Università Cattolica del Sacro Cuore - Formazione Permanente Col patrocinio dell'Ufficio Nazionale dei Beni Culturali

Ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana

SEMINARIO DI STUDI IL BATTISTERO nella storia dell'arte, dell'architettura e della liturgia

Milano, 9-10 Maggio 2008
Direzione Scientifica: Prof.ssa Francesca Flores D'Arcais Mons. Giancarlo Santi

Sede: Museo Diocesano Fondazione S. Ambrogio Corso P.ta Ticinese, 95 - 20123 Milano

In memoria di Leonardo Miani, architetto

PROGRAMMA Venerdì 9 Maggio 2008 ore 15 ore 15.15 Registrazione e iscrizione partecipanti Benvenuto del Dr. Paolo Biscottini (Direttore Museo Diocesano) Saluti e presentazione del seminario: Mons. Giancarlo Santi (Diocesi di Milano) Prof.ssa Francesca Flores D'Arcais (Università Cattolica del Sacro Cuore) ore 15.30 Marco Sannazaro (Università Cattolica del Sacro Cuore) Il Battistero nei primi secoli del Cristianesimo (testo non riesaminato dall'autore) Silvia Lusuardi Siena (Università Cattolica del Sacro Cuore) Il Battistero in età longobarda e carolingia (testo non riesaminato dall'autore) Marco Rossi (Università Cattolica del Sacro Cuore) Il Battistero di Galliano Antonio Lovato (Università degli Studi di Padova) “Signacula” e “Ordo ad penitentes reconciliandos” secondo il Liber Ordinarius della Chiesa padovana (testo non riesaminato dall'autore) Sabato 10 Maggio 2008 ore 9.45 Andrea Longhi (Politecnico di Torino) Dal Battistero al fonte: spazi per il Battesimo nel tardo Medioevo Alessandro Rovetta (Università Cattolica del Sacro Cuore) Le istruzioni di San Carlo in materia di Battesimo (testo non riesaminato dall'autore) Francesco Repishti (Politecnico di Milano) Battisteri e fonti battesimali in area lombarda tra Cinque e Seicento Andrea Nante (Museo Diocesano di Padova) Fonti battesimali tra Sei e Settecento nelle Diocesi del Triveneto (testo non riesaminato dall'autore) Al termine della mattinata, visita alle collezioni e mostre temporanee del Museo Diocesano ore 15 Guido Rosada (Università degli Studi di Padova) Un Battistero ritrovato in Cappadocia Enrico Mazza (Università Cattolica del Sacro Cuore) Le fonti letterarie del progetto iconografico del Battistero di Parma (testo non riesaminato dall'autore) Leonardo Miani (architetto - Commissione Diocesana Arte Sacra di Udine) L'adeguamento del Battistero della Cattedrale di Udine Conclusioni p. 47 p. 43 p. 39 p. 35 p. 31 p. 27 p. 19 p. 14 p. 12 p. 9 p. 5 p. 4 p. 5 p. 4

3

e la nostra struttura è sempre stata. Sono particolarmente grato alla Prof. e questo alla scopo di non commettere errori. Qualunque sia lo specifico caso preso in esame. Giancarlo Santi e tutti coloro che interverranno durante le due previste giornate di lavoro. notoriamente dedicati alle tematiche dell'arte e dell'architettura per la liturgia. e augurando a tutti buon lavoro voglio ringraziare ancora una volta la Prof. di non fraintendere o interpretare malamente la forma e il significato che l'opera può e deve avere. al terzo appuntamento di questa natura. studiosi. per quanto mi risulta. in una prospettiva internazionale aperta soprattutto ai paesi dell'Europa. ma che è importante anche nell'ambito dei rapporti che legano arte.ssa Francesca Flores D'Arcais. purtroppo non numerosi poiché la giornata di oggi è una di quelle che richiedono sforzi non sempre superabili. e in quel contesto è difficile sviluppare un'analisi di tipo storico. Questo argomento riacquista senso e forza soprattutto ai nostri giorni. e anzi ci auguriamo possa giungere il giorno in cui saremo meno impegnati con altre attività e queste tematiche potranno essere approfondite con l'ausilio di mostre permanenti. l'inserimento all'interno del palinsesto ordinario avviene facilmente e in tempi rapidi. Le iniziative del Museo sono spesso collegate all'Università Cattolica. a noi interessa moltissimo. esposizioni temporanee o altre iniziative che diano visibilità alla storia di questo importante polo liturgico nel territorio della diocesi ambrosiana. della collocazione di questo “polo liturgico” (come oggi viene definito) è assolutamente ricorrente. In questi anni. e tale collaborazione non dipende soltanto dal fatto che le nostre sedi si collocano a pochi isolati di distanza. In sostanza. comunitaria. è fondamentale non solo ripercorrere la storia dell'edificio particolare. Mons. poiché il Museo è di recente fondazione. Le problematiche progettuali sono complesse. un convegno dedicato ad un tema che è evidentemente centrale nella storia della cultura e dell'architettura religiosa. L'iniziativa è organizzata grazie all'ospitalità. Sono molto felice del fatto che l'iniziativa si sia avviata.ssa Flores è. Tutto questo non esiste ancora. pressate sia da suggestioni di tipo pastorale che dalle istanze dell'ultima riforma liturgica. A Bose si lavora molto in termini liturgico-teologici. Mi riferisco anche agli studiosi poichè. che questo convegno è anche frutto del rapporto tra Museo Diocesano e Università Cattolica. e molto spesso le specifiche questioni che in questa sede intendiamo trattare vengono accantonate. infine. e nella Commissione d'Arte Sacra di cui sono membro ho potuto constatare che il tema del battistero. Nel Museo Diocesano di Milano ci occupiamo naturalmente di moltissime cose. al sostegno e alla guida dell'Università Cattolica e. è molto frequente che eminenti ricercatori appartenenti a diversi settori disciplinari abbiano difficoltà a chiudere il proprio ragionamento proprio in conseguenza del fatto che non prendono in considerazione la dimensione celebrativa. è dunque per noi particolarmente importante.ssa Flores D'Arcais. in questo caso. Mons. liturgica. ma anche quella del battistero inteso come protagonista dello spazio liturgico. ci si è resi conto di quanto fosse necessario un completamento dal punto di vista storico. della Prof. Mi fa piacere ricordare. Giancarlo Santi (Diocesi di Milano) Aggiungo solo due parole per precisare che siamo giunti. dunque. teologica. aperta e disponibile od ogni forma di iniziativa. in particolare.ssa Flores D'Arcais e a Mons. rapporto molto caro al sottoscritto. e pur configurandosi come appuntamento autonomo trova nei convegni di Bose il suo naturale completamento. Paolo Biscottini (Direttore Museo Diocesano) Desidero porgere il mio saluto a tutti voi che siete intervenuti. e sebbene quello che oggi tratteremo sia un argomento che rispetto ad altri risulta marginale. in occasione dei convegni internazionali di Bose. architettura e liturgia. sebbene sfavorita dallo sciopero in atto. per converso. del fonte battesimale. progettisti e artisti ad affrontare le tematiche riguardanti la progettazione dei battisteri o gli interventi di adeguamento. siamo alla ricerca di una lettura integrata e complessiva di queste realtà. Ambrogio. e a tal proposito mi è gradito considerare anche il convegno di oggi come una preziosa occasione di crescita. quella di aiutare studenti. di questa sala e di questa sede.9 Maggio Dott. Questa iniziativa nasce dunque allo scopo di integrare e arricchire quegli spunti di riflessione. con questo seminario. Giancarlo Santi per aver voluto collocare all'interno di questo spazio. il tutto in una chiara prospettiva storica in cui le diverse componenti disciplinari siano ben presenti e ben contemperate. e voglio precisare che. ai quali potranno fornire orientamenti precisi e indicazioni di metodo. al Museo Diocesano e alla Fondazione S.I giornata . 4 . che essi saranno molto preziosi per i progettisti e gli studiosi. quanto piuttosto da una storia che testimonia legami duraturi e valori comuni. Questa giornata. al di là dell'intrinseco valore scientifico degli interventi che seguiranno. ma ciò che è stato già attivato nasce anche dalla collaborazione di persone che hanno messo a disposizione i loro studi e il loro contributo. e resta ancora oggi. L'intenzione della Prof. Siamo convinti. Quando gli argomenti proposti sono interessanti e in linea con la particolare identità del Museo.

ed è dunque un piacere essere consapevoli del fatto che le attività abbiano preso avvio grazie all'impegno del Museo Diocesano e dell'Università Cattolica. 5 . Trovo bellissimo il fatto di trovarci riuniti in questa sede. o al contrario preferiscono che si concentri in una sola giornata. a Gerusalemme nel VI secolo i neofiti si gettavano nel Giordano. o agli scritti di Tertulliano che testimoniano come questa pratica fosse già diffusa. garantisce che questa battaglia sarà combattuta con valore e che “non ci arrenderemo”. ad un battesimo praticato sui bambini. Come ci racconta l'Itinerarium Antonini Piacentini. nonostante lo sciopero e il fatto che questa volta si trattasse di due giornate di lavoro debbano aver scoraggiato molti. Siamo dunque di fronte ad una realtà che muta nel tempo. ci aiuta in parte a decodificare nelle sue diverse valenze. e prendiamo in considerazione fonti più precise come la Traditio Apostolica di Ippolito (un documento romano che tuttavia influenza numerose fonti coeve. Il mio intervento riguarderà le caratteristiche e le problematiche dell'edificio battesimale nei primi secoli del Cristianesimo. Se però ci affacciamo al terzo secolo. Partiremo proprio dagli inizi. e dopo l'età costantiniana si passa da un battesimo per poche persone ad un battesimo di massa. Probabilmente non sono stata molto chiara nel precisare ciò di cui avevo bisogno in questa occasione. dà avvio ad un lungo sviluppo. Ringrazio dunque tutti coloro che hanno reso possibile questa iniziativa. purchè si avesse a disposizione dell'acqua. perchè la suggestione del battesimo di Cristo. che oltre ad avere un valore iniziatico per la vita del cristiano introduce alla vita civile: Dante ci rammenta. dalle origini all'età paleocristiana. teoricamente. Il rito fondamentale della triplice immersione è preceduto e seguito da benedizioni. all'epoca di San Pietro. conservando tutta la sua valenza. Sono certo che abbiamo davanti a noi molti anni di lavoro e importanti sviluppi. Credo che proporremo. come il battesimo nel “bel San Giovanni” testimoniasse l'appartenenza alla comunità fiorentina. esorcismi. Inoltre si moltiplicano i rituali. a partire dal V secolo. così come è accaduto nei due anni precedenti. e che l'archeologia.questa è l'unica sede italiana in cui si sviluppi questo tipo di lavoro. poichè siamo impegnati nel tentativo di avvicinare discipline che sono di per sè complementari. Nonostante si tratti di un ambito di indagine assolutamente necessario. unzioni e signazioni. il Prof. e la stessa cerimonia battesimale si articola in momenti successivi. se non il mio vivo ringraziamento agli amici e colleghi relatori che hanno accettato di intervenire.ssa Flores D'Arcais. Mons. La semplicità originaria del battesimo di Cristo e del battesimo praticato dagli Apostoli. e siamo consapevoli del fatto che ciò richiederà tempo. l'indagine dei monumenti superstiti. Ad esempio abbiamo documenti del II secolo che ci parlano del battesimo nelle acque del Tevere praticato a Roma: si pensi al Pastore di Erma. si è mantenuta intatta nel corso dei secoli. dopo il battesimo. Le prime testimonianze organiche sulla cerimonia del battesimo documentano la libertà con cui questo rito era praticato nel II secolo: tutto era possibile. della quale si fa carico un'intera comunità che diventa responsabile di quel gesto. ovvero. che dando inizio alla carrellata di interventi ci parlerà del battistero nei primi secoli del cristianesimo. nel Giordano. purtroppo riflessioni di questo genere non sono coltivate neppure nella maggior parte dei paesi europei. al graduale modificarsi di una cerimonia che viene influenzata da nuove implicazioni teologiche e nuove concezioni. Purtroppo. Marco Sannazaro (Università Cattolica del Sacro Cuore) Il Battistero nei primi secoli del Cristianesimo (testo non riesaminato dall'autore) Innanzitutto voglio ringraziare la Prof. Basti pensare che dal battesimo praticato sugli adulti si passa. Giancarlo Santi e l'amico Biscottini per averci offerto la possibilità di questo incontro. del battesimo nel fiume. Il coraggio dimostrato quest'oggi dai docenti e da tutti coloro che sono intervenuti. il chè implica il passaggio dalla coscienza e consapevolezza del catecumeno all'inconsapevolezza del bambino. a Roma. ma sono certa che lo comprenderanno strada facendo. Ciò che appare con una certa evidenza è che l'idea dell'acqua corrente e del battesimo nel fiume devono essersi conservate per un lungo periodo. Nel corso del tempo muta anche il significato di questo primo sacramento. per una benedizione finale. il periodo più antico è quello meno documentato. possiamo facilmente notare come il cerimoniale cominci ad avere una precisa definizione: si struttura in modo organico la fase di preparazione al battesimo. sia in area occidentale che in area orientale). documentato negli Atti degli Apostoli. ad esempio. e passo subito la parola al primo relatore. fatica e grande impegno. Prof. nell'acqua corrente.ssa Francesca Flores D'Arcais (Università Cattolica del Sacro Cuore) Per il momento non aggiungo altro. in proposito. una sorta di referendum. Prof. Marco Sannazaro. in modo tale da capire se i destinatari della nostra iniziativa apprezzano che essa duri più a lungo. e solo in rari casi le testimonianze di cui disponiamo sono sufficienti a chiarire l'evoluzione iniziale di questo cerimoniale. come è facile immaginare. perchè il Museo Diocesano è un posto meraviglioso e perchè ci è molto gradita la collaborazione e la convergenza di intenti con una struttura così importante. Ringrazio molto anche coloro che sono intervenuti.

1). vengono recepite e dotate di nuovo significato nel contesto cristiano. un edificio che in un certo momento della propria esistenza ha cessato di essere residenza ed è diventato. Dal punto di vista archeologico. Siamo dunque di fronte ad una ritualità che si fa più complessa. ed è sufficiente un'occhiata per rilevare come ogni chiesa affronti questa cerimonia sulla base di sue tradizioni consolidate. e per lungo tempo si continuò ad adornare riccamente proprio questo luogo così poco frequentato. se almeno alcune delle caratteristiche di questo battistero possano essere paradigmatiche di una situazione più generale. articolata in una successione di ambienti distribuiti intorno ad un atrium. sede della comunità cristiana. anche alcune pratiche tipiche delle terme. informazioni su almeno alcune di queste pratiche. Dal punto di vista cronologico. È interessante notare che le modifiche apportate all'edificio per trasformarlo in domus ecclesiae sono piuttosto limitate. 3). fu smantelllata per consentire la costruzione di nuove fortificazioni. utilizzato anche in età tardo antica in senso non religioso. La sala adibita a luogo della celebrazione eucaristica è ricavata con la semplice eliminazione di un tramezzo. perchè il battistero è stato smontato. il presbitero che pratica l'unzione e il vescovo) e presenta variazioni a seconda dello specifico contesto locale. accolto in un apposito ambiente e aiutato da qualcuno che lo unga completamente: una pratica che deriva da quella del “bagno”. e le Costituzioni Apostoliche testimoniano anche l'intervento di diaconissae per consentire l'unzione di catecumeni di sesso femminile. la prima pubblicazione dettagliata sull'argomento è apparsa solo nel 1967. un territorio che spesso cambiava padrone e coincideva con le ultime propaggini dell'Impero Sassanide. mentre nel cortile e lungo il prospetto esterno sono inseriti dei pancali.a definire una liturgia articolata che richiede anche una serie di specifiche infrastrutture. Si indagano l'organizzazione degli spazi all'interno dell'edificio battesimale. Si tratta dunque di interventi puramente strutturali. Gli scavi relativi a questo importantissimo complesso archeologico si sono svolti negli anni Trenta (tra il 1930 e il 1934). mentre nell'anno 256. attraverso le testimonianze superstiti. fu distrutta: in quell'anno la città fu infatti conquistata dai Sassanidi. Come documentano fonti coeve e successive. Una testimonianza che è giusto enfatizzare. La domus ecclesiae non era altro che una normale casa d'abitazione. a seguito di alcuni adattamenti. e anzi prevale l'impressione che si tratti di un contesto del tutto particolare. L'archeologia cerca di trovare. necessita di diversi celebranti (nella Traditio Apostolica si menzionano il diacono che assiste durante la discesa nella vasca. 2). ovvero il celeberrimo battistero di Dura Europos (fig. siamo infatti in possesso di un'unica testimonianza concreta. che di conseguenza deve essere denudato. Non sappiamo. L'edificio ha dunque una vita piuttosto breve. con particolare attenzione a quelle che più chiaramente possono lasciare una traccia materiale. e si colloca in un'area geografica agli estremi confini dell'Impero Romano (la località di Dura Europos si inserisce nell'odierno Iraq). testimoniando senza ombra di dubbio quanto grande fosse la sua importanza. poichè un graffito chiarisce che nel 233 la casa era ancora abitata. trasferito negli Stati Uniti e ricostruito presso l'Università di Yale (fig. In altri ambienti vengono operati dei rifacimenti pavimentali. su Dura Europos siamo molto ben informati. e le problematiche da affrontare sono numerose. La tabella che vedete compara testimonianze orientali del periodo compreso tra il II e il V secolo. Quella dell'unzione totale è una pratica quasi generalizzata. Esso accoglieva dunque tutti gli ambienti necessari allo sviluppo della liturgia e all'incontro dei fedeli. ed è a dir poco paradossale che una comunità abbia investito così tante energie in un ambiente che tutto sommato era utilizzato una o due volte l'anno (a Pasqua ed eventualmente a Pentecoste). di conseguenza. Come molti sanno. ad esempio. e non è improbabile che ci sia stata qualche svista o qualche imprecisione nell'interpretazione dei dati che si avevano a disposizione. Questa testimonianza merita comunque la nostra attenzione. significa appunto “sala da bagno”). Questa abitudine era in realtà piuttosto consolidata. il funzionamento della vasca battesimale o il tipo di rito che vi doveva essere praticato (immersione completa o aspersione). ma non sempre è possibile questo genere di analisi. e la domus. è l'importanza che il battesimo aveva presso questa comunità. ciò che sfugge completamente è proprio la lenta evoluzione del rito battesimale: per quanto riguarda l'età precedente l'Editto di Costantino. e sebbene sia subito apparso chiaro lo straordinario valore di quelle testimonianze. ma che è particolare proprio perchè unica. tra l'altro. ampliata una finestra e realizzata una piccola pedana per il celebrante. Lo studio della liturgia battesimale segnala infatti molte di queste analogie: nel momento in cui il rito battesimale utilizza una struttura che è quella propria del “bagno” (e il termine baptisterium. Nel caso di Dura Europos il vano destinato al battesimo è sottoposto ad una serie di modifiche che lo 6 . unendo due spazi dapprima distinti nei quali viene rialzato il pavimento. il rito dell'unzione è praticato sull'intero corpo del catecumeno. andando a Dura Europos si vede oggi ben poca cosa. Gli autori della pubblicazione non corrispondono. quando era già stata trasformata in domus ecclesiae. si articola. agli archeologi che effettuarono gli scavi. L'investimento più cospicuo riguarda tuttavia lo spazio destinato alla liturgia battesimale (fig. procedura che implicava particolari attenzioni nella distribuzione degli spazi e al momento dell'ingresso nel battistero. che sorgeva a poca distanza dalla cinta muraria. che non implicano alcun tipo di decorazione. che si conclude certamente nell'anno 256. cioè oltre trent'anni dopo. perchè oltre ad essere l'unica in nostro possesso presenta alcune specifiche caratteristiche che possono probabilmente essere generalizzate: un elemento molto chiaro. come ad esempio l'unzione che prepara al bagno.

all'attività di una chiesa che era missionaria. Uno dei principali 7 . così almeno hanno concluso gli studiosi. presso la quale gli angeli. e nella quale dunque il momento dell'iniziazione aveva un'importanza fondamentale. mettevano piede in questo luogo. Sulla parete meridionale. rappresentati dalle due stelle. invece. L'unico ambiente decorato dell'intera domus ecclesiae è dunque il battistero. dal quale probabilmente prendeva avvio la liturgia battesimale. e la visione della tomba vuota. realizzato dall'Imperatore Costantino per il Vescovo di Roma. ma anche il gregge. Si tratta purtroppo di una decorazione piuttosto lacunosa. si trovano di fronte ad un grande sarcofago illuminato da due stelle (fig. e al tempo stesso la promessa di ciò che il battesimo può garantire. L'humus che genera questo manufatto è dunque completamente diverso. oltre alla figura della Samaritana compare un'immagine molto deteriorata. Al di sopra si colloca una nicchia entro la quale si pensa fosse conservato l'olio per l'unzione battesimale. e le quattro pareti vengono interamente affrescate. a significare l'ingresso nella comunità (fig. e in un momento così importante della loro vita. Nel registro inferiore si distinguono due scene: nella prima alcune donne. Nel registro superiore sono raffigurati una serie di episodi che fanno riferimento alla vita di Cristo e ad alcuni particolari miracoli da Lui compiuti. i mausolei. lungamente preparato e finalmente celebrato nella notte di Pasqua. poichè si passa da un piccolo ambiente riadattato ad altro uso ad un edificio complesso. caratterizzati da una notevole valenza catechetica: vediamo. le residenze signorili. Non ci è dato di sapere quanto questo battistero sia simile ad altri della stessa epoca. Si tratta di un edificio del tutto peculiare. Si tratta dunque dell'episodio biblico delle “pie donne al sepolcro”. e ben diverso. l'idea che vuole suscitare il battistero di Dura Europos è quella di entrare nel sepolcro del Signore e rivivere con Lui la sua morte e risurrezione: un momento che nella vita del cristiano era molto atteso. La parete sud era dotata di due ingressi: uno comunicava con un ambiente contiguo. 1973). il miracolo dello storpio sanato. poichè non abbiamo altre testimonianze appartenenti al III secolo.adattano al suo scopo: il soffitto originario è ribassato per ottenere un ambiente più raccolto. Facendo ingresso nel battistero debolmente illuminato ci si trovava di fronte la parete nord. Qui entrano chiaramente in gioco l'architettura “di potenza” di epoca romana. e come è facile immaginare furono avanzati ripensamenti e dubbi circa le interpretazioni originarie. della fiducia in Dio: un vero e proprio ripasso degli argomenti che il catecumeno probabilmente assimilava durante la catechesi pre-battesimale. della remissione dei peccati e del male fisico. In generale. La pubblicazione del Prof. ed è dunque chiaro il riferimento a Davide inteso come “unto del Signore”. quelle stesse donne. di una comunità cristiana che era piccola ma in continua espansione. L'impegnativo investimento di energie prodigate nella realizzazione del battistero di Dura è da ricondurre. LEV. raffigurato nei suoi momenti principali: le donne che si avvicinano al sepolcro di Cristo. il cui senso è tuttavia chiarito dall'iscrizione sovrastante: Davide che combatte Golia e lo abbatte. si dirigono verso una porta socchiusa. l'altro conduceva invece alla corte. poi si proseguì negli anni 1962-1968. annunciano che il Signore non è più lì. o quello in cui Cristo salva Pietro camminando e facendo camminare il suo discepolo sulle acque del Giordano (fig. che hanno ormai fatto ingresso nell'ambiente al quale quella porta introduceva. le finestre sono tamponate così da ottenere uno spazio totalmente buio. Questo edificio testimonia che all'inizio del IV secolo l'architettura battesimale era già in grado di esprimersi in termini di grande compiutezza formale: il “balzo” compiuto rispetto all'esempio di Dura è dunque sorprendente. la cui storia si presenta alquanto travagliata. 6). sulla parete ovest è addossata la vasca battesimale. 5). presso la quale è raffigurato il Buon Pastore con il suo gregge: non solo il Pastore che testimonia la salvezza offertaci da Cristo. rivivere la sua morte e risurrezione. così come si vede nelle catacombe. illustra chiaramente la complessità dello scavo archeologico. della quale tuttavia si comprendono chiaramente le linee essenziali. La decorazione pittorica ha certamente una valenza catechetica. ad esempio. la committenza imperiale e la lunga esperienza costruttiva maturata con la realizzazione di edifici a diversa destinazione d'uso. ma l'impressione è che essa servisse anche a indurre una certa suggestione. La sensazione che si vuole suscitare nel fedele è dunque la stessa provata dalle pie donne: entrare nel luogo del battesimo equivale ad entrare nel sepolcro di Cristo. come quello di San Giovanni in Laterano (fig. Momento culminante del rito era naturalmente l'immersione nella vasca battesimale. l'unico a proposito del quale si possa ricostruire un discorso organico. 4). e doveva fungere da via d'uscita a celebrazione conclusa. decorata da affreschi articolati in due registri sovrapposti. articolato. del perdono. delle quali sono oggi visibili unicamente i piedi. L'attività di scavo iniziò negli anni 1923-1925. e se prendiamo in considerazione il IV ci troviamo di fronte a un esemplare importantissimo. a colpire l'immaginazione di quei catecumeni che per la prima volta. Gli affreschi affrontano dunque i temi della salvezza. sormontata da una sorta di baldacchino su colonne. con chiare valenze simboliche che avranno una lunga storia (pensiamo alla forma ottagonale) e con una decisa impronta monumentale. come ad esempio le terme. nella scena seguente. Pelliccioni (Le nuove scoperte sulle origini del Battistero lateranense . e dunque caratterizzato da quella ricchezza e sontuosità che solo un imperatore poteva garantire. 7).

Un'altra considerazione interessante è la constatazione di un fatto: l'edificio lateranense. Al centro dello specchio d'acqua emergeva una colonna sopra la quale si collocava una grande lampada. come ad esempio i complessi sistemi idraulici. Questo non avviene.problemi riguardava la presenza di una fondazione circolare sulla quale si imposta un alzato ottagonale dallo spessore piuttosto esile. Il battistero lateranense sarebbe dunque nato ottagonale. un unicum. ben illuminata. che sposta le colonne di porfido intorno alla vasca e le fa sormontare da un'architrave contrassegnata da un'iscrizione dedicatoria recante il suo nome. Le testimonianze archeologiche mostrano una grande quantità di edifici e vasche che hanno evidentemente nell'idea dell'ottagono. alla metà del V secolo. Il Liber Pontificalis racconta di una notevole dotazione in oro e argento. come se l'unicità del battistero del Laterano garantisse l'unicità del battesimo presso tutti i fedeli romani. Tale interpretazione è in parte messa in discussione da Pelliccioni. ancora una volta. diffuso soprattutto qui a Milano. e il primo battistero coinciderebbe con quello costantiniano a base ottagonale. in Lombardia e nelle regioni più vicine a Milano. ma recita “unus fons. i cui elementi più interessanti erano alcune statue collocate lungo il bordo della vasca battesimale: due statue alte circa un metro e mezzo raffiguranti il Salvatore e Giovanni il Battista. presentano infatti schemi organizzativi piuttosto differenziati. anch'essi aventi la funzione di immettere acqua nella vasca. caratterizzata da una decorazione musiva che in Italia costituisce. Di grande interesse. Che si voglia accettare o no l'ipotesi di un precedente edificio di forma circolare. l'analisi degli alzati dimostra che si tratta di strutture di epoca costantiniana. come ad esempio il battesimo impartito ai bambini. invece. dove Ambrogio realizza un edificio ottagonale. e sarebbe stata eretta per volontà di Papa Sisto III. 8 . un agnello d'oro dal quale sgorgava acqua. nonostante la sua importanza. e dell'esperienza architettonica del Laterano recepiscono oggettivamente pochissimo. è che il Laterano dispone di un grande edificio battesimale a pianta ottagonale già con Costantino. almeno per il momento. a Milano. e infine sette cervi d'argento. da Papa Sisto III. cioè quella di Pontenove di Bedizzole. che tuttavia si accompagna. L'archeologia dispone ormai di metodologie alquanto raffinate. Alla fine degli anni '90 lo studioso danese Olof Brandt ha sviluppato una capillare ricerca sugli alzati dell'edificio. polilobate o persino a ventaglio). che rendono possibile individuare le modifiche apportate all'architettura per addattarla a nuovi ordinamenti liturgici o a nuovi fenomeni riguardanti l'amministrazione del battesimo. e le vasche battesimali hanno forme tra le più disparate (circolari. posizionato tra Cristo e Giovanni. L'edificio doveva configurarsi come si vede nell'immagine (fig. Gli altri edifici o vasche battesimali rinvenuti nella città. Attualmente tale ipotesi ricostruttiva è la più accreditata. l'architrave e l'iscrizione che ancora oggi possiamo ammirare risalgono appunto a quell'epoca. e appartengono entrambe all'età costantiniana. Si tratta di una vasca esagonale. al punto che gli spigoli dell'ottagono vengono recisi. e del resto la stessa iscrizione che prima abbiamo menzionato sembra avvalorare questa ipotesi: essa non fa riferimento alcuno all'ottagono. mentre la scatola muraria ottagonale risalirebbe alla metà del V secolo. il recupero di tradizioni ornamentali e consuetudini costruttive tipiche delle terme. L'esperimento milanese di Ambrogio sta dunque all'origine di una tradizione. Lo studio delle vasche battesimali consente spesso di risalire al graduale modificarsi dei rituali del battesimo. in tutte le sue possibili varianti. e crea un precedente ampiamente utilizzato sia nell'ambito diocesano milanese che nella provincia metropolitica che a Milano faceva capo. Ciò che in sistesi afferma Brandt. a Roma non fa scuola. e nel complesso l'aspetto della struttura doveva essere piuttosto singolare. come ad esempio il luogo comune. secondo il quale il primo a edificare un edificio a base ottagonale sarebbe stato Ambrogio. dodecagonali. e che già era stato rilevato da Pelliccioni. nel bresciano. ma nel nostro territorio costituisce indubbiamente una novità. Secondo Giovan Battista Giovenale la fondazione circolare sarebbe da ricondurre ad un precedente edificio battesimale costantiniano. secondo il quale le strutture interrate sarebbero appartenute a un edificio con diversa destinazione d'uso. dagli scavi archeologici e dall'analisi degli alzati. ad esperienze diverse e talvolta assai originali. il proprio modello ispiratore. vi imprime un'iscrizione dedicatoria in cui si fa esplicito riferimento alla forma ottagonale dell'edificio e della vasca. Sulla base di quanto emerso dal Liber Pontificalis. e sintetizzando il parere di numerosi colleghi ha concluso che fondazioni e strutture in elevato testimoniano un'evoluzione unitaria. e che come narrano le fonti presentava al suo interno una strepitosa decorazione in metallo prezioso concessa dall'imperatore. unus spiritus. Quasi tutti corrispondono non ad edifici autonomi ma a strutture annesse alla chiesa. che per giunta sembra mal adattarsi alla fondazione medesima. Questo tipo di ornamento applicato ad una vasca battesimale è infatti abbastanza diffuso in Africa. A titolo di esempio voglio presentarvi quella che è forse la vasca più interessante rinvenuta in Lombardia negli ultimi anni. L'impressione che se ne trae è che la momumentalità del Laterano rimane volutamente unica. caratterizzato all'interno da un anello di colonne angolari poste a sostegno della copertura e poggianti su basi di porfido ritrovate in occasione degli scavi. possiamo affermare che l'edificio è risistemato. Le colonne. in qualche modo simile a quello di una fontana. una fides”. nel suburbio o nel territorio sottoposto alla giurisdizione del Papa. Questa certezza ci libera da alcune false convinzioni. 8): una struttura molto ampia.

e buona parte delle elaborazioni grafiche derivano da una tesi di laurea che un paio d'anni fa ho voluto dedicare proprio a questo argomento. nel VI secolo. per mettere in relazione l'impianto architettonico della vasca con il tessuto urbano circostante. che inizialmente si presenta circolare all'esterno e ottagonale all'interno. cosa è effettivamente successo nelle diverse diocesi. L'immagine introduttiva si riferisce ad un caso-studio molto conosciuto. Nelle fonti scritte si recepiscono dunque dei segnali di cambiamento che occorrerebbe valutare con attenzione. sviluppata dalla Dottoressa Del Piano.ssa Silvia Lusuardi Siena (Università Cattolica del Sacro Cuore) Il Battistero in età Longobarda e Carolingia (testo non riesaminato dall'autore) Voglio innanzitutto illustrare il “taglio” con il quale ho cercato di rispondere al titolo. Va anche ricordato che il battesimo dei pueri è documentato sin dal VI secolo. ma quel che è certo. ma al di là di questo è interessante verificare. necessariamente. mi limiterò a proporvi alcune osservazioni che mi auguro non vi appaiano pedanti. cioè quello della Cattedrale di Aosta. e sarebbe molto utile. ma è senz'altro particolarmente interessante. che per quanto riguarda il secondo battistero sono state ritrovate ed erano anch'esse interamente realizzate in legno.Prof. non fosse più adottata in alcune regioni. conosciamo appunto questo battistero secondario inserito in uno degli annessi settentrionali della cattedrale. cioè nel VI secolo. Quello di Aosta è sostanzialmente un “cantiere perenne”. Confesso che per mancanza di tempo non mi è stato possibile approntare una rassegna delle specifiche fonti che trattano dei cambiamenti introdotti tra VI e IX secolo. Mi limito a osservare. con buon margine di sicurezza. che mi è stato assegnato dalla Prof. che dall'esterno dobbiamo immaginare come edificio a sè stante anteposto alla basilica. grazie al quale è stato possibile. Il sistema di approvvigionamento e smaltimento idrico è solitamente piuttosto trascurato. ad esempio. Non si tratta di un caso unico. a titolo di esempio. ma non è escluso che abbia altre radici. in età carolingia. almeno per quanto riguarda la vasca battesimale. nella prima fase risalente al V secolo. attraverso gli studi archeologici. ma il vero e proprio “salto tipologico” avviene tra VIII e IX secolo. L'analisi delle fonti è materia alquanto complessa. nel corso del V secolo è trasformata in un interessante impianto a croce greca. che il fenomeno si espanda e si realizzi contestualmente nelle varie sedi. cioè per ricavare indicazioni sui sistemi di alimentazione in rapporto alla rete 9 . senza vedere alterata la propria capienza. Il mio punto di vista è. rispetto al passato. indagare in modo analitico lo scarto che esiste tra testimonianze appartenenti a chiese diverse. è che si assiste ad una riduzione dimensionale della vasca battesimale. sino ad allora la pratica più diffusa e documentata. a definire un nuovo luogo del battesimo totalmente fuori terra. La vasca. Nell'immagine potete vedere ciò che lo scavo ha rivelato. che nel VII secolo Isidoro di Siviglia testimonia come la triplice immersione.ssa Flores D'Arcais. e sono ben evidenti una serie di trasformazioni che il disegno sovrastante trascrive ed esplicita. ottagonale sia all'esterno che all'interno. peraltro molto interessante. più in generale. infatti. è contraddistinta da un invaso ligneo inserito nell'impianto precedente. e grazie all'analisi approfondita delle vasche battesimali e delle strutture architettoniche connesse è stato possibile entrare in possesso di informazioni precise e interessanti sull'evoluzione di questo tipo di edifici e del rito che vi si svolgeva. Presentandovi questa rassegna di immagini relative a edifici dell'Italia settentrionale. Noi recuperiamo delle tracce che rinviano a possibili scenari. poichè oltre al battistero posto in facciata. la loro datazione. che può vantare anche acquisizioni molto recenti e pressochè inedite: nel criptoportico. o porre a confronto quanto avviene nei centri urbani e nei centri rurali. in particolare. quando l'impianto ottagonale interrato viene eliminato e al suo posto è edificata una piattaforma quadrangolare con sovrastante vasca. ricostruire le diverse modifiche e fasi costruttive e persino ipotizzare. e come in alcuni casi si parlasse esplicitamente di un'immersione unica. una struttura cronologicamente anteriore a quella del battistero vero e proprio anteposto alla ecclesia. Le immagini che vedete si concentrano innanzitutto sul tema della vasca e delle sue canalizzazioni. il tutto proprio allo scopo di evidenziare come la conduzione accurata degli scavi consenta di recuperare elementi significativi che inevitabilmente stimolano la riflessione e pongono importanti interrogativi sull'evoluzione dei cerimoniali e della liturgia. e che nella seconda fase. ma a mio parere si tratta invece di una materia estremamente importante. quello archeologico. Questo dato è tradizionalmente posto in relazione con il battesimo degli infanti. negli ultimi anni numerosi luoghi di culto sono stati sottoposti a campagne di scavo condotte. e che le testimonianze archeologiche documentano senza ombra di dubbio. con molta acribia. subisce ulteriori modifiche che attraversano probabilmente anche il secolo successivo. una vasca che su base stratigrafica si valuta essere stata. ma la frammentarietà dei dati materiali spesso non consente una ricostruzione “filmica” o “cinematografica” dell'avvenimento in sè. che a mio parere è un esempio indispensabile e di grande valore non solo nel panorama italiano. Non mi soffermo sull'insieme delle canalizzazioni per l'addizione e lo smaltimento dell'acqua. Si tratta del primo complesso episcopale scavato in modo estensivo. Come già è stato accennato. è stata rinvenuta traccia di un invaso interpretato come vasca battesimale. Non è detto. non solo per la comprensione della liturgia e della ritualità battesimale ma anche.

