You are on page 1of 128

MEDIA PARTNER

ITALIA CREATIVA - sostegno e promozione della giovane creatività italiana

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI - DIPARTIMENTO DELLA GIOVENTÙ

Capo Dipartimento
Andrea Sergio Fantoma

Comunicazione
Capo Ufficio Stampa - Gabinetto Ministro Meloni
Cristina Missiroli

Ufficio II - Politiche per la gioventù


Direttore Generale
Andrea Sergio Fantoma (ad interim)

Servizio II
Rapporti con le istituzioni nazionali, le autonomie regionali e locali e gli organismi internazionali e comunitari

Dirigente
Emma Perrelli, Coordinamento Progetto Italia Creativa
Giusy Calandra, Funzionario referente
Stefano Mignogna, Funzionario referente per la comunicazione
ANCI - Associazione Nazionale Comuni Italiani

Presidente
Leonardo Domenici

Delegato Nazionale Politiche Giovanili


Roberto Pella

Segretario Generale
Angelo Rughetti

Direttore Operativo
Alessandro Gargani

Responsabile Area Sviluppo e Turismo


Antonella Galdi

Responsabile Ufficio Cultura, Sport e Politiche Giovanili


Vincenzo Santoro

Referente amministrativo
Roberta Recchi
GAI - Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani

Presidenza e Segreteria Città di Torino

Presidente
Fiorenzo Alfieri, Assessore alla Cultura e al 150° dell’Unità d’Italia - Città di Torino

Vice Presidenti
Mario Lugli, Vice-Sindaco, Assessore alle Politiche Culturali, Turismo, Comunicazione e Sistemi informativi del Comune di Modena
Michele De Santis, Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Campobasso

Segretario
Luigi Ratclif

Consiglio di Presidenza
Marco Brutti, responsabile tecnico Comune di Ancona
Michele de Santis, Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Campobasso
Gianna Spirito, responsabile tecnico del Comune di Campobasso
Cesare Speranza, Assessore alle Politiche Culturali, Turismo e Spettacolo, UNESCO del Comune di Siracusa
Angelo Ciurcina, responsabile tecnico del Comune di Siracusa
Alan Christian Rizzi, Assessore allo Sport e Tempo Libero del Comune di Milano
Claudio Grillone, responsabile tecnico del Comune di Milano
Mario Lugli, Assessore alle Politiche Culturali del Comune di Modena
Ornella Corradini, responsabile tecnico del Comune di Modena
Alessandra Moretti, Assessore all’Istruzione e alle Politiche Giovanili del Comune di Vicenza
Elena Munaretto, responsabile tecnico del Comune di Vicenza

Assemblea Generale
Comuni di Ancona, Aosta, Asti, Bari, Biella, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catania, Cremona, Ferrara, Firenze, Foggia, Forlì,
Genova, Messina, Milano, Modena, Novara, Padova, Palermo, Parma, Pavia, Perugia, Pisa, Prato, Ravenna, Rimini, Roma, Salerno,
Siracusa, Torino, Trento, Trieste, Udine, Venezia, Vercelli, Vicenza, Province di Crotone, Lecce, Potenza, Siracusa, Teramo e Regio-
ne Piemonte

GAI Segreteria Nazionale


Luigi Ratclif, Coordinamento Progetto Italia Creativa
Patrizia Rossello, Relazioni Esterne e Istituzionali
Laura De Los Rios, Amministrazione
Paola Picca Garin, Progetti Speciali
Marina Gualtieri, Relazione con soci GAI
Comune di Padova
Assessorato alle Politiche Giovanili

Capo Settore Coordinamento Organizzativo Redazione Catalogo


Lorenzo Panizzolo Stefania Schiavon Giulia Furlanetto

Dirigente Responsabile Organizzazione Progetto grafico


Fiorita Luciano Giulia Furlanetto Dario Lazzaretto
Anna Giacometti
Supervisione Dario Lazzaretto Traduzioni
Laura Gnan Laszlo Rinaldi Giuliana Racco

Curatori Segreteria Amministrativa Supporto Multimediale


Teresa Iannotta Corrado Zampieri Gioia Lovison
Stefania Schiavon Patrick Grassi
Ufficio Stampa Silvana Carosielli
Curatrice Quotidiana aperta Simona Nobili
Camilla Seibezzi Redazione Web
Allestimento Francesco Pavan
Commissione Selezioni Nazionali Cooperativa Spazi Padovani
Arti Visive BJCEM - Skopje 2009 Stampa
Silvia Ferrari Percorsi didattici Fotolito Express
Alessandra Ferlito Silvia Tolin Veneta Advertising
: PRESENTAZIONI
INDICE PRESENTAZIONI

11. Italia Creativa - sostegno e promozione della giovane creatività italiana

14. Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Gioventù

15. ANCI - Associazione Nazionale Comuni Italiani

16. GAI - Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani

17. Fiorita Luciano - Dirigente delle Politiche Giovanili

20. Don Roberto Ravazzolo - Centro Universitario

22. Stefania Schiavon - Curatrice Q.Esposizione

28. Teresa Iannotta - Curatrice Q.Esposizione


36. Camilla Seibezzi - Curatrice Q.Aperta per ANDREAS GOLINSKI
ITALIA CREATIVA è un progetto per il sostegno e la promozione della giovane creatività italiana a cura
della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Gioventù in collaborazione con l’ANCI
Associazione Nazionale Comuni Italiani e il GAI Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani.
Scopo del progetto è proporre nuove attività in una prospettiva di sviluppo per il sostegno della crea-
tività giovanile attraverso iniziative di formazione, documentazione, promozione e ricerca.

Sempre di più in questi anni è emersa la necessità di offrire servizi e concrete opportunità ai giovani
che operano nei diversi settori delle arti e dello spettacolo con obiettivi professionali, oltre all’impor-
tanza di progettare luoghi di produzione, residenza, confronto artistico e di incrementare la circola-
zione di informazioni e lo scambio di esperienze a livello nazionale e internazionale per facilitare il
rapporto tra produzione artistica e mercato.
La risposta a queste istanze passa attraverso gli obiettivi di Italia Creativa: creare una piattaforma di
interventi finalizzata alla valorizzazione del patrimonio creativo italiano costituito dai giovani artisti nei
diversi linguaggi espressivi, convinti che questa parte di cittadini rappresenti la componente innovativa
della nostra società, fortemente collegata all’idea di futuro e di made in Italy quale capitale da valoriz-
zare con nuove opportunità, ampio protagonismo e concrete offerte professionali.
Un’azione che verrà condotta attraverso la cooperazione del Dipartimento della Gioventù, dell’ANCI,
degli enti territoriali della rete GAI e del mondo dei privati sia per il suo start up sia per la sua gestione
futura.

11
Italia Creativa è rivolta a tutti gli artisti italiani attraverso un sistema di attività di network promosse
sull’intero territorio nazionale da alcune città capofila in collaborazione con alcune città co-organizza-
trici: Ancona, Bari, Biella, Bologna, Cagliari, Campobasso, Castrovillari (CS), Catania, Cremona, Fer-
rara, Firenze, Foggia, Forlì, Genova, Lucca, Messina, Milano, Modena, Novara, Padova, Parma, Pavia,
Perugia, Prato, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Torino, Trento, Trieste, Venezia, Vicenza, Viterbo, la
Provincia di Teramo, la Regione Piemonte e l’Associazione GAI.

Il programma, fondato su linee prioritarie di azione e settori d’intervento primari, affronta a tutto cam-
po temi quali la produzione creativa, il rapporto tra creatività e mercato, la promozione del talento,
la conoscenza, la crescita professionale, la creazione di infrastrutture. In questo percorso le azioni
concrete già intraprese costituiscono il punto di partenza per indicare le prospettive di sviluppo.

LINEE D’INTERVENTO

TALENT SCOUTING E PROMOZIONE ARTISTI – accendere i riflettori sulla scena creativa italiana
CREATIVITÀ E IMPRENDITORIA – l’innovazione artistica come risorsa del mercato
FORMAZIONE – azioni per la crescita professionale dei giovani artisti
COMUNICAZIONE, INFORMAZIONE E RICERCA – azioni a sostegno della rete di città e dei progetti nazionali

12
CREATIVE ITALY is a project to support and promote young italian creativity organised by the Presidency of the Council of
Ministers – Ministry for Youth in collaboration with ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), and GAI (Associazione per il
Circuito dei Giovani Artisti Italiani). The aim of the project is to offer new activities in a perspective of development to support the
creativity of young artists through initiatives of training, documentation, promotion and research. Recent years have witnessed
the increasing necessity of offering services and concrete opportunities to young people working professionally in the various
fields of art and theatre, as well as the importance of designing places where artists can work, live and exchange ideas, and
of increasing the circulation of information and experiences both nationally and internationally in order to facilitate relationships
between artistic production and the marketplace. The objectives of Italia Creative were set out in response to this need: to create
a platform of projects aimed at developing Italy’s creative patrimony of young artists working in various creative languages, in
the conviction that these young people represent an innovative component of our society, with a strong link to the idea of the
future and made in Italy as resources to be developed through new prospects, ample leadership, and tangible professional op-
portunities. These actions are undertaken in cooperation with the Ministry for Youth, the ANCI, the national association of Italian
cities, the regional bodies of the GAI network and the private sector, for both start up and future management. Italia Creativa
is aimed at all italian artists through a system of networked activities promoted throughout Italy in some of the leading cities in
collaboration with some of the cities that are co-organisers: Ancona, Bari, Biella, Bologna, Cagliari, Campobasso, Castrovillari
(CS), Catania, Cremona, Ferrara, Firenze, Foggia, Forlì, Genova, Lucca, Messina, Milano, Modena, Novara, Parma, Pavia, Pe-
rugia, Prato, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Torino, Trento, Trieste, Venezia, Vicenza, Viterbo, Province of Teramo, Region of
Piemonte and Associazione GAI. The program, based on priority lines of action and sectors of primary intervention, addresses
overall themes such as creative production, the relationship between creativity and the marketplace, the promotion of talent,
awareness, professional growth, and the creation of infrastructure. As part of this itinerary, the concrete actions already unde-
rway constitute the point of departure for indicating perspectives for development.
LINES OF ACTION: TALENT SCOUTING AND PROMOTION OF ARTISTS – aiming the spotlight on Italy’s creative scene; CREATIVI-
TY AND ENTERPRISE – artistic innovation as a market resource; EDUCATION – initiatives for professional development of young
artists; COMMUNICATION, INFORMATION AND RESEARCH – initiatives to support the network of cities and national programs.
13
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Gioventù è la struttura amministrativa po-
sta alle dipendenze funzionali del Ministro della Gioventù e deputata al supporto di questi nell’esercizio delle
proprie funzioni istituzionali (promozione dei diritti dei giovani alla partecipazione alla vita pubblica, alla
casa, all’accesso ai saperi ed all’innovazione tecnologica; promozione delle politiche finalizzate all’accesso
al lavoro dei giovani e sostegno dell’imprenditoria giovanile; promozione e sostegno delle attività creative,
delle iniziative culturali e di spettacolo, dei viaggi culturali e di studio dei giovani; accesso dei giovani a
progetti, programmi e ai finanziamenti nazionali, internazionali e comunitari, ivi inclusi quelli concernenti le
comunità giovanili). www.gioventu.it

Presidency of the Council of Ministers – Youth Department is the administrative structure of the Mi-
nistry of Youth dedicated to the support of its institutional functions (promoting the right of young people
to participate in public life, to have a home, to have access to knowledge and technological innovation;
promoting policies aimed at offering young people access to work and support for enterprise; promoting
and supporting creative activities, cultural and theatrical events, cultural travel and study; providing access
for young people to projects, programs and funding at the city, national and international levels, including
those concerning youth communities). www.gioventu.it.
14
ANCI Associazione Nazionale Comuni Italiani è un’associazione senza scopo di lucro alla quale ade-
riscono circa 7.000 Comuni, rappresentativi del 90% della popolazione, espressione di un radicamento
assai saldo nel tessuto sociale, geografico e culturale italiano. Obiettivo fondamentale dell’attività dell’ANCI
è rappresentare e tutelare gli interessi e le attività dei Comuni, Città Metropolitane ed enti di derivazione
comunale in tutte le sedi di concertazione istituzionale e nei confronti di tutti gli altri livelli di governo;
predisporre documenti e proposte da presentare a Governo e Parlamento sulle principali tematiche d’in-
teresse dei Comuni; realizzare prodotti editoriali ed eventi in grado di aiutare i Comuni nella conoscenza
del complesso quadro normativo di loro interesse: è questa, principalmente, l’azione politico-istituzionale
dell’Associazione. www.anci.it

ANCI Associazione Nazionale Comuni Italiani is the national association of italian cities, a non-profit as-
sociation deeply rooted in Italy’s social, geographical and cultural fabric, with 7,000 member communities
representing 90% of the Italian population. ANCI activities are primarily aimed at safeguarding the interests
and activities of municipalities, cities, and structures deriving from municipalities in all places where institu-
tional activities are carried out and at all levels of government; preparing documents and proposals regar-
ding the main themes of interest of cities for presentation to the Government and Parliament; producing
publications and events that help municipalities understand their complex legal situation. www. anci.it
15
GAI Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani è un’associazione no profit che attualmente
raccoglie 44 Amministrazioni pubbliche tra Comuni capoluogo di provincia, Province e Regioni, allo scopo
di sostenere le nuove generazioni artistiche attraverso iniziative di promozione, produzione, mobilità inter-
nazionale e ricerca. Attraverso una rete capillare di uffici e strutture presenti in tutte le regioni italiane, il GAI
opera per documentare attività, offrire servizi informativi, organizzare iniziative di formazione e occasioni di
visibilità, in rapporto con il mercato, a favore dei giovani che operano con obiettivi professionali nel campo
dell’innovazione, delle arti visive, del design, del teatro, della danza, della musica, del cinema e video, della
scrittura. www.giovaniartisti.it

GAI Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani is a non-profit association linking 44 public
administrations of capitals of provinces, Provinces and Regions, with the aim of supporting the new gene-
ration of artists through initiatives of promotion, production, international travel and research. Thanks to
a capillary network of offices and structures throughout Italy, the GAI works to document activities, offer
information, organise events and provide visibility in the marketplace, in order to aid young people who
want to work professionally in the fields of innovation, visual arts, design, theatre, dance, music, cinema
and video, writing, and more. www.giovaniartisti.it
16
QUOTIDIANA09

Quotidiana09 ha costruito il proprio impianto progettuale sull’arte contemporanea intrecciando una fitta
rete di collaborazioni a più livelli, alcune maturate con gli anni, altre frutto di nuovi incontri, sia su base loca-
le che su scala nazionale. Da quest’anno Quotidiana è stata inserita nel nuovo programma ITALIA CREATIVA,
un progetto per il sostegno e la promozione della giovane creatività italiana, a cura del Governo Italiano
- Dipartimento della Gioventù in collaborazione con l’ANCI e il GAI. Questo importante riconoscimento
nazionale, che in netta controtendenza con l’intero sistema investe sui giovani e sull’arte, ha permesso di
ampliare l’intera iniziativa, già rinnovata dalla passata edizione con sezioni specifiche di approfondimento e
interventi nella città ad opera di artisti di livello internazionale.

Una ulteriore significativa opportunità, che Quotidiana ha saputo costruire con il circuito artistico internazio-
nale, è data dalla selezione che tre giovani curatori italiani effettueranno fra le opere di Q. esposizione, per
scegliere l’artista italiano che parteciperà alla Biennale Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo che
si terrà a Skopje nel settembre di quest’anno. Si amplia così l’orizzonte internazionale di Quotidiana che,
da rassegna di ampia visibilità per i giovani artisti italiani, garantita anche dall’ormai pluriennale rapporto di
cooperazione con l’Associazione GAI, diventa punto di riferimento su scala europea per quanti operano nel
settore della promozione della creatività giovanile. Oltre a ciò, in ordine alla valorizzazione e al giusto rico-
noscimento che spetta alla rassegna e ai giovani artisti partecipanti, dall’edizione 2011 sarà consegnato
un Premio Quotidiana fra quanti selezionati nella sezione Q. esposizione.
Tutto ciò si inserisce in una realtà locale che ha maturato in tanti anni di attività un sistema di efficaci
collaborazioni, creato ponendo un’attenzione costante al territorio e alla sua specificità. E’ stato così pos-
17
sibile avvicinare un nuovo pubblico e incidere nel tessuto cittadino con maggiore incisività, incrementando
le relazioni sociali, culturali e civili. Un riflesso di questa azione di attraversamento dello spazio cittadino
cresciuta via via nel lungo periodo si ha con l’entrata di Q. esposizione nello storico Palazzo Trevisan, sede
del Centro Universitario, e con la partecipazione alla rassegna dell’Associazione Borgo Altinate, partner re-
cente delle iniziative dell’ufficio Progetto Giovani acquisito grazie al trasferimento presso il Centro Culturale
Altinate/San Gaetano.

Infine, nella ricerca continua di nuove alleanze sul territorio, si manifesta la volontà di coinvolgere e incon-
trare sempre più giovani e cittadini con una finalità formativa sull’arte e sui segni della contemporaneità. In
questa edizione, grazie alla progettazione tecnica degli eventi in un arco temporale più ampio, Quotidiana
è in grado di proporre un percorso educativo strutturato e riconducibile ad un preciso disegno di costru-
zione di coscienza sociale dell’arte contemporanea: uno spazio in cui la città riconosca e accolga l’arte di
domani.

