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Analisi Funzionale

Cap. 1: Spazi di Banach


Gabriele H. Greco
Dipartimento di Matematica
Universit`a di Trento
38050 POVO (Trento) Italia
e-mail: greco@science.unitn.it
http://www.science.unitn.it/

greco
a.a. 2006-2007: Appunti del corso di Analisi Matematica (6UD)
Passando dalla dimensione nita a quella innita, cosa cambia ?
Gli insiemi convessi e le forme lineari svolgeranno un ruolo capitale !
Non tutto si pu`o ridurre agli spazi normati! Servono spazi pi` u generali ?
1. Spazi normati e norme equivalenti ................................................................. 1
2. p-Norme in R
n
................................................................................................ 2
3. Norme e convessi ............................................................................................. 3
4. Spazi di Banach ............................................................................................... 4
5. Teorema di Hahn-Banach: formulazione algebrica .......................................... 5
6. Funzioni lineari: continuit`a limitatezza ....................................................... 6
7. Gli spazi
p
come duali di (R

, | |
q
) ............................................................. 7
8. Teorema di H.-B.: formulazione topologica ..................................................... 8
9. Teorema di H.-B.: formulazione geometrica o Teoremi di Ascoli-Mazur ........ 9
10. Separazione di convessi ................................................................................ 10
11. I tre moschettieri: Banach-Steinhaus e gli altri ........................................... 11
12. Riessivit`a e compattezza ............................................................................ 12
13. Spazi normati di dimensione nita .............................................................. 13
Nel seguito R e N denoteranno linsieme dei numeri reali e quello dei numeri
naturali 1. Le lettere n ed m saranno usate solo per indicare numeri naturali; per
esempio, lespressione n > 1 star`a per n numero naturale > 1. Conveniamo che
N
n
:= m N : m n, s N : n s m =: n..m; R
+
:= a R : a 0 e
R
++
:= a R : a > 0; R := R , R
+
:= R
+
+, R
++
:= R
++
+;
inne R

:= x R
N
: n N t.c. x(m) = 0 per ogni m n. Gli esercizi, proposti
qui o altrove, saranno sotto forma di asserzione e, raramente, sotto forma di richiesta.
Cap. 1: Spazi di Banach - Analisi Mat.6ud (a.a.06/07)
a
1
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greco1
1 Spazi normati e norme equivalenti
Una funzione numerica p : V R denita su uno spazio vettoriale (reale) V `e detta
norma, se per ogni x, y V , R valgono le seguenti propriet`a:
(0) p(x) 0
(1) p(x) = 0 x = 0
(2) p(x) = [[p(x)
(3) p(x + y) p(x) +p(y)
La coppia (V, p) `e detta spazio normato
1
. Nellambito degli spazi normati si far`a
uso di concetti metrici (per es. successione di Cauchy, completezza, limitatezza,
diametro,...) e di concetti topologici (per es. aperto, chiuso, frontiera, convergenza,
continuit`a,...). La metrica e gli aperti della topologia a cui ci si riferisce sono:
(x, y)
d
p(x y) `e la metrica A V `e aperto
xA

>0
B

(x) A
2
dove B

(x) := y V : p(x y) < `e detta sfera aperta di centro x e raggio .


Quindi x
n

n
sar`a detta
(4) successione convergente verso x
0
(in breve x
n
p
x
0
), se lim
n
p(x
n
x) = 0;
(5) successione di Cauchy, se lim
m,n
p(x
m
x
n
) = 0.
3
Due norme p, q : V R si dicono equivalenti ssse inducono la stessa topologia su
V o, equivalentemente, ssse per ogni x
0
V e per ogni successione x
m
V si ha:
(6) x
n
p
x
0
x
n
q
x
0
Proposizione 1.1 p e q sono equivalenti ssse
(7)
a,b>0
tali che aq(x) p(x) bq(x).
Dimostrazione.
(7) = (6): Siano x
n

n
V e x
0
V . La (7) comporta
aq(x
n
x
0
) p(x
n
x
0
) bq(x
n
x
0
);
da cui, ricordando la denizione di successione convergente segue quanto richiesto.
(6) = (7): Supponiamo, per assurdo, che la seconda disuguaglianza di (7) non
valga. Ci`o signica che, per ogni numero naturale n, esiste un x
n
V tale che
p(x
n
) > n
2
q(x
n
); da cui segue che x
n
,= 0. Quindi, in contrasto con (6), si avrebbe
p
_
x
n
nq(x
n
)
_
n per ogni n e
x
n
nq(x
n
)
q
0.
Proposizione 1.2 Le norme denite su spazio vettoriale di dimensione nita sono
tra loro equivalenti.
Dimostrazione (sugg.) Si dimostri che per V = R
n
la proposizione `e vera. Succes-
sivamente, tramite un isomorsmo : R
n
V , la dimostri nel caso generale.
1
Quando occorrer`a, una norma su V sar`a denotata mediante | |
V
o, pi` u semplicemente, con | |.
2
Nelle disuguaglianze del tipo a > 0 o a 0 si sottintende che a R, a meno che non sia detto
diversamente.
3
Sia diam(A) := supp(x y) : x, y A il diametro di A. x
n

n
`e di Cauchy ssse
lim
n
diam(x
m
: m N
n
) = 0.
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greco2
2 p-Norme in R
n
Norme importanti sono le p-norme (o norme
p
) | |
p
: R
n
R denite per
ogni numero reale 1 p < e per p := , ponendo, rispettivamente, per ogni
x := (x
1
, x
2
, . . . , x
n
) R
n
(1) |x|
p
:=
_
n

