Nadar Antologia Degli Scritti

Antologia degli scritti

di Nadar

Storia dell’arte Einaudi

1

Edizione di riferimento:

in Nadar, testi di Nadar, Jean Prinet e Antoinette Dilasser e Lamberto Vitali, Einaudi, Torino 1973

Storia dell’arte Einaudi

2

Indice

Parigi sotterranea Nelle Catacombe e nelle Fogne Charles-Pierre Baudelaire George Sand Il pittore della vita moderna

4 27 37 44

Storia dell’arte Einaudi

3

Parigi sotterranea Nelle Catacombe e nelle Fogne (Primi tentativi di fotografia a luce artificiale)

Quattro volte all’anno, signora, allo scoccare del mezzogiorno, può capitarle di assistere a un appuntamento molto strano..., preso sovente molti mesi in anticipo, fra quattro o cinquecento persone che non si conoscono. Si vedono una a una o per due, per tre, per quattro, convergere all’ora stabilita dai boulevards un tempo fuori porta e da rue d’Enfer – oggi Denfert-Rochereau – verso una sorta di Tempietto con le colonne doriche, dove vigilava il dazio dell’antica barriera. Costoro, appartengano all’uno o all’altro sesso, portano tutti in mano un pacchetto come segno di riconoscimento. Molti brandiscono, non senza contenuta fierezza, una lanterna che uno o due hanno perfino attaccato all’occhiello, come una decorazione. Gli uni ostentano un portamento grave e perfino raccolto; gli altri brillano di una gaiezza un po’ troppo estroversa per non sembrare voluta. Tutti hanno la particolare fisionomia, misteriosa e un po’ presuntuosa, di personaggi ai quali sia stata affidata una missione segreta e non senza importanza. Del resto non ci capita tutte le mattine l’occasione di essere solenni. Dalla porta del Tempietto, scompaiono l’uno dopo l’altro, sotto terra. Gli eletti vanno a visitare le Catacombe. Le diverse amministrazioni pubbliche alle quali hanno sollecitato, con un vocabolario assai rispettoso, un «favore» che

Storia dell’arte Einaudi

4

Nadar - Antologia degli scritti

appartiene di diritto a tutti e non si rifiuta a nessuno, approfittano dell’occasione delle regolamentari quattro visite annuali per sbarazzarsi a infornate di questi sollecitatori senza ambizioni. Lei non conosce le Catacombe, signora. Mi permetta di farle da guida. Prenda il mio braccio e... seguiamo gli altri!

Nel cortile d’attesa un po’ trasandato nel quale ci troviamo ora, la compagnia già numerosa circonda il pozzo e soprattutto quella specie di piccola postierla di pietra dalla quale scenderemo fra breve. Abbiamo intorno a noi i diversi esemplari del tipo Curioso: il curioso insaziabile e il curioso indifferente, persino disdegnoso, il serio, il beffardo, l’eloquente e il taciturno. Ecco, specie rara, il Parigino al quale Parigi è familiare, che conosce sulla punta delle dita il suo Museo d’artiglieria e per il quale la fabbrica dei Gobelins non ha segreti, accanto al vero Parigino autoctono che da un’occhiata alla sua Parigi solo quando gli capita un visitatore della provincia. Ecco ancora come complemento il pubblico speciale che si abbona al «Père La Chaize illustré», lo stesso che una volta comperava Les Ruines di Volney e Les Nuits d’Young, nei tempi eroici in cui leggevamo di tutto, persino Young e Volney. Ecco infine l’inevitabile torma degli Inglesi escursionisti. È gente necessariamente un po’ mista che fa presto a familiarizzarsi col vicino; nulla piú della vicinanza del pericolo accorcia le distanze e spinge alla fraternità. Ognuno si prepara, accendendo la propria lanterna. Le risate che scoppiano qua e là, piuttosto forzate, e qualche viso attonito testimoniano, a gloria del corso di letteratura di Noël e Chapsal, che non tutti hanno ancora dimenticato lo sventurato mortale smarritosi nelle catacombe e per colmo di pena messo in versi dall’aba-

Storia dell’arte Einaudi

5

Non so d’altronde. qualche gomitolo di spago. è uno dei sessanta che annoverano le Catacombe di Parigi e che la scala ha novanta gradini? Immagino che queste statistiche non la interessino piú di quanto interessano me. contati all’ingresso per essere ricontati all’uscita. signora. i nostri escursionisti.Nadar . naturalmente. per cominciare. Quest’altro ardimentoso che i compagni attorniano ha portato prudentemente. se appena ritenesse di averne il tempo. che in queste visite regolamentari possa esserci l’ombra d’un pericolo. in ricordo di Teseo. un pane di quattro libbre e una provvista di cioccolata. se si frugasse bene in fondo alle sue tasche. debbono soltanto sfilare in perfetta sicurezza seguendo il limitato itinerario che è loro riservato nell’ossario. Tutti si inabissano lentamente per la stretta e ripida scala a chiocciola. Tutta diversa. lei altrettanto coraggiosa quanto un uomo – dico coraggiosa –. da Vaugirard a Charenton. quasi dovesse svernare. Ma la postierla si è aperta. chi potrebbe incaricarsi di enumerare esattamente i sei o sette milioni di Storia dell’arte Einaudi 6 . Il classico è eterno. Le piace sapere che questo ingresso. sotto la sorveglianza dei guardiani che vigilano a ogni falsa uscita. il piú frequentato.Antologia degli scritti te Delille. Ma non giurerei che il burlone che a voce piú alta degli altri si fa beffe del nostro prudente pellegrino non nasconda. un attimo di riflessione e. In fila indiana. l’uomo del labirinto. due libbre di candele. correrebbe a raddoppiare le munizioni. Eppure lei non dubita. da Passy a Ménilmontant. potrebbe essere senza tali precauzioni la conclusione dell’impresa per questo immenso groviglio di cave romane dal quale la nostra Lutezia uscì fra il iii e l’viii secolo e che si ripiegano in mille meandri sui due lati della Senna.

Ma lo spazio si allarga intorno a noi.Antologia degli scritti scheletri lasciatici qui da più di dieci secoli. sotto il secondo Impero. seguiti dagli altri. tutti coloro che sono vissuti e si sono spenti a Parigi dormono qui. hanno sconvolto da cima a fondo gran parte del suolo parigino. La monotona processione si prolunga e. a renderla piú sgradevole in queste viscosità. Ci appare una porta: sopra l’iscrizione: memoriae majorum ai due lati: has ultra metas requiescunt. Dai Cesari e dalle invasioni normanne fino agli ultimi borghesi e contadini estratti nel 1861 dal cimitero di Vaugirard. l’odore fumoso della fila di candele – ne è forse rimasta qualcuna indietro? – si condensa e si rapprende nel lungo corridoio privo d’aria. nei cimiteri soppressi. Eccoci finalmente in fondo all’interminabile e sdrucciolevole scala. Nella Storia dell’arte Einaudi 7 .Nadar . santi canonizzati e criminali giustiziati in place de Grève. venuti a proposito per preservare la parte meridionale di Parigi dagli smottamenti che troppo spesso vi accadevano. miniera inesplorata di fosfato di calcio e di nitrato di potassio. Seguendo i primi della nostra fila indiana. Entriamo nell’ossario. vili moltitudini e grandi uomini acclamati. Fra i pilastri di pietra sommariamente squadrati. nelle antiche chiese e negli scavi che. beatam spem expectantes. avanziamo faticosamente in una stretta galleria dalle pareti sgocciolanti e la cui volta opprimente fa curvare i piú alti. Ci siamo. in particolare dopo il 1785. sono disposte in ordine perfetto – si direbbe l’immenso cantiere di un meticoloso mercante di legname – tutte le ossa raccolte.

metacarpi e metatarsi. Ad esempio. pigiate in masse più o meno cubiche sotto le cripte – a mo’ di imbottiture come si dice qui – e sorrette sul davanti da teste scelte fra le meglio conservate: quello che noi chiamiamo le facciate. e i nostri decoratori funebri ci si mettono d’impegno. Borboni. tarsi. carpi.Nadar . Orleans. «in modo da rendere l’aspetto interessante. i crani che compongono la «facciata» davanti alla quale noi passiamo provengono da rue de la Ville-Levesque. evidentemente affascinato. sparpagliati in modo che mai più si ritroveranno per presentarsi insieme al Giudizio dell’ultimo giorno. che Paul Fassy. Valois. duca di Orleans. il buon Dulaure. Fra di loro. perduti fra gli storpi della Corte dei Miracoli e i duemila «della religione» mandati a morte nella notte di San Bartolomeo. ecc. fatale come una sentenza: deposuit potentes de sede et exaltavit humiles? Storia dell’arte Einaudi 8 . falangi. costole... Ma l’annientamento dell’essere umano non è ancora completo. quasi gradevole». un re merovingio osserva l’eterno silenzio accanto ai massacrati del settembre ’92. – Qual é?. si trova Philippe-Egalité. non c’è dubbio. Per opera di speciali manovali addetti tutto l’anno a questo servizio. il livellamento dell’eternità esige altro ancora: quegli scheletri alla rinfusa sono essi stessi disgregati. per scolpirlo qui. dove furono gettati tutti insieme parte dei giustiziati del 1793.. tutte le ossa più piccole sono compresse. sterni. nel suo studio interessantissimo sulle Catacombe. quel versetto del primo libro di san Luca. vertebre.Antologia degli scritti confusione ugualitaria della morte. L’arte degli sterratori combina le filze di crani con femori disposti in croce in composizioni simmetriche e variate. ha qualche motivo di definire «parziale». Stuart finiscono di marcire alla ventura. dice. Fu solo il caso a scegliere.