Fiorita Luciano
Dirigente delle Politiche Giovanili

Quotidiana09 has constructed its very planning structure based on contemporary art, interweaving a dense network of collaborations
at various levels, some matured over the years, others produced through new encounters, both on a local and national scale. As of
this year, Quotidiana has been inserted into the new ITALIA CREATIVA programme, a project aimed at supporting and promoting young
national creativity, organized by the Italian government – Department of Youth and in collaboration with the ANCI and GAI. This impor-
18
tant national recognition, in clear contrast with the entire system, invests in youth and in art, permitting the amplification of the entire
initiative, itself already refurbished since the past edition through specific areas of elaboration and interventions in the city carried out
by artists of international fame. Another important opportunity, which Quotidiana was able to construct together with the international
art circuit, is provided by the selection that three young Italian curators will carry out amongst the works of the Q. exhibition. The Italian
artist will participate in the Biennial of Young Artists from Europe and the Mediterranean, to be held in Skopje in September of this year.
Thus, the international horizon of Quotidiana widens. From a review of ample visibility for young Italian artists, guaranteed by many
years of a cooperative relationship with the GAI Association, it now becomes a reference point on a European scale operating in the
sector of promotion of young creativity. Beyond this, in order to valorize and justly recognize the merits of the review and the participa-
ting young artists, from the 2011 edition on, the Premio Quotidiana will be established for those selected in the Q. exhibition.
All of this fits into a local reality which has, over many years of activity, matured a system of effective collaboration, created by placing
constant attention on the territory and its specificity. It thus has become possible to approach a new public and influence the urban
texture with greater incisiveness, increasing social, cultural and civic relations. A reflection of this activity of crossing public space,
gradually developed over a long period of time, is the entrance of the Q. exhibition into the historic Palazzo Trevisan (main office of the
University Centre), and the participation in the review of the Borgo Altinate Association - recent partner of the Progetto Giovani office,
acquired through the transfer to the Altinate/San Gaetano Cultural Centre. Finally, in the continuous search for new alliances throughout
the territory, the will to involve and meet always more young people and citizens, with a formative focus on art and on the signs of
contemporaneity, manifests itself. In this edition, due to the technical programming of the events over a longer span of time, Quotidiana
is able to propose a structured educational journey, with reference to a precise design of the construction of a social conscience of
contemporary art - a space in which the city recognizes and welcomes the art of tomorrow.
Fiorita Luciano
Director of Youth Policies
19
Quotidiana viene ospitata quest’anno a Palazzo Trevisan, sede del Centro Universitario. Voluto dalla Diocesi di Padova
nel 1969 il Centro ha visto passare diverse generazioni di giovani (e meno giovani) che vi hanno trovato uno spazio
di incontro e delle opportunità culturali e spirituali. Ma chi è venuto al Centro non ha solo fruito di servizi, ha anche
contribuito a costruirne il volto e l’identità portando la propria fantasia e creatività e facendo presenti delle esigenze,
alle quali di volta in volta si è cercato di rispondere insieme. E’ questo aspetto dialogante che ha fatto del Centro la
casa di tante persone, credenti e non, disponibili però a una ricerca, a un dialogo, a una partecipazione.

Perché Quotidiana al Centro Universitario? Anzitutto perché consideriamo importante contribuire a far conoscere
giovani artisti promettenti; per quanto riguarda la musica è quanto stiamo cercando di fare anche con la Bottega Tar-
tiniana. In secondo luogo, perché, essendo il Centro non uno spazio museale ma un luogo di vita, ci piace accogliere
la sfida di verificare in che misura l’arte contemporanea sia effettivamente familiare a questa vita o ne rappresenti
invece una grottesca caricatura. Infine, perché la rassegna che vede giovani artisti proporre nel proprio linguaggio,
che sia pittura, scultura, fotografia ecc. non importa, una visione di sé, della vita, del mondo, si annuncia interessante
anche per cogliere le attese, i bisogni, le paure, i sogni di questo nostro tempo così particolare. L’artista, come il
poeta e il profeta, è una sentinella che scruta nella notte. Non si sa se vede e cosa vede, ma senza la luce dei suoi
occhi le tenebre sarebbero più fitte.

Don Roberto Ravazzolo


Direttore Centro Universitario Studentesco
20
This year Quotidiana will be housed in Palazzo Trevisan, the site of the University Centre. Wished for by the Diocese of Padua in
1969, the Centre has seen many generations of young (and not so young) people, who have found there a space for exchange, as
well as cultural and spiritual opportunities. Yet, whoever has come to the Centre has not only taken advantage of its services, but
has also contributed to the construction of its identity, bringing their own imagination and creativity and shedding light on exigen-
cies, which together we have attempted to answer one at a time. It is this feature that has made the Centre a home to many people,
faithful and not, open to investigation, dialogue, and participation.

Why is Quotidiana at the University Centre? First of all, it is because we consider it important to provide for and support promising
young artists - as we are also trying to do with the Bottega Tartininana, regarding music, Secondly, because it is not a museum
space, rather a living space, we are pleased to welcome the challenge to verify in which measure contemporary art is effectively
familiar with this life or represents a grotesque caricature of it. And finally, because the review that sees young artists proposing,
in their own language - be it painting, sculpture, photography or whatever - a vision of themselves, of life of the world, is also an
interesting moment to cull the expectations, the needs, the fears, the dreams of our so particular times. The artist, like the poet
and the prophet, is a sentry-guard who scans the evening horizon. We do not know if or what he or she sees, but without the light
of his or her eyes the darkness would be even deeper.

Don Roberto Ravazzolo


Director of University Centre
21
Dopodomani

Solitudine, spiritualità, presenza del contemporaneo, sono gli ambiti di riflessione verso cui mi spingo quando pen-
so ai lavori presenti in questa edizione di Quotidiana. Argomenti non proprio agevoli, ma che continuano a tornare.
Il recente articolo di William Deresiewicz (Internazionale 3/9 aprile 2009), per esempio, sul ruolo e il valore della
solitudine nella società contemporanea, discutendo l’incapacità dell’individuo di restare solo e di lasciare spazio al-
l’esperienza della solitudine, partecipa a questa riflessione. Mi accorgo, però, di come, in controtendenza con quanto
analizzato dall’autore e da me condiviso, ogni giovane artista di Quotidiana sia riuscito a porre al centro della propria
esperienza creativa proprio quella positiva esperienza della solitudine, non sempre facile, che consente all’individuo
di ritrovare intimità con se stesso, concentrazione, esplorazione in profondità di sé e del mondo. Condizioni che sono
sempre state un valore di qualsiasi comunità, e che oggi nella società tecnologica hanno perso diritto di cittadinanza,
fuggite e temute dai più giovani come la peste, a favore di una cultura della visibilità per il bisogno quasi general-
mente condiviso di celebrità e connettività, di farsi conoscere ed essere riconosciuti più virtualmente che realmente.
Questo, come dicevo, non riguarda però gli artisti di Quotidiana: eccezioni che confermano la regola? Potrebbe darsi,
ma non credo. Piuttosto segno di come l’arte, non solo attraverso il suo contenuto (quello che dice) e la sua forma
(come lo mostra), ma soprattutto attraverso il suo farsi è in grado di decifrare e rivelare i segni del proprio tempo
per – come diceva Kandinskij - generare il proprio futuro.
E’ questo aspetto della pratica, della ricerca e del lavoro dell’artista prima della realizzazione dell’opera che mi coin-
volge, perché nel contesto di questa mostra, non può essere casuale la scelta di “fare spazio alla solitudine” che io
rintraccio in tutti i processi creativi che accomunano artisti che non si conoscono e non si frequentano.
Allora penso che, nonostante la cultura tecnologica abbia tolto all’individuo la propria intimità, gli artisti di Q pro-
pongono opere che sono il segno di un modo di lavorare che non risparmia chi lo compie e richiede ponderatezza,
22
tempo lungo, silenzio e ascolto perché questo è quello che comincerà a cercare, capendo di averne bisogno, l’io
contemporaneo di “dopodomani”.
Solo in questa familiarità con la solitudine, si apre per l’artista lo spazio della relazione sociale, dell’incontro reale con
sé, con le persone e le culture diverse. Relazioni a cui si aspira, inseguite, ricercate, ma che restano per noi vettori
d’intenzioni, prefigurazioni di scenari e non pratiche del tempo presente, se si guarda attentamente e da vicino come
viviamo. Le opere proposte non parlano, infatti, di qualcosa che già conosciamo, ma di qualcosa che potremmo
cominciare a riconoscere se si saprà fare spazio a questa forma di solitudine positiva che conduce all’intimità con se
stessi. Quando un artista sceglie di andare di paese in paese a mescolare l’acqua dei fiumi; di incontrare la comunità
cinese e i propri abitanti; di entrare in intimità con la gente colpita dalla più grave crisi economica dell’ultimo secolo o
invita a concedere al proprio immaginario la meraviglia di un altalena sospesa (solo alcuni esempi, e solo per brevità)
al termine della propria ricerca ci regala delle opere che sono in grado di far vibrare l’anima di chi le guarda. Cosa
rara, ma preziosa che accade in modo diverso per ognuno e spesso neanche immediatamente. Anzi, a volte rie-
merge come qualcosa che si pensava dimenticato. E magari capiamo che quella perplessità provata non riguardava
direttamente il lavoro dell’artista, ma la vibrazione che esso stava esercitando su di noi. A volte alcune opere, anche
di altri linguaggi, come la danza o la musica, ci lasciano disturbati perché sollecitano sensazioni, sentimenti, stati che
preferivamo lasciare dove erano stati depositati. In altri casi invece quello che vediamo riguarda talmente da vicino
le nostre vite, che non riusciamo ad accorgercene perché lo sguardo si fa miope, e osserva troppo in prossimità per
riuscire a mettere veramente a fuoco e vedere.
In ogni caso è necessario abbandonare l’atteggiamento sfiduciato e rinunciatario di chi rifiuta di capire, o peggio,
crede di non essere in grado di farlo e mettersi in ascolto non perché le opere siano complesse, artificiose o ostiche,
bensì perché ponderatezza, tempo lungo, silenzio sono elementi che, come constatiamo sulla nostra pelle, nello
scorrere di una qualsiasi giornata, non riusciamo a preservare. E anche se pensiamo che l’esercizio di ogni pratica
23
(intellettuale o fisica) richieda profondità e riflessione, sappiamo che “nella società della visibilità” questo è concesso
raramente. In questo orizzonte, dunque, ritengo si possa dire che la presenza del contemporaneo contribuisce come
dimensione culturale necessaria allo sviluppo e alla crescita di ogni comunità. Quello che vedo o sento potrà piacere
o meno a livello personale, ma qualsiasi forma d’arte che si realizza nel proprio tempo, qualsiasi contemporaneità
praticata ed esercitata ha diritto non solo di asilo, ma di trovare meno faticosamente il proprio spazio. Non accade
ancora così nel nostro paese, poco anche nella nostra città come in tante altre. E appunto in questo passaggio
centrale si pone il progetto più generale di Quotidiana che, accanto alla promozione degli artisti, insiste nel portare
un contribuito preciso alla costruzione di un segno del contemporaneo nel proprio territorio. In questa direzione si
colloca la scelta operata quest’anno, di presentare l’esposizione a Palazzo Trevisan al Centro universitario e di rami-
ficare nello spazio della città e in un tempo prolungato le occasioni di riflessione sul contemporaneo. Attraverso le
selezioni nazionali per la scelta dell’artista che parteciperà alla Biennale di Skopje; gli interventi site specific lungo il
fiume curati da Camilla Seibezzi, gli incontri a giugno con i direttori di importanti centri del contemporaneo al Centro
Culturale Altinate/San Gaetano e il convegno internazionale in autunno, ci si propone di creare una consuetudine
all’arte. Per questo motivo la scelta curatoriale non ha trasformato Palazzo Trevisan in un palazzo delle esposizioni,
ma ha mantenuto intatta la sua caratteristica di luogo già abitato in cui proprio alle opere sarà lasciato il compito di
generare nuove relazioni. Un modo ulteriore per portare l’esperienza artistica incontro alle persone, in mezzo alla
gente, in luoghi inaspettati e non destinati all’arte, come già Progetto Giovani sta facendo da più di un anno attraverso
Nuovi Segnali, Intervallo = Pausa, Tutti ai Tadi, Segnali all’orizzonte e GemineMuse. A questo punto resta da capire
quanto riteniamo importante essere sollecitati e incalzati su questi temi. Quanto crediamo necessario ritrovare il
senso profondo dell’umano e se desideriamo risuonare delle vibrazioni che le opere riescono a produrre. Ma a que-
sto, ognuno, può rispondere solo a se stesso: nella propria intimità, con concentrazione, immergendosi ciascuno un
po’più in fondo nell’esplorazione di sé.

Stefania Schiavon
24
The day after tomorrow

Solitude, spirituality, presence of the contemporary – it is toward these areas of reflection that I am lead when I think of the works
presented in this year’s edition of Quotidiana. Though these subjects are not exactly easy, they continue to resurface. An example
of this kind of consideration is the recent article by William Deresiewicz (Internazionale 3/9 April 2009) on the role of solitude in
contemporary society, in which he discussed the individual’s inability to be alone and to leave room for the experience of solitude.
I realize, however, that contrary to Deresiewicz analysis, and to what I myself believe, each of the artists of Quotidiana managed
to focus his or her own creative practice precisely on that positive experience of solitude. This is not always easy, but it allows the
individual to rediscover his or her personal intimacy, concentration, and in depth exploration of the self and the world. Though these
conditions have always been valued and by every community, in today’s technological society they have lost their rights of citizen-
ship. They are fled from and feared like the plague by the youngest generations. These latter who favour a culture of visibility due
to the pervasive need for celebrity and connectedness - the need to be known and renowned more in virtual space than in reality.
Yet, as I stated, this does not regard the artists of Quotidiana. Are they exceptions that prove the rule? Perhaps, but I don’t think so.
Rather, they are representative of how art, not only through its content (what it says) and its form (what it shows), but most of all,
through its making, is able to decipher and reveal the signs of its own times in order – as Kandinskij declared – to generate its own
future. It is this aspect of the practice, the investigation and the artist’s work, before the production of the piece itself, which fasci-
nates me. Within the context of this exhibition, the choice to “make space for solitude”, traceable in all of the creative processes,
groups together all of these artists who do not know each other. This cannot be mere coincidence. Thus, I believe that despite the
fact that technological culture has subtracted intimacy from the individual, the artists of Quotidiana propose works that are signs of
a process which does not spare its producers, and which requires circumspection, time, silence and listening from the public. This is
what the contemporary “I” of the “day after tomorrow” will begin looking for and begin understanding the necessity for. The space of
social relations and real encounters with oneself, others and various cultures, open up for the artist only through this familiarity with
25
solitude. Relations to which we aspire, chase after, search for, but which remain carriers of intention, prefigurations of scenarios
and not practices of the present time, only if on our part, we watch carefully and closely. In fact, the works proposed do not speak
of that which we already know, but of what we can begin to recognize only by opening up to make space for this form of positive
solitude which leads to self-intimacy.
When artists decide to move from country to country mixing the waters of rivers; meet the inhabitants of Chinese communities;
enter into the private lives of people stricken by the most serious economic crisis of the past century, or, invite us to yield our imagi-
nation to the wonders of a suspended swing (these are but a few brief examples), at the end of their investigations they offer works
which are able to penetrate the spectators’ souls creating vibrations. It is a rare but precious occasion, occurring differently with
each piece and often not immediately. Rather, at times the sensation reemerges from something believed to have been forgotten.
And perhaps we understand that our perplexity does not directly concern the work of the artist, but the vibration that it has created
within us. At times, some works, even of other disciplines - such as dance or music – disturb us because they arouse sensations,
feelings and states which we would prefer to let lie. In other cases, what we see is so closely linked to our lives that our shortsighte-
dness prohibits us from taking notice – we observe too closely to truly focus and see.
In any case, it is necessary to abandon the discouraged and defeatist behaviour of who refuses to understand, or worse, believes
to be unable to do so, and instead place oneself in a position to listen. This is not because the works are complex, unnatural or
tough, but rather because circumspection, time and silence are elements which, as we bear witness on any given day, we do not
manage to conserve. And even if we think that the exertion of every practice (intellectual and physical) requires depth and reflection,
we know that “in the society of the visible” this is rarely conceded.
Therefore, from this perspective, I believe that we can say that the presence of the contemporary contributes as a necessary cul-
tural dimension to the development and growth of every community. What I see or feel may please me more or less on a personal
level, but whatever form of art that is realized in its own time, whatever practiced and exerted contemporaneity, not only has the
right of asylum but also of finding its own space with less difficulty. This has not yet occurred in our country, little more in our city,

26
as in many others. And it is precisely within this central hinge that the more general project of Quotidiana places itself. Alongside
the promotion of artists, it insists on making a precise contribution to the construction of a sign of the contemporary on our own
territory. Thus is line of this year’s choice to present the exhibition in Palazzo Trevisan at the University Centre, and to ramify the
occasions of reflection on the contemporary throughout the spaces of the city and over a prolonged period of time. Through the
national selections for the choice of the artists who will participate in the Skopje Biennale, the site-specific interventions curated
by Camilla Seibezzi, the June meetings with the directors of important centres for contemporary culture at the Centro Culturale
Altinate/San Gaetano and the international convention in autumn, Quotidiana proposes to create a normalcy for art. For this reason,
the curatorial team did not transform Palazzo Trevisan into an exhibition hall. Rather, it maintained in tact the characteristic of an
already lived space, and it is precisely the works which will be left with the task of generating new relations. This is another way
of bringing the artistic experience toward the public, amongst the people, in unexpected spaces which are not traditionally used
for the arts, as Progetto Giovani has already been doing for over a year via Nuovi Segnali, Intervallo = Pausa, Tutti ai Tadi, Segnali
all’orizzonte and GemineMuse.
What remains to be understood is how much we believe it is important to be aroused and pressed by these theme, how much do
we believe it is necessary to rediscover the profound sense of human kind and if we wish to resound the vibrations that these works
manage to produce. But these questions can only be answered by each person alone, in his or her own intimacy, through concen-
tration and through immersing oneself a little bit deeper in the exploration of the self.

Stefania Schiavon
27
...Devo dirlo pianissimo...

“Pianissimo/te lo dico pianissimo/questo piccolo ciao/sottovoce/così nessuno capirà...”


