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Elementi di algebra tensoriale

Filippo Bracci
1. Applicazioni bilineari e prodotto tensoriale di spazi vettoriali
Siano V, W due spazi vettoriali di dimensione nita sul campo K = R, C.
DEFINIZIONE 1.1. Una applicazione bilineare f su V W a valori in uno spazio vettoriale
U ` e una funzione f : V W U tale che:
(1) V v f(v, w) ` e K-lineare per ogni w W ssato, e
(2) W w f(v, w) ` e K-lineare per ogni v V ssato.
Se f, g sono applicazioni bilineari su V W, allora per ogni , K la funzione f +g
denita tramite
(f + g)(v, w) := f(v, w) + g(v, w),
` e chiaramente una applicazione bilineare su V W a valori in U. Pertanto linsieme delle
applicazioni bilineari da V W in U forma uno spazio vettoriale su K.
Indichiamo con V

, W

i duali di V, W, in altri termini, V

= Hom(V, K). Lo spazio delle


applicazioni bilineari su V

a valori in K(dette anche forme bilineari), si denota V


K
W.
Dunque per denizione:
V
K
W := f : V

K : f ` e bilineare
Deniamo adesso una applicazione
: V W V
K
W,
tramite
((v, w))(v

, w

) := v

(v)w

(w),
dove (v, w) V W e v

, w

. Si verica facilmente che per ogni ssato


(v, w) V W, (v, w) ` e una forma bilineare su V

. In pi ` u, per costruzione, si verica


che : V W V
K
W ` e una applicazione bilineare.
Deniamo
v w := (v, w).
Gli elementi di V
K
W del tipo v w si dicono semplici.
PROPOSIZIONE 1.2. Sia v
1
, . . . , v
n
una base di V e sia w
1
, . . . , w
m
una base di W.
Allora v
i
w
j

i=1,...,n;j=1,...,m
` e una base di V
K
W. Pertanto,
dim(V
K
W) = (dimV ) (dimW).
1
2
DIMOSTRAZIONE. Sia v

1
, . . . , v

n
la base di V

duale di v
1
, . . . , v
n
e sia w

1
, . . . , w

la base di W

duale di w
1
, . . . , w
m
. Sia f V
K
W. Poniamo a
ij
:= f(v

i
, w

j
). Sia poi
g :=

k=1,...,n;h=1,...,m
a
kh
v
k
w
h
.
Allora per denizione si ha
g(v

i
, w

j
) =

k,h
a
kh
v
k
w
h
(v

i
, w

j
) =

k,h
a
kh
v

i
(v
k
)w

j
(w
h
) =

k,h
a
kh

ik

jh
= a
ij
.
Pertanto f(v

i
, w

j
) = g(v

i
, w

j
) per ogni i = 1, . . . , n e j = 1, . . . , m e per bilinearit` a f = g.
Dunque, v
i
w
j

i=1,...,n;j=1,...,m
` e un sistema di generatori per V
K
W. Sia ora 0 =

ij
v
i

w
j
. Applicando tale identit` a allelemento (v

h
, w

k
) si ottiene
hk
= 0 per ogni h = 1, . . . , n e
k = 1, . . . , m, il che prova che v
i
w
j

i=1,...,n;j=1,...,m
sono linearmente indipendenti e dunque
formano una base.
Dalla proposizione precedente segue che ogni elemento di V
K
W si esprime come combi-
nazione lineare di elementi semplici. Inoltre sempre dalla Proposizione 1.2 segue che span((V
W)) = V
K
W.
PROPOSIZIONE 1.3 (Propriet` a universale del prodotto tensoriale). Siano U, V, W spazi vet-
toriali nito dimensionali su K. Sia : V W U una applicazione bilineare. Allora esiste
una unica applicazione lineare

: V
K
W U tale che =

.
DIMOSTRAZIONE. Poich e ogni elemento in V
K
W ` e combinazione lineare di elementi
semplici, basta denire

sugli elementi semplici ed estenderla per linearit` a. Deniamo

(v w) := (v, w).
Si verica facilmente che

ha le propriet` a richieste.
Caratterizziamo adesso il prodotto tensoriale tramite la propriet` a universale data dalla propo-
sizione precedente.
TEOREMA 1.4. Siano V, W, P tre spazi vettoriali nito dimensionali su K. Supponiamo che
esista : V W P applicazione bilineare tale che
(1) span((V W)) = P,
(2) per ogni spazio vettoriale nito dimensionale U e ogni applicazione bilineare :
V W U esiste una unica applicazione lineare

: P U tale che =

.
Allora esiste : V W P isomorsmo tale che = .
DIMOSTRAZIONE. Sia := : V W P lapplicazione lineare denita dalla Propo-
sizione 1.3. E sia

: P V W lapplicazione lineare data dalla propriet` a (2) nelle ipotesi
del teorema.
1. APPLICAZIONI BILINEARI E PRODOTTO TENSORIALE DI SPAZI VETTORIALI 3
Proviamo che

= id
V
K
W
. Sia t V
K
W. Poich e t ` e combinazione lineare di
elementi semplici, possiamo scrivere t =

v
j
w
j
. Dunque, tenendo presente che =
= e che

= , si ha

(t) =

(v
j
w
j
) =

(v
j
, w
j
) =

(v
j
, w
j
)
=

j
(v
j
, w
j
) =

v
j
w
j
= t.
Pertanto ` e iniettiva. Poich e per denizione (V
K
W) = span((V W)) e per la propriet` a
(1) nelle ipotesi del teorema, span((V W)) = P, ne segue che ` e anche suriettiva. Da cui
segue il risultato.
Si verica facilmente che valgono le seguenti propriet` a:
(1) V
K
W W
K
V (tramite v w w v),
(2) (V
K
W)
K
U V
K
(W
K
U) (tramite (v w) u v (w u)),
(3) V
K
K V (tramite v v).
In particolare grazie alla propriet` a (2), si pu` o parlare di prodotto tensoriale di pi ` u di due spazi
vettoriali senza doversi preoccupare dellordine in cui tale prodotto viene preso. Ragionando
come in Proposizione 1.2 si ha:
PROPOSIZIONE 1.5. Siano V
1
, . . . , V
m
degli spazi vettoriali nito dimensionali su K. Allora
V
1

