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Dipartimento di Politiche Pubbliche e Scelte Collettive POLIS

Department of Public Policy and Public Choice POLIS

Working paper N. 40 February 2004

Stato, groe Politik ed Europa nel pensiero politico di F. W. Nietzsche


Francesco Ingravalle

UNIVERSITA DEL PIEMONTE ORIENTALE Amedeo Avogadro ALESSANDRIA

Stato, groe Politik ed Europa nel pensiero politico di F. W. Nietzsche


Francesco Ingravalle

ABSTRACT Nietzsche convinto, tra il 1866 e il 1874 che il Reich bismarckiano costituisca il potere amministrativo di una futura lite creata attraverso il modello del pessimismo tragico della tragedia greca antica, del dramma musicale wagneriano e della filosofia di Schopenhauer. Lo Stato il mezzo al servizio degli eroi di una cultura tragica (di una Germania ellenica). La delusione provocata dagli sviluppi politici successivi alla guerra franco-prussiana spingono Nietzsche a opporre allo Stato burocratico bismarckiano lideale di uno Stato come strumento nelle mani del grande individuo (1877-1882). Lo Stato il mezzo del grande individuo. La visione che conduce al modello del bermensch (1882-1888) collegata al concetto di grande politicae al progetto di una unione degli Stati dEuropa.Questa unione sar guidata da unaristocrazia di superuomini alla realizzazione della grande politica nella lotta per il potere mondiale. Nietzsche descrive la futura guida dellEuropa, a partire dal 1882, come guida carismatica.

INTRODUZIONE
Linteresse per il pensiero politico di F. W. Nietzsche ha attraversato, nella cultura europea, tre fasi di cui le prime due nettamente separate dalla terza dal conflitto mondiale del 1939-1945. La prima fase, aperta dai celebri lavori di Georg Morris Cohen Brandes, Daniel Halvy, Ettore Zoccoli1, ha portato alla luce un Nietzsche critico della societ di massa, anti-moderno e radicalmente aristocratico-individualista, antesignano della critica antidemocratica della cultura. La seconda rappresentata dalle interpretazioni nazionalsocialiste del pensiero di Nietzsche nelle quali accanto a interpreti che indicano in Nietzsche un precursore del movimento crociuncinato (Richard Oehler, Alfred Baeumler) vi chi prudentemente gli affianca Houston Stewart Chamberlain, Richard Wagner e Paul De Lagarde (Alfred Rosenberg) e chi lo rifiuta in quanto decadente (Christoph Steding) o in quanto individualista e ostile al primato della Gemeinschaft (Ernst Kriek)2. Ma la destra tedesca non si riassume nel nazionalsocialismo: la Konservative Revolution, nelle sue svariate manifestazioni, si ispir largamente a Nietzsche soprattutto in merito al problema del nichilismo3. La terza fase, infine, stata aperta sia dalledizione critica delle opere gi edite e del Nachlass nonch dellEpistolario curata da Giorgio Colli e da Mazzino Montinari, sia dal celebre intervento di Michel Foucault intitolato Nietzsche, Marx, Freud.4. Il saggio di Foucault mirava non soltanto a cogliere in Nietzsche uno dei maestri della critica dellideologia, ma, soprattutto, a estrarre dalle sue pagine un metodo di indagine della morale, il metodo genealogico, basato essenzialmente sulla pratica della decostruzione della morale stessa (attraverso lindividuazione dei numerosi fili che sintrecciano nella sua forma attuale) e della microfisica del potere che la innerva. Una simile pratica mostrava analogie sia con lanalisi dell ideologia sviluppata da Marx, sia con lanalisi della psiche sviluppata da Freud. La prima fase era influenzata dal disorientamento della cultura politica liberale di fronte allo sviluppo della societ di massa (creata dalla seconda industrializzazione) e alla esigenza
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Cfr. Georg Morris Cohen Brandes, En Afhandling om aristokratisk Radikalisme, Kbenhavn, 1899, tr. inglese a cura di A.G. Chater, Friedrich Nietzsche-An Essay on aristocratic radicalism, London, Heinemann, 1914, tr. it. di A. Ingravalle condotta sulla trad. inglese, Friedrich Nietzsche o del radicalismo aristocratico, Padova, Edizioni di Ar, 1995; Daniel Halvy, La vie de Nietzsche, Paris, 1909, nuova edizione, Nietzsche, Paris, Grasset, 1944, tr. it di Valentina DAnna, Milano, Edizioni del Borghese, 1974, rist. Roma, Ciarrapico, 1983, Ettore Zoccoli, Federico Nietzsche: la filosofia religiosa, la morale, lestetica, Modena, Vincenzi, 1898; 2^ ed. Torino, Bocca, 1901. 2 Cfr. Maurizio Ferraris, Storia della Volont di potenza in F. Nietzsche, La volont di potenza. Frammenti postumi ordinati da Peter Gast e Elisabeth Frster Nietzsche, tr. it di A. Treves (1927), nuova edizione a cura di M. Ferraris e Piero Kobau, Milano, Bompiani, 1995, pp. 656 e 669. 3 Cfr. Armin Mohler, Die konservative Revolution in Deutschland (1918-1932) (1972), tr. it. e introduzione di L. Arcella, La rivoluzione conservatrice in Germania (1918-1932), Firenze-Napoli, La Roccia di Erec-Akropolis, 1990, pp. 89-126. 4 Cfr. M. Foucault, Nietzsche, Marx, Freud, Paris, Editions du Minuit, 1967.

oggettiva di allargare democraticamente la base di legittimazione delle strutture politiche stesse5. La seconda fase stata dominata dal problema del rapporto fra le ideologie del totalitarismo fascista e nazionalsocialista e il contenuto politico del pensiero nietzscheano6. La terza fase era caratterizzata da una richiesta di democratizzazione della vita sociale (conseguente al consolidamento della democrazia politica in Occidente e al proseguimento della seconda rivoluzione industriale), da una sensibilit critica per le modalit e i mezzi con i quali il potere politico tende a sciogliersi dai vincoli della democrazia; non a caso il vivo interesse per il problematico rapporto tra etica, diritto e potere a partire dalla met degli anni Sessanta configur un orientamento considerevolmente libertario da parte della maggioranza della societ civile dei paesi occidentali7. E curioso notare che in tutte le fasi si manifestato scarso interesse per le riflessioni di Nietzsche sullo Stato, le loro connessioni con i concetti di groe Politik e la preconizzazione dellunificazione dellEuropa, nonostante gli studi sul suo pensiero politico si siano sviluppati con vigore (non paragonabile, tuttavia, a quello che ha caratterizzato e continua a caratterizzare linteresse per Nietzsche come filosofo tout-court). Che si vedesse in Nietzsche liniziatore di una critica del liberalismo, del socialismo e della democrazia di tipo nuovo rispetto alle ben note critiche dei nostalgici della Restaurazione8, e lo si intendesse come il teorico della guerra dei popoli per lo spazio vitale o che lo si considerasse come un maestro del pensiero laico e libertario9, nessuna di queste prospettive di lettura ha attirato eccessiva attenzione sul modo in cui Nietzsche si poneva di fronte allo Stato e tematizzava lo sviluppo della politica dei grandi
Cfr. Paolo Pombeni (a cura di), Le trasformazioni politiche nell Europa liberale, Bologna, Il Mulino, 1986; si veda anche Domenico Losurdo, Democrazia o bonapartismo. Trionfo e decadenza del suffragio universale, Torino, Boringhieri, 1993. 6 Emblematico il giudizio espresso da Bertrand Russell su un punto cruciale del pensiero di Nietzsche: Il suo uomo nobile (...) un essere completamente privo di simpatia, spietato, astuto, crudele, che pensa solo al potere. Re Lear, sulla soglia della pazzia, dice: Far tali cose (Quali, ancora non so) ma saranno Il terrore del mondo. Questa la filosofia di Nietzsche entro un guscio di noce (History of Western Philosophy and its Connection with Political and Social Circumstances from the Earliest Times to the Present Day, 1939, tr. it. di L. Pavolini, Storia della filosofia occidentale, Milano, Mondadori, 1979, vol. II, p. 732. Questo giudizio echeggiato dallanonimo prefatore della versione di Also sprach Zarathustra pubblicata nel 1963 dalle edizioni Ghelfi di Milano, soprattutto istituendo una connessione tra filosofia della volont di potenza, ideologia totalitaria e follia. Tale connessione domin il giornalismo da terza pagina degli anni Cinquanta nei paesi anglofoni, in Italia, in Germania, in Francia, e fu fondamentale nel determinare una certa ricezione del pensiero nietzscheano; tramont soltanto in seguito agli studi critici stimolati dalledizione delle opere del filosofo diretta da G. Colli e M. Montinari. 7 Come ha evidenziato la saggistica sui movimenti politici della seconda met degli anni Sessanta: cfr. Peppino Ortoleva, Saggio sui movimenti del 1968 in Europa e in America, Roma, Editori Riuniti, 1988; Giovanni Arrighi, Terence Hopkins, Immanuel Wallerstein, Antisystemic Movements, Roma, Manifestolibri, 1992 e lantologia curata da Marco Scavino, Le radici del 68, Milano, Baldini e Castoldi, 1998. 8 Cfr. Adriano Romualdi, Nietzsche, RomaPadova, Edizioni EuropaEdizioni di Ar, 1971, nuova edizione con il titolo Nietzsche e la mitologia egualitaria, Padova, Edizioni di Ar, 1981, con postfazione di F. Ingravalle. 9 Lespressione - che compendia linterpretazione del pensiero di Nietzsche sviluppata da Gianni Vattimo in Ipotesi su Nietzsche, Torino, Giappichelli, 1967, Id. Il soggetto e la maschera. Nietzsche e il problema della liberazione, Milano, Bompiani, 1974 compare in un suo intervento del 13. 09. 1980, intitolato Da quale cultura viene la violenza di destra, pubblicato in Tuttolibri e ora leggibile in AA. VV. Totalit sociale e comunit organica, Padova, Edizioni di Ar, 1982, pp. 45-48; la citazione si trova a p. 45.
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spazi. Persino il quadro duramente critico del pensiero di Nietzsche tracciato da Gyrgy Lukacs10 (che ne identifica il centro nella lotta teorica contro il socialismo) non si occupa del tema dello Stato. Da quanto detto sarebbe lecito inferire che i passi delle opere edite e inedite del filosofo tedesco in cui l oggetto-Stato viene esaminato siano quantitativamente scarsi, oppure poco significativi (configurandosi come meri corollari della sua pi generale riflessione sulletica e sulla politica). Oltre centocinquanta significativi e non poco estesi passi degli scritti (pubblicati in vita o postumi) di Nietzsche, invece, ne trattano estesamente e incisivamente, in connessione con la diagnosi - certo non comune, allepoca del tramonto dello Stato-Nazione europeo conseguente al dischiudersi degli spazi continentali della groe Politik e considerato nella prospettiva di unEuropa unificata e protagonista della groe Politik stessa. Perch nella ormai sconfinata bibliografia sul pensiero etico-politico di Nietzsche queste connessioni sembrano essere state quasi eluse? Un motivo , presumibilmente, il carattere di mezzo, di strumento, che Nietzsche attribuisce sempre allo Stato; tale carattere ha indotto a giudicare pi interessante dello Stato (e di quanto vi si connette) ci di cui lo Stato strumento: la nuova gerarchia, per gli interpreti collocabili nella prima fase, la volont di potenza, per gli interpreti collocabili nella seconda (a esempio Baeumler) e nella terza fase; allinterno di questultima, lo sforzo per svincolare Nietzsche dalle interpretazioni nazionalsocialiste stato indirizzato alla reinterpretazione del concetto di volont di potenza, a partire almeno dal Nietzsche et la Philosophie di Gilles Deleuze (1962), nella chiara consapevolezza che accomuna, paradossalmente, Rosenberg, Beumler e Deleuze della strumentalit dello Stato nel pensiero etico-politico di Nietzsche. Ed proprio questa singolarissima convergenza interpretativa a fornirci unindicazione preziosa per il tema che ci proponiamo di trattare: unanalisi del concetto nietzscheano di Stato pu, forse, contribuire a illuminare ulteriormente il pensiero etico-politico del filosofo tedesco che la recente e discussa interpretazione di Domenico Losurdo11 ha riportato in primo piano in Italia? Esaminare il concetto nietzscheano di Stato significa introdurre allanalisi della figura teorica della groe Politik e alla conseguente prospettiva di ununione degli Stati europei. La letteratura critica non ha per lo pi ravvisato nella trattazione nietzscheana del problema dello Stato un nodo strategico del pensiero del filosofo; esistono per alcune eccezioni che

Cfr. G. Lukacs, Die Zestrung der Vernunft (1954) tr. it. di E. Arnaud, La distruzione della ragione, Torino, Einaudi, 1959, pp. 311 - 403; si veda anche Adriano Romualdi, Nietzsche, cit., che sostiene uninterpretazione analoga a quella di Lukacs ma di segno politico opposto e non dedica attenzione al tema dello Stato. 11 Cfr. D. Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, Torino, Boringhieri, 2002 preceduto da id. Nietzsche e la critica della modernit, Roma, Manifestolibri, 1997 che ne anticipa le tesi basilari sul carattere reazionario del pensiero etico-politico di Nietzsche.

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prenderemo brevemente in esame nel capitolo I; si tratta di eccezioni costituite prevalentemente anche se non esclusivamente - da studiosi italiani. Nietzsche ha costantemente respinto il concetto dello Stato come teleologia dei processi sociali, riconducibile alla matrice hegeliana, considerandolo invece uno strumento; ma non lo ha mai considerato come strumento della societ e mezzo per la realizzazione della libert umana nei termini in cui questa immagine affiora in molta pubblicistica positivistica o per lemancipazione della classe oppressa e, attraverso essa, dellintera societ teorizzata in ambito socialista12. N si pu dire che Nietzsche intendesse lo Stato come strumento della nazione13 o della razza, come lintendeva propriamente la pubblicistica nazionalista (e quella socialdarwinistica14, non di rado a essa intrecciata, in Germania). Nondimeno, Nietzsche considera lo Stato come strumento, inizialmente sulla scorta di Arthur Schopenhauer e, per rispondere allovvia domanda che sorge a questo punto, cio di che cosa lo Stato sia strumento, se si vuole superare la corretta ma ancora generica chiamata in causa della volont di potenza, non possibile fare nientaltro che ricostruire le diverse fasi della riflessione nietzscheana stessa sullo Stato. Come si vedr, Nietzsche concepisce quale finalit della societ prima il genio artistico, poi lo spirito libero nella forma del grande individuo, e infine il superuomo (varianti di quello che stato definito da Herbert Marcuse il neoindividualismo di Nietzsche15); in estrema sintesi: il grande individuo (e poi il superuomo) come giustificazione, come teleologia della societ e lo Stato come suo strumento. Va rilevato che nella costruzione del concetto di Stato Nietzsche usa materiali che hanno un peso diverso a seconda delle fasi del suo pensiero: la citt-Stato greca, il principato rinascimentale italiano (visto con gli occhi di Niccol Machiavelli e di Jakob Burckhardt) e
Nietzsche non conobbe il pensiero di Marx e di Engels neppure nella sua pi nota formulazione, il celebre Manifest del 1848; conosceva invece il pensiero di Ferdinand Lassalle, sia pure indirettamente (attraverso lopera di Joseph Edmund Jrg, Geschichte des social-politisches Parteien in Deutschland, Freiburg im Breisgau, Herder sche Verlagshandlung, 1867, cap. VII, come apprendiamo da una lettera di Nietzsche stesso a Carl von Gersdorff del 16 febbraio 1868), e direttamente soltanto il pensiero di un socialista atipico come Eugen Dhring. Non ci sono prove di una conoscenza, da parte di Marx e di Engels, del pensiero di Nietzsche. 13 Sulla conoscenza che Nietzsche ebbe del pensiero di Heinrich von Treitschke si veda oltre, cap. II. 14 Il cui maggiore esponente fu il giurista e sociologo Ludwig Gumplowicz (1838 - 1909), autore, nel 1875, di un saggio intitolato Rasse und Staat e, successivamente, di un ampio studio intitolato Die soziologische Staatsidee, (1892), rist. Aalen, Scientia Verlag, 1969 ampiamente diffuso nei paesi di lingua tedesca e tradotto persino in italiano nel 1904 (Il concetto sociologico dello Stato, Torino, Fratelli Bocca Editori). Nietzsche non nomina mai lo scritto di Gumplowicz del 1875 anche se l dove affronta questioni connesse col problema della razza il pensiero di Gumplowicz come termine di riferimento potrebbe non essergli stato sconosciuto. Su alcune coincidenze oggettive fra il pensiero di Nietzsche e quello di Gumplowicz si sofferma D. Losurdo, Nietzsche, il ribelle, cit., pp. 509, 724, 856 857. E noto, peraltro, che Nietzsche conosceva bene lopera pi nota di John Lubbock (1834-1913) (The origin of civilisation and the condition of man. Mental and social condition of savages, London, Longmans, 1875) in traduzione tedesca (Die Entstehung der Civilisation und der Urzustand des Menschengeschlechtes, Costenoble, Jena, 1875) menzionato da M. Montinari, Che cosa ha detto Nietzsche, Milano, Adelphi, 2000, p. 108. 15 Cfr. H. Marcuse, Di fronte al nazismo. Scritti di teoria critica 1940-1948, tr. it. di R. Laudani con una premessa di Carlo Galli, Roma-Bari, Laterza, 2001, p. 4.
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infine lImpero romano.Con questi modelli istituzionali si intrecciano modelli teorici come quello hobbesiano mediatogli da Schopenhauer16, il modello negativo hegeliano, letto attraverso Schopenhauer, il modello positivistico mediatogli, in ampia misura, da Paul Re17. Lintero arco della riflessione nietzscheana sullo Stato ha come termine di confronto il Reich bismarckiano; un termine di confronto essenziale per comprendere le metamorfosi della grande individualit attraverso le fasi della teorizzazione di questultima da parte del filosofo. Il coinvolgimento diretto di Nietzsche nella quotidianit politica, come si noter pi avanti, particolarmente intenso nel periodo 1866-1874 e, come testimoniano anche le lettere, va ridimensionandosi, in fondo, nel dodicennio successivo18; linteresse teorico per il problema dello Stato, invece, resta costante sino agli ultimi appunti del 1888. Lanalisi che il filosofo sviluppa non si presenta, tuttavia, nei termini di un discorso sui meccanismi amministrativi o sui principi costituzionali del Reich, bens nei termini di unindagine sul significato dello Stato tedesco e dello Stato in generale. Il luogo di convergenza delle riflessioni nietzscheane la connessione tra nazionalismo, democrazia di massa e interventismo statale e le ambiguit di un democraticismo quello bismarckiano - diviso in una componente rappresentativa e in una componente plebiscitaria19; a tale connessione Nietzsche applica, dopo il 1877, la pietra di paragone del grande individuo, della crisi dello Stato-Nazione, della groe Politik e dellEuropa come futuro soggetto politico di questultima (col correlativo problema della nuova gerarchia). Egli giunge gradualmente a propugnare una sorta di teoria cesaristica dello Stato; ma non dello Stato-Nazione, centro della propaganda pangermanistica, bens di una Europa unita. La visione della incipiente societ di massa in Europa attraversata dalla convinzione che si stiano creando, proprio attraverso la massificazione, gli strumenti migliori di cui si potranno servire le nature dominatrici, i futuri aristcrati dellEuropa. Questi ultimi realizzeranno lavvento della superumanit. Non la politica quotidiana in s stessa costituiva linteresse precipuo del filosofo, n linsieme delle istituzioni concrete, bens il significato filosofico e politico delluna e delle altre; ma non il significato filosofico il centro del presente lavoro, anche se spesso vi si accenner, bens quello politico; il pensiero politico nietzscheano non del tutto separabile dal suo pensiero filosofico: pertanto, sia pure soltanto come sfondo, saranno richiamate le grandi tematiche filosofiche per le quali Nietzsche noto; non sar, tuttavia, evitabile una certa emarginazione dellimponente letteratura critica a carattere prettamente ermeneutico-filosofico a lui dedicata.
Vedere oltre, cap. II. Cfr. Paul Re, Die Entstehung der moralischen Empfindungen, Chemnitz, Schmeitzner, 1877. Sono tuttaltro che infrequenti, comunque, negli scritti di Nietzsche successivi al 1876, menzioni di Herbert Spencer o allusioni a John Stuart Mill. 18 Ma si cfr. D. Losurdo, Nietzsche, il ribelle, cit., parte terza, capp. 17 e 18. 19 Utilizziamo qui la terminologia impiegata da Michael Strmer, Das ruhelose Reich. Deutschland 1866-1918, Berlin, Severin und Siedler, 1983, tr. it. di A. Roveri, Limpero inquieto. La Germania dal 1866-1918, Bologna, Il Mulino, 1993, p. 154.
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La scansione delle fasi del pensiero di Nietzsche a proposito dello Stato coincide, in linea di massima, con quelle evidenziate per il suo pensiero filosofico dalla letteratura critica pi influente20. Il presente scritto si propone, anche per limiti di spazio disponibile, soltanto come un tentativo di evidenziare linterna coerenza dellaspetto del pensiero politico di Nietzsche preso in esame, non gi come uno studio che pretenda di esaurirne tutte le articolazioni interne. La discussione della bibliografia inoltre limitata ai soli studi che hanno considerato come strategicamente centrale per il pensiero di Nietzsche il concetto di Stato, le sue connessioni con il concetto di groe Politik e con il tema dellunificazione dellEuropa. Ringrazio Corrado Malandrino che ha cortesemente letto varie versioni di questo scritto suggerendomi modifiche nella strutturazione del testo. Delle interpretazioni sviluppate in questo scritto sono, comunque, lunico responsabile.

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Che, peraltro, riprende sostanzialmente quella delineata da Nietzsche stesso nella sua autobiografia filosofica, Ecce Homo.