Per queste ragioni. Attraverso la restituzione grafica delle sezioni è possibile valutare la profondità dell'invaso. La ripresa dei lavori ha consentito una serie di importanti accertamenti. anche se sarebbe utile un'ulteriore elaborazione della grafica per poterne ottimizzare la fruizione. non abbiamo testimonianza di cambiamenti radicali che abbiano comportato sostanziali modifiche all'impianto paleocristiano o risalente al VI secolo. ma il cambiamento radicale subentra. Tuttavia. non presenta particolari differenziazioni. dall'altro non consente di capire come si configurasse l'interno del battistero nell'epoca in cui la vasca monolitica era utilizzata. quando l'interesse scientifico e culturale sul battesimo e sugli esiti materiali di questo rituale non era ancora particolarmente acceso. e di conseguenza la sua capienza. Di questa lettura dubitano anche molti colleghi romani. tre gradini consentivano la discesa nella vasca e altri tre permettevano la risalita. come nel caso di Aosta. sono stati indagati in anni lontani. tanto che in quest'area geografica può essere paragonato solo a quello presente nel battistero di San Giovanni a Riva San Vitale. ed escludendo il caso di Lomello e forse pochi altri sui quali ancora ci sarebbe da riflettere. Del tutto eccezionale il ritrovamento di fistulae bronzee collegate tra loro. cioè quella con vasca sottoposta al piano di calpestio. il canale di smaltimento (indicato in turchese) e quello di adduzione (indicato in verde). un ottimo indicatore del livello di comprensione di ciò che si è scavato. la quantità d'acqua che era necessaria per lo svolgimento del rito e il tipo di immersione che 10 . Si tratta dell'unico impianto individuato nell'Italia settentrionale. un po' come succedeva a San Giovanni in Laterano. Sarebbe comunque molto interessante sviluppare un confronto tra il battistero lateranense e quello milanese di San Giovanni alle Fonti (IV-VI secolo). Il battistero del complesso episcopale novarese rientra nel novero dei casi-studio tra i più importanti e interessanti. recentemente riaperti dalla Soprintendenza Archeologica del Piemonte e diretti dalla dottoressa Pejrani Baricco. e lì poteva avvicinare il vescovo. cioè il lato est della vasca. e quello destinato allo smaltimento si presenta piuttosto interessante e articolato. prendendo ad esempio in considerazione l'età longobarda. Nel complesso si tratta di un impianto estremamente sofisticato e di notevole carattere scenografico. ma quel che è certo è che la scelta di lasciare esposto il monolite della nuova vasca. che come abbiamo detto è piuttosto complesso e si articola su quote diverse. includeva un foro del “troppo pieno” (in alto) e un foro di scarico collocato alla base. qui abbiamo un condotto che si sviluppa intorno alla vasca. come ad esempio a Milano. che da un lato lascia intuire che al di sotto si inserisce la precedente vasca ad immersione. Riemengendo dalle acque il battezzando si dirigeva dunque verso est. e questo implica riflessioni di tipo urbanistico che è bene non trascurare. Anche in questo caso si tratta di scavi condotti inizialmente dal Chierici. e credo che questa condizione sia legata a una non sufficiente riflessione. ad una scarsità di dati dovuta alla carenza di indagini archeologiche mirate. In taluni casi. Va precisato che la qualità stessa del rilievo è. la vasca subisce delle modifiche che ne variano la configurazione planimetrica. e in particolare dell'area lombarda. vedrete che le modifiche sono generalmente numerose nel periodo compreso tra IV e VI secolo e talvolta anche tra VIII e IX secolo. devo dire di non essere molto convinta del fatto che in origine fosse ottagonale. Il sistema di smaltimento. elementi che fanno pensare a un'immissione dell'acqua mediante meccanismo a pressione. Questo rilievo illustra il battistero di San Giovanni a Riva San Vitale (fine V-inizio VI secolo). Non mi è possibile fornirvi ragguagli circa le ragioni di questa sistemazione. Come vedrete nelle immagini successive. il battistero di San Giovanni alle Fonti si presentava come indicato nella ricostruzione grafica: nel rispetto delle fonti scritte. in modo da poter eventualmente stabilire se e in che misura Ambrogio sia stato influenzato da ciò che ebbe modo di vedere a Roma in epoca costantiniana. che è di fondazione ambrosiana. che hanno innanzitutto confermato una strettissima imitazione della situazione milanese (in particolare del battistero di Santo Stefano) e rilevato significative modifiche planimetriche risalenti alla fine del V secolo. alcuni cambiamenti nella direzione di approvvigionamento dell'acqua all'interno della vasca fanno pensare a modifiche più generali nel tessuto circostante. Si individua facilmente l'impianto di adduzione (contraddistinto dal colore giallo). in generale.idrica della città. A proposito del battistero lateranense. quando la vasca posta sotto il livello pavimentale viene obliterata mediante inserimento di una piattaforma sopra la quale si innesta una nuova vasca monolitica. In molti casi i battisteri dell'Italia settentrionale. e per reperire altri esempi analoghi occorre spostarsi in Gallia. Di conseguenza. mentre per quanto riguarda il VII secolo si riscontra una totale mancanza di informazioni. Se l'impianto paleocristiano. dunque si tratta di opinioni scientifiche che nulla hanno a che fare con la volontà di attribuire ad Ambrogio la diffusione di questa particolare tipologia. non sono molti i casi in cui sono state rilevate modifiche risalenti all'età longobarda e carolingia. Il pavimento in opus sectile che è stato rinvenuto corrisponde tuttavia alla fase precedente. soprattutto nel momento in cui si cerca di comprendere e ricostruire lo sviluppo dell'edificio. I dati rilevati suggeriscono che l'acqua entrasse nella vasca attraverso una serie di bocche alimentate da un impianto a pressione e collocate lungo il perimetro. nell'alto medioevo. e le immagini che vi mostro si riferiscono al miglior rilievo sino ad oggi realizzato. Esattamente come a Milano in età laurenziana. come sempre ottagonale e dotato di gradini. Come a Milano. possiamo affermare che il vuoto di informazioni corrisponde ad un vuoto di ricerca. Tra la fine del V e l'inizio del VI secolo (età laurenziana). in un secondo momento (e lungo l'intera età longobarda) viene invece evidenziato il luogo in cui si posiziona il vescovo.

al di sotto della vasca di forma stellare restaurata nell'Ottocento. a Ragogna. Come già visto a Riva San Vitale. A meno che non si conducano indagini archeometriche sul cocciopesto. Prendendo in considerazione il periodo altomedievale ci troviamo di fronte. dunque si deve supporre. la profondità rispetto al piano di calpestio. In un secondo momento un nuovo gradino occlude il precedente condotto di immissione dell'acqua. quando la chiesa subisce certamente una ristrutturazione dell'area absidale e delle pareti laterali. corrispondente ad una vasca di forma ottagonale. abbiamo riscontrato che nel lungo periodo in cui è utilizzato questo fonte subisce diverse modifiche. e ne viene inserito uno nuovo verso il quale convergono due canalette in cocciopesto. Come evidenziato nella sezione. La terza fase importante corrisponde all'età romanica. un antico monumento funerario in forma di vasca circolare (monumento di Umbrena Polla) è reimpiegato e collocato sull'antico fondo della vasca ottagonale. ma il foro di scarico continua ad essere aperto: ciò significa che la ritualità battesimale prevede ancora la necessità di uno smaltimento consistente. Il dato materiale consiste in un invaso collocato al centro dell'ambiente. ad una ritualità differente che era evidentemente diventato possibile esibire. Successivamente. daterebbe al V-VI secolo. abbiamo invece a che fare con una piccola chiesa battesimale poi diventata pieve. un edificio situato nella metropoli aquileiese e che oggi si inserisce nella provincia di Udine. in cui è possibile seguire passo dopo passo l'evoluzione della struttura. alla metà dell'VIII secolo. Buona parte delle vasche battesimali ritrovate nei siti archeologici più importanti meriterebbero. mentre viene conservato il vecchio foro di smaltimento delle acque e la vasca viene dotata di un parapetto che emerge dal piano pavimentale. le illustro brevemente. poichè l'area del fonte e il piano pavimentale della zona presbiteriale sono interessati da sventramenti e danneggiamenti successivi. Purtroppo non sappiamo da dove l'acqua provenisse. Tale eventualità avrebbe ricadute non secondarie sulla ricostruzione della cerimonia del battesimo. Nello sviluppo edilizio dell'edificio sono stati individuati tre momenti significativi: una fase paleocristiana. Ulteriori modifiche risalgono al pieno medioevo. Pietro in Castello. ma all'interno dell'area battesimale. poichè è evidente che la collocazione della vasca in un angolo dell'ambiente consente una ritualità differente rispetto ad una vasca posta al centro. in sintesi. Per quanto riguarda il periodo successivo. ma piuttosto ad un nuovo ruolo sociale del rito del battesimo. ricapitolate in modo dettagliato nelle didascalie. Il dato interessante è che sin dalla sua fondazione questa chiesa dispone di un invaso battesimale rivestito in cocciopesto. Si trattava dunque di una chiesa che sin dall'inizio della sua esistenza aveva la funzione di “cura d'anime”. ma trattandosi di un caso particolare. risulta dunque impossibile valutare se. La chiesa fu fondata nel V secolo all'interno di un castrum del quale parla anche Paolo Diacono nella sua Historia Longobardorum. seguita poi da un ampliamento cinquecentesco. Il nuovo foro di smaltimento consente di far confluire l'acqua in una cisterna posta all'esterno del pozzo. una struttura oggi piuttosto malridotta della quale non è stato possibile valutare. evidenzia comunque cambiamenti avvenuti nell'arco temporale dell'alto medioevo. e viene inoltre realizzato un nuovo circuito di canalette. il fonte battesimale paleocristiano era ancora utilizzato. o se invece era già stato costruito un nuovo invaso diversamente posizionato. ancora una volta. Sino ad ora ci siamo occupati di esempi monumentali e particolarmente significativi. un impianto più antico. ad un punto interrogativo. ma gli scavi clandestini già accennati non consentono di ricavarne l'epoca di fondazione. All'inizio abbiamo un impianto con foro di smaltimento. nuovi scavi e nuovi approfondimenti: la bontà di questa tesi è stata ampiamente dimostrata dal caso celeberrimo di Albenga. I dati sono piuttosto recenti e necessitano di approfondimenti ulteriori. rivestimento in cocciopesto e condotto laterale per l'immissione di acqua. se non in modo approssimativo. cioè a un'epoca successiva a quella oggetto del nostro interesse. erano purtroppo già stati effettuati anche alcuni scavi clandestini. l'intervento di modifica comporta la sopraelevazione del pavimento della vasca mediante riutilizzo di una macina. tra VII e IX secolo. l'invaso della vasca fu ristretto mediante inserimento di una fodera muraria in laterizio. una fase altomedievale e una fase romanica. riferiti a centri urbani di notevole importanza. che durante l'alto medioevo la struttura abbia mantenuto le forme precedenti. situata a nord. ma la prima fase costruttiva risale probabilmente al IV secolo. mentre la fase monumentale. che non possiamo datare con sicurezza. Gli scavi furono realizzati in occasione dei restauri resi necessari dal terremoto del 1987. sebbene sussistano alcuni dubbi. Voglio nuovamente sottolineare la grande utilità dell'analisi microstratigrafica applicata ai fonti battesimali: in questo caso. Questo lungo periodo si estende appunto dall'epoca di fondazione (età altomedievale o romanica) sino all'inserimento della pila battesimale del Pilacorte. ad esempio. Questo spostamento. ad una nuova ”apertura” nei confronti della comunità. Il foro di smaltimento che si collocava al centro della macina non viene più utilizzato.doveva costiture il fulcro della celebrazione. Nel caso di S. e che certamente non sono da ricondurre nè al battesimo dei pueri (dal punto di vista della capienza la nuova vasca è in realtà poco più piccola della precedente) nè a questioni di approvvigionamento idrico (anche nella nuova collocazione la vasca è dotata di approvvigionamento con foro di smaltimento). anche se non siamo in grado di datare con esattezza la seconda fase costruttiva. dove la conduzione di indagini mirate all'approfondimento delle diverse fasi costruttive della vasca battesimale ha portato a individuare. ancora una volta. Nella terza fase un nuovo strato di cocciopesto rossastro oblitera il foro di 11 . le modifiche significative datano all'XI secolo.

edificio di grandissimo interesse. ma suppongo siano stati presi come riferimento piani pavimentali che non ci sono più. Molti dei problemi che sottostanno all'edificio romanico sono stati studiati in collaborazione con il collega e amico Sannazaro. Grazie. del resto. Gli scavi sono stati molto ben condotti da Andrea Breda. il riallestimento della cripta e del presbiterio della basilica da parte di Ariberto (che vediamo raffigurato nell'abside) e l'intervento decorativo che interessò tutta la chiesa. per lo più condotti da architetti della Soprintendenza ai Monumenti. non solo perché si occupa di un solo edificio. Questo elemento innovativo denuncia un nuovo ruolo dello spazio battesimale. al centro di un ambiente dotato di sistema per il riscaldamento dell'acqua e di canaletta che confluisce in una cisterna. almeno dal nostro punto di vista disciplinare. comunque anche in questo caso accade che al restringimento della vasca realizzato in età carolingia corrisponde una nuova canaletta e un nuovo sistema che raccoglie le acque in una cisterna. Prof. Il fatto che tali decorazioni interessino anche l'invaso della vasca testimonia che in quel periodo essa non serviva più a contenere l'acqua: probabilmente il rito non comportava più l'immersione. Del caso di Bedizzole. Non è un caso. In età più tarda. In età carolingia sono realizzate alcune modifiche. Al periodo compreso tra la fine del V e l'inizio del VI secolo risale il bellissimo fonte con decorazione musiva che abbiamo già visto. che in presenza di scavi recenti iniziano ad essere meglio definiti anche gli ambiti cronologici delle modifiche riscontrate. A Noli. Nel battistero di San Giovanni a Lomello non abbiamo più il livello pavimentale connesso alla fase altomedievale. nel ripristino delle quote pavimentali antiche si ottengono come risultato delle strutture galleggianti. in provincia di Savona. avvenimento che risale al 1007. abbiamo un vano quadrangolare dotato di vasca ottagonale all'esterno e esagonale all'interno. Ogni tanto. Qui.scarico. La motivazione della scelta dell'argomento è variegata. Abbiamo già abbondantemente sottolineato quanto sia importante approfondire lo studio del sistema di approvvigionamento e smaltimento idrico. A parte il motivo occasionale del millenario. L'esempio di San Giovanni Battista a Varese conferma la medesima linea di tendenza. mentre nell'ultima l'invaso della vasca è completamente riempito e sul piano d'appoggio così ottenuto viene collocato il fonte rinascimentale. e in particolare lo spazio architettonico si arricchisce di un'abside. ma anche per il taglio. partendo dall'abside e sviluppandosi poi lungo la navata centrale. che non sempre si rivelano efficaci. un elemento che si riscontra anche in età paleocristiana ed è talvolta dotato di altare. il fonte che prima si trovava in un annesso settentrionale viene traslato davanti alla chiesa. alla metà del V secolo. Quello di San Pietro in Castello è un esempio molto interessante. La struttura risale al V-VI secolo. Qui si susseguono una fase tardoantica. nell'alto medioevo. la profondità dell'invaso antico e la successiva sopraelevazione della piscina. che era rivestito di lastre di marmo ed è stato progressivamente rialzato secondo quella tendenza che abbiamo visto più volte riconfermata. L'immagine mostra la sistemazione attuale. che sono poi specchio o riflesso di cambiamenti di natura liturgica e sociale. e la vasca aveva più che altro un valore simbolico. c'è da dire che il battistero di Galliano (all'interno dell'ampia casistica di battisteri “romanici” individuabili in area lombarda) presenta delle peculiarità assolutamente singolari. il fonte ad immersione viene rialzato al di sopra del livello pavimentale componendo in forma di pozzo alcune lastre marmoree. e questo nonostante si tratti di scavi datati. Vedete qui raffigurate le diverse fasi costruttive di questo fonte. esemplare al momento unico in Italia. e nel VII secolo fu arricchita da decorazioni pittoriche decisamente rare e particolari. a Incino d'Erba. Sannazaro. Marco Rossi (Università Cattolica del Sacro Cuore) Il Battistero di Galliano Il mio sarà un intervento diverso da quelli precedenti. e anche qui sono state individuate diverse fasi costruttive. essendo io non un archeologo ma uno storico dell'arte. che diventa una vera e propria chiesa nella quale la celebrazione all'altare si connette al rito del battesimo. e l'occasione è offerta dal millenario della ristrutturazione della chiesa plebana di San Vincenzo a Galliano da parte di Ariberto da Intimiano. ma credo non ci sia bisogno di altri esempi per chiarire il concetto che volevo esprimere. una fase bizantina o altomedievale e una fase medievale. La stessa cosa si riscontra anche a Mergozzo. Nell'alto medioevo. Ignoro sulla base di quali criteri sia stata individuata quella quota. un luogo connesso ad un sistema viario di grande interesse. ma che 12 . abbiamo un'altra testimonianza interessantissima. Questa immagine si riferisce alla nota chiesa di Santa Eufemia. In quell'occasione furono effettuati la traslazione del corpo ritrovato di un presunto santo di nome Adeodato (dico presunto perché in realtà era stata sbagliata la lettura di un'iscrizione. e ci permette di testimoniare l'attenzione con la quale oggi vengono indagate questo genere di modifiche. che recentemente ho cercato di spiegare attraverso alcuni tentativi di lettura architettonica. e sui quali purtroppo non abbiamo dati archeologici certi nè rilievi fatti con gli strumenti critici necessari. ha già fatto cenno il Prof. per cui si riteneva si trattasse di un santo ma in realtà non era così).

che se si datasse all'XI secolo dovremmo considerare del tutto straordinaria. Invece. dove si trovava anche la vasca battesimale. La stessa operazione di traslazione del presunto sant’Adeodato che Ariberto attua in San Vincenzo a Galliano ripropone. il quale però lasciò aperti alcuni interrogativi. in relazione ai rilievi pubblicati da Carlo Annoni nel 1835. Marco Sannazaro ha ipotizzato che l'originale battistero. un recupero dell'importanza dell'episcopato come elemento coagulante delle forze eterogenee che in quel momento operavano a livello politico ed ecclesiastico. probabilmente. dal punto di vista stilistico. 5). matroneo. ma occorre considerare che probabilmente fu fatto costruire da Ariberto quando ormai era diventato arcivescovo di Milano (1018). Dal punto di vista della simmetria e della precisione formale. negandone sostanzialmente la funzione. ma gli scavi recentemente condotti non hanno confermato tale supposizione. è probabilmente frutto di un riallestimento della copertura (fig. Il primo dato che ritengo opportuno osservare riguarda la monumentalità del battistero rispetto alla chiesa plebana cui si affianca (figg. ma a titolo esemplificativo faccio notare la soluzione un po' disordinata adottata per innestare gli arconi che reggono il matroneo sui pilastri di rinforzo angolari. cioè la concezione organica e unitaria che caratterizza gli edifici. la pianta del battistero è quasi 13 . elemento che nei battisteri è tutt'altro che consueto. I dati problematici sono appunto quelli che ho appena indicato. o meglio la vasca battesimale. ben visibile nei rilievi che ho fatto eseguire per una recente pubblicazione su Ariberto da Intimiano. Questo fatto va di pari passo con un altro che da storico dell'arte mi preme sottolineare. che il battistero di Galliano ha avuto: la singolare qualità nei rapporti tra la spazialità interna e il paramento murario esterno. In questa immagine potete vedere la pianta dei diversi livelli e la sezione. e due al livello del matroneo. anche all'inizio del secolo XI. e la muratura si presenta omogenea anche in alzato. Emergono dunque problemi costruttivi irrisolti. Oltre al matroneo. cupola di coronamento). Prima di quello che conosciamo ci fu. quanto Angilberto II aveva compiuto nella basilica di Sant'Ambrogio. soprattutto considerando la sfortuna critica. Quella di Ariberto fu dunque una costruzione ex novo. e piuttosto problematica nel suo assetto strutturale. Purtroppo non abbiamo il tempo di soffermarci sui singoli dettagli. dove aveva avviato. Si tratta di una dimensione oggettivamente inconsueta per un edificio avente solo funzione battisteriale. un altro battistero. L'assonometria ricostruita mediante rilievi a laser scanner mostra molto bene anche la già citata corrispondenza tra la spazialità interna e l'assetto murario esterno.sarebbe opportuno indagare in profondità anche dal punto di vista liturgico. era stata comunque fondata in età paleocristiana. Inizialmente si è ipotizzato che potesse collocarsi al posto di quello attuale. Si tratta di un argomento complesso sul quale sarebbe utile soffermarsi ulteriormente. permette di comprendere un ulteriore elemento molto importante. Le scale che portano al livello superiore si collocano infatti all'interno dello spessore murario (fig. Il battistero di Galliano presenta anche alcuni elementi che nell'ambito dei battisteri romanici risultano assolutamente singolari: elementi che una ventina d'anni fa furono messi in evidenza da Beat Brenk. che credo dovrebbero essere interpretati all'interno della peculiarità dell’intervento architettonico promosso da Ariberto e della qualità architettonica dell'edificio. 6).3-4). cioè il fatto che le scale proseguivano oltre il matroneo e finiscono ora in corrispondenza del tetto. che potrebbero essere fatti risalire a una costruzione del matroneo successiva alla fabbrica originale. il rinnovamento del presbiterio. con la traslazione dei corpi santi. disposti uno al piano terreno. per cui la cupoletta. all'interno del battistero sono documentati tre altari (attestati nel Liber Notitiae del XIII secolo. Uno dei primi problemi che ci si è posti ha riguardato l’esistenza e la struttura di un precedente battistero: la chiesa di San Vincenzo. tanto che Adriano Peroni ritiene che uno dei caratteri specifici dell'architettura romanica sia proprio questa corrispondenza tra spazialità interna e struttura esterna. che alternando concavità e convessità sembra quasi voler assecondare il respiro volumetrico dell’interno. Come ho potuto riscontrare confrontandolo con altri esempi di committenza episcopale d'inizio XI secolo (periodo genericamente ritenuto quale avvio del romanico lombardo). non basata su un impianto precedente. Inoltre. mentre all'epoca della ristrutturazione della chiesa era suddiacono del Capitolo della Cattedrale (sulla buona strada per l'episcopato. che oltre a chiarire la relazione tra i diversi spazi (battistero.1-2). che non sappiamo esattamente quando assunse funzione plebana. Innanzitutto la struttura presenta un matroneo (figg. L'assetto originario doveva dunque essere diverso. e non aggiunto in un secondo momento. ma in alcuni casi era stata predisposta una strettissima monofora che i pilastri stessi nascondono del tutto. dei quali purtroppo restano solo pochi resti. ma i rilievi e le analisi condotte documentano che il matroneo fu realizzato contestualmente al resto della struttura. come ad esempio Santa Maria del Tiglio a Gravedona. ma probabilmente esistenti fin dalle origini). tra le nicchie ricavate nei muri e i pilastri c'è uno spazio minimo e non percorribile. ma non ancora nominato). perché sottende. in piccolo. rimaneggiata in epoca carolingia e poi ristrutturata da Ariberto. potesse collocarsi di fronte all'atrio antistante la basilica. ritengo che il modo di operare di Ariberto possa essere ricondotto a un processo di emulazione dell'episcopato carolingio. Si tratta di un aspetto formale di estrema importanza.

imitando il sistema liturgico adottato da numerosi complessi-cattedrale. che gli studi più recenti datano intorno al 1270-1275) non è un testo 14 . almeno. ma ospitasse anche altre celebrazioni liturgiche. databile intorno al 1007. a Galliano l'articolazione è più complessa. del quale abbiamo già rilevato la singolare monumentalità. Se consideriamo questo edificio dal punto di vista della storia della liturgia. nel battistero la concezione è diversa. probabilmente utilizzate per la custodia di reliquie. come dimostra il fatto che lo riconsacrerà tra gli anni '30 e '40 del secolo. Si intravede l'altare sulla sinistra. celebrassero Ariberto e i suoi successori. il quale lo realizzò in progress. poiché non troviamo più la sovrapposizione di due semplici ordini architettonici. Tralasciando le questioni costruttive. Inoltre non va dimenticato il contributo offerto dall’arcivescovo alla costruzione della basilica del Santo Sepolcro. fungevano da chiesa doppia. che doveva essere utilizzato in quanto tale non molto frequentemente. con piccole nicchie angolari che tentano di risolvere più adeguatamente l'incrocio tra il quadrato e la croce inscritta. rientrassero tra quei complessi plebani particolarmente significativi che. cioè i “custodi” e i rettori della basilica. Vorrei anche suggerire un'altra ipotesi che negli ultimi anni è stata avanzata nell'ambito degli studi sul romanico lombardo: e cioè che la basilica e il battistero di Galliano. corrispondente alla nicchia che segna l'ingresso. sul lago di Como. in cantiere. che sembra non fosse presente nella pieve di San Vincenzo. oltre che come chiesa doppia. e non soltanto del battesimo. il riferimento al matroneo della cappella di Sant’Aquilino. pur essendo interessante notare – secondo quanto già osservato – come a Galliano la muratura cerchi di assecondare il movimento dello spazio interno anche attraverso l'inserimento di piccole nicchie con archetti. che Ariberto aveva molto a cuore.“preoccupante” (fig. A questo proposito si potrebbero formulare ipotesi ulteriori. Questa novità fu probabilmente realizzata in corso d’opera. ma un vero e proprio tentativo di animazione plastica del piano murario. non sulla base di progetti particolari. e si percepisce con chiarezza la notevole spazialità che questo vano assume. Il Liber ordinarius (attualmente manoscritto E 57 della Biblioteca Capitolare di Padova. ma più probabilmente come santuario (vi si trovava infatti un antico affresco venerato sin dall'età carolingia). Antonio Lovato (Università degli Studi di Padova) “Signacula” e “Ordo ad penitentes reconciliandos” secondo il Liber ordinarius della Chiesa padovana (testo non riesaminato dall'autore) Il battistero presso la Cattedrale di Padova è un celebre esempio di arte medievale. Lo ammiriamo per la bellezza architettonica e per gli affreschi che ne decorano l'interno. in alcuni casi. Qui. ma propongo solo un altro riferimento che ben si presta a questo tipo di lettura: il complesso plebano di Gravedona. e che questa zona del matroneo occidentale svolgesse anche funzione di cappella privata. ma riferendosi ad un modello che possiamo individuare nel sacello carolingio di San Satiro (prescindendo ovviamente dalla copertura bramantesca). sottolineato da archetti in cotto che potrebbero però risalire in parte a interventi di restauro (fig. in particolare. Ariberto è molto attento al gioco volumetrico che in quegli anni la cultura architettonica milanese andava ricercando. troviamo che è estremamente interessante per capire come. Parlare delle relazioni del battistero di Galliano con alcuni aspetti del rinnovamento della basilica tardo antica di San Lorenzo sarebbe ora troppo complesso. che presenta la struttura presbiteriale trilobata e in base a recenti ritrovamenti documentari possiamo datare all'età aribertiana. Penso che qui. il battistero viene ricostruito in epoca romanica conservando l'impianto paleocristiano. Questo dettaglio architettonico e decorativo va visto anche in rapporto all'abside di San Vincenzo. comprese le modalità assolutamente diverse di restauro adottate nei due monumenti. della quale costituisce uno sviluppo: mentre nella basilica viene sovrapposta al piano di fondo una struttura geometricamente leggibile di alte arcatelle cieche. Tale ipotesi è avvalorata dalla presenza della torre campanaria. torniamo al problema del matroneo presente nel battistero di Galliano. nella chiesa padovana avveniva la celebrazione di numerosi riti. Il confronto volumetrico tra le due strutture non è invece significativo per diversi motivi. 7). e tracce decorative posteriori all'epoca di Ariberto (del XII e XIII secolo) che attestano una continuità di utilizzo come cappella privata. 8). Rispetto al raffinatissimo modello carolingio l'impianto delle nicchie interne del battistero tenta di elaborare uno spazio più avvolgente: se nel sacello si distingue ancora chiaramente l'innesto tra le figure geometriche che determinano le nicchie. ma riveste anche altre funzioni. ritengo che il battistero. Prof. Inoltre. 1-3). non rilevando però il dato storico-artistico più notevole. fosse utilizzato non solo per i battesimi. come quello di Milano. Per concludere. poco omogenea e caratterizzata da inesattezze planimetriche. Vi sono anche delle nicchie. ma non va trascurato. La storiografia ha infatti spesso parlato di un'architettura piuttosto incerta. Quella che vedete è una foto della zona occidentale del matroneo. durante il medioevo. in questo caso la struttura non era utilizzata come cappella privata. come abbiamo già accennato. cioè il tentativo di far corrispondere uno spazio interno polilobato a una muratura esterna che lo asseconda. ma si trova sopra Santa Maria del Tiglio. Probabilmente egli lo propose come modello all'architetto del battistero. realizzati da Giusto de' Menabuoi (figg.

