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SOMMARIO Introduzione ........................................................................................................................................ pag. 1 Le Province: un futuro tutto da disegnare ..............................................

.................................................... pag. 4 Storia del Canale di Rio Martino................................................................................................................. pag. 7 Il Progetto della Provincia di Latina...................................................................................................... pag. 8 Lavori di Primo Stralcio ............................................................................................................................. pag. 11 Lavori Secondo Stralcio ............................................................................................................................. pag. 20 Il futuro appartiene a coloro che credono nella forza delle proprie idee ............................................... pag. 27 Conclusioni ........................................................................................................................................... pag. 28

Caro Cittadino, In un momento di crisi come quella che stiamo attraversando, cui si affianca un contesto abolizionista degli enti di area vasta, la Provincia di Latina intende dare un segno tangibile della sua ragion d’essere, del modo che ha di operare spendendo la propria competenza di area vasta in seno ad un contesto di governance del territorio complesso in cui partecipano e concorrono più livelli istituzionali, sinora mal spiegata ai cittadini. Torniamo sulle sponde del Canale di Rio Martino per mantenere fede ad una promessa fatta con la posa della prima pietra di questo cantiere, per dare conto dei lavori eseguiti, concreti non più solo a parole, ai quali oggi abbiamo il piacere di aggiungere un nuovo step operativo. Diamo avvio al secondo stralcio funzionale di un opera complessa ed articolata che dovrà dare alla intera Provincia di Latina, una nuova ed importante infrastruttura: un Porto-Canale, atteso da tempo, proprio in quanto occasione di sviluppo in un momento in cui l’orizzonte ne dischiude assai poche. Dopo l’inaugurazione del Complesso Fieristico della Rossi Sud, la Provincia di Latina si accinge a completare un’altra grande progettualità a beneficio del territorio e di un suo possibile sviluppo economico sociale. Due opere nelle quali abbiamo riposto grandi aspettative soprattutto oggi che l’economia pontina è così pesantemente segnata

da una crisi che può apparire irreversibile ma che, con una programmazione istituzionale ed una pianificazione di interventi significativi come questi appena citati -che non sono gli unici- è possibile combattere a viso aperto. Non abbiamo una ricetta per vincere lo stallo economico che colpisce l’intero pianeta, ma abbiamo idee che se perseguite con la giusta tenacia e con la partecipazione di tutti i protagonisti tra cui Voi cittadini prima di tutto, abbiamo speranza di cogliere qualche risultato positivo. Siamo consapevoli che la società umana dipende dalle risorse che trae anche dalla natura legate, tra l’altro, alle materie prime, ad acqua e aria pulite, alla regolazione delle condizioni climatiche, alla prevenzione delle alluvioni, alle attività ricreative. Tuttavia molti di questi benefici, spesso definiti come servizi ecosistemici, sono utilizzati nella convinzione che la loro disponibilità sia illimitata e sono considerati alla stregua di prodotti gratuiti, il cui vero valore non è apprezzato fino in fondo. In quest’ottica la Provincia ha inteso puntare sulla realizzazione di infrastrutture preesistenti affidando ad una loro riconversione, nel caso della Rossi Sud, e ad una ridefinizione architettonica ecocompatibile, nel caso del Porto Canale al fine di costruire le basi per tornare a progettare un futuro quanto prima possibile. Non abbiamo rinunciato a valorizzare il nostro capitale naturale, ed a puntare su infrastrutture capaci di supportare politiche

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di rilancio economico dando, il giusto valore ai servizi ecosistemici che dovranno essere tra gli elementi trainanti nel percorso verso una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, secondo le priorità dettate da Europa 2020. Si tratta di grandi investimenti, che la Provincia ha attratto sul nostro territorio veicolando risorse regionali e statali, che hanno valorizzato il lavoro progettuale messo in campo dalla Provincia, la capacità di questo ente di area vasta di proporre una idea, di programmarla, pianificandola nel suo dettaglio sino alla fase attuativa. Questa è una delle tante competenze sconosciute ai molti che discettano sul ruolo inutile di questo Ente, senza il quale né l’una, né l’altra delle opere citate si sarebbe mai potuta realizzare. Voi cittadini chiedete tagli alla politica, non alla democrazia; agli sprechi non alle Province, perché ritenute inutili. Abolire le Province è uno slogan accattivante ma non più credibile in quanto non è senza le Province che debelleremo i mali della politica, degli sprechi e dello sperpero dei quali siamo costretti quotidianamente a vergognarci. Occorre una cura drastica, un segnale forte che ci faccia riemergere dal declino verso il quale stiamo andando. Contrariamente a quanto l’Europa ci suggerisce con la Carta delle autonomie locali, ratificata tra gli altri dall’Italia, e in senso opposto ad altre esperienze europee che avvalorano la essenzialità per

