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I GRUPPI DELLA NUOVA SINISTRA
ED IL NEOFASCISMO A PARMA
LOMICIDIO MARIANO LUPO








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INTRODUZIONE


CAPITOLO 1

1.1 La nascita dei gruppi della Nuova Sinistra e la destra neofascista. La mappatura
dei gruppi. Lantifascismo militante.
1.2 Il neofascismo a Parma. Ricostruzione dei contatti e dei collegamenti politici con
i gruppi eversivi nazionali.
1.3 I presunti finanziamenti e la squadra neradi Parma
1.4 Lomicidio Mariano Lupo
1.5 Le manifestazioni di cordoglio e di protesta organizzate dalle istituzioni e dai
militanti di Lotta Continua e della Nuova Sinistra: la distruzione della sede del
Movimento Sociale Italiano.
1.6 La solidariet degli antifascisti, gli scioperi e la mobilitazione delle tante realt
operaie ed istituzionali italiane ed emiliane.


CAPITOLO 2

2.1 Il clima di tensione negli anni dellomicidio di Parma
2.2 I tentativi di depistaggio della matrice politica da parte di certa stampa, della
questura e del Msi
2.3 Gli arresti. La confessione di Bonazzi.
2.4 La ricostruzione delliter processuale ed il presunto accordo elettorale Dc-Msi
2.5 Edgardo Bonazzi dopo lomicidio Lupo. Gli interrogatori e le dichiarazioni che lo
porteranno all cronaca nazionale. Testimonianze che contribuiranno a far luce sulla
strategia della tensione.
2.6 Le ripetute aggressioni neofasciste dal 1968 al 1972. Il rapporto dellufficio
politico della Questura di Parma.
2.7 Loccupazione della sede del Msi da parte dellala oltranzista dei camerati locali.
Le lettere di espulsione retrodatate
2.8 Le corrispondenze dal carcere










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INTRODUZIONE


Gerolamo Congedo, anarchico, viene ucciso durante un assalto fascista alla facolt di
Magistero di Roma il 27 febbraio 1969; il 16 luglio 1970 a Reggio Calabria il
ferroviere Bruno Labate, iscritto alla Cgil, viene raccolto morente dopo una violenta
carica della polizia; il 12 dicembre 1970 Saverio Santarelli ucciso dalla polizia con
un candelotto lacrimogeno; il 4 febbraio 1970 a Catanzaro per la deflagrazione di una
bomba lanciata dalla sede del Msi muore Giuseppe Malaria, muratore, socialista;
Domenico Centola, bracciante, a Foggia ucciso nel corso di gravi incidenti scatenati
da elementi fascisti e dai Centri di azione agraria; Carmelo Iaconis, 28 anni, barista,
ucciso a Reggio Calabria da un colpo di fucile sparato da un neofascista il 17
settembre 1971; Franco Serantini, ventenne, anarchico, viene ucciso dai manganelli
della celere di Pisa il 5 maggio 1972 per essersi opposto apertamente al comizio del
fascista Niccolai; Fiore Mete a Catanzaro viene ucciso da due neofascisti il 26
novembre 1972; a Faenza, il 18 luglio 1973, muore per mano fascista il bracciante
Adriano Salvini. Ma la lunga lista potrebbe continuare per intere pagine. Pagine
scritte col sangue, come quello di Fabrizio Ceruso, di Peppino Impastato, dei morti
delle stragi di Stato, di Vittorio Brusa, Vittorio Ingoia, Sergio Argada, Giorgiana
Masi, Walter Rossi. Qualcuno pi conosciuto, ricordato, commemorato. Altri pi
anonimi, seppelliti dalla rimozione e dalla revisione storica che si attesta sempre pi
come il pi forte nemico della giustizia e delle lotte per una societ diversa e pi
giusta.
Vittime di aggressioni neofasciste, ma soprattutto martiri di quello Stato alleato con i
poteri forti e stragisti, antagonista delle istanze di giustizia sociale e di cambiamento.
Come Mariano Lupo, operaio di ventanni. Nella calda serata del 25 agosto 1972
venne pugnalato a morte da un commando neofascista nella democratica, opulenta e
rossa Parma. Un agguato studiato e premeditato, frutto dellesasperazione dello
scontro politico. Frutto dellodio e della violenza squadrista, ma anche il prodotto
dellisolamento politico dei gruppi della nuova sinistra e dei troppi antifascisti lasciati
soli - soprattutto dalle stesse forze della sinistra storica impegnate a ricavarsi
legittimit istituzionale e posti di potere nella repubblica a sovranit limitata- nelle
piazze, nelle strade, nella vita di tutti i giorni, a fronteggiare un nemico agguerrito,
spesso foraggiato e protetto da sistemi di coperture intrisi con le trame pi oscure e
segrete della Repubblica. Un tratto di storia italiana ancora avvolto dai silenzi e dalla
rimozione interessata. Da svelare. Per dovere e per passione, anche riunendo quei
piccoli tasselli di fatti locali e di vita-militante relegati spesso nelloblio anche dalla
stessa storiografia deputata dallimmaginario collettivo a mantenere viva la memoria.
Anche se non condivisa.
Tentare di ricostruire la storia dei gruppi della Nuova Sinistra a Parma e delle loro
vicende non compito semplice poich le loro vicende non sono state oggetto di
interesse della bibliografia contemporanea, a parte il riuscito lavoro degli autori di
Parma dentro la rivolta che offre una lucida ricostruzione della conflittualit sociale
e politica in una cittadina dellEmilia rossa.
4
La storia dei gruppi extraparlamentari, dei loro rapporti con il maggior partito della
sinistra italiana, il Pci, e delle loro relazioni con il tessuto sociale e politico, che dalla
fine degli anni sessanta e per tutti gli anni settanta attraversa un periodo altamente
conflittuale, non pu considerarsi, al fine di unutile e completa ricostruzione della
storia recente, solo come una parte, un quid nelle tante vicende di quel periodo
storico.
Le aggregazioni giovanili, operaie e studentesche, significarono una straordinaria, e
probabilmente irripetibile, capacit di analisi e di mobilitazione sui tanti aspetti
dellassetto economico ed industriale che andava configurandosi.
In una citt come Parma pochi si sono cimentati nellimpresa di raccontare
sistematicamente i percorsi che portarono, negli anni settanta in particolare, centinaia
di lavoratori, studenti, operai e proletari dei quartieri ad una critica serrata nei
confronti del sistema di cose vigenti.
In specifico, ed laspetto cui il presente lavoro rivolge maggiore attenzione, le dure
contestazioni al neofascismo locale e la pratica dell antifascismo militante
significarono per la cittadina emiliana, di profonda tradizione antifascista e
resistenziale, un collante ideale tra le diverse anime della sempre frastagliata sinistra;
un collante tra la sinistra storica e i gruppi della nuova sinistra, che, seppur tra le
innumerevoli differenze di analisi e di prassi, permise quellabbraccio generazionale
tra vecchi e nuovi militanti teso a costruire un argine allavanzata del neofascismo.
Il presente studio, seppur con grossi limiti ed incompletezze, cerca di formare un
tassello nel mosaico della ricostruzione storica locale tra il 1970 ed il 1975 attraverso
lanalisi di un evento drammaticamente periodizzante: mi riferisco allomicidio del
giovane operaio di Lotta Continua Mariano Lupo, avvenuto per mano fascista
nellagosto del 1972.
Lassassinio comport il riconoscimento da parte del maggior partito della sinistra,
dopo un precedente silenzio, quasi complice, dei campanelli dallarme suonati dai
gruppi della sinistra radicale sul riemergere del neofascismo; il riconoscimento da
parte di unintera citt e di unintera classe politica dei militanti di quella sinistra
irredentista e definita banalmente gruppettara.
Questo atteggiamento apparve evidente, in modo particolare, nella decisione dei
funerali pubblici e nelle parole del vecchio sindaco e partigiano Arta nel giorno del
cordoglio. Ma il giovane operaio ventenne era morto assassinato per mano fascista e i
gruppi extra-parlamentari erano stati lasciati soli nella foresta delleversione.
Un tragico evento, da tempo nellaria, di cui avevano avuto sentore i tanti militanti di
base che vivevano la politica e lantifascismo quotidianamente, nelle piazze, nei
quartieri e nei luoghi di lavoro. Laria irrespirabile e pressante delle continue
aggressioni e della violenza squadristica faceva presagire qualcosa di efferato, ben
oltre gli scontri nelle piazze e la violenza spicciola.
Al di l della curiosit storica, ci che mi ha spinto a cimentarmi nella ricerca in
questione stato un appassionante sentimento di vicinanza affettiva alla figura di
Mariano. Un desiderio di ricordare la storia attraverso la sua morte.
Lavoratore del sud di ventanni, con una vita davanti e con sogni di cambiamento,
anche radicali, che non pot coronare. Personaggio non rumoroso, non un acceso ed
5
ideologizzato militante, ma un giovane lavoratore che viveva e lottava nella vita di
tutti i giorni. Un non garantito, figlio di quella parte dItalia che non faceva notizia,
se non quando la morte lo strapp alla sua storia. Non un politico, non un
indifferente, uomo a ventanni, per poco tempo.
Alla breve e certamente non esaustiva panoramica sui gruppi, realizzata soprattutto
con lo strumento delle interviste, si cercato di affiancare un lavoro di indagine e di
ricostruzione della struttura e delle vicende del neofascismo parmigiano direttamente
o indirettamente gravitante attorno al Msi, che, sebbene scarsamente rilevante sotto il
profilo elettorale e nella pregnanza sociale, ebbe tuttavia un ruolo determinante nella
fitta catena di aggressioni ad operai e ad antifascisti verificatasi soprattutto tra il 1970
ed il 1972. Le responsabilit, a parere di chi scrive, andarono oltre la squadra
fascista che materialmente si fece promotrice dellazione, ricadendo su circuiti e su
intelaiature strutturate politicamente ed economicamente. Tesi che non va a
discostarsi dallorientamento di molti storici sul fenomeno neofascista italiano e sul
retroterra di coperture e di mandanti che hanno sistematicamente usato la destra
estrema per giochi di potere e per strategie, in primis quella della tensione,
confacenti a svolte politiche di stampo autoritario e di unit nazionale, tese ad
arginare le lotte operaie, le rivendicazioni studentesche e i generali fermenti della
societ civile.
Si cercato di proporre una lettura che facesse emergere un dato rilevante nella
ricostruzione storica del periodo preso in esame: la specificit del cameratismo
parmense che, a parte le vicissitudini locali, produsse, soprattutto per mano di alcuni
militanti maggiormente preparati dal punto di vista teorico-politico, una cospicua
analisi ideologico-culturale tanto da divenire riferimento per una non secondaria area
del neosquadrismo italiano e anche estero.
Dalle interviste e dalla lettura della stampa del periodo emerge, infatti, un coacervo di
rapporti e scambi politico-culturali con le realt eversive nazionali, in particolare con
strutture venete e con personaggi legati allestrema destra romana e padovana.
Collegamenti con personaggi e con settori della destra armata e stragista, balzati con
drammaticit alle cronache nazionali. Specificit che vede le strade della Parma
antifascista e barricadiera, che nel 1922 scacci mano armata le squadracce guidate
da Italo Balbo, presenziate attivamente da militanti del Msi, provenienti spesso dal
sud Italia e stanziati per breve o lungo periodo nella citt emiliana.
Specificit che vede in una citt rossa la presenza di un corpo della destra
neofascista agguerrito e fornito di appoggi legali, economici e politici non solo locali.
Il presente lavoro di ricerca ha richiesto la consultazione della pubblicistica dei
gruppi sia sotto forma di giornali, che di manifesti e volantini diffusi dai militanti. La
raccolta del giornale Lotta Continua risultata reperibile sia presso la Biblioteca
Balestrazzi di Parma, dove possibile consultare abbondante materiale riguardante la
storia del movimento operaio e dei gruppi della nuova sinistra, sia - assieme a
volantini e manifesti, dei quali allego i pi significativi - presso gli archivi privati di
ex-militanti dei vari gruppi.
Inoltre nei fondi della suddetta biblioteca ho rintracciato, nell Archivio68, valido
materiale sulle iniziative dei gruppi e dei partiti della sinistra.
6
La ricostruzione dellantifascismo in Emilia Romagna ed a Parma negli anni settanta
mi stata facilitata, a parte dalle testimonianze dirette di ex-militanti del Pci e dei
gruppi, anche dalla consultazione dei quotidiani e periodici dellepoca, reperibili
presso lEmeroteca Comunale di Parma, e dalla lettura del materiale disponibile
presso lArchivio storico della Nuova Sinistra Marco Pezzi di Bologna, utilissimo
per lo studio della sinistra extraparlamentare in Italia dalla fine degli anni 60.
Inoltre, per la ricostruzione della storia nazionale e per lindispensabile
inquadramento storico, ho preso in considerazione le opere e gli opuscoli disponibili
presso la Biblioteca Civica, la Biblioteca Palatina, la Biblioteca di storia
dellUniversit di Parma.
Unimportante guida sono state le varie interviste rilasciatemi dagli ex militanti delle
organizzazioni della nuova sinistra e del Pci che mi hanno permesso un orientamento
immediato sulle vicende del periodo preso in esame.
Un valido aiuto, al fine di rintracciare personaggi successivamente intervistati e di
organizzare la bibliografia, mi stato fornito dall Istituto Storico della Resistenza e
dellet contemporanea di Parma.
Per la visione di materiale prodotti dai gruppi locali ho consultato invece il Centro
Studi per la Stagione dei Movimenti di Parma dove sono custoditi interessanti
materiali prodotti dalle realt locali della nuova sinistra e dove ho trovato uningente
raccolta di informazioni su alcune lotte avvenute in citt negli anni settanta, nonch
una buona e ben conservata pubblicistica dei gruppi e dei partiti.
Infine, ho consultato larchivio dello studio legale Bozzini per quanto riguarda la
ricostruzione delliter processuale e il dettato delle sentenze e delle indagini
riguardante lomicidio Lupo e il neofascismo locale.






A Mariano Lupo ed ai tanti caduti per la libert.










Paragrafo 1.1 - La nascita dei gruppi della Nuova Sinistra e la destra
neofascista. La mappatura dei gruppi.

7


Londata di proteste studentesche ed operaie che caratterizzarono il biennio 1968-
1969 sono da considerarsi, assieme alla stagione dei movimenti della nuova sinistra,
il fulcro di una critica radicale, teorica e pratica, nei confronti della politica e degli
assetti socio-culturali dominanti, nonch un osservatorio privilegiato per le richieste
provenienti dalla base politica e dalla societ civile. Comportamenti e rivendicazioni
che i politici di Parma, e non solo, molte volte non colsero nella loro completezza, ma
che talvolta furono cavalcati e fatti propri dallintera citt, come la pratica
dellantifascismo militante e la lotta al neofascismo ed alla sua espressione
istituzionale, il Movimento Sociale Italiano.
Lo sviluppo economico e dei servizi sociali non , di per s, risolutivo di tutte le
contraddizioni, anzi ne crea delle nuove; quanto pi volte affermato nelle sue opere
da Herbert Marcuse e dal movimento di rivolta di Berkeley
1
, si andava
concretizzando nella cittadina emiliana, ricca, caratterizzata da uno sviluppo
industriale con i trend pi alti dItalia e da una rete di servizi sociali tra i pi
sviluppati e garantiti.
Il progresso economico, sociale e politico caratterizz molte citt dell Emilia
rossa, in particolare il capoluogo Bologna che divenne la vetrina del governo
comunista degli enti locali
2
.
La vita politica di Parma ha visto, fin dagli inizi del Novecento, la sperimentazione di
un sistema di alleanze e mediazioni sociali tra borghesia produttiva e movimento
operaio, che ha permesso uno sviluppo delle istituzioni democratiche basato
sullintegrazione sociale e sulla qualit dei servizi.
3

Questo sicuramente un tratto caratteristico di molte cittadine emiliane governate da
compagini rosse.
Il decentramento e lo sviluppo delle autonomie locali per il Pci rappresentarono il
modo di amministrare secondo le linee e le basi ideologiche da sempre rivendicate.
4


1
A. Parisella in Becchetti, Brugnoli, Gambetta, Manotti, Melegari, Rossi, Parma dentro la rivolta, tradizioni, e
radicalit nelle lotte sociali e politiche di una citt dellEmilia rossa 1968/1969, Punto Rosso, Archivio M. Pezzi,
Milano 2000, p. 15.
2
Cfr. Ginsborg Paul,Storia dItalia dal dopoguerra a oggi, societ e politica 1943-1988, Einaudi, Torino
3
A. Parisella, in Becchetti, Brugnoli, Gambetta, Manotti, Melegari, Rossi, Parma dentro la rivolta, tradizioni, e
radicalit nelle lotte sociali e politiche di una citt dellEmilia rossa 1968/1969, cit., p. 14
4
A livello regionale, gi a cavallo degli anni cinquanta, il partito emiliano, infatti, estese la propria strategia delle
alleanze agli intellettuali e ai ceti affaristici e commerciali delle citt che non vedevano i governi locali dei comunisti
come nemici ma come alleati e soprattutto come calmiere per le relazioni tra capitale e lavoro, anche talvolta smussando
le punte rivendicative del sindacato.
Il 1970 periodizzante per la storia delle autonomie locali, infatti nella primavera vengono, ventidue anni dopo il
dettato costituzionale che le prevedeva, istituite le regioni. Ogni regione eleggeva il proprio consiglio, aveva poteri pi
estesi di quelli concessi ai comuni e alle province e aveva la possibilit di legiferare sui maggiori problemi salute,
assistenza, agricoltura- purch nel rispetto della legislazione nazionale. Dopo le elezioni del giugno 1970 il risultato pi
significativo nel panorama italiano fu la creazione di una fascia rossa nellItalia centrale comprendente lEmilia-
Romagna, la Toscana e lUmbria. Ritardata dai governi precedenti proprio per non rafforzare i poteri delle zone rosse la
cintura rappresent un sistema diverso di concepire i rapporti sociali e la vita politica. (Cfr. Ginsborg Paul, Storia
dItalia dal dopoguerra a oggi, societ e politica 1943-1988, cit., p. 273).

8
Nel definire il concetto togliattiano di Emilia rossa, inteso come laboratorio
politico dove sperimentare nuove forme di autogoverno e di socialit altra rispetto
a quella proposta dal sistema politico vigente, non si pu prescindere da queste
considerazioni e soprattutto dal fatto che, a differenza del potere democristiano,
caratterizzato da incentivi e clientele diffuse, nelle zone rosse assistiamo ad un
mutamento del sistema di mediazione politica che si basa su strutture e associazioni
tipiche del movimento operaio e della societ orizzontale come le cooperative, il
sindacato, i municipi, le aziende municipalizzate (come a Parma l Amnu, ex
Ametag) e i circoli Arci, che rappresentarono una struttura ramificata e politicamente
attiva su tutto il territorio regionale. Questa impalcatura signific, oltre che lo
spostamento del baricentro verso le richieste del mondo del lavoro e verso la base
sociale che forma il consenso, anche la chiave che permise di attutire e, in un certo
senso guidare, i conflitti sociali e le espressioni autonome e spontanee della classe
operaia.
In Emilia il comunismo locale esaltava la funzione compositiva dei contrasti di
classe, funzione collaborativa tipica dellideologia del piccolo capitalismo operaio,
del fascino del piccolo, della storica propriet coltivatrice efficiente, produttiva e
non monopolistica. Lideologia del piccolo capitalista operaio, che vedeva nella
piccola impresa la ricongiunzione di capitale e lavoro diviene la base per un
associazionismo democratico tra piccole unit produttive autonome ed uguali; un
sistema di imprese grazie alle quali la compravendita di forza-lavoro veniva ad essere
ridotta al minimo; la figura del capitalista-imprenditore veniva ricondotto al suo ruolo
originario di lavoratore con funzioni direttive, di responsabilizzazione, preparando,
nei fatti, quella socializzazione delleconomia in maniera graduale senza quei
sovvertimenti violenti tipici ed inevitabili dei capitalismi caratterizzati dalla
contrapposizione pi netta tra capitale e lavoro.
5

Loperaio-massa in Emilia rappresentava la minoranza; la parola-chiave che riassume
parte del miracolo economico di questo pezzo dellItalia decentramento
produttivo, sistema di rapporti inventato dal sindacato, non dallasse padronale.
6

Servizi sociali e riduzione delle disuguaglianze, che a ragione costituiscono il vanto
delle esperienze di governo locale, divennero obiettivi perfettamente inseriti al di qua
dellorizzonte della socialdemocrazia. Il partito, il Pci, il sistema di cooperazione, e la
base, divennero lo stato locale, il potere locale, in poche parole il sistema.
7

Il modello emiliano ha ridimensionato il conflitto sociale cercando di valorizzare le
potenzialit del sistema produttivo, tentativo che ha permesso di aggirare
limpetuosit di partenza sostenendo un processo di sviluppo, che forse si sarebbe
realizzato lo stesso, ma certo senza quegli effetti di stabilizzazione del quadro sociale
e di benessere diffuso che hanno finito, poi, per identificarne i tratti mitici.
Soprattutto nel blocco delle tre province - Bologna, Modena, Reggio Emilia - il ruolo
dei Pci valse a stabilizzare gli equilibri sociali, a controllare i conflitti anche

5
Cfr Piro Franco, Comunisti al potere, Economia, societ e sistema politico in Emilia Romagna 1945-65, Marsilio,
Venezia, 1983, p. 193.
6
Cfr. Idem, p. 190.
7
Cfr Idem, p. 13-20.
9
assecondando piccola e media impresa. Il partito si adoperava, con successi
inaspettati, per istituzionalizzare i contatti tra le forze sociali organizzate, compresi i
circoli e le cooperative che assunsero un ruolo di primaria importanza, e lazione
diretta degli enti locali.
8

Probabilmente, senza eccessive forzature, la linea interpretativa che Paul Ginsborg
diede allesperienza del comunismo emiliano pu considerarsi valida anche per la
cittadina parmigiana: non vi era contrapposizione ai meccanismi dello sviluppo
capitalistico, ma, al contrario, erano stati accettati, cercando comunque di
modificarne gli squilibri e le storture, in un modo che assomigliava molto alle riforme
correttivelesperienza emiliana assomigliava piuttosto ad un efficiente e umana
organizzazione del capitalismo.
9

Lanalisi di queste caratteristiche pu contribuire a spiegare da un lato la peculiarit
dello sviluppo locale ma anche la difficolt a far emergere le contraddizioni operanti
nel sistema, soprattutto a causa della posizione egemonica che occupava il Pci nella
vita culturale e politica lasciando poco spazio alle posizioni critiche orbitanti e
nascenti alla sua sinistra.
Anche Parma, tra lautunno del 1968 e quello dellanno successivo, vide il fiorire dei
gruppi della nuova sinistra, che trovarono consenso e adesioni non solo nelle facolt
universitarie e nelle scuole superiori, ma anche nelle principali fabbriche della citt e
nei quartieri popolari.
La politica usciva dai luoghi istituzionali e dai centri amministrativi ad essa deputati e
si trasferiva nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nei quartieri e nei comitati, permeando
il tessuto cittadino con i contenuti e le lotte sociali e politiche di quella che possiamo
definire la stagione dei movimenti: ci si riferisce con questa formula alla fase
storica durante la quale nel nostro paese una serie di movimenti sociali - diversi tra
loro, ma con alcune caratteristiche unificanti - furono tra i protagonisti principali
della scena politica, sociale e culturale.
Certamente non gli unici n i pi importanti, ma senza tener conto della loro
effettivit storica riesce impossibile qualsiasi ricostruzione storiografica che non si
confini nel recinto della vecchia storia politica, attenta solamente alle strategie dei
partiti e in particolar modo delle loro leadership
10
.
Le notevoli divergenze sul piano ideologico e pratico nella specifica realt
parmigiana trovarono convergenze ed unit di azione e di lotta sul terreno dei valori
legati alla Resistenza e allantifascismo, sentimenti ben radicati in una citt medaglia
doro alla lotta di Liberazione e caratterizzata da una tradizione antiautoritaria e
ribellista; citt che conserva tuttora vivo il ricordo delle Barricate del 1922, quando
gli insorti dellOltretorrente, guidati dall Ardito Guido Picelli, si opposero
eroicamente ai fascisti intruppati da Balbo.
Il cuore libertario della vecchia Parma dei borghi dellOltretorrente, la Parma della
sollevazione popolare, dellantifascismo militante e militare, la Parma della

8
Cfr. Balzani R., Le tradizioni amministrative locali, in Aa.Vv., Storia dellItalia dallUnit ad oggi, a cura di R. Finzi,
Le Regioni, LEmilia Romagna, Einaudi, Torino 1997, p. 641-643.
9
Ginsborg Paul, Storia dItalia dal dopoguerra a oggi, societ e politica 1943-1988, cit., p. 275.
10
Cfr. Grispigni Marco, Elogio dellestremismo. Storiografia e movimenti, Manifestolibri, Roma 2000, p. 21.
10
Camera del Lavoro e del sindacalismo rivoluzionario di Corridoni e di Alceste De
Ambris, la Parma di quei borghi che hanno visto rifiutare la subordinazione e che
hanno a lungo ospitato e stimato storici personaggi come lanarchico vastese
Antonio Cieri
11
(che dopo le barricate, assieme a Picelli, diede il suo contributo alla
lotta per la libert del popolo spagnolo), quel cuore riviveva nelle lotte dei nuovi
ribelli mezzo secolo dopo
12
.
Una tradizione fatta di battaglie, quasi inscritta nel codice genetico popolare, storie
raccontate e storie taciute; sentimenti che nel tempo si sono trasmessi e molte volte
prepotentemente riemersi a formare una barriera contro le minacce al sistema
democratico e alle protezioni sociali conquistate con la lotta politica.
Lesplosione dellassociazionismo, i circoli, le osterie, costituivano il fluido veicolo
che permetteva alla storia orale di essere sentita, raccontata e fatta rivivere.
La socialit diffusa forniva lessenziale presupposto dellorganizzazione politica.
La vita associativa, lidentit di gruppo, la diffusa partecipazione politica, la
coscienza critica, il volontariato, erano fattori genetici e persistenti dellidentit
cittadina e pi in generale delle genti emiliano romagnole.
I momenti associativi rappresentavano il punto di svolta della coscienza pluralistica e
il contatto che permetteva lorganizzazione delle lotte ed il confronto. Contatti
permessi dallo sviluppo capillare dei circuiti come i circoli di base.
Basti pensare che solo lArci poteva contare nella regione 562 circoli con un numero
di iscritti pari a 118268, secondo, per numero di circoli ma quasi uguale per numero
di aderenti, solo alla Toscana con 810 sedi e 121491 soci. Per un termine di paragone
basti pensare che realt come il Lazio potevano contare su 19 circoli e 7230 soci,
mentre un solo circolo per la Sardegna con 100 tesserati oppure 418 circoli per la
Lombardia con 49713 tesserati. Questi esempi, che non considerano certamente altre
forme organizzative di diversa estrazione ideologica pur presenti e attive, ci danno un
idea del sistema di relazioni e di contatti che contribuivano a creare tramite le loro
iniziative o la semplice presenza sul territorio.
In questo contesto la stessa Parma, anche se in misura minore di altre province
limitrofe, solo la vicina Reggio poteva contare su di un numero quasi triplo di soci,
strutturava i suoi rapporti.
13
Proprio i circoli, assieme alla macchina organizzativa dei
partiti, diedero notevole impulso allorganizzazione delle iniziative militanti.
I gruppi dellestrema sinistra furono molto attivi nel campo dell antifascismo
militante, visto come forma di competizione politica con i partiti della sinistra
moderata e come difesa di agibilit politica. Daltra parte, in questi anni le formazioni
del neofascismo parmense, sebbene minoritarie, furono particolarmente dedite ad
azioni squadristiche e beneficiarono di coperture politiche pi o meno palesi.

11
Balestrini Nanni, Parma 1922, Una resistenza antifascista, Derive e Approdi, Roma, 2002, p.128.
Lanarchico Antonio Cieri, comandante del rione Naviglio-Trinit, nasce a Vasto, in Abruzzo. Diviene Caporale nella
Grande Guerra dove si guadagna la medaglia di bronzo al valor militare. Ferroviere, si trasferisce per lavoro a Parma
nel 1921 dopo aver transitato per Ancona. Sposa una parmense di Neviano degli Arduini. Mor, come Picelli, in Spagna,
durante la guerra civile, il 7 aprile 1937 a Canoscal de Lizano.
12
Cfr. Furlotti Gianni, Parma libertaria, Bsf, Pisa, 2001, p. 133.
13
Cfr. Ridolfi M., La terra delle associazioni, in Aa.Vv., Storia dellItalia dallUnit ad oggi, a cura di R. Finzi, Le
Regioni, LEmilia Romagna, Einaudi, Torino 1997, p. 367-371.
11
Numerose furono le aggressioni ai danni di giovani di sinistra e gli atti intimidatori
contro le sedi di associazioni politiche, sindacali e di culto.
Secondo lautorevole parere di Revelli e De Luna lantifascismo era qualcosa di pi
della semplice negazione del fascismo. Nelle azioni dirette, nelle occupazioni, nelle
contestazioni, nel vivere assieme si rompeva lisolamento privatistico,
disintegrando il principio autoritario del ciascuno al suo posto. Lirruzione della
vita quotidiana nella politica sconvolgeva latomismo sociale sul quale si fondava
lordine costituito, imponendo una dimensione collettiva che ridefiniva ruoli
personali e collocazioni politiche. Far parte del movimento significava agire in prima
persona, rompendo lisolamento individualistico della societ borghese e
contrapponendo alla parsimonia ed allavarizia la totale dissipazione della proprie
energie intellettuali e di se stessi
14
.
La pratica dellantifascismo fu soprattutto il collante ideale, la linea rossa che riusc a
creare convergenze allinterno della frastagliata sinistra.
Sinistra storica e i nuovi gruppi avevano tra loro divergenze di analisi e modalit di
concepire la politica, ma la lotta, al riemergere del nuovo fascismo, port molti
militanti di base del Pci, del Psi e delle forze sindacali allo sviluppo di una particolare
sensibilit verso lazione diretta e di massa, non di rado contrastata proprio dalle
stesse dirigenze.
Corollario dellantifascismo come pratica militante era il rifiuto della retorica
resistenziale, di quel monolitismo celebrativo in cui lufficialit della memoria
istituzionale aveva seppellito i germi conflittuali e antagonistici che la lotta partigiana
portava profondamente inscritti nel proprio carattere originario: Il 25 aprile, per
giovani e non giovani della nuova sinistra, cessava di essere la giornata della
memoria oleografica e pacificata e diveniva invece occasione di lotta, spesso in
relazione a quelle internazionali e antimperialiste che, dal Vietnam al Cile, dalla
Grecia alla Palestina, riportavano in auge, nella contrapposizione guerra no,
guerriglia si, il modello dellesperienza partigiana contro il nazifascismo
15
.
Non mancarono collegamenti con lUnione generale degli studenti palestinesi e con
altre situazioni rappresentative, con le quali vennero cogestite iniziative di
sensibilizzazione sulla resistenza dei loro popoli
16
.
Lantifascismo era una risposta doverosa ed urgente al complessivo disegno politico
che voleva reprimere le proteste operaie e le rivendicazioni studentesche.
Ho militato sempre nella sinistra. Ad un primo accostamento al Pci, dove ero attivo
nella sezione Cavestro, passai al Partito Comunista dItalia (m-l) perch
limmobilismo e lattendismo del Pci mi andava stretto. Pensavo che le conquiste
dovevano essere mantenute con la lotta e la vigilanza. La mia famiglia, a cominciare
da mio padre, stata sempre attiva nel partito e nelle lotte per lemancipazione e per i

14
Cfr. Revelli Marco, De Luna G., Fascismo e antifascismo, le idee e le identit, La nuova Italia, Firenze,1995, pp.
139-144.
15
Becchetti Margherita, Memorie e attualit dellantifascismo degli anni Settanta, in Balestrini Nanni, Parma 1922.
Una resistenza antifascista, Derive e Approdi, Roma 2002, p. 10.
16
Proiezioni di film e dibattiti vennero organizzate con la collaborazione del collettivo Cinema libero il 20 marzo
1972; Cfr. il volantino di invito alla proiezione, Parma, marzo 1972, archivio68, biblioteca Balestrazzi, busta 3, fasc.
2, sn. 135.
12
diritti. Da questa formazione mi stacci nei primi anni settanta aderendo a molte
iniziative del Movimento studentesco e soprattutto di Lotta Continua che pi di altri
era attiva nel campo dellantifascismo militante. Bisognava scendere nelle strade e
nelle piazze e denunciare il clima di intimidazione e di minaccia che non risparmiava
nemmeno Parma. Era essenziale che qualcuno dicesse qualcosa. Anzi, era quasi un
impellente bisogno rispondere in maniera organizzata e diretta a chi cercava in tutti i
modi di imporre, pi o meno con la forza, derive e svolte autoritarie che palesemente
andavano a sfavore delle classi meno abbienti, degli operai e di chi lottava per i
propri diritti.
17

I gruppi acquisivano, nel procedere dellelaborazione politico-sociale, ma soprattutto
nella prassi, coscienza antimperialista allargando la visione dinsieme e rapportando
il problema interno al fattore internazionale. Manifestazione di questo atteggiamento
fu la creazione, sotto la spinta dei gruppi marxisti-leninisti, del Comitato di lotta
contro il fascismo e limperialismo, unaggregazione di soggetti e di gruppi con
finalit di coordinamento e di analisi che promosse cortei di protesta e
controinformazione locale sulle dinamiche oltreconfine, con particolare attenzione,
data la contingenza, alla lunga e sanguinosa guerra in Vietnam
18
.
Sensibilit espressa anche dalla componente giovanile del Pci che, assieme al Mpl (il
Movimento politico dei lavoratori), si adoper per proiettare documentari sulla lotta
dei vietcong, promuovendo nel contempo manifestazioni di sostegno anche di natura
economica. Naturalmente duri erano i giudizi verso latteggiamento (neo)imperialista
degli Usa e dei loro alleati, fautori di una politica basata su interventi armati qualora
le esigenze del mercato domandassero alla politica nuovi sbocchi e meccanismi di
dominio
19
.
Rifiuto della celebrazione tout-court che nelle ricorrenze di calendario vedeva i
partiti della Resistenza e le associazioni partigiane ritualizzare la lotta di Liberazione,
ma che nella contingenza lasciava ampi margini al riemergere del pericolo nero, non
dimostrandosi altres combattiva nelle battaglie sui bisogni e sui salari.
Lantifascismo militante riusc a trasformarsi, come unappartenenza scontata e
pronta a balzare fuori se sollecitata, in un collante specifico capace di unire i militanti
di base dello stesso partito comunista e gli iscritti al sindacato - anche contro le
direttive dei leader - con la radicalit dei contenuti e della prassi dei gruppi che
prendevano posto a sinistra del partito e fuori dalle istituzioni.
Lantifascismo viscerale e militante costituiva quella impalcatura e quella saldatura
capace di tenere legati assieme gruppi, partiti e movimenti con posizioni, analisi e
agire politico il pi delle volte diametralmente opposto e per alcuni aspetti
concorrente, permettendo quellabbraccio anche generazionale che si manifest

17
Cfr.Intervista a Giorgio Ghirarduzzi, militante di Lotta Continua, rilasciata allautore a Parma, nel mese di settembre-
ottobre.
18
Cfr. Vietnam una ferita del mondo, volantino del Comitato di lotta contro il fascismo e limperialismo, per lindizione
di una manifestazione per il giorno 20 maggio 1972, Parma maggio 1972, archivio Centro Studi per la Stagione dei
Movimenti di Parma, fondo M. Giuffredi, busta 6, fasc. autoriduzioni.
19
Cfr. Manifestazione di appoggio alla lotta del Vietnam, volantino della Fgci e del Mpl per manifestazione in sostegno
del Vietnam presso la sala teatro ex-Enal, Parma 10 aprile 1972, archivio68, biblioteca Balestrazzi, busta 3, fasc. 2,
sn.40.
13
palesemente in diverse circostanze, in modo particolare con le dure e militari
contestazioni al Msi ed ai suoi comizi.
Dalla fine degli anni sessanta nella cittadina ducale si susseguono con una certa
frequenza aggressioni ed atti intimidatori riconducibili a gruppi di matrice
neofascista, facenti capo, o direttamente appartenenti, al partito di Almirante.
In tutto il territorio italiano si assiste, in quel periodo, ad unescalation preoccupante
del fenomeno squadristico. Una galassia eterogenea di gruppuscoli dellestrema
destra, pi e meno organizzati, fanno la loro comparsa sulla scena sociale e politica.
Molti di questi godono di esistenza e di vita autonoma, ma numerosi fanno
riferimento, in maniera non sempre visibile, al partito missino: Da parte sua
questultimo gi dal VIII Congresso nazionale propone ai suoi militanti e
simpatizzanti un potenziamento delle organizzazioni giovanili che rappresentano la
garanzia morale di una lotta al regime in nome della scelta rivoluzionaria
antimarxista e anticomunista e di fondare una scuola di partito garantendo la
possibilit di organizzarsi autonomamente nel Msi, pur nellunit del partito
20
.
Il Msi andava raccogliendo il grido di libert di quanti nelle fabbriche, nelle scuole,
negli uffici e nelle piazze vedevano limitata la propria libert di lavorare, studiare,
manifestare, e si offriva come punto di riferimento per tutti gli uomini che
intendevano battersi, moralmente e fisicamente, per la libert e contro il comunismo.
Evidente il disegno reazionario di fare del partito linterprete di quei settori colpiti
dalla mobilitazione sociale e dallondata contestatrice di cui la sinistra, e pi
specificamente i gruppi emergenti, si rendevano interpreti e protagonisti, e scendere
sullo stesso terreno di scontro degli avversari per contenderne e conquistare la piazza
e spazi di agibilit politica. Almirante senza mezzi termini punta le sue carte sulla
mobilitazione costante e sulla capacit di tenere la piazza
21
.
Il fronte anticomunista quindi una realt che cerca, anche con lo scontro fisico e
di piazza, di legittimarsi ed acquisire consensi sia dellelettorato moderato che di
quello dichiaratamente su posizioni radicali
22
.
Naturalmente nelle grandi citt, dove maggiore era il quotidiano contrapporsi, il
conflitto e la rivalit politica tra gruppi legati allestrema sinistra, al Pci e al
sindacato, e i gruppi della destra neofascista raggiungono forme estreme e ripetute di
scontro fisico. Esenti non sono tuttavia i piccoli centri, anche quelli della cosiddetta
Emilia Rossa dove, seppur minoritarie e marginali, le organizzazioni eversive non
mancano di suggellare la loro presenza.
Sebbene nel 1972 il partito missino raggiunga il massimo storico a livello elettorale,
la sua base continua a preferire gli inviti a contendere la piazza e gli spazi politici ai
rossi
23
.
La piazza sfugge al controllo e dal 1969 al 1973 i pestaggi, le violenze e gli attentati
attribuibili alla destra raggiungono cifre paragonabili soltanto ai burrascosi anni del

20
Ignazi P., Il polo escluso, Profilo del Msi, Il Mulino, Bologna, 1989, p.130.
21
Ivi, p.145.
22
Gi dal 1967 il Fuan, la destra universitaria missina, organizza a Perugia un convegno con la partecipazione ufficiale
di Ordine Nuovo.
23
proprio questo lanno dellassassinio di Mariano Lupo a Parma e di molti altri omicidi riconducibili a formazioni
dellestrema destra.
14
dopoguerra: il problema non riguardava tanto la partecipazione diretta di esponenti
del partito ad episodi di violenza, partecipazione di gran lunga inferiore a quella degli
appartenenti ai gruppi radicali. La vera ambiguit del Msi risiede soprattutto nellaver
consentito che, in una fase di acuta tensione sociale e di elevata mobilitazione sul
versante di destra, la zona grigia, a cavallo tra il partito ed i movimenti radicali
esterni, si allargasse e si rafforzasse. Il tacito consenso, il benevolo accoglimento se
non la protezione, per gli estremisti di destra da un lato, e per i membri del partito,
protagonisti di fughe in avanti nella politica dello scontro, dallaltro, costituirono la
realt missina di quegli anni, lontana dal progetto di destra nazionale del suo
segretario, ma nel contempo vicina a quella miriade di gruppi, movimenti,
associazioni e circoli pi o meno estremisti
24
.
Non stupisce che con questa situazione generale e con questo assetto pratico-teorico
del partito le frange pi estreme abbiano avuto, con la certezza di reali coperture e
supporti di varia natura, una spinta ad inasprire lattacco verso lantagonismo dei
gruppi di sinistra e la generale politica dello scontro.
Lo stesso partito neofascista non rimase esente dal coinvolgimento nella spirale di
violenza. Nei primi due anni della segreteria Almirante, lispirazione al coraggio e
la sollecitazione a riprendersi la piazza hanno stimolato la vis barricadiera di molti
militanti, soprattutto giovani, tant che tra il 1969 ed il 1971 vi sono stati 160 arresti
tra iscritti e simpatizzanti del partito e delle organizzazioni ad esso legate (Fuan,
Fronte della Giovent, Sam, Ordine Nero, Mar, Giustizieri dItalia). Inoltre, tra il
1969 ed il 1973 ben il 95% degli episodi di violenza spicciola (pestaggi,
aggressioni, danneggiamenti) stato attribuito a militanti di destra.
Anche quando il Msi in quanto tale non risulta direttamente coinvolto nelle azioni
squadristiche o terroristiche, queste finiscono per proiettare, inevitabilmente, una luce
sospetta sul partito
25
.
Nei comizi, nelle riunioni, nei dibattiti e nelle piazze le crude parole dei teorici
neofascisti sono cariche di violenza, odio e di incitamento allo scontro fisico. Un
giovane come il picchiatore Giulio Salierno ne deduce: Per noi attivisti le parole di
Almirante significavano una cosa sola: fare attentati, picchiare. Al contrario, i
consigli, le disposizioni erano di stare calmi, temporeggiare, riflettere. Poi, per,
venivano certi discorsi, certe mezze frasi, certe affermazioni come: La violenza un
mezzo razionale e purificatore. Sulla posizione del Msi nellambito della
repubblica costituzionale e democratica lo stesso segretario non esitava ad usare toni
diretti: Camerati, il vero equivoco di essere fascisti in democrazia.
26

Se questi dati sono riferibili alla situazione nazionale, di tanto non si discostano le
realt periferiche.
probabile che in certi luoghi, come ad esempio Parma, dove forte resisteva la
memoria partigiana, la presenza organizzata del cameratismo, affiancato da elementi
provenienti da altre realt dove era ben strutturata lestrema destra italiana,
rappresentasse un banco di prova, lapice della provocazione, un laboratorio ed

24
Ignazi P., Il polo escluso, Profilo del Msi, cit., p.161.
25
Ivi, p. 168-169.
26
Cfr. Bocca G., Il filo nero, A. Mondatori editore, Milano settembre 1995, p. 144.
15
una specie di palestra politica, in grado di mettere in luce le capacit di reazione e
la tenuta del tessuto socio-politico tipico delle zone amministrate da compagini di
sinistra di fronte alle sollecitazioni di stampo conservatore e reazionario
27
.