per poi rimanere sostanzialmente inalterato sino ai giorni nostri. testimoniando che il battesimo degli adulti era già diventato piuttosto inconsueto o addirittura eccezionale. ma dati di gran lunga più precisi li abbiamo a partire dal V-VI secolo. e quando il clero officiante si spostava da un luogo all'altro della Cattedrale. formule pronunciate dal vescovo (e successivamente anche dai sacerdoti) che avevano lo scopo di allontanare il male dalle persone che avevano chiesto di poter accedere al battesimo (i cosiddetti “competenti” o “eletti”). stando irregimentati entro file di banchi lignei. Questi incontri preparatori erano dunque sostanzialmente caratterizzati da pratiche di esorcismo. del XIII secolo. con il battistero addossato alla destra della facciata. ad una miniatura (che pur non essendo molto leggibile presenta chiaramente un edificio dotato di protiro e articolato in tre navate). avviando un processo di educazione religiosa e morale. ma è un testo che contiene le rubriche e gli ordinamenti sulla celebrazione dei riti. quando il rito inizia ad essere stabilmente celebrato durante la quaresima e questo importante periodo dell'anno liturgico viene interamente dedicato alla preparazione al battesimo. sia nel presbiterio e nella navata principale che negli spazi esterni. denominati scrutini non perchè ci fosse l'intenzione di verificare il grado di preparazione del candidato. i bambini diventavano ufficialmente catecumeni. i “competenti” venivano iniziati alla pratica del battesimo mediante alcuni esorcismi che avevano lo scopo di allontanare il maligno non tanto in senso “fisico” quanto in senso etico. sono poi il Sacramentario Gelasiano e l'Ordo Romanus XI. cioè il piazzale. In quest'altro disegno potete vedere invece la pianta della Cattedrale attuale posta in relazione con quella medievale. ma corrisponde all'edificio che si iniziò a ricostruire a partire dal Cinquecento: il battistero era dunque funzionale ad una Cattedrale medievale oggi sostituita da quella rinascimentale. perchè tutte le processioni domenicali prima della messa o prima dei vespri solenni. Testi di grande importanza. Siamo abituati a pensare la liturgia in funzione di come oggi la viviamo. Nella prima. il rito del catecumenato è confluito nell' Ordo ad catechumenum faciendum. nell'ambito della chiesa cristiana. Nella terza. ma perchè in occasione di questi raduni comunitari si intendeva scrutare il suo cuore. le cui rubriche sono il risultato della lunga elaborazione di vari testi. La Cattedrale non è però quella medievale. oppure nel battistero e negli spazi esterni. una raccolta di rubriche e di spiegazioni sulla celebrazione dei riti. Così strutturato. si collocava l'altare della Santa Croce. si celebrava l'apertio aurium o effata. che come già detto era esterno. progressivamente costruita inglobando e demolendo quella precedente di epoca romanica. i fedeli seguivano la processione e partecipavano direttamente a tutti gli spostamenti. Alle soglie del Trecento.liturgico. così come le celebrazioni dei drammi liturgici e i riti della Settimana Santa. Questo testo normativo spiega che il battistero era continuamente utilizzato durante la liturgia. oggi corrispondente all'altare del Santissimo Sacramento. ma per comprendere come alla fine del Duecento si svolgeva questo rito. che avveniva nella quarta settimana di quaresima. Nell'immagine vedete raffigurato l'attuale complesso della Cattedrale (fig. Dal Liber ordinarius emerge anche che la liturgia padovana era fortemente drammatizzata: non solo erano frequenti i drammi liturgici veri e propri che rappresentavano il mistero. all'incrocio del transetto con la navata. celebrata il mercoledì della terza settimana di quaresima. Ma come si struttura questo rito stabilizzato nell'Ordo XI? Per capire la liturgia padovana dell'Ordo XI è necessario sapere cosa erano gli scrutini: il rito di preparazione al battesimo si articolava in una serie di incontri. e ad alcuni disegni che ci sono pervenuti. Di quest'ultima possiamo vagamente ricostruire le fattezze grazie ad uno degli affreschi realizzati da Giusto de' Menabuoi. ma in realtà nel medioevo i banchi non c'erano. delle quali alcune particolarmente importanti. veniva raggiunto durante la celebrazione secondo le modalità che cercherò di sintetizzare. le cui formule documentano la stabilizzazione e codificazione del rito di preparazione al battesimo. separata dal battistero e dotata. 4). centro della celebrazione del rito dei catecumeni. la sua disponibilità a ricevere la grazia del battesimo. nel corso del tempo. L'utilizzo degli spazi era molto attento e programmato. L'Ordo XI si articola in una successione di sette adunanze prebattesimali (scrutini). coinvolgevano sia lo spazio della Cattedrale che quello del battistero. Quella che vedete è la carta di apertura del Liber Ordinarius. cioè ai piedi del presbiterio. e occorre precisare che l'Ordo XI parla unicamente di infantes. il battistero. in corrispondenza della navatella sinistra. cioè le orecchie del catecumeno erano “aperte” bagnandole con la saliva 15 . di un vano di collegamento con il palazzo episcopale. A proposito della Quaresima. cioè da coloro che avevano fornito il proprio nome e che nella Pasqua successiva intendevano ricevere il sacramento dell'iniziazione cristiana. e nel successivo Rituale del XVI secolo. Le prime informazioni di cui siamo in possesso risalgono al III secolo. Per comprendere lo svolgimento del rito di cui vi parlerò è importante tenere ben presenti alcune informazioni: nel transetto sinistro si collocava l'altare di San Giovanni Evangelista. e pur essendo riservata al clero riusciva a coinvolgere i presenti grazie ad una continua mobilità all'interno dello spazio. una lunga rubrica spiega come doveva avvenire la preparazione al battesimo. ma anche la liturgia domenicale era molto animata e partecipata. il cortile antistante il Palazzo Episcopale e il battistero. evidenziata in grassetto. Una planimetria seicentesca mostra infatti la struttura della vecchia Cattedrale. Dopo la registrazione del nome di ciascuno. il Liber Ordinarius della Cattedrale di Padova descrive in modo molto dettagliato le varie fasi del catecumenato. occorre innanzitutto richiamarne la tradizione. cioè ricordare come il rito del catecumenato si era strutturato.

dove Aimone di Pavesan era. cioè recite di preghiere e formule di esorcismo per la preparazione al battesimo. Così. in sintesi. Lo scrutinio del Sabato Santo. tam de villis quam de civitate. Per quanto riguarda la loro distribuzione. estremamente importanti anche dal punto di vista delle miniature. le mamme erano tenute a portare offerte per i propri bambini. perchè l'abbreviazione dell'ufficio della Messa e dell'Ufficio delle ore è avvenuta proprio presso la Basilica del Santo. La Messa si svolgeva regolarmente sino alla lettura dell'epistola e del graduale. erano condotti presso l'altare della Santa Croce. cioè un secolo dopo la riforma romana francescana. Gli altri erano sostanzialmente degli esorcismi. e alla fine tutti i bambini. dove erano ricevuti dall'Arciprete già pronto per la celebrazione della Messa. in tutta Europa. dove ci sono altri due chierici che ricevono e registrano i nomi dei bambini. Accanto a questi dati di per sè molto significativi. e si tratta di riti analoghi a quelli della settimana precedente. Davanti alla porta rivolta ad est. cioè quello precedente la Domenica delle Palme. Fu tra l'altro copiata l' Abbreviatio di Aimone di Pavesan. dopo di che il Liber Ordinarius riporta la frase “et fiunt signacula”: non precisa come vengono impartiti. Così avviene anche per i bambini che si presentano alle porte orientate ad meridiem. viene copiato il manoscritto B 16*. Il numero resta lo stesso: sette erano gli scrutini e sette sono i signacula. cioè dopo due giorni. Nella feria quarta della terza settimana di quaresima. o forse proprio in contrapposizione a Lui. cioè la porta maggiore. c'è da sottolineare che il Liber Ordinarius conserva la tradizione dei sette scrutini. cioè i bambini della città. siamo ormai giunti all'ultimo quarto del secolo XIII. dopo di che il coro scendeva dal presbiterio per recarsi alla sacrestia inferiore. Ciascun bambino ha il nome proposto dal proprio fideiussor. e l'insieme dei nominativi viene appuntato su una tavoletta di legno. ancora oggi custodito nella Biblioteca Capitolare. Dopo l'ora di terza suona la campana della messa. cioè i bambini provenienti dalle cappelle del contado che erano liturgicamente gestite dai cappellani della cattedrale e che quindi dovevano essere battezzati nella chiesa-madre della diocesi. Naturalmente non era possibile che questi bambini fossero portati in città dal villaggio per sei volte di seguito. collocato sull'asse centrale della chiesa. Ciò significa che Padova continuava a custodire le proprie tradizioni nonostante ci fosse il Santo. prevede gli ultimi due signacula. il quale riceve i nomi di coloro che chiedono di diventare catecumeni. Il sesto riguarda i bambini della Cattedrale. Per ogni candidato dev'essere versato un obolo pari a un denaro. ma la Cattedrale di Padova accetterà la riforma romanofrancescana solo progressivamente. Padova si dimostra dunque fedele e tenacemente legata alla propria tradizione: a tal proposito basti pensare che nel 1290.per testimoniare che egli era ormai pronto a ricevere il messaggio della grazia divina. cioè dal padrino. ovvero quello posto ai piedi del presbiterio. dando inizio alla preparazione al catecumenato. cioè quando iniziano ad essere copiati i famosi graduali e antifonari del Trecento. ma dice solo che devono svolgersi così come prescritto nel libro per il canto della Messa. cioè la vera e propria professione delle verità di fede mediante il Credo. Il rito è ripetuto (terzo signaculum) durante la feria sesta della terza settimana di quaresima. che era l'ultimo e serviva a catechizzare. a rammentare il signum indelebile impresso da Cristo sull'anima del neofita a lato della cerimonia di iniziazione alla fede. Nello stesso periodo storico alcune antiche tradizioni convivevano dunque al fianco di novità e riforme che a partire dall'inizio del Duecento si erano progressivamente affermate. soprattutto ad opera dei Francescani. cioè alla cattedrale. il primo avviene nella feria secunda (lunedì) della terza settimana di quaresima. I rispettivi cappellani dovevano essere presenti e assistere alla celebrazione. Ma cosa dice il Liber Ordinarius di Padova rispetto a questa tradizione? Come anticipato. cioè il sesto e il settimo. che diffusero in modo capillare quell'Ordo Romanus poi divenuto e rimasto rito universale sino al Concilio Vaticano II. in quel periodo. rito che avveniva nel transetto sinistro presso l'altare di San Giovanni. avveniva il Sabato Santo. Naturalmente il Messale contiene. a partire dal 1320. cioè quella posta alla destra del presbiterio 16 . di conseguenza. descritti in modo analitico e ora chiamati signacula. Nella quarta settimana di quaresima si fanno i signacula nella quarta e nella sesta feria. La sua Abbreviatio è poi diventata quella universale. lettore di filosofia. il sabato della quinta settimana. e gli infantes non ancora battezzati vengono portati alla chiesa maior. Il sabato della quinta settimana di quaresima. gli esorcismi che devono essere pronunciati durante questa adunanza. un testo che riporta tutti i repertori di troppi e sequenze così come erano in epoca franco-romana. si era codificato e stabilizzato il rito del catecumenato in preparazione al battesimo. e sappiamo bene quali e quanti significati abbia il numero sette all'interno della liturgia cristiana. verso il Palazzo episcopale. i bambini vengono nuovamente portati in chiesa al suono della campana. Il settimo scrutinio. comprendeva il rito dell'effata. per giunta accompagnati da genitori e padrini. Si canta la Messa all'altare della Santa Croce. invece. e gli infantes de villis dipendenti dalla cattedrale. e questo testo documenta il permanere di una tradizione che sopravvive alla riforma della curia romana mantenendo specificità proprie. sul naso e sulle orecchie. in questo caso. cioè l'insufflazione sul viso dopo la quale venivano bagnate le orecchie e veniva praticato il triplice segno di croce sugli occhi. Seguivano poi l'unzione dei catecumeni con l'olio. è seduto uno degli otto scolari della scuola della cattedrale. la pronuncia delle rinunce a satana e la reditio simboli. per loro erano celebrati cumulativamente sei signacula. durante i quali i catecumeni venivano radunati ed erano solennemente pronunciate alcune formule. anch'esso particolarmente importante.

che si posizionavano al centro del cortile antistante il Palazzo episcopale. quattro sacerdoti de villis et de cappellis civitatis. e diceva: “aperituri vobis. che già è stato benedetto come “portatore della luce”. In questo modo ci si preparava alla lunga processione che li avrebbe portati al battistero. La struttura del cantico è di tipo responsoriale. La processione arrivava all'altare della Santa Croce. Fuerunt mihi lacrimae meae panes die ac nocte. sono condotti in cattedrale per assistere alla celebrazione della Messa della Veglia Pasquale. Di seguito i fanciulli sono unti sulla fronte con il crisma. con una solenne processione. Sitivit anima mea ad Deum vivum. poichè era richiesta la presenza del vescovo. di conseguenza. di dodici sacerdoti. i chierici con le candele. della quale però non abbiamo il tempo di parlare. Dopo l'immersione del cero. e infine per intero (è probabile. sui loro occhi e sulle orecchie per predisporre i loro sensi all'accettazione della grazia del battesimo. quindi ciò che avete sentito non è del tutto rispettoso dell'ordine effettivo. Inoltre. dum dicitur mihi per singulos dies: «Ubi est Deus tuus?» (Ps. La processione partiva dunque dall'altare della Santa Croce. poi per metà. 41. filii charissimi”. proprio per dare il senso della sacra rappresentazione. molto simile. Il solista intonava sette formule litaniche e i gruppi di cantori.(quella opposta era detta “sacrestia maggiore” o dei canonici). Il battesimo era impartito il Sabato Santo. Non venivano aperti i cancelli. Quindi viene intonato il Gloria e ha inizio la Messa della Resurrezione. Al battistero il Vescovo procede alla benedizione del fonte battesimale: due scolari recano le due ampolle del crisma e dell'olio. recitando i relativi esorcismi. Le modalità secondo cui fare uso dello spazio erano dunque precisamente programmate. Una celebrazione parallela a questa è quella. si dava inizio al canto del “Sicut cervus”. e a questo punto il cero viene immerso nell'acqua del fonte: prima per un terzo della sua lunghezza. V. avviene finalmente la benedizione del fonte. Essa riguarda l'Ordo ad penitentes reconciliandos. si trattava invece del rito della apertio aurium. Sul lato est. Il Vescovo battezza duos vel tres pueros. sette diaconi. si rivolgeva ai bambini tam de villis quam de civitate. sono pronti per il battesimo. e ciascuno dei due era a sua volta suddiviso in tre gruppi di cantori. e subito dopo. cioè il responsum. le ripetevano tutte e sette. due scolari con due ceri. Il diacono con il cero grande si porta davanti al Vescovo. durante la veglia pasquale. il diacono che portava il grande cero benedetto e due accoliti che cantavano il versus “Rex Sanctorum” (una prosa ritmica). 17 . due scolari con due croci e due accoliti con i turiboli. la processione ripartiva (omnes vadunt). che in questo periodo il battistero fosse ancora dotato della vasca battesimale). disposti uno a destra e l'altro a sinistra. Canticum Sicut cervus desiderat ad fontes aquarum. A seguire c'era il canto delle litanias septenas. Da qui prendeva avvio una processione costituita da personaggi appartenenti al clero della cattedrale: quattro diaconi con i quattro libri dei Vangeli. uno per volta. che avveniva il giovedì. In questo caso i cantori non si suddividono in sette gruppi ma solo nei due semicori che accompagnano il solista. Essa coinvolgeva tutto il clero. che adesso ascolteremo insieme. A processione conclusa il coro si porta di nuovo sul presbiterio. ita desiderat anima mea ad te. dove sarebbe avvenuta l'amministrazione del battesimo. quando veniam et apparebo ante faciem Dei mei? V. mentre tutti gli altri sono battezzati dai sacerdoti. perchè col sottofondo di questo salmo i sacerdoti de villis et eciam de cappellis civitatis dovevano ungere gli infantes con l'olio benedetto sul petto e sulle spalle. la croce e il turibolo. e consiste in un rito ugualmente ricco di movimento. qui i quattro libri erano disposti ai quattro angoli dell'altare. protetto da un baldacchino. presso l'altare maggiore. Dopo la benedizione del cero e la lettura delle dodici Lezioni. Durante il canto del solista tutti dovevano restare fermi ad ascoltare il versus. 2-4) Il canto del solista è molto elaborato e melismatico. vestiti con il camice bianco. che includeva l'insufflazione. altri due reggono due asciugamani. Il coro della cattedrale era suddiviso in due semicori. per un totale di sei gruppi che con il solista diventavano sette. si snodava attraverso la cattedrale e giungeva al battistero. poichè dopo ogni versus si dovrebbe ripetere il “sicut cervus”. l'Arciprete si portava ai cancelli dell'altare medesimo. Anche in questo caso era prevista la partecipazione del clero al completo e persino dei penitenti pubblici. che coinvolge sia lo spazio interno alla cattedrale che quello esterno. mentre quando il coro rispondeva ripetendo lo stesso verso. qui sono stati riportati solo due versi. sette suddiaconi. e qui vengono cantate le litanias ternas. Deus. I cappellani presenti dovevano accompagnare i bambini e soffiare sul loro volto. mentre in realtà il canto è molto più esteso.

quelle dei vescovi riformatori padovani. e la situazione era decisamente complessa. Fanno seguito i penitenti accompagnati dal canto dei salmi penitenziali. che subito dopo dà inizio alla celebrazione della Messa. Tutto ciò che abbiamo descritto avveniva in cattedrale. che speriamo sia possibile continuare a sviluppare in un'altra occasione. Antonio Lovato No. che a quel tempo si identificava pienamente nella comunità cristiana. infine. Noi oggi siamo abituati a battezzare infantes veri e propri. perchè i canonici le prendevano in carico e poi le sub-appaltavano. Prima non c'era un vincolo tassativo riferito all'età. Il coinvolgimento della comunità dei fedeli avveniva anche attraverso l'utilizzo degli spazi. Giancarlo Santi Sono costretto ad interrompere. Il coro entra in chiesa dalla parte dell'altare di San Giovanni. Mons. e da lì emerge con chiarezza uno scenario drammatico. e una volta giunti davanti all'altare della Santa Croce si distendono per terra per ricevere la benedizione da parte del Vescovo. una penitenza proporzionale alla gravità della colpa commessa. dove ci sono le scolae. il coro si distribuiva sul lato opposto. La riammissione dei penitenti non era una faccenda personale ma un avvenimento che riguardava tutta la società. dove il clero era preparato. So che domani si parlerà degli ordinamenti del Cardinale Borromeo. dunque. e il battesimo non riguardava solo la famiglia ma coinvolgeva l'intera comunità. erano funzionali all'economia dei diversi riti.ssa Francesca Flores D'Arcais: I pueri di cui abbiamo sentito parlare erano bambini di qualche anno d'età o solo di pochi mesi? E quando poi entravano in cattedrale per partecipare alla Messa facevano già la comunione? Prof. Abbiamo già detto. A quel tempo. e da questo punto di vista la sua azione è stata particolarmente importante.si posizionava il Vescovo. che per coloro che abitavano nel contado sarebbe stata molto problematica la partecipazione a tutti i signacula: portarsi per sei giorni di seguito in cattedrale era impossibile. stavano i penitenti. ad esempio. o che questi ultimi non erano neppure amministrati. perchè la normativa da lui messa a punto è diventata poi un modello per tutta la Chiesa cattolica post-tridentina. da parte del Vescovo. ma questa prassi è diventata sostanzialmente obbligatoria solo con il Concilio di Trento. che erano ammoniti e ricevevano ciascuno. nel mezzo. Prima non era necessario amministrare il battesimo ai bambini appena nati. e servivano a “materializzare” la celebrazione del mistero. I penitenti sono così riammessi a far parte della comunità. Prof. ma anche se l'età non è specificata si trattava certamente di bambini in grado di entrare in cattedrale con le proprie gambe. 18 . prima del concilio di Trento. e interrogandoli spesso scoprivano che i sacerdoti non conoscevano neppure le formule della Messa e dei sacramenti. i vescovi riformatori veneziani facevano le prime visite pastorali. di cerimonie riservate o private. che assumevano un preciso significato. Una volta accettata la penitenza. ma il clero delle campagne era del tutto diverso. e ringrazio moltissimo il Prof. il clero si disponeva attorno alle porte laterali della chiesa. ma si pensava più che altro alla complessiva educazione delle famiglie. cioè le aule della scuola della cattedrale che erano poste sopra la sacrestia maggiore. non facevano la comunione. C'erano anche parrocchie abbandonate in cui mancava il sacerdote. Non si trattava. i penitentes dovevano vestirsi umilmente e mantenere un contegno dimesso. Lovato per questo intervento straordinariamente preciso e atteso. Ho avuto modo di studiare le visite pastorali del Quattrocento. La realtà del tempo era del tutto diversa dalla nostra.

in modo un po' affrettato. Direttore del Museo Diocesano di Padova.del resto . relativi al periodo che si apre con la ripresa demografica. ma non ne condizionano tutte le manifestazioni. Il problema del passaggio dal battistero al fonte viene spesso sovrapposto. del Politecnico di Milano. Nonostante diversi tentativi di riforma 'centralizzata'. ma esistono una molteplicità di esperienze rituali e spaziali che variano non solo a seconda della diocesi. se non addirittura l'eliminazione. ma anche da pieve a pieve. a problemi di altro tipo. tratterà dei “Fonti battesimali fra Sei e Settecento nelle Diocesi del Triveneto”. perchè di tempo non ce n'è mai abbastanza. Passo ora la parola al Professor Andrea Longhi. in modo da raccogliere puntuali reazioni da parte dei presenti. Gli aspetti rituali ne costituiscono senz'altro la premessa. e ogni specificità locale si evolve.II giornata – 10 Maggio I SESSIONE Mons. e consistono essenzialmente nell'abluzione e nell'invocazione trinitaria. assumendo non tanto la forma di una vera e propria cappella battesimale (tipo che a mio avviso si definisce a partire dalla fine del medioevo). ma al termine di ogni intervento ritaglieremo dieci minuti per dar spazio a domande e risposte. Un altro fenomeno facilmente rilevabile è la contrazione. ci parlerà dei “Battisteri e fonti battesimali in area lombarda tra Cinque e Seicento”. In realtà si tratta di quattro trasformazioni del rito e dell'architettura che si muovono su percorsi non sincroni. per cui è sempre possibile scambiare opinioni. come ad esempio il passaggio dalla vasca battesimale al fonte a calice. Da una sequenza di spazi organizzati. in relazione a ciascuno di questi binomi. connessa al resto del complesso episcopale o plebano mediante un percorso più o meno strutturato. come dimostrano alcuni sacramentari plebani ancora oggi conservati. dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Andrea Longhi (Politecnico di Torino) Dal battistero al fonte: spazi per il Battesimo nel tardo Medioevo Il titolo assegnatomi include uno spettro ampio di temi e problemi. E infine Andrea Nante. o dal battesimo degli adulti a quello degli infanti. nel quale è l'atto battesimale in quanto tale ad assumere valore identitario. che tratterà delle “Istruzioni di San Carlo in materia di Battesimo”. che ringrazio ancora per la sua cortesia. la cui relazione si intitola “Dal Battistero al fonte: spazi per il battesimo nel tardo Medioevo”.possono essere battezzati mediante diversi tipi di infusione. per estendersi sino ad alcune esperienze basso-medievali. si propongono ancora ampie vasche battesimali in un periodo tardo in cui ormai si battezzano normalmente gli infanti. oppure ancora dall'immersione all'aspersione. e cioè che alla fine del medioevo – con una periodizzazione articolata per aree – non esiste una sola liturgia battesimale. Nella relazione intendo proporre alcune riflessioni solo su alcuni specifici argomenti. Possiamo dunque avanzare una prima considerazione. dislocati all'interno del complesso episcopale e destinati ad un rito che si sviluppava non lungo l'arco di poche ore ma attraverso settimane o persino mesi. Dobbiamo come sempre procedere a tamburo battente. Seguirà il Professor Alessandro Rovetta. i quali . riflessioni e domande. aspersione o immersione più o meno parziali. si passa ad una drastica semplificazione: l'articolato tessuto spaziale che i complessi episcopali dedicavano al battesimo diventa uno spazio limitato. 19 . Nell'ampio ambito cronologico considerato sono già sostanzialmente fissati i due tipi liturgico-spaziali dedicati al battesimo: da un lato il battistero inteso come architettura autonoma. dall'altro l'esperienza assai più capillare e pervasiva di uno spazio per il fonte ricavato all'interno dell'aula liturgica. insediativa ed architettonica dell'XI secolo. si sviluppano una pluralità di esperienze spaziali e figurative: ciò probabilmente accade perchè nel cuore del medioevo le scelte architettoniche e figurative sono condizionate soprattutto da aspetti socio-culturali e da preoccupazioni pastorali. L'interesse per lo studio architettonico del battistero consiste nello scarto tra ciò che è essenziale teologicamente nel rito e ciò che arricchisce culturalmente lo spazio. Dopo di lui Francesco Repishti. a significare l'appartenenza e a condizionare l'unitarietà dello spazio destinato all'iniziazione cristiana. l'uniformazione avviene solo con l'attuazione del concilio tridentino. Inizierà Andrea Longhi. Ad esempio. dei percorsi di preparazione legati al catecumenato e alle premesse immediate al rito. In ogni caso siamo tutti in contatto diretto. soffermandomi in particolare sul rapporto tra scelte spaziali e vita liturgica comunitaria. Giancarlo Santi Questa mattinata prevede quattro interventi. Sebbene sia riconosciuto che tali elementi essenziali sono minimi. Nell'ambito della riflessione teologica scolastica bassomedievale gli aspetti fondamentali per il sacramento sono pochi. secondo rapporti e peculiarità proprie. quanto piuttosto quella di uno spazio funzionale non particolarmente connotato dal punto di vista architettonico. e dall'insieme dei riti del catecumenato la liturgia passa a un Ordo battesimale assai circoscritto.

Inquadrate le questioni urbanistico-insediative. In alcuni casi si rinnovano esperienze paleocristiane. e nell'edificio battesimale. afferenti a complessi episcopali. i battisteri di pieve assumono scala e collocazione che manifestano forti ambizioni urbane: la comunità rivela una prospettiva di promozione della pieve a sede diocesana. perseguendo la strada di uno spazio battesimale interno all'aula liturgica unica e abbandonando le preesistenze autonome paleocristiane. Qui si decide la sorte del luogo del battesimo: ci sono intere regioni d'Europa in cui non si avverte affatto l'esigenza di riformulare un edificio battesimale autonomo. nel centro Italia. continuamente aggiornato e rifunzionalizzato. Si passa da strutture articolate in una sequenza di spazi. ma anche uno spazio urbano segnato dal battesimo. dove il ciclo degli affreschi apocalittici della nuova copertura nei secoli XI e XII restituisce un ruolo al battistero paleocristiano) o a riproporre ex-novo un'architettura battesimale autonoma. che a livello diocesano mantiene il controllo della disciplina dei sacramenti. gli scenari che prenderemo in considerazione sono due: i battisteri monumentali urbani. E' dunque ampiamente documentata una pluralità di legami culturali e di relazioni sociali che trovano nel battesimo. a Biella il battistero plebano mantiene il proprio ruolo simbolico sino a quando la città riesce. invece. scandito all'interno di una sequenza di spazi legati da riti e itinerari. il problema del battistero come edificio autonomo si pone nel momento in cui. Si pone. come accade nel caso di San Ponso Canavese. che tuttavia non diverrà mai pienamente urbana. Essa coinvolge dunque le regioni dell'Italia comunale padana e toscana. proprio in questo momento storico. nei pressi dell'attuale Certosa di Padula. Cattaneo negli anni Settanta. La committenza non necessariamente è locale: si pensi al coinvolgimento di Ariberto per Galliano o all'iniziativa di Landolfo per Chieri. l'esperienza del battistero inteso come edificio autonomo resta specifica di quei contesti in cui all'identità religiosa si sovrappone un'identità civica forte. assume una rilevanza talvolta persino più forte del legame di sangue. Le condizioni importanti affinché si verifichi la possibilità di un battistero monumentale sono essenzialmente due: il ruolo forte del vescovo. come nel caso di Marcellianum. A tal proposito è utile ricordare anche il fenomeno della moltiplicazione del numero dei padrini (che solo più tardi saranno nuovamente ridotti al numero minimo) e il fatto che l'istituto del padrino. Assumendo preliminarmente la questione a una scala ampia. Concluderò poi con alcune riflessioni sui fonti battesimali non autonomi (cioè non collocati all'interno di battisteri) e sulla fine dell'esperienza del battistero isolato nel medioevo. I 20 . che tuttavia non è riuscito ad innescare un processo di accentramento insediativo di forte rilevanza. possiamo tornare ai battisteri dei centri episcopali urbani per osservarne alcuni assetti architettonici. il battistero è un edificio di origini paleocristiane. edificio caratterizzato dall'edificazione direttamente sopra una sorgente naturale. ossia non avrà mai un ruolo diocesano. cioè. in età moderna. alle pievi intese come luogo di esercizio dello ius baptismandi per l'evangelizzazione delle campagne. Come già accennato. ad acquisire la titolarità diocesana. a differenza di quanto accade nei complessi episcopali del IV. ci sono invece altre aree. e dall'altro la conseguenza di una molteplicità di riti paraliturgici che hanno luogo nel battistero proprio in virtù del valore sociale e culturale del sacramento del battesimo. resterà sempre una “quasi-città” (definizione che traggo dal lessico storiografico milanese). nella fase comunale bassomedievale dell'architettura battesimale il volto esterno e monumentale dell'edificio assume un ruolo morfogenetico. uno dei perni di una forte identità civica. L'esito è dunque non solo il semplice edificio battesimale. Anche per questi casi la rivitalizzazione dell'esperienza del battistero autonomo è circoscritta ad alcune aree geografiche. In altri casi ancora i battisteri di pieve restano segnali fossili di una trama insediativa sparsa. i battisteri afferenti alle chiese battesimali. Nei casi direttamente connessi a strutture insediative consistenti e dinamiche. in cui lo spazio battesimale. e la presenza di una committenza civica che attribuisce al battistero un valore identitario importante per l'intera cittadinanza. Assumendo alcuni esempi subalpini. nei decenni iniziali e centrali dell'XI secolo. si arriva alla ricostruzione dei complessi episcopali e plebani. ed è valutato anche in termini di decoro e paesaggio urbano o di connotazione forte di uno spazio pubblico. edilizio e urbano giunge a coinvolgere capillarmente la trama insediativa. e si arresta ad una latitudine compresa fra la Toscana ed Ascoli Piceno. istituzionale o culturale. territoriale e urbana. tra cui spiccano quelle in cui è evidente la persistenza del rito e la presenza diretta. un luogo in cui essere concretamente rappresentati. nel momento in cui lo sviluppo demografico. pur assai articolato. si hanno invece strutture realizzate ex-novo. a un volume unitario al cui interno si organizzano spazi differenziati per i diversi passaggi del rito o della ritualità sociale. V o VI secolo. restaurato e aggiornato nel corso dei secoli XI e XII. In altri casi. l'isolamento e la monumentalità dell'edificio sono da un lato l'esito della semplificazione del percorso del catecumenato. Come già aveva osservato mons. o la propria volontà di consolidare un tessuto insediativo di matrice quasi urbana. soggette a diverse condizioni socio-culturali e politiche. ha un ruolo più “introverso”. mai aggregatasi. Anche nei casi rurali pare restare la consuetudine celebrativa legata alla veglia pasquale o di Pentecoste. Fenomeni diversi riguardano invece i battisteri di tipo rurale legati alle pievi. nelle quali si giunge a rivitalizzare edifici paleocristiani (ciò che accade a Novara. Posto ai margini di un insediamento a matrice stradale. lo stesso vale per l'autonomia raggiunta da Varese rispetto a Milano. della diocesi ambrosiana.Fatte tali premesse. alcune aree della Francia latina. e questo nonostante il cantiere del Duomo trovi nel battistero. Chieri.