un buon governo del territorio di una istituzione intermedia di area vasta, l’Italia della crisi e delle indecisioni pone come priorità un provvedimento volto ad una cancellazione immediata dell’Ente provinciale dimenticando che le Province sono l’1,26% della spesa totale, contro il 20% delle Regioni e il restante è il costo dello Stato nella sua mastodontica complessità. Così come ci si dimentica dello stuolo di costosissimi parlamentari dai quali attendiamo da anni risposte e fatti concreti, un rilancio agli occhi del mondo o che solo spazzassero via i 3127 enti strumentali, agenzie, Ato, Bacini Imbriferi Montani, che nel 2012 sono costati ai cittadini più di 7,4 miliardi di euro. Tutti contro le Province, ma nessuno si chiede perché le Regioni Ordinarie costino 404 euro l’anno a cittadino, mentre quelle a Statuto speciale arrivino ad oltre 4 mila euro l’anno pro capite. Eppure questi dati sono pubblici. Mi chiedo se chi continua a sostenere che bisogna cancellare il costo degli organi istituzionali delle Province sappia che questo è pari ad 1,77 euro l’anno a cittadino, contro gli oltre 14 euro l’anno, delle Regioni. O se qualcuno abbia mai cercato di vedere il lato positivo dell’Ente di area vasta, che non tocca la vita del cittadino in via immediata, ma laddove l’interesse si fa interesse collettivo. E’ guardando il recupero dell’Opificio della Rossi Sud, che concretamente emerge l’impegno di idee e

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e di risorse, un sito dismesso, inquinato dall’Eternit, abbandonato alla sporcizia ed al degrado alle porte del capoluogo è tornato ad essere un punto di riferimento importante proprio in questi giorni in cui si è popolato di famiglie, bambini, giovani della Provincia a gremire la piazza dell’agorà. E’ un opera come quella che oggi siamo a constatare e quella che, per ottobre 2015, avremo modo di utilizzare, a cui dovremo pensare quando decideremo se fare a meno o no delle Province. Entrambi gli interventi costituiscono per il territorio un esempio di come la buona amministrazione della Provincia può innescare processi virtuosi e condurre a raccogliere i frutti del lavoro speso. Il porto canale di Rio Martino, è ancora un’altra realtà, annosa per la parte burocratica ed amministrativa ma che prende corpo giorno dopo giorno sotto gli occhi di tutti. Le nostre scuole sono un’altra bella realtà, tutte investite, chi più chi meno, da intermenti di messa a norma ed ammodernamento per offrire scuole che non siano solo un banco dove studiare ma luoghi dove crescere. Qualcuno sarà scontento, non tutte le buche sulle strade saranno state sistemate e non manca la consapevolezza in noi di dover fare di meglio, fare di più ed in fretta, migliorare i servizi resi intercettando il fabbisogno di tutti. La Provincia è un livello di governo che non entra in casa dei nostri cittadini, non tocca il loro vivere quotidiano ma ne resta più distante, ciononostante

contribuisce al loro benessere anche se di natura più propriamente collettiva. Pensare di farne a meno, o mortificare il lavoro sinora fatto non ci aiuterà, ne aiuterà i nostri 33 Comuni a stare meglio, ma solo a rimpiangerlo quando sarà troppo tardi. Allora possiamo dirci soddisfatti di qualcosa o restare delusi, ma apprezzare che qualcosa si è fatto, è già un atteggiamento costruttivo. All’Italia non serve più la superbia qualunquista che fa tutti gli italiani dei “mister” della nazionale, ma piuttosto la voglia di fare più che parlare; dare il proprio contributo piuttosto che restare a guardare; imparare a distinguere per partecipare attivamente, per incidere sulle scelte e divenire concretamente protagonisti. Vorremmo spiegare a Voi cittadini, con i fatti, piuttosto che con le parole, cosa sarà il domani senza una Provincia eletta, senza una Provincia vicina che abbia un volto, un nome, senza una Provincia che dia risposte concrete ad esigente quotidiane. Armando Cusani

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LE PROVINCE: UN FUTURO TUTTO DA DISEGNARE E’ inutile continuarlo a negare, da mesi il dibattito politico invoca l'abolizione della Province come un toccasana sia per l'organizzazione dello Stato che per l'economia: vengono fornite cifre sul risparmio che ne conseguirebbe dell'ordine di 15 miliardi di Euro. Lo affermano numerosi esponenti politici, di ambo gli schieramenti, gli organi di stampa ne hanno fatto una battaglia storica: tutto questo è un'ulteriore dimostrazione di quanto purtroppo oggi prevalga lo scoop, la frase ad effetto, rispetto all’analisi seria, alla riflessione, alla paziente ricerca delle soluzioni possibili. La realtà, infatti, è ben diversa da quanto emerge oggi dalla campagna mediatica e propagandistica sul tema, svolta senza approfondire effettivamente la questione. Negli ultimi anni, secondo i dati raccolti nella Relazione Unificata sull’economia e sulla finanza pubblica del 2008, la spesa è cresciuta: - del 7% a livello centrale, - del 5% a livello regionale - e solo del 3,4% per Comuni e Province, perfettamente in linea con la crescita dell’inflazione. Ancora, la Corte dei Conti, la Ragioneria dello Stato, l’Istat, nelle loro analisi dei bilanci degli enti locali, ogni hanno confermano la virtuosità delle Province, la buona gestione dei bilanci, il contributo al miglioramento della spesa pubblica. Sul totale di quest’ultima pari, nel 2010, ad oltre 815 miliardi di euro, la spesa delle 107 province italiane ammonta solo all’1,5%.