Paragrafo 1.2 La nascita delle formazioni della sinistra extraparlamentare a
Parma. La mappatura dei gruppi.

Il passaggio dagli anni sessanta agli anni settanta vede anche a Parma il fiorire dei
gruppi che andavano occupando spazio alla sinistra del Pci ed in forte contrasto con
questo.
Il primo a strutturarsi il Pc(m-l)dItalia (Partito comunista dItalia marxista-
leninista) che nel 1969 raccoglie militanti provenienti dal Pci e dalla Figc.
Il gruppo riusc a portare sui propri contenuti diversi tesserati delle sezioni periferiche
cittadine, anche se i rapporti complessivi col Pci non si interruppero mai. Il dibattito
teorico era acceso, ma non si arriv mai allo scontro. La critica poneva laccento sulla
mancanza di continuit del Pci con i valori e le linee guida tracciate dalla Resistenza
e insisteva sulla necessit di un pi incisivo metodo di lotta centrato sulla
contrapposizione di classe. La critica al Pci si basava sullanalisi secchiana della
rivoluzione sociale tradita nella resistenza e denunciava labbandono da parte del
partito della coscienza e della dialettica di classe a favore della tematica dellunit
nazionale, mettendo duramente in discussione la deriva riformista
28
. Critica rivolta
anche ad alcuni nascenti gruppi che risultavano troppo movimentisti, privi di una
struttura organizzativa ed un apparato partitico strutturato, senza il quale risultava
impossibile porsi il problema del potere e del cambiamento radicale dellesistente.
Nel panorama politico italiano il Pc(m-l)dItalia fu il primo gruppo ad avere esistenza
autonoma e riconoscimenti internazionali. Si struttur al congresso di Livorno
nellottobre del 1966
29
, precorrendo il proliferare dei nascenti gruppuscoli, secondo
la definizione riduttiva data dal Pci, comprensibilmente preoccupato per una
potenziale emorragia di voti e militanza a favore di certe compagini.
I cinesi, cos denominati per lappoggio alla Cina maoista, a Parma erano presenti
in fabbriche medio-grandi come la Bormioli, Rossi e Catelli, Simonazzi, poco alla
Barilla, ed anche in ditte pi piccole. Particolarmente intensa fu lattivit politica in
occasione delle agitazioni operaie nel 1973 per il rinnovo del contratto dei
metalmeccanici. Contro il neofascismo caldeggiarono la proposta di creazione su
scala nazionale dei Comitati di lotta antifascisti ed antimperialisti.
Tramite il bollettino Lotta partigiana, organo del Comitato antifascista e
antimperialista di Parma, il raggio di analisi abbracciava le lotte del popolo cileno,
guidate dal socialista Allende, e i movimenti di liberazione greci e del Fronte

27
Opinione espressa nella testimonianza rilasciata allautore da Ettore Manno, ex militante di Lotta Continua, 9 luglio
2003.
28
Intervista rilasciata allautore da Pier.Paolo Novari, ex-militante del PC(m-l)dI, il 5 luglio 2003 a Parma.
29
Gazzetta di Parma, Storia dItalia, cronologia 1815-1990, De Agostani, Novara, 1991, p. 640.
16
rivoluzionario antifascista spagnolo (Frap), in una prospettiva non solo di liberazione
dalla dittatura ma di svolta comunista sotto la regia della classe lavoratrice
30
.
Bench spesso accusati di settarismo, i rapporti collaborativi pi intensi furono con
Lotta Continua, mentre si mostrarono scarsi col Movimento Studentesco, che si
attestava sempre pi come interlocutore privilegiato del Pci.
Il piccolo partito
31
si scioglier nel 1979 quando molti militanti ed il gruppo dirigente
decideranno di confluire nel Pci giudicando positiva lesperienza marxista-leninista e
confidando nella possibilit di riuscire ad incidere significativamente allinterno di
questo
32
.
Nel 1970 a Parma nasce Lotta Continua che assorbe giovani lavoratori e militanti
provenienti dalla contestazione sessantottina, iscritti al Pci ma in rottura con lala
revisionista del partito. Fu, assieme al Movimento Studentesco, il gruppo pi
numeroso. I rapporti col Pci risultavano conflittuali, soprattutto con la dirigenza che
si mostrava ostile e spesso esternava atteggiamenti delatori. Rapporti privilegiati
erano invece con la base del partito che partecipava e si interessava alle iniziative del
gruppo.
Molti aderenti a Lotta Continua erano attivi nel Movimento Studentesco e presenti in
diverse fabbriche della citt come la Bormioli, lOcme e la Barilla.
Tanti giovani, molti dei quali figli di militanti del Pci, avevano visto i gruppi edili
aggredire selvaggiamente sia i quartieri della periferia, che quelli del centro cittadino,
il tutto con lappoggio di buona parte del sistema politico.
Il gruppo offriva un elemento ricompositivo ed identitario rispetto alla disgregazione
ed allisolamento prodotto dai quartieri periferici
33
.
I bisogni rappresentarono un terreno di lotta praticato da questa formazione
politica. La condanna della selvaggia aggressione dellimprenditoria edile nei
confronti del territorio e degli spazi pubblici (aggressione foraggiata e coperta dagli
apparati politico-amministrativi), la difesa dei piccoli commerci e delle identit
minacciate dal capitale parassitario finanziario portarono molti militanti ad aderire
nel 1975 alle iniziative del Comitato unitario di lotta per la casa
34
.
Lotta Continua a Parma muore politicamente nel 1976 allindomani del congresso di
Rimini, per lincapacit del gruppo dirigente nazionale di fornire risposte alle
emergenti richieste della classe operaia e del movimento degli studenti. Dure le
critiche della componente femminista verso latteggiamento discriminatorio e
prettamente maschilista dei militanti e della dirigenza. Soprattutto, muore anche
per lincapacit di proporre alternative valide alla fase politica che vedeva irrompere
sulla scena i gruppi armati e lopposizione dura e combattiva del movimento radicale
del 77
35
.

30
Cfr. Lotta Partigiana, organo del Comitato antifascista e antimperialista di Parma, Parma 10 novembre 1973,
archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti di Parma, fondo M. Giuffredi, busta 6, fasc. bollettini vari non di
partiti o gruppi 71-72-73.
31
I militanti di Parma pi noti sono Carcelli, Serioli, Novari, Quintavalla.
32
Intervista rilasciata allautore da Pier Paolo Novari.
33
Intervista rilasciata allautore da Ettore Manno.
34
Ibidem; Vedi successivamente in merito a questo gruppo.
35
Cfr. Bobbio Luigi, Storia di Lotta Continua, Feltrinelli, Milano, 1988.
17
Lotta Continua pu essere considerata come unarea magmatica che cooptava a s
una contestazione spontanea ed istintuale. Unarea assimilazionista che nella sua
composizione raccoglieva spezzoni diversi tra loro, differente al tempo stesso da altre
realt al proprio interno. Nelle manifestazioni molti operai dei quartieri e del
proletariato giovanile, animatamente antiautoritari e ribellisti di indole, ma
politicamente non inquadrati e politicizzati, si raccoglievano sotto gli slogan e le
iniziative del gruppo.
Lo stesso dirigente nazionale del gruppo, P. Brogi, not questa caratteristica,
abbastanza dissimile dalla situazione nazionale, quando venne a Parma in occasione
di varie iniziative politiche
36
.
Sul finire del 1970 nasce il gruppo del Manifesto per opera di iscritti al Pci in linea di
rottura col partito, soprattutto per i fatti di Praga.
Praga sola, articolo uscito nel secondo numero del Manifesto, pu essere
considerato lappello politico che Massimo Giuffredi, uno dei fondatori della sezione
locale, iscritto al Pci e studente universitario a Bologna, raccoglie per dare avvio ad
un percorso nuovo che avvicina diversi iscritti alla Fgci, al Pci ed al Psiup.
Lattivit di Giuffredi nasce dalla scommessa di rimettere in piedi un vecchio circolo
del Pci, il Bruno Longhi, assieme a studenti e vecchi partigiani estromessi dal partito
per comportamenti giudicati eterodossi dalla federazione (anche se questultimi non
lo seguiranno nellavventura del nuovo gruppo
37
).
Nel convincimento che la lotta del movimento operaio e la storia stessa del
movimento stessero entrando in una fase nuova, che molti schemi consacrati di
interpretazione della realt e molti modi di comportamento fossero saltati senza
rimedio e che la crisi sociale e politica non potesse essere vissuta e fronteggiata con
la normale amministrazione, il Manifesto rilanciava nel contempo il proprio progetto
di legame tra sinistra storica e nuovi movimenti rivoluzionari
38
.
Secondo le tesi riassunte negli editoriali delle prime uscite della rivista omonima,
lobiettivo era quello di contrastare nellimmediato legemonia del riformismo e del
Pci sul movimento di massa. Per farlo, diventava necessario ricorrere ad una
formazione politica nuova. Gli interlocutori andavano ricercati nelle frange di Pci, del
Psiup, del dissenso cattolico, del movimento studentesco e nella sinistra
extraparlamentare
39
.
Il 1972 lanno delle elezioni politiche con Valpreda capolista, che per non
raggiunge il quorum attestandosi a livello nazionale con solo lo 0,7% dei voti. Dopo
una prima fase di unit dazione con Potere Operaio, nelle realt territoriali dove
questo presente, segue per il gruppo del Manifesto una fase di riflusso come
conseguenza dello scacco subito alle elezioni, alle quali ha voluto presentarsi come
primo nucleo di un processo unificante delle forze della nuova sinistra. Stesso
obiettivo che guider il suo vertice nel difficile e tortuoso dialogo con i resti del Psiup

36
Intervista rilasciata allautore da Massimo Giuffredi, ex-militante del Manifesto, il 16 ottobre 2003 a Parma.
37
Sono i componenti della cosiddetta banda del formaggio.
38
Balestrini N., Moroni Primo, LOrda dOro, 1968-1977. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed
esistenziale, a cura di Sergio Bianchi, Feltrinelli, Milano 1997, p. 375.
39
Cfr. Garzia Aldo, Da Natta a Natta, Storia del Manifesto e del Pdup, ed. Dedalo, Bari, 1985, p. 44.
18
di Vittorio Foa e Silvano Miniati nella speranza di dare avvio ad un processo di
aggregazione dellultrasinistra
40
.
Nel 1974, dopo il congresso di scioglimento che si tiene a Roma dal 12 al 14 luglio
allEur, si forma il Pdup per il Comunismo che raccoglie la sinistra del Psiup, reduce
dal fallimento elettorale del 1972, e larea del Manifesto con il minoritario Mpl.
La nuova formazione vedeva nella citt ladesione di sindacalisti della Cisl come
Calligero
41
. Naturalmente questo sindacato rappresentava una scelta di distanza verso
la Cgil, cinghia di trasmissione del Pci. In effetti diversi esponenti ed attivisti dei
gruppi si organizzarono dentro la Cisl con lobiettivo pi o meno dichiarato di farne
un sindacato conflittuale e di lotta anche nei confronti dellapparato Pci-Cgil
egemone e dominante.
Il Pdup di Parma si mostr sensibile alle problematiche del mondo del lavoro e cerc
di collegarsi ai settori operai ed alle lotte che a livello nazionale occupavano la scena
politica. Il 4 dicembre 1974, in occasione dello sciopero contro il governo per la
contingenza, le pensioni e loccupazione, il Pdup ribadiva la necessit del controllo
operaio sulla ristrutturazione economica in atto portando un duro atto daccusa alla
classe dirigente, in primis al partito dello scudo crociato reo di essere solamente
linterprete delle esigenze padronali in antitesi con gli interessi dei lavoratori
42
.
Anche nella ricca cittadina emiliana le minacce di crisi e licenziamenti costituivano
un problema serio e le difficili situazioni della fabbrica di cucine Salvarani e
successivamente della vetreria Bormioli, che nellottobre 75 si avviava verso la
cassa integrazione per il 50% dei lavoratori occupati
43
, rappresentavano un settore
dintervento per le avanguardie politiche della sinistra.
Il Pdup mise in discussione il bilancio fallimentare presentato dalla dirigenza
Salvarani, rendendo pubblico il teorema secondo il quale il management rivelava
deficit al fine di licenziare - ricorrendo alle procedure sindacali e agli ammortizzatori
sociali previsti come la cassa integrazione - e ristrutturare lazienda allargando le
casse padronali a scapito dei lavoratori. A tal fine stamp un opuscolo che la
distribuzione militante fece arrivare dentro i posti di lavoro, in cui si ripercorrevano i
numeri del bilancio e lanalisi della fase
44
.
Lennesima ondata di aumenti delle tariffe dei servizi pubblici (in parte determinati
dalla crisi energetica seguita alla guerra del Kippur) scaten un forte movimento
nazionale di autoriduzione delle utenze dei servizi.
Nei quartieri di molte citt le organizzazioni della nuova sinistra si fecero promotrici
della raccolta di bollette che venivano rispedite al mittente conteggiando un
pagamento sulla base dei vecchi parametri, decurtato, quindi, dellaumento.
In poche settimane la lotta partita dal Piemonte si estese in tutta Italia.

40
Cfr. Monicelli Mino, Lultrasinistra in Italia, 1968-1978, Laterza, Roma-Bari 1978, p. 48-49.
41
Intervista rilasciata allautore da Massimo Giuffredi.
42
Cfr. 4 dicembre sciopero contro il governo, per la contingenza, le pensioni, loccupazione, volantino del Pdup per
il comunismo, 30 novembre 1974, archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti, fondo M. Giuffredi, busta 6,
fasc. autoriduzioni.
43
Cfr. Verso la cassa integrazione le vetrerie Bormioli Rocco e Luigi, Gazzetta di Parma, 9 ottobre 1975.
44
Cfr. Cosa fanno i padroni sopra le nostre teste sulla vertenza Salvarani, opuscolo del Pdup per il comunismo,
Parma 18 dicembre 1974, archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti, fondo M. Giuffredi, busta 6, fasc.
autoriduzioni.
19
Si tratta, e questo va sottolineato con forza, di un primo esempio di appropriazione
della politica economica che pu avere effetti ancora pi dirompenti sulla stessa
politica economica: cos scriveva Francesco Indovina sul Manifesto, invitando ad un
maggior impegno i sindacalisti legati al Pdup
45
.
Il comitato promotore di Parma era formato dal Mls, Pdup, Movimento Studentesco,
il Collettivo politico comunista, affiancati da una rete di associazioni di base,
dissimili tra loro per formazione e per impostazione politica, come il circolo culturale
del quartiere Montanara, il gruppo giovanile San Patrizio ed il circolo giovanile del
quartiere Cristo
46
.
Accanto a queste aree politiche e sociali vi era il sindacato Cisl e il significativo
appoggio della Flm, la Federazione dei Lavoratori Metalmeccanici creata dalla
fusione dei sindacati allinterno di un'unica sigla, che a Parma, come a livello
nazionale, si fece parte attiva nella lotta.
Vennero dislocati banchetti informativi d fronte agli uffici delle poste e della Sip, ma
soprattutto, in quasi tutti i quartieri, le assemblee pubbliche rappresentarono il
sistema pi efficace per far giungere la proposta di lotta anche nelle aree pi distanti
dalla vita politica e sociale di Parma
47
.
Mentre in molte citt la protesta per gli aumenti delle tariffe dei principali servizi
raggiungeva forme estreme, facendo registrare - per la speculazione politica di gran
parte della stampa - attentati alle centrali della Sip (a Roma interi quartieri, compresa
parte dellutenza ministeriale, rimasero isolati per giorni a seguito di unesplosione
alla centrale dei telefoni che interess pi di ventimila abbonati, mentre a Bologna e
Genova le guardie private e le forze di polizia riuscirono anticipatamente a sventare
azioni di sabotaggio)
48
, nella cittadina emiliana si andava sviluppando una rete
informativa sulluso politico dello strumento dellautoriduzione.
Parma registr una delle percentuali di protesta pi alte dItalia, in rapporto al
numero di abitanti allacciati allutenza
49
.
Seimila bollette vennero autoridotte ed il risultato della lotta fu portato dal comitato
promotore allattenzione pubblica nellassemblea presso il teatro comunale nel
quartiere Lubiana
50
.
La manifestazione principale vide in piazza Garibaldi il 6 dicembre del 1975 una
straordinaria partecipazione di massa, forse la pi numerosa mai organizzata al di
fuori dei partiti storici della sinistra, che risult come un campanello dallarme al

45
Garzia Aldo, Da Natta a Natta, Storia del Manifesto e del Pdup, cit., p.82
46
Cfr. Autoriduzione bollette: come risponde la Sip, Gazzetta di Parma, 9 ottobre 1975.
47
Cfr. Autoriduzione: forma efficace di lotta popolare per difendere il salario dalla rapina dei padroni e del governo,
volantino informativo del comitato promotore, archivio del Centro Studi per la Stagione dei Movimenti di Parma,[
Parma 1975] fondo M. Giuffredi, busta 6, fasc. autoriduzioni.
Assemblee pubbliche vennero organizzate nei quartieri San Leonardo, Parma centro, Montanara, Prati Bocchi.
48
Cfr. Distrutta una centrale Sip: fuori uso 20000 telefoni: a Roma, anche ministeri rimasti isolati, il caro bollette
sarebbe allorigine del gesto, Gazzetta di Parma, 14 ottobre 1975; Stavano per saltare 15000 telefoni, Gazzetta di
Parma, 16 ottobre 1975.
49
Intervista rilasciata allautore da Massimo Giuffredi.
50
Cfr. Manifesto politico del Comitato promotore della autoriduzioni, Parma 6 novembre 1975, archivio Centro Studi
per la Stagione dei Movimenti, fondo manifesti politici.
20
partito ed al sindacato che si erano dichiarati contrari ed erano oramai avviati verso il
compromesso storico
51
.
Lautoriduzione rappresent un modo nuovo di lottare estensibile alla scuola, alla
casa, ai servizi sociali. Lotta unificante di tutti gli strati sociali colpiti dalla crisi che
seppe trovare unefficace cassa di risonanza nellunione di gruppi eterogenei tra loro
intorno ad un unico obiettivo
52
.
Sul fronte legale il giudice di Parma, a differenza di altre giurisdizioni, dar ragione,
non sentenziando nel merito, alla societ telefonica che nel frattempo aveva avviato
le procedure di disattivazione delle utenze.
Circa trecentosessanta autoriduttori si videro respingere il ricorso contro la Sip. Il
dottor Boselli decise sullesatta regola legislativa emettendo sentenza il 15 dicembre
del 1975
53
.
Sul piano politico e della mobilitazione sociale, lautoriduzione delle utenze si
configurava come una vittoria. Bench alcune sentenze fossero state sfavorevoli per i
comitati, la sensibilizzazione dellopinione pubblica e la mobilitazione sociale sui
bisogni si concretizz il 19 dicembre del 1974, quando i sindacati raggiunsero
laccordo col governo per la revisione delle tariffe elettriche, con un notevole
risparmio per le famiglie. Significava altres che questa pratica di lotta poteva essere
assunta e generalizzata dal movimento operaio e sindacale e soprattutto dalle stesse
famiglie, per andare a trattare da posizioni di forza
54
.
Il gruppo pi nutrito a Parma, invece, era il Movimento Studentesco che dal 1970
fino al 1979 godette di un numero elevato di aderenti e simpatizzanti. Di
composizione quasi interamente studentesca si organizzava negli studentati
universitari, con sede al primo piano della Casa dello Studente di vicolo Grossardi, e
nelle assemblee delle scuole superiori del Romagnosi, del Marconi e dellItis
formando quasi una corporazione studentesca. Interlocutore privilegiato del Pci, era
strutturato ed organizzato con un proprio servizio dordine ed una macchina
organizzativa di militanti a tempo pieno, riuscendo a mobilitare migliaia di
manifestanti.
A differenza di Bologna e Modena dove erano la Fgci e Lotta Continua a dettare la
linea politica, a Parma acquisisce vita autonoma. Partecipa alle manifestazioni
operaie per il rinnovo dei contratti risultando attivo nelle manifestazioni
internazionaliste, come quella contro lintervento in Vietnam degli americani.
Con accordi pi o meno espliciti garant lappoggio studentesco alle manifestazioni
del Pci, in cambio della non ingerenza di questultimo nella formazione di comitati
fra i partiti dellarco costituzionale sui problemi del mondo della scuola, assicurando

51
Intervista rilasciata allautore da Massimo Giuffredi; Cfr. Manifestazione contro aumenti della tariffe della Sip e
contro gli stacchi, archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti Parma, fondo manifesti politici.
52
Cfr. Autoriduzione problema allordine del giorno nelle fabbriche, nei quartieri, nel sindacato, opuscolo informativo
del Pdup,[ Parma 1975], archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti di Parma, fondo M. Giuffredi, busta 6,
fasc. autoriduzioni.
53
Cfr. Il pretore ha respinto il ricorso degli autoriduttori contro la Sip, Gazzetta di Parma, 16 dicembre 1975.
54
Cfr. Strappato laccordo sulle tariffe elettriche. Lautoriduzione paga, volantino fronteretro del Pdup per il
comunismo, Parma, 21 dicembre 1974, archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti di Parma, fondo M.
Giuffredi, busta 6, fasc. autoriduzioni.
21
inoltre di respingere possibili elementi provocatori che potevano infiltrarsi nelle sue
fila
55
.
In effetti il Movimento Studentesco rappresent, specie nellambito di mobilitazioni
rilevanti, un efficace cuscinetto tra il sindacato e il Pci da un lato e i gruppi della
sinistra radicale dallaltro, per certi versi rendendo impermeabili ai suoi militanti
lanalisi e la prassi praticate dalle altre formazioni.
La forte consistenza numerica permetteva una fitta rete di contatti esterni costituendo
un bacino elettorale non indifferente per i partiti della sinistra. Senza lindicazione del
diretto riferimento il Ms, in diverse scadenze elettorali, come quella del maggio 1972,
invit i suoi membri a votare a sinistra ribadendo la denuncia politica verso la Dc e la
svolta reazionaria del paese. Il fronte unito delle masse proletarie contro il
terrorismo padronale fu il costante richiamo allunit dazione con quelle forze che
interloquivano col movimento. Numerosi appelli al fronte unito delle sinistre vennero
lanciati anche a Parma, con cospicui volantinaggi davanti alle scuole e luoghi di
lavoro, in occasione della suddetta tornata elettorale caratterizzata da tormentate
vicende - come luccisione di Giangiacomo Feltrinelli a Segrate - dal pericolo
neofascista e dallaggravarsi del debito pubblico e dellinflazione che andavano a
colpire le garanzie degli strati meno abbienti della popolazione
56
.
In unatmosfera di forte mobilitazione sindacale tesa a difendere il diritto di sciopero,
a livello locale la smobilitazione di interi settori produttivi, come la ditta Davoli,
assumeva contorni inquietanti per la stabilit sociale. Il Ms appoggi e fece proprie le
mobilitazioni operaie aderendo ai cortei e partecipando attivamente alle riunioni ed ai
convegni operai. Lappoggio al Convegno provinciale dei Delegati di Fabbrica
tenutasi al Cinema Astra di Parma nei primi di luglio del 1972 vedeva numerosi
interventi di solidariet e di inviti allunit operai-studenti contro le derive padronali
dei governi Malagodi e Andreotti
57
.
Alle mobilitazioni internazionali a favore del popolo vietnamita rispondeva anche a
Parma il Ms che scendeva in piazza coinvolgendo gli stessi lavoratori dellateneo e
sfilando in corteo anche con i leader nazionali della protesta studentesca come Mario
Capanna della Statale di Milano, roccaforte del Ms.
Bench la stampa locale, di propriet della confindustria parmense, non esitasse a
criminalizzare e a mettere in cattiva luce lintero movimento di protesta, titolando
articoli del tipo Una manifestazione di estremisti per il Vietnam
58
, proteste e
dibattiti tennero viva in citt lattenzione verso le guerre e le ristrutturazioni degli
equilibri geo-politici mondiali.

55
Pessina Paolo, Patto di non aggressione a Parma fra gruppi extraparlamentari e partiti?, LOpinione Pubblica, 9
marzo 1973.
56
Cfr. Il Movimento Studentesco indica di votare a sinistra come momento di denuncia politica contro la svolta
reazionaria e la dittatura della DC, volantino del Ms di Parma, Parma 13 1prile 10 aprile 1972, archivio68, fondo R.
Spocci, busta 3, fasc. 2, sn. 50, biblioteca Balestrazzi Parma.
57
Cfr. Il Ms di Parma saluta e appoggia il Convegno provinciale dei delegati di fabbrica e invita gli studenti, i
lavoratori, i sinceri democratici a parteciparvi, volantino del Ms, Parma 5 luglio 1972, archivio68, fondo R. Spocci,
busta 3, fasc. 2, sn. 149, biblioteca Balestrazzi Parma.
58
Cfr. Una manifestazione di estremisti per il Vietnam, Gazzetta di Parma, 23 maggio 1972; Folclore estremista in
piazza Garibaldi per il Vietnam, Gazzetta di Parma, 24 maggio 1972.
22
Dichiaratamente antifascista, a differenza degli altri gruppi non partecip in modo
diretto e costante agli scontri con i neofascisti, bench non manc di portare avanti
unattenta campagna antifascista sia dentro luniversit che fuori. Il Ms form
assieme alla Fgci, ai giovani socialisti, alla sezione Lenin del Pci, alla sezione
Morandi del Psiup, al gruppo Gramsci ed al Movimento politico dei lavoratori, il
Comitato unitario antifascista, per promuovere campagne di sensibilizzazione e di
resistenza contro il pericolo eversivo; non risparmiarono critiche verso gli altri gruppi
dellestrema sinistra locali, giudicati settari e non disponibili ad alleanze e riforme
utili nel mondo studentesco e del lavoro.
In particolare il Collettivo di Giurisprudenza del Ms, redasse, nel maggio 1972, un
accurato dossier sulle attivit neofasciste allinterno dellateneo, smascherando il
tentativo di creare una rete studentesca che godesse di appoggi e foraggiamenti da
parte di personaggi e strutture legate al mondo delleversione.
Erano gli anni in cui allinterno delluniversit agivano, sotto la copertura della sigla
Gup (Gruppi universitari di partecipazione), studenti - e non solo - appoggiati e
spronati da buona parte dellentourage reazionario. I Gup avevano particolari rapporti
con il sindacato Cisnal, con il Feas (Fronte emiliano azione studentesca) e
mantenevano legami con il Fuan, lorganizzazione della destra universitaria pi
strutturata e presente nelle universit italiane, e con lo stesso Msi. Corrispondenze
private con il deputato missino Pietro Cerullo vennero rese pubbliche nel citato
dossier redatto dal Ms.
Lazione dei Gup era anche tesa a creare una schedatura tra gli studenti, tramite
unapparentemente innocua compilazione di questionari inerenti alla partecipazione
alle attivit universitarie ed alla fruibilit dei servizi offerti dalla struttura, questionari
praticamente volti a registrare le simpatie politiche degli intervistati e lappartenenza
o meno a gruppi attivi politicamente e legati alla sinistra
59
.
Al lavoro dei Gup successivamente si affiancarono i Comitati studenti liberi
espressione giovanile della destra radicale. Attivi soprattutto tra i studenti medi pu
essere considerata una delle prime sigle che raggruppava i militanti vicino al Fronte
della Giovent e generalmente anticomunisti. Questa sigla firma diversi volantini e
manifesti in modo particolare attorno al 1974, dopo un periodo di inattivit
dellestrema destra a Parma dato il forte clima emotivo e di tensione creatosi a
seguito dellomicidio di Mariano Lupo al quale segu una forte mobilitazione delle
masse popolari antifasciste. Nella realt, favoriti anche dalla successiva inattivit del
Pci nel campo della lotta antifascista e dallimpotenza dei gruppi, molte volte
prigionieri dello spontaneismo, i fascisti pazientemente ricominciavano lopera di
riorganizzazione.
I Comitati studenti liberi costituivano un primo esempio di ri-formazione delle
avanguardie politiche legate al Msi. Come denuncia un comunicato del Movimento
studentesco, tali gruppi, appoggiati dalla Dc, dai liberali e da giornalisti come
Baldassarre Molossi della Gazzetta di Parma, servivano soprattutto a sabotare le lotte

59
Cfr. Collettivo di Giurisprudenza del Movimento Studentesco di Parma, Inchiesta sul fascismo a Parma, dossier n. 1,
seconda edizione, cip v.lo Grossardi, 4, Parma 14 maggio 1972, biblioteca Balestrazzi, archivio68, busta 9, fasc.
unico. sn. 95.
23
degli studenti e formare nuovi quadri. Spiega il comunicato del Ms che molti di
coloro che facevano parte dei Comitati sono gli stessi che distribuiscono materiale del
Fronte della Giovent e che nelle scuole provocano e minacciano, anche con coltelli,
gli studenti democratici.
Tra i maggiori esponenti della destra che si andava riorganizzando il Movimento
studentesco pubblica in un ciclostilato diversi nomi come quello di Davide Mora (che
ora ritroviamo nelle alte sfere del partito di Alleanza Nazionale), Stella Giovanni,
Chiesa Angela, manovrati e guidati dai dirigenti locali Ermes Ghirarduzzi, Baratta
Vittorio e Massimo Moine
60
, attualmente segretario provinciale del partito di Fini.
Altre sigle minori erano presenti a Parma, come Potere Operaio ed Avanguardia
Operaia, ma perlopi si trattava di pochi simpatizzanti di aree diffuse sul territorio
nazionale e privi di un cospicuo seguito nella citt. Si limitavano a pura attivit di
testimonianza ideale e di appartenenza, aderendo di fatto alle iniziative dei settori, per
cos dire, tradizionali dellestrema sinistra.
Servire il Popolo, dogmatica, settaria e rigidamente inquadrata, non solo nella politica
ma anche negli aspetti della vita privata, raccoglie qualche seguito a Parma entrando
nel 1974 nel Comitato Antifascista Mariano Lupo
61
, ma godr di breve esistenza.
Il citato Comitato venne costituito subito dopo lassassinio del giovane operaio di
Lotta Continua per mano fascista da un elenco cospicuo di singolarit e aggregazioni
che gi il 14 settembre del 1973 presentarono lo statuto del gruppo
62
.
Non si pu non ricordare il Comitato Unitario di Lotta per la Casa che fa la sua
comparsa nel 1973 da una fusione, o meglio, da ununit di intenti e di azione, tra il
Comitato di Cultura Popolare, che con iniziative e studi intendeva ritrovare e far
riemergere la cultura di base del popolo parmigiano, quella della solidariet e della
cooperazione, ed una serie di comunit di base di estrazione cattolica che
quotidianamente vivevano a contatto con i problemi reali dei cittadini e col disagio
dei meno fortunati e degli esclusi.
Il Comitato era formato da frange di comunisti eretici verso il Pci, sottoproletari del
sud, ragazzi della piazza, cattolici del dissenso, studenti e lavoratori. Un gruppo
eterogeneo, si parla di circa cinquecento aderenti, politicamente collocato allestrema
sinistra ma con contorni molto sfumati. Si autodefin come organismo di massa
aperto a tutti, ad eccezione dei fascisti, indipendentemente dallideologia o
dallappartenenza o meno ad un partito politico
63
.
Costituitosi in seguito al crollo di un appartamento vecchio nel quartiere Naviglio-
Saffi, da subito fu in citt la cassa di risonanza delle innumerevoli situazioni di
disagio abitativo che colpivano molti lavoratori e soprattutto molti immigrati del sud
che giungevano nella cittadina ducale a lavorare. Chiara era la condanna verso gli
speculatori e verso i proprietari di appartamenti che lucravano vistosamente sugli
affitti.

60
Cfr. Organizziamo a Parma la lotta antifascista, ciclostilato del Movimento studentesco, [aprile 1975], archivio
personale di Leonardo Di Jorio.
61
Intervista rilasciata allautore da Massimo Giuffredi.
62
Cfr. Statuto del comitato antifascista M. Lupo, Parma 14 settembre 1972, archivio privato A. Bozzani.
63
Cfr. Castellacci Claudio, Mani Pulite, i comunisti e le amministrazioni degli enti locali, prefazione di U. A. Grimaldi,
Sugarco Edizioni , Milano, 1977, p. 45.
24
Tra le proposte in campo politico, il Comitato richiedeva di privilegiare le piccole
imprese artigiane, la creazione di commissioni popolari impegnate a controllare che
gli affitti non superassero il 10% del salario del capofamiglia, gli espropri di tutte le
aree fabbricabili. Chiedeva la soppressione degli Istituti autonomi case popolari che
definiva enti clientelari e mafiosi e la requisizione senza indennizzo degli alloggi
sfitti appartenenti ad immobiliari e possidenti e la loro immediata consegna ai nuclei
famigliari senza casa. Tra le altre proposte di un certo spessore politico il Comitato
rivendicava la costituzione di commissioni popolari, con i consigli di fabbrica e i
consigli di zona, con potere decisionale sulle assegnazioni degli alloggi popolari e la
creazione di un fondo per il mantenimento in efficienza del patrimonio pubblico e la
sua crescita.
Il Comitato era contro i ghetti popolari della estrema periferia nati per esigenze di
sviluppo industriale e per gli alti costi delle abitazione nel tessuto cittadino.
Riguardo alle vecchie abitazioni, soprattutto quelle del centro storico, affittate a
prezzi speculativi a lavoratori meridionali ed a famiglie meno abbienti, chiedeva che
le ristrutturazioni non venissero iniziate autonomamente ma inserite in un piano di
intervento complessivo ed organico nel quartiere, che tenesse pertanto conto della
domanda di servizi sociali. In caso di rifiuto a ristrutturare, con lonere del costo a
totale carico del proprietario, si chiedeva lesproprio dellimmobile. In caso di
proprietari non possidenti doveva essere la stessa amministrazione comunale a
sovvenzionare lopera di consolidamento
64
.
La sede del Comitato si trovava in Borgo Valorio al numero sette, ma la militanza
politica si sviluppava soprattutto nei bar della piazza, sui gradini della statua a
Garibaldi, tra la gente dei quartieri, nelle case dei militanti.
Il comitato denunci la volont dei poteri locali di lasciare al degrado e
allabbandono gli edifici del centro storico in modo che le immobiliari e gli interessi
privati potessero acquistarli a prezzi notevolmente vantaggiosi, ristrutturarli e
ricavarne appartamenti di lusso
65
o rivenderli a banche o a grandi imprese ad uso
speculativo, espellendo cos dal centro vivo della citt il tessuto proletario e popolare
che lo aveva abitato e caratterizzato nel corso della storia.
Animati dal calore e dalle parole della Lettera a una professoressa, scritta da Don
Lorenzo Milani e dai ragazzi della sua parrocchia di Barbiana, nella quale si
denunciava il carattere selettivo della scuola dei padroni, destinata a perpetuare la
distinzione tra i pochi gi destinati a posti di comando e la moltitudine di coloro che
avrebbero accresciuto le fila del proletariato, organizzarono veri e propri doposcuola
autogestiti per ragazzi e disoccupati, al fine di aiutarli negli studi e nel recupero, vere
scuole popolari.
Secondo il Comitato si doveva, s, trovare lavoro ed una casa, ma soprattutto diveniva
necessario formare una coscienza politica in grado di reagire allemarginazione
66
.

64
Cfr. Libretto Rosso del Comitato Unitario Di Lotta per la Casa, Centro direzionale Montebello, un colossale furto ai
danni delle masse popolari e lavoratrici di Parma, cit.
65
Cfr. Comitato Unitario di Lotta per la Casa, giornale 1976, biblioteca Balestrazzi, fondo periodici 163/30.
66
Cfr. Terenziani Enzo, Medaglioni femminili del 900 a Parma, associazione Parma Nostra, Parma, 2003, p.81.
25
Oltre il problema culturale, quello della casa era il principale fattore che ampliava il
divario tra i ricchi ed i meno abbienti, soprattutto per quei sottoproletari meridionali
che molte volte venivano malvisti dagli stessi proletari locali
67
.
Si allestirono mostre in cui le fotografie che ritraevano le vecchie case malandate,
venivano esposte nei quartieri e nelle piazze cittadine per far prendere coscienza della
situazione in cui vivevano molti concittadini ed emigrati che col loro lavoro
accrescevano il reddito della citt, costretti per vivere ad accettare condizioni non
degne di una citt che vantava, e continua a vantare, il primato di una delle pi ricche
dItalia.
Cresciuto tra i quartieri popolari il Comitato presto divenne il fulcro ed il
coordinamento delle lotte per la casa. Si radic profondamente tra le masse proletarie,
intessendo una rete di fitti rapporti con associazioni del sociale, molte delle quali di
estrazione cattolica, in polemica con la stessa chiesa, considerata sfarzosa e
gerarchica. Lobiettivo fu soprattutto quello di infondere coscienza, restituire dignit
e fornire una visione collettiva degli eventi e delle rivendicazioni attraverso il
personale dialogo e lazione collettiva: Nel Comitato non cerano le masse ma nomi
e cognomi, sommatorie di esperienze individuali a cui comunicare una prospettiva
collettiva e lo sviluppo di quella solidariet tra oppressi e sfruttati che pu diventare
dirompente. () Lunione nel Comitato di cattolici e comunisti signific fondere il
valore della persona umana in quanto tale e lanalisi di classe
68
.
Molto critici i rapporti col Pci e con gli altri gruppi della sinistra storica accusati di
aver in qualche modo tradito gli ideali della Resistenza, delle lotte operaie e
dellantifascismo e di essersi invece spostati su di un terreno consono alle politiche
borghesi. Il Pci aveva abbracciato il modello di quelle forze politiche che esso stesso
aveva sempre contrastato.
Il 1975 ricordato nella storia politica di Parma come lanno del grande scandalo.
La mattina del 22 ottobre del 1975 i parmigiani che frettolosamente attraversarono
Piazzale della Pace non potevano certo capire quello che sarebbe accaduto di l a
poco. Quella mattina il Comitato Unitario di Lotta per la Casa tappezz lintera zona
con una ventina di lenzuola sulle quali si potevano leggere, con cifre, dati e prove,
pesanti denunce di responsabilit degli amministratori cittadini e di parte
dellimprenditoria locale circa il boom di speculazioni edilizie che non aveva
risparmiato neanche Parma, citt rossa da sempre e vanto dellautogoverno della
sinistra.
Il lenzuolo pi grande recitava: La giunta comunale porti date e prove che
dimostrino che quanto affermiamo calunnia; quattro mila domande di case popolari
in attesa presso lo Iacp, migliaia di famiglie dei ceti a basso reddito costrette a pagare
affitti da rapina per avere una casa decente mentre su questo sfruttamento
imprenditori edili, in combutta con amministratori del comune, hanno portato a
termine una colossale operazione speculativa che ha determinato un aumento della
rendita parassitaria, una situazione di monopolio delle aree edificabili, una delega ai

67
Intervista rilasciata allautore da Cristina Quintavalla, allora leader del Comitato Unitario di Lotta per la Casa, il 7
luglio 2003.
68
Intervista a Cristina Quintavalla.
26
privati e alla speculazione relativa allo sviluppo ed alla realizzazione delle zone pi
qualificate della citt
69
.
La singolare protesta del Culc prese le mosse dal progetto di costruzione del Centro
Direzionale Montebello, redatto dalla Siem (Societ Immobiliare Edilizia Moderna),
principale societ coinvolta; unarea destinata ad uffici, attivit commerciali,
allubicazione della sede generale delle poste ed a complessi residenziali.
Gi nella primavera il Comitato inizi a denunciare il progetto Siem
70
e ricostru
lintera vicenda in un opuscolo, il Libretto Rosso, che la distribuzione militante
fece arrivare allattenzione della pubblica opinione, nonostante il complice silenzio
dellinformazione locale, legata come sempre ai poteri forti della citt. La stessa
lenzuolata fece la comparsa sulla stampa, alle prese con lagonia del dittatore Franco,
come trafiletto, solo tre giorni dopo.
Autore principale del libretto larchitetto Mambriani, autodefinitosi al processo
simpatizzante comunista, gi tecnico di fiducia del Pci e coestensore del Prg del
1969, progettista di numerosi condomini e di importanti lottizzazioni e fin dallinizio
forte oppositore del progetto Siem. Entra nel Comitato verso il 1973, portandovi una
conoscenza dettagliata dei risvolti e della materia, in quanto era stato lui stesso ad
inserire nel Prg il progetto di un Centro direzionale in via Montebello
71
. Nel libretto
venivano ricostruite le manovre politiche e societarie che avevano consentito a pochi
imprenditori e politici senza scrupoli di mettere le mani sulla citt.
Da premettere che il Prg del 1969, principale accusato, fu votato dal consiglio
comunale nel settembre 1969 e per la prima volta in quelloccasione la stessa Dc, che
non aveva mai votato una scelta della giunta di sinistra al potere dalla caduta del
fascismo, vota il provvedimento. Questo fatto verr messo in evidenza al
processone, che si svolse da dicembre del 1979 a Pasqua dell80, dove la difesa
ribad che ledilizia a Parma era stata gestita col consenso di tutti. Molti sapevano
delle scelte edilizie che sarebbero state adottate per lo sviluppo urbanistico del
territorio. Pochi sapevano che anche il partito dello scudo crociato avrebbe avuto in
regalo una faraonica sede proprio nel Centro direzionale Montebello con duemila
metri quadrati di uffici e sala conferenze per 1300 persone, archivi e garage. Lo
stesso Pci in quel periodo curava la costruzione della nuova sede, anchessa di enormi
dimensioni, che lo stesso segretario nazionale Enrico Berlinguer non inaugur in
attesa di chiarimenti sullo scandalo edilizio.
Numerose furono le condanne a seguito delle indagini della magistratura, che
coinvolsero politici e personaggi dellimprenditoria locale. Per settimane lattenzione
delle cronache nazionali fu catalizzata sulla vicenda di Parma infrangendo il buon
nome dellautogoverno delle sinistre al potere in Emilia-Romagna.
Ci che il Comitato denunci fermamente, soprattutto in considerazione della
tangentopoli parmense, fu lipocrisia di un Pci che preferiva scendere a patti con la
borghesia imprenditoriale, rinnegando anche le istanze che provenivano dalla sua

69
Cfr. Sequestrati in Comune gli atti relativi al Centro Direzionale, Gazzetta di Parma, 28 ottobre 1975.
70
Cfr. Proteste contro il Centro direzionale, Gazzetta di Parma, 24 ottobre 1975.
71
Cfr. Martello Vittorio, Radiografia di uno scandalo, Umberto Nicoli Editore, Parma 1980, p. 83.87.
27
stessa base politica, piuttosto che intrattenere rapporti con le realt del dissenso, quale
lo stesso Comitato.
Il partito accresceva cos la distanza tra il mondo reale, espresso ed amministrato dai
quadri del Pci, ed il mondo ideale che era espressione di chi lo votava e dei molti
militanti inconsapevoli o fiduciosi in un cambiamento di rotta
72
.
Il risultato fu quello di isolare politicamente il Comitato e le rivendicazioni portate
allattenzione della collettivit. A questo contribuirono tutti i partiti, compresa la Dc
che era allopposizione.
Lasse partitico non colse la battaglia di civilt e di cultura politica del Comitato e
soprattutto il diverso modo di intendere la rappresentanza politica: un rapporto
orizzontale tra delegato e delegante, tra rappresentato e rappresentante, che elevasse a
metodo la partecipazione popolare e diretta.
Questansia di cambiamento e di rovesciamento dei tradizionali rapporti di potere e di
rappresentanza, tipici delle contestazioni del 68 e dintorni, era profondamente
radicata nei militanti pi rappresentativi e attivi del Comitato, come la leader naturale
Cristina Quintavalla.
Di estrazione operaia e studentessa in filosofia
73
, sin da giovane aveva fatto parte di
quei gruppi cattolici critici che avevano trovato il loro momento di opposizione forte
e riconosciuta nelloccupazione del Duomo di Parma verso la fine degli anni sessanta.
Ben presto aveva abbandonato questi gruppi rivolgendo la sua militanza verso quei
settori e quei movimenti nati allindomani della primavera studentesca del 68. Nel
periodo in questione militava nel Partito Comunista dItalia marxista-leninista,
caratterizzato da una profonda avversione nei riguardi del Pci revisionista di Enrico
Berlinguer che a Parma aveva la sua radicalit istituzionale: Noi speravamo, ebbe a
dichiarare la Quintavalla, che solo la Dc avesse limpudenza di mantenere sulle
poltrone dorate individui compromessi nelle pi incredibili operazioni antipopolari e
antioperaie. Invece abbiamo dovuto tristemente constatare che anche a Parma le
figure pi equivoche hanno potuto rappresentare interessi popolari che in realt sono
stati completamente traditi
74
.
I gruppi della nuova sinistra trasversalmente aderirono a molte iniziative del
Comitato. Tra quelli che maggiormente si accostarono vi furono il Movimento
Studentesco ed il Partito Comunista dItalia (m-l). Dal canto suo il Comitato fu
sensibile soprattutto alle iniziative antifasciste ed alle manifestazioni sui diritti,
portando avanti numerose iniziative dirette a sensibilizzare sul problema casa:
occupazioni simboliche (come quelle di Borgo del Gallo, delledificio di via Pier
Maria Rossi e soprattutto, nel 1976, dello stabile in piazzale Corte d Appello dove
abitarono per alcuni mesi alcune famiglie senza dimora) e denunce di abitazioni
sfitte
75
.