i=1
[x
i
[
p
_
1/p
e |x|

:= sup[x
i
[ : 1 i n.
Due numeri reali p, q > 1 si diranno coniugati, qualora
1
p
+
1
q
= 1; cos` pure, si
dir`a che 1 e sono coniugati.
Proposizione 2.1 Siano x, y R
n
. Per ogni 1 p e q coniugato di p, si ha:
(2) (norme coniugate) |y|
q
= maxy, x) : x R
n
, |x|
p
1
(3) (disuguaglianza di Holder) [x, y)[ |x|
p
|y|
q
(4) (disuguaglianza di Minkowski) |x + y|
p
|x|
p
+|y|
p
.
Dimostrazione. Conveniamo che (x
1
, x
2
, . . . , x
n
) := x e (y
1
, y
2
, . . . , y
n
) := y.
Verica di (3) per p = 1 e q = . E evidente; infatti
(*1)
n

i=1
[x
i
y
i
[ =
n

i=1
[x
i
[ [y
i
[
n

i=1
|x|

[y
i
[ = |x|

i=1
[y
i
[ = |x|

|y|
1
.
Verica di (3) per p e q numeri reali. Grazie allomogeneit`a in x e in y della disu-
guaglianza (3), ci limitiamo a vericarla nel caso che |x|
p
= |y|
q
= 1.
Iniziamo! Premettiamo che, poich`e 1/p + 1/q = 1, dalla concavit`a del logaritmo
si ha log(
a
p
p
+
b
q
q
)
log a
p
p
+
log b
q
q
= log(ab), qualunque siano a, b > 0; quindi
(*2) ab
a
p
p
+
b
q
q
per ogni a, b 0;
posto a := [x
i
[ e b := [y
i
[, si ottiene [x
i
y
i
[
|x
i
|
p
p
+
|y
i
|
q
q
. Da cui, variando i, si ha
(*3)
n

i=1
[x
i
y
i
[
1
p
n

i=1
[x
i
[
p
+
1
q
n

i=1
[y
i
[
q
=
(|x|
p
)
p
p
+
(|y|
q
)
q
q
.
Ora, tenuto conto che |x|
p
= |y|
q
= 1, si conclude con

n
i=1
[x
i
y
i
[ 1.
Verica di max. . . |y|
q
. Si usi la disuguaglianza di Holder. Verica di |y|
q

max. . . . Basta vericare che |y|
q
y, x) : x R
n
, |x|
p
= 1 per ogni y ,= 0. Per-
ci`o (a) se 1 < p < , si ponga x
i
:= sgn(y
i
)[y
i
[
q1
(

n
k=1
[y
i
[
q
)
1/p
; (b) se p = +,
si ponga x
i
:= sgn(y
i
); (c) se p = 1, si scelga i
0
t.c. |y|

= y
i
0
, si ponga x
i
0
= 1 e
x
i
= 0 per i ,= i
0
. Etc.
Verica di (4). Usando la (2), si ottiene |x + y|
p
= supx + y, u) : |u|
q
1
supx, u) : |u|
q
1 + supy, u) : |u|
q
1 = |x|
p
+|y|
p
.
Si denisca , x) :=

n=1
(n)x(n) e ||
p
:=
_

_
_

n=1
[(n)[
p
_
1/p
se 1 p <
sup[(n)[ : n N se p =
,
per ogni R
IN
e x R

.
Corollario 2.1 , R
IN
, x R

e 1 p, q coniugati, si ha
(Minkowski) | +|
p
||
p
+||
p
e (Holder) [, x)[ ||
p
|x|
q
.
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greco3
3 Norme e convessi
Per tutto il paragrafo V `e uno spazio vettoriale (non necessariamente normato).
Proposizione 3.1 Sia B V convesso contenente 0. Il funzionale di Minkowski
(1) p
B
: V R
+
, p
B
(x) := inft > 0 : x tB
4
verica le seguenti propriet`a, x, y V e > 0:
(2) p
B
(0) = 0, p
B
(x) 0
(3) p
B
(x) = p
B
(x)
(4) p
B
(x + y) p
B
(x) +p
B
(y)
(5) x V : p
B
(x) < B x V : p
B
(x)
Dimostrazione. La convessit`a di B unitamente al fatto che 0 B, comporta:
(1) sB + tB = (s + t)B e sB tB, se 0 < s < t.
Verichiamo (5): x V : p
B
(x) < B. Sia p(x) < ; dalla denizione segue
che esiste s < tale che x sB; quindi da (1) si ha che x B.
Verichiamo (4). Assumiamo che p
B
(x) < e p
B
(y) < . Per > 0, dalla prima
inclusione di (5) si ottiene: x [p
B
(x) + ]B e y [p
B
(y) + ]B; quindi, da (1) si
ha: x + y [p
B
(x) + ]B + [p
B
(y) + ]B = [p
B
(x) + p
B
(y) + 2]B. Dunque dalla
denizione (1), segue che p
B
(x + y) p
B
(x) +p
B
(y) + . Da cui si ha la (4).
Le norme e i convessi si corrispondono. Pi` u precisamente:
Teorema 3.1 (caratterizzazione della sfera chiusa di una norma) Data una
norma p : V R, sia B := x V : p(x) 1 la sua sfera unitaria chiusa. Allora
(6) B `e un sottoinsieme convesso di V contenente 0,
(7) V =
t>0
tB, B = B, B =
t>1
tB e 0 =
t>0
tB,
(8) p = p
B
.
Viceversa, per ogni insieme B convesso vericante (7), il funzionale di Minkowski p
B
`e lunica norma che ha B come sfera unitaria chiusa.
Dimostrazione. La necessit`a di (6)-(8) `e ovvia. Per il viceversa, si osservi che dato
un convesso B con la propriet`a (7), si ha che 0 B. Quindi possiamo denire il
funzionale di Minkowski p
B
, che `e a volori in R, poich`e V =
t>0
tB; inoltre `e zero
soltanto sul vettore nullo, per il fatto che 0 =
t>0
tB; inne B = B comporta
che p(x) = p(x) per ogni x V . Perci`o dalla proposizione precedente segue che
p
B
`e una norma. Ora B `e proprio x V : p(x) 1, in virt` u delluguaglianza
B =
t>1
tB.
Corollario 3.1 B R
n
`e la sfera unitaria chiusa di una norma su R
n
ssse B `e
convesso, 0 interno a B, B `e simmetrico rispetto a 0 e, inne, B chiuso e limitato
Dimostrazione (sugg.) Nota che le 4 uguaglianze di (7) corrispondono, rispettiva-
mente, a 0 `e interno a B, B `e limitato.
4
Un sottoinsieme B di uno spazio vettoriale V `e detto convesso, se contiene tutte le combinazioni
lineari convesse di suoi elementi. Le combinazioni lineari convesse di elementi di B sono le espressioni
del tipo
P
n
i=1