una nonna forse. documenti alla mano. Villars. Soyecourt e Vendome. Voiture. Benserade. Fredegonda. signora. ieri. i Durand. ecc. Commines. Montmorency. Margherita di Borgogna con il Prevosto Marcel. Blacas. Brancas. quel rottame senza nome. quale orgoglio potrebbe reggere davanti a questa ineluttabile promiscuità finale delle nostre polveri. Luxembourg.Nadar . Legrand. È la sfilata dei grandi nomi di Francia come dei piccoli. Noailles. mi affermava uno degli eruditi piú seri.. Du Lau. in quei cumuli di cumuli infiniti. Cassini. il maresciallo d’Ancre. Molé. che giacciono qua e là. La Trémoïlle. Lemaître. forse intrecciata a mademoiselle de la Vallière e a mademoiselle de Scuderi dal disordine di qualche burlone. quali titoli.Antologia degli scritti È accertato che sono tutti lì nei loro frammenti mescolati: santa Genoveffa e Mirabeau. l’architetto narratore. la Cappella Espiatoria. Non c’è una delle nostre vecchie famiglie che non possa rivendicare lì qualcuno dei suoi. san Vincenzo di Paola e il cardinale Dubois. Perrault. Créqui. Larochefoucault. Rabelais. Nicolaï. è uno dei suoi nonni. la tua gloriosa matricola. Rohan. E ha amato. san Mederico. pellegrinaggio venerato degli ultimi fedeli. riposa fra Pichegru e l’abate Santeuil. Quale vanità umana.. quando. Philippe de Champaigne. povero sciocco! Storia dell’arte Einaudi 9 . Quel frammento che il suo piede. degli anonimi. Conde e Conti. la mascella di un cardinale Richelieu circolava fra i rigattieri inseguita in ogni sua mossa dai cronisti – mentre. Malherbe. Gauthier Garguille. Petit. ma invece le ossa detestate di un Robespierre? Quali brevetti di nobiltà. non conterebbe alcuna vestigia delle reliquie di Luigi XVI. e ogni traccia ne è implacabilmente cancellata dall’innumerevole ingombro dei piú umili. ed è stato amato. Berger. ha appena urtato. Lenoir o Leblanc. Gassendi. Lulli. quali sigilli? – Cercala. quali cartulari. ecc. Marat con Nicolas Flamel «e la sua sposa».

con le tenebre quasi perpetue. Ma. da qualche anno in qua. un altro dal convento dei Cordiglieri o dal Mercato degli Innocenti. di distinguere le ossa a seconda della provenienza. per lo piú maldestramente tratti da una selezione tenace fra i nostri poeti minores. A fianco. che ve li presenta con certo orgoglio. il già citato Delille e altri Campistrion. ma fuori dall’ossario. e io m’accorgo che il bagno ai piedi è gelido: ne ho fatto l’esperienza.Nadar . Le iscrizioni si alternano con versetti latini della Bibbia e con frasi francesi. uno di quei pensieri profondi ai quali Bourdaloue e neppure Prudhomme troverebbero modo di dire no. Piú oltre. Iscrizioni lapidarie indicano che un mucchio proviene da Picpus.Antologia degli scritti È stato deciso. tagliata nel tufo: QUARTIER DE CAZERNE (sic) PORT SAINT PHILIPPE 1777. nel quale si è tentati irresistibilmente di penetrare scendendo dai larghi gradini. Storia dell’arte Einaudi 10 . quei pesci siano prossimi a diventare ciechi. Lemierre. attenti! L’acqua è talmente limpida che non la si percepisce se non al tatto. Una piccola polla d’acqua limpida e sempre allo stesso livello nella sua vasca di pietra serve d’asilo a cinque o sei pesciolini portati dal capriccio d’un operaio del luogo. c’è un pozzo molto largo e profondo. due esempi di scultura architettonica. per certo. Ducis. Suppongo che. come le specie dalla capacità visiva atrofizzata che si trovano nei laghi sotterranei e gli insetti cavernicoli. – Sotto la sorgente: SICUT UNDA DIES NOSTRI FLUXERUNT. Ecco.

de l’hôtel de brienne et de la rue meslay. vittima della sua imprudenza. Un’altra epigrafe colpisce ancor piú nella sua concisione lapidaria: d. la sola che troviamo qui raccolta fra tante altre migliaia di maggior interesse.m. quelle dei combats de la place de grève. la quale favorí l’evasione di Latude. per non dimenticare nulla. sposata Legros. sono dovuti agli ozi di un veterano di nome Decure che. piú oltre. mdccxcii Una pietra tombale. Ecco ancora. le 28 aoust 1789. si erge ancora per informarci in prosa e in versi che coprì il corpo di Françoise Gellain. sulla quale la stessa tradizione vuole che Carlo X abbia fatto uno spuntino. Su alcuni cippi le epigrafi testimoniano che in quest’altro luogo sono riunite le vittime del combat au chateau des thuileries (sic) le 10 aoust 1792 poi. aveva scelto quel luogo come suo ritiro e che la tradizione locale fa morire lì. Storia dell’arte Einaudi 11 .Antologia degli scritti dicono le iscrizioni dell’artista. de l’hôtel de ville. Questi lavori di pazienza che non faranno sfigurare il colonnato del Louvre. una pesante tavola anch’essa tagliata in pietra massiccia. ii et iii septmbre. quelle del combat a la manufacture de reveillon. sotto una frana. a quanto sembra. qui.Nadar . les 28 et 29 aoust 1788 – e.

almeno una volta all’anno. ci informa che i resti in essa contenuti sono stati scelti e destinati a essere sepolti altrove. ugonotti. sempre aspettando la cappella speciale che non cessava di richiedere il ci-devant libellista Timon de Cormenin. viene dal pozzo di rue de la Tombe-Issoire (o più semplicemente Tombissoire?) In questi pozzi sono via via scaricati [1867] tutti i resti umani esumati nei cimiteri soppressi e nei lavori di sterro compiuti per aprire nuove strade. già funesto ai profittatori dell’antica lista civile. un tempo cosí cari. Un enorme cumulo di ossa. giacché neppure la morte può garantirci dall’espropriazione. Qui la via è sbarrata. Gli uomini dell’ossario li ammucchiano nei due tombarelli e. soltanto uno evocato! La nostra pietà familiare anch’essa.Nadar . dal quale Gilbert manca. persino il ricordo dei padri nella memoria dei figli. un ammasso la cui cima sembra sfondare la volta. ebrei o perfino maomettani. di sostituire uno dei distici dei loro Chenedollé d’elezione col grido straziante che esce come un singhiozzo dal petto del salmista: Storia dell’arte Einaudi 12 . Ma non dovrebbe essere molto lontano. una piccola bara nuova di zecca. Accanto al cumulo. Ma come! fra tanti esseri. li spingono davanti a sé verso le volte ancora vuote in attesa della loro «imbottitura». cattolici. Ed ecco l’altare provvisorio dove. scritto a mano. quando questi siano colmi. non c’era modo per gli ordinatori di questa necropoli in cui tutto si perde. La decomposizione prodotta dalla tomba non ha lasciato molto da conservare: è proprio un feretro da bambino. dunque. ritengo. si estingue? Davanti all’abbandono definitivo e universale. una messa regolamentare deve essere celebrata per tanti defunti. Un foglio. inchiodatovi di recente.Antologia degli scritti Ecco il sarcofago detto Tombeau de Gilbert.

... ora.. ha avuto tutto il tempo di maturare. ridiscendiamo per lavorare.. peggio ancora. e continueremmo a girare su noi stessi senza vedere di più.... Non ne ha abbastanza.. che ha già cosí ben sostituito la luce solare nel nostro laboratorio di ritratti.. l’occasione o l’idea di scendere qui: furono quindi ragioni sufficienti per venirci. Ma.. sembrarono.. fastidioso. qui giunti.. La maggior parte delle operazioni che oggi eseguiamo correntemente. che risalendo a tempi lontani.. come me.. abbiate pietà di me! E ancora ossa e ancora epigrafi. gli aspetti non sono variati.. sempre scelte nel repertorio dei minores e dei minimi accademici...... che respingono dietro di noi come un sogno penoso. Ma.. Questa parola misteriosa – Catacombe – eccita di per sé una curiosità... il sole... signora? Il pittoresco qui si esaurisce presto... Non tutti hanno la disponibilità. Storia dell’arte Einaudi 13 .. la Vita.Nadar .Antologia degli scritti O voi che foste miei amici.... Chiederemo al nostro obiettivo di fare a meno della luce diurna per «rendere» quello che con noi «vede»: tenteremo il primo esperimento sotterraneo di fotografia a luce artificiale.. È uno di quei luoghi dove tutti vogliono essere andati e dove nessuno tornerà. è necessaria qualche spiegazione. Risaliamo dunque questa scala che alla nostra impazienza sembra ancora piú interminabile che alla discesa: ed ecco l’aria soave dell’esterno. lei ha già constatato che basta compiere qualche passo in questi sotterranei e la curiosità è presto soddisfatta. . Noi.. con assoluta facilità...... il ricordo di questa escursione funebre. ecco la luce..

cosí trovai più di un contraddittore quando cercai di supplire alla luce diurna con l’illuminazione artificiale. Feci dunque installare da un elettricista esperto. qualcosa d’impossibile. né i generatori ausiliari di Gaulard. in una parte coperta della mia terrazza in boulevard des Capucines. Cominciai naturalmente l’esperimento in anima vili. cinquanta elementi medi che. né tutte le altre agevolazioni attuali. Per quanto mediocri e perfino orribili fossero le prime lastre. La mia prima applicazione della luce artificiale apparteneva di diritto al ritratto. Non c’era scelta.Antologia degli scritti alla vigilia del primo esperimento. la voce del tentativo si era diffusa nel nostro microcosmo fotografico nel quale ognuno teneva Storia dell’arte Einaudi 14 . Sorvolo sugli inconvenienti e le difficoltà dell’installazione e delle manipolazioni. Concepita l’idea. allora cosí vivacemente combattuta e negata dai piú competenti.Nadar . mi misi all’opera. tuttavia suggerita in tutti quei casi in cui la luce del sole manca o è insufficiente. come speravo. Non avevamo i preziosi accumulatori portatili. persino una sfida al buon senso. ed eravamo costretti a tutte le ingombranti scomodità della pila Bunsen. innanzi che mi avventurassi nelle imprese progettate all’esterno. Come nei miei tentativi di fotografia aerostatica. si rivelarono sufficienti a fornirmi la luce richiesta. sulla mia umile persona e sui miei aiutanti di laboratorio. tutti di poco conto a paragone degli ostacoli che dovevo incontrare piú tardi nel portarli fuori. La prima fonte di luce che ci si offri per le nostre operazioni fu l’elettricità e in talune circostanze il magnesio – Ma a quel tempo (1858) l’elettricità era ancora ben lontana dalle facili applicazioni pratiche verso le quali si sarebbe presto avviata a passi da gigante.

