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Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del Quattrocento

di Salvatore Settis, Vincenzo Farinella, Giovanni Agosti

Storia dell’arte Einaudi

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Edizione di riferimento:

in La pittura in Italia, Il Quattrocento, vol. II, Electa, Milano 1986 e 1987

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Cruciale in quel serrato dipanarsi d’epoche che vuole il Rinascimento successore, piuttosto che erede, di uno spodestato Medioevo, il Quattrocento italiano può ben essere apparso come un’avanguardia: tutta tesa a piantare sulla linea di confine con l’età nuova un vessillo, se non greco, romano. Ed è spesso intorno a quel vessillo che si sono immaginate e descritte ardue e però vittoriose battaglie, dove le armi piú taglienti e audaci fossero prelevate senza intermediari dall’immenso arsenale degli Antichi. Gettato come d’un colpo sulla bilancia del rinnovamento epocale, lo studio dei marmi di Roma subito vi appariva come fattore non certo esclusivo ma determinante, assumendo per proprio interno vigore l’impatto e lo statuto di un programma. Non viatico, ma dura e cruda svolta; non lievito, ma piuttosto deliberata rottura; non tanto innesto, ma trapianto che muta forma e nome all’albero, ai frutti. Il programma di quell’avanguardia veniva costruendosi cosi ex post, a partire dalla centralità della pittura italiana nell’Europa del Cinque e del Seicento e del ruolo che essa vi aveva giocato non solo in prima persona, ma producendosi insieme come rappresentante e sostituto dell’autorità, non discutibile, degli Antichi. A una situazione ormai assestata, a un primato cronologico nello studio dell’arte classica che faceva degli Italiani il motore immobile di un piú generale rinnovamento, doveva ben corrispon-

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Settis - Farinella - Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400

dere la schiera compatta dei precursori che avevano mutato le regole del gioco dispiegando sul tavolo carte inusitate. Per questa via lo studio degli Antichi diventò asse e snodo centrale di un modello storiografico vincente, che tuttavia finí col proiettare quasi inevitabilmente all’indietro quel carattere onnipervasivo che aveva animato (non solo prima di Winckelmann, ma anche ben oltre le soglie della sua Storia) antiquari e archeologi: e ai pittori del Quattrocento si cominciò a chiedere a una voce, se volevano valicare a testa alta la frontiera verso una nuova età, il lasciapassare dei disegni, delle deduzioni dall’antico. Scatenando – come ha fatto – un’assidua caccia alle fonti antiche di questo e di quell’artista, un tal modello storiografico ha senza dubbio stimolato la ricerca e prodotto, accanto a mille deboli congetture, piú d’una acquisizione duratura; tuttavia – e forse almeno in parte perché entrava in opera proprio mentre la ricerca strettamente storica andava abbandonando l’antica fiducia in una Quellenforschung astrattamente combinatoria – esso ha finito col produrre una sorta di reductio ad unum e dell’antico e delle sue molteplici letture quattrocentesche, allineandole negli scaffali di una classificazione troppo precocemente antiquaria proprio per esaltarle (o non diremo invece: ridurle?) a unitario e consapevole programma, teso tutto verso una Ri-nascita già interamente compiuta. È su questa linea che doveva fatalmente innescarsi il gioco semplificatorio, ma a prima vista chiarificante, di una storiografia in cerca di priorità, di avanzatissime pattuglie che trascinassero, piú tardi, i riluttanti in una diffusissima passione per gli Antichi. Si riducevano cosí a pochi hautslieux, piú credibili perché già altrimenti caratterizzati per piú avanzate situazioni (la presenza o l’approdo di antichità: Roma, Venezia; la tensione verso una rilettura delle fonti classiche: Padova, Firenze), i luoghi dell’avan-

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la disseminata presenza dell’antico alla quale corrispondano (nell’occhio dell’artista) filtri di selezione e modi del riuso di volta in volta assai vari e da misurarsi. innalzando quasi ad accademia la bottega di uno Squarcione. piuttosto. pare cosí offrirsi in ordinata sequenza piú alle nostre trouvailles che all’occhio inquieto di un pittore del Quattrocento. A ripercorrere. d’intendere e di descrivere – per approssimazione – le linee di tensione che poterono condurre a guardare l’antico ogni volta con occhio nuovo. per collocarvi poi ogni singola tappa di ogni singolo pittore. quando i giochi sono fatti e si tratta semmai solo di stilare o completare gli inventari. un’ipotesi di lavoro. giustapponendo al catalogo di un artista i repertori degli archeologi. a manifesto le cure archeologiche di un papa Sisto.Settis . una delimitazione del campo. «derivazioni». sempre. convogliata entro il corpus edificato per secoli dagli studi antiquari. gli evidenti svantaggi e le insoddisfazioni diffuse: e occorrerà forse piuttosto avventurarsi su strade piú incerte e piú vuote. come pur vorremmo. in quella che può apparirci un’alba ma certo non ne portava il nome. a fronte di quegli schemi semplificatori e delle connesse linee di ricerca. In primo luogo.Farinella . dunque. le loro tracce non basta certo enumerare. e s’industri a figurarsi il centro del campo come un luogo vuoto. reimpieghi. e valutarne scelte e scarti in relazione a una determinata (ma di volta in volta ben differenziata) maglia di attese. col metro del presente. proponendone non una. Storia dell’arte Einaudi 5 . che principii col segnalarne alcuni cippi di confine. ma tante e discordanti immagini. un tempo in cui già fossimo arrivati in chiusura di conti. hanno cercato «fonti». Per piú erti sentieri si mossero.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 guardia. «modelli». Un’uniforme antichità. Cercare. il nostro. E pareva. La rigida separazione disciplinare fra storici dell’arte antica e post-antica ha favorito (da una parte e dall’altra) troppi lavori di tavolino che. In secondo luogo. gli artisti. trascrizioni.

la scelta e l’indicazione del soggetto: dove muta e s’articola assai variamente la bilancia fra il sacro e il profano: inteso lungamente.Settis . ma anche sulle aspettative di un «pubblico» che muta non solo di città in città. della via che l’artista aveva preso. la linea ferma e stabile di una pratica pittorica nutrita. com’è ovvio. sul gusto e le richieste del committente. che fa da filtro indispensabile all’irruzione delle nuove storie tolte da un’antichità condensata in exempla. s’intende. per nuovi eroi: e però quanto piú è Tito Livio o Valerio Massimo a fornire la trama. Il ruolo del committente (la cui definizione si complica e s’intreccia quanto piú vi concorrano figure altre.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 Da un lato. per lunghissimo spazio d’anni. sommandosi a quelle della tradizione medievale. e non l’Histoire ancienne jusqu’à César. ma anche a seconda del luogo di destinazione del dipinto (una chiesa. un «consigliere»-umanista) appare determinante non solo per la scelta stessa di questo piuttosto che di quel pittore ma anche quale indizio o sigillo di approvazione. di tradizione e d’invenzione: misurate. Quanto poi la norma e gli empiti dell’invenzione dovessero appoggiarsi a un prefissato repertorio di schemi e per quali vie vi entrassero. un palazzo). Proprio lo spazio che le storie degli eroi romanzi – ivi inclusi. e graduale consacrazione. figure tratte dall’antico. dalle visioni e dalle ambizioni del pittore. dall’interno. è un capitolo essenziale di questa storia. questa e quella. come obbligata proiezione nelle tappezzerie e negli affreschi di una tutta cavalleresca topografia di fatti e di luoghi. questo. in un assai instabile equilibrio talora bruscamente animato.Farinella . e prima di tutto. ma a lui vicine e spesso decisive: l’ambiente di una corte. tanto piú Storia dell’arte Einaudi 6 . Assolutamente centrale è qui. Cesare e Alessandro – si erano conquistate nella decorazione profana. e il taglio narrativo per episodi offerti alle moralités di una lettura «esemplare» diventeranno cornice e norma per nuove storie.

entro il quale prima l’occhio di ogni artista. epigra- Storia dell’arte Einaudi 7 . Dall’altro lato. e la destinazione allo sguardo di tutti. né si può giudicarne se non la si considera per quello che è. chiunque ne fosse il committente. cosí poco studiato. certo obbligavano a un grado altissimo di fedeltà alla tradizione. per gli occhi di pochi e la loro privata pietà. una selezione che ci appare sempre piú avara. e solo per gradi un generale consenso operano. guardando l’antico. di riconoscibilità del soggetto. va stilato seguendo altre strade (testi. si tratta qui di un repertorio potenziale. Prosecuzione del «genere» profano ed estensione del repertorio portano cosí fatalmente a una nuova attenzione per l’antico.Settis . si sommano infatti nuove scoperte. una scelta appunto frammezzo alle tante offerte del generoso repositorium dei marmi antichi. di quadri di soggetto sacro nelle case. è palese che il catalogo delle antichità «visibili» agli artisti del Quattrocento. Poiché è proprio questa selezione che si rivela determinante nella storia dell’arte. una rappresentazione piú legittimata perché piú «vera». proprio perché assai piú vasto di quello delle antichità che essi hanno «usato».Farinella . infatti. Con altro spirito si poteva guardare alle storie sempre ripetute di Cristo e dei Santi: dove la collocazione nelle chiese. soldati e insegne! Corre perciò fra storie profane e storie sacre uno stesso ordito: l’uso.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 sorgerà dalla storia stessa lo stimolo a cercarne. Da un lato. Il catalogo delle antichità che si offrivano alla vista a Roma e altrove potrebbe essere di per se stesso un polo di riferimento. potrebbe aver fatto da ponte. e spesso inascoltate per secoli. sculture dimenticate acquistano nuovo prestigio dopo l’ingresso in una collezione o una lode di Donatello. Ma quante di quelle storie chiamavano dentro di sé imperatori e consoli romani. esso va inteso come un repertorio in continuo movimento: alle presenze antiche. con filtri tutti da indagare. il punto estremo di una linea di tensione.