i
b
i
con b
i
B ,
i
0 e
P
n
i=1

i
= 1. convenzione: inf = +
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greco4
4 Spazi di Banach
Uno spazio normato (V, p) si dice completo (o spazio di Banach), se ogni sua
successione di Cauchy, `e convergente.
Teorema 4.1 Gli spazi normati di dimensione nita sono di Banach. In particolare,
R
n
`e di Banach rispetto alla norma euclidea e rispetto a qualsiasi altra norma.
Lo spazio vettoriale (leggi erre innito)
R

:=
_
n1
E
n
dove E
n
:= x R
N
: x(i) = 0 per ogni i > n
non `e mai uno spazio di Banach, qualunque sia la norma che si consideri (v. Es2.7).
Molti spazi di Banach saranno ottenuti per omeomorsmo o per isometria
5
tra-
mite:
Proposizione 4.1 (criterio) Un sottospazio vettoriale chiuso di uno spazio di Ba-
nach `e uno spazio di Banach (rispetto alla norma indotta).
Dimostrazione. Sia (V, p) uno spazio di Banach e W un suo sottospazio con la
norma p
|W
indotta da p per restrizione. Dimostriamo: W `e chiuso in V = W
`e di Banach. Una successione di Cauchy rispetto a p
|W
`e pure di Cauchy rispetto a
p; quindi converge verso un x V , poich`e V `e completo. Daltra parte W `e chiuso,
quindi x W; dunque la successione di Cauchy `e convergente rispetto a p
|W
.
Proposizione 4.2 Se un sottospazio vettoriale di uno spazio normato `e di Banach
(rispetto alla norma indotta), allora `e chiuso. Quindi i sottospazi di dimensione nita
di un qualsiasi spazio normato sono chiusi.
Teorema 4.2 Sia X ,= un insieme. Lo spazio normato (

(X), [[[[

) `e di Banach,

(X) :=
_
g R
X
: g limitata
_
[[g|

:= sup[g(x)[ : x X
6
La convergenza rispetto alla norma [[ [[

sar`a detta convergenza uniforme.


Dimostrazione. Sia g
n
di Cauchy rispetto a [[ [[

. Per x X ed m, n N si ha
(1) [g
n
(x) g
m
(x)[ [[g
n
g
m
[[

.
Quindi la successione numerica g
n
(x)
n
R `e di Cauchy, poich`e g
n
lo `e; dunque `e
convergente qualunque sia x. Si denisca la funzione g : X R mediante
(2) g(x) := lim
n
g
n
(x).
Fissato un > 0 arbitrario, dal fatto che g
n
`e di Cauchy, segue da (1) che esiste un
n

N tale che per ogni x X ed m, n n

si abbia
(*3) [g
n
(x) g
m
(x)[ .
Passando in (3) al limite per n , si ottiene [g(x) g
m
(x)[ , per ogni x; da cui
si deduce non solo che g `e limitata ma soprattutto che [[g g
m
[[

. In denitiva,
data larbitrariet`a di , si ottiene la convergenza uniforme di g
n
.
5
Due spazi normati V e W si dicono omeomor (risp. isometrici), se T : V W omeomor-
smo suriettivo (risp. isomorsmo suriettivo tale che |T(x)|
W
= |x|
V
x V ). Spazi normati,
isometrici o omeomor a spazi di Banach, sono di Banach.
6
Leggere, rispett. elle-innito-piccolo e norma-innito; vericare che [[ [[

`e una norma.
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5 Teorema di Hahn-Banach: formulazione algebrica
Per tutto il paragrafo V `e uno spazio vettoriale (non necessariamente normato).
Teorema 5.1 (Hahn-Banach formulazione algebrica Banach 1929) Sia W
un sottospazio vettoriale di V e sia g : W R lineare tale che
(1) g(x) p(x) per ogni x W
dove p : V R `e sublineare, cio`e x, x
0
, x
1
V e R
++
verica:
(2) (pos. omog.) p(x) = p(x) e (subadditiva) p(x
0
+ x
1
) p(x
0
) +p(x
1
).
Allora esite una forma lineare f : V R tale che
(3) f
|W
= g e f(x) p(x) per ogni x V .
Dimostrazione. Sia linsieme delle coppie (E, f) composte da un sottospazio
vettoriale E di V e da una forma lineare f su E tali che
W E, f
|W
= g, e f(x) p(x) per ogni x E.
Si denisca su lordine _, mediante
(1) (E
1
, f
1
) _ (E
2
, f
2
) E
1
E
2
e f
2|E
1
= f
1
In virt` u del lemma di Zorn
7
, contiene una coppia (f, E) massimale rispetto
allordine. Baster`a dimostrare che E = V per avere quanto richiesto dal teorema.
Supponiamo per assurdo che E ,= V . Si scelga un elemento x
0
V E e si osservi:
(2) A := sup
xE
_
f(x) p(x x
0
)

inf
yE
_
p(y + x
0
) f(y)

=: B.
Si scelga un numero reale r
0
compreso tra A e B; si denisca

f : E +Rx
0
R con
(3)

f(x) := f(y) + r
0
se (y, ) E R t.c. x = y + x
0
La contraddizione attesa `e ottenuta vericando che (E + Rx
0
,

f) in contrasto
con la massimalit`a di (E, f). Cosa che facciamo subito. E evidente che

f `e lineare
ed estende f. Inoltre per ogni y E e per ogni R con ,= 0 si ha
(4) f(y) + r
0
p(y + x
0
);
Infatti distinguendo due casi: > 0 e < 0, otteniamo quanto segue.
1
0
caso: > 0: dividendo per , la disuguaglianza (4) diventa r
0
p(
y