Le prime lastre risultavano dure. circolo e giornale che allora aveva sede in rue Richelieu. poi. stagliati senza particolari in ciascun viso. disposi dei riflettori fatti con stoffa bianca. ma ciò non poteva darmi grandi risultati. occorreva una seconda fonte di luce ammorbidita. ma non avevamo ancora le lampade cosí opportunamente inventate in seguito e l’uso del magnesio. tirai le positive con la mia luce elettrica. senza parlare del fumo. i neri opachi. ottenni diversi negativi – fra gli altri il gruppo del presidente e dei suoi due assessori al loro scrittoio – negativi dai quali. presentava molti inconvenienti. lo scultore piacevole ma sconclusionato di cui Preault diceva: «Ogni mattina parte per Atene e ogni sera torna in place Breda». Trasportato immediatamente in rue Richelieu tutto il mio ingombrante armamentario. più praticamente. che frugasse le parti in ombra. e infine un doppio gioco di grandi specchi che rinviavano a intermittenza il fascio luminoso sulle parti in ombra. come due chiodi. Tentai di smorzare la luce ponendo un vetro smerigliato fra l’obiettivo e il modello. accanto alla fontana di Pradier. Per completare l’opera. seduta stante.Nadar . con effetti contrastati. le pupille o spente per eccesso di luce o violente e puntute. Non mi soffermerei su questi tentativi e sul susseguirsi di brancolamenti suggeriti dal piú elementare senso pratico se non avessimo visto. Riuscii cosí a riportare il mio tempo di posa alla media diurna e alla fine potei ottenere delle lastre a eguale rapidità e di valore del tutto equivalente a quello delle lastre ottenute ogni giorno nel mio laboratorio. appena pochi anni Storia dell’arte Einaudi 15 . Provai i lampi al magnesio.Antologia degli scritti l’occhio puntato sul vicino e subito fui invitato a dare un saggio alla «Presse scientifique».

due fotografi. Pereire. a rivelare gli arcani delle caverne più profonde. Il mondo sotterraneo offriva un campo infinito di operazioni non meno interessante della superficie terrestre. alcuni noti o persino celebri. Fu cosí che in quelle serate fotografai fra gli altri Niepce de Saint-Victor G. di quella luce allora poco in uso fermava la folla sul boulevard: attirati come falene dal chiarore molti curiosi. non sapevano trattenersi dal salire la scala per rendersi conto di quello che vi succedeva. hanno le loro confidenze da farci e. una prima occasione si presentava sotto i nostri stessi piedi: le Catacombe di Parigi. senza avere nei loro ricordi la solennità di insegnamenti delle Catacombe romane. Gustave Doré.Nadar . Mirés. erano accolti nel migliore dei modi: essi ci fornivano gratuitamente una riserva di modelli disposti al nuovo esperimento. Albéric Second. Ma senza andare subito tanto lontano e per cominciare dal principio. disputarsi con violenza davanti ai tribunali la priorità di procedimenti applicati e divulgati molti anni prima della loro tenzone. toccava a noi riconoscere l’ammirevole Storia dell’arte Einaudi 16 . Branicki. piú segrete. La permanenza. Quei visitatori di ogni classe. Henri Delaage.. dei quali uno ben noto. ecc. de La Landelle. il professor Trousseau. Ci preparavamo a penetrare. e infine il mio dirimpettaio e amico. amici o indifferenti. i finanzieri E. soprattutto. Halphen. ogni giorno al tramonto.Antologia degli scritti fa. La possibilità di fotografare a luce artificiale era ormai acquisita: ora si trattava di passare all’auspicata applicazione.

Finora. sotto di noi.Antologia degli scritti lavoro umano compiuto nella rete delle nostre Fogne parigine. Abbiamo appena preso posto sul vagoncino che un lungo squillo di tromba risuona sotto le volte a mo’ di segnale di partenza. via via che procediamo. è orlata da ogni lato da una bordura di rotaie su cui circolano i piccoli vagoni destinati al servizio e al trasporto dei visitatori. distinguiamo una galleria senza fine. percorrendo le Catacombe. per essere ripetuto a lunghi intervalli davanti a noi. la mano già tesa sulle sbarre d’appoggio del vagoncino. Per procedere con ordine. quattro uomini addetti ai convogli con alti stivali regolamentari. dall’epidermide spessa. faranno per noi funzione di locomotiva. Si direbbe che l’umidità arrugginisca la pietra. ci siamo limitati a indicare assai sommariamente la nostra procedura operativa le cui vere difficoltà appariranno soprattutto nell’emuntorio metropolitano. due da una parte. Si noti l’irreprensibile gentilezza di questi operai rassegnati.Nadar . delle nostre amministrazioni pubbliche. Un marciapiede stretto fiancheggia a destra e a sinistra un canale piú profondo che largo: questa colata di un liquido impuro. compiamo dapprima una perlustrazione e cerchiamo di fare il rilievo dei luoghi. Al chiarore delle lanterne e. cemento e pietra molare rossa. di quando in quando. piccoli e grandi. ai lavori più umili: la loro educazione darebbe talvolta dei punti ai funzionari. Sotto la direzione dell’impiegato al quale tocca fare gli onori di casa. due dall’altra. da altri suo- Storia dell’arte Einaudi 17 . alla luce vaga che cade dagli «spioncini» appositamente liberati dalla maschera esterna per le visite degli escursionisti.

ci guarda passare. È ormai tempo di accorgerci che fu saggio premunirci di un abbigliamento supplementare. per lo squarcio istantaneo prodotto dalla pressione. I nostri quattro uomini ci hanno già spinti in avanti: eccoci partiti sulle nostre rotaie con tutta la velocità di quelle otto gambe. Basterebbe una semplice fessura. vigila su di noi la consegna. muto. nelle scritte smaltate del Municipio. i nomi ripetuti delle strade pubbliche sotto le quali stiamo scivolando. noi saremmo senza scampo inghiottiti.Nadar .Antologia degli scritti natori ai loro posti. Di quando in quando una cascata immonda precipita alla nostra sinistra o alla nostra destra da un canale predisposto: un gruppo di fognaioli al lavoro. È la conduttura principale delle Acque della Città. con un brontolio di tuono che tuttavia non ci impedisce di udire né il rombo sordo delle vetture che circolano sopra le nostre teste. Un enorme tubo di ghisa di un metro di diametro. fortunatamente impossibile e. arterie e arteriole di quella vasta rete di circolazione di cui tutti i vasi messi insieme non misurano meno di sessanta leghe. Storia dell’arte Einaudi 18 . né il fracasso delle lastre che ricadono dietro di noi l’una dopo l’altra sugli «spioncini» appena superati. sostenuto da solide mensole e per di piú agganciato a ramponi solidamente sigillati ci tiene ininterrotta compagnia per tutta la lunghezza del muro. al nostro arrivo. sopra come sotto. si allinea contro il muro e. lettere bianche su fondo azzurro. A destra e a sinistra lasciamo alle nostre spalle gran numero di gallerie trasversali. L’atmosfera umida che attraversiamo di gran carriera si è presto fatta gelida: potrebbe diventare micidiale. Lungo tutta la linea che dobbiamo percorrere. Andiamo tanto in fretta che abbiamo appena il tempo di distinguere.

Sono propenso a credere che la sollecitudine amministrativa li inviti a nascondersi. Ma lontano. anche se latente. regna e governa. e noi riprendiamo a gran velocità il nostro itinerario. proprio su un angolo di deviazione: il nostro vagone piega a destra su di una piattaforma girevole. un ricordo di gelsomino rovinato dal pasciulí (uno degli pseudonimi dell’orribile muschio artificiale di cui il tedesco estrae il fetore dal carbon fossile). il veleno. Un altro convoglio viene verso di noi e non c’è doppio binario. il nemico rallenta la marcia. grazie alla ventilazione perfetta e al sistema di paratoie mobili. Ci siamo arrivati. un deragliamento in mezzo a quelle ignominie sarebbe orribile! Per fortuna. Eppure non bisogna troppo fidarsi. che mantengono in quelle cloache un’evoluzione permanente: il «circulus» del fango. appare un punto luminoso che avanza con il fracasso d’un tifone: di lì risuona il segnale delle trombe. per le disposizioni prese.Nadar . molto lontano davanti a noi. al nostro contro-appello. sarà il solo che ci sarà stato dato di accertare in tutto il nostro percorso lungo lo scaricatoio degli infiniti putridumi di una grande capitale. Se ci fosse collisione. Neppure un topo: voglio dire soltanto che non ne vedemmo affatto. che potrebbe essere piacevole se non fosse cosí violento: passiamo sotto il laboratorio di un profumiere. in occa- Storia dell’arte Einaudi 19 .Antologia degli scritti Qui attraversiamo una spessa nuvola di nebbia che offusca il riflettore posto sul davanti del nostro vagone e la lanterna di cui è munito il primo uomo della nostra squadra: questo significa che sopra le nostre teste un bagno pubblico o un lavatoio liquida le operazioni della mattina. Questo odore. Il microbo ha qui i suoi stati. Piú lontano un odore ci assale. vagoni o battelli. non per questo è meno veleno.

. punti molto vantaggiosi per concentrazioni di forze. non mi sembrano davvero destinati a conferenze o concerti. Questo piano concepito dall’Impero. il colpo di fulmine che distrusse l’Impero non gli lasciò il tempo di realizzarlo. ognuno di questi Colossei clandestini offrirebbe. soprattutto sotto le grosse putrelle trasversali il cui ferro vischioso e corroso piange lagrime di ruggine. decisi a tutto. sui marciapiedi sommersi. per non turbare la suscettibilità delle persone nervose. Poiché questi anfiteatri. Di tanto in tanto. Intanto. avvertiti dal grido dei nostri conducenti. fra poco l’acqua arriverà alla cintu- Storia dell’arte Einaudi 20 . si schiaccia sempre piú su di noi e le pareti strette si fanno ancora piú strette. piuttosto smisurati. dobbiamo chinare la testa. il cui gelido sudore cade a gocce via via piú frequenti. fiduciosi [Lettera di Nadar (da Parigi) a Louis Blanc (a Versailles). non abbiano utilizzato un sí formidabile mezzo di distruzione via via che entravano le truppe. alla stessa guisa che il complesso della rete sotterranea apre una miniera bell’e pronta con le sue mille gallerie sotto ogni punto della capitale.. proseguiamo sempre e la volta. La strada scende. come molti prevedevano. maggio 1871]. si capisce meno come mai i capi della Comune senza via di scampo. scende ancora...Nadar . essi affondano fin sopra il ginocchio. l’inondazione sale. Gli alti stivali dei nostri uomini battono rumorosamente nel liquido schifoso. in talune eventualità. in ampie cupole. disperati. Ma non tutti i nostri destini si sono compiuti. A qualche crocicchio la nostra strada si allarga inaspettatamente.Antologia degli scritti sione di queste visite pubbliche. non mi pare temerario ammettere l’ipotesi di alcune previsioni strategiche. Certo.