Su tale percentuale, pari complessivamente a circa 12 miliardi di euro, l’indennità degli amministratori (circa 4000) incide per 113 milioni di euro lordi. Costo destinato a diminuire del 20% con l’entrata in vigore del decreto attuativo del DL 78/2010. Tutto il resto è costituito dal costo del personale (2 miliardi e 343 milioni di euro) e dai costi relativi alle funzioni fondamentali delle Province ed essenziali per garantire adeguati servizi alle comunità amministrate: - dalla mobilità (gestione di 125 mila chilometri di strade ovvero l’84% del totale della rete stradale nazionale) - alle infrastrutture per la tutela ambientale, dall’edilizia scolastica (manutenzione di 5000 edifici scolastici) allo sviluppo economico e servizi per il mercato del lavoro (gestione di 600 centri per l’impiego) - dalla promozione della cultura,del turismo e dello sport (gestione di 2660 palestre scolastiche) ai servizi sociali. È del tutto evidente che cancellare le Province non eliminerebbe queste spese, di cui altri enti dovrebbero farsi carico, ma solo il costo politico degli amministratori provinciali. Costo irrisorio rispetto a quello della politica nazionale di 6 miliardi e 500 milioni di euro. Certo, non si può rifuggire dalla necessità di riformare e razionalizzare il sistema delle autonomie locali per rendere più efficiente la Pubblica amministrazione. Ciò partendo anche dall’eliminazione delle Province, cresciute considerevolmente negli ultimi tempi, laddove dovessero coincidere con l’istituzione delle Città Metropolitane.

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Per eliminare davvero un costo vivo della politica, tuttavia, bisognerebbe guardare con lucidità agli oltre 7000 enti strumentali (Consorzi, Aziende, Società) che occupano circa 24 mila persone nei Consigli di Amministrazione e i cui costi (compensi, spese di rappresentanza, funzionamento dei consigli di amministrazione) nel 2010 ammontavano a 2,5 miliardi. Eliminare questi enti consentirebbe un risparmio immediato pari a 22 volte quello che si otterrebbe abolendo le Province. Senza contare poi che 318 mila persone hanno incarichi di consulenza nella Pubblica Amministrazione e per questo lo Stato ha speso nel 2009 circa 3 miliardi di euro. Un riordino meno demagogico sarebbe partito dalla eliminazione di questi enti e società che duplicano e si sovrappongono alle funzioni fondamentali di istituzioni riconosciute dalla Costituzione, come è il caso delle Province, i cui rappresentanti sono eletti direttamente dal popolo. E’ infatti di tutta evidenza il carattere devastante l'esistenza di una miriade di organismi, agenzie, ATO, consorzi ed enti di secondo grado, proliferati in questi anni al di fuori dei livelli di governo individuati dal titolo V della Costituzione, non allo scopo della gestione associata di servizi, che seppur in alcuni casi risultata virtuosa, ha determinato una disgregazione della governance organica del territorio e delle sue risorse moltiplicando, i posti ed i costi della politica. E così ci troviamo di fronte a 222 ATO di acque e rifiuti, 191 Consorzi di Bonifica, 63 Bacini Imbriferi, innumerevoli Agenzie, per un totale di 3.127 enti ed

una spesa pari a 7.026.105.352 euro, il cui operato è del tutto sottratto al giudizio del cittadino elettore. E' evidente che se si vogliono ridurre i costi della politica, tagliare i rami secchi o i doppioni di Pubbliche Amministrazioni, va prioritariamente razionalizzato il sistema eliminando questa pletora di Enti intermedi. Perché dunque non abolire i vari ATO (rifiuti e acqua), le ATER, i Consorzi di Bonifica che sono più di uno in ogni Provincia, consorzi vari, comunque tutti gli Enti con funzioni locali sovra comunali, presso i quali proliferano presidenti, amministratori, direttori, per assegnare le relative funzioni proprio alle Province. Si semplificherebbero procedure amministrative, si risparmierebbero senz'altro molti più soldi di quelli che si risparmierebbero con l'abolizione delle Province e vi sarebbe un maggiore coordinamento delle diverse attività sovra comunali. Certamente si sono registrate negli anni esagerazioni anche nella creazione di nuove Province: otto le Province in Sardegna che governano lo stesso numero di abitanti amministrati da una sola Provincia del Nord Italia e non è il solo esempio in Italia. E’ però inaccettabile la generalizzazione ed estendere questo giudizio a tutte le Province, anche quelle che funzionano ed operano efficacemente nella programmazione territoriale di sistema, un superficiale ed affrettato giudizio di inutilità, smentendo il disposto costituzionale che attribuisce a Comuni e Province pari dignità con lo Stato nel governo del proprio territorio. Non si può cambiare la Costituzione ad ogni campagna elettorale, vanificando con continui ripensamenti un percorso su cui

