associazioneAlessandroBartola

studi e ricerche di economia e politica agraria

agriregionieuropa
Anno 9, Numero 33
Sommario Editoriale
Il tema La domanda di terra in Italia tra spinte speculative e usi multipli
Andrea Povellato, Giorgio Osti

Giugno 2013

Editoriale
1

Corsa alla terra
Paolo De Castro, Felice Adinolfi, Fabian Capitanio, Salvatore Di Falco, Angelo Di Mambro

4

Il consumo di suolo agricolo in Italia: una valutazione delle politiche
Angelo Frascarelli, Eleonora Mariano

7

Affitto e contoterzismo tra complementarità e competizione
Andrea Povellato, Davide Longhitano, Davide Bortolozzo

10

La ricomposizione fondiaria in Italia: profili giuridici
Nicoletta Ferrucci

14

Proprietà della terra ed impresa agricola: i nodi della politica tributaria
Antonio Cristofaro

18

Gaia, la terra in cooperativa
Angela Solustri, Franco Sotte

21 24

Azionariato fondiario e gestione collettiva: una “Terre de liens" italiana?
Valentina Moiso, Elena Pagliarino

La “nuova” Pac e i processi di ricomposizione fondiaria in Sardegna
Antonello Podda

28

Le diverse vie del ritorno alla terra nel bellunese
Chiara Zanetti

32

Ritorno alle “terre alte”: l’adozione di terrazzamenti in abbandono nel Canale di Brenta
Luca Lodatti

36

Scacco all’oasi
Anna Natali

41 43

Scade in questi giorni il semestre di presidenza irlandese al Consiglio dell’Unione Europea. È il termine entro il quale si dovrebbero concludere due processi fondamentali per il futuro dell’UE e dell’agricoltura: quello del bilancio pluriennale 2014-20 e la riforma della Pac. Mentre scriviamo, è in svolgimento il Consiglio agricolo del 24-25 giugno in Lussemburgo, ed è significativo che nessuno sia in grado di avanzare previsioni sull’esito del confronto. Troppe sono ancora le questioni controverse, anche se la discussione nel trilogo, in questi mesi, è stata serrata e impegnativa. Ormai, d’altra parte, incombono le elezioni tedesche (22 settembre) e non sono tempi, questi, per aperture. Ciò significa che, a parte lo slittamento di un anno già messo in conto per il 1° pilastro, si rischia di non partire, o partire in grave ritardo, anche con lo sviluppo rurale. La previsione che ci sentiamo di avanzare è che, sia pure in zona Cesarini, si arriverà ad una decisione sui due tavoli: bilancio e Pac. Non arrivarci sarebbe per l’Europa una sconfitta pesantissima che tutti vorrebbero evitare. Ma sarà una decisione di compromesso, con molti punti ambigui, molte concessioni a destra e manca, e un impianto ancora più inadeguato ai bisogni e ai tempi di quanto già non fosse nelle proposte iniziali della Commissione. Forse proprio la Commissione, per favorire la conclusione del processo ed anche per sottrarsi alla posizione marginale cui è stata costretta nel trilogo, potrebbe avanzare la proposta di una revisione di mezzo termine tra due-tre anni. Il Parlamento europeo si è già pronunciato, invitando la Commissione a farlo per rivedere il bilancio poliennale nel 2016. Non sarebbe la prima volta: la riforma Fischler si fece nella mid term review del 2003 e fu completata con l’Health Check nel 2009. Passate le elezioni tedesche, rinnovati nel 2014 il Parlamento europeo e la Commissione (che scadono rispettivamente in maggio e in ottobre), e con meno pressione, si spera, per la crisi economica di oggi, tra un paio di anni potrebbero forse presentarsi le circostanze per una riforma della Pac più coerente e adeguata. Nei tempi in cui viviamo non conviene farsi illusioni. Se una conclusione sarà trovata, sarà effimera e non risolutiva. Meglio, allora, preparare le analisi e le idee per una ripartenza, in condizioni migliori, tra qualche anno, avanzando proposte e valutazioni che guardino ben oltre le attuali diatribe su testi regolamentari in ogni caso deludenti. La rubrica “Il Tema” di questo numero, curata da Andrea Povellato e Giorgio Osti, tratta della terra, dei rapporti proprietari e d’uso, delle forme di trasferimento, delle forme di gestione, delle buone (e cattive) pratiche che la riguardano. Questi rapporti si mescolano in complesse combinazioni e nel tempo evolvono, come documentato dalle numerose testimonianze, alcune delle quali sono qui raccolte, portate al convegno di Rovigo su “Corsa alla terra (anche) in Italia” del 15-16 marzo scorso che Agriregionieuropa ha contribuito a realizzare.

Il progetto pilota “voce alle aziende” nella valutazione in itinere del Psr Liguria 2007-13
Virgilio Buscemi, Francesco Licciardo, Ornella Mappa Felici, Francesco

Il ruolo difensivo dell’agricoltura conservativa in Puglia
Anna Paola Antonazzo, Caterina Mariantonietta Fiore, Francesco Contò De Lucia,

47

La domanda di terra in Italia tra spinte speculative e usi multipli
Istituto Nazionale Economia Agraria Andrea Povellato, Giorgio Osti

Energia in ettari
Debora Cilio

51 54

La domanda di terra in Italia: il progetto della Fri-EL Green Power in Etiopia
Desiree Quagliarotti, Eugenia Ferragina

Il contributo della collettività alla riduzione dello sprawl nei contesti a forte urbanizzazione
Valentina Cattivelli

59

[segue]

Il tema dell'assetto fondiario e della gestione delle terre agricole ha assunto negli ultimi anni una rilevanza a livello mondiale che da tempo non si ricordava. L'evoluzione tumultuosa delle economie meno progredite e le prospettive di ulteriori incrementi demografici hanno segnato in modo particolare gli scambi commerciali e la domanda di prodotti agricoli con conseguenze in parte inattese anche per il fattore

Sommario [continua] Approfondimenti
Modellizzazione dell’adozione di sistemi di mungitura automatici in Noord-Holland
Matteo Floridi, Fabio Bartolini, Jack Peerlings, Nico Polman, Davide Viaggi

agriregionieuropa
63

"Tra crisi e sviluppo: quale ruolo per la Bioeconomia?"
Paolo Sckokai, Marco Zuppiroli

66

I principali indirizzi per la valutazione dei Psr nel periodo 2014-20
Roberto Cagliero, Simona Cristiano

67

Le aree agricole ad alto valore naturale in Italia: una stima a livello regionale
Antonella Trisorio, Flora De Natale, Giuseppe Pignatti

70

Linee-guida per la valutazione sistematica della filiera corta delle biomasse legnose a fini energetici
Mauro Masiero, Pettenella Nicola Andrighetto, Davide

74

Strategie e pratiche di sovranità alimentare in Africa
Ada Cavazzani, Maria Luisa Bevivino

78

Politiche e pratiche di sovranità alimentare
Isabella Giunta, Annamaria Vitale

81

Schede Bio-based and Applied Economics (Bae, numero 4/2013)
Davide Viaggi (direttore)

64

Quando una fattoria sociale è anche luogo di sperimentazione e ricerca
Alfonso Pascale

83

Prima della pubblicazione, tutti gli articoli di AGRIREGIONIEUROPA sono sottoposti ad una doppia revisione anonima

Realizzazione e distribuzione: Associazione “Alessandro Bartola” Studi e ricerche di economia e di politica agraria In collaborazione con Inea - Istituto Nazionale di Economia Agraria Spera - Centro Studi Interuniversitario sulle Politiche Economiche, Rurali ed Ambientali Periodico registrato presso il Tribunale di Ancona n. 22 del 30 giugno 2005 ISSN: 1828 - 5880 Direttore responsabile Franco Sotte Comitato scientifico: Roberto Cagliero, Alessandro Corsi, Angelo Frascarelli Francesco Pecci, Maria Rosaria Pupo D’Andrea, Cristina Salvioni Segreteria di redazione: Valentina C. Materia Editing: Davide Benedetti, Giulia Matricardi, Marco Renzi

terra. In un certo senso è quasi naturale che la terra - il principale fattore produttivo in ambito agricolo - sia diventata oggetto di interesse da parte di investitori privati e istituzioni pubbliche animati da diverse finalità: dalla preoccupazione per la sicurezza alimentare alla ricerca di nuove occasioni di investimento. Accaparramento delle terre (land grabbing) e nuove opportunità di investimento (land deal), sfruttamento delle terre per la produzione di biocarburanti e gestione sostenibile delle pratiche agricole sono termini ricorrenti nel dibattito internazionale, dove visioni diverse si confrontano su quale sia il futuro più auspicabile per l'uso delle terre agricole (De Castro et al. in questo numero). In Italia non esiste una corsa alla terra nei termini del land grabbing, così come sta accadendo in vaste aree del sud del mondo. Eppure la pressione sulla terra si mantiene costante al di là dei cicli economici. Dopo alcuni anni di crisi economica la domanda di terra non sembra essere crollata come è successo per le costruzioni; e così anche il suo prezzo è rimasto pressoché stabile. Malgrado una attività di compravendita sempre piuttosto scarsa, la terra rimane un bene rifugio di sicuro interesse per gli investitori (e tra loro primeggiano gli agricoltori). I prezzi della terra piuttosto elevati (in molti casi largamente superiori ai 50.000 euro per ettaro) soprattutto per i terreni dotati di buona fertilità e adeguate infrastrutture rendono sempre più difficile l'accesso alla terra per i giovani e per gli imprenditori più dinamici. Pur nella costanza, la pressione che si registra sulla terra in Italia non cessa di rinnovarsi; sorgono nuove attenzioni, richieste, bramosie che però mantengono forti ambivalenze: da un lato si punta alla conservazione del bene, si pensi a tutto il movimento sul blocco del consumo di suolo (Frascarelli in questo numero), dall’altro si mira ad uno sfruttamento esasperato, tali sono ad esempio le colture dedicate alle agro energie (Cilio, Quagliarotti in questo numero). Le ambivalenze più forti si registrano nelle aree periurbane sulle quali insiste non solo una domanda di verde, di orti e di prodotti agricoli di qualità, ma anche di spazi per infrastrutture siano esse strade tangenziali o impianti per incenerire i rifiuti (Cattivelli in questo numero). Nei centri urbani come nelle aree marginali la pressione non esiste, anche se per ragioni diverse. Nei centri storici non vi sono progetti di abbattimento di edifici per lasciar spazio ad aree verdi, nelle aree remote la domanda è quasi zero perché in via di rapido spopolamento. Comunque, è interessante notare in entrambi i casi un certo movimento per la riqualificazione rispettivamente di aree industriali dismesse delle città o di borghi rurali sperduti. Infatti le uniche novità che si registrano nel panorama delle città italiane sono le riqualificazioni di ex siti industriali, convertiti a quartieri residenziali, centri culturali, poli sportivi. Molto più sommesso, anche perché i valori in gioco sono più modesti, è il movimento per la riqualificazione di borghi rurali semiabbandonati. In questo caso la destinazione d’uso era (la crisi evidentemente ha colpito anche questo fenomeno) quella di abitazioni per stranieri ricchi o convivenze ispirate a principi ecologici (eco-villaggi). Nel caso delle aree marginali non è da trascurare la rivitalizzazione di piccole borgate da parte di stranieri poveri (Osti e Ventura, 2012). Le ambivalenze si mantengono se ci spostiamo dall’aspetto funzionale – cosa viene chiesto alla terra di fornire – agli assetti proprietari e gestionali. Da un lato vi è un lento, lentissimo processo di ampliamento della maglia poderale (Povellato, 2012). In tutti questi anni le imprese agricole attive sono calate di numero e parallelamente sono riuscite ad ampliarsi. Il processo è stato rallentato da fattori interni ed esterni all’agricoltura. Quelli interni riguardano forme modulate di parttime agricolo, con occupati in settori extragricoli che hanno mantenuto la capacità di coltivare in proprio un appezzamento di terreno. La qual cosa si è avverata un po’ in tutti i segmenti del primario, forse con la sola eccezione dell’allevamento. I fattori esterni riguardano il processo di diffusione extraurbana della residenza. L’urbanizzazione è arrivata ad anelli assai lontani dai centri urbani. Borghi rurali periurbani sono diventati area residenziale privilegiata. Il podere agricolo quasi sempre fornito di abitazione è stato riattato per popolazioni senza alcun legame con l’attività agricola. A causa di questi fenomeni la proprietà della terra si è mantenuta frammentata. La volontà di tenersi il pezzo di terra con annessa, quasi sempre un’abitazione, anch’essa spezzettata a causa dei passaggi ereditari ha favorito la formazione di un esercito di piccoli proprietari terrieri, quasi sei milioni secondo le statistiche fiscali (Cristofaro, 2011). Ma se gli agricoltori professionali non sono più di mezzo milione (Arzeni e Sotte, 2013), tutti questi terreni come vengono condotti? Molti sono appezzamenti di bosco semiabbandonato in zone montane e collinari; vi sono poi le coltivazioni per l’autoconsumo; si parla a questo proposito di qualche milione di italiani che possiedono e coltivano l’orto (Merlo, 2006). Gli orti urbani sono i più visibili, ma la stragrande maggioranza sono “orti rurali”. Chi ha appezzamenti più grandi ma non ha tempo e mezzi per coltivarli si affida a contoterzisti (Povellato et al. in questo numero). La loro diffusione è stata notevole in questi ultimi anni e possiamo dire che mantengano una singolare pressione

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sulla terra. Essi infatti sono anche spesso coltivatori diretti di propri appezzamenti e, data l’elevata dotazione di macchinari, sono alla continua ricerca di terreni per realizzare economie di scala. Quindi, le modalità di presa in carico del terreno altrui è assai varia: si va dalla fornitura di alcune basilari lavorazioni dei terreni, fino alla gestione completa, coperta o meno da un affitto. Ma la loro pressione sulla terra è anche qualitativa: fornendo un servizio altamente meccanizzato essi sono tentati di gestire solo i terreni adatti a tale scopo; su tali terreni cercano di spingere al massimo sulle rese; tendono poi ad eliminare tutti gli accidenti siano questi fossi, cespugli, carreggiate che limitino la lavorazione su scala industriale. In altre parole, la loro azione forma una corsa ad una terra quanto più omogenea possibile, tale da essere lavorata rapidamente secondo procedure altamente standardizzate (Antonazzo et al. in questo numero). Il fenomeno del contoterzismo riproduce la struttura fondiaria, frammentata, tipica dell’Italia. Fenomeni di ricomposizione fondiaria sono rari e le politiche che cercano di incentivarla raramente risultano veramente efficaci (Ferrucci in questo numero). Al contrario, dato che la proprietà è assai difficile smuoverla (inerzia), si creano interessanti e incipienti forme di gestione associata di appezzamenti frammentati sia dal punto di vista proprietario che geografico. Vi sono attori che spingono in tal senso, anche in questo caso con varietà di forme. Vi è la cooperativa agricola che raccoglie un gran numero di piccoli appezzamenti, li gestisce in maniera unitaria e distribuisce ai soci proprietari un riconoscimento economico, una sorta di ristorno-affitto (Solustri e Sotte in questo numero). Troviamo poi tentativi di azionariato fondiario, gruppi di risparmiatori disposti a versare cifre consistenti per acquisire collettivamente terreni da affidare ad un fattore, oggi diremo manager, affinché lo coltivi secondo parametri stabiliti dall’assemblea dei soci. Nel caso dei Gruppi acquisto terreni, i Gat, in genere si spinge verso l’agricoltura biologica e multifunzionale (Moiso e Pagliarino in questo numero). Vi sono infine pressioni su terreni semiabbandonati e/o di proprietà demaniale che vengono reclamati da giovani in cerca di lavoro e di stili di vita alternativi. In questo caso la proprietà può rimanere in capo all’ente pubblico oppure essere acquisita da un organismo finanziario creato ad hoc e sostenuto da una vasta platea di sottoscrittori non direttamente coinvolti nella conduzione agricola (Zanetti, Lodatti in questo numero). La corsa alla terra può diventare anche ricerca di finanziamenti che esaltano il ruolo multifunzionale della terra, utile oltre che per produrre, per divertire, educare, mantenere il paesaggio, smaltire sostanze inquinanti (Buscemi et al. in questo numero). Esempi in tal senso sono quelli della progettazione socioeconomica dell'Unione Europea che promuovono progetti di una certa durata e spesso le attività che da questi sono scaturite durano il tempo del finanziamento esterno. E’ il caso ad esempio di qualche ardito esperimento di rinaturalizzazione di terreni soggetti a recente bonifica, non sempre destinati a diventare iniziative di successo (Natali in questo numero). Ciononostante, la gamma delle iniziative in cui si combinano aspetti agricoli produttivi ed extra sembra non arrestarsi. Lo testimoniano due ambiti nuovi di intervento come l’agricoltura sociale e le agro

energie. In modi non sempre lineari e proficui entrambi richiedono terra a fini multipli. Allora per sintetizzare la ricca casistica può essere utile uno schema nel quale da un lato poniamo le gestioni della terra che mantengono una forma spiccatamente individuale e proprietaria e dall’altro quelle che promuovono gestioni associate, siano o meno accompagnate da passaggi di proprietà a soggetti collettivi. Un secondo criterio di distinzione riguarda la destinazione dei terreni prevalentemente alla produzione efficiente di beni alimentari (sicurezza alimentare) oppure alla produzione combinata di beni di natura diversa come energia, cura dell’ambiente, assistenza sociale, commercio locale su base solidale. Come si può vedere da tabella 1, la casistica appena citata viene collocata in uno o nell’altro quadrante, quasi ad individuare un modello.
Tabella 1 - schema di inquadramento del fenomeno di corsa alla terra in Italia Gestione della terra Tradizionale (imprese individuali) a fini produttivi Sviluppo agricolo Contoterzismo Orti rurali Agroenergie Servizi ambientali Participata (imprese sociali) Cooperative di gestione Consorzi prodotti tipici Agricoltura sociale Commercio solidale

Destinazione d’uso

multifunzionale

Invece, i casi presenti nel numero speciale dedicato alla corsa alla terra rientrano in maniera meno idealtipica nello schema; alcuni cadono a cavallo dei quadranti, altri su più quadranti. Non è il caso di compiere in questa sede una preventiva collocazione della casistica. Si lascia al lettore la scoperta della fenomenologia dei singoli casi assai più ricca della schematizzazione qui proposta.

Riferimenti bibliografici
• Arzeni A., Sotte F. (2013), Imprese e non-imprese
nell'agricoltura italiana. Una analisi sui dati del Censimento dell'agricoltura 2010, Working Paper n. 20, Gruppo 2013, Roma Cristofaro A. (2011), Le statistiche tributarie: una lente deformata ma necessaria per l’analisi del mondo agricolo, Agriregionieuropa, n. 26 Merlo V. (2006), Voglia di campagna, Città Aperta, Troina Osti G., Ventura F. (a cura) (2012), Vivere da stranieri in aree fragili. L'immigrazione internazionale nei comuni rurali italiani, Liguori, Napoli Povellato A. (2012), La questione fondiaria oggi. Dalla piccola proprietà contadina all’aggregazione tra imprese, in Istituto Alcide Cervi "Riforma fondiaria e paesaggio. A sessant’anni dalle Leggi di Riforma: dibattito politico-sociale e linee di sviluppo" Rubettino Editore, Soveria Mannelli

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Anno 9, Numero 33

Corsa alla terra
Paolo De Castro, Felice Adinolfi, Fabian Capitanio, Salvatore Di Falco, Angelo Di Mambro

Introduzione1
Per chi si occupa di economia e politica agricola, quelli che stiamo vivendo sono anni straordinari. Stiamo assistendo a un cambiamento di asse degli equilibri economici e politici globali che si riflette con toni vividi nell'attuale fase di sviluppo dell'agricoltura e della produzione alimentare mondiale. Questo deve portarci a riformulare questioni che pensavamo definite una volta per tutte dal punto di vista concettuale e operativo. Il mutamento di scenario, dentro e fuori il contesto agroalimentare, ci costringe a ripensare l'agricoltura e le politiche economiche che la governano. Il tema della food security è emblematico di questo cambiamento. Per decenni considerata una questione lontana dai paesi sviluppati, un problema "degli altri", causato essenzialmente dalla distribuzione ineguale delle risorse, dal 2008 in poi il tema dell'accesso, della stabilità, della disponibilità relativa agli approvvigionamenti alimentari è balzato al vertice dell'agenda dei summit dei Grandi della terra. A porre la questione in modo urgente era stata la fiammata dei prezzi agricoli del 2007/08, ripetutasi in forma diversa nel 2010/11. Dal G8 dell'Aquila (2009) a quello di Camp David (2012), passando per il Piano di Azione sulla volatilità dei prezzi e l'agricoltura voluto dal G20 a guida francese del 2011, la food security è tornata come una questione globale che, con intensità e urgenze diverse, coinvolgerà tutti, almeno nel medio-lungo termine. Al centro del dibattito, non solo, come in passato, la distribuzione degli alimenti, bensì la loro produzione. Produzione intesa sia a livello qualitativo, ovvero, produrre meglio riducendo l'impatto ambientale e aumentando l'efficienza nell'impiego delle risorse; sia in termini di quantità, con la domanda ricorrente: ce la faremo a sfamare i 9 miliardi di persone che abiteranno il pianeta nel 2050? In questi anni l'agricoltura, come attività che produce cibo e alla quale si rivolgono altre e sempre più pressanti domande, per esempio sul fronte energetico e della produzione dei materiali, è tornata al centro della politica globale. Per testimoniare e cercare di interpretare questa fase, aggiornando la cassetta degli strumenti concettuali dello studioso e del politico, è nata l'idea di un libro scritto "in presa diretta", immediatamente a ridosso degli avvenimenti di cui si parla. Questa è la genesi di Corsa alla terra che dopo mesi, e in qualche caso anni2, di riflessioni sparse, grazie alla partecipazione di un pool di studiosi ed esperti ha potuto prendere forma in poche settimane, dal maggio al settembre 2011. La spinta decisiva è arrivata da un incontro organizzato dal Parlamento europeo sul tema della sicurezza degli approvvigionamenti alimentari. Ospite dell'iniziativa fu Romano Prodi che, con un’analisi lucida e puntuale frutto delle sue recenti esperienze come politico e studioso in Cina e Africa, ha disegnato un quadro della situazione internazionale e dei suoi prevedibili sviluppi, per molti versi preoccupanti. La riflessione su questi temi era già in corso, maturata anche in seno al Parlamento europeo, ma l’intervento di Prodi ci ha consegnato un senso di urgenza tale da indurci a serrare il dibattito.

Dall’abbondanza alla scarsità: quali scenari?
I dati sulla crescita della domanda e dell’offerta mondiale sono chiari: in prospettiva, la produzione agricola non tiene il passo di una domanda che, tra l'altro, ormai non è più solo alimentare. Una tendenza che spiega il ribaltamento della curva dei prezzi delle principali commodity agricole. Dopo decenni di prezzi

calanti, al giro di boa del millennio le quotazioni hanno iniziato a salire, segnando un trend al rialzo di lungo periodo, per di più caratterizzato da una marcata instabilità nel breve. Le "fiammate" dei prezzi del 2007/08 e del 2010/11, ne sono state una manifestazione evidente, con ricadute importanti sulla stabilità di intere regioni geopolitiche, come mostra il ruolo svolto dall'impennata dei prezzi al consumo dei cereali del 2010 nell'innesco di alcune delle rivolte del Nord-Africa che hanno posto fine a regimi pluridecennali. Tra i fattori da considerare per leggere questa nuova realtà c'è certamente l’aumento della popolazione e quello ancora più marcato dei consumi che caratterizzano soprattutto le economie emergenti del pianeta come Cina e India. Una pressione che sta facendo crescere la domanda alimentare, mentre la disponibilità di terre agricole e la loro produttività si riducono. Tanto da innescare una pratica, giornalisticamente nota come landgrabbing, che vede l’acquisto su larga scala di milioni di ettari di terre, soprattutto in Africa, ma anche nel Sud-Est asiatico, da parte di acquirenti stranieri, fondi sovrani, imprese agricole di taglia globale, investitori dal buon fiuto, società finanziarie europee, asiatiche e americane. La terra è al centro di tensioni impressionanti. L'espansione urbana che si sta manifestando con particolare vigore nel mondo in via di sviluppo, la necessità di preservare le superfici delle grandi foreste pluviali, e le politiche incentivanti sui biocarburanti di prima generazione hanno innescato una competizione nell'uso dei suoli che si traduce in un rialzo dei prezzi fondiari su scala globale e a una vera propria corsa all'accaparramento della terra. La corsa alla terra è una manifestazione diretta dell’incertezza che domina il sistema di approvvigionamento agroalimentare globale. Vale a dire che porre al centro della riflessione le pressioni sulla terra permette di ridurre a sintesi uno scenario molto complesso. Ciò non toglie che si debba render conto di tutti i fattori che concorrono a un cambiamento che ha portata globale. La "corsa alla terra" come espressione più chiara del concetto di "nuova scarsità" si spiega solo attraverso una molteplicità di elementi, non solo economici, ma anche ecosistemici, politici, delle relazioni internazionali, giuridici, nel senso che investono la struttura della proprietà fondiaria in paesi geograficamente e culturalmente molto distanti tra loro. Si può provare a sintetizzare questi elementi come segue: in una fase di espansione demografica e di aumento della domanda di derrate agricole con bassi livelli degli stock, data la degradazione progressiva delle risorse naturali (che mette a repentaglio la capacità produttiva alimentare futura), dati gli effetti del cambiamento climatico sulla produzione di cibo, considerate le anomalie di funzionamento nei mercati finanziari globali e regionali e alla già menzionata competizione nell'uso dei suoli, la terra diventa una risorsa scarsa. Il diritto al suo sfruttamento, inclusa l’acqua che contiene, è ormai questione strategica, che potrebbe rivelarsi cruciale anche per i futuri equilibri geopolitici. Le acquisizioni fondiarie su larga scala generano conflitti soprattutto dove le istituzioni politiche sono instabili e la governance della terra è debole. Nei paesi dove la terra costa meno, dall'Etiopia alla Cambogia, spesso l'investimento presenta il rischio più alto. Il contratto tra le parti, non garantisce più di tanto dove i diritti di proprietà non sono scritti ma consuetudinari. Lo stesso si può dire dei luoghi dove, pur in presenza di regolari titoli di proprietà, essi vengono deliberatamente violati da intermediari locali senza scrupoli che per arricchirsi organizzano vere e proprie rapine di terra a danno di terzi. Tutto questo per dire che anche la corsa alla terra è un fenomeno molto stratificato e complesso. Per essere compreso va letto senza le lenti ideologiche per cui tutti gli investimenti stranieri sono landgrabbing. Anzi, lo sviluppo ha bisogno più che mai di investimenti. La terra è centrale anche su questo versante, quello degli investimenti. Non si fa certo riferimento alla pratica di alcuni fondi privati che comprano terra non per renderla produttiva, ma perché con la tendenza al rialzo dei prezzi vendere domani sarà

spesso si utilizza lo slogan "produrre di più inquinando di meno". abbiamo visto come la scarsità spinga addirittura degli Stati a prendere in considerazione l’acquisto di superfici oltre frontiera con implicazioni controverse. la produttività agricola è aumentata solo grazie a grandi innovazioni e al loro trasferimento efficace agli agricoltori. implica soluzioni allo stesso livello e non solo politiche fatte in casa. significa rese maggiori. Tra le altre iniziative il piano di azione di Cannes ha lanciato l'Amis (il sistema di informazione sui mercati agricoli) per migliorare la trasparenza dei mercati. nel 2012. va ricordato che parliamo di un mercato che è di per sé particolare. seppur troppo sbilanciato sul tema della finanziarizzazione dei mercati agricoli e definito "modesto" da molti autorevoli osservatori. un quadro di principi di riferimento e di organismi decisionali capace di coordinare gli interventi di politica agricola a livello internazionale. A differenza del 2008 (India) e del 2011 (Russia) nessun grande esportatore di derrate ha bloccato le esportazioni. Considerazioni Nelle pagine precedenti abbiamo cercato di chiarire l'origine e le implicazioni della corsa al cibo e dell'era che abbiamo definito della nuova scarsità. evitando così di esacerbare la crisi. che finiscono per cedere a prezzi stracciati i pezzi più fertili del loro territorio. resta lo strumento di azione più completo avanzato finora sul tema della global food policy. Iniziare a pensare l'approvvigionamento alimentare come un fatto globale. per la prima volta nella storia del G8. La sfida che il nuovo scenario ci mette davanti non è. pochi grandi player. Nel 1980 erano del 2. elevata incertezza. soprattutto in Europa e Usa. un impiego di mezzi tecnici maggiore. perché domani avremo meno spazio a disposizione per coltivare. ma incrementare la produttività. più innovazione tecnologica. A Camp David.5-3%. Oggi i tassi medi di crescita delle rese dei principali raccolti come grano e riso sono all'1% l'anno. Personaggi di rilievo come Lester Brown. il summit del 2009 dell'Aquila. se si guarda a tecnologie tradizionali come i pozzi Zai in Burkina Faso. L'argomento dei maltusiani classici su questi argomenti è: si è raggiunto un limite tecnico oltre il quale non si può andare. ha sostenuto la "Iniziativa Internazionale di Ricerca per il Miglioramento del Grano" per favorire gli studi pubblici finanziati sul genoma del grano. intensificazione sostenibile. che aiutano a risparmiare acqua e per questo vengono adottati anche in altri paesi africani. produrre di più. come si fa a dire che siamo arrivati al limite tecnologico possibile? Oltre ad agire per valorizzare le attività di ricerca si devono prendere iniziative per rivedere le politiche nazionali e sovranazionali che governano gli scambi commerciali e la sicurezza alimentare. Ma come si fa a dirlo con tanta certezza? Se si guarda agli sviluppi tecnici promessi dalle nanotecnologie e se si pensa che la loro applicazione alla desalinizzazione dell'acqua di mare potrebbe ridurne i costi del 75%. conseguenza diretta del calo drastico. che della scarsità hanno fatto un argomento di studi rigorosi e pluridecennali. In realtà non è aumentare la produzione tout court che conta. mentre la disponibilità delle risorse naturali è sempre più limitata. Concentrandoci sul caso della terra. I nuovi vincoli all’utilizzo di risorse fondamentali come l’acqua e la necessità di rendere l’attività . il presidente americano Barack Obama ha idealmente chiuso il cerchio lanciando la New Alliance for Food Security & Nutrition in cui chiedeva il contributo dei privati per raggiungere obiettivi concreti. se si guarda a cosa l'uomo è ancora in grado di fare e di inventare praticando l'attività economica e sociale più antica della civiltà. alcune di queste iniziative hanno contribuito a evitare che il panico si diffondesse nei mercati lo scorso inverno.Anno 9. Per semplificare. caratterizzato da bassi volumi scambiati. soprattutto per i Paesi in via di sviluppo. Il Piano di Azione sulla volatilità dei prezzi e l'agricoltura del 2011. L'innovazione è lo strumento con cui saldare competitività e innalzamento degli standard ambientali. Tradotto. è stato preceduto da un vertice dei ministri dell'agricoltura che ha successivamente portato i leader globali a impegnarsi per raccogliere 22 miliardi di dollari in tre anni per lo sviluppo dell'agricoltura. Dopo il G8 Leaders Statement on Global Food Security firmato a Hokkaido (2008). produrre con meno unità di superficie. struttura dell'offerta frammentata. Il tema è quello della global food policy. C'è da dire che i documenti pubblicati dai Grandi e gli impegni presi nel corso dei summit ai quali abbiamo fatto menzione all'inizio. sono molto più ambiziosi dei risultati ottenuti. L'innovazione per la produttività è centrale in quella che è stata definita. con un suggestivo ossimoro. bensì. Ci riferiamo a come aumentare la produttività della terra. livelli di efficienza più alti e meno sprechi. Secondo diversi osservatori. ha costituito il "Forum di risposta rapida" per migliorare la capacità della comunità internazionale coordinare le politiche e sviluppare risposte comuni nelle crisi di mercato. dopo l'annuncio del catastrofico raccolto americano di mais. incluso l'allora numero uno della Banca Mondiale Robert Zoellick. Nell'estate 2012 era stato raccolto poco più del 20% dei 22 miliardi promessi nel 2009. arrivano a questa conclusione. come l'impegno a eliminare le restrizioni all'esportazione di prodotti alimentari per il cibo acquistato per scopi umanitari da parte del World Food Program non sono state attuate perché demandate al Wto. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 5 sicuramente un ottimo affare. Chi continua a contribuire in modo determinante alla ricerca agricola sono le economie emergenti. degli investimenti in ricerca agricola sulla produttività. dovuto alla peggiore siccità da 50 anni a questa parte. Per quanto riguarda l'aspetto finanziario. solo. Altre idee. Storicamente. I consumi crescono e si modificano.

L’allontanamento del primo degli obiettivi di sviluppo del millennio. nel favorire la diffusione del progresso tecnico. Fabian Capitanio. Evidentemente. la riduzione della fame del mondo. Le politiche hanno un compito da svolgere anche nella prima area di intervento che abbiamo preso in considerazione. Eurochoices Volume 10. sinonimo di un'esistenza condotta con meno di 1. India e Brasile. 2 Si vedano De Castro P. e su altrettanti orizzonti temporali. parlavano di “politica ambientale” piuttosto che di politica agricola. Il processo di riforma della Pac e le prospettive future. nel vecchio paradigma. a partire dalla Riforma Mac Sharry. per le dimensioni assunte dalla questione.. peraltro assolutamente prioritario e centrale. Eurochoices Volume 10. ovviamente con intensità diversa in ragione del livello di sviluppo raggiunto. Chavas J.. giustificavano l’aggiustamento del sostegno della Pac verso attributi diversi da quello meramente produttivo. intanto. Non pochi. però. per evitare che l'instabilità generalizzata si ripercuota sulle fasce più deboli della popolazione sfociando in tensioni sociali difficilmente irreggimentabili. Capitanio.. Un'esigenza che oggi. Promuovere una global food policy per gestire la scarsità e Adinolfi F. European Parliament. New York.. vissuta peraltro già da oltre 1. (2011). in Italiani Europei n. soprattutto se consideriamo che solo in Cina circa 700 milioni di persone hanno superato la soglia di $1. Per quanto riguarda invece le politiche. ossia la capacità di produrre di più senza consumare nuove superfici ed inquinando meno. di come sostenere lo sviluppo agricolo e l’autosufficienza alimentare delle aree in ritardo. le cui tinte sono rese ancora più fosche dagli effetti previsti del cambiamento climatico. lo ricordiamo. minore interesse per la ricerca e sviluppo in agricoltura sono tutti elementi che. al netto della crescita economica di Cina. “On Crop Biodiversity. e superficialmente. Directorate B. Numero 33 agricola più sostenibile sotto il profilo ambientale ci consegnano un quadro non incoraggiante per la produzione alimentare. Fabian Capitanio and Salvatore Di Falco (2011). Risk Exposure and Food Security in the Highlands of Ethiopia”. Soprattutto le risposte da parte dei singoli Stati non sembrano essere all'altezza. Tale considerazioni. scritto da Paolo De Castro insieme a Felice Adinolfi. Paolo De Castro. l’effetto di porre il tema all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale.3/2008. La sfida ora si gioca su almeno due piani. 06/2010.. elevata incertezza: tutti fattori che limitano le capacità di crescita tecnica e organizzativa degli agricoltori. soprattutto laddove la frontiera dell’efficienza è più lontana e l’emergenza alimentare più acuta. non può essere esclusivamente relegata al tradizionale tema. problema di una cattiva distribuzione del cibo e non di quantitativi prodotti.. I fatti del 2007/2008 e quelli del 2010/2011.P. American Journal of Agricultural Economics 91(3) • Capitanio F. I summit e i piani di azioni dapprima menzionati. anche se per il 2013. Felice Adinolfi. Promuovere una global food policy per gestire la scarsità e Adinolfi F. di trasferimento tecnologico e organizzativo. Le tensioni tra domanda e offerta ci danno l’idea di uno squilibrio strutturale che potrebbe crescere nei prossimi anni. e il medio – lungo periodo. ma che deve necessariamente riguardare le agricolture di tutto il mondo. Bassi volumi scambiati. Issue 1 • Di Falco S.. Di Falco S. sta mettendo a dura prova le capacità di reazione dei sistemi economici e politici. Una dose massiccia di innovazione rappresenta l’unica strada per quella che è stata definita la prospettiva dell’ “intensificazione sostenibile” . Colpevolmente. quindi. Brussels. Donzelli editore e rivisitato nel libro “The Politics of Land and Food Scarcity”. contribuendo a far maturare la consapevolezza che la dimensione del problema della stabilità degli approvvigionamenti è diversa da quella cui ci siamo abituati nel passato. Adinolfi F. l’assenza di visione futura rispetto a taluni fenomeni ha caratterizzato anche la comunità internazionale che. sono purtroppo più di un campanello d’allarme.2 miliardi di persone nel mondo. Nel lungo periodo. Building a New Framework for the Common Agricultural Policy: A Responsibility Towards the Overall Community. gli stati di vulnerabilità alimentare ad esso associati e il suo impatto sul tessuto produttivo agricolo. 3 The Millennium Development Goals Report 2012. è di per sé particolare. Capitanio F. dall'altro su una revisione delle politiche nazionali e sopranazionali che governano gli scambi commerciali e la sicurezza alimentare. Capitanio F. American Journal of Agricultural Economics 91(3). quindi. a più riprese si è fatta trovare impreparata. Salvatore Di Falco and Jean Paul Chavas (2009). struttura dell’offerta frammentata. Brussels. Riferimenti bibliografici • De Castro P. Solo il picco dei prezzi alimentari più recente ha spostato quasi 45 milioni di individui oltre la soglia di povertà. abbandono dei territori rurali.25. produzione eccedentaria e. in Italiani Europei n. 2010 . Directorate B. si tratta di delineare una prospettiva capace di assicurare una sostenibilità alimentare duratura e diffusa. Parliamo di un mercato che. il rapporto delle Nazioni Unite3 dice che l’obiettivo del millennio della riduzione di metà della popolazione sotto la soglia di povertà è stato raggiunto. il paradigma che aveva spinto e guidato il percorso di riforma della stessa Pac. per difendere gli agricoltori dall’accresciuta incertezza che circonda la loro attività. Nel breve occorre individuare soluzioni che consentano di fronteggiare in modo adeguato il problema della volatilità dei mercati. 06/2010. “On Crop Biodiversity. Il processo di riforma della Pac e le prospettive future. Anche gli orizzonti temporali entro cui progettare nuovi strumenti di governance dell'offerta alimentare sono due: il breve. edito da Routledge. Il cambiamento di scenario. valutato con ritardo nella sua reale portata.. “The increase in risk exposure of the European farmers: A comparison between EU and North American tools looking at the Cap post 2013”. è ancora tutto da capire quello che accadrà in futuro. “Building a New Framework for the Common Agricultural Policy: A Responsibility Towards the Overall Community”. in quasi tutto il mondo.Pagina 6 agriregionieuropa Anno 9. Da un lato. si è imputato alla speculazione sui mercati finanziari la crescita enorme dei prezzi delle commodity agricole. si deve agire sulle attività di ricerca. Capitanio. destinato ad amplificare molte vulnerabilità dell’offerta agricola..25 dollari al giorno. crediamo possano essere considerati quali un primo fondamentale tassello sul quale innestare un piano di impegni coordinato a livello internazionale. Risk Exposure and Food Security in the Highlands of Ethiopia”. fino a qualche anno fa. “The increase in risk exposure of the European farmers: A comparison between EU and North American tools looking at the Cap post 2013”. esse possono fare molto per garantire più efficienza e stabilità ai mercati. European Parliament. i nuovi scenari. È un problema che ci riguarda tutti e non più solo una questione di come aiutare "gli altri". Salvatore Di Falco e Angelo Di Mambro. (2009). non cambiano le analisi e le preoccupazioni per le prospettive future.. scritto da Paolo De Castro. distorcendo ulteriormente la trasmissione dei segnali del mercato. Note 1 Questo contributo è tratto da “Corsa alla Terra”. Basti ricordare la mancanza di azioni coordinate a livello globale in occasione dell’ultimo picco sui mercati finanziari del 2011 che ha innescato reazioni capaci di sortire quale unico effetto l’accentuazione della volatilità dei prezzi. per costruire un nuovo orizzonte di sicurezza alimentare globale.3/2008 • De Castro P. Issue 1. Prezzi declinanti. si rivela inadeguato nell’affrontare i nuovi equilibri e. soprattutto. 2010. Un primo passo che ha avuto. La realtà è che il vecchio paradigma dell’offerta e della domanda di beni primari sta saltando. United Nations. al di là di tutto. deve restituirci un senso di urgenza e di determinazione al fine di immaginare e progettare politiche rinnovate a livello internazionale.

così come l’intera categoria delle “case sparse”. agricolo o naturale). Uno strumento utile per la chiara e completa definizione di “consumo di suolo” è il triangolo delle transizioni. per esempio. nello stesso periodo il territorio nazionale edificato e. Veneto ed Emilia Romagna. in Europa le città sono cresciute di circa il 78%. la valutazione precisa e univoca della superficie “consumata” in Italia risulta impossibile. le quali. oggi questa relazione è del tutto mancante. con esito artificiale. non adeguatamente aggiornate e prive di un set di dati raccolti in modo omogeneo e alle medesime soglie temporali (Bianchi. per le basi territoriali dell’Istat (riferite al 2011) tale valore sarebbe di 20. È. della sfera climatica e dell’assetto idraulico e idrogeologico. sia a causa della morfologia del paese sia per ragioni sociali ed economiche differenti fra le varie regioni. in termini di località abitate. Se. quindi. secondo i dati del progetto europeo Lucas nel 2009 la superficie interessata dal fenomeno era pari al 7. Gli effetti causati dall’impermeabilizzazione del suolo sono. un tema capace di suscitare grande interesse a causa delle conseguenze e dei costi economici. ambientali e sociali che il fenomeno stesso comporta. infatti. Parallelamente. elevata discrepanza tra la redditività dell’edilizia e quella agricola e aspetti socio-culturali di vario genere.740 km2. in ogni caso. dell’ecosistema. politici e sociali che possono essere sintetizzati in: scarsa regolamentazione urbanistica. Zanchini. Ogni vertice del triangolo rappresenta una possibile copertura del suolo (urbano. evidente il radicale cambiamento che ha interessato il territorio italiano dagli anni ’50 del secolo passato ad oggi: secondo una recente indagine dell’Ispra. che può essere omologa o non omologa alla destinazione originale.6%). in generale. pur individuando una superficie interessata maggiore di oltre 5.Triangolo delle transizioni Fonte: Osservatorio nazionale sui consumi di suolo. sono Lombardia. essere cercati esclusivamente nell’aumento demografico. Dal 1950. La Basilicata e il Molise. 2012). 2009).Anno 9. 2009 In Italia. infatti. 2011). o i suoli compromessi da attività di cava o discarica).8% del 1956 al 6. in presenza di urbanizzazioni disperse e di infrastrutture lineari che non vengono “lette” da Clc. infatti. infatti. I fattori che favoriscono la presenza di questa proliferazione edificatoria non devono. una tipologia di transizione che altera tutte le funzioni dello spazio iniziale in modo permanente (Pilieri. determinando la produzione di dati di urbanizzazione di gran lunga inferiori alla realtà. le più importanti regioni italiane sono caratterizzate da un modello ad alto consumo di suolo che si manifesta già da un cinquantennio e che si è ulteriormente aggravato nell’ultimo decennio. ogni lato rappresenta.9% del 2010. Al rilevamento delle superfici edificate sfuggono dunque notevoli superfici infrastrutturate (ad esempio la viabilità. hanno visto aumentare le loro superfici urbanizzate rispettivamente del 19% e del 17%. non sono disponibili dati precisi e dettagliati. eterogenee anche per quanto riguarda la definizione dell’oggetto d’indagine (non esiste una definizione condivisa della locuzione “consumo di suolo”). Eleonora Mariano Introduzione Per consumo di suolo s’intende il passaggio da coperture agricole e naturali a coperture urbane. naturale o semi-naturale.3% dell’intera superficie nazionale (21. oggi. transitoria o permanente. Quindi. sottratto all’agricoltura è aumentato del 166% (Consiglio dei Ministri. Numero 33 agriregionieuropa L’entità del fenomeno in Italia Pagina 7 Il consumo di suolo agricolo in Italia: una valutazione delle politiche Angelo Frascarelli. Una così grande discrepanza è dovuta ad una serie di fattori: in primo luogo al fatto che il protocollo Clc soffre di un basso livello di risoluzione a causa delle dimensioni delle celle unitarie di misura. mentre l’aumento della popolazione non raggiunge nemmeno il 33% (Eea. Figura 1 . Le regioni più interessate al fenomeno. una figura interpretativa messa a punto dall’Agenzia europea per l’ambiente e dal Joint Research Centre (Figura 1). infatti.5 km2 e per i risultati del progetto Corine Land Cover (Clc. anche a causa del fatto che non esistono ancora metodologie e caratteristiche standard volte all’implementazione di basi di dati nazionali da parte delle singole regioni: la realizzazione di basi dati delle coperture e degli usi del suolo a scala regionale è. una possibile trasformazione. Se nei secoli passati la progressiva trasformazione di superfici agricole o naturali in urbane è stata caratterizzata da una proporzionalità diretta con l’aumento della popolazione. ma solamente quelle “edificate”. Un’altra regione che presenta un andamento preoccupante è il Lazio che.7%) . la superficie interessata dal fenomeno è passata dal 2. c’è da notare la presenza di altre regioni che nel passato hanno risentito in misura minore della sottrazione di superficie agricola. per nuclei di rilevanti estensioni (almeno 15 edifici accumunati da una relazione di prossimità). La tendenza evidenziata è tipica di quasi tutte le regioni del Sud: aree urbanizzate ancora molto inferiori (4.997 km2). vede aumentare la loro estensione tra il 2001 e il 2011 di più di 152 km2 (corrispondente ad un aumento del 7. demandata alla volontà delle singole regioni.298. molto vari e interessano la compromissione delle funzioni produttive del terreno (con la conseguente riduzione delle produzioni agricole). 2012). ma che nel periodo 2001-2011 hanno invertito la tendenza con un inevitabile snaturamento delle caratteristiche del proprio territorio che è. le banche dati inerenti il consumo di suolo sono di mediocre qualità. il consumo di suolo non è stato un fenomeno distribuito omogeneamente. sia in termini assoluti che in rapporto alla superficie e alla popolazione regionale. in Italia. non prendono in considerazione le superfici “antropizzate” a vario titolo. La grossa sottostima del dato in Clc appare ancora più evidente se confrontata con le basi territoriali Istat. ma piuttosto in un insieme di fenomeni economici. 2006) addirittura di 14. 2006). Sostanzialmente.000 km2 rispetto al Clc. invece. quindi. Proprio a causa dell’eterogeneità dei dati disponibili. l’alterazione del paesaggio. Il consumo di suolo in Italia è. In Italia. ancora ben preservato dal depauperamento delle proprie valenze (Istat.

Sono esclusi dal vincolo. Le strategie individuate sono essenzialmente tre: • la prima strategia. Lo strumento utilizzato per la redazione. un disegno di legge (“Disegno di legge-quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo”). n. compreso l’agriturismo. Il disegno di legge in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo In Italia. in coincidenza con la presentazione del Ddl da parte del governo Monti. Come viene percepito dal mondo agricolo? Gli imprenditori agricoli come valutano l’introduzione di nuovi vincoli. Questa disposizione è volta ad evitare che. i risultati non si configurano come indagine statistica. quello di evitare che gli enti locali stessi siano indotti ad aumentare la capacità edificatoria del territorio prevista negli strumenti urbanistici. 4 prevede che. della legge 24 dicembre 2007. deve essere aggiornato ogni dieci anni. comma 8. a livello nazionale. soprattutto. volte a favorire l’attività di manutenzione. Ovviamente. anche ai fini della messa in sicurezza delle aree esposte a rischio idrogeologico. in via preliminare. tutti gli interventi strumentali alla conduzione dell’impresa agricola. visto che il 70% dei terreni è di loro proprietà? Al fine di comprendere se il consumo di suolo è un problema percepito dagli agricoltori e. un coerente sviluppo dell’assetto territoriale. L’obiettivo di questo comma è quello di informare gli acquirenti del vincolo operante sull’area oggetto di compravendita e.Pagina 8 agriregionieuropa Anno 9. d’intesa con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. è stabilito che i proventi dei titoli abilitativi edilizi. Il secondo comma dell’art. considerata la particolare situazione di rischio che caratterizza larga parte del territorio nazionale in occasione di eventi calamitosi. la divulgazione del questionario e la successiva elaborazione dei dati è “Google Moduli” (facente parte del pacchetto Google Documenti). Numero 33 rispetto alla media nazionale. 244. • che sono a conoscenza del fatto che il governo Monti ha presentato un disegno di legge volto al contenimento del consumo di suolo. presentato dal Ministro delle politiche agricole. i terreni vengano. Alle tre strategie essenziali del Ddl si aggiungono anche alcune misure per l’incentivazione del recupero del patrimonio edilizio rurale. a differenza di altri paesi europei come Germania. L’ausilio di tale software ha permesso di diffondere. volta a garantire il ripristino dello stato dei luoghi qualora la violazione sia stata perpetrata tramite attività edificatoria. durante il governo Monti è stato approvato. che permette alle amministrazioni comunali l’utilizzo “distorto” degli oneri di urbanizzazione per la copertura della spesa corrente e per spese di manutenzione ordinaria. • che si trovano d’accordo con l’art. La determinazione dell’estensione massima di superficie agricola consumabile è demandata ad un decreto che deve essere adottato dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. a interventi di qualificazione dell’ambiente e del paesaggio. 2012). . il questionario ad un grande numero di agricoltori che hanno potuto visualizzare la pagina. alcune conclusioni importanti. Al fine di colmare questo vuoto legislativo. successivamente. Mario Catania. a pena di nullità dell’atto. secondo il quale i terreni agricoli in favore dei quali sono stati erogati aiuti di Stato o aiuti comunitari (come i pagamenti diretti della Pac) non possono avere una destinazione diversa da quella agricola per almeno cinque anni dall’ultima erogazione. e successive modificazioni. entro un anno dall’entrata in vigore della legge e che. Tramite una programmazione di livello statale si garantisce così. il divieto di mutamento di destinazione d’uso sia indicato negli atti di compravendita dei terreni. Le finalità e l’ambito del Ddl sono il contenimento di consumo di suolo (nella sua sottrazione all’utilizzazione agricola) e. Obiettivi e metodologia Il tema del consumo di suolo è entrato in modo diffuso nel dibattito nazionale solo recentemente. in quale misura. a causa del numero di soggetti intervistati non rappresentativo della totalità degli agricoltori italiani. la protezione degli spazi dedicati all’attività agricola. ristrutturazione e restauro degli edifici esistenti: interventi che consentono di evitare la sottrazione di ulteriore superficie agricola e. all’interno del campione sopracitato. di soddisfare un’eventuale esigenza abitativa. Nello stesso articolo. alimentari e forestali. dopo aver beneficiato di misure a sostegno dell’attività agricola. però. al fine di lucrare l’importo dei contributi di costruzione. 4 dello stesso Ddl e delle sanzioni del D. siano destinati esclusivamente alla realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria. L’obiettivo di tale comma è.R. sottratti all’attività agricola e investiti da un processo di urbanizzazione. ha per oggetto il “Limite al consumo di superficie agricola”. al risanamento di complessi edilizi compresi nei centri storici. 2. • l’ultimo fondamento del Ddl prevede l’abrogazione della norma introdotta dall’art. 6 giugno 2001. • il secondo pilastro su cui si fonda il disegno di legge è il divieto di mutamento di destinazione (art. 4 (“Divieto di mutamento di destinazione”) del disegno di legge. in caso affermativo. Francia e Gran Bretagna. zootecniche ed agrituristiche del territorio Italiano. e in particolare una ripartizione equilibrata tra zone suscettibili di utilizzazione agricola e zone edificate ed edificabili (Consiglio dei Ministri. • che sono favorevoli ad una legge volta al contenimento del consumo di suolo agricolo. Gli obiettivi dello stesso sono l’individuazione della percentuale di agricoltori: • che hanno già sentito parlare di consumo di suolo. contenuta nell’articolo 3. Gli intervistati sono stati raggiunti tramite un messaggio di posta elettronica (reperito da elenchi pubblici e siti aziendali) in cui era riportato il link per accedere alla compilazione del questionario. Con il terzo comma vengono introdotte specifiche sanzioni per la violazione del divieto sopracitato: una sanzione principale di natura pecuniaria e una sanzione accessoria. di rendere detto vincolo a loro opponibile. di conseguenza. n. l’estensione massima di superficie agricola consumabile per l’utilizzazione edificatoria. delle sanzioni previste nell’art. da realizzare ovviamente nel rispetto degli strumenti urbanistici vigenti. con il Ministro per i beni e le attività culturali e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. allo stesso tempo. 380. dando luogo ad un’eccessiva urbanizzazione a discapito delle aree rurali e degli spazi dedicati all’attività agricola. mediante un mutamento della loro destinazione d’uso. in tempi piuttosto rapidi e con costi pressoché nulli. ma con una variazione nell’ultimo decennio superiore al 10%. riempire i campi di dati e inviarli via Internet. non esiste ancora una legge specifica volta al contenimento del consumo di suolo. • che sono a conoscenza delle dimensioni del fenomeno. 4). è stato predisposto un questionario. tuttavia consentono di trarre. degli spazi naturali e del paesaggio.P. L’idea è quella di fissare. chiaramente. su tutto il territorio nazionale. Il campione della ricerca è rappresentato da 250 titolari di aziende agricole.

it/backoffice/allegati/698078266. è stato chiesto se l’intervistato fosse o meno a conoscenza del fatto che durante il governo Monti è stato presentato un disegno di legge per il contenimento del consumo di suolo. solo dietro a Olanda. (2011). la presenza di un vincolo si può configurare come un limite. Dall’analisi dei risultati emerge chiaramente una correlazione fra la forma di possesso dei terreni e il parere sul vincolo: più del 95% degli agricoltori che si erano dichiarati contrari Riferimenti bibliografici • Bianchi D. Sulla base della precedente domanda. ha rappresentato una tappa molto importante di questo percorso e si configura. Conclusioni La gravità del fenomeno del consumo di suolo in Italia è emersa anche in conseguenza della rilevante entità delle aree naturali e agricole consumate. rappresentano un campione attento e attivo. pianeggianti e prossimi a centri abitati. ma potrebbe essere influenzata dal fatto che gli agricoltori intervistati. Il 40% degli intervistati ha dichiarato di essere a conoscenza del disegno di legge: solamente il 46% di quelli che si erano detti favorevoli ad un intervento normativo erano a conoscenza di un impegno in tal senso. 2012). L’inserimento di domande inerenti la morfologia e la prossimità ad un centro abitato è dovuta. la conoscenza del fenomeno appare piuttosto elevata: l’87. specialmente nei paesi UE densamente popolati o caratterizzati da una economia in rapida crescita (Gioia et al. più nel dettaglio. è emerso come tale disegno di legge si possa configurare come freno all’aumento dei valori fondiari. Inoltre..4% del campione era a conoscenza di tale dato. 4 è titolare di aziende ubicate a più di 5 km da un centro abitato.. La maggior parte del campione si trova d’accordo con tale norma: quasi l’81% degli intervistati è.8% del totale) ha risposto di essere favorevole. Per cercare di capire le motivazioni dietro a tale risultato. che le risposte a tale domanda non risultano essere dipendenti esclusivamente da variabili posizionali o possessorie. il valore degli stessi non giustificherebbe la convenienza in investimenti edilizi. degli obiettivi e delle strategie di tutela dei suoli. Il dibattito sul consumo di suolo in Italia è molto aperto. infatti. Secondo i risultati del progetto Lucas. nei pareri favorevoli all’introduzione del vincolo. Dall’analisi dei risultati emerge chiaramente la correlazione con la distanza dal più vicino centro abitato. la morfologia degli stessi e la distanza dal più vicino centro abitato. rappresenta una delle determinanti dei valori fondiari.5% degli agricoltori contrari all’art. È chiaro. invece. I risultati dell’indagine mostrano un buon livello di conoscenza del fenomeno accompagnato dalla constatazione che una grandissima parte degli agricoltori intervistati è favorevole alla presenza di una legge specifica volta al contenimento del consumo di suolo agricolo e che una buona parte dello stesso (81%) ritiene che l’introduzione di un vincolo quinquennale possa essere uno strumento valido per il perseguimento di tale obiettivo. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 9 Risultati Conoscenza del fenomeno All’interno del campione di 250 intervistati. solamente l’8. Tuttavia. Attraverso un questionario rivolto a 250 agricoltori è stato possibile comprendere come effettivamente il fenomeno è percepito e valutato da questi stakeholder.2% del campione. quello per l’ottenimento di una legge specifica per il contenimento del fenomeno è un percorso ancora molto lungo e complesso che. Questa percentuale è molto alta.pdf . nel questionario sono state aggiunte tre domande. c’è la presenza di una grossissima fetta di agricoltori che hanno terreni di proprietà. perfettamente in linea con l’analisi del mercato immobiliare italiano. pertanto. Analisi d’impatto della regolazione. infatti. quindi. Il Ddl Catania. Ambiente Italia 2011. con maggior facilità di accesso alle informazioni. diminuendo il loro grado di libertà. infatti. proprio in questi giorni. ma anche da altri fattori. La domanda è suddivisibile in due parti: nella prima sono riportati i dati dell’indagine Lucas che vedono la superficie impermeabilizzata italiana pari al 7. come tappa fondamentale nella definizione dei principi.3% della superficie nazionale (a fronte del 4. Milano • Consiglio dei Ministri (2012).Anno 9. 4. attualmente uno dei più grossi problemi per gli imprenditori agricoli. per un affittuario questo potrebbe addirittura assumere una valenza di tutela.governo. essendoci ormai moltissimi edifici sfitti. Infatti. ma ad investitori che vedono il loro interesse nei mutamenti di destinazione d’uso degli stessi. in ogni caso. La pressione urbana vista come crescita della domanda di abitazioni. grazie alla proposta di legge AC/70 si è ulteriormente animato. la conoscenza di un dato così specifico porta ad ipotizzare che chi ne sia in possesso abbia maturato una spiccata sensibilità intorno al problema e. riguardanti rispettivamente la forma di possesso dei terreni. all’introduzione dell’art. considera che. ha già sentito parlare di consumo di suolo. In primo luogo la constatazione che i terreni più appetibili dal punto di vista della suscettibilità edificatoria non appartengono più agli agricoltori. nella seconda parte viene chiesto se si era a conoscenza del dato sopracitato. Il 38. Vincolo di destinazione d’uso L’ultima domanda del questionario richiede un parere circa l’art.3% della media europea). infatti. Parere riguardo la presenza di una legge specifica Un’ulteriore domanda è tesa ad acquisire un parere circa il disegno di legge sul contenimento del consumo di suolo agricolo. circa il 95% di quelli che hanno sentito parlare del fenomeno crede che questo debba essere adeguatamente regolamentato. alla considerazione che queste due variabili si possano configurare (anche se in modo molto semplificato) come importanti pressioni edificatorie. infatti. Una grandissima parte del campione (il 92. 4 hanno almeno una parte dell’azienda di proprietà. Tale dato. Un elemento. http://www. Belgio e Lussemburgo e immediatamente davanti a Germania e Regno Unito. seppur non convertito in legge. L’articolo prevede che i terreni agricoli in favore dei quali sono stati erogati aiuti di Stato o aiuti comunitari (come i pagamenti diretti della Pac) non possano avere una destinazione diversa da quella agricola per almeno cinque anni dall’ultima erogazione. Infatti. il grado di conoscenza del fenomeno e quindi l’estensione dello stesso in Italia. Edizioni Ambiente. Questo dato potrebbe essere sorprendente: gli agricoltori sarebbero favorevoli all’introduzione di un vincolo sui propri terreni. avendo un indirizzo di posta elettronica e utilizzando abitualmente internet. 4 del disegno di legge. a livello europeo l’Italia si colloca. La seconda domanda presente nel questionario ha l’obiettivo di capire. Zanchini E. è quasi speculare: infatti. al quarto posto. se comparato con la percentuale di quelli che conoscono il problema. possa considerare indispensabile l’adozione di una specifica normativa. favorevole alle disposizioni presenti nell’art. Si è ritenuto che la forma di possesso dei terreni possa incidere notevolmente sulla visione di questo articolo: se per un proprietario.

I dati dell'ultimo Censimento dell'agricoltura consentono di analizzare la dimensione dei due fenomeni nelle sue diverse sfaccettature. (2012). anche lo scenario per i contoterzisti si è modificato. alla data dell'ultimo censimento nel 2010. non più in grado di gestire direttamente l'azienda. ma il crollo della fiducia da parte dei proprietari fondiari verso questo strumento contrattuale è stato recuperato molto gradualmente soltanto a partire dagli anni novanta (Povellato. le categorie di rappresentanza delle imprese agromeccaniche spingono per un maggior riconoscimento del ruolo dei contoterzisti nello sviluppo dell'agricoltura attraverso l'equiparazione alle imprese agricole (Armentano. 2012). peraltro. 2010). 302/82) sostanzialmente liberalizzava la stipula di nuovi contratti. fino al caso limite in cui il terzista diventa il pieno gestore dei terreni (dalla scelta dei prodotti alla vendita) assumendo su di sé il rischio di impresa del proprietario. Numero 33 • Eea (2006). il proprietario/ concessionario cede i terreni in affitto senza assumere impegni formali scritti con il contoterzista/concedente.Pagina 10 agriregionieuropa Anno 9.evita il vincolo del contratto di affitto. fra l'altro. Catanzaro • Pilieri P. a partire dalla legge di orientamento del 2001. Il fenomeno ha interessato. In posizione intermedia rispetto a questi casi limite si trovano le molteplici forme di pluriattività che vedono il proprietario della terra. Davide Longhitano. 2012). In quest'ultimo caso il terzista opera come un affittuario e il proprietario . Secondi i dati censuari. Inea. anche la scelta e la vendita dei prodotti. è improbabile che questi si orientino verso il tradizionale strumento dell'affitto. preferendo la concessione in affitto alle aziende professionali rimaste nel settore. che si assume il rischio d'impresa per integrare il reddito familiare o più semplicemente per mantenere il patrimonio fondiario e continuare a risiedere in aree rurali. una tendenza alla riduzione del divario grazie al considerevole incremento della superficie in affitto (+114%) nelle regioni meridionali (Figura 1). quindi. “La questione «consumo di suolo»”. riguardava il 38% della superficie agricola utilizzata. mentre venivano delegate le operazioni colturali e. ha privilegiato la piccola proprietà contadina in sintonia con le indicazioni contenute nella Costituzione (Barbero. the ignored challenge. Molte disposizioni legislative di quel tempo si basavano sull'identificazione della proprietà con l'impresa e sul legame permanente tra lavoratore e azienda. Rubbettino print. Soltanto nel 1982 la nuova legge sui contratti agrari (n. tra gli anni cinquanta e sessanta.8 milioni di ettari) sia quelle gestite a titolo gratuito (1 milione di ettari). Dall'altro lato. (2009). in particolar modo. Davide Bortolozzo Introduzione La politica agraria italiana in tema di strutture fondiarie. 2010. nel 2010 la superficie in affitto assomma a circa 4. 1979. 1993).9 milioni di ettari. Alcune considerazioni sulle implicazioni in termini di politiche per lo sviluppo dell'agricoltura e sulle prospettive per ulteriori approfondimenti delle analisi concludono il lavoro. Maggioli Editore. dalla riforma MacSharry in poi. quello di incentivare la vendita all'affittuario e al colono dei fondi da costoro coltivati.che in molti casi. I rapporti tra proprietà e impresa si trasformano dalla classica gestione in proprio (diretta coltivatrice o in economia) a forme spurie dove il proprietario e il terzista condividono le scelte con equilibri variegati. Il valore della terra. se si considerano sia le superfici per le quali viene pagato un canone (3. Questo lavoro cerca di far luce sulle caratteristiche di queste due tipologie di gestione della terra. Nel frattempo. generalmente di piccole dimensioni. le aziende interessate ad aumentare la dimensione aziendale per recuperare economie di scala non riuscivano a trovare sufficiente terra in affitto. Urban Sprawl in Europe. mentre l'acquisto di terra rimaneva in molti casi proibitivo in termini finanziari. alternative alla più tradizionale conduzione in proprietà. L'incidenza della superficie in affitto oltrepassa il 38% della Sau totale. In questo periodo una parte consistente della cosiddetta "borghesia rurale" decise di abbandonare l'ambito rurale per concentrarsi sulla nuova crescita industriale e urbana che proprio in quegli anni stava consolidandosi (Insor. Si era consolidata una sorta di competizione tra lo strumento dell'affitto e altre forme di gestione dei terreni agricoli attuate attraverso imprese contoterziste. . Se il sistema contrattuale è soddisfacente per entrambi i contraenti. Si nota. Fino ai primi anni sessanta la scelta di difendere la categoria allora considerata più debole (gli agricoltori in affitto) aveva una sua giustificazione nell'alto tasso di occupazione in agricoltura e nella contestuale pressione sociale. sebbene entro i limiti della prevalenza del reddito ritraibile e del tempo dedicato alla propria azienda. con un incremento complessivo del 60% rispetto ai poco più di 3 milioni di ettari del 2000 (Tabella 1). a causa della disciplina contrattuale troppo vincolistica. Alla fine degli anni novanta si lamentavano le costanti difficoltà delle aziende agricole tradizionali a competere sul mercato della terra con questi operatori generalmente più dinamici. in qualità di soggetto economico dell'impresa. Tra gli anni sessanta e gli anni ottanta. Rapporto annuale 2012. un valore prossimo a quello di altri paesi europei. può sostituire al canone di affitto il pagamento diretto . et al. De Luigi. Roma • Istat (2012). Rimini Affitto e contoterzismo tra complementarità e competizione Andrea Povellato. Povellato. 2003. I finanziamenti agevolati e le facilitazioni fiscali nelle compravendite di terreni assieme alle norme sui contratti agrari che aumentavano in modo considerevole i diritti dei fittavoli e dei mezzadri portarono come risultato. le regioni centromeridionali. Nell'ultimo decennio si è assistito a un recupero di interesse per l'istituto dell'affitto tanto che. dopo aver toccato il valore più basso (16%) all'inizio degli anni ottanta. con una parziale partecipazione alla gestione colturale in ragione delle limitate capacità tecniche. uno dei risultati più rilevanti emersi dal 6° Censimento dell’agricoltura condotto dall'Istat riguarda l'aumento dell'offerta di terreni in affitto o gestiti a titolo gratuito. Office for Official Publications of the European Communities • Gioia M. Barbero. In pratica. L'offerta dei servizi contoterzi garantiva il completo possesso della terra ai proprietari fondiari. apriva nuovi scenari di adattamento strutturale a cui la classe politica non ha saputo rispondere. che si riflette anche sul mercato degli affitti. Esso è stato determinato in primo luogo dalla consistente diminuzione del numero di aziende. In ambedue i casi la soddisfacente redditività nell'impiego della terra porta ad un cospicuo aumento del prezzo d'uso della superficie agricola. avviatasi con il boom economico degli anni sessanta e la rapida rivoluzione tecnologica nella gestione delle aziende agricole. La fuga dalle campagne. anche se resta ancora un’effettiva differenza nella diffusione dell’affitto tra regioni del nord e del sud della Penisola. che hanno rinunciato a coltivare in proprio le superfici. L'affitto secondo il Censimento 2010 Come accennato. in molti casi. I processi di aggiustamento strutturale delle aziende. Osservatorio Nazionale sui Consumi di Suolo. con un ruolo di primo piano per i contoterzisti. in AA VV. mantenendo una normativa contrattuale poco equilibrata anche durante gli anni settanta. si sono sviluppati lungo altri percorsi. Primo rapporto 2009. Da un lato. è stata ampliata la possibilità per gli imprenditori agricoli di prestare servizi come terzisti.

4 126. Tabella 2 .8 42.191 200.2 99.6 2.859 4. Sia le aziende con soli terreni in affitto sia quelle miste (proprietà e affitto) evidenziano una struttura produttiva più solida rispetto alle aziende solo in proprietà (Tabella 2).399 2.6 137.5 41. il 27% del totale.9 4. Per i prati permanenti delle zone alpine e per .341 44. L'incidenza dell'affitto cresce progressivamente fino ad interessare quasi il 50% della Sau delle aziende medio-grandi (da 100.5 7.6 42. Censimento dell'agricoltura 2000 e 2010 Figura 1 .7 44.048 4.228 5.563 261.0 5.1 Fonte: Istat.000.016.857 848.2 14.0 15.480 48. Censimento dell'agricoltura.4 4.021 12.5 5.7 9.9 35.1 92.Aziende e Sau per titolo di possesso dei terreni (superficie in ettari) 41.106 1.147 35. soprattutto a quelli caratterizzati da un settore agricolo particolarmente evoluto: in Francia.4 54.1 4.288 1.5 18.5 -1.5 3. Germania e Belgio (paesi dove la superficie media aziendale è molto maggiore di quella italiana) i due terzi della terra coltivata sono oggetto di contratti d'affitto.574 242.982 466.4 178.2 50.977 117.2 35.Evoluzione della superficie totale in affitto a livello regionale (superficie in ettari) Superficie in affitto totale Piemonte Valle d'Aosta Lombardia Trentino Alto Adige Veneto Friuli Venezia Giulia Liguria Emilia Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Italia 553.011.0 11.206 17.321 in uso gratuito 70. Censimento dell'agricoltura.667 93.1 24. di numerosissime piccole aziende di solo oliveti o vigneti per autoconsumo.2 32.704 15.4 38. Questa tendenza viene confermata dalla distribuzione della superficie affittata per classi di dimensione economica.1 26.596 47. Ricorrono maggiormente all’affitto le aziende specializzate nell'attività di allevamento di erbivori (57% della Sau totale) e le aziende miste con allevamento (48%).0 46.2 3.235 97.7 57.3 La distribuzione dell'affitto varia in funzione degli orientamenti produttivi.4 36.411 41.321 38. sono i giovani imprenditori ad influenzare maggiormente la domanda di terra.4 34.489.488 134.433 49. curata da Inea (2012).9 5.9 13.538 88.900.2 2010 1.Incidenza percentuale della superficie in affitto sulla Sau per classe di dimensione economica (euro) Fonte: Istat.000 euro di produzione standard).187.8 1.622 138.0 9. sfruttando anche le opportunità offerte dalle risorse finanziarie messe a disposizione dai Psr per il primo insediamento.3 3. 2010 Per quanto riguarda le caratteristiche del mercato.062 7.4 26.394 3.8 60.070 337.821 102.942 3. 2000 e 2010 * Il dato complessivo comprende le aziende senza terreni Figura 2 .211 162.288.3 2.843.3 1.242 210.898 332.377 440.1 6.4 40. dove l'affittanza è più comune tra le aziende di maggiori dimensioni.7 83. In tutto il territorio nazionale è stata osservata una generale tendenza a ridurre la durata dei contratti di affitto.097 8.339 537.523 6.856 2. al fine di ottimizzare le proprie dimensioni aziendali.181 476.673.534 2.2 86.226 47. sia alla situazione di crisi di alcuni comparti produttivi.8 0.382. Questo andamento è legato sia all’incertezza sulle nuove modalità di applicazione della Pac per il periodo 2014-2020.3 56.0 36.302 46.4 6.033 22.3 20. superf. anche per la presenza.9 11.057.Confronto tra superficie totale in affitto nel 2000 e nel 2010 a livello provinciale Censimento 2000 Censimento 2010 Fonte: Istat. Censimenti dell'agricoltura 2000 e 2010 Le aziende che ricorrono all’affitto di terra sono circa 432.3 0. quelle cioè che necessitano di ampie superfici per impiegare nel modo più efficiente possibile i fattori della produzione e ammortizzare gli investimenti (Figura 2).6 50.794. 1990.8 2000 2.2 2010 % su % sulla superf.5 100.954 4.804 92.3 30.0 1.489 156. che trovano una maggiore diffusione nelle regioni centro-meridionali. anno di conclusione dell’attuale sistema di aiuti previsto dalla Pac.667 144.517 69.031 199.0 54. erbai e ortofloricole sono prevalenti i contratti annuali o stagionali.766 10.025. tabacco.057. Infatti la Sau media raggiunge valori più che doppi rispetto a quella che si registra nelle aziende soltanto in proprietà.374 145.070 21.629 13. totale affitto totale 11.822 19.7 15. Il fenomeno è spiegabile con la necessità di avere a disposizione una superficie foraggera adeguata alle dimensioni dell’allevamento e anche con gli obblighi imposti per lo smaltimento degli effluenti zootecnici.9 3.394.9 17. specie nel Mezzogiorno.209 287.Anno 9.493 5.900.1 39.960 23.062.932 67.000 a 500.732 272. Il ricorso all’affitto si abbassa drasticamente soprattutto nel caso delle aziende specializzate in coltivazioni arboree (23% della Sau totale).151 98.6 134.267 18.1 Aziende Solo in proprietà Solo in affitto (compresi usi gratuiti) Proprietà e affitto Totale* Superficie Solo in proprietà Solo in affitto (compresi usi gratuiti) Proprietà e affitto Totale Superficie media aziendale Solo in proprietà Solo in affitto Proprietà e affitto Totale Sau in affitto in % su Sau totale 1990 2.181.828. secondo l'Indagine annuale sul mercato fondiario.391 Variazione 2010/2000 in % 36.068 1.856.025.4 4. Fonte: Istat. Per tipologie colturali come pomodoro da industria. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 11 Tabella 1 . Nel caso dei seminativi la durata prevista per i nuovi contratti e per i rinnovi risulta spesso inferiore ai 5 anni (2-3) e non mancano i casi in cui è stata fissata come scadenza la fine del 2013.5 82.0 40.116 4.311 31.867. L'utilizzo della leva dell'affitto per accrescere la dimensione aziendale è un fenomeno comune anche ad altri paesi dell'Unione europea.2 9.4 9.9 34.619.352 1.

