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LETTURE CRITICHE · Volume 1

12 LA FONDAZIONE DELLE UNIVERSITÀ
La fondazione delle Università non segna soltanto una profonda rottura nella cultura medievale, ma rappresenta un evento epocale nell’intera storia europea: grazie alla istituzionalizzazione e alla professionalizzazione del sapere, e ancor più grazie alla straordinaria mobilità sociale che questi processi hanno introdotto, le Università costituiscono forse il principale fattore di decollo scientifico dell’Occidente. Il paragone con la situazione coeva degli studi a Bisanzio, che Luca Bianchi suggerisce in queste pagine, è a tal proposito indicativo: nonostante la disponibilità dei testi greci classici, la mancanza di un vero e proprio apparato istituzionale di insegnamento superiore e ricerca scientifica ha di fatto impedito ai Bizantini di raggiungere gli stessi risultati (anche solo per quel che riguarda, ad esempio, il numero di commenti alle opere aristoteliche) conseguiti invece dalla cultura latina. Come Bianchi osserva, la fondazione delle Università ha di fatto segnato una quadruplice rottura: a) a livello istituzionale, attraverso l’internazionalizzazione del sapere e la creazione di un ‘mercato unico’ del lavoro intellettuale; b) a livello sociale, attraverso la nascita della figura dell’intellettuale di professione; c) a livello pedagogico-didattico, attraverso il superamento delle forme private di educazione, la fissazione di programmi e curricula ben definiti, e il rilascio di titoli riconosciuti in tutto il mondo latino; d) a livello scientifico, attraverso l’elaborazione di nuovi strumenti di lavoro intellettuale e lo sviluppo di un nuovo ideale di ragione critica.

da

L. Bianchi, Le università e il “decollo scientifico” dell’Occidente
[in Id. (a cura di), La filosofia nelle università. Secoli XIII-XIV, La Nuova Italia, Firenze 1997, pp. 25-29]

La storiografia più recente ha completamente ridisegnato la “geografia del sapere” tardomedievale. Essa ha infatti condotto ad abbandonare l’idea che la storia del pensiero del XIII e XIV secolo si sia svolta tutta fra Parigi, Oxford, Padova e Bologna, mettendo nel dovuto risalto il contributo offerto da altri centri, spesso nient’affatto minori, come Salamanca, Palermo, Roma, Montpellier, Tolosa, Londra, Vienna, Monaco, le città della valle del Reno, Cracovia e Praga. Ciò costringe anche a riconoscere che in quei secoli la ricerca teologica, filosofica e scientifica non si sviluppò solo nelle università, ma in una pluralità di ambienti: presso la curia pontificia; nelle corti di imperatori come Federico II e Ludovico il Bavaro o di re come Carlo V di Francia; negli studia degli ordini religiosi; in circoli come quello di Riccardo di Bury, il potente vescovo di Durham che, fra il 1334 e il 1345, riunì attorno a sé alcuni dei migliori cervelli inglesi, fra cui Bradwardine, Burley, Fitzralph, Holcot e Kilvington. Ciò nonostante, se è riduttivo e fuorviante credere che le università abbiano avuto, nel tardo Medioevo, il monopolio del sapere, resta indiscutibile che esse furono allora il principale propulsore del progresso intellettuale. La nascita spontanea del sistema universitario, verificatasi a Bologna, Parigi e Oxford alla fine del XII secolo, la sua espansione nel XIII nei paesi mediterranei, infine la sua capillare diffusione, fra XIV e XV, in tutta l’Europa centro-settentrionale, non solo trasformò in profondità il sistema educativo, ma creò condizioni eccezionalmente favorevoli all’elaborazione e alla circolazione delle idee. Una conferma impressionante di questo dato può essere ottenuta confrontando, come si è fatto di recente, la logica medievale di lingua greca con quella di lingua latina. Pur avvantaggiata dall’aver sempre avuto accesso all’intero Organon aristotelico, di cui i Latini fino al XII secolo conobbero solo una piccola parte, la cultura bizantina produsse una logica incomparabilmente inferiore, per quantità e qualità, rispetto a quella occidentale: pochi commenti all’Organon di Aristotele, pochissimi compendi (tre fra I e XV secolo, a fronte dei sei composti dai Latini nel solo XIII!), e soprattutto nessuna innovazione teorica di rilievo. La spiegazione di questo divario,
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questo “mercato unico” della docenza trasformò le università medievali in centri di studio a carattere internazionale.12. Il loro avvento sancì una quadruplice rottura col passato. in genere assai giovani. cominciarono a essere considerate una forma di lavoro. ROMA-BARI . comportando un dispendio di tempo e di energie. Sorte spontaneamente. Se ciò sollevò problemi ESPOSITO-PORRO • © 2012. commentari e “manuali” scolastici. era composto da persone provenienti da paesi diversi.). o talvolta l’imperatore. né rilasciavano titoli validi fuori dall’ambito locale. a livello istituzionale. bizantino e islamico. il professionista del pensiero. senza prendere a modello i centri di insegnamento superiore precedentemente creati nel mondo romano. esse acquistarono un crescente peso all’interno delle città. vino ecc. ossia un istituto di studi superiori dotato di un preciso stato giuridico. fondato o confermato da un’autorità universale: il papa. che investì tanto le concezioni pedagogiche quanto i concreti metodi di trasmissione delle conoscenze. gergo e stile di vita. La fondazione delle Università · LETTURE CRITICHE incolmabile proprio a partire dal XII secolo.). Luogo di reclutamento dell’intellighentsia europea. ben riconoscibile per abbigliamento. lo studioso-insegnante di mestiere. In primo luogo. le università sono una delle più originali creazioni dell’Occidente e una delle cause principali del suo “decollo scientifico”. promosse una forte specializzazione. infatti. Se a Bisanzio ci si accontentava in genere di una formazione di base a carattere enciclopedico. mentre la “logica del mutamento” fu approfondita in connessione con le ricerche di filosofia naturale. Corporazioni di studenti e/o maestri associatisi per ottenere privilegi giuridici (immunità personale. in Occidente la moltiplicazione delle scuole e delle università. nel bene e nel male. Le scuole private ed ecclesiastiche (tanto monastiche quanto cattedrali) che avevano dominato la scena sino al XII secolo non avevano strutture.). senza sottoporsi a ulteriori esami (licentia ubique docendi). non pochi dei quali appartenenti agli ordini religiosi (domenicani.) e fiscali (esenzione da imposte. ma consapevoli di appartenere a un’élite cosmopolita dotata di una comune cultura. oltre a fornire una straordinaria occasione di mobilità sociale. per il quale era legittimo pretendere una retribuzione. Al contrario. entro i quali gli uomini e le idee potevano circolare rapidamente. pedaggi ecc. I suoi membri avevano perciò diritti riconosciuti universalmente – beninteso. economici (prezzi politici per alloggi. curricula e programmi ben definiti. celibi e di stato clericale. sta essenzialmente nella differenza dei rispettivi sistemi scolastici. LATERZA & FIGLI. ma venne definito tramite una precisa normativa. il permesso di insegnare ovunque. All’interno dell’università. GIUS. il “modo occidentale” di “fare cultura”: l’intellettuale. La nascita delle università segnò inoltre una forte rottura sociale. il rapporto docente-discente non era più concepito come una relazione amichevole e informale. Inoltre il fecondo scambio interdisciplinare reso possibile dalla compresenza di più facoltà entro la medesima università indusse a sollevare nuovi problemi e a coltivare campi trascurati dallo Stagirita: così vari aspetti della semantica e della logica modale vennero affrontati per rispondere alle esigenze concettuali emerse dalla riflessione teologica. conseguente all’incremento demografico e allo sviluppo urbano. l’università era studium generale. che si distingueva per quattro caratteristiche peculiari: era formato da soli uomini. destinata a incarnare. infine era costituito da strani individui dediti esclusivamente ad attività intellettuali che. francescani. poi agostiniani. dopo un adeguato e verificato tirocinio. l’università diede vita a una figura antropologica mai vista prima. Ciò non poteva non provocare una terza rottura col passato. che incentivò sia la ricerca sia la stesura di trattati. carmelitani ecc. entro la cristianità “romana”: primo fra tutti quello di ottenere. Gli universitari di ogni ordine e grado vi costituivano un gruppo relativamente omogeneo. era selezionato non sulla base del sangue o del denaro ma (almeno in via di principio) esclusivamente secondo criteri di merito. esenzione dall’obbligo di leva ecc. Favorito dall’adozione del latino come strumento di comunicazione dotta. carta.

