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La mente multiculturale di Anna Bosetti

Il libro di Anolli qui riassunto ripercorre le tappe principali dello studio della cultura e della cultura stessa. Dalle caratteristiche dell'homo sapiens che l'hanno reso soggetto in grado di 'fare cultura', a differenza degli altri primati, all'attualissima necessità di avere una mente multiculturale, che da una zona di frontiera sappia accogliere e arricchirsi dell'intreccio culturale del quale le nostre società ormai si compongono.

Università: Facoltà: Corso: Esame: Docente: Titolo del libro: Autore del libro: Editore: Anno pubblicazione:

Università degli Studi di Milano - Bicocca Scienze dell'Educazione Scienze dell’Educazione Psicologia della comunicazione Luigi Anolli La mente multiculturale Luigi Anolli Laterza 2006

Anna Bosetti

Sezione Appunti

1. Flussi migratori a partire dalla fine del ventesimo secolo
Alla fine del XX secolo il mondo fu scosso profondamente da un fenomeno inatteso e imponente. I flussi migratori da Sud a Nord e da Est a Ovest comportarono lo spostamento di masse enormi di popolazioni. Con i loro sogni e bisogni. Soprattutto con le loro culture. All’inizio, e per migliaia di anni, la cultura si è ancorata a un territorio. Pur essendo in continua evoluzione, essa presentava confini sufficientemente netti. Dopo le ultime tragiche guerre mondiali, la specie umana ha riconosciuto la necessità d’istituire un organismo sovranazionale (l’Onu) con lo scopo di governare i contrasti e i conflitti fra le diverse comunità, per porre rimedio a forme d’ingiustizia e iniquità e per migliorare le condizioni di vita della nostra specie. Con l’Onu si è mantenuto uno stato di equilibrio precario per l’umanità. Si sono evitate altre guerre catastrofiche, ma non siamo riusciti a risolvere altri gravi squilibri, a cominciare dalla fame e dalla sete. Le risorse continuano a essere distribuite in modo iniquo. Da questa situazione hanno preso avvio le recenti migrazioni, che stanno modificando profondamente l’assetto degli equilibri internazionali. Pur in presenza ditale fenomeno, molto spesso sottovalutato, la maggioranza degli esseri umani ha continuato ad avere una mente monoculturale. Per gli esseri umani del XXI secolo occorre pensare a soggetti che abbiano a loro disposizione una mente multiculturale. ossia, una mente che sappia pensare, sentire, credere e comportarsi differentemente nelle diverse situazioni culturali.

La mente multiculturale

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Anna Bosetti

Sezione Appunti

2. La cultura dall’esterno e dall’interno
Ambiente invisibile in cui siamo totalmente immersi, la cultura dà forma e sostanza all’esistenza umana. Noi guardiamo il mondo e gli accadimenti attraverso di essa noi guardiamo il mondo adottando una prospettiva specifica: la nostra cultura. la cultura è stata concepita e studiata dalle scienze umane in due diversi modi: la cultura vista «dall’esterno» e la cultura vista «dall’interno».

La mente multiculturale

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i polacchi e i russi. alla ricerca di leggi universali sottese alla condotta umana. La cultura vista dall’esterno Lo studio della cultura «dall’esterno» è stato chiamato etico. Tuttavia. regolata da leggi sistematiche e che. test psicologici. Una determinata cultura è esaminata come se fosse una realtà esterna. che si prefigge di procedere al confronto sistematico fra le varie culture facendo ricorso a metodi quantitativi (questionari. i russi. Parimenti. ecc. La comprensione della cultura vista «dall’esterno» avviene sostanzialmente in questo modo: si parte da una griglia di proprietà che si ritengono generali (come le credenze. In secondo luogo. tale tipo di studio comporta il cosiddetto paradosso dell’equivalenza: ossia assumere che ciò che è valido in una certa cultura sia valido anche in un’altra cultura. gli inglesi. in superficie. Per prima cosa non esistono né modelli teorici né indirizzi politici né strumenti di misurazione che siano immuni dalle influenze culturali. la parola «felicità» per gli americani corrisponde all’obbligo sociale di ottenere successo e di provare gioia e ottimismo. come «libertà». di natura locale. Ritenere che parole che pensiamo universali. gli indiani o i giapponesi è una vera ingenuità. gli inglesi. L’idea di fondo è che vi sia una «natura umana» universale e invariata. i polacchi. «giustizia». ecc. le emozioni. ecc. comune a tutti gli umani. abbiano lo stesso significato presso gli italiani. «verità». tale natura umana assuma forme diverse a seconda delle varie culture.) e a modelli astratti di spiegazione. Questa idea implica il rischio di produrre distorsioni sistematiche.Anna Bosetti Sezione Appunti 3. i cinesi. studiare la cultura «dall’esterno» va inevitabilmente incontro a limiti e difficoltà. circoscritta e chiusa. «felicità». L’approccio etico ha dato origine alla psicologia crossculturale (detta anche psicologia transculturale). La mente multiculturale Pagina 3 di 58 . «amicizia». il concetto di libertà è assai diverso per gli italiani. mentre per i giapponesi la felicità consiste nell’equilibrio fra emozioni positive e negative (yin e yang). prodotte dalle varie culture. poiché essi sono prodotti sempre all’interno di una data cultura. per individuarne le somiglianze. In questo confronto l’individuazione di eventuali differenze serve a porre in evidenza le cosiddette variazioni di superficie.) e poi si procede con il fare un confronto sistematico fra alcune culture. Per esempio. le relazioni sociali. alfine d’individuarne le proprietà distintive. intesa come dotazione geneticamente ereditaria. «democrazia».

infatti. la difesa dei propri interessi. L’obiettivo è quello di cogliere l’unicità e l’esclusività di una data cultura. l’autonomia. Questo punto di vista è stato ripreso anche dalla psicologia culturale. nelle tribù migratorie che vivono di caccia e raccolta le pratiche di socializzazione favoriscono la determinazione. lo studio «dall’interno» della cultura non è esente da limiti e difficoltà. Innanzitutto. E il razzismo senza razza. come le interviste. che ha molto insistito sul concetto di unicità. premessa teorica per la versione attuale del razzismo. che aveva contribuito a fondare la cosiddetta scuola storico-culturale russa. Studiare una certa cultura «dall’interno» vuoi dire assumere il punto di vista dei nativi e concentrasi sulle forme specifiche. la partecipazione alle pratiche dei nativi. ecc. le competenze comunicative. aveva sottolineato come lo sviluppo delle funzioni mentali superiori (linguaggio e pensiero) sia profondamente influenzato dalle condizioni sociali della comunità culturale di appartenenza. Per contro. che privilegia l’uso di procedimenti qualitativi d’indagine. Il relativismo culturale porta con sé. altri studiosi si sono proposti di raggiungere il medesimo obiettivo studiando la cultura «dall’interno». la cooperazione e il senso di responsabilità. Tuttavia. Per raggiungere questo fine si fa spesso ricorso all’osservazione partecipante. rendendo assoluto il valore dell’unicità. In secondo luogo. in quanto ogni cultura è un mondo a sé stante. L’etnografia richiede una partecipazione diretta e prolungata alla vita sociale di una certa comunità con lo scopo di rendere esplicito ciò che è implicito e scontato. oggi il relativismo culturale è stato declinato da parte di alcuni politici e studiosi sotto forma di fondamentalismo culturale. la sua impostazione favorisce il relativismo culturale. la competitività. La cultura. diverso da ogni altro. Non è più la razza a dover essere protetta ma la cultura nazionale. la fiducia in se stessi e la gestione dell’incertezza. nelle comunità stanziali fondate sull’agricoltura sono incrementate caratteristiche come la condiscendenza. l’obbedienza. La cultura vista dall’interno Considerata la difficoltà (o forse l’impossibilità) di capire la cultura «dall’esterno». il dialogo. Già lo psicologo russo Vygotskij (1934). La mente multiculturale Pagina 4 di 58 .Anna Bosetti Sezione Appunti 4. L’idea di fondo è che la cultura è dentro le persone. intesa come strumento non intrusivo in grado di cogliere le specificità di una data cultura. Il diritto alla diversità diventa il diritto primario di difesa della propria unicità. consentendo di evitare ogni forma di contaminazione con altre culture e di procedere all’esclusione d espulsione di tutte le persone culturalmente diverse. il problema della traducibilità dei modelli culturali da una cultura a un’altra. varia al variare delle condizioni ambientali. omogenea al suo interno e storicamente fondata. Particolare rilievo è attribuito all’etnografia come dispositivo in grado di favorire la comprensione della situazione contingente attraverso il punto di vista del nativo. contingenti e irripetibili che quella cultura assume in quel momento storico. Anche le cosiddette psicologie indigene ribadiscono che ogni comunità sviluppa specifiche conoscenze e competenze per adattarsi al suo ambiente fisico e sociale. L’approccio emico segue il metodo idiografico. la gestione della distanza relazionale. nel contesto industriale le pratiche di socializzazione sostengono l’intelligenza tecnologica. Per esempio. infatti. E il cosiddetto approccio emico. A loro volta.

spiegare gli avvenimenti. ecc.) e nelle istituzioni sociali di una data comunità. l’evoluzione della cultura va attribuita a diverse sorgenti (interne ed esterne) di trasformazione. Ogni concezione e interpretazione è inevitabilmente influenzata e distorta dalla cultura in cui è stata elaborata. Occorre quindi adottare un nuovo punto di vista. Nello stesso tempo. Di conseguenza. poiché trova espressione negli artefatti materiali (tecnologici come il telefonino. il loro sistema di credenze e valori. L’interdipendenza fra aspetti interni e aspetti esterni della cultura rimanda ai concetti di «interpenetrazione» e «interazionalismo». Il punto di partenza può essere dato dalla constatazione che il luogo della cultura non è né esclusivamente esterno né esclusivamente interno. Essa è interna alle menti dei soggetti e si manifesta attraverso i loro modelli mentali. poiché implica un modo di concepire. Di conseguenza. ogni cultura costituisce una certa prospettiva sulla realtà. Essi comportano un imprevedibile percorso dei sentieri culturali e attribuiscono rilevanza sostanziale al concetto di nicchia ecologica di ogni cultura. La mente multiculturale Pagina 5 di 58 . connessa alle condizioni contingenti del contesto. Tale processo co-costruttivo dà luogo a emergenze culturali imprevedibili e indeducibili dalle condizioni esistenti. bensì costruttiva. ecc. La cultura è dentro e fuori dalle menti nello stesso tempo. La doppia natura della cultura Lo studio «dall’esterno» (etico) e quello «dall’interno» (emico) della cultura risultano entrambi parziali e insoddisfacenti.Anna Bosetti Sezione Appunti 5. Grazie alla sua doppia natura. L’evoluzione culturale è covarianza. Il legame che esiste fra aspetti interni e aspetti esterni di ogni cultura non è di natura interattiva. artistici come le cattedrali. poiché entrambi gli aspetti reciprocamente co-determinano e co-definiscono l’evoluzione dei percorsi culturali. la cultura è ovunque non solo in termini geografici ma soprattutto in termini psicologici. la loro sensibilità e focalità emotiva. la cultura è esterna alle menti dei soggetti. interpretare.

il concetto di appropriazione pone in evidenza il punto di vista del novizio che si distingue. Nello specifico. I simboli non sono fotocopie della realtà. ma soprattutto di dispositivi di adattamento attivo agli ambienti e ai loro continui cambiamenti. In secondo luogo. spiegano e organizzano la vita. La mente multiculturale Pagina 6 di 58 . non si ha solo l’appropriazione di soluzioni e artefatti. Per sua natura. In secondo luogo. quando nasce. ordinarle in categorie.Anna Bosetti Sezione Appunti 6. differenziandosi in tal modo dalle altre culture. ecc. prospettando la cultura come l’appropriazione (da parte di un novizio) di una rete globale e dinamica. il concetto di appropriazione implica che la cultura sia considerata come un dispositivo dominio-generale in grado di affrontare in modo flessibile tutti gli aspetti dell’esistenza umana. «Appropriazione» significa dunque che i soggetti trasformano la cultura nel momento stesso in cui si appropriano dei suoi sistemi di credenze. la cultura pone un novizio nella condizione di trovare una risposta ai vari problemi della vita. di pratiche di vita attraverso l’apprendimento sociale e l’interazione con altri consimili indispensabile per adattarsi al proprio ambiente e per dare senso all’esperienza propria e altrui entro una certa comunità di attori umani. idonea all’adattamento a nuove esigenze ambientali. strettamente connesse con il proprio contesto di riferimento. di valori e di pratiche attraverso l’esperto. intesa come capacità di adattarsi attivamente all’evoluzione dell’ambiente al fine di garantirsi una continuità di funzionamento. ossia rappresentazioni mentali che in modo convenzionale consentono di raffigurare situazioni percettive della realtà. E il concetto di «adattatività». Sul piano psicologico. dotate di livelli progressivi di astrazione. più o meno coerente. di significati e valori. In tale dinamica sono compresi anche i cambiamenti ambientali prodotti dagli stessi esseri umani in funzione delle loro esigenze. In quanto processo. che la cultura è un’eredità. poiché la cultura procede sempre avanti. ma strutture mentali flessibili e dinamiche. l’eredità della cultura concerne essenzialmente (sebbene non esclusivamente) ie costellazioni simboliche con cui gli umani comprendono. anche in assenza dei corrispettivi stimoli sensoriali. Ciò significa. emotivi. condividerle con altri. La cultura come eredità e adattatività La cultura va dunque intesa come una forma di eredità che si affianca e interagisce con altri percorsi di eredità che caratterizzano la specie umana. il concetto di cultura può essere ulteriormente sviluppato. sociali). perché ogni essere umano. di modelli mentali (cognitivi. da quelli pratici e operativi a quelli più astratti e teorici. fare delle rotazioni e inversioni. Parlare di appropriazione significa superare la logica della cultura come semplice trasmissione. che deve essere in grado di fare sua la cultura di riferimento attraverso l’azione dell’esperto e di ricostruirla in funzione della sua esistenza e dei cambiamenti dell’ambiente in cui vive. Essi sono in grado di generare simboli astratti. Il concetto di «appropriazione» sottolinea che la cultura è un processo prima di essere una struttura o un sistema di artefatti. da quello dell’esperto. innanzitutto. La cultura non è un semplice patrimonio o bagaglio di conoscenze e di pratiche che viene consegnato da una generazione all’altra. Ogni cultura sceglie ed enfatizza certe soluzioni locali e contingenti. In terzo luogo. Tale competenza è connessa con la capacità di elaborare rappresentazioni mentali di secondo ordine (rappresentazioni delle rappresentazioni proprie e altrui) e di giungere a una lettura della mente altrui. la cultura può essere definita come l’eredità cumulativa di costei/azioni simboliche. in modo ovvio. proponendone alla generazione successiva una versione modificata e rinnovata. Tale eredità è di natura cumulativa. Ciò che in definitiva conta è il novizio. per cui è possibile procedere per zoom mentali. si trova a vivere in un ambiente profondamente trasformato dalla cultura di coloro che lo hanno preceduto.