A questa categoria possono essere assimilate altre 37. secondo l'ultimo censimento.000 ettari. dove l'attività contoterzi nel mercato degli affitti ha portato a un generale innalzamento dei canoni. pari al 33% delle aziende complessive. in parte inedite e comunque non centrate esclusivamente sull'impresa agricola convenzionale. Le informazioni statistiche su queste imprese sono decisamente limitate se confrontate con la mole di informazioni che abitualmente vengono fornite riguardo alle aziende agricole.773 9.000 unità nel 2000 e alle 46.000. Anche nelle regioni del Centro Italia i contratti annuali a contoterzisti per seminativi sono diffusi maggiormente nelle aree di pianura. Sicilia ed Emilia-Romagna. Tra imprese agro-meccaniche e aziende che operano come contoterzisti si stima che siano circa 10. Nella distribuzione regionale spicca il caso del Veneto dove il 33% delle aziende ricorre a questa forma di gestione con il 17% della Sau lavorata.20 ha 20 .500 unità.516 1.000 aziende che scelgono di affidare alle imprese agro-meccaniche contemporaneamente le più importanti operazioni colturali (aratura. incidono per il 30% sul fatturato del settore (Armentano.1 5. pur rappresentando meno dell'1% degli acquirenti di macchine agricole. In questo caso la maggiore durata dell’affitto è finalizzata a garantire nel tempo l’approvvigionamento di biomassa per gli impianti energetici. il fenomeno viene indagato rilevando le giornate di lavoro dei contoterzisti. Il censimento dell'industria del 2001 rilevava 5. circa 18.560 con 13. I contratti di contoterzismo prevedono che il conduttore si occupi anche della vendita del prodotto o che lo acquisisca direttamente contrattando caso per caso le anticipazioni colturali e le relative spese. ad esempio.417 332. Infine.763 68. Le imprese agro-meccaniche cercano di ottimizzare il parco macchine combinando la prestazione dei servizi verso terzi con la lavorazione di fondi propri acquisiti tramite acquisto o affitto.107 252. In sostanza vi sono 212. i contoterzisti rimangono molto attivi nella richiesta di superfici da destinare a colture no food per la produzione di energia da biomasse o alle quali associare i titoli Pac. Pecci. 2003). malgrado la crisi economica abbia indotto una maggiore prudenza. ad esempio. Il contoterzismo secondo il Censimento 2010 Il contoterzismo viene rilevato dalle statistiche censuarie a partire dal 1970.6 10. probabilmente non una netta prevalenza del contributo manageriale dell'impresa agromeccanica.000 le imprese professionali.335 Affido totale Affido completo Affido "quasi" completo in % su Sau 1. di aziende in cui il proprietario individua nel servizio contoterzi l'alternativa più soddisfacente rispetto alla concessione in affitto. È probabile che in questi decenni. troviamo le tecniche dell'agricoltura di precisione o le . quindi. più facilmente raggiungibili e lavorabili. Marche.863 79.9 12. Contratti di affitto di lunga durata sono riscontrabili anche per i terreni destinati alla produzione di biomasse per l’utilizzo energetico che sono tutelati da incentivi che durano più di un decennio.130 794. 2012).100 ha > 100 ha Totale 67.2 7.109 27. soprattutto nelle aree a seminativo più produttive.000 aziende (13% del totale) con circa 1 milione di ettari (8% della Sau) che vengono gestite in forma associata tra proprietario e contoterzista.387 242.1 Fonte: Nostre elaborazioni su dati Istat.614 300. riducendo il numero di aziende che prestano servizi presso altre aziende. ma sta emergendo un nuovo fabbisogno innovativo legato alla gestione delle informazioni. ma soltanto il 5-10% raggiunge dimensioni superiori a quelle di un'impresa artigianale con meno di 10 dipendenti. Anche tra questi operatori si nota un certo dualismo tra quanti riescono ad aggiornare continuativamente il parco macchine sfruttando le innovazioni più recenti e quanti non sono in grado di gestire piani di investimento adeguati. La capacità delle imprese agro-meccaniche di riuscire a mantenere il passo con un'evoluzione tecnologica sempre più sofisticata e capitalintensive rende relativamente meno competitive le aziende tradizionali (Casati.5 2. le tipologie di operazioni meccaniche e la superficie lavorata.9 Affido totale < 2 ha 2 . un numero piuttosto esiguo di aziende rispetto alle 26. 1991).693 imprese con 10. Gli accordi prevedono in genere un canone superiore a quello stipulato negli accordi in deroga. Si tratta.4 3. per quanto riguarda il Mezzogiorno viene segnalato un generale incremento della domanda di superfici in affitto da parte delle imprese contoterzi. tanto da condizionare le dinamiche del mercato a livello locale.2 10.2 10. Numero 33 i frutteti e vigneti la durata è superiore ai 5 anni: in particolare nel caso dei vigneti vengono superati i 10-15 anni. Secondo le rilevazioni effettuate nell'ambito dell'Indagine sul mercato fondiario (Inea.882 232. Da articoli giornalistici si apprende che le imprese agromeccaniche. La seconda tipologia. L'affidamento completo o "quasi" completo risulta più diffuso tra le aziende di piccola dimensione (circa il 10% della Sau al di sotto dei 20 ettari) e gestite in proprietà (11%).Pagina 12 agriregionieuropa Anno 9.5 ha 5 . Tabella 3 .639 53. è numericamente meno importante ma notevolmente più rilevante in termini economici.899 182.036. 2010 L'offerta di servizi contoterzi vede due distinte tipologie di operatori: le aziende agricole dotate di un parco macchine superiore alle proprie esigenze e le imprese agro-meccaniche.7 1. Censimento dell'agricoltura.600 nel 1990.Aziende con affido ai contoterzisti e relativa superficie lavorata per classe di Sau Affido completo Affido "quasi" completo ettari 12.3 1. Nel Lazio. i contoterzisti siglano accordi atipici o di compartecipazione annuale variabili in base ai finanziamenti disponibili con le misure di politica agricola comunitaria o alla possibilità di associare i titoli Pac. L'evoluzione dei servizi offerti dalle imprese agro-meccaniche sembra prefigurare nuove prospettive di sviluppo del settore agricolo. distinto dal noleggio di attrezzature meccaniche (Fanfani. condizioni che rendono economicamente conveniente questa forma di possesso. la riduzione delle aziende da un lato e l'aumento della superficie gestita dalle aziende rimaste abbia consentito di riequilibrare il parco macchine rispetto ai fabbisogni aziendali. soprattutto quando il reimpianto è a carico dell’affittuario.360 addetti mentre nel 1990 le unità erano 6.4 8.000 ettari.500 addetti. La distanza tecnologica non si misura più soltanto sulle caratteristiche delle macchine agricole.232 113. in molte regioni i contoterzisti sono una delle principali categorie di operatori che sostengono la domanda di terreni in affitto e la loro importanza è progressivamente aumentata nel corso degli anni. 2009). Il cosiddetto contoterzismo "attivo" ovvero di quelle aziende agricole che hanno effettuato prestazioni con i propri mezzi meccanici in altre aziende agricole riguarda.7 2.513 129.2 7. In occasione dell'ultimo censimento è stato possibile utilizzare il dato della superficie lavorata che probabilmente riesce a cogliere con maggiore precisione la dimensione del fenomeno. Quasi 175 mila aziende hanno dichiarato di aver affidato completamente a terzi le operazioni colturali su una o più coltivazioni corrispondenti a circa 795.327 141. ma soltanto con l'Indagine sulle strutture agricole del 1985 le informazioni sono rilevate con specifico riferimento al servizio contoterzi. semina e raccolta) per una superficie lavorata complessiva di 241. seguono con percentuali superiori al 10% regioni come Friuli. Nelle successive rilevazioni. Ad esempio accanto al più "convenzionale" caso delle tecniche di lavorazione ridotta o di non lavorazione che rivoluziona l'intero parco macchine per la lavorazione e la semina. malgrado le principali organizzazioni professionali agricole cerchino di contrastare questa forma impropria di affittanza.8 6. che nella larga maggioranza dei casi corrisponde all'intera Sau aziendale.8 5. Nel 2010 le aziende che hanno affidato a terzi le operazioni meccaniche in forma completa o parziale sono state circa 530.6 1. In molte aree della pianura padana.438 80. le imprese agro-meccaniche appartenenti al settore dei servizi all'agricoltura.

(1991). Pecci F. adottando tecniche di coltivazione intensive e incoraggiando le sistemazioni dei terreni più facilmente meccanizzabili con la progressiva scomparsa e diluizione su grandi estensioni di elementi caratteristici quali siepi e filari di alberi che un tempo delimitavano le piccole parcelle. Atti del convegno "Contoterzismo in agricoltura e sue prospettive". Una analisi sui dati del Censimento dell'agricoltura 2010. bisogna riconoscere l’opportunità offerta proprio dalle imprese agro-meccaniche di diffondere sistemi di coltivazione ad alto valore tecnologico che assicurano sistemi di gestione sostenibili. la concessione in uso gratuito sembra essere una scelta quasi obbligata per numerosi proprietari in zone marginali. Le implicazioni in termini di politiche sono altrettanto importanti. La costituzione del 1948 e la politica agraria italiana negli anni cinquanta e sessanta. Supplemento al n. Agriregionieuropa n. Vi sono ancora molte lacune conoscitive sulla diffusione dell'affitto soprattutto per quanto riguarda le tipologie contrattuali che sono molto variegate a livello locale. ma alcuni interrogativi sulla effettiva validità di queste soluzioni richiederebbero ulteriori approfondimenti. 20. Italia: il ruolo trainante del contoterzismo.al processo di omologazione territoriale in virtù della standardizzazione delle operazioni agricole dettate dall’affermarsi dei sistemi monocolturali (Formica. Roma Barbero G. Tenendo conto del costo opportunità di mantenere una superficie in condizioni agronomiche soddisfacenti evitando l'abbandono. come richiesto da Europa 2020. L'Informatore Agrario n. secondo le nuove indicazioni metodologiche fornite dall'Eurostat. Inea. Infine. mentre mancano analisi adeguate nei paesi europei.. Cetid. in alternativa all'affitto. 46 Inea (2012) Annuario dell'agricoltura italiana 2011. almeno teoricamente. In effetti l'uso gratuito nasconde in alcuni casi uno stratagemma amministrativo che consente ai giovani agricoltori di accedere ai premi per il primo insediamento attraverso la creazione di nuove imprese che sono distinte dall'impresa originaria soltanto in modo fittizio. 32 Supplemento Mad Arzeni A. n. Le analisi hanno evidenziato il grado di rilevanza raggiunto da queste due forme di gestione dei terreni. La scelta del contoterzismo. D'altra parte. “Innovazione e servizi nell'agricoltura italiana. Lo sviluppo del contoterzismo ha contribuito . Un maggior coinvolgimento di questi operatori nella gestione sostenibile dei terreni agricoli sarebbe auspicabile.al pari di quanto accaduto nelle aziende agricole di grandi dimensioni . Le imprese agro-meccaniche possono diventare (o sono già) portatrici di innovazione. Venezia Povellato A. (a cura) (1993) L'affitto in agricoltura.viene ridotto il ruolo del proprietario fondiario che. (1956). 5 I dati relativi al censimento del 2011 non sono ancora disponibili. Accademia dei Georgofili. Sotte F. dovrebbe essere maggiormente interessato a mantenere la fertilità del terreno nel medio-lungo periodo rispetto all'affittuariocontoterzista che ha obiettivi non superiori alla durata contrattuale. Franco Angeli. La commistione tra microaziende. Agricoltura. (2013). è sempre più evidente che dietro una numerosità ancora molto alta di aziende agricole (perlomeno rispetto a realtà agricole di altri paesi sviluppati). Inea. eppure sono in genere escluse dalle politiche di sviluppo rurale. (2003). mantenendo un buon grado di competitività dei prodotti e utilizzando in modo flessibile la leva strutturale. 4 Questi dati vanno giudicati con una certa prudenza. Peraltro. soprattutto nelle aree dove l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente è maggiore. (1996). Imprese e non-imprese nell'agricoltura italiana. 1996). in Istituto Alcide Cervi "Riforma fondiaria e paesaggio. Considerazioni conclusive La crescita dell'affitto. Istituto nazionale di Economia Agraria.5 milioni di proprietari (Medici. Firenze Fanfani R. Evidenze empiriche di una correlazione negativa tra stewardship e affitto sono state rilevate negli Stati Uniti. Roma De Luigi M. D’altra parte. Dalla piccola proprietà contadina all’aggregazione tra imprese. 5 Guidotti R. imprese agricole professionali e imprese agromeccaniche è ormai molto avanzata e quindi non è detto che sotto il profilo istituzionale prevalgano gli elementi conflittuali tra le diverse tipologie. dopo una lunga stagnazione che ha determinato in larga misura una stasi dell'evoluzione strutturale dell'agricoltura italiana. e probabilmente non genererebbe particolari attriti con le associazioni di categoria agricole. (2010). n. 2013) che preludono a funzioni altrettanto diversificate: da quelle più prettamente economico-produttive ad altre a carattere socio-culturale. Un'indagine svolta dall'Inea stimava circa 9. QA Rivista dell’Associazione Rossi-Doria. La Questione Agraria. (2011).Anno 9. Gruppo 2013. In ambedue i casi . (2012). A sessant’anni dalle Leggi di Riforma: dibattito politico-sociale e linee di sviluppo" Rubettino Editore. Geografia dell’agricoltura. Volume LXV. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 13 tecniche di lotta antiparassitaria che richiedono un'alta professionalità degli operatori oltre che macchinari più moderni e costosi. consente generalmente di operare con tecnologie molto aggiornate. L'evoluzione del sistema agricolo e il ruolo del contoterzismo. 2 La superficie a uso gratuito è stata scorporata dalla superficie in affitto a partire dal Censimento dell'agricoltura del 2000. (2009). dopo essere stato analizzato adeguatamente agli inizi degli anni novanta. L’impresa agromeccanica. Sotte. Riferimenti bibliografici • Armentano G. La figura dell’imprenditore agricolo a sei anni dalla riscrittura del codice civile: una valutazione di prospettiva. Può darsi che l'emorragia di aziende continui anche nel futuro. 1 Casati D. 3 Sono stati esclusi tutti quei casi in cui la superficie affidata a terzi superava la Sau aziendale. 1956 Povellato A. La distribuzione della proprietà fondiaria in Italia. La nuova Italia Scientifica. 1956). Working Paper n. non ha più suscitato grande interesse negli studiosi. dato che in molti casi si configura come attività informale per evitare gli obblighi fiscali e previdenziali. Sarebbe utile riprendere le analisi per capire se un settore agricolo fortemente integrato con le imprese agro-meccaniche possa diventare un'opportunità per lo sviluppo sostenibile. deve essere valutata in modo positivo: ne può derivare un consolidamento strutturale delle imprese agricole necessario per poter mantenere un'adeguata redditività all'attività agricola. si celano tipologie strutturali e produttive molto diversificate tra loro (Arzeni.affitto o contoterzismo . Agromeccanici sempre più simili alle imprese agricole. come ad esempio l’applicazione delle tecniche di precision farming o le lavorazioni conservative del terreno che si stanno affermando negli ultimi anni e su cui i contoterzisti stanno provando a investire (Guidotti. (2007). Anche il modus operandi del contoterzista tenderebbe a massimizzare la produzione. Roma Insor (1979) La riforma fondiaria: trent'anni dopo. il fenomeno del contoterzismo. (2012) La questione fondiaria oggi.. Il caso del contoterzismo”. una figura • professionale in cerca di identità. Note 1 Il numero di proprietà fondiarie negli anni cinquanta era ancora particolarmente elevato. consentendo ulteriori rafforzamenti strutturali alle imprese che rimangono. 2011). L'Informatore Agrario n. 42 Formica C. Soveria Mannelli Vaccari S. Sarebbe interessante valutare la diffusione di queste tecniche innovative in relazione alla presenza di servizi contoterzi. Milano Medici G. va aggiunto che la parte più consistente di questa superficie si trova in zone montane e collinari (71%) per cui è probabile che in realtà si tratti di superfici effettivamente concesse in affitto ma senza corresponsione del canone. 9 • • • • • • • • • • • • .

la Regione Veneto. intesa come l’estensione di terreno necessaria al raggiungimento del livello minimo di redditività determinato dai Piani di sviluppo rurale per l’erogazione del sostegno agli investimenti previsti dai regolamenti CE n. o l’acquisto coattivo. introdotto dall’art. 448 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” (Legge finanziaria 2002). n. in coerenza con il più generale scopo di tutela e valorizzazione delle aree montane che rappresenta la ratio sottesa alla legge in cui è contenuto. soprattutto. polverizzazione. del 2001. cioè all’esistenza di superfici troppo ridotte. non sussistendo alcun limite massimo. l’estensione di terreno necessaria per costituire il compendio. n. n. anche sotto il profilo del contenuto delle sue disposizioni. un precedente contenuto nell’art. comunque. 228 del 2001.lgs. dove la pedissequa applicazione del regime ereditario dettato dal codice civile può dar luogo alla frammentazione del fondo rustico1. richiamandolo espressamente in taluni punti. collegata alla soglia di redditività minima fissata dai piani di sviluppo agricolo. al contempo. che.d. sulle orme della disciplina codicistica della minima unità culturale. 228 . oppure. si registrano frammenti di soluzione al più generale problema del diritto agrario ereditario. pur facendo salve potenziali diverse definizioni ad opera delle leggi regionali. 49 della legge 203/82. quali l’affitto coattivo di cui all’art. come integrato dall’art. La disposizione precisa che al raggiungimento del livello minimo di redditività così indicato possono concorrere anche i terreni e le relative pertinenze già possedute a titolo di proprietà. sia. che viene segnalata come uno dei maggiori vincoli alla produttività di queste ultime. n. forgiato dall’art. La disciplina del compendio unico riecheggia. comma 21. una tra le prime Regioni a dettare criteri guida per l’applicazione della normativa di cui ci stiamo . ma separati l’uno dall’altro da appezzamenti appartenenti ad altri. La risposta che il legislatore ha offerto a queste istanze non è appagante. infine. 99 . termine che indica quel fenomeno in base al quale singole unità produttive sono formate da appezzamenti di terreno appartenenti allo stesso proprietario.Pagina 14 agriregionieuropa Anno 9.d. dalla cui azione sinergica deriva la tendenziale inadeguatezza dimensionale della base fondiaria delle nostre imprese agricole. mostra con tutta evidenza quei connotati di “machine a hacer le soil”. tra le quali indubbiamente la peculiare morfologia del nostro territorio gioca un ruolo non irrilevante. 5 bis del decreto legislativo 18 maggio 2001. 52. 5 bis della legge n. ma tuttora estremamente vitali. 3 del decreto legislativo 27 maggio 2005. Mi riferisco in particolare alla c. frammentazione. 228 del 2001 trova invece applicazione su tutto il territorio nazionale. eventuali potenziali frazionamenti dei fondi creati attraverso la ricomposizione medesima. all’uguaglianza di trattamento degli eredi di pari grado e. ad attenuare gli effetti perversi di fenomeni di segno remoto. viceversa. e prospetta qualche significativa dissonanza rispetto al suo prototipo. ma destinata a non avere attuazione a causa della circostanza che la determinazione in concreto della minima unità colturale era demandata ad una autorità amministrativa rimasta non identificata. prescindono da qualsivoglia indicazione di dimensioni minime fondiarie da preservare. Da un lato infatti.d. con adeguati strumenti operativi sul piano degli atti tra vivi e delle successioni ereditarie. possono essere costituiti in compendio unico anche terreni agricoli non confinanti fra loro. il cui ambito di operatività è però dichiaratamente circoscritto ai territori delle Comunità montane. oltre la sua evidente inadeguatezza a fronte delle ulteriori esigenze che contraddistinguono le successioni agrarie legate alla necessità di garantire l’integrità dell’azienda agricola. Alfred Pikalo. 5 bis. della legge 28 dicembre 2001. in relazione alla successione a causa di morte. che permane una delle più basse d’Europa. chiederci se. come abbiamo visto. Ancora attuale si prospetta quindi la necessità di intervenire ad eliminare o. Si tratta di fenomeni la cui genesi è legata ad una pluralità di potenziali cause. in misura maggiore e più incisiva. ed alla c. 97 del 31 gennaio 1994 “Nuove disposizioni per le zone montane”. quale limite minimo. in mancanza di una espressa indicazione nella disciplina regionale. offre la nozione di compendio unico. ma non solo. di illuminata formulazione. 5 bis del d.lgs. esteso successivamente a tutto il territorio dello Stato. per quanto attiene ai profili ereditari dell’istituto. in primo luogo. La considerazione del gravoso intralcio alla circolazione di compendi. riecheggia minaccioso nelle orecchie di chi legge i dati Istat degli ultimi anni. derivante dal vincolo di indivisibilità decennale che grava sul complesso immobiliare che costituisce il compendio unico. 5 bis del d. pur garantendo la conservazione dell’integrità fondiaria. appare logico. a finalità che trascendono i confini della protezione delle aree montane3. 101. oltre che del fondo rustico. suggestiva immagine suggerita nel secolo scorso da uno studioso tedesco. 7 del decreto legislativo 29 marzo 2004. dove la funzionalità deve essere ovviamente valutata con riferimento al tipo di attività agricola esercitata. 1257 e 1260/1999 e successive modificazioni. purché funzionali all’esercizio dell’impresa agricola. ad esempio. sia con riferimento agli atti tra vivi. L’imprinting che connota il regime ereditario comune ispirato ai principi del rispetto dei vincoli familiari del de cuius. rivela non poche defaiances anche l’istituto del compendio unico. A fronte dell’ampio raggio di autonomia che la norma riconosce alle Regioni ai fini della determinazione dell’estensione del compendio. sia da considerare quale limite massimo da raggiungere e non oltrepassare. Ai sensi del 5° comma dell’art. dove vengono disegnati i contorni del c.lgs. dal d. In quest’ottica i due fenomeni della ricomposizione fondiaria e della conservazione dell’integrità fondiaria si rivelano quasi come due facce della stessa medaglia: appare infatti paradossale adottare strumenti mirati alla formazione di strutture produttive idonee sotto il profilo dimensionale fondiario. la continuità dell’esercizio dell’impresa ad opera di soggetti professionalmente qualificati ed un adeguato riconoscimento all’attività di collaborazione eventualmente prestata dagli eredi nell’ambito dell’impresa del de cuius2. concepito dal legislatore come strumento in grado di realizzare la finalità di ricomposizione fondiaria e. oltre ad essere ispirata. Il compendio unico L’art. alla divisione in natura del patrimonio relitto. rivelatori di una costante riduzione della superficie agricola aziendale. La normativa sul compendio unico dettata dall’art. d’altro canto. 97del 1994 sulla montagna. con la finalità di favorire le imprese agricole che operano al loro interno. che si traduce nella riserva ex lege di una quota parte di eredità ai legittimari come limite alla libertà testamentaria. compendio unico montano. non idonee allo sviluppo di strutture produttive competitive. Numero 33 La ricomposizione fondiaria in Italia: profili giuridici Nicoletta Ferrucci Le cause giuridiche della frammentazione fondiaria Il monito lanciato agli inizi del secolo scorso dall’economista agrario sugli effetti devastanti in termini di redditività delle imprese agricole prodotti dalle diverse patologie che inficiano le relative strutture fondiarie. con conseguente paralisi di tutto l’apparato di controllo delle dimensioni dei fondi ad esso collegato. quando le stesse sono inevitabilmente destinate ad essere frammentate a seguito della applicazione della normativa ereditaria di matrice codicistica. ha indotto. n. come vedremo. ma che sono tendenzialmente identificabili in quell’eccessivo frazionamento dei fondi che spesso rappresenta il risultato della applicazione della vigente normativa che regola la circolazione dei terreni agricoli. arginare. introdotto dall’art. di cui alla legge n.

E’ interessante sottolineare che le qualifiche professionali di coltivatore diretto e di imprenditore agricolo professionale. non convince sotto l’aspetto della sua idoneità a risolvere in maniera equilibrata il potenziale conflitto di interessi tra questi ultimi e il coerede preferito. allo scopo di evitare il frazionamento di quest’ultimo come potenziale conseguenza dell’applicazione della disciplina ordinaria delle successioni mortis causa. ai fini dell’acquisto. qualificato ai sensi dell’art. coltivatori diretti o imprenditori professionali. 597 della Corte costituzionale. L’ultima parte della disposizione si incentra sulle vicende ereditarie relative al compendio e. 5 bis del decreto legislativo n. Le perplessità in tal senso sono legate alla potenziale eccessiva onerosità del debito che viene a gravare sull’assegnatario del compendio nei confronti dei coeredi esclusi dalla assegnazione. sono richieste dalla disposizione non più. il riconoscimento all’acquirente della possibilità di utilizzare. l’impegno a coltivare o a condurre il compendio medesimo in qualità di coltivatore diretto o di imprenditore agricolo professionale. a titolo di coltivatore diretto o di imprenditore agricolo professionale. per dieci anni a decorrere dal momento della sua costituzione. che ne fanno parte. si prospetta poi foriera dei consueti problemi che hanno accompagnato i precedenti legislativi orientati in questa direzione. La mancanza di ogni riferimento alla pregressa dedizione all’attività agricola. La dottrina ha aggirato questo empasse ritenendo ammissibile. può tradursi in una forma di incentivazione indiretta all’accesso dei giovani all’impresa agricola. a fronte dell’acquisto a qualsiasi titolo di terreni agricoli da parte di soggetti che si impegnino a costituire con detti terreni un compendio unico. introduce una particolare procedura in forza della quale il compendio medesimo può essere assegnato nella sua integrità a quello fra gli eredi che ne faccia richiesta. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 15 occupando. la riduzione ad un sesto degli onorari notarili inerenti gli atti di acquisto dei terreni destinati a fare parte del compendio. quella cioè in cui nessuno fra gli eredi faccia richiesta di assegnazione. l’attuale disciplina del compendio unico. o dell’atto di destinazione a compendio di terreni già di sua proprietà. incentivato in questa sua scelta proprio dalle disposizioni agevolative in esame. 5 bis del decreto legislativo n. d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato. di bollo. 5 bis del decreto legislativo n. a ritenere che tale misura costituisca un limite massimo da raggiungere e non oltrepassare. comma 6. di optare per la dedizione all’agricoltura. 99 del 2004. dall’altro. ma anche la impermeabilità di questi ultimi ad eventuali censure di illegittimità costituzionale alla luce dell’ordinanza 31 maggio 1988. prevedendo in tal caso la revoca degli aiuti comunitari e nazionali. ipotecaria. Il dettato dell’art. La norma in esame viene quindi a introdurre nel nostro ordinamento una ulteriore causa di nullità delle disposizioni testamentarie che si affianca a quelle contemplate dal codice civile. E’ direi questo il punto su cui si gioca non solo la condivisibilità dei modelli proposti dal legislatore. come abbiamo visto. infine. Si tratterà poi di verificare di volta in volta se la nullità concerne la sola disposizione che dispone il frazionamento o inficia l’intero testamento. egli è chiamato ad esercitare l’attività decennale di coltivazione o di conduzione del medesimo. 228 del 2001 apre immediatamente un problema applicativo non di poco conto: il legislatore sembra infatti ignorare l’ipotesi in cui vi sia fra gli eredi una pluralità di soggetti che formulino una espressa domanda di assegnazione del compendio. n. le ragioni dell’impresa che potrebbero risultare compromesse dall’imposizione di un pagamento eccessivamente oneroso delle somme di conguaglio a carico dell’erede assegnatario. la costituzione di una società agricola tra gli eredi nella quale conferire l’intero compendio4. Alla previsione della indivisibilità decennale del compendio si accompagna. che si era pronunciata sulla costituzionalità degli artt. anche in assenza di una espressa previsione legislativa in tal senso. a trascriverlo nei pubblici registri immobiliari. demandando ad un successivo decreto del Ministro delle Politiche agricole e forestali. l’esenzione degli atti medesimi da imposta di registro. è mirata ad estendere le dimensioni fondiarie delle aziende agricole e utilizza a tale scopo lo strumento della erogazione di benefici fiscali e finanziari. 5 bis. Il pacchetto di agevolazioni che accompagna la costituzione del compendio unico comprende: la determinazione in misura fissa degli onorari notarili relativi all’atto pubblico contenente la dichiarazione di costituzione del compendio in relazione a terreni già in proprietà. Sotto il profilo soggettivo. ma il silenzio del legislatore nazionale sul punto potrebbe pacificamente legittimare le Regioni ad adottare soluzioni di segno opposto. La dizione della norma induce dunque a ritenere che le agevolazioni legate alla costituzione del compendio unico potranno essere erogate anche a favore di soggetti che non sono. compresi i fabbricati. 1 dello stesso decreto legislativo n. alla luce della circostanza che non sembra prevista alcuna forma di agevolazione finanziaria che aiuti il . Il criterio di tacitazione dei diritti dei coeredi esclusi che viene adottato dall’art. 228 del 2001. 228 del 2001. tra i requisiti cui è condizionato l’acquisto dei terreni da destinare a compendio. che l’acquirente dei terreni da destinare a compendio assuma al momento dell’acquisto. per godere delle agevolazioni previste dall’art. e. e per i direttori degli uffici competenti. a differenza di quanto l’art.Anno 9. dove si legge un chiaro monito rivolto al legislatore a non nebulizzare la portata delle aspettative successorie dei coeredi. nell’ipotesi di frazionamento infra decennale realizzato attraverso atti inter vivos o mortis causa. una volta perfezionato l’acquisto del compendio. nell’ipotesi di incapienza dell’asse ereditario. La prima parte della norma in cui è contenuta. E’ destinata infatti a riproporsi inevitabilmente l’esigenza di trovare una soluzione al conflitto che sorge tra gli interessi che fanno capo ai coeredi esclusi da un lato. attraverso forme occulte di espropriazioni dei loro diritti ereditari. nonché a coltivarlo o condurlo. Il vincolo di indivisibilità del compendio La seconda parte della disposizione è finalizzata a prevenire il frazionamento del compendio unico e. al momento dell’acquisto dei terreni. a tal fine. in quanto potrebbe consentire anche a colui che non ha ancora maturato una precisa scelta in ordine alla propria attività professionale. La disposizione nulla dice in relazione a questa eventualità. così come definito nei termini ora ricordati. e. la sanzione della nullità di tali atti. La costituzione del compendio unico In linea con le sue finalità. per un periodo di almeno dieci anni dal trasferimento. “Norme sui contratti agrari”. L’opzione di privilegiare un unico erede nell’attribuzione in sede ereditaria dell’intero compendio. 203. purché ovviamente si impegnino a rivestire tali qualifiche nella futura coltivazione o conduzione decennale dei medesimi. n. ivi comprese l’attribuzione di quote produttive assegnati all’imprenditore defunto per i terreni oggetto della successione. è necessario. bensì solo come modalità con le quali. le Regioni e le Province e autonome di Trento e di Bolzano. 5 bis della legge del 1994 stabilisce in relazione al compendio unico montano. ma si limita a regolare l’ipotesi contraria. introduce un peculiare meccanismo che si struttura in due distinti momenti. sancisce l’obbligo della indivisibilità dei terreni e delle relative pertinenze. come requisiti che il soggetto beneficiario delle agevolazioni deve possedere al momento in cui effettua l’acquisto dei terreni da destinare a compendio. catastale. la determinazione delle modalità per la revoca e la riattribuzione dei diritti e delle quote. 42 e 49 della legge 3 maggio 1982. con addebito dell’eccedenza. con copertura degli interessi pari al 50% a carico dello Stato. del decreto 228 del 2001. l’art. mutui decennali a tasso agevolato. con conseguente obbligo per i notai roganti di menzionare espressamente tale vincolo di indivisibilità negli atti di costituzione del compendio.

sotto il profilo formale. la sua azienda gestita in forma individuale. esclusivamente in relazione ai trasferimenti dei terreni agricoli finalizzati alla costituzione del compendio: nulla dice invece la norma in ordine alla possibilità di utilizzare quelle stesse agevolazioni con riferimento alla tacitazione dei diritti dei coeredi esclusi ad opera del coerede assegnatario del compendio. e al coniuge. sono imputati. si articola attorno ai due principi fondamentali espressamente enunciati all’11. presente. in natura. ai fini della reintegrazione della quota di eredità loro spettante. 28 novembre 2001. L’esenzione ex lege dalla collazione e dall’azione di riduzione configura una deroga significativa al regime ereditario di matrice codicistica. in relazione al compendio unico montano. che consente espressamente all’erede o agli eredi preferiti di utilizzare ai fini della corresponsione agli eredi esclusi dell’indennizzo loro spettante. l’imprenditore trasferisce. A sua volta. alcuna norma che limiti. all’imprenditore era riconosciuta la possibilità di trasferire per atto inter vivos l’azienda o le sue partecipazioni societarie. previste dalle norme dettate in materia dal codice. della considerazione del maso come unità indivisibile e della sua assegnazione ad un unico erede o legatario. il ricorso allo strumento della donazione: gli effetti di tale atto di disposizione a titolo gratuito erano però soggetti al rischio di essere nebulizzati dall’eventuale esercizio ad opera dei legittimari pretermessi dell’azione di riduzione. l’art. A tale proposito la disciplina del compendio si limita a prevedere che da questa forma di assegnazione preferenziale deriva l’obbligo. In altri termini non è dato riscontrare nella disciplina del patto di famiglia una clausola di garanzia della conservazione nel tempo della unità aziendale e della continuazione dell’esercizio dell’impresa da parte del discendente assegnatario: profilo. che erano concessi ai fini dell’acquisto dei terreni da destinare a compendio.Pagina 16 agriregionieuropa Anno 9. che concorrono alla successione. fino alla quota medesima. 27 della legge riconosce a quest’ultimo la possibilità di chiedere alla commissione locale per i masi chiusi una dilazione nel pagamento del prezzo di assunzione che egli è tenuto a versare ai coeredi. di tradursi nella concreta applicazione della norma. all’interno della disciplina contenuta nel Capo V bis del codice civile. Il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari ove in quel momento si aprisse la successione nel patrimonio dell’imprenditore. a liquidare i legittimari che hanno partecipato al patto. 768 ter. L’assegnatario o gli assegnatari dell’azienda o delle quote societarie. di tacitare i diritti dei coeredi esclusi. alla configurabilità del patto come strumento di regolazione dell’assetto ereditario di un’impresa agricola organizzata in forma individuale o societaria. L’art. lo ricordo. nel caso in cui tale accordo non sia raggiunto. 768 bis definisce il patto di famiglia come un contratto con il quale. quanto ricevuto dai contraenti in forza del patto. di cui alla legge 14 febbraio 2006. si presta. 555 e 737 del codice civile. n. secondo il valore ad essi attribuito nel patto. può essere stabilito dal giudice sulla base dei criteri indicati dalla legge medesima5. agli artt. n. infine. recante il titolo “Modifiche al codice civile in materia di patto di famiglia”. 55 del 2006. 55. a cui favore sorge un credito di valuta garantito da ipoteca iscritta a tassa fissa sui terreni caduti in successione. attraverso. che rappresenta l’essenza della portata innovativa dell’istituto. 768 bis individua infatti a chiari termini l’azienda come oggetto del patto. salvo che questi ultimi non vi rinunzino in tutto o in parte. Se nessun ostacolo si pone. 2° comma. in tutto o in parte. che com’è noto. che trova la sua ragion d’essere nella esigenza di garantire all’assetto di interessi costruito attraverso il patto di famiglia. 5 bis del decreto legislativo n. appare l’istituto del patto di famiglia. l’integrità fondiario-aziendale ed il subentro . per esempio. e dunque anche l’erogazione del mutuo a tasso agevolato. 17 “Legge sui masi chiusi”. dal momento che non si ravvisa. 536 e seguenti. una volta esaurito il valore dei beni di cui è stato disposto per testamento. quelli stessi mutui decennali a tasso agevolato con copertura degli interessi pari al cinquanta per cento a carico dello Stato. l’art. i contraenti possono convenire che la liquidazione. 737 del codice civile. che sensi dell’art. Infatti. deve essere concluso a pena di nullità per atto pubblico. dispone l’art. non è soggetto a collazione o riduzione. a mio avviso più opportunamente. Numero 33 coerede ad adempiere al suo impegno. ed è determinato nel suo ammontare dal testatore o. avvenga. a mio giudizio. a mio avviso. in mancanza di indicazioni da parte di quest’ultimo. e dunque a prescindere dal patto di famiglia. 768 quater. Questa sostanziale impossibilità per il coerede preferito di ricorrere a forma di finanziamento agevolato rischia. L’art. in tutto o in parte. da pagarsi entro due anni dall’apertura della stessa. 228 del 2001 richiama infatti le agevolazioni introdotte dalla legge del 1994. 3° comma). in ordine alla divisione di quest’ultima in epoca successiva all’assegnazione. 768 quater. un particolare effetto di stabilità. e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce. L’art. la sua applicabilità alle sole imprese commerciali. con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote di riserva a loro favore. al fine di agevolare il subentro dell’assuntore nel maso. nella disciplina del compendio unico. espressamente o implicitamente. ai loro discendenti legittimi e naturali. come abbiamo visto. con un tasso di interesse inferiore di un punto a quello legale. entrata in vigore a partire dal 16 marzo 2006. salvo che il defunto non li abbia dispensati: con la precisazione contenuta nel secondo comma della stessa norma. 1° comma. ad uno o più discendenti. alle quote di legittima loro spettanti (ex art. Il “Patto di famiglia” come potenziale soluzione al problema del frazionamento fondiario Alle medesime considerazioni critiche in ordine alle difficoltà di applicazione come strumento idoneo a prevenire la frammentazione fondiaria. è da notare. sulla base di un accordo degli interessati o. 555 del codice civile riconosce ai legittimari. a prendere parte al patto. alla luce rispettivamente degli artt. e dall’obbligo della collazione. invece. dunque sia l’azienda e le partecipazioni societarie. sono obbligati ex art. anzitutto. 768 quater. compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie. Il legislatore ha qui operato una scelta che si discosta da quanto. In secondo luogo. nella applicazione del patto di famiglia all’impresa agricola. 5 bis della legge n. legate alla eccessiva onerosità delle soluzioni proposte a carico di colui o coloro che subentrano nella titolarità del fondo. sono chiamati ex art. in una disincentivazione alla richiesta di assegnazione in sede ereditaria del compendio unico. il cui valore ecceda la quota della quale quest’ultimo poteva disporre. 768 bis6. anche la circostanza che nulla la nuova disciplina prevede circa eventuali divieti o limiti posti all’assegnatario della azienda medesima. ai nostri fini che la disciplina del patto appare potenzialmente idonea a garantire non tanto l’integrità fondiaria. 768 quater. che la dispensa da collazione produce effetto soltanto nei limiti della quota disponibile. Ai sensi del IV comma dell’art. al discendente dotato di maggiori attitudini manageriali. Anche in epoca precedente all’entrata in vigore della legge n. I beni assegnati ai legittimari in forza della liquidazione pattizia. di esperire l’azione di riduzione delle donazioni effettuate in vita dal de cuius. impone ai figli legittimi e naturali. sia i beni assegnati ai legittimari a titolo di liquidazione. che ha introdotto nel codice civile l’art. Ma qualche riflessione critica circa la idoneità del patto di famiglia a fungere da strumento idoneo a garantire la conservazione dell’integrità fondiaria attraverso la garanzia dell’integrità aziendale e la continuità dell’esercizio della relativa impresa dopo la morte dell’imprenditore. bensì quella aziendale: l’art. l’obbligo di conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente. 97 del 1994. a carico dell’erede assegnatario. le proprie quote. in tutto o in parte. Forse maggiore attenzione a questo peculiare profilo si riscontra nel disciplina ereditaria del maso chiuso dettata dalla legge della provincia di Bolzano.

che al patto di famiglia. Commento all’art. Compendio unico in agricoltura. Patto di famiglia e azienda agricola. 2007.. in Rivista di Diritto agrario. 2004.... 1990 De Nova G. 1999.g. Sezione civile. Il patto di famiglia.94/1069/CE della Commissione. Aggiornamento. 101/2005. con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote di riserva a favore dei legittimari medesimi. Il patto di famiglia e gli altri strumenti di successione dell’impresa. che siamo ancora all’alchimia e non alla medicina nella ricerca di una soluzione al duplice problema della frammentazione e ricomposizione fondiaria. IV. Il dibattito sollevato dal Progetto A... esse sembrano frenare l’operatività dei meccanismi predisposti dal legislatore.. Utet giuridica. • • • • • • • Note V. Giappichelli. modificato dal D.. Gabrielli G.. in Encicl. Patto di famiglia e funzione divisionale. Porru P. in Rivista di Diritto agrario. IV • Carrozza A. pag. n. consapevole del fatto che uno degli ostacoli al buon esito della successione è costituito proprio dalla difficoltà per i successori di finanziare il compenso per gli altri coeredi. Appendice. 1979 De Caprariis A. Sica S. De Nova G. Caccavale C. Si può dunque concludere senza dover essere tacciata di eccessivo pessimismo. La nuova legge provinciale sul maso chiuso: spunti per una riviviscenza dell’istituto. del 7 dicembre 1994. Sui profili storici dell’istituto.. in Rivista di diritto civile. evidenziano una scarsa sintonia con le indicazioni contenute nella Raccomandazione n.agr..... Ricomposizione fondiaria e conservazione dell’integrità dell’azienda agricola.. in Diritto e giurisprudenza agraria e dell’ambiente. 99/2004. Milano. in Giurisprudenza agraria italiana. IV. in www. sul tema Ferrucci N.. Roma. voce Successioni mortis causa in agricoltura. 1979. sia i legittimari esclusi dall’assegnazione sono liberi di prestare o meno il loro consenso. pag. Numero 33 agriregionieuropa ed. 2004 Ferrucci N. 1990 Germanò A. 2008. Petteruti G. 841. De Caprariis A. bensì attraverso la predisposizione di un meccanismo pattizio. 2008 Gabrielli G. 2007 • Angrisani A. in Notariato. Ead. la liquidazione degli altri legittimari parti del contratto.. Manuale di diritto ereditario e delle donazioni. 2011 Ferrucci N. in Giurisprudenza agricola it... Conservazione dell’integrità fondiaria. vol. pag..M.M. Petteruti G. 2007. ha invitato gli Stati membri a rendere disponibili adeguati strumenti di finanziamento. 2011. 2004. Sezione civile.. Rizzi G. 1983. 2006. Russo L.it Porru P. vol. ID. Torino..1979 Rizzi G. 2011 Ferrucci N.. sia con riferimento al compendio unico..n. a prevedere a carico degli assegnatari dell’azienda o delle partecipazioni societarie...Caratteri generali ed irrevocabilità del vincolo di indivisibilità – Effetti del mutamento di destinazione su decadenza da agevolazioni e vincolo di indivisibilità. La disciplina del patto di famiglia. voce Maso chiuso. 99. La disciplina delle successioni mortis causa in • • • • agricoltura (Presentazione di uno schema di legge). ma sia l’imprenditore. Giuridica Treccani.. Bonilini G. Il principio di unità della successione e la destinazione dei beni alla produzione agricola. 55<<Modifiche al codice civile in materia di patto di famiglia>>. Giuffré.. e dunque a subire le conseguenze che dallo stesso derivano. Sciaudone A. 317. La famiglia in agricoltura. 1979. lungo un cammino che ancora si muove sul terreno dell’incertezza. Id. 2004. Torino. Torino.Lgs. Galloni G. 6 Sull’applicabilità del patto di famiglia alle successioni agrarie..lgs. in I Georgofili. Il compendio unico di cui all’art. Ferrucci N.. Sica S. così come formulata dalla legge del 2006.I Cabiddu P. Patto di famiglia e azienda agricola. (a cura). 2003 Ferrucci N... 1981.. In generale sulla disciplina del patto di famiglia: Amadio G. 1990. Diritto agrario. Aggiornamento. 1978 • Carrozza A.. Al momento peraltro. Utet. Tomo II Ferrucci N. in www. 1978. 1999 Ferrucci N. 1983 Galloni G. 119. 2006.. Torino. 7 del D. in Novissimo Digesto Italiano. La successione nell’impresa coltivatrice. 7 D. Profili storici della successione speciale nel maso chiuso: la designazione dell’assuntore. 2006 Pagina 17 privilegiato nell’attività viene ad essere garantita non attraverso l’imposizione legale di un regime ereditario differenziato.notariato. in Riv.it • • • • • Riflessioni conclusive Le defaiances rilevate. 3 Sul compendio unico: Ferrucci N. si limita infatti.. Germanò A. in Digesto delle Discipline Privatistiche. 1 • • • • Riferimenti bibliografici • • Amadio G. Torino.. Ferrucci N. con la possibilità che tale liquidazione avvenga in tutto o in parte in natura.. voce Maso chiuso. della dottrina e della giurisprudenza.. 2 In ordine ai problemi inerenti le successioni mortis causa in agricoltura ed alle relative soluzioni reperibili alla luce della normativa. 1999. anno 2004. Milano. 1979 De Nova G. 2007 Sciaudone A. 5 Sull’attuale disciplina del maso chiuso: Ferrucci N.. 4 Sul punto v.priv. Il patto di famiglia. sulla successione nelle piccole e medie imprese. in Digesto delle discipline privatistiche.. 1981 Ferrucci N. in Rivista del notariato. n.Anno 9. Il compendio unico come strumento di garanzia della conservazione dell’integrità aziendale in sede ereditaria.. 4/2006 Russo L. Sezione civile. Analisi di un contratto per il trasferimento dell’azienda. Angrisani A. Il subentro generazionale nell’impresa agricola alla luce della legge 14 gennaio 2006... in Rivista di Diritto civile. Irti N... voce Successione in agricoltura. 2004. Atti dell’Accademia dei Georgofili. voce Successioni agrarie. 1983 Ferrucci N. L’ostacolo fondamentale all’operatività del patto in agricoltura.. Giuffrè (a cura). al quale tutti gli attori della vicenda ereditaria possono liberamente aderire: nessuno di questi ultimi è infatti obbligato a stipulare il patto.. per tutti: Carrozza A. in Rivista di Diritto agrario. Ead. 2007 .. Carrozza A. 2007 Petteruti G..notariato. 2011... in Rivista di Diritto agrario.. 2007.a per la soluzione globale del problema ereditario in agricoltura (Valutazioni e confutazioni). Per un diritto agrario ereditario. in Giurisprudenza agraria italiana. 1990.Lgs. 1983. 2007... come abbiamo visto. Ead. Torino. 2006. in ordine all’eccessiva onerosità delle soluzioni proposte rivelano uno dei problemi fondamentali che il legislatore è stato chiamato a risolvere allorquando ha posto mano alla elaborazione di strumenti che operano sul piano delle successioni in agricoltura in deroga al diritto ereditario comune. appare però legato soprattutto all’assenza di indicazioni normative circa eventuali agevolazioni di natura finanziaria e/o fiscale che consentano all’erede o agli eredi assegnatari dell’azienda di tacitare i diritti degli altri legittimari parti del contratto. in Digesto delle discipline privatistiche. • Bonilini G. d’altro canto.. La Porta U. Cabiddu P. ove questi non vi rinunzino in tutto o in parte.. Utet giuridica. dove la Comunità europea. 29 marzo 2004. Torino. Utet giuridica. e. serie VIII.. dir. voce Compendio unico. I. 1999 La Porta U. Utet. sia il discendente assegnatario dell’azienda. n. in Dizionari del dir. v. 1979.

tribunali ed are. Queste tematiche assumono una particolare veste nella realtà economica italiana. che al trattamento tributario. il numero dei proprietari e degli imprenditori.0 -1.2 28. senza riconoscere a quest’ultimo una qualche funzione specifica in termini di “produzione” di “beni comuni”. funzione connessa non solo all’attività agricola in senso stretto. nei suoi termini specifici. con l’adozione di una clausola di salvaguardia.7 Valori percentuali 15. società di capitali ed enti non commerciali. di circa 6 milioni di persone fisiche a fronte di poco più di 500. distinguendo tra imprese individuali. anche se ha seguito percorsi non lineari.8 100. dal punto di vista dimensionale. così come il relativo volume d’affari2.p. di cui: . Più di recente si è andata affermando una maggiore attenzione alla funzione della terra. due diversi mondi.” la regolamentazione della proprietà della terra è stata una costante di tutti i sistemi normativi e la sua evoluzione a partire dalla rivoluzione industriale è stata strettamente connessa con l’evoluzione complessiva del sistema economico. le associazioni imprenditoriali. è stata posta recentissimamente in discussione. Il lavoro mette anzitutto a fuoco le caratteristiche socioeconomiche dei proprietari e degli imprenditori agricoli principalmente sulla base dei dati ricavabili dalle dichiarazioni dei redditi.9 -23.a. E’ un retaggio del passato. 2013). dell’Iva e dell’Irap.Dipartimento delle Finanze.5 -22. da non essere tenuti alla relativa dichiarazione. I rapporti tra queste due categorie peraltro non sono mai stati idilliaci.0 Fonte: Ministero dell'Economia e delle Finanze . costituisce per il settore agricolo un fattore di produzione.4 -13. nel settore agricolo entra quindi in competizione con tutti gli altri usi possibili.0 1.633 2010 6132 452 432 20 59 52 7 19 0. è rimasto sostanzialmente stabile. ma è un fattore molto sui generis non assimilabile al capitale reale di cui normalmente si parla nelle tradizionali funzioni di produzione. Numero 33 Proprietà della terra ed impresa agricola: i nodi della politica tributaria Antonio Cristofaro Introduzione La terra.S. Inoltre la stessa struttura dell’impresa agricola.6 15. Inoltre la terra è necessaria per tutte le attività umane sia market che non-market. di dare. Si tratta quindi di analizzare. dopo parecchi anni. un assetto omogeneo all’imposizione dell’impresa agricola. Il secondo gruppo deve essere poi suddiviso in diverse categorie in relazione sia alla forma giuridica. che producono un mix di beni privati (market e non market) e di “beni comuni”.7 -1. in concorrenza con quella dell’impresa agricola ed in particolare della “piccola” impresa individuale.r.3 41. come è noto. Di conseguenza “dal dì che nozze. Proprietari ed imprenditori: gli aspetti socioeconomici In questi ultimi anni il numero di proprietari. Di ambedue i gruppi viene poi analizzato il trattamento tributario negli anni più recenti. Si tratta.Cooperative Enti non commerciali Totale Quota del volume d'affari Proprietari puri Imprese individuali Società di persone Società di capitali Totale 2000 5981 587 566 21 47 38 9 16 0.5 Variazione % 2010/2000 20. da questo punto di vista. per la produzione e forse più correttamente per il mantenimento dei “beni comuni” (ambiente in senso lato del termine).l. Il tentativo fallisce e con gli ultimi provvedimenti in materia di Imu e di Irpef la barriera tra l’imprenditore agricolo in senso generico del termine ed il mero proprietario terriero viene sostanzialmente mantenuta. con particolare riguardo alle imposte sul reddito ed all’Irap. . che.1 -23.. specie per quanto riguarda i proprietari.7 24. ma anche del tutto autonoma e quindi con essa in concorrenza.2 18. ma non si hanno dati statistici sufficienti. hanno sempre guardato con sospetto “gli agricoltori della domenica”. la cui produzione è. il “nanismo” delle imprese agricole italiane. e quota del volume d'affari Numero dei proprietari in migliaia Proprietari puri Imprese individuali: .a determinazione catastale del reddito . ma le loro caratteristiche hanno subito significativi mutamenti.663 Variazione % 2010/2000 2. relativamente all’applicazione dell’Imu alle imprese agricole.a determinazione catastale del reddito . . che consentono di descrivere una realtà che.7 0.238 9 9.Pagina 18 agriregionieuropa Anno 9.0 100.289 5 10.8 71. • imprenditori la cui attività principale si esplica nel settore agricolo1. titolari di partita Iva.8 1. 2011).000 imprenditori agricoli. distinguendo gli imprenditori. la cui differenza con gli “agricoltori della domenica” è più di tipo quantitativo che qualitativo (Cristofaro. Tabella 1 . in cui il numero di proprietari terrieri è estremamente elevato rispetto al numero degli imprenditori propriamente detti. e tutti gli altri produttori. da un punto di vista economico. non sarebbe più un punto di debolezza.a determinazione effettiva del reddito Società di capitali. è cronaca recente la contrattazione che è avvenuta tra le associazioni imprenditoriali e il governo. come è noto.2 39.3 24. Al primo gruppo. ma hanno mantenuto la proprietà dei terreni.9 -2. società di persone.. ma in proporzioni differenti e con organizzazioni produttive differenti. in quanto titolari di reddito dominicale. Nella tabella 1 è indicato.7 36. Pallante.S. Se i vari soggetti vengono identificati con la caratteristica di produrre o meno per il mercato si possono distinguere due diverse tipologie: • proprietari di terreni che non esercitano un’attività agricola in modo abituale. ma prefigurerebbe un assetto sociale ideale per la teoria della “decrescita felice” (Bertaglio. In questo quadro la politica tributaria ha giocato un ruolo non indifferente. anche quei proprietari di terreni.Numero dei proprietari di terreni.6 17. che hanno forme organizzative e dimensioni del tutto analoghe a quelle proprie degli altri settori produttivi.8 -21.0 18. iscritti nel catasto terreni. il suo uso. ma con un volume di affari particolarmente modesto. poco o tanto. 2013). come nudo suolo.8 6. in senso generale del termine. per gli anni 2000 e 2010.9 12. esso dovrebbe comprendere.a determinazione effettiva del reddito Società di persone: . anche perchè la produzione di beni agricoli per il mercato può essere altamente inquinante. è relativamente sconosciuta (Cristofaro. producono solo “occasionalmente” per il mercato e di conseguenza non sono titolari di partita Iva. è un caso più unico che raro (Capparelli.9 -17. Dati sulle dichiarazioni . i cui componenti potrebbero essere definiti come “proprietari puri” fa capo sostanzialmente un’attività di autoconsumo in senso lato del termine. 2012).4 6. i contadini degli anni cinquanta hanno cambiato mestiere. E’ in questo periodo infatti che si chiude definitivamente il tentativo iniziato con la riforma Visco del 1997.

Nella tabella 3 è indicato per i tradizionali settori produttivi5 il rapporto tra l’Irpef.689 182. rispetto a quella applicabile agli altri settori produttivi. ed il valore aggiunto.8 44.7 35. la cui determinazione era del tutto svincolato dal reddito effettivamente percepito. su base catastale. si tratta sostanzialmente di pensionati. da esserne sostanzialmente indistinguibili.022 2000 5207 138562 244295 177957 566. la quota di proprietari puri.2 41. che entro un tempo ragionevole quest’ultimo dovesse essere limitato alle imprese più piccole. in effetti gli elementi che determinano il gettito tributario. Nel 2010 il valore medio del volume d’affari era pari a 2 mila euro per i proprietari puri. 2012). è maggiore nelle classi più elevate di reddito (oltre il 25% rispetto a una media del 14 %). la quota dei proprietari puri. Anche le caratteristiche sociali di questa categoria hanno subito almeno tra il 2009 e il 2010 alcuni mutamenti significativi. mirante a separare le imprese agricole. a 48 mila euro per le imprese individuali.350 556. La pressione tributaria sul settore è stata pari. Era un mondo di anziani. in media. Inoltre le imprese individuali sono le imprese più piccole con scarti particolarmente rilevanti sia in termini di redditi agricoli che di volume d’affari rispetto a quelle organizzate in forma societaria.5 32.5 34. nonchè dal mix di fattori produttivi usati dall’imprenditore (Bosi. in tutto il periodo che va dal 1980 al 2010 il primo non ha mai superato il 20% del secondo. Come si è già avuto occasione di osservare (Cristofaro.9 100 Quote % 70. La politica tributaria Fino a tutti gli anni ‘80 non c’era alcuna distinzione per quanto riguarda le imposte sul reddito (Irpef. uno per le società e l’altro per le imprese individuali. Fuoriescono donne e anziani che sembrano approdare al mondo dei puri proprietari accentuandone alcune caratteristiche socio-economiche3: • la componente maschile (55%) si colloca ad un livello leggermente superiore rispetto ai contribuenti non agricoli. 2011) siamo in presenza di un mondo duale in cui la maggior parte della produzione (quasi il 70% del volume d’affari. In entrambi i regimi fu prevista un’aliquota ridotta.Distribuzione deglli imprenditori individuali a determinazione catastale del reddito per classi di età e sesso Valori assoluti Classi di età 0 .4 100 2009 0. intorno al 18% nel 2010. ma anche dalla configurazione generale del sistema tributario. così come a quella degli “imprenditori”. rispetto al numero dei contribuenti. a 134 mila euro per le società di persone ed infine a 1388 mila euro per le società di capitali. dalle imprese individuali di più ridotte dimensioni. come gruppo. derivante dalla diminuzione assoluta. peraltro il ringiovanimento tra il 2009 e il 2010 è forse solo un effetto ottico. Praticamente ai fini delle imposte dirette l’impresa agricola era un soggetto “inesistente”. il cui numero tra il 2004 ed il 2010 è più che raddoppiato. né in tema di “produzione” di beni comuni”. All’interno delle società di capitali assume particolare rilevanza la dinamica delle società a responsabilità limitata.9 100 • • una percentuale rilevante (42%) di proprietari puri si colloca nella fascia di età superiore ai 64 anni.44 45 .8 21. Dati sulle dichiarazioni E’ un mondo decisamente maschile e questa caratteristica che a partire dal 2001 era sembrata attenuarsi lentamente viene ribadita nel 2010 in cui la quota femminile ritorna ai livelli di alcuni anni precedenti. Analogamente quando nel 1997 fu introdotta l’Irap furono stabiliti due distinti regimi. Nello stesso tempo non fu minimamente presa in considerazione la figura del proprietario puro. con un incremento del 20% rispetto al 2000.183 431.141 2010 3. non dipendono soltanto da specifiche normative.5 31. con valori medi del reddito da terreni. in termini numerici si ha un decremento del 22% a cui corrisponde una diminuzione del 14% della quota sul volume d’affari. così come si verifica per gli imprenditori (2%).882 566.140 146. in termini di volume d’affari è significativo. calcolato ai prezzi base. Il declino degli imprenditori individuali è del tutto evidente. Guerra. a cui non veniva riconosciuta nessuna funzione specifica. né in termini di produzione di beni agricoli. rispetto al numero dei contribuenti. La “fiscalità di vantaggio” in tema di imposte sia dirette che indirette ha prodotto il risultato che nel settore agricolo il rapporto tra il gettito tributario. anche se poi riacquistava visibilità ai fini dell’Iva.2 31. di conseguenza prima le società di capitali e poi le società di persone in accomandita semplice ed in nome collettivo furono assoggettate all’imposizione in base a bilancio. nonché dalle forme organizzative necessarie a produrlo.6 19. così come per alcune agevolazioni in tema di imposta di registro.2 100 Fonte: Ministero dell'Economia e delle Finanze . con la previsione. l’Ires e l’Irap. con oltre il 35% di imprenditori di età superiore ai 64 anni.094 431. è maggiore nelle regioni meridionali (16 %). ma molto al di sotto di quella relativa agli imprenditori. come l’opzione per la determinazione del reddito. con particolare riguardo alle società di persone il cui numero è aumentato di circa il 36% nel periodo. Valori assoluti 427.5 43.9 100 68. Ilor) relativamente a tutti i soggetti proprietari di terreni.9 43.Dipartimento delle Finanze. fino a tutto il 2007 il numero delle imprese individuali superava le seicentomila unità e la quota del volume d’affari il 35%. con riferimento ai soli imprenditori a determinazione catastale del reddito. delle dimensioni dell’impresa. Dai primi anni novanta prevalse una diversa filosofia.1 29.017 192. se si escludono i proprietari puri) è concentrato in un numero relativamente piccolo di imprese medio-grandi. che per struttura non erano diverse da quelle operanti negli altri settori produttivi.Anno 9. La base imponibile era costituita dal reddito catastale.973 2000 0. . Non fu peraltro assoggettato all’Irap.64 oltre 64 Totale Sesso Maschi Femmine Totale 419. Irpeg.779 610.468 2009 3392 110561 242922 199265 556.1 25. probabilmente anche come effetto di alcuni cambiamenti normativi. il reddito imponibile continuava ad essere determinato su base catastale.24 25 . 2008).022 2005 5067 141690 253588 210123 610. Se tuttavia da analisi così aggregate si passa a considerare l’impresa agricola operante nei singoli settori.548 94.225 142. Tra gli imprenditori agricoli il peso più rilevante con oltre il 56% del volume d’affari spetta a quelli organizzati in forma societaria. Tutti questi aspetti si sono accentuati con la crisi economica. Ciò dava luogo ad una “fiscalità di vantaggio” derivante dalla differenza tra reddito catastale e reddito effettivo.8 29.8 23. sia notevolmente inferiore a quello prevalente nel resto del sistema economico. che usualmente opera discriminazioni a seconda della natura giuridica. che peraltro come si è visto sono la stragrande maggioranza.973 74.5 100 70. Numero 33 agriregionieuropa • Pagina 19 Come si può notare il numero dei proprietari puri è particolarmente elevato ed il loro peso economico. per la prima volta particolarmente significativa del numero delle imprese. negli ultimi anni a circa il 40% di quella imputabile agli altri settori produttivi4. il che poi non avvenne (Cristofaro.9 24. relativamente più elevati. ma gli venivano negate diverse agevolazioni di varia natura (imposta di registro.468 380. il quadro si fa molto più complesso. inclusa la parte imputabile ai proprietari puri.141 305879 126.791 175. Nella tabella 2 ne è indicata la distribuzione per classi di età e per sesso.8 100 2010 0. Tabella 2 . ossia un reddito potenziale. ed il risultato lordo di gestione.4 100 Quote % 2005 0. tale percentuale è significativamente superiore a quella dei contribuenti “senza terra”. ai fini Ires. Ici e successivamente Imu) riconosciute anche ad “imprese agricole” talmente modeste.

Bologna • Capparelli A. (2008). (2012). perché l’ammontare a carico dei proprietari puri rimane più o meno uguale. Il Fatto Quotidiano.2 41. né soprattutto di quelli sottratti ad usi agricoli dall’abusivismo edilizio. ed il tasso di pressione intorno al 20% del reddito Riferimenti bibliografici • Bertaglio A. Tabella 3 . perché nella contabilità nazionale l’Irap è compresa tra le imposte indirette.1 16. (2013).4 13. il cui valore massimo (15. Conti nazionali 2012 Come si può vedere.it/dati/ dataset/20110609_00/nota_metodologica.5 10. XXII ciclo. e due settori (Trasporti e magazzinaggio. non è possibile elaborarli per gli anni precedenti al 2008 e non sono ancora disponibili quelli relativi al 2010.. è pur vero che il “reddito agricolo” rappresenta una frazione marginale del loro reddito complessivo.finanze.9 3. hanno i tassi di pressione più elevati. come risultano dalla contabilità nazionale.gov.istat. Con l’introduzione dell’Imu nel 2012 il divario dovrebbe essersi attenuato. determinato più sopra. ma non esistono dati statistici sufficienti per i singoli settori ad esclusione dell’agricoltura. ma non è stato possibile confrontarli con gli anni pre-crisi.0 9. Attività artistiche). Dipartimento delle Finanze. Si tratta ovviamente di un volume d’affari virtuale in quanto i proprietari puri non vendono ordinariamente la loro produzione sul mercato.Dipartimento delle Finanze. I dati sono stati calcolati come media per gli anni 2008 . difesa del territorio). Inoltre l’ammontare è probabilmente sovrastimato perchè non si è potuto tenere conto nè dei terreni incolti. dai terreni gettito di 628 milioni.assicurativo perchè ha specificità che lo rendono non direttamente comparabile con gli altri settori produttivi. ma anche di struttura e di comportamento dell’impresa.0 15. come si è già detto. Il Mulino. Sta di fatto che il tasso di pressione riferibile alla parte agricola del loro reddito.htm Ministero dell’Economia e delle Finanze. Un discorso analogo andrebbe fatto anche per l’Ici/Imu. 27 marzo • Bosi P. inoltre in contabilità nazionale la loro produzione agricola. come ad esempio l’evasione fiscale. salubrità dell’aria.. Numero 33 L’inclusione dell’Irap tra le imposte dirette. Annuario dell’agricoltura italiana 2011.0 25.5 %) è riferibile al settore industriale. Agricoltura e fisco. Dipartimento delle Finanze. pari a quello attribuibile alle aziende dedite esclusivamente all’autoconsumo (Istat. Dati e statistiche fiscali http://www. Note A questi andrebbero poi aggiunti anche gli imprenditori la cui attività principale non si esplica nel settore agricolo. tutti gli altri hanno tassi più elevati. perchè la determinazione del reddito agricolo a loro spettante. il reddito agricolo dei proprietari puri può essere stimato intorno al 2% del loro reddito complessivo. un valore di gran lunga superiore a quello riferibile agli imprenditori agricoli. La revisione dei conti nazionali in generale e della branca agricoltura http://www. Dati e statistiche fiscali. di conseguenza.2010. Le spiegazioni di queste diversità sono molteplici ed includono aspetti normativi. mentre quello a carico degli imprenditori agricoli aumenta sensibilmente (Dipartimento delle Finanze 2013). (2012). In questo quadro i proprietari puri rappresentano un caso molto particolare. QA-Rivista dell’Associazione RossiDoria. ma è altrettanto vero.0 agricolo. tale quota invece é particolarmente modesta nel settore agricolo. le imprese agricole hanno un tasso di pressione pari al 35 % di quello complessivo del sistema economico.4 6. Quasi tutti i settori in cui predominano le società di capitali e nei quali è. di cui quest’ultimi erano in gran parte esenti. a questo livello di disaggregazione. istruzione etc. I tributi nell’economia italiana. Tale divario derivava soprattutto dall’Ici. Pallante M. (2013). Comunque per il 2009. 2011b).1 45. avvenuto a partire dal 2007 rende non comparabili. è stata variamente messa in evidenza. Peraltro si può rilevare come una parte non trascurabile delle differenze sia spiegabile con la “dimensione” giuridica dell’impresa. 2012). Peraltro sono in buona compagnia! Abbiamo sostanzialmente un settore molto particolare (Alloggio e ristorazione) con un tasso di pressione praticamente uguale a quello dell’Agricoltura.3 Inea (2012). Cap. L’Irap nel settore agricolo ed i suoi effetti sulla domanda di investimenti. I risultati economici delle aziende agricole (Rica-Rea) http://www. i dati sul gettito dei diversi tributi. Sembra quindi che almeno fino al 2011 i proprietari puri fossero significativamente penalizzati. 3 I dati si riferiscono al 2009. 1 Fonte: Ministero dell'Economia e delle Finanze . quali sono l’Irpef e l’Ires è probabilmente uno dei punti più controversi. il cui ammontare peraltro è noto. (2011).3 12.P.9 11. un tasso di redditività. applicando al volume d’affari.0 61. (2013).C. 26 Cristofaro A. Dati sulle dichiarazioni. con tassi significativamente inferiori alla media.pdf Istat (2011b). Università degli Studi di Napoli “Federico II” Preziosi F. 2008. Peraltro almeno parzialmente il suo ammontare è incluso nelle statistiche sulla produzione della branca “Agricoltura” (Istat 2011a). silvicoltura e pesca Industria Costruzioni Commercio Trasporti e magazzinaggio Alloggio e ristorazione Servizi di informazione e comunicazioni Attività professionali Attività artistiche Totale 4. confermando così i risultati relativi al calcolo della pressione tributaria.2010) Pressione tributaria Quota dell'Ires Settori (%) (%) Agricoltura.it Ministero dell’Economia e delle Finanze.) da rendere i dati aggregati. Roma Istat (2011a). Imu: analisi dei versamenti 2012 Monda M. tuttavia tra gli studiosi di scienza delle finanze c’è un sostanziale accordo che debba essere considerata come un’imposta a carico del reddito d’impresa (Bosi. (2012). Inea. a livello di valore aggiunto a cui si è già accennato.2 47. 2 Il volume d’affari relativo ai proprietari puri è stato stimato sulla base del rapporto tra il reddito da terreni ed il volume d’affari degli imprenditori agricoli a determinazione catastale del reddito. Monda. non è semplicissima. sembra essere particolarmente elevato. Autoproduzione vs mercato globale: la rivoluzione di Rahbi.4 61..istat. Imu. è esclusa dalla produzione della branca “Agricoltura” (Istat 2011a). che la politica tributaria li ha sostanzialmente trascurati. Inea (2012). Guerra.it/ studi_stat_new/index. anche se i motivi di questa scelta non sono mai stati esplicitati e forse non esistono.istat. Guerra M. Milano • . inutilizzabili per calcolare il risultato lordo di gestione delle imprese private in essi operanti. ma che comunque svolgono un’attività agricola e sono proprietari di terreni.it/salastampa/comunicati/ non_calendario/20110214_00/ e http://agri. rilevante la quota di Ires sul gettito complessivo. inoltre sono stati esclusi quei settori in cui la presenza pubblica è talmente rilevante (sanità.17 5 E’ stato escluso il settore finanziario. Tesi di dottorato in Economia Politica.5 43.8 27. anche in questi ultimi anni in cui la loro funzione di “produttori di beni comuni” (paesaggio. anche se occorre muoversi con qualche cautela. perchè il cambiamento dei codici Ateco.Pressione tributaria e quota dell'Ires sul gettito complessivo (Media del periodo 2008 .1 15. Agriregionieuropa. n 8 • Cristofaro A. 4 Cfr. Gruppo24ore. n. Il prelievo tributario in agricoltura da Vanoni a Calderoli. n. Le statistiche tributarie: una lente • • • • • • • deformata ma necessaria per l’analisi del mondo agricolo.5 7. Tosoni G. Istat. Tuttavia nelle statistiche sulle dichiarazioni non ci sono informazioni sufficienti.Pagina 20 agriregionieuropa Anno 9. Agrisole.