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l’intero Paese, si è indirizzato, facendo delle Province un presidio fondamentale della Repubblica delle Autonomie. Siamo tutti sensibili alla riduzione della spesa pubblica e agli sprechi della politica, per poter ridurre anche la pressione fiscale ma molte Province non sono un costo inutile, sono spesso il motore dello sviluppo della società. La Provincia nel suo ruolo di governo di area vasta è l’unica istituzione che può individuare in modo strategico gli obiettivi da perseguire per una politica che pensi al futuro, dando una visione di prospettiva degli interessi del territorio a tutti i soggetti che vi operano, pubblici e privati, che possono essere protagonisti nella pianificazione e programmazione strategica delle iniziative per le nuove generazioni: infrastrutture, istruzione, lavoro, formazione professionale, sviluppo delle risorse locali, tutela dell’ambiente e delle originalità locali. Ci si attende allora un esame più serio, meno demagogico e propagandistico. Le riforme annunciate con l'introduzione del federalismo fiscale e la revisione del testo unico sull'ordinamento delle autonomie locali sono la grande occasione per riformare e rendere più efficiente il nostro ordinamento. Da questi appuntamenti si potrà misurare la capacità concreta della nostra classe politica di saper leggere e comprendere le reali esigenze del nostro Paese, la necessità di riforma verso l'efficienza della Pubblica Amministrazione, senza proclami, valorizzando le realtà efficienti, premiando gli Enti virtuosi, riconoscendo i meriti di tanti dipendenti che erogano servizi e lavorano per la collettività.

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STORIA DEL CANALE DI RIO MARTINO Il Canale di Rio Martino deve la sua toponomastica ad un refuso storico riconducibile al nome di Papa Martino V (1417-1431) che nella storia del regno pontifico ebbe il merito di promuovere i primi lavori di bonifica delle paludi pontine. Scritti storici documentano l’esistenza di Rio Martino così come del Canale Portatore, almeno dal piano di bonifica attuato sotto il regno di Teodorico (493-520) e costituivano le principali opere idrauliche di “drenaggio”. Il porto canale di Rio Martino si colloca nel tratto terminale del collettore delle acque medie (CAM) della rete di bonifica della pianura pontina a partire dal salto

idraulico della Briglia della Fossella a valle del quale confluiscono le acque dei diversivi Circerchia e Nocchia che costituiscono il confine geografico, lato terra, del Parco Nazionale del Circeo. Dal ritrovamento di vecchi scatti emerge la reale situazione della fine dell’Ottocento: la torre di Fogliano (poi demolita dai tedeschi nell’autunno del 1943) si trovava sulla riva del

mare, tanto che i Caetani (che ne erano proprietari) ritennero di proteggerla con una “scarpa” di massi appoggiati al lato esposto al mare. La limitrofa “borgata rurale” di Borgo Grappa deve la sua origine al villaggio operaio indispensabile base di appoggio per supportare questi lavori di sistemazione idraulica tra i più impegnativi e secondi solo a quelli per la realizzazione del Canale delle Acque Alte (più comunemente noto come Canale Mussolini). I lavori di bonifica completati negli anni ’30 del secolo scorso hanno sostanzialmente definito l’attuale assetto territoriale con la realizzazione dell’armatura dello sbocco a mare tramite sponde verticali in cemento armato rivestite da massi parallepipedi di calcestruzzo. Nell’ambito dei lavori, che portarono alla riqualificazione del fosso spontaneo, collocato tra i due laghi costieri di Fogliano e dei Monaci e sfociava in mare a ridosso della torre di guardia di Fogliano, vennero realizzati i lavori di escavazione del canale, nonché la realizzazione dei rilevati arginali con sezione stradale di sommità, l’armatura dello sbocco a mare con strutture in c.a. a parete verticale protette lato mare da massi in cls.

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IL PROGETTO DELLA PROVINCIA DI LATINA L’intervento “Progetto Porto Canale Rio Martino” si inquadra come una proposta organica per la riqualificazione della sezione idraulica di un canale navigabile sicuro e attrezzato, dedicato alla locale flotta peschereccia ed alla nautica minore assicurando nel contempo il rispetto della naturalità delle sponde, ubicando i parcheggi in apposite aree e la creazione di percorsi pedonali e ciclabili contestualmente alla riqualificazione delle esistenti infrastrutture stradali. Uno dei principali obiettivi del Progetto Definitivo Generale degli interventi di riqualificazione del Porto Canale di Rio Martino è stato quello di consentire il ripristino delle sezioni idrauliche e del relativo profilo longitudinale, indispensabili ed improcrastinabili per gli aspetti di sicurezza idraulica e di navigazione di que-

sto canale di bonifica la cui origine ed assetto plano-altimetrico sono riconducibili ai lavori della “Bonifica Integrale della Pianura Pontina” condotti negli anni ’30 del secolo scorso. Dal 1993 la Provincia di Latina ha avviato una serie di indagini di campo, studi specialistici ed attività di progettazione relativi ai lavori necessari per la riqualificazione del tratto terminale del canale di Rio Martino soprattutto al fine di promuovere e controllare uno sviluppo ed una gestione integrata dell’originaria destinazione d’uso del canale come punto di approdo. Questa iniziativa della Provincia di Latina si è concretizzata con la conclusione nel 2009 dell’iter programmatico ed approvativo sancito dalla sottoscrizione dell’APQ-2009 che riporta in allegato il Progetto Definitivo Generale di “riqualificazione del porto canale di Rio