72
Intervista a Cristina Quintavalla.
73
Cfr. Terenziani Enzo, Medaglioni femminili del 900 a Parma, cit., p. 81.
74
Cfr. Castellacci Claudio, Mani Pulite, i comunisti e le amministrazioni degli enti locali, cit., p. 53.
75
Alcune di queste azioni vennero annunciate nel corso di dibattiti ed assemblee pubbliche e la stampa le riport in
alcuni articoli. Cfr. C.C.. Il Comitato per la Casa minaccia di fare barricate, Gazzetta di Parma 16 dicembre 1975.
28
Il 1976 per il comitato fu lanno del lungo corteo che dalla via Emilia Ovest, dove
erano state sgomberate alcune famiglie per loccupazione di stabili sfitti, arriv sotto
il comune dove vennero sistemate per due settimane delle tendopoli in segno di
protesta e di visibilit circa lemergenza abitativa. Il sindaco di allora, il socialista
Cremonini, non seppe fornire risposte convincenti e risolutive del problema, se non
cercando di tamponare in qualche modo, ed in via temporanea, i conflitti esistenti
76
.
La lotta alla speculazione edilizia comportava la protesta contro gli aumenti delle
utenze dei servizi e la pratica delle autoriduzioni delle tariffe.
Strumento indispensabile risultava la creazione di comitati di quartiere che si
facessero interpreti delle esigenze e dei bisogni di chi la citt la viveva e non la
sfruttava. Aspre critiche erano lanciate allindirizzo della Democrazia Cristiana,
considerata rea di aver avallato politiche che favorivano la rendita parassitaria e di
non aver creato strumenti per la tutela ed il controllo dellespansione urbanistica,
favorendo, al contrario, le grosse immobiliari saccheggiatrici della citt.
77

Politicamente il Comitato mor con loccupazione dellex-Macello pubblico, situato
in piazzale Allende al numero uno, nel 1977, alla cui gestione parteciparono, per un
breve periodo, insieme ai militanti e simpatizzanti delle altre realt dellestrema
sinistra presenti a Parma, soprattutto della nascente area dell Autonomia , un
magma incandescente che raccolse il dissenso pi radicale e che ebbe i suoi maestri
pi vicini nella scuola padovana di Toni Negri.
Loccupazione dello stabile inizialmente prevedeva di riservare alcune stanze
allabitazione di famiglie (il plesso dellattuale Sala Adorni) e di destinare le restanti
alla creazione di un centro sociale e popolare, luogo di incontro e socialit, strumento
di lotta e aggregazione fuori dagli schemi consumistici e conformisti.
La vita del Comitato prosegu politicamente nellelezione nelle fila di Alternativa
Radicale della sua figura maggiormente rappresentativa, Cristina Quintavalla, che
l8 giugno del 1980, in occasione delle prime amministrative dopo la vicenda del
Centro direzionale Montebello, entr in Consiglio Comunale col 2,3% dei consensi
78
.










Paragrafo 1.3 - Il neofascismo a Parma ed i contatti nazionali



76
Intervista a Cristina Quintavalla.
77
Comitato Unitario di Lotta per la Casa, giornale numero unico, 1976, cit.
78
Cfr. Amministrazione Comunale di Parma, Parma ha votato cos 1976-1983, cit.
29

Da un rapporto della Federazione di Parma del Pci
79
e da vari articoli e testimonianze
giudiziarie emerge il coinvolgimento di personaggi neofascisti locali in trame oscure
e nella galassia delleversione nazionale.
Un aspetto importante che caratterizzer la militanza della destra estrema a Parma
la capacit di stabilire e mantenere relazioni tra i camerati locali ed i centri pi
importanti della galassia eversiva nazionale. Avanguardia nazionale, Ordine nuovo,
Organizzazione Lotta di popolo, sono solo alcune delle pi rilevanti organizzazioni in
stretti rapporti con i neofascisti parmigiani.
Tra la fine del 1969 e gli inizi del 1970 sulla scena nazionale Clemente Graziani,
leader di fede repubblichina e punto di riferimento a destra del Msi, ed altri
personaggi legati allestrema destra fondarono il Mpon (Movimento politico ordine
nuovo) per sopperire, afferm Graziani, alle carenze del partito che, volendo
sciogliere i gruppi alla sua destra, non si configurava come rivoluzionario.
Graziani era del parere che i gruppuscoli servissero ad un partito rivoluzionario al
fine di conferirgli maggiore possibilit di manovra e di contrattazione politica.
Toccava, allora, agli extraparlamentari di destra assumere il controllo della situazione
insurrezionale, per potere successivamente condizionare il partito.
Il Mpon veniva creato sulla base di una concezione antidemocratica, antisocialista,
aristocratica ed eroica della vita, in sintonia con la concezione storica e filosofica
evoliana e a sostegno di una strategia globale nazional-rivoluzionaria, mirante
scientificamente alla conquista del potere. Aveva una direzione nazionale, dirigenti
regionali, ispettorati di zona, per il nord, per il centro e per il sud Italia. I corsi di
formazione dei quadri prevedevano inquadramenti ideologici ma anche teoria della
guerra rivoluzionaria, organizzazione di un gruppo operativo rivoluzionario,
tecniche per il reperimento di mezzi finanziari, organizzazione di autodifesa.
Insomma, una fitta rete di contatti con studenti medi ed universitari, con stampa,
settori del mondo del lavoro e della politica che abbracciava tutto il territorio, con
ramificazioni anche allestero.
LOn. Graziani ebbe sedi accertate in tribunale in diversi luoghi della penisola tra
cui Parma, probabilmente lunica in Emilia-Romagna
80
.
Emblematica risulta la sentenza del 5 giugno 1976 contro il gruppo di Stefano Delle
Chiaie, Avanguardia Nazionale. In questa viene assolto con formula piena
dallaccusa di far parte della direzione nazionale del gruppo Guido Giannettini, uno
dei principali imputati per la strage di piazza Fontana e membro del Sid, il servizio
segreto di Stato, appartenenza rivelata dallo stesso Giulio Andreotti nel corso dei
processi per la bomba
81
. Nonostante la struttura direttiva di Avanguardia Nazionale
fosse molto accentrata e abilmente occultata dagli stessi militanti, durante il processo

79
Cfr. Pci Federazione di Parma, sez. Problemi dello Stato, Fatti di eversione a Parma 1975-1980, autoprodotto dalla
stessa federazione, archivio privato Ettore Manno.
80
Cfr. Minna Rosario, Il terrorismo di destra, in Aa.Vv., Terrorismi in Italia, a cura di Della Porta Donatella, Il
Mulino, Bologna 1984, p. 33-34.
81
Cfr. Barbieri P. Cucchiarelli P., Le strage con i capelli bianchi, la sentenza per Piazza Fontana, Editori Riuniti,
Roma 2003, p. 84.
30
si individuarono strutture interne al gruppo e sedi operative (alcune solo indicative di
recapiti personali di capi e sottocapi), tra le quali anche la base di Parma
82
.
Il nome del neofascista parmigiano Claudio Mutti comparir negli atti del processo di
piazza Fontana. Nel 1974, per ordine del giudice DAmbrosio di Milano, Mutti sar
formalmente accusato per concorso in strage, per la ricostituzione di Ordine Nuovo e
per cospirazione e associazione sovversiva con Freda, Ventura e Giannettini.
Sar, dopo liter accertativo, immediatamente prosciolto
83
come prosciolti, dopo un
lungo iter processuale, che vedr lultima sentenza nel maggio del 2002, saranno
molti dei neofascisti accusati. Giocarono a loro favore, spesse volte, architetture
legali e tecnicismi al limite della comprensibilit non solo giuridica.
Fondatore della sezione parmense della Giovane Europa, risulter legato agli
ambienti intellettuali ed editoriali legati a Freda, Orsi e Ventura. Esce assolto da un
processo per aver attentato ad una sinagoga ebraica. Gi precedentemente indagato
per una serie di attentati a Bologna, Ancona e Perugia, Mutti venne riconosciuto in
una foto pubblicata sul Resto del Carlino e dal settimanale romano AZ durante un
campeggio paramilitare sullAppennino parmense
84
. Il giornale capitolino parla di
Mutti come di un fascista bolognese legato a Rauti, Freda e Claudio Orsi.
85
Nello
stesso campo di addestramento paramilitare vennero ritrovate dalla polizia Luger,
Machine Pistol, Mauser, tutte armi da guerra in dotazione alla Wermacht ed alle
SS durante lultimo conflitto mondiale.
Il munizionamento proveniva, attraverso le vie del contrabbando, direttamente dalla
Germania Federale e dallInghilterra.
Alcuni stretti legami che molti fascisti di Parma strinsero con lorganizzazione
xenofoba Lega per la Riunificazione del Popolo Tedesco, il cui distintivo, una
doppia W doro in campo rosso, si vide circolare per le vie del centro al petto di
non poche persone, lasciano supporre il diretto contatto con associazioni doltralpe
legate a fornitori di armi
86
.
Assistente alluniversit di Bologna in filologia ugrofinnica, Mutti risultava legato a
Freda per la cui casa editrice AR di Padova tradusse diversi opuscoli. Gravitante
attorno alla libreria Ezzelino della stessa citt veneta, crocevia di militanti neofascisti
ed in particolare di Ordine Nuovo, punto di incontro per lorganizzazione e la
pianificazione tecnica di molti attentati
87
, si afferm come un preparato studioso dei
filosofi e delle ideologie tipiche della tradizione della destra radicale.
Traduttore di Julius Evola
88
e Coreano, filosofi ispiratori del nuovo fascismo, fu
ideatore dei comitati Pro Franco Freda e precedentemente un cofondatore della

82
Cfr. Minna Rosario, Il terrorismo di destra, in Aa.Vv., Terrorismi in Italia, cit., p.36.
83
gi nella sentenza del 24 febbraio 1979 sar prosciolto assieme ad altri militanti di destra tra i quali Claudio Orsi
84
Cfr. Pci Federazione di Parma,sez. Problemi dello Stato, Fatti di eversione a Parma 1975-1980.
85
Cfr. Barbieri Daniele., Agenda Nera, Trentanni di neofascismo in Italia, Coines edizioni, Roma gennaio 1976, p.
216.
86
Cfr. Martello Vittorio, Parma: Munizioni dalla Germania per gli estremisti di destra, Lopinione Pubblica, 20 aprile
1974
87
Cfr. Barbieri P. Cicchiarelli P., La strage con i capelli bianchi, La sentenza per Piazza Fontana, cit., p. 185.
88
Dalla fine degli anni sessanta e fino alla met degli anni settanta particolarmente intenso il richiamo ideologico e
filosofico di Evola. Molti simpatizzanti e militanti della destra radicale e dello stesso Msi si avvicinano alle sue
teorizzazioni estreme. In particolar modo i giovani militanti dellestrema destra non si appagano dellesaltazione del
31
Giovane Europa che agli inizi degli anni settanta fiancheggiava lorganizzazione di
estrema destra Oas. Dalla sezione italiana della Giovane Europa si stacc
successivamente il gruppo Lotta di Popolo, i cosiddetti nazi-maoisti.
Alla luce delle evoluzioni teoriche e pratiche della nuova destra europea il professore
parmigiano tuttora un personaggio chiave della scoperta dellarianesimo contenuto
nella mistica islamica, riprendendo il rapporto privilegiato che Hitler ebbe col
Gran Muft di Gerusalemme. Nella rivista Elments spiegher poi che la sua
conversione alla religione musulmana, avvenuta nel 1979, era stata il risultato di
decenni di lavoro allinterno del movimento fascista della Giovane Europa, diretto da
Jean Thiriart.
Il belga Thiriart per primo teorizz lalleanza tattica e, in una versione meno
elaborata politicamente, ma convergente e funzionale con la teoria degli opposti
estremisti, la sostanziale infiltrazione nei gruppi della sinistra oltranzista di
ispirazione maoista. Gi dal 1966 indic gli Usa come il principale nemico
dellEuropa, lanci lidea di un alleanza con i nazionalisti ed i rivoluzionari del
Terzo Mondo. Con tali prospettive fond il gruppo Jeune Europe che ben presto
trov consensi e militanti in molti paesi europei. Tra i quadri dirigenti del gruppo
spiccano nomi, gi pi volte citati, come Claudio Orsi (nipote di Cesare Balbo), Pino
Balzano e lo stesso Claudio Mutti.
89

A questo primo esempio di internazionale nera, che diede poi vita al movimento detto
Comunitarismo, fecero anche riferimento Ugo Gaudenzi, Claudio Orsi e lavvocato

ventennio sulla quale non di rado fa leva unala del neofascismo confluito nel Movimento sociale. Essi si riconoscono
negli insegnamenti di Julius Evola, singolare pensatore di nobile origine siciliana, la cui dottrina costituisce uno dei
sistemi pi radicalmente antiegualitari, antiliberali, antidemocratici e antipopolari del ventesimo secolo. E una strana
mescolanza di idealismo, di filosofie orientali, di tradizionalismo. Lo Stato, per Evola, deve essere retto da una
minoranza elitaria, animosa, ispirata a ideali eroici fino al sacrificio estremo. Ecco uno stralcio della sua predicazione
Gli uomini del nuovo schieramento saranno s antiborghesi, ma per via di una superiore concezione eroica ed
aristocratica dellesistenza. Saranno antiborghesi che disdegnano la vita comoda; antiborghesi perch seguiranno non
coloro che promettono vantaggi materiali, ma coloro che esigono tutto da se stessi; antiborghesi, infine, perch non
hanno la preoccupazione della sicurezza, ma amano ununione essenziale fra vita e morte, su tutti i piani, facendo
propria linesorabilit dellideaa nuda e dellazione precisa Il modello di organizzazione politica, per Evola, non il
partito , ma lOrdine. Egli si richiama agli ordini monastici, e guerrieri insieme, del Medioevo: primo fra tutti quello dei
Cavalieri Teutonici, conquistatori della Prussia orientale. Incarnazioni dellOrdine sono, per Evola, la Falange
nazionalista e tradizionalista dello spagnolo Jos Antonio Primo de Rivera, la Legione dellArcangelo Michele e le
Guardie di Ferro, entrambe fasciste e antisemite, fondate in Romania da Corneliu Codreau e infine le SS naziste, a cui
Evola dedica pagine dense di ammirazione. Cfr. Zavoli Sergio, La notte della Repubblica, A. Mondadoro ed., Roma
1992, p. 183.
89
Cfr. Cucchiarelli Paolo, Giannuli Aldo, Lo Stato parallelo-, LItalia oscura nei documenti e nelle relazioni della
Commissione Stragi, Gamberetti Editrice, Roma, 1997, p. 20, nota n. 13.
Si fa notare che sono molti i passaggi ideologici che portano diversi militanti dei gruppi che si rifacevano a Thiriard a
militare prima nel maoismo, tramite il passaggio in diversi casi nel cosiddetto nazimaoismo e poi, secondo quanto
alcuni autori affermano ( vedi tra tutti il volume Battarra Marco, Da Jeune Europe alle Br, ed. Barbarossa, Milano
1992 ) anche in gruppi dellestrema sinistra, fino alle Brigate Rosse.
Emerge anche che Renato Curcio non abbia iniziato la sua carriera politica a Trento nel 1967, come credono i suoi
biografi, ma molto prima, in Giovane Nazione, poi in Giovane Europa. A testimonianza di ci nel numero quattro della
rivista Giovane Nazione si trova menzione della nomina di Curcio a capo della sezione di Alberga. Nel numero cinque
dello stesso periodico si segnala il suo zelo militante. Giovane Nazione servir come trampolino di lancio per la
creazione della rete italiana di Jeune Europe, dove militer Curcio. Non che pi tardi che raggiunger i ranghi del
movimento studentesco. E in Giovane Europa che imparer, stando alle osservazioni dateci dallautore, le virt
delloraganizzazione e della centralizzazione leninista. E li che studier le teorie della guerra partigiana e il concetto di
Brigate politico-militari.
32
Marcantonio Bezicheri, che ritroviamo nel collegio di difesa di Freda e della squadra
che partecip allassassinio del giovane Lupo.
Bezichieri , nei primi anni settanta, dirigente di spicco dei Volontari Nazionali,
struttura paramilitare ufficiosa del Msi, ed responsabile della struttura di Bologna
e dellEmilia Romagna.
90
Durante una perquisizione nel novembre 1973 gli vennero
rinvenuti documenti del Movimento politico Ordine Nuovo e carteggi che
evidenziavano la sua disponibilit alla preparazione di un manuale di Ordine Nuovo e
alla stesura di commenti di natura giuridica alla legge Scelba.
91
Nel 1975 assieme a
Pietro Cerullo, sar rinviato a giudizio, con altri 29 imputati, per ricostruzione del
disciolto partito fascista.
92

Fondatore assieme a Freda di Ordine Nero, Mutti sar poi presidente di
unassociazione Italia-Libia costituita a Ferrara nel 1973, assieme ad Orsi. Sempre a
Ferrara fu fondata unassociazione Italia-Cina promossa da Orsi, punto di incontro di
Freda, Ventura e del conte Pietro Loredan. Mutti era collaboratore di Orsi e nel
periodo scrisse sulla rivista Ordine Pubblico, diretta dal principe piduista Alliata di
Montereale, frequentatore della loggia di Trapani, il cui nome apparve in diverse
inchieste della strategia della tensione, dal mancato golpe Borghese alla Rosa dei
Venti
93
.
Il 10 maggio del 1973 un attentato rivendicato da Ordine Nero, secondo le indagini
degli inquirenti attribuibile alla sezione Drieu La Rochelle, prende di mira un edificio
in via Arnaud a Bologna a seguito del quale la polizia arresta tre giovani neofascisti
ex-ordinovisti tra i quali Mutti di Parma.
94

Mutti fu anche trovato in possesso, nel tacco della sua scarpa, di un messaggio
autografo, di Guido Giannettini, del quale abbiamo detto, allora latitante allestero,
che gli dava appuntamento a Parma. Il fatto datato 16 maggio 1974
95
. Il 4 giugno
viene interrogato in relazione ai biglietti sequestratigli; in questi si legge che Ventura
e Freda, detenuti, lo pregano di mettersi in contatto con lo stesso Giannettini. Dopo
pochi giorni lo stesso giudice spicca un mandato di cattura per associazione
sovversiva contro Claudio Mutti. A quel tempo uno dei leader di Giovane Europa,
molto legato a Merlo Gemello ed al gruppo fascista di Parma, da una parte, e a Lotta
di Popolo, dallaltra. Al momento del suo arresto a lui, noto e riconosciuto uomo di
destra, gli vengono ritrovate tre tessere di sinistra: quella del Psi, quella di Potere
operaio e quella della Cgil
96
facendo emergere i tentativi di infiltrazione praticati da

90
Cfr. Barbieri Daniele., Agenda Nera, Trentanni di neofascismo in Italia, cit., p. 145-146; vedi, per completare la
panoramica su Bezichieri, nota n. 206
91
Cfr. Cfr. Speranzoni A., Magnoni F., Le stragi, i processi e la storia, Ipotesi per una interpretazione unitaria della
strategia della tensione 1969-1974, Grafiche Biesse Editrice, Martellago-Venezia 1999, p. 29.
92
Il processo per non si far. Linchiesta part a seguito della pubblicazione di una documentazione sui fascisti
bolognesi pubblicata nel 1972 dalla rivista Due Torri: Cfr. Barbieri Daniele., Agenda Nera, Trentanni di
neofascismo in Italia, cit., p. 220.
93
Cfr. Coglitore Marco, Cernigli Claudia, La memoria tradita, lestrema destra da Sal a Forza Nuova, Zero in
Condotta, Ass. Umanit Nova, Reggio Emilia, febbraio 2002, p. 159-160.
94
Cfr. Tullio Barbato, Terrorismo in Italia negli anni settanta, ed. Bibliografica, Milano, 1980, p. 69.
95
Cfr. Pci Federazione di Parma,sez. Problemi dello Stato, Fatti di eversione a Parma 1975-1980, cit.
96
Cfr, Barbieri Daniele., Agenda Nera, Trentanni di neofascismo in Italia, cit., p. 216.
33
certi gruppi della destra radicale nella file dei movimenti e dei partiti dichiaratamente
antifascisti.
A casa sua, inoltre, vennero ritrovati, come presumibile, copiosi carteggi scritti dal
carcere da Franco Freda
97
.
La sua storia politica e personale di studioso e di uomo di cultura si intreccer nel
corso degli anni, soprattutto a seguito dei numerosi contatti con variegati ambienti
delleversione, con episodi che lo vedranno agli arresti, assieme a conosciuti
esponenti neofascisti, dopo qualche settimana dallo scoppio della bomba alla stazione
di Bologna. Gli inquirenti lo rimetteranno in libert dopo averlo ascoltato e verificato
le sue posizioni che lo scagionavano definitivamente.
Mutti pu essere considerato non certo un militante di piazza ma un preparato
intellettuale che riuscito a diffondere, e continua a farlo, tramite la sua casa editrice
Edizioni allinsegna del Veltro, con sede a Parma, le proprie idee nazional-
popolari e comunitariste; certamente la sua preparazione teorica ha significato un
retroterra cospicuo per la crescita ideologico-politica di tanti militanti e simpatizzanti
che si accostavano o approfondivano la teoria della destra rivoluzionaria.
Notevoli sono i contatti politico-culturali con larea radicale veneta, soprattutto
padovana: alle traduzioni di filosofi come Evola, a testi sulla storia islamica, tra i
quali spicca la raccolta di scritti del Colonnello Gheddafi - in solidariet con le
politiche della rivoluzione libica, accompagnata allostilit pi accesa contro Israele e
il potere pluto-giudaico - va ad aggiungersi una marcata elaborazione metapolitica
ed eroico-guerriera con riferimenti al folklore tradizionale dellEuropa orientale e al
neofascismo intransigente e tradizionalista
98
.
Collaboratore delle edizioni francesi Totalit, che solidarizzavano con le sue
vicende giudiziarie (in particolare larresto, succeduto da scarcerazione, in
riferimento alle indagini sulla strage di Bologna) nel 1971 commentatore dei I
protocolli dei Saggi di Sion
99
che nellambiente della destra radicale vengono
considerati una sorta di non plus ultra, facendo delle edizioni Ar un punto di
riferimento per il circuito eversivo non solo italiano
100
.
Il 7 luglio 1974 Vito Miceli, capo del Sid, successivamente arrestato per la sua
partecipazione attiva a trame eversive legate ad un possibile golpe autoritario ed in
stretto collaborazione con James Clavio, uomo-Cia inviato in Italia per le operazioni
speciali, aveva fornito al ministro della Difesa, Giulio Andreotti, il risultato di alcune
indagini riservate riguardanti i contatti ed i rapporti tra personaggi coinvolti nel golpe
Borghese e nella Rosa dei Venti. Inoltre vennero fornite anche notizie molto
dettagliate su ci che sarebbe dovuto accadere tra il 10 ed il 15 agosto del 1974
quando era previsto il golpe bianco di Sogno e Luigi Cavallo, che avrebbe dovuto

97
Cfr. Ibidem.
98
Revelli Marco, La nuova destra, in Aa. Vv., La destra radicale, Feltrinelli, Milano, 1984, p. 197.
99
Vedi anche il libro, edito qualche anno dopo, Mutti Claudio, Ebraicit ed Ebraismo. I protocolli dei Savi di Sion,
Edizioni AR, Padova 1976.
100
Cfr. Ferraresi Franco, Da Evola a Freda, in Aa. Vv., La destra radicale, Feltrinelli, Milano, 1984, p. 13-51.
34
portare a un governo di militari e tecnici. Vi erano, inoltre, altre informative di una
fonte coperta.
101

Queste indagini riservate vennero richieste ad Andreotti dalla magistratura inquirente
che ottenne i dossier ma incompleti. Vi era la possibilit che fosse svelata
loperazione Gladio e il rapporto su altri fatti eversivi. Storie che dovevano essere
insabbiate. E che lo furono. Come rimase sepolta negli archivi del Sid prima, del
Sismi poi, lindagine chiesta da Miceli al dirigente dell ufficio R.
Il capo del Sid aveva sollecitato un confronto delle liste degli appartenenti a Ordine
Nuovo e Rosa dei Venti con quella di Gladio. Lo scopo era quello di cercare
sovrapposizioni, che infatti risultavano. Tra i nomi noti, definiti omonimi cerano:
lanarchico della Rosa dei Venti Gianfranco Bertoli e Claudio Mutti, detto Barone,
luomo che faceva da messaggero tra Freda, Ventura e Giannettini e che tent
linfiltrazione nella sinistra iscrivendosi al Psi di Parma. Personaggi di primordine in
azione per destabilizzare lordine pubblico e stabilizzare quello politico. Ma i cui
nomi, solo per sbaglio erano finiti nella lista di copertura, quella destinata, una
volta o laltra, a dover essere presentata. Sar fatta leggere ai magistrati solamente nel
1991.
102

Acceso sostenitore dellintegralismo mussulmano ha pubblicato libri come Gheddafi
templare di Allah e LIslam e il Graal e pi di recente testi a favore del
nazionalismo serbo ed punto di riferimento delleditoria militante della destra
estrema.
103

Alla luce degli attuali studi sullevoluzione teorico-pratica della nuova destra
europea, oggi Mutti dovrebbe far riferimento a quellarea dei Circoli comunitaristi
Nazional-Europei che rappresentano gli eredi dei vecchi nazi-maoisti; loro
riferimenti sono testate come Orion, Luomo libero, Rinascita
104
,
Orientamenti, Rosso e Nero ed altre; nellarea troviamo lorganizzazione
Rinascita Nazionale, fondata nel luglio del 2000, nella quale milita il gi citato Ugo
Gaudenti.
105

Un area composita e di non facile comprensione e soprattutto che merita
unattenzione particolare ed un approccio non superficiale per capirne lesatta portata
e soprattutto gli elementi di facile somiglianza, ad un esame superficiale, con alcune
analisi e parole dordine tipiche della sinistra.
Infatti le elaborazioni sono spesso di notevole carica culturale e vanno ad abbracciare
svariati aspetti antropologici, storici, culturali e politici. Nei testi pi sofisticati
spiccano oggi come ieri saggi che ruotano attorno alla critica radicale dellebraismo
accusato di essere il motore ed il centro di tutto ci che di male accade nel mondo.
Forte la critica alla mondializzazione delleconomia e dei mercati rei di far

101
Cfr. Cipriani A., Cipriani G., Sovranit limitata, Storia delleversione atlantica in Italia, Edizioni Associate, Roma
ottobre 1991, p. 171.
102
Cipriani A., Cipriani G., Sovranit limitata , Storia delleversione atlantica in Italia, cit. p. 170-171.
103
Cfr. Caldiron Guido, La destra Plurale, Dalla preferenza nazionale alla tolleranza zero, Manifestolibri, Roma 2003,
p. 77.
104
Tipico di questa destra lappropriarsi di sigle e titoli patrimonio dei movimenti di sinistra.
105
Cfr. Coglitore Marco, Cernigli Claudia, La memoria tradita, lestrema destra da Sal a Forza Nuova, cit., p. 160-
161
35
scomparire progressivamente le specificit dei popoli e delle minoranze etnico-
culturali. Il progetto ebraico di mondializzazione delleconomia, secondo i teorici
gravitanti attorno a questarea, in piena ascesa e nulla pu fermarlo, men che meno
il comunismo, materialmente strumento dellebraismo. Non c stato alcun fenomeno
storico, come la nascita degli Stati liberaldemocratici o i processi di
finanziarizzazione delleconomia, che non abbia visto la regia pi o meno occulta
degli ebrei, in particolare le rivoluzioni. In alcuni casi lantisemitismo si decanta
persino nellesaltazione dello stalinismo presentato come un progetto politico di
liberazione del comunismo dalle influenze sioniste.
106

Negli anni pi recenti attorno alla rivista Orion, che guardava con favore il sorgere
del leghismo, per un certo tempo si formarono due gruppi, Nuova Azione di Marco
Battarra e Forza Nuova (da non confondere con lomonima formazione neofascista
fondata nel 1997 da Fiore e Morsello), scioltisi ed in parte confluiti nel Movimento
Antagonista-Sinistra Nazionale, nato attorno al mensile Aurora, giornale pubblicato
dall88 al 98 su iniziativa di ex-rautiani facenti capo alla Comunit Politica B.
Niccolai con sede a Modigliana, nel forlivese, e al circolo A. Romualdi di Cento,
in provincia di Ferrara. Tra le firme pi significative comparse su Aurora vi
quella del teorico Claudio Mutti, gi, come argomentato, autore di numerosissimi
saggi tra cui da citare una cospicua e particolare ricerca dal titolo Nazismo e
Islam, in cui vengono messe in risalto le reciproche convergenze ed esaltata la storia
della 13ma. Divisione SS, formata da musulmani della Bosnia-Erzegovina, che
combatterono a fianco dei cattolicissimi Ustascia croati, contro i partigiani jugoslavi.
Simili riferimenti storici alle Waffen-SS risultano peraltro non infrequenti negli scritti
dellarea nazionalcomunitaria, in quanto queste minoranze combattenti avrebbero
prefigurato con la loro composizione internazionale una visione pluricontinentale
dello scontro e quellunit europea, gi auspicata da La Rochelle, che Thiriart aveva
tentato di far rivivere negli anni Sessanta.
107

Consapevoli della complessit degli argomenti trattati sarebbe auspicabile rimandare
ad altra sede la trattazione di tali argomenti.
Figura di spicco nella realt fascista parmense certamente da ritenersi Bruno Spotti.
Suo padre era nelle brigate nere e partecip alla marcia su Roma; successivamente
decorato con la sciarpa littorina e il leone dAfrica, ha fatto parte della brigata Ettore
Muti. Nel 1955 Bruno Spotti ader al Msi e da allora si macchi di numerosi reati:
assalto alluniversit occupata dagli studenti, assalto al manicomio di Colorno
occupato, aggressione a tre giovani di sinistra, assalto con bombe incendiarie contro
lAssociazione Partigiani, contro le sedi della Cgil e del Psiup. Fu anche coinvolto in
unaggressione ad un operaio e ad un netturbino a Trento, in Piazza Duomo, fatto per
il quale venne incriminato e successivamente assolto.

106
Cfr. Germinaro F., Estranei alla democrazia, negazionismo ed antisemitismo nella destra radicale, BSF, Pisa 2000,
pp. 22-23; lo stesso Mutti, sotto lo pseudonimo di C. Veltri vicino a certi concetti. Ad esempio in Cecoslovacchia e
lobby sioniste ( SEB, Milano 1988) ne da un assaggio esemplare.
107
Cfr. Rossi Marco, I fantasmi di Weimar, origini e maschere della destra rivoluzionaria, ed. Zero in Condotta,
Reggio Emilia, ottobre 2001, pp. 78-79.
36
Particolarmente attivo nella Associazione Amici della Spagna si recher pi volte
nella penisola iberica per stringere rapporti di amicizia, solidariet e collaborazioni
coi locali camerati
108
.
Secondo un rapporto riservatissimo della legione carabinieri Lazio, gruppo di
Rieti, (secondo consuetudine scoperto in un cassetto soltanto sei anni dopo), il 5
settembre del 1969 iniziava, presso lalbergo Cavallino Bianco di Monte Terminillo
(Rieti), un corso di aggiornamento del Msi per dirigenti giovanili. Secondo il
rapporto dei carabinieri, le lezioni saranno impartite da parlamentari del partito, tra
cui gli onorevoli Pino Romualdi, Giulio Caradonna, Gastore Nencioni, ed altri
esponenti e funzionari del partito. La chiusura del corso affidata al segretario del Msi
Giorgio Almirante. Tra i temi trattati anche quello di rovesciare lattuale classe
dirigente italiana, incapace di garantire la sicurezza nazionale, la pace sociale e il
progresso civile. I partecipanti al corso saranno 127: tra essi gli emiliani Romolo
Magnani, Pietro Paolo Lentini e Bruno Spotti. Al corso parteciperanno attivisti veneti
tra i quali spiccher la figura di Delfo Zorzi. Molti partecipanti sono amici di
Freda.
109

In questi anni viva la preoccupazione di un probabile golpe di destra.
Mentre a Roma squadre fasciste attaccano manifesti inneggianti ai generali al potere
e il Fronte Nazionale mobilitato, tra quanti sono gravemente preoccupati c
leditore Giangiacomo Feltrinelli, che scrive e diffonde un opuscolo che ha un titolo
emblematico: Estate 1969. La minaccia incombente di una svolta radicale e
autoritaria a destra, di un colpo di stato allitaliana. Il suo grido di allarme voleva
dire quindi mettere in guardia dalla probabilit di un colpo di stato ideato ed attuato
con la compiacente collaborazione della Cia, della Nato e delle forze reazionarie
nazionali. Lo stesso sostituto procuratore di Milano Guido Viola, in una pagina della
sua dura requisitoria contro Feltrinelli e la sua attivit guerrigliera, sar costretto ad
ammettere nel 1975: Lidea della possibilit di un colpo di stato di destra non era
peregrina e fantapolitica.
110

La specificit del cameratismo parmense un dato non trascurabile per ricostruire
alcune tappe della storia e dellevoluzione delle risposte antifasciste che coinvolsero
non solo gruppi, partiti e sindacati, ma tutta la citt. Specificit riscontrata anche per
quanto riguarda lo scenario non limpido dellItalia repubblicana a cavallo degli
sessanta e settanta.
Diversi magistrati, soprattutto nellambito delle inchieste per la bomba di Milano e
per la strage di piazza della Loggia a Brescia, si trovarono a dover indagare sulla
realt parmense vicina alla destra radicale e sui suoi contatti con le basi limitrofe
delleversione. Il giudice istruttore Giampaolo Zorzi indag su un tre personaggi
influenti ed attivi nei gruppi dellestrema destra bresciana. Silvio Ferrari, Pierluigi
Pagliai e Marco De Amici, questi ultimi due ex della Fenice di Milano e conosciuti
come sanbabilini. Ferrari e Pagliai erano iscritti alluniversit di Parma dove

108
Cfr. Martello Vittorio, Ecco chi finanzia i fascisti di Parma, cit.
109
Cfr. Flamini Gianni, Il partito del golpe, Le strategie della tensione e del terrore dal primo centrosinistra organico
al sequestro Moro, 1968-1970, volume secondo, Italo Bovolenta Editore, Bologna luglio 1982, p. 69-70.
110
Idem, p. 69.
37
dividevano un appartamento da studenti. La notte tra il 19 ed il 20 maggio del 1974,
dopo che Ferrari viene ferito a morte da un ordigno che lui stesso stava manipolando
nelle vicinanze di Piazza Mercato nella provincia lombarda, Pagliai e De Amici
raggiungono in tutta fretta in automobile Parma precipitandosi nellappartamento
condiviso. Da l prelevarono una cassa di materiale che reputavano pericoloso
lasciare in quellabitazione, dove era possibile una perquisizione della polizia, e la
nascondono in un campo alla periferia della citt. Il 23 maggio i sindacati ed il
comitato unitario antifascista bresciano, a seguito di una lunga serie di attentati ed atti
di intimidazione verso sedi di partiti, movimenti e soprattutto verso simpatizzanti ed
attivisti di sinistra, annunciano una manifestazione per il giorno 28 in piazza della
Loggia. Anche perch oramai noto che Brescia e provincia sono in questo periodo
unarea ad alta densit eversiva.
111

Venerd 24 De Amicis sale macchina con una ragazza bresciana, Giusy Marinoni, che
in quelle settimane la sua fidanzata, e la porta a Parma. Non solamente un viaggio
di piacere, una corsa notturna ad alta velocit. Nella citt ducale, infatti, Marco
recupera il materiale nascosto nel campo e poi riparte per Brescia. Al ritorno, durante
una breve sosta, Giusy rimane per qualche istante sola sullauto. Che cosa ci sar
dentro la borsa misteriosa adagiata sul sedile posteriore? Non sa resistere alla
curiosit. Guarda. Vede piccoli oggetti che paiono proiettili e una strana polvere
granulosa. Marted 28 maggio, durante il comizio a seguito della grande
manifestazione antifascista, scoppia la bomba in piazza della Loggia. Otto morti,
novantaquattro feriti. Sul luogo dellesplosione vengono ritrovate tracce di nitrato
dammonio, una delle componenti di un additivo per esplosivi chiamato Anfo, che si
presenta sotto forma di polvere granulosa. Altri importanti reperti e prove vengono
sciaguratamente fatti rimuovere con gli idranti dei pompieri su ordine del funzionario
di polizia Aniello Diamare che in tutta fretta fa affluire sul luogo dello scoppio
squadre di Vigili del fuoco a lavare la piazza con getti ad alta pressione.
112

Bench De Amici fu condannato per porto e detenzione di esplosivi e munizioni
nessuna prova stata trovata che quel materiale fosse da connettere con la strage.
113

Personaggio di spicco risulter Umberto Balestrieri, arrestato a Palermo in quanto
sospettato di essere lorganizzatore di attentati dinamitardi nelle citt di Milano,
Bologna e Ancona firmati da Ordine Nero.
Domiciliato a Monticelli, frequent a Parma luniversit, prima di trasferirsi a
Bologna, curando la diffusione del periodico neo-nazista Ordine Nuovo Azione.
Condannato a tre anni di carcere per ricostituzione del disciolto partito fascista,

111
Cfr. Barbacetto Gianni, Il grande vecchio, dodici giudici raccontano le loro inchieste sui grandi misteri dItalia da
piazza Fontana a Gladio, Baldini e Castoldi editori., 1993, p. 44-45-46.
Il periodico La Fenice, organo del gruppo ordinovista milanese di Giancarlo Rognoni, viene stampato nella tipografia
Eros Fiorini di Nave, in provincia di Brescia. E da Brescia che parte lindagine contro il Mar, il Movimento armato
rivoluzionario di Carlo Fumagalli, che sar poi condannato per cospirazione politica. E in provincia di Brescia, a
Sonico in Val Canonica, che i carabinieri, nel marzo 1974, bloccano due giovani aderenti al Mar, il bresciano Giorgio
Spedini e il milanese Kim Borromeo, che nel baule della loro Fiat 128 hanno una buona quantit di esplosivo. Solo un
anno prima, il 4 febbraio 1973, Boromeo, insieme ad altri sei camerati di Avanguardia Nazionale tra cui Alessandro
DIntino, avevano partecipato a un attentato, senza vittime, contro la sede bresciana del Psi.
112
Idem, p. 47.
113
Idem, p. 52.
38
assieme ad altri di Ordine Nuovo, diviene direttore responsabile de I quaderni del
Veltro composti da una serie di opuscoli mensili in cui si alternano attacchi alla
magistratura, rievocazioni di personaggi nazisti, appelli alla libert per Freda, attacchi
alla religione cattolica ed esaltazioni di figure come Mao e Gheddafi
114
.
Mutti, estensore degli articoli, anche di spessore e conoscenze culturali notevoli, e
Balestrieri direttore degli opuscoli, divennero attivi sostenitori e divulgatori di quella
particolare corrente ideologica, gi menzionata, detta nazi-maoista.
Espressa soprattutto alla fine degli anni sessanta dal movimento eversivo Lotta di
Popolo, presente prevalentemente nelle grandi citt universitarie, con particolari
legami nella facolt di giurisprudenza di Roma, questa corrente radicale fu abile ad
infiltrarsi negli ambienti della contestazione studentesca, soprattutto nel Movimento
Studentesco, proponendo slogan e riferimenti teorici del tipo Hitler e Mao uniti nella
lotta, Viva la dittatura fascista del proletariato. Inoltre, abili nel mimetizzare il
proprio materiale, con un taglio provocatorio, nettamente qualunquistico, risultavano
agli occhi del lettore come rappresentativi della linea e della politica dei movimenti
della contestazione studentesca
115
.
Personaggio di spicco degli ambienti romani nazi-maoisti sar Serafino di Luia,
numero due dello squadrismo romano dopo Stefano Delle Chiaie, in costante contatto
con gli ambienti neonazisti tedeschi ed in relazione con Mario Merlino, figura
tristemente nota per il ruolo nella bombe di Milano, in relazione politica con un altro
personaggio attivo a Parma sul finire degli anni sessanta, Giorgio Chiesa.
Serafino Di Luja, verso la fine del 1969, arriva a Parma per prendere contatti con gli
ambienti della contestazione e distribuisce Creativit, un opuscolo che teorizzava
lunione rivoluzionaria di destra e di sinistra contro il sistema, ma, senza particolare
seguito, ritorna nella capitale
116
sostando per qualche giorno, accompagnato da
Chiesa e da Magnani Ennio, attivista parmense del movimento della destra radicale
Pace e Libert, presso i camerati di Rimini che godevano dei finanziamenti di alcuni
grandi albergatori e proprietari di night
117
. Non un caso che le lotte dei lavoratori
del turismo siano state oggetto di provocazioni e attacchi da parte di attivisti
neofascisti. Era noto che tutta la zona costiera rappresentava un nodo importante nel
traffico di armi che seguiva spesso le rotte del contrabbando
118
.
Alla fine degli anni sessanta sulla via Emilia si registrano continui spostamenti di
personaggi legati agli ambienti della destra eversiva. A Reggio Emilia arriva da
Roma Paolo Pecoriello, vicino ad Avanguardia Nazionale, che assieme ad altri
simpatizzanti compiono attentati incendiari. Ospitato dai padri Serviti (la benzina per
lattentato al Centro Rinascita della cittadina emiliana, che ospita una libreria, una
sala per dibattiti ed una galleria-mostra, gli stata fornita da padre Bagnacani,
amministratore del convento) dichiarer durante un interrogatorio che gli obiettivi

114
Cfr. Martello Vittorio, Ecco chi finanzia i fascisti di Parma, cit.
115
Cfr. Aa.Vv.,, La strage di Stato, controinchiesta,, Savelli editore, Roma 1971, prima ediz. 1970, p. 79-80.
116
Intervista rilasciata allautore da Massimo Giuffredi .