Tre porte si ritrovano anche nel battistero di Parma: la porta di ingresso dal cuore della città è per i fedeli. Analizziamo alcuni aspetti tipizzanti legati allo svolgimento del rito. Nel battistero fiorentino di San Giovanni le tre porte paiono essere destinate rispettivamente all'ingresso dei catecumeni e della popolazione. dove sono ben riconoscibili la porta di ingresso dalla piazza e quella di uscita volta verso la vicina cattedrale (fig. che fu frantumato per poterlo salvare. Si verifica. ad una pluralità di esperienze non sempre perfettamente leggibili. 3). sulla spoliazione e sul rivestimento della veste candida. In altri casi troviamo una grande vasca con funzione memoriale associata a pozzetti periferici. e nel 1459 è emulato nella nuova cattedrale di Pienza (che riecheggia anche la collocazione absidale sotterranea del battistero). la conca doppia del fonte centrale di Parma (fig. verso la cattedrale. le lunette dell'Antelami e i successivi interventi hanno fatto pensare alla volontà di caratterizzare luoghi liturgici specifici all'interno dell'unico ampio vano: si possono avanzare ipotesi spaziali sulla traditio e redditio symboli et evangelii. che qualificano lo spazio urbano. molto interessante è la presenza di spazi per l'eucarestia. 1). ma anche un fonte a calice dai riferimenti antelamici. Grazie alle interpretazioni del Canto XIX dell'Inferno (16-19) della Divina Commedia possiamo ricondurre anche il fonte di Firenze a tale tipo: è noto. ma che alcune fonti precedenti alla Controriforma descrivono come tabernacolo eucaristico. sulla triplice rinuncia a Satana. un cortocircuito iconografico: la forma del fonte più piccolo è infatti adottata da un frescante per la raffigurazione del battesimo per immersione di Costantino (costretto a una posa piuttosto improbabile). Tra i casi più interessanti. A Firenze. secolo è documentata la presenza di un secondo fonte laterale. il medesimo tema è riproposto a Massa Marittima nel 1447 (su fonte duecentesco). Frequente anche il caso del battistero con ambone monumentale in Toscana. fenomeno studiato da Thimoty Verdon. tali soluzioni mediano aspetti memoriali e funzionali. probabilmente dotati di un otre estraibile. in questo caso. 1260). Esempio più semplice è quello di Ascoli Piceno. soluzione affine a quelle di Verona (fine XII-inizio XIII) e di Tarquinia (seconda metà XII). accanto a cui trova posto una più comprensibile e ragionevole scena di battesimo per immersione di un neonato (fig. Per quanto riguarda l'articolazione interna dello spazio battesimale autonomo e il suo uso le fonti sono rare. ancora oggi esistente (l'attuale è del 1371). Nel quadro di una lettura del rapporto spaziale tra i diversi aspetti liturgici. Se dunque nel basso medioevo si verifica uno scollamento tra l'immagine di un rito legato alla grande vasca e la prassi della moltiplicazione delle conche battesimali per gli infanti. città sottoposta alla giurisdizione senese (fig. Ad Ascoli. quei sacerdoti che collaboravano con il vescovo per il rito di infusione sui bambini. di stretta integrazione tra i due arredi. Interessante anche il caso dello sdoppiamento del fonte. cioè solo pochi anni dopo. In questi luoghi si svolgono. la porta attraverso cui i catecumeni – ormai divenuti neofiti – il vescovo e il clero escono dal battistero per avviarsi processionalmente verso il prosieguo della celebrazione in cattedrale. La convivenza tra i due tipi di fonte e tra diverse liturgie pertanto conduce. 2). Tali ipotesi derivano dal confronto tra il rito consolidato. Guido Bigarelli da Como) e a Pistoia (1226. il doppio fonte: non solo la grande conca a due valve che abbiamo precedentemente commentato. documentati dalla presenza di altari (per la celebrazione: solo per il rito o anche per una officiatura ordinaria del battistero come ecclesia?) o di tabernacoli (per la conservazione). che include un tabernacolo che potrebbe essere interpretato come custodia per gli oli. il programma iconografico e la lettura dell'edificio fatta in occasione dei restauri. come ad esempio si può vedere a Pisa (1245. l'episodio del bimbo che cadde in uno di questi pozzetti. ma al tempo stesso mostrano al loro interno numerose articolazioni e declinazioni spaziali. il complesso programma iconografico. in particolare. nel cuore del Trecento. per la celebrazione ordinaria del battesimo.battisteri diventano così esternamente edifici riconoscibili. quasi stereometrici. sin dai primi decenni del battistero. merita un cenno il tema del fonte rinascimentale di Siena (1427-1435). Se la convivenza di fonti e altari nei battisteri è fenomeno variegato che non può essere sintetizzato brevemente. con regolarità. all'ingresso del clero officiante e all'uscita processionale verso est. La moltiplicazione degli ingressi è fenomeno che lega la scala urbana a quella dell'articolazione edilizia interna. Lanfranco da Como). sul signum crucis o sulla consegna del latte e miele. e nella grande nicchia posta alla destra dell'ingresso al battistero è collocato un nuovo fonte a calice che sostituisce la vasca originaria. una serie di para-liturgie che rafforzano un ordo battesimale ormai condensatosi nella celebrazione del solo Sabato Santo. nel Trecento il fonte centrale che preesisteva all'edificio romanico è riempito. coperto e obliterato. probabilmente traslato dalla cattedrale. All'interno della vasca si ponevano all'asciutto. il caso più emblematico è quello di Pisa (Nicola Pisano. magari poco formalizzate in termini architettonici ma ben qualificate dall'apparato decorativo. che conduce direttamente al portale principale della cattedrale. probabilmente. un'altra porta pare essere riservata ai catecumeni e infine. 4). Un altro tema è quello delle diverse forme del fonte. Per il rapporto tra fonte e ambone si segnala anche l'esperienza normanna siciliana. valorizzata dalle ricerche di Crispino 21 . La particolare conformazione planimetrica. sui diversi scrutini. Anche a Parma troviamo. sin dal XII. facendoli coesistere all'interno del medesimo edificio. ma le fonti ricordano anche la commessa ad Andrea Pisano per Firenze nel 1321. ma è interessante far riferimento alle approfondite ipotesi sviluppate da Vincenzo Gatti sul battistero di Parma.

anche le pievi. come ben dimostra il caso della cattedrale di Orvieto. risalente agli anni 1339-1340 e analizzato in particolare da Valerio Ascani. e soprattutto a Firenze ma – sebbene questo tipo di impianto appaia come il più convincente – non si tratta affatto della soluzione più spesso praticata. e tende a qualificarlo ulteriormente come architettura autonoma. con il doge Andrea Dandolo). La carta elaborata da Frati nel 2003 (tav. Un altro importante aspetto da considerare è il fatto che i battisteri siano spesso gestiti da opere autonome. Come sopra accennato. Nel caso assiale di Pisa. come l'uso del matroneo. Come considerazione generale. I) mostra la distribuzione dei battisteri paleocristiani sul territorio nazionale. Gli aspetti che condizionano la vita del battistero sono tuttavia molti di più. 6). e sono espressione della sua polifunzionalità: la conservazione delle reliquie. ad Arsago Seprio battistero e chiesa sono caratterizzate da una notevole prossimità. la disposizione assiale informa di sé casi esemplari. mentre sono fondamentali le indagini archeologiche e documentarie. rappresenta uno dei primi esempi noti di raffigurazione grafica e metrica del progetto. a definire l'angolo con il palazzo ducale (dal 1343-1354). A proposito della collocazione urbana. gli altri caratteri plano-volumetrici analizzabili. In tali circostanze l'analisi delle strutture in elevato è solitamente non dirimente. Gli elementi cui sino ad ora abbiamo fatto cenno aiutano dunque a declinare la pluralità delle forme del rito all'interno del contenitore battistero.Valenziano. in area padana. a Chieri. si sopraeleva la torre campanaria al di sopra del battistero (fig. la progressiva stratificazione di esigenze devozionali che gradualmente acquisiscono importanza (a Parma. e la valorizzazione del progettista (per esempio lo sculptor Benedictus a Parma. operativo e morale dell'iniziazione cristiana). La mappa proposta da Fiocchi Nicolai e Gelichi in occasione del congresso di archeologia cristiana del 1998 (tav. Analizzando l'organizzazione complessiva delle pievi (quelle composte da aula e battistero). che la stragrande maggioranza dei complessi episcopali conserva il fonte all'interno dello spazio dell'aula. si verifica una proliferazione di affreschi votivi). A questo proposito è significativo anche segnalare l'esperienza della progettazione della facciata del battistero di Siena. diversamente collocato nell'alto medioevo. espressione che diventa tipica 22 . che ammoniscono i fedeli circa il ruolo identitario. e le frequenti anomalie morfologiche riscontrabili nei diversi casi testimoniano come la ricerca progettuale sia più forte della supposta fissità del modello rituale. indipendenti sia dalla committenza episcopale sia dall'opera della cattedrale stessa: una caratteristica che consente sperimentazioni progettuali anche molto interessanti. che verosimilmente rievoca la simbologia dell'immersione e della risalita. o la configurazione spaziale complessiva di esterno e interno. e lo stesso accade a Venezia. nell'area milanese e. Nel Quattrocento. l'uso sepolcrale (la dinastia carrarese fa uso del battistero di Padova sin dal 1378. Talvolta si rileva il ribassamento del piano pavimentale. a Udine. solo in parte realizzata: il prezioso disegno che ci è pervenuto. ma non può essere definita come la soluzione più ricorrente. Passiamo sinteticamente ai battisteri rurali. della distribuzione degli spazi e del loro ruolo. poi. nel medioevo non si riscontra ancora la presenza di una vera e propria "cappella battesimale" connessa alla navata e architettonicamente definita. e dimostra appunto come il valore civico e urbano del battistero fungesse da stimolo per importanti elaborazioni (fig. o Deotisalvi magister a Pisa). la funzionalità degli altari eucaristici. 8). ad esempio. quasi di immediata contiguità (fig. i battisteri assolvono anche a una funzione di qualificazione dello spazio urbano e contribuiscono alla definizione del concetto di decoro urbano nel bassomedievo. a Varese. più in generale. Ma soprattutto non bisogna dimenticare. particolare anche il caso di San Marco a Venezia. poco prima. Numerosi. non hanno il battistero autonomo. gli scavi archeologici e le analisi urbane individuano in questo tipo di composizione una reinvenzione risalente al XII secolo: il battistero. A Siena il battistero è ricavato sotto l'ampliamento della cattedrale dal 1316. e infine esigenze di tipo civico (la conservazione del Carroccio a Cremona. a definire un caso di assialità "forzata”. e il collegamento quasi diretto con la Piazza del Campo genera una seconda facciata rimasta incompiuta. grazie ai richiami al valore memoriale dell'edificio. Ritroviamo la medesima impostazione anche a Pistoia (fig. nella stragrande maggioranza dei casi. la presenza di una seconda vasca. alla conclusione del cantiere della cattedrale di Buscheto e Rainaldo fu riposizionato in asse con la stessa. e solo nel basso medioevo è connesso all'aula liturgica mediante un breve corridoio murato. A Settimo Vittone il battistero (la cui datazione è alta ma incerta) si colloca invece lateralmente. 7). a Volterra. Ad esempio. II) riguarda invece la dislocazione dei battisteri medievali di epoca romanica (edifici riconoscibili in elevato: si prescinde dunque da informazioni di tipo archeologico) e denuncia una particolare concentrazione di episodi architettonicamente riconoscibili nell'area fiorentina. ad esempio. la processione annuale dei centri sottomessi a Firenze il giorno di San Giovanni) ed etico (a Parma. sugli stipiti del portale di accesso dalla città sono raffigurate le “opere di misericordia”. sebbene molti edifici sorgano già dotati di prerogative battesimali: la soluzionecomune adotta disposizioni interne allo spazio dell'aula. anche in questo caso il tema dell'assialità ha declinazioni diverse. La torre campanaria si erge spesso al di sopra della cupola che sormonta l'edificio battesimale. in parte già richiamati ieri dalla relazione di Rossi. A Cremona e Parma abbiamo un battistero affiancato alla cattedrale e affacciato su un sagrato comune. Come nel caso dei complessi episcopali. ma anche al suo permanente carattere di edificio da aggiornare e adeguare. 5).

I .Tav.Battisteri rurali paleocristiani (Fiocchi Nicolai-Gelichi 2003) 23 .

Battisteri rurali medievali (Frati 2003) 24 . II .Tav.

principati. In alcuni casi il battistero è mantenuto in vita grazie all'interessamento della committenza privata: a Chieri. Da ultimo. al di sotto di un'arcata più o meno prossima all'ingresso. dove vediamo ben raffigurati il padrino. una quantità 25 . In altri casi assistiamo ad una omissione delle operazioni di manutenzione. Un esempio ancor più esplicito è quello più antico e assai noto di Chiavenna. presenta su ciascuno dei prospetti laterali una raffigurazione scultorea chiaramente orientata alla descrizione del rito (fig. è custodito nei Musei Civici di Torino. A Pavia. come dimostrato da alcuni esempi altomedievali portati alla luce dagli scavi archeologici (Lu Monferrato e Lenta). il passaggio dalla rete pievana altomedievale a una capillarizzazione delle chiese con diritto di battesimo. la Pasqua e la Pentecoste. Va infine ricordata la diffusione pervasiva dei fonti battesimali a calice considerati come arredo liturgico: si lavora. 12). si prende cura il cardinal Branda Castiglioni (affreschi di Masolino da Panicale). accade invece che il fonte si collochi all'interno dello spazio liturgico in posizioni molto variabili. inquadrate in un ambito non diocesano né pievano. Le confraternite. alla separazione dei tre sacramenti dell'iniziazione cristiana (già il IV Concilio Lateranense. ad una prefigurazione di quello che saranno il rito e il volto spaziale del battesimo in età moderna. gradualmente. con conseguente affermazione di signorie territoriali. in concomitanza con una crisi civica e demografica che investe le istituzioni e le magistrature comunali. e gli statuti del 1327. che vanno a definire la trama parrocchiale moderna. quando si abbandoneranno le grandi veglie comunitarie e i grandi eventi civici e prevarranno. ad esempio. dove la dignità battesimale viene acquisita dalla chiesa nei primi decenni del Trecento: non è ben chiaro. Molto significativi i casi in cui si verifica un'addizione del fonte all'interno di chiese che acquisiscono. Siamo tuttavia in una epocale crisi demografica. sviluppatosi nell'arco del XII secolo. ancora. la dimensione privata e la sfera familiare. già nel cuore del Quattrocento. val Chisone). le attività lavorative della vita profana (come il fabbro. sono le due scale su cui si commisura la spazialità del rito: la risonanza diocesana della grande liturgia del Sabato Santo e l'ampia influenza territoriale della pieve decadono a favore di una globale frammentazione spaziale. non ebbero in realtà alcun esito materiale. con conseguente deterioramento delle strutture e progressivo crollo. nel 1355 si suggerisce di riutilizzare il cantiere interrotto come enorme battistero. mentre di quello di Castiglione Olona (fig. si verifica una vera e propria destrutturazione del rito: si pensi allo scollamento tra il rito del battesimo. adornato dagli affreschi di Masolino da Panicale. non affronta il tema architettonico del luogo del battesimo. Famiglia e parrocchia. risalente al XII secolo e non ancora sufficientemente studiato. personale e spirituale. ma parrocchiale. È noto il caso di Vicofertile. Va precisato. Assistiamo. che indicavano come imminente la realizzazione di un edificio battesimale autonomo. che alla crisi istituzionale fa riscontro un cambiamento della spiritualità e della pietà: al rapporto diretto con le strutture diocesane. cioè. propone l'obbligatorietà dell'eucarestia solo a partire dall'età della discrezione. tuttavia. A Siena. infine. ad esempio. su semplici oggetti scultorei inseriti in spazi parrocchiali sempre più circoscritti. Un fonte simile. al contrario. abbandonata l'ipotesi di edificare il nuovo Duomo. la dignità battesimale. Il tipo del battistero autonomo si esaurisce nel cuore del Trecento. Noti. gli esempi di Ivrea. differendola di almeno sei o sette anni). recentemente riaperti e riallestiti a Palazzo Madama: il fonte ottagonale. o se invece si tratti di un elemento preesistente traslato da altri luoghi. rapporti di gerarchie tra città dominanti e città dominate. i terz'ordini e le corporazioni frammentano l'antica coesione intorno alla figura del vescovo. 9). alla diffusione della celebrazione quam primum (battesimo impartito "al più presto"). in sintesi. nella navata centrale. provieniente da Magliano Alfieri. Piacenza e Bologna. il cero e il turibolo. nel basso medioevo. Il principio dell'identità civica viene gradualmente rimpiazzato con quello della territorialità del potere. il soldato o il falconiere). la realizzazione del battistero di Modena: il cantiere del Duomo. e infine alla separazione “spaziale” della confermazione. Il fonte di Vicofertile risulta degno di interesse anche per la particolare connotazione scultorea. in uno spazio compreso tra l'ingresso e il centro dell'aula. 11). non ancora ingombrata dai banchi lignei cui oggi siamo abituati. nella “seconda navata”. evidentemente commisurato non più alla sola città ma all'intero stato che gravitava attorno alle istituzioni senesi. in particolare. evidentemente riferita al rito del battesimo (fig. l'edificio battesimale diviene cappella gentilizia (fig. nel Delfinato subalpino (Val di Susa. E' questo il contesto in cui si realizza. Nel cuore del Quattrocento vengono ad esempio realizzati. dinastie. se il fonte presente all'interno dell'edificio sia stato realizzato per l'occasione. L'identità civica fortemente compromessa è anche alla base dell'abbandono di progetti già deliberati come. la sostituzione del complesso episcopale con la cattedrale bramantesca (dal 1488) procede senza la minima attenzione al tema del battistero. nel 1215. il momento della processione liturgica con diaconi e accoliti recanti la croce. dinamica che moltiplica le celebrazioni nel corso dell'anno. 10). e anche questa ipotesi non sarà mai concretamente sviluppata. che resta prerogativa del vescovo. con le istituzioni episcopali e con i sacramenti la devotio moderna e le correnti spirituali quattrocentesche sostituiscono una dimensione più affettiva. al fondo della navatella sinistra. Il fonte può essere collocato alla base del campanile.nel periodo post-medievale.

significativa di fonti dall'aspetto coerente, o devono essere citati i fonti degli scultori Zabreri nelle valli del marchesato di Saluzzo. La diffusione della prerogativa battesimale all'interno delle parrocchie porta all'addizione di elementi di arredo in spazi liturgici già configurati, e l'intervento dell'artista si limita non di rado al solo manufatto del fonte, che assume spesso forme seriali. Si comincia ad associare la devozione al Battista con il luogo del battesimo, con l'affermazione anche dell'iconografia del Battesimo di Cristo. Solo in alcuni casi si verifica l'inserimento di una cappella battesimale nell'architettura della chiesa, da ricondurre non tanto all'elemento generatore del fonte, quanto piuttosto al tema tipologico della chiesa con sequenza di cappelle laterali, che nel corso del Trecento si afferma e si diffonde. Altrettanto significativo, in tal senso, il tema allegorico della ianua: il battesimo inteso non soltanto come percorso di iniziazione, ma anche come porta di ingresso nel Cristianesimo. L'associazione tra questi due autonomi percorsi definisce, nel complesso, quell'ipotesi di cappella battesimale moderna che sarà poi ampiamente sviluppata nei secoli successivi. Riferimenti bibliografici - PERONI A. 1992, ad vocem Battistero. Romanico e Gotico, in “Enciclopedia dell'Arte Medievale”, vol. III, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma, pp. 227-241. - DUVAL N., GUYON J. 1993, Le baptistère en occident, in "La Maison Dieu" 193, pp. 53-70. - LONGHI A. (A CURA DI) 2003, L' architettura del battistero. Storia e progetto, Skira, Milano (in particolare, per il periodo qui considerato, gli interventi di Paolo Demeglio, Carlo Tosco, Marco Frati e Andrea Longhi). - LONGHI A. 2005, Battisteri e liturgia dell'iniziazione cristiana, in “Sorella acqua: l'acqua nelle culture e nelle religioni dei popoli”, atti del XIII Convegno Sacrense, Edizioni Rosminiane, Stresa, pp. 183-202. - TOSCO C. 2008, Il luogo del battesimo dal Medioevo all'epoca tridentina: architettura e liturgia, in G. Boselli (a cura di), “Il Battistero”, Atti del V Convegno Liturgico Internazionale di Bose, Qiqajon, Magnano, pp. 103-116. Mons. Giancarlo Santi Chi lo desidera può ora proporre domande o spunti di riflessione. Abbiamo una decina di minuti da dedicare ad approfondimenti. Per parte mia chiederei al Professor Longhi qualche parola sul tema della connessione tra fonte battesimale e ambone, che Mons. Crispino Valenziano ha lungamente trattato e ha documentato come tipica della Sicilia e di altre aree del sud d'Italia. Si riscontrano analoghe associazioni in altre aree del nostro paese? Inoltre, a proposito del Duomo di Milano, l'ipotesi del fonte battesimale collocato nella navata centrale, ovvero in posizione eminente, ha forse qualche antecedente nel periodo che lei ha studiato? O dobbiamo invece ritenere che si tratti di un unicum conseguente alla demolizione del battistero precedente? Andrea Longhi A tal proposito non dispongo, purtroppo, di molte informazioni, ma posso provare a mettere in relazione quelle di cui sono in possesso. La relazione tra ambone e fonte, intesa non come connessione fisica bensì funzionale, è stata trattata da Verdon in alcuni suoi scritti riferiti all'ambito territoriale della Toscana. Particolarmente interessante il caso pisano: sebbene il pergamo del battistero sia stato traslato lateralmente e sia stato oggetto di varie ricomposizioni, è certo che l'intero arredo sia il frutto di una formulazione risalente ai decenni centrali del Duecento, quando il cantiere passa nelle mani di maestranze comasche o comunque di origine lombarda. Esse realizzarono molti dei fonti battesimali di cui abbiamo parlato, e tra costoro si distinsero anche i vari Lanfranco da Como, Guido Bigarelli da Como o Giroldo da Como, che lavorarono molto in Toscana. Tracce di arredi probabilmente legati alla proclamazione della Parola sono tuttavia emerse da numerosi scavi archeologici: basti pensare a quelli di Aosta, località geograficamente opposta all'area siciliana. Del caso di Aosta si è parlato, proprio in questa sede, lo scorso anno: alcune testimonianze archeologiche sono appunto state riferite ad una sorta di ambone posto nelle immediate adiacenze di uno dei tanti fonti che la cattedrale ha avuto nel corso della sua storia. Altri scavi archeologici hanno interpretato le strutture solide rinvenute nei pressi della vera del fonte come probabili allestimenti di amboni. È stato anche ipotizzato che tali apparecchiature fossero legate all'uso degli oli e di altri oggetti necessari al rito, ma il fatto che si tratti di strutture lapidee depone decisamente a favore della prima supposizione. Per quanto riguarda la collocazione del fonte nella navata centrale ci viene senz'altro in aiuto, ancora una volta, l'archeologia: non disponiamo di arredi liturgici rimasti composti nella loro veste medievale, mentre dagli scavi archeologici risultano numerose sistemazioni di questo tipo. Il bilancio fatto in occasione del congresso di Bordighera, riferito all'età paleocristiana ma in realtà proiettato anche verso l'età medievale, conferma la diffusione di tale configurazione. Possiamo del resto immaginare che si trattasse della soluzione 26

più immediata, poiché la cappella battesimale intesa come appendice dell'aula è oggettivamente poco presente, ed è solo di poco più ricorrente la casistica della “seconda navata”. La disposizione del fonte al di sotto delle arcate presenta comprensibili vantaggi di tipo distributivo e funzionale, ma numerose pievi presentano comunque traccia di fonti battesimali collocati sull'asse centrale della navata. Per quanto riguarda lo svolgimento del rito il caso più studiato, approfondito anche sulla base delle fonti liturgiche, è senz'altro quello di Parma, il cui fonte presenta una conca quadrilobata inclusa in una più ampia vasca ottagonale in pietra di Verona, sopraelevata di due gradini. Le narrazioni danno notizia di una sorta di passerella che consentiva ai celebranti che somministravano l'infusione di entrare nella conca centrale senza bagnarsi, mentre l'acqua veniva versata nell'intercapedine compresa tra le due vasche. I padrini accompagnavano i bambini al fonte avvicinandosi processionalmente lungo le quattro direzioni, e successivamente dovevano confluire verso lo spazio adibito a consignatorium, dove il vescovo impartiva le ulteriori unzioni rituali. In questo caso la ricostruzione è ben documentata, ma per estensione possiamo immaginare un rituale analogo in altri casi celebri, come quello di Verona o di alcune città toscane. Mons. Giancarlo Santi In assenza di altre domande passerei all'intervento successivo. Se poi dovesse sbocciare qualche quesito avremo modo di recuperarlo successivamente. Il Professor Longhi sarà con noi sino a stasera e può essere “liberamente tormentato”. Invito ora al microfono il Professor Alessandro Rovetta, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, che ci parlerà delle Istruzioni di San Carlo in materia di battesimo. Prof. Alessandro Rovetta (Università Cattolica del Sacro Cuore) Il battistero nelle Instructiones Fabricae di Carlo Borromeo (testo non riesaminato dall'autore) L'argomento della mia relazione è il tema del battistero all'interno delle Instructiones Fabricae di San Carlo Borromeo. Il mio intervento si collega con quello dell'amico Francesco Repishti, che dopo di me illustrerà alcuni casi concreti e con il quale ho coordinato il taglio della mia relazione, che al contrario si limita all'ambito teorico-normativo. Le Instructiones sono state ufficialmente pubblicate nel 1577, e si collocano pertanto tra i due grandi cicli di visite pastorali che Carlo Borromeo realizzò nella sua diocesi: quelle degli anni '60 e quelle degli anni '80. Il dato cronologico è importante anche in relazione a quanto più avanti osserveremo a proposito del battistero. Circa la connotazione e l'identità di questa particolare fonte si è molto discusso: basti pensare agli studi di Paola Barocchi, di Maria Luisa Gatti Perer e di Aurora Scotti. Si tratta, infatti, di un testo che potrebbe rientrare nell'ambito della trattatistica architettonica, ma che di fatto può essere così definito solo in parte; d'altro canto non è neanche un manuale liturgico, ma piuttosto una raccolta di indicazioni normative che Carlo fornisce alla sua diocesi sul tema dello spazio sacro e della sua funzionalità liturgica. Il dato per noi più interessante consiste comunque nella concezione di edificio ecclesiastico che Carlo definisce: una concezione che è al contempo unitaria e policentrica. All'interno del grande organismo che è l'edificio ecclesiale, Carlo individua alcuni luoghi privilegiati aventi particolare funzione e significato. I due luoghi per eccellenza sono, da un lato, l'area presbiteriale che accoglie il sacrificio eucaristico, e dall'altro il battistero, al quale il cardinale dedica pagine numerose che risultano tra le più interessanti dell'intero testo. Va anche ricordato che le Instructiones fanno seguito al Concilio di Trento, che a proposito del luogo del battesimo non aveva emanato indicazioni particolarmente dettagliate. Proprio per questo, probabilmente (e lo si avverte soprattutto nei capitoli dedicati al tema del battistero), Carlo ritiene suo compito quello di stabilire disposizioni chiare in grado di orientare la concreta realizzazione dello spazio liturgico, con particolare attenzione ai luoghi in esso più rappresentativi. Anche a proposito del battistero, il secondo luogo in ordine di importanza dopo il presbiterio, Carlo deve far fronte ad una situazione di grande confusione e talvolta di grave carenza, resa ben chiara dai resoconti delle visite pastorali che in parte citerò al termine del mio intervento. Particolarmente compromesse erano la funzionalità e il decoro delle chiese più povere o periferiche, e un altro grave problema da gestire era quello della riforma protestante: nel Duomo di Zurigo, ad esempio, l'altare dotato di tabernacolo era stato sostituito con un battistero, come se il centro dello spazio sacro dovesse essere non più l'altare del sacrificio eucaristico ma il luogo dell'iniziazione cristiana. I problemi da affrontare erano dunque molteplici, di carattere teologico, dottrinale, normativo. Volendo individuare un filo conduttore all'interno dello scritto di San Carlo, ritengo particolarmente indicativo quanto scritto da Mons. Marco Navoni nella sua introduzione alle Instructiones: ciò che Carlo dice del battistero è l'esempio più chiaro di come concessioni e deroghe finiscano facilmente col divenire la norma. A fronte di problemi e difficoltà economiche piuttosto diffusi Carlo propone, accanto a indicazioni ideali e quasi irrealizzabili, una serie di eccezioni che di fatto diventano, per chi deve operare, la vera norma. 27

Ho cercato di capire se la trattatistica architettonica del Quattrocento e Cinquecento, peraltro piuttosto abbondante, si fosse precedentemente occupata dell'argomento, ma in realtà il tema del battistero risulta pressochè assente. Unica eccezione, anch'essa di ambito milanese, è il Trattato di Architettura (1460-1464) di Antonio Averlino detto il Filarete, che nel progetto della città ideale di Sforzinda include un duomo a pianta quadrata con croce inscritta (fig. 1), una possente struttura dotata di quattro torri angolari delle quali due, disposte in facciata, sono destinate ai battisteri. Le due torri opposte, fiancheggianti il presbiterio, ospitano invece le sacrestie. Il volume turriforme che Filarete propone è una struttura a più piani che sembra assommare tipologie di edifici centrici di piccola dimensione, spazi che la tradizione ha spesso utilizzato come battisteri: interessante, in particolare, il secondo livello a pianta ottagonale con sovrastante cupola. Filarete non rappresenta però gli arredi, dunque non ci è dato di sapere quale sarebbe stata l'esatta posizione del fonte. Com'è noto, il Trattato è scritto in forma di dialogo, ed è di particolare interesse il brano in cui il signore (probabilmente Galeazzo, figlio di Francesco Sforza) chiede a Filarete perchè abbia concepito l'edificio “in forma di tempio”, lasciando emergere l'attenzione tipicamente quattrocentesca e rinascimentale nei confronti della forma della pianta e del suo valore simbolico; un'attenzione che si sarebbe gradualmente ridotta, tuttavia, nei due secoli successivi. Il signore ricorda che le chiese, i luoghi di culto cristiani, devono avere forma di croce, ma l'architetto risponde che il duomo da lui progettato è dedicato ai quattro Evangelisti, testimoni ed eroi che meritano un edificio di carattere templare. Non abbiamo ora il tempo di approfondire ulteriormente l'opera del Filarete, ma è senz'altro suggestivo il fatto che, nell'ambito della trattatistica precedente le Instructiones di San Carlo, l'unica citazione relativa al battistero sia di matrice lombarda e in particolare milanese. Milano era, probabilmente, una città a vocazione battisteriale. Abbiamo già visto, con il Professor Longhi, il disegno di Giuliano da Sangallo sul battistero di Pisa, mentre la planimetria che vi mostro ora, e che raffigura il battistero lateranense (fig. 2), è opera di Francesco di Giorgio Martini, ed è tratta dal suo Codice Torinese Saluzziano. In entrambi i casi si tratta comunque di semplici rilievi, fatti da architetti che cercavano modelli ed esempi da rielaborare tra le vestigia del passato. Tornando a quanto Carlo scrive sul tema del battistero, va ricordato che egli percepisce questo luogo come indispensabile, tanto da introdurre un capitolo specifico in cui si afferma che il battistero “deve esserci nelle cattedrali, nelle parrocchie, nelle pievi e in tutti quei luoghi che hanno cura di anime”. Egli desidera che il battistero sia realizzato ovunque, così da ottenere che l'amministrazione del battesimo sia il più possibile diffusa. Il battistero è dunque un luogo fondamentale, ben distinto dagli altri luoghi della chiesa e in particolare dall'altare: la distinzione spaziale tra i due luoghi corrisponde al loro valore simbolico, poiché il battistero e l'altare eucaristico rappresentano rispettivamente il punto di partenza e il punto di arrivo del cammino cristiano. Il posizionamento del primo rispetto al secondo tende sempre ad esplicitare, appunto, questo aspetto fondamentale. Un altro dato estremamente interessante è il fatto che, pur mantenendo i due argomenti nettamente distinti, alcune caratteristiche del battistero ricordano elementi propri del tabernacolo: una similarità evidenziata, ad esempio, dall'uso del ciborio, dall'uso di coprire il ciborio stesso con il conopeo e da altre particolarità dell'arredo liturgico. Carlo distingue tra battistero esterno ed interno alla chiesa, e poiché propone sempre un modello ideale dal quale poi derivare possibili deroghe che meglio si avvicinino alla concreta realtà di ciò che è realizzabile, avvia il discorso occupandosi del battistero esterno. Nel prospetto che potete vedere ho evidenziato in corsivo le scelte che Carlo affida all'architetto, e questo ci aiuta a capire quale sia il ruolo che egli assegna a questa figura così autorevole. In grassetto ho invece segnalato i riferimenti di natura simbolica, che come appare chiaro risultano essere pochissimi. Le indicazioni che Carlo fornisce sono le seguenti: collocazione in un sito scelto dall'architetto, distante dalla chiesa e posto a meridione; dedicazione a San Giovanni Battista; struttura insigne e coerente con la chiesa (criterio di conformità all'edificio principale che Carlo ribadisce spesso, e che l'architettura ecclesiastica milanese ha sempre rispettato); forma rotonda, esagonale o ottagonale, con particolare predilezione per quest'ultima; copertura voltata con tetto a cuspide e sovrastante lanterna che funga da principale se non unica fonte di luce; quota pavimentale rialzata ma mai superiore a quella del pavimento della chiesa; inserimento di un portico davanti all'ingresso, così come prescritto per le chiese; altezza dell'edificio e forma e numero delle finestre a discrezione dell'architetto; l'altare eventualmente presente, infine, dovrà recare l'immagine del Battesimo di Cristo. Il nesso tra altare e battistero era un problema particolarmente sentito, e quest'ultima raccomandazione va pertanto considerata con particolare interesse. In questo periodo mi sto occupando, ad esempio, del Battistero episcopale di Reggio Emilia, che è il tipico prodotto di una stratificazione di interventi tra loro molto ravvicinati nel tempo. Anche qui, la compresenza di altare e battistero al centro della struttura è piuttosto problematica e crea confusione. Nel caso del battistero esterno, in assenza cioè di conflitto con l'altare maggiore, Carlo consente l'introduzione di un altare in prossimità del fonte, purchè ben distinto e dotato 28

Probabilmente sono errate le proporzioni della volta. attraverso antichi resti dei battisteri. possibilmente monolitica. scolpita all'esterno.dell'immagine del Battesimo di Cristo. poiché il 29 . e realizzare un ciborio non marmoreo ma ligneo che includa anche l'armadio del crisma. quando ci è stata descritta la struttura di alcune vasche battesimali di epoca paleocristiana). e invita a imitare i modelli del passato: “la forma della vasca deve essere quella che. che in realtà sarà realizzato anche in forme di gran lunga più ridotte e con materiali più modesti. non solo a vantaggio della propria diocesi ma anche per le chiese di rito romano. e intende evitare che possa essere in alcun modo sprecata o sporcata. Carlo stabilisce che la vasca sia provvista di piccoli canali collegati ad un foro centrale comunicante con una cisterna sottostante (sistema che abbiamo già potuto osservare ieri. Durante le sue visite pastorali Carlo visionò del resto anche chiese di rito romano. evitando che l'acqua in essa contenuta si sporchi e fungendo forse anche da piano di appoggio per tutti quegli oggetti che servivano al rito. che sia realizzato in marmo e foderato all'interno da tavole di pioppo rivestite di seta. L'armadio del sacro crisma. La vasca dovrà inoltre essere alta due cubiti e larga tre. Tale precisazione appare molto significativa. che include anche i tre gradini digradanti. Carlo prescrive un colonnato. raccomanda che le lastre impiegate non abbiano fessure né fori e suggerisce persino l'uso del bitume per migliorarne la coesione. ottagonale o di altra forma appropriata. e anche la cisterna dovrà essere chiusa mediante sportelli ben connessi e dotati di chiavistello. non solo perchè le Instructiones borromeane sono in realtà destinate alla diocesi ambrosiana. In cima alle colonne dovrà correre una trabeazione. preso atto della difficoltà di realizzare un battistero esterno. Il Rationale divinorum officiorum di Durando de Mende non include riferimenti che potrebbero in qualche modo aver influenzato Carlo nella definizione delle sue norme. Le colonne. infine. realizzata in marmo o in pietra. ma Carlo aggiunge. Carlo si mostra nuovamente molto attento all'autorevolezza della tradizione. esprimendo chiaramente la volontà che l'acqua del battesimo non vada persa. a seconda della forma del battistero. a imitazione del sepolcro. come quelle di Varenna e Bergamo. Un altro elemento comune ai battisteri di rito romano e ambrosiano è il cosiddetto “sito”. ma ribadisce che il battesimo equivale ad essere sepolti con Cristo per poi essere partecipi della sua risurrezione. e la composizione dovrà essere sormontata da una volta decorata con stucchi dorati. Carlo prescrive che sia disegnato dall'architetto. ottagonale o di altro tipo. e suggerisce una forma rotonda. Poche righe più avanti fornisce invece indicazioni più precise. e il pavimento deve essere ribassato di tre gradini. Esso deve porsi al centro della cappella che lo ospita. che ho sviluppato con un mio collaboratore. dotata di un foro ben chiuso disposto ad oriente e di una sottostante cisterna-sacrario orientata. introducendo l'interessante distinzione tra rito ambrosiano (che per tradizione prevede l'immersione) e rito romano (che prevede invece l'infusione). si compone di piedritti (colonnine o pilastrini) sormontati da una cornice disegnata dall'architetto e da un tetto lapideo sferico o piramidale con la statua del Battesimo di Cristo. Per questo spazio. preferibilmente in seta. che riveste interamente il ciborio. possibilmente monolitica o composta da lastre ben connesse tra loro. Subito dopo. che laddove non sia possibile ricavare un sacello e un battistero così grandi. singole o doppie. Il ciborio. cioè l'area circostante la vasca battesimale. e che al centro della conca si collochi un vaso. minimizzando invece gli elementi di distinzione. è lecito rinunciare al colonnato conservando le inferriate. sappiamo essere assai vetusta”. La mensa è invece un piano di legno che copre la bocca della vasca. Prendendo in esame il problema della forma. Procedendo con la sua descrizione. 3). digradante. così da imitare la tipologia del sepolcro (una delle poche indicazioni di carattere simbolico). sostenuto da una colonnina. Del battistero di rito romano Carlo definisce innanzitutto la forma e l'ubicazione. di forma rotonda. l'acqua è sempre conservata nella vasca. subito dopo. In definitiva. ma anche perchè nello svolgere l'argomento Carlo sembra quasi voler mettere in evidenza le convergenze tra le due tradizioni. Per il battistero di rito ambrosiano restano validi la posizione centrale rispetto alla cappella e il pavimento ribassato di tre gradini. che nel rito romano include anche una conca minore sostenuta da un piedistallo. Egli la considera infatti come sacra. ricostruisce la struttura di una cappella battisteriale di rito romano (fig. destinato alla conservazione degli oli santi e separato dal ciborio. e tra l'una e l'altra dovranno essere disposte delle inferriate. può essere incastonato in una parete della cappella o ad essa appoggiato. scolpita all'esterno. elevato sul gradino superiore e dunque impostato sul livello pavimentale della cappella. ottagonale o similare. Il conopeo è una copertura in tessuto. la mensa e l'armadio del sacro crisma. Sono numerosi. Tra i singoli piedritti si dispongono sportelli rimovibili in bronzo. maturando un'esperienza indubbiamente ampia. l'unica grande distinzione tra i due riti sta nella conformazione della vasca. dovranno essere sei o otto. Si tratta dunque di un oggetto monumentale in marmo e bronzo. gli elementi comuni: il ciborio. La vasca battesimale dovrà inoltre essere rotonda. istoriati con qualche storia pia. posto a copertura della vasca. Si tratta dunque di una struttura dal carattere monumentale. Nel rito ambrosiano. al contrario. il conopeo. Questa sezione schematica. e non di rado era stato anche protagonista di visite apostoliche extra-diocesane. infatti. Il Borromeo si preoccupa molto della ottimale realizzazione della vasca. afferma la possibilità di configurare il luogo del battesimo in forma di cappella interna alla chiesa. Possiamo inoltre ipotizzare che egli avvertisse come proprio compito quello di fare chiarezza sull'argomento.