e con essa la stabile promozione del disegno dall’antico a suo sostituto.. documenti. anzi. come quella di un mondo concluso. ottoniana o nel Duecento e quello del Quattrocento potrà evidenziarsi come quella continuità non sia piatta prosecuzione. con sempre piú acuto sentimento di distanza storica. Infine. condotta per tagli sincronici. quello di un susseguirsi di blocchi epocali.Settis . che può trasfigurare. lo spazio e il ruolo della teoria artistica. tanto piú quanto meglio si saprà distinguere fra diversi e non coincidenti livelli di accesso alle antichità.. sottile ma vitale. una volta per tutte. per l’artista e piú tardi per l’antiquario. pienezza e decadere del- Storia dell’arte Einaudi 8 . e solo. che traeva alimento dalla lettura dei testi antichi donde echeggiava la fama di Zeusi e di Parrasio. e con consapevolezza assai mutevole – l’intangibile auctoritas del modello antico. profondamente marcata dalla coscienza della sua frammentarietà e perciò vista. di continuità con la tradizione artistica medievale: che a quel deposito di temi e schemi aveva pur attinto. Diventa qui specialmente chiaro un filo. leggendolo talora come il dispiegarsi di una norma costruita. potrebbe tracciare preziose coordinate di gusto. allineati secondo una successione di progresso. ed emergeva però anche il principio di una distinzione dei generi. Proprio. dallo studio diretto del marmo romano a quello del disegno che altri ne ha tratto. È qui che prende posto l’inaccessibile Grecia di Ciriaco. Catalogo delle presenze e catalogo delle scelte: la spola fra l’uno e l’altro. traducendo – per gradi. dominati ciascuno da uno scelto manipolo di protoi heuretai che impressero all’arte loro nuovissime svolte. in piú articolata e piú mossa immagine.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 fi. che già invitava a citarlo. ma conosca.). l’analisi di un taccuino in immaginario ma spesso fecondissimo viaggio a Roma. poniamo. per intendere e rappresentare la verità di natura.Farinella . dal confronto fra l’uso dell’antico nell’arte. sbalzi e cambiamenti radicali.

e infine nella sua estensione dall’artista al conoscitore.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 l’arte. affidandone almeno al principio la competenza e il compito agli artisti e stabilendone gli assi portanti nell’idea di sviluppo storico (o di progresso). l’incerta eppur indubitabile proiezione (in Plinio. nel vocabolario del giudizio d’arte. Cosí il precetto di Vitruvio. nato dal tronco aristotelico. Da questa visione. mediante la redazione di opere scritte che avevano innalzato pittori e scultori al rango di letterati.Settis . dominata com’era dal lessico (tolto dalla retorica) del giudizio d’arte e dalla categoria di pro- Storia dell’arte Einaudi 9 . che per sparsi brandelli pur emergeva dalla lettura degli Antichi. nella suddivisione per scuole. usciva esaltato il ruolo dell’artista come motore centrale del progresso artistico attraverso la pratica dell’invenzione e l’elaborazione di uno stile personale.Farinella . nel modello biografico tagliato sul singolo artista. e perciò perfettibile nella sua traduzione in figura. nel confronto non tanto con la natura visibile. ma anzi modificata e accresciuta negli anni da esperimenti e da successi. in Cicerone. come dai nostri studi risulta ancora troppo poco evidente. che voleva l’architetto erudito in ogni genere di scienza. ma piuttosto con una natura misurata sul metro dell’idea. mettendo in forse la loro rigida esclusione gerarchica dal sistema delle arti liberali. e a proporsi a modello possibile. La stessa inclusione di pittura e scultura nello spazio potenziale della narrazione storica. in Quintiliano) di quell’assiduo sforzo (di classificazione per categorie e narrazione secondo un filo storico) che. l’una e l’altro. suggerendo ai suoi eredi inedite conquiste. poteva – com’è già in Pomponio Gaurico – essere esteso al pittore e allo scultore: e l’immagine dell’artista antico cominciava a prender forma. ma anche la riflessione teorica e il riepilogo storico dei raggiungimenti propri e altrui: condotti. aveva fondato nei secoli dell’ellenismo la primissima storiografia artistica dell’Occidente. Era. il riferimento a una norma non costante.

e però al tempo stesso. Che solo a Firenze. esprimendosi in scritti letterari e in dotte epistole. certo. non solo fra questi) corrono multiple e non sempre esplorate linee di tensione. consegnandolo anzi ai coetanei e ai posteri come un passo.Farinella . storia e teoria artistica: fra questi quattro poli (e. Roma e Venezia i pittori nel Quattrocento si interessassero alle antichità è quanto si evince dalla bibliografia accumulatasi in circa un secolo su questo argomento. in trasparenza. e sfocate le persone prime degli artisti. in ricerche di questo tipo. sperimentazioni e fallimenti. E sarà solo sovrapponendo. La fortuna dell’antichità si muoveva. che passano attraverso il concreto operare di scultori e pittori e architetti cercando di fondare su principi di distinzione la classificazione e la gerarchia delle arti. entro un generale orizzonte iconologico. ma il quadro storico di riferimento rimaneva invariabilmente arcaico. A ciascuno di essi e – in questo quadro – a ciascuna delle arti potrebbe esser dedicata una fresca attenzione: a tentare per ciascuno (ricercando) di recuperare una mappa con propri interni e spesso contraddittori percorsi.Settis . su una strada in crescendo e alimentando di una forza inaudita l’autoconsapevolezza dell’artista e l’impulso alla sua promozione intellettuale e sociale. possibile. basterebbe pensare a quan- Storia dell’arte Einaudi 10 . catalogo delle antichità «visibili» e di quelle «viste». permeano il gusto e trasformano profondamente il sistema delle attese dei committenti e del «pubblico». dove trovino posto distintamente e insieme. sotto un cielo di schietta marca neoplatonica. ruolo del committente. trascrizioni scolastiche o visioni vertiginose.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 gresso finiva con lo spostare su un altro piano ogni consapevole scarto dalla tradizione. Padova. Pratica pittorica. l’una all’altra mappa che potrà vedersi almeno a tratti quella trama fittissima di pensieri e di ambizioni. tutti gli sguardi sull’antico.

tra Roberto Longhi e Giuseppe Fiocco. ed ingenuamente strenua. mostrò con opera perfetta come quegli che pigliavano per altore altro che la natura. una banale equivalenza tra la pittura di Masaccio e le ricerche degli umanisti fiorentini contemporanei: le indagini sui testi antichi di quelli dovevano avere un contrappeso nello studio dei ruderi o delle statue antiche da parte del pittore ventenne. le impressioni delle sculture di Donatello e Nanni di Banco. La misura monumentale di Masaccio. rilievi di sarcofagi e pitture tardoantiche a stringer nessi che era solo la filologia euristica. da piú parti e con piú o meno consapevolezza. Si son viste sfilare quindi le Veneri piú diverse per fecondare la mente di Masaccio a crear l’Eva dolorante del Carmine. potesse ritrovare avi e modelli nelle statue antiche di Roma o della bottega del Ghiberti. la lezione del Brunelleschi. invece. Insomma si è cercata. quasi che la sua umanità nuova. maestra de’ maestri.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 to poco sia stata recepita e discussa in questa corrente di studi la polemica – 1926 –. soda e sbalorditiva. ed un’osservazione implacabile della realtà di cui era ben consapevole già Leonardo: «. all’aprirsi del decennio passato. discussioni e contributi si sono intestarditi proprio là dove non era necessario: ad esempio su Masaccio. a tutti i costi.Settis . quasi che «prospettiva» dovesse significare.Farinella . loro due sí davvero anticheggianti. s’affaticavano invano». dietro ai suoi personaggi stanno la forza di Giotto.. dei ricercatori del giorno d’oggi a figurarsi.Tommaso fiorentino. ancor oggi fondamentale per una corretta comprensione storica del Quattrocento pittorico italiano. «recupero dell’antico». scognominato Masaccio.. non richiede affatto il ricorso a modelli antichi. venne. il libro di Baxandall a dire che non era certo Masaccio il pittore di Coluccio Salutati. di Leonardo Bruni o di Poggio Bracciolini. Storia dell’arte Einaudi 11 . Al contrario. a proposito della formazione del Mantegna.

da Brunelleschi. 1427. Che il quadro dei gusti e delle preferenze fosse piú complicato di quanto viene per solito alla mente.Settis . le figure dei rilievi antichi. lodava. In quella cultura cortese e sontuosa. appassionato epigrafista. stanno a testimoniare il nascere e lo svilupparsi di questo interesse per le opere d’arte antiche tra artisti che non hanno nulla a che spartire con la rivoluzione figurativa. basterebbe ad indicarlo il fatto che Ciriaco d’Ancona. le sculture antiche e nuove lí presenti. i disegni riuniti da Degenhart e dalla Schmitt. svarianti tra le classi monumentali piú disparate dell’arte antica. e non va dimenticato. se al posto dei pittori si parlasse qui degli scultori o degli architetti fiorentini di quegli anni: negare. motivi tratti dalle opere d’arte dell’antichità.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 È chiaro. che l’arte antica sia stata importante per Donatello sarebbe un’insensatezza. senza distinzioni. Donatello e Masaccio. riveder come: non certo squadernando confronti a dismisura. Storia dell’arte Einaudi 12 . viaggiatore instancabile. accanto ai figurini della moda. tra le curiosità parziali ed infinite di quei pittori. ma evidenziando gli episodi reali e sottolineando la precoce consapevolezza ed amplificazione retorica di questo tema nella storiografia. che apprezzava Rogier van der Weyden e il Pisanello. non fu eccessivamente difficile che nelle raccolte di disegni degli artisti penetrassero. attorno ad una data che essi vorrebbero fatidica. quando andava a visitare gli studi di Ghiberti e Donatello. inaugurata.Farinella . infatti. che chiamava Parrasio il senese Maccagnino. molto piú probabile) di Gentile da Fabriano. che il discorso non potrebbe essere lo stesso. Nel linguaggio internazionale del tramonto del Medioevo hanno modo di comparire. bisognerà forse. Siano o non siano (come è. alle piante e alle bestie ritratti con cura implacabile. anche lí. tra innumerevoli incomprensioni.