. lebbroso e quelle mostruose ferraglie. il nostro vagone stregato non può più avanzare di un passo: avrà la possibilità di retrocedere?. per i pesanti miasmi che fluttuano. nelle vecchie fogne. sopra. dietro. infame. il muro infiltrato. Il poco di spazio strozzato che resta fra pietra e acqua si ostruisce ancora di cose innominabili. E sempre. conturbanti.. un groviglio informe di sentine e di budelli da sfidare l’immaginazione di un Piranesi: C’est le noir rendez-vous de l’immense néant. pali. È il Baratro. dappertutto.Nadar . sputi. Ci sono livelli diversi. le nostre lampade impallidite sembrano venir meno. sotto. tubi di scarico. singhiozzi. quelle pulegge saldate dall’ossidazione non furono forse collocate da un seviziatore misterioso per qualche tortura terribile? Fra gli storti pilastri.Antologia degli scritti ra. gocciola. al brivido subito l’angoscia: siamo a uno dei crocicchi piú lugubri dell’ipogeo. piani diversi nella melma fluida. l’orrore è scomparso e. la dove nessuno che non fosse stato del mestiere.. canali di scolo. Finalmente retrocediamo. inzaccheramenti. con tutte le sue voci: muggiti. quell’acqua marcia. stilla. l’acqua. Il luogo è divenuto decisamente sinistro. tirano su una parte piú alta dell’arco. corrono sempre. borborigmi. liberi da questi spaventi. e sembrano farsi più pesanti per affrettare il crollo.. forma pozzanghere. Catene enormi. Il cunicolo ha il suo orgoglio e le sue precedenze. essere lì lì per spegnersi. sifoni. Intorno a noi non sono altro che condotti. e tutto intorno a noi gronda. Al malessere succede il brivido. davanti. trasuda. tutte corrose.. procediamo per una serie Storia dell’arte Einaudi 21 . mai avrebbe osato penetrare. e contende il posto all’acquerugiola. appena sessant’anni fa..

Scendiamo dal nostro carrello e. l’azione del nostro furgone mobile porta avanti al traghetto la melma del fondo dirigendola verso la Senna ammorbata. Nella storia delle fogne. dopo una descrizione che ha saputo rendere più commovente di un dramma. ricorda questo fatto consueto confermatomi dall’autore stesso. tornando dall’aver venduto i suoi ortaggi in città. il Grande Collettore. valuta a quaranta milioni di ettolitri di grano ciò che la nostra agricoltura perde annualmente in concimi naturali. ci fermano. Il libro tanto interessante e documentato di Simon. la sintesi suprema di tutta la nostra vita parigina. ancor meno dal sentirli. che abitò in Cina per lunghi anni. data la pesantezza del convoglio – ci traina pesantemente sul sordido flusso. fatti pochi passi. i Liebig. scritta con la penna geniale del poeta e del filosofo. È il fiume ultimo che raccoglie tutti questi affluenti. frettolosi di sbarazzarcene. Noi. ci troviamo sotto l’arco di una volta principale. Victor Hugo racconta che in Cina non c’è contadino che. mentre Barral. ora diritte ora curve. tutti i competenti.Antologia degli scritti nuova di strade. i Boussingault. i Grandeau.Nadar . non smettono di protestare ogni giorno contro una cosí incomprensibile follia. Sulla svolta di una tangente. Tracciamo in quello spessore un largo solco mentre. nella sua Trilogie agricole. non riporti il pesante carico di un doppio secchio pieno di quei preziosi fermenti. Ma ci si guarda bene dall’ascoltarli. e un’ultima squadra – che dovrà limitarsi a camminare. e la nostra Storia dell’arte Einaudi 22 . invece. Una tozza piccola barca di forma quadrata ci accoglie. Tutti i nostri economisti agrari. sul bordo di un ampio canale. mandiamo in Perú le nostre navi perché ci riportino con grandi spese quello che qui gettiamo via sdegnosamente. sotto la nostra spinta.

centinaia di milioni all’anno per avvelenare i nostri pesci. È stato detto e ridetto che in ogni ordine di cose noi continueremo a camminare a testa in giù. nella sola Parigi.. sulla strada pubblica. da dove avrebbe comunicato con noi attraverso qualcuno dei piccoli crateri municipali. finirono per fallire di fronte alla strettezza di alcune di quelle vie sotterranee. anche se non è il modo più comodo. Lo avremmo trasportato dall’uno all’altro di quegli orifizi a seconda delle nostre operazioni sotterranee.. Dai brancolamenti dei nostri primi tentativi in laboratorio.Nadar . Tutti gli espedienti tentati. La folla è dappertutto scomoda. sfruttati.Antologia degli scritti insondabile stupidità umana si ostina a perdere. dall’indiscrezione dei passanti che facevano ressa. Ma. pozzi di Catacombe o pozzetti di Fogne. La sorveglianza di un personale attento non riusciva sempre a proteggere in modo adeguato l’armamentario dalla curiosità. non Storia dell’arte Einaudi 23 . un esperto avrà subito intuito quali difficoltà ci aspettassero in ambienti del tutto impreparati a riceverci. in taluni luoghi strozzate come tane di talpe. per concludere. Il primo dei nostri impedimenti era l’ingombrante bagaglio delle pile distribuite successivamente su uno o due carrelli. importuna. torniamo alla nostra impresa sotto terra.. e se la fama dei perdigiorno parigini non è usurpata.. Fu necessario decidersi a lasciare quella parte del nostro materiale all’esterno.

Per una posa di diciotto minuti. senza parlare di tutti gli altri inconvenienti e difficoltà. precauzione troppo spesso trascurata dagli esploratori e la cui dimenticanza talvolta ci sconcerta. Ora gli Storia dell’arte Einaudi 24 . da una causa o dall’altra. In taluni punti. bloccato. mi sarebbe stato difficile ottenere da un essere umano l’immobilità assoluta. Ma non saprei dire quante volte il nostro lavoro fu interrotto. La lontananza del generatore di luce non facilitava la nostra azione. Cercai di girare l’ostacolo con dei manichini che vestii da manovali e collocai alla bell’e meglio nella messa in scena. proprio nel momento in cui toccava la fine. la distanza fra le bocche di comunicazione ci imponeva uno sviluppo esagerato dei fili conduttori e.Antologia degli scritti è perché qui siano piú infantili che altrove – li abbiamo trovati per lo meno altrettanto sciocchi in tutte le città e borgate di tutti i paesi senza eccezione – ma perché Parigi fornisce loro un pubblico piú fitto. Si tenga presente che ci servivamo ancora del collodio meno rapido delle lastre Lumière. Ora. negli intervalli forzati della manipolazione o in qualche accidente imprevedibile. non tanto per amore del pittoresco quanto per indicare la scala delle proporzioni. questo particolare non complicò il nostro compito. avvenne che per qualche lastra furono necessari fino a diciotto minuti. Ogni momento incespicavamo nelle lentezze delle sistemazioni o delle modifiche. ad ogni spostamento dovevamo tentare empiricamente i tempi di posa. Avevo ritenuto opportuno animare con un personaggio alcune di queste immagini. inorganica. Molte volte.Nadar . dalle nostre tane dove il tempo era già tanto lungo – «si diventa vecchi qui!» diceva un aiutante – fummo costretti a inviare per strade poco rapide un messaggero per informarci di qualche improvviso arresto che ci costringeva a ricominciare penosamente un’operazione già poco facile.

Due volte. Mi erano costate care. ad ogni modo.Nadar . non augurerei un trimestre di simile villeggiatura. una nuvola che si alzava dal canale veniva a velare la nostra lastra. quando dopo diversi tentativi su un punto difficile. dovetti cambiare il manipolatore che garantiva la fornitura della luce. nel momento in cui. sceglieva proprio quel momento per cambiare l’acqua della vasca da bagno! Dobbiamo calcolare che quel tristo mestiere. per fogne e catacombe. ma non rimpiangevo nulla. per la maggior parte buone. la nostra collera. senza sospettare la nostra presenza. giacché l’opera non era ancora cosí completa come l’avevo ideata. alcune cosí perfette come se fossero state impressionate sub Jove. sospendendo ogni operazione. Dobbiamo anche raccontare la nostra delusione. eliminati o aggirati tutti gli ostacoli. Mi affrettai a offrire le prime cento prove alle collezioni della Città di Parigi. se mai ne ho uno. Quali imprecazioni partivano allora contro la bella signora o il bravo signore sopra di noi che. Avevo dato piú di quanto potessi sopportare e avevo toccato il fondo della mia pazienza. prese tutte le precauzioni. tramite l’eminente ingegnere delle nostre costruzioni sotterranee. Ma. all’improvviso. Mi fermai. Al mio peggior nemico. non durò per noi meno di tre mesi consecutivi. con un rimpianto tuttavia. ero richiamato nel mio laboratorio da altre necessità molto piú urgenti dopo un’assenza cosí prolungata. Insomma. Qual- Storia dell’arte Einaudi 25 .Antologia degli scritti acidi indeboliti non erano sufficientemente rinnovati e noi dovevamo restare con l’arma al piede in quegli ambienti poco gradevoli. il signor Belgrand: il nostro lavoro testimoniava la sua gloria. a parte la tensione nervosa. proprio agli ultimi secondi di posa. sub sole. riportai cento lastre. l’operazione decisiva stava per giungere alla fine.

Paris 1900.Antologia degli scritti che mese piú tardi.Nadar . Da Quand j’étais photographe. Storia dell’arte Einaudi 26 . mi fece l’onore di chiedermi una seconda collezione e io ebbi di nuovo il piacere di fargliene omaggio.

e sce- Storia dell’arte Einaudi 27 . un camiciotto azzurro. La prima volta che l’incontrai. come quello del gatto. Cosí vestito e a capo scoperto. veniva verso di noi per il quai d’Anjou. nel 1843 o nel 1844. come unica acconciatura. Ma ai nostri morti che dimentichiamo tanto in fretta. il cui collo invoca la corda. sapendo che vi sono certe tombe su cui dovrebbe passare l’aratro. i lunghi capelli neri naturalmente ricciuti. Sia l’abito che il portamento mi sembrarono stravaganti. Baudelaire percorreva il suo quartiere e la città con passo irregolare. nervoso e cauto nello stesso tempo. rigido nelle sue pieghe nuove. Non è lecito né possibile tacere di fronte a taluni attacchi contro l’uomo che non può più rispondere: ecco perché io reco qui la mia testimonianza a colui del quale tanto si parla e che fu cosí poco conosciuto. Pantaloni neri ben tesi sugli stivali di vernice. dove allora abitava.. qualche pelo sotto il naso e sul mento. la biancheria di tela splendente e rigorosamente non inamidata. paghiamo almeno il nostro debito. se dobbiamo loro soltanto la verità.. ai morti come ai vivi. come vi sono certe statue. e un paio di guanti rosa freschissimi.Charles-Pierre Baudelaire Rifuggo dalle orazioni funebri come dalle finte lagrime. in questo secolo di statue. non lontano dall’hôtel Pimodan.