Abbreviazioni
B=Friedrich Nietzsche, Briefwechsel. Kritische Gesamtausgabe herausgegeben von G. Colli und M. Montinari, Berlin-New York, De Gruyter, 1975 -ss. E=Friedrich Nietzsche, Epistolario, a cura di G. Colli e M. Montinari, 1977 -ss. J=Curt Paul Janz, Friedrich Nietzsche. Biographie, Carl Hanser Verlag, Mnchen-Wien 19781979, tr. it. di M. Carpitella, Vita di Nietzsche, 3 voll., Roma-Bari, Laterza, 1980-1983. KGA=Friedrich Nietzsches Werke. Kritische Gesamtausgabe, herausgegeben von G. Colli und M. Montinari, Berlin-New York, De Gruyter, 1967 -ss: I 1: Nachgelassene Aufzeichnungen (Anfang 1852Sommer 1856), 1995. I 2: Nachgelassene Aufzeichnungen (Herbst 1858Herbst 1862), 2000. I 3: Nachgelassene Aufzeichnungen (Herbst 1864Frhjahr 1868), 1999. II 1: Philologische Schriften (18671873), 1982. II 2: Vorlesungsaufzeichnungen (SS 1869WS 1869/70). Anhang: Nachschriften von Vorlesungen Nietzsches, 1993 II 3: Vorlesungsaufzeichnungen (SS 1870 SS 1871), 1993. II 4: Vorlesungsaufzeichnungen (WS 1871/72WS18741875), 1995. III 1: Die Geburt der Tragdie. Unzeitgemsse Betrachtungen I III (1871 1874), 1972. III 2: Nachgelassene Schriften (1870 1873), 1973. III 3: Nachgelassene Fragmente (Herbst 1869Herbst 1872), 1978. III 4: Nachgelassene Fragmente (Sommer 1872Ende 1874), 1978. III 5: Michael Kohlenbach und Marie-Luise Haase, Nachbericht zur dritten Abteilung. Erster Halbband: kritischen Apparat (Die Geburt der Tragdie, Unzeitgemsse Betrachtungen I III, Nachgelassene Schriften 18701873), 1997. Zweiter Halbband: kritischer Apparat (Nachgelassene Fragmente (Herst 1869Ende 1874), 1997. IV 1: Richard Wagner in Bayreuth (Unzeitgemsse Betrachtungen IV). Nachgelassene Fragmente (Anfang 1875 bis Frhling 1876), 1967. IV 2: Menschliches, Allzumenschliches I. Nachgelassene Fragmente (1876 bis Winter 1878), 1967. IV 3: Menschliches, Allzumenschliches II. Nachgelassene Fragmente (Frhling 1878 bis November 1879), 1967. IV 4: Mazzino Montinari, Nachbericht zur IV. Abteilung. V 1: Morgenrthe. Nachgelassene Fragmente (Anfang 1880 bis Frhjahr 1881), 1971. V 2: Idyllen aus Messina. Die frhliche Wissenschaft. Nachgelassene Fragmente (Frhjahr 1881 bis Sommer 1882), 1973. 9

VI 1: Also sprach Zarathustra (18831885), 1968. VI 2: Jenseits von Gut und Bse. Zur Genealogie der Moral (18861887), 1968 V1 3: Der Fall Wagner. Gtzen-Dmmerung. Nachgelassene Schriften (August 1888 bis Anfang Januar 1889): Der Antichrist. Ecce Homo. Dionysos-Ditiramben. Nietzsche contra Wagner, 1969 VI 4: Marie-Luise Haase und Mazzino Montinari, Nachbericht zum ersten Band der Sechsten Abteilung (Also sprach Zarathustra), 1991. VII 1: Nachgelassene Fragmente (Juli 1882 bis Winter 1883/84), 1977. VII 2: Nachgelassene Fragmente (Frhjahr bis Herbst 1884), 1974. VII 3: Nachgelassene Fragmente (Herbst 1884 bis Herbst 1885), 1974. VII 4: Mazzino Montinari, Nachbericht zur VII. Abteilun., Erster Halbband: Nachgelassene Fragmente (Juli 1882 bis Winter 1883/84) 1984., 1984. Zweiter Halbband: Nachgelassene Fragmente (Frhjahr 1884 bis Herbst 1885), 1984. VIII 1: Nachgelassene Fragmente (Hebst 1885 bis Herbst 1887), 1974. VIII 2: Nachgelassene Fragmente (Herbst 1887 bis Mrz 1888), 1970. VIII 3: Nachgelassene Fragmente (Anfang 1888 bis Januar 1889), 1972. IX 1: Der handschriftliche Nachla ab Frhjahr 1885 in differenzierte Transkription. Notizheft N VII I, 2001. IX 2: Der handschriftliche Nachla ab Frhjahr 1885 in differenzierte Transkription. Notizheft N VII 2, 2001. IX 3: Der handschriftliche Nachla ab Frjahr 1885 in differenzierte Transkription.Notizheft N VII 3, 2001. OFN = Opere di Friedrich Nietzsche, a cura di G. Colli e M. Montinari, Milano, Adelphi, 1964 -ss. I 1: Scritti giovanili 18561864, 1998. I 2: Scritti giovanili 18651869, 2001 III 1: La nascita della tragedia.Considerazioni inattuali I III, 1972. III 2: La filosofia nellepoca tragica dei Greci e Scritti dal 1870 al 1873, 1973. III 3, 1: Frammenti postumi 18691874, 1989. III 3, 2: Frammenti postumi 18691874, 1992. IV 1: Richard Wagner a Bayreuth e Frammenti postumi 187576, 1967. IV 2: Umano, troppo umano, I e Frammenti postumi 187678, 1965. IV 3: Umano, troppo umano,II e Frammenti postumi 187879, 1967. 10

V 1: Aurora e Frammenti postumi 187981, 1964. V 2: Idilli di Messina La gaia scienza e Frammenti postumi 188182, 1965 (nuova ed. rived., 1991). VI 1: Cos parl Zarathustra, 1968. VI 2: Al di l del bene e del male Genealogia della morale, 1968. VI 3: Il caso Wagner Il crepuscolo degli idoli Lanticristo Ecce Homo Nietzsche contra Wagner, 1970. VI 4: Ditirambi di Dioniso e Poesie postume 188288, 1970. VII 1, 1: Frammenti postumi 18821884, 1982. VII 1, 2: Frammenti postumi 1884, 1976. VII 3: Frammenti postumi 18841885, 1975. VIII 1: Frammenti postumi 188587, 1975. VIII 2: Frammenti postumi 188788, 1971. VIII 3:Frammenti postumi 1888 89, 1974. Tutti i corsivi in citazione dalle opere di Nietzsche sono del filosofo stesso.

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I. Nietzsche e lo Stato: interpretazioni


Si detto che gli studi specifici sul nostro argomento sono molto rari21. Aggiungiamo che non pi di sette studiosi, nell intero arco della bibliografia nietzscheana, hanno dedicato un certo spazio al problema dello Stato nel pensiero di Nietzsche: Alfred Beumler, Walther Kaufmann nel quadro di ricostruzioni generali, Massimo Cacciari, Luigi Alfieri Roberto Escobar, Franco Livorsi e Karl Lwith nel contesto della saggistica sul pensiero politico del filosofo. Rispetto alla bibliografia sul pensiero politico di Nietzsche22 si tratta di studi che hanno considerato il problema dello Stato come strategicamente rilevante per lumeggiare il politico nietzscheano. Ci soffermeremo in primo luogo brevemente sullopera di Beumler perch la prima a essere per larga parte incentrata sulla questione della statualit in Nietzsche e pu essere considerata, a buon diritto, il primo termine di confronto per un abbozzo di storia delle interpretazioni23. Nonostante lopinione comune24, sarebbe difficile giudicare Alfred Beumler come uno degli ideologi di punta del partito nazionalsocialista tedesco; egli, infatti, ader al partito soltanto nel 1934 e vi ricopr incarichi ufficiali senza avere mai il peso politico di un Rosenberg o di un Kriek. E ragionevole vedere in lui, soprattutto, un pangermanista guadagnato alla causa del nazionalsocialismo25. Lo studioso muove come faranno, pi tardi, Kaufmann e Lukacs - da una rivendicazione della Einheit der Nietzscheschen Produktion incentrata sul principio secondo il quale il mondo

Cfr. Martin Bermann, Nietzsche on the State, Systematics, 11, 1973, pp. 54-59; Raymond Polin, Nietzsche und der Staat oder die Politik eines Einsamen in Nietzsche. Werk und Wirkung, hg. von H. Steffen, Gttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 1974, pp. 22-44, entrambi inclini a sottolineare il carattere individualistico della posizione di Nietzsche sullo Stato. 22 Cfr. Georg Adler, Nietzsche. Der Sozialphilosoph der Aristokratie in Nord und Sd, 56, 1891, pp. 224-240; Franz Mehring, Nietzsche gegen den Sozialismus, in Die Neue Zeit, XV, 1, 1896-1897, pp. 545-549; Louis Leibrich, Nietzsche et la politique, in Etudes Germaniques, 1, 1946, pp. 41-58; S. J. Colman, Nietzsche as politique et moraliste, JHI, 27, oct. 1966, pp. 549-574; Rn-Jean Dupuy, Politique de Nietzsche. Textes choisis et prsents, Paris, Colin, 1969 ; Sabbash Kasyap, The unknown Nietzsche : his socio-political thought and legacy, Delhi, 1970; Tracy Strong, Nietzsche and politics in Robert Solomon (ed.), Nietzsche: a collection of critical essays, New York, Anchor Press, 1973, pp. 258-292; Giuliano Campioni, Von der Auflsung der Gemeinschaft des Freigeist, Nietzsche-Studien, 1975, pp. 83-112. 23 Lo scritto di Beumler Nietzsche. Der Philosoph und Politiker, Leipzig, Reclam, 1931 (ed. it. e traduzione di Luigi Alessandro Terzuolo, Nietzsche filosofo e politico, Padova, Edizioni di Ar, 2003) si occupa della teoria nietzscheana dello Stato da p. 88 a p. 177 (pp. 71-136, tr. it.) e nellEpilog, pp. 178-183 (pp. 136-140, tr. it.). Tutti gli altri scritti di Baeumler su Nietzsche sono stati tradotti in lingua italiana da L. A. Terzuolo con il titolo Linnocenza del divenire, Padova, Edizioni di Ar, 2003. 24 Che pu essere ben esemplificata dal saggio di Georges Bataille, Nietzsche e i fascisti, in Gilles Deleuze, Nietzsche, ed. it. a cura di F. Rella, Verona, Bertani, 1973, 2^ ed. 1977 e gi dalle pagine dedicate da Lukacs, nella sua monumentale Zerstrung der Vernunft, a Beumler. Una interpretatio autentica della milizia di questultimo nella N.S.D.A.P. si pu leggere nell appendice alla traduzione italiana, curata da F. Coppellotti , della sthetik (1934), interamente composta sulla base di scritti autobiografici dellAutore, cfr. A. Beumler, Estetica, Padova, Edizioni di Ar, 1999, pp. 147-151. 25 Letture ideologicamente ben pi conformi di quella di Beumler sono quelle di Alfred Rosenberg, Friedrich Nietzsche. Aussprache bei einer Gedankstunde anlsslich des 100 Geburtstag F. N. am 15. oktober 1944, Munich, Eher (Zentralverlag der NSDAP), 1944 preceduta da quelle di H. Hrtle (Nietzsche und der Nationalsozialismus, Munich, Eher, 1937) e di R. Oehler (F. Nietzsche und die Deutsche Zukunft, Leipzig, Armanen Verlag, 1935); cfr. Mazzino Montinari, Appunti su Nietzsche e il nazionalsocialismo in Studi Tedeschi, 2, 1972, pp. 49 -ss centrato sullinterpretazione beumleriana del pensiero di Nietzsche; una sintesi della replica a questo saggio di Montinari da parte della moglie di Beumler si pu leggere in tr. it in A. Beumler, Linnocenza del divenire, tr. it. di L. A. Terzuolo, Padova, Edizioni di Ar, 2003, pp. 243249. Sulle interpretazioni nazionalsocialiste nel loro complesso cfr. Giorgio Penzo, Il superamento di Zarathustra, Roma, Armando, 1985.

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divenire, cio kmpfen und siegen e la filosofia di Nietzsche che la rispecchia totalmente un heroischer Realismus26. Perno del pensiero politico di Nietzsche sarebbe una visione germanica dello Stato, non gi tedesca - per tedesco Beumler intende il germanesimo sotto linfluenza cristiano-romana. Nietzsche si pone contro lo Stato, non semplicemente contro lo Stato tedesco, ma contro lo Stato in s27 fin dalla giovinezza. Nietsches Wort ist (...)urgermanisch28: nella tradizione germanica il re non imperatore in senso romano, ma capo dellesercito e difensore del diritto tradizionale. Il Germano riconosce un capo (Fhrer) soltanto nel momento del pericolo, nella guerra, ma non riconosce un signore29. Su queste basi, lo studioso sostiene che Nietzsche critica il socialismo per il suo statalismo, lo Stato democratico per il suo livellamento , il nazionalismo e il pacifismo30 in quanto esiti delle non-germaniche idee della Rivoluzione Francese.31 Bersaglio di Nietzsche sarebbe lo hegelschen Totalstaat als Kulturstaat32, il liberal-nazionalismo come derivazione hegeliana e sintesi di Illuminismo e Romanticismo;33 Nietzsche critica Bismarck, secondo la ricostruzione di Beumler, per il suo piccolo nazionalismo, gli oppone la grosse Politik
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propugna l idea eroica di uno Stato che avr il compito di guidare lEuropa35. Lo Stato , secondo Beumler, il mezzo della Grande Politica; questultima pu sorgere soltanto dalla rivitalizzazione del germanesimo originario attraverso il pensiero politico di Nietzsche. In questa lettura beumleriana non difficile cogliere, come reale filtro interpretativo, il mito del risveglio nazionale della Germania36 come sua rigenerazione; in esso, propriamente, era stata fissata la distinzione fra tedesco e germanico; e la critica a ci che era tedesco coincideva con lesaltazione di ci che era germanico; il disastro stesso del 1918 era stato inteso come il fuoco purificatore che aveva distrutto la scorza tedesca per farne scaturire il germanesimo. Diversa la lettura nazionalsocialista che considera selettivamente lopera di Nietzsche: Alfred Rosenberg ha scritto che il nazionalsocialismo vede come propri precursori esclusivamente Richard Wagner, Friedrich Nietzsche, Paul de Lagarde e Houston Stewart

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Cfr. A. Beumler, Nietzsche, cit., pp. 14-15. Cfr. A. Beumler, Nietzsche, cit., p. 89. 28 Cfr. A. Beumler, Nietzsche, cit., p. 94. 29 Cfr. A. Beumler, Nietzsche, cit., p. 91. 30 Si noti la significativa omissione di un altro bersaglio polemico di Nietzsche: lantisemitismo. 31 Cfr. A. Beumler, Nietzsche, cit., p. 119. 32 Cfr. A. Beumler, Nietzsche, cit., p. 133. 33 Cfr. A. Beumler, Nietzsche, cit., p. 134. 34 Cfr. A. Beumler, Nietzsche, cit., p. 144. 35 Cfr. A. Beumler, Nietzsche, cit., p. 182. 36 Cfr. Oswald Spengler, Neubau des deutschen Reiches, Beck, Mnchen, 1924, pp. 28-29 e 40-50; Arthur Mller van den Brck, Der politische Mensch, antologia a cura di Hans Schwarz (1933), tr. it. di L. Arcella, Luomo politico, Roma, Edizioni Settimo Sigillo, 1997, pp. 62-66 (su Nietzsche e la rigenerazione tedesca)

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Chamberlain; in altri termini, ci che interessa a Rosemberg del pensiero di Nietzsche solo quanto pu conciliarsi con lottica pangemanistica degli altri tre autori citati37. Il problema dello Stato nel pensiero di Nietzsche affrontato in numerosi passi del vasto saggio di Walter Kaufmann Nietzsche. Philosopher, Psychologist, Antichrist (1950)38. Questo studio rappresenta un decisivo passo in avanti sul piano interpretativo. Esso sottolinea, infatti, nel capitolo V, la radicale contrapposizione di Nietzsche nei confronti dello Stato. Per Kaufmann il discorso di Nietzsche, centrato sullindividualit umana, sidentifica teoreticamente con il discorso filosofico sullExistenz. Gi Jaspers (ricordato da Kaufmann39) aveva indicato in Nietzsche un precursore della Existenzphilosophie; Kaufmann stesso nota motivi di intreccio teoretico tra il pensiero di Nietzsche, la fenomenologia di Husserl e la Existenzphilosophie40 e sottolinea che il problema fondamentale delluomo, per Nietzsche, quello di raggiungere la vera esistenza, perch la sua vita sia qualche cosa di pi che un incidente41. Ed proprio a unesistenza autentica che lo Stato sarebbe dostacolo, secondo Nietzsche; questi attacca non gi il Reich, ma lo Stato in generale: in merito il suo punto di vista meno storico che sovrastorico42 e si oppone, in generale, anche alla sopravvalutazione della politica43 perch considera lintero regno dello spirito oggettivo soltanto come una parte della natura e lo Stato come una versione pi complicata della massa44. E agevole constatare che n Beumler, n Kaufmann accennano a un divenire storico del punto di vista nietzscheano. Massimo Cacciari45 riconduce, invece, la posizione di Nietzsche sullo Stato a una sorta di Entzauberung in base alla quale il filosofo tedesco vede nello Stato stesso e nella razionalit scientifica due meri strumenti della volont di potenza. Obiettivo di Cacciari non fare una storia del concetto di Stato in Nietzsche, ma ricostruire i diversi aspetti del disincantamento del Politico allinterno del processo, epistemologico non meno che socio-politico, di organizzazione totale del mondo nella cultura filosofica centro-europea a cavaliere tra i secoli XIX e XX. Ci che lo studioso denomina lImpolitico nietzscheano smaschera il discorso di
Cfr. A. Rosenberg, Gestalten der Idee, Mnchen, Eher, 1936, 2^ edizione, p. 18. E sempre utile leggere, sulle interpretazioni nazionalistiche di Nietzsche, lo scritto di Franz Pfemfert Die Deutschsprechung Friedrich Nietsches (1915) riportata, ora, in Nietzsche und die deutsche Literatur, herausgegeben von Bruno Hillebrand, vol. I. Texte zur Nietzsche-Rezeption 1873-1963, Munich, DTV, 1978, pp. 177-179, ironico giuoco di contrapposizioni fra le rivendicazioni nazionalistiche della parola nietzscheana e i passi delle opere del filosofo nei quali egli parla pi sapidamente dei tedeschi e del nazionalismo tedesco. 38 tr. it. di R. Vigevani (condotta sulla 2^ edizione, del 1968), Nietzsche filosofo, psicologo, anticristo, Firenze, Sansoni, 1974, p. 97 (critica di Beumler), 124-126 (la critica nietzscheana dello Stato si rivolge contro Hegel e contro lidea che la libert si realizzi pienamente soltanto nello Stato), 201 (la convinzione i Nietzsche che Wagner fosse stato corrotto dal suo tardivo successo e che per conservarlo e accrescerlo avesse fatto pace con lo Stato, con la Chiesa e si fosse piegato allopinione pubblica), 431 (sullo Stato come nuovo idolo) e numerosi altri passi. 39 Cfr. Karl Jaspers, Nietzsche. Einfhrung in das Verstndnis seines Philosophierens, Berlin-Leipzig, De Gruyter, 1936. 40 Cfr. W. Kaufmann, Nietzsche, cit., p. 103. 41 Cfr. W. Kaufmann, Nietzsche, cit., p. 178. 42 Cfr. W. Kaufmann, Nietzsche, cit., p. 184. 43 Cfr. W. Kaufmann, Nietzsche, cit., p. 185. 44 cfr. W. Kaufmann, Nietzsche, cit., p. 196. 45 Cfr. M. Cacciari, Limpolitico nietzscheano, in F. Nietzsche, Il libro del filosofo, a cura di Marina Beer e M. Ciampa, Roma, Savelli, 1978, pp. 105-120.
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valore che ancora fonda il politico nella societ di massa, a differenza dellImpolitico di Thomas Mann che vi vede il mero disvalore. LImpolitico nietzscheano consiste, in realt, in quel rovesciamento di valore che libera il Wille zur Macht nella dimensione di un Politico in grande il quale fa i conti con la politicizzazione totale dei rapporti sociali. La politicizzazione un processo oggettivo, necessario in quanto distruzione del Valore, continua Cacciari; lImpolitico decostruisce la totalit che sta sorgendo in quel complesso istituzionale che tende a rinserrare e a sussumere in s la totalit degli interessi sociali; svela, in altri termini, gli arcani della societ capitalistica di massa in piena fase di ascesa. La democratizzazione genera lorganizzazione politica; ma il politico viene, a questo punto, a rivelarsi come un campo di forze eterogenee e contraddittorie; la subordinazione allo Stato viene sottoposta allinteresse dei singoli; la legge stessa non altro che lorganizzazione politica determinata che lha prodotta. Ridotto a mera contingenza, lo Stato viene desacralizzato. Salta, cos, la conciliabilit delle esigenze sociali sostenuta in nome di una eliminazione armonicistica dei conflitti: la loro sintesi non pi possibile allinterno della piccola politica. Il fare dei diversi soggetti, prosegue Cacciari, si incarnato nella potenza politica dei diversi interessi di classe la cui contrapposizione liquida la teleologia del valore del lavoro di cui lo Stato dialettico la forma. Il lavoratore pone come impossibile la sintesi; sorgono, dunque, quegli individui pericolosi cui Nietzsche si riferisce in Aurora46. Se lo Stato dialettico si regge soltanto sul valore del lavoro, sul riconoscersi universale dei soggetti in esso, la dura demitologizzazione del valore del lavoro e dello Stato dialettico operata da Nietzsche il segno che lo stato dialettico stesso, oramai, inconcepibile e che l operaio avverte la propria condizione come impossibile in due sensi: perch le condizioni dello sfruttamento sono, palesemente, una ignominia e perch l individualit del lavoratore rende impossibile il processo dialettico di riduzione e mediazione della potenza della forma-Stato. Nietzsche ha colto a suo modo, secondo Cacciari, linsieme dei nodi che oppongono la classe operaia allo Stato del Capitale, mostrando lo Stato come dominio, il lavoro come schiavit, demistificando, dunque, la dignit del lavoro, e sottolineando la riottosit dei lavoratori a essere semplici ingranaggi del processo di valorizzazione del capitale. Il saggio di Roberto Escobar Nietzsche e la filosofia politica del XIX secolo47 parzialmente dedicato al problema dello Stato48. Il presupposto che innerva lintero studio che Nietzsche lintellettuale borghese pi radicale perch porta i presupposti ideologici della propria classe di appartenenza al loro esito nichilistico. Sotto questo profilo, Nietzsche il portatore delle
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Cfr., a esempio, gli aff. 173 e 206 , F. Nietzsche, OFN, V1, pp. 127 e 152154 (KGA, pp. 154 e 183185. Milano, Edizioni del Formichiere, 1979 48 Cfr. R. Escobar, Nietzsche, cit., pp.143-200.