accanto alle riprese dai 300 eroi «rosa e biondi» di Masolino non mancano delle copie da un rilievo neoattico e da una lastra del fregio traianeo dell’Arco di Costantino. in vista della commissione per la «sala theatri» del palazzo di Montegiordano a Roma.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 È Masolino piuttosto che potrà essere sensibile ad esperienze di questo tipo. in questa specie di scorreria tra una predilezione che non tarderà a farsi per taluni dei suoi interpreti una vera e propria ossessione.Farinella . a lui vengono destinate numerose composizioni poetiche volte a paragonarlo agli artisti dell’antichità classica. di ben altro peso. finito prima del 1432. Il ciclo degli uomini famosi per il cardinal Giordano Orsini. e non Masaccio. nei suoi rapporti con l’antico. Decurtata della gran parte del suo catalogo. Ricaschi figurativi. al ritratto di Giulio Cesare dipinto nel 1435. come dono di nozze. il cosiddetto «Libro di Giusto». impiegandole forse per aggiornare la sua strumentazione figurativa di personaggi e di costumi. si può verificare solo nei libri di disegni di Parigi e di Lon- Storia dell’arte Einaudi 13 . la carriera di Jacopo Bellini. dovranno essere accostate. in una delle quali. una delle sculture antiche che gli artisti del secolo XV piú apprezzarono. le medaglie dove il «pictor Pisanus» scendeva direttamente a gara con le testimonianze antiche. per Lionello d’Este. sulla produzione pittorica dovettero avere le predilezioni antiquarie di Jacopo Bellini. È Pisanello. l’artista che gli umanisti per tutte le corti di Italia nella prima metà del Quattrocento prediligono. alle monete da lui collezionate. con pezzi di prevalente provenienza romana.Settis . non esitò a diventare normativo per questo genere di decorazioni: lo testimonia almeno l’alto numero di descrizioni e riproduzioni grafiche (italiane e straniere) di questo complesso perduto. Accanto ai suoi disegni dall’antico. con tutti i principali eroi del mito e della storia antica.

visto che. oltre che artistica.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 dra. andranno invece perlopiú ai fiorentini. tutta praticabili e pedane. a stare col Vasari. sulle pareti della Loggia di Cansignorio a Verona la presa di Gerusalemme e il trionfo di Tito e Vespasiano: ed anche se di quella decorazione restano solo le teste imperiali dei sottarchi bisogna farne di continuo debito conto. In quei teatrini veneziani e in quei dirupi di cartapesta si edifica il rinascimento dell’antichità. mentre da sotto le grondaie occhieggiano teste di Cesari o sui muri si spiaccicano conii monetali ingranditi a figurare rilievi preziosi. che andranno collocati. senza. nell’ultima fase della sua attività. che accoglie nei suoi campielli le scene sacre piú disparate.Settis . in Veneto. Il mondo figurativo di Jacopo Bellini fu un’invenzione di lungo getto: a lui devono essere fatte risalire le diversioni antiquarie che compaiono da un certo punto in poi nell’attività della bottega di Antonio Vivarini e Giovanni d’Alemagna. probabilmente nel 1456. alla tradizione di Altichiero e di Avanzo che avevano narrato per figure. e quindi sulla metà del secolo: qui l’allievo veneziano di Gentile da Fabriano ha modo di dispiegare le proprie passioni. ci fu anche Mantegna ad apprezzare quelle pitture. o quasi. sull’arco trionfale dei Tre Crocefissi di Bergamo devono trovare una spiegazione non sulle pareti degli Eremitani. seguendo Flavio Giuseppe tramite l’ineliminabile umanista di turno. I Cesari dipinti da Vincenzo Foppa ventenne. nella solerzia degli storici. Qui è piú che la simpatia generica – e un poco indifferente nel suo essere curiosa un po’ di tutto – dei pittori tardogotici: Jacopo poteva risalire. scivolate rinascimentali.Farinella . Architetture dalle prospettive scombinate descrivono una Venezia da palcoscenico. di tanto diversa temperatura morale. ma tra i fogli del Belli- Storia dell’arte Einaudi 14 . i cui meriti. grossomodo coevi.

un bambino intento a studiare Cicerone: l’unico frammento superstite di quella decorazione. se anche si recò in Grecia. per colmo d’affetto.Farinella . senza paralleli nella pittura di tutto il Rinascimento d’Italia. e forse. non mostrò nelle sue opere echi Storia dell’arte Einaudi 15 . rappresentava sulla loggia. apprezzatissimo. grandissimo impresario ed intelligente pittore. E. dove gli Zavattari davano vita all’epica profana e longobarda della regina Teodolinda. invece. che non si stenta a figurare come memorabile. Elementi del repertorio anticheggiante (le solite teste di Cesari. inaugurano. come ha suggerito Gianni Romano.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 ni piú vecchio: al Pittore bresciano continuerà a spettare in ogni modo l’invenzione della luce che allaga l’ancor esile scenografia classica. è al suo giro che andrà avvicinato un gruppo di disegni dall’antico della Biblioteca Ambrosiana. A neanche vent’anni di distanza dalla follia cortigiana della cappella del Duomo di Monza. «quando hera putto». Quei profili imperiali però non sono piú della stessa marca tardogotica di quelli che. come scrisse nei suoi Ricordi. ritenuto ai tempi del Padre Resta una specie di abbecedario di Leonardo da Vinci. la dinastia di quelli che. che. poniamo. tra cui. i fregi di bestie mai viste) non mancheranno in altre opere del pittore lombardo. le monete ingrandite a far da rilievi. decorano tra girali gli strombi delle finestre della Cappella Rusconi nel Duomo di Parma. la decorazione del Banco Mediceo a Milano richiedeva nuovi soggetti: ed il Foppa dipingeva gli imperatori di Roma. Traiano nell’atto di render giustizia alla vedova. scolpiti o miniati. Dalle costole di Jacopo Bellini trasse qualcosa anche Francesco Squarcione. sui portali o sui libri.Settis . dilagheranno nella Lombardia della seconda metà del secolo. tutto ripieno di statue di Roma. fino a trovare tra i sussulti della mente di Leonardo nuove possibilità di contorte trascrizioni.

dell’infuriare di Donatello e dei suoi compagni. la violenta reazione dello Squarcione di fronte agli affreschi degli Eremitani. ugualmente documentati. degli stimoli dello Squarcione. nelle botteghe di Gentile da Fabriano o di Niccolò di Alemagna. che allievo dello Squarcione fu il Mantegna. dal Vasa- Storia dell’arte Einaudi 16 . procacciarsi necessariamente calchi di statue antiche: e di quali poi nel 1450? I calchi dello Squarcione dovranno quindi trovar posto accanto a quelli. un po’ come un quadro di De Chirico. È un crocevia quello padovano di metà Quattrocento in cui campeggia la complessa psicologia dello Squarcione. ed è una differenza capitale. in fondo credibilmente. ci sarebbe voluta Elsa Morante: tra di loro c’era quindicenne Andrea Mantegna. quasi dei manichini? Oppure repliche dei rilievi dell’altare del Santo? Ordinare del gesso. quanto resta affidato al genio di Mantegna per giungere agli affreschi degli Eremitani è davvero moltissimo. piedi o teste. e se l’interno del suo studio continuiamo a figurarcelo. dopo la pagina memorabile di Longhi. che la manica di discoli che gli gravitava attorno teneva soggiogato in legami di contorta paternità. Ci sarà stato. resta. della lezione delle Battaglie di Piero della Francesca a Ferrara e dei Giganti monocromi di Paolo Uccello in Casa Vitaliani. Pur tenendo conto dell’esperienza di Jacopo Bellini. se non nei rendiconti di un’Accademia ottocentesca. E chi sa se davvero di opere antiche saranno stati i calchi in gesso ammassati nella camera «a relevis» della sua incredibile bottega padovana? Non saranno stati piuttosto frammenti di corpi umani. come fece in grande quantità lo Squarcione.Farinella . litigiosi e un po’ teppisti. Sia pur tarata da fatti personali (la gelosia perché Andrea aveva sposato Nicolosia Bellini). per descrivere quei ragazzini. testimoniata.Settis . non vuol dire.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 di quel viaggio. ma non avrà trascritto con la passione di Ciriaco le epigrafi o ritratto il Partenone.

tutto sommato. vestite da antichi romani. e sarebbero state piú perfette. e ne possiamo cogliere la severa temperatura monumentale. e ad instradare le sue doti verso una ricostruzione figurata dell’antichità. «Andrea Squarcione». e non mai quella tenera dolcezza che hanno le carni e le cose naturali.Farinella . perciocché non avevano quelle pitture somiglianza di vivi. perché [Mantegna] aveva nel farli imitato le cose di marmo antiche. ma di statue antiche di marmo o d’altre cose simili».Settis . come è di certo piú semplice credere. dalle quali non si può imparare la pittura perfettamente. gli amici umanisti a scoprire il giovane pittore.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 ri. molta fantasia individuale. può dire qualcosa sullo sconquasso che quel ciclo provocò nelle menti e nei cuori dei pittori di educazione. si instauri una convergenza di intenti tra i letterati e l’artista? Le testimonianze infatti delle fre- Storia dell’arte Einaudi 17 . che non rinuncia a dettagli straordinari: come quello del bambino. perciocché i sassi hanno sempre la durezza con esso loro. presente all’interrogatorio di San Giacomo. sulla cui genesi si interrogò persino Marcel Proust. che si piegano e fanno diversi movimenti. è attraverso qualche racconto. aggiungendo che Andrea avrebbe fatto molto meglio quelle figure. Sono i letterati antiquari. tardogotica: l’anziano impresario padovano andava dicendo infatti che quegli affreschi «non erano cosa buona. se avesse fattole di color di marmo. e non di que’ tanti colori. un po’ fascista nella sua romanità. oppure si dà il caso che. cacce epigrafiche per l’entroterra veneto che Andrea mette su l’attrezzeria complessa e appassionata dei suoi affreschi. tolti per gioco a qualcuna di quelle prestanti comparse. quale dovette parere nei clamori del dopoguerra. dopo lo scoprimento della Cappella Ovetari. che indossa un elmo e uno scudo troppo grandi per lui. Oggi il mondo perduto degli Eremitani non ci appare piú impigliato in una tagliola antiquaria. Senza esperienze romane.

che si sottrae al miniaturismo per il monumentale.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 quentazioni erudite del Mantegna (la dedica della silloge del Feliciano – 1463. trova ragione di quel suo aspetto classico pensando ad una falsariga del sistema che andava edificando per iscritto e coi mattoni Leon Battista Alberti. per rendere la luce. per noi che siamo cresciuti con Piero della Francesca al centro e al vertice della pittura del Quattrocento. che. supera volontaristicamente il problema increscioso della perdita della pittura antica. che viene ad occupare un posto non marginale nei bilanci dei rapporti tra artisti e committenti nel Quattrocento. che rinuncia.. Eppure. in cui gravitano inserti di realismo e di violenza che continuano a sbigottire. che si dedica alla rappresentazione di temi antichi (la Calunnia. la gita archeologica sul Lago di Garda – 1464. Trovare in questa storia. che si va tracciando. per la genesi del quale il volume longhiano del 1927 ebbe un’importanza incalcolabile. le poesie con le lodi sconfinate. al fascino degli ori in nome del bianco. valutando la Navicella di Giotto come l’Ifigenia di Timante. che tiene conto dell’esperienza anatomica e compositiva della plastica antica.Settis .Farinella . il ristabilimento della reale posizione storica del Mantegna e la comprensione del suo classicismo sono ancora in parte da compiere: di certo sappiamo invece che le fonti antiche di Piero della Francesca sono un mito novecentesco. la genesi dello stile lapidario del Mantegna. La straordinaria curialità del mondo di Piero della Francesca. è problema questo. le tre Grazie).) sono tutte posteriori all’inaugurazione degli affreschi.. Storia dell’arte Einaudi 18 . mediante un singolare rimando ad un sarcofago romano con Meleagro (uno dei miti piú presto decifrati all’ermeneutica rinascimentale). un posto per il De pictura è una delle difficoltà piú grandi: nel 1435 l’Alberti descrive infatti un pittore di storia.

