Istituto tecnico industriale "Guglielmo Marconi" Rovereto

Claudio Menegazzi

Transistor interruttore
Esempio di un progetto didattico

2 Il transistor a due giunzioni, o bipolare (perché elettroni e lacune danno luogo alla conduzione), o BJT (bipolar junction transistor), pur avendo origine all’inizio della moderna elettronica, trova ancora notevoli applicazioni. Una di queste è quella come interruttore elettronico veloce. Viene qui presentato il progetto di un’applicazione, che chiamiamo “Interruttore sensibile alla luce”, nel senso che una fotoresistenza (resistenza che varia il suo valore in funzione dell’illuminamento) inserita in un partitore di tensione varia la polarizzazione di un BJT, il quale a sua volta pilota un carico, che in questo caso è un relè interruttore, il quale infine comanda un sistema di illuminazione.

Schede di documentazione
Bipoli
Un bipolo elettrico è un elemento di circuito con due terminali, che indichiamo con A e B, sottoposti alla tensione VAB. Come noto, anche una rete elettrica complessa con due morsetti accessibili è un bipolo, e, con il teorema di Thevenin, può essere sostituita con un generatore reale equivalente. Nell’esempio di figura è rappresentato un tale circuito con componenti lineari e il grafico che rappresenta la corrente erogata dal bipolo in funzione di VAB.

L’equazione che caratterizza il bipolo che scambia corrente attraverso A e B è:

VAB = Vcc − Ri × I

I = - VAB /Ri + Vcc /Ri

(è del tipo y=mx + q dove il coefficiente angolare della retta è –1/Ri)

Se si collegano due bipoli a formare un circuito chiuso, il punto di lavoro, e cioè la coppia di valori di tensione tra i morsetti comuni e di corrente trasferita tra i due bipoli, si ricava come soluzione del sistema di equazioni che rappresentano i bipoli.

Questo calcolo è comodo se i circuiti hanno caratteristica lineare, altrimenti il calcolo può risultare complesso e richiedere conoscenze superiori di matematica. Una possibile alternativa è la soluzione grafica. Ogni bipolo può essere rappresentato come un grafico tensione/corrente e allora invece di risolvere un sistema di equazioni, si determina il punto di intersezione tra grafici. Si può pensare anche di usare circuiti con componenti non lineari e con caratteristiche parametriche, come i transistor bipolari.

2008

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Connessione tra un transistor e due bipoli
Il comportamento del transistor BJT può essere rappresentato da curve caratteristiche che derivano dalla sua costituzione. Il transistor ha tre terminali, i quali si possono collegare a bipoli esterni; un tipo di collegamento molto usato è quello rappresentato nella seguente figura, nella quale l’emettitore è comune ai due circuiti collegati. Per lo studio del circuito è conveniente separarlo in due parti, ricordando che il BJT si manifesta ai suoi terminali baseemettitore secondo la caratteristica di ingresso e ai terminali collettore-emettitore secondo la caratteristica di uscita, che sono tra loro collegate attraverso il parametro IB. A questo punto per risolvere il circuito, cioè per determinare i valori delle correnti e delle tensioni evidenziate si può usare il metodo grafico, cioè con l’intersezione delle curve del transistor con le rette dei due bipoli.

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Transistor interruttore

L’esempio fatto si riferisce ad un uso del transistor come interruttore, infatti nella condizione di interdizione (ottenuta con IB = 0) la corrente di collettore è IC = 0 e ai suoi capi si presenta tutta la tensione applicata al circuito Vcc, mentre nella condizione di saturazione (ottenuta con IB = 150µA) la corrente di collettore IC è quasi uguale alla corrente di cortocircuito del bipolo e la tensione VCE è molto bassa ( 0,4V).

Il transistor in interdizione si comporta quasi come un interruttore aperto (non passa corrente)

Il transistor in saturazione si comporta quasi come un interruttore chiuso (passa corrente)

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Relè
I relè sono dispositivi che permettono di chiudere, aprire o commutare un circuito elettrico mediante dei segnali di comando applicati ad opportuni circuiti di eccitazione contenuti al loro interno, hanno largo impiego negli apparati elettronici e nei sistemi telecomandati. Esistono due tipi di relè: elettromeccanici ed elettronici. I relè elettromagnetici sono i più diffusi. Il circuito magnetico è formato da una parte fissa e da una mobile. La parte fissa è costituita da un giogo di sostegno e da un nucleo il quale è circondato da un avvolgimento. La parte mobile è costituita dalla cosiddetta ancora o armatura. Se la bobina di eccitazione è percorsa da una corrente di valore sufficientemente elevato, il nucleo si magnetizza e attrae a sé l'ancora. Lo spostamento dell'ancora aziona i contatti mobili posti su lamine meccaniche in modo da avere la chiusura, l'apertura o la commutazione dei circuiti elettrici comandati. Per evitare che l'ancora rimanga attaccata al nucleo per effetto dell'induzione residua, anche quando viene tolta la corrente di eccitazione, si interpone tra le due parti una piastrina di materiale non magnetico. Le lamine flessibili porta contatti ed eventuali molle antagoniste causano delle forze di richiamo che assicurano il ritorno dell'ancora nella posizione di riposo quando cessa la corrente. La bobina di eccitazione è costituita da un elevato numero di spire in rame smaltato, avvolto su un supporto isolante. Il filo deve avere una sezione adatta a sopportare il passaggio della corrente senza compromettere l'isolamento per il surriscaldamento. Il numero delle spire dipende dal valore che deve avere la forza di attrazione dell'ancora ( F = k i2 ). Le molle assicurano il ritorno dell'ancora in posizione di riposo e collegano le puntine di contatto con i terminali esterni. Una preventiva tensione meccanica delle molle conferisce la necessaria forza di richiamo sull'ancora. I contatti sono gli elementi circuitali più delicati dal punto di vista elettrico.

