You are on page 1of 3

MINDPLAYERS (Pat Cadigan, Shake Edizioni, 1996) In un mondo dove è possibile noleggiarsi una personalità, scegliendola tra le centinaia

in vendita nei negozi alla moda o al mercato nero, in una società dove il reato più grave è il furto della mente ed è possibile fondersi il cervello clonando i propri ricordi, si muove Allie la Sfinge, ex criminale in libertà vigilata. Per aiutare i suoi pazienti, Allie ha dovuto imparare a navigare nei loro pensieri attraverso il “mindplay”, una sorta di telepatia ottenuta dalla connessione con particolari computer, vivendo insieme a loro le allucinazioni più stravaganti e gli incubi più terribili... Alexandra Victoria Haas è una “criminale mentale”, che viene arrestata per aver fatto uso illegale di un cappello matto, un'apparecchiatura che ha la funzione di eccitante psichico. L'unico modo per non essere incarcerata è quello di sottoporsi a un trattamento nei laboratori della Walter Tech, per diventare una mindplayer. Ne uscirà Allie la Sfinge, sempre impassibile in ogni sua discesa nel cuore di tenebra delle menti dei suoi ricchi clienti-pazienti. Allie è una stimata professionista, un membro dell'élite psico-scientifica, una “cercatrice di anime” che entra nel cervello degli artisti “per aiutarli a scoprire la vera anima del loro lavoro”. Se uno degli elementi chiave della narrativa cyberpunk è l'interfaccia computer-mente umana, in questo romanzo del 1987, l'americana Pat Cadigan descrive la connessione diretta tra cervelli umani, sulla scia del “Neuromancer” di William Gibson: gran parte dell'azione non si svolge nel mondo reale, ma nelle menti dei vari personaggi, la qual cosa conferisce a Mindplayers un'aura simil-psichedelica, surrealistica e straniante. Allie la Sfinge è una dura proprio come la Molly di Neuromante, agisce ad armi pari con gli altri personaggi del romanzo, siano essi maschi, femmine o androgini. Non a caso, “Mindpayers” è stato considerato come un esempio assai significativo di fantascienza cyberfemminista che ha segna un importante punto di rottura dalla fantascienza femminista “classica” di Ursula K. Le Guin o Joanna Russ. In fondo, Pat Cadigan non fa altro che riproporre in una nuova veste l'eterno interrogativo filosofico: cos'è che ci rende unici, qual'è la nostra vera essenza, dove si nasconde la nostra anima immortale, al di là delle esperienze personali e degli impianti culturali? Nell'universo di Allie, dove si possono (ed è socialmente accettabile, se non di moda) noleggiare personalità, acquistare psicosi e neurosi, clonare e rivendere i propri ricordi al mercato nero - come fa il coprotagonista del romanzo, Jerry Wirerammer, bootleger di sè stesso - e la telepatia artificiale, il Mindplay appunto, è il loisir più diffuso. Allie, tra un paziente e l'altro troverà la sua risposta. Ma non sarà quella che si aspettava. SINTETIZZATORI UMANI (Pat Cadigan, Shake Edizioni, 1998) In una Los Angeles totalmente cablata, una grande corporation dello spettacolo acquisisce con mezzi illeciti una straordinaria scoperta

biotecnologica, destinata a sconvolgere la produzione di video musicali, il grande business del futuro: con delle prese a otto buchi innestate direttamente nel cervello, diventa possibile produrre dei filmati, che altro non sono che l'espressione diretta dell'attività onirica. Gli operatori di questa tecnologia sono i sintetizzatori umani, o synners: essere un synner significa stare dalla parte selvaggia della società, tra i pirati dei flussi di dati. Nello stesso scenario postmediatico si avverte la presenza sempre più inquietante di un nuovo e strano virus, che crea una serie di disturbi ai sistemi informatici. Il virus si espande sempre di più, viene perso il controllo, il crash è vicino... In questo secondo romanzo, Cadigan ci proietta in un velocissimo futuro high-tech, esotico, eccitante, pericoloso, un mondo dove la nuova tecnologia partorisce il crimine prima ancora che questo batta le strade. Dove i virus informatici appaiono con sembianze umane, e le droghe sono all'ordine del giorno, di tutti i giorni. Dove mente umana e spazio esterno si fondono al punto in cui la realtà è costantemente ri-plasmata. I grandi manipolatori di realtà sono i Synners, sintetizzatori umani che prendono le immagini dai cervelli e le convertono in forme commerciabili. Privo d'un vero protagonista, “Synners” (a cui si è ispirata Katherine Bigelow per il film “Strange Days”) segue le vicende di una dozzina di personaggi in una Los Angeles del futuro dove la vita quotidiana, fin nelle più minute emozioni ed esperienze, appare ormai totalmente determinata dalla tecnologia. Una parte di essi appartiene all'élite dei “creativi” (registi, attori e musicisti, quasi tutti “intossicati” dalla realtà virtuale, nei confronti della quale hanno un rapporto di dipendenza, come dei drogati), gli altri sono hackers, quasi tutti giovanissimi (nel romanzo s'immagina che i ragazzi abbandonino le famiglie a quattordici anni). I destini dei due gruppi convergono quando una corporation dello spettacolo mette le mani sulla diabolica scoperta d'una neurologa che è riuscita a “cablare” dei cervelli con “prese” digitali che si “interfacciano” direttamente ai neuroni, in modo che questi possano collegarsi “online” senza la mediazione degli organi di senso. Così, le menti umane riescono a trasmettere in rete le proprie immagini, e la “lettura del pensiero” diviene una realtà, anche se si tratta di una lettura distorta dai filtri della realtà virtuale, che rivelano qualcosa di diverso (e assai più pericoloso) di qualche vaga illusione. Una volta penetrato nei cervelli, infatti, il virus informatico diventa vivo e consapevole, fino ad acquisire una volontà di potenza che rischia di annientare la Rete (e l'intera civiltà). Riuscirà l'alleanza fra i giovani hackers e i creativi che non si sono lasciati asservire dalla corporation a sventare la minaccia? Lo scenario descritto da Pat Cadigan in questi due romanzi sta diventando oggi una realtà concreta. Le interfacce cerebrali non sono più fantascienza: la nascita della supermente, fatta di cervelli cablati in rete, di cui internet è stata solo un assaggio, è vicina. E potrebbe coincidere con l'avvento di una singolarità tecnologica. “Ogni tecnologia ha il suo peccato originale. Questo ci rende synners originali. Eppure dobbiamo convivere con quello che abbiamo fatto”. Come spiega una delle protagoniste (che incarna anche la filosofia dell'autrice), l'accettazione del rischio di catastrofe neo-

tecnologica è il destino irreversibile dell'umanità: non resta altro da fare che allearsi contro il potere nefasto delle corporations e combattere la guerra di resistenza e liberazione. Patricia K. Cadigan è stata definita la “regina del cyberpunk” tanto che lo stesso William Gibson dice di essersi ispirato a lei. Nel 1987, con “Mindplayers”, è stata finalista al Philip K. Dick Award. Con “Sintetizzatori Umani” e “Folli” (Shak, 2000) ha vinto i prestigiosi premi di fantascienza A.C. Clarke e Locus. Nata negli Stati Uniti, vive oggi a Londra, dove dirige anche una rivista di SF.
(Pubblicato su Ecplanet 24-08-2006) NEUROINFORMATICA

IL NOSTRO FUTURO POSTUMANO IL NOSTRO FUTURO POSTUMANO 6
Biopunk