K
. . .
K
V
m
` e isomorfo allo spazio delle forme r-multilineari su V

1
. . . V

m
. Inoltre,
per h = 1, . . . , m sia v
h
1
, . . . , v
h
n
h
una base di V
h
. Allora V
1

K
. . .
K
V
m
ha base data da
v
1
j
1
. . . v
m
j
m
al variare di j
h
1, . . . , n
h
, h = 1, . . . , m.
ESEMPIO 1.6. Sia V uno spazio vettoriale reale di dimensione n. Si pu` o denire V
R
C,
che ` e uno spazio vettoriale su R di dimensione 2n. Daltra parte, V
R
C ha una naturale
struttura di spazio vettoriale su C data ponendo
(

j
v
j

j
) :=

j
v
j
(
j
),
per C e

j
v
j

j
V
R
C. Sia v
1
, . . . , v
n
una base di V . Allora per quanto visto,
v
1
1, . . . , v
n
1, v
1
i, . . . , v
n
i ` e una base di V
R
C su R. In particolare dunque
v
1
1, . . . , v
n
1, v
1
i, . . . , v
n
i ` e un sistema di generatori di V
R
C su C. Poich e
v i = i(v 1), risulta che v
1
1, . . . , v
n
1 generano V
R
C su C. Proviamo che essi
sono linearmente indipendenti su C e dunque sono una base di V
R
C su C. In effetti, se

n
j=1

j
(v
j
1) = 0, scrivendo
j
= x
j
+ iy
j
con x
j
, y
j
R, si ottiene
n

j=1
(x
j
(v
j
1) + y
j
(v
j
i)) = 0,
che implica x
j
= y
j
= 0 per ogni j.
4
Siano adesso V
1
, V
2
, W
1
, W
2
spazi vettoriali nito dimensionali e siano f
1
: V
1
W
1
,
f
2
: V
2
W
2
applicazioni lineari. Si pu` o denire una applicazione lineare
f
1
f
2
: V
1

K
V
2
W
1

K
W
2
,
denendola sugli elementi semplici v
1
v
2
V
1
V
2
tramite f
1
f
2
(v
1
v
2
) := f
1
(v
1
)f
2
(v
2
)
ed estendendola per linearit` a a tutto V
1

K
V
2
.
Sia B
V
i
:= v
i
1
, . . . , v
i
n
i
un base di V
i
e B
W
i
:= w
i
1
, . . . , w
i
m
i
una base di W
i
(i = 1, 2).
Sia M
1
= (a
ij
) la matrice associata a f
1
nelle basi B
V
1
, B
W
1
e similmente sia M
2
= (b
ij
) la
matrice associata a f
2
nelle basi B
V
2
, B
W
2
. Allora
f
1
f
2
(v
1
i
v
2
j
) = f
1
(v
1
i
) f
2
(v
2
j
) =
_
m
1

k=1
a
ki
w
1
k
_

_
m
2

h=1
b
hj
w
2
h
_
=

h,k
a
ki
b
hj
w
1
k
w
2
h
.
Pertanto, la matrice associata a f
1
f
2
nelle basi v
1
1
v
2
1
, . . . , v
1
1
v
2
n
2
. . . , v
1
n
1
v
2
n
2
e
w
1
1
w
2
1
, . . . , w
1
1
w
2
m
2
, . . . , w
1
m
1
w
2
m
2
` e data dal prodotto di Kronecker M
1
M
2
denito
tramite
M
1
M
2
:=
_
_
a
11
M
2
. . . a
1n
1
M
2
.
.
.
.
.
.
a
m
1
1
M
2
. . . a
m
1
n
1
M
2
_
_
.
PROPOSIZIONE 1.7. Siano V, W due spazi vettoriali di dimensione nita su K. Allora
V
K
W ` e isomorfo a Hom(V

, W).
DIMOSTRAZIONE. Deniamo una applicazione lineare : V
K
W Hom(V

, W) sugli
elementi semplici (e poi estendiamola per linearit` a) tramite
(v w)() := (v)w, V

.
Verichiamo che ` e iniettiva. Sar` a quindi lisomorsmo richiesto poich e V
K
W e Hom(V

, W)
hanno le stesse dimensioni.
Sia v
1
, . . . , v
n
una base di V , sia w
1
, . . . , w
m
una base di W. Sia v

1
, . . . , v

n
la base di
V

duale di v
1
, . . . , v
n
. Allora v
1
w
1
, . . . , v
n
w
m
` e una base di V
K
W. Per provare che
` e iniettiva basta provare che (v
1
w
1
), . . . , (v
n
w
m
) sono linearmente indipendenti
come vettori di Hom(V

, W). Sia

a
ij
(v
i
w
j
) = 0 (qua 0 ` e il morsmo nullo da V

in
W). Allora per k = 1, . . . , n
0 =

ij
a
ij
(v
i
w
j
)(v

k
) =

ij
a
ij
v

k
(v
i
)w
j
=

ij
a
ij

ik
w
j
=

j
a
kj
w
j
,
e questo implica a
kj
= 0 per ogni k, j essendo w
1
, . . . , w
m
linearmente indipendenti. Pertan-
to ` e iniettiva.
2. ALGEBRA TENSORIALE DI UNO SPAZIO VETTORIALE 5
2. Algebra tensoriale di uno spazio vettoriale
Sia V uno spazio vettoriale nito dimensionale su K. Si denisce T
0
(V ) = K e, per r N,
r > 0,
T
r
(V ) := V
K
. . .
K
V
. .
r
.
Gli elementi di T
r
(V ) si dicono tensori controvarianti di grado r. Similmente per s N si
denisce
T
s
(V ) := T
s
(V