come la sua figura.Antologia degli scritti glieva dove mettere il piede come se dovesse stare attento a non schiacciare un uovo. peraltro scrupolosamente rasato come un prete. E per «passante» bisogna intendere tutti – o quasi – dagli sciocchi ai cattivi. le labbra serrate e amare. Chi è?» L’opera di Baudelaire. Chi potrà dire i meschini segreti di alcuni odi? Costui. i capelli inargentati innanzi tempo. quanto ha dovuto umiliare Storia dell’arte Einaudi 28 . turbava il passante. sia che s’impuntasse meditabondo. sia che. Vedendo quella testa sempre singolare uscire come da un cornetto dal collo della palandrana invariabilmente rialzato. E questo il passante non lo perdona. tutti coloro che gravitano intorno agli attivi. dai malvagi ai babbei. e strillano. trottasse leggero come un tempo. Vent’anni dopo ci si fermava egualmente davanti alla seconda persona di Baudelaire. urlano o mormorano. sul bordo di qualche marciapiede.Nadar . ancora imbarazzato e sordamente malcontento: «Quel tipo non è uno come tutti gli altri e non è mio fratello. il naso vigorosamente lobato fra quei due occhi che non si dimenticavano piú. panciotti rossi e abbondanti jabots non avevano ancora detto l’ultima parola al Quartiere Latino. a Parigi o a Bruxelles. per esempio. ora troppo lunghi. neppure un passante avrebbe rinunciato a fermarsi di botto e a segnare con un punto interrogativo la scia di Baudelaire. ora troppo corti. il passante si diceva come una volta. quando dopo i san-simoniani e i bousingots le eccentricità individuali dell’abbigliamento non facevano più voltare nessuno. Anche in quei tempi in cui berretti. La stranezza di quel giovane sguardo – due punti neri sotto due archi rialzati – sarebbe bastata a turbare il pacifico borghese.

non sarebbe mai stato quello che si suol dire uno scrittore popolare.Nadar . e lo straniero. perché i nostri capolavori drammatici siano sempre capiti meglio dal pubblico degli spettacoli gratuiti annuali. sempre affannato nel suo fiero cammino alla ricerca del «divino imprevisto». senza andare piú lontano della sua stessa opera. Bisognava sentirlo parlare di Béranger! Non credeva affatto a quello «spirito di tutti» che è stato inventato per consolare coloro che non hanno lo spirito di nessuno e. Baudelaire. cosí aspro ed acre da lacerare la bocca. era il nemico. se qualche ingenuo fosse andato a domandargli. Ma perché non l’ascoltiamo subito. per i barbari. Dopo colui che scriveva il suo libro come una lettera ai pochi amici ignoti che aveva nel mondo. nella lingua del grande Arago: «Forse perché questo non è vero». meno felicemente servita? Chi si lava malamente le mani perdonerà mai a quelle mani guantate. ripeto delle nostre maggiori fortune. Storia dell’arte Einaudi 29 . è il piú sovente nel perfetto istinto delle probabilità volgari o vili. quell’ingegno. Baudelaire rimarrà uno straniero. Baudelaire. Salon de 1846. si sarebbe affrettato a rispondere. non ce lo dirà meglio egli stesso? Apro quel libriccino. insieme con Stendhal che diceva «Scrivo tutt’al piú per cinquanta persone in Europa». avesse anche prodigato cento volte di piú il suo talento pur cosí «sensazionale». è un uomo di grande coraggio». «L’uomo – dice press’a poco Goethe – che in Francia osi pensare o agire diversamente dagli altri. e. in modo convenzionale. nel sentimento innato del livello della stupidità e della bassezza umane. per tutti coloro che di solito non si rendono conto che il primo segreto delle nostre grandi fortune nei loro generi diversi. non ha forse provocato delle vesciche ai mangiatori di pappette? Ma in primo luogo.Antologia degli scritti una certa vanità implacabile.

e persino all’estero. deciso a scansare i filistei come la peste e a tenersi alla larga da qualsiasi promiscuità. Francis Wey avrebbe pur dovuto insegnarti che non è cosí che si fanno le buone famiglie! Ma che cosa ci si poteva aspettare da un fanatico di tal fatta? Incurante della tradizione di cui non sapeva che farsi. So che quest’uomo è un Francese. il sublime gli fa sempre l’effetto di una sommossa. vaudevillistes e guardie nazionali: ecco i Francesi in blocco.Nadar . e il tutto in venti righe. Francese significa vaudevilliste e vaudevilliste è un uomo al quale Michelangelo dà le vertigini e al quale Delacroix suscita un’irritazione bestiale. procedette naturalmente sempre nella propria forza e nella sua unica libertà. nella grande ora Storia dell’arte Einaudi 30 . cresciuto nell’orrore del facile e del volgare. non si era lasciato irreggimentare neppure nell’inesperienza della giovinezza. Tutto ciò che è abisso. ribelle nato a tutto quanto è convenuto e adottato. Romantico forsennato. Si parla di Horace Vernet: Odio – dice – quell’arte improvvisata al rullo del tamburo. che non fosti mai decorato. e affronta persino il suo Molière tremando e solo perché l’hanno convinto che è un autore gaio.Antologia degli scritti che dovrebbe essere il breviario di tutti i pittori che sanno leggere. da quanto ci vien detto. come odio l’esercito. che un Francese in Francia è una cosa sacrosanta. ma è proprio per questo che l’odio. soldati. la forza armata e tutto ciò che porta armi rumorose in un luogo pacifico. ecc. – Ah! Baudelaire imprudente. in alto come in basso. Pittori di battaglie e ammiratori del genere. Nel significato piú comunemente adottato. come il tuono a certi animali. lo fa fuggire prudentemente. altrettanti amici ormai conquistati.

e si vantava di salutare Sanchez. Di qui quell’atteggiamento stizzoso ma non astioso: di qui. In una parola. voleva cacciare da solo. quelle simpatie inalberate a suon di fanfara per tutto ciò che è particolarmente antipatico alle folle. Non si sarebbe astenuto dal glorificare De Maistre nei suoi lati peggiori. Ma il suo obiettivo era unico e esclusivo oltre che costante: era l’Arte! Assai meglio di Nerone ha potuto dire «Qualis artifex pereo!» Baudelaire fu instancabile. con quella gelida serietà che metteva nelle più buffonesche strampalerie. Lontano. quel tentativo non fu che un’ulteriore sfida all’opinione ragionevole e probabile. sincera e ingenua convinzione della miseria di quella gente e del vantaggio che loro recava. snervante sofferenza di una perpetua gestazione. tanto poco era democratico da non essere neppure aristocratico. di quelle piccolissime maggioranze. Come l’animale Re. tormentato dall’opprimente. Avrei voluto da lui ancora di piú di quanto ci dava.. e in questo stava la forza e il fascino di quell’originale. e quella provocazione la fece in piena coscienza.Nadar . quell’animo generoso avrebbe protestato contro se stesso. E questo disprezzo delle maggioranze lo spingeva fino al disdegno delle stesse minoranze. aveva l’immenso. Quel cuore onesto e buono. mezzo sempre facile e alla portata di tutti. Cosí si potrà sempre – e per lungo tempo – chiedere frumento alla vigna. proscriveva in massa i sensibili del secolo diciottesimo e accettava persino Diderot con beneficio d’inventario. ineluttabile disprezzo delle maggioranze. di qui quelle collere ostentate contro tutto quanto piace alle folle. Si irrigidiva contro l’emozione nell’arte. lontano il Storia dell’arte Einaudi 31 . nella completa.Antologia degli scritti della lotta romantica. non ne dubito. Il suo tentativo nei confronti dell’Accademia che affrontò con quella stridente imperturbabilità..

giacché era partito col piede sbagliato.. spingeva fino all’ammirazione fervida. Gautier. cioè la religione del dovere. nelle questioni di denaro. Storia dell’arte Einaudi 32 .Antologia degli scritti piú possibile dagli altri. da gentleman nato qual era. aveva una delicatezza. Una vita male impegnata. una produzione necessariamente avara. Quest’uomo apparentemente cosí freddo. e di primo acchito passava per contegnoso e pedante. Spingeva lo scrupolo sino alla mania. Delacroix. Ai piú miti. due begli esempi – che non serviranno a nulla.. Spirito sempre inquieto del Meglio. resteranno per i letterati due esempi di dignità professionale. scelte fra i piú rari. persino a piacere. non sognando che l’opera: di qui le sue distrazioni offensive per i nati con la camicia che sanno pensare a tutto. assorto nel supremo e brutale egoismo della sua fatica. ha lasciato talora dei rancori.. sempre ansioso di ricerca. e sappiamo quanto costi. squisita?.Nadar . ma assoluto: non sarebbe stato Baudelaire se non avesse continuamente dogmatizzato. La vita di Baudelaire. Debbo aggiungere che. nel campo degli interessi reciproci. Sainte-Beuve. Aveva – ciò che è più raro e quindi più pregevole al mondo – la coscienza del lavoro. Hugo. come quella di Gérard de Nerval. Le sue amicizie come le sue ammirazioni furono illustri. una discrezione infinita. per dire questa grossa parola di cui la nostra miseria ha fatto il punto capitale. l’onoravano e lo amavano. al gioioso entusiasmo il suo rispetto per la cosa ben fatta. Wagner. cosí scettico per tante cose. non lo fecero mai scadere né gli fecero dimenticare un solo istante quanto doveva alla sua opera e a se stesso..

Charles Lamb. lo inserivano di diritto in quella compagnia. Thackeray. ecc. al di là della fine del cristiano rassicurato. oltre a un fascino tutto personale. la sua famiglia morganatica che comincia con Edgard Poe e finisce con De Quincey.. Tre mesi prima della morte. Coleridge. per tutta risposta. altri e fra i migliori. Nello stesso tempo. Non parlo d’altri. appoggiati al davanzale della sua finestra che dominava ampi orizzonti al di là di place de l’Etoile: lo vedo ancora mentre.. mi mostra il cielo imporporato al momento del calar del sole e sento il suo grido estasiato. Apparteneva loro. la matrigna. Ha difeso Wagner e sostenuto Manet.Nadar . hanno visto una debolezza e hanno affermato che egli si era «convertito». e i piú benevoli fra coloro che non lo conoscevano affatto hanno persino parlato di Murger a suo proposito: acido nitrico e latticello. firmando ieri l’ordine del giorno di domani. nobile bohème d’oltremare. lui che ci ha raccontato con sì toccante eloquenza la morte della piccola Ann. per noi francesi tanto lontana. il suo spirito superiore aveva sempre saputo vedere nella morte il legittimo e benefico pagamento della vita. Eravamo tutti e due in piedi. il bimbo sperduto di Oxford Street. piú modesti. la sua conoscenza. Certamente egli credeva. Dickens. Ma. Nulla di tutto questo. Aveva soprattutto quel coraggio poco comune che fa sì che un galantuomo si opponga alla balordaggine e alla vile ferocia di una folla per coprire e adottare l’uomo inseguito. Persino nella sua morte. gli domandai se davvero poteva credere. di belli spiriti che si chiamavano Robert Southeyn. e l’avreb- Storia dell’arte Einaudi 33 . Di lui si è detto tutto. che custodiscono pietosamente il suo ricordo..Antologia degli scritti Veuillot l’ha accompagnato fino all’ultima soglia. per meglio dire la sua perfetta divinazione della lingua e dei costumi anglosassoni.

