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com/MenteSuggeSostanza grafica ed impaginazione: D22 Gecko Art in copertina: Camminando per il sentiero in primavera, Ma Yuan (Dinastia Song)

Haiku
il sentimento delle cose

a cura di MenteSuggeSostanza

orientamenti

Indice
• Introduzione • Matsuo Basho • Yosa Buson • Kobayashi Issa • Masoka Shiki • Altri Autori 9 16 26 32 38 46

Guardando fiori di pruno al chiar di luna, Ma Yuan (Dinastia Song)

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Introduzione
Nella lunga fase della lirica giapponese che va dal VIII al XV secolo d.C. - cioè dal Manyoshu a tutta la serie della ventuno antologie (Chokusenshu) compilate per volontà imperiale, il modello principale è il Tanka, strofa di 31 sillabe suddivisa in cinque misure, rispettivamente di 5,7,5,7, e 7 sillabe. In questo modo metrico, il bisogno di essenzialità dello spirito giapponese arriva subito a riconoscersi in termini di logica formale, in una sigla immaginativa e stilistica tessuta su pochi accordi, ma capace, di infinite variazioni musicali. Intanto, fra il XIV e il XV secolo, nel gusto giapponese comincia a farsi strada un’altra forma poetica, il Renga, la “poesia catena”, forma tra ludica e cerimoniale, nascente dall’incontro e dal dialogo tra diversi poeti. Il renga parte dalla struttura del Tanka, e su quello schema binario s’inseriscono gli interventi dei poeti che partecipano alla riunione, fino a creare appunto la concatenazione poetica che può arrivare sino a cento strofe. La sua stessa natura ha condannato il Renga a degenerazioni meccaniche, ma il fine senso estetico giapponese ancora una volta interviene portando una ventata di freschezza, nel XVII secolo, grazie soprattuto ad un poeta straordinario come Matsuo Basho, dal Renga si stacca quella prima misura dello

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schema binario e diventa corpo isolato dal tutto, una poesia di sole tre misure, chiamata all’inizio Haikai e poi Haiku. Il grande Haiku è il momento decisivo della civiltà giapponese, esso racchiude l’essenza più pura dell’animo giapponese, che si schiude come un loto ai primi lucori dell’alba. L’haiku è lo spazio breve di un respiro, l’incresparsi di una piccola onda, una goccia che greve cade sul suolo, una fugace immagine della realtà: Mono No Aware, il sentimento delle cose: la nostalgia, il rimpianto per il tempo che passa, la comprensione della mutevolezza e della caducità senza sofferenza, una poesia che vive di silenzi, ma brucia come una fiamma istantanea il poeta, i cui pensieri gli imprigionavano la mente. Cosa rappresenta l’Haiku? la totale inadeguatezza del linguaggio nei confronti dell’espressione del reale, l’esigenza di sfidare le parole, di sperimentare, tornare all’essenzialità del mondo, nuda e cruda, essere vicini ad una lama affilata, percepire il tremolio fatuo delle ombre del divenire, un unico semplice gesto, per cogliere la visione minima ma immensa del Tutto. Elementi principali di questa poesia sono lo “Yugen”, chi saprà coglierlo si troverà in contatto con il mistero, il termine è composto da due caratteri Yu, che significa indistinto, vago, flebile, e Gen, misterioso, occulto, potrebbe essere reso con “profondità misteriosa”, è il carattere della realtà, impossibile da cogliere attraverso la razionalità, ma solo con

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la semplicità della visione, questa vaghezza è piena di tutte le cose del creato, è l’unione del mistero con la realtà mondana. Ecco perché l’haiku invita all’immedesimazione, la situazione descritta deve essere vissuta dal lettore, è un godimento della rivelazione. La struttura dell’haiku comporta questo piacere, e un qualsiasi lettore diventa subito scrittore, secondo Roland Bathes, esso possiede: “una proprietà fantasmagorica, per cui ci si immagina sempre di poterne comporre da sé con facilità”, in questo modo si abbatte la tradizionale divisione tra godimento passivo ed attivo di un testo. non è per nulla facile comporre haiku, questa spontaneità dell’atto, sembra paradossale, ma si ottiene solo dopo un allenamento intensissimo e che dura anni. Il poeta si immerge in questa sensazione di fluidità, non è mai un osservatore distaccato, ma la vive, in Occidente si tende ad aumentare la dustaza tra chi scrive e chi legge, in questo modo soggetto ed oggetto perdono i tratti distintivi. Ogni Haiku è la fusione di improvvisazione ed aderenza allo schema, bisogna saper conferire all’ispirazione un canale privilegiato per diventare poesia, la struttura di 17 sillabe è solo lo scheletro che valorizzerà quell’ispirazione. Ergo tutto acquisisce valore, le cose quotidiane sono chiamate in causa, quelle ordinarie, abituali, l’io individuale è confuso con l’universo, anche se non manca una certa introspezione perso-