Numero 33 agriregionieuropa Pagina 21 Gaia. una società a responsabilità limitata. la figura del contoterzista ha conosciuto una larga diffusione ed evoluzione passando dall'affidamento di lavorazioni limitate (economicamente possibili solo su più larga scala. con il quale si trasferisce. L'allora direttore provinciale di Confagricoltura di Ancona matura l'idea di una forma aggregativa di conduzione di terreni che trova inizialmente l’adesione di 14 piccole aziende agricole con una estensione complessiva di 150 ettari ubicati nel comune di Senigallia. sia alla frammentazione fondiaria. la costituzione della Agridea. inizia la conduzione dei suoli conferiti con mezzi e personale propri. Questa omogeneità rende la convivenza tra soci meno conflittuale e più semplice. accompagnata dall’orientamento produttivo verso colture labour saving e ad alto impiego di macchine. a volte. Nel tempo. Gaia e i suoi soci. L'obiettivo di assicurarsi che il patrimonio fondiario non si disperda. danni non sempre recuperabili. favorisce modalità di conduzione con obiettivi di breve periodo che possono produrre. nella localizzazione dei terreni. sulla qualità dei terreni e dell’ambiente. La cooperativa. caratterizzato da lunghi vincoli temporali e oggettive difficoltà per rientrare in possesso del proprio terreno. L'esodo dalle campagne dei decenni passati. Il ricorso al contoterzismo è la soluzione per le province più lontane e per tutte le operazioni di raccolta e logistica.I terreni della Cooperativa Gaia nelle Marche (per classi dimensionali di incidenza su territori comunali . ad un rapporto quasi esclusivamente finanziario in cui la proprietà della terra è una soluzione per il deposito e la conservazione del valore non diversa da quella di ogni altro bene di investimento. il confronto tra le due modalità di remunerazione (affitto o ristorno) ha dimostrato il vantaggio della soluzione cooperativa. che spesso caratterizza quest'ultimo tipo di rapporto. nel 1995. la terra in cooperativa Angela Solustri. L'attività dell'impresa cooperativa consiste nella gestione diretta dei terreni nelle province di Pesaro-Urbino. anche per la forte diffidenza di molti proprietari verso la soluzione cooperativa e per l’incertezza sul livello della liquidazione. così costituita. qualificati e competenti. Essi hanno l'obbligo di rimanere in cooperativa per un minimo di quattro anni. che nel caso specifico non è conferito dai soci ma assunto direttamente dalla cooperativa. Fino ad arrivare. In particolare. che andasse oltre il contratto di affitto. una volta avvenuto il conferimento. Ancona e Macerata attraverso il lavoro di due operai a tempo pieno e indeterminato e di quattro/cinque operai a tempo determinato con una media ciascuno di 140 giornate/anno. Altre risposte sono da rinvenire nella formazione di nuove tipologie professionali e nuove soluzioni gestionali. Figura 1 . vede ridimensionare la sua capacità di controllo sulla qualità della gestione. una segretaria e un tecnico. Sotte. finalizzata all'acquisizione di terreni tramite l'affitto. impreparati ad una conduzione diretta dei propri fondi. ha trovato nel tempo alcune soluzioni. la gestione della terra ad imprenditori più disponibili.anno 2011) Una cooperativa tra proprietari La cooperativa Gaia nasce nel 1977 in un contesto caratterizzato dal passaggio dalla mezzadria a soluzioni impostate sull’autonomia imprenditoriale. Tale vincolo temporale ha una duplice valenza: permette un ritorno economico degli investimenti che. Soluzione che trova però alcuni ostacoli: nella rigidità fondiaria. come la mieti-trebbiatura) alla gestione complessiva del terreno. nella difficoltà di ingresso di nuovi soggetti imprenditoriali in agricoltura. Prima fra tutte l'affitto. Oggi la cooperativa Gaia aggrega più di 150 aziende fortemente eterogenee in termini dimensionali. L’organico aziendale si completa con un direttore. e sia invece valorizzato. Tra queste. 2013) svolgono direttamente attività di conduzione agricola e/o attività di acquisto/gestione di fattori o commercializzazione e trasformazione dei prodotti agricoli conferiti dai soci. con il progressivo distacco delle successive generazioni dall’esperienza dell’agricoltura. I proprietari. i competitor e gli acquirenti Tutti i soci di Gaia rivestono la qualifica di conferente di terreno e ciascuno riceve uguale trattamento. in modo particolare le misure relative al basso impatto ambientale. La rottura dei legami è inoltre segnata dalla perdita di competenze tecnico-agronomiche da parte della proprietà che. per un periodo definito. Primari obiettivi diventano quindi il ritorno economico e la mancanza di ostacoli alla disponibilità del bene. la cooperativa effettua sui terreni. l'estensione complessiva è di circa 2 mila ettari dislocati nelle Marche (Figura 1) e nel teramano in Abruzzo. La Gaia si differenzia ovviamente anche dalle forme cooperative (bracciantili) in cui oggetto del conferimento è il lavoro. l’esperienza marchigiana della cooperativa Gaia (Gestione Associata Imprese Agricole) si presenta come una soluzione di successo per la gestione e la valorizzazione della terra. La presenza di soci conferenti di terreno non direttamente coinvolti nella conduzione aziendale differenzia l’azienda dalle tipiche forme di cooperazione agricola costituite da coltivatori che Le opportunità offerte dalle politiche per il settore agricolo attuate attraverso i Piani di sviluppo rurale sono state sempre oggetto di attenzione della cooperativa. In tale quadro. al biologico e alle filiere regionali. allo . tale formula risultava in quel periodo particolarmente attraente. ha segnato un allentamento della relazione tra proprietà e gestione agricola del terreno. L'esigenza di ampliamento determina. necessitavano di una soluzione per mettere a reddito i suoli. la formula organizzativa adottata può rappresentare una risposta sia alla ricerca di soluzioni per i proprietari non direttamente coinvolti nella conduzione del proprio fondo. Al centro di tale processo sono principalmente i rapporti proprietari. conseguentemente. Il caso Gaia è stato oggetto di uno studio recentemente pubblicato: ad esso si rimanda per ogni dettaglio (Solustri. con la conseguente scelta di numerosi proprietari di passare da affittuari dell’Agridea a soci della Gaia (attualmente Agridea incide per circa il 30% sul totale dei terreni gestiti).Anno 9. Franco Sotte Introduzione Da anni è in corso una profonda trasformazione nelle relazioni economiche e sociali che riguardano il fattore terra. La condizione di precarietà.

Dal lato dell'industria di trasformazione. in quanto distribuisce tra i soci il rischio per le avversità climatiche e per le diverse scelte colturali operate nei vari terreni. nella sovra-meccanizzazione dell'agricoltura (nel 2010 nelle Marche risultano 4. verso la Gaia. Nella realtà però. il prezzo della materia prima rappresenta l'elemento chiave per entrambe le parti contraenti. in quanto la cooperativa gestisce parte delle terre attraverso il loro lavoro assicurando continuità di rapporti e contratti per importi consistenti. costituita prevalentemente da grano duro. (i) distanza dalla costa.3 (!) trattrici per occupato) che.Esempi di valutazione dei terreni conferiti Variabile rilevante Estensione Giacitura Ostacoli alla coltivazione Conformazione Fertilità Altitudine Esposizione Distanza dalla costa Distanza da altri terreni Gaia Possibilità di irrigazione Aree incolte da curare Diritti Pac Punteggio finale ad ha Socio A Molto bassa <4 > 25 % molti irregolare bassa oltre 300 m Nord oltre 30 km oltre 20 km nessuna 15/20% vedi nota 60 Socio B Bassa 7 15/20% medi mediamente irregolare medio bassa 100/300 m Nord/Ovest tra 10 e 30 Km tra 5 e 20 Km nessuna tra 5 e 15% vedi nota 80 Socio C Media 10 10/15% pochi regolare media 70/100 m Nord/Est 5/10 km 5 km non irriguo 5% vedi nota 100 Socio D Alta 20 5/10% pochissimi regolare buona 50 m Sud-Sud/ Est meno di 5 Km Da 2 a 5 Km parziale tra 3 e 5% vedi nota 120 Socio E Molto alta > 20 0 nessuno regolare elevata 0 pianura meno di 2 Km contiguo irriguo 0 vedi nota 145 tempistica e cioè nell’esecuzione delle lavorazioni nel momento ottimale che varia in base alla tipologia colturale. Dal 2007. (g) altitudine. le fuoriuscite dei primi anni 2000 hanno determinato un eccesso di titoli non più quindi considerati nella valutazione dei nuovi soci I naturali concorrenti di Gaia sono i contoterzisti che nella regione Marche hanno assunto nel tempo un ruolo rilevante nel comparto primario. Va inoltre rilevato che la cooperativa ha avviato iniziative di diversificazione produttiva attraverso l'attività agrituristica. A conferma di ciò. (f) fertilità. al clima. che si basa su punteggio tarato sulle specificità di ogni terreno conferito che tiene conto dei seguenti parametri: (a) estensione. determina un artificiale innalzamento dei canoni di locazione. influenzando la scelta tra destinazioni alternative dei terreni posseduti. La ripartizione del margine distribuibile viene quindi assegnata suddividendo il margine retribuibile risultante alla fine della gestione. conformemente a quanto richiesto dall'acquirente.Pagina 22 agriregionieuropa Anno 9. L'oggetto sociale di Gaia è quello di perseguire benefici per i soci attraverso attività che tendano a valorizzare i terreni e le produzioni agricole. Tale modalità di interazione. ma in base all'andamento di tutta la cooperativa. e generico contoterzista. Le percentuali di aggancio al mercato e ai costi sono generalmente paritarie ma.89 euro). in periodi di mercato depresso. Peculiare è in Gaia il meccanismo per la sua suddivisione. Analisi economico-finanziaria Le scelte strategiche operate nella gestione di Gaia trovano un diretto riscontro nei risultati economico-finanziari. gli elementi cruciali presenti nel contratto pre-semina sono la conoscenza del prezzo della materia prima in anticipo rispetto alla determinazione del prezzo di vendita dei propri prodotti. (e) conformazione. il livello qualitativo del grano acquistato. la commercializzazione di produzioni tipiche e di nicchia. Questo riveste un importante valore mutualistico. Nei termini stabiliti nello Statuto. (d) ostacoli alla coltivazione. Tabella 1 . che ha determinato un picco delle quotazioni. è interessante rilevare la fidelizzazione che si è sviluppata. Figura 2 . che si svolge con mutua convenienza e controllo. (b) irrigabilità. (h) esposizione. per il punteggio complessivo posseduto da ogni socio. tutela maggiormente la fertilità dei suoli rispetto alla passività che caratterizza il rapporto tra proprietario. affitto compreso. Da quanto rilevato negli ultimi anni. specie se piccolo. è stata destinata nel corso del tempo all'industria molitoria. in alcuni casi. Questo trova spiegazione nella storica presenza di colture estensive. garantisce al proprietario una libertà di gestione del bene superiore a quella possibile con altre forme di affidamento a terzi. Molti dei soci presenti nella compagine sociale attuale sono nella cooperativa dal primo decennio di attività a conferma della fiducia nella cooperativa e della soddisfazione per la gestione aziendale. Un aspetto rilevante che ha caratterizzato la crescita imprenditoriale è stato quello di coltivare i rapporti di filiera. (c) giacitura. alle precipitazioni e così via. Dopo la bolla dei prezzi sui mercati agricoli. da parte di alcuni contoterzisti. Dalla differenza tra i ricavi e i costi dell'intera gestione si ottiene il ristorno per i soci. i diritti Pac non sono stati oggetto di valutazione in quanto: i titoli sono stati attribuiti alla Cooperativa e quindi sono patrimonio comune dei soci già presenti. (j) distanza da altri terreni condotti dalla cooperativa.00 euro.Andamento ristorni per ettaro di Sau (valori costanti 2011) 800 700 600 500 euro 400 300 200 100 0 ristorno 2002 471 2003 272 2004 168 2005 110 2006 158 2007 529 2008 540 2009 518 2010 554 2011 676 Fonte: ns. senza tenere conto quindi del risultato reale di ciascun appezzamento. il valore aggiunto per la cooperativa risiede nella Nella tipologia contrattuale pre-semina. i migliori contoterzisti hanno convenienza al rapporto con la Gaia. La produzione della Gaia. il prezzo medio concordato nei contratti tra Gaia e Barilla è risultato significativamente superiore (+21. nell'alta incidenza dei conduttori con età avanzata. la fornitura di servizi di assistenza e consulenza legati al settore connesso all’attività principale. Numero 33 stesso tempo. inoltre. che qui vengono sommariamente presentati. i soci possono inoltre avere il ruolo di finanziatore. tutelando così il reddito fondiario.9%) a quello esistente sul mercato al momento della stipula (prezzo medio 2008-2011: Gaia 34. verificatasi nel 2007/8. la percentuale di correlazione ai costi di produzione ha raggiunto l'80%. ai panifici e ai pastifici. l'affidabilità nei termini di consegna. Per una analisi più . La sua composizione si basa sull'andamento del mercato e sui costi sostenuti per produrre il grano duro. mercato 27. (k) diritti Pac associati al terreno (Tabella 1). elaborazione su dati di bilancio Nota: ad oggi. la Gaia ha avviato una collaborazione con la Barilla tradottasi in contratti di vendita pre-semina. In questa collaborazione. queste hanno infatti continuato a registrare una estrema variabilità caratterizzata anche da importanti ribassi. L’accordo pre-semina con Barilla ha permesso alla cooperativa di svincolare i suoi risultati economici dalla volatilità e dalla imprevedibilità dei mercati dei prodotti cerealicoli e di incrementare e stabilizzare la remunerazione dei soci. A questo ultimo elemento si collega il grande sforzo di affinamento delle tecniche produttive attuato dalla Gaia.

La produzione lorda vendibile risulta pari a 2. teme ancora che mettere la terra in cooperativa possa implicare il rischio di perderla. (b) la sottocapitalizzazione aziendale (tipica delle realtà cooperative) e una conseguente alta incidenza delle passività totali sul capitale acquisito. dall'orientamento di molte di esse verso obiettivi di breve periodo e nella difesa delle proprie posizioni monopolistiche. senza tener conto del contesto in cui opera: indi ce di disponib ilità indi ce di liquid ità Indice di disponibilità: attivo corrente/passivo corrente Indice di liquidità: attivo corrente al netto rimanenze/passivo corrente Fonte: ns. ma non la terra. (f) l’incremento della capacità reddituale. ma principalmente dal citato accordo di filiera tra la cooperativa e Barilla. come ad esempio la scarsa efficacia del marketing. del tutto anacronisticamente. Più in generale. oltre che ovviamente della gestione e dello sviluppo delle cooperative esistenti.40 0.70 0. 2013). nelle azioni di politica agricola.Equilibrio economico e finanziario 1. Fino ad ora. Ciò impone anche nuove forme di governance e nuove figure di manager e imprenditori. piuttosto che verso la loro aggregazione in un unico soggetto imprenditoriale. nel tempo.80 0. elaborazione su dati di bilancio .50 0.90 0. contrastando principalmente due pregiudizi: quello di chi reputi che la cooperazione in agricoltura possa aggregare solo il lavoro e le attività d’impresa. L'attivo corrente copre l'85% del capitale investito. questa domanda viene spesso da soggetti originali e nuovi. L'analisi dei bilanci del decennio 2002-2011 ha permesso di testare la performance aziendale che. Come l'esempio della Gaia dimostra.00 0.00 0. e quello di chi. la politica agricola ha prevalentemente riposto la sua attenzione verso l'azienda nella sua singolarità.Struttura del capitale 1. Le prime. È importante poi sottolineare che essa ha saputo affermarsi.80 0.20 1. La sua unicità nel panorama nazionale porta ad interrogarsi sulla possibilità di replicarla in altre regioni e in altri contesti produttivi. (d) il decremento nella durata dei crediti verso i clienti e dei debiti verso i fornitori nel quinquennio più recente (20072011).Anno 9. intesa come capacità di remunerazione dei conferimenti dei soci. anche della nuova domanda di cooperazione che emerge dal mondo dell'agricoltura. (g) il decremento dell'incidenza media delle erogazioni Pac sui ricavi di vendita. Ma cosa può ostacolare e cosa favorire la diffusione di tale esperienza? Elementi di contrasto sono riscontrabili nel mancato sostegno (se non addirittura nell’ostacolo esplicito) delle organizzazioni agricole e delle imprese contoterziste. Le Centrali cooperative dovrebbero occuparsi.60 1.20 2002 200 3 200 4 2005 200 6 200 7 2008 200 9 2010 201 1 Considerazioni conclusive L'analisi degli aspetti qualitativi e quantitativi della gestione della cooperativa Gaia suggerisce di considerare tale iniziativa imprenditoriale come un modello vincente (anche con la presenza di alcune criticità.3 milioni di euro mentre l'investimento complessivo è di 2. hanno mostrato maggiore interesse verso la conservazione della propria base associativa. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 23 approfondita si rinvia allo studio recentemente pubblicato sul caso (Solustri. I valori relativi al 2011 permettono di mettere a fuoco alcune caratteristiche riscontrabili nell'analisi delle serie storiche. le fonti finanziarie provengono per l'81% da capitali restituibili nel breve periodo e sono strettamente correlate al rapporto con i soci (il peso dei debiti per conferimenti incide. e conseguentemente maggiori finanziamenti. (c) una struttura patrimoniale molto elastica (alta incidenza dell’attivo corrente e complementare scarso peso delle immobilizzazioni) che permette all'azienda una elevata capacità di adattamento ai cambiamenti ambientali e di mercato (Figura 4). Promuovere questo tipo di cooperazione significa confrontarsi con problemi diversi da quelli del passato. Elementi che possono favorire la diffusione dell'esperienza descritta sono individuabili nello stesso mondo cooperativo ma.60 0. invece. (e) il ruolo fondamentale della base associativa nel finanziamento. per il 48% sul capitale acquisito). elaborazione su dati di bilancio Figura 4 .7 milioni di euro. principalmente. Sotte. dall'analisi degli indici di bilancio del decennio risultano: (a) la rassicurante situazione finanziaria intesa come capacità di fronteggiare l'indebitamento (Figura 3). in particolare. dal 2007 viene influenzata dai cambiamenti di mercato e di politica agraria europea.40 0.60 0.20 200 2 200 3 200 4 200 5 200 6 200 7 200 8 200 9 201 0 201 1 margin e d i str uttura solidità patrimoniale Margine di struttura: patrimonio netto/attivo immobilizzato Solidità patrimoniale: capitale sociale/patrimonio netto Fonte: ns. La politica agricola dovrebbe porre maggiore attenzione.30 0. l'ostilità delle imprese contoterziste origina. Figura 3 . infatti. per raggiungere nuovi potenziali soci). verso azioni che promuovano l'aggregazione. l'agire collettivo e integrato da parte delle imprese.40 1.

L’assunto di base. Segnali incoraggianti possono essere colti. dipende dalla capacità manageriale e imprenditoriale che riesce ad individuare le strategie adeguate a perseguire un duplice obiettivo: garantire successo economico ed efficienza produttiva. La questione dell’accesso alla terra degli agricoltori. FrancoAngeli. Milano • Teodori C. Precursore e benchmark di tali organizzazioni è la francese Terre de Liens. Riferimenti bibliografici • Caselli G. Ancona • Solustri A. L’analisi di bilancio. resa possibile grazie al contributo dedicato al tema da un gruppo di enti coordinati dalla Fondazione Culturale Responsabilità Etica (Borsa di studio “Un fondo per la terra”).. Dieci anni a confronto. conservare e rafforzare il rapporto con la base associativa. e in particolare quelle famiglie che dispongono di risparmi.I. pur operando su scale molto differenti. 2010. (2008). oppure l’azionariato fondiario di cui si occupa il presente articolo. nell’articolo presentiamo non i singoli casi ma tre modelli a cui possono essere ricondotti: possiamo definire questi tre modelli idealtipici. dei suoi rapporti (orizzontali) con le aziende simili e con il territorio. che stanno promuovendo soluzioni piuttosto innovative: i sistemi agricoli supportati dalla comunità locale (Csa . Non esiste ancora un caso paragonabile a TdL come dimensioni e struttura. il successo di ogni iniziativa cooperativa. Anche questo può essere un compito da sviluppare nella futura politica agricola: puntando sul capitale umano e sull’innovazione. (2013). Data l’estrema volubilità che caratterizza queste esperienze allo stato attuale e la richiesta di privacy di alcuni in un momento così delicato. come conferma il percorso della Gaia.. cioè ognuno è una costruzione teorica che rappresenta i tratti essenziali delle realtà a lui riconducibili. Infine. 2009. è stata dunque inserita in agenda negli ambienti sensibili al concetto di sviluppo sostenibile ambientale e sociale (Franceschini. Il Caso G. (1998). 2011). Le realtà di azionariato fondiario studiate in particolare . Gallino. Analisi di bilancio delle imprese cooperative.Community Supported Agricolture)2.A. che verranno commercializzati mediante una filiera corta al fine di riequilibrare la distribuzione del valore lungo la catena di produzione-vendita. il caso Gaia. Ufficio Studi UnionCamere Emilia Romagna • Giorgi R. Tali modelli riassumono dunque in modo esaustivo i modi principali con cui si sta traducendo l’esperienza di TdL in Italia: essi differiscono in particolare nella forma giuridica e nella struttura organizzativa. 2012). la cui fiducia nei mercati finanziari è stata messa duramente alla prova dagli scandali e dalla crisi esplosa nel 2008 (Mutti. nella nuova politica di sviluppo rurale e nella proposta di riforma dell'Ocm unica. Froud et al. In Italia si registra un progressivo abbandono del suolo agricolo dovuto principalmente all’elevato costo dei terreni e alla caduta della profittabilità delle imprese a conduzione familiare (Inea. 2008) che hanno alimentato perplessità sulla sostenibilità del modello di sviluppo economico prevalente nei paesi occidentali (cfr. nelle pratiche. 2) e infine alcune considerazioni conclusive (par. e di generare non solo un rendimento finanziario ma anche un impatto positivo sulle dimensioni sociali e/o ambientali. ma più progetti che a TdL si ispirano. Andruccioli. 3). Messina. Fao 2012) e tessere reti tra realtà nazionali ed europee con obiettivi comuni per impostare attività di lobbying in tema di politiche pubbliche e comunitarie. 2004. L’analisi prende spunto dal materiale raccolto tramite un’indagine esplorativa durata nove mesi (gennaio 2012 ottobre 2012) condotta a stretto contatto con alcune delle realtà studiate. Sotte F. 2012). Parliamo di progetti perché la maggior parte di essi è ancora in fase di ideazione. Battiston. Elena Pagliarino L’articolo1 presenta i principali tentativi di replicare in Italia l’esperienza francese di Terre de Liens. è che si vive meglio in una società in cui proliferano realtà che si preoccupano di renderla “più sana e più equa”. Torino Azionariato fondiario e gestione collettiva: una “Terre de liens" italiana? Valentina Moiso. gli altri di prima applicazione. 1987). 2011) . 1) e gli idealtipi ricostruiti (par. dei suoi rapporti (verticali) con gli operatori a monte e a valle della filiera produttiva e di mercato. economico e sociale). una realtà di azionariato fondiario che promuove l’accesso alla terra degli agricoltori al fine di contrastare il consumo di suolo. più che sulla formazione del capitale fisico e sui trasferimenti passivi e disaccoppiati. Numero 33 delle sue relazioni con l'esterno.in concomitanza a un elevato tasso di cementificazione. Altreconomia. Analisi economico finanziaria di una cooperativa di conduzione associata terreni. Associazione “Alessandro Bartola”. nella modalità con cui avviene la raccolta di risparmio delle famiglie. I progetti di azionariato popolare sono realtà in cui i cittadini investono i propri risparmi per acquistare terreni da affittare ad agricoltori che si impegnano a produrre cibi biologici. In particolare si parla di sprawl urbanistico laddove terreni prima destinati alle coltivazioni vengono edificati a causa di una disordinata espansione della città. ma che non possono coltivare la terra o controllare la catena di produzione: si tratta in particolare di chi abita nelle città. organizzativo. e il guadagno è da leggersi come un contributo all’aumento del benessere generale e di conseguenza familiare e personale. come quello di ogni tipo di impresa. Obiettivi collaterali sono promuovere l’etica del lavoro agricolo (cfr. La Terra in cooperativa. operazione particolarmente delicata in quanto richiede di trasferire meccanismi e strutture organizzative dovendoli adattare a un differente contesto istituzionale (giuridico. agricola e cittadina. con conseguente danno ai sistemi socio-economici locali basati sull’agricoltura. i Land trust3. Mutti. Sono tutte esperienze in cui per la protezione dei terreni è chiamata a mobilitarsi la comunità stessa. Giappichelli Editore. in particolare giovani. 2007) che ha l’obiettivo di coinvolgere maggiormente le famiglie nella gestione dell’investimento garantendo una minore opacità. Si tratta di questioni molto sentite dai cittadini. L’azionariato fondiario come oggetto di studio Le realtà analizzate nell’articolo poggiano su un meccanismo riconducibile al sistema della finanza alternativa (Baranes. retoriche e strumenti utilizzati come attivatori di fiducia per la raccolta di denaro delle famiglie (cfr. con conseguenze di lungo periodo che gravano sull’intera comunità locale. infatti. (1998). le svariate forme di investimento in cui si valuta non solo il rendimento finanziario ma l’impatto sulla società e l’ambiente (UE 2011).A. a riguardo. Chi a vario titolo si mobilita per preservare la destinazione agricola di tali terreni ritiene che l’urbanizzazione ne consideri solo la funzione economica a scapito di quella sociale (Perez 2011. I paragrafi seguenti presentano la ricerca (par. L’articolo focalizza i tentativi in Italia di costruire realtà simili a Terre de Liens (in seguito TdL). e di conseguenza nella modulazione del potere decisionale a loro riservato e quindi nei rischi e nelle opportunità.Pagina 24 agriregionieuropa Anno 9. La moltiplicazione delle possibilità di investire in realtà che promuovono sostenibilità sociale è tendenza che l’Italia condivide con il contesto europeo: recenti comunicazioni della Commissione europea promuovono il cosiddetto impact investing. che sono interessate ad alimentarsi in modo genuino e a vivere in un ambiente sano. G.

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affrontano il problema dell’accesso alla terra degli agricoltori biologici, una questione di grande attualità che ricopre un variegato insieme di temi a carattere sociale, ambientale ed economico: il consumo di suolo causato dalla speculazione edilizia, l’inquinamento ambientale dovuto sia alla cementificazione sia alle tecniche colturali e di commercializzazione dei prodotti applicate dall’agricoltura intensiva, la tracciabilità degli alimenti e la certificazione della loro qualità, il recupero di antiche pratiche e della varietà in ambito alimentare. La ricerca alla base dell’articolo ha avuto come obiettivo la costruzione di una mappatura delle esperienze italiane in un’ottica comparativa. L’analisi è durata sei mesi, da marzo a settembre 2012: in una prima fase si sono mappate le realtà riconducibili a una logica simile a quella di TdL, in una seconda fase di ricerca sul campo si sono analizzati da vicino i casi più strutturati. Il materiale è stato raccolto mediante interviste ai loro promotori, richiesta di documenti riguardanti la loro struttura e organizzazione, partecipazione comune a eventi. Dopo aver analizzato le caratteristiche tecniche e giuridiche degli strumenti e degli attori coinvolti, si è comparato come nelle differenti realtà viene materialmente configurata la transazione di denaro per permettere il raggiungimento congiunto di tre obiettivi: i) remunerazione del capitale investito; ii) sostenibilità economica e mission della realtà non profit; iii) impatto sociale e/ o ambientale alla base del coinvolgimento ideale delle famiglie. Si sono così ricondotte le realtà analizzate a tre modelli idealtipici che rendono conto dei diversi modi di implementare oggi in Italia progetti simili a TdL. Nella scelta delle realtà da studiare si sono considerati esclusivamente i casi che prevedono la raccolta di risparmio per l’acquisto e la gestione collettiva dei terreni, e si sono scartate esperienze che non prevedono tutti questi passaggi: per esempio l’agricoltura supportata dalla comunità (Csa) e i Land trust sono certo fonte di ispirazione per le realtà indagate nella ricerca, ma se ne differenziano in quanto non prevedono raccolta di denaro per l’acquisto dei terreni. Analogo discorso vale per l’esperienza degli usi civici quale esempio di proprietà collettiva dei terreni (Nervi, 2004).

Terre de Liens e i tre modelli di azionariato fondiario in Italia
Per meglio comprendere gli idealtipi ricostruiti nell’articolo è utile soffermarsi inizialmente sul funzionamento della francese Terre de Liens (TdL) in quanto benchmark delle principali esperienze a livello europeo. Si tratta di una realtà fondata nel 2003 e pienamente operativa dal 2007, che raccoglie i risparmi dalle famiglie e li utilizza per acquistare terreni che cede in affitto a contadini. A fine 2011 TdL aveva acquistato 2.500 ha di terreni, contava 6.500 azionisti con una media di 2.000 euro a sottoscrizione e 20 dipendenti dislocati in tutte le regioni francesi. La sua organizzazione è molto complessa e prevede attori giuridici differenti collegati in rete: questo al fine di coinvolgere soggetti portatori di istanze differenti, convogliarne gli interessi e differenziare diritti e doveri di ciascuno. I tre soggetti giuridici sono: • l’associazione Terre de Liens, che coordina le 19 associazioni regionali, svolge attività culturali e di networking; • la società in accomandita per azioni (di diritto francese) Terre de Liens Gestion, adibita all’acquisto e alla gestione dei terreni; • la fondazione per la gestione delle donazioni. Dato che ci preme concentrarci sul tipo di coinvolgimento e di rischio richiesto alle famiglie finanziatrici, possiamo evitare di approfondire l’azione dell’associazione e della fondazione, limitandoci a sottolineare che il loro operato è necessario per garantire lo sviluppo e la sostenibilità economica di TdL, e dobbiamo entrare nel meccanismo della società in accomandita

per azioni Terre de Liens Gestion. In essa operano i seguenti attori: • gli accomandatari. Si tratta dei 6.500 soci-azionisti (in prevalenza famiglie francesi) che hanno acquistato una quota di capitale sociale della società, versando in media 2.000 euro a testa. Sono responsabili per l’andamento dell’azienda nei limiti della quota di capitale che hanno investito. • gli accomandanti, a cui è affidata la gestione della società, e i cui rappresentanti formano il comitato di gestione. Si tratta di tre soci fondatori: la stessa Associazione Terre de Liens, la banca La Nef e il fondatore e ispiratore Sjoerd Wartena. Sono i gestori del capitale, interamente responsabili per le obbligazioni sociali (rispondono dei debiti della società con il proprio patrimonio). Questa formula societaria è stata scelta espressamente per la possibilità di “separare il potere del denaro dal potere di gestione”: gli accomandatari comprando azioni riforniscono di denaro la società ma non intervengono in alcun modo nella gestione della stessa, che spetta al comitato di gestione e all’amministratore, entrambi nominati dagli accomandanti4. Questa divisione di denaro e potere, che rappresenta uno dei punti più delicati e criticati dell’operato di TdL, è giustificata dai suoi soci fondatori dal fine di voler contrastare “la logica capitalistica del potere del denaro”. Per gli investitori non è prevista alcuna remunerazione del capitale, a parte la possibilità di fiscalmente una quota pari all’investimento negli anni in cui il Governo francese prevede questa possibilità (ad esempio nel 2010 non è stato possibile). Sarebbe dunque molto interessante, ma oltre le possibilità del presente articolo, approfondire direttamente le motivazioni dei soci a partecipare al progetto, soprattutto data la recente tendenza, a cui si è prima accennato, a promuovere investimenti con remunerazione alternativa, un settore finora rimasto fortemente di nicchia. Possiamo dire che TdL acquisisce nuovi soci mediante campagne di promozione in cui punta su valori di preservazione dell’ambiente e di cultura alimentare e si avvale di una capillare diffusione di operatori volontari. Per la riuscita di queste campagne è infatti di importanza fondamentale la costruzione di una rete di associazioni e comitati innervata nella realtà economica e sociale dei territori, che possano fungere da collettori di fiducia e quindi di azionisti, e la cui costruzione iniziale ha richiesto quattro anni di lavoro. Tutti gli operatori sul territorio, tranne un responsabile per ogni regione, operano a titolo volontario. Un ulteriore meccanismo a favore della costruzione di fiducia nell’operato della società è la certificazione come impresa solidale secondo il diritto francese, che prevede tra le altre cose che non vi sia squilibrio nella remunerazione tra i lavoratori e la dirigenza: la media delle somme versate ai cinque dirigenti o ai cinque impiegati meglio remunerati non eccede la remunerazione di un impiegato a tempo pieno5 moltiplicata per cinque. Tutti questi elementi possono essere valutati positivamente da quegli investitori che vogliono promuovere, magari con solo una parte del loro capitale, una finanza a supporto dell’economia reale e sostenibile. La forma societaria è uno dei primi problemi con cui si sono confrontare le realtà italiane che si ispirano ai principi e all’operatività di TdL. In Italia la soluzione della società in accomandita è formalmente possibile ma, a detta degli interessati, non praticabile perché solitamente considerata come espediente per occultare i reali proprietari della società, e quindi difficilmente foriera di fiducia presso le famiglie. D’altro lato, non esiste una certificazione analoga alla francese impresa solidale: la normativa sull’impresa sociale6 è molto restrittiva in termini di operatività e particolarmente scoraggiante per le obbligazioni contabili richieste. La ricerca di forme giuridiche che possano gestire efficacemente i terreni e nello stesso tempo ispirare la fiducia delle famiglie ha prodotto più soluzioni organizzative, riconducibili a tre modelli idealtipici che riflettono la diversità dei soggetti promotori e implicano differenze negli strumenti di raccolta del capitale e nella sua remunerazione (Tabella 1).

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Tabella 1 - Tre modelli di acquisto e gestione dei terreni mediante raccolta di pubblico risparmio
forma giuridica Modello nazionale più soggetti giuridici connessi in rete. tre soggetti principali: 1) un'associazione con funzioni culturali, di networking e lobbying, che riunisce associazioni già esistenti quali enti di rappresentanza dell'agricoltura biologica e biodinamica, gruppi di distribuzione di prodotti biologici, organizzazioni nazionali non profit di tutela dell'ambiente e del territorio; 2) una fondazione di partecipazione deputata alla raccolta e alla gestione dei terreni; 3) un istituto finanziario che potrà erogare finanziamenti a supporto delle realtà agricole individuate dall’associazione. associazioni nazionali legate al mondo del biologico certificato (produttori e distributori) e della finanza etica. nazionale. Sono previsti promotori locali dell’iniziativa e un’organizzazione ramificata di soci sul territorio. nella prima fase di operatività si raccolgono solo donazioni di denaro e di terreni. In seguito a campagne pubblicitarie su larga scala, a promozioni ad hoc lungo canali specifici (es. fiere dedicate allo slow food) e all'azione sul territorio di soggetti volontari, nella seconda fase è prevista la raccolta di risparmio attraverso l’intermediazione di una banca che pratichi finanza alternativa etica o locale-cooperativa. nella prima fase nessuna, il capitale è donato. Nella seconda fase è probabile una remunerazione in linea con la gamma di prodotti offerti dalla banca che fungerà da intermediario. Modello locale cooperativo cooperativa. la cooperativa acquista e gestisce i terreni, coltivandoli tramite soci lavoratori o cedendoli in affitto a giovani agricoltori. Gli investitori sottoscrivono quote di capitale sociale e acquisiscono potere decisionale in base al principio “una testa un voto”. gruppi locali di cittadini sensibili a tematiche ambientali e alla salute alimentare. locale. raccolta di capitale sociale: gli investitori sono chiamati a diventare soci della cooperativa. Campagna capillare di promozione sul territorio mediante relazioni personali, improntate anche alla vendita dei prodotti dei terreni della cooperativa mediante filiera corta. Per la definizione delle operazioni finanziarie il comitato promotore si avvale della consulenza di banche del territorio o di Mag (Mutua Auto Gestione). nessuna remunerazione salva la possibilità di prevedere un aumento gratuito di capitale sociale (L. 59/1992), ossia la rivalutazione delle quote sociali per un importo corrispondente al tasso di inflazione. Divieto di ritirare il capitale nei primi anni di attività. Preferibile una forma di retribuzione alternativa legata alla fornitura di prodotti agricoli coltivati sui terreni, nonché al godimento di esternalità positive quali la preservazione del territorio dall’urbanizzazione. Modello locale for profit società agricole a responsabilità limitata. Il capitale è diviso in quote, ciascun socio può possederne un numero limitato. Ogni società opera localmente ed è messa in rete con le altre a livello nazionale. in ogni società si coltiva cibo biologico venduto evitando la grande distribuzione. I soci deliberano in Assemblea dei soci, e il Consiglio di Amministrazione gestisce l’operatività in base alle decisioni prese in assemblea. Nel CdA siede anche il contadino che gestisce i terreni. gruppo di consumatori-investitori. locale, messa in rete delle società per complementarietà prodotti e scambio conoscenze. raccolta di capitale sociale promossa in particolare mediante le reti di consumatori. distribuzione degli utili. I soci possono avere un diritto di recesso garantito oltre le previsioni di legge (es. a partire dal secondo anno di attività), e sono liquidati al valore di mercato della loro quota (possibile una penale se il recesso avviene nei primi anni di attività).

organizzazione

soggetti promotori livello di operatività strumenti di raccolta del capitale remunerazione del capitale forma giuridica organizzazione soggetti promotori livello di operatività strumenti di raccolta del capitale remunerazione del capitale

forma giuridica organizzazione soggetti promotori livello di operatività strumenti di raccolta del capitale remunerazione del capitale

Nel modello a carattere nazionale l’associazione è un attore collettivo che unisce altre associazioni nazionali stabilmente operative da anni, con il compito di mediare tra loro; non è certo un caso che, almeno a un primo livello, rimangano esclusi i movimenti territoriali dei consumatori, dalla forte carica innovativa e il fermento destrutturante, da cui invece nascono i promotori del modello locale. L’obiettivo del modello nazionale, infatti, è la rapida strutturazione di significati condivisi tra i partecipanti, al fine di rendersi operativo nel più breve tempo possibile. A tal fine risulta quindi utile far ricorso a istituzioni preesistenti quali preziosi patrimoni di intelligenza collettiva che si è andata accumulando e stabilizzando in un processo storico, cui gli attori possono attingere per cercare soluzioni efficaci a problemi legati alla cura di quelli che ritengono essere beni comuni (De Leonardis, 2001), quali nel nostro caso la produzione biologica. Il modello nazionale si propone dunque di attingere al sapere e al capitale sociale delle associazioni che lo compongono sia verso il basso - per la costruzione della fiducia delle famiglie - sia verso l’alto - per sfruttare i già costruiti canali di lobbying sulla politica; questa soluzione è preferita rispetto alla possibilità di inoltrarsi in un lungo e faticoso dibattito con i movimenti della base per la costruzione partecipata dell’associazione. Si tratta di una logica di costruzione
Tabella 2 - Una visione di sintesi dei modelli
Nazionale Nessuna; possibile azione di lobbying per introdurre in Finanziaria la possibilità di dedurre o detrarre dalle tasse il capitale investito; ruolo importante della raccolta di donazioni. Limitazione iniziale dell'operatività mentre si struttura la rete di associazioni aderenti e si promuove l'iniziativa presso il grande pubblico; la struttura nazionale dovrebbe permettere una maggiore efficienza degli interventi. Oggetto sociale della fondazione di partecipazione blindato (non è possibile cambiare la destinazione di uso dei terreni da essa posseduti). Contrasto all'erosione del suolo, preservazione del territorio, controllo della genuinità dei prodotti mediante coinvolgimento di produttori e enti conosciuti nel mondo del biologico certificato; promozioni di filiere corte localmente costruite.

dell’iniziativa fortemente top-down, che parte da una regia centrale per poi espandersi ed essere presentata a livello locale. Una simile soluzione di minimizzazione dei tempi e dei costi di coordinamento operativo è quella del modello locale for profit, che prevede la replicabilità di un modello societario rigidamente strutturato. Il modello locale segue invece una logica bottom up, in quanto prevede la costruzione partecipata della cooperativa tra gli attori coinvolti localmente. Più cooperative dislocate sul territorio possono collegarsi strutturando un’organizzazione a rete che prevede un unico nodo centrale adibito al coordinamento e alla fornitura di alcuni servizi comuni. In questo modo si renderebbe più efficiente l’operatività facendo circolare informazioni sulle soluzioni organizzative e abbattendo i costi (es. per la tenuta della contabilità). Ogni realtà manterrebbe comunque una sua unicità e prevedrebbe tempi lunghi di innervamento dell’esperienza nella comunità locale. Nella tabella 2 è analizzato come ogni modello tiene insieme gli interessi degli attori coinvolti: come abbiamo anticipato, si tratta della remunerazione del capitale investito; della sostenibilità economica e della mission della realtà finanziata; dell’impatto sociale e/o ambientale alla base del coinvolgimento ideale delle famiglie.

Locale con azionariato popolare Nessuna; possibili aumenti di capitale mediante aumento gratuito capitale sociale; forme di rendimento alternative (possibilità di fruire direttamente dei beni e servizi erogati dalla cooperativa, cura e abbellimento del territorio, recupero flora antica, etc).

Locale - for profit

Remunerazione del capitale investito

Distribuzione degli utili tassati al 12,50%.

Garanzia della sostenibilità economica e della mission della realtà non profit

Relazioni dense e di lungo periodo tessute sul territorio, fiducia di tipo interpersonale.

Facilitazioni fiscali in sede di acquisto terreni e tassazione per il modello di società agricola. Limitazioni o disincentivi al ritiro del capitale nei primi anni di attività.

Impatto sociale e/o ambientale alla base del coinvolgimento ideale delle famiglie

Contrasto all'erosione del suolo, preservazione del territorio, controllo della genuinità dei prodotti mediante filiera corta localmente costruita (modello dei sistemi partecipati di garanzia).

Contrasto all'erosione del suolo, preservazione del territorio, controllo della genuinità dei prodotti mediante garanzia del funzionamento dell’attività secondo un protocollo e un marchio depositato e replicato in ogni realtà locale.

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L’operatività a carattere nazionale richiede un minor grado di fidelizzazione dei soggetti finanziatori grazie al turn-over su cui può contare pescando nell’ampio portafoglio di soci e simpatizzanti delle associazioni promotrici. Al contrario, il più elevato coinvolgimento delle famiglie cercato dal modello locale ha una duplice funzione riguardo alla costruzione della fiducia. Mediante il completo innervamento nella comunità e la costruzione nel tempo di relazioni personali, da un lato mira a garantirsi quanto più possibile una sostenibilità economica di lungo periodo mediante la creazione di legami forti e con valenza plurima: nella visione dei promotori, i finanziatori possono essere anche consumatori dei prodotti agricoli e cittadini residenti sul territorio che beneficiano della preservazione dell’ambiente, quindi dovrebbero essere molto incentivati a non ritirare il denaro in essa investito. Dall’altro lato, nel modello cooperativo, tessere tali legami permette ai promotori di effettuare una valutazione dei futuri soci, cercando di preservarsi dal rischio di “scalate ostili” da parte di soggetti che avessero intenzione di cambiare l’oggetto sociale della cooperativa e quindi la destinazione dei terreni. Questo rischio è la principale motivazione che ha spinto i promotori del modello nazionale a escludere il principio “una testa un voto” proprio della cooperativa e a optare per la gestione dei terreni tramite una fondazione di partecipazione7, che sulla scia di quanto fatto da TdL permette di separare il potere del denaro dal potere di gestione dei terreni. Per un analogo motivo il modello for profit permette di differenziare diritti e doveri dei partecipanti e limitare il diritto di voto dei portatori di capitale. La condivisione del potere nell’organizzazione è dunque un ulteriore elemento di distinzione dei modelli: dal principio di piena responsabilizzazione di “una testa un voto” a una moderata inclusione nella gestione aziendale.

Osservazioni conclusive
L’articolo ha fornito una prima presentazione dei modelli organizzativi che si stanno implementando in Italia per facilitare l’accesso alla terra degli agricoltori biologici al fine di contrastare il consumo di suolo. Sul modello della francese Terre de Liens stanno strutturandosi realtà che raccolgono pubblico risparmio per acquistare terreni da gestire collettivamente, affittandoli ad agricoltori che si impegnano a produrre secondo metodi naturali. Le principali soluzioni prevedono un differente grado di partecipazione dei cittadini che investono i propri risparmi: dal pieno coinvolgimento in termini di capacità decisionale e di rischio a una più moderata partecipazione alla vita societaria; analogamente in alcuni casi la remunerazione del capitale è monetaria e fissata in precedenza, in altri prevede anche forme di rendimento alternative quali la fornitura di prodotti agricoli o il beneficiare della preservazione del territorio. Le principali questioni che rimangono da approfondire, e che definiscono i limiti dell’articolo, vanno in due direzioni. Da un lato, sarebbe auspicabile un’analisi di mercato per valutare la collocazione della produzione di TdL nei settori di riferimento e le potenzialità delle singole realtà italiane, ai fini di giungere a valutazioni in merito alla loro sostenibilità economica che tengano conto dei costi, del tipo di coltivazioni, dei canali di vendita. Rimane inoltre ancora completamente da stimare l’interesse degli agricoltori a partecipare a un progetto che non preveda per loro il possesso di terra, un bene che in Italia viene considerato come un’importante risorsa familiare da trasmettere tra le generazioni; per lo stesso motivo occorre valutare l’interesse degli investitori a possedere collettivamente i terreni. Collegato a questo aspetto, resta da indagare il coinvolgimento delle famiglie in progetti di finanza ed economia alternativa, un settore che fino a oggi ha mostrato un carattere fortemente di nicchia con difficoltà ad attecchire stabilmente nel sistema capitalistico. Si tratta di mettersi dal punto di vista di soggetti in procinto di decidere in quale soluzione finanziaria investire (cfr. Moiso, 2011), ovvero in procinto di compiere un atto di

consumo, avendo presente che per le famiglie dedite al consumo alternativo la stessa pratica del consumo assume contorni nuovi e speciali. Recenti analisi sottolineano che per tali soggetti consumare non significa solo comunicare e esprimersi, ma anche e soprattutto riorganizzare il mondo che li circonda con una partecipazione attiva (Sassatelli, 2004; Leonini, Sassatelli, 2008). In una visione sostanziale dell’economia à la Polanyi questi consumatori non sembrano voler uscire dal mercato, bensì cambiarlo, dedicando a questa causa una parte significativa del loro tempo e delle loro risorse: criticano gli aspetti giudicati insostenibili da un punto di vista etico e politico della produzione su larga scala e vogliono introdurre innovazioni agendo sulle regole stesse del mercato. Il consumatore coinvolto in un Gruppo di Acquisto Solidale (Gas), in un distretto di economia solidale, socio di una bottega del commercio equo o coinvolto in altre realtà nate dal basso fa divenire il consumo una vera e propria forma di agire politico (Leonini, Sassatelli, 2008). Stiamo dunque parlando di un fenomeno di nicchia che presenta un forte potenziale di crescita: la responsabilizzazione del consumatore e la visione del consumo quale cruciale terreno di mutamento sociale. Nei casi descritti nel presente articolo, per convincere i cittadini a investire il loro denaro non è necessario solo calibrare il classico trade-off tra rischio e rendimento o essere esecutori di pratiche che creino fiducia nelle istituzioni coinvolte, ma occorre anche riuscire a alimentare le motivazioni a carattere fortemente sociale e valoriale alla base del loro coinvolgimento. In questa direzione rimane ancora da indagare l’accettazione e il sostegno alle realtà indagate, e in particolare le eventuali differenze dovute a una progettazione top-down o bottom up dell’esperienza alternativa. In sintesi, TdL e le iniziative che ad essa si ispirano propongono di superare il concetto di proprietà privata e di remunerazione degli investimenti a favore della proprietà e della gestione collettiva di un bene che produce ricchezza per l’intera comunità, misurabile in termini di miglioramento dell’alimentazione e di preservazione dell’ambiente. Si tratta di una innovazione non indifferente in termini culturali, su cui però sempre più realtà stanno iniziando a scommettere.

Note
Il presente articolo è reso possibile grazie al lavoro di ricerca finanziato nel 2012 dalla borsa di studio “Un fondo per la terra” promossa dalla Fondazione Culturale Responsabilità Etica in collaborazione con Aiab-Associazione Italiana Agricoltura Biologica, Mag2Finance Milano, Sefea-Società Europea Finanza Etica e Alternativa (gruppo Banca Etica) e Scret-Supporto e Connessione Reti Territoriali. Una prima versione è contenuta nel report finale a cura di Fcre, che le autrici ringraziano per l’autorizzazione, ed è stata presentata al convegno Ais-Elo 2012 “Cause e impatto della crisi. Individui, territori, istituzioni”, Università della Calabria, 27 – 28 settembre 2012 e al convegno “Corsa alla terra”, Rovigo, 16 marzo 2013; le autrici, che si assumono l’intera responsabilità di quanto scritto, ringraziano i partecipanti per gli utili commenti. 2 Si tratta di un fenomeno presente soprattutto in Germania, Francia, Usa: comunità di individui si impegnano a sostenere un’impresa agricola in cui coltivatori e consumatori condividono i rischi e i benefici della produzione alimentare. Le Csa di solito prevedono un sistema di consegna settimanale in cassetta di verdure, frutta, talvolta latticini e carne prodotti dalle imprese sostenute. 3 I Land trust sono organizzazioni non profit soprattutto anglosassoni, fortemente innervate nella comunità locale, che sostengono forme di gestione collettiva di terreni tramite acquisizioni e donazioni. http://www.landtrustalliance.org/. 4 Solo indirettamente gli accomandatari possono vegliare su un corretto andamento riunendosi annualmente in assemblea: in quella sede nominano il consiglio di sorveglianza della gestione e, su consiglio del comitato di gestione, il comitato di esperti, l’organo deputato a studiare e formulare un parere su tutti i progetti di acquisizione dei terreni e che dovrebbe essere espressione delle differenti categorie stakeholder della società. Attualmente si tratta di un contadino e agronomo, un giurista, un economista esperto di progettazione, un sociologo, un esperto di diritto rurale, un agricoltore bio, un esperto di finanza in pensione. 5 Più precisamente si tratta del Salaire minimum interprofessionnel de croissance (Smic). 6 D.Lgs. 155/06. 7 La fondazione di partecipazione è un ente privato la cui forma giuridica non è definita dal legislatore ma sorta nella prassi dell’ultimo decennio. A differenza delle fondazioni ordinarie può prevedere, similarmente a un’associazione, la presenza di una pluralità di soggetti (persone fisiche o giuridiche), che possono unirsi in momenti successivi alla fondazione apportando capitale (monetario, immobile), e che possono essere differenziati per quanto riguarda il peso del voto in assemblea.
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Riferimenti bibliografici
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presentata in «Altreconomia» n. 137, aprile 2012

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La “nuova” Pac e i processi di ricomposizione fondiaria in Sardegna
Antonello Podda

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Introduzione
In questo articolo si intende proporre una riflessione critica sul ruolo della Pac nei confronti dei processi di sviluppo rurale, al fine di comprendere quali siano i soggetti - attivi o passivi - degli attuali importanti cambiamenti che sta subendo l’assetto fondiario in Italia e come la Politica Agricola Comune stia influenzando i cambiamenti in atto. L’analisi verterà su due assi distinti: diacronicamente, verranno comparati i dati degli ultimi quattro censimenti dell’agricoltura (1982, 1990, 2000, 2010), considerando i cambiamenti leggibili in essi alla luce dell’evoluzione delle indicazioni di policy della Pac nel medesimo arco di tempo. Sincronicamente, verranno analizzati i cambiamenti subiti dagli assetti fondiari, le forme di conduzione, le forme giuridiche e le forme di possesso dei terreni nelle principali macro-aree italiane e verrà utilizzato il “caso sardo” (peculiare sotto molti aspetti) come caso di studio. L’ipotesi è che le nuove indicazioni della Pac, in primo luogo disaccoppiamento e condizionalità, successive a decenni di interventi diretti sul reddito degli agricoltori attraverso il sostegno dei prezzi, abbiano introdotto principi di competitività e concorrenza ai quali gli agricoltori europei non erano più abituati (in alcune zone rurali non lo sono mai stati), con alcune conseguenze inattese da tenere seriamente in considerazione (Podda, 2010; Giovannini, 2012). Le conseguenze sono diverse a seconda della dimensione dell’azienda ma quelle negative riguardano soprattutto le unità di dimensione economico/ aziendale minore: utilizzando come paradigma di riferimento il modello neoclassico - l’economia “formale”, secondo Polanyi queste possono apparire le unità produttive meno rilevanti. Di contro, utilizzando un approccio economico più “sostanziale” (Polanyi, 1974), le piccole aziende possono essere considerate molto importanti sia dal punto di vista economico che sociale e ambientale.

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I dati del cambiamento
Nei 10 anni che separano gli ultimi due censimenti (2000-2010) si è assistito in Italia ad una forte mortalità delle aziende agricole: la contrazione della struttura produttiva è pari a -32,2%, (da 2,4 milioni del 2000 a 1,6 milioni del 2010). Partendo dal censimento del 1982 si osserva una caduta ancora più ampia, pari a -51,7%. Il calo, come appare in figura 1, interessa, con intensità solo leggermente differenti, tutte le macro-aree del territorio nazionale.
Figura 1 - Macro-aree, numerosità delle aziende agricole ai censimenti dell’agricoltura: 1982, 1990, 2000, 2010; valori assoluti

Fonte: Nostre elaborazioni su dati Istat Censimento dell’Agricoltura

5%.4%). Numero 33 agriregionieuropa Pagina 29 Alla diminuzione della numerosità delle aziende è correlato sia un calo della superficie agricola totale (Sat) che della superficie media aziendale (Sau). divenute progressivamente più rilevanti. -49. con un drastico calo del 44. una concentrazione dell’attività agricola e zootecnica in un numero inferiore di aziende agricole.097 a 119. forme giuridiche e possesso dei terreni Nonostante i cambiamenti.447) ma la Sau corrispondente aumenta del 9. non si può affermare che vi sia stato uno sviluppo rurale complessivo nell’Isola. -43. ci si chiede quali processi abbiano attraversato quelle medio grandi. in misura maggiore per le aziende di grandi dimensioni. hanno incrementato la Sau e la dimensione media aziendale. +151% per dimensioni superiori a 100 ettari. che passano in valore assoluto da 524. quanto piuttosto delle cause in grado di influenzare entrambi i fenomeni. Censimenti dell’Agricoltura Figura 3 . un assetto inaspettato e da comprendere e l’insieme dei fenomeni descritti comporta che la dimensione media delle aziende sarde.2 a 16.5% (da 215. Il risultato meramente statistico .305 unità). La crescita del settore zootecnico regionale influenza inoltre il suo peso sul totale nazionale: aumenta il numero totale di bovini allevati e permane il primato dell’allevamento di ovini e di suini. soprattutto aziende individuali a conduzione diretta su terreni di proprietà inferiori ai 30 ha. Censimenti dell’Agricoltura La Sardegna segue le medesime tendenze. pari a +13% (passando da 1. i cui complessivi 3.5 ettari a 7. 2012).4%.6%. Inoltre. con picchi del -32% in Liguria e -22% in Valle d’Aosta. insediate esclusivamente su terreni di proprietà.3%.9 ettari per azienda.2% (Figura 2). soprattutto nella fase di ricambio generazionale (Fanfani. dunque. dove si osserva tuttavia un fenomeno peculiare e parzialmente in controtendenza: nonostante l’emorragia di aziende agricole sia la più elevata.4% gli orti familiari. Ciò è particolarmente evidente in Sardegna. non supporre che vi sia una relazione tra la scomparsa delle micro aziende e l’importante crescita delle grandi aziende: questa relazione va però spiegata e non è implicito esista un legame diretto.5% in dieci anni (si passa da 107. Tale tendenza negativa è stata registrata in quasi tutte le Regioni. Impossibile a questo punto.681 del 2010).870 a 692. in Sardegna viene quasi dimezzata. la Regione è tra le poche che registrano un aumento della Sau e quella con l’aumento più consistente. pari a 19.6%. in Sardegna i valori crescono rispettivamente del +72.019.464 aziende del 2000 a 60. Potremmo così riassumere i cambiamenti in atto: vi è stata un’altissima moria di micro-aziende. affitto e uso gratuito. Spinelli. la crescita deriva soprattutto da utilizzo di superficie in affitto e ad uso gratuito.3 ettari per unità2. Nonostante le aspettative e prospettive della Pac 2007/2013. l’aumento si è concentrato in quelle con oltre 50 Ha (Fanfani. +139% da 50 a 100 ha. ridotta in media del 2. perciò i cambiamenti non hanno inciso fortemente sulla proprietà dei terreni. Figura 2 .958 a 1.245. le variazioni della numerosità aziendale per le classi superiori sono tutte di segno positivo (Figura 3). > di 30 ha. risulti la più alta a livello nazionale.012 a 58. Uno degli aspetti più interessanti del riassetto fondiario riguarda l’aumento dei terreni in affitto e in uso gratuito: in Italia la Sau in affitto e in uso gratuito è aumentata rispettivamente del 52. In questo infelice dipinto dell’agricoltura sarda si distingue però il comparto zootecnico: l’incremento della Sau ha riguardato in via esclusiva le aziende zootecniche con un assetto fondiario basato su proprietà. Se i cambiamenti negativi hanno riguardato soprattutto le microaziende. La forma di conduzione principale rimane la conduzione diretta del coltivatore (97. 2012). corrisponda alle micro-aziende che hanno subito il tracollo più rilevante. permane nell’isola un’agricoltura basata su aziende individuali: queste diminuiscono del 44.Anno 9. Si rafforza la specializzazione nel comparto ovi-caprino. che passa da 5. cresciute numericamente e che stanno subendo trasformazioni consistenti.756 ettari) (Istat. perciò. Spinelli. a conduzione diretta. con un avvicinamento alla media europea. Percentuale numerosità delle aziende di dimensione <1ha. le percentuali di crescita aumentano all’aumentare della classe .Macro-aree.2% e del +134. 2012)1.3% le legnose agrarie e 25. Si riscontra. Il quesito riguarda quindi la natura delle nuove aziende ed in primo luogo la specializzazione produttiva e la destinazione dell’aumento della Sau: il saldo positivo3 complessivo della Sau è interamente trainato dall’aumento dei prati permanenti e pascoli.152.4% con un raddoppio della dimensione media. Il fenomeno è leggibile in modo positivo: l’utilizzo congiunto di diverse forme di possesso e uso dei terreni può essere sintomo di un processo di ammodernamento delle strutture aziendali. nel territorio nazionale si assiste ad una riduzione particolarmente consistente della numerosità delle aziende fino a 10 Ha di Sau (45%) e alla diminuzione di oltre un quarto per quelle fra 10-20 Ha.è un aumento della dimensione media aziendale. Forme di conduzione. contro una flessione a livello nazionale del 50.4% e del 76. accentuandole: sono in calo tutte le classi di ampiezza aziendale fino ai 30 ettari. Comparazione tra censimenti. 2000=100% Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat. Dalla lettura dei censimenti emergono invece due aspetti: il crollo della produzione vegetale e la parallela caduta del numero di soggetti impiegati in agricoltura: dal 2000 in Italia la forza lavoro impiegata nel primo settore diminuisce del 31.8% i seminativi.2 ettari. si osserva inoltre un brusco calo delle aziende fondate sulla sola proprietà (-55% negli ultimi dieci anni). Non solo.902 capi (in Primo dato: cambia la struttura delle aziende agricole I cambiamenti sono dovuti innanzitutto alla forte riduzione del numero di aziende con meno di un ettaro di Sau: in 10 anni le micro-aziende sarde sono diminuite del 68. E’ implicito che la maggior parte delle aziende individuali. Di contro. L’ultimo censimento rivela. Comparazione tra censimenti.Macro-aree.781 ettari (+32%) mentre le superfici coltivate registrano una forte riduzione: -4. Percentuale numerosità delle aziende per classi d’ampiezza. d’ampiezza dell’azienda: +116% da 30 a 50 ha.9% (da 106. 2000=100% Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat. con il 33.6%. che passa da 8. Al contrario. le aziende presenti (rimanenti o resistenti). La Sardegna si trova così al quarto posto a livello nazionale per incidenza percentuale delle aziende zootecniche sul totale delle aziende censite.

come si vedrà. occupano stabilmente (escludendo le consulenze). era difficilmente prevedibile e soprattutto difficilmente collocabile in una sfera temporale così limitata nel tempo. suggerire Fonte: J. La Pac prima fase: il processo di modernizzazione dell’agricoltura I dati mostrano un’emorragia senza precedenti di contadini4. mercati di riferimento e obiettivi a cui mirano. La prima è passata tramite l’industrializzazione dei processi produttivi. il terzo è quello della Azienda contadina che. Il ruolo della Pac nella disattivazione La Pac non può. Cronologicamente è possibile distinguere due macro-fasi della Pac: nella prima (pre Riforma Fischler) le due dinamiche sono contemporaneamente attive. Van Der Ploeg ipotizzava un nuovo ruolo per la classe contadina anche in Paesi come l’Italia e l’Olanda. leggibile dai dati del censimento: fenomeno che si è palesato con il crollo del numero delle imprese agricole e della produzione agricola ad esse legata. soprattutto agricoltori. mentre nella seconda (post Riforma Fischler). Laore (supporto tecnico). Figura 4 .analisi dell’autore: i dati permettono di integrare la sua ipotesi con un'altra interpretazione del processo in atto. 2012). a causa dell’utilizzo di prati e pascoli. Si tratta di aziende che dispongono di superfici mediamente più grandi. mentre ne prevedeva una graduale diminuzione solo in un futuro remoto.La transizione tra modelli di agricoltura Nell’inquadrare e sistematizzare i tre modelli l’autore definisce l’attuale fase storica come “postmoderna”. quando venne stampato “I nuovi contadini”. che nel 2010 si ha circa 1 tecnico/impiegato ogni 59 lavoratori nel settore primario e 1 tecnico/impiegato ogni 30 aziende agricole.Pagina 30 agriregionieuropa Anno 9.018. costituita dalla burocratizzazione/ finanziarizzazione del comparto agricolo. intrisa di ideologia dello sviluppo. più di 2000 dipendenti7. Meloni. Van Der Ploeg. attraverso i servizi pubblici di divulgazione vengono diffuse nuove tecnologie che rendono possibile l’ampliamento di molte aziende e parallelamente una enorme crescita dell’apparato tecnicoburocratico-amministrativo legato alla diffusione di questi servizi. da limiti nell’utilizzo del mercato a favore di altri meccanismi economici (di natura relazionale. è attiva soprattutto la burocratizzazione (che viene. non senza forti contraddizioni. voluto e incentivato da UE. essere letta come un unico processo di intervento. artigianale. Il primo è il modello delle Aziende capitalistiche basato esclusivamente sulla agro-esportazione e sui rapporti di scambio di mercato con la grande distribuzione. lavoratori coinvolti. sociale e comunitaria). Anzi. D. A nostro avviso si può ipotizzare che i principi cardine della teoria della modernizzazione (e alcuni dei principali effetti della loro applicazione) non possano dirsi conclusi né tantomeno si può affermare che abbiano perso il loro appeal nei confronti dei policy maker europei. ha inciso fortemente sulla disattivazione5 delle aziende. 2008 . divenuti elemento di fondamentale importanza per il settore zootecnico nazionale. Numero 33 aumento rispetto ai 3. Le aziende zootecniche Dop-Igp sono concentrate prevalentemente in tre regioni: Sardegna (29%) seguita da Lombardia (16%) e da Emilia-Romagna (14%). 2006). Solo nel 2008. Agris (ricerca). Con l’implementazione e l’attivazione della “prima fase della Pac” si assiste ad un tentativo di imprenditorializzazione/ industrializzazione del comparto agricolo. né cronologicamente né per gli obiettivi economici. politici e sociali che si propone. L’insieme delle due dinamiche. Nel modello idealtipico le tre forme di sviluppo agricolo si distinguono per dimensione produttiva.interessantissima . I nuovi contadini. in prevalenza micro-aziende contadine stanziate soprattutto in aree definibili fortemente rurali6. ha creato dipendenza multipla tra il primo settore e le politiche pubbliche: dipendenza dalle indicazioni sulle colture e gli assetti produttivi ritenuti migliori (e perciò incentivati) e dai sussidi legati al rispetto di tali indicazioni. Il tentativo tuttavia non dà i frutti sperati dai policy maker (creare un sistema agricolo imprenditoriale) ma anzi. Argea (pagamenti). basata quasi esclusivamente sull’aumento di produzione allo scopo di cancellare il deficit alimentare europeo (DeCastro. Il cambiamento è parallelo alla crescita di un enorme apparato tecnico-amministrativo dedicato a questo obiettivo: in Sardegna i tre enti che si occupano specificatamente di sostegno all’agricoltura. E’ stata a lungo disegnata su un modello di sostegno di specifici prodotti. 2004. confermata anche dal diffondersi di comportamenti strategici come l’adesione a disciplinari di certificazione.194 del 2000) rappresentano il 43. nonché le probabili cause della loro crescita/ diminuzione (Figura 4). Tutta la prima Pac. A partire dagli anni ’60 e ’70. che distingue tra tipologie di lavoro agricolo e definisce le possibilità di transizione tra modelli di agricoltura. dove cioè gli effetti palesi della modernizzazione sono terminati ed è relativamente più semplice trovare e definire le tre tipologie di aziende appena descritte. facilitare il riordino fondiario. e sono mediamente gestite da capi azienda più giovani. il secondo è il modello delle Aziende imprenditoriali che guarda quasi esclusivamente al mercato e ai suoi meccanismi e dipende molto dai programmi statali. è possibile sostenere che i loro effetti vengano accresciuti da alcune prassi delle politiche europee che spingono fortemente verso una modernizzazione/ omologazione del primo settore. è connaturata dal lavoro familiare. associazionistica. a cui si affianca la seconda. fenomeno accentuato in Sardegna dove l’età media è di 48. almeno di questa portata. Stati e Regioni) doveva essere diffuso in tutto il territorio europeo. da conduzione diretta. spropositato rispetto la qualità e quantità delle produzioni. accresciuta dalla programmazione 2007/13). porta con sé l’idea che le agricolture contadine non siano sufficientemente produttive e che sia necessario ammodernarle. Complessivamente si prospetta nella Regione una progressiva “specializzazione”. I suoi intenti e i suoi obiettivi sono mutati considerevolmente nel tempo. Il processo di modernizzazione del comparto è avvenuto tramite due dinamiche di uno stesso processo. a differenza delle precedenti.9 anni (Belletti e Marescotti. Per cercare di comprendere i cambiamenti utilizzeremo lo schema di Van Der Ploeg. I risultati del censimento sono quindi difficilmente spiegabili se si guarda alla sola . e delle loro pressioni sul sistema produttivo agricolo/ contadino. si è occupato di finanziare direttamente (sovvenzionare) una parte degli investimenti “necessari” alle aziende agricole. dalle campagne. Anche la forte crisi economica e sociale iniziata nel 2008 aveva effettivamente fatto ipotizzare un ritorno alle campagne come risposta alla diffusa precarizzazione del lavoro. Il che significa.4% dell’intero patrimonio nazionale (contro il 39% del 2000). fenomeno che sembra non esserci stato. L’apparato tecnicoburocratico. se vogliamo fare un computo .rozzo ma significativo -. che attraverso processi di isomorfismo istituzionale (seguito. Un simile processo.

come quello dell’abolizione degli aiuti alle esportazioni). il pagamento unico per azienda disaccoppiato dalla produzione (con riguardo a quantità e tipologia di prodotto). 2010). l’introduzione della novità nei pagamenti ha probabilmente accresciuto i gradi di complessità delle richieste.4% sul totale. Riguardo al processo di burocratizzazione e finanziarizzazione. 3 Ha valenza positiva secondo i nuovi parametri della Pac 2014-2020. Tutti elementi che soddisfano molti punti della nuova Pac. Pertanto. Numero 33 agriregionieuropa Alcune conclusioni Pagina 31 investimenti. mostrano una estrema polarizzazione dell’assetto produttivo: il marcato fallimento in ambito agricolo vegetale sembra accompagnarsi ad un parziale successo/resistenza in ambito zootecnico e soprattutto alla qualità dello sviluppo: produzioni di qualità. L’obiettivo fondamentale è quello di slegare le produzioni dagli aiuti in modo che l’imprenditore agricolo compia delle scelte basate e giustificate dalle esigenze e dalle richieste di mercato. Il fenomeno non è nuovo e viene ampliamente descritto da Karl Polanyi nella “Grande trasformazione”. funzionano come una morsa amministrativa ricadendo specialmente sul modo contadino di fare agricoltura e meno su quello . Riassumendo si può affermare che i due strumenti (legati ad altri prettamente finanziari. Come sostiene la Direzione Generale della Programmazione Unitaria e della Statistica Regionale. essendo invece basata su allevamento estensivo. pg 329). Il primo strumento è quello del disaccoppiamento. d’altra parte questa si complicherà ulteriormente con i requisiti ambientali introdotti dal greening. o quello di classe contadina. premono verso due indirizzi solo apparentemente contrapposti: il primo si concretizza nella volontà di avvicinare l’impresa agricola alle leggi del mercato tout court. Perciò i dati. alcuni problemi di natura semantica: è un termine molto . è che si rende necessario un enorme sistema di amministrazione attraverso il quale controllare requisiti e proprietà per verificare che effettivamente corrispondano alle indicazioni europee (Van Der Ploeg. più specializzato e con una maggiore organizzazione del lavoro interna. a soddisfare e sfruttare opportunamente le possibilità offerte dalla nuova Pac. cambiamenti colturali e/o zootecnici. adatti. 1974). Viene introdotto. La sempre più marcata specializzazione della Regione nella produzione zootecnica potrebbe essere letta come risposta alle richieste del mercato globale. letti come risultato delle pratiche di incentivazione dello sviluppo volute e attuate dalle politiche di sviluppo rurale. contestualizzi l’applicazione delle indicazioni della Pac al contesto locale. Note 1 L’aumento della Sau può essere imputato solo in parte alle nuove modalità di rilevazione dei dati. hanno trovato difficoltà d’applicazione non appena le responsabilità sono state trasferite agli Stati membri. comporta. si tratta piuttosto di un fenomeno di forte polarizzazione produttiva. ma in termini assoluti queste continuano a rappresentare una quota marginale rispetto al totale. da parte degli operatori. che hanno avuto seri problemi a costruire un apparato “snello” di dialogo e incentivazione di nuove prassi di gestione dei sostegni pubblici. si stia assistendo ad una transizione tra modelli di gestione delle aziende agricole: in tale ipotesi l’aumento della Sau corrisponderebbe ad un processo di acquisizione e concentrazione. sia i cambiamenti nelle policy che l’obbligo di soddisfarne i criteri sono giustificati quando è coinvolto il sostegno pubblico. D'altronde nell’Isola l’allevamento estensivo è economicamente e strategicamente più conveniente. senza un adeguato sostegno. In Sardegna incide la presenza di proprietà collettive: per quanto riguarda gli usi civici (proprietà indivisa) si tratta dello 0. Soprattutto in Sardegna si rileva la mancanza di una vera governance che limiti. 4 L’utilizzo del termine contadino. non solo non è possibile sommare i valori ma questi potrebbero in parte sovrapporsi. perciò maggiormente capace di assolvere a doveri di natura “burocratico/amministrativa”. Due evidenze spingono in questa direzione: quelle scomparse sono aziende a vocazione vegetale. ossia un’estensione dell’agricoltura imprenditoriale a scapito di quella contadina. a partire da gennaio 2005. soprattutto terreni di proprietà di enti locali. quelle in crescita sono esclusivamente aziende di zootecnia. La Pac seconda fase La riforma Fischler ha segnato una profonda svolta. la bassa densità di popolazione e la grande presenza di terreni comunitari ad uso gratuito. Tale volontà si scontra con realtà rurali dalle caratteristiche che poco si prestano. Allo stato dei fatti i sistemi regolativi creano elevati costi di transazione che. di conoscenza delle norme e delle corrette pratiche da seguire. I principi di sussidiarietà e governance. emersi dalla Conferenza Europea di Cork del 1996 nel tentativo palesato di superare i limiti della prima Pac. un intensa attività di partecipazione. che subordina gli aiuti al rispetto di precise regole agroambientali. estensive. 2 Si assiste anche a una crescita delle aziende con forma giuridica più complessa. ma legati alla corretta gestione e al rispetto di regole qualitative più che quantitative. dove l’autore individua il doppio paradosso del libero mercato: si creano i presupposti per le regole del libero mercato solo tramite un grande e importante investimento dello Stato8. Si può perciò affermare che le policy della Pac hanno avuto effetti diversi su differenti tipologie di aziende agricole. i terreni interessati sono diversi. Ci si è chiesti se sia possibile affermare che. L’obiettivo di offrire maggiore libertà di azione ai singoli sembra esplicarsi (in considerazione della repentinità della sua applicazione). nella mancanza di un preciso indirizzo colturale/produttivo da seguire e l’assenza di indicazioni formali è risultata difficilmente gestibile per un comparto per anni “eterodiretto” dalle indicazioni istituzionali. Qualsiasi intoppo in questo sistema diventa lesivo per la capacità del sistema agricolo di rimanere produttivo e performante. sia per origine che per processo produttivo. Per ciò che riguarda l’assegnazione formale (assegnato) di prati e pascoli si tratta del 3% di aziende con una superficie pari al 5. proporre cambiamenti tecnologici. il secondo invece verso forme di premialità e di aiuti indipendenti dalla quantità della produzione. incentivato e sostenuto tanto da divenire la prassi del metodo agricolo. vista la tipologia geomorfologica dei terreni. che ha sostituito il tradizionale sistema di aiuti diretti. poiché l’aumento della Sau riguarda soprattutto prati e pascoli permanenti. che interessano principalmente i territori a forte ruralità. perciò. anche se la struttura di queste aziende agricole non è inquadrabile nelle tipica forma imprenditoriale di allevamento intensivo. soprattutto in Italia. Con l’abbandono del sostegno diretto alla produzione inizia un percorso all’interno del quale sempre più spazio e interesse sono assegnati alle produzioni di qualità come risposta alle crescenti esigenze del mercato di prodotti certificati. che incentivano l’utilizzo di prati e pascoli per l’allevamento. alto numero di certificazioni. se non supportati da istituzioni estremamente efficienti. I fenomeni in realtà non sembrano direttamente correlati. Il problema.Anno 9. Il secondo elemento di forte innovatività è lo strumento della condizionalità. tramite l’adozione di due strumenti tecnici contrapposti alla precedente prassi operativa. supponendo l’esistenza di un agricoltore orientato da strategie imprenditoriali e un contesto agricolo dinamico e versatile (Podda.a vario titolo .8% sul totale. Anche in questo caso la policy presume. che nell’Isola ha gestito la rilevazione dei dati. Se da un lato si sta cercando di correggere tale situazione con la programmazione 2014/209. in questo senso Stato e Mercato divengono i primi principi ordinatori e vanno di pari passo mentre l’economia reale tende a subordinarsi a cicli di vasta portata di pianificazione e controllo (Polanyi. Questi aspetti portano ad affermare che le nuove aziende ricalcano solo in parte il modello imprenditoriale indicato da Van Der Ploeg ma guardano anche a forme nuove e diverse di gestione organizzativa aziendale e di sfruttamento dell’ambiente.imprenditoriale. oltre al processo di disattivazione.16% delle aziende con una Sau del 5.