Sondrio e in Valtellina (1592-1593): Feliciano lavora su una tipologia romana. diciotto sono sprovviste di battistero. inoltre.vano che include il colonnato deve essere imaginato più ampio. se la chiesa è a più navate. cappella e fonte”. il colonnato perimetrale. su di un piccolo basamento. ma si disponga in una nicchia dalla quale fuoriesce parzialmente. “manca ancora il ciborio”. inoltre. alcune delle quali di particolare interesse. realizzando un fonte su colonna che abbia al suo interno. ma gli elementi fondamentali sono comunque riconoscibili: i tre gradini digradanti. Se non si hanno a disposizione le dimensioni previste. se la navata è sufficientemente ampia. Seguono poi indicazioni di dettaglio. cioè sulla sinistra. se il battistero viene collocato sul lato destro. Comprendiamo. quattro ne hanno uno definito “indecente”. dovrà essere obbligatoriamente corredato dell'immagine del Battesimo di Cristo (una strana prescrizione di cui non si comprende il significato). Si ha dunque l'impressione che vengano di volta in volta apportate delle migliorie. il battistero può essere addossato alla parete sinistra. le recinzioni. o può essere edificata sul lato opposto. e i più importanti progressi si registrano nelle grandi parrocchiali. La cappella è solitamente prevista sul lato del Vangelo. Un caso descritto in dettaglio. purchè sul lato del Vangelo. ma ciò che per concludere voglio proporvi sono alcune informazioni tratte da visite pastorali molto distanti sia dal punto di vista geografico che in termini cronologici. Le disposizioni stabilite per le singole chiese. Successivamente Carlo propone un'ultima serie di varianti riduttive. che l'intervento di Carlo Borromeo è stato decisamente significativo. e nella visita pastorale a Lecco del 1608 descrive ciò che osserva e ciò che manca assumendo come chiaro riferimento le Instructiones di San Carlo. in un angolo della navata grande”. e lo hanno fatto in una cappella che un tempo era di San Rocco”. qualora non di ferro. a nord. A proposito del primo afferma. la presenza del cucchiaio d'argento. poiché manca il catino interno alla vasca e la cisterna non si colloca in posizione centrale ma è orientata. avere una semplice forma piramidale e contenere anche l'armadio per gli oli. potranno essere realizzate in legno. è abbastanza grande. di conseguenza. con il ciborio”. “hanno fatto il battistero. essa può essere ricavata incurvando la parete. Nella visita del 1582 la situazione non è poi tanto migliorata. può anche essere separato dalla parete e collocato in corrispondenza dell'angolo. la preoccupazione del cardinale. Vi propongo il caso della visita pastorale del 1566 nella Valsassina. Rinviamo pertanto le eventuali domande alla conclusione del prossimo intervento. ma nella descrizione dello stato di fatto e delle attese adotta il medesimo schema di Carlo. è quello delle visite pastorali di Feliciano Niguarda a Como. mentre non è ben chiara la situazione nella chiesa di Taceno. 30 . purchè non entri in conflitto con la porta e sia ben protetto da inferriate. oppure “il ciborio è molto ornato. Raccomanda. L'apertura del ciborio dovrà però essere orientata. almeno per quanto riguarda l'intenzione normativa. e molto interessante. dovrà essere coperto da una volta su colonnine. la possibilità di rinunciare alla vasca. a nord”. se non è possibile elevare la cappella sul lato del Vangelo. e che ogni visita pastorale diventi l'occasione per segnalare ciò che manca e va corretto. ma oltre alla configurazione ideale e alle possibili modifiche già esplicitate. il cui intervento esaustivo sarà integrato dalla relazione successiva. ho potuto istituire un confronto tra la situazione che il Borromeo rileva prima e dopo la pubblicazione delle sue Instructiones. in tal caso. rispecchiano perfettamente il dettato delle Instructiones: “da costruire entro tre mesi. se anche questa soluzione non si adatta al caso specifico. ancora una volta emerge l'idea di un orientamento privilegiato. “hanno fatto il battistero. “da costruire a nord. ma manca il conopeo”. Indagando sulle visite pastorali pubblicate. o da un sistema ligneo intagliato e decorato con tavole o tele istoriate. sia per il battistero romano che per quello ambrosiano. 4) la composizione si semplifica. Federico Borromeo è tra coloro che si mostrarono più attenti e più capaci di valutazioni meticolose. è possibile ridurle sino ad ottenere i minimi requisiti di praticabilità. “da costruire entro tre mesi in controfacciata”. “c'è il battistero. Carlo propone una lunga serie di ulteriori deroghe. Possiamo dunque concludere. poiché il sacerdote che battezza deve essere rivolto a oriente: come nella descrizione dei fori della vasca e della sottostante cisterna. ma analogo. ad esempio. descrivendo una sorta di progressione ad minimum. Su ventisei chiese visitate. Nel rito ambrosiano (fig. infine. una vasca più piccola. Il ciborio potrà essere in legno di noce. Nel caso in cui il battistero non si inserisca all'interno di una cappella. Un caso extradiocesano. Mons. a definire una sorta di baldacchino sospeso. sebbene priva del catino più interno. Per il battistero di rito ambrosiano propone una configurazione quasi analoga. cappella e fonte”. presso la porta. tradizionalmente utilizzato nel battesimo per infusione. il ciborio e la cisterna sottostante. uno dei territori più amati e frequentati da Carlo. “da costruire entro tre mesi. Giancarlo Santi Ringrazio molto il Professor Rovetta. è quello di Varenna. la vasca con la conca interna su piedistallo. il fonte può essere collocato in corrispondenza del primo o del più vicino intercolumnio rispetto al portale maggiore.

ma non abbiamo una campionatura degli interventi realizzati. La sua idea è innanzitutto quella di avere una chiesa ampia. per ben comprendere cosa accade tra Cinque e Seicento è necessario guardare alle 31 . già rilevato da Rovetta. Ciò che nel periodo in esame si verifica è. attraverso antichi resti dei battisteri. descritto nelle due versioni romana e ambrosiana: nell'economia generale dei due libri. opportunamente dislocati all'interno dello spazio liturgico. Sempre sul testo delle Istructiones occorre infine rilevare il riferimento al tema simbolico e liturgico della discesa. allo stesso modo. dedichi molto spazio al tema del battistero. In primo luogo è di grande interesse il fatto che Carlo. ma per meglio introdurre gli esempi che vi proporrò dovrò riprendere alcune delle osservazioni già proposte da Alessandro Rovetta. Negli ultimi anni questo aspetto del pensiero di Borromeo è stato un po' travisato e interpretato come inclinazione a una forma di pauperismo. sostanzialmente. Giunge addirittura a precisare quale debba essere l'essenza del legno con cui tornire il tappo che chiude la vasca battesimale. riferito alle Instructiones del Borromeo. perde il tradizionale ruolo di rito civile di iniziazione. e nella maggioranza degli interventi messi in atto essi sono indubbiamente più vicini alla soluzione “minima” di tipo romano che non a quella di tipo ambrosiano. con una navata sgombra e libera. Abbiamo già ascoltato molte cose circa l'importanza del testo di Borromeo. che ci parlerà dei fonti battesimali realizzati tra Seicento e Settecento nelle diocesi del Triveneto. Come già è stato osservato. sono piuttosto numerose le pagine che affrontano questo argomento. Una varietà di soluzioni che vedremo ampiamente rispecchiata anche nelle chiese parrocchiali. Un terzo aspetto. Il battesimo. Tuttavia. mentre il resto degli interventi riguarda più che altro il riposizionamento degli altari laterali. che spazia dall'architettura isolata alla cappella interna alla chiesa per poi giungere a soluzioni ancor più essenziali o addirittura minime. a proposito delle modalità di realizzazione del battistero. amministrato prevalentemente agli infanti in presenza dei soli genitori e padrini.Il Professor Francesco Repishti. un cambiamento del ruolo del battistero. del Politecnico di Milano. Evidente. senz'altro sviluppate sulla base di quanto osservato nelle visite pastorali degli anni Sessanta e nelle precedenti esperienze romane. Siamo dunque di fronte ad un orizzonte del tutto diverso da quello visto nella giornata di ieri. l'ampia casistica prevista da Borromeo. Vi ripropongo così alcune considerazioni su cui riflettere. una metamorfosi definitiva e ampiamente documentata che rende del tutto sporadica. soffermandosi sull'importanza dell'accessibilità e della visibilità. collocato in prossimità dell'ingresso poiché origine del percorso che conduce all'altare. Per il battistero egli pensa non tanto a un edificio isolato quanto piuttosto a un luogo interno alla chiesa. l'intervento di Borromeo all'interno della chiesa si polarizza nei due ambiti del presbiterio e del battistero. che mi ha permesso di riprendere alcune considerazioni avanzate anni fa in relazione agli interventi nel Duomo di Milano. A partire dal Concilio di Trento (ma in realtà il fenomeno era già evidente nei decenni precedenti). Premetto dunque di aver avuto una certa difficoltà nel tentare di individuare alcuni esempi particolarmente significativi con i quali documentare il mio intervento di oggi. Conosciamo molto bene le disposizioni dell’arcivescovo milanese. A conclusione di questa relazione dedicheremo qualche minuto alle eventuali domande. L’arcivescovo si accorge inoltre della notevole difformità delle situazioni esistenti. il battistero non è più legato alle sole cattedrali e chiese plebane ma si diffonde in più contesti. Francesco Repishti (Politecnico di Milano) Battisteri e fonti battesimali in area lombarda tra Cinque e Seicento Innanzitutto voglio ringraziare chi mi ha invitato a tenere questa lezione. Nella realtà dei fatti. e nel tentativo di aderire alla realtà non propone una soluzione definitiva ma contempla diverse alternative. sulla necessità di custodire con cura l'acqua benedetta e persino sulla qualità dei legni utilizzati per realizzare o rivestire alcuni elementi. mentre la mattinata si concluderà con l'intervento di Andrea Nante. Prof. la realizzazione di battisteri intesi come edifici autonomi. legate all'ambito ristretto della famiglia. l'immersione nella vasca che prelude alla risalita verso una vita nuova: un suggerimento che solo in rarissimi casi troverà concreta applicazione. se non addirittura nulla. Risulta evidente la connessione con l'intervento precedente. negli ultimi anni. Borromeo dedica molta attenzione alle questioni funzionali. cioè quelli che nel corso del XVI secolo erano interpretati come edifici dell'architettura paleocristiana del IV secolo. tra Cinque e Seicento la realizzazione di battisteri isolati è minima se non nulla. Inoltre abbiamo già potuto analizzare. il riferimento all'architettura paleocristiana intesa come modello cui tendere (“la forma della vasca deve essere quella che. infatti. né sappiamo per quanto tempo gli interventi sull'arredo liturgico siano stati influenzati dal suo testo. ci parlerà dei battisteri e fonti battesimali di area lombarda tra Cinquecento e Seicento. e di appurare come. ma in realtà è probabile che egli prediligesse gli esempi esistenti o ritenuti di età costantiniana. sull'orientamento. è il riconoscimento del ruolo fondamentale dell'architetto nella valutazione della forma dello spazio battesimale e nella configurazione dei suoi diversi elementi. e le consuete celebrazioni collettive diventano più intime. gli studi abbiano mostrato una ben scarsa attenzione nel verificare gli effetti che le Instructiones del Borromeo hanno avuto nella concreta realizzazione dei battisteri. nelle Instructiones del 1577. sappiamo essere assai vetusta”).

Il nuovo Duomo milanese non aveva un battistero. Due planimetrie. Tale teorizzazione. vi propongo l'analisi di quattro situazioni tra loro difformi. che al tempo di Borromeo saranno applicate solo in parte per comprensibili limiti di tempo. 1). Ricordo che nella sessione del settembre 1562. pur senza codificare alcunché. Di seguito il battistero di Oggiono. Ciò avviene all'interno di uno spazio la cui costruzione. delle cancellate. e qual'è stata la reale applicazione del suo scritto? Poiché Carlo contempla quasi tutte le possibili configurazioni del battistero. cioè quello in cui. forniscono infatti la descrizione di un ideale progetto per il Duomo nel quale non figura alcun battistero. e i più significativi risultati si avranno con l'episcopato di Federico Borromeo. Vorrei ora concentrare il mio intervento su due interrogativi che ritengo particolarmente importanti: quali modelli Borromeo aveva in mente nel descrivere le due tipologie di battistero che abbiamo potuto osservare grazie alla relazione di Rovetta?. secondo tradizione. la seconda domanda potrebbe apparire retorica. Nelle sue Istruzioni. Un altro elemento da evidenziare è che le Instructiones hanno dei precedenti nei Concili provinciali. Innanzitutto il Duomo di Milano. in quello indetto nel 1565. delle colonne e di tutti gli altri elementi di cui Carlo suggerisce l'utilizzo per la realizzazione del battistero esterno. Questa ideologia del culto esterno è concretamente definita nelle Instructiones del 1577. Forerio afferma appunto che nel 1575. dunque. secondo modalità che più avanti indicherò. fornendo una dettagliata descrizione del battistero costantiniano di San Giovanni in Laterano. di Agliate. probabilmente in risposta ad una precedente lettera del Borromeo. ed è lecito supporre che le conoscenze accumulate abbiano trovato applicazione in seguito. nelle diocesi limitrofe o in occasione dei suoi numerosi viaggi: non pensa agli esempi di Galliano. e le Instructiones di Carlo sono appunto da inquadrare in questo contesto. Quello di San Giovanni alle Fonti. Borromeo fosse solito visitare numerose chiese antiche. svoltosi al principio del XVII secolo. il tutto allo scopo di terminare il libro che fece poi stampare. Di una eventuale ricostruzione del battistero non si parlò mai. per osservarne gli amboni. i battisteri. ebbe modo di visitare e osservare le basiliche più antiche. cioè poco prima della redazione delle Instructiones. Una delle preoccupazioni di Borromeo è quella di restituire dignità e decoro a ogni singolo elemento chiamato a far parte di quel luogo magnifico che è la “casa di Dio”. avviata alla fine del Quattrocento. a est dell'abside e in asse con essa è raffigurata una piccola costruzione a 32 . le Instructiones raccolgono dunque osservazioni già emerse durante i concili provinciali. dentro e fuori dalla città. quella ritenuta dell'epoca di Costantino. i campanili e altri elementi. Infine l’esempio del Duomo di Monza. Ad avvalorare questa ipotesi interviene la testimonianza che Ottaviano Forerio fornisce durante il processo di canonizzazione dello stesso Borromeo. esempio emblematico che esprime con chiarezza tutti i temi della Controriforma. evitando di interpretarle unicamente come raccolta di indicazioni architettonico-formali e inquadrandole piuttosto nell'ambito ben più ampio e ricco di implicazioni del cosiddetto culto esterno. venne infatti demolito pochi anni dopo l'avvio del cantiere del Duomo. In uno solo dei due disegni (fig. prosegue autonomamente secondo le forme prestabilite. ripensando alla descrizione dei recinti concentrici. Accanto alle riflessioni maturate durante le visite pastorali. che rappresenta la situazione di una nuova chiesa affidata ai Chierici Regolari di San Paolo pur essendo una chiesa parrocchiale collocata all'interno della città. collocato a est della basilica di Santa Tecla (fig. ma a questo proposito metteremo tra poco in evidenza alcune curiosità. La legittimazione del rito è una chiara risposta a una delle principali contestazioni mosse dalla Riforma luterana. poiché Carlo non interviene mai sulle questioni architettoniche: fornisce alcune indicazioni solo a proposito della facciata e del rivestimento interno. dei cibori. risalenti agli anni Cinquanta-Sessanta del Cinquecento e disegnate da Vincenzo Seregni. di età medievale (XI secolo). il Concilio di Trento sottolinea. Borromeo codifica ciò che aveva precedentemente osservato e meditato. Una seconda testimonianza è la lettera che Cesare Speciano scrive nello stesso anno. cugino di Carlo. non certo quella medioevale. e più in generale il tema del battistero non entra affatto nelle discussioni del Capitolo della Fabbrica. emersero infatti alcune indicazioni sul tema di cui ci stiamo occupando. dove si verifica un importante cambiamento esattamente dopo il primo concilio provinciale. Nei decenni successivi. come anche nel terzo concilio del 1573. delle griglie. la necessità di un culto esterno: “Poiché la natura umana è tale che senza aiuti esteriori non riesce a elevarsi alla contemplazione delle cose divine. poiché si tratta di una chiesa della diocesi ambrosiana che riesce a difendere il proprio rito romano. Detto questo. di Arsago o Cremona. la cui costruzione è avviata tra il 1601 e il 1602. poiché il culto esterno è una componente fondamentale del rito cattolico.Instructiones in modo organico. non può che venire in mente il modello lateranense. 3). esse saranno assimilate e perseguite con determinazione. la Santa Madre Chiesa ha pertanto istituito alcuni riti”. In effetti. ma guarda piuttosto all'architettura paleocristiana “classica”. al contrario. in realtà era già stata precedentemente esplicitata nell'ambito dello scontro titanico tra Riforma luterana e Controriforma cattolica. poiché non è avvertito come esigenza impellente. Il caso di Sant'Alessandro a Milano. il cantiere nel quale Carlo sperimenta molte delle sue prescrizioni. Sul primo punto non ritengo che Borromeo avesse in mente alcuni specifici modelli osservati nella sua diocesi. Carlo fu del resto a Roma per alcuni anni in qualità di segretario di Pio IV. 2). parte integrante del Concilio di Trento. sarebbe stato battezzato lo stesso Costantino (fig. che costituisce una situazione anomala.

L'attuale posizione del battistero è dunque molto più tarda. mentre sarà molto più attento nella predisposizione di tutti gli altri luoghi della celebrazione eucaristica: l'area presbiterale con il sottostante scurolo. ma vertono principalmente su questioni architettonico-formali. invece. disegna per lui un battistero la cui forma anomala si discosta decisamente dalle prescrizioni. presenta una strana forma pseudo-circolare. o ancora la forma poco elegante delle colonne. È oggettivamente difficile. In queste occasioni Bassi non entra nel merito delle questioni liturgiche. Ancora oggi siamo in difficoltà nello stabilire l'effettiva funzione di questo singolare edificio. si documenta la presenza di un nuovo fonte introdotto nel 1566 (un anno dopo il Concilio Provinciale). pochi giorni dopo essere stato nominato architetto della Fabbrica. non riguardano né la liturgia né la strana forma del ciborio. In generale. nel corso del Quattrocento si opera cioè una duplicazione del luogo del battesimo realizzando un nuovo fonte. Sino a poco tempo fa si riteneva che la paternità del battistero milanese fosse da attribuire unicamente a Pellegrino Tibaldi. il fatto che Pellegrino pensasse a un architrave disposto in modo tale da nascondere un sistema di catene in ferro necessarie a sostenere la corposa trabeazione. Dalle testimonianze del processo svoltosi negli anni Ottanta contro lo stesso Tibaldi si evince. racchiusa da un recinto che la seconda rappresentazione indica come “camposanto”. che successivamente si sposterà nell'attuale arcivescovado. risalente al 1080 e recentemente restaurato. Si tratta di colonne in marmo mischio provenienti dalle cave di Arzo. pubblicati a Brescia nel 1572 e preceduti da molteplici contestazioni che egli stesso propose al Capitolo della Fabbrica sin dal 1569. i due pulpiti destinati alla lettura del Vangelo e delle scritture e il relativo apparato decorativo. posto alle spalle della cattedrale. in cornu evangeli e distante dalle porte quanto basta a non intralciare il flusso dei fedeli. inoltre. e che la facciata era ancora quella di Santa Maria Maggiore. Nel 1567. e nel quale mancano la raffigurazione di San Giovanni Battista. originari della medesima città. Nella visita pastorale del 1571. e si distingue solo una cappella semicircolare ricavata entro lo spessore murario. il battistero oggi visibile non corrisponde esattamente a quello pensato: esso sarebbe dovuto sorgere al di sopra di un basamento reso accessibile da tre gradini. e propone un disegno nel quale si inseriscono alcuni elementi poco consoni all'idea di battistero. per il quale è previsto l'inserimento di un ciborio non ancora realizzato. che il battistero doveva addossarsi alla controfacciata. il riferimento alla “discesa” nella vasca e tutte quelle specifiche caratteristiche descritte da Rovetta. è la forma inusuale del battistero: un sistema a pianta quadrata. Ciò che lascia un po' perplessi. poiché la struttura si trova in prossimità dell'ingresso. in questo caso si verifica il riutilizzo e la conversione a un nuovo uso di uno spazio medievale: cessata la pratica del battesimo per immersione. piuttosto. A differenza degli esempi precedenti. 4). il linguaggio architettonico adottato da Tibaldi è molto classico: il disegno di progetto che ci è pervenuto mostra basi di colonne diverse da quelle realizzate. Il sistema di colonne all'interno di uno spazio pseudo-ottagonale richiama indubbiamente San Giovanni alle Fonti. ma che a suo modo rispetta le indicazioni di Borromeo (fig. impostato su quattro colonne legate da un architrave e sormontate da un timpano. Pellegrino Tibaldi assiste alla stipulazione del contratto tra la Fabbrica e i fornitori delle quattro colonne che sostengono la struttura. come ad esempio l’ampiezza non canonica dell’intercolunnio. notoriamente molto legato al tema simbolico della “discesa” nella vasca. Il recinto circostante pensato come camposanto. sia perché a tal proposito non ci è pervenuto alcun documento. Forse allo scopo di non interferire con un lavoro già avviato. architetto di fiducia di Borromeo.pianta centrale. l’arcivescovo interviene solo marginalmente nelle fasi di realizzazione del battistero. come ad esempio gli obelischi. e il labrum fu riutilizzato in questo modo. corrisponde agli spazi in origine abitati dall'arcivescovo di Milano. peraltro confermate da fonti autorevoli. la mensa dell'altare. in ogni caso. Si tratta di una collocazione non ideale. frutto di una traslazione avvenuta nel Seicento. che il progetto fu avviato dal predecessore Vincenzo Seregni. e che saranno lavorate dai famosi maestri Ferrari. L’attuale battistero del Duomo di Milano viene realizzato a partire dagli anni 1565-1566. il nuovo altare disegnato da Pellegrino. Sappiamo. ma gli scavi archeologici hanno portato alla luce strutture fondali di epoca precedente che definiscono un perimetro quadrilatero. e subito dopo Carlo si stabilisce definitivamente a Milano). Le osservazioni avanzate da Bassi. quando Borromeo è a Milano e ha da poco presieduto il concilio provinciale (Pio IV de' Medici muore in dicembre. più dotte e analoghe a quelle del Pantheon. 5). Il battistero di Oggiono (fig. al quale egli subentrò solo in un secondo momento. La vasca battesimale ancora oggi esistente è invece un labrum proveniente dalla basilica di San Dionigi: le spoglie del santo furono infatti traslate all'interno del Duomo e sistemate nello scurolo. quando furono completate le ultime campate e la facciata del Duomo. abbandonato l'uso della vasca. ma di fatto il disegno non riporta alcun fonte battesimale. 33 . probabile riferimento ai porfidi del celebre edificio romano. particolarità che lo avrebbe ulteriormente allontanato dalle raccomandazioni del Borromeo. sia per l'anomala collocazione. ma in tutto il resto l'idea concepita sembra corrispondere esattamente a quanto costruito. ritenute del tutto difformi dai sottostanti piedistalli. Tibaldi. pensare che il sistema descritto possa corrispondere al progetto di un battistero. Inoltre. al quale il battistero milanese è accomunato dall'impiego di pietre colorate. Durante i lavori il battistero è fortemente criticato da Martino Bassi mediante i noti “Dispareri”. Un labrum si trova anche nel battistero di San Giovanni in Laterano.

realizzato nei primi anni del Seicento. della Controriforma e delle volontà di San Carlo Borromeo. cioè si stava già procedendo al tracciamento delle sagome per poi affidare il modello delle modanature ai vari lapicidi. il fonte battesimale è canonicamente posizionato sulla controfacciata. Una cappella speculare contiene invece una scala che conduce al sottotetto. un'ipotesi plausibile. ed è dunque piuttosto strano che l'arcivescovo Carlo Borromeo non abbia voluto consultarlo subito per la realizzazione di un'opera così importante come il Battistero del Duomo.La chiesa parrocchiale di S. in qualche modo. In sintesi. Il binomio Carlo Borromeo-Pellegrino Tibaldi. Tale ipotesi è peraltro avvalorata dal fatto che nel processo avviato nel 1583 si contesta a Pellegrino Tibaldi il fatto di aver buttato via alcuni materiali. Giancarlo Santi Diamo ora spazio alle domande e alle richieste di precisazioni e approfondimenti da rivolgere ai due ultimi relatori. qualcuno che di certo non aveva alcuna familiarità col Borromeo. Ancona e Milano. occorre ricordare che le prime visite pastorali non fanno menzione alcuna di un fonte battesimale. Pellegrino è in Lombardia già dall'estate del 1563. poiché si tratta di un modello oggettivamente anomalo. come avete potuto ascoltare. dedicata appunto a San Giovanni Battista. dotata di singolari aperture che fungono da lanterne. Sulla base di queste poche notizie possiamo dunque concludere che il cantiere era già stato avviato da qualcuno non dotato della cultura di Pellegrino. All'interno di questo spazio. e trattandosi di un intervento successivo alla pubblicazione delle Instructiones di Carlo Borromeo. è probabilmente ascrivibile al Padre barnabita Lorenzo Binago. Si tratta di una mera ipotesi. ma cosa si può dire di tutto il resto? Pensiamo anche solo al principio della “discesa” nella vasca: nel battistero milanese. Qualcuno che probabilmente possiamo identificare in Vincenzo Seregni. è un’altra circostanza. sono strettamente collegati. Mons. nella cui trama non era previsto l'inserimento di alcuna vasca. a questo proposito. A proposito del Duomo di Monza (fig. che ogni intervento effettuato all'interno 34 . all'interno di una cappella. né aveva compreso quale “salto epocale” egli stesse cercando di operare anche all'interno del cantiere milanese. e si possono riscontrare numerose altre incongruenze. A me. ma è l'unica che io ritenga soddisfacente. città che continuava ad osservare il rito romano. La struttura a croce greca inscritta è coronata da cinque cupole. include un fonte coperto da ciborio ligneo e un apparato iconografico tradizionalmente ispirato al sacramento del battesimo. Anche in questo caso si riscontra una fedele adesione alle indicazioni di Borromeo. La costruzione. È stata fortemente sottolineata la novità di questo intervento. La cappella. sopraggiunse forse in un secondo momento. Mi piacerebbe dunque sapere se gli studiosi hanno avanzato. il primo contratto è del 1611. è affidata ai Chierici Regolari di San Paolo. che sviluppò due progetti fortunatamente ancora ben conservati. Nel tentativo di difendersi dalle accuse. La ragione di questa incongruenza potrebbe risiedere nella cronologia dei lavori. e rammentando il contratto per la fornitura delle quattro colonne si vanta di essere riuscito ad ottenere un prezzo più basso rispetto al suo predecessore. il fonte battesimale si presenta ribassato di un gradino rispetto al piano di calpestio. ma qual'è la sua ragion d'essere? Il riutilizzo di una vasca antica ormai considerata una reliquia è del tutto comprensibile. Quello che ancora oggi possiamo ammirare si colloca nella prima cappella a sinistra (fig. situata nel centro di Milano. 7). cui è affidata la concezione architettonica dell'intervento. completata tra la fine del Seicento e i primi anni del Settecento. tra cui pavimentazioni e blocchi marmorei già scolpiti. Sappiamo. piuttosto complicata. 8). sia pur continuando a viaggiare tra Roma. Dal 1566-67 dimora stabilmente a Milano. che furono avviati prima dell'arrivo di Pellegrino Tibaldi. è possibile che la Fabbrica del Duomo avesse autonomamente pensato alla struttura poi realizzata. ho provato a ipotizzare una spiegazione. Inoltre afferma che era stata già avviata la posa in opera della pavimentazione. impegnato a Pavia nella costruzione del Collegio Borromeo. Francesco Repishti Sì. ma l'iconografia risponde anche al titolo della chiesa. non è chiaro il motivo della particolarità del Battistero del Duomo di Milano: avrebbe dovuto essere esemplificativo. architetto della Fabbrica sino al 3 Luglio del 1567. si sale. mentre il completamento della cupola. Prof. del resto. 6). Tibaldi precisa che al momento del suo arrivo in cantiere (4-5 Luglio 1567) il battistero era già stato disegnato sulla controfacciata. si svolse nell'arco di circa venticinque anni: le prime direttive risalgono infatti agli anni Novanta del Cinquecento. avviene nel 1623. ad esempio. al contrario. e fu realizzato su disegno di Ercole Turati. Alessandro (fig. particolarità che tuttavia dovrebbe essere ulteriormente indagata verificando l'andamento e la storia delle quote pavimentali interne. spazio preesistente convertito a questo uso. Ciò che risulta incomprensibile. autore del progetto dell'edificio insieme ad altri collaboratori. i cui interventi. casomai. lo stretto rapporto tra l'Arcivescovo e il suo architetto. ma in realtà risulta essere forse il più lontano da quello spirito. Il disegno che vi mostro. Leggendo da una parte le indicazioni di Carlo Borromeo e osservando dall’altra il battistero milanese si resta un po' stupiti.