118
Aa.Vv., Contro il fascismo per il comunismo. Inchiesta sul neofascismo in Emilia-Romagna, ed. Lotta
Continua,1973, p. 11, Archivio Storico della Nuova Sinistra M. Pezzi, Bologna, fasc. 245.

39
erano anche la sede della sezione del Pci Togliatti e la Federazione del partito.
Larrivo di Pecoriello a Reggio Emilia, dato il suo collegamento con gli ambienti del
terrorismo eversivo, non causale. Diversi spostamenti avvengono in questo periodo.
Sempre a Reggio Emilia arriva un altro romano, Bruno Giorgi, che ha avuto rapporti
con anticomunisti rumeni che si ispiravano alla Guardia di Ferro fondata dal
collaborazionista Corneliu Codreau. Mentre a Parma, sua citt natale, rientra dopo
lassenza di qualche anno Giorgio Chiesa, fiero di essere stato prima nella Legione
Straniera e poi mercenario in Congo
119
. Lavora alle dipendenze di un avvocato
missino di Piacenza, quindi si trasferisce a Milano. Gira armato di pistola calibro 7,65
perch, afferma, stato assunto come guardia del corpo del senatore Gastone
Nencioni che verr in pi occasioni a Parma per comizi e per le organizzazioni
elettorali del Msi.
Tra il 9 e il 12 febbraio del 1969, assieme ai camerati Bruno Spotti e Paolo Maini,
lancia bottiglie molotov contro la sede del Psiup, la Camera del Lavoro e
lAssociazione Partigiani di Parma. Frequenta a Rimini, cittadina con la quale ha
intensi rapporti, ed a Milano gli ambienti eversivi legati ad Ordine Nuovo, Pace e
Libert e Nuova Repubblica. Viaggia molto tra Roma e Milano ed responsabile
assieme ad altri neofascisti dellassalto al manicomio di Colorno ed alla facolt di
Scienze occupata
120
.
Ai primi di maggio del 1969 Chiesa a Milano nella pensione Sicilia ed in contatto
con Antonio Sottosanti, detto Nino il fascista, infiltrato tra gli anarchici, e Gian
Luigi Fappani, ex volontario della Legione straniera, finto studente infiltrato per
conto del Sid nel movimento studentesco.
121
Fappani, faceva parte di un gruppo ben
addestrato e coperto volto ad organizzare squadre anticomuniste addestrate
militarmente. Era, secondo quanto riportato da resoconti di controinformazione
nazionali, larmieredel movimento: insieme con Giorgio Chiesa confeziona
congegni elettrici con innesco a tempo
122

La figura di Chiesa avvolta da misteri e strane coincidenze che emergeranno
durante le indagini sulla strage della Banca Nazionale dellAgricoltura.
Tutto ha inizio quando viene autorizzato dalla magistratura milanese la perquisizione
dellabbaino, sopra alla sede della Cisnal, in via Torino 48 a Milano, dove abitava
Serafino Di Luja e luogo di incontro di note camice nere. Vengono ritrovati un
biglietto ferroviario Parma-Milano (datato 6 giugno 1969) e un bigliettino di Tamara
Baroni: Sono Tamara. Non riesco a trovarti. Telefonami domattina e se non mi trovi
d al portiere a che ora telefonerai. Ti abbraccio. Ciao.
123
. Viene anche ritrovata una
A inscritta in un cerchio, simbolo dellanarchia, disegnata sul soffitto, certo da uno
del giro che si infiltrato tra gli anarchici, e non stupisce, data labilit della

119
Cfr. Flamini Gianni, Il partito del golpe, cit., p. 14-15.
120
Vedi in seguito.
121
In un memoriale apparso su Panorama il 5 marzo del 1970 confesser: Fui assoldato dal Sid con il ricattoIl
primo lavoro a favore del Sid fu una lista con gli estremi dei dirigenti del Movimento studentesco milaneseHo anche
avuto lincarico di vendere bombe lacrimogene e fumogene al Movimento studentesco allo scopo di dare al Sid il
motivo per la repressione. In Flamini Gianni, Il partito del golpe, cit., p. 145.
122
Cfr. Cipriani A., Cipriani G., Sovranit limitata , Storia delleversione atlantica in Italia, cit. p. 118.
123
Chiesa e Fappani erano stati indicati dagli inquirenti come sicari incaricati da Tamara Baroni di uccidere la marchesa
Bormioli, il giallo di Parma che per mesi riemp pagine di giornali.
40
formazione Lotta di popolo, di cui Di Luja uno dei massimi esponenti e padri
fondatori, a confondersi con i movimenti di sinistra e la frequentazione del
Sottosanti. Vengono inoltre ritrovate corrispondenze tra Chiesa e ragazza tedesche.
La frequentazione degli ambienti neofascisti milanesi, soprattutto a ridosso della
strage di Milano, quindi un fatto certo.
124

Anche Chiesa sparisce nei giorni caldi, probabilmente si reca in Spagna. Di lui,
negli atti, c quel tanto che basta per intravedere dove mira la polizia quando
colpisce a destra. La sua fotografia viene inaspettatamente aggiunta a quelle degli
anarchici del XX marzo, il gruppo milanese vicino allinnocente Valpreda,
mostrata a un gruppo di addetti alla stazione di servizio di Campi Bisenzio
sullautostrada del Sole: la questura di Firenze il 2 febbraio del 1970 ha denunciato
Valpreda e un altro anarchico come autori del furto di un automobile avvenuto
nellottobre del69, e la questura di Parma il 21 marzo organizza il riconoscimento.
Nel verbale si legger che laggiunta di Giorgio Chiesa, sospettato, in ordine agli
attentati ferroviari dellagosto 1969, irreperibile fin dalla scorsa estate, non pu
rappresentare altro che un tentativo di montare collusioni fra anarchici e fascisti. Il
riconoscimento non va quindi a buon fine e la montatura orchestrata dalla polizia si
sgonfia.
125

A Fappani confida che quelli di Rimini, tra cui c un avvocato del quale non vuole
rivelare il nome, sono disposti a pagare bene se buttiamo le bombe nei posti giusti,
spaventiamo la gente e facciamo cadere il governo
126
. Vedremo dove metterle le
bombe: nei treni, negli aeroporti, nelle piazze; e nello stesso periodo era circolato
lordine di infiltrarsi nei gruppi anarchici, come la banda Bonnot, per creare disordini
che potessero essere addebitati alle sinistre.
127

Nella facolt di veterinaria dellateneo ducale operava, pi o meno direttamente, il
greco Teodoro Karampetsos, uomo del poliziotto torturatore Gravaritis, responsabile
di gruppi greci di destra dellalta Italia. Non si esclude la sua posizione logistico-
strategica assunta per facilitare i contatti tra i rappresentanti delleversione interna e i
gruppi greci vicini al regime dei colonnelli nella zona di cui era responsabile. Diversi
articoli della stampa dellepoca non esitavano a far notare come in citt ci fossero
persone conosciute alla questura che potevano sapere cose su campi paramilitari,
protezioni dallalto, foraggiamenti
128
.
Comitati, anche legalmente riconosciuti, di studenti nostalgici dei colonnelli erano
presenti in citt con attivit di proselitismo. Nella chiesa di S. Giovanni
presenziarono, il 22 marzo del 71, ad una liturgia greco-ortodossa che divenne
loccasione di contatto politico tra il console greco, nominato dal regime, e gli
studenti greci di orientamento fascista. Questo episodio venne denunciato alla
cittadinanza dal Circolo degli studenti ellenici Macrjiannis di tendenza democratica
e progressista, i quali sottolinearono il pericolo di una pi ampia organizzazione sul

124
Cfr. Fini M., Barberi A., Valpreda, processo al processo, Feltrinelli, Milano, febbraio 1972, p. 194-195.
125
Ibidem.
126
Cfr. Aa.Vv.,, La strage di Stato, controinchiesta, cit., p. 113-114.
127
Cfr. Fini M., Barberi A., Valpreda, processo al processo, cit., p. 197
128
Cfr. Bertoni Marco, Il fascista si maschera, LOpinione Pubblica, 5 ottobre 1974.
41
territorio italiano di frange finanziate e protette dal loro governo con lo scopo di
avviare progressivamente anche in Italia la deriva autoritaria
129
.
Non stupisce che il principale giornale della citt, la Gazzetta di Parma, abbia dato
poca rilevanza e scarso approfondimento alle vicende dellestremismo neofascista.
Bench di propriet degli industriali locali e da sempre vicino ai poteri forti, il
disinteressamento aveva radici nella profonda avversione della direzione nei
confronti di tutto ci che si agitava a sinistra. Probabilmente la stessa atavica
avversione non cera per le compagini reazionarie ed eversive.
Secondo quanto affermano alcuni testi diffusi particolarmente negli anni settanta da
case editrici oggi scomparse, ad avvalorare la tesi che vede anche la direzione della
principale stampa locale collaterale a certi personaggi in odore di golpismo, pu
essere utile ricordare un fatto avvenuto verso la fine degli anni sessanta ed emerso
negli atti dinchiesta del giudice istruttore di Milano Gerardo Dambrosio.
Nellottobre del 1969, tornato dalla Jugoslavia, Guido Giannettini, ripartir per la
Germania federale come inviato della Rivista Militare del ministero della difesa. In
questo viaggio, su invito dellAssociazione per lamicizia italo-germanica
130
con
sede a Roma ( tra i suoi soci figurano Adriano Romualdi e Julius Evola ) porter con
se nove giornalisti tra i quali Gino Ragno, fondatore dellassociazione, Pino Rauti e
Baldassarre Molossi, direttore per molti anni della Gazzetta di Parma.
Su questo episodio, sollecitato da alcune interrogazioni, il ministro della difesa
tedesco riferir in parlamento alla fine del 1974: Su indicazione dellambasciata
tedesca a Roma abbiamo invitato nel 1969 nove giornalisti a fare un viaggio
attraverso la nostra Bundeswehr. Il gruppo arriv il 20 ottobre 1969. Fecero tappa a
Coblenza per visitare la scuola della Innere Fhrung, poi vennero a Bonn. Tornando
in aereo in Italia di fermarono a Monaco per visitare la ditta Krauss-Maffei che
produce il carro armato Leopard.
131

La violenza dei gruppi dellestrema destra nel periodo storico preso in considerazione
una costante in tutto il territorio italiano.
Pur con lestrema riduttivit che i semplici numeri assumono quando si tratta di una
contabilit atroce come quella della morte, le stesse statistiche della violenza recano il
senso di una svolta: nel quinquennio 1969-74 i morti per fatti politici sono 92, di cui
63 a causa di violenze e atti terroristici di destra, 10 caduti in scontri con le forze
dellordine, 8 in altre circostanze, 2 in seguito ad azioni di ignoti e 9 attribuibili, in
modo diretto o indiretto, ad organizzazioni di sinistra. Gli attentati sono 1706 di cui
1222 dellestrema destra e 99 dellestrema sinistra, 385 risultano ignoti
132
.
In questatmosfera tesa non risulta di secondo ordine la rinata forza che dalla fine del
1971 vede il Msi-Dn, assorbito il piccolo partito monarchico, con un seguito di quasi
tre milioni di voti, pari all8,7%, con 55 deputati e 26 senatori. Con Almirante si

129
Cfr. Nuove provocazioni dei fascisti greci a Parma, volantino del Circolo degli studenti greci Macrjiannis, Parma
[marzo 1971], archivio68, fondo R. Spocci, busta 3, fasc.2, sn. 129, biblioteca Balestrazzi, Parma.
130
Qualche tempo prima lAssociazione aveva ospitato nella sua stessa sede lIstituto studi militari (ISM) appena creato
da Paolo Possenti, gi uomo di fiducia di Fernando Tambroni e in rapporto con lestrema destra, oltre che con i
democristiani Celso De Stefanis e Bartolo Ciccardini.
131
Flamini Gianni, Il partito del golpe, cit., p. 89.
132
Revelli Marco in AA.VV.Storia dellItalia Repubblicana, volume II**, Einaudi, Torino, 1995, p. 472.
42
schierarono lammiraglio Birindelli, gi comandante della Nato nel Mediterraneo, e il
generale De Lorenzo.
Nel retroterra gli Stati Uniti scendevano in campo con decisione, ingaggiando la lotta
contro il centro-sinistra e il pericolo comunista, insieme accomunati
133
.
Da queste prime considerazioni pu desumersi, se non una responsabilit diretta da
parte di certe istituzioni e partiti, quantomeno un sensibile e comodo calo di
attenzione riguardo al moltiplicarsi dellintolleranza dei gruppi della destra eversiva.
Ma nella generale analisi non pu sfuggire il ruolo subalterno del Msi nel
complessivo programma reazionario della borghesia. Si indicava negli squadristi
una loro complicit diretta con la trama golpista; un loro uso strumentale per colpire
la classe operaia con la teoria degli opposti estremismi; una loro iniziativa diretta
ad innescare un meccanismo di provocazione e di violenza in grado di legittimare
lintervento ripristinatore degli apparati repressivi dello stato
134
.
Su queste premesse Lotta Continua, che a Parma poteva essere senza dubbio
considerato il gruppo a sinistra del Pci pi numeroso e certamente eterogeneo,
definiva compiutamente il proprio antifascismo militante.


Paragrafo 1.4 - I presunti finanziamenti e la squadra nera di Parma

Nei primi anni settanta in un carteggio (successivamente, ed in via esclusiva,
pubblicato dal settimanale parmigiano LOpinione Pubblica) di Luigi Alberini
residente a Londra, ma originario di Corniglio, nella collina parmense, si parlava di
mille sterline che lo stesso era intenzionato ad inviare a Parma ad un camerata di
fiducia per finanziare certe non ben definite attivit politiche.
I soldi venivano dal londinese dadozione rastrellati allestero tra il Belgio, la
Germania, lAfrica e lInghilterra. Alberini usufru anche di denaro proveniente dallo
stesso Almirante, presso il quale godeva di stima e fiducia
135
.
LAlberini fu eletto nel 1965 consigliere per sette anni al consiglio regionale di
Londra delle Nazioni Unite per lestrema destra con 543.198 voti dal settore
sindacale delle Trade Unions. Questi soldi venivano reperiti dai fondi C.T.I.M. -
Comitati Tricolori Italiani allEstero - e si era deciso di inviarli a Parma con
lapprovazione dello stesso Almirante. Un certo numero di lettere, circa una decina,
relativi al carteggio in questione, sono a firma dellonorevole Mirko Tremaglia,
repubblichino, deputato Msi di Bergamo, ed attualmente Ministro degli Italiani
allestero di Alleanza Nazionale, su carta intestata e protocollata dellufficio sezioni
estere del Msi di Roma.
In esse lon. Tremaglia si rivolge ad Alberini come chi parla ad un capo, a persona di
massimo rispetto e notevole prestigio. Tra laltro si fa riferimento ad un congresso
della destra internazionale nazifascista tenutosi a Bruxelles a cui partecip lo stesso

133
Enzo Santarelli, Storia critica della Repubblica lItalia dal 1945 al 1994, Feltrinelli, Milano, 1996, p. 221.
134
Revelli M., De Luna G., Fascismo e Antifascismo. Le idee, le identit, La Nuova Italia, Firenze, 1995, p. 149-150.
135
Cfr. Martello Vittorio, Chi finanzia i fascisti di Parma, lOpinione Pubblica, 21 settembre 1974.
43
Alberini e durante il quale costui fu ferito a seguito di scontri con la polizia belga
impegnata nel respingere una contromanifestazione antinazista.
In altre lettere si fa riferimento a frequenti viaggi a Parma dellAlberini che
puntualmente erano caratterizzati da disordini in citt e si parla anche di contrasti in
seno ai fascisti locali. I carteggi emersi fanno luce sulle modalit di reclutamento dei
militanti neofascisti a Parma.
Alberini disponeva di un certo quantitativo di tessere da elargire ai camerati di fiducia
e di una certa autonomia allinterno del partito missino. Sempre dal carteggio lo
stesso si riferisce ad un non meglio precisato camerata invitandolo ad iscriversi al
Msi di Londra in quanto ho un numero abbondante di tessere e io ho la libert
massima di agire come mi piace e autorizzare a nome del Msi di svolgere qualsiasi
attivit anche autonoma fuori del normale statuto, in pi posso concedere la tessera
anche a un espulso in patria, bench non sia stato espulso per fatti morali,
eccinsomma con la mia tessera puoi rientrare in qualsiasi sede del Msi senza il
minimo disturbo. Non mancavano certo riferimenti a personaggi chiave del
panorama locale e non solo, infatti la lettera, con un incerto italiano, prosegue: Anzi,
se vedi Mutti o altri, per moralmente in regola, per intenderci, fatteli iscrivere al Msi
di Gran Bretagna, pregandoli di dimenticare il passato, ricordando lavvenire, ti vedr
tra poco e ti spiegher tutto meglio Ti invio saluto fraterno, a te e a tutti i nostri
camerati degni di Parma. E un arrivederci presto, a Noi. In fede Luigi Alberini. Saluti
a Gigli e camerati di Corniglio
136
.
Riguardo ai finanziamenti non erano solo le mille sterline che giungevano a Parma,
con una certa frequenza, da Alberini, per certe azioni a base di randellate, ritenute
dallo stesso, in unaltra missiva ad un camerata parmense, di sicuro effetto e molto
salutari. Cerano anche i soldi del Soccorso Tricolore che venivano raccolti dal
settimanale il Borghese per essere inviati alle vittime della violenza rossa quale
risarcimento di presunti danni subiti. Infatti circa centomila lire furono consegnate a
chi accompagn il commando nero che assal a Colorno, con tute mimetiche, pistole
lanciarazzi, caschi ed armi improprie, il movimento studentesco mentre occupava il
locale manicomio
137
.
Dalla testata de Il Borghese, diretta da Tedeschi, apertamente vicina alla galassia
dellestrema destra, erano numerose le rubriche e gli appelli a raccogliere denaro per i
camerati che ne avevano bisogno, soprattutto per coprire spese processuali. Diversi
militanti usufruiranno dellappoggio e tra questi anche il gruppo di Parma.
Dai carteggi di cui sopra non difficile desumere che, soprattutto nel biennio 70-72,
a Parma operava una cellula nera finanziata e appoggiata da Londra
138
ed proprio
questo il periodo pi cospicuo di azioni neofasciste in citt che culmineranno il 25
agosto del 1972 con lassassinio del militante comunista Mariano Lupo.
Gli appoggi economici venivano alla luce anche grazie a strani episodi maturati in
circostanze tuttaltro che limpide e senza apparente spiegazione.

136
Cfr. Martello Vittorio, Ecco chi finanzia i fascisti di Parma, cit.
137
Ibidem.
138
Cfr. Martello Vittorio, Casa madre a Londra per i missini parmensi, LOpinione Pubblica, 12 ottobre 1974.
44
La denuncia pubblica, lunica trovata nella stampa, venne dal settimanale
democratico-riformista parmense LOpinione Pubblica che nel numero del 15
settembre 1972, nel mezzo di una recensione sullassassinio di Mariano Lupo,
racconta di un episodio emerso poco tempo prima e solo per caso in un dibattito
giudiziario nella vicina Reggio.
Lex presidente dellUnione Industriali locale, Grasselli, aveva citato in giudizio un
giovane di estrema destra per un tentativo di estorsione. Per timore della divulgazione
di clamorosi retroscena sui finanziamenti di alcuni industriali emiliani a queste
formazioni estremiste, lindustriale non insistette nella azione giudiziaria e tutto fin
amichevolmente in unatmosfera di complicit e silenzio. Questi finanziamenti
occulti sarebbero andati anche a formazioni di immigrati della Calabria per la
costituzione delle bande Sam (Squadre Azione Mussolini). Squadristi neri di origine
calabrese, in particolare del capoluogo, nei primi anni settanta si videro per le vie di
Parma, non esenti dal provocare ed essere parte attiva in disordini e violenze
139
.
Secondo il parere di Lotta Continua, che riusc a creare e a portare avanti unattenta e
dettagliata attivit di controinformazione e monitoraggio delle attivit dellestrema
destra, uno dei maggiori finanziatori delle squadre nere era lindustriale del vetro
Bormioli i cui legami con leversione emersero chiaramente ai tempi dellaffare
Tamara Baroni-Buby Bormioli, per il quale Giorgio Chiesa, successivamente riparato
in Rhodesia, da quanto appreso dalla stampa, divenne famoso quale presunto sicario
ingaggiato per uccidere la marchesa, moglie di Buby
140
.
La formazione di sinistra elenc anche una serie di personaggi che poi ritroveremo
coinvolti nelle aggressioni fino alluccisione di Mariano Lupo
141
.
Le squadre di picchiatori che operarono nella cittadina emiliana, dunque, godettero di
svariati appoggi e tutele e ricevettero impulso e organizzazione dalla figura di Fausto
Molinari, commissario del Msi di Chiavari, che si stabil a Fidenza, in provincia di
Parma, nella primavera del 1968.
Molinari divenne Commissario straordinario a seguito della crisi emergenziale in cui
versava il suo partito, con lappoggio dellon. Vincenzo Pietro Cerullo di Modena,
forse il pi importante dirigente fascista dellEmilia-Romagna e responsabile centrale
del settore propaganda del partito. Lonorevole Cerullo, insegnante in una scuola
privata di Modena, altro importante fondatore della Giovane Italia nel 54, fu
promotore ed esponente della linea dura del Msi e promosse il rientro nel partito dei
gruppi esterni come Ordine Nuovo. Assieme a Pino Rauti intratteneva rapporti con i
fascisti greci dell Esesi (lega degli studenti) e del Kyp (servizio segreto). A lui
facevano capo le organizzazioni giovanili degli studenti della regione sotto la sigla
del Fronte della Giovent
142
.
Primo atto della nuova gestione politica la creazione di una squadra di picchiatori
che si renderanno protagonisti di numerose aggressioni. Tra gli esponenti della

139
Aa. Vv., Contro il fascismo per il comunismo. Inchiesta sul neofascismo in Emilia-Romagna, cit.
140
Cfr. Martello Vittorio, Sono passati da Parma i commandos neri del tritolo, LOpinione Pubblica, 15 giugno 1974.
141
Cfr. Chi sono i fascisti e chi li paga, volantino di Lotta Continua, Parma 5 gennaio 1972, archivio68, biblioteca
Balestrazzi, busta 3. fasc. 1, sn. 22.
142
Aa. Vv., Contro il fascismo per il comunismo. Inchiesta sul neofascismo in Emilia-Romagna, cit.
45
squadra spiccano: Pier Luigi Ferrari, ex carabiniere e implicato successivamente nel
processo Lupo; Ballabeni, vice di Molinari e noto per le sue imprese dinamitarde ai
simboli della Resistenza; Ennio Magnani, implicato anchesso nel delitto Lupo;
Daniele Pioli, studente e fondatore di Ordine Nuovo; Ringozzi e Bonazzi, operai
tristemente famosi per il ruolo avuto nellassassinio in questione; i fratelli Maini;
Bruno Spotti e per finire Gemello Merlo, disoccupato in quanto reduce da un lungo
soggiorno in carcere per reati comuni
143
.
Ma dove la squadra di Molinari si distingueva maggiormente era in trasferta: dopo gli
incidenti che regolarmente seguivano ogni raduno fascista, tra i fermati figurava
sempre qualcuno di Parma.
Mestre, Torino, Milano, Ravenna, Verona, Brescia, Mantova, Vicenza costituiscono
le tappe di questa attivit. A Reggio Emilia gli inviati di Molinari, Ballabeni e Spotti,
tentano di aggredire unonorevole, la signora Carmen Santi del Pci, ma vengono
respinti dalla prontezza del servizio dordine del partito.
Nei primi anni di insediamento, e precisamente il 25 ed il 28 aprile 1969, fecero
esporre dalla locale sede del Msi, situata in via Maestri e teatro di molti assedi e
tafferugli tra esponenti dellestrema destra e antifascisti, la bandiera tricolore a
mezzasta come segno di lutto rispettivamente per lanniversario della Resistenza e
per la ricorrenza della morte di Mussolini, facendo circolare volantini provocatori e di
chiara apologia del fascismo, per i quali il Ministero di Grazia e Giustizia, con
decreto datato 30 dicembre 1969, neg lautorizzazione a procedere.
Lo stesso Molinari, in qualit di federale del Msi di Parma, fu assolto da analoga
accusa, unita, pare, anche quella di detenzione di armi, con sentenza del giudice
istruttore di Parma, datata 11 giugno 1970, per sopraggiunta amnistia
144
.


Paragrafo 1.5 Lomicidio di Mariano Lupo

La serie di aggressioni e provocazioni raggiunse lapice e la ribalta nazionale il 25
agosto del 1972, una triste tappa per la storia della democrazia e dellantifascismo
parmigiano
145
.
Siamo a Parma in Via Tanara quando alluscita del cinema Roma, verso le 22.30,
viene aggredito e ferito con una pugnalata al cuore il militante antifascista Mariano
Lupo di appena ventanni che morir sul colpo.
Mariano era arrivato a Parma con i genitori e i cinque fratelli minori da Cammarata,
in provincia di Agrigento, piccola cittadina dove nacque nel 1952, e, dopo alcuni
mesi trascorsi in Germania, si era definitivamente trasferito nella ricca citt emiliana
per lavorare come operaio edile.
A Parma il giovane Lupo frequentava gli ambienti della sinistra extraparlamentare
militando in Lotta Continua, movimento che rispecchiava le sue passioni, comuni a

143
Cfr. Allarmi, son fascisti!!!, LOpinone Pubblica, Parma 1 giugno 1974.
144
Cfr. Allarmi, son fascisti!!!, cit.
145
Cfr. Bobbio Luigi, Storia di Lotta Continua, Feltrinelli, Milano 1988, p. 105.
46
tanti giovani desiderosi di cambiamenti radicali e appartenenti alla generazione
politica maturata sulle esperienze del 68.
Pur non essendosi distinto in modo particolare nella militanza, era comunque noto
agli squadristi che quella sera dagosto, a mezzo secolo esatto dallinsurrezione
antifascista di Parma, dove si erano appena concluse le celebrazioni dello storico
anniversario, lo avevano riconosciuto e aggredito, nellormai consolidata prassi del
branco contro uno
146
.
Lomicidio, dalla chiara matrice politica, lasci la citt sbigottita e commossa, ma al
tempo stesso suscit un profondo sentimento di rabbia e di sdegno.
Parma, teatro di molte lotte per la Liberazione dal nemico nazifascista, stava
rivivendo tristi ricordi e ritornavano alla mente le azioni delle squadracce fasciste,
che, respinte dai padri e dai nonni, tornavano ora drammaticamente a colpire i figli.
In base ad una testimonianza rilasciata ad un giornale locale, la cassiera del cinema
Roma, Gabriella Signifredi, raccont che la sera del delitto Bonazzi era passato da lei
verso le sette e mezzo per dirle, con tono intimidatorio, di non sporgere denuncia per
i fatti del pomeriggio avvenuti in piazza Garibaldi e per avvisarla che sarebbe
ripassato da lei verso le undici di sera.
Ma quali sono i fatti avvenuti nel pieno centro della citt ai quali si riferisce la
testimone?
Verso le 15 erano passati davanti al bar Orientale una decina di neofascisti, seguiti a
distanza da due individui che parevano della squadra politica della questura.
Ad un tavolo del bar sedevano, oltre a Gabriella, che del gruppo riconobbe solo
Bonazzi, Lupo e un altro simpatizzante del gruppo, un certo Giuseppe.
Dopo essere uscito da una tabaccheria Bonazzi si diresse verso Mariano, con una
mano in tasca, dicendo di volergli parlare. Mariano gli intim di lasciar stare il
coltello, che non a torto presupponeva fosse nascosto nella tasca di Bonazzi, il quale
rispose esplicitamente: lo tengo per darti una pugnalata.
Fu allora che il giovane missino si mise a tirare la barba di Lupo e, quando
questultimo cerc di divincolarsi, inizi a dargli delle sberle. I presunti uomini della
squadra politica non intervennero, ma, quando la Signifredi si mise in mezzo ai due,
uno della banda la invit a tacere e a farsi da parte. Fu proprio a quel punto che
Bonazzi pronunci la frase riportata poi da tutti i giornali: Noi non ce labbiamo con
i comunisti ma con i terroni s.
Dopo aver subito laggressione Lupo e compagni girovagarono un po per la piazza
per poi dirigersi in questura con lintento di sporgere denuncia per minacce. Il
funzionario che Lupo conosceva, e che era al corrente di tutti gli antecedenti, non era
in centrale, cos Mariano decise di ripassare. Tornati in piazza i tre incontrarono una
compagna, anchessa vicina a Lotta Continua, una certa Mariuccia, che li consigli di
andare immediatamente dallavvocato Decio Bozzini. Questi, al corrente delle
vicende e del clima surriscaldato di quel periodo, li invit a tornare il luned
successivo, esortandoli a stare attenti e a chiudersi in casa. Quella sera per Mariano
si sarebbe recato al cinema, ignorando le parole del legale.

146
Cacucci Pino, Oltretorrente, Feltrinelli, Milano 2003, p. 14.
47
Era andato dallavvocato anche per ottenere il permesso per il porto darmi, allo
scopo di difendersi. A differenza dei fascisti non aveva nessun precedente penale.
La Signifredi dichiar in seguito di essersi recata al lavoro molto preoccupata per gli
avvenimenti. Poco prima delle otto di sera telefon al bar Orientale, abituale ritrovo
di molti giovani di sinistra, cercando Lupo per dirgli di non raggiungerla. La fatalit
volle che la ragazza che rispose al telefono e che assicur alla cassiera di riferire il
messaggio non incontr Lupo prima che questi si recasse al cinema Roma. La
Signifredi ricorda anche di aver prontamente telefonato al bar Bonanni per dire a
Bonazzi di non recarsi allappuntamento che lo stesso le aveva dato alle sette e
mezza, senza che lei avesse acconsentito o rifiutato. Linteressato non era presente
ma la richiam pi tardi chiedendole il motivo del suo rifiuto. Lei rispose che non
voleva liti, ma da questa frase Bonazzi cap che quella sera sarebbero andati al
cinema quelli di Lotta Continua e cos pianific lagguato assieme agli altri
camerati
147
.
Secondo gli attivisti di sinistra gli aggressori erano una dozzina, otto dietro la siepe di
via Tanara e quattro in attesa al vicino bar Moderno. La giovane cassiera non vide la
scena dellomicidio ma senti solo dei rumori. Chiam la polizia e lambulanza solo
allarrivo di un altro compagno di Lupo, Giancarlo Ablondi, che gridando disse che
avevano ammazzato Mariano. Ablondi andava alla ricerca di Giorgio Ghirarduzzi e
del compagno Bertozzi, detto Baccan, che erano entrati nel locale gi da tempo.
Alla vista del cadavere del giovane riverso sullasfalto, la Signifredi scapp via.
Non avendo potuto vedere la scena del delitto, non pot indicare chi materialmente
avesse tirato la coltellata: non afferm, quindi, che lautore del crimine era stato,
come da pi parti si pensava, in base a diverse testimonianze, Edgardo Ringozzi
148
e,
anzi, fece dichiarazioni pesantemente accusatorie verso Bonazzi. Lipotesi che a
compiere lomicidio fosse stato Ringozzi venne sostenuta nellimmediato da molti
militanti della sinistra extraparlamentare, ma ribaltata dopo la confessione del vero
autore.
Mariano Lupo si era recato al cinema Roma con altri suoi amici e compagni, Alfonso
Piazza, Giancarlo Ablondi e Todaro. I quattro, dopo le 22, avevano parcheggiato
lauto nel piazzale di viale Veneto.
Secondo la ricostruzione fatta da uno di loro
149
, mentre erano fermi ad urinare vicini
ad unaiuola, Mariano si diresse con Piazza verso lentrata del cinema, in una strada
semibuia. Dopo pochi metri vengono affrontati ed aggrediti da Ringozzi, Bonazzi e
Saporito. Scoppia la rissa ed il primo a cadere, colpito ad una spalla, Piazza, che
precede Lupo di qualche passo. Il giovane operaio si avventa contro gli aggressori in
difesa dellamico, ma una stilettata gli squarcia il cuore. Si fa avanti Ablondi, che
riceve un colpo che lo stordisce, mentre Piazza scappa verso il centro di Parma in
preda al panico ed in cerca degli altri compagni.

147
Cfr. G. Ferr., Lex cassiera del cinema Roma ci ha detto: Non stato un delitto passionale, LOpinione Pubblica,
15 settembre 1972.
148
Molti pensarono che lassassino fosse Ringozzi, come si pu anche desumere dalla enorme scritta che gli antifascisti
fecero sullasfalto in prossimit dellagguato.
149
Testimonianza rilasciata allautore da Giancarlo Ablondi, ex militante di Lotta continua, il 30 agosto 2003 a Parma.
48
Vicino a Lupo Ablondi riconosce solo Ringozzi, mentre Piazza
150
, in fuga verso via
Farini, oggetto di tentativi di aggressione da parte di altri militanti neofascisti che in
auto gli sbarrano la strada. Fortunatamente trova ricovero in un bar dove casualmente
c un agente della questura, un tal Lusuardi, che gli fa scudo, inducendo i camerati a
demordere da ogni altra azione. Nella macchina che insegue Piazza, una 1300 blu, si
trova Saporito che dopo laggressione ha caricato Tommaselli e Croci, altri due
camerati parmigiani che lo attendevano davanti al bar Moderno. Saporito avrebbe pi
volte urlato allindirizzo di Piazza: dagli al cinese
151
.
Dopo aver portato la vettura vicino alla sede del partito, lo stesso Saporito, prima di
scendere, avrebbe dichiarato a Tomaselli: Le abbiamo date
152
.
Ringozzi e Bonazzi dopo il delitto scappano probabilmente su unauto di altri
neofascisti che avevano assistito impassibili allagguato.
Il gruppo che materialmente partecip allaggressione che sfoci nel delitto del
giovane operaio era formato, quindi, da un numero imprecisato ma cospicuo di
persone.
Mariano Lupo giaceva riverso sullasfalto: Giorgio Ghirarduzzi, precipitatosi sul
posto, cap immediatamente che non cera ormai pi nulla da fare: Arrivai di corsa
fuori dal cinema, non capivo bene cosa succedeva, credevo alla solita rissa con
qualche gruppo di fascisti, vidi il corpo di Mariano riverso sullasfalto, lo girai
tentando di rianimarlo ma non dava segni di vita. Passava casualmente un medico che
con uno specchietto sotto il naso constat lassenza di respiro. Non riuscivo a credere
che era morto, che un compagno a Parma, un giovane operaio, veniva assassinato da
fascisti lasciati girare indisturbati. Non avevo parole, non sapevo cosa fare, anche gli
altri compagni erano impietriti.
153

Quella sera Mario indossava una camicia bianca, i suoi lunghi capelli neri risaltavano
oltremodo su quel viso pallido.
I successivi tentativi di rianimazione da parte dei medici non valsero a nulla. Mariano
era morto.
Una processione ininterrotta verso il luogo del delitto fu la testimonianza dello
sbigottimento e dellincredulit di fronte alla notizia, che ben presto si sparse per tutta
Parma.
Sullasfalto, in prossimit del luogo dove cadde ammazzato, a caratteri cubitali, con
vernice bianca, apparve la scritta: Qui il fascista Ringozzi ha assassinato un operaio
di ventanni
154
.
Anche da questo particolare si nota subito una discrepanza tra la successiva
confessione del Bonazzi e la sentenza di condanna, ed il parere che ad infliggere la
coltellata fosse stato Ringozzi.

150
Cfr. Cabassi Sergio, Atmosfera tesa a Parma. Assalita la sede del Msi, Corriere della Sera, 28 agosto 1972.
151
Cfr. Cabassi Sergio, La confessione, Corriere della Sera, 28 agosto 1972.
Con il termine cinesi venivano chiamati, anche impropriamente, alcuni gruppi della Nuova Sinistra che appoggiavano
le posizioni maoiste, in particolare il concetto di rivoluzione culturale tipica della dottrina sociale e politica di Mao in
Cina; inoltre, vi era una critica, pi o meno evidente, allo stalinismo sovietico.
152
Cfr. Ventimila hanno seguito la bara, Il Resto del Carlino, 29 agosto 1972.
153
Cfr. Intervista a Giorgio Ghirarduzzi, militante di Lotta Continua, cit.
154
Cfr. Cabassi Sergio, Si costituito uno dei ricercati per lassassinio dellestremista, Corriere della Sera, 27 agosto
1972.
49


Paragrafo 1.6 - Le manifestazioni di cordoglio e di protesta organizzate dalle
istituzioni e dai militanti di Lotta Continua e della Nuova Sinistra: la
distruzione della sede del Movimento Sociale Italiano.