più che apprendere la cultura dall’esperto. La cultura è una realtà complessa in continua evoluzione. L’appropriazione è un processo di trasformazione e fa riferimento al cambiamento che deriva al soggetto dalla sua partecipazione a una data attività: la partecipazione è un processo unitario. tale cornice viene a influenzare la configurazione e il decorso dell’evento. se ne appropria attraverso l’esperto stesso entro una cornice di partecipazione. sia quella della continuità culturale (una volta che certi aspetti culturali sono stati appropriati. La mente multiculturale Pagina 7 di 58 . prepara l’individuo a saper affrontare in modo più adeguato altri eventi simili. dall’altro. individuale e sociale allo stesso tempo. e il processo di appropriazione consente di spiegare contemporaneamente l’evidenza del cambiamento culturale (appropriarsi di qualcosa significa ricombinarla e ricostruirla in qualche modo). tendono a restare stabili). Da un lato.Anna Bosetti Sezione Appunti Il novizio.

rientrano in questo ambito i diversi fenomeni e processi artistici nelle loro diverse espressioni creative. Su tale interdipendenza si fonda il progresso della tecnologia. a quelli religiosi e politici. da quelli alimentari a quelli medici e biologici. Come esito di questa condizione si crea un’interdipendenza costante fra le possibilità di una data azione. Essa ci fornisce dispositivi ovvi. qui siamo in presenza della «cultura espressiva». gestire e controllare le attività e le interazioni fra le persone. Cultura come mediazione la cultura si prefigura come luogo e processo di mediazione fra le persone e i loro ambienti. ma non la determinano in modo automatico: gli artefatti esercitano la loro efficacia solo quando le persone h usano in modo appropriato. sociali. Si distinguono tre categorie di artefatti: a) artefatti primari sono quelli impiegati direttamente per l’attività umana: essi consistono in strumenti e dispositivi che i soggetti di una data comunità usano abitualmente per interagire fra di loro e con l’ambiente (dal martello ai nuovi mezzi di comunicazione) e costituiscono la «cultura materiale». poiché la cultura organizza l’uso di questi mezzi in attività specifiche. Infatti. La cultura appare quindi come una lente incorporata in noi. credenze. Il rapporto fra il soggetto e l’oggetto (l’ambiente) può essere in certe occasioni diretto e immediato. gli artefatti vanno intesi come convenzioni e costituiscono pratiche sociali che si trovano. Gli artefatti. Essi giocano un ruolo essenziale nel dare forma all’azione. essa dipende ed è vincolata dagli artefatti medesimi. Il soggetto mantiene una serie di azioni dirette. Grazie agli artefatti il rapporto fra soggetto e ambiente è reso culturale. così come la comparsa della cultura nell’evoluzione non vuol dire che la cultura sostituisca l’evoluzione stessa. tuttavia. a qualunque livello si collochino. Gli artefatti sono elementi del mondo materiale assunti nell’azione umana come mezzi e modi per coordinarsi con l’ambiente fisico e sociale. La presenza di un’azione mediata. Si tratta di una lente di cui non ci rendiamo conto fino a quando non incontriamo culture di altre comunità che fanno riferimento ad artefatti diversi. l’impiego appropriato degli strumenti attualmente a disposizione. nello stesso tempo. il loro continuo miglioramento e l’invenzione di nuovi strumenti che vengono ad aumentare le potenzialità dell’azione medesima. La mente multiculturale Pagina 8 di 58 . come stare con i piedi per terra e guardare l’albero mentre lo colpisce con l’ascia. ma l’incorporazione di artefatti nell’attività crea una nuova relazione fra organismo e ambiente. intesi sia come schemi cognitivi impiegati per rappresentare gli oggetti sia come aspetti più astratti (norme. nello stesso tempo. Di per sé. prodotti dagli esseri umani. c) artefatti terziari servono a costruire il mondo dell’immaginazione e della fantasia nell’ambito del gioco e nell’arena del non pratico.) presenti nell’interazione sociale e costituiscono la «cultura ideale». ludici e artistici. occupano una posizione di mediazione fra loro e l’ambiente. sia all’interno della mente sia all’esterno nel contesto pubblico. La mediazione svolta dalla cultura è universale e trasversale in quanto investe tutti gli ambiti dell’esistenza umana. per l’appunto. relazione in cui il culturale (ciò che è mediato) e il naturale (ciò che è immediato) operano in modo sinergico. b) artefatti secondari sono le rappresentazioni mentali degli artefatti primari e dei modi di azione a essi associati: consistono in modelli mentali e simboli. ma. in generale. scontati e automatici per capire e gestire la realtà. la nostra cultura. Noi guardiamo il mondo adottando un punto di vista specifico che è. non significa che il percorso di mediazione sostituisca quello naturale.Anna Bosetti Sezione Appunti 7. che costituisce un fattore non secondario di evoluzione delle singole culture. l’attività umana si serve degli artefatti come mezzi per raggiungere i propri scopi. tale rapporto è mediato dall’impiego di uno o più artefatti. ecc. La mediazione è un processo attivo che contribuisce in modo rilevante a organizzare.

Per definizione. i punti forti e i limiti della propria cultura. poiché essi creano la cultura cui partecipano. intesa come lo scarto culturale che due o più persone (o gruppi) percepiscono e dichiarano esistere nel momento in cui entrano in una qualche forma di contatto. anzi tutto. Il senso delle cose è dato dai confini fra le cose medesime e dal confronto fra le loro differenze. la cultura è l’esito di un processo di costruzione sociale attraverso la partecipazione dei soggetti. invece. la cultura è partecipazione. Talvolta. La cultura non è un territorio circondato da confini. ossia la capacità di comprendere a fondo i processi. Essa è piuttosto un insieme di confini. Di norma. questi confini possono diventare barriere invalicabili. Geertz evidenzia che. Non si è intrinsecamente diversi. ma si è diversi agli occhi di qualcun altro e rispetto a un qualche punto di vista. Quando un soggetto partecipa a un’attività culturale. poiché essa implica la condivisione dei processi di significazione. Quando. i suoi istruttori non tolleravano alcun errore di genere. nel raccontare le sue ricerche antropologiche. La cultura è un processo collettivo. costituisce una premessa rilevante per comprendere le culture altrui e per prendervi parte in modo attivo. La situazione di partecipazione rimanda. i suoi insegnanti lo correggevano meticolosamente su tutti gli errori linguistici riguardanti il rango sociale e trascuravano totalmente gli errori di genere. di comunicazione. nonché l’accordo sulle regole da parte delle persone che la costituiscono. come avviene nelle diverse espressioni di radicalismo culturale che prevedono forme di chiusura ideologica. In quanto produzione umana. la influenza nel momento stesso in cui ne è influenzato attraverso un processo reciproco senza fine. Cultura come partecipazione La cultura è una invenzione della specie umana attraverso una serie continua di progressi e scoperte. Ciò dimostra che la mente è culturalmente definita attraverso discorsi e mondi molteplici. al concetto di diversità. quando era a Giava e stava studiando la lingua locale. si tratta di confini invisibili che diventano chiaramente visibili non appena valicati Per esempio. La consapevolezza culturale. anche se ogni soggetto contribuisce a fornire una data fisionomia alla cultura di cui è parte. In questo senso la diversità non è una proprietà oggettiva bensì è una qualità percepita di natura relativa. di pratiche e di valori. valoriale e comportamentale.Anna Bosetti Sezione Appunti 8. si trovò in Marocco. Partecipare a una cultura significa essere parte di essa e influenzarla nel momento stesso in cui se ne è parte. dal momento che non può essere il risultato di un’azione individuale. La mente multiculturale Pagina 9 di 58 . mentre erano indifferenti a quelli concernenti lo status.

Anna Bosetti Sezione Appunti 9. La mente multiculturale Pagina 10 di 58 . La cultura è nata molto dopo. 1. Sono passate decine di migliaia di anni prima che si potesse parlare di cultura.000 individui.000 anni fa per colonizzare tutti i continenti in tempi successivi. In Europa Homo sapiens giunse circa 30. compresa fra i 10.Cenni sull’evoluzione della specie umana Comparsa di Homo sapiens circa 150. La cultura non è nata insieme al genere umano.000 e i 30. dedita alla caccia e alla raccolta di cibo. Homo sapiens iniziò a emigrare dall’Africa circa 80.000 anni fa. L’attuale specie umana ha avuto origine in Africa da una popolazione iniziale alquanto limitata.000 anni fa. Come gli uomini sono diventati uomini Per comprendere la complessità della cultura e le ragioni per cui oggi abbiamo bisogno di una mente multiculturale. occorre analizzare le modalità in cui è comparsa e si è evoluta la cultura nella specie umana. Essendo una specie esploratrice e quindi nomade.

La mente multiculturale Pagina 11 di 58 . Il primo ritiene che la dotazione genetica attivi condotte specie-specifiche comuni a tutti gli umani e che quindi sia alla base dello sviluppo dei soggetti e dei gruppi. l’ambientalismo pone in evidenza l’influenza determinante della cultura nel definire lo sviluppo dell’individuo in modo indipendente dalle sue predisposizioni e inclinazioni naturali. indipendente dalla cultura. ovunque essi si trovino. la natura umana è culturalmente situata. poiché non esiste una natura umana in astratto. Per contro. Per definizione. Non esiste la natura umana nella sua assolutezza. Coevoluzione fra gene e ambiente Il dibattito fra natura e cultura è proseguito in psicologia con l’opposizione fra innatismo e ambientalismo.Anna Bosetti Sezione Appunti 10. Le differenze generate dalle culture di appartenenza sono ritenute profonde certamente irriducibili.

favorisce il passaggio da un’attività sessuale periodica a una più distribuita nel tempo per avere la garanzia della fecondazione. c)Neotenia. d)Apparato vocale. l’aumento del quoziente di encefalizzazione (ossia il rapporto delle dimensioni del cervello umano rispetto a quello di un primate non umano di pari peso). essa offre altri vantaggi importanti per l’evoluzione culturale della specie umana. mentre nelle scimmie la testa sporge in avanti sorretta da potenti muscoli. Tale modificazione ha favorito. data la nuova configurazione del canale da parto nella donna a ragione della stazione eretta. La differenziazione e la specializzazione fra arti superiori e inferiori implicano una profonda modificazione dell’assetto morfologico dell’organismo umano. Lo sviluppo del sistema nervoso centrale rappresenta una condizione biologica essenziale per la comparsa della cultura. Essa implica il prolungamento dello stadio infantile (neotenia) poiché. La cultura si fonda su alcune premesse che. è alla base del rafforzamento del desiderio e dell’attrazione reciproca. Tale condizione.Anna Bosetti Sezione Appunti 11. poiché si realizza una sconnessione fra l’attività sessuale destinata solo a fini riproduttivi e l’attività sessuale di per sé gratificante. in quanto rappresenta un supporto materiale necessario per elaborare gli stimoli provenienti dall’ambiente. Di conseguenza. Su questa base si pongono le premesse per la costruzione di legami stabili di coppia e per il coinvolgimento del maschio nell’allevamento condiviso del piccolo. mentre il piede si specializza nella marcia in stazione eretta. rendendo verticale la posizione del foro occipitale con la testa eretta sulla colonna vertebrale. Ciò comporta una grande esposizione del neonato all’ambiente culturale in cui cresce. con la conseguente costituzione di forti legami di attaccamento. in quanto non favorisce di per sé la prolificazione. Nella maggior parte delle scimmie antropomorfe il periodo dell’ovulazione è indicato da parte della femmina con segni esteriori evidenti. Tuttavia. assieme ad altre condizioni. inoltre. Lo sviluppo encefalico si associa con una condizione di prematuranza biologica generale del neonato al momento del parto. La mano si specializza nella presa e nelle azioni tecniche (grazie soprattutto all’opponibilità del pollice). b)Quoziente di encefalizzazione. Fra le premesse remote troviamo: a)Bipedismo e stazione eretta. il cervello del neonato pesa circa il 25% di quello adulto (350-400 cm3). In questo modo il piccolo dell’uomo da organismo biologico diventa progressivamente un soggetto culturale. fine e complessa di suoni vocalici. nonché una dipendenza vitale e prolungata dalla madre. il suo sviluppo avviene per tre quarti in ambiente extra-uterino. La stazione eretta ha modificato la configurazione generale del nostro organismo. La comparsa della cultura è connessa altresì alla capacità di produrre una gamma estesa. alfine di favorirne la sopravvivenza. e)Ovulazione nascosta. La mente multiculturale Pagina 12 di 58 . Senza un preciso apparato vocale non è possibile parlare. L’ovulazione nascosta rappresenta a prima vista uno svantaggio evolutivo. Premesse remote della cultura Oggi l’ipotesi più accreditata considera la cultura come l’esito dell’azione concomitante di molti fattori. per comodità espositiva. ho distinto in remote e recenti. Anzi tutto.

la Turchia meridionale e il nord-est dell’Iraq. Molto probabilmente l’inizio dell’agricoltura ebbe luogo in Medio Oriente. L’Homo sapiens. circa 10. si lega a una data regione. Israele. Nascono i concetti di territorio e di Stato. di espansione e di conquista. di organizzazione e stratificazione sociale. Prende così avvio la cultura contadina. tecnologiche e artistiche. che durerà fino ai giorni nostri: si passa dalla raccolta del cibo alla sua produzione e conservazione. impara a coltivare la terra e a selezionare sementi. La mente multiculturale Pagina 13 di 58 . nella regione della cosiddetta «mezzaluna fertile» — un territorio compreso fra il Libano.Anna Bosetti Sezione Appunti 12.000 anni fa la comparsa della cultura è stata fortemente influenzata dall’avvento dell’agricoltura. L’agricoltura libera dall’impegno di cercare cibo ogni giorno e favorisce in modo esponenziale lo sviluppo di nuove competenze simboliche. diventa stanziale. inizia ad addomesticare e allevare animali. nonché di controllo e gestione delle risorse. L’avvento dell’agricoltura Circa 10. di suddivisione dei compiti e delle attività lavorative. Tale condizione favorisce un aumento della densità della popolazione umana.000 anni fa. poiché potevano farne scorta e conservarlo (accumulazione di risorse). il nord della Siria. di difesa e di attacco. La coltivazione della terra assicurava loro il cibo in modo permanente.