ma gli amici invece sapevano ben seguire in un movimento. infine. Certo piú di ogni altro egli dovette soffrire nel non riconoscere piú il significato delle parole. Diciamo. in uno sguardo. doveva essergli riservato questo male strano che colpisce il cervello piú sicuro con l’inesplicabile oblio delle parole. per un tiro infernale. avrebbe fatto posto e accoglienza alla Morte. Agli estranei. infatti. mentre egli era ricco di pensieri che la parola non poteva piú esprimere. in un grido. le evoluzioni di un’intelligenza cosí sottile. la sua veemenza di gesti e di interiezioni poteva dare un’idea sbagliata. egli ch’era stato cosí esigente e minuzioso nello sceglierle con cura fra le piú preziose! Che supplizi raffinati per quell’esasperato cesellatore al quale fu sottratto il suo sottile strumento! Storia dell’arte Einaudi 34 . fin dal primo giorno di questi due anni crudeli cercavano talvolta di dargli la bugiarda speranza di una guarigione impossibile. Non gli farò l’offesa di lodarlo per questo.Antologia degli scritti be ancor meglio guardata in faccia in quanto aveva avuto tutto il tempo di vederla arrivare.Nadar . di un incoraggiamento che lo feriva. cosí personale. era stato colpito da afasia. si irritava come di una pietà offensiva. Contro coloro che. e sino alla fine cosí cosciente e padrona di sé! Il poveretto. o per un castigo misterioso. come all’ospite atteso di ogni uomo bennato. Anche se non avesse avuto la rassegnazione del cristiano e il disprezzo dello stoico. Contro quest’ultima accusa faccio appello alla dolorosa indignazione di tutti coloro che l’amavano e mai l’abbandonarono. Neppure un attimo fino agli ultimi istanti quello spirito straordinariamente lucido fu onnubilato. che per la sua «follia» cosí universalmente proclamata vale lo stesso discorso che per il suo preteso cedimento davanti alla morte.

Nadar .Antologia degli scritti La pietà non corre per le strade. In quanto a coloro che. comme ils font... morboso e pericoloso. Tandis que. La servante au grand cœur dont vous étiez jalouse.. travaillés par le ver. chaudement dans leurs draps. continuerebbero a vedere nell’autore condannato di Fleurs du mal soltanto un cervello eccentrico. giacché un supplizio tanto atroce e lungo non ha disarmato. Et quand octobre souffle. Ils sentent s’égoutter les neiges de l’hiver Et l’éternité fuir. (Dort-elle son sommeil sous son humble pelouse?. Voyant tomber des pleurs de sa paupière creuse. sans bonnes causeries. Storia dell’arte Einaudi 35 . Lorsque la bise chante et siffle.. dans le fauteuil elle venait s’asseoir Si. ci diceva ieri Urbach. Grave et venant du fond de son lit éternel. émondeur des vieux arbres. ils doivent trouver les vivants bien ingrats A dormir. par une nuit bleue et froide de décembre. dévorés de noires songeries. Sembra sia vero. si le soir.) Nous aurions déjà dû lui porter quelques fleurs Les morts les pauvres morts ont de grandes douleurs. Vieux squelettes gelés. davanti a quest’afflitto.. Je la trouvais tapie en un coin de ma chambre. Son vent mélancolique à l’entour de leurs marbres. sans qu’amis ni famille Remplacent les lambeaux qui pendent à leur grill. Calme. Certes.. Que pourrais-je répondre à cette âme pieuse. chiedo alla loro lealtà se colui che ha scritto questi versi può essere stigmatizzato come un depravato e un perverso. odi indicibili. sulla testimonianza dei si dice. Sans compagnon de lit.

Antologia degli scritti Ora. una parola di conclusione. questo arrabbiato. 10 settembre 1867. arso dalla febbre. Colui che visse sempre tormentato. Storia dell’arte Einaudi 36 . insoddisfatto e ribelle. questo isterico.Nadar . questo licantropo non ha mai fatto male a nessuno e non si è neppure degnato di odiare. «Le Figaro».

perché sostenne gli oppressi. interminabile serie di lutti pubblici alla quale non riusciamo a porre fine da alcuni anni che diventano sempre piú lunghi – non è perché la tomba si chiude su un genio virile e potente che noi veniamo qui. perché esaltò gli umili. quelli che furono. amò e soffrí. coraggioso e dolce fratello che dormirai sotto la fredda terra dell’esilio fin quando la nostra Parigi che tu adoravi non avrà avuto il merito di richiamarti per offrirti le esequie degne di un grande cittadino. naturalmente.. eternamente arsa dalla sacra sete di Giustizia. . e perché ella amò soprattutto i deboli e i diseredati. che non è più. mantiene.. Non minacciano Storia dell’arte Einaudi 37 . Questi cattolici offendono.George Sand Alla memoria del nostro amico Armand Barbès A te.. N . a scoprirci con emozione e rispetto. buona fra tutte. quelli che restano i suoi nemici piú implacabili. È perché questa donna.. in questo luogo... giacché pretendono di parlare in nome di un Dio di misericordia e di perdono. – a te che veneravi e amavi la nostra gloriosa amica come ella ti amò e ti venerò. come soffre chiunque ama. questa cristiana. Non è perché abbiamo appena ricevuto un’altra ferita – ferite tutte inguaribili! – in questa dolorosa. vivi e in piedi davanti alla sua memoria. offro queste righe di eterno saluto. A quest’anima è giusto rendere testimonianza e tale testimonianza diventa un dovere quando colei.

non un ricordo. .. Fenomeno strano! Questo genio potente e fecondo che ci lascia tanti capolavori. e questa donna che ci ha dato tante meraviglie. L’intero giorno era da lei dedicato alla famiglia... Una vegetazione cosí fitta ci è cresciuta spontaneamente e senza sforzo. Tutto quello che altri facevano era ben Storia dell’arte Einaudi 38 .. coricati e debitamente addormentati figli e nipoti – nell’ora della Magia. Durante queste ore. come il baco da seta continua il suo filo. timida.. non avere coscienza di se stesso.. dell’opera che mai sarà distrutta... Scesa la notte..Nadar .. della Grande Fatica. animale da capolavori. e forse non una meditazione.. Dalla grande e cara predestinata sbocciava la meraviglia. in virtú di non so quale miracoloso dono di natura. come una sonnambula quella creatura eccezionalmente lucida andava a sedersi sotto il paralume...... mirabile «animale» in effetti.. regolata nelle abitudini metodiche della propria vita come l’orologio di una massaia. ella riprendeva la sua trama e lasciava scorrere l’inchiostro... Mai si vide in nessuno. e.... sembrava. nella sua semplicità e modestia. ricami.... all’amicizia. imbarazzata. lavori d’uncinetto. marmellate per i giorni di festa.. rubini e crisoprazi. fino alla prossima alba. non una parola.. che amava dirci: «Sono una stupida!» –.Antologia degli scritti già di venire. Una donna semplice e buona. nottetempo. a frugare la sua tomba? Vigiliamo e diamoci il cambio intorno ad essa.. l’assenza del senso critico.. modesta... semplicemente rileggeva l’ultima pagina abbandonata alle prime luci dell’alba precedente. alle cure della casa... alle umili occupazioni della massaia. fino a tal punto. come l’arbusto dà il fiore e come la bocca della prediletta delle fate bastava che si aprisse perché ne uscissero perle......

caduta chi sa da dove nel bel mezzo dell’opera. Non era capace di disapprovare. Non esito ad attribuire questa deficienza fin troppo caritatevole alla sua infinita bontà. Nulla di più commovente di quel monologo. l’avevo pregata di leggerci alcune pagine che vedevo sulla tavola. E cosí profonda era in lei la mancanza di senso critico ch’ella stessa finiva per avvantaggiarsene. mi disse. stampata. quando verso SaintSulpice cominciavano a rintoccare le campane della sera. Una parola. «Deve correggere soltanto quella parola. meditò un istante: «Hai ragione». effuso nel momento di un grande dolore. rimaneva fedele al suo lavoro.Antologia degli scritti fatto. Ho parlato del suo ordine estremo nella vita pratica. assolutamente incapace di correzioni o di modifiche: si provi a chiedere al baco da seta di riannodare il suo filo! Un pomeriggio. appare ai filistei sbalorditi e diffidenti sotto l’aspetto dell’eccitazione e Storia dell’arte Einaudi 39 . spingendo lontano il foglietto. L’occhio mi era caduto proprio su una delle piú belle cose ch’ella avesse scritto: una malinconica passeggiata nei giardini del Lussemburgo. strideva orribilmente. Impossibile convincerla. corretto e metodico di questa esistenza tutta regolare che. Richiamai la sua attenzione su quella parola. una sola. stonava. Una volta fatto. ancora piú eloquente della prima. tutto quello che ella vedeva era bello. Preferisco riscrivere un’altra pagina». e la tristezza diventava straziante alla fine. «Non sono capace. Nulla di piú saggio. ai tempi delle demolizioni di Parigi.Nadar . ella rilesse. La cambi subito». e difatti trovai. da lontano. pronte per il tipografo. una pagina tutta diversa.

Un piccolo uovo di struzzo. Non deve restare qui». Quando aveva voluto lasciare. si era trasferita nel piccolo villaggio di Palaiseau vicino a Parigi. sostenenti due o tre terracotte Cabile quanto più è possibile pesanti e brutte. come pezzo principale.Nadar . come principale ornamento del piccolissimo salotto. – mi rispose. Lina Calamatta. «Se ho capito bene. Avevo il cuore un po’ stretto. un tappezziere avventizio aveva applicato ai muri qualcuna di quelle spaventose mensole con decorazioni arabe di un gusto atroce. il 1864 – insieme alla sua fantesca del Berry. con malgiustificata pretesa. ben sistemati a casa loro a Nohant. consumando ogni sera il suo pasto da scapolo dal buono e fedele Magny. Mai avevo visto la signora Sand cosí gaia: «Come potrà vivere in mezzo a questi orrori? – le dissi. già vecchia – correva. dove pagava 6oo franchi all’anno. Siamo ben lontani dagli abbigliamenti maschili e da tutte le altre leggende borghesi. rivestite di dorature false. tinteggiate di azzurro. lavoro e non devo niente Storia dell’arte Einaudi 40 . a guisa di lampadario. il figlio diletto Maurice e la nuora a lei tanto cara. ricominciare la vita isolata. Renditi conto che io qui sono felice. – I quattro muri nudi sarebbero forse preferibili. che non avevo. L’arredamento in un brutto reps algerino era piú che modesto e. La ritrovai in rue des Feuillantines. idiote o velenose.Antologia degli scritti del disordine orgiastico. con la sua avversione profonda per tutte le difficoltà materiali. neppure la scusante d’essere piú grosso di un uovo di tacchina. mi pare. di rosso e di giallo. libera. pendeva. decisa a riparare subito la breccia aperta nel suo modesto patrimonio. ripiegò su Parigi. – tu vorresti farmi prendere una casa a credito? Questo mai. Ed eccola. Ma un po’ persa fra costruzioni e sistemazioni. all’ammezzato. in un appartamento da studente.