La lunga processione verso il luogo del delitto, i fiori, i cartelli, le bandiere rosse
adagiate sul posto antecedevano due imponenti manifestazioni che nei giorni seguenti
sfilarono nella cittadina avvolte da un misto di rabbia e dolore. Furono molti i naturali
richiami alla lotta di Resistenza e allarditismo popolare che aveva messo fuori gioco
le squadre di Mussolini.
La prima manifestazione venne organizzata il 26 agosto, il giorno dopo il delitto, dal
comune di Parma e vi presero parte i partiti dellarco istituzionale con in testa il Pci.
A questa si opposero politicamente Lotta Continua e i gruppi della nuova sinistra che,
come si legge in un articolo apparso sul giornale del gruppo, denunciarono il bieco
opportunismo di tutti quelli che, di fronte alla violenza fascista e antiproletaria, non
sanno far di meglio che spedire telegrammi al ministro di polizia, e affidarsi alla
richiesta di una rapida inchiesta della magistratura
155
.
Il Pci in un certo senso si impossess politicamente delle manifestazioni di
cordoglio probabilmente per fare breccia tra i militanti di base che sempre pi erano
insoddisfatti e critici verso le linee politiche della dirigenza. Voleva fare ordine
allinterno del partito. Tanti iscritti si chiedevano il perch dellimmobilismo mentre
nelle piazze e nelle strade quotidianamente cerano scontri e provocazioni da parte di
fascisti lasciati agire indisturbatamente in citt. Il Pci patrocin il grande corteo
funebre certo che se non lavesse fatto acuiva maggiormente la scollatura con la base
che in ogni caso si sentiva vicina a Lupo ed ai suoi compagni. Non tollerava i gruppi,
soprattutto organizzati, alla sua sinistra ed in un certo senso temeva una dispersione
di simpatizzanti verso certe aree. I giovani, in modo particolare, sentivano il bisogno
di essere protagonisti, di avere una dirigenza capace non solo di amministrare e
governare la citt ma anche di lottare e di mobilitarsi contro gli attacchi
neofascisti.
156
Linsofferenza verso la stasi di un partito di governo presente negli
apparati di potere politico, sociale ed economico della citt e della provincia ma
scarsamente attivo verso il riemergere degli attacchi squadristici, portava in particolar
modo i giovani iscritti, molti dei quali provenienti dal Movimento Studentesco, a
disaccordi verso i burocrati di sezione.
Particolarmente critico era il circolo Gramsci del Pci. Ubicato a met dello storico
borgo delle Colonne, popoloso e popolare. Era proprio la sezione che operava nella
zona di via Roma teatro dellomicidio. In pi occasioni si schier apertamente contro
le linee guida ufficiali ed appoggi le manifestazioni e le campagne politiche delle
formazioni dellestrema sinistra. Il partito dava indicazioni di buonismo e quietismo
che irritava molto la base. Il Pci aveva in mano la citt e si accingeva alla politica

155
Cfr. Tutta Parma in piazza per i funerali di Mariano Lupo, Lotta Continua, 29 agosto 1972, anno I, n. 115.
156
Cfr. Intervista rilasciata da Leonardo Di Jorio, membro del direttivo della sezione Gramsci del Pci di Parma.
50
del buon governo. Era presente nel comune, in provincia, negli apparati sindacali,
nella Tep, nellAmps, nella gestione delle terme di Salsomaggiore, nei consigli della
banca Monte e della Cassa di Risparmio, nellamministrazione degli Ospedali
Riuniti, nel tessuto ramificato dei numerosi circoli culturali, delle cooperative e
nellassociazionismo. Insomma gestiva la citt. Non cera niente che il Pci, ed in
subordine il Psi, non gestiva. Governando aveva il compito dellordine. Non stupisce
la mancanza di sensibilit immediata e pratica verso loperato di alcune frange del
Msi o presunte tali. Il Pci era troppo forte e troppo impegnato nella gestione del
potere per occuparsi di quei soggetti che di li a poco uccisero Lupo .
157

Secondo Lotta Continua e gli altri gruppi della sinistra, invece, antifascismo militante
significava eliminare i fascisti da Parmanon solo togliere loro spazio politico ma
anche spazio fisico.
Con queste parole dordine veniva indetto da Lotta Continua un comizio per la sera
del 27 agosto, al quale aderirono Il Manifesto, il Pc(ml)dItalia, la sezione Gramsci
del Pci e, a titolo personale, tanti militanti comunisti, socialisti e appartenenti al
sindacato.
Era evidente che le parole ed i richiami ad un antifascismo puramente verbale non
erano sufficienti ad arginare un fenomeno che, con la complicit di apparati dello
stato e di settori politici, stava dilagando. Solo la mobilitazione e lorganizzazione
sapr vendicare il compagno Lupo, unitamente allinvito per la costituzione di
Comitati antifascisti ed antimperialisti, furono le parole dordine, condivise
largamente, lanciate dal Pc(m-l)dItalia e dalla sua formazione giovanile
158
.
Il volantino dindizione del corteo e del comizio faceva trasparire la rabbia e lanalisi
politica della fase, accompagnata dalla sfiducia nei poteri che dovevano garantire la
defascistizzazione dello Stato e della societ.
Si leggeva: Di fronte a questo criminale assassinio, di fronte al progressivo aumento
delle violenze fasciste, criminale dire e pensare di affidarsi allo Stato, alle forze
dellordine, ai fascisti in divisa, per stroncare le bande di Almirante, protette dalla Dc,
pagate dai padroni, cresciute allombra di quello stesso Stato che dovrebbe ora
limitarle
159
.
In piazza Garibaldi si concentrarono anche esponenti di Potere Operaio giunti da
Bologna ed una folta rappresentanza di anarchici, tra i quali era presente Roberto
Manga, compagno di cella di Pietro Valpreda
160
.
A prendere la parola furono Claudio Clini, dirigente provinciale di Lotta Continua e
Gino Vermicelli, gi commissario politico della Brigata Garibaldi, comandante
partigiano e membro del direttivo nazionale del Manifesto.
Al termine dellinfuocato comizio pi di duemila persone si diressero rabbiose verso
la sede del Msi, che venne assalita, distrutta e sgomberata da un imponente servizio

157
Ibidem
158
Cfr. Solo mobilitandoci e organizzandoci sapremo vendicare il compagno Lupo, volantino del Pc(m-l)dI e dell
Ugc(m-l)dI, Parma 27 agosto 1972, biblioteca Balestrazzi, busta 9, fondo unico, sn. 38.
159
Cfr. Gambetta William, Lantifascismo rimosso, Lomicidio di Mario Lupo e il movimento antifascista degli anni
Settanta, in Critica e Conflitto, lettera dinformazione del Laboratorio Marxista di Parma, anno 6, n. 7-8, luglio-agosto
2002, p. 4-5.
160
Cfr. Devastata la sede del Msi, Gazzetta di Parma, 28 agosto 1972.
51
dordine militarmente attrezzato e composto anche da antifascisti giunti a Parma da
altre citt; il tutto avvenne senza la bench minima opposizione da parte della polizia
e carabinieri.
Dagli slogan gridati per tutto il corteo chiaramente emerge la lettura che da la sinistra
extraparlamentare, Lotta Continua in testa, del clima di forte tensione sociale e di
continui attacchi squadristici su tutto il territorio nazionale: Andreotti il mandante/
il killer Almirante e Compagno lupo sarai vendicato/ dalla giustizia del
proletariato
161
, saranno gridati e scritti su molti manifesti e volantini affissi per la
citt ad indicare il complice atteggiamento della Democrazia Cristiana nel reprimere
energicamente i movimenti di studenti e lavoratori mentre numerose squadre fasciste,
sotto la regia pi o meno palese di Almirante, agivano indisturbati.
Il corteo, rabbioso ma composto, prosegu verso piazzale Picelli, nellOltretorrente
popolare, passando per il carcere di S. Francesco dove vendicativi slogan vennero
lanciati allindirizzo dei neofascisti presunti responsabili da poco arrestati, per poi
proseguire verso labitazione di Picelli, davanti alla quale vennero bruciate le
bandiere fasciste strappate nella sede di via Maestri.
Le forze dellordine non difesero la sede missina, fatto criticato sulla stampa e nei
comunicati dello stesso Msi: latteggiamento di polizia e carabinieri fu probabilmente
dovuto alla volont di fornire un canale di sfogo alla furia della folla, che altrimenti
avrebbe potuto degenerare in altri modi. Con queste riflessioni si chiude il commento
di un militante antifascista
162
.
Lo sdegno che infiamm Parma ricorda ci che accadde nel marzo del 1950, quando
la polizia di Scelba, aprendo il fuoco sui manifestanti senza alcuna giustificazione,
uccise loperaio Attila Alberti e provoc la morte di un altro operaio, Luciano
Filippelli, arrestato e lasciato in cella ad agonizzare malgrado soffrisse di una grave
forma di diabete.
Cos quel 27 agosto del 1972 la polizia e i carabinieri non riescono a tenere la
situazione sotto controllo, la rabbia incontenibile. Il questore, trafelato, ordina ai
suoi di stare indietro: Non abbiamo le forze sufficienti per intervenire, tanto vale
scegliere il male minore: se proviamo a fermarli, qua si rischia una carneficina!.
Allora gli antifascisti devastano la sede deserta e dalle finestre volano mobili, pacchi
di volantini, spranghe e manganelli, manifesti con le facce dei dirigenti e ritratti del
Duce
163
.
Il Msi lasci la sede di via Maestri e fino al gennaio dellanno successivo non ne apr
una nuova
164
.
La Gazzetta di Parma, il Corriere della Sera e la stessa Unit esaurirono il resoconto
delle manifestazioni ponendo laccento sulla distruzione della sede missina; il
Manifesto denunci invece linsufficiente risposta del Pci e delle forze della sinistra

161
Cfr. Cazzullo Aldo, I ragazzi che volevano fare la rivoluzione, 1968-1978: storia di Lotta Continua, Le Scie-B.
Mondadori editore, Milano, settembre 1998, p. 208.
162
Cfr. Gambetta William, Almirante non parler. Radici e caratteri dellantifascismo militante parmense, in Aa. Vv.
Parma dentro la rivolta, tradizione e radicalit nelle lotte sociali e politiche di una citt dellEmilia rossa 1968/1969,
edizioni Punto Rosso, 2000, p. 330.
163
Cacucci Pino, Oltretorrente, Feltrinelli, Milano 2003, p. 14-15.
164
Cfr. Il Msi abbandona la sede: ritorna la calma in via Maestri, Gazzetta di Parma, 24 ottobre 1972.
52
parlamentare verso le provocazioni e gli attacchi dei fascisti, sottolineando come
lavoratori e operai della citt avessero dimostrato il loro sdegno e la propria volont
di lotta mentre riformisti e sindacati avessero di fatto ridotto la loro risposta
scendendo in piazza con la Dc e i liberali, con quelle forze, cio, ricorrenti alla
violenza reazionaria in funzione antioperaia.
Dallanalisi dei fatti e dalla ricostruzione delle varie posizioni espresse dai giornali
locali e nazionali emerge un dato rilevante per comprendere il grosso divario che si
venne a creare tra la vecchia generazione di militanti sindacali e di partito, che si
riconoscevano nel quadro istituzionale, e la nuova generazione di antifascisti e di
militanti della cosiddetta estrema sinistra che sentivano addosso il peso della
Resistenza tradita nei suoi valori e nei suoi contenuti. Una nuova sinistra che viveva
in prima persona e frontalmente gli attacchi neofascisti, il compromesso storico
portato avanti dal Pci di Berlinguer e lindecisione della risposta della sinistra
tradizionale al neofascismo ed alla trasformazione in chiave capitalistica ed
antioperaia della societ.
Davanti alle azioni dello squadrismo nostrano i militanti dei gruppi vennero lasciati
soli a fronteggiare un nemico agguerrito. Il Pci era forse troppo impegnato a
difendere lantifascismo storico delle manifestazioni oceaniche e formali, era forse
impegnato a ricavarsi quel ruolo di legittimit istituzionale che lo port in diverse
occasioni a spostare il suo asse dequilibrio verso accordi distanti da ci che nei
comizi e sui manifesti dichiarava di voler onorare. Forse era troppo assorto per capire
la portata del nuovo (si fa per dire) fascismo che nelle strade e nelle piazze
minacciava profondamente le lotte sociali e la voglia generalizzata di cambiamento.
La sinistra storica lasci da soli nella lotta i nuovi militanti, non curandosi delle
rivendicazioni e degli allarmi lanciati.
A conferma del pesante clima creatosi a Parma nei primi anni settanta ed anche dopo
il tragico evento del 25 agosto ed anche a conferma del disinteressamento del partito,
restio anche ad intraprendere azioni di tutela legale, vi un intervista del dirigente di
Lotta Continua Paolo Brogi, trasferitosi per due mesi nella cittadina emiliana i giorni
seguenti al delitto, rilasciata nel 1997 al giornalista Aldo Cazzullo: Trovai quindici
ragazzi spaventatissimi e avvilitinelle nebbie delloltretorrente, davanti alla sede,
subivamo le provocazioni degli amici degli assassini di Lupo, rimasti a piede libero.
Passavano in auto mostrando le armi. Fu un caso se non ci fu un altro morto.
Dovevamo stare molto attenti, la sera venivano compagni da Bologna e Forl a
difenderci. I fascisti erano noti, ma nessuno pens mai di andarli a cercare.
165

Il radicale antifascismo dei gruppi si scontrava con la retorica e con lipocrisia della
sinistra conformista, ma era pronto ad esplodere anche tra la gente comune quando la
paura di derive autoritarie tornava a farsi concreta.
Il giorno successivo, presso il Palazzo Comunale, fu allestita la camera ardente dove
migliaia di cittadini, militanti, ex partigiani, e delegazioni ufficiali rendevano
omaggio al militante comunista ucciso dai fascisti.

165
Cazzullo Aldo, I ragazzi che volevano fare la rivoluzione, cit., p. 208.
53
Il funerale si tenne in forma ufficiale il 28 agosto con un oceanico corteo di migliaia
di persone che da piazza Garibaldi si mosse, attraverso il popolare quartiere
Oltretorrente, verso piazzale Picelli dove a tenere lorazione funebre fu il comandante
partigiano e vecchio sindaco Giacomo Ferrari. La bara venne portata a spalla dai
compagni del giovane e dai netturbini in un commosso silenzio che fermava laria. A
seguire il feretro migliaia di persone. La citt era ferma, silenziosa, e dalle finestre e
dai lati della strada centinaia di pugni chiusi e bandiere rosse al vento si alzavano al
cielo a salutare per lultima volta Mariano.
Secondo alcuni militanti il riconoscimento della forma pubblica dei funerali e la
straordinaria partecipazione sono da leggere come uno strano senso di colpa generale
che abbracciava la Parma politica che, ben conoscendo le ripetute provocazioni e le
continue avvisaglie di una situazione che era andata via via degenerando, non aveva
impostato unefficace risposta allemergere degli attacchi neofascisti. Ora si trovava a
commemorare un figlio che era caduto per un agguato che era da tempo nellaria
166
.
Sotto il palco erano schierati i gonfaloni delle brigate partigiane, dei comuni, delle
associazioni della societ civile, dei sindacati, dei partiti. A sentire Giacomo Ferrari
una folla commossa che rese lultimo saluto a Mariano Lupo, caduto nella lotta per
una societ pi giusta.
La citt rendeva onore al suo martire.
Una lapide deposta di fianco al cinema Roma nel luogo dellattentato, tuttoggi luogo
di commemorazione e passaggio obbligato di cortei celebrativi e di protesta, lo
ricorda con queste parole: Mario operaio immigrato comunista, ucciso dallodio e
dalla violenza dei fascisti. La giustizia proletaria ti vendicher. 25 agosto 1972.
La lapide, pi di una volta fatta oggetto di sfregi ed ingiurie da parte di ignoti, fu
voluta dal Comitato antifascista M. Lupo, sorto dopo lomicidio, che a pochi mesi
dalla morte, in occasione della ricorrenza del 25 aprile del 1973, organizz una
manifestazione per le vie cittadine, ribadendo lestraneit della Dc ai cortei
antifascisti; al termine della manifestazione venne depositata la lapide
commemorativa sul muro che costeggia lo stradone. Per loccasione il leader
nazionale di Lotta Continua Adriano Sofri tenne un comizio in ricordo di tutte le
vittime della repressione e dello squadrismo
167
.
La memoria storica del fatto venne tenuta viva sia dalle manifestazioni della sinistra
radicale, sia dai comizi dei partiti dellarco costituzionale. Nel 1973 fu lavvocato
Primo Savani, partigiano e dirigente della federazione comunista, che nelle vesti di
presidente locale dellAnpi commemor la figura del giovane Lupo.
Nellagosto 1975 un imponente corteo di circa quindicimila persone, arrivate anche
da fuori, scesero per le strade di Parma per ricordarlo. Fino al 1976 il ricordo avvenne
sempre in forma ufficiale ad opera di altri rappresentanti delle amministrazioni locali.
A differenza di altre realt, come Pisa per Franco Serantini, o Palermo per Peppino
Impastato, i collettivi antagonisti parmigiani non furono in grado o non ritennero
necessario promuovere una politica della memoria di quellomicidio e del contesto

166
Intervista rilasciata allautore da Ettore Manno.
167
Compagni operai, lavoratori, donne di Parma, sostenete la lotta antifascista, Manifesto del comitato antifascista M.
Lupo, Parma, aprile 1973, archivio Centro Studi per la stagione dei Movimenti Parma, fondo manifesti politici.
54
storico che lo produsse. E indicativo il fatto che solo nel 1985, nel pieno quindi
dellegemonia politica craxiana e della nuova modernizzazione del capitalismo
italiano, il Centro sociale dellex-Macello, occupato nel 77, sia stato intitolato a
Mario Lupo
168
.
Il discorso che scosse le coscienze, troppe volte sopite, fu pronunciato dal
comandante partigiano Vermicelli durante la manifestazione del 27 agosto. Smosse le
coscienze e restituisce a noi una vera porzione di umana riflessione e di lucida analisi
della situazione storica, sociale e politica del periodo in esame: Ci hanno ucciso un
compagno, un altro, non ricordiamo pi tutti quelli che sono caduti. Il questore dice
che Lupo era un delinquente: Lupo era un operaio, un piastrellista e non ci sono
delinquenti operai piastrellisti, i delinquenti fanno altri mestieri, frequentano altri
ambienti, hanno altri protettori il fascismo rialza la testa perch gli si lascia spazio.
Almirante serve al governo per la teoria degli opposti estremisti, per la repressione
contro la lotta operaia. Lo stato neutrale una balla, avanza in realt una involuzione
autoritaria di cui Almirante lo strumento: questo il segno del delitto di Parma. Il
fascismo un fatto di classe, non di teppismo. In questa piazza ci sono centinaia e
centinaia di operai e lavoratori, militanti del Pci, del Psi, delle forze della sinistra
tradizionale. Hanno fatto bene, hanno scelto giusto: hanno sbagliato i loro dirigenti a
venirci con la Dc. Di fronte ad una folla commossa il leader nazionale del Manifesto
proseguiva: Noi non amiamo la violenza, ma respingiamo la violenza
dellavversario di classe, dei padroni e dei fascisti e la respingiamo con la lotta e
quindi con la forza. La polemica verso il Pci non poteva essere accantonata neanche
in questo frangente e Vermicelli proseguiva: A Parma, a combattere le squadracce,
sono stati lasciati gruppi di giovani: dietro la parola dordine -isolare lultrasinistra-
passata la condiscendenza, linerzia di fronte ai fascisti. S, dunque, allunit
antifascista, e la pi larga possibile, ma lunit di classe, di lotta, e di
combattimento
169
.



Paragrafo 1.7 - La solidariet degli antifascisti, gli scioperi e la mobilitazione
delle tante realt operaie ed istituzionali italiane ed emiliane.


La notizia dellassassinio scavalc i confini locali e ben presto in tutta Italia furono
organizzate manifestazioni e scioperi di cordoglio e di protesta.
A Genova i portuali di tutte le categorie scesero in sciopero per unora in segno di
lutto
170
.

168
Cfr. Gambetta William, Lantifascismo rimosso, Lomicidio di Mariano Lupo e il movimento antifascista degli anni
settanta, in Critica e Conflitto, lettera dinformazione del Laboratorio Marxista di Parma, anno 6, n. 7/8, luglio-agosto
2002.
169
Bianchi Sandro, Tutta Parma con le bandiere rosse al funerale del compagno Lupo. Il Manifesto, 29 agosto 1972,
estratto del discorso tenuto da Gino Vermicelli.
170
Cfr. Sciopero dei portuali per la morte di Mario Lupo, Corriere della Sera, 29 agosto 1972.
55
Telegrammi e attestazioni di solidariet arrivarono alla famiglia ed alla citt di Parma
da parte di molte associazioni, circoli e realt istituzionali, anche fuori regione. Tra i
primi ad esprimere il proprio cordoglio vanno ricordati: lAssociazione Nazionale
Partigiani Italiani di Cremona, il vice sindaco di Livorno, la segreteria della
federazione del Pci di Reggio Emilia, il gruppo comunista della Regione, il sindaco di
Pistoia, il Comitato antifascista ed il Pci di Livorno, la Fgsi di Ravenna, il sindaco di
Piombino, la presidenza provinciale delle Acli
171
.
Telegrammi di sdegno giunsero dai Comitati antifascisti della Italcantieri di
Monfalcone, dai soci e dalle maestranze delle Cooperative di muratori di Reggio, dai
ferrovieri piacentini, dalla Fim-Fiom-Uilm di Venezia, dai lavoratori del Consiglio di
fabbrica della Ites di Collegno, dallAnpi di Genova, dal Consiglio di fabbrica della
Breda, della Pirelli di Milano, da tantissime altre realt e soprattutto da tanta gente
comune e da tanti vecchi partigiani. Questi ultimi da subito si recarono a depositare
una corona di fiori sul luogo dove Lupo aveva ricevuto la coltellata mortale
172
.
Intanto giungevano le corone e le delegazioni dei comuni di Modena, Bologna,
Reggio e dei comuni limitrofi.
Parteciparono in forma ufficiale al funerale, a fianco delle numerose delegazioni di
partiti e parlamentari, i consigli di fabbrica, le forze della maggioranza ed i sindacati,
che, nel contempo, incontrarono il Prefetto per portarlo a conoscenza di alcune
deliberazioni unanimi come lo scioglimento del Msi e la fine delle violenze
squadristiche
173
.
Numerosi comunicati di cordoglio pervennero dai militanti comunisti e anarchici
detenuti nelle carceri italiane; in particolare i telegrammi giunti dal carcere di Fermo
e dal penitenziario di Salerno ribadivano la solidariet ai compagni ed alle famiglie
colpite rilanciando la lotta sociale e di classe come unico antidoto alla violenza
fascista
174
.
In diverse citt italiane si scese in strada per il giovane operaio ucciso a Parma.
A Bologna, a Livorno, a Urbino, a Forl, a Mantova, a Settimo Torinese, a Piacenza,
a Venezia, a Ferrara e a Cammarata, la sua citt di origine, nella lontana Sicilia
175
.
In diverse fabbriche della zona e nei maggiori centri industriali i lavoratori
organizzarono scioperi spontanei.
Comunicati ufficiali delle segreterie regionali del Pci dellEmilia Romagna, del Pci di
Mantova, delle sezioni di Ferrara, Varese, delle federazioni giovanili della Fgci, delle
segreterie della Dc, del Psi e di tutti i partiti dellarco istituzionale arrivarono a Parma
riaffermando il carattere vile e squadristico dellomicidio ed esortando il governo, le
forze dellordine e la societ civile a respingere londata di violenze neofasciste.
In particolare la federazione di Bologna non esit ad accusare direttamente Almirante
di incentivare i militanti di destra a provocare disordini.

171
Cfr Nessun incidente ha turbato i funerali di Mariano Lupo, le posizioni dei partiti, Gazzetta di Parma, 29 agosto
1972.
172
Cfr. testimonianza ricostruita da una fotografia dellarchivio personale di A. Bozzani allegata al presente lavoro.
173
Cfr. Domani lutto cittadino e funerali a spese del comune, Il Resto Del Carlino, 27 agosto 1972.
174
Cfr. Parma- la forza degli Arditi del Popolo, della Resistenza, del luglio60 tornata nelle piazze, Lotta Continua, 3
settembre 1972, annoI, n. 120.
175
Cfr. Manifestazione unitaria nel paese di Mariano Lupo, LUnit, 31 agosto 1972.
56
Sempre a Bologna i dipendenti della municipalizzata azienda di trasporti provinciale
decisero uno sciopero in segno di vicinanza alla famiglia Lupo ed alla lotta
antifascista.
Sia messo al bando il Msi e mettere al bando gli assassini di Lupo e le violenze di
Almirante erano gli slogan apparsi sui volantini della Federazione parmense della
Fgci
176
. Con particolare enfasi i giovani comunisti si associavano alla richiesta
avanzata da molte realt militanti di rimuovere il questore di Parma Gramellini, noto
per le sue posizioni reazionarie, accusato di tenere atteggiamenti inflessibili ed
autoritari verso le manifestazioni operaie e studentesche e di mostrarsi invece
tollerante e morbido con i neofascisti. Infatti, scrivevano i giovani della
federazione, dal suo arrivo nella citt, le compagini eversive hanno acutizzato le
loro azioni fatte di pestaggi e provocazioni.
In pratica il suo atteggiamento non era dissimile dalla politica della stessa DC, restia
a mostrarsi repressiva con le forze della reazione, in un momento in cui la classe
operaia stava strappando al padronato importanti conquiste salariali e politiche
177
.
Le associazioni partigiane intanto facevano recapitare nella camera ardente, allestita
nella sala comunale, corone di fiori ed assicuravano la costante presenza dei vecchi
resistenti.
Altrettanto fecero i sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil: picchetti permanenti non
lasciarono mai sola la salma del giovane.
Nel contempo il segretario generale della Cgil, Luciano Lama, inviava al ministro
degli interni un telegramma in cui, oltre a manifestare viva protesta per il ripetersi
delle violenze e per lomicidio premeditato di Parma, chiedeva una rapida inchiesta
per unesemplare condanna dei colpevoli e dei mandanti dellagguato mortale
178
.
A Sesto San Giovanni il 31 agosto i militanti antifascisti scesero in piazza per
ribadire lo sdegno per la fredda uccisione avvenuta a Parma ed, in seguito a numerosi
volantinaggi dei militanti di Lotta Continua, ci furono schermaglie con i camerati
locali che il giorno prima avevano assaltato la sede del gruppo di estrema sinistra
179
.
Unevidente e violenta risposta ai fatti di Parma fu testimoniata dagli attacchi
effettuati con bottiglie incendiarie e ordigni esplosivi contro la sede del Msi e della
Cisnal, il sindacato vicino al partito missino, compiuti ad Alghero nella notte del 29
agosto
180
.
Anche ad Udine lagguato di Parma offr lo spunto per scatenare violenti scontri tra i
gruppi di sinistra e gli aderenti al Fronte della Giovent: diversi i feriti e i ricoverati
allospedale
181
.
Centinaia di militanti e delegazioni dei gruppi della nuova sinistra giunsero a Parma
unendosi al cordoglio portato dai partigiani e dai partiti antifascisti con in testa il Pci.

176
Cfr. Sia messo al bando lMsi, volantino della federazione parmense della Fgci , Parma 28 agosto 1972, archivio
Centro Studi per la Stagione dei Movimenti Parma, fondo M. Giuffredi, busta 7, fasc. Mariano Lupo (omicidio).
177
Cfr. Morte di Mariano Lupo, Documento ufficiale della segreteria provinciale della Federazione Giovani Comunisti
di Parma, Parma 27 agosto 1972, biblioteca Balestrazzi, archivio68, busta 9, fascicolo unico, sn. 40.
178
Cfr. Muslin Giuseppe, Unanime sdegno per il crimine fascista, LUnit, 27 agosto 1972.
179
Cfr. Arrestati due attivisti del Msi, Corriere della Sera, 31 agosto 1972.
180
Cfr. Violenze e teppismo di estremisti, Corriere della Sera, 30 agosto 1972.
181
Cfr. Per il delitto di Parma,Scontro fra estremisti in una strada di Udine, Corriere della Sera, 29 agosto 1972.
57
Folte rappresentanze giunsero gi allindomani del delitto soprattutto da Milano,
Bologna e dalla vicina Toscana.
Si registr anche la presenza di rappresentanti del movimento basco e
dellindipendentismo irlandese presenti in Italia per tenere assemblee.
Lindignazione e la rabbia verso il Msi e i simboli del potere repressivo pi volte
hanno dovuto lasciare il posto agli appelli alla compostezza ed alla calma
182
.
Imponente ma discreto lo schieramento dei servizi dordine dei gruppi e dei partiti.
Anche la Federazione italiana lavoratori emigrati e famiglie (F.i.l.e.f.), tra i quali vi
erano molti immigrati dalla Sicilia e dal comune dello stesso Lupo, espresse la
condanna verso le squadre locali aizzate e comandate da Almirante: Il padrone
comanda ed i servi eseguono era il lapidario commento della locale associazione,
che non risparmiava critiche alla questura per aver ignorato la denuncia fatta dal
giovane operaio il giorno precedente la sua morte ed al tempo stesso invitava gli
emigrati ad una maggiore vigilanza verso le formazioni squadristiche
183
.
Per alcuni gruppi maggiormente legati ad unimpostazione marxisista-leninista,
onorare il compagno Lupo significava saldare la lotta antifascista alla lotta di
fabbrica, alle rivendicazioni sulla scala mobile e alla tutela dello stato sociale, tramite
la creazione di un fronte unico sotto il controllo della classe operaia: per i gruppi di
Cesena, Bologna e Piacenza, legati alla Quarta Internazionale questo obiettivo
doveva raggiungersi unendo le proprie lotte con quelle dei gruppi della realt
parmigiana
184
.
Nonostante non sia possibile sminuire il riconoscimento pubblico ed il tributo
unanime che la citt e la sinistra istituzionale dettero alla vicenda Lupo - significato
pubblico che non fu attribuito ad altre uccisioni per mano fascista in altre localit
dItalia -, occorre tuttavia, per dovere storiografico, ricordare anche i contrasti tra la
sinistra tradizionale, rappresentata in giunta comunale, e i gruppi extraparlamentari.
Il 30 agosto la giunta Pci-Psi di Parma fece sequestrare lo striscione Mario, operaio
comunista, ucciso dalla violenza fascista ed i cartelloni murali esposti in piazza
Garibaldi. Contemporaneamente i dirigenti del Pci rifiutarono di concedere la sala dei
lavoratori dipendenti dei servizi agli avvocati della famiglia Lupo, che ne avevano
fatto richiesta per una conferenza stampa; venne addotta lincredibile giustificazione
che non si trattava di una manifestazione antifascista unitaria. Ci venne letto da
molti come unulteriore barriera tra i collettivi e la sinistra storica che, anche in quel
frangente, tentava di assumere la gestione delle iniziative e la guida delle forme di
protesta, lasciando in secondo ordine la presenza politica degli extraparlamentari
185
.




182
Cfr. Ventimila hanno seguito la bara, Il Resto del Carlino, 29 agosto 1972.
183
Cfr. documento della Federazione Italiana Emigrati e famiglie di Parma, Parma 26 agosto 1972, archivio68, fondo
R. Spocci, busta 3, fasc. 2, sn. 169, biblioteca Balestrazzi, Parma.
184
Cfr. Onore a Mariano Lupo, volantino dei gruppi comunisti di Bo, Ce, Pc, sez. Italiana della IV Internazionale, 26
agosto 1973, archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti Parma, fondo M. Giuffredi, busta6, fasc. documenti
politici vari, volantini, documenti, gruppi vari.
185
Cfr. Lotta Continua, 31 agosto 1972.
58




CAPITOLO 2

Paragrafo 2.1- Il clima di tensione negli anni dellomicidio di Parma


Ricostruendo lomicidio di Mariano Lupo, al fine di ricreare il clima rovente di quel
periodo storico, non risultano di secondaria importanza alcune vicende di grosso
rilievo che turbarono lopinione pubblica e le coscienze non solo di militanti politici
ma dellintera collettivit.
Il 5 maggio 1972 a Pisa, durante scontri tra le forze dellordine e alcuni militanti
dellultrasinistra che tentavano di impedire un comizio dellon. missino Giuseppe
Niccolai, viene duramente ferito e percosso dagli agenti lanarchico Franco Serantini,
studente di ventanni. Morir in carcere a seguito di un trauma cranico due giorni
dopo
186
.
Anche Serantini era un militante antifascista che credeva nella giustizia sociale e,
come Mariano Lupo, era originario della Sicilia, di Campobello di Licata: come Lupo
non aveva scelto il posto dove morire. Lo sdegno percorse tutta lItalia e anche per lui
furono migliaia le testimonianze di militanti e democratici.
187

Le accuse furono rivolte contro le forze dellordine ed in particolare contro i sessanta
uomini del II e del III plotone della terza compagnia del primo raggruppamento
celere di Roma
188
.
Le forze dellordine nel loro complesso rappresentavano uninstancabile macchina
repressiva e disponevano di potenti servizi dinformazione.
Secondo uno studio pubblicato nel 1977, ma relativo ad anni appena precedenti, si
poteva contare un tutore dellordine ogni centosessantacinque cittadini, per un totale
di 346888 uomini armati. Le poche statistiche disponibili affermano che nessun altro
paese europeo si poteva vantare di un numero cos considerevole, soprattutto rispetto
al numero di abitanti
189
. La Criminalpol porta oltre un milione e mezzo di persone a
schedatura. In ogni commissariato di Pubblica Sicurezza almeno un terzo degli
uomini risulta addetto alle attivit informative. E stato calcolato che i soli carabinieri
in dieci anni abbiano rifornito uffici e archivi di una cifra incredibile di carteggi-spia.
Almeno duecento milioni di informative, una media di quasi quattro per ogni
abitante del Bel Paese, calcolando, per amor di statistica, anche i neonati, i moribondi
e gli stessi carabinieri. Mai smentita la notizia che a ridosso della met degli anni
settanta un apparecchio telefonico su quattro fosse sorvegliato e chi si interessa alle

186
Cfr. Galli Giorgio, Storia del Partito Armato, Rizzoli Editore, Milano 1986, p. 86.
187
Cfr. Stajano Corrado, Il sovversivo, Vita e morte dellanarchico Serantini, Einaudi, Torino, 1975.
188
Cfr. La polizia ha assassinato un altro nostro compagno Franco Serantini del gruppo Pinelli di Pisa, Umanit
Nova, a. 52, n. 17, 13 maggio 1972.
189
Cfr. Isman Fabio, I forzati dellordine, LItalia delle molte polizie, Marsilio Editori, Venezia 1977, p. 23.
59
vicende dei nostri servizi segreti conosce, anzi, gustose storielle di irruzioni
reciproche in centri dascolto, comunque clandestini, delluna o dellaltra parrocchia.
Insomma, le molte polizie come unorganizzazione per sapere tutto di tutti
190
.
Dal 1969-1970, al livello delle istituzioni, prende inizio, assieme alla stagione
riformatrice, lutilizzo degli apparati di polizia in funzione di repressione delle
proteste operaie e studentesche; i processi penali che ne nascono proiettano sulla
magistratura tutta la polemica dello scontro sociale in corso
191
.
Cospicui sono i reparti della polizia di Stato inquadrati ideologicamente nelle aree di
destra. Il Msi costituiva, alle elezioni del 1972, il primo partito allinterno del seggio
dove votavano, a titolo di esempio, i poliziotti del terzo reparto celere, con
percentuali vicino al 50%. E non vi erano situazioni tanto dissimili nelle caserme
delle altre citt. Nelle centrali di Roma citt i neofascisti godevano di percentuali
attorno al 30%
192
.
Dopo Serantini, a distanza di soli tre mesi, a Parma un altro ragazzo siculo e della
stessa et cadeva per mano fascista. I mesi che precedettero e seguirono luccisione
delloperaio di Parma furono carichi di sangue e di agguati che da nord a sud
insanguinarono lItalia: attacchi come quello di Catanzaro dove il 26 novembre del
medesimo anno viene ucciso Fiore Mete da due neofascisti
193
; mesi carichi di trame
oscure e rapporti tra terrorismo nero e servizi segreti.
Alla notizia dei pubblici funerali di Mario Lupo, nella cronaca di tutte le testate se ne
aggiungeva un'altra di notevole rilievo, riguardante lincriminazione dei neofascisti
Freda e Ventura, accusati di aver organizzato la strage di piazza Fontana del 12
dicembre 1969 ed i criminali attentati che nel corso dello stesso anno sconvolsero il
Paese. Il giudice istruttore DAmbrosio per gli stessi reati indizi Pio DAuria e Pino
Rauti
194
.
Con la strage alla Banca Nazionale dellAgricoltura del 12 dicembre, che caus 17
vittime, si inaugura la strategia della tensione, volta a destabilizzare il sistema
politico e ad orientare il Paese verso soluzioni autoritarie. La politica delle stragi
vedeva coinvolti i gruppi neofascisti Rosa dei Venti e Ordine Nuovo, alcuni settori
dei servizi segreti e spezzoni consistenti degli apparati dello Stato
195
.
Non si vuole qui ripercorrere una cronologia degli eventi, gi abbondantemente e
attentamente ricostruiti in altri studi, ma evidenziare il clima di forte scontro sociale

190
Ivi, p. 58.
191
Eduardo Bruti Liberati in Aa.Vv., Storia dellItalia Repubblicana, Volume III**. Einaudi, Torino, 1995, p. 176.
E importante sottolineare che questi dati, risultanti dallanalisi dei seggi elettorali dove votavano le suddette forze di
polizia, tendono a modificarsi clamorosamente tre anni pi tardi, in occasione delle elezioni regionali del 1975. Si
assiste ad una vertiginosa inversione di tendenza per la quale i neofascisti, al terzo battaglione celere, passano da quasi
il 50% al 19,82%; la Dc dal 31,82% al 28,17%; avanzano le sinistre: il Psi dal 5,35% passa all11,92% , mentre il Pci
dal 9,63 arriva al 29,80%. Riceve i suoi voti anche lultrasinistra, due voti su cento, la stessa proporzione, cio, che
tocca ai liberali e ai repubblicani. Alla scuola allievi sottoufficiali di Ps di Nettuno il Pci dal 32,4% dei consensi arriva a
toccare il 41,6% delle preferenze. Nelle caserme romane i neofascisti passano al 17,76%; mentre il Pci dal 17,3% di
quattranni prima arriva al 27%. Cfr. Isman Fabio, I forzati dellordine, LItalia delle molte polizie, Marsilio Editori,
Venezia 1977, p. 134.
192
Cfr. Isman Fabio, I forzati dellordine, LItalia delle molte polizie, Marsilio Editori, Venezia 1977, p. 134.
193
Cfr. Galli Giorgio, Storia del Partito Armato, cit., p. 87
194
Cfr. Gandini Pier Luigi, I fascisti Freda e Ventura incriminati per aver organizzato la strage di piazza Fontana,
LUnit, marted 29 agosto 1972, anno 49, n. 202.
195
Cfr. DAmico Tano, Gli anni ribelli, 1968-1980, Editori Riuniti, Roma, 1998, p. 144.
60
esasperato dalla violenta repressione poliziesca scatenata dallo stato: dalle bombe sui
binari sistemate dai fascisti (basti ricordare lepisodio di Gioia Tauro dove nel luglio
70 persero la vita sei passeggeri), alle uccisioni di militanti sindacalisti e della
sinistra, come Angelo Campanella, padre di sette figli, capo operaio dellAma di
Reggio Calabria, ucciso con un colpo di pistola dagli agenti dopo una manifestazione
del settembre 70; come Saverio Saltarelli ucciso da un candelotto lacrimogeno il 4
febbraio a Milano; come Giuseppe Malacraria, muratore e militante del Psi, dilaniato
da una bomba lanciata dalla sede del Msi di Catanzaro il 4 febbraio 1971; come
Domenico Centola di Foggia, bracciante, ucciso nel febbraio 1971 da scontri
provocati da fascisti ed elementi dei Centri dazione agraria, o come Domenico
Caporale, 19 anni, aderente al Pc-Lotta di lunga durata, colpito a morte durante le
cariche della polizia a Napoli il 21 febbraio 1973.
In particolare il 1972, oltre lascesa non solo elettorale della destra nazionale, rimarr
periodizzante nella storia dellItalia repubblicana in quanto durante linfuocata
campagna elettorale per le politiche, rimarr misteriosamente ucciso a Segrate (Mi), il
14 marzo, dilaniato da una carica di tritolo sopra un traliccio Giangiacomo Feltrinelli.
Ai sui funerali gli slogan scandiranno precise accuse contro la Cia e la borghesia
presunti mandanti. Due mesi pi tardi a Milano sar assassinato Il commissario Luigi
Calabresi al centro delle polemiche per la morte dellanarchico Pinelli in relazione
alla strage di Piazza Fontana.
196

Poi la bomba di piazza Della Loggia a Brescia che durante una manifestazione
antifascista il 23 maggio del 74 uccide 8 persone ferendone molte altre. Anche in
questo caso persone coinvolte nellinchiesta vengono eliminate o fatte sparire.
Ermanno Buzzi, terrorista di destra, coinvolto come testimone, viene ucciso in
carcere dal nazista Mario Tuti; il dirigente di Ordine Nero Giancarlo Esposti, in
contatto con personaggi eversivi operanti a Parma, indagato per strage, viene ucciso
al campo paramilitare neofascista di Pian del Rascino da una squadra dei carabinieri
guidata da un agente dei servizi; Luciano Bernardelli, anchegli indagato, viene fatto
fuggire dal Sid in Grecia. Tre mesi dopo i fatti di Brescia 12 morti e 44 feriti sul treno
Italicus per una bomba che resta senza colpevoli
197
.
La lista lunga e non compito di questo lavoro ricostruire la triste storia fatta di
morti e di eventi legati ad una precisa strategia, per la quale blandamente pagarono,
se cos si pu far giustizia, poche e rare personalit, anche altolocate. Basti pensare
che negli ultimi mesi del 1974 linchiesta condotta dal giudice di Padova Tamburino
porta allarresto dellex capo del Sid, generale Miceli, per supposto coinvolgimento
in trame eversive.
Con questi precedenti e in questa situazione si pu capire come si accentui, a
proposito della legge Reale sullordine pubblico, una frattura tra unopinione
pubblica moderata che la ritiene utile e una sinistra che la ritiene un mezzo per
accentuare la repressione
198
. Una frattura destinata ad attraversare e dividere lItalia

