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1. forma algebrica e trigonometrica dei numeri complessi 2. definizione di spazio vettoriale, base e indipendenza lineare 3.

che cos' la matrice associata ad un sistema lineare e come la si usa per risolvere il sistema 4. definizione di autovalore e autovettore e criterio di diagonalizzabilit 5. definizione di funzione, e di funzione continua da R in R 6. definizione di limite con interpretazione grafica 7. definizione di infinitesimo e di infinito 8. definizione di derivata prima e interpretazione geometrica 9. definizione di integrale indefinito, definito e improprio; interpretazione grafica di quello definito e di quello improprio 10. definizione di serie, serie convergente e serie divergente; qualche esempio per ciascun caso 1. FORMA ALGEBRICA E TRIGONOMETRICA DEI NUMERI COMPLESSI Unimportante conseguenza del fatto che la seguente: per ogni si pu scrivere

dove detta unit immaginaria. Quindi ogni numero complesso si pu anche rappresentare nella cosiddetta forma cartesiana (o algebrica) Tale forma comoda perch i calcoli tra numeri complessi scritti in forma cartesiana seguono tutte le regole formali valide per i numeri reali con laggiunta della regola Se , i numeri reali a e b si dicono rispettivamente parte reale e parte immaginaria di z e si scrive

Un numero della forma ib chiamato immaginario puro Quando si usano i numeri complessi risulta spesso comodo visualizzare vettore del piano complesso che ha la punta in a b e la coda nellorigine . come il

di tale vettore detta modulo di z | | e l'angolo compreso tra l'asse reale ed il vettore chiamato argomento di z. Siccome tale angolo determinato a meno di multipli di 2, si pu restringerne la variabilit a un dato intervallo di ampiezza 2 (ad esempio l'intervallo tra - e ) e si parla in questo caso di argomento principale dl z arg Si noti che modulo e argomento principale rappresentano le coordinate del punto z in un sistema di riferimento polare con polo nellorigine e asse polare coincidente con lasse reale. Se allora poniamo per comodit di scrittura, | | arg dalla trigonometria segue cos sin La lunghezza

Questultima viene detta forma polare (o trigonometrica) del numero z 2. SPAZIO VETTORIALE ln generale, uno spazio vettoriale sul campo K un insieme X in cui siano definite due operazioni che verificano le seguenti propriet (x, y e z sono arbitrari elementi di X o vettori; 0 indica il vettore nullo e -x il vettore opposto di x; e sono arbitrari elementi di K o scalari; 1 l'elemento neutro del prodotto in K): (somma) 1.x+y=y+x 2.(x+y)+z=x+(y+x) 3.x+0=x 4.x+(-x)=0 (moltiplicazione per gli elementi di K) 1. (x)=()x 2.1x=x 3. (+)x=x+x; (x+y)=x+y (si noti la duplice propriet distributiva) BASE Una famiglia di elementi di un sottospazio U detta base di M se tali elementi sono linearmente indipendenti e generano U. Si dimostra che tutte le basi di un dato sottospazio hanno il medesimo numero d di elementi; questo numero detto dimensione del sottospazio U e si scrive d= dim(U). In particolare si ha dim span {x1 xk} k e si pu anzi dire che la dimensione del sottospazio span {x1 xk} il massimo numero di vettori generati linearmente indipendenti. INDIPENDENZA LINEARE Gli elementi x1, ..., xK di Rn si dicono linearmente indipendenti (brevemente: indipendenti) se 1x1 +kxk=0 k=0 In altri termini se gli elementi x1 xk sono linearmente dipendenti, almeno uno di essi si pu esprimere come combinazione lineare degli altri. Esempio. Supponiamo che x1 e xK siano dipendenti. Allora c' una loro combinazione lineare che nulla, ma i cui coefficienti non sono tutti nulli: ( x1+x2=0 Se ad esempio fosse si potrebbe scrivere x2= x1. Dunque dire che due vettori sono indipendenti significa che i due vettori sono non paralleli. 3. Ricordiamo che un sistema di m equazioni lineari nelle n incognite x0 xn { pu essere scritto nella forma matriciale

)(

dove A la matrice (m x n) dei coefficienti, x il vettore (n x 1) delle incognite e b il vettore (m x 1) dei termini noti. Fissato b, il sistema si dice impossibile se possibile se