per trovare plausibili radici alla profetica indicazione dell’Alberti. e quelle soluzioni.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 Ma ritrovare tra i pittori italiani operosi prima del 1435 un artista che risponda a questo identikit è fatica non da poco. Il ruolo degli affreschi Ovetari a Verona lo recitò il trittico di San Zeno. centauri. le botteghe dei miniatori allestivano una complessa antologia di motivi anticheggianti per decorare bordi e iniziali di manoscritti ed incunaboli: lungo le pagine dei testi della letteratura classica veniva squadernato un repertorio di antichità che. venivano piú volte riproposte: la frenesia del Mantegna si era fatta gusto e sigla in numerose testimonianze pittoriche. lungi dal rappresentare specifici e dotti rimandi a un qualsivoglia programma iconografico. Fra Padova e Venezia. sia pur senza il medesimo rigore. al viaggio nelle Fiandre. Piero della Francesca resta in ogni modo il portato piú straordinario di quei suggerimenti. addobbata dal Mantegna trentenne con medaglioni circolari di marmo (con cavalieri. e uno dei Dioscuri di Montecavallo). nereidi. servono. alle frequentazioni internazionali. tritoni. all’apertura cosmopolita. che. Mantegna sfondava a Padova con l’inedito mondo degli Eremitani. per lo piú) o nelle Battaglie di nudi escogitate dal Pollaiolo. in linea con i Storia dell’arte Einaudi 19 . Bisognerà provare a ripensare all’educazione nell’Italia settentrionale. è servita a fuorviare non poco gli studi. e forse la dedica – 1436 – della versione italiana del trattato al Brunelleschi. cercava inediti suggerimenti in riconoscibili monumenti romani (sarcofagi. allo scadere del settimo decennio del secolo. dove la Madonna e i Santi e i putti stanno in una gabbia della ditta di Donatello.Settis . 1456-59. È insomma il critico ad elaborare un’idea di pittura prima che essa venga nei fatti realizzata.Farinella . superando il raggio di fonti utilizzate dal Mantegna e nella bottega dei Bellini. con la lista degli artisti fiorentini.

venivano riciclati. senza fare una piega. secondo il Vasari. a dare maggiore solennità alla scena: prendono il posto insomma di stoffe preziose. sul fondale di un miracolo di San Ludovico. nei pennacchi di una cappella o lungo le pareti del salone di un palazzo o sulla facciata di una casa. nella resa di un monumento anti- Storia dell’arte Einaudi 20 . una specie di istantanea dell’Arco di Costantino. che le fonti agiografiche ricordano essersi svolto a Roma. Paralleli ad una cosí luminosa fedeltà al vero. dando vita ad un’ondata di antichismo locale. ben piú stentata nella qualità figurativa dei risultati. Naturalmente anche a Verona miniatura e pittura devono barcamenarsi rispetto alle soluzioni cogenti e impositive del Mantegna.Settis . cuscini. dove solo i barbuti barbari prigioni sono diventati quasi degli angeli nimbati. dove variano gli addobbi archeologizzanti della gabbia. coralli o. Parallela all’ossessione epigrafica del Parenzano a Padova. nella Cappella dei Priori del Palazzo pubblico di Perugia. per rammentarci che siamo a Verona. costruita sulle frequentazioni delle antichità dell’Istria e su ricordi grafici di Roma. roseti. Alla fine del secolo tornava a Verona. infinitamente piú meccanica di quella del Mantegna. Prima del 1461.Farinella . quella antica. ma abbastanza pervasiva. Gli stessi cartoni. correva. dove tutti i rilievi del complesso monumento stanno al posto giusto. tratti da famosi rilievi di Roma.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 gusti del pittore. Un pezzo come l’altare di San Zeno si prestava ad infinite variazioni sul tema: si scorrano per prova le pale e gli affreschi del Benaglio. tappeti. Benedetto Bonfigli aveva dipinto. che si conquistò il primato tra i pittori del Quattrocento per il piú lungo soggiorno di studio a Roma: dodici anni. dove l’epigrafe ripete. ma la marca dell’insieme rimane sempre quella. l’archeologia del veronese Giovanni Maria Falconetto. con lievi imprecisioni.

dove alla metà del secolo i temi della mitologia e della storia greco-romana erano confinati in produzioni per la gran parte artigianali come cassoni nuziali o deschi da parto. le tre tele dipinte. al posto di piú consueti arazzi. come presto spiegherà Andrea De Marchi. il leone Nemeo. in quegli stessi anni. con una continua riproposizione cortese delle favole antiche. da Antonio e Piero Pollaiolo intorno al 1460 per una camera del palazzo mediceo dovettero suonare nuove ed inattese: tre episodi della saga di Ercole (le lotte contro Anteo. prima del 1469. cercava di imporre. dell’orafo Antonio. Qualche anno piú tardi. La scena intera. il Filarete a fondere per San Pietro la sua porta.Settis . sotto il quale il Bonfigli era stato a lavorare e dove da piú parti si tentava una restituzione del mondo antico: l’Alberti a scrivere la sua Descriptio Urbis Romae. è costruita su una trama di ricordi figurativi. e violentemente espressivo. si sarà recato. intanto. mentre gli ambienti della Biblioteca Greca nei Palazzi Vaticani ricevevano decorazioni alle pareti. Pollaiolo.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 co. Lorenzo da Viterbo inseriva dei monocromi anticheggianti. istituendo un paragone immodesto con le figure dei sarcofagi antichi. il proprio primato nella raffigurazione del corpo Storia dell’arte Einaudi 21 . noi non ne conosciamo. tra Firenze Venezia e Padova. che si fatica a non trovar reminiscenti di qualche partito ornamentale antico. come il Boccati e Girolamo di Giovanni. sgangherata. l’Angelico a farsi classico e monumentale nelle storie della Cappella Niccolina.Farinella . con la firmata Battaglia dei nudi. l’idra) proponevano su scala monumentale il virtuosismo anatomico. ma fondamentale per lo sviluppo del gusto per l’antico. nei bordi degli affreschi della Cappella Mazzatosta in Santa Maria della Verità a Viterbo. A Firenze. di ascendenza in qualche modo squarcionesca. Oltre al possibile choc degli Eremitani si sente la lezione di Roma tra Eugenio IV e Niccolò V. dove forse anche il Bonfigli. a questo livello cronologico.

dove la nudità suonava come un esplicito riferimento ai grandi esempi della plastica antica: e la composizione. sarà possibile intravedere in questo ambiente della famiglia fiorentina Lanfredini un incunabolo delle stufe all’antica che tanta fortuna avranno a cominciare dalla Roma dei primi decenni del Cinquecento. tra i miracoli della Piazza. se quella parete (per di piú oggi distrutta) l’avesse dipinta un pittore diverso dal Gozzoli.Farinella . alla destra della scena. nel 1466. infatti la Rinascenza toscana. che sembra trovare tangenze con il nascente interesse. immediatamente fuori. ed oltre. greca o italica. rischiò grosso: Storia dell’arte Einaudi 22 .Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 umano colto in atti estremi. rimase canonica fino. per gli ambienti termali e per i bagni antichi: se questa ipotesi troverà una conferma. Si potrebbe credere di essere a Montefalco o a San Gimignano. Non menzionata dalle fonti. le battaglie di Cascina e di Anghiari. nella versione incisa o in quella scolpita. se non fosse che nella Maledizione di Cam un dettaglio tradisce il soggiorno pisano: la vasca a cui si abbevera una pantera. ripete letteralmente uno dei sarcofagi romani del Camposanto. riscoperta solo alla fine dell’Ottocento. I tabelloni con le storie della Genesi che dalla fine degli anni sessanta cominciavano a coprire la parete settentrionale del Camposanto di Pisa. e non è un esercizio banale di immaginazione storica. da parte dei lettori di Vitruvio e degli indagatori delle rovine. Benozzo Gozzoli li dipinse senza lasciarsi in alcun modo impressionare dai sarcofagi antichi reimpiegati in massa sotto quei loggiati o. Vien da pensare. la danza di nudi affrescata su una parete della villa La Gallina di Arcetri ripropone gli stessi motivi della Battaglia – nudità dei corpi e movimento sfrenato – abbinandoli ad una complessa idea architettonica.Settis . presto letta in chiave «lineare» sulla falsariga della ceramica antica.

legati al programma iconografico della Cappella.Settis . sostanzialmente.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 il 3 di luglio di quell’anno. «lo quale dé avere a finire di dipingere al Camposanto». Tra gli Operai pisani dovette sorgere qualche perplessità sul Gozzoli. infatti. Ma quel giro di vite non avvenne. si recheranno quasi solo. Ce ne sarebbe stato abbastanza da risollevare dalla decadenza una delle piú impigrite province artistiche di Italia? A Pisa. avrebbe creato il Mantegna. per motivi probabilmente anche politici. già cortigiano gonzaghesco. in quella adunata di quasi tutti i pittori umbri e toscani del momento le intrusioni anticheggianti sono ben poche: si riducono. agli Archi di Costantino introdotti da Botticelli e Perugino. senza ricorrere al piú consueto viaggio a Roma: i sarcofagi del Camposanto giocano quindi nella storiografia un ruolo per piú versi parallelo a quello degli intoccabili disegni di Ciriaco con le antichità della Grecia nella biblioteca di Pesaro. qualcosa a mezza via tra la severità degli Eremitani e la curialità della Camera degli Sposi. sui fondali di due scene che si fronteggiano. che. reduce dai successi di Milano e di Pavia. con le collezioni medicee a portata di mano. Nel 1469 giungeva in ritardo all’Opera del Duomo pisana una lettera di Vincenzo Foppa. e fu preferito il Gozzoli. Storia dell’arte Einaudi 23 . chiedeva di dipingere il Camposanto: e qui neanche l’immaginazione soccorre nel pensare ad una Cappella Portinari srotolata su una parete lunga decine di metri. Con tutti quei rilievi antichi a disposizione. nelle ricostruzioni forzate degli storici. Neanche dieci anni dopo il Botticelli aveva dipinto tre degli affreschi della Cappella Sistina.Farinella . tutti quegli artisti in cui si vuol ritrovare qualche traccia di antico. gli operai della Fabbrica del Duomo invitavano per «colazione» Andrea Mantegna. perché nel 1474 fu chiamato il Botticelli «a vedere dove avea a dipingere in Camposanto»: ma anche questa volta non se ne fece nulla.