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contraddizioni fondamentali di una classe oggettivamente in declino e il suo pensiero sullo Stato rivela con particolare chiarezza alcune tra queste contraddizioni49. Nietzsche sostiene che i rapporti politici sono rapporti di potenza50; a partire da questo assunto fondamentale prende corpo unambiguit basilare: da un lato[Nietzsche] rifiuta la santificazione dello Stato, parallela alla assolutizzazione del presente e del successo (che egli vede nella realt del suo tempo e che crede di potere ricondurre allinflusso del pensiero hegeliano); dallaltro, per, giunto al termine della propria analisi, sembra paradossalmente recuperare lidea di Stato in una versione radicalizzata (lo Stato forte) in funzione del proprio disegno relativo alla costruzione di un nuovo modello umano51. E questa, secondo Escobar, la contraddizione che va illuminata per comprendere e rendere produttivo il pensiero di Nietzsche sullo Stato. Stato, osserva Escobar, la parola con cui [Nietzsche] designa ogni forma di dominio (sempre violento) da parte di un individuo o di un gruppo nei confronti di una comunit (...)52. Esso la dimensione del gregge, dimensione radicalmente eteronoma53 cui si oppone l bermensch; nellutopia nietzscheana lo Stato e la sua violenza vengono superati dallbermensch anche perch per Nietzsche lo Stato soltanto un mezzo: Il suo valore non consiste nella capacit di rappresentare e promuovere valori, ma nel suo opporsi a una situazione di disordinata violenza54. Il superuomo ha senso soltanto dopo lo Stato, sostiene Escobar55. Lo Stato non sorge per contratto, ma dai violenti rapporti delle origini umane e giunge a sublimarsi sino a Stato idolo nella filosofia hegeliana56 nei termini di una forza opposta alla cultura57. E tuttavia, osserva lo studioso, Nietzsche fa lapologia dello Stato antico fondato sul controllo delle passioni e sulla condivisione di un immagine del mondo58, critica lo Stato moderno che su tale condivisione non si fonda (fondandosi, invece, su principi razionali astratti) e finisce per recuperare il valore del nazionalismo e persino del militarismo59, contro il socialismo e la democrazia, per creare il contesto favorevole al superuomo. Secondo Escobar la contraddizione viene a sussistere tra il superuomo come realt che pu nascere soltanto dalle ceneri dello Stato e il superuomo come realt che pu nascere solo
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Cfr. R. Escobar, Nietzsche, cit., p. 179. Cfr. R. Escobar, Nietzsche, cit., p. 143. 51 Cfr. R. Escobar, Nietzsche, cit., p. 144. 52 Cfr. R. Escobar, Nietzsche, cit., p. 148. 53 Cfr. R. Escobar, Nietzsche, cit., p. 148. 54 Cfr. R. Escobar, Nietzsche, cit., p. 150. 55 Cfr. R. Escobar, Nietzsche, cit., p. 152. 56 Cfr. R. Escobar, Nietzsche, cit., pp.154-159. 57 Cfr. R. Escobar, nietzsche, cit., pp. 159-162. 58 Cfr. R. Escobar, Nietzsche, cit., pp. 162-164. 59 Cfr. R. Escobar, Nietzsche, cit., pp. 182-183

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attraverso uno Stato fondato sulle ceneri della democrazia e del socialismo; da un lato Nietzsche critica lo Stato; dallaltro ne fa lapologia. E la contraddizione, secondo Escobar, insanabile. E programmaticamente limitato agli scritti composti da Nietzsche tra il 1869 e il 1876 lo studio di Luigi Alfieri60. Il selettore utilizzato dallo studioso il rapporto fra Kultur e societ che viene considerato lunico problema comune a tutte le opere nietzscheane del periodo preso in considerazione. Attraverso unindagine diacronica Alfieri giunge a sostenere che il tema rivoluzionario implicito nella Nascita della tragedia diviene esplicito in Richard Wagner a Bayreuth configurando il pensiero del giovane Nietzsche come critico dellordine costituito, sostenitore della giustizia sociale e persino della democrazia61; tuttavia, ogni fenomeno collettivo si presenta, dal punto di vista nietzscheano, come una ricaduta nella barbarie: la vita dei popoli dominata dalla guerra, dagli odi nazionali o di classe, dal militarismo, dalla supina acquiescenza alle convenzioni, dallobbedienza fanatica allo Stato o da una ribellione allo Stato che a Nietzsche appare una pura esplosione di nichilismo62. Nietzsche, in fondo, non esce, secondo Alfieri, dal problema della cultura comesso stato tematizzato dal suo tempo: egli lha sviscerato per intero, sia in negativo, sia in positivo, lumeggiandolo nei termini della polarit tra genio e popolo. Tra questi due poli, dopo la Nascita della tragedia, il filosofo non vedr alcun passaggio63. Il dionisiaco rivoluzione, o scatenamento della passionalit come momento meramente negativo della politica, mentre lapollineo il puro, assoluto dominio. La tragedia attica la sintesi di entrambi e ha il suo corrispettivo istituzionale nella democrazia ateniese. Ci che Nietzsche cerca, rileva Alfieri, una sintesi analoga nella situazione tedesca del 1869-1876 e per questo motivo egli teme la rivoluzione, com attestato chiaramente dal suo atteggiamento nei confronti della Comune di Parigi. Nietzsche cerca una sintesi greca, anzi, ateniese, del conflitto fra dionisiaco e apollineo (che egli giudica essere gli impulsi fondamentali della vita psichica umana, non soltanto di quella degli antichi Greci); ma una tale sintesi presuppone la ripresa della connessione fra Kultur e schiavit e Nietzsche la propone, osserva Alfieri, in temini di ideali astratti e sogni metafisici e di puro fanatismo filosofico64. Alla realizzazione di tali ideali presiede l Apollo doricoprussiano, il dio dello Stato che anche il dio della guerra e della schiavit65.

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Cfr. L. Alfieri, Apollo tra gli schiavi. Filosofia e societ nel giovane Nietzsche, Milano, Franco Angeli, 1984. Cfr. L. Alfieri, Apollo, cit., p. 21. 62 Cfr. L. Alfieri, Apollo, cit., pp. 34-35. 63 Cfr. L. Alfieri, Apollo, cit., p. 37. 64 Cfr. L. Alfieri, Apollo, cit., p. 149. 65 Cfr. L. Alfieri, Apollo, cit., p. 155.

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Nel saggio Schopenhauer come educatore, osserva ancora Alfieri, Nietzsche riconferma il carattere strumentale dello Stato rispetto alla cultura; la cultura gli appare come figlia dellautoconoscenza del singolo e dellinsoddisfazione di s66 e in antitesi con un potenziamento dello Stato. Il quadro complessivo che risulta da questa lettura delle opere giovanili di Nietzsche quello di una ambiguit marcata del filosofo tedesco il quale oscilla tra lelogio dello Stato come forma, speranze in una rinascita ellenica della Germania grazie anche al Reich bismarckiano e pulsioni rivoluzionarie interamente legate allo sviluppo della nozione di Dionisiaco. Risale al 1985 il saggio di Franco Livorsi Friedrich Nietzsche67che rappresenta una ricostruzione sobria e completa del pensiero politico di Nietzsche nella quale il concetto di Stato ha una funzione decisiva per illustrare il pensiero politico del filosofo tedesco. La linea di fondo di Nietsche, scrive lAutore, relativista-nichilista in gnoseologia; dionisiaca, nel senso del nesso tra distruzione e creazione e della complementariet tra nascita, morte e nuova nascita, e bene e male come aspetti in s fusi della vita, e in generale fra lunit divina e la molteplicit del reale, sul piano dellontologia e delletica; e infine aristocratico-libertaria e cesarista, con aperture democratiche, sul piano politico 68. La posizione di Nietzsche oscilla, politicamente, tra presidenzialismo, o cesarismo, democratico oppure autoritario, respingendo o considerando molto strumentalmente le altre possibili soluzioni politiche. In ogni caso era contro lo Stato burocratico-militare e poneva i suoi Cesari sulla linea di svuotamento e annichilimento graduale dello Stato 69. Il suo anarchismo aristocratico un elitismo a un tempo liberale e libertario 70; nel filosofo tedesco si intersecano due atteggiamenti, che si potrebbero definire da un lato un anarchismo aristocratico e dallaltro un cesarismo democratico. I due aspetti non presentano la minima contraddizione: lanarchismo il progetto a lungo termine o, se si vuole, l utopia di Nietzsche; il cesarismo democratico il progetto concreto, costante, o quanto meno emergente
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. Questa intersezione, questo intreccio avviene attorno alla concezione dello Stato come
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violenza organizzata sin dalle origini

. La figura del Cesare vista come fenomeno che

caratterizza lapogeo della stanchezza di un popolo, il suo autunno ed la conseguenza dell individualismo sfrenato tipico della fasi di decadenza di un popolo73. Sotto questo profilo Nietzsche interpreta anche la figura di Napoleone74.
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Cfr. L. Alfieri, Apollo, cit., p. 326. Cfr. F. Livorsi, Friedrich Nietzsche, Milano, Franco Angeli, 1985. 68 Cfr. F. Livorsi, Friedrich Nietzsche, cit., pp. 63-64. 69 Cfr. F. Livorsi, Friedrich Nietzsche, cit. p. 62. 70 Cfr. F. Livorsi, Friedrich Nietzsche, cit., p. 62. 71 Cfr. F. Livorsi, Friedrich Nietzsche, cit., p. 62. 72 Cfr. F. Livorsi, Friedrich Nietzsche, cit., p. 34. 73 Cfr. F. Livorsi, Friedrich Nietzsche, cit., p. 37. 74 Cfr. F. Livorsi, Friedrich Nietzsche, cit., pp. 42-43.

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Questo rapido profilo delle pi significative interpretazioni del concetto di Stato in Nietzsche ci mette di fronte a una molteplicit di posizioni per certi versi sconcertante: critica dello Stato come critica del solo modello romano di statualit, o come impedimento al pieno sviluppo dellesistenza individuale o, ancora, come critica della sintesi dialettica del conflitto sociale; subordinazione del discorso sullo Stato alla critica della democrazia e del socialismo o, infine, radicale ambiguit dellesaltazione dello Stato apollineo connessa con lesaltazione dellAnti-Stato dionisiaco; critica dello Stato da un punto di vista aristocratico-libertario. Ognuna di queste interpretazioni coglie certamente un aspetto rilevante e presente nel discorso di Nietzsche sullo Stato. Ma ognuno di questi aspetti si relaziona a un quadro pi vasto che stato delineato forse per la prima volta nei suoi tratti generali da Karl Lwith in un saggio redatto nel 1939, Der europische Nihilismus. Betrachtungen zur geistigen Vorgeschichte des europischen Krieges.75Pur non essendo dedicato in modo specifico a Nietzsche il saggio fornisce alcuni spunti preziosi per i nodi problematici di cui ci occupiamo. Ricostruendo lo sviluppo del nichilismo politico europeo, Lwith sottolinea la connessione operante in Nietzsche fra diagnosi della decadenza dellEuropa degli Stati-Nazione e lauspicio di una decisione volta a creare unEuropa unita, in grado di essere soggetto politico nellepoca della groe Politik. Il nichilismo visto da Nietzsche come crisi del cristianesimo, della malattia degenerativa della volont di potenza. Lorganizzarsi della politica estera secondo grandi spazi, il tramonto dello StatoNazione e la democratizzazione sono considerati da Nietzsche secondo Lwith come i fattori sinergici operanti per lunificazione politica dellEuropa in vista della lotta per il dominio della terra.76 Lo studioso tedesco individua, cos, la linea interpretativa che vede nella riflessione sullo Stato (e, in particolare, sulla crisi dello Stato-Nazione) il filo conduttore della rimeditazione nietzscheana sulle due figure della Groe Politik e dell Europa. Intendiamo saggiare questultima linea interpretativa nelle sue potenzialit di ricostruzione di quello che pare essere il nucleo essenziale del pensiero politico nietzscheano.

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Cfr. K. Lwith, Il nichilismo europeo, tr. it. di F. Ferraresi, prefazione di Carlo Galli, Roma Bari, Laterza, 1999. Cfr. K. Lwith, Il nichilismo, cit., pp. 4653.

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II. Lo Stato e la Cultura (1866-1874)


In una lettera a Carl von Gersdorff del 21 giugno 1871 leggiamo: Ora si annunziano nuovi doveri e se una cosa pu sopravvivere, anche nella pace, di quel selvaggio giuoco della guerra, questa sar lo spirito eroico e insieme riflessivo (der heldmthige und zugleich besonnene Geist) non privo, per, di avvedutezza, che con mia sorpresa ho trovato, fresco e forte del vecchio vigore germanico, nel nostro esercito: stata quasi una bella e inaspettata scoperta. Su questo si pu costruire: possiamo di nuovo sperare! La nostra missione tedesca non ancora finita! Mi sento pi animoso che mai, perch non tutto rovinato sotto il livellamento e leleganza francese-ebraica, n sotto lavido affaccendarsi della vita di oggigiorno. C ancora del coraggio, il coraggio tedesco, che qualcosa di profondamente diverso dalllan dei nostri deplorevoli vicini77. La guerra franco-prussiana finita, il Secondo Reich gi stato proclamato e Nietzsche sta riordinando e scegliendo gli appunti raccolti in vista della composizione del suo primo libro, La nascita della tragedia dallo spirito della musica, che sar pubblicato a Natale del 1871. La guerra franco-prussiana ha per Nietzsche un significato particolare: con essa si afferma la Cultur78 contro la Civilisation francese (e lato sensu latina), il pessimismo della forza del dramma musicale wagneriano contro lottimismo della debolezza tipico, secondo il filosofo, del dramma musicale latino, lidea dell eroe germanico contro quella delluomo buono primitivo (idea, questultima, che preannuncia i movimenti socialistici79). Allottimismo della Civilisation, culminato nella Commune parigina, Nietzsche non crede che si possa contrapporre per la mera unificazione politica tedesca come se di per s essa fosse un valore,80finch nel nuovo Reich dominer quella stessa Civilisation che ha al suo fondo la fede nella felicit terrena di tutti e che ha quindi provocato lo scontento di una classe barbarica di schiavi81. Ci a cui Nietzsche mira nellabbozzo del febbraio 1871 del Vorwort an Richard Wagner per la Nascita della tragedia una grecit germanica, una rinascita tedesca del mondo ellenico 82 di cui Arthur Schopenhauer il filosofo, Richard Wagner il drammaturgo e

Cfr. F. Nietzsche, E II, pp. 194195 (B II 1, p. 203), trad. leggermente modificata. Nietzsche utilizza sempre la grafia Cultur. Il concetto risente , soprattutto per ci che concerne il conflitto fra Cultura e Stato, dellinfluenza di Jakob Burckhardt, cfr. J. Burckhardt, Sullo studio della storia. Lezioni e conferenze a cura di M. Ghelardi, Torino, Einaudi, 1998, p. 45. Di sostanziale identitr parla R. Escobar, Nietzsche, cit., pp. 159160; si v. anche Robert McGinn Cultur as Prophylactic: Nietzsches Birth of Tragedy as Culture Criticism in Nietzsche-Studien, 1975, pp. 7879. 79 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 1, pp. 126127 (KGA I , pp. 122123). 80 Cfr. L. Alfieri, Apollo tra gli schiavi, cit., pp. 8384. 81 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 1, pp. 120121 (KGA I , p. 117). 82 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 3, 1, p. 363 (KGA III 3 11[1], p. 369). Il confronto tra questo abbozzo e la Prefazione effettivamente pubblicata riuscirebbe particolarmente utile per chiarire latteggiamento di Nietzsche nei confronti del progetto bismarckiano agli inizi del 1871. Ladesione al programma nazionale bismarckiano non acritica: lo statalismo prussiano e il timore di una eccessiva arrendevolezza nei confronti della chiesa cattolica segnano le lettere a von Gersdorff del 7 novembre 1870 (E II, pp. 149150 = B II 1, pp. 155156) e a Erwin Rohde del 17 (o 23) novembre 1870 (E II, p. 154 = B II 1, p. 160).
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Otto von Bismarck il condottiero. La Prussia deve creare uno Stato di cultura nel quale la fede nella missione tedesca (la lotta contro la Civilisation latina) diventi realt istituzionale. Di questa complessa costellazione filosofico-politica il primo libro di Nietzsche programmaticamente il manifesto; non a caso vi si legge che lorigine della tragedia un problema schiettamente tedesco, collocato come punto focale e di svolta, al centro delle speranze tedesche83 , strettamente connesso alla splendida seriet prussiana e in opposizione a quella cultura tedesca che galleggia in superficie84. La cultura ateniese nellepoca dello sviluppo della tragedia e della talassocrazia il modello, lidea regolativa di ci che il Secondo Reich deve diventare. Come noto, la cultura tragica ateniese nasce, secondo Nietzsche, dalla tensione creativa tra limpulso allordine e alla forma (simboleggiato dal dio Apollo) che costituisce ogni realt individuale e quello allo scatenamento degli istinti che punta allannullamento estatico di ogni forma di individuazione (simboleggiato dal dio Dioniso). La tragedia e la democrazia ateniese sono la sintesi, rispettivamente sul piano del culto e su quello delle istituzioni sociali e politiche, di questa coppia di opposti85. Lapollineo vivificato dal dionisiaco e il dionisiaco messo in forma, canalizzato dallapollineo. Lo Stato ateniese fu lo strumento apollineo di questa Gestaltung: non a caso Nietzsche scrive che Apollo fondatore di Stati86. Apollo , infatti, forma, individuazione, particolarizzazione. Dioniso, al contrario, la liberazione da qualsiasi forma e individuazione (personale, sociale, politica) perch scatenamento della pura forza vitale affrancata da ogni limite. Dove domina il principio apollineo allo stato puro si realizza il dominio fine a s stesso, come avvenne a Sparta, vero accampamento militare87 (Kriegslager) dellapollineo. Atene, sintesi dei due princpi, non si perdette n nel rimuginare estatico tipico del buddhismo, n nella logorante cupidit del dominio e della gloria mondiali tipico dellimpero romano88. Lo Stato ha come scopo Apollo, lesistenza ha come scopo Dioniso afferma Nietzsche tra la fine del 1870 e aprile del 1871 quasi a sintetizzare il giro delle sue riflessioni89. La risultante della tensione tra le due forze la Cultur tragica che glorifica lesistenza attraverso la guerra e la conquista non meno che attraverso larte. La statualit identificata con il principio ordinatore della vita sociale greca; il suo opposto listintivit vitale, ci che Schopenhauer aveva denominato Wille, volont di vivere

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Cfr. F. Nietzsche, OFN III 1, p. 19 (KGA I, p. 20). Cfr. F. Nietzsche, E II, p. 301 (B II 1, pp. 316317). 85 Cfr. L. Alfieri, Apollo tra gli schiavi, cit., p. 95. 86 Cfr. F. Nietzsche OFN III 1, p. 137 (KGA III 1, p. 129). 87 Cfr. F: Nietzsche, OFN III 1, p. 38 (KGA III1, p. 37). Si segue la traduzione proposta da L. Alfieri, Apollo tra gli schiavi, cit., p. 85, nota 7, in luogo di quella proposta da S. Giametta (campo di battaglia). 88 Cfr. F. Nietzsche, OFN III1, p. 138 (KGA III1, pp. 129130). 89 Cfr. F: Nietzsche, OFN III 3, 7[54], p. 159.
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che vuole soltanto s stessa ciecamente, irrazionalmente. Di questo antipode rispetto alla statualit, cio del dionisiaco, Nietzsche sottolinea l essenza titanico-barbarica90: al di sotto del mondo delle forme (cui appartiene lo Stato) si agitano le cose pi terribili91. Il dionisiaco non soltanto la porta della dimensione estatica, ma anche linsieme dei sanguinosi e crudeli miti pre-omerici; la creazione della forma dello Stato fronteggia questa crudelt originaria con pari crudelt. Nietzsche riconduce a tale creazione la nascita della schiavit; questultima appartiene (gehrt) allessenza di ogni cultura92. Attraverso il lavoro degli schiavi lo Stato in grado di garantire la creazione della bellezza cui si deve la possibilit di riscattare lorrore dellesistenza: una minoranza eletta viene liberata dalle cure della vita per poter creare la bellezza. Larte (redentrice dellesistenza) esiste soltanto grazie alla schiavit che lo Stato alimenta con la guerra di conquista93. Esso, per questo, il presupposto concreto della cultura ateniese. Lo Stato greco, tuttavia, sempre a un passo dallessere travolto dalla tirannide; il tiranno il culmine della pulsione politica ellenica94. Per la tirannide lottano le fazioni allinterno della plis: la tirannide la modalit dionisiaca per eccellenza della politica greca; la stsis (tratto caratteristico di questultima) la concretizzazione della pulsione agonale che non soltanto spinge le diverse fazioni delle pleis una contro laltra, ma genera anche la guerra fra plis e plis. Guerra e stsis sono le peculiari manifestazioni dellistinto politico greco. Tra guerra (civile e non), schiavit e possibilit dellarte c secondo Nietzsche una relazione misteriosa95, ma reale. La forma militare la forma originaria, larchetipo dello Stato (dello Stato greco, certo. Ma Nietzsche sembra attribuire portata generale alla sua affermazione): senza la schiavizzazione dei nemici tramite la guerra larte non potrebbe esistere. Limmane energia che originariamente si manifestava nel bellum omnium contra omnes genera la guerra tra gli Stati. Alinterno di ogni Stato, sostiene Nietzsche, il rapporto tra i gruppi familiari naturalmente bellum; lo Stato si costituito proprio per proiettare questa conflittualit allesterno.96 Lantica mitologia pre-omerica che rispecchia il fondo di violenza cieca, incontrollata, non finalizzata a nulla, viene purificata nellagne tra cittadini, nella lotta per prevalere politicamente luno sullaltro e nella guerra tra le citt per il dominio. Il dilaniarsi degli uomini pre-omerici diventa agne97 omerico, gara. Ma

Cfr. F. Nietzsche, OFN III 1, p. 38 (KGA III 1, p. 37). Cfr. F. Nietzsche, OFN III 3, 1, p. 67 (KGA III 3, 3 [42] p. 72. 92 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 3, 1, pp. 143 (KGA III 3, 7[16] e 7[18], p. 148). 93 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 3, 1, pp. 145 146 (KGA III 3, 7[23], pp. 149150). 94 Cfr. F. Nietzsche, OFN III3, 1, p. 417 (KGA III 3, p. 151, 7[25]). 95 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 3, 1, p. 351 (KGA III 3, 10[1], p. 357); su tale relazione cfr. D. Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, cit, pp. 6067. 96 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 3, 1, p. 352 (KGA III 3, 10[1], pp. 361362. 97 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 3, 1, p. 424 (KGA III 3, 16[26], pp. 429430).
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con ci lo sfondo originario non abolito: permane, latente, sempre pronto a scatenarsi nelle guerre civili. Queste osservazioni sparse sullorigine dello Stato trovano una formulazione sistematica, ma estremamente compendiosa, nello scritto Lo Stato greco che vide la luce soltanto postumo98. In esso Nietzsche ribadisce che la creazione artistica il vero senso della cultura greca sarebbe impensabile senza la schiavit resa possibile dallo Stato. Lo Stato un mezzo della natura che altrimenti non riuscirebbe a giungere - attraverso la societ - alla redenzione nella parvenza, nello specchio del genio99. Questultimo ha come precondizione la schiavit che il risultato della guerra: questa l anamnesi della genesi della perfezione artistica greca. Conseguentemente il modello ellenico per la rinascita della Germania la democrazia schiavistica ateniese (non senza significativi riconoscimenti tributati al modello dorico).100 Quale sia la nuova classe di schiavi evidente dal giudizio del filosofo sulla Commune parigina; Nietzsche ha ben chiaro il carattere potenzialmente internazionalistico di questo primo esempio di democrazia proletaria; e non soltanto perch nella lettera a von Gersdorff egli parla della testa didra dell Internazionale,n solo perch vede nellinsurrezione parigina la logica conclusione del razionalismo ottimistico socratico (inteso come fenomeno che oltrepassa ogni confine culturale e nazionale), ma perch egli sembra cogliere perfettamente la tendenza internazionalistica del capitalismo industriale e del conflitto di classe. Nietzsche osserva che la divulgazione dei diritti delluomo fa sentire alloperaio la sua condizione sociale come uningiustizia e pone, cos, le condizioni psicologiche per ogni rivolta; lespansione del capitalismo industriale comporta la diffusione della condizione operaia e del conflitto sociale in Europa e nel mondo. Per quanto riguarda la Germania Nietzsche ribadisce che se se ne vuole una rinascita ellenica, una stragrande maggioranza, la classe lavoratrice, deve essere al servizio di una minoranza. Ma non basta la condizione di schiavit perch possa ripetersi il miracolo greco; tale condizione soltanto una premessa che abbisogna di unautentica svolta nella cultura tedesca. Lunificazione della Germania, la creazione di un corpo statale unitario ha bisogno di un principio di movimento, di unanima che soltanto la visione tragica della vita pu creare101. Nietzsche aderisce oggettivamente alle posizioni nazional-liberali bismarckiane102; soggettivamente, il suo progetto di rinascita della Germania , come si vede, ben pi radicale103.