4. AUTOVALORI E AUTOVETTORI Consideriamo il sistema lineare omogeneo (detto equazione degli autovalori di A) Ax=x (1) dove A una matrice reale quadrata n x n e A un parametro numerico. ovvio che per ogni valore di il sistema ammette sempre la soluzione nulla x=0, perci la domanda interessante se esistano valori di per cui il sistema ha soluzioni non banali (cio diverse da 0 ). Un valore di in corrispondenza del quale il sistema ammette soluzioni non nulle detto autovalore della matrice A; le soluzioni x = x corrispondendenti all'autovalore vengono chiamate autovettori (associati a quell'autovalore). Per risolvere l'equazione agli autovalori nel caso generale di una matrice reale n X n scriviamo il sistema (1) nella forma equivalente: I-A)x=0 dove I la matrice identit n x n. Sappiamo che un sistema lineare quadrato e omogeneo ammette soluzioni non banali se e solo se la matrice dei coefficienti singolare. Nel nostro caso questa condizione diventa: det I-A)=0 e quest'ultima risulta un'equazione algebrica di grado n nell'incognita a coefficienti reali, detta equazione caratteristica. Per il Teorema fondamentale dell'Algebra l'equazione caratteristica ammette esattamente n radici (reali o a coppie complesse coniugate) non necessariamente distinte, quindi ogni

matrice reale quadrata n x n ammette sempre n autovalori (reali o a coppie complesse coniugate) pur di contare ogni autovalore con la propria molteplicit algebrica.
CRITERIO DI DIAGONALIZZABILIT Se , cio , con

D=diag(d1 dn)

si dice che la matrice reale A diagonalizzabile (in ) e la matrice P di passaggio viene anche detta matrice diagonalizzante; se in pi avviene che P sia ortogonale si dice che A diagonalizzabile ortogonalmente. Una delle ragioni principali per cui ha interesse studiare le matrici diagonalizzabili che per esse risulta molto semplificato il calcolo delle potenze Ak: infatti per ogni intero k si ha D=P-1AP D2=P-1APP-1AP=P-1A2P, per cui la potenza Dk data semplicemente da
5. CONCETTO DI FUNZIONE

Dk=P-1AkP Ak=PDkP-1
Dk=diag( )

Se due grandezze x ed y sono collegate in modo che per ogni valore ammissibile di x vi sia un unico valore corrispondente per y, si dice che y una funzione di x. Il valore y che assegnato ad x dalla corrispondenza f detto valore di f in x e si scrive y = f(x). L'insieme D dei valori ammissibili di x chiamato dominio della funzione e si scrive D = dom(f); x detta variabile indipendente perch libera di assumere un qualsiasi valore del dominio; y detta variabile dipendente e l'insieme di tutti i valori assunti dalla f detto immagine della funzione e si indica con i simboli im(f) oppure f (D), cio m f f o anche pi sinteticamente, f f x x FUNZIONE CONTINUA Consideriamo una funzione e sia x0 un punto interno all'intervallo di definizione, cio x . Se avviene che il valore f (x) diventa sempre pi vicino al numero L quanto pi x (con x x ) si avvicina ad x0, si dice che il limite di f (x), per x che tende a x0, L e si scrive lim f x L oppure f x che tende ad L per x tendente a x0 . l numero x0 detto punto limite e il numero L il corrispondente valore limite. importante capire bene che, nella ricerca del valore limite, non va considerato il punto x=x0: ci che influenza il valore limite il comportamento della funzione vicino ad x0 (o, come si suol dire, nellintorno di x0) e non il valore di f in x0, per cui pu anche accadere che sia . Se dice che la funzione continua in x0; se invece , si dice che la funzione presenta in x0 una discontinuit eliminabile, perch la funzione g cos definita { continua in x0

, si

6.INTERPRETAZIONE GRAFICA DEL LIMITE L'interpretazione geometrica della definizione di limite la seguente: considerato il rettangolo in R con centro nel punto di coordinate (x0, L) e altezza di lunghezza arbitraria 2, possibile scegliere opportunamente la lunghezza 2 della base in modo che il grafico di f "esca" dal rettangolo attraversando i lati paralleli all'asse delle y e non le basi. 7. INFINITESIMO Un infinitesimo una funzione reale f tendente a zero (in un punto al finito, cio per oppure oppure , o all'infinito) oppure una successione reale an convergente a zero. possibile confrontare la rapidit con cui due infinitesimi f e g simultanei (cio con lo stesso punto limite) tendono a zero esaminando il limite del loro rapporto (che naturalmente si presenta nella forma di indecisione ) INFINITO Un infinito una funzione reale f tendente a oppure a (in un punto al finito, cio per oppure oppure , o all'infinito) oppure una successione reale an divergente. possibile confrontare la rapidit di due infiniti f e g simultanei (cio con lo stesso punto limite) esaminando il limite del loro rapporto (che naturalmente si presenta nella forma di indecisione 8. Sia x0 un punto nellintervallo . Una funzione lim esite finito detta derivabile in x0 se

ln tal caso il valore del limite chiamato la derivata di f in x0 e viene indicato con il simbolo f'(x0) (da leggersi "effe primo di x0" ). Quindi lim o equivalentemente (con il cambio di variabile lim In termini geometrici lespressione (detta rapporto incrementale di f in x0) rappresenta la pendenza della retta secante la curva cartesiana y = f (x) (il grafico di f) nei punti e . Fare il limite di tale rapporto per significa tenere fisso il punto P0 e spostare P sul grafico fino a portarlo a coincidere con P0. Se la funzione derivabile, il numero f'(x0) si interpreta, dunque, come la pendenza della retta tangente al grafico in P0. Poich tale retta passa per il punto P0, la sua equazione cartesiana 9. INTEGRALE INDEFINITO Si dice primitiva (o antiderivata) della funzione derivabile tale che ),