Sesto Censimento Generale dell’Agricoltura [http://censimentoagricoltura. alla ricostruzione dei legami comunitari e al recupero della centralità della produzione agricola. La nuova Politica Agricola Comunitaria e sviluppo rurale: riflessioni a partire da un caso di studio. alla ricerca delle radici territoriali.7 e 38.678. Per questa ragione molti ricercatori preferiscono utilizzare sinonimi quali imprenditore o conduttore agricolo. Il che si è tradotto in un continuo interventismo centralmente organizzato e controllato. Le campagne e le risposte alla globalizzazione. 31. (2012). In tal senso. che vede nella valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti un potenziale di sviluppo economico.html] Contesto di riferimento ed evoluzione dell’agricoltura in provincia di Belluno La provincia di Belluno. per diversi motivi. 6 La Sardegna presenta il calo maggiore di aziende nelle aree collinari e montane: in 10 anni si è assistito ad una caduta rispettivamente del 41. Le riflessioni che vengono qui sviluppate sono frutto di una ricerca esplorativa realizzata sul tema del ritorno alla terra e realizzata sul territorio attraverso una serie di interviste in profondità. Lo studio di caso1 che verrà illustrato di seguito cerca di cogliere alcuni aspetti legati al neoruralismo contadino nel territorio della provincia di Belluno. Il volto dell'agricoltura tra complessità e Cambiamento. 2008). Cagliari Polanyi K. con i termini neocontadinismo (Marsden. (2009).it/] Bottazzi G. FrancoAngeli. Tuttavia. Dall’analisi al progetto. Cuec. Senza entrare nel dettaglio della letteratura di riferimento.istat. (1999). valorizzandone anche il carattere di pluriattività. viene proposta una valorizzazione dei sistemi di conoscenze locali e regionali. 178). Le produzioni certificate nell’agricoltura italiana. per cui il rurale viene inteso nella dimensione estetica ed esperienziale. 1995) e neoruralismo contadino (Van Der Ploeg. 2009): in particolare. Edizioni Agra. L’uso del suolo e delle risorse naturali. In molti casi viene confuso con quello di bracciante e viene usato spesso con valenza negativa per indicare una condizione economica di povertà e sussistenza.3% e 53. pur con le peculiarità e specificità che caratterizzano le diverse zone della provincia. Le diverse vie del ritorno alla terra nel bellunese Chiara Zanetti Introduzione Fin dagli ultimi decenni del secolo scorso. (2012). Agriregionieuropa. (1974). Milano Van Der Ploeg J. Bari Bottazzi G. Einaudi. Agriregionieuropa. Corti (2007) ne mette in luce anche l’aspetto edonistico. ad una condizione sociale che si ritiene appartenga al passato.html 8 Karl Polanyi. Sardegna Agricoltura [http://www. consumatori e attori locali riuscendo a determinare anche le condizioni di mercato.associazionebartola. si possono osservare alcune dinamiche che comportano diverse forme di valorizzazione e riscoperta del territorio.D. il conduttore a decidere di uscire dal processo produttivo (Van Der Ploeg. p. contro il 33. per distinguerlo da quello di imprenditore agricolo e di impresa capitalistica. [http:// www. Altre informazioni provengono da fonti statistiche ufficiali. Laterza. Cagliari De CastroP.it/index. n°118. collocata nella parte settentrionale della regione Veneto. Verso una nuova agricoltura europea. dall’altra le zone più a nord caratterizzate da strette valli alpine con ripidi pendii. Roma Vanni F. I fenomeni osservati nella provincia di Belluno non esulano da quanto precedentemente descritto: infatti. Cuec. I mercati liberi non avrebbero mai potuto esistere se si fossero lasciate le cose al loro corso. In seguito. Donzelli Editore. (2008). o semplicemente agricoltore. 5 Con il termine disattivazione si intende quel processo che porta. 31 Istat (2012). (2004). al benessere e alla salute degli animali nonché alla salute delle piante. la letteratura sociologica internazionale ha cercato di approfondire le implicazioni sociali e culturali del cambiamento nelle campagne mettendo in luce l’insieme di nuovi valori che la campagna esprime in contrapposizione al mondo urbanizzato (Barberis. è composta da 69 comuni distribuiti su una superficie di 3. vallate ampie. superfici pianeggianti o collinari abbastanza estese e climi più miti). n. in un intento di semplificazione. 2000. I nuovi contadini. a fronte di una continua decrescita in termini di imprese e di numero di addetti nel settore agricolo. n. nel “primo paradosso del libero mercato” afferma che: “Non vi era nulla di naturale nel laissez-faire. 1974. (2010). il territorio provinciale diviene protagonista dello sviluppo industriale iniziato a livello nazionale già nell’immediato associazioneAlessandroBartola studi e ricerche di economia e di politica agraria Le procedure e la modulistica per diventare socio dell’Associazione “Alessandro Bartola” sono disponibili sul sito www. Essa presenta un territorio tipicamente montano. L’obiettivo dell’analisi effettuata è quello di mettere in luce i cambiamenti negli atteggiamenti e nel valore attribuito al lavoro agricolo in un contesto. Saggio sulle peculiarità del processo di modernizzazione in Sardegna.02 Kmq. 2009) si fa riferimento a concetti quali la produzione e riproduzione in autonomia. A quest’approccio si contrappone una visione produttivistica standardizzata e sempre più meccanizzata. Riferimenti bibliografici • • • • • • • • • • • • Belletti G.. Numero 31 Regione Autonoma della Sardegna. Lo stesso laissez-faire fu attuato dallo Stato: negli anni ‘30 e ‘40 un aumento enorme nelle funzioni amministrative dello Stato che veniva ora dotato di una burocrazia centrale in grado di realizzare i compiti posti dai sostenitori del liberalismo” (La grande trasformazione. che non valorizza la cultura e le identità rurali. La grande trasformazione.it/] Meloni B. il numero di criteri di gestione obbligatori (Cgo) è stato ridotto da 18 a 13 e le norme sulle buone condizioni agronomiche e ambientali (Bcaa) passano da 15 a 8.it . Sociologia dello sviluppo. In Sociologia del Lavoro. Torino Podda A. idealmente e romanticamente.sardegnaagricoltura. 7 I dati relativi ai tre enti sono stati rilevati dal sito Sardegna Agricoltura: http:// www.it/index. quali Infocamere e i Censimenti nazionali dell’Agricoltura.univpm. attraverso la capacità di creare reti di alleanze tra produttori. Noi utilizziamo appositamente il termine contadino proprio per la ricchezza di significato che porta con se e. inoltre. basata sostanzialmente sull’alpeggio e con una forte vocazione agricola. (2012).sardegnaagricoltura. Barberis. 9 Per quanto riguarda lo strumento della condizionalità l'erogazione di tutti i pagamenti provenienti dalla dotazione nazionale per i pagamenti diretti continuerà a essere subordinata al rispetto di un certo numero di requisiti minimi relativi all'ambiente. La provincia di Belluno si è contraddistinta fino a tutti gli anni sessanta per un’economia povera.agriregionieuropa. che hanno cercato di indagare alcuni punti di vista del fenomeno nel bellunese2. Roma Giovannini E. (2004).7%. dove al contrario prevalgono i saperi esperti nella trasmissione delle conoscenze. in Agriregionieuropa. oppure per indicare socialmente una persona grezza e grossolana. pur caratterizzandosi per due zone ben definite: da un lato una fascia a sud con peculiarità pedemontane (altimetrie relativamente basse.Pagina 32 agriregionieuropa Anno 9. che richiama. grazie all'esclusione degli elementi che non riguardano gli agricoltori. Numero 33 enfatico e storicamente abusato. Lo sviluppo rurale. Marescotti A. adoperando lo schema di Van Der Ploeg. Eppur si muove.2 nazionale.

3 Var. in misura minore.Numero di aziende agricole nelle Province autonome di Trento e Bolzano.675 879. Censimenti generali dell’Agricoltura 260.550 68.077 408. di caprini e suini. che comporta un aumento del costo pubblico per il mantenimento del territorio.Superficie agricola utilizzata (Sau) nelle Province autonome di Trento e Bolzano.043 28. Ciò è dovuto alla Tabella 1 .34 267. che diviene preminente sia in termini di fatturato sia in termini di numero e rilevanza delle imprese.2 -20.5 -9. Certamente questo è un primo aspetto rilevante anche in connessione all’evoluzione delle attività agricole nella provincia di Belluno: infatti. Al contempo.395 1. la frammentazione dei terreni suddivisi tra molteplici proprietari rende complesso ed economicamente oneroso l’acquisizione o l’affitto degli stessi da parte di chi è interessato alla loro lavorazione.4 -9. in Veneto e in Provincia di Belluno 1982 1990 v. inoltre.008.6 -11. Oliva. l’aumento del reddito pro-capite e una crescita complessiva dell'occupazione.non facilita la meccanizzazione. le tipologie d’impresa. diminuiscono gli attivi in agricoltura.7 -15.0 -5. mais.004 484.a (ettari) Provincia Autonoma di Bolzano / Bozen Provincia Autonoma Trento Veneto Provincia di Belluno Fonte: Istat.981.7 -40.222 450.Superficie agricola totale (Sat) nelle Province autonome di Trento e Bolzano.440 46.6 -32.1 2000 2010 1982-1990 1990-2000 2000-2010 1982-2010 24.9 -12.5 -50.2 -31. l’agricoltura del territorio tipicamente montana e di sussistenza si caratterizzava fino all’immediato dopoguerra per la produzione di svariati prodotti tra i quali si citano diverse qualità di patate.979 52.730 176. In particolare.535 137.727 1. Da un punto di vista storico. le necessità di incrementare le quantità delle produzioni per rispondere alle esigenze del mercato.7 -10. sia rispetto alle limitrofe province montane di Trento e Bolzano (Tabella 1 e Tabella 2). si trovava una buona produzione di frutteti e.435 149. 2003): tale sviluppo ha permesso sul lungo periodo la tenuta della provincia dal punto di vista sociodemografico.279 211.380 146.081 209.589 913.219 811.0 -10.070 34.471 1. ciò ha comportato una drastica diminuzione dell’emigrazione della popolazione locale3.346 550. come anche la superficie agricola utilizzata (Tabella 3) sia diminuita.3 -1. anche se non ha impedito lo spopolamento dei comuni più marginali. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 33 dopoguerra.a Provincia Autonoma di Bolzano / Bozen Provincia Autonoma Trento Veneto Provincia di Belluno Fonte: Istat. ha comportato inoltre l’accentuarsi del fenomeno del frazionamento delle proprietà.7 -16.1% del 2011. Tali tendenze di lungo periodo sono chiaramente visibili confrontando.5 -7. Si sottolinea. favorendo al contempo l’abbandono della coltivazione. conseguenza dell’attrazione esercitata dal settore manifatturiero e dello spopolamento.7 -3.812 210. In particolare.7 -20. la conformazione orografica di molti terreni .712 850. ma anche una discreta produzione di ovini.1 -41.179 105. L’allontanamento dall’agricoltura.414 23.7 Var.5 -0.2 -37.163 430. sia delle imprese.472 14.252.476 20.3%.167. canapa.174 447. l’invecchiamento della popolazione (più alto della media nazionale e regionale) e la mancanza di ricambio generazionale.384 2.0 -7. la scarsa redditività garantita dal settore primario ha portato nel tempo all’abbandono progressivo dei campi per le nuove attività industriali. pur permanendo ancor oggi la tradizione dell’orto familiare. Inoltre. dall’altra nei territori più bassi la varietà colturale è stata in gran parte sostituita da produzioni legate alla filiera lattiero casearia (prevalentemente mais e foraggio). Per quanto riguarda nello specifico le attività agricole. a causa del costante avanzare dei boschi.specie nella parte alta della provincia .6 -1.686 6. il territorio ha visto nel corso degli anni una forte contrazione sia della superficie agricola utilizzata.247 16. È significativo evidenziare come tali dati siano più negativi sia rispetto all’andamento dell’intera regione Veneto. che passano dal 54% del 1951 al 2. % -2. Censimenti generali dell’Agricoltura Tabella 3 . nella fascia pedemontana. analogamente a quanto accaduto a livello nazionale. vi era una prevalenza di bovini (in particolare di grigie alpine nella parte bassa della provincia e brune alpine nella parte alta).145 176.929 10.653 30.8 0.909 272. % -2. avena e segale. Da un lato si è assistito al già citato abbandono delle imprese agricole nelle zone con maggiori altimetrie.381 -1. fagiolo. pur non raggiungendo le quantità della pianura veneta.0 -3. Nel corso del secondo dopoguerra.268.Anno 9.777 240. lino. di vigneti (vite americana). % -1.2 2000 2010 1982-1990 1990-2000 2000-2010 1982-2010 566.2 -48.446 119.2 -4.7% della consistenza iniziale. l’industria dell’occhiale e la manifatturiera sono stati i settori trainanti dal punto di vista economico (Marini. i tipi di allevamento e le colture praticate (Cason. i diversi Censimenti dell’agricoltura: tra il 1982 e il 2010 la superficie agricola totale diminuisce del 50.412 54. Dal punto di vista sociale. mentre le imprese agricole perdono l’83.8 -12.0 -13.631 563. inoltre.871 1.049 148. nonché l’adeguamento a nuovi standard normativi e di qualità hanno contribuito allo sviluppo anche nei territori montani di produzioni maggiormente intensive.6 -8.9 -6.a (ettari) Provincia Autonoma di Bolzano / Bozen Provincia Autonoma Trento Veneto Provincia di Belluno Fonte: Istat.381 233.7 -28. orzo.9 -2. in Veneto e in Provincia di Belluno 1982 1990 v. 2011).942 4. Censimenti generali dell’Agricoltura Tabella 2 . ad esempio.9 -52.4 -63.0 -6. In particolare si è assistito ad un abbandono quasi completo delle attività agricole nelle zone altimetriche più alte (sopra gli 800 metri di quota).6 -11. fave.9 . in Veneto e in Provincia di Belluno 1982 1990 v.3 -3. Per quanto riguarda l’allevamento.591 23.2 -14.2 -15.255 -0.9 -83.6 2000 2010 1982-1990 1990-2000 2000-2010 1982-2010 Var.5 -4.

vi sono anche alcune motivazioni di contesto rilevanti. pur mantenendo la forma cooperativa.nel 1965 a 25. didattica. Ciò nonostante. si sono insediati nel bellunese 175 nuovi agricoltori. mentre nella regione Veneto si assesta al 4% e in Italia al 7% (Tabella 4). Un secondo elemento che viene messo in luce dagli agricoltori intervistati è la necessità di fare rete per ridurre i costi. 2007). Tuttavia. i giovani agricoltori intervistati hanno una provenienza mista: sono sia locali sia originari della pianura. inoltre.396 .4 4. Molto forte. l’incidenza delle imprese giovanili in agricoltura è rilevante: secondo i dati Infocamere il numero di imprese giovanili del settore è intorno all’11% sia nel 2011 sia nel 2012. emerge un altro aspetto che viene evidenziato sia dagli imprenditori agricoli intervistati sia dai rappresentanti degli attori locali. infatti. esse costituiscono. In particolare.4 7. Tra i titoli di studio ci sono il diploma di geometra.3 Italia % 7.073 caprini e 21. Fino ad ora si è accennato alle motivazioni personali che hanno portato le persone intervistate all’impegno in un’impresa agricola: tuttavia. Infine. Ciò ha reso più facile l’accesso alla terra o l’ampliamento delle superfici agricole aziendali. Al di là di questi elementi di obiettiva vicinanza alla terra. a partire dal 2000 denotano una certa vivacità (nel 2006 si contavano 10. specie nel caso in cui l’imprenditore agricolo è di genere femminile. inoltre. Diverso invece è l’andamento di suini e ovi-caprini. l’aspetto educativo. il 15.800 . il presidio del territorio. vendita diretta (agriturismo. infatti. la prima latteria cooperativa “turnaria” d’Italia fu fondata a Canale d’Agordo – comune della provincia di Belluno . sia per la ricerca di attività alternative al lavoro in fabbrica. spaccio in azienda)Pcome per mostrare quello che si fa per il territorio. di Belluno v. La latteria turnaria presente anticamente in molti paesi. a contatto con l’ambiente naturale: “le mie entrate sono diminuite drasticamente. se paragonata con le altre provincie venete e con il resto d’Italia.304 . anche le domande presentate tra il 2008 e il 2011 sulla misura 112 del Piano di Sviluppo Rurale del Veneto finalizzata al ricambio generazionale e a valorizzare le capacità imprenditoriali dei giovani agricoltori testimoniano una certa vitalità: sono state. infatti.5 Veneto % 4.a. Infatti.1% di tutte le istanze presentate per i territori montani.898 ovini. La famiglia quindi non solo contribuisce attivamente al lavoro agricolo. anche se recentemente si è costituita un’associazione di produttori biologici che si spinge in questa direzione. oppure di neo-rurali provenienti dalla pianura.2 Fonte: elaborazione Infocamere Nell’ambito di questo quadro.di cui vacche 10.Incidenza imprese giovanili nel settore economico Agricoltura e servizi connessi Prov. ma la mia vita è cambiata in meglio. a parte il caso delle latterie turnarie. Solo in alcuni casi per sopperire al bisogno di manodopera vi è il ricorso ad alcuni lavoranti stagionali. In particolare. accanto a queste. in due casi la nuova impresa agricola viene sostenuta da preesistenti attività nel campo della distribuzione (ortofrutta e negozio biologico). 3. pur avendo una forte passione nella cura degli animali e nell’attività con la terra. ragioniere e perfino un ingegnere idraulico: in tutti questi casi le conoscenze acquisite sono state riconvertite. fattoria didattica. si evidenzia una forte motivazione personale. Secondariamente. ottenendo in questo modo una riduzione dei costi di produzione ed un maggior guadagno (Boni C. 40 anni). dimensioni industriali e fungendo da traino per l’intero settore agricolo provinciale. che dopo una riduzione durata fino agli anni novanta. tra il 2008 al 2012. da un punto di vista numerico.nel 2006) (Provincia di Belluno. migliorare la gestione delle attività e lo scambio di informazioni sia tecniche sia di tipo amministrativo. che vengono spesso interpretate come l’offerta di un prodotto che costituisce un’esperienza complessa con molte valenze simboliche quali la genuinità. anche se nella realtà alle spalle spesso vi sono famiglie che sostengono attivamente la scelta di vita effettuata. % 2011 2012 Imprese giovanili settore agricoltura e servizi connessi Imprese giovanili settore agricoltura e servizi connessi 219 229 11. anche a seguito della promozione di specificità locali quali l’Agnello dell’Alpago o la pecora di Lamon (Provincia di Belluno. faccio e produco qualcosa di mio P produrre cibo è bellissimo” (Agricoltrice biologica da 7 anni. 1927).Pagina 34 agriregionieuropa Anno 9. precedentemente avevano svolto altre attività che tuttavia non risultavano gratificanti. La necessità di cooperare è dovuta certamente anche alla dimensione unipersonale delle aziende prese in considerazione. Rispetto a prima quando lavoravo in fabbrica ho grosse soddisfazioni. Queste hanno una lunga tradizione nel territorio: infatti. avendo però un qualche legame pregresso con il territorio derivato da origini familiari . 129. Tabella 4 . sul territorio bellunese non vi sono esempi in tal senso. 40 anni) “Oggi l’agricoltore è il custode dell’ambiente. il numero di bovini è dimezzato (da fonte Unioncamere e dati Ccia. e dal desiderio di percorrere un altro cammino nella vita. ovvero la necessità di muoversi verso una diversificazione delle attività aziendali per il mantenimento dell’agricoltura nei territori montani. come precedentemente evidenziato nel territorio bellunese nel corso del secondo dopoguerra le attività e la superficie agricola utilizzata sono drasticamente dimunite causando l’abbandono di molti terreni. il 37. Oltre a ciò.1 11.di cui vacche 29. un ringiovanimento degli imprenditori agricoli sia per il passaggio generazionale nell’ambito di aziende già insediate nel territorio. viene rispettato per la scelta coraggiosa e perché mantiene il territorio. che aspirano ad una vita in un ambiente ancora largamente intatto con caratteristiche di salubrità elevate. è il desiderio di impegnarsi in un lavoro che contribuisca al mantenimento del territorio e alla sua rivitalizzazione: “ho iniziato per gioco. tuttavia. il legame tra agricoltura e turismo e commercio serve per valorizzare il territorio” (Agricoltrice da 5 anni. Inoltre. i terreni agricoli hanno mantenuto dei prezzi contenuti specie se confrontati con quelli delle limitrofe province di Treviso e di Trento.. In quest’ultima citazione. tutti gli intervistati. perché ho ereditato la terra. osservando le dinamiche relative agli ultimi anni si evidenzia una certa vivacità per quanto riguarda il numero di imprese agricole: infatti. . alcune di queste realtà estesero la base sociale della cooperativa raggiungendo anche in un caso. 52. Le diverse vie del ritorno alla terra in Provincia di Belluno Se fino ad ora sono state descritte dinamiche prevalentemente negative.che talvolta comportano la presenza di proprietà a disposizione e non utilizzate .600 bovini allevati . ma al contrario alquanto variegata. Nella maggioranza dei casi la formazione non è specifica. Numero 33 sempre maggiore rilevanza assunta dalle latterie cooperative.7% tra tutte le imprese giovanili della provincia (1. Con lo sviluppo economico. nonché infine di persone che sempre maggiormente si dedicano alla coltivazione di orti famigliari (anche nella formula degli orti condivisi).469). ma in fondo sono stato mosso comunque da una grande passione per l’agricoltura.nel 1872. era una sorta di consorzio del latte presso cui gli allevatori conferivano quotidianamente il latte affinché venisse lavorato “a turno” in un’unica struttura. al lavoro agricolo spesso associano uno stile di vita più sano. Sempre secondo i dati Infocamere. sulla scorta di quanto avviene per alcune cooperative di produttori agricoli in altri contesti italiani. per quanto concerne l’attività agricola nella provincia di Belluno. Prova di questo è il fatto che spesso agricoltura si unisce a turismo.o da contatti e conoscenze precedentemente acquisite rispetto alle potenzialità di alcune specifiche zone. un’altra strada più vicina all’ambiente” (Agricoltore biologico da 9 anni. Inoltre. 2007). secondo Coldiretti. 41 anni). attraverso l’acquisto della proprietà o l’affitto.110 suini). oggi si assiste ad un lento ma significativo ritorno alla terra da molteplici punti di vista: si nota. così come definiti nel Piano di Sviluppo Rurale della Regione Veneto. ma in alcuni casi essa completa il ciclo distributivo delle produzioni: infatti.

Beyond Agriculture? Regulating the New Rural Spaces. Università degli Studi di Padova. Nel secondo caso. Proprio i terreni liberi e i prezzi più bassi rendono il territorio bellunese (e in particolare per la sua parte pedemontana) attrattivo anche per investitori provenienti da fuori provincia: infatti. Agordo e il suo burro. Oliva S. Dipartimento Territorio e Sistemi Agroforestali Corti M. 14. molto vicina all’autoproduzione. 2007.it/media/allegati/pagine/Agricoltura/ Distretto%20Rurale/programmi-operativi_distretto-12-0707. con le istituzioni culturali e le amministrazioni locali nel quadro delle attività di promozione territoriale in cui l’immagine e la funzione di volano del paesaggio. n. 181).provincia. pag. si registra la presenza di diversi meleti. Note Il presente articolo è frutto di un’attività di indagine realizzata da Alice Ben. Ferrarini. Si tratta di elementi qualitativi.000 nel 1971 (Oliva. Valentina De Marchi. caprini). Per fortuna ci sono loro. 3 Alcuni studi mettono in evidenza come la quota di emigranti sia passata da circa 30. inoltre. e Chiara Zanetti dottoranda presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Trieste. Belluno 2003. insediati da meno di dieci anni in imprese prevalentemente unipersonali. ma anche all’introduzione di prodotti riscoperti (orzo.pdf] Van Der Ploeg J. Secondo me a Belluno nessuno arriverebbe a segare tutto quello che sega la Pusteria. le maggiori risorse economiche a disposizione di questi imprenditori permettono di acquistare i terreni migliori e più appetibili. richiamando nei propri momenti informativi diverse migliaia di persone di diversa provenienza interessate sia per la produzione all’interno del proprio orto famigliare sia per l’introduzione di nuovi prodotti nella propria azienda agricola. rappresentati dei Gal. 31 anni). stampata da Castaldi-Agordo) Cason D. sono cresciute le iniziative che valorizzano l’aspetto sociale dell’agricoltura. si sono recentemente insediati alcuni produttori di mele e viticoltori provenienti delle limitrofe province di Treviso e di Trento. del 2012 la prima produzione di uva di varietà Glera in un comune della Valbelluna da parte di un’azienda agricola trevigiana). sempre più viene prestata attenzione a processi innovativi o di qualità. 2 La fase di indagine empirica si è svolta seguendo due percorsi paralleli. (1995). produzioni biologiche). spiazzando i locali che non sempre hanno le risorse per competere. Inoltre. Donzelli. sono state realizzate sei interviste a testimoni privilegiati. 2003). in Quaderni Fne Collana Ricerche. in L'EcologistItaliano: per custodire la terra. Inea. che propone tra le sue finalità la riscoperta e lo scambio degli antichi semi con una finalità divulgativa. (a cura). prati da fieno. antropologa collaboratrice presso la Fondazione Angelini di Belluno. su tutto il territorio provinciale. Dall’altro lato. 11 n. 1 Riferimenti bibliografici • Barberis C. Fondazione Nord Est [http:// www. dall’altro si caratterizzano per una produzione abbastanza intensiva. D. (1927). La rivincita delle campagne: Ruritalia. Le trasformazioni territoriali nell’evoluzione socio economica dei territori montani: rischi ed opportunità. o gente che fa lo sfalcio di mestiere. pascoli). (2003). Roma • Barberis C. che vedono le aziende agricole. l’Ente Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e il Museo Etnografico di Serravella. in Atti del 47° Corso. che promuovono progetti per valorizzare la “biodiversità coltivata”. Pubblicazione del Corso di Cultura in Ecologia.net] Marsden T. collocata in una dimensione comunitaria attraverso l’acquisto diretto dal produttore e “l’intreccio con gli operatori degli altri settori economici (servizi. Non ci sono allevamenti così grandi e interessati al fieno in alta montagna” (Agricoltore da 7 anni.it . Agricole. pp.belluno. Quale neoruralismo?. Programma operativo [http:// www. Roma • Boni C. Una delle dinamiche più interessanti evidenziate da questo punto di vista è collegata con una seconda via di ritorno alla terra evidenziata sul territorio. ma anche gli orti. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 35 l’estrema frammentazione dei terreni crea non poche problematiche in tal senso.Anno 9. Da un lato. I nuovi contadini: le campagne e le risposte alla globalizzazione. fungendo anche da stimolo per gli agricoltori locali. che non invertono certamente una tendenza all’abbandono più che decennale. In particolare. Accanto a ciò.3. per quanto riguarda i primi. Una dinamica analoga si osserva nella parte alta della montagna per quanto concerne lo sfalcio dei prati e viene ben esemplificata da un intervistato: “Vengono a sfalciare dalla Pusteria. delle associazioni di categoria degli agricoltori e un portavoce di un movimento per la valorizzazione delle produzioni agricole locali. (2009). come luoghi di coesione sociale. quali quelli legati ai marchi di certificazione e garanzia (consorzi di tutela certificazioni locali. (2010). delle produzioni di eccellenza. (a cura). sono state ascoltate le storie di vita di una decina di giovani agricoltori (fino ai 40 anni). di attività didattiche e di attrazione turistica. Se da un lato queste produzioni contribuiscono a diversificare i prodotti agricoli del territorio.. Distretto Rurale della Provincia di Belluno. Un ultimo aspetto che vale la pena evidenziare è come in molti casi i nuovi agricoltori intervistati non mirino solo alla produzione di colture tradizionali (mais. Premiate Officine Grafiche C.285-296 Provincia di Belluno (2007). Donzelli.fondazionenordest. Si tratta quindi di una produzione agricola • Aiutaci a migliorare AGRIREGIONIEUROPA rispondi al questionario sul nostro sito www. in Journal of Rural Studies. delle razze autoctone assumono un ruolo di centralità” (Corti. artigianato. sono quelli che hanno grosse stalle. attualmente il bellunese rientra tra le provincie di produzione del prosecco Doc (è. tuttavia contribuiscono al mantenimento e alla valorizzazione del territorio partendo dalle specificità locali. Roma • • • • • Considerazioni conclusive Il quadro fino ad ora descritto presenta alcuni aspetti positivi di ritorno all’agricoltura e di una maggiore attenzione al lavoro agricolo nella provincia di Belluno. (2007). (2011). laureata in Sociologia delle reti territoriali e organizzative presso l’Università degli Studi di Trieste. Cattedra ambulante di Agricoltura per la Provincia di Belluno. turismo). In quest’operazione giocano un ruolo rilevante anche attori istituzionali quali l’Istituto Agrario presente in provincia. Libreria editrice Fiorentina. se no nessuno lo fa. (2000). una dimensione micro. Le realtà analizzate hanno.000 partenze nel 1961 a 11. quali funzionari dell’Avepa. piante officinali.7 Agricoltura è disegnare il cielo Marini D. in cui il valore dei terreni è molto elevato in virtù della forte vocazione alla produzione vitivinicola e dei meleti. In particolare è significativa l’attività di informazione e condivisione di buone pratiche del gruppo informale Coltivare Condividendo nel Feltrino. in quanto meno frammentati e con condizioni climatiche e geomorfologiche migliori. Sfide e opportunità per la società e l’economia. ed. n. Inoltre. infatti. inserendo la produzione agricola anche nella filiera turistica. Marini. che attualmente può essere prodotto solo da produttori trevigiani che sono in possesso dei diritti di impianto. vol. Venezia (Riedizione anastatica 2010. piccoli frutti. Sviluppo socio-economico delle Alpi nel terzo millennio: una minaccia per le risorse naturali. impiantati da imprenditori provenienti dal Trentino Alto Adige. Sociologia Rurale.agriregionieuropa.

Dematteis. 2011. con le strutture in rovina e minacciate da crolli. portando nel tempo ad una nuova configurazione territoriale (Figura 2). la ricerca ha sviluppato un percorso di riflessione che è partito dai dati relativi agli esiti sia territoriali che sociali del progetto e si è allargato a trarre considerazioni sui fenomeni di ritorno all’abitazione ed alla coltivazione di aree montane in via di spopolamento. Varotto. 2013). ad opera non solo di abitanti locali ma anche di cittadini provenienti da altre zone. Alla fine degli anni ’90 è emerso un interesse per le aree terrazzate da parte del mondo della ricerca scientifica. A partire da questo approccio. Figura 1 . denominato “Adotta un terrazzamento”.Pagina 36 agriregionieuropa Anno 9. 2006). che andò ampliandosi nel corso dell’Ottocento fino a assumere il ruolo di monocultura (Vardanega. Il progetto di recupero territoriale a uso produttivo La sperimentazione di “Adotta un terrazzamento” si collega al lavoro di ricerca svolto dall’Università di Padova nel progetto europeo Alpter (Fontanari e Patassini. Questa tematica di ricerca è stata affrontata negli ultimi anni da studi a livello internazionale (Cipra. che non si prestava alle nuove forme di agricoltura estensiva e meccanizzata. In questa prospettiva sono stati sviluppati alcuni progetti di ricerca promossi dalle Università di Padova e di Venezia. 1995). sensibili a obiettivi quali la conservazione del territorio e una maggiore qualità della vita (Guiseppelli. Anche in Italia negli ultimi anni si è avviata una ricognizione delle esperienze di ritorno all’abitare nelle valli alpine e al nuovo utilizzo produttivo dei terreni in abbandono (Corrado. quando si verificò un crollo diffuso della produzione. una stretta valle con orientamento Nord-Sud della lunghezza di circa 25 km situata nelle Prealpi Venete. con la concessione da parte della Repubblica di Venezia per la coltivazione del tabacco. in Provincia di Vicenza (Figura 1). Nell’arco di alcuni decenni (1960-1990) il numero delle coltivazioni diminuiva fino quasi a scomparire (del 90% nel Comune di Valstagna. che considera come in taluni ambiti la complessità e la mutabilità dell’oggetto di ricerca non consentano di intervenire solo su alcune variabili e [f] si deve interagire con le variabili tutte insieme. essendo i gruppi con cui lavorare già precostituiti (Cardano. che hanno di volta in volta descritto le esperienze di ritorno come degli esempi di neoruralismo (Van Der Ploeg. 2006). accompagnando la crescita demografica. La ricerca ha affrontato le attività del progetto senza disconoscere il coinvolgimento che queste comportavano. cit. dal Club Alpino Italiano e della Regione Veneto. 2005). 2000). La popolazione si riduceva in misura minore (34% in media. Numero 33 Ritorno alle “terre alte”: l’adozione di terrazzamenti in abbandono nel Canale di Brenta Luca Lodatti Introduzione Questo articolo descrive un progetto di recupero territoriale e insieme di ricerca sociale sviluppato nell’area di studio del Canale di Brenta (VI) fra il settembre 2010 e il febbraio 2013. 2008). Medici 2006 Presentazione dell’area di studio L’area montana in cui le attività si sono sviluppate è quella del Canale di Brenta. nel periodo che va dal 2000 fino al 2010 (Fontanari e Patassini. 2004). I terrazzamenti si presentavano ormai in prevalenza ricoperti dal bosco. Signori. 2006. 2009) piuttosto che come l’istaurarsi di una rinnovata relazione fra città e campagna (Donadieu. 2006). che ha coinvolto un gruppo di persone non originarie della valle nella coltivazione dei versanti montani. 2011). storicamente destinati all’agricoltura ma al momento attuale in stato avanzato di abbandono. i cui esiti hanno offerto al progetto sperimentale qui descritto elementi di confronto e prospettive d’interesse per esaminare le attività realizzate e i risultati riscontrati. fonte Istat. 2008). 2010).Una immagine aerea del paesaggio terrazzato sopra Valstagna Fonte: G. Scaramellini e Varotto. A partire dal ‘400 la valle ospitò attività di produzione manifatturiera e commercio del legname (Perco e Varotto. 2011. 2009 . ma gli abitanti della valle hanno trovato impiego estesamente nell’industria. Tres e Zatta. 2008). improntando il sistema di vita delle comunità locali (Perco e Varotto. facendo proprio un approccio operativo. La tabacchicoltura indusse gli abitanti alla costruzione di estesi terrazzamenti agricoli sui versanti per ricavarne superficie coltivabile. Lo sviluppo territoriale della valle ebbe una svolta a partire dal XVIII secolo. Durante l’ultimo anno di tale attività è stata registrata una richiesta pervenuta all’amministrazione comunale di Valstagna per l’affidamento di un terreno incolto di pubblica proprietà da parte di due abitanti del vicino centro urbano di Bassano del Grappa. in Tres e Zatta.Individuazione e carta dell’area di studio L’estensione dei terrazzamenti andò allargandosi fino agli inizi del ‘900. Convenzione delle Alpi. In epoca antica la valle si caratterizzò soprattutto come luogo di passaggio fra la pianura veneta e l’area tridentina (Signori 1981. dopo che la richiesta era stata accolta il riuso produttivo dei terrazzamenti ha Fonte: Elaborazione a partire dalla Carta Tecnica Regionale Numerica del Veneto. rafforzando la dipendenza economica della valle dalla pianura antistante. 2004). La coltivazione del tabacco è rimasta l’attività produttiva dominante fino al secondo dopoguerra. Figura 2 . 2008. di cui si è andati a studiare quello che è stato definito un “paesaggio dell’abbandono” (Varotto.

il cui ruolo di accompagnamento e supporto al progetto appariva fondamentale. A tale scopo con la collaborazione del Dipartimento di Diritto privato e del lavoro di Padova è stato sviluppato un modello di “Contratto di comodato d’uso modale” (Figure 5 e 6). 2008). • la comunità locale. che ha svolto un ruolo di facilitazione dell’iniziativa per la sua gestione e monitoraggio. Nell’elaborare il sistema di gestione per l’affidamento dei terreni si è andati a identificare i soggetti necessari allo svolgimento delle attività. portando al recupero e alla nuova coltivazione dei terreni. al fine di inserirsi nel quadro delle attività di manutenzione del territorio esistenti. La struttura di gestione ha così assunto il suo ruolo definitivo. 2010 D’altra parte il comitato andava ad accogliere al suo interno coloro che intendevano avviare le attività di ricoltivazione dei terrazzamenti. Il comitato ha assunto anzitutto la funzione di contattare i proprietari locali per acquisire in affidamento i terreni incolti. Figure 3 e 4 . .Il primo terrazzamento affidato alle cure di privati. che prevedeva la concessione gratuita dei terreni per 5 anni. Tale esperienza è stato considerato come un punto di partenza che ha condotto a sviluppare l’idea del progetto “Adotta un terrazzamento”. volto ad allargare la pratica messa in atto da un caso isolato ad un progetto di recupero territoriale. Rappresentanti di questi soggetti si sono riuniti il 31 agosto 2010 per costituire un comitato denominato “Adotta un terrazzamento in Canale di Brenta”.Anno 9.Contratto di comodato d’uso per l’affidamento dei terrazzamenti abbandonati e relativo regolamento operativo Fonte: Foto dell’Autore. • gli abitanti urbani. settembre 2008 e giugno 2009 La ricerca ha seguito con interesse queste attività spontanee di riuso dei terrazzamenti (Salsa. nel Comune di Valstagna (VI). • infine l’università. prima e dopo i i lavori di recupero e di nuova coltivazione degli affidatari Figure 5 e 6 . raccogliendo i terreni in abbandono (con un’estensione totale che è cresciuta fino a circa 4 Ha) e andando a valorizzarli come un patrimonio territoriale a disposizione dei nuovi coltivatori. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 37 dato un esito positivo. a fronte dei lavori che garantissero il loro recupero e manutenzione. che costituivano il bacino in cui reperire i partecipanti alle attività di recupero. che si possono sintetizzare nell’elenco che segue: • le istituzioni locali. Fonte: Comitato “Adotta un terrazzamento in canale di Brenta”. 2009). e in seguito anche un’associazione Scout ha avanzato una richiesta analoga (Figure 3 e 4). 1998. allo scopo di dare una riconoscibilità e una forma giuridica alla struttura gestionale del progetto (Margheri. Varotto.

Un terrazzamento prima delle attività recupero nel sito pilota di Ponte Subiolo. Gli indicatori del quadro geografico descrivono le caratteristiche dei terrazzamenti oggetto dei lavori. Il quadro geografico dei terrazzamenti restituisce un totale di 80 terreni recuperati.). lo stesso terrazzamento dopo i primi lavori di recupero e infine all’avvio dei lavori di coltivazione da parte degli affidatari Fonte: Tres e Zatta. che vede più del 50% dei partecipanti in possesso di un diploma superiore o di una laurea. Quelli che si vanno a descrivere nel prossimo paragrafo sono i risultati conseguiti sia sotto il punto di vista territoriale che sotto quello socio-economico. Venezia e provincia (5%). di 80 m. Figure 7 e 8 . il restante sono associazioni). • l’idoneità dei terreni ad un recupero produttivo. Tali aspetti hanno portato a individuare i siti di Val Verta (Figure 7 e 8) e della contrada di Ponte Subiolo: uno d’interesse per lo stato di degrado avanzato e la necessità di una messa in sicurezza della valle. in parte minore da aree più lontane quali Vicenza e provincia (13%). in particolare quelle collegate all’attività di riuso agricolo. legata alla presenza di acqua e alla vicinanza da una strada. 2012): . Durante i primi due anni del progetto l’affidamento dei terreni ha condotto al riuso di 80 terrazzamenti (v. La provenienza geografica dei partecipanti è solo in piccola parte dall’area di studio (13%). Bassano d. legato alle associazioni).Pagina 38 agriregionieuropa • • Anno 9. seguita da 35-50 anni (28%) e infine da 18-35 (18%. con un range che va dai 100 ai 2000 m. ecc. nonché all’identificabilità dei proprietari. Padova e Treviso e provincia (5%). quali la viticoltura. per la maggioranza dai centri urbani limitrofi (50%. L’uso dei terreni prevalente è l’orticoltura per l’autoconsumo (80%). Numero 33 Il comitato si è riunito quindi nel settembre del 2010 per identificare i luoghi dove dare inizio ai lavori.G. culturale e paesaggistico. L’altezza media dei muri è di 2 m. con una superficie complessiva di 4 Ha. Sintesi degli esiti operativi del progetto Al fine di registrare e presentare i risultati ottenuti sono stati definiti fin dall’avvio delle attività 2 set di dati per il monitoraggio del progetto.Fotografia del sito pilota di Val Verta e elaborazione Gis del Catasto del Comune di Valstagna della stessa area con evidenziati i terreni interessati dal progetto quadro geografico dei terrazzamenti interessati dal progetto. L’estensione media degli appezzamenti è di 400 m. Rosà. l’apicoltura (5%) e altri usi (5%. con l’obiettivo di considerare i diversi aspetti dell’indagine (Lodatti. con un range da 1 a 7 m. 10 e 11 . e quella da un punto acqua. sotto). 2006. Andando ora a esaminare i dati raccolti. relativi al coinvolgimento in prima persona degli abitanti dei centri urbani nelle nuove coltivazioni. L’età prevalente è fra i 50 e i 65 anni (50%). si può tracciare un resoconto sintetico dei risultati del progetto dopo più di 2 anni di attività. segue a distanza l’uso ricreativo (10%. Le informazioni del quadro sociale si riferiscono invece ai partecipanti al progetto. quadro sociale dei partecipanti alle attività di recupero. Elaborazione dell’Autore All’inizio dell’ottobre 2010 sono state così avviate le attività di recupero.. Marostica. Il quadro dei partecipanti al progetto restituisce un totale di 73 affidatari di terrazzamenti. Figure 9. legata al loro stato di conservazione. con l’obiettivo di delineare alcuni elementi del profilo sociale presso cui le proposte dal progetto hanno riscosso interesse. I dati legati alla fattibilità del recupero comprendono la distanza media da una strada. • la necessità di un intervento per la stabilità dei versanti. Significativo infine è il dato sul livello di istruzione dei partecipanti. l’olivicoltura o la coltivazione di menta). il secondo per l’idoneità al recupero grazie alla vicinanza della strada comunale. dall’ottobre 2010 al febbraio 2013. prendendo in considerazione alcuni criteri relativi alle aree terrazzate: • la rilevanza dei siti sotto il profilo storico. ad es. di 30 m.

Va considerato d’altra parte come tale disegno di legge prevedesse una procedura di pubblico esproprio dei terreni rimasti incolti per un numero sufficiente di anni. tratteggiando le soluzioni pur provvisorie che il progetto ha potuto mettere in campo. ma in seguito è stato necessario un lavoro di ricerca catastale capillare e di contatto con gli interessati. terrazze. Ciò per alcune misure di finanziamento può essere strategico. quanto dalle coltivazioni estensive praticate nella pianura. che ha consentito un adeguamento alle condizioni poste dai diversi terreni (pendenza. senza il ricorso ad un’alterazione del paesaggio terrazzato con interventi di maggiore entità. Le nuove coltivazioni avviate sui terrazzamenti. che in una condizione marginale come quella del caso di studio acquista un’importanza non secondaria. consentendo una operatività rapida a fronte di una possibile reversibilità della concessione in uso. nell’area di studio come in altri ambiti montani. La procedura di accorpamento fondiario La questione della proprietà dei terreni in abbandono risulta basilare per la possibilità di un recupero produttivo. con il loro mosaico di terreni lavorati e prati. Un problema si evidenzia però quando il proprietario del terrazzamento è un privato e non un’azienda agricola. seppur provvisoria e volutamente debole. non i privati proprietari di terreni. ma probabilmente il campo di applicazione potrebbe essere allargato per interventi come il recupero del paesaggio rurale che si presenta come un tipico patrimonio diffuso e presente nelle proprietà anche di semplici privati. capace di garantire sia i proprietari che la cura delle aree terrazzate. raggiungibilità. così come di apicoltura e prati permanenti. anche il seguente: gli agricoltori provvedono affinché almeno il 7% dei loro ettari ammissibili [f] sia costituito da aree di interesse ecologico come terreni lasciati a riposo. perché tali zone sono caratterizzate da un grado notevole di frammentazione fondiaria a causa delle forme vigenti di successione tra gli eredi. Tale supporto si manifesta come una necessità soprattutto per i lavori di ricostruzione dei muri di sostegno in pietra. . A fronte di tale complessità fondiaria. misura che appare lesiva della proprietà individuale. per la difficoltà di accesso agli strumenti di finanziamento che questo comporta. Questo esito porta a considerare l’importanza della forma con cui si vanno a rimettere in uso le proprietà agricole improduttive. a differenza del passato. così che allo stato attuale vi sono terreni che contano un alto numero di eredi. Tali criticità sono esaminate qui di seguito. Anche in questo caso il progetto ha scelto una strada di compromesso fra le necessità di tutela del territorio. Nell’area di studio si deve anche notare come il crollo del valore dei terreni nell’ultimo mezzo secolo ha portato spesso a non registrare gli atti di successione. La soluzione messa in campo dal progetto in questo senso ha corrisposto a tali esigenze di mediazione fra istanze diverse. dei quali alcuni sconosciuti o emigrati altrove. tramite diverse forme di strumenti di sostegno finanziario. che dovrebbe consentire da una parte il riutilizzo produttivo e dall’altra una tutela degli interessi privati. andando così a riconoscere anche la funzione ecologica e paesaggistica svolta dall’agricoltura. disponibilità d’acqua). attraverso la forma del comodato d’uso che. che sarebbero risultati necessari per sviluppare coltivazioni estensive e meccanizzate. Questo problema rimanda a una riflessione di più ampio respiro da anni in corso a livello nazionale. Si impone allora all’attenzione il ruolo che può rivestire la policoltura per un uso agricolo che coniughi l’uso produttivo con la tutela del territorio. vigneti e arnie. consente una nuova forma di agricoltura. ruolo che potrebbe essere promosso anche a livello pubblico. come testimoniano le osservazioni e il dibattito di cui è al centro (Vardanega. fondamentale per il progetto a livello operativo. L’accesso dei piccoli proprietari agli strumenti di sostegno finanziario Queste riflessioni portano a considerare un'altra questione rilevante. quelle della proprietà e quelle di manutenzione del territorio. e probabilmente per questo non ha trovato consenso al livello legislativo. che nel caso delle aree terrazzate è sconsigliabile sia a livello di stabilità dei versanti che di conservazione del paesaggio. dicembre 2010. marzo 2011 e giugno 2011 Quattro questioni in evidenza Al termine della presentazione del progetto si vogliono passare in esame una serie di questioni che nel corso delle attività si sono imposte all’attenzione dei partecipanti. i quali a volte si sono potuti individuare solo attraverso la conoscenza degli abitanti locali. In questo senso una della caratteristiche che si è imposta all’attenzione per il riuso produttivo è la policoltura praticata dai nuovi coltivatori. consentendo l’istallazione dei nuovi agricoltori nei campi terrazzati. considerandone anche l’importanza per un recupero dei terreni incolti a scala più ampia nelle aree montane.Anno 9. Passando a considerare l’uso produttivo dei terreni recuperati va valutata la sua funzione di manutenzione territoriale e anche di conservazione di un paesaggio storico. Questa trasformazione non giunge ad un’alterazione strutturale del territorio. andando a mediare fra le istanze dei diversi attori sul territorio. A questo scopo possono adattarsi ad esempio alcune misure previste dal Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013 quale la 323a. quella della possibilità di fruire per il recupero dei terrazzamenti delle politiche di sostegno all’agricoltura. Il progetto ha quindi avviato le attività su terreni i cui proprietari erano noti. che nel caso di studio erano programmatiche. la scelta di un compromesso nella soluzione del problema della proprietà della terra si è rivelato strategico. Infatti la grande maggioranza delle misure del Psr prevedono quali destinatari gli enti pubblici e le aziende agricole. che possono nell’area di studio raggiungere anche un’altezza di 6-7 m e oggi richiedono l’utilizzo per gli interventi di un’impresa di costruzione. 2008). in quanto centrali per il recupero produttivo dei terreni incolti e insieme problematiche nel quadro attuale di governance. presentano una specificità che le distinguono tanto dall’uso agricolo precedente (monocoltura del tabacco). che tra i suoi obiettivi annovera proprio quello di incentivare la conservazione e la riqualificazione del patrimonio architettonico e degli elementi caratterizzanti il paesaggio nelle aree rurali. elementi caratteristici del paesaggio. allora. In questo senso un primo segnale può riscontrarsi nella proposta per la Politica Agricola Comunitaria nel prossimo periodo 2013-2020 (Commissione Europea 2011) che fra i requisiti per il riconoscimento dei pagamenti diretti alle aziende include. con l’accostamento di coltivazioni orticole e filari di vite. Numero 33 agriregionieuropa La diffusione della policoltura Pagina 39 Fonte: Foto dell’Autore. e quelle di un riuso non semplicemente conservativo ma produttivo. 2007) che ha condotto anche all’elaborazione di un progetto di legge presentato alla Camera (Quartiani. con un conseguente aumento del costo per la loro realizzazione.

Una considerazione che nel caso di studio viene rafforzata dalla forma di recupero produttivo che i cittadini coinvolti hanno messo in atto. azione 3) e realizzato dai volontari della Associazione Pro Loco di Solagna Tentativi di applicazione delle politiche di sostegno all’agricoltura possono quindi produrre alcuni interventi significativi. Nuovi abitanti e politiche di sviluppo. che prevedeva l’incarico ad un tecnico specializzato per la stesura di un progetto. (2011). piuttosto che sul sostegno pubblico. Atti del Forum Alpino 2010. d’altra parte però ha evidenziato alcune problematiche inerenti l’accesso ai finanziamenti da parte dei piccoli proprietari. 2012). (2011). Figure 12. ma stentano a esprimere appieno le loro potenzialità. (2011). fino a fornire indicazioni sulle potenzialità offerte da forme di collaborazione pubblico-privato per la conservazione e il recupero di aree agricole di valore in stato di abbandono. A questo riguardo si può notare che la partecipazione di parte pubblica è stata anche in questo caso importante per la sua funzione di garanzia dei lavori attuati (da parte del Comune) e di gestione (da parte dell’Università). con risultati capaci di incidere significativamente sulla manutenzione delle aree terrazzate (gli 80 terrazzamenti recuperati in 2 anni) tramite la procedura di affidamento in comodato d’suo.Intervento di recupero dei terrazzamenti presso S. Noi Alpi ! . dovute alla percentuale bassa di co-finanziamento prevista per i privati e alla procedura amministrativa richiesta per inoltrare la domanda. Iscar. possano mostrarsi efficaci meccanismi che con modalità diverse coinvolgono la società civile. Numero 33 Una sperimentazione di questo tipo è stata svolta parallelamente al progetto “Adotta un terrazzamento” nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Veneto (Lodatti. Cipra International. quali sono quelli sui terrazzamenti. La ricerca qualitativa. sia sul piano della conservazione che su quello della valorizzazione. portando a risultati di grande interesse. Si può allora considerare come per aree caratterizzate da una marginalità economica.Commissione Internazionale per la Protezione delle • Alpi (2008).3° Rapporto sullo Stato delle Alpi. quando essa si accompagna a un valore territoriale e storico rilevante. ma è stato il coinvolgimento diretto dei cittadini delle aree urbane a consentire la conservazione e il nuovo utilizzo produttivo di parti significative del patrimonio terrazzato. Genova Dematteis G. La sperimentazione ha consentito di realizzare alcuni interventi di interesse (Figure 12. Monaco (D) Corrado F. nato come un piccolo intervento sperimentale. Modalità diverse di collaborazione fra pubblico e privato che entrambe. Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio recante norme sui pagamenti diretti agli agricoltori nell'ambito dei regimi di sostegno previsti dalla politica agricola comune. con procedure diverse. Eidon Edizioni. Queste sono alcune delle problematiche operative sollevate da un progetto che. più adatta a mantenere nel tempo i terrazzamenti rispetto ad interventi di restauro una tantum. si fanno forti del sostegno da parte di associazioni ed enti locali per la conservazione di un patrimonio economicamente marginale ma significativo dal punto di vista territoriale e culturale. Il Mulino. o quella ormai secolare del “National Trust” inglese. 13 e 14). Indizi di rinascita • • Fonte: Foto dell’Autore. andando ad aggravare ulteriormente i costi. Riferimenti bibliografici • Cardano M. Montanari per scelta. Ri-abitare le Alpi. ha mostrato una capacità significativa di autoalimentarsi. Bologna • Cipra . Il coinvolgimento della società civile Una maggiore efficacia in termini di diffusione capillare ed effetti sul territorio ha di fatto dimostrato il progetto “Adotta un terrazzamento” che ha puntato. sul coinvolgimento della società civile (anche esterna all’area di studio). tanto più in un momento storico come quello attuale dove scarseggiano le risorse pubbliche. L’intervento è stato co-finanziato dal Piano di Sviluppo Rurale 20072013 (misura 323a. 2012 • . Schaan (FL) Commissione Europea (2011). 13 e 14 . Queste considerazioni potrebbero essere rafforzate da uno sguardo gettato a esperienze straniere di più o meno lunga data quale quella della “Custodia del territori” in ambito catalano. Com (2011) 625 Convenzione delle Alpi (2010). Le metropoli e le loro Alpi. andando a offrire un contributo su prospettive che riscuotono sempre maggiore interesse anche in ambito nazionale italiano. nata alla fine del secolo scorso.Pagina 40 agriregionieuropa Anno 9. mostrando alcune debolezze nella capacità di incidere sul territorio da parte del Piano di Sviluppo Rurale quando si tratta di tipologie di interventi con caratteristiche specifiche.Giorgio di Solagna (VI).

Esperienze di progetto. Ha assunto spontaneamente il nome di “oasi dei caprioli”.. per vasti tratti infimo.. Tesi di dottorato. (2012).I. Parco delle Cinque Terre. Cierre. Nel 2010 o poco prima la cooperativa vende i terreni sui quali sorge l’oasi. ponticelli. (2006). Trento O’Neill C. una zona umida da tempo attrezzata e aperta al pubblico. Comune di Solagna. (2009). Valstagna (VI) Signori F. n. Marsilio.. Dove c’era l’oasi. (1995). Roma • Fontanari E. Nuove Terre Alte: dalla ‘montagna che scompare alla ‘montagna che vive’. L’oasi è inaugurata nella primavera del 1995. non si sono invece sviluppate per ragioni di mercato. strutture per il birdwatching. si creano le condizioni per un allevamento semi-intensivo di pesce e la pesca sportiva. (2008). Donzelli. Spazio alpino e modelli culturali metropolitani. (2004). (2008). (2005).. agli anfibi e alle altre famiglie di animali che sono soliti colonizzare gli ambienti umidi. sono piantati molti arbusti e alberi destinati a formare col tempo zone boschive piuttosto fitte. Negli anni del lancio del parco del delta erano state trainate dalle tante iniziative pubbliche organizzate dalla Provincia e dai Comuni. Le due attività che erano state previste. Portogruaro Scacco all’oasi Il caso del Mezzano Anna Natali Introduzione1 Nel 1992 la Provincia di Ferrara e la Commissione europea (programma Medspa) decidono di investire quasi un miliardo di lire nella realizzazione di un’oasi naturalistica all’interno del Mezzano. livellato. Il suolo viene ruspato. Lo Scarpone. Patassini D. specchi d’acqua prosciugati. Donzelli. Su questa base Provincia e cooperativa iniziano a collaborare alla gestione dei due lotti. interessati soprattutto alle gare sul canale Circondariale) e anche le visite alle piccole zone umide dell’entroterra sono andate calando. (2009). Genova Perco D. Camera di Commercio di Trento. Milano • Donadieu P. Zatta E. Rapporto sui Forum del progetto Life P. (2000). Franco Angeli.Atlante. Nell’altro la terra prevale sull’acqua. Venezia Salsa A. (2006). Comune di Valstagna. l’oasi raggiunge uno stato maturo di eccellente biodiversità. Il paesaggio dell'abbandono nel massiccio del Grappa: settore nord-orientale. Valstagna e la destra del Brenta. (2008). L’oasi con tutto quello che contiene viene distrutta dal nuovo proprietario. molte di interesse comunitario. Uomini e paesaggi del Canale di Brenta. un vasto territorio rurale ottenuto negli anni sessanta dal prosciugamento di una parte delle valli di Comacchio. L’alimentazione idrica è progettata con cura.( 1981). Lo scopo dell’intervento Medspa è dimostrativo: mostrare la possibilità di riportare a un assetto naturalistico i terreni meno produttivi creando ambiti a elevata biodiversità e ricavando reddito dalla loro gestione. Venezia E. Nell’arco di 10-12 anni. Nell’insieme il luogo è diventato ricchissimo di specie. si fa in modo che la profondità sia variabile per favorire lo sviluppo di habitat diversi adatti a varie specie di uccelli.. Revue de géographie alpine. Viene scavato un canale tortuoso di circolazione delle acque. Cnr Progetto terre alte.11 Signori F. rettili. su due lotti contigui di quasi 20 ettari l’uno (350 per 600 metri). n.R. Sorge nella parte meridionale del Mezzano. questa componente pubblica della domanda in seguito si è molto ridotta.Localizzazione dell’oasi naturalistica del Mezzano Pagina 41 nella montagna piemontese. Solagna (VI) Tres M. Varotto M.Anno 9. Regione Veneto e Università degli Studi di Padova. spianato. in comune di Portomaggiore. (2004).A. La Provincia stipula una convenzione di 5 anni che assicura alla cooperativa l’affitto e la copertura delle spese di derivazione idrica e manutenzione. n. Università Iuav di Venezia. Paesaggi culturali dell’arco • Guisepelli • • • • • • • • • • • • • • • alpino . Numero 33 agriregionieuropa Figura 1 . Paesaggi culturali dell’arco alpino .S. Padova Varotto M. Campagne urbane.O. Roma Vardanega (2007). Storia di Solagna e del suo territorio. Verona Quartiani E.6 Varotto M. individuati con bando pubblico. L’agriculture dans les zones périurbaines du sillon alpin : une figure de la nature pour les habitants?. anfibi. Nel luglio 2010 avviene l’irreparabile. si è passati ad appena 7-8. Venezia Varotto M. Passerelle e capanni demoliti. Si è avuto un calo sensibile della domanda nella pesca sportiva (da 35. Paesaggi terrazzati tra eredità storica e innovazione: il caso del Canale di Brenta. Nuovadimensione. I terreni dove sorge l’oasi. In un lotto la parte allagata prevale sulla parte asciutta. I boschi e i prati sono rigogliosi. La montagna che torna a vivere. Si scavano le canalette per l’irrigazione. Università degli Studi di Padova Margheri S. le acque pulite.4 Lodatti L. (1998). Venezia Van Der Ploeg I. Il paesaggio terrazzato del Canale di Brenta nel Catasto Austriaco. animali cacciati o uccisi.000 appassionati attivi un po’ ovunque nel territorio provinciale. (2013).000 praticanti. La fauna immessa si è perfettamente adattata e la popolazione viene mantenuta stabile. Nel Mezzano il potenziale di sfruttamento agricolo dei suoli è modesto.T. professionisti o quasi. La fauna selvatica ha colonizzato il luogo con uccelli. . Marsilio. Proposta di legge alla Camera dei Deputati Scaramellini G. mentre il valore ecologico è straordinario per le popolazioni di uccelli degli ambienti umidi del delta del Po e altre specie di interesse comunitario. Disposizioni per l’utilizzazione dei terreni di montagna abbandonati. Rivista del Club Alpino Italiano. gli ambienti salubri.D. allevamento e visite. Sono immesse oche. (2008). I nuovi contadini. in molti canali e bacini sparsi. si arriva al 2005-2007. Paesaggi terrazzati nel Canale di Brenta. Varotto M. è allestito un percorso di visita attrezzato con passerelle.M. boschi tagliati. cavalli e caprioli con la consulenza scientifica di biologi e naturalisti. invertebrati. tornano i campi arati. Guida Pratica Giuridico e Fiscale per gli Enti non Commerciali. e Ceresoli M. Una nuova proposta di paesaggio della città. sono di proprietà di una cooperativa agricola di Argenta che ha in gestione poco lontano le vallette di Ostellato. tesi di laurea specialistica.

Questo iter. il settore programmazione non vede più nel Parco del Delta una carta di forte valenza strategica per lo sviluppo del basso ferrarese. Il legame tra il Mezzano e la società locale si allenta. • sul fronte dell’iniziativa pubblica: l’attenuarsi del ruolo trainante della Provincia. ha accelerato e compattato alcuni giochi collettivi ma certamente non li ha creati. • La politica. La classe dirigente locale è coesa e tiene assieme. Penso sia ragionevole rappresentare la decisione di creare l’oasi nel Mezzano come l’esito di processi collettivi che sono venuti avanti su questi vari piani. Hanno contato ragioni storiche. nella convinzione che su quel versante siano avvenuti cambiamenti interessanti che vale la pena ricostruire. L’intento è porre attenzione alle ragioni collettive oltre alle responsabilità individuali (che non sono in alcun modo negate. ho cercato e ottenuto il contributo di molti testimoni diretti.Pagina 42 agriregionieuropa Anno 9. • L’amministrazione. alle attività ricreative. Nel periodo che sto rievocando. diventa meno orientato ad animare sul territorio esperienze di gestione in collaborazione con associazioni e volontari. Il finanziamento europeo. il presidente del Wwf di Ferrara invia una lettera di denuncia al Corpo Forestale dello Stato di Ferrara. Lo stato di sottoutilizzo in cui l’oasi nel tempo si assesta. Numero 33 Figura 2 . Le ruspe si trovano ancora sul posto quando. Nascita dell’oasi Ho contribuito nel 1991-92 alla definizione del progetto e alla sua candidatura al finanziamento europeo: mi è possibile perciò ricostruire retrospettivamente le spinte principali che hanno condotto alla creazione dell’oasi. La collaborazione tra pubblico e privato è una modalità usata di frequente. Nella Provincia di Ferrara si sono formate competenze vivaci nel settore della caccia e pesca. che programma e gestisce attività di ripopolamento faunistico in molti punti del territorio in collaborazione con associazioni di cacciatori. alle produzioni agricole a basso impatto e biologiche. ha generato terreni torbosi e salini. arrivano grandi proprietari anche da fuori provincia. i principali centri decisionali: Provincia. il Mezzano è interamente classificato Zona di Protezione Speciale della rete Natura 2000. comincia un processo di vendita e aggregazione fondiaria. a parte i primi tempi. Comuni e imprese. I professionisti che lavorano alla pianificazione del parco interagiscono strettamente con i politici. territoriali e sociali. È la bonifica del Mezzano. Sarà questa la prima di una lunga serie di reazioni. tra loro collegati. dal Comune in su fino alla Commissione europea. volontari. che a mio giudizio hanno svolto un ruolo nella scelta di creare l’oasi nel 1995. al ripristino dei valori ambientali lesi. Esse si sono prodotte. Mi occuperò invece dei fattori di contesto. appassionati delle zone umide del delta. è tuttora in corso e non ancora è dato sapere come si concluderà. eredità spinosa della “corsa alla terra” degli anni cinquanta. alla punizione del trasgressore. Col passare del tempo. di lunga formazione. al cibo di qualità. Queste condizioni a me sembrano distribuite su parecchi fronti: • sul fronte del mercato: la contrazione della domanda di pesca sportiva su tutto il territorio provinciale e la contrazione della domanda di visite naturalistiche nelle zone umide dell’Argentano. e di quelli che hanno influito sulla scelta di distruggerla nel 2010. il 17 luglio 2010. poco vocati o del tutto inadatti alla coltivazione. • sul fronte economico sociale: a partire dagli anni novanta diventa possibile agli assegnatari del Mezzano alienare i terreni. In questo quadro si discute anche del possibile ritorno a laguna di parte delle aree bonificate: sia per riparare a guasti ambientali sia per ampliare l’offerta naturalistica. • Il contesto territoriale. gli obiettivi. Negli anni ottanta la politica locale ha scoperto le . Questo lavoro mobilita. La distruzione infrange la legge sotto diversi profili: sulla proprietà gravavano obblighi verso la Provincia. la classe dirigente locale si interrogava già da tempo su possibili forme di sfruttamento del Mezzano alternative all’agricoltura.Visione aerea dell’oasi naturalistica del Mezzano nel 2003 e nel 2011 strategie di sviluppo legate alle risorse culturali e naturali: restauro delle mura di Ferrara. e come tale soggetto a valutazione di incidenza. una volta ottenuto. Il settore caccia e pesca cambia dirigente e stile operativo. in particolare dal Veneto. pensabile in rapporto a quel contesto territoriale e sociale. Intrapresa per ultima sotto la pressione dell’elevato tasso di disoccupazione e nonostante la geomorfologia sfavorevole. e sono pesantissime). • sul fronte del controllo territoriale: il sommarsi di due fenomeni – l’uscita di scena di una parte degli assegnatari e la riduzione dei flussi ricreativi e turistici nelle zone umide dell’entroterra – accentua la condizione di isolamento del Mezzano. Morte dell’oasi Per ricostruire l’ultima fase che è culminata nell’atto distruttivo. a mio giudizio. Molte autorità pubbliche vi saranno implicate. sono avviate produzioni intensive su grandi superfici. non provoca una reazione e un piano di rilancio. • La classe dirigente. che nella sua esistenza. in modo particolare del mondo cooperativo. Il meccanismo alimenta sempre nuovi progetti. portano conoscenze e idee. Hanno contribuito in modo decisivo al sottoutilizzo dell’oasi. non viene frequentata e non viene goduta dal pubblico nonostante l’elevata qualità. In questo intervento lascerò da parte le questioni collegate alla vigilanza del sito. parco del delta. stimola iniziativa e genera reddito per le casse provinciali. diretto a perseguire il reato e a ottenere il ripristino ambientale. Non impossibile: cioè immaginabile. Si fa strada l’idea di una nuova economia legata al turismo ambientale. e insieme le risorse. Diventano più facili e frequenti gli abusi: dall’abbandono di rifiuti pericolosi agli smaltimenti illegali. su quattro piani. le logiche d’azione di una varietà di attori in interazione forte tra loro. Il quadro d’insieme che ne è uscito permette a mio parere di distinguere una serie di condizioni rilevanti che hanno reso “non impossibile” procedere a un’azione vandalica come quella che è avvenuta.