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Martino soprattutto al fine di promuovere e controllare uno sviluppo ed una gestione integrata dell’originaria destinazione d’uso del canale come punto di approdo. Questa iniziativa della Provincia di Latina si è concretizzata con la conclusione nel 2009 dell’iter programmatico ed approvativo sancito dalla sottoscrizione dell’APQ-2009 che riporta in allegato il Progetto Definitivo Generale di “riqualificazione del porto canale di Rio Martino” redatto nel 2005. Gli obiettivi dell’APQ-2009 e del relativo progetto definitivo sono quelli di assicurare

il completo ripristino delle funzioni idrauliche (per lo smaltimento delle acque medie della rete di bonifica) e marittime (sicurezza ed adeguamento ai moderni standard per la nautica e la pesca minore) comunque nel rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici che impone il contesto territoriale del Parco Nazionale del Circeo in cui ricade il tratto terminale del canale di Rio Martino. A tal scopo il suddetto Progetto Definitivo Generale ha individuato una serie di interventi prioritari che possono distinguersi nei punti seguenti.

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- Ristrutturazione della bocca di accesso del canale - Sistemazione delle aree a terra poste al margine del tratto più interno della bocca di accesso del canale - Sistemazione del piazzale esistente in sponda destra (lato Latina) prevedendone la pavimentazione, la sistemazione a verde, il parcheggio di 66 posti auto un “Ufficio capitaneria e direzione”, un distributore carburanti - Rinaturalizzazione dell’area in sinistra idraulica (lato Sabaudia) occupata da edifici abusivi in parte già demoliti, prevedendone il ripristino degli apparati dunali con tecniche di ingegneria naturalistica. - Sistemazione della sponda arginale a monte della confluenza del lago dei Monaci (lato Sabaudia) per la realizzazione di uno scivolo di alaggio con relativi spazi di manovra e sosta a tergo.

- Procedendo a monte delle confluenze dei laghi Fogliano e dei Monaci sino alla briglia del ponte della Fossella Stabilizzazione delle sponde del canale, anche con tecniche di ingegneria naturalistica, finalizzate a consentire l’escavazione dei fondali per il ripristino delle sezioni idrauliche dell’originario progetto di bonifica. - Posa in opera di pontili galleggianti di 8 punti per l’ormeggio e stazionamento delle imbarcazioni (4 per ogni sponda) per un totale di almeno 500 posti barca.

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LAVORI DI PRIMO STRALCIO Dopo la sottoscrizione dell’APQ-2009 la Provincia di Latina ha dato attuazione alla realizzazione delle opere previste dal suddetto Progetto Definitivo Generale per stralci successivi in funzione dei finanziamenti disponibili. A maggio 2011 sono iniziati i lavori di Primo stralcio, relativi alla riqualificazione del tratto di sbocco a mare del canale, ormai indifferibili tenuto conto del progredire dei fenomeni di cedimento strutturale dei vecchi moli rettilinei come documentato dalle specifiche ordinanze emesse dall’Autorità Marittima.

per la formazione delle nuove opere; - dragaggio e regolarizzazione dei fondali; - ripascimento dei litorali limitrofi e/o rinfianco delle nuove opere con il materiale proveniente da escavazioni e dragaggi.
• Rilievi topografici e batimetrici del canale di bonifica • Prospezioni geognostiche per la caratterizzazione “Sismica” dei Terreni • Campionamenti ed analisi chimiche e fisiche dei sedimenti

Nello specifico sono state realizzate le seguenti opere: - costruzione delle nuove strutture di “armatura” dello sbocco a mare del canale di bonifica; - moli foranei - scogliera in massi naturali; - banchine di raccordo – paratia di pali accostati e trave di coronamento; - demolizione e salpamento delle vecchie strutture ormai fatiscenti e riutilizzo del materiale di demolizione

Dal quale inoltre, ne sono conseguite ulteriori opera aggiuntive, proposte dalla stessa ditta Aggiudicataria, tra cui: - realizzazione lungo il margine dei nuovi cigli di banchina di un “percorso segnapasso” costituito da corpi illuminanti a led (carrabili e con alimentazione fotovoltaica completamente autonoma ed attivata da interruttore crepuscolare) favorendo così la percezione del margine di banchina anche nelle ore notturne; - realizzazione a tergo delle nuove banchine di una re-

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cinzione in pali di castagno (disposti secondo la tipologia “a croce di s. andrea” del tutto simili alle staccionate presenti al margine delle strade limitrofe) al fine di impedire l’accesso incontrollato in banchina soprattutto da parte dei veicoli; - sistemazione del piazzale posto al margine della banchina di ponente (lato latina in destra idraulica del canale), con uno strato di misto granulometrico di cava stabilizzato con legante naturale; - realizzazione, anche se con carattere provvisorio per la sola durata del cantiere, di una rotatoria di opportune dimensioni in corrispondenza del punto di immissione del suddetto piazzale alla strada comunale “fossella destra” (ex sp39 “via del mare”) per migliorare le condizioni di manovra e di accesso dei mezzi di cantiere il piazzale e attualmente contraddistinta da un tracciato in curva che, soprattutto nel periodo estivo, costituisce un elemento di rischio per la “sicurezza stradale”.