).
Gli elementi di T
s
(V ) si chiamano tensori covarianti di grado s. Si pone poi
T
r
s
(V ) := T
r
(V )
K
T
s
(V ).
DEFINIZIONE 2.1. Lo spazio vettoriale
T(V ) :=

r0
T
r
(V )
si dice lalgebra tensoriale di V .
Lalgebra tensoriale di V

si chiama anche lalgebra tensoriale duale di V , per denizione


T(V

) =

s0
T
s
(V ). Si ha poi lalgebra tensoriale mista
T(V ) :=

r0,s0
T
r
(V )
K
T
s
(V ).
Presi a, b T(V ), se a T
p
(V ) e b T
q
(V ), allora si pu` o denire in modo naturale il
prodotto ab T
p+q
(V ). Pi ` u precisamente, se a =

v
i
1
. . .v
i
p
e se b =

v
j
1
. . .v
j
q
,
si denisce
a b :=

v
i
1
. . . v
i
p
v
j
1
. . . v
j
q
.
La dimostrazione del seguente risultato ` e semplice e viene lasciata per esercizio:
PROPOSIZIONE 2.2. Lalgebra tensoriale T(V ) munita del prodotto ammette una natu-
rale struttura di anello associativo, tale che, per ogni K e a, b T(V ) risulta
(a b) = (a) b = a (b).
Uno spazio vettoriale che abbia una struttura di anello associativo per cui il prodotto per
uno scalare ` e legato al prodotto di elementi dellanello come nella proposizione precedente si
chiama una algebra. Ci ` o giustica la nomenclatura per T(V ).
In modo simile si vede che T(V

) ` e unalgebra. Similmente si pu` o dotare T(V ) della


struttura di algebra ponendo (v
1
w

2
) (v
2
w

2
) = v
1
v
2
w

1
w

2
per v
1
w

2
T
r
s
(V )
e v
2
w

2
T
p
q
(V ).
6
Siano s, r > 0 e siano 0 < i r e 0 < j s. Si denisce una applicazione lineare
c
ij
: T
r
s
(V ) T
r1
s1
(V ), detta contrazione, nel modo seguente (il simbolosignica rimosso):
c
ij
(v
1
. . . v
r
w

1
. . . w

s
) :=
w

j
(v
i
)v
1
. . . v
i
. . . v
r
w

1
. . .

w

j
. . . w

s
ESEMPIO 2.3. Per la Proposizione 1.7 esiste un isomorsmo : T
1
1
(V ) End(V ). Sia
f End(V ) Allora
tr(f) = c
11
(
1
(f)).
Infatti, sia v
1
, . . . , v
n
una base di V e sia v

1
, . . . , v

n
la base di V

duale alla base scelta di


V . Sia M = (a
ij
) la matrice associata a f. Allora
1
(f) =

ij
a
ij
v
i
v

j
, da cui si ha
c
11
(
1
(f)) =

ij
a
ij
c
11
(v
i
v

j
) =

ij
a
ij
v

j
(v
i
) =

ij
a
ij

ij
=

i
a
ii
= tr(f).
3. Algebra Esterna
Fissato r N, denotiamo con (r) il gruppo delle permutazioni su 1, . . . , r.
DEFINIZIONE 3.1. Per (r) deniamo L

: T
r
(V ) T
r
(V ) sugli elementi semplici
tramite
L

(v
1
. . . v
r
) = v
(1)
. . . v
(r)
ed estendiamola per linearit` a.
OSSERVAZIONE 3.2. Lapplicazione L

: T
r
(V ) T
r
(V ) ` e un isomorsmo. Infatti da-
ta una base di T
r
(V ) come nella Proposizione 1.5, si verica facilmente che L

permuta gli
elementi della base.
Dati , (r) si ha
(3.1) L

= L

.
DEFINIZIONE 3.3. Sia r N. Si denisce lapplicazione lineare A
r
: T
r
(V ) T
r
(V )
tramite
A
r
:=
1
r!

(r)
sgn()L

.
Lapplicazione lineare A :=
r0
A
r
: T(V ) T(V ) si chiama lalternatore.
Per denizione A[
T
r
(V )
= A
r
. Osserviamo che per ogni r N e (r) risulta
(3.2) A
r
L

= sgn()A
r
.
3. ALGEBRA ESTERNA 7
Infatti:
A
r
L

=
1
r!

(r)
sgn()L

(3.1)
=
1
r!

(r)
sgn()L

= sgn()
1
r!

(r)
sgn()L

= sgn()
1
r!

(r)
sgn()L

= sgn()A
r
.
PROPOSIZIONE 3.4. Sia A : T(V ) T(V ) lalternatore. Allora A
2
= A. In particolare
ImA = ker(A id) e T(V ) = ker A ImA.
DIMOSTRAZIONE. Per denizione di A, occorre e basta provare che A
2
r
= A
r
per ogni
r N. Ma
A
2
r
= A
r
A
r
=
1
r!

(r)
sgn()A
r
L

(3.2)
=
1
r!

(r)
sgn()sgn()A
r
=
1
r!