+x
0
)f(
y

).
Quindi, essendo
y

E, da r
0
B si ottiene che (4) `e vera.
2
0
caso: < 0: dividendo per , la disuguaglianza diventa f(
y

)p(
y

+x
0
) r
0
.
Quindi, essendo
y

E, da A r
0
si ottiene che (4) `e vera.
Corollario 5.1 Siano V e p come nel teorema precedente. Allora per ogni x V :
p(x) = maxf(x) : f R
V
lineare e f p.
Dimostrazione. Fissato x
0
, si applichi H.-B. per W := Rx
0
e g(tx
0
) := tp(x
0
).
7
Ordine signica relazione riessiva, antisimmetrica e transitiva. Un ordine si dice induttivo, se
ogni sua catena ha estremo superiore. Il lemma di Zorn dice che in un insieme non vuoto che sia
ordinato e induttivo, vi sono elementi massimali.
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6 Funzioni lineari: continuit`a limitatezza
In tutto il paragrafo, V e W denoteranno due spazi normati
Proposizione 6.1 Sia T : V W lineare. Sono equivalenti le seguenti propriet`a:
(1) T `e continua
(2) un numero reale M 0 tale che |T(x)|
W
M|x|
V
per ogni x V .
(3) T trasforma insiemi limitati in insiemi limitati.
Dimostrazione. (1) = (2). Supponiamo per assurdo che non esista nessun M
vericante quanto richiesto da (2). Allora per ogni n N, esiste un x
n
V tale che
|T(x
n
)|
W
> n|x
n
|
V
. Quindi lim
n
x
n
nx
n

V
= 0 in V , mentre |T(
x
n
nx
n

V
)|
W
1, in
contraddizione con (1).
(2) = (1). Sia x
n
x in V . Da (2) segue che |T(x
n
) T(x)|
W
= |T(x
n

x)|
W
M|x
n
x|
V
. Quindi T(x
n
) T(x), perch`e lim
n
|x
n
x|
V
= 0.
(2) = (3). Qualunque sia B V , da (3) segue: sup|T(x)|
W
: x B
sup|x|
V
: x B; quindi la limitatezza di B comporta quella di T(B).
(3) = (2). Si prenda M := sup|T(x)|
W
: x V, |x|
V
1[ e si sfrutti
lomogeneit`a della disuguaglianza da dimostrare.
Proposizione 6.2 Una forma lineare f : V R `e continua ssse ker f `e chiuso.
Dimostrazione. = . ovvia! = . Sia ker f chiuso e f non nulla, cio`e ker f ,= V .
Supponiamo che f non sia continua; quindi esiste in V una successione x
n
0 tale
che f(x
n
) 1. Si consideri v V e si ponga v
n
:= v
x
n
f(x
n
)
f(v). Allora si osservi
che v
n
ker f e v
n
v; quindi ker f = ker f = V ; assurdo!
Il nucleo di una generica forma lineare f : V R non nulla `e detto iperpiano di
V . Gli iperpiani di V sono precisamente i sottospazi vettoriali di V che sono diversi
da V e non sono contenuti propriamente in sottospazi vettoriali diversi da V . Nel
caso che dimV =: n < , gli iperpiani sono di codimensione 1 (i.e. hanno dimen1).
Norma di una trasformazione lineare continua. Sullo spazio vettoriale delle
trasformazioni lineari continue da V a W si denisce una norma, mediante
(4) |T| := sup|T(x)|
W
: x V e |x|
V
1.
|T| `e il pi` u piccolo tra i numeri reali M 0 che soddisfano la (2); evidentemente:
(5) |T(x)|
W
|T| |x|
V
per ogni x V.
Il duale di V , denotato con V

, `e lo spazio normato delle forme lineari continue
f : V R, dotato della norma (4), i.e. |f| := supf(x) : x V e |x|
V
1.
Teorema 6.1 Il duale di uno spazio normato `e uno spazio di Banach.
Dimostrazione. Si ponga X := x V : |x| 1 e si consideri lapplicazione
V

(X) denita da f f
|X
. Questa applicazione `e unisometria lineare tra V

ed il sottospazio chiuso W di

(X), denito da W := g

(X) : f V

tale
che f
|X
= g. Quindi, per il teorema 4.2 e il criterio (5) del 1, V

`e di Banach.
Proposizione 6.3 (norme e distanza) Sia f una forma lineare non nulla su V .
Allora dist(0, f = 1) =
1
f
. [[Ricordiamo che dist(x, A) := inf|xa| : a A.]]
8

8
Nel caso |f| = +, luguaglianza `e ancora vera, qualora si conviene che 1/ := 0.
Cap. 1: Spazi di Banach - Analisi Mat.6ud (a.a.06/07)
a
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greco7
7 Gli spazi
p
come duali di (R

, | |
q
)
Per ogni i N deniamo e
i
R

come la sussessione che ha termini tutti nulli


eccetto li-imo che `e uguale a 1. E evidente che gli e
i

iIN
formano una base di R

.
Ogni successione R
IN
determina univocamente una forma lineare su R

,
denotata con

e ben denita da
(1)

(x) := , x) :=

n=1
(n)x(n).
9
Viceversa, per ogni forma lineare f su R

esiste ununica R
IN
tale che f =

;
in tal caso diremo che rappresenta f.
Proposizione 7.1 (forme lineari continue su (R

, | |
q
): rappresentazione)
Siano 1 p, q coniugati e sia R
IN
. Allora
(2) |

| := sup

(x) : |x|
q
1 = sup, x) : x R

, |x|
q
1 = ||
p
.
Quindi rappresenta una forma lineare continua su (R

, ||
q
) se e solo se ||
p
< .
Dimostrazione. Poniamo, come nel 2, E
k
:= x R

: x(n) = 0 per ogni n > k.