Fotoresistenza (LDR light dependent resistor)
La conduzione in un materiale semiconduttore è proporzionale alla concentrazione dei portatori di carica presenti in esso. L'energia radiante fornita ad un semiconduttore provoca la rottura di alcuni legami covalenti e quindi la produzione di coppie elettrone lacuna in eccesso rispetto a quelle presenti: ciò causa una diminuzione della resistenza elettrica del materiale (effetto fotoconduttivo). Quando la radiazione incidente viene interrotta, i portatori di carica in eccesso si ricombinano riportando la conducibiltà del semiconduttore al suo valore iniziale in condizioni di oscurità. La funzione di un fotorilevatore è quella di convertire la radiazione incidente in una grandezza elettrica. I fotoresistori per la radiazione visibile generalmente sono realizzati con solfuro di cadmio (CdS). La resistenza del fotoresistore alla completa oscurità può essere maggiore di 2MΩ e, quando è colpita da una luce abbastanza intensa, può abbassarsi fino a meno di 10Ω. Una rilevabile diminuzione della resistenza può essere raggiunta soltanto dopo che la sostanza fotoconduttrice ha assorbito un sufficiente numero di fotoni. Queste cellule sono progettate per una dissipazione di potenza che va da 70mW ad 1W a temperatura ambiente. Il dispositivo viene usato per rivelare la presenza o l'assenza di una sorgente di luce. La variazione del valore di resistenza in condizioni di buio e luce permette la sua applicazione in sistemi dall'allarme o in sistemi di conteggio. Il rivelatore può essere usato per misurare il livello di luce, la sua resistenza corrisponde ad un determinato livello di illuminazione.

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Progetto Fotorelè
Il fotorelè è una applicazione che utilizza il funzionamento on-off del transistor. Il variare della resistenza LDR in funzione della luminosità si attiva o disattiva un relè che pilota un carico. La resistenza LDR variando con valori compresi fra 250Ω (luce) e 2MΩ (buio) porta il transistor in saturazione o in interdizione (in altre parole, lo fa comportare come un interruttore aperto o chiuso) attivando o disattivando il relè. ELENCO DEI COMPONENTI: D1 = diodo 1N4001 T1 = transistor BC182 R1 = fotoresistenza LDR R2 = trimmer 100KΩ R3 = resistenza 68KΩ Relè = FEME MZP A002 45 05. Il relè, cioè il carico che il transistor deve pilotare, ha determinate caratteristiche, e queste determinano le grandezze dei componenti e i valori di tensioni e correnti nel circuito.

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Per effettuare i calcoli perciò si prende atto che il relè ha una resistenza di 280 Ω, viene alimentato a 12V.

Conviene eseguire una semplificazione e ricavare il generatore equivalente alla parte di circuito più scura.

VBB = Vcc ×

R2 R1 + R 2

Rb =

R1× R 2 R1 + R 2

Funzionamento al buio
Nel caso di buio nell’ambiente in cui è posizionata la fotoresistenza, essa assume un valore molto alto, ad esempio 2MΩ. Questo blocca la corrente nel partitore e quindi la tensione VBB è bassissima. La corrente IB pure è bassissima e perciò il transistor è in interdizione, e non conduce corrente. Il relè è pertanto diseccitato, e i suoi contatti sono in posizione di riposo, quindi sono chiusi. L’impianto di illuminazione è acceso.

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8 Osservando la caratteristica di ingresso del BC 182, IB è nulla se VBB <0,6 V. Si applica pertanto questa condizione per l’interdizione.

Vcc × R 2 ≤ 0,6 R1scuro + R 2

12 × R 2 ≤ 0,6 × 2 ×10 6 + 0,6 × R 2

11,4 × R 2 ≤ 1,2 ×10 6

R 2 ≤ 105kohm
Usando un resistore regolabile (trimmer resistivo) di 100 kΩ è anche possibile regolare la soglia di intervento.

Funzionamento alla luce
La fotoresistenza assume un valore basso, ad esempio 250Ω. Il transistor viene percorso da corrente IB e conduce. Se viene portato in saturazione, al relè è applicata la tensione Vcc. Esso commuta i suoi contatti e spegne l’illuminazione.

12 = 43mA 280 R1luce × R 2 250 ×100 ×10 3 = 250ohm Rb = = R1luce + R 2 250 + 100 ×10 3 Vcc × R 2 12 ×100 ×10 3 ≅ 12V VBB = = R1luce + R 2 250 + 100 ×10 3 Ic _ sat = Vcc / Rc =

Ib = 150µA

VBB − VBE = 〈 Rb + R3〉 × Ib
Si sceglie il valore R3= 68 kΩ.

R3 =

VBB − VBE 12 − 0,72 − Rb = = 75kohm Ib 150 ×10 −6

Poiché la bobina del relè è costituita da una induttanza, quando la corrente viene interrotta dall'interdizione del transistor, si ha una brusca diminuzione del flusso magnetico e per la legge di Lenz una sovratensione che tenderebbe a mantenere la corrente iniziale. Il diodo D1 consente una circolazione della corrente induttiva dopo la commutazione, quindi evita la forte variazione di flusso ∆Θ ed evita la sovratensione sul transistor in commutazione.

[Θ = L × I ] ⇒ [∆Θ = L × ∆I ] ⇒ e = −

∆Θ ∆t

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