Sulla base dei dati disponibili. ma anche le grandi basiliche romane con la loro ricchezza e magnificenza. 1) è largamente impiegato in area veneta. Si tratta tuttavia di una ricerca ancora incompleta. cioè quella di Padova. questi ultimi in realtà decisamente rari. Giancarlo Santi Chiamerei ora Andrea Nante. dove Carlo segue personalmente alcuni interventi di ricostruzione. Le altre hanno già sviluppato buona parte del lavoro. risulta evidente che quelli più diffusamente utilizzati coincidono con quelli tipici di queste aree: il rosso di Verona (che nell'immagine vedete rappresentato dal fonte battesimale della chiesa di Santa Eufemia a Verona – fig. A proposito dei materiali. è stata possibile una prima rapida ricerca di dati su fonti battesimali e battisteri. Gli obiettivi avrebbero dovuto essere i seguenti: l'analisi dello sviluppo di alcune specifiche tipologie di fonti battesimali realizzate tra XVIII e XIX secolo. Nel ringraziarlo. che come già abbiamo ricordato è a lungo a Roma in qualità di segretario di Pio IV. non esistono studi approfonditi. perchè ad oggi sono ancora poche le diocesi che hanno ultimato e consegnato l'inventario: in particolare. A questo periodo risalgono anche molte delle sue lettere. la registrazione dei cambiamenti avvenuti nel corso degli ultimi due secoli. nelle regioni a nord-est dell'Italia settentrionale. datata 28 aprile 1744 e effettuata dal vescovo Carlo Rezzonico. cioè con conca sostenuta da un fusto sottostante. Andrea Nante (Museo Diocesano di Padova) Fonti battesimali tra Sei e Settecento nelle diocesi del Triveneto (testo non riesaminato dall'autore) Il tema che avevo proposto si presentava piuttosto ambizioso. Quanto all'idea di architettura coltivata da Carlo. In particolare. ultimo relatore della mattinata e Direttore del Museo Diocesano di Padova. 2) esso risulta invece realizzato in un marmo rosato simile al rosso di Verona. il vescovo osserva lo stato del baptisterium (lo si definiva con questo termine anche 35 . in molte aree di queste regioni gli edifici ecclesiastici sono stati ripetutamente trasformati: risultano meno alterati quelli delle aree pedemontane e montane. e con riferimento al Seicento e Settecento. Tutto ciò che era ritenuto. l'intenzione era quella di individuare delle ricorrenze all'interno di una ricerca che è stata resa possibile grazie all'uso dell'inventario promosso dall'Ufficio Nazionale Beni Culturali della CEI. cioè appartenenti alle diocesi più prossime all'arco alpino. risultano particolarmente frequenti e radicali le modifiche apportate tra Otto e Novecento. soprattutto a Roma. ripeto. perchè avrebbe voluto fornire un'idea generale di quanto accade. Mons. sono comunque fermamente convinto che i modelli architettonici che egli aveva in mente fossero quelli ritenuti di età costantiniana: non solo il grande Battistero Lateranense. con particolare attenzione alle trasformazioni operate dopo il Concilio Vaticano II o ancora oggi in atto. Vicenza e Padova. Il suo intervento si intitola: Fonti battesimali tra Sei e Settecento nelle diocesi del Triveneto. È di grande interesse una visita pastorale relativa alla Diocesi di Padova.dell'edificio era puntualmente descritto nelle lettere di Nicolò Ormaneto. avremo finalmente la possibilità di confrontare i dati raccolti e di trarre qualche conclusione a proposito di quanto accaduto in Italia nei diversi periodi storici. caratteristiche fondanti di quel “culto esterno” di cui abbiamo parlato. Come ben sappiamo. ho cercato di stabilire se esistono ricorrenze nel posizionamento e nella forma dei fonti battesimali. del IV secolo. ricordo che anche al termine di questo intervento dedicheremo qualche minuto ad uno scambio di opinioni. Su questi argomenti. e quando l'inventario sarà completo e sarà riunificato a cura dell'Ufficio Nazionale Beni Culturali. egli ambiva alla sontuosità e alla magnificenza. futuro Papa Clemente XIII. La documentazione di questo aspetto del pensiero di Carlo appare significativa soprattutto per confutare la teoria secondo cui sarebbe stato più incline alle forme paleocristiane-medievali. ma nelle regioni friulane e montane è più frequente il ricorso alla pietra locale. Al contrario. provincia di Treviso – fig. Nella diocesi che conosco meglio. ma non disponiamo ancora di una banca dati esaustiva. quelle di Verona. Visitando nuovamente la chiesa dei Santi Felice e Fortunato. In un solo caso (chiesa di San Silvestro a Lorenzaga. concreta risposta della Controriforma alle contestazioni dei Riformati. del resto. fa parte dell'ideale architettonico di Carlo. la verifica del loro posizionamento all'interno dello spazio liturgico. cioè tendenzialmente pauperistiche. in prossimità dell'ingresso. mentre gli edifici di culto delle città principali e dei maggiori centri hanno generalmente subito varie modifiche. ed è generalmente ricavato da povere pietre locali. e di conseguenza risulta difficile dare risposta agli indirizzi di ricerca prima delineati. Le immagini che vedete si riferiscono ad alcune piccole pievi della Diocesi di Concordia-Pordenone: qui il fonte battesimale è spesso conservato nella sua posizione originale. Grazie alla collaborazione dei responsabili del progetto di inventariazione avviato in tutte le diocesi della regione ecclesiastica del Triveneto. le relazioni inviate a Speciano o quelle scritte in occasione dei lavori in Santa Maria Maggiore. che con estrema precisione relazionava tutto ciò che accadeva nella diocesi. che in questo periodo risultano essere quasi sempre della tipologia a calice. nei due secoli che seguono il Concilio di Trento.

riguarda i pochi fonti battesimali che tra Sei e Settecento vengono inseriti all'interno di edicole in pietra o in marmo. Vicenza e Padova l'influsso è certamente da attribuire all'insegnamento di Matteo Giberti. e come potete vedere si tratta di realizzazioni molto semplici (fig. In molti casi si tratta di realizzazioni minime. A Trento. Pur in mancanza di un testo di riferimento che fornisca disposizioni dettagliate come quelle di San Carlo. le aree venete risentono molto del suo pensiero. In questo caso è stata ricavata una nicchia angolare. vescovo di Verona alla metà del Cinquecento. A Crespano del Grappa (TV) la chiesa dei Santi Marco e Pancrazio è stata realizzata su progetto dell'architetto Giorgio Massari. Interessante la presenza del rilievo con la colomba dello Spirito Santo. di poco più tarda. con ciborio marmoreo intarsiato e due sportelli ornati da un rilievo raffigurante il Battesimo di Cristo. cui si deve anche il disegno di tutto l'arredo liturgico. ma anche dalle diocesi vicine. il fonte si presenta con doppia vasca (fig. Condino e Torbole sul Garda (fig. 7). Nella chiesa di San Marco Evangelista a Cassola (VI). Questi ulteriori esempi si riferiscono alla diocesi di Pordenone. portato all'occorrenza nei pressi dell'altar maggiore. in provincia di Padova. e il fonte battesimale presenta un interessante rivestimento in legno di noce. rimandano alle Costituzioni Sinodali pubblicate a Padova nel 1579 (si legga la formula ad formam Sinodalium Constitutionum). peraltro molto ricorrenti nei resoconti delle visite. e soprattutto nei dintorni di Verona. Eccezionalmente il fonte si colloca sulla destra. generalmente più opulente e costose. Nel primo caso l'edicola è definita da una coppia di semicolonne lapidee poste a sostegno di un timpano spezzato. mentre la struttura dell'edicola appare semplificata. ciborio e sovrastante icona di San Giovanni Battista. e dispone che il fonte sia ricostruito. è lo stesso vescovo a disporne lo spostamento in altro luogo. che collocandosi al di sotto del pulpito configura un episodio plastico unitario e omogeneo. mutati gli usi liturgici il fonte posto in prossimità dell'ingresso è stato abbandonato e sostituito con un fonte mobile in rame. Nella chiesa di Santa Maria e San Prosdocimo a Camponogara (VE) il battistero è collegato al pulpito (fig. e che al suo interno vi sia un panno.nel caso di configurazioni molto semplici ed essenziali). che sebbene non rispecchino alla lettera le Instructiones del Borromeo. abbiamo un modello più complesso (fig. e che comunque tentano di rispondere alle indicazioni fornite in occasione delle visite pastorali. 5). che meglio sottolinea e individua la presenza di questo luogo. nel secondo il coprinfonte si arricchisce di intarsi marmorei. ricavate con difficoltà all'interno della già ridotta economia spaziale dell'edificio. che sia dotato di due vasche sormontate da ciborio dotato di chiave e coperto da conopeo nero. precedenti di due anni. il particolare sviluppo dell'apparato decorativo marmoreo evoca l'idea della cappella. A coronare il coprifonte si inserisce la figura di San Giovanni Battista. Una prima diffusa tipologia è quella dei fonti battesimali disposti a sinistra all'ingresso della chiesa. e si tratta di un esempio che in area veneziana e padovana non ha eguali. 6). La seconda tipologia presa in esame. A Condino. La pratica più diffusa è quella di ricavare una nicchia entro lo spessore della parete. I due esempi che vi mostro si riferiscono alla chiesa della Annunciazione della Beata Vergine Maria a Moniego di Noale (VE) e alla chiesa di San Giovanni Battista a Meolo (TV). Nella chiesa della Annunciazione della Beata Vergine Maria ad Arzergrande. ed è sormontato da un ciborio marmoreo simile a un armadio-sacrario. Nella chiesa della Santa Croce a Padova. il vescovo Rezzonico chiede che il fonte sia bipartito e che gli oli siano posti in luogo sicuro e sotto chiave: indicazioni che rimandano al Borromeo ma non sempre sono univoche. Nella chiesa di Sant'Ambrogio a Sant'Ambrogio di Valpolicella (fig. 3) inserite in piccole pievi. situata nella provincia di Vicenza ma appartenente alla diocesi di Padova. e nel caso in cui la visita pastorale abbia riscontrato un cattivo stato di conservazione per problemi di umidità o altri fenomeni di degrado. Oltre a preoccuparsi del ciborio di copertura. abbiamo uno dei pochi esempi conservati di fonte battesimale con copertura cuspidata. 8). e disposto al suo interno il sacello con coprifonte. al contrario. A Rossano Veneto (VI). Le dettagliate indicazioni fornite. nella diocesi di Verona. il fonte si colloca non sulla controfacciata ma sulla parete sinistra della navata. dove abbiamo un esempio analogo nella chiesa dedicata al medesimo evangelista. e include anche lo sportello per gli oli santi. che conferisce maggiore ricchezza alla struttura e sottolinea il riferimento al Battesimo di Cristo. In molti altri casi. Il fonte settecentesco si inserisce in una nicchia impreziosita da rivestimenti marmorei. la presenza di sportelli di epoca più tarda testimonia una continuità d'uso. nella chiesa di Santa Maria Maggiore. allo scopo di rendere il luogo del battesimo maggiormente autonomo e definito. e che si confrontano con una realtà alquanto eterogenea all'interno della quale abbiamo cercato di porre ordine individuando una casistica generale. Si seguono dunque orientamenti assimilati dall'area lombarda. 4) sono invece due località del Trentino. l'apparato scultoreo è molto più semplice sia dal punto di vista plastico che dal punto di vista cromatico. nella chiesa di Santa Maria Assunta. e mostra quel 36 . e al suo interno si inserisce un ulteriore impaginato architettonico. tipologia diffusasi dalla fine del Cinquecento in sostituzione di apparecchiature più antiche. senz'altro ne traggono ispirazione. il luogo viene protetto con un piccolo cancello.

Ancor più rara è la terza tipologia presa in esame. Longhi e del quale si ha notizia sin dal Quattrocento. ha una storia piuttosto singolare. pur essendo mutata la struttura della chiesa. un piccolo centro del territorio padovano. è oggi utilizzato come ripostiglio. e si colloca all'interno di uno spazio anonimo ma caratterizzato da una maggiore apertura rispetto ad altri. Nella chiesa della Santa Croce a Campese (VI). Gli sportelli in legno dipinto imitano il più pregiato marmo rosa. Come accennato. Oggi. poichè fu realizzato in fasi successive. e sui lati la Carità e la Speranza). Il tutto sia ricoperto da un nuovo conopeo. Come dimostrato dai rivestimenti pavimentali. A Borghetto di Adige (TN). la struttura è decisamente più articolata. I rilievi che lo arricchiscono raffigurano anche i santi Pietro. L'intervento ha inizio nei primissimi anni del XVIII secolo. nella chiesa di San Biagio. ricavato all'interno della prima cappella a sinistra. connota il luogo in modo inequivocabile. sia immediatamente liberato dall'ingombro delle scale che portano all'organo. Il sacro fonte dovrà essere completamente riparato con un coperto di legno. sono in genere piuttosto rari. si tratta di un esempio più unico che raro. vicino a Bassano del Grappa. Il battistero (fig. e la semplice decorazione. Il ciborio sopra il sacro fonte sia ben fissato. e il vescovo non manca di fornire puntuali suggerimenti anche per ripristinare il decoro nell'assetto dello spazio battesimale. e la qualità del prodotto artistico è decisamente notevole. che descrive le virtù teologali (riconoscibile. la Fede. 10). cioè quella attuale. un intervento analogo è realizzato nella chiesa di Sant'Agostino a Bovolenta. in corrispondenza della prima campata. A distanza di ottant'anni. Occorre del resto considerare che i casi osservati riguardano piccole pievi. del resto. mentre il bellissimo coprifonte (probabilmente integrato della parte inferiore a seguito delle indicazioni del vescovo Rezzonico) si configura come raffinato ciborio con riferimenti iconografici al peccato originale e al battesimo di Cristo (fig. il battistero è realizzato in prossimità dell'ingresso. e sulla sommità di esso sia posta l'immagine di San Giovanni Battista che battezza Cristo. Il fonte risale al 1798. sino alla quota del cornicione. Paolo. Le varie trasformazioni furono operate in risposta alle indicazioni fornite dal vescovo in occasione delle successive visite pastorali. o meglio ancora si provveda di trasferirlo ricavando una piccola cappella prospiciente la porta della chiesa. Questo ambiente. Aggiungo che la vecchia chiesa era stata costruita nel 1637. fu ultimata nel 1795. il fonte è opera di maestranze lombarde. All'intorno si inserisce un'ornamentazione vegetale che impreziosisce la struttura rendendola consona alla nuova architettura della cattedrale. La decorazione scultorea. Come si può notare si tratta di osservazioni molto dettagliate. in mancanza di un battistero antico si connota lo spazio liturgico inserendovi una struttura che appaia dignitosa. e in cima alla composizione si colloca la figura di Cristo. il dipinto del Battesimo di Cristo. La visita pastorale del 19 Luglio 1744 nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Campolongo sul Brenta. 9) è una macchina scenografica maestosa che occupa tutta la porzione terminale della parete sinistra della navata. ma ne fu richiesto il completamento poichè non era adeguatamente fissato alla base. evidentemente non omogenei. è del 1803. A Tiarno di Sotto (TN). in alto. e non edifici monumentali importanti come le cattedrali. e come recita un'iscrizione si conclude nel 1708. La struttura è arricchita dal prezioso coperchio in alabastro del fonte. accantonati o modificati nel corso dei secoli. che riporta l'iscrizione lavacrum regenerationis. che di certo ha ben presente il modello di Chioggia. Danieletti si forma alla scuola dei Bonazza. mentre la nuova. tuttavia. il coprifonte esisteva già al momento della visita. il fonte è ancora conservato a ridosso della scala che conduce all'organo. i due gradini che consentono di discendere ad un livello inferiore sono di epoca successiva. 37 . che si trova in un angolo della chiesa. Nell'ambito delle piccole chiese. scultori veneziani molto attivi nelle chiese del territorio veneto. i coprifonti furono sostituiti. Nell'armadio della canonica di San Martino a Vedelago (TV) ne è custodito un bellissimo esemplare ligneo del secondo quarto del Seicento. e risalgono al terzo quarto del XVII secolo. Molto spesso. cioè quella dei fonti battesimali collocati entro cappelle in forma di battistero. Si acquisti poi un nuovo vasetto per conservare il sale per il battesimo”. Nella cattedrale di Chioggia (edificio che diviene cattedrale a seguito del trasferimento della sede episcopale da Pellestrina). Autore del progetto è l'architetto e scultore Pietro Danieletti. Antonio Abate e Antonio da Padova. Gli inserimenti decorativi. Il sacello mostra una forma architettonicamente ben definita.piccolo catino centrale cui ha già fatto cenno il Prof. protetta da cancello e con chiusura a chiave. e si tratta purtroppo di un caso non isolato. privo di decorazioni. poichè spesso manca la volontà di tornare a valorizzare questi spazi. e la cappella si presenta più ampia. Esempi più complessi sono molto più rari. i cui pannelli sono adornati con la raffigurazione pittorica del battesimo di Cristo. tra il 1823 e il 1826 fu inserito l'altare. di Teodoro Matteini. è completata dalla scena del Battesimo di Cristo. Il battistero della chiesa di San Lorenzo a Conselve (PD). racconta di una disposizione del vescovo Rezzonico che restò purtroppo inascoltata: “Il battistero. e la presenza di un robusto recinto mistilineo sottolinea fortemente l'individualità e l'autonomia dello spazio battesimale. località situata nella lunga vallata che conduce a Trento. nella chiesa di San Bartolomeo.

che pur essendo frutto di una ricostruzione mostra una notevole uniformità architettonica e decorativa. chiarimenti. caratterizza le regioni del Friuli: si tratta di manufatti elaborati.Una particolare produzione. che la banca dati ha rivelato essere stato piuttosto richiesto. come accennato precedentemente. rielaborato nella parte inferiore. il fonte è stato traslato accanto all'altare di S. non avendo più un ruolo liturgico gli altari laterali. Un'analoga trasformazione si verifica a Santa Giustina in Colle (PD) nella chiesa di Santa Giustina (fig. il fonte è semplicemente traslato sui gradini del presbiterio in posizione laterale. in attesa che un intervento di adeguamento liturgico dedichi al rito del battesimo un'apposita cappella. adornato da affreschi quattrocenteschi. A Riva del Garda (TN). il coprifonte è stato realizzato nel 1687 dall'orafo Silvio Pivotto. Mons. La forma prescelta riecheggia tipologie piuttosto arcaiche. più leggero e maneggevole. nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo. La tendenza degli ultimi decenni. e la maggior parte di questi coprifonti possono ancora essere apprezzati nella loro collocazione originale. bronzo o legno. senza alcuno studio preliminare. La scena del Battesimo che corona il ciborio deriva dalle prescrizioni cui abbiamo già fatto riferimento. collocazione che potrebbe essere definitiva o temporanea. 12). nella chiesa di Santa Maria Assunta. in seguito la struttura fu traslata al centro del braccio sinistro del transetto. inoltre. Un merito dell'inventariazione è anche quello di consentire una verifica dello stato di fatto: nella chiesa di San Giacomo Apostolo a Ronchi di Campanile (PD). il fonte è opera dello scultore Francesco Oradini. A questa operazione si associa generalmente la sostituzione dell'antico ciborio con un più semplice coperchio in rame. per la realizzazione di opere di questo tipo. Nella chiesa dell'Immacolata a Tenno. Esistono inoltre coprifonti realizzati con materiali tra i più diversi. disposizione che fornisce la più immediata risposta alle esigenze di una liturgia battesimale inserita all'interno della messa. A Zoppola (PN). in corrispondenza della più vicina cappella o del più vicino altare. assecondando una tendenza che tra i parroci di oggi sembra essere molto diffusa. generalmente collocato in prossimità del presbiterio. sin dagli anni Sessanta. e l'acquasantiera seicentesca della chiesa precedente è stata riutilizzata come fonte. ad esempio. evidentemente. A Cavalcaselle di Castelnuovo del Garda (VR). è stato traslato in un vano appositamente adattato. il fonte originario. In altri casi il vecchio fonte è conservato come elemento ornamentale ma non più utilizzato. Nella chiesa di San Leonardo a Vas (BL). dove il fonte settecentesco. Nella chiesa di Santa Caterina a Santa Caterina di Lusiana (VI). Accade anche che il fonte sia smantellato e custodito in ambienti attigui. ma ricordo che abbiamo poco tempo a disposizione. Le fonti settecentesche descrivono un fonte collocato alla sinistra dell'ingresso e dotato di coprifonte piuttosto elaborato. 11). nella diocesi di Trento. troviamo invece un raffinato coprifonte realizzato nella seconda metà del Settecento. e dal punto di vista materico-formale il fonte si lega. che esprimono una notevole abilità artigianale. nell'altopiano di Asiago. il fonte viene dotato di un semplice coperchio e trasferito in una cappella sommariamente riadattata. In molti casi. Spesso tale operazione si inserisce all'interno di un più ampio intervento di adeguamento liturgico. analogamente. è stato trasferito nel giardino adiacente la chiesa (fig. Antonio. deteriorato e già rimaneggiato. legata alla presenza di botteghe di intagliatori. è stata quella di trasferirli in prossimità dell'altare e dell'arco santo. in particolare. e al suo posto è stato inserito un bizzarro assemblaggio di elementi. approfondimenti o richieste. Nella Cattedrale di San Vigilio. a Trento. al nuovo ambone e al nuovo altare. è da segnalare un singolare caso di assemblaggio: la copertura con cupolino sormontato da statua di San Giovanni Battista risale al Settecento. 38 . ma va ricordato che le zone montane mostrano tendenzialmente una maggore resistenza ai rinnovamenti stilistici. Nella piccola pieve di San Clemente a Granze di Camin (PD) lo spazio battesimale è stato ricostruito. A questo proposito dobbiamo rilevare che sono piuttosto numerosi i fonti trasferiti in una nuova collocazione all'interno dello stesso edificio sacro. Molto spesso questi interventi sono operati in modo improvvisato. L'intervento “scarpiano” dell'architetto appare in evidente contrasto con il linguaggio proprio dell'edificio. posizionandoli sui gradini del presbiterio. mentre la base del fonte. In molti casi. è certamente di epoca precedente. conservata in soffitta o in sacrestia o talvolta sostituita da un elemento più funzionale. diversa anche dal punto di vista materico. Giancarlo Santi Diamo ora spazio a domande. a dimostrazione del fatto che l'esistenza di norme di riferimento non frena in alcun modo la fantasia. che lo realizza nel secondo quarto del Settecento. il cui titolo ha spesso ben poco a che vedere con il rito del battesimo. nella chiesa di San Martino. ad esempio. e che sia sostituito da un nuovo fonte posticcio o realizzato con materiali più nobili. e al suo posto si adopera un semplice catino. il fonte risulta invece privo della copertura. il fonte è stato traslato dall'ingresso al centro dell'arcata che dà accesso alla terza cappella di destra. sovrapposto ad un fonte dalla particolare forma ellittica ornato da un bordo baccellato.

Lo sviluppo di questo percorso è dettagliatamente descritto nell' Itinerarium Burdigalense. unitamente alla presentazione di alcune realizzazioni contemporanee di particolare interesse. L'amore di Giulia Domna per questo sapiente derivava dal fatto che l’imperatrice era figlia di un sacerdote siriaco. finanziata in parte dal Ministero per gli Affari Esteri e in parte da altre Istituzioni per lo più pubbliche (Provincia di Padova e Comune di Borgoricco. sapiente. che. dovrebbero continuare a promuovere un'opera di sensibilizzazione. In secondo luogo. dal quale si evince che a poco più di un secolo di distanza da Caracalla lo sviluppo 39 . Guido Rosada dell'Università di Padova. dagli argomenti che qui vengono trattati. che da molti anni sta sviluppando alcune ricerche in Cappadocia e ci parlerà proprio di un antico battistero recentemente portato alla luce in questa regione. Tyana trovava però la ragione primaria della sua importanza nel fatto che essa si collocava lungo la fondamentale arteria che conduceva da Burdigala (attuale Bordeaux) a Gerusalemme attraverso l’Italia Settentrionale. e se non vi dispiace lo farò anche oggi. II SESSIONE Prof. in modo che l'acqua possa poi meglio distribuirsi per differenza di quota). significa “villaggio dell'arco”. che ancora oggi appare prioritaria. Tutto ciò spinse Caracalla a investire economicamente per lo sviluppo urbano della cittadina. ma lo sciopero in atto mi ha impedito di raggiungere in tempo questa sede. e liturgisti e operatori del settore beni culturali dovrebbero impegnarsi con determinazione nella custodia di tutte le testimonianze del passato. tanto più che è un invito rivolto a un archeologo classico. intervenendo con ricomposizioni e ricostruzioni.C. dagli anni Venti del secolo scorso chiamata Kemerhisar (fig. Operiamo nel lembo sud-orientale della Cappadocia. nel II millennio a. aiuta a comprendere le ragioni che ci hanno spinto a organizzare queste giornate di studio. La relazione del Dr. 2) che arriva con le sue strutture sino all'area del nostro scavo (l'acquedotto. musealizzando ciò che non può più essere utilizzato nè adeguatamente conservato in loco e tentando di evitare ogni forma di alienazione.ssa Silvia Lusuardi Siena Riprendiamo i lavori pomeridiani tornando nuovamente all'archeologia. e raggiunge a settentrione la città nel punto altimetricamente più elevato.ssa Francesca Flores D'Arcais Vorrei proporre una considerazione. L'antico nome di questo centro era però Tyana. Mi scuso innanzitutto per non essere stato presente ieri.Prof. I fondi disponibili sono tuttavia oggettivamente pochi. Dal 2001 dirigo una missione archeologica in Turchia. letteralmente. sintomo di una semplificazione funzionalistica che ha ormai privato il rito della sua bellezza e ricchezza semantica. ora sciolto). cioè la volontà di affiancare all'analisi teologica proposta nei convegni di Bose un approfondimento di carattere prettamente storico. anzi per meglio dire un topografo. Regione Veneto e Centro Veneto Studi e Ricerche sulle Civiltà Classiche e Orientali di Venezia. Vorrei anche ringraziare per l'invito gli organizzatori del seminario e l'amica Francesca Flores D'Arcais. in particolare. databile agli anni 333-334 d. nome che le fu dato per la presenza di un acquedotto romano su arcate (fig. la Pannonia Inferior. per metà della sua lunghezza sotterraneo e per metà subaereo. e nel primo secolo dopo Cristo esso diede i natali a Apollonio.C. Nell'arco della sua storia la città visse infatti due periodi particolarmente felici: l'epoca ittita. taumaturgo e filosofo che fece poi la sua fortuna. Costantinopoli e numerose altre tappe dislocate nella penisola anatolica. del resto riscontrabile anche in altre aree geografiche. Personalmente avverto come molto pericoloso il fatto che un antico fonte battesimale possa essere trasformato in una fioriera. Sirmium. in una località di diecimila anime. e la volontà pervicace di continuare il lavoro intrapreso e la gestione delle attività richiedono sforzi sempre più pesanti da parte di tutti i soggetti coinvolti. e trovo preoccupante l'abuso di brocche e catini. Guido Rosada (Università degli studi di Padova) Un Battistero ritrovato in Cappadocia Sono abituato a parlare in piedi. Cedo volentieri la parola al Prof. I fonti veneti che abbiamo appena osservato denunciano una notevole ricchezza formale. secondo consuetudine. e dunque avvezza ad un ambiente colto e permeato da influenze soprattutto orientali che si mescolavano a quelle occidentali.. Nante. che pertanto è forse un poco distante. e l'età di Caracalla e di sua madre Giulia Domna. che hanno attivato con gli omologhi turchi un patto di fratellanza. attinge acqua da una bella e monumentale piscina posta a 5 km di distanza. La documentazione raccolta dovrebbe essere lungamente meditata da parte dei vescovi e dei sacerdoti. commercio o impropria trasformazione.. e aveva affidato al retore greco Filostrato l'incarico di scrivere la sua biografia. 1). Prof. Quest’ultima si era invaghita proprio della figura di Apollonio. per tradizione di studi.

ma si è trovato qualcosa di ben diverso da ciò che si cercava. molto diffusi in ambito cappadocico. in tutta l’Anatolia si parlavano sia il greco che il latino. un lampadario circolare costituito da una teoria di ampolle di vetro sorrette da una struttura metallica (fig. che osservata con attenzione in controluce rivelò un graffito in greco (come è noto. in quanto pian piano emergeva dalla terra. In effetti si scoprì che l'acquedotto non terminava laddove si interrompevano le arcate. in fondo. come già accennato. un luogo di culto che tuttavia non era ancora ben leggibile nella sua funzionalità. a partire dal 325. 40 . inoltre gli anonimi pellegrini autori dello scritto aggiungono. che utilizzava per il suo funzionamento l'acqua proveniente dall'acquedotto. al fine di evitare il collasso della vasca. 4). E’ possibile che tale rottura possa essere stata causata dal trasporto stesso. Ora. senza soluzione di continuità. Un castellum aquae particolarmente noto in ambito archeologico è. Tutto il contesto ci portava quindi a riconoscere. sino al 2004. caratterizzata da una vasca a immersione o a seduta. ma dovette essere restaurata con grappe metalliche lungo una fessurazione trasversale che si dovette creare sin dall’antichità. recanti l'effigie della Madonna con Bambino in braccio e la scritta Meter Theou. al numero già cospicuo di queste più note chiese rupestri si aggiunsero poi gli edifici del culto greco-ortodosso. Per ora ci si è limitati a riempire il vacuo con sabbia. Successivamente si rinvennero altri oggetti ugualmente significativi. a partire dal VII-VIII secolo. Qualche indizio per la comprensione dell’edificio che veniva progressivamente alla luce cominciarono a fornirlo alcuni manufatti scoperti nel corso dello scavo. seguendo la direzione degli ultimi archi dell’acquedotto che raggiungeva la base dell’ höyük. vi si riscontra. un riferimento preciso: inde fuit Apollonius magus. e sino ad Atatürk. tra cui una croce con due occhielli sui bracci lunghi e alcuni elementi bronzei che dopo una attenta serie di confronti si sono potuti riconoscere come frammenti di polykandelon. in cui si inseriscono quattro lobi disposti attorno alla conca vera e propria. dal rinvenimento di una vasca battesimale tetraconcale in marmo (fig. oltre a quello pompeiano presso Porta Vesuvio. e proprio una tale caratteristica. la concentrazione di oggetti databili tra V e VI secolo (più probabilmente il V). In questo antico centro avevamo condotto. ornata sui quattro lati da croci a bracci espansi: una tipologia ben nota.urbano di Tyana doveva essere già ampiamente in atto (la città è detta infatti civitas. Oltre a un peso da stadera raffigurante il busto di una principessa bizantina. sebbene questo genere di strutture fossero solitamente realizzate con pietre tufacee scure. uno era dato dall’individuazione del castellum aquae. 3). dal tardo antico fino ai giorni nostri. rimandando a una consistenza ben maggiore di una semplice tappa di viaggio o mansio). Era monolitica. si trovarono un anello-chiave con croce e soprattutto una lastra di marmo. 5). Atatürk. Kemerhisar/Tyana si caratterizza oggi come un centro a continuità di vita. e in realtà. l'intera Cappadocia fu interessata dalla presenza di numerosissime chiese in relazione al diffuso fenomeno del monachesimo: più avanti nel tempo. D’altra parte. Ed è proprio questo. ma proseguiva oltre. e come sempre accade in questi casi nella Turchia moderna. o anche da uno spazio vuoto individuato al di sotto di essa. fornendo talora responsi diversi da quelli che in origine ci si aspettava. ma questa tipologia non è molto attestata in ambito cappadocico. con piloni non più visibili perché decapati per creare una spianata su cui si edificò. con pianta a croce greca. ma con netta prevalenza del primo. si sa che gli scavi archeologici hanno spesso come punti di partenza un programma di lavoro e un'ipotesi storica che i concreti risultati dell’indagine sul campo possono poi modificare o variare. nonostante le difficoltà che anche per tali “imprevisti” si devono affrontare. oggi Kayseri). in parallelo alla rapida evoluzione sociale ed economica. inoltre si trovarono anche reliquiari cruciformi in bronzo. Il procedere dei lavori in quest’area portò comunque alla luce qualcosa che attrasse la nostra attenzione: in particolare. in modo chiaro. dovette suggerire l’adozione del toponimo di Kemerhisar al tempo di quel grande personaggio che fu “il Turco Padre”. cioè “villaggio della chiesa” (o “delle chiese”). con l’invocazione di un fedele rivolta a Dio affinché proteggesse il suo servo. e soprattutto i riferimenti esplicitamente cristiani ebbero l’effetto di accrescere ulteriormente il nostro interesse per un sito che sappiamo essere diventato. Precedentemente la città era infatti chiamata Kilisehisar. la diocesi della Cappadocia Seconda. Ora. Per individuare il castellum aquae abbiamo dunque avviato gli scavi nella parte settentrionale della città. il cui nome non risulta ben leggibile. di acquedotti romani se ne conoscono tantissimi: in area anatolica molto importanti sono quelli subaeri su arcate di Costantinopoli e di Aspendos. “Madre di Dio” (fig. non a caso. nell'area a sud e altimetricamente meno elevata dell’höyük (come sono chiamate le collinette che sono l’esito secolare del deposito stratigrafico di un insediamento) lo scavo dell’edificio delle terme. ad esempio. un basamento poligonale in marmo bianco che inizialmente si pensò appartenere a una “türbe” (tomba monumentale islamica). un'espansione edilizia in continuo incremento e spesso poco rispettosa della memoria dell’antico (forse fin troppo ricca di testimonianze per essere sempre tutelata). La risposta a tutti i nostri interrogativi venne infine. a rendere l'archeologia una disciplina piena di un fascino incerto. ovvero quella grande conserva d'acqua che solitamente si trovava alla fine di un acquedotto e dalla quale si dipartivano le diramazioni che distribuivano l'acqua a tutta la città. tra i tanti problemi aperti. Come si sa. e dal 371 essere elevato a diocesi metropolita (la diocesi della Cappadocia Prima era Caesarea. e che non si è potuto esplorare per non mettere in ulteriore pericolo il manufatto. quello di Nîmes. sebbene i riscontri epigrafici rivelino che non sempre fosse corretto).