(r)
A
r
=
1
r!
r!A
r
= A
r
.
Se w ImA, allora esiste w

T(V ) tale che Aw

= w. Dunque w = Aw

= A
2
w

=
A(Aw

) = Aw che prova che Aw = w. In altri termini A[


ImA
= id e ImA coincide con
lautospazio relativo allautovalore 1. Pertanto ImA ker A = 0 e dunque T(V ) = ker A
ImA.
OSSERVAZIONE 3.5. Se r > n = dimV allora T
r
(V ) ker A. Infatti, sia v
1
, . . . , v
n

una base di V , e sia v


i
1
. . . v
i
r
la base di T
r
(V ) ottenuta al variare di i
1
, . . . , i
r
tra 1 e n.
Proviamo che A(v
i
1
. . . v
i
r
) = 0 per ogni indice. Poich e r > n, esistono almeno due indici
uguali, diciamo i
a
, i
b
. Sia (r) la permutazione che scambia a con b e lascia ssi gli altri
elementi. Per ogni permutazione (r) risulta dunque
L

(v
i
1
. . . v
i
r
) = L

(v
i
1
. . . v
i
r
),
ma le due permutazioni e hanno segno opposto. Pertanto A
r
(v
i
1
. . . v
i
r
) = 0, come
enunciato.
DEFINIZIONE 3.6. Sia r N. Si denisce

r
(V ) := ImA
r
= A(T
r
(V )).
Gli elementi di
r
(V ) si dicono r-forme. Si denisce poi lalgebra esterna di V tramite
(V ) := ImA =

r0

r
(V ).
Per lOsservazione 3.5,
r
(V ) = 0 per r > dimV . In particolare dunque
(V ) =
dimV

r=0

r
(V ).
8
Sia adesso J lideale bilatero di T(V ) generato dagli elementi della forma v v. In altre
parole un elemento di J ` e una combinazione lineare nita di elementi del tipo v
1
. . . v
v . . . v
k
in cui almeno due elementi consecutivi sono uguali.
LEMMA 3.7. ker A = J.
DIMOSTRAZIONE. Ragionando in modo analogo a quanto fatto nellOsservazione 3.5 si
vede che J ker A.
Per provare il viceversa, sia : T(V ) T(V )/J la proiezione canonica che ad un e-
lemento w T(V ) associa la sua classe di equivalenza modulo J. Poich e J ` e un ideale,
T(V )/J possiede una struttura di anello associativo, il cui prodotto denotiamo con , e ` e un
omomorsmo suriettivo di anelli. Dati v, w V , si ha
0 =((v + w) (v + w)) = (v v + v w + w v + w w)
= (v v) + (v w) + (w v) + (w w) = (v) (w) + (w) (v),
da cui segue che (v) (w) = (w) (v).
Pertanto, ssato r N e dati (r) e v
1
, . . . , v
r
V , si ha
(v
(1)
. . . v
(r)
) = (v
(1)
) . . . (v
(r)
)
= sgn()(v
1
) . . . (v
r
) = sgn()(v
1
. . . v
r
).
Ovvero, L

= sgn(). Dunque,
A
r
=
1
r!

(r)
sgn() L

=
1
r!

(r)
sgn()
2
= .
Questo prova che ker A ker = J.
COROLLARIO 3.8. Sia w T(V ) e sia v ker A. Allora w v ker A e v w ker A.
DIMOSTRAZIONE. Infatti per il Lemma 3.7 risulta ker A = J e J ` e un ideale bilatero
(dunque chiuso per moltiplicazione a destra e sinistra nellanello T(V ).
OSSERVAZIONE 3.9. Si noti che A
r
(v
1
. . . v
r
) = 0 se v
i
= v
j
per qualche i ,= j. Infatti,
sia (r) una permutazione tale che (1) = i, (2) = j. Allora per il Lemma 3.7 e per la
(3.2)
0 = A
r
(v
(1)
. . . v
(r)
) = sgn()A
r
(v
1
. . . v
r
).
Si pu` o dare una struttura di anello associativo (di fatto algebra) su (V ) denendo un
prodotto (detto prodotto esterno) nel modo seguente: siano v, w (V ), allora
v w := A(v w).
Si osservi che la denizione ` e ben posta, poich e (V ) = ImA T(V ) e dunque ` e ben denito
a b per a, b (V ). Tale prodotto potrebbe non stare in (V ) e applichiamo dunque A la cui
immagine ` e proprio (V ).
3. ALGEBRA ESTERNA 9
PROPOSIZIONE 3.10. Lo spazio vettoriale (V ) con il prodotto ` e un anello associativo
tale che, per ogni K e a, b (V ) risulta
(a b) = (a) b = a (b).
DIMOSTRAZIONE. Per provare che (V ) ` e un anello associativo, essendo gi` a un gruppo
abeliano rispetto alla somma, occorre e basta provare che a (b c) = (a b) c per a, b, c
(V ) e che valgono le propriet` a distributive rispetto alla somma: a (b + c) = a b + a c
e (a + b) c = a c + b c. Le propriet` a distributive sono di immediata verica poich e ` e
bilineare e A ` e lineare. Per vericare lassociativit` a, si nota che, dati a, b, c (V ) risulta
(3.3) A(A(a b) c) = A(a b c).
Infatti, per la Proposizione 3.4 risulta a b = A(a b) + v con A(v) = 0. Dunque
A(a b c) = A((A(a b) + v) c) = A(A(a b) c) + A(v c),
e A(v c) = 0 per il Corollario 3.8. Similmente
(3.4) A(a A(b c)) = A(a b c).
Dalle (3.3) e (3.4) si ha
a (b c) = A(a A(b c)) = A(a b c) = A(A(a b) c) = (a b) c.
Inne dalla bilinearit` a di e dalla linearit` a di A si verica facilmente che per ogni K e
a, b (V ) vale (a b) = (a) b = a (b).
PROPOSIZIONE 3.11. Lalgebra esterna (V ) ` e isomorfa come anello associativo allanel-
lo T(V )/J.
DIMOSTRAZIONE. Per la Proposizione 3.4, risulta T(V ) = ImA ker A. Pertanto (come
isomorsmo di spazi vettoriali)
(V ) T(V )/ ker A.
Per il Lemma 3.7 si ha ker A = J, e dunque risulta (V ) T(V )/J come spazi vettoriali. Sia
: (V ) T(V )/J tale isomorsmo. Proviamo che ` e anche un isomorsmo di anelli. Per
questo occorre e basta vericare che
(a b) = (a) (b),
per ogni a, b (V ), essendo il prodotto in T(V )/J. Sia : T(V ) T(V )/J. Per
denizione di , si ha (A(a)) = (a). Pertanto
(a b) = (A(a b)) = (a b) = (a) (b) = (A(a)) (A(b)) = (a) (b),
e la dimostrazione ` e conclusa.
PROPOSIZIONE 3.12. Siano a
p
(V ) e b
q
(V ). Allora
a b = (1)
pq
b a.
10
DIMOSTRAZIONE. Poich e ogni elemento di (V ) ` e combinazione lineare di immagini me-
diante A di elementi semplici, occorre e basta provare la proposizione per a = v
1
. . . v
p
e
b = w
1
. . . w
q
.
Osserviamo preliminarmente che, dati v, w V , dalla dimostrazione del Lemma 3.7 si vede
che (v) (w) = (w) (v) in T(V )/J. Essendo T(V )/J (V ) come anelli, per la
Proposizione 3.11 risulta che, dati v, w
1
(V ) si ha v w = w v. Ma allora, utilizzando
lassociativit` a del prodotto ,
(v
1
. . . v
p
)(w
1
. . . w
q
) = v
1
. . . (v
p
w
1
) . . . w
q
= v
1
. . . (w
1
v
p
) . . . w
q
= . . .
= (1)
p
w
1
v
2
. . . v
p
w
2
. . . w
q
= . . .
= (1)
pq
(w
1
. . . w
q
) (v
1
. . . v
p
),
e la dimostrazione ` e conclusa.
COROLLARIO 3.13. Risulta a a = 0 per ogni a
2r+1
(V ).
DIMOSTRAZIONE. Per la proposizione precedente si ha
a a = (1)
(2r+1)
2
a a = a a,
da cui segue a a = 0.
OSSERVAZIONE 3.14. Se
2r
(V ), in generale, ,= 0. Ad esempio, se v
1
, . . . , v
4

sono vettori linearmente indipendenti in V , posto = v


1
v
2
+v
3
v
4
, si ha (si veda il Corollario
3.19)
(v
1
v
2
+ v
3
v
4
) (v
1
v
2
+ v
3
v
4
) = 2v
1
v
2
v
3
v
4
,= 0.
DEFINIZIONE 3.15. Una forma r-multilineare f su V

si dice alternante se per ogni


(r) vale
f(v

(1)
, . . . , v

(r)
) = sgn()f(v

1
, . . . , v

r
).
Chiaramente, linsieme delle forme r-multilineari alternanti su V

forma un sottospazio
dello spazio delle forme r-multilineari su V

. Ricordiamo che T
r
(V ) ` e identicato con lo
spazio delle forme r-multilineari su V

.
TEOREMA 3.16.
r
(V ) T
r
(V ) ` e identicato con il sottospazio delle forme r-multilineari
alternanti su V

. Inoltre, se v
1
, . . . , v
n
` e una base di V , allora v
i
1
. . . v
i
r

1i
1
<...<i
r
n
` e
una base di
r
(V ).
DIMOSTRAZIONE. Poich e gli elementi di
r
(V ) sono combinazione lineare di immagini
mediante Adi elementi semplici, occorre e basta provare che elementi del tipo v
1
. . .v
r
danno
luogo a forme r-multilineari alternanti su V

. Dato (r), ricordando che AL

= sgn()A,
3. ALGEBRA ESTERNA 11
si ha
(v
1
. . . v
r
)(w

(1)
, . . . , w

(r)
) = A(v
1
. . . v
r
)(w

(1)
, . . . , w

(r)
)
=
1
r!

(r)
sgn()(v
(1)
. . . v
(r)
)(w

(1)
, . . . , w

(r)
)
=
1
r!

(r)
sgn()w

(1)
(v
(1)
) . . . w

(r)
(v
(r)
)
=
1
r!

(r)
sgn()w

1
(v
(
1
(1))
) . . . w

r
(v
(
1
(r))
)
=
1
r!

(r)
sgn()L

(v

1
(1)
. . . v

1
(r)
)(w

1
, . . . , w

r
)
= A(v

1
(1)
. . . v

1
(r)
)(w

1
, . . . , w

r
) = sgn(
1
)A(v
1
. . . v
r
)(w

1
, . . . , w

r
)
= sgn()(v
1
. . . v
r
)(w

1
, . . . , w

r
),
pertanto v
1
. . . v
r
` e una forma alternante.
Proviamo adesso che ogni forma r-multilineare alternante su V

proviene da una r-forma


di V . Per farlo, osserviamo preliminarmente che v
i
1
. . . v
i
r

1i
1
<...<i
r
n
` e una base di

r
(V ). Infatti, poich e v
i
1
. . . v
i
r
al variare di i
1
, . . . , i
r
in 1, . . . , n formano una base
di T(V ), la loro immagine mediante A
r
` e un insieme di generatori di
r
(V ). Ma, dato che
A
r
(v
i
1
. . . v
i
r
) = 0 se i
l
= i
m
per qualche i ,= m (per lOsservazione 3.9) e dato che
A
r
L

= sgn()A
r
, risulta che in effetti v
i
1
. . . v
i
r

1i
1
<...<i
r
n
` e un insieme di generatori
di
r
(V ). Per provare che tali elementi sono linearmente indipendenti, supponiamo che

1i
1
<...<i
r
n

i
1
...i
r
v
i
1
. . . v
i
r
= 0.
Sia v

1
, . . . , v

n
la base di V

duale di v
1
, . . . , v
n
. Fissati 1 k
1
< . . . < k
r
n, si ha
0 =

1i
1
<...<i
r
n

i
1
...i
r
v
i
1
. . . v
i
r
(v

k
1
, . . . , v

k
r
)
=

1i
1
<...<i
r
n

i
1
...i
r
v

k
1
(v
i
1
) . . . v

k
r
(v
i
r
) =

1i
1
<...<i
r
n

i
1
...i
r

k
1
i
1
. . .
k
r
i
r
=
k
1
...k
r
.
Ci ` o prova che v
i
1
. . . v
i
r

1i
1
<...<i
r
n
sono linearmente indipendenti.
Sia ora una forma r-multilineare alternante su V

. Per 1 k
1
< . . . < k
r
n poniamo
a
k
1
...k
r
:= (v

k
1
, . . . , v

k
r
). Si noti che, poich e la forma ` e alternante, per ogni i
1
, . . . , i
r

1, . . . , n si ha
(v

i
1
, . . . , v

i
r
) =
_
0 se l ,= m tali che i
l
= i
m
sgn()a
k
1
...k
r
se (r) : (i
j
) = k
j
e 1 k
1
< . . . < k
r
n
12
Poniamo ora f := r!

1k
1
<...<k
r
n
a
k
1
...k
r
v
k
1
. . . v
k
r
. Siano i
1
, . . . , i
r
1, . . . , n ssati.
Si osservi che se i
l
= i
m
per qualche m ,= l, allora f(v

i
1
, . . . , v

i
r
) = 0. Supponiamo dunque
i
l
,= i
m
per l ,= m. Allora esistono unici degli indici 1

k
1
< . . . <

k
r
n ed esiste una unica
permutazione (r) tale che (

k
j
) = i
j
(j = 1, . . . , r). Pertanto:
f(v

i
1
, . . . , v

i
r
) = r!

1k
1
<...<k
r
n
a
k
1
...k
r
v
k
1
. . . v
k
r
(v

i
1
, . . . , v

i
r
)
= r!

1k
1
<...<k
r
n
a
k
1
...k
r
A(v
k
1
. . . v
k
r
)(v

i
1
, . . . , v

i
r
)
= r!

1k
1
<...<k
r
n
a
k
1
...k
r
1
r!

(r)
sgn()v

i
1
(v
(k
1
)
) . . . v

i
r
(v
(k
r
)
)
= r!

1k
1
<...<k
r
n
a
k
1
...k
r
1
r!

(r)
sgn()
i
1
(k
1
)
. . .
i
r
(k
r
)
= r!a

k
1
...

k
r
1
r!
sgn( )
= sgn( )a

k
1
...

k
r
.
Pertanto f = (essendo uguali sugli elementi di una base di V

ed essendo multilineari). Ci ` o
prova il teorema.
OSSERVAZIONE 3.17. Nel corso della dimostrazione precedente si ` e visto che, se a

p
(V ), b
q
(V ) allora
a b(w

1
, . . . , w

p+q
) =
1
(p + q)!

(p+q)
sgn()a(w

(1)
, . . . , w

(p)
)b(w

(p+1)
, . . . , w

(p+q)
)
Come corollario immediato del teorema precedente si ha il calcolo della dimensione dello
spazio delle r-forme:
COROLLARIO 3.18. Sia V uno spazio vettoriale di dimensione n su K. Allora per 0 r
n si ha dim
r
(V ) =
_
n
r
_
. Inoltre dim(V ) = 2
n
.
COROLLARIO 3.19. Siano v
1
, . . . , v
r
V . Allora v
1
, . . . , v
r
sono linearmente indipen-
denti se e solo se v
1
. . . v
r
,= 0 in
r
(V ).
DIMOSTRAZIONE. Se v
1
, . . . , v
r
sono linearmente indipendenti allora si pu` o completare
linsieme ad una base di V e dunque per il teorema precedente v
1
. . . v
r
` e un elemento di una
base di
r
(V ) e pertanto non ` e zero. Viceversa, supponiamo che v
1
, . . . , v
r
siano linearmente
dipendenti. A meno di cambiare lordine possiamo supporre v
1
=

r
j=2

j
v
j
. Ma allora
v
1
. . . v
r
=
r

j=2

j
v
j
v
2
. . . v
r
= 0
poich e, per j = 2, . . . , n, si ha
v
j
v
2
. . . v
r
= v
j
v
j
v
2
. . . v
j
. . . v
n
= A(v
j
v
j
v
2
. . . v
j
. . . v
n
) = 0
4. ALGEBRA SIMMETRICA 13
per la Proposizione 3.12 e il Lemma 3.7.
Sia adesso f : V V una applicazione lineare. Come visto in precedenza f si estende ad
un endomorsmo (che chiamiamo sempre f : T(V ) T(V )) che ` e anche un omomorsmo di
anelli. Pertanto denisce un omomorsmo T(V ) T(V )/J (V ) tramite la composizione
f. Ora, f(v v) := f(v) f(v). Pertanto f(J) J. E dunque f denisce un
omomorsmo di anelli (che denotiamo sempre con la stessa lettera) f : (V ) T(V )/J
T(V )/J (V ). In altri termini sugli elementi semplici f ` e denita da
f(v
1
. . . v
r
) = A(f(v
1
) . . . f(v
r
)) = f(v
1
) . . . f(v
r
).
PROPOSIZIONE 3.20. Sia f : V V una applicazione lineare. Se v
1
, . . . , v
n
` e una base
di V e M ` e la matrice associata ad f in tale base, risulta
f(v
1
. . . v
n
) = det(M)v
1
. . . v
n
.
DIMOSTRAZIONE. Sia M = (a
ij
). Dunque
f(v
1
. . . v
n
) = f(v
1
) . . . f(v
n
) =
_
n

h=1
a
h1
v
h
_
. . .
_
n

h=1
a
hn
v
h
_
=
n

h
1
,...,h
n
=1
a
h
1
1
. . . a
h
n
n
v
h
1
. . . v
h
n
=

(n)
sgn()a
(1)1
. . . a
(n)n
v
1
. . . v
n
.

COROLLARIO 3.21. Sia v


1
, . . . , v
n
una base di V . Siano w
1
, . . . , w
n
V . Supponiamo
che w
j
=

n
i=1
a
ij
v
i
. Sia M = (a
ij
). Allora w
1
. . . w
n
= det(M)v
1
. . . v
n
.
DIMOSTRAZIONE. Si ponga f : V V denita tramite f(v
j
) = w
j
per j = 1, . . . , n e si
estenda a V per linearit` a. Il risultato segue allora dalla proposizione precedente.
4. Algebra Simmetrica
DEFINIZIONE 4.1. Sia r N. Si denisce lapplicazione lineare S
r
: T
r
(V ) T
r
(V )
tramite
S
r
:=
1
r!

(r)
L

.
Lapplicazione lineare S :=
r0
S
r
: T(V ) T(V ) si chiama il simmetrizzatore.
PROPOSIZIONE 4.2. Valgono le seguenti propriet` a:
(1) S
r
L

= L

S
r
= S
r
per ogni (r).
(2) S
2
= S
(3) S
r
A
r
= A
r
S
r
= 0 per r 2.
14
DIMOSTRAZIONE. (1) ` e ovvia. (2) segue subito da (1) poich e
S
r
S
r
=
1
r!

(r)
L

S
r
=
1
r!

(r)
S
r
= S
r
.
Per la (3), si ha
S
r
A
r
=
1
r!

(r)
sgn()S
r
L

(1)
=
1
r!

(r)
sgn()S
r
= S
r
1
r!

(r)
sgn() = 0,
dove si ` e usato il fatto che per r 2 il numero delle permutazioni pari ` e uguale al numero delle
permutazioni dispari e pertanto

(r)
sgn() = 0. Similmente si prova che A
r
S
r
= 0.
OSSERVAZIONE 4.3. Per r = 1 risulta A
1
(v) = S
1
(v) = v.
COROLLARIO 4.4. T(V ) = ImS ker S. Inoltre ImS = ker(S id).
DIMOSTRAZIONE. Dalla (2) della proposizione precedente si ha S
2
= S. La prova ` e quindi
del tutto analoga a quella della Proposizione 3.4 e la omettiamo.
Sia / lideale bilatero di T(V ) generato dagli elementi della forma v w. In altri termini,
/ ` e lideale bilatero generato da ImA
2
=
2
(V ) in T(V ).
LEMMA 4.5. ker S = /.
DIMOSTRAZIONE. Largomento ` e simile a quello della prova del Lemma 3.7 e quindi ne
diamo velocemente lidea. Si vede facilmente che / ker S.
Per il viceversa, sia : T(V ) T(V )// la proiezione canonica e sia la moltiplicazione
in T(V )//. Dalla
0 = (v w) = (A(v w)) =
1
2
((v w) (w v)),
si ricava che T(V )// ` e un anello commutativo. Da cui S = e pertanto ker S /.
DEFINIZIONE 4.6. Sia r N. Si denisce
S
r
(V ) := ImS
r
= S(T
r
(V )).
Gli elementi di S
r
(V ) si dicono r-tensori simmetrici. Si denisce poi lalgebra simmetrica di
V tramite
S(V ) := ImS =

r0
S
r
(V ).
Si pu` o denire un prodotto su S(V ) tramite
a b := S(a b),
essendo a, b S(V ).
Utilizzando il Lemma 4.5 si prova il seguente risultato similmente a quanto fatto per lalter-
natore:
4. ALGEBRA SIMMETRICA 15
TEOREMA 4.7. Il prodotto rende S(V ) un anello associativo commutativo, isomorfo a
T(V )//.
In modo simile a quanto fatto per le r-forme, si pu` o dimostrare che gli r-tensori simmetrici
coincidono con le forme r-multilineari simmetriche su V

. Dove, una forma r-multilineare f


su V

si dice simmetrica se f(v

(1)
, . . . , v

(r)
) = f(v

1
, . . . , v

r
) per ogni (r). Pertanto:
TEOREMA 4.8. S
r
(V ) T
r
(V ) ` e identicato con il sottospazio delle forme r-multilineari
simmetriche su V

. Inoltre, se v
1
, . . . , v
n
` e una base di V , allora v
i
1
. . . v
i
r

1i
1
...i
r
n
` e una base di S
r
(V ).
Come conseguenza si ha che dimS
r
(V ) =
_
n+r1
r
_
e che S(V ) ha dimensione innita.
Dalla Propriet` a (3) della Proposizione 4.2 segue anche che (V ) ker S e S(V ) ker A,
ma, per r 3, ker S
r
` e strettamente pi ` u grande di
r
(V ). Infatti ker S
r
contiene elementi del
tipo v wu. . . u che non stanno in
r
(V ). Similmente ker A
r
` e strettamente pi ` u grande
di S
r
(V ). Per r = 2 invece ker S
2
=
2
(V ) (per il Lemma 4.5) e dunque:
PROPOSIZIONE 4.9. T
2
(V ) =
2
(V ) S
2
(V ).
Pertanto, tenuto conto che le 2-forme corrispondono a forme bilineari alternanti su V