Sul periodo della sua composizione cfr. J, pp. 466471. Cfr. F. Nietzsche, OFN III 2, p. 230 (KGA III 2, p. 265). 100 Cfr. D. Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, cit., pp. 6063. 101 Sulla Nascita della tragedia come una sorta di manifesto del partito della visione tragica del mondocfr. D. Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, cit., pp. 71-74. 102 Su questo lato oggettivo si soffermato D. Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, cit., pp. 26-28
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Il suo apprezzamento per lopera statuale di Bismarck e il suo disprezzo per i conservatori104 ben chiaro. Fin dai tempi della battaglia di Sadowa il filosofo si era convinto della necessit oggettiva di una guerra contro la Francia: Una guerra contro la Francia deve risvegliare, in Germania, ununit di sentimenti (...). Mai da cinquantanni a questa parte, siamo stati cos vicini allavverarsi delle nostre speranze di Tedeschi105; fintantoch il centro della diplomazia europea resta a Parigi, in Europa non vi sar alcun mutamento. Alle nostre aspirazioni non verr risparmiato di sovvertire lo stato di cose in Europa, o, in ogni caso, di tentare di sovvertirlo106. Sotto questo profilo Nietzsche aderiva allideologia del blocco culturale bismarckiano quale ci documentata da Gustav Freytag, dal suo periodico Die Grenzboten, da Karl Biedermann e da Heinrich Gotthard von Treitschke (il cui scritto Die Zukunft der norddeutschen Mittelstaaten107era noto a Nietzsche che lo cita con favore108). Dal tempo in cui, giovanissimo, aveva fondato la societ culturale Germania, Nietzsche aveva coltivato unimmagine anti-moderna dellidentit germanica; modernit equivaleva per lui a troppa riflessione e troppo poca energia naturale.109 La Germania cui egli pensava era quella mitizzata da Fichte e dal primo romanticismo la cui immagine, negli anni della guerra francoprussiana, si fuse, per il filosofo, con lAtene del VI e V secolo a. C. e con la ripresa wagneriana della mitologia germanica. In una lettera a Wagner il filosofo rivela di cogliere nellopera di questultimo latmosfera di una visione del mondo pi seria e ricca di sentimento, visione che per via di ogni sorta di miserie politiche e per la confusione della filosofia e dellinvadente giudaismo (vordringliches Judenthum), da un momento allaltro venuto a noi poveri tedeschi. Devo a Lei e a Schopenhauer se finora sono stato fedele alla seriet germanica della vita, ad una considerazione pi profonda di questo modo di esistere tanto enigmatico e rischioso110. Il nazional-liberalismo di Nietzsche , certo, sui generis; von Treitschke aveva affermato la stretta connessione tra Stato e guerra (in un articolo pubblicato nei Preussische Jahresberichte nellagosto 1870) e sosterr pi tardi che compito dello Stat domare le

Si veda anche la critica dell oblo della germanicit autentica rivolta a David F. Strauss e al partito nazional-liberale nel 1873 su cui cfr. D. Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, cit., pp. 149165. 104 Per le critiche allopposizione conservatrice raccolta attorno alla Kreuzzeitung di von Gerlach (fieramente antibismarckiana) si veda la lettera di Nietzsche alla madre e alla sorella dei primi di luglio 1866 in E I, pp. 438440 (B I, 2, pp. 134 136) e le osservazioni di J I, pp. 195201. Sulla sconfitta dei conservatori conseguita alla vittoria del 1866 cfr. M. Strmer, Limpero inquieto, cit., pp. 201205; sul conflitto tra liberalismo nazionale e conservatorismo cfr. Bernhard von Blow, La Germania imperiale (1913), tr. it. Milano, F.lli Treves, 1914, rist. con introduzione di G. Talamo, Pordenone, Edizioni Studio Tesi, 1994, pp. 111118. 105 Cfr. F. Nietzsche, E I, p. 433 (B I, 2, p. 143). 106 Cfr. F. Nietzsche, E, I, p. 446 (B I, 2, p. 144). 107 Cfr. H. G. von Treitschke, Die Zukunft der norddeutschen Mittelstaaten, Berlin, G. Reimer, 1866. 108 Cfr. D. Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, cit., p. 27. 109 Cfr. M. Montinari, Che cosa ha detto Nietzsche, Milano, Adelphi, 1999, p. 34. 110 Lettera del 22 maggio 1869, cfr. E II, pp. 89 (B II, 1, p. 9). Sul contesto ideologico di queste osservazioni cfr. D. Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, cit., pp. 105136.

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malvagie passioni sociali,111ma non si era spinto sino al punto di riproporre un modello schiavistico; Gustav Freytag aveva esaltato il Reich come Kulturstaat, ma senza affiancargli quale specchio virtuoso lAtene classica con la sua imbarazzante stratificazione sociale. In questo momento la visione che Nietzsche ha dello Stato estranea sia alla dottrina hegeliana dello Stato come eticit realizzata sia alla contrapposizione che sta lentamente sorgendo fra dottrina dello Stato di diritto e dottrina dello Stato potenza; tale visione si colloca, per cos dire, alle spalle di queste figurazioni dello Stato moderno. Lo Stato deve essere strumento della Cultur cui deve fornire i mezzi materiali (la pace tra i gruppi che compongono la compagine politica nonch una vasta base sociale dedita al lavoro manuale) per la creazione estetica operata dal genio.112Sullo Stato come mezzo che ha sottratto gli uomini al bellum omnium contra omnes si era gi soffermato Schopenhauer; nel libro IV 62 dellopera maggiore del filosofo di Danzica (Il mondo come volont e rappresentazione), che Nietzsche aveva appassionatamente studiato fin dal 1867113. Schopenhauer afferma che lo Stato nato non gi contro legoismo, ma contro gli effetti dannosi dellegoismo114 e rinvia a Hobbes115. E stato notato116 che Nietzsche, a differenza di Schopenhauer, omette di parlare del patto costitutivo che genera lo Stato; in termini hobbesiani si pu dire che egli consideri soltanto il commonwealth by acquisition117; in termini machiavelliani (la presenza silenziosa di Machiavelli, del suo Principe ben percepibile in tutta lopera di Nietzsche) si pu dire che prenda in considerazione soltanto il principato interamente nuovo. Lo Stato canalizza apollineamente listintualit dionisiaca e genera il redentore estetico, il genio, soltanto attraverso la guerra e la schiavit. E questa la strada che, con il libro sulla nascita della tragedia greca, Nietzsche mostra al Secondo Reich appena sorto. Negli scritti composti e pubblicati tra il 1873 e il 1874 Nietzsche prende atto della distanza che separa la vagheggiata Germania ellenica dal Reich bismarckiano. Sotto il governo del Cancelliere e dellImperatore, il Reich esprimeva una cultura in cui si mescolavano la fiducia

Entrambe le opinioni di von Treitschke sono riportate da Nicolao Merker, La Germania, Roma, Editori Riuniti, 1995, pp. 301302. 112 Lesaltazione della figura del genio presente notoriamente in Schopenhauer e riveste un ruolo centrale nellestetica kantiana, ma essa si ritrova e in contrapposizione alla mediocrit democratica in Richard Wagner, Was ist deutsch?(1865-1878), in Id. Smtliche Schriften und Dichtungen, Breitkopf & Hrtel, Leipzig 1910, vol. X, p. 46 e in Paul de Lagarde, Schriften frdas deutsche Volk a c. di K. A. Fischer, Lemann, Mnchen, 1937, p. 79 sui quali richiama lattenzione D. Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, cit., p. 95. 113 Cfr. F. Nietzsche, La mia vita, tr. it. di M. Carpitella, Milano, Adelphi, 1983, p. 163; J I, pp. 222224. 114 Cfr. A. Schopenhauer, Die Welt als Wille und Vorstellung, in Arthur Schopenhauers Smtliche Werke, hg. von J. Frauenstdt, Zweiter Band, Leipzig, Brockhaus, 1891 (1^ edizione 1819), p. 408, tr. it. di G. de Lorenzo e P. Savj - Lopez, con introduzione di Cesare Vasoli, Il mondo come volont e rappresentazione, Roma Bari, Laterza, 1974, p. 454. 115 Cfr. A. Schopenhauer, ibid.: Auch Hobbes hat diese Ursprung und Zweck des Staates ganz richtig um vortrefflich auseinandergesetz. 116 Cfr. R. Escobar, Nietzsche, cit., pp. 152154. 117 Cfr. Thomas Hobbes, Leviathan or the Matter, Forme and Power of a Commonwealth Ecclesiastical and Civil edited by Michael Oakeshott, Collier Mac Millan Publishers, London New York, 1962, p. 132.

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positivistica nella potenza della tecnologia e della scienza e lhegelismo politico118; le istituzioni politiche erano la giustapposizione di un modello federale e di tratti bonapartistici, sul piano dellamministrazione quotidiana; non mancava neppure una tinta democratica con il suffragio universale maschile. La societ tedesca si stava avviando a divenire societ industriale di massa e listruzione inizi a venirvi considerata come funzione della potenza dello Stato. Lo Stato di cultura si configurava come il portatore di una cultura di Stato in cui la funzione statale fondamentale per Nietzsche, si visto invertita e lo Stato si trova a essere un mezzo promosso al rango di fine. Nel saggio David Strauss, luomo di fede e lo scrittore119 (la prima delle Considerazioni Inattuali), pubblicato nel 1873 Nietzsche criticava lo scritto di David F. Strauss Der alte und der neue Glaube. Ein Bekenntnis pubblicato a Lipsia nel 1872 in quanto elogio della mediocrit e del conformismo intellettuale che sommerge lessenza tedesca; un conformismo di matrice ebraica120, a detta di Nietzsche, che si starebbe impadronendo dellessenza del Reich annientando il contenuto spirituale della vittoria sulla Francia. Nietzsche attacca Strauss e profetizza lestirpazione dello spirito tedesco a favore del Reich tedesco121. Lo scritto di Strauss rappresentava il quieto agnosticismo alieno da ogni considerazione tragica dellesistenza e quindi sostanzialmente anti-tedesco. Che Strauss fosse il portavoce di quello che era, allora, lorientamento prevalente nelle file nazional-liberali lo prova il duro attacco contro lo scritto nietzscheano contenuto nei Grenzboten.122Nietzsche registra ora il conflitto fra cultura e Stato; questultimo si affiancato allorientamento ottimistico-progressistico gi imputato, come si visto, alla cultura francese. La preoccupazione per il conflitto fra cultura e Stato compariva gi nel ciclo di conferenze risalenti al periodo compreso tra il 16 gennaio e il 23 marzo 1872 (note con il titolo Sullavvenire delle nostre scuole). Il loro nucleo essenziale consiste nella polemica contro listruzione aperta a tutti che il nuovo Stato tedesco sta realizzando. Nietzsche sostiene che la massima estensione della cultura la sminuisce e la indebolisce; contro listruzione di massa il filosofo evoca due contro-tendenze veramente tedesche e specialmente gravide di avvenire: la restrizione e la concentrazione dellistruzione, il rafforzamento e lautosufficienza della cultura123. Nietzsche utilizza il termine Bildung che nella traduzione italiana reso con istruzione anche nel senso di cultura; Bildung, connesso a Bilden equivale a formazione, atto del dare forma: il
Un esempio del hegelismo del tempo il ponderoso scritto di Karl Rosenkranz Hegel als Nationalphilosoph, Leipzig, Duncker & Humblot, 1870. 119 Su cui cfr. J, I, pp. 498515. 120 Si vedano le osservazioni su questa Inattuale sviluppate da D. Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, cit., pp. 170176. 121 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 1, p. 167 (KGA III 1, pp. 155156. 122 Cfr. la lettera di Nietzsche a von Gersdorff del 27 novembre 1873 in E II, pp. 476477 (B II 3, pp. 173174). 123 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 2, p. 86 (KGA III 2, p. 139)
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medesimo processo dal quale sono nate la tragedia attica e la contemporanea potenza politicomilitare ateniese; limpulso vitale scatenato ha assunto una forma grazie alla mediazione dello Stato e questo grazie a una minoranza di uomini che hanno diretto tale mediazione. Nietzsche continua: Il vero segreto della cultura (Bildungsgeheimnis) deve trovarsi qui, nel fatto cio che innumerevoli uomini aspirano alla cultura e lavorano in vista della cultura, apparentemente per s, ma in sostanza solo per rendere possibili alcuni pochi individui124. Con una sorta di eterogenesi dei fini il lavoro egoistico degli uomini comuni rende possibili pochi individui geniali. Il nuovo Reich si sta muovendo nella direzione opposta; la democratizzazione della cultura comporta il grande anzi enorme pericolo che a un certo momento la grande massa salti il gradino intermedio e si getti direttamente sulla felicit terrena. E questo oggi viene chiamato la questione sociale (...) La cultura comune a tutti per lappunto la barbarie125. Il controllo della cultura da parte dello Stato sottrae le masse ai grandi individui, le emancipa da ogni servizio sotto lo scettro del genio126. Per arrestare questo processo ormai in atto in Germania bisogna mantenere quella salutare incoscienza, quella placidit del popolo, che costituiscono il rimedio senza cui la cultura, con la divorante tensione ed esasperazione dei suoi effetti, non potrebbe sussistere127. Lo Stato bismarckiano sta livellando democraticamente la realt germanica. Il genio, afferma Nietzsche, emerge dal popolo, egli il giuoco cromatico di tutte le forze peculiari di esso. Il genio colui che collega il popolo con leternit. Questo non lo pu fare lo Stato che ora si atteggia a stella polare (Leitstern) della cultura128. Per i Greci lo Stato era uno strumento per la soddisfazione dei bisogni e un mezzo di difesa; lo Stato moderno, al contrario fa della cultura il proprio strumento perch si concepisce come la totalit al di fuori della quale nulla pu n deve esistere. Giunto cos allapoteosi, si legge nella considerazione inattuale Sullutilit e il danno della storia per la vita del 1874, lo Stato ha la missione di diventare patrono di tutti gli egoismi accorti per proteggerli con la sua forma militare e poliziesca dai terribili scoppi dellegoismo malaccorto129. Cos Nietzsche sembra leggere il conflitto di classe il cui episodio pi recente era stato quello della Commune parigina: uno scontro fra egoismi e nulla di pi. Nella considerazione inattuale Schopenhauer come educatore Nietzsche delinea i tratti caratteristici dellintellettuale che rifiuta di dipendere dallo Stato e dalla societ. La fondazione del Reich stata soltanto una innovazione politica; essa non rigarda pertanto gli uomini

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Cfr. F. Nietzsche, OFN III 2, p. 107 (KGA III 2, p. 157). Cfr. F. Nietzsche. OFN III 2, pp. 110111 (KGA III2, p. 160). 126 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 2, p. 144 (KGA III 2, p. 190). 127 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 2, p. 145 (KGA III 2, p. 191). 128 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 2, p. 155 (KGA III2, p. 202). 129 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 1, p. 342 (KGA III1, pp. 317318).

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superiori che hanno come telelogia non uno Stato ma la Cultur130. Lo scopo dellumanit non consiste nel benessere delle masse, bens in questi uomini che redimono e lo scopo dello Stato soltanto quello di fornire la difesa dallesterno, la difesa dallinterno e la difesa contro i difensori131. Proprio perch lo Stato un mezzo, esso non ha alcun interesse alla verit, ma soltanto a ci che utile al funzionamento della macchina amministrativa, sia esso verit, mezza verit o errore132. E ovvio che lo Stato miri a educare (...) cittadini fedeli e utili133. Ma fedeli a chi? Utili a chi? Senza il genio lintero apparato statale privo del suo scopo. Privo di scopo appare a Nietzsche, ormai, il Reich bismarckiano: esso tutto ci contro cui il filosofo si battuto dalla pubblicazione del suo primo libro sino allo scritto su Schopenhauer.

130 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 1, p. 390 (KGA III1, p. 361). Cfr. KGA III 1, p. 354: denn wir ahnen, das solche Menschen, mir allem ihrem Geiste, eine werdende Cultur und die Erzeugung des Genius- das heisst das Ziel aller Cultur- nicht frdern, sondern Verhindern (OFN III 1, p. 382). Su questo scopo unico della Cultur cfr. A. Schopenhauer, ber die Universitts-Philosophie in Parerga und Paralipomena (1851), tr. it. di G. Colli, con un saggio di Manlio Sgalambro e unavvertenza di Franco Volpi, La filosofia delle universit, Milano, Adelphi, 1992, specialmente alle pp. 29, 33, 45, 64. Su questa considerazione inattuale cfr. J I, pp. 551582. 131 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 1, p. 438 (KGA III 1, p. 405). 132 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 1, p.452 (KGA III1, p. 418). 133 Cfr. F. Nietzsche, OFN III 1, p. 453 (KGA III1, p. 419).

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III. Lo spirito libero, la crisi dello Stato-Nazione e lidea di Europa (1877-1882)


La constatazione della inattualit di una rinascita ellenica della Germania134 spinse Nietzsche a una radicale storicizzazione135 dellintero patrimonio ideale nel quale si era identificato tra il 1868 e il 1876. Come scrive Montinari caduta, insieme allarte, la religione, vanificato il bisogno metafisico (che per Nietzsche non pi eterno, ma storicamente condizionato), non rimane altro che la ricerca di un ideale di saggezza contemplativa, quella che Nietzsche ha delineato nella figura dello spirito libero136. E la saggezza contemplativa del Goethe maturo, ma anche di Montaigne, Larochefoucauld, La Bruyre, Fontenelle, Vauvenargues, Chamfort137 e di Epicuro; riguardo alla politica ci significa un radicale realismo. Se il modello del genio era quello di un costruttore, lo spirito libero innanzitutto un distruttore. Nello spazio creato da tale distruzione il filosofo vede in una nuova luce due processi sociali e politici che aveva osservato sia nelle considerazioni inattuali, sia nelle conferenze sugli istituti di cultura: il tramonto della ragion dessere concreta dello Stato-Nazione (e del nazionalismo) in seguito alla creazione di una rete europea (e mondiale di scambi economici. Un tramonto che secondo Nietzsche potrebbe essere la premessa per un nuova aurora: lunificazione degli Stati europei; daltro lato, la societ di massa e la democratizzazione dei rapporti sociali e politici nei paesi europei gli appare come una sfida, non pi soltanto come una minaccia: la nuova esigenza di selezionare una nuova aristocrazia che porti le nazioni europee allunit e a una politica mondiale allaltezza dei tempi. Da questo nuovo sguardo scaturisce dunque il grande problema che occuper il filosofo sino alla fine della sua vita cosciente: quello di una aristocrazia europea che costituisca in ciascuno Stato e poi nelunione degli Stati europei il senso dellesistenza delle masse. Nietzsche riprende cos anche alcune considerazioni gi svolte negli scritti 1870 1874 sviluppandole in un tentativo di analisi della forma- Stato nelle sue generalit.