Siamo in presenza dell’ipotesi del salto linguistico. E la parola che consente alla cultura di nascere. attraverso i movimenti del corpo. concetti e significati di qualsiasi genere. fra altri studiosi. Nel tentativo di conciliare Chomsky e Darwin. ma che sia stato una forma di adattamento evolutivo attraverso progressivi cambiamenti influenzati dalla selezione naturale. Pinker introduce così una concezione gradualistica nell’evoluzione dell’istinto del linguaggio attraverso una serie sfumata e continua di passaggi successivi. Secondo Pinker il linguaggio non è un’invenzione culturale per usare dei simboli. Pinker ritiene che il linguaggio si sia evoluto sotto le pressioni della selezione naturale. La spiegazione del linguaggio va cercata nei processi fisici e chimici dell’organismo più che nell’evoluzione. inoltre. Di conseguenza. egli sostiene che il linguaggio non sia comparso all’improvviso. le grida e i richiami. Questo «organo del linguaggio» è una dotazione biologica innata. La prospettiva gradualistica nell’evoluzione del linguaggio è stata ripresa e approfondita. privo di una grammatica. b)Ipotesi del protolinguaggio. lo sguardo. Secondo Bickerton. Contrariamente a Bickerton. da sola. non è in grado di dare origine alla cultura. in una volta sola. fornito una nuova configurazione al tratto vocale e dato luogo alla sintassi. Bickerton ha proposto la teoria del protolinguaggio. capace di elaborare all’infinito simboli astratti. la cui comprensione si fondava sugli aspetti pragmatici del contesto. tuttavia.Anna Bosetti Sezione Appunti 13. d)Teoria della continuità. La nascita del linguaggio Per milioni di anni gli ominidi prima e gli uomini poi hanno comunicato fra loro in modo non verbale. il passaggio dal protolinguaggio al linguaggio sarebbe avvenuto all’improvviso. Una singola mutazione avrebbe riorganizzato il cervello. infatti. Secondo questa ipotesi il linguaggio è articolato in sottosistemi parzialmente indipendenti. in una volta sola. secondo cui la comparsa del linguaggio sarebbe avvenuta all’improvviso. con un salto repentino in concomitanza della comparsa di Homo sapiens (ipotesicatastrofica). Per milioni di anni gli ominidi avrebbero parlato solo il proto linguaggio. attraverso una mutazione genica unica (ipotesi dell’evoluzione unica). Sono numerose e differenti le ipotesi avanzate per spiegare le origini del linguaggio nella specie umana: a)Teoria della discontinuità. Al pari di Bickerton. Il proto linguaggio sarebbe stato un linguaggio telegrafico. La comunicazione non verbale trova enormi difficoltà a esprimere concetti e significati sia di realtà astratte sia di oggetti naturali e di artefatti. Bickerton aderisce quindi alla teoria del grande salto in avanti. Prende spunto dalla definizione di Darwin secondo cui il linguaggio è composto da due metà: una metà arte e una metà istinto. che parla di continuità evolutiva nella comparsa del linguaggio. si può dire che la nascita della cultura coincide con la nascita della capacità simbolica degli esseri umani grazie al linguaggio. ma un istinto specie-specifico a motivo della sua universalità. esso dovrebbe avere una sede identificabile nel cervello. Partendo dall’ipotesi che esiste un «bioprogramma» linguistico in base a cui gli esseri umani apprendono il linguaggio. occorre vedere in che modo si è evoluta tale competenza. Diversamente da Chomsky. come i gesti. codificata nei geni che determinano la struttura nervosa del cervello. è capace di manifestare idee. secondo cui l’evoluzione della specie umana sarebbe stata caratterizzata da un improvviso e forte progresso. Per Chomsky l’abilità del bambino di apprendere la propria lingua materna in modo rapido ed efficiente in poco tempo è data da una specializzazione cognitiva della specie umana che egli chiama Grammatica Universale. anche Pinker (1994) si propone di conciliare la concezione di Chomsky con quella di Darwin. c)L’istinto del linguaggio. la mimica del volto. La comunicazione non verbale. con una rapida riorganizzazione del cervello umano. anche da Jackendoff. La mente multiculturale Pagina 14 di 58 . ma segue un percorso teorico diverso. In quanto tale. composto solo da parole. Permette di esprimere ad altri i simboli che ciascun individuo elabora nella propria mente. La parola.

attivati dalla visione di movimenti da parte di consimili. f)Teoria motoria. più è largo il gruppo. l’evoluzione dell’architettura del linguaggio prevede che il linguaggio sia un insieme di sistemi più semplici e che. La mente multiculturale Pagina 15 di 58 . merita particolare menzione la scoperta del sistema dei neuroni specchio. di spazio. ecc. Inoltre. Infatti. già avanzata da Condillac. Fra gli altri. con chi vive. regolate dall’ordine delle parole.Anna Bosetti Sezione Appunti ciascuno dei quali ha seguito una propria linea evolutiva in modo progressivo e parallelo verso forme di maggiore successo. In questa prospettiva il linguaggio s’innesterebbe in modo incrementale su moduli cognitivi extralinguistici preesistenti e su centri nervosi già sviluppati. di causa. il grooming serve altresì a stabilire un rapporto di vicinanza. creare alleanze. e)L’origine sociale del linguaggio. l’uso di singoli simboli avrebbe condotto in primo luogo alla condivisione di significati da parte dei membri di un clan. Tuttavia. Secondo Jackendoff. in modo da produrre un sistema fonologico categoriale-digitale all’interno del proprio gruppo. Sarebbero poi comparse parole per rappresentare i concetti relazionali (di tempo. ma anche per essersi evoluta gradualmente in modo continuo. Successivamente la concatenazione di simboli avrebbe reso possibile la costruzione di frasi più estese. Tale sistema consente di riconoscere e comprendere gli stati psichici dell’interlocutore e d’inferire la sua intenzione comunicativa.000 lingue naturali attuali. in quanto tale. Le pressioni della selezione naturale nella specie umana hanno portato a sostituire il grooming con il linguaggio. Al momento attuale nessuna delle ipotesi sopra citate risulta soddisfacente. A sua volta. In base a questo modello. Il linguaggio è una funzione troppo complessa per essere comparsa in una volta sola come risultato di una mutazione sconvolgente. prendendo avvio dall’osservazione che presso i primati non umani è molto diffusa la pratica del grooming (azione prolungata e minuziosa di pulizia del pelo di un consimile). più tempo si dedica al grooming. Secondo la teoria motoria. vi siano dei progressi in grado di affinare le singole componenti (ipotesi incrementalista). poiché senza comunicazione non avrebbero elementi per portare avanti la loro storia. i gruppi vivono di comunicazione. il linguaggio è diventato un dispositivo molto potente e si è moltiplicato fra le varie popolazioni fino a giungere alle oltre 7. definire rapporti di amicizia e favorire le condizioni di cooperazione. il linguaggio va inteso come evoluzione dei sistemi di comunicazione gestuali e mimici impiegati dagli ominidi per interagire fra loro. Tale uso si sarebbe poi combinato con la convenzionalizzazione delle vocalizzazioni. Dunbar pone in evidenza che il cervello umano si è sviluppato soprattutto per elaborare le informazioni sociali più che quelle fisiche. La prevalenza di questa forma di comunicazione è spiegata dall’esigenza di conoscere chi è l’altro. una volta comparso. La maggior parte della comunicazione è destinata al pettegolezzo. che cosa fa. Oltre a svolgere un’effettiva operazione d’igiene. Tali sistemi andrebbero considerati come forme di protolinguaggio attraverso l’impiego di segni comunicativi convenzionali di natura iconica e spaziale.2004) ha posto l’attenzione sulle origini sociali del linguaggio. Per questo motivo. rispetto ai quali costituirebbe un’integrazione e un avanzamento. il sistema fonologico avrebbe dato origine a un sistema combinatorio di suoni in grado di generare un numero illimitato di parole. ecc. a stringere legami sociali.). Dunbar (1996. pensa e prova.

Non vi può essere cultura se non vi è società. modelli interpretativi. L’emergere del linguaggio. Essa. L’acquisizione della ToM rappresenta un potente dispositivo per lo sviluppo delle competenze culturali negli esseri umani. che compare nel corso dell’infanzia. b) ritenere che esiste una relazione causale fra questi stati mentali e gli eventi del mondo fisico e sociale. In generale essa può essere definita come la capacità di «leggere» la mente degli altri. di esaminare le proprietà di un dato oggetto o fenomeno. attribuendo loro stati e processi mentali quali desideri. Nella specie umana la socialità si è estesa a forme di collaborazione anche con sconosciuti. è la capacità di interpretare. costituisce un processo di mentalizzazione che rende i soggetti interlocutori più validi e competenti sul piano dell’interazione sociale e della comunicazione. La ToM favorisce in modo esponenziale i processi di condivisione dei significati. La teoria della mente L’avvento dell’agricoltura e la comparsa del linguaggio. infatti. la ToM. La mente multiculturale Pagina 16 di 58 . di arricchire la gamma predicativa a propria disposizione. Questa teoria implica quindi la capacità di rappresentare a se stessi rappresentazioni mentali altrui. Nello specifico. attribuendo loro stati mentali che possono essere diversi dai propri. credenze e intenzioni.Anna Bosetti Sezione Appunti 14. pur essendo condizioni necessarie per illustrare le origini della cultura. spiegare e prevedere le azioni dei consimili. poiché pone le premesse per verificare e confrontare le reciproche rappresentazioni mentali degli oggetti e degli eventi. I presupposti della ToM sono quindi: a) considerare gli altri come dotati di stati mentali. l’incremento delle competenze simboliche e Io sviluppo della cooperazione e del senso morale hanno favorito la comparsa di una teoria della mente (theory of mmd o ToM) negli esseri umani. In questo processo si ha la possibilità di porre a confronto le rispettive percezioni. da sole non sono sufficienti.

non necessariamente migliorative. L’evoluzione culturale è soggetta all’attività consapevole e pianificata da parte degli attori. arrivano al loro apogeo.Anna Bosetti Sezione Appunti 15. la cultura giapponese e quella vietnamita. Per questa ragione si parla di evoluzione culturale. declinano più o meno lentamente e poi muoiono. Di volta in volta assume forme diverse. Evoluzione della cultura Le culture nascono. La mente multiculturale Pagina 17 di 58 . intesa come la costellazione dei cambiamenti riguardanti i modelli di condotta e gli stili di vita da una generazione all’altra. Quella cinese e quella etiope. La cultura è un processo che va sempre avanti e non si ripete mai. Ci sono la cultura egizia. la cultura dei fenici e la cultura di sumeri e babilonesi. si sviluppano.

Accumulazione e innovazione La cultura umana è caratterizzata da un forte. rapido ed efficace processo di accumulazione. Ogni cultura va considerata come la manifestazione suprema della creatività umana. Grazie alla dimensione simbolica e alla costruzione di modelli mentali finalizzati ad affrontare i problemi posti dagli ambienti più differenti. La mente multiculturale Pagina 18 di 58 . innovative e imprevedibili ai vincoli posti dall’ambiente. Essa consente l’invenzione e la costruzione di soluzioni geniali. gli esseri umani hanno saputo inventare forme di vita radicalmente diverse da comunità a comunità.Anna Bosetti Sezione Appunti 16.

Anna Bosetti Sezione Appunti 17. In realtà. il cervello si sviluppa per lo più dopo il parto e ciò favorisce in modo rilevante la flessibilità e l’apprendimento in funzione dell’esperienza. Le cure parentali rimandano a precisi stili educativi che definiscono gli ambienti di apprendimento e l’habitat dei significati per il figlio. Inoltre. In secondo luogo. i neonati umani impiegano molto più tempo a raggiungere la maturità. che si tratti di uno stile assertivo o di uno stile permissivo. in quanto è incapace di sopravvivere da sola. L’immaturità psicoologica del neonato La prole della specie umana è inetta e alla nascita presenta una condizione d’incompetenza sostanziale. questa situazione può apparire come un serio svantaggio evolutivo. Le cure parentali costituiscono un sistema di supporto indispensabile per la crescita del figlio e. poiché conduce alla morte certa del neonato se abbandonato a se stesso. la neotenia produce una condizione di dipendenza essenziale e prolungata dagli adulti. Di per sé. rispetto agli altri primati. nello stesso tempo. sono un veicolo per consentirgli di appropriarsi del mondo culturale in cui vive’ Tali cure sono intrinsecamente indirizzate dalla cultura di riferimento. Anzi tutto. La mente multiculturale Pagina 19 di 58 . essa genera due grandi vantaggi.

fin dalle prime ore di vita. gli stati emotivi della gestante influenzano il feto attraverso la variazione dei tassi di mediatori chimici e ormonali. Lo sviluppo dell’individuo rimanda contemporaneamente a diverse fonti (interne ed esterne) di trasformazione ed è l’esito imprevedibile di un processo costruttivo definito in modo congiunto dalle informazioni genetiche e da quelle ambientali. Dalla ventisettesima settimana circa di gestazione il feto è in grado di sentire la voce materna e per questa ragione. L’espressione dei programmi genetici assume differenti percorsi di sviluppo nella produzione di cellule e tessuti in relazione alle condizioni ambientali.Anna Bosetti Sezione Appunti 18. i neonati discriminano e preferiscono il suono della voce materna rispetto a quella del padre o di altre donne. La mente multiculturale Pagina 20 di 58 . Parimenti. L’interdipendenza gene-ambiente Innanzitutto. lo sviluppo del bambino avviene in funzione dell’interdipendenza intrinseca fra informazioni genetiche e condizioni ambientali. Tale interdipendenza prende avvio già nella vita uterina del feto umano.