Così recitava una canzone degli anni Sessanta, una di quelle canzoni che ti accompagnano nostalgicamente negli anni,
anche se appartengono ad un’altra epoca. Quella stessa canzone è stata utilizzata dall’artista Ilaria Giaconi come co-
lonna sonora del suo video “Patchwork Toilette”, in apertura a Quotidiana04, la prima edizione che ho seguito come
membro dello staff organizzativo. Ironicamente quella canzone accompagnava immagini di sale da bagno domestiche,
toilette di stazioni, alberghi e musei, elevati a simbolo dei luoghi nei quali ci possiamo sentire sicuri e protetti e, altret-
tanto ironicamente, il titolo di quella canzone è Fortissimo.
Come a dire che a volte le cose dette sussurrando sono quelle più sentite, laceranti, intense. O che talvolta, anche
quando vorremmo urlare, qualcosa ci chiede di continuare invece a dire quello che sentiamo sottovoce.
Questo pensiero, raccontato con tanta semplicità in quella canzone, è una riflessione che ritorna con sempre più insi-
stenza nell’ambito della mia pratica curatoriale.
Mi ritrovo sempre più spesso infatti a cercare, nelle mostre o nelle fiere che frequento, i lavori meno urlati, quelli sus-
surrati, che non hanno bisogno dello scandalo o del rumore per farsi notare.
Non sono certo i lavori più facili su cui focalizzare l’attenzione. Anzi resto talvolta delusa quando, durante una inaugu-
razione affollata, mi trovo a cercare spasmodicamente lavori del genere, per poi trovarli solo nel momento in cui torno
in quello stesso luogo semivuoto e in silenzio. Ma molti di questi lavori, così sottili, semplici ma fortissimi nella loro es-
senzialità sono per me, in una parola, folgoranti, anche se richiedono ovviamente condizioni particolari per poter essere
fruiti e apprezzati. Sono lavori di fronte ai quali poter indugiare, passare del tempo, pensare. Sono quelli che il giorno
dopo averli visti sono ancora da qualche parte nella tua testa, si sono insinuati sottilmente e rimangono lì ancora come
una debole eco, difficili da mandare via. Sono quelli che ti richiedono però uno spazio di ascolto diverso, un’attenzione
e una predisposizione a comprenderli.
Quando sono iniziate le selezioni di questa Quotidiana avevo quindi ben in mente cosa per me fosse un lavoro forte,
28
un lavoro completo e di qualità. Attendevo con ansia quei lavori che restassero lì a parlarmi anche dopo aver richiuso
la busta della candidatura, e fortunatamente ce ne sono stati tanti, che sono ancora lì a dirmi qualcosa a distanza di
qualche mese. Alcuni mi tornano in mente visivamente, come dei fotogrammi, mentre di altri ricordo le parole usate per
descriverli, che hanno saputo restare lì a raccontarmi qualcosa per tutto questo tempo.
Penso che, considerando la particolare situazione storica in cui ci troviamo, e la storia dell’arte che ci lasciamo alle spal-
le, i lavori che sono stati selezionati e che saranno esposti possono essere considerati quantomai contemporanei.
Non c’è più bisogno di definire dei limiti infatti, di dare delle definizioni, non solo per quanto riguarda le tecniche ma
anche le pratiche. Sospendere un pallone pieno d’aria all’interno del cortile del palazzo, creare un orto di piante comme-
stibili nel cuore della città che le persone possano curare come se fosse proprio, dormire all’interno dello spazio espo-
sitivo per giorni per catturarne i dettagli meno visibili: tutte queste pratiche non hanno più bisogno di essere legittimate
come artistiche perchè sono già riuscite a ritagliarsi il proprio ruolo. Ecco cosa significa per me contemporaneo. Sento
di affermarlo da un lato perché credo che la contemporaneità stia anche nel liberarsi di ogni eccesso, del superfluo,
di tutto ciò che rischia di distrarre lo spettatore. Non ci stupiamo più di fronte a nulla, qualunque cosa considerata un
tempo scandalosa ha superato ogni limite imposto dal senso comune. E allora l’unico stupore che sento possibile è
quello dettato dal semplice, dal discreto, dal positivo, talvolta quasi dall’ovvio.
Dall’altro lato penso che il periodo che stiamo vivendo ci richieda di spogliarci di tutte le convinzioni che avevamo, e di
metterci in discussione, da ogni punto di vista, sociale e culturale.
Credo che in questo ritorno all’essenziale giochi inoltre un ruolo fondamentale anche la sede in cui ci troviamo ad espor-
re i lavori selezionati quest’anno. Per la prima volta Quotidiana entra in un luogo che non è adibito esclusivamente a
sede espositiva, ma che è attraversato e vissuto ogni giorno da persone che ne fanno la propria casa per le motivazioni
più diverse. Ci sono sale silenziose in questo palazzo, corridoi in cui i rumori si sentono appena, ci sono persone che
vengono qui per studiare, concentrarsi, parlare sottovoce, perfino meditare. Ci sono anche persone che vengono qui a
suonare musica classica, e in quei momenti tutto si riempie di suono e cambia forma all’improvviso.
La percezione di sé e di ciò che ci circonda è piuttosto forte in luoghi come questo, in cui ogni piccolo rumore è udibile
29
e ogni dettaglio diviene importante. E così come le persone entrano in questo luogo e lo attraversano sottovoce e con
rispetto, allo stesso modo credo debbano fare le opere di questa mostra, che sanno bene come parlare, ma hanno
bisogno di tranquillità per essere ascoltate.
Non è certo il caso di parlare di opere difficili, come talvolta si fa con l’arte contemporanea, credo fermamente che la
forma di questi lavori sappia essere tanto curata quando gradevole, ma nel coniugare contenuto e aspetto visivo, gli
artisti sono riusciti in una impresa non da poco, a mio avviso. I lavori che abiteranno queste stanze riescono infatti molto
bene nel parlare di sé e del momento storico che viviamo, ed ho trovato sorprendente il modo in cui riescono a farlo,
la positività che emerge da momenti difficili come quello che stiamo attraversando. Sembra un luogo comune forse,
quello che i momenti di crisi o di rottura fanno scaturire la creatività o il positivo che c’è in ognuno, ma è proprio quello
che sembra accadere in questi casi.
Nei giorni di selezione ci trovavamo infatti a stupirci di fronte a lavori che sapevano parlare di questo periodo, della tanto
abusata parola “crisi”, delle geografie in continuo mutamento, di temi comuni quali la fede e l’ecologia senza essere
schiacciati dal peso ideologico di tali temi, e mantenendo una sorta di leggerezza, se così si può definirla.
Ancora una volta insomma, sono quelle parole che ci dicono pianissimo a veicolare un messaggio, una riflessione, delle
domande che ci mettano in discussione. In questo credo sia fondamentale dare una buona parte di responsabilità al
pubblico, trattarlo con stima e rispetto nel proporre lavori che non sono difficili, ma richiedono certo un momento di
comprensione e concentrazione. E quello stesso stupore che i lavori mi hanno regalato nel momento in cui li estrae-
vamo dal loro involucro, spero possa restare immutato negli spazi espositivi di Quotidiana per chiunque avrà voglia di
attraversarla.
E di ascoltarla.

Teresa Iannotta
30
…I must say it softly…

“Softly/I’ll say it to you softly/this small hello/hushed/so no one will understand…”


So went a song from the Seventies - one of those songs that, even though it belongs to another generation, nostalgically accom-
panies you through the years. This same song was used by the artist Ilaria Giaconi as the soundtrack for her video “Patchwork
Toilette”, presented at Quotidiana04, the first edition that I followed as a member of the organizing team. Ironically, this song was
matched with images of domestic bathrooms and lavatories of stations, hotels and museums, elevated to the status of symbols
of places where we can feel safe and protected. Equally ironic, the title of this song is Fortissimo. It can be said that sometimes
the things that are whispered are those which are most felt, most piercing, and most intense. Or that at times, even when we
would like to scream, something instead asks us to say what we feel in hushed tones. This thought, so simply stated in that
song, is a reflection that returns with increasing intensity within the context of my curatorial practice. Throughout exhibitions and
fairs, I continuously find myself searching for those works that scream less - those which whisper, which do not need a scandal
or a ruckus to be noticed. They are definitely not the easiest works upon which to focus one’ s attention. Actually, at times I
am disappointed during a crowded opening, finding myself frantically searching for these kinds of works, only to find them the
moment I return to the same place when it is half empty and silent. But many of these works, so subtle, simple and strong in
their essentiality, are for me, in one word, brilliant, even if they obviously require particular conditions in order to be enjoyed and
appreciated. They are works before which one can pause, pass time and reflect. They are those which, the day after having seen
them, are still somewhere in your head. They have subtly insinuated themselves and remain there, in some place, like a feeble
echo which is difficult to chase away. They are those, which nonetheless ask you for a different kind of listening, an attention and
a predisposition to understand them.
Therefore, when the selections for this years’ Quotidiana began, I already had in mind what a strong work is for me – one both
complete and of quality. I nervously hoped that those works would remain and speak to me after I closed their presentation
envelopes, and fortunately there were many that are still there speaking to me, even after many months. Some come to mind
visually, like still images, while the others I recall through the words used to describe them - words which knew how to stick with
me and continue telling me something over all of this time.
I believe that, considering the particular historical situation in which we find ourselves, and the history of art in our wake, the
31
works which were selected and which will be exhibited may be considered extremely contemporary.
In fact, there is no longer a need to define limits or to provide definitions, not only as far as techniques are concerned but also
practices. Suspending an air-filled balloon over the courtyard of the palace, creating a garden of edible plants in the heart of the
city so that the public may personally tend to it, sleeping within the exhibition space for days in order to capture the least visible
details: all of these practices no longer need to be legitimized as artistic because they already have managed to carve out their
own role. This is what for me it means to be contemporary.
On one hand, I feel the need to confirm this because I believe that contemporaneity lies also in the freeing oneself of every
excess, of the superfluous, of all that which risks distracting the spectator. We are no longer surprised before anything; whatever
was once considered scandalous has surpassed every limit imposed by common sense. And thus, the only wonder that I believe
remains possible is that provided by the simple, the discrete, the positive and sometimes the almost obvious.
On the other hand, I believe that the period in which we are living requires us to strip ourselves of all of our convictions, and to
question ourselves, from every point of view, be they social or cultural. I believe that in this return to the essential, the space in
which we find ourselves exhibiting this year’s selected works also plays a fundamental role. For the first time, Quotidiana enters
into a space which is not assigned exclusively for exhibitions, but which is crossed and lived in every day by people who use it
as their own house and for the most diverse reasons. There are quiet halls in this palace, corridors in which sounds are barely
heard. There are people who come to study, concentrate, and speak in hushed tones, even to meditate. There are also people
who come to play classical music, and during those moments the space fills up with sound, suddenly changing its form.
The perception of ourselves and of that which surrounds us is rather strong in spaces such as this one, in which every small
sound is audible and every detail takes on importance. And thus, I believe that every person who enters this space and crosses
it, speaking softly and with respect, also contributes to these works which know very well how to speak, but which need peace
and quiet in order to be heard. It is definitely not the case to speak of difficult works, as sometimes occurs with contemporary
art. I strongly believe that the form of these pieces knows how to be both accurate and pleasant, but in the marriage of content
and aesthetics, the artists, in my opinion, have succeeded in a considerable feat. In fact, the works which occupy these spaces
manage very well to speak of themselves and of the historic moment in which we live, and I find the way in which they do so very
surprising for the positiveness that emerges from a difficult moment as is the one in which we are passing through. It seems
banal to say that moments of crisis or of rupture trigger the creativity or the prositiveness that lies in every one of us, but it is
32
precisely that which seems to occur. During the days of selection, in fact, we were surprised before these works which knew how
to speak of this period, of the overused word “crisis”, of geography in continuous change, of common themes, while maintaining
a certain lightness - if it can be so defined. And anyway, once again, these are the words that they say to us softly in order to
vehicle a message, a reflection, questions with which to interrogate ourselves.
Thus, I believe that a large part of the responsibility falls on the public, which must be treated with regard and respect through
the proposal of works that are not difficult, but that require a certain moment of comprehension and concentration.
And I hope that the same wonder, offered to me by the works the moment I extracted them from their packages, can remain
unchanged in the exhibition space of Quotidiana for whoever wishes to cross it.

And listen to it.

Teresa Iannotta
33
: APERTA

34
Intervento site specific

Things Falling Apart


di Andreas Golinski,
nato a Essen (Germania), nel 1979

Ponte San Benedetto


Riviera Albertino Mussato - Padova

L’INSTALLAZIONE È RESA POSSIBILE GRAZIE A jolliallestimenti.com

35
“Credo solo a ciò che vedo” potrebbe essere oggi la controversa risposta di uno sguardo estenuato da una pioggia di
immagini quanto l’amara difesa di chi nella fiducia è stato fin troppo tradito.
“Prova a sentire quel che guardi” è l’invito certo che l’opera di Andreas Golinski offre con pari dignità tanto al pubblico
esperto dell’arte contemporanea quanto al pedone che ogni giorno attraversa il ponte di San Benedetto a Padova.
Lungo il tronco maestro del Bacchiglione, laddove ieri lo sguardo incontrava quasi con distratta abitudine lo stile liberty
del ponte di San Benedetto, il passante oggi si confronta con una nuova “apparenza”: una complessa struttura di reti
metalliche e griglie, studiate ingegnosamente dall’architetto Davide Vizzini, descrive la creazione artistica di Golinski.
Andrea Palladio geniale nativo padovano scrisse i codici elementari ma mai scontati del buon costruire, brevi indicazioni
che aiutano ad erigere opere sane, longeve e belle da cui derivare mille declinazioni. In queste stesse strade si narra
oggi, in Casa di foglie di Mark Z. Danielewsky, dell’esistenza di una piccola abitazione dal perimetro certo ma dai labili
confini interni, un viaggio interiore che esplora lo spazio senza una risposta certa. Aldilà di ogni porta inizia un viaggio
che dilata la dimensione spazio-temporale quanto l’incredibile plasticità delle reti neurali. Percorsi inusitati che impre-
vedibilmente la mente percorre.
Di questa esperienza racconta l’installazione di Andreas Golinski: un’architettura del vivere quotidiano, l’interpretazione
varia e mai esaustiva del dato percettivo. Lo sguardo spesso domina facilmente e prevale gli altri sensi ed è allora che
la possibilità di un’ulteriore prospettiva si fa preziosa.
Si può circoscrivere un’area ma non per questo si può essere certi di controllarne il vissuto. Chi la abita può scegliere
di crescere in altezza o di scendere in profondità. Ci sono argini che la vita dirompe perché la natura stessa ci ha dotato
di una capacità esplorativa praticamente infinita e l’orizzonte è prossimo solo per chi non alza mai lo sguardo.

Camilla Seibezzi
36
“I only believe what I see”. This could be the controversial response of a gaze exhausted by downpouring images, as it could be
the bitter defense of someone whose trust has been too often betrayed.
“Try and feel what you see” is the clear invitation offered by Andreas Golinski’s work, with equal dignity both to a public of art
experts and to the pedestrians who every day cross the San Benedetto Bridge in Padua.
Along the Bacchiglione canal, there where yesterday one’s gaze encountered, almost with distracted normalcy, the Liberty Style
of the San Benedetto Bridge, today’s passersby are confronted with a new “appearance”. A complex structure of metal mesh
and grates, ingeniously conceived by the architect Davide Vizzini, outlines Golinski’s artistic creation.
Andrea Palladio, native Paduan genius, wrote codes that, though elementary, never led to a want of good construction. They are
brief indications facilitating the erection of sound, long-lived and beautiful buildings from which thousands of declinations derive.
In Mark Z. Danielewsky’s Casa di foglie, these same streets today tell of the existence of a small house of absolute perimeters
but of fleeting internal borders. It is an inner journey, exploring space without any definite answer. Beyond every door, a new
journey begins, dilating the spatial-temporal dimension and, equally, the incredible plasticity of neural networks - unusual routes
which the mind unpredictably covers.
Andreas Golinski’s installation speaks of this experience. It is an architecture of daily living and of the mutable and never exhau-
stive interpretation of perceived information. The gaze often easily dominates and prevails over the other senses and, thus, the
possibility of another perspective becomes precious.
We can circumscribe an area, but this does not mean that we can be certain of controlling the lived experience. Whoever inhabits
it may choose to grow in height or descend in depth. There are dams that life breaks through, because nature itself has provided
us with a practically infinite explorative ability. The horizon is near only for those who never raise their eyes.

Camilla Seibezzi
37
Andreas Golinski

38
Andreas Golinski

Things Falling Apart

installazione site specific


rete metallica
dimensioni variabili
Ponte San Benedetto
Padova
2009

39
: ESPOSIZIONE
INDICE ARTISTI

42. Elisabetta Alazraki 70. Claudio Prestinari


44. Aspra.mente 72. Luca Ruberti
46. Francesco Bertelè 74. Fausto Sanmartino
48. Elena Brazzale 76. Fabrizio Sartori
50. Marcella Campa e Stefano Avesani 78. Natalia Saurin
52. Alessandro Cardinale 80. Marco Strappato
54. Samantha Casolari 82. Enrico Tealdi
56. Giulia Casula 84. Ettore Tomas
58. Claudia Collina 86. Gian Maria Tosatti [Hôtel de la Lune]
60. Antonio Guiotto 88. Lucia Veronesi
62. Cinzia Laurelli 90. Debora Vrizzi
64. Rocca Maffia
66. Lidia Meneghini
68. Alessandra Messali

41
Il progetto è costituito da una serie di quattro collage ricavati dalle foto documentative di una performance avvenuta nel
Elisabetta Alazraki

gennaio 2009. La performance consisteva nel mescolare le acque di quattro fiumi europei: il Tamigi, il Reno, il Po e la
Senna. Con una tanica in plastica ho raccolto l’acqua da un fiume per poi trasportarla e versarla in un altro fiume, la cui
acqua è stata a sua volta raccolta e versata altrove. Questa operazione è stata ripetuta fino al “mescolamento” dei quat-
tro fiumi, ed è stata documentata fotograficamente. Le fotografie ottenute sono state poi assemblate con le immagini
dei fiumi stessi, ritagliate da mappe geografiche. Quest’operazione riflette il mio interesse nei confronti dei fenomeni na-
turali e della possibilità di sostituire un ordine umanamente concepito alla loro immanenza. Possibilità che mi interessa
anche nella misura del suo fallimento: apparentemente vanificata dallo scorrere dei fiumi, l’operazione suggerisce che
l’acqua che viene spostata da un luogo all’altro è tutta parte della stessa idrosfera, costantemente in ciclo.

The project is composed of a series of four collages obtained from the photo-documentation of a performance which took place in January 2009.
The performance consisted in mixing the waters of four European rivers: the Thames, the Rheine, the Po and the Seine. Using a plastic jerry can,
I collected the water from one river, then transported and pour it into another, from which I had previously carried out the same process. This
operation was repeated until a “mixing” of the four rivers was achieved. It was documented via photographs which were then assembled with
images, cut from geographic maps, of the rivers themselves. This operation reflects my interest in natural phenomena and of the possibility of
substituting their immanence with an order conceived by man. I am also interested in the possibility of failure: the operation is apparently nullified
by the flowing of the rivers. My intervention proposes that all of the water, which is transported from one place to another, is part of the same
relentlessly cyclical hydrosphere.

42
Elisabetta Alazraki

the Thames poured into the Rhine

collage su carta
30x40cm
(serie di 4)
2009

43
Flower Salad è un intervento orti-culturale in uno spazio di verde pubblico. Flower Salad è un’aiuola di fiori commestibili,
Aspra.mente

stagionale e composta da specie diffuse nell’area mediterranea. Il progetto suggerisce una linea alternativa per la pro-
gettazione del verde pubblico più attenta all’integrazione delle specie autoctone e all’interazione con i cittadini. Un’azio-
ne di “Guerrilla Gardening” che intende rivalutare i fiori tradizionalmente usati in preparazioni culinarie ed erboristiche.
I fiori commestibili rappresentano una parte fondamentale della cultura del gusto. I loro aromi, colori e sapori danno la
possibilità di attribuire un nuovo valore alle aiuole urbane. Flower Salad ha una caratteristica di spiccata stagionalità sia
per le specie utilizzate che per il loro periodo di fioritura (solo alcune delle specie sono perenni). Sono stati individuati tre
allestimenti di base: Primaverile/estivo: lavanda/erba cipollina/calendula/camomilla/trifoglio/tarassaco/hemerocallis;
Estivo/autunnale: zafferano/malva; Invernale: broccoli/cavoli. L’aiuola ha un ciclo vitale di circa tre mesi. Flower salad
pur riferendosi all’estetica del giardino, si realizza nella partecipazione del pubblico invitato ad interagire con l’aiuola e
ad acquisire un atteggiamento più consapevole verso le risorse comuni. L’interazione è suggerita attraverso la comu-
nicazione: un logo che espliciti la sua caratteristica di commestibilità e diversi supporti che guidino all’uso. Un sito web
raccoglierà consigli e suggerimenti per prendersi cura dell’aiuola e conoscere le possibilità di utilizzo dei fiori.