Storia dell’arte Einaudi 41 . la giovane madre. per molti anni rimarranno fra le leggende del Berry i fasti e le prodigalità del teatro di marionette di Nohant. Ma le due nipotine innanzi tutto. scenografi e macchinisti. all’ultima ora. Ma se avessi l’ombra di un debito. il padre felice e la sublime nonna. per una grazia particolare e reciprocamente meritata. i giganti amano farsi piccoli. per cercare sotto la guida di un messaggero indaffarato il particolare di un costume.Nadar . la nuora fu per lei una seconda figlia. assecondati dai fornitori di tutto il paese. come suocera aveva per la nuora le tenerezze infinite e affettuose di una madre e. non ti preoccupare. e soprattutto sapeva parlare la loro lingua.Antologia degli scritti a nessuno. Non sai che in vita mia non ho mai dovuto un centesimo ad anima viva e che non potrei vivere un secondo col pensiero di un debito? Lavoro nella piú completa libertà di spirito nella mia povertà attuale. altrettanto complesso e macchinoso quanto la nostra nuova Opera: un mezzo di divago e di educazione morale per le bambine. Quante volte le carrozze lanciate a tutta velocità corsero lontano. un accessorio dimenticato! George Sand non soltanto per i suoi aveva questa carica d’amore: fin troppo ampio e profondo era nel suo cuore quell’inesauribile tesoro d’affetto e di bontà che. Spingeva fino all’adorazione la sua tenerezza per i bambini piccoli. Virtù assai rara. I forti cercano i deboli. che è anche un po’ volontaria. abbiamo visto questa particolare predilezione in Hugo come in Barbès. come autori. la mia mano si rifiuterebbe di scrivere e inaridirebbe». al quale concorrevano con eguale emulazione.

si affrettava. dono piú prezioso. perfino attraverso il cordone sanitario degli affetti dei familiari e di pochi intimi devoti. E chi potrà mai dire quello che prodigò la sua infaticabile carità in quel paese dove la chiamavano «la Bonne Dame de Nohant»? Come se temesse di non avere mai davanti a sé il tempo per amare abbastanza. i piú grandi come i piú umili. ma. sia pure di un’unità. Il Tedesco. fianco a fianco. prodigava senza calcolo né misura la borsa e i consigli e. naturalmente. Non era capace di vedere che da questa accessibilità eccessiva. Intorno a lei. facevano ressa non già i falsi sedicenti amici (quale mostro.Antologia degli scritti quanto piú se ne elargisce. Quest’anima infinitamente radiosa non avrebbe potuto resistere all’irresistibile bisogno di dare ancor di più. Le piú elette amicizie di questo secolo le fecero corteo. e su tutti. troppo spesso esclusive e un po’ facili. funesto a tutti. come in tutte le esagerazioni. sarebbe potuto sopravvenire.Nadar . tanto piú sembra se ne rimanga ricchi. Anche su di loro colsi un riflesso di quella luce. in certe ore. dato che il fariseo stesso le pratica. riversava a fiotti quella fonte di inesauribile effusione. i piú illustri come i piú oscuri. Queste virtú familiari d’altronde. a ben guardare. quasi morbosa. Amici veri – che l’amavano per lei e non per sé –. le invadenti vanità gonfiate. talvolta a ragione. il suo tempo. temendo di aumentare. essere prese per egoismo. con i compagni piú modesti. potrebbero. nella piú evangelica eguaglianza. vecchi e consacrati. l’abuso. avendola una volta avvicinata. in verità. vi si consacra piú di ogni altro e il lupo non è loro estraneo. avrebbe potuto non adorarla?). accoglieva tutti. lo sciame che le ronzava intorno e di trattenere a vantaggio di uno Storia dell’arte Einaudi 42 .

. essenziali.. cosí indispensabili. si tenevano in disparte. Come per una folgorazione... il rimpianto amaro. «Les Droits de l’Homme». come un’idea empia. Un edificio di ceneri che rimane in piedi fino al momento in cui un dito. la scossa del singulto verranno sempre alla loro ora. con orrore questo pensiero. una festuca lo faranno crollare. rassegnandosi ad amarla soltanto da lontano. Storia dell’arte Einaudi 43 . respingiamo con spavento. l’anima e il corpo sono rimasti dritti. stupefatti. 13 giugno 1876. Il dolore acre ed eterno... Eppure colpi cosí violenti e profondi sono talmente nell’ordine delle cose che sembriamo quasi non soffrirne nel momento in cui ci colpiscono. alla stessa guisa che talune esistenze ci sono cosí fraternamente care. i ricordi senza fine. abominevole. sbalorditi. che se per caso ci affiora il pensiero che potrebbero da un momento all’altro venire a mancarci.Nadar . Alcuni esseri ci sono talmente superiori che ci sembra debbano per sempre librarsi al di sopra delle leggi generali.Antologia degli scritti solo una particella di quel tempo ch’ella doveva a tutti e a tutti apparteneva.

dalla sera alla mattina. come fu detto in seguito – firmava al posto dell’autore ignoto ciascuno di quegli schizzi. soldati. con tutto. Naturalmente. ragazze – insomma quasi tutto quello che compone la nostra vita moderna. coloro che sanno vedere non hanno mai dimenticato che a intervalli quasi climaterici la Parigi della nostra giovinezza si trovava. I soggetti non variavano. inondata. Quasi sbocciata nella notte. ma c’entrava la vendita: ragazze di ogni ordine e sottordine. riversati a miriadi da una superba indifferenza con la matita. ragazze. che doveva saperla lunga. dai palchi Storia dell’arte Einaudi 44 . direi perfino straordinari. cavalieri. soldati. carta per candele e perfino carta da imballaggio.Il pittore della vita moderna Della generazione che sta rapidamente completando la sua corsa verso la morte. carrozze – carrozze. presso un certo signor Picot. erano soprattutto schizzi di ragazze. questa germinazione appesa aveva invaso dall’alba l’intera città fino alle più modeste vetrine degli ultimi mercanti di immagini. Ma il quartier generale. cavalieri. il cuore poteva non entrarci per nulla. e inesorabilmente anonimi. sommersa da un profluvio di disegni bizzarri. su qualunque tipo di carta. talvolta all’improvviso. Un’acutezza di osservazione personale e sorprendente – di realismo. con il carboncino. con l’inchiostro. talvolta con strane lumeggiature di acquarello o di guazzo. la sorgente madre era al passaggio Véro-Dodat.

dal Rydeck di Anversa alla Porta Capuana di Napoli. folle. alla fine. che profondità d’impressione! quale risultante di esattezza! quale fascino! Si acquistavano quegli schizzi per niente: un franco i grandi. dalle interminabilità di Oxford Street o di Broadway alle «Acque calde» di Istanbul e al sobborgo di Scutari. di rue de la Calandre e di quella duplice fogna a cielo aperto che era la rue de la Vieille-Lanterne. ragazze di ogni paese vagabonde davanti all’Eterno per l’universo intero. ai nostri boulevards della Scuola militare. ossessionato dal ricordo di una di quelle piccole immagini che aveva visto da me. La fattura di quegli schizzi.. quanti se ne voleva. nel suo studio di rue Notre-Dame-de-Lorette. dove una notte di neve il nostro caro e dolce Gérard de Nerval s’impiccò con il famoso laccio della duchessa di Longueville. tormentato. mi diceva: «Nadar. Per una dozzina ci si metteva d’accordo.Nadar .. vuoi scegliere in questa cartella due miei disegni in cambio di quella con la testa rotta?» Storia dell’arte Einaudi 45 . A che prezzo li otteneva dunque il mercante? Qualche anno dopo. imperativamente richiamava e inchiodava il passante. assurda. cattiva. per tornare sempre. Eugène Delacroix.Antologia degli scritti del Theatre Italien e dal viale di Porte Maillot (il Lago non era ancora stato inventato) ai tuguri malfamati di rue Maubuée. 50 centesimi gli altri. dai 13 in su si andava quasi a peso. sapiente e infantile ad un tempo. Ma da tutta questa materia. buona. La goffaggine dello scolaro vi si affiancava all’insolente imperturbabilità del calligrafo: ingenuità di ragazza virtuosa e scaltrezze di prosseneta. 75.

.. sempre uguali. questo illustre ignoto. la fantasia cominciava a creare le leggende. il suo piccolo e modesto appartamento era in un pianterreno di rue d’Aumale..Antologia degli scritti Via via. da uomo raffinato. a Parigi aveva soltanto un pied-à-terre..» insieme con i suoi cugini de Goncourt. Alla fine. si scoprí chi era il misterioso e inesauribile produttore. «Chi fa questo? Chi mai può fare questo?» ci domandavamo. vicinissimo a quell’altro pianterreno dove il conte di Villedeuil aveva appena fondato il giornale «Paris. non riconosceva a nessuno il diritto di nominare colui che non firmava. percorso la vita sotto la Storia dell’arte Einaudi 46 . questo glorioso anonimo avrà.Nadar .. tutti quegli schizzi scomparivano. straniero nel nome e nello stile sebbene eccellente francese e che. Poi. Si proibiva d’essere artista come un gentiluomo d’altri tempi si sarebbe proibito di fare commercio. sempre in viaggio. Ma ancora un mistero: quel veterano di tutti gli antri della perdizione cosmopolita aveva il verginale pudore del suo myself. e ancora una volta. il torrente si inaridiva.. all’improvviso un rinnovato diluvio di quegli straordinari disegni. un perfetto gentleman. talvolta qualche settimana. sempre diversi. uno dopo l’altro. quell’artista che si dava tanto da fare per nascondersi quanto gli altri per mettersi in vista. nel giro di pochi giorni. che viveva da singleman. Al punto tale che colui che fu sempre e per primo presente in tutti gli ambienti nel corso di un’esistenza che ha piú che raddoppiato la media delle nostre vite umane. lundi. mardi. rapida come l’ultimo filo d’acqua bevuto dalla sabbia. dopo qualche mese. e poiché non era possibile trovare. Al momento. l’ultima immagine si dileguava. finita la piena.