196
Cfr. Aa. Vv., Storia dellItalia Contemporanea- 1815.1990-cronologia, De Agostini editore, Novara, 1991, p. 677.
197
Cfr. Billi Fabrizio, Cronologia 1960-1980: la stagione della rivolta, in in Aa.Vv., Gli anni della rivolta, 1960-1980:
prima, durante e dopo il 68, Edizioni Punto Rosso, Milano 2001, p. 64-65.
198
Galli Giorgio, Storia del partito armato, cit., p. 87.
61
infiammando il dibattito politico e mettendo in secondo piano le scelte economiche e
le richieste provenienti dal mondo sindacale e politico di parte progressista.
La repressione delle rivendicazioni studentesche ed operaie contrastava con le scarse
misure repressive verso il fenomeno della destra eversiva, causando cos il
diffondersi di un sentimento di scarsa fiducia nei confronti dello stato-apparato, che si
mostrava debole verso una possibile deriva autoritaria. Quello che principalmente
non torna chiaro latteggiamento di fondo che il potere esecutivo, ovvero il
governo, ebbe contro il terrorismo di destra dal 1969 al 1975, anni in cui
maggiormente il radicalismo dei nostalgici dellordine fa sentire la sua presenza
con le stragi, le bombe sui treni, i pestaggi, le aggressioni a manifestazioni
studentesche e con azioni dimostrative di notevole rilievo. Tutto venne lasciato, per
quel che concerne lazione dello Stato, alla gestione quasi esclusiva dei magistrati, i
quali, per, per il sistema processual-penalistico in vigore, non avevano una
competenza diffusa in tutta Italia n a loro volta erano diretti da un organismo
unitario di polizia capace di compiere indagini su tutto il territorio e quindi dotato di
effetti propulsivi sui processi sparpagliati fra mille giudici. Nel contempo, sia per
effetto della strategia della tensione, sia per la teoria degli opposti estremismi,
che furono le linee politiche cavalcate dalle varie correnti politiche e governative,
leversione di destra vinse indisturbata parecchie battaglie.
Alla luce dei fatti, anche processuali, emersi dalla strage di piazza Fontana in poi, non
si pu non abbracciare la tesi del collateralismo tra le trame nere e gli apparati dello
stato, i quali hanno visto grosse compromissioni personali: generali in pensione che
avvicinavano quelli in attivit, ambasciatori che giravano lItalia per raccogliere
consensi verso piani antidemocratici, esponenti della massoneria e del mondo
cattolico e finanziario che non intesero rimanere esterni ad avvenimenti che potevano
sfociare in un cambiamento generale del sistema italiano. Ruolo specifico, nella
strategia autoritaria, deve essere attribuito ai servizi segreti dello stato in funzione di
copertura ed aiuto a diversi personaggi della destra eversiva (come gli aiuti finanziari
e logistici a Giannettini e Pozzan dopo la bomba di Milano).
Per quanto concerne alcuni episodi, non si hanno notizie di sanzioni contro i
funzionari collusi, quindi risulta praticamente impossibile che si sia trattato di
iniziative estemporanee e personali
199
. Appare logico invece considerare un insieme
di rapporti univocamente tendenti a derive golpiste e corporative col fine di
destabilizzare lordinamento democratico.
Il Sid, il servizio segreto interno dello stato, in stretto contatto con la Cia, fece della
strategia della tensione il fulcro volto a spostare verso destra lasse politico italiano
con lappoggio e la copertura di attentati da far attribuire, nellimmaginario collettivo,
alla sinistra
200
. Una sinistra scomoda per certi giochi economici e politici in quanto si
sforzava di essere interprete delle rivendicazioni della classe operaia e delle classi
meno abbienti. Una sinistra vista male dal polo atlantico e dai grossi capitali gi

199
Cfr. Minna Rosario, Il terrorismo di destra, in Aa.Vv., Terrorismi in Italia, a cura di Della Porta Donatella, Il
Mulino, Bologna 1984, p.56-57.
200
Cfr. Galli G., La sinistra italiana nel dopoguerra, il Saggiatore, Milano 1978, edizione ampliata ed aggiornata, p.
335.
62
allora transnazionali. In questa strategia le formazioni dellestrema destra nostrane
apparivano adatte e ben addestrate allo scopo. Del resto le agitazioni nelle fabbriche
lanciavano un forte segnale di cambiamento mentre la lira era in caduta libera e
linflazione raggiungeva livelli preoccupanti destabilizzando il potere dacquisto dei
lavoratori, fattori che senza indugio possiamo mettere ai primi posti dellorigine della
tensione sociale.
Pochi mesi prima dellassassinio di Lupo, il giudice Casson, nellapprofondire gli atti
processuali relativi ad unautobomba esplosa allarrivo di una pattuglia di carabinieri
a Peteano, in provincia di Gorizia, il 31 maggio 1972, aveva scoperto lesistenza di
una struttura paramilitare e dettagliatamente organizzata che inquadrava militarmente
e logisticamente personaggi politici e militari molto noti, col fine di agire mano
militare in caso di pericolo rosso.
Questa struttura segreta conosciuta col nome di Gladio.
Le indagini sullepisodio dellautobomba vennero dirette dal colonnello dellarma
Mingarelli, gi braccio destro di De Lorenzo: nel Piano Solo Mingarelli aveva il
compito di predisporre gli elenchi di politici e sindacalisti da arrestare nel nord Italia
e da inviare in campi di concentramento in Sardegna dopo il colpo di Stato.
A conferma di quanto esposto in precedenza, Mingarelli indirizza le indagini verso
gli ambienti di Lotta Continua a Trento, senza ovviamente ottenere alcun riscontro.
La magistratura milanese segnala nel contempo che lautobomba sarebbe opera di un
gruppo neofascista triestino, ma un ordine del Sid invita a sospendere le indagini a
destra. Mingarelli rivolse le accuse contro sei giovani con piccoli precedenti penali
che saranno prosciolti. Saranno invece questi ultimi a denunciare lo stesso colonnello,
che verr condannato per depistaggio. Nello stesso processo sar anche condannato il
segretario del Msi Almirante per favoreggiamento. Successivamente verranno
incriminati anche gli autori materiali della strage, tutti appartenenti agli ambienti
della destra eversiva. Uno di loro, il triestino Vinciguerra, confess al giudice:
Automaticamente scatt a mio favore una copertura da parte di tutti i Servizi
informativi allepoca operanti. Dichiar inoltre di aver avuto chiara
consapevolezza dellesistenza di una vera e propria struttura occulta, capace di porsi
come direzione strategica di attentati, la quale per raggiungere i propri scopi
politici prevedeva lutilizzo di attentati o facendoli eseguire da autori incolpevoli o
eseguendoli direttamente o, comunque, istigando e dando di fatto copertura a coloro
che li eseguivano, quando ci fosse stato funzionale al perseguimento dei fini
strategici da essa individuati
201
.
Questo fatto risulta emblematico per comprendere i retroterra della realt politico-
sociale del periodo preso in esame.
Risulta chiaro il ruolo incrociato della destra eversiva-settori dei servizi settori delle
forze dellordine-apparati e personaggi dello Stato: situazioni di tensione aggravate
da disordini e da violenze deliberatamente provocate da settori della destra politica ed
economica operante allinterno e allesterno dello Stato, proprio per spingere verso la

201
Cfr. Billi Fabrizio, Cronologia 1960-1980: la stagione della rivolta, cit., p. 58-59.
63
destra pi estrema ampi strati della piccola borghesia e per determinare cos una crisi
politica
202
.
Nellultima inchiesta milanese del giudice Salvini, su stragi e terrorismo, emergono
con chiarezza due elementi di straordinaria importanza, che arricchiscono e
confermano le tesi su esposte. Il primo che negli anni sessanta in Italia vi la
presenza di una struttura operativa e informativa americana, il Cic (Counter
Intelligence Corp) che, oltre a seguire e a controllare gli estremisti di destra tramite
persone che avevano un doppio ruolo (informatori degli americani e militanti di
Ordine Nuovo), forn loro un apporto tecnico per far crescere le cellule che avrebbero
dovuto eseguire gli attentati.
203

A questa conclusione ce da aggiungere che da un rapporto risulta che in Italia ingenti
finanziamenti elettorali siano andati a partiti amici e a 21 uomini politici definiti
testualmente dalla Cia i nostri clienti. Un riferimento particolare al 1972, anno
dellascesa elettorale dellMsi ed anno in cui, scritto nel rapporto, fu elargito un
fondo addizionale di 800 mila dollari a un alto funzionario del Servizio segreto
chiaramente legato a elementi della destra antidemocratica. Successivamente il
funzionario del Servizio segreto venne coinvolto in un complotto di estrema destra
per rovesciare il governo.
204

Il secondo elemento spiega la connessione che si realizz tra gli estremisti di destra e
gli ambienti politici interessati a un colpo di Stato di tipo istituzionale (destabilizzare
per poi stabilizzare in un equilibrio politico che escludesse la sinistra).
Ambienti politici, che disprezzarono la Costituzione repubblicana e lo stesso Stato di
diritto, facendo dellItalia una democrazia bloccata, un Paese a sovranit
limitata
205
.
Sembra di grande valore storico e politico, soprattutto alla luce delle varie
commissioni di inchiesta sulle stragi e sulle testimonianze di pentiti, linterpretazione
che Giorgio Galli, storico e politologo, fornisce. A suo parere la storia contemporanea
dello Stato italiano, dal secondo dopoguerra in poi, e fino ai giorni nostri,
caratterizzato dalla costante formazione e presenza di uno Stato nello Stato, ovvero
di un apparato endemico alle istituzioni, uno Stato paralleloche, a prescindere dalla
rotazione di partiti, uomini politici, capi della polizia e delle forze armate, di
sicurezza e di intelligence, ha prepotentemente dominato, deviato, interferito la scena
politica italiana indirizzando le decisioni politiche ed economiche verso derive
golpiste, antisociali ed autoritarie. Una intelligence comunity dedita al lavoro
sporco, che forma una mentalit omogenea, al di l delle competizioni interne e anche
tra le diverse branche della community.
206
Apparati dei servizi, generali ed ufficiali

202
Labini Paolo Sylos, Saggio sulle classi sociali, Laterza, Roma-Bari 1974, p. 103.
203
Cfr. Tranfaglia Nicola, presentazione di Barbieri P. Cucchiarelli P, La strage con i capelli bianchi, la sentenza per
Piazza Fontana, Editori Riuniti, Roma 2003, p. 10-11.
204
Cfr. Flamini Gianni, Nunziata Claudio, Segreto di Stato, Uso e abuso, Editori Riuniti, Roma aprile 2002, p. 36.
Ampi stralci del rapporto vengono pubblicati in Italia e, a torto o a ragione, il citato funzionario del Servizio segreto
viene identificato da alcuni giornali nellex direttore del Sid generale Vito Miceli.
205
Cfr. Tranfaglia Nicola, presentazione di Barbieri P. Cucchiarelli P, La strage con i capelli bianchi, la sentenza per
Piazza Fontana, cit., p. 10-11.
206
Galli Giorgio, Piombo Rosso, La storia completa della lotta armata in Italia dal 1970 a oggi, Baldini Castoldi Dalai
Editore, Milano 2004, p. 303.
64
delle forze armate, uomini politici, funzionari ministeriali e dirigenti pubblici,
imprenditori, organizzazioni eversive della destra estrema ed infiltrati in altre
organizzazioni lottarmatiste che condividevano progetti di potere e svolte reazionarie
occultati e rimaste sconosciuti coperti dal segreto di Stato e dalle protezioni
atlantiche.


Paragrafo 2.2 - I tentativi di depistaggio della matrice politica da parte di certa
stampa, della questura e del Msi


Bench fosse da subito evidente la matrice squisitamente politica e preordinata
delluccisione di Mariano Lupo, analizzando gli articoli della stampa, pubblicati
allindomani del fatto, si capisce come questo riconoscimento non risultasse unanime.
Questa difficolt interpretativa da ricercare non solo nei diversi orientamenti dei
fogli analizzati, ma anche nel comportamento ambiguo assunto dagli organi
istituzionali, che di fronte a questo delitto lasciarono trapelare la volont di occultarne
la matrice politica e reazionaria
207
.
Da un articolo della Gazzetta di Parma si legge: Giovane ucciso a coltellate per
motivi politici
208
. Il quotidiano parmigiano accenna alla collocazione politica degli
assassini tra le fila dellestremismo di destra, ma esclude un loro diretto legame con
lMsi, da cui risultavano espulsi da tempo. Come da pi parti si sosterr la lettera che
ufficializzava lespulsione era in realt retrodatata: i membri della banda fascista
erano a tutti gli effetti militanti del partito missino allepoca dei fatti. Altre ipotesi che
fa lo stesso giornale sono di matrice razzista. Si legge ancora: Il fatto di sangue il
culmine di una lunga spirale di provocazioni di cui lo stesso Lupo stato oggetto.
Anche ierisarebbe stato avvicinato da estremisti di destra, i quali lo avrebbero
insultato ad apostrofato: Torna a casa tua terrone.
209
.
Lo stesso Corriere della Sera
210
, pur non ignorando il sottofondo politico ed il clima
di tensione creatosi in quel periodo a Parma, non scarta la tesi del questore di Parma,
Gramellini, per il quale si tratta di una storia di volgari delinquenti che si
ammantano dietro etichette politiche
211
.
Lo stesso questore afferm che il tragico fatto era scaturito anche da una forte
percentuale di astio personale, accumulato per ragioni forse diverse da quelle
ideologiche
212
. Non ci sarebbero state, quindi, ragioni prettamente politiche, secondo

207
Raujana Esposito, Lomicidio Mariano Lupo, Universit degli studi di Parma, marzo-aprile 1999, tratto da una
relazione presentata al seminario Uso pubblico della storia, memoria della Resistenza e identit italiana negli anni della
Repubblica nellambito del corso di Storia Contemporanea del prof. A. Parisella, in Critica e Conflitto, anno III, n. 7-8,
luglio-agosto 1999, p. 4-8.
208
Cfr. Gazzetta di Parma, 26 agosto 1972.
209
Cfr. Giovane di ventanni ucciso a coltellate per motivi politici, Gazzetta di Parma, 26 agosto 1972.
210
Cfr. C.C., Estremista ucciso a Parma con una coltellata al cuore, un giovane simpatizzante di Lotta Continua che
era stato gi minacciato, gli aggressori sarebbero neofascisti, Corriere della Sera, 25 agosto 1972.
211
Cfr. Cabassi Sergio, Si costituito uno dei ricercati per lassassinio dellestremista di sinistra, Corriere della Sera,
27 agosto 1972.
212
Cfr. Prosegue la caccia a Ringozzi, Gazzetta di Parma, 27 agosto 1972.
65
la questura, ma ad alimentare le diatribe fino alluccisione del Lupo, sarebbero state
altre cause, al vaglio degli inquirenti.
Ma quale delitto politico, questi sono episodi che avvengono tra volgari delinquenti
comuni. La destra sta tranquilla, eccetto il Ringozzi, la colpa degli estremisti di
sinistra. Poi fateci caso la vittima meridionale e lo sono buona parte degli altri: ci
sono venuti apposta?
213
: sono le inquietanti ed insensate dichiarazioni del questore
Gramellini, rilasciate a diverse testate giornalistiche e per le quali i genitori di
Mariano Lupo sporsero formale denuncia per diffamazione a mezzo stampa. Lo
stesso questore sar oggetto di pesanti accuse e di prese di posizioni durissime da
parte della stampa di Lotta Continua anche durante il dibattimento nellassise
marchigiana
214
.
Si sostenne anche il teorema, pi o meno esplicito, da subito risultato improbabile,
che il delitto fosse scaturito da rivalit sentimentali tra Lupo ed il suo uccisore, per il
presunto comune interesse nei confronti della cassiera del cinema Roma, Gabriella
Signifredi, che sar una teste-chiave nella ricostruzione processuale
215
.
Lo stesso sostituto procuratore La Guardia sin dai primi interrogatori si convinse che
la rivalit tra Lupo e Bonazzi, il reo confesso del delitto, traesse origine da
motivazioni di ordine politico e non amorose
216
.
Oltre alla posizione dei gruppi politici della nuova sinistra, di cui si dir in seguito,
appare di una certa sincerit e correttezza lopinione espressa dallallora sindaco
socialista Cesare Gherri, che in una pubblica intervista afferm che lomicidio Lupo
non era stato il risultato di un imprevedibile ed isolato atto da parte di gruppi
organizzati nel Msi, ma lo sbocco prevedibile di una catena di violenze ad opera di
tali gruppi eversivi che aveva nei mesi passati significativi episodi. Gherri sottoline
la profonda indignazione della Parma democratica ed antifascista, condannando un
gesto vile che offendeva la coscienza civile e democratica e chiese con fermezza
lapplicazione rigorosa delle leggi dello Stato per la prevenzione di un fenomeno che
turbava lintera nazione
217
. Questo riconoscimento politico del fatto port anche alla
predisposizione per la vittima dei funerali in forma pubblica.
Pi dirette furono invece le accuse che il foglio L Unit, quotidiano del Pci, scagli
contro il Msi, nella persona del segretario Almirante, reo daver invitato i suoi
scherani a colpire anche fisicamente.
Con tutta probabilit il giornale comunista si riferiva alle parole vibrate dal segretario
generale missino il 4 giugno del 1972, qualche mese prima dellomicidio di Parma,
quando a Firenze, impegnato a ricercare il consenso dei borghesi in doppiopetto,
aveva assicurato che il Msi era pronto a surrogare lo Stato qualora il governo avesse
continuato a venir meno alla sua funzione di garante dellordine ed aveva invitato i
giovani neofascisti allo scontro fisico con i militanti dellestrema sinistra
218
. E

213
Dichiarazione rilasciata al giornalista Barberi A. di Paese Sera riportato il 27 agosto 1972.
214
Cfr, Processo Lupo ad Ancona, Parma antifascista non dimentica i fascisti assassini in galera a vita, Lotta
Continua, 16 maggio 1975.
215
Cfr. Soltanto Ringozzi e Saporito possono chiarire gli ultimi du,bbi, Gazzetta di Parma, 30 agosto 1972.
216
Cfr Cabassi Sergio, Ventimila persone ai funerali del giovane ucciso a Parma, Corriere della Sera, 29 agosto 1972.
217
Cfr. Indignazione e dolore, Gazzetta di Parma, 27 agosto 1972.
218
Cfr. Bobbio Luigi, Storia di Lotta Continua, cit., p. 105.
66
probabilmente la vera colpa di molti delitti, azioni squadristiche e stragi sono da
attribuire, senza cancellare le personali responsabilit, allesasperazione degli animi
che i leader missini provocarono in molti attivisti della destra neofascista.
E curiosa, rispetto alla storica frase di Almirante, uninquietante analogia con gli
anni venti, quando Balbo, parlando col prefetto Fusco cos minacciava: Se il
governo non si decide a intervenire per ristabilire lordine violato, dovranno pensarci
i fascisti
219
.
La posizione della testata di Lotta Continua chiara e netta: Con la copertura di
Andreotti su mandato di Almirante, i fascisti ammazzano vigliaccamenteUn
assassinio vile e premeditatoL assassinio di Parma non pu essere addebitato solo
al gruppetto di delinquenti che lo ha eseguito. N la responsabilit del boia
Almirante pu essere indicata solo come complicit moralesi tratta senza
possibilit di dubbio dellesecuzione di un programma criminale che Almirante
propone ed al quale Andreotti tiene bordone
220
.
Una accusa politica viene rivolta anche contro lUnit nei cui titoli, a differenza di
tutti gli altri fogli, non messo in evidenza come il giovane Lupo fosse un militante
antifascista di Lotta Continua. Secondo la testata extra-parlamentare, la dimenticanza
sarebbe volta a non porre nella giusta luce come il vero antifascismo sia una
prerogativa del gruppo, a differenza dellantifascismo opportunista attuato dal Pci.
Nellarticolo a ricordo del compagno ucciso infatti si dice: Mario Lupo era un
compagno di Lotta Continua, cio un comunista, un militante per cui lantifascismo
non una frase vuota e una comoda etichetta, ma un impegno di lotta quotidiana. Per
questo i fascisti hanno ucciso MarioCos a noi piace ricordarlo, e cos pensiamo
che ne vada onorata la memoria. Non una vittima, ma un comunista e un combattente
caduto nella lotta di classe
221
.
Il Manifesto si mostra dello stesso avviso. Si legge: I fascisti premeditano da tempo
luccisione del compagno di Lotta ContinuaMolti elementi dimostrano che questo
delitto stato a lungo pensato e preparato non da pochi estremisti di destra isolati, ma
nelle sedi del Msi. Continue minacce e aggressioni, come quelle avvenute venti
giorni prima dellomicidio e denunciate formalmente alla magistratura e come molti
altri avvertimenti intimidatori lanciati al Lupo dal gruppo di Ringozzi e Bonazzi. La
circostanza che meno di una settimana fa le stesse persone responsabili
dellassassinio siano state espulse dal Msi, e siano aderenti ad Ordine Nuovo, non fa
che crescere le prove che nel partito del fucilatore Almirante si organizzino le
provocazioni pi ignobili
222
.

219
Cfr. Becchetti Margherita, Le nuove barricate. Memoria e attualit dellantifascismo negli anni Settanta, in Nanni
Balestrini, Parma 1922, Una resistenza antifascista, Derive e Approdi, Roma 2002, p. 16.
220
Cfr. Con la copertura di Andreotti, su mandato di Almirante i fascisti ammazzano vigliaccamente. La risposta spetta
ai militanti antifascisti ed ai proletari, Lotta Continua, 27 agosto 1972, anno I, n. 114; Nella citt messa in stato
dassedio da Andreotti e Rumor, decine di migliaia di proletari riconfermano, con la mobilitazione di massa, la loro
volont di spazzar via i fascisti e i loro mandanti, Lotta Continua, 29 agosto 1972, anno I, n. 115.
221
Cfr. Nella citt messa in stato dassedio da Andreotti e Rumor, decine di migliaia di proletari riconfermano, con la
mobilitazione di massa, la loro volont di spazzar via i fascisti e i loro mandanti, Lotta Continua, 29 agosto 1972, anno
I, n. 115.
222
Cfr. I fascisti premeditavano da tempo luccisione del compagno di Lotta Continua. La risposta della citt,Il
Manifesto, 27 agosto 1972
67
Lo stesso Gino Vermicelli, del direttivo nazionale del Manifesto, riporter
pubblicamente questi concetti al comizio tenutosi la sera del 27 agosto 1972 prima
dellimponente corteo a cui segu la distruzione della sede federale del Msi di Parma
di via Maestri, nel centro della citt.




Paragrafo 2.3 - Gli arresti. La confessione di Bonazzi.



A seguito delle prime ricostruzioni e delle testimonianze, il sostituto procuratore La
Guardia emise un ordine di cattura per concorso in omicidio volontario per Bonazzi e
Ringozzi, mentre Saporito, Tommaselli ed Ettore Croci vennero accusati di tentativo
di violenza privata nei confronti di Piazza. Lo stesso Saporito venne poi accusato per
concorso in omicidio assieme a Ferrari.
Appena dopo il delitto, Bonazzi, Saporito e Ringozzi fecero perdere le loro tracce. La
polizia preleva immediatamente Tomaselli ed un certo Gatto - assieme ad altri sei
missini, che poi risulteranno estranei alla vicenda - dentro la sede del Msi ancora
occupata dallala oltranzista
223
schierata contro il nuovo federale Colli e la nuova
politica tesa a cercare consenso tra le frange pi moderate e i fascisti in doppiopetto.
Tommaselli ammette di essere stato presente allaggressione. Intanto viene ritrovata
lauto che a nome di questultimo era stata parcheggiata nel garage Compiani nel
centro citt. Anche il coltello viene ritrovato da un vigile urbano, nella siepe che
segue via Tanara, davanti al cinema Roma.
Bonazzi si costituisce spontaneamente al dirigente della seconda sezione del primo
distretto di polizia di Roma la sera del 26 agosto, il giorno dopo lagguato. Al
dirigente della polizia avrebbe detto: Sono io lassassino di Parma, sono io che ho
ucciso loperaio di Parma.
Descrisse al sostituto procuratore della capitale, Margherita Gerunda, il posto dove
aveva gettato larma ed il giorno dopo venne trasferito a Parma nel carcere di San
Francesco a disposizione delle autorit inquirenti
224
.
Fonti legate agli ambienti di Lotta Continua sostennero che Bonazzi, prima di
costituirsi, si fosse recato alla redazione del quotidiano Il Tempo, dove lavorava
come redattore Pino Rauti, e con questi avesse concordato la confessione, sperando
nella seminfermit mentale, dato un suo precedente ricovero in ospedale
psichiatrico
225
.

223
Cfr. Cabassi Sergio, Si costituito uno dei ricercati per lassassinio dellestremista, Corriere della Sera, 27 agosto
1972.
224
Cfr. Ubaldo Bertoli, Cos lagguato dei neofascisti contro il giovane di Lotta Continua, Il Giorno, 27 agosto 1972.
225
Aa. Vv., Contro il fascismo per il comunismo. Inchiesta sul neofascismo in Emilia-Romagna, ed. Lotta
Continua,1973, p. 27, Archivio Storico della Nuova Sinistra M. Pezzi, Bologna, fasc. 245
68
In tutta Italia scattarono le indagini per rintracciare gli aggressori, soprattutto nelle
citt di provenienza di alcuni missini implicati nellomicidio. Infatti Saporito e
Ringozzi vennero arrestati da un imponente schieramento di forze dellordine il 27
agosto attorno alle 10 del mattino a Napoli.
La citt partenopea era stata raggiunta dai due camerati in autostop da Roma, dato
che, come dichiararono gli stessi, avevano pochi soldi per prendere altri mezzi.
Napoli venne scelta come destinazione in quanto Saporito era originario di Torre
Annunziata, cittadina dellinterland vesuviano. Qui il giovane era consigliere
comunale e segretario della locale sezione del Msi. Gi in precedenza, il 17 dicembre
1970, Saporito era stato arrestato, dal dott. Bronzo della questura di Napoli, a seguito
di tafferugli avvenuti nella citt tra militanti di opposte formazioni politiche. Altre
dieci persone vennero arrestate per quelle vicende, tutte tesserate al Msi.
Allarresto i due giovani non opposero nessuna resistenza ma si dichiararono estranei
al delitto di Parma
226
.
Cos dal giorno 30 agosto iniziarono le tormentate vicende giudiziarie per fare luce
sul delitto del giovane Lupo. Vicende che andranno avanti fino alla fine di luglio del
1975 dove a decidere spetter alla corte dassise di Ancona, citt nella quale il
processo fu spostato per legittima suspicione, come richiesto dalla difesa durante le
udienze di rito del 1974.



Paragrafo 2.4 La ricostruzione delliter processuale ed il presunto accordo
elettorale Dc-Msi



Le tesi dellaccusa e della difesa si contrasteranno tenacemente circa la
preterintenzionalit o la premeditazione del delitto.
Durante il rito ordinario da subito la difesa si appell allarticolo 55 del codice di
procedura penale, chiedendo alla Corte di Cassazione di potere celebrare il processo
dinnanzi ad un giudice di pari grado, ma in una sede diversa. La difesa motivava la
richiesta sostenendo che la citt di Parma poteva essere partigiana a favore delle
tesi della parte lesa e adducendo che, in considerazione della numerosa mobilitazione
fuori dalle aule giudiziarie e delle scritte minacciose rinvenute sui muri della citt, vi
erano motivi sufficienti da far temere disordini e turbative esterne durante il
processo
227
.
Ad avallare le tesi difensive sulla legittima suspicione furono anche i pareri
dellautorit provinciale di ordine pubblico e della Procura generale della Corte
dAppello di Bologna, che addussero motivazioni favorevoli allo spostamento per
linadeguatezza della struttura locale a sopportare processi cos sentiti.

226
Cfr. Presi in un rione di Napoli i due estremisti di destra, Corriere della Sera, 28 agosto 1972.
227
Cfr. Sar sospeso il processo Lupo in attesa della Cassazione?, Gazzetta di Parma, 13 gennaio 1974.
69
Segno evidente del significato politico che il processo andava acquisendo, le parti
schierarono nei rispettivi collegi grandi nomi della politica.
Da Roma si mobilit lavvocato Terracini, senatore costituente del Pci
228
, che and ad
affiancare gli avvocati Decio Bozzini e Giusti di Bologna, mentre la difesa si arricch
della presenza del parlamentare del Msi De Marsico e del senatore missino Mariani
Franco che rinforzarono gli avvocati De Palma di Parma, Bezicheri, gi difensore di
Freda,
229
del foro di Bologna e Zaul di Forl.
Con 45 testimoni citati, tra i quali un ruolo cruciale rivest Gabriella Signifredi, la
ventenne cassiera del cinema Roma, ludienza venne fissata per il 15 di gennaio
1974.
Una folla numerosa si preparava ad assistere al rito. Ingente lo schieramento di
polizia e carabinieri a presidiare il tribunale.
230

I giorni che precedettero ludienza furono carichi di iniziative dei gruppi antifascisti e
dei compagni di Lupo
231
.
Fino al mattino delludienza il Movimento Studentesco e Lotta Continua
volantinarono ininterrottamente nelle scuole, nelle piazze e davanti alle fabbriche
232
.
La tensione e lansia di giustizia, quella che poteva offrire questo sistema, erano
palpabili.
La mattina del 15 gennaio la Cassazione sospese il processo in attesa di trasferirlo ad
altra sede e rimand la decisione dello spostamento al mese di marzo
233
.
Delegazioni dei gruppi e dei comitati, accompagnati dal Movimento studentesco, che
nel contempo aveva mobilitato gli studenti presidiando il tribunale con folte
delegazioni da ogni scuola e facolt, si recarono in corteo presso il comune dove il
sindaco socialista Gherri, ribadendo la continua provocazione rappresentata dalla
nuova sede missina, espresse lo sdegno per la sospensione del processo essendo
Parma, anche a suo avviso, la sede naturale e legittima del processo
234
.
L11 marzo - mentre Bologna ricordava Francesco Lorusso ucciso da un carabiniere
con un colpo alla schiena mentre scappava in seguito a disordini avvenuti nella zona
universitaria
235
- sotto la presidenza del dottor Rosso, la Corte dava notizia al senatore

228
Terracini, nato a Genova il 1895, fu uno dei fondatori del Pci e dopo la Liberazione assunse la carica di Presidente
dellAssemblea Costituente divenendo uno dei padri fondatori della costituzione. Onorevole e membro di importanti
commissioni parlamentare fu leader indiscusso del Pci e custode della tradizione democratico-costituzionale italiana.
229
Lavvocato Bezicheri, difensore collegiale del neofascista Freda fu membro dei Volontari Nazionali, i picchiatori
ufficiali del Msi, ricoprendo a Bologna ruoli primari. L8 maggio del 1973 venne arrestato con laccusa di essere il
mandante di due aggressioni ai danni di un suo ex camerata, Luciano Albertoni. Cfr. Arrestato Bezicheri, un
personaggio chiave della strategia fascista, Lotta Continua, 11 maggio 1973, Cfr. Bollettino settimanale sul processo
Lupo, archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti di Parma, fondo M. Giuffredi, busta 7, fasc, Mariano Lupo
(omicidio).
230
Cfr. Si profila al processo Lupo uno scontro Terracini-De Marsico, Gazzetta di Parma, 14 gennaio 1974.
231
Cfr. 15 gennaio 1974: inizia a Parma il processo contro gli assassini fascisti di Mario Lupo, volantino di Ms, Lc,
Pdup, com.antifasc e antimper, PddI m-l, Parma 12 gennaio 1974, archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti
di Parma, fondo M. Giuffredi, busta 7, fasc, Mariano Lupo (omicidio).
232
Cfr. Oggi 15 gennaio: si apre a Parma il processo contro i fascisti assassini di Mario Lupo, volantino del Ms, Parma
15 gennaio 1974, archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti di Parma, fondo M. Giuffredi, busta 7, fasc,
Mariano Lupo (omicidio).
233
Cfr. La Cassazione ha sospeso il processo Lupo, Gazzetta di Parma, 15 gennaio 1974.
234
Cfr. Senza incidenti la protesta per il processo Mariano Lupo sospeso, Gazzetta di Parma, 15 gennaio 1974.
235
Cfr. Grispigni Marco, Il Settantasette, Il Saggiatore, Cuneo 1997, p. 41.
70
Mariani ed al senatore Terracini che erano equitativamente accolte le richieste di
trasferimento del processo, dirottato ad Ancona
236
.
La difesa accolse il verdetto con entusiasmo ribadendo il buon senso della Corte la
quale finalmente ravvisava che Parma non poteva rappresentare una soluzione equa
ed esente da turbative.
Limpronunciabilit del tribunale emiliano rappresent la prima vittoria della difesa
dei neofascisti che potevano da l in poi gestire il processo con pi disinvoltura e
lontano dalle toghe rosse e dalle piazze rosse e soprattutto da unopinione
pubblica convinta accusatrice delle trame nere e fortemente mobilitata
nellaccertamento della verit.
Da quella data si susseguirono iniziative per tenere vivo linteresse sulle vicende
processuali fino alla sentenza definitiva.
Il neonato Comitato per il processo Lupo allest in piazzale della Pace una tenda ed
una mostra fotografica sullantifascismo, mentre alla sala Ulivi il Collettivo
giuridico-politico di Bologna organizz un dibattito pubblico dal titolo Dalla morte
di Mariano Lupo al processo ai suoi assassini. Ad intervenire, oltre ai legali della
parte civile, la madre di Franceschi Roberto, morto con un colpo di pistola sparato
dalla polizia nel gennaio 72, appartenente al Comitato Ora e sempre resistenza di
Milano, la quale, in una gremita assemblea popolare tenutasi allaula Allende
delluniversit centrale, la sera del 30 maggio, ribadiva la necessit storica di tenere
vivo il ricordo e le vicende delle vittime della repressione e del neofascismo
237
.
Durante il dibattimento nel capoluogo marchigiano, le vicende processuali, anche di
natura tecnica, certo non andavano a favore delle tesi dei legali della famiglia Lupo e
da subito si cap lorientamento della Corte favorevole ad una visione non
intenzionale del delitto ed ostica nei riguardi della parte civile.
Ci, tra laltro, risultava desumibile dal comunicato stampa degli avvocati della
famiglia che esprimevano preoccupazioni sul calendario delle udienze predisposto in
modo tale che i testimoni non ancora uditi alla fine di maggio dovessero essere
rinviati a data da concordare, il che comportava un inutile rinvio del processo e una
oggettiva volont di favorire linteresse dei fascisti, evitando di pronunziare la
sentenza prima della scadenza elettorale di l a poco imminente
238
.
Elezioni allombra del compromesso storico e della generale avanzata delle sinistre e
sotto la cautela della legge Reale sullordine pubblico che si traduceva in
uninvoluzione autoritaria ed un restringimento delle libert civili
239
. Elezioni che a
Parma vedono i fascisti del Msi accordarsi con la Democrazia Cristiana, confermando
le tesi di Lotta Continua sulla fascistizzazione dello Stato, che localmente si
esprimeva nella ripartizione elettorale dei seggi e su somme che il partito dello scudo

236
Cfr. La Corte di Cassazione ha deciso: Il processo Lupo si far ad Ancona, Gazzetta di Parma, 12 marzo 1974.
237
Cfr. Ad Ancona si sta svolgendo il processo contro i fascisti assassini di Mario Lupo, Assemblea popolare, volantino
firmato da Lc, MS, Pdup, Parma maggio 1975, archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti di Parma, fondo M.
Giuffredi, busta 7, fasc. Mariano Lupo (omicidio).
238
Cfr. Comunicato stampa del collegio di difesa della parte civile, in Bollettino settimanale sul processo Lupo, maggio
1975,archivio Centro Studi per la stagione dei Movimenti di Parma, fondo M. Giuffredi, busta 7, fasc. Mariano Lupo
(omicidio).
239
Billi Fabrizio, Cronologia 1960-1980: la stagione della rivolta, in Gli anni della rivolta, 1960-1980: Prima, durante
e dopo il sessantotto,cit., p. 68.
71
crociato doveva corrispondere ai seguaci di Almirante in cambio della non
presentazione delle liste del Msi in certe circoscrizioni, favorendo il flusso dei voti
dellelettorato missino verso i candidati democristiani
240
.
La prima fase del dibattimento si concluse anche con un giallo.
Il cuore della vittima, che avrebbe dovuto essere conservato in formalina presso
listituto di medicina legale a disposizione dei giudici o degli avvocati che ne
avessero fatto richiesta per ulteriori analisi, era stato fatto cremare lanno prima per
disposizione del prof. Pietro Valli, docente di anatomia umana presso luniversit di
Parma, che allepoca del processo era stato nominato perito dal tribunale per
lesecuzione dellautopsia sul cadavere.
Il fatto suscit profonda riprovazione ed accese polemiche da parte dei legali di parte
civile e dai compagni di Lupo che non esitarono a minacciare di querele il professore.
Questultimo, chiamato in causa, venne accusato di aver distrutto senza
autorizzazione del magistrato un reperto ritenuto importante. Le sue risposte
risultarono evasive ed impacciate. Afferm che aveva dato disposizioni di cremare
lorgano perch a suo avviso non serviva pi ai fini processuali. Bench qualsiasi
testo di medicina legale consigli di conservare i reperti almeno fino alla conclusione
del processo (ed in tal senso non vi specifico obbligo, ma la prassi sempre seguita
impone la conservazione del reperto autoptico) si procedette incautamente alla sua
distruzione. Ulteriori analisi avrebbero permesso una ricostruzione pi minuziosa
della vicenda. In primis si sarebbe potuto stabilire se vi fosse stata particolare
efferatezza nel colpo che aveva dato la stilettata mortale risalendo al grado di
penetrazione della lama. Inoltre avrebbe consentito di verificare la traiettoria della
lama ed il tipo di arma, dalla quale risalire alle caratteristiche fisiche dellaggressore,
in particolare la statura e la posizione tenuta durante la pugnalata
241
.
Intanto continuava, sotto i taccuini di molta stampa, e con continui presidi di militanti
antifascisti, il processo agli imputati che vennero portati al tribunale di Ancona dal
vicino carcere di Jesi sotto un ingente spiegamento di forze dellordine e con una
compagnia di carabinieri in permanente servizio di ordine pubblico
Tra i testimoni citati nel processo troviamo Pietro Negri che il giorno del delitto era
andato a pranzo in un ristorante con tutta la banda nera al completo, compreso il
Bonazzi. Verso le 15 di passaggio in piazza Garibaldi per comperare delle sigarette
ed assiste al diverbio tra questi e Lupo. Pi tardi, secondo i fatti riportati, si reca a
Sassuolo con il Tommaselli e dopo essere passato alla sede del Msi rientra a casa
verso le 21. Questa ricostruzione risulter importante per la difesa, al fine di
dimostrare la non premeditazione del delitto. Non premeditazione perch, da quanto
dichiarato, il Lupo ed il Bonazzi si chiarirono subito dopo lepisodio senza lasciar
presumere seguenti strascichi del loro contendere.
La figura di Negri non risultava nuova alle cronache giudiziarie e politiche.