Dalluguaglianza (2) della proposizione 2.1 sulle norme coniugate, si ha che
(1)
_
k

n=1
[(n)|
q
_
1/q
= sup, x) : x E
k
, |x|
p
1.
Passando al limite per k , si ottiene (3), poich`e E
k
R

.
Teorema 7.1 (completezza degli spazi
p
) Sia 1 p . Lo spazio vettoriale

p
:= R
IN
: ||
p
< con la norma | |
p
, `e uno spazio di Banach.
Dimostrazione. Sia q coniugato di p. Il duale (R

, | |
q
)

`e uno spazio di Banach


(vedi teorema 6.1). In virt` u della proposizione precedente lapplicazione

`e
unisometria da (
p
, | |
p
) su (R

, | |
q
)

. Quindi
p
`e di Banach.
Teorema 7.2 (rappresentazione delle forme lineari e continue su
p
) Sia q :=
p/(p 1) il numero coniugato di 1 p < . Allora lapplicazione

`e
unisometria di
q
su (
p
)

. Quindi per ogni


q
, lapplicazione (
p
)


q
(3)

: x

i=1
(i)x(i)
`e una forma lineare e continua su
p
; viceversa, ogni forma lineare e continua su
p
`e di questo tipo.
Dimostrazione.

`e ben denita, grazie alla disuguaglianza di Holder (v.


corollario 2.1). Daltra parte, sia f (
p
)

. Denito R
IN
mediante (i) := f(e
i
) e
preso un qualsiasi x
p
si ha |x

n
i=1
x(i)e
i
|
p
0; perci`o dalla continuit`a di f
segue che f(x) = lim
n
f(

n
i=1
x(i)e
i
) =

i
(i)x(i) =

(x). Inoltre dalla (2) si ha:


|f| = supf(x) : x R

, |x|
p
1 = sup, x) : x R

, |x|
p
1 = ||
q
.
Con questo la dimostrazione `e completa.
9
Questa

`e la sola forma lineare che su ciascun elemento e


i
assume il valore (i). nota: Vedi
ne 2, per le propriet`a di , x).
Cap. 1: Spazi di Banach - Analisi Mat.6ud (a.a.06/07)
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greco8
8 Teorema di H-B: formulazione topologica
In tutto il paragrafo, V denoter`a uno spazio normato.
Teorema 8.1 (Hahn-Banach formulazione topologica Hahn 1927) Ogni for-
ma lineare continua su un sottospazio vettoriale W di uno spazio normato V pu`o
essere estesa a tutto V , conservando la linearit`a, la continuit`a e la norma.
Dimostrazione Segue dalla proposizione 6.1 e dal teorema 5.1 di Hahn-Banach.
Proposizione 8.1 (esistenza di forme lineari continue in abbondanza)
(1) Per ogni x
0
V con x
0
,= 0, esiste f V

tale che |f| = 1 e f(x
0
) = |x
0
|.
(2) per ogni coppia y
0
, y
1
V con y
0
,= y
1
, esiste f V

tale che f(y
0
) ,= f(y
1
).
Dimostrazione. Applicando il corollario 5.1 per p := | |, si ha che esiste una forma
lineare f su V tale che f(x
0
) = |x
0
| e f(x) |x| per ogni x V . Perci`o |f| = 1.
Quindi f `e come richiesto in (1). Ora, posto x
0
:= y
0
y
1
, da (1) segue (2).
Teorema 8.2 (elementi di uno spazio normato visti come forme lineari)
(3) Lisomorsmo
_
V V

x x
denito da x(f) := f(x) `e una isometria,
perch`e | x| = |x|. Lo spazio normato V si dice riessivo se lisometria `e suriettiva.
Dimostrazione. E evidente che x x `e un isomorsmo (non necessariamente,
suriettivo). Ci resta da vericare che | x| = |x| per ogni x V non nullo.
Grazie a (1) della proposizione 8.1, allelemento non nullo x corrisponde una g V

tale che |g| = 1 e g(x) = |x|; rispetto a questa g, abbiamo x(g) = |x|. Quindi
| x| := sup x(f) : f V

e |f| 1 |x|. Daltra parte, se f V

con |f| 1,
allora [ x(f)[ = [f(x)[ |f| |x| = |x|. Quindi | x| |x|.
Teorema 8.3 (sulla riessivit`a degli spazi
p
)
(4)
p
`e riessivo per ogni 1 < p < ,
(5)
1
, (c
0
, | |

) e

non sono riessivi.


Dimostrazione.
(
p
, | |
p
) `e riessivo, per 1 < p < . Sia h : (
p
)

R. Lapplicazione
h(

) `e una forma lineare continua su


q
, grazie al teorema 7.2 . Quindi, sempre in
virt` u dello stesso teorema, esiste un x
p
tale che x

() = h(

). Ma x

() =

(x);
quindi h(

) =

(x). Da cui, ricordando che (


p
)

:
q
, abbiamo che
h(f) = f(x), per ogni f (
p
)

.
(
1
, | |
1
) non `e riessivo. Poich`e (
1
)

, si denisca la forma
lineare h : (
1
)

R, mediante h(f) := lim


i
(i) per f =

,. . . ,. . .
(c
0
, | |

) non `e riessivo. Si osservi (c


0
, | |

:
1
. Si usi la forma
lineare h : (c
0
)

R, denita mediante h(f) :=

i
(i) per f =

e
1
,. . . ,. . .
(

, | |

) non `e riessivo. Si osservi che un sottospazio chiuso di uno spazio


riessivo `e riessivo. Quindi

non `e riessivo, perch`e c


0

,. . . ,. . .
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greco9
9 Teorema di H-B: formulazione geometrica (o Teo-
remi di Ascoli-Mazur)
In tutto il paragrafo V sar`a uno spazio normato; C e W denoteranno particolari
sottoinsiemi convessi di V ; p
C
sar`a il funzionale di Minkowski associato a C.
Lemma 9.1 Sia C convesso con 0 int C. Allora p
C
(x) `e continuo e
(1) p
C
(x) = maxf(x) : f V