L’università. cioè la discussione regolamentata fra studenti di diverso livello sotto la guida del professore. essendo insegnamento e ricerca per i docenti attività complementari e strettamente collegate. si formarono modi di ragionare e di parlare caratteristici. filosofico. innanzitutto come confronto con la tradizione. che. alla prova di un pubblico contraddittorio. ma diede vita a una nuova concezione. Senza entrare per ora nei dettagli. che si alimentava a due fonti: lo spirito agonistico. strumenti del lavoro intellettuale. come discussione degli argomenti che possono addursi a favore e contro una determinata tesi. di apprendimento e di controllo della preparazione. esercizi di abilità dialettica da cui nacquero alcune delle più rilevanti innovazioni della logica medievale. trasformando la competizione intellettuale in gioco. essa era espressione di un pensiero vitale e creativo. si forgiarono concetti. nelle dispute quodlibetali. non solo ebbe un ruolo trainante entro al movimento teologico. LATERZA & FIGLI. come quello di decidere se e in qual misura il maestro potesse farsi pagare dagli allievi. che conduceva a ricercare teorie originali – programmaticamente sottoposte. ROMA-BARI . si distinsero le aree disciplinari. come discussione delle opinioni degli antichi. scientifico e giuridico tardomedievale. rivoluzionando tanto i contenuti quanto le forme del sapere. si sperimentarono procedure di accesso e di interpretazione dei testi. La struttura sulla quale si edificò il cosiddetto “metodo scolastico” è infatti la disputatio. la ragione. In questi laboratori teorici. La fecondità del “metodo scolastico” deriva oltretutto dal fatto che il sistema universitario era finalizzato sia alla riproduzione sia alla produzione delle idee. dunque. importa però sottolineare che queste tecniche erano accomunate dalla forma dialogica: si impose così un modello pedagogico basato su di una concezione interattiva del processo educativo. i metodi analitici. in una parola. Proprio per questo motivo. ESPOSITO-PORRO • © 2012. immagini. GIUS.LETTURE CRITICHE · Volume 1 nuovi. mentre si accoglieva e rielaborava l’eredità del pensiero antico. a un nuovo “stile” della ragione: la ragione come confronto fra ragioni. costringeva a definirne le regole – si pensi ai sophysmata e alle obligationes. lo spirito ludico. Lungi dal ridursi a vuoto formalismo. quindi. la ragione come ragione critica. i generi letterari nei quali si articola l’indagine razionale. la creazione delle università portò con sé una quarta rottura col passato. condusse anche a codificare le tecniche di insegnamento.