You are on page 1of 18

Linguistica generale

11.10.12 Ci occupiamo di dinamiche della comunicazione. Come mai eventi fisici, suoni, possono veicolare messaggi e sensi? autocoscienza dei parlanti, portiamo a consapevolezza l'azione del parlare. Come colleghiamo eventi semiotici e non semiotici? Molto ci che noi comunichiamo senza dirlo. A: "I denti!" B: "Non ancora finito" (scambio di battute dialogiche) Uno dei due genitori dice al piccolo che ora di andare a letto. Molto pi di quel che si dice non detto! ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~ ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~ 18.10.12

Se le lingue sono cos diverse tra loro, dove sta una dimensione comune? La linguistica generale l'autocoscienza dei parlanti. Individuiamo il nostro oggetto di interesse in quegli eventi numerosissimi che definiamo "eventi comunicativi". Circoscriviamo un gruppo di eventi e osserviamo la dinamica che sta alla base di questi eventi che si producono e vengono prodotti e realizzati per comunicare. Ci occupiamo del linguaggio umano. Ci occupiamo di questa facultas che hanno i parlanti di produrre eventi comunicativi. Perch comunicativi? Perch servono per comunicare e che privilegiano come strumento le lingue storico-naturali. (?????) Il fenomeno della comunicazione cos vasto che si pu sovrapporre all'umanit. un fenomeno coesteso all'umanit.

La vita umana intessuta di comunicazione. Ad esempio: di comunicazione vive la democrazia, si fonda su costruzione del consenso, e il consenso si costruisce attraverso la comunicazione. Anche l'educazione vive e si fonda su comunicazione, una comunicazione pedagogica intergenerazionale. Pervasivit della comunicazione: dalla prima agor del mondo antico alla nuova agor senza frontiere di internet, notiamo quanto la comunicazione sia diventata pervasiva e ci raggiunga nelle nostre case. Ma la comunicazione verbale non solo cos capillare e cos pervasiva, ma anche caratterizzata da Complessit. Coinvolge dimensioni linguistiche e semiotiche. Si comunica attraverso abiti, acconciatura, arte, ecc., si comunica attraverso parola ma anche attraverso

simboli. Coinvolge anche dimensioni psico-socio-culturali (individui parlanti vivono in una societ e comunicazione influenza la psiche e la cultura). Questi eventi comunicativi permettono di intrecciare azioni tra umani. Collega soggetti individuali e sociali. I soggetti parlanti appartengono a speech communities, a una certa comunit linguistica, e questo inscindibile dall'appartenere a una cultura. Se noi osserviamo lo sviluppo della tecnologia evidente quanto la comunicazione abbia potuto fruire di questo sviluppo tecnologico: la comunicazione coinvolge anche la dimensione tecnologica.

- C: la comunicazione interpella---->
comunit scientifica che si riferisce a scienze umane (psicologia, sociologia,

antropologia) ----> comunit che si riferisce a scienze linguistico - semiotiche (noi ci colloquiamo qua) ----> scienze tecnologiche Comunicazionista: sa intervenire quando la comunicazione va in crisi perch conosce segreti della comunicazione. Quando comunicazione va in crisi? Va in crisi quando vengono violate le leggi che devono essere rispettate perch il messaggio abbia senso. Vediamo le ragioni per cui nascono le insensatezze. Il primo requisito che deve avere un messaggio per essere sensato il rapporto con la realt. Se parliamo di qualcosa che non realt come se fosse reale, l'enunciato non n vero n falso. Ad esempio: "Oggi nevica", e sarebbe un

enunciato falso, dire vero o falso sono giudizi opposti su uno stato di cose reale. Quando invece non c' realt di cui si parla l'enunciato non n vero n falso. Esempio di Rigotti in metro con un tizio che gli dice "mio cugino farmacista". vero o falso? irrilevante. Perch un messaggio abbia senso deve creare coinvolgimento. Messaggi per essere sensati devono essere pertinenti, devono essere caratterizzati da relevance (Debora Tannen). La comunicazione quindi va in crisi quando vengono destituiti i due fondamenti della sensatezza: - il rapporto con la realt (esempio dello scapolo, che dice "mia moglie cucina molto bene") - il rapporto con l'interlocutore (esempio del cugino farmacista) ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~ 19.10.12