oggi perduto. Si tratta di rese scrupolose e un po’ pedanti di un monumento che si avviava a diventare una quinta impiegatissima persino nella pittura da cassone. Accompagnava questi interessi un vivace collezionismo di antichità.Farinella . nei pressi delle terme di Morba. ma di cui però non si stenta ad immaginare l’importanza. gemme e vasi in pietra dura. letterati e filosofi. alle innumerevoli miniature fiorentine dell’ultimo quarto del secolo in cui vengono riprodotte le piú celebri gemme della collezione di Lorenzo. dove il ricorso ai miti del mondo antico accomunava artisti.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 la Punizione di Corah e la Consegna delle chiavi. che vedeva il signore mediceo in prima fila con le raccolte del palazzo di Via Larga e del giardino di San Marco. di cui si conosce solo un soggetto. senza che si possano o si debbano tracciare linee troppo nette di convergenza. la villa di Spedaletto. dell’équipe sistina. la Storia dell’arte Einaudi 24 . per Lorenzo il Magnifico. con in piú il giovane Filippino Lippi e in meno Cosimo Rosselli. non si trattava solo di adunate di sculture di grandi dimensioni. il Maestro delle Sette Virtú o il Maestro dei Putti o l’incredibile Marmitta. si ritrovavano. L’impresa di Spedaletto si inserisce perfettamente in una cultura cortigiana come quella di Lorenzo il Magnifico. sia chiaro. la Fucina di Vulcano dipinta da Ghirlandaio. I capifila. Questa volta si trattava di un grande ciclo mitologico. Botticelli Ghirlandaio Perugino. senza però toccare mai i vertici di esaltazione anticheggiante raggiunti dalle produzioni analoghe dell’Italia settentrionale: Monte o Attavante non valgono. Alla cerchia medicea Botticelli destinava la Venere. spesso restaurate da scultori di primo ordine: spiccavano. a decorare qualche anno dopo. per esempio.Settis . frequentate annualmente dal signore mediceo. per quantità e pregio. almeno a livello contrattuale. Questo tipo di interessi interferiva inevitabilmente con la produzione artistica contemporanea: si pensi.

si dava ad una ricostruzione fantasiosa ed umorale delle architetture antiche. inclusi Fra Bartolomeo e il giovane Raffaello. proposto con disinvoltura dagli artisti e richiesto dai committenti. senza l’alibi del monocromo. Storia dell’arte Einaudi 25 . con la stessa meccanicità di quelli della cappella Tornabuoni. La passione per l’antichità era diventata un fatto di gusto. le figure centrali dei soldati crudeli che compivano la strage degli innocenti in uno degli affreschi Tornabuoni. invece. Da un altro di quei rilievi derivavano. ignorando l’iconografia del gruppo antico.Farinella . i monocromi presenti non si lasciano ricondurre. la Pallade. ma anche in prodotti minori. ripresa svagata. sotto la loggia. che un tempo si riconduceva proprio alla bottega di Ghirlandaio e che oggi viene avvicinato invece alla cerchia di Giuliano da Sangallo: quei fogli. Tramiti per operazioni di questo tipo dovevano essere delle raccolte di disegni di antichità. o i loro prototipi. sul tipo di quel Codice Escurialense. come la Giuditta di Berlino. a piene mani. sul cui fondo compare uno dei rilievi traianei dell’Arco di Costantino. a nessun rilievo antico. un affresco con la tragedia del Laocoonte. La bottega di Ghirlandaio inseriva. nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio Ghirlandaio arricchiva la presentazione canonica degli uomini illustri con alcune scrupolose riproduzioni di monete antiche. in cui. come spiegò Aby Warburg. nella villa di Lorenzo a Poggio a Caiano Filippino Lippi cominciava a dipingere. mitologica e cortigiana degli Adamiti di Arezzo. monocromi riproducenti rilievi e monete antiche negli affreschi per le famiglie Sassetti o Tornabuoni. Nella tarda pala per Rimini.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 Primavera. uno dei soldati della Resurrezione della pala d’altare Tornabuoni. come suggerí Hermann Egger.Settis . dovettero passare tra le mani di molti pittori a Firenze. da una scena della Colonna Traiana. a Lorenzo de’ Medici Signorelli dedicava il suo Regno di Pan.

Storia dell’arte Einaudi 26 . che lasciava da parte ogni richiamo al monocromo o all’attrezzeria. aperta sul mare. stracolma di rilievi e statue di soggetto biblico e mitologico. Nettuno su una quadriga di cavalli marini scalpitanti. sembra già pronto a farsi orca e ad entrare nell’Orlando Furioso. Superato il cordone sanitario che Roberto Longhi aveva rizzato attorno al nome e alle opere di Leonardo da Vinci. mentre il pistrice che cerca di assalire Andromeda. descritta in un opuscolo di Luciano. strapiene di animali tondi e panciuti. e in attesa di riscattarlo dalle mani forse troppo avide dei leonardisti.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 Una camera della casa di Guidantonio Vespucci veniva decorata con pannelli dedicati a illustri eroine dell’antichità. raccomandata dall’Alberti. come nel migliori Walt Disney.Settis . sfornate dalla bottega del Botticelli. l’anti-Renoir corruttore della pittura lombarda. Allo stesso committente Leonardo da Vinci dedicava. disegnata anche dal Mantegna: il soggetto antico era ambientato dentro un’architettura. si può solo accennare qui al singolare rapporto che Leonardo intrattenne con l’arte del mondo antico: un percorso continuamente anticanonico. uno dei suoi rari disegni di presentazione. Le nozze fra due rampolli di casa Tornabuoni e Albizzi fornivano lo spunto – 1487 – a Bartolomeo di Giovanni. in nome di una piú complicata comprensione del senso e della natura dei tempi. qualche anno dopo. Francesco del Pugliese e Giovanni Vespucci avevano la fortuna di vedere alcune stanze delle loro case decorate dalle mitologie di Piero di Cosimo. nei piú tardi pannelli per Filippo Strozzi il giovane. su scenari aggiornati alle nuove mode romane. Biagio d’Antonio e Pietro del Donzello per narrare. ricostruzione di una perduta pittura di Apelle. Antonio Segni riceveva dal medesimo pittore il quadro con la Calunnia. tradotto da Guarino Veronese.Farinella . la favola antica e cortese degli Argonauti.

sia pur ancora non troppo battuto. in pretesti di caricature. Con un soggetto mitologico per eccellenza. rinunciava all’esercitazione archeologica. tra cui Vitruvio). la Leda. ma si esita un poco a pensare che avrebbe dovuto dipingere nel castello del foro della Vigevano sforzesca un ciclo di storie romane. Storia dell’arte Einaudi 27 .Farinella . un parere da Isabella d’Este su alcuni vasi antichi provenienti dal tesoro mediceo. a Civitavecchia i resti del porto di Traiano. per tentare una spiegazione artistica dei misteri della generazione. presso cui era andato a lavorare dal 1482.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 Avviato all’arte nella tentacolare bottega del Verrocchio. Non gli mancavano competenze specifiche nel trattare gli oggetti antichi: a lui. e studiava a Pavia il Regisole.Settis . giovane di molte letture (anche di classici. i ragazzacci che si portava appresso andavano tra i ruderi a tirare di fionda agli uccelli. continuava a studiare gli amati animali. tanto care al signore di Milano. veniva infatti richiesto. Confinato nel Belvedere vaticano. tanto apprezzato nelle pagine della Naturalis Historia. senza uscire a dare uno sguardo alle statue antiche delle raccolte papali o ai mondi clamorosi e insostenibili delle Stanze e della Sistina. Scriveva che «l’imitazione delle cose antiche è piú laudabile che quella delle moderne». Aggiornava ad una lettura fulminante dei testi antichi il proprio inesauribile desiderio di sperimentazione: e cosí la tecnica strana e disastrosa con cui iniziò a dipingere la Battaglia di Anghiari poté sembrare agli occhi dei contemporanei una restituzione dell’encausto. da vecchio. mentre sembrava ridurre a giocattoli di corte i risultati delle sue riflessioni. in quanto esperto riconosciuto. tramutava le effigi dei Cesari antichi. non a misurare e a far rilievi come gli scrupolosi impiegati della ditta di Raffaello. nel 1501. a Tivoli le rovine della villa di Adriano.