(dove I un intervallo) una funzione

(1) L'esempio precedente mostra che esistono funzioni che non ammettono primitive. In realt, il problema dell'esistenza delle primitive non banale perch equivale alla risolubilit dell'equazione differenziale (1); come si vedr in seguito, una condizione sufficiente su f che garantisce l'esistenza di primitive la

continuit. E invece banale la propriet che, se esiste una primitiva F(x) di f(x), anche F(x) + K una primitiva di f (x): Inoltre, date due qualunque primitive F(x) e G(x) di f(x), esse differiscono per una costante. Infatti ( ) Il che implica F(x) G x K per il Teorema della derivata nulla. n conclusione vale lalternativa seguente per ogni funzione : 1. f non ammette primitive (in I), oppure 2. f ammette infinite primitive in le quali differiscono tutte luna dallaltra per una costante. In questo secondo caso la famiglia delle primitive f detta integrale indefinito di f e viene indicata con il simbolo da leggersi integrale di effe di x in di x . Quindi o, pi sinteticamente (anche se impropriamente), dove F indica una qualunque primitiva di f. L'operazione che fa passare da una funzione f al suo integrale indefinito detta antiderivazione perch ogni funzione derivabile una primitiva della propria derivata, cio INTEGRALE DEFINITO Se una funzione limitata (cio | | per qualche costante ) e di segno qualunque, rimangono valide le nozioni di somma superiore Sn e di somma inferiore sn (prima introdotte nel caso di funzione positiva o nulla ) e la propriet che tali somme convergono, rispettivamente, a due limiti S ed s con . Quando avviene che i due limiti coincidono (S = s ), si dice che la funzione f integrabile su [a, b]; il valore comune di tali limiti detto integrale definito di f su [a,b] e viene indicato con il simbolo (di Leibniz ) da leggersi integrale da a a b di effe di x in di x . Poich le zone in cui danno un contributo negativo alle somme Sn e sn, l'integrale di f su [a,b] non si interpreta pi come area della regione compresa tra il grafico di f e l'asse x, ma come differenza tra l'area della parte di tale regione che sta sopra l'asse x e l'area della parte che sta sotto l'asse x. INTEGRALE IMPROPRIO La nozione di integrale definito si pu estendere ai casi di intervalli non limitati o di funzioni non limitate. Caso dellintervallo non limitato Sia integrabile in ogni intervallo limitato . Si dice che f integrabile in senso improprio su oppure che lintegrale improprio di f su converge) se esiste finito il limite

dove

lim

lim

la funzione integrale associata ad f. Quindi l integrale improprio converge se e

solo se converge per (cio il grafico di presenta un asintoto orizzontale . Nel caso in cui f sia positiva, l'integrale improprio rappresenta l'area del trapezoide sotteso da f. Se l'integrale converge, vuoi dire che tale area finita anche se il trapezoide non limitato. Nei casi pi semplici l'integranda f continua su e di essa si conosce una primitiva F. Allora: lim lim

Se f definita per fatto per , si pone

si pu considerare lintegrale improprio . Se poi integrabile in senso proprio su

analogamente a quanto e su per qualche

Caso della funzione non limitata Se integrabile in per ogni ma non limitata vicina a b (ad esempio la retta asintoto verticale per il grafico di f), si dice che f integrabile in senso improprio su [a, b) (oppure che lintegrale improprio di f su a b converge se esiste finito il limite dove solo se converge per lim lim

la funzione integrale associata ad f. Quindi l integrale improprio converge se e (cio il grafico di presenta una discontinuit eliminabile per se ).

el caso in cui f sia positiva e lim f x

converge allora l area del trapezoide

associato ad f ed finita anche se il trapezoide non limitato. ei casi pi semplici lintegranda f continua su a b e di essa si conosce una primitiva F. Allora: lim lim . Quindi se

Se f non limitata in a b si pu definire in modo analogo integrale improprio lintegranda continua e ha primitiva nota F si ha Se infine lim

integrabile in senso improprio su [a, c) e su (c, b], si pone:

Per lo studio della convergenza di tutti questi integrali impropri esistono criteri simili a quelli gi visti per gli integrali su intervalli non limitati.

10. SERIE La nozione di serie estende, con l'ausilio di un opportuno passaggio al limite, l'usuale operazione di somma da un numero finito a una infinit di addendi. In generale, data una successione di numeri reali {an: somma degli infiniti termini della successione: Il generico addendo an detto termine generale della serie e la somma infinita va eseguita con il procedimento detto sommazione mediante somme parziali, cio la definizione (1) da intendersi nel modo seguente: La somma finita: detta somma parziale N-esima della serie e quindi una serie per definizione, il limite della successione delle somme parziali. A seconda del valore del limite che compare in (2) una serie viene cos classificata Serie convergente. Si ha quando la successione delle somme parziali converge a un valore reale, cio . In tale caso si scrive: e il numero A viene detto somma delle serie Serie divergente. Si ha quando . Quindi lim }, si definisce serie (o somma infinita) la