La comunicazione e la logica del munus


Riprendiamo gli eventi comunicativi e cerchiamo di addentrarci nella natura e nella dinamica di questi eventi comunicativi. Cos' la comunicazione? Le definizioni sono riconducibili a due tipologie, in base allo sguardo nei confronti della comunicazione: definita in modo INDUTTIVO o DEDUTTIVO. Proviamo a entrare in ambito matematico: come possiamo definire i numeri pari? Potremmo definirli elencandoli, oppure dicendo che 2x = y, attraverso una "grammatica", una regola, un meccanismo che applicato ci da tutti i numeri pari. (deduttivo) In alcuni casi la comunicazione viene

definita elencando tutti gli atti comunicativi. Chi procede cos procede in modo induttivo. Modo deduttivo: definirla descrivendo il modello e il meccanismo che sta dietro. Anche in ambito comunicativo si cerca di definire il meccanismo nascosto sotteso a questo fenomeno per cui eventi fisici come una raffica di suoni diventano veicolo portatore di elementi non fisici, di contenuti dell'autocoscienza. Questi due approcci (induttivo e deduttivo) sono due sguardi complementari, prima si elencano i diversi casi e poi si cerca di scoprire il meccanismo che sta dietro. Analizziamo la parola "comunicazione": deriva dal latino "com-munico", communio, communis. Da queste prime tre parole vediamo che la comunicazione ha a che fare con il mettere qualcosa in comune. In tedesco il "cum" espresso con il "mit", "mit-teilen", e in russo "s-oobat". Questo ci dice che la comunicazione una

attivit che ha a che fare con la relazione, la relazionalit. Se la comunicazione un'attivit che crea nesso e legame questo vuol dire che c' una differenza. Perch ci possa essere comunicazione necessario che ci siano delle diversit, dei soggetti diversi che entrano in relazione tra loro. In latino: "communico tecum mensam meam", comunico con te la mia mensa, i latini usavano "communicatio bonorum" ovvero la comunicazione per scambiare i beni. "Munus": dono, compito. una radice nascosta che ritroviamo in matrimonium, patrimonium, municipium, munifico, remunerare, munire, munizione, tutta un'area lessicale in cui c' questa radice. Perch una stessa parola come munus pu voler dire sia dono che compito? Perch ci che caro, amato, benvoluto, allo stesso un compito?

Osserviamo le nostre lingue e i nostri proverbi: "hai voluto la bicicletta? pedala". Una volta raggiunto l'oggetto amato e benvoluto si apre un compito, una responsabilit. Ad esempio quando in una famiglia arriva un bimbo egli molto amato e benvoluto, ma si apre un enorme compito nella famiglia. In tedesco: "gabe", dono, "aufgabe", compito, responsabilit. La parola responsabilit ha nesso con parola "rispondere": la posizione stabile che nasce quando un soggetto o una persona assume. Deriva da verbo latino "responsare", che un verbo intensivo di "respondere", rispondere. La responsabilit quindi una intensificazione del rispondere. Altro aspetto del dono legato al compito: nel latino "carus", in italiano e spagnolo "caro", in francesce "cher", significa sia caro, benvoluto, ma anche caro nel senso di costoso. In russo c' il termine "dorogoj", che si usa in entrambe le accezioni. Nelle lingue germaniche si

sono separati questi significati: in inglese "dear" che fino a Shakespeare aveva entrambi i significati si poi distinto in "expensive". Anche in tedesco "lieb" e "teuer", anche se in Baviera si usa ancora "teuer" come "amato, benvoluto". La comunicazione un'attivit in cui coloro coinvolti si scambiano dei beni. Quale compito si apre a noi davanti a un quadro? La responsabilit dell'ammirazione, che pu arrivare alla venerazione. Una commessa avr il compito di mostrare la merce. Si aprono quindi diverse responsabilit dopo l'evento comunicativo. Nella storia romana Mercurio era il Dio della comunicazione: il messaggero fra gli Dei e gli uomini, "medius currit", corre fra. Ma per gli antichi pagani era anche il Dio del commercio: infatti molti termini come "merce","mercato", "marketing" hanno tutti la radice "merc-". I greci lo chiamavano

Hermes, Ermete: questa altra parola era il termine che era legato a parola greca che "hermeneia", ovvero "interpretazione". Cosa significa "interpretare"? Capire, recuperare un senso per un testo. Pu essere usato anche per un secondo caso: significa anche "manifestare". Vuol dire anche creare e costruire un testo per esprimere un senso. Dato un testo troviamo un senso, dato un senso costruiamo un testo: questo il cuore della comunicazione, testi a cui vengono dati sensi, e sensi su cui vengono costruiti testi. Il parlante comune usa le parole come il guidatore usa la macchina: un atteggiamento meccanico, non ci si preoccupa del senso delle parole. Siamo interessati a ci che vogliamo comunicare, al nostro obiettivo comunicativo. Abbiamo visto: - cuore della comunicazione, logica del munus - definizione induttiva e deduttiva