• Lavori di primo stralcio: Banchina a parete verticale

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LAVORI DI PRIMO STRALCIO: Demolizioni vecchie banchine

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LAVORI DI PRIMO STRALCIO: Moli foranei (scogliere)

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LAVORI DI PRIMO STRALCIO: Trave di banchina e raccordo

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LAVORI DI PRIMO STRALCIO: (estate 2012)

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LAVORI SECONDO STRALCIO A seguito del Primo stralcio dei lavori, che riguardano la riqualificazione strutturale per la messa in sicurezza del tratto di sbocco a mare del canale di Rio Martino, la Provincia di Latina in accordo con la Regione Lazio ha promosso il finanziamento di un Secondo stralcio di interventi che, procedendo dalla zona di sbocco a mare “verso monte”, deve perseguire i seguenti obiettivi contemplati dal Progetto Definitivo Generale: - escavazione anche parziale dei fondali del canale con possibile riutilizzo del materiale per lavori di riprofilatura delle sponde arginali e/o di ripristino dei corpi dunali e/o di ripascimento dei litorali; - realizzazione delle strutture per alaggio e bunkeraggio delle imbarcazioni; - sistemazione delle aree poste a tergo delle strutture di banchina e delle sponde arginali esistenti - riqualificazione e stabilizzazione delle sponde arginali indispensabili per poter procedere con i lavori di escavazione dei sedimenti accumulatisi negli ultimi decenni lungo il canale; - riprofilatura dei corpi arginali e contestuale sistemazione dei corpi stradali soprastanti;

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- Sistemazione delle aree poste al margine delle sponde verticali del tratto di sbocco a mare del canale prevedendo una razionalizzazione degli usi antropici nel rispetto delle esigenze di minimizzazione e compensazione degli impatti ambientali.

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- Riqualificazione del pizzale di ponente (Lato Latina) - Inserimento della rotatoria sulla strada del lungomare

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- Ripristino cordone dunale (Lato Sabaudia)

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- Realizzazione dello scivolo di alaggio (Sinistra Idraulica)

- Riqualificazione e stabilizzazione strutturale delle sponde arginali - Riprofilatura dei corpi arginali delle soprastrutture stradali

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- Riqualificazione degli elementi di ormeggio della “Banchina Mussolini” e del piazzale retrostante

- Escavazione anche parziale dei fondali del canale

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IL FUTURO APPARTIENE A COLORO CHE CREDONO NELLA FORZA DELLE PROPRIE IDEE A completamento del primo e secondo stralcio, la Provincia di Latina ha ritenuto opportuno prevedere una darsena interna collegata con Rio Martino e posta fuori dai confini del Parco, eliminando nello stesso tempo i pontili previsti lungo la sponda lato Sabaudia, la cui presenza, come già detto, restringerebbe notevolmente il canale oltre ad essere invisa agli ambientalisti. La idea nasce con l’intento di fornire ulteriori occasioni di lavoro e di sviluppo al Territorio, valorizzando nello stesso tempo il piccolo centro abitato di Borgo Grappa, già ora sede della comunità dei pescatori ma che ben maggiore rilevanza potrà assumere in futuro, grazie alla favorevole ubicazione geografica ed agli ottimi collegamenti terrestri. La localizzazione della darsena interna risulta praticamente obbligata, in quanto l’unica zona libera da vincoli particolari ricade in destra idraulica del Canale Rio Martino, fra il canale Cicerchia, la strada litoranea che collega Latina e Sabaudia e la strada provinciale lungomare pontino (Via del Mare). L’accesso alla darsena può essere ricavato subito a monte dell’intersezione con il Canale Cicerchia, interrompendo la Via del Mare e deviandola con un percorso perimetrale rispetto alla nuova darsena, fino ad immettersi nella litoranea fra Latina e Sabaudia. La nuova darsena, di profondità costante pari a 3,00 m, ha una forma pentagonale irregolare, ma fondamental-

mente è costituita da due bacini rettangolari con assi maggiori orientati secondo le principali direttrici stradali e del canale Cicerchia, divisi da una sorta di cuneo di forma pseudo-triangolare nel cui interno sono ubicate alcune funzioni connesse con il porto e cioè uffici gestionali ed amministrativi, negozi con le principali attività commerciali connesse con il porto, eventuali insediamenti abitativi. Lungo il lato Nord della darsena è stata prevista un’area destinata a parcheggio pubblico di interscambio e un’area destinata anch’essa ad edilizia residenziale. La realizzazione della darsena, andrà a coronare il complesso lavoro realizzato con il primo e secondo stralcio, andando finalmente a rispondere concretamente alle esigenze del territorio e dei cittadini. Certo l’impatto sulle attività economiche legate alla filiera interessata maggiormente alla infrastruttura, le quali costituiranno un volano consolidato per le attività connesse, per i servizi in genere e certamente per tutto il comparto turistico della intera Provincia.