, f p
C
, per ogni x V .
(2) int C = p
C
< 1, C = p
C
1, C = p
C
= 1 e int C = C.
(3) C= intersezione dei semispazi chiusi che contengono C.
Dimostrazione. p
C
`e continua, poich`e, preso un > 0 tale che B

(0) C, risulta
p
C
(x)
1

|x|. Verica di (1). Si ssi x V ; per il corol. 5.1, esiste f : V R


lineare tale che f( x) = p
C
( x) e f p
C
. La continuit`a di f segue da quella di p
C
.
Verica di (2): si usi la continuit`a di p
C
. Verica di (3): si usi (1) e C = p
C
1.
Proposizione 9.1 Un insieme convesso chiuso `e intersezione di semispazi chiusi.
Dimostrazione. Per convessi ad interno non vuoto, si osservi (3). Altrimenti si usi
C =
>0
C + B

(0) e il fatto che gli insiemi C + B

(0) sono convessi aperti.


Sia C un convesso ad interno non vuoto; diremo che un sottospazio ane W rade
(o, `e radente) il convesso C, se W int C = e dist(C, W) = 0.
Teorema 9.1 (iperpiani radenti un convesso) Sia C un convesso con int C ,= . Ascoli, 1932
(4) Per ogni punto della frontiera di C passa un iperpiano radente C; pi` u in generale,
(5) ogni spazio ane W radente C `e contenuto in un iperpiano (chiuso) radente C.
Dimostrazione. Verica di (4). A meno di una traslazione, possiamo supporre che
0 intC. Fissato x
0
C (i.e. p
C
(x
0
)=1), dalla (1) del lemma precedente, abbiamo
una forma lineare f V

, tale che
(1) f(x
0
) = p
C
(x
0
) e f p
C
.
Tenuto conto che p
C
(x
0
) = 1, e facile accorgersi che (1) equivale ad asserire che
liperpiano f = 1 passa per x
0
ed `e disgiunto dallinterno di C che `e proprio p
C
<
1. Verica di (5). Linsieme D := intC W `e convesso, perch`e intC e W lo sono;
D `e aperto e non vuoto, perch`e intC lo `e; inoltre 0 D, perch`e dist(intC, W) =
dist(C, W) = 0. Quindi da (4) segue che esiste un iperpiano H tale che 0 H e
H (intC W) = . Da ci`o segue che (H + W) intC = . Allora, ssato un
x
0
W, si osservi che il sottospazio ane H + W contiene liperpiano H + x
0
e non
`e tutto V . Quindi, per massimalit`a degli iperpiani, segue che liperpiano (chiuso)
H + x
0
= H + W W `e come richiesto.
Teorema 9.2 (iperpiani distanti da un convesso) Se C convesso e W spazio af- Mazur, 1933
ne con dist(W, C) > 0, allora esiste un iperpiano H W con dist(W, C) = dist(H, C).
Dimostrazione. Si applichi il teorema precedente, tenendo conto del fatto che, per
ogni > 0, si ha = dist(W, C) se e solo se W rade il convesso aperto C +B

(0).
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greco10
10 Separazione di convessi
Si dir`a che una forma lineare f : V R non nulla separa due insiemi A e B se, per
almeno una costante c R, uno degli insiemi `e contenuto in f c, mentre laltro
`e contenuto in f c; in questo caso diremo pure che liperpiano ane f = c
separa A e B. Inoltre, se di queste costanti c esistessero almeno due, diremo che
f separa strettamente A e B. E chiaro che una forma lineare continua separa
(strettamente) A e B se e solo se separa (strettamente) le loro chiusure A e B.
Lemma 10.1 (la separazione di convessi, ricondotta a quella di un punto
da un convesso) Siano A, B due convessi e f : V R lineare. Sono equivalenti:
(1) f separa (strettamente) A e B
(2) f separa (strettamente) AB e 0.
10
Esercizio 10.1 Sia C un convesso di dimensione nita con 0 C. Allora C ha
interno non vuoto rispetto allo spazio vettoriale generato da C.
11
Proposizione 10.1 (separazione in dimensione nita) Due insiemi convessi A
e B disgiunti e aventi dimensione nita sono sempre separati da qualche iperpiano.
12
Proposizione 10.2 (separazione da un convesso ad interno non vuoto) Due
insiemi convessi A e B non vuoti tali che A int(B) = e int(B) ,= sono separati
da qualche iperpiano chiuso.
13
Proposizione 10.3 (separazione stretta) Due insiemi convessi A e B sono se-
parati strettamente da qualche iperpiano chiuso ssse hanno distanza dist(A, B) >
0.
14
Proposizione 10.4 (separazione di convessi chiusi da convessi compatti) Due
convessi chiusi di cui uno compatto sono separati strettamente da qualche iperpiano
chiuso, qualora non vuoti e disgiunti.
15
Esercizio 10.2 Sia D convesso. Esiste un iperpiano che separa D e 0 ssse esiste
un iperpiano che separa cone(D) := R
+
D da 0 ssse cone(D) ,= V .
Esercizio 10.3 Siano x
0
V e W un sottospazio ane chiuso di V . Esiste un
iperpiano chiuso H contenente W e avente da x
0
la stessa distanza di W da x
0
.
10
sugg. per la dim. Si osservi che qualunque siano c
1
, c
2
R con c
1
c
2
e (a, b) A B si ha
f(a) c
1
c
2
f(b) f(a b) c
1
c
2
f(0).
11
sugg. per la verica. Se n `e la dimensione dello spazio vettoriale Lin C generato da C, si scelga
in C una base di Lin C; sia x
i

n
i=1
C questa base. Inoltre si scelga un altro punto x
0
in C che
non sia sullo spazio ane (n 1)-dimensionale generato da x
i