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nale, ma onn è mai compiacimento di sé, tutto è concatenato, ogni cosa è se stessa e al contempo qualcos’altro, non ci sono spesso distinzioni tra gli esseri citati, si sottolinea la totalità piuttosto. Nell’Haiku è diffuso il “fuga”, un “gusto raffinato”, che ci fa cogliere il valore delle cose prossime, trasfigurandole in un’incantevole sublimità, inaccessibile all’intelletto. Questa concisione è fondamentale per tradurre l’impressione di quel solo fugace attimo, citando ancora Barthes: “Avete il diritto, suggerisce l’haiku, d’esser futile, breve, ordinario, racchiudete ciò che vedete, ciò che sentite, in un minimo orizzonte di parole, e sprete interessare: avete il diritto di fondare voi stessi (e a partire da voi stessi) ciò che vi sembra ragguardevole, la vostra frase, qualunque essa sia, enuncerà una morale, produrrà un simbolo, voi sarete profondo; con minimo dispendio, la vostra scrittura sarà piena.” La brevità sopracitata si ritrova in tutte le altre arti giapponesi, ad esempio nel Sumie, la pittura ad inchiostro, l’economia in fatto di tratti del pennello assurge qui ad arte, il pittoree giapponese non riempie lo spazio, ma valorizza il vuoto, gli interstizi tra le cose, è ovviamente una cultura intrisa di Buddhismo, la dottrina del Sunyata, il vuoto essenziale, finché non si comprende che le cose sono insignificanti in se stesse, e ciò che veramente conta è lo sfondo e l’interconnessione, non

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si comprenderà mai l’haiku. Nella musica giapponese, sono importanti le pause, non le note, e questo Ku (vuoto), vibra nell’haiku, e occore qui capire che non è il vuoto della privazione o dell’assenza, ma quello della totalità incomparabile dell’esistenza, in tutta la sua forza, lo spazio della pienezza insondabile. L’haiku è uno specchio vuoto, si crea nello spazio senza simbolizzare nulla, non ha la pretesa di avere significato, un’immagine opaca priva di riflessi, è incommentabile, possiamo solo dire che qualcosa avviene, l’haiku come un’eco lontana ci dice: Abbandona le parole, fai spazio agli eventi.

I Grandi Haijin
Matsuo Basho La figura che più di tutte si staglia grandiosa sopra tutte le altre è sicuramente quella di Basho, per lui non c’è differenza tra poesia e vita: “La vera poesia è condurre una bella vita. Vivere la poesia è meglio che scriverla”. Essa non è una maera considerazione estetica, ma significa che tutto può essere poesia, ci vengono in mente le magnifiche parole di Gustave Flaubert: “Non c’è atomo nell’universo che non contenga in esso un grano di poesia”. I versi di Basho comunicano que-

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sto senso di libertà come nessuno, benché usi un linguaggio destrutturato, i suoi haiku sono un invito alla riscoperta del miracolo del mondo, pervasi da un senso estremo di malinconia per la fugacità e la bellezza, Thomas Mann diceva che a volte la bellezza può trafiggere come un dolore, è questo il senso supremo degli Haiku di Basho, la punta acuminata della visione che si conficca nel cuore molle del poeta, la carne tenera straziata e battuta da questa poesia diviene la tela perfetta per descrivere il mondo. Yosa Buson E’ il più estetico di tutti, abile pittore della tradizione Sumie (disegno ad inchiostro di origine cinese), Buson si muove sul filo del più dolce e sensuale cromatismo, ma è capace anche di un sentimento lirico possente e nostalgico. Kobayashi Issa Forse colui il quale si avvicina di più a Basho, orafano di entrambi i genitori, è il poeta della compassione per tutti gli esseri viventi, soprattutto quelli più indifesi, i suoi versi sono forse i più struggenti, l’ineluttabilità del destino traspare chiaramente.

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Masoka Shiki Nasce nell’era Meiji, il periodo di riapertura del Giappone all’Occidente (dal 1868 in poi), è un rinnovatore della tradizione. i suoi haiku trasmettono un senso di allerta vigile, sempre in bilico per catturare tutte le forme del’essere. Ivan Rusciano

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