Flower Salad is a horti-cultural intervention in a public green space. A flowerbed of edible seasonal plants, it is composed of species that are
widespread throughout the Mediterranean area. The project suggests an alternative line to the planning of public green areas, placing attention
on the integration of autochthonous species and interaction with citizens. It is an action of “Guerrilla Gardening” which intends to reevaluate the
traditional flowers used in both culinary and herbalistic preparations. Edible flowers represent a fundamental aspect of the culture of taste. Their
aromas, colours and flavours provide the possibility of attributing new value to urban flowerbeds. Flower Salad bears a feature of marked seaso-
nality, due to both the species used and their blossom periods (only a few of the species are perennial). Three basic sets have been identified:
Spring/summer: lavender, spring onion, calendula, chamomile, clover, dandelion and day lilies Summer/autumn: saffron, malva; Winter: broccoli,
cabbage. The flowerbed has a life cycle of approximately three months. Flower Salad, while referencing the aesthetics of gardening, is produced
through the participation of the public, which is in turn invited to interact with the flowerbed in order to acquire a more aware attitude with respect
to communal resources. This interaction is prompted through visual communication: a logo expressing edibility and various aids guiding the use.
A website will collect advice on taking care of the flowerbed and suggestions regarding the possible uses of the flowers.
44
Aspra.mente

flower salad

preparazione di un’aiuola
terra, semi, piante
dimensioni variabili
2009

45
Casa mia può sostituire il mondo – il mondo non può sostituire casa mia è un’opera costituita da un bagaglio di forme
Francesco Bertelè

affiorate nel tempo che, di presentazione in presentazione, cambiando aria, crescono e invecchiano.
Mentre i disegni sembrano suggerire l’essere sempre se stesse delle forme, in quanto progetti, idee e significati, nella
realizzazione delle sculture entrano in gioco fattori legati all’esperienza attuale, alla ricerca di un’intimità che faccia appar-
tenere gli oggetti allo spazio, che assegni loro un ordine necessario in quella costruzione di ricordi nebulosi e fulminei che
chiamiamo casa. [“Ho mani per coglierti, timo minuscolo dei miei sogni, rosmarino del mio estremo pallore”.
André Breton, Le revolver aux cheveux blancs, 1932]. Tra le sculture di Casa mia…, le più vicine e criptiche allo stesso
tempo sono quelle costruite da movimenti automatici, consunti e condivisi almeno quanto il materiale di cui sono costi-
tuite. In esse una certa idea di stabilità viene comunicata direttamente dal gesto scultoreo, nella cui compulsione (chi
non ha mai giocato, senza accorgersene, con un pezzo di carta?) è possibile rintracciare un senso di appartenenza e di
protezione, un calarsi negli elementi minimi del vivere lo spazio e gli oggetti vicini, che costituiscono la costellazione delle
nostre relazioni primarie. La mano dell’artista, che gioca e assegna titoli a volte struggenti, a volte comici, riesce a farsi
così piccola e precisa da costruire un universo conchiuso e coerente di significati intimi nello spazio di una cucina.
Pietro Rigolo
Casa mia può sostituire il mondo – il mondo non può sostituire casa mia (My House Can Replace the World but the World Can’t Replace my House)
is a work consisting of a suitcase of forms surfacing over time which, from presentation to presentation, have a change of air, grow and age.The
drawings seem to suggest that the forms always remain the same, inasmuch as projects, ideas and meanings, while, through the production of the
sculpture, various factors connected to the current experience come in to play, in search of an intimacy which makes the objects belong to the space,
conferring to them a necessary order in that construction of nebulous and rapid memories which we call house. [ “…to gather you, miniscule thyme
of my dreams, rosemary of my extreme pallor.” André Breton, Le revolver aux cheveux blancs, 1932]. Among the sculptures of Casa mia…, those
which are both closest and most cryptic are the ones composed of automatic movement, well-worn and shared, at least in terms of the material from
which they are constructed. In these, a certain idea of stability is directly communicated through the sculptural action, in whose compulsion (who has
never unconsciously played with a piece of paper?) it is possible to trace a sense of belonging and protection, a setting into the minimal elements
necessary to live the space and the close objects which form the constellation of our primary relations. The hand of the artist, which plays and con-
fers titles which are at times aching, at times comic, manages to remain so small and precise as to construct an enclosed and coherent universe of
intimate meanings in the space of a kitchen.
46
Francesco Bertelè

casa mia può sostituire il


mondo – il mondo non può
sostituire casa mia

installazione site specific


disegni su carta, rete metallica,
materasso, cavalletti e asse di
legno
dimensioni variabili
2006/2009

47
La mia ricerca artistica parte dall’osservazione del mondo naturale per poi oltrepassare la soglia del visibile fino ad ad-
Elena Brazzale

dentrarsi in un mondo “invisibile all’occhio nudo”: quello delle forme microscopiche e microbiologiche. Questo punto di
partenza mi permette di osservare come la materia vivente compia continue mutazioni e trasformazioni. L’immaginazione
mi permette di sgretolare le forme originarie affinché perdano la loro connotazione prestabilita per poi dare loro una nuova
esistenza in cui vita, nascita, ri-nascita, proliferazione, riproduzione possano convivere contemporaneamente. Questo ge-
nera la creazione di nuove forme vegetali e stravaganti specie botaniche e non, fino a suggerire un nuovo habitat nato dalla
rottura di ogni forma statica. La tecnica dell’acquerello mi permette di giocare con i colori ottenendo consistenze acquo-
se, fluide, trasparenti, leggere. Il fondo bianco uniforme della carta, apparentemente neutrale, diventa invece anch’esso
presenza che sottolinea la percezione del movimento dei corpi e delle masse cromatiche presenti nello spazio. La pittura
diventa quindi l’espressione vitale contenuta in ogni particella dello spazio visibile, invisibile, reale ed immaginato.

My artistic process begins with an observation of the natural world in order to then cross the threshold of the visible, finally entering the world of
what is “invisible to the naked eye”: microscopic and microbiological forms. This starting point allows me to observe how living matter accom-
plishes continuous mutations and transformations. Imagination allows me to erode the primordial forms until they lose their prefixed connotations,
in order to give them a new existence in which life, birth, rebirth, proliferation and reproduction can coexist. This generates the creation of new
vegetal life forms and extravagant botanical and non-botanical species, finally suggesting a new habitat born from the rupture with every static
form. The technique of watercolour allows me to play with colours, obtaining watery, fluid, transparent and light consistencies. The seemingly
neutral and uniform white background of the paper also becomes a presence that underlines the perception of movement of the bodies and chro-
matic masses present within the space. The painting thus becomes a living expression contained in every particle of the visible, invisible, real and
imagined space.
48
Elena Brazzale

composizione

acquerello su carta e tecnica


mista su vetro
20x20cm
2008

49
L’opera è costituita da due Urban Carpet, o tappeti urbani, parte del più ampio progetto Instant Hutong.
Mercella Campa e Stefano Avesani

Il progetto raccoglie le riflessioni nate dallo studio dei quartieri “Hutong” della vecchia Pechino e della comunità dei loro abi-
tanti, sottolineandone il potenziale creativo. Le mappe urbanistiche dei vecchi quartieri di Pechino sono state reinterpretate
come texture bidimensionali e riproposte usando un linguaggio emozionale. Il governo cinese non dà facilmente accesso
a queste mappe che sono state ridisegnate una ad una per renderle utilizzabili. Gli Hutong sono costituiti da un unico e
ininterrotto tappeto di case a corte, a un piano, separate da vicoli, che dal 1949 sono state modificate e ridistribuite a più
famiglie. Si è cosi sviluppato un modello di vita singolare e legato alla strada dove aspetti del retaggio socialista convivono
con stili di vita moderni e metropolitani. Negli ultimi vent’anni i quartieri Hutong hanno subìto forti demolizioni. Insieme alle
vecchie case è a rischio anche il tradizionale stile di vita dei vicoli. I due tappeti riproducono le piante di due distretti Hutong
di circa un chilometro quadrato corrispondenti ciascuno ad una popolazione di circa 30.000 abitanti. Le piante sono state
ricamate con la stessa tecnica usata negli anni settanta per gli arazzi di propaganda del partito comunista cinese. I tappeti
sono poi stati rielaborati con inserti di fili di lana. Dalla primavera 2009 inizierò ad esporre gli URBAN CARPET nei vicoli e
nelle corti della vecchia Pechino con una serie di happening istantanei, coinvolgendo gli abitanti dei quartieri in un dialogo
diretto. La forma espositiva informale si inserisce nel contesto della struttura urbana e sociale dei quartieri Hutong.

The work is composed of two Urban Carpets which are part of the larger Instant Hutong project. The project culls together considerations on the “Hutong”
neighbourhoods of old Beijing, as well as the communities of their inhabitants, underlining the creative potential. The urbanistic map of the old neighbourhoods
of Beijing have been reinterpreted as two-dimensional textures and re-proposed through an emotional language. The Chinese government does not provide
easy access to these maps, which were redrawn, one by one, to make them usable. The Hutongs are composed of a single and uninterrupted carpet of
single-story houses with courtyards separated by alleys. Since 1949, they have been modified and redistributed among many families. Thus, a singular model
of life was developed, connected to the street where features of the Socialist heritage coexist with modern and metropolitan lifestyles. Over the past twenty
years, the Hutong neighbourhoods have undergone strong demolition campaigns. Together with the old houses, the traditional alleyway lifestyle is at risk
of extinction. The two carpets reproduce the maps of the two Hutong districts of approximately one square kilometre each, corresponding to a population
of circa 30,000 inhabitants. The maps were embroidered using the same technique applied in the Chinese Communist party propaganda tapestries of the
seventies. The carpets where then elaborated with inserts of wool thread. From the spring of 2009, I will begin exhibiting the Urban Carpets in the alleys
and courtyards of old Beijing, along with a series of happenings stimulating a direct dialogue with the inhabitants of the neighbourhoods.
This informal exhibition mode will insert itself within the social and urban context of the Hutong neighbourhoods.
50
Marcella Campa
e Stefano Avesani

urban carpet

ricamo, cotone e lana


200x200cm
2008

51
Graffiando con una punta metallica la superficie di un plexiglass smaltato di nero, vado a ricreare una gigantesca dia-
Alessandro Cardinale

positiva fotografica che è possibile percepire solo guardandovi attraverso. La luce oltrepassa la lastra scomponendosi
in un’intricata trama di filamenti che, letti nell’insieme, descrivono il luogo che ho voluto analizzare. Questo lavoro va ad
unire una tecnica che parte dal disegno e, nello stesso tempo, al gesto scultoreo del togliere materia, per arrivare a
cogliere la fugacità del momento tipico della fotografia.

Scratching a black-enameled plexiglass surface with a metal pin, I recreate a gigantic photographic slide that may be perceived only by looking
through it. The light passes through the sheet, breaking up into an intricate weave of filaments which, when read together, represent the space
I wished to analyse. This work is a combination of the technique of drawing and the sculptural act of removing material, to finally arrive at the
grasping of the fleeting moment, characteristic of photography.

52
Alessandro Cardinale

senza titolo

graffiatura di smalto
su plexiglass trasparente
100x50cm
(serie di 4)
2009
53
Wilmington - Ohio, fa parte di un progetto sulle “small town America”: piccoli paesi degli Stati Uniti che sono cresciuti
Samantha Casolari

e si sono sviluppati intorno alle grandi corporations. Paesi inglobati dalle brand che, durante questa crisi economica,
vengono uno dopo l’altro lasciati al loro destino di “ghost town”, a seguito della chiusura dell’industria che li ha fatti cre-
scere così rapidamente, ma senza strutture sociali per sopravvivere da soli. Ispirato dai racconti di Sherwood Anderson,
e del suo “Winesburg, Ohio”, questo progetto inizia nella città di Wilmington - Ohio, principale centro di smistamento del
traffico domestico di DHL, verso tutti gli Stati Uniti: un piccolo paese in cui ha sede l’aereoporto privato più grande del
mondo. A dicembre 2008 la compagnia interrompe le operazioni di spedizione provocando uno shock enorme nell’inte-
ra comunità. DHL ha lasciato a casa più di 7500 dipendenti; in una città di nemmeno 12000 abitanti significa il collasso
economico e il rischio di diventare una ghost town: molti sono forzati ad andarsene, ma dove e con quali mezzi, avendo
ormai perso tutto? Di questi paesi mi interessava conoscere la gente, ascoltare passati, paure e speranze. Entrare in
contatto con le loro intimità e con le loro vite, così spesso non ascoltate: vite e nuclei familiari semplici, come un rac-
conto, ma improvvisamente violate in nome del profitto che non guarda in faccia a nessuno. Un profitto che dà inizio a
spirali di disperazione, esistenze rassegnate, povere, e purtroppo molto spesso senza speranza.

Wilmington – Ohio is part of a project based on “small town America”: small towns that originated from and were developed around large corpo-
rations. These towns are engulfed by the brands, which during this economic crisis, are one after another abandoning these sites to the fate of
“ghost towns”. Following the closure of the industries which made them grow so rapidly, they are now left without an adequate social structure for
independent survival. Inspired by Sherwood Anderson’s stories, particularly “Winesburg, Ohio”, this project starts in the city of Wilmington - Ohio,
the main centre of separation of DHL domestic traffic: a town which houses the largest private aeroport in the world. In December 2008, the
company interrupted delivery operations, setting off an enormous shock to the entire community. DHL sent home approximately 7,500 employees
in a town of less than 12,000 inhabitants. This signified economic collapse and the impending risk of becoming a ghost town. Many are obliged to
leave, but whereto and how, seeing as they have lost everything. I was interested in meeting the people of these towns in order to listen to their
pasts, their fears and their hopes. I wanted to enter into contact with their intimate lives, so often ignored - lives of simple family units, like tales
which were suddenly violated in the name of a profit which looks no one in the eyes, giving rise to vortices of desperation, resigned existences
and poverty, often unfortunately without any hope.
54
Samantha Casolari

series Wilmington - Ohio

fotografia a colori
stampa a getto d’inchiostro
110x160cm
2009

55
Intreccio: la struttura o configurazione caratteristica conferita dal lavoro di intrecciatura, la disposizione presentata in
Giulia Casula

tessuto dai fili a ordito e dalle trame.


Concorso spesso complicato e contraddittorio di fatti o elementi fortuiti o specificamente elaborati.
Intreccio delle vicende del racconto. Alla voce intreccio dal Devoto-Oli.

Il materiale di questo lavoro sono le lettere che Vincent Van Gogh inviava al fratello Theo.
Attraverso l’intreccio il significato delle parole diventa illeggibile, invisibile, evidenziando l’impossibilità di un’interpreta-
zione attraverso il linguaggio. La forma prevale organica e in divenire, fragile, effimera.

Weave: the characteristic structure or configuration conferred by the technique of weaving, the pattern presented through the weaving of cloth
and wool threads, a combination of circumstances which are often complicated by accidental or specifically planned facts or elements and plot
of the events of the tale.

The material at the base of the work are the letters that Vincent Van Gogh sent to his brother Theo.
Through the weaving process, the meaning of the words becomes illegible, invisible, thus highlighting the impossibility of an interpretation through
language. The form results organic and in a state of becoming, fragile and fleeting.

56
Giulia Casula

caro Vincent..
(invisible words)

installazione
carta intrecciata
100x70cm (variabili)
2008

57
Propongo un lavoro composto da 7 tavole grafiche che dialogano per prossimità con l’episodio del Ramo d’oro presente
Claudia Collina

nel VI libro dell’Eneide. I disegni non sono illustrazioni precise del testo, ma con esso sviluppano un intreccio che apre
un orizzonte di senso. Il ramo d’oro, strumento per viaggi iniziatici, oggetto simbolico e meraviglioso è ancora lì nella
sua veste di clavis universalis, ad interrogarci sul senso del viaggio, della vita e della morte. Nascosto in un albero folto
è un ramo che ha foglie d’oro e il gambo flessibile, sacro a Prosèrpina; tutta la selva lo copre e fitte ombre lo cingono
di convalli. A nessuno è dato di entrare nei regni segreti se prima non svelle quell’aureo germoglio. La bella Prosèrpina
vuole che a lei si riserbi questo tributo; al primo staccato non manca il secondo d’oro anch’esso, e il ramo di foglie
d’oro si veste. Dunque ben addentro osserva con gli occhi e trovatolo, come il rito prescrive, staccalo con la tua mano;
quello da sé docilmente verrà alla tua mano se il fato ti elegge, altrimenti non forza ti giova a piegarlo, né duro ferro a
strapparlo. Enea raggiunto il luogo indicato dalla Sibilla invoca un segno che gli mostri dove cercare il misterioso ramo
d’oro, nel fitto della foresta di frassini e querce. L’invocazione viene esaudita, compaiono due bianche colombe, uccelli
sacri a Venere (la madre dell’eroe), che lo guidano fino al recesso ombroso dove cresce il ramo d’oro ed egli riesce così
nell’impresa di svelare l’ambito ramo.

I propose a work composed of seven illustrated panels which dialogue by proximity with the episode of the Golden Bough from the 6th book of
the Aeneid. The drawings are not precise illustrations of the text, but with it they develop a plot which opens up to a new horizon of sense. The
golden bough, tool for initiation journeys, symbolic and marvelous object is still present in its character of clavis universalis, questioning us about
the sense of journey, life and death. There stands a tree; the queen of Stygian Jove, Claims it her own; thick woods and gloomy night, Conceal
the happy plant from human sight. One bough it bears; but (wondrous to behold!), The ductile rind and leaves of radiant gold: This from the vulgar
branches must be torn, And to fair Proserpine the present borne, Ere leave be giv’n to tempt the nether skies. The first thus rent a second will
arise, And the same metal the same room supplies. Look round the wood, with lifted eyes, to see, The lurking gold upon the fatal tree:
Then rend it off, as holy rites command; The willing metal will obey thy hand, Following with ease, if favor’d by thy fate, Thou art foredoom’d to view
the Stygian state: If not, no labor can the tree constrain; And strength of stubborn arms and steel are vain. Aeneas reaching the site indicated by
Sybil invokes a sign which shows him where to search for the mysterious golden bough in the thick of the forest of ashes and oaks. The invocation
is fulfilled and two white doves appear, birds sacred to Venice (the hero’s mother), guiding him to the shady alcove where the golden bough grows.
Thus, he manages in his endeavour to discover the coveted branch.
58
Claudia Collina

il ramo d’oro

tecnica mista su carta cerata


20x33cm
(serie di 7)
2009

59
Tra il 2007 e il 2008 mi sono dedicato all’Arte tra l’ironia e la narrazione, in qualche caso partendo dal testo prima
Antonio Guiotto

ancora che dall’oggetto in altri, come in questo, costruendo un testo partendo dall’immagine, scrivendo come fossero
sceneggiature, ogni serie di opere, tra installazioni, video, audio passando attraverso la fotografia. È nel mio imma-
ginario una certa abitudine di prendere piccoli appunti fotografici, per poi riportarli come qualcosa che mi ricordano
vicende ed incontri tra il reale e l’inventato. Non con poche parole è il nome di una serie di fotografie, di piccole e medie
dimensioni, con titoli lunghissimi, perché poche parole non mi bastano e dico che poche parole non bastano. Forse per
una mia propensione ad essere prolisso, forse perché per far fronte a queste immagini dalla dubbia qualità e dall’incerta
evocazione, tendo a voler andare (in) contro ad un ipotetico spettatore che (forse) stanco di non capire certe cose che
gli capita di incontrare a certe mostre, ha qui l’occasione, invece, di capire anche troppo, di avere tutte le informazioni
che cerca, di averne anche di superflue, trovandole tutte nel titolo. Un titolo che si trova nella linea mediana, di un bivio
che da una parte conduce alla didascalia, mentre dall’altra si avvicina ad un racconto.