Sul periodo compreso tra il 1877 e il 1879 cfr. J, I, pp. 743-797; sul periodo tra il 1879 e il 1882 cfr. ibid. II, pp. 35-96. Cfr. D. Losurdo, Nietzsche, cit., pp. 20-27. 136 Cfr. M. Montinari, Che cosa ha detto Nietzsche, cit., pp. 92-93. 137 Cfr. F. Nietzsche, Il viandante e la sua ombra, af. 214 (OFN IV 3, p. 221, KGA pp. 284 - 285); Brendan Donnelan, Nietzsche and the French Moralists, Bonn, Bouvier, 1982.
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La prima opera della nuova fase Umano, troppo umano (1878) il cui aforisma 99 presenta una ricostruzione delle origini dello Stato in quanto istituzione; tale ricostruzione arricchisce quello che possiamo definire il precedente modello hobbesiano-schopenhaueriano senza distruggerlo. Nella condizione che precede lo Stato, sostiene Nietzsche, noi uccidiamo lessere, sia esso scimmia o uomo, che vuole strappare a noi il frutto dellalbero, proprio quando abbiamo fame e corriamo verso lalbero. E, questa, unaltra versione del bellum omnium contra omnes teorizzato nel saggio intitolato Lo Stato greco. Come allora Nietzsche non collega la nascita del potere statale a un qualsivoglia patto: Nella condizione che viene prima dello Stato, il singolo pu trattare altri esseri in modo duro e crudele, al fine di incutere spavento (...) cos agisce il violento, il potente, loriginario fondatore di uno Stato, che si sottomette i deboli. Egli ha cio il diritto che ancora oggi lo Stato si arroga; o piuttosto non esiste alcun diritto che possa impedire ci138. E scomparsa dallimmagine nietzscheana del politico la teleologia della cultura, dellarte, e il politico stesso si mostra come violenza che fronteggia violenza. La violenza raffigurata come un dato originario del rapporto tra i singoli individui. La distinzione tra giusto e ingiusto nasce da un atto di forza: Il terreno per ogni moralit pu essere approntato solo quando un individuo pi grande o un individuo collettivo, come per esempio la societ o lo Stato, sottomette i singoli, ossia li trae fuori dal loro isolamento e li ordina in una associazione. Nietzsche aggiunge, poi: La costrizione precede la moralit; pi tardi il comportamento coatto diviene costume, poi libera obbedienza e infine istinto. La stabilit dello Stato pi preziosa della libert139. La forza stabile e stabilizzante opera positivamente sulla formazione di una fede comune e sul senso della collettivit; luomo appare modificabile, cos, dallinflusso esterno, politico-istituzionale. Menzionando Machiavelli Nietzsche sostiene che la forma dei governi di pochissima importanza140 rispetto al problema della stabilizzazione e del mantenimento della stabilit interna. La forza, la violenza, la potenza sono, secondo Nietzsche gli aspetti decisivi di quello che potremmo chiamare il potere costituente listituzione statale. La tesi dellorigine violenta delle istituzioni sociali e politiche deriva certamente a Nietzsche dal modello hobbesiano-schopenhaueriano; ma non le estranea, probabilmente, la tesi positivistica sulla origine della propriet non dal lavoro, bens dall accumulazione

Cfr. F. Nietzsche KGA IV 2, p. 94 (OFN IV 2, p. 77). Cfr. F. Nietzsche KGA IV 2, pp. 191-192 (OFN IV 2, p. 77). 140 Cfr. F. Nietzsche KGA IV 2, p. 193 (OFN IV 2, p. 162). E possibile che Nietsche avesse in mente il passo del cap. XII del Principe in cui si legge:E principali fondamenti che abbino tutti li Stati, cos nuovi come vecchi o misti, sono buone legge e le buone arme: e perch non pu essere buone legge dove non sono buone arme, e dove sono buone arme conviene sieno buone legge, io lascer indrieto il ragionare della legge e parler delle arme (N. Machiavelli, Il Principe,a cura di U. Dotti, Milano, Feltrinelli, 1984, p. 76). Linsistenza machiavelliana sulle buone arme pu avere convinto Nietzsche della minore rilevanza per Machiavelli del problema delle forme di governo.
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attraverso conquista e violenza ricordata da John Stuart Mill141, oppure la teoria dello stadio militare della societ come primo momento di uscita dalla barbarie primordiale elaborata da Herbert Spencer142 sulla scia di Auguste Comte. Sono visibili anche trasparenti analogie, limitatamente alla teoria dellorigine dello Stato, con la teoria della violenza elaborata da Eugen Dhring e criticata da Friedrich Engels nel suo scritto intitolato AntiDhring143 e con la riconduzione dei rapporti politici e sociali a rapporti di forza tra individui operata da Max Stirner nellopera Lunico e la sua propriet (1845)144. Non ci sono tracce sicurissime di una conoscenza da parte di Nietzsche dellopera maggiore di Stirner; ma egli conosceva il Cursus der Philosophie als strenger wissenschaftlicher Weltanschauung und Lebensgestaltung pubblicato dal socialdarwinista Dhring nel 1875 e che risulta conservato nella sua biblioteca145; sul Cursus (e sulla Kritische Geschichte der Nationalkonomie und des Socialismus, 1875) si basava principalmente la confutazione engelsiana. Dhring riconduceva al soggiogamento delluomo in servit (die Unterjochung des Menschen zum Knechtsdienst) lorigine dellintero sistema dei rapporti sociali ed economici; lo stabilirsi di un dominio (Herrschaft) economico sulle cose ha avuto come presupposto il dominio politico, sociale ed economico delluomo sulluomo146. Tuttavia, se per Dhring questa tesi serviva come spunto per una critica socialista dellesistente, Nietzsche precisa nellaforisma 235 di Menschliches Allzumenschliches: Lo Stato una saggia istituzione per la protezione degli individui gli uni contro gli altri: se si esagera nel nobilitarlo, lindividuo finisce con lesserne indebolito, anzi divelto loriginario fine viene cio vanificato nel modo pi radicale.Tale fine originario la reciproca difesa degli individui di cui lo Stato garante. La tutela dellindividualit , quindi il fine dello Stato, cos come lo era, nel periodo 1868-1876, la tutela delle condizioni atte a creare lindividuo geniale. Lottava parte di Menschliches, Allzumenschliches reca il titolo Uno sguardo allo Stato, anche se gli aforismi coerenti in senso stretto con il titolo non sono molti; vi vediamo emergere il quadro nietzscheano della crisi dello Stato-nazione. Il pi notevole aforisma senza dubbio il n.
Cfr. J. Suart Mill, Principles of political Economy. With some of their Applications to social Philosophy (1848), tr. it. Principii di economia politica con alcune applicazioni alla filosofia sociale, Torino, UTET, 1851, lib. 2, cap. 1. 142 Cfr. Herbert Spencer, The Principles of Sociology ( la cui seconda edizione risale al 1877) in The Works of Herbert Spencer vol. VI, Osnabrck, Otto Zeller, 1966, cap. X (Social types and Constitutions), pp. 544-563 e cap. X (Social Metamorphoses), pp. 564-575; vol. VII (contenente il secondo volume dei Principles, edizione 1879 parte IV e 1882, parte V), cap. XVII (The militant Type of Society), pp. 568-602. 143 Pubblicato tra il 7 gennaio 1877 e il 7 luglio 1878 in forma di articoli e poi, in volume col titolo Herrn Eugen Dhring Umwlzung der Wissenschaft. Philosophie, konomie, Sozialismus, Leipzig, 1878, tr. it. di Fausto Codino, Roma, Edizioni Rinascita, 1950, riediz. con saggio introduttivo di Valentino Gerratana, Roma, Editori Riuniti, 1984, pp. 151-177 (Karl Marx Friedrich Engels, Gesamtausgabe (MEGA), Berlin, Dietz Verlag, 1988, I, 27, pp. 350373). 144 tr. it. LUnico e la sua propriet a cura di Claudio Berto, con saggio introduttivo di Giorgio Penzo, Milano, Mursia, 1990, p. 220; p. 251. 145 Cfr. M. Montinari, Che cosa ha detto Nietzsche, cit., p. 188. Nietzsche cita le lezioni tenute da Dhring allUniversit di Berlino nel semestre estivo del 1865 (ber Optimismus und Pessimismus) e nel semestre invernale 1865-66 (ber die Grenzen der Poesie und Philosophie mit besondere Rcksicht auf Byron und Schopenhauer), cfr. B I 2, p. 257 (E I, p. 563-564). 146 Cfr. F. Engels AntiDhring, tr,. it. cit., p. 167 (MEGA I, 27, p. 364).
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472 in cui Nietzsche argomenta che la democrazia moderna la forma storica della caduta (Verfall) dello Stato147. Laffermarsi del modello politico democratico porter il governo ad assumere la stessa posizione del popolo in materia di religione. La molteplicit delle opinioni in merito condurr a considerare la religione come affare privato e sorgeranno, quindi, stte che lotteranno tra di loro. Lo Stato dovr porsi al di sopra di ogni religione; cos facendo indurr a un fanatismo statalista. Infine la sfiducia verso qualsiasi governante, la comprensione dellinutilit e della gravosit di queste lotte di corto respiro destinata a spingere gli uomini a una decisione completamente nuova: allabolizione del concetto stesso di Stato, alla soppressione dellantitesi privato-pubblico. Le societ private incorporeranno gli affari dello Stato; persino il governare sar compito di imprenditori privati. Sicch il disprezzo, la decadenza e la morte dello Stato, la liberazione della persona privata (mi guardo dal dire: dellindividuo) saranno la conseguenza dellidea democratica dello Stato; in ci consiste la sua missione. Il trionfo del privato, per, la sfera della produzione capitalistica, della burocrazia del profitto, del denaro, in cui la grande individualit, piegata alla logica utilitaristica e condotta lontano dalla ricerca della verit, si eclissa. In tale contesto il socialismo col suo grido Quanto pi Stato possibile! aspira espressamente allannientamento dellindividuo; ma presto giunger il grido opposto, Quanto meno Stato possibile!, a tutto vantaggio della sfera economica privata. Lindividualit presa, secondo Nietzsche, tra i due fuochi del capitalismo e del socialismo che sviluppano, ciascuno a modo suo, il processo di riduzione degli individui a componenti di una massa indifferenziata. Il processo di democratizzazione in atto in Europa si sviluppa parallelamente allaumento degli scambi economici e alla creazione di una cultura superiore svincolata dai limiti nazionali. Si sta innescando, secondo Nietzsche, un processo di indebolimento e si profila una distruzione delle nazioni (Vernichtung der Nationen), per lo meno di quelle europee la cui causa risiede nello sviluppo del capitalismo148. Ne deriver una Mischrasse, quella delluomo europeo alla quale dovranno contribuire tutti i popoli dellEuropa. Agiscono contro tale processo determinate case regnanti e determinate classi (bestimmte Klassen) del commercio e della societ. Ma se il processo si compir fino in fondo, la storia dellEuropa sar davvero una continuazione di quella greca. Riconosciuto ci, bisogna dirsi francamente solo buoni Europei e contribuire con lazione alla fusione delle nazioni. Se il Cristianesimo ha fatto di tutto per orientalizzare lOccidente, lebraismo componente decisiva della cultura europea lo ha
Cfr. F. Nietzsche KGA IV 2, p. 316 (OFN IV 2, p. 260). Cfr. F. Nietzsche, OFN IV 2, aforisma 475, pp. 262-264 (KGA IV 2, pp. 319321). La tesi nietzscheana non manca di punti di contatto con quella espressa da Marx ed Engels nel celebre Manitesto del Partito Comunista: Lisolamento e lantagonismo nazionali dei popoli vanno via via scomparendo con lo sviluppo della borghesia, con la libert di commercio, col mercato mondiale, con luniformit della produzione industriale e con le condizioni di vita a essi rispondenti (tr. it. di Palmiro Togliatti, Roma, Edizioni Rinascita, 1954, p. 51).
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sempre di nuovo occidentalizzato. Lidentit europea, ci che lha distinta dallAsia, lo sviluppo prodigioso della cultura razionale, dovuto allebraismo149. LEuropa il luogo naturale dello spirito libero150. E chiaro che Nietzsche intende la fusione dei popoli europei alla luce di una concezione razziale della storia: quella centrata sulla connessione razza-carattere di un popolo. Egli non si nasconde i pericoli paventati dal razzismo classico- di un popolo di razza mista: la razza mista crudele, malvagia, irrequieta; ma poi, con un processo di adattamento, assorbimento e di separazione la razza si depura. I Greci ci danno lesempio di una razza e di una cultura divenute pure: e speriamo che una buona volta si realizzi una pura razza e una pura cultura europea151. La democratizzazione dellEuropa porter, secondo laforisma 292 di Il viandante e la sua ombra a una federazione europea (ein europischer Vlkerbund) in cui ogni popolo, delimitato in base a opportunit geografiche, posseder la posizione di un cantone e i particolari diritti di questo152. Per quanto riguarda il concetto di individualit, qui indirettamente chiamato in causa a proposito del processo di democratizzazione-massificazione, il discorso sviluppato da Nietzsche non chiarissimo, ma non sembra proprio che ogni individuo sia valore a s (come nella prospettiva elaborata da Stirner); le differenze di valore fra gli individui sembrano radicarsi nel dato della razza, pura, mista o depurata che essa sia. Il processo di massificazione ha nello Stato uno dei suoi migliori strumenti; Nietzsche afferma che lo Stato fin dal tempo dei Greci stato una minaccia per lo spirito: La formazione intellettuale si svilupp nonostante la plis: certo indirettamente e contro volont anchessa giov, perch nella plis lambizione del singolo veniva eccitata al massimo, sicch quegli, una volta entrato nella strada della formazione intellettuale, proseguiva poi in essa fino allestremo limite153. Nel Reich sembra che listruzione generalizzata, il suffragio universale (pur soltanto maschile), la cultura subordinata alla burocrazia e funzionale allallevamento di buoni impiegati, lo sviluppo del giornalismo come strumento della cultura di massa e il potere del denaro stiano per soffocare non l individualit, ma le potenziali grandi individualit154. Quel sistema di mediazione fondato sull idea-forza dellarmonia sociale, sullefficienza dellamministrazione statale e sul benessere dei cittadini che caratterizz, secondo Michael Strmer155, let bismarckiana si reggeva sull abbinamento di sviluppo delleconomia

Su queste posizioni e sulle loro ambiguit cfr. D. Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, cit., pp. 252258. Cfr. F. Nietsche, OFN IV 3, p. 178 (KGA IV 3, p. 230). 151 Cfr. F. Nietzsche, OFN V1, af. 272, pp. 177-178 (KGA V1, pp. 215-216). 152 Cfr. F. Nietzsche, OFN IV 3, p. 251 (KGA, p. 322). 153 Cfr. F. Nietzsche KGA IV 2, pp. 318-319 (OFN IV 2, p. 262). 154 E questo il quadro che Nietzsche fornisce del Reich bismarckiano in Umano, troppo umano. 155 Cfr. M. Strmer, Limpero, cit., p. 283. Si vedano peraltro le considerazioni di Bernhard von Blow, cit., pp. 137-166 sul problema del socialismo in Germania.
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industriale e tradizione del potere burocratico e sulla stabilit sociale strettamente legata alla figura di Bismarck156, non sulla selezione delle grandi individualit. Le grandi individualit sembrano essere state concepite da Nietzsche come i picchi pi alti di una cultura e la cultura, a sua volta, come la manifestazione di un substrato razziale. Abbandonato il mito del germanesimo Nietzsche pensa allEuropa come a una realt che dovrebbe riuscire a enucleare da s i grandi individui. Nella Gaia scienza (aforisma 362157) il filosofo intravede nel modello delle aristocrazie rinascimentali una prefigurazione di questa vagheggiata lite; Napoleone che ne una incarnazione tarda ha rimesso in luce un lato interno della vita antica, il decisivo, forse, -quello di granito (das Stck Granit). E chi sa che questantica faccia del vecchio mondo, leroismo antico, cio, non ridivenga ancora una volta la dominatrice di codesto movimento nazionale e, nel senso pi positivo, lerede e continuatrice di Napoleone? di questi il quale voleva lEuropa una, com noto, e signora della terra (Herrin der Erde)? Napoleone il simbolo del superamento del piccolo nazionalismo nella direzione di unit europea di potenza. Essere buoni Europei, continua Nietzsche nellaforisma 377158 della medesima opera, non significa n umanitarismo, n nazionalismo, ma lamore per il pericolo, la guerra, lavventura. Rispetto a ci, la nozione di Stato come tutore della sicurezza pubblica in nome della quale si vorrebbe sacrificare ogni singolo individuo, nozione corrente nel Reich, appare a Nietzsche meschina. In Aurora (1881), aforisma 132, Nietzsche critica lidea che la felicit e insieme il sacrificio del singolo starebbero nel fatto di sentirsi utile membro e strumento del tutto159; tale totalit riceve la sua configurazione pi decisiva dalla sicurezza: Rendere la societ sicura dai furti e dagli incendi e infinitamente comoda per ogni sorta di traffici e di commerci e trasformare lo Stato in Provvidenza, nel senso buono o cattivo- questi sono obiettivi bassi, mediocri e non assolutamente indispensabili, perch in gioco, invece, lo spirito160, si legge nellaforisma 179. E un passo tratto dai frammenti postumi che chiarisce quale sia il criterio in base al quale Nietzsche sta giudicando lesperienza politica bismarckiana: Io vedo nella tendenza statale e sociale un ostacolo per lindividuazione, una elaborazione dellhomo communis: ma luomo comune ed uguale viene desiderato solo perch gli uomini deboli temono il forte individuo e preferiscono in luogo dello sviluppo verso lindividuo, lindebolimento generale161.

Sul plebiszitrer Csarismus di Bismarck, cfr. Th. Nipperdey, Deutsche Geschichte, Beck, Mnchen, 1998, Bd. II, p. 410; sulla Sozialpolitik bismarckiana ibid. Bd. I, pp. 337-346; Gordon Craig, Germany 1866-1945, Oxford University Press, 1978, tr. it di Olga Algranati Merola, Storia della Germania 1866-1945, vol. I, pp. 164-166. 157 Cfr. F. Nietzsche, OFN V 2, p. 238 (KGA, p. 292). 158 Cfr. F. Nietzsche, OFN V 2, p. 256 (KGA, p. 311). 159 Cfr. F. Nietzsche OFN V 1, p. 100 (KGA V 1, p. 121) . 160 Cfr. F. Nietzsche OFN V 1, pp. 129-130 (KGA V 1, pp. 157-158). 161 Cfr. F. Nietzsche OFN V 1, p. 461 (KGA V 1, 6[163], p. 358).

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Lo Stato nega lindividualit forte; in un frammento postumo del 1881-82 si legge: Lo Stato non vuole, e non ha mai voluto, una qualit migliore, bens la massa! Per questo non gli importa nulla di selezionare gli uomini!162. Lo Stato dovrebbe selezionare lindividualit forte; ma il modello bismarckiano termine di riferimento immediato del discorso di Nietzsche - del tutto inidoneo a operare una simile selezione; esso, anzi, seleziona solo fedeli impiegati; da un simile modo di procedere non pu che derivare, nel tempo, una massa senza capi. Siamo molto distanti dalla mera critica della societ industriale ottocentesca come possibile minaccia di dissoluzione per lindividualit (critica sviluppata, per fare un solo esempio, da John Stuart Mill163); per Stuart Mill il pericolo che minaccia la natura umana non leccesso, ma la carenza di impulsi e preferenze individuali164, mentre c bisogno di persone geniali il cui sviluppo le istituzioni devono favorire165, e il dominio moderno dellopinione pubblica minaccia ogni forma di creativit individuale166. Posizioni analoghe sono reperibili anche nella Entstehung des moralischen Empfindungen che nel 1877 Paul Re, amico di Nietzsche, aveva pubblicato, nonch nelle opere che Georg Morris Cohen Brandes, futuro corrispondente epistolare di Nietzsche, era venuto pubblicando proprio dal 1877167. Nella critica nietzscheana alla massificazione risuona, tuttavia, una impostazione gerarchica e anti-egualitaria che non ha molto in comune con gli autori citati168. Ci che risulta paradossale per il filosofo che allimmagine dello Stato come tutore sociale si associ lorgoglio nazionalista a causa del quale lEuropa si sta dissanguando, come gi fece la Grecia169. I Tedeschi non si accorgono che la democratizzazione europea prepara ben altro: Ora il tempo delle costruzioni ciclopiche! Sicurezza nelle fondamenta: con ci lintero futuro pu essere costruito su di esse senza pericolo!170. Di quale costruzione ciclopica la base la democratizzazione europea? E un fatto che lo sviluppo economico spinga a ununificazione del continente; che vaste masse si concentrino in citt sempre pi grandi un altro dato di fatto. Nietzsche si chiede per dove siano i capi in grado di guidare queste masse.