- etimologia della comunicazione, tipo munus - comunicazione e scambio, comunicazione tipo marketing

Il potere delle parole


Il messaggio sensato quando c' rapporto con la realt. evidente che le parole sono fatte per dire cose: ma se noi usiamo la comunicazione eludendo la realt, per parlare di non-cose, di non-realt, arriviamo a quell'operazione perversa che la manipolazione. Qual quindi il potere delle parole? Potestas / Potere. Che significato ha potere? Come si definisce? Il termine percepito con una sfumatura o negativa o positva, associamo al termine una sorta di giudizio morale. Non era cos quando i latini usavano "potestas": era una vox media, ovvero termini neutri dal punto di vista del giudizio. Per loro il "far fare qualcosa a qualcuno"

poteva essere fatto assumendo come fondamento la "vis", ovvero la forza fisica, la violenza, oppure la violenza legata all'inganno, il "dolus", o poteva essere fatto a partire da un altro fondamento: la "auctoritas". Non la semplice autorit ma la autorevolezza. O meglio l'autorit davvero autorit quando comprende l'autorevolezza: "auctoritas" deriva da "augere", far cresce, mettere qualcuno nella realt e dargli in mano gli strumenti per cresce. Nei romani si usava sempre "augusto", ovvero "augustus", usato per caratterizzare personaggi che avevano fatto cresce il bene comune, la vita consocita ecc. Erano degni di menzioni particolari, considerati quasi sacri. La "auctoritas" esercitata dal "auctor": i primi "auctor" sono i genitori, mettono nella realt e danno gli

strumenti per cresce. Anche quando usiamo le parole esercitiamo un potere e possiamo esercitarlo a partire da una violenza o assumendo come fondamento il desiderio di far crescere l'altro. Nel primo caso avremo la comunicazione persuasiva, nel secondo avremo la manipolazione (paragrafo 1 "comunicazione e comunit civile"). Un primo momento in cui stato messo a tema questo problema il mito di Ulisse e le Sirene. Omero ci fa notare come possibile salvarsi dalla manipolazione. Nel mondo antico greco i miti educavano, la "paideia", ovvero l'educazione, era fatta attraverso essi. Ulisse era stato messo in guardia sul pericolo che correva avvicinandosi all'isola delle Sirene. Mette quindi la cera nelle orecchie dei compagni e si fa legare alla nave. C' quindi tutta la metafora del resistere alla manipolazione I compagni con la cera: rappresentano i deboli, che risolvono il problema

scansando il problema. Lui invece si fa legare con una fune, "desmos", parola che ha a che fare con verbo greco "deo" che significa "legare". Omero vuole dirci che per salvarci dalla manipolazione, dalla seduzione del canto delle Sirene, Ulisse utilizza un legame. Intanto c' il tema del Bello non autentico che seduce. Il Bello autentico porta l'Io al compimento, il bello inautentico seduce. Ulisse come fa a salvarsi? Mentre vede sull'isola le ossa di quelli che non hanno resistito al canto, vede nella sua mente Penelope e Telemaco che lo aspetterebbero invano a casa, e quindi si fa legare. salvato da un legame: proprio il legame che salva dalla manipolazione. Questo verr ripreso da Aristotele nella retorica classica in maniera pi teoretica. La radice "deo" era usata in greco per parlare di obbligo, dovere: c' un nesso tra

il dovere e il legame. Noi usiamo a volte il sinonimo "obbligo": deriva da latino "ob-ligare", che voleva dire legare tutto intorno. Sia il termine greco che quello latino dicono che gli obblighi e i doveri hanno a che fare con i legami: noi usiamo queste parole come se fossero legate a cose solo formali. Invece loro la usavano come obblighi e doveri nati da legami (come madre che deve alzarsi per il figlio e lo fa perch legata a lui). Nasce in seguito la retorica, la "ars benedicendi", per salvare dalla manipolazione. (capitolo 1 di "la comunicazione verbale" e con i saggi di rigotti) Siamo in Grecia alla nascita della democrazia: chi governa deve confrontarsi perennemente con la libera volont dei cittadini: chi governa deve quindi costruirsi continuamente un consenso tramite la parola. In fase di monarchia non c'era ci, il suddito eseguiva i comandi del sovrano. Nasce con la democrazia questa necessit, di

dover esercitare il potere della parola in pubblico: gli imputati non avevano gli avvocati difensori ma potevano pronunciare personalmente la difesa, quindi c'era grande esigenza di saper gestire la parola in pubblico in ambito politico, giuridico, valutativo.