Agli artisti sempre piú spesso era richiesta la decorazione di ambienti di dimore private o l’allestimento di complicate occasioni festive: ed in entrambi i casi il mondo antico offriva un repertorio inesauribile di spunti. antichità. comunque. dietro ai due santi e all’armigero carnefice. sollecitati o. era fiancheggiato dallo sviluppo di innumerevoli collezioni di oggetti antichi. dalle epigrafi alle sculture. ma costante. bene accolti dalla committenza. nelle produzioni letterarie e figurative. svetta un monocromo che giunta arditamente piú di uno dei rilievi traianei dell’Arco di Costantino con la fronte di un sarcofago di Oreste. dove ben poco si può trovare da inserire in questo profilo. che negli ornati anticheggianti avevano il modo di revisionare la grande tradizione della decorazione antica. gli ambienti dove piú Storia dell’arte Einaudi 28 . Se poi in queste manifestazioni si dava prova di correttezza o di fedeltà archeologica. La cultura cortigiana prevedeva infatti un discreto. appello a motivi e a temi antichi. embrioni di collezionismo. ad altri centri d’Italia. del regno di Napoli. Sarebbe una fatica di Sisifo stilare un inventario di tutte le Natività o i Martiri di San Sebastiano. di tutti i tipi. questo era qualcosa di piú e che non stonava. oltre all’anta d’organo dipinta da Francesco Pagano per Sant’Efrem Nuovo di Napoli. sul canonico edificio in rovina. ad esempio. in cui esistono corti. dove.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 Quanto stava avvenendo a Firenze intorno a Lorenzo il Magnifico era comune. sia pur senza i medesimi successi storiografici.Settis . Questo gusto per il mondo antico. Erano compiti che toccavano sia ai pittori sia agli scultori. La decorazione degli studioli. sui cui fondali compaiono edifici in rovina: vale in ogni modo invece la pena di cercare di capire come mai in certe situazioni. la pittura resti sostanzialmente impermeabile agli interessi per l’antico: è il caso. dilagato almeno dagli anni ottanta e valido circa un trentennio.Farinella . umanisti. alla fine degli anni ottanta.

l’ideatore del programma iconografico del salone di Schifanoia. buon primo. persino. in questa serie. inserite da Filippo Todini nel percorso del riscoperto Gerino da Pistoia. si comportava diversamente da Feliciano o Marcanova: preferiva rivisitare le fonti dell’astrologia che suggerire epigrafi da copiare. Per i programmi di studio dei pittori ferraresi andava meglio un «Ebrei e Oriente» che un ginnasiale «Grecia e Roma». nel ciclo di Belfiore e in altre serie. in cui era piú fruttuoso il ricorso ad epigrafi ebraiche che a composte capitali latine o a lettere greche. e. le lezioni apprese alla scuola dello Squarcione esortavano ad accrocchi cromatici di oggetti mai visti. pietrificata ed iperornata. Pellegrino Prisciani. qualche ricordo si trova tra quelle romane della Villa della Magliana.Settis . allestito per volere di Lionello d’Este. L’iconografia delle Muse fissata a Ferrara. dal Maccagnino al Pannonio e al Tura).Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 spesso il signore o l’umanista si ritirava a riflettere sulla storia o ad emendare un testo antico. tra Giovanni Santi e Timoteo Viti. tramite anche i maneggiatissimi «Tarocchi del Mantegna». Le propensioni ferraresi ad una pittura prospettica. che un po’ dopo la metà del secolo rendevano conoscibili e disponibili le iconografie di molti personaggi antichi: da quelle carte risultano dipendere le stentate Muse del Tempietto del Palazzo Ducale di Urbino. ebbe modo di dilagare per l’Italia. dove si accumulavano sulle scansie gli oggetti preziosi provenienti dal passato erano luoghi privilegiati per accogliere pitture di soggetto antico. Lo studiolo del palazzo ferrarese di Belfiore. di un umanesimo. letti negli Astronomica di Manilio ma pensati come alla corte Storia dell’arte Einaudi 29 . tutto sommato. non prevedevano richiami precisi all’arte del mondo antico: sui ricordi di Piero della Francesca e di Rogier van der Weyden. si può mettere. piú banale. tra 1447 e 1463. con la collaborazione di intellettuali ed artisti (da Guarino Veronese a Teodoro Gaza.Farinella . tra trionfi di dei.

alla metà del primo decennio del Cinquecento. aprono strade a Ferrara e a Bologna: da essi si può correr dritti fino a quelli. sul soffitto dell’Aula Costabiliana dipinta dal giovane Garofalo. alcune picture d’esso Andrea et certe teste de relevo cum molt’altre cose antique che pare molto se ne deletti». simulante pietre rosse e grige.Settis . cum grande appiacere.Farinella . dall’incomprensibile iconografia. nelle tavolette del Mazzolino. Lui stesso si era fatto collezionista. ed oltre alla sempre ricordata Storia dell’arte Einaudi 30 . Quando Lorenzo il Magnifico si era recato a Mantova nel 1483. come scriveva Francesco a Federico Gonzaga. sempre d’invenzione. dipinti a grigio su bianco.. non aveva rinunciato ad andare a trovare il Mantegna: «. tra i decani zodiacali. di ossessiva insistenza. dalle feste alle cacce del signore. dal lavoro alle umiliazioni degli uomini. che sovrasta.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 di Borgogna. I monocromi di Ercole. era diventato nelle gerarchie artistiche dei contemporanei il primo pittore d’Italia: le scelte geniali per una pittura all’antica al tempo degli Eremitani si erano rivelate lungimiranti ed in grado di appassionare i committenti piú vari.se driciò a casa de Andrea Mantegna dove la vide. dove i personaggi della mitologia antica sono cosí travestiti da risultare irriconoscibili. a Mantova. quasi sigla di fabbrica. un arco sotto cui il duca Borso accoglie un ambasciatore. dove tutto compare. che appaiono piú banali. spesso tenaci collezionisti di oggetti antichi. Una carrellata sui monocromi introdotti di frequente da Ercole de Roberti nelle sue pale e nei suoi affreschi potrebbe cominciare con lo sforbiciare l’unico dettaglio di Schifanoia che potrebbe figurare in questa storia: un bicromo. ma sulla pista ertissima di Ercole stanno ancora quelli. se si potesse dire. Mantegna. in Italia e fuori.. tra le scene della vita di Borso. dove si dispongono precise e letterali riproduzioni di famosi rilievi di Roma.

sulla carta. con il consiglio determinante di uno specchio. Nell’impresa della Camera degli Sposi. piú ori: ma quelli poteva ben averli visti alla corte dei Gonzaga. aveva stimato essere «di suprema bontà». dietro le insistenze di Isabella d’Este. i senatori. Ancora doveva venire l’impresa colossale dei Trionfi di Cesare.Settis . ai ricordi del mondo antico era lasciato il soffitto. sul fondo scorrono. signora. «professore di antiquità». le statue degli dei e gli elefanti su cui majorettes mai viste si danno ad esibizioni spericolate. vengano a mutare sostanzialmente il quadro e le impressioni che del mondo antico s’era fatto ventenne nella campagna padovana. con i prigionieri. i nani. che si snoda al di qua e al di là del viaggio romano del 1489. come su un «panorama» o in un «trasparente». con le pecore i cani ed i buoi. Storia dell’arte Einaudi 31 . con le teste imperiali e gli episodi della mitologia. l’imperatore. varrà la pena di rammentare almeno un altro ritratto antico. confrontando il proprio profilo con quello dell’imperatrice antica. di fronte ad uomini e donne.Farinella . Piú pompa. fu costretto a cedere nel 1498 ad Isabella d’Aragona. su un fondo dorato che mimava il mosaico: sulle pareti si distendevano i gruppi di famiglia della corte (ma già nel 1475 il marchese Ludovico trovava privi di «gratia» i ritratti dei famigliari che il pittore archeologo aveva disposto sulle pareti della stanza). «perché li era stato referto che la se asimiliava a lei». forse acquistato sul mercato romano.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 Faustina. del ducato di Milano. Sulle nove tele passa una folla di comparse da cinema epico. integri i monumenti di Roma: a tratti però sorgono i ruderi tra le rogge e allora i pastori. che. piú lusso. senza che quelle nuove visioni. che il Mantegna. Nel chiuso del Castello Sforzesco. la gentildonna verificava la veridicità di quella diceria. sgranano gli occhi per vedere da lontano passare una specie di sfilata da circo nei campi della bassa padana. conclusa nel 1474. tuttavia. i negri con gli orecchini.

Quando Pandolfo Petrucci. per ambienti o committenti di rango inferiore. meno rischiatamente monumentale. con la sicurezza che sarebbero state gradite alla stregua. dove le sue tavole preziose trovavano presto come compagne composizioni analoghe del Perugino o di Lorenzo Costa.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 Su fondi marmorizzati dei colori piú diversi il Mantegna e la sua bottega sfornavano tavolette con episodi di storia biblica o grecoromana. mattonelle istoriate. luogo tra i piú battuti dalla storiografia artistica piú recente. al di qua e al di là delle Alpi. Su un altro registro ancora. presto sconfessata però da differenti spiegazioni della fenomenologia dei sentimenti. con le baruffe degli dei acquatici o le cervellotiche allegorie della virtú o i baccanali di ragazzi e satiri. in una assennata esaltazione dell’Amore celeste. signore di Siena. ed i pittori coinvolti erano ancora quelli. permettevano l’appropriazione divulgata di tematiche e di soluzioni figurative. in sostanza. prima del 1509. Le stampe del Mantegna. per rappresentanza. pitture che i signori di Mantova potevano regalare. e quelle che riproducevano le sue invenzioni piú famose. su cui cominciava a gravare la volta michelangiolesca. con collaboratori piú giovani. dell’impresa della Cappella Sistina. tra candelabre intagliate. Storia dell’arte Einaudi 32 . replicava in qualche modo l’impresa mantovana di Isabella: i tempi erano però velocemente cambiati. decideva di allestire nel suo palazzo un gabinetto all’antica. Signorelli e Pintoricchio. ideata dalla marchesa e da Paride da Ceresara. si davano.Settis . e forse piú. tutta ripiena di mitologici travestimenti. tra cui sicuramente il Genga. che veri rilievi antichi.Farinella . in vista delle nozze di suo figlio con una delle ragazze della migliore società. si provava il Mantegna da vecchio nelle composizioni mitologiche per lo studiolo di Isabella d’Este. altrimenti confinate nelle camere private dei signori: era cosí possibile un loro riuso.

srotolare la serie degli eroi e delle eroine antiche per il matrimonio dei fratelli Spannocchi del 1493. l’Orioli. grondante di ori e di mitologia.Farinella . menzionare. indagare i monocromi del Vecchietta e. del gruppo con le Tre Grazie. le varianti delle decorazioni che compaiono nelle Stragi degli Innocenti di Matteo di Giovanni. e alla fine ritornare nel Palazzo del Magnifico Pandolfo a scrutare. Francesco di Giorgio. stanno come esem- Storia dell’arte Einaudi 33 . pronti per uscire sotto i soffitti quadraturisti del Beccafumi. tratti da Valerio Massimo. indicare l’incidenza sugli artisti delle serrate competenze archeologiche di Francesco di Giorgio Martini. valutare le conseguenze dell’approdo senese. costeggiare quella specie di squarcionismo senese a seguito della presenza di Donatello. come in un test. le divinità degli altri ambienti. le spigolose soluzioni anticheggianti dello scultore Antonio Federighi. rivedere. con altri occhi. tra 1498 e 1503. Una storia del gusto per l’antico a Siena. Neroccio de’ Landi. il Maestro di Griselda). alla raffigurazione di episodi antichi della storia e del mito. proveniente dalla collezione Piccolomini di Roma. le partiture ornamentali della ritrovata Domus Aurea di Nerone. quelli del felicemente riscoperto Pietro Orioli.Settis . per forza. a cui parteciparono quasi tutti i pittori operosi in città (Signorelli. dove ancora una volta gli episodi di storia antica. tra Quattro e Cinquecento. ancor piú . ricordando che non si trattò dell’unica decorazione di questo tipo. sotto un soffitto che riproduceva. Quel nuovo modo di decorazione era stato battezzato da poco: nel contratto di allogagione della Libreria Piccolomini il Pintoricchio si impegnava a dipingere il soffitto «a la forgia et disegni che hoggi chiamano grottesche». sarebbe avvincente da leggere e da scrivere e dovrebbe ricominciare da molto prima: superati i personaggi antichi di Taddeo di Bartolo e quelli del Palazzo di Lucignano.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 aquile con cartigli e motti latini.