In particolare. Si è potuto riscontrare. le iscrizioni sono dunque interpretabili in modo chiaro e univoco. cosiddetta per la pietra rossastra con cui è stata costruita. Si trattava. e che componevano raffigurazioni di animali (cervi) e di racemi vegetali.). questa terra all’apparenza isolata dal resto del mondo era nei fatti attraversata da un'arteria viaria che univa Oriente e Occidente. tutta la superficie pavimentale. e che dunque poteva diffondere credi e culture. ed esaurirsi pressoché definitivamente solo al tempo delle prime avvisaglie dell’arrivo dei Selgiucidi. che si discosta significativamente dall'asse della conca poligonale dell’abside. appariva sistematicamente eraso al tempo della sua defunzionalizzazione per far posto a povere strutture abitative che invasero. cerchi. per datazione e per struttura. 6) ci permise di verificare che le strutture murarie.L’allargamento dell’area di scavo (fig. in un raggio di distanza da Tyana di 100/180 km. di un battistero cristiano che si impostava su un piano terrazzato e su un basamento in marmo bianco modanato corrente su tutto il versante volto a NE (e in parte. dovette superare il sopraggiungere degli Arabi nell'VIII secolo.C. e potrebbe derivare da alcune possibili cause: la trasformazione in chiesa. Ricomponendo alcuni frammenti. ad oggi. nel 536 d. ovvero “luogo (o sepoltura?) di Patrikios santissimo arcivescovo” e “di Paolo”. a livello della zoccolatura modanata. non vi è dubbio che quanto resta ancora visibile o in qualche modo leggibile testimonia la ricchezza dell’architettura (si veda la zoccolatura in marmo ornata da modanature) e dei suoi ornati interni (dalla pavimentazione organizzata in campi o specchiature con differenziati decori geometrici e alveolari alle pareti coperte di variegate tarsie marmoree). la conferma della datazione del battistero al V-VI secolo ci è venuta da un fortunato ritrovamento: in un angolo esterno dell’edificio. la Kizil Kilise. è emerso ciò che in termini tecnici si definisce un “butto” di materiali di risulta della spianatura delle strutture. Tutto. era posto il gocciolatoio di sgrondo. che si conserva ancora abbastanza bene in alzato. con tutta evidenza.C. Tutto ciò assume rilievo non trascurabile se si pensa che in ambito cappadocico non risultano essere presenti. già in origine. superstiti solo all’altezza della zoccolatura di base e fino al livello un tempo pavimentale. medagliette votive etc. quei Padri della Chiesa così importanti per il radicamento sociale della religione del Cristo: mi riferisco a Basilio di Cesarea (330-379 d. era costituita invece da lastre in marmo bianco che definivano campi di ottagoni e rombi di scaglia scura. Una curiosità è data dalla particolare posizione della vasca battesimale. quindi. L’edificio. e soprattutto alcuni frammenti di un balteo con iscrizioni rivelatesi determinanti. dove. e a Gregorio di Nyssa (335-394 d. la Chiesa Rossa. superstite per un tratto ben leggibile. la pavimentazione. un disegno che trova numerosi confronti in ambito anatolico. scavi per il recupero di materiali e quant’altro. nonché degli stessi arredi (la vasca tetraconcale. indicava un complesso importante. anche una chiesa. chiese riferibili al V secolo. dotato di un’abside poiligonale a cinque lati orientata a NE e aggettante di circa 5 m.C. si è potuto infatti leggere.5 m (probabilmente tripartito). del primitivo battistero. Come già abbiamo avuto modo di dire. Ora. poligoni (di tutto questo è rimasta solo qualche labile traccia. sul lato SE).): inequivocabili segni di opulenza da porre in relazione con l'importanza della diocesi. a Gregorio di Nazianzo (329-390 d. con forni di cottura e dolia/silos. senza modanature.). un tempo decorata. nel contesto di una deserta prateria unicamente popolata da sporadici pastori. e in molti casi impossibile. un edificio che forse. seppur di non grandi 41 . su cui nei secoli si intervenne costantemente con rasature. tra 1100 e 1200. la possibilità che l’edificio fosse. tuttavia. decapature. Ritornando a quest’ultimo. nel corso dei secoli. nella sua porzione centrale. Una tale collocazione appare in effetti assai strana. È bene anche sottolineare. Ciò rende particolarmente difficile. i cui nomi si possono rintracciare negli Atti dei Concilia a cui parteciparono: il primo nei concili di Efeso (449 d. periodo che sembra corrispondere a quello della “vitalità cristiana” di Tyana. Tra questi si evidenziavano alcune tarsie marmoree che dovevano far parte della decorazione parietale. qualificato dalla particolare ricchezza ornamentale e dalla presenza di un gocciolatoio di gronda molto ben costruito.C. posta a controllo di un territorio attraversato da una viabilità altrettanto significativa. e confortano in termini cronologicamente precisi i dati che sembrano emergere dai materiali fittili e metallici. a questo punto. in realtà. da un superbo opus sectile policromo in cui si possono ancora riconoscere motivi e trame geometriche con croci. i frammenti di balteo con iscrizione) e dei materiali mobili (polykandelon. l’importanza di tali attestazioni sta nel fatto che esse ricordano esplicitamente due vescovi tyanensi. che i materiali in qualche modo associabili alla vita dell’edificio coprono un arco temporale compreso tra il V-VI secolo e il X-XI secolo. rombi.). associare strutture e marcatori datanti.). che uno dei maggiori problemi evidenziati dal sito di Tyana è certamente la complessità e il continuo rimaneggiamento della stratigrafia. Ed è proprio nella regione cappadocica dei Padri della Chiesa. Sia pur lacunose. potrebbe essere in parte messo in relazione con il battistero di Tyana. e che tale datazione ci avvicina a quel IV secolo che proprio in quella regione vide nascere e operare.e -]on Paulo[u-. individuavano un ampio vano rettangolare di quasi 22x9.C. Questa. il secondo in quelli di Costantinopoli e di Gerusalemme. da una parte: -]n Patrik[io]u aghiotatou archiepisko[pou.C. Nel vano più meridionale. per la cui costruzione si erano utilizzati anche materiali di spolio. ) e di Calcedonia (451d. croci reliquaria. non lontano dall’odierno paese di Çiftlik e dalla valli di Ihlara. ma una fedele ricostruzione dei decori è stata possibile grazie alle impronte lasciate sul sottofondo di malta).

Non si può escludere che il porticato rinvenuto fosse parte. era stato infatti ritrovato un lacerto musivo con decorazioni a trecce. tuttavia. testimonianze di analoghi mosaici figurati. che molti dei ricchissimi decori marmorei che dovevano arredare il battistero e le sue eventuali dipendenze furono riutilizzati in epoca medioevale per trasformarli in calce. in simmetria. la probabile relazione tra l’eccentricità della vasca e l’assialità con l’abside mantenuta dai gradini che sul lungo e potente muro sud occidentale consentivano l’accesso al battistero da un livello pavimentale superiore. in “Histria Antiqua”. presso la presa. un gallo e una gallina affrontati. C’è ancora da dire. Era stato anche ipotizzato. come sta a indicare la scoperta di una grande calcara che si installò nel sito. in posizione compatibile con una possibile navata. come per alcune classi di materiali fittili rinvenute. reca graffite in greco probabili invocazioni a Dio (una. Bonn.dimensioni. Il resto delle distruzioni di quello che al momento sembra essere il più antico edificio cristiano in Cappadocia.. 2003.. in origine. ovvero “soccorri il tuo servo”) e inferiormente un fitto disegno a rombi e triangoli. che in un primo momento si era pensato appartenere a una costruzione contigua. lo scavo di una città di frontiera. 55. e soprattutto di uno stampo eucaristico che superiormente. in realtà. dolia e cisterne d'acqua a fiasca. ma spesso anche “rilanciare” a un supplemento di indagine tutto ciò che non trova momentaneamente una logica soluzione.C. che le strutture portate alla luce appartenessero alla cattedrale sede del Vescovo: in quell'area. 42 . Si tratta del ritrovamento. Alla scoperta di Tyana. magari risolvere parte dei quesiti posti in gioco.H. in tal senso. tra l'altro. più avanti nel tempo riconoscibili non tanto attraverso la traccia del perimetro murario. dove la chiesa diocesana era preceduta da un quadriportico a lato del quale si collocava il battistero. di un quadriportico: un esempio suggestivo. un rapporto privilegiato con la non lontana regione orientale (ove si poteva arrivare percorrendo la grande strada su cui Tyana sorgeva). L'importanza di tale ritrovamento sta anche nel fatto che non risultano.ROSADA G. quanto piuttosto per la presenza di piccoli forni (peraltro molto simili a quelli ancora oggi utilizzati dalle donne del luogo). dipenderà dai finanziamenti che riusciremo ad ottenere per continuare a “capire” il passato cristiano di Tyana. funzionali a spezzare in piccole porzioni il pane per la comunione (fig. indicando pertanto per il lastricato una cronologia successiva. in 29. ma hanno fornito altri dati confermanti il fatto che nell’area doveva insistere un importante complesso religioso cristiano.BERGES D. simili iconografie trovano invece confronti numerosi in chiese di ambito siriano (come pure le citate tarsie parietali). Gli scavi più recenti (2008) non hanno portato a individuare nei pressi del battistero un edificio riconoscibile come luogo di culto. Gli scavi di Tyana/Kemerhisar 2006. Ankara e reports precedenti. secondo uno schema che non è raro trovare. Kaz sonuçlar toplantisi 3. da una parte al battistero e dall’altra. e caratterizzato da un particolare gusto naïf nella realizzazione delle figure a scala diversa. fu operato sin dai secoli XI-XII. Bibliografia essenziale di riferimento: . in conclusione di queste brevi considerazioni sulle nostre indagini archeologiche a Kemerhisar. come abbiamo visto. un martyrium. 8). 28 Mayis-01 Haziran 2007). a un altro edificio sacro come. . ad esempio. già suggerito in precedenza da ritrovamenti di ossa sporadiche. marmo e ossidiana. Anche alla luce di queste considerazioni. resa attraverso l’impiego di tessere in pasta vitrea. da quando cioè cominciarono a sovrapporsi povere case. Come avrete già compreso. 11. si trova a Mileto.Cilt (Kocaeli. Il futuro degli scavi. Tyana. costituiscono una delle più evidenti fisionomie culturali di Tyana. ben leggibile. d. 7). dice eboethe ton doulon. tre pulcini e parte della coda di un uccello (fig. poco distante. come ancora oggi è possibile vedere. I-II. 2000. confrontare quanto emerso. riproponendo. calcare. d’altra parte il mestiere dell'archeologo è quello di “scoprire” l’antico. e con un episodio figurativo in cui compaiono un albero frondoso. 341-359. i rapporti con una tradizione orientale e segnatamente siriaca che. i problemi ancora aperti restano numerosi. Vi ringrazio per l'attenzione. Si tratta di un tessellato. un leone che rincorre una gazzella. 2008. . Inschriften griechischer Städte aus Kleinasien. in tutta la Cappadocia. di alcune sepolture ben conservate e rigorosamente orientate che testimoniano la presenza di un luogo di tumulazione. si era ipotizzata la presenza di una chiesa che in una ricostruzione ideale avrebbe potuto affiancarsi. dalla vivace policromia. Le caratteristiche di questo stampo sembrerebbero confermare. delimitato alla sua estremità meridionale da una struttura muraria di non grande potenza che tagliava il mosaico. pp. ceramica.ROSADA G. poiché le chiese sino ad oggi note mostrano al massimo tessellati a motivi geometrici. Gli scavi successivi non hanno tuttavia confermato le nostre ipotesi: quello che sembrava una possibile navata laterale si è infatti rivelato come un probabile porticato lastricato con lastre rettangolari di marmo bianco. ben collocabile cronologicamente tra V e VI sec. NOLLÉ J. rosoni e onde correnti.

infatti. poichè il battesimo cui si vuol fare riferimento non è quello celebrato per accogliere nuovi fedeli bensì il suo prototipo. o dallo stesso Antelami. In alcuni elementi del Battistero. comunque. una novità assoluta: i portali di Modena. indubbiamente si tratta di un reperto di grandissimo interesse. Rispetto al Battistero di Pisa. ma hanno piuttosto l'obiettivo di proporre diverse possibili letture del rito. Enrico Mazza (Università cattolica del Sacro Cuore) Le fonti letterarie del progetto iconografico del Battistero di Parma (testo non riesaminato dall'autore) Il Battistero di Parma è già stato studiato in mille modi. per il programma iconografico dei portali e delle lunette. e ciascun rito o oggetto è commentato non per sè stesso ma in funzione della sua collocazione temporale. la fedeltà al testo biblico è arricchita da alcune stranezze. Il Mitrale fu del resto composto durante l'episcopato cremonese di Siccardo (1185-1195). Sappiamo però che il Mitrale è portato a compimento uno o pochissimi anni prima dell'inizio dei lavori per il Battistero. e appena un anno dopo ebbe inizio la realizzazione del Battistero di Parma: l'architrave orientata a nord riporta infatti sia la data che il nome dell'architetto. tuttavia. Mi riferisco. ma troveremo eventualmente più tardi il tempo per farlo. le stesse che possiamo facilmente riscontrare anche nel Mitrale di Siccardo. Prof. La committenza si affidò dunque a un'opera principale. Il nostro pomeriggio proseguirà ora con il Prof. affinchè il suo clero possa spiegare ai fedeli la celebrazione della liturgia ed essi possano essere meno inclini a qualunque forma di distrazione. di distrarsi. Le spiegazioni fornite non derivano. da questo punto di vista. non accade di trovarsi di fronte a evidenze di quella portata: da questo punto di vista l'Anatolia è un altro mondo. Il programma iconografico del Battistero. Se osserviamo l'insieme alla luce delle fonti letterarie. ad esempio. e chi è del mestiere lo sa bene. cioè sulla base di considerazioni estetiche del tutto personali. i parmigiani vollero realizzare qualcosa di meglio. dalla volontà di chiarire il senso dei riti. Rosada per la sua interessantissima relazione. Prima del restauro la composizione era ricoperta da una patina nerastra uniforme. Il Portale della Vergine è così chiamato per due motivi: la Vergine che campeggia al centro della lunetta (fig. La possibilità di proporre alcune ipotesi in relazione al caso da lui illustrato equivale per me ad un invito a nozze. affinchè ciascun fedele sia portato a pensare ciò che più lo fa sentire a proprio agio evitando. che ci parlerà delle fonti letterarie del progetto iconografico del Battistero di Parma. che raccogliendo insieme moltissime fonti scrive un testo in grado di incidere sulla pastorale della sua diocesi. e questo nonostante alcuni elementi non possano risultare comprensibili senza una adeguata conoscenza della citata opera di Onorio. radicalmente diverso. dunque. è direttamente ascrivibile al Mitrale. Benedetto Antelami. la cui sagoma ottagonale turriforme funge probabilmente da modello. 43 . sebbene particolarmente faticose. C'è infatti da definire un primo criterio di riferimento: nei commenti dell'epoca la liturgia è distribuita lungo l'anno liturgico. l'interpretazione del testo è allegorica. basato sui commenti alla liturgia utilizzati all'epoca della sua realizzazione. Dieci-quindici anni prima del Battistero di Parma nasce inoltre il battistero di Cremona. e comprendo bene l'entusiasmo dei colleghi che hanno la fortuna di confrontarsi con simili esperienze. Qualunque sia la storia di quella vasca battesimale. Il mio contributo ha però la pretesa di fornire qualche nuovo elemento a proposito delle fonti letterarie utilizzate dalla committenza. che fu vescovo della stessa città a partire dal 1185. Verona e Ferrara presentano infatti alcune analogie. e a mio parere.ssa Silvia Lusuardi Siena Ringraziamo il Prof. A 36-40 km da Parma ha dunque origine la grande operazione pastorale del vescovo Siccardo. Per inventariare i manoscritti e fare l'edizione critica del testo siccardiano ci vorrebbero due vite. Enrico Mazza. Facciamo dunque un bel salto cronologico-geografico e ci trasferiamo in terra nostrana. si celebra a Pasqua e a Pentecoste. questo portale dovrebbe tuttavia essere quello dell'Epifania. Siccardo trae abbondante materiale da due fonti: il Gemma animae di Onorio di Autun e la Summa de Officiis di Giovanni Belet. ma quello di Parma si configura come insieme coerente. al Mitrale (oggi diremmo Pastorale) di Siccardo da Cremona. Il battesimo. e che l'autore compone questo scritto con finalità pastorale. Lavorando in Italia. una figura in marmo bianco che spicca rispetto al marmo rosso di Verona che incornicia l'ingresso. possiamo affermare che ci sono riusciti. sullo stipite di destra (per chi guarda). Naturalmente.Prof. Il Battistero parmense non è. e infatti si tratta di un lavoro che per il momento non è stato svolto. ma nel libro liturgico i testi battesimali si collocano in corrispondenza dell'epifania. ma oggi la differenza cromatica tra il bianco della figura mariana e la pietra circostante è perfettamente apprezzabile. ma probabilmente si preoccupò anche di far conoscere i testi che l'avevano preceduta. in particolare. cioè il Battesimo di Cristo. 1) e la Madonna che compare in alto.

cui i battisteri sono sempre dedicati. L'architrave superiore si divide in due parti: sulla sinistra compare appunto il Battesimo di Cristo. Illustrando l'allegoria factis. compaiono episodi relativi ai Magi. la fronda posta sulla cima dell'albero regge Mosè. illustrando il senso allegorico. immortalata mentre danza: sarà proprio lei. con i quali asciugheranno Gesù quando sarà uscito dall'acqua. tutti i personaggi dell'Antico Testamento implicati nella generazione del Figlio di Dio. Nello stipite destro. e si rivolge al Battista che gli sta di fronte. In questo caso. Sul lato opposto della tavola imbandita c'è la puella. L'ufficio Divino del giorno del Battista è così articolato proprio per rispettare la sua collocazione tra i due Testamenti. il Battista è dunque compreso tra Nuovo e Vecchio Testamento. sposo di Maria che diede alla luce Gesù: la Vergine è allora fuori dalla genealogia. rispondesse ad una funzione didattica. Passiamo ora all'analisi degli stipiti. In realtà dovrebbe trattarsi di una inesattezza. allegorico. cioè quello del quadruplice senso delle Sacre Scritture (senso storico. e procedendo verso l'alto si dispongono le varie figure. Siccardo stabilisce che gli antenati di Gesù terminino direttamente con Maria. Quello di destra ha alla base Jesse. sono raffigurate storie tratte dall'Antico Testamento. consuetudine fondamentale per quella che è riconosciuta come “Città del Gusto”). escludendo Giuseppe. Nella citazione latina di Isaia 11 si parla però della virga di Jesse. e un angelo con il turibolo lo incensa mentre il boia con la spada lo decapita. è allegoria della Chiesa. inoltre. e ciascuna di esse è contrassegnata dal proprio nome. Protagonista dei battisteri è dunque Giovanni Battista che battezza Cristo. scopriamo che la sua officiatura è per metà dell'Antico e per metà del Nuovo Testamento. Siccardo afferma che l'Esodo. Queste figure si collocano sui rami laterali. poichè il Cristo è figlio di Davide attraverso Giuseppe. sullo stipite destro la virga termina dunque direttamente sulla Virgo. dicevamo. Nel Battistero di Parma il Battesimo di Cristo è raffigurato sull'architrave superiore del Portale della Vergine (fig. mentre sulla destra abbiamo la narrazione della vicenda di Giovanni Battista. Proprio stamani abbiamo sentito parlare delle indicazioni del vescovo Rezzonico. morale e anagogico). le ferie estive o la settimana bianca. Nell'ambito della struttura architettonica globale. Sono poi raffigurati tre angeli che stringono in mano dei teli. un individuo che si occupa dell'organizzazione e che sta impartendo alcune istruzioni al servitore posizionato quasi al centro dell'architrave. Nello stipite sinistro è illustrata la storia dei patriarchi. Le stranezze da comprendere sono pertanto due: la presenza di Maria sullo stipite destro e quella di Mosè sullo stipite sinistro. sebbene in forma diversa dal precedente. e l'orditura architettonica del portale rispecchia fedelmente questo principio. Un esempio di allegoria di parole è il seguente: “da Jesse nasce un albero che è la genealogia di Gesù”. con Mosè. Egli è infatti protagonista dell'Esodo. diversamente da quella d'Oriente. cioè la cena del re Erode con Erodiade(fig. 2).Comprendere tutto questo risulta oggi piuttosto difficile. poichè nel Nuovo Testamento la genealogia di Cristo termina con Giuseppe. secondo il quale il coperchio del fonte battesimale doveva essere sormontato dalla statua del Battista. La 44 . Siccardo fornisce una spiegazione del metodo da lui utilizzato. In particolare. Più in basso. mentre l'elenco dei patriarchi sullo stipite opposto si conclude. mentre in alto. 3). fa riferimento a due tipi di allegoria: l'allegoria verbis e l'allegoria factis (allegoria di parole e allegoria negli eventi). Nel caso specifico del portale in esame. Facciamo molta fatica a collocare la vita religiosa nei giorni dell'anno liturgico. che tuttavia non ha relazione alcuna con i patriarchi. inspiegabilmente. secondo una dotta usanza dell'arte occidentale stabilita da Carlo Magno: egli volle infatti che l'arte occidentale. Sulla destra è raffigurata un'altra scena tratta dal Vangelo. mentre al centro corre una robusta radice che si sviluppa verticalmente sino a raggiungere una fronda su cui troviamo Maria. nella lunetta. l'episodio del Mar Rosso. Il tema del battistero è dunque la vicenda del Battista. e proprio per questo i personaggi raffigurati dovevano essere facilmente individuabili. sugli stipiti. la figlia di Erodiade. e se sfogliamo il Mitrale di Siccardo laddove parla del Battista (a Parma molto venerato. poichè la nostra vita di cittadini non è più regolata dall'anno liturgico. All'inizio del Mitrale. Sulla base della concezione siccardiana dell'allegoria verbis. sviluppandosi in modo ascendente. il Cristo raffigurato si riferisce alla narrazione matteana. e poichè virga è in forte assonanza con Virgo. e anche qui è rappresentato un albero. gli orari dei treni. mentre secoli fa questa abitudine costituiva un forte strumento di coesione sociale. Noi sappiamo. tanto che proprio nel giorno a lui dedicato si raccolgono le noci con cui produrre il nocino. ciascuna collocata su una piccola semiluna e contrassegnata dal proprio nome. cioè tratti dal Nuovo Testamento. ispirata da Satana (raffigurato alla sua destra e con le braccia tese verso la fanciulla) a chiedere la testa del Battista. Tutto comincia con Abramo. mentre quello inferiore reca un'iscrizione con la data. l'albero genealogico di Cristo che include. i vari personaggi si collocano sui rami laterali. e assumono un'importanza di gran lunga maggiore elementi quali l'ora legale. non attraverso di lei. che il Mar Rosso richiama il Battesimo. Sull'estrema destra è scolpita invece la Decollazione del Battista: Giovanni si affaccia da un edificio turrito che forse rappresenta un carcere. molto importanti per la comprensione della fonte letteraria. Alla sinistra di Erode è raffigurato il consiliarius. episodio che fa seguito alle vicende dei patriarchi. così come confermatoci da Paolo nella prima Lettera ai Corinzi.

mentre alla sua destra è raffigurata la Croce in forma di Albero della Vita. compaiono le figure dei tre Re Magi. che pur non facendo parte dei Dodici è stato direttamente chiamato dal Risorto. suggeriscono dunque che la principale fonte d'ispirazione per la realizzazione degli apparati scultorei del battistero sia proprio siccardiana. abbiamo Erode che poggia la sua mano sulla spalla di Erodiade. ben illustrata sull'architrave: qui possiamo infatti facilmente riconoscere i due angeli con le trombe (analoghi a quelli di Ferrara). nella descrizione del portale ovest partirò dalla lunetta. e questo suggerisce che il progetto iconografico sia stato concepito in modo organico e unitario sin dall'inizio. Nella scena della decollatio. sorretta da una coppia di angeli e incoronata da un terzo angelo. le figure sono molto più stilizzate. che racconta di un agricoltore in cerca di operai da inviare nella sua vigna. che con il turibolo incensa il Battista martire. Sullo stipite sinistro abbiamo descritto le figure dei patriarchi. Nel caso di Parma. È inoltre raffigurato l'Apostolo Paolo. L'ultima scena descrive il momento della retribuzione degli operai. accadeva qualcosa di simile: si tendeva un grosso cavo tra l'ambone e una finestra posta in alto alla destra dell'altare. che riporta appunto il nome Paulus. la raffigurazione del Battesimo di Gesù con i tre angeli. Sulla destra è raffigurata la Parabola della Vite. nel giorno dell'Annunciazione.compresenza di queste due stranezze. il marmo rosso di Verona dello stipite è perfettamente intagliato per alloggiare la bianca figura della Vergine che ha in mano un fiore. e uno dei defunti esce dal suo sepolcro persino a mani giunte. che avviene secondo l'ordine di chiamata (tema che ritorna ancora una volta). La virga di Jesse fiorisce nella Virgo. si colloca il consiliarius che sovrintende allo svolgimento della cena. Nel complesso l'episodio è narrato focalizzandone sei momenti. che curiosamente non corrispondono a nessuno degli elenchi presenti nel Nuovo Testamento: gli apostoli compaiono infatti per ordine di chiamata. accanto alla scena del Battesimo di Cristo. In alto. poichè nel culto i due santi sono sempre associati: secondo la concezione sinodale dell'episcopato romano. Sull'architrave. e anche all'interno del Duomo. dar da bere agli assetati. il Vangelo di Giovanni per i sette successivi. e introducendo infine gli altri due. mentre sull'architrave sottostante si colloca. La lunetta è realizzata con un unico blocco di marmo scolpito su entrambi i lati. I recenti restauri hanno reso leggibile la scritta presente sul cartiglio retto dall'apostolo. e attraverso il movimento di una carrucola si faceva lentamente discendere l'angelo dell'annuncio sino al luogo della Parola. Non si tratta di una croce della passione. Salomè che danza e Satana che le ispira la richiesta della testa del Battista. Il Battistero di Parma conobbe un rito molto particolare: nel giorno dell'Epifania si facevano arrivare al Battistero i tre re Magi. usando il testo matteano per i primi tre. Si trattava di una vera e propria rappresentazione teatrale. Alcuni sepolcri sono ben raffigurati. Sulla sinistra (fig. corredata da una scritta perfettamente leggibile che illustra l'episodio. che l'autore pone a diretto confronto con le sei età della vita dell'uomo. In quest'immagine ravvicinata potete vedere il dettaglio della Croce-Albero della Vita con gli spuntoni dei rami appena tagliati. Su buona parte delle figure si possono apprezzare gli splendidi panneggi delle vesti. poichè il verismo è quasi impressionante e si riesce quasi a percepire lo sforzo dei defunti intenti a scavalcare il bordo della loro tomba. 4): l'angelo suggerisce in sogno a Giuseppe di non prendere la strada del rientro e di recarsi in Egitto. Se ritorniamo all'esterno. portati da un cammello finto o forse vero. ma l'elemento principale consiste in realtà negli stipiti. mentre quelle successive mostrano gli stipiti del portale ovest. che invitano i morti a uscire dalle loro sepolture. sulla destra. Per comodità. ornata da un festone nel quale le figure degli apostoli compaiono all'interno di dodici tondi sorretti dai dodici profeti. 5). che è esattamente il numero degli adoratori descritti nel libro dell'Apocalisse. Tutto questo ci è ben descritto nell'Ordo Ecclesiae Parmensis. ma di una croce vittoriosa interpretata come Albero della Vita. Alla sinistra di Erode. ritornano le figure degli Apostoli. Accanto a Paolo è raffigurato Pietro. ciascuno individuato dal proprio nome. come già detto. infine. Alla sinistra di Cristo troviamo invece altri angeli recanti gli strumenti della Passione. 6) sono narrate invece le Opere di Misericordia (dar da mangiare agli affamati. Sul lato opposto della lunetta. che ispirerà anche gli affreschi realizzati all'interno del Battistero sessant'anni più tardi. Il tema dell'adorazione dei Magi collocato sul lato sinistro della lunetta si estende dunque ai dodici apostoli e ai dodici profeti: dodici più dodici fa ventiquattro. invece. dove il diacono iniziava a cantare il Vangelo dell'Annunciazione. Più in basso. Al centro della lunetta troviamo Maria. accanto al trono su cui siede Maria con il Bambino. Al centro della lunetta c'è il Cristo Giudice benedicente (fig. come abbiamo visto. esattamente come quella raffigurata nella lunetta. Il giudizio di Gesù arriverà alla fine del mondo. 45 . che gli esperti sanno essere una precisa caratteristica della scultura di Antelami. così come previsto dall'allegoria verbis. all'interno della ghiera che circonda la lunetta. anche il Vescovo di Roma è Pietro e Paolo. ma a Ferrara la scena è molto più riuscita. Sono ben delineati anche alcuni spuntoni di rami appena tagliati. senza la benchè minima fatica. vediamo che la lunetta è circondata da una ghiera. mentre più in alto. rivolto verso lo spazio interno. che è possibile ritrovare solo nell'opera di Siccardo. accanto all'esecutore della condanna a morte troviamo la figura dell'arcangelo Michele. sul medesimo lato ma in corrispondenza della lunetta. è raffigurata la Fuga in Egitto (fig.

A proposito di San Paolo abbiamo già fornito qualche spiegazione: egli è chiamato direttamente dal Signore. abbiamo il sogno di Giuseppe. I giorni dell'anno liturgico guidavano dunque gli stessi comportamenti domestici. la settimana dopo Pasqua era dedicata alla Mistagogia. e ciascun giorno della settimana dopo Pasqua è dedicato a una delle Opere di Misericordia. in particolare. si legge la parabola della vite. è il prototipo del re cristiano. ma c'è ancora qualcosa da evidenziare. Abbiamo detto che a Settuagesima Siccardo non fa il commento delle letture ma illustra il regime dei 46 . cioè la prima preghiera dellla Messa. Si tratta dell'unica colletta domenicale di questo genere. una delle immagini che fanno parte della tipologia battesimale. ad esempio.). Tutte queste tradizioni appartengono alla drammatizzazione dell'anno liturgico. poichè è sul battesimo che si fonda il rapporto che egli ha con il suo popolo. dunque. 7). in particolare. quella di Sessagesima. mentre all'interno c'è la Presentazione al Tempio. quando si commenta anche il Vangelo di Settuagesima. che individuano in modo inequivocabile una precisa radice liturgica. e anzi probabilmente non frequentavano la chiesa quasi mai. oltre ad unire Sessagesima e Settuagesima include anche il mercoledì dopo Pasqua. il tema del Battesimo è inaugurato dalla figura di Giovanni e si sviluppa con l'illustrazione della festa dell'Epifania. in sintesi. Siccardo dipende però da Onorio di Autun e soprattutto da Giovanni Belet. Sull'architrave del portale sud c'è il Battista che con il dito indica Gesù. Abbiamo anche detto dell'importanza di Sessagesima. Nel portale nord. mentre all'interno abbiamo l'attuazione del sogno. Il commento di Sessagesima. sei le Opere di Misericordia proposte nella settimana dopo Pasqua. Carlo Magno. sei le ore in cui si è chiamati a lavorare nella vigna del Signore. ben riconoscibili sul lato sinistro del portale ovest. visitare gli infermi ecc. Non si tratta di un'idea nuova. dal quale i battezzandi fanno ingresso nello spazio battesimale. cioè circa settanta giorni prima di Pasqua. commemora San Paolo dicendo: “E noi chiediamo a Dio di essere analoghi a San Paolo”. deve dunque comportarsi in questo modo. che rappresentano il progetto di vita dei neobattezzati. a questo punto. quando nel Vangelo si leggono le Opere di Misericordia. quando egli emana un editto si rivolge ai battezzati. all'esterno. certamente. se esista una spiegazione liturgica in grado di motivare questo tipo di configurazione. e in ciascuna giornata liturgica si praticano le opere in essa previste: una volta. e ciò che si vuol trasmettere loro è che alla chiamata si risponde con l'obbedienza. mentre ne fornisce una spiegazione più dettagliata la domenica successiva. Quello che stiamo esaminando potrebbe essere definito “Portale di Settuagesima”: a Settuagesima. cioè l'obbedienza di Giuseppe e la fuga in Egitto. e dovendo commentare Settuagesima adopera tutto lo spazio che ha a disposizione per parlare di un'altra cosa: egli commenta il fatto che in questo periodo. e che di conseguenza non si può più cantare. dedica molta attenzione. cioè un particolare commento dei riti battesimali. All'interno del Battistero ci sono catecumeni che vengono battezzati. Sei sono le età della vita. Nei Monumenta Germaniae Historica. Quest'altra lunetta appartiene ad un portale che non abbiamo commentato e tratta della Presentazione al Tempio. e non semplicemente ai sudditi. poichè già Carlo Magno aveva affermato l'equivalenza tra buon suddito e buon battezzato. del resto. nel giorno di San Giuseppe tutte le famiglie di umili origini realizzavano nella propria casa qualche opera di falegnameria. due sono un indizio. è importante notare l'abito che veste coloro che le compiono. alloggiare i pellegrini. come si dice nei polizieschi: un solo elemento è puramente occasionale. Ora occupiamoci. I miei nonni non erano molto religiosi. Del passo del Vangelo che abbiamo menzionato fa invece solo un rapido cenno. e la ragione di ciò è che nell'epistola di Sessagesima San Paolo è presentato come colui che ha lungamente faticato nell'annuncio del Regno di Dio. il Battesimo di Cristo e le Nozze di Cana. come già osservato. infatti. Dobbiamo chiederci. ha inizio il digiuno segno di vedovanza. In questo commento precisa che il tempo di Sessagesima termina il mercoledì dopo Pasqua. e la risposta è sì. applicandosi magari anche solo alla riparazione di un vecchio sgabello o di una sedia. A proposito delle Opere di Misericordia. A quest'ultimo dato. e il progetto iconografico dei due stipiti nasce proprio dal commento unitario di questi tre giorni dell'anno liturgico.vestire gli ignudi. della lunetta interna del portale sud (fig. e l'ordine degli Apostoli è appunto quello dei “chiamati”. sulla destra. dal terzo in poi il poliziotto ha motivo di “scatenarsi” e seguire la pista. ma nel giorno di San Giuseppe erano sempre in giardino a piantar chiodi da qualche parte. Si tratta. Nel portale ovest abbiamo insieme Settuagesima e Sessagesima. il programma di vita del battezzato. e nel nostro caso siamo appunto in possesso di ben più di tre elementi. I due stipiti rappresentano. poichè si tratta del tipico abbigliamento del buon borghese del XII secolo: il cittadino che intenda contribuire al buon funzionamento della città. che terminano con il mercoledì di Pasqua. come abbiamo visto. quando si commemorano la venuta dei Magi. poichè non ce ne sono altre che menzionino il nome di un santo. A tal proposito esiste a Parma una vera e propria tradizione. In epoca medievale non è più così. mentre nel portale precedente. rapidamente. A questo punto. Nella chiesa patristica (primi sette secoli). La stazione quaresimale di Sessagesima è nella Basilica di San Paolo a Roma. delle lunette interne. Inoltre la colletta.

