker Berio (musicologa), Ermanno Olmi (cineasta), Carlo Severi (antropologo), Mireille Calle Gruber (critico letterario e scrittrice), Andrea Bajani (scrittore), Simone Regazzoni (filosofo). Nello studio delle forme simboliche, sono stati molti i filosofi – Cassirer, Goodman, Deleuze – che hanno riflettuto sulla “linea ondulata e spezzata” secondo la sua percezione analitica o estetica e, a dire di Paolo Fabbri, pensare l’acuità della linea equivale a interrogarsi sula questione di “quando si dà arte”. Scriveva a tale proposito Daniel Arasse:”A meno che non si disegni senza guardare il disegno, non si disegna mai quel che si vede: si disegna quel che si è visto. D’altronde, come ripetevano, fra gli altri, Goya e Delacroix, in natura non esiste linea alcuna – e Leonardo, maestro della punta d’argento, lo aveva ben capito, convinto come egli era che la linea di contorno possiede uno ‘spessore invisibile’. La linea di contorno inventa dunque una forma ritagliando nel flusso del visibile un contorno delle cose che trasforma il reale in mondo, che fissa il transeunte. L’acuità della linea è la precisione acuta del suo solco e, insieme, di quel movimento multiplo il cui supporto, qualunque sia, conserva il ricordo, la traccia del tracciato. Tensione fra due principi (schema delle cose/ ritmo del mondo), la linea del disegno mostra ‘la formazione soggiacente alla forma’ (Paul Klee), lo spirito che pensa la forma nel movimento della mano – e del corpo”. Da dove altrimenti, se non dall’acutezza della linea, deriva l’intensità speculativa del disegno? Di che altro, se non dell’acume del pensiero, è strumento la punta acuminata della matita, da cui il disegno sorge? “Acuta è la mente che risiede nelle dita e nella mano dell’artista”, osserva Pavel Florenskij nel suo saggio sull’icona. E che dire dell’acuità di una linea musicale? E dell’agudeza di un verso poetico? …il n’est pas de pointe plus acérée que celle de l’Infini (Baudelaire).

The European Drawing Foundation continued the Ekphrasis seminar series in 2006 with a two day reflection on The Acuteness of the Line – a subject to which the art historian and member of the Seminar Advisory Board Daniel Arasse would have liked to devote a day of studies. In the Meina premises of the Foundation on Lake Maggiore, on the 15 and 16 July, Valerio Adami and the Seminar Advisory Board (Paolo Fabbri, Maurizio Ferraris and Amelia Valtolina) met with Pascal Quignard (writer), Yves Hersant (historian of Humanism), José Jiménez (art critic and philosopher), Philippe Bonnefis (writer), Talia Pecker Berio (musicologist), Ermanno Olmi (film director), Carlo Severi (anthropologist), Mireille Calle Gruber (literary critic and writer), Andrea Bajani (writer) and Simone Regazzoni (philosopher) to talk about the principles of the “acute line” in art, philosophy, cinema, poetry and music. Contributions and lectures followed one another at a round table open to the audience. In the research on symbolic forms, many have been the philosophers (Cassirer, Goodman, Deleuze) that have reflected on the “undulating and fragmented line” in accordance with Arasse’s aesthetic and analytical perception; and indeed for Paolo Fabbri, reflection on the acuteness of the line is in fact a way of questioning what and when something can be called art. On this issue Daniel Arasse wrote that unless an artist draws without looking at his work, he never draws what he is seeing, but rather what he has seen. In fact, as Goya and Delacroix – among others – used to say, no such thing as a line exists in nature; Leonardo, master of the silverpoint, knew that too, convinced as he was that the outline of things had an “invisible depth”. The contour line invents shapes by cutting out an outline of things from the stream of the visible - an outline that can transform reality into our world and fix what is transient. The acuteness of the line lies in the acute precision of its trail and of that multiple movement of which its support, whatever this might be, maintains a record. In the tension between two principles (the pattern of things and the rhythm of the world), a drawn line reveals the process of formation beneath the form (Paul Klee), and unveils that spirit which conceives form in the movement of hand and body. From where else if not from the line’s acuteness should the speculative strength of drawing derive? What is the sharp point of a pencil instrument of if not of the sharpness of thought? Sharp is the mind that lives in the fingers and the hands of an artist, stated Pavel Florenskij in his essay on icons. And what can be said about the acuteness in music and of the agueza of a poem’s verse? …il n’est pas de pointe plus acérée que celle de l’Infini (Baudelaire).

La sera del 15 luglio la Fondazione Europea del Disegno ha dato il benvenuto ai suoi ospiti con un concerto per pianoforte, con David Kadouch.

The European Drawing Foundation welcomed guests on 15 July with an evening piano concert, performed by David Kadouch.

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