Between 2007 and 2008, I dedicated myself to an Art which lies between irony and narration, in some cases starting with a text even before
defining the object, in others, as in this case, constructing a text around an image, writing them as if they were screen plays, every series of works
from installations, video and audio passing through photography. In my fantasy there is a certain habit of taking small photographic notes, in order
to return to them, like something that reminds me of events and encounters between the real and invented. “Not in a Few Words” is the name of
a series of photographs, of small to medium dimensions, with extremely long titles, because a few words are not enough for me and, I say that
a few words are not enough, perhaps due my tendency to be verbose or perhaps because in order to face these images of dubious quality and
of uncertain evocation, I tend to wish to (en) counter a hypothetical spectator, provoking him or her, who, (perhaps) tired of not understanding
certain things that he or she runs into at certain exhibitions, here has the chance to understand too much, to have all the information, even too
much, finding it all in the title, a title which is located along the halfway line, on the crossroads which, on the one hand leads to the caption, but on
the other comes close to an encounter.

60
Antonio Guiotto
Causa inutilizzo, vendo amplificatore, marca: Elettronica Ancona, model-
lo Diamond 20, con entrata microfono, entrata jack, regolazione volume,
bassi e treble, potenza 40watt, ideale per chitarre. Beh veramente, se
devo essere sincero, lo vendo perché ho bisogno di soldi; le cose non
vanno molto bene, e sono a corto di liquidi, è un vero affare, mi baste-
rebbe farci una cinquantina di euro, tanto per tirare avanti una settimana,
poi magari nel frattempo mi cerco un lavoro, è che devo andare ad un
colloquio di lavoro e devo anche fare benzina o almeno comprare un
biglietto del treno, e poi ho conosciuto una ragazza bellissima e vorrei
invitarla fuori a bere qualcosa, ho anche chiesto a mia madre se mi pre-
sta dei soldi; si perché vivo ancora con la mamma e l’unica entrata è la
sua misera pensione, ma non può darmi altri soldi, questo mese mi ha
già dato più di quanto poteva. Mi dispiace separarmene, io non suono la
chitarra elettrica, ma avevo un basso che mi aveva prestato un amico;
anche l’amplificatore me l’ha prestato un amico, (non lo stesso un altro),
e poi il basso l’ho già venduto il mese scorso, ci ho fatto settantacinque
euro, e quindi è anche vero che ora l’amplificatore non mi serve, e poi
cinquanta euro non sono una gran cifra, è regalato, e in più consideriamo
il fatto che non potrei venderlo perché non è mio. Insomma io rischio an-
che di perdere un amico per questo, e tutto per una somma misera, ma
secondo te posso perdere un amico per cinquanta euro? Ne ho perso uno
vendendo il basso! Va bene ho cambiato idea, non lo vendo più, vorrà dire
che cercherò i soldi in qualche altro modo, ma grazie comunque

stampa a getto d’inchiostro su carta fotografica


15 x 12,5 cm
2007
61
Il titolo del progetto racchiude in sé la forte valenza temporale e processuale che contraddistingue la mia ricerca arti-
Cinzia Laurelli

stica. Punto di partenza fondamentale nel mio lavoro è il corpo, l’esperienza e il mutamento costante che esso subisce
con il tempo e che gli viene imposto dalla volontà. Una convenzione numerica, in questo caso il sistema metrico-decima-
le, definisce, condiziona e misura il mutamento corporeo lento e costante, un monitoraggio scientifico che sottolinea la
continua ossessione che lega corporeità, psiche e società contemporanea. A questo si sovrappone l’intervento minimo
e fragile del ricamo, i numeri scritti e ricamati a mano, diventano segno e misura della realtà corporea. Il progetto qui
presentato rientra nell’ambito di un lavoro più vasto che insieme è tentativo di tornare indietro nel tempo, rincorrendo
una età perduta e volontà di modificare la materia malleabile del corpo umano attraverso l’esperienza dello scorrere
del tempo.

“januarynineteenthtwothousandnine/februarytwelthtwothousandnine” The strong temporal and process-oriented quality which defines my artistic
practice is contained within the very title of this project. My work begins with considerations on the body and the experience and constant change
that it is subjected to, imposed by will, over time. A numeric standard, in this case the metric-decimal system, defines, conditions and measures
the slow and constant bodily changes. It is a scientific monitoring which underlines the relentless obsession which connects corporality, psyche
and contemporary society. The minimal and fragile intervention of embroidery - the numbers written and embroidered by hand - becomes sign and
measurement of bodily reality. The project presented here fits into the context of a larger body of work which attempts to go back in time, chasing
after a lost age and a desire to modify the malleable material of the human body through the experience of the passing of time.
62
Cinzia Laurelli

diciannovegennaiodue-
milanove/dodicifeb-
braioduemilanove

(particolare)
installazione
14 metri da sarta, chiodi
dimensioni variabili
2009

63
Mandare in cortocircuito il legame tra immaginazione e realtà, tra passato e presente, tra sostanza e apparenza, tra
Rocca Maffia

mondo interiore ed esteriore. Esperimenti, visioni, incubi e riassemblaggi degli ambienti stravolti, dove le regole sono
tutte in gioco. Per immaginare il nostro prossimo futuro fatto di convivenze, di sopravvivenze, di fusioni mutevoli che
non conoscono tempo, spazio, e confini prestabiliti. Di nuovi equilibri tanto assurdi e temporanei quanto attentamente
calcolati e pianificati che rendono possibili qualsiasi convivenza.

To create a short circuit between imagination and reality, between past and present, betwen matter and appearance, between inner and outer
worlds. Experiments, visions, nightmares and reassemblages of contorted environments, where all the rules are at stake. To imagine our near
future made of cohabitation, survival and of changing fusions which know not time, space or preset limits. New balances as absurd and temporary
as carefully calculated and planned, make any kind of cohabitation possible.

64
Rocca Maffia

co-way

tecnica mista su tela


80x60cm
2008

65
La mia ricerca indaga vari aspetti della trasformazione della materia, con particolare attenzione all’ambiente e alla
Lidia Meneghini

natura. Questo porta alla raccolta e al riuso di materiali di scarto che trovano nuova funzione e nuova forma nel riciclag-
gio creativo, in questo modo la lavorazione ha un bassissimo impatto ambientale e produce scarti minimi e sempre
riciclabili. Presentando un progetto site-specific mi interessava lavorare sullo spazio come contenitore aperto/chiuso e
proprio questi opposti mi fanno pensare a come lo spazio architettonico lavora con la luce: in questo caso luce naturale
e luce artificiale, riflettendo sullo spreco energetico delle grandi città, mi sono chiesta dove vanno a finire tutte le lam-
pade che usiamo e cercando negli ecocentri del territorio ho trovato che questi bulbi bianchi sono separati e riciclati.
Ho deciso di farne la materia del mio lavoro mettendo insieme una gran quantità di bulbi come se fossero un accumulo
di energia ormai priva di potenza, ma con un forte valore evocativo e simbolico che collocate in ambienti diversi fun-
zionano sempre come lo specchio dell’accumulo e dello spreco. Le lampade nel pozzo sembrano bolle di schiuma e la
doppia valenza dell’immagine si presta a questo interessante gioco/scambio di apparenze su un altro tema ambientale
che è quello dello spreco idrico. Un pozzo ormai secco diventa interessante se inaspettatamente sembrano uscire
bolle come in una sorgente viva e questo si presta a riflessioni più ampie su come in alcune zone del mondo l’acqua sia
contemporaneamente una necessità ma anche la fonte di conflitti e guerre.

My research is an investigation into various aspects of the transformation of matter, with particular attention paid to nature and the environment. This leads
me to collect and reuse discarded material, which finds new functions and forms through creative recycling. In this way, the elaboration has a low environ-
mental impact and produces minimal waste, which in the end is always recyclable. Presenting a site-specific project, I was interested in working with the
architectural space as an open/closed container. This specific opposition made me think of how architectural space works with light - in this case natural
and artificial light. Reflecting on the energy waste of big cities, I asked myself where all the used light bulbs wind up. Searching in the eco-centres of the
territory, I discovered that these white bulbs are separated and recycled. I decided to make them the material of my work, piling them together, as if they
were an accumulation of energy. Though they are now deprived of power, they hold highly evocative and symbolic values. Placed in different environments,
these values still function as the reflection of accumulation and waste. The bulbs in the well seemed like soap bubbles and the double valency of the image
lent itself to this interesting game/exchange of appearance with the environmental theme of water wastage. A dried out suddenly well becomes interesting
when it appears as though bubbles are pouring out of it, like a living source, lending itself to wider reflections on how, in many areas of the world, water is
both a necessity and the source of conflicts and wars.
66
Lidia Meneghini

light project

installazione ready made


bulbi di lampade riciclati
80x30cm
2009

67
Un pallone di plastica trasparente riempito d’elio resta sospeso nel giardino del palazzo. Il pallone è ancorato a terra
Alessandra Messali

grazie ad un filo di nylon della lunghezza pari all’altezza alla quale esso con altissime probabilità esploderà.
La metratura del filo è stata stabilita attraverso dei calcoli utilizzando dati ricavabili da diverse fonti quali pressione
sopportata dal palloncino, pressione esercitata dall’elio, pressione atmosferica al suolo. Le variabili non calcolate, quali
il vento, il cambiamento della temperatura, l’umidità, il maltempo, influiscono sulla quota del pallone e sulla pressione
atmosferica, sono quindi gli unici elementi che determinano la sopravvivenza dell’opera. Il pallone esploderà solo nel
momento in cui la pressione sarà bassa ed il filo in posizione perpendicolare al terreno. Il pallone fluttua in un costante
senso d’attesa, l’osservatore nonostante non veda l’esplosione, ne percepisce l’imminenza, l’inesorabilità.
Il meteo deciderà chi sarà e se ci sarà lo spettatore. Nel caso nulla accadesse non si potrà parlare di fallimento. Lo
scoppio non è necessario ai fini dell’opera, pur essendone il motore. Il gesto di guardar verso il cielo stimola un imma-
ginario imprevedibile, reso malleabile dal caso. La trasparenza del pallone lascia nella sequenza visiva più spazio a ciò
che lo circonda e lo sostiene. I miei lavori sono sfiorati da una condizione di sospensione e meraviglia, tuttavia sempre
vincolate ad un sentimento malinconico, ritradotte attraverso l’utilizzo di calcoli fisici, ingegneristici e nautici.

A transparent plastic helium-filled balloon remains suspended in the palace garden. The balloon is anchored to the ground with a nylon string. This
string measures the length at which the balloon most likely will explode. It was calculated using information drawn from different sources, such as
the pressure on the balloon, the pressure exerted by the helium, and the atmospheric pressure on the ground. The uncalculated variables, such
as wind, temperature changes, humidity and bad weather, influence the height of the balloon and the atmospheric pressure, and are thus the only
elements which determine the survival of the work. The balloon will explode the moment the pressure will drop and the string will be positioned
perpendicular to the ground. The balloon fluctuates in a constant state of expectation. Despite the fact that the observer does not see the explo-
sion, he or she perceives its imminence - its unyieldingness. The weather will decide who will be and if there will be a spectator. In the case that
nothing occurs, we cannot speak of failure. Though it is the driving force, the explosion is not necessary for the completion of the work. The act of
looking up at the sky stimulates an unpredictable image, made malleable by chance. The balloon’s transparency leaves more space for that which
surrounds it, supporting the visual sequence. My works are moved by conditions of suspense and wonder, yet are always bound to a melancholy
sentiment which is re-translated through the use of calculations of physics, engineering and navigation.
68
Alessandra Messali

un pallone fluttuava nel cielo di Padova

installazione site specific


pallone trasparente tarato, filo di nylon, base in ferro
dimensioni variabili
2009

69
Il dondolio ritmato di un pendolo. Le forze fisiche, la gravità, la forza centrifuga… Il gioco del bambino. L’emblema
Claudio Prestinari

poetico della semplicità. L’azione è fermata nel suo svolgersi, un attimo congelato nel tempo. Diviene immagine perdu-
rante dell’oggetto nella precarietà dell’equilibrio. La storia, l’infanzia, rimane solo nella mente dello spettatore, che può
immaginare, magari anche sperare la conclusione del moto. La drammaticità dell’inevitabile compiersi del tempo, delle
sue regole. Il sole che sorge e tramonta, il ciclo della vita. Fermate il mondo voglio scendere!
E’ solo l’inganno di un prestigiatore. La meraviglia destata da un trucco. Ma forse è anche un sogno, Morfeo ci guida
nell’universo di schegge della memoria. Un cortocircuito dell’immaginazione nel riposo di un pettirosso. L’intervento è
volutamente “leggero”, quasi mimetico, nel tentativo di sovrapporsi al luogo integrandosi con la natura dello stesso.
Questo come altri miei lavori gioca sottilmente sui margini e sui limiti della percezione. E’ un frammento fantastico e
improbabile strappato al tempo, inaspettato e redento.

The rhythmic swinging of a pendulum. Physical forces, gravity, centrifugal force… a child’s game. The poetic emblem of simplicity. The action is
stopped in its becoming, a moment frozen in time. It becomes the enduring image of the object caught in the precariousness of balance. History,
infancy, remain only in the mind of the spectator, who can imagine, perhaps even hope for the cessation of the movement. The dramatic force of
the inevitable carrying on of time, of its rules. The sun that rises and sets, the cycle of life. “Stop the world - I want to get off!” It is only a conjurer’s
bluff. The marvel aroused by a trick. But perhaps it is also a dream. Morpheus leads us into a universe of fragments of memory. A short circuit of
imagination in the resting of the robin. The intervention is willfully “light”, almost camouflaged, in an attempt to superimpose itself onto the space,
integrating itself into nature. This, like my other works, is a subtle game on the margins and limits of perception. It is an imaginary and improbable
fragment stripped from time, unexpected and redeemed.

70
Claudio Prestinari

op.ErithacusRubecola
_7253

installazione site specific


altalena, pettirosso di polistirolo,
filo di ferro, piume
194x166x249cm
2009

71
I soggetti di partenza si rifanno a un tema classico della fotografia contemporanea dai Becher in avanti: spazi industriali
Luca Ruberti

abbandonati e carichi di memorie che la fotografia salva dall’oblio. Tutto il resto - cioè la parte più sostanziale del suo
lavoro - è invece una sorta di elogio della mutazione, dove niente sembra stare esattamente al suo posto. Le immagini
del giovane Luca Ruberti sono infatti dominate da una fantasiosa indistinguibilità tra realtà e finzione; da una radicale
allergia a chiudersi seriose nello specifico fotografico che le trascina verso la pittura e finanche la grafica (si tratta di
opere realizzate su legno usando fotografia e pittura acrilica, con aggiunte grafiche a volte quasi mimetiche, a volte
evidenti). Come in Alice nel paese delle meraviglie sono miscelati assieme in modo paradossale il piano razionale della
veglia e quello semionirico dei nonsense, così nelle opere di Ruberti il senso è come minimo doppio, per non dire mul-
tiplo, e allo spettatore tocca l’immaginifico compito di dipanare le sue intricate narrazioni multistrato. Egli non rinnega
un approccio documentario, ma lo trascina, con la pittura e la fantasia, verso un futuro immaginario ricco di situazione
visive ibride e allegramente surreali.

Gigliola Foschi

The initial subjects refer to a theme clasic to contemporary photograpy from the Bechers on: abandoned industrial sites and loads of memory
which photography saves from oblivion. Everything else – that is, the part with greater substance of his work – is instead a sort of elogy to change,
where nothing seems exactly in its place. The images of the young Luca Ruberti are in fact dominated by a fantasiosa indistinguishability btween
reaòity and fiction; from a radical allergy to close oneself seriose in the specifico photographic which drags it toward painting and even toward
graphic design (the work is produced on wood using photography and acrylic paint, with graphic additions sometimes almost camouflaged, some-
times evident). Like Alice in wonderland, the rational olane of veglia and the semioniric one o nopnsense are paradoxically mixed together, thus is
Ruberti’s work, sense is at least doubled, if not multiple, and the spectator is left wuith the imaginific task of dipanare its intricateand multilayered
narration. Egli does rinnega a documentary approach, but drags it, wit hpainting and fantasy, toward a fuure immaganry replete with visual situa-
tions which are hybrid and happily surreal.

72
Luca Ruberti

jumping la la la

tecnica mista
80x120cm
2008

73
Il progetto si compone di una struttura tubolare in PVC; una struttura a senso unico, un groviglio nero che si collega con
Fausto Sanmartino

un unico capo alla parete dell’edificio. Quello che si va instaurando è un dialogo (un monologo) tra due differenti architet-
ture, la prima, artificiosa legata all’interiorità, spesso ermetica della propria soggettività e quella muraria dell’edificio che
racchiude al proprio interno la sua storia. Il condotto, come unico punto di raccordo quasi fosse un cordone ombelicale;
unico punto dal quale trarre nutrimento presupponendo l’esistenza di “altro” dietro la parete, spazio in cui scorre una
nuova vita con flussi e tensioni inaccessibili.

The project is composed of a tubular PVC form. It is a one-way structure, a black tangle connected by one end to a wall of the building. What is
established is a dialogue (a monologue) between two different kinds of architecture - the first, artful and tied to the often hermetic interiority of its
own subjectivity, the second, the masonry of the building, containing its history within itself. The conduit is the only point of union, almost like an
umbelical cord. It is the only point from which nutrition can be drawn, assuming the existence of “another” beyond the wall - a space in which a
new life, with inaccessible fluxes and tensions, breads.
74
Fausto Sanmartino

monologo

installazione, PVC
208x158x158x10cm
2009

75
Ogni geografia è un percorso impossibile da riscrivere. Ricercarne le tracce è avvalorarne le caratteristiche emozionali
Fabrizio Sartori

e personali. Con mediterraneo problematizzo la rappresentazione di un territorio complesso mischiando immagini di


cellule umane con quelle proprie della geografia. Le mie mappe cito-geografiche creano un cortocircuito nella nostra
immagine mentale del paesaggio e tentano di stabilire un nesso tra il confine del corpo e quello del territorio. Il mio
linguaggio è quello delle micro-narrazioni collegate alla fragilità delle nostre identità. Nel mondo sempre più veloce in cui
viviamo, i rapporti interpersonali tendono a sfrangiarsi e con loro perdiamo la consapevolezza ed il rispetto per la Natu-
ra che ci circonda. L’intimità descrive paesaggi unici ed irripetibili, quello che mi interessa è riproporne le sembianze e
permettere agli spettatori di leggere su più livelli le forme ambigue ed astratte delle proprie esperienze.