Recupero e gestione ambientale della pianura.1. luglio 2007. Lindblom. la teoria delle preferenze ambigue a March e Olsen (modello “bidone della spazzatura”). Francesco Licciardo. Decisioni e organizzazioni. Il Mezzano è un luogo molto particolare: un’estensione di 180 kmq dove il paesaggio è interamente e geometricamente agrario e i radi insediamenti colonici . 2 Ringraziamenti: Riccardo Gennari.. C. Allo stesso tempo vengono avanti giochi legali e illegali potenzialmente ostili di latifondisti. associazione Delta Natour Ferrara. all’uso agricolo. indicata con un codice su una carta. Gianni Natali. in parte nidificanti all’interno. come strumento di miglioramento della qualità dell’acqua utilizzata sia in entrata nelle colture sia in uscita verso la fascia costiera. dall’altro le recenti difficoltà lavorative in settori che mai prima avevano sperimentato elementi di debolezza (come ad esempio il terziario) possono favorire scelte di vita che privilegiano il ritorno alla terra (Felici et al. Bologna. e al modello che assume le preferenze degli attori come ambigue e variabili. pp. • sul fronte dei progetti infrastrutturali: la nuova tratta autostradale E45-E55 Orte – Mestre è destinata a assorbire il traffico pesante lungo la direttrice adriatica liberando la statale costiera Romea. la condizione ideale per sistemarvi impianti sgraditi. infatti. Antonio Kaulard. 2013). Alex Canella. codifica esatta ZPS IT 4060008 "Valle del Mezzano Valle Pega". Una volta fuori da quella maglia. The intelligence of democracy. Vincenzo Barone. March e J. Giampaolo Balboni. nei luoghi molto artificiali e manipolati – come tipicamente le aree agricole intensamente coltivate – dove tanti attori agiscono influenzandosi reciprocamente. La teoria delle decisioni pubbliche come giochi collettivi fa riferimento a Lindblom (intelligenza della democrazia e importanza del coordinamento informale). Una lezione possibile è che attenzione e considerazione permanenti per la biodiversità siano da radicare sul piano simbolico e del mondo vitale. Enrico Cocchi. blog Orso tibetano. Il quadro non giustifica l’azione di chi ha materialmente demolito l’oasi. Per secoli l’uomo ha modellato il paesaggio Note 1 Per la presentazione al convegno di Rovigo ho prodotto il video “Scacco all’oasi” che utilizza immagini dell’oasi prima e dopo la distruzione messe a disposizione da alcuni naturalisti del ferrarese o reperite sul web. La compensazione ambientale a carico del concessionario su cui ci si accorda prevede interventi marginali. J. 2004. L’Università di Ferrara ha proposto la destinazione di parte del territorio del Mezzano al lagunaggio.P. Vi sono censite circa 50 specie di uccelli di interesse comunitario. ma anche nazionale e comunitario) rischia di acuire il divario tra città ed aree rurali. ufficio parchi Regione Emilia-Romagna. oltre a foto storiche della bonifica del Mezzano tratte da una recente pubblicazione dell’Istituto per i beni artistici culturali e naturali della regione Emilia-Romagna (Ibc): Terre nuove. soggette a oscillazione e cambiamento. Per le misure di compensazione ambientale relative alla tratta E45-E55 (Orte – Mestre) ho consultato il documento “Proposta di interventi di compensazione nella ZPS IT4060008 “Valle del Mezzano”. 2012). di cui oltre 500 a carico della Provincia di Ferrara. Il punto di approdo si può riassumere in una battuta. Monica Guerra. assessore ambiente Comune di Portomaggiore. al di là dei risultati dell’indagine campionaria. In tale scenario non va dimenticato che quello che accomuna il complesso e variegato territorio ligure – dalle aree costiere a quelle interne e di montagna – è la scarsità di terreni da destinare all’agricoltura. nel descriverne la morte all’oscillazione delle preferenze collettive. L’incertezza del passato: l’apprendimento organizzativo in condizioni di ambiguità. Si fa più marcata una visione del Mezzano come area di disimpegno.E. direttore programmazione Regione Emilia-Romagna. valle Lepri. in parte all’esterno nelle zone umide vicine: vallette di Ostellato. indirettamente. Modena e Bologna dove il ricorso a tali misure è stato più intenso. Giorgio Osti. attraverso il coinvolgimento diretto di un gruppo di beneficiari del Programma di Sviluppo Rurale (Psr) 2007-2013 della Regione Liguria. consigliere regionale Sel-Verdi EmiliaRomagna. L’investimento complessivo fu pari a 958 milioni di lire. Remigio Rossi. Massimo Montanari. 2012. la crescente perdita di competitività del settore agricolo (non solo a livello regionale. Terre srl. Nel descrivere la nascita dell’oasi ho fatto riferimento principalmente ai giochi collettivi. chiamati a raccontare la propria esperienza lavorativa (e di vita). (Con rinaturazione intendo la creazione ex novo di ecosistemi in aree fortemente alterate dall’attività umana e non soggette a evoluzione spontanea. 2001). poi lasciata vivere nel suo angolo. ma in parte la spiega. Francesco Silvestri. bacino di Bando. Si tratta in genere di zone interessate dalle misure agro-ambientali del Piano di sviluppo rurale. La vicenda dell’oasi distrutta in Mezzano può far ricordare questa casistica ma non ne fa parte. una sorta di ripostiglio.Anno 9. La proposta di tracciato che viene approvata a metà anni duemila taglia a due terzi l’area del Mezzano per circa 5 Km. 356-365. The Free Press 1965. la quale risulta fortemente condizionata dalle caratteristiche ambientali e morfologiche del territorio (AA. la tenevano in vita: si indebolisce la rete di relazioni tra il Mezzano e la società locale. Gabriella Meo. poi tenuta in vita. Quando arriva il progetto dell’autostrada. 1959. nella sua solitudine e nel suo silenzio: stava scivolando fuori dalla maglia invisibile delle preferenze collettive che l’avevano fatta nascere. Decision making through mutual adjustment. quali ad esempio centrali a biogas. ex dirigente Provincia di Ferrara. produttori di bioenergie e smaltitori. in particolare al modello che assume le decisioni come l’esito dell’interazione di più attori e di giochi collettivi. in J. La morte dell’oasi non ha alle spalle un gioco collettivo che la prepara. non le è servito a molto essere parte di Natura 2000. March. Stefano Rambelli e Stefania Severi. Si intitolava “Ripristino della complessità biologica in aree bonificate: moduli di intervento per la bonifica del Mezzano”.G. Il progetto dell’oasi risale al 1991. supervisore scientifico prof. valli di Comacchio. completamente privo di case di abitazione. Francesca Palmieri. assessorato agricoltura Regione Emilia-Romagna. ma la decostruzione di rapporti che. Non passa l’idea dei naturalisti dell’Università di Ferrara di destinare parte del Mezzano al lagunaggio. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 43 sul fronte degli usi: nel Mezzano viene realizzato un impianto di compostaggio. Proprio l’assenza di centri abitati lo ha reso un ambiente favorevole all’avifauna. di miglioramento degli habitat nei piccoli bacini e zone umide esistenti. particolarmente concentrate nelle province di Ferrara. sono completamente disabitati. nei filari e nelle fasce frangivento. Venne elaborato dal gruppo di eco&eco per la Provincia di Ferrara e candidato con successo al co-finanziamento europeo del programma Medspa (azioni di gestione o valorizzazione ambientale a forte valenza innovativa o dimostrativa lungo le coste del Mediterraneo). New York. L’intero ambito è Zona di protezione speciale della rete Natura 2000. perché qui la rinaturazione è avvenuta per volontà del pubblico non per effetto di un incentivo rivolto alle aziende. si sfalda la capacità di presidio diffuso della Provincia. Lindblom. la politica locale vede nelle condizioni di isolamento del luogo. Penso all’oasi nei suoi ultimi anni. galleggiando sulle loro mutevoli oscillanti preferenze. I riferimenti sono: C. dopo un lasso di tempo più o meno lungo. firmata da Anas e Silec Spa. Nelle campagne della regione Emilia-Romagna risultano altri casi di aree agricole rinaturate che sono tornate. Francesco Besio e Monica Palazzini. Ornella Mappa Brevi cenni introduttivi1 La finalità principale del progetto pilota “Voce alle aziende” è stata quella di indagare.G. nozione preferibile a rinaturalizzazione ove questa indichi interventi di miglioramento di situazioni ambientali già strutturate sotto il profilo biologico ed ecosistemico: seguo in questo Regione Emilia-Romagna et al. con impatti sul paesaggio e le comunità animali e vegetali. Se da un lato. nella fitta rete dei canali. Il luogo è importante anche per gli uccelli migratori e svernanti. eco&eco. le principali problematiche che attanagliano il mondo agricolo.VV. assieme ad altri interventi a favore della biodiversità. il Mulino 1993.. università di Trieste.E. mettendo in atto giochi collettivi che a volte salvano la natura a volte la condannano senza appello2. The Science of “Muddling Through”. Il progetto pilota “voce alle aziende” nella valutazione in itinere del Psr Liguria 2007-13 Virgilio Buscemi. Immagini dell’archivio fotografico dell’Ente Delta Padano. al Mezzano non sono restate molte difese. 450 a carico della Commissione europea. Wwf Ferrara. in Public Administration Review n. Olsen. nella sua bellezza. ufficio stampa Verdi Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna. Francesco Felici. nel lavoro “Studi ambientali sul Mezzano per un nuovo piano di gestione”. • Lezione Nel rappresentare questo caso ho attinto alla teoria delle decisioni pubbliche.

con quanto registrato nel periodo intercensuario. si è scelto di indirizzare la ricerca verso aspetti prettamente qualitativi. condotta in autonomia per motivi di ordine tecnico e logistico. Numero 33 cercando un giusto equilibrio tra attività umane e ambiente naturale. dall’altra. a seconda delle motivazioni personali che sono alla base della scelta imprenditoriale effettuata. anche da parte di soggetti provenienti dai settori dell’industria e dei servizi. sia per poter disporre di un supporto fruibile da un pubblico di non addetti ai lavori per la diffusione delle attività e dei risultati del Psr Liguria. ii) progetti innovativi8. occupazione. gli imprenditori hanno potuto “dialogare” liberamente con la telecamera e. quale strumento di indagine. estese a tutto il territorio regionale. che si è basata – partendo dalla considerazione che la valutazione partecipata non implichi necessariamente l’adesione a una disciplina. In tal senso.Pagina 44 agriregionieuropa Fase 1 . a livello regionale2. 3. Le indagini dirette4. ecc. la base informativa che ha portato ad indirizzare la ricerca verso aspetti prettamente qualitativi e. l’analisi proposta è stata sviluppata intorno al seguente interrogativo: «nonostante le difficoltà insite nell’attività agricola. preme evidenziare come. considerati un numero idoneo per le finalità comunicative del video report. qualità e commercializzazione. i fattori (pro e contro) che si celano dietro le scelte compiute (“ritorno alla terra”). hanno fatto emergere tematiche e specificità del tutto impreviste. 1. come il rinnovato interesse per l’attività agricola. Fase 2 . il video report. 2002).2 “Insediamento giovani agricoltori”. reddito. indagando le ragioni che portano ad intraprendere o mantenere un’attività agricola (cosa significa svolgere l’attività agricola oggi?). nonché delle caratteristiche degli intervistati – sono stati somministrati mediante interviste telefoniche con tecnica Cati (Computer Assisted Telephone Interview) (Istat. e in controtendenza. al di là dei fenomeni di “fuga dalla terra”. Al di là degli aspetti strettamente metodologici10. Tale scenario. 2) elaborazione della traccia di intervista. come uditore di coloro che tale scelta hanno effettivamente compiuto. La fase finale del montaggio.1 “Ammodernamento delle aziende agricole”. può definirsi di “ascolto del territorio”.1. in un’ottica di valutazione partecipata3. video report. A tal fine sono stati predisposti dei questionari di tipo semi-strutturato (con prevalenza di risposte chiuse) ed articolati in più sezioni: anagrafica e dati di progetto. tra il 2000 e il 2010. in fase di registrazione11.). sia per far sentire le aziende pienamente interpreti del cambiamento in atto (capaci di apportare elementi di conoscenza). I risultati delle indagini. iii) settori di attività agricola. A tal fine si è deciso di scegliere. si è poi cercato di cogliere la percezione dei principali attori del Psr (le aziende agricole beneficiarie) relativamente alla capacità del Programma regionale di incidere sullo sviluppo dell’imprenditorialità. Nel corso del 2012 sono state realizzate. soprattutto. delle peculiarità delle misure oggetto di indagine. Aspetti metodologici: le fasi del processo di ascolto del territorio L’approccio metodologico utilizzato nel presente lavoro deriva da un percorso che. per comprendere appieno le strategie di sviluppo delle aziende agricole e.Indagine diretta Anno 9. 2010) ha avuto il duplice obiettivo di permettere la condivisione degli esiti delle indagini dirette con i beneficiari del Psr e di fornire spunti di riflessione Fonte: Lattanzio e Associati . I questionari – in ragione delle specifiche esigenze conoscitive della ricerca valutativa.Realizzazione del video report L’obiettivo di questa fase è stato quello di indagare in profondità gli aspetti motivazionali che hanno portato ad intraprendere l’attività agricola nel caso delle aziende neo-insediate. a partire da alcune evidenze dell’indagine diretta. tra le più accentuate d’Italia.1 “Diversificazione verso attività non agricole”. articolandole in tre differenti modelli di sviluppo delle aziende agricole. una contrazione della Sau e del numero delle aziende agricole. Esso rappresenta il prodotto finale di una indagine articolata. ciascuna contraddistinta dall’uso di una peculiare tecnica di rilevazione. brainstorming valutativo. quesiti di contesto (utilizzo di internet. fossero invece presenti elementi di interesse.Le fasi principali del progetto pilota (metodi e tecniche di analisi) Fase 3 . a un metodo o a tecniche specifiche – su un mix combinato di metodi di indagine qualitativi e quantitativi.). oggi tale equilibrio si è fatto più fragile in conseguenza sia dei fattori di pressione antropica (in particolare lungo la sottile fascia costiera). mettendo in luce sia gli aspetti positivi che quelli negativi della propria esperienza. ha permesso di riorganizzare le informazioni raccolte. articolate globalmente in tre fasi consecutive e complementari. hanno costituito.Consel .32% dell’universo campionario5. si sono focalizzate su un campione di 214 soggetti (beneficiari di bandi regionali e bandi Leader) corrispondenti al 17. si è proceduto alla selezione di cinque soggetti beneficiari.Brainstorming valutativo Nell’ambito del progetto pilota “voce alle aziende”. Definito l’areale di indagine in base alla concentrazione delle domande di aiuto7 presentate. sostenibilità ambientale. ecc. Di seguito vengono. unito alla circostanza che vede il Psr regionale parte attiva nella rinascita e valorizzazione dell’entroterra ed il settore primario protagonista della corretta gestione del territorio rurale (Regione Liguria. Le fasi di attività. quindi. Figura 1 . o compilati direttamente on-line tramite tecnica6 Cawi (Computer Assisted Web Interview). difficilmente replicabili da altre aziende. nell’ambito della valutazione in itinere del Psr Liguria. tuttavia. con livelli diversi di coinvolgimento diretto dei soggetti beneficiari del Programma. la selezione dei soggetti sia stata volutamente casuale e non abbia cercato di enfatizzare singoli casi di eccellenza. lo stimolo per la sperimentazione di tecniche di valutazione partecipata. ha portato ad indagare se. dati di struttura al momento dell’intervista (valore della produzione. è pensabile che le zone rurali siano ancora luoghi dove poter realizzare le proprie idee?». sintetizzati gli elementi principali della sperimentazione realizzata. a tutti gli effetti. da una parte. Partendo da tali presupposti. che si è sviluppata attraverso tre step principali: 1) definizione dei soggetti da intervistare. che hanno contribuito a determinare. 2007). una serie di attività.1. quesiti specifici sulle misure di intervento. il gruppo di ricercatori si è posto. hanno visto il ricorso a: indagine diretta. priorità di intervento. iv) volontà (e disponibilità) a prendere parte al video report9. Inoltre. schematizzate nella figura 1. sulla scorta dei seguenti criteri: i) progetti rilevanti (contributo pubblico superiore alla media). fatta eccezione per la scelta dell’area di indagine. il brainstorming valutativo (Bezzi. Più nel dettaglio. sia del progressivo abbandono delle aree interne. pur seguendo una traccia di intervista precedentemente predisposta.2. ed in particolare le evidenze registrate sulle misure 1. 3) montaggio del video report e diffusione dei risultati.

a livello locale. le interviste hanno consentito di definire tre modelli di “ritorno alla terra”. superati i primi ostacoli e l’iniziale diffidenza. sia altre aziende agricole non beneficiarie del Psr. Al fine di riorganizzare i risultati dell’incontro. Volendo dare continuità alle analisi qualitative condotte nell’ambito del percorso analitico intrapreso. infine. contribuendo a caratterizzare il contesto regionale per un notevole rinnovamento del settore. Inoltre.1. le principali risultanze dell’indagine sono state indirizzate verso la ricerca di aspetti squisitamente qualitativi (Fase 2). 3) ricerca delle radici. ad esempio. Con riferimento specifico all’indagine diretta (Fase 1) è emerso. che potrebbero fungere da stimolo per possibili futuri approfondimenti di natura tematica e metodologica. mostra come il settore primario sia riuscito ad attrarre Dopo questa prima fase di analisi. L’insediamento in azienda deriva. favorendo una sorta di auto-inibizione delle aziende leader. Rivers. che “tornano” all’agricoltura anche dopo un notevole lasso di tempo.Consel. Aver dato pari spazio a tutte le aziende nella proiezione del video ha infatti equiparato le varie realtà. sono stati invitati a partecipare al brainstorming sia i soggetti beneficiari (compresi coloro che erano già stati intervistati nella fase 2) che vivono e lavorano nella Val di Vara. di raggiungere direttamente le aziende. ha permesso. modello che si basa sull’esistenza di una azienda agricola familiare. tra l’altro. a seconda della tipologia di accesso alla terra. le profonde diversità derivanti dalle zone di provenienza si affievoliscono di fronte all’obiettivo comune di voler contribuire allo sviluppo del territorio in cui si è scelto di vivere. raccontato la loro esperienza di vita e di lavoro in Val di Vara. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 45 suscettibili di ulteriore approfondimento. Infine.Anno 9. 2) innovazione nella continuità. Per favorire il dibattito il brainstorming è stato strutturato in due momenti: i) proiezione del video report. ii) gestione del brainstorming. soprattutto. attraverso il “ritorno alla terra” si producono. costituisce il primo importante risultato. seppure le fasi iniziali di contatto delle aziende si siano dimostrate tutt’altro che semplici. effetti moltiplicativi positivi sulla popolazione e sulle imprese presenti nelle aree rurali. basati sulle scelte imprenditoriali dei soggetti coinvolti. di “raccontare” delle storie nelle quali altre aziende possono riconoscersi. I beneficiari continuano l’esperienza familiare. La modalità del video report. In particolare. scoprendo un clima ospitale di accoglienza dove.video report). che si caratterizza per la valorizzazione di un patrimonio fondiario rimasto per lungo tempo in abbandono e per l’attenzione al trasferimento. Più in generale. Figura 2 . contrariamente alle attese dei dati intercensuari dell’Istat. che avrebbero potuto inficiare le risultanze espresse (Dubin.Lo status dei soggetti beneficiari della misura 1. sentendosi partecipi di un progetto in cui potevano esprimere la loro opinione e non semplicemente essere utilizzate come “fornitori di dati”. indagando le ragioni che portano ad intraprendere e/o mantenere un’attività agricola in uno specifico areale di riferimento. stimolando il dibattito a livello locale. come messo in risalto dai soggetti intervistati. dalle precedenti generazioni a quelle attuali. sia rispetto alle singole fasi.2 pre-insediamento Fonte: Lattanzio e Associati . L’approccio metodologico. 1989). si configurano come aziende diversificate e multifunzionali. senza filtri ed intermediazioni (soprattutto nella fase 2 . Inoltre. ma si nota anche la presenza di soggetti (35% del campione) che continuano a svolgere la precedente attività lavorativa in maniera complementare a quella agricola. oltre ad aver stabilito un clima paritetico tra i soggetti presenti. nella terza fase (brainstorming valutativo) è stato registrato un generale consenso sui tre modelli identificati ed è emersa la necessità di rafforzare le nascenti reti relazionali costituitesi tra i “foresti” e i locali per migliorare la qualità della vita delle aree rurali. riducendo fortemente i processi di distorsione (sample selection bias). incentivazione del turismo. i diversi aspetti affrontati e le proposte elaborate nel corso della discussione di gruppo sono stati sintetizzati in singoli temi. nel quale le nuove aziende agricole. avendo come base di riferimento i dati quantitativi di un campione rappresentativo di beneficiari del Programma. dalla cessione da parte di un altro imprenditore nel 53% dei casi e dalla creazione di una nuova attività nel restante 47%. ma cercano di portare idee innovative e “freschezza imprenditoriale” capaci di coniugare obiettivi di sviluppo e aspirazioni personali. ha riscontrato un forte entusiasmo da parte dei soggetti interpellati ed ha visto la partecipazione di circa quindici aziende. Grazie alle tecniche di rilevazione Cati e Web based. La scelta di avvalersi degli spazi di una azienda beneficiaria ha avuto il preciso scopo di incentivare la partecipazione delle aziende locali. un rinnovato interesse verso l’attività agricola (Figura 2). in breve tempo. finalizzata alla condivisione degli esiti delle indagini e concepita come fase preliminare alla discussione. ma anche culturale per l’ingresso di soggetti con esperienze extra agricole. unita alla modalità di selezione dei beneficiari. che. Il brainstorming. Nella maggioranza dei casi il “passaggio” al settore agricolo è radicale. Quanto qui concisamente riportato (per approfondimenti si veda Ecosfera Vic . estesa a tutto il territorio regionale. tutela dell’ambiente. ed alla solerzia degli intervistatori. sottolineandone la dimensione “comunitaria” e il senso di appartenenza. esemplificativi delle peculiarità e dell’evoluzione dell’economia rurale ligure in un’areale definito: 1) agricoltura come scelta di vita. non solo di natura generazionale. è stato possibile raggiungere oltre il 90% del campione di indagine. di per sé innovativo. professionalità provenienti da esperienze lavorative disparate. per la consequenzialità con la quale le diverse tecniche sono state utilizzate. smussando le dinamiche competitive fra aziende trainanti e follower. delle tradizioni e dei saperi taciti che altrimenti rischierebbero di andare perduti. tenutosi presso un’azienda agrituristica beneficiaria. forti del bagaglio esperienziale maturato nei contesti di provenienza. anche da parte di soggetti provenienti dal mondo dell’industria e del terziario (oltre i due terzi dei giovani prima dell’insediamento in azienda non svolgevano attività agricola). 2012). molte di esse hanno messo volentieri a disposizione il loro tempo. dando loro voce in maniera autentica. mantenimento delle attività agricole e . i giovani agricoltori si dividono in maniera netta tra chi si inserisce ex novo e chi continua le attività familiari. I partecipanti hanno.Consel Principali evidenze Il primo risultato degno di nota si deve all’utilizzo di una metodologia di analisi che ha permesso. Si tratta in prevalenza di persone che hanno deciso di intraprendere attività improntate al recupero e alla valorizzazione di prodotti e tradizioni locali. Le maggiori evidenze riguardano l’importanza che il Psr ha assunto nella valorizzazione del territorio in termini di: offerta di servizi. infatti.

(2013). per i governi nazionali. Il contributo del Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013 della Regione Liguria. Sociology Mind.. è che soltanto privilegiando un maggiore ascolto delle istanze locali si potrà rendere questo “ritorno alla terra” un fenomeno duraturo e capace di invertire o forse. nel caso del 6° Censimento generale dell’agricoltura. da alcuni decenni. Inea. rivestono un peso significativo sul totale delle aziende agricole e forestali. in particolare della Val di Vara. 2.. Tuttavia.6 “Ricostituzione del potenziale forestale ed introduzione di • • • • • • . 2010) ha comportato l’adozione di un approccio sperimentale.it/Agrinet/ D T S _ G E N E R A L E / 2 0 1 3 0 3 0 6 / progetto_pilota_voce_alle_aziende_abstract. Nel solo comune di Varese Ligure sono state presentate 1.5 “Infrastrutture connesse allo sviluppo e all’adeguamento dell’agricoltura e della silvicoltura”.agriligurianet. invitati a raccontare. il brainstorming ha rappresentato sia un momento di approfondimento degli esiti delle indagini dirette. Relazione presentata al XVI Congresso dell’Associazione Italiana di Valutazione. No. Annunzi. in un contesto come quello della Liguria.216 domande di finanziamento. Sociological Methods Research November 1989 vol. Tale circostanza deriva.2 e 1. Inoltre. attenuare. Gli autori ringraziano l’Autorità di Gestione del Psr Liguria 2007-2013 per la concessione dei dati e gli utili suggerimenti forniti nel corso della ricerca valutativa. XXII European Congress of Rural Sociology. i temi dibattuti e le proposte elaborate dimostrino l’esistenza di fabbisogni trasversali (promozione di contatti diretti con la Regione. dopo essere stati contattati telefonicamente hanno aderito al video report. Una analisi sui dati del Censimento dell’agricoltura 2010.pdf] Felici F. Numero 33 presidio del territorio. partendo da un elenco predefinito di interventi potenzialmente innovativi. che comportano.1 nel territorio della provincia di La Spezia.2 e il 6% sulla Misura 1. 9 Questo ultimo aspetto teorico non ha condizionato la scelta dei soggetti intervistati.515 domande. per la sua indiscussa valenza comunicativa. 3 Il tema della “partecipazione” può vantare. non va trascurato un fattore determinante. 18 no. 4. il calo registrato tra il 2010 e il 2000 è meno incisivo di quanto intercorso nel decennio precedente. 2 Mentre nelle regioni del Nord Ovest. più realisticamente.VV. Rovigo. Inoltre. La scelta. questo non avviene in Liguria.1. Felici F. infine. i processi di abbandono che coinvolgono gran parte dell’entroterra ligure e di quello nazionale nel suo complesso.pdf] Bezzi C. Una soluzione in house per le indagini Cati Moruzzo R. (2012). il carattere fortemente sperimentale del progetto sconta i limiti legati alle peculiarità del territorio su cui si è sviluppato. 151-155 Buscemi V.2.2. inevitabilmente condizionati dalle esperienze personali di ciascun partecipante. 2007 Arzeni A. Osservazioni conclusive Il progetto pilota trae origine dalla volontà di esplorare le motivazioni alla base delle scelte imprenditoriali intraprese dai beneficiari del Psr Liguria. Legnini M. vi è l’esclusione dal campo di rilevazione delle unità esclusivamente forestali (precedentemente incluse) che. potenziamento dei rapporti tra aziende). 4 Le indagini complessive svolte nel 2012 hanno coinvolto 344 aziende inerenti anche altre Misure come la: 1.2. che nei comuni appartenuti alla ex Comunità Montana dell’Alta Val di Vara si concentra oltre il 20% delle domande effettuate in Liguria a valere sulla Misura 1. considerate poco rilevanti ai fini della presente indagine. a livello regionale. seppure non investiti di potere decisionale. costituisce un agile strumento di diffusione dei risultati del Psr Liguria.VV. per il quale.3 “Aumento del valore aggiunto dei prodotti agricoli e forestali”. 2013). inerenti a 256 beneficiari. Evaluational brainstorming. Sotte F. Il progetto pilota ha fatto emergere. in tali interventi. sia un luogo di confronto capace di fornire spunti di riflessione. 8 A tal fine si è utilizzato il medesimo criterio usato per definire l’indicatore di risultato R3 “Numero di aziende che hanno introdotto nuovi prodotti e/o nuove tecniche”. 1.. Il percorso di ascolto del territorio attraverso l’approccio alla valutazione partecipata: il progetto pilota “voce alle aziende” nell’ambito della valutazione in itinere del Psr Liguria 2007-2013. La ricognizione si è concentrata sui beneficiari delle Misure 1.it/Agrinet/ DTS_GENERALE/20130411/trasversale_Liguria.it/working-paper/Documents/ imp_WORKING%20PAPER2013.Consel (2012). Gli effetti del Psr Liguria 20072013 su tematiche trasversali: aspetti economici. tendenzialmente condivisibili da beneficiari operanti in altre zone della Liguria e che potrebbero essere oggetto di future analisi. Quello che emerge con forza. 18-19 aprile 2013. ambientali e sociali [http://www. 2-3 360-390 Ecosfera Vic . in particolare. a tal proposito. non è stata influenzata da aspetti comunicativi o telegenici dei partecipanti. 10 Per approfondimenti. 6 Nell’utilizzare tale strumento è stato reso disponibile per gli intervistati un servizio di help desk. si rinvia al documento “Gli effetti del Psr Liguria 2007-2013 su tematiche trasversali: aspetti economici.agriligurianet. Roma • AA. il quale. pp. sono state selezionate le aziende che hanno investito. valorizzando ed approfondendo i risultati delle indagini dirette condotte nel corso del 2012.gruppo2013. Sotte. 7 La selezione dei beneficiari da intervistare è stata effettuata mediante un’analisi desk dei soggetti beneficiari del Psr. si è ottenuto un numero esiguo di soggetti che. interventi preventivi” per le risultanze di tali analisi si rimanda all’approfondimento trasversale del Psr Liguria “Gli effetti del Psr Liguria 2007-2013 su tematiche trasversali: aspetti economici. in particolare. Se il video report “cristallizza” delle esperienze e. capace di generare ricadute concrete sul miglioramento della qualità della vita nelle aree rurali.2. 20/marzo 2013. Riferimenti bibliografici • AA. la contrazione risulta influenzata da una sovrastima aziendale realizzata nel 2000. J. 2. in quanto il progetto si pone come obiettivo prioritario quello di valutare dei comportamenti.. Roma [http://www. da parte dei beneficiari. quindi. (2011). caratterizzato dalla partecipazione attiva di un gruppo di beneficiari del Psr insistenti sul territorio della Val di Vara... Tuttavia. in misura superiore al 30% dell’investimento totale. di partecipare attivamente al dibattito concernente lo sviluppo agricolo regionale. 5 Per definire l’universo campionario inerente 1. come emerso durante le interviste ad un gruppo di rilevatori di entrambi i Censimenti. Politiche e strumenti di sostegno per l’agricoltura biologica in alcuni paesi europei. Mappa O. 11 Le registrazioni sono state effettuate il 16 e 17 luglio 2012. a livello regionale. ricorrendo al dettaglio investimenti fornito da Agea per singola domanda di aiuto. di agire senza intermediari per poter esprimere le proprie opinioni e condividere le esperienze delle altre aziende.2. davanti ad una telecamera. ambientali e sociali”. La natura qualitativa dell’analisi (Moruzzo. Using participatory video to evaluate • community development. che vede ulteriormente acuirsi le dismissioni aziendali. 1. (2010). Mappa O. come evidenziato in un recente lavoro (Arzeni.3 Meuro. 15-16 Marzo 2013 [http://www. uno sviluppo notevole soprattutto in ambiti di intervento quale quello della progettazione e realizzazione delle politiche pubbliche. Gruppo 2013. La cultura valutativa condivisa • • • Note 1 L’analisi proposta si inserisce nell’ambito delle attività previste dal servizio di Valutazione in itinere del Psr Liguria 2007-2013 affidato al Rti Lattanzio Vic Consel. che ha mostrato. Milano Dubin A.6 “Sostegno agli investimenti non produttivi nei terreni agricoli”. ambientali e sociali” (Ecosfera Vic Consel. una diffusa volontà. Abstract presentato al Convegno “Corsa alla terra anche in Italia?”.1.pdf] Istat (2002). la necessità di una pianificazione strategica delle politiche pubbliche basata sulla codecisione con tutti gli attori sociali che... sono in grado di condizionarne l’implementazione sul piano sostanziale. ricostruiti sugli interventi ammissibili del Psr. è stato il punto di partenza per la discussione di gruppo. Grazie alla compresenza dei criteri di selezione. si pensi. Licciardo F. proiettato in occasione del brainstorming. (2007). 2012). conferendo continuità al lavoro svolto. Aspetti motivazionali e strategie di sviluppo delle aziende agricole: il progetto pilota “voce alle aziende”. (2013). quale il forte “senso di appartenenza” dei soggetti al territorio.. Working paper n. sono state preventivamente escluse le domande di pagamento che facevano riferimento al precedente periodo di programmazione 2000-2006 e quelle inerenti gli anticipi. per un importo complessivo erogato di oltre 7. indipendentemente da altri aspetti. Licciardo F. infatti.1. Le interviste effettuate sono state raccolte in un video report. (2013). (1989).Pagina 46 agriregionieuropa Anno 9. Annunzi I. Selection Bias in Linear Regression. 2011 Vol. Logit and Probit Models. le loro esperienze personali. Imprese e non-imprese nell’agricoltura italiana.1. la definizione dell’azienda agricola e zootecnica presenta tre differenze rispetto al precedente Censimento: tra queste. sia per Misure strutturali che per quelle a premio. uno dei maggiori tassi di adesione al Psr. Wageningen. Rivers D. dalla maggiore complessità sociale e dalla crescita dei bisogni ad essa riconducibili. Ciò non toglie che il confronto intrapreso.

2008).Anno 9.0 miliardi di euro annui). Tabella 1 . 2009) e che il tasso di erosione sia compreso tra 3 e 10 t/ha di suolo all’anno. Caterina De Lucia. 2011. lavoro e meccanizzazione Aumento della fertilità del suolo e della conservazione dell'umidità. L’intervento pubblico diviene particolarmente auspicato nel caso della promozione di un sistema innovativo di agricoltura i cui benefici si ripercuotono sull’intera collettività ed i cui costi gravano prevalentemente sui redditi agricoli (Tabella 1). attraverso il recupero e l’utilizzo sostenibile delle risorse agricole e in modo particolare del suolo. che si traduce in un aumento delle rese nel lungo periodo. sociale ed ambientale. Le stime attuali indicano che circa il 70% del territorio italiano sia a rischio di erosione accelerata (Oecd. Oramai consolidato l’approccio ambientale del primo pilastro della Pac attraverso la condizionalità. riduzione del rischio di inondazione Ricambio della falda acquifera come risultato di una migliore infiltrazione delle acque Riduzione dell'inquinamento dell'aria risultante dalle lavorazioni meccaniche del terreno Riduzione delle emissioni di CO2 nell'atmosfera Conservazione della biodiversità del suolo Costi Acquisto di macchinari specializzati Difficile controllo delle infestanti nel breve periodo a seguito del cambiamento delle tecniche di gestione del suolo Acquisizione delle nuove competenze di management Diserbo addizionale Formazione degli addetti Alta percezione del rischio per l'incertezza tecnologica Sviluppo di specifici pacchetti tecnici e programmi di assistenza Fonte: Knowler and Bradshaw. non prive di enormi potenzialità. Con la Comunicazione della Commissione Europea del 16 aprile 2002. Le disposizioni comunitarie in materia. al sequestro del Carbonio a livello del terreno e alla migliore gestione delle risorse idriche. riduzione dell'instabilità produttiva e miglioramento della sicurezza alimentare Stabilizzazione del suolo e protezione dall'erosione che porta alla riduzione della sedimentazione a valle Riduzione della contaminazione tossica dell'acqua superficiale e delle acque di falda Ruscellamento superficiale più regolare. innovativo appare invece il sistema degli incentivi per l’introduzione delle tecniche di agricoltura conservativa su base volontaria introdotto da alcune regioni italiane nelle misure agro ambientali dei Programmi di Sviluppo Rurale. 2526 Marzo 2010 • Regione Liguria (2007). 2007 ◊ ◊ ◊ ◊ ◊ ◊ ◊ ◊ ◊ ◊ ◊ Aziendale Regionale/ Nazionale Globale ◊ ◊ ◊ ◊ ◊ ◊ ◊ ◊ ◊ ◊ ◊ . 74/2009 del Consiglio d’Europa ( Health Check ). ecc. recentemente pubblicato dall’Istat.. Effetti positivi indiretti si avrebbero inoltre sulla conservazione della biodiversità e sulla sicurezza alimentare (Sundar. viene ben definito il ruolo che l’agricoltura può svolgere nel preservare il suolo e le sue funzioni ecologiche. Tale problema assume una rilevanza notevole in termini di costi gravanti sulla società (in UE il costo sociale può ammontare fino a 14. Cotter et al. La perdita di superfici coltivate è dovuta essenzialmente a due macrofattori riconducibili all’abbandono dei terreni da parte degli agricoltori e all’incessante processo di urbanizzazione in atto. fino ad allora disgiunte nell’ambito di diversi settori strategici (ambiente. agricoltura. Questa rilevanza è stata ribadita attraverso le priorità previste dal Reg.Una metanalisi dei costi-benefici sull'agricoltura conservativa Incidenza su varia scala Costi e benefici Benefici Riduzione dei costi on-farm: risparmio di tempo. XIII Congresso Aiv.7%. n. Francesco Contò Introduzione Il sesto Censimento dell’Agricoltura. Ne consegue che l’investimento in agricoltura risulta poco efficace senza un adeguato avvicinamento dei giovani alle professioni agricole. 2009). Pisa. economiche sociali e culturali. un’iniqua distribuzione dei redditi lungo la filiera ed un mancato ricambio generazionale continuano a favorire lo spopolamento delle aree marginali della regione con conseguenze sul piano economico. laddove contribuire a mantenerne inalterata la fertilità. senza multifunzionalità e senza l’adozione di un’attività più sostenibile e produttiva nel lungo periodo. l’Agricoltura Conservativa ne favorisce il controllo e migliora la qualità del suolo e la sua capacità di resilienza (Derpsch et al.). comunemente conosciuta come ‘Agricoltura Blu’. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 47 nei processi di sviluppo locale. 2012). la letteratura internazionale è concorde nel asserire che l'uso prolungato di tecniche agronomiche conservative può contribuire a determinare benèfici effetti sul cambiamento climatico. In relazione all’aspetto ambientale. In merito al problema del consumo di suolo dovuto all’erosione superficiale ad opera di vento ed acqua. Attualmente il fenomeno dell’abbandono riguarda la porzione più ampia dei terreni sottratti all’agricoltura ed in particolare i terreni meno fertili. sono state poi raccolte sotto un’unica azione coordinata a livello europeo mirante ad integrare le problematiche legate al suolo nelle politiche settoriali degli Stati Membri. La stessa produttività agricola non può tuttavia che passare per la conservazione delle aree marginali. contrastando la perdita di anidride carbonica dagli strati del terreno conseguente alle lavorazioni tradizionali (Lopez et al. dell’acqua e delle risorse biologiche in associazione ad input esterni. Gli effetti positivi si manifestano inoltre sulla qualità (intesa come struttura) e sulla fertilità del terreno attraverso una maggiore capacità di infiltrazione delle acque con conseguente miglioramento della gestione della risorsa idrica. La perdita di fertilità dei terreni non è l’unica minaccia ambientale nei confronti della risorsa suolo. (CE) n. in controtendenza al dato nazionale. 179 “Verso una strategia tematica per la protezione del suolo”. Programma Regionale di Sviluppo Rurale per il periodo 2007-2013 Il ruolo difensivo dell’agricoltura conservativa in Puglia Prime evidenze empiriche Anna Paola Antonazzo. un’attività agricola ancora poco redditizia. quelli situati in aree montane e/o caratterizzati da scarsa dotazione infrastrutturale. mette in luce dati preoccupanti sulla riduzione delle superfici agricole italiane. con le sue tecniche di minima lavorazione del terreno (minimum tillage) e non lavorazione (no tillage) si propone come strategia di mitigazione verso fenomeni di eccessivo depauperamento della risorsa suolo. L’Agricoltura Conservativa (AC). L’Agricoltura Conservativa promuove la produzione agricola sostenibile ottimizzando l'uso delle risorse e contribuendo a ridurre il degrado del terreno attraverso la gestione integrata della terra. L’intero territorio nazionale italiano è infatti fortemente interessato dal fenomeno dell’erosione superficiale che è tra le prime cause di perdita di suolo. relativamente all’adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici sul suolo. Da questo momento in poi è chiara l’importanza che la tematica assume nella programmazione delle politiche e degli incentivi nel settore agricolo. Mariantonietta Fiore. può voler dire contribuire al mantenimento dei terreni in coltivazione. Nonostante la Puglia faccia registrare nell’ultimo decennio un aumento delle superfici coltivate del 2.

2012). Questo sistema di gestione del suolo agricolo può essere assimilato ad un’innovazione di processo per le aziende da attuare in risposta all’esigenza di sostenibilità competitiva del settore agricolo (Contò et al. Gli svantaggi. 2005). Knowler et al. un’area caratterizzata da sistemi colturali intensivi (85. particolarmente nelle aree coltivate delle zone collinari della regione. non necessariamente è destinata a decretare il successo di un programma di promozione dell’Agricoltura Conservativa... Troccoli et al. Secondo gli studi della Fao. hanno reso necessario approfondire lo studio sul ruolo che le tecniche conservative possono avere sul miglioramento dei risultati agronomici ed economici nel settore cerealicolo. residui e coltri protettive. di 40 t/ha/anno. alla Murgia. Durante questa fase non è previsto alcun aumento della produttività. non è certa. è chiaro che l’adozione di un sistema colturale così innovativo sarà evidentemente possibile qualora i vantaggi percepiti dall’agricoltore saranno superiori agli oneri sostenuti. Durante la seconda fase si assiste ad un ulteriore riduzione della forza lavoro e della meccanizzazione. tra cui la Puglia. 2007b). mentre altre regioni. tecniche di gestione del suolo più sostenibili secondo i criteri e gli obiettivi dell’Agricoltura Conservativa. azione 2 “Miglioramento della Qualità dei suoli” del Programma di Sviluppo Rurale della Regione Puglia. per le zone ad elevato rischio. A tale proposito. contemplano elevati costi iniziali di investimento. Una strategia basata sugli incentivi tuttavia. quale causa di perdita di suolo. espresso in classi di perdita di suolo.. Gran parte delle aree indicate a forte rischio di erosione idrica superficiale è coltivata a seminativi (frumento duro in particolare) ed interessata dalla presenza di pascoli intensivi degradati. oggetto dell’indagine. pratiche di gestione agronomica. la fauna e la sostanza organica. si accingono a modificare il Psr in quest’ultimissimo stralcio di programmazione 2007/2013 con l’introduzione di misure specifiche per promuovere l’agricoltura conservativa. La sostenibilità del sistema è inoltre coerente con la visione comunitaria del “triple bottom line” che racchiude la dimensione economica. Il problema della perdita di fertilità dei terreni interessa particolarmente la parte settentrionale della regione identificabile con la provincia di Foggia. in cui il forte rischio idrogeologico. dal Salento al Gargano e la Fossa Bradanica e rimane in queste zone una delle cause principali di consumo e degrado del suolo. Il vantaggio economico e tecnologico può essere finalmente apprezzato dall’agricoltore nella quarta ed ultima fase in cui produzione e produttività dell’azienda diventano stabili nel tempo (Fao. dovuta essenzialmente a riduzione del tempo e della forza lavoro. Inoltre. È possibile riscontrare in questa fase un aumento delle rese produttive con conseguente incremento dei redditi aziendali. 2007. riscontrabili già in una prima fase. L’Appennino Dauno è particolarmente interessato dal rischio di erosione. per proteggere il terreno e contribuire all’eliminazione delle erbe infestanti. la spinta antropizzazione. il carattere fortemente innovativo di un tale sistema di coltivazione necessiterebbe di un orizzonte temporale piuttosto lungo per cominciare a manifestare dei benefici economici ed ambientali per l’agricoltore. i benefici sulla produttività delle aziende che adottano metodi di AC si manifestano nel lungo periodo con un aumento delle rese e dei rendimenti rispetto ai metodi di lavorazione convenzionale (Knowler et al. La prima fase del processo di transizione prevede il miglioramento e l’adeguamento delle tecniche di lavorazione. la sua diffusione e la relativa sostenibilità socio-economica ed ecologica restano per la letteratura scientifica fortemente vincolati alla specificità del sito ed alle caratteristiche pedoclimatiche ed ambientali delle diverse regioni (Lahmar. Si stima che lo stesso. è emerso che sussistono le caratteristiche necessarie ad un’adozione di successo dell’AC (basso tenore in sostanza organica. il processo di desertificazione in corso e l’elevato rischio di erosione rendono indispensabile interventi di conservazione dell’ambiente naturale. con . Questo rende necessaria la piena acquisizione del know-how ed un’efficiente e fedele applicazione delle tecniche previste dai disciplinari agronomici. assistenza tecnica e formazione degli agricoltori. nel Giugno 2012 è stata avanzata una proposta riguardante l’introduzione di una sub azione specifica (sub azione C: Adozione di tecniche di Agricoltura Conservativa) con l’obiettivo di incentivare. Soltanto nella terza fase si assiste alla diversificazione del modello colturale con la stabilizzazione delle rese. è un fenomeno diffuso in Puglia. vada in questa zona da un valore minimo di 1 t/ha/anno ad un valore massimo stimato. In modifica alla misura 214. 2010.6% su Sau). il processo di cambiamento tecnologico che porta un’azienda ad adottare metodi di agricoltura conservativa passa attraverso quattro fasi: • Miglioramento delle tecniche di lavorazione • Miglioramento delle condizioni del suolo e della fertilità • Diversificazione del modello colturale • Entrata a regime del sistema. L’agricoltura conservativa come nuovo strumento di sostenibilità competitiva L’espressione Agricoltura Conservativa in realtà rappresenta un sistema di pratiche agricole complementari che comprendono: • minimo disturbo del suolo attraverso tecniche di semina su sodo o di lavorazione ridotta del terreno. i parassiti e le malattie delle piante. costi di transizione e di adeguamento.. • associazioni e rotazioni colturali diversificate. Nella prima fase è inoltre previsto un aumento dell’utilizzo degli input agrochimici. dall’Appennino Dauno. argillo-limosi). Questa esemplificazione del passaggio dall’agricoltura convenzionale alla conservativa. Secondo la letteratura agronomica. Dalle sperimentazioni condotte dal Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia (Cra-Cer). come la mono successione del frumento e la bruciatura dei residui colturali. dove molto elevati sono il tasso di mineralizzazione della sostanza organica ed il rischio di compattazione dei suoli per la forte meccanizzazione che caratterizza l’attività agricola. soprattutto in alcuni ambiti geografici in cui il settore agricolo risente particolarmente della mancanza di competitività. La corsa al sostegno comunitario ad integrazione dei redditi degli agricoltori. che favoriscono i microrganismi del suolo e combattono le erbe infestanti. attraverso la concessione di un sostegno pubblico. 2007) e con la riduzione dei costi di produzione dovuti alla ridotta meccanizzazione. suoli prevalentemente argillosi. quella ambientale e quella sociale. L’erosione idrica superficiale. possibilità di ottenere buone performance produttive non dissimili da quelle ottenute con il metodo convenzionale e buone performance qualitative dei grani (Troccoli et al. è interessante notare come molti degli effetti di lungo Margini di diffusione dell’agricoltura conservativa in Puglia Il contesto pugliese. Anche alla luce delle fasi del cambiamento tecnologico..Pagina 48 agriregionieuropa Anno 9. è particolarmente caratterizzato dalla presenza di aree svantaggiate (il 55% del territorio regionale secondo il Mipaaf). con conseguente riduzione dei costi. • copertura permanente del suolo. mentre la riduzione dei costi di produzione. può rappresentare l’unica spinta determinante alla conversione. che non sempre è facile garantire considerata l’incertezza ed il rischio tecnologico che caratterizzano il settore. con colture di copertura. Le peculiarità dell’area relativamente agli aspetti climatici (stagione estiva arida) ed a diffuse nonché discutibili. 2007). elevata mineralizzazione del suolo. per preservarne la struttura. Numero 33 Il Veneto e la Lombardia hanno fatto da apripista nel 2011 in Italia con un certo successo di partecipazione.

Il 13% di essi ha conseguito una laurea. La dimensione aziendale e la sua ubicazione in base ad altitudine ed andamento climatico generale. Figura 1 . sono esclusivamente aziende individuali a conduzione famigliare. La raccolta dati è avvenuta a mezzo intervista telefonica sulla base di un questionario strutturato che si compone di quattro parti. la propensione all’innovazione tecnologica. possono agire sul processo di scelta ed ergersi a barriere Fonte: Elaborazione degli autori Interessante per gli obiettivi dell’indagine è la rilevazione delle opinioni più diffuse tra gli intervistati in merito alle tecniche dell’agricoltura conservativa sulla base delle proprie conoscenze personali (Tabella 2). hanno una dimensione media di circa 21 ettari e sono dislocate mediamente in collina (altitudine media 210 mt. oltre al già citato quadro delle politiche pubbliche e degli incentivi. il prodotto derivante da agricoltura conservativa è un prodotto non differenziato. l’atteggiamento degli agricoltori rispetto all’agricoltura conservativa. Determinanti sono anche le condizioni biofisiche legate al clima ed al suolo per la determinazione della pressione delle erbe infestanti. Il vantaggio economico della riduzione dei costi di produzione dovuto alla diminuzione delle operazioni colturali. A questo proposito Knowler et al. se non per attributi intangibili relativi alla sostenibilità ambientale che li caratterizza (Contò. diversamente da altri metodi colturali sostenibili come il biologico. Gli aspetti socioculturali. ma lo studio si propone in questa fase di fornire delle prime indicazioni sullo stato di conoscenza e sul livello di informazione degli agricoltori rispetto all’AC. A questo proposito è evidente come.Propensione degli intervistati verso l'AC I fattori che influenzano la percezione degli agricoltori verso l’agricoltura conservativa La letteratura internazionale ammette l’esistenza di diversi driver e barriere al processo di adozione dell’Agricoltura Conservativa. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 49 termine che le tecniche di semina su sodo e di minima lavorazione manifestano. l’AC non si traduce nella realizzazione di un prodotto innovativo. Anche la conduzione di attività connesse in azienda potrebbe secondo la letteratura. ad una maggiore dimensione aziendale dovrebbe corrispondere una maggiore complessità di operazioni colturali e quindi una maggiore propensione all’investimento in nuove tecnologie (Fuglie. ma piuttosto gravoso per l’azienda (Tabella 1). Il contoterzismo attivo e passivo potrebbe tra queste. influenzare la propensione dell’agricoltore verso la AC (Swinton. una seconda parte rileva le caratteristiche strutturali e gestionali dell’impresa ed una terza parte raccoglie informazioni sulla gestione agronomica. A parità di condizioni infatti. di esprimere la propria inclinazione verso l’AC su una scala che va da 1 a 10 e di fornire delle motivazioni a corredo del voto indicato. Una prima parte raccoglie informazioni sulle caratteristiche socio culturali del conduttore dell’impresa agricola. mentre il 72% ha espresso un giudizio molto negativo (voto da 1 a 3) (Figura 1). assumono molta importanza gli aspetti legati alla sfera attitudinale e comportamentale. Soltanto il 20% degli intervistati ha espresso infatti parere favorevole con un livello superiore a 5.Anno 9. sono aspetti correlati alla gestione economica e finanziaria dell’impresa. 1998). La casualità e la numerosità del campione non permettono di estendere i risultati dell’indagine all’intera popolazione di aziende della regione. Gli studi che prendono in esame i fattori che agiscono sulla propensione all’AC finiscono tuttavia per rilevare una certa inconsistenza ed ambiguità dei risultati. la preoccupazione per la perdita di fertilità del suolo. 2000. Obiettivo dell’indagine L’obiettivo del lavoro è rilevare attraverso un’indagine qualitativa. il mercato e le condizioni strutturali sono determinanti nel creare le condizioni per l’adozione dell’AC. almeno non nella prospettiva del consumatore finale. Gli aspetti messi in luce dall’indagine necessiteranno di un ulteriore approfondimento attraverso successive indagini di tipo quantitativo finalizzate a determinare possibili relazioni causaeffetto tra le variabili osservate e la propensione espressa dall’intervistato. Le aziende con terra di proprietà rappresentano la quasi totalità del campione ed è molto diffuso il contoterzismo passivo (circa per il 45% del campione). (2007) evidenziano la necessità di condurre indagini specifiche sulle condizioni locali. mentre il 25% ha conseguito il diploma di istruzione superiore. al fine di valutare se esiste una tendenza condivisa nel considerare i benefici economici ed ambientali dell’AC e se vi può essere un margine positivo tra percezione dei vantaggi e dei costi per le aziende agricole. 2008). 1999). rappresentare una barriera alla diffusione dell’AC. A questi fattori si accompagna una certa flessibilità di funzionamento e di gestione del sistema colturale rispetto all’agricoltura convenzionale. si evidenziano su scala regionale e globale rendendo questo metodo di gestione del suolo molto allettante sul piano sociale. L’età media del campione è di 56 anni e gli intervistati si distribuiscono in maniera piuttosto uniforme sui quattro livelli di istruzione individuati. Poiché la diffusione delle innovazioni nel settore agricolo avviene prevalentemente secondo un modello di comportamento imitativo da agricoltore ad agricoltore. Tra i fattori esogeni all’impresa. evidenziando che non esistono delle variabili che universalmente spiegano la propensione degli agricoltori all’AC. Le caratteristiche del management. dei parassiti e dell’inquinamento e la disponibilità dei fattori produttivi. caratterizzato da un valore aggiunto apprezzato sul mercato per i suoi attributi legati alla qualità salutistica e nutrizionale rispetto al convenzionale. L’indagine qualitativa L’indagine è stata realizzata nella provincia di Foggia ed ha coinvolto un campione casuale di 250 aziende cerealicole. Al contrario del prodotto biologico. sul livello del mare). 1999). Fuglie. sono determinanti nello stabilire la propensione dell’agricoltore al rischio che si apre con la scelta del metodo colturale. nell’adozione di tecniche innovative più sostenibili rispetto alle tecniche agricole convenzionali (Traore´ et al. Le aziende che hanno partecipato all’indagine. La quasi totalità del campione ha .. all’abbattimento della meccanizzazione ed al minore utilizzo di fattori tecnici è sicuramente un fattore rilevante nella spinta all’adozione dell’AC. Agli intervistati è stato chiesto infine. primo tra tutti la consapevolezza delle minacce ambientali e salutistiche. I primi risultati dell’elaborazione statistica mostrano una propensione molto scarsa degli agricoltori all’AC.

Il problema della gestione delle infestanti può essere un ostacolo notevole alla diffusione dei metodi conservativi in contesti come quello studiato. L'agricoltura conservativa può essere. specializzandosi ed offrendo agli agricoltori soluzioni mirate. Fiore M. Economic aspects of Conservation Agriculture.. molte delle aziende intervistate si avvalgono del lavoro di contoterzisti e questo può determinare a nostro avviso molta parte della scarsa propensione all’AC rilevata dall’indagine. India Fao. mentre soltanto una piccola parte degli intervistati (3% delle risposte) ha evidenziato il problema della gestione delle erbe infestanti. A questo proposito è bene sottolineare che alcune tecniche di “vertical tillage”. The role of innovation in the integration processes of the supply chain and in the New Economics of Food.Le opinioni comuni sul campione di intervistati. New Delhi. una risposta efficace alla duplice esigenza di aumentare la redditività delle aziende agricole riducendo i costi di produzione e di contribuire alla riduzione del consumo di suolo dovuto all’erosione idrica superficiale. a testimonianza della perplessità generale sul riscontro economico del cambiamento. Greenpeace Research Laboratories Report. nel lungo periodo. Capire a livello locale. 429-438. Food security and climate change: the answer is biodiversity.html . Sviluppo rurale distribuzione moderna. o di informazione qualora l’ostacolo posto è quello della riluttanza all’innovazione. l’indagine rivela una certa riluttanza all’AC (qualcuno dichiara persino che “l’agricoltura convenzionale piace”) che lascia tuttavia trasparire un notevole livello di disinformazione diffusa e/o di informazione contrastante sul tema nella sua complessità. Riferimenti bibliografici • Contò F. Soltanto l’8% dei rispondenti ha dichiarato di aver sperimentato tecniche di lavorazione su sodo. almeno in questa prima fase del lavoro. le opinioni maggiormente condivise vertono su fattori prevalentemente agronomici. Infine le politiche possono agire direttamente attraverso l’integrazione del reddito degli agricoltori nel caso di onere economico insostenibile soprattutto per alcuni settori produttivi più penalizzati dal mercato. le politiche di sviluppo rurale possono influenzare notevolmente la scelta dell’agricoltore di produrre con metodi conservativi. Probabilmente nella regione oggetto dell’indagine. Lead Paper.fao. Canadian Journal of Agricultural Economics. delle indicazioni precise di intervento. (2012). Milano: Franco Angeli.org/ag/ca/5. Come accennato nella descrizione statistica del campione. 3% I risultati preliminari mostrano la prevalenza delle motivazioni avverse rispetto alle motivazioni a favore dell’AC. Alcuni di essi (13% risposte) ritengono invece che si possa verificare una certa riduzione della produzione. (2008). Il presente studio. In: Contò F. Isbn: 9788846499035 • Contò F.. Motivazioni avverse Ridotta fertilità e problemi di ristagno idrico Ridotta produzione Costo iniziale elevato e perplessità sul ritorno economico Problema delle infestanti e gestione rotazioni La convenzionale ‘piace’! Fonte: Elaborazione degli autori Motivazioni a favore 17% Riduzione dei costi 13% 8% 3% 20% Migliore produttività e miglioramento 6% delle condizioni del terreno Altro. che consiste in una micro-lavorazione del terreno mediante incisioni con dischi verticali hanno il vantaggio. Anche da questo aspetto si deduce una certa disinformazione a riguardo. In conclusione. Tra le motivazioni avverse. sicurezza alimentare: le prospettive dell’agricoltura biologica nell’area dell’Alto Tavoliere. puntando su un buon programma di informazione e promozione del metodo conservativo e dei vantaggi economici ed ambientali perseguibili nel lungo periodo. mentre il 5% si ritiene soddisfatto dei risultati ottenuti in termini di produttività ed economicità del metodo. introdurre misure sulla formazione e l’assistenza tecnica nel caso di mancanza del know-how necessario. può costituire un contributo importante per capire come l’Agricoltura Conservativa venga percepita nei suoi vantaggi e svantaggi ed indicazioni più precise sul livello di conoscenza del metodo. (2008). Gli agricoltori informati ritengono infatti che i risultati agronomici siano variabili rispetto alle condizioni di umidità dell’annata. 4th World Congress on Conservation Agriculture. sulle finalità e sui presupposti della sua riuscita agronomica. Issn:1744-7976 • Cotter J. senza dunque particolari costi aggiuntivi per l’azienda (Aigacos . Numero 33 dichiarato di conoscere i presupposti ed i criteri previsti dall’agricoltura conservativa. June • Derpsch R. Il sistema degli incentivi può agire ad esempio direttamente attraverso l’agevolazione all’acquisto di macchine e seminatrici specifiche qualora il problema principale sia quello del difficile accesso alla tecnologia..Associazione Italiana per la Gestione Agronomica e Conservativa del Suolo). Proceedings. dove l’ordinamento produttivo consolidato prevede la rotazione del frumento con il pomodoro da industria. La letteratura internazionale non fornisce risultati univoci in questa direzione. dovuto agli alti investimenti iniziali per le macchine specifiche necessarie (8%). L’indagine proposta non ha l’ambizione di fornire ai policy maker. La Sala P.. pp. può rivelarsi fondamentale nel processo di identificazione delle politiche e nella riuscita del programma di promozione di recente introdotto nei Psr. Per tale fine sarà necessario estendere l’indagine ad un campione statisticamente rappresentativo anche attraverso l’ampliamento della base informativa dei dati. strettamente vincolato alla realtà locale delle imprese cerealicole del meridione. con macchine e attrezzature modificate in funzione delle esigenze e delle caratteristiche delle singole zone. Global Overview of Conservation Agriculture Adoption. (2009). http:// www. Le opinioni maggiormente diffuse riguardano la possibilità di ridurre i costi di produzione (20% risposte) e di migliorare le condizioni biofisiche del terreno con conseguente miglioramento della produttività nel lungo periodo (6%). Tabella 2 . Percentuale sul totale delle risposte. così come sperimentato già presso aziende della Pianura Padana. Friedrich T. Come già rilevato. molti contoterzisti si sono adeguati. come il problema del ristagno idrico dovuto alla riduzione delle lavorazioni (17%). and Tirado R.how • mentalità diffusa • riscontro economico. dove le tecniche conservative hanno preso maggiormente piede. Segue in ordine di importanza il problema dell’aumento dei costi. 4-7 February 2009. ma riconosce l’esistenza di macro barriere all’adozione di una tale innovazione riconducibili a: • disponibilità della tecnologia • acquisizione del know. Gli agricoltori che hanno manifestato una buona propensione all’agricoltura conservativa hanno invece apportato motivazioni in linea con le finalità del metodo. di poter essere applicate con le più diffuse seminatrici.. se si pensa che in quelle stesse regioni del nord. Organizzazione territoriale e sviluppo locale nell’area dell’Alto Tavoliere.. quali fattori possono portare l’agricoltore a passare dalla mera fase di interesse e conoscenza dell’AC alla scelta di cambiamento e di adozione del metodo innovativo. le politiche possono e devono agire coerentemente su tutte le dimensioni del problema. Lopes A.Pagina 50 agriregionieuropa Considerazioni conclusive Anno 9. ma soltanto il 35% del campione ha saputo dare una motivazione rispetto al proprio grado di inclinazione all’AC.

energetica e alimentare) – fa sì che si riproponga in maniera forte. Cap. López. però. (2010).La via italiana dell’agricoltura conservativa. frazione del comune di Altomonte in provincia di Cosenza.Parag.box 3: 87-88 Troccoli A. N.M.sia per dimensione che per tipologia tecnica . 4. si accompagna a tutte le ambiguità.. un bene collettivo da preservare per le future generazioni. Singapore Swinton S. Tanto che la diffusione dei progetti di impianti fotovoltaici a terra. 2 c/c 000030183841 Codice ABI: 08916 Codice CAB: 02602 CIN Y IBAN IT35Y0891602602000030183841 Si prega di scrivere nella causale del pagamento: "Contributo Agriregionieuropa" . la complicata relazione tra questione energetica e utilizzo del suolo definendo. L’ambiguità del processo di diffusione di fronte a quella che McMichael (2009) definisce la crisi del capitalismo ecologico – che si traduce nella “triplice crisi” (climatica. (2000). Oecd Publishing.Anno 9. No tillage in rainfed Aragon (NE Spain): Effect on organic carbon in the soil surface horizon. 32(1). Department of Agricultural Economics. dati i presupposti affinché gli imprenditori agricoli permettessero l’occupazione di ampie fette della superficie utilizzabile da parte di investitori esterni al settore.si è tradotto anche in Italia. L’analisi del caso mi ha dato lo spunto per approfondire. Colecchia S.5 Frumento . la bassa densità dell’energia solare fa sì che ai fini del suo utilizzo. agevolato da forme di incentivazione fino a un certo punto indiscriminate . Landry R. 61–65 Oecd (2009).org/ag/catd/ Aiuta AGRIREGIONIEUROPA con un tuo contributo a crescere e ad offrire nuovi servizi Carta di credito (http://www. & Gracia. Sebbene il solare fotovoltaico rappresenti una delle tecnologie con più ampia potenzialità in termini di “transizione energetica possibile” (Cilio. Food security through biodiversity conservation.aigacos. (2012).).html) Bonifico bancario Beneficiario: Associazione "Alessandro Bartola" .. Food Policy.A. attraverso interviste in profondità a testimoni privilegiati. la complessità delle tecnologie energetiche diffuse sul territorio calabrese . Cattivelli L.mostra come la “corsa” alle rinnovabili si traduca in maniera prepotente in una crescente occupazione di terreni di pregio agricolo e paesaggistico.. hanno imposto al legislatore di • • • • • • Siti di riferimento • http://www. per quanto riguarda le fonti fossili. Conservation tillage and pesticide use in • • the cornbelt. less erosion: evidence from Peru’s Antiplano. East Lansing Traore´ N.fao. 25–48 Lahmar R. entrata nel dibattito politico. Á. Se poi la si analizza attraverso la dimensione dell’«uso del suolo» questa assume una connotazione sempre più complessa e problematica. Farmers’ adoption of conservation agriculture: A review and synthesis of recent research. Doi: 10. M. esso porta con sé l’ambivalenza dell’essere per alcuni versi un’interessante opportunità per l’agricoltura in quanto particolarmente duttile e “integrabile” sia in edifici sia in zone improduttive. a partire dalla “scarsità” del “bene terra”.. tecnologie e metodi per una produzione sostenibile» Pisante M. La diffusione delle tecnologie rinnovabili. (2007). 4–10.Studi e Ricerche di Economia e di Politica Agraria Istituto di credito: Banca di Ancona . Nonostante l’intero processo della diffusione delle fonti energetiche rinnovabili nel territorio regionale appaia essere particolarmente interessante agli occhi del sociologo dell’ambiente. (2007b).13 (2011) © (2011)Iacsit Press. infatti. Journal of Agricultural and Applied Economics 31 (1). 133–147 Knowler D. 114–127 Troccoli A. Numero 33 agriregionieuropa Energia in ettari Debora Cilio Pagina 51 • Fuglie K. 4. Rural Policy Reviews. Gallo A. Land Economics 74 (1). l’assenza di una qualche forma di regolazione passata e una pioggia di finanziamenti ha dato l’avvio a un processo di occupazione di terreni che ha destato non poche perplessità e malumori nelle popolazioni locali residenti nei territori coinvolti. e in Calabria in questo caso. (1999). 27(1). in un processo simile a quello dell’accaparramento che si osserva nei paesi in via di sviluppo (Pvs). I sistemi di gestione integrata per l’adozione dell’Agricoltura Conservativa . la questione se essa (come l’acqua o anche l’energia) sia un common. Proprio questo processo di diffusione e di relativa occupazione di spazi.it/contributo. Effetto della semina su sodo sugli aspetti quali-quantitativi della produzione di frumento duro coltivato in monosuccesione a Foggia. (2007a).fao. 2011 International Conference on Asia Agriculture and Animal Ipcbee vol. perceptions.. Land Use Policy.. R.cfm • www. alle distorsioni e ai rischi tipici di qualsiasi artefatto tecnologico. Caratterizzazione agro-climatica del capoluogo dauno – Analisi della serie storica delle temperature e delle precipitazioni rilevate a Foggia dal 1955 al 2006. Italy 2009. Soil and Tillage Research. attraverso le narrazioni degli attori coinvolti. V. per altri.Credito Cooperativo Agenzia n.che vanno dagli impianti a biomassa di piccole e grandi dimensioni a campi fotovoltaici ed eolici fino allo sfruttamento idroelettrico e geotermico . M.it/home. Bradshaw B.1787/9789264056237-en Sundar I. con i limiti propri del singolo caso di studio. and health hazards. nonostante la loro millantata “bontà”. 2012). economico e scientifico degli ultimi anni ha influenzato l’immaginario sociale soprattutto in termini di impatti ambientali e inquinamento. 2004). Ma proprio la sua estrema duttilità. gli effetti più o meno perversi della diffusione del solare fotovoltaico a terra in Contrada Serragiumenta.. Michigan State University. Colecchia S.org/ag/ca/ • www.. (ed.O. ovvero una merce da votare all’altare del profitto e della crescita economica.A. infatti. (1998). Quand’anche. Principi. Stampato presso la Tipografi a Digital Print di Cannone (Orta Nova FG): 144 Introduzione La questione energetica. nella struttura energetica attuale. BlancoMoure. e di controversie e dibattiti nel caso delle rinnovabili.. Gallo A. Adoption of conservation agriculture in Europe. In «Agricoltura Blu . Limón.. nel corso di questo articolo ho deciso di analizzare. 118. 13..agriregionieuropa. risulti improprio da un punto di vista epistemologico parlare di land grabbing. o una commodity. 131–138. On-farm adoption of conservation practices: the role of farm and farmer characteristics. Amara N. More social capital. (2011). quale è da un lato l’«immagine tecnologica» del fotovoltaico e dall’altro quali siano le opportunità che la tecnologia stessa offre a coloro i quali scelgono di “utilizzarla”. sia necessaria una crescente occupazione di ampie zone di terreno (Coiante.