240
Cfr. Lettera del federale Msi Aldo Colli alle segreterie provinciali e regionali della Dc, Parma 21 marzo 1975,
archivio Centro Studi per la stagione dei Movimenti di Parma, fondo M. Giuffredi, busta 7, fasc. Mariano Lupo
(omicidio).
241
Cfr. M. V., Al processo Mario Lupo il giallo della sparizione del cuore della vittima, LOpinione Pubblica, [maggio]
1975.
72
Il 24 aprile del 1974 viene arrestato a Milano mentre cerca di caricare sulla sua auto,
davanti alla propria abitazione, un ingente quantitativo di esplosivo. In particolare i
detonatori trovati erano uguali a quelli usati negli attentati ad una caserma di pubblica
sicurezza a Milano ed alla sezione del Psi di Lecco, attentati messi in atto da
Avanguardia Nazionale.
242
Per diversi anni abit a Parma e scont anche una pena nel
carcere di S. Francesco. Acceso militante del sindacato fascista Cisnal presso la ditta
Simonazzi, si strinse ideologicamente al gruppo dei dissidenti espulsi dal partito
missino. Dopo il soggiorno in carcere torn a Milano dove era legato al gruppo
neofascista La Fenice. A pieno titolo possiamo inserire questo gruppo in quella
serie di compagini che, in aperta sintonia con la strategia della tensione, contribu a
creare in Emilia quel clima di tensione e paura che la destra eversiva si era
prefissata.
243
Aderente ad unassociazione eversiva di primordine, che tra i militanti
pi accesi comprendeva Giancarlo Rognoni, leader milanese de la Fenice allepoca
della madre di tutte le stragi, condannato allergastolo il 30 giugno 2001 per aver
dato lappoggio logistico alloperazione piazza Fontana e il cui nome rimarr una
costante nelle inchieste sul neofascismo nazionale
244
.
Nella calda serata del 30 luglio, dopo 15 ore di camera di consiglio, la Corte dAssise
di Ancona, tra una nutrita folla di militanti, parenti, amici e familiari, emise la
definitiva sentenza che lasci sbigottita e senza resa giustizia la parte lesa, gli
antifascisti e la memoria dello stesso Lupo.
Il verdetto, letto dal presidente dott. Pesce, accolse pressoch totalmente le tesi
difensive, rigettando la premeditazione e la matrice politica del delitto.
Edgardo Bonazzi viene condannato ad 11 anni e 8 mesi, Andrea Ringozzi a 6 anni e
10 mesi, Luigi Saporito a 4 anni e 5 mesi, mentre Pier Luigi Ferrari venne assolto per
insufficienza di prove.
La Corte consider lomicidio preterintenzionale, aggravato dalluso dellarma ma
privo di premeditazione, e ritenne prevalenti le attenuanti generiche sulle aggravanti.
A Bonazzi venne anche comminata linterdizione dai pubblici uffici ed un periodo di
libert vigilata, a fine pena, non inferiore ai tre anni.
La pena inflitta a Ringozzi veniva motivata dal concorso in omicidio
preterintenzionale ed anchegli fu interdetto dai pubblici uffici, mentre per Saporito,
sempre per concorso in omicidio preterintenzionale, linterdizione comminata venne
stabilita come temporanea.
Nello stabilire la provvigione di 4 milioni di lire, la Corte decise inoltre di rinviare ad
altra sede il computo dei danni da versare alla famiglia Lupo.
Alla fine della lettura della sentenza esplosero prima nellaula e poi fuori del Palazzo
di Giustizia violenti disordini tra la polizia e la folla che assisteva al processo.
La prima a reagire al verdetto fu la madre del giovane ucciso che in un comprensibile
atto di disperazione si rivolse al presidente della Corte apostrofando: Non sono
venuta qui per i soldi, ma perch volevo giustizia. Ma questi sono i giudici

242
Cfr. Organizziamo a Parma la lotta antifascista, ciclostilato del Movimento Studentesco, Parma [aprile 1975],
archivio personale di Leonardo Di Jorio.
243
Cfr. Martello Vittorio, Era del giro di Parma il corriere del tritolo, LOpinione Pubblica, 11 maggio 1974.
244
Cfr. Barbieri P. Cucchiarelli, La strage con i capelli bianchi, cit., p. 38, 76.
73
anconetani. E lanci allindirizzo dei neofascisti condannati e ai loro avvocati,
Bezicheri e Bordoni di Bologna, la borsa ed altri oggetti che aveva sottomano.
La madre era visibilmente frastornata e piena di rabbia, cos come le tante persone
presenti e quelle che a Parma attendevano via telefonica il responso del giudice.
Fuori dal tribunale sostavano centinaia di persone che iniziarono a lanciare slogan e
rumoreggiare insistentemente.
A tarda sera si verificarono i primi scontri alluscita del cellulare con dentro gli
imputati, diretto alla volta del carcere di Pesaro. Contro i quattro neofascisti ed i
carabinieri vennero lanciati sassi e bottiglie. La tensione sal ancora di pi alluscita
dei difensori che per poter lasciare laula dovettero ricorrere a numerose cariche della
celere, cautelativamente fatta appostare in una zona artigianale limitrofa.
Manifestanti e polizia, tra lacre odore dei lacrimogeni, si fronteggiarono per diverse
ore e decine furono i feriti e i fermati.
Cospicua, soprattutto nei dintorni dellaula del tribunale, la presenza di gruppi della
destra radicale, ben organizzati
Ricordo che cera molta tensione sia in aula che fuori. Appena arrivati contattammo
subito i compagni del posto che gi erano nei pressi del tribunale. Eravamo
rassicurati dalla presenza dei lavoratori dei cantieri del porto di Ancona molti dei
quali aderenti o simpatizzanti di Lotta Continua che erano stati precedentemente
allertati. Poi cerano alcuni studenti dei collettivi. Con la nostra presenza volevamo
che sia il giudice che lopinione pubblica non dimenticassero Lupo ed i tanti giovani
ammazzati dai fascisti. Volevamo tenere alta lattenzione sulle tematiche antifasciste
e sul pericolo che tali gruppi rappresentavano per lintera collettivit. Alluscita
dallaula iniziarono i primi tafferugli. Ricordo che la celere caric diverse volte il
nostro spezzone. Scappammo verso la zona industriale, non sapevamo bene dove
eravamo e quali potevano essere le vie di fuga. Avevamo timore che gruppi di
neofascisti potessero girare armati nella zona. Avevamo fondati motivi di ritenere che
alcuni di loro girassero armati di pistola.
245

Completamente rigettata la tesi, ripresa dalla parte civile, del giudice istruttore dott.
Angelini, la sentenza lasci attoniti e sbalorditi i legali di Lupo e quanti credevano
nellaccertamento della verit.
Non venne tenuta in debita considerazione il rapporto del dirigente dellufficio
politico della questura dott. Romanello che il 3 agosto 1972 parlava di un vero e
proprio piano di provocazione ed intimidazione di chiaro stile fascista messo in atto
di recente a Parma da un gruppo di fanatici, tra i quali si deve ritenere che il Bonazzi
ed il Ringozzi facciano parte, allo scopo di fomentare disordini
246
.
Nella gestione complessiva del processo da ricordare anche le intimidazioni ad
alcuni giudici popolari anconetani fatte da ignoti, sicuramente vicini alla destra
neofascista. Due di questi giudici si ritirarono dal processo lasciando il posto a
personaggi reazionari ed ostili allantifascismo.
247


245
Intervista a Giorgio Ghirarduzzi, ex-militante di Lotta Continua e amico di Lupo, rilasciata allautore nel mese di
ottobre 2004 a Parma.
246
Cfr. I difensori commossi e orgogliosi la parte civile attonita e sbalordita, Gazzetta di Parma, 31 luglio 1972.
247
Cfr. Intervista a Giorgio Ghirarduzzi, cit..
74
La sentenza lasci esterrefatti anche i militanti della sinistra istituzionale che
diramarono comunicati che lasciavano trasparire tutta la preoccupazione per il
pericolo dellimpunit relativa dei neofascisti coinvolti e per una sentenza che non
faceva giustizia nei confronti del pericolo eversivo che percorreva le piazze italiane.
Una sentenza che non condanna il terrorismo fascista era il titolo del comunicato
preparato dalla sezione del Psi Alfeo Canalini, congiunto con quello della sezione
comunale del Pci Griffith di Parma
248
.
Per gran parte dei militanti delle formazioni della nuova sinistra si trattava di un
verdetto inteso a proteggere i golpisti neri. La lotta diventava sempre pi rivolta al
neofascismo, ma anche alla Democrazia Cristiana, complice ed utilizzatrice delle
forze eversive.
Sono emblematiche le dichiarazioni della difesa che credo sia opportuno riportare per
esteso: Devo ancora una volta rendere omaggio al senso di equilibrio e di coraggio
dimostrato dalla Corte di Ancona, la quale, tutta, giudici togati e non, ha capito ed
infine accolto le tesi in fatto prospettate dalla difesa di Bonazzi. Ed ancora altre
preoccupanti dichiarazioni: Noi difensori abbiamo detto e ribadito in quellassise
con estrema consapevolezza e convinzione che Edgardo Bonazzi, giovane ed
appassionato militante di destra, non ha voluto uccidere, non aveva nessuna
intenzione di uccidere Mariano Lupo, ma voleva solo difendersi e che fu il Bonazzi a
cadere nellagguato predisposto dagli estremisti di sinistra; la Corte stata del nostro
parere condannando cos lassurdo antigiuridico e il settario comportamento tenuto
per tutto il processo da parte dei difensori di parte civile.
Le dichiarazioni riportate dal giornale locale, la Gazzetta di Parma, allindomani del
verdetto, si concludono con altre affermazioni della difesa: Un saluto commosso a
tutti i colleghi della difesa e un saluto commosso alla famiglia Bonazzi ed a Edgardo
che ha affrontato con coraggio questo impegnativo momento della sua vita, e a tutti
gli altri imputati. Ed infine si concludeva: confidiamo nella giustizia della nostra
patria, e siamo pronti di nuovo a batterci nelle aule di giustizia per il trionfo della
verit.
La parte civile da subito si adoper nellesperimento della procedura per lappello
che si concluse con la sentenza del 15 giugno 1976, che stabiliva un inasprimento
delle pene: Bonazzi veniva condannato a 14 anni e 8 mesi, Ringozzi a 9 anni e 4
mesi, Saporito a 6 anni e 3 mesi. Secondo i giudici, laggressione dellagosto 1972
era stata decisa, preordinata ed attuata da una sola parte contro laltra che si limit,
peraltro con scarsissima efficacia, a difendersi. Nella sentenza definitiva si legge
ancora: Non possono dunque esservi dubbi sul fatto che, i giovani missini, quella
sera, avevano in animo di fare qualcosa e si erano preparati in tal senso. Dunque
lomicidio era volontario e non preterintenzionale.
Nellappello lavvocato Bozzini ricostru minuziosamente la scena del crimine e
lambiente politico nel quale questo veniva posto in essere. Alla Corte forn un
cospicuo dossier, anche fotografico, mettendo in evidenza le tappe delleversione

248
A tre anni dallassassinio di Mariano Lupo: una sentenza che non condanna il terrorismo fascista, volantino del Pci
sez. Griffith comunale e del Psi Nas Alfeo Canalini, Parma 2 agosto 1975, archivio Centro Studi per la Stagione dei
Movimenti di Parma, fondo M. Giuffredi, busta 7, fasc, Mariano Lupo (omicidio).
75
neofascista e la cronologia degli agguati e delle provocazioni che facevano presagire
linnalzamento dello scontro e la possibilit di un evento drammatico che fuoriusciva
dalla normale contrapposizione di piazza.
Nel voluminoso fascicolo della motivazione della sentenza (circa 200 pagine
dattiloscritte) la Corte riconobbe la premeditazione e lorganizzazione collettiva del
reato. Attraverso alcune osservazione estrapolate dallultimo verdetto possibile
comprendere le circostanze principali, in precedenza non ponderate a sufficienza.
Infatti, dalle testimonianze rilasciate dai militanti vicini al Bonazzi si evince che lo
stesso, confidandosi con loro, non aveva neppure vagamente accennato al fatto di
essersi trovato nella necessit di doversi difendere, limitandosi a dire che aveva
colpito il Lupo con il coltello
249
. Ci ribalterebbe la linea difensiva sostenuta dallo
stesso aggressore che in pi occasioni afferm di essere stato proprio lui loggetto di
unaggressione premeditata dai militanti di sinistra. Situazione che non sarebbe certo
rimasta di secondo ordine nei racconti del Bonazzi. Fu senza ombra di dubbio
questultimo che, senza alcuna colluttazione o rissa, a parte liniziale fronteggiamento
avuto con lamico del Lupo, Piazza, diede inizio alla tragedia, vibrando il proprio
coltello a scatto nel cuore della giovane vittima. Sul corpo del Lupo non vennero
riscontrate ecchimosi o segni che potessero essere conseguenza diretta di una
colluttazione. Il Piazza non era lobiettivo: una volta colpito, venne lasciato stare
senza che si infierisse su di lui in alcun modo.
La pugnalata venne assestata volutamente e preordinatamene con la stessa arma che
Bonazzi aveva agitato in diverse occasioni: tra queste quella in cui avrebbe avvisato
Lupo che prima o poi glielo avrebbe ficcato nella pancia.
Da alcuni giornali locali si apprese, a seguito delle indagini di polizia giudiziaria rese
pubbliche durante i vari dibattimenti, che lacquirente dellarma era stato Donatello
Ballabeni, del quale abbiamo gi accennato, ex notabile del Msi e appartenente al
gruppo Amici della Spagna e legato ai falangisti (le sue vicende politiche videro un
primo allontanamento dai gruppi della destra ed un successivo riavvicinamento,
cercando di transitare incomprensibilmente per alcuni gruppi della sinistra
istituzionale e non). Lo stesso Ballabeni aveva acquistato presso unarmeria una
decina di coltelli dalle medesime caratteristiche da distribuire ai suoi camerati a
scopo difensivo
250
.
Dallesame parziale e dal normale buon senso non difficile desumere la pericolosit
di un coltello a molla, con doppia lama tagliente per i primi centimetri e con una
punta sottile ed affilata atta a penetrare in profondit lasciando lesioni vitali.
Da escludere, quindi, levento omicida come conseguenza di una disgrazia, frutto di
un acceso diverbio degenerato per vie di fatto, come, anche al di fuori delle aule del
tribunale, la destra cerc di far credere.

249
Cfr. Sentenza Corte dassise dappello, 15 giugno 1976, archivio Studio legale D. Bozzini, busta 1976 appello, fasc.
sentenza, p. 126.
250
Cfr. Martello Vittorio, LOpinione Pubblica, 27 aprile 1973, in atti processo Lupo, archivio Studio legale D. Bozzini,
busta 1976 appello, fasc. libero.
76
Lo stesso Bonazzi sosterr questa versione ribadendola nel 1992, oramai a pari conto
con la giustizia penale, tramite una lettera sulla stampa locale titolata Fu una
disgrazia
251
.
I giovani missini quella sera avevano in animo di fare qualcosa ed in tal senso si
erano preparati: dalla riunione, al ristorante il Canon dOr, al concordato ritrovo
presso il bar Moderno - solitamente frequentato da aderenti e simpatizzanti dei gruppi
dellestrema destra, ed in posizione strategica rispetto al cinema Roma, teatro
dellagguato - dal quale intervenire in caso di necessit, pronti a far scattare
reciproche coperture.
Molti militanti neofascisti avevano avuto la percezione dellimminenza di qualcosa
dinsolito e ne discussero anche ai tavolini dei loro abituali ritrovi, come nello stesso
bar Bonanni, punto di aggregazione dei neri pi o meno convinti: tra gli
avventori risultava anche un certo Cia, personaggio collaterale nelle vicende
squadristiche parmensi, nome affibbiatogli da Bruno Spotti per le sue spiccate
simpatie filoamericane
252
.
Nel bar Moderno affluirono alla spicciolata i camerati e molti di loro, fatto insolito,
pagarono anticipatamente le consumazioni per essere pronti ad uscire velocemente
qualora vi fosse stata necessit. Appena udite le sirene dellautoambulanza che
sopraggiungeva verso il cinema Roma, nellinutile tentativo di rianimare Lupo, in
tutta fretta buona parte del nutrito gruppo lasci il locale.
Il teste Arnaldo Marconi, sentito dalla Corte, rifer che Donatello Ballabeni,
incontrato nel tardo pomeriggio, lo avrebbe esortato a non recarsi dopocena, come
consuetudine, al suddetto bar, in quanto tirava una brutta aria, accennandogli anche
ad un appuntamento che aveva nella serata col Bonazzi, per una questione avvenuta
in piazza Garibaldi nel pomeriggio, al quale non poteva assolutamente mancare
253
.
Fatto non confermato, ma esperito come prova sostanziale rispetto alla
premeditazione, fu la notizia di una riunione segreta dei dirigenti del Msi con alti
funzionari, alcuni giunti da Roma, nella quale si discusse a lungo circa la necessit di
creare un caso rilevante a Parma: meglio che il morto sia uno di noi avrebbe
sostenuto uno dei dirigenti nazionali alcuni mesi prima del tragico agosto del 1972
254
.
Evidentemente le strategie mutarono.
Nella sentenza figurano chiaramente i ruoli incrociati di supporto assunti da Saporito,
Ringozzi e Ferrari e da tutta la banda.
La Corte dAppello ritenne di dover dare un peso maggiore anche alla relazione del
dottor Romanello della questura circa la segnalazione del forte clima di intimidazione
creato dallestrema destra locale.



251
Cfr. Bonazzi E., Fu una disgrazia, Gazzetta di Parma, 17 settembre 1992, lettere al direttore.
252
Cfr. Sentenza Corte dassise dappello, 15 giugno 1976, archivio Studio legale D. Bozzini, busta 1976 appello,
fasc.sentenza.
253
Ibidem.
254
Ibidem.
77
2.5 - Edgardo Bonazzi dopo lomicidio Lupo. Gli interrogatori che lo porteranno
alla cronaca nazionale. Testimonianze e conoscenze che contribuirono a far luce
sulla strategia della tensione.



Edgardo Bonazzi, ormai in galera, torner alla cronaca perch chiamato a
testimoniare sulla strage di piazza Fontana.
Soprattutto a partire dal 1994 la magistratura ritenne, al fine di fare il pi chiarezza
possibile sul periodo delle stragi e delleversione nera, di utilizzare le dichiarazioni
rese allinterno di altri procedimenti penali, anche lontani nel tempo per corroborare
gli elementi ricostruttivi pi recenti sugli stessi fatti e sulle stesse circostanze, ma
contro diversi imputati.
Rispettando, ovviamente, il garantista principio del ne bis in idem
255
un chiaro
esempio ce lo fornisce linchiesta del Giudice istruttore Salvini di Milano; si tratt di
valorizzare e di ricostruire secondo un filo logico delle dichiarazioni rese in aula da
alcuni ex militanti delleversione nera che dal 1994 fino alla fine degli anni novanta
hanno deciso di collaborare con lAutorit giudiziaria; tra di essi spiccano per
importanza i nomi di Vincenzo Vinciguerra, Carlo Digilio, lo stesso Edgardo Bonazzi
e Martino Siciliano. Le dichiarazioni rese da queste persone, a conoscenza di molte
circostanze relative ad attivit criminose realizzate dalle organizzazioni eversive o
perch diretti protagonisti dei fatti o perch depositari di confidenze di altri militanti
durante periodi di carcerazione comune, risultano tuttaltro che privi di valore; anzi,
sotto un certo profilo, purch, come normalmente avvenuto, non ritrattate o
sostanzialmente modificate nel corso delle varie fasi del procedimento, possono a
buon diritto essere citate a riscontro delle nuove, in quanto esse non sono certo
qualificabili come false o in veritiere; ma semplicemente non sono state sufficienti in
quel caso concreto , unite ad altri elementi di prova allora presenti, a far pervenire ad
una sentenza di condanna
256
.
Edgardo Bonazzi un testimone a cui i giudici attribuiscono il massimo della
credibilit e in aula racconta di non avere mai avuto dubbi sul fatto che la strage fosse
opera della destra.
Racconta che Nico Azzi, estremista neofascista coinvolto negli attentati ai treni
dellestate del69, nel carcere di Nuoro gli confid che a collocare la valigetta con la
bomba alla Banca Nazionale dellAgricoltura era stato Delfo Zorzi. Circostanza
negata dallo stesso Azzi, considerato dai giudici testimone totalmente inattendibile.
Bonazzi, che si definisce fascista rivoluzionario, spiega che negli anni 70, nelle
carceri italiane, tra i detenuti di destra, si era aperto un dibattito per fare luce sugli
anni della strategia della tensione. Da una parte i rivoluzionari come lui e dallaltra

255
Principio contenuto nellart. 649 del c.p.p. secondo il quale Limputato prosciolto o condannato con sentenza o
decreto penale divenuti irrevocabili non pu essere di nuovo sottoposto a procedimento penale per il medesimo fatto,
neppure se questo viene diversamente considerato per titolo, per grado o per le circostanze.
256
Cfr. Speranzoni A., Magnoni F., Le stragi, i processi e la storia, Ipotesi per una interpretazione unitaria della
strategia della tensione 1969-1974, cit., p.22.
78
quelli compromessi con gli apparati deviati dello Stato. Se avessi potuto, dice ai
giudici, coloro che avevano partecipato alle stragi li avrei eliminati. Quindi
aggiunge un particolare sullaccoltellamento nel carcere di Novara di Franco Freda,
coinvolto nella prima inchiesta e poi assolto e che per i magistrati milanesi dovrebbe
essere alla sbarra con Zorzi e gli altri. Non lo perch non pi processabile,
essendo la sua assoluzione a Bari diventata definitiva.
Racconta Bonazzi: Sapevo che lo volevano uccidere per il suo coinvolgimento nella
strage di piazza Fontana. Cercai di evitare che lo ammazzassero. Non me ne fregava
niente se lo pestavano. Nella sua deposizione inserisce anche un altro particolare che
non fa che confermare le strategie messe in atto da pi parti, in un certo periodo
storico, per reprimere le lotte operaie e studentesche: Noi sapevamo che quelli di
Ordine Nuovo erano strumentalizzati dai servizi segreti
257
.
Lo stesso Bonazzi, riprendendo una dichiarazione rilasciata alla Corte nel 1994, forn
argomentazioni accusatorie verso il leader de la Fenice di Milano, Rognoni,
successivamente condannato per il suo ruolo di supporto tecnico-logistico agli
attentati di Milano. Bonazzi raccont anche di aver progettato insieme a Tuti, ormai
nel carcere di Favignana, di eliminare Rognoni, intento respinto dallo stesso Azzi che
preferiva sbrigarsela in processo
258
.
Sempre nel 1994 rilascia una deposizione al Giudice Istruttore di Bologna
contribuendo a fare altra luce sugli anni delleversione e dei connubi tra una certa
parte della destra, le stragi ed i servizi segreti. Infatti deliberatamente dichiara: Tra il
1974 e il 1975 nelle carceri di Volterra o di Campobasso ebbi confidenze da Nico
Azzi (nonch da Fabrizio Zani quando fummo detenuti assieme a Rebibbia nel 1984)
sulla strage di BresciaSia Azzi, sia Zani indicavano in Ferri il responsabile della
strage. Preciso che mentre le affermazioni di Zani in qualche momento potevano
essere dettate da motivo di astio personale, cos non mai stato per Azzi che
affrontava sempre con molta obiettivit simili argomenti.
259

E sempre Bonazzi
260
a fornire ai giudici, durante gli interrogatori, questa volta
innanzi alla Commissione Stragi in merito alla bomba di Piazza Fontana, interessanti
retroscena utili a ripercorrere la mappa delleversione italiana.
Infatti sosterr di aver ricevuto sempre da Nico Azzi la proposta di mettere, in una
villa di propriet di Giangiacomo Feltrinelli, gli stessi timer che erano stati usati dal
gruppo Freda per gli attentati del 12 dicembre alla Banca Nazionale dellAgricoltura,
naturalmente allo scopo di farli poi ritrovare dalla polizia.
261

Queste ultime righe possono risultare un corollario attorno alla figura del Bonazzi,
autodefinitosi fascista rivoluzionario e convinto nonch sedicente (e nulla farebbe

257
Cfr. Barbieri P. Cucchierelli P., La strage con i capelli bianchi, cit., p. 51
258
Cfr. Barbieri P. Cucchiarelli P., La strage con i capelli bianchi, cit. p. 51, 236-237.
259
Speranzoni A., Magnoni F., Le stragi, i processi e la storia, Ipotesi per una interpretazione unitaria della strategia
della tensione 1969-1974, p. 61.
260
Anche Andrea Ringozzi verr sentito dalla Commissione Stragi. In particolare far una deposizione al Giudice
Istruttore di Bologna il 7 febbraio del 1994 circa presunti coinvolgimenti di personaggi responsabili della strage di
Brescia. Stesso interrogatorio sullaccertamento dei fatti della strage di Piazza della Loggia verr fatto al Bonazzi il 28
febbraio del 1994. Cfr. Cucchiarelli Paolo, Giannuli Aldo, Lo Stato parallelo-, LItalia oscura nei documenti e nelle
relazioni della Commissione Stragi, cit., p. 187-188.
261
Cfr. Barbieri P. Cucchiarelli P., La strage con i capelli bianchi, cit. p. 159.
79
pensare del contrario) estraneo ai coinvolgimenti con apparati paralleli; militante di
quei gruppi eversivi vicini alla fiamma tricolore ed il pi delle volte strumentalizzati
da servizi ed apparati deviati per fini antidemocratici per i quali gli squadristi
risultavano semplici pedine da muovere secondo mosse destabilizzatici nello
scacchiere della repressione.
Proprio la figura di Bonazzi per un certo verso ci mostra un aspetto molte volte
tralasciato dalla storiografia, forse volutamente, di quello che sono stati ed hanno
rappresentato gli aderenti a molti gruppi della destra estrema. Come lui stesso
affermava in alcune udienze vi erano militanti collusi e volutamente complici di
taluni apparati di stato mentre altri convinti sostenitori della propria fede fascista e
rivoluzionaria. Questultimi bench autentici sotto un profilo meramente ideologico e
politico (escludendo dal considerare qualsiasi giudizio di valore e le loro personali
responsabilit) ed estranei ai rapporti con stragi e corpi deviati, non sono risultati, alla
luce della storia, immuni alla loro logica manipolatrice ed organizzatrice.





Paragrafo 2.6 - Le ripetute aggressioni neofasciste dal 1968 al 1972. Il rapporto
dellufficio politico della Questura di Parma



E utile ricostruire una serie di avvenimenti che precedettero il delitto e che possono
far luce sulle circostanze, sulle responsabilit inequivocabili dei camerati cittadini e
sul pesante coinvolgimento di personaggi esterni legati alle trame nere.
Da pi ambienti si sostenne che lassassinio del giovane militante di Lotta Continua
fosse stato preparato e studiato a freddo
262
, tesi che decisamente cozza con la
preterintenzionalit sostenuta dalla difesa.
In un forte clima di tensione e di ripetuti scontri tra militanti antifascisti e squadristi
locali si inserisce un rapporto della polizia politica che porta la data del 26 luglio
1972 e che, ricapitolando una serie di eventi, invita la Procura della Repubblica ad
incriminare i neofascisti Ringozzi, Bonazzi e altri, ai sensi della legge Scelba del 20
giugno 1952 n. 645, per ricostituzione del disciolto partito fascista. Nel suddetto
rapporto si fa osservare che gli episodi in questione non sono tra loro isolati ma
presentano le caratteristiche di un chiaro piano di provocazione ed intimidazione di
chiaro stile fascista messo in atto dagli estremisti di destra con lo scopo di fomentare
disordini
263
.

262
A titolo di esempio, cfr. Barberi Andrea, Parma: stato il freddo agguato di squadristi, Paese Sera, 27 agosto 1972,
n. 234, annoXXIII.
263
Cfr. Martello Vittorio, Perch la Procura non intervenuta contro gli uccisori di Mariano Lupo, LOpinione
Pubblica, 20 giugno 1974.
80
Pi chiaramente il giorno 3 agosto del 1972 lallora dirigente politico della questura,
dott. Romanello, aveva scritto in un suo rapporto: Esiste un vero e proprio piano di
provocazione e intimidazione di chiaro stile fascista, messo in atto di recente a Parma
da un gruppo di fanatici del quale fanno parte Edgardo Bonazzi e Andrea Ringozzi,
allo scopo di fomentare disordini
264
.
Di fatto la Procura non intervenne, nonostante le circostanze fossero di per s tali da
giustificare un livello dattenzione elevato, e pass la pratica, del 28 luglio, alla
Pretura, come se si trattasse di reati minori, non tenendo nella dovuta considerazione
le denuncie dellufficio politico. Non si riescono a spiegare neppure le affermazioni
dellallora questore Gramellini che pur conoscendo questo rapporto di polizia,
dichiar pubblicamente che lassassinio di Lupo era la conseguenza di diatribe tra
volgari delinquenti.
Anche allinterno della questura locale evidentemente vi erano divergenze di
interpretazione e di prassi nei confronti di certe azioni di inequivocabile matrice
politica. Probabilmente il questore Gramellini era pi propenso a tollerare azioni che
provenivano dallestrema destra. Molti lo conoscevano di gi e conoscevano anche le
sue idee non certo vicine al mondo della sinistra.
Ricordo che alla fine degli anni sessanta partimmo in auto da Parma per
raggiungere Verona dove si teneva un congresso di Ordine Nuovo. Era stata
organizzata da gruppi della sinistra veneta una specie di contromanifestazione di
protesta nei confronti di questo gruppo filo-nazista e legato con i servizi segreti e
responsabile di stragi ed attentati. La polizia caric violentemente il corteo
antifascista e molti manifestanti venuti da fuori vennero massacrati dai celerini ed
arrestati. Nessuno alz un dito contro gli ordinovisti che provocatoriamente ci
salutavano col saluto romano. I poliziotti che presidiavano la citt ci fermarono
immediatamente, appena arrivati in auto, e ci fecero un foglio di via obbligatorio
facendoci accompagnare al casello dellautostrada verso lemilia. Ricordo che lallora
questore e responsabile dellordine pubblico era Gramellini, lo stesso che pochi anni
pi tardi venne a Parma. Erano abbastanza note e visibili le sue idee politiche, era
autoritario ed ostile ai gruppi della sinistra organizzata. Molti lo definivano un
fascista in divisa..
265

Ma andiamo a ricostruire i fatti principali pi volte denunciati pubblicamente tramite
volantini, documenti e manifesti distribuiti nella citt dagli attivisti antifascisti.
Dal 68 al 72 sono numerosi gli scontri tra appartenenti ai gruppi della nuova sinistra
e missini nella centrale via Farini e piazza Garibaldi, consueto ritrovo di molti
giovani extraparlamentari.
Nella primavera 1968 i fascisti assaltano luniversit occupata dal Movimento
studentesco e cedono il campo solo dopo lintervento a fianco degli studenti di un
gruppo di operai dellAmetag, lattuale municipalizzata Amnu.

264
Cfr. Ibidem; I difensori commossi e orgogliosi, la parte civile attonita e sbalordita, Gazzetta di Parma, 31
luglio 1975; Cfr. Gambetta William, Almirante non parler. Radici e caratteri dellantifascismo militante parmense, in
Aa. Vv. Parma dentro la rivolta, tradizione e radicalit nelle lotte sociali e politiche di una citt dellEmilia rossa
1968/1969, cit., p. 330.
265
Intervista a Giorgio Ghirarduzzi, ex-militante di Lotta Continua, rilasciata allautore a Parma il mese di settembre
2004.
81
Il 30 dicembre dello stesso anno i fascisti locali, rinforzati da camerati provenienti da
Reggio Emilia (nelloccasione rimase ferito il figlio dellon. Ferioli del Pli) e dagli
studenti cosiddetti anticomunisti, ovvero fascisti non tesserati allMsi come Stefano
Perlini, Giuseppe Menoni e Guiducci, tentano di contrastare di fronte al teatro Regio
la contestazione organizzata da diverse aree del movimento di sinistra
266
. Giovani
militanti, operai, comunisti ed aderenti ad organizzazioni cattoliche di base si erano
dati appuntamento per contestare leccessivo sfarzo delle mondane serate teatrali
parmigiane e denunciare la presenza del sindaco comunista Baldassi a quel genere di
occasione, in un momento in cui alcune fabbriche locali versavano in grande crisi,
con seri problemi per loccupazione. Tra queste vi era lo zuccherificio Eridania che, a
seguito di numerose trattative sindacali senza esito, l8 novembre del 1968 venne
occupato dalle maestranze nelle sedi di Parma, Fontanellato (Pr) e Casalmaggiore
(Cr).
Non and a concludersi diversamente la delicata vicenda della metalmeccanica
Salamini che, dopo unassemblea con i dirigenti dei tre sindacati Cgil, Cisl e Uil,
avvenuta il 2 ottobre, venne occupata dagli operai per circa una settimana. Stessa
atmosfera di lotte, vinte dal movimento operaio con aumenti di stipendi e migliori
condizioni di lavoro, si respirava nella fabbrica di cucine Salvarani ed alla vetreria
Bormioli
267
. Protesta, dunque, dettata da problemi concreti, da rivolgimenti culturali e
dalla voglia di rinnovamento che abbracciava anche le mobilitazioni degli studenti e
dei dissidenti cattolici, molto attivi nella citt. Questi ultimi, guidati dal gruppo I
Protagonisti, il 14 settembre occuparono il Duomo per portare allattenzione comune
le spinte riformatrici di una chiesa che si chiedeva fosse vicina ai pi poveri ed ai
bisognosi. In questo clima di generale fermento veniva indetta la protesta davanti al
Regio. Tra i fascisti intervenuti per proteggere gli spettatori che entravano al teatro
e i contestatori subito scoppiarono violenti scontri, durati diverse ore e sedati
dallintervento della polizia. Emblematico un volantino fatto circolare dalla
Giovent Aclista il cui titolo recitava cos: Oppressi in fabbrica, discriminati nella
societ civile, insultati a teatro.
Ma gli squadristi si rifaranno vivi dopo qualche ora bastonando due operai della
Salamini che per far sapere alla cittadinanza la situazione precaria della loro
occupazione, avevano eretto in piazza Garibaldi una tenda, in accordo con gli altri
lavoratori, in segno di protesta per le vicende della loro azienda
268
. Tra gli aggressori
vennero riconosciuti i neofascisti Magnani e Merlo, successivamente assolti. La
reazione di operai, studenti e militanti antifascisti si diresse verso la locale sede del
Msi in via Maestri, ma il pronto intervento delle forze dellordine imped ulteriori
avvenimenti.
Sotto la direzione di Fausto Molinari i missini compirono numerosi atti incendiari
contro sedi di partiti, sindacali e di culto ma loperazione pi rilevante risulta

266
Cfr. Allarmi, son fascisti!!!,, cit.
267
Cfr. Becchetti, Brugnoli, Gambetta, Manotti, Melegari, Rossi, Parma dentro la rivolta, tradizione e radicalit nelle
lotte sociali e politiche di una citt dellEmilia rossa 1968/1969, edizioni Punto Rosso, Milano,2000, in cronologia dei
fatti.
268
Ibidem.
82
lattacco squadristico allospedale psichiatrico di Colorno, nella bassa parmense,
occupato dal personale e da studenti di medicina a seguito delle condizione di
schiavit e segregazione in cui versavano i degenti.
Loccupazione seguiva londata di studi e di trasformazioni portate alla ribalta dal
professor Basaglia che, in breve sintesi, fu il fondatore della cosiddetta
antipsichiatria. Il movimento riformatore che da lui prese il via, si estese in molte
universit e centri della penisola, portando alla cosiddetta legge Basaglia che di
fatto sanc la chiusura dei manicomi, la fine della forzata prigionia dei malati
psichiatrici e lintroduzione di tecniche e terapie che riproiettavano il paziente in una
dimensione sociale e di riabilitazione. Si metteva scientificamente in discussione il
rapporto custodialistico e non terapeutico tra corpo curante e ricoverati che si
concretizzava di norma in uno stato di violenza
269
. Una forte critica venne portata alla
psichiatria tradizionale che considerava il degente come un infermo da escludere
dalla vita sociale: rivendicazione che venne appoggiata da molti membri dei settori
politici, come il comunista Mario Tommasini.
Questa democratizzazione dei metodi di cura evidentemente non era ben vista dagli
squadristi della destra locale che il 4 marzo fecero irruzione nellOspedale
Psichiatrico armati di molotov e armi improprie di vario tipo, con elmetti e divise
paramilitari, entrando da un ingresso secondario. Iniziarono a rompere vetri, a
devastare latrio ed aggredire, anche fuori dal complesso, il personale di servizio e gli
occupanti. Lazione fu compiuta in stile militare con pistole lanciarazzi ed armi atte
ad offendere. Fu solo lintervento di altri studenti arrivati numerosi da Parma e della
popolazione del luogo a fermare lazione del commando nero, che si rifugi nella
locale caserma dei carabinieri dalla quale usc, dopo diverse ore, in abiti civili
270
.
Oltre lo stesso Molinari, vennero denunciati per il fatto un certo Spagnolo e Giorgio
Chiesa espatriato da anni in quanto sospettato di aver partecipato agli attentati
dinamitardi ai treni e alla fiera di Milano
271
.
Di Chiesa, come gi spiegato, si scopriranno proprio in quegli anni diverse piste e
coinvolgimenti che intrecceranno il suo nome a diverse trame nere e a sconcertanti
fatti di cronaca politica che tuttora non sono del tutto chiari
272
.
Durante il mese di maggio del 1971, sotto la direzione del federale Pietro
Montruccoli, vengono duramente colpiti dai manganelli di una squadra fascista tre
operai, tra cui un certo Rivaldi e Gino Fietta, di passaggio in via Maestri. A
confermare la matrice del gesto fu il ritrovamento, accanto al luogo del pestaggio, di
una mazza da baseball con su scritto italianissimo e santo manganello.
Fietta lascer alla stampa locale una testimonianza dove ricostruisce laggressione
premeditata e dalla quale non difficile desumere il generale clima di violenza e di
provocazioni che in una citt di provincia sapeva di eccessivo e di ben orchestrato
273
.

269
Cfr. Rossi Itala, Pericoloso a s e agli altri e di pubblico scandalo. Loccupazione del manicomio di Colorno: una
lotta contro la violenza istituzionalizzata, in Aa. Vv., Parma dentro la rivolta, tradizione e radicalit nelle lotte sociali
e politiche di una citt dellEmilia rossa 1968/1969, cit., p. 187.
270
Cfr. Allarmi, son fascisti!!!, cit.
271
Cfr. Ibidem.
272
Eduardo M. Di Giovanni, M. Ligini, La strage di Stato, controinchiesta, Odratek, Leoncavallo libri, Bim, Roma
1999, cap. quarto, prima ediz. 1970.
83
La risposta antifascista non si fece attendere e la sera stessa la sede dei fascisti fu
accerchiata dai gruppi della nuova sinistra, che, accorsi in massa ed organizzati
militarmente, bloccarono tutte le strade adiacenti. A scendere per le strade erano non
solo i militanti dei gruppi ma tutta la Parma democratica: operai, ex-partigiani,
militanti del Pci e studenti si riversarono spontaneamente per le strade esasperati
dalle continue provocazioni dei camerati. Violenti scontri allarrivo della polizia si
protrassero per quattro notti e impegnarono il Terzo battaglione mobile di Milano
chiamato a rinforzare la polizia locale: mai fino ad allora, la risposta era stata cos
intensa e popolare. La gente di Parma scese per la citt decisa a chiudere i conti con
la sede di via Maestri, assediata ininterrottamente, anche se vari comunicati sindacali
e della federazione del Pci affermarono la contrariet a certi metodi fomentati dai
soliti gruppi dellestrema sinistra. La stessa Gazzetta di Parma si mostrava ostile
allantifascismo popolare e spontaneo sceso nelle strade dopo laggressione ai
suddetti operai
274
.
La stessa redazione del quotidiano tendeva a descrivere una situazione esasperata,
caotica, di violenza e disordini al fine di giustificare e sostenere lazione repressiva
della Questura che andava in ogni modo ad indirizzarsi verso larea dellultra-sinistra.
Numerosi sono gli articoli e soprattutto gli editoriali (molti dei quali non firmati e
quindi attribuibili al direttore, Baldassarre Molossi) che direttamente o indirettamente
auspicano un risoluto intervento repressivo
275
. Il giornale locale faceva poca
distinzione tra aggredito ed aggressore, puntando prevalentemente il dito accusatore
verso i movimenti antifascisti.
La polizia spar lacrimogeni allimpazzata nel tentativo di respingere la furia dei
manifestanti, ma il servizio dordine degli antifascisti riusc a liberare i militanti
catturati dagli agenti. Una vera e propria battaglia che vide il coinvolgimento di
centinaia, forse un migliaio, di semplici persone decise a dire basta alle aggressioni.
Solo dopo la quarta notte di scontri e dopo gli appelli congiunti delle forze politiche
del consiglio comunale (Psi, Dc, Pci, Psiup) che, condannando i disordini e la
violenta reazione dei manifestanti, auspicavano lintervento dei pubblici poteri per
ristabilire lordine nella citt, la questura, latitante verso le azioni dei neofascisti,
denunci dieci missini per laggressione agli operai.
Lazione diretta antifascista riusc a coinvolgere anche esponenti del movimento
partigiano cittadino. In particolar modo, a seguito degli scontri, la sezione dellAnpi
di Fidenza non esit a dichiarare: La nostra solidariet piena ed incondizionata con
tutti gli antifascisti che hanno attaccato il Movimento Sociale Italiano a Parma. Se
lantifascismo parlamentare non in grado di mettere al bando il Msi viva
lantifascismo extra-parlamentare
276
. Questo manifesto rapidamente far il giro delle

273
Cfr. Notte rovente in via Maestri dopo il ferimento di tre comunisti, Gazzetta di Parma, 23 maggio 1971.
274
Cfr. Ibidem.
Cfr. Gambetta William, Almirante non parler. Radici e caratteri dellantifascismo militante parmense, in Aa. Vv.
Parma dentro la rivolta, tradizione e radicalit nelle lotte sociali e politiche di una citt dellEmilia rossa 1968/1969,
cit., p. 308-309.
275
Cfr. E il momento di dire basta, Gazzetta di Parma, 27 maggio 1971.
276
Manifestino murale dellAnpi di Fidenza rinvenuto nellarchivio privato A. Bozzani ed allegato al presente lavoro.
84
cronache nazionali e susciter polemiche anche allinterno della stessa sinistra ma nel
contempo rinsalder legami tra la sinistra radicale e la base del partito togliattiano.
Questa chiara presa di posizione fa capire come una cospicua fetta dellelettorato
della sinistra storica, in particolare del Pci, non esitasse a riconoscersi nella teoria e
nella pratica della nuova sinistra.
Segno premonitore di una situazione che andava progressivamente degenerando sono
da considerarsi le innumerevoli denunce pubbliche, in particolare di Lotta Continua,
che segnalavano unintensa attivit e la riorganizzazione delleversione cittadina,
rinfocolata da elementi giunti da Roma, Perugia, Latina e Napoli a dar manforte ai
militanti della banda fascista di Parma: Spotti, Formaggioni, Ringozzi, Spagnolo,
Bonazzi, ed altri, sotto la direzione del federale Montruccoli, dal bar Bonanni di via
Farini orchestravano azioni per colpire antifascisti isolati. Centinaia di volantini che
descrivevano questa situazioni, menzionando nomi e contatti, venivano distribuiti in
tutta la citt, affissi sui muri e sui circoli di ritrovo
277
.
In piena estate i nostalgici del manganello si scatenarono in provocazioni durante il
festival dellUnit. Successivamente picchiarono selvaggiamente loperaio Mario
Adorni che rimarr riverso a terra davanti la sede del Msi per pi di unora. Vicenda
che si caratterizzer per latteggiamento della polizia volto ad impedire le
manifestazioni di protesta.
Il 27 e il 28 giugno del 1972 una serie di aggressioni e pestaggi si concludono con la
devastazione del bar di Celso in via Farini ritenuto dai gruppi di sinistra un covo
fascista, un insulto, un continuo pericolo per tutti i democratici. Il bar gestito da
un noto fascista venne distrutto per rappresaglia a seguito di una lunga serie di
intimidazioni e aggressioni. Proprio da l partivano, congiuntamente alla sede missina
di via Maestri, le spedizioni squadristiche dei militanti di destra
278
.
Non si pu escludere che molti camerati si riconoscessero in una pi ampia ed
unificante realt come i Comitati cittadini anticomunisti, organismo di raccordo e di
contatto con la galassia eversiva extralocale, supporto ideologico-organizzativo delle
azioni e degli scontri con gli antifascisti
279
.
Tra questa serie di tafferugli risalta la figura di Alessandro DIntino, assiduo
frequentatore dei bar che si affacciavano su piazza Garibaldi. Ventiduenne di origine
milanese e studente presso la locale universit di giurisprudenza, fu successivamente
trovato dalla polizia il 30 maggio 1974, durante unirruzione con scontri a fuoco, in
cui perse la vita lo stesso capo del commando nero Giancarlo Esposti, sulle montagne
di Rieti a Pian del Rascino, tra il Lazio e lAbruzzo, dove si teneva un campo di
addestramento paramilitare dellestrema destra
280
.