”). trascorsi alcuni anni. Leonardo Miani. realizzati da Vitale da Bologna. Gesù nella mandorla è una majestas. che recita: “il Re Davide. e anzi approfitto subito dell'aiuto dell'amico Massimiliano Valdinoci per far scorrere più velocemente le immagini. Il complesso lavoro fu affidato al capomastro Cristoforo da Milano. Spiegando questi quattro simboli.. cioè nel Sabato Santo. Leonardo Miani (architetto . con il Battistero ottagonale addossato in prossimità dell'angolo nord-orientale. attorniato dai simboli dei quattro Vangeli. Mazza per questa splendida decodifica del ciclo scultoreo del Battistero di Parma. si può ricominciare a cantare e anzi si raddoppia l'alleluia. Anche nel caso di Udine ci troviamo di fronte ad un committente importante. poichè è ancora in uso un'omelia rituale del sacramentario gelasiano nella quale si spiega il significato del bue. ed è certo che conservò la sua struttura originaria per circa cento anni. del leone e dell'uomo. la tomba dello stesso Bertrando. Purtroppo è molto tardi. e ha le dita protese nel segno romano della allocutio. e Bertrando non ebbe pertanto la possibilità di vederlo. Ci sono anche due angeli vestiti da diaconi. Longhi ed è caratterizzato dalla presenza del sovrastante campanile. dell'aquila. furono finalmente ottenuti i finanziamenti con cui sottofondare il campanile. Il messaggio della lunetta è dunque molto preciso: cessato l'obbligo di astenersi dal canto. Nello stesso anno Vitale da Bologna avviò la realizzazione degli affreschi dedicati a San Nicolò. è committente di tre opere particolarmente importanti: l'Arca intitolata ai due santi aquileiesi Ermancora e Fortunato. al di sotto dell'immagine: la voce del diacono fa giungere alle nostre orecchie la Parola di Gesù. invita i suoi amici a cantare come ben insegnano anche queste pietre scolpite”. che cantando l'incipit dei quattro Vangeli fanno la catechesi ai battezzandi. fu sopraelevato innestandovi il nuovo campanile. quando egli è Patriarca di Aquileia.. Egli parla. il re Davide è una sorta di manifesto che invita a cantare. cioè. e spiega che in Quaresima non è dato cantare.ssa Silvia Lusuardi Siena Ringraziamo il Prof. salmeggiando con la cetra. Fondamentale anche l'iscrizione in latino.Commissione Diocesana Arte Sacra di Udine) Cercherò di essere il più possibile sintetico. e 47 . Bertrando. e il periodo di riferimento è quello compreso tra il 1334 e il 1350. Nel rito del Battesimo si illustrano i quattro simboli battesimali. Confrontando la ricostruzione planimetrica riferita al XIV secolo con quella attuale possiamo notare che le due cappelle poste alla sinistra dell'altare sono le uniche ad aver conservato la configurazione trecentesca. Pietro Brollo. 1-2) è il Duomo nella sua attuale configurazione. dimostra il ruolo determinante della committenza e la sua profonda dottrina. molto probabilmente ubicata ad Aquileia e diventata. Nel 1348 l'edificio fu quasi completamente distrutto da un terremoto che rese necessaria la ricostruzione dell'intera navata centrale. che significa: “Sto parlando”. Nel portale di Settuagesima la lunetta interna mostra allora il re Davide che suona la cetra. si cerca di sintetizzare il contenuto dei Vangeli. Sulla lunetta di fronte (fig. essendo Vescovo Mons. e infine il Battistero. Vi ringrazio. Come già accennato il Battistero si configura come architettura autonoma collocata alla sinistra del Duomo. circondato da altri musici. Prof. successivamente. un anno più tardi. Il fatto che sia stato scelto il commento più moderno. attraverso i quattro Vangeli letti dai due diaconi che durante il rito stanno in piedi sulla predella. Alla vigilia di Pasqua. Quello che vedete (figg. Bertrando sarà ucciso da una congiura di nobili friulani. Alfredo Battisti. e la mandorla è segno di Incarnazione.canti. Gesù poggia una mano sul Libro aperto (“Io sono l'alfa e l'omega. e subentrato Mons. che giunto ad una certa quota della costruzione decise saggiamente di fermarsi ritenendo non sufficientemente robuste le fondazioni. come se il singolo evangelista potesse essere riassunto dal suo simbolo. che vi è già stato mostrato dal Prof. nel 1350. gli affreschi del presbiterio del Duomo. però. inserito circa un secolo dopo. mentre il battistero fu eretto successivamente. e in particolare da quella specifica liturgia spiegata nel commento che Siccardo scrive due o tre anni prima dell'avvio dei lavori per la realizzazione del Battistero parmense. Le vicende trecentesche che ho provato a sintetizzare si collegano a quanto accaduto negli ultimi dieci anni: dapprima. La spiegazione del progetto iconografico nasce dunque dalla liturgia del Battesimo. e poco prima della sua morte. forse a causa dei danni subiti dalla torre campanaria durante il terremoto. che ci parlerà dell'adeguamento del Battistero della Cattedrale di Udine. si decise di approfittarne per restituire al Battistero la sua originaria funzione. 8) è scolpita una mandorla che racchiude la figura di Gesù. che già da un anno lavorava in Friuli per conto della Confraternita dei Fabbri. particolare su cui Siccardo insiste molto. quindi passo subito la parola all'ultimo relatore del pomeriggio. e sulla base di un'ingenua semplificazione. e poichè questa operazione rendeva necessari il trasferimento dell'Arca e la rimozione della pavimentazione realizzata negli anni Sessanta. l'arch. mi fu richiesto un progetto per un allestimento museale del Battistero.

La stampa che vedete (fig. Pochi giorni dopo. è traslata nel Battistero insieme a parte dei paramenti. e il museo è stato traslato nelle due cappelle del Duomo che ancora conservano il loro aspetto medievale. a cavallo del terribile evento sismico che colpì duramente quest'area geografica. cioè nel coro. Essendo già stato incassato un altro finanziamento concesso dalla Provincia e destinato al restauro dei paramenti e alla loro esposizione. Le vicende dei due protomartiri aquileiesi Ermancora e Fortunato sono dunque direttamente legate alla storia di Bertrando. In quest'altra planimetria vedete appunto raffigurato il nuovo allestimento e la posizione delle singole teche. in asse con uno dei lati dell'ottagono della pianta. L'intenzione era quella di usare il Battistero come museo. e dietro alcuni degli stalli lignei saranno poi ritrovati parte degli affreschi di Vitale da Bologna. 3). indicato come Cappella di San Giovanni Evangelista. L'Arca viene dunque ricomposta dietro l'altar maggiore. È proprio a questo punto che il vescovo Battisti avanza al sottoscritto la richiesta di un nuovo battistero. e il grande elemento ottagonale che in questa planimetria vedete sistemato al centro dello spazio doveva essere appunto una grande teca in cui esporre i paramenti del beato. 4). sono riattivati gli studi per una eventuale sopraelevazione del campanile.questo dato ci è confermato dagli affreschi che sono stati ritrovati. redatto dall'Arch. Un altro dato significativo riguarda le radicali trasformazioni operate tra il 1711 e il 1718. in modo del tutto casuale. si inserisce l'Arca. avevo inoltrato alcune richieste di finanziamento allo scopo di procedere con il restauro dei paramenti del beato Bertrando. Come testimoniato da una foto risalente agli anni Sessanta. ma l'elemento di maggior interesse è la presenza dell'Arca: nel 1965. Purtroppo non disponiamo di immagini che documentino dettagliatamente questi interventi. al di sopra della predella. cioè nel Battistero. Giancarlo Santi. è giunto alla diocesi un finanziamento statale derivato dal gioco del Lotto. quest'ultima configurazione resta immutata sino al 1965. Il Battistero è così sottoposto a nuovi lavori di allestimento. e al di sotto si collocano le spoglie del patriarca. Le cinque figure scolpite che sorreggevano l'Arca vengono ricomposte all'interno dell'altare barocco. mentre l'Arca. anteponendovi un altare. Per il Battistero. con l'aiuto della curatrice del Museo Diocesano. proposta che viene subito discussa convocando varie riunioni con la Commissione Arte Sacra e la Soprintendenza. le spoglie del beato vengono trasferite all'interno di un altare. l'edizione 2002 del Corso di formazione sull'Architettura Sacra organizzato da Mons. Sulle pareti sono ordinatamente disposti alcuni pannelli con gli affreschi di Vitale da Bologna ritrovati nel presbiterio dietro gli stalli del coro. Nel 1718 Giuseppe Torretti riprogetta integralmente il presbiterio. e lo spazio è dunque convertito ad usi espositivi. La volontà della committenza era quella di realizzare una vasca che potesse consentire il battesimo per 48 . considerato “esterno” alla chiesa. ma sappiamo che subito dopo la morte di Bertrando l'Arca era sistemata sul presbiterio. Tale configurazione restò presumibilmente intatta sino al 1711. ritrovati in occasione della traslazione delle sue spoglie. tra l'altro. all'epoca Direttore dell'Ufficio Nazionale Beni Culturali della CEI. che non approva lo spostamento della salma del beato Bertrando dal Duomo al Battistero. si è reso dunque necessario un totale ripensamento del progetto. tra i quali la sostituzione delle finestrature. di cui vedete raffigurato l'altar maggiore visto dal retro. Questa tavola di progetto mostra appunto l'Arca collocata davanti al grande finestrone del battistero. La proposta sviluppata negli anni Trenta si arena per il mancato supporto del Capitolo del Duomo. come già fatto nel Settecento. che prevedeva la ricomposizione dell'Arca e la sua traslazione in uno spazio in cui non era mai stata collocata. si inserisce il fonte quattrocentesco. mentre alla base. La coraggiosa iniziativa viene purtroppo abbandonata poco tempo dopo. che dalla fine del Settecento fungeva solo da base del campanile e da deposito. Miani. Un decina di anni fa. e se ne perde memoria sino a pochi anni fa. Patriarca amatissimo poi divenuto beato. Eseguiti al suo interno alcuni lavori. quando il Duomo fu completamente rimaneggiato secondo il gusto barocco. a Firenze. il progetto prevedeva inoltre il ripristino della funzione originaria: l'intenzione del progettista era infatti quella di reinserire in questo spazio il fonte battesimale quattrocentesco che alla fine del Settecento era stato traslato nella vicina Chiesa della Purità. quando sulle pareti erano ben visibili lacerti di affreschi ancora bisognosi di interventi di restauro. che pur non essendo più oggetto di devozione conserva intatto il proprio valore storico-artistico. illustrate anche dalle foto successive. essendo sorta la necessità di realizzare un nuovo organo dietro l'altar maggiore. la struttura è inaugurata con una mostra sulla scultura lignea. Poco tempo dopo. quando il sottoscritto è chiamato a redigere un nuovo progetto. ma già negli anni '30 era stato sviluppato un progetto (fig. La foto successiva mostra appunto l'allestimento museale negli anni Settanta. Questa fotografia mostra lo stato del Battistero negli anni Cinquanta. mostra l'Arca nella prima cappella alla destra dell'altare maggiore: la cassa è sostenuta da cinque statue (sebbene decisamente reinterpretate rispetto alla realtà). ma la cifra elargita era destinata alla sottofondazione della torre campanaria. Al di sopra dell'altare si colloca la figura del patriarca che si solleva dalla tomba. fortunatamente senza esito alcuno. mentre alla sua sinistra. ho avuto il piacere di frequentare. le pavimentazioni sono realizzate ex novo in rosso di Verzegnis e infine. che documenta appunto lo stato dei luoghi prima delle trasformazioni settecentesche. e che nel 1568 fu traslata nella prima cappella alla destra del presbiterio.

dall'esterno della vasca. per circa due anni. Il modello al vero ci ha permesso di calibrare le dimensioni del progetto definitivo. tutte le spoglie estratte dalle tombe medievali rinvenute durante i lavori di trasformazione del Duomo. e che l'acqua fosse dunque alta abbastanza da non perdere efficacia comunicativa. e realizzati disegni più dettagliati è stato sviluppato un modello al vero (fig. segue una schematica rappresentazione della pianta del complesso con il terzo battistero di epoca cromaziana (ultimo trentennio del IV secolo). La medesima soluzione è descritta anche in alcune viste prospettiche che ipotizzano l'uso museale dello spazio (fig. ed è concepita in modo tale da poter alloggiare anche un cesto di fiori. Ho gradualmente affinato le valutazioni sull'altezza ottimale dell'acqua all'interno della vasca. 6) o la condizione di grande affollamento in occasione della celebrazione del rito del battesimo per adulti o per bambini. ipotesi che consentiva anche di recuperare l'elemento fondamentale dell'acqua corrente. della cattedra e dell'ambone. la planimetria definitiva e il progetto del portacero. cioè il percorso che fa il battezzando lasciandosi alle spalle la vita precedente e procedendo fiducioso verso il vescovo pronto ad accoglierlo. che è partita appunto dalle figure simboliche dell'esagono e dell'ottagono. a proposito del quale gli studiosi non hanno ancora appurato se la forma originaria fosse esagonale o piuttosto ottagonale. cioè una sede e un ambone. 9). Questa struttura. In fase di realizzazione. ma è stata traslata sulla direttrice ortogonale. 7) mostra uno dei rilievi che adornano l'Arca. abbiamo inserito un secondo troppo pieno. ma tale opzione non era facilmente praticabile: al di sotto del piano di calpestio del Battistero si colloca infatti un vano nel quale erano state sistemate. L'incertezza circa la forma del terzo battistero deriva dal fatto che sono stati rinvenuti due basamenti sovrapposti. come potete vedere. I gradini esterni in pietra che consentono l'accesso alla vasca rimarcano l'asse principale della composizione che intercetta anche la cattedra. che nel frattempo era stata nuovamente spostata: essa infatti non è più posizionata al termine dell'asse che collega la porta al grande finestrone. realizzati in compensato. come ad esempio le precise indicazioni liturgiche fornitemi dal Presidente della Commissione Arte Sacra Mons. Questa immagine di dettaglio (fig. in quella successiva potete vedere il secondo. Nei primi schizzi (fig. secondo le indicazioni ricevute da Don Guido Genero. 8). nel Settecento. mentre alla sinistra e alla destra di quest'ultima si collocano appunto l'ambone e il candelabro per il cero pasquale. vero e proprio modello di riferimento. I disegni che vedete in questo momento saranno probabilmente noti a qualcuno. Antonio Marchesi e Massimiliano Valdinoci. sono rimasti in loco a lungo. a versare comodamente l'acqua all'interno. 49 . I modelli al vero dei singoli elementi. 5) ho infatti cercato di racchiudere un ottagono in una più ampia forma esagonale. riferimento al giardino dellEden. e così è maturata l'idea di un catino dal quale scendesse l'acqua all'interno della vasca. Guido Genero. include anche una mensola su cui possono essere appoggiati gli oli santi. cioè sull'asse visivo che collega il battistero all'altar maggiore e al presbiterio. e soprattutto ho potuto attingere suggerimenti dalla vicina Basilica di Aquileia. e dopo numerose e attente prove il livello massimo dell'acqua è stato fissato in 57 cm. poichè ci ha fornito un riferimento sulla base del quale iniziare a stabilire quanto dovesse essere profonda una vasca destinata al battesimo per immersione.immersione. Per sviluppare il mio lavoro ho potuto avvalermi di supporti di grande importanza. raffigurante Ermancoro che battezza una famiglia romana: una scena che per noi è stata di grande aiuto. rispettivamente di forma dodecagonale e ottagonale. comunque. primi tra tutti gli affreschi di Vitale da Bologna e l'antica Arca. e mi è stato anche suggerito di modellare la vasca in modo tale da sottolineare l'asse dell'attraversamento. Nel frattempo è giunto in diocesi un nuovo vescovo e ci sono stati avvicendamenti anche nell'organico diocesano e negli uffici della Soprintendenza. Sono state effettuate anche numerose verifiche per accertarsi che il celebrante riuscisse effettivamente. era infatti nostro desiderio che i segni non perdessero il proprio senso. del passaggio. Un altro problema da considerare è stata la necessità di associare alla vasca per l'immersione (battesimo degli adulti) una conca utile al rito di infusione (battesimo dei bambini). Nel progettare la vasca battesimale ho naturalmente dovuto tenere ben presenti i diversi protagonisti dello spazio in cui sarei intervenuto. Essi mostrano una vasca non ancora definita nella sua struttura ma di forma decisamente ottagonale. Quelle che vedete sono appunto immagini riferite all'antica Basilica aquileiese: nella prima è localizzato il fonte battesimale teodoriano. l'acqua viva. diversamente collocato e caratterizzato da una pianta stellare. Questa curiosità. che all'interno della diocesi ha dato origine a discussioni non ancora sopite. così da poter utilizzare l'acqua anche ad un livello inferiore (fig. e infine l'ultima ricostruzione medievale e un disegno tratto dalla documentazione degli scavi effettuati all'inizio del Novecento. mi è stata molto utile per avviare la riflessione progettuale. ben noto agli archeologi. poichè sono già stati pubblicati nel volume sulle Cattedrali del Triveneto curato da Giorgio Della Longa. Nonostante le difficoltà pratiche. Pian piano è maturata l'idea di unire alla vasca battesimale il luogo della presidenza e il luogo della Parola. I disegni successivi mostrano.

cioè circa un anno dopo la fine dei lavori. è stato realizzato in pietra piasentina. mentre il superamento del vaglio della Soprintendenza è stato molto più laborioso. non era ancora stata effettuata una approfondita pulizia degli oggetti. Ringrazio dunque tutti coloro che sono intervenuti e passo subito la parola a Mons. questi due luoghi sono stati finalmente riuniti. Chiudo con un'immagine che si riferisce al momento in cui abbiamo finalmente inserito l'acqua all'interno della vasca: avvertire il rumore dell'acqua in quello spazio è stata un'esperienza davvero molto emozionante. e battendo sulla conca per il battesimo dei bambini produce un effetto molto suggestivo. che credo abbia anche effettuato importanti lavori nel Duomo di Verona. c'è da dire che le conchiglie che compongono il clauzetto risalgono a circa due milioni di anni fa. È stato dunque scelto un materiale sul quale erano disponibili molte testimonianze locali e numerosissimi riferimenti storici. in accordo con il parere della Soprintendenza e per omogeneità con le lesene e i pilastri all'interno dell'edificio. aggiungo che la scelta del clauzetto non è stata facile. ma purtroppo non disponiamo di tempo sufficiente. a dimostrazione del fatto che. ed è proprio dopo questo passaggio ulteriore che abbiamo ottenuto. 11) mostra proprio il particolare trattamento della superficie. Nante ci ha mostrato suppongo siano stati realizzati proprio con questo materiale. e solo successivamente sono state finalmente prese in considerazione ipotesi diverse. Purtroppo la situazione documentata dagli scatti non è ottimale. sul capo dei nuovi cristiani. l'ambone e il candelabro per il cero pasquale. Molti dei fonti battesimali che il Dr. A proposito del colore della pietra. Una delle immagini. 12). Tornando alle caratteristiche del materiale. perchè il riferimento per noi più chiaro e immediato era l'Arca (fig. Andrea Nante e un importante saggio storico del Prof. l'approvazione della Soprintendenza. I primi assemblaggi sono stati realizzati in stabilimento a Verona. In questo disegno vedete la sagoma dell'elemento di rivestimento che abbiamo fatto realizzare dai marmisti e che è stato posizionato sul modello ligneo del fonte per poter meglio valutare gli spessori più opportuni e le finiture di superficie. Questo dettaglio dei gradini che danno accesso alla vasca (fig. trovati. Negli ultimi mesi di lavoro abbiamo affrontato alcuni problemi pratici. mentre la foto successiva mostra una veduta prospettica dal battistero verso il presbiterio del Duomo. le modalità di adduzione e scarico dell'acqua e la conformazione del piccolo canale che avrebbe consentito la caduta dell'acqua dalla conca sino alla vasca sottostante. Per ragioni di peso è stata esclusa l'ipotesi della vasca monolitica (ho già rammentato il fatto che al di sotto del piano pavimentale si colloca un vano contenente testimonianze storiche). peraltro molto bello e caratterizzato da lunghe venature grigie. Giancarlo Santi per le conclusioni. la Marmi Santa Margherita. Il materiale utilizzato per realizzare le strutture è il marmo clauzetto. Goi. 50 . concessaci dall'allora Soprintendente e Direttore Regionale architetto Soragni. in un certo senso. due elementi che sono stati pensati e voluti ma anche. e con la stessa ditta sono stati discussi il problema della impermeabilizzazione delle superfici. a distanza di circa sette secoli.Il progetto è stato poi approvato dalla Commissione Arte Sacra. sia pur faticosamente. l'Arca collocata esattamente al di sotto e il nuovo fonte posizionato al centro dello spazio. il beato Bertrando abbia finalmente potuto vedere radunate le tre opere cui aveva dedicato così tante energie. Di seguito vedete la sede. e sintetizza efficacemente come. che mima una sorta di “effetto tappeto”. che illustra l'ampio uso che è stato fatto di questo materiale sin dalla metà del Quattrocento. La luce proviene prevalentemente dalla grande finestra aperta sul lato opposto all'ingresso (fig. ma è la stessa pietra a generare due colorazioni diverse a seconda che sia battuta o levigata. e in questa scelta mi sono stati di grande aiuto il Dr. Per la realizzazione dei manufatti è stata scelta una ditta di Verona. Per gli elementi cromaticamente diversi è stata scelta una tonalità di grigio più chiara. che include anche un piccolo foro in cui inserire la croce astile. Questo materiale. Prof. raccoglie un frammento di affresco di Vitale da Bologna raffigurante Cristo. e riflettere su ciò che è opportuno fare in situazioni complesse come quella che ci è stata appena illustrata. e questo particolare aiuta probabilmente a far memoria di quell'acqua che per lunghi secoli è stata versata. e successivamente si è provveduto al trasporto e montaggio in situ (vedete appunto alcune immagini che mostrano gli operai impegnati in queste delicate operazioni).ssa Silvia Lusuardi Siena Sarebbe davvero molto interessante approfondire il rapporto con le preesistenze. in particolare. poichè in un primo momento mi era stato imposto di realizzare tutto in legno e vetro. in questo battistero. scoperti a realizzazione conclusa. 10). Le ultime slides raccontano il tema dell'acqua e della luce. realizzata con marmi di spolio di Aquileia ma di provenienza greca. costituisce la materia prima delle cariatidi che sostengono l'Arca e anche del bassorilievo superiore. in qualche modo. dove la presenza di una patinatura rende però meno leggibile questa omogeneità materica. poichè nel momento in cui abbiamo realizzato queste fotografie. Il pavimento. utilizzato in quel periodo dai lapicidi comacini che lavoravano sia nella Basilica di Aquileia che nel Duomo di Udine.

che non in tutti gli ambiti sono egualmente avanzati. e in tal senso lo studio della storia è di importanza primaria. soprattutto per la serietà con cui il tema è stato affrontato. ma le vaglieremo tenendo conto soprattutto dello stato degli studi in Italia. Come forse ricorderete ci siamo già occupati del tema dell'altare. i docenti intervenuti. o forse decenni.Mons. ma in questo caso abbiamo voluto indagare soprattutto l'ambito della progettazione. che ci è senz'altro di grande sostegno. I risultati. 51 . Proprio per questa ragione. Per questo è nostra intenzione proseguire con questo genere di appuntamenti formativi. Le diocesi italiane. e prossimamente inizieremo ad occuparci delle tematiche da affrontare nelle prossime edizioni del convegno. dell'ambone e. una genialità generalmente sprovveduta e non sostenuta dal prezioso contributo degli storici. Cercheremo di trascrivere gli atti di questo convegno. così da offrire a chiunque sia interessato l'opportunità di partecipare. nel 98% dei casi non avviene nulla di simile. ma prolungandone eventualmente la durata e informando il maggior numero possibile di persone. oserei dire che si tratta di un'esperienza esemplare. e non solo. di conseguenza. cioè per fornire il necessario supporto al lavoro dei progettisti e dei pastori. di contattare i relatori per la revisione dei testi e di provvedere alla loro pubblicazione. a nome del Museo Diocesano di Milano e dell'Università Cattolica. Giancarlo Santi (Diocesi di Milano) L'ultimo intervento ha ribadito uno dei motivi per cui abbiamo voluto organizzare questa iniziativa. Miani è in tal senso particolarmente ricca e significativa. del battistero. Le ipotesi per gli anni futuri sono numerosissime. prendendo in esame le diverse discipline in cui essa si articola. sono stati per lo più molto discutibili. che saranno molto ben accolte. e al di là dei consueti alti e bassi dell'iter progettuale. siete liberi di farci pervenire le vostre idee e suggestioni. o magari passare a un tema diverso come quello delle sedi penitenziali. abbiamo pensato ad un'iniziativa che fosse particolarmente impegnata sul versante della storia. Nonostante i testi conciliari affermassero con chiarezza la necessità di anteporre a qualunque intervento accurate ricerche storiche. sono tutte chiamate a rispondere concretamente al rinnovato rito del battesimo. progettisti e artisti. delicatissimo e assai poco praticato. in realtà si è proceduto per decenni affidandosi alla sola genialità di pastori. perchè si tratta di materiale di grande utilità che deve essere divulgato presso tutti coloro che sono interessati a questo genere di argomenti. Vi ringraziamo ancora per il vostro sostegno e la vostra cordialità e ringraziamo soprattutto. Ringrazio tutti voi per la presenza e per la calorosa e interessata partecipazione. Purtroppo. L'esperienza presentata dall'arch. con questa terza edizione. e potrebbe essere interessante tornare a occuparsi dei luoghi della celebrazione dell'eucarestia. poichè ci sono anche i problemi pastorali o teologici. A tal proposito. Chiaramente non può essere sufficiente occuparsi solo di questo. e per poter raggiungere migliori risultati dovremo lavorare ancora per molti anni.

Tavole fuori testo .

Ricostruzione del Battistero di Dura Europos 3 .Dura Europos. Domus ecclesiae.Dura Europos. Aula battesimale 4 . Aula battesimale.Yale Art Gallery.Battistero di Dura Europos 2 . Le donne al sepolcro .1 .

Adamo ed Eva 7 .Dura Europos. Guarigione del Paralitico.5 .Il Battistero del Laterano in età costantiniana 8 . Aula battesimale. Gesù che cammina sulle acque 6 . Aula Battesimale.Dura Europos. Il Buon Pastore.Il Battistero del Laterano all'epoca di Sisto III .

1 .Esterno del Battistero 3 .Veduta aerea della pieve di Galliano 2 .Interno del Battistero 4 .Matroneo .

Scala interna 6 .La cupola ottagonale 7 .Particolare della muratura esterna .Pianta in corrispondenza del piano terra 8 .5 .

Il fonte battesimale e gli affreschi di Giusto de' Menabuoi 4 .1 .L'interno del Battistero con gli affreschi di Giusto de' Menabuoi 3 .Battistero della Cattedrale di Padova 2 .Padova. Cattedrale e Battistero .

Ascoli Piceno.Parma. fonte battesimale 3 .Parma.1 . pianta 2 . Battistero.Pienza. Battistero . Battesimo di Costantino 4 . Battistero. Battistero.

133940 6 . Battistero del Duomo 8 .Pistoia. Battistero.Siena. chiesa e battistero . Battistero del Duomo 7 .Arsago Seprio.Udine.5 . disegno della facciata.

Chieri. fonte battesimale.Castiglione Olona. sec. fonte battesimale 10 . XII 11 .9 .Musei civici di Torino. Battistero 12 .Vicofertile. Battistero .

ricostruzione 4 . ricostruzione .Cappella del Battistero di rito romano.1 . pianta 3 .Cappella del Battistero di rito ambrosiano. fronte e sezione trasversale 2 . Battistero Lateranense.Duomo di Sforzinda.Francesco di Giorgio Martini.

Vincenzo Seregni. Tecla e Battistero di San Giovanni ad fontes 3 . Roma 2 .Battistero lateranense.1 . sec. Battistero e copia del progetto di Pellegrino Tibaldi . XVI 4 .Milano. progetto per il Duomo di Milano. Basilica di S.Duomo di Milano.

Duomo di Monza.Giovanni Ambrogio Mazenta e Lorenzo Binago. Battistero. XVII 7 . Alessandro a Milano.Oggiono. interno 6 . sec.Duomo di Monza. Battistero.5 . pianta 8 . 1611-1623 . progetto per la Chiesa di S.

Verona. fonte battesimale 2 . Andrea.Torbole sul Garda (TN).1 . Chiesa di S. Eufemia. fonte battesimale .Lorenzaga (TV).Basedo (PN). Chiesa di S. fonte battesimale 3 . Bartolomeo. Silvestro. fonte battesimale 4 . Chiesa di S. Chiesa di S.

M. Maria e S. Chiesa di S.Arzergrande (PD). Ambrogio. Ambrogio in Valpolicella (VR). Chiesa della S. fonte battesimale con edicola 7 ..V. Prosdocimo.S. Croce. battistero e pulpito 8 .5 . Battistero .Camponogara (VE). Chiesa dell'Annunciazione della B.Padova. Chiesa di S. fonte battesimale 6 .

Campolongo sul Brenta (TN). Giustina in Colle. Leonardo. Chiesa di S. Battistero 10 . del Carmine. antico fonte battesimale . fonte battesimale 12 . Giustina. M.Chioggia (VE).9 . particolare 11 . Cattedrale. Chiesa di S. Chiesa di S.S.Vas (BL). coprifonte.

Veduta dello scavo e delle arcate dell' acquedotto romano 3 .1 .Tyana .Croce-reliquiario . inquadramento geografico 2 .Kemerhisar.Polykandelon 4 .

5 .Vasca battesimale 6 .Lacerto di mosaico pavimentale 8 .Stampo eucaristico .Planimetria dello scavo 7 .

1 . Giovanni Battista 4 .Il Battesimo Cristo 3 . Portale della Vergine 2 .Battistero di Parma.Banchetto di Erode e decollazione di S.Lunetta interna. Fuga in Egitto .

Presentazione al Tempio 8 . particolare 7 .5 . Cristo in mandorla e simboli degli Evangelisti .Lunetta interna. Opere di Misericordia.Portale ovest. lunetta esterna 6 .Lunetta interna.Portale ovest.

Duomo di Udine.Il Duomo di Udine prima delle trasformazioni settecentesche 4 .Progetto dell'arch. C. Miani.Duomo di Udine. planimetria 3 .1 . esterno 2 . 1933 .

Miani 6 . L.Modello al vero del progetto definitivo .Schizzo di progetto dell'arch.Ermancoro battezza una famiglia romana 8 .Vista prospettica del progetto preliminare 7 .5 .

9 .L'Arca e la nuova vasca battesimale 11 .Particolare dei gradini di accesso alla vasca 12 .Veduta complessiva .La conca per il rito di infusione e i due troppo pieno 10 .

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful