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DATI EPIDEMIOLOGICI CORRENTI

(parte prima)

Dr. Francesco Tisano

DATI EPIDEMIOLOGICI CORRENTI
Con il termine “dati correnti” si intendono tutti i dati presenti nei diversi flussi informativi che di norma transitano dalle Aziende AASSLL verso gli organi superiori (Regione, Ministero, ISTAT)
Servizi Amministrativi periferici

Approvvigionamenti

Elaborazione centrale Day Hospital

Denunce e notifiche Ricoveri Cartella clinica e SDO
SDO

DATI EPIDEMIOLOGICI CORRENTI I flussi informativi correnti rappresentano i flussi routinari o continui all'interno del Sistema Sanitario Nazionale la cui attivazione è in genere prevista da norme di legge nazionali oppure norme/delibere a livello locale. Talora possono essere attivati sulla base di accordi tra istituzioni, in questa circostanza non tanto per ragioni normative, ma per ragioni scientifiche o di ricerca. La raccolta dei dati tramiti i flussi correnti soddisfa il debito informativo ai diversi livelli del Sistema Sanitario, sia esso aziendale, regionale, nazionale.

DATI EPIDEMIOLOGICI CORRENTI
I dati raccolti dai flussi correnti sono registrati alla fonte utilizzando strumenti standardizzati , come per esempio:
la SDO (Scheda di dimissione ospedaliera), la scheda ISTAT D4-D4bis (Scheda di morte oltre ed entro l’anno
di vita),

la scheda ISTAT D11 (abortività spontanea), la scheda ISTAT D12 (Interruzione volontaria della gravidanza), il Modello 15 (malattie Infettive), il Certificato di assistenza al parto (CeDAP)

e trasmesse agli organi centrali (ISTAT/ISS/Ministero della salute) attraverso le strutture le riferimento delle ASL e delle regioni.

DATI EPIDEMIOLOGICI CORRENTI
A fronte della necessità di mantenere in tutto il Paese un identico background informativo le regioni possono aggiungere, agli strumenti standard di riferimento, nuove variabili da rilevare in relazione alle specifiche esigenze informative e conoscitive. Pur trattandosi di flussi implementati non esclusivamente per ragioni epidemiologico-statistiche, ma anche per scopi amministrative/gestionali e pur essendo la loro compilazione percepita spesso come un adempimento burocratico, rappresentano però la base della descrizione dell’attività sanitaria e la base degli studi epidemiologici descrittivi e possono costituire, sollevando delle ipotesi causali, il presupposto per effettuare studi analitici (caso controllo, coorte o studi di qualità, studi correlazione geografica). La conoscenza di questi flussi, la loro corretta gestione sia sul piano quantitativo che su quello qualitativo rappresentano pertanto delle necessità sia per il programmatore ed il dirigente sanitario che per ogni operatore.

Dalla realtà all’azione
Mondo reale
(raccolta, codifica)

Dati Informazione Azione
(analisi, interpretazione, presentazione)

(politica, coinvolgimento)

DATI EPIDEMIOLOGICI CORRENTI
QUALI INFORMAZIONI CI DANNO?

1. I bisogni di salute: da chi vengono espressi, la loro natura e complessità (chi, cosa, quando, dove, perché …) 2. Le risorse disponibili per affrontare il bisogno espresso 3. Il controllo della spesa sostenuta 4. Il monitoraggio delle tendenze della domanda e dell’offerta

DATI EPIDEMIOLOGICI CORRENTI

UTILIZZO AMMINISTRATIVO NORMATIVO

SORVEGLIANZA EPIDEMIOLOGIA RICERCA

UTILIZZO INTEGRATO: REQUISITI

DATI EPIDEMIOLOGICI CORRENTI
REQUISITI

• • • • • • •

ACCURATEZZA COMPLETEZZA TEMPESTIVITA’ CONFRONTABILITA’ ATTENZIONE ALL’ANALISI E ALL’UTILIZZO ORIENTAMENTO ALLA POPOLAZIONE FLESSIBILITA’ NELLA UTILIZZAZIONE

FLUSSI INFORMATIVI
CENSIMENTO

Fonte dati molto importante in quanto permette: Il conteggio della popolazione e la rilevazione delle sue caratteristiche strutturali, l’aggiornamento e la revisione delle anagrafi, la determinazione della popolazione legale necessaria sia ai fini giuridici generali sia a fini elettorali, la raccolta di informazioni sulla consistenza numerica e sulle caratteristiche strutturali delle abitazioni e degli edifici.

CENSIMENTO

SI EFFETTUA OGNI 10 ANNI
La modalità di raccolta dati prevede la distribuzione di questionari dopo la pubblicizzazione dell’evento. Garantisce una lettura del territorio secondo criteri uniformi e rappresenta la base necessaria per realizzare indagini campionarie e rilevazioni.

FLUSSI INFORMATIVI
ReNCaM

• Registro Nominativo delle Cause di Morte • Certificazione di decesso • Scheda ISTAT

ReNCaM

La “rilevazione delle cause di morte” viene effettuata dall’ISTAT attraverso modelli diversificati a seconda che la morte sia avvenuta nel primo anno di vita o oltre il primo anno.
PARTE A Notizie relative al decesso Medico curante PARTE B Notizie demografiche e sociali Ufficiale di Stato Civile

CAUSA INIZIALE La malattia (es.: arteriosclerosi polidistrettuale) o lesione o traumatismo che avvia il concatenamento di eventi morbosi che conduce direttamente alla morte oppure l’insieme delle circostanze dell’accidente o della violenza che hanno provocato la lesione traumatica mortale (la causa iniziale di morte è quella utilizzata per fare confronti internazionali).

CAUSE INTERMEDIE Eventuali complicazioni o successioni morbose della malattia o lesione o traumatismo indicata come causa iniziale (es.: severa vasculopatia cerebrale).

CAUSA TERMINALE Malattia o stato morboso che ha provocato direttamente il decesso (es.: emorragia cerebrale) e NON la modalità o il meccanismo di azione (es. arresto cardiaco).

ALTRI STATI MORBOSI RILEVANTI Stati morbosi o lesioni rilevanti che NON fanno parte della sequenza causa iniziale-intermedia-terminale, ma che hanno, a giudizio del medico certificatore , contribuito al decesso (es. diabete mellito ).

FLUSSO INFORMATIVO DEI DATI DI MORTALITA’
MEDICO CHE CONSTATA LA MORTE
NOTIZIE SANITARIE SCHEDE DI MORTE

UFFICIALE DI STATO CIVILE DEL COMUNE
NOTIZIE ANAGRAFICHE

REGIONE

ASP

PREFETTUR A ISTAT

La “rilevazione delle cause di morte” viene effettuata ai fini statistico-epidemiologici

per questo uso non è possibile servirsi del certificato così com’è , poiché esistono decine di migliaia di termini medici e le loro possibili combinazioni sono quindi molti milioni. E’ necessaria la codifica , (scegliere fra le patologie indicate dal medico certificatore quella che viene definita come causa iniziale e trasformare questa patologia in un codice). Il risultato deve essere riproducibile
la Classificazione Internazionale delle Malattie, Traumatismi e Cause di Morte - IX Revisione ( ICD-9)

Esempi tratti da ICD-IX ISTAT
Esempio 1 1. 2. 3. 4. Causa iniziale: Senilità Causa intermedia o complicazione: ========= Causa terminale: Infarto del miocardio (410) Altri stati morbosi rilevanti:=======

Esempio 2 1.Causa iniziale: Marasma senile 2.Causa intermedia o complicazione: Anoressia (783.0) 3.Causa terminale: Shock 4.Altri stati morbosi rilevanti: ============

FLUSSI INFORMATIVI
CeDAP

I criteri generali sono stati dettati dal Ministero della Salute con Decreto 16 luglio 2001 n. 349 e le modalità di attuazione sono indicate dalla Circolare ministeriale n. 15 del 19/12/2001 del Ministero della Salute.

FLUSSI INFORMATIVI
CeDAP
Il Certificato di Assistenza al Parto (CedAP) fornisce informazioni di carattere sanitario, epidemiologico e socio-demografico attraverso la rilevazione degli eventi di nascita, di natimortalità e di nati affetti da malformazioni, dati rilevanti ai fini della sanità pubblica, necessari per la programmazione sanitaria nazionale e regionale.

garantisce un monitoraggio sistematico delle nascite per gli aspetti sanitari e demografici.
Consente la raccolta di tutte le informazioni sull’evento nascita separando i dati anagrafici da quelli sanitari Contiene un insieme minimo di informazioni socio – demografiche utili ai fini delle valutazioni epidemiologiche

CeDAP

trasmissione raccolta dati a livello regionale livello centrale (al Ministero della Salute e poi all’ISTAT).

Il certificato deve essere redatto, su una scheda appositamente predisposta, non oltre il decimo giorno dalla nascita, a cura dell’ostetrica/o o del medico che ha assistito al parto, o del medico responsabile dell’unità operativa in cui è avvenuta la nascita,
Nel caso di nati morti e/o in presenza di malformazioni del feto, nel certificato sono rilevate specifiche informazioni a cura del medico accertatore.

CeDAP

• L’originale cartaceo del certificato viene conservato presso la DIREZIONE SANITARIA dell’Istituto di Cura, Pubblico o Privato, in cui è avvenuto il parto. • Sarà cura del Direttore Sanitario trasmettere (unicamente in forma elettronica), le informazioni contenute nel CeDAP all’ AZIENDA USL competente per territorio, con cadenza almeno trimestrale, entro il mese successivo alla conclusione del trimestre.

CeDAP

Gli archivi dell’AZIENDA ASL sono trasmessi all’ ASSESSORATO, che ne valuta la completa e corretta compilazione da parte delle strutture territoriali e invia i dati al MINISTERO DELLA SANITA ’.

Questo a sua volta trasmette i dati all’ ISTAT
L’Ufficio di Direzione Statistica ha realizzato il 7° Rapporto sull’evento nascita in Italia.

1. La rilevazione 2008, con un totale di 551 punti nascita, presenta una migliore copertura rispetto agli anni precedenti: ben il 48% di schede in più rispetto al 2002, un numero di parti pari al 96,6% di quelli rilevati con la Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO) ed un numero di nati vivi pari al 95,8% di quelli registrati presso le anagrafi comunali nello stesso anno. La qualità dei dati risulta buona per gran parte delle variabili, sia in termini di correttezza che di completezza.

Confronto fra numero di schede CeDAP pervenute e numero di parti rilevati attraverso la scheda di dimissione ospedaliera (SDO)

Alcuni indicatori demografici

Tasso di fecondità totale: è la somma dei tassi specifici di fecondità, dove il tasso specifico di fecondità all’età X è il rapporto tra numero di nati vivi da donne di età X e l'ammontare della popolazione residente femminile (in età feconda 15-49) della stessa età per 1.000 Tasso di natalità: numero di nati vivi ogni 1.000 residenti

Tasso di mortalità infantile: numero di decessi entro il primo anno di vita ogni 1.000 nati vivi Tasso di mortalità neonatale: numero di decessi entro il primo mese di vita ogni 1.000 nati vivi

Sono stati rilevati 1.543 nati morti corrispondenti ad un tasso di natimortalità, pari a 2,79 nati morti ogni 1.000 nati, e 4.517 nati con malformazioni.

Distribuzione regionale dei parti secondo il luogo dove essi avvengono

L’88,4% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici, l’11,4% nelle case di cura e solo 0,2% altrove. Naturalmente nelle Regioni in cui è rilevante la presenza di strutture private accreditate rispetto alle pubbliche le percentuali sono sostanzialmente diverse.

Nel 2008, il 16,9% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana. Tale fenomeno è più diffuso al centro nord dove quasi il 20% dei parti avviene da madri non italiane; in particolare, in Emilia Romagna, quasi un quarto delle nascite e riferito a madri straniere. Le aree geografiche di provenienza più rappresentative, sono quella dell’Africa (27,2%) e dell’Unione Europea (25,6%). Le madri di origine Asiatica e Sud Americana sono rispettivamente il 17,8% ed il 9,1% di quelle non italiane.

L’età media della madre è di 32,4 anni per le italiane mentre scende a 28,9 anni per le cittadine straniere. I valori mediani sono invece di 32,2 anni per le italiane e 28,2 anni per le straniere.

Distribuzione dei parti secondo il titolo di studio, lo stato civile e l’età della madre

Si conferma il ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica. In media, il 37,8% dei parti avviene con taglio cesareo, con notevoli differenze regionali. Rispetto al luogo del parto si registra un’elevata propensione all’uso del taglio cesareo nelle case di cura accreditate in cui si registra tale procedura in circa il 60,5% dei parti contro il 34,8% negli ospedali pubblici. Il parto cesareo è più frequente nelle donne con cittadinanza italiana rispetto alle donne straniere, nel 28,4% dei parti di madri straniere si ricorre al taglio cesareo mentre si registra una percentuale del 39,8% nei parti di madri italiane.