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La Cassazione dice si alla remissione in termini Come sappiamo, nel processo tributario, il termine per proporre appello avverso

la sentenza della Commissione tributaria di primo grado è di 60 giorni che decorrono dalla notificazione della sentenza. Nel caso in cui nessuna delle parti provveda alla notifica della sentenza si applica l’art. 327 del c.p.c. con la conseguenza che, in base alla vecchia dizione di esso il passaggio in giudicato della sentenza avveniva decorso un anno e 46 giorni, compresa la sospensione dal 1° agosto al 15 settembre, dalla data di pubblicazione della sentenza. Tale articolo è stato modificato dalla l. 28 giugno 2009, n. 69 che preclude oggi invece la possibilità dell’appello e del ricorso per cassazione decorsi sei mesi dalla pubblicazione della sentenza. Va pure ricordato che dalla notificazione della sentenza decorrono i termini per l’impugnazione non solo per la parte alla quale la sentenza è stata notificata, ma anche per la parte, ove sia anch’essa soccombente, ad istanza della quale la notificazione stessa è avvenuta. Per il computo dei termini valgono le regole fissate dall’art. 155 del codice di procedura civile e, trattandosi di termini di natura processuale, trova applicazione anche l’istituto della sospensione feriale, di cui alla l. 7 ottobre 1969, n. 742 (Cass. sentenza 18 gennaio 2008, n. 1053). Parallelamente a quanto previsto nel rito civile, anche nel processo tributario trova applicazione il cosiddetto termine lungo, la cui decorrenza mette, comunque, fine alla controversia nel caso in cui le parti non provvedano alla notifica della sentenza. Tale termine, comincia a decorrere dalla data di pubblicazione della sentenza, e cioè dal suo deposito in cancelleria, indipendentemente dal fatto che dell’avvenuto deposito della sentenza medesima il cancelliere è tenuto a dare alle parti costituite; quindi, anche nel caso che la notizia suddetta non sia stata data per una qualsiasi ragione e ciò perché la comunicazione del cancelliere ha un valore puramente informativo (Cass., sez. lav., 18 gennaio 1994, n. 415). Adesso però il diritto di difesa del contribuente ha trovato una una tutela finalmente piena nella sentenza della Cassazione n. 06048 del 23 giugno 2013 . Come sappiamo infatti, una volta che il ricorrente ha instaurato – con la notifica del ricorso alla parte ed il conseguenziale deposito in Commissione tributaria - il processo tributario, lo stesso rimane in attesa di una convocazione da parte dell'organo giudicante, attesa che può durare anche anni. Successivamente, la segreteria dà comunicazione alle parti costituite della data di trattazione almeno trenta giorni liberi prima e, dopo ancora, il dispositivo della sentenza viene comunicato alle parti costituite entro dieci giorni dal deposito. A tal proposito, per i giudici di Piazza Cavour, la disposizione di cui all'articolo 153 del codice di procedura civile può essere applicata anche al processo tributario di guisa che la parte che, senza sua colpa, quella comunicazione non l'abbia mai ricevuta, può chiedere al giudice di essere rimessa in termini.

Fino alla sentenza qui in commento, l'orientamento della Cassazione era nel senso che il decorso del termine partisse – tout court - dalla data di deposito della sentenza in quanto il contribuente è a conoscenza della pendenza della controversia. Ma la posizione del contribuente che quella comunicazione non abbia ricevuto e, conseguentemente, non abbia per tale ragione tempestivamente esercitato il proprio diritto di impugnazione è stata risolta, per le controversie instaurate dopo la data di entrata in vigore della legge 69/2009 (avvenuta il 4 luglio 2009) dalla introduzione nel processo civile – ed ora anche nel processo tributario - del secondo comma dell'articolo 153 codice di procedura civile in forza del quale « la parte che dimostra di essere decorsa in decadenza per causa ad essa non imputabile può chiedere al giudice di essere rimessa in termine». Di conseguenza, “in tema di processo tributario, nella controversia in cui non risulti applicabile il 2 comma dell'articolo 153 citato, il termine "lungo" per l'impugnazione delle sentenze di cui al primo comma dell'articolo 327 codice di procedura civile decorre per la parte cui non sia stato debitamente comunicato né l'avviso di trattazione né il dispositivo della sentenza, dalla data in cui essa ha avuto conoscenza di tali sentenze”.