Every geography is a journey that is impossible to transcribe. To trace the tracks is to confirm the emotional and personal aspects.
With Mediterraneo, I question the representation of a complex territory combining images of human cells with those of geography. My cito-geo-
graphic maps create a short circuit within our mental image of landscape and attempt to establish a connection between the limits of the body
and that of territory. My language is that of micro-narrations connected to the fragility of our identity. In the increasingly fast-paced world in which
we live, interpersonal relations tend to fray, and with them, the awareness and respect for the nature surrounding us. Intimacy describes singular
and unrepeatable landscapes. I am interested in presenting semblances that allow the spectator to read the ambiguous and abstract forms of
their own experience on different levels.
76
Fabrizio Sartori

mediterraneo

collage, 22 fogli A3
255X150cm
2008

77
In The kitchen la tovaglia a scacchi bianchi e rossi diventa sfondo e palcoscenico della nostra esistenza e delle nostre
Natalia Saurin

inquietudini. Il quadrettato è codice di qualità e tradizione, regala sicurezza, abbondanza e conferisce un’identità comu-
ne. Tutte le foto di questa serie sono stampate su tessuto creando una serie di rimandi fra materiali. La tovaglia diventa
anche apparato digerente e poi respiratorio, attraverso l’atto del cucire mi riapproprio di questi organi componendo una
sorta di tavola anatomica dove l’anatomia (dal greco “divisione tagliando”) perde la sua freddezza per narrare qualche
cosa di noi. In questo caso vediamo il corpo diventare tavola imbandita, ma anche luogo dove si concretizzano le con-
venzioni sociali.
L’atto del cucinare è un rituale dove incessantemente si costruisce e si distrugge, dove si mettono in atto amore e
discordia, mi piace vedere la cucina come un piccolo mondo, un laboratorio chimico ed emozionale.

In “The Kitchen” the red and white chequered table cloth becomes the backdrop and stage of our existence and our unease. The checkered pattern
is a code of quality and tradition. It offers security and abundance while conferring a collective identity. All of the photographs from this series are
printed on cloth, creating a series of references between the materials. The tablecoth also becomes first digestive and then respiratory system.
Through the act of sewing, I reappropriate these organs composing a sort of anatomic table, where anatomy (from the Greek “seperate apart from
and cut up/open”) loses its coolness in order to narrate something about us. In this case, we witness the body not only becomes a layed out table,
but also a place where social conventions are materialized. The act of cooking is a ritual in which we relentlessly construct and destroy ourselves,
where love and discord are force the forces at play. I like viewing the kitchen as a small world - a chemical and emotional laboratory.
78
Natalia Saurin

inner inside,
love nest

riproduzione fotografica
con cornice alla tedesca,
stampe su tessuto
80x60cm, 50x50cm
2008/2009

79
L’inquinamento visuale dilaga ovunque, dalle città alle abitazioni private, ai luoghi di lavoro....e si manifesta in tutti gli
Marco Strappato

ambiti: nell’informazione, nella pubblicità, nelle arti visive, nel cinema, persino nel graffitismo. La mia ricerca, vede
nella selezione e nel recupero di materiale altrui – documentari, interviste, film... – il centro dell’operazione. Il progetto
generale è di formare un immenso archivio con gli “ESTRATTI” prodotti in un lungo arco di tempo. Un archivio persona-
le a disposizione del pubblico. Una metafora della memoria come grande schedario costituito da documenti con una
particolare caratteristica: quella di essere una parte del documento originale selezionata dall’intenzionalità soggettiva.
Estratto#3 – hossein pensa che... è un singolo episodio di questo archivio in continua espansione che seleziona e
scarnifica frammenti di cinematografia fino a costringere lo spettatore ad un re-enactment mentale. Il lavoro si interroga
sulla persistenza dell’immagine nella memoria e sulla rottura del binomio audio/video. La pratica del lavoro fa perno sul-
l’idea di togliere, di selezionare, di monopolizzare la concentrazione su un livello della percezione che è principalmente
quello sonoro, coadiuvato da quello visivo in veste di sottotitolo. La poetica della mancanza, della sottrazione contro
quella dell’esubero e dell’avanzo.

Visual pollution is spreading everywhere, from our domestic spaces to our work environments, and it manifests itself in all contexts - within infor-
mation, advertisement, visual arts, cinema and even graffiti. The focus of my research lies in the selection and recovery of other people’s material
– documentaries, interviews, films, etc...
I am working on a general project of the creation of an immense archive of “EXTRACTS”, produced over a long span of time. A personal archive
made available to the public. A metaphor of memory like a large index card file, composed of documents with one particular feature - that of
being part of the original document, selected through subjective intentionality. ESTRATTO#3 – HOSSEIN PENSA CHE... is a single episode in this
continuously expanding archive, which selects and tears the flesh from cinema fragments, pushing the viewer to a mental re-enactment. The work
questions the persistence of the image in memory and the rupture of the audio/video binomial. It hinges on the idea of subtracting, selecting and
monopolizing concentration on a level of perception which is principally sonorous, aided by the visual codes of subtitles. The poetics of absence
and subtraction versus those of excess and remnants.

80
Marco Strappato

estratto#3 –
Hossein pensa che...

video monocanale, B/N


DVD Pal, 3’10” (loop)
2008

81
E’ la natura dello scambio il tema di No Returns Without This Receipt. Raccogliendo e accumulando centinaia di scontrini
Enrico Tealdi

abbandonati nelle tasche o nelle borse, Tealdi propone una forma di ars memorandi collettiva, una composizione di
ex-voto contemporanei, microdocumenti dei brevi racconti “di dare e avere” che si svolgono il più delle volte in modo
distratto. Mentre le borse globali crollano e l’attenzione di tutti è rivolta a comprendere dati economici impazziti, come
un archivista impegnato a custodire memorie fragili, Tealdi ha deciso di raccogliere i certificati di una insignificante eco-
nomia quotidiana e di usarli come supporto della pittura. Devoto a una forma di resistenza all’oblio, l’artista aggiunge a
quegli attestati di relazione, vincolati al solo ambito economico, piccoli ritratti o paesaggi che si affiancano alle grafiche
banali di mani che salutano o bocche che sorridono o si sovrappongono a impersonali scritte di cortesia: “Grazie. A
presto. Arrivederci”.

The nature of exchange is the theme of “No Returns Without This Receipt”. Collecting and accumulating hundreds of receipts abandoned in pockets
and purses, Tealdi proposes a form of collective ars memorandi, a composition of contemporary ex-votos - micro-documents of short stories of
“giving and receiving” which, in most cases, unfold haphazardly. While the global stock markets crash and everyone’s attention is turned toward
understanding crazed economic information, like an archivist committed to taking care of fragile memories, Tealdi decided to collect the certifica-
tes of insignificant daily economics and use them as a base for his paintings. Devoted to a form of resistance to oblivion, the artist works on these
documents of economic relations. He adds small portraits or landscapes to accompany the banal graphics of waving hands and smiling faces, or
superimpose the impersonal texts stating “Thank you. See you soon. Good Bye”.
82
Enrico Tealdi

no returns without this receipt

installazione site specific


tecnica mista su carta termica
dimensioni variabili
2008

83
La mia ricerca poetica si basa sulla contaminazione, con innesti irreali, del “tutto”. Tutto inteso come il grigio e piatto
Ettore Tomas

degli edifici, anche quelli dismessi, che potrebbero essere rivalutati con un intervento murale e quindi ancora una volta,
magari, osservati da chi li frequenta abitualmente. Tutto inteso pure come pressione che ogni giorno subiamo dalla
pubblicità e dai media che fanno ormai parte del nostro quotidiano suggerendo falsi stili di vita. Trovo giusto combattere
tutto ciò con interventi che diano la possibilità di interpretare la realtà a propria misura o comunque in “altro” modo.

My artistic research is based on contamination, through unreal connections, of the All. The All intended as the grayness and flatness of buildings,
even abandoned ones, which could be given a new value through a mural intervention. Through this, they once again may be observed by those
who utilize them. The All intended also as the pressure is imposed on us each day by advertisements and the media, which by now form part of our
daily lives, relentlessly suggesting false life styles. I feel that it is just to fight against this via interventions which give the possibility of interpreting
reality at one’s own scale or, in any case, in “another” way.
84
Ettore Tomas

senza titolo

installazione site specific con


intervento di pittura murale
dimensioni variabili
2009
85
Il lavoro di Hôtel de la Lune si basa sulla ricerca della portata simbolica del quotidiano. Le sue opere principali consisto-
Gian Maria Tosatti [Hôtel de la Lune]

no in attraversamenti di spazi cui viene liberata la latente forza evocativa fino a farne luoghi della mente, emanazioni fisi-
che di una coscienza collettiva contemporanea. Il tempo è la materia su cui lavora Hôtel de la Lune. L’opera presentata,
infatti, è un elemento estratto da uno dei molti luoghi in cui Gian Maria Tosatti ha fatto stalking, ed è nei fatti una forma
realizzata dall’azione del tempo sulla materia. Il “segno” della croce resta su un vecchio muro come una traccia, una
impressione in negativo, che annulla la distanza concettuale fra presenza e assenza in un cortocircuito involontario.

Hôtel de la Lune’s work is based on research into the symbolic range of the everyday. The pieces mainly consist in crossing spaces where the
latent evocative forces are released until they become spaces of the mind - physical emanations of a contemporary collective conscience. Time
is material for Hôtel de la Lune. The work presented is, in fact, an element extracted from one of the main sites where Gian Maria Tosatti went
stalking, and it is formed through the action of time on matter. The “sign” of the cross remains as a trace on a wall, a negative impression which,
through an coincidental short circuit, cancels the conceptual distance between presence and absence.
86
Gian Maria Tosatti
[Hôtel de la Lune]

senza titolo

installazione
mattoni, intonaco, carta da parati, ferro
106x78x6cm
2009
87
Nelle sale dei palazzi gentilizi italiani siamo abituati a incontrare tele di grandi dimensioni che rappresentano ritratti di
Lucia Veronesi

antenati, uomini di potere in posa da eroi, oppure grandi scene storiche e mitologiche. È una grandeur autocelebrativa
con la quale la nostra epoca fatica a entrare in sintonia. Perciò ho pensato a un progetto specifico per Palazzo Trevi-
san. Che cosa accade quando facciamo entrare in corto circuito le insegne della nostra vita quotidiana con uno sfondo
solenne, sulle pareti di sale ancora cariche di memoria storica? In collezione privata la superficie racchiusa nelle due
cornici di gesso del muro si apre, quasi come un trompe l’œil, su una porzione di armadio, un guardaroba di abiti di
grandi proporzioni. È una demistificazione domestica? Ci viene svelato il backstage degli eroi?

Within the halls of Italian gentilitial palaces, we are used to encountering canvases of large dimensions - portraits of ancestors, men of power
in heroic poses, or large historic and mythological scenes. Yet our era has difficulty entering in harmony with this kind of self-commemorative
grandeur. Thus, I conceived of a project specifically for Palazzo Trevisan. What happens if a short circuit is created between the emblems of our
daily life and the solemn backdrop of these walls which are still so charged with historic memory? In Collezione privata the surface enclosed within
the two plaster wall frames open up, almost like a trompe l’œil, onto a portion of a dresser, a wardrobe of oversized clothing. Is it a domestic
demystification? Is the heroes backstage revealed?
88
Lucia Veronesi

collezione privata

olio su tela
dimensioni variabili
2009

89
In Subemergency sono una nuotatrice che si prepara al grande salto, un po’ impaurita, tesa ma emozionata. Pochi istan-
Debora Vrizzi

ti di concentrazione, poi l’immersione in acqua. Quella dove mi tuffo, però, non è una piscina, ma la realtà quotidiana.
Gli ambienti di casa mia, visti attraverso un vetro smerigliato che li trasforma in paesaggio liquido, diventano il luogo di
un’apnea interminabile: prendo due scarpe con i tacchi a spillo e scrivo sul vetro verso la telecamera la parola “subemer-
gency”, una richiesta d’aiuto, e mi reimmergo, consapevole di quanto sia difficile cambiare lo stato delle cose. Cerco un
effetto di straniamento dello spettatore quando capisce di essere stato catapultato in un luogo diverso da quello che si
sarebbe aspettato. Un luogo terribilmente familiare ma, proprio per questo, ancora più surreale.

In Subemergency I am a swimmer preparing for the great leap, a little bit afraid, stiff but moved. A few moments of concentration, then the immer-
sion in water. However, where I dive is not a swimming pool, but everyday reality. The environments of my home are seen through a frosted glass
which transforms them into liquid landscapes. They become the sites of an interminable apnoea: I take two high-heeled shows and write the word
“subemergency” across the glass - a cry for help. Then I reimmerse myself, aware of how difficult it is to change the state of things. I am searching
to create a sense of alienation in the spectator, through the moment when he or she discovers having been catapulted into a space different from
the one expected. It is a terribly familiar place and, for this very reason, even more surreal.
90
Debora Vrizzi

subemergency

Video HDV
1min.
2007

91
: CV ARTISTI
INDICE CURRICULUM ARTISTI

94. Elisabetta Alazraki 107. Alessandra Messali


95. Aspra.mente 108. Claudio Prestinari
96. Francesco Bertelè 109. Luca Ruberti
97. Elena Brazzale 110. Fausto Sanmartino
98. Marcella Campa e Stefano Avesani 111. Fabrizio Sartori
99. Alessandro Cardinale 112. Natalia Saurin
100. Samantha Casolari 113. Marco Strappato
101. Giulia Casula 114. Enrico Tealdi
102. Claudia Collina 115. Ettore Tomas
103. Antonio Guiotto 116. Gian Maria Tosatti [Hôtel de la Lune]
104. Cinzia Laurelli 117. Lucia Veronesi
105. Rocca Maffia 118. Debora Vrizzi
106. Lidia Meneghini
Elisabetta Alazraki, nata a Milano nel 1982.
Elisabetta Alazraki was born in Milan in 1982.

mostre personali:
2008 My Skeptical Friends, A+M bookstore, Milano
2006 The Imaginary Invalid, Gosh Arte Contemporanea, Riesi (CL), a cura di Helga Marsala
Always Look Twice, Femina Potens Art Gallery, San Francisco, a cura di Tina Butcher

mostre collettive:
2008 Matter of Time, James Taylor Gallery, Londra, a cura di Five Storey Projects
Florence Trust Exhibition, Saint Saviour’s, Londra, a cura di Paul Bailey e Gill Hedley
2007 Radical She II, Castello di Chiaramonte, Favara
Grand Opening Show, Secret Tiger, Portland, a cura di Debra Jean Schwartz
2006 Cannibal Flower, Infusion Gallery, Los Angeles, a cura di Leonard Croskey
Artiste, Teppiste, GAMC , Bondeno, a cura di Ferruccio Giromini e Roberto Roda
Errata Corpora, Elettro+, Firenze, a cura di Albert Hofer

e.alazraki@gmail.com
94
Aspra.mente è un collettivo, con base a Venezia, formato da Eva Cenghiaro, Giulia Gabrielli, Gabriella Guida e Ales-
sandra Saviotti. Il gruppo Aspra.mente nasce intorno all’idea del “work in progress” inteso come ideazione di progetti
interdisciplinari che si sviluppano nel tempo. Il lavoro che ne scaturisce è spesso frutto di una approfondita ricerca pre-
liminare legata al contesto sociale e culturale del luogo in cui si cerca di proporre il progetto, cercando di coinvolgere
direttamente il pubblico e cercando una sorta di responsabilizzazione collettiva che renda l’atto artistico il più partecipa-
tivo possibile. Prevalentemente l’indagine artistica è rivolta al consumo del cibo come prodotto essenzialmente legato
alla terra, capace di generare progetti agri-culturali.
Aspra.mente is a Venice-based collective, composed of Eva Cenghiaro, Giulia Gabrielli, Gabriella Guida and Alessandra Saviotti. The Aspra.mente
group originated from the idea of “work in progress”, intended as the conception of interdisciplinary projects which develop over time. The work
which arises is often product of an in depth preliminary research connected to the socio-cultural context of the site in which the project is propo-
sed, aiming at directly involving the public and searching for a type of collective responsibilization which renders the artistic act as participatory
as possible. Aspra.mente’s artistic investigation is predominantly concerned with food consumption as strictly connected to the earth and capable
of generating agri-cultural projects.

mostre personali:
2008 Let the orange play, Villa Serena, Bologna

mostre collettive:
2008 Real Presence 08, Military Museum, Belgrado, a cura di Dobrila Denegri e Biljana Tomic
Social Art Praxis, Rovereto (TN), a cura di Cornelia Lauf e Ilaria Gianni, Manifesta7

www.aspramente.blogspot.com
aspra.mente@gmail.com

95
Francesco Bertelé, nato a Cantù (CO) nel 1978.
Francesco Bertelé was born in Cantù (CO) in 1978.

mostre personali:
2009 Dudy guard, spazio privato, Venezia, a cura di Mara Ambrozic
2008 Reflections of Extension, Oratorio S.Ludovico, Venezia, a cura di Maddalena Pugliese e Vittorio Urbani
2007 Subject-Object, Kunstlerhaus, Frankfurt am Main, a cura di Hanna Hildebrand e Günter Zehetner
2006 ...datele..., Campiello S.Maria Nova, Venezia, a cura di Pietro Rigolo

mostre collettive:
2006 Dreams & Nightmares, Via Farini, Milano, a cura di Gabi Scardi
2004 Lithion, Staedel Schüle, Frankfurt am Main

eventi curati:
2008 Opera 2008 - Artisti degli atelier Bevilacqua La Masa, Sezione interna: Rough tapes at “Opera 2008”, Galleria
Bevilacqua La Masa, Venezia, a cura di Mara Ambrozic e Stefano Coletto
A4/ 8 studi - Manifesta7 Parallel Events, Trento, Prodotto da Fondazione Bevilacqua La Masa e Moleskine s.r.l.
Rough Tapes, atelier Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia
2007 Proj V - incontrare, spazio privato,Venezia
Proj V - Camping record, galleria Ritter&Staiff, Frankfurt am Main

www.francescobertele.net
96
Elena Brazzale, nata a Malo (VI) nel 1980. Diploma di Laurea in pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia.
Elena Brazzale was born in Malo (VI) in 1980. She received a degree in Painting at the Venice Fine Art Academy.