Cfr. F. Nietzsche OFN V 2, p. 394 (KGA V 2 11[179], p. 450). Cfr. John Stuart Mill, On Liberty (1859), tr. it. di Stefano Magistretti, Sulla libert, Milano, EST, 1999. 164 Cfr. J. Stuart Mill, Sulla libert, cit., p. 70. 165 Cfr. J. Stuart Mill, Sulla libert, cit., p. 72. 166 Cfr. J. Stuart Mil, Sulla libert, cit., p. 83. 167 Cfr. la mia succinta nota introduttiva a G. Brandes, Friedrich Nietzsche o del radicalismo aristocratico (1899), tr. it. di A. Ingravalle, Padova, Edizioni di Ar, 1995, pp. 914. 168 Nota invece assonanze e convergenze D. Losurdo, Nietzsche, cit. pp. 17-18 169 Cfr. F. Nietzsche, OFN IV 2, p. 245 af. 442 (KGA IV 2, p. 298). 170 Cfr. F. Nietzsche, OFN IV 3, af 275, pp. 241242 (KGA IV 3, pp. 309310. Citaz. a p. 310).
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Il filosofo vede nelle ideologie socialiste lo specchio della massificazione171e daltra parte nega che lo sviluppo delleconomia capitalistica sia una fonte valida di rapporti gerarchici. Il criterio di validit della gerarchia non pu essere economico, per lui. Sin dallinizio, come stato detto172 la politica sociale di Bismarck era stata pensata in grande: essa doveva essere un a politica costituzionale, integrare in positivo la legge sui socialisti, togliere ai socialisti larma dellinsoddisfazione e offrire anche alloperaio dellindustria quella protezione materiale che da oggetto della tradizionale assistenza ai poveri lo avrebbe trasformato in un cittadino industriale. Agli operai bisognava restituire come Bismarck disse nel Reichstag (2. 4. 1881) - il senso della dignit umana. Quale punto di vista fa proprio Nietzsche in merito alla questione sociale che Bismarck sta, a suo modo, affrontando? La tutela della stabilit interna del Reich e lobiettivo di rendere meno facile per la socialdemocrazia raccogliere consensi sul piano del malcontento sociale risultano estranei al pensiero di Nietzsche: per il filosofo valgono non soltanto le tesi sul superamento dello Statonazione, ma anche, in vista dellunione dellEuropa, quelle sulla irrinunciabilit, per una cultura superiore, della schiavit e della stratificazione sociale secondo una struttura a caste; tale punto di vista ribadito in Umano, troppo umano, aforisma 439 (Una cultura superiore (hhere Cultur) pu sorgere solo l dove ci sono due distinte caste della societ (zwei unterschiedene Kasten der Gesellschaft): quella di coloro che lavorano e quella di coloro che oziano, capaci del vero ozio. Il punto di vista della ripartizione della felicit non lessenziale, quando si tratta produrre una civilt superiore (...)173) e nellaforisma 462 intitolato La mia utopia ( In una societ ordinata, privazioni e lavori pesanti saranno riservati a coloro che meno ne soffrono, cio ai pi rozzi, e cos di grado in grado fino a colui che eletto a provare tutte le pi sublimi sfumature del dolore anche nella maggiore comodit di vita174). La differenza di valore tra gli individui , pare, un dato immodificabile e lo Stato dovrebbe farne strumento per creare una cultura superiore e una nuova gerarchia. Il crollo della metafisica del genio stato compensato dalla teoria dellindividuo superiore, lo spirito libero, e dallemergere della prospettiva politica europea senza
E probabile che Nietzsche conosca il socialismo soltanto attraverso le pubblicazioni di Dhring; cfr. Aldo Venturelli, Asketismus und Wille zur Macht. Nietzsche Auseinandersetzung mit Eugen Dhring, Nietzsche-Studien, 15, 1986, pp. 138-139 e gi M. Montinari, Su Nietzsche, Roma, Editori Riuniti, 1981, pp. 96-98; Paolo Chiarini, Introduzione a F. Nietzsche, La nascita della tragedia, cit., p. XVIII. 172 Cfr. M. Strmer, Limpero, cit., p. 307. 173 Cfr. F. Nietzsche, OFN IV 2, p. 244 (KGA IV 2, pp. 296297). 174 Cfr. F. Nietzsche, OFN IV 2, p. 254 (KGA IV 2, p. 309). In un frammento postumo si legge: La schiavit non va abolita, essa necessaria. Dobbiamo solo voler fare in modo che nascano coloro per i quali gli altri lavorano affinch questa massa immane di energie politico commerciali non sia consumata invano. (OFN V 2, p. 413, KGA V 2, 11[221], p. 425,). Questo modo di concepire la gerarchia sociale reperibile in KGA VIII 3, 14[221], (inizi 1888-gennaio 1889) pp. 186187 dove si legge (p. 187): der Begriff Kaste sanktionirt nur die Natur Abscheidung tra i tipi (caratteri, temperamenti) (OFN VIII 3, pp. 183184; citaz. a p. 184).
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modificare in nulla n la concezione generale anti-egualitaria della cultura umana (ora saldamente, ma non certo acriticamente, ancorata a un modello interpretativo socialdarwinistico), n il ruolo strumentale che, rispetto a essa, deve avere lo Stato. Da questo complesso di posizioni Nietzsche critica il Reich bismarckiano.

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IV. Il superuomo, la groe Politik e lo Stato


La perdita dellorizzonte metafisico ha trasformato il genio degli anni 1868-1876 nellindividualit superiore degli anni 1877-1882. Nellultima parte della sua vicenda intellettuale Nietzsche radicalizza ulteriormente le sue vedute in merito a coloro che devono lavorare e a coloro che devono essere dediti allotium. Egli configura con maggiore precisione limmagine della politica del futuro con il concetto di groe Politik. Un frammento del 1885-1887 recita: La mia filosofia mira alla gerarchia (Rangordnung), non a una morale individualistica. Il senso del gregge deve dominare nellambito del gregge, ma non straripare al di l di esso. I reggitori del gregge (Die Fhrer der Heerde) hanno bisogno di una valutazione diversa delle loro azioni, parimenti i liberi o le bestie da preda etc.175. Nietzsche rivendica cos la differenza della propria posizione teorica rispetto al culto dellindividuo. Egli mostra di concepire la massa come un insieme di individui che dovrebbe avere un capo, ma ne privo. Se poniamo mente al fatto che con lespressione gregge Nietzsche indica la massa, vediamo bene che egli non critica la massificazione se non nella misura in cui essa inibisce la possibilit dellesistenza degli individui superiori. Evidentemente, fra individuo e individuo superiore Nietzsche pone una grande differenza. Pare che lessere individuo sia un dato di fatto, assiologicamente neutro; ci che conta appartenere al gregge, o, allopposto, essere fra gli individui superiori i quali sono superiori non in quanto unici o irripetibili, ma in quanto rappresentano una tipologia, quella del capo. In altri termini, lindividuo non un valore, come per il pensiero libertario e per quello liberale; coerentemente con questa posizione, Nietzsche non critica la funzione massificante dello Stato (tedesco, nello specifico) se non nella misura in cui essa mina le possibilit di esistenza degli individui superiori. Egli contrario a che si rivendichi la stessa libert per tutti in nome delleguaglianza dei diritti176 e viene a porre, cos, le basi per sostenere che c una morale per chi comanda e una morale per chi obbedisce. Il fondamento di questa posizione si trova nella concezione che Nietsche ha della cultura177 come autentica sostanza socio-politica e psicologica di cui lo Stato il mezzo. Il Secondo Reich esprime, per Nietzsche, la democratizzazione della vita (equiparata drasticamente alla massificazione) cui si accompagna la
Cfr. F. Nietzsche OFN VIII 1, p. 267 (KGA VIII 1, 7[6], p. 288): Meine Philosophie ist auf Rangordnung gerichtet: nicht auf eine individualistische Moral. Der Sinn der Heerde soll in der Heerde herrschen,- aber nicht ber sie hinausgreifen: die Fhrer der Heerde bedrfen einer grundverschiedenen Wertung ihrer eignen Handlungen, insgleichen die Unabhngigen, oder die Raubtiere usw. 176 Come si legge nellaforisma 188 della Gaia Scienza: La regale cortesia dellespressione siamo tutti lavoratori sarebbe stata, anche sotto Luigi XIV un cinismo e unindecenza cfr. OFN V 2, p. 173 (KGA V 2, pp. 181182). 177 La parola Cultur indica, come nelle opere precedenti, anche il modello di organizzazione politico-sociale ritenuto corretto da Nietzsche.
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diffusione del lavoro di fabbrica. In un frammento della primavera-estate 1883 si legge: La schiavit del presente: una barbarie! Dove sono coloro per cui gli schiavi lavorano? Non ci si deve sempre attendere una contemporaneit delle due caste reciprocamente complementari178. La societ di massa viene, in sostanza, considerata come composta da schiavi cui mancano gli autentici signori. A partire dai frammenti postumi 1882-1884 il grande individuo viene trasposto nellimmagine del bermensch, il superuomo179; delle precedenti figurazioni il superuomo eredita lesigenza di una gerarchia qualitativa nellambito politico in grado di costituire il senso della vita della massa. Nei frammenti postumi 1882-1884 leggiamo che il superuomo colui che dice di s alla vita
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. E la vita volont di dominio e di possesso, non un principio metafisico come la

volont di esistere o la volont di vivere di cui parlava Schopenhauer: essa non si manifesta, bens semplicemente un altro modo di dire vita, di definire la vita; la quale per Nietzsche rapporto tra forte e debole, ma soprattutto superamento di s nellessere vivente che mette s stesso a repentaglio per amore della potenza. Emerge il tema della vita come volont di potenza; ma di esso si parla con chiarezza solo nel capitolo di Cos parl Zarathustra intitolato Del superamento di s stessi: Solo dove vita, anche volont: ma non volont di vita, bens... volont di potenza181. La polemica contro lidentificazione degli istinti vitali con la volont di vita chiaramente rivolta contro il darwinismo182 il quale permetteva, a esempio, a non pochi teorici anarchici, di ipotizzare utopisticamente una situazione futura in cui, soddisfatti i bisogni vitali di ogni uomo, si sarebbe realizzata la pace tra gli individui come tra i gruppi e i popoli. Ma una volta identificata la vita con la volont di potenza, ci non pi possibile. Se, inoltre si sostiene che la vita percorre sempre il medesimo ciclo183, vale a dire la lotta tra quella che Nietzsche chiama vita ascendente e la vita declinante184, non si pu che giungere alla conclusione che i valori sui quali si regge ogni codice morale e ogni sistema politico valgono
Cfr. F. Nietzsche, OFN VII 1, p. 282 (KGA VII 1, Nachgelassene Fragmente Juli 1882-Winter 1883/4, Frhjahr-Sommer 1883, 7[167], p. 304). 179 Si concorda qui con la traduzione tradizionale del termine accreditata, da ultimo, anche da M. Montinari nel gi citato Che cosa ha detto Nietzsche.La traduzione attualmente pi diffusa (oltreuomo) quella proposta da Gianni Vattimo nel vol. cit. Il soggetto e la maschera, cui si recentemente affiancata la traduzione proposta dal traduttore degli studi nietzscheani di A. Beumler, L. A. Terzuolo: sovrauomo. 180 Cfr. F. Nietzsche OFN VII 1, 1, pp. 127-128 (KGA VII 1, 4[81] , November 1882-Februar 1883, p. 139). 181 Cfr. F. Niezsche, OFN VI 2, p. 140 (KGA VI 1, p. 145: Nur, wo Leben ist, da ist auch Wille: aber nicht Wille zum leben, sonder- so lehre ichs dich- Wille zur Macht.). 182 Cfr. anche F. Nietzsche OFN VIII 3, pp. 93-94 (KGA VIII 3 Nachgelassene Fragmente Anfang 1888 bis Anfang Januar 1889 (Frhjahr 1888), 14[123], pp. 95-97). 183 Cfr. linterpretazione fondamentale di questo tema in Karl Lwith, Nietzsche e leterno ritorno (1936), tr. it. Roma-Bari, Laterza, 1986. 184 Cfr. F. Ingravalle, Filosofie regressive della storia. De Gobineau, Nietzsche, Spengler ,Evola, in S. Belligni, F. Ingravalle, G. Ortona. P. Pasquino, M. Senellart, Trasformazioni della politica. Contributi del seminario di Teoria politica, Working Paper n. 31, September 2002, Dipartimento di Politiche Pubbliche e Scelte Collettive Polis, Universit del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, Alessandria, pp. 110-116.
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tanto quanto vale la qualit vitale di coloro che li pongono, dal fatto che incarnino il nichilismo passivo, oppure il nichilismo attivo185. Posta questa costellazione di idee Nietzsche considera lo Stato come strumento della vita e della volont di potenza. A ci sembrerebbe ostare il celebre passo di Cos parl Zarathustra contenuto nel capitolo intitolato Dei nuovi idoli: Si chiama Stato il pi gelido di tutti i gelidi mostri. Esso gelido anche quando mente; e questa menzogna gli striscia fuori di bocca: Io, lo Stato, sono il popolo186. Nietzsche continua affermando che creatori furono coloro che crearono i popoli e sopra di essi affissero una fede e un amore. Distruttori sono coloro che sistemano trappole per i molti e le chiamano Stato187. Poi aggiunge: Troppi vengono al mondo: per i superflui fu inventato lo Stato. Guardate come alletta i troppi! Come li ingoia, digerisce e rumina!188. Questo lo Stato tutore e divoratore delle masse, ma l dove lo Stato finisce guardate, guardate, fratelli! Non vedete larcobaleno e i ponti del Superuomo?189. Lo Stato tutore e divoratore delle masse non altro che il Reich bismarckiano190, come rivela proprio il duplice carattere della tutela e del controllo ben espliciti nei passi ora citati; che si tratti di una realt e non di teorizzazioni pur presenti, nella Germania di quel tempo, circa lidentit tra popolo e Stato o sullo Stato come strumento del popolo lo rivela il tono stesso dei brani citati e la coincidenza sostanziale con le critiche gi mosse da Nietzsche al Secondo Reich. All identit fra popolo e Stato e allo Stato come strumento del popolo Nietzsche oppone limmagine fortemente normativa della massa e dello Stato come strumenti dellindividualit superiore. Il superuomo non semplicemente lindividuo, bens l individuo superiore191; in un frammento della primavera del 1884 si legge: Lindividuo superiore (das hohe Individuum) si d tutti i diritti che lo Stato si concede uccidere, distruggere, spiare, e cos via. La vilt e la cattiva coscienza della maggior parte dei sovrani ha inventato lo Stato e la frase vuota del bien public. Luomo vero lo ha sempre utilizzato come mezzo nelle sue mani, per un qualsiasi scopo. La cultura (die Cultur) nata solo in culture nobili (in vornehmen Culturen) e in solitari che inceneriscono tutto intorno a s con il disprezzo192. Pi oltre, Nietzsche insiste su tale tema: Lo Stato, in quanto esercita la giustizia (als Gericht), una vilt, perch manca il grande uomo
Cfr. F. Nietzsche OFN VIII 2, pp. 12-14 (KGA VIII 2, Nachgelassene Fragmente Herbst 1887 bis Mrz 1888, 9[35], pp. 1415). 186 Cfr. F. Nietzsche OFN VI 1, p. 54 (KGA VI 1, p. 57). 187 Cfr. F. Nietzsche OFN VI 1, p. 54 (KGA VI 1, p. 57); la traduzione stata lievemente modificata. 188 Cfr. F. Nietzsche OFN VI 1, p. 55 (KGA VI 1, p. 58). 189 Cfr. F. Nietzsche OFN VI 1, pp. 56-57 (KGA VI 1, p. 60). 190 Cfr. F. Nietzsche OFN VII 2, p. 71 (KGA VII 2, 25[272], primavera 1884, p. 78 : Bismarck wollte mit dem Parlament fr den leitenden Staatsmann eunen Blitzableiter schaffen, eine Kraft gegen die Krone und unter Umstnder einen Hebel zur Pression auf das Ausland:- er hat auch seinen Snden- und Unfalls-block.). 191 Cfr. F. Nietzsche OFN VII 2, p. 76 (KGA VII 2, Nachgelassene Fragmente frhjahr 1884-Herbst 1884, 25[298], p. 83: Vom Range. Die schreckliche Consequenz der Gleichheit- schlielich glaubt jeder das Recht zu haben zu jedem Problem. Es ist alle Rangordnung verloren gegangen.). 192 Cfr. F. Nietzsche OFN VII 2, p. 69 (KGA VII 2, 25[261], p. 76).
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(der Groe Mensch) che pu fornire un metro con la sua grandezza193. Sempre in un frammento della primavera del 1884 si legge, sotto il titolo Rangordnung: Der die Werthe bestimmt und den Willen von Jahrtausenden lenkt, dadurch da die hchsten Naturen lenkt, ist der hchste Mensch194. Non gi lo Stato come strumento del grande individuo, ma lo Stato in quanto amministratore della giustizia una vilt; infatti sono i quanti di potenza a costituire la base della legittimit del potere politico; lidea stessa di giustizia non pu che essere identificata con la vilt di chi vuole illudersi che esista unulteriorit giuridica rispetto ai meri rapporti di potenza tra gli uomini. Il grande individuo la misura dei valori, proprio perch la potenza immediatamente, senza bisogno di alcuna sanzione etica o giuridica, valore, per Nietzsche. Sotto questo profilo il Reich viene cos giudicato: esso fondatosul pensiero pi abusato e spregevole (auf den verbrauchtesten und bestverachteten Gedanken), luguaglianza dei diritti e dei voti195. Ci che Nietzsche critica non soltanto il fatto del suffragio universale, ma il principio delluguale diritto di ciascun uomo in quanto uomo allinterno della compagine sociale e politica inteso; egli critica la democrazia politica perch essa incapace di enucleare vere figure di capi . Il modello democratico uscito dalla Rivoluzione francese ha diabolicamente assorbito i diritti di tutti e io mi domando se, sotto il nome di piena sovranit dello Stato, il futuro non tenga in serbo per noi ancora una tuttaltra tirannia, servi par le despotisme dune bureaucratie franaise196.Di questo tipo di Stato Nietzsche dice che esso violenza organizzata. Tale tesi consiste nel vedere nellideale democratico sorto dalla fase giacobina della Rivoluzione francese lo sviluppo del progetto di accentramento amministrativo iniziato da Luigi XIV. Nietzsche sembra tracciare qui una critica condotta da un punto di vista libertario, ma a evitare equivoci ci soccorrre un frammento nietzscheano sul quale ha richiamato lattenzione Norberto Bobbio197: La nostra ostilit per la Rvolution non si riferisce alla farsa cruenta, allimmoralit con cui si svolse; ma alla sua moralit di branco, alle verit con cui sempre e ancora continua a operare, alla sua immagine contagiosa di giustizia e libert, con cui si accalappiano tutte le anime mediocri, al rovesciamento dei ceti superiori198; una farsa che, proprio perch cruenta ha impressionato anche gli spiriti pi orgogliosi. Nietzsche contesta alla
Cfr. F. Nietzsche OFN VII 2, p. 92 (KGA VII 2, 25[349], p. 100). Cfr. F. Nietzsche OFN VII 2, p. 93 (KGA VII 2, 25[335], p. 102); in KGA VIII 2, Nachgelassene Fragmente Herbst 1887bis Mrz 1888, 11 [36], p. 262 (OFN VIII 2, p. 232) leggiamo: ber den Rang entscheidet das Quantum Macht, das du bist; der Rest ist Feigheit. 195 Cfr. F. Nietzsche, OFN VIII 2, p. 298 (KGA VIII 2, 11[235], p. 334). 196 Cfr. F. Nietzsche OFN VIII 2, p. 298 (KGA VIII 2, 11[252], p. 339). 197 Cfr. N. Bobbio, Let dei diritti, Torino, Einaudi, 1990, p. 102. 198 Cfr. F. Nietzsche, KGA VIII 2, Nachgelassene Fragmente Herbst 1887 bis Mrz 1888, 9[116], p. 67 (OFN VIII 2, p. 59): Unsere Feindschaft gegen die rvolution bezieht sich nicht auf die blutige Farce, ihre immoralitt, mit der sich abspielte; vielmehr auf ihre Heerden-Moralit, auf ihre Wahrheiten mit denen sie immer noch wirkt, auf ihre contagise Vorstelung von Gerechtigkeit, Freiheit, mit der sie alle mittelmigen Seelen bestrickt, auf ihre Niederwerfung der Autoritten hherer Stnde. Da um sie herum so schrechlich und blutig zugieng, hat dieser Orgie der Mittelmigkeit einen Anschein von Gre gegeben, so da sie als Schauspiel auch die stolzesten Geister verfhrt hat.
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Rivoluzione lo spirito di risentimento contro il ceto nobiliare e vede nella Rivoluzione stessa la rivolta degli schiavi (con un giudizio analogo a quello che aveva formulato a proposito della Comune di Parigi del 1871); il modello di Stato che ne derivato incarna lideale delleguaglianza che, secondo il filosofo, si traduce in un dispotismo burocratico nel quale il grande individuo non pu dominare (va ricordato peraltro che il giudizio di Nietzsche sulla Rivoluzione non totalmente negativo199). Di contro a questo modello, lo Stato limmoralit organizzata; allinterno esso organizza la polizia, utilizza il diritto penale, la suddivisione in classi, la circolazione delle merci, la famiglia, allesterno esso volont di potenza, di guerra, di conquista, di vendetta. Lo Stato il mezzo per giungere a far compiere a una grande quantit di uomini cose che lindividuo non acconsentirebbe mai a fare attraverso una divisione delle responsabilit del comando e dellesecuzione, facendo intervenire la virt dellobbedienza, del dovere, dellamore di patria e dellattaccamento al principe, favorendo la conservazione di tutti i tratti tipici che contraddicono il tipo del gregario: lorgoglio, la severit, la fortezza, lodio, la vendetta. Limpersonalit fa in modo che noi ci permettiamo questi affetti come media di una collettivit (giudizi collegiali, giur, cittadino, soldato, ministro, principe, societ, critico)... ci d il senso come se facessimo un sacrificio. Il mantenimento dello Stato militare lultimo mezzo sia per accogliere, sia per mantenere la grande tradizione riguardo al tipo supremo duomo, al tipo forte. E tutti i concetti che perpetuano lostilit e la distanza di rango tra gli Stati possono sotto questa prospettiva apparire sanzionati... per esempio nazionalismo, protezionismo.. qui il testo si interrompe; ma non ci sono dubbi che quello che abbiamo appena letto il catalogo dei mezzi immorali di cui si serve il tipo umano forte alla guida dello Stato, tra i quali compreso il nazionalismo che qui indica presumibilmente, in realt, un nazionalismo europeo200. Lespressione nazionalismo europeo non utilizzata da Nietzsche ma funzionale allespressione del nesso tra la prospettiva dellunione degli Stati europei e la groe Politik di cui tale unione dovrebbe essere la protagonista. La tematica della groe Politik compare con chiarezza nei frammenti postumi del 1884-1885201 e non scompare pi dalla riflessione del filosofo. La configurazione della nuova aristocrazia compare in un frammento postumo del

Si legge in OFN VIII 2, p. 121 (KGAVIII 2, 10[31], p. 137) risalente allautunno del 1887: La Rivoluzione rese possibile Napoleone: questa la sua giustificazione. Per un simile prezzo si dovrebbe desiderare il crollo anarchico di tutta la nostra civilizzazione (Civilisation). Napoleone rese possibile il nazionalismo: questo il suo limite. Una valutazione positiva che n gli interpreti liberali, n quelli democratici, n i nazionalisti tedeschi avrebbero condiviso. 200 Su questo aspetto richiama lattenzione K. Lwith, Il nichilismo europeo, cit., pp. 46-53; sul piccolo nazionalismo come nvrose e sulla connessione fra Kleinstaaterei Europas e kleine Politik cfr. Ecce Homo in OFN VI 3, p. 370 (KGA VI 3, p. 358). 201 Si confronti il titolo Della Grande Politica (Vom Groe Politik ) c in OFN VII 3, p. 93, 32[16] (KGA VII 3, pp. 132 133) risalente allinverno 18841885; su tale appunto e sul suo contesto nel manoscritto nietzscheano cfr KGA VII 4/2, Nachberichte zur siebenten Abteilung, pp. 321232.