si sa già fin da ora che si tratta di una disposizione romantica a riguardare la grandezza di Roma. tra regime sforzesco e dominazione francese. la ferrea epigrafia storica di Andrea Alciati. che precede in Lombardia gli arrivi di Filarete e di Bramante. vicini e lontani: e poi su queste piste. non potrà non brillare in questa mappa: è la città infatti in cui. tali da impressionare non pochi dei contemporanei. Formatosi in un ambiente da cui erano emerse le Tavole Barberini di Fra Carnevale. che. ma anche. e non è poco. come quella di Casa Panigarola. con quel tempio antico in rovina riconsacrato e colmo di fregi e di decorazioni. dove in luminose costruzioni spaziali i monocromi riproducono solo parzialmente motivi antichi. Nel quadro che andrà costruito. arti suntuarie e appassionate interferenze di intellettuali. o i trofei del Bambaia. per fare solo degli esempi. qualche grumo di raffaellismo per trovare piú spiegazione di quel «da Caravaggio». dopo le imprese del Foppa. in nessi ancora da districare tra pittura.Farinella . decorazioni di interni. e con queste soluzioni. dell’incisione Prevedari. la comparsa. 1481. presero forma. centro esportatore di Storia dell’arte Einaudi 34 . come quella di Casa Fontana Silvestri.Settis . ma è chiaro altresí che il bramantismo costituisce la variante lombarda dell’antichismo che pervade la pittura italiana verso la fine del secolo. Da risarcire sarà il posto di Milano. Ché anzi la decorazione di queste ultime sarà specialità lombarda: il grande Polidoro dovrà perdere. prima o poi. i gusti e le competenze antiquarie del Caradosso. la carriera di Bramante nell’Italia settentrionale annoverava dapprincipio i filosofi presocratici immortalati in prospettiva sulla facciata del Palazzo del Podestà di Bergamo nel 1477.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 pi di virtú: buona guida per questo giro saranno Roberto Guerrini e Sandro Angelini. a cui si aggiungeva poi. scultura. capitale. o le architetture del Bramantino. o facciate dipinte.

di San lorenzo a Milano guardata come se fosse ancora il Tempio ad Ercole di Massimiano: volevano andare a vedere Roma dal vero. le decorazioni trevigiane. si poteva arrivare fino al Friuli con le soluzioni rovinistiche e affascinanti del giovane Pellegrino da San Daniele. con il bramantismo. piú dialogante con Leonardo – di quelle soluzioni operata dal giovane Bramantino. poteva trovare conferme precoci nel resto della regione. saranno da collocare a questo punto infatti. dei miti raccontati per scorcio sulle placchette del Moderno. Si assisteva insomma.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 decoratori di facciate. Piú che mai eloquente testimonianza di quel che essi pensassero nell’andare a Roma sono le terzine intorcinate delle Antiquarie prospettiche romane composte per prospectivo Storia dell’arte Einaudi 35 . con gli affreschi del Cesariano nella sagrestia di San Giovanni Evangelista. per esempio nell’Argo del Castello Sforzesco. all’invenzione di un linguaggio e di un modo di decorazione che dilagava per la Val Padana. dove tra gli strumenti del pittore sono riprodotte alcune plachette. tramiti importantissimi per le decorazioni di gusto anticheggiante. a Parma.Settis . del Regisole da studiare a Pavia. calavano chi per restarci a vita. o a Biella con il voltone della chiesa di San Sebastiano. chi per far su e giú e trafficare. Alcuni di questi fanatici lombardi non si accontentavano dei fregi effigiati sull’incisione Prevedari. da accostare a quelli milanesi di Palazzo Landriani. chi per rimaner folgorato. e il fregio della Casa di Giorgione a Castelfranco. per qualche decina d’anni: ad esempio. mischiando Bramante a Bramantino. Anche la geniale trascrizione – piú guizzante. tra cui spiccano quelle del monumento Onigo.Farinella . o in molte località dell’entroterra veneto. prima del 1493. come a Cremona con le decorazioni coi Cesari nell’atrio di Palazzo Fodri o con il soffitto con Apollo e le Muse da Casa Maffi. piú astratta.

I lombardi si erano aggiunti ad artisti provenienti da altre regioni d’Italia nell’appassionata scoperta delle grotte romane. all’inizio di questo secolo. Christian Hülsen. L’autore del poemetto scruta tutte le principali raccolte della Roma di Alessandro VI. cosí parco di rimandi anticheggianti nella sua pittura complicata. I preziosi appunti. trascritti a pancia per aria nelle stanze sotterranee. Il riassunto di questa disposizione d’animo. e la cui cronologia presenta un vuoto proprio in quegli anni lí.Farinella . che. si rivolgeva il giovane Alciati per un parere ed un disegno di un’urna antica conservata in un oratorio della campagna lombarda. ha in testa saldi i valori di Jacopino da Tradate. per rischiare quella. condotta al lume delle torce sotto le volte affrescate della favolosa Domus Aurea di Nerone. «melanese» lo si può ben dire (anche se veniva da Treviglio).Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 melanese depictore. presto divulgati da copie grafiche e a Storia dell’arte Einaudi 36 . si troverà nel 1521 nello sterminato commento all’Architettura di Vitruvio. tra cui non mancava Bernardo da Treviglio. rendono ancora piú implausibile la troppo fortunata attribuzione a Bramante. allo Zenale. visita i monumenti antichi. ed anche se menziona Pollaiolo e Verrocchio e dimostra reale familiarità con Leonardo e la sua cerchia. l’attribuzione allo Zenale del poemetto sarebbe ipotesi da prender piú sul serio di quando l’avanzò.Settis . ma non si dimentica mai del Duomo di Milano. fatica di una vita del pittore-architetto Cesare Cesariano: si leggerà lí la lista dei lombardi. Da ricordare sarà anche che proprio a Bernardo Zenale. che «prospectivo» di certo fu. datate correttamente al 1496-98. all’approssimarsi della sua conclusione. calati a Roma a studiare le antichità e tornati in patria «pasciutti di contentezza speculativa». molto sollecitante. Se poi si riuscisse sul serio a riconoscere la sua mano tra gli affreschi lombardi di Palazzo Venezia.

stucchi e pietre preziose. Un esempio soltanto di quei committenti: Domenico della Rovere. le tonte e tarde grottesche dell’Araldi a Parma.Farinella . Questo nuovo linguaggio ornamentale. Pintoricchio e la sua bottega a Roma. la celebrazione archeologica e cortigiana dell’Appartamento Borgia. è soprattutto nei numerosi cicli appaltati alla bottega del Pintoricchio.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 stampa. consentono una diffusione rapidissima di nuove soluzioni decorative. il fondo del mondo ornamentale ed inquieto di Filippino Lippi. coeve all’incursione romana del Mantegna. ma con una nota di biasimo. in grado di diffondersi in contesti culturali e tra personalità artistiche profondamente diverse e di costituire una unità linguistica che trova un precedente forse solo nei fasti decorativi del gotico internazionale. che si assiste all’esplosione della grottesca. le cascate di mostri.Settis . Il registro delle grottesche. l’aggiornamento tempista ed imprenditoriale del Perugino nel soffitto del Collegio del Cambio. ci staranno anche. per vie da districare. comprenderà almeno qualche particolare degli affreschi Tornabuoni del versatile Ghirlandaio. centroitaliani come il Sodoma a Sant’Anna in Camprena e a Monteoliveto o tornati su nelle terre loro come Macrino d’Alba e Eusebio Ferrari o il gran Gaudenzio a Varallo. a partire dagli anni ottanta. fino ai piemontesi fattisi. Accanto alle soluzioni complesse e monumentali di Filippino Lippi alla Cappella Carafa. trae spunto da Roma e proprio a Roma conosce le piú precoci applicazioni. stilato tenendo conto delle decorazioni moderne e delle firme nelle grotte romane. il grande cantiere della rocca borgiana di Civita Castellana. a decorare i soffitti delle dimore cardinalizie piú in vista del momento o a colmare. Siena e Spello. in un’esibizione sfrenata di ori. di certo fra i piú assidui a trascrivere quei partiti antichi. vescovo di Torino e cardinale di San Cle- Storia dell’arte Einaudi 37 . uccelli e monocromi negli zoccoli della Cappella di San Brizio di Signorelli ad Orvieto.