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CONCLUSIONI In un contesto di crisi come quello che stiamo attraversando, in cui l’economia non garantisce più un ancoraggio sicuro a quelle certezze individuali e collettive che avevano restituito speranza e futuro a tutte le generazioni del dopoguerra e in cui l’impresa, da sola, non è più garanzia assoluta di crescita e sviluppo, la prossimità dell’istituzione locale torna ad essere vissuta come elemento imprescindibile in cui la comunità si riconosce e da cui il territorio può ricavare le risorse necessarie per resistere. Questa consapevolezza ci ha indotto in questi anni a prestare una sempre maggiore attenzione all’ascolto del territorio,in quanto occasione per costruire un modo diverso di concepire il ruolo della Provincia, quale ente locale di area vasta: un ente del quale si vaticina da più parti la soppressione, certamente, un suo ridimensionamento in termini di rappresentatività ed autonomia. Noi al contrario pervicacemente né predichiamo la essenzialità ad un percorso di ripresa economica, sociale e civile. Lo predichiamo sulla scorta delle potenzialità di un ente di area vasta, avendone apprezzato le competenze sinora esercitate, i traguardi a volte inaspettati raggiunti, gli obiettivi conseguiti. Abbiamo ascoltato il territorio, abbiamo teso una mano ai Comuni che lo rappresentano, abbiamo promosso azioni condivise valorizzando le sue attitudini, le sue vocazioni, lavorato sulla valorizzazione delle sue potenzialità. Abbiamo costruito politiche di sviluppo certamente messe a dura prova dalla crisi imperante, e

nonostante tutto: sostenuto processi di riqualificazione lavorativa; investito sul turismo e l’agricoltura quali assi portanti dell’economia pontina; realizzato forme di welfare e supportato con concretezza finanziaria la sanità pontina; abbiamo a più riprese invocato attenzione, senza mai riceverne, dalla Regione Lazio, sempre più sorda verso le esigenze delle comunità provinciali. Appare pertanto chiaro quanto decisiva diviene in uno scenario siffatto l’autorevolezza, la forza, la progettualità e l’azione della Provincia di Latina quale istituzione locale, intesa come luogo sovrano e rappresentativo dell’interesse generale, condiviso da tutti, che fino in fondo intende esercitare un ruolo di ricostruzione economica e civile. Ed è qui che si gioca per gran parte la partita della tenuta del legame e della coesione sociale della nostra comunità provinciale. E’ attorno a questo rinnovato ruolo ed alla consapevolezza dei nostri mezzi, che intendiamo anche quest’anno, in dispregio della campagna abolizionista avviata dal Governo per sedare la domanda di taglio dei costi della politica o di coloro che non conoscono la Provincia, le funzioni ed in compiti essenziali che svolge, che ci avviamo a concludere il mandato fedeli alla nostra idea di Provincia, ed ai tre pilastri che l’hanno in questi anni caratterizzata, imprimendole un profilo istituzionale nuovo: sussidiarietà, solidarietà, competitività. Coerenza: che la Provincia, anno dopo anno, ha reso attuale e concreta attraverso un piano strategico capace di delineare indirizzi di programmazione

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incisivi ed efficaci anche al di là delle sue competenze ordinamentali, toccando spesso ambiti e settori fuori dai propri compiti istituzionali strettamente intesi (economia e welfare su tutti). Coerenza: impressa in ciascuno degli obiettivi assegnati annualmente ai Responsabili dei Settori, capaci di promuovere una serie di servizi sia amministrativi che tecnici a supporto sia delle funzioni proprie che delle elaborazioni progettuali di opere pubbliche, di percorsi formativi, di relazioni o partenariati. Tutto questo in un quadro in cui viene richiesto con forza alla Provincia stessa una maggiore autorevolezza istituzionale nell’orientare le politiche di governo del territorio e dei servizi delle istituzioni locali e nel contrastare quelle dimensioni di autosufficienza e di isolamento che fino ad oggi ne hanno impedito uno sviluppo pieno e coordinato delle potenzialità. In questo contesto, insieme a quello della Provincia è fondamentale il ruolo dei Comuni. Le nostre municipalità sono la radice più profonda della democrazia: per il cittadino il segno tangibile dello Stato sul territorio è il Sindaco. E’ questo il senso rivoluzionario introdotto con la modifica del Titolo V della Costituzione, è questa la chiave di volta su cui costruire un rilancio che dev’essere prim’ancora civile e valoriale, e poi sociale ed economico. Il recupero del senso civico, delle regole, della democrazia e del loro rispetto è imprescindibile: non si costruisce alcun futuro, economico o sociale che sia senza avere una coscienza civile, senza sapere chi