Nel corso dei primi mesi il neonato si limita a interagire in modo esclusivo o con un oggetto o con l’adulto. In tal modo si costruiscono delle cornici consensuali d’interazione. ai modelli di comunicazione e di azione messi in atto dall’adulto in qualità di esperto di una data cultura. assieme alle capacità percettive. si confronta e. capace di costruire e di condividere significati.Anna Bosetti Sezione Appunti 19. All’interno del sistema adulto-bambino. nel neonato risulta particolarmente consistente la competenza sociale. b) La condivisione dell’attenzione. Il sistema adulto-bambino è in grado di autoregolarsi e di autocorreggersi in funzione degli scopi da raggiungere. il bambino. il neonato è capace di riconoscere e discriminare il volto della madre. Verso i sei mesi di vita si pongono altre importanti premesse per la costruzione della mente culturale. Il neonato manifesta una spiccata disposizione sociale. dotato di capacità cognitive specifiche e di meccanismi di autoregolazione. Tale processo comune di messa a fuoco attentiva su qualcosa di esterno alla coppia adulto. Ben presto egli interagisce con l’adulto trattandolo come un soggetto animato. Parimenti. In questo processo si generano qualità emergenti dell’interazione che non sono né prevedibili né deducibili dalle condizioni di partenza. In particolare.bambino consente loro di porre le premesse di ciò che costituirà in seguito la referenza di un discorso o di una conversazione. nell’arco ditte o quattro giorni di vita. pur essendo una prole inetta e in una condizione di prematuranza. che stabiliscono un accordo reciproco fra i partecipanti. sia un soggetto attivo. in quanto capace di porsi rapidamente in relazione con gli adulti di riferimento. nonché di prendere iniziative. partecipa attivamente alle strutture di significato. norme e modelli di comportamento. a elaborare i significati degli eventi cui partecipano. l’adulto assume la funzione di struttura di supporto. a produrre situazioni di dialogo e di scambio in quanto gratificanti per se stesse. A partire dai sei mesi circa compare un nuovo processo: l’infante riesce a estendere e a distribuire le sue risorse di attenzione guardando in alternanza l’adulto e l’oggetto. Questo progresso psicologico è fondamentale poiché conduce alla condivisione congiunta dell’attenzione. in qualità di novizio. grazie alla quale bambino e adulto orientano il loro interesse sul medesimo oggetto-evento. Si tratta di relazioni diadiche reciprocamente esclusive. Nel corso del terzo mese di vita compare il sorriso sociale come risposta elettiva alla presenza di altri umani. nello stesso tempo. Da un’interazione soltanto diadica. Ovvero di qualcosa d’altro esistente nel mondo o nella loro relazione in quanto fuoco del loro interesse e attenzione. In funzione di questi processi. in grado di ricevere ed elaborare le informazioni provenienti dall’ambiente. sia pure con funzioni e in posizioni diverse. a) Riconoscimento del volto materno e sorriso sociale. c) Il sistema adulto-bambino. contribuiscono entrambi a costruire modelli d’interazione organizzati secondo flussi e sequenze prevedibili e regolari. Adulto e bambino. egli passa così a una interazione triadica e diventa capace d’incorporare il terzo oggetto entro la cornice della relazione con l’adulto. ossia capace di agire in modo autonomo. di produrre effetti sull’andamento degli eventi in funzione delle sue azioni. Già nell’allattamento appare in grado di stabilire con la madre un’attività coordinata e armoniosa in base a una sincronizzazione reciproca di attività (suzione) e pause. La competenza sociale del bambino piccolo Il bambino piccolo. ai sistemi di valori e di credenze. E soprattutto il contatto oculare ad attivare questa forma di sorriso. Esse indicano come i partecipanti comunicano l’un l’altro in che modo vadano intese le loro azioni. Attraverso questi processi bambino e adulto «producono cultura» nel corso delle loro interazioni. La costruzione della mente culturale del bambino piccolo avviene quindi all’interno del sistema interattivo aperto fra lui e gli adulti di riferimento. in quanto ha il La mente multiculturale Pagina 21 di 58 .

proprie e altrui. La costruzione della mente culturale del bambino avviene in modo in parte prevedibile e in parte casuale. Piuttosto. ossia di «impalcatura». la relazione con l’adulto costituisce un processo interattivo continuo. in grado di assumere diversi percorsi di senso in funzione degli eventi contingenti e imprevisti. sono parzialmente determinato dai vincoli del contesto e delle cornici consensuali. tale appartenenza è un processo in continuo divenire e un’apertura verso nuove forme di cultura. per favorire lo sviluppo complessivo del bambino e per renderlo un soggetto culturalmente attivo. Infatti. La mente multiculturale Pagina 22 di 58 . L’appartenenza a una certa cultura non costituisce un fatto compiuto una volta per tutte. poiché è un sistema aperto e dinamico.Anna Bosetti Sezione Appunti compito di fornire semplici ed efficaci opportunità al bambino per cogliere il significato culturale di azioni e segni. Nella specie umana l’adulto svolge con continuità e impegno la funzione di scaffolding. In parte resta un processo indeterminato.

).Anna Bosetti Sezione Appunti 20. posta già in evidenza da Piaget. Inizia a considerare l’adulto non più solo come un agente animato e autonomo ma anche come un soggetto intenzionale. tali gesti hanno un valore sia proto-richiestivo (servono per chiedere oggetti a]. rafforza l’apprendimento attraverso l’imitazione. in quanto diventa in grado di: a) usare differenti mezzi per raggiungere lo stesso scopo. nel differenziare gli scopi che si possono raggiungere con i medesimi mezzi. La mente multiculturale Pagina 23 di 58 . b) riconoscere il valore di azioni intermedie per il raggiungimento dello scopo (rimuovendo un ostacolo. La comparsa dell’intenzionalità rappresenta una tappa fondamentale per la costruzione della mente culturale del bambino. favorisce la dissociazione fra mezzi e fine. ecc. Sembra agire ciò che Piaget chiama «pensiero magico».l’adulto ed esprimono un desiderio) sia proto-dichiarativo (servono per richiamare l’attenzione dell’adulto su un certo oggetto o evento e consentono di condividere la medesima referenza nel mondo esterno). La comparsa dell’intenzionalità consiste nella capacità sia di manifestare ad altri le proprie intenzioni sia di capire che gli altri sono agenti intenzionali. adulto e oggetto). In questo periodo il bambino diventa in grado di manifestare in modo esplicito le proprie intenzioni. Nei primi mesi il bambino comprende che le sue azioni hanno degli effetti sull’ambiente ma non sembra capire in che modo egli ottiene questi risultati. La comparsa dell’intenzionalità mette in moto lo sviluppo di diversi altri processi psicologici importanti. poiché implica che egli abbia uno scopo in mente prima di tradurlo in azione e che riesca a distinguere tale scopo dai mezzi per raggiungerlo. Ma verso gli otto mesi il bambino sviluppa una diversa comprensione del rapporto fra azione e risultato. Si tratta di gesti che comportano un’interazione triadica (bambino. in grado di gestire e controllare in modo spontaneo la propria condotta. nel considerare le azioni come scopi in alcune circostanze e come mezzi in altre e così via. In particolare attraverso i gesti deittici come estendere il braccio e l’indice per indicare qualcosa nell’ambiente. In secondo luogo. Questa dissociazione fra mezzi e scopi. di avere degli scopi e di operare consapevolmente delle scelte fra le diverse opportunità per conseguire tali obiettivi. superando una barriera. ecc. costituisce un indicatore importante dell’intenzionalità dell’infante a quest’età. In tal modo il bambino dimostra maggiore flessibilità nell’impiegare mezzi diversi per il medesimo scopo. Sul piano della comunicazione. Anzi tutto. La svolta dei nove mesi e la comparsa dell’intenzionalità Intorno agli otto o nove mesi il bambino compie un ulteriore e importante passo in avanti verso l’appropriazione della cultura di riferimento. mostrare un oggetto.

attraverso l’elaborazione di previsioni. Considerare l’altro come un soggetto mentale significa attribuirgli credenze. Al contrario. la comprensione degli stati mentali degli altri si fonda sulla possibilità di stabilire un’equivalenza motoria fra ciò che fanno gli altri e ciò che fa l’osservatore e sul principio conseguente della somiglianza degli altri a sé. tali neuroni si eccitano come se fosse l’organismo stesso a eseguire i movimenti. emotive e sociali sempre più complesse. La teoria della mente va intesa come la capacità di «leggere» la mente degli altri.vi differenti. è anche in grado di comprendere il comportamento di quest’ultimo negli stessi termini. L’acquisizione del linguaggio e della teoria della mente La comparsa dell’intenzionalità. Fra gli altri. Poiché è in grado d’identificarsi con l’altro. In questo caso. a guisa di un simulatore. La conoscenza psicologica e sociale è molto diversa dalla conoscenza fisica. la maturazione dell’apparato fonatorio e la maggiore articolazione della comunicazione non verbale sono la base da cui prende avvio lo sviluppo del linguaggio. ossia la capacità di attribuire stati mentali alle altre persone. attribuendo a essi stati e processi mentali quali desideri.Anna Bosetti Sezione Appunti 21. secondo il modello della simulazione la ToM si sviluppa grazie alla capacità di assumere il punto di vista degli altri: la propria esperienza. sia durante la semplice osservazione di azioni analoghe eseguite da parte di un altro. ecc. modelli interpretativi. che diventa in grado di affrontare situazioni cognitive. Questa forma di empatia vale anche per le emozioni e le sensazioni: l’altro è percepito come noi attraverso una relazione di somiglianza. Nello specifico. diventa il modello per inferire informazioni sugli stati interni altrui. nonché d’interpretare. Di conseguenza. credenze e intenzioni. previsti meccanismi esplicati. l’approccio modularista considera la mente come un insieme di moduli specializzati e indipendenti. vanno. quindi. Pertanto. ritenendo il «sistema per leggere la mente» come innato e composto da diversi sottosistemi. l’osservazione di un’azione implica la simulazione della medesima. Se nei primi mesi di vita il bambino si mette in relazione all’adulto come a un soggetto animato e se all’età di un anno lo considera come un soggetto intenzionale. modelli interpretativi. la ToM è una base essenziale per consentire al bambino di costruire una mente culturale e diventare un membro attivo e partecipe della cultura di appartenenza. Quando il bambino vede un adulto o un compagno compiere certe azioni. il modello della teoria della teoria prevede che lo sviluppo della ToM avvenga secondo i principi generali sottesi alla costruzione di una qualsiasi teoria scientifica. L’acquisizione del linguaggio articola ed espande la mente culturale del bambino. che si attivano sia durante l’esecuzione di azioni nella manipolazione di oggetti. di natura obbligatoria e impenetrabili alla coscienza. A sua volta. soltanto verso i tre o quattro anni egli è in grado di trattarlo come soggetto mentale. Una conferma neurofisiologica importante a questo modello deriva dalla scoperta e dallo studio dei neuroni specchio. E la comparsa della cosiddetta teoria della mente. supposizioni. è portato ad attribuirvi il medesimo significato come se fosse lui a compierle personalmente. verso i quattro anni egli si dimostra capace di farsi delle rappresentazioni mentali non solo degli oggetti e degli eventi ma anche delle rappresentazioni mentali degli interlocutori. spiegare e prevedere le loro azioni.. Imparare a parlare è un processo contingente che si fonda su una serie di apprendimenti comunicativi (non verbali e pragmatici) precedenti e che avviene in funzione dell’azione di supporto (scaffolding) svolta dagli adulti. La ToM è stata illustrata secondo diversi modelli. La comprensione degli stati mentali altrui si sviluppa nel bambino insieme alla capacità di assumere il loro punto di vista a livello cognitivo. In altri termini. come se noi stessimo provando di persona le La mente multiculturale Pagina 24 di 58 . e le sue reazioni attivano in noi la medesima configurazione di neuroni. modelli interpretativi e punti di vista che possono essere diversi dai propri.

Anna Bosetti Sezione Appunti medesime sue esperienze. sulla base di quest’architettura nervosa. La comparsa della ToM rappresenta una fase decisiva nella costruzione della mente culturale del bambino. La teoria della mente altrui consente non solo di trattare gli altri come soggetti mentali. Per tale ragione. La mente multiculturale Pagina 25 di 58 . è corretto parlare di un sistema multiplo di condivisione dell’intersoggettività e dei processi culturali che ci consente di riconoscere gli altri come simili a noi. Entrano in gioco i processi di «mentalizzazione» e condivisione dei significati che sono alla base dell’apprendimento culturale. ma soprattutto di appropriarsi dei modelli culturali che costituiscono la trama del vivere sociale in una data comunità.