in sede di Conferenza dei servizi regionale. con una potenza non superiore ai 12 kW e finalizzati all’autoproduzione e all’autoconsumo. risponde alla ratio di creare un circuito di diffusione per una tecnologia relativam ente nuova attravers o una “sperimentazione” su “larga” scala. analizzandone in particolare alcuni: gli impianti di proprietà della Esse. la Resit. Se si segue un ragionamento imprenditoriale che guarda alla massimizzazione del profitto allora tale scelta.già tra il terzo e il quarto conto energia . l’impianto a terra della Fattoria Serragiumenta. risulterebbe abbastanza strana poiché per eguagliare il regime produttivo del campo in monocristallino. un progetto di sperimentazione di produzione fotovoltaica con sistemi innovativi per un impianto dai 30 ai 50 kWh di potenza collegati agli ausiliari di centrale. Tuttavia. utilizzando moduli amorfi. Un altro impianto interessante dal punto di vista conoscitivo è rappresentato dall’impianto di 3. che profilavano una violenza al paesaggio. La numerosità degli impianti e la dimensione di alcuni di essi fa sì che. l’impianto fotovoltaico a terra di proprietà della Edison. che affianca la centrale termoelettrica di proprietà della stessa azienda energetica. nel luglio del 2009. uno dei proponenti. Ricerca e Sviluppo di Edison e Edf e occupa una superficie totale di 22 ha per un investimento di 100 mila euro. Nonostante l’ambizione dell’obiettivo cognitivo.dove i terreni agricoli vengono praticamente sottratti all’agricoltura di sussistenza per le coltivazioni intensive di biomassa energetica – le domande sono: è possibile un connubio tra questione energetica e questione agricola in Italia e in Calabria soprattutto? Quale definizione dare al fenomeno in atto: land grab? land rush? O altro (forme più o meno palesi di green grabbing)? E soprattutto. non sembra mutare il processo a cui si assiste.n. da sottolineare che nella programmazione di R&S Edison e Edf è stato portato a termine. L’avventura fotovoltaica del comune di Altomonte inizia nel 2008. e nel marzo del 2012 nasce. le installazioni fotovoltaiche occupino una superficie territoriale di poco meno di 100 ha. La centrale della potenza di 780 MW è alimentata a gas naturale ed è in funzione dal 2006.4 MW di capacità fotovoltaica solo nel 2012. Ai malumori della cittadinanza e delle associazioni di categoria2. a differenza del monocristallino che ha la necessità di irradiazione diretta. si vede ridimensionato il progetto a 5 MW per la mancata approvazione della valutazione di impatto ambientale (Via). ha una caratteristica peculiare. a partire dalla definizione e dall’immagine della tecnologia in oggetto. pari a circa il 3. nel marzo del 2011 nasce Altomonte 1. Altomonte 2 un impianto a terra della potenza installata di 8. su proposta di alcuni amministratori. ma che svolge un’azione cumulativa in termini di “uso del suolo” se inserito in un contesto di occupazione di terra. azienda agricola storica. imprenditori e di una società energetica con sede a Roma. tra il primo e il secondo conto energia. joint venture italo – giapponese composta da Enel Green Power e Sharp Solar Energy. Il caso di studio Località Serragiumenta è una contrada del comune di Altomonte (CS). nel 2009 la Altomonte Energia srl. cioè quella di Serragiumenta. A questo punto. che ospitavano. occupando nel complesso una quarantina di ettari. ai fini di mascherarne l’impatto visivo. inoltre.Pagina 52 agriregionieuropa Anno 9. piccolo centro calabrese di poco più di 4 mila abitanti che si estende su di una superficie di 65 km2. C’è. viene progettata l’installazione di un campo fotovoltaico da 20 MW. Ma perché è importante in questo caso sottolineare la tipologia di modulo installato? Tale sottolineatura non è casuale. e con in progetto di farli crescere fino a raggiungere una capacità totale (tra Altomonte 1 e Altomonte 2) di 20 MW. Sicuramente il vantaggio del modulo amorfo risiede nella sua caratteristica di “lavorare” a luce diffusa e quindi senza la necessità di irradiazione diretta. pescheti e coltivazioni di ortaggi.2 MW che utilizza moduli 3Sun a film sottile multifunzione (moduli amorfi).scoraggiando di fatto la creazione di impianti a terra e regolamentando la possibilità per gli imprenditori agricoli di utilizzare per la produzione energetica solo il 10 per cento della disponibilità agricola del proponente (Dm 5/5/2011). nella zona convivono realtà di differente tipologia: industriale. decide di non investire più nell’opera e vende l’intero pacchetto di progettazione all’Enel Green Power che grazie ad un ricorso al Tar in sede transattiva riesce a riottenere dalla Regione tutti i 20 MW previsti.34% della Sau totale del comune di Altomonte1. si dovrebbe occupare all’incirca il doppio dello spazio. Fin dal suo nascere il progetto di impianto ha visto il suo sito “naturale” in località Serragiumenta. su terreni di proprietà della Serragiumenta Agricola S.70 kWh). I due impianti hanno consentito alla Esse l’installazione di 14. per stessa ammissione della casa energetica. qual è la rappresentazione che gli attori hanno della terra? E quanto questa è influenzata dalle logiche economiche? L’ipotesi che ha indirizzato la ricerca è che le istanze energetiche guidate da un crescente attaccamento alle logiche proprie della crescita economica stanno diventando i presupposti paradigmatici e concreti di una nuova forma di colonizzazione della terra. sito nei pressi del Parco nazionale del Pollino. società creata ad hoc per la gestione dell’impianto. sul terreno vicino. tipico dei paesi in via di sviluppo . sparsi su tutto il territorio. è noto per essere uno dei centri storici più interessanti del sud Italia ed è inserito nella rete dei borghi medievali italiani. mentre la parte valliva. Altomonte1 e Altomonte2. moduli 3Sun a film sottile. Tuttavia. all’interno della singola contrada. si unisce presto la voce dell’amministrazione comunale che si vede negati dall’Enel Green Power il contributo di 5 mila euro annui di royalty per ogni megawatt installato previsto dalla convenzione stipulata con la Resit srl nel maggio del 2009. quando. che occupa una porzione di territorio non utilizzato a fini agricoli (anche per la vicinanza alla centrale). rappresenta l’area produttiva del comune e si sviluppa su di un’area collocata sulle colline che rimontano dalla pianura di Sibari verso la catena costiera e per questo particolarmente adatta alla produzione agricola. A partire da queste considerazioni e attraverso la definizione che altri danno del fenomeno del land grabbing energetico. Ciononostante. pur mutando la tecnologia di riferimento. nei terreni di proprietà della Serragiumenta Agricola Snc. ma si ottiene una produzione continua. il caso che andrò di seguito a descrivere rappresenta un importante tassello di un puzzle ancora in costruzione e che merita ulteriori approfondimenti. e una serie di piccoli impianti “domestici”. con l'amorfo quindi si ha una efficienza minore sul singolo modulo. È composta da due unità produttive da 390 MW ciascuna ed è stata resa difficilmente identificabile. Numero 33 mettere un freno al processo e creare una qualche forma di disincentivazione di questa tipologia di impianto . agricole ed energetiche. la Resit. Il campo fotovoltaico è il risultato della programmazione aziendale 2009 2011 nella sezione “attività in campo ambientale” ed è interamente gestito da Edison Energie Rinnovabili. Gestito da “Serragiumenta Energia” è stato . in linea di massima la produzione energetica media del modulo cristallino risulta essere pressappoco pari al doppio di quello amorfo.3 MW situato in prossimità della centrale termoelettrica di proprietà della Edison. A questo segue l’impianto fotovoltaico della Fattoria Serragiumenta che nasce nel 2006 e ha una capacità di circa 2 MW (2036.c. fino all’inizio dei lavori.. un impianto a terra della capacità di 5 MW che utilizza dei moduli Sharp monocristallino. a meno di variabili non conteggiate. ovvero è un modulo fabbricato da un’azienda siciliana per conto di Enel e Sharp. L’insediamento urbano. Il modulo 3Sun. inoltre. Nel corso dell’indagine ho focalizzato la mia attenzione sulla presenza di diversi impianti fotovoltaici a terra che hanno la peculiarità d’avere diversi assetti proprietari. Ciononostante. La scelta dei moduli da utilizzare per Altomonte 2.

che si innescano nella popolazione residente. La dimensione ridotta degli impianti “user”. Abbiamo. A fronte di una forte sensibilità nei confronti della tecnologia fotovoltaica – anche e soprattutto in termini di mercato nel caso della Sharp e del settore R&D della Edison – risultano assolutamente indifferenti alle modalità di utilizzo – ovvero all’impatto territoriale che la stessa tecnologia può avere. per esempio. l’imprenditore agricolo schiacciato dalla crisi e dallo squeeze tra costi e ricavi in campo agricolo. diventi un anonimo spazio da occupare. Ciò dimostra quanto sia mutata nel giro di pochi anni la “fiducia sociale” nei confronti della tecnologia fotovoltaica. la sensibilità e il controllo sociale sul proprio territorio. La qualità di quello che sta intorno “casa” resta un fattore fondamentale per la sua vivibilità. si muovono. In primo luogo abbiamo le grandi aziende energetiche (Edison ed Enel) che al mantenimento di uno status quo profittevole. nel contempo. L’utilizzo del fotovoltaico diventa. parte integrante della produzione aziendale e ha lo scopo di ridurre il “rischio d’impresa”. “[f] La terra è un bene scarso. così come è diretto riflesso anche la rappresentazione simbolica che della terra si esplicita. Nel caso dell’auto produttore. oltre ad essere utilizzati per il consumo diretto dell’energia prodotta. parte integrante del terreno su cui è posto4. e finalizzato alla sola vendita dell’energia. ha subito mutazioni crescenti nel passaggio dal primo al quinto conto energia. divengono concetti e pratiche che in linea di massima fanno riferimento a forme di occupazione e spossessamento del suolo . nel caso della Fattoria Serragiumenta. anche se in maniera differente. che qui si danno per scontate. Nella problematica relazione tra “terra” ed “energia” si definisce. ma anche socio-territoriale. nella produzione energetica da fonte rinnovabile. un modo sicuro per diversificare la propria produzione e assicurarsi entrate certe. più dell’acqua e del cibo [P]”. Nel caso specifico i vincoli legislativi espressi in termini di quantità di potenza dell’impianto (20 MW nel caso di Altomonte 1 e 2) ma non di percentuale di terreno produttivo occupabile fa sì che la scelta aziendale non guardi alla minimizzazione della quantità di terra occupata quanto piuttosto ai vantaggi che l’utilizzo di una tecnologia. per la costruzione di grandi impianti finalizzati non solo alla “sicurezza energetica” ma anche alla “sperimentazione” di tecnologie nuove.Anno 9. i comitati locali di protesta sull’installazione di impianti più o meno impattanti. che sia un tetto. in una prospettiva domestica. Risultati e note conclusive L’analisi del caso di studio. Il rapporto con la terra rimane in questo caso ancora forte anche se allentato: “[P] Di terra ce n’è tanta perché non usarne un po’ per produrre energia?” (Testimone privilegiato FG) Il legame con la terra appare molto più forte laddove la posta in gioco non è il profitto. al di là degli aspetti puramente tecnici. almeno per quello che si può osservare in Calabria.è da trascurare l’impatto che le istallazioni energetiche hanno sul territorio e sul paesaggio e i relativi malumori. mi ha permesso di approfondire la complessa vicenda dell’uso di suolo per fini energetici. e di due piccole centrali eoliche. la duplice questione di un “cambiamento energetico possibile” e i tempi e modi con cui debba essere gestito. un mezzo da preservare anche perché condizione necessaria per la propria sopravvivenza. la tecnologia fotovoltaica è il mezzo attraverso cui raggiungere l’autosufficienza energetica. in un’ottica di mercato. La dimensione degli impianti riflette fedelmente lo “stile” e la tipologia degli attori che utilizzano la tecnologia. anche se scarsamente collegati. regolato e pianificato da parte del policy maker il processo di diffusione tecnologica. tutta l’energia prodotta viene direttamente immessa in rete e non utilizzata ai fini dell’autoconsumo “[P] per l’attività che si svolge in azienda non necessitiamo di una grande quantità di energia elettrica [P]” (Testimone Privilegiato FG). a prescindere dalla sua quantità e qualità. a partire dalla dimensione degli impianti e degli assetti proprietari. Land grabbing. dice Domenico Cersosimo. L’azienda è diventata così un’azienda agricola multifunzionale in cui alle tradizionali attività agricole si è aggiunta la produzione di energia da fonte rinnovabile con un impatto minimo (a detta di uno dei miei interlocutori) sul terreno e sulla proprietà. economicamente e socialmente sostenibile. Attraverso l’autoproduzione energetica si raggiunge il duplice obbiettivo del soddisfacimento del proprio fabbisogno elettrico (con la relativa riduzione dei costi nel lungo periodo) e l’obbiettivo di un guadagno futuro con lo scambio sul posto del surplus elettrico prodotto nel momento in cui si rientra dell’investimento iniziale. a questo punto. ho canalizzato la mia attenzione sui piccoli impianti a terra per l’autoconsumo dispersi sul territorio con una potenza che va dai 6 ai 12 kW che. i presupposti affinché ci sia una sicurezza nelle entrate che prima non c’era3. con la formula dello scambio sul posto cedono alla rete il surplus elettrico. insomma. ha un impatto differente sul paesaggio e sul “consumo di suolo”. e negli incentivi ad essa connessa. che questi impianti producono. La terra “occupata” dall’impianto rimane il luogo in cui si vive anche se lievemente mutato nell’aspetto. Il caso di studio esposto dimostra. una pensilina o una serra fotovoltaica. oppure incentivare la creazione di grandi impianti che hanno un impatto più o meno negativo sul territorio e sui luoghi in cui nascono. La necessità di riprodurre il loro status e il controllo della loro fetta di mercato energetico fa sì che la terra. La terra fertile. Allo stesso tempo è mutata. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 53 posizionato su di un terreno non utilizzato ai fini della produzione agricola del podere. questo appare particolarmente evidente nei progetti di nuovi impianti a biomassa proposti sul territorio. ma anche l’eterogeneità degli assetti proprietari. È. a forme di disincentivazione nel caso del fotovoltaico a terra rispetto agli impianti fotovoltaici integrati. come la “terra” subisca un’alterazione simbolico/semantica che implica differenti visioni e diversi atteggiamenti che permettono di dire che a seconda della “posta in gioco” la “terra” diventa spazio da colonizzare attraverso pratiche discorsive green. L’annosa scelta: se e quanto incentivare una innovazione tecnologica che sia ambientalmente. preoccupato per l’instabilità climatica. se così si può dire. Nondimeno . Quand’anche il fine ultimo resti il profitto questo si traduce nella volontà di mantenere in piedi l’azienda agricola. Particolarmente interessante è osservare il differente impatto visivo. creando. così. seppur maggiormente “ingombrante”. infatti. La mancanza di pianificazione e di regole certe in materia energetica ha portato a un processo di diffusione delle tecnologie energetiche rinnovabili che tiene poco conto del valore della terra e a uno scollamento del legame culturale con essa. che puntino all’autoproduzione e all’autoconsumo. preoccupato dall’insicurezza atavica del mercato agricolo che nella “multifuzionalità aziendale” vede. porta. tende sostanzialmente a rendere l’impianto. infatti. l’obbiettivo della sicurezza energetica ma muta in maniera sostanziale la posta in gioco in termini di controllabilità dall’alto dell’intero processo. viene sostanzialmente equiparata a una qualsiasi altra superficie funzionale allo scopo. poi. inoltre. giustificando il loro operato con la necessità di forme di “sviluppo green” e con l’eventuale impatto sul livello di occupazione locale. La medesima tecnologia. green land grabbing. passando dagli incentivi a pioggia a incentivi ponderati. proliferano. di particolare interesse mi è apparsa la rappresentazione che gli attori sociali danno e della tecnologia in sé per sé e della terra in quanto “substrato materiale”. quand’anche a terra. più o meno palesi. Infine. In entrambi i casi si raggiunge. Poste le caratteristiche della tecnologia fotovoltaica. La terra occupata dall’impianto è quella meno pregiata e diventa il mezzo attraverso cui assicurarsi il proprio status di imprenditore agricolo senza danneggiare l’attività principale dell’azienda. Chi decide si trova di fronte alla scelta se incentivare piccoli impianti user. e in un quadro energetico confuso e schizofrenico come quello calabrese il caso di Località Serragiumenta appare emblematico. in un contesto favorevole. in progetto la realizzazione sui terreni della Fattoria di una centrale a biomassa da 999 kWp. land rush.

. Forma tecnologica • • idrogeno: vecchie e nuove visioni di cambiamento energetico.la Fri-EL Green Power .it 2 Comunicato stampa 22/03/2012 Confsal Fna Confederazione Nazionale Agricoltura sede di Altomonte: http://www. 39. India e Corea del Sud che investono all’estero per assicurarsi un canale stabile di approvvigionamento di derrate alimentari. che hanno individuato nella terra una fonte più solida e sicura in grado di accrescere il livello di diversificazione degli investimenti (Cotula et al. 26(4): 12–27 • • La domanda di terra in Italia: il progetto della Fri-EL Green Power in Etiopia Desiree Quagliarotti. I Rai rappresentano un tentativo di trasformare la speculazione in atto sulle terre agricole in una win-win situation. 2009). le società finanziarie. pubblicato il 27/02/13.. energetica o alimentare che sia). pubblicato il 27/02/13. La ricerca è stata condotta attraverso l’analisi di diverse tipologie di fonti ritenute rilevanti ai fini dello studio condotto: letteratura scientifica. Tutti questi fattori pongono una serie di interrogativi sull’equità e sul potenziale impatto degli accordi stipulati. articoli nazionali relativi alle posizioni ufficiali assunte dall’azienda. però.istat. la trasparenza dei contratti. cioè in una situazione da cui tutti gli attori coinvolti traggano dei benefici. le istituzioni internazionali. 237-261.1080/03066150. Tra i principi fondamentali rientrano la tutela della sovranità alimentare degli stati. (2004). però. che superi qualsiasi forma di crisi (ambientale. http://www.03 ha.altervista. De Schutter.istat. Green Grabbing: a new appropriation of nature?. “6° Censimento generale dell’agricoltura in Calabria”. 2009). Agriculture and Human Values. considerano l’incremento degli investimenti diretti esteri in agricoltura come un’opportunità per rilanciare il settore nei Pvs e contribuire ad un aumento della produzione agricola e alla stabilità dell’offerta alimentare a livello locale e globale. imprenditori – e cittadini residenti. “A food regime analysis of the ‘world food crisis”.php? option=com_content&view=article&id=762:gli-impianti-di-fotovoltaico-si-faccianonei-terreni-improduttivi&catid=44&Itemid=141 3 Non ci è dato. Dati Istat. Nota metodologica La ricerca a cui si riferisce l’articolo è stata portata avanti da novembre 2012 a febbraio 2013..amicidellaterra.altomonte. di “neocolonialismo” e di diritti violati. la crisi finanziaria determinata dal crollo delle principali borse mondiali. Numero 33 che tendono ad operare a discapito delle peculiarità di un territorio attraverso pratiche discorsive giustificative che celano nella millantata necessità di una crescita verde. mediante contratti di compravendita o di affitto a lungo termine1. 2010.agriregionieuropa. Questa Ong definisce il fenomeno come il processo di acquisizione da parte di soggetti privati o pubblici di vaste aree coltivabili (superiori a 10. alimentando un forte dibattito a livello internazionale. le multinazionali dell’agribusiness interessate a creare vaste piantagioni per la produzione di cibo destinato all’esportazione o di agrocarburanti. Scoones I. Energia Politica.com/doi/ pdf/10.it McMichael P. Obiettivo di questo lavoro è quello di cercare di rilevare le potenziali ricadute socio-economiche ed ambientali derivanti da un investimento agricolo in Etiopia da parte di un’impresa italiana . bensì alla coltivazione di materie prime agricole a fini alimentari (staple crops) ed energetici. articoli di quotidiani e materiale documentario reperito tramite web – si sono svolte 15 interviste semi-strutturate in profondità a testimoni privilegiati – amministratori. non potendo ignorare i potenziali rischi legati a questi processi di acquisizione. il coinvolgimento delle comunità locali. questi principi non sono vincolanti e sono considerati dalle organizzazioni contadine strumenti per legittimare una politica di appropriazione della terra nell’esclusivo interesse dei governi e dei grandi investitori internazionali (Borras. Roma Coiante D.it/adt/ Fairhead J. La scelta di questo caso-studio è stata dettata dal fatto che esso presenta tutte le peculiarità di questa nuova tipologia di Ide in agricoltura: è un investimento strettamente legato agli obiettivi energetici e ambientali dell’Unione Europea. www. (2012). non risulta che sia stato effettuato alcuno studio di valutazione di impatto ambientale e socio-economico. Le organizzazioni internazionali. La società civile parla di “rapina”. le valutazioni relative alle ricadute dell’investimento sull’economia locale sono contrastanti.tandfonline. limitata trasparenza dei contratti che non consente di rilevare i possibili rischi e le opportunità a livello locale. Note La Sau totale comune di Altomonte è pari a 3415. (2009). La domanda di terra nei paesi europei Nei paesi europei si registra una forte domanda di terra. il falso e il da farsi”.pdf 1 Riferimenti bibliografici • Cilio D. sapere quale sia la reale redditività dell’impianto. tra cui la Fao e la World Bank. http://www. Leach M. pp. Franco.univpm.000 ettari) all’estero per produrre beni alimentari e agro-carburanti destinati all’esportazione. Si è creato così un vero e proprio mercato della terra in cui sono coinvolti diversi attori: paesi come l’Arabia Saudita. “Fonti rinnovabili: il vero.Pagina 54 agriregionieuropa Anno 9. 4 http://www. Naturalmente. Allo stesso tempo. La corsa alla terra è cresciuta in concomitanza con le tre crisi sistemiche che hanno colpito l’economia globale: la crisi alimentare innescata dal forte incremento dei prezzi dei prodotti agricoli di base. Aracne Editrice.Rai) volti a regolare gli investimenti e a tutelare gli interessi delle comunità che ospitano gli investimenti diretti esteri in agricoltura. documenti e notizie forniti direttamente dalla Fri-EL e dalla Ong Survival International. impiegati. (2012). la crisi energetica legata all’aumento del prezzo del petrolio. vol.it/materiale/2013/Rovigo/Presentazioni/ Sessione_4_completa/3_cilio. mancanza di valutazioni sugli impatti economici. i cui fattori di spinta sono rappresentati soprattutto dalla necessità di aumentare la produzione di agro-combustibili. di incrementare i profitti delle multinazionali dell’agroalimentare e di diversificare il . le potenti ambiguità del processo speculativo in atto. sociali ed ambientali dei progetti. Eugenia Ferragina Premessa Il termine land grabbing è stato coniato dalla Ong spagnola Grain per descrivere un nuovo modello di controllo dei territori e delle risorse naturali nei paesi del Sud del mondo che si è diffuso a partire dalla prima decade del nuovo millennio. la matrice agricola del progetto non è orientata alla produzione di colture da reddito (cash crops) come avveniva in passato. la trattativa per la concessione della terra è avvenuta tra l’impresa ed il governo senza alcun coinvolgimento delle comunità locali. L’acquisizione di terra avviene attraverso una negoziazione e la successiva stipula di un contratto tra l’investitore ed il governo locale che presenta diversi aspetti controversi: assenza di processi di consultazione delle popolazioni interessate. hanno stilato una serie di principi (Responsible Agricultural Investments .attiva nel settore delle energie rinnovabili. Cina. Oltre alla consultazione ed all’analisi di documenti – delibere di giunta. 2.2012. “6° Censimento generale dell’agricoltura in Calabria”. come gli hedge fund o i fondi pensione. www.671770 Istat. Journal of Peasant Studies. il sostegno ai piccoli agricoltori.org/index.

seconda solamente all’Inghilterra.Piantagioni di palme da olio e mais nella Omorate Farm La Omorate Farm in Etiopia: descrizione del progetto Una delle aziende italiane che si è lanciata nell’acquisizione di terreni nei paesi del Sud del mondo per produrre materia prima da destinare al mercato energetico è la Fri-EL Green Power S. dall’obiettivo di rispettare i vincoli imposti dal Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni responsabili dell’effetto serra. Figura 2 . Queste condizioni sono poco compatibili con la produzione delle colture energetiche considerate più convenienti dal punto di vista economico. Le opportunità offerte alla filiera agro-energetica sono contenute in diversi documenti comunitari. Ciò costringe i paesi europei o a importare materia prima agricola o ad “esternalizzarne” le coltivazioni acquisendo terreni fertili in quei paesi in cui la produzione risulta più conveniente. come anche in Italia. la produzione di agro-carburanti implicherà un forte aumento della domanda di colture a fini energetici (Oecd/Fao. dalla crescente dipendenza energetica da paesi politicamente instabili che mettono a rischio la continuità della fornitura. In Europa. Inoltre. sia con sostegni diretti ed indiretti al settore dei biocombustibili. L’Italia è in ambito europeo uno dei paesi più attivi negli investimenti di terra all’estero.A. esistono dei vincoli legati alla disponibilità di terra coltivabile e alle caratteristiche climatiche. Uno dei più importanti investimenti della società è stato realizzato nell’Etiopia sud-occidentale. la direttiva 2009/28/CE ("direttiva sulle energie rinnovabili") fissa obiettivi vincolanti per lo sviluppo delle fonti rinnovabili. soia.000 ha in modo da mettere a coltura circa 20. Etiopia. prevalentemente in Africa. l’acquisizione di terreni fertili all’estero per lo sviluppo di produzioni agricole a fini energetici è stata favorita dall’aumento dei prezzi dei combustibili fossili. ma le critiche mosse dal Comitato Economico e Sociale Europeo e dal Parlamento europeo in riferimento al contributo dei biocarburanti alla crisi alimentare globale. Ogni fase prevede un incremento medio di terra coltivata pari a 2. Lo stesso governo italiano sostiene queste imprese sia attraverso accordi di cooperazione e promozione degli investimenti legati alle produzioni agroenergetiche. Numero 33 agriregionieuropa Figura 1 . nei pressi del villaggio di Omorate situato nella Bassa valle dell’Omo (Figura 1). L’unico vincolo riguarda il settore dei trasporti che dovrà impiegare almeno il 10 per cento dell'energia proveniente da fonti rinnovabili. Agli Stati membri è lasciato un ampio margine di discrezionalità in merito alla scelta dei settori.407 tonnellate da seminativi extraeuropei. La Fri-EL ha sede a Bolzano ed è una delle principali aziende italiane attive nel settore dell’energia ottenuta da fonti rinnovabili. Obiettivo iniziale della Omorate Farm era quello di coltivare vaste piantagioni per la produzione di olio di palma da esportare in Italia per la produzione di energia da biomassa. 2011). I principali settori italiani coinvolti nel land grabbing sono quello bancario e assicurativo.735 tonnellate di biomasse provenienti da seminativi comuni nazionali. A livello globale. secondo le previsioni dell’Oecd e della Fao. Il progetto è stato suddiviso in 9 fasi da attuarsi in un arco temporale di 8 anni. palma da olio e canna da zucchero – da destinare al mercato interno allo scopo di fronteggiare i periodi di emergenza alimentare durante le carestie e di sostenere le popolazioni che vivono in aree marginali poco adatte alla coltivazione. la Fri-EL Ethiopia Farming and Processing. l’Italia nel 2010 ha utilizzato 86. ha ottenuto dal governo etiope la concessione di 30. In origine i biocarburanti erano considerati la principale fonte di energia rinnovabile. Fonte: Fri-Elethiopia Farming and Processing La Fri-EL opera in Etiopia dal 2007. hanno limitato l’uso di agro-carburanti convenzionali al 5 per cento. anno in cui la sua sussidiaria locale. Congo (EuropAfrica. Nella prima fase sono stati coltivati 150 ha di mais e 350 ha di palme da olio (Figura 2). Secondo la “Prima relazione dell’Italia in merito ai progressi ai sensi della direttiva 28/2009/CE”. Si tratta in particolare di soggetti operanti nel settore delle energie rinnovabili e in quello petrolifero che in questi ultimi anni hanno annunciato e/o avviato investimenti in terra all’estero. pedologiche e agronomiche. In particolare. quello dell’abbigliamento che investe in Argentina e in Nuova Zelanda e il settore energetico che opera in Mozambico. 2011).p.Anno 9.5 euro l’ettaro all’anno. la cui quota sul consumo energetico dovrà raggiungere il 20 per cento entro il 2020. con una quota di investimenti concentrata soprattutto nelle ex repubbliche sovietiche. . l’amministratore delegato Josef Gostner ha dichiarato che la società aveva deciso di modificare i suoi piani e che le piantagioni inizialmente destinate alla produzione di colture energetiche sarebbero state trasformate in coltivazioni estensive di prodotti alimentari – mais.359 tonnellate da seminativi europei e 558.Localizzazione del progetto Pagina 55 portafoglio di investimenti offerto dal settore finanziario.000 ha di terreno entro il 2020. 2012). Senegal. della resa energetica e della riduzione di emissioni nette di gas serra2. In seguito. In ogni caso. sono numerose le aziende italiane che stanno investendo al di fuori dei confini comunitari per la produzione di agro-carburanti. 126. Madagascar ( Re:Common .000 ha di terreno con un contratto di affitto della durata di 70 anni ad un costo di 2.

.5 milioni di euro. dal momento che la palma da olio impiega tra i 5 ed i 7 anni per diventare produttiva. In realtà si tratta di terreni utilizzati da secoli da comunità che vivono di agricoltura di sussistenza e di pastorizia. proprio quando l’azienda ha trasmesso una manifestazione d’interesse al governo etiope per l’acquisizione dei terreni nei pressi di Omorate. aumento della sicurezza alimentare. La valorizzazione e la messa a coltura di quest’area considerata “marginale” e “inutilizzata” della Bassa Valle dell’Omo non potrà. è molto probabile che nei programmi dell’impresa di Acerra vi sia quello di utilizzare olio di palma proveniente dall’Africa come materia prima necessaria al funzionamento della centrale. sono state erroneamente dichiarate vuote o inutilizzate3. Numero 33 Fonte: Fri-Elethiopia Farming and Processing Il piano pluriennale dell’investimento prevede la costruzione di infrastrutture e l’acquisto di macchinari ed input agricoli per un costo totale pari a circa 37.Impianto di irrigazione nella Omorate Farm Fonte: Fri-Elethiopia Farming and Processing L’impatto socio-economico e ambientale del progetto: le posizioni della Fri-EL e delle Ong a confronto Sulla base dei documenti forniti dalla stessa Fri-EL Ethiopia emerge che la terra ottenuta in concessione riguarda un’area pari a circa il 10 per cento dei 300. Questa centrale è stata costituita nel 2006. Sostengono inoltre che la negoziazione sia avvenuta esclusivamente con le autorità governative senza nessuna consultazione con la popolazione indigena e senza tenere in considerazione le forme consuetudinarie d’uso che garantiscono la sopravvivenza di queste fasce deboli della popolazione. L’abbondante disponibilità di acqua assicurata dalla vicinanza del fiume Omo permetterà la giusta somministrazione di acqua alle colture. quindi. realizzazione di un pozzo per la fornitura di acqua potabile. Figura 3 . In particolare. Il rapporto di Re:Common è stato contestato dalla Fri-EL con una Nota per “Altraeconomia” l’11 luglio 2012 resa disponibile su internet. La terra acquisita in Etiopia presenterebbe tutte le caratteristiche necessarie per la realizzazione di una piantagione di palma da olio su larga scala: clima caldissimo. un’associazione che si batte per sottrarre il controllo delle risorse naturali al mercato e alla finanza. sebbene non venga riconosciuto in maniera esplicita dai vertici societari. a dispetto da quanto sostenuto dall’azienda nei comunicati ufficiali. è prevista un’attività di formazione all’interno dell’azienda allo scopo di incrementare il livello d’istruzione e le competenze tecniche del personale impiegato nel progetto. con un investimento di 85 milioni di euro. compensando la scarsità delle precipitazioni che caratterizza quest’area.r.2 cicli di raccolti l’anno. Il principale sistema di irrigazione adottato è quello a pioggia con impianto pivot. affermando che il governo ha dato in concessione terre che non essendo occupate in modo permanente a causa delle caratteristiche ambientali. sviluppo di una rete stradale necessaria per il trasporto e la distribuzione dei prodotti agricoli e per migliorare i collegamenti con i principali centri urbani del paese. importanti ricadute sociali legate alla realizzazione di infrastrutture che forniranno servizi in grado di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali: costruzione di unità abitative per accogliere le famiglie della forza lavoro agricola. crescita dei livelli salariali. la coltivazione di palma da olio per fini energetici rappresenti l’investimento principale e che i 120 ha di coltivazione di mais al momento attivi siano stati previsti solo per la fase transitoria. inoltre. La società promette. Re:Common. terreno pianeggiante e accesso a riserve idriche per l’irrigazione direttamente dal fiume Omo. Molto diversa è la valutazione dei rischi e dei benefici effettuata dalle organizzazioni non governative ambientaliste e di tutela dei popoli indigeni quali Survival International.l. In particolare l’azienda accusa Re:Common di aver basato lo studio su dati non veritieri e di aver così fornito informazioni errate. Secondo Re:Common. dove in passato sorgeva un’altra azienda agricola etiope-coreana impegnata nella coltivazione di cotone e successivamente fallita. La coltivazione di mais avrebbe.000 ha di terreni abbandonati che corrono lungo il corso del fiume Omo. secondo le previsioni della società. è la seconda azienda a livello europeo per la produzione energetica da oli vegetali. particolarmente adatto per irrigare vaste superfici (Figura 3). la Fri-EL Acerra S. sviluppo di strutture sanitarie per migliorare lo stato di salute delle comunità locali. queste organizzazioni sostengono che esista un collegamento tra la Omorate Farm e la centrale termoelettrica a biomassa di Acerra. L’associazione sostiene che. creazione di posti di lavoro. La Fri-EL sostiene che questi effetti socio-economici positivi si riusciranno ad ottenere a fronte di un impatto trascurabile sull’ambiente e sulle risorse naturali poiché i prelievi idrici avverranno rispettando i criteri di sostenibilità ambientale e utilizzando solo il 5 per cento della portata annua del fiume Omo. La Fri-EL Acerra. Inoltre. quindi. che apportare benefici per l’economia locale in termini di forte incremento del Pil regionale. lo scopo di tamponare economicamente i primi anni di non produttività della palma da olio. attaccano la società anche in riferimento al concetto di terre marginali abbandonate. Le condizioni climatiche e ambientali favorevoli consentiranno di ottenere 2. come altre organizzazioni non governative. Si tratta di una superficie in gran parte arida e non adatta all’agricoltura.Pagina 56 agriregionieuropa Anno 9.

In particolare. Qui sono stati ritrovati numerosi fossili di ominidi risalenti al Pliocene e al Pleistocene. con il piano quinquennale di sviluppo economico 20112015. una volta terminata sarà la più grande infrastruttura idrica mai realizzata in Etiopia.870 MW. dove è localizzata la Omorate Farm. Djibouti e Kenya e rafforzare la posizione del paese come leader regionale nella produzione di energia. il Parco Nazionale dell’Omo e il Parco Nazionale Mago che occupano una superficie totale di quasi 7. il governo centrale ha deciso di avviare un programma di costruzione di una serie di grandi dighe sul fiume Omo. soia. La diga avrà un’altezza di 240 m e una potenza di 1. Quando sbarrerà il corso del fiume. la cessione di terra agli investitori stranieri e l’obiettivo del governo di aumentare la produzione di agro-carburanti. palma da olio. è in fase di realizzazione un progetto statale . Nonostante la dimensione delle aree coltivate vari di anno in anno in base alla portata delle piene.000 persone che coltivano quasi 12. In quest’area vivono circa 500. Le inondazioni aumentano la fertilità del terreno in modo naturale senza dover ricorrere all’impiego di concimi chimici. Figura 4 . sia naturalistica. il governo di Addis Abeba. e la creazione di sei impianti statali per la raffinazione della canna da zucchero (Figura 6). Inoltre.000 ettari. arachidi. una superficie di 211 km2 e una capacità di stoccaggio pari a 11. La Gibe III. Il secondo. è di stimolare lo sviluppo dell’agricoltura attraverso la costruzione di una fitta rete di canali di irrigazione.000 ha di terreno per la produzione di canna da zucchero da trasformare in etanolo. Inoltre.Agricoltura alluvionale lungo il fiume Omo Figura 5 .75 miliardi di m3. Il bacino dell’Omo ha una notevole rilevanza sia archeologica. Per diversificare e sviluppare l’economia del paese. sorgo e granturco. Fonte: Greenreport.000 ha per lo sviluppo di colture estensive ad elevato valore commerciale quali cotone. Per questo nel 1980 la Valle dell’Omo è stata inserita nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco e sono stati istituiti due parchi nazionali.it La realizzazione di grandi opere idrauliche. L’agricoltura alluvionale è fondamentale per il sostentamento delle comunità. Secondo quanto rivelato dalla società statale Ethiopian Sugar Corporation. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 57 La valutazione del progetto nel contesto socioeconomico e ambientale della Bassa Valle dell’Omo Per tentare di rilevare i possibili impatti del progetto della Fri-EL è necessario inquadrarlo nel contesto geografico e socioeconomico di riferimento. Il primo è di produrre energia idroelettrica da esportare nei paesi limitrofi come Sudan.000 persone dedite prevalentemente all’agricoltura e alla pastorizia.Progetti idrici lungo il corso del fiume Omo ed impatto sulle piene Fonte: Bbc News La creazione di questo imponente sistema d’impianti e bacini artificiali ha un duplice obiettivo. la garanzia del raccolto contribuisce alla sicurezza alimentare di circa 100. minacciano la sopravvivenza di più di 500. La Bassa Valle dell’Omo. Nella sola regione dell’Omo sono stati ceduti più di 250.che prevede la messa a coltura di circa 245.000 contadini. La costruzione delle dighe ridurrà la portata del fiume Omo di quasi il 60 per cento e ciò comporterà una riduzione dell’estensione della foresta fluviale ed una perdita rilevante in termini di . è una valle attraversata dall’omonimo fiume che nasce nell’altopiano etiopico e dopo 760 km sfocia nel lago Turkana. considerando tutte le trasformazioni che stanno caratterizzando l’Etiopia in questi anni. sesamo.l’Omo Kuraz Sugar Factories Project . è in fase di costruzione (Figura 5). ognuno della dimensione di circa 80. Figura 6 . pastori e pescatori per i quali il fiume Omo rappresenta l’unica fonte di sostentamento. creerà un bacino artificiale lungo 150 km.000 ha lungo il corso del fiume. l’area è riconosciuta a livello internazionale come una delle rare regioni aride e semi-aride che presentano una straordinaria biodiversità. mira a risolvere le carenze strutturali del settore agricolo e ad aumentare la produttività attraverso il coinvolgimento di investitori stranieri per i quali si prevedono forti incentivi fiscali. In agosto e settembre si verificano le piene stagionali alimentate dalle piogge a monte del fiume (Figura 4).000 km2.Anno 9. il piano prevede la messa a coltura di tre lotti di terra.L’Omo Kuraz Sugar Factories Project Fonte: Survival International Questo modello di sussistenza è oggi minacciato dai piani di sviluppo economico varati dallo stato. la Gibe III. Diversi ricercatori hanno rilevato che tali comunità necessitano raramente di aiuti alimentari e sono maggiormente autosufficienti dal punto di vista alimentare di qualsiasi altra regione arida dell’Etiopia. Le colture principali sono rappresentate da fagioli. Gli esperti prevedono che forti impatti ambientali e socio-economici. Le prime due – la Gibe I e la Gibe II – sono già state realizzate mentre la terza.

2011). infatti. una forte correlazione tra le transazioni fondiarie su vasta scala e la stabilità politica di paesi in cui l’accesso alla terra e all’acqua è vitale per le comunità locali (De Castro.Il bacino del Nilo Fonte: www. nessuna di queste attività è sufficiente a garantire loro la sopravvivenza ma. L’espressione land grabbing presenta una evidente connotazione negativa che.5 miliardi di m3 di acqua all’anno ed il Sudan 18. Allo stato attuale. Alla luce delle considerazioni fatte ci chiediamo se il progetto della Fri-EL in Etiopia possa essere considerato un caso di land grabbing. le organizzazioni internazionali hanno adottato una strategia di “approvazione con riserva” che prevede la fissazione di codici di condotta per regolare le acquisizioni di terra alla luce della trasparenza e del rispetto dei diritti dei più deboli. un radicale impoverimento collettivo e l’aumento dell’insicurezza alimentare. deciso in qualsiasi momento in quanto nella maggior parte dei casi si tratta di “flex crops”. Tutto ciò aumenterà la pressione antropica sulle risorse. Un altro fattore di rischio legato alle trasformazioni che si stanno verificando nella Bassa Valle dell’Omo riguarda l’equilibrio geopolitico del bacino del Nilo. infatti. Figura 7 . escludendo tutti gli altri paesi a monte. fagioli nelle radure alluvionali lungo le rive del fiume. Ma per fare in modo che la corsa alla terra non si trasformi in una sorta di neocolonialismo. favoriscono modelli di investimento incapaci di . la perdita di mezzi di sussistenza legati alla terra. la distruzione della biodiversità. quali lo spostamento forzato delle popolazioni. utilizzare strumenti che accrescano le potenzialità dei piccoli agricoltori come. esiste. i grandi progetti idrici e gli investimenti agricoli lungo il corso del fiume Omo potrebbero provocare in un prossimo futuro un incremento dell’utilizzo dell’acqua del Nilo Azzurro con importanti effetti geopolitici all’interno del bacino del Nilo.globalresearch. poiché il Nilo Azzurro rappresenta il maggiore affluente del Nilo. in risposta ai segnali di mercato che potrebbero rendere più conveniente dal punto di vista economico destinare le colture alla produzione di energia e allo sviluppo di agro-carburanti. vuole descrivere operazioni non neutrali che portano a nuove forme di sfruttamento e di neocolonialismo. Presa singolarmente. Il trasferimento di vaste aree coltivabili ad investitori stranieri nella Bassa Valle dell’Omo può costituire un fattore d’insicurezza non convenzionale. Il governo li chiama piani di reinsediamento ma in realtà le comunità locali vengono private della loro terra e di risorse ritenute strategiche per la loro sopravvivenza. nelle intenzioni di chi l’ha coniata. professore associato presso l’Istituto di Studi Sociali dell’Aia. L’intervento umano provocherà l’interruzione delle piene naturali con il conseguente collasso dell’economia locale. Secondo questo accordo l’Egitto può utilizzare 55. le coltivazioni a rotazione nelle foreste pluviali e la pastorizia nei pascoli generati dalle esondazioni. Come affermato di recente da Saturnino Borras. In seguito alla sommersione di vaste aree per creare i bacini idrici artificiali e per favorire i progetti agroindustriali. ad esempio.5 miliardi. mais. è necessario adottare azioni concrete che puntino a creare nuovi modelli di sviluppo integrati. emerge che la cessione di terra alla Fri-EL non abbia comportato allo stato attuale alcuno spostamento forzato delle popolazioni e che le coltivazioni realizzate riguardino esclusivamente la produzione di mais e olio di palma ad uso alimentare.Pagina 58 agriregionieuropa Anno 9. con un conseguente aumento della povertà e dei conflitti inter-etnici per l’accesso alle già scarse risorse naturali della regione. ovvero materie prime agricole che possono avere una destinazione multipla: energetica ed alimentare. Questo modello di sussistenza è oggi minacciato dai programmi di sviluppo agro-industriali lanciati dal governo etiope a partire dal 2006 basati sulla produzione di energia idroelettrica. riescono a contrastare ogni avversità climatica fornendo un contributo fondamentale alle loro economie. contribuendo all’85 per cento della sua portata (Figura 7). I popoli della Valle dell’Omo dipendono da una varietà di tecniche di sostentamento che si alternano e completano tra loro con il mutare delle stagioni e delle condizioni climatiche: le coltivazioni di sorgo. lo scarso coinvolgimento delle comunità locali interessate e l’assenza di diritti chiari riguardo la proprietà della terra. Lo sfruttamento delle acque del Nilo é regolato da un accordo risalente al 1959 stipulato esclusivamente tra Egitto e Sudan. l’aumento dell’insicurezza alimentare. l’eccessivo sfruttamento delle risorse idriche. la mancanza di trasparenza che caratterizza i contratti di acquisizione. programmi di microcredito e varare riforme agrarie che ridistribuiscano la terra alle popolazioni rurali. Il maggior utilizzo di questo corso d’acqua si ripercuoterà inevitabilmente sui paesi a valle del bacino del Nilo. soprattutto. gli impatti sui sistemi tradizionali di gestione fondiaria. Numero 33 biodiversità. Dall’analisi delle fonti disponibili relative al caso studio della Omorate Farm. Lo sfruttamento intensivo delle acque del fiume Omo potrebbe portare in futuro a una maggiore pressione sulle acque del Nilo Azzurro da parte delle popolazioni locali costrette a cercare fonti idriche alternative. L’uso finale di una commodity agricola può essere. In queste decisioni politicostrategiche sono stati completamente trascurati i potenziali effetti ambientali e socio-economici nell’area. Ciò non esclude la possibilità che la società possa cambiare politica in seguito alla realizzazione del progetto irriguo della Valle dell’Omo varato dal governo e. Nel tentativo di disciplinare un fenomeno così controverso come il land grabbing. nel loro insieme.org Considerazioni conclusive La Omorate Farm è localizzata nella Bassa Valle dell’Omo. Per raggiungere i suoi obiettivi il governo ha varato una serie di grandi progetti idrici lungo il corso dei principali fiumi del paese e ha supportato un intenso processo di cessione di terreni fertili ad investitori stranieri all’interno del quale si inserisce anche il progetto della Fri-EL. una parte rilevante della popolazione locale sarà trasferita in altre aree del paese. la creazione di vaste aree irrigue e la modernizzazione del settore agricolo. un’area geografica estremamente fragile dal punto di vista ecologico nella quale le popolazioni hanno saputo sviluppare un sistema agricolo che si regge su un delicato e prezioso equilibrio tra sopravvivenza dell’uomo e sfruttamento delle risorse naturali. il deterioramento della qualità del suolo. Oltre ad esacerbare i conflitti etnici interni per l’accesso alle risorse.

Vermeulen S. il cremasco. tuttavia. ma non per realizzarvi aree verdi. Parimenti. in Comment in Yale Human Rights & Development Law Journal Cotula L. 2009). Fonte: Brenna. (2009). quali il rapporto tra la superficie delle trasformazioni in espansione e la superficie dei suoli liberi o il rapporto tra la superficie delle trasformazioni in espansione e la . né solo lombarda. Come evidenzia la figura 1. negli insediamenti diffusi che si sviluppano intorno alle preesistenze di manufatti agricoli. 3 Una delle problematiche che caratterizza l’attuale corsa alla terra riguarda i diritti di proprietà delle popolazioni locali che sono fortemente correlati a sistemi giuridici consuetudinari formalmente non riconosciuti. orti urbani. 2008). Keeley J. L’area metropolitana milanese. Corsa alla terra.. come trasmesso tradizionalmente dai loro padri. l’ampio utilizzo di terreni liberi per scopi residenziali ed insediativi. Parimenti.Intensità consumo di suolo. dal Ticino al Lago di Garda. tutti gli indicatori a più completa misurazione del consumo di suolo mostrano valori sempre alti per tutti i contesti periurbani. Working paper n. 2011). nelle aggregazioni commerciali e produttive o nei cunei della viabilità di rango superiore (soprattutto nelle provincie meridionali). Confronto dati Dusaf 1999-2007 www. Note 1 2 trasformarle in aree più confortevoli o attrezzate per le abitazioni e le attività produttive. continuando a considerarli come appartenenti alla comunità ma rimanendo al contempo esposti al rischio di espropriazione. Le mappe sotto riportate sono costruite utilizzando alcuni degli indici più usati. Negli anni scorsi infatti la regione ha sperimentato un incessante processo di suburbanizzazione con una conversione di terre agricole in aree urbane senza precedenti (Oncs. il suo soddisfacimento assume oggi una nuova importanza e. Al suo interno. la relativa percentuale ha valori medi superiori al 10% con picchi fino oltre il 23% nel nord della Provincia di Lodi. il rapporto tra espansione urbana e suolo libero evidenzia. 2011). queste aree registrano tassi di crescita urbana in evidente flessione. piuttosto per La necessità di regolare i rapporti tra queste aree e le limitrofe aree rurali non è certo esigenza recente. Leonard R. in certi casi.org A tal proposito Roberto Esposti ha siglato una classifica delle colture dalla quale emerge che l’Ue presenta una matrice agricola molto poco competitiva. mostra valori di urbanizzazione sempre molto elevati (ibid. In Africa. influenzati da approcci teorici non esenti da una connotazione ideologica. Tuttavia. 10. L’intensità del consumo di suolo rimane alta nei comuni periurbani2 dei principali centri metropolitani. 2011). nella fascia centrale. mentre sono proprio le colture non tipiche europee.grain. (Bio)Fueling Injustice? Europe’s responsibility to counter climate change without provoking land grabbing and compounding food insecurity in Africa. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 59 produrre quella soluzione virtuosa da molti auspicata che in gergo è chiamata win-win situation. Report of the Special Rapporteur on the Right to Food. (2011). Figura 1 . dismesse o degradate. ma costanti rispetto al passato. i comuni delle province più rurali mostrano valori in netta crescita (Confronto dati Dusaf 1999-2007. (2009). Vicino. (2008). Gli Arraffa Terre. pur registrando tassi di urbanizzazione inferiori rispetto ad altri comuni limitrofi.. Ciò nonostante. Oecd-Fao Agricultural Outlook 2011-2020 Re:Common (2012). sud e sud-est che passano rapidamente da una densità e da un consumo di suolo di tipo urbano a situazioni di comuni intermedi e rurali. Prima relazione dell’Italia in merito ai progressi ai sensi della direttiva 28/2009/CE Oecd/Fao (2011). da pochissimi anni. vi sono comuni densamente popolati che hanno percentuali di aree urbanizzate attorno al 70%. feed & fuel: biocarburanti. Land Grabbing or Development Opportunity? Agricultural Investment and International Land Deals in Africa. hanno spesso sottostimato l’effettiva praticabilità di un disegno ideale in un contesto reale al punto che né la promozione della trasformazione urbana delle campagne. Rome Governo Italiano. a mostrare i risultati migliori (Esposti. come la canna da zucchero e l’olio di palma. soprattutto per le province centrali. Riferimenti bibliografici • Borras S. la caccia o la raccolta. la terra è generalmente di proprietà statale. Roma De Schutter O. I primi modelli di pianificazione territoriale adottati. Iied De Castro P. di Cremona e di Mantova. 2011). l’alto lodigiano. Questi passaggi si notano nelle porzioni delle province più soggette alla pressione della espansione metropolitana milanese (per esempio. un’evidente urgenza. 2011 • • • • • Il contributo della collettività alla riduzione dello sprawl nei contesti a forte urbanizzazione Il caso del periurbano lombardo Valentina Cattivelli Introduzione1 La città lombarda è esplosa nelle aree rurali con le sue frange. giardini o reti ecologiche (Bonomi. Donzelli Editore. fino ai comuni mantovani). sono convertite aree urbanizzate. Franco J. Tuttavia le popolazioni stanziate nelle aree rurali utilizzano i terreni per il pascolo. al contempo.. Cibo e agricoltura nell’era della nuova scarsità. Il coinvolgimento italiano nel business del land grab Fonte: Brenna. Large-Scale land Acquisitions and Leases: A Set of Minimun Principles and Measures to Address the Human Rights Challenge.. l’intensità del consumo di suolo mostra ovunque valori molto elevati.Anno 9. recupera parte della naturalità e degli elementi agricoli destinando parte di aree vuote o da riqualificare a parchi agricoli. “From Threat to Opportunity? • • • Problems with a “Code of Conduct” for Land-Grabbing”. Gli elementi naturali ed agricoli in esse residuali non sono ripristinati totalmente e vengono progressivamente sostituiti da altre strutture artificiosamente rurali (Regione Lombardia. Negli stessi territori. mercati agricoli e politiche. Food. né il contenimento dell’urbanizzazione hanno prodotto il risultato auspicato e programmato (Benevolo.). United Nations General Assembly Esposti R. Di contro. vi è un sistema di comuni urbani o ad alta dispersione insediativa ed un sistema di espansioni diffuse a sud-ovest. Gruppo 2013 EuropAfrica (2011). come sottolineato anche dal Relatore Speciale per il Diritto al Cibo delle Nazioni Unite Olivier De Schutter. (2010).

Per la loro realizzazione. prossimi ai principali centri urbani e metropolitani. 2012a).09. Nelle aree più urbanizzate. voluti o partecipati fortemente dalla popolazione locale. tanto che anche i bisogni dei più piccoli meritano attenzione. ma anche per rendere più salubre l’ambiente circostante. Al contempo.Rapporto tra espansione del consumo di suolo e suolo libero. di piantumazione. il rischio che sia generico o troppo pretenzioso è molto alto (Cattivelli. . i progetti urbanistici riguardano l’occupazione di spazi lasciati liberi da precedenti interventi urbanistici e la valorizzazione di spazi verdi non si attua solo per migliorare il decoro urbano.Pagina 60 agriregionieuropa Anno 9. Rapporto tra riuso di suolo già urbanizzato e trasformazione. Parimenti. di contro. L’esperienza lombarda conferma tale tendenza: la cittadinanza è attiva in progetti a tutela o promozione del verde o a riduzione della lunghezza della food chain utili a creare una comunità di pratica ed a ridurre la pressione urbana nei comuni periurbani. L’interesse per la riduzione della pressione urbana è avvertito principalmente nei comuni a più alta urbanizzazione. Il contributo della collettività Il “timido” contenimento della crescita urbana ha diverse ragioni. a differenza delle aree più rurali dove il consumo di suolo sta crescendo per effetto di un’ intensa trasformazione d’uso (Regione Lombardia. Il mercato immobiliare delle nuove case è in recessione: a causa della crisi economica. Rapporto tra espansione del consumo di suolo e suolo urbanizzato. di creazione di green network e di pianificazione a km zero. riqualificandolo. è promossa l’intensificazione (verticale e temporale) di spazi già occupati mediante l’elevazione in verticale di stabili già costruiti. quasi tutte le imprese non rinvengono nella propria espansione un obiettivo strategico di breve-medio periodo. Numero 33 superficie dei suoli urbanizzati o il rapporto tra espansione e trasformazione o il rapporto tra riuso e trasformazione. come il ripristino o il ridisegno delle catene alimentare locali o di altri elementi verdi. “Il rimboschimento creativo” o “Dal disegno al progetto” sono due interventi tra i più interessanti fino ad ora attuati. Figura 2 .2010 Fonte: Regione Lombardia. ma anche da semplici cittadini desiderosi di rendere più vivibili e verdi i loro territori. In aggiunta. 2011 Il presente paper ha come obiettivo quello di illustrare alcuni progetti di riqualificazione di territori ad elevata dispersione insediativa. Il loro contributo è valutato positivamente se però limitato a singoli progetti od interventi. parimenti. In particolare. è fondamentale la costituzione di una “comunità di pratica” ed in questo i comuni impegnati nel progetto “Tasso” sono stati particolarmente bravi. Rapporto tra espansione del consumo di suolo e trasformazione di uso del suolo. L’ascolto dei bisogni della collettività locale è trasversale a tutta la popolazione. la conversione avviene a ritmi più veloci ed interessa porzioni di territorio molto estese. se richiesto per la redazione di piani generali di sviluppo. però mostrano anche un diverso uso del suolo. più intenso e meno estensivo. In quelle più rurali. non solo da progettisti od operatori pubblici. questi ultimi sono attivi prevalentemente nel fornire idee e suggerimenti e nella fase di realizzazione del progetto. piuttosto che nella fase di pianificazione e di scrittura progettuale. in molti hanno rinunciato al sogno della casa di proprietà in campagna e preferito l’affitto di appartamenti liberi in città. e non trasformandone altro per usi non agricoli. si cerca infatti di intensificare l’uso del suolo già convertito ad usi insediativi ed industriali. 2011). Dato medio per provincia e relativi ai comuni con Pgt approvati al 30. Appartengono a tutte le fasce di età e di reddito e prediligono confrontarsi su interventi di agricoltura multifunzionale.

mentre per i controlli microbiologici ci si avvale del laboratorio locale Cma. infine. Il Comune di Osnago (MI) nel 2011 ha realizzato il progetto “ImmagiCittà” che prevede la costituzione di un laboratorio di progettazione partecipata che coinvolge non solo tecnici o politici. Bareggio. A loro. La concertazione tra più comuni si è rafforzata e la distanza tra amministrazioni locali e cittadini si è ridotta. Tra questi. servirà anche per insegnare ai più piccoli a sentirsi membri attivi di una collettività matura e civile. comunità) per ascoltare i bisogni reali ed aumentare la condivisione democratica. Al termine. Figura 4 . formaggi. non sono state incluse in un piano generale e generico. Boffalora sopra Ticino. ogni disegno è stato votato da tutti i bambini ed il migliore è stato poi reso dagli architetti che hanno seguito l’intero progetto. In tal modo. bensì in specifici interventi. nel processo di progettazione. Tra questi ultimi. favorire le colture e gli allevamenti tradizionali.Creare una comunità di pratica” (settembre 2011 . vendita programmazione e pianificazione in senso più sostenibile e solidale. Il comune partecipa anche ai programmi educativi del Ministero delle Politiche Agricole e dell'Unione Europea come "Frutta e verdura nelle scuole" che privilegia il prodotto biologico e locale al fine di aumentare il consumo di alimenti Fonte: contatto diretto comune di Torre de Picenardi.Anno 9. in provincia di Cremona.dicembre 2011 + dicembre 2012) è stato utile per comprendere quali siano i punti di forza e di debolezza del territorio e verificare quali siano le azioni di recupero più necessarie. più operativa delle precedenti. hanno infatti piantumato un’area resasi disponibile dalla modifica dell' assetto stradale della strada comunale che da Torre va a San Lorenzo.Come vorrebbero i bambini di Osnago (MI) il loro paesef E sotto come i loro progetti sono stati pensatif Il rimboschimento educativo Fonte: contatto diretto. produzione. 2012 . che ha coinvolto i bambini delle scuole elementari locali. il professionista. Magenta. Dal disegno al progetto Le idee per rendere meno urbanizzato il proprio comune possono venire anche dalla popolazione più giovane. Agricoltura. Alcuni hanno fallito perché la collettività era poco interessata o perché le loro richieste erano eccessivamente generiche o mal indirizzate. Casorezzo. il consumo critico ed il turismo locale sostenibile coinvolgendo in tutte le fasi la cittadinanza locale. disegnandole liberamente. Arluno. Costoro. sono più propensi a mostrare nuove idee e nuovi progetti ed hanno recuperato il rapporto originale e creativo con il proprio territorio che sembrava perduto. Ossona. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 61 La creazione di una comunità di pratica L’attivazione della collettività passa per propedeutici interventi di comunicazione e di coinvolgimento duraturi finalizzati alla costituzione di gruppi di lavoro che possano portare all’elaborazione di progetti o di interventi capaci di riorientare gli stili di vita e le scelte urbanistiche. salumi. Cisliano. con l’aiuto dei Lions di Casalmaggiore. Sedriano. pasta e riso. Molti comuni ci hanno provato. Quest’ultimi poi si sentono più attivi nella determinazione delle scelte politiche ed urbanistiche locali.Il progetto Per una food chain più corta E’ convinzione comune che la riduzione della lunghezza della food chain ed altri interventi di agricoltura periurbana contribuiscano al miglioramento della qualità dell’ambiente nelle aree a maggiore urbanizzazione (Cattivelli.dicembre 2012). L’impresa incaricata della fornitura di beni alimentari per il servizio di refezione scolastica privilegia i prodotti lombardi soprattutto in materia di carni. Per renderle più concrete. ad abituarli al lavoro di gruppo ed al rispetto della natura. Si è poi assistito ad un miglioramento dell’ambiente circostante: i dati relativi all’inquinamento o al consumo di suolo. l’amministrazione e chi dovrà vivere il paese (quartiere. L’obiettivo infatti è quello di far interagire. altri hanno avuto successo perché hanno attivato una rete di comunicazione efficace e concertata. Santo Stefano Ticino. hanno compiuto una scelta “sostenibile” perché riqualifica ambientalmente un’area con piante autoctone. il comune di Settimo Milanese ha attivato i principi di filiera corta da oltre 10 anni. 2011 Figura 3 . ma i bambini delle elementari locali. Società in una prospettiva Sostenibile". crea un luogo di incontro dove sostare all’ombra del sole estivo e riduce gli oneri di manutenzione. 2012a). mi piace ricordare i comuni di Albairate. da alcuni anni impegnati nel progetto Tasso ovvero "Territorio. La gestione viene monitorata attraverso il sistema "Fifo"3 per la rintracciabilità. Queste azioni si propongono di promuovere l'agricoltura integrata e biologica. operatori della distribuzione e dell’offerta alimentare.giugno 2012) ha contribuito a creare una comunità di buone pratiche costituita da agricoltori. Cassinetta di Lugagnano. 2011). ha attivato il cambiamento potenziando le buone pratiche esistenti e sperimentandone di nuove valorizzando le potenzialità inespresse individuate nel corso delle azioni precedenti mediante progetti pilota. Per esempio. pur rimanendo alti in questi comuni. Robecco sul Naviglio. Corbetta. ma mi piace segnalare l’originalità del comune di Torre de’ Picenardi. Mesero. La riqualificazione delle aree periurbane passa anche per il ripristino della naturalità perduta tramite il recupero del verde o nuovi rimboschimenti. è stato chiesto di valutare lo stato del parco e del percorso casa-scuola e di proporre delle soluzioni o dei desideri di riqualificazione. Le modalità per renderli possibili sono tanti.M'appare il territorio” (maggio 2011 . mostrano una lieve contrazione (Regione Lombardia. il secondo “Confrontarsi . I risultati sono buoni. di consumatori e di istituzioni che intendono riorientare i propri stili di vita. con esiti alterni. “Industriarsi Riorientare gli stili di vita” (novembre 2011 . il primo “Inizializzarsi . Marcallo con Casone. latte. Non solo.

Conclusioni La previsione di interventi a recupero della naturalità o di riqualificazione della food chian è attività importante per la riduzione della pressione urbana. Infine. Regione Lombardia (2011). in L’uso del suolo in Lombardia negli ultimi 50 anni. Note Riferimenti bibliografici • Benevolo L. Mup Editore. Numero 33 vegetali crudi per i bambini ed organizza corsi di educazione alimentare nelle scuole. Metodi e strumenti per la zonizzazione delle relazioni urbano-rurali. il loro coinvolgimento è limitato. (2012b). a cura di Coldiretti.02. luoghi di incontro dove i produttori locali presentano prodotti di qualità direttamente ai consumatori. Figura 5 . (2011). come quasi tutti i comuni del periurbano milanese. solo i Mercati della Terra comunicano tra di loro. (2012b). un discreto flusso di pendolarismo in uscita ed un elevato indice di aree convertite ad usi industriali sul totale delle aree agricole.2013) • www.Pagina 62 agriregionieuropa Anno 9. Costoro sono tenuti a prendersi cura dell’orto anche per garantire il decoro e l'ordine. A livello internazionale. degli italiani e degli stranieri. 2012 (al 30 novembre 2012) Gli orti si estendono per pochissimi m . l’educazione alimentare. Settimo organizza mercati settimanali Natura Amica. RomaBari • Brenna S. in piani di più ampio respiro o obbligatori. procedura di selezione pubblica. “Prime analisi sulle banche dati”. Gli orti urbani Gli orti urbani costituiscono esperienze di condivisione sociale e di riqualificazione urbana tra i più diffusi prevalentemente nei comuni a forte urbanizzazione e nei comuni compresi nelle aree periurbane milanesi. Roma Cattivelli V.istat. secondo la definizione data da Cattivelli (2012a). la partecipazione ai mercati locali. le loro caratteristiche sono del tutto identiche a quelle dei mercati locali: sono infatti mercati contadini gestiti collettivamente.it (ultimo contatto 11.2013) • www. piuttosto che per la sistemazione dei confini degli orti stessi4. L’obiettivo è promuovere la partecipazione delle donne. Né città né campagna. Regione Lombardia. Alla rete. bresciane e bergamasche. Editori Laterza. Lo spazio loro dedicato è però limitato a singoli progetti. La fine della città. Parimenti. Per la maggior parte. ma non è rimessa alla sola responsabilità dei pianificatori: anche i cittadini contribuiscono attivamente. i beneficiari sono persone anziane aventi la residenza nel Comune stesso. ma anche servizi per l’integrazione sociale e la convivialità. 3 First in. Editrice Librerie Dedalo.regione. settembre Cattivelli V. per rafforzare i legami sociali attraverso una serie di sperimentazioni collettive legate al cibo. (2011). (2011).it (ultimo contatto 11.02. a prezzi giusti e garantendo metodi di produzione sostenibili per l'ambiente. Ersaf. Non solo mercati o orti urbani o educazione alimentare. Milano. “Dinamiche dell’urbanizzazione nel sistema insediativo pedemontano e di pianura asciutta”. I costi per le Amministrazioni locali sono rappresentati da collegamenti irrigui. la riduzione della diffusione urbana disorganizzata e il miglioramento della qualità ambientali sono stati riconosciuti quali obiettivi primari dei decisori pubblici. 4 Tutte queste informazioni sono ottenute da interviste effettuate ai sindaci lombardi negli anni 2011-2012 i cui risultati sono poi riportati in Cattivelli. I primi prodotti acquistati sono anche i primi ad essere consumati. grazie al sostegno di Fondazione Cariplo.02. oltre al pagamento di un canone annuo. La loro gestione viene affidata su base volontaria o a seguito dell’esperimento di una 2 • www. Fatta eccezione per la loro internazionalità. Al contempo. Regione Lombardia • Siti di riferimento Fonte: contatto diretto. in Lombardia ce ne è uno a Milano. grazie ad una gestione che rispetti l'ambiente.it (ultimo contatto 11.2013) . sono pochissime le persone under60 o le associazioni di volontariato o comunità aventi utilità sociale che vi accedono. ma è importante perché ovunque previsto. Relazione annuale sullo stato della Pianificazione in Lombardia. Per una lettura del territorio periurbano. Non si esclude poi che nei prossimi anni concorrano alla riduzione della pressione urbana locale. Parma Lanzani A. preservano la cultura alimentare delle comunità locali e contribuiscono a difendere la biodiversità. oggi aderiscono 32 mercati in tutto il mondo. la riqualificazione verde di aree dismesse. (2012a). Questi mercati sono messi in rete perché organizzati dal medesimo soggetto. con prodotti delle aziende agricole del territorio o mostre-mercato agroalimentari annuali. first out. Milano Osservatorio Permanente della Programmazione Territoriale. ha sollecitato la Coop locale all’avvio di un progetto di recupero del cibo non venduto ed alcune aziende agricole locali alla implementazione di distributori automatici 24h di latte crudo e altri prodotti caseari/ uova/cereali. mi piace segnalare i progetti di Dergano (quartiere periferico milanese) impegnato da tempo nel progetto ColtivAzioni Sociali Urbane. Il loro coinvolgimento avviene in vario modo: attraverso la creazione di orti urbani. ma a livello locale. Regione Lombardia. dei vecchi e dei nuovi residenti per creare una rete di micro-servizi che abbiano un’utilità collettiva e producano un miglioramento concreto e misurabile del vivere nel quartiere. dalla costruzione di capanni per gli strumenti.lombardia. Ersaf.Gli orti urbani in Regione Lombardia 1 Il presente contributo è stato realizzato nell’ambito della Scuola di Dottorato per il Sistema Agroalimentare (Agrisystem) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore 2 A fini del presente testo. per “comune periurbano” si intende un comune sito in prossimità di un centro urbano rilevante che ha una bassa densità di popolazione. Inoltre.asr. • • • Relazione presentata a L’uso del suolo in Lombardia negli ultimi 50 anni. dei bambini e le loro famiglie.

Zilberman. Metodologia Lo studio dell’adozione delle innovazioni ha un ruolo centrale nella letteratura economico-agraria (Sauer. Zilberman. che contribuiscono all’incertezza delle scelte di investimento. Questo lavoro ha l’obiettivo di valutare l’impatto di diversi livelli di sussidio nella forma di cofinanziamento all’investimento (misura 121 dei Psr) sull’adozione di Ams negli allevamenti bovini da latte olandesi. La metodologia è applicata a quattro tipologie aziendali. determina una forte irreversibilità dell’investimento.b). 2011a. Altri elementi di incertezza possono essere associati alle variabili legate alla gestione finanziaria dei progetti. 2012). In particolare. Davide Viaggi Nico Polman. La metodologia è illustrata in dettaglio in Floridi et al. in anni recenti. Il settore lattiero dell’UE sta affrontando numerose sfide. Il cluster 2 è di gran lunga il più grande (213 vacche da latte). specie quelle di rilievo internazionale. la forte specificità dell’investimento nei Ams dovuta principalmente alla bassa possibilità di reimpiegare la tecnologia in processi alternativi. In condizioni di incertezza ed irreversibilità dell’investimento.. Lo è ancora di più se la rivista è promossa da una nuova associazione scientifica. l’accessibilità del credito e l’ammontare e la certezza del pagamento unico e dei pagamenti del Psr. con conseguente elevata esposizione dell’azienda alle incertezze. prodotto in collaborazione con il Groupe de Bruges Introduzione L’innovazione e l’adozione di nuove tecnologie sono due elementi centrali nell’assicurare la vitalità delle imprese e del settore agricolo. I sistemi di mungitura automatici (Ams) sono innovazioni che consentono di automatizzare tutte le funzioni relative alla mungitura. Questo articolo accompagna una pagina con tutti gli abstract. i prezzi del latte hanno visto notevoli fluttuazioni (Oecd-Fao. in questo caso l’Associazione Italiana di Economia Agraria ed Applicata (Aieaa). Questo lavoro affronta la decisione di adottare Ams attraverso un approccio Real Option (RO). accompagnato dalla necessità di ridurre i costi di produzione. Zilberman. dal cluster 4 (62) e dal cluster 1 (27). 2001) e negli ultimi anni è stata osservata una forte diffusione di tali sistemi (Heikkila et al. la riduzione del lavoro disponibile. Figura 1 . all’uso sostenibile delle risorse naturali. quali i tassi di interesse sui prestiti. Jack Peerlings. negli obiettivi della Pac post 2013. Zilberman. [segue a pagina 65] ► . Per la sua proiezione internazionale e per le sue ambizioni scientifiche Bio-based and applied economics (Bae) è in inglese. Gli elementi principali di tale incertezza riguardano prevalentemente la disponibilità di lavoro e le condizioni di mercato (costo opportunità del lavoro famigliare utilizzato fuori dall’azienda. il Psr olandese fornisce sussidi agli investimenti agli agricoltori fino al 35-50% t1 =primo periodo t2= secondo periodo Adozione nuova tecnologia Effetto lock-in 1 Strategia 1 Adozione nuova tecnologia 2A Scelta posposta Strategia 2 Scelta posposta 2B Fonte: Adattato da Was et al. seguito dal cluster 3 (106). 2012). (2013). soprattutto nelle aziende zootecniche del nord Europa. il cui fine è la divulgazione scientifica in lingua italiana. Le categorie eleggibili comprendono i sistemi di mungitura automatici (Regiebureau. l’adozione dell’Ams può essere presentata come un modello di decisione a due periodi (Figura 1). in diverse condizioni di incertezza riguardanti il costo del lavoro. (2011). I cluster si differenziano soprattutto per le dimensioni degli allevamenti e per la disponibilità di lavoro esterno. (Sauer. Come evidenziato dalla letteratura. 2010) e rappresenta una componente fondamentale nel processo di riforma della Politica agricola comune (Pac). dei costi di investimento. 2012). come si conviene alle riviste scientifiche di alto livello che aspirano ad entrare nel Gotha delle pubblicazioni scientifiche. l’adozione di Ams è fortemente determinata dall’incertezza circa le variabili principali che ne determinano la convenienza. L’innovazione è un driver importante di crescita economica. il pagamento unico aziendale ed il prezzo del latte. l’approccio RO permette il calcolo del valore attuale netto (Van) dovuto all’opzione di posticipare l’investimento in Ams fino ad un periodo successivo. Seguendo il modello proposto da Was et al. Fabio Bartolini. 2010). a partire dal soft landing delle quote latte e dalla relative aperture del mercato. All’interno della misura 121. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 63 Modellizzazione dell’adozione di sistemi di mungitura automatici in Noord-Holland Matteo Floridi. La letteratura economica ha evidenziato come l’elevato costo della tecnologia. e ad uno sviluppo rurale bilanciato (European Commission. fondata soltanto due anni fa. quando l’agricoltore avrà accesso a maggiori informazioni circa le variabili incerte esogene che determinano la convenienza dell’investimento (Sauer. prezzi dei prodotti agricoli e costo del lavoro salariato).Agriregionieuropa La nascita di una nuova rivista è sempre un evento scientifico di particolare importanza. (2011) La metodologia è basata su un modello di programmazione matematica che implementa un modello RO della decisione di adozione di Ams da parte dell’azienda agricola. pubblica in ogni numero una versione in italiano di un articolo della Bae. l’innovazione dovrebbe contribuire alla promozione della competitività delle aziende. derivanti da una cluster analysis applicata al campione di aziende rilevate nell’ambito del progetto Cap-ire1. 2012).Anno 9. Agriregionieuropa. come Elcap.Tempistica dell’adozione di Ams L’accordo Bae . Gli Ams sono considerati tra le principali innovazioni nel settore lattiero (Meskens et al. A sua volta Bio-based and applied economics promuoverà le iniziative Agriregionieuropa. Infine.. la ricerca di maggiore flessibilità del lavoro famigliare e la necessità di ridurre i costi hanno incoraggiato l’adozione di tecnologie labour-saving (Sauer. il recente corso e-Learning sulla Pac in inglese. In aggiunta. 2012). 2012). Svolge un ruolo centrale nel raggiungimento degli obiettivi di UE 2020 (European Commission.