e i
2-tensori simmetrici corrispondono a forme bilineari simmetriche su V

, si ha che ogni forma


bilineare su V

si pu` o scrivere in modo unico come somma diretta di una forma bilineare alter-
nante e di una forma bilineare simmetrica (ma lo stesso non vale per forme r-multilineari su V

con r 3).
Ricordiamo che un polinomio omogeneo di grado k su V ` e una funzione p : V K
tale che per ogni v
1
, . . . , v
k
V ssati, per t
1
, . . . , t
k
R, la funzione R
k
(t
1
, . . . , t
k
)
p(t
1
v
1
+. . . +t
k
v
k
) ` e un polinomio, e che p(v) =
k
p(v) per ogni v V e K. Linsieme
dei polinomi omogenei di grado k su V (compreso il polinomio identicamente nullo che ` e
omogeneo di ogni grado) si indica con P
k
(V ) ed ` e in modo naturale uno spazio vettoriale su K.
Deniamo
P(V ) :=

k0
P
k
(V ).
Allora P(V ) ammette una naturale struttura di anello associativo commutativo tramite
(p q)(v) := p(v)q(v) v V, p, q P(V ).
TEOREMA 4.10. S(V

) ` e isomorfo come anello a P(V ).


DIMOSTRAZIONE. Deniamo : T(V

) P(V ) nel modo seguente. Dato w T


r
(V

),
ricordiamo che w pu` o essere visto come una forma r-multilineare su (V

= V . Dunque
possiamo denire (w) P(V ) tramite
(w)(v) := w(v, . . . , v).
Poich e w ` e r-multilineare, ` e chiaro che (w) P
r
(V ) e si verica facilmente che ` e un
morsmo di anelli. Asseriamo che (S(w)) = (w) (il che prova che ker S ker ). Infatti,
16
sugli elementi semplici si ha
(S
r
(w

1
. . . w

r
))(v) =
1
r!

(r)
w

(1)
. . . w

(r)
(v, . . . , v)
=
1
r!

(r)
w

(1)
(v) . . . w

(r)
(v) = w

1
(v) . . . w

r
(v) = (w

1
. . . w

r
)(v).
Daltra parte, se p P
r
(V ), ssati v
1
, . . . , v
r
V , espandiamo rispetto a t
1
, . . . , t
r
le-
spressione p(t
1
v
1
+ . . . + t
r
v
r
). Poich e p ` e omogeneo di grado r si ottiene:
p(t
1
v
1
+ . . . + t
r
v
r
) =

j
1
+...+j
r
=r
T
j
1
...j
r
(v
1
, . . . , v
r
)t
j
1
1
. . . t
j
r
r
Poniamo allora
(4.1) (p)(v
1
, . . . , v
r
) :=
1
r!
T
1...1
(v
1
, . . . , v
r
).
Verichiamo che (p) ` e r-multilineare. Per farlo, ssiamo una base e
1
, . . . , e
n
di V . Allora
possiamo scrivere
p(x
1
e
1
+ . . . + x
n
e
n
) =

i
1
+...+i
n
=r
a
i
1
...i
n
x
i
1
1
. . . x
i
n
n
,
essendo a
i
1
...i
n
K. Si ha pertanto v
j
=

n
i=1

ij
e
i
per opportuni
ij
K. Dunque
t
1
v
1
+ . . . + t
r
v
r
=
n

i=1
_
r

j=1
t
j

ij
_
e
i
,
da cui si ha
p(t
1
v
1
+ . . . + t
r
v
r
) = p
_
n

i=1
_
r

j=1
t
j

ij
_
e
i
_
=

i
1
+...+i
n
=r
a
i
1
...i
n
_
r

j=1
t
j

1j
_
i
1
. . .
_
r

j=1
t
j

nj
_
i
n
.
Da qui segue facilmente che per ogni ssato j = 1, . . . , r, il coefciente di t
1
. . . t
r
` e lineare in

ij
per i = 1, . . . , n. Questo signica esattamente che (p) ` e r-multilineare.
Verichiamo adesso che, se p P
k
(V ) allora ((p)) = p. Infatti, dato v V si ha
((p))(v) = (p)(v, . . . , v). Per denizione r!(p)(v, . . . , v) ` e il coefciente di t
1
. . . t
r
nella espansione di p(t
1
v + . . . + t
r
v). Per lomogeneit` a si ha:
p(t
1
v + . . . + t
r
v) = p((t
1
+ . . . + t
r
)v) = (t
1
+ . . . + t
r
)
r
p(v),
da cui segue subito che il coefciente di t
1
. . . t
r
` e r!p(v) e pertanto ((p))(v) = p(v).
Questo prova che ` e suriettiva ed ` e pertanto un isomorsmo da T(V )/ ker P(V ), la
cui inversa ` e data da .
4. ALGEBRA SIMMETRICA 17
Per concludere la dimostrazione, visto che sappiamo gi` a che ker S ker , occorre e basta
provare che ker ker S.
A tal ne, verichiamo che si ha ((w)) = w se w S
r
(V

). Utilizzando la multilinear-
it` a di w si ha
(w)(t
1
v
1
+ . . . + t
r
v
r
) = w(t
1
v
1
+ . . . + t
r
v
r
, . . . , t
1
v
1
+ . . . + t
r
v
r
)
=

i
1
+...+i
r
=r
t
i
1
1
. . . t
i
r
r
w(v
i
1
, . . . , v
i
r
).
Da cui, il termine T
1...1
(v
1
, . . . , v
r
), per la simmetria di w, ` e dato da
T
1...1
(v
1
, . . . , v
r
) =

(r)
w(v
(1)
, . . . , v
(r)
) = r!w(v
1
, . . . , v
r
).
Pertanto ((w)) = w se w S
r
(V

).
La formula (4.1) si dice formula di polarizzazione.