siamo e cosa vogliamo essere. Nel nostro piccolo abbiamo provato a cambiare la percezione del ruolo dell’istituzione locale rispetto ai territori e alle economie locali, alle famiglie, ai legami sociali e ai servizi, soprattutto in conseguenza della crisi economica in atto. Se l’idea di un’istituzione debole, poco più che regolatrice, corrispondeva ad una fase di costante crescita economica, ad una fase di crisi torna prepotentemente a corrispondere l’idea di un’istituzione in grado di programmare attraverso una ritrovata autorevolezza progettuale. La nuova, dura, realtà con cui misurarsi fatta di aziende che chiudono, di filiere economiche in crisi, di disoccupazione crescente impone una profonda revisione delle strategie inclusive poste in essere negli ultimi decenni, a questo punto non più circoscrivibili a qualche periferica sacca di marginalità (soprattutto migrante), ma da estendere a fasce significative di famiglie, di singoli residenti messi a rischio di esclusione e di impoverimento. La coesione sociale, un bene assoluto nella nostra scala valoriale, come risultato conseguente di politiche di integrazione che dà forma ad una comunità che include attraverso il necessario equilibrio tra libertà e sicurezza, non è più un processo che investe quasi esclusivamente il rapporto tra cittadini italiani e cittadini stranieri. Diventa invece un problema di complessa soluzione in quanto deve farsi carico di un fenomeno che riappare dopo circa 60 anni: la perdita del posto di lavoro da parte non solo di cittadini migranti ma, sempre più spesso, di locali, magari in produzione

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da più generazioni, tutti senza forme di sostegno e di protezione sociale, potenzialmente incamminati ai margini del circuito civile. La tenuta sociale in questi anni di perdurante crisi economica è stata possibile anche grazie alla presenza nel tessuto provinciale della rete delle famiglie, che hanno agito come elemento di ammortizzatore sociale, sostenendo al proprio interno le situazioni di difficoltà e fragilità. In questo contesto perseverare con visioni economiche obsolete serve solo a nascondere la realtà e, quello che è peggio, a non individuare le modalità più appropriate per riattivare risorse ed energie vitali per una rinnovata circolazione sociale. Nel rapporto riannodato e aggiornato tra istituzioni locali e soggettività territoriali (politiche, economiche, sociali, culturali) va progressivamente abbandonata la dimensione, datata e fuorviante, della competizione tra territori per fare posto a quella molto più evoluta ed appropriata della cooperazione territoriale. Istituzioni e territori, cioè, come attori di un nuovo sviluppo integrato tra comunità locali, teso ad allargare il proprio radicamento con azioni comuni di intervento (e di investimento) su scala intercomunale e oltre, a partire dalle infrastrutture, politiche per il lavoro, formazione e cooperazione sociale. In simile contesto spetta alla Provincia esprimere una leadership autorevole attraverso l’elaborazione di un pensiero strategico su tutti gli ambiti di sistema, anche quelli non di sua stretta competenza (come si è fatto per la sanità, il welfare provinciale), lasciati spesso inevasi da altri livelli istituzionali.

Superare le vecchie forme di pianificazione significa indagare con nuove letture gli inediti processi sociali in corso nella consapevolezza, antropologica prima che politica, che la cooperazione, il partenariato istituzionale, la condivisione delle responsabilità , l’unione favorisce la coesione sociale, e con essa il senso civico, la voglia di solidarietà; facilita il raggiungimento di politiche per l’inclusione. La crisi si vince su questi livelli prim’ancora che sul terreno della stretta economia per cui la Provincia deve puntare sulla propria attitudine a divenire “ammortizzatore istituzionale” al fianco dei Comuni, delle famiglie della rete associazionista. Stretti nella morsa dei tagli indiscriminati, di politiche qualunquiste incapaci di valorizzare i buoni risultati e punire le cattive prassi, vittime sacrificali della furia cieca di coloro che invocano i tagli alla politica come panacea di tutti i mali primo fra tutti la crisi d’identità dei partiti, abbiamo anche per questo anno sostenuto e mantenuto le politiche attive di welfare provinciale; investito in opere pubbliche di primaria importanza perseguendo un obiettivo caro a questa amministrazione, prioritario per i nostri cittadini: la sicurezza stradale, risorse mai sufficiente a salvare tutte le vite come vorremmo ma un gesto di sensibilità che rinnoviamo ogni anno; sulla qualità e sicurezza delle nostre scuole per garantire il futuro dei nostri giovani, il tutto garantendo la certezza dei pagamenti alle aziende ed imprese che con noi hanno lavorato e lavoreranno.

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Di fronte ad una situazione di crisi, in parte inedita, combinata con il cambiamento progressivo della morfologia sociale della provincia (maggiori disuguaglianze sociali, incremento della popolazione anziana e migrante, etc.) e con l’emergere di fenomeni sconosciuti in una realtà fino a qualche decennio fa sostanzialmente agricola - la spersonalizzazione e la solitudine sociale - diventa obbligato più che necessario un salto di qualità per consentire alle nostre politiche di sistema di continuare ad operare con efficacia sul profilo delle prestazioni e nell’organizzazione dei servizi. La nuova dimensione in cui collocare tale salto è quella provinciale. Né siamo convinti, e per questo abbiamo lottato e continueremo a farlo fintanto che la Costituzione ce lo riconosce!

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