Si suggerisce che. I risultati indicano che gestione adeguata del letame. in particolare nel 1° Pilastro attraverso l'introduzione di un pagamento 'verde' in favore degli agricoltori a seguito di uno specificato set di pratiche agricole obbligatorie. L’espansione dell’agricoltura intensiva nel mondo negli ultimi decenni ha occasionato danni ambientali significativi a causa delle emissioni inquinanti. I sostenitori di una maggiore attenzione agli obiettivi ambientali devono scegliere tra questi due approcci. ma c’è spesso il bisogno di innovazione nello stesso scambio di conoscenze. Politiche agricole per la riduzione dei gas serra in Aragona.Pagina 64 agriregionieuropa Anno 9. la collaborazione e il collegamento tra ricerca e pratica. nella prossima decade. Uno scambio di conoscenze effettivo è un elemento critico. Ruoli centrali comprendono il supporto allo scambio di conoscenza. L’agricoltura è una fonte di gas serra. Numero 33 Il “greening” dei Pagamenti agricoli nella Politica Agricola Comune dell’Unione Europea Alan Matthews1 1 School of Social Sciences and Philosophy at Trinity College Dublin Dalla metà degli anni 1980. La Commissione Europea ha posto enfasi sull’innovazione come elemento cruciale per raggiungere le necessarie trasformazioni. I risultati di un recente studio per il Parlamento Europeo evidenziano il ruolo potenziale dei programmi di sviluppo rurale del secondo Pilastro come veicoli per rendere possibile l’innovazione. è un bisogno vitale di innovazione nel disegnare e realizzare politiche per rendere possibile una trasformazione costi-efficace dell’agricoltura e delle aree rurali. Trasformazione per l’agricoltura sostenibile: quale ruolo per il secondo Pilastro della Pac? Janet Dwyer1 1 Professor of Rural Policy. . In questo lavoro sono passate in rassegna alcune spiegazioni per l'apparente fallimento della revisione della Pac per far fronte ai problemi che deve affrontare l'ambiente naturale. Nel formulare le proposte per la revisione della Pac post . ma le posizioni del Consiglio e del Parlamento europeo sono sufficientemente note da indicare come il livello di ambizione del greening in questa riforma della Pac sarà molto limitato. tuttavia offre diverse alternative per fronteggiare il cambiamento climatico. Spagna Mohamed Taher Kahil1.2013. La distribuzione spaziale delle emissioni è importante per la predisposizione di misure di riduzione. I modelli di innovazione delle politiche adattati dall’esperienza delle organizzazioni commerciali sono suggeriti come meritevoli di ulteriore ricerca. la Commissione ha scelto di perseguire una maggiore integrazione. José Albiac1 1 Agrifood Research and Technology Center Il cambiamento climatico è una seria minaccia per la società. gli obiettivi ambientali sono diventati sempre più integrati all’interno della Politica agricola comune (Pac) dell’Unione Europea. Adeguate politiche per l’abbattimento degli inquinanti dovrebbero basarsi su strumenti istituzionali adatti alle condizioni locali e dovrebbero prevedere la partecipazione degli stakeholders. La collaborazione può essere preziosa per favorire i collegamenti settoriali e le comunità di apprendimento mostrano potenziale innovativo. lungi dall’essere complementari. possono essere solo misure secondarie nella soluzione dei problemi d’inquinamento. L'integrazione è stata perseguita attraverso la fissazione di condizioni ambientali per la ricezione dei pagamenti diretti nel 1° pilastro (condizionalità) e l'uso di misure agroambientali volontarie nel 2° pilastro. Ugualmente importante. University of Gloucestershire L’agricoltura europea e le aree rurali si trovano di fronte a significative sfide di medio periodo che emergono da fonti esistenti e ‘nuove’: così come riconosciuto nella visione EU2020. la condizionalità e le misure agroambientali volontarie sono approcci concorrenti per un maggiore greening all’interno della Pac. Questo studio realizza una valutazione delle emissioni in una zona ad agricoltura intensiva in Aragona (Spagna) e sviluppa un modello di ottimizzazione economica per analizzare diverse misure di mitigazione dei gas serra. ma c’è spazio di miglioramento. come l’applicazione d’imposte sui fattori produttivi e sulle emissioni. Alcuni strumenti economici. Il processo legislativo non si è concluso nel febbraio 2013. La proposta Pac 2014-2020 porta un contributo positivo per meglio promuovere l’innovazione attraverso il Secondo Pilastro. limitazioni alle emissioni e restrizioni sulle produzioni animali rappresentano misure appropriate per abbattere l’inquinamento.

I risultati dimostrano la capacità dei co-finanziamenti agli investimenti di influenzare sia il grado di adozione. Box 8130. l’aumento del .F. Garbade1. L’adozione in assenza della misura 121 non è mai conveniente in presenza di incertezza sul costo del lavoro e. particolarmente nelle aziende grandi. + aumento della probabilità di osservare l’adozione nel medesimo periodo. sia attraverso la produttività di altri fattori. influenzando la liquidità aziendale (Bartolini. All’aumentare della percentuale di cofinanziamento della misura 121 aumenta la probabilità di adozione. l’internazionalizzazione e il supporto dei processi di innovazione per le aziende associate e possono agire come intermediari tra i partner dell'alleanza. assicurazioni). nemmeno in presenza di incertezza sul pagamento unico aziendale. risultava in un più alto valori di opzione e quindi minore adozione nel primo periodo. Frances T. ma con effetti differenziati sia tra i cluster sia tra le fonti di incertezza. ad esempio stimolando la creazione di cluster che possano funzionare come broker di innovazione. l’articolazione della domanda. quali gli Ams. in particolare nel cluster 2 e per aumenti più rilevanti di cofinanziamento da parte della misura 121. (2011). = nessun cambiamento. I risultati confermano quelli di Was et al. ci sono forti interconnessioni tra cambiamenti nelle politiche agricole e comportamento da parte degli agricoltori (Viaggi et al.W. a parte il cluster 2. In alcuni casi. I risultati del lavoro confermano questa evidenza e sottolineano come la politica abbia un effetto sul grado di adozione di nuove tecnologie. I risultati mostrano inoltre gli effetti positivi del pagamento unico sulla redditività degli Ams e sulla loro adozione. promosse dalla sempre maggiore necessità di flessibilità del lavoro e di riduzione dei costi. I risultati di questo studio mostrano che l’adozione degli Ams è fortemente influenzata dall’incertezza circa le future condizioni di mercato e di policy. Discussione Tecnologie labour saving. Tabella 1 . si assiste anche all’aumento della probabilità di anticipare l’investimento. Nella maggior parte dei casi. [ segue da pagina 63] Risultati I principali risultati sono riportati nella tabella 1.. Paesi Bassi I policy-makers stanno acquisendo sempre più consapevolezza del fatto che Piccole-Medie Imprese (Pmi) con un’intensa attività di R & S rivestono un ruolo fondamentale nel promuovere una crescita economica sostenibile attraverso il mantenimento di un alto tasso di innovazione. Come precedentemente evidenziato dalla letteratura. confrontata ad altre forme di incertezza (pagamento unico. Si raccomanda alle istituzioni di sostenere le alleanze finalizzate all’innovazione. queste Pmi svolgono sempre più innovazione all’interno di alleanze. Peraltro gli effetti delle politiche sono multipli influenzando l’innovazione sia direttamente. sia attraverso la redditività generale dell’azienda.M. sia la sua tempistica. 2013). in cui l’incertezza circa il prezzo del latte. infine. Per compensare la loro vulnerabilità finanziaria.P. I principali risultati indicano che la performance dell’alleanza è positivamente relazionata al livello di complementarità. fornendo le infrastrutture che permettano a tali alleanze di crescere. Tali cluster possono favorire la creazione di network. 2013). I risultati evidenziano inoltre che la disponibilità e la qualità dell’informazione hanno un ruolo centrale nel processo di adozione dell’innovazione. specialmente quando questa è irreversibile e presenta degli effetti di lock-in.Effetti sull’adozione di mungitori automatici con diversi livello di cofinanziamento degli investimenti all’interno della misura 121 Convenienza all’adozione in assenza misura 121 0 Bassa 0 0 Alta Bassa 0 Bassa 0 0 Bassa 0 Cofinanziamento misura 121 25% 0 + 0 + = § 0 + 0 0 + 0 50% 0 + 0 + = § 0 + 0 0 + 0 75% +/§ + + + § § + /§ + + + + + cofinanziamento determina una maggiore probabilità di adozione nel periodo. 6700 AG Wageningen. 6700 EW Wageningen. Viaggi. Il modello concettuale è stato testato utilizzando un campione di 18 piccole e medie imprese biotech che hanno riportato circa 40 alleanze. soprattutto apportando liquidità e riducendo l’esposizione al rischio. sia.Anno 9. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 65 Esplorazione delle caratteristiche di innovazione di alleanze delle Pmi olandesi nel settore delle Biotecnologie e le loro implicazioni politiche Philipp J. Questo lavoro ha l’obiettivo di esplorare l’impatto di differenti caratteristiche delle alleanze sulle prestazioni delle Pmi olandesi operanti nel settore delle biotecnologie. costo del lavoro). Postbus 294.O. Tali misure sono adatte a prevenire una eccessiva esposizione per le aziende con la più forte intenzione di investire e ad incoraggiare un più tempestiva reazione degli agricoltori alle Cluster Incertezza Costo del lavoro Cluster 1 Prezzo latte Pagamento unico aziendale Costo del lavoro Custer 2 Prezzo latte Pagamento unico aziendale Costo del lavoro Cluster 3 Prezzo latte Pagamento unico aziendale Costo del lavoro Cluster 4 Prezzo latte Pagamento unico aziendale Legenda: 0 non convenienza all’adozione. La convenienza è invece bassa nella maggior parte dei casi e alta nel caso del cluster 2 in presenza di incertezza sul prezzo del latte. (Onno) Omta2.J. Come parte di attività di sostegno ai processi di innovazione. Essi sottolineano anche la necessità di rinforzare (o costruire) collegamenti tra le misure di sostegno agli investimenti e le misure rivolte alla riduzione dell’incertezza (es. sono tra le innovazione principali delle aziende lattiere. P. alla distanza cognitiva e alla conoscenza tacita trasferita attraverso gli scambi di risorse umane. e che l’effetto di tali incertezze è primariamente quello di posporre l’adozione. Paesi Bassi 2 Wageningen University. S. essi possono organizzare laboratori speciali per le Pmi biotech su come comportarsi con successo all’interno di un’alleanza per l’innovazione. § aumento della probabilità di osservare un anticipo dell’adozione nel primo periodo Il cluster 2 è quello che dimostra il maggiore interesse all’adozione degli Ams anche in assenza di pagamenti. Fortuin1 1 Food Valley Organization.

organizzata in collaborazione con Barilla. Viaggi D. al di là dell’abolizione delle quote latte.it/eventi.. Brussels European Commission (2011a). Polman N. con l’associazione degli Economisti Agrari francese Sfer (La Société française d'économie rurale) e con a partecipazione dell'ex-presidente dell'Aes (The Agricultural Economics Society) Bruce Traill. April 15-16.. Zilberman D. Floridi M. La conferenza è iniziata con una sessione di pre-conferenza sul tema “Sicurezza alimentare e qualità per la salute umana e la sostenibilità”. Tutti i lavori presentati al convegno sono disponibili in AgeconSearch al seguente link: http://ageconsearch..php? id=559. Pietola K. Proposal for a Regulation of the European Parliament and of the Council on Support for Rural Development by the European Agricultural Fund for Rural Development (Eafrd). In particolare. Peerlings J. La conferenza ha poi ospitato 13 sessioni per i contributi orali in cui sono stati presentati 47 paper e 5 sessioni organizzate. La prima sessione ha affrontato la prospettiva internazionale. Brussels Floridi M. 2010. (2001). Bartolini F. Vandermersch M.cap-ire. Assessment of Economic Effects of Innovation in Automatic Milking Systems in Podlaskie Region (Poland) with the Use of Real Option Approach. Paper presented at 114th Eaae seminar..regiebureau-pop. Deliverable D1. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito: http:// www. Cygansky L. Modelling The Adoption Of Automatic Milking Systems In Noord-Holland. Gomez Y Paloma S. insieme ad una sessione poster con 9 contributi.M. Working Paper n. Innovation Behaviour at Farm Level – Selection and Identification. Com(2010) 672 final. The Role of the EU Common Agricultural Policy: Assessing Multiple Effects in Alternative Policy Scenarios. Bartolini F.. riducendo la propensione all’investimento in Ams.eu/default. con un focus particolare sui paesi in via di sviluppo. La seconda sessione ha affrontato la dimensione europea e italiana.umn.oecd. Com(2011) 625 final. and Risk: The Case of Automatic Milking Systems.org/site/oecd-faoagriculturaloutlook/ Accessed 27 March 2013 Hekkila A. Majewsky E. Natural Resources and Territorial Challenges of the Future..univpm. Numero 33 opportunità di finanziamento. misure di sostegno all’investimento/innovazione sono necessarie per aumentare la competitività delle aziende e garantirne la continuità. (2012). The Common Agricultural • • Policy and the Determinants of Changes in EU Farm Size.edu/handle/149623. Land Use Policy 31: 99-101 Was A.Pagina 66 agriregionieuropa Anno 9. Le presentazioni previste nella conferenza sono disponibili al seguente link http://www. Summary of Dutch Rdp. con i relatori Emanuele Baldacci (Istat) e Federico Perali (Università di Verona). Link: http:// www. l’abolizione delle quote latte potrebbe aumentare le fluttuazioni del prezzo del latte.. Land Use Policy 31: 126-135 European Commission (2010). Brussels European Commission (2011b). Berlin..nl/nl/english/. FP5 EU project Implications of the introduction of automatic milking on dairy farms Regiebureau (2012)... Proposal for a Regulation of the European Parliament and of the Council Establishing Rules for Direct Payments to Farmers Under Support Schemes Within the Framework of the Common Agricultural Policy. Myyra S. (2012). Literature Review on the Determinants and implications of technology adoption. Le due sessioni plenarie hanno definito il tema della conferenza. "Tra crisi e sviluppo: quale ruolo per la Bio-economia?" Tutti i file del 2° Convegno Aieaa di Parma (giugno 2013) Paolo Sckokai. Effects of Economics Factors on Adoption of Robotics and Consequences of Automation fro Productivity Growth of Dairy Farms... Mishra A.. Accessed 27 March 2013 Sauer J.. l’azienda produttrice di pasta più conosciuta al mondo e con sede a Parma... e i relatori invitati a parlare del tema sono stati Alexandros Sarris (Università di Atene) e Karen Macours (Paris School of Economics). Raggi M. Network Externalities. Nell’insieme questo suggerisce la necessità di un più coerente framework di policy in cui. (2011). Com(2011) 627 final.agriregionieuropa. Acta Scientiarum Polonorum Oeconomia 10(2): 107-120 • • • • • • • • • • . l’Associazione Italiana di Economia Agraria ed Applicata (Aieaa) ha tenuto la sua seconda Conferenza annuale sul tema “Tra crisi e sviluppo: quale ruolo per la Bio-economia?”. (2013).. Sequential Technology Implementation. (2013). Riferimenti bibliografici • Bartolini F. Viaggi D. Agricultural Economics 43(3): 233-252 Viaggi D. Zilberman D. Mathijs E. a Parma. Viaggi D. Bio-based and applied economics. Germany Sauer J. 2(1): 73-90 Oecd – Fao (2012) Agricultural Outlook 2012-2021.aspx.. 32 of the FP7 project Factor Markets Meskens L. intitolato Assessing the Multiple Impacts of the Common Agricultural Policies on Rural Economies. in cui sono stati presentati 25 lavori aggiuntivi. http:// www. The Cap Towards 2020: Meeting the Food. Implication of the Introduction of Automatic Milking on Dairy Farm. (2013). Note 1 Cap-ire è l’acronimo di un Progetto finanziato nell’ambito del 7th Framework Program. (2010). Marco Zuppiroli Il 6-7 giugno 2013.

Un rafforzamento che amplia le dimensioni stesse della valutazione di programma. tale nuovo approccio deve trovare una adeguata collocazione. in una logica di contribuzione. ma anche per promuovere un apprendimento condiviso sulle politiche comunitarie.. in teoria. Figura 1 . e propongono alcune novità.Il quadro regolamentare dei sistemi di monitoraggio e valutazione 20142020 La lettura delle proposte regolamentari La valutazione dello sviluppo rurale ha conosciuto nel corso dei diversi periodi di programmazione. viene rafforzata la funzione della valutazione nel dare fondatezza alle scelte di politica (evidence-based). pesca. Fonte: Cagliero e Cristiano. di concertazione tra politiche che agiscono sullo sviluppo locale. attraverso la realizzazione di risultati specifici – misurabili attraverso i relativi indicatori target . Un quadro comune in cui l’AP svolge un’importante funzione di indirizzo della programmazione. 2006) e che ha sicuramente rappresentato un importante quadro di riferimento per l’attuazione delle pratiche valutative. di soddisfare i fabbisogni conoscitivi in merito agli effetti della politica di sviluppo rurale (Monteleone. gli Accordi nazionali di Partenariato (AP) e i programmi operativi e di sviluppo rurale finanziati da Feasr. Durante l’attuale periodo di programmazione. alle loro interconnessioni e alla loro tran-settorialità. Aspetti che richiedono competenze e capacità che vanno oltre la classica valutazione di programma (Cristiano et al. attraverso la produzione sistematica di una conoscenza olistica dello sviluppo dei territori. In questo contesto. siano essi utilizzatori o potenziali fornitori dei servizi valutativi. da cui derivano appunto la definizione dei risultati attesi a livello nazionale per lo sviluppo dei territori e dei relativi indicatori target che ne misureranno l’effettivo raggiungimento. Tuttavia. tra il partenariato istituzionale (Amministrazioni nazionali. un consistente processo di definizione e sistematizzazione. ovvero il passaggio da un processo in itinere (on going) a quello durante il programma (during the programme). e rappresenta senz’altro il momento di massima concertazione unitaria. come spesso accade. nell’analisi delle performance. dunque. 2013). Infine. basato su principi comuni ai diversi Stati Membri. un ulteriore aspetto rilevante è stato lo sviluppo di reti. il Regolamento (CE) n. le 6 priorità e le 18 focus area in cui esse sono articolate. dove numerosi attori interagiscono fortemente. sostenibile e inclusiva) vengono declinate in 11 obiettivi tematici. Questo ultimo aspetto implica. Numero 33 I principali indirizzi per la valutazione dei Psr nel periodo 2014-20 Istituto Nazionale Economia Agraria Roberto Cagliero. o possono trovare.. 2013). quello di offrire una prima ricognizione sulle caratteristiche del nuovo processo di valutazione e sulle novità che presenta. Simona Cristiano Introduzione La politica di sviluppo rurale rappresenta un ambito di forte interesse nel campo della valutazione degli interventi pubblici. concorrono al conseguimento degli obiettivi tematici comuni. Inoltre. alla qualità dei servizi richiesti. le cui priorità (crescita intelligente. soprattutto negli Stati membri regionalizzati (Mantino. e anche di standardizzazione dei sistemi di monitoraggio e valutazione. sin dalla Riforma del 1988. 2012). il cui fondamento sono i cambiamenti cui si ambisce nella qualità della vita delle persone e nei progressi delle imprese. dunque.definiti al livello di focus area. con particolare riguardo proprio al cosiddetto during the programme. all’interno dell’intero processo che porta alla definizione dei Programmi. multilivello e trasversale. Un processo evolutivo che ha caratterizzato certamente anche l’Italia. Inoltre. progettazione integrata). Tali proposte confermano sostanzialmente l’importanza della valutazione come strumento per migliorare i programmi. dunque. Essa è infatti caratterizzata da un marcato indirizzo multidisciplinare e da un sempre maggiore orientamento all’analisi delle diverse dinamiche socio-economiche e ambientali di sviluppo locale delle aree rurali. della definizione di risultati attesi osservabili e misurabili. all’utilizzabilità e all’uso dei risultati. nelle priorità specifiche di ciascuna politica comunitaria (agricola comune. pertanto. si devono evidenziare marcati aspetti di criticità delle proposte. 2013 . non sempre le enunciazioni teoriche trovano. coesione). l’introduzione del concetto dei target rappresenta una innovazione strategica nei processi di definizione degli interventi di politica. nella ricerca sociale. peraltro. la ricerca di metodi adeguati per la loro stima ma anche per la loro misurazione. Probabilmente è nel nuovo approccio alla impostazione generale della valutazione. nel quadro del cosiddetto regolamento ombrello che definisce un approccio comune a tutti i fondi del Quadro Strategico Comune (Qsc) (Figura 1). attraverso il quadro strategico comunitario. Queste ultime. accanto alle opportunità. della crescita di aspettative delle popolazioni e. appunto un set di indicatori target che sono in corso di definizione e condivisione nel Contratto di Partenariato.1698/05 e il Quadro Comune di Monitoraggio e Valutazione hanno proposto un complesso sistema. nazionale e regionale) che. Nella politica di sviluppo rurale. soprattutto in un’ottica più rivolta al territorio e all’uso concreto dei risultati valutativi. e utilità. non esprimono una logica di programma fine a se stessa e vengono condivise con le altre politiche ai diversi livelli di programmazione. regionali e locali) e quello socio-economico. 2013). Le proposte dei nuovi regolamenti per il periodo 2014-2020 sembrerebbero dare continuità a questo processo e. per spaziare nella valutazione degli strumenti di intervento politico (Leader. Feamp. Fse e Fesr. essendo sempre più attenta alla definizione di una domanda valutativa specifica. formali e informali. con una lettura attenta e orientata soprattutto in termini ex ante. un’immediata applicazione e.Pagina 67 agriregionieuropa Anno 9. Questo approccio implica l’ineluttabilità dell’attuazione di processi di coinvolgimento reale dei territori. ha portato a una maggiore consapevolezza e professionalizzazione di tutti gli attori. articolati a loro volta. attraverso. nel rispetto dell'indipendenza e superando la visione di un servizio legato principalmente alla consegna del Rapporto di valutazione (Ascani et al. e di azioni di formazione e informazione tra i diversi soggetti coinvolti nei processi valutativi. in grado. riconducendola alla strategia comunitaria di Europa 2020. L’obiettivo del presente contributo è. Questo quadro viene oggi rilanciato dalle proposte di riforma delle politiche di coesione e della Politica Agricola Comune (Pac) per il 2014-20201. che si può evidenziare il cambiamento più marcato rispetto al precedente periodo. alle stime sui cambiamenti attesi (target) nella loro attuazione e alle conseguenti scelte di programmazione (result-oriented) (Ministro per la Coesione territoriale. l’attenzione crescente verso l’assessment nello sviluppo rurale è stata stimolata dalla significativa evoluzione nella sua governance a vari livelli (comunitario.

2012). 2013). il supporto dei Gal nella conduzione delle attività di valutazione e la correlazione tra queste e quelle condotte a livello di Psr. di fatto. come parte integrante del Programma.. che rifletta il sistema dei valori. il consolidamento di metodologie e strumenti di raccolta ed elaborazione che hanno via via supportato le scelte di politica e l’analisi dei risultati. sia nei tempi che nei contenuti. Viene infatti riproposto un sistema di indicatori comuni alla Pac da utilizzare per la misurazione dei progressi. infatti. dà continuità al concetto della valutazione on going già diffuso nell’attuale periodo di programmazione. indicatori di output (28). prevedere la migliore relazione tra le attività valutative e quelle sottese alle attività di monitoraggio strategico del Psr previste per i Rapporti annuali del 2017 e del 2019. per la verifica della validità delle stime sui risultati attesi (target) e della consistenza e coerenza dei Programmi rispetto ad essi. impatto). si deve riconoscere che l’implementazione del sistema di indicatori comuni ha consentito. risultato e target. Come dire che la buona realizzazione dei programmi implica il contributo di tutti gli attori dello sviluppo e che ciascuno.Pagina 68 agriregionieuropa Anno 9. deve partecipare attivamente a un processo cognitivo sistematico e ampio sullo sviluppo dei territori. dell’efficienza e dell’efficacia dei Psr. di realizzare attività di valutazione. di un Piano di Valutazione (PdV) alla Commissione (Cagliero e Cristiano.e l’ampliamento delle tipologie di indicatori (di contesto. 2013) finalizzatati ad assicurare l’effettiva realizzazione di specifiche attività valutative. sembra poter essere letta nell’ottica di un rafforzamento della funzione di analisi territoriale della valutazione.Tipi e livelli di indicatori per la programmazione dello sviluppo rurale 2014-2020 Fonte: Bolli et al. l’introduzione degli obblighi a carico dei beneficiari degli interventi di sviluppo rurale di fornire informazioni alle AdG e ai valutatori e dei Gruppi di Azione Locale (Gal). L’AdG del Psr potrà. Numero 33 In quest’ottica. cui sottende la responsabilizzazione dei diversi livelli di attuazione delle politiche. tesi a misurare gli effetti diretti e immediati a livello di priorità e di focus area del secondo pilastro. Analogamente. inoltre. 2012 draft . riflette l’esigenza di predefinire i valori comuni. la comunicazione. identificare l’approccio. nonché della reale capacità amministrativa (condizionalità) di realizzarli (Cagliero e De Matthaeis. vengono introdotte le cosiddette tappe fondamentali (milestones) tese a misurare la capacità di esecuzione dei Programmi (Figura 3). l’introduzione di un sistema di indicatori comuni anche per il primo pilastro – comuni con il secondo a livello di impatto . definire in autonomia temi e tempi della valutazione (Figura 2). i tempi e le modalità di affidamento delle valutazioni. nel corso delle programmazioni. Nel quadro di questa riforma della valutazione dello sviluppo rurale. Al riguardo. L’introduzione della valutazione during the programme. In questo contesto. due sono tuttavia gli elementi che confermano le aspettative della Commissione circa livello minimo di contabilità dei risultati e degli impatti della Politica e del suo effettivo contributo alla strategia comunitaria: la permanenza dell’obbligo relativo alla valutazione ex post a livello di Programma. sul programma. il sistema degli indicatori è definito da: indicatori di contesto (45). e aggregabili a livello europeo. in che modo il sostegno dei Fondi abbia contribuito al conseguimento degli obiettivi di ciascuna priorità dell’Unione. a momenti stabiliti a priori come la valutazione intermedia e quella ex post. la redazione del Piano di Valutazione. di performance attese e proporre un set di indicatori specifici di programma. sulle performance dei suoi diversi livelli di governo e sulle modalità con cui si è scelto di implementarlo. per la validazione dei processi di individuazione e coinvolgimento dei portatori d’interesse (stakeholder) nello sviluppo locale. dunque. di settore (18) e ambientale (15) dei territori di riferimento e quantificati in sede ex ante. per quanto possa essere poco condivisibile la scelta di un numero considerato elevato già nell’attuale periodo di programmazione. Figura 2 . Per essa si propone. nell’ambito della politica di sviluppo rurale.Una proposta di ciclo di valutazione during the programme dei Programmi di Sviluppo Rurale In questo contesto. nel quadro del Qsc. rispetto all’on going che poneva troppa enfasi. per le proprie competenze. Al riguardo. e sembra devolvere alle Autorità di Gestione una maggiore autonomia di scelta sulle attività valutative da intraprendere. con l’impostazione during the programme: costruire percorsi più appropriati alle proprie esigenze di conoscenza sulla politica. per i programmi di sviluppo rurale. l’obbligo della presentazione di uno specifico “Piano degli indicatori”. legati alle realizzazioni fisiche e finanziarie dirette degli interventi. Il PdV potrà. diviene un utile strumento di organizzazione e di sistematizzazione con riferimento ad aspetti legati alla governance della valutazione during the programme. per l’analisi dei fabbisogni d’intervento e di diagnosi territoriale (Swot analisys). la gestione dei dati e delle informazioni. anche in relazione agli indicatori di contesto. un’interazione continua del valutatore con l’Autorità di Gestione (AdG). Infine. indicatori di impatto (16). quali: il coordinamento con le altre politiche. anche in relazione alla strategia generale comunitaria. Appare evidente come questo approccio permetta una maggiore relazione tra valutazione e programma. e risorse. le percezioni e le aspettative delle popolazioni cui essi sono rivolti. fondati sui dati statistici relativi alla situazione socio-economica (12). L’eliminazione della valutazione intermedia di programma2 viene senz’altro incontro alle richieste avanzate dagli Stati Membri ed è sostituita dall’obbligo di valutare. oltre gli effetti immediati. attraverso la maggiore flessibilità legata all’eliminazione dell’obbligo relativo alla valutazione intermedia e all’introduzione dell’obbligo della presentazione. almeno una volta nel corso del periodo di programmazione. pur vincolato dai requisiti minimi di redazione (European Commission. output. all’interno del Programma. 2011. legati agli obiettivi generali della Pac (quindi comuni al primo pilastro) che misurano i benefici derivanti dal Programma. sembra poter essere letta la revisione della funzione della valutazione ex ante verso il più appropriato supporto strategico allo sviluppo dell’elaborazione del Programma di sviluppo rurale (Psr). indicatori di risultato e target (16). i metodi e gli strumenti più adatti a tale percorso. che spesso sono risultate inadeguate a fornire strumenti validi al processo di revisione dei Psr o di riprogrammazione. rivisto Fonte: Eenrd. a ciascuna delle 6 priorità sarà correlato un set minimo di quesiti valutativi comuni agli Stati Membri. Figura 3 . Inoltre.

la cui innovazione dovrebbe necessariamente caratterizzare la valutazione during the programme. Rete Rurale Nazionale. 2 1 Riferimenti bibliografici • Ascani M. diverse questioni operative non possono avere risposta. in sintesi. almeno in Italia. e dell’analisi territoriale. In questo senso.. un elemento di criticità per la valutazione dello sviluppo rurale. potranno capitalizzare le già interessanti esperienze condotte nella valutazione on going. che tuttavia. La stessa introduzione del concetto di target è stata tradotta nello sviluppo rurale nella mera identificazione di una numerosità di indicatori tesi a guidare la scelta stessa dei risultati attesi. Roma Cagliero R. il PdV sembra uno strumento strategico verso un’efficace assunzione dell’autonomia concessa dalla Commissione in materia di valutazione per razionalizzare e porre in sequenza logica e utile i contenuti dell’intero sistema di valutazione. Gregori F. quali la previsione di adeguati sistemi di governance della valutazione dei Psr e il contributo delle reti nazionali ed europee alla gestione dei processi di disseminazione e condivisione delle pratiche valutative. conseguente alla sopravvenuta decadenza di un ciclo preordinato delle valutazioni da realizzare e alla concomitante sopravvenienza della moltiplicazione degli adempimenti di monitoraggio e valutazione legati all’attuazione della programmazione nazionale (Qcs. Orientare la valutazione dello sviluppo rurale verso gli stakeholder. e non sempre riconducibili agli 11 obiettivi comuni alle politiche comunitarie. Cristiano S. molte delle quali permangono anche nell’ottica della futura programmazione. Getting the most from your Rdp: Guidelines for the ex ante evaluation of 2014-2020 Rdps... Si deve osservare che oggi non sono ancora disponibili gli atti delegati né il prossimo Quadro Comune di Monitoraggio e Valutazione e che. ad esempio in termini di meccanismi di azione (delivery) o di selezione. se correttamente applicata ai diversi livelli di Programma. fondata sull’attribuzione agli indicatori di una funzione di obiettivi della valutazione. anche al di là dei fondi su esse impiegate.. continuando ad aggravare in maniera significativa i carichi di lavoro delle Autorità di Gestione e dei valutatori dei Psr. 2010). invece. comune ai diversi fondi. in relazione alle specifiche esigenze e alle attività di monitoraggio. sulle modalità per coinvolgere attivamente tutti i soggetti potenzialmente interessati alla valutazione e sulla scelta di quale portata questo processo aperto dovrebbe avere (Cristiano et al. (2011). Roma Bolli M. spostando via e via il centro dei processi di valutazione dal programma al territorio (Cagliero e Cristiano. Si tratta di uno scenario in cui. Monteleone A. Lo scenario che ne risulta è complesso sul quadro teorico e potrà essere decisamente complicato sotto il profilo della gestione e del governo. pone ancora troppo al centro la necessità di quantificare e aggregare i dati a livello dell’Unione.. Roma Cristiano S.. Note di sintesi sulle Linee Guida per la valutazione ex ante nel prossimo periodo di programmazione 2014-2020. evidentemente. potrebbe emergere una certa confusione sulla definizione del percorso di valutazione during the programme. 2013. Note Com(2011) 627 definitivo e Com(2011) 615 definitivo. considerando anche che le indicazioni e le linee guida attualmente disponibili non sembrano essere in grado di offrire molti chiarimenti. renderebbe i risultati delle diverse fasi valutative utilizzabili per migliorarne l’implementazione. Infatti. Cristiano S. “La valutazione della Politica di Sviluppo Rurale”. Draft proposal for minimum • • • • • • • ... Brussels European Commission (2013). Diversamente. la centralità e la durata del processo di definizione del sistema degli indicatori della Pac sui diversi tavoli comunitari (Evaluation Expert Committee e Experts’ Group for the Evaluation of the Cap. La rigidità della regolamentazione Feasr in materia di indicatori rappresenta. Valutare i programmi di sviluppo rurale: approcci. Rete Rurale Nazionale. D'altronde. la territorializzazione delle politiche o anche la molteplicità degli attori coinvolti nelle pratiche valutative propongono alcune riflessioni sulla ricerca e l’impiego di metodi e strumenti innovativi per l’analisi dei partenariati. La proposta per il Feasr. Se.. questo percorso porta a uno scenario di opportunità. Infine. Monteleone A.. (a cura). piuttosto che il contrario. Cristiano S. (in pubblicazione 2013).. Varia F. 2011). più che mirare al loro concreto utilizzo e lascia aperte questioni importanti anche in merito al ruolo che si intende affidare agli indicatori nella valutazione dello sviluppo rurale (Ricciardulli e Tenna. la proposta da parte di molti Stati membri di rendere la valutazione ex post un’attività da condurre solo a livello comunitario non sembra avere avuto seguito. Cagliero e Matassi. la portata della valutazione during the programme potrebbe rivelarsi fondamentale per la buona definizione e attuazione di una politica di sviluppo rurale di tipo evidence-based. Nel più ampio contesto delle politiche comunitarie 2014-2020. rimangono aperte alcune questioni sulle quali i regolamenti hanno posto scarsa attenzione che. La valutazione during the programme propone sfide molto interessanti anche ai valutatori. Fucilli V. un adeguato governo dell’intero processo valutativo. I Valutatori dei Psr 20072013: Analisi dei modelli organizzativi e delle competenze. tuttavia. Il futuro dei sistemi di monitoraggio e valutazione delle politiche di sviluppo rurale: alcune riflessioni. dal punto di visto teorico.Pagina 69 agriregionieuropa Anno 9. opportune soprattutto nei casi di regionalizzazione dello sviluppo rurale. Matassi E. sul piano operativo le esperienze condotte nel corso degli anni hanno fatto riscontrare diverse criticità e ambiguità. (a cura). (2011). delle performance delle forme di governance dello sviluppo settoriale e locale. oltre che workshop ad hoc realizzati presso gli Stati membri) dimostrano come esso sia divenuto ormai il punto centrale della lettura comunitaria delle attività di valutazione dello sviluppo rurale. tale impostazione rischia inoltre di porre dei limiti all’opportunità di condurre analisi territoriali lontane dalla logica di programma e più appropriate all’attuazione di politiche che riflettano lo stato dei bisogni e i cambiamenti attesi nelle diverse aree rurali. De Matthaeis S. Roma Cagliero R. De Matthaeis S.. (in pubblicazione 2013). quindi. laddove non si trovino soluzioni organizzative e procedurali comuni e condivisibili ai diversi attori e livelli delle politiche comunitarie. con una concreta attenzione ai tempi di effettiva attuazione della programmazione. sulla contribuzione dei diversi fondi alle trasformazioni osservate nelle aree. Inea. Rete Rurale Nazionale. metodi ed esperienze. Numero 33 Alcune riflessioni sulle opportunità e criticità della valutazione during the programme L’interpretazione della valutazione è mutata nel corso dei diversi periodi di programmazione dello sviluppo rurale e si è osservato un percorso di sempre maggiore attenzione verso l’uso dei risultati e l’integrazione degli interventi. 2013). potrebbero essere recuperate in sede di stesura degli atti implementativi. Rete Rurale Nazionale. anziché di strumenti. (2013). Un’impostazione che continua a lasciare inattese le aspettative avanzate dagli Stati membri in termini di semplificazione e flessibilità. Cagliero R. Roma Cagliero R. Ad esempio. (2012). A questo riguardo. contratto di partenariato) e dell’approccio unitario. in Riv Rassegna Italiana di Valutazione Eenrd (2012draft).

inoltre. 2006. si trova in Andersen et al. 2) aree con presenza di mosaico composto da agricoltura a bassa intensità ed elementi naturali e strutturali (es. Gli Stati membri. La programmazione dello sviluppo rurale 2014-2020: il position paper e l’accordo di partenariato. 2008). “L’applicazione delle metodologie proposte dal manuale del Quadro Comune di Monitoraggio e Valutazione (Qcmv) alla Valutazione dei Programmi di Sviluppo Rurale 2007-2013: limiti attuali e spunti di riflessione per il futuro”. Tra questi. 1994). fra le quali un ruolo di rilievo hanno avuto le mappe dei siti importanti per la biodiversità (Natura2000. che per le sue caratteristiche rappresenta una risorsa di biodiversità. 63-81. n° 32 Ministro per la Coesione Territoriale (2012). Roma Monteleone A.. hanno un’importanza fondamentale per la conservazione della biodiversità fornendo habitat a numerose specie animali e vegetali. successivamente. utilizzando i dati dell’Indagine Istat sulle strutture agricole (Trisorio et al. si sono sviluppati anche a livello nazionale (es. “Quale il futuro della politica di sviluppo rurale?”. Flora De Natale. al fine di adempiere a quanto prescritto in merito al monitoraggio e alla valutazione dei Programmi di sviluppo di rurale. Paracchini et al. Una prima stima delle aree Avn in Italia. Nonostante il continuo affinamento delle metodologie di stima e di analisi il quadro generale attualmente disponibile risulta piuttosto eterogeneo (Peppiette. Important Bird Areas. muretti a secco. basata sull’approccio dei sistemi agricoli. ecc. e/o di particolari specie di interesse comunitario”. 2007). sostanzialmente legati al tipo di informazioni utilizzate (copertura del suolo. Cooper et al. le stime delle coperture percentuali della Sau (Superficie agricola utilizzata) e di alcuni usi del suolo (box 1). 1993). nazionale o regionale (Andersen et al. in Pagri – Politica Agricola Internazionale. (2003). Paracchini et al. (2010). per implementare gli indicatori relativi alle aree agricole Avn previsti dal Quadro comune di monitoraggio e valutazione.. Giuseppe Pignatti Introduzione I sistemi agricoli a bassa intensità. Questi lavori sono stati di riferimento per le stime realizzate dalle Autorità di Gestione. Ciò è da attribuirsi alle molteplici scelte metodologiche legate all’estrema variabilità nella disponibilità di dati e nei caratteri dei territori oggetto di indagine. ai frutteti tradizionali e ai seminativi estensivi (Trisorio et al. piccoli corsi d'acqua. risultante dalla combinazione tra l’uso del suolo e determinati sistemi agricoli. pp... Anche il presente lavoro segue un metodo uniforme a livello nazionale. 2012). La conservazione dell’agricoltura ad alto valore naturale (Avn) rientra tra gli obiettivi strategici della politica europea sia agricola sia ambientale ed in particolare rappresenta una delle priorità assegnate alla Politica di sviluppo rurale. Brussels (ZP D(2013) 130418) Mantino F. per celle quadrate di lato pari a 10 km di un reticolo nazionale. le stime regionali non consentono di definire un quadro nazionale omogeneo poiché non sono comparabili tra loro essendo basate su metodi diversi. 2012). Materiali e metodi L’analisi è stata basata su diverse fonti di dati territoriali disponibili su scala nazionale: • il database Agrit 2010 del Ministero delle politiche agricole. Tuttavia. ai prati permanenti. 2011). 48/2010 Le aree agricole ad alto valore naturale in Italia: una stima a livello regionale Istituto Nazionale Economia Agraria Antonella Trisorio. i primi sono stati realizzati a livello europeo (Andersen et al. principalmente.. ma si differenzia dal precedente perché segue l’approccio della copertura del suolo e prevede l’integrazione di dati campionari di uso del suolo con dati di tipo naturalistico. Queste sono distinte in tre tipi: 1) aree con un'elevata proporzione di vegetazione semi-naturale (es. 1 Ricciardulli N. 2005a. nell’ambito dei Programmi di sviluppo rurale. 3) aree agricole che mantengono specie rare o un'elevata proporzione di popolazioni di specie di interesse conservazionistico a livello europeo. b) proporre un metodo per classificare le aree selezionate secondo diversi livelli di “valore naturale”. 2004.. Nel lavoro di Trisorio (2006) e Povellato e Trisorio (2007) sono stati invece combinati dati Clc con dati sulla ricchezza di specie di vertebrati. 2003.). Metodi e obiettivi per un uso efficace dei Fondi comunitari 2014-2020.. ai pascoli seminaturali. alimentari e forestali che riporta. Tenna F. A tal fine sono stati definiti alcuni indicatori comuni (Beaufoy et al. 2007).. 2006. (2006). . In Italia questi sistemi agricoli possono essere associati. la Rete Rurale Nazionale ha attivato una linea di ricerca finalizzata all’analisi dell’agricoltura Avn.. 2010). con dettaglio provinciale.. in Agriregionieuropa Anno 9. L’obiettivo dell’analisi è duplice: a) fornire un quadro orientativo. 2003. (2013). nuclei di bosco o boscaglia. Prime Butterfly Areas). sistemi agricoli e specie di interesse per la conservazione). bordi dei campi.. filari. Al fine di pervenire ad un quadro uniforme a livello nazionale basato su un metodo coerente con quanto delineato a livello comunitario (Lukesch e Schuh. Numero 33 • • • • requirements for the Evaluation Plan to be included in 20142020 Rdps. 2008. 2010) e tre approcci principali per il loro calcolo.. European Environment Agency. Si tratta. della distribuzione e dell’estensione delle aree potenzialmente Avn. proprio per indicare un tipo di agricoltura.Pagina 70 agriregionieuropa Anno 9. in particolare. In questo ambito è stata elaborata una prima mappa. pascoli naturali). in Riv Rassegna Italiana di Valutazione n. 2008) sono state basate sui dati di copertura del suolo di Corine Land Cover (Clc) integrati con varie altre fonti di dati a diversa scala. European Environment Agency. dove si è sviluppato il concetto di agricoltura ad alto valore naturale (Baldock et al. Questo avviene in particolare in Europa. a livello nazionale e regionale.. distinte per tipi. Pointereau et al. N.. a livello nazionale è stata inclusa tra gli obiettivi specifici della Strategia Nazionale per la Biodiversità1. Lukesch e Schuh. gli studi sulla caratterizzazione e sulla stima della superficie agricola Avn si sono intensificati per rispondere alle esigenze di monitoraggio e valutazione delle politiche agroambientali. hanno dovuto procedere all’individuazione delle aree agricole Avn definite come aree in cui “l’agricoltura rappresenta l’uso del suolo principale (normalmente quello prevalente) e mantiene o è associata alla presenza di un’elevata numerosità di specie e di habitat. per gran parte testimonianza di un uso tradizionale del territorio. di un’agricoltura a bassa intensità compatibile con un’elevata presenza di vegetazione semi-naturale o di un’agricoltura che conferisce al paesaggio un aspetto a mosaico definito da una copertura del suolo diversificata e ricca di elementi semi-naturali e manufatti. stime successive (Paracchini et al. Paracchini et al. e in modo crescente. basata sugli approcci di copertura del suolo e dei sistemi agricoli. Dopo un primo lavoro pubblicato già negli anni novanta (Beaufoy et al.

• la Banca dati Natura 2000 del Ministero dell’Ambiente per la parte riguardante le informazioni sulla presenza di specie animali e vegetali di interesse conservazionistico nei siti Sic e Zps. compresi i terreni a riposo. . erba medica.458 493 Totale 490 44 447 202 266 84 39 470 448 172 217 338 238 102 214 596 213 298 776 574 6. prati permanenti. terreni a riposo o senza colture in atto. • Tabella 1 . L’analisi del valore naturale per tutti e tre i criteri ha avuto come tappa preliminare la selezione delle classi di copertura/uso del suolo Agrit a bassa intensità di gestione. frutta a guscio. In particolare è stato possibile per ciascuna unità di analisi territoriale (cella) produrre una stima sia delle superfici relative ai tre tipi di aree agricole potenzialmente Avn. pascoli. I risultati di queste classificazioni sono stati. legato alla sua distribuzione di frequenza nelle diverse celle. segnalate per i siti della rete Natura 2000 che ricadono all’interno delle celle (criterio 3). le densità di due elementi strutturali del paesaggio (criterio 2). ossia alla cella Agrit. con riferimento sia alla superficie. olivo. Per ogni carattere è stato calcolato un indicatore crescente. Sono state selezionate le seguenti classi di uso del suolo: riso. La valutazione è stata riferita all’unità minima per la quale si disponeva di dati per tutti e tre gli strati informativi. A livello di ogni cella. A partire da questi tre tematismi è stato costruito un sistema informativo geografico per sovrapporre le celle Agrit alla mappa Clc e ai punti centroidi dei siti Natura 2000.228 Piemonte Valle d'Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Italia Fonte: nostre elaborazioni su dati Agrit 2010. sia della superficie totale di aree agricole potenzialmente Avn. corrispondenti ai tre criteri applicati. sia alla distribuzione geografica delle aree agricole potenzialmente Avn.Mappe di distribuzione delle aree agricole per classi di valore naturale secondo i criteri 1 (Figura a). alle celle interessate dalla presenza degli usi selezionati sono stati attribuiti dei punteggi sulla base dei seguenti caratteri: la copertura percentuale complessiva delle foraggere permanenti (criterio 1). Le due classi riferibili alle foraggere permanenti (pascoli e prati permanenti) sono state ritenute le più idonee a rispondere al primo criterio. infine. attribuendo ad ogni cella la classe più elevata fra quelle assegnate secondo i singoli criteri. Numero 33 la mappa vettoriale di Clc riferita all’anno 2000 (European Environment Agency 2005b) dalla quale è stato derivato lo sviluppo lineare dei margini degli ambienti naturali e seminaturali). • presenza di specie di interesse per la conservazione della biodiversità a livello europeo. orti e frutteti familiari annessi ad aziende agricole. I risultati dell’analisi sono stati riportati in termini numerici nella tabella 1 e illustrati da mappe (Figura 1) che hanno la funzione di rappresentare la distribuzione del fenomeno sul territorio. sulla base della presenza di agricoltura a bassa intensità di gestione e di tre criteri derivati dalla sopra citata tipologia di Andersen et al. (2003): • elevata proporzione di vegetazione semi-naturale. combinati in una nuova classificazione di sintesi.Pagina 71 agriregionieuropa Anno 9.Superficie potenzialmente ad alto valore naturale nelle regioni italiane. alberi fuori foresta. • presenza di elementi naturali. Nella selezione sono state considerate esclusivamente le aree attualmente a gestione attiva.752 1. Clc 2000 e Natura 2000 Figura 1 . e il numero di specie di ambienti agricoli minacciate. distinte per classi di valore naturale Basso 213 7 171 22 110 35 7 166 118 25 68 190 108 9 71 455 89 146 418 96 2. 2 (Figura b) e 3 (Figura c) e mappa di sintesi (Figura d) derivata dalla combinazione dei punteggi dei tre criteri Risultati Il metodo illustrato in questo lavoro ha fornito un quadro della situazione nazionale. mentre gli altri usi del suolo sono stati considerati nell’applicazione del secondo criterio. semi-naturali e strutturali del paesaggio. la presenza di questi usi ha permesso di stimare una superficie preliminare di aree agricole potenzialmente Avn.526 Superficie potenzialmente Avn (000ha) Medio Alto Molto alto 158 106 12 19 18 91 136 48 68 98 15 82 64 10 37 9 3 12 18 2 127 121 56 207 104 19 96 46 4 59 57 33 101 47 82 49 52 39 3 80 54 8 73 56 12 75 41 8 108 37 7 139 159 60 86 199 193 1. alle unità di analisi sono stati attribuiti dei punteggi per ognuno dei tre criteri. prati avvicendati. vite. gli alberi fuori foresta (in termini di copertura percentuale) e i margini degli ambienti naturali e semi-naturali (in termini di densità lineare misurata in m/ha). ripartita per classi di valore naturale. combinando quelli ottenuti per i relativi indicatori. Con l’obiettivo di distinguere diversi gradi di valore naturale. In analogia con quanto proposto da Pointereau (2007).

Marche. dove incide soprattutto il criterio 1.Percentuale di Sau regionale potenzialmente ad alto valore naturale ripartita per criteri Fonte: nostre elaborazioni su dati Agrit 2010. collegati alla presenza di prati e pascoli con maggiore estensione. con percentuali di Sau ad alto valore naturale comprese fra un minimo del 32% (Veneto) e un massimo del 92% (Valle d’Aosta). rispetto alla Sau in ogni regione. in alcune zone dell’Appennino centrale e su alcuni rilievi montuosi meridionali (Gargano. Le caratteristiche geomorfologiche del territorio italiano rendono infatti particolarmente vario il paesaggio agricolo non solo a livello nazionale ma anche regionale e sub-regionale. Trentino-Alto Adige e Liguria. la quota molto elevata di Sau ad alto valore naturale in Valle d’Aosta. Figura 2 . Ciò è legato al fatto che. In mancanza di una mappa di uso/copertura del suolo più dettagliata per il territorio nazionale. infatti. la presenza di specie minacciate (criterio 3) ha pesato di più nell'individuazione di aree Avn. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 72 presenza di vegetazione semi-naturale. differenze nell’insieme degli usi del suolo inclusi nel computo delle aree agricole potenzialmente Avn.. sono presenti. questa assume in ciascun territorio caratteristiche specifiche e peculiari. 2) le stime si basano su un rilevamento più dettagliato. soprattutto al nord. dovute sia alle diverse fonti di dati utilizzate nei due lavori. ma di usare i risultati dell’indagine Agrit per due principali motivi: 1) il database Agrit contiene informazioni che vengono annualmente aggiornate. da un uso del suolo estensivo e diversificato e dalla ricchezza di elementi seminaturali. Nel presente lavoro. poiché incidono maggiormente nell’Italia Centrale (Toscana. e il 16% ricade nelle classi di valore più elevato (H e HH). HH: presenza di aree Avn di valore molto alto Spicca. Clc 2000 e Natura 2000 Legenda: 0: assenza aree agricole Avn. in generale queste comprendono delle porzioni modeste di Sau. A livello nazionale più di metà della Sau (51%) è potenzialmente ad alto valore naturale. per il tipo 2 i valori più elevati si registrano nell’Italia centrale e in alcune aree prealpine e preappenniniche (ad es.) e quindi di specie di particolare valore conservazionistico. in Piemonte meridionale ed in Toscana meridionale). Gli aspetti del paesaggio (criterio 2) sembrano riferibili soprattutto alle zone collinari della dorsale appenninica. e laddove. B: presenza di aree Avn di valore basso. nelle Prealpi venete.Anno 9. inoltre. mentre il fenomeno è molto diverso in Sardegna e in alcune delle regioni più montane. sia la quota di Sau ad alto valore naturale sia l’importanza relativa di ciascuno dei tre tipi al suo interno variano molto tra le diverse regioni. in particolare. Oltre ai dati di superficie in valore assoluto. risulta interessante valutare i risultati ottenuti in termini relativi. e non criteri differenti per le diverse zone biogeografiche. sebbene l’agricoltura Avn sia generalmente connotata da un’elevata Discussione La stima della superficie nazionale potenzialmente Avn ottenuta è in linea con quella riportata in Paracchini et al. è stato adottato un approccio omogeneo su tutto il territorio nazionale. uguali o inferiori al 10%. Umbria) spingendosi a sud fino al Molise e alla Campania. L’utilizzo dei risultati dell’indagine campionaria Agrit 2010 come principale fonte di dati rappresenta un cambiamento notevole rispetto alle procedure proposte in letteratura. sia alla scelta fatta in questa sede di includere solo gli usi del suolo associati ad una gestione attiva del terreno agricolo. benché in termini assoluti si tratti di superfici ridotte. della Sardegna (Gallura) e della Sicilia interna. (2008). condotta su scala europea. si è deciso di non basare l’analisi sulla mappa fornita da Clc. Come mostra il grafico in figura 2. sebbene la distribuzione regionale mostri alcune differenze dovute al diverso metodo seguito. M= presenza di aree Avn di valore medio. a livello regionale la situazione si presenta molto diversificata. zone umide costiere ecc. Clc 2000 e Natura 2000 Fonte: nostre elaborazioni su dati Agrit 2010. si riscontrano principalmente nelle parti montane delle Alpi e delle Prealpi. Pollino). per il tipo 3 questi sono in relazione alla presenza di aree umide (corsi d’acqua. in termini di schema di . H: presenza di aree Avn di valore alto. Limitando l'osservazione alle due classi di valore naturale più elevato (alto e molto alto). I valori più elevati per il tipo 1.

An Estimate of the Distribution Patterns on the Basis of Land Cover and Biodiversity Data.europa.. delle principali pratiche e sistemi agricoli che contribuiscono al loro mantenimento. il territorio italiano presenta due tipi opposti di paesaggio agricolo: quello molto semplificato delle pianure (Pianura padana. che spesso mantengono più visibili i caratteri dell’agricoltura tradizionale. Elbersen B. Seffer J.. Bennet H. (2005).. Eea Report n. (2008).. da valori elevati del terzo criterio considerato). Final report for the study on HNV indicators for evaluation. trends and policy challenges.. Rocchini et al.. riflette per grandi linee le principali specificità del territorio rurale nazionale.it/export/sites/default/archivio/allegati/biodiversita/ Strategia_Nazionale_per_la_Biodiversita. 34. Poux X. Jones G. ad esempio dell’avifauna legata alle aree umide (evidenziato. 2012).L. Gianicola M.. Il rilevamento Agrit fornisce infatti dati sulla copertura degli alberi fuori foresta che si sono rivelati molto utili per individuare i paesaggi più complessi.. Beaufoy G. Brussels.pdf Riferimenti bibliografici • Acosta A. Report for the European Environment Agency...M. 6 ⁄ 2005.. Copenhagen European Environment Agency (2005a). Washer D. Baldock D.. Pointereau P. Nieuwenhuizen W..minambiente. pedemontane e montane.. [online]Url: https://webgate.. Copenhagen European Environment Agency (2005b).... Eur 23480 • • • • • • • • Conclusioni La necessità di monitorare l’agricoltura Avn e di valutare l’effetto della politica di sviluppo rurale sulla sua conservazione è stata confermata anche per il prossimo periodo di programmazione (2014-2020). soggette ad una certa aleatorietà. 1993. Corine land cover 2000. dove l’agricoltura è in mosaico territoriale con gli ecosistemi forestali. McCracken D.ec. Findings of a Thematic Working Group established and coordinated by The European Evaluation Network for Rural Development...L. Galvanek D. Clark J. e più accurato rispetto alla mappa Clc. La mappa di sintesi proposta in questo lavoro. The nature of farming. 1.. Note 1 http://www.. London European Environment Agency (2004).. European Environment Agency. Un suo aggiornamento nel tempo potrebbe fornire un supporto nel processo di monitoraggio e valutazione sia nell’attuale che nella prossima fase di programmazione della politica di sviluppo rurale. BE : European Evaluation Network for Rural Development (Eenrd). Hoogeveen Y. Clark J. Ciò al fine di una più esatta localizzazione dei diversi tipi di aree agricole Avn e. Developing a high nature value farming area indicator. Eea Report No. pertanto. Un altro indicatore è stato invece derivato dalla mappa Clc e riguarda la lunghezza dei margini delle aree boscate e degli ambienti naturali e semi-naturali. Bamps C. nelle cartine.. zone costiere. (2010). Beaufoy G. Council Decision of 20 February 2006 on Community strategic guidelines for rural development (programming period 2007 to 2013) (2006/144/EC) Lukesch R. Bignal E. Working paper on approaches for assessing the impacts of the Rural Development Programmes in the context of multiple intervening factors. Nature conservation and new directions in the EC Common Agricultural Policy. Copenhagen. (2008)...eu/ myenrd/app_templates/filedownload. Cooper T. Landscape change and ecosystem classification in a municipal district of a small city (Isernia. Jones G. questi ultimi dominanti nelle parti più montuose. la biodiversità è generalmente più elevata. Environmental Monitoring and Assessment. Gland... L’approccio adottato a scala nazionale potrebbe fornire criteri per stabilire la priorità degli interventi e costituire un utile quadro di unione per applicazioni a livello regionale o locale basate su informazioni di maggiore dettaglio e sulla conoscenza del territorio. Come evidenziato dai risultati di questo studio.. Un’appropriata caratterizzazione e identificazione dei principali sistemi agricoli Avn presenti sul territorio nazionale resta pertanto una condizione necessaria per un’efficace definizione degli interventi finalizzati alla loro conservazione. Numero 33 classificazione. Angelstam P. Un altro elemento da considerare riguarda la scelta degli indicatori.. Peterborough Cooper T. Bennett G. Central Italy).. Farmer M. Schuh B.. valli dei fiumi principali) dove si è sviluppata un’agricoltura intensiva e quello complesso delle zone collinari. High nature value farmland – characteristics. A fronte di questi indubbi vantaggi il database di natura campionaria presenta anche degli svantaggi rispetto all’uso di una mappa: non è possibile localizzare con precisione le aree Avn (si può solo stimarne la presenza nell’ambito di una cella) ed inoltre le stime di copertura percentuale fornite per singole celle sono di tipo campionario e sono. McCracken D. Acosta et al.Pagina 73 agriregionieuropa Anno 9.. Carranza M.. Eiden G. Roberge J. Baldock D. nei paesaggi più complessi delle zone collinari.. Report Ieep/Wwf/Jncc. ed in particolare di quelli di complessità del paesaggio che. successivamente. con la ricostituzione di fasce di alberi e arbusti ai margini dei campi un tempo componenti del paesaggio tradizionale di queste zone) o a conservare i caratteri di maggiore naturalità ancora presenti potrebbero avere un impatto positivo sulla biodiversità se si considera il valore che assumono determinate specie. (1994). Godeschalk F. che offre una rappresentazione della distribuzione dell’agricoltura Avn in Italia. generalmente.. (2003).. 2005. Arblaster K. Si ritiene infatti che tutti i margini con gli ambienti naturali e semi-naturali. Low intensity farming systems in nine European countries . (2006). Copenhagen Baldock D.I. Beaufoy G. Al contrario. (2007) che si riferiva invece soltanto alla lunghezza dei margini delle formazioni boscate. e non solo quelli con le foreste.. Guidance Document to the Member States on the Application of the Hnv Impact Indicator. Brower F. Van Eupen M.. pedemontane e montane.. Agriculture and environment in EU-15 – the Irena indicator report. Hennekes S. Burfield I. 108: 323–335 Andersen E. Petersen J. 2006). London. Un limite dell’analisi consiste nella natura stessa dei dati a disposizione e nella difficoltà dunque di conoscere l’effettiva associazione dei caratteri strutturali del paesaggio con le colture considerate di alto valore naturale.. hanno avuto scarsa applicazione con l’approccio della copertura del suolo (Peppiette. (1993). Beaufoy G.. gli interventi volti a diversificare l’habitat (ad es. Elbersen B.. riprendendo quello adottato da Pointerau et al. a condizione che l’uso del territorio riesca a mantenere la maggiore varietà possibile di habitat e di specie.. Zervas G. High Nature Value Farmland in Europe .cfm?id=699C61810006-31E9-DDFD-E9C9FFC0E30A Paracchini M. • • . (2007). possano contribuire a rendere il paesaggio più complesso e potenzialmente in grado di ospitare una elevata ricchezza di specie o specie di interesse per la conservazione.. Queste aree sono minacciate principalmente dal rischio di abbandono colturale con conseguente aumento dell’uniformità del paesaggio e perdita di biodiversità (Vos. Eea Report 15 European Council. Van Swaay C. Baldock D. Institute for European Environmental Policy (Ieep). Bignal E. London Beaufoy G. Institute for European Environmental Policy (Ieep). Nel paesaggio più semplificato delle pianure.

La riattivazione della gestione forestale sul territorio nazionale. il primo importatore mondiale di legna da ardere e il terzo di residui e scarti di legno. In particolare deve essere prestata attenzione alla gestione delle risorse forestali. Italy in Oppermann R. pp. Beaufoy G. quanto i trend crescenti dell’import rimangono rilevanti. alla disponibilità effettiva in loco di biomasse.105-112 Rocchini D. coprendo il 44% dei consumi da fonti rinnovabili (Mse. 2010).. (2011). La mancanza di una base dati pienamente attendibile se da un lato pone seri problemi di stima e adeguata programmazione. Il caso italiano in Atti convegno “Aree agricole ad alto valore naturalistico: individuazione. troppo frammentata e dispersa (Tomassetti. In particolare il dato relativo ai prelievi forestali interni . si riscontrano alcuni elementi di scarsa chiarezza o di manifesta criticità che suggeriscono alcune riflessioni. quali l’evasione fiscale legata al commercio della legna da ardere o condizioni diffuse di lavoro irregolare.W..è da più parti considerato fortemente sottostimato (Ciccarese et al. The challenge of monitoring environmental priorities: the example of Hnv farmland. (2007). In primo luogo si rileva un problema di non piena attendibilità delle statistiche esistenti sulla disponibilità attuale delle risorse. delle organizzazioni ambientaliste e dello stesso mondo industriale. Inea. Le aree agricole ad alto valore naturalistico. Recent landscape transformation in the Tuscan Apennines caused by changing land use. (1993).. ha prestato minore attenzione alle fonti interne (Tomassetti.6 Mtep. Corona et al.che difficilmente possono servirsi della produzione interna. Jones G.M. in sede nazionale ed europea. Roma. (2006). Paper prepared for the 122nd Eaae Seminar "Evidence-Based Agricultural And Rural Policy Making: Methodological And Empirical Challenges Of Policy Evaluation" Ancona.. 2007). Bas Y. riducendo le potenzialità di sviluppo legate alla crescita del comparto delle rinnovabili. in Annuario dell’agricoltura italiana. mentre stime recenti (Pettenella e Andrighetto. February 17-18. (2006). 2007).. (2012).M. il ruolo dell’import italiano è in realtà non trascurabile.E. Secondo i dati Faostat (2013) l’Italia è. 21 giugno 2007. Davide Pettenella Secondo il Piano d'Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili (Pan) entro il 2020 le biomasse costituiranno la prima fonte energetica rinnovabile in Italia. nondimeno tanto i valori assoluti..Anno 9. manifestato forte opposizione agli impianti energetici a biomasse. Tali preoccupazioni sembrano trovare ulteriore ragion d’essere alla luce del crescente numero di partner commerciali extra-europei dell’Italia e dell’instabilità delle nostre relazioni commerciali con i diversi paesi fornitori di biomasse.. Ciò appare ancora più evidente laddove i dati relativi ai prelievi siano confrontati con le stime riferite ai consumi e ai dati del Bilancio Energetico Nazionale che.. alimentando in molti casi dure reazioni dell’opinione pubblica.e in genere dei settori che impiegano biomasse ad uso industriale . infatti. 2010). Ciò a maggior ragione laddove si consideri che spesso le biomasse importate sono destinate a rifornire grandi impianti . Biala K. Vol. infatti. 62 pp. Background document on the methodology for mapping High Nature Value farmland in EU27. High Nature Value Farming in Europe.. conservazione. Nicola Andrighetto.L. il settore forestale è tutt’altro che esente da fenomeni di irregolarità e manifesta illegalità.. Report Eur 22786 EN. (2006).hanno. la razionalizzazione degli impianti e la promozione di filiere corte . ancorché limitata in proporzione ai prelievi interni..www. E’ bene precisare che tali materiali non sono destinati esclusivamente all’impiego energetico. Le potenziali criticità legate al ruolo delle importazioni sono molteplici. valorizzazione”. Luxembourg: Office for Official Publications of the European Communities Paracchini M. 2009). che possono trovare terreno particolarmente fertile in un quadro di sostanziale incertezza dei dati e di sottostima della dimensione economica del fenomeno (Pettenella et al. UbstadtWeiher: 263-273 Trisorio A. Verlag Regionalkultur. 2003.. Povellato A.stimato in 2. Chiarucci A. Roma Vos W. ricordando come si stimi che il 5-9% di legna da ardere e cippato importati in Italia possano provenire da tagli illegali nei Paesi di origine (Ispra. Questo turnover suggerisce la presenza di strategie commerciali “mordi e fuggi” orientate volta per volta alla ricerca del materiale a minor costo e potrebbe essere interpretato anche alla luce di condizioni di scarsa sostenibilità dell’offerta.. Terres J. EU Jrc Peppiette Z.. Identification of High Nature Value farmland in France through statistical information and farm practice surveys. In tal senso la recente tendenza al gigantismo degli impianti in numerosi paesi europei (in primis il Regno Unito) è stata già sottolineata da più voci (EurObserv’ER.eu). Nonostante i prelievi forestali nazionali siano prevalentemente orientati alla produzione di legna da ardere e sebbene il Pan non riporti alcun dato in merito alle importazioni di biomasse legnose a uso energetico. restano invece attuali le preoccupazioni per altre possibili esternalità negative. Landscape and Urban Planning 77: 167–177 Trisorio A.. Tale opposizione è fondata su una critica agli effetti distorsivi sui prezzi delle biomasse dovuti agli incentivi pubblici alla produzione di energia da rinnovabili (Confindustria. Petersen J.L. (eds). Lo stesso report nazionale predisposto per l’edizione 2010 del Forest Resource Assessment della Fao dichiara espressamente che le statistiche ufficiali non sono con ogni probabilità in grado di cogliere le dimensioni reali dei prelievi di legna da ardere in Italia (Fao.. Borlizzi A. 2012): un settore percepito come marginale tende ad avere un’area di azione politica secondaria.. Se analisi condotte da Favero (2011) evidenziano livelli medi di emissioni di CO2 associati al trasporto di tali biomasse inferiori rispetto a quelli che si avrebbero in caso d’impiego di combustibili fossili.euscore. Landscape and Urban Planning: 24: 63–68 Linee-guida per la valutazione sistematica della filiera corta delle biomasse legnose a fini energetici Mauro Masiero. Landscape change and the dynamics of open formations in a natural reserve.. 2010) . L’importazione di biomasse.L. Dimensione geografica e sistemi agricoli nella definizione delle aree ad alto valore naturale. (2007). A fronte di un ruolo così rilevante per le biomasse legnose nel panorama nazionale delle rinnovabili. 2011 Pointereau P.. Trisorio A. Salerno M. rischia di enfatizzare una frattura tra l’impiego di tali materiali e la gestione delle risorse locali. In particolare i biocombustibili legnosi dovranno fornire 5 Milioni di tep (Mtep) di energia termica. equivalenti a oltre il 70% del contributo atteso dal Pan al 2020 (EurObserv’ER. 2005. Paracchini M. I dati Eurostat indicano già per il 2011 un consumo di biomasse legnose pari a 3.2 milioni (M) t di sostanza secca dal Pan . 2012). con un import complessivo di circa 3 Mt. dall’altro potrebbe sottendere anche ad altre problematiche. Rappresentanti delle industrie dei pannelli in legno e delle paste per carta .con il rischio di favorire la creazione di soluzioni sproporzionate. Terres J. nella scala. Jiguet F. 2010). Numero 33 agriregionieuropa Pagina 74 • • • • • • • • EN – Joint Research Centre – Institute for Environment and Sustainability. nato come base statistica per un Paese importatore di energia. Perry G. Hoogeveen Y. 2011) suggeriscono che il legno potrebbe rappresentare già oggi la prima fonte energetica rinnovabile in Italia. 2012). LIX. Povellato A. Maccherini S. Come evidenziato dai risultati del Progetto Stop crimes on Renewables and Environment (Score ..

presentando un esempio di linee-guida per la definizione e la valutazione delle filiere corte e proponendo i risultati preliminari di alcuni test in campo.050 km se il trasporto dei materiali avviene su rotaia o via mare . Rispetto al contesto italiano. colture agro-forestali dedicate e residui di trasformazione di prodotti forestali. pur evidenziando diverse possibili denominazioni in uso (quali ad esempio filiere locali o alternative). Secondo tale disposizione . Sfsc).Pagina 75 agriregionieuropa Anno 9. 2013). nell’ambito dei propri programmi di sviluppo rurale. Più recentemente è stato avviato il progetto “Enplus green” (http://www. La filiera corta e gli strumenti per la sostenibilità delle filiere per i biocombustibili Il concetto di filiera corta si è andato affermando nel corso degli ultimi anni. 2012) alcune di queste iniziative non si limitano a valutare solamente aspetti ambientali. A titolo di esempio si ricorda che. 11 dei quali assumono il carattere di prerequisiti (Figura 1 e Tabella 1). n. Con riferimento ai biocombustibili (e ai bioliquidi in particolare) il concetto di filiera corta è implicitamente presente già nella Direttiva 2009/30/CE relativa al controllo e riduzione delle emissioni dei combustibili fossili. da un lato. mentre non comprende . si ravvisa sempre più l’esigenza di includere nelle valutazioni anche parametri relativi alla dimensione sociale. 2012). Numero 33 locali. Etifor (spin-off dell’Università di Padova) e Aiel (Associazione Italiana Energie Agroforestali) hanno sviluppato delle linee-guida per la valutazione della sostenibilità della filiera legno-energia.eu/pellcert/). Le linee-guida sono articolate secondo una struttura logica e gerarchica che comprende 4 principi dettagliati in 13 criteri. Johnson et al. e della serie 15234.che integra il DM 18 dicembre 2008 . a partire dall’origine e gestione del materiale. (iv) la sostenibilità ambientale.biomasstradecentre2.si considerano da filiera corta biomasse prodotte entro il raggio di 70 km dall’impianto di produzione dell’energia elettrica2. ma prendono in considerazione anche elementi di carattere socio-economico legati alla gestione della filiera. In tale sede si è anche prevista la possibilità che singoli Stati Membri. che. Anche per le biomasse legnose di origine forestale si registrano iniziative volte a fornire garanzie di sostenibilità della filiera e trasparenza nei confronti del mercato. quali ad esempio Biosucro. 296) e del collegato Decreto Legge 1 ottobre 2007. . lo sviluppo economico locale e stretti rapporti socio-territoriali tra produttori e consumatori”. o ancora le norme EN della serie 14961. La definizione di criteri chiari e univoci per l’identificazione e la valutazione delle filiere corte per le biomasse legnose appare dunque un’esigenza prioritaria per il corretto sviluppo e l’efficace implementazione di progetti di valorizzazione su scala locale di queste risorse. Come emerso da recenti studi di carattere comparativo (Scarlat e Dallemand. possano sviluppare sottoprogrammi tematici dedicati alle filiere corte. tra le altre. adottato anche in Italia. L’adozione di un mero criterio di distanza geografica per la qualificazione di una filiera come corta appare tuttavia come non sufficiente a coprire la molteplicità di aspetti cui questo concetto rinvia e. definiscono i criteri per il controllo e l’assicurazione della qualità. dello US Green Building Council). Il presente contributo intende analizzare tale approccio.. pone un problema di coerenza e univocità di parametri per i medesimi materiali. 2011. Tali criteri si ritrovano comunemente anche in molte delle numerose iniziative di carattere volontario finalizzate a certificare/promuovere la sostenibilità delle filiere per i biocarburanti. al fine di assicurare un reale approccio multidimensionale in sede di definizione e implementazione di progetti (Shabani et al. Un’approfondita rassegna delle definizioni di filiera corta condotta da Fondse et al. LEED®. per gli stessi materiali.enpluspellets. il concetto di filiera corta per le biomasse a fini energetici ha trovato un riconoscimento e una qualificazione normativa con il Decreto Ministeriale (DM) 2 marzo 2010. e il Roundtable on Sustainable Biofuels. ma comprensivo di molteplici aspetti complementari1. le certificazioni secondo gli standard del Forest Stewardship Council (Fsc) e del Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes (Pefc) per la gestione forestale sostenibile e la rintracciabilità dei prodotti lungo la filiera (catena di custodia). per l’olio di palma. L’ambito di applicazione del documento include tutti i passaggi. Ne deriva un quadro articolato..eu). cofinanziato dal Programma Intelligent Energy Europe. All’interno della filiera sono inclusi sia operatori del segmento produttivo (proprietari forestali.. per l’etanolo da canna da zucchero. che definiscono le caratteristiche e le classi qualitative di differenti tipologie di biocombustibili solidi. sino alla bocca dell’impianto. di governance e di pubblica utilità. (ii) la capacità di generare valore aggiunto e profitti su scala locale. nel contempo. Il documento è di seguito presentato in sintesi: per maggiori dettagli è possibile fare riferimento al sito web dedicato al progetto Biomass Trade Center II. 2011). ispirate a criteri di gestione sostenibile della risorsa legno. e dall’altro rivolgono attenzioni marginali ai prodotti a minor grado di industrializzazione quali legna da ardere e cippato (Francescato et al. che richiede il rispetto di criteri di sostenibilità della filiera affinché l’energia derivante da tali prodotti possa concorrere al raggiungimento degli obiettivi nazionali sulle rinnovabili.al momento aspetti legati all’efficienza dell’impianto in sé3. il sistema volontario di classificazione dell’efficienza energetica (iniziativa Leadership in Energy and Enviromental Design. con particolare attenzione alla produzione di cippato e legna da ardere.Gbc-Italia. Una proposta di linee-guida per valutare le filiere corte delle biomasse legnose Nell’ambito del progetto Biomass Trade Center II (Iee/10/115 http://www. non sono in grado di assicurare la copertura dell’intero spettro di criteri di sostenibilità che appaiono di rilievo per il settore delle biomasse. sembrano poter contribuire alla soluzione delle problematiche sopra elencate. per l’uso di legno in edilizia. (2012). Nella Proposta di Regolamento sul sostegno allo sviluppo rurale (2011) la Commissione Europea ha definito la filiera corta come una “filiera di approvvigionamento formata da un numero limitato di operatori economici che si impegnano a promuovere la cooperazione. quali ad esempio gli aspetti di salute e sicurezza sul lavoro e quelli legati al rispetto dei diritti di proprietà/uso della terra. sia operatori che conducono attività di distribuzione (commercianti). (iii) l’equità sociale e un’equilibrata ridistribuzione del valore lungo la filiera. In generale. Tali disposizioni si applicano anche a biomasse derivanti da gestione forestale. soprattutto con riferimento al settore agroalimentare (short food supply chain. segherie). In generale tuttavia si riscontra una sostanziale incompletezza delle iniziative in corso che. Si possono ricordare.159. che mira a promuovere un approccio di sostenibilità di filiera per i pellet. mentre in letteratura esistono numerosi studi e modelli incentrati sulla valutazione della convenienza commerciale e degli impatti ambientali della filiera foresta-legnoenergia. definisce materiali provenienti da filiera corta quelli approvvigionati entro un raggio massimo di 350 km (fino a 1. approvato in attuazione della legge finanziaria 2007 (n. ha identificato quattro criteri fondamentali per la definizione di questo concetto: (i) la vicinanza geografica tra produttori e consumatori. ditte boschive. In particolare si fa riferimento alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra lungo l’intero ciclo di vita e alla garanzia che le materie prime non provengano da aree che presentino un elevato valore in termini di biodiversità o un elevato stock di carbonio. anche se non esiste ancora una piena convergenza di pareri verso una definizione chiara e univoca. a loro volta definiti per mezzo di 38 indicatori. imperniato sul tema della provenienza locale dei materiali trasformati.

sia la possibilità di destinare su scala locale il materiale prodotto e venduto. laddove possibile.1 Ridotte emissioni di gas serra 2.1 Coinvolgimento di stakeholder locali 3.Principi e criteri proposti dalle linee-guida Principi Criteri 1. per ridurre gli impatti ambientali in fase d’impiego delle biomasse. indicatori e valutazione complessiva della filiera Per ognuno dei 13 criteri individuati sono stati definiti specifici prerequisiti (11 totali) e indicatori (27 totali). Altrettanto importante è la possibilità di basare la programmazione degli investimenti su rapporti consolidati con i fornitori. ceneri. comuni in molti boschi italiani. ad esempio. . condizioni di sviluppo per la comunità residente su scala locale.meglio noto come EU Timber Regulation . In particolare il primo principio. al fine di valutare l’efficienza economica (quarto principio). Figura 2 . più in generale. Efficienza economica 4. occupazionale e di sicurezza sul lavoro. Con il secondo principio vengono valutati gli impatti ambientali associati alla filiera legno-energia.Struttura logica e gerarchica delle linee-guida Fonte: Ns. Il tema della legalità nel settore foresta-legno ha del resto acquisito forte rilevanza e priorità negli ultimi mesi a seguito dell’entrata in vigore del Regolamento (EU) 995/2010 . invece. potere calorifico. al fine di garantire condizioni di maggiore stabilità e una diminuzione dei possibili trade-off con altri settori produttivi. elaborazione Principi e criteri I quattro principi alla base del documento. dalle norme della serie EN 14961. Legalità e responsabilità socio-ambientale 1. elaborazione Tabella 1 .) delle particelle forestali di origine della biomassa. A ciascuno dei ventisette indicatori.Quadro di sintesi di punteggi e classi di prestazione della filiera biomasse secondo le linee-guida Fonte: Ns.4 Tracciabilità del materiale in entrata 2. favorendone. Anzitutto le linee-guida pongono attenzione alle emissioni medie di CO2 associate alla produzione e al trasporto delle biomasse. ambiente. include riferimenti al rispetto delle vigenti norme in materia ambientale. Sviluppo locale 3. salute e sicurezza) e devono essere tutti necessariamente rispettati per poter raggiungere un livello di sufficienza nella valutazione della sostenibilità. sviluppo locale. “Legalità e responsabilità socioambientale”. si tengono presenti anche certificazioni di qualità dei combustibili (contenuto idrico. con l’obiettivo di premiare la gestione attiva delle particelle sottoutilizzate e contribuire Fonte: Ns.2 Continuità nei rapporti con i fornitori pertanto alla diminuzione dei processi di invecchiamento e conseguente degrado. I prerequisiti riguardano per lo più il rispetto di norme vigenti in materia ambientale e di lavoro (regolarità contrattuale.) così come definite.1 Garanzia della sicurezza nei luoghi di lavoro 1. Prerequisiti. ecc. formazione.3 Evitato degrado di aree forestali 2. Con il terzo principio viene valutata la capacità della filiera di promuovere una valorizzazione delle produzioni locali e di creare. Salvaguardia dell’ambiente 2.2 Dipendenti regolari e qualificati 1.3 Rispetto delle norme ambientali 1. l’impiego industriale per prodotti a maggiore valore aggiunto (evitando di “bruciare” materie prime che possono generare impieghi a maggior valore aggiunto) e il conseguente recupero degli scarti per fini energetici. efficienza economica) che consentono un approccio sistematico alla descrizione di una filiera corta legno-energia.2 Gestione sostenibile delle foreste 2.1 Ottimizzazione della destinazione d’uso dei prodotti 4. riguardano aree tematiche (legalità.Anno 9.2 Riduzione del numero di passaggi lungo la filiera 3. Oltre a ciò sono valutate le caratteristiche (accessibilità.4 Promozione di prodotti in possesso di certificazioni di qualità 3. Si prende in esame inoltre la provenienza del materiale. Infine. In tale prospettiva si considerano importanti sia il coinvolgimento nella filiera di attori (non necessariamente produttori) locali.3 Destinazione locale del materiale venduto 4. in particolare valorizzando la presenza di legno proveniente da foreste certificate secondo gli standard Fsc o Pefc. elaborazione Test in campo: risultati preliminari Le linee-guida sinteticamente descritte sono state testate in campo al fine di verificarne l’applicabilità e identificare possibili ambiti di miglioramento. Da ultimo. anche al di là della contingente presenza di incentivi pubblici alla filiera. I risultati preliminari al momento disponibili si riferiscono all’analisi delle filiere per l’approvvigionamento di cippato relative al Consorzio Forestale Alto Serio (CoFas) e al Consorzio Forestale Presolana (CoFP) nel territorio di competenza della Comunità Montana Valle Seriana (Provincia di Bergamo) (Figura 3). pendenza. così come i criteri correlati. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 76 Figura 1 .che obbliga chiunque immetta legno e derivati sul mercato dell’Unione Europea a dimostrarne la provenienza legale. è associato uno specifico punteggio: la somma dei punti ottenuti in base alle prestazioni valutate permette di attribuire a ogni singola impresa un punteggio finale che corrisponderà a una classe di sostenibilità della corrispondente filiera (Figura 2). si considera importante la capacità delle imprese di ottimizzare la destinazione d’uso delle materie prime legnose. quale ad esempio il settore dei pannelli a base di legno. ecc.