In particolare. a differenza dell’ipotesi di partenza. in quanto il primo risulta più affidabile e il secondo più soggetto a errori. l’apprendimento sociale risulta più vantaggioso di quello individuale. Per contro. dove l’apprendimento sociale diventa meno attendibile. Tuttavia. Fra le sue varie forme. In ambienti stabili. assai più che presso le altre specie animali. in quanto i rapporti sociali sono particolarmente enfatizzati. è utile la distinzione fra apprendimento individuale (capacità di acquisire nuove informazioni a seguito di un esperienza personale con l’ambiente fisico attraverso vari meccanismi) e apprendimento sociale (capacità di acquisire nuove conoscenze e pratiche grazie all’interazione con i propri consimili).Anna Bosetti Sezione Appunti 22. inteso come una modificazione relativamente duratura e stabile del comportamento a seguito di un’esperienza. In che modo si costruisce la mente culturale La specie umana è ultrasociale. complessi e variabili nelle vicende umane. Su questa base generale s’innestano i dispositivi che hanno consentito la comparsa e l’evoluzione della cultura nelle sue svariate forme. La mente multiculturale Pagina 26 di 58 . Ciò che rende specifico l’apprendimento sociale nella nostra specie si basa essenzialmente su due dispositivi: l’apprendimento imitativo e l’insegnamento attivo. in ambienti variabili. si ha una maggiore rilevanza dell’apprendimento individuale per trovare nuove soluzioni più adatte ai cambiamenti dell’ambiente. si è visto che le specie con un elevato livello di apprendimento sociale presentano anche un eguale elevato livello di apprendimento individuale. L’apprendimento sociale svolge la funzione di accelerare e rendere meno casuale quello individuale. un motore fondamentale è costituito dall’apprendimento.

L’apprendimento imitativo consiste nel riprodurre ciò che l’esperto intende fare (e non semplicemente ciò che fa). che consiste nella semplice riproduzione (o emulazione) di una condotta dell’esperto da parte del novizio.Anna Bosetti Sezione Appunti 23. Quest’ultimo si limita a ripetere l’azione (ciò che fa) del primo senza preoccuparsi del suo senso e senza comprendere la connessione fra mezzi e scopi.seguito dall’esperto stesso. Di conseguenza. L’imitazione implica due processi cognitivi: a) la capacità di attribuire senso alle azioni degli altri. La mente multiculturale Pagina 27 di 58 . Nell’imitazione apprendiamo non solo dagli altri ma soprattutto con e attraverso gli altri. L’imitazione si Fonda. sull’atteggiamento mentale di «trattare gli altri come simili a sé». L’apprendimento imitativo implica una condizione di maggiore socialità ed è alla ha. Nella specie umana l’apprendiInento irnitativo risulta efficiente e strutturato già attorno ai nove mesi. L’apprendimento imitativo Per apprendimento imitativo s’intende la riproduzione consapevole e intenzionale di una condotta dell’esperto da parte del novizio per raggiungere il medesimo scopo per. quindi. Sul piano qualitativo l’apprendimento imitativo è quindi diverso dall’apprendimento emu/ativo. b) la capacità di riprodurre le loro azioni.se della teoria della mente e dell’apprendimento simbolico. in modo concomitante con la comparsa dell’intenzionalità e della comprensione degli altri come agenti intenzionali. ogni attività imitativa comporta una maggiore comprensione del funzionamento mentale di sé e degli altri in base a un sistema di «analogia sé-altri».

pratiche. entro il quale il bambino ha modo di appropriarsi della sua cultura. del secondo. L’apprendimento della cultura si fonda su dispositivi generali che si esprimono in attività globali come l’imitazione. ecc. Di conseguenza. 6. Siamo in presenza di un apprendimento collabora/mo. creandosi un sistema di aspettative che diventano effettive linee-guida per i loro interventi educativi. È l’esperienza condivisa fra novizio ed esperto che consente al primo di appropriarsi di credenze. Per questa ragione s’impara sempre. difficilmente il bambino da solo riuscirebbe a diventare un adulto competente ed esperto. La mente multiculturale Pagina 28 di 58 . valori. caratterizzato da certi stili educativi. Il bambino impara da solo. in quanto avviene nell’interazione fra esperto e novizio e sviluppa le competenze comunicative.La cultura come apprendimento La cultura è appresa dal piccolo dell’uomo in modo graduale e progressivo. In ogni circostanza. Senza tale tipo di insegnamento. In modo esplicito o implicito. I genitori si prefigurano nel presente il futuro del loro figlio. emozioni. L’apprendimento della cultura ha luogo solo nella e attraverso l’esperienza. pratiche e valori da parte di un esperto nei confronti di un novizio. l’apprendimento è universale in quanto avviene in ogni cultura. L’insegnamento attivo Per insegnamento attivo s’intende l’offerta consapevole e intenzionale di conoscenze. diretto o indiretto. significati. la simulazione e l’insegnamento (implicito ed esplicito). formale o informale. ma grazie alla mediazione di qualcun altro.Anna Bosetti Sezione Appunti 24. La famiglia prima e la scuola poi costituiscono gli ambienti elettivi dell’apprendimento culturale.

che consentono una rappresentazione appropriata della realtà. La cultura è prodotta dalle menti umane che. sono modellate dalla cultura.Modelli culturali e mente umana Per sua natura. i loro modi di spiegarle e interpretarle. 1. promuovono la comprensione dell’esperienza contingente e guidano l’azione nei vari contesti. va intesa come una rete flessibile e mobile di modelli di vita che consente di agire. affettivi e sociali) che consentono ai soggetti di orientarsi nella ricerca di risposte sempre più appropriate. La cultura è la forma delle cose che le persone hanno in mente. capire. interpretare e spiegare la realtà. Allo stesso tempo sono modelli interni alla mente (poiché possediamo una mappa mentale per interpretare un certo evento o agire in una data circostanza) ed esterni alla mente (in quanto sono pubblici e istituiti nella società. infatti. operanti in una certa cultura. Per questo motivo sono nate la filosofia e le religioni. I modelli culturali vanno intesi come l’integrazione più o meno coerente di un insieme di tratti e caratteristiche. I modelli culturali Fra mente e cultura esiste un rapporto indissolubile e permanente di reciprocità. Non si tratta di soluzioni definitive e immodificabili. a loro volta. I modelli culturali sono in grado di soddisfare questo bisogno psicologico. la cultura fornisce alle persone (e alla loro mente) un insieme di cornici interpretative per ordinare e dare senso alla realtà nei vari domini dell’esperienza umana. Quest’ultima.Anna Bosetti Sezione Appunti 25. bensì di un repertorio di conoscenze e dispositivi mentali (cognitivi. La mente multiculturale Pagina 29 di 58 . Gli esseri umani avvertono l’esigenza vitale di comprendere e spiegarsi le cose e gli accadimenti.

Modelli culturali ed esperienza I modelli culturali si fondano su script. a particolari ambiti dell’esperienza. Peraltro sono modelli trasparenti. offrendo indicazioni sui valori e sulle condotte conseguenti. vi sono più modelli alternativi che possono entrare in competizione fra loro. ma anche alla sua costruzione. Talvolta.Anna Bosetti Sezione Appunti 26. intesa come la totalità degli eventi a cui l’attore prende parte in modo consapevole. tipico di un automa logico e razionale. poiché le persone non sono consapevoli di possederli. ma fungono anche da motore motivazionale. in modo contestualizzato. statico e coerente. La mente multiculturale Pagina 30 di 58 . Tale condizione consente di superare la concezione della cultura intesa come sistema globale e monolitico. I modelli culturali rimandano al concetto fondamentale di esperienza. organizzate in modo sequenziale sul piano temporale e psicologico. in cui l’evento in esame è scomposto in una successione di sottoeventi. ossia su forme schematiche di conoscenza degli eventi. In questo caso uno di essi prevarrà sugli altri nella mente dei soggetti. I modelli culturali si riferiscono di volta in volta. Gli individui vedono il mondo attraverso le lenti interpretative della cultura senza vedere le lenti medesime ed è in tal modo che le cose ci appaiono naturali. poiché non servono solo a spiegare il comportamento prodotto. Infine i modelli culturali sono efficaci. per la medesima situazione. I modelli culturali hanno un valore prescrittivo. formato da elementi affini e fra loro congruenti. poiché non si limitano a fornire dispositivi di comprensione.

suscitano forme diverse del convivere sociale. I modelli culturali non sono moduli mentali Nel loro insieme i modelli culturali consentono di affrontare la globalità delie situazioni che attraversano l’esistenza umana: dall’alimentazione agli affetti. dal potere all’altruismo e così via.Anna Bosetti Sezione Appunti 27. dal lavoro al divertimento. La mente multiculturale Pagina 31 di 58 . I modelli culturali vanno intesi e trattati come processi che in continuazione modificano valori e orientamenti morali. generano simboli e significati. nuove conoscenze e pratiche.

che adotta un certo punto vista applicato a specifici fenomeni ed eventi. sul costruttivismo si è innestato il costruzionismo socio-culturale. Una posizione che consente di superare i limiti sia dell’oggettivismo che del costruzionismo socio-culturale è data dal realismo critico. completa e trasparente. quindi. come dispositivi efficaci per cambiare e far evolvere il corso della cultura. Questa trasformazione pone fine a ogni forma di confronto. Non esistono dati oggettivi che non siano costruiti attraverso lo scambio. che intende la realtà in quanto mediata dal punto di vista di un osservatore il realismo critico sostiene che ogni conoscenza è mediata e filtrata dall’osservatore. rischia di sfociare in una sorta di relativismo radicale. anche se prende in considerazione la totalità dei fenomeni e si propone di fornirne una spiegazione soddisfacente e attendibile sulla base delle conoscenze in proprio possesso.a realtà è costruita nel discorso. le cose appaiono in modo differente a seconda della prospettiva da cui sono osservate. al di là dell’esperienza soggettiva. La conoscenza di un oggetto (o evento) diventa. Sono le pratiche discorsive a tracciare l’orizzonte di riferimento di ciò che le persone considerano come reale. Le persone conoscono e organizzano l’esperienza mediante l’elaborazione di costrutti mentali. esso è parziale e limitato. Tale costruzione sa. momento per momento. Come conseguenza. Poiché l’adozione di una prospettiva è essenziale per l’attività del conoscere. In quanto tale. Al pari degli scienziati. rendendo assoluto il singolo punto di vista di ogni cultura. Il modo in cui le persone parlano di se stesse e del proprio mondo determina la natura della loro esperienza. Siamo di fronte a una posizione teorica nota come naturalismo o realismo ingenuo.Anna Bosetti Sezione Appunti 28. che pone in evidenza il primato delle pratisociali e conversazionalj come fonte di conoscenza e lilotore dell’evoluzione culturale. I . ma anche che tale conoscenza sia vera. In passato prevaleva una forma di oggettivismo. di dialogo. Il costruzionismo socio-culturale focalizza l’attenzione sulla molteplicità dei modi in cui il mondo è e può essere costruito. in quanto prevede che non solo sia possibile conoscere la realtà così come essa è. Per l’oggettivismo quindi un punto di vista parziale sulla realtà diventa il punto di vista unico e totale. La costruzione della coìoscenza sarebbe così un processo corale e collettivo. A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso si è fatta strada la concezione del costruttivismo per interpretare i processi di conoscenza della realtà. Il costruzionismo socio-culturale. La mente multiculturale Pagina 32 di 58 .ebbe il risultato di una scelta e di una presa di posizione. condiviso dai partecipanti. I modelli culturali come prospettiva Ogni cultura è un punto di vista sulla realtà umana e fisica. Ma questa consapevolezza non è di tutti. In tempi più recenti. Ciò implica che la conoscenza di un oggetto o di un evento sia indiscutibile e inalterabile. di pluralismo. esse si servono di tali costrutti per anticipare le situazioni e sono pronte a modificarli se risultano inefficienti. Se ogni comportamento dipende solo dalle categorie e pratiche della propria cultura. all’interno di azioni situate nel loro contesto. L’oggettività va intesa non più in modo assoluto ma come intersoggettività (ossia come indipendenza dal singolo soggetto). il costruzionismo socio-culturale attribuisce grande importanza al linguaggio e alla conversazione. la sintesi fra un certo punto di vista (o prospettiva) e l’oggetto (o evento) medesimo. eguale per tutti. non si comprende in che modo e con quali mezzi se ne possa uscire.

modificare e piegare ai propri scopi. nell’antica Grecia prevaleva una prospettiva analitica di pensiero. La prima affonda le sue radici nell’antica Cina di Confucio. La conoscenza si fonda allora sull’esperienza e sulla percezione sensoriale. che rappresenta una realtà da governare. La cultura cinese. nella concezione analitica greca si ha la distinzione fra l’oggetto e il contesto. e anche l’agire umano è comprensibile solo in quanto flusso convergente delle relazioni sociali.Anna Bosetti Sezione Appunti 29. In tal modo è più facile comprendere le cause di un evento in quanto generate dalle forze del campo in gioco. In effetti. il confronto esplicito e il dibattito aperto nell’agorà costituivano la norma della vita sociale degli ateniesi. alla ricerca del percorso di mezzo per conciliare posizioni fra loro opposte. sul principio di non contraddizione e sulla costruzione di modelli governati da leggi astratte e universali. fra le diverse prospettive che caratterizzano la grande famiglia delle culture. è stata caratterizzata dal senso di obbligazione reciproca e dalla concezione collettiva dell’azione in funzione delle aspettative altrui. Il mondo è una realtà da controllare mediante la propria azione. l’individuo si sente separato dalla natura. protagonista sociale. bensì alla sua applicazione pratica. poiché pone l’accento sul cambiamento. La conoscenza è quindi l’avvio dell’azione e l’azione è il diretto completamento della conoscenza. regole di generalizzazione e modelli predittivi. ognuna delle quali è caratterizzata da proprietà specifiche e distintive. alla ricerca dileggi astratte e universali. Vi è la tendenza a studiare principalmente gli attributi dell’oggetto per assegnarlo a una categoria e la preferenza a usare regole astratte per spiegare e predire la condotta dell’oggetto. Il potere conoscitivo era attribuito all’individuo inteso come agente separato e distinto dall’organismo sociale. Nell’antichità la civiltà cinese era assai più avanzata di quella greca sul piano tecnologico. Le inferenze si fondano sulla logica formale. La mente multiculturale Pagina 33 di 58 . nella geometria assiomatica e nella filosofia. Da questa impostazione derivava l’esigenza di conoscere il mondo al di là dell’apparenza degli aspetti sensoriali. In questo modo nacque la scienza come conoscenza oltre i meri dati sensoriali. L’individuo è considerato non a sé stante. L’unità di analisi della società era l’individuo (e non il gruppo). particolare attenzione ha ricevuto la distinzione fra la prospettiva olistica e quella analitica della conoscenza. sull’accoglimento degli aspetti contraddittori della realtà e sull’esigenza di seguire molte prospettive diverse. L’attenzione precipua sulle proprietà dell’oggetto rende difficile capire le cause dei fenomeni cui va incontro. nella logica formale. e lo Stato ateniese si configurava come un insieme di cittadini. I cittadini obbedivano alle leggi da loro stessi approvate. Al contrario. I greci si proponevano. i greci compirono grandi passi in avanti nella fisica. nell’astronomia. tale concezione implica la segmentazione del flusso degli eventi e degli oggetti in categorie discrete. ma come una parte inscindibile dell’organismo sociale. ciascuno dei quali aveva dei diritti inviolabili. la seconda nella Grecia di Platone e Aristotele. di costruire paradigmi teorici in grado di analizzare i fenomeni e di spiegare gli eventi attraverso processi di categorizzazione. La conoscenza non era destinata alla costruzione di teorie scientifiche e modelli astratti. poiché tali cause sono identificate da proprietà intrinseche. Nella concezione olistica cinese l’attenzione è diretta al campo (contesto) inteso come totalità e alle relazioni fra un dato oggetto e il campo stesso. pertanto. In questo contesto. Come conseguenza. Per Confucio non esiste alcun tipo di conoscenza che non possa essere tradotta in azione. In quanto artefice iella propria vita. Al contrario. La conoscenza deve andare oltre l’esperienza e i dati sensoriali. Aristotele e Confucio Nell’ambito della psicologia culturale. Essa ha una natura dialettica. fin dall’antichità. Il concetto di base era la libertà dell’individuo inteso come cittadino (più che suddito).