277
Cfr. Basta col fascismo, volantino di Lc, [maggio1971], archivio68, fondo R. Spocci, busta 3, fasc. 2, sn. 152,
biblioteca Balestrazzi, Parma.
278
Cfr. Martello Vittorio, Sono passati da Parma i commandos neri del tritolo, LOpinione Pubblica, 15 giugno 1974.
279
Pochi documenti furono firmati dal Comitato cittadino anticomunista, uno firmato assieme ai Gruppi di azione
rivoluzionaria. Tra questi emerge il volantino del 4 agosto 1972, pochi giorni prima del delitto Lupo, sintomo di un
inasprimento dei toni, teso a denigrare le posizioni del Pc(m-l)dI sullantifascismo, in biblioteca Balestrazzi,
archivio68, busta 3, fasc. 2, sn. 157.
280
Cfr. Aa. Vv. Storia dItalia cronologia 1815-1990, De Agostani, Novara, 1991, p. 685; Sono passati da Parma i
commandos neri del tritolo, Vittorio Martello, LOpinione Pubblica, 15 giugno 1974.
85
Giancarlo Esposti era un militante e responsabile delle Sam, Squadre dazione
Mussolini, ma operava anche nella formazione di Ordine Nero, che nella sola Milano,
tra il 1969 ed il 1974, firm 80 attentati. La ricorrenza della sua morte sar pi volte
commemorata dal gruppo di Avanguardia Nazionale, formazione nella quale militer
prima di morire. Esposti aveva con s ingenti quantitativi di esplosivo e di armi
281
.
Per comprendere meglio i legami tra lestremismo stragista di matrice neofascista ed
alcuni ambienti istituzionali che agivano non solo da copertura ma anche da regia
occulta, interessante ripercorrere la deposizione alla Commissione Stragi
dellavanguardista Alessandro Danieletti rilasciata nel dicembre 1993: Gi prima
della morte di Giancarlo Esposti sapevamo dei suoi rapporti con ambienti
istituzionali. Ricordo che mi regal una pistola , una Beretta 34 calibro 9 corto, che
lEsposti asseriva di averla ricevuta in dono da un maggiore dei Carabinieri. Detta
arma non venne repertata fra quelle sequestrate al momento del mio arresto a Pian del
Rascino. Inoltre, pi tardi, il DIntino mi disse che Giancarlo Esposti era un
confidente dei CarabinieriRicordo che aveva migliaia di munizioni calibro 7,62 per
il suo fucile di precisione e che queste erano custodite in cassette metalliche color
verde militare che avevamo con noi a Pian del Rascino.
282

DIntimo risultava attivo anche nel settore della destra studentesca e giovanile che,
oltre le tradizionali sigle del Fronte della Giovent, si presenta nella cittadina
emiliana, con il nome di Feas (Fronte Emiliano azione Studentesca) ed in tanti hanno
la convinzione che sia la sigla con la quale Ordine Nuovo si presentava nella citt
283
.
Presenza non secondaria, secondo le analisi svolte, risulta quella degli studenti greci
simpatizzanti del regime dei colonnelli che il 15 novembre 1971 aggredirono alcuni
profughi ellenici. Collegata con i camerati locali, la Lega degli studenti greci
intesseva rapporti anche con organizzazioni nazionali
284
.
Alcuni militanti della destra studentesca, tra i quali venne riconosciuto ed identificato
il missino Ennio Magnani, il 19 maggio del 1972 aggredirono uno studente di
magistero dopo uno scontro verbale. La notizia riportata dai giornali punter sulla
teoria dello scontro e non sullaggressione preparata, teoria gi conosciuta
285
.
Il 25 luglio 1972, alle ore 13,30, il giovane di sinistra Zefirino Ghirarduzzi viene
minacciato col solito coltello a serramanico da Edgardo Bonazzi, spalleggiato dal
Ringozzi. La minaccia rimane senza gravi conseguenze perch il Ghirarduzzi si
sgancia ad anche perch il titolare del bar in cui avviene lepisodio interviene
energicamente. Questo fatto importante perch collegato ad un altro in cui
coinvolto il giovane Lupo.
Come una sorta di avvertimento, mezzora dopo laggressione al Ghirarduzzi, mentre
percorreva la via Emilia, il giovane Lupo viene raggiunto da un coltello a

281
Cfr. Minna Rosario, Il terrorismo di destra, in Aa.Vv., Terrorismi in Italia, cit., p.51.
282
Dichiarazione di Alessandro Danieletti davanti alla Commissione Stragi datata 13 dicembre 1993, in Cucchiarelli
Paolo, Giannuli Aldo, Lo Stato parallelo-, LItalia oscura nei documenti e nelle relazioni della Commissione Stragi,
cit., p. 331.
283
Particolarmente attivi nel periodo in esame sono Massimo Moine, che attualmente ricopre cariche verticistiche
allinterno di A.N., Stella, Gemello Merlo, che andr a ricoprire incarichi ufficiali nel Msi, Pioli Daniele.
284
Aa. Vv., Contro il fascismo per il comunismo. Inchiesta sul neofascismo in Emilia-Romagna, cit.
285
Cfr. Studente colpito da un estremista di destra, Gazzetta di Parma, 20 maggio 1972; Studente percosso per motivi
politici, Il Resto del Carlino, 20 maggio 1972.
86
serramanico che lo colpisce alla schiena, per fortuna dalla parte dellimpugnatura e
non dalla punta. Autore, a bordo di una 1300 bianca, il missino Bonazzi che Lupo
riconosce bene assieme ad un secondo soggetto rimasto sconosciuto ma che non
escluso fosse il Ringozzi. Successivamente si scoprir che lauto targata PR 74720,
intestata al federale del Msi Montruccoli, i realt quella del partito: sar la stessa
auto che condurr verso Roma Ringozzi e Bonazzi appena un mese dopo lomicidio
Lupo, nel tentativo di sottrarsi allarresto
286
.
Come il gi citato rapporto della polizia aveva dettagliatamente riportato, questa serie
di pestaggi e aggressioni sono tutte premeditate e organizzate minuziosamente in
vista di un progetto destabilizzante del clima politico e sociale. Soprattutto i camerati
parmigiani dovevano godere di una tale rete di agganci politici e legali, da lasciarli
liberi di agire e di organizzarsi
287
.
Dalle corrispondenze epistolari, dai carteggi e dalle ambigue manovre della segreteria
del Msi emergeranno collegamenti e tutele altolocate riconducibili ad esponenti di
grosso calibro del panorama della destra nazionale.
Un vero e proprio dossier sui nomi e sui responsabili delle azioni dellestrema destra
di Parma fu pubblicato e distribuito da Lotta Continua nel 1973 con riferimenti anche
al neofascismo emiliano
288
.
Lotta Continua, sia a livello nazionale che locale, era particolarmente attenta
allevoluzione teorica e pratica del neofascismo extraparlamentare ed istituzionale. In
molte ricerche ricostru minuziosamente i percorsi politici ed i legami caratterizzanti
la maggior parte delle organizzazioni che operavano nel panorama eversivo. Vi erano
decine di militanti dediti allattivit di controinformazione e di studio sui gruppi
dellestrema destra ed i contatti che questi avevano anche al di fuori del territorio
italiano.
Anche il Pci elabor un dossier in cui si trovano notizie e ricostruzioni dei fatti di
eversione a Parma, comprendente anche una serie, paradossalmente indicata come la
pi cospicua, di azioni compiute da militanti di formazioni comuniste e antifasciste.
Da qui si pu capire la scarsa importanza che il maggiore partito della citt ed il
maggiore erede dellantifascismo storico ed istituzionale diede a certi avvenimenti e
soprattutto lo scarso sentore di quello che nellagosto del 1972 sarebbe avvenuto.

286
Cfr. Martello Vittorio, Perch la Procura non intervenuta contro gli uccisori di Mariano Lupo?, LOpinione
Pubblica, 20 giugno 1974.
287
Cfr. Dal 1969 al 1972 sono numerose le aggressioni che vedono coinvolti militanti di formazioni dellestrema destra
ed i nomi, riportati dalla cronaca giornalistica e dalle sentenze emesse dallautorit giudiziaria, nonch dai dossier e
dalle pubbliche denuncie di militanti ed organizzazioni antifasciste, sono spesso gli stessi. Tra questi per una certa
continuit spiccano: D. Ballabeni, i fratelli Edgardo, Alberto e Mario Bonazzi, G. Chiesa, P.L. Ferrari, R. Formaggini,
M. Guidi, E. Lambertenghi, E. Magnani, P. Maini, G. Merlo, F. Molinari (commissario federale del Msi dal novembre
1968 al giugno 1971), P. Montruccoli (commissario federale del Msi dal luglio 1971 al luglio 1972), P. Pia, A.
Ringozzi, L. Saporito, G. Spagnolo. B. Spotti, F. Taroppio, E. Gherarduzzi, D. Bacchi. Perlopi si tratta di militanti
appartenenti alla media-alta borghesia e al sottoproletariato urbano, gravitanti intorno alla sede del Msi locale anche se
appartenenti a gruppi dellultra-destra. A tal proposito cfr. Gambetta William, Almirante non parler. Radici e caratteri
dellantifascismo militante parmense, in Aa. Vv. Parma dentro la rivolta, tradizione e radicalit nelle lotte sociali e
politiche di una citt dellEmilia rossa 1968/1969, cit., p. 328; inoltre Cfr. Aa. Vv., Contro il fascismo per il
comunismo. Inchiesta sul neofascismo in Emilia-Romagna, cit.
288
La maggior parte delle informazioni sono rintracciabili anche nello statuto del Comitato antifascista Mariano Lupo
formatosi successivamente alla morte del giovane e reperibile presso la biblioteca Balestrazzi di Parma.
87
Pu apparire strano che in una citt apertamente rossa e di profonda tradizione
antifascista si susseguissero violenze squadriste e aggressioni organizzate, cos come
pu risultare strano che fatti di questo tipo, che magari in altre citt italiane furono
per cos dire allordine del giorno, vengano amplificati e fatti oggetto di studio. Ma
proprio in questo duplice aspetto risiede la curiosit e la necessit di una ricostruzione
attenta del fenomeno: lantifascismo viscerale della storia parmense lascia supporre
che lattivit delle trame nere potesse essere cos operativa solo grazie a sostegni e
strutture di supporto esterne.
Alcuni militanti di allora, da me intervistati, sostengono che Parma sia stata scelta
dalla destra come palestra politica per le operazioni di provocazioni e per la sua
posizione geografica strategica che permetteva ramificazioni e contatti facili tra nord,
centro Italia e lestero. Una citt da sempre governata da giunte rosse e con una
radicata presenza nel tessuto sociale e politico di convinti antifascisti,
caratterialmente antiautoritari, poteva sembrare il luogo ideale, agli occhi di certe
compagini legate al neofascismo nazionale, per sperimentare reazioni alle
provocazioni e per sondare il tenore della risposta dei comunisti e del blocco sociale
antifascista
289
.
La tenace ed organizzata presenza delle camicie nere a Parma, seppur minoritaria
rispetto al fermento delle formazioni della sinistra storica e di quella
extraparlamentare, non pu essere spiegata non prendendo in seria considerazione le
ampie coperture politiche di cui esse godevano
290
. Coperture che si dimostrarono
decisive in diversi episodi ma che a seguito dellomicidio Lupo verranno
parzialmente smascherate.
La strategica mescolanza tra manganellatori e fascisti in doppiopetto pu aiutare non
poco a ricostruire le dinamiche che portarono al clima di intimidazione che raggiunse
il suo pi drammatico epilogo la sera dellagosto del 1972.
Lo stesso Almirante, indiscusso dirigente e fondatore del Msi, nonch importante
repubblichino, aveva un triste ricordo della citt di Parma, risalente al 16 maggio del
1970 quando era giunto nella cittadina emiliana in occasione del comizio dapertura
del Msi per le elezioni amministrative. Il segretario parl, a dire il vero per pochi
minuti, da un piccolo palco posto in un angolo in via Garibaldi, dato che il Comune
aveva confermato il divieto delluso del Palazzo del Governatore al partito missino.
Anche in questa occasione nella piazza si contrastarono attivisti dei due fronti, ma
insieme ai giovani della sinistra extraparlamentare anche il Pci aveva mobilitato i
propri iscritti.
A dividere i contestatori dal servizio dordine della destra (che si present con caschi
e manganelli), la questura schier cinquecento uomini tra agenti di pubblica
sicurezza, carabinieri e battaglione mobile Padova giunto nella citt emiliana per
loccasione. Appena inizi lorazione, Almirante fu sommerso da un assordante
clamore di fischi e invettive, mentre contemporaneamente, a seguito di unazione di
sabotaggio, saltava limpianto di amplificazione. Alcuni dipendenti dellazienda

289
Intervista rilasciata allautore da Ettore Manno.
290
Cfr. Gazzetta di Parma, Novecento, fatti, protagonisti e conquiste del nostro secolo, De Agostini, Novara, 1998, p.
505.
88
municipalizzata del gas fecero uscire, da alcune bocchette di aerazione poste vicino al
palco, un composto chimico che rese irrespirabile laria. Il comizio fu
immediatamente interrotto e iniziarono violenti scontri fra le opposte fazioni e
violente azioni da parte della polizia e dei carabinieri. Almirante lasci in tutta fretta
la citt, tuttavia i disordini proseguirono anche verso le strade adiacenti e in via
Maestri, dove cera la sede missina, con ripetute cariche degli agenti nei confronti dei
numerosi antifascisti intervenuti
291
.
La battaglia cess solo alle quattro di notte, ma riprese la sera dello stesso giorno,
dopo laggressione ai due lavoratori di sinistra documentata nel presente lavoro.
Almirante era stato duramente contestato anche lanno precedente con numerosi
tafferugli tra manifestanti antifascisti, in particolare del Movimento studentesco
locale
292
, forze dellordine e missini.
Il minimo comune denominatore ad entrambi gli episodi rappresentato dallunit di
azione e dallabbraccio generazionale tra i gruppi dellestrema sinistra e i militanti
protagonisti della Resistenza e delle lotte legate alla sinistra storica. Convergenza che
sfuggiva al controllo delle gerarchie di partito e sindacali, che molto spesso temevano
uno slittamento dei propri iscritti e simpatizzanti verso derive pi radicali e verso
contenuti propensi allazione diretta cari alla sinistra rivoluzionaria.





Paragrafo 2.8 - Loccupazione della sede del Msi da parte dellala oltranzista dei
camerati locali. Le lettere di espulsione retrodatate



Un mese prima dellomicidio Lupo, precisamente il 21 luglio del 1972, allinterno
della Federazione di Parma del Msi, a seguito di contrasti tra la linea oltranzista e la
linea istituzionale, venne sostituito dallesecutivo nazionale missino Pietro
Montruccoli, commissario provinciale dal71, con Aldo Colli, esponente della
corrente moderata
293
. Pochi giorni dopo, il gruppo fedele a Montruccoli, che molte
voci provenienti dagli ambienti antifascisti davano sempre pi vicino ad Avanguardia
Nazionale,
294
tra cui Andrea Ringozzi, Gemello Merlo, Bruno Spotti ed Edgardo
Bonazzi, occup la sede provinciale, mentre gli organi dirigenti del partito avviarono

291
Cfr. Gambetta William, Almirante non parler. Radici e caratteri dellantifascismo militante parmense, in Aa. Vv.
Parma dentro la rivolta, tradizione e radicalit nelle lotte sociali e politiche di una citt dellEmilia rossa 1968/1969,
cit., p. 301.
Cfr. Tafferugli e scontri fra estremisti dopo il comizio dellon Almirante, Gazzetta di Parma, 17 maggio 1970.
292
Cfr. Brugnoli, Gambetta, Manotti, Melegari, Studenti e operai nel sessantotto di Parma, le lotte sociali nel parmense
alla fine degli anni sessanta, Critica e Conflitto, Parma, anno II, n. 11, novembre 1998.
293
Cfr. Martello Vittorio, Inchiesta della magistratura sulle trame nere di Parma, LOpinione Pubblica, 11 gennaio
1975.
294
Cf. Organizziamo la lotta antifascista, ciclostilato del Movimento studentesco, Parma [ aprile 1975], archivio
personale di Leonardo Di Jorio.
89
un formale processo di espulsione nei confronti dei dissidenti sedicenti vicino alle
posizioni del gruppo dellultra-destra Ordine Nuovo.
I contrasti di Parma rispecchiavano lambiguit del Msi tra la disponibilit
istituzionale verso la Democrazia Cristiana e il tacito consenso, il benevolo
accoglimento se non la protezione, per gli estremisti di destra da un lato e per i
membri del partito, protagonisti di fughe in avanti nella politica dello scontro,
dallaltro
295
.
Evidentemente era intenzione della direzione nazionale restituire una facciata per cos
dire democratica e accettabile dallopinione pubblica, anche alla luce dei risultati
elettorali delle elezioni politiche nazionali del 7 maggio 1972 che registrarono un
sensibile, anche se limitato, spostamento a destra
296
. Il Pci e la Dc non ottennero
variazioni di rilievo (il Pci ottenne il 27,2% dei voti e la Dc il 38,7%); il Psi tocc il
suo minimo storico, retrocedendo al 9,62%. La vera novit fu un grande incremento
conseguito dai neofascisti, guidati da Almirante, presentatisi come Msi-Dn (Destra
Nazionale), dopo aver assorbito il piccolo partito monarchico, passando dal 4,4%
delle elezioni del 1968 all8,7%.
Tragico fu invece il risultato a sinistra. Circa un milione di voti andarono dispersi su
tre liste che non raggiunsero il quorum: quella del Psiup, che dal 4,5% scese all1,9%,
senza riuscire ad ottenere neppure un deputato
297
; quella del Manifesto, espressione di
certa parte dei movimenti della nuova sinistra, che ottenne lo 0,7% e quella del Mpl
(Movimento Politico dei Lavoratori), una formazione politica cattolica promossa da
Livio Labor, che mirava a raccogliere i voti dei cattolici inquadrati a sinistra e che
ottenne un risultato ancora inferiore
298
. In seguito allesito elettorale si form un
governo di centrodestra presieduto da Giulio Andreotti e formato da Dc, Pli e Psdi; lo
Psiup si sciolse e il Psi pass allopposizione.
La direzione di Almirante comport unastuta combinazione di candidati: da una
parte vi erano, come gi accennato precedentemente, anziane figure delle istituzioni
militari, come De Lorenzo e lammiraglio Gino Birindelli, a suo tempo comandante
della Nato nel Mediterraneo; dallaltra vi erano agitatori come Pino Rauti e Saccucci,
pi strettamente legati allideologia fascista
299
.
Anche se questo governo cadde nel 1973 lasciando il posto ad una coalizione
presieduta da Rumor e comprendente Dc, Psi, Pri e Psdi
300
, la rinascita di consensi,
soprattutto nel sud, della compagine missina merita di essere analizzata anche nei
comportamenti e nelle trasformazioni che avvennero nella realt specifica di Parma
che costituiva, per il Msi, un bacino elettorale minimo.
Lobiettivo di questa analisi cercare una dimostrazione dei collegamenti e delle
coperture politiche locali tra il partito di Almirante e le frange di picchiatori

295
Ignazi P., Il polo escluso, profilo del Movimento Sociale Italiano, Il, Il Mulino, Bologna, 1989.
296
Cfr. Ginsborg Paul, Storia dItalia dal dopoguerra a oggi, societ e politica 1943-1988, cit.,pag. 454.
297
La maggioranza del Psiup entr nel Pci, mentre una minoranza si accost ai gruppi rivoluzionari battezzandosi Pdup
(al congresso di Livorno del novembre 1972) insieme a quella parte del Mpl che rifiutava la convergenza nel Psi.
298
Per i risultati elettorali Cfr. Craver P., La Repubblica dal 1958 al 1992, in Storia dItalia, diretta da G. Galasso, vol
XXIV, Utet, Torino, 1995 p.489-490.
299
Vedi Ginsborg Paul, Storia dItalia dal dopoguerra a oggi, societ e politica 1943-1988, cit., p. 454-455.
300
Ibidem.
90
extraparlamentari che, bench espulsi o in qualche senso rinnegati dal partito, erano
esecutori di un medesimo disegno eversivo e necessari al programma di
fascistizzazione dello Stato.
I timori di una progressiva svolta autoritaria nelle strutture dello stato furono
parzialmente confermati dallelezione di Giovanni Leone, candidato della Dc in
sostituzione di Fanfani, a presidente della Repubblica il 24 dicembre dellanno
precedente, il 1971, grazie ai voti determinanti del Msi. Emblematiche le sue prime
iniziative politiche: lo scioglimento anticipato del Parlamento, evento che non aveva
precedenti nella storia della Repubblica, e la nomina di un governo monocolore Dc
presieduto da Giulio Andreotti in sostituzione del dimissionario governo Colombo
(gennaio 1972)
301
.
A livello nazionale la forza politica dellestrema sinistra che maggiormente si batteva
contro lelezione di Fanfani alla presidenza della Repubblica, il fanfascismo, era
proprio Lotta Continua che da tempo denunciava linfiltrazione nei poteri dello stato
di elementi fascisti. Denunciava il timore di uninvoluzione autoritaria delle
istituzioni volta a reprimere la lotta operaia, attraverso la limitazione del diritto di
sciopero, la messa fuorilegge dei gruppi rivoluzionari, larresto indiscriminato dei
militanti. Lotta Continua e Potere Operaio, infatti, erano in quel periodo oggetto di
una martellante repressione portata avanti dalla polizia e dalla magistratura
302
.
Via la Dc dai cortei antifascisti, di questo stato non ci fidiamo lantifascismo
rosso non democristiano, sono gli slogan che i nuovi contestatori scandiscono
nelle piazze per ricordare la strada pericolosa ed involutiva per la democrazia, aperta
da alcune scelte del partito dello scudo crociato.
In questo contesto nazionale si cala la ricostruzione dellattivit particolarmente
intensa delle trame nere che a Parma raggiungono livelli di provocazione elevati che
sfoceranno col delitto Lupo.
La direzione Almirante signific anche comunanza dazione tra camerati in cravatta e
manganellatori, che non esitavano a coprirsi a vicenda in ottemperanza ad una linea
eversiva e destabilizzatice dello stato e della societ. Se il neofascismo nazionale
aveva bisogno di un aspetto impeccabile ed affidabile per penetrare nelle istituzioni e
nella societ civile mostrando una facciata pulita e democratica, aveva altres
necessit di elementi che svolgessero il lavoro sotterraneo, quindi di tutte quelle
componenti squadriste che non rifiutavano le aggressioni fisiche verso gli avversari
politici e che non biasimavano il ricorso anche a gesti pi estremi, tristemente famosi
nella storia della Repubblica. La facciata andava quindi salvaguardata e difesa da
macchie e da attacchi che attentassero alla istituzionalit ed al buon operato del
partito missino.
A conferma di ci vi la dichiarazione della federazione di Parma del Msi
allindomani del delitto Lupo.

301
Cfr. Ginsborg Paul, Storia dItalia dal dopoguerra a oggi, societ e politica 1943-1988, cit.; P. Craver, La
Repubblica dal 1958 al 1992, in Storia dItalia, diretta da G. Galasso, vol XXIV, Utet, Torino, 1995, p. 480-487.
302
Pot. Op. denunci la persecuzione intensiva che colp i suoi militanti nella primavera del 1971 come si evince
dallarticolo Linfinita potenza dello Stato, Potere Operaio, n. 40-41, p. 10-11; per la persecuzione di Lotta Continua cfr.
Bobbio Luigi, Storia di Lotta Continua, cit., p. 91-92.
91
Nel comunicato ufficiale la segreteria afferma la totale estraneit del partito al delitto
dichiarando che i quattro imputati, Bonazzi, Ringozzi, Ferrari, Saporito, tutti militanti
della locale sezione, erano stati espulsi dal partito precedentemente al fatto. A tal
proposito fu esibita la lettera di estromissione che recava una datazione anteriore al
25 agosto 1972. Con questa mossa la segreteria missina cerc di far ricadere tutta la
responsabilit unicamente sugli imputati asserendo che il giorno dellomicidio non
erano pi iscritti. Ma ben presto, a seguito di ulteriori accertamenti pubblicati dalla
stampa locale, si scopr che la lettera di espulsione era stata scritta dopo il delitto ed
appositamente retrodatata
303
.
Le lettere autentiche di estromissione dal partito, su decisione della commissione
centrale di disciplina del partito missino, portavano la data del 26 ottobre del 1972.
304

La data rimane quindi una circostanza importante per comprendere i rapporti che
intercorrevano fra il partito e certe azioni provocatorie e delittuose che dal 1969 al
1972 fecero della cittadina ducale un punto di forza della spirale di violenza che
invest lEmilia.
Non solo la posizione della locale federazione fu di dissociazione e di estraneit,
definendo addirittura i suoi ex-camerati come volgari delinquenti, ma la stessa linea
fu ufficializzata dalla dirigenza nazionale missina per mezzo dellorgano ufficiale del
partito Il Secolo dItalia nelle cui pagine si parlava del Bonazzi come di un volgare
teppista; Almirante stesso a pi riprese parler di giovani dissidenti e di frange
incontrollabili scisse dal partito e senza legami con esso.


Paragrafo 2.8- Le corrispondenze dal carcere


Le prove pi evidenti di coinvolgimenti che segnano il rapporto di tutela risiedono in
scambi di corrispondenze avvenute successivamente al delitto in questione e
pubblicate in esclusiva da alcune testate a tiratura locale. Particolarmente attento alla
ricostruzione dei fatti legati alle inchieste sulle trame nere emiliane e sui risvolti
dellomicidio Lupo fu il giornalista Vittorio Martello su LOpinione Pubblica che
pubblic in esclusiva delle lettere stranamente uscite dalla cancelleria del Tribunale
di Ancona. La richiesta dei legali della difesa, lavvocato De Palma di Parma e
lavvocato Bezichieri di Bologna, consisteva nel traslare il processo verso i tribunali
veneti politicamente bianchi e conservatori. Ad assistere Bonazzi e camerati ci fu
anche lavvocato Grasselli, consigliere comunale del Msi di Reggio Emilia
305
.
Le missive furono inviate ai detenuti presso il carcere dove si trovavano reclusi.
La prima lettera di Montruccoli, ex federale della linea per cos dire dura, a
Ringozzi: in essa Montruccoli rinnova profonda amicizia e solidariet ad un fratello
colpito ingiustamente da un destino avverso. La seconda quella in cui Molinari

303
Cfr. Martello Vittorio, Prima uccidono, e poi li espellono dal partito, LOpinione Pubblica, 21 giugno 1975.
304
Cfr. Lettera di estromissione della direzione nazionale del Msi, commissione centrale di disciplina, nei confronti di
Montruccoli Pietro, Ringozzi Andrea, Gemello Merlo, Bruno Spotti, Edgardo Bonazzi, archivio Centro Studi per la
Stagione dei Movimenti, Parma, fondo M. Giuffredi, busta 7, fasc. Mariano Lupo (omicidio).
305
Cfr. Tutti catturati i 5 aggressori del Lupo, Gazzetta di Parma, 28 agosto 1972.
92
invita Bonazzi a confidare nella solidariet dei tanti amici che lo considerano da
sempre il migliore. Nellepistola inviata a Bonazzi da Gemello Merlo, altro
componente della banda nera nonch responsabile di Ordine Nuovo per molti anni ed
implicato nella vicenda di una bomba nella sede degli industriali nellagosto del
1971, si legge che in galera per lomicidio poteva andarci chiunque della banda.
Ma la missiva pi rappresentativa quella trasmessa da Molinari a Bonazzi, che
viene informato di un colloquio che dovr sostenere con lon. Cerullo, di Modena,
che a parere di Molinari risulta lunico amico sincero rimasto e disposto ad aiutare
con ogni mezzo a sua disposizione, sia materialmente che moralmente, gli amici cos
duramente colpiti. Durante lincontro, si legge, decideranno se uscire dal Msi o
continuare autonomamente la lotta, ma anche in considerazione di ci che far
Almirante.
Molinari conclude auspicandosi che a difendere i suoi figli migliori sia lo stesso
partito.
Il legame di interesse tra i doppiopettisti, impegnati a difendere il proprio nome e la
propria reputazione, e gli esecutori di atti sporchi viene confermato sempre da una
lettera che il Bonazzi sped allallora segretario missino avvocato Aldo Colli, della
linea pulita. La lettera, che reca il timbro dellufficio postale di Spoleto, fu spedita
il 15 maggio del 1973 e dice testualmente: Carissimo camerata, ti ringrazio di cuore
per il tuo interessamento nei miei confronti, anche se in passato ho avuto il torto di
oppormi alla tua nomina al federale. Purtroppo mi sono fidato di disonesti, che ora
cercano di sfruttare il nome di chi ora caduto in disgrazia, per mangiare alle sue
spalle senza un minimo di dignit. Ti prego di opporti con tutte le tue forze perch un
simile imbroglio non avvenga. Loro se raccolgono soldi lo fanno unicamente per le
proprie tasche, non, e di questo ne sono certo, per aiutare la mia famiglia e quella dei
miei coimputati. Ti ringrazio e cordialmente ti saluto, tu e tutti i camerati.
Cameratescamente Edgardo Bonazzi
306
.
La lettera dimostra in modo inconfutabile come la faccia del perbenismo dei fascisti
morbidi di Parma, quella che mostrarono ai cittadini ed allopinione pubblica, fosse
essenzialmente un falso.
Allargando lo sguardo alla situazione nazionale non si pu non prendere in
considerazione, per comprendere significativamente le tattiche eversive dopo la
grande ondata creativa e rivoluzionaria del 1968-69, la linea emersa al congresso
nazionale del Msi dellautunno 1970, in cui Almirante aveva operato una sintesi fra
lala intransigente e lala legalitaria del movimento, inaugurando la cosiddetta tattica
del doppio binario.
Questo nuovo assetto fa conoscere allItalia un vento di destra che porter ad
unintensa attivit eversiva, come il tentato golpe del principe Junio Valerio
Borghese, comandante della X Mas durante la Repubblica di Sal nel 1945-55, nella
notte tra il 7 e l8 dicembre 1970 (conosciuta come la notte di Tora Tora), rivelato
solo il 17 marzo quando il suo promotore era gi al riparo nella Grecia dei colonnelli.

306
Per una testuale riproduzione delle lettere possibile visionare le fotografie pubblicate in alcune copie di giornali fra
i quali: Martello Vittorio, Inchiesta della magistratura sulle trame nere di Parma, LOpinione Pubblica, 11 gennaio
1975 ed anche Martello Vittorio, Caro Camerata ci hanno traditi, LOpinione Pubblica, 21 giugno 1975.
93
Dallautunno del 70 il Msi radicalizza e per un certo verso alimenta la protesta di
Reggio Calabria per il capoluogo di regione. Le sigle e le manifestazioni eversive al
limite del golpismo (a Roma nel marzo 71 manifestano gli Amici delle forze
armate) conoscono una straordinaria fioritura.
Questo rafforzarsi dellattivit dellestrema destra in questi anni, e soprattutto lopera
di avvicinamento delle frange pi estreme allattivit dellapparato legalitario del
partito, voluto dallo stesso suo leader, pu aiutarci a comprendere molte attivit e
molte coperture, pi o meno palesi, che affiancarono le due ali della destra radicale
anche nella Parma storicamente antifascista.



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Giuffredi, busta 7, fasc. Mariano Lupo (omicidio);

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Stagione dei Movimenti di Parma, fondo M. Giuffredi, busta 7, fasc, Mariano Lupo (omicidio);

Manifestino murale dellAnpi di Fidenza rinvenuto nellarchivio privato Andrea Bozzani ed
allegato al presente lavoro;

96
Oggi 15 gennaio: si apre a Parma il processo contro i fascisti assassini di Mario Lupo, volantino
del Ms, Parma 15 gennaio 1974, archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti di Parma,
fondo M. Giuffredi, busta 7, fasc, Mariano Lupo (omicidio);

Basta col fascismo, volantino di Lc, [maggio1971], archivio68, fondo R. Spocci, busta 3, fasc. 2,
sn. 152, biblioteca Balestrazzi, Parma;

Comitato cittadino anticomunista, firmato assieme ai Gruppi di azione rivoluzionaria, volantino del
4 agosto 1972, teso a denigrare le posizioni del Pc(m-l)dI sullantifascismo, in biblioteca
Balestrazzi, archivio68, busta 3, fasc. 2, sn. 157;

Vietnam una ferita del mondo, volantino del Comitato di lotta contro il fascismo e
limperialismo,per lindizione di una manifestazione per il giorno 20 maggio 1972, Parma maggio
1972, archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti di Parma, fondo m. Giuffredi, busta 6,
fasc. autoriduzioni;

15 gennaio 1974: inizia a Parma il processo contro gli assassini fascisti di Mario Lupo, volantino
di Ms, Lc, Pdup, com.antifasc e antimper, PddI m-l, Parma 12 gennaio 1974, archivio Centro Studi
per la Stagione dei Movimenti di Parma, fondo M. Giuffredi, busta 7, fasc, Mariano Lupo
(omicidio);

Sia messo al bando lMsi, volantino della federazione parmense della Fgci , Parma 28 agosto 1972,
archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti, fondo M. Giuffredi, busta 7, fasc. Mariano
Lupo (omicidio);

Documento della Federazione Italiana Emigrati e famiglie di Parma, Parma 26 agosto 1972,
archivio68, fondo R. Spocci, busta 3, fasc. 2, sn. 169, biblioteca Balestrazzi, Parma;

Onore a Mariano Lupo, volantino dei gruppi comunisti di Bo, Ce, Pc, sez. Italiana della IV
Internazionale, 26 agosto 1973, archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti Parma, fondo
M. Giuffredi, busta6, fasc. documenti politici vari, volantini, documenti, gruppi vari;

Manifestazione di appoggio alla lotta del Vietnam, volantino della Fgci e del Mpl per
manifestazione in sostegno del Vietnam presso la sala teatro ex-Enal, Parma 10 aprile 1972,
archivio68, biblioteca Balestrazzi, busta 3, fasc. 2, sn.40;

Statuto del comitato antifascista M. Lupo, Parma 14 settembre 1972, archivio privato A. Bozzani;

Compagni operai, lavoratori, donne di Parma, sostenete la lotta antifascista, Manifesto del
comitato antifascista M. Lupo, Parma, aprile 1973, archivio Centro Studi per la stagione dei
Movimenti Parma, fondo manifesti politici;

Nuove provocazioni dei fascisti greci a Parma, volantino del Circolo degli studenti greci
Macrjiannis, Parma [marzo 1971], archivio68, fondo R. Spocci, busta 3, fasc.2, sn. 129, biblioteca
Balestrazzi, Parma;

Chi sono i fascisti e chi li paga, volantino di Lotta Continua, Parma 5 gennaio 1972, archivio68,
biblioteca Balestrazzi, busta 3. fasc. 1, sn. 22;

Manifestazione contro aumenti della tariffe della Sip e contro gli stacchi, archivio Centro Studi per
la Stagione dei Movimenti Parma, fondo manifesti politici;
97

Manifesto politico del Comitato promotore delle autoriduzioni, Parma 6 novembre 1975, archivio
Centro Studi per la Stagione dei Movimenti Parma, fondo manifesti politici;

Collettivo di Giurisprudenza del Movimento Studentesco di Parma, Inchiesta sul fascismo a Parma,
dossier n. 1, seconda edizione, cip v.lo Grossardi, 4, Parma 14 maggio 1972, biblioteca Balestrazzi,
archivio68, busta 9, fasc. unico. sn. 95;

Il Ms di Parma saluta e appoggia il Convegno provinciale dei delegati di fabbrica e invita gli
studenti, i lavoratori, i sinceri democratici a parteciparvi, volantino del Ms, Parma 5 luglio 1972,
archivio68, fondo R. Spocci, busta 3, fasc. 2, sn. 149, biblioteca Balestrazzi Parma;

Il Movimento Studentesco indica di votare a sinistra come momento di denuncia politica contro la
svolta reazionaria e la dittatura della DC, volantino del Ms di Parma, Parma 13 1prile 10 aprile
1972, archivio68, fondo R. Spocci, busta 3, fasc. 2, sn. 50, biblioteca Balestrazzi Parma;

Lotta Partigiana, organo del Comitato antifascista e antimperialista di Parma, Parma 10 novembre
1973, archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti di Parma, fondo M. Giuffredi, busta 6,
fasc. bollettini vari non di partiti o gruppi 71-72-73;

Pci Federazione di Parma,sez. Problemi dello Stato, Fatti di eversione a Parma 1975-1980,
autoprodotto dalla stessa federazione, archivio personale Ettore Manno;

Strappato laccordo sulle tariffe elettriche. Lautoriduzione paga, volantino fronteretro del Pdup
per il comunismo, Parma, 21 dicembre 1974, archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti
di Parma, fondo M. Giuffredi, busta 6, fasc. autoriduzioni;

Autoriduzione problema allordine del giorno nelle fabbriche, nei quartieri, nel sindacato,
opuscolo informativo del Pdup, [ottobre 1975], archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti
di Parma, fondo M. Giuffredi, busta 6, fasc. autoriduzioni;

La vertenza Salvarani: finita la favola del buon padrone, opuscolo della cellula di fabbrica,
commissione operaia della Federazione del Pci, Parma [1973], biblioteca Balestrazzi, archivio68,
fondo Linguaggio dei volantini, busta 10, fasc. unico, sn. 15;

Autoriduzione: forma efficace di lotta popolare per difendere il salario dalla rapina dei padroni e
del governo, volantino informativo del comitato promotore, archivio del Centro Studi per la
Stagione dei Movimenti di Parma, fondo M. Giuffredi, busta 6, fasc. autoriduzioni;

4 dicembre sciopero contro il governo, per la contingenza, le pensioni, loccupazione, volantino
del Pdup per il comunismo, 30 novembre 1974, archivio Centro Studi per la Stagione dei
Movimenti, fondo M. Giuffredi, busta 6, fasc. autoriduzioni;

Cosa fanno i padroni sopra le nostre teste sulla vertenza Salvarani, opuscolo del Pdup per il
comunismo, Parma 18 dicembre 1974, archivio Centro Studi per la Stagione dei Movimenti, fondo
M. Giuffredi, busta6, fasc. autoriduzioni;

Circolare interna del partito, Perch il Pdup ha votato contro la Spa, Societ parmanse
insediamenti produttivi, Circolare interna del Pdup, supplemento a Il proletario, Parma, dicembre
1973, archivio68, fondo R. Spocci, busta 5, fasc. 4, sn. 4, biblioteca Balestrazzi, Parma;

98
Lantifascismo rimosso, Lomicidio di Mario Lupo e il movimento antifascista degli anni Settanta,
in Critica e Conflitto, lettera di informazione del Laboratorio Marxista di Parma, anno 6, n. 7-8,
luglio/agosto 2002;

Organizziamo a Parma la lotta antifascista, ciclostilato del Movimento Studentesco, Parma [1975],
archivio personale di Leonardo Di Jorio;

Sentenze ed atti processuali reperiti presso lo studio legale Avv.D.Bozzini composto da oltre 10
faldoni e numerosi atti sciolti.




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6. Fonti orali

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Parma;

101
Intervista rilasciata da Cristina Quintavalla, ex leader del Comitato unitario di lotta per la casa, il 7
luglio 2003, a Parma;

Intervista rilasciata da Massimo Giuffredi, detto Paco, ex-militante del Manifesto, il 16 ottobre
2003, a Parma;

Intervista rilasciata da Pier Paolo Novari, ex-militante del PC(m-l)dI, il 5 luglio 2003, a Parma;

Intervista rilasciata da Ettore Manno, ex-militante di Lotta Continua, il 9 luglio 2003, a Parma;

Intervista rilasciata da Giorgio Ghirarduzzi, ex-militante di Lotta Continua, il mese di settembre-
ottobre 2004, a pi riprese, a Parma;

Intervista rilasciata da Leonardo Di Jorio, membro del direttivo della sezione Gramsci del PCI di
Parma, il 29 ottobre 2004, a Parma.



7. Fonti giornalistiche
LOpinione Pubblica (quindicinale locale), Gazzetta di Parma (quotidiano locale), Il Resto del
Carlino, Repubblica, LUnit (quotidiano ed organo del Pci-Ds), La Stampa, Il Tempo, Lotta
Continua (organo dellomonimo gruppo), Il Manifesto (organo dellomonimo gruppo), Paese Sera,
Corriere della Sera, Il Giorno.