mostre collettive:
2008 Pulse, Miami, Galleria Perugi Artecontemporanea
Madaleine, Spazio A2, Vicenza, a cura di Alberto Zanchetta
Nuovi Segnali, Palazzo del Liviano, Padova
Germinazioni - A New Breed, Palazzo della Penna, Perugia a cura di Chiara Canali, Norma Mangione e Alberto Zanchetta
2007 II Biennale d’Arte Contemporanea Genova Arte, Palazzo Stella, Genova, concorso patrocinato dalla Regione
Liguria, Provincia e Comune di Genova, Consiglio di Circoscrizione 1 Centro Est, Centro per la Promozione e
la Divulgazione delle Arti con sede in Genova
Roseto Dialettico, Mirano(VE), a cura di Maria Luisa Trevisan
2005 PremioArte, Palazzo della Permanente, Milano
89.ma mostra collettiva, Fondazione Bevilacqua la Masa, Venezia, a cura di Stefano Coletto e Mariella Venanzi
Le opere “Il giardino delle delizie” e “senza titolo” sono state acquisite da Deutsche Bank Colletion Italy, Piaz
za del Calendario, Milano, a cura di: F. Boehm, F. Hutte, C. Schicktanz

brazzaleelena@libero.it

97
Marcella Campa, Lecce, 1974, e Stefano Avesani, Verona, 1977, dal 2003 si dedicano allo studio dello sviluppo
urbano e delle trasformazioni della città cinese contemporanea. Nel gennaio 2005 curano il numero monografico della
rivista Area sull’architettura contemporanea in Cina. Nel gennaio 2005 vincono il premio internazionale Archiprix a Gla-
sgow con un progetto coordinato per una strategia di recupero dei quartieri Hutong di Pechino e Lilong di Shanghai.
Nell’ottobre 2005 si trasferiscono in Cina dove iniziano a lavorare al progetto Instant Hutong e ad una ricerca parallela
sull’habitat cinese contemporaneo. Vivono e lavorano a Pechino.
Marcella Campa was born in Lecce in 1974 and Stefano Avesani was born in Verona in 1977. They have been interested in the urban growth of
Chinese cities and their transformation since 2003. They co-edited the monographic issue n.78 of the international magazine AREA about Chinese
contemporary visual art and architecture. In June 2005 they have been awarded with the international Archiprix prize in Glasgow for a double
coordinated project for the historical districts in downtown Beijing and Shanghai. In October 2005 they moved to China and started working on
the Instant Hutong art project and on a parallel research on contemporary Chinese urban habitat. After studying and working in China and Europe
they established their own practice in Beijing.

mostre personali:
2007 “Instant Hutong” China Millennium Monument, Blue Rock Space, Beijing, China

mostre collettive:
2009 “Beijing Map Games: Arte e Architettura a Pechino” CAOS – Centre for Contemporary Art Opificio Siri, Terni, Italy
“Carpet Surprise”, series of street happenings
Chayangmennei Dajie, Fuchengmen and Sanbulao areas, Beijing, China
2008 “Beijing Map Games: Contemporary Art & Architecture in Beijing” Birmingham Museum and Art Gallery, UK
“Map Games: Dynamics Of Change” Today Art Museum, Beijing, China
mc@instanthutong.com
www.instanthutong.com
98
Alessandro Cardinale, nato a Camposanpiero (PD) nel 1977. Vive e lavora a Venezia.
Alessandro Cardinale was born in Camposanpiero (PD) in 1977. He lives and works in Venice.

principali esposizioni:
2008 Il Corpo Nudo, Galleria Narciso, Fondazione Sandro Penna, Torino
Dall’accademia alla Fornace, Treviso
Re-Public, Bacini dell’Arsenale, Venezia
Arte in Verde XIII, Società Umanitaria, Milano
Art Net Award, Net Center Palazzo Tendenza, Padova
2007 Paesaggi Letterari, PARDeS, Mirano (VE), a cura di M.L. Trevisan
2006 ARTE & SUD obiettivo contemporaneo, Castello Normanno di Acicastello, Villa Fortuna di Acitrezza (CT), a cura di A. Arevalo
Arte Di Sottobosco, PARDeS Mirano (VE), a cura di M.L. Trevisan
2005 Nuovi Segnali, Palazzo Liviano, Padova, progetto a cura di G. Bartorelli, A. Castellani, S. Schiavon
Pianetasfalto,Villa Curti, Sovizzo (VI)
Alma Planta, PARDeS, Mirano (VE), a cura di M.L. Trevisan
Anima Animale, Villa Correr Pisani (TV), a cura di M.L. Trevisan
2004 Inventario, Primo Piano Arte Studio Galleria, Vicenza, a cura di G. Zardo

premi:
2008 Art Net Award, Net Center Palazzo Tendenza, Padova
hd1340@libero.it
www.ac-art.net

99
Samantha Casolari, nata a Reggio Emilia nel 1976. Vive e lavora negli Stati Uniti.
Samantha Casolari was born in Reggio Emilia in 1976. She lives and works in the United States.

mostre personali:
2007 People and Places of Bushwick, Dazzle Gallery, Tokyo (J)
2006 A Forgotten War - North Uganda, Carlito’s Gallery, NY
mostre collettive:
2009 Make History - The 101 Finalists Exhibition, REVEL, Scalo d’Isola (MI)
2008 Finalista Premio Celeste, Fabbrica Borroni, Milano
Talent Prize 2008, Museo del Corso, Roma
Scatti di Poesia, Fondazione Dars, Rocca dei Sanvitale (PR)
C’mon shake it!- ah ah Check it!- ooh ooh, Massimo Audiello Gallery, Chelsea NY
Lazio, Terra, Festival internazionale della fotografia, Roma
Arrivi e Partenze, Sala Mole Vanvitelliana, Ancona
2007 Untitled, Nevada 2007 Video Projection, Queens Museum of Art, NY
Group Show, Galerie Galou, Brooklyn (NY)
GIA Young Italian Artists Salerno Invita, Salerno
La Memoria dei Giochi, Spazio Guicciardini, Milano
2006 Le Couple Dans Tous Ses Etats, Espace Dialogos, Parigi
The Third Wave, BAC Gallery, Brooklyn (NY)
Utopia New Photography Exhibition, Miller Sheet Gallery, Los Angeles
OPEN, AOP Gallery, Londra
samantha.casolari@gmail.com
100
Giulia Casula, nata a Cagliari nel 1977. Diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Sta ultimando il Master in Visual Arts and Curatorial Studies alla NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano.
Giulia Casula was born in Cagliari in 1977. She received a diploma in Painting from the Accademia di Belle Arti di Bologna.She is completing a
Master in Visual Arts and Curatorial Studies at the NABA (Nuova Accademia di Belle Arti), Milan.

mostre personali:
2006 Natural...mente, Galleria La Bacheca, Cagliari, a cura di Erica Olmeto

mostre collettive:
2009 La spina del grano, omaggio a Vincent Van Gogh, Castello di San Michele, Cagliari, a cura di Sara Costa.
Unicef chiAma Arte, Teatro Manzoni, Arte fiera Off, Bologna, a cura di Simona Pinelli

2008 Real Presence-Floating sites, MKM-Magacin e Kazamati Military Museum, Kalemegdan, Belgrado, a cura di
Dobrila Denegri e Biljana Tomic
Social Art Praxis con Airswap, Aspra.mente, Publink, Manifattura tabacchi, Rovereto, a cura di Cornelia Lauf
Backpackers, Associazione Borgovico 33, Como, a cura di Marco Scotini e Bert Theis

2007 Gemine Muse, il viaggio, Museo Cardu di arte siamese, Cagliari, a cura di Alessandra Menesini

giuliacasula@gmail.com

101
Claudia Collina, nata a Castelfranco Emilia (MO) nel 1974. Dopo il diploma all’Istituto d’Arte Venturi di Modena, conse-
gue la laurea al DAMS di Bologna.
Claudia Collina was born in Castelfranco Emilia (MO) in 1974. She received a diploma from the Istituto d’Arte Venturi di Modena, followed by a
degree from the DAMS, Bologna.

mostre personali:
2006 Objets pour le travail de la vie de l’amour de l’amitié, DulcisinfundoPiccolaGalleria, Modena, a cura di Patrizia Silingardi

mostre collettive:
2008 Testimonianze amorose; dell’effimero e del gassoso, Artroom (Atelier d’Arte), Modena
2007 Jeune Crèation Europeènne, biennale itinerante Montrouge, Klaipeda, Salisburgo, Genova, Hospetalet, Amaran
te, a cura di Sandra Solimano e Emilia Marasco
2005 Un erbario ed altre robe pregevolissime - Gemine Muse, Ducal Galleria Estense, Modena, a cura di Serena Goldoni
2000 Sources d’Europe, Grande Arche de la Dèfence, Parigi
Portes Ouvertes: Paris/Europe, quartiere della Bastiglia, Parigi

mentina@libero.it
102
Antonio Guiotto, nato a Padova nel 1978. Diplomato all’Accademia di belle Arti di Venezia. Vive e lavora a Bor-
goricco (VE).

Antonio Guiotto was born in Padua in 1978. He received a diploma from the Venice Fine Art Academy. He lives and works in Borgoricco (Ve).

mostre personali:
2009 Vorrei raccontarti un’opera, Rialto Sant’Ambrogio, Roma, a cura di Maria Elena Minuto e Eugenia Battisti
2008 Vorrei raccontarti un’opera, Galleria NoLoco, Padova, a cura di Dario Lazzaretto

mostre collettive:
2008 Divisioni Visionidi, Galleria A+A, Venezia, a cura di Afra Canali, coordinatrice Domitilla Musella
Sanamanana, Galleria NoLoco, Padova, a cura di Dario Lazzaretto
2007 On-loco, bastione Santa Croce, Padova, a cura di Dario Lazzaretto
2006 Arte &Sud - obiettivo contemporaneo, Villa Fortuna, Acitrezza (CT), a cura di Antonio Arevalo.
2004 Empowerment - cantiere Italia, Villa Bombrini ,Genova, con il gruppo Riservartificiale, a cura di Marco Scotini
2003 Sogni e Conflitti, 50° Biennale Arti Visive di Venezia, con il gruppo Riservartificiale, a cura di Francesco Bonami

antoniogui8@yahoo.it

103
Cinzia Laurelli, nata a Isernia nel 1977. Vive e lavora a Isernia.

Cinzia Laurelli was born in Isernia in 1977. She lives and works in Isernia.

mostre collettive:
2008/9 Aperto Molise, Galleria Limiti Inchiusi, Campobasso, a cura di Caterina Iaquinta e Gaia Cianfanelli
Nuovi cantieri in corso, Università degli Studi del Molise, Campobasso, a cura di Lorenzo Canova
Natale 1223, Galleria Comunale d’arte contemporanea, Castelpizzuto (Is), a cura di Adriana Cian Bucciano
Sembianti, sala mostre Celle Ligure (SV), a cura di Alessio Cotena

premi:
2008 Pagine Bianche d’Autore, opera pubblicata all’interno di Paginebianche 2008-09, Regione Molise

c.laurelli@email.it
104
Rocca Maffia, nata a S. Maria Capua Vetere (CE) nel 1977. 2006-2007 Corso di pittura presso Istituto D’arte Speri-
mentale di S. Maria Capua Vetere (CE). Vive e lavora a Padova.

Rocca Maffia was born in S. Maria Capua Vetere (CE) in 1977. She studied painting at the Istituto d’Arte Sperimentale di S. Maria Capua Vetere
(CE) (2006-2007). She lives and works in Padua.

mostre personali:
2009 Archivio myFolder, Fondazione March, Padova, a cura di Fondazione March e Signaletic
2007 Variazioni sul tema, Centro d’arte Mario Rossetti, S. Maria Capua Vetere (CE)
2006 Arte in circolo, circolo Carichi sospesi, Padova
2003 Pulsazioni, Centro d’arte Mario Rossetti, S. Maria Capua Vetere (CE)

mostre collettive:
2008 Orange call Italy, Associazione Orange e comune di Bergamo, Bergamo
2006 Vento d’avanguardia, Museo archeologico nazionale di Eboli, con il patrocinio della Regione Campania, Provin
cia di Salerno, Comune di Eboli, a cura di Eolo Edizioni e Comunicazioni
Rassegna d’arte al femminile, Teatro dell’applauso, Roma
2005 Nuovi Segnali, Palazzo Liviano, Padova

roccamaffia@virgilio.it

105
Lidia Meneghini, nata a Cittadella nel 1979. Si forma presso il laboratorio La Bottega dell’Arte, specializzandosi nel-
la lavorazione della pietra di Vicenza. Attualmente frequenta il corso di laurea in Arti Visive e dello Spettacolo presso
IUAV, Venezia.
Lidia Meneghini was born in Cittadella in 1979. She studied at La Bottega dell’Arte workshop, specialising in the working of Vicenza stone. She
is currently enrolled in the undergraduate degree programme in Visual and Performative Arts at the IUAV, Venice.

mostre personali:
2006 Hand Made, Spazio Arte Il Crogiolo, Vicenza, a cura di Andrea Testa

mostre collettive:
2008 Messe in opera per Palladio, con Valentina Vanzo, Vicenza, a cura di Stefania Portinari
De Industria, workshop, curato da Francesco de Luca, Fermignano (PU)
Airswap, MANIFESTA7, Rovereto, progetto di Arianna Callegaro
Dall’accademia alla fornace, Asolo (TV), a cura di Silvia Rossetti
LAB, Asolo (TV), a cura di Pietro Gasparotto e Ximenes Newton Jr
2007 La Pietra e la Musa Agreste, Domodossola.
Scultori dal vivo - simposio di scultura in pietra, Ceglie Messapica (BR), a cura di Giorgio Andriani, Danny Rose Eventi
Onloco site specific, con Katia Meneghini, NoLoco, Padova, a cura di Dario Lazzaretto
COLORS Notebook - Che cosa vedi? 30 disegni, a cura di COLORS Magazine
Riciclato ad Arte, Mestre (VE), a cura di Mauro Richeldi
Airswap progetto a cura di Arianna Callegaro, Padova

lidiamene@hotmail.com
106
Alessandra Messali, nata a Brescia nel 1985, vive e lavora tra Venezia e Brescia.
Alessandra Messali was born in Brescia in 1985. She lives and works between Venice and Brescia.

mostre collettive:
2008 92 Collettiva, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia
Nuove Tendenze Sonore, Parco Peppino Impastato, Brescia, A Cura Di Francesco Fonassi
Audiovisiva 5.0, Museo Diocesano, Milano, A Cura Di Esterni
2007 Esercizi Di Stile, Galleria A+a, Venezia, A Cura Del Decimo Corso Per Curatori Promosso Dalla Galleria A+a
2006 Giovane Arte Bresciana, Salone Vanvitelliano Di Palazzo Loggia, Brescia, A Cura Della Fondazione Martino Dolci
Raccolta Punti Qualita’, Accademia Di Belle Arti, Palazzo Degli Incurabili, Venezia, A Cura Di Mirella Brugnerotto

alemessali@hotmail.it

107
Claudio Prestinari, nato a Milano nel 1984. Si diploma al liceo artistico dove è allievo di Pietro Roccasalva. Si laurea
in Architettura presso il Politecnico di Milano alla seconda facoltà di architettura di Milano Bovisa, frequentando i corsi
opzionali di interni, scenografia e lighting design. Collabora con Lo Studio di Vittorio Locatelli e Carlo Ninchi partecipan-
do anche alla progettazione di oggetti di design, allestimenti di feste, eventi culturali e mostre. Vive e lavora a Cavenago
Brianza.
Claudio Prestinari was born in Milan in 1984. He graduated from artistic secondary school where he was a student of Pietro Roccasalva. He
received a degree in Architecture at the Milan Polytechnic School, Milan Bovisa, where he attended elective courses in interior design, set design
and lighting design. He has collaborated with Vittorio Locatelli and Carlo Ninchi’s Lo Studio, participating in the planning of design objects and the
organisation of parties, cultural events and exhibitions. He lives and works in Cavenago Brianza.

mostre collettive:
2008 Selezionato tra i finalisti del concorso “The Last Days of the Lacuna Cabal” indetto da HarperCollins and Saatchi Online
Realizza un lavoro per la collezione Costa Crociere
2007 Poesie nel cassetto, città di Pessano con Bornago, menzione
In cerca di Alice, Fiera di Verona - Abitare il Tempo, collaborazione con Lo Studio
2006 Città Verdi, sede parco Adda Nord, Concesa di Trezzano sull’Adda, a cura di Maurizio Meriggi e Giorgio Frassine
2005 Sensi in forma, Villasanta, Monza, a cura di Simona Sala
2004 fRAME, Vimercate, a cura di Progetto Spazio Giovani

cloudprest@aliceposta.it
108
Luca Ruberti, nato a Busto Arsizio nel 1978. Dopo una formazione accademica artistica ed una lunga esperienza da
art director in agenzia pubblicitaria, approda negli ultimi anni al mondo fotografico-artistico tramite Istituto Italiano di
Fotografia, specializzandosi nel “Linguaggio fotografico e ripresa digitale”. Vive e lavora a Milano.
Luca Ruberti was born in Busto Arsizio in 1978. After an art academy education and a lengthy experience as the art director of an advertising
agency, he has landed in the photographic-artistic world, through the Italian Institute of Photography, specialising in “Photographic and Digital
Shooting”. He lives and works in Milan.

mostre personali:
2009 Per favore non chiudere la porta, Italian Photography Archive, Castellanza (VA)
2007 NaturaSotto, En Plain Air, Pianezza (Omegna)

mostre collettive:
2009 Archivio Fotografico Italiano (Castellanza, Varese)
Fotografia Europea 2009, Reggio Emilia
2008 Premio Profilo d’Arte di Banca Profilo, Museo della Permanente di Milano
Biennale Internazionale della Fotografia 2008, Cesano Maderno
2007 NaturaSotto, En Plain Air, Pianezza (Omegna).
2005 Primo Classificato al Concorso fotografico Internazionale Sappi Magno Intestity Challenge

luca@lucaruberti.it

109
Fausto Sanmartino, nato a Pinerolo nel 1982, si diploma d’arte applicata: arte del legno presso Istituto Statale
d’Arte A. Bertoni di Saluzzo (Cn). Nel 2008 si diploma all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Vive e lavora a
Pinerolo (TO).
Fausto Sanmartino was born in Pinerolo in 1982. He received a diploma in Applied Arts: Wood Arts at the Istituto Statale d’Arte A. Bertoni in
Saluzzo (CN). In 2008, he graduated from the Accademia Albertina di Belle Arti, Turin. He lives and works in Pinerolo (TO).