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periodo maggioluglio 1885202 in questi termini: Ci devono essere molti superuomini: ogni bont si sviluppa solo tra pari. Un solo dio sarebbe sempre un diavolo! Una razza dominante (herrschende Rasse). Per i signori della terra. Ci di cui si tratta la lotta per il dominio della terra; Nietzsche prospetta addirittura una gerarchia (Rangordnung) realizzata in un sistema di governo della terra: i signori della terra (Herrn der Erde) da ultimo, una nuova casta dominante203. Da essa sorge un dio affatto epicureo, il superuomo, il trasfiguratore dellesistenza. Di questa aristocrazia che enuclea da s il superuomo sono stati precursori i grandi europei, Vorlaufer der groen Politik204; suo prodotto il nuovo filosofo il quale pu sorgere solo se connesso (in Verbindung) con una casta (Caste) dominante. La grande politica, prossimit del governo della terra; assoluta mancanza di principi per questo. Poco sopra Nietzsche aveva affermato: Il filosofo devessere come un legislatore205. I caratteri di questa casta dominante sono maggiormente precisati un un frammento scritto tra lestate 1884 e lestate 1885: Il futuro della cultura tedesca risiede negli ufficiali prussiani206. In un altro frammento coevo leggiamo: Problem einer Verschmelzung der europischen Aristokratie oder vielmehr des preuischen Junkers mit Jdinnen207. Unaristocrazia prussiano-ebraica208 avrebbe le caratteristiche per guidare lEuropa, unificata, sul cammino della grande Politica, cio sul cammino del dominio della terra. Si tratta di unaristocrazia selezionata secondo presupposti legati alla teoria della corrispondenza fra razza e carattere, nonch della gerarchia dei tipi psicologici allinterno di ciascuna razza, in vista della groe Politik. Il maggiore ostacolo allavvento di una aristocrazia di questo genere il piccolo spirito inglese (Englands Kleingeisterei) e il principio inglese della rappresentanza popolare (abbiamo bisogno di una rappresentanza dei grandi interessi); ci di cui c bisogno una alleanza assoluta con la Russia che vi impedisca lavvento di schemi inglesi e di un avvenire americano209. Alle gi ricordate componenti razziali della futura nuova aristocrazia europea si aggiunge, poi, la componente slava. Lo Stato si viene a configurare come strumento di una lite nata da incroci tra soggetti superiori di razza ebraica, prussiana, slava, in omaggio al principio teorico della connessione razza carattere, come si appena detto, ma, al tempo stesso, come si appena visto, al rifiuto di qualsiasi concezione egualitaria riguardo ai componenti di un corpo razziale; lapparato amministrativo deve essere lossatura dellunione degli Stati europei e garantire la
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Cfr. F. Nietzsche, OFN VII 3, 35[ 72] p. 217 (KGA VII 3, p. 263). Cfr. F. Nietzsche, OFN VII 3, 35[ 73] p. 217 (KGA VII 3, p. 263). 204 Cfr. F. Nietzsche, OFN VII 3, 35[45] p. 209 (KGA VII 3, p. 254). 205 Cfr. F. Nietzsche, OFN VII 3, 35[47] p. 210 (KGA VII 3, p. 255). 206 Cfr. F. Nietzsche OFN VII 3, 36[44] p. 247 (KGA VII 3 p. 293 207 Cfr. F. Nietzsche OFN VII 3, 36[45] p. 247 (KGA VII 3, p. 293) 208 Nel caso specifico, sul carattere trasversale della nozione di aristocrazia rispetto alle differenze psicologiche fra gruppi razziali cfr. D. Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, cit., pp. 827-833. 209 Cfr. F. Nietzsche OFN VII 2, 26[335] e 26[336] pp. 216-217 (KGA pp. 236 e 236237.

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selezione dell lite. Nietzsche sta delineando il quadro di un soggetto politico europeo in lotta per la potenza; di tale soggetto la Cultur il principio di movimento, la statualit il principale mezzo; come si esprime il filosofo: Die Aufgabe ist, eine herrschende Kaste zu bilden mit den unfnglichsten Seelen, fhig zu die verschiedensten Aufgaben der Erdregierung210. In questo quadro deve esistere l animale gregario (Heerdenthier): In s lanimale gregario non ha niente di malato, esso perfino prezioso, per incapace di guidare s stesso, ha bisogno di un pastore -ci capiscono i preti... lo Stato non abbastanza intimo, segreto, la guida delle coscienze gli sfugge. Come lanimale gregario reso malato dal prete?211. E chiaro che ma necessario ripeterlo ancora - ci che preoccupa Nietzsche non , in altri termini, la massificazione dei popoli dellEuropa212, bens la scarsa capacit da parte della formaStato che loro comune di guidare le coscienze e di selezionare sistematicamente unlite. Non pare quindi privo di significato il fatto che nelle opere edite tra il 1886 e il 1887 i temi di maggiore rilievo politico sono il declino dellarte di comandare (che la massificazione in atto rende invece di importanza decisiva), la ricostruzione del processo di formazione dello Stato come repressione della violenta libert originaria213 e la ritematizzazione della groe Politik. Laforisma 199 di Al di l del bene e del male214 afferma che avendo molti soltanto obbedito e solo pochi esercitato il comando, nella storia umana si sviluppato un istinto di gregge a spese dellarte del comando. Chi comanda non osa pi farlo senza farsi passare anchegli per ubbidiente a qualche cosa (esecutore degli ordini degli antenati, della costituzione, del diritto, delle leggi o persino di Dio), servitore del suo popolo, strumento del bene comune. Lo Stato moderno un esempio, assieme ai gruppi famigliari, comunit, stirpi, popoli, chiese, di gregge umano. Si creata in Europa, e in particolare in Germania, secondo Nietzsche, si visto, una massa gregaria il cui sviluppo coincide col progressivo democratizzarsi delle istituzioni politiche. Di fronte a questo processo, un sollievo per il gregge degli Europei lapparizione di un Napoleone che comanda in modo assoluto. Napoleone un esempio storico di ci che Nietzsche intende con lespressione grande individuo; lopera politica di Bonaparte lo per il concetto di arte del comando; altri esempi sono Gaio Giulio Cesare e il principe

Cfr. F. Nietzsche, OFN VII 2, 25[221], p. 62 (KGA VII 2, p. 68) Cfr. F. Nietzsche OFN VIII 3, p. 371 (KGAVIII 3, Nachgelassene Fragmente 23[4], p. 415-416). 212 Come osservava Max Horkheimer, Nietzsche verachtet die Masse, aber er will sie doch als Masse erhalten, Dmmerung. Notizen in Deutschland (1931/1934) in Gasammelte Schriften Band 2: Philosophische Frhschriften 19221932, Frankfurt am Main, Fischer, 1987, p. 338, aforisma intitolato Nietzsche und das Proletariat. 213 Questultima sviluppata attraverso il confronto critico con la teoria del diritto elaborata da Eugen Dhring; cfr. Aldo Venturelli, Asketismus und Wille zur Macht. Nietzsches Auseinandersetzung mit Eugen Dhring, Nietzsche-Studien, 1986, pp. 107-139. 214 Cfr. F. Nietzsche, OFN VI 2, pp. 96 97 (KGA VI 2, pp.121122).
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machiavelliano215. Se ammettiamo e non si pu non ammetterlo, a questo punto - che il grande individuo e il superuomo sono la medesima tipologia, sar agevole comprendere che Nietzsche sta parlando di unautorit politica priva di un crisma che venga dallalto o dal basso, ma dotata di quello che si dovrebbe definire carisma derivante dal magnetismoesercitato da un tipo psicologico che viene riconosciuto come quello di un capo, di un hoherer Typus216. Circa il processo di formazione dello Stato, Nietzsche, nel secondo saggio di Genealogia della morale lo configura come un procedimento repressivo della istintualit umana originaria. Tale istintualit viene configurata come inimicizia, crudelt, piacere della persecuzione, dellattacco, delle mutazioni, della distruzione, della guerra, dellavventura. Questo ricco ma terribile patrimonio pulsionale originario fu costretto a introflettersi, andando a costituire la cattiva coscienza217. Lo Stato lo strumento di questa introflessione. Non listinto di autoconservazione a fare di ogni uomo il nemico di ogni altro, ma il piacere della crudelt, il piacere di imporre la propria potenza a un proprio simile; gi al tempo dei suoi studi sulla tragedia Nietzsche aveva scorto il piacere della crudelt al fondo della pulsione dionisiaca; ora egli lo considera senzaltro il dato centrale della natura umana e ci non manca di modificare sensibilmente lo sguardo che egli getta sulle origini dello Stato. Se luomo non guidato essenzialmente dalla pulsione di autoconservazione donde deriva il calcolo utilitario che fonda, nel pensiero di Hobbes, la convivenza, la costituzione della societ in forma statale non avverr attraverso un patto, ma attraverso linstaurazione violenta di rapporti di dominio; la pulsione che agisce nelluomo quella che opera anche nel protoplasma, come si legge in uno dei frammenti postumi 1887-1888: La volont di potenza pu manifestarsi solo contro delle resistenze (an Widerstnden); cerca quello che le si contrappone questa la tendenza originaria del protoplasma quando mette fuori pseudopodi e si tasta intorno. Lappropriazione e lassimilazione anzitutto un voler sopraffare, un formare, modellare e rimodellare, finch il vinto sia passato interamente sotto il potere dellaggressore, accrescendolo (...) Fame solo una conformazione pi ristretta, dopo che listinto fondamentale di potenza ha assunto una figura pi spirituale218.

Il Principe di Machiavelli non stato soltanto una delle prime letture di Nietzsche ai tempi della scuola di Pforta, ma, come gi si detto, una presenza quasi costante nellopera di Nietzsche, anche se non sempre espressamente indicata. 216 Cfr. F. Nietzsche KGA VI 3 (Der Antichrist), aforisma 4, p. 169 (OFN VI 3, pp. 169-170). Su questopera nietzscheana cfr. il fondamentale studio di Jrg Salaquarda Der Antichrist, Nietzsche-Studien Bd. 2, 1973, pp. 91-136. 217 Cfr. F. Nietzsche KGA VI 2, pp. 337-340 (OFN VI 2, pp. 283-285). 218 Cfr. F. Nietzsche KGA VIII 2, 9[151] p. 88 (OFN VIII 2, p. 77). Sulla reale concezione della volont di potenza in Nietzsche ricostruita attraverso la critica dellinterpretazione fornitane da Kaufmann, Nietzsche, cit., cfr. Walther H. Sokel, Political uses and abuses of Nietzsche in Walther Kaufmanns image of Nietzsche, Nietzsche-Studien, Bd. 12, 1983, pp. 436-442. Linterpretazione della volont di potenza come pienezza traboccante di essere e consistente non nel desiderare e nel prendere, ma nel creare, nel dare e nel differenziare dovuta, notoriamente a Gilles Deleuze, Nietzsche et la philosophie, cit., molto affine a quella di Kaufmann; su di essa si vedano le osservazioni critiche di Ian Donaldson, Hierarchy and Ontological dualism: rethinking Gilles Deleuzes Nietzsche for political philosophy, History of Political Thought, XXII, 2002, pp. 654-669; Donaldson osserva (p. 668): What is unique in Nietzsche is the combination of difference and hierarchy. Nietzsches challenge to us, therefore, is to better understand the of hierarchy in the moral, economic and political structure of our communities.

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La base del contrattualismo, da Hobbes a Locke, a Rousseau, a Kant unantropologia di carattere meccanicistico sulla quale viene eretta una teoria utilitaristica dellazione umana; essa indica come movente dellazione lautoconservazione, come si detto e com ben noto; comunque si voglia definire lantropologia nietzscheana, chiaro che essa ha al suo centro la volont di potenza descritta dalla precedente citazione: un impulso molto diverso dallautoconservazione e che, conseguentemente,non ha nulla a che fare con passioni come la paura (fondamentale nel modello di Hobbes per la costruzione della societ) o la benevolenza (fondamentale sia nel modello lockiano, sia in quello humeano). La volont di potenza di cui parla Nietzsche corrisponderebbe alle passioni che scatenano la guerra civile nel paesaggio politico hobbesiano e al quadro del vizio delineato nel Discours sullorigine della diseguaglianza da Rousseau il quale condivide lantropologia meccanicistica delineata da Hobbes. Se la societ (e poi lo Stato) scaturiscono secondo le teorie meccanicistiche dalla minaccia reciproca cui esposta lautoconservazione dei soggetti, secondo il Nietzsche dellultima fase la societ un dato e lo Stato si sviluppa attraverso lintroflessione delloriginaria crudelt umana, non gi a tutela dellautoconservazione di ciascun uomo. Lo Stato produce tale introflessione in quanto esso lesito della conquista del potere da parte dei dominatori, degli uomini forti. Il filosofo sembra ammettere tacitamente che luomo vive necessariamente in relazione con il suo simile, , aristotelicamente, animale politico; ma tale relazione essenzialmente antagonistica, lotta per la potenza. Da questultima scaturiscono le gerarchie sociali e politiche; coloro che si impadroniscono del potere, i dominatori, reprimono il naturale conflitto tra gli individui, i gruppi famigliari e i gruppi sociali attraverso una sorta di monopolio della forza fisica che viene poi giuridicizzato. Ogni Stato sorge in questo modo. E ogni Stato mette in campo la compattezza dinamica cos costituita nella guerra con gli altri Stati. La costrizione allintroflessione della crudelt dovette avvenire, precisa Nietzsche, con durezza inaudita: Lo Stato pi antico apparve come una tirannia terribile, come un meccanismo stritolatore e privo di scrupoli, e prosegu su questa via fino a quando questa materia grezza del popolo e di semianimalit non venne finalmente bene amalgamata e resa duttile, e altres dotata di forma. Lo Stato il principio formatore dei popoli: si ricorder che Nietzsche, al tempo dei suoi studi sullorigine della tragedia aveva gi descritto questa tirannia terribile come carattere dello Stato dorico, manifestazione del principio apollineo e laveva contrapposta alla canalizzazione dellistintualit e della crudelt propria del modello ateniese. Ora Nietzsche vede nella repressione della crudelt tramite la crudelt stessa lorigine dello Stato, il modo in cui il popolo riceve la forma e si allontana dal caos. La vitalit dionisiaca si

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esplica nella lotta per la potenza e nella creazione della forma-Stato attraverso la repressione dellistintualit originaria. La repressione politica genera un potere che Nietzsche descrive in questi termini in uno tra i suoi brani pi noti (e inquietanti): Un branco qualsiasi di biondi animali da preda, una razza di conquistatori e di padroni, che organizza militarmente e con la forza di organizzare, abbatte senza riguardo le sue orribili zampe su una popolazione forse enormemente superiore per numero, ma ancora priva di forma, ancora nomade. Cos inizia in terra lo Stato: credo che sia eliminato il sogno illusorio che lo faceva cominciare con un contratto. Chi pu comandare, chi naturalmente padrone, chi incede tirannico nelle azioni e nei gesti non ha bisogno di contratti219. La dove un gruppo umano realizza con la conquista la forma politica nel senso fin qui indicato, nasce lo Stato. Questo processo duplice: da un lato esso crea la gerarchia allinterno di una compagine sociale; dallaltro crea la gerarchia tra le popolazioni. Se da un lato gli individui pi dotati di virt guerriere si impadroniscono del potere creando lo Stato, dallaltro lo Stato cos creato lotta per la potenza contro altri Stati. I conquistati, i vinti, essendo stato bloccato dalla feroce messa in forma conseguita alla conquista lo sbocco naturale della innata crudelt naturale, sviluppano la tendenza ad autotorturarsi che deriva dalla crudelt dellanimale uomo interiorizzato e respinto dentro di s220. Tale tendenza ad autotorturarsi non altro che la cattiva coscienza sulla quale si innesta poi il Cristianesimo facendo di essa il nucleo psicologico fondamentale della rivolta degli schiavi, della lotta degli schiavi per la potenza. Privi di virtus guerriera, gli schiavi sviluppano lo spirito e realizzano l inversione dei valori dei forti e dei conquistatori. Dalla rivolta cristiana degli schiavi nato, secondo Nietzsche, lo spirito moderno i cui tratti fondamentali sono esposti nel terzo saggio di Genealogia della morale (dedicato alla volont di potenza del tipo umano sacerdotale, guida degli umili e dei calpestati nella loro lotta spirituale per strappare il potere ai forti). Lo Stato nasce, dunque, come Stato militare e decade a mero gregge senza vero capo nel progressivo democratizzarsi della societ europea moderna e nello scomparire della virtus del comando che caratterizza lintera storia della Moderbnit aperta dal Cristianesimo. Rispetto a questo processo (che per Nietzsche un processo di decadenza) sia i principati rinascimentali,
Cfr. F. Nietzsche OFN VI 2, p. 286 (KGA VI 2, (Zur Genealogie der Moral) p. 340). Rivendicando un simile ruolo alla violenza, Nietzsche respinge la teoria spenceriana che vede nelle istituzioni politiche dei mezzi di adattamento dei gruppi umani alle sfide ambientali, cfr. OFN V 2, p. 356) (KGA V 2, Nachgelassene Fragmente, Frhjahr Herbst 1881, 11[73], pp. 367 368). Il tema anticipato da Nietzsche in OFN VI 2, pp. 240241 (KGA VI 2, p. 289) con un significativo rinvio allepitaffio di Pericle (Tucidide II 41, 4) quale esempio di morale dei signori. Sul passo di Tucidide e sulla sua interpretazione nietzscheana cfr. Luciano Canfora, Introduzione a Tucidide, Il dialogo dei Melii e degli Ateniesi, Venezia, Marsilio, 1991, pp. 1137. 220 Cfr. F. Nietzsche OFN VI 2, pp. 292-293 (KGA VI 2, (Zur Genealogie der Moral) pp. 347-349).
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sia Napoleone Bonaparte rappresentano contro-tendenze che evocano un tipo analogo a quello incarnato da Caio Giulio Cesare. Se questo vero, non sar fuori luogo denominare cesaristico il modello di potere politico fin qui descritto. Il filosofo concepisce il politico alla luce del binomio masse capi e vede nello Stato lo strumento attraverso il quale le masse, come strumenti dei capi, si muovono sul terreno della groe Politik. Nietzsche ha in mente, in questa ultima fase del suo pensiero, uno Stato continentale, lEuropa, e il suo termine di confronto e modello , ormai, lImpero romano. In Lanticristo (1888) Nietzsche contrappone allo spirito democratico del Cristianesimo e alle sue filiazioni (liberalismo, democrazia, socialismo, anarchismo) da un lato (cio dal lato socio-psicologico) il sistema delle caste teorizzato nel Codice di Manu, dallaltro (il lato pi propriamente istituzionale-politico) lImperium romanum; del primo si legge: L ordinamento delle caste, la legge suprema, dominante non che la sanzione di un ordinamento della natura, di una legalit primaria della natura, sopra la quale nessun arbitrio, nessuna idea moderna ha potere221; Nietzsche prosegue affermando che in ogni sana societ si differenziano, condizionandosi reciprocamente, tre tipi di diversa gravitazione dal punto di vista fisiologico, ognuno dei quali ha la sua propria igiene, la sua propria sfera di lavoro, la sua propria specie di sentimento della perfezione e maestria. La natura, non Manu separa gli esseri preminentemente spirituali da quelli prevalentemente dotati di forza muscolare e temperamento, e in terzo luogo da quelli che non emergono n per luno, n per laltro verso, i mediocri questi ultimi rappresentano il gran numero; gli altri il fiore222. Non sfugge lanalogia con il paradigma politico platonico223 (analogia del tutto involontaria?) di questa suddivisione sociale che il filosofo chiaramente approva, e non sfugge neppure che questo il modello su pu innestarsi lo Stato del futuro preconizzato da Nietzsche nella prospettiva dellunificazione dellEuropa sotto il dominio della nuova aristocrazia. Il modello storico prevalente in questa fase del pensiero nietzscheano quello dell Imperium romanum. che il filosofo giudica la pi grandiosa forma di organizzazione in mezzo a difficili condizioni che sia mai stata raggiunta fino a oggi. (...) L Imperium romanum (...) questa del tutto ammirabile opera darte in grande stile, era un principio, la sua costruzione era calcolata per dare prova di s con millenni fino a oggi non si mai costruito in questo modo (...)224. La saldezza dellImpero poteva tollerare i cattivi imperatori, tanto era impersonale, non
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Cfr. F. Nietzsche, OFN VI 3, aforisma 57, p. 248, (KGA p. 240). Cfr. F. Nietzsche, OFN VI 3, aforisma 57, pp. 248 - 249 (KGA, p. 240) 223 Cfr. Platone, Respublica IV 427 d 1 445 e 4. 224 Cfr. F. Nietzsche, OFN VI 3, p. 115 (KGA, pp. 243244)

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fondata sulle peculiarit individuali questa costruzione della volont di potenza. Ci che conta per Nietzsche il tipo psicologico del dominatore, non la sua realt individuale, irripetibile e perci casuale. Tale tipo era la chiave di volta, secondo il filosofo, di una costruzione come quella dell Imperium Romanum. E il modello di questultimo che Nietzsche ha in mente per un Europa protagonista della politica dei grandi spazi. Nietzsche combina storia e quella che si sarebbe tentati di chiamare biostoria (e biopolitica) nel momento in cui la Rangordnung aristocratica viene legittimata attraverso la sua naturalit. Il suo modello di lite sembra conformarsi del tutto alla virtus pagana e non lontano dal modello del Principe machiavelliano. Il Cristianesimo (e le sue filiazioni) appare quindi come degenerazione, dcadence, corruzione che ha impedito nellet moderna lo sviluppo di ordinamenti autenticamente aristocratici e, con la Rivoluzione francese ne ha quasi distrutto il principio politico. I valori si svalutano e il nichilismo si diffonde non soltanto perch il Cristianesimo ha designato come valore ci che contro natura (la compassione come bene e la volont di potenza dei forti come male), contrario alla vita ascendente (Il Cristianesimo ha aperto la strada a un mondo spiritualmente dominato dai deboli e dai malriusciti, dalla loro educazione e dai loro valori), ma perch, sul piano politico, la realt dei rapporti tra gli Stati si sta configurando in termini di grande politica, di lotta per la potenza, cio in termini anti cristiani. Il mondo presto sar del tutto fuori della portata dei valori e dello spirito dei deboli, profetizza Nietzsche. Nellaforisma 208 di Al di l del bene e del male si legge: Die Zeit fr kleine Politik ist vorbei: schon das nchste Jahrhundert bringt der Kampf um die Erd Herrschaft den Zwang zur groen Politik.225 Il Cristianesimo e tutte le sue filiazioni saranno presto il passato. E anche il piccolo nazionalismo il passato. La Germania il capofila degli alfieri del piccolo nazionalismo: Il nazionalismo, questa nvrose nationale di cui ammalata lEuropa (an der Europa krank ist), questa perpetuazione di unEuropa fatta di staterelli, di piccola politica lorizzonte della politica tedesca226; le aperture dellamonarchia sociale di Guglielmo II configurano secondo Nietzsche un quadro in cui la Germania si presenta come un crogiolo sovversivo in cui si mescolano piccolo nazionalismo, democrazia e socialismo227. In quanto tale, anche la Germania appartiene al passato. Il futuro appartiene, secondo il filosofo, allEuropa aristocratica che sar protagonista della groe Politik.