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In secondo luogo. ai giudici. Tale costellazione costituisce una mappa in grado di spiegare le varie situazioni ambientali in cui il soggetto vive. sono specifiche e aggiuntive più soggette a eccezioni e più facilmente modificabili o sopprimibili. che le condivide. le difende con forza e convinzione. Le prime sono ritenute indispensabili per definire e proteggere la propria identità culturale. agli ideologi di partito ecc. fra loro disposti in modo gerarchico. La loro infrazione. non suscita particolari reazioni. Parimenti. di giustificare in modo logico (razionale) o storico (documentale) la sua fondazione. Pur essendo composta da sottogruppi diversi. La costellazione di credenze si propone di rispondere agli eterni quesiti che gli esseri umani si pongono circa la loro origine. relativamente stabile e convenzionalmente condivisa dalla maggioranza degli attori di una data comunità.Anna Bosetti Sezione Appunti 30. in modo da fornirgli una chiave interpretativa per ogni fenomeno. in caso di attacco. quindi. ai bramani. Innanzitutto. adeguatamente estesa per affrontare i vari aspetti della realtà fisica e sociale. intervengono e ammoniscono in caso di devianze eterodosse. Il primo è l’insieme delle credenze che il soggetto adotta e ritiene vere. si propongono di stabilire e rafforzare la consistenza e la robustezza dottrinale dei sistema di credenze di riferimento. accettabilità. Qualsiasi costellazione di credenze è articolata fondamentalmente in due sottogruppi distinti. la costellazione delle credenze funziona quindi in modo solidale e globale secondo tre parametri distinti: a) grado di permeabilità vs impermeabilità fra credenze positive e credenze negative. fra loro eterogenei: quello delle credenze positive e quello delle credenze negative. Queste credenze assurgono al valore di simbolo e. Le credenze periferiche. stabilendo e presiedendo i rituali di rinnovamento e ravvivamento delle credenze. i gruppi depositari del sistema di credenze svolgono la funzione culturale di regia e governo. Al suo interno uno o più gruppi di persone si candidano a diventare il depositano delle credenze. adesione e consenso dei partecipanti alla dottrina. In ogni sottosistema vi sono credenze centrali (o primarie) e credenze periferiche (o secondarie). validità. puniscono le infrazioni e le rotture (i cosiddetti scismi ideologici). inteso come fondazione della verità. percorribilità e efficacia delle credenze proposte da una certa comunità. in quanto tali. il loro destino. infatti. vigilando sull’applicazione delle credenze nelle loro pratiche quotidiane. In funzione di questi parametri si può osservare concretamente il livello di dogmatismo ideologico che caratterizza le persone in una data comunità. In terzo luogo. apprezza e. Entra qui in azione il concetto di ortodossia. invece. Basta pensare ai sacerdoti. conseguire una posizione di prestigio all’interno di un dato ordine sociale della propria società o evitare forme di emarginazione in caso di disimpegno. come una costellazione di credenze. b) accentuazione vs riduzione della distanza fra credenze positive e credenze negative. anche se sa che altri soggetti potrebbero abbracciarle. La mente multiculturale Pagina 35 di 58 . poiché si prefiggono di rafforzare il grado di apprendimento. la loro infrazione è fortemente sanzionata e punita. pertanto. ecc. Tali gruppi svolgono diverse funzioni culturali di primaria importanza. sono al centro dell’attenzione da parte della maggioranza di una certa comunità. Si ha una condizione di forte dogmatismo. giuste ed efficaci. poiché non le valuta vere o perché le ritiene irrilevanti. Essi. condividono e modificano. nonché di difenderlo in caso di attacchi da parte di chi non vi aderisce. Ogni cultura si configura. Modelli culturali e credenze I modelli culturali vivono delle credenze che individui e comunità producono. mentre il secondo è l’insieme delle credenze che il soggetto decide di non adottare. c) grado di connessione forte vs debole fra credenze centrali e credenze periferiche. procedono alla regolamentazione delle espressioni ideologiche dei partecipanti. poiché si assumono la responsabilità di farsene garanti. ecc. tali gruppi assumono la funzione culturale di controllo e sanzione.

Esso. rimane compatibile con una condizione di tolleranza e pluralismo culturale. La mente multiculturale Pagina 36 di 58 . b) vi è una grande distanza fra le credenze positive e quelle negative. È inevitabile che un certo grado di dogmatismo sia fisiologico e quindi presente in ogni cultura e persona.Anna Bosetti Sezione Appunti quando: a) il sistema delle credenze positive e quello delle credenze negative restano fra loro impermeabili e impenetrabili. il dogmatismo forte. in quanto si fonda sulla loro identità e sulla loro adesione a un certo sistema di credenze. oltre a porre in evidenza un livello elevato di rigidità mentale. c) le credenze periferiche dimostrano un’accentuata dipendenza dalle credenze centrali attraverso un processo di assimilazione e assorbimento delle prime nelle seconde. è quindi caratterizzato da una concezione monolitica. Al contrario. peraltro. Il dogmatismo forte. costituisce anche una premessa fondamentale per l’etnocentrismo. poiché implica l’assolutizzazione del proprio punto di vista con l’esclusione di quello degli altri. granitica e assolutamente incontrovertibile della realtà. presente soprattutto nelle religioni monoteistiche.

Modelli culturali ed emozioni I modelli culturali non si limitano ad attribuire forma a idee. potrebbero sembrare processi psicologici determinati maggiormente da fattori fisiologici. credenze. Esistono variazioni culturali rilevanti per l’estensione quantitativa dei singoli repertori lessicali. L’estensione del lessico emotivo consente di esprimere e discriminare i propri stati affettivi. attivano nel soggetto emozioni positive. a prima vista.Anna Bosetti Sezione Appunti 31. Ogni cultura ha elaborato il proprio lessico emotivo. inteso come l’insieme dei termini dizionariali ed enciclopedici per comunicare le emozioni. ma partecipano in modo intrinseco alla definizione e manifestazione delle emozioni che. mentre eventi inattesi suscitano sorpresa e stupore. In verità. Eventi che soddisfano i Suoi scopi e desideri. eventi valutati come dannosi o minacciosi conducono invece a emozioni negative. significati e categorie mentali delle persone. La mente multiculturale Pagina 37 di 58 . le emozioni sono generate dai significati e dai valori che un soggetto attribuisce a questo evento.

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32. Modelli culturali e focalità emotiva
I modelli culturali non solo attribuiscono forma alle categorie semantiche e lessicali delle emozioni ma definiscono anche la prospettiva emotiva con cui interpretare e reagire agli eventi. Non vi sono stimoli che producano in modo costante e universale una specifica emozione. Persone provenienti da culture differenti, avendo diverse valutazioni di un analogo evento, proveranno anche emozioni differenti. Il concetto di prospettiva emotiva sfocia, allora, in quello di focalità emotiva, intesa come disposizione culturale a rispondere in modo elettivo con certe condotte emotive a fronte di specifici eventi. Tale disposizione comporta una particolare sensibilità emotiva a certe situazioni piuttosto che ad altre, con l’attivazione più tempestiva dell’attenzione e la comparsa più immediata delle reazioni. Essa esprime, inoltre, il grado di elaborazione cognitiva di certe emozioni da parte di una data cultura. La focalità emotiva specifica lo stile emotivo di una cultura, in quanto genera la tendenza e la disposizione a privilegiare in modo elettivo nel tempo certe esperienze emotive e certe condotte affettive rispetto ad altre. Tale stile caratterizza in modo distintivo ogni cultura.

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33. Modelli culturali e manifestazione delle emozioni
Oggi ha assunto maggiore peso la prospettiva situazionista, che attribuisce grande rilievo al contesto in cui si producono e s’interpretano le diverse espressioni (facciali, vocali, motorie, ecc.) delle emozioni. Accanto a dispositivi generali, tali espressioni sono soggette a una gestione locale e contingente rispetto a opportunità e vincoli situazionali (per esempio a seconda del contesto, che può essere ufficiale, informale o familiare). Tale gestione locale, di conseguenza, varia da cultura a cultura, poiché ogni cultura ha elaborato uno specifico repertorio di manifestazioni per comunicare le emozioni. L’espressione delle emozioni, oltre che essere indotta da meccanismi biologici, è anche il risultato di opzioni: in ogni circostanza il soggetto si trova nella condizione di scegliere il livello di regolazione e di manifestazione della propria esperienza emotiva in funzione dello stimolo, della situazione e dei modelli culturali di riferimento.

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34. Modelli culturali e rapporti sociali
La conversazione. In essa convergono aspetti relazionali, sociali, informativi, affettivi, ecc. Nella fase di apertura di ogni conversazione si hanno il riconoscimento degli interlocutori e i saluti di avvio. Mentre nelle culture occidentali l’impiego dei titoli è piuttosto raro e le distinzioni asimmetriche sono notevolmente attenuate, nelle comunità orientali le procedure di distribuzione dei turni, le forme di precedenza, le modalità d’interpellazione (con l’uso dei titoli) e il ricorso a espressioni di deferenza (facendo ricorso agli onorifici) caratterizzano profondamente l’andamento delle conversazioni. Vi sono culture della parola (come quelle africane, sudamericane e latine) e culture del silenzio (come quella giapponese, lappone, apache, paliyan, navajo, ecc.). Le prime sono caratterizzate da una rapida successione dei turni di parola e da pause brevi, in cui il silenzio è percepito come una minaccia e una mancanza di cooperazione nella gestione della conversazione. Le seconde, invece, sono contraddistinte da lunghe pause di silenzio fra un turno e l’altro, segnale di riflessione e di ponderatezza. In queste ultime il silenzio è inteso come segnale di fiducia, d’intesa profonda, di armonia e confidenza. Parimenti, vi sono culture della distanza (come quella indiana, nordeuropea, ecc.) e culture della vicinanza (come quelle arabe, latine, sudamericane, ecc.). Le prime sono qualificate da una distanza interpersonale rilevante, riducendo le possibilità di contatto corporeo. Ogni contatto e riduzione dello spazio prossemico sono percepiti come forme d’intrusione e mancanza di rispetto. Nelle seconde, invece, la distanza interpersonale è ridotta e le occasioni di contatto fisico aumentano. Secondo questi modelli culturali la distanza è valutata in termini negativi come freddezza e ostilità. Sul posto di lavoro, i modelli culturali definiscono le organizzazioni produttive secondo linee diverse e fra loro molto distanti. Nelle culture occidentali la leadership è centrata prevalentemente sul dovere e spesso è di tipo partecipativo; al contrario, nelle culture orientali prevale una leadership paternalistica e autoritaria. Anche la gestione dei conflitti segue linee profondamente diverse in funzione dei modelli culturali di riferimento. Nelle culture occidentali la negoziazione avviene secondo modalità abbastanza dirette ed esplicite; per contro, nella cultura cinese prevalgono procedure indirette e implicite. I giapponesi in genere sono molto più pronti al compromesso rispetto agli americani, che puntano maggiormente alla vittoria.