mostre collettive:
2008 (sei) Cari auguri, FrenchKiss / Banaleconceptstore, Biella
Nuovi Arrivi 14 - Ghost track, Accademia Albertina di Belle Arti, Torino, a cura di Maria Teresa Roberto, catalogo
Manufattu in Situ 2, mostra del workshop diretto da Mario Airò, Parco per l’Arte, Cancelli di Foligno (PG)
Scogliere, ex chiesa di San Carlo dei Barnabiti, Firenze, progetto speciale di Radu Dragomirescu, Luca Piffero, Gianfranco Rizzi
2007 MiscelArt – Arte e territorio, Palazzo comunale San Pietro Val Lemina (TO), catalogo
Una Sensibile Diffidenza, Accademia Albertina delle Belle Arti, Torino
2006 96step, Accademia Albertina delle Belle Arti, Torino
2004 Mail-Art International, Museo Internazionale dell`immagine Postale, Belvedere Ostrense (AN)

sanmartinofausto@libero.it
110
Fabrizio Sartori, nato a Roma nel 1980. Attualmente iscritto all’ultimo anno del corso di laurea specialistica in
“Progettazione e Produzione delle Arti Visive” allo IUAV di Venezia. Ha lavorato come educatore e come assistente per
progetti creativi presso gallerie e studi di architettura. Nel 2006 diventa membro del collettivo “Sinantena” di Madrid,
con progetti di video attivismo nel web. Nel 2007 partecipa al workshop “Real presence, Floating sites”, Istambul, a
cura di Biljana Tomic e Dobrila Denegri. Vive e lavora a Venezia.
Fabrizio Sartori was born in Rome in 1980. He is currently enrolled in the last year of the graduate degree programme in Planning and Production
of Visual Arts at the IUAV, Venice. He has worked as an instructor and assistant on creative projects at galleries and architecture studios. In 2006,
he became a member of the Sinantena collective based in Madrid, and focusing on video activism in the web. In 2007, he participated in Real
Presence, Floating Sites, Istanbul, curated by Biljana Tomic and Dobrila Denegri. He lives and works in Venice.

principali esposizioni:
2008 Sembianze, Galleria Contemporaneo, Mestre, a cura di Associazione Attivarte
IUAV AL MAXXI, Studenti di Arti Visive da Venezia a Roma, Museo MAXXI, Roma, a cura di Angela Vettese e Cornelia Lauf
2004 Gli allievi di Giovanni Arcangeli, Museo Civico d’Arte Moderna e Contemporanea, Rieti

fabrizio.sartori@email.it

111
Natalia Saurin, nata a Bueno Aires (AR) nel 1976. Vive e lavora a Milano.

Natalia Saurin was born in Bueno Aires (RA) in 1976. She lives and works in Milan.

mostre personali:
2008 Happily even after, Fondamenta Jahier, Milano, a cura di Ilaria Jahier.
The kitchen, con Silvia Levenson , galleria Esther Montoriol, Barcellona (E), a cura di Esther Montoriol.
2006 Something wrong, con Silvia Levenson ,galleria Arthobler, Porto (P).

mostre collettive:
2008 Premio Arte Laguna, Istituto Romeno di Cultura, Venezia, a cura di Carlo Sala.
Les arts au vert, ou est le bonheur?, Le Maettlè, Alsace-France, a cura di M. Pandolfo.
Body language, Art Factory, Bialystok (PL).
2007 Artefiera, ArtFirst, Bologna, Caterina Tognon Arte Contemporanea.
2video, progetto UnDo.Net, a cura di Francesca di Nardo.
2006 Tallk to the city, C/O Careof, Fabbrica del vapore, Milano.
Riparte, International Contemporary Art Fair, galleria Traghetto, Roma.
Cooking Art, Berchidda, a cura di Paola Tognon e Laura Nozza.
La via di Antigone, galleria Daniela Rallo, Cremona, a cura di Fiorenza.
2005 Sotto la superficie, Fabbrica del Vapore, Milano, a cura di M.Mojana e G.Montrasio

natalia@saurin.it
112
Marco Strappato, nato a Porto San Giorgio (AP) nel 1982. Attualmente frequenta il biennio specialistico in Cinema e
Video all’Accademia di Belle Arti di Brera. Vive e lavora a Milano.
Marco Strappato was born in Porto San Giorgio (AP) in 1982.
He is currently enrolled in the graduate degree programe in Cinema and Video at the Accademia di Belle Arti di Brera. He lives and works in Milan.

mostre personali:
2009 Online Show – Estratto#3 – Hossein Pensa Che... www.thewordisyours.org , progetto di Chiara Zizioli e
Margherita Salmaso, a cura di Claudio Musso

mostre collettive:
2009 NachGeschmack// screening of Italian video art, HOTELbich, Bruxelles, progetto di Anna Rispoli (Zimmerfrei),
a cura di David Helbich
2008 II Biennale Giovani, Accademia di Belle Arti, Bologna, a cura di Renato Barilli, Roberto Daolio, Vera Fortunati,
Cristina Francucci, Mauro Mazzali
Real Presence 08, Castello di Rivoli, Torino, a cura di Biljana Tomic e Dobrila Denegri
Real Presence 08, House of Legacy - Museum of City of Belgrade, Belgrado, a cura di Biljana Tomic e Dobrila Denegri
Mess Ages, Parco delle Cascine, Firenze, a cura di Matteo Chini
Bangbang - Il Rumore Diventa Musica, Spazio Oberdan, Milano, a cura di Steve Piccolo e Undo.net

marcostrappato@gmail.com

113
Enrico Tealdi, nato a Cuneo nel 1976. Diplomato in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Cuneo. Vive e lavora
tra Cuneo e Torino.
Enrico Tealdi was born in Cuneo in 1976. He received a diploma in Painting at the Accademia di Belle Arti di Cuneo.
He lives and works between Cuneo and Turin.

mostre personali:
2008 Enrico Tealdi, Federculture, Roma, a cura di Claudio Cravero
2002 Otto lettere per Dora Curiat, Caffè Storico Bruno, Cuneo, a cura di Antonio Ferrero

mostre collettive:
2008 Camino al Bicentenario, Casa Rosada, Buenos Aires, a cura di Lucrecia Vega Gramunt
Storie di Matite, Spazio Azimut, Torino, a cura di Marco Benna e Olga Gambari
Viva il Disegno-In Sede, Assessorato alla Cultura, Torino, a cura di Francesco Poli
10/09/08, Proposte XIII, Accademia Albertina, Torino, a cura di a.titolo
2007 HS20_codice esploratori, Hitech Systems, Leinì (TO), a cura di Claudio Cravero
Centro e Periferia, Federculture, Roma, Concorso internazionale per giovani artisti (opera entrata a far parte
della collezione del Quirinale)
Wars or Words?, Fondazione Bartoli-Felter, Cagliari, a cura di Alessandra Menesini e Luca Vona
(premio acquisto Fondazione Batoli-Felter)

enrico.tealdi@yahoo.it
114
Ettore Tomas, nato a Pollena Trocchia (NA) nel 1979. Laurea in Decorazione all’Accademia di Belle Arti. Attualmente
iscritto al biennio specialistico, indirizzo “grafica”, presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Vive e lavora a Sasso
Marconi (BO) come insegnante di sostegno presso una scuola secondaria statale.
Ettore Tomas was born in Pollena Trocchia (NA) in 1979. He received a diploma in Decoration from the Accademia di Belle Arti. He is currently
enrolled in the graduate programme, specialising in Graphic Arts, at the Accademia di Belle Arti di Bologna. He lives and works at Sasso Marconi
(BO) as an educational assistant at a public secondary school.

mostre personali:
2007 ex Convento di S. Francesco, Bagnacavallo (RA).

mostre collettive:
2008 Seconda Biennale d’Arte dei giovani, Accademia di Belle Arti di Bologna.
Creativa 2008, Intervento murale, Rignano sull’Arno (FI).
2007 3° Concorso Internazionale «Ex Libris Biblioteca di Bodio Lomnago» Opera e Melodramma.
Video Minuto Pop Tv, Centro per l’Arte Contemporanea L. Pecci di Prato.
Abstracta 2007, Filmstudio 80, Roma.
Concorso internazionale ex libris «Tauragei 500», Tauragé, Lituania.

premi:
2008 Projects Award, Emilia Romagna Regione Animata.
ego_tek@libero.it
http://xoomer.alice.it/ego_tek

115
Gian Maria Tosatti è un artista visivo. Ha fondato e diretto lo studio artistico Hôtel de la Lune, con cui ha firmato
quasi tutte le sue opere. La sua ricerca artistica è legata principalmente a grandi installazioni site-specific progettate
per particolari spazi architettonici o per zone di conflitto urbano.
Gian Maria Tosatti is a visual artist and founder and director of the art studio Hôtel de la Lune, with which he has signed almost all of his works.
His artistic research is mainly tied to large site-specific installations planned for particular architectural spaces and zones of urban conflict.

mostre personali:
2008 I giorni del silenzio - devozioni IX, Fondazione Volume!, idrovora sulla riva Ostiense del Tevere, Roma, a cura di
Alessandro Facente.
2007 Il sangue speso di tutte le mie stelle – devozioni VIII, L’Union arte contemporanea, magazzino di via Panisper
na 61, Roma, a cura di Alessandro Facente.

mostre collettive:
2008 Premio Terna 01, Palazzo delle Esposizioni, Roma, a cura di Gianluca Marziani e Francesco Cascino.
2007 Au bout de la nuit – landscape V, Notte Bianca 2007, Roma.
Art Territory, Musei Capitolini - Centrale Montemartini, Roma, a cura di Simona Cresci e Dominique Lora.

premi:
2008 Premio Terna 01 con l’opera “I giorni del silenzio – devozioni IX – I”.

hoteldelalune@gmail.com
116
Lucia Veronesi, nata a Mantova nel 1976. Diplomata in Pittura all’Accademia di Brera, viene selezionata nel 2000
per il CSAV della Fondazione Ratti a Como con Ilya Kabakov. Nel 2002 ottiene una borsa di studio per il Sanskriti
Kendra Artist in Residence a Nuova Delhi. Vive e lavora a Venezia.
Lucia Veronesi was born in Mantova in 1976. She received a diploma in Painting at the Accademia di Brera, and was selected in 2000 for the
Advanced Course in Visual Arts at the Fondazione Ratti, conducted by Ilya Kabakov. She received a scholarship for the Sanskriti Kendra Artist in
Residence Programme, New Delhi (2002). She lives and works in Venice.

principali esposizioni:
2008 Il Pittore e il Pesce, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia, a cura di Bruno Lorini e Giulio Mozzi
2005 Rizoma, Instituto de Cultura de Baja California, Tijuana, Baja California, Messico, a cura di Elena Aparicio e Olga Margarita Dávila
2004 Mirada(s), Galleria A+A, Venezia, a cura di Alejandro Romero e Elena Aparicio
2003 Il possibile dal punto zero, Fondazione Ambrosetti per l’arte contemporanea, Palazzolo sull’Oglio (BS), a cura di Loredana Parmesani
2001 Tracce di un seminario, Galleria ViaFarini, Milano, a cura di Angela Vettese e Giacinto Di Pietrantonio
X Biennale dei Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo, Sarajevo
2000 The Spirit of the place, ex chiesa di S.Francesco, Como, a cura di Angela Vettese e Giacinto Di Pietrantonio

lucia.veronesi@gmail.com

117
Debora Vrizzi, nata a Cividale del Friuli (UD) nel 1975. Vive e lavora tra Roma e Udine.

Debora Vrizzi was born in Cividale del Friuli (UD) in 1975. She lives and works between Rome and Udine.

mostre personali:
2008 Private journey, Fuorirotta, Udine, a cura di C. Ferri
2007 Mise en Abyme, Galleria 3g, Udine, a cura di R. Gozzini

mostre collettive:
2008 Festival Internazionale del Film di Roma, Auditorium, Roma, a cura di B. Di Marino
VideoArt YearBook, DAMS Bologna, a cura di R. Barilli
Private View, offiCina, Pechino, a cura di M. Piccioni
2006 Saluti da Monfalcone, 6 donne per un territorio, GC AC, Monfalcone, a cura di A. Bruciati
2003 Bank of FUN di P. Ciani, 50° Biennale di Venezia
2002 Striis, Galleria 3g, Udine, a cura di A. Bruciati

premi:
2008 Premio Pitti Immagine, IT’s Photo #7, Trieste
Premio Migliore fotografia 08 Capalbio Cinema International, Dora, regia S. Basso
2006 Premio Pagine bianche d’autore FVG
In concorso al 63°Festival del Cinema di Venezia, Fib 1477, regia L. Sportiello

deboravrizzi@libero.it
118
Centro Universitario
via zabarella, 82
35121 – padova
tel. 049/8764688 - fax 049/651937
info@centrouniversitariopd.it
si ringrazia:
Don Roberto Ravazzolo, Antonella Meneghin, Francisco Froilan Buan (Alan) - Centro Universitario Studentesco
Manuel Orvieto, Andrea Zanella - Associazione Borgo Altinate
Flavio Rodeghiero, Alberto Scuttari - ESU, Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario
Patrick Grassi, Gioia Lovison, Silvana Carosielli - RadioBue, Web radio degli studenti dell’Università di Padova
Guido Bertin, Pierpaolo Betteto - AT Store
Lo staff dell’Ufficio Progetto Giovani del Comune di Padova

Gabinetto del Sindaco, Settore Edilizia Monumentale - Comune di Padova

i responsabili delle sedi GAI che hanno aderito al progetto Quotidiana 09:
Biella - Patrizia Bellardone, Bologna - Laura Tagliaferri e Monica Pederzini , Cremona - Francesca Ramazzotti e Donatella Boc-
cali, Ferrara - Leonardo Punginelli, Messina - Enrica Carnazza, Milano - Claudio Grillone, Modena - Ornella Corradini, Parma
- Mariella Zanni e Mariella Toscani, Perugia - Nicoletta Vinti, Pisa - Lucia Campus e Lucia Bertelli, Torino - Segreteria GAI, Udine
- Sonia di Bernardo, Trieste - Antonella Brecel, Firenze - Daniele Ciullini, Roma - Roberta Sorace.

Alessandro Stillo - Segretario BJCEM - Biennale Giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo e tutti i Referenti Locali BJCEM
MEDIA PARTNER
info:

Centro Culturale Altinate / San Gaetano


via Altinate n°71 - 35122 Padova

Tel. +39 0498204795


pg.creativita@comune.padova.it
www.progettogiovani.pd.it
www.quotidiana.eu

www.giovaniartisti.it
Negli ultimi dieci anni sono passati da Quotidiana:

1999 Francesco Arena Alvise Bittente Matteo Daffi Matilde Domestico Vito Ferro Alberto Forni
Cristina Ghelfi Ilaria Gibertini Cecilia Guastaroba Mariangela Guatteri I ragazzi dalle facili illusioni
J.Oni 31068 Michiko Kawata Simone Lucietti Roberta Macrì Marotta - Russo Alfio Messina Rober-
to Mora Daniele Pario Perra Albert Samson Stefania Spallanzani Corrado Tamburini Carlo Zanni
Gabriele Zanverdiani Elisabetta Zappaterra 2000 Alessandro Balsamo Roberto Bastianoni Alvise
Bittente Marina Bolmini C.J. Pollution Loredana Catania Michele De Marchi Simone Falso Chris
Gilmour Paul Journey Maura Lari Lorenza Lucchi Basili Luca Lumaca Marco Memeo Sandrine
Nicoletta Sissi Cristina Pavesi Vedran Perkov Sara Piovesan Carmelo Pugliatti 2001 Anselmi/
Cavallari Vittorio Apa Daniele Bacci Barbara Barbantini Letizia Bellavoine Francesca Blasi Max
Boldrin Anna Lisa Bondioli Fedra Boscaro Simone Cesarini Vanessa Chimera Andrea D’Aurizio Da-
niela Di Gennaro Luca Di Gregorio Fasso/Zanotto Haruka Fujita Annalisa Furnari Daniele Geminiani
Federico Guerri Franco Menicagli Christian Niccoli Chiara Pirito Laura Pugno Nicola Renzi Alvise
Renzini Gianfranco Silvestrin Manuela Sonzogno Zimmer Frei 2002/2003 Paolo Angelosanto
Carmen Cardillo Giuliano Carli Arianna Carossa Manuele Cerutti Silvia Chiarini Anna De Manincor
Nicola Evangelisti Francesco Finotti Alessandra Ghirardelli Emma Innocenti Chiara Lampugnani
Dario Lazzaretto Michela Lorenzi Caterina Ongaro Alessio Pancanti Pao Sandra Raccanello Gian
Luca Ranno Paola Risoli Gaia Zebellin Alessia Zuccarello 2004 Enrico Abrate Amae Artgroup
Alessandra Baldoni Valerio Berruti Valentina Biasetti Yari Biscardi Lorenza Boisi Fabio Bonetti
Gianluca Bronzoni Caretto/Spagna Pietro D’Angelo Fabrizio Del Moro Annaclara Di Biase Virginia
Eleuteri Serpieri Silvia Ferri Federico Gay Luger Ilaria Giaconi Leonardo Greco Joys Luca Christian
Mander Milena Nicosia Salvatore Raimondo Anna Rispoli Elisabetta Romersi Andrea Salvatori Mirko
Saracino Carlo Vedova Diego Zuelli 2005 Alessandro Ambrosini Giorgio Andreotta Calò Nicole Ban-
dini Renato Barbato Mela Boev+Yu Elena Cailotto Lorenzo Casali Claudia Cavallaro Valentina Chiffi
Damiano Colacito Daniele D’Acquisto Andrea Facco Angelo Formica Filippo La Vaccara Davide Le
Grazie Filippo Leonardi Daniela Manzolli Alessandro Mocciaro Damiano Nava On-ice Collective Elisa
Rossi Luca Saini Eli Sterz Studio X Chiara Tagliazucchi Nico Vascellari Sebastiano Zanetti 2006
Alice Andreoli Francesca Banchelli Alex Bellan Daniela Bozzetto Licia Brunelli Vesna Bursich Silke
de Vivo Andrea Filippi Rivkah Frances Hetherington Kensuke Koike Luca Lumaca Camilla Micheli
Portage Gianfranco Pulitano Michele Putortì Gabriele Rigamonti Silvia Sbordoni Laura Serri Fran-
cesco Scarfone Stefano Testa Davide Zucco 2007 Felipe Aguila Marco Bacci Carlotta Balestrieri
Manuela Balint Capozza/Fedeli Daniela D’Andrea Giulio del Vecchio Martina Dinato Ilaria Ferretti
Nicola Genovese Michela Guatto Jebe Renato Leotta Stefano Lupatini Cristina Mandelli Claudio
Marcon Greta Matteucci Enrico Morsiani Benedetta Panisson Chiara Pellegrini Gabriele Pesci Sere-
na Piccinini Racco/Burquel Gianluca Russo Nordine Sajot Maria Lucrezia Schiavarelli Testa&Piana
finito di stampare aprile 2009
Fotolito Express
Limena (PD)