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Cfr. F. Nietzsche, OFN VI 2, p. 115 (KGA VI 2, p. 144) Cfr. F. Nietzsche, Ecce homo in OFN VI 3, p. 370 (KGA p. 358). La traduzione stata leggermente modificata. 227 Cfr. D. Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, cit., pp. 555590.

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V. Un abbozzo di teoria cesaristica dello Stato?


Il punto dapprodo della riflessione di Nietzsche sullo Stato chiaro: lo Stato il mezzo della volont di potenza sul piano politico; questultima pu esprimere sia la vita in ascesa (la nuova aristocrazia teorizzata dal filosofo), sia la vita decadente (gli Stati liberali che lentamente si stanno aprendo al suffragio universale). La vita dello Stato che Nietzsche preconizza consiste nel rapporto gerarchico fra capi e gregari e lavvento della societ di massa considerato dal filosofo come la condizione stessa del dominio dei capi. Della vita dello Stato il filosofo non ci d un quadro istituzionale: egli concentra il suo sguardo sulla tipologia umana che conferisce alla realt istituzionale il suo significato: il genio, il grande individuo, il superuomo. Questi , alla fine, la guida di unEuropa unificata e in lotta per il dominio sulla terra. Se nella prima fase della riflessione nietzscheana si considera con favore il modello ateniese- perch essa guarda al politico dal punto di vista del problema dellarte tragica nellultima fase della sua riflessione - Nietzsche considera con favore il modello romanoimperiale (senza, tuttavia, dimenticare il modello della talassocrazia ateniese). Lintero percorso accompagnato da una costante avversione ai principi della Rivoluzione francese228 in nome di una autentica riduzione della politica a una natura intesa in modo anti-meccanicistico, vitalistico; sotto questo profilo, Nietzsche rappresenta una posizione radicalmente nuova rispetto alle critiche mosse alla Rivoluzione francese dal legittimismo cattolico: Nietzsche non cerca un crisma superiore, trascendente, per legittimare lesistenza e lattivit dello Stato; non guarda neppure alla tradizione intesa come continuit istituzionale alla maniera di Burke: egli ritiene che tale continuit rappresenti il passato, di fronte al peso che le masse hanno assunto e assumeranno nella politica. Il suo discorso politico si muove piuttosto allinterno dei modelli cesariano, napoleonico e bismarckiano. E lo fa in modo critico. Ci era stato gi rilevato da G. Lukcs, a proposito della posizione nitzscheana nei confronti dellopera politica di Bismarck229. Della politica bismarckiana Nietzsche critica il piccolo nazionalismo (ma il suo atteggiamento sulla questione sociale al tempo della monarchia sociale di Guglielmo II affine a quello manifestato, nella stessa epoca, da Bismarck) cui contrappone il progetto di unEuropa unita ed espansionistica impegnata nella lotta per la spartizione del mondo, la groe Politik di cui uno

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Non a caso N. Bobbio, Let dei diritti, cit., p. 102 definisce Nietzsche il principe degli scrittori reazionari e D. Losurdo, Nietzsche, cit., p. 73 lo indica come il pi grande pensatore tra i reazionari e il pi grande reazionario tra i pensatori. Cfr. G. Lukcs, La distruzione della ragione, cit., p. 333 ove si ricorda che Nietzsche convinto che Bismarck operi un compromesso con il popolo, antistorico, ma tuttavia abile e opportuno e stia creando una democrazia capace di formare una nuova lite. Contro linterpretazione di Lukacs sviluppa argomentazioni articolate ma discutibili H. Ottmann, Anti - Lukacs. Eine Kritik der Nietzsche-Kritik von Georg Lukcs, Nietzsche-Studien Bd. 13, 1984, pp. 570-586. Sulla strumentalit del giudizio positivo di Nietzsche sulla democrazia si veda laforisma 242 di Jenseits von Gut und Bse, KGA, VI 2, pp. 190-191 (OFN VI 2, pp. 153-155): la democratizzazione delle istituzioni politiche giunger a fornire un gregge alle nature dominatrici
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Stato europeo unitario sarebbe lo strumento. Il modello a cui guarda il filosofo per lEuropa lunificazione tentatane da Napoleone. Il primo interprete a definire la posizione politica complessiva di Nietzsche cesaristica fu Georg Brandes230 (l inventore , come gi si visto, della formula pi felice per definire il pensiero del filosofo, cio radicalismo aristocratico). Come categoria politica, il cesarismo231 si regge sulla polarit masse capi donde deriva la legittimazione di un potere autocratico (sarebbe arduo distinguerlo nettamente da ci che stato denominato bonapartismo o, anche, bismarckismo); molto significativa, in merito a tale categoria, la posizione di Max Weber in La politica come professione (1919): la democratizzazione e la burocratizzazione della vita sociale moderna pongono di fronte al dilemma tra potere burocratico irresponsabile (la democrazia parlamentare) e la democrazia del Fhrer (cio la democrazia guidata)232; tale posizione stata indicata come bonapartistica233 o cesaristica234. Non a caso stato giustamente sottolineato da Wilhelm Hennis235 linflusso esercitato da Nietzsche su Weber. Nel riproporre la categoria di cesarismo come la pi vicina a una designazione sintetica del pensiero di Nietzsche sullo Stato, non si pu certamente trascurare la critica che fece Marx di tale categoria nello scritto Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte (pubblicato in prima edizione nel 1852 e in seconda edizione ne1869)236 definendola come dovuta a una superficiale analogia storica a causa della quale si viene a dimenticare il fatto essenziale che, specialmente nellantica Roma, la lotta di classe si svolgeva soltanto allinterno di una minoranza privilegiata, tra i ricchi e i poveri che erano liberi cittadini, mentre la grande massa produttiva della popolazione, gli schiavi, costituiva soltanto il piedistallo passivo dei combattenti. Per Nietzsche la massa moderna costituita da schiavi (sia pure privi di padrone) in un senso etico, certo, non storico - sociologico; egli pensa in modo non diacronico, ma sincronico, la connessione tra il modello cesariano e le prospettive di uno Stato gerarchico nellera delle masse in modo perfettamente coerente con i dettami anti-storicistici della sua considerazione inattuale
Cfr. Georg Brandes, Friedrich Nietzsche, cit., p. 83, in una lettera dell 11.1.1888. Per la categoria del cesarismo cfr. Friedrich Gundolf, Caesar. Geschichte seines Ruhes, Berlin, Bondi, 1924; Id. Caesar in neunzehnten Jahrhundert, Berlin, Bondi, 1926 (tradotti in italiano da E. Giovannetti in F. Gundolf, Cesare, Milano, Garzanti, 1944). Le pagine finali dellopera (tr. it. pp. 344349) sono dedicate alla presenza della figura di Cesare nellopera di Nietzsche. 232 Cfr. Max Weber, Scritti politici, con una introduzione di A. Bolaffi, Roma, Donzelli, 1998, p. 214 (Max Weber, Gesamtausgabe. Abteilung I, Band 17, Wissenschaft als Beruf (1917/1919), Politik als Beruf (1919), hg. von W. J. Mommsen und W. Schluchter, J. C. B. Mohr (Paul Siebeck) Tbingen, 1992, p. 224). 233 Cfr. G. Lukcs, La distruzione, cit., p. 617 234 Cfr. Karl Lwith, Max Weber und seine Nachfolger, Ma und Wert, III, 1939, 1, pp. 166176. Cfr. F. Tuccari, I dilemmi della democrazia moderna. Max Weber e Robert Michels, RomaBari, Laterza, 1993, in particolare alle pp. 41 52. Circa la compatibilit tra democrazia e cesarismo cfr. R. Michels, Sociologia dei partiti politici (1911), tr. it. di E. Forni, Bologna, Il Mulino, p. 50. 235 Cfr. W. Hennis, Max Webers Fragestellung. Eine Studie zur Biographie des Werks (1987), tr. it. Il problema Max Weber, RomaBari, Laterza, 1991. 236 Cfr. Karl Marx Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, tr. it. di Palmiro Togliatti, Roma, Editori Riuniti, 1974, p. 37 (Karl Marx, Politischen Schriften, Erster Band, hg. von H.-J. Lieber, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt, 1975, p. 270).
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Sullutilit o il danno della storia per la vita. Un modello cesaristico (vale a dire un attualizzazione del tipo ideale del Cesare) analogo sar parzialmente sviluppato, poi, sulle orme di Nietzsche, da Oswald Spengler237. Nietzsche fornisce un profilo psicologico del tipo umano cesaristico e bonapartistico due aggettivi quasi equivalenti nel contesto del suo pensiero politico - in un frammento dellaprile - giugno 1885 sul quale ora opportuno soffermarsi: Un grande uomo, un uomo che la natura ha costituito e inventato, che cos questo? In primo luogo: c in tutto il suo agire una logica lungimirante che in grazia della sua lunghezza difficilmente visibile nel suo complesso e quindi ingannatrice; una capacit di tendere la sua volont su grandi estensioni della propria vita e di disprezzare tutto ci che piccolo (...) In secondo luogo: egli pi freddo, pi duro, pi irriflessivo e senza paura dell opinione: gli mancano le virt che dipendono dalla stima e dalla reputazione e da tutto ci che appartiene alla virt del gregge (...) In terzo luogo: non vuole cuori che lo comprendano, ma vuole dei servi (Diener), degli strumenti (Werkzeuge) (..). Sa di essere incomunicabile: trova la confidenza di cattivo gusto238. La figura filosofico politica dell uomo superiore che Nietzsche ha sviluppato a partire dagli anni Settanta finalmente delineata in modo chiaro e anche potentemente suggestivo: essa il vero soggetto politico, il fine della Cultur, rispetto al quale lo Stato soltanto un mezzo interamente subordinato, una struttura puramente amministrativa al servizio della vita ascendente incarnata dalla nuova aristocrazia. Sembra essere indifferente a Nietzsche che lo Stato sia guidato da un grande individuo o da una aristocrazia; le caratteristiche psicologiche che identificano il grande individuo non sono irripetibili; il grande individuo costituisce quindi una tipologia che non ha nulla a che vedere con la teorizzazione individualistica liberale e libertaria (il cui modello logico , in fondo, lunico comesso stato pensato con radicale coerenza da Stirner). Lincarnazione della vita ben riuscita nella tipologia dellaristcrate (o negli aristcrati) esercita, secondo il filosofo, una forza dattrazione sulle masse che essa la forza coalescente decisiva. Lo Stato che abbraccia
Cfr. O. Spengler, Jahre der Entscheidung, Beck, Mnchen, 1933 (tr. it. a cura di Franco Freda, Anni della decisione, Padova, Edizioni di Ar, 1995); sul cesarismo spengleriano cfr. Detlev Felken, Oswald Spengler. Konservative Denken zwischen Kaiserreich und Diktatur, Beck, Mnchen, 1988, pp. 127-134 (Das Zeitalter der Csaren), 157-169 (Spengler und Nietzsche), 194-219 (Jahre der Entscheidung). Nel saggio Nietzsche und sein Jahrhundert ( discorso pronunciato il 17 ottobre 1924 al Nietzsche-Archiv per l 80 anniversario della nascita del filosofo) Spengler afferma: E Nietzsche ad avere mostrato al popolo pi avido di storia che ci sia al mondo[il popolo tedesco, n. d. r.] la storia com realmente. Il testamento chegli ci ha tramandato la missione di vivere la storia secondo questo stile (O. Spengler, Reden und Aufstze, Mnchen, Beck, 1937, tr. it. parziale da cui si cita in O. Spengler, Scritti e pensieri, con introduzione di Marcello Veneziani, Milano, Sugarco, 1993, p. 103). La categoria di bonapartismo stata esaminata storico-criticamente da D. Losurdo, Democrazia o bonapartismo, cit. 238 Cfr. F. Nietzsche OFN VII 3, 34[96], pp. 130131 (KGA VII 3 p. 172); tra i numerosi richiami alla figura storica di Cesare come tipo ideale cfr. OFN VIII 3, pp. 104107 14[133] (KGA VIII 3, pp. 107108); OFN VI 2, Al di l del bene e del male, af. 200, p. 98 (KGA VI 2 pp. 122-123). Su Napoleone, tra i numerosissimi passi, cfr. OFN VI 2, Genealogia della morale p. 252 (KGA VI 2, p. 302): luomo pi singolare e pi tardivamente apparso che sia mai esistito, e con lui lincarnazione del problema dell ideale aristocratico in s si faccia attenzione a che tipo di problema sia mai questo: Napoleone, questa sintesi di non-uomo e di superuomo (Unmensch und bermensch).
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dimensioni continentali ha la funzione di selezionare colui o coloro che eserciteranno il dominio. In ulteriori particolari Nietzsche non mai sceso. Non azzardato affermare, a questo punto, che il filo conduttore che attraversa lintero arco delle riflessioni di Nietzsche sullo Stato il problema di una nuova gerarchia in grado di condurre politicamente lEuropa oltre (e contro) la decadenza e il nichilismo passivo (le cui forme - liberalismo, democrazia, socialismo, anarchismo, piccolo-nazionalismo - sono state generate, secondo il filosofo, dal Cristianesimo) e a misurarsi, come corpo unitario, nella lotta per il dominio della terra nei termini di un nichilismo attivo. Pare agevole constatare ora che questo filo introduce nel cuore stesso del pensiero politico nietzscheano e nelle immediate vicinanze del problema cruciale delle ricadute politiche del fenomeno del nichilismo, come aveva intravisto Lwith.

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Bibliografia
La presente bibliografia include soltanto le opere relative al pensiero politico di Nietzsche.

1.Le opere di Nietzsche sono citate secondo ledizione in lingua originale e la traduzione italiana curate da Giorgio Colli e Mazzino Montinari. Si v. Abbreviazioni a p. 11

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Sommario Introduzione............................................, pp. 3-8 Abbreviazioni.........................................., p. 9-11 I. Nietzsche e lo Stato: interpretazioni..., pp. 12-19 II. Lo Stato e la cultura (1866-1874)......., pp. 20-28 III. Lo spirito libero, la crisi dello Stato-Nazione e lidea di Europa (1877-1882), pp. 29-37 IV. Il superuomo, la Groe Politik e lo Stato (1883-1888), pp. 38-49 V. Un abbozzo di teoria cesaristica dello Stato?, pp. 50-53 VI. Bibliografia.........................................., pp. 54-56

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Working Papers
The full text of the working papers is downloadable at http://polis.unipmn.it/
*Economics Series **Political Theory Series

Al.Ex Series

2004 n.40** 2003 n.39 2003 n.38 2003 n.37* 2003 n. 36* 2003 n. 35* 2003 n. 34* 2002 n. 33* 2002 n. 32 2002 n. 31**

Francesco Ingravalle, Stato, groe Politik ed Europa nel pensiero politico di F. W. Nietzsche Marie Edith Bissey, Claudia Canegallo, Guido Ortona and Francesco Scacciati, Competition vs. cooperation. An experimental inquiry Marie-Edith Bissey, Mauro Carini, Guido Ortona, ALEX3: a simulation program to compare electoral systems Cinzia Di Novi, Regolazione dei prezzi o razionamento: lefficacia dei due sistemi di allocazione nella fornitura di risorse scarse a coloro che ne hanno maggiore necessita Marilena Localtelli, Roberto Zanola, The Market for Picasso Prints: An Hybrid Model Approach Marcello Montefiori, Hotelling competition on quality in the health care market. Michela Gobbi, A Viable Alternative: the Scandinavian Model of Democracy Social

Mario Ferrero, Radicalization as a reaction to failure: an economic model of islamic extremism Guido Ortona, Choosing the electoral system why not simply the best one? Silvano Belligni, Francesco Ingravalle, Guido Ortona, Pasquale Pasquino, Michel Senellart, Trasformazioni della politica. Contributi al seminario di Teoria politica Franco Amisano, La corruzione amministrativa in una burocrazia di tipo concorrenziale: modelli di analisi economica. Marcello Montefiori, Libert di scelta e contratti prospettici: lasimmetria informativa nel mercato delle cure sanitarie ospedaliere Daniele Bondonio, Evaluating the Employment Impact of Business Incentive Programs in EU Disadvantaged Areas. A case from Northern Italy Corrado Malandrino, Oltre il compromesso del Lussemburgo verso lEuropa federale. Walter Hallstein e la crisi della sedia vuota(1965-66) Guido Franzinetti, Le Elezioni Galiziane al Reichsrat di Vienna, 1907-1911 Marie-Edith Bissey and Guido Ortona, A simulative frame to study the integration of defectors in a cooperative setting Ferruccio Ponzano, Efficiency wages and endogenous supervision technology

2002 n. 30* 2002 n. 29* 2002 n. 28* 2002 n. 27** 2002 n. 26** 2002 n. 25 2001 n. 24*

2001 n. 23* 2001 n. 22* 2001 n. 21*

Alberto Cassone and Carla Marchese, Should the death tax die? And should it leave an inheritance? Carla Marchese and Fabio Privileggi, Who participates in tax amnesties? Self-selection of risk-averse taxpayers Claudia Canegallo, Una valutazione delle carriere dei giovani lavoratori atipici: la fedelt aziendale premia? Stefania Ottone, L'altruismo: atteggiamento irrazionale, strategia vincente o amore per il prossimo? Stefania Ravazzi, La lettura contemporanea del cosiddetto dibattito fra Hobbes e Hume Alberto Cassone e Carla Marchese, Einaudi e i servizi pubblici, ovvero come contrastare i monopolisti predoni e la burocrazia corrotta Daniele Bondonio, Evaluating Decentralized Policies: How to Compare the Performance of Economic Development Programs across Different Regions or States. Guido Ortona, On the Xenophobia of non-discriminated Ethnic Minorities Marilena Locatelli-Biey and Roberto Zanola, The Market for Sculptures: An Adjacent Year Regression Index Daniele Bondonio, Metodi per la valutazione degli aiuti alle imprse con specifico target territoriale

2001 n. 20* 2001 n. 19* 2001 n. 18* 2001 n. 17*

2000 n. 16* 2000 n. 15*

2000 n. 14* 2000

n. 13* Roberto Zanola, Public goods versus publicly provided private goods in a two-class economy Gabriella Silvestrini, Il concetto di governo della legge nella tradizione repubblicana. Silvano Belligni, Magistrati e politici nella crisi italiana. Democrazia dei guardiani e neopopulismo Rosella Levaggi and Roberto Zanola, The Flypaper Effect: Evidence from the Italian National Health System Mario Ferrero, A model of the political enterprise Claudia Canegallo, Funzionamento del mercato del lavoro in presenza di informazione asimmetrica Silvano Belligni, Corruzione, malcostume amministrativo e strategie etiche. Il ruolo dei codici.

2000 n. 12**

2000 n. 11**

2000 n. 10* 1999 n. 9* 1999 n. 8* 1999 n. 7**

1999 n. 6* 1999 n. 5* 1999 n. 4** 1999 n. 3* 1999 n. 2* 1998 n. 1*

Carla Marchese and Fabio Privileggi, Taxpayers Attitudes Towaer Risk and Amnesty Partecipation: Economic Analysis and Evidence for the Italian Case. Luigi Montrucchio and Fabio Privileggi, On Fragility of Bubbles in Equilibrium Asset Pricing Models of Lucas-Type Guido Ortona, A weighted-voting electoral system that performs quite well. Mario Poma, Benefici economici e ambientali dei diritti di inquinamento: il caso della riduzione dellacido cromico dai reflui industriali. Guido Ortona, Una politica di emergenza contro la disoccupazione semplice, efficace equasi efficiente. Fabio Privileggi, Carla Marchese and Alberto Cassone, Risk Attitudes and the Shift of Liability from the Principal to the Agent

Department of Public Policy and Public Choice Polis


The Department develops and encourages research in fields such as: theory of individual and collective choice; economic approaches to political systems; theory of public policy; public policy analysis (with reference to environment, health care, work, family, culture, etc.); experiments in economics and the social sciences; quantitative methods applied to economics and the social sciences; game theory; studies on social attitudes and preferences; political philosophy and political theory; history of political thought. The Department has regular members and off-site collaborators from other private or public organizations.

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The manuscript should be typewritten single-faced and double-spaced with wide margins. Include an abstract of no more than 100 words. Classify your article according to the Journal of Economic Literature classification system. Keep footnotes to a minimum and number them consecutively throughout the manuscript with superscript Arabic numerals. Acknowledgements and information on grants received can be given in a first footnote (indicated by an asterisk, not included in the consecutive numbering). Ensure that references to publications appearing in the text are given as follows: COASE (1992a; 1992b, ch. 4) has also criticized this bias.... and ...the market has an even more shadowy role than the firm (COASE 1988, 7). List the complete references alphabetically as follows: Periodicals: KLEIN, B. (1980), Transaction Cost Determinants of Unfair Contractual Arrangements, American Economic Review, 70(2), 356-362. KLEIN, B., R. G. CRAWFORD and A. A. ALCHIAN (1978), Vertical Integration, Appropriable Rents, and the Competitive Contracting Process, Journal of Law and Economics, 21(2), 297-326. Monographs: NELSON, R. R. and S. G. WINTER (1982), An Evolutionary Theory of Economic Change, 2nd ed., Harvard University Press: Cambridge, MA. Contributions to collective works: STIGLITZ, J. E. (1989), Imperfect Information in the Product Market, pp. 769-847, in R. SCHMALENSEE and R. D. WILLIG (eds.), Handbook of Industrial Organization, Vol. I, North Holland: Amsterdam-London-New York-Tokyo. Working papers: WILLIAMSON, O. E. (1993), Redistribution and Efficiency: The Remediableness Standard, Working paper, Center for the Study of Law and Society, University of California, Berkeley.