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Si parla sempre più spesso di «guerre di civiltà». nella capacità di creare adesione e appartenenza. Lo scambio. La logica comparativa e relazionale sottesa al confronto culturale comporta un processo di differenziazione culturale. è un potente fattore di differenziazione poiché è alla base del confronto culturale. dagli attentati del fondamentalismo alle «guerre per la democrazia e la libertà». La grandissima famiglia delle culture oggi esistenti è la testimonianza più viva. sono sotto gli occhi di tutti. Ogni cultura costituisce un repertorio unico di risposte al proprio habitat. nel rispetto dei vincoli ecologici. per attribuire valori positivi alla propria cultura di appartenenza e per differenziarsi dalle altre. e indica la sintesi degli apprendimenti e delle esperienze fatte a questo riguardo. La mente monoculturale La mente monoculturale è quella posseduta oggi dalla grande maggioranza degli umani. La mente monoculturale non è più sufficiente né è più in grado di gestire la complessità dei rapporti interculturali che oggi animano la scena mondiale. il dispositivo fondamentale per operare le opportune distinzioni fra le culture. «guerre di religione». La mente multiculturale Pagina 41 di 58 . In sintesi. Su questa base s’innesta anche il meccanismo della competizione culturale nella distribuzione e gestione delle risorse materiali e immateriali. infatti. di valori. Gli attriti culturali. Il confronto diventa.Anna Bosetti Sezione Appunti 35. forte ed entusiasmante della enorme creatività umana. Perché siamo così diversi? Le diversità culturali non sono generate dall’isolamento dei vari gruppi umani. «scontri fra culture». Questo tipo di mentalità poteva funzionare in passato. quindi. ossia di definizione delle differenze fra le varie comunità culturali. Le diversità culturali sono legittime: tuttavia non possono essere rese assolute. occorre «relativizzare le identità senza assolutizzare le differenze». di pratiche sociali e così via. d’influenzare gli altri in termini di scelte economiche. quando i flussi migratori e le occasioni di contatto fra culture diverse erano esigui. intesa come capacità di trovare soluzioni innovative per la Propria esistenza. Per questo motivo certe forme di sfruttamento del territorio importate da culture del mondo occidentale stravolgono e rompono equilibri ambientali millenari se esportate presso popolazioni del mondo maggioritario. «nuovo razzismo» e così via. bensì dalla loro interazione e dai loro scambi.

ecc. in un mondo caratterizzato da una costante attività di formazione. di stampo hegeliano. ossia basato sul fatto che l’identità del proprio gruppo ha sempre una natura relazionale per confronto e in opposizione all’identità di altri gruppi umani. l’identità culturale è lo spazio fra il progetto autonomo e la proposta di essere in un certo modo (dati i vincoli e le opportunità ambientali) e il riconoscimento ditale progetto da parte di altri. Identità e confronto culturale L’identità «è ciò che io sono» a vari livelli (individuale. In particolare. E una realtà mobile. Il primo fondamento è autoriferito e concerne gli aspetti in positivo dell’identità culturale («ecco come sono »). si costruiscono nell’intreccio dei rapporti con gli altri.Anna Bosetti Sezione Appunti 36. In ogni caso l’identità è il risultato del gioco fra chi penso e scelgo di essere e chi gli altri dicono che io sia. sociale. Di conseguenza. pertanto. Oggi. L’identità personale e quella culturale. istituzionale. non interattivo. può essere positivo (accettazione della proposta proveniente dall’altro) o negativo (rifiuto ditale proposta). b) posizionale. Siamo ciò che siamo in un I venire incessante. ossia basato sull’insieme di significati e valori che in modo autonomo un gruppo umano ha elaborato e in cui crede. L’identità culturale è l’esito imprevedibile di un processo «co-costruttivo». deformazione e riformazione. La mente multiculturale Pagina 42 di 58 . L’identità culturale presenta inevitabilmente aree di ambiguità ed equivocità. dai confini sfumati.). mentre il secondo è eteroriferito e riguarda gli aspetti in negativo di tale identità («ecco come non sono»). l’identità culturale ha un duplice fondamento: a) idiomorfo. tale condizione risulta un vincolo. Questo riconoscimento dialettico.

in quanto manifestazione massima della mente monoculturale. Il fondamentalismo culturale avverte in modo urgente l’esigenza di stabilire confini netti. La mente multiculturale Pagina 43 di 58 . Essa è assunta come il punto di vista unico ed esclusivo con cui guardare. oggi in fase di rilancio. I valori. Per questo motivo si parla di confini. Si costruiscono muri. In diverse parti del mondo si assiste alla tentazione di assolutizzare la propria identità culturale. Sul versante offensivo. A livello offensivo. robusti e precisi tra le culture. il fondamentalismo culturale conduce inevitabilmente ad attacchi e aggressioni spesso in pieno contrasto con i valori che vuole esportare. nonché di giungere a una loro discriminazione. avverte il bisogno di difendere il proprio spazio culturale (territorio) dalla presenza di persone di altre culture. S’instaurano rigide forme di controllo alle frontiere. dogane. Diventa fonte di conoscenza oggettiva e sede della verità.Anna Bosetti Sezione Appunti 37. il fondamentalismo culturale sente dentro di sé la missione di convertire le altre culture al proprio sistema di idee e valori. soggetti alla legge della domanda-offerta. contiene in sé una dimensione sia difensiva che offensiva. ecc. dazi. come il vino o il petrolio. capire e gestire la realtà. Innanzitutto. le pratiche e gli ideali morali sono trattati alla stregua dei beni materiali. Il fondamentalismo culturale L’identità culturale diventa il concetto cardine di alcune prospettive preoccupanti. Il fondamentalismo culturale.

i sentimenti di coesione e devozione per il proprio gruppo e. l’etnocentrismo favorisce. associato al sentimento di xenofobia e di rifiuto di soggetti appartenenti ad altre razze. la migliore possibile. Infatti. quanto meno. E un razzismo senza il concetto di «razza». nel ritenerlo oggettivo. Negli ultimi decenni il razzismo ha cambiato corso. Da qui deriva l’etnocentrismo. E un «prodotto culturale» che può avere rilevanti risvolti sia teorici che pratici. divenendo fonte di guerre e odio. che consiste nell’assolutizzare il proprio punto di vista. il razzismo è un atteggiamento di superiorità e autoriferimento esclusivo. impossibile e totalmente indesiderabile». Il concetto di «razza pura» appare oggi un’assurdità genetica. il fondamentalismo nutre in sé la premessa del razzismo facendo appello al diritto alla diversità. che diventa così il diritto primario alla difesa della propria unicità. nel considerarlo come naturale punto di riferimento. Il vecchio e il nuovo razzismo Il fondamentalismo culturale conduce inevitabilmente alla xenofobia e al razzismo come rifiuto e ostilità nei confronti delle culture diverse dalla propria. da un lato. In quanto tale. E un atteggiamento mentale che attraversa l’epoca moderna spesso in modo tragico. Non si appoggia più su basi genetiche ma culturali. spesso tradotto in comportamenti volti alla loro discriminazione e alloro sfruttamento. dall’altro. La mente multiculturale Pagina 44 di 58 . Il concetto di razza oggi appare più come un costrutto ideologico e politico che genetico e biologico. l’idea di razza sostiene la convinzione della verità della propria concezione del mondo e della certezza che la propria condotta esistenziale sia l’unica accettabile o. infatti. storicamente ondata e omogenea. poiché «la purezza della razza è inesistente. il senso di superiorità rispetto agli altri gruppi. Frequentemente.Anna Bosetti Sezione Appunti 38.

lo straniero diventa il nemico da combattere e cacciare via. Chi è oltre il confine. Il confine svolge la duplice funzione psicologica di racchiudere (ossia. Tutte le culture. inoltre. è un estraneo. Se un individuo è all’interno di un certo confine. Le distinzioni culturali. non può non aderire alle credenze. Nel fondamentalismo il confine si trasforma in barriera invalicabile e può essere impiegato per ribadire l’unicità e l’esclusività della propria cultura. di «de-finire») una certa cultura e di distinguerla dalle altre. La mente multiculturale Pagina 45 di 58 . essendo anche confini interiori. sono straniere. La psicologia del confine culturale L’esistenza di diverse culture rimanda allo studio del confine culturale come concetto chiave per comprendere il fondamentalismo e i rapporti fra le stesse culture. non dipendono dall’assenza di mobilità e di scambi interculturali. E un patto di alleanza e appartenenza fra sé e la comunità di riferimento. ai valori e alla prassi della cultura praticata entro quei confini. ossia chi è al di là delle differenze consentite all’interno di una certa cultura. Lo straniero può diventare oggetto di attrazione o di rifiuto. È lo straniero. pertanto. il vincolo di fedeltà. In quest’ultimo caso.Anna Bosetti Sezione Appunti 39. Su questa base il confine persiste anche se si entra nello spazio di un’altra cultura. Il concetto psicologico di confine culturale implica.

in quanto tale e in quanto manifestazione di una «rivelazione naturale» (o divina). alimentate da un atteggiamento di superiorità per l’adozione di principi morali ritenuti in modo presuntuoso più nobili e giusti. l’assolutismo morale spesso favorisce la produzione di stereotipi e pregiudizi etnici negativi nei confronti di culture che non condividono il medesimo codice morale. valori e pratiche. in tutti i luoghi. poiché sono inclini a proclamare la loro superiorità e unicità e sono attive nell’azione di proselitismo e conversione degli altri. È verosimile che l’assolutismo morale conduca a forme d’intolleranza. Di conseguenza. è imposta a tutti gli esseri umani. infatti. l’assolutizzazione di un certo punto di vista. «non uccidere»). sia pure quello dominante in un certo periodo storico in una data cultura. Sfocia quindi nella definizione etnocentrica di una presunta legge naturale che. Tale concezione indica ciò che è moralmente desiderabile alla luce della ragione o di una fonte divina. la moralità è un ambito non negoziabile. Il fondamentalismo morale favorisce la comparsa di condotte violente a livello fisico e psicologico. L’assolutismo morale Il fondamentalismo culturale corre il probabile rischio di condurre a forme di assolutismo morale. in ogni tempo. Soprattutto le religioni con una forte impronta dogmatica contengono le premesse del fondamentalismo morale. nonché alla forzata conversione delle persone di altre culture al proprio credo morale. L’assolutismo morale non è esente dalla distorsione dell’etnocentrismo morale. su ideali assoluti e su principi espliciti noti a tutti (come. che contiene in sé i germi dell’imperialismo morale. Né la filosofia né la religione né la scienza sono in grado di definire un sistema morale immutabile e valido per tutta l’umanità. Secondo questa impostazione. giustificate in nome del credo morale assoluto. La mente multiculturale Pagina 46 di 58 . Siamo di fronte al tentativo di sopraffazione di una cultura da parte di un’altra. per esempio. basato sulla ragione umana e su una legge ritenuta naturale.Anna Bosetti Sezione Appunti 40. dotato di una forza di coercizione valida per chiunque. indipendentemente dal loro sistema culturale di credenze. indipendentemente dal grado di consenso osservato in modo fattuale e storico. indipendentemente dalle differenze reali presenti fra le persone o le culture. Esso presuppone. Entra in gioco un atteggiamento di presunzione universalistica che può condurre a forme di fanatismo e dogmatismo etico.

il relativismo culturale è stato proseguito e approfondito.Anna Bosetti Sezione Appunti 41. La mente multiculturale Pagina 47 di 58 . Per la relatività la differenza costituisce un fatto. Il relativismo culturale Oltre che nel fondamentalismo. la mente monoculturale si esprime a livello individuale e istituzionale anche nel relativismo culturale. Boas pone le premesse del relativismo culturale. per il relativismo rappresenta una norma. anche dal costruzionismo culturale. Nessun essere umano può valutare un suo simile. il relativismo attribuisce loro un valore normativo. Ogni cultura rappresenterebbe dunque una totalità originale da comprendersi nella sua singolarità. secondo la quale le persone dovrebbero rispettare ogni tipo di differenza. In base a questa prospettiva. fra altri indirizzi. È una prospettiva assunta già da Boas. Oltre che dagli allievi di Boas. padre dell’antropologia nordamericana. le persone costruiscono modelli cognitivi per conoscere il mondo e gli altri. Mentre la relatività culturale consiste nella semplice esplorazione e constatazione della presenza di differenze culturali senza valutare il loro status. Si passa in tal modo da un’asserzione descrittiva a una prescrittiva.

In particolare. religioso e così via. percettivo. al centro dell’attenzione degli studiosi si è imposto il relativismo morale. ma sono l’esito di un processo di convenzionalizzazione (un atto è morale se risponde agli standard dominanti nella cultura di riferimento. Ciò che è proibito e considerato un’atrocità morale in una cultura è permesso in un’altra e viceversa. evidenziano molte impostazioni morali fra loro divergenti. convenzionalismo). È un problema di sensibilità personale. di gusto e di emozioni morali come la colpa e la vergogna.Anna Bosetti Sezione Appunti 42. Le diversità culturali. epistemologico. infatti. Il bene e il male non hanno proprietà oggettive e universali. La mente multiculturale Pagina 48 di 58 . Il relativismo morale Il relativismo così inteso si declina in differenti versioni: ideologico.

In secondo luogo. anziché dei produttori e protagonisti di cultura. 5. separata dagli altri e dalla realtà. Limiti del relativismo culturale In teoria. compresi quelli biologici. con la conseguente impossibilità di fare confronti fra diverse culture. nella ricerca e difesa del punto di vista del nativo si rischia di realizzare etnografie opache. La mente multiculturale Pagina 49 di 58 . Secondo questo determinismo culturale. E una mente divisa. poiché ritiene che tutti gli aspetti della vita umana. con la conseguente espulsione di tutti i diversi in quanto fonte di contaminazione e deterioramento. il relativismo culturale costituisce un fattore di tolleranza.Anna Bosetti Sezione Appunti 43. L’esaltazione delle diversità richiede la difesa della propria unicità. In terzo luogo. La mente monoculturale tende a concepire ogni singola esperienza come la globalità dell’esperienza e diventa prigioniera della cultura in cui vive in termini difensivi e offensivi. Una data comunità diventa una realtà chiusa in se stessa. Tuttavia.Conseguenze della mente monoculturale Che sia fondamentalista o relativista. gli esseri umani finirebbero per essere soltanto dei «prodotti culturali». poiché lascia che ognuno percorra la propria strada culturale. il relativismo può diventare l’origine di nuove forme di razzismo. anch’esso presenta dei limiti. la mente monoculturale è una mente al singolare. siano culturalmente vincolati. Innanzitutto. la versione radicale del relativismo culturale implica il rischio del panculturalismo.