. Position Paper del Gruppo di Lavoro Fonti Rinnovabili. Roma Corona P. entrato in vigore il 1. eventuali filiere realmente eccellenti.. che impone un sistema di due diligence nel valutare l’origine del legname4. Di contro.europa.it/ forest@/show. Roma Commissione Europea (2011). più in generale. mentre il restante 37% circa è acquisito dalla gestione di superfici private limitrofe a opera di ditte boschive locali. Rapporti Apat 30. Tabella 2 – Risultati. rientrare nella definizione di filiera corta). sembrano mancare requisiti di eccellenza . Un’indagine delle potenzialità del settore forestale italiano nell’offerta di fonti d’energia..050 e 4. in termini di giudizio e punteggio. Numero 33 Figura 3 .biomasscenter. Si tratta peraltro di non conformità che potrebbero creare difficoltà anche ai fini del rispetto del già citato Regolamento (UE) 995/2010. Tonti D. Note 1 Si noti che la presenza di limitate transazioni lungo la catena di valore tra produttore e consumatore. corrispondente alla classe B (tabella 2).. Al momento il materiale è venduto a un solo impianto pubblico (minirete di teleriscaldamento) con una potenza installata di 130 kW e un fabbisogno di circa 150-200 t/anno di cippato.2013. • • Fonte: Ns. Queste mancanze si configurano come mancato rispetto di prerequisiti e dovrebbero pertanto classificare entrambe le filiere in Classe D. Giuliarelli D. criterio che si ottimizza nella vendita diretta. Mattioli W. Le prime valutazioni possibili in questa fase del progetto evidenziano come le linee-guida sembrino essere tarate su un livello prestazionale medio. Un aspetto cruciale emerso già in questa fase è che la sfida per lo sviluppo sostenibile del settore delle biomasse legnose non è meramente di carattere tecnico. • . elaborazione da Mologni 2012.. Riferimenti bibliografici • Ciccarese L. Marchetti M.che potrebbero far fare un salto di qualità importante rispetto a criteri di sostenibilità e capacità competitiva.3. In particolare le buone prestazioni sono imputabili a: provenienza locale della materia prima. Spezzati E. il Regolamento. limitate emissioni associate al trasporto. e. Il CoFas deriva poco più del 62% della biomassa da superfici di proprietà pubblica gestite direttamente dal Consorzio.org/about-berc. orientandola verso criteri di responsabilità. s’impongono riflessioni circa le modalità più corrette per sostenere l’offerta interna. Al netto delle considerazioni precedenti. gli unici in grado di collegarsi con le caratteristiche forestali dei territori dell’Europa centro-meridionale. (2003).. In particolare. 3 E’. deriva il cippato esclusivamente dalla gestione diretta delle superfici pubbliche di proprietà dei soci consorziati e rifornisce due impianti pubblici per una potenza totale installata di 580 kW e un consumo complessivo di circa 750 t/anno di biomassa legnosa. e facendone un volano per un più ampio processo di sviluppo del settore forestale su scala locale.sisef. 2 La lunghezza di tale raggio è da intendersi come la distanza in linea d’aria che intercorre tra l’impianto di produzione dell’energia elettrica e i confini amministrativi del Comune in cui ricade il luogo di produzione della biomassa.Pagina 77 agriregionieuropa Conclusioni Anno 9. Commissione Energia di Confindustria.300 ettari. si è deciso di proseguire con la valutazione di tutti gli indicatori applicabili. di contro. 4 In effetti. entrambi i Consorzi hanno ottenuto complessivamente una valutazione finale buona. non rientra tra questi criteri (un mobile prodotto in Russia in una fabbrica Ikea e venduto in Usa in un grande magazzino della stessa catena potrebbe. hanno modalità di organizzazione delle filiere ampiamente differenti. Com(2011) 627 del 12 ottobre 2011 [http://eur-lex. Sebbene tali condizioni non siano state riscontrate nei due test in campo e.do? uri=COM:2011:0627:FIN:IT:PDF] Confindustria (2007). rendendo quanto mai attuale il dibattito circa la definizione di criteri chiari e univoci per la sostenibilità del comparto. Il CoFP. Le due filiere possiedono le caratteristiche fondamentali per essere definite corte soprattutto con riferimento al Primo e al Secondo Principio. Ulteriori test sono attualmente in corso e maggiori risultati saranno disponibili nei prossimi mesi. distinti per Principio. In particolare è stata rilevata l’assenza di registri relativi ai fornitori e al materiale in ingresso. Chirici G. esse sembrano rappresentare reali sfide per il miglioramento e la maggiore competitività della filiera legno-energia soprattutto in aree montane. Il barometro della biomassa solida. Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr). con riferimento al contesto italiano. Confronto sperimentale tra superfici a ceduo tagliate a raso osservate mediante immagini satellitari ad alta risoluzione e tagliate riscontrate amministrativamente. potrebbero essere poco comuni nel contesto nazionale. pur trovandosi in aree limitrofe.quali certificazioni di parte terza della gestione forestale e adozione di piattaforme logistiche per la gestione delle biomasse . secondo un’impostazione peraltro ampiamente condivisa in altri contesti territoriali (vd. con la possibilità di premiare.eu/LexUriServ/LexUriServ. Ciononostante. richiesti al fine di dimostrare l’origine e la provenienza legale del materiale acquistato ai sensi del Regolamento (UE) 995 del 20 ottobre 2010. ma coinvolge aspetti di governance e di organizzazione che sembrano rappresentare il vero banco di prova per la piena maturità del settore. Le biomasse • legnose. [http://www. non imponeva l’obbligo di una due diligence..php?id=468] EurObserv’ER (2012). (2007). Lamonaca A. il Biomass Energy Resource Center del Vermont http:// www. Forest@ 4 (3). Pettenella D.html). e giudizi complessivi relativi ai due Consorzi analizzati Consorzio CoFas CoFP Principio 1 3/3 3/3 Principio 2 10/15 10/15 Principio 3 12/18 13/18 Principio 4 7/14 9/14 Totale 32/50 35/50 Classe B B Giudizio Buono Buono L’espansione del settore delle biomasse legnose sta attirando un numero crescente di operatori e investitori. Alla luce di questi sarà possibile disporre di un quadro informativo più completo e di apportare eventuali integrazioni allo strumento. comunque.. Nei paragrafi precedenti sono stati presentati i risultati preliminari relativi alla definizione e al test in campo di nuove linee-guida per la verifica delle filiere corte per le biomasse legnose a fini energetici. implicita la preferenza verso impianti su piccola-media scala a produzione di energia termica e Chp a prevalenza di produzione di energia termica.Localizzazione geografica Consorzio Forestale Alto Serio (CoFas) e del Consorzio Forestale Presolana (CoFP) Fonte: Mologni 2012 I due Consorzi gestiscono aree forestali pari rispettivamente a 3. infatti. al momento dell’indagine presso i due Consorzi. nell’intento di testare le linee-guida nella loro interezza. L’applicazione delle linee-guida ha evidenziato come in entrambi i casi esistano delle carenze di tipo documentale/formale nel sistema di gestione interno. impiego di materiale proveniente da boschi sottoutilizzati e da aree difficilmente accessibili e ridotto numero di intermediari coinvolti.

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Dallemand J. prevedibili sulle biomasse ad uso energetico in Italia a fine 2010 e sulla copertura degli impegni al 2020.. dove la maggior parte delle persone vive nelle campagne e pratica forme di agricoltura tradizionale che non sono scomparse nonostante la profonda destrutturazione Le norme per l’accettazione delle tesi di dottorato e di laurea e la successiva pubblicazione sono disponibili on-line PhD Studies: www.. Forestry trade flows.. Roma Johnson F. p. Importazioni italiane di biomassa legnosa ad uso energetico (1961-2009). seguendo le indicazioni della Banca Mondiale (World Bank. Gli interventi promossi dalle organizzazioni internazionali per assicurare la sicurezza alimentare nel mondo. (2011). connesse con le crisi finanziarie ed ambientali degli ultimi anni.it/phd. Masiero M.asp] (2010). A questa visione si contrappone il discorso della sovranità alimentare. 299-311 Tomassetti G. Guida alla presentazione della documentazione di verifica. patrimonio genetico). Ministero dello Sviluppo Economico. Rapporti . Ispra. riafferma il principio della diversità dei metodi di produzione ed il rispetto delle singole culture.euscore. La rivendicazione del diritto delle comunità locali di assicurare la produzione del cibo necessario per la propria esistenza riveste un particolare significato per i paesi africani. Čebul T. In questo articolo1 sono discusse le applicazioni di tale discorso nel contesto dei paesi africani. le ripetute crisi del regime alimentare globale. Attività illegali nella gestione delle risorse forestali in Italia. con riferimento al rapporto tra le strategie perseguite a livello politico-istituzionale dalle strutture di rappresentanza delle organizzazioni contadine e le pratiche di mobilitazione dei movimenti sociali. Transformations in EU biofuels markets under the Renewable Energy Directive and the implications for land use. Università degli Studi di Padova Fondse M. il problema della sicurezza è per così dire incorporato nel sistema di produzione. considerata elemento essenziale delle strategie socio-economiche familiari.php?id_articolo=757] Pettenella D. Slovenian Forestry Institute Gbc-Italia (2012).agriregionieuropa.org/downloads_ital..... Which role for public policy?”. Pubblicazioni Agriregionieuropa PhD Studies Giulia Giacchè “Verso una maggiore integrazione dell'agricoltura nella pianificazione territoriale. si basano su programmi di sviluppo agricolo finalizzati ad incrementare la produttività delle piccole aziende attraverso la modernizzazione dei sistemi di produzione e l’integrazione dei produttori agricoli nel mercato globale.agriregionieuropa. hanno portato a oltre un miliardo le persone che soffrono la fame. da parte delle comunità locali.eurobserv-er. Pubblicazione curata nell’ambito del progetto “Biomass Trade Center II”.. Pettenella D.Ottobre 2012 Strategie per l’affermazione della sovranità alimentare nei paesi africani Nell’ultimo decennio il continente africano è stato attraversato da una serie di iniziative che hanno richiamato l’attenzione sulla sovranità alimentare.fao.La risposta del sistema foresta-legno italiano. Akhtari S. (2012). The economic organizations of short supply chains..html).fao. Piskurr M.

non sono finora apparse sufficienti per assicurare paralleli cambiamenti a livello locale. che sostengono finanziariamente le loro attività e le coinvolgono nelle iniziative di approfondimento sui temi connessi con lo sviluppo delle capacità produttive degli agricoltori e degli allevatori. la Campagna “Mille Orti in Africa” lanciata da Slow Food e Terra Madre nel 2010. Lotte contro il land grabbing L’Africa sub-sahariana è lo spazio in cui avvengono i principali investimenti per l’acquisizione di ampie estensioni di terra da destinare alla produzione di cibo e di agrocarburanti destinati all’esportazione (Liberti. in linea di principio. a questo riguardo. hanno partecipato a diverse campagne di informazione e mobilitazione sui temi centrali per il movimento transnazionale: ruolo delle donne in agricoltura. Diversi seminari. a causa della combinazione di diversi fattori. prodotto dalla Banca Mondiale. Questo commento si riferisce alla necessità di adottare un paradigma di sviluppo dell’agricoltura liberato dai condizionamenti degli interessi del complesso agro-alimentare globale. Rileva in particolare che la liberalizzazione del commercio agricolo non rappresenta un vero aiuto ai piccoli agricoltori ed alle comunità rurali e contribuisce invece a peggiorare le condizioni di povertà e sicurezza alimentare. In tale contesto. 2011) su 56 milioni di ettari acquisiti tra il 2008 ed il 2009 due terzi (40 milioni) hanno riguardato i paesi che rientrano in questa area. In questa prospettiva operano anche progetti di intervento sostenuti da organizzazioni internazionali sia pubbliche che private. risultato di un dibattito iniziato nell’aprile del 2008 da una Task Force di alto livello appositamente designata dalle Nazioni Unite. Nel 2007 si è tenuto a Nyéléni in Mali il Forum internazionale sulla sovranità alimentare. con l’iniziativa denominata Alliance for a Green Revolution in Africa (Agra). scienze e tecnologie agricole per lo sviluppo (Iasstd). assicurare un più ampio accesso al mercato. sia a livello ambientale che economico-sociale. Tuttavia. come il Roppa (www. coperti dall’immagine delle fondazioni filantropiche e caritatevoli. Particolarmente rilevante. gli interessi del settore privato che trovano un nuovo campo di investimenti redditizi. Secondo uno studio della Banca Mondiale (Deininger. Considerazioni analoghe risultano dagli studi sulla diffusione delle forme di agro-ecologia in America Latina (Altieri. concluso con l’approvazione della “Dichiarazione di Nyéléni” (www. Numero 33 prodotta nel periodo coloniale e post-coloniale (Sivini. al diritto al cibo e all’importanza dei piccoli produttori per affrontare i problemi della povertà e della fame. avviata dalla Banca Mondiale e dalla Fao nel 2002 e conclusa nel 2008.org). operano principalmente a livello politico-istituzionale con l’obiettivo di far modificare le politiche agricole e commerciali orientandole a favore dell’agricoltura familiare. pesca artigianale) rispetto al sistema agro-alimentare convenzionale.nyeleni. subordinazione dei governi e degli apparati istituzionali agli interessi esterni. è stata riproposta una nuova versione della “Rivoluzione Verde”. allevamento pastorale. Le tematiche della sostenibilità alimentare sono state assunte come base di riferimento per le attività promosse dalle reti interregionali. Centrali sono. Tra questi. principalmente rivolte al sistema politico-istituzionale.nyeleni. l’importanza dei piccoli produttori locali e della sostenibilità. agricoltura urbana e filiera corta (www. delle forme tradizionali di produzione del cibo (agricoltura contadina e familiare. rilevando che business as usual is not an option (McIntyre. Le indicazioni che vengono dalle organizzazioni internazionali del sistema Nazioni Unite ripropongono linee di intervento che restano confinate all’interno del quadro convenzionale dello sviluppo e del mercato globale. Sebbene facciano formalmente riferimento ad un sistema commerciale internazionale equo. costruire alleanze per cambiare le politiche. allargare gli spazi di collaborazione tra le organizzazioni contadine esistenti. è stato il ruolo del movimento transnazionale Via Campesina (www. il Progetto per il sostegno alle organizzazioni contadine in Africa. auspicando l’integrazione dei piccoli coltivatori nel mercato globale. convegni e forum di discussione hanno avuto luogo sia nei paesi africani. migrazioni e agricoltura. Questi investimenti sono anche incoraggiati dalle politiche energetiche dei paesi del nord del mondo. che rappresentano le organizzazioni di base strutturate in piattaforme nazionali. politiche neoliberiste (Holt-Giménez.viacampesina. tale valutazione (elaborata in rapporti di base e di sintesi) suggerisce un insieme di azioni da intraprendere per assicurare il conseguimento degli Obiettivi del Millennio. compresi quei paesi. ma gli apparati istituzionali ed i governi continuano ad operare a favore degli interessi esterni. Tali reti. come nel caso delle Direttive dell’Unione Europea sulla sostituzione dei consumi energetici provenienti da fonti fossili con fonti rinnovabili (Direttive 28/2009/CE e 30/2009/CE). sia in occasione degli incontri ufficiali sui tempi dell’alimentazione e dell’agricoltura promossi degli organismi internazionali. si stanno manifestando risposte coerenti con i principi della sovranità alimentare nelle pratiche sociali di resistenza e opposizione al land grabbing ed al dumping. . dumping. promossa nel 2005 da alcune Ong europee e cofinanziata dalla Commissione Europea. si possono ricordare la Campagna EuropAfrica. Pratiche di sovranità alimentare in un contesto ostile: lotte contro il land grabbing e il dumping Il contesto generale in cui si collocano le iniziative per la sovranità alimentare è particolarmente difficile. oltre ad assicurare un sostegno informativo e formativo ai propri aderenti.Pagina 79 agriregionieuropa Anno 9. Sono divenute interlocutori privilegiati per gli organismi della cooperazione internazionale.info). come il Roppa in Africa Occidentale e la Propac in Africa Centrale. La strategia che Agra dichiara di seguire è quella di “trasformare la povertà rurale di oggi nella prosperità di domani” intervenendo su cinque aspetti fondamentali: fornire sementi più produttive. 2011) e dalla valutazione internazionale delle conoscenze. le soluzioni proposte in entrambi i rapporti vanno nella direzione di una ancora più accentuata liberalizzazione del commercio. Due documenti appaiono particolarmente significativi: il Comprehensive Framework for Action (Cfa). rafforzare le capacità delle organizzazioni contadine.org) che si è impegnato in diversi contesti africani per sensibilizzare l’opinione pubblica. 2011). finanziato dall’Ifad e dalla Commissione Europea a partire dal 2009. Queste reti si sono adoperate per far inserire il principio della sovranità alimentare in alcune Leggi di orientamento agro-silvo-pastorale. imposizione delle regole del mercato globale. ed il World Development Report 2008: Agriculture for Development. e rafforzare il movimento su scala globale. 2010). infatti. conta attualmente sul supporto di numerosi partner e donatori che assicurano l’attuazione di programmi in diversi paesi del continente africano. che continuano ad opprimere il continente africano e che sono interpretati in termini di dipendenza e neocolonialismo: strategie di accumulazione per i capitali investiti nel complesso agro-alimentare. Promossa a partire dal 2006 dalle due Fondazioni Rockefeller e Bill & Melinda Gates. 2009). Grazie al rapporto con Via Campesina. migliorare la qualità del suolo. Emblematico a questo riguardo è il processo di “accaparramento delle terre” da parte di investitori stranieri che sta estendendosi in tutto il continente. land grabbing. Per quanto riguarda in particolare l’Africa.org) che sottolinea la maggiore sostenibilità. 2006). Sulla base di un ampio lavoro di analisi e di documentazione scientifica interdisciplinare. dove la sovranità alimentare è stata formalmente riconosciuta nelle normative.roppa. dai regimi commerciali liberisti e dalla protezione squilibrata dei sistemi agricoli. come in Senegal nel 2004 ed in Mali nel 2006. come Senegal e Mali. le attività di queste organizzazioni. emerge chiaramente la logica abituale dell’agricoltura finalizzata al profitto. Nonostante i documenti ufficiali riconoscano.

grazie all’informazione resa disponibile dalle reti di solidarietà internazionale.D. Non vengono messi in conto gli effetti distruttivi sulle comunità rurali che da queste terre traggono il proprio sostentamento e che subiscono gli espropri per l’impossibilità di far riconoscere i diritti consuetudinari (Roiatti F. aspre denunce tramite una campagna di comunicazione martellante ed efficace. The Land Grab and Corporate Food Regime Restructuring. M. grano. non appare ancora sufficientemente perseguita. McMichael Ph. Third World Quarterly. Significativa è la lotta portata a termine con successo dall’Associazione Cittadina di Difesa degli Interessi Collettivi (Acdic) in Cameroun. riesce a contrastare con determinazione il progetto. (2010). 2013). realizzati dalle imprese straniere con l’accordo dei governi locali. stanno maturando esperienze di contrasto a livello sociale.. World Bank. Sulla base di questi dati. D. tra cui si segnalano Grain (www. (2011).. The Journal of Peasant Studies.000 tonnellate nel 2003)..oxfam. Rising Global Interest in Farmland.oaklandinstitute. In seguito alle difficoltà incontrate per l’acquisizione delle terre. (2011). White B. impegnata in diverse azioni a difesa dei diritti delle popolazioni locali. Washington.org). analizzati nel Rapporto 2012 di ActionAid. Bra Liberti S. e di cui occasionalmente cominciano ad occuparsi anche i media. Schneider M. The Journal of Peasant Studies. (2009).M. I problemi causati da questi processi sono ampiamente documentati nei rapporti prodotti dalle diverse organizzazioni che analizzano la questione del land grabbing. (2008). Hall R. A. Holt-Giménez E. con il sostegno di Ong europee. pericolosa per la salute della popolazione (dalle analisi svolte in laboratori specializzati risultava che l’83. nella sessione 5 su “Food Sovereignty: Promises. Island Press. In alcuni contesti. Food Rebellions! La Crisi e la Fame di Giustizia.000 ettari per coltivazioni finalizzate alla produzione di etanolo nel Dipartimento di Podor. Si basa sulle ricerche svolte nel quadro del Progetto Prin 2008 “Strategie innovative dei produttori agricoli tra sicurezza e sovranità alimentare”.T. 2009). La Via Campesina. Scoones I. I terreni da utilizzare ricadevano nella fascia del djeri utilizzata dagli abitanti della Comunità rurale di Fanaye per la produzione dei cereali tradizionali e per l’allevamento. coinvolgendo i media nazionali ed internazionali per informare e sensibilizzare i consumatori sugli effetti nefasti del fenomeno. (2012). ortaggi. carni) competono direttamente con i prodotti locali. Altrettanto rilevanti sono le analisi prodotte a livello delle ricerche (Borras. coordinato dall’Università della Calabria (2008LY7BJJ_001). Practices and Potential Pitfalls”. ad esempio. l’Acdic si era impegnata. 30: 87 Desmarais A.C. I risultati degli studi avevano rilevato l’esistenza di un’importazione di polli congelati dall’Europa in crescita continua (dalle 1.. Il continente africano appare ancora lontano da quello sud-americano. l’Acdic ha condotto • • • • • • • • • . Oakland Institute (www. come nel caso delle mobilitazioni promosse anche a livello urbano per la difesa dei consumatori e dei produttori.org). dove la sovranità alimentare si è affermata in un lungo percorso di lotte sostenute dai movimenti sociali. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 80 Il land grabbing in Africa viene giustificato dalle imprese interessate all’investimento e dai governi compiacenti con la considerazione che gli investimenti riguardano terreni “non utilizzati” e che quindi è conveniente affidarli ad investitori capaci di valorizzarli. D. McMichael Ph. prevedeva l’acquisizione di 20. Note Questo contributo è tratto dal paper presentato al XIII World Congress of Rural Sociology (Lisbona luglio-agosto 2012). iniziato nel 2009. Food Security Politics and the Millennium Development Goals. Wolford W. che causeranno morti e feriti tra la popolazione locale.R. Toledo V. ed il livello territoriale. latte. La connessione tra il livello politicoistituzionale. Milano: Jaca Book Deininger K et al. (2009).. i prodotti importati (riso. (2011).. garantiti dalle sovvenzioni pubbliche dei paesi di origine. Sociologia urbana e rurale.Anno 9. relativo all’importazione di beni collocati sui mercati locali a prezzi inferiori a quelli della produzione interna. L’opposizione sociale al progetto. La globalizzazione e il potere dei contadini. McMichael. le opposizioni dei villaggi riescono a bloccare i progetti di coltivazione intensiva su larga scala. dove si pratica la difesa della vita quotidiana.. Watson R. al quale rivolgono attenzione le organizzazioni di rappresentanza. Partendo dalle gravi difficoltà incontrate dagli avicoltori locali nel commerciare i loro prodotti. The Journal of Peasant Studies. ma anche per tutelare gli spazi di vita delle popolazioni locali. 2011. che verrà ritirato nel 2011 in seguito ai violenti scontri con le forze di polizia.. prevedeva la coltivazione di jatropha su una superficie di 50. In tale contesto. Nel caso dei beni alimentari. Wakhungu J. Sicurezza/sovranità alimentare. 2010). e Patel R. con Shattuck A. a ridurre drasticamente l’importazione di polli congelati. in una serie di ricerche per comprendere le ragioni del fenomeno. 1 Riferimenti bibliografici • Altieri M. con effetti distruttivi sulle capacità produttive locali. Come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo. Il ruolo delle comunità indigene appare negli ultimi anni sempre più rilevante per assicurare non solo il riconoscimento a livello istituzionale del principio della sovranità alimentare. Land grabbing.grain. ed organizzando manifestazioni di protesta nelle principali città del Cameroun (anche con il supporto diretto di José Bové della Conféderation Paysanne). (2011). Minimum Fax. 39: 3-4.actionaid. ActionAid (www. Herren H. La combinazione di queste azioni ha costretto il governo. Diversi sono i casi di resistenza che si stanno manifestando nelle comunità direttamente colpite dall’espropriazione delle terre. 38: 2 Cavazzani A. di due progetti avviati in Senegal da imprese italiane per la produzione di agrocarburanti. Towards a Better Understanding of Global Land Grabbing. avviato nel 2010. The Agroecological Revolution in Latin America: rescuing nature. il progetto viene abbandonato due anni dopo. già destinata alla coltivazione dell’arachide per l’esportazione durante il periodo coloniale. Roma McIntyre B. nel 2006. Vitale. 32:1.000 ettari nella regione centrale di Tambacounda. ensuring food sovereignty and empowering peasants. 38: 3-4 Borras S. strutturata in un “Collettivo per la difesa delle terre di Fanaye”.5% dei polli congelati importati non erano adatti al consumo umano) e catastrofica per i produttori locali. Lotte contro il dumping Un altro problema che sta generando forme di opposizione sociale concrete riguarda il dumping. E’ il caso.C. (2011). partendo dal Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (Mst) in Brasile ed allargandosi alle organizzazioni contadine ed indigene dei diversi paesi (Desmarais.000 tonnellate nel 1996 alle 22. Slow Food Editore. Agriculture at a Croassroads: Iasstd Synthesis Report.org). Oxfam (www. con effetti benefici sui piccoli produttori locali. Il primo progetto. Washington.it). Il secondo progetto.. incontrollata (oltre il triplo delle quantità autorizzate entravano nel Paese a causa di corruzione e frodi di varia natura). Conclusioni La possibilità che la sovranità alimentare si traduca in politiche agricole e commerciali coerenti con la difesa degli spazi di esistenza degli agricoltori e allevatori africani dipende dal rafforzamento della cooperazione tra i diversi soggetti già impegnati in tale direzione. 2012. in virtù di prezzi più bassi.

fiori. controlla il 29% della superfice agricola (Carrión. propongono la centralità del ruolo dello Stato nei processi di sviluppo e pongono la giustizia sociale come principio di articolazione dei processi redistributivi della ricchezza (Ramírez Gallegos. (2013). percentuale che aumenta significativamente (69. Ma l’imposizione delle politiche di aggiustamento strutturale e l’apertura indiscriminata dell’economia alle forze di mercato internazionali si realizza in un crescente clima di conflitto sociale. Dalla fine degli anni Ottanta. L’indagine è stata condotta con tecniche diversificate (interviste in profondità. Herrera. Numero 33 • Roiatti F. trasformano le risorse strategiche in beni comuni.si realizzerà negli anni Ottanta. ma soprattutto i problemi posti dalla sua implementazione. dall’altra sulle organizzazioni contadine ed indigene che operano a livello nazionale. verso cui tendono a dirigersi crescenti investimenti di capitale straniero. dei nostri territori. i tre Paesi della regione Andina sono stati attraversati da profonde trasformazioni sociali ed istituzionali. L’agricoltura ecuadoriana del primo Novecento è essenzialmente articolata sulle due strutture dell’hacienda e della piantagione: l’hacienda. 2010). in tal modo creando le condizioni per l’aumento dell’insicurezza alimentare (Korovkin. razze. Il caso di Loliondo. 32 • World Bank (2008). della nostra acqua. che è stato introdotto a metà degli anni Settanta dalle Nazioni Unite. delle nostre sementi. banane. Percorsi nell’Africa contadina.nyeleni. Washington. Feltrinelli. focalizzandosi. cacao. A questi si sommano gli effetti di contaminazione indotti dalla produzione petrolifera nell’area amazzonica. D. focus group. 2008. AgriRegioniEuropa. sulla necessità che “i diritti di accesso e gestione delle nostre terre. frutta esotica. 2012). In secondo luogo essa neutralizza i pur modesti esiti delle riforme agrarie (l’aumento del prezzo della terra ostacola la possibilità di accesso.relativo all’industria agro-esportatrice della Costa. e successivamente assunto dalla Fao (2001). Iica. che rappresentano lo 0. l’Ecuador è attraversato da una intensa effervescenza collettiva. ed anche il diritto di poter decidere il proprio sistema alimentare e produttivo”. che si sono tradotte in radicali riforme costituzionali. soprattutto. istituto di matrice coloniale concentrato nella zona geografica della Sierra. gamberetti per il mercato europeo e nordamericano).org).. Il sistema delle piantagioni. da parte della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. 2004).4% delle unità produttive sotto i 5 ettari dispone del solo 6. analisi della letteratura grigia (in formato elettronico e cartaceo) e dei documenti governativi. Tanzania. del nostro bestiame e della biodiversità. Il nuovo colonialismo. L’espansione dei settori legati al mercato internazionale è associata a vari effetti negativi. popoli.1 del totale. stilate da assemblee costituenti dotate di pieni poteri. Università Bocconi Editore. modificando il sistema di distribuzione di risorse essenziale come l’acqua (Martínez Valle. Eclac. World Development Report 2008: Agriculture for Development. Caccia alle terre coltivabili. siano in mano a chi produce gli alimenti. 2012. Politiche e pratiche di sovranità alimentare Isabella Giunta. Ad essa è inoltre associata una serie di problemi più generali: la monocoltura avanza a spese dell’abbondante biodiversità che caratterizza il Paese. l’erosione del suolo si combina a processi di deforestazione legati allo spostarsi della frontiera produttiva.2% del Pil. Le mobilitazioni . Land grabbing e turismo di caccia. In primo luogo tale espansione si realizza a spese delle coltivazioni alla base della dieta tradizionale nazionale.contro la privatizzazione della terra (1994) e del . World Bank Il neoliberismo in Ecuador: lo sviluppo dell’agricoltura da esportazione Il ruolo dell’agricoltura nell’economia ecuadoriana è particolarmente rilevante. La proposta della sovranità alimentare ha trovato una traduzione istituzionale nelle carte costituzionali di tre paesi latinoamericani: Bolivia. durante il Forum Internazionale sulla Sovranità Alimentare tenutosi in Mali (http://www. l’utilizzo intensivo di prodotti chimici contamina le aree contigue alla produzione di fiori. 2004). Venezuela ed Ecuador (Rubio. Milano • Vitale A.C. produce per il mercato interno attraverso un sistema che lega i contadini e le loro famiglie in cambio di una parcella di terra per la sopravvivenza. Herrera.Pagina 81 agriregionieuropa Anno 9. classi sociali e generazioni”. accessibili. mentre le aziende superiori ai 200 ettari. Annamaria Vitale Introduzione Il termine sovranità alimentare è stato introdotto nel 1996 dal movimento contadino internazionale Via Campesina (http:// viacampesina. La loro implementazione produce una ristrutturazione dell’economia ecuadoriana verso le esportazioni e verso una più intensa integrazione nel mercato mondiale. nella riunione di Tlaxcala (Messico).2%) se si guarda alla popolazione rurale. gamberi (Harari. Fao. riguarda l’espansione di settori produttivi agricoli e della pesca non tradizionali (verdura fresca. Le nuove costituzioni intendono rompere con le politiche neoliberiste. Verranno presentati i risultati di una indagine empirica svolta in Ecuador tra il 2010 e il 2013. banane). L’intento è quello di analizzare quali siano le condizioni per l’istituzionalizzazione della sovranità alimentare. rappresenta l’8. diffuso nell’area geografica della Costa e strettamente legato alla domanda del mercato internazionale. con tendenze alla concentrazione). delle politiche di aggiustamento strutturale. (2010).org). alimentata dalla messa in discussione dei principi e degli effetti dell’aggiustamento strutturale. I movimenti contadini ed indigeni: verso la sovranità alimentare Dagli anni Novanta. La ricerca si è focalizzata da una parte sulle reti alimentari alternative operanti nell’area urbana di Quito.3%. 2010). 2004). La rapida crescita delle esportazioni. Trova una definitiva elaborazione nella Dichiarazione di Nyéléni del 2007. Tale concetto viene proposto come alternativa a quello di sicurezza alimentare (Cavazzani. si consolida a fine Ottocento sulle coltivazioni di prodotti coloniali (caffè. prodotti in forma sostenibile ed ecologica. In questa dichiarazione si afferma “il diritto dei popoli ad alimenti nutritivi e culturalmente adeguati. Milano • Sivini G. Come molti paesi dell’America Latina. La sovranità alimentare implica nuove relazioni sociali libere da oppressioni e disuguaglianze fra uomini e donne. (2006). dove la categoria di sovranità alimentare è diventata nodo cruciale di discussione politica ed accademica (Carrión. Il lavoro1 illustrerà questi processi con riferimento al caso dell’Ecuador. n. 2011). soprattutto rose. e poi al più intenso sfruttamento del petrolio in Amazzonia e della floricoltura . come si vedrà nel prossimo paragrafo. e riaffermato nel forum parallelo al World Food Summit di Roma. Insieme all’allevamento. Il rafforzamento e consolidamento degli interessi economici legati alle dinamiche del mercato internazionale . affermando nuovi principi di organizzazione sociale: ponendo un limite invalicabile ai processi di privatizzazione. vede una marcata diseguaglianza nella distribuzione della terra: il 64. Corrado. colloqui informali). che porterà alla nuova Costituzione del 2008 e alla assunzione dei principi della sovranità alimentare. con l’imposizione. assorbe circa il 30% degli occupati. e che ha ispirato gli interventi di politica alimentare proposti dalle istituzioni internazionali. 2012). La resistenza dei vinti. negli anni Novanta.

del consumo (diritto di accesso a cibo non contaminato. porta al tavolo di dialogo con il Ministero.ma aspira. ad una transizione agro-alimentare come alternativa a quella perseguita dalle politiche neoliberiste. una rivoluzione agraria che democratizzi l’accesso alla terra.sono catalizzate e rese efficaci dall’inedita presenza del movimento indigeno. La forza dell’elaborazione programmatica. ideologicamente e nelle pratiche al modello agro-industriale delle multinazionali e delle élite rurali nazionali” (Mesa Agraria. culturalmente. mirate a “contrapporci produttivamente. e proibizione del latifondo. quella che. 282): promozione di politiche redistributive della terra. La scarsa capacità deliberativa e di mobilitazione delle organizzazioni contadine ed indigene sposta i rapporti di forza a favore dei potenti attori economici che detengono il controllo monopolistico sulle filiere agroalimentari e che spingono verso il ridimensionamento della portata del mandato costituzionale. e tradotti nella loro implementazione. la Mesa Agraria partecipa attivamente ai lavori dell’Assemblea Costituente. luogo dove si riproduce e si realizza la vita (Acosta. 2009). si nutre anche del dibattito politico internazionale di critica al capitalismo. tuttavia. infine. il quale si impegna a promuovere. assunta come uno dei diritti del buen vivir e tradotta in obbligo dello Stato. Con la Mesa Agraria. in caso di vittoria. ad aggregare una eterogeneità di movimenti sociali. Al momento. Un ruolo centrale. Così. Nel decennio successivo. dall’altra all’approvazione. 2009). che rispetti dunque la sostenibilità dei processi di riproduzione sia dell’esistenza umana. 2007. l'orizzonte delle lotte muta sostantivamente rispetto a quello dei decenni precedenti: la battaglia non è più per l'inclusione dei contadini nel modello agrario dominante . Fra gli innumerevoli elementi inediti. Radicata nelle lotte sociali interne all’Ecuador. Ciò emerge nel processo che porta alla formulazione della Ley Orgánica del Régimen de la Soberanía Alimentaria (Lorsa)3. entro cui viene ripensata la questione agraria e da cui scaturisce un repertorio comune di azione collettiva. riuscendo. rafforzamento della diversificazione attraverso lo sviluppo di tecnologia appropriata ed ecologica. il ruolo della produzione di bio-combustibili. pag. in questo processo. Fino alla proposizione di una piattaforma politica nazionale. la non privatizzazione dell’acqua ed in generale promuova l’accesso alle risorse strategiche per la riattivazione del settore contadino. la nozione viene definita dall’insieme di elementi che ne qualifica il significato concreto. La sua proposta (Mesa Agraria. che sintetizza e tematizza vecchi e nuovi diritti di cittadinanza. riproduzione e consumo. I problemi. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 82 welfare (1995). viene assunto da quattro federazioni affiliate a Vía Campesina2. preservazione e recupero della biodiversità e dei saperi tradizionali. dove le pressioni esercitate dalla Mesa Agraria conducono da una parte al ritiro di una proposta di legge (Ley General de Semillas) sostenuta dal settore agro-industriale nazionale. viene ritenuta una modificazione della matrice produttiva. non riuscendo a risolvere una serie di nodi politici dirimenti per la transizione ad una nuova matrice produttiva alimentare. madre terra. agroindustria ed . così come il relativo ed imprescindibile accesso ad investimenti e risorse. recuperando. che escluderebbe le varietà non autoctone. vale a dire dei nessi che legano produzione. adeguata e nutriente. del gas per uso domestico e per i trasporti (2001) . qualificata sulla base di funzioni sociali ed ambientali. nel dibattito accademico e politico dell’Ecuador. 2008) contiene una serie di linee guida (garanzia della sovranità alimentare. diritti del lavoro. agrobiodiversità e sementi. della Ley de Seguridad Alimentaria y Nutricional (República del Ecuador. con la quale viene inaugurato l'uso del termine sovranità alimentare nella legislazione ecuadoriana. con riferimento al principio di precauzione) (art. 21). La sovranità alimentare. 2008). della distribuzione e commercializzazione (generazione di sistemi equi attraverso il rafforzamento di reti produttori-consumatori e proibizione di pratiche monopolistiche e speculative). ma afferma con forza il diritto al cibo (art. piuttosto. l’uso degli Ogm4. dando vita alla Mesa Agraria: uno ‘spazio di concertazione’. Il risultato è che la Lorsa rimane valida solo sul livello programmatico.Anno 9. costruzione di un modello di sviluppo territoriale sostenibile ed equo. dell’aumento della produttività e dello “sviluppo”. arrivano nel momento in cui tali principi devono essere tradotti in quadro legislativo. preservazione. specificamente di quelli occupati in agricoltura e. nel 2006. la Mesa Agraria invita i candidati al dialogo. la rifondazione di uno Stato sovrano ed interculturale). Realizzarne la portata avrebbe significato sollevare ed affrontare nell’agenda politica ed istituzionale la discussione intorno alle relazioni di potere che presiedono al controllo sociale del sistema alimentare (Patel. una delle più innovative a livello mondiale. Successivamente. approvata nel 2009. esse assumono la sovranità alimentare come priorità politica. la nuova Carta costituzionale supera l’idea dell’accumulazione e della crescita illimitata come fine ultimo dello sviluppo. il conflitto che scandisce il dibattito nazionale intorno a questi punti nodali ha fatto rinviare l’approvazione dei disegni di legge subordinati alla Lorsa (uso e accesso alle terre. Più interessante è la parte in cui la Costituzione affronta il tema dell’accesso alle risorse produttive (art. Il processo di costituzionalizzazione: la sovranità alimentare quale diritto del buen vivir L’agenda dei movimenti viene codificata nella Costituzione ecuadoriana del 2008 (República del Ecuador. anche qui. questo spazio di coordinamento contribuirà attivamente al successo delle mobilitazioni sociali organizzate contro le politiche statunitensi di integrazione economica. limite all’accaparramento delle terre per i biocombustibili). la natura. fra i quali i meccanismi di distribuzione della terra. diventa caposaldo della strategia di sviluppo. Dalla fine degli anni Novanta. ottenuta con una serie di campagne interne alle organizzazioni e poi indirizzate alle forze esterne. a loro volta. 2006). preferibilmente di produzione locale e corrispondente alle loro diverse identità e tradizioni culturali". sia di tutte le altre forme di vita. per la prima volta nella storia moderna. ma comunque localmente fito-migliorate come il riso. I presidenti delle federazioni partecipanti firmano un accordo con il futuro presidente Rafael Correa. viene definita quale soggetto di diritto. 4. la cosmologia dei popoli indigeni che considerano la natura come Pachamama. principio andino della ‘buona vita’ (buen vivir). il libero uso e scambio dei semi.rincorrendo la logica della modernizzazione. Nel testo. Martínez. affermando un nuovo principio ordinatore: il sumak kawsay. diritto all’acqua. sviluppo agrario. limitatamente a quelli di "origine nativa". La Carta Costituzionale non riprende per intero la definizione di Vía Campesina. 281). anche in situazioni di emergenza. Falconí 2005). la protezione dei diritti di proprietà intellettuale sul patrimonio di agro-biodiversità. Il diritto ad alimenti sani e culturalmente appropriati viene garantito sul piano delle condizioni sociali di produzione (politiche di protezione del settore alimentare ed appoggio a piccoli e medi produttori. L’avvio di un processo interno di analisi e dibattito conduce all'elaborazione di un documento (Agenda Agraria de las Organizaciones del Campo del Ecuador) che pone al centro dell’agenda politica il paradigma della sovranità alimentare. 13): "Gli individui e le collettività hanno diritto all’accesso sicuro e permanente ad una alimentazione sana. uso e scambio libero del semi. alla cui luce costruire un nuovo patto sociale fra gli esseri umani e fra questi e la natura. contro l’aumento dei prezzi del combustibile (1999). All’approssimarsi delle elezioni presidenziali del 2006. che ha il compito di stilare una nuova costituzione. promozione della rivoluzione agraria. l’accordo regionale Alca (Acuerdo de Libre Comercio por las Americas) e la successiva versione bilaterale Stati Uniti/Ecuador (Tratado de Libre Comercio) (Acosta. È in questo contesto di effervescenza collettiva che i movimenti contadini ed indigeni lavorano con l’intento di incidere sulle politiche agro-alimentari nazionali.

era dedicato esclusivamente all’esperienza della Fattoria sociale di Bassano del Grappa. d’altra parte. Propuestas de textos constitucionales. (a cura). Iica (2012). Petróleo. J. 3 http://www. assicurazione agricola e sussidi alimentari). In: Korovkin. tuttavia. 4 La Costituzione dichiara l’Ecuador paese libero dagli Ogm. per questo. Ediciones Abya-Yala. quando Berti era ormai gravemente ammalato. vuole capire cosa sia una fattoria sociale dove giovani con disabilità imparano e lavorano fianco a fianco con gli educatori nei campi. Su questa scia. Il bilancio. 3 Ramírez Gallegos F. (a cura) (2004).ec/pacha/?page_id=132. (2010). 27 aprile 2006 República del Ecuador (2008). Petróleo. Falconí F. Fragmentación. (a cura) (2005). come è avvenuto. Martínez E. quasi a consolidare un testamento spirituale. Soberanía Alimentaria: propuestas a la Asamblea Nacional Constituyente. Tra sicurezza e sovranità alimentare. banano y flores en Ecuador. anno 6.alasru.gob. (2008). • • • • • Soberanía alimentaria. R. The Journal of Peasant Studies. El nuevo modelo de soberanía alimentaria en América Latina. in cucina o nel negozio aziendale. Campesinos e Indígenas Libres del Ecuador (Fenacle) e la Confederación Nacional del Seguro Social Campesino (Confeunassc). Cedime e Abya-Yala. Effectos sociales de la globalización. (2009). In: Korovkin. Ildis. The Outlook for Agriculture and Rural Development in the Americas: A Perspective on Latin America and the Caribbean. Indígenas y Negras de Ecuador (Fenocin). lasciando un grande vuoto nell’agricoltura sociale italiana.asambleanacional. (2011). non è riuscito a mediare gli interessi contrapposti: le elezioni presidenziali. 36. República del Ecuador (2006). coordinatore scientifico Annamaria Vitale. è positivo. Tlc.soberaniaalimentaria. Quito • Carrión D. Cedime e Abya-Yala. Mesa Agraria. n. accesso al credito pubblico. a. entrambi fondatori dell’Associazione “Conca d’Oro” Onlus di Bassano del Grappa. Registro Oficial N. 2013. (a cura). The State of Food Insecurity 2001. Università della Calabria. Sovranità alimentare: la proposta alternativa della Via Campesina. Constitución de la República del Ecuador. (2012). para el desarrollo. reflujo y desconcierto: movimientos sociales y cambio político en Ecuador (2000-2010). Il governo. dal titolo Strategie innovative dei produttori agricoli tra sicurezza e sovranità alimentare. ma era stato Fabio Comunello a caricarsi l’onere di scriverlo con la collaborazione di altri operatori di “Conca d’Oro”. 2 La Confederación Nacional de Organizaciones Campesinas. Porto de Galinhas [http://www. Le difficoltà di tradurre in pratica la nozione di sovranità alimentare per come proposta da Vía Campesina derivano dalla pressione esercitata dai gruppi economici che controllano il settore agroindustriale. nel marzo del 2012 con la proposta legislativa Ley de Tierras y Territorios (www. nell'ambito dei Prin 2008. 449.ec/tramite-delas-leyes. pur digiuno di conoscenze sul disagio psichico. nei laboratori.asambleanacional. il saggio è il frutto di un sodalizio intellettuale tra due professionisti durato quarant’anni e che. T. Dunque. in: Rebon. nell’orizzonte delle possibilità storiche. nel febbraio del corrente anno.Pagina 83 agriregionieuropa Anno 9. Clacso -Prometeo Libros. Il titolo è “Fattoria sociale. che. Modonesi. tenutosi a Lisbona nell’agosto del 2012. n. Roma: Fao Harari.259. Una vía Quando una fattoria sociale è anche luogo di sperimentazione e ricerca Alfonso Pascale E’ nelle librerie un volume di cui è consigliata la lettura non solo agli operatori dell’agricoltura sociale ma anche a chi. La sovranità alimentare rimane. inversión pública y política agraria. T. psicologo e psicoterapeuta il primo e formatore di terapisti ed educatori il secondo. le organizzazioni che avevano promosso la Mesa Agraria si aprono a nuove alleanze e raccolgono ampio consenso sociale. Mesa Agraria.. Trabajo flexible en la nuevas zonas bananeras de Ecuador. Quito Mesa Agraria (2007). (2010). Effectos sociales de la globalización. dove la pratica concreta del lavoro agricolo da parte di educatori e giovani apprendisti non è solo un percorso . la Federación Nacional de Trabajadores Agroindustriales. (2004). XXX. da un decennio a questa parte. Permeando contenuti e linguaggi del dibattito pubblico. Quito Patel R. Cedime e Abya-Yala.pdf] Conclusioni La pratica dei movimenti contadini ed indigeni ecuadoriani ha spinto verso l’introduzione del paradigma della sovranità alimentare nella discussione pubblica. Vengono ripresi alcuni contenuti della relazione “Food Sovereignty: an Analysis on Political Advocacy of Social Organizations in Ecuador” presentata dalle autrici al XIII World Congress of Rural Sociology. Quito Mesa Agraria (2008). Ecuador rural del siglo XXI. per esempio. El buen vivir. Herrera S. quindi. Una década en movimiento: Luchas populares en América Latina en el amanecer del Siglo XXI.gov. Flacso. 22 Eclac. La economía de exportación y la salud. Buenos Aires. la Coorporación Nacional Campesina/Eloy Alfaro (Cnc-EA). Quito • • Acosta A..pdf] Rubio B. Santiago: Fao Fao (2001). Sociologia Urbana e Rurale. Fao.html) per la redistribuzione della terra. (a cura) (2009). n. Los casos de petróleo. Numero 33 impiego agricolo. protocollo 2008LY7BJJ_001. la sovranità alimentare diventa terreno di disputa per l'intera società ecuadoriana. Agriregionieuropa. M. Registro Oficial N. banano y flores. sanità animale e vegetale. 87 Corrado A.ec/documentos/ constitucion_de_bolsillo. What does Food Sovereignty look like?. Eraldo Berti se ne è andato il giorno di Natale del 2011. (a cura). suggerivano di non porre questioni sensibili nell’agenda della campagna elettorale.gob. L’idea del libro era di entrambi. Un contesto competente di sostegno oltre la scuola” ed è stato scritto da Fabio Comunello e Eraldo Berti. banano y flores en Ecuador.. 20 ottobre [www. Ley N° 41 de Seguridad Alimentaria y Nutricional. condizionando profondamente il processo di riforma sociale ed economica in corso nel Paese. • • • • • • Note L'articolo riporta alcuni risultati di un progetto finanziato dal Miur. Quito Martinez Valle L.org/wp-content/uploads/2011/09/GT27Blanca-Rubio. Quito Cavazzani A. (2004). 1 • • Riferimenti bibliografici • Acosta A. vol. Petróleo. anche per i movimenti contadini internazionali. sono ancora bloccati in Parlamento. Quito Korovkin T. Effectos sociales de la globalización. VIII Congreso de la Asociación Latinoamericana de Sociología Rural. Instituto de Estudios Ecuatorianos. fino alla sua costituzionalizzazione.. más que un tratado de libre comercio. banano y flores en Ecuador.

infatti. Le ultime parole di Eraldo. ma anche riflessione teorica sui suoi aspetti psicopedagogici per trarne principi guida per altre esperienze non necessariamente racchiuse nell’ambito della disabilità.Anno 9. che permeano di una logica produttiva ogni singola azione di ogni attore. per metà partendo dal frontespizio e per l’altra metà capovolgendolo. Quando poi si capovolge il libro. che dà una dimensione ciclica. Sono considerati in particolare: l’organizzazione delle strutture spaziali produttive. cioè dall’accertamento dei loro limiti. con scansioni temporali percepibili che aiutano a collocare gli eventi. ancora con limiti. a creare percorsi lavorativi protetti. come altre fattorie sociali in Italia. Secondo le ferree leggi del mercato e della disabilità. i singoli progetti di vita delle persone coinvolte sono elementi dinamici. ma da un rovesciamento di tali traiettorie. nel caso in cui questi non siano fattibili. E ogni singola azione .fino alla costruzione di un ruolo lavorativo . dunque. Nel libro sono descritte in modo meticoloso le caratteristiche del contesto agricolo che lo rendono particolarmente adatto a realizzare programmi di formazione al lavoro di persone con disabilità oppure. ma a trasformare i condizionamenti naturali e le relazioni con le persone. infatti. . in un continuo ridefinirsi accompagnati dalle cose e da un particolare contesto. Ha la grafica di un manuale per conoscere un mondo non noto o per lasciarsi guidare in pratiche di agricoltura sociale che si vogliono migliorare. Ma in realtà tali assunti sono già presenti in determinati filoni di pensiero e persino in documenti istituzionali.è caratterizzata dalla relazione che l’operatore costruisce con l’apprendista. Come un trattore”. In Appendice è collocata una scheda di rilevazione. tecniche e saperi che non miravano ad affrancarsi dai condizionamenti esterni. E’ questo il succo del messaggio che il libro ci trasmette. Il libro è scritto con linguaggio semplice e la struttura ne facilita l’accessibilità. Il libro termina con uno scritto che Berti aveva predisposto tempo prima per un giornale locale e che dà il senso di un’impresa. e la terza in cui gli autori presentano alcune considerazioni molto utili per innescare ulteriori sperimentazioni e progettualità.come in moltissimi casi purtroppo . in esso. bensì si è da sempre fondato su pratiche manuali. dimostrando in modo del tutto plausibile come quello agricolo sia il contesto più appropriato ai percorsi delle persone fragili per dare un senso alle proprie capacità e alla propria esistenza. nonché presupposti irrinunciabili perché gli apprendisti acquisiscano un ruolo lavorativo. E si compone di tre parti. L’altro aspetto innovativo riguarda la concezione della disabilità non più intesa come mancanza o limite ma come difficoltà a vivere in un contesto immodificabile. un tragitto da una condizione di handicap a una di abilità predefinita. Il collante tra errore e strategia viene individuato nell’azione inserita in un determinato contesto. Ma noi siamo ignoranti e andiamo avanti lo stesso. il testo è sicuramente una novità. Allora dove sta la novità? Questo libro colloca e rielabora tali assunti teorici nell’agricoltura. Conca d’Oro. sono state: “Helpf aiutare gli altri per quanto possibilef formazione per chi lavora con le mani nelle fattorie”. Nella prima si affrontano i temi legati alla riflessione teorica e all’approfondimento dei nuclei fondanti l’operatività della Fattoria sociale. La riabilitazione non è.dell’errore e la centralità del nesso che lega l’errore alla continua definizione di strategie. elaborata dagli autori come strumento per riassumere in un profilo abbastanza completo le osservazioni relative a competenze e problematiche dei giovani apprendisti.dalla constatazione diagnostica di pazienti. non potrebbe funzionare. Nell’ambito degli studi psicopedagogici. bensì un processo di continua revisione del contesto per renderlo effettivamente inclusivo a tutti.che viene fatto nel testo dedicando ad esso un apposito capitolo . il lavoro in campagna non è stato mai concepito come una modalità per affermare la propria autonomia. Numero 33 agriregionieuropa Pagina 84 efficace per accompagnare questi ultimi verso la vita adulta. E ciò dipende da un antefatto: nel mondo rurale. dubbi e difficoltà: “Ma che gusto c’è a fare le cose facili e precotte? Secondo le leggi della fisica il bombo non potrebbe volare. scelto ad hoc dagli attori e fatto proprio. dedicata all’esperienza. raccolte dalla moglie Paola e da Fabio. Si legge. si trova la seconda parte. per confermarli in modo tautologico. di percorsi terapeutico-riabilitativi che non partono . Innanzitutto per l’approccio: si parla. quella di Conca d’Oro. l’intreccio fra tempo cronologico e atmosferico. intesa come autoreferenzialità e autosufficienza. E l’inclusione si realizza con il lavoro e la cittadinanza attiva. come elementi fondamentali nella progettazione degli operatori. Si tratta di percorsi che prendono le mosse da un progetto socio-economico di una struttura produttiva fortemente legata al suo territorio e. con gli animali e con le cose in opportunità per “fare insieme” e "crescere insieme". che permettono di individuare la mansione specifica per ciascuna persona. ma lui non lo sa e vola lo stesso. le infinite modulazioni del lavoro agricolo. E’ interessante l’elogio .

Università di Padova Giuseppe Pignatti. Alimentari e Agro-ambientali Università di Pisa Maria Luisa Bevivino. Université de Geneve. Lattanzio e Associati Public sector Eugenia Ferragina. Inea Antonio Cristofaro. Svizzera Angelo Di Mambro. Università degli Studi di Parma . Università della Calabria Francesco Licciardo. Università della Calabria Davide Bortolozzo. Università degli Studi di Bologna. Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie. Università degli Studi di Foggia Simona Cristiano. Piacenza Franco Sotte. Inea Ornella Mappa.Direzione Urbanistica e Paesaggio. Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura. Istituto di Economia Agro-Alimentare. Wageningen University Davide Pettenella. Ceris . Università degli Studi di Foggia Angelo Frascarelli. Roma Davide Viaggi. Inea Desiree Quagliarotti. Istituto di Ricerca sull’Impresa e lo Sviluppo del Cnr.Cnr. Università di Perugia Isabella Giunta. Ceris . Presidente Commissione Agricoltura Parlamento Europeo Caterina De Lucia. Università degli Studi di Bologna Nicola Andrighetto. Lei . Istituto Nazionale di Economia Agraria. Istituto Nazionale di Economia Agraria. Università degli Studi di Foggia Flora De Natale. eco&eco Giorgio Osti. Dipartimento TeSaf . Università della Calabria Debora Cilio. Università di Napoli “Federico II” Paolo De Castro. Istituto di Ricerca sull’Impresa e lo Sviluppo del Cnr.Università di Padova Valentina Moiso. Dipartimento di Economia Agrarie e Politica Rurale. Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali. Università di Parma Ada Cavazzani. Università di Perugia Mauro Masiero. Giornalista Francesco Felici. Università della Calabria Francesco Contò. Unità di Ricerca per la Climatologia e la Meteorologia applicate all'Agricoltura. Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Trieste Marco Zuppiroli. Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali.Wageningen University Andrea Povellato. Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali. Università degli Studi di Cagliari Nico Polman. Dipartimento di Economia. Inea. Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo (Issm) del Cnr di Napoli Paolo Sckokai. Moncalieri (TO) Anna Natali. Regione Veneto . Dipartimento di Scienze Sociali e delle Istituzioni. Università di Bologna Annamaria Vitale. Università di Padova Mariantonietta Fiore.Università di Padova Anna Paola Antonazzo. Università di Trieste Elena Pagliarino. Associazione Alessandro Bartola . Dipartimento di Scienze Politiche. Lattanzio e Associati Public sector Roberto Cagliero. Dipartimento TeSaf. Unità di ricerca per le produzioni legnose fuori foresta. Istituto Nazionale di Economia Agraria. Associazione "Rete Fattorie Sociali" Jack Peerlings. Università degli Studi di Foggia Fabio Bartolini. Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura. Dipartimento TeSaf . Ordinario di Diritto forestale e ambientale.Studi e ricerche di economia e politica agraria Antonella Trisorio. Lattanzio e Associati Public sectorl Eleonora Mariano. Phd presso il Dipartimento di Geografia . Dottore agronomo Virgilio Buscemi. Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo (Issm) del Cnr di Napoli Nicoletta Ferrucci. Università Politecnica delle Marche Angela Solustri. Roma Antonello Podda. Dipartimento TeSaf . Dipartimento di Scienze Agrarie. Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali. Roma Salvatore Di Falco.Cnr. Dipartimento di Economia Regionale e Uso del Suolo. Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali. Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali.Università di Padova Davide Longhitano. Istituto Nazionale di Economia Agraria. Lattanzio e Associati Public sector Luca Lodatti.Pagina 85 agriregionieuropa Anno 9. Istituto Nazionale di Economia Agraria. Università Cattolica del Sacro Cuore. Numero 33 Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero: Felice Adinolfi. Dipartimento di Scienze Agrarie. Università degli Studi di Napoli Federico II Valentina Cattivelli. Moncalieri (TO) Alfonso Pascale. Inea Fabian Capitanio. Università della Calabria Chiara Zanetti.

Tecnologiche ed Ambientali Dipartimento di Metodi Quantitativi e Teoria Economica (Università degli Studi di Chieti e Pescara) Dipartimento di Scienze Economiche (Università di Verona) Dipartimento di Ricerche Aziendali (Università di Pavia) Dipartimento di Economia (Università di Parma) Dipartimento di Scienze Economiche Gestionali e Sociali (Università del Molise) ⋅ promuovere. Statistiche. Il relativo file va inviato all’indirizzo e-mail: redazione@agriregionieuropa. settoriale e territoriale.it Le procedure e la modulistica per diventare socio dell’Associazione “Alessandro Bartola” sono disponibili sul sito www. anche attraverso l’integrazione delle biblioteche e la messa in comune di banche-dati. 8 . realizzate anche in collaborazione con istituzioni europee.Studi e ricerche di economia e di politica agraria.associazioneAlessandroBartola studi e ricerche di economia e politica agraria c/o Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali Università Politecnica delle Marche Piazzale Martelli. l’Associazione “Alessandro Bartola” investe notevoli risorse umane e materiali nella diffusione di lavori scientifici attraverso un articolato piano editoriale strutturato su più livelli. sia nell’ambito delle economie sviluppate sia in quelle in via di sviluppo.Ancona) Dipartimento di Economia e Statistica (Università della Calabria . rurali ed ambientali. rurali e ambientali a livello micro e macro. Oltre ai convegni e alle attività seminariali.univpm. che ha sede presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali dell’Università Politecnica delle Marche. www. internazionali e nazionali.it SPERA . di aggiornamento e di specializzazione sulle tematiche oggetto di ricerca. redigere. ricerche. I lavori vanno redatti rispettando le norme editoriali pubblicate sul sito www. multidisciplinare. L’Associazione. docenti e ricercatori provenienti da diciannove sedi universitarie e imprese del sistema agroalimentare.Centro Studi Interuniversitario sulle Politiche Economiche. sostenere e coordinare studi e ricerche.it. 8 60121 Ancona Segreteria: Anna Piermattei Telefono e Fax: 071 220 7118 email: aab@univpm. in tutto o in parte. regionali e locali. che abbiano per oggetto la valutazione dell’impatto delle politiche economiche. La denominazione per esteso. Sono socie importanti istituzioni nazionali e regionali sia del mondo della ricerca che di quello dell’impresa. Con gli associati vi è una stretta collaborazione per organizzare iniziative comuni a carattere scientifico. anche in collaborazione con altri enti pubblici e privati. Chi lo desideri può contribuire con un proprio articolo o commento ad articoli già pubblicati. considerando congiuntamente gli aspetti economici. anche attraverso la pubblicazione di working papers e la costruzione di un sito in Internet. simulare ex ante. seminari scientifici. nazionali ed internazionali.it/ Il materiale qui contenuto può essere liberamente riprodotto. ripubblicato. tavole rotonde ed altre iniziative di studi e divulgazione sui temi di ricerca.associazionebartola. il territorio. scrivendo nell’oggetto del messaggio “agriregionieuropa”.it L’Associazione “Alessandro Bartola” è una organizzazione non profit costituita ad Ancona nel 1995. nell’ambito di queste finalità. distribuito. I contributi valutati positivamente dai revisori anonimi e dal comitato di redazione saranno pubblicati nei numeri successivi della rivista. . sociali ed ambientali.it www. richiama la vocazione dell’Associazione alla ricerca. Essa si pone il compito di promuovere la realizzazione e diffusione dei risultati scientifici nelle sedi (universitarie e non) con le quali si rapporta sul terreno della ricerca e nel cui ambito offre il proprio contributo. L’Associazione si pone anche il compito di rappresentare essa stessa una sede di ricerca innanzitutto per rispondere alle necessità di approfondimento scientifico dei propri associati e poi anche per divenire un referente scientifico per le istituzioni pubbliche e per le organizzazioni sociali. a condizione che tali utilizzazioni avvengano per finalità di uso personale.agriregionieuropa. dedica specifica attenzione al ruolo delle Regioni nel processo di integrazione europea. Associazione "Alessandro Bartola" . al fine di favorire la massima diffusione dei risultati. anche in relazione alle problematiche della salute pubblica e della garanzia degli alimenti. Ha lo scopo di promuovere e realizzare studi. attività scientifiche e culturali nel campo delle materie che interessano l’agricoltura e le sue interrelazioni con il sistema agroalimentare. ricerca o comunque non commerciali e che sia citata la fonte. costruire una struttura di relazione con altri centri studi sulla valutazione delle politiche economiche agricole. citato. coordinare e gestire progetti di ricerca nazionali ed internazionali.agrimarcheuropa. l’ambiente e lo sviluppo delle comunità locali. valutare in itinere ed analizzare ex post l’impatto delle politiche economiche agricole.it. Rurali ed Ambientali Gli obiettivi del centro sono: Membri: Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali (Università Politecnica delle Marche . rurali ed ambientali.60100 Ancona http://spera. trasmesso. La responsabilità di quanto scritto è dei singoli autori. teorici ed applicati anche a carattere ⋅ ⋅ ⋅ ⋅ ⋅ ⋅ ⋅ collaborare con le Facoltà delle Università aderenti a Spera per la realizzazione di corsi di formazione. promuovere e organizzare. con particolare riguardo al ruolo delle istituzioni pubbliche e private.agriregionieuropa.associazionebartola.it www. aziendale. studio.Arcavacata di Rende) Dipartimento di Scienze Aziendali. convegni. Sede: Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali Università Politecnica delle Marche Piazzale Martelli. le principali organizzazioni agricole e professionali. favorire la raccolta di documentazione sugli argomenti prima indicati. diffondere i risultati dell’attività di ricerca e documentazione.