n
i=1
. Allora il simplesso di vertici
x
0
, x
1
,. . . , x
n
`e tutto in C e
P
n
i=0
x
i
n+1
`e un suo punto interno.
12
Usiamo il lemma 10.1 per ricondurci alla separazione di A B da 0. Si ponga D := A B.
Essendo A e B disgiunti, si ha che 0 , D. Nel caso che 0 , D, si applichi il teorema 9.2; invece
nel caso che 0 D si applichi il teorema 9.1, tenendo conto che in questo caso linterno di D
relativamente allo spazio vettoriale LinD `e non vuoto (v. Es. 10.1).
13
Usiamo il lemma 10.1 per ricondurci alla separazione di A intB da 0. Si ponga D := A B.
D ha interno non vuoto, perch`e A e intB sono entrambi non vuoti; inoltre 0 , D, perch`e A e intB
sono disgiunti. Ora si applichi il teorema 9.1 se 0 D, altrimenti si usi il teorema 9.2 per separare
0 da D; quindi, separare A da intB e, di conseguenza, separare A da intB; etc.
14
Si applichi il teorema 9.2.
15
Si applichi lesercizio precedente.
Cap. 1: Spazi di Banach - Analisi Mat.6ud (a.a.06/07)
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greco11
11 I tre moschettieri: Banach-Steinhaus e gli altri
Ricordiamo il teorema di Baire, valido negli spazi metrici completi.
Teorema 11.1 (Baire) Sia E uno spazio di Banach e F
n

n
una famiglia numera-
bile di insiemi chiusi con E =
n
F
n
. Allora intF
n
,= per qualche n.
Dimostrazione. Supponiamo che ogni F
n
sia privo di punti interni, oltre ad essere
chiuso. Anzitutto si costruiscano due successioni x
n

n
E e
n

n
R
++
tali che
B

n
(x
n
) F
n
= , B

n+1
(x
n+1
) B

n
(x
n
) e 0
n+1

n
/2.
Ora si osservino i due fatti contradditori: (1
0
)
n
B

n
(x
n
) = e (2
0
) la successione
di Cauchy x
n

n
converge verso un x
n
B

n
(x
n
).
Teorema 11.2 (Banach-Steinhaus) Sia T
i

iI
una famiglia di trasformazioni li-
neari continue da uno spazio di Banach E in uno spazio normato V . Allora
(1) sup
iI
|T
i
| < se sup
iI
|T
i
(x)|
V
< per ogni x E.
Dimostrazione. Poniamo F
n
:= x E : sup
iI
|T
i
(x)|
V
n. Questi F
n
sono
chiusi. Quindi dal teorema di Baire segue che n
0
N, x
0
E e > 0 tali che
(1) x
0
+ x F
n
0
per ogni x E con |x|
E
.
Quindi per ogni u E con |u|
E
1 si ha
|T
i
(u)|
V
= |T
i
(u + x
0
) + T
i
(x
0
)|
V
n
0
+|T
i
(x
0
)|
V
Dunque sup
iI
|T
i
|
1

_
n
0
+ sup
iI
|T
i
(x
0
)|
V
_
< ; come volevasi dimostrare.
Corollario 11.1 Un sottoinsieme di uno spazio normato `e limitato in norma (si
dice anche, fortemente limitato) se e solo se `e debolemente limitato. In simboli
(2) sup|x| : x B < sup[f(x)[ : x B < per ogni f V

dove (V, | |) e B sono lo spazio normato e un suo sottoinsieme.
Dimostrazione.
= Ogni f lineare e continua trasforma limitati in limitati (vedi prop. 6.1),. . .
= Mediante lisometria x x da V nel biduale V

, la limitatezza debole di B
equivale a sup
xB
[ x(f)[ < f V

. Quindi dal teor. di Banach-Steinhaus si
ha: sup
xB
| x| < . Quindi, essendo |x| = | x|, si ha: B `e fortemente limitato.
Corollario 11.2 Siano E e V spazi normati con E di Banach. Se T
n

n
`e una suc-
cessione di trasformazioni lineari continue da E in V e il limite T(x) := lim
n
T
n
(x)
esiste per ogni x E, allora T `e lineare, continua e |T| sup
n
|T
n
| < .
Dimostrazione. Le successioni convergenti sono, evidentemente, limitate. Quindi
sup
n
|T
n
(x)|
V
< , per ogni x E. Quindi dal teorema di Banach-Steinhaus segue
che M := sup
n
|T
n
| `e un numero reale. La continuit`a si traduce nelle disuguaglianze
|T
n
(x)|
V
M|x|
E
; dunque, passando al limite per n , si ottiene che |T(x)|
V

M|x|
E
. Perci`o T `e continua e |T| M, come richiesto.
Gli altri due moschettieri. Sono il teorema della mappa aperta e quello del graco
chiuso. Vedere una loro dimostrazione in H. Brezis: Analyse Fonctionnelle.
Cap. 1: Spazi di Banach - Analisi Mat.6ud (a.a.06/07)
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greco12
12 Riessivit`a e compattezza
La compattezza delle sfere non pu`o essere pretesa in dimensione innita, cos` come la
si aveva in dimesnione nita. Pi` u chiaramente,
Proposizione 12.1 (assenza della compattezza forte delle sfere in dimen-
sione innita) In ogni spazio normato di dimensione innita esistono successioni
limitate che non hanno nessuna sottosuccessione convergente.
Dimostrazione. Il seguente lemma di Riesz dimostra che, in uno spazio normato
di dimensione innita, esistono successioni i cui elementi hanno norma 1 e distano
tra loro una quantit`a positiva > 1/2. Quindi queste successioni non possono avere
sottosuccessioni convergenti.
Lemma 12.1 (Riesz) Sia M un sottospazio vettoriale chiuso di uno spazio V nor-
mato. Se M ,= V , esiste x V M tale che:
(1) | x| = 1 e dist ( x, M) > 1/2.
Dimostrazione. Si prenda x
1
V M. Poich`e M `e chiuso, ne segue che a :=
dist (x
1
, M) > 0. Ora si scelga x
0
M tale che si abbia |x
0
x
1
| < 2a. Posto
x :=
x
1
x
0
|x
1
x
0
|
.
Allora, per ogni x M abbiamo
| x x| =
_
_
_
_
x
1
x
0
|x
1
x
0
|
x
_
_
_
_
=
1
|x
1
x
0
|
|x
1
x
0
x|x
1
x
0
|
_
_
> (1/2a) a =
1
2
.
Visto che la compattezza era cos` importante in dimensione nita, c`e qualche suo
surrogato in dimensione innita?
Siano x
n