Il multiculturalismo è un modello filosofico e sociologico che si propone di esaminare le modalità e i processi grazie ai quali far coabitare culture fra loro differenti. È utile fare riferimento alla multiculturalità non solo come dato di fatto ma come processo di convivenza pacifica tra differenti comunità culturali. La mente multiculturale Pagina 50 di 58 . evitando fenomeni di sopraffazione.Anna Bosetti Sezione Appunti 44. Questo risultato può essere perseguito principalmente attraverso due strade: l’ibridazione (o creolizzazione) e la costruzione di una vera e propria mente multiculturale. Innanzitutto. per poi esaminare in maniera più estesa il secondo. affronteremo in modo sintetico il primo aspetto. Dal multiculturalismo al multiculturale Per gli esseri umani del XXI secolo non è più sufficiente una mente monoculturale. Lo scopo è la gestione di più culture diverse. adattandosi attivamente — di volta in volta — a una singola e specifica cultura. Il multiculturale s’interessa ai dispositivi e percorsi mentali che consentono alla medesima persona di vivere bene in culture diverse.

poiché siamo tutti culturalmente contaminati e ibridi. sul desiderio di esplorazione. incontaminata e protetta da un isolamento totale. costituisce una condizione rilevante per la loro contaminazione. Si tratta di termini diversi che rinviano. sostanzialmente. tipicamente umana. sulla capacità di sperimentazione e d’innovazione delle persone.Anna Bosetti Sezione Appunti 45. Occorre ribadire il valore dell’ibridazione culturale e del meticciamento. si fonda sulla capacità d’imitazione degli esseri umani. La creolizzazione si basa sulla curiosità. a un concetto comune. Il fatto che nel corso del tempo le culture evo!vano e vengano in contatto fra loro. Per la psicologia della cultura la creolizzazione. La mente multiculturale Pagina 51 di 58 . «meticciamento» e «ibridazione». E l’esigenza di provate percorsi diversi e alternativi. Per creolizzazione culturale (o ibridazione) s’intende quindi questo processo di contaminazione di aspetti e forme di vita provenienti da culture diverse. a volte anche molto distanti fra loro. più che sul contagio e sull’emulazione. Creolizzazione e ibridazione Oggi è abbastanza frequente sentir parlare di «creolizzazione». Da questo punto di vista non esiste una cultura pura e vergine. In questo modo le culture tendono a ibridarsi e ad assumere nuove configurazioni.

I soggetti sono in grado di scegliere quale percorso culturale seguire. In generale. in grado d’influenzare e regolare in ogni istante e in modo uniforme i processi cognitivi. tanto più essa serve a spiegare e a rendere intelligibile un evento. Al contrario. valori e pratiche. L’apprendimento culturale è intrinseco alla nostra esperienza. così come la focalità emotiva e la competenza comunicativa non sono necessariamente mescolati né integrati. la cultura non è dunque un blocco monolitico e omogeneo. condivisi. Il situazionismo dinamico ha approfondito lo studio di soggetti che vivono in ambienti dove sono compresenti due culture fra loro anche molto distanti. dove l’apprendimento sociale perde attèndibilità. In generale l’apprendimento sociale risulta più vantaggioso di quello individuale. In base a questa premessa generale. poiché avviene nel corso delle esperienze più o meno formalizzate che attraversano la vita dei soggetti. poiché il primo risulta più affidabile e il secondo più soggetto a errori. In che modo si costruisce una mente multiculturale Lo studio psicologico dei processi sottesi alla costruzione di una mente multiculturale è molto recente e si riferisce a un approccio noto come situazionismo dinamico. La cultura è una costellazione dinamica di schemi e modelli mentali che sono prodotti. l’appropriazione dei modelli di una seconda cultura non sostituisce quelli della cultura precedente. si stima che la mente multiculturale sia una realtà attiva solo presso una minoranza della popolazione mondiale. sul piano psicologico. di solito ripetuta più volte nel tempo. Attualmente. Nella mente multiculturale i sistemi delle credenze e dei significati. ma è una rete flessibile di conoscenze. ma tendono a essere separati fra loro. la cultura non costituisce una forma mentale unitaria né una struttura pienamente inconsapevole e implicita. i modelli più consoni a un certo contesto culturale. A livello soggettivo. in periodi e ambienti culturali variabili. quindi. Il principio è quello di applicare.Anna Bosetti Sezione Appunti 46. Questi modelli antitetici. pur essendo presenti contemporaneamente nella mente del soggetto. si ha una maggiore rilevanza dell’apprendimento individuale per trovare soluzioni più adatte ai cambiamenti dell’ambiente. riprodotti e modificati all’interno di una comunità di partecipanti. emotivi e sociali degli individui. ha una base esperienziale. L’apprendimento culturale va inteso come una modificazione relativamente duratura (sia pure soggetta al cambiamento nel tempo) del comportamento a seguito di un’esperienza. di volta in volta. categorie. In particolare. La transizione dalle forme di una cultura a quelle di un’altra è governata dall’accessibilità mentale degli schemi e modelli per capire e interpretare una certa situazione e per comportarsi di conseguenza in modo coerente e appropriato. Questi modelli sono applicati in modo selettivo alle diverse situazioni. poiché da quanto facciamo e viviamo possiamo trarre informazioni utili ad azioni successive assimilabili alla medesima classe. la mente umana può comprendere e appropriarsi di diversi sistemi culturali di credenze. quanto più una certa categoria è facilmente accessibile. Di conseguenza. non possono tuttavia guidarne allo stesso tempo la condotta. Fra le varie forme di apprendimento. è utile distinguere quello individuale (capacità di acquisire nuove informazioni a seguito di un’esperienza personale con l’ambiente) da quello sociale (capacità di acquisire nuove conoscenze e pratiche grazie all’interazione con i consimili). avendo a disposizione un certo numero di gradi di libertà che consentono la loro modulazione. La mente multiculturale Pagina 52 di 58 . Questo approccio parte dall’assunto che. il situazionismo dinamico prevede che in qualsiasi circostanza la cultura sia appresa di continuo dai partecipanti. L’apprendimento culturale. valori e pratiche. dimostrando così di adattarsi attivamente alle aspettative sociali e relazionali in corso.

La mente multiculturale è una mente interculturale. Sa che non vi è un unico modello per vivere ma che vi sono molti modi diversi a seconda di vincoli e opportunità dell’ambiente. poiché è in grado di stabilire le opportune connessioni fra culture differenti e dispone di un maggior numero di strumenti culturali per adattarsi attivamente alla realtà. Sa parlare in molti modi e sa efficacemente interagire con persone provenienti da culture differenti. La mente multiculturale. Di conseguenza. grazie al confronto tra una prospettiva e l’altra. Può essere l’occasione per un arricchimento reciproco. anche la qualità della vita migliora. Il confronto con l’altro non è necessariamente pericoloso. quindi. la mente multiculturale diventa una mente aperta e complessa. Parallelamente. di volta in volta capace di declinarsi efficacemente in riferimento a uno specifico ambiente culturale. La mente multiculturale Pagina 53 di 58 . che permettano di declinare più ampiamente la propria esistenza. poiché può riferirsi a diversi modi di vivere e far fronte all’ambiente. Ha in suo possesso una pluralità di codici grazie ai quali capire e interpretare le situazioni più disparate. Per la mente multiculturale i flussi migratori non costituiscono una minaccia ma un’opportunità per esplorare altre traiettorie di vita e aumentare i gradi di libertà. Avendo a disposizione differenti punti di vista. Mente multiculturale e apertura mentale La mente multiculturale è una mente versatile.Anna Bosetti Sezione Appunti 47. è una mente al plurale. aumenta la comprensione dei fenomeni. capace di far fronte alla gamma di stili e modelli di vita che le diverse culture hanno elaborato e continuano a elaborare.

altresì. La mente multiculturale Pagina 54 di 58 . Mente multiculturale e psicologia della frontiera Il concetto di mente multiculturale rinvia a quello di frontiera come luogo in cui due identità diverse si «fanno fronte». dove diventano più probabili e facili i processi d’importazione ed esportazione di modelli culturali di vita. È la soglia attraverso la quale. La mente multiculturale è lo spazio psicologico della frontiera dove s’incontrano i modelli di due o più culture differenti. Significa. la mente multiculturale non è statica ma dinamica e mobile. implicando la possibilità concreta di legittimità e coesistenza di due prospettive differenti d’intendere e spiegare il mondo. Per questo motivo.Anna Bosetti Sezione Appunti 48. una situazione di scambio. presupponendo quindi il superamento del separatismo culturale. se si desidera. La mente multiculturale vive nello scambio e nell’interazione. non in condizioni d’isolamento. È in continuo divenire. La frontiera è uno spazio neutro che. nel momento stesso in cui separa. si può entrare in contatto con l’altro. poiché le frontiere culturali hanno una natura contingente e sono in continuo movimento.

la tolleranza consiste nella predisposizione all’apertura verso gli altri. In secondo luogo. come se non esistesse. Tolleranza è un concetto dotato di diversi significati. può essere concepita come accettazione rassegnata della diversità per amor di pace. la tolleranza può essere intesa come capacità di riconoscere che gli altri hanno diritti che esercitano in modi diversi da come noi li applichiamo. nel rispetto dei loro stili di vita e nella disponibilità a imparare da loro. In terzo luogo. La mente multiculturale Pagina 55 di 58 . Per la mente multiculturale la tolleranza si declina attraverso il principio della convivenza. oppure come benevola noncuranza e indifferenza nei confronti del diverso.Anna Bosetti Sezione Appunti 49. La mente multiculturale è tollerante proprio nel senso di questo terzo significato. In primo luogo. stabilire reali condizioni di comprensione e scambio fra soggetti di culture diverse. in quanto indica la disponibilità dei soggetti ad accettare la diversità come risorsa. Convivere significa rendere la vita reciprocamente accettabile. Mente multiculturale e tolleranza La mente multiculturale è una mente tollerante nelle relazioni con persone di culture diverse. L’intolleranza consiste nella mancanza di rispetto e riconoscimento dell’altro.

può essere gestito al meglio da coloro che hanno una mente multiculturale. lo spazio d’azione. fonte di dispute e spesso di aspri conflitti. è quello morale. Sia per le diverse prospettive morali sia per l’affermazione dei diritti umani.Anna Bosetti Sezione Appunti 50. poiché va a toccare le radici di quello che siamo e che ci proponiamo di essere. Mente multiculturale e pluralismo morale Un ambito molto dibattuto. La mente multiculturale Pagina 56 di 58 . apparentemente contraddittorio in quanto costretto fra le esigenze dell’eguaglianza e il rispetto delle diversità e libertà.

ovvero ad avere una mente multiculturale. La mente multiculturale Pagina 57 di 58 . Educare alla mente multiculturale La mente multiculturale non è un dono della natura.Anna Bosetti Sezione Appunti 51. ma un lungo e complesso processo di formazione che va costruito seguendo modelli educativi più o meno espliciti. Oggi la missione della scuola nel preparare i cittadini di domani dovrebbe consistere nell’educare i bambini italiani anche ad altre culture.

i simboli religiosi. di disporre di schemi di riferimento in modo flessibile e fluente. Domani saranno costoro a poter dare origine a nuove forme culturali. La mente multiculturale Pagina 58 di 58 . dal mangiare alle varie forme di competizione o collaborazione. più fluide e composite. ecc. è in gioco l’apprendimento di lingue di altre culture. norme e standard di una certa cultura. che consente di segmentare il flusso dell’esperienza. principi morali. Questo apprendimento simbolico consente di appropriarsi del mondo dei simboli. educare una mente multiculturale implica la capacità di appropriarsi della costellazione di valori. In terzo luogo.Anna Bosetti Sezione Appunti 52. il sistema delle credenze. in base ai quali si costruiscono le reti semantiche e le teorie esplicative degli accadimenti e della realtà. Innanzitutto. In secondo luogo. di organizzare le varie attività e priorità. nella prospettiva formativa rivolta ai futuri cittadini del XXI secolo. È in gioco l’apprendimento emotivo e morale. che consente ai novizio di muoversi in aree sensibili. complesse e spesso implicite di una data comunità culturale. Processi psicologici sottesi alla costruzione della mente multiculturale La mente multiculturale è un progetto educativo che implica una completa attenzione alle condizioni della vita quotidiana. L’apprendimento della lingua va infatti completato con l’appropriazione del sistema dei simboli. dai saluti ai giochi individuali o di gruppo. L’acquisizione di una mente multiculturale anche da parte dei figli d’immigrati è in grado sia di consentire il senso di appartenenza alla nuova comunità culturale. sia di evitare sensi di colpa per aver tradito la cultura di origine. E il cosiddetto apprendimento pragmatico. educare una mente multiculturale implica la necessità di appropriarsi delle pratiche della vita quotidiana in uso presso una certa cultura. i simboli istituzionali. che comprende gli aspetti della comunicazione non verbale.

La competenza sociale del bambino piccolo 20. I modelli culturali non sono moduli mentali 28. I modelli culturali come prospettiva 29. La cultura come eredità e adattatività 7. Modelli culturali ed esperienza 27. L’insegnamento attivo 25. Modelli culturali ed emozioni 32. In che modo si costruisce la mente culturale 23. La cultura vista dall’esterno 4. L’acquisizione del linguaggio e della teoria della mente 22. La nascita del linguaggio 14. L’apprendimento imitativo 24. Cultura come partecipazione 9. La svolta dei nove mesi e la comparsa dell’intenzionalità 21. Premesse remote della cultura 12. Modelli culturali e credenze 31. I modelli culturali 26. L’interdipendenza gene-ambiente 19. Cultura come mediazione 8. Aristotele e Confucio 30. Modelli culturali e focalità emotiva 33. L’avvento dell’agricoltura 13. Evoluzione della cultura 16. Accumulazione e innovazione 17. Come gli uomini sono diventati uomini 10. La teoria della mente 15. Modelli culturali e manifestazione delle emozioni 1 2 3 4 5 6 8 9 10 11 12 13 14 16 17 18 19 20 21 23 24 26 27 28 29 30 31 32 33 35 37 38 39 . La cultura vista dall’interno 5. La cultura dall’esterno e dall’interno 3. La doppia natura della cultura 6. L’immaturità psicoologica del neonato 18.Indice 1. Coevoluzione fra gene e ambiente 11. Flussi migratori a partire dalla fine del ventesimo secolo 2.

Modelli culturali e rapporti sociali 35. Limiti del relativismo culturale 44. Processi psicologici sottesi alla costruzione della mente multiculturale 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 . La mente monoculturale 36. Il fondamentalismo culturale 38. Educare alla mente multiculturale 52.34. Il relativismo morale 43. Il vecchio e il nuovo razzismo 39. Mente multiculturale e apertura mentale 48. Dal multiculturalismo al multiculturale 45. Mente multiculturale e pluralismo morale 51. Il relativismo culturale 42. La psicologia del confine culturale 40. Mente multiculturale e psicologia della frontiera 49. Mente multiculturale e tolleranza 50. Creolizzazione e ibridazione 46. In che modo si costruisce una mente multiculturale 47. L’assolutismo morale 41. Identità e confronto culturale 37.