Dalla folla dei pittori della Roma del Pintoricchio emergono.Farinella . Le soluzioni adottate nei cicli romani potevano diventare dei modelli per decorazioni in sedi periferiche: ad esempio. nel cortile erano graffiti volti di personaggi antichi. un personaggio ancora tutto da ricostruire.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 mente. per le sue competenze archeologiche. giunto a Roma al seguito del padre. trae dalla cultura pinturicchiesca lo stimolo per escogitare una eccentrica traduzione dei rilievi antichi in un linguaggio memore ancora delle inquietudini di Giovanni da Modena. in un’altra il soffitto era ricolmo di formelle dorate con animali e personaggi della mitologia. nell’ultimo decennio del secolo. naturalmente.Settis . l’impianto della mastodontica Sala Regia di Palazzo Venezia. Ercole de Roberti e «classicismo prematuro». abitava a Roma in un palazzo. coniugando Fiandre. tra cui l’architetto Vitruvio. possedeva libri d’ore con alcune delle miniature piú belle del secolo: il parmigiano Francesco Marmitta nel messale di Torino rifaceva cammei e ornati antichi. occupato a riempire una pagina via l’altra del suo tac- Storia dell’arte Einaudi 38 . non indenne. dove in una sala si celebravano astrologicamente i mesi dell’anno. con qualche variante e complicazione. la sua cappella a Santa Maria del Popolo non rinunciava a soluzioni paganeggianti e illusionistiche. una prestigiosa menzione vasariana. figure come Morto da Feltre. nella Sala dei Mori di Giovanni del Sega a Carpi. ma capace comunque di incidere per ben tre volte. Le passioni del giovane Aspertini. in un caso persino a lettere greche. il proprio nome sulle volte della Domus Aurea e di meritarsi. il veronese Francesco di Bettino nel messale della Pierpont Morgan Library si dava ad uno squarcionismo retrospettivo ed esaltato. Anche Amico Aspertini. da simpatie anticheggianti. il salone con i mesi del Pintoricchio per Domenico della Rovere veniva replicato dal Falconetto in Palazzo d’Arco a Mantova.

dove sul fondo nero si staglia dietro a questo compagno equivoco dei trasognati martiri perugineschi una balaustrata che riorganizza motivi frementi di diversi rilievi antichi. un ciclo di inedita complessità in cui fossero raffigurati i principali eventi della storia di Roma antica nel periodo regio e repubblicano: una disciplina lungamente esercitata sui testi e sui monumenti della classicità. ma anche nel ciclo di Traiano e di Cesare voluto da Fazio Santoro per celebrare le virtú di Giulio II. una delle piú importanti imprese pittoriche della Roma d’inizio secolo. Diventava presto inevitabile quindi l’incontro con quel Jacopo Ripanda. giocate su virtuose decalcomanie di figure tratte da rilievi antichi. opere come il San Sebastiano. L’Aspertini intanto era tornato in patria e aveva immesso nella Bologna dei Bentivoglio. anche lui bolognese.Farinella . le storie della Colonna Traiana con le pitture della Domus Aurea. consentivano a Ripanda di provarsi. La bottega di Ripanda. impegnata nel primo decennio del Cinquecento non solo in Campidoglio. si dedicava inoltre alla decorazione di facciate di case di privati cittadini e alla produzione di cassoni nuziali: le invenzioni del pittore bolognese. in quattro sale del palazzo dei Conservatori.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 cuino mescolando i miti dei sarcofagi con i rilievi degli archi trionfali. il flusso delle sue conoscenze conquistate a Roma Storia dell’arte Einaudi 39 . con un’eloquenza illustrativa che sposta e dispone grandi masse di attori su scenari vari e spettacolari. impegnato già prima del 1503 nella prestigiosa commissione capitolina. sotto gli auspici di Raffaele Riario. lo spingono a realizzare prima del 1500. attestata ancora sulle mitologie cortesi ed umbratili del Francia e del Costa. con eccessiva fiducia nei propri mezzi. messa a punto attraverso indagini a tappeto per la prima volta condotte con tale rigore antiquario. Si trattava di svolgere. nella grande composizione storica. venivano realizzate dagli artisti della sua cerchia.Settis .

concluso nel giugno del 1509. probabilmente nel 1470. l’umore bizzarro e l’appassionata filologia dell’Aspertini. celebrato in versi da Pietro Valeriano. I versi del Viridario dell’Achillini. che possedeva anche un busto di Platone. alla corte di Maometto II.Farinella . Jacopo Bellini era morto. L’erudizione antiquaria del Seicento favoleggiò che il pittore veneziano. in cui non mancavano né il Sodoma né il Bramantino né Lorenzo Lotto. sulla Roma degli artisti moderni: e poco importava all’erudito fiorentino che Michelangelo stesse già decorando. sanno cogliere. i calchi. «pulcherrimis pieturis et auro». veneziani: e Giovanni fu di certo uomo che sarebbe stato capace di reggere alle sconvolgenti novità romane di quegli anni. in via di ricostruzione nella galleria di capolavori del Belvedere vaticano. nei suoi disegni. Nell’Opusculum di Francesco Albertini. con grande precocità. 1504.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 a contatto diretto con i monumenti antichi. rammentava in una poesia una Venere antica di Gentile. la costante attenzione per il costume e per la grande scena curiale. le antichità. la Cappella Sistina o che Raffaello cominciasse a distinguersi fra gli «excellentissimi pictores concertantes» nelle Stanze vaticane. che gli consentono di accaparrarsi un temporaneo primato culturale in direzione romana e anticheggiante. Raffaele Zovenzoni. il letterato che celebrava l’uva squarcionesca di Marco Zoppo come se fosse quella di Zeusi.Settis . Ma nella pittura di Gentile. Nei registri nazionali dei grandi pittori italiani non mancavano i due fratelli Bellini. nel corso del suo soggiorno a Costantinopoli. mista alle preoc- Storia dell’arte Einaudi 40 . lui «che del rinnovarsi incessante fece la propria divisa mentale e morale». avesse ritratto le colonne coclidi degli imperatori tardoantichi. lasciando a suo figlio Gentile i libri di disegni. veniva teorizzata la superiorità di Roma antica.

i collezionisti-committenti. prima di tutti. a commettere ad un artista multiforme della bottega belliniana. Nel corso della sua carriera lunghissima e spettacolosa Giovanni Bellini ebbe modo di provare.Farinella . una serie di piante di Nola antica e dei suoi monumenti. le avventure della banda degli squarcione- Storia dell’arte Einaudi 41 . si tratta di sbrogliare i legami tra i letterati. in un paesaggio di cui si vanno rimontando episodi maggiori e minori ed anche minimi. Tullio e Antonio Lombardo con le loro soluzioni classicistiche.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 cupazioni ritrattistiche risolte certo piú in senso araldico che psicologico. pronti a risentire dei pezzi antichi che giungevano dalla Grecia o dall’Asia Minore. Girolamo Mocetto. fornendo risposte sempre personali e inconfondibili.Settis . ruderi e epigrafi nella campagna del Veneto. indipendente. un po’ come quello del Carpaccio. che. dovrà riprendere il suo posto Ambrogio Leone. realizzate sul luogo. come nelle corti dell’Italia del Nord. Anche a Venezia. diversi dei modi di approccio all’arte del mondo antico sperimentati dai pittori suoi contemporanei: da giovane sfuggiva all’esilità delle soluzioni paterne. medico nolano trasferitosi a Venezia: è lui infatti a descrivere in versi un busto marmoreo di Beatrice d’Este. Per fare un esempio solamente. a partecipare pesantemente alla disputa sulle arti con un passo del suo De nobilitate rerum. che solo nei quadri piú mistici allenta la presa della sua imperturbabilità. che verranno pubblicate a corredo illustrativo del suo De Nola. le cui figure parevano ai contemporanei «antiquo scemate». e lascia comparire inserti di are spezzate. Il suo è un Oriente senza rovine. in questo caso. prevedeva il richiamo a scenari molto diversi da quelli battuti con insistenza ossessiva dal cognato Mantegna. sono. ricorrendo al robusto antichismo del Donatello padovano e fiancheggiava. vera e propria monografia sulla sua patria. i pittori e gli scultori. oppure Cristoforo Solari.

nella pala di Pesaro aveva modo di ritornare sulle soluzioni decorative inventate da quell’altro genio che era stato suo padre. cassoni o strumenti da musica impreziositi da rimandi al mondo antico (qualcosa del genere produceva in quegli anni anche un altro grande pittore veneto. Giovanni rappresentava una piazza dei suoi tempi. dove la balaustrata con scene di sacrifici pagani si innalza su un pavimento piastrellato bianco e nero. con un San Terenzio stante come una statua. senza piú paura di rischiare l’imitazione: il trono codussiano su cui Cristo incorona la Madonna.Farinella . piú avanti cogli anni. regalandolo ai Turchi. Storia dell’arte Einaudi 42 . come si può vedere in un disegno degli Uffizi. sui problemi che affascinavano Andrea Mantegna. nella Pietà di Brera poteva correre il rischio di inserire. destinati a decorare la mobilia di quei colti personaggi. un verso oscuro di Properzio. è sovrastato da un fregio a figurette che rammenta quelli dei libri di Jacopo. un’epigrafe antica reimpiegata nella muratura di un palazzo. e in una delle formelle di questa chiave di volta della storia artistica nazionale. coi comignoli di Venezia.Settis . allegorico e mitologico. in quadri come il Sangue del Redentore. come già qualche anno prima aveva tentato in uno scomparto della predella del polittico di San Vincenzo Ferrer. da rammentare il ben piú tardo ring dell’Allegoria Sacra degli Uffizi. che volevano specchi. ed entro cui si staglia lucente la rocca di Gradara. con differenti soluzioni.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 schi. piú lontano che mai dalle lapidi degli Eremitani. per volontà di uno sconosciuto committente. dipinta per la città della propria madre. allora nelle mani distratte di Gentile. dialogava. anche qui una risposta sommessa ed atmosferica alle ricostruzioni lapidee ed implacabili della Cappella Ovetari. con tutt’intorno una campagna e un patetismo che mai il cognato terribile avrebbe contemplato. che presto se ne sbarazzava di uno. faceva qualche concessione ai lettori dell’Hypnerotomachia Poliphili con pezzi di soggetto profano.

provvista delle note bibliografiche. a dare una mano per completare la decorazione di un ambiente di casa Cornaro. antenati pretestuosi dei Cornaro. questo saggio compare qui in forma ridotta. Mercurio ha una scodella in testa. Giovanni Agosti pagine 533-537. la versione completa. in una specie di mascherata. Filippo Todini e Bruno Zanardi. Storia dell’arte Einaudi 43 . Giovanni poteva anche prestarsi. Per ragioni di spazio.Farinella . per amicizia e stima. che luccica al sole: sono tutti sbracati sotto gli alberi di Tiziano.Settis . per cui Andrea Mantegna. un bambino.Agosti Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del ’400 Cima da Conegliano). è Bacco che versa il vino da una botte in una caraffa argentata. Nettuno. qualcuno dorme. tramite alcune storie degli antichi Cornelii. dipingeva gli dei della mitologia all’aria aperta. dove a servire il pranzo sono centauri e canefore: Giove trinca con l’aquila sulle ginocchia. La divisione delle parti tra i tre autori è la seguente: Salvatore Settis pagine 524-525. che sembra un nano. ormai anziano. aveva progettato una serie di tavole monocrome e preziose illustranti le virtú delle donne. La stesura del testo è stata accompagnata da lunghe discussioni con Andrea De Marchi. il bello della compagnia. potrà presto leggersi sugli «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa». l’approdo piú avanzato della pittura del secolo. Vincenzo Farinella pagine 525-533. Ma il mondo antico a cui era giunto Giovanni Bellini da vecchio lasciava da parte monocromi e marmi preziosi: nel quadro per il camerino d’alabastro di Alfonso I d’Este. poco prima di morire. naturalmente ubriachi. infila una mano tra le gambe della sua vicina.