n
E e x E. Diremo che la successione x
n

n
converge debol-
mente verso x (scriveremo x
n
x
0
oppure x
n

nIN
x
0
), qualora
(2) f(x) = lim
n
f(x
n
) per ogni f E

.
E ben chiaro che la convergenza rispetto alla norma (detta, anche, convergenza
forte) comporta la convergenza debole, perch`e le funzioni f su cui si controlla il limite
(2) sono continue rispetto alla convergenza indotta dalla norma.
In dimensione nita, la convergenza forte equivale alla convergenza debole; infatti
`e ben noto che la convergenza in R
n
di una successione equivale alla convergenza delle
sue componenti; in simboli, per ogni x
k

k
R
n
si ha
(3) x
k
x x
k
, e
i
) x, e
i
) per ogni 1 i n
I cosiddetti spazi riessivi sono importanti per il seguente teorema che enunciamo
(senza dimostrazione) e che non useremo nel seguito.
Teorema 12.1 (compattezza debole delle sfere) Le sfere di uno spazio di Ba-
nach riessivo sono debolmente compatte.
16
In altre parole, da ogni successione limitata si pu`o estrarre una sottosuccessione
debolmente convergente; in simboli, per ogni x
n

n
E si ha che
(4) sup
nIN
|x
n
| < =
xE

N innitoIN
tale che x
n

nN
x.
16
Una dimostrazione del teorema nellambito degli spazi di Hilbert, sar`a data nel prossimo capitolo.
Cap. 1: Spazi di Banach - Analisi Mat.6ud (a.a.06/07)
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greco13
13 Spazi normati di dimensione nita
Teorema 13.1 (struttura degli spazi normati di dimensione nita) Sia (V, p)
uno spazio normato con v
1
, v
2
,. . . ,v
n
una sua base. Sia : R
n
V lisomorsmo
denito da (x) :=

n
i=1
x
i
v
i
dove x = (x
1
, x
2
, . . . , x
n
). Allora
(0)
a,b>0
a|x|
R
n p((x)) b|x|
R
n per ogni x R
n
Dimostrazione. Sia e
1
, e
2
, . . . , e
n
la base canonica di R
n
. Poniamo q := p .
Allora q(x)

n
i=1
[x
i
[ q(e
i
) nM|x|, dove si `e preso M := maxq(e
i
) : i = 1...n.
Quindi q `e continua rispetto alla topologia euclidea. Ora, in virt` u del teorema di
Weierstrass, esiste il minimo di q sul compatto x R
n
: |x| = 1. Dunque posto
a := minq(x) : x R
n
e |x| = 1, si osserva che a `e > 0, poich`e q(x) > 0 per ogni
x ,= 0. Quindi a e b := nM sono i numeri reali richiesti dalla (0).
Teorema 13.2 (spazi normati di dimensione nita) Sia (V, |[[) uno spazio nor-
mato. Sono equivalenti le seguenti propriet`a:
(1) V ha dimensione nita
(2) ogni forma lineare su V `e continua
(3) ogni norma su V `e continua
(4) per ogni norma p su V esistono due numeri reali a, b > 0 tali che
a|x| p(x) b|x| per ogni x V
(5) la supercie sferica unitaria x V : |x| = 1 `e compatta
(6) un sottoinsieme di V `e compatto se chiuso e limitato
(7) ogni sottospazio vettoriale di V `e chiuso
(8) V `e uno spazio di Banach di dimensione numerabile
(9) V `e uno spazio di Banach rispetto a qualsiasi sua norma.
Dimostrazione. (1) = (2)-(9): usa i teoremi 13.1, 4.1 e la proposizione 1.2.
(4) = (3). Ovvia! (3) = (2). Sia f : V R lineare. La funzione p : v R
denita da p(x) := |x| + [f(x)[ `e una norma; quindi p `e continua, grazie a (3).
Perci`o, essendo [f(x)[ p(x) per ogni x V , si ha che f `e continua. (2) = (1).
Per assurdo, sia dimV = . Si scelga una successione v
n

n
di elementi linearmente
indipendenti e di norma 1. Esiste una funzione lineare f : V R tale che f(v
n
) = n.
Questa funzione non pu`o essere continua, perch`e |f| = +.
(6) = (5). Ovvia! (5) = (1). v. proposizione 12.1.
(7) = (2). Ovvia! Ogni forma lineare f `e continua perch`e ker f `e chiuso.
(8) = (1). Se dimV =
0
, avremmo che V =
n
E
n
`e unione numerabile
di sottospazi E
n
di dimensione nita. Poich`e i sottospazi di dimensione nita di uno
spazio di dimensione innita sono dei chiusi, privi di punti interni, si andrebbe in
conitto con il teorema 11.1 di Baire che vale in spazi di Banach.
(9) = (2). Sia f una forma lineare. (9) comporta la completezza di V rispetto
alla norma p(x) := |x|+[f(x)[. Ora si prenda x
n

n
con |x
n
| 0. Se, per asssurdo,
f(x
n
)
n
, 0, potremmo supporre f(x
n
) > 1 per ogni n. Quindi
x
n
f(x
n
)

n
sarebbe
di Cauchy per p e |
x
n
f(x
n
)
| 0; perci`o 1 = [f(
x
n
f(x
n
)
)[ 0. Assurdo!