riassumeva il mondo per questo nomade mai sazio né stanco. Rimase sempre un cavaliere di prim’ordine. A Londra. In breve. dall’Inghilterra all’Italia. collaborandovi con disegni e appunti. Guys aveva superato la sessantina quando sembrò volersi stabilire definitivamente a Parigi. sia per indole che per dandysmo. – la sua grande predilezione era per le usanze inglesi – non fu estraneo.Antologia degli scritti maschera e il mantello dei nobili veneziani del Settecento. sposo delle folle.Nadar . Storia dell’arte Einaudi 47 . questo io insaziabile del non-io. eterno investigatore. insomma. Aveva cominciato con la campagna di Grecia insieme con Lord Byron. dalla Spagna ai paesi d’Oriente. Parigi. Viaggiò lunghi anni per l’«Illustrated» come corrispondente. alla creazione dell’«Illustrated London News» e perfino del «Punch». di dedicargli un lungo e forte saggio: Il Pittore della vita moderna. egli permise al piú fervido e rispettoso dei suoi ammiratori. con glaciale indifferenza al pericolo. Assistette alle battaglie di Inkermann. Soltanto all’esplicita condizione che il suo nome non sarebbe stato pronunciato. con la passione per i cavalli. dopo un servizio molto attivo. aveva lasciato l’esercito come sottufficiale dei dragoni. sempre negli avamposti. La sua insaziabile curiosità obiettiva l’aveva spinto dappertutto. egli si chiamava Constantin Guys e veniva da una vecchia e buona famiglia meridionale. poi durante la Restaurazione si era arruolato nella cavalleria e. riteniamo. Un caso l’aveva fatto nascere a Flessinga. dove si fermò ancora piú a lungo che a Napoli e a Costantinopoli. a tutti gli scontri degli eserciti alleati. di Balaklava. Baudelaire. oggi che le consegne sono tolte.

Barthélemy. i Sergent hanno riassunto la loro: cugina degli Eugène Lami. asciuga la penna con la camicia. per rientrare rigorosamente soltanto nelle ore in cui tutti gli altri dormono. vecchio delegato montagnardo del 1848. Ma Baudelaire non doveva essere il solo innamorato di quest’opera agitata. incomparabilmente superiore ai De Dreux e che nulla ha a vedere con la pittura pedicolare di un Meissonier. che da sola riassume la nostra epoca. il fuggevole. – ora. si serve della matita. frettoloso.Antologia degli scritti Abitava una modestissima camera in una soffitta di rue de Provence. – dice Colui che dobbiamo sempre citare. E le cose rinascono sulla carta. i Debucourt. i Moreau. passionale. e dardeggia sul suo foglio di carta lo stesso sguardo che poco fa fissava sulle cose. Vi fu tutta un’aristocrazia di nobili ricercatori a caccia di questa «modernità» che è «il transitorio. costui è chino sulla sua tavola. del pennello. attivo quasi temendo che le immagini gli sfuggano. viveva lì di una piccola pensione che gli passava regolarmente un ricco cugino. di cui non poté fare a meno di portarsi dietro una grande cartella fin nel suo esilio volontario presso il nostro caro Belga. colui che seppe meglio vedere ed esprimere Guys. mentre gli altri dormono. i grandi baffi bianchi. i Saint-Aubin. della penna. come insieme i Fragonard. «Ora. la metà dell’Arte di cui l’altra metà è l’e- Storia dell’arte Einaudi 48 . Ma i vicini e i bottegai della strada non videro molto spesso il rude vecchio dalle larghe spalle. Félicien Rops: opera non dogmatica quanto documentaria. violento. singolari e piú belle e piú dolci. il profilo da Palicaro. litiga anche se è solo e sollecita se stesso. fa sprizzare l’acqua dal bicchiere al soffitto. spossato ma non sazio e solo perché la grande Città esausta dalla stanchezza e invocante grazia non aveva piú nulla da mostrargli. da un’anima entusiasta come è quella dell’autore».Nadar . È comprensibile: non si alzava mai se non quando il sole si corica. il contingente.

non figurerà mai – ma che importa! – nel catalogo di nessuna pinacoteca. quanti desideri inespressi dovette respingere colui la cui mano era stata sempre aperta. Asselineau. nata segreta. e il cui appellativo. Rops. lui che non aveva mai fatto alcun calcolo. rimasto geroglifico. Dunque lo soffocava un desiderio.. e anche Champfleury per non omettere nessuno.. Storia dell’arte Einaudi 49 .Nadar . Trovò tuttavia una luce in tutti quei giorni bui ed è grata dolcezza ricordarlo. del geniale sconosciuto. Célestin Nanteuil. morrà segreta come visse. de Goncourt. certo troppo povero perché Guys si aspettasse da quella parte l’attuazione del suo sogno. e alla fine intollerabile: malizia delle cose. dispersi a tutti i venti – dopo i Baudelaire e i Delacroix. contraddizione della sorte. e che aveva vissuto tutte le vicissitudini della sua esistenza con siderale spensieratezza.Antologia degli scritti terno e l’immutevole» – tutta la minoranza raffinata. Manet... Burty. i Saint-Victor. In una sera di abbandono più che raro. Préault. un antico desiderio accarezzato per tutta la vita. quale discrezione. – giuria dei Grandi Elettori dell’Arte. Quanti appetiti segreti. si era aperto a uno di noi. quale dignità il vecchio Guys sopportò. senza mai dire parola. ultimo asceta. sebbene molti ne tralasci e dei migliori. perfettamente al di fuori e al di sopra della Borsa dei quadri e che non acquista firme. Con quale riservatezza. perdutamente invaghiti dell’opera inafferrabile dell’uomo senza nome. una sete sempre piú aspra via via che la morte si avvicinava. la lunga povertà – via dolorosa – degli anni estremi. Evocate il sacro battaglione di quei dilettanti che ebbero l’amorosa curiosità. di cui tutta la gloria. i Théophile Gautier. la rabbiosa concupiscenza di quegli incomputabili fogli volanti appena coperti.

Quando arrivò. Carcassonne – e lui moriva. non potendo decidersi a rincasare cosí presto in un simile giorno di festa. Lo trasportarono all’ospizio Dubois. stava per morire. il dottor Sée scosse la testa: una duplice frattura. Sette anni fa Guys aveva i suoi ottanta anni compiuti. cosa inaudita. volendo in una simile sera vedere ancora. Almeno gli fu concessa quella bella settimana! Ultime tristezze. piene di folla. a ottant’anni! Il medico non conosceva Guys. e sempre irreprensibilmente regolare nella sua irregolarità – quando un colpo terribile lo bloccò. Le strade.Antologia degli scritti lui che tante volte aveva percorso in tutti i sensi Oriente e Occidente. Guys aveva fra le mani il suo viatico per Flessinga – e in quel momento. per l’altro povero vecchio.. sfavillavano. ma quell’eterno peripatetico avrebbe potuto ancora camminare. Fu cosa lunga. sempre meravigliosamente vigoroso nonostante l’udito e la vista indeboliti. curioso..Nadar . si videro due grosse lagrime di gioia scorrere sul marmo di quelle vecchie guance. sempre trottante. l’ospedale che ce ne ha presi già tanti. quella Flessinga che lo chiamava – ben altrimenti imperativa e per lui necessaria che. Flessinga dov’era nato. Due giorni dopo. se subito avessimo avuto fiducia – se soprattutto l’infermo avesse avuto le attenzioni di Storia dell’arte Einaudi 50 . senza aver visto Flessinga.. la gamba si rinsaldò. accecavano: mentre attraversava rue du Havre una carrozza gettò a terra Guys fracassandogli la gamba in due punti. Un martedí grasso in cui aveva pranzato come tutti i martedí in casa dell’ultimo amico che gli anni gli avevano lasciato.. fiutante. non aveva mai potuto vedere Flessinga. con complicazioni. non volle che lo accompagnassero fino alla sua porta come di consueto.

Ma Guys non aveva nessuno. Per lo meno venivano da lui due vedove con pietosa regolarità.Antologia degli scritti una parentela affettuosa. socievole per eccellenza. come si dice.Nadar . respinto dalla Storia dell’arte Einaudi 51 . Mrs Ingraham.. Dei tre amici che gli restavano. aveva messo a disposizione dell’infermo l’ospitalità illimitata di uno dei suoi cottages. soppiantando le prime incombenze. Il povero Guys dovette piú di una volta rimpiangere che il desiderio di morire in Francia gli avesse fatto declinare l’offerta. e i suoi eredi. lontani da Parigi. Fin dall’inizio. Ma sette anni sono lunghi. non avendo dimenticato i servizi resi all’opera di suo marito. Conseguenza di questi due rifiuti – è spaventoso pensarlo – fu che per sette anni in tempi assai recenti un uomo buono. Anche un’altra proposta piú modesta – cara a Guys – fu respinta. che cova e che sprona. la vedova del fondatore dell’«Illustrated London News». M. quella tenerezza sempre presente. la tenerezza che vigila.. Non c’è rosario tanto benedetto che non si sgrani. si limitavano a passargli con perfetta correttezza la pensione del vecchio cugino.. Coulmann aveva seguito il marchese e il terzo fu costretto all’improvviso ad allontanarsi da Parigi per qualche dovere che non poteva essere diviso con altri. poiché. di mente superiore e d’animo nobile e severo – un essere vivo – fu condannato a rimanere fino all’ultimo respiro immobile e solo – solo per sempre! – inchiodato in un letto d’ospedale come in una bara anticipata.. ci sarà sempre una donna a qualunque capezzale. che spia. Impegni nuovi sopravvengono e s’impongono. Venne il giorno in cui le ultime due visitatrici non comparvero più. il marchese d’Etampes era morto per primo. Il vecchio cugino Barthélemy era morto. come fa di dovere qualunque famiglia con chi è la sua gloria.

sottratto a ogni commercio. «il Pittore della vita moderna!.. Finalmente! da quella prigione dove lo portarono sette anni fa con i piedi davanti. di tutti i minuti di questi sette atroci anni! La promiscuità familiare delle corsie comuni avrebbe reso meno dura l’agonia fin troppo lunga di quel morto vivente. cerco se vi sia ancora qualcuno – anche uno solo – che si ricordi e voglia seguire.» «Le Figaro».Nadar . Storia dell’arte Einaudi 52 .Antologia degli scritti comunione intellettuale. 15 marzo 1892. con i piedi davanti lo porteranno fuori questa mattina. per l’ultima volta. Con tristezza indicibile. di tutte le notti. escluso da ogni rapporto umano salvo che con la sua infermiera.. sempre in attesa di ciò che non veniva mai – fino all’ultimo secondo di tutti i giorni.

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful