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CESARE RIPA PERUGINO

I^otabimeTUc
accresciuta i'

ICONOLOGIA DEL CAVALIERE


Immagini
,

di y^nnclazicf;i

di

Fjtti

DALL^ABATE CESARE ORLANDI


PATRIZIO DI CITTA' DELLA PIEVE ACCADEMICO AUGUSTO

S V

ECCELLENZA

D.
Clafle
,

RALMONDO

DI

SANGRO

Principe di Sanfevero , e di Caftelfranco , Duca di Torrciraggiore , Marchefe di Caftelnuovo Signore delle gi antiche Citt di Fiorentino , e Dragonara , Signore Jella Terra di Calai vecchio, utile Padrone della Torre , e Porto di Fortore ec, ec. Grande diSpagna perpetuo di primi

Gentiluomo di Camera con efercizio di S. M. Cattolica , e della Maelt di Ferdinand delle due Sicilie , Cavaliere del Real Ordine di S. Gennaro , Colonnello del Reggimento Nazionale di Capitanata, e, per la Dilcendenza de' Conti de' Mar/ , Capo, e Signore di tutta la Famiglia di Sangro
IV.

Re

TOMO ^V

A R T

0,

IN

PERUGIA, MDCCLXVI.
CON LICENZA DE* SVPBRIORI.

NELLA STAMPERL-^ DI PIERGIOVANNI COSTANTI^,

APPROVAZIONI.
ordine del PEr tentamente

Padre Reverendilumo Inquifcore ho


Qi'.arto

letto at-

il

Tomo

dell'

Opera

intitolata Iconologa

cinta d' Imdel Cavaliere Ce fare Ripa Perugim , notabilmente accnf magini , di Anno^t azioni , e di Fatti dall' Abate Cefare Orlandi , ec. u ci ho trovata cof alcuna centra la Religione , i buoni cofiumi , ed i Principi anzi ho ammirato 1' ingegno , V erudizione , e r eleganza , non folo del primo Autore ; ma del fecondo ancora , il quale ci ha fatta s confiderabile Aggiunta e per , come utiliilma alla Repubblica Letteraria , la filmo degna della pubblica luce In Perugia. Di Cafa queflo d z8. Maggio 1755.
:

ViN^cENTZio Cavallucci Dottore i Filofoja , e Profejfore delle Matematiche in quejla Vnrverjth di Perugia.

Atteneva fupradila Relatioiie Imprimatur


F.

PETRUS PALMA.
nqufitor

Gemralis S* OJ^cH Terufiff*

la

fequela INcaricato per


ra
intitolata

dell'

autorevole commilTone, di cui fono flato inrivedere gli altri precedenti tre Tomi dell* OpeIconologa
del

Cefare Ripa Perugino noiahilmettc accrefciuta d' Immagini , di Annotazioni , e di Fa:=!

Cavaliere

dalV Abate Cefare Oriundi ce. ho letto , ed efaminato attentamente ancora il prefnre ; il quale , oltre il non contenere alcuna cola , che fia contraria alla Santa Fede , ed a' buoni coftumi , adorno eziandio di que' pregj , de' quali vanno arricchiti gli altri tre j onde lo ftimo degno della pubblica luce.
ti

Dal Convento

i S.

Francefco

li

iS.

Maggio 1766,

F. GiusBfPB

Maria AIodbstini.
,

Aiaejlro in Sagra Teologa


Teologo pubblico

Es~Provi/2ciale

ed A(],

Jlcnte Generale dell' Ordine de' Adinori

Convem.

neW

VhiverJIt di Perugia

Vifa
P.

fupradivfla

Relatione Imprimatur.
I.

A.

DA

Vkarius Generdh Verufid*

ICONO-

ICONOLOGIA DEL CAVAL


I

E R E

CESARE RIPA PERUGINO


TOMO ^VARTO.

LASCIVIA.
Dl_CeJare__^pa,

^ s

f i

,1

r.r/,'

i-;,vi/m(

Onna giovane riccamente veftita , Terr llniftra mano, nel quale con attenzione
lira

lino
fi

fpecchio col!a_j fpecch. Colla de-

Aia in atto
,

di farli bello

il
,

vifo

alcuni Pafleri

uccelli iafcivi

e UuTuriofI

Accanto vi faranno ed un Armelli

no

del quale dice l'Alciato:

Dinota
'
S

^rmelln candido , e netto i che per p^rer bello-, e lafcvOi s colti %'a la chioma > e 'l vifo > e 'l petto .
/'

Vom

LASCI-

1
^

ICONOLOGIA
L

C^,^V
>
i

j^.I

DOnna
Z)c*

con ornamento barbaro leggermente la teda Cos la dipingevano gli Antichi


latti
t

e che moftri con un dito di frcgarfi

come

fi

vede appreflb

il

Pie rio

uei

Libidine

LASSITUDINE

O LANGUIDEZZA ESTIVA
Ce/are
I{ipa

Di

Sar di abito fottilc affai leggermente veftita , moftranColla fniftra mano fi appogger ad un ba. ione 1 e colla deftra terr un ventaglio , moftrando di farfi vento . Per la Languidezza , o Laflitudine ( come abbiamo detto ) intendiaraa quella debolezza , che eftcriormente accade al corpo , e che T annoia . Si dice elUva , per dimoftrare non gi la Languidezza o Latitudine cagionata da malattia , o da altra cofa ; ma quella caiiTata da Stagione natural.

DOnna
do

magra

il

petto difcoperto

mente calda

che

1'
,

Ellate

perch efalando la foftanza del corpo per mezzo del calore, che la diifolvej viene neceffariamente a dmagrarfi . L' abito t ed il petto nudo fono fegn cosi della (lagione , ufando gli Uomini in quella vellimenti aitai leggeri , per fentire men caldo , che la poffibile ; come ancora fono fegni del calore ; che attualmente fi trova in Languidezza . Coli* appoggiarfi , mollriamo aver bifogno di foftentamento , e chi ha bifogno di foltentamento , non ha forze fufficienti per f lleflb , il che propriiffimo della noftra figura che fi detto eCfer debolezza di forze del corpo umano Il ventaglio moftra , che movendo I' aria proflima gi rifcal data , fa_s luogo all'altra pi frefca, il che di molto refrigerio a! corpo , dimanieracch 1' ufo del ventaglio , elTendo per la noja , ed affanno del caldo * dimoilra fufficiente mente quello , che propriamente fi trova nella languiiczza , che la detta moleliia del calore .
Si dipinge

magra

JL

E
Li

T
B^pA
.

A*

Cefare

DOnna
ipc^zata in

vefita di fottiliflima
,

velie

In una
,

mano tenga una lanterna^


e nell' altra una mafcb-ra muro , o fadb.

accefa

nella quale

miri

attentameutc

pi luoghi, e fia in atto di sbatterla in qualche

La

TOMO ^V A R
La vede
fcuoprire
1'

0.
Uomo
leale
fi i

3
deve_''

fottile

mollra

che nelle parole

dell'

animo fincero e fenza impedimento , elTendo le parole noftro , come la velie ad un corpo ignudo animo cetti dell' La lanterna medefimamente . pone per 1' anima e per il cuor
.
>

con-

nollro;

e lo fplendore

che penetra d fuori col vetro , fono le parole y e lc_ azioni efteriori ; e ficcome la lanterna manda fuori quel medefimo lume che nafce dentro di lei cos 1' Uomo leale deve efler dentro e fuori della medefima qualit . A quello propofito difle Grillo Nollro Signore Sia tale la vollra luce pretTo agli Uomini , che efli ne rendano gloria *^ Dio e che alla fama de' meriti vollri corrifpondano le opere . La mafchera , che getta per terra> e fpezzata , mollra medefimamente_> difprezzo della finzione t e della doppiezza dell' animo , come fi moil

: ;

flrato

in

altri

propofiti

Lealt.

DOnna
re
,

veflita di bianco

per eflere
,

ella
fia

colle azioni

acci le

che aprendofi il petto , moftri il proprio cuo , una corriipondenza dell' animo , colle parole , o intieramente predata fede .

Lealt.

DOnna
lino

vellta di bianco

Tiene

la

mano

delira al petto

ed un Cagnoil

apprcllb

La

mano
i

delira
la

Cagnolino

per
9

ibpra il petto fignifica integrit dell' animo ; ed propria inclinazione , parimente fedelt , e lealt
,

De^ Fatti

vedi Fedelt

Sincerit

LEGA

ICONOLOGIA

LEGA.
D
Cefarc Bjpa
.

DUe
1'

Donne abbracciate inflenae , armate di elmo e corfaletto con__s un' alla per una in mano Copra una delle quali fia un orione , e f^ira

una Cornacchia. Sotto piedi di dette Donne IHa una Volpe diilcfa . fu inventore della Lega , ds.'tta_j per quanto riferifce Plinio , da' Latini 5 Fcedus , che pi anticam.ente , per autorit di Ennio, Ci diceva Fdm ; e quelli che ne avevano cura y erano chiamati Feciales (a); perch
altra

Tefeo

alla

j ) Feciaks erano, detti a fadcndo fecondo Fefto , comecch fjtem, fy fodera ; e fecondo Voflo a faiu , five fanio , perch fofteiievano le veci di Oratori. Quefli turono ifttuiti da Numa ;; ma il primo , che coltitiiifle la torma al gius teciale , tu , fecondo ci che ne ritecifc.e Tito. Livio , Anco Marzio- vaiarlo Re de' Romani . Valerio- Mafllmo- per , nel libretto , che a lui fi attribiiifce chiama autore di quefto gius, u certo. Sertoro , o. Sertorio . Il ColJe, nomnibus legio de'' f eciali era comporto di venti Sacerdoti, i quali li creavano nello fteffo modo j che i Pontefici principale officio di quelti era di fopriiedere alla intimazione- da farli di guerra , ed alla pace da ftabilirfi ; e dovevano elTer bene offervanti , che non s' intraprcndeffe guerra , f non f giufta .. Qiu"ndi , allorn alcuna geote aveffc recata ingiuria a.' Romani , uno de' Feciali di Roo.? cola
(

facercnt
.

aHa fede pubblica tra' Popoli erano propofti , come piace a, Varrone ^ ed efli avevano cura , che giuita Guerra fi piglialTe , e quella ceffata , colla_j Lega e Confederanza fi coitituiire la fede della Pace ; di. che pienamente tratta il Panvinio i De Cmtate I{on.inx . Menalippo Legato del Re Antioco, affegna tre forta di Lega in Ttc*^ Livio : Una quando fi fa pace co' nemici vinti , imponendo^ loro legge ed aggravi ad arbitrio de' vincitori ; 1' altra , quando i nemici rellando in guerra del pari , con patti eguali di rendere cofe tolte e mal poiTedute, fanno pace ; terzo quando fi fa amicizia ed amif^ con Nazioni , che non liano fiate mai nemiche . Ma la pi antica confederanza nominata da Livio, nel prima libro , fatta tra gli Albani , e Romani , non cade iotto niuna.o delle tre fuddette forti , poich fi ftabii la Lega , con patto , che fi corabatteife prima tra i tre Orazj , e Curiazj , e che quella Patria con buona pace fgnoreggiaile 1' altra , i cui Cittadini rimanelfero vincitori eppure quello accorda chiamafi da Livio Fadus^ dicendo egli: Triu/quam dimicarent , Fcedus iB.im inter B^manos , c^ ^Albanos efl bis legibm , ut cnj:is Topult
.
:

Cives eodi

mrtimme
,

wcjfent

,.

is

alteri

Vopido cunt bona.


giurare
in

p.zce impet'Uaret ^

La forma ufata da' Romani


amill
e

di

fopra

1'

oifervanza di

tali

patti

Tito Livio nella medeilma lega tra gli Albani , e Romani * ed riportata dal B-iondo lib. 4. de l{pma trtumphante , dal Sigonio lib. i.cap. i.de antiq-io^ jure Italix > e dal; Brilfonio nelUno de' Sacerdoti feciali , che vinti erano , dopo molte cerile formole Se il Popolo Romano per pubblico Configlio fari il primonie diceva mo a mancare da queiti patti, e leggi, tu Giove, cosi ferifci queflo Popolo , come io fen'lca oggi quello Porco , e tanto pi ferilcilo , quanto pi puoi. Djtto queito , percuoteva un Porco con un felce j la qual forma da Claudio Paradino riitretta. in q^uefto Didico t
.
:.

confedor^nza, vedefi

1>t

Scrofx njobis prxfentibus accidie


Sic

i/ii
.

mihi contingat

fallere fi ine cupiant

(.i)'

Leggeff
col (1 portava o.ide Roma rofTe ri.tsiurata della ricevuta o.iela ; Glie f ci non era ponttiaimeate eieguito , Ci^li loro treiita giorni accordava , ne" quali maturameate potefTera rimettere a' liro doveri ; icorl i detti giorni , potevafi giiiila,

guerra . Ed in queilo cafo il Eeciale fi. portava di bel nuovo riauirdandoli gi come nemici , gettava verfo quelli un' afta infaiiJuinata , e con certa prefccitta rormola ad elfi diciuarava la guerra Come le guerre s' intimavano , cosi le leghe fi ftabilivano per uno de' Feciali , il quale mentre era in tal tunzio.ie era chi<imato Fan^ fatraetts , percn fat>-at>Jt , five fr/ejiilrat il giuramento per tutto il Popolo Giudicavano ancora i Feciali intorno alle ingiurie arrecate agli alleati. Invigilavano per r inviolabilit de' dritti e perfone de' Legati , relcindevauo la- pace , allorch non toffe ftata tatta legittimamente ; ed in fomma Ibpraftavano a. tutto ci , ctie apparteneva alle con;ederazioni (a") Il vero rito ciie fi iifava nello ftabiljre la pace ; nel fermare confederazioni . e leghe , era ii feoueiite. : Udite, le Legazioni , co-npiuro il configlia, fatta-

mente intimare
loro

la

a' confini

la lega

6
Leggefi
altra

tifata da' Greci , appreifo nella terza Iliade ove fi pattuifcc Lega, ed amicizia , rimettendo prima la fomma delia guerra nel fingolar duello tra AlelTandro, e Menelao, per amor di Elena in quella maniera , e condizione ; che il Vincitore ottenga le ricchezze e le bellezze di Elena , e gli altri reftino in ferma confederata pace .

forma

ICONOLOGA Omero
&

Alexander

bellico fus Menelaas , Longis haflis pignabmt pr mtliere : Vi6lorem autem mnlier , opes /equentur , CMeri vero amicitiam , fadera firma ferentes

& &
,

un coltello, e sradicava dal capo di alcuni Agnelli i peli, i quali fi diltribuivano a' Principi dell'una, e 1' altra parte; esponendo patti dell'accordo , fcannava gli Agnelli polli in terra, e vi
coli'
,

Tutto ci prima le mani

ftabilito

in

cotal

guifa

pigliava

I*

Imperadore

lavandoli

acqua

{par-

la

lega

Quelli
,

,
fi j

che erano per efeguire lo

flabili'to

efler prefenti

ragunavano
e

ra
il

nel

foro
,

avanti
il

il

buon mattino Re , o i Confoli


di

in
,

pubblico

il
,

che volevano , luogo , per figuFeciale cosi pregava : ^ae


quelli
inire
?

ies ne

ms
,

Rex

c:tm Patre Patrato

PepnVt

e. g.

Abanl

fadm

Comandando

ci

Feciale : Sagmna te , Rex , pofco . Il Re allora : Pura teito . Dopo quefto , il Feciale recava dal Campidoglio la Verbena [ Per Verbena intendono molti ogni erba tolta da luogo fagro ; medefimamente i rami , le verghe j le frondi di tutti gli Alberi fagri , come di Lauro , di Oliva , di Mirto &c. fi denominano Verbene . Abufivamente per , dice Voflo , giacche la Verbena-j propriamente erba fagra , e come molti vogliono, pianta di Rofmarino , che era prefa da luogo fagro del Campidoglio , colla quale fi coronavano i Feciali , ed il Pater patratus , che dovevano ftabilire la confederazione, o dichiarare la ouer. ra ') Portata pertanto che aveva il Feciale la Verbena , cos feguiva a pregare : Re>: ,facis ne metti Regum Ntintum P. R. ^uiiit'tum} "vafa, comtefqua meoi ? Rifpondeva il Re : ^.oi fine fraude mea , Pipulique Remani ^liririu?!.' fiat , facho . Allora dichiarava il Patre pattato , toccando colla Verbena la tefta, ed i capelli a quello , che doveva ricevere il giuramento dal Feciale dell' altro Popolo e. g. Albano . Lo ftefTo taceva dal Feciale dell' altra parte . Seguito quefto , i Feciali fcrivevano le lefi

Re

foggiungeva

gi

in

due
,
.

tavole
le

mano
vano
trato
fall

r
g.

altra appreflb

Recitate

una delle quali confervar fi doveffe apprefl"o il Popolo Roil Popolo confederato Qiiindi a chiara voce le leogc leggi , il Feciale del Popolo Romano , prefente il Pater Pa
.

e.

degli Albani
,

cos giurava:

/4/<di
Illa

'Jupiter

ariiii ,
,

Pater Patrate P<h


illit
,

Albani

am\ tu

Pcprilus

Alhanui
f/talo
:

ut

palam prima

pojirema ex
dolo

talfulisj
iii le-

(erave recitata funt [ine dolo gibm P. R. prior non defeiet


^iipiter
,

utque ea Aie

Mie

re^iljima inteile&a funt


conftio
,

fi

prior defexit puhico

malo

tura ilio diey

Porcum Mie feriar , tantcque magis ferito detto che aveva quefto, percuoteva il Porco con lu felce . Lo fteffo giuramento faceva 1' altro Feciale . In ultimo Feciali , ed i Fa trati immolavano a Giove quel Porco Col progrefib del tempo fu canoiato 1*
R. P.
fic ferito ,
,

ttt

ego hunc

qiiaMte magis pctes

pollefque

ufo di
pietra

ferire

il

Porco col

felce

ma

folamente

fi

gettava lontana da f la detta_

TQMO ^V ARTO,
Ipargeva

peranno

fopra del vino , dicendo : o Giove a quelli che prima rompatti 1 cosi fcorra per terra il lor cervello t come queftof vino
"fupiter augufllfjme

& maxime & immortales Dii


>
, ,

cceter^

Firi priores [ceder "jioUverint

'
veliui

Sic ipforum cerebrum burn fliut

hoc

'viiiuni .

k
dus

Ma noi nella prefente figura non intendiamo rapprefentare niuna delfuddette forti di Lega , perch cadono focto la figura della pace , ed
:

poich non lignifica altro pi propriamente la voce latina , FcS" pace , e 1' amicizia , la quale itabilita , fi formava con quello principio di parole : AMICITIA ESTO di che n' particolare OJervaLmtss lb. 38. tore il BriOTonio nel lib. 4. delle fue Formole , dicendo comprobat Fccdus cum Antioco in b.tc vtrba. confcriptitm fijfe , ^micitia ^egi conditionib:ts eflo . Sicch noi efprime^ntiocho cum T. !{. his legibus , remo un'altra lrte di Lega, ed quella, quando due, o pi parti fantale fu la_> no Lega , e accordo di unirfi contro un loro comune nemico Lega di Pio Qiiinto col Re Cattolico, e colla Repubblica Veneziana contro il Turco, la quale fa detta Sxcr.im Fasdus, e il Monte, eretto fuffidio per tale imprefa , chiamafi tuttavia: Mons Sacri Foederis, e vedell la detta Lega dipinta nella fala Regia in figura d tre Donne abbracciate, una
amicizia
,

che

la

&

la feconda Spagna la terza Ve, imprefe, e armi. Noi abbiamo figurate due donne armate , e abbracciate , per denotare I' unione , e accordo di ajutarfi coli' armi contro il nemico . L* Arione , e la Cornacchia fono fimbolo della Lega contro un comnnine nemico, perch quelli due augelli fono nemici alla Volpe, la quale ad ambedue avverfaria, onde elfi accordanfi d' aiTaltare unitamente infieme la Volpe , e di lacerarla , e fpelarla col becco pi , che poiTono ; per abbiamo polla la Volpe Uefa fotto l piedi della Lega fimbolo in quefto luogo del nemico , che da' collegati atterrar fi cerca , mediante la guerra della quale geroglifico l' alla, che ciafcuna delle due Donne tiene in mano. Che 1* Arione , e la Cornacchia , polli fopra le aile fiano amici la ^rdeola Chi- dice Arili, lib. 9. cap. i. degli animali , ornici Cornix > facciano lega contro la Volpe fi raccoglie da Plinio lib. io. cap. 72. Cor^rdeola cantra Fiilptum gema communibus inimictis . ai;:

delle

quali

rapprefenta la Santa Chiela

nezia

diitinte colle loro folite

&

&

FATTO STORICO SAGRO.

AL

furore dell* invitto

Giofu

da Dio mirabilmente

affiilito,

lungandofi ai fuperarlo , affidato animo^ di adunare . Spedi pertanto in divert luoghi varie ambaicierie ^ per formare una Lega , per la quale ottener potcite una ficura Vittoria ^ Spedi a Joab Re di Madon, al Re di Sameron, al Re di Acfaf; ai Re

che per ogni dove trionfava, perch pens di far refillenza jabin Re di Afor, fulla quantit delle truppe, che ebbe in^

che

ICONOLOGIA

che abitavano al Settentrione ne' Monti, e nel piano Boreale al Lago d Ceneret , ai p.icfi , e popolamenti di Djr. Mand a tutti Cananei, che rimanevano neil' Orii^nte , e nell' Occidente, agli Amorrei, agli Etei , a* Ferezei , e Jebufei, che foggiornavano ne* Monti, ed agli Evei, che popolavano le falde del Monte Ermon nel paefe di Malfa . Ball la propoita , per eifer ognuno, pronto alla lega, che fii fubitamente Ibbilita . Oliale infelice tne per aveife, non pu baibntemente efprimerfi, bench tutta la maraviglia la tolga il rifleifo , che l' AltilTimo reggeva il braccio di Gioluc G' innumerabili armati dunque , che contra di quefto Campione fi unirono non folo furono pienamente disfatti , ma tagliati tutti a pezzi
. ,

Cioju cap.

FATTO STORICO PROFANO.


MU^io
Suffezlo Re degli Albani ftrinfe lega con i Romani , e fecondo l'obbligo della Confederazione, fi port in ajuto di efT nclla_j guerra de' Fidenati . Differ per il combattere , per ben vedere dove inclinava la fua fortuna La Vittoria fu per i Romani . Tullio Oftilio , che fommamente aveva avuto a sdegno il poco onello politico procedere di Muzio Suffezio , lo fece arrelhre come violatore della Confederazione , e fattolo legare a due Carri, fpinti i Cavalli indiverle parti, relt l'infelice miferamente divilb . Lucio impello . T^otizie del Mondo .
.

FATTO FAVOLOSO.

LA

Lega , che chiamafi l' intraprefa de' fette Prodi, renduta affai memorabile perle favole. Qella avvenne , perch Adrafto Re di Argo allretto a ritirarfi in cafa di Polibo fuo Avolo , per involarfi alla perfecuzione dell' ufurpatore , che fi era impadronito de' fuoi (tati , collegatofi con Polinice, Tideo , Anfiarao, Capaneo, Partenopeo, ed Ippomedonte , pofe in piede un poderofo efercito , di cui egli fieffo in feguito fu Capo, e portatifi contro Tebe, la rovinarono affatto , tagliando a pezzi gli abitatori quacch tutti . Iginio , Tindaro . Euripide , ec.

LEGGE

TOMO ^V ARTO, LEGGE NATURALE


0 CcfMtt
B^pi.
.

tTai'/oAt.vii'lti

drl

Z e^^^ ^
Donna
.

^y^ riti ni e

^^'''

^^'^'

""Jf'

UNa non
e Ib in

beliifllma

Sar
arte

intrecciati per

mezzo nudi * con capeili naturali gi llef, Avr velate le parti meno onerte colla_

pelle dell'Agnello.

CE

Seder in un b^lliflimo giardino, e terr un conipafdelineando un paralello , con fopra il motto : ^QJJA LANed avr quella figura un' ombra di f lleifa , quale raoUrer coirin*

mano

dice della fniitra mano. Si dipinge una belliflima e fa ognora tutte


le

Donna,
belle
,

perciocch Iddio fece


e

dapprincpio

cofe fue

perfette

come

fcritto nel

Deu-

teronomio cap. 32. Dei perfc^a funt operai. Si rapprefenta mezza nuda , co' capelli naturali gi fefi , fecondo la natura , e non intrecciati per arte , perch quella Legge fempiice , co

me

fatta

dell'Agnello, perch nello , colla pelle Innocenza 1' Uomo loggiaceva alla Legge Divina , alla quale_ contradicendo, l part dal precetto Indi forti che perdette la Grazia dopo il peccato , coperto , per mifericordia di Dio , colla pelle deli' Agnello ^ iignitcante Cnito> il quale fit occfus ab origine mundi, come fcritfe S. Gio, nell' Apocalide al cap. 13. allora Dio; Fidi cis tunicas pdliceas, Gcn. 3:
flato dell'

Ha

da Dio fempliciflimo. velatele parti meno onefte

Si

10
Si rapprefcnta
,

ICONOLOGIA
che licda
,

nel

Paradifo

tcrrelre
eiTa

dal
,

ingegno coltiv
ufcire
.

Terra

in un bcllifllmo giardino, perch fu pofta_ quale poi cacciata, colle proprie fatiche, ed acci producelfe quanto di bello oggi fi fcorgc

compaOTo in mano, delineando un paralello, con fopra il motacci s' intenda la giuUezza di quella Giullizia, , quale conllle fare ad altri ^oi tib vis furi , e non fare ad altri , ejHod tbi non vis fieri Mat. al 7. L'ombra di f ilelTa , che moftra coli' indice della finirtra mano, vi fi mette , acciocch meglio fi fcuopra la Legge Naturale , la quale opera di maniera col ProfTimo , che Io fa finiile a feftelTo , e perci fino i Filofofi hanno ebeta t ^^ ^^itikm d aher idem .

Tiene

il

to

i^QlJA LAN'CE
.

IfGGt NUOVA.
DOnna
giovane
, ,

di

fuprema bellezza
,

Avr

la

teda

circondata da_

chiari

e rifplendenti raggi

la

fronte cinta di una benda di color

bianco Sar veftita di un candido, e fottiliflimo panno di lino , che quafi mofiri 1' ignudo Sar appoggiata ad una Croce ed avr il braccio alto , colla mano, nella quale terr una tazza , verfando con eXa chiarifTim' acqua . Dalla finillra parte vi far una pietra quadrata a giiifa di un piedelkllo , foEVANGELIUM, pra della quale vi far un libro , nel quale fia fcritto pofandovi fopra di effo la finillra mano ed appreso vi far un faiTo eoa un paio di ali, col motto che dica: ONUS LEVE . Giovane fi dipinge, a differenza della Legge vecchia. La fuprema bellezza , ed i chiari rifplendenti raggi , che le circondano la telta , il tutto dimoftra , che la Legge nuo^a rifplende per tutto il Crilh'anefimo , anzi colla fuprema maell fua atterra , e fpaventa gli Eretici , Scifmatici , e tutti quelli che fono contro la Santiflima Fede Crillia Grillo Ila ; poich nelP avvenimento dell* Altiflmo Signor Nollro Ges fece chiaro, quant era occulto, adempiendofi tutte le Profezie. Il velHm.ento del candido, e fottiliffimo panno lino, ne figniica, che ficcome il panno lino lavandoli diviene candido , e puro: cosi il Peccatore nella Legge nuova [ merc la SantiOma Confefltone } reit puro , e_ netto da ogni macchia del peccato , facendo la penitenza , che dal Sacerdote gli far impolla , accompagnata con lagrime , e pentimento , il chc_^ fa chiara , e pura V anima nollra , onde S. Bernardo fuper Cant. Lacrym* pceiitetnix funi indices , ed il Regio Profeta nel Salmo 101. dice : Et potuta
.

Davide , Salmo 5^0. chiedendo miferlcordia ju acqua della tua fanta grazia , che fi acquiita nel L' anima mia lavaSacramento della Penitenza > Et fuper nivert) dealb^bor ta dalle macchie de' fuoi peccati rcftar pi candida della neve: l' iilelfo travide nel Salmo 95. conferm quello medefimo pcnfiero , dicendo: ConConfsl/ , ecco il Sacramento della pukhritHdo in cgnjpeBn ejus fitji ejus , Penitteum curn ftetu

mfcebam
t

Dio:

L-ivabis

me

coli'

&

Penitenza, in confpe^A nu chiara , e bella nel colpetto di Dio Lo ilare appoggiata alla SantilTima Croce denota che ficcojTre el Moate Sina-i fu data la legge -cosi alP incontro ndk iLqgge (uova ftcc la^ Pafiione, e morte , Che fece il Noftro "SignoBe n eSii Croce, fu da vcm
pnlclrritudo
eius
^

&

TO

M
:

^V
.

A R T
ecco
!'

ui
d

effetto

rendere l'aui-

ialute
Il

die iiccome nella Legge , differenza da quella, cella legge coilumava la Circoncifione ?. nuova fi colkima il Santiisimo fiattefimo , il quale fii che 1' "Uomo diventi figliuolo di Dio Noftro Redentore , ed Erede del Paradifo , -e non folo fcancella il peccato originale , col quale tutti nafciamo ; ma ancora tutti -gli altri peccati , e riempie 1' anima di grazia , e di doni fpirituali ; ficchi di tanta confiderazione quello SantilTimo Sacramento , che il Signor Id"
ci
;

e la Redenzione del Genere verfare la chiariffima acqua ,


fi

Umano

dimoftra

vecchia

dio dice
tit

B^fpondt

-ex aqua-,

&

'Jefits

^men
,

^men

dico
in

tibi

ni/i

qiis
.

rtnatm [ne-

Spirtu

San^o
la

non potejl introire


-del
\'

I\?<^nHm Dei
,

L* avere circondata

fronte dalia benda di color bianco

Jo: cap. j. Cgnifica la_

Crefima , la quale confermazione qucfto Sagramnto della "Cresima , -


-virt
, ,

Santo Batteilmo , e J' accrefcimonto della grazia


confelfare
il

e&tro
,

di

e della
di

in tare

la

perlbna
ccLp.

collante
,

e for^e a

nome

Ges

'Crilto

quando foQe bilbgno


.

lenza

timore

farlo forte nelle battaglie

-fpirituali

sAci ^pojl.

8.
,

dicemmo fopra -la quale vi il libro no-mnato, >pofandovi iopra la mano finrtlra , fa chiaro , che detta Legge G. -pofa , ed 'ha per fondamento Grillo Nollro Redentore , ed i fuoi Sacratifli-mi 'Evangeli , onde S. Paolo ad Corinthios & C!>>ifius erat -Petra Il 'fallo che le ila apprcflo , come abbiamo dotto , col piotto : ONUS XJBVE , fignifica la piacevolezza della Le.jjge -nuova La ragione perch la Legge nuova leggera, e foave, perch i fuoi precetti fono di ardente amore , e d benevolenza ; onde Mos giunto a! fine de' giorni fuoi , per. confobr gli Ebrei, dilfe nel Deuter. 33. Feniet Dontiiits de Synai , (& in dextera ejus Lex ignea , volendo con tal promelfa_5 accennare la differenza tra la fua Legge , e quella di Grillo ; che f Ia__s fua era Hata greve , e pefante , fcritta in duri marmi , quella di Grillo farebbe ilata leggera , ^ed .amorola In denter ejus Lex ignea I! fuoco leggero, -vola in jho , ed ogni, cala, per grave che fia , folleva in alto; -e r amore alleggerifce ogni ,pefo,, facilita ogni difficolt, e fa volare in_> :alTo cuori :di falibi, pi pefanti di ogni gran duro felce per Grillo iu-j S. Matt. cap. m. pales la foavit , e la leggerezza di quella Legge, quando diiTe 'Jugtim menni fuanje ejl , e^ onus meum leve
pietra
nella

La

guifa che

LEGGE VECCHIA.
DOnna
Monte;
-e

vecchia , veftita all' Ebrea ; e detto veftimento far di colore^ turchino , chiaro , e rifplendente Star alla radice di un altifsimo
.

colla finillra

mano

terr le

Tavole
2

della

vecchia Legge, ovc_>


fieno

la
fieno ferirti
i

ICONOLOGIA
io.

Comandamenti

Colla delira terr una verga di ferro

e_>

da una parte

vi far una gran palla di

piombo
1*

col

motto che dica

PONdata_j
rifplca-

DUS (,RAVE.
Vecchia
fu data la
fi

dipnge, per rappreftntare


;

antichit del
ali'

tempo,
,
,

nel quale

Legge dai Signor Iddio Il colore detta Legge turchino dcnte , ne dimollra , che Mosc
.

1'

abito

Ebrea

a chi fu
e- il

di detto

velHmento chiaro
diil

partito

Monte
,

Sinai

all'
,.

apparire

che fece agli hbrei, 1' ai'ia che prima era ofcura fa , divent pura , lucente , e del color celeite .

turbata

e tenebro-

Lo
ci per
fijura
.

(tare alla

radice

dell'

akilTirao Mi^nte

pea dimoirare
finillra

,
,

quello furono date dal Signor Iddio a


tal

Mos

le

Tavole f:)praddette

che fu che perdetta.j

dituolkazione

le

nppri;LentiamQ nella mano

alla

fjjniricirc

Tiene colla delira nvano !a verga di ferro, come abbiamo detto , per il d)3minio , che danno le Leg^i f'p'a i mortali, come ancorala durezza , e il caitigo di e. Legge ^ alludendoli alla Sagra Scrittura , la
quale dice:

REGES EOS IN VIRG.A FERREA

.
:

mette accanto la pialla di piombo , col motto PONDUS GRAVE-, la fua gravezza . Era grave , e pefante , perch i fuoi preper dinotare cetti erano rigorol , minaccevoli , e ipaventofi che perci era Legge di quindi era chiamato Iddio Signore delle veatimore , e di fevera giultizia Signor dette ^ Salmo 93. em idtionmi Dominns , Deus ittioi'im libere egit delle vendette , per punire l'indurato Popolo d' llraele . ^t Dominits cerdimttc mit ut conttram enm ^ " deno quod Topulif ifte ditr.t cer-vids fit Sicch a-l un Popolo di dura cervice era conleam nomen ejts jub calo veniente Legge rigorofa , ed ella cos grave, e pefinte , che negli Atti degli Apposoli al XV. jQ legge sljam. neque nos , mqjfc VMSS nojlri. portare

Le

li

pottmus

E
Di

G
Cefare

G
BJpa'

E ^

Segga In Tribunale con maeattempata d venerando afpetto Tenga nella delira mano uno fcetin tefta un Diadema So-tro, intorno al quale fia- una cartella , col motto: Jnbet , Cir prohbet. pra il ginocchio initro pongali un libro dritto., ed aperto nel. quale_j Sopra il libro appoggi la. man finiitra , collafia fcritto: In Legibus Salus quale tenga il Regno. Papale, e la. Corona Imperiale. Quella figura fondata principalmente (opra quella definizione prefdal Greco: Lex eft /.inflio. fan^.i. > inbais hanefU , probient contraria. La Le^fre fi alTomi^lia ad una Matrona venerabile Siccome la Matrona governa 0, e conferva, la famiglia , cosi la Legge governa, e conferva u
.

MAtrona
Iti
.

Abbia

Repubblica. * Matrona. atterapa.u, per-

eflfere

la

Legge

anticliifllma.

,,

fatta

ncL bel
prin-

TOMO
principio
del

q^\j

AK

ro.

i>

primi noftri Parenti , a* quali fubito creati , Iddio viet, che non manoiallero il pomo. Seguit poi la Legge Mofaica, data pur da Dio, e l'Evangelica dettata dal Tuo diletto Figliuolo , vero Dio, e vera Uomo. Tralafcio 1' antichit della Legge importa da Minoe a' Cretefi, da Dragone, e da Solone agli Atenii.-ri , da Licurgo a' Lacedemoniea'

Mondo

Numa Pompilio a' Romani , e dalla Repubblica Romana nelle fue Tavote, prefe dalla regolata Rcpub^ Ateniefe . Siede in Tribunale , perch nel li Tribunali ledendo., fecondo le Leggi da' dotti Leggilti giudicarli deve Ha il diadema in tefta , per efTer el'a Santa determinazione, e coii_ ragione Santa dir fi pu la Legge, perch cagione, che Ci eferciti il belaonde tiene Demoitene, che la Legge fia un_ re, e fi fugga il male alla quale conviene,- che tutti g-li Uomini ubDio, ritrovato, e dono di bidifcano Lex efl cui bomines obtemperare convenit , cn3 eb alia, multa, tuni 'vel eo maxime , q'iod Lex omnis nweritum quidem , ac Dei munus efl Per 1' San^iones facratx , c^ [aerata Leges ; Orator Romano chiam le Leggi poifono violare, fenza condegna_o Le quali, come Sante, e Sacre non pena Tiene Io fcettro nella defira , perch comanda cole giufte ed onede , e proibisce le contrarie , come Regina di tutte "le Genti, riverita fin dalli Re, che fotto lo Icettro del Djminio- loro la- fanno riverire, ed oJervare da tutti li foi Popoli . 11 libro denota la Legge fcritta , la q^uale trafgredire non fi^ deve , effondo in eifa porta la falute delle Citt / Legbus poftta efi Ci-vitats falust iSe il Principe de' Filolofi nel primo libro della Rettorica cap. r^. -Se^ non fiife la Legge , che lega la sfrenata licenza , il Mondo farebbe totalmente.fi ,

da

xii,

fi.

diifjluto,
le

misfatti,
di
:

flute

e ripieno d'inganni, d'ingiurie, di torti, di oltraggi , e di milper il che fi turbarebbe 1* univerlale quiete , e perirebbe la: ogni Citt ; per il medefimo- Filolofo- nei. terzo della R:epubbliprxel]e
,

ca dice
II

Lcgem

Cmtati

efl

opt abile

e la Corona Imperiale tenuti dalla mano finiira fopra il- libro, fjno fimbolo dell' una e dell'altra Legge, Canonica, e Civile , Pontificia , e Cefarea , nelle quali ii comprende la iiienza della Legge Divina > e Umina .

Regno Papale

Legge

della

Graziai

nel fopraddettotitogo..

DOhha
pra
gli
il

a federe

che cofl mano delira d

la

benedizione
.

Sopra

Ia_^.

medefima mano vi la Colomba dello Sp ini ro Santo La detta l^anna fiede fjpra un gran vnf, dal quale eCce gran quantit, di acqua. e Hcvafo fono
pi.

cornucopj
Evangelii'ti

;:

nella

fbmmiti de' quali


neila

fono

figurati'

animali de? quattro


,

Oltracci

mano

Cnillra, tiene,
<fc.

u*

libro aperto

ftritto vi

dentro

:.

/ prmcipia erat ytibitmf.

LezJ^:

14

ICONOLOGIA
Legge
del

Timore nel fopraddets luogo


tt

Onna
cica

col vifo elevato,

tiene colla

maao

ikllra

le

Tavak

(ieil'^an/

Legge

e colla

finillra la

fpada verlatile
luogo

L^ge

Civile nel fopraddetto

UNA

Donna che (lede e tiene colla deftra mano una bilaiula t e una fpada; e fopra una parre di eCfa bilancia pollo un de' fa.fci dei Littori ulati dagli Antichi [ ? ] e fopra 1' altra parte una corona regale c_ colla finillra mano tiene un libro aperto , fopra il quale polt una CoImper,aoriam maf(/latem non folum arrona Imperiale ed in elfo fcritto mis decoratami fod etiam legibns armatam effe oportet
:

LEGGE CANONICA.
Come ^Onna, che
dipinta, nella

Libreria Vaticana

fta a federe. Colla delira mano tiene una bilaca , nella quale fono polle da una .parte corone di oro,, circondate di fplendore, e dall'altra parte un Calice, fimilmente circondato di fplcndore , dentro una -fcope ; e nella finillra tiene un libro aperto , fapra_j al quale fi vede polla una mitra da Vefcovo ; ed ha dalla banda delira del cail quale po ih Colomba dello Spirito Santo

LEG-

i Romani erano alcune verghe ammalapiaiua , .che nafce nella Francia di una maravigliofa candidezza pieghevole molto , ed attifllma a formar delie verghe I RomaJulia, e di <]iielk formavano i tafci , the erano portati da* ni traiportarono "Littori. Di quefli Littori f ne concedevano dodici a'ConfoIi, ai Proconibii , e Pretori delle Provincie fei; ai Pretori delle Citt due; ed al Dittatore ventiquattro .Traile dette verghe era legata la fcure , in modocch il terr fi redeffe a quelle fopraftare . fu ci dagli antichi iflrituito , fecondo la rradizione di Plutarco ne' Problemi , per dimoftrare nelle verghe ftrette , e 'legate, che d" irade'-Magiftrati nel punire non deve elTere precipitofa, e che non doTCvanfi fciogliere fenza giufto motivo. Quelli, che potevano elTer corretti , erano battuti colle verghe; quelli poi , che fi conofcevano incoreggibili erano feriti colla fcure , L' officio de* Littori era lo fteffo , che al prefente quello de' Birri.

((i) I fafci,che

portavano

Littori, apprelTo
,

te dell'Albero Jietula ,-0 -Betulla

che

M iV A R TO. 1.EGGEDIDIO.
T
Del T.
Fr- Vincenzio
I{tcci

M.O,
.

UNa
e chiaro
la

Donna

una
.

ne

fia

veftimenno tutto lucido e col gbgo fulle fpilJe In un libro negro , ed ofcuro, e n!l' altra un lucido Tenga fotto la d'ertra mano una ruota grande e dentro quelun* altra piccola ; e dall' altra parte fia un triangolo col detto:
col'

mana

ttne

CONGLUTINTIO
La Legge

mifura e regola di tutte le azioni da farli e da ommetterfi , dice San Tommafo B, Ti. i. 2. q. 90. ar. 1. La Legge fi dice a ligaml facondo Ifidoro . E' un Principe (dice Ariftotelc ) 3. Tolit. al quale dobbiamo ubbidire; un Dace , che dobbiamo feguire ; ed una regola , che dobbiamo applicare in tutte le cofe da farli . Per la Legge [ dilTc 1* Apportolo San Paolo] .d I{pm. j. <v. 7. fu conofciuta la colpa . Sed peccatnm non cognovi nij per Legem : rtam concitpfcentiam nefebam nifi Lex diceret non concHpfces La Legge dee elTer ihmpata in mezzo al cuor dell' Uomo, fpezialmenCe la Divina > come diceva Davide ; Et Legem titani in medio cordis mei .
.
-,

La Legge
Ut.

di
,

Dio

dice

il

Padre Sant' AgoiHno ]


,

lib.

de

fpirit.

?r

la carit
,

e quella fu data

acci

fi

chiedclFe la grazia

e la

grazia

ademplfc la Legge. fi con decreto imperiale 1 che tutte quelle cofe che fi fanno contro la Legge , non folo fi tengano per inutili, ma per infette [dice (iregorio Papa] / B^g. hai?. 25. 9. Imperiai. I privilegi fono Leggi di Uomini privati , e fono private leggi , imperocch il privilegio fi dice acciocch fi dia alcuna cofa alle perfone private , dice 1' illelTo lib. j. Etymotog. Sono Hate fatte le Leggi , acci col timor di quelle fi reprima 1* audacia umana , e fia ficura 1' innocenza fra trilli ( cosi dice Ifidoro ) lib,
fu data

acci

Fu

coltituito

&

2. Etyvfiolog.

Duce

La Legge del Signore veramente degna di nomarfi reca gli Uomini alla Divina grazia . ) che
"^on ftrvit
jttfjs

ftrada della fallite

Legis prudentia Carms

>

Teccati flimalos nec JUperare potej

Sed

quia mens aneep! patif.tr

mda

corpus
.

agri

Sjtercre divimtm

cogimur anxilium

Lex

igttur facit
,

ut pofcatur gratin
jitjfa

Chrfli
fieri

sArdua

qua Legis
,

queant

T^ee jam non 'valeat

carnales

vincere fnfiist

^tos

JAfl.t

Legis Conditor ipje

jwat

Da

16 Di Donna

f C
veflita con

N
lucido

CI A

vcitimcnco , eh' emula al Sole , fi dipinge la Leggo di Dio, itiumindiido le gjnti, e dandogli vera cognizijne della falucc , come quel gran Pianeta, occhio deli' Univerli , iolpingcndo i fuoi lucidi rai , nultra a tutti il cammino , in flimigliantc guifa ella fa chiaro a' mortali il fentiero del Paradilb ; ed il Principe de' geroglifici , per la velie intende la Legge vecchia, e nuova, come per \o color bianco la vecchia , e per lo rodo la nuova , appunto come fu ravviiato il Diletto ne' cadi colloqui adorno dell'uno, e 1' altro colore. Cam. 5. v. x. Dle^nscandidas
i

&

rubicundiis
il

in fegno , che fi deve oflfervare da noi, , ed operare , e faticare , conforme i Buoi pel giogo , e bench quello quanto a le pare che femori coTa nojafa , fatichcvole , e di dilpregio, pure il giogo di quella Legge di confolazione , e trasforma le fatiche_ in ripolb , e il dilpregio in gloria , ed onore Tali cofe recano a noi i precetti di Grillo , bench ai poco fpirituali hanno fembiante di difonore COBI* I' eller povero , 1' efler perfeguitato , difpregiat-> , foifrir difpiacere , ed ogni altra cofa per amor di Grillo; dunque giogo non di duro legno , e Ipiacevole ; ma dorato , morbido , qual piuma ,e colmo di onore . Il libro nero , che ha in una mano , ed ofcuro , quello del vecchio elfendo figurativo , ed in molta tellanicnto, che ha dell' onibreggiante , fullc fpalle
.

Tiene

giogo

parte

allegorico

e profetico
dal

1'

altro lucido

Splendido

quello del

Vangelo

con molta chiarezza , eflTendo Leg, ge facile e Legge doIcilTima di grazie . Le ruote una dentro 1' altra in lgno , che una Legge di quelle contiene 1' altra , come la vecchia concontiene la vecchia , itando tiene la nuova , figurandola , e la nuova quella in quella , per eifcre il contenuto di quella , il figurato , e 1' adempimento . CONGLUTINATIO , dinota !e tre Virt TeoIl Triangolo , col detto logali, cio Fede, Speranza, e Garit, che per effer perfette , debbono ftar avviticchiate fempre infierae , e recar frutti di grazia , n polTonfi llaccare , qua!' altro giurino fatto con due legni , indiifolubilmente accoppiati. Le quali virt s eccellenti con quella legge , con che vanno infieme , danno vita eterna a noi , ed altres colle opere commendate da efeguirA ; n lenza quelle, quella valevole a togliere i peccati [come dice Agoftino]
promulgato
nollro Grillo
1 ,
:

Ltgcm

injuflis

homnbits dani)

ad detnonjrandum peceata eorum

non aife^enda

>

non en'tm anfert peccata , nifi gratli fidei . Ecco la Fede , jhe fuppone la Speranza . ^ix per dilenionem operatur , ceco la Carit ancora Dipingefi la Sagra Legge Avveriamo il tutto con la Sacra Scrittura
. .

del Signore

con fembianti chiari

Sole, per dar chiarezza a noi , via l'itx mcrepatio disciplint . E il mandcuim lucerna efi , C^ J-ex hix , il Mondo qual altro Sole ; 'Joan. illuminato ha Salvatore con quella Legge hominem venientem in bmc munomnem illnminat qux 2. V. g. Erat lux vera', lo temono Mxch. 4. v. 2. Et che quei appare a dnm. . E come Sole 11 giogo fulle fpalle dolce, Sol . meum 'Jnfiiti.-e nomeu trietur vobs tmentibus

e velie fplendida , che pareggiano al come dice il Savio ; Troz', 6. e. '^.^ia


,

&

'.

e foavc

M
.

^V

A R T

x7

foavc Miitth. II. 1'. 30. "Jngif'fi menni Juaic ejl , CT" cnus mcum leve. Che per dolcezza tale invitava ciafclieduno il Savio a loggiogarlVli Eccl. 51. u 54. Et colh'.m z'cfirum fnbjcite jugo . Il libro ngro , ed olcuro, perle figure della vecchia legge i. Cor. io. i\ 11. Heec aiitem omnia in figura, cogt.ibiVit illis t e San Paolo ancora 2. Cor. 3. v. 14. Vfqae in bodicrntim eniiu diem , idipfn/i vdamen in Icclione veteris teflamenti mnnet non relcvatum Ove 1' appell legge polla fotto velame Il libro lucido della legge nova SaP.
.

18.

1'.

4.

Incipiebat ituorr'.iptHm

legis

hwien
,

[.eculo dari

Ecco
Tful.

il

libro
"J.

chia-

Lex Domini imnachlata converteus animas . E forf quell' era il libro villo da Giovanni fui Regal Trono , nella deftra di chi con tanta autorit fedeva .Apoc, dr 5. r. I. Et vidi in extera fidentis fupra Tronum , librum Jcriptum intus , La Ruota grande , e la piccola contenute nforii , fignatt'.rn p.gillis Jeplem lcme , fono le due Leggi vecchia e nuova , e quelU pi ccmpendiofa * che per pi piccola infrapolla in quella, allegorizate per le due e breve
ro
<

e luminolb della

Legge

lenz'

ombra

macchia

18.

8.

&c.
6.

ruote d' Ezzecchieilo i. v. 16. I{pta erat triangolo conglutinato delle tre virt Il
.

in
>

medio

B^tcs,

&

fpiritus erat

1'.

\6.

Manent Fides,
indilfolubil

Sfpes

&

che narr San Paolo i. Cor, Charitas; quafi dicelfe ; Semper maneni

per caufa

dell'

glutine

LEGGEREZZA.
Di
Cefare Bjpa
.

DOnna

alla tella

che abbia le ali Sar vellita


.

alle

di

mani ed a' piedi piuma finiffima


,

agli

omeri

ed

LEGGERE ZZ A,
Del T.

O CELERIT' NEL BENE


Fr.i

Vincenzio
col

PJcci

M.

0.

DOnna
to
in

modeftamente
,

veftita

veftimento di piume
;

breve
indirizza

?
,

ed

al-

da terra
e

fui

quale fono dipinte molte llipole


.

s'

e ila

verfo un altare Ha fotto i piedi molApprellb un Cer^^o . La leggerezza della perfona nel ben fare , 1' effcr ifpedito , non-j elfer punto tardo ad efcguire il lervigio di Dioj e quanto Noltro Signore fi degna illuminarla Leggerezza chiamafi la virtuofa agilit da' Sagri Dottori , avuta mirabilmente da Uomini amici del Signore , a* quali non rantolio venuto il penllero buono , che fubito fenza renitenza. , n indugio veruno 1' hanno Subito , che il mio gran Padre Francefco intefe nel Vangelo efeguito eh' era atto di gran perfezione 1' abbanilunre il Mondo, il Padre, la Madre , ed ogni avere , p.r poterfi d.ire con pi faciiit al krvl^io di fua
atto di

camminare fpeditamente
pietre
.

te

fpine

Ma;;;l

iS
Maefl
altri
,

ICONOLOGIA
I'

efegul corto

Il

gloriofo

Antonio Abate

1'

iftellb

e tanti

amici di Di;0 cari ; coftume in fomma avuto da Uomini perfetti , il quale m^Ito favorevole all' acquilo della virt , all' impiegarli al ben vivere , al cumulo della perfezione , all' airociarf colla Divina Grazia , ali*

accompagnarfi colla converlazione degli Angioli


della beata gloria
.

ed

alla

felice efecuzione

Leggerezza , o agilit del Criitiano a far bene t che lo fa rifjluto fentema di nulla, fenza affetto de' terreni beni, poco amorofo delle cole mondane , abbiminevole delle umane converlazioni lo fa diiicgliere daza
,

gli

appetiti

fenfitivi

darfi

quelli

dello Spirito: ed in

fatti

Uomo,

da f gli umani , e bafll defiderj . Virt , eh' efpelle la_j leggerezza vana , l' incoitanza vi^iofa , la profana mobilit al male , 1' amore Icellerato di vizj , la corruttela de' mali cailumi , e produce faciliflmi parina leva

via

ed ordinato vivere . Oh quanto dannevole al Crilliano bene , e quel tardo muoverli , per efeguirlo come ic ne lamentava Davide PA 72. 'j. 2. Mei aatem p.tne moti p.'.nt pedes ; p.tne virt 1' eXere ifpeefiif flint greffus mei ! ma per contrario feliciflma dito , ed agile al ben fare , e tolto alzarfi alle vocazioni del benigno Padre delle mifericordie , come diceva per bocca d' Efaja 48. v. 12. ^tdi tue J.icob , <y- Ifrael , quem ego l'oco E San Paolo i. Cor. 7. v. l'j.unumq:'.enq:ic fcut l'oca'vt Deus , it.i at/ibatet . E* fpeditilUma al ben fare ' anima devota, ed amica di Dio. Andiamo a' caili colloqui , ove ravviferemo con vivaci colori quella prellezza , e leggerezza dell' anima al bene Cant. S. v. 6. Lampade^ ejis Limpades ignis , atque f.tmmxrum . Dice , che le lampadi dell' anima erano di fuoco , e fiamme , ove dir , che fano i penlieri delle anime amanti , tutt' acced di fuoco , e fia-nme di voler bea fare , ed accend-.-ri al fervigio del Signore , ed ifpeditamente volarvi . Lawpades ejii lampades ignis als e}:i9 , aLi ignis . Legga Teodoreto Ha vanni di fuoco amorofo di volar con celerit , vieppi di ogni altra maggiore , e penne di fiamme legge ri ifuTi e , per giungere all' olTervanza della Legge , n ta poffibile le faccia trattenimento cola veruna nel iMondo , n che pofla ritardarla niente , che quivi logliono arrellarfi i miferi mortali , ne' piaceri , ne' diletti , ne' contenti , col ella amorofa nel Tuono di Dio ammira , e vagheggia ogni tuo bene ed ogni fua feliciti , quindi vi forge , e vola con piume d
ti

del

modello

quella renitenza

al

Amore
na

adunque quella finta virt dell' Agilit al ben fare, da donmodellamenti vellica col velUmcnto di piume , per la leggerezza ; breve , ed alta da terra , lembrando , che chi ha tal dono ita lungi dagli affetti di quella , per paiTare con ogni agevolezza , e correre al bene , n fi carica , n fi aggrava di cole terrene , che hanno grave pef , quali faSi dipnge
>

cilmente pfKrebbero impedirla ilimento fembrano leggerezza lib. IO. che camminano lopra
iiffondarli
,

Pjc'r.
,

lib.

come
acqua
,

l'

^. fol. 172. Le itippule nel vecant Virgilio di Camilla-. Emi. con tant' agilit , e corrono icn/,a

fembrano

bsuoai

Criiliani

che velocemente

caaiminaiio

fulle

acque

M
.

^ V A R T

0.
-,

19

e corrono a Dio, ncque degli affanni mondani , fenza uttuffarvi l cofcienza come diceva Davide Pf. 5i. v. 6. In fui ore pto bcnedcebat &c, H quello [ credo J voIelTe dire Iddio a Davide Tf. 80. V. 6. Trobanji te apnd aq'iam contradiionis Cammina di buon patio , per lignificar la molta agilit , e la deprezza di chi fi muove fubito , per andare a fervire il Signore , non oiiante ogni contrariet S' indrizza verfo un altare perch non Leggerezza mala , n che s' indrizza al male , ma a cofe pie appartenenti al Divino culto Il cammina malagevole per certe fpine , Iterpi , e iad, che al pi a quelli, che corrono al Divino minillero fogliono accader le cattive occaConi , e g' intoppi , per divertirgli altrove Il Cervo a' piedi , che fitibondo , e veloce nel corto , ed infieme tiene gravit nelle corna , fignifica la gran fete che hanno quelli , ne' quali alberga 1' affetto di prello condurfi al ben fare , ed i frettolofi pafT , che fpendono Itandovi in effi peranche una modella gravit , ed una tardanza di non condurfi a niun mal oprare , mentre fono vogliofi di cole , che piacciono
.

Dio
Alla Scrittura Sagra
.

Si

dipinge
terra
,

col
i

velHmento
quali
il

lollevato di

la Leggerezza , o agilit al ben farei perch abborrifce li terreni deliderj 3.


,

nollro

cuore inclinato: Hjer.

e 2.

'^on

ambulabimt po[l pra:

litatem cordis JH .11

vedimento

di

penne

come

defiderava Davide

PH
i

54. V. y. ^is dahlt inib pennas , /ait colirmbx ? volabo -c. giulH , che quali Aquile volaranno al fervigio d' Iddio S'ictit
:

altrove

aquilx

bimt

&

voU',

non dtficient. Drizza


illelTo
:

palfi

verfo un Altare

che cos

elbrtava-j

E 56. v. 25. ..dpid Domin'ini vreffus boniinis dirigcmur S. Paolo efjrtava quello giulto viaggio . Ad Cor. 12. v. 15. Crejfns reCammina per fpine , fain , e lierpi , clie fono los facile pedibus vcflris .
Pf.
g'

Davide

impedimenti del
:

Mondo
Cor.
7.

fa

favor d' Iddio

2.
,

v. jj-, Sed

conto ad

di
id
,

quelli

n
.

s'

quod hone!nm
Il

impedifce col ey- qnod e/i ,


fitibondo,
%

faailtaiem prsbeat

fine

impedimento
.

Dowinum

obfecrandi

Cervo

che corre velocem.ente


'jorum
.

Pf. 17. v. 34.

^ perfecit

pcdes meos

t.imqHam Cey

LEGGEREZZA, O PRESTEZZA NEL MALE


Del T. Fra Fincenzio Bjcd

M.

0.

DOnna
s'

veflita
i

vanamenre, che con una mano


ciuffi
;

fi

belletta

il

volto, c_j
,

indirizza
.

e coli' altra tiene una banderola da giuoco

all' u-

fo di fanciulli

Sta in atto di
,

camminare verfo certe tenebre. Le

Ila

da_j

che foffia vento da pi parti . Tiene nel veltime'.io di pinte alcune mani, un cuore, ed una bocca. La leggerezza una qualit della cofa , colla quale fi rende facile al muoverfi , e trasferirfi da luogo , a luogo, quale fuol'effer virtuofa a'Giufli , che fi mollrano agili al fervizio del Signore , n tengono pefo di affetto terreno, ma cos leggeri, e fnodati dalle cofe terrene , volano a_,
parte una
faccia

Dio

20
Dio
.

N
,

L
deila

G
al

A
fi

Ma

la

I.'ggerezza viziofa

qiuc

pre-lente

favella

mol-

to cattiva, riducendo gli Uomini a grandi errori, eiiciuio leggeri di niente , che lliblto (i movano per ogni minima occafione , che le gli d , alle offefe di Dio; ne te;igono gravit di virt, n di timor di quello, che gli faccia ritegno , a non correre fubito , a dar di piglio all' errore . Noi fappiarao, che 1' animale quanto elegger, e di piccolo pefo , ifpiditamentc cor-

preda; cos l'Uomo leggero di bont, di ragione. un tratto giunge la preda del peccato Leggerezza dunque di mente , origine di gran male , llrada di molti vizi, introduzione a grandi iciagure ,. progrelTo alle pi fcelcrate cofe , che fiano ; Porta , per cai fi fa ingreiTo al vado Mare della dannazione fcala per difcendere a' parigli eternali e dirupo ove fi abbattono g' inavveduti erranti a' precipizi eterni. Qella il contenuto di denfe e buie tenebre di errori, ove 1' attenebrata voglia de' fcellerati peccatori s'incammina , per girne in laberinti gravi , alla guifa di fciocco, e malaccorto Navigante , che fi attnffa nelle onde tempeitofe del Mare , fenza punto abbadarvi , che in un tratto a'.ibrbito da quelle ; che tal mi Sembrano i poco fcaltri Mondani , non fapendo mantenerfi con fano giudizio nelle opere miferabili di quella vita , de* quali parlava traslatamente il paziente Giobbe 24. v. 17. Et fic in te~
re
,

giunge

la

di

giudizio, che

in

icbris
tjiisin

q:uf Lice anihuLxb.int

Irjis e(l fnper


,

faciem

atj'i.t

'inMcdia

fit

pan

che gran parte de' beni fiano introdotti in manifeili perigli, ed apparenti errori, per aver feguita la traccia , e poilifi Jiel fallace lentiero di s fatti Uomini leggeri , e forlennati , che farebbono accorta donna della per ogni Qiiindi Anna, quell' dir giullo errare. cos ) ( Icrittura vecchia ben diceva: Job. 5. v. 17. J^uinqitam ctin lidcutbus wca
terra.
io

Ed

perfuadomi

mij'cui

neque bis
fine

qui levitate

anibulant particpctn

me

prel.ii

divoto Criitiano , grave , ponderofo, rtabile, per non andare al male ; e mentre fi tratimmobile fermo , renitente , ed , ta di muovere i paffi in cofe ofcene del mondo , nelle terrene vanit , e ne' tranfitorj piaceri , l'tabilifca il piede , n lo muova ad ogni piccolo venticciaolo di occafione , come diceva I' Ecclefiailico v. 14. Tcdes firmi f^ per plantas flabilis midieris Ma lia di animo forte , e di mente grave , im-

Ora per

fi

faccia ogni

bevuta del Divino timore , e della grazia fovrana Si dipinge dunque la Leggerezza profana , da Donna vanamente veftita, quale con una mano s'imbelletta, e fi accomoda il che realmente de' nolri tempi il tanto attendere; a s fatt' errori , tanto da Uomini quanto da donne, che io quanto a me , quelli tali li iHmo di poco valore ; le paglie fono fubito elevate dal vento , e la polvere to.lo fi fparge . I leggieri del Mondo cos fono, che abbadano a cotante vanit, conc il valore, e qualit della paglia, e della polvere, tolto volando al male , in eormn ad mahi7n curv. 16. Tedes guif* che diceva il Savio, Prov: i ElTendo altres gravi, e tardi al ben fare, come non aveflfero pierwit
.

di

l'iiil.

IJJ. V.
alle

17. Tedes

habent,

&

non ambulabunt.
dell'

La banderuola da
giuochi
r
-,

i'cherzi,
3

per legno
alle

animo leggiero
utile
,

vane pazie dei modeflo decoro .


,

ed

cole di

niiir.

ma

di

e mobile a' molta perdiLa he-

J"

TOMO ^V A R

0.
muovono
.

2i_

La faccia che l'bfia i venti, fembra che coltoro il vento negli errori , n lafciano occafonc veruna ei far male Nel velh'mento ha dipinto certe mani , un cuore, ed una bocca, che ombreggiano tre errori principali delle perlbne leggere ; prima le mani ehc fono fimbolo delle opere, eflendo quelle Icggeriflme nelP operar male , ed in ci fpezialmele (i ammira la loro debolezza di animo cuore al credere alle lulinghe fatanichc ; e la bocca per la legIl gerezza diforme , che tengono nel molto, e mal parlare. Si dipinge la leggerezza , e preftezza al male dd Alla fcrittura Sacra Donna vanamente velHta, e che s'imbelletta , che al propofito dilfe V JEcclefiaftico 17. v. 29. ^<?r emm omnia pojftmt effe in hominbus , quonanui non efi immortulis filins hornims , c>^ in 'VMUlate malit.-c placiterunt E l' illefla 2;. V. 8. In v.mtate /u approiditur pcccator, &jMpcrbus, c^ maledicHS fc.m~ delizabitar in illis . E' vanit, che inganna i miferi al parer del gran Davide Piai. 61. V. X. -TJt decipi.rnt ipft de 'Damiate in dpfum ; E in San Mattea raObmgli il Salvatore cailoro a' fanciulli, che giocano. 21. v. 16. Cui aJJmiUbo generatonem Ham ? pncris ludentibiis . E Gerema cos 1' ahborriva. Il vento che foffa le paglie , ia 1^. v. 17. J^on fedi in concilio Indentiitm fcgno , che cosi fono leggieri job. v. v. 7. Ernnt ficiit palex ante faciem venti . E Davide gii ralfembr alla polvere d' avanti al foffio dei Pfal. i. v. venti 4. Islon fic irnpiis , non fic : fed tatr.quam puhis, qnam proict "jentHs a facie tcrrx . Nel vellimento vi fono le mani, per l' ope2. Cor v. 17 Cum ergo hoc 'Vohiffe?n , numquid levitate ufus fnm ? rare dut qtte cogito jecnndiim carncm cogito , ut ftt apad me ? Vi il cuore , per la leggerezza dei penfieri , e del credere Ecc/. 5*. v. 20. ^<i cito credit levis eli corde , E la bocca per Io molto parlare Job. 39. v. 34. ^ /ci'/. . , . . 1
:

ad ogni

ier

locHtM

jum

refpondere

q:iid

poffitm

LENOCINAZtONE
Del

O RUFFIANESIMO
l\lcci

T. Fra

Vincenzio

M.

0.

ignuda per mezzo corpo dalle cui bocca . Tiene in una mano un mantice , che loffia , e sfavilla fiamme , e ncll' altra un vafo di veleno ed abbominazone . Standole vicino una Colomba . E' la Lemcinazionc o Ruffianefmo arte , e vizio infamifTiiTio d'indurre gli altri alla Fornicazione , o Adulterio , e molte fiate li riducono al male Djnne onelte , e di Pamiglie nobili , il eh' grandilfimo cn-ore , e graviflm peccato: QLn'ndi fi dipinge da D)nna vecchia, che al' pi fogliano i Vecchi, e Vecchie far queu' ufficio fcelleratiffimo , eh' fra tutti il peggiore ed il pi infame . Sta ignuda , per elfcr fpoglfata di tutte le virt . Gli efce quantit di fumo dalle narici perch coUoro elendo Vecchi dovrebbero dar buon odore*

DOnna

vecchia di difpDrme afpctto


efce quantit di

narici

fumo

dalla

2i
odore
5

ICONOLOGIA

ed efcmpio , fignircato per le narici ; e cos al contrario ne danno cattivo , conduccndo tutti al male , lignificato pel fumo 11 mantice , con che fi foffu il fuoco , perche quello 1' ufficio del Ruffianefmo , foffiare il fuoco della concupilcenza , ed in guila di quello accende la libidine , e foffia 1' opera infame della carne ; e quelle fono le fiamme , che cagiona il mantice . Il vafo di veleno, e di abbominazione i dinota il veleno , che inducono nell'anima di tanti raiferi quell'infami, che fanno tale uficio , e la vergogna , che portano a tante cafe onorate , che prima fi tenevano in preggio , e pofcia fono ridotte in abbominazione al Mondo , e fono malviilc Vi per ultimo la Colomba , la quale illruita , perci conduce gli uccelli alla rete , ed ella fugge fuori ; il che manifello inganno , comc_ inducendo quella povera Giovane appunto fa talora quella Djnna infame lemplice , qual' uccelletto alla rete del vituperoib peccato della carne , ed ella Ila fuora , per non effer atta a tal meltiero , elfendo vecchia , deforme , e fetida ; onde meritamente dalle Leggi vengono fevcramente punite tali forta di perfone , conforme dimoltra il Novario nella Prammatica del
. ,

Regno

I.

de lenonih.
,

Sta deforme di afpetto , e denudata da! mezzo Alla Scrittora Sacra del corpo in fu quella Donna , come favell Ezecchiello forf a tal propofito i6. V. 39. Et nudato gnomhiiam tttam coram lidebant omnem

m,

&
,

che cosi di lei divis Giobbe 41. V. 2. De narbus ejns proceda fnmus ; e dalla bocca fiamme , per le Hbidinofe parole, Feci. 9. v. 11. Colloqimm enm illins q:uij'i gns exarcon che conduce altri a rovina. Prov. 26. v. 28. Os defcit 1 e lubriche, Il mantice, che foffia, per illuminar il fuoco dell* lircnm opcraUir ruinas Ha]. 54. v. 16. Creavi fabrim [-.iffantcm in igne prnnast opera della carne " proferentem niias in opus jmm Ha il vafo pieno di veleno , per le paroPiai. 13. v. 3. Venenum afpidurn f.'.b labiis eonim , le velenofe , che dice. E' vafo pieno di abbominazione , che tale portava quella gran Meretrice-^ dell' Apocaliife 17. v. 5. Hubens pocidum anreum in numi Jua , plen:tm aboLa Colomba ingannatrice , che_* immunditia furnicationis ejns minixtione , Amos 3. non cade nella rete , o laccio , ma fa cadere gli altri uccelli Ed in figura di un V. 5;. IsljirnqHid cadet avis in laqueum terrx abfque ancitpe Spirtus enim fornicatiomm deccpit eos tale inganno favell Ofea 4. v. 2.
turpttitdnr/n
.

tuam

Le

efce

dalle

narici

il

fumo

&

fornicati firn

a Deo [no

LETI-

AI

f^V J R r

2^

LETIZIA.
Vedi Allegrezza
.

(<i)

LETTERE.
Come
rapprefentate in

Firenze

in un belliffmo

appaMto

DOnna
le
5

colla delira mano tiene , che concerti, e parofignificare per un libro, e colla finiitra^de' flauti,
veftita di onerto
,

e gentile

abito

quelle

come

dilettevoli

quelle

come

onorabili

LTBE((?)

In

un rovelcio

col

di

Comodo,
,

di Medaglia , battuta in onore di Crifpina Augnila Moglie ripiirefentata la letizia nella fe-ueate iTianiera . Doma in. piedi pofieri
.

vinma
legge
:

capo iiii/jMa/itiato di
altra ad
.

V/ia Jmil
,

v.h.rlanda tiene nella

defira

mano
; e

ap~
vi fi

poggiando

LAETFTIA

un Tmcne S. C.

Nane

ti

quale fta fcfio [opra di un glcbo

' fanciulla, e coro;iata di fiori, per la ragione che i ianciulli ftanno fem pre allegri ; e ;blevano nelle pubbliclie ielle andare nella ftelTa guifa coronati, clie le porte de' Tein^j e delle Cafe ; e gli ftefll animali ne erano ornati Tiene la gtiirlanda in una mano ; e nel!' altra il timone foyra il globo volendoli co.i ci dare a vedere !' univeri'ale allegrezza , per cagione della fudetta Crirpi;ia Tutto per rapprcentavafi dal Senato e Coniodo fio Marito per fola adulazione ; giacch tale non poteva efiere la verit , rifpetto a vizj
. ,
.

di

ambedue coiloro
,

ed utile governo di Per le fingor.tri qualit di Pertinace e per Io retto , che rendeva lieta , e rel'ce tutta Roma , in fegno di tal comune allegrezlui e nel roza , gli dedic il Seiio la Medaglia con teda , e folite Lette e
-

verfcio una Donna in


ftra
I

piedi
d
.

fi?
,

tenendo)

1'

ajla
:

?ie

a jinijra

mano

mciri

cella

de-

nn
,

l'erto

corona
1'

fiori

le?_^en:lOjt

L i ETITI, i TEMi'ORVM

S. C.

fiori

per
li

odore
,

loro

ciie

vedono
,

e gli

per li viriet de' colori generano allegrezza in coanticiu , come fi dille , nelle pubblicue reile ne co-

ronavano

felle i;l

le

ii3i-:e

delle Cafs loro

24

ICONOLOGIA

LIBERALIT'
G
Cefare
FJjia

/./'A ^

r nli ta

con occhi un poco concavi , colla fronte quadrata , e co! nafo Sar vcftita di bianco con \m^ Aquila in capo , e nella deftra mano tenga un compatro ed un cornucopia alquanto pendente col quale vcrfi gioie, denari, collane, ed altre cole di prezzo j e nella liniera avr un altro cornucopia pieno di frutti , e fiori . La Liberalit una mediocrit nello fpendere per abito virtuofo , e_> m.oderato . Si dipinge con occhi concavi , e fronte quadra , per (imilitudine del
aquilino
.

DOnna

Leone,
la

liberalifllmo fra gli animati irragionevoli,


,

e col nafo aquilino, per


gli

uccelli , la quale fi per modrare che cita Liberalit noii._s confilc ncll' atto cnfuale di donare ad altrui le cofe proprie ma nell'abito, e neir intenzione della mente, come ancora tutte le altre virt. Scrive Plinio , che 1' Aquila , le fa preda di qualche animale per propria,, indullria , non attende tanto a faziare 1' appetito Tuo che non l ricordi

fmilitudine dell' Aquila

liberaliflma
,

tra tutti

far

fopra

la

tella

di

detta figura

lempre di lafciarne parte agli altri uccelli godendo , e riputandoli alfai )ier vedere , clie 1' opera fua loia fia ballante a mantenere la vita di moki
;

animali
I ciiie

TOMO
di chi

IV

AR

7 0.

2?

I due corni nel nfiodo detto , dinotano , clic 1' abbondanza delle riccliezze convenevoi mezzo di far venir a luce la Liberalit , quando accompagnato colla nobilt dell'animo generoloi fecondo il potere > e la forzi

dona
,
.

Veliefi di bianco la Liberalit, e netto

perch, come quefto colore femplice.

fenza alcuno artificio

cos la Liberalit fcnza fperanza di vile

in ter e (le
II

che
fta

fi

corapaffo ci dimollra la Liberalit doverli mifurare colle ricchezze , pofliedono , e col merito della perfona , colla quale fi efercita que-

nel che ( f lecito ad un fervitore entrare nelle lodi del fuo , Signore ) merita particolariflima memoria I' Eminentiffimo Signor Cardinale Salviati , Padrone mio , il quale conforme al bifogno , ed al m.erito di ciafcuno comparte le proprie facolt con s giuHa mifura , e con animo s benigno , che facilita in un iflelTo tempo per f la ftrada del Cielo , c_> della gloria , e per gli altri quella della vita prefente , e della virt , con

virt

applaufo univerfale

di

fama fincera

Liberalit
veflira di bianco Kella delira tiene un dado , e colla Cniftra_j fparge gioje , e denari Il dado infegna , che egualmente liberale chi dona poco , avendo chi dona affai avendo molto ; purch fi relU in piedi da lutte_T e poco ; le bande colla facolt principale
. .
..

DOnna

Liberalit.
Giovinetta
e riccamente vefiita . Colla finiflra mano , tenga appoggiato al finiiiro fianco un bacile pieno di gemme , e di monete di oro, delle quali coli' altra mano abbia prefo un gran pup-no e le fparga ad alcuni Puttini ridenti, ed allegri, che da f lieffi f ne adornino , e le portino in molira , per la gratitudine , e per 1* obbligo , che alla Liberalit del Benefattore , ovvero per mollrare , che ancora fi deve favori, e ricchezze con debito modo parte di Liberalit, fericevere il condo 1' opinione de' Morali ; febbene pi nob-lc azione , e pi beata il donar altrui le cofe fue II Pierio Valeriano alTegna per antico geroglifico di Lib-^ralit il bacile
di faccia allegra
',

folo,
figura

il
,

quale noi accompagniamo colle altre cofe per


e per dichiarazione della Liberalit figurata
, .

compimento

dclIa.o

(j)

De* Fatti

l'cdi.

Beneficio

D
CI]
"jilto

LIBERA-

La

Liberalit

fi
.

akero , e ridente ujcentcne danari , pomi pfeJJ'o un Giovane , che


albero

rapprcfenta dal P. Ricci : Donna -.di beh' affetto , col Tiene un Cornuccpa , che con una mano rovescia all' ingi, ed altre ccj'e . Cai' altra mano addita- il cuore . Le jla apo^re
he'ilijjir/io

le

prefente

di

cofe

prelevili

fi

alt

n si

un

pkno

Ai frutti

E'

bella

ICONOLOGIA LIBERALIT*;
Kelle

Medaglie

di

Adriano

Impenidor.
OrUndi

J[apportate ddlV

^bate

Cefj,re

LA

Medaglia d Adriano Imperadore verTo il Popolo rapprefentata fue Medaglie in pi modi In una fi vede il contraegno del Congiario , che Io fteCTo che dire Dono Imperiale . I donativi dati al Popolo dagl' Imperadori fi chiamavano Congiarj , a differenza di quello, che donavano a' Soldati , che era detto Donativo ; e ci nacque , perch dillribucndofi grano , vino , olio , Tale , e cofe fimili , tutto 11 mifurava col vafo , detto Congio , che teneva il pefo di dodici libre H quantunque fi dcOfero de' denari , coms_> fpeflb avveniva , folendofi donare la Ibmma di cinque , o pi milioui di oro per volta , veniva nondimeno arche ci comprefo fotto il nome di Congiario Nella detta Medaglia perr;^^,. fi vede il contrafegno del Congiario che diede Adriano al Popolo' per I' adozione fatta in periona d lui da Traiano oltre la teiia da un lato di Medaglia pi flmile al l'adre che a CAES. TRAIANVS HADRIANVS AVG. rtt lu, con tali note: IMP. IR. P. COS. l. S.C. e vi fofcritto nel roverfcio e PONT. MAX. no due palchi , fopra caicuno di' quali fta fedente 1* uno de' due Impcradori , ed uno di effi attende alla diltribuzione del donativo , stteggianVi il Simulalo 1' altro colla delira , quali egli alcuna ofa comandi llolata , con u cro della Liberalit , che rapprefentata Donna in piedi legno in mano chiamato Teifera ; il qual legno era di forma per ogni lato quadra ; e vi erano de' punti , o delle piccole pillottine , che denotavano la quantit delle cofe dellinate in dono, che venivano poi ricevute dagli Edili, o altri, i quali tal ciu'a avevano ; giacche g' Imperadori altra non facevano, die diitribuire le fuddette Teiere . Appoggiata fi mira
nelle
, . .
.

,,

,,

al

' bella , per efer beUilTlma virt . E' allegra , e ridente , perch cai dona dere donare con voito allegro , eh* proprio della Liberalit, eflendo cosi pi accetto il dono. pomi &c. in fegno ciie il Liberale don 11 Comutopia ciie verfa. denari non vile , ed intereffato , provenendo la Ltberalitk ftltrui con aiiiino libero di liberti , t gentilezza di animo . La mauo , cbe addita il cuore , npprefcnta che quel che dojia. , partecipa 1 cnefic> con cuore , e con buon animo . Il Giovane, che porge alla Liberalit il bcllinino prc/nte , figura che a' liberali non fola fi da il contracambio dagli Uomini , ma quello che pi , ia fommo ur.ido da Dio . L'albero verde clprime , che ad efempio di eff , che portando fiori , e frut,
,

ti

Tempre
prillare

fi

lafcia

virt
f

ntit

ancora per

fttlfo

cosi di poter m-intenere , e psr le fue bifogua


,

il

Liberale

deve date

TOMO ^V A
ai

R r
atto
oli

0.
dirtribure

xf
ed
ap-

palco

dove fedente
la Liberalit
di

i'
-,

ImperaUore

in

preiri a cui

una fcala , per la quale fale una perfona , ia prendere dalle mani dell' Imptr^dure ci t h' egli diitribuifce . Sotto vi fono le lettere LIBERA LITAS AVG. In altra Medaglia fi vede la Tefta non pi Amile a Trjjano ma di Adriano laureata , con lettere: IMP. CAESAR TRAIANVS HADRlAKVS AVG. P. M. TR. P. COS. II. Vi nel rovefcio un folo palco, ed n folo Imderadorc fedente con perfona dietro in piedi > e vi la Liberalit avanti > parimente in piedi , ed in velHr breve che tiene la Teifera . Non vi e fcala ; ma da terra un Togato Ila per prendere col feno della verte aperto i quello che per darglifi Intorno la Medaglia fon

atteggiamento

giungere-

-a

-,

le

parole

LIBERALITAS AVG.
:

III.

S.

C:
.

Medelmamente in altra Medaglia , in cui fi mira la terta di Adriano HADKINVS AVGVSIVS Nel rovtfcio ila fehurcata, con lettere dente 1' Imperadore fui palco, e vi rapprefentati la Liberalit rtolata, a piedi , che verfa da un corno la roba , che fi dona , nel feno di perfon pure rtolata , che da terra la raccoglie ; e v* notato intorno la MedaLIBERALITAS AVGVSTI IIII. S. C, glia COS. III. e di fotto Similmente per i continui atti di Liberalit di Adriano il Senato gli decret altra Medaglia , nel cui dritto fi oiferva la terta laureata con lettere : HADRIANVS AVGVSIVS Nel roverfcio rta fedente 1' Imperadore fii palco , e ivi rapprefentata la Liberalit velata in piedi , che verfa da un Corno la roba , che fi dona , nel feno di perfjna pure rtolata , che da terra la raccoglie ; e v' notato intorno la Medaglia COS. III. e di fotto LIBERALITAS AVGVSTI UH. S. C. Similmente per i continui atti di Liberalit di Adriano , il Senato oli decret altra Medaglia , nel cui dritto fi o.ferva la telta laureata con let: : :

tere
II.

IMP. CAES. TRAIAN.


1'

HADRIANVS AVG.

P.

M. TR.

P.

COS.

Imperadore fopra di un palco a federe, ed Dea Liberalit , che veria dal Cornucopia molta moneta a due figure , che rtando in terra in piedi , fi dimortrano attente a prendere quello , che incorno ad eDTe va cadendo . Tale elogio intorno alla Medaglia: LOCVPLETATORI ORBIS TERRARVM S.C. Nella rteifa guifa rapprefentata la Liberalit di Adriano in altra fua Medglia , ma vi e una fola perfona togata , che riceve le monete fpare nel rovefcio figurato ha appreffo il Simulacro della
.

fe
S.

dalla

Liberalit

In querto rovefcio

vi

fi

legge

intorno

COS,

III,

C. e fotto:

LIBEBALITAS AVG.

lllI.

LIBERALIT*.
In

ro%'efcio

di

Medaglia

in onore

di

tAntonntt

DOnna
detto
.

leva la

che tiene nella finirtra mano il Cornucopia Colla dertra fbJTeifera di forma quadra , e con varj punti , come fi Sta queita Dea in piedi fopra di un pale i appreiib l' Imperadore s che
,
.

18
che
rta

ICONOLOGIA
.

feduto Appiedi al palco vi perfona , che fatto un grembo' della velie riceve il Congiario Intorno alla Medaglia fono le lettere S, C. fotto G legge LIBF.RALITAS AVO. IIII. Nella rteflfa guifa che in quella, e che nelle Medaglie di Adriano, ^
:

mira fcolpita

Comodo
ve:ro
,

la Liberalit nelle Medaglie di M. Aurelio , e Lucio Vero Pertinace, Caracalla, Geta , Macrino, Elagabalo , Aleliandro SeMaflimino , Balbino e Puppieno Filippo , Trajano Decio ec.
,

tlBERO ARBITRIO.
Ji

Cefare

^pa

UOmo una
bia

di et giovenile

con abito regio.


.

it

drverfi color

la capo, ab-

corona di oro
la
1

Colla delira

mano tenga uno

fcettro,, ia

cima

del

quale
Il

fia

ettera
,

Greca

..

fecondo S. Tommafo , libera; podeft attribuita^ alla natura intelligente, per maggiore gloria d* Iddio di eleggere tra pi cofe , le quali conferifcono al fiae noftro , una piutcoUo che un'altra, ovvefo data una fola cofa di accettarla , o. di rifiutarla , come pi piace Ed Arinotele nel 3. dell' Etica , non da tale definizione difcordante , dicendo eifere una facolt di poterfi eleggere divcrfe cofe , per arrivare al fine; perciocch non ha dubbio alcuno , che. da ciafcuno voluto , e defiderato il fornaio bene,, cio la feliciti eterna,, la quale P' ultimo fine di tijtte_>
Libero Arbitrio
..

I;e

azioni
di,

umane: ma
giovane
,

fono, gli

tra

loro,, circa

l'elezione, de*

Uomini m,o!to perpleffi., e modi, e vie di arrivare


al

varj

e diverfi

a quella

meta.

Si dipinge

richidendofi

Libero Arbitria

l'

ufo della difcre-

z.ione , la quale tolto che venuta alP Uomo , fa eh' egli fi dilponga di confeguirne il fuo fine co.' mezzi ,, t quali fi. convengono allo llaco ,. ed alla condizione fua. L'abito regio. Io fcettro, e la corona, fono per Cgnificare la fiia podert di voler airolutamente quello, che pi gli piace. I diverfi colori, nell'abito , fono per dimoitrare 1' indeterminaiione_> fua , potendo come fi, detto per diverfi mezzi operare La lettera G/eca Y fi agg.iunge allo fcettro , per dinotare quella fenIjenza di Pittagora. Filofofo. famofo, che con eflCa dichiar, che la vita. umana, aveva, due vie,, come la fopraddetta lettera, . dmfa in due rami, del quale il deliro com.e la via della virt,,, che dapprincipio angulla , ei erta ; ma nella fjmmif. Ipaziofa ,, ed agiata ; ed il ramo iinilro. come la itrada. del vizi., Ix quale larga,, e comoda ;, ma finifce in anguilla , t- precipzi ,, ficcome molto bene, tpiegano. i. verfi: , i quali fi. attrD.jiicono
.,

..

a;

V irgilio
Per
la

..

qua! cof attribuendo, noi- al Li-oero Arbitrio, quella liettera- , ragjoheVolmente.- fignifichiamo-enTere in mano, iia ele-^gere la buona , la rea uc.ura K O; iiiiin fi.cura. via. di poter- pervenire, alla, felicit: propoitaci
Littera,

TMO ^V ARTO.
Lhtera Vythagor^ dfcrimnt tex bcorniy.

H
,

Hmarue vita fpmem

prceferre videtur.

T^am

via

vrt:its

dtxtr'tm petit ardua,

callew y

tm primmi fpeclantibus offer Sed req:nem pnebct ferfs in vertice fummo : Molle ojcntat iter "jia. lata , fed ultima meta Trxpit.it aptos , vol'jitq'te per ardua faxa , ijilqs enhn diro^ e allea virtutis amore
Dijficilrmq'te

adii

Vcerit

ille jbi

Imdemq-.te decHpqae parabtt

^t

qui dc/diam
ftigit
,

luxHmque jequetur inertem


metite labores
tranftget

Dum

oppofitos incanta

Turpis

inopjque jmul

mifer abile

amnt a

LIBERTA"

LIBERTA*
3i CtJiAn

ICONOLOGIA
mp

LnJ-/o /Ilario th

-L

z-

i>

^ rt

A
mano
fi

r^-A /^-^j,-

DOnna

vede un Gatto Lo fcettro fignitca l'autorit della Libert, e 1' impero clie tiene di fe medefima , elTendo la Libert una poiTeflIone affoluta di animo , e di corpo , e roba 5 che per diverfi mez/i fi muovono al bene ; 1' animo colla grazia di Dio ; il corpo colla virt ; la roba colla prudenza . Se le d il cappello , come dicemmo , perciocch quando volevano i Romani dare libert ad un Servo dopo di avergli rafato i capelli , gli facevano portare il cappello ; e fi faceva quella cerimonia nel tempio di ima Dea, creduta protettrice di quelli che acquilbvano la libert, e li_j chiamavano Feronia (j) ; per fi dipinge ragionevolmente col cappello . 11 Gatto
.

veftlta d bianco . Nella deftra nidra un cappello ; ed in terra vi

tiene

uno fcettro. Nella

fi-

Si a orara parttcode' Bofclii , e della Liberta dove le tu confai'rato un Bofco nel Monte Cimino , ed un Tenpio nel campo Lucenfe. La tradizione che fi ha dell' orij.ine di quefto ulfo Nume e la fegueatc : Alcuni Spartani , el tempo the Licurgo fla-

(j)

Feronia era
nel'

la

Dea
,

larmeiite

Etruria

biiT

TOMO ^V A R
If

31

Gatto ama molto la Libert., e perci gli antichi Alani, i Borgognoni , ed i Svevi , fecondo che fcrive Metodico, lo portavano nelle loro nfegne , dimollrando , che come il detto animale non pu comportare di
Dfcre rinferrato nell' altrui foraa, cos efC

erano impazientiUimi di fervit

Libert

D
Il

Onna

che nella

finiilra

cole nella delira

mano tiene una mazza , come quell mano tiene un Cappello con Ietterei
S.

di Ejr*

LIBERTAS AVGVSTI EX
che
lignifica libertade
,

C.
e virt, confornella

acquilbta per proprio valore


,

me

a quello

ilaglia

che (1 detto di fopra di Antonino l:liogabalo [ ^J ]


.

fi

vede

cosi

fcolpita

Me-

Liberti

leggf mil foilrendo la feverit di quefle , fi partfrono dalla Cite di abiquindi valicaado lungo tratto ili mare , tecero voto di lermarfi tare quella terra cie prima aveffero toccata . Giunti fnalinente dopo varie vichiamando quella terra Feronia cende a' C-impi Po.niiii ivi ii llabilirono dall* ileffa navigazione di mare , nella quale (lati erano trafportati or qua, or Ik . Ivi anciic coafa^rarouo un Tempio ad una ideale Dea, che fimiimente chiamakiliva le fue
, .

Spartani dunque amatori di Libert tormarono capricciofamen Sume , ciie perci dagli anticlii tu Tempre riguardato , come Dea deila j^iberc Racconta Virgilio nel 7. dell' Eneidi, che effendofi im giorno appre b il moco \n una Selva , ove Peronia aveva un Tempio , quei che vollero portare in altro luogo il Siinulacro di lei fi avvidero, che il legno del qu^ie eri conpo.io, fi rinver.n'va e defillettero dall' imprefa . I luoi Sacerdoti cam^ninava.io fopra carbon? accefi , lenza brucisrfi [ j ] In un roverfcio di medaglia in onore di Tiberio rapprefentara la L-

rono Feronia
te

qucilo nuovo

. Drvia con veflimertto faille eie jiemiendo la ifjra mane foulcne colla [minra il f.leo, fia cappello, c^n lettere : LI8ERTAS AVGVSTA S. C. tu per awe.itura battuta allora, che ricufando Tiberio varj onori, e magiftratt , e 1* tfTep ciifamato Imperadore non raceva quafi alcuna azione , che denotaffe fegni d' imperio, fenza impetrarne licenza dal Senato, o che non toffe da quello approvata ; iutanrocch molte fiate compariva entro a' magidrati, come perfona privata per configliare, e non per comandare; e cotal modo di governo f rendeva in guila piacevole, clie a cia.cuuo pareva di vivere coli* aatics

Wtria

Liben

In altro rovefcio di medaglia fn onore d Galba fi mira : Dtmta in phot vf' T-inka col pileo a:la iltjh-a , e un afta nella fixijlra man , e lettere t fi'rn ((," j'c'netta LLERTaS AVGVST. e per lo traveri'o : R. XL. S. C. cio Remifla . ^tadra. ^tnatm Ccnfulto . Denotando ci;e col liberare popoli dalla gravezza dell* lefprta (^;^rantel^nla parte d quella , che i litigava , ripofe la primiera libert ne"
.

iitigaot

Similmente
piilibiica
i jc

in

altro rovefcio
:

d medaglia in gloria dt
stanto

lu

fi

vede
im

la

Liberti
^

fi^j;irara

Dcnna
ni%tr

ch^

in pieiH

fatient cella destra


i

piccolo pileo

afpogg'.a lilla

ai ut atta,

ti Ittteri

LIBEUTS FyBLICJ

S.

C^

5z
I

r C

L
Libert
.

A
e

D
.

Onna

che nella

mano
.

deftra tenga un cappello

per terra vi fa-

r un giogo rotto

<i

FATTO STORICO SAGRO.


di Faraone jl popolo d' Ifracle , quahfue niiferie , eleCfe Mos a liberardelle Dio piet moOTo a docch Liberato che fu , 1' ingrato popolo fcordato dell'alto beneficio, al Cielo lo rivolgeva le fue querele , e coiitra del fuo Condotterc efclamando , non

GEmeva

fotto la dura fcliavit

fi

vergogn

di defiderare

le

cipolle

e gli agli dell'

Egitto

EJodo

FATTO STORICO. PROFANO.


INterrogato Diogene
fenza punto efitare
qual maggior bene egli riputufTe nella vita
,

umana,

rifpole

la

Libert

Laerzio

lib.

6.

FATTO FAVOLOSO.
SI
era offerta Alcelle alla morte , per liberare il marito Ameto Ercoamico di Amer , intraprefe di combattere colla morte fteffa , per relHtuirgii la fua diletta Conforte . Difcefe perci all' Inferno , e mal'
le

grado Plutone rapi a


t di

Alcelle dalle fauci della morte


alle

e
,

tornandola in liberT^atal Conte

vita

la reltitul

braccia di

Ameto,

Euripide

&

e.

mmmmm
UEl[j] E' figurata dal P. Ricci la Libert : Donna di eW afpetto -. Terr tn tata /^vr un -jap , e wia Coomb.i Sar "j^nta <ii abito bianco , colh corona in mano ricco anello nel dito delia Jinistra mano . Appiedi far un teforo , eh' i unn ca^a piena Ai argento , di oro , e di poje . In terra vi far un velo bianco , ed una fune . Di beli' afpetto , con una corona in mano , in fegno , che ivi fono le vere corone , ed i veri dominj dove la Libert La Colomba fui capo rapprefenta lo Spirito di Dio , quale fi ritrova in quelle
.

anime, che godono

della grazia anello al dito , perch fecondo Pierio Valeriane , cosi fi coftumiva di veltire fervi , a' quali fi dava la libert. Il teforo molira non efTervi teforo, che pareggi la Libert. Il velo 'm terra fignifica la cecit de' peccatori , che fi tanno fchiavi del pecla libert fpirituale
,
.

Ha

la

velie

bianca

1'
i

cato

efl'endo

iii

libert di- feguire

la virt
.

La

Unte- denota quaficch lo rtefTo

TOMO ^V ARTO,

33

T-:/-/,'

-\fm-irtti

Jsl

J. ti?

d7l.

Carlo Crrandi incUt

Ufclvamentc ornata, fedendo appoggiata fopra il gomito fnillro mano delira terr uno Scorpione Accanto vi far un Becco accefo alla Libidine h e una Vite con alcuni grappi di uve Racconta il Pierio Valeriano nel libro decimofeilo che lo Scorpione ignifica Libidine ; ci pu elTer perch le pudende parti del corpo umano fono dedicate dagli Allrologi allo Scorpione. Medefimaaiente s' intende il Becco per la Libidine j emendo negli atti di Venere molto potente e dedito a tale inclinazione foverchianiente % come fi vede nel luogo citato nell' altra figura a quello propoCto Sta a federe, ed appoggiata fui braccio, per moitrar i' ozio del qua! fi fomenta in gra parte la Libidine, fecondo il detto J
Nella
.
,

DOnna

QtU
La
vite

fi

tollas

pcrere Cupdins

arem

chiaro indizio di Libidine


Sine Cerere

fecondo

11

detto di Terenzio

&

Bacco frigst Fet)^

E'a.

$4
E

ICONOLOGIA

ancora perch fi dicono lulluriarie le viti nicnte come gli Uomini acccciti dalla Libidine
libdine
.

che crcfcono gagliariache non quietano mai [aj


.

capelli grofl, e neri, ribuftempia . Con occhi grofl , lucenti , e laIcivi Mollrano quefi legni abbondanza di fungue il quale in buona_ temperatura cagione di Libidine ; e il nafo rivolto in sii fegno d qiiello iilelTo , per fegno del Becco , animale molto libidinoro come_^ liiie Arillotile , de fifonomia, al capitolo felfantanove . Avr in capo una ghirlanda di edera Sar lafcivamente ornata Porter a traverfo una pel-le di Pardo ; e per terra , accanto , vi fari una Pantera, tenendo la detta figura la finillra mano fopra il c.po. L' edera da' Greci chiamala "ciiTo , e ciiTare ( tirando le parole al noflro propofito ) fignifica elTre dato alla Libine ; per Eullazio dice , che fu data 1' edera a Bacco , per fegno di Libidine , cagionata dal vino . La pelle del Pardo, che porta a traverfo a guifa di benda, come dice ancora Crilioforo Landino , parimente Cgnitca Libidine , effendo a ci il detto animale molto inclinato , mefcolandofi non folamente cogli aninuli della fua fpei;ie ; ma ancora (come riferifce Plinio ) col Leone ; e come la pelle del Pardo macchiata , cos fimilmente e macchiata la mente dell'

~^ Onna
fati
,

bella

e di

bianca

faccia

con

_^

iill'

ins

e folci

nelle

libidinofo di penficri cattivi , e di voglie , le qiuili tutte fono illecite. E' ancora proprio di quello animale sfuggire quanto pu di ellere veduto pafcere, e pafcendo di fuggerfi il proprio fingue ; il che propriiflmo, della Libidine , perch pi di ogni altra cofa le fue voglie procura di pafcere nafcollamente , e che niuno il vqda e di faziarH evacuando il proprio in->. gue , e togliendofi le forze . Per dichiarazione della Pantera it medefimo Landino dice , che molti la fanno differente al Pardo folamente nel colore, perciocch quello lo lia. pi bianco , e vogliono ancora che Ila la femmina del Pardo > e f crediamo eifer vera quella cofa potiamo comprendere , che la Libidine principalmente , e con. maggior violenza domina nelle femmine clic ne' ma-^ fchi , [ come fi crede comunemente j in ciafcuna fpecie di animali Afferma Plinio elfer la Pantera tanto bella , che tutte le Fiere la defiderano ma. temono, della fierezza cjie dimoilra nella teda ; onde eifaj. occultando il capo, e mollrandu. il dorfo alletta, e dipoi con fubito emi .
:;
1,'

Uomo

pito le prende
11

e.

divora
fienile

che
ci

,.

molto
e

alla

Libidine

,.

la

quale colla

bellezza ci Infin-

poi ci divora , perche ci confuma il tempo , il denaro ia fama , il corpo , e l' ajiima iileifa cj macchia , e ci avvilifce , faccnr dola. Cerva, del peccato , e del denvonio, ^

ga

tira

FATTO
(/;) imit
ili

Si

dipinge dal
,

R
di

Ricci
triito ,

la:

Liliidi'no

Botma.
,

hdlm

con

due corone in testa


.

rofe

l'

aitri

c temute

con

legno

e [(.glie

di cl-jo

tiene uni face


acceca

r
A

M
s'
il

^v

A ^ r

0,

FATTO STORICOSAGRO.

L
^

ingolfarono perdutamente gli Uomini ne* primi era di gii al fommo popolato molle l j, tempi , pun la sfrenatezza comune coli' uniche Creatore , Divin fdeono tale i! a verfale Diluvio ; lafciandone folo libero No colla tua Famiglia , che unicamente per la via della virt tra tanto popolo camminava . Genefi cap. .
Libidine in cui
ne' quali

Mondo

FATTO TTORICO PROFANO,


MEltalina
Moglie
dell'

Imperador Claudio
;

fu bella di afpctto

, ,

pronta
e difo-

ed eflcace nel dire

ma
Ella

quelle pregevoli doti in pefllml


il

Palagio Imperiale di Drudi , collrinle nefli ufi impieg ^ Maritate all' Adulterio alla prefenz molte ilupro e allo Verdini molte quelli riculato avefifero i Tuoi abvita a toglierla , che faceva e Mariti , de' bracciamenti . Chiudeva appena il fuo Claudio gli occhi ai ibnno , che ella avvolgendoli in un lungo manto , e cos di notte a pubblici luoghi ^

Riempi

portava

daddove

1'

ultima era a partirfi

Sejo

Aurelio

ec,

FATTO

una mano ha un forno , e fieli' sltro un matzo di ajje/izio . Sta un altare da Sacrificio , ove tina Croce Ha appiedi un ihbo di brutture , di putredini , t vermi , ed una Leonejfj con faccia umana . Bella , ed ornata , e con due corone in teda , perch quello vizio al primo fembiante par cofa bella , e dilettevole , e perci tiene la corona di rofe , che odorano, ed allettano colla loro vaghezza, ma tutto inganno, e l'rode, giacch come nelle rofe le fpine , cosi folto quello vizio Hanno nafcolle pungentiflme paffioni L' altra corona di mirto , che d ufava anticamente ne' tunerali , rapprefenta la morte corporale , mentre i libidinofi colle slrenatezze la vita ; denota altres la morte eterna dell' anima , e perci vi fi abbreviano fono le foglie di olivo, polle per la perpetuit. Ha la torcia actela nel petto per il continuo ardof carnale , per le elofie > e per i fofpetti rei , clie aniu'dano nel cuore del ibidinofo . Sta col tergo voltala ad un altare , dove una Croce , che rapprefenta quella , dove fpir il noftro Divin Redentore , per denotare il difprczzo , che di
eccci'.j

(l

petto

In

sqtsanto vch'Jta coi tergo ad

quella

fi

fa in

dal fenfuale

una mano un pomo , cl^e fimboleggia la falfa dolcezza , che l crede in tal vizio , e neil' altra ha 1' alTenzio amaro , per fignificare le vere amarezze , che ne procedono Appiedi fi vede un globo di brutture , putredini , e vermi , per dimoflrare la La Leonella ombreggia le Meretrici. schifezza, ed orrore di un fimil vizio Figura altres il P. Ricci la Carnalit Donna vestita di ccJcr rojjo , coronati di edera , cor: gli occhi rcjji infiammati , ed altieri , ee guardano fij] amente Le pende dai capo in gi un lungo laccio Tiene in una mano una j'pada con una morte NeW lira ha una Testudine , ed un Mantice Tiene questa Donna ia fottana alquanto krene i ed legata ce un laccio nelle gamc > Le sta vici/w un Porco
Tiene
.
.

3^

ICONOLOGIA
FATTO FAVOLOSO,

ISpofi Tppomene
ti

nel loro

amore

ed Atalanta fiirono in modo intemperanti e sfrenache non rifpettarono lo llelfo tempio di Cib?le t ,
li

profanandlo colle lor-,) congiunzioni . Qiiella Dea tri di efT, che trasf>nn Ippomene in un Leone Leoncir , Ovvili. Metam. lib. io,

adir in

modo

con-

ed Atalanta in

un

LICENZA,
Oi
Cefare B^tpa
.

ignuda , e fcapigliuta colla ijocca aperta e; con una ghirlanda, di capo. Liccnziofi (i dimandano gli Uomini t che fanno pi di quello. che con viene al grado loro , riputand ) in le Itefll lode , far quelle azioni , che negli altri fono bafimevoli in egual fortuna ; e perch pu elfer quelU Licenza nel parlare , per Ci fa colla bocca aperta ; e perch pu e'Jere ancora nella lib.'rti di far palefi le parti che per iiHnto naturale dobbiamo ricoprire , la qual cofa fi moltra nella nudit. ; nel relto delle altre opere pigliandofi libert di far molte cofe, che non ci appartengono ; e quelto fi dinota colla vite molte volte fa la quale inchinando con il frutto fao fare cofe inconvenienti, e difdicevoli : e come li capelli, che non fino legati infien^e fcorrono liberamente, ove il vento li trafporta , cosi Icorron un Uomo liceaiioll da f niedeiimi penfieri * e. le azioni di
,

DOnna
vite

in

>

LICENZA

TO
Comi
defcritta

^V

A R T

0,

LICENZA POETICA.
dd
j'iO

da Cefare Capar J Tengina nella defcriione viaggio in Tarnafo , Tarte Seconda .

Uand* ecco nconfro mi fi fc una Donna O piuttoilo una malchcra ( che pure Tal mi letnbrava al volco , ed alla gonna )
la

Ch* avea

verte piena di collure


latiniri

D'una

Ma
Ji

confusi" e guaita rappezzata fu con le figure

li

dove pur Tana era rimafta mutato preterito in prefente % h' avea ravviluppata come paita ,
Il

In vece poi di perle d' Oriente Ella avea al colla un vezzo di Poemi E un ullogilmo fatto per pendente

Non

ufava
i

all'

andar cavalli
f

o rem?

Ma N

fuoi pie da

Itefl

regolati

Acci non G peccaire negli ellremi


calzava
i

coturni p-^^funiat
,

Quel

dU ma
capanne

Ijcchi tolti dalle baffe

E Con

vii

m.ezzo affumicati

tutto ci parca che dilettanfe Perch' Ella avea nel vcnerabii vifo Un certo, nal della prima elalfe.

Mezzo

Crirtiano
'1

Ma f Tddo
La bocca

, e mezzo circoncilb gonfiavan mai g' sdegni, e l'ire

allor chi di lei

fi

fotte rifo .

larga

e libera nel dire

La lingua biforcuta aver mi parve


Sparfa di Oille baje

da impazzire

La

treccia era
Il

bizarra

fronte,

e gli occhi di

e picn di larve si acuta villa

Clie con Fetonte innanzi %1 Sul jcomparv*.

Tcni

38
Tcnca

ICONOLOGIA
del

Mago

e
;

avea del Cabalila

Nella fiibiioma

ma nondimeno
trilla

Non

fi

poteva dar per col


,

Anzi inadro Allegorico che 'n feno La vide , e ne f torto il paragone


DiiFe
j

eh'

Hlla

era buona roba ;ippieno

;'

Cortei con un gonfietto da pallone , E con una Carota aliai ben unta

Con

certo verifUnile

fapone

M'

era quali fu gli occhi fopraggiunta ; Oliando a slacciar m' incominciai le calze Che per un fervizial non facea punta
.

Serrile
I

Ella a quell' atto e indarno t' alzc panni , per ricever l'argomento, ( Soggiunfc ) mal creato , in quelle bal^e .
*,

Perch quello , che vedi , un flromento Con che talor le Zucche fenza fale Pel buco dell' orecchio empio di vento .

Ci che

tu
'1

O
d

terrena fantafma

Che

fo quale pur t' amo ; ; tuo non mollaccio dozinale .


fei

(difs'

io) che non


,

o Dea

ella a

me

non
le

ti

Dove

barai

tue

smarrir , che fiamo voglie foddisfatte :


.

La Licenza Poetica mi chiamo

LITE

rOMOiVARTO,

LITE.
D
Cefare Bjpa
.
.

S9

tiene un vafb di acche arde in terra ; il che fegno del contrario , al qnale 1' altro contrario naturalmente opponendofit e cercando impadronirfi della materia , e foftanza dell' altro , d con iftrcpto legno di Lite, e d' inimicizia ; il qual effetto invita gli animi diicordi , e iitigioli , che non quietano jper "e Ilefsi > n danno ripofo agli
veftfta

DOnna
qua
,

d varj calori

Nella delira
,

mano

il

quale verfa fcpra un gran fuoco

altri

De* Fatti

'vedi

Contrade

>

Cs^Loitt

S.ODE

40

ICONOLOGIA

LODE.
Di
Ce/are K^ipa
.

color bianco dentro del quale vi fia una gioja detta Jafpide , dicendo Plinio nel lib. gio:^7. che ia luciciifllma , e di color verde Avr in capo una ghirlanda di refe. Terr con la delira mano una tromba in atto di Tuonarla e da elfa ne efca un grandifllmo fplendore , tenendo il braccio finillro flelb i e con 1' indice dito accenni di mollrare qualche perfona particolare . Bella fi dipinge , perciocch non vi cofa che pi fommamentc_ diletti , e piaccia della Lode ; e pi amano le noftre orecchia la melodia delle parole che lodano t che qualunque altro armoniofo canto o fuono
belliffim
in
,

UNa che
e

Donna , con abito vago e leggiadro mezzo al petto porti un belliffimo gioiello
.

di

-,

con abito di color bianco i perch la vera Lode deve cfTer non cornei' adulazione, che nimica al vero , artificiofa , ingannatrice che la Lode umana di due forta, e perci fi deve notare vera , e falfa La vera Lode quella , colla quale fi lodano veramente e realmente gli Uomini virtuofi ; la Lode falfa quella colla quale fi lodano gli Uomini viziofi Djl'a Lode vera , e de' buoni intendiamo noi , e perci fi deve fapere che quelli che realmente fono lodabili devono avere in f
Si

verte
e

pura

fincera, e
;

qualit

TOMO ^V ARTO.
qualit tali
realt
,

41
animo

che meriti Lode


,

come bont
;

di vita

Ichiettezza d

principalmente timor di Dio e carit col Proflmo , ed una purit di cuore ; e perci il Real Profeta loda quelli tali L.mdubimf.tr omnes redli corde, e lmilmente ne' Provcrljj al 28. fi lodano i Fedeli Fidelis vir niuUmn land^httir, e nell' Ecclefiallic al cap, 37. i' Uomo fapiente , e dotto: Vir fapiens mplebitur bcnedifliombust lidtntes illum laudabint cosi gli Uomini liberali, e lenza macchia d peccato : Beatiis l'r qni inventus efl fine macula , i& qui pofl aiirimi non abiitt nec fptravh in pecunia thej'auri ; qts efl ine , & laudabimus eum ? e quefto quanto alla Lode de' buoni , ec. ma della Lode de' cattivi nelle fagrc_ carte ritroviamo tutto il contrario nell' EcclelialHco al ij. T>{on efi fpecoft laiis in ore peccjtoris ; e per fi deve fuggire p&rch ancora da' Filofofi
dottrina

fapicnza

e fimili cole

ma

&

gentili rtata
libi

abborrita, e dal
,

Filofofo

il

quale dice quefte parole


turpia
.

Sii

tam

turpe laudari a turpibus

ac

fi

lauderis ob

Il gioiello col Jafpide , fecondo che fcrivono i Naturali , fi pone pce grazia , e dicono che quella gemma , per la virt occulta che in efla l ritrova , chi la porta acquifta la grazia altrui [a] , e per maggior chia-

la

ci conferm.eremo colla dichiara, ha il medefimo geroglifico . adunque di roie ci rapprelenta , perch fono odorifere le rofe , e belle La Lode umana , la quale come rola , per la fua vaghezza, acquilhi la grazia altrui; e per la ghirlanda, e corona, ci dimollra la Lode Divina perch ficcome la corona figura sferica , fenza principio , e fine ; cos la Lode Divina eterna , fenza principio , e fine ; e per l deve notare , che di due forta di Lode fi ritrovano cio Divina , ed umana La Lode Divina quella, colla quale fi loda , e magnifica Dio ; l* umana colla quale li loda ,ed elalta 1' Uomo Della Divina ne fono piene tutte le fagre carte , come Laudate Dominum omnes gentes , dice il Trote ta , ec. Laudent nomen ejas in tympano , choro , in un altro luogo Laudx '^ernfalem Dominin , ed in mille luoghi: Benedica! Dominum in omni tempore > fimper laus eiis in ore meo ; ma dice S. Agoftino de Civitate Dei, che quella Lode non folo ci viene predicata da' Profeti , ed altri Uomini Santi, ma ancora ci viene rapprcfcntata al vivo da tutte le cofe create : omnia
,

rezza

perch

la

Lode

porti

detta gioja
ella

zione della rofa La ghirlanda


.

perciocch anch'

&

q.'.X"

(ff) Il Jafpide una pietra verde , come Io fmeraido., ma di colore pi cupo. Quella 5 riterifce Ifidoro , ucuro T Uomo ne' pericoli , refifte a' maleficj , ed agi' Incanti , purifica Ja viila ; ed pi efficace legata In argento , che in oro , tuga i tantafmi , e refrigera J' ardore interno Le pietre Jafpidi fono quelle , che noi chiamiamo Diafpri , e f ne trovano di varj colori Alcuni fimialiano allo Smeraldo , altri fono bianchi , macchiati di roffo ; altri tutti rofli ; altri verdi , macchiati come di fangue ; ed altri
.

di diverfi

colori

Secondo Galeno nel nono

delle

lacolt de'

femplici,

il

Dia-

ha la propriet di giovare alla bocca dello ftomaco , accoftandovslo . Ed il Mattioli ne' commenti a Diofcoride lib, j, cap. 117, die di averne fatto efperimento con qvialche telicita
fpro verde

4t
qnxcHmqi>.e fecit
celletti

ICONOLOGIA
Deus
U'.idant

Dominum ; non Io vediamo al vivo negli ucche mai celTano di cantare , e lodare Iddio in quel miglior modo che polTono ? la Lodola > detta appunto a lode , non canta e loda fino alla morte il fuo Creatore ; la Filomena i chiamata cosi da_j Philos che fignifica amore , e Mene , che vuol dire defcio , in greco : ^iift dcficens prx amore ad cantandim > <& Undandum > perch di quella.^ natura , che lempre canta , e giorno e notte > e di Verno , e di State % finch giunge alla morte . Ma non folo gli uccelli j ed altri animali lodano Iddio, ma ancora i Pianeti, ed i Cieli, come abbiamo chiaramente.*
[ dice Clio ]
,

in Job.
ties fila

e f quello vero , come veriflmo , che tutte le Creature del Mondo lodano Iddio , perch non andremo noi col Profeta Davide
;

38. Dei

Sii/ erus

curri

me

lauddrent fimiil

afira mattitnat

&

jubilarent om'.

dicendo

che

onnls fphitas

landet

Dominum

e quella

Lode Divina

fi

rap-

prelenta colla corona, o ghirlanda d rofe , come di fopra abbiamo detto. La dimollrazione di Tuonare la tromba, dalla quale ne efce grandiifimo fplendore fignifica la fama, e la chiarezza del nome di quelli, i quali foro veramente degni di Lode , e perci i Romani nella fommit del Tempio di Saturno , collocavano i Tritoni trombetti, colle code occulte , e nanel temfcolle , volendo per ci fignificare , che la Storia delle cofe fatte po di Saturno , all' et nollra nota , e chiara, e quafi di voce viva,

pot mai edere fcanccllata ; ma le cofe-> ofcure ed incognite , e ilarf nafcolle nel, fatte innanzi a Saturno , le tenebre , e ci fignificarfi per le code de' Tritoni chinate a terra , e
e divulgata
,

in

modo che non


elTere

nafcolle

il braccio finillro flefo fona particolare, perciocch lans

Tiene
,

cuj^is

cosi dice S.
}.\bet

Tommafo

mollrando col dito indice qualche perJermo dilucidans magnitudinem virtutis ali' nella quell. i. 2. q. 22. art. 2. ^</ omne^
,

ejl

fiod

alquid vrtHs e/i laudabile

Perlio

Satiri

1 .

cosi dice %

^fqtie

adeonct

&c.
ej
,

tunm nibil At pidchrum ejl


Scire

nifi te fcire

hoc

fciat alter ?

digito monflrari

&

dicere

bic efl

che

per maggior dichiarazione il Filofjfonel primo della Rettorca narra Lode un parlare , che dimoilra 1' eccellenza e la grandezza di virt; per dicefi che pi lode merit Catne, per avere banditi i vizi da, Roma , che Scipione per aver fuperati i Cartaginefi in Aifrica ; e qucilo , perche laus proprie rejpicit opera , cos dice lo Itelso Filofofo
la

FATTO STORICO SAGRO.


Salomone ben ILmofpentiffimo innalzare
1'

riflettendo quanto difdicevole

fia

nell'

Uori-

Ileffo

colle

proprie lodi

ci

lafci aliai notabile


.

cordo
tale
:

in

cui

Laiidet te

L' avvifo cofe, a mio fjncimento , fi contengono extranefs ci'^ non laia tua . Dobdienns j non s tmm
pii

&

biam

r
ottima per
1'

M
e dcGderabile

J^V A R r
.

4;

biam noi operare in modo che dalle opere nollre a noi loJc ne rifiliti ; ed ecco che ci apparilce la lode > come la in effetti cola in le fielTa

Comecch per obbligo dell' Uom perci ad elTo non conviene i' cCiItare in f quel merito , che da altro non procede , che dall' avere efeguito il proprio dovere . Merito , che da altri deve effer riconofciuto e pollo al fuo giullo lume. E qui rilevo altro avvilo a tutti, cio che le azioni buone di lode . dell' Uomo , non debbono mai rcftar prive
la

caula

efercitarfi

nelle opere lodevoli

Trovcrb.

cap,

27.

-J.

2.

FATTO STORICO PROFANO.


Pindaro
lodarlo
a
,

un certo
rifpofe
,
:

tale

che fpetTo
io al
>

gli
ti
fi

replicava di non cefTar mai d


rello

Di

ci

certo

per
re
j

eflerti

operare in modo che tu non hai mentito .


grato
lib.

che

abbia

fommamente tenuto , e fempremmai a contefla-

TMtl. Manne,

6.

^poph.

FATTO FAVOLOSO.
CAndauIo
da alcuni chiamato ancora MarfiHo , figlio di Mirfo , ed , ultimo degli Eraclidi Coftui amava tanto la fua moglie che non celiava tutto giorno d' innalzarne foprammodo con chiunque il merito . Giunfe a tanto nel lodarla , che acci fonfe pienamente creduto da un certo
.

Ilio
s'

favorito

di

nome Gige

a cui

efalta^a la fua lraordinaria


,

bellezza

Si fdegn fortemente la Remirare totalmente nuda gina dell' atto inonello . La veduta, piucch le lodi , fece breccia nel cuore di Gige ; recandone al maggior fegno invaghito . Da ci ne avvenne i che la Regina per vendicarli , m.olir di corrifpondere a Gige e gli ordin che uccideflc Candaulo , Ubbid Gige , e fpos la fua Signora . Erodoto Clio .

indufle

a fargliela

LOGICA

44

ICONOLOGIA

LOGICA.
t>

Cefdre Ejpa

DOnna

giovane vivace

e projita

veftita di bianco

nella deftra

mano

e nella finiilra

quattro chiavi

Tiene uno focco con elmo in capo

un Falcone pellegrina. Icienza che confider la natura i e propriet delic_ operazioni dell' intelletto , onde fi viene ad acquiftare la facilit di fepaAire il vero dal falfo Adunque come quella, che confider fotti iffimi , cj vari modi d' intendere , fi dipinge con lo fiocco , il quale fegno di acutezza d'ingegno; e 1' elmo in capo mofira flabilit , e verit di icienza: e ficcome il Falcone s' innalza affin di preda cos il Logico difputa altamente > per far preda del dfcorfo altrui , che volentieri alle fue ragion.!

e per cimiero

La Logica

una

fi

fottoniette

quattro modi di aprire la verit in ciafcuna figura filJogiiiica infegnate con molta diligenza da' Profeflbri di queft*

Le quattro chiavi Cgnificano


.

arte

per la flmlitudine , che ha la bianchezza colla veri' ti, perch come quello fra i colori il pi perfetto: cosi quefta fra lc_? perfezioni dell' anima la migliore , e pi nobile , e deve elTer il fin di
Veftefi di bianco,

ognuno

che

voglia clfer vero

Logico

e non S-ofiik

ovver Gabbatore.
LozcA

TOMO ^V
L
vi
e

A R T
t

0.

45

DOnna
La

colla ffccia velata verit d


.

colori

Mohri con gran

forza delle mani


.

una corda affai ben grolla , e ruvida vero altra materia da far corde .
faccia velata di quella figura
bile a conofcerfi al

bianco, con una fopravelle di vari di lrignere un nodo in_j Vi la per terra della canape ov-

moftra la difficolt , e che impofli, primo afpetto , come penfano alcuni , che per far proftto in effa , credono cQer foverchj al loro ingegno fei mefi {oli i e poi in fei anni ancor non fanno la definizione di elfa Per notar il primo afpetto fi dimoflra il vifo , percli il vifo la prima cofa che fi guardi all' Uomo Il color bianco nel velHmento fi pone per la famiglianza della verit, come fi detto, la quale ricoperta da molte cofe verifimili, ove molti fcrmanco la villa , fi fcordano di effa , che fotto colori di effe Ila ricoperta , perch delle cofe verifimili tirate con debito modo di grado , ne nafce poi finalmente la dimoftrazione , la quale come una calTa , ove fia
.

probabili

apre per mezzo delle chiavi gi dette de' fillogiiaU notano con varj colori , che febbene hanno qualche_s quanto il bianco , che conformit colla luce , non ne hanno per tanta 1' effetto pi puro di effa . La corda dove fi flringe il nodo , modra che la conclufione certa quella, che ila principalmente nella intenzione del Logico, e dalla fimilitudine della corda fi dice il Logico legare un Uomo , che non fappia chc_j> in contrario alla verit moilrata da lui , e le iiie prove fondato fi dire colla fua arte , fono nodi indilfoltibili o per forza , o per ingegno di qua!ripolla
la

verit
i

fi

quali

fi

-,

fivoglia altra profefsione


della materia
.

la

ruvidezza della

corda

mollra

la

difficolt

il

La canape per terra mollra , che non folo offizio della Logica fare nodo delle corde fatte , ma quelle medefime corde ancora procedere.
fua propria
,

fervendoli d alcuni prncipi della natura , ed infenomi , le propofizioni , ed ogni altra parte , ovveri* illromento della dimollrazionc il fuo vero e reale illroraento
coli' arte

gnando

di conofcere

Logica.

Giovane
za
.
:

pallida con capelli

Nella delira

mano

che dica Ferum , cy" fdium ; Quella Donna pallida , che intorno ad elfa neccffario 5 ordinariamente cagione di pallidezza e indifpofizone della vita I capelli intrigati, e fparf! dimoflrano, che l'Uomo, il quale attende., alla fpeculazione delle cofe intelligibili , luole ogni altra cofa lafciare da_> parte > e dimenticarfi della cuftodia del corpo
. ,

convenevole luiighez* con un motto fopra e nella flnilira un Serpente perche il molto vegliare ed il grande ftudio,
intricati
,

e fparfi

di

tiene un

mazzo

di fiori

I fiori

45
\

ICONOLOGIA
fiori
-,

fono fegno che per indaltria di queiU profcflione fi vede il vero apparire, ed il f.ilfo rimanere oppreifo , come per opera della natura dall' erba nafcono i fijri che poi la ricuoprono . Il Serpente e' inlegna la prudenza neceiTarifsima alle profefsioni , come tutte le altre virt , non affaticandofi in altro P umana induliria , che in diiHnguere il vero dal fillio, e fecondo quella diiHnzionc, fapcr poi operare^ con proporzionata conformit al vero conofciuto , ed amato . Scuopre ancora il Serpente, che la Logica itimata velenofa materia , ed inaccefsibile a chi non ha grande ingegno , ed amata da chi la gufta i e morde * ed uccide quelli , che con temerit le fi oppongono .

LONGANIMIT'.
D
Cef:ire

PJpa,

affai attempata , a federe fopra d' un faffo , cogli occhi Ciclo, e colle braccia aperte, e mani alzate La Longanimit annoverata dall' Appoltolo Paolo al cap. 5. de' Calati tra li dodici frutti dello Spirito Santo, S, Tommafo nella 2.1. quefl.i 35. art. 5. dice che una virt, mediante la quale la perfona ha in animo di arrivare a qualche cofa atlai bene difcolla ; ancorch ci andaiTe ogni lungo E S. Anfelmo fopra il detto cap. 5. a' Calati, dice la Longanitempo mit eflere una lunghezza di animo, che tollera pazientemente le cof; contrarie , e che fta lungo tempo afpettando li premi eterni , e febbene pare che fia I' irtelfa virt, che la pazienza, tuttava {ono differenti tra loro, perch come dicono ii fuddetti Autori , e Dionifio CertoCno fopra 1' accompagnata dalla fperanza, illelTo cap. 5. a' Calati , la Longanimit

UNa

Matrona
il

verfo

che fa che ftiamo afpettando fino alla fine i beni promeflici da Dio noUro Signore ; e per quella virt pare che guardi pi la fperanza , e '1 bene, che la paura , o 1' audacia , o la malinconia , ma la pazienza fopporta i mali , le ingiurie , e le avverfit prefenti , affine di aver poi bene : ma perch non bala foffrire al prefente folamente , fi ha da fopportare per qualfivoglia lunghezza di tempo , e per quanto piacer al Signor Iddio ; che per fi dipinge Matrona attempata , e a federe fopra di un faflb Si dipinge cogli occhi verfo il Cielo quefta virt, alla quale si approDeus long.mmis , <!ir multam mifericors . Per pria , come colla nel Salmo che fono i beni etemi promelTici da Dio. ii fine, Si rapprefenta colle mani alzate , per la fperanza che accompagna e fa.
. :

parer breve

1'

afpettare in quefio

Mondo.

*fJt

LOQSJA-

Al

Q_V A R T 0.

LOaUACITA.
pi
Ce/are Btj^a
,

47

DOnna
Si
fai
,

giovane

colla

velie far conteita di cicale

una Rondine ? che fia mano una 'Cornacchia


dipinge
la

Sar vertta di canginte e detta lingue . Terr in cima del capo nel nido in piedi , in atto d cantare; e colla delira

bocca aperta
,

di

di

et giovanile
lib.

perciocch
la

il
,

perch

prudenza ricerca
6,
-,

fperienza

la

giovane non pu fpere aP quale ha bilbgno di lungo

prudentia req:mit experienam

'^tivens non potefl effe J4piens , qaa^ : tempore indiget ; e perci pofsiamo dire che il giovane non avendo iperienza facilmente incorre nell' imperfezione della Loquacit . Si rapprefcnta colla bocca aperta ; perciocch il grrulo fi dimollra pron-

tempo.

Arili, nel

dell'Etica
q'i.e

to

e licenzi )fo nel parlare


andirnt
Il
,

come
.

narra

Plutarco de garr.
la

Garruli nerm-

nem

.^ femper loqmntur
llabili
>

veilimeato di colore
perfiiadere
altri.i

cangiante
e

denota

variet de'

concetti del

Loquace che fono


atti

reali,

ma

lontani da' uifcor ragionevoli,


re/cinta toq:iend fine rutione

ed

con termini probabili e virtuofi; onde fopra di ci


:

Pkit. de Curiof. cos dice


perantia
.

Loquacitas

e/I

ituem-

Le

48
Le Cicale
?

ICONOLOGIA
;
.
-,

che fono {^jprail vertimento, Properzio le prende per gerogli. cffendocch da effe deriva il tedioftlsimo parlare , fico della Loquacit non altrimenti di quello che_j ed offende inrinitamente 1' orecchio altrui il Garrulo , ed Loquace , come benifsimo dimoer Euripide apud Stoil 'verum ad perfuadendum inubcum Multiloquium non folum auditori moleflum
tile
,

prxferm
lingue

variis curis

occupatis

Le

che fono nel veliimento


libro adverpis

fgnificano la troppa
:

Loquacit
reprehendunt

onde Plut. nel

Garrtdos

dice

Garruli naturam

quod imam quidem lingnam ^ ditas autem atires babent ; onde ne feguita, che Loquace , dice molte bugie , come riferifce Salomone ne* proverbi : In il mnltiloquio non dee/i mendacium . La Rondinella , che tiene f )pra il capo , nella guifa che abbiamo detto, ne dimollra la nojofa , ed importuna natura de' Loquaci , che eflendo fmile a quella della Rondine impedifcono, ed offendono gli animi dellej
>

perfone quiete , e ftudiofe . Tiene colla delira mano la Cornacchia per dimoftrare ( come riferice Picrio Valeriano lib. 20. ) il geroglifico della Loquacit ; il quale uccello , fecondo I' opinione de' Greci fu da Pallade fcacciato , come quello che fia nojofo col fuo parlare > onde P Alciato ne' fuoi Emblemi > cos
dice
:

ditene gi per propria infegna tenne

La

Civetta

di

buon

configli

uccella,

^tefla accett Minerva ( e ben convenne ) piando la Dea cacci dal fanto o/iello La Ctrnacchia , a cui fol quel danno avvetme

Di

ceder luogo a uccel di

lei

men

bello
;

Tercb

la [ciocca fu troppo loquace

Saggio chi poco parla

VAolto tace

De'

Fatti

vedi Jattanza

LUME

TOMO ^V A
Del T.

R r

0.

Af

LUME DELLA GLORIA.


Fra
fincenzio

^td M.

9,

r^Ic M^i'cUi' ^,

y^sni/' ^2l'/& ^//'.VV^Z

^ar/c /^r-an/i' li^^Tf

vago afpetto con pccola facelia accefi in mano ^ ed ap ve ne fa una grande parimente accefa,e faccia fegno di follevare un piccolo Puttinoda terra, il quale tiene tre candele t e fa fegno di accenderle in quella che tiene in mano si grande . Due lumi foprannaturali ritrovanfl , uno , elle fi ha per mezzo della.^ grazia di conolcer Iddio , ed amarlo con accefo artiere , a qual lume /ebd

Giovane

prenfo

be
lui

g'

occhi

il

Profeta
Pf.

Pfal.

4. v. 7.

Signatum

ej fiiper

nos lumen
tui

niu ts

Domine, ed altrove
.

Pral.
3.

88. v.
v. 4.

16.

Domine
ej

in

lamine vultus

ambii'

labimt

Ed

altres

Exortum

in

tcnebris

lumen

re5is

corde.

altro della Gloria t ed quello che il Signore dona dopo la moranima t acci polla godere fua Divina Maelt che naturalmente^ non pn per 1' improporzione ) che infra loro e per P infinita dilanza ; ne fia pofsibile goderii fenzd tal Jumc ( dice il Dottor Angelico ) T/t.

Vi

1'

te

zi'

1. par. Sum. g. 12. ar. 2. in Tf. princip. cir. fin. ea q. ar. 5. per totum., Eziandio ftantc la poiTanza Divina non pu fupplirlo , per effere caufa foroiale , repugnante alla fua natura 9 bench il Dottor fottile aflerifce il

con-

50

ICONOLOGIA
fia
i.

contrario, volendo, che non folo

cauta
Ut.

ma

Scot,

in

5.

i>.

14. q.

2. ar.
.

B.

&

formale;
in

ma indeme
"j.

coli'

aniss.

4.

49.

q,

11.

Ut,

Quale pu Iddio fenza imperfezione veruna fupplirla . E queft' il lume, di che qui fi favella . Si dipinge dunque il lume della, gloria ^ cosi nomato, da Teologi, cqn una facella accefa d' apprelTo ad una grande , perch eOfendo 1' intelletto creato molto proporzionato, all' oggetto bcatilco , eh' Iddio infinito efiftente in tre perIbnc , e 1'- intelletto nollro , che vede come dice il Padre S, Agoftino . Fifio ej tota merces Quanto al vedere , e mollrare qucIP oggetto , e la volont fruifce completivamente , confidente in. lei 1' atto della fruizione beatifica Qiieue potenze dunque , fono finite e quanto a loro non pofibno godere quel Sovrano Oggetto , per la molta dillanza ed in proporzione, eh' e in fra '1 finito, ed intni:o Iddio,, dunque i Padre di piet le folleva col detto, lume di gloria, eh' un certo abito di carit, e grazia, ch'egli dona a dette potenze , rendendole abili a fruir fertcfifo e quefto, dinota la facella piccola che s*" avvicina alla grande , come il. lume della gloria creato , e piccolo , rifpetto. al molto grande ,, anzi infinito. Iddio , ombreggiato per la face si grandeII. picciolo, puttino 1' anima che s' innalza con, tre candele in mano, delle tre potenze , memoria , intelletto , e volont, che fon candele da per f etHnte , rifpetto a quel gran lume , al quacffcientis
.

^gat^ per modu canfx

,.

,,

le

fono in potenza pafsLva

,.

acccfe

pofeia

fanno, la loro

azione

concor-

rendo altres colla naturalezza loro, e bench vagheggino. oggetto infinito, in maniera per finita , conforme, alla propria capacit Alla Scrittura Sacra l^e due faci una piccola i e 1' altra grande- accefe , che fono, i due lumi uno de' quali fa veder 1' altro , corne divis il Il piccolo puttino elevato Proietz.^Pr.l^.v.x.InluminetHovidebimus Umen d^ terra 1' anima , quale fi beatifica , giaccli vien fatta degna di cotanto, lume, e di quefto picciol fanciullo dell' anima favell. Geremia 49, v. ij, Ecce, enit: parvnlum dedi te in ^entibus Lo folleva alla fruizione della fapienia eterna: Piai.. 18. v. 8. Sapientiam prajans parwUs . Vedendo l'intelletto,, ed infieme amando la. volont con molto diletto.. Pfal. 36. v. i j.
..

,.

Delefibnntur in multitudine pacis v. 18. I{iimores

la

memoria

far,

*c d' r iUiminas lucernam meam

ermi nomins t^iiy Domine. E* ciafcuna di elTq accenderfi in quel gran lume, parlava pur E>avi4.e. :.
,

piena di gloria: Pi. 44 faci , o lucerPf..

17.

v.

28,.

Domine.

,,

LUSSO

TOMO ^V ARTO, LUSSO.


XieW ,Abaie Cefart Unii
^

51

^^r^^ A r^LTirtL

mu

pompofamente UOmo tempia


.

Con corona reale in tefta , e le ali alle . Nella Cniflra ii^no abbia il corno gigantefca di dovizia Verfante denari ^ gioje ec. fopra alcune balle 5 e rozze cafette. Colla deftra follenga un grave maftello , e Ha in atto di gettare a terra
vertito
Sia di
ftatura
.

alcuni magnifici
fi

Palazzi che li vedranno rovinare . Avanti i piedi gli ponga un Pavone colla coda Ipiegata . La propria s e vera definizione del LulTo fuperfluit nel veftire
-,

fabbricare
io

banchettare

feleggiare
alla

e fimili

non far, (co che poflpenfo ) cofa difcara il difcorrere colla rtiaggior brevit bile Ca \ fui propofito del ioggetto . Pur troppo vero che f il Lulfo [ ragionandone relativamente alla Polizia, ed Economia degli Stati ] fu da innumerabili Filofofi , ed infiniti prudentifsimi Principi giudicato fempremmai dannoib , fu .altres [ e voleffe Dio che non lo fofle peranche ] da non pochi Filofofi creduto utile, e degno di ogni commendazione In fofegno del loro penfare portano qulU P efempio di alcuni favj Principi j i quali o non hanno contra di cfsd promulgata alcuna legge j non fi fon punto curati ideila olTervanza di G 2 quelle

Primacch venghiamo

piegazion dell' IratDagine

-,

^1
quelle

ICONOLOGIA
.

antecedentemente fu tal propofito emanate che io m' inganno ; o che eglino abbagliati fi fono nel volere a lor pr interpretare i fini , e le idee che regolano la mente di un Dominante ; e quindi fermate hanno le loro ragioni fu fondamenti apparenti , ma fall, o al pi di foverchio labili.
.

Ma

tralafciando le opinioni fu ci
di alcuni

degli antichi
,

mi contenter
,

di ri-

ferire quelle

moderni

Politici

ed

illuftri Filofofi

quali foika-

il Lurtb fia vantaggiofo agli Stati , anzicch no . Merita fpeziulmentc di clscrc rammentato il celebre Montefquieu , il quale tanto nelloSpirito delle Leggi, quanto in altre fue opere, chiaramente mollra di fentire in favore del Lufso , e folliene , che il Principe itcfso , perch fia potente , dee fare in modo , che i fuoi fudditi vivano nelle delizie e dee cercar tutti i mezzi di proccurar loro ogni forta di fuperfluiti colla ilefsa attenzione , eoa cui dee lor proccurare le cofe pili necefsarie alla vita Lcttres Terfan. 106. Nel Senato di Roma (come egli ofscrva Efprit. des loix lib. 7. cap. 4. ) comporto di gravi Maellrati , di Giureconfulti , e di Uomini pieni dell' idea de' primi tempi , fi propofe fotto ^ugullo la correzione dei colhimi , e del Lufib delle Donne ; ed curiofa cofa il vedere in Dione Cafllo lib. 54. con quale beli' arte quello graziofo Principe fchernl le iftanze importune de' Senatori Sotto Tiberio vero che altres gli Edili propofero nel Senato il rilabilimento delle antiche leggi Suntuarie Qitcflo Principe per , che aveva de' buoni lumi , vi fi oppofe , e fcrifse al Senato quella bella lettera ,' che ci vien riferita da Cornelio Tacito ^mial. lib. che 5. in cui fa \^dere , quelle leggi erano inutili allo Stato, ed ingiuriose al Popolo. Il Commercio (riflette parimente lo llefso Montefquieu. Efprit des Loix lib. 20. cap. 4. ) pare che ne' Governi Monarchici fia fondato fopra dei LuTso, e che 1' oggetto unico , o principale, fia di proccurare alla Nazione, che lo fa , tutto quello, che pu fomentare, o dare sfogo al fuo orgoglio che pu fervire ad aumentare , e mantenere le fue delizie , e le fue fantafie, Dello ftefso fentimento ancora il chiariflmo Signor di Voltaire , il 'ijuale vuole, che tutte le leggi Suntuarie non provino altro , fenonle che i Governi non hanno fempre la villa afsai grande e che ai Miniilri pare pi facile il proibire 1' induftria, che 1' animarla . Effai fur /' Hill. Ceneneral. chap. 100. '^f^tges du XVI. Stede . Graziofiffimo altres , e forf pi prudente il giudizio, eh' efso d del Lufso in quel fuo bel pezzo di Poeiia HI cui prende a difendere 1* Uomo di mondo ^ a>llorch confefsando che il Lufso pu rovinare uno Stato piccolo , dice , che ferve per ad arricchire uno Stato grande, e che la grandezza, e la pompa mondana U contrafegno ficuro di un Regno felice . Il che egli conferma coli' efempioi dell' Inghilterra , e della Francia, ove per cento canali (i vede circolar 1' abbondanza , mentre il gullo del Lufso entrando in ogni rang^o , vive ivi il povero delle vanit de' Grandi , e hi fatica impegnata dalla mollezza , fi apre a pafli lenti la flrada alla ricchezza . ''''Con quedi due innegabilmente dottiffimi foggetti , fi unifcc qualche
; . . '
'

gOBO che

j^arte di Politici, i quali

Uigiano cheiILufo necefsario

fia

ne' Paefi grandi


cos

T
cosi
flria

M
.

g_V A R
abbattere

7 0,
d'
1'

<5
indude' Nobili

che ne' piccoli

Ne' grandi per mantenere vivo un ramo


ne' piccoli per

, e di commercio ignoranti , e facoltof .

animollt

Mi

di.

permefso

il

dimoftrare

foltanto per pafsaggio


di

che non

meno

celebri Signori di Montefquieu


e

, fi fanno conofcerc molto meno ottimi Politici . Primieramente 1' Autore dello Spirito delle Leggi a chiaro lume ci da a divedere, che egli dilungato fi da regolata ragione, fubitocch per formare un Principe potente , lo vuole autore della mina de' fudditi fuoi Ogni buon Principe fa , che la ricchezza de' Vaflalli il foftcgno pi forte , il decoro pi bello de! Trono Ad ogni buon Principe noto , che P amore verfo i fuoi foggetti , non la cura di annichilirli , gloriofo lo rende , ed amabile e che un Principe amato , un Principe da facoltof fudditi affilUto [ che fon pur tutta ricchezza fua ] in vera potenza cofH-

della fentenza loro

Voltaire , che qualunque Politico fu quefto foggctto non del tutto

buoni Filofofi

tuito
Si

Qj-iedo balli

rende poi quaf quaf degno d rifo ciocch il nominato Autore , dopo aver detto dee cercai tutti i mezzi di procciirar loro ogni fona di jnperfHt raggiunge colla Jejfa attenzione , con cui dee lor procciirare le coje pia neccjfane alla w'rj,. Come pu Ilare infieme attenzione in ridurre a nulla i fudditi per mezzo delle fuperfluiti, e attenzione in proccurar loro le cole neceifarie alla vita ? Se fl.fludia di farle loro perdere e di togliere loro il modo di poterle rinvenire , coli' impoverirli , come fi pu unire , che toro lii_> proccuri ? L* intenda, la Ipieghi chi pu; che io fu quello punto non far pi parole Mi rillringer f')ltanto a foggiungere , che i Politici alla noUKa opinione contrari , in quelo,', a mio penfare , non colgono il punto, cio, che non facendo diltinzione veruna dalla magnificenza , propriet, decoro , e buon guilo , confondono tali commendevoli cofe col Lullo , che lo leHb , che dire colla fuperfluiti , cola in f llelTa , per qualunque parte li <;onfideri, fempre mala, e condannabile . Che la magnificenza debba eiTer feguita , e voluta proporzionatamente da' Principi ne' fudditi ; e che da' fudditi otfervare fi debba la propriet, il buon guilo , e il decaro coBtacente al refpcttivo grado , e polTibilit delle proprie forze , non , chi ben rifktta , che giuftamente polla difapprovarla . Bilanci ciafcuno la (tato proprio , e col penficro di non volergli daf crollo , fi regoli a norma di quello Due perfone , per figura , ugualmente nobili ugualmente di merito, fi trovano in difuguajHanza dalla fortuna favoriti . Il primo ritrae dalle fuc rendite 1' annua rifpolla di feudi ventimila ; I' altro foltanto di dieci mila . 11 primo, fenza pregiudicare a* domeflici fuoi affari , impiegher feudi quindicimila in velli , in trattamenti , in fabbriche, e fimil . Sar quefti reputato amante della magnificenza [di quella Magnificenza , cio all' effer di un privata dicevole , giach non intendo di prendere ne! fuo rigorofo fcofo la Magnificenza , cke folo appartiene a' Principi j proprio , e liberale , e delle fue follanze ne rifentir vantaggio il Pubblico relativamente i e quindi rk. degno di ogni lode . Il fecondo poi
. .

54

ICONOLOGIA
.

ne impiegher fette miia ; ed anche quelli giover ul Pubblico ^ ferber qucfi ugualmente la magnificenza ^e .Ibfterr a pari dell' altro il decoro delio llato fuo Ma allorch vorr col primo gareggiare^) il Tuo regolamento non meriter il nome d; magnificenza , e di lltcgno del fuo grado , Jensl di prodigalit, di arroganza di pazzia; ed ecco nel fuO giudo lumeilLuflb Il Luiib di quello tale a chi rccar vantaggio ? Non a f steifo che anzi necelTariamente deve iu breve ridurlo a nulla ^ Non al Pubblico perche ben presto gli dovr mancare , onde ricevere dalle rendite di fue ostan/-e il relativo ripartimento AI Principe nettampoco giacch conter ne' fuoi Stati una Famiglia di manco che aggiunger poflTa lustro , e fostegno alla fua Corona.
: :

Ciocch il dice in oppofizionc a' fentimenti di Montefquieu s' intenda opposto a qualunque difenfore del Lulfo , ed in particolare al Sig. di Voltaire ; al quale primieramente non fi nega che il lulb da quello , che eccita 1' industria ^ che mantiene il buon gufto , il commercio , e I*
-,

-,

fiamo inclinati a porre a questo principio quegli vi pone ^ quando parlando da Poeta , fi mostra ancora pi Filolbfo , che in altre occalioni , a propofito di tal materia; e voglam dire che accordando ancora per un momento ^ che il LuDfo polfa edere \itile ai grandi Stati , per fempre dannofo agli Stati piccoli , perci appunto ,che in quelli , a cagione del Lulb , il circolo del denaro fi perde , e per vie lira vaganti, non necelTarie , trafcorre fuori di quei confini , che deflinati fono a farlo girare con titile dello Stato Intorno per all' utile che pu derivare dal circolo del denaro , per cagione di Luflb , eziandio negli Stati grandi molte conlderazioni ci prcfentano , per farcelo credere molto inferiore a quel buon concetto , che ne hanno i fuoi parziali Il Ricco dedito al Luffo , fpender certamente in delizie , ed in fuperfluit la pi parte delle fue rendite , le quali perci palleranno in mano degli Artefici ec. ma pu egli veramente far palTa;

abbondanza

ma

bens

stefsi limiti

che

egli

steflb

-,

'i

';

man di colloro ? Se il 5 Ricco fpende per li fuoi blbgni atlbluti f fpende per li fuoi bilbgni relativi , pu veramente con lode fpen.icre il rimanente per cofe inutili affatto , e che nemmeno rifguardano i fuoi bifogni relativi ? Oltre la Morale Criltiana che ci dice efprelfimente di n e che vuole afsolutamengli avanza , dopo aver tc , che il Ricco dia ai Poveri tutto quel che foddisfatco ai fuoi bifogni alfoluti , ed ai fuoi bifogni relativi : la giulla Economia degli Stati eziandio, e 1' umanit llelTa ci fa fapere, che chi fpende in cole di Lufso , tuttocch faccia circolare il fuo danaro , lo fa girare con un circolo vizioib, con un circolo ,che fempre fi fa con danno del povero , privo del fuo bifogno afsoluto , in grazia non folo del bifogno puramente relativo , ma di un falf) bifogno , di una mollezza fuperflua del RicEgregiamente, e da quel gran Filofofo eh* egli , il dottifsimo Sico gnor d' Alembert , con evidenza ha dimollrato il difordine , che nafce nerc

fenza biafimo

>

tanta parte

delle fue rendite in

-,

gli Stati dalla falfi

perfuafione

lento erogare in cofe di

in cui fono i Ricchi di potere a lor ta, Lufso quella porzione delle lor facolt j che dopo aver

TOMO. ^
gi
lui

V A R TQ.

55

aver provveduto al loro, bifogno afsoluto, , ed al loro. Ibifogno relativo ^ afsolutamente devefi. al Povero.. Perla, qnal cofi conclude,, Chele Leggi morali fopra il Lufso debbono efser pi rigorofe che non fono le Legnecelsario relativo,
.

Si

pofsona- efse

ridurre

dice egli

qiielto

principio, fevero. V

ma

vero.,,

quante poche occafioni , e quanti poLufso fia permefso ; e li tremi di lafciari vili Itrafcinare cos facilmente , f fi ha alcun, rello di umanit e di giuttizia . Noi qui non parliamo, che de* mali civili del Lufso , di quelli che pu produrre nella fociet Or che far f a. ci fi aggiungono poi mali puramente perfonali, i vizj v che produce, o che nutrifce in coloro, che vi fi abbandonano con pregiudizio dell.' anima loro, del loro ingegno , e del loro corpo ? Oiiindi , die quanto pi fono in onore in una Na-zionc r amor- della. Patria, lo zelo, per la fua ditela, lo fpin'co. di grandezza, e di liberti^, tanto pi il Lufso vi profcritto , o, dilprezzato /,.

ogni q^ualvolta un Iblo non s.* ignora Da ci


chi governi vi fieno

Che iL Lufso un delitto contri l'umanit) membro della fociet in ilento e quello, itento
Ci

giudichi
il

in cui

fo

il

fi^feUo

delle

I^cpubblube

l'

i(rnmento del Difpotij'mo. dei

Tiranni

( d'Alembert Elenjens de Philofophie . 8. Morale de V Homroe . ) Si dipinge il Lullo in forVengliiamo. ora alla fpiegazione della. Figura ma di Gigante , ed in apparenza reale , per dimollrare la fua flraordina

quanto in ifpezic ai prefente fia egli nel Mondo crefciuto ,. renduto del tutto Signore , Dominatore , ed anzi Tiranno.. Le ali alia, teda fignificana che il Lufso nato dalla capricciofa Fan-tasla degli Uomini , e che in efsa tutto, tonfille 5 e fi aumenta lenza rcgo-la , fcnza ordine , e fenza ragione ;. ed guidato folamente. dalla legge-cezza del penlare umano , parimente ombreggiato nelle ali Ha nella finillra mano il corno di dovizia verfante denari, g.ioj &:c. fopra. per fignificare , che il Ludo fovente la. alcune b-ilfe , e rozze cafette fortuna di gente plebea , e mercenaria , che induftriandofi di fcmpre inventar- nuove capricciofe mode,, riceve perci a piena mano dagli amanti di quefte delle lomme , che togliendola, dal fingo , in poco, tempo, fi vede condotta a fegno. di farfi anch' elTa didinguere Anzi dir meglio Le facolt, de* ricchi profondendofi in colloro , padano eglino a farfi ricchi , co-me quedi da ricchi , poveri , e dilprezzabili Scordati quindi gli Artefici^, del loro edere,, s' invaghifcono eglino llefli ,. e fi dtinno ani Mercatanti

da
a

forza

fegnocch

fi;

,.

.-

..

zi
o.

inventori

i)o

re-

perdutamente a feguire quelle fupcrflue pompe, delle quali gii furono Dacch ne avviene , che fpeflb fpedb fi mira-?. , o difpenfatori quelli tali ricadere ben predo nei loro cenci nelle loro vilt , Coli'' altra mano foUiene un marteJo , col quale fta in. atto di rovina-, alcuni Palazzi . per dare ad intendere , che il Lullo il. didipamento
.

delle

facolt.

1'

elHnzione
lib.

delie,

migliori Famiglie.

l.

co vina. delle. Cic^

..

propofito, Silio,

15.

tAfpce lateflorentes

quondam: Zhxus quai wrteri Vrhest

^ppe

55

ICONOLOGIA
^ppe ncc ira Deum tantum , nec tela , nec Siuantum fola noces anms , illapfa wluptas
S
hofles
.

pone
lib.

il

Pavone

colla

pofitLra

gcroglitco dei

coda fpiegata , per clTere quefto uccello in tal Prodigo, e del Vanagloriofo Cos Pierio Valc.

riano

24.

T^on inept autem nonnulli , perdilo Itixu prodigos ^ Tavonis intagine defcribimt quidem cauda mirx conjpicitur pulchritudinis ; "jerum ea neque ad volatum , neque ad motum ntilis , c:im plerifqne dliis omnibus 'jolatilibus cauda vel ad volatnm dirigendum loco temons cujufdam attributa fit aut etiam ut moin quibus
-,

Tavoni "jer e a tam ampia , tam vicemque retnomm fubminifiret ed a propofito del Vanafui prodiga ad folam colorum oflentationem data ; gloriofo rapprefentato nel Pavone , lo ftelb Pierio riflette , che un tale animale molcifsimo fi confi col penfar delle Donne dicendo : ^oniam vero fcemnarum ejl proprium , qualibct in re jtbi applaufum qiixreret gloriofafquc faminam mirus quidam natura: confenfus ejl . In fatti effe , inter Tavonem , convien confelTarla . La Donna di qualunque condizione ella fia trafportata all' ecceffo al Luflo , appunto perch naturalmente bramofa di ef^ La Dama vuol comparire in l'ere ammirata , dillinta , e vagheggiata .

tum

jwjet

',

&

Principer , la Cittadina in figura di Dama , 1' Artigianelli in Cittadina e foric ancora qualohe cola di pi . Fin la pezzente oltrcpaiTa i limiti del Tuo Uato , e fui pender di comparire qualche cofa lui Mondo, non dubita di porre tutto in ufo , a coito peranchc di perdere il buon nome di faggia , purch foddisfi in parte all' improprio fuo luperbo capriccio . Troppo difficil cofa li il contar Donna per povera
figura di figura di

per brutta che fia , che non abbia predominato lo fpirito ambizione di far comparfa , oltrepafsante il proprio merito e grado , e quello che pi , le proprie forze ; onde a ragione il graziofo j ei arguto Lorenzo Lippi nel fuo Malmantile . Cantare 8. Stanz. 30,

per vecchia
dalla

fciocca

.,,.

La Donna come

altera,

vana

Sopra agli sfoggi ognor penfa , e vaneggiai E bench' ella abbia un ceffo di Befana , Tompofut e ricca vuol eh' ognun la veggia .

FATTO STORICO SAGRO.


fia lo fcialacquamento delle prefent Noftro Signor Ges' Cristo nella Parabola del Figliuol Prodigo . Volle quelli dal Padre laj fua ereditaria porzione . Fatto polfetrore di conCderabili ricchezze , penfava forf che non potclTero giungere ad aver fine ; quindi profondendo a piena mano in felle , in conviti , in indegni tripudi e nelle pi fplen-

fignificante efempio di qual mifero BEn foflanze in ifpefe del tutto fuperflue

fine

ci

dide

rO
dide

Ai

^V

A R r

0.

5f

finalmente a tale il fuo avere , che mancandogli qucfto affatto , fi ritrov in iflato di dovere , per folleterfi in vita , farfi Guardiano d' immondi animali ; e poche ghiande divennero il fuo pi fi*

pompe

ridiifse

perito cibo

Luca cap.

i jr.

FATTO STORICO PROFANO.


Lutb. Ancorch egli carico foiTe di debiti , avendo fatto fabbricare da' fondamenti un Palazzo in Villa , ed avendolo condotto a perfezione t lo fece con tutto ci rovinare ? non_ che in cflb fatta aveva > pefch non ne reflaVa.j oflante la grave fpefa Qiiando flava in campagna alla guerra faceva da ua_ foddisfatto appieno luogo all' altro portare il pavimento che fotto a' piedi aver doveva % ftando nel padiglione ; e quefto era lavorato di Mofaico , cio di pietruzze minute graziofamcnte fra di f compofte j e collocate in modo , chc_? rapprefentaffero varie figure di animali , uccelli > ed altre fmili cofe .
Dittatore
5

CAj'o

Giulio Cefare
fu

prima ancora eh* egli giungeflTe a


ai

farfi

perpetuo

fommamente dedito

-,

Svettmo Tranquillo

nella vita di C,

Giulio

C^fare cap, 45.

FATTO FA

V O L O
pompe,
e

FU

Pliche una Giovane Princpefla dotata di flraordinara bellezza, _>


ali'

dedita

ertrcaio ad ogni forta di


e per

di delizie

Cupido

s'in-

appagare il fuo lulfureggiante genio, la fece portare da Zefiiro in un luogo affai deliziofo , ove ella (tette lunga pezza con_ quefto Dio , fenza conofcerlo ; finalmente avendolo fcoperto , iftantementc lo preg di lafciarfi vedere nella fiia vera forma Non la volle appagare
di lei,
.

namor

difparve affatto Venere intanto , a cui era fempre al fomnio difpiaciuto il fuo faftofo orgoglio , e che 1' aveva fempre perfeguitata, Ma Giove la rifufcit a' prieghi di Cupido , e la rendette la fece morire immortale . Rapprcfentafi per la fua vanit quella Pfiche con una Farfalla , che le va volando intorno Gli Antichi la tenevano per Dea della-j
,

Cupido

e le

Volutt

Vedi ^pulejo

ncW Ufino

d' oro

LUSSURIA

5S

LUSSURIA
D c{an

ICONOLOGIA
B^a
.

.ai L^

^\r

U-'ftl

-/

Z, Il

<:

\'

Ur i lT

'ai-lc

^andt

uuiit:

capelli ricciuti , artificiofamente acconI ignuda , ma che il drappo , che coprir le parti fecrete > fia di pi colori , e renda vaghezza ali* occhio i e che ledendo fopra un Coccodrillo , faccia carezze ad una Pernice , che tiene con una mano LuflTuria un ardente > e sfrenato appetito nella concupifcenza carnale > ienza olTervanza di legge , di natura j n rifpetto di ordine ) o di feffo . Si dipinge colli capelli ricciuti , ed artifiziofamente acconci , e col drappo fuddctto , perch la LuDfuria incita s ed via dell'Inferno, e fcuo>

UNa
ci

Giovane
Sari

che abbia

qiiafi

la

di fcelleratezze

Si rapprelenta quafi

ignuda
i

>

perch proprio della

Luffiiria

il

difsipare

e diftruggere non foto


letizia
,

libert

e la

prezza, e
poffefloni

fallita;
,

ma

beni dell* animo , che fono virt , buona fama grazia del corpo , che fono bellezza fortezza , deancora i beni di fortuna, che fono denari, gioje ,

Giumenti

Siede fopra
drillo era

igliuoli

il Coccodrillo , perciocch gli Egizi dicevano, che il Coccofegno della Lufluria , perch egli fecondilsimo , genera molci e come narra Pierio Valeriana nel lib. 25. di cosi contsgioia

lioi-

r
libidine
diritto
,

M
Scrittori
di
i

^ij A R r
i

0.
denti legati
al

$9
braccio

che

fi

crede, che della fua dritta mafcella


,

concitino

commuovano

la

Luiluria

Leggefi ancora ne'


Plinio, che f cuni detto Scinco
il
,

roltro del

ed

preflb Diofcoridc, e Cocndrillo terre ilre , il qual animale da alpiedi fono porti nel vino bianco ; cosi bevuti

Maga, ed ancora

infiammano grandemente Tiene , e fa carezze

alla
alla

Lafcivia

Pernice , perciocch niuna cofa pi conveniente , e pi comoda, per dimollrare vna intemperantissima libidine , ed una sfrenatifsima LuCTuria , che la Pernice, la quale bene fpeffo da tanta rabbia agitata , pel coito , ed accefa da tanta intemperanza di libidine , che alle volte il mafchio rompe le ova , che la femmina cova , effendo ella nel covare ritenuta , ed impedita dal congiungerl fece . [a]
De'
Fatti
j

"jedi

Libidine

rf?"\V>

*/>">

MAC-

(tf) Il P. Ricci forma la Luffuria : Domia , ee fciohjmenic , e finta rteino cammina -verfo cerio luogo immondo , e fan^ofo , conendoe vicino un Porco E' qucja Doit' a di who allibro , e ridente ; 'aeftiia riccamente , ma con piedi fcazi . Wciso a lei un fepclcro di offa fetide di morti , ed un gran fuoco , c&e brucia , e con.

fuma

molti germogli

e fenza ritegno , perch quefto nome LufTiirla dicefi , e luxn , cio fomicne , feu fluxu ; intantocch Luxuriofus [ fecondo S. Ifidoro lib. Ethimol. ] dictur quafi folutus in l'Cuptates Cammina verfo luoghi immondi , e tangofi , efTendo fozzure i piaceri della..

Cammina

fcioltamente

caribe

Le

fi
,

pone

accanto
,

il

Porco
veftita

per

effere

qiiefto

animale luffuriofo
goifce
,

ed impiaceri,

mondo
ne'

E' di volto allegro


quali
al

pi

fi

mantengono
i

riccamente, ricchi , ed

perch
i

ne*

faifi

profperofi

fervendofi

delle ric-

chezze per nutrire

lor

vizj

Sta co' piedi fcazi , perch la Luffuria perloppi riduce fuol feguaci ad eftreme miferie , li fepolcro d offa fetide fi pone per il fetore di un tal vizio . II fuoco , che brucia , e confuma i germogli , ombreggia 1' effetto della Lu{^
furia
j

che p di edirpare tutte le buone virt

che annidano nel cuore umane.

So

ICONOLOGIA MACCHINA DEL MONDO


Df
Cefare

^ipa.

'\f ri {-^

h i-rTa del Aicndc

W^

che abbia intorno al capo i giri de' {cute Pianeti ; di, capelli faranno fiamme luogo di fuoco . Il fuo ed veftimento far compartito in tre parti ^ e di tre colori aiopre il petto, e parte del corpo far azIl primo che zurro con nuvoli. Il fecondo ceruleo, con onde di acqua . U ter70 fino a* piedi , fari verde con Monti , Citt ,. e Cartelli Terr in una mano la Serpe rivolta in circolo,, che fi tenga la coda in. bacca . lidie lignifica che il Mondo da fe!.''e(ro , e per feftetTo fi nutrfce , ed fmpre con temperato , i f raedefimo , e per f medefimo fi rivolge principio corre ed il dietro al fine , ed il line ritorna al e ordinato moto ; quello^ ancora Per vi fi fette Pianeti. . dipingono i fuo ftetTo principio capo, ed il color del veltimento , figni fiIl fuoco, che ha ir cima del lano i quattro Elementi i che fono le parti minori della grandifsima Macchisa univerfle ^
-,

Onna

in

-,

MAHSTA'

M
"Isella

^V

A R r

O,

6i

MAEST' REGIA.
Medaglia d ^Antonino

Vh

UNa Donna mano


lira

coronata > e fedente . Mortr nell' afpstto gravit . Nella detiene la fcettro j ed in grembo alla flnillra mano un'Aquila. Lo fcettro , la corona , e lo Ihre a federe , fignitca la Maell Regia: e per 1' Aquila gli Egizi Sacerdoti dinotavano la potenza Regia , perciocch Giove a quefta fola diede il Regno colla fgnorla fopra tutti gli uccelli > eTendo fra tutti di fortezza , e di gagliardezza prellantiffima ; la quale effendo veramente Hata dotata dalla natura di coJkirai Regali , imita affiitto in tutte le cofe la Regia Maell

MAGNANIMIT*.
S
CeftrelKjptt^

rotondo veftfta 'd oro , con fronte quadrata e naf corona Imperiale in capo, fedendo fopra un Leone. Nella mano delira ferri uno fcettro , e nella fiiiiltra un cornucopia,, dal quale verbeffa
colla
fi

DOnna

monete di oro . La magnanimit


,

quella virt, in

d affetti

fi

trova folo

quelli

onorati dagli Uomini giudiziofi , e alla verit , fpetTe volte n per troppo profpera n per contraria fi kfciano fottomettere in alcuna

che conUfte in una nobile moderazione che conoicendofi degni di elfer , llimando i giudizi del volgo contrari
innalzano , ogni loroabborrifcono far col brutta
fortunas'

parte

ma

mutazione con egual' animo foflengono per non violare la legge dell' onelt

do

Si rapprefnta quella Donna bella , con fronte quadrara, e nab roton^ ) a fomiglimza del Leone , fecondo il detto di Arillotele de fifon. al cap. 9. VeltefI di oro , perch quella la nuteria atta per mandare ad effetto,

molti nobili penfieri d un anima liberale , e magnanimo . Porta in capo la corona, e in mano lo fcettro perch P uno dlmoflra; nobilt d penfieri ,. I' altro potenza di efeguirli , per notar che fcnza quefte due cofe imuiofUbile efercitare Magnanimit eltendo ogni abito eP fctto di molte azioni particolari : fi dimollra la, magnanirait elfer vera dominatrice- delle palBoni vili , e larga dilpenfarrice delle facolt per altrui beneficio, e non per vanit, e popolare applaufo . Al Leone da' Poeti fono aCfomigliati li Magnanimi, perch non teme queil' animale le forze de^ gli animali grandi , non degna elK) i piccioli, - impaziente y de' benefci altrui largo rimuneratore, e non mai fi nafcond da' cacciatori v f egli

a avvede

di elTere fcoperto y che altrimenti fi. ritira quafi. non volendo correr pericolo fenza neceffit . Quefla figura verii le monete fcnzaguar(iarle 5 perch la. Magnanimit nel dare altrui fi dc-ve oircrvare fcaza pen>-

ire

6z
fare ad alcuna force

ICONOLOGIA
di
for'rati

rimunerazione , , e con occhi pinge querta virt poco diverfamente e coronata all' Imperiale , riccamente
cofe tue con occhi

e di qui nacque quel detto II aperti ricevi 1' aftrui


.

le

dicendo doverli fare


velh'ta

Doni diDonna bella %

collo

fcettro in

mano

d'

intorno con Palazzi nobili

e loggie di bella profpettiva , fedendo fopra un Leone con due fanciulli a' piedi abbracciati infieme Uno di quelli fparge molte Medaglie di oro, e di argento; 1' altro tiene le giufte bilancie , e la dritta fpada della giullizia in mano . Le loggie , e le fabbriche di gran,
.

Magnificenza , che altra virti eroica , ed opere di molto danaro che alla , la quale fi affetti degli moderatrice ; e in quello non so , f per^ avventuMagnanimit f non fi dice , che fenza la Magnanimit , la ra abbia errato il Doni
di fpefe

molto pi convengono

alla

efercita in fpefe grandi

Magnificenza non nafcerebbe Il Leone , oltre quello che abbiamo detto , fi fcrivc t che combattendo non guarda il nimico per non Io fpaventare , e acciocch pi animofo venga all' affronto nello fcontrarfi ; poi con lento paffo , o con falto allegro fi rinfelva , con fermo propofito di non far cofa indecente alla fua nobilt. abbracciare I due fanciulli moftrano che con giufta mifura fi devono per patria, 1' onore , per oneflo, per la dell' tutte le difficolt, per timor denaro il in tutte fpendendo magnanimamente parenti, gli per amici , li onorate imprefe . le
.

Magnmmh.t

DOnna
fieno

che per elmo porter una teda di Leone due piccoli corni di dovizia , con veli
,

,
,

fopra alla quale vi


e adornamenti
di di color turchino,

oro
e

Sar vellita in abito di guerriera ne' piedi avr fiivaletti di oro .


.

e la velie far

De* Fatti

>

vedi Beneficio

Fortezza

Gemrofit.

Liberalit

Tmdenza &c,

MAGNIvj) Vien figurata


toMcu/e
fieno Ai
-i/ejiia
,

dal

P.

Scjcne ccn

gemme
,

oriento

Ricci la Magnanimit : Doma di MI' appetto , rcColi' altra tiene un Cornucopia una mano una Cchmia ed ero . ,<4ppre^o le Ja un Leone , col quale fijjamente fi
,

mirano
e

ed

Di beir

afpetto
i

un Elefante . perch non vi ,

pi bella cofa

quanto faper moderare

temperare

moti
e

dell'
,

animo

perch fomma , ed incomparabil ricchezza 1* effere che fappia regolarfl nelle contrariet della fortuna . , , La Colonna rapprefenra la fortezza dell* animo Il Cornucopia pieno di gemme, argento, ed oro accenna, che ad un magnanimo per efeguire i fuoi penfieri grandi , alti , e liberali , meflieri aver tali cole , per poter tare azioni da grande , e beneficare altrui , che proprio

Riccamente

veflita

Uomo

prudente

forte

del

Magnanimo

TOMO
Di

iV A R T
Cefare I{pa

6s

MAGNIFICENZA.
e coronata d oro. Avr la fifonomia flmile alla MaTerr la finiilra mano fcpra di un ovato 3 in mezzo al quale vi far dipinta una pianta di fontuofa fabbrica La Magnificenza una virt , la quale confifte intorno all' operar cofe grandi , e d' importanza ; come abbiamo detto ; e per far veftita di oro. L' ovato , fjpra il qual pofa la finiftra mano , ci da ad intendere 1 che 1' effette della Magnificenza , 1' edificar Tempi > Palazzi , e altre cofe di maraviglia , e che riguardano , o T utile pubblico , o 1' onor dello Stato, e dell' Imperio , e molto pi della Religione; e non ha luogo quella abito , f non f ne' Principi grandi ; e per fi dimanda virt eroica , della quale fi gloriava Augufto , quando diceva aver trovata Roma fabbricata d mattoni , e doverla lafciar fabbricata d marmo
vertita
.

DOnna

gnanimit

Magnificenza

DOnna
lira

veftita d' incarnato.

Porter

li
.

mano
fi

un'

immagine

di Pallade

fiivalett d oro. Avr nella deSeder fopra un ricchiflmo feg.

rapprefenta a cavallo , avr detta feggia accanto erano ufat dagli antichi Re , e per fegno di fuggetto Reale f I' adoperarono peranche i tragici Poeti ne' lor perfonaggi , Sono fegno ancora in queft' immagine , di che forte di Uomini fia propria la Magnificenza , che ha bifogno delle forze di molta ricchezza . L' Immagine di Pallade per fegno , che le opere grandi devono portar feco 1' amore di operare virtuofamente , e fecondo il decoro , altrii

gio

rtivalett

menti firebbono opere di vanit , e mera pazzia Le ilatue ancora , che con ifpefa, e con poco utile fi riducono a nobil termine dalla fatica , e dall' indultria de' fudditi , fono effetti della Magnificenza de' Princpi , e tutte quelle cofe le fanno folo con cenni , comandando fenza molta fatica : per aippreDfo fi dipinge la feggia > che gi fu il geroglifico dell' Imperio.
.

'

Jv

5^

7p

FATTO

Leone geroglifico della Magnanimit . Vedi Pierio Valeriano lib. i. cap. i. L* Ele.ante vfen paragonato da Seneca Epift. 28. al Magnanimo, perch come quello non ciua i difagi di quella vita , n fi turba per sili , cos 1* Eie* fante noa fi duole per le faette avventategli .
Il

/COJ^OLOGIA
FATTO STORICO SAGRO.
la

TUcta

Magnificenza de' Principi, che prima furono, che fon do, non ha mai potuto uguagliar quella di Salomone . Confumaval ogni giorno per la Cafa di quello Re pi di trenta rubba Romani di fior di farina , e feOfanta di farina comune , dieci Buoj ben grisi, ed altri venti levati da' pafcoli , cento Montoni , oltre un infinita moltiTetudine di Cervi , Cavrioli , Volatili , e di ogni forta di cacciagione neva egli quarantamila Cavalli da carozze , ed altri dodici mila di manegSopratutto fpicc la magnificenza del fuo Regno nell' edificazione- gio del Tempio , gicl da David architettato . Per quella imprefa Salomone desin tremila feicento Uomini per fovraftare agli opera) ottantamila per fagliar pietre nelle montagne, e fettantamila per portar ci , che bifognava fopra le fpalle Mand a pregare il Re Iram a permettergli il taglio de' Cedri del Libano ; e con tale apparecchio erefle il tanto famofo Tempio in Gcrufalemuie , in cui parea che Iddio , in onor di cui era edificato 5 fi dilettafle di far conofcere fin dove poCfa giungere la Magnificencap. 6. za degli Uomini . 3. dt' i^e

po venuti

FATTO STORICO PROFANO.


Re di Siria dovendo combattere contra de' Romani volle far molra di lua Magnificenza col preparare un fuperbo , riccamente corredato efercito . Giunfe a tanto , che orn una buona parte de' fuoi Soldati , con afte , e fcuri formate tutte di oro , e di argento . Bene vero che una tal Magnificenza non fu punto per tale occafione commendata da Annibale, appreffo il quale egli ne f pompa. Anzicch quello illuflre Capitano ne lo riprefe , dicendogli , che il fuo efercito maggiormenTejlore Offic. TU. 4. te farebbe fiato prefo in mira dall' avarizia de' Romani

AKtioco

FATTO FAVOLOSO.
NOn
dove pi fpiccaffe la Magnificenza della favolofa celeftial CorAd efle intervenneche nelle nozze della Dea Teti con Peleo te ro tutte le Deit Celefti , Infernali , Acquatiche, e Terreiri. La Difcordia fola ne fu efclufa ; la quale per vcndicarfi dell' ingiuria , gitt fulla tavola del convito un Pomo di oro , con uno fcritto fopra , che dicea =: PER LA PI' BELLA t=. Giunone , Pallade , e Venere garreggiarono per averlo ; ed alfine fu eletto Paride per Giudice della contefa ; la qual cofa fu
fu
,
.

poi cagione d' infinite difgrazie

Omero

Iginio

Taufania

&c.

MALE-

M
Di

^IV A R r 0,
N

55

MALEDICE
Ce/are Pjptt,

ZA.

DOnna
mile
II

ciafcuna
alla
.

occhi concavi, veftita del color del verderame . Coilj facella accefa , vibrando fuori la lingua , filingua di un lerpc ; e a traverfo del velHmento terr una pelle
cogli

mano tenga una

d' Iilrice

> e gli occhi concavi, fgnifcano malignit, legge nella Fifonomia di Ariflotele , e il dir male delle buonc_> azioni altrui non nafcc , f non da malignit , la quale fa defiderare 1' al trui difonore , fenza alcun profitto per f medefimo , dando a credere , che la gloria altrui rechi alla propria lode impedimento Le due facelle accefe , dimoftrano , che la Maledicenza accende il fuoco, fomentando facilmente gli od] ; e la lingua ancorch umida molte volte inflromento d' accendere quefti fuochi , ineftinguibi'i ben fpcflb . La pungente pelle dell* Irtrice , ci dinota , che proprio della Maledicenza il pungere non la vita, come quella, ma l'onore e la riputazione acquftata con fatiche . e ftenti

colore del veflimento

come

fi

FATTO STORICO SAGRO.


contento Semei di un ingiufta maledicenza contra di David , nel che a quedo favio Re fi era ribellato il proprio figlio Afsalonne , proccur altres d offenderlo nella perfona , fcagliandogli centra delle pietre David in tale occafione moftr che alla Maldicenza non doveafi attendere , e che le ingiurie da Uomo favio dovcanfi perdonare ; poich offrendofi Abifai di punire colla morte il maledico Semei , David Morto Alfalonne , e pienamente rimafto vittoriofo David, gle lo proib Semei gli fi f incontro , e poftrandofi a' fuoi piedi , gli domand umilNuovamente Abifai propofe al Re che mente perdono del fuo trafcorfo Ma egli accettando la dimofirazione del pentimento del reo, foffe uccifo generefaraente del tutto gli perdon. 2. de' I{e cap, 16. n. 19.
.
.

NOn tempo

FATTO STORICO PROFANO.


Zoilo
famofo per la maledicenza , eflendo fato interrogato per qual Dico male di loro , perch lomale di tutti , rifpofe Lliano nel Ub> 1 1 . della fu<t varia floria . ro non poflb far male
caufa dicelTe
: .

FATTO

ss

ICONOLOGIA
FATTO FAVOLOSO,
,

ALcitoe

Leucotoe

Minea

figlie di

Mineo ricufarono non

folo d ce-

onore di Bacco , ma anzi Q poiero a dire di lui il maggior male , die poterono ; e s' innoltrarono ancora , nell* occafione_ che tutta la Citt venerava le accennate felle a raccontare per trattenimento proprio 1 fatti tutti in obbrobrio di altri Dei Fu ben punita la loro maledica lingua, poich terminati appena i maligni raccouti furono da Bacco trasformate in Nottole . Oini. Metam. libi 4.
lebrare le felle in
.

MALEVOLENZA.
L
Ccfave

P^pA

con occhi concavi, brutta , fcapigliata, e magra eoa un mazzo di ortiche in mano , ed un Bafllifco apprelTo Quefla della medefima natura dell' affezione , dalla quale nafce , che n>a per eder meno principale P odio e molto rillretta dipinta in quello luogo donna vecchia perch l'et inile la partorifce , elTendocch le cole , e peli giovani nuovi al mondo , llimano parimente nuove tutte r le amano ma i vecchi , come llanchi di veder gran cofe , hanno a noja facilmente il tutto E' icapigliata ,per dimoflrare che l malevoli non allettano gli animi a benevolenza , anzi fi fanno abborrire come peste , che infetti le dolci converfazioni ; il che dichiara il Bafliico che col folo fguardo gli uomini avvelena La magrezza efftto del continuo rana.marico del bene conofciuto in perfona del proffimo,. Le ortiche , come a quella figura , cos ancora convengono alla maJedicenza ; perch come 1' ortica punge lafciando dolore fenza ferita , cosi il maledicente non pregiudica nella vita o nella roba , ma nell* onore che_* appena fi sa quel che fa, fecondo alcuni Filofofi , e pur nuoce, e difpiacc a tutti fentirfi, oifefo, , dove fi fcuopra per un poto (Quello particolare a:

VEcchia

ter effe

D.C SaU

>.

"JAdi

Ini/ida

,.

Immdzh &c^

MAL

roMOiZ)A/:ro.

&?

MAL
UOmo ed
.

COVER
Sjcc't

x\0.
0.

Del P. Fr* Vincenzio


veftito di color cangiante
di
.

Ai.

Avr nella delira mano ima boria , ove fta fido riguardando ; nell' altra iin;_j corona rotta per mezzo , ed una carta cancellata t che gir penda fra le_j A' piedi gli dar una Cagna i che fiali fgravata , co' fuoi Cagnolini. dita Ed allato vi apparir una voragine ; onde sfavillano fiamme , e forgono Serpi , e Vermini Non cofa j che pi runi il Mondo che il Mal Governo quale f^_* apparire le cofe a rovefcio di quello , che fono e provengono da lui tutte le Ilragi de' mortali ; per fi devono dare i Governi a Perfone mature, di cognizione , di lettere , e di cofcienza ; che quando non vi faranno quelle condizioni , Tempre vi far Mal Governo . Si dipinge da Uomo , veftito di color cangiante , perch il cattivo Governatore inftabile e non favio ^ come fi fupponc : ma pazzo , mentre f gli d r offizio , per ben maneggiarlo , ed egli ne fa il contrario ; molte fono le rivoluzioni , e i difordini , che nafcono dal Mal Governo Qiianaltre gioie

valore

quante efakazioni di empi ed opprel^ Coni de' buoni! quando per la rimunerazione non fi di a clii fatica , e merita ; ma a' trilH , e delinqu-enti , ed a gente di mala vita , e gli onori non a' vircuofi , e maturi di giudizio , ed a quelli che con fatica fi Ibno impiegati in molte imprefe per beneficio del Pubblico ; ma a quelli che_ poco meritano , che fanno mal offizio agli altri , per porfi loro in grazia_j d' ingiulH Signori ; ed in fine , come regna il Mal Governo i il Mondo fi perde , in veggendofi ogni cofa oppofta alla ragione , ed al giufto . Quindi molti che hanno poca contezza de' fecreti di Dio, ne mormorano, vedendo tanti difordini infra le genti, e nel Mondo, avvenuti femplicemcnte per gli ofiici fatti malamiinte-, come dillero con Giubbe, che Dio no ma che f ne lidie nel Cielo , lenza abt>ad:w'e alle- aveva provvidenza nollre cofe. 22. v. 14. 2{ties Litibidum ejus , nec no/Ira cbnfiderat , circit Nafcono al pi i cattivi governi dal veleno del Mon* cardnes pevambitLit do, dalla tigna, che rode le leggi, dal verme divorante la verit, dalle tenebre dell' interelfe , che olcurano la luce ; che per tiene la borfa_j nelle mani , ed altre gioie , ove U filfo con il guardo , in fegno che a quella ha mira, non alla legge, n al giufto , ma a! volerfi arricchire. Tiene la corona rotta in mano , quale , conforme dice Pierio , fimbolo della legge ; per tale ragione ( dico io ) ficcome la corona orna j e fregia le tempia di augufto capo , e le rende fra tutti fublimi , cos le leggi rendono onorato chiunque le olTerva , ed ha zelo del lor mantenimento Ora quella corona Ha per mezzo rotta , per fegno che fi rompono , fi ellorcono, e violano le leggi da' cattivi Governatori , per l' iniquo , e zizaniofo ieme
indebite
fi
;
>

te mutazioni

veggono

',

&

dell' interefle

eh'

fra

tutte

le

cagioni

la

orincipale

li'

La

6i
La
carta

ICONOLOGIA
cancellata

iniquo Governatore non fa conto

che pende fra le dita, dinota rifledb, che urL_ per le fue ingorde voglie di conculcare , Je leggi umane , dirizzate al ben vivere La Cagna , co' Cagnolini di notizia , ed geroglifico di un' altra paGfione che impedifce il giufto reggimento , eh' 1' amore e I' affezione de' Parenti ; effendo tale animale gelofiflmo de' propri parti , in tanto che non ha rifpetto a niuno ; ma ciafcuno morde j mentre tiene i piccoli Cagnolini alle poppe ; vero fembiante de* cattivi Governatori , che per paffione , che hanno co' Parenti, ed amici , oltrecch indebitamente alle volte gli danno gli offizj , togliendoli a' pi meritevoli, a voler di quelli fanno mal oltraggio agli altri , e fanno che le parentele fiana mezzo per vendi'
carfi
.

gli

per fine vi la voragine , ove fono tanti animali fpaventevoli , che prefagifcono le pi dure pene , ed afpri tormenti dell' inferno , che quanta maggiore Io rtato , e la dignit de' trilli, tanto fari all' incontro fcam-

bievole la grandezza del calHgo di Dio . Alla Scrittura Sacra . Si dipinge con verte di color cangiante il Mal Governo, che cos in ifpirito favell Ezecchielle i6. v. 13. Et ornatiti
s auro
,

& argento
delira

&

veflita

es bijfo

polymto

,
.

^
Pf.

multis cotoribiis

Ha

nella

mano una
,

boria

ed

altri

doni

25. v. jo. In quo.

rum manibus

iniquitates funt

dextera eontnt
,

repleta efl
le leggi

miinerbus

E
1'

nell'altra
interefle
j:i-

corona
I
.

e la carta cancellata
V,

che fono
efl ,
il

lacerate per
ufq'te
,

Abacuc
dicittm
t

4. Tropter hoc lucer Ata.

&

non pervenit

ad finem

qma

imp'ms prxvalet

Ed

Savio anche teftificollo

Pr. 17, v. 25.

M'.mera de fin<4 imp'ms accplt , ut pcrvertat femtas judicii . La Cagna , che_> iimboleggia 1' affezione de' Parenti , che qui ebbe gli occhi Michea , mentre diife . 3. V, 9. indite hoc, Trndpes domus '^a.coh , Judices damns. Ifrael i omnia rela perverttis , qui abominamini judicium , adificatis Sion irta fanguinibm , '^erufalem in iniqititate Trncipes ejus in munerrbus judicabant . E Crifto, da cui fu lungi ogn' interefle , e pafTione , mentre f gli difse , che egli come vero Governatore i Fratelli , e la Madre 1' afpettavano fuori , del tutto fuori di ogni interelfe , e pafsione di fangue , rifpofe : Lue. 9.

&

&

&

V. 21. Mater meA


(iunt
.

E per
.

del

Mondo

mei hi funt * qui verbum Dei audiunt ^ favoragine de' tormenti , fervala a' Potenti iniqui Sap. 6, v, 7, Totentes autem potenter tormenta patieutur ^
,

&

fratres
la

&

fine

vi

'J,

i.

MALI-

MALIGNIT.
D
Cefare I\tpa

TOMO ^V A R
pallida
veftta

T 0.

6^

ruggine , e che tenga verfo il Cielo, e colle ali aperte ._ una Coturnice operazioni maligno fono brutti^le del perciocch fi dipinge Brutta , /ime , e fuggire da 0;^ai converfazione politica , e civile La pallidezza fignifica , che quando Tono infette di umor maligno lc_s parti interiori , fi manifeftano nelle citeriori del corpo . 1 colori del veltimento , dimollrano , che ficcome la ruggine continuabrutta
,
,

DOnna

del color della

colla tefta alta

mente confuma ogni metallo,. ove ella fi pone, cos il maligno non ceffi mai colla peffima fua natura di danneggiare ogni opera lodevole , e virtuofa
.

Malignit , perch volendo gli , Bgi/j m')itr:'rc la Malignit, dipingevano una Coturnice , perciocch di cosi peifimi , e maligna natura, che avendo bevuto , colle zampe , e con acqua , acciocch niunaltro animale poffa il becco intorbida il reflo dell'

La Coturnice nella guifa come narra Pierio Valeriano

che dicemmo
lib.

fignifica

nel

24. de' fuoi Geroglifici

bere

qv.iHo fine
t'irhatis
'vedi

Mali::;nir

d'j^i

Ezzechiele Profeta nel cap. 34. rimproverando la Ebrei, dice : Et atm pmjjmam aquam biberist rdiqHam
.

pcdiJts

wlris

[<?]
,

De' Fatti ,

Invdia

Maledcenza

Terfida ec.

MALTN[j]

Dipinge
In

il
,

P.

Ricci la Malignit
-vorrehbe

Doma

di afpetto
.

deformiifmo

Ha ma
,

marcher fui capo

concie

cilarj

la faccia

Ha

un piede

in

mare

V
.

alno

una 7/tano tiene un pugnale fuori del fodero , con terra . /Jell' altra un arco rotto , ed una faetia rivoltata al petto . Ai piedi
coperto con alcune foglie
vicino
il
.

che fi fcrifce

Appreso
ne 11'

le

fi

vede una nube


.

Avanti

le

ha un laccio rifia un muro , e


.

Sole

che

punta f

rzonte
,

Deforme , per effere cofa ptiTima La mafchera , che fla per calarfi
nore
,

ed orrida
vifo
,

di

fui

ombreggia

foinmo male la vergogna

il

difo-

che reca a' fcellerati la Malignit di offendere altrui Ha im piede in mare , e 1' altro in terra , per dimoirare che in qualunque luogo nuoce , ed in qualunque luogo f\ eftende la pefte de' maligni ; oppure non avendo mai percii proprio di queili di tenere il piede in pi parti , khiettezza Il pugnale rivolto al petto , denota , che il maligno offende anco feileffo L'arco dimoftra il defiderio ^ chie ha il maligno di olTendcre altrui; ma per giudizio di Dia perloppi la faetta ritorna a ferire il maligno ofleul'ore . alhizia dt' maligni . Il Laccio ricoperto di foglie fig tifica l' ingannevole La nube geroglifico dell' ingratitudine ; vizio che torma la maggior parte
. ,

della malignit
Il

murO;
.

moflrano
il

tutto

dle fta davanti, ed il Sole, che fi fcopre dall' Orizzonte pretende di tare che In ogni fua falfa tela , che traina il maligno di nafcofto ; ma permette Iddio , che col tempo la verit fi fcopra
ciie
,
,

70

MALINCONIA
Cefare B^pa
,

ICONOLOGIA

Af n

fi

ceni
,

Ca^/tt

^^^T'Ort^^

'

-.

DOnna
i

vecchia, meda, e doglofa


.

di brutti panni vdlita,


,

fcnz* alcun

ornamento

Star a federe fopra un laflb


:

ginocchi , ed ambe le mani fotte il mento ro fenza fronde , e fra i fafsi . Fa la malincona dell' Uomo quegli effetti

con gomiti pofati fopra e vi fari accanto un albe,

iftefsi

che

fa

la

forza
,

del
tor-

vento negli alberi


di

nelle piante

quali agitati da

diverfi

venti

mentati dal freddo, e ricoperti dalle nevi, appariicono fecchi , Iterili, nu, e di vilifsimo prezzo ; per non alcuno , che non fugga , come cola Vanno efsi femdifpiacevole la converfazione degli Uomini malinconici pre col pender nelle cofe dificili , le quali f gli tingono prefenti , c_j reali; il che moftrano i fegni della meftizia, e de! dolore. Vecchia fi dipinge , perciocch ordinario de' Giovani Ilare allegri , ed i Vecchi malinconici : per ben diflfe Virgilio nel 5.
.

Tallentes babitant morbi

triftifqne

[eneSlm

E' raai

TOMO

Q^V

ARTO,

7t

E* mal x'eftita , e fcnza ornamento , per la conformiti degli alberi fenza foglie e fenza frutti; non alzando mai tanto l'animo il Malinconico, che penfi a proccurarfi le comodit , per illare in continua cura di sfuggire , o provveder a' mali > che s' immagini elfer vicini II faifo medeimamente ove fi pofa dimoltra 5 che il Malinconico duro Iterile di parole , e di opere , per f , e per gli altri ; come il faffo > che non produce erba , n lafcia , che la produca la terra > che gli fta folto ; ma febbene pare oziofi al tempo del fuo Verno nelle azioni Politi-

che

al

degli

tempo nondimeno della Primavera , che fi fcuopre nelle necefsit Uomini fapienti , i Malinconici fono trovati , ed efpcrimentati fa

pientifsimi

e giudiziofifsimi

i?e'

tat

tieiii

yAjfanM

MALVA-

72

MALVAGIT*.
D Cefare
I{tpa
.

ICONOLOGIA

mora t e di eflrema bruttezza , veAta di color gialloveftimento far tutto conteso d ragni ; ma che liano vifibili e conofciuti per tali ; ed in cambio de' capelli avr circondato il capo da un denfo , e gran fumo Terr colla deflra mano un coltello , e-colla finillra una borfa erettamente legata , e per terra . Dalla parte delira vi far un Pavone con la coda in ruota , e dalla parte finiftra un Orfo ? mollrando di effer pieno d' ira e di fdegno . Vecchia fi rapprefenta, perciocch i vecchi fono di maligna natura , eji Malignit ogni cofa tira nel peggio , malitioji quoque [unti malitia vero ejl, npejorem cunfla partem jUfpicari , dice Arift. lib. 2. Rett. Dipingefl mora, perciocch narra Pierio Valeriano lib. 28. de' fuoi Geroglifici , che appreOfo i Romani il nero , ovvero fcuro , prefo per g* infami , e dannofi collumi , e quindi nato il divulgato proverbio
vecchia
il
,

DOnna
lino

qual

T^ero

coflui

B^tnan

da

lu

ti

guarda

La rapprefentiamo
formitas alicnjns

di

eftrcma bruttezza
,

percioccli
.

Turpitudo

efl

aflionis infamis

&

de-

obbrobrofa

La

verte di color giallolino


,

lignifica

Malvagit

tradimento
il

afluzi^,
et

e mutazione di penfieri

in

fomma

quefto colore non

pu applicare

alcuna virt , non avendo egli in f fondamento (labile , e reale . Li ragni fopra il vclHmento fignificano la Malvagit , e la Malignit della vita nortra effcre fimile al ragno il quale etTcndo debole , e tenuiffimo 1 telfe certe reti ingannevoli alle mofclie , che per l paflano : cosi fono gli animi de' malvagi , e fcellerati , che fi occupano a macchinare con falfe , e vane opere loro, alle quali fono dediti : Malignitatem %'itti tofr^e fmltndo declarat , branca efl animai debile , ac tenui ffimum , quod trarh juntibns mnfcis quidam rctiu dolofa contcxit ; ficM animi illortim > qui fceleratis [ubdolis macbinationibm occupantur , dice Cafoperibus dediti fnnt , inanibus , fio fuper llud : ^nni eornm ficut ,Aranea Il denfo , ed il gran fumo che gli ^ioi. dal capo denota , che ficcome il fumo fa danno agli occhi ; cos fa 1' iniqua malvagit , a chi 1' ufa , onde fi pu beniflimo paragonare quello pefTimo vizio al fumo , eflendo come una nebbia ofcura , la quale ofcura la virta della mente .

&

SicHt

fimm
velut

oculi

fc

iniquitas utentibus

tur
hi.

qu.i

quadam

feculari

caligine

ea ; E^e iniquitas fumo compariaciem mentis obducit libro 2. de Ca?

Abel. Tiene colla dertra mano il coltello , per fignificare la natura del Malvagio effcre iniqua , e crudele ; perci il principal fignificato del coltello geroglificamente era prefo per la crudelt , ellendo felici gli Egiziani chiamare quello nome Ocho Re de' Perfi , il quale eflendo crudeliffimo fopra tutti gli altri, in ogni parte di Egitto , dove egli capitava_j riempiva ogni cofi di amazzamenti Ci narra Pierio Valeriano ib. 42.
.

&

de'

fuoi geroglifici

Tiene colla finiftra mano la borfa firettamenre legata , eflendo che il malvagio non folo crudele , ma ancora avaro , regnando in lui immoderata cupidit, e fctc- di avere , la quale genera nell' uomo crudelt , inganno 5 difcordia , ingratitudine , e tradimento , e lo toglie in tutto da <y'm~ flizia , carit , fede , e piet, e da ogni virt morale , e Crifiiana Gli abbiamo meflo da una parte il Pavone , nella guifa che abbiamo detto , per dinotare la natura del Malvagio , nella quale regna ancora la fuperbia , la quale luv gonfiamento , ed un' alterezza di mente , nella quale 1' Uomo prefume ogni cola del potere proprio , n flima Dio, ile prezza gli Uomini cof; invero iniqua , e malvagia ; e perch il peccato non va mai folo , ma 1' uno tira 1' altro , e per moflrare che la Malvagit in f contiene infiniti vizj , le mettiamo dall' altra parte 1' Orlo , ponendofi detto animale per 1' ira ; e per dicefi ;
.
:

^n
Che

crudel

moto njiolono
nube
bollore
il il

/'

ira

in fofca

triff

animo

wla
,

d'

amaro

cor

circonda

Copra do

74 E
Di

ICONOLOGIA
Coprendo
i

Libri

di

arrabbiata [puma

focofo deso nel petto

accende
vendetta

ruina danno/a

di

Che Ipinge /' Vom a fitror empio , e prejlo Che l' intelletto in folle ardire accieca > E o^ni Divina ifpirazion rimuove Dall' alma vile , e la conduce a morte > Triva di grazia , e di fal'.te eterna .

De'

Fatti

vedi Crudelt

Invidia

Perfidia

ec.

MANSUETUDINE
Di
Cefare

PJpa.

DOnna
La
crit

eoronata di olivo

con un Elefante accanto

fopra del quate_>

pofi hi

mano

delira

ManfiietLidine , fecondo Arillotele nell' Ecica lib. 4. una mediodeterminata, con una ragione , circa la pafsione dell'ira in fuggirla principalmente , ed in feguirla ancora in quelle cofe , e con quelle perfone come e quando e do.ve conviene , per amor del. biaono bello e pacifico vivere . L' Elefante nelle lettere degli antichi Egizi ? perch ha per natura di non coxnbattere colle fiere meno polfenti di elfo, n colle pi forti , f non grandemente provocato d grande indizio di manfuetudine , ed ancora perch camminando in mezzo di un amiento di Pecore , che le vengono incontro , li tira da banda , acciocch imprudentemente non le veniifcro offefe e porta tanta olfervanza a cos deboli animali che per la prefenza_j. loro, quando adirato torna piacevole e trattabile ^ oltre a ci riferifce Plutarco , che f qualche Pellegrino camminando per deferti abbia perduta
>.

;.

llrada , e s' incontri nell' Elefante non folaraente non offefo ; ma ridotto alla via fniarrita . L' olivo fegno di pace , e di manfuetudine e per Sacci-doti degli Antichi ne' primi tempi volevano che tutti i fbnulacri de' Dei loro
la

foCTero fabbricati col legno di olivo interpretando che a


cffere

largo donatore delle grazie

e manluetudine a perdonare danza di tutt' i beni . A quefto fentiffero fecondo che riferifce
t
la

dauricenfi a togliere la fterilit grazia farebbe feguita; , quando aveflero fabbricato i fimulacri di Damia, 8 di Aurelia di legno di olivo, e parve che da indi in poi, fino a_

Dio conviene-, volgendoli con benigniloro i commefsi peccati, e dargli abbonbel geroglifico parve che i Dei acconErodoto , quando furono pregati dagli Spedal Paefe loro; al che fu rifpollo , che_
fue
a'

mortali

ce rto

roMO(:ivARro.

r5

certo tempo prefTo a' Milisj arde (Te , lenza opera di fuoco materiale uii_^ tronco di detto legno > Oltre di queilo , I* olio ha tanta forza contro il furore , che ancora fparlb nel Mare, quando turbato , fa celiare la tempefta e lo fa tornar [li] (a) quieto > e tranquillo .

Di' Fatti

litit

Tazenza

t)milt ec.

MARAVIGLIA,
Di
Cefare B^pa
.

Giovane UNa aperta, ed


che
la

, il

che tenga
finillro

il

braccio deftro alquanto alto


colla

ftefo abbaflfo,
fia

palma
e

di
1'

ella
.

mano

rivoltata

colla mano , mano parimente aperta; ma, verfo la terra , e con gamba pi
fi-

indietro che
niilra
,

altra

Star colla tefta alquanto china verfo della fpalla


in
alto
.

cogli occhi rivolti


fenfi

Maraviglia
Icnta cofa nuova

un certo flupore di animo


a'
,

quali

fofpefi in quella
fi
.

mirativo

e flupido : che perci , braccia nella guifa che fi detto

che viene quando fi rappre, rendono 1' Uomo amdipinge col geito del capo , e dclie_
,

vani

Giovane fi rapprefenta, perciocch il maravigliarfi non elendo ancora in loro efperienza . ,

proprio de'

Gio-

mw

m
K
2

MAR-

io

Se confifteffe nelP Olio la propriet tli tar ceflare le tempere , allorch fparnel mar turbato , affolutamente ognuno fi riderebbe delle minacce del mare , perch farebbe ben cura de' Marinari di dar provveduti in abbondanza di olio Da quale Autore abbia tratta quefta tavoletta il Ripa non faprei
(i2)
fi

tolTe

dirlo

[^]

Il

P. Ricci figur la Manfuetudine '..Donna coronata


,

urr
no
le

e proflrata

cve ikn

f.lfi

gli occhi
.

Tiene le manette ad

ambedue

Ja quale fia piegata in le mani . Vici-

un /4?nello , ed uno Scettro perch ne' Grandi del Mondo! dee ritrovarfi pi che in qualunque , altro oppure, la Corona fimboleggia la lublimitk di lei , efTendo virt eroica , legna di animi fublimi , e nobili ; perch ancora reca la corona beata del Cielo air anima , che la poflede E'proftrata in terra, per indicare 1' umilt. Le manette fignificano la Pazienza . L' Agnello vero fimbolo della Manfuetudine, Lo Scettro dimolira che i Grandi del Mondo debbono apparire ornati di s gloriofa Virt .
fia

Coronata
,

75

MARTIRIO.
Hi
Cefare ^ipa
,

ICONOLOGIA

Giovane
e le

, e ridente , veftito di rofTo , cogli echi rivolti al Cielo, afperfe di fangue . Avr per le membra i fegni delle ferite , le quali a guifa di preziofrsime gioie rifplenderanno . Martirio propriamente il fupplicio , che fi pat per amor di Dio , e difefa della Fede Cattolica , e della Religione per grazia dello Spirito a.

bello

carni

Santo ) ed afpcttazione dell' eterna vita , le quali cofe lo fanno Ilare allecol vertimento rolfo , in fegno di quefto amore i e colie gro , e ridente autentici fgilli de' Santi Martiri fono cicatrici j che
;

MATE-

TOMO ^V A R
M A
Di CtJMt B^4

0^

TEMATICA

rZ^

i-J7.^J-tJi i-n

Ala te rn o-iica.
et
,

per le fpalle . Con un compalTo nella delira mano , moliri di mifurare una tavola fegnata di alcune figure ; mollri di parlare infegnandole . Coli' altra mano terr una palla
alla
.

DOnna

mezza tefta Le
di

veftita di velo bianco

e trafparcnte

colle ali

treccie fiano dillefe

gi

grande figurata per

lembi

e nel terra , col dilegno dell' ore , e circoli celefti un fregio inteffuto di figure Matematiche . Siano i piedi ignudi fopra una bafe . Il velHmento trafparcnte dimolira , che ella fia di aperte e chiare dimoilrazioni , nel che avanza facilmente le altre fcienze Le ali alla tella inlegnano , che ella coli' ingegno s' innal?! al volo della contemplazione delle cofe aftratte La faccia di giovane lafciva , conviene alla Poe fia ) e alle altre pralf filoni , che nell'et giovanile operano la forza loro, e fomminiftrano conviene Matematica alla legrezza , che propriet della giovent Ma
la
:

della

vefte

fia

1'

afpetto

78
1'

ICONOLOGIA
Donna grave
, ,

talch n molte grin; adorni, perch quelle difdicono ove fia piacevok nobilt i quefla perch arguilce pochi anni, ovvero poca prudenza , e molta lafcivia , il che non in quella fcienza amata da tutti gli Uomini dotti , che non fi fondano nella vanit delle parole , o de' concetti plebei , de' quali prendono folo materia di nutrirli le orecQiielb illetro moilrano chia degli Uomini pi delicati , e meno lapienti le treccie fparle fenza arte per le fpalle > che da f fole danno ornamen-

ufpetto di
la

di

Matrona nobile
1'

ze

guadino

ne molta Iplendidezza

to a
Il

medefime

compalTb
.-

l'

iftromento proprio
ella di tutte
le

llone, e

moRra che
atto di

e proporzionato di quella profef, cofe d la proporzione la regola,

la

mi fura
Sta in

tirare il circolo , perch (ebbene la Matematica fpeculativa fcienza, denominandola dal fuo pi vero, e nobil fine; nondimeno ancora 1' ufo fine , f non della fcienza , almeno di chi la poflede ,

eiTendo necedario
altrui

dopo P acquilo

dell'
;

abito di erta

per
le

giovamento di

Mufiche

invenzioni di Architettura di Geometria , di Aritmetica e di altre profeffioni , che tutte date alle Stampe, e cavate da' principi di quella fcienza continuamente recano gullo alli lUidiofi con foddisfazione degli Autori, i quali per quelli mezzi, come per ampia fcala falgono almanifellarla in qualche
,

modo

e di qui fono nate

di Profpettiva

di

immortalit . molti degli antichi , e non pochi , che vivono a gloria dell' et nollra , fra i quali hanno luogo Crilloforo Clavio , Giovanni Paolo Vernalione Gio. Battiila Raimondo , Luca Valerio , Federico Mezio , Pietro Maillardi, Cefare Ruida , Camillo Agrippa, e molti altri, che con efquifita fcienza , e con fondamento , che vivamente pofledono , in premio delle fatiche loro, in dono di quella profefllone al noftro fecolo hanno racquiflata la fama , fmarrita merc di alcuni , che per I' applaufo deltenuti Uomini di gran fapere in elTer la fortuna infuperbiti , vogliono quelli lUidj , dando fra la calce , e i falTi , non fapendo elfi , che la virt i Tributari ama , non i fervi della fortuna . Conviene adunque per non devi-: ar molto dal nollro propofito di ritornar a quello , che dicevamo .
la
,

fama

ed

all'

Tali abbiamo

compaCTo alla Matematica Il gure intorno alla vede , mollrano

namento,

e di fortezza, cosi
.

ed il fregio di triangoli , e di altre fiche come fono nel lembo i fregi di ornelle prove Matematiche quelle illclfe fono
, ,
,

principi, e fondamenti

La

palla colla defcrizione della terra


;

e con
fi

le

zone Celelli
fi

danno

indizio, che la terra

nel mifurar delle


di

quali

va fcambievolmente, e non
Ibltentalero

avrcbbono prove,

non

poco momento, quando non

e difendelfero colle ragiou Matematiche . folliene la tavola , e attende per capir le dimollratiIl fanciullo , che ve ragioni , e' infegna , che non fi deve differire la cognizione di quelli
principi
a

altra

et
atti

rozzi

meno

che nella puerile con quella fi apre

perch oltrccch come una porta

a g'

ingegni

di

bel

pi palazzo , o cjiar-

TOMO
ca

Cl^V

ARTO.

79

giardino j nel quale poi fi entra negli anni feguenti dell* et , fanno anche un ilromcnto da iegnare nell' intelletto noUro , eh' come carta bian-

o tavola rafa 5 quaf tutte le cofc , che o da valenti Uomini, o da' liverranno mefle avanti per 1' avvenire ; e per quefto forf principalmente i Greci quel tempo che iioi confumiamo ad apprender lingue lh*abri
ci

niere

nell'et puerile fervendoli


nella

efi

della propria,

e naturale

l'

adopera

vano
che
I

effi

Matematica ; onde difficili fi iHmano oggi molti di danno per chiarezza delle dottrine .
flabilit
,

quelli efempj

piedi nudi, e flabili in terra,


,

denza

a confermazione di quel che

fono per dimoftrazione della Tua evifi detto

MATRI-

80

ICONOLOGIA
M
A
T

R
Di

O
Rjpa.

Cefare

*T

TN

Giovane pompofamente
,

vJ

co' ceppi a' piedi

tenendo nella medefima


"Vipera
.

vefiito , con un giogo fopra il collo , e_ con un anello , ovvero una fede di oro in dito; mano un cotogno , e iotto a' piedi avr una_>

alle

dimodra , che il Matrimonio' pefo ed impedimento al camminare iruj molte azioni di libert , eOfendo il maritarli un vendere feftcfTo , ed obbligarfi a legge perpetua ; contuttocci 'caro , e dellderabile per molti rispetti , e particolarmente per 1' acquilto de' fucceffori nelle fue facolt , i quali fiano veri eredi della roba , e della fama , per l' onore , e credito che fi acquifta nella Citt, prendendoli quello carico per mantenimento di elTa , e pel piacere di Venere , che lecitamente f ne gode per fi fo-j coli' anello , il quale fcgno di preminenza , e di grado onorato . Il cotogno , per comandamento di Solone , fi prelentava a' Spofi iii_ Atene , come dedicato a Venere , per la fecondit , e fi vede in moltc_ Medaglie fcolpito in quello (lefso propofito , perch fono indizio di amore
il

Per

giogo

e per

ceppi

fi

forze

dell'

Uomo

affai

grave

fcam.bievole

come

dice

il

Pierio
,

gettandoli alle
di

Donne
dall'

nobili in

alcuni
tra

luoghi

per effetto amorofo

con baciamento

mani

una

e dall' al-

tra parte

8 0. Gl^-V 2k[ o piuttofto , perch fi dice 1' Uomo corre il frutto , quando viene a quel line , che fi confeguifce lecitamente per mezzo del Matrimonio , effendo altrimenti peccato grave , e che ci fa alieni dal Regno di
;
.

A R T

Dio
vile
in

La Vipera
Matrimonio

fotto

piedi dimoftra

ogni penfiero
,

, che fia fuggendo il

che fi deve calpeftare > come cofi^ con danno della compagnia , a chi congiunto coftume della Vipera , che per diletto amor,

ammazza

il

marito

come

fi

detto altrove

Ma.tr intoni*^

UN
e
la

Giovane di prima barba , il quale tiene nella mano finiftra un anelovvero una fede di oro ; e colla delira fi appoggia ad un giogo . , Matrimonio nome di quell' atto che fi fa nell' accoppiare 1' Uomo i
lo
-,

Donna

in marito

e moglie

legittimo

>

il

quale preflb

si

noi Cri-

fiiani Sacramento, vedi S. Matteo al 19. La fede di oro , dimortra la fedelt , e purit dell* animo che deve_> eflere tra il marito , e la moglie ; ed il primo ufo dell' anello fu ( fecondo che racconta Pierio Valeriano ) per tenere a memoria di mandare ad effetto qualche cofa particolare, e fi faceva il detto anello, ovvero ricordo, di cofa molto vile; crefcendo dopo T induftrla , e i' ambizione di vana pretenfione di pompe , fi venne all' oro , ed alle gemme , portate per ornamento delle mani dall' intenzione di quel primo ufo nato poi , e_ ricevuto come per legge , che fi debbano portar per fegno di Matrimonio, per ricordanza di oCfervare in perpetuo la fede promcffa una volta . Il giogo dimollra , che il Matrimonio doma gli animi giovanili , e gli rende per f , e per altri profittevoli
:

L
:

MAIRI-

"Vn Vomo , ed una Doma rhchare ( ^ ) II Matrimonio fi figura dal P. Ricci a feccia , Colle mani giunte Con due tengano un' afia ; e colle altre due infeme tengano una Corona . /^' fiedi loro Jinno due fanciulli Vaiato una fiamma , ed una_3
.

Cornacchia
Si

dipingono a faccia a faccia


in faccia
le

lone e
vita

dtlla

Chiefa

, j

Tengono

mani giunte
*

per indicare il mutuo coofenfo , e V efpref forma , che vi proferilce il Sacerdote in fegno della famigliarit , che hanno a tenere
,

colla

infeparabik

Per V afta gli antichi Egizi , fecondo Pierio , intendeTano Ja congiunzione. Matrimoniale La corona ombreggia il dominio , che ha il Marito fui corpo della Moglie 1 e la Moglie fu quello del Marito . I due fanciulli a' piedi dinotano che il fine del Matrimonio , di generar
figliuoli

La fiamma denota I' amore fcamblevole , che deve eflfere tra' Coniugati . La Cornacchia, fecondo Pierio Valeriano lib^ o. , gsroglific della copula
maritale
.

8*

ICONOLOGIA
MATRIMONIO
Del
2*.
,

UNO

DE'

SACRAMENTI
M.
0.

tra,

Vincenzio

Ejcci

UN Uomo
fullc

fpdlle

di

morte,
,

to

qual

Ila al

ed una Donna , che fi danno infieme la fede . Terranno una pietra per uno ; ed uno terr in una mano una teda nell'altra due anelli pendenti, e l'altro un funicello triplica molto forte j e indiirolubile , ed una lira Tenendo un piede_>
,
. .

per uno
Il

ferro

non un mutuo confenfb, che fi danno Sagramento della Chiefa, e cosi fono due in una carne ; quindi vi corre la fede infra loro d' amarli 1' un 1' altro ed olTervarla nel Santo matrimonio ; the per fi dipingono infieme , dandofi la fede il marito , e la moglie , tenendo fulle fpalle ambidue una pietra per uno , per fegno j che il matriracsnio un grave pefo , ed uno
e altro
,

Matrimonio non
e
la

lo

fpolb,

Ipola

vi

il

porta quello dell' altro

Tiene uno di quelli in mano una tefia di morte ; perche una unione il matrimonio , cjie non fi dillblve, f non per mezzo della morte ,e quello fembra il funicello triplicato in mano , diffcile a romperfi , com' difficile il matrimonio a fepararfi La Lira, fecondo gli Onirocrlti P/cy.//^. 47. ibi de Zvr^ dinota la concordia infra la moglie , e '1 marito , che tanto auguravano , quando nelle nozze fi fognavano cotal illromento ; Ed in fine tengono un piede per lino al ferro , perch infieme Hanno legati, n uno pu camminare, n ha autorit di muoverfi fenza 1' altro , che tale avviene al marito , ed alla moglie , per llar in tanto legame firett' infieme , uno non pu muoverfi fenza 1' altro ; cio non pu cont'^ncrfi lenza il volere dell* altro , n fepararfi, ne fare altra cofa . Deve fra loro altres elTerv cert' ordine , cio che la moglie fila foggetta 3I marito, e che s' ingerifca folo nelle cofe di cnfa , n dominare Raccontano Margo , Paolo, e Odorico, il marito, come talora fi vifio nell' Oriente elTervi una Patria nella Provincia , detta Tien , dove le momaneggiano i negozi di fuori ; ed i mariti tengono cura gli ordinano , e
.

della famiglia
-

e della

cafa

di

tutte

le

cofe appartenenti a

Dnne

cofa

che ha del moftruofo : e piacefle a Dio , che fra noi ancora non fi trovaffe tale abuf.) , che le Donne vogliono reggere, governare , e maneggiare negozi ed i Mariti fi fanno porre fotto i piedi ; ed Efaja pare che accennaffe tal fatto: Topulum meum e xartores fui fpoliavtrunt muUeres dO"
5

mnat.-c junt

eis

If.
fi

3. e.

12.

ne' negozi importanti ; leggendofi Beato Lodovico Re di Francia , che trattando lungo tempo un negozio d' importanza Egli , ed il fuo Configlio , n potendofi ridur a fine , fapendo ci la Regina fua moglie , confult il Re come doveva farfi ; la
le

Donne

devono ammettere

del

mattina fu narrata

la

detta confulta in prefenza di

cutt'

Savi, e

fi

rilbl-

fero

T
fero di efegurla
,

M
:

^"0 A R T
:

0.

8j

replic il Re bench tolTc bi!onifi;na_,i per elTcr buona confulta , ed ottima , e riufciffe facilmente il negozio , non voglio , chc_j per conliglio di Dotina fi faccia qiiefto e csi ritrov un' altra lirada , ed efegiil il tutto ; dai che fi cava quanto fia cofa odiofa 1' ingerirfi le Donne in negozi appartenenti agli Uomini Alla Scrittura Sacra. La mglie, ed il marito , che infieme fi di-nno
.

fede di non ingannarfi 1' un 1' altro l'oolite [mudare inincem , nifi forl^.i terv.m rei'ertinini in dipfiim, ex confenfu , ad tempus , ut niacetis orationi ne tentet -vos Satanas propter incmtinemiam tvejiram . i. Cor. 7. v. 6. Tengono la pietra in ifpalla del pelo , che uno porta dell' altro ; ed
la
: :

&

uno ha podefl fopra dell' altro , ed ha pefo di render il debito all'altro : uxor wro ^xori vir debitum nddat i. Cor. 7. v. 3. Similiter autem , Tiene la tcfta di morte in fegno, che il Matrimonio dura fino alla cjtis vifit , morte : Mtdier alligata, ejl lezi quanto tempore quod fi dormie^ Id. C: 39. rit niir ejus liberata e/l
.

&

trimonio

difficile a romperfi , eh' la legatura del Ma, Funiadus triplex difficile rumpitnr , Eccl. 4. e. 12. Vi la lira j per fegno del concerdcvol Matrimonio , ed onorevole- infieme < come diceva 1' Appoflolo : Honorable connublum in omnibus ,
II

funiccllo triplicato
:

thorus immaculatm

Hxb.

13. v.

4.

Tengono un comun confenfo


cum
confenji
.

pie per uno


,

al ferro perch per camminare vi bifbgna ii che forf Davide divis a tal propofito ^mbidai^imus
.-

Pf.

54.

e.

5.

G.

Cai^oiit

MEC-

ICONOLOGIA

MECANICA.
Di Cef*re BJp*
.

Af /f r c

mi

^ai'Ic ^l'i

DOnna
Q
la

di et virile

veftita di abito fiiccinto,

con un crcolo in cima

del capo diritto in

alto.

Che

colla

delira

mano tenga una manuellaj

taglia, e colla finillra la vite ed il cuneo; ed interra l'argano. Mecanica arte che opera manualmente mediante la teorica dellc_> fcienze matematiche j. come Aritmetica , Geometra , e mifure diverfe , e da muovere fuori dell' umana poiranza_j figniica cofa fatta con artificio grandinimi peli con pic.ciola forza ; eOfendo quella , che in tutti gli edifizj inclufa , ed operata , mediante le varie e diverfe macchine fue , colle quali va fuperando le forze della, natura perch con fiicilit muove, ed alza ogni- lorta di pef da terra % e mette in efecuzione opere raara,.

viglioie Si

rapprefenta di et virile
,
.

la

quale fa
in

che P

Uomo

fia

capace di

ragioni

ed cfperto delle cofe

ed opera

tutte le azioni civili

me-

taniche

Si verte di abito fuccinto ^ eflfendocch all' operazione mecanica conviene di efTere fciolto da qualfivoglia impedimento o per potere coli' in-

gegno

gegno

e
fi

coli' induftria
.

TOMO ^y ARTO. &


mettere in efecuzione q^uunto
il

8?
afpetta a detta_j

profeflone

per dimoftrare_> derivano dal moto circolare Le fi d la mannella j e la taglia effendocch la manuella ftromen* to compartito mediante la' Cia lunghezza , ad alzare col moto circolare, pefo a lei commifurabile ; di- ci ne fa menzione Arillotele nel libro delle Meccaniche ; e la taglia quella che ferve per Orizonte , e per verticale , per tirare ed alzare ogni gran pefo , Tiene la vite , eCfendocch con maggior facilit de* fiiddett ftromenti opera circolarmente ad alzare medefimamcnte ogni ponderofa macchina 9 ed ancora per lringere , ed alzare, conforme l'occafione ; il cuneo quello , che facilmente percolVo dal colpo, apre sforza, e divide ogni folida durezza . Le fi d 1' argano , come ftromento , che dal moto circolare raeflb fctto il luogo del centro , tira , ed alza pcii foprannaturali
in

Le

pone

cima del capo


j

circolo fopraddetto

le

operazioni meccaniche

che per

lo pi
-,

MEDICINA

85

ME

ICONOLOGIA
D
Di
I

C
I\ip,i

IN

Cejure

DOnna

attempata

In capo
;

delira terr un Gallo

avr una ghirlanda d alloro Nella mano e colla fniftra un ballon nodolb , avvoltovi
.

Bna Serpe . Medicina fcienza , per po , per mettere , e cavare

la
fi

quale gli

aff^-tti
.

vitali

e nutritivi del cor-

conofcono Donna di tempo fi dipinge , perciocch gli Antichi tennero , che foPf vergogna all' Uomo , che avelie pallato quarant' anni chiamar il Medico , prellipponendo alla fua complefiione , e col fuggire 1' uno , e leguire 1' altro , poteffe curare f flelTo ; per il Medico vecchio coli' arte e_? coli' cfperienza , conferva la fanit prefente , e ricupera la perduta . Le fi cinge il capo di una ghirlanda d alloro , perch quello albero giova a molte infermit , e folevafi alle Calende di Gennaio da' Romani dare a' nuovi Magftrat alcune foglie di lauro j in fegno che aveller da confervarfi fani tutto 1' Anno , perch fu creduto il lauro conferire affai alla fanit ; ne fenza cauf fu pianta amata da Apollo , inventore dclla_o Medicina , nel primo delle Metamorfofi di Ovvidio : Inventum Medicina^

meim

ejl.^

La

T
La Serpe
,

M
.

C^v A R T 0,

87

Gallo , come racconta Fello Pompeo fono animali vigilantifllmi , e tali conviene che fiano quei, che minillrano la Medicina. Furono ancora le Serpi apprelfo gli Antichi fegno di fanit perch ficcome la Serpe polla gi la vecchia ipoglia fi rinnova j cosi paiono gli Uomini rifanando eifer rinnovati Il ballone tutto nodofo , fignifca la difficolt della Medicina e la Serpe fu infogna di Efculapio , Dio della Medicina > come credettero falfa-

ed

il

niente

Gentili

Medicina.

DOnna,
verde
cinali
.

che Aia in atto


-,

Avr
di
la

di fccndere un grado di fcala . Sar veflita d foggia di Sibilla . Portar nelle mani alcuni fem-plici mediapprelfo un Sole , ed una Cicogna , la quale tenga in bocca
a
.

un ramo

origano

E' arte

Medicina, nata

dalla fperienza nell'altrui infermit,


,

ed aiu-

tata colla fcienza delie


dalla

cofe naturali

le

quali fono ollervate diligentemente

Uomo . Si fa che fcende lo fcalino , perch contemplazione, che cofa molto nobile , e molte alta , fcende ali*' azione della cura , per mezzo di cofe particolari E' veltita di verde , per la fperanza che porta feco agi* Infermi e.j pel vigore che rende alla vita , che andava mancando . Coli' origano la Cicogna ajuta la debolezza del proprio flomaco , e_> per fu dagli Egizj adoperata nel' modo detto , per geroglifico di Medicina. A quefto propolto iifarono ancora l'uccello Ibi, il quale, come fi detto; altrove , col rolko da felklfo fi purga il ventre ; come il Cervo, il quale_> dopo che ha uccifo il Camaleonte , fmorza il veleno mailicando le frondi dell' alloro , il che fa ancora la Colomba , per rifmarfi nell' inda' Medici per la fanit dell'

fermit
Il

Sole mortra , che la virt naturale del cuore favorita dal calordi effo Sole , pel quale fi mantiene , e conferva la fanit in tutte le membra del corpo , ed olrre a ci molte virt , e propriet all' erbe infonde per mezzo delie quali la Medicina fi efercita .

FATTO STORICO SAGRO.


Sa figlio di Aba Re d Giuda fi mofir nel principio del Tuo regno ottimo Sovrano non meno , che ottimo feguace del volere del vero Dio . Buon farebbe fiato per elTo , che feguito fempre avelTe nell' intraPur troppo devi nel correr del tempo dal retto fentiero prefa carriera e fi rendette colle fue empie opere odiofo agli occhi di Dio , il quale per farlo ritirar dal fuo errore , fi compiacque di avvifarlo con una dolorofa inAccadde quefio neU' anno trentefimo nono di fuo regnafermit a' piedi Tutte per fu invano all' oflinato cuore di Afa 5 poich in vece di re riconofcerc 1' altiffima mano da cui il gafiigo gli veniva , ed in vece di chiedere
! . .

&8

chiedere a quella perdono e loccorfo , fi confid negli ajuti umani , affidandoli pi ne! fapere de' Medici , che nell' Autore della vera Medinec in injirmitate fua qn^jivit Dominitm , fed magis in Medicorum arte cina I Medici ad altro non fervirono , che a farlo pi tormentofacottfipis e/i mente ufcir di vita . Taralipomenon c^p. i6.
; .

FATTO STORICO PROFANO.


di Guntranno Re degli Aurcliani , eflendo a morte inferma , aftutamente perfuafe al Re di concederle qualunque grazia gli chiedere ; ed avutane ferma promella con giuramento , ella gli addimand die ei dovette fare alla fua prefenza tagliare il capo alli luoi Medici , dicendo, che quelli fe'l meritavano, per averla per pi giorni con medicine tormentata . Quanto chiefe , tanto ottenne . Tritemiorapportato dgir A/iJlolfi Off". Stor. lib, 3. tap. 22.

AUftrigilde moglie

FATTO FAVOLOSO,
Uccifa che ebbe Apollo figliuolo di Apollo , di Coronide Coronide , cav Efculapio dal fianco di lei , e lo diede in cura al Centauro Chironc Fals Efculapio tutto il tempo della vita ne' giardini , ed acquift una perfetta cognizione dei femplici ; "perilch fu adorato come Dio della medicina . Giove lo fulmin , per aver reftituita la vita ad Ippolito figliuolo di Tefeo , e di Antiope , o Ippolita Regina delle Amazoni . Omero Illiad^, lib. 5: Tindaro ea

EScuIapio

MEDIO-

MEDIOCRIT'.
Di
Cefare Bjpa
.

TOMO

Cl'v

A R T

0.

89

mano tenga un Leone legato con una catena, e Diun Agnello legato con un debole , e fotti laccio mollrandofi per efT due ellremi , il troppo rifentimento , e la troppa fofferenza ; e tenendo detta Donna il luogo di mezzo tra quelli eftrenii di fierezza , e di manfuetudine , per quali venghiamo in cognizione di ogni altro eftremo in ciafcun abito dell* animo , ci pu eOfer vero geroglifico di Mediocrit, la quale fi deve avere in tutte le azioni, acciocch meritino il nome j e la lode di virt
.

DOnna

Colla deflra

colla llniftra

Me

diocTti

DOnna
leva,

bella

e rirplendcnte

colle

ali alle

ipallc

colle quali

{al-

Cielo

da terra ; additando con una mano Ja terra con un motto fcritto che dica i Mediq tutifimus
t

e
ibis

coli'
.

altra

Dt^ Fatti

ledi Trudenza

MEDITA.

ICONOLOGIA

MEDITAZIONE
J>i

Cefire I{lpA,

'

cMdti

Medita7.ione^

di' ed matura , di afpetto grave , e modello- ia qtuTr P'^ih i ledere lopra di un monte di libri , fopra la mano del nillro br.icio , piegato fuila colcia dell' lato deliro , ripofi la gota in atto di laec penibfa ; e fopra il deliro ginocchio coli' altra mano tenga un libro foc-

Onna

chiufb , avendovi fra mezzo qualche dito . ECfendo la Meditazione una ferma confiderazione
plice virt
delle
1'
>

riguardante
qualit
il

la

fem-

cofe, par che


e

convengano

fi

le

fuddette

all'

eti
.

ma

tura
Jcllo

perch

intelletto in quell* et

atto a difcernere

vero

La gravit
Audio
.

modclia non

difcofla dal

convenevole

dell' et

L' atto di fodenrre il volto ne flgnifTca la gravit de' pcnfieri , che ccupano la mente in quelle cofe che fi hanno ad elTeguire , per operare perfettamente , e non a cafo , come ben diife Aufonio de ludo fe~ psm fapientum con quefti verfi per fentenza di Periandro : D^hm 2^oba ^
:

Medtatonem
Is

id

qiiippe falus

& gcrendit
qiti

effe

tstim

(ptod
efl

geras

effcnx
,

Medhatiir omne

pms

negotiim

Tiihil

TOMO
Inibii
efl
,

SiV

ARTO.

fi

^lant

quod ampUorem curam poflulet t gere ndum fu , dehinc , qnod In coghantes fors non tor^iliun regit .
cogitare

ne pu dinotare I' afldut della fiia pr le quali contengono i primi principi , procede alla inveitigazone del vero. colli quali principalmente li naturali j eh' ella fa le rifleffioni il libro focchiufo per accennare Il tener i fopra la cognizione delle cofe , per fermar le opinioni buone , e perfette, dalle quali vien onore , e ancora bene ; come fi dimoftra per il feguentc
ftare

Lo

fedendo fopra

libri

pria operazione fondata nelle fcritture

JEpIgramma

il

qual dice
Felix

qrii

v'it.t

curas

exutus nanis

Exercet meditans nobile mentis opus

Hc

potiit

certas

venturs linquere fedes

, ,

"Dnde homines <veriim

di/cere rite queant

Hmc
Et

ergo merito eeterno dignatur honore


celebri

canta

fama per

ajira fvehit

MEDITAZIONE SPIRITUALE.
DOnna
gli

porta
di

colle
;

occhi chiufi
clTa

ginocchia in terra e colle mani gionte . Avr ed un velo la cuopra tutta , in modo che trafpa,

rifca

la

forma

Donna

che un' azione interna ^ che I* conlderando le cofc , che fanno a propolito per la perfezione , e faUite ; perci lo far colle ginocchia in terra e colle mani gionte infieme , lignifica 1' effetto di divozione ) e umilt che ha la perfona , la quale continova , e ufa la Meditazione
fpiricualc

La Meditazione

non

altro
,

anima congiunta per

carit con

Dio

fa

Spirituale

L' aver chiufi gli occhi dimortra V operazione interna j aflratta dalle cofc vifibili ; il che li nota col manto , che la cuopre 11 detto coprimento pu lignificare) come chi medita , li nafconde in luogo ritirato, e flalli Iblitario , fuggendo le occalioni della diftraziontJ
d^lla

mente

MEDITAZIONE DELLA MORTE.


DOnna
con vedi lugubri , appoggiata col braccio , tenendo ambi gii occhi fila in una tefia di morto fopra la detta fepoltura ; e che alli piedi Ila una pecorella colla in fcgno di ruminare , zata , tenendo in bocca crbi
fcapigliata
,

a
,

fepoltura

qualche che lia


tcfia al*

^l

MEMO-

^i

MEMORIA.
Ili

ICONOLOGIA

DOnna
Co
delira
;

di mezza et . Avr nell' acconciatura della tcfta un giojeHiero ovvero uno fcrigno pieno di varie gemme j e far veftita di nero . due primi diti della mano deftra fi tirer la punta della orecchia_j e colla fnillra terr un
la

DipingclI

Memoria
,

Memoria
nell' et

e della

perfetta

Cane nero mezza et , perch Arinotele nel libro delia che gli Uomini hanno pi memoria.* Ricordanza dice che non hanno nella vecchiaia , per la fcordanza , o
.

di

per non aver impurato 5 L' acconciatura del capo , nel modo che fi detto , dimofira , che la Memoria fedeliffima ritenitrice e confcrvatrice di tutte le cofe le fono rapprefentate da' noftri fenfi , e dalla fantasa ; per addiman^ data 1' arca delle fcienze > e de' tefori dell' anima . Veftefi di nero , il qua! colore fignifica fermezza , e {labilit per la_j ragione detta altrove , eflendo proprio della Memoria ritener fermamente le forme del fenfo , come dicevamo rapprefentate t ed Arinotele 1' afferma nel luogo citato di fopra
nella puerizia
.
>
-,

cho

Tirafi la punta
lib.
Iflais

orecchio , In conformiti, d quel che dice Plinio II. della Storia naturale, con quelle parole:. E-fi. in aure ma memorix tangemes attcflamnr . , qiiem
dell'

Virgilio nell' Egloga 5. dice

it

Om
Vellit

caneran I{eges
5

>
..

&

& pritlia,

Cynihiia

aurem

adiio/iuk

Il Cane nero fi pone per- la medefima ragione del colore del velli-^ evento di detta figura , come ancora , perch il Cane animale di gran Memoria ; il che fi vede per ifpericnza continua , che condotto in paefe flraniero , e lontano , per ritornare onde flato levato, j da f lleffo fenSfa

diflcolt ritrova la

Itrada

che ritornando Ulilfe in Patria dopo venti anni , non fu altro , che un. Cane lafciato da lui alla partenza , che lo riconofceffe onde Socrate, appreffo Platone nel Fedro, giura per il ed. accarezzaife Cane , che Fedro aveva imparato a mente, tutta l' orazione , che Lifia__a, aveva compolla ,
Diqefi. ancora

-,

Memoria.:
con due facce , veftita di nero . e che tenga nella, mano, deftra una penna, e nella finiftra un libro La Memoria un dono particolare delia natura , e di molta, confide^a.zoncj abbracciandofi con elTa tutte le cofe palfate , per regola di Prudenza
.

DOnna

M'o

fi^v

AR

r 0.
Ci

95
Ei

denza in quelle che hanno a fucccdere per 1' av'/i;nire ; per due facce . II libro , e la penna dimoftrano , come fi fuol dire 5 che con 1' ufo fi perfeziona , il quale ufo principalmente confifle gere t o nello fcrivera
.

coii_j

la
,

Memoria

o nei leg-

"FATTO STORICO PROFANO..


ARillofane Poeta fingolare fu di lomeo Re di Egitto (lupore
profonda memoria, che rec a Toperciocch in una pubblica raunanza di Poeti , recitando a gara ciafcuno Poemi belliffimi egli trov , che uno recitati aveva gli altrui verfi per fuoi . Palcfollo ; recit con felice memoria tutti i verfi di quella Poesia , e fece rimanere 1' impoftore Poe-5 Ftrima nella Trefaz, nel j^ ta fiupito non meno , che Icorbacchiato. .
s
;

FATTO FAVOLOSO.
Talide figliuolo di Mercurio ,, ottenne da fuo Padre di poter domaadare tuttoci , che ei voleva , trattane 1' immortalit > ed egli richiefe di poterfi ricordare di tutto quello che aveva fatto , qualora P anima fua fofle pallata in altri corpi ; e Diogene Laerzio libi 4. riferifce chc_> Pittagora per provare la Metempficofi diceva egli elTere fiato quefio Fialide j tuttocch Ovvidio nelle fue Metaniorfofi Hb. 1 5. faccia dire a Pittagora di effere egli fiato Euforbie uccifo nella guerra. Troiana, da. Mene lao . Diz^ Fav^

MEMORIA.

94

ICONOLOGIA

MEMORIA GRATA
De'
D
Gio.

benefici [ricevuti

Zawm

Caflellini

C.M. del.

Memoria, graia,

de-

Ben&ficj/ rtceuti,

UNa
ne
,

gfaziofa
.

nella

Giovane incoronata con ramo di ginepro folto d graTenga in mano un gran chiodo Stia in mezzo di un Leo.

Aquila , Incoronali con ginepro , per tre cagioni : P una perch non fi tarPlinio lib. 6." cap. 40. Cariem , la') e non s'invecchia mai "jetuflala gran Memoria tem non fentt jimiper'.ts cos per tempo alcuno non lente il tarlo dell' obblivione ? n mai s' invecchia , per la figuriamo giovane La feconda perch al ginepro non cadono mai le foglie , come narra Plinio lib. ifii. cap. 21 . cosi una perfona non deve lafciarfi cadere di mente ii beneficio ricevuto La "terza perch le granella del ginepro ftillate con altri ingredienti , giovano alla memoria , e una lavanda bollita con cenere di ginepro parimente conferifcc molto -alla memoria , come tra gli altri Fifici infegna il Gualtero nel trattato latino del.

ed un'

&

-,

ia

memoria

artificiale

Caftore Durante raedefimamente conferma, che le bacche del ginepro confortano il cervello , e fanno buona memoria, la quale confervar fi deve circa li benefici ricevuti ed eaer fempiceraa j epiteto dato dall' Oratore
:

TOMO ^V A R r
ojfe

.
,

9;
di
in

dicendo

Cui

jm

objlr^Hs memoria, benejci femptterna


il

cui

legiti-

eterne Proverbio : Claw trabali figere beneficHm conficcare il beneficio con un chiodo da trave * per denotare la tenace memoria del benefizio ricevuto , eh* aver fi deve . Ponefi in mezzo al Leone e all' Aquila perch quefti animali , an-

mamente pu
Il

eCfere fimbolo

ginepro
,

annoverato tra
dagli

le piante

chiodo

che tiene

in

mano

tolto

Adagi

quel

corch privi di ragione 1 hanno mollnno di tener grata memoria de' benefizi ricevuti . In quanto al Leone Aulo Gellio p^I 5. lib. c.Tp. 24. rlterifce ,che Appioiie Storico Greco lafci Icritto di avere , non udito , ma con gli occhi propri veduto in Romanci Cerchio maffimo t-aceniio(i li giuochi pubblici delle cacce, eflere Uato efpolto uno Schiavo ,- detto pernomc Androdo , da Eliano libro 8- cap. 48. de minima!, chhmuo Androcle AfJ^po^Xnsla-WQ fiere e beliie , che vi erano ; traile quali un orribile je feroce Leone fubitocch vidde Andredo > flette quaf maravigliato, e dapoi si accoll, a. lu fiicendogli feda colla coda ,. come coHume di amorevoli cani , e leggerAndrodo che prima era quafi mente gli leccava le gambe, e le mani
.

accarezzato dalla fiera , cominci a. ripigb'are lo Imarrito fpirito, fiando gli occhi verfo il Leone; allora , come foiFe fatta fcanibevole ricognizione, 1' Uomo ,- e la fiera allegri ,. pareva che 1' uno fi quello fpetracolo cos mirabile il popolo congratuIalTe di veder 1' altro ^ mand fuori voci grandiflime di maraviglia : perilcli Androdo fu condotto avanti T Imperadore, il quale gli dimand in qual modo quel Leone cos atrocs foITe verfo di lui manfueto. Androdo rifpofe, die gi l'aveva conofciuto in Affrica v quando vi era Proconfole, il fuo Padrone > dal quale per le gran battiture , che da lui gli erano date , le ne fuggi per illar nafcoilo in folitudini, e eampi deferti, e che fi ricover nella sferza del gran calor del Soie in una Spelonca , n flette molto ,. che vi arriv quel Leo-

morto

di paura

ne

aliai
il

addolorato

pieno di lamenti
,

al

cui'

afpetto
,

Androdo tem
,-

ma

Leone con

atto umile

quaf

dimandaQe ajuto

alz un piede

e lo

porfe verfo lui; Androdo vedendo il piede infanguinato ,comprefe , che vi aveCfe male sicjh gli pigli il piede, dal quale trad'e fiiora un acuto ftecco , e gii nett la piaga ; il Leone conflato del medicamento , gli fece carezze e fi ripos in feno a lui , e da indi in por Androdo per tre anni continni abit nella medefima fpelonca col Leone e ville delie fiere , che il Leone pigliava , delle quali la miglior parte per mancamento di fuoco al Sol gagliardo, che in quelle parti di continuo arde , foleva cuocere, e ma col tempo effendogli venuta in faiiidi quelle cofe cotte fi nutriva dio cos fiera , e filveilre vita , andato il Leone a procacciare il folito vitto , Androdo lafci la fpelonca, e ufcl di quel deferto, ed avendo camminato per tre giorni continui, si abbatt in una {quadra di foldatr, da' quali rconofciuto , fu mandato d' Africa a Roma a dove il padrone gi era coronato , il quale lo giudic reo della morte , come fervo fuggitivo , e' erdin che foffe condannato alle belile , traile quall^ era il fuddettO' Leo ae j che ancor fu grefo 3 e condotto a Roma , il quale ricordevole del be
,. :

aefizo'

96
nefizio per
dalla
il

ICONOLOGIA
ricevuto medicamento
,
,

conofciuto benefattore

ma

piuttofto

lo

non volle altrimenti offendere il rper il che Androdo fu accarezz


:

Popolo gli fu donato il grato e cortefe Leone , col quale poi legato con delicato vincolo andava a fpafHic ejl fo per tutta Roma , e le genti gli correvano incontro , dicendo Leo hoj'pes hominis , ine efl homo medicm Leonis In quanto all' Aquila, Grate Pergameno di Paefe vicino al fiume Calco nell' Afia , narra , che Cedici mietitori alTetati mandarono uno de' loro compagni a pigliar dell' acqua , il quale vicino al fonte trov un' Aquila , che era foffocata da un lungo ferpente t che intorno al collo con varj giri le fi era avviticchiato ; avendo egli feco la Tua falce , tagli a pezzi il detto ferpente, e lalci volare libera 1' Aquila. Eflendo poi ritornato col vafo pieno di acqua , diede bere a tutti li compagni , e volendo anch' eCfo bere , in un tratto 1' Aquila fopraggiunfe , e colle ali gli sbatt dalla bocca il vafo in terra. Il mietitore mentre attribuifce ci ad ingratitudine dell' Aquila da lui liberata, vede li fuoi compagni , che bevuto avevano, cadere immantinente morti ; onde fubito pens, che 1' acqua foflfe avvelenata, e conobbe effere in vita rimafto per grata ricompenfa del benefcio fatto all' Aquila . Degno ancora che fi racconti il cafo , che Plinio nel cap. j. del io. una Donzella iib. efpone , dove leggefi , che in Sefto Citt della Tracia nutr un' Aquila, la quale per rendere grazia degli alimenti, gli augelli, eh' ella pigliava li portava alla Donzella , la quale morta che fu , nella_j medema Pira di fuoco , dove ella ardeva , 1' Aquila fpontaneamente vol, e inlieme colla Donzella fi abbruggi . Ora f confderamo, che il Leone Re degli animali terreflri , e 1' Aquila Regina degli aerei , concluderemo , che quanto pi una perfona nobile, magnanima, e generofa , tanpena affoluto
,

e per decreto del

toppi conferva grata memoria de' benefci ricevuti

De' Fani

l'edi

Gratitudine

MERCA-

MERCATURA.
DeW ^bate
Cefare Orlandi.

TOMO ^V

A R T

0.

97

-^rJ.^.r^r.'/^/fi .

veftita con abito di color candido Sia d ponga avanti un Porto di mare con veduta di NaTenga in una mano il corno di dovizia . Coli' altra fovi , Vafcelli ec. ftenga una ftatuetta di Mercurio , che abbia in mano una borfa di denari Sia in atto di camminare in fretta . Le ftia appiedi un Gallo . Si offervino apprefso la figura vari libri mercantili diverfc balle ^ mifure bilance pcfi , marche ec. In aria fi veda volante la Fama . E' la Mercatura una ProfefUone che confiftc nel comprare vendere cambiare roba a fin di guadagno , Per

DOnna

bella

riccamente
.

occhi vivaci
.

Si

p
Per
la

I
neceffit.

e
f

O L
,

G
1'
-,

A
.
:

e comodo , che fa ReMercatura reputata degna di lode Bartolomeo Calfaneo nella fua tanto fpecciiata opera , il cui titolo fi CnConlTdcrazione 45'. ragionando talogiis GloriS Mundi nella Parte undecima de' Mercanti dicL- Sunt bonor.mdi , awi nois necejfarj effe lideatitur , cam q:if nobis fuperjhni de-vehait , cS' permutando ac lendendo ea advehant , qux necejfaria funt . Checch contradica Ariilotele "Politic. 7. cap. 4. qualunque rs^ gione in contrario apporti Baldo in l. T^obiliores C. de Commercis , c^ Mercutoribus dalla maggior parte- de' buoni penfatorl fi giudica la Mercitiira onorevole tanto , che efercitandofl in ella un Nobile , li aderifce che egli punL' efmpio di tante ili u ri to Bsn deroghi allo {pleiidore de' fuoi Natali Nazioni , di tante fagge Repubbliche , che quello determinano debbono effer ben ballanti a far rlcrevlerc chiunque contra ne fenta La Profeffione mercantile ( dice Efraimo Chambers nel fuo Dizionario) M (limata nobile e indipendente . In Francia per due fentenze , o di chiarazioni d Ludovico XIV, {' una del i66g.t 1' altra del 1701. perraellb a' Nobili il traffico e per mare , e per terra ,. fenza derogaE Noi abbiamo frequenti efempj di Mercanti noalla loro Nobilt ta re nollro Cielo ^ a cacone dell' utilit della Commercio bilitati in quello manifatture fabbriche o che Iian meife in- piedi . 1 , M e per le un Brettagna anche traffico Nella a minuto non deroga alla Nobilt .

che
fu

ne tiene

per

utile

pubblica ne ritrae

fempremmai

la

11

Nobili di quella Provincia fono difpofti pel Commercio , lafciacio non la perdono , ma , per dir cosr 5 la Nobilt loro y, celTano folamente di godere de*" privilegi della lor Nobilt, finch il loe la riairuraono con lafciare il traffico , fenza ali, ro Commercio dura ,
)

Oliando

no dormire

tre lettere

o illromenti di riabilitazione , Nelle Repubbliche la Mercatura ancor pia


.

(limata

rna

^"

niun

altro luogo piucch in Lighilterra , dove i (jjliuoU , e fratelli pi gio vani de* Pari , fona fpedo allevati nella Mercatura . Aggiungi a ci che molti de* Principi Italiani fono i principali Mercanti de' loro Srati, e pcnfano di non ifcreditarfi punto col fare i lor Palazzi fervir di ma gazzini : E che molti de' Re dell' Aiia , i pi ancora di quelli della M colla d' A(rrica , e Guinea, trafficano cogli Europei 1 or per mezzo de' ed ora in Perfona . :, lor Miniilri. , Per mio avvifo per , fi dee diflinguere k vera Mercatura da' qiiei generi di piccoli traffici , che per avere con effa qualche correlazione vengona abuiivaniente chiamati Mercatura . La Mercatura all' ingrolfo la fola, che non. pregiudica alla Nobilt, poich quella , che efercita, Parlando pertanto come fi fuol dire , a ritaglio, onninamente P ofcura quella conlifre o in proccurare da remoti della Mercatura ari' ingroifo Paefi allo Srato quelle tali cofe , delle quali eflb. ne privo- , e provve dere gli altrui di quelle , delle quali nel proprio fi abbonda ; o. ancora in criggere fabbriche di manifatture , che non folo liano di vantaggio al proprio Stato ma eziandio agli Stranieri; dal che, oltre 1' utile che a quced a f lleffo perci fi procaccia ne rifult;: Itima. , riputazione , e flo
. ,

dccjfo.

TOMO
.

Cl'j

A R

7 0.

99

A quefia fpezie di Mercatura , torno a ripetere , fbprafrantio un decoro Nobile, non deturpa punto la fua nobilt. Difll loprallando , perch n Mercante di quelo rango dee lopraiRtendcre si con tutta la vigilanza , ed attenzione a' fuoi affari, dee avere ottime, e pi corrifpondenze , dee tenere fagaci , e fedeli miniilri , e dee far efeguire le iie difpofizionj da' fuoi fjbalterni ; ma non mai ( per quello che io ne penfi^. in perfona como cambiare ; ogniquaJvoltu all' utile , che fece reca la.^ prare , vendere JNlercatura , voglia unito il vantaggio di non far comparire in vi figura_j La buona Economa, come abito per fc quella Nobilt, che 1' illultra
, .

MqSq femprcmmai commendevole

virtuofo
;

ma

ferburfi

nel proprio rilpettabile

grado

il follegno di chi bra, e a buona Economia attribu-

endoli r impiegare il denaro ne' generi di Mercatura , da* quali [ generalmente parlando ) ne deriva accrefcimento al proprio peculio , perci ( oltre il riflelTo dell' utile, e decoro, che alla Repubblica fi arreca ) un tale impiego di fomme confiderabili degno di lode in un Nobile ed e u atto che proprio d' un ottimo economico pcnfare ; e quindi con tutta ragione fi giudica , che per un fimile atto la nobilt ne' fuoi pregi non loffra punto di crollo . L' iiconorala per altro di un Nobile diveria affai da quella di un Mercenario ; e quanto etfa deve confirtere in un perfetto altrettanto allontanarfi deve da qualunque bench minima azioregolamento ne , che faccia trafparire ombra in fc di vilt , IJ contrattare perfonalmente , e moltoppi lo Ilare alla banca , atto in f che fcnte di foggezione, di fcrvit . Chi contratta , nella guifa che dilfi , fi fa di ragione pari a qualunque forta di contraente . Qiielio balii . Lo Ilare alla banca , non ( per mio avvifo ) efeguiblle , che da chi dipende da altrui , e da chi da altrui fi abbalfa a dipendere Se fia ci compatibile in un Nobile , ne lafcio il giudizio a chi fa ben riflettere , Accennato che abbiamo qua! fia la vera Mercatura , per cui un Nobile non degrada dal fuo elfere , e come ella da perfona tale debba effere efercitata , fcendiamo a fpiegare i' Immagine della Mercatura, nella_j quale intendo di comprendere non folo la Mercatura all' ingroffo , ma eziandio quella parte di lei , che fi dice Mercatura a ritaglio , quale fcbbene fia molto dammeno della prima , nientedimanco ha il fuo merito * ed in perfona di fecondo rango onorevole , e commendabile . Si dice nel confille a ritaglio , perch vendere ipezzatamente j o vogUam_ dire a minuto , quelle tali robe , che fi fogliono comprare all' ingroffo . Efcludo da quella quel genere di traffico, che confile in chincaglierie , ed in varie minuzie , del quale convicn dire che intendeffe Cicerone , aU lorch nel primo de Officiis diife ::z Mercatura fi tennis ^fl , fordida putanda Egli lo chiam Mercatura, ma abufivamente, come anche al prefenefl te da moki fi fuoi nominare, mentre non merita, che nome di mercera, o fimili . Parla della Mercatura a ritaglio, fecondo il mio intendere, (che deve pur confidere, per effer pregevole , in copiofi , e ricchi capitidi di robe ) nel feguitare a dire S magna , copiofa-, multa imdiqiw ajjpor, .
-,

&

tans

miUiJi^.ic fine

vanitate impaniens

non

efi

admoduni "jituperanda

Della
Mcrca-

loo
Mercatura
ipfo
all'

ICONOLOGIA
ingroffo
, , ,

pcnlb che ragioni


contenta potus
,

allorch
,

etiaTK Ji fati.xta qux/lu

vel

ut ftepe
>

ex

alto

loggiunge =: atqne-> in portnm ific ex


jitre

ponu

in

agros

pojfeffionejque

contulerit

videtur

optino pojfe lau-

dari =5

Figuro pertanto la Mercatura Donna bella , e riccamente vellita , per dimoftrare ed il pregio della Profefllone , e la ricchezza che ci abbifogna per porla in cfeguimento e 1' opulenza non meno , che ll^mpreppi accrefce u chi giudiziofamente V efcrcita .

Di

occhi vivaci, per denotare, che per efercitare


di fpirito, Ibttigliczza di

la

Mercatura
operare
,

fa

diio-

po vivacit

penfieri

intelletto, e cognizione
nell'

di

varice
La

:divcrfe

cofe
gli

ed una fomma accortezza


.

Del che

occhi vivaci per indicare la fchettczza , ed onorato , procedere , che fi ricerca , ed neceflfario nel Mercante . Qiiando abbiamo tolte quelle belle prerogative in perfona tale , ella riguardar non li pu,' che per abbominio del Mondo, e che per pelle delle Citt I difetti maggiori , dai quali dovrebbono ftar piucch lontani i Mercatanti, fono 1' abbominevole aftuzia , colla quale eglino fi fhidiano d* ingannare il Compratore nel vendergli pelTmia roba per perfetta > e la menzogna , di cui piacclTe a Dio , che non avcffero taluni tutto giorno ripiena- la lingua Anzi voleffe pure Iddio-, Che alle menzogne non aggiungedero eziandio gli Ipergiuri I A propofito di quefti tali cosi Andrea Faulklllao
verto con abito candido
. . :

tutto fono indizio

Terfitrata fuo pofpontt

T^umina

lucro

Mercator

jigiis

non

nifi di^ntts

aquis

Sono eglino pure malL' avidit del guadagno a fimili vizi Ii attira Oltre il non mai abbaftanza deplorabile danno , che alle anime proprie arrecano , fi rendano di pi fabbri dello fleflb loro temporale fvanraggio , poich venuta la verit a luce , ben fi comprende da ognuno quanto poco fidar fi debba in Negozianti Ji tale natura , e quindi ne fuccede,
.

accorti

.'

che porto in difcredito


colli
,

il

loro

Negozio

conviene che necelTariamente


'''

tri'''

riduca a nulla . Altro difetto, che 1' onoratezza offende, Mnione , che perloppi , particolarmente ne'
e
fi

fi

la

lega,
paefi
,

piccoli

o voglian dire Mercanti tra"*

mercanzie un prezzo , che forpafsi il giuSi fiila innoltrc innoneftamente da taluni di tacere difetti della roba ; per il qual filenzio ne refia al fornaio il Compratore preRiflettendo a tale malgiudicate? 5 e moltoppi il Venditore nella cofcienzi vaggio ufo Cicerone , cos fi efprime nel terzo degli Offici Hoc gewts celandi quis non videat ? Certe non apti non fitnplicis , non ingenui , non ju:= fli , non beni viri fed potius nieffuti , obj'cmi , aflnti , fallacis , e^ callidi Per la legge delle dodici tavole fhbilita la pena a chi in fimil cafo tace 5 e per la. legge Aquilia il Venditore corretto a palefare tutti i difetti della roba , che vende . Buon farebbe che quefte leggi fofscro cfatfi

firinge

nel fiflare alle


.

loro

fto

dovuto guadagno

-,

Uiixente ofssrvate

Da

quelli

TOMO ^V ARTO.
Da
quefti

lor

ed altri difetti , che lungo farebbe V annoverarli, fi guardi a. IDa firnili errori io certutto potere chiunque fi efcrcita in Mercatura tamente fiimo lontani gli onorati Mercanti di quefta tanto ilkillre Citt, tra* quali meritano particolare menzione gli oneflifllmi Uomini Signori Giovanni Piazza , e Gio. Andrea Canali . La pongo avanti un Porto di mare con veduta di Navi , Vafcell ec. per fignificar la propriet della vera Mercatura , che confide ne! fiir provvilla da' remoti paefi di quelle cole , che o nel proprio mancano affatto o di foverchio fcarfeggiano ; oppure di fiir giungere ne' luoghi , dovc_ mancano , quelle robe , che nel proprio abbondano ; per il che efeguire Oltre di ci fimbolo e nccclsaria , quaficch Tempre , la Navigazione il mare del pericolo , travagli , e perdimento , come fi pu vedere apprcdo il Valerlano lib. 38. ; e quindi voglio per eflb dmoftrare i perigli , a' quali pur troppo {oggetto chi mercanteggia , e le anguille, che Ibvente produce nell' animo , o fui penfiero dello rteffo pericolo , o fui effettivo perdimento di robe , che fpelb fpeflb accade . In fatti i roverfci Qtiante della forte de' Mercatanti fono pur troppo tutto giorno in vifia de' loro negozi , fiate all' illabilit delle onde dovendo affidare la fomma cagione una fola tempefta , che da ricchi, e felici, in un baleno fi ritrovino in braccio alla pi compafllonevol miieria 1 Pur troppo fpeflfo ii l'ente taluno gridare con Properzio ^h pereat quicunque rates , dr %'da paravii invito gnrgite fecit iter l Vrimus ,
.
, :

&

In altri pericoli eziandio incorrono i Mercatanti . L' improvvifb fallirendere ih un fubito mifero affatto la rilento di un Corrifpondente pu
la

In propofito per di fallimenti , non ferapre la forte ne potendo efii derivar da pi fonti . Il poco buon regola, mento di taluno di coftoro ; lo Icialacquamento nello {pendere ; il voler talvolta garreggiar nelle pompe colle perfone a loro fuperiori ; il tenere, poco accorti, e men fedeli Miniitri e Giovani, il dar la roba ciecamente
flato

loro

fola

origine

non gi

e come volgarmente fi dice , a credenza, fono, , rado , le cagioni del loro fallire E giacch fi fatta parola del dare a credenza , mi Ci permetta che a chi riceve io chiaro efponga il mio che a Mercatanti non meno a condizione di afpettare
di
,, ,.

/entimento.

fempre gentilezza di animo del Mercatante il dar la {u roba a rcfpiro. ; anzicch io perloppm la reputo un effetto di vera ingordigia di maggior guadagno, e mi fi lafci dire , di un guadagno ancora innoneflo Poicch trovandoli il Compratore, per il defiderio che ha diconfeguirla % obbligato a non ripetere fui prezzo , che alla roba fi alTegna , il Mercatante non ifcrupoleggia di notai'c alla partita del fuo Debitore li terzo forf di pi di quello , che dovrebbe importare la data merce ; e che in effetti non farebbe flato refllo a rilafciare a chi co' contanti alla mano gli fi. foCfe prefentato per I' acquifla di (fa ^
gi

Non

Compren-

ioa
:-

ICONOLOGIA
il
il

Mercatante non deve , e non fuole tenere_> coiifcguimento di cfso nell' efito della roba lo fa ben prclio raggirare in Tuo utile . Perci accordo aneli' io , che pofta uen ingi ita mente il Mercatante conteggiare in fuo pr [ coli' intela per del Compratore ] quel tanto i che utilizzar gii potrebbe il denaro , le a ie tratto lubitamente lo avelie . Deve pertanro il Mercatante , concordadi quello regolare il ilio -credito , e to il tempo dell' attendere , a norm non gi a norma de! fuo capriccio, della fua avidit, non abufarli della neceflt in cui 11 trova il Compratore di conlegwir la llia roba. E quello facendo , non vanti il Mercatante di ular finezza ; poich altro non fa , che rilafciar denaro a frutto ; ma torno a ripetere , quello frutto non fcnta di ufura . Che quando poi fi cfprima di conceder la roba a refpiro per mera finezza , penfi allora , che giuilamente , e onellamente non pu cfigcre dal Compratore un foldo di pi di quello , che confeguir dovrebbe da chi effettivamente , nell' ateo della confegna della roba , gli
oziofo

Comprendo bene che


denaro
;

e che

il

sborlalfe

il

danaro

Per mio avvertimento per non dovrebbe il favio Mercatante quafiech mai far fortire-dal Ilio negozio le merci fenza T attuale sborfo per il
giullo

Se quello fi eleguiise i prezzi forf fi porrebprezzo di effe Mercatanti ) meno alti , e non.j degli Ilefli confcnione per ^ ne avverrebbe , come pur troppo avviene , che chi col danaro alla ma-^ no fi porta a provvederfi di robe .al loro negozio , doveQe , fenza avvederfenc , pagare il di pi per quelli , che fono a-1 pagamento reliii ; il Mercatante non fi gravarebbe di un ingufio guadagno, n farebbe tanto foggotto a' fallimenti , accadendo pi , e pi volte , clie i loro crediti per qualche non penlta avventura , inefigibili . fi rendono col tempo , io , all' ingorda brama di un lucro foverchio . lUm. degna ben , Peiu Giacch fi creda pure , che gran parte de' Mercatanti febbcne vada quotidianamente efclamando contra del dare a credenza., nientedimeno in f-' ftefsi non bramano che rinvenir gente, che a credenza fi provveda da lofapendo che gente tale non difiicile molto ad acco;rd.<re , intorno a' ro prezzi, ciocch in lor piacere di fidare; e 'qui tanno confiilere, oltre il facile efito della roba, buona o cattiva che fia , i maggiori loro guadagni . Rcfio ben perfuafo clic il pi delle volte non polla cfimerfi il Mercatante dal concedere la fua r.aba a piacere , o per la qualit delia Perfona,
.

bono

che richiede , o per qualunque altro rifpetto ; ma in tali circollanze appunto fa maggior uopo dell' oncli , faviezza , e prudenza del Mercatante, nel porfi prima in ficuro intorno la Perfona , colla quale contratta , e d in cui vede edenon mal fervirfi quindi , come fopra difi , del bifogao re la medcfima , pel confcguimento della merce E qui rivolto a quelli , i quali a credenza ricevono , mi concedano che dica, che il loro regolamento, oltre il non elTere punto economico, .\ per le ragioni accennate, fpettanti all'innonela politica di alcuni Merca.,

,anti, che per lo fvaataggio


.

i debiti

altres

fovence

che feco generalmente apportano alle famiglie cagione di fcuumo dannp altrui e di grave
disdoro

TO
tempi
far

M
a'

c^'o

A R r 0.

loj

disdoro alla propria perfona , tutte le volte che puntualmente non fi foddisfaccia il contratto debito . Che a' .lercatanti fia di fommo danno il ritardo del pagamento , troppo certa cola . Dovendo eglino a' prcfcrittt

Corrifpondenti , non poffbno efegiiirli , f a__ , che fondati hanno nelle paghe de' loro refpettivi Debitori Da qui ne avviene , che perdendo apprelfo gli accen-' nati Corrifpondenti la ncceOTjria fede , non folo qi:cfti trattengono il pi fpedir loro le merci , per le quali l mantiene , l raggira , e fi accreice il loro Negozio , ma anzi venendo obbligati ad improntare qael tanto , di cui van debitori , n potendofi ci efeguire per mancanza di rifcolloni , fono gP infelici Mercatanti coilretti a fallire , o almeno almeno far punto; che tra gli obbrobri il men difdicevole ad un Mercante Ed ecco ridotta in deplorabile fiato una famiglia che pure era nel fuo elTere di qualche luUro , ed utile alla Repubblica. Di un fimil danno chi ne l'origine ? Ad un danno si grave chi mai ripara ? Non fi fanno taluni grande fcrupolo di non li.'ddisfare ne' fillati tempi a' debiti loro co' Mercanti
delle

rimefle

loro

marcano

gli

aOcgnamenti

contratti ; eppure , f Dcn riflettono , egli fi quclo un notabil delitto v odiolo agli occhi di Dio , vergognofo a quelli del Mondo . Se fia e_ l'uno, e 1' altro, pu a fufficienza comprenderlo chiunque privo alFatta non fia di cognizione . Mirare talvolta alcuni palfeggiar pompofi le piazze con ricche vefH indolfo , banchettar tutto giorno , tripudiare , fcialacquare mentre i lor Creditori tra angulliofi penfieri , e traile miferie peranche_j paffano infelici i giorni , un orrore del tutto infopportable i Non va_j per pienamente impunito il loro reato ; giacch gente tale vien del continuo moftrata a dita con biafimo , fcherno , e comune difprezzo E fe_j giammai lora accade qualche rovefcio di fortuna , come fuole bene fpeflb avvenire a chi male fi regola , non folo non nafce per elfi compaffione- oel ciiore degli Uomini ; ma anzi fi lentono ad ogni paCTo gridar dietro t
.

Micelio

UH d

qm

taFt^

Che non ne pag mal un maledetto Tenne gran pojo , f fpefe befliali ; Ma poi per foddisfare et non aiirtOVoluto

men

trovargli per la mia

Lippi. MaJmant.

Cantar.

6.

Stanz.

fx.

cornucopia , per denotare la ricchezza , che ap* ed infieme allo Stato Ha nel!' altra mano la Statua di Mercurio , che tiene una borfa , perch Mercurio in tal atto fi prendeva dagli Antichi per h. Mercatura ; ed. a' fiio piedi fi poneva ancora il Gallo per la vigilanza, in un Mercante neceOTaria Per quela ragione abbiamo pollo il Gallo appiedi della nofim figura . Parlando della fiatua di Mercurio Celio Augullo Curione nel ilicfc Trattato de' Geroglifici lib, i. cos di quella ne riferifce Ter Mercurt
la
il-

Tiene

MeFcatura

porta

e a

chi

efercita

maoj-

104
-,

ICONOLOGIA
,
:

C Alimi ad. ej:is bafm ponentes , lahnagincm , qua niarj'upinm man:i teneret crum , Merc^Uitram Mtrcatorcrtive JignifictntK , quod is merdimi , lucri Deus habcrctiv contraSus fimt qnUi fermami opc omnia mercimonia , Galliitn 'vero idcirco illi adponcbant vjgila)iti.e fymbolnm lU indicarent Mercatores decere "jgiUmes effe , nec totas fomno trbuere tio^es Giorgio Codino altres de origine Cofl.nt. ragionando della boria , che tiene in mano Mercurio , dice Mercurum lucri authorem perhibent prixfidem MercatHnt ; quocirciij fimulacrnm ejus marjupimu geflare ftciunt Ovvidio nel lib. 5. de' Farti pone in bocca di un Mercaate > che prega Mercurio a favorirlo 1 i feguenti

&

&

&

termini

Da modo

lucra mihi

da fa5lo gaudia lucro


dedijfe

Et fac ut emptori verb*

juvet

appreCfo Plauto in Stlcho

Atto

3.

Scena

i.

Cum

bene regefla fahus


,

convcrtor

dommn
,

l^eptuno grates habeo

&
in

tcmpeflatibus

Simd
'^uvit

Mercurio
lucrifque

qui

me

mercimoniis

quadruplicavit

rem meatn

L' atto del camminare in fretta ne! quale fi figura la noftra immagine folleditudine , e diligenza , colla quale deve trattare i fuoi negozi il Mercatante . Cefare I' Uomo pi diligente , ed attento, che fi poffa
fignifica la

mai rinvenire per efemplare di chi lappia ben reggere era bene fpetTo riguardato in tale atto . Di lui Lucano

prcprj

interefli

....
7{il

Sed Cxfar
cr-edens
.

in

omnia pneceps

a&um
atrox

(um

quid fupercfsct agendumt

Inflat

fu quefto propoflto , che non Tempre nell' Uofegno di elevatezza di penfieri , e di prudente dovuta diligenza giacch non di rado ^\ mirano taluni , i quali all' eterne azioni lembraao i pi occupati Uomini dei Mondo , non fermandofi mai, non dandofi mai requie , e volendo far d tutto ; ma in effetti non rifolvono mai nulla e non meritano che il nome di Faccendieri , o di Ardelioni , col quale chiam Marziale un certo Attalo , cosi defcrivendolo in^ un fuo Epigramma :

Conviene avvertire per


d
affari

mo

un

tal
;

atto

Declamai

TOM
DecLtnsas belle
Hiflor'us
,

l^V
caufas ags
,
,

A R T
^tale
,
.

0^
>'

105

belle

bellas

carmina bella facis

Compons
Bellus

belle

mimos

, ,

Epigr animata
bellus
es

belle ^

Grammaticits
cantas

^flrologns-.

Et

belle

&

faltas

aitale
es

belle

Bellus es arte lyrx

bellus

arte

pU

I^il bene

mm

facias

facis

Fis dicam

quid

fis ?

tamen omnia belle', magnus es ^r delio .

vari libri
il
t

le

diverfe balle

le

mifure

-,

bilance

pefi
,

marche
eflfa

>

ec.

fono

dillintivo della

Mercatura, denotando quelle cole

che in

fono

in ufo

e neceflarie
fi

pone per fignificare , che il Mercante deve proccurarei^ coli' onert del fuo procedere, e colla fcelta di perfette merci, di acquiil quale acquilUto , fi rende certffimo il fuo guafarfi nome dei Mondo dagno .

La Fama

FATTO STORICO SAGRO.


ENtrato
flo
fi

trionfarite

confer al
,

in Gerufaemme il noAro Redentore Ges Crifto, toTempio , e trovandovi Negozianti, i quali compra-

vano

terra tutte

finto zelo ne li fcacci , rovefciando per dicendo , che il tempio di Dio era cafa d orazione, e non dovea cangiarfi in wna fpelonca di Ladri. Matt. ctip^ 21. Marc, cap, 11. lue. cap. 19.
,

vendevano
le

pieno

di

loro

tavole

FATTO STORICO PROFANO.


GLoriandofi
con un Laccdemonco un certo Mercatante di aver foleato con gran guadagno quafi tutti i pae-fi marittimi , cos quegli a lui rifpofe: Cefsa di gloriarti , o mifero ed infelice Mercante , poich di quelta-j melfe , che in molti anni con gravifsima fatica , e flento hai radunata inlieme , in men del gettar di un dado , in men di un fofSo di vento porti
pericolo di perderla a un tratto
:

Bartolom.
Zini^j,

Cajfan.
di/c,

Catalogus Gloriai

Mundi,

Tarte

1,

Confid.

45. Garzoni

Tiazza

45.

FATTO

106

ICONOLOGIA
FATTO FAVOLOSO,
conflglio

Volendo

Cefalo efpcrmentare la fedelt della fua Moglie Procri , col ed ajuto della Dea Aurora , veft abiti da Mercatante , e , Portatoli in tal forma alla propria cangi al volto la naturale fua effigie afa , f raoftra a Procri di ricchiflrae gemme. . S' invagh la bella Donna del pregio e rarit di quefte ma non avendo tanto , onde foddisfare al prezzo , che il Mercatante ne richiedeva , quelli a lei propofc un che da effa avrebbe comprato il fuo amore a corto delle cambio , e fu fue ricchezze . Arrofsl , li moflTe alquanto a fdegno Procri ; ma fimoJata fempreppi all' adempimento del contratto, cede la Donna, moftranAllora Cefalo fi pales qual egli do di voler condefcendere al cambio da tanta che s' invol dagli occhi di forprefa vergogna era .. Procri fu
. ; .

lui

Q.

and a nafcondere

tra le pi

folte

bofcaglie

Ovvid. Metam.

MERITO

TOMO

C^v

MERITO.
J3i

A^ T
.

107

Cefare

Bjpa

cTnri
fopra UOmo ricco ed
-e

J^lerito

ed afpro . Il veflioiento far fontuofo, , Terr colla capo ornato di una ghirlanda d alloro dertra mano- e braccio armato uno fcetcro ; e colla mano Cniftra nuda.j
di

un luogo erto

il

un

libro
II

Merito, fecondo
<.

S.

Tomnwfo

nella terza parte della


alla

Somma

que-

ftlone

45. art. 6. giata in ricognizione Si .dipinge fopra il detto la quale l'Uomo perviene a cole 5 figurato per l'Uomo piana, e dilettevole, nte fa
ficile
,

azione virtuofa

quale

li

deve qualche cof pre-

luogo afpro 3 per la difficolt per mezzo delmeritare qualche cofa 1 perci il dice ch'Erftudiofo di

fama, e

di gloria, lafciata la via__


,

per quella de' piaceri

fi

eleggeCTe

1'

altra dif1

ed alpeflre del Monte , cio quella della virt ; onde per tante celebri fue fatiche , merit di effer numerato fra pi degni Eroi
ricco veftimento
del quale
il
1'

Il

fignifica
fa

la

difpofizione

I'

abito
,

della

virt

merc
na

Uomo

le

azioni

degne

di onore

e di lode

Avendo

e lo fcettro

Merito relazione a qualche cofa , gli Q. dato la coroper farlo il pi che fi pu fpettabiJe s cffcndo que*

premi

T08
premi fegnalati
cosi
,

TCONOLOGfA
dovuti
dice
:

T^lon

coronal/itur
,

La

delira

mano

gran merito , e per San Paolo delia corona, nifi qui kgitim ct:rtii'verit e braccio armato , e la finilira col libro , dimoftran
a

l'uno dell'azione di guerra, e l'altro deled opere delle lettere , per ciafcuno de' quali 1' Uomo fi pu far meritevole dello fcettro , fignificante la podert di comandare agli altri Uomini, ed ancora della corona di alloro , premio non meno di eccellente nelle lettere , che d' invitti Capitani , la quale lignifica vero onore e perpetua gloria
lo ftudio
,

due generi

di merito civile;

Merito

come dipinto
CancelLvia di

nella

Saia delta
.

B^ma

con un manto reale . Terr una corona ih capo , e_> uno fcettro Ma perch il Merito cof che avanza le noiire parole , lafcieremo, chs. egli mcdefimo a maggior efficacia parli di f llelTo . [-j]

Omo

ignudo

colla

delira

MERITO
roljo , fregiato, ed ornato

di figurare il Merito : Giovane robuflo, ccn abito d ccky verde nei di [opra . Sul dette abito fono dipinte molte ma7^ . In una /nano tiene un cartelle col detto i I^ESCIQ . In alte fi vede uno fp!e>.'-^ dor con due iani , una delle quali tiene una corona ricca di. *emme , ^ altra una
[

j ] Piacque

al

P. Ricci
di

figura sferica

Giovane robuflo , per dlmoftrare la forza delle opere buone apprefTo Iddio E' veftito di roflb j per indicare la grazia , e la carit jClie vanno col merito^

Il

verde flgnifica la fperanza del


il

Cielo

quale non

vi

farebbe

non

vi

volTe

inerito

guitc dalie

Le mani dipinte ombreggiano mani , e da' piedi


.

le

opere buone

;,

quali principalmente fono efe=

Il Cartella col detto : NESCIO , rapprefema 1' incertezza del noftro merito apprefTo Dio ( Dobbiamo per feinpremraai alVaticarfi per acquiftarlo , effeiido ficuri che operando noi bene , a noi non mancher la divina retribuzione ) Lo fplendore colle due mani in alto , che tengono una Corona ricca di gemme , ed una figura sferica , denota che il noltro bene nafte da Dio , e n^on dit iii j che la noftra forte Ila nelle fue mani , e cijc da per noi a nulla vagliamo
.

TOMO ^V A R
Del T. Fra Vincenzio
valorofo UOmo ipaJa Terr

T0>

lop

MERITO DI CRISTO.
^ai M,
0
coli' elmo in tefta da vittoriofo Capitano ; nuda nella delira mano in verfo terra, ed una chiave , e la jQnifira alzata verfo il Cielo , con un altra chiave , e collo Sotto il piede deflro vi llia Satanaffo ucciib , e che gli tocchi la fcettro Cotto il pie finillro vi fia la morte , altres uccifa punta della fpada Da un lato vi una tavola di oro rotonda fulla quale vi un teforo grande di argento oro, e preziofe gemme, e dall' altro Iato un Leone con volto terribile , ed un Agnello, ferito a cui efce fangue^' per tutto Il Merito un' azione , per la quale cofa giufta , che all' agente dottrina del Dottor Angelico Div. Thom^ fl dia alcuna cola , conforme alla art. 6. Oppure il Merito una cofa , per la quale fi ginq. 45; g. p. gne alla mercede , ed al premio , e fempre precede , come il mezzo , il Il Merito dunque precede in noi , bench non in Crillo , avanti la fine Beatitudine nel quale furono due nature , umana , e divina ; e per la_3 comunicazione degP Idiomati , quello che convenne ad una , convenne all' altra . Sicch le opere fue furono operate da lui , come Dio , e Gome._ Uomo infeme ; quindi vede fi chiaro eimpio eflere Hate di merito infiche tanta bifognava per placare l' ira di Dio de rigore i^flitice , nito , eh' infinito , ed infinitamente offefo dall' Uomo > obje^i^' per , N eccetto egli , eh' era contifar la redenzione umana , altra Creatura nente Dio, ed Uomo, conforme la dottrina del Dottor Angelico, bench fecondo Scoto 3. fent. 7. q. 5. potea una pu?a Creatura farla , e I' opera

alato

la

firia Ihta inlnitamente accetta da Dio ; inerito a noi la gloria apertura della porta del Cielo , n merit nel- fuo patire nuovruj grazia ; ma fempre era 1' ideila , che merit dal principk> di fua incarnazione , quale fu fomma negative , come dichiarano i Scotlfti Doveva il Figliuol di Dio venire al. Mondo ad incarnarfi , eziandio se Adamo non__s

di quella

cio

1'

'zione

1' ordine de' ScorilH msdellmi della predeftina, iiguendo perch furo in prima previfte tutte le Creature ah eterno, ed altre di quelle furono elette per la gloria , ed altre, previdi i loro demeriti, elette per l' inferno , ifcorgendofi la loro perfiftenza nel male Ora Grillo fa capo de' Predcilinati , egli dunque doveva prima elfer previfto, quanto alla priorit di natura. ; e perch quelle cofe che fono prima nel!' intenzione fono ultime neil'efecazione, prima fu previlla quella incarnazione, e poi il peccato di Adamo; quanto al penfiero di Dio, nelP efecuzione_3 pofcia, fu innanzi il peccato, e dopo il naliere di Crillo , e perch Ie_j cofe di Dio fono immutabili , fiuta la determinazione della Divina volonfu , e determijwto qu'^ll' aria d' incarnarli , doveva cfcguirll , n doveva_^

avsife peccato
,

fcifcr

no
effer

ICONOLOGIA

occaConato uh tanto bene , da un fommo male , cotn' era il peccata; dunque f non folTc (lato il peccato , farebbe fatta 1' incarnazione : Cums omne prius pojjt ejfe fine fuo pojerori . Mentre quello non cafca nella fiia_j eflenza , com' nel propoCto ; dunque f Adamo non peccava , Grillo fi farebbe incarnato , come di fatto , e realmente (lato in carne mortale ; ed ha patito morte per le noftre colpe , per cancellarle col fuo merito d'infinito pregio, aprendo il Cielo, e ferrando l'Inferno. Siccome folo il figliuol di Dio ( dice Agodino ) cap. 4. ad Bruf. cosi per fatto figliuol dell' Uomo , acci feco ficeCfe noi figliuoli di Dio noi ha prefo fenza meriti cattivi la pena, acci noi per eCTo , fenza meNon quel che tu cerriti nodri buoni ^ confeguifTimo l'indebita grazia chi ? Con quai meriti fpcri le cofc buone del Cielo , ifpczialmente perch intendi da Dio, non per voi, ma far per me; balla dunque al merito Serm. 58. fapere , che non fia fufficiente il merito ( dice S. Bernardo )
:
.

fnp.

Cunt.

Abbi cura
da
,

di

aver meriti
ibi, e f
,

e fpererai

il

frutto della Divina mifericor-

dice
le

lo

(lelTo,

mille fiate

moriamo,

e f facciamo raccolta

per quelle cofe che riceviamo da Dio [ dice S, Grifollomo ] de compuntione cordis Quindi quefto fantiffimo merito fi dipinge da valorofo Capitano armato , colla fpada in mano, perch vinfe valorofamcnte nelle battaglie, che fece colla morte nella Croce , e col Diavolo ; che per gli ila fotto i piedi uccifo , reftando per allora debilitato affatto nelle forze, e nel dominio, che cotanto aveva nel Mondo ; redo altres uccifa la morte fotto 1' altro fuo piede , che innanzi fi faceva temere , quale pofcia da lui dcfifo
di tutte

virt dell' anima

non portiamo cofi degna

fu convertita

in

vita

Tiene due chiavi, una verfo terra, con che ferr 1' Inferno, eh' era cotanto vorace, e indi poi ferr la bocca, aprendo il Ciclo, a cui dianzi a tutti fi negava 1* in g redo Lo fcettro quell' impero , eh' egli ha in Cielo , ed in Terra . L'elmo in teda, che difende il capo di Crilto, ombreggia, che una dell due nature giammai fu olfcfa , ma fempre redo aelP elfcr fuo Divi-

no

fenza che riccvefle pregiudizio alcuno

nei

patire ^

e nelle ingiurie

non patendo giammai, n fu a(frontata in cos' alcuna, folo nel modo fopraddetto ; e la fpada che tiene ^ la fua potenza , con che sbafs i nemici . Tiene a lato una tavola di figura sferica , eh' fimbolo dell' infinito, <:oI tcforo di argento-, oro., ed altre gemme pregevoli , che fembrano il fuo merito infinito , ed il valore del fuo fangue fparfo in Croce . DalP altra parte vi fta il Leone molto ardito, e baldanzofo, cornea vcniiTe <l aver fatto gran preda , che fembra la Divinit del figliuol d Dio, qual fcmprc rim afe intatta, eflfendo impaifibile , e le fue vittorie-
le

la

tutte da valorofidTuno Leone L'Agnello uccifo, che verfa fangue, accenna l'umanit, e la carne, quale , come patibile che talmente la prefe ^ aoa oftante , che_j
f
-,

Crilt

Tu Al a ^V ARTO,
Crfto fu Tempre Beato, quanto alla porzione fuperiore
,

III
fparfe
il

diede

a'

flagelli

ed

in fine ad

una morte infame


.

fanguev fi e qual Agnello maa-

dipinge da gran valorof fi combatte contro nemici , come P allegoCapitano > che gagliardamente i bellatov foTtis . Colla Dominus mecttm tamqnam Geremia v. ii. riz si. efl Coli' elmo in tefia della DiIpada in mano : Cladius Jnper brachum ejus vinit . Zacch. II. V. 17. Caput Curifli Deus Colla, fpada ammazz il Diavolo , diminuendo affatto le lue forze , che quefk fu 1' uccifionc. Hierem. Uccife la morte ancora ponendole 51. V. 30. Deijoratum efl robur eoriim
. . .

Cieto foggiacquc alle mani d' infelloniti Ebrei Alla Scrittura Sacra . 11 Merito di Grillo

il

piede fopra
il

Pfal. 6g.

v.

5.

^iis
,

afcendec fnper occajum fuper

nwrtetn

legge
tem
in

Greco: Dominus nomen UH Mernnm , ed Ofca altres ig.

ed

v.

25. v. 8. Tntdpiubit mor14. Mors ero mors tua , morfas tms


Ifaia

Tiene la chiave verfo gi, con che ferra l'Inferno, comc_3 L'alinferni dice S, Giovanni. Apoc. i. v. 18. Habco Clwves mortis , tra chiave con che apre il Cielo , divifndo accoaciamente tiaia in fu3. Tiene portx non cliudentiir perfona 45". v. 2. ^pcriam ante eum jatuias Io fcettro dell' imperio , coli' iflelTa chiave , cantando cosi Santa Terefa ; nemo cLvidit , qui O clams David , & fieptrum domus Ifrael , qui aperis , clatidis , nemo aperit . Vi il tavolino dell' infinito teforo del fuo merito , del quale parl il Savio Sap. 7. v. 14, Infinitns efl thefaums illius , Dall' ultra parte il Leo quo qui ufi fmt , participes fa&i funt amidtix Dei ne baldanzof , poich la fua vittoria fu da Leone . Apoc. 5. v. 5-. vicit Leo de Tribn ^ndd , B^dix David, . E finalmente 1' Agnello uccifo , che_j verfa fangue , che qual Agnello lo previdde Gerema , condotto avanti il Macellaio . Ifaj. 8j. v, 7. Sicut Ovis ad uccifionem dacctur , quafi ^gnus
ero, Infime.

&

-,

&

&

&

&

coram. fondente f obmutefcet . E io. ab eterno uccifo nella paterna mente . Apoc. 15. V. 8. ^iorum non funt fcrpta nomina, in libro mix ^gni , qui occifus efl ab origins Mundi . Sparge il fangue queft' Agnello , col quale non

con oro v n con argento fiamo flati ricomprati ; ma con quello appunto preziofo , ed immacolato di Criflo , come ben dille il gran Principe di Santa Chiefa . Pet.. i. v. 18. Scientes quod non corruptihilibns auro, vel argento redenti eflis de vana, veflra converfatione patern tradiElions , fed prxtiofa fanguine j quaft xAgn immaculati Chriji j, incentaminati
-,

&

MESI

ut

ICONOLOGIA
MESE
IN

GENERALE.

D Csfare B^pa^

Giovine
ra
;

veftito di bianco,

terr la

mano

fopra un

con due cornetti bianchi volti verfob terVitello di un corno folo , e far co-

ronato di palma E' il Mefe da Orfeo domandato Vitello di un corno foto , perch in quello modo fi ha la definizione del Mefe , il quale non altro , che il corfo , che fa la Luna per i dodici igni del Zodiaco , nel quale viaggio-, pare agli occhi noft-ri , che parte del tempo crefca , e parte fcemi ; Lo fcemare fi dimoftra , col corno tagliato , e col crefcere 1' et del Vitello , il quale per f ileQb fi viene aumentando col crefcere , e col cae da alcuni altri Scritlare della Luna ; per la Luna da ApoHodoro ,
tori

dimandata Taurione

.
.,

Le due corna
tri
,

della tefta

dimoftrauo

1'

apparenza che

fa

elTa

a noi al-

quando nella fine del Mefe . Eulkchio dimanda il Mefe , Bue , come cagione della generazione- commentando il primo libro dell' Illiade La palma ogni nuova Luna manda fuori un nuovo ramo , e quando la Luna ha ventotto giorni , ella ha 1' ultima parte di fuori illuminata , in
.

modo che
frutti

1'

quelli pi
alla

ellreme parti della Luna riguardano fi IHmano per alcune medicine


.

all'
i

ingi

de' fuo

quali

hanno forma pi

fimile
Si

Luna

potr fare ancora coli' erba detta Lunaria , la quale fi fcrlve elTer poi di tal natura , che ogni giorno perde una foglia , finche la Luna cala al crefcere di elfa , crefce ogni giorno all' erbA un'altra foglia,. talch in
-,

un

fol

Mefe

tutte

le

perde

e riacquifta

\iii

MESI

TOMO ^V ARTO.

iij

M
D

E
Cefure

s
^px
.

r.

M
Giovane
tiri al

O
.

. Abbia in capo wn elmo Sia veftito di color negro mano tan , che ; e agli omeri abbia le ali , Con la dertra fiori di di il mandorle; bella grazia fegno dell' Ariete adorno con tenga e con la finillra mano una bella tazza piena di prugnoli > fparagi , e lupoli. Giovani dipingeremo i Mefi , perciocch volendo noi dividere il tempo in ore * in giorni , mefi, ed anni , faremo che le ore fiano nella puerizia , il giorno ncll' adolefcenza , il mefe nella Giovent , 1' anno nella che tutta la parte infieme lo faremo vecchio Virilit , ed il t^mpp L' eflfere queflo mefe di afpetto fiero , e che tenga in capo 1' elmo , dimoer elfere itato dedicato da Romolo a Marte fuo genitore e da quello cos chiamato . (iz) Si verte del fopraddetto colore > effendo il color tan comporto di due-

di afpetto fiero

parti nero

e roifo
la

Per

le

due parti nero,


virt
, ,

parte rota
calor del

Sole

viene a fignificare il calore della terra, la elTa , la quale in querto mefe col tepido incominciano a germogliare le piante , e la natura di tutti
ci

e forza di

gli animali a rifentirfi

L' elTer alato ci dimoflra il continuo corfo Petrarca nel trionfo del tempo cosi dice :

che fanno

mefi

ed

il

FoLwo
Il

g' anni

mefi

, i

giorni

l'

ore.

detti fiori

tener colla deftra ci dimortra ,


,

mano
i

il

fegno

dell'

Ariete

,
;

principi della

Primavera

circondato dai fopradonde 1' Ariorto fopra

di

ci

cos

dice

Ma

poich

il

Sol
,

neW animai
illumin la

di[creta
sfera. ,

Che port

Frjfo

E Zeffiro torn fowve , e lieto tA nmenar la dolce Trimavern.


Mort ra
(_a) E' da Marte

guerriera

Varrone , che il Mefe di Marzo ila ftato certamente detto gi per, perch egli folle padre di Romolo ; ma bens dalla_. tortezza della gente Latina, giacch tutte le altre Citta del Lazip
,

di fentenza

non

uominaro.io fempremmai Marzo quefto Mefe.

114

ICONOLOGIA
tazza
,

Moftra ancora, che come I' Ariete un' animale debole dietro , ma ha qualche forza davanti ; cosi il Sole nel principio di eflb fegno ha le forze fue deboli , per caufa del freddo , che fminuifce la fua gagliardezza, ma pili avanti verfo Peliate pii gagliardo , cio pi caldo.

La
iio
i

piena di prugnoli

fparagi

e lupoli
,

ci

da fegno quali
i

fia-

quello Mefe , come degli altri fi polfono dal diligente Pittore variare , fecondo la qualit dei luoghi: perch 1' aere, dove pi caldo i pi predo vengono > e per lo contrario ne' paefi freddi
;

frutti

di detto

Mcfc

mi

fi

deve avvertire

che

frutti

cos di

APRILE.
Giovane
Avr
una ghirlanda di mortella in capo t veftito d color vcfde omeri le ali . Colla delira mano terr il fegno di Toro , il quale far con beli' artifizio adorno di pi forte di viole , e di varj fiori , che in detto Mefe fi trovano , e colla finiftra una bella cefiella_j piena di carcioffi , baccelli , mandorle frefche , frutti , che nel Mefe di Aprile cominciano a venire Chiamafi quefto Mefe Aprile, fecondo Varrone , quafi Aperile, perciocch in eflb fi apre la terra , e fpande fuori le fue ricchezze , e per 1' ifteffa ragione i Greci chiamarono 1' iileffo Mefe oii'rirptSi'X , perch in_3 quello ogni cofa fiorifce , ovvero come dice Ovvidio , dalla chiarezza , e ferenit del Cielo , dicendo con
.

agli

<Aprilem rnemorant ab aperto tempore

di&nm

(>t)

mortella , che tiene in capo , fignifica , che eflendo fecondo gli Antichi , a Venere , in quello Mefe fi , della gagliardamente 1' amore nelle piante , come negli animali . Ed il Petrarca nel Sonetto 42. cos dice :
di

La ghirlanda

quefia

pianta dedicata

V ma
(j) Sono alcuni di opinione , come riferifce Macrobio ne' Saturnali lib. i, cap. II. che .4priUs fi debba fcrivere coli* alpirazione Aprits , e cosi ia nomrnato a Spuma , che i Greci chiamano oi(^v dalla quale fi crtde nata Ve-

nere
re

denominaffe quello Mefe Aprile in onore di Venedifcendeva . Ciucio per nel fuo libro de' Falli tacci d' imperizia coloro ^ che penfavano che il Mefe di Aprile lofTe cos detto da Venere , poich? , dice egli , nefTun giorno iellivo , nefl'un fatrificio era (lato ordinato da' maggiori in quello Mefe in onore di Venere ; anzitcli nei verfi de' Sacerdoti Sai; , ne' quali erano iodate tutte le Deit celelli , di Ciucio affermando Venere neppure fi faceva menzione . Varrone fi unilce a ne in Latino li nomiiiava_i che fotto i Re apprelTo Romani n in Greco Venere e che perci il Mefe di Aprile non poteva elTere Hiai ftato detto da
,

alTerendo che
di

Romolo
da cui

madre

Enea

egli

..

Venere

TOMO ^V
V ma
Si

A R T
d'
.

i 1

l'

acqua,
d'

la.

terra

amor piena,

Ogni animai

amar

fi riconfiglia

verde , perch in quefto Mefe la terra fi vefle d rendendoli a riguardanti bellifslma col a vedere, per elTer il verde di fua natura grato alla villa , mafllme che tante e cos varie forti di vivi colori , i quali , fono i bei fiori dipnti quali gemme rilucenti nel Yerde campo apparifcono fcintillando e fingolar vagher gli apportano . Onde il Petrarca nel Sonetto 42, cosi dice

vede

di

color
,

quefio bel colore

Zeffiro
I.
i

torna

'/

bel
1

tempo rimena ,
;

fiorii

e l'

erbe

Vrogne E Trimavera candida , e 'vermglia : Bj.dono i prati e '/ del fi raffeei-ena


gioir

fua dolce fatniglia e pianger Filomena

,
.

Giove
II.
il

s'

allegra

di

mirar jua

figlia

fegno del Toro, che tiene colla

man dedra,

per

Cgmficare
tuttavia
:

cht.

Sole va

camminando

maggior
ra
,

forza,

che il Sole minciano a vedere

Mefe per fegno, il quale ficcome il Toro pi forte del Montone regna in detto fegno , perch ne! Mefe di
in

quello

piglia

i^prile

dicono ancaH co,

le

fatiche

dei Buoj

cio le biade

MAGGIO.
veftito di color verde riccamato di varj fiori , come di efT parimente avr in capo una ghirlanda : Terr colla deflra mano i Gemini, i quali faranno circondati di rofe bianche, rolTe e vermiglie ; colia finiftra una bella ceftella piena di cerafe , pilelli , fragole , uva ipina , e altri frutti , che in detto Mefe nafcono , ovvero fi trovano E' chiamato quefte Mefe Maggio dalli Latini a majotibus [4] perch
.

Giovane

avendo Romolo

diilribuito

il

Popolo

Romano

in

due parti

cio in

mao-"

che quefto Mefe fia flato cos detto non da' niaHpiori , ma Vulcano Fifone per vuole che la moglie di Vulcano fi chiamaffe Majest , non Maja Altri poi vogliono che queito Mefe abbia prefo il nome da M;ija madre di Mercurio, e figlia di Atlante , portando in conferma della loro opinione , che nel Mefe di Maggio erano foliti tutti Mercanti di facrificare ugualmente a Mercurio , che a Maja Madre di lui Cornelio Labeone con molti altri afferma , che quefta Maja^', dalla quale penfano j cke abbia avuto il nome il Mefe di Maggio , fia la terra cosi detta a inagnitiiine , comecch nelle cofe fagre fi venera col nome di ntatcr magna Intorno a quefta Maja vedi pi cofe aprelTo Microbio ne' Saturnali iib. I. cap, li.
[.7]

Cincio penfa
di

dar

Maja moglie

ii6
giore
)

ICONOLOGIA
e minore
,

o vogliamo dire giovani, e vecchi, che


.

quelli

colmar-

mi, e quefti con il conlglio governaflero la Repubblica In onor dell'una* Maggio ; e il feguente Giugno in onor dell* altra, onde Ovvidio :
Unc fua majores trbuere l'ocabuLt Maja ^jiinuts a '^a-vov.im nomine diil.ts ade/I .
da il verde, e fiorito veftimento , e la ghirlanda in tertadivsper mollrare la bellezza , e vaghezza dei prati , colli , e campagne , le quali tutte ordinate, e ornate di varj fiori, e verdi erbe, rendono maraviglia, e allegrezza alli riguardanti, e incirano gli augelli a cantare foavemente , e tutta la natura gioifce Onde ben dille il Sannazaro : Gli
fi
,

rj

fiori

bel fiorito

e dilcttofo

Maggio

II fegno di Gemini ci moftra , che in quello Mefe la forza del Sole (I raddoppia , perch cominciando ad elTer caldo , e fccco , elTendocch per due gradi il Sole fi eleva dalla terra , e in quello Mefe le cofe fi raddoppiano cio fi moltiplicano , perciocch gli animali partorifcono

GIUGNO.
Giovane
e alato come gli altti Mefi, e veftito di verde chiaro , ovvero Avr in capo una ghirlanda di fpighe di come dicono verde giallo Colla delira mano portar per infegna il Cancro, ovgrano non mature
, . .

vero Granchio, il quale far circondato dalle fopraddette ipighe . Colla finillra terr una tazza , ovvero una bella cella , dentro alla quale vi faranno vifciole , fchafe , albicocche , pere mofcarole , cocuzze, cicroli , prugne, finocchio frefco, e altri frutti, che fogliono elTere in quello tempo. Chiamafi Giugno da' Latini , per la caufa detta di fopra nel Mefe di Maggio , bench alcuni lo chiamano da Giunone latinamente Jitnonin} levate due lettere di mezzo , dicono funium , perch al primo di quello fu dedicato il Tempio di Giunone , ovvero da Junio Bruto , che fcacci dal Regno il primo giorno di quello Mefe Tarquinio . [a] Si vede di color verde chiaro , perch in quello Mefe , per il calor del Sole ] incomincia a ingiallire il grano , e ancora diverfe erbe .
Il

(a

) Agrezio antico
,

Dea Giovent moglie


afferma Ovvidio

mani , e Sabini , Ovvidip ne' f afti

che Giugno fia detto daJJa , limedefimo quale in Greco fi nomina Ebe da' Roil quale ancora rapporta , che Giugno fia (tato cos detto congiunti . Cosi e da' loro Re Romolo , 6 Tazio , in' araill

Grammatico porta opinione


Ercole,
la

di

lib. 6.

Et

lare

nmmun

genere^

focercfqne
,

riccpm
,

, .

Ha

nomen jm^is

'Juriius

inquii

^.c(

TOMO ^VARTO,
-;.

ri/

Il

fegno- del

Granchio denota
,

che arrivando

il

comincia a tornare indietro


il

fcoibndofl da noi
.

Sole a quefto fegno ina guifa di detto anim|je

quale

cammina

all'

indietro

LUGLIO.
Giovane
ghe
Sar alato ,e vefiito di colore ranciatoj e coronato di fpiAvr nelT una delle mani il legno del Leone aneli* . eflb ornato di varie forta di biade mature" , e legumi ; e coli' altra mano porter una bella celtella con meloni , fichi primaticci i pere di pii forta nocchie e altri frutti , che quello Mefe fuole apportare . Chiamafi Luglio in onore di Giulio Cefare Dittatore , perch in quello
.

di

grano

-,

Mefe ai dodici nacque ; febben prima fu chiamato Quintile dai numero* cominciando da Marzo eflTendo quinto in ordine Si dipinge con velHmento ranciato > perch raaturandefi in quefto Me.

fe le biade
11

ingiallifcono

Leone animale di natura tempo, nel quale il Sole afcefo


eccefsivo
j

calida
al

e ferocifsimo

e dimollra quello
,

grado di quello fegno

produce caldo

grande e ficcit o'

AGOSTO.

Giovane

alato , di fiero afpetto , velh'to di color fiammeggiante . Sar coronato di una ghirlanda di rofe damafchine , gelfomini di Catalogna 5 garofani d' India , e altri fiori , che la llagione apporta , Terr colla delira mano il fegno della Vergine , e colla finiltra una cellella piena di pere di pi forta , prugne i moicatello , fichi , noci e mandorle mature . E' quello Mele fimilmente in onore di Augnilo , e dal Senato a lui fu confegrato , perch in quello Mefe fu la prima volta fatto Conlole ; trionf tre volte in Roma , e foggiog fotto le podell -del popolo Romano 1' Egitto t e pofe fine alle guerre civili ( ^z ) Prima detto Mele fi chiamava Sellile , per eiler il fello in ordine, cominciando , come fi detto nel Mefe di Luglio , da Marzo . Il fiero afpetto ci da ad intendere quanto quello Me ^fia molello , e come di molti mali pu elfer cagione , per la llella canicula , dove il Sole l trova , il quale a guifa di rabbiofo cane offende chi non fi ha buona cura .
.

II

(?

]
,

StxtUi

Ecco le parole dette dal Senato : Cnm Imperator CtCfur Anguptt Menfs trinr/jpbcs ires in llrbcm intulert (r ex Ja(y frmum conjulatwa iniert
,

nicuo kglones
pxitefialein

deduUa

fecuricque

firn ejus

aufpica ne falem

iy j^gyptus hoc

fenfe in

Pop idi

que ob
Mcfifis

hai

Rmnam reiluila fit , finifque hoc Menje MHs diiUbui nipofum ftt \ atcanfns hc Menp huk imperio felicif,mm ji ac fuerit , piacere Senatui , ut

/lugujm appekmr

iiS
Il

ICONOLOGIA

fegno Cclefte , che regna in quello Mefe , chiamato Vergine , per din^ltrare , che /iccorae la Vergine fterile n da ie genera , cosi i! Sole in qiiefto Mele non produce cofa alcuna : ma folo le prodotte ma,

tura

e perfeziona
la

Per
moflra

cella
,

quello

piena de' fopraddetd frutti, e che quefto Mefe produce .

la

ghirlanda di

fiori

fi

di-

SETTEMBRE.
alato allegro ridente , veftito di porpora , Avr in capo una ghirlanda di miglio , e di panico Nella deflra mano il fegno della Libra , e con 1' altra mano il cornucopia pieno di uve bianche , e nere , perfiche * fichi , pere , mele lazzaruole , granati , e altri frutti che fi trovano in detto Mefe . Chiamafi Settembre, per ettere , come fi detto , il fettimo , febbene fi chiam qualche tempo Germanico da Germanico Imper.uorc \\ Si veite di porpora , perch ficcome la porpora e vellimento Regale, e folo convienfi ai Re , e Uomini illullri, e grandi i quali abbondano di Tefori , e grandezze ; cosi quello mefe, come Re , e Principe di tutti gli altri mefi dona in maggior copia tutto quelle cofe , che lono neceffarie
,

Giovane

-,

al vitto

umano
il

Tiene
ne
il

fegno della Libra


,

Sole in quello

e faffi
.

1'

dimoftpare , che in quello tempo vie, per Equinozio , agguagliandofi la notte col gior-

no

come

dilfe

Virgilio
LhrcL dies

fonmqne pares ubi fecerit horas

OTTOBRE.
Giovane
Mefi
de
la ci
,

con vellimento di 'color incarnato e colle ali come li altri Porter in capo una ghirlanda di virgulti di quercia colle ghianColla delira mano il fegno dello Scorpione , e. colla finillra una bel,

cellella

piena di Torbe
.

nelpole

funghi

di pi forte

callagne con ric-

e fcnza

del

ma per decreto Senato , e a quello , e a quello meritamente furono cancellati , ficcome erano fiati tirannicamente impolli , e gli rcll il nome antico di Ottobre , per eflfer 1' ottavo in ordine (b) Gli
Fu chiamato quefto Mefe da Domiziano Imperatore
:

(ff) Anche Tiberio volle che dal fuo nonje folle queJlo Mefe chiamate Tiberio [ ^ ] Il Mefe di Ottobre era facro a Marte, a cui s' immolava un Cavallo , che chiamavano Ottobre ; e quefto fagrificio fi eleguiva negl' Idi di Ottobre nel Cam.

po

Ai

1^1)

A R T

0.

iip

Gli fi d il veftimento di color incarnato , perch declinando il Sole sei Solllizio Jcniiile , comincia a rellringerfl 1' umore nelle piante > ondc_> le loro foglie diventano del detto colore . Dipingefi collo Scorpione , perch in quello Mefe il Sole fi ritrovo^ fotto detto fegno , ed chiamato Scorpione dalla figura delle ilelle , e dagji effetti , che produce in quelle parti ; imperocch , come lo Scorpione col fuo veleno pungendo d la morte , f predo non <I foccorre a_j quelli ^ che fono punti \ cos mentre il Sole in qucfto fegno per 1' ince per quello diire_> qualit del tempo , apporta malatte molto pericolofe Ippocrate negli aforifmi , che 1' inequalit del tempo partorifce infermit, Qiairirae quando nell' illeifo giorno, ora regna il freddo, ed ora caldo, ii .<: tlh.r: che fpeffb avviene nell'Autunno . La cellella fopraddetta contiene i frutti, che porta feco elfo Mefe,
-,

NOVEMBRE.
vellito del colore delle foglie, quando incominciano a feccarfi, e cadono dagli alberi, alato. Avr cinto il capo di una ghirlanda_j di olivo col fuo frutto . Porter nella deftra mano il fegno del Sagittario; e colla fiinilra una tazza piena di rape , radici , cavoli , ed altri frutti ,

Giovine,

che

il

nife di

Novembre
,

porta feco

ci fignifca , che il Sole in_j fegno , il quale detto Sagittario , si dalla figura delle fielle , come ancora dagli effetti, che produce, poich in quello tempo fuettando dal Cielo grandine , piogge , folgori arrecano non poco fpavento , come ancora in quelb mefe pi fi efercita_j la caccia , la quale fi fa per gli faettatori La ghirlanda di olivo col frutto fegno di quefio tempo , nel quale 1' olio , liquore 1' oliva gi matura fi coglie per farne utlilTimo per pii
Il
il

tenere

Sagittario nella dellta


e
palfa

mano

quello

Mefe regna

fotto quello

cofe alla vita


Si

umana

il

chiama Novembre dal numero, per efifer il nono, ficcome nncora feguente , per eQer il decimo , fi chiama Dicembre . [a]

DICEMpo Marzio.
r
,

II

capo

di

detto Cavallo

fi

circondava di pani

Da

molte genti
.

pe-

tome dagli Spartani, da Salentini, e dai Rodiotti un tal Cavallo fi riponeva nel numero delle altre vittime , fecondo ci che ne riterifce Fedo [rt] Qiiefto Mtfe tra fotto la tutela di Diana, ed in quefto Mefe fi celebrava
un pubbiico Convito in onor di Giove , e parimente le Ielle Vacunali ; cos dette da Vacuna Dea del ripofo , e deli' ozio Gli Agricoltori in parcicolarej , per la ragione che fi rlpofavan in quello Mefe dalle taticiie della Campagna
.

lolevano Icioi^liere loro voti , e fagrificare alla Dea Vacuna Era quella Dea [ lecondo quello che ne attella Porfirio al vtrfo 451., piilola io. llb, i. di Orazio ] adorata da* Sabini lotto una forma incerta Altri la chiamarono Bellona ,
i .
.

confiderarono pervia Vittoria A Varrone per piace w di chiamarla Minerva Dea delb Sapienza , giacch i Sapienti fommamcnte godono in tempo di pace , e di ripofo
altri
,

Venere

ed altri primo rerum dhinarum


altri
,

Diana

la

izo

DICEMBRE,
d afpetto orrido
,

ICONOLOGIA
>

Giovine
guenti

come anche
.

veftito di nero

ed alato

faranno gli altri due Mefi feColla delira mano terr il Capricor-

no
t

piena di tartufoi . fi dipinge t perch in quello mefe la terra fpogliata di ogni fuo adornamento ; che perci ancora li rapprefenta fenza ghirlanda . nel quale il I?.cr il Capricorno fegno CeleQe fi diinoftra quello mefe j ,.; Sole cammina per detto fegno . E' detto Capricorno , perch ficcome il Capricorno fi pafce nelli precipizi , e monti alti0imi , cos in quello mefe il Sole in aitiamo grado verfo il mezzo giorno Se gli da i tartuffi , perch quelli nel Mele di Dicembre fi trovano in mag-

e colla finirtra una tazza

Orrido

e vciito di nero

gior quantit

e pi perfetti

G
Giovane
Segno
alato
di

N N A

O.

e vellito di bianco , il quale terr con ambe le mani il > Acquario . Qiiello mefe, e il fecondo furono aggiunti all' anno di Romolo da Numa Pompilio ; chiamato quefto da Jane Januario , perch ficcome Jano cos quello mefe, quafi con una guarda il palato, e con due facce fi fa e coli' altra il principio di quello, che ha da venire , fecondocch dico:

no
1'

Moderni
la

Lo dipingevano con
ordinario
tutte di un

il

veflimento bianco, perch

in

quello
le

terra coperta di
.

neve

talch

fi

veggono
,

Mefe , per campagne

colore
il

Tiene con ambe


quello

le

mani

il

fegno di Acquario
,

Mefe per
le

corfo del Sole

il

qual' detto

perch fi faccia noto Acquario , perch ab-

bondano

nevi, e piogge in quefto tempo.

R A

O.

Giovane

ali , e far veftito di colore berrettino, por, il quale abbia le tando con bella grazia colla deftra mano il fegno del Pefce Numa Pompilio chiam quefto Mele Febbraio , o dalle febbri , le quali allora facilmente vengono, ovvero da quefta parola Latina Februus cio , purgazioni februe , che fignificavano facrificj fatti per li morti , per.

ch i Romani in quello Mele facevano la memoria delle anime , e quelle intendevano di purgare con celebrare 1' efequie de' morti Si vefte di berrettino , perch in quefto Mefe regnano molto le pioggie , onde per il pi il Cielo coperto di nuvoli li quali rapprefentan
.

il

detto colore

Porta

rOMO^VARfO.

Ili

Porta ( Come dicemmo ) il Pefce , perch pafsando il Sole per quefto fegno Ceefte , ne dinota quefto Mefe ; e ficcome il Pefce acquatile cosi quelto tempo per le molte piogge aliai umido , ovvero perch ffeudofi rifolute le acque tempo di pefcagione

MESI

SECONDO
G
E

L^

AGRICOLTURA
J

N N A

ftando a Iato di una ruota da arrotarci , che tenga colla delira mano un roncio , e colla finillra molari con il dito indice diverfi ferramenti necclfarj' all' Agricoltura, quali fiaBo per terra da una banda , e dall' altra un Gallo . Dlpingefi di virile afpetto, e con il roncio nella delira mano , perciocch quello Mefe il diligente Padre di famiglia , o altri , che fanno arte di campo , potranno rivedere tutti i ferramenti , che fi fogliono adoperare alla coltivazione delle vigne , come ronci, o falcetti, i quali ferdi virile afpetto
,

UOmo ferramenti

vono per potare


Si molira
,

che Aia accanto ad una ruota , perch conviene avere in^j quello MefcfcuTendo egli, fecondo i moderni , principio dell' anno] coti , pietre , ruote per arrotare , e aguzzare detti ferramenti fottili , e che taglino bene, come dice Columella lib. 3. cap. 24. Diris tenuijsimifque fef' raments omne opus rufiiaim exeq:iendum Moflra colla finillra mano i detti ferramenti, perch fimilmente in deti Vomeri , con to Mefe, chi fa arte di Campo deve mettere in ordine bidenti zapponi e altri vanghe ferramenti nericalzare , , li fuoi aratri, , celVarj , per averfene poi a fervire nel feguente Mefe, perch dice Marco Catone de re ntlca cap, j. Omnia mature conficias: nam res ruflica fic ejt ft imam rem fero feceris , omnia opera fero facies . Bifogna , che fia dunque molto vigilante , e li negozi non vadino trattenendofi di giorno in giorno , che perci gli fi dipinge il Gallo accanto; e a quello propofito fiir bene che io faccia menzione di quello che n,trra Plinio lib. 18. cap. 6. mollrando quanto fia utile agli Agricoltori 1' ef. ,

fer

vigilanti

laboriofi
,

in

G. Furio Crefina , di fchiavo , che egli era che i un campo molto piccolo , molto pi
,
.

fatto

franco

ricogliendo

fuoi

vicini nelle pofleffioni

grandi , era molto odiato, come f per incanti egli avelie tirate a f le biade dei campi vicini Per la qual cofa elfendo citato da Spurio Albino Edile Curule , e accufato al Popolo , e perci temendo egli di elfer condannato , perciocch bifognava , che le Trib metteifero il partito , comparve in giudizio , e port quivi tutti i fuoi ferramenti , co quali egli la-

vorava , e men una fua figliuola ben guarnita , e vellita . 1 ferramenti erano gravi, e grandi , e ben fatti, zappe granii, noni piccoli Vomeri,

Q.

Bovi

izz

e Bovi bea pafciuti e ditrc . cantefimi , ma non vi pollo gi

ICONOLOGIA O
Cittadini
io

come
i

mollrarc le vigilie

le fatiche

quelli fono i miei in, mollro i miei ferramenti fudori miei . E ci detto fu affoluto
vi

Romani

R A

O.

UOmo Sono
germini la uguale n

di et virile

che ftando in una vigna moftr potar quella . , due tempi di potare ; ma fecondo Magone fi pota prima che vite , perche eiTcndo piena di umori piglia leggier ferita , e
refifte
al

coltello

MARZO.
UN
perch

Giovine con una vanga

in

mano
1'

e raoflri

di

fcalzarc

le

viti

opera della vanga di gran flitica , e comincia a fcalzare le viti , come fi dice , a cavallo . Conviene avvertire , che non fi fcalzi pi tardi , perche la vite potrebbe germogliare , e perdere alTal fperanza della vlndemmia buttando gli occhi della vite per terra . Vi (i mette accanto il Cavallo, perciocch in quello Mefc , come ci narra rilnio lib. 8. cap. 42. vanno in amore nell' Equinozio della Primavera.
in

e da un lato Ila un cavallo . Si dipinge Giovane , per elfer

quello

Mefe

fi

APRILE.
che avvertimento che danno molti PEr potr dipinger un Aprile Mefe per
, ,

trattano dell* Agricoltura

Contadino sbracciato , che canne alle viti , cio che tenda , e non molto lontano vi fia una Vacca che pafcoli con un Vitello, che latti detta Vacca, perciocch Palladio al lib. 5. narra , che i Vitelli fogliono nafccre in quello Mefe , e per P abbondanza de' pafcoli le Vacche riefcono alle fatiche , e al lattare . E volendo far differente quella pittura , con accompagnarla infieme con
il

di

, fl

metta

le

altri
Il

animali

Pecore

lib. j. dice, che in quello Mefe fi tofano le luoco della Vacca fi potr mettere un Uomo , che tofa Dicefi ancora , che in quello tempo la prima , e pi potente le pecore apritura dei Montoni , ? di cffi hanno d' Inverno gli Agnelli che gi fi

medefimo
:

Palladio nel

onde
.

in

fono

maturati} e fatti.

MAGGIO.
IN
il

Mefe, [fecondo, che narra Palladio nel libro fedo de re r,ifegano i fieni : onde ragionevolmente fi potr dipingere per Mefe di Maggio Un Cttatadiuo giovane che Illa in mezzo di un campo pieno di verquello
Jica ]
fi

dura

TOMO ^VARTO.
dura e con ambe le mani tenga zione mollr di fegare il fieno .

12^
con bella
dilpofi-

una falce fenara

Tagliali il fieno il Mele di Maggio , perciocch Columella 7. de re rtiflkai dice, che fi debba fegare prima che fi fecchi ? perch non foto f ma anco agli animali pi grato il cibo , elTendocne ha maggior copia ch non al tutto fecce-, ne verde, dove fiia nella fua perfezione.
:

GIUGNO.
7. che in queflo Mefe fi comincia a mietere I' orgrano onde fi potr dipingere , zo , Un Contadino giovane con braccia nude , e che tenga con la defiri mano una tagliente falce , colla quale tagli i covoni delle fpighe di grano le quali raccoglie con la finilra mano : ovvero che moliti di aver mietutOt e che di elfo grano faccia una meta Devcfi , come racconta Columella libro fecondo de ^?yicidtura , iru. quefio Mefe , ve faranno mature le biade , mieterle , prima che fi abbrucino dai vapori della State , che fono nell' apparir della Canicula grandii^ fimi per fi devono mietere in fretta , perciocch nojofo ogni tardare , elfendo che gli uccelli, e altri animali fanno danno, come anco elr fendo fecche le gufcie , i grani , e le fpighe cadono per , come ho detto , fi deve mietere quando egualmente le biade ingialliicono

NArra

Palladio

lib.

e poi

il

LUGLIO.
PErch
il

pi notabile effetto di quello

Mefe

Ja raccolta de'

GranL

dipingeremo per elfo un Contadino robullo in un' aja , mezzo nudo . Terr con ambe le mani un correggiato , il quale llroraento da battere il grano , e llando con bella attitudine moilri di battere il grano , il quale far Itelo nell'aia, accanto alla quale vi far una pala, un rallrello , ed altri llromenti per Cmile eferdzio .

AGOSTO.
UN Uomo
rili
, ,

che

ftia

in

atto
di

di acconciare botti de

tini

bigonci
a

e ba-

avendo appreiTo
cos

le tutti que' llromenti necellarj


lib.

fimil<_>

ofiizio

che

narra Palladio,

9.

re rufica

accanto una Chioccia .con ch i Polli che nafcono di quello Mele , fanno pi ova i quali nafcono in altri Mefi
Si potr ancora dipingergli

aliai

Pulcini, attefbcdegli altri ,

###

I
2

SET-

ii4

ICONOLOGIA
SETTEMBRE.

occupano negli efercizj di cavare il modo Accanto vi {ir un tino pieno di uve le quali nii'IlranUo di dalle uve efser pcrte da elso tino cica il mollo , ed entri in un altro vaio E per elFcre ancora , che in quello Mefe fi fa il mele , non far fiiori di propoflto di mettervi accanto due , o tre coppelle di Api .
t

che UOmo come de


.

tenga un ceflo pieno di uve


quelli

>

colle cofcie

gambe

nu-

che

Ci

-,

OTTOBRE.
che tenga colla mano (Inillra un certo pieno di grano e colla etib grano , mollri di fpargerlo in terra , e che venga coperto da uno , che llimoli i Buoj , i quali tirano un aratro ; ed ancorch , fecondo Eflodo , il quale fu 11 primo che fcriveOTe dell* Agricoltura [ come narra Plinio Hb. i8. ] fi deve feminare a' dieci di Novembre , che in tal giorno tramontano le Vergilie , fette giorni dopo fogliono perloppiu feguir le piogge, ed efler favorevoli alle biade feminate ; nondimeno per la variet de' terreni caldi, e freddi, li feniina pi pretto, o pi tardi . Ma per non confondere le nollre pitture , e terminare ciafcun Mcfc_s 1' offizio fuo , faremo che in quello li femini il grano , come cofa principale al vivere umano .
delira pigliando

UOmo

NOVEMBRE.

E
lei

Uomo , non folo per mangiare , faremo che in quello Mele , come ma narra Palladio Hb. 12. de re rnjicA , li faccia l'olio, per eltere , coma- abbiamo detto , molto neceflario , come fi vede in tutte le fcritture facre, cibi, elTendocch di quello preziofo liquore , non folo fi ferve in condire ma ancora in confecrare i Minillri della Santa Chiefa , e le altre cole a_j
Perch
I'

olio

molto neceflario
altri

ali'

ancora per molti

comodi

pertinenti

Dunque dipingeremo un Uomo


sferza
,

, ,

che tenga
il

colla

delira

muno

unn__

una ruota_* vi fia un monte_^ di elfa da molino, ove fi macinano le olive , e a lato a tale quanto far bifogno di olive, ed una pala , un torchio, fiefcoli , e
e vada dietro a un Cavallo
quale
fia

attaccato ad

officio

DICEMBRE.
ambe
le

robufto, che con UOmo difpoCzione mollri

di tagliare

mani tenga un' accetta un albero .

>

e con bella

Secondo Palladio lib. 13. de re rudica , elfendo Dicembre principio dell' Inverno, e l'aria fredda , la virt degli alberi fi concentra io elli , e fono
pi

TOMO ^V A R
pili

7 0.
le.

it?
*

durabili

legnami

per

le

fabbriche

e per fare ogni altra opera

Selve per far legnami dove che in quelto Mefe fi ^abbiamo detto , ma i opefa come qualunque far per per le fabbriche > e foverchj rami , e le ficpi verdi per far fuoco ; l tagliano ancora le pertiche , i giunchi per le Vigne , e anche di efli f. ne fanno le celle i cj>
tagliano

non

folo
-,

molte altre coie

che fono opportune

ali*

ufo noitro

(^)

MESI
[
fl

Dall' eniditiffimo

Giacomo Fontano
verfi
.

ghi
e

fi

rapportano alcuni
i

ne' quali

ne' fuoi Proginnafmi , o fiano Dialofono indufi tutti i Meli dell' Anno ,

fono

feguenti

^,4

NE

hlcepi

Anni finh
thi ncc
,

rcdaittth ergo ,

L^tui ad ^n'.'vomwn
^l'i

dcccqttc

parta focum

FEBRVO
:

pelki

Falerts

iac citrrum
,

nec llgnd refirvis qua ratti ibae , ages .


,

Vomere fcindit agroi

fioBefque dteus adtcquat


()ir!indo

Ad^klIVS
Cana

(y Verh nrmcia
,

redit

oiret ttllus

frondihui induit

arbor
,

APRIIJ femmar.i eldente deciti SaJve ter felix , o .M -i^Efmara^dine , fulve Temprrie certant tempora cunV.a tua . 'JVAUVS tcjlho detcnfa tempore lana Defenddi peccr fcljkinmque jubet .
Sul)

brunum
,

ne forte
/?

pecm

moratttr,

^VLl^
:

Prcfpcls
^i7"7

curva

<'ram'.?ia

falce fecas

maturefcunt AVGV.^Tl manere frames


ftcnore

Cumque ampio fcrtem

reddt

ager

AVCVSTI

Cerei

efl ,

SEPTEM^RIS munm 'Jacchnt .


,

lule hrvinet v'tvnnt

noi duo perficmtn

. :

OOTOSER

muftum

cacatis
.

exprmit

uvh

Et ferii hoc anno qua reeunte metat . /lutummn quacumque dedlt tcnfumo NO VEMBER Et tlnmem hyherna glande trucido Sueni .
,

Hatid avt%

band fera venanti


nlngat atrox
,

deef ulla

DECEMBRIt
,

^iiiTnw
Altri pi concid
verfi

(y gelet ufque "vadtim


fieffo

parimente rapporta Io
':

Fontano

?uula
Rot,

7 4NVS amat MiRTVS arma fcdit

FEBRVARlVS fed frkeo clamai :


fed

nemorttm ^unu% bine lana7/t dat:


jn,

M ifO
:

4PR/LIS
fui'
,

florida nutrit

"vaf et

amontm
avensm
.

JVLIVS

addit

AVCVSTVS feretes prefer SEPTEMBER f uvas Semimt OCTOBER: fpciai -virptlta NOPEMBER).
Bei miei

maUaur pnepnguii menfc

DECEMBRl

116

ICONOLOGIA

M
Come
dipinti
Trincipio
dell'

da Eullachio Filofofo

MARZO
*Amo
i

fecondo gli ^Antichi

UN
dice

Soldato tutto veftito di ferro , colla lancia , e feudo alludendo al nome del Mefe formato da Marte , perche in quello Mefe , come_> Euihchio , fi finifcono i fvernamenti della Milizia , e fi ritorna agli

cfercizj della guerra

vigorofamente

A
dipinge SI be nude
il

RI

forma di Pallore , colle braccia e gamuna Capra con due Capretti nuovamente- partoriti , e che detto Pallore moflri di fuonarc una zampogna , Cos fi dipinge da Eullachio , e dichiara , che fi nota in particolare che Aprile moltiplica col parto gli Armenti
di Aprile in
apprefifo
,

Mefe

avendo

MAGGIO,
dipinge giovinetto con faccia bella , e lafclva . Ha i capelli rlcciucircondati da una ghirlanda telluta di rofe bianche , e vermiglie , vellimento lavorato di oro , e contefto di fiori , elfendo niolfo dal vento il con leggiadra. Avr le mani piene di rofe, e di viole, con i piedi fcalzi

SI _

ti ,

fopra di verdi erbette


Il

chedmoflra , che verno gi nuda fi fveglia


felletfa
,

in quefto
,
.,

Mefe
,

la terra

quafi dal fonno dell'In-

e
le

fi

rivelle di

nuove pompe- convenienti a.j


i

che fono
gli

1'

erbe

foglie

ed

fiori

al piacere , colle appae fi gode con allegrezza tutto quello , renze della vaghezza del Mondo che la terra produce , lontano dalla malinconia , elVendocci quello Mcfc
s'
,

per

Uomini

allora facilmente

incitano

apporta allegrezza infinita

GIUGNO,
UOmomezzo
in

Sta-j da Contadino, con una ghirlanda di fiori di lino un campo piena di verdure , e tiene una falce fenara Si dipinge cosi , perche in qutlto Mefe , fecondo Eullachio , il Sole miete prende vigore, fi fecca il fieno, e
velli to,
.

di

i'i

LUGLIO

TOMO
nudo UOmo mezzo quale
falce
) ,

^'V A R

rO

iZ7

LUGLIO.
chinato
taglia
i

colla

raccoglie colla finiftra

mano

che colla deffra mano tiene una tagliente , covoni delle fpighe di grano t le quali egli Tiene in capo un cappello largo t col quale

molra di difenderli

accefo calor del Sole . Il fgnificato di quanto abbiamo detto di quella immagine t i che elr fendo i grani maturi, fi fogliono tagliare, quando il Sole lu pi vigore,
dall'

AGOSTO.
ignudo UOmo lavato
;
,

il

quale mortra di effer ufcito da un

Fiume

ed

eCferfi

no

di

lino

e pollofi alla riva di quello a federe , fi cuopra con un panle parti meno oneile , e moltri per 1' ecceffivo caldo fjfprare
.

alla bocca per bere Quella figura , che nel bagno fi lava , e che beve , altro non denota , che il nafcimento della Canicola , da cui raddoppiato il caldo , gli Uomini hanno bifogno di bagnarli , per umettare il corpo , e bere per fpegnere^

e metterfi una tazza

la fete

SETTEMBRE,
UOmo
anch' elfo in abito di Contadino , con una ghirlanda pampitelk . Tiene in mano alcuni grappoli di uva, colle gambj , e cofcie nude , come quelli che fi occupano nell' efercizio di cavare il mollo dalle uve ; ed accanto vi un tino pieno di uve pelle , e da elfo tino efce il moflo , ed entra in un altro vafo . Altro non dimollra quella figura , fennon la Vendemmia , la quale fi
ni in

fuol fare

nel

Mefe

di

Settembre

quando

le

uve fono mature

OTTOBRE.
UN
Giovine in un prato', ed in elfo moflri di aver piantato mo!tt_? quelle fi vede averci tefi fottiliffimi lacci , e reti , accioc, ed in ch gli uccelli ,non folo non fi avvedano dell' inganno, ma ancora non polTano veder quelli, che per il prato fparC dolcemente cantano : e non molto lontano ila il detto Giovinetto nafcolto in cappannello , e ridente molra di ammazzare un prelb uccello , il quale Ilari con le ali aperte , per
frafche

tentare di voler fuggire

Ci

fignifica
gli

che nel Mefe di Ottobre

da principio alle Caccie

per pigliare

uccelli

NOVEM-

128

NOVEMBRE.
t

ICONOLOGIA
i

che UOmo campo.


Coitui
Pliade
1

ftimola
,

Buoi

quali tirano uno aratro in

mezzo
-

di

un

...

:.,

_^.;^._

,il

la

quale con fatica fi appoggia all' aratro , moftra la ftaglone della quale come dice Euflachio , molto atta all' elercizio dell' arare.
,

DICEMBRE.
UOmo no
,
,

che tiene colla mano


quale colla

finlftra

un cedo pieno di femente

di grala

la

mano

delira mollra di Ipargere in terra

qua-

coperta da alcuni Lavoratori. Ci dimollra il tempo delle fementi , t, del detto Eutlachio Spargere in terra il
le

vien

le

quali
di

fi

fogliono coli' autori.

Mefe
J

Dicembre

N N A

O.

UN

Giovine il quale moftra di andare a caccia con diverfi Cani . Tiene con una mano un corno da Tuonare , e in iipalla un baftone ^ col quale porta una Lepre, con altri animali. Con quello fi mollra il tempo di andare a caccia > perciocch eCTendo riporto il grano , e il vino , e raccolte tutte le altre cofc , che fono utili alla vita umana , 1' Uomo f ne va quello Mefe di Gennaio a caccia
,

R A

O.

UN
dell'

Vecchio crefpo, canuto, veflito di pelle fino a i piedi . Sta a appreflb un gran fuoco , e mollra di fcaldarfi Quella figura mollra non pure 1' afprezza dell' Inverno , ma il freddo
federe
.

illeffa

vecchiezza

ficcome

fi

fuol

dire

La Ragion
Dal vigor
Condono
l'

fredda
naturai

piaceri amoroft

coflrii

[palliando
'vicino

hanno a flar

al fiiaco

META-

M ^V ARTO. METAFISICA.
Sf

1Z9

Di

Cefare

Pjpn
.

Avr gli occhi con un globo e un orologio fotto de' piedi in capo corona una (dicendo colla un getto e delira mano , bendnti i di contemplazione; colia fnillra fegno e tenga uno fcettro i che dia Cale perch eifendo ella Regina di tutte le altre fcienze acquilhte per luiae_ naturale , e fprezzando le cofe foggette alla mutazione , ed al tempo confider le cole fuperiori , colla fola forza dell' intelletto , noa curand
del fenfo
.

DOnna

Metafijca

che fotto al piede Cniftro tenga un globo, colla deftra man appoggiata alla guancia , e che Aia penfofa , e colla finillra mano ftia in atto di accennare Per la palla confider il Mondo tutto , e le cofe corruttibili , che fog.

DOnna,
giacciono,

come

vili

a quella fcienza

la

quale

s'

innalza folo alle cofe celclli

e divine

E
Di

O.
.

Cefare Bjpa

attitudine fopra di un che abbia in capo una ghirlanda di lauro , e che con la delira mano tenga con bella grazia un circolo rivfo in due parti eguali , e con il dito indice della finillra mano mollri il bellico , e fopra il capo fia per diretto un Sole Per il Mezzo, poffiamo fignifcare diverfe cofe. Prima, il Mezzo fignfica un' iltrumento , per mezzo del quale fi fa qualche cofa , come ancora nel nioto locale fi confidcrano tre cofe , il termine detto a quo, il termine ad qium , e il mezzo per il qnale palla la cola mobile ; fecondariamente fignifica la mediocrit delle cofe tra 1' cccelfo , e il difetto di elfe , che partecipi di tutte due gli ellremi , onde dice Arili, al fecondo dell' EtiMediocritas efi quadam 'virtus medii , ca perfcii indagatrix , e Marziale
,

UOmo Globo

di et virile

che iHa

in

piedi in bella

terreftre, con un

manto

di

oro

&

Bel

lib.

I.

lllud

quod medium

efi

inter iitrnmque

probtnr.

Si
ti
,

piglia

per una parte uguale


tra le uguali
,
;

fiano

ambedue
dilla

egualmente

dagli' clircmi

una cofa , quale fpartita in due parultimo fignifca quella parte , che come in un circolo il punto di mezzo , o
di

e in

i^-

voglia-

i^o
vogliamo dire Centro,
za
,

ICONOLOGIA
:

d.il quale tutte le linee che tirate alla clrconfercBlaranno tra f eguali, come dice Euclide, eiTendo ancora da ArinoteB^ei medium appello id le nel 2. dell' Etica al cap 6. cosi definito qriod Aqne abefl ab utraqite extremtate : quale per ben figurare Si dipinge di et virile , ctTendo quella il mezzo non folo degli anni

della

vita noltra

ma
all'

ancora eOTendo in

ella

il

vigore di tutte

le virt fpct-

per eflere in quell' etii il temperamento nei fuo vigore , e all' animo , perch allora 1' Uomo fa adopra.re tutte quelle quattro Virt dalla ragione guidate cio Fortezza , PriiT denza ,, Temperanza, Giuftizia eCfendo allora 1' Uomo arrivato ad uni
tanti al
al

corpo, e

animo;

corpo

perfetta cognizione di elTe . Sta in piedi l'opra il globo della terra, efsendo efsa

il

centro, e meznafct'
,

zo

di

tutto

il

Mondo

merc

della

fua gravit

e di qui ne

che_>

Tempre cerca il luogo pi baffo , quale il pi remoto dal Cielo , ed avendo una volta poi feduto , non il pu naturalmente fiaccare , il che^ degantiflimamente diife Manilio :
-

T^lec vero
' .

t'tb

T^atura admiranda
,

iitderi

Tendentis terree debet

cum pendeat
'uefligia

Mundus

&
, ,

ipfe

in

rutilo

pon.it

fundo

^tod patet ex ipjo motti , curfuque volantis , Cum fulpenfiis eat Thabas curjkmqiie refienai Huc , illi'.c agiles c!^ fcrvet in xthere metas , Sitili volitent per inania M'mdi Cum Luna
,

&

Terra quoque aeras leges imitata pependit


Efi
igitiir
,

tcllus

mediam

fortita

cavernam
.

%Aers

&

tato pariter fublata profundo


,

"^ec patulas dijlenta plagas

fed condita in orbentt

Vndique furgentem pariter pariterque cadcntem,


HiCC
ejl T^atur.'C

facies ....

Ma

tutto

quefto ancora

beniffimo

e'
:

. cap. della fua Sfera teneatur mmobUiter

in quelle parole

^od

infegna Giovanni Sacrobofco af autem terra in medio omnium

cum ftt fumm gra<vis , fic perpiadere "jidetur eins zravitan , mne grave natnr.diter tendit ad centrum . Centrttm qitidem punus in medio firmamenti : terra igitur cum fit fumm gravis , ad pun^nm llum naturalter tenditi Il manto di oro e la corona di lauro , fignitca la perfezione, come pi volte fi detto , ed il pregio della virt , la quale confille nel MezDirniditim plus tota , il che conferma ancori^ zo , che per dilfe Efiodo Platone lib. de I{epubl. perch rei Mezzo conlifte la perfezione, non nel tutto, che contiene ancora gli eftremi , che qualche volta fono vizio , e dannevoli finalmente 1' oro pu ancora figniticare il Mezzo, efsendocch uguagliando il Mondo grande col microcofmo i come dicono particolarmente i Paraceliisti l'argento il cervello, e 1' oro il cuore, il qualc_> iecondo
: :

^V

A R T
dal

0.
quale
, ,

151
come
princi,

fecondo gli Anatomici fta in mezzo Jell' Uomo , corporale pro di vita ne nafce ogni perfezione, e fimetra
idtirnnm- moriens
.

elTendo

Ic-

condo Ariitotele : Trimum vivens , dr Tiene colla deiira mano il circolo divifo in due parti eguali, per raoCol uro Equinoziale, il ftrare il cerchio Equinoziale , dal Parabofco detto Poli del Mondo, i per pafsando eguali parti due in , sfera quale divide la pafsando per il Sole il quando Solstizio Cobro del dal , dilla ed egualmente primo punto del Cancro , fi accofta quanto pi pu al Zenit , cio ai punto princiil del Cielo foprappofro al noftro capo fa il Solftizio , e toccando noi quant da pio del Capricorno , fa il Solftizio dell' Inverno , fcoftandofi 1' Equinor cos per appunto toccando il principio dell' Ariete fa pi pu per quee Autunno dell' quel zio della Primavera , e toccando la Libra , Coluro, detto per il Sole il pafsando fto ancora detto Equatore , perch elegaatemente che il notte la ancora , ore come , allora il giorno di 12,
:

fi

raccoglie da quefti v^rfi


H.ic

dm

Solflitim faciunt Cancer


,

Caprtcornus
,

Sed noHes tequat sArifs

&

Libra diebus

E' ancora detto cingolo del primo mobile guali , a guifa di una cintura Tiene il dito indice della finiftra mano, in
.

dividendolo in due parti


atto di moftrarc
il

bellico
,

perch narra

Pierio
il

Valeriano
bellico
,

nel

libro
in

34.

de' fuoi
di tutto

geroglifici
il

che_j

nell'Uomo ancora lituarlo colle gambe larghe


fito di

fituato

mezzo

corpo, o voglia

o colle braccia alte , ed aperte , o porlo in__ fenza ragione , efsendo ancora da_j rutti li migliori Anatomici avvertito , come dice il Vafseo nella fua prima tavola anatomica , Pomponio Gaurico , de hominis fymetria , e Galeno Immani corporis , cap. 4. e ( per lafciar gli altri ) lib. 15". de ufu partinm nel libro de Thctis , Ippoc. e Plat. al cap. 4. cercando f il mezzo del corpo fia il cuore, o il bellico, dice che il cuore il mezzo del petto,
figura quadrata
^

ma

ci non

ed

il

bellico

il

mezzo

di tutto

il

corpo

dipinge per Knea- retta il Sole fopra il capo , per rapprefentare il mezzo giorno del nollro Orizonte , perch quando il Sole pafsa per quella linea meridiana , fia 1' Uomo dove fi vuole , ed in qualfivoglia tempo dell'anno, fi fa allora il mezzo giorno, dividendo la detta linea il Cielo
Si

in

due parti . Dir di pi


di tutti

che

il

Sole buonifimo fimbolo del


,

Mezzo
5.

eflendo ia
15.
,

mezzo

Pianeti

come conferma Ptolomeo

dict.

cap.

ed

Albategnio al cap. 50. della fua opera, lo prova con molte ragioni , e^ conclude , che il Sole Ila fopra la Luna , Mercurio , e Venere , fotto !Uj Saturno, Giove, e Marte, il che non fenza ragione, perch flando in__j mezzo , regola , e mifura degli altri pianeti ; ma con ragioni diverfe , perch Marte , Giove , e Saturno , per caufa dell' Epidico conviene nel moto con il Sole ma la Luna , Mercurio , e Venere con i fuoi circoli fi R z con:

i^i

ICONOLOGIA
.

conformano nel moto con il Sole , e querta una ragione > per la qualc_ Sole U in mezzo , per accordare quelli due moti diverfi il Un' altru. ragione di Albumazar , dicendo che il Signor Iddio non ha pollo il Sole Ibpra Saturno perch per la troppo dillanza non avrebbe potuto operare nelle
la terra farebbe reflata fredda; e f 1' avelfe pollo fopra la , e farebbe mollo troppo tardi dall'Oriente all' Occidente, e per la molta vicinanza alla terra fi farebbero bruciate tutte le cofe inferiori , e per quello itando in mezzo ha le fue azioni temperate ; e perci non__j fenza ragione apprellb Ovvidio al i delle Metamorfofi , Febo ammonifcc

cole inferiori
fi

Luna,

Fetonte

>

che era per


^Itius

falire

fui

Carro del Soie

dicendo
:

egreffus

cale/lia ftgna
;

cremabis
ibis

InferHs terras

Medio
,

tutijffimus

Per quelle ragioni


di
tutti
i

fi

pu dire

che

il

Sole
in

il

Re
del

e quafi
,

il

cuore

Pianeti

e per quefto

come Re

mezzo

Regno

e corae_

, acci poQa egualmente foccorrere e f ci a quello propolito lecito fingere una Repubblica de' fette Pianeti , (diremo , che il Sole il Re di tutti , come verilfimo : Saturno per la vecchiaia , fuo Configliero : Giove per la magna-

cuore in mezzo
le

dell'
:

animale collocato

a tutte

membra

nimit
di

Giudice
di

di

tutti:
,

Marte, Capitano
di
tutt'
i

di

milizia;
;

Madre

famiglia

difpenfatrice

beni

e Cancelliere; e la Luna finalmente fa 1' uffizio di ci di veloce moto dall' Orto all' Occafo , acci ogni Mefe fcorrendo
tutto
,

Venere, a guifuo Mercurio , Segretario , Ambalciadore , e peril

pofsa fervire
il f

il

fuo

Re

Finalmente
re
della luce

Sole

Ila in

mezzo

acci pofsa
il

come Autore
lume
a
tutti

e
gli

Datoaltri

pi comodamente

contribuire

Pianeti

MINACCE

M e^v A R T 0, MINACCE.
Di
Cefare BJpa,

i^s

'

colla bocca aperta, con acconciatura di tefta , che rapprefenta un moltro fpaventevole , vellito di bigio , ricamato di rofso , e neIn una mano terr una Ipada , e nell' altra un ballone in atto minacro Minacce fon le dimoUrazioni , che fi fanno per ifpaventare , e_> cevole dar terrore altrui: e perch in quattro maniere pu nafcere Io fpavento, per quattro cofe principali fi notano in quella figura , defcritta da Euflachio e fono lateUa,il veiHto , la fpada , e il ballone. per dimoitrare , che 1' impeto delle minacSi fa con la bocca aperta Ipavento a quelli , perch fi grida quale poi acerefce voce il , ce fa la Si porta Tempre un non fo fanguc fi commuove il gridare perch nel e e ficcome la voce commuove le orecche di fpaventevole nella faccia chie 1 cosi i lineamenti della faccia fpaventano per la villa difpiacevole , come ancora la orribile acconciatura della fua tella . efser quello colore compollo di bianco e di neIl veitito bigio , per ro , mefso per foraigliar la notte , che fpaventevole , non quando ofcurifTima , ma quando ha folo tanta luce , che ferva per veder le forme per quello fpavcntevoli, che fi polTono rapprcfentar confufamente in efsa 1' nel 6, Virgilio piena ofcura luce e Inferno efscr di dice da' Poeti > li dell' Eneide difse :
. . , .
,

DOnna

^iale per incertam lunxm fub Ines rmli^nx E(l iter in Jyhs , ubi cxlum condidit umbra
'Jnpter
j

&c.

ricamo rofso , e nero , mofira , che il minaccio fi ftende per ilpaven* o al fangue , ovvero alla morte . Il ballone e la fpada , fanno conofcere qual forte di minacce fi deve adoprare con nemici valorofi e quale con fervitori e genti plebee che poco fanno e conofcono delle cofe di onore.
Il

tare

FATTO STORICO SAGRO,


SEnnacherib Re degli Affirj con formidabil efercito fi accamp fotto 1 mura di Gerufalemme minacciando la fua ellrema rovina Grande
.

fpavento del Popolo . Ezechia loro Re aveva prefe tutte le neceilarie mifure , per porre z Citt in illato di valida difefa ; ma non attendeva la fua liberazione , che dal foccorfo Divino Iddio fi era impegnato con promelfa folenne e replicata pi volte , di difendere Gerufalemme dagli Artirj, purch non facelfe fondamento che in Lui e non chiamaffe in foccorfo altre potenze , I Grandi ed i Politici nulladiraeno mandarono
fu Io
.

134
fono deputati
i
i

ICONOLOGIA
per implorare
il

foccorfo dei
di loro

Re
.

di

Egitto
la

e di Etiopia,
,

quali corfcro fubltanifnti; in

difefa

Si

die

battaglia

re-

Sennacherib vittoriofo . Maggiormente fuperbo , minaccia di bel nuovo di porre a fiamme , e ferro , e di rinovar del tutto Gerufalcmme hzechla , non oftante tuttoci , fi tenne Tempre forte nel confidare in Dio eiercito di Sennacherib 1' Angiolo rterminatore , che il quale mand neil' in una loia notte vi uccife cento ottantacinque mila foldati Allo fpuntar del giorno veduto ci da Sennacherib ^ in tutta furia fi rifugi in Ninive , dove fu uccifo da' fuoi proprj figli . 4. ad' i^e . cap. 18. 19. Taralipomenon
ft
.
.

eap. 32.

&c.

FATTO STORICO PROFANO.

che minacciava foavvedi , che tu .^^ colle tue minacce confumi invano una gran parte della vendetta, che hai in animo di prendere contra de' tuoi nemici ? Poich chi ha Uabilito di vendicarfi del nemico , colle minacce altro non fa j che renderlo pi premunito Tltaar. in Laton. ed a f diminuifce i' opportunit di offenderlo .

Olidoro

figlio di
i

Alcamene udendo un certo

tale

prammodo

fuoi nimici

cosi lo riprefe

Non

ti

FATTO FAVOLOSO.
Vulcano cosi detto perch aveva gli occhi picCoftui fabbric la Citt di Prenefte . 11 che fatto nell* occafione di certi giuochi pubblici che aveva illituiti efort i Cittadini a voler fabbricare un' altra Citt . Quelli gli fi oppofero ; onde egli li minacci di gran male , f non Io avelfero ubbidito . Tutto per invano
Eculo figliuolo di
coliflimi
.

C
Io

Cittadini non credevano c-/ic egli foffe figlio di Vulcano Cecuinvoc quello Dio e fubitamente I' aflemblea fu circondata di fiamme . La qual cofa veduta e che le minacce fi ponevano in effetto temendo ancora di un male peggiore tutti fpaventati chiedcttero perdono a Ceculo e gli promifero di fare tuttoci che ei voleifc . Virgilio

giacch

allora

^eriiio

&c.

MISERIA

TOMO ^V ARTO, MISERIA.


Di
Vedi
Calamit
Mferia
Cefare I{ipa
,

IJT

Mondana.

che tenga la tefta dentro aJ um palla di vetro e che &3i una borfa verfi denari i e gioje , e con La telh nella palla di vetro facilmente per la continua efperienza delle vanit di quella vita , fi comprende quel che fignifichi e ciafcun per f llefso nel pelltgrinaggio di qiielh' pochi giorni, che itiamo fopra la terra) i quanto vani Cuna li noltrj deflderj , e corte le noilre fperanze La terta fi p'glia per il penfiero , effetto dell* anima in efsa Il vetro moilra la vanit delle cofe mondane perla fragilit fua i ovvero perche la miftria umaria confille in vedere , in qual parte 1' uomo li volta , le cofe maggiori di quel che fono , (limando gran cofa gli onori , le ricchezze , e cofe fimili , che poi fenza il vetro, fi vede, che fono vanit , e miferia : ovvero, che come il vetro non termina la viila di quello , che vi guarda , per efser corpo diafano , cos Le ricchezze , e beni del mondo non danno mai termine a* noilri penfieri ; anzicch tuttavia accrefcono il defiderio di pafsare avanti , e con quello infelice continuo ftimolo ci conduciamo miferamente alla morte . La borfa , che ella verfa , mollra , che come volgarmente fi crede ef fere felice chi ha gran facolt, cos fi vede efser privo di gran commodi chi ne fenza il che facilmente pn fuccedere a ciafcuno .
^

DOnna

trafparcnre

De* Fatti

vedi Infelicit

MISERI-

I3S

rcONOLOGlA

MISERICORDIA.
Di
Cefare

B^a

-.1'

Afarttlft' tfr/.

carnagione bianca . Avr gli occhi grofli , e il nio alquancon una ghirlanda di olivo in capo , dando colle brac, cia aperte ; ma tenga colla delira mano un ramo di cedro, con il frutto. Accanto vi fiir l'uccello Fola, ovvero Cornacchia. Miil-ricordia un affetto deH' animo compaflionevole verfo I' altrui mad

DOnna

to aquilino

le

-,

come dice S. Giovanni Damafceno lib. 2. cap. 24. e il nafo aquilino La carnagione bianca , gli occhi groflTi
,

fecondo

il

detto di Ariltotele

al

capo

fello

de Thyfonomia

lignificano inclinazione

alla

Mifericordia . La ghirlanda di olivo, che tiene in capo, il vero fimbolo della Mifericordia nelle fagre lettere, alle quali fi deve 1' obbligo della cognizione vera di quella finta virt , e il ramo di cedro figuilica il medefimo,

come fa fede Pierio Valeriano , ove tratta del cedro Lo Ilare colle braccia aperte , dinota che la Mifericordia a guifa di Ges Grillo Redentor noftro , che la vera Mifericordia, e con prontezza
.

ci

afpetta

fempre

colle
j

braccia aperte

alle

miferie nollre

Dante nel Canto

per abbracciar tutti , e fovvenir 3. del Purgatorio di ci cosi dice:


Orrbil

TOMO ^V ARTO,
Orr'thtl furori
li

iS7

peccati miei-,
infinita

Ma
Gli
dipinge

la bont

ha

gran braccia
lei
.

>

Che prende
fi

ci

che

fi rivolge a

accanto
,

1'

uccello Pola
fi

unificava miicricordia

come

pu vedere
Mifercordia

perciocch appreOfo in Oro Apolline

gli

Egiz;

fi-

Vedi
De* Fatti

le Beatitudini

%'edi

Compafflone

MISURA.
.

Di

Gio.

Zaratino

Cafltllini

Valeriano tiene , che la Mifura figurata folle in quella Medaargento di Cajo Mamilio , che ha per riverfo un fimulacro pileato , con una canna in mano, (come egli penfa ) alli piedi del quale un Cane abbaja verfo di lui , che Pierio lo piglia per fedelt , la_j quale deve aver chi effercita s fatto magiftero, e la canna fpartita in pi Ma da avvertire nodi la piglia per fegno , e illromento da mifurare poich quel, fimulacro noa che Pierio in quello luogo- erra all' ingroUb fic con abito Romano , e nemmeno tiene una canna dillinta coii nodi come pi abballo fi efporr Niuno Autore fa menzione , che C. Mamilio folle mifuratore , e nemmeno fi trova in monumento, n in alcuno Scrittore , che gli Antichi ufaPfero la canna per illromento da mifurare ; ufavaKo bene la D^'cempeda che era mifura di dieci piedi, chiamata una volta da Plinio nella 2. Epillola del lib. 8. pertica Budeo ne tratta diffufamentc nelle pandette, exl. uh. fi Menfor falfum modum dixerit ; e 1' Autore degli Una pertica ; ove la pertica ponefi in vece d Adagi in quel proverbio Decempeda , ficcome oggid volgarmente pertica fi chiaana . La cagione

13
_

lerio
glia

di

-,

dell'

ftanrio
Ice
.

errore nacque in Pierio , perch egli fi confufe in quelle lettere , che abbreviate per traverlo nella Medaglia fopra il Cane, che fono que. LIME A N-, le quali Pierio divife in due parole . LI . a N. inter.

ME

petrandole egli che pur latina

linniib:is
,

met.mdis
in

credendofi

polla

vece di
.

TA.

folte

che quella abbreviatura a. figura di lettera greca , e che


fia

C. Mamilio
detto
,

foife

mifuratore

che

quella

Medaglia

con rifpetto di s pregiato Autore non fatta per denotare la mifura,


,

Ma

ne

che non
fu

C.

Mamilio

folte

mifuratore
,

attefocche quella parola

il

LIMETAN,

vuol dir,

limhibus netandis

ma
il

cognominato

LIMETANVS
,

qual

altrimenti

mifuratore

ma uno

de' tre

cognome di Caio Mamilio, che Cajo Mamilio Limetan q , i;on fu Deputati fopra la Zecca infieme S con

i;8

ICONOLOGA
.

con Pubblio Crepufio , e Lucio Marzio Cenforino , che fu Confolc con Cijo Calvifio Sabino 1' anno dell' edificazione di Roma 714. nel qual fior ancora C. Mamilio Limetano ; ficcome ollerva il Signor Fulvio Orlino de familiis I{pmanorum nella Gente Crepufia , dove mette una Medaglia > nel cui diritto leggefi dietro una tella L.CENSORIN. nel rovefcio una Vittoria fopra un carro tirato da due Cavalli in atto di correre, fotto li* quali vi fono quelli nomi C. LIMETA P. CREPVSI. che fono i detti Deputati {opra la Zecca, dal qual rovefcio apparifce., che C. LIMETA . non pu fignificare altro , che Cajus Linietanus , attefocch faria uno fpropolito a mettere C. Limitibus metandis fotto due Cavalli . La Medaglia di Caio Mamilio Limetano , da Pierio non conolciuta , vedell rapprefentata al vivo in illampa nella medefima opera dell' Orlino , dove tratta della Gente Mamilia , e prova per autorit di Saluftio, che detto C. Mamilio fu anc!ie Tribuno della Plebe ; ivi chiaramente fi viene in cognizione , che quel Simulacro con abito palliato, corto, fuccinto , col cappelletto in tclta * col badone in mano , e col Cane a' piedi, che ha la teila alzata, e bocca aperta verfo lui ; Ulide , che dopo xx. anni f ne ritorn a cafa fua incognito , fotto mentito abito di mendico , riconofciuto per padrone d;i__ Argo fuo Cane ; la quale immagine fece imprimere Cajo Mamilio Limetano , per memoria, che fua gente Mamilia difccndeva da Mamilia , figlia di Telegono, che fu figliuolo di Ulilfe , nato di Circe, ed quello, che edific nel Lazio Frafcati , come fcrive Sello Pompeo , Plutarco , Acrone , e Porfirio Intcrpetre di Orazio per i pi antichi Mamilj furono cognominati Tufculani , il primo che fi trova Ottavio Mamilio Tufculano; Cicerone llb. 2. de '2^at!ir. Deorum ; ^piid I{e^illum bello Latinorum , ciim ^id. ToJbumHS Dilatar curri OE.ivlo ALimilio Tufculano prxlo dimicaret , in Il quale Ottavio noflra ade Cajor , &" Tollux ex equis pus^nare vij fimt Mamilio fu Genero di Tarquinio Superbo, come attefla Livio nella Decade prima del terzo libro , quando ragiona di Tarquinio Re , che fi conciliava la grazia de' principali Latini con gli alloggi , e parentele . Ottavio Mamilio Tufculano [ is long Trinceps, latini nominis erat , fi fam.t creimus , ab "^liffe Deaque Circe oriundns^ ci Mamilio filia? nuptam dati fcacciato dal Regno Tarquinio Superbo, dopo 5?. anni ellendo Confoli Lucio Minuzio Carbeto , e Cajo Nauzio Rutilio, fu Lucio Mamilio Tufculano fatto Cittadino Romano , di che Livio Decade prima lib. 3. L. Mamilio Tu~
. . ; .

JcuUno approbantibus c:mBis Civitas data e/2 400. anni dopo in circa Cajo Mamilio Limetano per memoria della fua llirpe difcefa da Uliile , fece imprimer la fuddetta Medaglia . Il cappelletto , che porta in teda fenza falda di quelli fatti a guifa di mezz' ove di Struzzo , nella forma che fi vede in capo alle llatue di Tiiea CaCallore , e Polluce Guerrieri Laconici ; di che Pompeo Fello qaibm pugnar; Lacones pileatis Tolluci antiqui quia fucrunt dederunt ftori mas efl . L' ufavano in guerra i Laconici ; fuor di guerra , per abito confueto , Teffali , i Parti , i Daci , gli Armeni , e altri llranieri , come fi raccoglie dalle medaglie , e llatue ; i Perfiani ancora per autorit di Celio
. .

&

TOMO

^V

A R r

39

Romani noi tei Celio Rodigino lib. xvi. cap, x. portarono il cappello nevano per abito loro ; fo ben loro permenTo , e concelTo da Calligola Imperadore di tener il cappello fatto all' iilanza di Teflaglia nelli Teatri ; per riparare 1' ardor del Sole, come riterifce Dione ; legno che fuor di Teatro noi potevano portare ; nelle medaglie fole per fmibolo delia Libert 1' hanno poll ; perciocch quando volevano dare la libert ad uno dalla nobilt fchiavo, lo radevano , e gli ponevano in tella un cappello non fi portava in Roma, ancorch Marziale lib. jci. Epig. 7. chiami Roiaa
: :

pileata

Vn^is

falciferi

Scnis

diebus

B^gnator quibus inperat fritillHS Fer/ti ledere non laboriofo Tertnittis pitto pHeata E^oma .
Pileata
la
difl*e

perch
i

na Marziale , mutavano
toga
,

Romani

mettendofi
;

la

conviti Saturnali , de' quali ragio, e abito, pigliavano il cappello, e lafciavano Sintefe verte di minor riputazione, pi vile fenelli giorni
:

condo Bailo

'

illelTo

Poeta nel primo degli Apoforeti

Syntbefibits

dam gaadet Eqnes


iofrnm

Dominufqtie Senatits
.

Durnque decent

Tilea fimpta '^ovem

lecito per cinque giorni , che per tanti giorni al tempo d dovean durare i Saturnali , contro Macrobio , che non vuol che duralfero pi di un giorno folo , il decimonono di Dicembre ; il detto Poe^ ta nel 141. Apoforeto :

Ci era

Marziale

Dtit toga
'

per quinas gaudere qtdefcere

luces

Hos

poteris cnltm fumere jirre tuo.

Altrettanti giorni fenza dubbio portavano il cappello , n gli altri gior non lo portavano , ma o andavano colla telta fcoperta , o fi coprivano con una parte della toga , ficcome nell* uno , e P altro modo infinite_ ftatue de' Senatori fi vedono, col cappello niuna f ne vede : di quello parere Adriano Turnebo nel fuo giornale lib. ottavo, cap. 4. citando l'autorit di Eulbchio fopra il primo dell' OditVea , il quale fa giudizio, che i Latini pigliaffero la confuetudine di andare fcoperti dagli Antichi Greci attefocch Omero non fa menzione alcuna de' cappelli non avendone Omero fatta menzione , maffimamente nell' Odiilea comporta fopra Ulilfe , nou so come il Pierio poflfa nel quarantefimo libro affermare di certo , che il cappello era da' Greci tenuto per indizio di nobilt , e perci fi dava ad Uliire nobile di ogni canto paterno , e materno . Se ci fofle vedrebbonfi ancora col cappello , Achille , Ajace , e altri nobiliflimi Greci ; ma in querto non fi deve parimente prefiar fede al Pierio , si perch non ne ragiona Omero , s perch non arreca teUimonio alcuno di Autore anS 2 tico .
b
:

I40
tco
.

ICONOLOGIA
Abbiamo ben
noi in favor nollro Plinio
,

lib.

35.

cap. 10. 7<{kotyiitchiu

Se Nicomaco Pittore , che dipinfe Siila fu il primo , che aggiungetfe il cappello ad UlilFe , fegno che UliiTe a' fuoi di non lo portatfe , e f nella Medaglia lo porta da confiderare , che non fua abito , ma finto , e trave Itito da mendico ; cofa che non fi converrla col cappello , f fuife da nobile ; e ci tanto pi manifelU la__ verit, poich f Uliife foife llato folito a portarlo, e f il cappello foiTe -Irato indizio di Nobile, non 1' avrebbe portato allora per non darli a e aiiofcere ; ma nella Medaglia vi rta impreda , ovvero per aggiunto aella guifa, che Io aggiunfe in quelli tempi Nicomaco, tantoppi che ne' vcri di Omero ( che per tal conto pi abbailo poneremo ) non fi nomina ; ovvero , perch UlitTe Ita figurato per viaggio , penfando Cajo Mamilio , che la fece battere all' ufo di Roma , attefocch i Romani per viaggio Tarqninio Prifco avanti che folle Re , andando a Roportavano il cappello ma , un' Aquila gli tolfe il cappello, ed im' altr' Aquila fece il fiiiiile a Diadumeno figlio di Macrino Imperadore , mentre andava a fpaflb in camprimo eiepagna in Citt non 1' ufavano i Romani : Giuilo Lipfio lib. lorum cap, 53. afferma , che i Romani andavano fcoperti , e non portavano all' ufanza nollra i cappelli , di che promette trattarne appieno nelli in fuoi Saturnali , a' quali rimetto il Lettore , non avendoli io veduti quanto al dubbio , che ivi muove fopra Autori , che fanno menzione di fcoprirfi la tella per onorar altri, tra quali Seneca, Sakiiio , e Plutarco,
prmiis ^lylp adddit piltiim
.
:

nclli precetti di reggere la Repubblica , e nella vita di Pompcjo ragionando dell' onore, die faceva Siila a Pompeo, dice , che avanti di lui, ancorch giovane > fi levava in piedi , e fi Scopriva la tella . Si pu rifcopriva la teda fpondere , che f un Cittadino Romano era in Citt con quella parte di toga , che in telta ravvolgeva ogni Cittadino ; s' era Il medefiruo cappello da viaggio, detper viaggio fi levava il cappello ficcom Cucullione portavafi ancora di notte Capitolino to da Giulio riferifce nella vita di Vero Imperadore , il quale ad imitazione de' vizj di Calligola , e di Nerone andava la notte in volta , con un cappello in teinfami , ove incognito Ci fta per le taverne , e luoghi pubblici di Donne mifchiavi , con tagllacantoni , e fgherri , per attaccar ritie , dalle quali bene fpc.fo f ne partiva colla faccia ammaccata , e livida , toraandofenc
i. . ,.
:

Palazzo tutto afflitto; In tantum l'itioriia Cajanorunt , Vitdiunoram fuiffe <em:dnm , l'i vagaretur note tabemas ,
"julgari
'viatorio,

capite Cucullione
teret
ri.xas
;

&
,

commifceretur

atm

trconbns

dH/imnlans

quis

ejfet

fxpeqne afjicum
.

livida facie

& 'H^eronixnornm ac & lupanaria objeBa commit&


t ,

<&

redijfe

in tabcrnis

agnitum

curn

f f abfcondcret

nale nella Satira

ottava

chiamafi

il

Cuculio Santonico da Giovecappello alla Francefe , che i vaga:

gabondi adulteri di notte portavano


ls{o^:ir>i:is

adulter
'jda.s

Tempora Suntomca

adopert.'.

Cucdla ?

Nel/a

TOMO ^V A R
Nella terza Satira
diite
:

TO.

141

Veneto

iuroque

Cuculio^

II medeCmo Satirico nella feda biafima Mcflfalina Claudio Iniperadore , la quale addormentato il marito la notte j con un cappello in teila :

impudica moglie d ne andava fuora

Dormire Urum curri fenferat uxor ^iift VaUtino ttgetem prxfcrre cubili Sumere noSiurtios meretri.x xAugufa cnadlos
Lnqncbat
-,

,-

comte anelila non

ampUus una

-,

Et nigrmn. flavo crinem abjcondente galero

potrebbe Et nigro flamum crinem abfcondere gX" che il biondo in quello luogo lia epiteto della chioma che del cappello , Virg. nel 4. dell' Eneid. al crine d pure 1' epiteto di biondo

Sebben
zz

forf

legger

Ci

lero

pi verilmil

Et

crines flavos

d"

membra

decora inventa,

Ovvidio nef

lib.

2.

de'

Falli

forma
II

placet

nivetifqiie

color

flaviqne capill

..

cappello perch f Melfalina fuiTe fiata un cappello giallo di notte , farla Hata pi conofciuta . Da Svetonio dicefi capillamento in vece di cappello come piace al Sabellico cap. xi. nella vita di Calligola Imperadore , che lo portava con un abito lungo di notte per non elTer canofciuto Ganeas atque adnh^ teria capillamsmo celatus , vefle longa rwBibus ambirei ; e fc il capillamento s' ha da pigliare per una capigliatura pollicela portata da Calligola per ti'asformarfi di notte e coprir la calvezza , e deformit della fua tefta 9 diremo che Calligola nemmeno di notte portalTe il cappello ma folo la capillatura > perch Svetonio non lo fpccitca , ficcome lo fpecifica in Nerone cap. 26. Tofl' crepuJcHlum flatim arrepto pileo , wl galero popinas ini" bat quello luogo h palcfe che di giorno in Roma non fi portava il cappello ; attefocch Nerone dopo il crepufcolo fubito pigliava il cappello per andare alle taverne A dire , po(l crepufcdum flatim inferifce , clie innanzi il crepufcolo- non fi portava il cappello onde chiara cofa , che non fi ufava in Roma fuor fuor di Teatro , fuor de' giorni Saturnali di viaggio , e di notte ; per non fi conviene a Caio Mamilio nobil-.:-^
fia

negro poi

epiteto del

folita

a ponerll in teda

<,

&

-,

-,

-,

E-Qmaao

I' abito

i4i

ICONOLOGIA
,

L' abito poi fuccinto , e palliato , nemmeno di nobili Romani rapendoli che andavano togati ; anzi, come detto abbiamo , il rovcfcio di tal Madaglia rapprefenta un povero mendico > veilitodi trilli ,e vili panni, con le
bifaccia al fianco

col baltone in 17.

mano per appoggiarfl


,

cosi

appunto

defcritto nell' Odllfea

acciocch di parole

lo

riconduca

da O.iiero come guida

Ulifse

quando
,

parla ad
tali

Eumco,

alla

patria

con

fentioienti

Hmc
Da

aiitem

refponiens allocutus
,

eli

prndens

'Vlijfes
;

Cognofc , mente teneo Sed eamm > tu Mtem

hxc jam
o/ea

intelligenti jubes

affdu

due

.
-,

antem mihi
^ ,

faibi

Licidum

incfHtrt efl

t)t innitar

q'toniam

dicitis

valde lubricar

Dxit
Denfts

&

effe

'vam
.

circum humeros dettrpem impofut


rimof.im
ei
1

peram
,

fc-'itis

tortilis "jero erat

funis
.

baculum gratum dedit Hi iverunt , (labulum autem canes , pafores viri : Cuflodiebmt a tergo manentes hc autem in Civitatem du.xit Bigetti T.viperi trfi ftmilem , <^ feni Baculo innitentem-ih. te autem triflia circum corpus veflimenta indutus erat
aiitcm

Eumxus

&

PLi

abbaflfo
:

riferifce

Omero quando

il

Cane Argo

lo riconobbe

dopo

venti anni

Canis

autem

caputque

&

aures jacens elevavtt

.Argus VlyJJs laborioft >

quem jam quondam

ipfe nutr'mt

E dopo

altri

fei

verfi

lllc

Canis jacebat

^rgus plenus ricnorum

'Jam tunc fatim agnovit Dlyffem prope euntem . Cauda quidem hic adiilatus ej aures dejecit ambas,

&

E poco

pi fotto

^rgum

aurem

rurfits

Varca

accepit

ngr^ morts
.

Cum primnm

vidijfet tlyfjem

vigejmo in anno

Cane Argo. Secondariamente quel fimulacro non Caio Mamilio mifuratore , ma Uli.Te ia_ abito da poverello Terzo non tiene in mano una canna dilh'nta in pi nodi , per mifurare , ma un ballone per appoggiarfi Quarto , Pierio pigJix Mercurio , fcolpito n-.-l diritto di detta Medaglia , per flmbjlo della Concordia , che ne deve feguire dopo la limitazione della Milura , nel che_>
fedelt,
,

Dimodocch il Cane in quella Medaglia non come dice Pierio ma figura materiale
.

altrimenti fmbolo della

del

pari-

TOMO ^V ARTO,
geroglifico della lapienza
,

i43
^

parimente erra, cfTendo in quefto impronto Mercurio , figura dell'eloquencome za , e fapienza di Uliile , al quale Mercurio Ilio protettore diede ( Moli erba Circe 1' , canta Omero nella io. Odifsea ) contro gl'incanti di erba qual' la cap. 4. difficile a fcavarfi , della cui difficolt Plin. lib. 25.
ed eloquenza , che difficilmente dagli Uomini fl acquiih , colla quale UliiTe pot fare refiitenza agi' incanti di Circe , cio dono di eloa' piaceri, ed alle fenfualit, mediante il dono di Mercurio , detta Mein imprelFo Mercurio riipetto quello fapienza per e quenza , eTendo daglia , non per fegno della Concordia che fegue dopo la Milura dunque tal' errore in detta figura di Pierio , ne formaremo noi quell'altra.
: :

MISURA.
Dello
Stejfo
.

Nella mano deflra tenga la mifura del piede Sotto a' piedi la dela quadra col com palio ccmpeda , cio la pertica , che contiene io. piedi. Vicino alla pedana.^ della velie la livella dritta , col perpendicolo, piombo llefo , che pende. La Mifura ci, che col pelo, colla capacit, con lunghezza, altezza , ed animo fi termina , e finifce ; cos definita da Ifidoro , e da altri Mmjura ej qHdqii pondere , capacitate , longitudine , altitudine , i* Autori moque finttr Varj inventori di milurare da varj Autori nominati fi trovano, ci avviene [ per quanto giudica Polidoro Virgilio ] perch molti in diverl Eutropio nel libro de' Celli de' Ropaefi ne fono Itati primi inventori mani cap. 3. dice , che Sidonio fu inventore de' pefi , e delle mifure mentre Procace tra gli Albani, /*za nella Giudea, e Geroboam in Gerufalemme regnavano ; ma facil cofa , che intenda di mifure di cofe liquide , e minute. Gellio citato da Plinio lib. 7. cap. 55., attribuifce l'invenzione delle mifure a Pallamede , e Plinio a Fidone Argivo , che fu il decimo Principe degli Elei, dopo Ercole potentifTimo fra tutti gli altri di fuo tempo , per quanto riferifce Strabone lib. 8. , dove nomina la mifura Fidonia , la quale il-nza dubbio era di cofe liquide, e minute, f poniadi

DOnna

grave afpetto

Romano,

nella flnillra

mo mente
colla

a quel

palfo di
,

purit de' coltumi

quando tocca quelle fozze

Teofrallo ne' caratteri Etici, nel titslo dell'ime fpilorce Perfone , che_* ,

mifura Fidonia fatta di llagno , di ferro, o di altra materia , che- col martello fi polla ammaccare, e piegare in dentro, fotto il fondo, acci tenga manco , mifurano a quelli di cafa il vino, o altro liquore: Thineam adhibct , ciijus fit fiindum collifMn , domeftuis Juis dcmevJTn ipfe , per quani Hudios radens metidal qual teflo apparifce , che Fidone ii Ile inventore di mifure di tttr ; cofe liquide , e minute ; non di mifure di cofe ftabili , e di fpazj locali, ii noi figurate ; per con diltinzione ci parfo conveniente ragionarne

donia ntenfura

fi

quid metiatur

&

trorJHS adalii'.m

atte-

144

ICONOLOGIA
inenforcs mite dicebantur

attefocch gli rtromenti , che rapprefentano la nolira figura , fono di Geometra , la tjiial Geometra, altro non vuol fignitcare , che mifura di terra; Geometra, latine dicitur terrx dimetifio , dice Cafliodoro Senatore nel capitola della Geometra , ove narra, che il primo, che mifuralFe , e partiife la_ terra , fu 1' Egizio : Trimum eyEgvptius dominiis propriis fert-ir effe partitus ,
qiial folfe quello Egizio troda alcuni Selofe, difcefo dall' Arabia , Re di Egitto , il quale dilribul ad ogni fuo Vadallo una egua! porzione di terra, e v' inipofe un dazio da pagarti ogni anno, e f a qualcheduno gli fofle ilato fminuito il terreno dalle innondazion ,il Re mandava a milurare il danno dato , acci fecondo la tatTa fi difalcafle , e fmiiiuifse il dazio.: di qui la Geometra, e la Mifura ebbe origine, la quale pafs poi nella Grecia ^b hoc P^eve in omnes oA^y^yptios dijpartita foli maciijus

difctplin.e

niagflri
lib.

vafi in

Erodoto

2.

chiamato Sefollre

arati aiqua portione


fila

'viritlrr.

per fortem data

atque bine proventus


:

certa penfone

quam UH

qnotannis folverent
,

qiiod fi CHJus

infituti impoportonem allu-

l'icne

I-lumen

decurtaffet-, s

adem E^gem
mittebat
,

rei

qnx

coitigcr.u ccrtiorem facebat:

B^x ad
cffet

pr.-cdinm

infpiciend'.tm

qui

metircnv.ir

ut

ex refiduo proportone taxatum

'ueSli^al
:

ponderetnr
il

quanto deterius faB'tnt atque bine GeomC' ,


nell'
,

tra o-ta lidetur in


la

Grxciam
dall'

tranfcendffe

onde
il

Cardano
,

Encomio
,

del-

Geometria

tralafciando d' inveligarc


piglia

fuo inventore
la

dice

Talete Milelio port


lo llcllb

Egitto in Atene
il

Geometra

la

che folo quale , fecondo

Mifura della terra Geometria nomen fiiarn a terra menl'ira fiifcepit , la qual Miiura , fecondo Giufeppe Storico nel primo delle Antichit cap. 4, ebbe pi antica origine ; poich Caino primo figliuolo eh' Eva partor , divife la terra, pofe i termini , e edific Enoch Citt, nominata nel quarto della Genefi , la quale fenza regole, mifu re , e Geometra edificar non fi deve; perci alcuni applicano a lui quel verfo di Ovvidio^ nel primo delle Metamorfofi
,

Cardano

nome

dalla

Camus humum longo


E'
delira
la

ftgnavit limite Menfor

mifura figurata da noi con iiromcnti

che

fcolpit-i

fi

vcggona

nelle antiche ifcrizioni de'


il
,

rivano
fei

e primieramente f le d nella man piede Romano , principal mifura , dalla quale tutte le altre fi decome la fuddetta Decempeda , Vha , CHbitum , Orgya mifura di
,

Romani

nel luogo

c^ Vletrum mifura di cento piedi, ed altre, che nomina Budeo quelle mifure de' piedi fi mifiiravano le miglia, gli jugeri , lo tladio , che era di feiccnto piedi , 1' ottava parte di un miglio, che 125. palTi , e il palfo contiene cinque piedi il piede poi, ficcome riferifce Demetrio Alabaldo de Menfrns , Ermolao Barbaro in_j Plinio lib. 35. cap, 14. e Biidc-o nella fuddetta legge era compolto di fcdell' EminentiiTimo dici dita , la grandezza fi vede oggid nel Palazzo Cardinal Farnefe , in quella ifcrizione di Cajo Giulio Ermes mifuratore nella quale apparifce una linea concava , alta appunto xvi. dita, dove era la miiura di metallo, che poi Hata levata via; ma vedefi in illampa ben
piedi-,

citato, e con

dilli

nta

T
diftinta nelle

M
dello
,

^V
,

A R r
gli

0.
delle
.

14^
fedici di-

ifcrizioni

Sniezio

con

rpircimenti

quadra da' Latini detta norma , di tal forma . 'j Vi un' altra norma emendata invenzione di Pitagora , di che Vitruvio lib. 9. cap. 2. fopra il compairo a tutti noto non accade far dimora La Decempeda , ov vero pertica pofta dallo Saiezio a carte g^. num. 13. in forma lunga e rotonda , fotto 1' ifcrizione che comincia
ra
,

la

T.

STATILIO.

VOL APRO MENSORI vEDIFICIORUM.


Vili.

VIXIT. ANN. XXII. M.

D. XV.

Era flromento de' Mifuratori di Edifici e di Architetti , che ancof Cicerone nella Orazione pr Milane Ctm efG colle milure fi regolano Acrone Decer pedis vdUs mnltorum , hortojque pcragrabat . ^rchte5is , ibpra quelli verli di Orazio lib. 2. de Ode ij.
.
:

&

nulla

Melata prhats
Torticus

DecempedU opacam
:

excipiebat

^rion

Le
tjHos

deilrrive in

quello

modo

glievall

ab ^rtifcbHs fabric la mifura delle fabbriche


,

menfnr.x colligtur
, ,

Decempsda repila ef Decempedum ? ai Contuttoci , non folo racco.

e
di

edifizj

colla

Decempeda
;

di altre cofe

di terreni
,

di forl

campi militari

portavaf

mifure negli eferciti


piantare
d.iteica
i
i

padiglioni

; ,

Mifuratori

per ordinare il campo , e difegnare i a quello effetto andavano un 'pezzo avanti alla folche aifegnavano gli allogiamenti fopra i quali fole-,

ancora con altre luoghi , per

ma

vano mettere dillintamente il nome di chi vi doveva alloggiare contumace, e reo fi teneva colui , che levato, o mutato avelie alcuno di quei node mi polli dalli Mifuratori, fecondo la coftituzione Imperiale 1. prima metatis lib. 12. Adriano Turnebo lib. 24. cap. 16. nel fuo giornale riporta, un terto di Maurizio autore di Milizia Komana , che fa menzione di tali Mifuratori , ^nteceffores q; ante agmen eunt , locaque ^aflris metaniis idonea deli^.itn , * 'uus qua duci exercitus commod po/jt , 'ddent Menfores q:d cap. 7. Metatores qui pnC' loca cajlris metandis metiimtur . h Vegezio lio. 2
:

-,

! .

ccdentes loatm eligant cajris

1'

illedo abbaifo
tnilites

Menjores
,

qui

in cajris

ad po-

djmuTn dimetiiiitur locai qiiibw

tcntoria jgutu

l'el

bojpitia in

Croitati-

ove la parola Vodijmum mifura di piedi fatca con la DeAugullo la fece portare a' foldati , che aveifero commcflb qualche errore , come narra Svetonio cap, 24. non perche la Decempeda foffe llromento d' ignominia , ma per dare ad intendere , che quel foldato , come indegno di portar picche , armi , e alle neJla milizia , appena era tto a portare la pertica dietro alli Mifuratori . Marco Antonio Saoellico
bus prxfant
.

cempeda

i4<^

ICONOLOGIA
,

nel detto palfo di Svetonio

fuor di ragione
,

awiliTce

l.i

mlfiira
,

Decempe-

Centurione t quaficch non ila cofa da Capitano il laper di Architettura , per fortificare , e di Geometria per miilirare i campi della milizia Adriano Imperadore fu nella Geometria pericffimo , come attelta Spartiano e ancora fi reput buono Architetto , tanto che fece morire Apollodoro profclfore di Architettura , perch avanti folfe che Imperadore, interponendo il ilio parere in prefcnza di Traiano, gli di le 1' Architetto in dilprezzo del Tuo giudizio : ila cheto e va a dipingere delle zucche ; llccome pi a lungo narra Dione Anzi trovanfi nelle Illorie i maggiori e p'-incipali Capitani di eierciti Mifuratori intelligentilTimi Appreilo Livio nella Decade quarta , libro quinto , Annibale giudiziofo giudice nella militare dii-iplina dopo Alelfandro , Itima pi di ogni altro Imperadore Pirro, perch fu il primo , che inlegnalle a milurare i campi de* Soldati , e niuno meglio di lui leppe fcegliere i luoghi , e difponere i prefidj Similmente Prode Cartaginefe in Paufania lib. 4. vuole che Pirro di fortuna foife interiore ad Alelfandro , ma in mettere in ordinanza un efcrcito pi efperto di lui ; della intelligenza di Pirro in mifurare e ordinare i campi militada
,

riputandola folamente da artefice

non da Capitano

-,

ne tocca Plutarco nella fua vita Abbiamo poi in Vegezio lib. 3. cap. che li Capitani , e Centurioni colle proprie mani pigliavano la pertica, e mifuravano le foiTe fatte da' foldati intorno al campo 1 per vedere s' eraio larghe abbaftanza , perch avevano ad elfere o di nove , o di undici , o di tredici , o dciafctte piedi fecondo che vedevano far bilbgno fecondo le forze de' nemici Opus hoc Centnricnes decempedis metiuntnr , e_- Il Livello con il perpendicolo m'm'is foderit , aut erravert aliaifus gwvia intagliato nella ifcrizione di Gneo CotTuzio in forma di un' A grande, dslla cui fommit cala per lo mezzo , fino abballo egualmente il piombo attaccato ad un filo , da* Latini dicefi libella , quafi nome derivato da bilancetta ; fimbolo di giuftizia , per la giullezza , che deve olVervare il Mfuratore , non tanto in mifurare manualmente gli edifici , quanto mimicamente parlando in dilribuire egualmente il fuo ad ogni uno nel mifurare i campi , e altre cofe ; ficcome giuftamente fi port Lucio Antonio lodato dall' Oratore nella decima terza Filippica Cavelfat etAm L. Antonio , la qual giultezqui fuerat xqulfimns agri privati , publici Decempcdator za con equit mantener fi deve in ogni mifura di terreno, di campi , di edifici , e in altre mifure , e pefi attinenti alla grafcia , altrimenti il commercio non va retto , e tutte le cofe fi conturbano , f nelle mifure la_3 frode corrompe I* integrit . Caffiodoro lib. i. cap. x. Conflet populi pondiis ac menfura probabilts , qua cimala. tHrbantttr , ntegritas ami fraudibus mifccattiT . Acciocch fodero note a* Popoli le mifure, e i pefi per la legge di Graziano Imperadore regilirata nel Codice Teodofiano libro 12. titolo 6. fi pofero in pubblico le mifure , e i pefi , perch ciafcuno faper potelfe il conto fuo , e non fi poteiTe commetter frode : In jnguUs fiationihus , menfarx , & pondera, public collocentur , ut fraudare cupientibAS , fraari
,
.

&

&

iand adimant poteflatem

e nel

medcfimo

libro

titolo

fecondo

la

cura
de'

rOMOSiVARTO.
ie' peli

147
regr;!-.

delle mifure, acciocch


.

il

pubblico non patifca danno, fu comnel

aefla

a!

Prefetto della Citt

San

Tommafo
,

fecondo libro del


li

mento de' Principi

capitolo quattordici

dice, che

pefi

le

mifure

fono necelTarie alla confervazione della Repubblica , perciocch con quelli fi conferva la fedelt nel contrattare onde 1' Eterno Padre Iddio ne! Le vitico capitolo diciannove, ordinando a Mos , che efortafle il Popolo a, mantenere la giislHzia , propofe regole della naturai giulHzia ; non farete , dilfejcofa alcuna iniqua nel pefo , e nella mifura : T^on faciet iniquum aliquid in judicio , in regala , in pendere , c^ menfura fiater Julia % <^ /xqu* pondera ; jufliis modins , ceqimfque fextarius . Soggiunge il Simanca VeJtnt fcovo , conforme a San Tommafo . Ergo reges pondera , d^ menfuras tradere debent populis ftbi fubjeElis , ut re^ f in commercis habeant La prefcnte figura pu fervire , non folo per mifura materiale de' fltit campi , e edifici , ma ancora per milura morale , e moderazione di f medefimo e certo , che ottima cofa faperfi mifurare Alenfuram optimum Mtnjuram Jlrz'a , tnodus in re ejl ait Clcobohts , Lyndns in re : e Efiodoro al qual propofito fi pollbno fimbolcggiamente applicare i mcoptimus omni defimi illromenti , e fpezialmente il piede , ficcome 1' applic Sotade aa: : . :
:

ichiffimo Poeta

Greco

Zt modefius

hoc Dei munus piita


erit libi

Moderat'io autern "vera tane


Si metiare te

Tede

ac modulo tuo

E' giudo, che ciafcuno fi mifuri colla propria forma , e modello conviene mifurar bene fellelfo , e le forze , acci la perfona non faccia de! grande, piucch non , e non fi metta in imprefe difScili , dalle qu^li non pofsa poi ufcirne con onore , ma pofsa mandare ad effetto , ciocch con giulh mifura piglia a fare La Dccempcda , che dal piede fi forma , efsendo pertica , colla quale pertica fi mifura il terreno , e fi fi lo fcandaglio di quanto vaglia , come apparifce in quella Commedia dell' Ariolto , nella quale Torbido perti:

catorc dice

Toich

io

/'

avr mifurata
ella

la

Tertca

Mi

dir qnant'

vai

fino

un picciolo

denotar la mifura del proprio vivere , e a faf a fcandaglio delle fue facolt, perch contenendofi molte mifure di pertiche nelli terreni, polle flioni , e Ville, dalle quali fc ne cava il vitto,

lo
fignificar
in

molto proporzionata

perfluit
le

quello luogo il faper mifurare le fpefe , aitenendofi dalle fugovernandofi conforme I' entrata fua , e rendita , che danno
.

r.'-ccc'tc

de' fuoi tvri\-n:

Onri'

i4J

ICONOLOGIA
:

Ond' quel detto d Perdo Poeta pillato in proverbio pria 'ui-je. Fa ic fpefe fecondo la tua raccolta, e le tue
ra

Me^e

tenui prt"
:

facolt

metafo-

con 1' entrate , che caloro altrimenti non fi pu durare quanvano dalle raccolte delli campi , Orazio lib. 2. Satira 3. do la fpefa fupera il guadagno Define eultum majorem cenfu . Lafcia la fpefa maggiore dell' entrata * non ti mettere a far quel che non puoi ma datti mifura, e norma da te fteffo ; delia_o qiial norma far figura la quadra , da i Latini detta norma , colla quale fi mifurano , ed agguagliano gli angoli ; e perci noi colla quadra della ragione dobbiamo agguagliare 1' angolo della fpefa , coli' angolo dell' entrata e dobbiamo mifurar bene 1' uno , e 1' altro cantone con la propria mifura conforme a quel detto d Luciano : Dijiidices dimetimsque propria ucrurnque Sicch devefi (lare in cervella e vivere a fegno , che il compaftui'fnra
prefa dagli Agricoltori
,

che mifurano
.

le fpefe

fj

col
.

quale dobbiamo mifurarc la circonferenza

e apertura della nolira

bocca

Giovenale Satira xi.

Islpf-cenda

ejl
,

In f'Arnmis
Tiile

ciipias
i

mmfira fux , fpeBandaque rebus mnmifque etiam , cum TiJ'cis emeUir Mulhtrn > cum fit tibi Gobio Lintiira

In

lociilis

^t enim

te deficiente cr:tniena

Et

crefcente

gula manet exitus xre paterno

quali verfi ci fi da ad mtendere , che non il deve mandare ogni coper la gola con parafiti , in pafi , in banchetti , e conviti ; ma gi fa che ciafcuno deve eonofeere la mifura della faa bocca , e che fi deve_j rguar-dare nelle fpefe grandi , e nelle minime ancora ; quando fi compra hai folaraente modo da comperare il G , pefce da buon meril pcfce , f cato t non defiderare il MuUo , fecondo alcuni la Triglia , che vai pi ; imperciocch {cera and la borfa , e crefcendo la gola non fi pu fperare ie non efito cattivo e infelice dell' eredit paterna : riducendofi poi in ellrema miferia il diffipatore , fpregiato , perch ftnza mifura viluto. Il livello col perpendicolo, da' Latini detto Libella , tiene anco il fuo miltico fentimento , attefocch col livello fi bilancia, per dir cosi , l'ope-

Ne*

ra

dobbiamo ponere
ciare
5

facendofi prova f ella retta , giuita , e uguale r cos noi parimente il livello iLpra le nolire opere , e con giuita mira bilan-

mifurare

la

nollra condizione

lo itato

noltro

Oportet autcm jttxta


VnHsci^Hfqiie
rei

fuam quemqne conditonem y

jpeilare

madum

DiDfe Pindaro

E perch

E perch
dell'

col

perpendicolo, pefo
1' ,

di

piombo

fi

mifura

I'

altezza, dob-

biamo ancora noi mi-furare


intelletto

altezza de' noftri

penfieri

col

perpendicolo
.

e del giudizio

acciocch noa facciamo


exceljt

callelli in aria

^tidqud
Tendtt

modum
,

in/labili loco

Dice Seneca nell' Edipo dipende da luogo inihbile


e li penfieri portare

.
:

Cio chi eccede

ma
j

di azioni gravi

, ed fuor di mifiira luogo ftabile , e fermo mifurati con debita mifura fi pofsono com-

il

modo
il

la

milura rende

^ul JUa

ntettiir

pondera, ferve potefi

Verfo degno di Valerio Marziale . Deve dunque ciafcuno portar fco milura della ragione per mifurare le operazioni , e regolarfi in quelle con debiti modi , acciocch polla camminare in qaelta via diritta giuda ed =uguale fenza intoppo alcuno
la

MODi-

!?

MODESTIA.
D
Cefarc BJpM

ICONOLOGIA

-^O de^( ti/1

Carlo

remdimj/e

che tenga nella defira mano uno fcettro in cimala del quale vi fia un occhio . Vertali di bianco e cin^afi con una_j cinta di oro . Stia col capo chino fenza ciuffo > e fenz' altro ornamento
Giovinetta

-,

UNa
S.

di terta

detta dal modo, ed il modo che la Modeftia ordine dimodocch la Modeftia confide in ordinare , e moderare le operazioni umane ; e per far ci j bifogna collocare lo Tcopo della di ogni termine eftremo del mancamento , e dell* nollra intenzione fuori cccelTb talch nelle nollre azioni non ci teniamo al poco , ne al troppo, ma nella via di mezzo, regolata dalla moderazione, della quale n' fimbolo l' occhio in cima dello fcettro ; perciocch gli antichi Sacerdoti vo)Jeratore , Tjle/ano fare un occhio , lendo con geroglifico fignificare il e uno fcettro , coie molto convenienti alla Modeftia , perche? chi ha Mo-

Agoftino dice
:

Padre

dell'

deftia

occhio di non cadere in qualche mancamento , e chi fi lafcia_j , ha reggere dallo fcettro della Modeftia , sx raffrenare i fuoi penfieri , acci non incorrano nel fjverchio Mjde/lia enint (fecondo fcrive Ugone Autore omiiem nojlra/tt occupationem ultra decfemplare ) eft cuh'in , -^ mof.m ,
:

fe oliati

&

&

dira, excejf^-n

filiere

TOMO ^V
Es modefiis
?

Jl

R r

0,

151

La Modeflia dunque richiede, che I' Ui nio fippia moderare fefteflb, dono particolare di Dio, come Sotde antichifiimo Poeta Greco lulci icritco:
Hoc Dei
m::nus tuta
fili
,

Mode/lL prompta tane aderii

fi

moderaberts

te

ipfum

veftmento bianco fegno di Modeiia , e di animo , il qual conIl tento delle cole prefenti , par che niente tenti pi avanti ; cj narra Pie rio Valeriuno lib. 4. le Divine Si cinge la Modertia con cinta di oro , perciocch ancora lettere , mediante la fuddctta cinta dimoflrano la temperar za , e la modeiia , per la quale i larghi , e lafcivi defiderj , e sfrenate cupidit fi riliringnno , e fi raffrenano , inform.indcfi dentro 1' animo una pura modeltia

come
?!ori.t

fi

pu comprendere
J^egt^

dal

S,\!mo

Ln.ilavit

in

quel

terzetto: Or

ab ntiis in fimbrs aureis : CiraimamiBa l'arietatibus . E 1' i^poltolo diise : abbiate i lombi voliri cinti di cintoli di oro; il che alcuModeiia, la e finceriti di cuore, colla quale fi raffreni interpretano per
ej:iS filia

animo, fecondo Eutimio per fegno di Modeiia, come fanno le onelle Donzelle , e li Religiofi amatori della Modeiia , che con tal fegno * eziandio nel camminare , e nelle ricreazioni la dimolrano per ubbidire intieramente al precetto di S. Paolo : Gaudcte : Modejia <vejra ft nota omninano
le

parti concupilcibili dell'


il

Sta con

capo chino

bus

homnibiis

Efsendocchc chi dotato di quella virt , non va colla tefla altiera > va bene fenza ciuffo , perch la Modefiia non ammette cofe fuperfliie , come abbiamo detto il ciuffo certamente fuperfluo , ed fegno di una vana fuperbia percioccli con tal palcfe altezza , fi viene a manifcllare 1' alterezza , che Segno manifello ne danno alnella mente occulta rifiede cuni animali, che hanno il ciuffo, ovvero la crefla in tela, i quali fono d natura immodelH ; e per Plauto in Captii:is , con ragione piglia 1' Upupa , che sfacciata , e porta il ciuffo , per una meretrice ; cosi ancora il Gallo , in luogo di ciuffo porta la eretta, ed fempre ardito, perduta la ereonde il Petrarca centra Cailam , diife : Ita , diviene umile , e modelto , crflam mfolentiie dimittat , Motto imitato da ^periat nrnc aurem Callus , 11. ragionando di un Filofofo , TeoPio II. ne' fuoi commentar] lib. logo altiero , che retto mortificato , difputando in Roma , di cui dilfe : Veggafi 1* Adagio Tolhre criflas , ove 1' Autore dice: CT!l:e cecidere fnperbo
:

&

transLitarn

ab avibus

crtjlatis

in

qubiis

crifl.e

ere^ioris alacritatis

,
;

atque anie

indicia fimt . Sicch Modettia non lo comporta e


il

morum

ciuffo
rifiuta

indizio di

ogni altro

animo fumolb ornamento di

per

la

tetta.

m##
FATTO

i5i

ICONOLOGIA
FATTO STORICO SAGRO.
la

prefenza di Dio per U fingolaf Verbo operata nel proprio feno , volle anche far comparire la fua innarrivabii modetlia alla prclVnza__j degli Uomini , per illruirli , che quanto fono maggiori i doni , che efli rlccvon dal Cielo, tanto pi profondamente devono abbafTarf qui interra. S' accinfe pertanto ad un ben lungo , e falHdiofo viaggio per le montagne

UMiliatafi

Beanfsima Vergine

alia

grazia ricevuta dell' incarnazione del

della

Giudea
dell'

-,

ed and a

vifitare

tularll

eifere Ella

fiata

rata dall'
\z

obbrobrio di

una

Hlifabetta fua Cognata , per feco congrada Dio con occhio benigno rimirata , e libelunga iterilit ; fenza punto difcorrere del-

innalzata , divenendo Maria non penfava che ad umiliarli , ed a nafcoudere il proprio ingrandimento , non manc Dio di \-icppi glorificarla , con far palefe ci, che I' incomparabil modeltia di Il Divino Fanciullo , eli' tlla portava nel feno, lei ingegnava^ di celare oper con tanta efficacia nel!' anima del bambino Giovanni, racchiufo ancora nel ventre di Elifabetta , che egli con rifalti di allegrezza, e di giubbilo diede a conofcere , che prima di ufcire alla luce vedeva ed adorava Ges Grillo nei feno di Maria . JL:tc.i cap. i.
eflTa

propria grandezza., a cui


di

medefima era Hata


..

Madre

Dio, e Regina

del

Mondo

Ma

.,

PATTO STORICO PROFANO.


AGeiriao
doli
nel partire dall' Egitto per far ritorno aJla fua patria , effenmortalmente infermato , e vedendoli gi pretfo alla morte , proib a' fuoi che a alcun modo non alzalTero in onore di lui immagine , o (tatua . Giacch difs' egli , f cofa alcuna degna di gloria ho io operato, tutte li_* far quello il mio piucch fufficiente monumento ; f poi no ; Tliitiircs Statue del Mondo non ferviranno ad illullrare la mia memoria .

FATTO FAVOLOSO.

LA
acqua

modeiliflma Diana eOfendo un giorno entrata in un bagno collc_> Ninfe , fu in tale ftite c.ifualmente veduta da Attcone , che per quei contorni fi era portato a cacciare le fiere . Tanto fi vergogn Diana per efsere Hata mirata nuda , che acciocch Uomo gloriar non fi potefse di averla in tal guifa ofservata , {ubitamente prcfa d'^U'
fue dilette pudiche
del
,

Cervo
tam.

bagno la fcagli in faccia al mifero Arrcone , trasformandolo in che fu poi come tale dilaniato da' fuoi pruprj Cani Ovvid. Me~
.

lib.

3.

'h{atd Conte

&c.

MONAR-

TOMO

1^%)

A R T

0,

I5J

MONARCHIA MONDANA.

C.jyiaj-irtii

AL^Tiarc'/iici Jo7Zxin^7i

giovane -j d afpetto aklerOj e fuperbo . Sar armata) e frte? armatura avr una faldiglia di color roifo j e in mezzo al pett un gioiello , con un diamante ; e per cambio di corona abbia circondato il capo da raggi limili a quelli del Sole : ed abbia aJli piedi i coturni di oro contelli di varie gioje di gran valore . Star a federe fopra di un Globo terreilre e che colla dertra mano tenga quattro fcettri , e T indice della finiitra llcfo in atto di comando con una cartella, ove fa fcritio Omnibus units ; e da la parte deltra vi fia un ferociffimo Leone, e un Serpente di imifurata grandezza, e dalla finiin capo ^ incatenati , e proitrati in terra , i-ra alcuni prigioni con corona con diverte armi offenflvc , trombe, tamburi, infegne , stendardi, corone di domini i danari , gioje > collane , e altre ricchezze La Monarchia non altro , che il Principato di una fola perfona , e viene dalli nomi greci Mones , che vuol dire uno , e ^rchi , che vuol dire Principato, onde Omero 2". Iliad, SU Dominus imus t unus B^x Si dipinge giovane, elTendocche il Filolofo nel 2. della Rettorica dice che proprio de' giovani eTere amDzioli , altieri , e Ibpraliare agli altri.
al!'
.

DOnna

&

Superbia

1^4
Superbia

ICONOLOGIA
e[l

elatio
,

'vhof.t

qnx infcriorem

dcfpicienst
,

Siiperoribus

&

paribus Jatagit dominar


altiero

dice

Ugo.
dell' afpetto
,

La dimortrazione

e fuperbo

fegno

di appetito

difordlnato della propria

eccellenza > la quale luole cadere per lo pi negli animi altieri, e fupcrbi. Si fa armata, per dar terrore , e tenere in ifpavento altrui , come ancora per efscre pronta a combattere con chi contradire, e contraltar voIclTe. La faldiglia di color rofso, fignifica alterezza, la quale accrefce l'ardire a chi Ibpraitare vuole con animo intrepido , e cullante .

gioiello con il diamante , perch ficcome indomita durezza , e infuperabii forza , facendo refidenza alla lima , allo fcarpello , come ancora alla violenza del Fuoco , cos parimente il dominatore , con I* infuperabii durezza dell' animo fuo cerca di far refiilenza a qualfivoglia cofa a lui contraria. Porta in cambio di corona li raggi fimili a quelli del Sole , per moflrare , che ficcome il Sole Iblo , cos parimente folo cerca di eifere colui , che prefume di elfere Ibpra gli altri , con far che neffuno gli Onde racconta fi poifa avvicinare con la villa , non che con la peiTona ; Stobeo ferm. 45. per bocca di Antonino, che un certo Lydo accollandoli

Porta

in

mezzo
il

al

petto

il

quella gioja ha

nome

della

a Crefo
Si

gli diife

gem unum

I{egemini Soles foreni , pericidum conflagrationis rerum immneret , ita accipimt Lydi , duos vero jmnl tolerare non pojjunt ; ficchc perci rapprefentiamo il'foggetto di quella figura, che fia a federe fopra il globo terrellre , come folo , e fuperiore a tutti. Le fi danno i Coturni , come calciamenti Ibliti a portarfi da Eroi ,,J?rincipi , e perfonaggi grandi, e per maggior fegno di fiiperiorit e preeminenza le 'fi danno che fiano di oro, e contelli di varie gioje di. gran ili-

&

ma

valore

Tiene
11

colla delira

mano
.

quattro fcettri per dinotare


finillra
,

il

dominio delle_^
il

quattro parti del


bus

Mondo
di

gello dell' indice della

e la Cartella con

motto

Omni-

Hnus, fegno

preeminenza

e di

il Serpente di fmifuraLe fi mette accanto il ferocilTimo grandezza , perciocch Pierio Valeriano libro 15. deifuoi Geroglifici dice , che i Serpenti aggiunti , e accompagnati con i Leoni, i quali fi mettevano apprelfo 1' immagine della Dea Ope , fignificavano il dominio di

comando Leone, con

ta

lutto

il

Mondo
prolirati

Tiene per
ti ,

trofei
in
,

dalla

finillra

parte

li

fuddetti

Re

di
,

terra colle loro fpoglie, e

ricchezze

corona incatenaaltre corone de'


,

diverfi
di tutto

dominj
il

per fegno di Vittoria, e di elfere Monarca


.

e Dominatore

Mondo
>

De'' Fatti

vedi Dominio

MONDO

TOMO ^V ARTO.

MONDO.
nel

15?

C<tmt dipinto dal Boccaccio delU Dei


,

primo

libro

della
.

Genealogia

colle quoter fue

"Parti

Mondo PEr Geroglifici


il

dipinle
di

il

Boccaccio

nel luogo citato

e ne'

Commenti

Pierio Valeriane,

Pan

colla

faccia caprina, di colore_>

infuocato , colle corna nella fronte , che guardano in Cielo , la barba lunga , e pendente verfo il petto , ed ha in luogo di velie una pelle_ di Pantera , che gli cinge il petto , e le fpalle . Tiene con una man9 una bacchetta , la cima della quale rivolta in guifa di paftorale , e con
roflfo
1'

altra

la

fiilola

Uromento
,

di fette
.

canne

Dal mezzo in gi
quefta guifa
,

in

forma_j
:

di

Capra pelolo

ed ifpido
le

Silio Italico lo dipinge

ancor egli
,

in

cosi

dicendo

Lieto de

[ne fefle

Tan dimena
ed ha di acuto pino e da la rubiconda
,

La

picciol coda
cinte

Le tempia
Fronte

ej'cono

due brevi corna


qual di

e fono
>

Le

orecchia

Capra lunghe

ed

barba fcende [opra il petto Dal duro mento , e porta queflo D0 Sempre una verga pafiorale in mam 2

V ifpida

irte l

$S

ICONOLOGIA
Cui cinge
i

fianchi di timida
pelle
il

Damma
e
il

La maculo/a
Paa voce Greca

petto

dorfo.

lignifica 1' Univerfo ; onJe_ ed in noftra lingua Antichi volendo fignificare il Mondo per quella figura > intendevano per corni nella guifa che dicemmo , il Sole , e la Luna ; ed il Boccaccio nel li iopraddette* luogo vuole , che i detti corni rivolti al Cielo inoltrino i corpi celelH , e gli effetti loro nelle cofe- di quaggi . La faccia rolfa ed infuocata lignifica quel fuoco puxo j che Ha fopi'a gli altri elementi in confine delle celelti sfere La barba lunga , che va gi per il petto , moftra che i due elementi iupcriori , cio 1' aria , ed il fuoco , fono di natura > e forza mafchile > e mandano le loro imprcfEani di natura femaiiniie . Ci rapprefenta la macchiata pelle che gli cuopre il petto e le fpalle , 1' ottava sfera , tutta dipinta di chiariiTiiiie Itelle , la quale parimente cuopre tutta quello che appartiene alla natura delle col . Eufebio lib. 5. cap. \. nella preparazione , dal qaale tutti gli altri hanno levato < piglia_j

gli

,.

Tiene limile Pantera per la variet delle cofe celefti dell' Univerb ctTcre invenzione de' Grecia a cui diedero le corna per cauta del Sole e della Luna La verga dimoUri. il governo della natura per la quale tutte le col ( mallmc quelle che mancano di ragione ) ino governate e nelle fue operazioni Iona ancora a determinato fine Si dimollra ancora per la. verga ritorta 1* Anno, il quale fi ritorce- in fertelfo . Neil' altra mano, tiene la fiftula delle fette canne perch fu Pan il primo che trovaffe il modo di comporre pi canne infieme con tei*, V..J. :i j..:.it^j vIaw u CnnatXf ancora come dice Virgilio nell'Egloga Vcconda .
la

pelle varia di

figura d

Pan, fimbolo

Si rapprefenta dal

do
le

mezzo in gi in forma di Capra pelofo , ed ifpiintendendofi perci la terra la qual' dura , afpra , e tutta dilugu;icoperta di alberi , d' infinite piante e di mok' erbe ^

MONDO.
ome
dipinto nel

primo
di

libro de*

Commenti CerogUfid
.

Tierio Ftderiano

UOmo

che tenga i piedi in atfo di fortezza , con una verte lunga d colori. Porter in capo una gran palla , o globo sferico di oro. Si dipinge cos per moilrare la fortezza della terra . La velie di varj colori dinota i quattro elementi , e le cofe da elE
,

varj

generate della variet de' quali

la

terra

fi

velie.

TOMO
La
palla sferica

CI

V A R r 0.

rfy

oro fgnifca il Ciclo , e il ilio moto clrcoLire . che Eufcbio per autorit di Porfirio defcrive tal fimulacro EgiVero , , aio colli piedi intorciati , perch non muta luogo ; con vede lunga , e varia per la natura varia delle Hclie : e con palla di oro, perche il Mondodi oro diremo noi , come fimbolo della perfezione , per fteflb rotondo la perfetta Architettura , che nella mirabil fabbrica dell' Univerib fatta_j da perfetto architetta Creatore del '^--ielo e della Terra Volendo gli Egi/ij [ come narra Oro Apolline \ Icriver il Mondo, dipingevano un Serpe che divoralfe la fua coda , e il detto Serpe era figurato di varie fquamme per le quali intendevano' le llelle del Mondo, ed ancora per effer quello animale grave , per la grande;4za fua intelero la-o terra ; parimente sdnicciolofo , perilche dilfero eh' fmile all' acqua ; muta ogni anno infieme colla vecchiezza la pelle , per la qual cofa facendo ognr anno il tempo mutazione nel Mondo , divien giovane . Si rapprefenta che adopri il iuo corpo per cibo , quello fignitca tutte le .cofc Le quali per Divina provvidenza fono governate nel Mondo
di
: .

EUROPA

MS
Una

ICONOLOGIA EUROPA..
delle

Parti pni>cipali del

Mond

Di Cefare

B^4

'

ti

r o /-^

DOnna

ricchifllmamente vefita di abito reale di pi colori , con una_ corona in tefta , e che fieda in mezz,o di due cornucopia incrocciati 1' uno pieno di ogni forta di frutti , grani , migli , panichi , rifi , e finili, e 1' altro di uve bianche , e nere . Colla deRra mano tiene un bellilTimo Tempio ; e col dito indice della finiftra mano mollri regni , corone diverfe , fcettri , ghirlande , e fimili cofe , che le daranno da una parte , e dall' altra vi fari un Cavallo con trofei, e pi forta di armi Vi fari ancora un libro , e fopra di etto una Civetta ed accanto dlverfi Itromenti muficali , una fquadra , alcuni fcarpelli ed una tavoletta , la q'iale fogliono adoprare i Pittori, con dive rfl colori fopra , e vi faranno ancora al:
.
-,

quanti pennelli

Europa
di

prima
,

e principale

parte del
e tolfe
,

nel terzo libro

capitolo
de'

primo
,

quello

Mondo come riferifce Plinio nome da Huropa figliuola


, ,

Agenore Re da Giove .

Fenici

rubbata

e condotta nell' Ifola di Candia_j

Si

TOMO
Si

g^V A R
,

7 0,
colori
,

^g

verte riccamente di abito reale

che in elTa , e per elTerc forma pi varia dell' altra parte del Mondo La corona , che porta in tdia , per moftrare che 1' Europa ftatk_9 fempre fuperiore , e Regina di tutto il Mondo. Si dipinge che 1ieda in mezzo di due corni di dovizia , pieni di ogni forta di frutti , perciocch , come dimollra Strabone nel luogo citato di Ibpra , quella parte f )pra tutte le altre feconda , e abbondante di tutti que' ben/, che la natura ha laputo produrre, come fi potr vedere da alcune fue parti da noi delcritte Si rapprefenta che tenga colla delira mano il Tempio , per dinotare eh' in lei al prelente ci la perfetta , e veriifima Religione , e fuperiore
a tutte
le

per la ricchezza, libro ) di fecondo nel Strabone come dice (


e di pi

altre

Mollra col dito indice della finilira mano regni , corone , icettri , ghirlande, ed altre limili cofe , ellendocch nell' Europa v; fono i magcome la Maert Cefarea , ed il giori , e pi potenti Principi del Mondo Somm Pontefice Romano , la cui autorit fi fiende per tutto , dove ha_j luogo la Santiffima , e Cattolica Fede Crilh'ana , la quale, per grazia del Signor Iddio , oggi pervenuta fino al nuovo Mondo Il Cavallo, le pi fjrta di armi, la Civetta fopra il libro, e i diverfi flromenti muficali , dimollrano che fiata fuperiore alle altre parti del Mondo , nelle armi nelle lettere , ed in tutte le arti liberali Le fquadre , i pennelli , ed i fcarpelli , fi-nificano aver avuti , ed avere Uomini illultri , e d' ingegni prellantiflimi , s de' Greci , Latini , ed altri eccellentiflimi nella Pittura , Scultura , ed Architettura,.
;
.

EUROPA DA MEDAGLIE.
D
Gio Zarattino

Cajdlini,

E^'Uropa

figlia

di

Agenore Re

di

Fenicia

fu

portata

nell'

Ifola

j Candia da Giove, in forma di Toro, come fingono i Poeti, fpezialmente Ovvidio , per nella Medaglia di Lucio Voltcjo Strabone figurata: non per acqua , e vi ila Donzella fopra un Toro corrente per terra a cavallo con una gamba di qua , e 1' altra di l, febbene per fianco voltata con la faccia verfo la groppa , comecch rifguardi il luogo donde_> Colla deilra alzata tiene un velo , che le fa vela fopra la teparte fi
, .

ita

, ,

la

circonda di dietro
alla
,

fino fotto la
,

cintura

ftra

appoggiata
tra le
.

fchiena

tiene

1'

altra

dove colla mano fini, fjmmit del velo. Sotto il


al

Toro

gambe

vi e difiefa

una

foglia unita

fuo

tronco

alquan-

to afto

Ne'

Geroglifici

Uomo

portata dal

aggiunti da Celio Augufio , fignifica I' anima dell' corpo nel corfo di quella vita , o nel Mare di quefio.

Mondo

i5o Mondo

ICONOLOGIA
,

nondimeno

cfsa la patria

che

iia

lafciato

cio

Dio

Creatore?

con avidi occhi rifi^uarda . e quel moto della ragione


vine
,

^
-,

quello

quel platonico circolo


la

quando

mente

nollra

rivolta dalle x:ofc


alla

al

pcnfare alle

umane

e create

finamente

anima Dicontemplazione di
dell'
>

Dio

ritorna

fotto il Toro , tra le gambe figurx_ , Europa, fondamento, e ornamento principale di lei ; Ja quale Italia prefe il nome da' Tori , che Itali fi chiamavano dall' antica Grecia , fecondo Timeo in Varrone , ed in Sello Pompeo abbiamo , che i Vitelli furono detti Itali : Vithli cnim Itali funi dii . Plinio nel terzo libro t cap, 5. dicq , che Italia fi afsomiglia molto alla
foglia

La

col tronco alto


nel feno di

d'Italia, che

Ila

foglia di quercia
fa nella iuddctta

pi lunga afsai

che larga; ficcome

la

foglia impref-

Medaglia

alto Il tronco figura delle Alpi , dalle quali comincia I* Italia . Giulio Solino , cap. 8. Italia nni<veria. conjurgt a '^ngs ^pium Pi fotto : Simils qiicrno folio , fcilicet procertate amplior , quam latitudine . Tal figura dipinfe in vedi Claudio Rutilio nel Tuo Itinerario, libro

fecondo*
italiani

rerum dominam
totani pjtruer

qm

cngere ifn
<velit *

cernere mente

Ini'emet querme fimlem procedere frondi

^rtatam

laterum conveniente fm%

Polibio non tralafci di lodare l' Italia , dall' abbondanza di ghiande.? prodotte in diverfi luoghi da molti bofchi di quercie , per nutrimento de' Porci a' facrificj , ad ufo privato , ed a necefsario apparecchio per gli cferciti , attefocch il numero degli Uomini armati di tutta Italia infieme era di fcttecentomila Pedoni , e da f.;ttantanaila Cavalli a! tempo di Polibio Altri atfomigliano Italia ad una lingua ; altri ad un' aguglia , clie dalle fue bafi caduta, fi (lenda in terra per lungo , ma vi bifignerebbe ponerc in cima una mezza Luna; poich Plinio dice, che Italia nella cima finifce in forma di una targa di Amazone, la quale era lunata ; per molto bene 1' alfomigliano ad un pefce lungo , colla coda biforcata . Il capo del pefcc , tipo delle Alpi, il corpo ftmilc lungo, e largo nel principio
.

va rillringendo nel fine. La coda biforcata figura delle due corna, lunati Leucopetra , capo delle armi a mano diritta , e Laciiiio , capo delle colonne a mano manca ; un corno rfguarda il Marejonio, La fpina , che dal capo alla coda va per e r altro il Mare di Sicilia mezzo del pefce , raflTembra 1' Appennino , che dalle Alpi palTa per mezPio Papa II. ne' Commentari .Appennimis mons e/l zo di tutta r Italia Ci fa_f altj/miis , qui a ^'.piba^ defcenden': univerfam Ltili^im percitrrit ,

che per

fi

golfi

detta

A4

^V
.

A R T

0.
tra le

detto per intera dichiarazione to , figura d' Italia i capo di Europa

di quella foglia polla

gambe

del

iSi T-

EUROPA.
"^elU
Medaglia
di Lucio

Valerio

federe fopra un Toro , che per terra di paflb cammina . (la colla faccia verfo la teda dei Toro , colla finirtr^_J dirtefa fopra il collo del medefimb Giumento , e colla delira alzata . Di dietro tiene un velo , che le fa vela fopra la teda , ed innanzi al contrario dell'altra. II Toro, fecondo alcuni figura delia Nave, che aveva per infegna un Toro bianco, nella quale fu portata Europa in Candia , e maIl ritata con Giove, o con Ailerio, o Santo Re , come altri fcrivono .

Donzella

La Donzella

velo gonfio Europa

in

aria

fegno

della

vela

di

quella

Nave

che port

^SIA

i6z

ICONOLOGIA

ASIA.
^
Cefare

^pa

DOniid

coronata di una bellinlma gilrlancta ai vaghi lorr e d; Hi'verfi contella Sar vellica di abito ricchifTinio , tatto ricamato di oro, di perle , e altre giaje di iHma . Nella mano deflra avr ramufcelcon foglie, e frutti di caflia, di pepe e garofani, le cui forme fi poli tranno vedere nel Mattiolo . Nella finiltra terr un belliflimo , e artifiziofo incenfiero, dal quale li vegga elalare affai fumo. Apprellb la detta Donna vi dar un Cammello a giacere fulle ginocchia, o in altro modo , come meglio parer all' accorto , e difcreto Pittore . L' Afia la met del Mondo , quanto all' eftenfione del paefe , eh' ella comprende ; ma quanto alla divifione della Cofmografia , folo la_j
frutti
.

terza parte di elfo

Mondo

E' detta Afia , da Afia Ninfa , vogliono che tenefse 1' Imperio

figlia
,

di
dell'

Tetis

e dell'

Afia maggiore

Oceano , come ,
1'

la

qua!

della_j

minore

La ghirlanda
riferifce

di

fiori

frutti,

per fignificare

che

Afia (

come

Gio.

duce , non ogni forte di delizie

) ha il Cielo nielto temperato, e benigno; onde prololo tutto quel che fa melHero al vivere umano , ma ancora
;

Boemo

perci

il

Bembo

cosi

di

lei

cant

T
T^eW L

U
odorato
[otto
il

^V
e
tuccT
,

A R r
Ciel

i6s

Oriente

vago

temperato

Five una lieta, e ripofata g?? Che non V offende mai caldo t ne ^eld

L* abito ricco di oro , e di gioje conteso dimoftra non fola li copia grande , che ha di eiTc quelta feliciflma parte del Mondo ; ma ancora il coltume delle genti di quei paefe perciocch come narra il fopraddetto Gio. Boemo, non folo gli Uomini , ma le Donne ancora portano preziofl ornamenti, collane, maniglie, pendenti , e ufano altri diverfi ab'
bigliamenti
.
.

Tiene
si

colla

deftra
,

mano

rami di varj aromati

perci

I*

Afia di

ef-

che liberamente gli diltribuifce a tutte le altre regioni . Incender dimollra li foavi , e odoriferi liquori, gomme Il fumante e fpezie , che producono diverte Provincie dell' Afia : laonde Luigi TaailJo dolcemente cant
cosi feconda

E
E
temente per

fpiraiian foa'ji xArab odori

particolarmente dell' incenfo ve n' in tanta copia


i

che bafta abbondan*


di
elll
fi

fagrificj a

tutto

il

Mondo

11 Cammello animai molto proprio piucch di ogni altro animale .

deli'

Afia

>

fervono

ASIA.
DOnna
Sotto
i

in piedi , che nella finiftra tiene tre dardi Adriano, dilegnata da Occone ab Urbe condita
iitetVo
:

in

"-i

si.d.iglra

di

8-]6.

vien ancora di-

fegnata ne!!'

Donna

luogo Nella deftra ha un Serpente, nella piedi una Prora , colla parola ASIA .
in piedi
.

finillra

un Timone

AFRICA

104

ICONOLOGIA
A
F

F
Di

R
Cefare Pjpa

'ir/r Ji'toj^tof-ti irt

i^ar-i^f

^ran^'
,

/?/

T \\^j. Ouiii.o. \j poi come

mora,

quaft

nuda

Avr

li

capelli
.

crefpi

tenendo

in ca-

per cimiero, una tefta di Elefante Al coilo abbia un filo di coralli, e di efT alle orecchia due pendenti. Colla delira mano tenga uno Scorpione * e colla finiltra un cornucopia pieno di fpighe di grano . Da un lato appreffo di lei vi far un ferociffimo Leone , e dall' altro vi la.sanno alcune Vipere , e Serpenti velenofi Affrica , una delle quattro parti del Mondo, detta Affrica , quali aprica , cio vaga del Sole , perch priva del freddo , ovvero detta da Afro, uno de' difcendenti di A bramo , come dice Gioleffo
. .

Si rapprelenta te

mora
alla

effendo

1' ;

Affrica fottopolla

al

mezzo

di

e par-

di efsa
,

ancora

zona torrida

onde

gli

Affricani

vengono ad

cfscre

bruni
Si

e mori
fa

nuda , perch non abbonda molto di ricchezze quello paefe . La tcUa dell' Elefante ^\ pone , perch cosi ila fatta nella Medaglia dell' Imperadore Adriano, elsendo quefti animali proprj dell' Affrica, quali menati da quei popoli in guerra , diedero non folo meraviglia ma dapprincipio {pavento a' Romani loro nemici .
I capelli

TOMO ^V ARTO,
I

i6^
j

capelli

neri

crelpi

ed

i
.

coralli al collo

>

ed

alle oreccliia

fono or-

jiamenti loro propri morefchi


II

ferocifllmo
,

Leone
;

jnoftrano

che

nell' Affrica

infiaitamente velenofi

Serpenti ? digli altri velenofi , e animali ve n' molta copia , e fon onde fopra di ci cosi dice Claiidiano;
lo Scorpione di
tali

T^amqne
Trxbuit

feras alils telUis


,

huic foli debet ceu

Mauntpa demm vOia trihtim


:

Ovvidio

nel quarto delle

Metamorfofi

Cumqne

fiiper

Lybicas viBor penderei arenas


cecidere
critent,t
.

Gorgonei
Il

capitis guttet

lit

cornucopia pieno di fpighe di grano denota 1' abbondanza frumentaria dell' Affrica , della quale ci fa fede Orazio :
HincqHd de
Lybics vertitur areis.

>.

ferti-

Gio. Boemo nella detta defcrizione , che fa de' coftumi leggi e ufanze di tutte le genti, dice, che due volte 1' anno gli Affricani mieton le biade avendo medelmamente due volte nell* anno 1' cibate.

^t4s

burnus exceptas varios


ili

anma'vt in angues,
terra
coUibris

Vnde frequens

efl

infejlaque

AFFRICA.
DOnna,
ra

che colla

flniftra
,

tiene un

daglia di Severo

delcritta da

Leone legato con una fune . Occone ab Urbe condita 948. e ^60.

Mo

Nella Medaglia di Adriano tiene uno Scorpione nella delira . Sta alfifi in terAffrica colla probofcide in tetta di Ele. Nella finillra ha un cornucopia . fante , vedafi in Fulvio Orfini nella gente Celila t Eppia , Norbana ; e nella Medaglia di Q. Cecilie Metello Pio .

i^^^^
AMERICA

I55

ICONOLOGIA

AMERICA.
D
Cefare

S^n,

^aj-/r

^'

it'iti-.

DOnna
fjjalla

terribile

di carnagione folca , di giallo color mifto , di volto e che un velo rigato di pi colori , calandole da iina_j a traverfo al corpo , le copra le parti vergognofe .

ignuda
,

Le chiome faranno
ficiofo

fparfe , ed attorno al corpo fia un vago , ed ornamento di penne di varj colori Tenga colla finillra mano un arco , e colla deftra mano una frezza
.

arti-

Ab-

piena di frezze Sotto un piede tenga una , parimente tella umana , pallata da una frez/a ; e per terra da una parte far una Lucertola t ovvero un Liguro di fmifurata grandezza Per effere novellamente fcoperta queita parte del Mondo , gli antichi Scrittori non polTono averne fcritto cofa alcuna ; per mi (iato duopo veder quello che i migliori Storici moderni ne hanno riferto ^ cio il Padre Girolamo Giglui , Ferrante Gonzales , il Boter , i Padri Gefuiti ; ed altres di molto profitto mi llata la viva voce del Signor Faufto Runghefe da Montepulciano al quale per fua benignit , e cortesia piaciut9 darmi di quello Paefe pieno ragguaglio , come Gentiluomo peritiifmio % che di Storia , e di Cofaiograta nuovamente ha mandato in luce le_>
bia
al

fianco la faretra

-,

Tavole

Tavole d
di elle

tutte le quattro parti del

TOMO ^V ARTO. Mondo


j
.

167

cogli elogi dottiffimi a ciafcuaa

Si dipinge fenza abito per effere iifanza di que' Popoli di andare_ ignudi. ' ben vero, che cuoprono le parti vergognofe con diverli veli di bombace , o di altra cofa La ghirlanda di varie penne ornamento, ch'eglino fogliono ufare corpo in certo tempo , fecondocch anzi di pi fogliono impennarfi il

viene riferito da' f:)praddetti Autori. L' arco , e le Frezze fono proprie armi , che adoperano continuamente, s gli Uomini , come anche le Donne in affai Provincie . La teda umana lotto il piede apertamente dimollra di quella barbara gente effere la maggior parte ufata pafcerfi di carne umana ; perciocch gli Uomini da loro vinti in guerra gli mangiano , cos gli fchiavi da loro comprati , e per diverfe altre occafioni . La Lucerta , ovvero Liguro , fono animali , fra gli altri molto notabili in que* Paefi , perciocch fono cos grandi , e fieri , che divorano non_>
folo gli
altri

animali

ma

gli

Uomini ancora

MONDO

i58

ICONOLOGIA

MONDO,
uno
de'
tre
nortri
I{icci

Come

nemici

Del T. Fra Vincenzio

M.

0.

ma coperto nelle parti pudende . Di dietro tiene_5 Avanti tiene una bellia formidabile con tre capi , clic cammina per (rada agevole , e bella , ma nel fine ritrova il periglio , avendo un vafo di veleno in i^jano Il Mondo uno de nolri nemici capitali , che continuamente procaccia guerra alle anime nollre , e quanto pi profperofo pi offende , e quanto pi in borafca pi giova, e meno nuoce difpreggiandofi da noi , e quanto addiviene con travagli E' dunque quello Mondo alla maniera del
ignudo
.

UOmo una

palla

mare
quello

eh' cosi
,

pericolofo nel
,

paifarlo, e

navigarlo,

ma

differente in.j
nelle
,

che pi bonaccia
pi

pi
;

fperit

uccide
i

le

genti
,

fommerge , e quanto pi quieta ancora come i luoghi paludofi


vi

proove fo;

no
s

le

nuvole, e
,

vapori fono
tal

che perci
,

ofcurit
,

aria
,

cattiva

co-

in lui

quando
,

vi

vapori di peccati
ofcurit

ed errori

cagionati per

ne viene 1' aria offenlva della din anco fi conofce , ne fi vede Oh miferi , ed infelici mortali , che feguono Mondo s fallace ne' fuoi beni! oh quanto fon ciechi , e forfennati in camminar dietro a cofa cotanto fallace , com' il iMondo , e quanto fi riferba in lui oh quanto par cofa veriflmile ad uno , che tal ora ftando nelle morbide piume con tutti i luci agi , e ripoll dormendo , fi fogna di elfer giunto ad una grandezza , ad un officio grande , o ad un titolo fupremo 1 ecco , che infra il fonno fentutti i fuoi amorevoli a fellegte contento, e piacere , e par eh' inviti giare , e a prenderne gioja , ma difavventura grande ihuido nel colmo de* contenti ove giubila cotanto , fi rifcuote dal fonno , ed ecco il mefchino nulla fi ritrova in mano, anzi par , che delufo reiii , p^r le granLa vita de' mortali ralfembradezze vedute ne! fogno folo in appar.."nza mi qua! fogno , nel quale veggiono le terrene grandezze , ^li onori , ed ogni nitro di padaggio , ma dellandofi nella morte , niente ii ritrovano , Il concetto del folo cofe fognare , e cole che mai 1' averter avute Profeta Reale Pf. z. v. 20. ydiit jorana-m ptrgcntium Domine in Crjitate imaprnem pfontm ad nihil'.im redio^es Sono in guifa di dormienti i mort'.x tali , che fi fognano certe immagini e certe grandezze , poicch non fono altro le cofe del Mondo , che cofe fognate ma che ? Imiginem ipforum
fgrazia di

le occafioni

eh' egli dona a' mortali


,

Dio

per

giungendo al vigilar della morte , ed ogni titoli , gli onori, le cofa niente, fparifcono le grandezze le albagie, e il peggio Ci , che qual uimo, che fi foricchezze , e quanto vi gli reitano beffati Perch dunque non ifcargono i fciocchi mondani, che faccia mollra di gran cofe, ma nz\ vero non vi nulla: ii Mondo par che
Adnihiluit rediges
.

Si rifvegiiano

Otrni

TOMO ^V ARTO.

i6f

gni cofa bugiarda finzione > e apparenza vana , e f ne vogliamo iin-j ritratto vero, andianne alla Samaritana s vaga de' beni di quelb vita, di piaceri, di contenti , e di altre grandezze ancora. Si abbatt ella col Salvatore , che fpregiolla a maraviglia nel fonte di Giacobbe Joa. 4. v. 6. Ove fi compiacque il 'Jejks ergo faticatus ex itinere , fedebat fupra fontem . noiiro Grillo chieder da bere a quelta Donna , bench di altre acque s che di quella terra , che fimboleggiavano i beni mondani , egli favcllafse , Da mihi biLere , il che negogli la difcortele Domx. > ibidem ^otnodo tri 'Judem cmn Jts , bibere a me pofcis &c. Ripigli il liberalifsimo Requis efl dentore : ibidem fi fcires donum Dei , qui dicit libi : Da mihi bibere Rifpofe la tu forfitan petiffes ab eo , & dedijjet (ibi aqmm ^i'V.xm Donna , ove caverai queft' acqua per darmi da bere ? ibidem . T^eqiie in q:io hauras habes , pittcis altus efl alto il pozzo; come fi trova pozzo a Itava Grillo . Faticatus ex itinere , Jedebat fic [apra fontemt s' fonte ? ove non dubbio efTervi grandifsima differenza tra il pozzo, e la fonte poi che in quelli vi vuol fatica grande per cavar 1' acqua , e la fune , e il vafo ancora , ma nel fonte 1' acqua di fopra , fgorga da bella miniera, n vi fi richiede per bere vafo , n fune ; ora quefto 1' inganno dei Mondo bugiardo , che mollra le fue cofe d bella villa , qual fonte di finifsimo marmo , con maellrevol lavoro , fa mollra di fue grandezze , e di fuoi beni , che belli pajono qual fonte , in cui forgon in fu con belli fcherzi , e giuochi i crillaliini umori , che chiunque invitano a gufhrli ; ma non fonte , ove fi prende con agio 1' acqua , ma pozzo alto , e profondo di affanni , di tormenti , di fatiche , e difigi , che fi fofFrono per attingerla , e tal fiata ritrovafi pozzo , eh' fecco , e non ha acqua per fmorzar la fete , e f pur ne tiene , torbida e piena di puzzore . Oh che fonte adorno fembrano le ricchezze del Mondo che lavoro bello , oh che marmo fininiflimo fi ravvifano le comodit! ma avverti , che pozzo profondo , non fonte , fabbricato con ruvide pietre di afflizioni , di llenti , di dolori , e fatiche , che h richiedono per farne acquillo ; mira bene che pozzo fecco fenz' acque e f ve f ne veggono, fono torbide n vagliono punto , poicch fotto le ricchezze annidano le miferie , le povert , e gli affanni , clfendo chi vigila , ed olTerva minutamente i ricchi per calunniarii, ed adoflarli male per rabbiofa invidia ; e gli onori, le grandezze, i gradi , le dignit, e titoli, oh che vaga veduta fanno vieppi di ogni ricchilTimo fonte di acque, ma ohim che Tulens altus efl ; pozzo alto , e fecco , non fonte., non elfendovi acqua di bene , poicch a quei, che afcendono a quelle grandezze, fa meltieri fpender molto , e ruvinarfi , llar con gravit , attender a corteggi , Ihr fui punti , e duelli ; in fine fono un pozzo fecco di bene , oppur le cul vi accolgono acque , fono torbide , e peitifere e di averfit , e difaggi , e di pjfi infopportabili , eflendo le dignit , e gli uffici carichi, addodando a chi ne vag carica di fmifurata gravezza nelle fatiche corporali , e molte fiate nella cofcicnza ; oh che fonte in fine fembrano i diletti della carne , e i piaceri l ma quelli s, che pure fono pozzo fecco, fenz' acque di beni, e di
.

&

con-

170

ICONOLOGIA
.

concenti imperocch lotto l' apparenza di bello , di foavc e di diletto dolce vi fi nafcondono amarezze mai pi udite, vi ilan defte per trafiggere pungentifllme fpine , che paffano le vifcere di tante gelofie , di diguiti e di rammarichi > cirendo altres quelli ruvina della riputazione , e
della

fama Tiiteus altits cjl . Sono pozzo di acque cattive e torbide perch intorbidano la cofcienza macchiano la nobilt la fama , 1' onoSappia dunque cialcuno le cole del Mondo elTer piere , e quanto v' ne d' inganno moltrando una cofa nu in fatti ne recano un' altra , n Tono f non beni apparenti lolo fugaci , e colmi di buge . Dunque con ragione fi dipinge ignudo il Mondo , che rapprefenta cofe s fini beni ; e per i fuoi te , e bugiarde , perch ita fpogliato di tutti joan. 2. mali cotanti , che fallamencc appalefa , San Giovanni diffe
. :

v.

i5.

l^oiite

dili^^ere
^

lo f debba dire
lia

Mundam che fia mondo

neque

ea

e]nx
,

p.mt
i

in

Mando
,

Ne
e fc

o im uondo

per

fuoi errori

o pur vellito, altrove rapprefentato in tal guifa e molto ore parmi elTere la verit , che egli fia fpo, gliato di ogni virt , e bene e mifcrabile ( fcnza fallo ) pu ih'niarfi , chi flcgue la fua traccia , ed in tutto cieco > farfcnnato , dovendo conofcere i fuoi inganni La beftia cosi formidabile , che tiene avanti la fua grandiiTima iniquit , nella quale avvolge li fciocch mondani fuoi amadori , elfendo egli tutto fondato fulla malignit , fcnza contener punto di bene I tre capi fembrano i tre vizj principali che fono pi comuni in lui , come la fuperbia origine di peccati , la cupidigia veleno della virt , e la carnalit vorace del tarlo di ogni fintit . La palla rotonda (imbolo dell' infinito Iddio capital nemico del Mondo, che odi cos il SalN mai vatore Jo. 75. V. 'i^on potili MiindHm odijfe l'os ; me antem odit lo conobbe , bench foie il fattor di lui , quanto al buon elfere , non quaMitudus eum non to al male Idem i. v. 8. Mimdus per ipfum fa^lus efl ^ cogno'jt ^ E cos ancora chi amico del Mondo, non pu elTere amico di Dio ,e San Paolo il diceva cos chiaramente Galat. i. v. 10. Si adhitc La hornimb:is placerem ^ ove racchiudeva il Mondo ) Sevuus Chrifli non ejjtm ftrada bella per la quale cammina , fembra , che i fentieri del Mondo cos piacciano a mortali , e si volentieri ogn' uno vi cammina, e chiunque s' invoglia di guilar i fuoi mali bella ne' primi fembianti quella lira da ma il fine pofcia malagevole , perch vi fi commette il peccato con11 vai di oro , ma pieno di veleno , clic tiene in mano , per tro Iddio. apprefiarlo a' mortali , fembra , che contenti , piaceri , e grandezze egli promette , ma lotto cotali fembianti di a tutti il veleno , che uccide ; e g' uomini per giungere a gradi , che offerilce , commettono mille frodi mille errori , finche di buona maniera reitano. avvelenati , e fatti preda di eterna morte Alla Scrittura {agra . Sta ignudo il Mondo , e fpogliato d virt , che cos effendo , non pot ricevere 1* autore delle virt che lo Spirito Santo Jo. J4. V. 15". Dabo jpritum writatis ; qncm Mimdus. nou potefi .jccipcK , Se non gu ricevere lo Spirito Santo , dunque ben gli IL1 1' ef-

ignudo
1

nato

ma ingannevolmente

&

..

irs

rOMO^VARTO.
effere spogliato di tutti
i

i7f

che in tal guila ignudo Io de fcriflfe Michea i <& ni'.diis La palnluUbo : vadam fpoUatas , Super hoc pUngarn 8. I. e v. 4. inimicizia con tiene J?cob. Iddio chi fimboleggia , rotonda 4. li La beltia formidabile iembra I^iia amichia. hiijus Mundi im'micitia efl Beo fc i tre elfer tutto porto nel male . Mmdus totus in maligno pofitus efi J' Id. 2. v, 16 ^L'Ocapi fono i tre principali peccati , che in lui regnano
beni
-,

&

niam omne , qmd eli in Mando concupfcenti.i caruis efl , i& fuperbia iHtx , q:i non eli ex Tatre , fed ex Mundo

&

concnpifcentia. ocnlorum
.

efl

Cammina

per lirada,

che agli uomini parsi bella, e vaga, ma il fine male, e deforme, e conduce alla morte s Pr. 14. v. 2. Efl 'via q:t 'jidetur homini jafla; no'vifjmx ad mortcm . Ha il vafo di veleno de' funi inganni , nuter ejns deducunt Tren. 2. v. 4. Occidit omne , qmd ptilchrum erat con che uccide le genti efndit quafi ignem indignationem juam , lyfH VI tabernacido filia Sion
:
'

O
Dello

N
fleffo

D
.

O.

UOmo me
,

di bellffima vfla

coronato di
vi far

oro

di

altre

preziofe
.

gem-

fotto
,

la

qua! corona
fotto
,

un
.

altra

d' aifenzio

Sta veitito di

quella far un altra verte tutta pungente , e rozStar fopra un falcato carro di ed alpro cilizio 11 Mondo fi prende in pi trionfi , con che pafsa un torrente di -acque maniere , vi ' architipo , 1' elementare , il microcofmo , e il quarto che il moi^ido difettofo 11 primo fono quelle idee della mente di Dio le quali diverfamente fono chiamate da' Sagri Teologi , altri le nomarono i E variamente, e coIoa. I. V. j. Cognitiones rerum , altri ratones rerum s querte idee identicamente fono lo Ik-lfo Iddio Joan- i. v. 3. Omne t qnod efl in Beo-, ejl ipfemet Beus, e San Gioan. ^wd fa&um efl in ipfo 'vita erat . 11 fecondo il Mondo elementare , che racchiude tutte le creature fublunari infieme con cieli ancora , de^ quali favell -1' Ecclefiartico: 43. V. IO Species Ctli gloria flellarum Mimum illuminans in excelfts Bominus Il terzo microino, che vuol dire Mondo piccolo , che 1' Uomo fatto a fomiglianza del Mondo grande ; ed il quarto cmmunemnte'chiamafi Mondo malagevole , e difettofo , ed che 1' Uomo, per cui fatte fono tutte le creature , fi lerve male di quelle , e contro il volere de! Signore; come per efcmpo Iddio ha cercato la Ince per fervigio di' quert' Uomo ed egli f ne ferve al peccato . Iddio ha creato 1* oro , acci 1* Uomofe ne fervitfe ne' tuoi bllogni giurtamente , e quegli con queite cole ne fa ufure , ed altre cofe illecite , e cos fi ferve malamente di quelle cofe create per bene ; quelt' appunto il Mondotrirto,e difettofo , che non era degno riceverer fc lo Spirito Santo, come dide San <jo. 14. v. 15. Et ego rogabo Tatrem ,

porpora reale
za
a

ma

pari

di

rigorofo

&

alium Taraclituii dabit "jobis^ ut


ritatis
,

mmeut
,

"jobijcum in

^cternuw

,
,

Spiritum
nec jcict

c*e-

quem M:mdus non

potefi

accipt'e

quia

non

'videt

eum

euml
l'QSt

171
mjos

ICONOLOGIA
autent
cognofcets

eum

quii apad vos

manebit

-,

&

ert

in vob'ts

Qyal

il Mondo uno de' tre nemici noitri capitali . Quello Mondo infelice quello , che con le fue apparenze lullnghiere inganna tutte le genti, facendo pompofa mollra di varie beltadi , e in fatti niente di bello reca , n

promette grandezze, e d vilt, e milerie, promette contenti, , diiguiU promette canti, e rifi, e d pianti, e lagrime amarifsimi e d amarilsime , promette vita longa da menarli in deliziv.- , pr jfperit , e piaceri , e incontanente reca morte , con travagli , e difpiaceri ; ficch pu chiamarfi con giuda ragione Mondo fallace, e malagevole. Mondo bugiardo , e ingannatore , Mondo , che contiene un apparenza eftrema , ma di dentro , e nel!' efperienza tutto il contrario vedefi . Oh quanti niiieri fi han lafciato burlare dalle fue fallita, ed ingannare dalle fue mentite , e_ beffeggiare dalle fue bugiarde promelle ! Dunque diafegli titolo di mentitore , , e di Mondo dannevole , che tante anime mifere , per la dilu cagione fi fon dannate . Mondo miferabile , ed ingannatore , e dove fodi

buono

no
zi
il

[ dice

il

devoto Bernardo
fiati

] libr.

meditai, gli

noi fono

niente

rimallo f

amadori fuoi non cenere , e vermi


,

,
.

Hcco

che dian, che


fit)rifce
,

Mondo

in f

fiefTo
fi

innaridito in tutto
,

ne'

nollri

petti

lutti , e defolazioni , veggono morti per ogni parte fiamo percofsi , e pieni di amarezze , e nientedimeno colla noftra mente piena di carnale concupifcenza , amiamo le fue cole malagevoli , fegitian pu mo quel che fugge , e ci accolliamo ad uno , che ogni or cade Oh amadori del tenerfi in piedi ( dice Gregorio Papa ) in bomel. qaod

per ogni torno

Mondo
pu
ci
.

[ va

dicendo Agollino

] lb.

Confejf.

fotto chi voi militate

noii.j

elfer

maggiore la vollra fperanza nel Mondo , che di elfer fuoi amiMondo dunque da difpreggiarfi quello , e pazzi fono quei , che co,

tanto vi lludiano

e forfennati in tutto

circumgraditur

progrejfHs non fact ullos

Sed [u ve/ano

membra
.

labore premit

tnte fimilis piane Cj

qui

Mundi raptus amore


bonis
.

Fluxa putat

folidis

anteferenda

"^am

qua terga

Dea

vertit

qui folus acerba >


.

t media

ciiras

pelkre mente potej


in

Omnia

percurrent
,

cunBis

tteda

rebus
.

Invenit

aternam perpetturqite famem

n' appare da ricchifimo Re coronato di oro , perch a privedere la miglior cofa , che fia , la pi ricca , e la pi grande, e come Re di maell par che voglia tutti ingrandire , ed efiltare , concependoli affetto nel petto di ciafcunodi voler participare dei fuoi titoli , crudele J Sotto quella corona di e delle fue eccellenze ma oh inganno

Quindi egli
faTi

Bia faccia

or(3

^V

A R r

iji

ro, ingemmata delle pi fine gemme , che mai fi polTa vedere da occhio mortale , Ipeilb vi ih 1' aiTenlo amaro, che f pur ci d qualche cofa piccola , alTai minore di quella ci prometre , e ce la d piena di amarezze , di travagli , di difgulti , di ne nicizie , e la va contrapefando con molti affanni , ed in fine d un tantino di piacere , ma il difpiacere a bilancia traboccante , e ime fi fuol dire volgarmente Sembra ancora aver rQtt3 la corona di oro quella di aJenfij, perch bugiardo , ed ingannatore a miraviglia ; dice , e moitra una cofa , e 1' altra ci dona ; e di ci fi lament Efaia 28. V. 16. ^' pof'iimHi mendachm fpem naflram ^^ r/tendaco protesi ptmus . Oh noi miferabili ! Ha la velie di porpora ricchilfima di iopra , per 1' apparenza , ed onori di fue ricche grandezze , e fa belinfiamma la moitra, con che cuori umani al defiderio , ed alla fe^uela di lui ; ma di futo ha la velie di cilizio afpriffimo di punture delle continue miferie , che appretta a' mortali , e vela fotto le ricchezze le povert , e mollra continuamente metamorfofi , facendo rivolger la ruota fovente ; poich uno, qaal corainciaraffi a vellire quella fua velie di bellezze , e di ricchezze colma, in un tratto fi trova il milero 1' altra di cilizio di ellrema povert indoifo , d' inimicizie , di rammarichi , di od] ,
.
,

di perfecuzioni , e di mille inquietudini ; ficch felice chi fa fuggir un cotanto profe;for d' inganni , e icovrir le fue mafchere . Il Carro di triorfembra le fue grandezze , i fuoi titoli, e le fue nobilt, che prometf te volentieri ; fe.nbra ancora I' innalzare delle famiglie , il trionfare , e 1* ingrandire ; ma che ? palla quello carro il torrente di molte acque , che

dinotano le miferie di quella vita , e quando il mifero Uomo ad un ora iiteifa I' ammira alle fpalle , fuUa ruota della fortuna dofi sbaifato , e nel colmo di dolori , ed afEinni , e nel torrente miferie , e f:>tto piedi di tutti miferamente calpeftato ; dunque iinp'r a fuggire il Mondo , e i fuoi inganni Al'a Scrittura Sagra. Si dipinge il Mondo coronato di oro ,
,
.

fi

tent- ritrovan-

pieno di ogni uno


e ingem-

mato
ftra

di
Ifi.

varie
9.

gemme,
. . .

il

che fcmbra

la

grandezza

della quale egli fa

mo-

Et fciet omnu pop-dus Ephraim hahantes Sam.ina.m in magnh'tdme . Ove per EfFraimo , e Samaria , fi pu intendere fnperbiu , Mondo , con i fuoi abitatori Ma di fotto vi la ghirlanda di aifenzio il Idem 22. v amaro della tribolazione , ed affanno Coronans coronabit te trb.datione . La velie di porpora tutta bella, e ricca, che fignifica le_* fue grandezze, e ricchezze; e di fotto 1' afpro cilizio delle povert, ed
v.

&

infelicit, che il Mondo appreila . Salomone narr le ricchezze del Montcd. 2. v i. Dixi ego in corde meo: Vniim % do, dJle quali s'invagh & afunt diliciis , Finalmente fotto quella pompofa velie frmr bonii che trov? fennon vanit, e punture di afpro cilizio Idem ibi v. 12. Et "vidi , q-iod hoc q'foqie ejfet "janitas Fidi in omnibus oanitatem , affli-ciionC'i -,'& nhil permanere fttb Sole. E Giobbe 30. v. 7. Et ejfe f fen.

&

&

fibui

dflicias

comp'ttabant

to afpriffune
Ifaia

punture
, .

22. V.

le delizie, e piaceri del Monda di fotcarro trionfale del Mondo , del quale divis Scut piLim iniilit te in terram fpAtiofam , ibi erit ctrrus
.

Avendo

11

&

gloria

X74
gloria tn
llioi
.

ICONOLOGIA
DI
fotto

fono le acque di miferie che apporta infra trionfi favell quelle Davide . PC. 88. v. 2. Sahum me fu Deus d che qHontam iitravermt aqate ufqise ad anmam mcam . Ch' erano [ fenza dubbio veruno j le acque delle tribolazioni 1 e miferie di quelta viu..

MORMORAZIONE
Vedi Detrazione
.

[<xj

TVORTE
[ (3 ] Figur il P. Ricci la Mormorazione 7 UH Cane in braccio . Sul capo li Ja una Cocwba aitra un Forco.
.

Donna di affetto deforme Da un iato ha un Leent


.

Tietrt
e

daiP

Detorme per efTer cofa orrida , odiofa Il Cane dimoftra , che ficcome propriet re e mordere , cosi il Mormoratore latra
, ,

a.

tutti

di quefto

animale di fosnpre
,

latra-

del continuo

morde

la

reputa-

eione del fuo prodmo . La Colomba fui capo denota , che nella gufa clie quella cerca la fociet , cosi proprio de' Mormoratori 1' andare in traccia di conventicole , per isr'ogare la loro indegna paffione di fuffiirrare con altri , e dir male de' tatti altrui.
Il

Il

Leoae Cgnifka la fierezza della Mormorazione Porco 1' iminondezz. , e 1' inquietudine
.

TOMO ^V ARTO.

17?

MORTE.

wu

f*pprefentaia da Camillo da Ferrara e /piegata

Da

Cefare

B^a

oj-Iv jVju'ioHi

del

Mo r

da Ferrara , Pift-^'^ iiKcIlis^uLir dipinl Ta Morte cTr o(laLa velie di un manto di oro tura, niufcol. e nervi tutti fcolpiti fatto a broccato rccio r perch fpoglia i potenti, ed altri delle ricchezzca come i aiiferi , e p&veri dello ftento e dolore . Sulla teita gli faceva delicata mafchera di bellifllma fifonomla e colore , perch non a ttitti (i

Ci\mil!o

mollra raedelima ; ma con mille facce continuamente trafnuitandofi > ad cara ; altri k defiderano altri la fuggono , ed altri fpiace , ad altri fine di una prigione ofcura agli animi gentili ; agli altri nofa, e cos il Morte, opinione degli Uomini fi potr dire , che fiano le mafchere della i' E perch molto ci preme nel vivere politico, la religione , la patria la fama, e la conferv^zione de' (lati y giudichiamo elfer bello il morire 9 per quelle- cagioni ce la i defiderare il perfuaderci , che un bel morire cutta la vita onora ; il che potr ancora alludere il veiHmenra .. Cor )n quello T'ittore 1' ofso deL capo di elsa di una ghirlanda di verde alloro , per mollrare !' imperio^ luo fopra tutt' i mortali , e la legge perpetua. Nella finiltra mano le dipinlJe un coltello avvolto con un ramo di olivo, perch non fi pu avvicinare la pace, ed il comodo mondano che non 1 a-vvicin ancora la Morte ; e !a Morte per iiltelTa apportala

pace

n6
pace
)

ICONOLOGIA
e quiete
gli fa

e che
.

la

fua ferita

di

pace

>

e non di guerra

noit-s

avendo chi

refilta

tenere un bordone da Pellegrino in fulla fpalla , carico di corodi cappelli, di libri, itromenti mullcaii, collane da Cavamitre, re > di maritaggio , e gioje , tutti Itromenti delle allegrezze monda lieri , anella dane 5 le quali fabbricano la natura , e 1' arte , ed ella emula di ambedue va per tutto inquieta pellegrinando, per furare , e ritornare tutto quello,
di

Le

che

all'

indullria

,ed

al

fapere

umano
>

fecero donazione.

D'
r

kOnna
de'

me

fecondo i! parlar il morire , coVirgilio in molti luoghi, e nel fecondo libro dell'Eneide:
pallida
, ,

cogli occhi ferrati


quali

veftita

di

nero

Poeti

per

il

privar del lume intendono

Demfere ned

mmc
libro
:

cajfan] lumine lugent

E Lucrezio

nel terzo

Didca liqucbant

lamentis lumina

nittne :

perch , come il fonno una breve Morte : cos la Morte e un lungo fonno , e nelle fagre lettere fpeCfo fi prende per la Morte il fonno medefimo

Ovvero

Morte.
ngurare tou ua Cyo.s. Ir. mano in atto minaccevole , e_> una fiamma di fuoco , fignificanau , che la Morte taglia, dall' immortale , e colla fiamma tutte le potenze fenmortale il e divide il vigore a' fenfi , e col corpo le riduce in cenere , ed togliendo (itive ,

pu ancora SI nell'altra con

in

fumo

Morte.
gran confiderazione farebbe fondato COn gra dipingere Morte fecondo
all'

autorit della
fu

Scrittura

Sa-

chi voleffe

la

Amos
folo

Profeta, ficcome regiilrato nelle fue


:

mottrato in ifpirito da Profeze , al cap. ottavo ,

dove dice

Vncimfm
fi

pomomm

ego video

cio

che vedeva

la

Morte

come

dipinge ordinariamente colla falce nella

finiitra

mano

non ma_j

anche con un uncino nella delira , perch , ficcome colla falce fi fega il fieno, e l'erbe baife che itanno a terra, per le quali vengono fignihcate le perfone balie , e poverelle : cosi 1' uncino , che fi adopera per tirare_ abbailo d,.gli alberi que' pomi , che (tanno ne' rami alti , e che pare che
fieno ficuri

da ogni danno

vengono

fignitcati

ricchi

quelli

che_^

fono

TOMO ^V ARTO.
fono
porti

177
poflbili
1'
;

in dignit
la

e che
,

danno con
fi

tutte

le

comodit
,

onde
fiio
i

dipingendofi cosi

Morte

verr a fignificare benifllmo


grandi
, ,

officio
,

che di
poveri
abiette
,
,

non perdonare n
n
a*

a'

ne

a'

piccoli
-,

n
a'

a'

ricchi

polli in

dignit
,

et'uim

fuprem

vili
,

e di niun valore
,

ma
coli'

quelli colla falce fegando

n a' e perfone_ , per elTere di

maggior numero

e quelli

manda
bro
,

a terra 4.

conforme

alla

uncino piegando, tutti alla fine egualmente memorabil ientenza di Orazio nel primo li-

Ode

Tallda mors icquo piilfat pede


J{eg!4mqne tunes
.

paupemm

tabernast

la

fparagna ad alcuno
'HnUttm
f.i'va

ficcome

nell'

Ode

28. dello feflb libro dice


(j)

caput Trofcrpina fiigh

^*

MORTE
(
/7

) Defcrlve
,

il

P. Ricci
di

la
.

Morte

Donna coronata

che

jlia

[opra un kttcuco

A-vr due facce , e la barba bianca . Le fiia dalla e con le forbici parte de' piedi una belliftma Gicvane , che tenga in mano una tela , la tagli , e w'cino tenga tma Rocca , col fufo , e 'i filo rotto caduto in terra . Vicino olla Donna diftej'a -vi fumo la falce , la framea fpecie di faetta , tm Ragno , e quantit

rpoj'are

in atto

dormire

7enga in mano i pici capelli fvelti , ed una fpada . e gicje , ciie i rlpofa , e dorme , perch il fonno ha dipinge la Morte da Donna Sta in oltre in atto di ripofare , per denotare , che I rimiglianza colla Morte Morte reca rlpofo a" mortali da cotante tatiche , che fono in terra Si rapprefenta con due tacce , perch riefce dolce , e foave a chi ha bea vilTiito i come al contrarlo a' malvaggi l rende fpaventevo'le , ed amara . Ha la barba bianca , in fegno , che tutti domina , ma pi naturale a' Vecchi 5 che ai Giovani , La Giovane , che tiene la tela, e taglia , rapprefenta ciocch finfero i Poeti
di

ricchezze

Si

-,

delle

tre

Parche

. 3

La talee accenna La tramea una


riano
,

che tutto indiftintamente tronca, ed uccide.


fpecle
di di

faetta ufata

da'

Germani
.

fecondo Pierio ValefragiiiiTima tela


,

ed

geroglifico

Il Ragno per eflere breggia la fragilit della vita

morte mala de' peccatori animale debolillmo , e che

tefle

om-

Umana
,

capelli

fvelti

fono geroglifico della morte


e

La fpada

figuifica lo Ileffo

vedi Piejrio

Valeriano

178

I C

MORTE DEL PECCATORE.


Del T. Fra Vincenzio
I{icci

Ai. 0.

UOir,o
tutco
ni

che Aia con gran pefo


timorati)
,

fullc

fpulle
,

colle braccia baiTute


.

cos

Ha per balze , e rupi , per precipitarli fortemente che tutti fpaventa . Dietro tiene una Morte , fulla quale vi rta una Nottola . La Morte del Peccatore contraria a quella del Giurto , che ove_> quella, fi dipinge e deferi ve col ripe lo , e col fon no , quella coli' inqaietutlirie j e gravezza ; e dove quella pregiata queihi e dannevole ; quella e vita queir morte ; quella celebrata con lode da tutti , quelU vituperata con difonore da qualunque Perfona fi fia , perche chi muore da Peccatore muore con difonore ; va colla cofcienza piena di erDri , c_ tutta aggravata di misfatti , che per tiene un gran pefo fui dorfj , per le gravi colpe commeffe contro la Divina Legge . Vi 1* ofcurit , perch il niifero non ha lume di Dio , n dell' altra vita, mentre si trafciiratamcnte fi riduce ad una morte dannevole, ed infame , come quella di morire ne' peccati Sta tutto timido , perch I' ira di Dio gli fopraggiunge , e la cofcienza , che gli morde, e 1' Inferno, che f gli prepara a fuo mal grado. Le braccia , come fecche , 'Pjno fimbolo di poco valore , che ha di quello dinotando le braccia rilafciate , e di morire ajutarfi , e di operare malamente , eh* effetto proprio di lei . Cammina il mifero per Ixilze , e rupi , correndo a! precipizio , eh' l' Inferno , ove abbrucceri in eterno La Sirena che llride , fembra il dolore , con che muore l' ingiufio Peccatore ; e f a' Naturali crederemo , quando ella e vicina al morire , un certo fangue amaro , che tiene nelle vene , corre vicino al cuore , e per grave duolo , fa che mandi amaramente orride (Irida ; ficch in guifa tale avviene al Peccatore , alla cui memoria forge il cattivo fangue delle cattive opere , e la rimembranza del poco conto fatto del Signore , fapendo Inferno , e cos muore Ilridendo , e piai>Itargli appreCTo la pena dell' gendo miferabilmente , fenza che a nulla gli giovi . Vi la Morte dietro , in fegno che que'l' vera morte del corpo , e dell'anima fpiritalmente , per dover edere priva di Dio ed erede dei Diavolo , e delle tartaree porte . La Nottola , per fine prelfo gli EgizJ ( conforme dice Pierio) lib. 20, ibi de 7^o^:ia , era geroglifico dalla Morte , ed divulgato ancora infra_j Poeti , ed Oratori , eh' ella fegno di cattivo augurio , per eiTcr uccello di ntte , quando fjno le ofcure tenebre , ombreggiant.i 1' ofcurit della_j vira come ?ltri did'ero , Virg. lib, io, Eneid, in xterniim clandmtur lnmin:i
.

e cammini in una ofcurit fjlsero lecche ; cammiinnanzi una Sirena che liridc
,

come

noclem

T
Holfem
.

M
trifii
;

!^V A R T
circnm'volor

0.

179

Sed vox atra

caput

perch animale cosi contrario alla com' ella di male d' infortunio , di recarfi da' nemici , come fu Pirro Re degli Epiroti , full' alla del quale_? poggi , mentre andava ad aflTalire gli Argi nella battaglia , da' quali foparimente al Peccatore , della cui morte egli llenne ignominiofa morte geroglifico 5 e fi dipinge lopra la Morte , per fegno dell' eterna , infame ed ignominiola pena d' Inferno, che ha d' avere dinotando peraltro ogni altro cattivo evento , che aveflTe a luccedere a quello Alla Scrittura Sagra. Sta con grave pefo il Peccatore che muore, dlPf. 37. v. 5. Siait vifando cos in perfona di un tale il Regio Profeta me Cammina nell' ofcurit favellandone- , enits grame gravattc f:mt fuper Prov. v. Confider 'vecordcm ja-vemm qui tranjt Savio il , 7. 7. in acconcio " prope "jiam donins illh:s graditiir angnlum in ju.xta , obfcuro , plateam per Ad'vefperafcente die in noBis tenebrisi & caligine. E Davide Pf. 81 al. v. j.
.
.

umbra . lib. 6. Eneld. Ancora Cornacchia , eh' augurio di bene difpiacere . di afTalto , e danno da_j

Txejcier'.mt

neqne intdlexer.mt in tenebris ambidatit


,

neir ofcurit

perch non ha lume


il

di vera
,

intelligenza

&c. Oppure cammina.^ di Dio , come ne

perfona de' Dannati- Sap. 5. v. 5 lumen non luxit nobis . Appunto ancora tal ofcurit fembra , che i Peccatori fi pcrfuadono tener fempre_* ammantati, ed ofcurati i loro peccati. Sap. 17. v. 5. Et dmn piuautfe-f
f teltimonianza
in

faggio Salomone
'veritatis ,

Ergo

erraviiiv.ts

a via

&

jitfiti.e

latere

in

obfcuris peccatis

tenebrojb oblivienii velamento

dilperji funi
:

pavemes

Timor mortit horrend , " cum admiratkne ntmia perturbati . Sta timorofo coUHrbat me. Colle braccia fecche , e confumate, job. 17. v. 17,. Conjumat Le Itrade malagevoli , per le quali cambrachia illm primogenita, mors mina , alludono alle vie dell'Inferno, ove trabocca . Proverb. 7. v. 2|. Le balze , e rupi , Fiie inferni domus ejm penetrantes in inferiora tmjrtis Baruch. 4. v. 26. Delicati mei ambulaverunt "jias afperas , ove cammina E Giobbe 6. v-. 1 8. .Ambii' diiSli flint enim , ut Grex direptus ab inimicis . La Sirena, che llride fpaventevolmente , peribunt btmt in 'uacuum t pianto amaro di cos cattivi morienti Hierem. 4, v. 21. lignifica il Fox in "jUs audita efl 9 ploratns > (^ uhtlatns filiorum Ifrael . Ed altronon efl pax . Tieve 30. v. 5. Vocem terroris andJi'iwHS , formido , perch quella i Peccatori dietro di tranguggiano Morte , ne la atrocemenSiait oves in Inferno pofiti ftmt mors depajcet eos . Pfal. 48, V. 15. te . Qual' fra tutte la pi peggiore . Piai. 33. v. 23. Mcrs peccatomm^
.
.

&

&

-,

peffma

MOSTRI

i8o

MOSTRI
molte
volte
llri
,

ICONOLOGIA

PErch

come

acquatici

fanno menzione ; ne avr bifoguo

occorre di rapprefentare diverfi Moftri j s terreho trovato alcuni Poeti , che ne_^ , ed aerei onde mi pare appropofito di melcolurli aflicme per chi
,
-,

SCILLA,
Secondo

Omero

neW

Odijfea

UN
bocca

e
,

Moflro orrendo dentro di una fpelonca marina , con dodici piedi lei colli, con altrettanti capi, ed ognuno di quelli avr una gran con tre ordini di denti , da' quali vedrafli cafcare mortifero veleno

Sta in atto di fporgere in fuori dell'antro le fpaventev-oli tefte , come per guardare f potelfe far preda de' Naviganti , come gi fece de' compagni di Uiilfe , che tanti ne furono divorati, quante erano le voraci boc-

Ed Ovvidio che del crudel niollro , il quale abbaia come Cane lo dipinge in un Lago avvelenato da Circe , e cos dice :
.

lib.

14.

Ella

meglio li guarda
'/

ancor no
,

'l

crede

pel tocca

e la pelle irfata

dura ,

Ma
Che

quando chiaro alfin cono/ce, e l'cde tutto Can d [otto alla cintura ,
il

Si flraccia

crine, e

volto

e e

'/

petto fiede
,

tale

ha di

f fleffo

onta

paura

Ma
E

che fugge il nuovo Can , feco s' adira , fugga ovunque vuol feco f 'l gira. .
diflfe
:

Virgilio nel terzo dell' Eneide

Scilla fi flringe negl' aguati ofcuri

Di

ma

Jpelonca

e 'n fuor

porge la bocca

trahe dentro agli afcofi fcogli : ornano ha il volto , e nel leggiadro afpetto Vergine fembra , e le poflreme parti
legni

Di

raarin moflro fpaventofo , e grande Congiunte jon di Lupo al fiero ventre i

Di

Delfin porta

aljin le

altere code

SciUa

TOMO ^V ARTO.
Scilla
5

i8i

due fcogli porti nel Mare d Sicilia , e fono per i Poeti antichi gli diedero ^ati fcmpre pericolofifTimi a' Naviganti figura di Moliri marini opprelTor di tutti queli, che patfano vicino ad effi.
e Cariddi

fono

SCILLA.
Moler nelU Medaglia di
Sefla

Tompeo

Donna UNa timone

bellico la quale con ambe le mani tiene un par che con eiro voglia menare un colpo; e dal di divide l'elee fi in due code attortigliate ; e fotto al e i bellico in gi tengono Cani, e mezzo il corpo fuori, e pare_> tre come bellico efcono

nuda fino

al

Nave,

che abbaiano Tiene il timone in atto minaccevole , e nocivo , per denotare , che_ eflrenda Scilla un paifo molto pericolofo a* Naviganti , fuol fpezzare Ic-j Navi, ed ammazzare i Marina] Si dimollra per i Cani , lo lirepito grande che fa il Mar tempellofo , quando batte in que' Icogli , che fi airomiglia al latrare de' Cani , e il danno , che ricevono dalla fierezza di Scilla quei che danno attraverfo ; onde Virgilio cosi dice , con quelli verfi nella feita Egloga :
. .

Candida fuccin^am latrantbm

nguina,

monflm
.

Dulchas vexaffe rates , dr gnrgite in alto ,Ab timidos i^autas canibus lacerale marinis

C A R

D D

altro fcoglio , anch'elfo pericolofiflmo , che l'acqua intorcendofi d' intorno atforbilce molte volte le navi , e talora s' innalza fopra i monti , dimanieracch grandiffimo fpavento rende a' Naviviganti ; per fu detto da' Poeti , che era di bruttifilmo alpetto coile_> mani , e piedi di uccello rapace , e colla bocca aperta

Ariddi poi

1'

Scilla , e Cariudi lono vicini 1' uno all' altro , ed ove fono podi , pericolofo di navigare, per le onde di due contrari mari , che ivi incontrandofi infieme combattono , e perci il Petrarca ditfe :

Tajfa la T^ave mia colma


Intra Scilla
,

d'

obbloi

e Cariddi

&c.

CHIMERA.
ed Omero dicono , che la Chimera ha il capo di Leone , ventre di capra , e la coda di Drago , e che getta fiamme per la bocca , come racconta ancora Virgilio , che la finge nella prima entrata dell'Inferno, infieme con altri Mollri

Lucrezio ,
il

Oyello

iSi
Quello
1

ICONOLOGIA

che dirtero favoleggiando i Poeti della Chimera i fa fondata_ji nella Storia di un monte della Lici;i dalla cima della quale continuamente efcono fiamme, ed ha all'intorno gran quantit di Leoni, elTendo poi pi abbalTo i verfo il mezzo della Tua altezza mole' abbondanza di alberi , e_
pafcoli

GRIFFO.
colla tefla, colle ali, e cogli artigli, all'Aquila fomlgllant SI edipinge Leone e colla coda col redo del corpo e co' piedi polleriori
, ,

al

Dicono molti, che


Il

quelli animali

fi

trovano
,

ne' monti dell'


dagli

Griffo infegna di Perugia


eflfcndo dotato

mia Patria
,

datale gi
e

Armenia Armeni ,

quali pafTati quivi con figliuoli


fito
,

nipoti
i

dalla natura di tutt'


vi

beni

piacendogli infinitamente il che fono necefsarj all' ufo ,


alla

umano, lecitamente
invitta
,

abitarono
.

dando. principio

prefente Jiobile

generofa profperit

SFINGE,
LA
oltre

Sfinge

come racconta Elano


,

una giovane
a

il

rello

del

la faccia fino alle mammelle d , ha corpo di Leone ; e Aufonio GjIIo


.

ci dice

eh' ella ha due grandi ali


la

favola, che fi racconta, flava vicino a Tebe fopra di una certa rupe, e a qualunque perfona , che paflTava di l proponeva quello enigma , cio "Oya! folle qucli' animale che ha due piedi , e raedefimo ha tre piedi , e quattro piedi ; e quei che non fapevano fcioril re quello detto, da lei reflavano miferamentc uccifi, e divorati ; lo fciolfe tdipo , dicendo , eh' era 1' Uomo, il qual nella fanciullezza alle mani , e ai piedi appoggiandofi , di quattro piedi, quando gnnde camiiiiija con due piedi , ma in vecchiezza fervendofi del baitene , di tre pieOnde fentendo il Moitro dichiarato il luo nigraa-, precipitofamenre di

La Sfinge, fecondo

gi del monte ove flava

fi

lanci

ARPIE,
Infero \ Poetile Arpe in forma d uccelli fporclH , e fetidi, e dllTero , che furono mandate al Mondo per calUgo di Fineo Re di Arcadia , al quale perche aveva accecati due fusi figliuoli , per condefcendere alla voglia della moglie madregna di efii, queitj uccelli, Cifcndo acciecato 1' imbrattavano , e toglievano le vivanole mentre mangiava, che pc furono quelle Arpe fcacciate dagli Argonauti in lervizio di detto Re nel mare Jonio , nelle ilble , dette Strofadi , come racconta Apollonio difFufamcnte . Racconta Virgilio nel 3. dell* Eneide, che una di quelle pre-di-

cetre

TOMO ^V A R
ceflc
ai

183

venuta infelice , e i fallid] , che dovevano fopportare in pena di aver provato di ucciderle ; e aflmiglianza di Virgilio le defcrive 1' Ariollo cos Erano fette in ima fchiera , e tutte Volto di Domu avean pallide e /morte Ter lunga fame attenuate , e afciutte ,
Trojan
la
:

Orribili

a.

"jeder

pi che la morte
e
il

; ,
,

L'

alacce grandi ave'van difformi


,

e brutte

Le man rapaci
Grand' e fetido

l*

ugne nicur've
aggira
e

e torte

ventre, e lunga codiZ,


s'

Come
Furono
le
fto
fiirie

di ferpe

>

che

fnoda

le

Arpe dimandate cani

di

Giove
cane

perch fono

I'

iflefTe

che

pinte nell' Inferno con faccia di

come
.

diife

Virgilio nel fe-

dell'

Eneide:
Vifique canes
ululare

per

umbram

Dicefi

che quefti uccelli hanno perpetua fame

a firailtudine degli

Avari

IDRA.
Tu
con. un capo fai qui meco giofri L' Idra cento * avea , n la (limai ,

Dlpingenfi
si

I' Idra , per un fpaventevole Serpente-, il quale, come racconta Ovvidio lib. 9. Metamorf, ha pi capi , e di lei Ercole , co diflfe 5 quando CQm.batt con Acheloo, trasformato in Serpente ;

Ci fono
i

per ogn' un

eh' io ne troncai

di

cento %

1>{e 'viddi nafcer

due di piil [pavento

alcuni

che

la

dipingono con fette capi

rapprefntat per

fette p>eccat mortali

[aj
Etopcdia
,

CERBERO
ovvero
Iflitiizione

( Tale

(7

} DefcrJve Benedetto Menzini nella fua Idra neiJa feguente maniera :

Mo

Era

ella

palude ampia d

Lena

Funefio , orrendo , fcrmdabl wrftro j Idni pi detto : nft efecrjndii mejje


I)i fette- lejle
.

4iiea di
,

fiamme

rote

Intorno agli
,

cccfi

e dalle ^cle
,

D marcia e bava ^lal da profondo orrido


Vfclvan
fiati pejliferi
il
,

mimenfe d" atro fanpie lorda ,


avello

fitera
.

crudeli

Pi Pi
Ife"

[cavie

dorfo

e'I (erpentno piede


;

fiero artiglio

armava
,

e ne' fitoi giri

Cella vohimincfa
i'

lnn%a coda
fi fiende ,

aggruppa

or

'l

fuolo sferza

>

i84

ICONOLOGIA CERBERO.
lo defcrive in quello

i3 Eneca

modo
,

terrbil

cane

e/;'

alla
,

guardia

Sta

del perduto
d'
orribil

regno

con tre bocche

Lo fa
Il

voce rijnare

"Porgendo grave tema

le

tri/I'

ombre

capo

'l

collo

ha
fiero
,

cinto di

Serpenti
il

Ed

la
>

coda un
s'

drago

quale
.

fifchia

aggira
lo

e tutto

fi dibatte

ApoIIodoro medefimamente
dorfo fon
tutti

defcrive,

ma

di pi

dice che

peli dei

Serpentelli
cosi dice

Ed anche Dante

Cerbero fera crudeli e diverfa^ Con tre gole caninamente latra

Sovra la gente
Ci' occhi vermigli
Il

^
,

la
e

che qiivi fommerfa. barba unta , ed atra


unghiate
le

ventre largo
li

, ,

mani
li

Graffia

fpirti

l'

ngoja

fquatra
la

Alcuni dicono
li

che Cerbero

s'

intenda per

terra

la

quale divora

corpi morti

SIRENE

sS;

S
Dell'

R,

E
Orlandi-^

^.xts

'Cefare

figureranno nel mare tre beliiffime Donzelle i die dal mezzo In g: terminano in pefce ovvero in uccello ; e loro fi potranno anche aggiungere le ali agli omeri , come piace a Natal Conte , ed a molti altri Poeti . Una di elTe terr alla bocca una piva , e flauto L' altra avr in mano una Lira La terza fi dipinger in atto di cantare . Si dipinger alrres nello lleflb mare un Naviglio , fu cui il ammirino alcuni Uomini,

-,

parte dormienti- parte in atto di addormirfi , e parte rovinare da eifo in acqua . Mlte , e Jiverfe coTe hanno finto i Poeti -delle Sirene . Altri le fanno figliuole di Acheloo , e di Calliope ; ailtri di" Terficore"; altri di Melpomene ; ed altri di Stcrope Riguardo a' loro nomi piace a Natal Conte Cherilo le nomina Telxiope-i che feifero Aglaope-^ Pifinoe e Texjpia Molpe , Agl?.:)rbne Clearco per in ara^toriis ib, j. leguito dalia maggior parte degli eruditi, vuole che una di guelle u chiamiife Lcucofiu,!' altra Ligia e la terza Parcenape .

Da

i85
neir ottavo
%

ICONOLOGIA
e
.

Sirena , vogliono Plinio , Solino , Virgilio , Silio Strabene nel primo della iua Geografia , che ricevetl'e il nome la nobiliflima Citt di Napoli , nella fua editcizione detta Partenope ) dalla riferita Sirena , c!ie fi dice eiler morta in quei contorni Elfendo ftata poi la Citt di Partenope rovinata dalli Cumani , e dagli llefii come a molti piace o da Fabride Tiranno di Sicilia riedificata, non pi Partenopei ma Napoli fu nominata cio Citt mov- ( Di ci per altro a Dio piacendo , mi rifcrbo a dilcorrerne fondatamente in altra pi propria occafione). Vuole parimcnCe Strbonc lib 6. che dall'altra Sirenn_j detta Leucofia riceveife il nome 1* If )la chiamata Leucofia . Si dice dalle favole che quelle tre Donzelle unite facevano un cos foave concerto * che attiravano in maravigliofo modo a f i Navicanti , e li ridiicevanj a rompere in certi Icogli della Sicilia , ove effe abitavano Era Itato loro conceifo di vivere fino accanto , che fi foile crovaca perfona che non ollance il loro canco , le foife riufcico di parcirfene libera UliXe fu il fortunato ; giacch pailando per luoghi canto pericolofi , fi fece legare ali* albero della nave > ed a' luoi compagni fece chiudere le orecchia con cera, acciocch non le udiflfero. Le Sirene, le quali non pocerono ottenere il loro incenco, dilperaCe fi gectarono in mare , e fi affogarono Uliife pofe in elecuzione quel Canto, che fio detco , per 1' avvertimento della Maga Circe , la quale a lui cosi parla , dal Greco in Latino , apprelfo Omero nel!' Odilfea :
,
.

Di quelU Partenope

Sirenas primunt advemes , qn.i carmne cundios Mortales mulcent , fi q:fq'.tm accejjmt Ulne ,
Srenitm terris quicumque impro'Vdns hxft , "Hon UH pendent diilces circum ofcula nati ; 7^'o uxor reduci , convivio nulla parantur Sirenum cantiis delec.uit ; flnrido at ilLe In prato refidmt , q;iod niultormn offibns dbet ExtinEornm hominum . Toflquan periieneris Ulne* Tum moneo na'vetn ciirvis impellere remis j ObtHrx cers Jociorum mollibus aurei T^e quis Sirenum "joces exaudat , pfe
Si

CHpis

andire

has

,
,

'jincire

mannfq'ie

pcdefque
.

Tracipio

ad malttm

& firmi/Jma
Iklfo

rincula neSlant

Altri riferifcono che le Sirene foller

difperazione
lonio nel
in
)a
lib.

fi

annegailero
4.

Latino ridotti loro origine , e fcontcca

fuperate da Orfeo , e che per Orfeo ci racconta di f ; ed ApolEcco i fuoi verfi dal Greco ^ArgornHt. lo conferma . vengono , e defcritte le Sirene e riferica , ne' quali
.

Lo

/? Infula protnus
Furtilis

illis
:

ajpcvlu

&

fiorens

eolnere canor*

Shenes

TOMO ^V ARTO.
Srenes

1S7

llam proles

^cheloja

quarum
tllis ,

Dira

Ines cantus

mortalibus exthit

ad lttora funes Olim Tcrpficore bas ^cheloo in lumins auras Edidit tlU una e(l Mufarttm ; turn quoque natam Cantabant Cercrs formofam : tur qtioqne earum uihera pars l'irlo fuit altera rurftis ales .
julcantes jecere
:
,

^ti mare

&

jemper fpe&abant advenentes ; In Tatriam reditn multi camere per illas Fundere , C^ his didcem 'oocem etspere rudente: E pappi fueritnt jaBuri ad lttora clarns
:

E fpeculo

tlins

Oeagri

nifi

mox

&

Thracus Orfeus

Bijloniam manibits cytharam JkmpftjTet,

& miei
a,

Sublimi cantH canta

rei'ocajfet

ab

ilio

'Virgineamqiie chelys 'vocem fuperaffet acuta

Da
fcogli
.

raccontarci

chiunque foffero vinte o da UlilTe , o da Orfeo t feguitano le favole , che elle precipitateli in mare furono trasformate Cos Orfeo in Argon .
Sunt graviter que/ltc
.yid'ventajfe
fib
,

ii

ut fenferunt fata

Deorum
;

fiimmaque crepdine fixi


maris fpnmants in undas

"Prefciptes falere

"Protinus in

duras niertimtur corpora cantes

che in certe_> furono queIfole , chiamate delle Sirene , , folennit loro furono eretti con molta e lle adorate , tempi ed altari Intorno all' eiTenza delle Sirene, la maggior parte degli Scrittori la nega affatto , affermandola femplice invenzione poetica . Non manca per chi fortemente la fodenga , alferendo effer quelte in realt Moltri marini Pare, che Ovvidio foile di quella opinione , dicendo nel lib. 5. dell'arte
Scrive
Ariftotele nelle

cofe maravigliofe del

Mondo

polte frai termini dell' Italia

di

amare

Monflra maris Srenes erant


^talibet admjjas

q:'.x

voce

canora

detinuere

rates

fanno menzione Pietro Ifpalenfe , ed il RamuPadre navigazioni; Il primo 'Ionio delle e con loro molti altri Francelco Sacchino nella feconda Parte delle Storie della Compagnia di
di

Come
nel

cofa vera ne

fio

Ges

al

libro

4.

ae furono
Il

pigliate Tedici

dri della lljddetta

numero 274. racconta , che nell' Ifoia Manaria colle reti nove femmine , e fette mafchj ; e che alcuni Pa, Compagnia furono a vederle unitamente con un Medico
fopra quel
a

Padre Cornelio a Lapide difcorrendo

palfo

d' llaia al

cap.

r88
rj. minr. zi.

TC
'
Sirenes in

0'

N L

G
,

A
che fu in Frlfa pre?

delubris

voluptatis

riferifce

ed il nello fa una Sirena , la parte fuperiore della quale era di Donna , impar perche di pi Uomini e fra gli anni ^ molti e viiTe che pefce ; anche a filare . Il P. Gio. Stefano Menocchio nelle fue Stuore ,- o fiano Trattenimenti eruditi .Tomo i. Centuria terza, cap. jo.. dopo, aver rapportata la relazione del fuddetto P. Sacchino intorno alle Sirene , foggiunje, Sappiamo ancora.,- che non funo molti anni ,. che nelle pefcagionr ute in Norvegia , e Danimarca furono, pigliaci pelei limili , con fattezze^ ,,

umane tali , che pare'/^uio Monaci , e Monache , ed- alcuni Vefcovi ed Olao Magno nel lib. 2!^ eap. !.. il medclimo colla mitra in capo forma di Monaci . dice delle Sirene in. o fiano veri MoUri le Sirene v pafsiamo a. fiano , totalmente finte attendiamo alla, loro moralit 1' ed Immagine , Ipiegarne Per le Sirene viene fignificato T ingannevol piacere del; Senio . Si dipingono Donne helliflime , e nell' atteggiamento riferito , perdi al fenC> non ci cofa pi allettativa, che la bellezza. femminile , in ifpezie quando va accompagnata da lufinghiere grazie , e lullureggianti vezzi onde per- quella particolarmente fi. dimoltra L' inganno , e la ravini- a cui
;

1' amor lenHiale . fingono tre di numero per dnorare i tre- prmcipali fcDglL, ne* quaGli occhi . va miferamcnte a perderfi . Sono quelli li urtando il fenlb quali furtile porte per le occhi Sonogli le parole, ed il commercio iacendofi di quello cuore e al Amore penetra , introducendofi vamente , :. Molto Properzio bene prello Tiranno , ben rende ne Padrone le

conduce
Si

Si

nefcis

,-

ocdi
8.
,

funt.

in.

amore duces

Vii^ilio- nell' Egloga

St

iidi

ut perii

ut

me

malis abflult error-

,^

Bd

O-vvidio nelle Pillole

s;

Timc ego
Illa fttit

te

vidi

mie
:

e.tpi fcire

quis ef^s
.

?>

mentis

prima mina mex

Mt
Per
gli

'vidi 5

&

perii

nec notis ignius arfi

,.

Parrenope ; giacche quella iii Greco fi dice.?-?. che corriiponde all' afpetto , , 4^tjL, r Piiicche gli occhi , lenza dubbio hanno- forza le parole con dolcezz3> e artitciofamente efpreife , Per quelle viene intefa Ligia r poich o efla formata dalla parola Greca A/-y^f!"o;' , che fuona lo- ItelTo che Canoro-^. Oppupe oppure dalla parola A ly ccs , che fignitca amUimente ^ dolcemente 1' etimologia fecondo la fentenza di alcuni deriva * listando , di Ligia Le parole in fatti legano gli Uomini , giulla il triovvero ab illiciendo
occhi intefa
g'^eif
'ttx 7Txp!^ivi.\v
. , .

to

proverbio

F^rba l^ant h^mincs i e colla lor dolcezza allcttano i.piucr

die

TOMO ^V A R
che quafunque
eCfe

T^O.
efegiiir

t^-g

altra cofa
.

gli

animi

1'

inducono ad

ciocch da

vien propollo

Quindi per eiHr fi fcende ad ammirare con occhio non pi indifferente , a defid-erare con animO' non pi gi Ilo , e fpeOe fiate ad illecitamente godere di quella bellezza, che dovrebbe unicamente muoverei' Uomo alla contemplazione dell' infinita boit , ed onnipotenza del fuo Fattore. Per la, bellezza pertanto vien prcfa Leucofia dal Greco XiUxov , he_* d eilendo la bianchezza una parte principale,, ed al fomignilica bianco mo allettativa della bellezza umana * quindi per correlazione alle altre prerogative , ad elfa in ifpezie fi attribuifce una notabile forza di attira.

re a le

il

cuore degli Uomini


.

di

farli

precipitare

nel fetente

lezzo

della lafcivia

Sirene fi vuole propriamente ritrovata per dadannofe confeguenze , che derivano da' vani amoori e da' piaceri del fenf . Sinefio nella Pillola ad Heradia145;. num cosi d efprime : Ego fan non diam air caitfam exijimo Sirenas inali a poetis acceptas , quam quod vocis ditlcedine addu&os pcrdcrent ^dic^n alkgoric fabidam expliczret , Sirenas ebfcur 'vi a qHodam faptentibtis , jtg-nifcare voliiptates jenfum oble&antes , qn.n eos perdimi , q pfaniin cantui Si vuole altres che k favola fia fondata nel blanditiis mres pr.W'terimt vero ; raccontandofi particolarmente da. Servio, da Palefato,dal Com nentatore di Licofrane , e da altri molti , e da Dorione neJ libro de Tfcibus , che furono gii tre Meretrici di graziofo afpetto , e che foavemente cantavano .Abitavano quelle alla fpiaggia del mare, ed allettavano i Naviganti, che ivi,, peggio che nei icogli , facevano mifero naufragio % fatti
in

La Favola
ad

fatti delle
le

re

intendere

preda
li

di

quelle divoratrici delle foilanze

loro

Naviglio , che mi piaciuto di figurare apprelTb , non tanto allude a ci, che Ci racconta di Ulilfe, od al Naufragio di qualli , che nelle Sirene s' incontravano r quanto- per dare ad intendere , che varj Tono i pericoli , che agli Uomini avvengono, per non, isfuggire , o darfi ancora \a preda alle lufinghe del fenlb non meno , che a qualunque altro allettamento, alla fragile

che

Unanit noltra infidi olo Imperocch fentenza di molti, Sirene dinot^ino non lolo P amor lafcivo j ma eziandio 1' adulazione la fuperbia rei' ozio peranche Avendo fori riguardo all' adubzione nel 12. dell' Odiifea Onero, fa
..

le

he le Sirene all' apparir della nave di Uliife , a lui volgano le voci piene di falfe lodi, e di bugiarde pr 11 e ile , dimollrando nello, lleifo tempo
1

e prefunzione di elfer dotate di fommo Papere ; giacch io lufingano a volerle afcoltare , ripromettendogli fempreppi valla co^ni*acne di cofe . I- verfi fono i leguenri dal Greco tradotti j
il

loro orgoglio

Htc age^fie^e ratem


Flel pater celerem
"iuUus

Grajontm gloria
nofhas

'Dhffes v
,

percipc "jocei
o

enim nigram- tranfegit naviia pappini

gi

nojiras

vo(a

an^mm

inde ncejfn

Mliov

190
>o&or

ICONOLOGIA
&
canta

max

ddeFlatus

eodem

SciniHS enm
Confilio

Craii fuerint qn.t Vergamo, circun Siiperum , qnx Troes funera pa/fi

&

Denique cimcla patcnt nobis mortalu falia.

Quedi
finbus

verfi
?

di

Omero

furono cosi tridotti da Cicerone nel


;

lib.

5.

honorum

&

mdorum

decHS

^rg'lcim
ut

qmn puppim
ef

fe^is

'Dlffes i

^uribus

noflros po/Js

cogmjcere cantus
trarnvefus

T^am nemo bxc

uniq<tam

cxruU

curfa

^n

pritts

adfliterit

"jocum d'ilcedine
lapfuf pervenerit

captiis
,
;

Tofi variis

avido

fatiatiis

peBore mujs
orai

Dottor ad patrias

T^os grave certamen belli , cladcmque tenemus Grxcia , q-jam Tro'ua divino numine vexit t Omnaque latis rerum "jefligia terris .

Riguardo

all'

Ozio

cosi

Orazio
ejl

lib.

2.

Sermomm

Sat,

3.

vitanda
I]

improba

Siren Defidia

Naviglio pertanto in mare dinota V umana vita efpofta a' gravi pef con prudenza , e laviezza non fa regolarli , Gli Uomini , che fono in atteggiamento di addormentarfi , fono figura di quelli , ehe di f fteffi^ troppo fdandofi, non isfuggono le occafioni, e fcioccamente con quelle cimentandofi , fi pongono a rifch/o di naufragare . 1 dormienti dimollrano coloro , che in braccio a' vizj , e che fi donano dalla falfa dolcezza di un fonno cosi ingannatore non rifcuotendofi , fono per far palfaggio da quello ad una perpetua infcliciffima morte Qiielli che rovinano in mare ci fignitcano quegi' infelici, che da' loro vizi, a' quali tanto credettero, e fi affidarono, tratti in perdizione, a noi col loro irreparabile precipizio infegnano , che dobbiamo sfuggire ogn* incontro di errare e che in braccio all' errore trovandoci , dobbiamo ben fubito da quello liberarci , f rovinar non vogliamo^nell' abbiiTo di ogni eterno male .
rcoli
. . ;

\^!'

MUSE

TOMO ^V ARTO.
M
Di

ipi

U
Cefare

B^pd,

Furono
gini

rapprefentate le Mufe dagli antichi , giovani , graziofe , e verquuli li dichiarano nell' tpigrumma di Platone , riferito da Dior gene Laerzio in quella f.;ntenza :
,

Hjic Venus ad Mnf.is

Venerem e.xhomfcite

'^ymphx t

^rniMis

vobis ant

^mor
:

infiliet

Lepida bxc joca Tunc Mafie ad Venerem ^liger bue ad nos non volat lle puer .

lolle

precamur

,,

libro della preparazione evangelica ^ dice efler chiamavoce Greca fip4(o , che fignifica iftruire di onefta , e.* buona dilciplina , onde Orfeo ne' fuoi Inni canta , come le Mule hanno dimollrata la Religione > ed il ben vivere agli Uomini . I nomi di dette_^ Mufe fono quelli: Clio, Euterpe Talia , Melpomene > Polimnia , Erato

Ed Eufebio
Mule

nel

te

le

dalla

Teriicore

Urania

e Calliope

CLIO.
RApprefenteremo
delira
ri
fia

mano

Clio Donzella con una ghirlanda di lauro . Che colla tenga una tromba , e colla linilra un libro , a cui di fuo-

fcritto

HERODOTUS.

Quella Mufa detta Clio , dalla voce Greca xh'oL , che (gnitca lodare o dall' altra K^di , lignificante gloria e celebrazione delle cole che ella canta ovvero per gloria che hanno i Poeti prelVo gli Uomini dotti come dice Cornuto; come ancora per la gloria che ricever gli Uomini , che fono celebrati da' Poeti . Si dipinge col libro HERODOTUS, perciocch attribuendofl a quella Mufa la lloria , fecondo Virgilio in opufc. de Mufis s

do gefla canens

tranfaSli

tempora reddt

la Storia

Conviene che ci l dimortri colle opere del primo Storico che apri Greca alle Mufe , dedicando il primo libro a Clio La corona di lauro dimoilra, che ficcome il lauro fempre verde, e lunghiffimo tempo fi mantiene cosi per le opere della Storia perpetuamente vivono le cofe paCTate come ancora le prefenti
.

EUTERPE

J5>j

ICONOLOGIA

EUTERPE.
bella . Avr cinta la tefla di una ghirlanda di varj fiori Terr con ambe le mani diverfi ftromenti da fiato . lignifica gioconda e dilettevole , Euterpe < fecondo la voce Greca per il piacere che fi piglia i dalla buona erudizione , come dice Diodoro iib. J. cap. I. e da' Latini (i chiama Euterpe: Bene deie&ant . Alcuni vogliono , che quella Mufa fia Ibpra la Dialettica ; ma i pi dicono , che fi diletta delle Tibie, ed altri ftromenti da fiato cosi dicendo Orazio nella prima Ode del Iib. i.

Giovanetti

<,

Si ncque

Tihias

Euterpe cohibet

Virgilio in opufc. de Mufts

Dtdciloquis calamos Euterpe flatibut ttrget.

ghirlanda di fiori ghirlande di fiori, per efprimere

Se

le

la

perch

la

gli Antichi davano alle Mufc- giocondit del proprio fignificato t pel
.

fuo

nome ed

effetto

del

fuono

che tratta

T A

A
.

Giovane
i

di lafcivo
.

ed allegro volto
finiilra

In capo avr

una ghirlanda d
e ne' piedi
,r
,.

edera zocchi

Terr colla

mano una

roalchera ridicolofa,

A
in

quefta

Mufa
:

fi

attribuiicc l'opera della

Commedia, dicendo

Virgilio

opufc. de Mufis

Comcn

lafchs gandet fermone Tbalia

ancora la ghirPerci le fla bene il volto allegro , e lafcivo , come Comica.^ Poeia (opra la prerogativa fia della legno anda di edera , in _ foggetto rididel rapprefentazione la fignifica ridicolofa La mafchera colo t per proprio della Commedia zocchi eifendo calzamenti, che ufavano anticamente portare i ReC!-> I vantaggio la noltra figura tanti di Camtnedia , dichiarano di

MILPO-

TOMO ^V A R r MELPOMENE.
Donzella
di

is$

di afpetto , e vedto grave , con ricca e vaga acconciatura capo . 1 erra colla (nillra mano fcettri , e corone alzate in alto ; e parimente faranno altri fcettri, e -corone avanti a lei , gettate per terra ; e colla delira mano terr un pugnale nudo , e ne' piedi i coturni , Virgilio attribuifce a quella Mufa 1' opera della Tragedia ^ con queft

verfoi

Melpomene
Betich
altri la

tragico

prodamat

misfla boatu^

facciano nventrice del canto , donde ancora ha ricev vien detta dal nome Greco fioATrn che vuol dire_ perch to il nome , per la quale fono addolciti gli auditori , Di qui dimelodia, e cantilena lib, Ode u 24. Orazio, ce

Cui liqnidam "Pater njocem

cum

cithara dedt

Si rapprefenta di afpetto-i e di abito grave, perch il foggetto deliaci Tragedia cofa tale , eflfendo azione nota per fama , o per le ftorie ; la qual gravit gli viene attribuita da Ovvidio :

Omne gems
Le corone
,

fcripti

grawatc Tragedia

'vnct

-.

ed il pugnale.* , e parte in terra ^ infelicit degli Uominit ed mondana nudo , per contenere la Tragedia xrapafTo di felicit a miferie , ovvero il contrario , da miferie a felicit I coturni che tiene ne* piedi fono rtromenti di cffa Tragedia J ondeu Orazio nella Poetica dice Efchilo avergli dati tali Itromenti :
e fcettri parte in
il

mano

fignificano

cafo della felicit

Top:

hunc

perforici

pdlUque
loqui
,

repertor bonejit
tig>is

^/Sfchilits,

&

modicis inflravic palpita


ntique

Et

docuit

mugnumque

cothurno

O L

N N

S
_i
no

in atto d orare , tenendo alzato P indice della defira mano L'acconciatura della teda far di perle, e gioje di varj , e vaghi colori fupcrbamente ornata. L'abito far tutto bianco, e Colta fiullr ma-

Tara

terr

un volume

fopra del

quale

ila fcritto

SUADiiRE

fa

II

ftare

I5?4

ICONOLOGIA
ftarc are

ed il tener in alto l' indice della deftra man dimoilra, che quella Mula lovralb ( fecondo l'opinione di alcuni ) a' Rctin opufc. de M:ifts : torici ; dicendo Virg.

Lo

in

atto di orare

-,

Signat cunca ntanu

loqutur

Tolyhimnia. geflu

E Ovvidio

nel 5.

de' Falli l'induce che parli

prima:

Djfenjere

Dex,
filent

q'iarum Tolyhmn'u capii


alix
.

Trma.

perle, e le gioje , che tiene attorno le chiome, denotano le doti, fervendoli la Rettorica dell' invenzione della difpofizione del, la memoria , e della pronunciazione , maffime eifendo il nome di Polinnia
e
virt fue

Le

compoilo delle voci

ttoXo f^ynx , che lignificano molta memoria . , L' abito bianco denota la purit , e fincerit , cofe che fanno all' Oratore ficura fede intorno a quello, che dice pi di ogni altra cofa .
II

volume,

col

fomma

della Rettorica

motto SUADERE , per' dichiarare compitamente avendo per ultimo fine il perfuadere . ,

la

R A T O
.

Donzella
di
il

graziofa
,

e fellevole
.

mirto

e di rofe

plettro.
,

mano
flra

appreflb a coli' arco , e la faretra

nel- 2. de

Ed

Avr cinte le tempia con una corona Colla finillra mano terr una lira , e coli' altra lei far un Amorino alato, con una facella in_>
.

Erato

detta dalla voce Greca pos

>

lignificante

amore

il

che

mo

Ovvidio

^rte amandi

cos

dicendo

Citberea favere 7{tmc mhi fi quando Tuer t T^unc Erato nam tu nomen amoris h.ibes

&

di

Le fi d corona di mirto , e di rofe, perciocch trattando quella Muf cofe amorofe , f le conviene accanto Cupido , il mirto , e la rofa ; eifendocch fono in tutela di Venere a madre degli amori ; onde Ovvidio
cosi dice
:

4. Fall,

Leviter meo. tempora

myrto

Fontano
Beamt Veners fapora myrtus
.

Ed Anacreonte nell'Ode

della rofa,

dice-:

i^op? amoribus ditatam

ia

TOMOClljARTO.
La
geli'
lira

19?

ed

il

plettro le

fi

d per

1'

aiitorit

del Poeta

che cosi dice

opufc. de Mujs
TleSra gerens Erato faltat pede, Carmine, vultu

TERSICORE.
dipinger parimente Donzella SI cetra moftrando di Tuonarla
, .

di leggiadro

e vago afpetto e Ilari in

Avr

in

capo una ghirlanda

di

Terr Is. penne_

di vari colori , tra quali vi faranno aiolb di ballare


.

quelli di

Gazza
,

atto gra-

Se le d
dice
:

la

cetra

per T autorit del Poeta


chbaris movet
,

che

nel detto opufcolo

Terpficore ajfefius

imperata auget.

perch folevano gli Antichi fi d la ghirlanda , come fi detto coronare le Mufe con penne di varj colori , mollrando con elle il trofeo della vittoria , eh' ebbero le Mufe , per aver vinte le Sirene a_ cantare , come fcrive Paufania nel nono libro della Grecia , e le nove figliuole di Pierio , e di Evippe , e convertite in Gazze come dice Ovvi-

Le

talora

-,

ilio

nel

y.

libro delle

trasformazioni
le
i

Significano ancora fendo Terficore fopra

dette penne
balli

1'

agilit

moto

di detta

Mufa

cf-

URANIA.
una ghirlanda di lucenti AVr mano un globo rapprefentante
in
ftelle
.

le

Sar velita di azzurro sfere celelH .


,

ed avr
che perch

La prefente Mufa

detta da' Latini celefie


.

fignificando O'iipxfs
ella
fia

Vogliono alcuni l'illeiro, che il Cielo innalza al Cielo gli Uomini dotti .
Se
le

che

cos detta,

la

corona
,

di

llelle

ed
,

del fuo fignificato

e globo sferico

il vefiimento azzurro, in conformit dicendo cos Virgilio in opufc. de Mufis,

Urania Cali motus fcrutatur

<&

ajra

CALLIOPE.
Giovane
ancora ella , ed avr cinta la fronte di un cerchio di oro , Ne^ braccio finiiro terr molte ghirlande di lauro ; e colla deflra man tre libri , in ciafcun de' quali apparir il proprio titolo cio in unoOdiffea , neir altro Illiade , e nel terzo Eneide .

Bb

Calliope

1^6

ICO N

L
quafi

voce, ciwoTnj H^tAn jowtf J. donHc_> anche Omero la chiama : Deam clamantem . Se le cinge la fronte col cerchio di oro , perch fecondo Efiodo la pi degna , e la priina tra le fue compagne , come ancora aimoilra Ovvidio.
Callope detta dalla bella
lib,

s-

Fft-

Vrima

fui cc^ph- Cilliopca

thori ^

E Lucano

5,

Lucrezio Hb.

6,.

Calliope requies

homimm
,

dimmqite

voluptas

Le corone
premio loro
,

di alloro

dimoHrano
della

eh' ella fa

Poeti

eCfendo- quelle-s-

Poesa 1 libri fono le opere de* pi illurtri Poeti in verfo eroico , il qual verfo fi attribuire a quella Mula per il verfo di Virgilio in opuic.

e fimbolo

Carmina Calliope

lbris

heroca

m andai
,

A
delle

querti

verQ

di

Virgilio

,.

che abbiamo
della

citati

ff

Mufe , che Hanno imprese nel Familtis B^manorum , nelle Medaglie


Veggafi ancora
q^ueftione
il

libro del Signor

confanno i fmulacri Fulvio Orfini dc^


-,

nobile trattato

Gente Pomponia che fa Plutarco, nel nono Simpofiaco.


..

xili..

MUSE.
Cavate da certe Medaglie amiche del Sig. Vincenzio ddln Tortine.
Zccsllentiffimo
nelle Antichit.^.

Clio,

Iene una tromba


fatti

per moftrare
illultri

le

fodij che ella fa rifuonare

per

li

degli

Uomini

Euterpe^,.

Con due

tibie.

Tali
Csn una mafchera , perciocch Commedia dedicata Ha ne' piedi
,

a,.

a
i

detta

Mufa vogliono he

foffe

l^-

zecchi.
rirewto.

Mei p
Con un msfcherone
s

in legno della Tragetlia

Ha

ne' piedi

coturm.
Tepfi'

TO
lEiene quefta

Q^V A R
Ter/icore^.

rO

197

Mufa una

cetra...

E rato,.
Colla
lira

e capelli lunghi

come

datrice dell' Elegia

T Unni a,.
Con
il

barbico da una

mano

e l penna

dall' altra

Vr,anta,
Colla {rta

facendo
fi

un cerchio
1'

ma molto meglio

che tenga linosa

afera poich, a lei

attribuiice

Ailrologia

Calliope,,.

Con un volume

per fcriver

fatti

degli

Uomini

illuflri

M
Sip'inte con

&
, t

E
e
le

grandiffit a diligenza
,

Titture di

effe

le

ha
>

il

Signor Francefco

Boiaventura

Gentiluomo

Fiorentino

Amatore

e molto inttlligente

di belle lettere

dio
Con una tromba
in

mano^

Euterpe^
Con un
flauto in

mano 5

e con molti altri flromenti da fiato a* piediV

Tal in;
Con un volume

M elpoment,.
,

Con una mafchera

Ter fi core
Con
un' arpa

>

I^ato

198

ICONOLOGIA
E
r

at 0.

Con uno

fquadro.

Voi inni a.
Con
zata
)

un' aria prefTo alla


i

bocca
fi

in

per

geiU

de' quali

ferve

1'

fegno della voce Oratore .

ed una mano

aiz-

VranA,

Con un
Con un

globo celefic
libro.

'

Calliope

MUSE.
Gome
dipnte dall' Eminentifflmo Cardinal di

Ferrart
.

a Monte Cavallo

nd

fuo Giardino

CLIO.
Colla
facella dalla

mano tiene una tromba , e colla finirtra un volume meJefima vi un Puttino , che per cialcuna mano tiene accefa t ed in capo una ghirlanda .
delira

tj
una

EUTERPE,
lOn ambe
le

mani tiene una mafchera

A L

Colla
terra

dertra mano tiene una mafchera , con i corni t e colla finiflra u cornucopia pieno di foglie t e di fpighe di grano ma verdi ; e per

un aratro

MELPOMENE.

Olla deftra

mano tiene una mafchera , e colla per terra vi un libro di raufica aperto

llnlftra

una tromba

#1
TERSI-

r
Olla

AI

^v
,

A R r

0.

199

TERSICORE.
I

finftra

mano

tiene una lira

e colla delira

il

plettro

T
di

Tiene

colla

deOra mano un corno


;

dovizia

pieno di
;

frondi

fior

e divert frutti

e colla finiitra

banda vi Cupido , due colla delira un arco colla corda iciolta

e dalla medcflma_j mano un flauto finiitra mano tiene una mafchera > e colla_j
.

N N

A.

Iene colla deftra mano un legno fimile ad una mfura una mafchera j e per terra un aratro

e colla

finiitra

CALLIOPE.

Olla deftra mano tiene terra una mafchera

un

libro

colla finiftra

un

piffaro

e per

URANIA.
Iene colla deftra
colla flnillra

mano una

tavola bianca

appoggiata

alla cofcia

>

e-i

uno {pecchio

MUSICA

20

ICONOLOGIA

MUSICA.
Uz
Cefare I{tpa
,

giovane a federe fopra una palla di color celedc > con ima penna in mano Tenga gli occhi filfi in una carta di mufica , Uefa bpra un incudine , con bilance a' piedi , dentro alle quali fiano alcuni mar.

DOnna
Il

telli

di fcrro

federe dimoftra effer


.

la

Mufica un fingolar ripofo


1'

dell'

animo
fi

tra-

Tagliato

La

palla fcuoprci

che tuna

armonia della Mufica

fenfibile

ripofa

e fonda nell' armonia dei Cieli conofciuta da' Pittagorici , della quale ancora noi per virt di effi partecipiamo , e per volentieri porgiamo le_> orecchia alle confonanze armoniache , e muficali . Ed opinione di molti

antichi gentili
del

clie

fenza confonanze mulicali


le

non
dell'

fi

potelfe
,

avere

la

perfezione
Srla
,

lume da ritrovare
i

confonanze
.

anima

e la finiedella

come dicono
fi

Greci

delle
,

virt
li

Per quefto
Vera
Filofofia

ferire da' Poeti


li

quali furono atitentic fecfetarj

Cureti , e Coribantl tolto Giove ancora fanciullo dalla crudelt di Saturno fuo Padre, q condulfero in Candia , acci fi nudrilfe , ed allevaflTe , e per la lrada andorno fuonando fcmpre cimbali , e altri llromenti di rame interpretandofi Giove moralmente per la bont, e fapienza acquilbta, la quale non fi pu allevare , n crefcere ira noi fenza 1' ajuto della armona muficale di tutte le cofe , le quali occupando d' intorno 1' anima, non polfono penetrare ad aver nollra intelligenza gli abiti contrari alla virt, che fono padri, per elfer prima in noi l' inclinazione al peccato , che a gli atti, li quali funo virtuofi , e lodevoli. l Giove fcampato fano dalle mani di Saturno dimoltra quella pi pura parte del Cielo incorruttibile , contro la quale non pu cfcrcitarc le fue Forare il tempo divoratore di tutti gli ElemexJti , e confumator di tutte le com-

che avendo

pofizioni

materiali

Furono alcuni de' Gentili, che dtfero i Dei efTer comporti di numeri, e armonie, come gli Uomini d anima, e corpo , e che per nei loro facrifizj fentivano volentieri ia mufica , e la dolcezza de' fuoni ; e di quello tutto d cenno , e indizio la figura , che fiedc ? e fi follenta
l'opra
11
il

Cielo
di

armone

mufica mofira la regola vera -da far partecipare altrui modo , che fi pu per , mezzo degli occhi Le bilance moltrano la giultesza , che ricercafi nelle voci per giudizio le orecchia , non meno che nel pcfo , per giudizio degli altri fenfi . L' incudine fi pone , perch fi fcrive , e crede quindi avere avuto gine queit' arce ;e fi dice che Avicenna con quello mezzo venne in gnizione e diede a fcriverc della convenienza , e mifura de' tuoni
libro
in quel

le_?

del-

ori-

co

mu-

seali

TOMO ^V
ficali

A R T O,
al

ici
confor-

rtelie

2o

alla

voci , e cos un leggiadro ornamento accrebbe converfazionc degli Uomini

M ufi

DOnna

-che

con ambedue
la

le

mani tiene
.

la

lira

di

Appolline

e a*

piedi ha vari

itromenti muflcali

Gli Egizi per

Mufica fingevano una lingua con quattro denti


,

co

ge hi raccolto Pierio Valeriano

diligente ofTervatore delle

anticlxit.

Mujca,
con una velie piena di diverfi l^romenti , e diverfe cartelle quali Cano legnate le note , e tutti i tempi di elfe . In capo terr una mano muflcale , acconciata frai capelli , & in mano una viola <Li gamba ? o altro llromcnto muficale .
nelle

DOnna

Muft

riva di un chiaro fonte , quafi in circolo molti Cigtit un Giovanetto , colle ali alle ipalle , con faccia molle, e delicata, tenendo in capo una ghirlanda di fiori ; il quale rapprefenta Zefiro in atto di gonfiare le gote , e fpiegare un leggiero vento verfo i detti Cigni; per la ripercuffione di quello vento parer -che le piume di effi dolcemente fi muovano , perch , come dice Eliano , quelli uccelli non cantano mai , f non quando fpira Zefiro , come i Muiici , che non fogliono volentieri cantare , f non fpira qualche vento delle loro lodi , e appreffo perfone t che gullanola loro armona

SIe dipingono nel mezzo

alla

'Mtift

ce.
a,

che fuoni la cetra, la quale abbia una corda rotta e in Iu<j go delia corda vi fia una cicala . In capo abbia un Ufignolo, uccello notiflmo ; ed a' piedi un gran vafo di vino, -ed una lira col fuo arco. La cicala polla fopra la cetra , lignifica la MuCca , per un cafo avveCuto di un certo Eunomio , al quale fuonando un giorno a concorrenza con Ariitoieno Mufico ^ nel pia dolce del fuonare li ruppe una corda , e Cubito fopra quella cetra and volando una cicala , la quale col fuo canto fuppliva al mancamento della corda, cos fu vincitore della concorrenz.-Uj muficale Onde per benefizio della cicala , di tal fatto li Greci dri^'zorno una Itatua al detto Eunomio con una cetra con la cicala fjpra , e U pofero per geroglifico della Mufica > Il Rofignuolo era Cmbolo della Mufica per la varia, foave , e .dilettevole melodia della voce; perch avvertirono gli antichi nella voce diquefto uccello tutta la perfetta fcienza d^lla Mufica , cio la voce or grave e ora cicuta , con tutte It altre , che fi oiiervano per dilettare
,
.

DOnna

Ce

II

20Z
Il

ICONOLOGIA
vino
,
Ci.

pone, perch
fa
il

la

legri della

come

vino

e ancora perch

voce il vino bianco , vadino in compag.ila di Bacco

Malica fu ritrovata per tener gli Uomini almDito ajuto d alla melodla_j e delicato ; per di:fcro gli antichi Icrittori
,

FATTO STORICO SAGRO.


DAvid
do
il

dcdin
,

avanti l'Arca.

cembalo

fu

Leviti, che celebrafifero di continuo le Divine lodi Il capo, che avrebbe cantato le divine lodi , toccanAfuf co* fuoi fratelli , a cui alTegn da cantare il Sali

104. Coiifitemini Domino, et invocate nomen f/.'(s &c. e quelt' officio di cantat*SaImi fu il minillero continuo , che Af.if co' Tuoi fratelli doveain avvenire preltare avanti l'Arca, colle alternative adattate al loro nnmero .
a' Leviti i Salmi da cantarli note muficali , con cui figurarne il canto fccit cantores cantra altare , dr in fonn eorim d:dces fect modos lipomenon cap. 16. Ecclcfialtico cap. 47. v. 11.

mo

Non

Iblamente David fomminiltr


le

,
.

ma
Et
i.

loro
flart

eziandio compofe

Para^

FATTO STORICO PROFANO.


da' fuoi Matematici , che poteva anche avveuna volta difcacciato dall' Imperio , egli foleva riderfene , fpelfo replicando Terra qnx'vii artem aliti E ci diceva, perch credendofi nelP arte del cantare giunto alla perfezione, pcnfava , che per qualunque difgrazia gli folle potuta accadere , farebbe flato femprem-

Vendo
nire

udito

Nerone
llato

che

folte

mai apprelfo qualunque nazione tenuto


eccellentilTinio

in gli

Mufico

e quindi

nulla

fonimo credito, per elfere egli Si farebbe venuto di manco


j

yerific

ciocch gli fi era dato a temere . Fuggendo egli da' fuoi nemici , che 1' infeguivano , difperando di fua falvezza , ed elfendo gi in determinazione di ucciderfi , efclam Ah ! qual eccellente ProfeTore muo:

re in

me

.'

^antus

artifex perca

Svetonio

FATTO FAVOLOSO.
elfendo fopra un Vafcello, 1 Mari, ma egli ottenper rapirgli i fuoi denari ne da efli di poter prima di morire fuonare il Tuo liuto . Gli tu accordata la grazia Al fuo fuono i Delfini fi adunarono attorno al Vafcello , ed egli girtatofi in mare , fu da uno di quei Delfini portato fulla fpiaggia Giunfe a cafa di un fuo amico , per nome Periandro , che fatti perleguitare quei Pirati , furono la pi parte /everamente puniti . Erodoto . Fedro .
di.

Rione famofo fuonator


nai lo

liuto

vollero allaflinare

Tlino

&c.

NATURA

NATURA.
Di
Ce/are
7{pa
.

TOMO ^V ARTO.

zo

Onna

ignuda, colle mammelle cariche di latte e con un Avoitojo in mano , come fi vede in una medat^lia di Adriano Imperadore elTendo la Natura, come difnifce Arinotele nel 2. della Fifica , principio in quella cofa , ove ella fi ritrova del moto , e della mutazione , per la ouale fi genera ogni cofa corruttibile . Si far Donna > e ignuda , e dividendofi queflo princi;

pio in attivo

paflvo

attivo
.

dimandarono con

il

nome
quella

di

forma

e con

nome

di materia

il

pafTivo

L' attivo fi nota con le mammelle piene di latte , perch Ja forma che nutrifce , e fofienta tutte le cofe create j come colie mam, melle la donna nutrifce e foflenta li fanciulli L' Avoitojo ) uccello avidiflimo di preda dimoflra particolarmente ]' altro principio dimandato materia la quale per 1' appetito della fornifi_j e s moven.

404
movendofi
bili

r
e

e
,

N
ilrugge

L O'G

A
le cofc

alterandofi

appoco appoco tuttt

corrutti-

.(/)

NATURA ANGELICA.
Del T.
Fr.

Vincenzio

l\icci

M.

O.

che la ricopre ^ una fiamma di fuoVicino le far un Oratorio , e fopra una colonna rotta per mezzo co Furono creati gli Angioli nella grazia naturale , con elfer per alquanto di dimora Viatori, e pufcia in termine. Fa la loro creazione nel principio del Mondo appunto quando, ebbero 1* edere tutte le altre creature , conforme la Dottrina del gran Padre Agollino lib. i. de Genef, ad Un. , Vgo. , B^ibert. ^bb. lib. i, de Trin.. Ortg. , Ifid. lib^ j. de fum. bon. S. Agoftino infra gli altri fpiega il luogo , e il tempo , cio quando dille Iddio fiat lux . Allora gli Angioli ebbero 1' eiferc , elfendo uniformi alla luce per la fottigliezza dell* intelligenza per cffere colmi di alta cognizione , e ricchi di fplendore nel modo d' intendere E' 1' Angiolo fbftanza intellettuale, Tempre mobile libera di arbitrio , incorporea , miniera d' Iddio ricevendo '' immortalit per grazia , non per natura , di cui la fpecie della folanza e il termine foLo chi I' lu creato , lo: cono-,

Giovane
.

vaga

e bella

con un raggio

fulla

faccia

In una

mano avr una

carta fcritta

nell'

altra

t-

fce

dice Daraalceno

lib, 2,

e.

i^

Sono
[j] IJ Signor Gi'o. Battilla Boudard Profeffore della RealeAccademia di Parma, nella fua Iconologia tratta da diverfi Autori imprefTa ultiinamente nella fuddetta Citt di Parma neli' anno 1759. rapporta V Immagine della Natura nella fegiiente forma rapprefentata : Giovane Donna , n;la parte inferiore riife-rata ientro una fpecie ili temine ornato nei lati di differenti forte i animai terreftri Reca.

fi veggono varie foppe fui petto p-a-^ ei di latte . Ha il capo -velato , per moftrsre- fecondo il parere degli Epzj , eie ipiv importanti di lei fecreti fono rifervati al folo Creatore . II Sig. Roudard lemplice Traduttore , elTendogli pervenuto T originale^ fcritto in francefe. da un fuo amicO' , che e>jli non nomina, di tal nazione . Ma tanto egli , che il detto fuo amico in vece di porr* in fronte a tale Edizione il titolo d' Iconologia , meglio torfe , a mio parere , ' avrebbe cliiamata.

tila

frille

braccia

ftefe

diverfe forte di uccelli

le

Raccolta di fipire Iconolopcbe tratte ^c. poich il nome d' Iconologia derivando da due parole Greche Iccn , che fignifica Immagine , e Logos parlamento- , dii<;orro- &c. altro Iconologia non vuol dire , che Ragionamento d' Immagini SicAh non ragionandofi quaficch punto nella riterita Edizione fulle Immagini , he fi fono riiccolte, n rapportandofii diicorfi de' loro reipettivi Autori, a'quali iieppure vien tatto l'onora di eflar nomuiati ,( febbcne ognuno ravvila-che quaficcn tutte le figure lon tolte dal Ripa ] ma ponendofi femplit-cmente la J^ittura delle Immagini , non fo f con ragione polla intftolarfi Iconologia Dico il mio fentimento i, come altres colla ftefl'a ingenuit mi Ipiego , cne a tenore del mio
, .

gividizio

taiito

I'

incognito Jrancefe

io imprefa

tutt-a la.

lode; ed

io

che il Sig. Boudard meritano- nella loper loro profeflb ogni pi dovuta flima
,

r
Sbno
gli

Ai

^v

j?

0.
ma

205

foiio Angioli , dice V iisito ibidem , creati mutabili di- natura animo di paflbili , radivenuti immutabili , per la eontemplazions ; fono beatitudine nella . gionevoli di mente , eterni nella iHrpe, e perpetui In quello [ dice Gregorio Papa] b. Maral. 2. , dillinta la natura_j e fiamo preAngelica da noi , perch noi fiamo circonicntti da' luoghi fi da ignoranza , ma gli Angioli non fono cos nel luogo fennon difin-,

ti''j t

nella Icienza
gli

molto eccedono P umana.

Angioli [ dice Origene ] in wim. homel. 66. rallegrandofi fopra quelli , che fuggono 1' amicizia de' Demoni , e per gli eierciz; delle virt , corrono in fretta ad accompagnarli alle Angeliche converlazioni , La Natura degli Angioli [ dice Damafceno ] lb. 2. mutabile, perch inneilata la natura nella- mutabilit ; ma la carit ieoipiterna I' lia fatta divenire incorrotta La Natura Angelica differente , e dillinta fpccificamente dall' animaj. come dice Scoto 2. Sent. i.q. 8. per cauta dell' eler proprio naturale,

Fanno fctb

non per non


del noliro
'quefte
,

unirli alla materia, n per cagione del difcorib pi' perfetto oppure per non farne in niuna maniera , come altri vollero , n cofe fanno, differenza ipecifica come abbiamo dichiarata diffufa.
5-

mcnte altrove

Queita natura nobilifllma creata da Dio n maggior nobilt dell' Uomo , con dilHnzione di fpecie , ed individui ; fono di bellifTima natura gli Angioli, si per la perfpicacit , come ancora per la cognizione chiara cllendogli Hate infufe le fpecie delle cofe da Iddio nel principio della Giovalor creazione , o univerfali , o particolari [ Quindi fi dipinge da ne cosi, vaga, e bella, e col, raggio falla faccia , che la ricuopre , eCfeiido natura inviiibile e purO' fpirito n pu vederfi da noi nella propria natura , ma folo quanda apparifce col corpo affunto , formati di aria , come pi fiate fono apparfi gli Angeli .] Tiene in una mano una carta fcritta, per legno, che vengono ad annunziare agli Uomini gli oracoli celeUi , ed ifpezialmente quelli , che fanno 1' ultimo coro , e bench fiano fpiriti , pure prendono il nom.e di Angioli , dagli offizj che fanno ; ed i Supremi fpiriti , che fono i Serafini , fono tutto fuoco , e sfavillano fiamme accef di amore inverfo il loro Signore , perci fi dipinge colla fiamma in mano. . Vi 1' oratorio , perch gli Angioli altro non fanno, che veche vi nerare , ed adorare il Creatore La colonna rotta per mezzo
>

,.

di
.

fopra
e

,
,.

dinota
altro

che quella creatura


principio, e fine
quelli
,

mezzana

infra

noi

,-

Dio

quaP

eternO'
,
1'

e lenza
;

noi temporali

non kanno fine , ma Ino mezzani , in far che riceviamo grazie dal comune Signore ^ Alla Scrittura S-agra . Si dipinge la Natura Angelica Giovane ano

ma

che abbiamo 1' , folo principio , e perch


|?ella
9

silendo di
qui

bellezza,
eritbaris
?

e fplendore
in

qual

altro Sole

come

dilfe

Efija
-,

di

Lucifero, innanzi", che pescaffe

'14-.

v.z.^wmodo
,

cecidi/ti

de Calo

Lucifera

mane

corrnifli
,

tenam

qui vulnerabas gentcs _ Bella

per

la

gerfpicace

cognizione

e beatifica vifione di

Dio Mat,

18. v. io.

^.ia^
^4ngeli

io5

ICONOLOGIA
:

angeli eormn femper videm faciem Tatris mei , qui in delis efl . Sta col voi to coverto e con una fiamma in mano, perche g' Angeli fono inviflbili Pf. 103. v. io. ^facis ^namor di Dio Spiriti , e tutti accefi di Tiene un<i carta in mamnflros tuos iz,nem urentem gelos titos Spirif.is , no perch' annunciano , ed infognano a noi , come f quel Angelo a Daniele . Dan. I o. V. 1 5'. Feni aiittm ut docerem te qn.i ventura funt popnlo tuo Pf. 95. Et L' Oratorio , per adorare fempre Iddio in novil/mis aiebus adorent emn omnes angeli ejus E per fine la Colonna fpezzata in mezzo t effendo mezzani infra noi , e Dio ; che per Davide voleva orare in pre-

&

fenza loro,

acci

g'
,

intercedelTero grazia. Pf. 137.

r.

i.

In confpeH >A-

gelorum pfallam

tibi

Deus

meiis

NAVIGAZIONE.
)i

Cefare Pjpa

la quale con graziofa attitudine tenga una vela , donde pen, dano le farte fopra un timone da Nave , e ftia in atto di riguardare con attenzione un Nibbio, che che vada per I' uria volando ; e di lontano per Mare C veda una Nave , che fcorra a piena vela La vela, le farte, il timone, e la Nave fono cofe note per f fleffe t danno cognizione della figura , fenza molta difficolt e Nibbio uccello rapace , e ingordo fi pone con 1' autorit di Plinio Il nella naturale Storia , ove dice, che gli Antichi impararono di acconciare aJa Nave , dal volare del Nibbio , ofTervando , che come queil timone llo uccello per lo fpaziofo campo dell' aria, va or qua, or l, movendo con grazia le penne della coda , per dar a f ftelfo ajuto nel volgere , e agitare il corpo , accompagnando il volo colle ali ; cosi medefimamente fi poteva col timone pollo dietro alla Nave , volgendo nel modo , che volgeva la coda quell' uccello , coli' ajuto della vela folcar il Mare , ancorch folTe turbato ; e avendo fatto di ci prova di felice fuccenTo, vollero , che quello uccello folTe il Geroglifico della Navigazione 9 come_ nel Pierio Valeriano fi legge al fuo luogo
. . .

DOnna

T^avigazone

Donna UNa che


re
,

ignuda protrata in terra, che abbia li capelli lunghilTim, fpargendoli per terra vengono a fare on"de, fimili a quelle del Matenendo con una delle mani un remo, e coli' altra la carta, e la_
navigare
.

buffola da

NECES-

TOMO ^V ARTO
NECESSITA*.
Di Cefare

Z07

^pa

rNOnna,

che nella mano deftra tiene un martello e nella


di

finiftra

un._>

mazzo

chiodi

Neceffit un elTere della cofa , in modo che non poiTa (lare altrimenti e pone ovunque fi ritrova un laccio indiilblubile , e perci fi rallomiglia ad uno , che porta il martello da una mano e dall' altra i chiodi ; dicendofi volgarmente 7 quando non pi tempo da terminare una cofa coii_9
configlio
)

eller fitto

il

chiodo

intendendo

la necefliti delle

operazioni

D
tere
di
,

Isl^e e e f s \ t . 0!ina fopra di un alto picdellallo . Che tenga un gran fufo di Diamante come fi legge ne' Icritti di Platone . (J)

NECEStaceva fuo poeccetto le SacerdotelTe


fi
il

[j] La Neceditk era reputata dagli aatichi Gentili una divinit , e figlinola della Fortuna . Era adorata da tutto 1' Univerfo , e tale era

che
,

Giove

fteffo era

aftretto

ad ubbidirla

Niuno
.

Rapprelentavafi in compoteva entrare nel Aio tempio a Corinto pagnia della Fortuna fua Madre . Teneva lunghi cavicchi nelle mani , le quali erano di bronzo ,
lei

208

ICONOLOGIA
NECESSITA' VICENDEVOLE,

SIA

COMMERCIO

DELLA VITA UMANA,


ai Cefare

^4

UOmo,

che col dito indice delia deftra m7io accenni ad una macinici, doppia , che gli Ila accanto Colla lnitu.i mano t-enga una Cicogna, ed a' piedi un Cervo. Si dipinge in quella guifa , perclic ia macina fimbolo delle azioni > e commerci della uniaia vita ; pofciacch le macine fono fempre due t ed una ha biiogno dell' altra , e Iole mai non pollbno ture 1' opera di macinare cos ancora un Uomo per f llelfo -non pu ogni cofa , e per le sirncize noltre fi chiamano necelTitudini , perche ad ognuno necelfaria avere qualche amico , col quale polfa conterire i fuoi difegni , e col- ifcamWcvoli benefizi 1' un 1' altro follevarfi , ed aiutarli, come fanno le Cicogne , le quali perche fono di collo alto , a lungo andare si IlraccanO nel volare , n poflono follenere la teita , icch una appoggia il cello dietro i' altra i e ia guida quando e ilracca , pafsa di;;tro 1' ultima , a cui elfi fi appoggia, cosi dice Plinio lib. io. cap. 22., ed Ifidoro riferifce un_j fimi.-e <;ouunie de' Cervi?" i quali per il pefo delle corna, in breve Tempo ii itraccano , n peiibno reggere la telhi , quando nuotano per Mare, o
.

per

TOMO
pel*

C^V A R T 0.
.

rc9

per uno appoggia il capo fopra la groppa_i deli' altro , ed il primo quando llracco , pafsa dietro , fcch in tal maCosi ancora gli Uomini niera quedi animali fi danno P un 1' altro ajuto fono altretti tra loro a valerfi dell' opera , ed ajuto vicendevole , perch molto rettamente (iato detto quel proverbio , tolto da' Greci , una__j
;

qualche gran Fiume

mano
nem

lava
,

1'

altra

Maiins

conferva 1' altro , ed una Cit1' quello l fa non con altro mezzo che col Comaltra Citt ; e t e per Arinotele , tra le cinque cofe per le quali fi fa confimercio De iis qitx importantm , exportantnr , cio glio , mette nel quarto luogo portano fi dentro Citt nelle quali due quelle cofe , che e fuori della di , , azioni confine il commercio ; perch faremo portare dentro la noltra Citt di quelle cofe che noi ne fiamo privi , e che ne abbiamo bifogno fuori , poi faremo portare cofe , delle quali ne abbondiamo , in Citt , che ne ha bifogno ; perch il Gran Maefiro di quefto Mondo , molto faggiamente ha fatto , che non ha dato ogni cofa ad un luogo ; imperocch ha voluto che tutta quefla Uiiiverfit fi corrifponda con proporzione ; che_5 abbia bifogno dell' opera dell' altro ; e per tal bifogno una Nazione abbia occafione di trattare , ed accompagnarfi coli' altra ; onde n' derivata Ijuj
fsrvat
Civitas

CrSitatem

mamtm lavat , Un Uomo


.

&

di^itus

igitum

Homo Homi-

>

&

permutazione del vendere


Hiercio della

e del comprare

fi

fatto tra tutti

il

Com-

Vita

umana
.

De' Fatti

>

vedi Mercanzia

Dd

NEGLI-

210

ICONOLOGIA KEGLIQENZ.A.
Di.

Celare I{pa^

^'^w/>A'^a7'tc>Ht

ie/

A'c^

e"

e^S

i tei

i^rr-iOrt^ZL

DOnna
o
il

veftita

di abito tutto

rtando a giacere con


in terra
.

fquarcito , e rotto . Sar fcapigli'ata > un orologio da polvere di traverfo in mano %

Dipingef la Negligenza fcapigliata e mal veftita per fgno , che negligente non compito nelle fue azioni e fpiace generalmente a^
.

rutti

Lo

ftare

giacere

lignifica

defiderio di ripofo

donde

cagionato

porto in in modo , che non corra I* arena , dinota il tem quello vizio figliuolo dell' Accidia, ovvero nato ad u perduto, ed p parto con eOfa ; per fi potr dipingere con una Tellugine , che le cammini l per la velie , per eflere lenta e negligente nelle fiae operazioufcire- dalla ni , per il pefo della vilt dell' animo che non la laicia

quello vizio . orologio

iua

naturai

fordidezza
,

Ds* fatfi

vedi Ozio

NEGRO-

TOMO ^V A R
BeW

T 0,

2,11

NEGROMANZIA.
^b-ate Cefare Orlandi.

DOnna
i

di et fenile , di faccia afpra , ruftfca , cappelli rabbuffati . Sia avvolta in lungo

e Tpaventevole

Abbia

manto

di

color tetro

figure , Iti detto manto fi mirino ricamate varie rapprefentanti Demonj , Moitri , ec. e molte fiamme di fuoco Tenga in mano una verga , colla.o quale difegni in terra alcuni circoli , e vi fi oOTervino diverfe immaginette di Uomini , animali ce. , caratteri ftrani , cifre numeri ec. Pofi i piedi fopra una rete
.
-,

La Negromanzia
<li

morti, per ri-vocar

erettamente prefa, fi dcfinifce Indovlnamento per lia le anime ai loro eadaini La voce Negromanza
: .
-,

formata dal Greco i^fo<: morto , e t'O.UT&ix incantffmo dhinaztone CS'c. Pi propriamente per confiderata , eJla , quale la definiice Efraiino Chambers nel fuo Dizionario, V arte , o l'atto di comunicare co' Diavoli , o di fare opere forprendenti col loro aiuto ; particolarmente eccitare , o chiamar morti, per interrogarli, e cavarne rifpofle Ed in lomma la Negromanzia quella parte d-elk Maga fcellerata , e nefanda, detta ceremoniale , e de.

moniaca.
f
lleila ,

Diffi parte della e

nel

Maga, e parte fcellerata ; poich riguardata in. fuo principio, e proprio fine ia Magia, quefta non do= d 2 vrebbe

211

ICONOLOGIA

vrcbbc definirei che =: Sccnz.t o dijcipUnA , o dottrina de' Ma?J, o de' Saggi delU Terfta De' Saggi della Perfia j perch gli antichi Pcrfiani fecondo la tradizione degli eruditi , quaficch tutti , onoravano i loro Sapienti , od loro Filolofi col titolo di M.igi . Era quella fcienza tanto in venerazione , che a tenore di ci , che ne riferifce Cicerone ed altri , non venivano ammefl alla Corona di Perfia , f non f quelli j i quali erano flati ammaefirati nella difciplina de' Magi . Quindi , che la Magia iii_j f llefla non recava che un' idea , ed un flgnificato molto innocente , anzi degno di ogni lode , adoprandofi folo per dinotare lo ftudio della fipienza,
e delle pi fublimi parti della
in

cognizione

Ma

elTendocch

gli antichi

Magi

mal ufo

la

convertirono
;

vinazione , alle rtregherc divent affatto odiofo , e fu foltanto indirizzata a fignificare una illecita i e diabolica fpezie di fcienza , dipendente dall' aiuto del Diavolo . Per una tal ragione Tommafo Garzoni nella fua Piazza univerfale Dilcorfo 41. unito al fentimento di altri dotti , divide la Magia in due rami , cio naturale j e ceremoniale . La prima fpezie vien definita non elfere altro che,, una fomma perfetta e confumata cognizione della Filofofia naturale , aja5i tata nelle opere maravigliofe dalla notizia della virt intrinfeca , ed oc-

dandoli in gran parte all' Aerologia , alla diquindi ne avvenne , che il termine di Maga

cofe , colle quali , applicate convenevolmente a' foggetti di infegna di produrre quali miracoli in natura La feconda fpezie detta ceremoniale in f lleflTa nefanda , e fcelleratata , la quale l e Goezia detta Negromanza largamente > per fen5 partifce in Teurgia di Porfirio citato da Agoiiin Santo nel decimo libro de Civitate ,. tenza
55

eulta delle
,

fpolH

e'

-,

ed anche in Farmaca , per fentenza di Filone nel per le fuperllizioni , fcongiuri , incanti , ve, neficii , e malignit diaboliche inlerce in eifajda tutte le leggi univerDi quella formo io 1' Immagine . e bandita fali viene fcacciata , prima qualche co fa fui foggetto della MaStimo per bene di accennar gia in genere prela . Rifpetto agi' Inventori di effa varie fono le opinioni . Venendo quelle rapportate dal fopracitato Garzoni nel riferito dilcorfo ,' llimo bene di traQuanto a quelli , che imparata 1' hanfcriverne fu ci le llie parole no dice Mercurio nello Afclepio , che gli Egizi f^no Itati i primi Ma Plinio nel trigefimo libro , par che tenga Agonace ellerne Itato 1' Autore , da cui l' imparaife poi Zoroallro in Perfia , il quale vi compofe fopra cento mila verfi , che poi da Ermippo furono con folenniUi mi Commentari dichiarati . Sant' Agofiino vuole , che Zoroallro Re L' Abate Sereno prelfo a Giovanni de' Battriani ne foJe 1' inventore CafTiano nell' ottava Collazione , vuol che I' inventore della Magia fia (lato Cham ; e feco tiene il medefimo Pietro Comeilore nella Storia Sco lallica , bench voglia che Cham folle detto anche Zoroaitro ; ed a pro pofito di ci li ritrovato un libro che iniegnava i principi di Negro manza, detto /m^r'0'.z Cham, del quale fa menzione Cecco d' Afcoli ne* d intorno a quella maledetta profopra la Sfera ,1 fuoi Commentari
Dei
al
,

capitolo nono

libro delle leggi fpeciali

feflione

^V

A R T

0,

zi^

feffione fi affaticarono in quei primi fecoli Apufcoro , e Zarato Medj , Marmaridio Babilonio , Ippoco Arabo , e Zarmocenida Aflirio , ed a tem p del Re Serfe ne fece molti Commentar] Oliane, che gli fece comove nel viaggio con quell' arte ribal5 pagnia nella guerra di Grecia , molte perlone uccife ,, Vedi poi , tanto intorno al ritrovamento , ), da che rilpetto a tutt' altro, che riguarda la Maga , i dotti fcritti del P. Martin del Rio, il quale ex profejfo ne ha parlato nella fua opera, il cui titolo fi Difqifttiones Magia . Secondo eflfo , non meno che fecondo il

lentimento degli eruditi , qualcch tutti , come di fopra fi detto , i Permani furono veramente primi addetti alla Maga Quefi credettero due due Dei autori , e fignori delle cofe Uno buono , e 1' altro cattivo . Il buono lo chiamavano Oromazo , ovvero Oromagda , e ftimavano che querto f.^fse il Sole Il cattivo era detto Arimane , ovvero Plutone Da quelli Numi dedulTero , che di due f jrti folle la Maga Una che tutta 1' fuperlliziofa infegnava il culto de' falfi Dei altra , che infegnava la_j natura delle cole Fallace ed empia la prima ; degna di ogni onor la fecouda , la quale , come fcienza naturale , e legittima fu comunicata da Dio unitamente colle altre scienze ad Adamo In quella , fenza alcun dubbio, fu fommamente perito il fapientilTimo Salomone . Intorno al quale da avvertirfi , che ciocch di elfo racconta lo Storico Ebreo Flavio (jufeppe , nel libro ottavo delle Antichit Giudaiche , cio che ordinafle , ed efeguitfe g' incantefimi giovevoli per efpellere le infermit da' corpi , o totalmente fallo , oppure fi deve riferire a quel tempo , in cui egli fi diede in braccio all' Idolatria , e ad ogni fpezie di luperllizione . fc' fentenza di non pochi , che Magi , de' quali fanno menzione i Sagri Vangeli , che fi portarono all' adorazione dei nato Bambino Ges , foller bene efperti nel!' arte magica naturale non folo , ma eziandio demoniaca . Su tal propofito per penfo che non far difgradevole a' Lettori, che io faccia qualche parola Varie fono le opinioni degli autori intorno la qualit , condizione, e numero dei fuccennati Magi Ci chi li ha creduti incantatori , e malefici ; e tra molti Lorenzo d' Aponte fopra i! capitolo fecondo di S. Matteo , confiderando , che erano eglino Gentili , perci reputa molto probabile , che folfero prelligiatori , e amici de' Demoni . Sembra ancora j che a un tal parere inclini Santo Agoftino nel Sermon 2. dell' Epifania , dicendo Manife flatus efl ergo JeJ'us non doBts , nec jitflis ; prxvalet namque
.
.

imptritia in r.tdicitate

Tadorum

impetas in facrlegiis

Magomrn

11

me-

defimo accennano Origene , S. Bafilio , ed altri . La maggior parte per de' buoni penfatori giudicano , che eglino veramente fodero detti Magi , cio Sapienti , Dotti ec. all' ufo de' Perfiani , che , come fi dille,! loro Magi denominavano 5<z^ira;i , come da' Greci venivano chiamati Filofoji ; dagli Egizj Cerofant dai Babilonefi , Caldei dagl' Indi Brucmani , o Gimio/ofifi ; dagl' Italiani, o Tofchi ^mjpici ; dai Francefi Onidi , ec. Sapienti dunque , e non Incantatori , o Negromanti fi vuole che eglino foller. S. Anfelmo fopra il cap. 2. di S, Matteo, li chiama
;
;

fapien-

ZI4
fapicnti Ailrologi
:

ICONOLOGIA
'>{o

Malefci

jed fapientes ^yiflrolegi fnernnt

S.

LeonC_>

nel

Sermone
,

Gens

qu.-e
,

de Stella

&

dice verfatinmi nell'arte delle Stelle : lpe^.tndoriim fydcrim arte polkbat . Innoltre S. Cipriano in Semi Magis , cos ne difcorre ^rte mathematica vim , difcnrfum
3. dell*

t'pifanas

li

Wjeratt planetarum

&
.

perimentis objcri'.ibant

elementorum naturami aflroriim minijeria certis ex* Di pi S. Ifdoro nel libro ottavo dell' Etimologie)

&

&

apertamente conchiude che g' Interpetri delle Stelle fi denominavano Magi quali appunto furono gli adoratori di Grillo Intorno alla loro condizione llimano alcuni, eh eglino foflfero veramente Re , altri lo negano ; tra' quali Gianfenio nel capitolo 2. della fua__ Concordia . Si fonda una tale opinione lulla ragione che f eglino foffero (lati in effetto Re , il Vangelilla non lo avrebbe taciuto tantoppi che ci farebbe ridondato in maggior gloria del nato Mefsia . Altra ragione.? altres pare che perfuada 1 che non folfero tali , poich in tal cafo avrebbe dovuto Erode render loro maggiore onore di quello , che apparifce > Anzi dalla lettura del Sagro Vangelo fi rileva che egli che loro facelfe con atti non fjlo di poca llima , ma eziandio di fuperiorit li trattalle dicendo loro: Ite^ interrogate diligenter de pnero <&c. Battilla Mantovano riftringe ne' feguenti verfi J' una , e 1' altra ragione :
cap.
9.
.

l^ec T{g(^ 1 ut opinar , erant ; nec enlm tacuijfent Sacr ^itBores gcnus iflud honoris Inter mortales quo non J'tblimius tdlum . .Ad-de quod Herodcs , ut magnificentia I{egum
Hijorix
Toflnlat
,

HojptibiiS

t.mtis regale

dedijfet

Hojpithim Jecimque lares

ditxijfet in

amplos

V antichiflma
reale
coli'

di dipingere quelli fortunati

tradizione per corroborata dall' ufo non mai interrotta Tributar) di Criito in abito , e con corona_j

1' autorit della Chiefa medefima , che nelP Officio del!' Epifana ; appoggio de' Santi Padri, loro addatta le parole di Davide PfaJm. 71. V. IO. ByCges Tharjs , infnLe numera offerent , l{eges ^rabmn , <> Sabxj dola addiicent ; e le altre d' Ifaia cap. 60. v. 3. - ambdabmt Gcntes i>u Uiminc l'M , ' B^cges in [pendore ortus V.ti ; ci devono far rimanere ben__j

&

nelle fcienze addottrinafentimento di quelli, che penfano che non gi eglino folfero gran Re, come i Sovrani di Pcrfia ec. ma piccoli Re, o vogliam dire Regoli , o Toparchi,o forf ancora Feudatari , tantoppi che in quei tempi facilmente , pi forf che al prefente 1 il titolo di Re a chiunque avcife avuta qualche fpezie di dofi accordava Cos fcrive il B. Simone da__ minio fu' popoli, bench fubalternamente tram in regione^ Caflia , lib. I. cap. ii. di quelli adoratori del Mefsia diqua Orientali tres Viri nobks , paravi tamen B^ges , Magi a {apienta dicti

perfuafi
ti
-,

che eglino

in

effetti foller

Re

Re
il

e perci detti

Magi.

E* da feguirfl bens

mathematiche IcktUia iutendentes

In

TO
In quanto
al

M
:

^V

A R T

O,
.

l'i

per anche qui le opinioni ; la pi fPer tutti riguita per quella , che tiene che non foller , che tre feriremo le parole di Beda in colleB^ nelle quali fi comprende e il nu.neTrimus dicuur fuiffe Melchior , fenex , e>'" etro e f ne rilevaco i nomi nus , barba pro'ixa , (ir capHlis auram obtulit I{egi Domino . Secimdns nominc-t
dilferifcono

mimepo

Cafp^r

jiivenis
,

rubicundis

thure
,

qitafi

Deo

oblatione digna
i

Ttniits fujcm

ntegre barhatus

Balthaffar

nomine

Deum honorabat . , per myrram filium komnis

moriturnm profeffus ejl. Una tal delcrizionc flata a bella polla da me notata acciocch per ella i Pittori poirano prendere noi"ma , allorch loro avverr di dover rapprefentare quelli Beati Magi . EXovranno dunque dipingere il primo : Z'/zj 'venerando Secchio di bianco pelo con proliffa barba , e lunghi capelli . II ("econdo : Giovane robti/lo s e di faccia rubiconda . Il terzo : Di eolor bruno e di folta barba .
il

Defcrive innoltre lo (lelTo Beda gli abiti , e veflimenti loro . Vefte_ primo -Z-'w^ tonaca azzurra o cerulea , con un fajo breve di color di miele
,

Ha

calzari

o fiano borzacchini

parimente cerulei
.

mifli con bianco

Torta

in capo mi turbante variamente compofo

Il

fecondo ha

la tonaca di color gial-

leggiante
lacei
.

il

fajo

La
le

velie del

fopra rojfo ed i borzacchini giacintini , cio azzurri , o vioterzo ?'offa divifata di bianco \ ed borzacchini gialli

. Melchior tunica hyacentina , fagoque melino " albo mirto opere ; pr mitrarlo variC compojttionis indutus Gafpar miletka umica , fago rubeo calceamentis hyacentinis vejitm , Balthafar haoens tunlcam rubeam albo vario ^ calceamentis mileticis amiBus Lafciando noi intanto tuttocci , che dir potrebbe della Maga naturale , fcendiamo adelfo al noftro propofito , collo fpiegare la figura , che_j abbiam formata della Negromanza, o ila di quella parte di Maga illecita in f llelfa , ed empia , denominata ceremoniale o demoniaca ; della_j Non ci tratterremo gran lunga.^ quale gi demmo fopra .la definizione con farne diltinto ragionamento , avendone piucch diffufamente difcorfo il foprariferito P Martin Dei-rio Convien per avanti , che ponga in confiderazione a* miei benaccorti

Ecco

parole del

Beda

&

calceamentis hyacintno
.

>

Lettori, ciocch faggiamente avvert il celebre Ludovico Muratoti nella_j fua Operetta Della. Forza della. Fantasa 'Dmana Captolo X. colle feguenti parole Chi vuole entrare in un gran bofco , dove e qualche verit, molta Cmplicit , affaifllme impollure non ha che da leggere , non .lir 5, libri , che- trattano di Maga , perch quella merce troppo pericolofa perxiciofa , e dannata , ma libri fcritti da- perfone dotte , e dabbene conForf alcuni credono troppo poco di queft' tro la. Maga cliianiata Nera arte infame ed avuta in orrore da chiunque vero Criliiano All' incontro v' ha gran copia di gente che troppo ne crede , e prende per contante non pochi cali , che fi raccontano di Streghe , Incani, danaro tatori Fattucchieri , e fono mere favole , oppure fatture , ed effetti , ^ che 1' incauta , e debole Fantasa prendeva per operazioni di naturali , Attribuir tanta forza a' Diavoli fra i Criltiani , da che il DiDemoni ,->
.

13

vin

2i5
1
?)
.

ICONOLOGIA
-,

un far torto alla Santa noffra Religione Si dipinge la Negromanzia Donna di et fenile , e di faccia afpra , ruftica, e fpaventevole , perch i Vecchi particolarmente ed in ifpezie le Donne Tono pi di quello , che i Giovani ne fiano , addotte alle fuperlHzioni ; e la faccia nella guila , che fi defcritta , dinota quanto fimilcLj profefTione fia deforme , dctcltabile , e da fuggirfi , portando nella Tua prima veduta tutta la comparfa di qucll' orrore , che in f racchiude . Ha i capelli rabbuffati , perch quell' atto di rizzarfi , e rabbufFarf capelli come dice Giovanni Bonifaccio nell'arte de' cenni , parte i. cap. 9. nafce particolarmente dall' orrore ; il quale un freddo timore , che_y conturba tutto 1' animo , ed agghiacciando il fangue j fa rizzare anche-.'
1-,

vin Salvator noflro Ibggiog l'Inferno,

peli

Onde

Virgilio iEneid. 4.

\At vero ^y^neas afpeHii obmutuit


^rreflitque wrrore

comx

>

amens , C^ ccr faucbus hxfu

nel

2. if^neid.

ObflupH , fletermtque com<e

& Va^faucibus

hxfit

Ovvidio

nell' Epift.

j.

ObJlnpnit

geldufqae comas erexerat horror

ne'

Farti

al

5.

Extmi 5 fenfique metit rgiitffe capillos t Et gelidum Jiibito frigore pefius erat .

1
ftefll

Negromanti
di
,

infatti nelle

orrore

e lapendo

ftelfa

ed

alla

ragione

loro nefande operazioni fi empiono eglino efeguire cofa tanto mala , ed alla natura_i fommamente ripugnante , non poflbno fare a meno
di

di

non

efler fopraggiunti da

un Ibmrao orribil timore

principio
1'
,

di

pena
,

alle deteitabili

loro azioai

E' avvolta in lungo

manto
il

empiet,
fla

in

cui
fi

avvolto
fi

di color tetro , per indicare cuore di quella fciocca gente


.

errore

1*

fede

d in braccio a tanto fcellerata profefsione


color tetro
detto pi

che o preDel cattivo fit

gniticato del

volte

in queita

medefima Opera

onde fuperfluo ripeterne la fpiegazione . Si vedono in detto Minto ricamata varie figure rapprefentanti Demoni , Moitri ec. per fignificare la natura della Negromanzia , che e di tener commercio co'

Demoni

di operare

coli'

ajuto di quelli

Tiene

TD

^V ARTO.

217

Tiene in una mano una verga-, colla quale difcgna in terra alcuni circoli per dimollmre ed il comando indegno, col quale pretendono i Negromanti di obbligare alla loro ubbidienza i Demoni , e 1' empia adon;2one infieme , che a quelli rendono . Nella verga , che come fcettro adopra , fi fimboleggia il comando, ma un comando vile , e vergognofo ; poich lo fcettro poprio di un comando nobile , e la verga come lolita ufarfi da povere rozze e vili perfone , come farcbbono i Villani , che con , quella comandano alle fole belKe fi d ni Negromante , per ilpiegare che egli feccia del genere umano fi efercita in comandi foprammodo vergognofi, ed infami E' il circolo, fecondo Pierio Valeriano lib. 39. firnbolo dell' adorazione , e perci per quello fi vuol dare ad intendere la Oltre x fcellerata adorazione , che dal Negromante fi prelia a' Demoni
.
.

propria , e pi comune azione del Negromante , colla quale efercita il fuo detefiabile mefliere, operando cofe fuperiliziofe t che ajtro fj;idamento non hanno, che la maligna fua volont, per la quale facendoli ribelle all' Altil-

ci

1'

atto, in cui

fi

"figura

la

noltra

Immagine

indica

la

viene nel!' atto ilelfo dalla fua Onnipotenza tantoppi fcveramentc , punito, quantocch permettendo che fortifcano talvolta perla fua malizia, effetti fuperanti 1' ordin delLi natura , vieppi nel fuo errore ^\ accieca ,

lmo

fi

abbandona ^i perde Le varie mmaginette


.

di

Uomini, animali

ec.

caratteri ftrani, cifre, nu-

, che fono foliti porre in efecuzione i Negromanti , per ottenere il lor fine . Pofa i piedi fopra la rete , perche efiendo la rete , come altre volte fi detto, fimbolo delle infidie , e dell' inganno, fi vuole con tale atta ombreggiare i' inganno in cui vive il Negromante di predar fede a! Padre delle menzogne , e I' inganno altres con cui proccura di allacciare.: nell' empiet le anime altrui ; e fi dimoltra per anche che fui folle penfero di ottenere dal nemico infernale cole grandi, infelicemente cade nelle infidie da lui tefe , che fono per xoviiurlo nell' eterno abidb di ogni pi tremenda fciagura

meri

ec. fignificano le varie fuperltiziofe operazioni

PATTO STORICOSAGRO,
nel fuo errore 1' empio Saule , vedendo rovinare le cofe fue , s' indule alla difperazione ; e bench avelFe e"li aitrevoite fatti feveri proclami contro degl' indovini , e preiiigiatori ; nientedimeno follemente volle trovare nell' arte diabolica , ed infernale , quello-, ohe non poteva ottenere dal Cielo. Diife egli a' fuoi Cercatemi una Donna indovinatrice Itrega Gli adulatori Cortigiani in vece di diduaderlo , oli difsero una ne e in Endor . Saul i determin di col tnisferin in perfona . In fatti di notte tempo depolti i prourj reali veltiti , condottifi fe: . :

IMpcrverfatofi fempreppi

co due Uomini , fi port all' abitazione della Donna , e le dide indovinacol tuo Pitone , e fammi rifufcitare quello, che io ti dir Fece qualche difficolt la Negromanteifa. che nonio avea conofciuto j ma avendole
:

mi

-e

Saul

ii8
Saul

ICONOLOGIA
giurato
elle
,

male le Hirebbs." avvenuto ed avendole fogche faceire rifurgere il Profeta Samuele , morto la femmina 1' ubbid e permeile Iddio che di fatto Samuele appari. fc il quale alla Maga fece comprendere , che quello , che con lei fi configliava, era il Re Saul ; del che ella concep molto fpavento . Ma quello pafs bentollo nel medefimo Re , allorch Samuele a lui rivolto con terribil voce gli di.fe perch turbi tu il mio ripofo ? Terch m' interroghi , a'vendoti il Sicrnore gi Mandonato , per a/Jfltre a chi deve regnare in tuo luogo ? Gi iddio fa per ifcaricarc fo~ pru di te tatti quei mali , che ti ha minacciai Egli dar il tuo I{egno tu, David , e conjcgnar te in tnano de' Filijei e dimane tu , e' tuoi figlinoli farete con me Dette quelle parole , Samuele difparve e Saul cadde per terra; ed il tutto nel giorno vegnente verificuffi i. de' l\e cap, 28.
che
nulla di
,
,

dcfiderava gi due anni prima ,


:

giunto

FATTO STORICO PROFANO.


Zitone Boemo Mago celebrafcguente Vincislao figlio di Carlo IV. celebrando le fue nozze colla figlia del Duca di Baviera > quello Duca conofcendo che il fuo genero al Ibmmo fi diiettava de' fpettacoli forprendenti , e delle operazioni magiche , feco condulfe in_j Praga quantit di prelh'giatori Facendofi un giorno tali maravigliofe prove Zitone che era mago , e addetto a Vincislao , pofe in elTecuzione il fuo potere contra del principale de' Negromanti del Bavaro . Spalancando la bocca fino alle orecchia , mentre quello era occupato in fare iilupire la gente , che aveva d' attorno, gli fi accoll, ed alla prefenza di tutti lo addent , e lo ingoll tutto , folamente fputando le fcarpe , che fi miravano lorde di fango quindi con rifa fomme degli alianti lo evacu tutto bagnato , e fudicio Scorbacchiato il mifero Negromante infieme con rutti i fuoi compagni defist dal pi operare cofe forprendenti nelle quali infinite altre diaboliche opere fi vedeva di tanto fuperato da Zitone efegu anche in apprefso collui , ma finalmente in corpo , ed anima fu dal Diavolo tolto dal numero degli Uomini , e llrafcinato a penare in eterno. ubravius Epijcopus Olmuccnfis in Hijoria Bohemca
cofe forprendenti
fi

Molte

raccontano
notabile

di

tifsimo .Traile molte

la

FATTO FAVOLOSO.
determinato i Guerrieri del gran Goffredo Buglione di gettaun orrido , e folto bofco , che loro era d' impedimento per diltrugger del tutto i nemici Previde ci Ifmcno Negromante, e parziale di quelli , e perci incant il detto bofco , e vi p jfe in cullodia i Demoni E' cos ben defcritta quefl' azione dall' immortale Taifo , che llimo bene il qui porre il racconto , che ei ne h 5 efprelfo ne' feguenti
re a terra
. .

Avevano

Verfi

Or

qui

T
Or

Ai

^V
,

A R T

0.

119

qui fcn venne il Mago ; I* opportuno Alto llenzjo della notte fcelle , Della notte 5 che proffima luccelTe E fuo cerchio formovvi e i fegni mprenTc.

fcinto

nudo un pie nel cerchio accolto.


potentifllme parole
,

Mormor

Gir tre volte all' Oriente il volto , Tre volte ai regni 1 ove declina il Sole

E tre fcoffe la verga, ond' Uom fepolto Trar della tomba , e dargli il moto fuole , E tre col piede fcalzo il fiiol percolTe, Poi con terribil grido il parlar molTe :
Udite
1

udite o voi che dalle fteHe


,

Precipitate gi folgor tonanti


,

E voi che le tempeite e le procelle Movete abitator dell' arca errante


, ;

Come
Miniitri

voi

che

all'

inique anime felle


qui
v'

fiete
d'

degli eterni pianti

Cittadini

Averno or

invoco
.

te

Signor de* regni empi del foco

Trendete

in guardia quella felva,e quelle Piante che numerate a voi confegno; Come il corpo dell' alma albergo , e veflc Cos d' alcun di voi fia ciafcun legno Onde il Franco ne fugga , o almen s' arrefte Ne' primi colpi , e tema il voltro fdegno Difle 1 e quelle che aggiunfe orribil note Lingua s' empia non ridir non puote .
:

quel
Il

parlar le faci, onde

s'

adorna
fcolora

Seren della notte


la

gli

Luna
i

fi

turba

e le

fue corna

Di nube avvolge
Irato
Spirti invocati
,

e non

appar
ei

gridi a raddoppiare

pi fora torna :
?

Onde

tanto indugiar

or non venite ancora ? forf attendete

Voci ancor pi potenti


Per lungo
Dell'
dilufar gi

o pi fecrete
fcorda
:

non

fi

arti

crude

il

pi efficace ajuto
io di e

fo

con lingua anch'

fangue lorda

Quel

zzo,

ICONOLOGIA
Quel nome proferir grande e temuto A cui n Dite mai ritrofa , e forda
j
>. ,

N
Che

trafcurato
s

in

ubbidir fu
.

Fiuto

che si ?.. volea pia dirama intanto Conobbe , che ll-'gLiito i;ra lo 'ncanto. ec.
?

Td^o

Cerufakmme

libent-t..

Cam. 15.

COMUNE.

non dubbio alcuno , che molte e di, polsono ra'ccorre , dimoUrando la potenza , e provvidenza di Dio , perch altri ne inlegnano precetti di Religione moralificcome ora particolarmente coli' allegora delt e altri fimili benefzi le Ninfe fi dinota. V opera della Natura , fignificandofi per effe Ninfe la virt vegetativa , confiltente ncll' umor preparato , per la qual fi fa la generazione , nutrizione e aumento delle cofe ; onde fi dice le Ninfe ef^ re figliuole dell' Oceano . madri del fiume , nutrici di Bacco ; fi dicono antengono la vita de* fruttifere , e vaghe di fiori che paicono gli Armenti , mortali , che hanno in tutela e cura i monti le valli , i prati i , bofchi e gli alberi , e ci non per altra cagione che per efler la detta virt dell' umor fparfa in tutte le fuddette cofe , ed operare fimili effetti naturali ; ficcome intele Orfeo celebrando in un fuo inno le dette Ninfe , in quella fentenza ;
finziora

DAlle

degli Anticiii
fi

vcrfe utilit

l^utrices

Bacchi

q'bus

efl

occulta

Hix
Cum

friiBiferx

TufcJtls

& pccudes & opem


, ,

&

domus ^
eflis
.

leix

pratorum

ftoribus

mortalibns ipfx
port.tjis
alitrince

Cerere

e^ Raccho ijitam

cofe fiano dette qui in connine delle Ninfe per non avere iltele cofe nella ipiegazione delle particolari figure , che tguiranno apprciTo .
quali

Le

replicare

le

Inned,

T^apee

..

Donzelle graziof Il loro abito Ciri fuccinto ,.e come dir fi fuoicdi color verde , L' acconciatura della tefta adornaranno varie lorta di fiori, con loro raifchiati , e varj colori Moltraranno ancora gran quantit di erbette , e fiori , nel grembo raccolti > tenendolo con ambe le mani di qua e di l con. beli' atto fparfo ..

SAranno

Ninfale

Il

TOMO

CI

V A R r

0.

^2

n Boccaccio nel Hb. dalla Genealogia delli Dei riferifce le Ninfe de' prati, e de' fiori, chiamarli Innedi ; ma Natale Conte lib. i. della Mitologia al cap. 12. delle Ninfe , dice, t:ili Ninfe chiamarfl Napee , voce derivata dalla Greca, Napos , che lignifica collina, e pafcolo Il verde colore del veitimento , le tenere erbette , e i fiori, diraoilrano q_uel che lor naturale ^
.

Drad'i

ed

^madriidi

dipingeranno D)nne rozze fenza alcun ornamento SI vece di capelli potr far loro una chioma di mufco
,
fii
,

di tetta; anzi in

arboreo

o lanu-

gine , che fi vede pender intorno a' rami degli alberi L' abito fia di verde ofcuro , gli fiivaletti di fcorza di alberi . In ciaIcuna mano terranno un ramo di albero filveitre col fuo frutto , cio chi di ginepro, chi di quercia chi di cedro, ed altri fimili . Le Driadi , ed Amadriadi fono Ninfe delle felve , e delle querele.. Mnefimaco vuole , che fiano nominate Driadi , perch nelle querele menano la loro vita , e che fiano dette Amadriadi , perch infieme coIle_ querele fono prodotte ; ovvero come dice il Commentatore di Apollonio, ed Ifacio , perch elle colle querele perifcono . Il miilero Filofofico , contenuto lotto quelle finzioni , fi dichiarato
di fopra,

quando

fi

detto delle Ninfe in

comune
..

"^mfe

di

Diana

TUtte
retra
al

le
,

Ninfe
in
le
.

di
3

Diana faranno vefiite


della loro
,

di abito

fuccinto
in

di

color
e fa-

bianco

fegn

verginit

Avranno
Cos

braccia

e le fpalle quafi

nude, con arco

mano,

fianco

le dipinge

Claudiano

lib.

3-

delle lodi di Stilicone

quando dice

;:

Et pharetratarum comitmn
Conclium
,

inviolabile eogis
,

vemuit humeros

&

brachia

n:id.-e ..

quelle

dell' Eminentiffimo Signor Cardinal Farnefe vi una d Ninfe , molto graziofa , e fatta con le medefime olervazioni . Potreboifi anche oltre il fuccinto veitimento adornare di pelle di viirj. inimali , per fegno ,. che fono cacciatrid .

Nel palazzo

ari

cf^ti

NINFAl

222

ICONOLOGIA

NINFE ORCADI.
Tittura di
effe

rapportata dal Signor Boudard

Ninfe abitatrici de' monti fi rapprefentano quafi igniide , che di alcune foglie di alberi Sono inghirlan, Loro attributi ordinar] fodate di ginepro , ed hanno i piedi di Cerva no i Capriuoli ed altri animali , che di rado fi veggono alla pianura.
Orcaoli
,

LEnon

etlcndo ornate

N A
T^infe

A
de*

D
Fiumi

I.

Siano
cidi

donzelle leggiadre
,

chiari

come

d argento

con braccia, e gambe nude, con capelli lue di criltallo per ^1' omeri fparfi. ,

Ciafcuna avr in capo una ghirlanda di foglie di canna , e fotte il braccio finillro un' urna , dalla quale n' efca acqua. Dice il Boccaccio nel Hb. della Geneologa delli Dei le Najadi eCfer dette da voce fignificante fluifo , e quella commozione che fi vede aell' acque mentre icorrono . Si fan con braccia, gambe, e piedi nudi, per fignificare le femplicit dell' acque effendo , elemento fenza miftione . Li capelli chiari , lucenti , e fparfi fignificano 1' acque correnti . Il vafo , e la ghirlanda di canne fono per fcgno della loro potell nelle acque , e per quella ragione , per la quale fi danno 1' urne , e le ghirlande a
i

fiumi
bofcareccia,

Oiielto ragionamento di Ninfe mi fa fn-venire una fonte figurata dal Sig. Gio. Zaratino Callellini , al cui mormorio

dormendo

a(

cune Ninfe, da una parte un Cupido difcaccia dai bofco con una face accefa i Fauni, Satiri , e Silvani. Dall' altra parte un altro Cupido, che e tiene un dardo in mano , colla punta porta adotto 1' arco , e la faretra Cacciatori , che hanno certi imponer filenzio a d' moGra quale del Lcggafi queiio corno alzato, in atto di vuoler fuonare fopra la tonte il fuo Epigramma, che peF eller leggiadro, e bello , ne voglio far parte_*
, .

a'

curiofi

B^ptores Dradum procul bine

dfcedite-,

Fauni
.

Syhani

tiirpes

Tan

Satyrtque rudes

Hic 'Hymph.i
Clatidere

dulci deiiil-t lumina fornito

ne timeant ad leve miirmur aqn.^


clangorera

B^auc

Venator
iiigi'cs

^a

ci'piimt

comprime bucccc jvmnia ne r.ipias


.

^40

r
^!od
Tu
fi

Al

^V
,

A R T
,

0,

113

de fomno firgent
ocitlis pr.ed.t

refon.vite fragore

fies

odiofa fais

MARE.
UN
folcar

barba folta , e inordinata Sar nudo , e , vedr una cortina , che fvolazzando gli cuopra le parti dinanzi. Sotto un piede fl vedr un Delfino, e fotte l'altro una conchiglia marina i ed in mano un timon di Nave , o di altri Vafcelli da
crini lunghi
fi
.

Vecchio con
;

orrido

ma

attorno

il

Mare

Si dipinge
della nollra

il

Mare Uomo vecchio


.

per eller antichiffimo

e coetaneo

madre Terra

, e fpaventevoie , per le lue commozioni lenzuolo attorno che gli fa vela , ed il timone che tiene colla mano , elfendo llromenti fgniticanti le operazioni di navigare , dichiarano la condizione di eifo Mare . Il medefimo effetto fa il Delfino , e la Conchiglia t elTendo animali

Si fa orrido
Il

che

fi

generano

e vivono in quello largo

campo

E
"mnfa

T
del

Mare

di carnagione fofca . Avr i capelli fpar/I attorno al capo che faranno una ghirlanda di gongole , e chiocciole marine . A vr per veilimento un velo di color turchino ; e terr in mano una bella
le

DOnna

pianta

ramofa

di

coralli

Teti fu fint? eller Dea marina , e s' intende per effa quella maDfa di acqua , o vogliamo dire umore apparecchiato , e confparente alla generazione , e nutrizione, perciocch detta Thethis ^ quafi Tithy , cio nutrice

perch acqua

ogni cofa oppure s' intende 1' elemento dell* il quale abbondantiflmamente fi racchiude dal Mare j il che intefe Virgilio nel fuo Pollione , con quelli verfi
1'

umore

nutrilce

Tauca tamen fubermt prifcx 'vejligia fraudis , ^.c tentare Thttin ratbus qtne cngere muris , Oppida &c.

Da Tet tiene il cognome in Perugia mia Patria, l'antica famiglia.j onorata oggi , nella perfona del Signor Girolamo Tezj , Gentiluomo di rariffime qualit
Il
.

color delle carni


.

e del velo di Teti

dimoflrano quello delle acque

Bsarine

Le

224
Le gongole
atte a far pi
,

ICONOLOGIA
le

chiocciole
la

la

pianta de' coralli fono coTc di Mare-i


.

manifesta

nolra figura

G A L A

giovane bianchifllma , le chiome faranno fparfe , rilucenti, quaG argento. Terr alle orecchia pendenti di chiariflme-, e finiflime perle , delle quali avr una collana , e per veltimento un velo candido , come latte , parte attorno il corpo ravvolto , ed all' aria fpiegato Con una mano terr il velo, e -coli' altra una {pugna . I piedi fi poferanno fopra una bianchiffima Conchiglia . Galatea detta da gada , che fignifica latte ; per la candidezza della carne, e del velo, rilpondono al fgnitcato del nome, ed all' eiTer fuo. Le perle, e le conchiglie fono per fegno , che Deit del Mare . Quanto alla Ipugna , narra il Boccacio nel 7. libro della Genealogla.ji degli Dei , che per Galatea , Dea della bianchezza , fi dinota la fchiuma_j che dalle onde marine sb.ututc , accoglienti fra loro 1' acre , fi genera , la quale bianchiisima , e dalla quale poi fi generano le fpugne
fila

DOnna

di

NEREIDI NINFE DEL MARE.


TtUffO. d cjfe rapportata

dal Sg. Boadard,


tutte di
ufficio

SOno
de
.

fecondo

la

favola

cinquanta
;

figlie
il

Nereo
di

di Venere , e delle altre prime Dei, marine , Si rapprefentano fotto forma di belle Giovani nella parte fuperire ; Hanno delle lunghe trecce adorfinifcono ncl'l' inferiore a coda di pefce ne di purle Vanno fra loro fcherzando con delle conche ripiene di coraili., conchiglie ed aln-e frutta di Mare.
al

Vivono fempre nel Mare carro di Nettuno , di Anfitrite

loro

far

e d Doricorteggi

NINFE DELL'ARIA.
ir i de
^

forma di un mezzo cerchio , ]e_:r d porpora, pavonazzo , azzurro, verde , e che le chiome fieno fparle avanti il volto , il petto in forma_ di nebbia, e gocciole minute di acqua, che cadono per la pcrfona, fra_
Fanciulla colle
di
ali

UNa

fpiegate

iil

quali fieno

divcrfi ordini, cio

le

quali

fi

gi da nuvole
giglio ceruleo

vedano varj colori mifchiati del vellimento ; dal ginocchio il_j coperta j e colla mano delira tenga u , ed aere caliginofo
L' Iride

TOMO ^V
X'
Iride

A R

7 0.
.

iif

voIgarmeRte chiamano Arco baleno Si fa Fanciulla alata ,. per etFer , lecondo che riferifce Fornuto nei prlaio libro della natura delli Dei , chiamata da' Poeti veloce > e metTaggiera deili Dei, e tnaffime di Giunone , di cui li dice che Ninfa , perciocch Virgilio nel quinto libro deli* Eneide fa , che Giunone la mandi per Am-

P Arco

-che

feafdadrice

Irm de Calo ruifit Saturnia Jimo Iliacam ad daffem rjentofquc afpirat eunti Multa amovens , nec dura antiquum exfaturata doloren? ^
:

Illa

miam

celerans per mille celoribits


cito decurrit

armm
.

l^tdli

'uifa ,

tramite Virgo

noi dire , clie meCTaggiera , per efifer prenuncla-c Le facce di colori nelle ali , fono per o ferenic rapprefentare qiielle , che li v-edouo nell' Arco baleno . I capelli figurati con nebbia , e gocciole minute , dimollrano quella minuta pioggia , fenza_j la quale Tion li farebbe Arco . Non fi vede -detta figura dalle ginocchia.. Il giglio turabbaffo, perch 1' Arco baleno tion mai circolo perfetto chino , che tiene in mano , le le conviene per varj colori , che den_ 1' Arco baleno onde detto Iris , del cui Arco, ed Iride , appariicon bellifsime -defcrizioni negli opufcoi di Virgilio , una delle quali quella ,
della futura pioggia
,
. . ;

Ovvero vogliamo

MiiltLcolor

ThauKantis proUs 'varianti 'vefle figurasi ^i^Q per nabila dei'oUt arcu ,
;

pi abba (To

2{tmca

'^uiotis

'Dario

decorata colore
-i

e/Sthera nubificnni comple^itur Orbe decoro

Cura Thctbus radios in nubem

jecit

aqHofam-,

SERENIT' DEL GIORNO


2i_Kfa dell'

^ria ,

Giovanetta in abito di Ninfa , di colore giallo , con bionde ^ c_> Sopra alla lunghe ornate di perle , e di veli di pi colori trecce ,_, chioma fi pofer un Sole chiaro , e bellilsimo , appiedi del quale pender iin velo d oro, e con bella grazia cadr fopra le fplle di detta figura. vertimento far turchino ; e ne' piedi avr i Itivalett Il colore del
,
.

Ka

41 oro Cos

Ilo

oflervatG eCfer dipinta la Serenit del


la

ende nofsiamo dire, che

giorno in molti luoghi, bellezza, e gli adornlraenti di quelta figura,

F f

ligni>

rr
ignificano

ICONOLOGIA
jl

quanto Ca vago , e bello il giorno chiaro , e fereno ; dimoftra anche il colore del veltimento , ed il rifplendente Sole .

c'ic_a,

{)

SERENIT' DELLA NOTTE.


ANcora
Ninfale di color azzurro tutto conteso di oro Sar di carnagione fofca 1 capelli faranno alquanto ofcuretti ; e le trecce faranno adorne di perle , e di veli pavonazzi , fopra le quali fi pofer una Luna di ?rgento, con un velo di argento 5 e di feta azzurra , che le cali fopra le fpalle con bella grazia (i)
efTa
alla
-,

con abin

chiarilsimc llellc di

PIOGGIA.
7^//.?
dell'

^ria.
in

UNa
te

Fanciulla veftita di bigio

Avr
;

capo una ghirlanda d fette_


.

ftelle

delle quali far una fcura


fette faranno
.

nel petto ne avr altre diciafet-

delle

quali

ofcure

e dieci chiare

In

mano
le

terr

ua_

Rpgno , che faccia la tela Le fette fielle , che porta in capo , fono le Pleiadi , volte menano pioggia ; onde Stazio nel 4. della Tebaide ,
Itiache

quali fpeffej dice cosi :

Tu'fca
>

ncque enim 'volentor exit


ciim

^mns humo

Taurim
del

Mt
s'

Tlejadas haufit aqmfas

E
figura,

per
la

le

diciafette

flelle

petto
,

intende

I'

quale apparendo, fa piogge primo dell'Eneide, cosi dice:

tempere

affai;

Orione , eh' una_j per Virgilio nel

Cum
E Properzio
T^on

fubito ajfiirgens fluElum n'tmbofus Oron

nel

2.

libro delle

fue Elegie

hicc

Tlejades facimt

ncque aquofus Oron

Le
( a ^ Si vede rapprefentata nell' Edizione di Parma la Serenit dei giorno : Bdla g'wvane nffifa fopra un flebo di argeriio , ed ano di tcmcmflar con ammtrazknc il

Sole
fiori

,
.

che

le

[pieme fopra
di

il

capo

Ha

le
,

chiome bionde intrecciate


e

ed

ornate

di

E'

vejita

un

lucido

drappo azzurro

color di oro

(^b") Nella riferita

Edizione di Parma
.

figurata

la

Serenit della notte

Don-

fopra un flebo terrefire alquanto cfcuro . Ofjerz'O trafiquitlamente la Luna , che le rifpknde fnpra il capo Velie un drappo di culor celefie carico , fparfo di fielle Ai oro . E' brutto i carnagione , e di capelli neri , oiorni di una ghirlanda di pene .

na

afffa

TOMO
Le
fi

0^1)
,
-,

A R r

227

perch quando tempo da piovere , fa la tela lua con pi fretta e alsiduit che quando fereno , fervendoli del benefizio del tempo , effendo allora pi opportuno per cagione dell' Uomo a far quell' opera , che nel tempo fereno, ed afciutro onde Plinio nel lib. 11. della Storia naturale parlandone, cosi dice: e/dem fereno non teximt , tiiiblo texani , ideoqite multx ^ranex imbrum figna . Il color bigio del veltimento , come dicemmo, color proprio, e_ fegno del Cielo difpoilo a piovere ; onde fopra di ci Tibullo r.el prim*
di
il

Ragno

come dicemmo

>

libro

dice

^amvis

prxfens pi&a ferrugine Calum


imbrifer

,
.

Ventmam admitut

^rcus aquam

[al

RUGIADA.
T'^nfa
dell*

^ria .

'

capo avr un' acconciatura di cefpugl , e come ancora tutto il reftantc , Avr parimente fopra tutti i cefpugli una Luna piena . Si ^i fua figura fa il veltimento di color verde , per fignificare gli erbofi prati , e verdeggianti campagne, dove la rugiada fi ripofa , e fi mantiene lungo tempo: La Luna piena , denota il tempo opportuno alla fua generazione , fcriveftita di
.

DOnna

verde

In

tronchi di
.

alberi pieni tutti di rugiada

vendo
che

5. libro delle Meteore della rugiada, e della brina % lume , e calor della Luna > quanto maggiore , ha -pi forza di alzare maggiore quantit di vapori , e di tenergli fjfpefi in quella terza_j regione riell' Aria , i quali poi non elTendo da forza ballevole tirati pi

Ariltotele nel

il

fu
la

alla

feconda regione

ricadendo abballo fanno molta


.

rugiada

fecondo

moltitudine di detti vapori

(Z)

5fr

X-

Ff
'

2
I

COMETA

Ili

(j) Cos
Cielo

torbido
.

pogfta
-je

neir Edizione di Parma fi figura Ja pioggia : Dcnnj i?i mezzo ad un denfa nube , che ella -va pre?nendo per ifciorglela ifL_, , affifa fopra una Intorno al capo ha le fette felle , ee indicano le Flejudi . Fra le nubi deOrione
,

vederji

[otto la
;

cifette

felle

end' figurato
.

figura del fegno dello Scorpione , giacch Orione quando comparlfcc

fotta quella

de il e

iie-

annuncia fet/jpre piog-

ga

e lempeja

[^] Nella ri.erlta Edizione la Rugiada fi dipinge fotto figura di : Giovane Donna , fofpefu per aria in poca diftanza dalla terra fopra una prateria . E' coperte ili un lucido drappo del colore dell' /Inrora . Ha fui capo , e traile mani diverfi rami di digerenti alberi , ee gettano dalle foglie fiile di acqua . Si tede J'cpra ikia

Lima

in tutta

la

fua pienezza

zzi

ICONOLOGIA

COMETA.
J^infa dell' ^ria^

Giovanetta UNa con

di afpctto fiero
,

chionja fparla

di carnagione e veftmento rofTo Avr in fronte una llell a e parimente accefa


.

,
.

una mano terr un ramo di alloro ^ ed uno di verminaci ; e coli' altra un pezzo di zolfo . Si dipinge di afpetto terribile , con- le fiammeggianti chiome e co! veftimento roffo , e la (fella in fronte ^ perciocch la Cometa per f llefla fpaventevole , minacciando Tempre qualche fiailfro , e grave acciden- te Del mondo; liccome fignilca Siliq Italico ad prituo libro, dove dille i

Con

Crine ut fiammifero

terrei fera
,

regna cometes
'vomit atra
,

Sati^nineum fpargens ignem

Fax

calo radios

&

rubentet

fieva luce cornfcum

Sintillat [tdits terrifqjte

extrema minatur

Le

fi

il

pezzo, del fblforo in


5.
lib,

mano

perch

la

Cometa

come

fer-

natura falfurea , e dagli Antichi fu riputata cofa prodigiofa . Scrive anche Plinio neJ 2 lib, deli' litoria naturale Verg. nella prima della Georgica ^
nel

Pe Ariftotde

delle

Meteore,

di

Fnlgura

nee

diri'

totes

arfere Comet.^

Le
{si
gli

fi

danno

in

mano

rami delP alloro

e della, verminaca

perch con

Antichi facevano le purgazioni de' portenti cattivi, che loro apparivano , ficcome della verminaca fcrive Plinio nel libro ventidue , e dell* alloro nel lib. i5. e ancora del zolfo di che abbiamo detto , nel trenta.cinque della ilia liloria naturale [4}

NOBTH*
Nella nredefima Edizione la Cometa efpreira fotto C a ) VonniJ fcjfi.'ura per aria , txlta i un drappo cclor di fuuo , colie
far'/ffutf.
1'

immagine
;

di

un^?j3e ihl'.me in-

^ell-d

^ ^pira d !?lf occhi e una face di z^lfo eccefa

diil

wna

aoccjo

la

mnaccia

lo

[pavento

ci

ha

;/f//

TOMO ^V A R
Di
Cefare

iip

NOBILT'
Sjpa^

JV O

i^ i

Ita,

^aric

^r v^

ih abito grave con un affa nella mano deffra, e nella fTnUrafimulacro di Minerva , come fi vede nella medaglia di Geta. cheLa. gravit dell* abito fignifica le maniere e i coftumi gravi , nella perfona nobile fi ricercano . L' alfa , e il fimolacro di Minerva , dimoftrano , che per la fama o delle fcienze o- ddie armi > la nobilt fi aequilla ; eCfendo Minerva protettrice , fecondo il credere de' Poeti , degli uni e degli altri egnalmentc per elfer naca dal capo di Giove, che il difcorfo , e 1' intelletto * pec
col
,

DOnna

mezzo,

del.

quale

(juelti

hanno

il

valore

e la fama.

<^

DOnna
La

togata riccamente
velie lunga
in

>

con una

iela

in

capo
,

uno fcettro

in

manoa

prellb a'

La
di

Itella

capo polla

Romani non era lecito portaru da lo fcettro in mano mollrano che


(
gli

ign^^bili.

azione

animo nobile prima inclinare a

fplendor dell' animo

fignific-ti
pei"

2^o

ICONOLOGIA

per la ftelfa , poi a' comodi del corpo fignificaci nello fcettro , e che la Nobilt nafce dalla virt di un animo chiaro , e fpleniente i e fi conferva facilmente per mezzo delle ricchezze mondane .

DOnna

di

matura et

,
.

mortrandofi nella faccia alquanto roburta

bea

Sar vellica di nero oneiamente . Porter il_ mano due corone , 1' una d oro , 1' altra di argento . Si fa di et .natura , per dimoftrare , che n i principi di Nobilt , n anche il fine , ( che fi notarebbe coli' et fenile , cio quell' antichit de'
difpofta di corpo

Ce fa ri che non ritiene altro, che il nome come nota I' Arnigio nelle fue Veglie
,
.

fi

polfono dire vera Nobilt,

velHto nero conviene al Nobile , per moftrare , che fenza (plendore , chiaro , ed illullre per f medefimo . Per le due corone , fi notano i beni dell' anima , e quelli de! corpo , che infieme ne fanno la Nobilt
Il

de* velimenti

NOCUMENTO.
Di
Cefare Bjpa
.
.

UOmo che
mazzo

brutto
fila

che tenga pofita


cavare
la

la

delira
col

mano
.

in

atto di

terra

grugno

fopra di un Porco Nella finiftra abbia un

di ortiche.

Brutto fi dipinge il Nocumento , perciocch non vi cofa pi abominevole , e brutta , che quella, che in nocumento della vita umana. tenere pofata la delira mano fopra il Porco , dimoilra quello , che Il gli Egizi coit tale animale fignificavanc , cio una perfona dannofa , effendocche tale animale infetta i corpi di coloro, che bevono il fuo latte, e di lepra , e puzzolente rogna fi contaminano, anzi di pi l'ufo frequente di mangiar la carne di Porco ingroifa 1' ingegno ; oltre a ci, ancor.T_o animale nocevole , perch fa non picciol danno a' campi feminati , ed alla povert ; mentre le tenere biade non folo mangia , ma bruttamente ancora
calpelta
,

e col grugno

le

fpianta

Le ortiche, che

tiene colla

finillra

mano

fignificano
fi

riceve da quella erba , perciocch appena che da lei nocumento grandifiimo .

tocca

il danno, che fi punge e fi fentc

NOCUMENTO
brutto UOmo mani una Salamandra
,

DI
a'

OGNI COSA.
.

veftito del
,

color della ruggine

ed

piedi vi fia

Terr con ambe Ie_* un Lupo , colla boccali

aperta

Del

T
Si dipinge

A4
,

^V

A R r
.

.
,

251
come
di

Del color della rugine in pi luoghi ne abbiamo ragionato ove ella fi pofa cofa che conluma tutto quello
a cafcuno

colla Salamandra , per dimollrare con effa un Uomo re , e con chi pratica dannofo , facendogli ingiuria, o qualche male, e dicefi , che e che con chiunque fi ritrova , gli apporta qualche calamit col fuo veforza che nuocere tanta alla Salamandra nel natura diede , la leno infetta tutti i frutti di qualfivoglia albero ; e coloro , che ne mangiano di quei pomi infettati , per la fua fredda virt fi muojono di veleno ) non altrimenti che fia quello dell' Aconito Lupo colla bocca aperta anch' egli animale, che dillrugge , quali Il tutti gli altri animali, lafciando per in difparte Leoni, Orfi , Tigri e Umili ; e pur a quelli nocerebbe . f aveffe forze da poterlo fare
; .

De' Fatti

vedi

Danno

NOTTE.
Li
Cefare I{ipa

un manto azzurro tutto pieno di flelle . Avr alle due grandi ali in atto di volare . Sar di carnagione fofca Nel braccio deliro terr uiuj e avr in capo una ghirlanda di papavero fanciullo bianco , e nel finillro un altro fanciullo nero , ed avr i piedi Qiiafi tutto quello fcrive ftorti , e ambedue i detti fanciulli dormiranno Efiodo, e il veftimento del color del Cielo coli' ornamento delle Itelle fi dipinge , perch apparifce folo la Notte La ghirlanda di papavero per la fua fingolare propriet di fare dormire , fignifica il fonno , figliuolo, ed effetto della notte , il quale notato pi particolarmente nel fanciullo tenuto dalla finillra mano dormendo, come 1' altro mal fatto e diftorto pollo per la morte ; cos racconta Paufania Scrittor Greco negli Eliaci , elTerfi a tempo loro trovata una ilatua dentro ad un '1 empio nella provincia degli Elei.
veflita di

DOnna

fpalle

Le

quattro parti della Notte.

T art

p rim

MAcrobio
fetta

nel
;

primo
altri

libro de' Saturnali al cap.

3.
1'

divide

la

notte

in

han divifa in quattro, fngendo la notte aver un carro con quattro ruote , intendendo per elfcj le quattro parti della notte , e quella divifione , come dice il Boccaccio

tempi

nondimeno fono

Itati

che

nel

primo

libro

della geneologa

delli

Dei

flata

oilervata

da'

Soldati

e da'

Nocchieri nelle guardie loro

Per

T32,

ICONOLOGIA
.

Pertanto anco a noi piaciuto divider la notte umilmente in quattro tempi, non per rapprefentarc le vigilie de' foldati , o le guardie de' nocchieri , ma per defcrivere in genere quelle parti mediante i fegni , e gli Dico dunque , clic la prima parte effetti loro pi noti , e convenienti della notte la rapprelentiamo in una donna veltita di color berrettino , vedendoli fopra la fua telta alcune llelle , e per I' aria una Nottola volante . Terr colla inillra mano una pietra da far fuoco , fopra la quale fa un pezzo di efca , e colla finillra tenga un accialino , col quale mollri aver percolTo detta pietra , e fi vedano per aria molte faville i e 1' efca accefa. AppreflTo alla detta figura vi far un candeliere con una candela per accenderla , 11 color del vellimento berrettino raoilra la declinazione della luce alle

tenebre della notte

. ,

Le
cio nel
llo

llelle

come
libro

detto abbiamo
della

fignificano

come

riferifce

il

Boccac-

primo

tempo le Itelle La Nottola volante denota fimilmente quello tempo , perch quello animai nemico della luce, fubito che comincia a imbrunir 1* aria elee fuo.

Geneologa , la prima parte cominciano ad apparire

elTendocch in que-

ra del
Si

fuo albergo , e va volando attorno dipinge , che colla delira mano abbia percofla la pietra focaja coli* accialino per fegno di voler accendere la candela, che gli Ita a lato , perciocch ,come narra il Boccaccio, eiendo la luce del giorno , fi cominciano ad accendere lumi , per vincere con quelli le tenebre della notte

per poter attendere a quelle

cperci che in quello tempo

fi

convengono.

Seco
Donna UNa mano

V d a

T art e

"veflta di color lionato iu una notte , che con la deftrsu tenga con bellifllma grazia una sfera celelle , llando in atto di contemplare quella Abbia da un canto un fanciullino che dorma , e dall' altro S dipinge lato un pavone, che con la coda faccia una bellilTmia mota vellita di lionato , perch come l va pi v<arfo il profondo della notte cos la qualit del colore deve approllmarfi allo fcuro delle tenebre .
.
.

perch le llelle in quel! . poterfi contemplare . atte a pi tempo fi rendono pi vifibili , e Pavone guifa , che difignifica il , nella pu dire che 11 niedefimo fi , cemmo ; perciocch come riferifce , Pierio Vaieriano nel lib. 24. gli EgTiene
la

sfera celelle

contemplando quella

zi

per

elfo fignilcano la notte


-,

chiara

e llellata, vedendoli
.

nella fua

coda

tanti occhi

come

tante llelJe nel Cielo

Quella parte delia notte fi chiama concubia , di ci ne fa fede il Boccaccio pi volte citato; perciocch in quello tempo doppo P ciferfi alquanto vegliato, fi v.i a ripofare ; perci per tal Cgnificato fi mette a lato all
ipradetta immagine
ii

fanciullino che

dorma
Terss

TOMO ^V A R
Ter
z a

ro.

T3S

T art e >

UNa Donna
ra
Si veft-e
,

veftta d
di

in atto

nero in una notte ofcura Stari giacendo in terdormire . Terr colla delira mano un Ghiro, edaccan.

to diverfi animali dormendo


ofcura
e pi

in quefto tempo ia notte pi. intempella ; perciocch , come narra il Boccaccio, e come abbiamo detto altre volte a quello proposito ^ non pare comoda a veruna operazione , che perci fi rapprefenta a giacere per terra , dormendo con diverfi animali , e che tenga colla delira mano un

di color negro, eflendocch

denfa

cliiamafi

Ghiro addormentato
fi

tempo qua, come animale , che la maggior parte del fonno privo di ogni operazione , e lentimento, cTendo a \m tutto quel tempo ima perpetua nott ; qual' oradefcrivendo Vergilto ne? 8. dell' Eneide cos dille :
perduto
nel

l^ox erat , terras ammalia ^litmim pecHdtmque genus fopor

&

fejfa
altiis

per omnes habebat ^

Quarta Tarte^

DOnTia
rilucenti
.

veftta d cangiante

bianco

turchino
,

che dalla cnta &


picciole
,

gi del detto veftimento Cano alcune Iklle

ma

poco

ancora fopra il capo dalla parte del vifo una bellilTma , e rilugrande , e che llando detta figura a federe moltri con bellifllma grazia cufcendo di far un vaghiffimo ricamo di oro , e d feta di va rj color ; overo tenga un libro aperto , e moltri di lludiare . Le far accanto unGallo colle ali aperte , e il capo alto in atto di cantare . Si verte di cangiante bianco, e turchino , colle ftele pccole , e poco rilucenti dalla cinta in gi , per moitrarc , che in quello tempo comincia a cangiarfi la notte , declinando le lleile, come raollra Virg. -libre S. dcU' Eneide ;

Come

cente

ftella

Sitrge

age

T^ate
rite

Dea
,

primifqm cadentibus aflrk

'Junoni fer

prees
e

&c.
chiara ftella
,

Le
in

fi

dipinge

la

bella
ci

come dicemmo
,

perciocch
vien

quello

tempo

Ila

porta

la

luce

e dai Poeti

ed

altri

Scrittori

chiamata Fosforo , o Lucifero , che tanto vuol dir Fosforo in lingua Greca , guanto Lucifero nella Latina 5 portatore di luce ndl' Italiana , Onde
"G g

Ovvidio

254
Ovvidia
Eleg.
3.

ICONOLOGIA,
facendo menzione di quelta
cos
llella

nel primo

libro

de

Triftibus

dice

Bum
Stella

loquor

&" ftemus , calo ndhijjmm > gravis nobis Lucifer ortus erat .
ii

ulto

Le
cli

fi

mette avanci
la

Gallo

nella gulfa

che abbiamo
>

quella ultima parte della notte vien detta Gallicinio

ietto , perciocconciofTiacofacch

venendo

notte verfo

il

giorno
alis

>

Galli cantano

come

dice Lucrezio:

ExpUudentibiis

tAuroram dar

confitetus

ijoce

vocare

E Plinio nel lib. io al cap. 21. narra , che i Galli fono le noflre_j guardie notturne , prodotti dalla natura , per deltare gli Uomini alle opere e per rompere il Ibnno , cffendocchc alla quarta vigilia con il canto chia* mano alla cura , ed alle fatiche . Onde fi pu dire che il Gallo fignifichi la vigilanza che devono ufar gli Uomini ; perch brutto fuor di modo dormendo confumare tutta la notte , e llar lungamente fepolti nel fonno ; ma llbbcne , rinfrancati che fiano gli fpiriti , ritornare alle ufate opere, che ci rapprefenta quella pittura con fare il belliffimo ricamo di oro , ovvero come abbiamo, detto j mollri di lludiare > come azione pi nobile e pi degna .

NOTTE.
Da' Poeti antichi e da Paufania

Di

Gio

Zamno

Cajdlini

DOnna

di 'carnagione
fulle

e capigliatura fofca
ali

incoronata
dillefe
.

papaveri
velie fia_j

Abbia

fpalle

due grandi

negre

atTai

La

nera ricamata di lucide ftelle . Tenga nel deliro bracci un fanciullo bianco addormentato: nel finillro un altro fanciullo nero anch' effo in atto di dormire ed ambedue co' piedi iorti .

-,:Xa Notte nella

diEfiodo, Teogonia -"a^


'vero

figlia di

Caos

forella d

rebo,

Ex

Chao

Erebufque ntgraqHC nox


dell'

editi funt

Ma
fijs

Varrone

la tiene

figlia

rebo

Notte,
delle cofe

dicefi dal
,

nocere
1'

perfezione
altro

cio dell' atto del


fia

delle quali

perch noce agli occhi, privandoli delIfUs vedere ; perciocch occulta il colore..^ occhio fi diletta . Par comune opinione , che la
, ,

Notte

non

che ombra della terra

di cui vien riputata

figlia

nella

r
.

aella Genealoga del Boccaccio: Ex incerto Tatre dicit Taidus ^o&em Terra N fenza ragione ; perch 1' interpofizione della terra toglie a fiitffe filiant noi i raggi folari , ed impedifce al noliro afpttto la vilt del Sole ; noiuj per ogni ombra, ma folo quella, della quale n' cagione il Sole, quando fotterra , in quanto appartiene all' Emisfero di quelli , apprcflb de* T^ox efl umbra terne , non qmlibet tamen , fed e*. Snida quali la Notte (juando e/i fitb terra , quantum ad eorum Emfpiieriim attiCHJus Sol caiifa ej quemadmodiim , non qui a qnalibet 'voluptate 'vincitnrt net , apud qttos T>{ox efl So che altri con fottigliezza tengono . incontincns efl , fed qui a quadarn . ombra della terra , in vigor delle_ effetto dell' piuttollo che la Notte fia Deortim de natura Cicerone Ipfa umbra teme Soli afficiens noEem di parole Caufade proprietatibus rerum Anglico Bartolomeo aderifce cui a , elficit
.
:

^V

A R

7 0,

t^,^

-,

tur

Se la Notte cagionata dall' ombra della terra T^ox ab umbra terrx viene ad cflfere effetto della terra ; ma f fi ha da penetrare nelle fottigliezze , ne ptodurremo alcune dal canto noflro Primieramente diremo, che l'ombra della terra non caufa efciente della Notte , ma piuttollo immediatamente il corpo opaco , e denfo delia terra, che ci toglie la vilh del Sole tramontato; per dilTero colora che f flfe effetto dell' ombra , farla figlia dell* la Notte figlia della terra
. :

ombra

e nipote della terra

Secondariamente diremo , che la Notte piuttorto effetto dell' iftelfo Sole tramontato. Il Sole colla venuta, ed affiltenza fua fa il giorno, colla, partenza , e privazione della fua luce , fa la Notte , elfendo il Sole , quanda laonde quando Bartolo fotterra cagione dell' ombra , fecondo Suida meo Anglico va difcorrendo , che il corpo luminofo maggior del corpo fuppollo , fa ombra , che tende in acuto, ed in cono, conclude che il Sole, Ex quo patet , qmd cum. elfendo maggiore della terra , fa ombra conoide Se il Sole fa ombra conoide , ne Sol flt tnajor terra facit umbram conoidem Cicerone nei fegue , che con tale ombra fia caufa efficiente della Notte fuddetto luogo: Solita mo'jetur , ut cum terras larga luce cotnplc-vcrit , eaf~ dem modo bis modo illis ex partibus opacet Terzo provaremo in altra maniera , che la Notte non pu elfere ombra della terra , ma piuttollo caufa di tal ombra L' ombra non altro , che privazione del retto , e principal tranfito , e flulfo del lume in certa, e determinata quantit , cagionata in alcun corpo dall' interpolazione di corpo opaco , che fi oppone al corpo luminofo lante ci , la Notte non pu dirfi ombra della terra ; poich contenendo elfenzialmente 1' ombra_j certa , e determinata figura , che fi rapprefenta nel corpo ombregcrato , confitte ella in buona parte in detta figura ma la Notte non include necelVariamente in f tal figura ; onde ancorch di nottetempo la terra in; : . .
.

terpolla cagioni nell' aria ombra acuta , e conica ; nondimeno tal ombra t e figura fuori dell' elfenza della Notte, attefocch , dato che la terr;v_j non cagionafse alcun' ombra , e figura , nientedimeno per la femplice tenebra , e privazione del lume , farebbe Notte . Nemmeno pu dirfi la_

Notte

effetto

de-11'

ombra

della terra

ma
2

piuttollo

caufa di

tale

ombra

Gg

come

iSS
come termine

ICONOLOGIA
uiiiverfale

efl'eiido la Notte, come fl detta formalmente , privazione dell' uno e 1' altro Emisfero, per 1' interpofizione delL-Ui terra ; quale privazione contratta , e riflretta alla differenza di certa dimenCone , e figura, cagiona 1' ombra fuddetta . Nafcono quelle differenti > e contrarie cagioni , perch talvolta fi ha riguardo a caula , che in ci caufa di altre caufe ; talvolta a caufli remota, talvolta a cai.da profTuna talvolta ad un termine , piucch ad un altro ; talvolta ( piglia la caula_j per l'effetto, e talvolta l'effetto per la caufa; chi attribuilce il tutto aJ una parte , chi ad un' altra , dove molto concorrono a fiire una cofa . Ma iafi la Notte , o effetto del Sole tramontato o del corpo opaco della terra , o dell' ombra della terra ; o fia la Notte , come privazione di lume , ella flelfi caufa dell' ombra in ogni modo la Notte ombra , e dire fi pu la Notte ombra della terra parzialmente, perch contiene uno. de* termici , che concorrono a coflituire 1' ombra ; anzi Platone afTerifce nel Ti-,
;,

meo
del

terra non folo cauGi efficiente della Notte , ma ajiche_* Terram ultriccm noflram circa polum per unh'er.jum extenfum. dligatam die nolfque ejfc&ricem , c^ cnjlodem effe l'olnit La Notte , da_ji nuocere vuol che fia detta Catulo in Varrone , perch tutte le cofc fenza intervento del Sole , fono bagnate dalla brina che nuoce T^ojt ( ut Cattdus ah ) qiwd omnia , nifi interveniat Sol , pruina obrignerint , quoi nocet, '2^ox Nuoce ancora per mille infulti, misfatti, e fcelleratezze che 11 commettono dall' audacia della fecreta Notte , per ufar le parole di Luciano negli Amori diverfi. E* la Notte una mafchera comune , fotto, la quale, perfino i Tenebra "jerecundiam modetli fi danno in preda alla sfacciatagine dimimtt , dice S. Bafilio ; per da Edodo fi pubblica per madre della frode j calamit,, e raiferia i
,

che

la
:

Giorno

J'^ox peperit

Momum: ,
,

Teperit pr^-eterea
2\(o.v

& (Srimnam dolore pTenam & Ts^emefm cl.idem mortalibus hominibus


y
,

,
:.

perntciofa

pofl hancqite fraHdem. enixa ejl


dell*
,

'- amicitiam

Se

le

h.

ancora madre-

amici zra
,

dfollpetto. di

amicizie
:

lafci.ve

a-

Sub nocetiLsr ed uccifioni di Uomini omnia fiint fnfpeta , dice S, Ambrooio. Notte perniciofa la chiama il meEt contentionem deflmo EfI.do, e foggiunge die fia madre di conteazioni
iagjoni delle fuddette frodi
fallidj
:

peperit pertinacem^.
di pi la Notte r per I' aria nociva greve che aggrava la vita che nelle tenebre di lei camminano v ancorch fani fiano , ed nocivO' agi' infermi , che fono, pi tormentati, fbtto. i' ofcuro manto flio muojino^ pi. di notte,- che di giorno.. Sebbene la Notte prende 1' etimologa dal. nuocere- , nondimeno ancor' elTa gTovevole moderatrice delie nojofc cure , madre t e nutrice del fbnno , del ripofo , e della quiete, generatrice di tutte le cof , apprelfo Orfeo ,, da Arilbcder confiderato nella Metafifijca iib, i2. fomiiu ecoada_j

Nuoce

di quelli

,.

ss.

Clip.

1..

TOMO ^V
i*

A R T

0.

2^7

La figuriamo di carnagione , e capi,;liatura foica , perch fofco apparifce afpetto fuo ; ond' quel verlb di Varrone citato da Serto l'orapeo ;
rebo creata
f Qcoronafi di
fujiis
cr'mihns.
?v(o.v

te

invoco

papaveri

quiete

effetto proprio della

che inducono dolcemente fonno t ripofo Notte . Orfeo nelP Inno della Notte :
quiete
inulti

>

c_>

^iete gaudens , r

jbmn

leeta dele5labils

oblivioni tradens cnrast bonaque

Uborum

quietem habens

Pertanto Ovvidio nel quarto de' FalH incorona la fua placida di papaveri Mena placdam redimita papavera frontem l^o.x wnit

fronte^

Ha
tutta
la

grandi
terra
.

ali

nere

affai diftefe
:

perch

coli*

ombra

fua,

arbbracda-A

Virgilio nell' ottavo


ruiti

7^&x
Manilio
lib. j.

&

Solem tellurem ample^iutr aUr^

Et mentita diem ngra l^ox contraht alas

A
fi*eddo

quefti
,

(i

appoggia Torquato
57.

Taffo

nell*

ottavo canto del

flio

Gof

rtanza

Sorgea la Tratte intMito


Bi^coprinia

e fatto

l'

ali
^

del Cielo

Campi im inenfi

nell'

undecimo

rtanza

82
,

Ma

Era
Pacfiche dilTe

fuori ufc la l^otte


il

t Mondo
,

afcofe

Sotto
/'

caliginofo orror dell' ali

ombre fue pacifiche


ta)u' ira

interpof

de'

miferi

mmtali

perch la Notte , ancorch fTa efcutrfce d'^ ire di rifj contelc private nuJIadimeno guerreggiar non fi fuo/e contro gli eerciti di nemici pubblici , con quali non fi fa giornata di notte , ma li
fe e di

ritirano
in
la

ilildati

ne*^

loro rteccati, e ripari, acci non

fi

perda

I'

efL-rcito

ten^-brola

pugna come canta Nono' Poeta Greco,


apparir di Efpro- rparnce le butraglie
llvat'-).
.

lib.

24^ e 29 dove
di

Notte
11

all'

beneficio della- Notte- ha


q^ue' Sabinefi
,

parte

di

ell-rcitr afflitti

giorno^ no
a*'

comxi occoriH a

che dif.irmaLi in

temi^jo

ofcuro fecero ritor-

2^8
no
fe
a'
5

ICONOLOGIA

fuoi , fcampati dalle armi di Potlumio Romano, che molti ne uccie tutti avrebbe fpiantati , f la Notte non fopravvcniva . La Notte fenza Luna itata da alcuni prefa per opportuna ad afTaltare d' improvvilb , ed a gabbare il nemico .Ci riufc bene ad Afcanio , Re de' Latini , debole di forze , audace di notte contro Mezenzo Re_^

, le cui Tofcane fquadre colte all' improvvifo , tutte fi confupiene di paura , e di tunuilto difordinato , che avvenire fuole iii_s , efercito turbato di Notte, movcndofi lenza ordine, coperte dalle tenebre; alcuni per balze cadendo , perdevano la vita ; altri capitati in fauci , lenza riufcita rimanevano prigioni ; altri in maggior parte menavano fenza differenza le mani tra loro , reltando morti pi dalle armi fue proprie , che da' nemici. Latini vincitori. Vittoria dal Magno AlelTandro vituperata, perch non riportava iniprefa da generofo Guerriero il rubbar la vittoria con inNon riufcl per bene a Sefta Capitano de' Saganni , ed aCfalti di notte bini , il quale temendo far giornata col nemico apertamente , deliber di alHiltare di notte il campo de* Romani ; ma i Romani guidati da Valerio, e da Lucrezio Confoli , davano nafcolH tra la folfa , ed il balione , non veduti per le tenebre , andavano ammazzando tutti i nemici , che pailare- In tal notturna pugna morirorno de' Sabini , e fuoi compagni Volevano di che a lungo tredici mila , ne furono prefi quattro mila , e duecento Ma Nellore Imperiale , Configliero Diunifio Alicarnaifeo , libro quinto tanto faggio, quanto vecchio^ nell' llliade , chiamata dal bellicofo AlelTandro Magno iftituzione dell' arte militare , d per configlio , che non fi faccia guerra di notte , riputando colui che ha radicata negl' interini afpra Omero Illiade guerra , per Uomo ingiudo , fenza parenti , e fenza cafa

de' Toicani

fero

nona

S'me copi.itione

wjufltis

fine
,

domo

efl
; ,

ille

bellim amai hitefinum

ajperum

Sed mine quidem pareamits noi nt?r(

Canamque inflraamiis ; "^ox Mtem ija dij'perdct

exercitiim

"jel

fer-vabt

Io Qiiefta Notte mander in difperfione 1' efercito , f fi combatter conferver , f fi dar ripofo , e rinfrefcamento alla Soldatefca , con buona Ettore fimilmente perfuade Ajace a foprafedere tra loro la guerra; cena etfendo cofa buona ad ubbidire alla Notte , comecch la Notte naturalmente comanda , che non fi combatta . Omero Illiade fettima
; . :

Ialine

quidem cejjlmus a prxlio

&

certamins

Hodie

t pofiea rurfus piignabimus , onttm no^H parere T^px nHtem jam adeji
:

T
X,a

^V
ftelle

A R r
t

0,

Z39

verte
.

nera ricamata di
:

denota

che

la

nerezza non lenza

Iplendore

Orfeo

.Audi beiti

Dea nigrum fplendorem habens

ajris

lncsns

Di nero

la

veftl

Euripide accompagnata da flelle.


ngrs veflibui curr'im infilit

Jnduta

"^px

flra funt

Deam
,

feaaa. protinits

Le
vidio
t

fi

conviene
.

la

velie nera

come ombra

della terra

la

quale arreca

tenebra

al

Mondo

nel

fecondo , decimoquinto delle

OvMe-

taiuorfofi

"Ombraque tdlims tenebrai induxerat Orbi

Per

dal

Poeta vien chiamata nera

Virgilio nel
quieter .

fettirao

^4? medium nigra carpebat no6le

Torquato TafTo nel io. canto


Sorge
in tanto
l'

ft.

78.
e
il

la notte
,

-,

velo nero
terra

Ter

ari* [piega

l'

ampia

abbraccia

nel

13.

fi.

75".

Ecco

notte mprovvfa il giorno ferra TS^eW ombre {u j che d' ogn' intorno

ha

flefe .

Le
diente
>

ftelle

fopra

la

fua velie nera


le

>
il

con grata
feno di

vifta
:

la

rendono

rifplen-

perci Claudiano

dipinge

(Ielle

{lat

pronuba jnxta
.

Stdlantes nox pi^la Jnus

E Ovvidio
te

nel
:

fuddetto

libro

rapprefenta

la

denf ofcurit della not-

ornata di

ftelle

t caput extukrat

denftjjlma

Syderum Tslox

T due fanciulli tenuti in braccio dalla Notte hanno fatto variare tre Uomini eruditifsimi , Vincenzio Cartari nelle immagini degli Dei efpone > che

240
che
il

ICONOLOGIA
. :
. .

TieM (ta la morte Nata! Corniti concorre ncll' ftefTo errore- . Il Cartari mette il bianco nella finillra ficcoine Romolo Amafeo lava al'bum , che ha da Ilare dextra alb:im Di pi Romolo Amafeo traduce in maniera, che iJ nero folo abbia i piedi ftorti: difiortis utrinqm pedibus y dice egli che -DtrofqHe dijoris pcdibits dir doveva Per piena contezza da fapcre , che Paufania nel quinto libro riferifce , che nell' Arca di Cipfelo Tiranno in fclia era una femaiina , che folleneva un fanciullo bianco , che dormiva nella mano delira , e un nero nella finillra , che medefimamente dormiva, ambedue colli piedi (torti 5 per -quello Cgnificando il fonno , e per quello la morte , e la femmina era la Notte nutrice di ambedue . E' neceflario qui per far vedere 1* errore , ponere la traduzione corretta da 1. P. letterato infigne de' noltri tempi j che a mia requifizione in tanta differenza de' luddetti Autori ricorfo al Cello greco , fottilmente da lu eiaminato . Ftumna ejfi^lct efl pueram album dormientem fiiflinens in mann dextra , in altera ngrum h.ibet pueram , itCrolq:te difiortis pedibus ; indicant infcriptiones , quod facile tamen , ut nihl fcrptum fu , coniicere pofjts , eorum piierum unum Mcrlem effe alterum fomnum , utrijq:ie T^o^lem ipfis nutricem Vnum , vuol dire il primo in quello luogo , cio il primo fanciullo nominato , che il bianco , per la morie pallida , bianca , perch rende i morti bianchi, fraorti ; attefocch il colore albo, e il pallore , apprelTo i Poeti , fi ha per il medefimo Ora pall&r albus infit , 11 timoOrazio re , la mala cofcienza intetta il vifo, e la bocca di albo pallore; la collera ma molto pi la morte , reftando i morti fenza fangue . Da Virgilio fon figurati pallidi nel quaxio deli' Eneide .
,

&

sAnmas

ille

evocato

Orco pillentes
pallida

Anzi la morte da Orazio chiamata morte bianca nel quarto delle Selve j
His fenium

Stazio Poeta fa

ifteffa

longeque decus vrtutis

&

alba
.

^tropos

c^ paXrius Jauroi prowijt .apollo


,

Lo fa con piedi quando nel migliore

florti

perch febben pare


alTulta
,

llato

giovani robuili
,

me
nato

zoppicando a
,

palli

tardi

e lenti
,

gli

cammina

dietro pian piano


,

la morte fia veloce nondimeno viene coperch la morte fuDto che uno nel medefimo di che nafciamo , quan,

che

do cominciamo

a vivere

cominciamo

morire

Sececa

2\(o repente in

THrtem iucidimus $ fed mnutatim prooedlmus , qttotidie morimirr , quotidte tnim dimittitur aliqua pars 'vit.'C . La fa llroppiata, perch la morte ftroppia mold difegni , e penfieri de' viventi .

Morte

<vi

s'

i^rpofe

onde twl feo

EMa

TOMO ^V A R
E
vita
la vita
la

r 0,
fepolcrale
.

241
pollo nel-

morte
:

in

fomma

di molti

anni in

come privazione Ond' quel un punto


,
.

di vita ci flroppla tutta Ia_j


dillico

breve

Citftiis

(^quidicus jant

Felices

annos

tot tulit

centum clauferat annost hora brevis

vuol dire il fecondo nominato nero per il fonna ; nera nel Tonno fepolta nella ofcurit ; rtorto di piedi come ftroppiato , perch il fonno privazione del moto , il qual moto , e portamento della vita , fondato fopra i piedi Storto ancora perch il fonno interrotto , e ci rompe e llroppia la met della vita , che viviamo , e_* perch i fentimenti ibno come Uroppiati , mentre fi dorme , e 1' operazione dell' intelletto nella fonnolenza zoppica , non operando direttament? ffufcato dal fonno di color nero > nella figura eliaca di Paufania liceHie ancora nero dicefi da Stazio :
\/tlterum poi
la

perch

mente

,^rma

finunt

erratqne n'tger per mbila

fomms

La notte

in

qiiefta

figura

di
fi

Paufania
fa

Balia
del

ma

nella

Teogonia

di Efiodo

Madre

Nutrice del fonno j fonno e della Morte.

'<lox

peperlt odofum fatnm

& parcam
fomimm
.

atram

Et mortem

peperit etiam

Dim.odocch come fratelli flanno in braccio alla Notte loro Madre e per fratelli fono riconofciuti da Omero nella Illiade , 14. Dove Giunone va nella Citt di Toante in Lenno incontro al fonno % fratello dell*

Morte

'

Lemniim pervent in Civtatem dhni Thoantis Vb fomno obvix^n ^enit fratri mortis .

Prima
del fonno
:

di

tutti

Orfeo

Io riconobbe

per fratello della morte

nell'

Inn

Frater enint genitus es oblvons

tnortfque

E' ci per

la fimilitudine

che ha
,

il

fonno con
nifi

la

morte
?

Ovvidio

Stulte

quid

ej

[omnus

gelida

monis im.igo

Uh

Per

142-

ICONOLOGIA,
qiieflo
fi

Per
dre

figurano
;

ambedue dormienti
per
tal

in braccio della
diffe

NottCMa-

e Nutrice loro
'<lj}bis

fimilitudine lux
..

Catullo

cnm

fernet

occdit brevis

>

T^^o.v ejl perpetua.

4 domienda

fonno , perch 1' umore della notte accrefcc vapori dello llomaco , che afcendono alla fuprema parte del corpo j li li quali fatti pi freddi dalla frigidit del cervello , calano pi abbailo , e generano il lunno , il quale , fecondo Arinotele , pi veloce nelle tenebre . Con ragione dunque li fuddetti principali Poeti riputarono la Notte Madre del fonno Nutrice la fecero gli Eliaci , perch la notte non folo geL' Annera il fonno , ma lo nutrifcc ancora nelle fue notturne tenebre Tenebra colorum pHUhntudinem tollit , verer glico , per detto di San Bafilio cmdiam dimimtt > iomnolemUm nutrita..

La Notte

Madre

del

OBBE-

TOMO ^V A R
Di
Cefare
Tiipa

r 0.

2-45

OBBEDIENZA

Onn'i di faccia nobile


fo
.

e modefta

veftita di abito ferigio*

Tenga

colla
,

finiitra

mano un
,

Crocifiro

e
.

colla

de-

lira

un giogo

col

motto

che dica:

SUA VE

L' Obbedienza di fua natura virt , perch conflle foggiogare i propri appetiti alla volont degli altri rpontaneamente , per cagione di bene ;il che non fi fa di leggiero da chi non lente iHmoIi della lode, e dell' onenel
ll
.

Per
,

fi

pi amatori
il

dell'
1'

onelto

e
.

dipinge di faccia nobile , elfendo i Nobili pi amici della ragione , dalla quale deriva

principalmente

-rocifilfo

Religione contemplativi , e timorati d Dio , che in' virt di Divina bont condelcendente alle preghiere nitre
defiderj
noilri,

Obbedienza e r abito Religiofo fono legni , che per amore della commendabile lommamente 1' Obbedienza , e per dicono i
,

elfa
,

fi

fa

facilmente

la

all'

adempimento de'
il

Hh

giogo

giogo col motto SUAVE , per dimoftrare la facilit dell' Obbedienza I quando fpontaneamente . Fu imprefa di Leone X. mentre era_j fanciullo , la qual poi ritenne ancor nei Pontificato ; adornandone tutte le opere di magnitcenza , le quali pur fono molte , che fece e dentro, e '^ufuori di Roma , tirandola dal detto di Criito Signor nollro , che diiTe gtim menm fuan;e efl , intendendo dell' Obbedienza i che dovevano aver
II
:

244

ICONOLOGIA

fuoi feguaci

a tutti

fuoi legittimi Vicarj

obbedienza

Star colla tefta china i e cogli occhi rimodefta e umile Cielo efca un raggio di fplendore , dal qual penda volti al donde E oltre a un freno , e ella allegramente porga le braccia per prenderlo ci gli Egizi 5 quando volevano rapprefentare 1' Obbedienza , dipingevano un Cane colla tefta rivolta verfo la fchiena , perch nelTuno animale fi trova pi obbediente di quello , che lafcia ancora di pigliare il cibo , oltre li coftume degli altri animali, alla femplice parola del Padrone per udire e obbedire al fuo cenno . Per fi potr dipingere in quello propofito , e per la dichiarazione del corpo tutto baili quel poco , che fi detto di fopra .
. .

DOnna

obbedienza.

DOnna
far

veflita di bianco

un
.

raggio di

fplendore

che camminando miri verfo il Cielo > nel quale Porter la detta Donna una Croce
.

in ifpalla

Qui fi nota che 1' obbedienza deve effer monda d' interefl , che macchiano , piena di fperanze de' premj immortali , che le aflcurano
via
lei
1

la
la

Il

paziente fi nota nel veltito bianco , 1' Ciclu 5 e il tcrzu iiella Croce i che tiene in lpalla
e
ai
difficili al
,

pefi delle

leggi

primo

che la nobilitano. altro nel guardare lo fplendor


fenfo

Obbedienza

DOnna
tinta

vefiita di abito

guardar un fagrifizio
della vittima
fi

Stia con molta attenzione a lungo, ed oneflo che arda fopra un Altare , e con una mano
.

eftrema parte dell'orecchio diritto. 11 fignificato fi cava dalle fagre lettere , dove fi dccj della vittima andava toccando 1' eltrecol nel fangue Mese dito tinto che me parti delle orecchia ad Aaron fommo Sacerdote, ed a' fuoi figliuoli; il che da' Sagri Teologi s' interpetra per l' Obbedienza , e per la prontezza di udire , ed efeguir le cofe appartenenti al fagro culto di Dio
tocchi
1'

di quella figura

Obbe-

T DOnna
na in
fcalza

lilV

A R T

0,

245

obbedienza,
i ,

mano

do che moiTo

e fuccinta , niofrando prontezza con un filatoio da laquale si giri dall' una e dall' altra banda feconcerne fi deve muover 1' obbediente a' cenni di chi coil
,
-,

manda leq-ittimamente. o'

FATTO STORICO SAGRO.


miracolofamente Abramo da Dio nella fua vecchiezza non mein quella della fua Conforte Sara il Figlio Ifacco Era quefti 1' unica fua delizia, la pi tenera fua cura Volle Iddio far prova della fede di Abramo e quindi gli ordin che prendefle quello fuo figlio diletto, ed andalTe a ficrificarlo fopra di un monte . Abramo ricordandofi di non averlo ricevuto , f non da Lui , non titub punto nel renderglelo ; e folamente penfando di ben toilo obbedire a* divini comandi , la fua gran fede fommerfe tutti i dubbi , che potean venirgli in mente delle promefche Iddio gli aveva fatte , e tante volte reiterate , di dargli f , per mezzo d' Ifacco una difcendenza , che fi moltiplicherebbe come le lelle del Cielo Sollecito quindi nello fpuntar del giorno , oflTervandi un rigorofo fegreto , condude feco Ifacco , e due fuoi ferventi . Tagli delle legna per far bruciare il iuo olocaullo , e and al luogo raollratogli da Dio , dove efl"endo dimorato due intieri giorni filfo nel penfiero di fua obbedienza , fenzacch la prefenza del tanto amato figliuolo potelfe diltornelo punto , il terzo giorno alzando gli occhi vide da lungi il luogo deflinato a quefio gran facrificio , e comandando ai due fervi i che rimaneffero appi del monte , caric il figlio delle legna ; giunto al luogo deltinato compofe il rogo, leg If eco, lo f fu di quello falire , e {tendendo la delira armata di ferro al colpo per immolarlo , Iddio fece a lui ritener la mano da un Angiolo , che gli comand il defiftere dal Sacrificio , gi compiuto nell' atto della fua collante , e generofa obbedienza . Ubbid al fecondo comando Abramo, e guardando d' intorno olTerv un Ariete tra cefpugli , e 1' ofTcrle a Dio in vece del Iuo figliuolo . Cenefi cap. 22,

OTtenne
;

no che

FATTO STORICO PROFANO


INterrogato Solone per
florido
ilato
,

qual

mezzo
:

fi

una Citt
f
i

rilpofe
a'

farebbe fempremmai ferbata iru Se i Cittadini obbediranno a' loro


.

Magiltrati

Magiftrati

loro

Re

Stobeo Serm. 41.

FATTO

1^6

ICONOLOGIA

FATTO FAVOLOSO.
avendo confultato 1' Oracolo di Apollo , f farebbe flato buono 1' afciugare la fainola palude Camarilla , o Camerina , le di cui acque rendevano un fetore inlopporfabile fu loro da queito comandato , cfie dovelfcro anzi molto bene guardarfi di far tal cofa:ma effi in vece di ubSiciliani

I
di

bidire

al

tutto

animo
tal

falutevole avvifo dell' oracolo, oltinati , all' imprela , ma con loro fommo

eapricciofi

fi

poter

larono in
te
la

-maniera

adito

netl'

Ifola
lib.

loro agli
3.

danno; poich agevoamici i che interamen-

ficcheggiarono

Virgilio Eneid,

OBBLI-

rp

Mo ^v A R
B
3

ro,
.
.

J47

G Q

Cefare Ai?-*'

armato Uomo mollrare


,

tendere a f medefimo , 1' altra per foddisfare altrui . Si dipinge con quattro braccia, e due telte . rignificandofi per queflc ^ X. penQen dell animo fpartiti , e per (Quelle le operazioni diverfe ,

con due te/le , qiiattro braccia , e ouatcro mani per , che 1' Uomo obbligato foitiene due perlone 1' una per
:

at-

Fatti,

vedi T-omejfa

>

Debito- (&c,.

OBBLT-

24

ICONOLOGIA

OBBLIVIONE.
D
Ci: Zar. tt ino
Capellini
.

Tecchia incoronata di mandragora. Colla dertra tenga legato u Nella flniilra abja un ramo di ginepro Trovafl nella preparazione di Eufebio Ho. 3. cap. i. e. 3. che 1' Obblivione veniva fignificara da Latona ; ma come fia figurata dagli Antichi non abbiamo apprelTo niuno Autore fin qui trovato , e noni' Obblivione , dimeno neceflario , che da loro folte rapprefentata , poich fi riferifce_j da Plutarco nel Simpofo nono quelione fella che Nettuno vinto da__> Minerva, fopport con equit di animo la perdita , e eh' ebbe un Tempio comune con lei, nel quale vi era dedicata l'Ara della Obblivione, figlia fecondo Iginio , dell' Etere , e della Terra , e fecondo fcfiodo nella Teogoma Plutarco nel 7. Simpofio , quellione quinta nia, della Contenzione reputa Bacco Padre dell' Obblivione , contro 1' opinione de' pi Antichi , che riputavano 1' Obblivione Madre di Bacco, al quale era dedicata 1' Obblivione , e la sferza , per indizio che non fi debba ricordare , e far rflefiione di quel che fi commette , e pecca per amor del vino , ovvero che con leggera pena , e puerile caliigo fi deve correggere ragioni efpole quali io piuttollo rifie da Plutarco nel principio del primo Simpofio torcere vorrei , e dire , che la sferza , e 1' Obblivione a Bacco dedicata , fignifica che il vino partorifce 1' Obblivione dell' onell, e della temperanza , e che per gran cattigo merita colui , che fi fcorda dell' onelto , e fi fommerge intemperantemente nell' ubbriacchezza, madre dell' Obblivione , figlia appunto di Bacco . Circa detta sferza narra Eufebio lib. 2. e. 2. della Preparazione , che ponevano la sferza in mano a Bacco , perch bevendo gli Uomini il vino fenz' acqua , venuti in furore fi battevano con pali di tal forte, che ipelfo ne morivano, e per pcrfuafe loro, che in luocjo de* L' Obblipali uiaifero la sferza , temperato calligo deli' intemperanza loro vione in alcuni per natura, come fu nel figlio di Erode Attico , che non poteva imparar 1' Alfabeto , ed in Corebo , Margite , e in Melitide , in altri per varj acciche non feppero numerare pi avanti , che cinque

DOnna

Lupo cerviero

denti di paure

di cadute

di ferite

e botte
falfata

nella

tella

come

quello

perde la memoria delle_- , Ateniefe letterato, che percolTo da una per quanto narra Vaaltra cofa ogni , lettere , folamente ricordandofi ai fettimo , cap. trentalibro Plinio e ottavo , capitolo , lerio , libro primo , quattro Per infermit Meifala Corvino Romano fi fcord de! fuo proprio nome , ed in Atene occorfe una pelte nel principio della guerra PeloponelTiaca , per la quale molti di quelli , che recarono in vita , perdettero talmente la memoria , che non fi ricordavano de' Parenti , n di loro mePer vecchiezza cofa ordinaria , che i' Obblivione fopraggiunga defimi
.
.

AI tempo

di

M. Tullio Orbilio Pupillo da Benevento

illultre

Grammatico
divenut

TOMO
.

^TJ A R r
.

0.

249

Ma trovafl efTer occorfa in altri divenuto vecchio > perde la memoria 1' Obblivioiie , fenza alcun accidente , mentre che erano ben conipolH di Ermogene Sofila Retorico , fccome riferifcc fanit di corpo , e di mente Suida , in giovent fua di anni ventiquattro , lenza cagione , e malattla.j alcuna , perde la memoria , onde ville poi tanto pi abietto in vecchiezza, eziandio da Marco Antonio Iniquanto pi per 1' avanti ilimato da tutti Caracalla figliuolo di Severo Imperadore peradore , che lo andava ad udire fece tanto progreflb nella Filofofia che fu tra' Dotti connumerato , nondimeno gli venne una obblivione di dottrina , come le mai poflfeduta non 1* avelfe Alberto Magno decorrendo in cattedra , fu all' improvvifo da.j una obblivione talmente oppreflb , che dilfe : 7N(o aud'tetis ampliiis ^Iber-,

timi

(lilferentem

Kafce ancora 1' Obblivione dai tempo , che come Padre -di efifa , generar la fuole Nel y. libro delle cole varie di CalTiodoro cap. 22. leggefi eh' grande benefizio non aver difetto di Obblivione , e che veramente na certa fimilitiidine de' CelelH , aver Tempre le cofe decorle col tempo , come pre Tenti Magnum beneficittm oblmoms nefare dtfe^am , quxdara /tnilitudo 'ver calefium efl , tempore deciirfa femper hjcre pr.tfemia Il tempo fa bene fpeUo che ci Icordiaino di molte cofe , che con fiudio imparate abbiamo Il tempo fa fcordare tanto le allegrezze , quanto le molellie, le offele , le promefle , gli amori? e tutti gli affetti dell' animo; e col tempo fi mandano in obblivione le amicizie f non li frequentano
.

&
.

in

prefenza colla converlazione


n'

o in

aflfenza

colla prattica
,

delle lettere

che volontariamente fanno gli obbliviofi , comecch IfclTero nel bofco dell' Oracolo Trofbnio , vicirio air Orcomenone fiume della Beozia di cui dicon Plinio e Paufania , che vi fono due fonti , uno de' quali arreca memoria 5 e I' altro obblivione , e voleQero gullare piuttollo di quella che arreca obblivione , alla_j quale bevon quelli , che faliti in grandezze non riconofcono gli amici tenuti in baffo ilato perch di loro ricordar non li vogliono ; certo che la peggiore obblivione , che vi lia la volontaria obblivione 5 ficcome non ci il peggior fordo , che qiiello , che non vuole udire , cos non fi trova il peggiore fmemoriato , che quello , che ricordar non li vuole , come fanno tra gli altri gP ignoranti ingrati , che non fi vogliono ricordare de* benefici ricevuti , de' qnali tre Ibrta di perfone fono , che facilmente ne ricevono Obblivione , Putti , Vecchi , e Donne , e fi fuol dire , che noa fi deve far lervizio n a Putti, n a Vecchi, n a Donne, perch preIto fi fcordano del benefizio ; vero che altri , fecondo il proverbio Diogeniano , dicono che a cinque non fi deve far fervizio Cinque non e/i bene facendum , nec Tncro , nec Seni , nec Mnlieri , nec Stitlto , nec Cani alieno , febbene in vece di Stulto legge il Tiraqueilo , vec conmbi.xli garrulo
.

come

awertifce Arilfotele

Altri ci fono

rernigi

Abbiamo
chia

figurata
tale
.

me

perch vecchia
,

Obblivione piuttofto in perlona di Donna vec1' efprime doppiamente , come Donna , e coLa vecchiaia fi sa , che obbliviofa pi di ogni altra et:
1'

immagine

li'

la

Donna

2^o

ICONOLOGIA

la Donna poi viene ad elfere tanto pi obbliviofa te men faida e pi leggiera :

quan,to

che di meu

^4id

levius
,

Fiamma

fiamma , fimo ? quid mollius imdab fum > mida , famina Jed kvior ^
:

Simile a quell' altro

^lid

levHs fitma
'Vento
?

fulmen
:

quid fidmne
?

ventus
.

^ii
Ella

'/nulier

quid mnliere

nihil

vuol

elTere

a bella

porta
,

obbliviofa

e
fa

in affi inamente
l

nelle proraeffe

e pergiuri che

agli

ufac induftra , e arte , amanti di che duol-

Catulio

"^ull

^am
Ddt
In

dicit

mulier

mea
fi f

nnhere

malte
.

mihi

non

Juppiter ipfe petat

fcd mulier cupido qued dicit amanti


'vento
,

& rapida fcribcre oportet aqua

_Ma Xenarco
feri ve
li

menta

1'

libra nelli cinque combattimenti appreOTo Ateneo nel X. giuramenti della Donna , non ncll' acqua, taa, nel vino,, die foobblivione i
Mulieris jusjurandum

ego in

'sino fcriho

<^

Plauto nel Soldato (lima

la
t

Donna

di tenace

memoria

nel

mais

j,

ed. in

un fubito obblivio del bene

S quid faciendum efl mtiicri

mate
eli
,

atquemalitios,

Ea

fibi inmortalis

memoria
nt fiant
,

meminijfe
,

& fempiterna
exdem
'veniunt
..

SiH bene

aut quid fidelitcr faciendum fu

Oblmofx extcmpl
,

memniffe

nequewit

La mandragora
1'
,

che da Pitagora antropomorfo chiamali


,

perch

la fii*

radice imita
fralto

umana forma
,

e pianta

foporifera

come

aflerilcono

Teo-

Plinio, Ateneo lib, xr. lldoro , e altri ; quella data in bevanda geii^ra obblivione , balordaggine , e irnio : ficch quelli i quar li reitano dj far 1' addormentano nelli neoffiz-io r e il debito loro , e li gozi > e come obbiiviod trabfciano di fare qualche cominciata imprefa > p^r^' che abbiano bevuto la mandragora Giuliano nel!' Epilt. a Callixena w* non lidetHr nuluim baufijfe Mandragoram ' veggafi l' Adagio t Ribe^ IJ n'\.^oram N' incoronano 1' Obblivione , come fimbolo appropriato air li tciu , perclie il fuo decotto condimento bevuto manda fumi , e vapori di luDiofcoride
,

r
'd

M
.

^V
.

J R rO.
->

a^i

fonnolenza ? e letargo alla tcfta , ove la cella della memoria ? la quaAlemori.im enim corrumjit oblmo le dall' obblivionc vien corrotta dice Caffiodoro nel trattato de amicita . Il Lupo Cerviero pollo legato nella delira dell' Obblivione , perch non ci animale pi di lui obbliviofo Ha egli la pelle di varie macchie, come il Pardo ; manifella la fua obblivione quando nel mangiare , per af^ fi Icorda del ciba , e famato che fia f alza la teila , e guarda altrove della, preda, che avanti polTiede , li parte a cercarne un' altra , di che Plinio lib. 8. cap. 22. e 1' Alciato nell' Emblema 66, Pierio , per quanto egli penfa , dice , che a Bacco era dedicata 1' Obblivione , perch quello animale obbliviofo , chiamato ancora Lince , era iuo fimolacro attefocch Bacco era tirato in un carro coperto di pampani , ora da Pantere , ora_j da Tigri , ora da Lupi Cervieri , come riferifre Lilio Giraldi nel fintammate ottavo confegnato per corona alla memoria de' benefizi Il ginepro di fopra ricevuti , come dunque lo poniamo ora in mano all' Obblivione ? Qiiellruj contrariet non impedilce , che non fi pofla dare ad ambedue ; ficcome u animale per diverfe condizioni di natura che ha , pu elTtre fimbolo d pi cofe , e di cole contrarie, come il Leone geroglifico della clemenza) e del furore , della belliale virt, e della malizia , della poQanza terrena e della celelle 11 Dragone or fignifica la nialisia , ora la prudenza, ora la fuperba , ora la umilt, ora la vita, o 1' et rinovata e quafi ringiovinita , ora la vecchiezza , ora la morte , ed ora 1' eternit cosi una pianta per molte virt di dentro, e di fuori, per diverfe qualit che avr, e per varie cagioni , ed accidenti da' Poeti immaginati , pu figurare pi cofe ancorch contrarie. Il ciprelfo fimbolo della morte , e della perpetuit ; r amandorlo della giovent , e della vecchiezza oltrecch taf pianta giovevole nella fcorza , che nella radica far nociva ; cosi nei frutto , nelle foglie , e ne' rami partorir diverfo effetto , e cos diverta fimbolo potr formare ; le bacche del ginepro conferifcono al cervello , ed alla memoria, ma l'ombra grave , e nociva alla teda, ficcome nel fine provaremo Pigliamo dunque rifolutamente il ramo del ginepro per ramo di Obblivione , da' Poeti Latini chiamato ramo leteo , voce derivata da__a Lete, che fignifica Obblivione, onde il fiume Lete, fiume di obblivione; con quello ramo Medea arrec fonno, e obblivione ai vigilante Dra<^o
-,

Ovvidio nel

7. delle

Metaniorfofi.:

lime

pojqtian fparftt lethx


ter

^ramine

fttcci

Verbaque

dixit placidos f.icientia

fomnos

Qual fofle quella pianta di fugo -obbliviofo, da niunc Efpoficore d 0\v vidio viene fpecificata Alcuni penfano che fia il papavero , ma errano poich la Sacerdotefsa degli Orti Efperidi , nel quarto dell' neide ^ d per cibo al Dragone , guardiano vigilante de' pomi di oro , acciocch fi mantenga
.

il

papavero mefcolato

col

mele

i^z

ICONOLOGIA
getitis

Ulne mhi Majjlx Hejperidum templi

monflrata
ep'.dafque

Sacerdos
Dea. coni

aiflos

^x
Ove non
i.inza
,

dabat

fucros fervabat in arbore ramos

%
.

Spargens humida
da

melU

foporifer'.tinq:ie

papai'er

maravigiiarfi, f dette

al

Dragone

deputato

alla

vigi-

papavero , Ibporifero a noi , ma non al Dragone ; perch unaj pianta non ha V iileiTa forza di nutrimento in tutti gli animali , come fi raccoglie da Servio tal pianta agli Uomini palt cattivo , che buono far per le beftie ; il falice amaro all' Uomo , che a' Buoj , ed alle Capre dolce ; l.i cicuta, eh' mortifera a noi, vitale alle Capre , e le ingralfa ; ovvero 1' oleaftra , fecoiulo Lucrezio , lib. 6. dolce alle Capre,
il
:

male- arreca al Drago, di natura fopramodo vigilante , ai quale da Virgilio vien dato per altro effetto , e fenzi dubbio per cibo rinfrefcativo , attefocch il Drago calidifllm.o , col fuo calore infiamma 1' aria , in modo , che pare dalle fue fauci efca fuoco ; per il fuo gran calore capitale nemico all' Elefante , di natura frigido , e cerca dargli morte , per rinfreicarfi col fuo frigido fangue , ed talmente calido , che colla bocca aperta fi pone incontro a' venti , de' quali tanto avido , che f vede una vela gonfia dal vento , vola verfo lei con tanto impeto , che bene fpelfo d volta a' Vafcelli ; ma li Marina] quando lo fcorgono , per non pericolare ritirano le vele > veggafi S. Girolamo fopra quelle parole in Geremia , cap. 24. Traxenm l'cntitm q'taf Dracones Dimodocch faggiamente Virgilio gli d il papavero millo col mele, perch il mele rinfrefcativo, ed umetta; per Virgilio diife e Plinio lib. 22. cap. 24. dice , che Sparyens humida mella refrigera gli ardori ; onde gli Antichi lo ponevano a tavola nel principio, e nel mezzo de' Conviri. Varrone de re rujica , lib. 5. cap. 16. Me! ad principia Convivila in j'ecMidan: menfam adminiflrauir : non per altro, che per mitigare i calidi vapori fomentati dal cibo, e dal vino, perch il mele tempera i vapori del vino, ficcome attefta Plutarco nel fecondo Simpoflo, queltione fettima , dicendo che alcuni Medici , per reprimere 1' ubbriadanno agli ubbriachi , avanti che vadano a dormire , del pane tinchezza to nel mele , il qua! mele apprelfo i Poeti folito cibo del calido Dra,
.

Ma Eliano lib. e nettare , amr.riiTimo all' Uomo 25. de anhriali , dice che la Cicuta nuoce mortalmente all'Uomo, beve ; al corpo febben ne mangia , tanto che relH fatollo , non fa alcuno : cos il papavero f arreca fonnolenza alle perfone , non 1'
come ambrofa
:

2.

cap.
r\<tj>

&

gone

Valerio nel primo

dell'

Arg.
.

Et dabat

heflerno liveatia mella -veneno

nell'ottavo:

nee talis bianti


,

Mella dabam

Il

pa-

TOMO

Q^V A R

z?3

frigido in quarto grado, ficcome affermano i Fifici, II papavero poi dato al Dragone per allegerirgli 1' ardore, e rinfrelcarlo e Semplicilli i non per fargli venire un breve, e leggier Tonno , acci fi rlpolatie dalla_j continua vigilia , e rifvegliato poi ritornalfe con pi vigore alla guardia , come vuole furnebo nel Tuo giornale lib. 29. cap. 6. il che non approvo , non elTendo necelVario per tal conto darglielo , perch la vigilia al Dragone , come naturale in lui , non contraria , n pu debilitarlo n elVergli nociva , ma piuttollo gli nocerebbe il provocato , e violente Tonno contro la Tua natura di pi dato , che il papavero avetTe forza di addormentare il Dragone, eh' vigilantiflmo, none verifimile , che gli det Te tampoco per breve Tonno , poich fi Tarcbbe preTentata commodit di rapire i pomi di oro in quella brevit, e leggerezza di Tonno , e fi Tare bbe ancora potuto uccidere , e legare il Dragone , mentr' era TonnacchioTr che di continuo vegliar doveva , e a Medea non Tarcbbe fiato biTogno di adoperare i Tuoi magici incanti, per addormentarlo, perch Tarla Tolamente ballato appofiare T ora , nella quale fi ripoTiva il Dragone e GiaTone Tenza 1' ajuto di Medea avrebbe polTuto involare li pomi eTperiiii in quel breve Tjnno del Dragone . Dandofi dalla Sacerdotelfa giornalmente per cibo ordinario il papavero millo col mele al Dragone , chiaramente* fi viekth.vi graminc facci, non ne in cognizione , che Ovvidio in quelle parole intende , che la pianta del Tugo leteo d' obblivione , colla quale Medea
, ; ; :

papavero , ma altra coTa firaordinaria , quale il chiamato da' Poeti , come per antonomafia , Tenza nominarlo, ramo leteo, dedicato all' ir temale obblivione ; ficcome alTerifce Gio. Battilta Pio nelli Teguenti verfi di Valerio Fiacco :

addormentava
il

il

Drago

fia

ramo

di ginepro

Contr.xq'te

Icth-e

TerH.xt

,
;

&
atq.ie
,

qn.tjfare ftlemia

rami
i.imina

adverfo lu&.inti.i

cantu

Obrmt

omncm

Firn Jigiam

lnvuaque mannque fatigat ardentes dome j'apor occupai iras

Ne' quali verfi Tono da Valerio neil' ottavo dell' Argonautica cantati fimilmentc Topra Medea , che alletta il Dragone al Tonno col ramo dell' obblivione detto Leteo; di quello medefimo ramo volle inferire Virg. nel fine della 5, Eneide , ove il Tonno ilelTo tocca le tempia a Palinuro , co me il ramo ddi' Obblivione : Ecce f)Hs r:im:im Icthxo rare madentem > Vique foporatam jhgia , fuper vtraque qHajfc.t
Tempora

la pianta di Tugo Leteo, come dice Ovvidio , ramo leteo 5 dice Valerio Fiacco , bagnato di rugiada letea , come dice Virgilio, aggravato da T:)pore di forza Itigla infernale fia il ramo di ginepro , apertamente fi raccoglie da Apollonio Rodio Greco Poeta, pi antico delli Tuddetti Latini nel 4. dell' Argonautica , il quale nell' incanto , che fa_j

Ora, che

come

Medea

2U
Medea
ginepro
al
)

ICONOLOGIA
Dragone, per addormentarlo
tenuto ia
nell*

obblivione fpecifica

il

ram& d

mano

da

Medea

H" (Tg
Pa/rg

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1

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^Xpf*X,HOU

i[ix\X

Htec antem (

fciicet

Medea

ipfum

(^fclicct

) ^uniperi recens feo Indngens ex potione Cyceone , efficacia

Draconem

ramo pharmaca carminibus

B^rabat

in oculos

circnmque plurimus odor


creavit
.

Tbarmaci fomnu/n

Convenientemente contro il velenofo Dragone fi Cerve del ramo di ginepro S perche il frutto del ginepro vale contro il veleno , e il fcme fuo purga il corpo dal timore de' ferpenti i quali temono di quella^, pianta accela , come dice i^linio . S perch in quanto all' obblivione e Sonnolenza , 1' ombra del ginepro grave ed offulca la mente di chi fotto ;i lei fi pofa , non lenza balordagine , e doglia d tetta , ficcome fanno gli albori di ombra greve i de' quali nel 6, b- Lucrezio genericamente cos ne parla :
.

^horhits
'DJque adeo

prlmnm
captis

certs

gnijs umbra
,

trbirta eji.

faciant
j acuii

ut

fxpe, dolores.
,

Si quii

cas

f ter

projiratns in herbis

Egloga

Specificatamente poi nomina Virgilio nel penultimo verfo dell' ultima il ginepro di ombra grave :
^imiper gratis

umbra

quello

fi

tenne

Cafiore Durante nel

fiio

Erbario

^imipcri gravis

umbra tamen
-,

tapitiqite

mdefla

e/l,

e naturalmente atta a cagionare foDEffendo pianta di ombra grave nolenza , e obblivione in quelli, che dimorano all' ombra fua perci ramo di ginepro da' Poeti reputato ramo di obblivione
2>e'

Fatti

leggi

neW Immagine

mt

OBBLI-

TOMO ^V A
OBBLIVIONE
Di

rO

z<^$

DI
.

AMORE.

Ce/are Bjpa

alato . Seda e dorma , incoronato di papaveri , apprelTo d FONS CYZICI . Tenga un una fonte , nella cui bafe vi da fcritto mazzetto di organo nella finilra mano > dalla quale penda un pefce Polipo . La deftra (bltenter il volto col cubito appoggiato fopra qualche ller--

FAnciuIIa

po

fallo

Fanciullo alato Io porremo per (imbolo dell' Obblivione di Amore fvanito e dalla mente volato . Non piacque ad Eubolo , ovvero ad Arato ( ficcome riferifce Ateneo lib. 13. ) che Amore fofife dipinto alato, ripuII

la condizione di

tandolo ritrovato da innefperto , e poco giudizioio Pittore , ignorante delamore il quale non altrimenti leggiero e volatile t ma fopramodo grave , attelbcch non facilmente vola dal petto , dove una^ volta ritratto , ond' , che non in un fubito liberano le perfone daldi

li incurabile malattia

Amore

^ns

mortalem primm

ejjnefa

pnxt
?

^r cera finxit alatiim

^morem

^in

l^ibd prxtsr tefndines- ille pingere didicerat', & ingen'mm prorfus gnorabat Imjus Dei, Levis cnim mnime efl , arit ita facilis Z't qnis ejiti telis male hahet eo morbo fldtim Uberetur . Imrno grave s fipr.z modmn quorfiim ergo illi penH ? Ea res piena nugit tam et ji q;ifphni ita ejfe aatimet >
-,

Aeffide pur dice che tra perfidie , che fanno- , vi fnento che Amore non vola , ma quelli che amano volano

fpellij

col

ragionapenfiero 9

per r incoltanza

e varj moti dell' animo, , ranti Pittori Io figurano colle penne t

che nondimeno gP igno-

Crebor fermo

e/i
,

^pud'

Jphtflas.
,

mn mkre Dmnr
amant
:

^morem

fed illos q:

dia

yf^o

de

caiifa
.

das

alfing'^

Ti^orcs autem gnaros pennatmn erra

deliiieajfe

Se a* detti Poeti Greci non pareva ragionevole , che fi rapprefentsde alato , tenendolo effi per faldo, e grave , certo che Con ragione nell* Obblivione di Amore manifellandofi leggiero , e mutabile , alato^ fi figurar , tanroppi che partafi facilmente , o dificilmente Amore o prelto o tardi , balla che alli fine vola ; e f gli Amanti volan,^ col penflen;. per

Amore

L'

incoltanza loro

{cnza.

dubbio danno

il

volo ad

Amore

il

^>

quale da j loro

z-i
loro fcacciato
fi

ICONOLOGIA
parte
,

e da che per efperienza fi vedono molti amori za che gli amorofi penfieri volano fovente fuor del petto degli Amanti , per tguriamo 1' Obblivione di Amore colle ali Dorme I' Obblivione di Amore, perch gli Amanti mandati via in Obblivione i loro Amori fi ripofano colia mente e giorno, e notte , il che non polTono fare quando fi ritrovano sbattuti dalla tempera di Amore , e alTaliti dagl' impeti amorofi , elfendo Amore Capitano di una m.i-

dare

in

obbli'ione

lizia inquieta

Militi.t fpecis

^mor

efi

difcedite fegnes
Jgn.t

, .

T^on Jknt hxc timidis

tuenda

<viris

hems , longxque 'vi<e , fviqne dolores ^OA' , Mollibm bis cajlris , dr Ubar omnis inej .

&

Spe

feres

imbrem

ccelefli

nube folutnm,

Frgidus in nuda /ape jacebis

mmo
.

gli

Verfi di Ovvidio nel 2. dell' arte amori , Elegia nona


:

di,

Amore

Il

medefimonel primo de-

Militat omnis

lxbet fua caflra Cupido amms ^ttce [ crede miln ] militat omnis ^mans .
:

&

^iis

nifi

vd

miles

"jel

amans

ej;-

frigora noSlst

Et denfo mixtas
Il

perferct imbre

nives ?

Petrarca travagliato nella- milizia amorofa efclam


Guerra
'l

mio

flato d'

ira

di

dul piena

fo

Moflra altrove di non aver cagione di rallegrarfi , rinunziando ad altri 1' allegrezza :

non^ conofcendo

n'po-

Ma
C/;'

chi "juol fi rdlegr ad


io

ora

ad ora
lieta

pur non
un'

ebbi ancor non dir

Ma

ripofata

era
in

Sopra di che duolfi appieno


Tutto
il

quel

fuo lagrmofo Sonetto


la notte

piango
ripojo
in

,
i

e poi

quando

Trendon
Tro'vomi

miferi mortali
,

pianto
il

raddoppianfi

mali
.

Cos [pendo

mio tempo lagrimando

3if7 amorofa imprefa flanno fenza ripofo in continua guerra , finita i' imprefa, nell' Obblivione di Amore prendono ripofo , non penfando pi alla cofa amata , cagion del lor dillurbo . H papavero , che porta in te Ila 5 indizio del ripofo , che nell' Obblivione di Amore fi gode poich il papavero genera fonno , e ancora obblivione , f in gran copia si adopri , maflimamente del largo LarSe for nocet , letljarg'.im enim fact dice Gio. Ruellio , da J^atttra fiirpium il letargo fa 1' Obblivione , la quale fimilifsima al fonno , non fenza.j cagione 1' Ariufto nel 14. Canto , deferi vendo la cafa , e la fpeloaca del fonno mette nell' ingrelfo 1' Obblivione :

rOMO ^V ARTO.
f
gli

DImodocch

amanti

nell'

Sotto

la nera

fcha una capace,

fpaziofa grotta entra nel [affo ; Di cui la fronte /' edera fegiuce

Tutta aggirando va con fiorto pajfo

Lo fmemorato

oblio

fla su
,

la porta

2^(o lajcia entrar

ti

riconofce alcuno

blivione grazie ad

Dalla conforme fimiglianza , che ha il fopore , e ^1 fonno con 1* obEuripide fa , che Orette rpofatofi alquanto dal furore , renda_j ambedue al fonno ed a Lete, ovvero obblivione, che dir vos

gliamo

O dulce fomn leoamen remednm morbi ^lam Jiaviter mibi adveni/ii in tempore] O 'veneranda obli-vo mulorum quam es fapiens^
,
,

Et
Il

mijeris optabilis

Dea

cui

fentimento quafi a parola cosi voltiamo

dolce fonno

Che

'l

?ra-ve della 'vita fai le?xl^9,

pianto foavc a me

giungejii a

tempo

'

O O

veneranda Mlivion de* mali quanto faggia fei ,


al mefchin dejderabil

Ed

Dea

Ove da avvertire , eh* Euripide chiama l' Obblivione de' mali veneranda, e fapiente , perch fono degne di elTere riverite, e iHmate fagge quelle perfone , che pongono in obblio le perturbazioni dell' animo , e gli iHmoli degli amorofi affetti , all' oppollo di coloro , che fi danno in preda al dolore , e alla nociva fenfualit di amore La fontana Ciziaca figura dell' Obblivione di Amore , attefbcch in Cizico, Citt dell' Afia minore , era una fonte detta di Cupido , la cui acqua bevuta faceva fcordare gli amori . Plinio lib. 31. cap. i. Cyzici fons

cupidi-

2^8
cupidinis vocatur
:

ICONOLOGIA
ex quo potantes

yAmorem deponere Mutauts credit , Si po, dunque Jire ad uno amante che fia appalTionato , per dargli la burla va a bere al fonte Cizico , che guarirai ; e di uno che fi fia {cordato deH' amore per parlar figurato , fi dir , coftui ha bevuto al fonte di Cizico, cio non pi innamorato. Neil* Acaica, riferifce Paufania , che quegli Uomini , e quelle Donne , che fi lavano nel fiume Seleno fi fcordano de loro amor f ci fotte vero , fi potrebje pa;are I' acqua del fiume
tr
:

libra di oro P oncia . con 1' Origano , fecondo Pieno lib ^-}. pigiiaFelce Polipo vafi per Geroglifico di uno , che avetfe abbandonato la cofa amata Ancorch il Polipo lirettamente fi attacchi , nondimeno , f fente 1' odor dell* Origano , fubito fi fiacca dal luogo , dove attaccato flava di modocch pigliar fi pu per fimbolo di un amore lafciato e fcordato perch non fi dir j che uno veramente fia fiaccato dall' amore , ogni volta che fc ne ricorda , e P ha radi-cato nella mente , ancorch fugga la cofa amata : ma quello veramente fiaccato , e difiolto dall' amore che in tutto e per tutto 1' ha mandato in obWivione [ ]

Seleno
Il

e della fonte Cizica alfai pi di una


-,

^QJ^

^^ ^^

OBBLI[a] L' Oblivione dell'

Amor
,

aniata

di foglie

di

ginepro

e di

tdamante . un Afino . Si corona di ginepro , perch'i' dicono bra di queAa Pianta , perde la memoria
altra un finlftmo

profano vien figurato dal P. Ricci Ihnna ghrTef:e un riiaglo rotto in una mano ; e neW . Le jla un Delfino a' piedi , ed un Ancora . Dall' altra
alloro
i
.

parte vi

Naturalift che ehi


Si
,

dorme
,

fotto
la

1'

om-

corona poi di alloro


fi

perch cfvittoria

fendo una
che
11
fi

tal

corona premio de* Vincitori

fimboleggia in
.

effa

riporta del vano maglio rotto , e


,

di

quelli
Il

amore , collo fcordarfene 1' adamante rapprefentano il forte che non cedono ai colpi dell' amor profano
.

eoraggiofo

animo

Delfino.come pefce velocifsimo, fimbolo della tuga dagli allettamenti del fenfo. L' ancora con cui fi arredano i Vafcelli figura dell' ottima determinazione, che arreda i folli amanti del mal tare . 1' Afino .... 1' Afino non so perdonarla al P. Ricci perch I' abbia porto per geroglifico a quefta figura, che egli la concepifce , ed in effetti una virt ; ne so qui in alcun modo accozzare parole, che badanti fieno a far fare meno infelice comparfa allo ftrano penfare , ed al tanto barbaro fpiegarfi di lui . EcL' Afino per fine , che animale affai fiolto pazzo , ed cbblico le fue parole che fi feorda di baffi amor , che a nul, T/iofo , vogliamo che ^ftmboleggi un Vomo tale giovano , e femhri pazzo , e /tolto al pi i lui pazzo mondo e a' fcemi pecla gli =5 Non merita che catori , che al ficuro in divifata [vnglievole da quei fi rawijer facciano fu pi parole ; onde ,per mio aTvifo , fi tolga Affatto da t|uefta i fi mmagine un tale impertinente fimbolo

TOMO ^V ARTO.
OBBLIVIONE DI

1^9

AMORE VERSO
,

FIGLIUOLI.

Dello St e [so

di gallattite . Nelli deftra tenga-* canto abbia appreffo lo Struzzo ifteifo Le gallattite , gemma bianca , come il latte febbene qualcuna trovali con vene roffe , mandafi dal fiume Acheloo accrefce latte alle Donne i che la portano per nutrire i Figliuoli , e la medellma induce obblivione *

DOiina
un'

che porti

al

collo

un vezzo

ovo

di Struzzo

Dal

finiftro

-,

togliendo la memoria per quanto narra Plinio lib. 37. cap> i. Le Madri, che fono trafcurate in allevare bene i loro Figliuoli , fotto figurato parlare 1 diremo > che portano al collo un vezzo di gallattite , cio non hann memoria , e che hanno mandato in obblivione la cura de' Figliuoli L' ovo che tiene in mano, con lo Struzzo accanto , fignifica , chc_#
gliuoli
rire
1

que' Padri e Madri fono appunto 5


,

, ,

che non

fi

pigliano penfiero di allevare


,

loro Fidi

come

Struzzi

quali venuto

il

tempo
le

parto-

Pleche fuol elTere di Giugno , quando veggono apparire 1' ova loro Virgilie dir vogliamo cuoprono nell' arena che , c_> , , iadi o fubito fi fcordano dove le hanno polle , n fi curano di quelle Job. cap, 39. Strhutio derelinquit o'va Ina in terra, oblmifcitur quod pes conculcct ea )"
fielle
:

beftia

agri conterai

Duratar ad

filios

fms

quaft

non

fnt fui

FATTO STORICO SAGRO.


Saul nel regno, e facendo la guerra contro i nemici del popolo di Dio, (i follevarono i Filiftei con maggiori sforzi, che mai II valororofifTimo Gionata figlio del detto Saul rifolv di andar folo col fu Scudiero nel campo nemico attendato vicino all' armata del Padre L' ajut Dio , e tanto valfe il fuo braccio , che atterr quanti nemici gli fi fecero incontro . Entr tra quelii fpavento tale , che forprefi affatto , n piik tra loro riconofcendofi , rivoltarono le armi contro feltefli , ne ebbero bifogno di altri nemici per elfere interamente disfatti Sentitofi lo ftrepito di queflofconvolgimento nel campo degl' Ifraeliti congettur fubito Saul dall' affenza di Gionata ciocch era in effetti. Per terminar quindi la Vittoria," and in fretta col fuo efercito adotfo i Filiftei , proibendo a tutti , che non mangialfero cofa veruna fino alla notte ; laonde patfando le truppe per im luogo pieno di mele , non vi fu chi ardifle toccarlo . Ma Gionata , che nulla fapevadi un tal divieto, trovandofi efaufto di forze , itefe la fua bacchetta ,e colla punta di efla prefe alquanto di quel mele , e gallatolo, riacquift nuovo vigore .Ripofatafi la fera 1' armata , volendo Saul da Dio fapere la riufcita di quell' intraprefa , non pot ottenerne rifpolla Conobbe da ci , che era 2 ftato

STabilito

Kk

z5o
flato

ICONOLOGIA
trafgredito
llato
il
.

fuo comando , e giur che quando anche il trafgrelGionata , lo avrebbe fatto morire Gittata pertanto la forte ) cadde appunto fopra Gionata , il quale richiefto dal Padre , che fatto avefle > egli piangendo la fua difgrazia rifpofe =: Io ho prefo nel patfare un poco di mele colla punta della mia bacchetta, e per quello mi fi leva la vita t= Non s' intener punto Saul , non cur che Gionata avelfe innocentemente errato , non elfendo a fua notizia la proibizione , non io l'attenne il pender eh' egli folo aveva fconftti i nemici, fi fcorii eh* era fuo Figlio, e polta da banda qualunque tenerezza paterna pcrfill nelMa il popolo , che quanto ammila rifoluzione che Gionata folfe uccilb r la generofa prudenza di Gionata , altrettanto aborri il dimenticarfi che faceva Saul delle parti di Padre aniorofo , lo ilrapp dalle fue braccia , giurando , che non permetterebbe che quegli folfe fatto morire . i. rfe*
fore folle
.

B^

cap.

14.

FATTO STORICO PROFANO.


fedendo un giorno per giudice tra* MacedoSillano accufato , bene udita, llccome fi conveniva, la caufa , cos la fentenza pronunci =2 Elfendofi provato bailevolmente , che Sillano mio figlio fi abbia per denari lafciato deviare dalia giulHzia,e dalla ragione , io lo manifello, e lo chiamo indegno di luogo nel Senato, mi fcordo che fia mio figlio, ed anzi lo cancello dal numero de' figliuoli miei == Punle tanto il cuore al giovane cos inafpettata fenItrantenza , che difperato nella notte vegnente colle fue proprie mani gol . Non rincrebbe punto a Manlio la fua morte , e mentre fi celebravano le fue elfequie , egli con animo tranquillo attefe a dare udienza . VaNobile
,

MAnlio
ni

Romano
il

accufatori, e

figliuolo

^i.

ler,

Majf.

lib.

5.

cap, 8.

FATTO FAVOLOSO.
di Calidone , e d Altea , uccife i fraper aver efsi tolte ad Atalanta le fpoglie de! Cinghiale , da lui ad elsa donate . Rincrebbe in modo ad Altea la morte de' fuoi fratelli , che internatafi tutta nell' amore di quelli , obblivi totalmente 1* amore di Madre , e quindi dal furore agitata , gitt ncll' ardente brace il fatai tizzo , a cui le Parche avevano unito il dellinodi Meleagro , e lo avevano alla cullodia della Madre confegnato . A mifura che il tizzo ardeva , confumavafi il mifero Meleagro , ed al fine mori . Ci feguito , affacciatofi di nuovo , ma troppo invano , al cuore della crudecomprefe 1' errore delJa fua iempiet, le Altea I' ufato amore materno ,
,

MEIeagro
telli

figlio di

Oeneo Re

di fua

Madre

e difptrata

uccife

Ovvidio Hetam,

lib.

8.

OCCA-

M ^V A R T OCCASIONE.
Di
Cefare B^pa
^

z6i

antico, e nobiliffimo Scultore, difegn l'Occafione: Donna ignuda , con un velo attraverio , che le copra le parti vergognofe , e_>' con i capelli fparfi per la fronte in modo , che la nuca rella tutta fcoperta , e calva , con piedi alati , pofandafi fopra una ruota ;. e nella delira

Fidia

mano ha un
I capelli

rafojo

rivolti tutti verfo


,

Cone u deve prevenire


voltate le fpalle
,

fronte ci fanno cotY^fcere che 1* occaaipettandola al paffo , e non feguirla , quanda ha


la

perch paifa velocemente . Con piedi alati polafi fopra la ruota , che perpetuamente fi gira . Tiene il rafojo in mano , perch deve effere fubito a troncare ogni forta d' impedimento ; onde Auionio Poeta fopra quella Ihtua di Fidia , il quale vi fcolp ancora quella della penitenza , comecch fpelTe volte ci pentiamo della perduta occafione , a dichiarazione dell' una , e P altra ftatua fece quello beilo
Cttjns

Epigramma
?

opus

ThidLt qui fgimnt Tdladis ?


fecit t

ejus >

^iqHS ^ovem

tenia

palma

ego funty

Sur Dea-, qu<e rara

c^

pattcis occajto nota

^d
^dd

rotuU

infiflis ?

flare loco nequeo.

talaria habes ? votucris


jolet

Fortmare
Crine
te^is

tardo
?

ego

fum cim

Mercurm qux
'udid
:

faciem

cogmfci nolo
ne tenear
,

Sed heus tu
.

Occipiti calvo

es ?

fugiens

Sjj^

tiht

jnnEla
,

coma

dicat tbi

die rogo qmeps


,

Sum Dea
Sum Dea
T^empe
,

cui

nomen- nec Cicero ipfe dedit

qus fall non fa&iqne exigo panas


ut paniteat
,

%.

jtc

Metanxa vocor
? fi

Tu modo

die

, ,

qtdd agat

team
,

quando volavi
.

H<ec manet

hanc

retinent

qnos ego preterii

Tu quoque diim rogitas Elapfam dices me


.

dnm percun^ando
de manibas
.

meraris^

tihi

FATTO

i5r

ICONOLOGIA
FATTO STORICO SAGRO.
favorevole
I'

PRefentoffi

occafione a
;

fiero opinato perfecutore Saul

David di condurre a morte il Tuo poicch mentre quefti nel fuo padi-

glione profondamente dormiva i come noa meno tutti i Tuoi Offiziali, David con Abifai entro s' innoltrarono, ed era in loro mano 1' ucciderlo . Abifai rapprefent a David , die Dio gli porgeva quell' occafione , accioc-

ch colla morte di Saul fi liberalfe da tante anguille . David per rifpettando nel fuo nemico il fagro Olio , con cui era (lato confagrato Re n egli volle imbrattare col fangue di lui , n permife , che lo efeguiffe Abifai Contento di prendere la di lui lancia , e la tazza , dal padiglione f ile parti . Allontanatofi che fu chiam Abner Capitano delle guardie di Saul ] lo dello dal fonno , gli rimprover la negligenza con cui guardava il fuo Principe , e lo f avvifato che era degno di morce . i. i i^e cap.z.
-,

-,

-,

FATTO STORICO PROFANO.


che favorevole gli farebbe fatto padrone di Roma . La gran rotta che diede a' Romani a Canne lo avea pollo in illato di debellarli del tutto . Tagli egli a pezzi quarantamila fanti , e due
avefle faputo
la

SEprefent

Annibale fervirfi

dell'

occafione
fi

>

fortuna

egli fenza

alcun

dubbio

mila, e fettccento cavalli de' Romani ; vi uccife Paolo e con lui quafi tutta la nobilt Romana; onde trovavafi
foldati
,

Emilio

Confole

Roma

{pogliata di

e di

Uomini

di configlio

Maarbane

lo configlio a prevalerfi dell*


.

ottima congiuntura , e di correre tollo a impadronirfi di Roma Non attefe al prudente fuggerimento Annibale , ma volle far ripofare l'efercito. Ebbero intanto agio i Romani "di formar nuovo efercito I Cartaginefi ebbero a provare tutto il vigore delle riacquillate nimiche forze ed Annibale alfine fu la fventurata vittima fagrificata alla vendetta del Campido*
. ,

glio

Tlutarco

Cornelio T^ipote

&c.

FATTO FAVOLOSO.
INvaghitofi Marte
teva venire a
1'

di

Rea

Silvia, o Ilii figliuola di


,

fine de' fuoi defiderj

aveva traile Vertali ; ma nel Tebro , un braccio del quale palfava allora nel giardino delle Vertali fi addorment fulle fue ripe Conofciuca Marte s bella occafione di po. ter godere di lei , non la trafcur punto , e feco fi giacque Pareva i Rea Silvia di aver ci fognato, ma da li a nove aiefi fgra,v di Romolo, e Remo Owidio ne' Fa/li &c,
. .

Numitore , non poperch Amulio fuo Zio rinchiufa andando ella un giorno a pigliar dell' acqua

ODIO

TOMO
Di

iV

ARTO.
B^pa,

^63

ODIO CAPITALE.
Ce/are

che per cimiero vecchio armato UOmo Cardellino ed un Egitale ambedue

porti
ali

due

uccelli
,

cio
in

un_>
atto

colle

aperte

ftando

combattere nfieme * Nella delira mano terr una fpada ignuda , e nel braccio liniero uno feudo , in mezzo del quale far dipinta una canna con le foglie t ed un ramo di felce ed alienazione di L* odio , fecondo S. Tommafo , una ripugnanza volont da quello > che fi (lima cofa contraria , e nociva . Si dipinge vecchio, perch negli anni invecchiati fuole flare radicato per difendere fc ed offencome all' incontro 1' ira ne' Giovani armati dere akrui Gli uccelli del cimiero, fi fanno per I* Odio , che fra loro efercitano perch , come riferifce Plutarco negli Opufcoli , trattando della differenza che fra 1' odio , e l'invidia , il fingue di quefti animaletti non fi pu mefcolarc infieme e mefcolato tutto fi fepara 1' uno dall' altro efercitando 1' odio ancora dopo morte . La canna, e la felce dipinta nello fcuda , parimente fignitcano Odio capitale perch f fono piantate vicino P una all' altra , 1* una neceflariamente fi fecca come racconta Pierio Valeriano nel lib. 58,
di
-, -,

Odi
vecchio UOmomezzo
in

Capitate^

armato con arme da difenderfi , e da oflendere . Stia uno Scorpione marino, ed un Cocodrillo, che fiano ia atto di azzuffarfi a battaglia . Cosi dipingevano 1' Odio gli Egizi perch di quefti due animali iubito che 1' uno vede V altro fpontaneamente-
,

fra

s'

incontrano inleme per aramazzarfi


JDj'

Fat

vedi

Inimic'idA ,

OFFER-

^H

ICONOLOGIA.
OFFERTA, OVVERO OBBLAZIONE.
Di
Cefare B^pa,
.

DOnna
colla

giovinetta veftita tutta di bianco


fnillra

Avr

le braccia
, il

ignude

mano

terr in atto umile un core

riverenza faccia manifelto legno di offerirlo, tenendo il rivolti al Cielo, e quello rimiri con molta attenzione; e colla delira mano con gran prontezza porga monete di oro , e di argento . Giovinetta , e velHta tutta di bianco fi rapprelenta per dimofirare , chc_ l'Offerta conviene, che fi.i pura, e fenza macchia alcuna, come ben ne dimolira nel Levitico z\. dicendo tutto quello , nel quale fia difetto, non offerite, perch non vi fari accettabile; ed in Malacchia al i. e nell' Efodo , cap 12. num J, dice , che Iddio comand a Mos , che ciafcun Ifraelita prendetfe un Agnello per immolarlo , ed un Capretto , con quella_s condizione, fenza macchia, e di un Anno: Ert aatem ^gnus abfqite jpacula , mafculus imlctlus , juxta. qnem ricitm tollets , c^ lixnm , immolabkqtKLj eum unverfa m;dtitndo filiorum Ijrael ad Fejpcram ; eifendocch nell' ora del mezzo giorno , tutto il Mondo lucido , e chiaro ; licch di qui fi vede apertamente , per quanto abbiamo detto , che 1' Offerta conviene , che fia
:

quale con molta vifo , e gli occhi

e chiara . dipinge colle braccia ignude , per dimoftrare , che viene che fia libera. Di ci vedi al i. de' Re, cap. 2.
,

lucida

Si

1'

Offerta

con-

Tiene colla delira mano il cuore , nella guifa che abbiamo detto , perciocch dovreffimo , come obbligati , non folo le nollre facolt , ma noi flefl , ed il cuor noftro offerire al Creatore , e Redentore nollro Ges Crifto , con ogni umilt, e riverenza, e perci nell* Elbdo 25. cosi dice: pigliarete J' Offerta da ogni Uomo , il cuor del quale voiontariamente_
offerifce
. ,

La
di oro

diraoftrazione
,

e di argento

e la prontezza di offerire colla defira mano monete per denotare , come cofa di molta confiderazioofferte, che
fi

nq 5 non folamente molto pi importa


per con

poveri bifognofi , ma quelle per le Anime , chc_ che fi quello , , mezzo delle orazioni , e limofine vanno in luogo di falvazione , e tale opera pia fi contefta il Purgatorio . Vedi Mar, al cap. 1 2.
le

fanno

a'

offerilce

#0

-^^-^l^

4|^e?^

FATTO

C^VAR 70, PATTO STORICO SAGRO.


Abelle d puro cuore offeriva ILrePaftorello e pi gralb Agnello del fuo gregge

TOMO

z6^

il meglioche coltivava Ia_^ terra , gli offeriva de' frutti di effa , ma i peggiori . Iddio che vedeva con cui gli facevano il cattivo dell' altro il buon' animo dell' uno , ed ed all' incontro graebbe in orrore il Sagrifizio di Caino le loro offerte d quello di Abelle . Ctntfi cap, 5.

Dio

in fagrifizo
,

Caino
,

>

FATTO STORICO PROFANO.


LEo Apollo
fi

Orfeo Cittadino Ateniefe , perch il filfo oracolo di tempo di una gran penuria , fi lafciava intendere che_ non celfarcbbe il caro del vivere, e la fterilir de' campi, f prima non
figliuolo di
,

in

fagrificava una

Fanciulla
Praffitea
,

egli

figliuole
ria Storia

vergini
lib.

Teope

ne offerfe di llibito al pubblico tre fue fagritcarle , ed Eubale da Eliano at.

12.

cap.

28.

FATTO FAVOLOSO.
STando
cogli
i

Tebani fotto
;

la

condotta di Ercole

per attaccare

la

pugnai

Oracolo rifporto , che la vittoria di quel combattimento fi farebbe da quelli guadagnata , un Cittadino de' quali , il pi illuUre di nafcita , fi folle dato da per f lieffo la morte. Era fra Tebani fenza dubbio il pi chiaro di fangue Aiitipeno , ma non fapeva indurfi a morir volentieri per la falute del popolo. Le fue figlie pero, Androcjpq , e Alcide, bench di feffo pi debole, fi mollrarono tuttavia pi. collanti del Padre, offerendofi a volontaria morte , e da f fteffe uccdenfu
dall'

Orcomenj

dofi

Taiijania in BoEot.

ovvero

lib,

9.

OFFESA

206

ICONOLOGIA

OFFESA.
Di
Cefare

^pt

II color del veftimento far Cmile alla rugine , tutto lingue , e cortelli . Terr con ambe le mani un archibuggio , in atto , e con attenzione di colpire ; e per terra vi faranno due_> Cani , con dimollrazone di pigliare un Riccio il quale per 1' Offefa de* Cani, fia fatto in guifa di una palla con pungentiflime fpine , colie quali

DOnna

brutta

contello di

offenda detti Cani

,
.

vedendofi che abbiano

inlunguinata

la

bocca dalle pun

ture di dette fpine

Offefa ovvero ingiuria un'azione ingiufta > fatta con faputa , t_J con elezione a offefa di perfona , la quale tollera danno contro il fuo volere , dice Arillotele , libro 5. Etica , ovvero diremo , che 1' Offefa non_3 fia altro t che nuocere altrui ipontanearaente , fuori di quello che determina la Legge . Molte fono le offefe colle quali fi trafgredifce a quanto fi afpetta_o alla giulHzia ; ma noi intendiamo di parlare di quella che fi offende altrui con fatti , e con parale . Donna fi dipinge , per rappref;;ntare quelli > che offendono 1' onorc_*
altrui
>

il

quale fopra

qualfivoglia cofa di grandiflimo pregio

ili

ma

Brutta

TOMO ^VARTO,
:
,

rSj

Brutta fi rapprefenta 5 perciocch non vi br^tte^za, che eguagliarli Turpititdo iniqttitatis efi pofla alla offefa fatta contro il giulto , e all' onello ad {pnt. epij. dice S. Crif. ierm. 4. fnper prxmittm ne denota la mala t e peflmn II velHmento di colore della rugine rugine , che ovunque ella_3 alla airomigliandoii intenzione dell' Offenfore
,

fi

pofa

offende
,

e
i

con fuma
,

dimoftrano , che non fola il vefiimento Omne enim , qmd norts ancora colle parole iure fit , injitrUi dicimr , five <verbis , five re , dice Vulpiano . Diogene alfomigli le parole al coltello ; e fentendo , che un bel GioNon ti vergogni , ditfe , cavare da_j viae burlava molto difonetiamente una guaina di avorio un coltello di piombo, e per maggiore autorit nei Filti hominum , dentes eorum arma , Salmo 57. fopra di ci , cos dice acutus e nell' Eccl. 28. Flagelli plaga lvO' lingua eorum gladius fagtta,

Le lingue

ed

cortelli fopra

fi

offende

altrui co* fatti

ma

&

&

rem
in

facet
ut

plaga autem lingua commnuct

offa

nel

Salmo 54.

^ia

e.xa-

cuerunt

gladmm

linguas fuas
.

intendermi arcum rem

amaram

ut fagiiterS

occultis

immaciilatum

Tiene con ambe le mani 1* archibugio in atto , e con attenzione di tirare altrui , perciocch OtTcia fi deve intendere quella 1 colla quale fi offende fpontaneamente 5 e non per accidente , elTendocch infieme coli' operazione ingiuda
brutte
faciat
,
,

e
fed

cattive

adopra la volont la quale riguarda il fine , col fare cofc l^en efl conjderandum , quid homo per proprio valore , D*. Augulh fuper epill. Joann, l'oluntate faci.it quo animo ,
,
:

&

Homelia 7. La dimortrazione

de' Cani, col Riccio , nella guifa cheu 1' offefa che che fi fii per ira , non caufa , e_ dicemmo , ne dimolira principio colui che opera con ira ; ma colui che prima ad ira lo provoLedentes leduntur c 5 e per fopra di ci fi pu dire
dell' OfFefa
,
:

FATTO STORICO SAGRO.


Naas Re degli , Ammoniti , rammentandofi David , che quegli era fiato fuo amico , volle cogli atti di civilt prevenire il tglio di lui Amon, inviandogli Ambafciatori , per afilcurarlo , eh' egli prendeva parte del fuo dolore , e che farebbe lio amico , come era fiato di fuo
Padre Quello giovinetto Principe per mal configliato da' fuoi , che procurarono di fargli apparire infidiofa la cortesa di David , invece di accogliere con fentimenti di gratitudine , come doveva gli Ambafciatori , loro us oltraggio oltremodo graviisimo ; poich fece ad efsi radere la met della barba, e tagliar per met i loro abiti in guifa, che non potevano efSeppe David 1' indegna offefa a le fatta nelfer veduti lenza vergogna prima ancora che aa quelli foffe ad elfo fila perfona de' fuoi Inviati , Perilch si fortemente fi tenne a cuore 1' ingiuria , che coftangniticata te il rifolfe di non lafciare impunito 1' oltraggio . Inflitti fpedito Gioab Generale delle lue armi contra de* villani Ammoniti , rellarono quefii da LI 2 elfo
.

MOrto

258
elfo
llare

ICONOLOGIA
ben
il li

tofto disfatti

Tentarono
portatofi

1'

anno feguente
di elsi

gli offenfori di riacqui-

perduto

volta

fconfire
i.

qltre quelli

in perlbna , un' altra ma Uomini a piedi palfare fil di fpada quarantamila facendo a , che erano in fcttecento carri di guerra . 2. e^ F^ , cap. io.
;

centra

David

FATTO STORICO PROFANO.


dello , riformatore centra di lui dentro itabilite , cavato un occhio con il tumulto e gli fu dato nelle
,

FUmoXa
offefo
, .

Licurgo

flato

de'

Lacedemoni
per
il

in

una fedzione_j

della Citt.

rigor delle leggi da elfo un colpo di bailone . Sedofsi finalmente.,

grado
di

mani colui che lo aveva si malamente acciocch ne prendcOe quella vendetta,, che pi gli fofle Hata in 11 generolb Licurgo icord non folo 1' oltraggio,, non folonon pens
I'

punir

offenfore

ma

anzi lo

ammelTe
,

alla
ulfin

fua ^imiliarit
dell'

illruendol

con dulie nelogni , la pubblica ragunanza altrettanto virtuofo, e collumato ,. quanto prima viziofo era, e diifoluto Rivoltofi quindi al popolo := Ecco , dilTe , colui , che mi confegnafte fuperbo, infoiente , e sfrenato ; ora ve lo rendo piacevodi
in

modo

difciplina

e virt

che

Annoio

le , benigno cevute offefe

, !

ed

utile

al

voilro fervizio =:
/ir^

Che
9.

virtuofo vendicare

le.

ri-

.yliJj.

Oj.

Uh.

2.

ca.

F A T T O

FA

V O L OSO,.
.

che concep di aver ricevuta Neofrone figliuolo di Timandra Egida Egipio figlio di Bull, fu in illrano modo da lui vendicata denari iiddetta Tiforza di la ottenne a TelTalo pio , che era un giovine vile contratto vivefife in que' tempi", 11 che la pi bella, mandra, Donna offcfe fopramodo Neofrone , quindi per rifarcirfi ne!l' ingiuria , procur di Seguito ci, ottenere , ed ottenne Buli madre di Egipio nello ftetro mudo fcgipio, andare a ritrovare in doveva cui ora bene dell' molto inform s' Si adoper in guifa , che fece ulcir quella , e pofe deliramenTimandra Fatto ci, parti di l con promeffa di far ben tote Buli in fua vece fto ritorno . Intanto venne Egipio fecondo 1' appuntamento , e non'cono-. ma poco (Ietter, che fifccndola , ebbe commercio colla propria Madre che fi rilblvcorrore concepirono, tanto Di che entrambi riconobbero in Avoltoj , Egipio, Neofrone converfe e per Giove fono di ucciderfi chiamato Paro. Igino &c. uccello Tlinio in un , Buli in Jfmergo , e Timandra

L*

OffeHi

OMICI-

TOMO
s

Sl_v

A R T

0.

lf

OMICIDIO,,
Cefare

B^pa

Omo

bruttifTimo armato

,
.

co!

manto

di color
.

roffo

Per cimiero pop-

U.
i

tar una telU di

Tigre
,

Sar pallido
,

Terr colla
e
colla

capelli una tella


.

umana

tronca dal bullo


fi

delira
;

da infanguinata
lo

Bruttiflimo

rapprelenta
;

1'

Omicidio

mano per una fpada ignuperciocch non fofiniilra

ma quello, che molto pi importa al abbiminevok aJle Sommo Dio, il quale tra gli altri comandamenti , che ci ha dati, ci proibifce 1' Omicidio, come cola molto dannoia , e a lui tanto odiofa , che come fl.vede nell' ETodo zr. comanda che non fi lafci accollare al fuo Alper njttare 1' Omicida: Si qiiis per induflriam occiderit proximum fmm.\ dUs , ab altari meo avellcs eum&c. perch 1' Omicidio genera il pericolo della venSi dipinge armato
perfone
.

&

detta

alla

quale

fi

provvede
fierezza
,
.

colla

cuftodia di le (lellb
le

danno incitamento, e La pallidezza effetto dell' ira , che conduce ali* fpronano P Omicida Omicidio, e del timore, che chiaaia a penitenza . Per fi dice nel Genefi , che Caino avendo uccifo il fratello , and fuggendo temendo il
fignifca

La Tigre

e crudelt,

quali

calligo della giultizia di

Dio

..

N
Di

E
Ceftre

T
,.

A'-a

EJpa

DOnna
che
r
fi

cogli occhi baffi, vellita nobilmente


le

con un velo

in

teda

cuopra
dell'
,

gli

occhi

La gravit
onorano

abito

indizio negli
in

fi

tengono

modo

eifendo le , riguardano il compimento dell' anima fono indizio Ji onelt , perch negli occhi fpirando la Gli occhi b.ilfi 'afcivia, come fi dice , e andando 1' amore per gli occhi al cuore, fecondo il detto de' Poeti abbalfati verfo terra , danno fegno , che n fpiriti di lafcivia , n forza di amore polla penetrare nel petto. Il velo in tella indizio di Onelt, per antico , e moderno -cofiurae per elter volontario impedimento al girar lafcivo degli occhi
interiori, che
.

del velHre

Uomini di animo onello , e peconto alcuni , che non ficonofcono, perii cofe ellerior del Uomo tutte indizia delle

De' Fatti

vedi

Tndidzia

-,

Modefli^x

&c>

ONNI-

270

ICONOLOGIA
ONNIPOTENZA
Dd
di

DI
I{icci

DIO.
0. In capo avr uk

T. Fra Vincenzio
veftito
nella

M.

da una fafcia . dentro il quale far fcritto e_> ; nell' altra terr tre dita diftefe verfo la terra Di lato alla parte finirtra_j vi far Atlante curvato, ed abbalTato in terra , con un M.ndo fopra ; ed alla parte delira un Sole , che vuole Ipuntare , ed impedito ; e di fotto vi fono molte ftelle rinchiufe in luogo angullo , e piccolo. L' Onnipotenza folamente appartiene a Dio , il quale pu tutte le cofe, che per non importino incompofiibilit , e che non dicano ripugnanza_j dalla parte loro , come farebbe dire t Iddio non pu creare una Creatura infinita, perch quella farebbe Iddio, il quale folamente infinito, e perch Iddio non pu creare un altro Iddio , eh' il creato non farebbe Iddio, ma Creatura ; e cos non pu creare una cofa infinita non comportandoli infieme due cofe infinite , mentre fuori dell' infinito mn vi pi niente . Sicch da dirfi , che Iddio pu tutte quelle cofe, che polfono eOerej fenza ripugnanza , e quella Onnipotenza ha per oggetto 1' eifere polTibile, dicono i Sagri Teologi , cola , che l attribuifce al Padre , come al Figliuolo la fipienza , ed allo Spirito Santo la bont , per elfer quello ( conforme ad AgolHno ) Vrincipum totns di-vinitatis H per elfer principio inprodutto , dal quale li produce il Figliuolo , ed infleme con elfo lo Spirito Santo , la quale Onnipotenza egualmente peranche in queite altre_> Perfone , come nell' iiielfo Padre , ma fi appropria a lui folamente per le ragioni dette , ed altre che fi lafciano Si dipinge dunque 1' Onnipotenza di Dio da Uomo venerando , veflito alla maniera regale , perch' Re univerfale del tutto , ed il tutto domina , il tutto lignoreggia , e di tutti trionfa. Il diadema ( fecondo Pierio Valeriano ) lib. 41. </e diademate ^ geroglifico della maeli regia, fulla quale vi fia avvolta una fiifcia , che cos gli antichi Re hanno coliumato , come, il grande AleflTandro ve la port fopra , e la tolfe una volta , per legare una ferita nella fronte di Lifimaco , ed i Savi augurorno a quello ferito la regia podell Sembrano dunque il diadema, e la fafcia fovrappolla , la niaell , e podeli reale , che_j fono in Dio onnipotente ombreggia altres quella fafcia la vittoria , come fu data a Lorinna , fanciulla dottifima ne' lludj poetici , per fegno deIla_o vittoria, che doveva riportare in Tebe di Pindaro, nel contrailo mulicale . Vi nella fommit del Diadema un giacinto , eh' di color rodo , e ceruleo, che a quello tira alquanto, il quale fecondo Pierio lib. 41. geroglifico della pugna , che cos era apprelfo i Romani , come dice Plutarco di Pompeo I di Marcello , e di M. Brutto , fignificando la pugna , e
, ,

venerando afpetto, UOmo diadema con un giacinto


in

alla real

maniera

fommic

circondato

Terr un circolo

una mano

MAGNA

la bat-

r
la battaglia

M
i
.

^V
dinota

A R T
la
,

0,

271

che

fa

Iddio contro
in

nemici fuoi, e contro quelli che non


fua infinita, ed incomparabile

fanno conto delle fue grandezze

circolo
,

che tiene

mano,

Onnipotenza
visiiofv
I

fpiegato col detto

MAGNA

facendo cofe grandi

e mara

dillefi verfo la terra fignificano , eh' egli la mantiene , e la con tre dita cio con un atomo della fua potenza ; oppure le tre dita, {ano per le tre Perfonc Divine, le quali egualmente concorroOperai no alla produzione di tutte le cofe ad extra fecondo Agoilino Trinitatis ad extra funt indhifa . Atlante incurvato in terra, col Mondo fopra , ombreggia con chiari lumi la potenza de' Grandi del Mondo , che reggono i loro imperi , ma (la curvato, perch quella al pari di quella onnipotenza, un niente , ed a lei s' inchinano , e baifano tutte le Nazioni II Sole , che fpunta , ed impedito , per fegno , che Iddio domina_j tutte le cofe , e tutte foggiacciono alla fua Onnipotenza , dalla quale viene impedito il Sole , che non apparifca , n mandi i fuoi raggi , ed altres le llelle , che ( conforme gli Allrologi ) fono di tanta grandezza , vieppi della terra, e le racchiude in piccolifsimo luogo. Alla Scrittura Sacra. Si dipinge l'Onnipotenza di Dio da Uomo veflito alla real maniera , perch Re Onnipotente , fotto il cui dominio il Eller 15. v. 9. Domine, Domine B^ex omnpotens , in ditioicu tutto foggiace li enim tua cunla funt pofita , <^ non efl qui pojjt tiue refifere z'olnntati diadema infdfciato col rubino fopra , che dinota la podcll , e magnificenza Sap. 18. v, 24. Et tnu?^nifice}itia tua in diademate capitis illins fadpta reale Eccl, erat . E f vogliamo il giacinto ancora fopra il diadema , o corona portai coronam . 40. V. 4. ^b eo , qui utitnr hyacinto , Vi il circolo della fua incomprenfibiie , ed infinita Onnipotenza, e_> llccome quello racchiude il principio , e fine , cosi Iddio Autore di tutOmega prncipium , te le cofe. Apoc, i, v, 8. Ego Jum ^Apha , fiqui eli , qui erat , qui venturus eli Omuipo-^ nis , dcit Dominus Deus , Eccl. 45. v. 31. Terrihilis Dominus , magnus wtens . il Savio diife

tre

diti

folliene

folo

&

&

&

&

-,

&

hementer

GNA
Job.

9.
e/?

Dentro il circolo vi il detto MAperch fa gran cofe con quella fua Onnipotenza, e fa quanto vuole. V. IO ^ii fccit Piagna, <jr ncomprchenftbtlia , mirabilia , quorum
,

&

&

mirabilis potentia ipfms

&
.

non

nnmerus . Atlante abbad'ato Idem ibid. Deus , ams irs, nemo

ed incurvato a terra, co!


potefl
,

rejfiere

&

Mondo

fopra.
qui

[ub

quo

curvantur

portant

con che folliene la terra Ifaj. 40. v. 12. !^.is appendt tribns digitis tiiolem teme , & libavit in pondcre mor.tes , C> colles in fluiter ? E la mantiene , e muove dal fuo luogo Job, 9. v. 6. ^i colu>nn.i ejus concutiuntur 11 Sole che vuole tommon>et terram de loco fuo , Le_j fpuntare , ed impedito . Job. ibid. ^'/ prcecipit Soli, non oritar ftelle finalmente racchiufe in piccolo luogo , e appunto fotto un piccolo fuggello . Idem ibid. Et fldlas dattdit , quafi jub fignacido ,

Orbem

Le

tre

dita,

&

&

ONORE

27i

FCONOLOCrA

ONORE.
Hi
Cefare Bjpa
,

Giovane
nella
fiori,

bello

veftito di porpora
,

mano
.

deftra

nella

finillra

e coronato di alloro, con un' afta con un cornucopia pieno di frutti


libera
,

e frondi
,

Onore
;

nome
all'

di poireflionc

e volontaria

degli

animi virtuofi
col fine dell'
ciijiislibct

attribuita

Uomo

per premio di
i. 2.

elfa

virt

e cercata

onefto
e

e S.
.

Tommafo
,

q.

29. art. q. dice ,chQ honoreji

irHatis

premium
, ,

Si

fli

giovane

bello e
fi

perch per f
defiderare
.

fteffo

fenza ragioni

o
,

fllogi-

fmi

alletta ciafcuno

fa

Si

veile della

Porpora

perch

e indizio di onor fupremo , cornucopia, e la corona di alloro fignifcano le tre cagioni principali , onde gli Uomini fogliono elfere onorati , cio la fcienza , la ricchezza, e le armi e 1' alloro fignifica la fcienza , perch come queAo albero ha le foglie perpetuamente verdi , ma amare al guilo , cosi la fcienza , febbene fa immortale la fama di chi la pofTiede , nondimeno non fi acquilta fenza molta fatica , e fudore Per dice Efiodo , che le Mufe gli avevano donato uno fcettro di lauro , eflendo egli in hzCfa fortuna , per mezzo delle molte fatiche arrivato alla fcienza delle cofej e alla immortalit del fuo nome..

ornamento regale
L' alfa, e
il

ff-

coronato di {>alma , con un cllaro di , e maniglie medefimamente di oro alle braccia . Nella man de tira terr un' alla, e nella finiftra uno feudo, nel quale fiano dia* Tempi di pinti due Tempi col motto : Hic tcrminus h.-ertt , alludendo Marcello detti da noi poco innanzi come fcrive Aulo Gellio Si corona di palma ; perch queft' albero, perch , f fi pone Vittoria, fegno di nel 3. lib. delle Notti Attiche fopra il fuo legno qualche pefo ancorch grave , non folo non cede , ne
di

UOmo oro

arpetto venerando
,

al

collo

fi

me

Vittoria , cos' innalza ; ed effendo 1' Onore , figliuolo della Boccaccio nel 3. della Geneologia delli Dei , convien che fa ornato dall' infegne della Madre alla , e lo feudo furono infegna degli antichi Re , in luogo della Corona , come narra Pierio Valeriano nel lib. 42. per Virgilio nel 6, dglt* Eneide, defcrivendo Enea Silvio Re di Alba dilfe

piega

ma
il

fcrive

llle

'Videi >

qui ) pttrus jHvenis ^

nititur

kajl*^

per-

Io
il

27; E perch nel Tempio dell' Onore non fi poteva entrare f non per Tempio della Virt s' impara 1 che quello folamente vero Onore 3
,

M
.

^V

A R r

0.

quale nafce dalla Virt


alle

Le maniglie gni di Onore


nelle
ria naturale
.

braccia

il

collaro di oro al collo erano antichi ffi

e davanll da'

guerre valorofamente

Romani per premio a chi come fcrive Plinio nel 35.

era

portat
Ifte-

lilj.

deli'

ONORE.
T^elU Medaglia
d

*Amontm Tit

UN
ri
,

Giovane
.

veftito di verte

alloro in una

mano

lunga , e leggiera , con una ghirlanda di e nell'altra un cornucopia pieno diffondi fi-

e frutti

ONORE.
Isella

Mudagli X

d Ftellio

con un' arta nella deftra mano , col petto mezzo ignudo, e_j> cornucopia nella finilra . Al pie manco ha un elmo e il fuo capo far ornato con bella acconciatura de' fuoi capelli medefirai . L' alla, e le mammelle fcoperte rdimoftrano che colla forza fi deve difendere 1' onore , e con la candidezza confervare Il cornucopia , e 1' elmo , dimollrano due cofe , le quali facilmente trovano credito da eOfere onorati ; 1' una la roba , 1' altra 1' efercizio militare ; quella genera 1' onore colla benignit ; quella coli' alterezza; quella col pericolo del nocumento ; quella perch fa fperare ; quella perch fa temere ; ma 1' una mena P Onore per mano piacevolmente ; i* altra f lo tira dietro per forza .
col
.

Giovane

FATTO STORICO SAGRO.


Attuer per mezzo della bella Eller la perfinel leggere alcuni Annali , ne' quali era regillrato ciocch per lui operato aveva il perfeguitato Mardoccheo, rileva quanto fi doveva al fuo merito alla fua virt ; e quindi fatto a f venire Aman, (che appunto era anfante di ottenere da lui la permilTione di far appendere ad una forca , da eflb gi preparata , Mardocchco ) lo ricerci come per configlio, che fi potelTe fare ad un Uomo , che il Re voleva molto onorare ? Aman credendo eOTere egli ItelTo colui, a cui. il Re penfava di far quell' onore , ben fubito gli rifpofe , che dovea vellirfi della__i regia porpora , porlo fopra un Cavallo del medefimo Re , colla corona reafcoperta ebbe
,

DOpocch
dia di

Aman

dopo che

-,

Mm

le

274
le fui

ICONOLOGIA
capo
le

ed
il

in

quella

foggia farlo condurre

per tutta
il

la

Citti

tenen-

dogli
si
fi

redini

pi gran perfonaggio del regno

quale gridaife E=

Co-

onora quegli , die il Re vuole onorare e= Allora il Re ordin ad Amin, che pontualmente efeguilTe quanto aveva, detto Gonducendo nella diviiata guifa per tutta la Citt Mardoccheo ^ E{er c^tp, 6.

FATTO STORICO PROFANO.


potente Re Mitridate ritornava di Asia vittoriofo e trionfante Palfando quelli per Atene con tutto il fuo equipaggio gli pervenne alle orecchia 1' infermit di Pofsidonio . Ci fapuJo, non iblo volle fargli 1' onore di vifltarlo in perfona ma di pi. giungendo alla porta di cala fua , non permile che entrallero dentro Littori n altre infegne Imperiali che ieco aveva , ben penfandoche alle virt , ed ai fapere tutti g' Imperj dovevano rendere onore ; e_>
battaglia vinto
il

POflidonio filofofo giaceva Magno , dopo avere in

ne!

letto

infermo

in

tempo che Pompeo

fece con quel Filofofo

quello

>

che non avrebbe fatto con

Re

alcuno del

Mondo

Tlinio

FATTO FAVOLOSO.
Ena figliuolo di Borea > e di Orithia y e marito di Rodope. > o cangiato colla moglie in un monte . perch ambirono un onore Emo volle farfi onorare come eh' eglino in alcun modo non meritavano Giove e la moglie come Giunone ufurpandofi il nome di quelle due_^'
fu
.

EMo
,

Deit.

Diz.

Fav,

OPERA
DOnna

VANA,.
^

Di Cefare B^pa

che Aia con fembiante attonito a riguardare molte tele di che ella tiene con ambe le mani , per dinotare , che ficcome lueile tele fono telfute con gran diligenza > e fabbricate con fatica , pcc ogni piccolo intoppo la fottigliezza loro , nondimeno fono fottopolle ad perch ogni cofa le guafta come le Opere vane non avendo fondamento di vere % e perfette ragioni j.per ogni, vile incontro diilpate vanno pes
ragno
,

terra :

e^r

vana:..

moro , ignudo il quale con una mano tenga un vaio di acqua e f la fparga per doflb , e coli' altra mollri di volcrf levar via pu effer limbolo delle opere vane , che alla fine la negre;za ; e quello aon polfojio aver elto lodevole per non eflcrv n debiti mezzi n debita

UN Uomo

TO
bica diipofizione
.

^V
Adagj
.

A R rO.
^etopem

27?
,

Veg^afi negli
59,

Uws

figurato

dall*

Alciato

nell'

mblema

Opera vana.

Onna , ia quale coHa fpada come fi dice in proverbio


fi

tagli

pefli

una gran fiamma di fuoco , ovver 1' asqua nel mortaio ; f per eoa

veroflmile

potr dipingere,

OPERAZIONE MANIFESTA,
D
Cefan BJpa
.

DOnna
pili

che moflri ambe le mani aperte , ciafcuna delle quali abbia, , un occhio nel m.ezzo della palma Quella fu bellirsima figura degli Antichi, e le mani s' intendono facilmente per le operazioni , come vero Illromento delle operazioni nolbrc
.

principali

e neceffarie

occhio fi moltra !a qualit dell' opera , che deve effer manifefta , e chiara 1 n propriamente Craii^ alla lucerna 5 che fa lume altrui e per f itelTa non vede ; ma all' occhio , che colla fua luce adorna , e arricchiice feUeffo ; con che fi moftra , che le operazioni n per vanagloria n per altro fine meccanico fi devono efercitare , ma folo per beneficare Plauto.: Semper oculata nofircs [nnt umnts , credimi qmd 'Menu. f , e altrui

Per

1'

OPERAZIONE PERFETTA.
>/

Cefare I{ipx,

che tiene colla deftra mano uno fpecchio s' colla finifira ims 1 fquadro 1 e un compaffo Lo fpecchio , dove fi vedono le Immagini , che non fono reali , ci gu cffer Cmilitudine dell' intelletto neliro , ove facciamo a piacer noltro', aiutati dalla dilpofizione naturale, nafcere molte idee di cofe, -che non fi vedono ; ma fi pofifono porre in opera^ mediante 1' arte operatrice di cofe_> fcnfibili 1 per mezzo di flromenti materiali. Olti-e di quello, innanzi che 1' opera fi poCfa ridurre a compimento , blfogna. iapere le qualit eiquifitamente ? che a ci far fono neceflarie , il che fi nota col compalfo, e con lo fquadro, che agguagliano le forze.^ colla fpefa , 1' opera con 1' intenzione , e la cofa immaginata colla reale ; fenza quelli fi cominciano le opere , ma non fi riducono a fine lodevole , e fono poi cagione , che molti fi ridono del poco giudizio di chi le cominci, fecondo il detto de! Salvatore nollro nell' Evangelio-.
.

DOnna

Mm

OPERE

27<5

J C

OPERE
Come

DI

LO G I A MISERICORDIA,
di

figurate nell' Edizione

Parma

del Sig:

Boudard

V
Bat
da

B^

M
agli

^
affamati.

mangiare

fono care a Dio quelle Opere di mlfericordia ufate verfo fuoi poveri , eh' egli ha voluto appropriare a f lleffo quello , che loro vien fatto di bene ; dicendo nel Vangelo : ,Amen dico ijobis , q'tamditi fecijlis uni ex bis fratribits meis minimis , mthi fecijlis La prima di quelle Opere fi rapprefenta per una Donna , che fi da tutta la premura di follevare dall' ellremo sfinimento , cui per la fame , un povero giacente per terra. ESURIVI , ET DHDiSTIS MIHI MAN-

Tanto

DUCARE.
S

O
bere agli

7^

Dar da

.yijfetat .

I'
-i

immagine di quella feconda efprefla per una Donna che tirando acqua da una fonte ne da a bere ad un povero , e fi compiace di vederlo dilTetarfi con avidit . SITIVI , ET DEDISTIS MIHI BI.

BERE

E
alloggiare

li

Z
Telkgrini

dipinge SI Spedale

fotto

figura di
fi

Donna modella

di cui
,

Pellegrino Ihnco

sfinito
.

vede una parte per la fatica

citeriore

che Ha fulla foglia di un e prende per mano uii_j , del viaggio. HOSPES ERAM,
,

ET COLLEGISTIS ME

Fejlir g' Ignudi

aria caritatevole ed INprire con un mantello

affabile

fi

rapprefenta

la

un povero
la

intirizzito di
,

Quarta intenta a cofreddo, e malveltito.


,

Ha

quello dipinta nel

volto
la

riconofcenza
benefattrice.

e negli occhi

eh' egli

ri-

volge umilmente verfo

fua

NUDUS

ET COOPhRUI-

STIS

ME

M
^
V
l

Cl'O
1^

A R T T A

0.

Z77

VifiUregl* Infermi.

dipinge SI te in un

aflifa

a lato di un
.

Uomo

abbattuto per
aria

la

malatta
t

gacen*

letto

La riguarda con
,

di
.

compafsione

e gli porge a

bere

INFIRMUS

ET ViSlfASTiS
S

xME

E
Vifnjre
i

T
.

.A

Carcerati

dipinge fotto forma di Matrona grave , che fiede frali' orrore di una carcere , ed anima un prigioniero a fjpportare di buona voglia il fupplizio meritato . Egli fdrajato per terra coi ferri alle mani , ed ai piedi , e 1' alcolta con attenzione. IN ET VENI,
I

lJ

STIS

AD ME.

CARCERE ERAM

SETTIMA,
Sepellire
i

Morti
,

SIunrapprefenta Cadavere

fotto figura di
5

Donna

avendo vicino

la caffa

che involge in un bianco ed un lume accefo,

lino

NI
Ippocrate
.

E.

oneftamente ornata, di faccia non molto bella, n molto brutfi mollri audace , e preila ad appigliarfi a ci , che f le rapprefenta ; e per quello deve tener le ali nelle mani, e alle fpalle , come diiTe Ippocrate. Opinione forf tutto quello , che ha luogo nella mente , e nell' immaginazione dell' Uomo , o almeno quello folo , che non per dimollrazione apparente ; e perch varj fono 1' ingegni , e le inclinazioni , varie ancora , anzi infinite fono le opinioni ; e di qui ha origine il detto triviale : ^4ot capita , tot jententiie . Qui ancora li pu conofcere eCTere infiniti i concetti delle menti umane , come infinite fono le inclinazioni , e difpofizioni particolari. Per quella cagione 1' Autore della prefente figura volle , che folle di faccia n bella , n difpiacevole , perch non opinione alcuna cosi irragionevole , che non poJa venir foilentata con qualche apparenza verifim ile , e con qualche ragione convenientemente fondata, n alcuna f ne tro%'a cos ferta
,

DOnna

ma

ma

^7Z ma

I C
,

N
e
,

L
mollrano

G
la

I A.
confiderazione non ve,

che

in

tnle

modi
,

dagl' ingegni di qualche

ga facilmente biafimata Le ali alle mani , e


-,

abbattuta
velocit

alle fpalle

con che

fi

preu-

dono e lafciano le opinioni quafi in un medefimo tempo , fcorrendo fubit per tutto il mondo , e portando fpefle volte i panni dell' ignoranEa {)
.

OPULENZA.
Hi
Cefare BJpa
.

DOnna
nella
I

riccamente veftlta

che dia a federe fopra una feggla di or

circondata di molti vafi di oro , e di argento , e caff di gioje , e fucchetti d denari , tenendo nella mano deftra una corona imperiale e_
lnillra uno fcettro , e vicino le fia una Pecora vellimenti nobili, le fcggie, i vafi di oro, le caff di gioje, le coe gli fcettri , fono cofe , che per comodit , e nobilt dell' Uomo

rone

non impetrano fennon le ricchezze ; per come effetto di effe , faranno convenienti a darci cognizione dell' Opulenza , precedendo nel conofcere_>

come fifa nel principio di ogni noftra cognizione. , anch' efle indizio di Opulenza , perch di tutto quello che in effe fi trova-, fi pu cavar denari , e ricchezze ; perch la carne, la pelle , il latte , ed il pelo , fono llromenti buoniffimi per i comodi lo fa crefcedell' Uomo , anzi la fua bocca roficando il grano nafcente , re e pigliar vigore ? ed il fuo ilerco ingraffa i campi, e li fa fecondi ; per gli Antichi ne confervavano gran quantit , e col numero di effe_>
dall'

effetto

alla

caufa

Le Pecore fono

.,

numeravano

ricchezze degli Uomini , formandone il nome della pecunia dice -, che anticamente avevano le Pecore lana di oro ; ed Ercole riportando dalla vittoria Affricana gran quantit di Pecore , fi di oro dal giardino dell' Elperidi come racconta diffe riportare i pomi
le

e per quello

fi

Pierio nel decimo


Z)e'

libro della

Opera

fua

Fatti

vedi Fjccbczz*^

'M Wf
WF

#B
'wf

ORACI/) Il Sig, Boiidard nella fua Edizione di Panna ci da 1' immagine dell'Opinione rapprefentata nella feguente maniera Dcnna che in atto iti riflenere fcpre un libro , e accentua ili foftenere tu ejjo qnacbe prcpofir^cne . Le ali d farfalla , chi ha alle [palle , ed alle gitmtitre delle mani dinotano V ijlabili/ degli "Vomtm nelle ior Opinioni . La Nave , che fi vede in diftanza agitata dai ccntrcirj flutti del man un allegoria che dimcjtra , come fovente l' opinione dell' Verno pende irrefolrttJ fra il Con.

t rafia

delle idee

diverfe

che fi rapprefentano alle immagi'rti

TOMO

^V^ A R rO
Z
I

2.79

ORA
Di

O N
PjpA*

Cefare

?-

a 2

a^tii iwc^A*
7T^

liOnna vecchia di fembante umile-, veftta di' abito femplce , e d" color bianco . Star inginccchioni colle braccia aperte ; ma che colla le catene del quale fiano codelira mano tenga un ncenfiero fumante ,

rone , o rotar) della Gloriola Vergine MARIA j e terr la che miri uno fplendore . Si dipinge veltita di bianco, perciocch > come riferifce nel libro ie. 0-fu:. V Orazione deve eflere pura , femplice
maniferta
.

faccia-

akaca

S.
,

Ambrogiolucida

e-

Lo
li

ftare

deve avere
Il

inginccchioni colle braccia aperte , dimoira la riverenza , cheal Signor Iddio ed in particolare quando fi fta in Orazione-,
la

lo fplendore , denota , come di*che 1' Orazione una elevazione di mente , ed eccitazione di affetto col quale parlando I' Uomo , porge prieglii a Dio , palefandogli i fegret , e deflderj del fuo cuore . L' inccnfiere fumante il fmbolo dell' Orazione ; e fopra di ci- il Profeta cosi dilfe nel. Salmo 140. DhigatHr- ^ Domine crato mcAt ftcut n-

tenere

faccia alzata
quel}.

e die miri
i.

ce San

Tommafo

83.

art.

-,

cenjum in confpeSu tuo

,-

te

28o

.ICONOLOGIA

ail* incendere , vi fi mettono, perch con ette fi fa Orazione , ed in eiTe confille il Vater nofler , e l' ^ve Maria . Il Tater nofler tu compollo da Grillo Nolro Signore , ed infejnato agli Apodoli , quando gli dimandarono , che infegnalfe loro di orare ; e 1' ^ve Maria dall' Angelo Gabrielle da Santa tlilabetta , e da Santa-j Chiefa ,

Le corone, che fono come catene

Orazione.
flando inginocchioni cogli occhi rivolti al bocca una fiamma di fuoco , tenendo il dita indice della finiitra mano fopra la mammella fiaillra , e facendo fegno di moih-are il cuore ; e colla delira batte ad una porta ferrata . Vellita di verde Ci dipinge 1' Orazione , per la fperanza , che ha di confeguire la grazia, che domanda a Dio, il quale principalmente fi muove per umilt nofira , la quale fi dimollra , tenendnfi le ginocchia in terra; il qual colturae fiato antico indizio di onore , e di fommifllone non so f per naturale illinto , o piuttollo , perch 1' inventore di quella cerimonia fapenfe , che i fanciulli , come racconta Gio: Coropio , mentre_* fiannj nel ventre della Madre , toccano colle ginocchia le guance , e_ gli occhi , d' onde vengono le lagrime , con cui volentieri iddio offcfo fi
vefiita di
.

DOnna

verde

Cielo

Le

ufcir dalla

lafcia

placare

Nella lingua latina le ginocchia fi domandano Genua , nome che h3_o gran conformit colle guance , che pur fono dette Ceti.? ; talch anibe_> quefie parti difpolle al medefimo effetto, con P intenzione , ed orazione. del cuore , fanno infieme tale armonia , che Iddio vinto dalL piet, facilmente condona que' fupplizj , che fi dovevano alle fcelleratezze-

commelfe
Rapprefentafi cogli occhi rivolti al Ciclo , perch le cofe dimandate nell'Orazione devono elfere appartenenti al Cielo, che noflra Patria, e non alla Terra , ove fiamo pellegrini . Per la fiamma , che P efce di bocca , Ci fignifica 1' ardente affetto dell* Orazione , che e' infiamma la mente dell' amor di Dio . Il dito indice in atto di moltrare il cuore , legno , che 1' Orazione fi deve far prima col cuore , poi co'la bocca ; ed il picchiare alla porta, che 1* Uomo deve elfer coli' Orazione importuno , e con ilperanza di confeguire
l'

intento
:

colla perfeveranza
,

confidando nelle parole


,

di Grillo
,

che dicono
Tstitr
i

Vttitc

&

dabiinr

mbis

quirite

df

invenietis

pulfate

& ape-

come

leggefi nell' ii.cap. di S.

Luca.

Orazione.

UN

Sacerdote vecchio in abito bianco Pontificale inginocchione avanti ad un altare , con un incenfiere nella delira mano , Itando in att Colla fniltra porga un cuore. d' incenfare e cogli occhi rivolti al Cielo Il vecchi
i .

TOMO

J^V
1'

ARTO,

281
con Dio

Uomo innanzi che parli > Il vecchio Sacerdote mollra , die per mezzo dell' Orazione deve preparare 1* anima fua con opere buone , ed elTere alieno da ogni immondezza , che polla imbrattarla , il che fi comprende nell' et fenile , che Ibnca nel lervire il Mondo , fi eia ordinariamenre ferventifllma al fervJ'zio di Dio L' abito bianco mollra la medefima purit della mente , che fi deyc_> portare nel cofpetto di effo Signor noltro . Si fa inginocchione cogli occhi rivolti al Cielo , moflrandofi il conafcimento di f ftelfo , che genera umiiri , e la cognizione di Dio , che_> genera confidenza infegnandofi , che non dobbiamo effer nel dimandare.^ tanto umili , che ci difperiamo , tanto confidenti , che non dubitiamo, per i demeriti nollri perch in quel medefimo luogo, Il turibolo fi pone per l'Orazione , 1' incenfo feliamento fono nella nuo, che era apprelfo Dio nell' antico degli Uomini giulH preghiere va legge le 11 cuore , che tiene nell' altra mano in legno di offerirlo , nota che come S. Agoilino dille ( ) f non ora il cuore vana ogni opera della
.

'

lingua

O razione.
vecchia , di fenibiante umile , coperta da capo a piedi da un manto* di color bianco , con il vifo rivolto al Cielo . Star inginoccliione , con ambe le braccia aperte , ma colla delira mano tenga un inccnficro fumante , le catene del quale fieno corone , o rofarj della GIoriofa

DOnna

Vergine Maria
.

colla finillra

con bella grazia un cuore


tal

in ter-

ra far

un Gallo Si dipinga vecchia


pi vicino
dare jaiibus

per eflere
ni operarti

perciocch in alla partenza di


,

frequenta pi 1' Orazione, quello Mondo tIhs omn:l>:<s religioet


fi
:

conienit
.

-,

qiios

pr.efeiitis fiCciili florida

atas tranfa^a de-

fervit
Si

dice Cipriano

cuopre tutta da capo


elfere in
,

piedi con
palele
,

Orazione non deve


in fegreto : trem in ab/condito S. Matt. al 6.
Il

^am
,

il manto per dimoftrare , che l' mnitclla altrui , ma occulta , ed


,

oraveris

intra in
,

cubiciilnm t:iiun
citd

&

c>

claufo ofo
,

ora
,

Tadice

Valer tans

l'idet in

abj'condito

reddec

libi

manto
,

di color
.

plice
"Jtats

e pura

Sit

bianco ne fignifica che oratio pura , fimplex , dilucida


,

1'
,

Orazione deve
manife/la
,

elter fein-

atqne

&

ponderis

non ajfe^ata elegantia Jd non intermiffa

piena gra" grada , dice S.

Ambrogio
Tiene
elevazione

de
il

offic.

per dinotare che 1' Orazione una , di affetto, colla quale parlando P Uoeccitazione e , mo, porge prieghi al Signore Dio, palefandogli i fcgreti, e defiderj del fuo cuore Oratio efi oris ratio , per quam nojri cordts intima manifeflamtis Beo, dice B. Tom. 4. fent. difi. ij. e 2.2. quell. 8z, art, 4. n Lo
vifo rivolto al Cielo
di

mente

i8i
Lo
ftare

ICONOLOGIA
-,

inglnocchione colle braccia aperte , dimollra la riverenza che fi deve avere al Signore Dio in orazione . L' incenflero fumicante fimbolo dell' Orazione , e fopra di ci il Profeta cosi dice nel Salmo 141. Dirigati orato mea ficut incmfum in con
fpeiu tuo
.

Le corone, che fono come catene all' incenfero , vi fi mettono, perch con elle fi fa Orazione, e in effa confilfe il Tater nofler , e 1' ^l'C-? Maria ; il Tater nofler fu comporto da Crirto nollro Signore , e infegnato agli Apoftoli quando gli dimandarono che infegnaffe loro di orare e V ^ve Maria dall' Angelo Gabriello , da Santa Elilabetta , e dalla Santa Chiefa. Il tenere colla finiflra mano con bella grazia il cuore dimollra (come difle Sant* Agollino ) Se non ora il' cuore , vana ogni opera della lingua Oratio cordis efl , non labonmi ; neque enim l'erba deprecantis Deus in, ; :

tendit
cis,

[ed orantis cor

ajpexit

Mclus
mentis
,

tfl
,

enim

filcntio
,

orare

corde fine fono

vo-

quam

folis 'vcrbis fine intuita

dice Ifidoro
il

Le
de
al

fi

mette accanto
dice:

il

Gallo

elfendo
ut digni
,

de fum. bon. lib. 3. e. 8. fimbolo della vigilanza on,

S.

Matt.
funi,

Vigilate-,

&

orate-,
,

ne intrets in tentationem

S.

Luca,

21.

Vigilate

omn tempore orantes

futura,

&

habeamini fugere

ifla

omnia qux

fare ante filium bominis

ORDINE DIRITTO,
D
che UOmofquadra
,

GIUSTO.

Cefare

Pjpa
,

colla defira
.

mano

tenga l'archipendolo
,

e colla finiftra_j 49. ] dimollrafatta


,

la

Volendo
re qualche

gli

Egizj [
e
il

come
,

narra Pierio Valer/ano


e ordinariamente elfere
eflfa
,

lib.

cofa drittamente
,

fiata

ritro-

per P srchipendolo , e_j la fquadra effendocch 1' archipendolo ferve a quelle cofe , che fi devono dirizzare, e la fquadra alle cofe alte, e piane, ma torte; ed iii_ ultimo a tutti i canti di ciafcun corpo , per il quale fia da tirarfi la linea
vare per
il

giufio

diritto di

lo figniicavano

diritta

ORDINE

TO

^V

A R

r 0,
.

t8.?

ORDINE UNO DE SETTE SACRAMENTI


Del V. Fr.
Vincenzio ^cc

M.

O.

con abito lungo di bianco colore i con la corodietro gli omeri in atto di volare a cui di fopra difcenda preziola gemma ove rivolge la faccia .Tiene fotto i piedi alcune ftelle . Ha in una mano un ramo di melo granato , e nell' altra un adamante , ed apprelfo un Caprio , o Cervo . L' Ordine uno de' fette Sagramenti di Santa Chiefa , che altro noa d una fpirituale potefi * , che un legno . nel quale all' Ordinato fi confornie il Maeltro delle fentenze 4. fentcnt. 24. E' di belP afpetto quello Uomo , che rapprefenta I' Ordine ) perch vago
d beli* afpettOj
)

UOmo na

in teftu

colle

ali

quello Sagramento infra tutti gli altri . 1' abito lungo, e bianco , in fegno della molta autorit, ed ec* cellenz j che conferifce a chi Io riceve ; ed il color bianco nobile , e
egli

Tiene

perfetto

infra colori,

ed accenna letizia, in fegno della

nobilt

di

quell

Sagramento, che genera allegrezza al cuore dell' Ordinato. Tiene le ali, perch chi riceve queft' Ordine deve volare al Cielo dovendo fare azioni pi celcili , che terrene . Ha la corona in iella, per il dominio , che tiene quello , a cui fi conferifce quelF Ordine , e Ipecialmente il Sacerdote, che domina nel Ciclo, e nella terra, per la molta potell, eh' egli ha ; ovvero tiene la corona , perch la dignit Sacerdotae fi uniforma colla regale che di fopra gli viene , il carattere , che s' imprime in quello Sagramento , qual viene fpiritualmente da Dio , e d foggetta nell' anima indelebilmente . Tiene la faccia rivolta in sii , in fegno , che 1' Ordinato non deve altrimenti riguardar la terra , ma il Cielo , confiderando la felice forte , nella quale vien chiamato , non volendo altro fembrare quello nome Cleros, che Sors Oppure riguarda il Cielo , perch il Sacerdote in fpeciale dev' elfer pii celelte , che terreno , e calpeflare affatto le cole della terra , e fpregiarle E per fotto li piedi ha le irelle , perch abitando in terra fa offizio di Angiolo, ed della converfazione del Cielo . Il ramo del melo granato fimbolo della molta carit, che deve avere per la falute altrui L' adamante che non fi Ipezza , ma refille a martellate , dovendo e^U
le
fi

accoppia

La gemma

elTere

il

medefimo

in refiftcre

alle

tentazioni
.

del

Mondo,-

forte a

man-

tenere
Il

la

giurifdizione Ecclefiallica

verfazione delle genti,


gnit
,

Caprio, o Cervo, che fono animali fuggitivi, e feparati dalla confimigliante a quelli deve elTere il collituno in ditogliendofi in difparte
dal

Mondo
Nn

dalie i'ue

pompe

da' fuoi

in-

gann,

284
gann
,

ICONOLOGIA
traffichi
,

maneggi
.

non

altro

volendo dir Religofo


di beli* afpetto
il

che

mimdo

relegatHs
Si

Alla Scrittura Sagra


to dell'Ordine
,

dipinge da

Uomo
lui

Sagramen-

pieno di lucidfsimo candore ombreggi il Savio a maraviglia di ciafcheduno , e per 1' abito bianco h al 43. Tnli.br'U:'.dincr>i cundors ejus a.'f/iir.ibifembrato anche il candore Sta coronato, perch regna o eccede la dignit reale, come tur ocitlus diffe San Pietro , Prov. 4. v. 2. Vos autem gcnus eleBitm regale Sacerdotinm , gens Sanala, ^ popidus acquiftionis . La gemma , o fegnalato dono, quello fpirituale , che gli difcende dal Cielo 2. Pet. 2. v. 9. Donunt boniim tribuam vohis , legem meam ne derelnquatis . La faccia rivolta colafs , ove ammira, che ivi deve fempre rivolgerfi , chi ha cotal dono, allegorizandoli cos Ezecchiello .... v. 2. Fili hominis , pone factem tuanj ad Jerufa' lem , " filila ad Sanlnaria . Tiene i piedi fu le ftelle , dovendo aver con Paolo vieppi celelle , che terrena converfazione . Philip. 3. v. 20. 2\(oflra auterr. con-verfato in Cxlis efl . San Gioanni a tutti predic , e fpecialmente a' Sacerdoti i. Joann. 2. v. ij. l^olte diligere mtmdum , ieque ea^ qi4X fmt in mimdo , Si qus diligt mundum , non cfl charitas Tatris in eo . E Cololf. ^2. v. 2. ^tx fnr~ Paolo pi a loro, che ad ognun' altro diceva Jum fmt japte , non qn fuper terram . Il ramo del melo granato fimbolo della Carit verfo altrui , come la Spofa favellando allegoricamente dell* anima del Sacerdote , fi vantava efler introdotta nel favorito luogo dell' amore , ed efferle invertita una carit ardente Cant. 2. v. 4. Intrediixit me in cellam vnaram , ordnavit in me charitatem . L' Adamante della fortezza, per difendere la giurifdizione , n corromperfi giammai, e refifter al peccato, come divis il Signore per Ofea ad un Sacerdote afcefo in eminenza tale Ofea ii. v. 8. ^wrnodo daba te fcut ^dam , ponam te ut SebeE per ultimo vi il fuggitivo Caprio , o Cervo , a cui dev' egli m Cant. 8. v. 14. Fiige, dile^emi cotanto amato da Dio, ralTembrarl ajj-

perch

dalla bellezza di

&

milare Caprex

innidoque

Cerwrum

fuper m9ntes aromatum

>,

ORIGINE

TOMO ^V ARTO.
ORIGINE
DI

285

AMRE,
Cafiellini

Di Govmh Zaratino

che tenga uno fpecchio trafparente rotane! gfoflb , e corpuincontro all' occhio del Sole , il quale con i fuoi raggi trapaffando per mezzo dello fpecchio , accenda una facella , porta nella mano iniltra . Dai manico dello Ipecchio penda una cartella i nella quale Ca fcritt

Ongtnc d'JImorc
Onna
lento
,

to quello motto:

SIC IN

CORDE FACIT AMOR INCENDIUM


dall'

occhio, dal vedere 5 e mirare ua_9 beli' oggetto Potranno alcuni provare , che ancora dall' udire pu generarfi Amore , fondati lopra quella ragione j che gli occhi e le orecchia-j nollre fono come fineltre dell'anima, per le quali ella ricevendo le fpezie , che cadono fotto i fentimenti , fa di quelle giudizio , s' elle fiano belle 5 o brutte; quelle eh' ella per belle approva , ordinariamente le piacciono e le altre le difpiaccioao e liccome ella naturalmente le brutte^ abborrifce , cos le belle appettifce ; dimodocch , f Amore per le finellre degli occhi entra nel petto noitro , cosi talvolta pu entrare per le fnefre delie orecchia, udendoli defcrivere le rare bellezze di qualche Dama, per la qual deicrizione allettato dal piacer di lei , fi pu concepire ncli' ^snimo deldeno_di quella il qual defderio di bellezza, non altro, che

L'Origine
.

di

Amore

deriva

-,

,;

Amore,

i85
Amore
caccio
, .

ICONOLOGIA
Vale
ed
il

alTci

I'

autorit de' due principali


,

Amorofi Tofcani
le

il

Boc-

Petrarca

quando

il

pri

mo

ci

racconta

novelle di Ludovi-

Gerbino , e di Ancccliino ^ che s' innamororno in voce, e quando apertamente diffe in quella Canzone nella quale lod il valore di Cola di Rienzo , Tribuno Romano
,

co

di

1'

altro

>

Se non come per

fama Vom

s'

innamora

contuttocch in efTo intenda 1' Autore dell' amor della die Marco Tullio afferma , che per amor , della virt, e bont, quelli ancorcli mai veduti non l'abbiamo in un._j cjFto modo amiamo nondimeno applicar fi pu genericamente ad ogni amore di virt , e di bellezza Addurremo di pi in favor di quella opinione Ateneo, che nel 13. libro dice: Mirandnm non efl anditione tantn7>u> qnofdam amore captos fmjfe ove narra 1' amore del Re Zariadre , e di Odate , iglia di Omarte Re, ambedue di s fatta, e Icf^ualata bellezza, che nati parevano da Venere , e Adone , i quali s' innamorarono per fama , e dalle fattezze conte da altri , reil impreira nell' idea di ciafcuno di loro r immagine defcritta e per tale impreifione , I' immagine di Zariadre in fogno apparve alla bella Odate , e 1' immagine di lei a Zariadre . Omarte volendo maritare Odate , ordin un pubblico convito , e diede a fua figlia In mano un vafo di oro pieno di vino, dicendole, guarda bene chi ti piace e prefentala a chi vuoi per marito Odate mirando intorno i Principi , e Signori concorfi piangeva, non vedendo tra quelli il bramato afpetto, che in fogno vidde , trattenutafi nel pianto , non molto ilette a comparire.^ Zariadre , che per lettere di lei avvifato corle , e iubito comparto dilfe : Odate fono qui , ficcome mi hai comandato ; onde ella riconofciutolo , tutta lieta , e ridente gli diede il vafo , ed egli come Spofo , da lei fra tanti eletto 1 la conduGTe nel fuo Regno .
,

Ne! qual verfo

virt in quello lleiTo fentimento

Cianfr B^tel

di' us la vela

H remo

^i

cercar la pia

morte

Innamoratofi

per

fama

della Contelfa

di

Tripoli

tempo amata
fi

celebrata in
a

Roma
,

fenz' averla

defiderio di vederla, navig verfo lei,

e nella

dopo averla lungo , mai veduta , accefo dal navigazione gravemente.^

alla Conteifa dell' infelice^ venuta Ella fattolo condurre nel fuo Palazzo lo ricev benignamente nelle braccia, ed egli rimirato ch'ebbe l'Origine , non meno dell'Amore , che della morte fua , rendutale grazia della pietofa accoglienza , nell' amato feno fpir Ma da avvertire , che febbene dall' udito pare che abbia prefo origine i' amor de' fuddetti , nondimeno non Ci pu I' afcoltante invaghir fola:

ammal

giunto

Tripoli

fu dato avvifo

fua

mente per

l'

udi:oj f nell'idea fua non s'informa

ed imprime l'immagine

A:f

^V

A R T

287

gine della narrata bellezza , in modo che paja averla innanzi ajli occiii : tertiinonio ne fia Odace , che \iddc in infogno Zariadre , che mai veduto aveva , e nel convito lo riconobbe , cerne le perlbnalmente altre volte_j

che non avrebbe potuto fare , f non aveffe conceV immagine di lui figuratale da altri Cos Gianfr Rudel 5 Signor di Balla , il quale dovettefi ancora , fecondo il collume degli Amanti, far imprimere il ritratto dell' amata Contefla , ed in quello dovette contemplare la bellezza della viva immagine onde non meramente dall' udire , ma miftamente dal parer di vedere avanti gli occhi 1' udita_o bellezza , s' innamororono per adblutamente dir non fi pu , che per le lnellre delle orecchia pervenga 1' smore nell' anima , perch deriva mediatamente dall' immaginazione del vedere , e non immediatamente dall' udire e che fia il vero, f 1' udita btliczza non fi approva poi dagli occhi, quando fi vede , non fi radica 1' amore , ma si bene prende le radici , quando vede che la prefenza corrifponde alla fama ; per fi fuol dire , le non riefce la bellezza conforme alle relazioni Minuit pr.ijcntia f.vrnrm Le precchia fono finellre dell' anima , quanto fieno gli occhi ma non per quello riceveranno quelle fpezic , che appartengono agli occhi , come la proporzione de' colori , e lineamenti , che formano una compita bellezza , la quale folo dagli occhi rettamente fi giudica Per le lnellre.- delle orecchia fi generer amore, dall'udire una voce foave , ed angelica femplicemente ; ma per udir narrare una bellezza da un terzo , fi prelenta neir immaginativa , in modo che ci paja di vederla , e per tal parere , ed immaginazione ci muover ad amarla ; veduta poi veracemente affatto s' innamorer lcch 1' udito porge s bene occafone di amare , ma non_j per cagione di amore, perche 1' amor di bellezza udita fi forma nella immaginazione , e fi conferma poi dal vedere effettualmente 1' immaginata bellezza onde 1' amor di udita bellezza non ha forza , f detta bellezza non fi vede ; che la cagione , ed occafione fia differente , comprendefi da Marfilio Ficino , fopra il convito di PL.tone nella orazione 7. cap. x. ove prova , che 1' occhio tutta la cagione della malattia amorofa , quando i mortali fpelfo , e filfo dirizzando 1' occhio loro all' occhio di altri , congiungono i lumi con lumi , e miferabi.'mente per quelli fi bevono l'amore la confonanza degli altri membri , oltre agli occhi , dice , che non propria cagione , ma occafione di tale malattia , perch tale compofizione invita colui, che di lungi vede, che pi accollo venga, e perch di propinquo guarda , lo tiene abbada in tale afpetto , e mentre eh' egli bada, e guarda , Colo il rifcontro degli occhi quello che d la ferita Cosi diremo noi , che per fentir delcrivere una rara bellezza , far 1' udito occafione di muoverfi ad amare , attcfccch per tal defcrizione ci fi figurer
lo

veduto

avefle

il

pita nella

mente

fua

nella idea
gli occhi

1'

immagine
, ,

della defcritta bellezza,


la

e ci s'indurr defiderio di
il

veder quella bellezza


,

qual

veduta,

1'

afpetto folo, ed

rincontro dep-^nia
.

che invifchiati relti;.mo nell' amorofa Il rifcontro degli occhi, dal qual procede l'Origine di biamo figurato con lo fpccchio incontro all' occhio del Sole
cagione

^more l'ablo fpeccho


,

di

2.H8
di quella forte
fpeculis l'iforis
.

ICONOLOGIA
,

de'

quali

ragiona Oronzio Fineo


,

nel luO
vita

Trattato de
di

Con limili Ipecch] riferilce Plutarco Pompilio, fecondo Re de' Romani, che le Vergini
,

nella

Numa_j

Vellali da lui inllituj-

nuovo lo accendevacon quelli narra Gio: Zonata, che Proculo Matematico fotto Collantinopoli abbrucci le Navi dell' Armata di Vatiliano , ribelle di Analiallo Imperatore , de' quali Archimede ne fu prima inventore contro i Romani , che alfediavano Siracute
f

mai

il

loro perpetuo
pigliaifero

no

come che

fuoco Ci elHngueva, un puro fuoco dal Cielo

di
;

fa

Patria fua

flccome per lo fpecchio, occhio ; occhio del Sole , pafsando i raggj folari li accende la facella , cosi per gli occhi nollri , fpecchj della natura , pollo incontro all'occhio di un bel Sole, palfando i raggi della fua luce , la facella di amore nel cuor li accende ; di che n' figura la facella po(a_j nella mano finiilra , dal lato manco del cuore , dichiarata dal motto SIC IN INCENDIUM Cos V amore fa incendio FACIT nel cuore , prelo in parte da I^lauto in quell' epifonema , ed efagerazione:
dell' arte
,

La prefente

figura una fimilitudine


all'

pollo incontro

CORDE

AMOR
,

Ita rnbi in

peilore

iitqae in corde facit

amor incendirm

Come fi mundi l'incendio dagli occhi al cuore. Io diniolira Marfilio Ficino nella orazione fettima cap. 4. dicendo, che gli fpirti, che li generano dal caldo del cuore , del pi puro fangue , fempre in noi fono tali , qual 1' umor del fangue ; ma ficcome quello vapor di fangue, che li chiama fpirito , nafcendo dal fangue , tale , qual' il fingue cos mandalo fuori raggi limili a f , per gli occhi , come finellre di vetro E' il Sole cuore del Mondo , per quanto ancora afferma Celio Rodigino lib. 8. cap. 23. per il fuo circuito, e corfo fpande il lume , e per il cosi il cuor del corpo nollro , per un lume le fue virt diffonde in terra fuo perpetuo movimento agitando il fangue a f prolllmo , da quello fpande gli fpiriti in tutto il corpo , e per quelli diffonde le fcintille de' raggi in tutti i membri , maffimamente per gli occhi , perch lo fpirito eifendo leviffimo , agevolmente fale alle parti del corpo altilfime , ed il lume_* dello fpirito pi copiofamente rifplende per gli occhi , poich gli occhi fono fopra gli altri membri trafparenti , e nitidi , ed hanno in f lume fplendore , vapori, e fcintille; lcch non maraviglia che 1' occhio aperto , e con attenzione diretto in verfj alcuno , faetti agli occhi di chi lo guarda le frezze de' raggi fuoi , i quali pattando per gli occhi a loro oppolli , penetrano al cuore de' mifcri Amanti ; e con ragione al cuore perch fono faettati dal cuore di chi li getta ; e tutto ci fecondo huj dottrina di Platone , il quale vuole , che le ferite di amore lano certi ra?gj fottiliflimi , che fpirano dall' intimo del cuore , ove riliede il langue dolciflmo , e calidilimo , a cui aperta la via , per gli occhi trafcorrendo, per gli occhi dell' Amante penetrano all' intimo del fuo cuore ; onde il Poeta Platonico , cosi diife :
; . :

Ed

afcrtu la

'aia

per gli occhi al core.

TOMO ^V A R
Ma per gli
orna
occhi
al

T 0.
.

penlero

e dai penfiero al core

Il

^189 concavo feno del

penfiero nel capo , ed i capelli fono i geroglifici delli penferi, dei quali fi 1' anima , e ricuopre la mente , perch 1' anima ItelTa , per quanto detta Pierio Valeriano , genera i penfieri , non meno che il capo i capelli eoa con cui si adorna , e copre La ragione , e la razionale difcorfiva , e la mente in capo rillede Plutarco nelle Platoniche queih'oni '^ujle naturz pr.tf^tiPiJJtmam partem fummo flatitit loco , rattorte gifbcynators infiar in capita collocata. . E Zenone in Plutarco medefimo de Tlacitis Tbilofophorum . Illoji lYinceps animi pars in globo nojiri captis , tamquam in mando habitat Li
. . :

fienlieri

per

fi

generano nel capo, Petrarca nel

-trionfo della

morte cap.a,

Creovvi amor penfier mai nella tefla >' a'ver piet del mio lungo martire}

La 'teira carca d penferi -, come da pefo grave opprefla , fi abbaila . L' Ariofto d^fcrive Sacripante alratto da gran penCero ^ infenfibik , come pietra , prima che sfoghi il duol de' fuoi lamenti :
Tenfofo pili
di

un ora a capo bajfo^

Ad

immitazione

di

Omero, che

piedi peijfofo,

come
;

(iolido

prima che

pzri

Conftliis

rapprcfenta nella terza Iliade Ulille ia guardare abbalfo con gli occhi fifsi in terra^* auudans Ziliffcs
,

Stabat fitbtus aatem 'videbai in terram oculis defxs.

Sebbene le immaginazioni, e li penferi che in tefta ci formiamo, e cencepiaino, approvati, e ritenuti dalla mente , ci cadono poi nel cuore 5 e vi rellano radicati tanto, quanto nella mente in tella . li Montemagno
coetaneo del
Petrarca-:

Erano
Arioilo in

miei penfier

riflretti

al

core-,

perfona pur di Sacripaite-s


Tenfier ( dicea ) che V cor >* agghiacci , e ardii, canji 7 duol , che fempre il rode , e lima

Anzi dal cuore efcono le efecuzioni di tutti li penfieri Ma I' ^e impetuofo, e violento non d tempo al pender, in un fol colpo di occhio velocemente dritto paifa per gli occhi al cuore , dove rifcde P alma in mezzo del corpo, come 1' Aragna in mezzo della fua tela Calcidio nel commento f >pra il fimco di Platone : ^einadmodam -Aranea m medio
.
.

Amo

telie

fue refidens

fentii

qualemcumqm motum
refidcns, Jine ftis

iaterius

<vel

exterim

fi^um

fic an-

ma.

incentro curdts

dijenfwne tof.im

corpus

tJ'Vijicat >

&

orn<-

nium

290
num memhrornm motus

ICONOLOGIA
dirgt
,

& gicrnat

Nel centro del cuore

fi

ferite

fubito il moto di Amore, ch'entra per gli occhi, e e:li occhi, come fineflre aperte non lo fentono , folo il cuore lo lente ; ivi arrivato Amore , come nel fiio centro fi pofa , e ferra . Il defiderio , che per gli occhi

Amore
in

infonde

fi

diliilla

nell'
Il

dolce
>

.Amor
1

Amore fi ^mor q'A


1
.

i^rugge . per ocrtlos

ardente fornello del cuore , dove 1' alma_j Coro di Euripide tragico in Ippolito :
defidcr'mm
, ,

njlillas

imrodiicens

dulcem
tutt'

aniiiiiZ

uno . Poeti, e i Profatori in foggetti di Amore , pigliano il core per 1* anima, e 1' anima per il core . Eliodoro nella Storia Etiopica , libro terzo , efamina l'Origine di Amore, affermando che la fola villa cagione di Amofono come cofa ventofa per gli occhi nel re , e che gli amorofi affetti core avventati , il che non punto dalla ragione lontano ; perciocch effondo la villa pi nobile, e pi calda degli altri noilri meati, e fenfo , al bifogno pi atta a ricevere, e dar palio agi' infiammati fpiriti di Amo-

amorem

Il

dolce

Amor

nell'

anima

e nel cuore fua ftanza

re

dant
I.

^rgnmento ubi " tamqiiam


.

fit

^momm
il

orttis

quibas

obje^a

'uifa

initinir

cir

anfam

fab'ventaneis

animus nel tefto greco;

ajfeHHS per eciilos in animas adticitm ^hu'xy's. tutto conforme alla teorica, e prattca degli

Amorofi Platonici

Quella Dottrina Platonica deriva dall' antichi/lmo amorofo Poeta Mufeo , il quale primiero di tutti , fa , che 1' occhio fia la cagione , e I* origine di amore , quando narra il principio dell* amor di Ero , e Leandro ,

S'md

ocnlorum radiis crefcebat Fax .Amornm Et cor fcrvebat iwBi ignis impelli . Tidcbritudo cnm Celebris itnmacuLit famin.e
in

-^

AuSlior homnbus

ef
:

l'eloce fagitta

Genius 'vero

"jia

eji
,

ab
in

oculi iEibus

Vulnus delabkur

&

pnecordia mr manat

Da quefto tutte le fchiere de' Poeti hanno prefo a dire , che I' occhio Principe , Duce, guida, cagione , e origine di Amore . Properzio lib. 2.
Si nefcis oculi ftmt in

Minore daces
Eleg. prima
.

ifteffo

Poeta

lib.

primo
fuis

CnthA

prima

mifenm ms

ccept ocdlis

Conta^im
JLib,

ndlis unte

cupidinibus

3.

'^ffdm

crefcit

Jpfs alimenta

fpe&ando cura pnelU^ ftbi maxima prtebet *Amor

Ovvido

TOMO ^V ARTO.
Ovvidio nelle Epiflole,
Timc ego
te
'vdi

291

tunc

cap fare qus


-,

ejfeSi

Illa fit

mentis

prima mina mex


>

Et
Il'

'vidi ,

& perii

nec notis ignibus arjt

medefimo

nel

terzo degli

Amori

parlando

all'

innamorata
t

Terque tuos oculos

Terqiie tuos culos

magni mihi numns infiar qui raptiere meos. >


:

Noto pi

di

ogni altro quello di Virgilio


vidi
, tit

f^t

perii

ut

me malus

alfluUt error

Vengono
Piftoja

di

mano

in

mSino a dir
>

pi

fpeffb

di ogni altro

i! medefimo i Poeti volgari . Gino mafTimamente nel Sonetto 45,

di

^more
Che

m
il

fpirto

eh* ancide
t

tiafce

di piacer

e <vien

fere
l'

cor

fucome

face-, e
,

per guardo dardo

>

Che

altre

membra

dflriigge

e conquide

Nel primo terzetto


piando
s*

afjlcurar g* occhi miei tanto


,

eh' io incontrai^ Che guardaro una Donna Che mi fero il cor in ogni canto %
'L* ifteaTo

nella

defcrizione di
gli

Amore.
la.

^ando

occhi rmiran

beliate

V
E

tronjan quel piacer defan la

mente

anima

cor lo fente

, t

miran dentro

la proprietate

Stando a nieder fenz' altra volontate.


Se lo fguardo

fi

aggiunge immantinente

Tajja

nel

core ardente

yAmor . Pi dolcemente il Petrarca.

Dagf

occhi

'voflri ufcio

'l

colpo mortale*

Contro cui non mi

"jal

tempo
2

n loca

Oo

Dn

^9^

ICONOLOGIA
Da
Il fole t e

voi fola procede ( par'v un giuoco') 7 fuoco > e 7 vento ; orti' io fon tale ^
faette

I penfter fon

'l

iiifo

un fole
e

E 7 defir Mi punge
Lungo

foco

'nfieme
i

con

q-iefl'

,yimor

m' abbagliai

arme mi diJiruggCi

f carte

farei a riportare autorit di ogni Poeta , efifendone piene tutte per fino de' moderni ; ci contentaremo folo di prefentarc un Sonetto di un nobile ingegno mandato ad una Dama , che fuggi dalla finellra quando pafs il fuo Amante , e fi ritir dietro ali' impannata a rimirarlo per una feCfura ^

Trafitto

bai

Donna

y qtieflo
,

core

amico
,

Della tua luce attera

fuggitiva

Con celata per coffa in fiamma viva Dei tuo bel guardo mo tiranno antico ^

^at

crudo arderei traditor nemico


virt,

>:

In un cogliendo fia Colpi avventar i co'

vifiva

.
..

altri di

vita priva

Suol per fejfure occulte in poggio aprico

Ben ferir mi potevi a campo aperto . Che 7 mio cor trema , e f alma pi, non
u4ll*

fO'

apparir

dd

tuo fi^perbo

afpetto

Ma

perch dolce morte avrei


,

fofferto

*
pettiy..

2(o volefli crudele

e
,

difdegnofa

Ferirmi a faccia faccia

a petto a

folamente i Poeti > ma leggiadri Prefatori infieme hanno attribuiOrigine di Amore ali* occhio . Achille Stazio negli amori di Leucippe e CHtofontc lib. i.Dum fcfe oculi mei tuas refpeSlant imagines corporiim^. fpeculort'.m inflar fufcipiimt pulchritudinem autem fmulacra ipfts a corporibm mifto
1'

otulorum minilYo 'Jn animam illabentia nefco quam f juii^is etiant fa s corporibus ipfis per mixtionem fortiuntur corporum congreffu , qui certe inanis Elio*fl long jiic'.ndicrem . Pia abbatTo . Conciliarores enim ^moris oculi funt doro nei 4. deir Iftoria Etiopica : ^mantium enim mtttuus afpefus ,. affe5ius,
.

&

recordatio-,
ignis

ac redintegratio eli , inflammat mentem confpeBus perinde atque materia admotus . Diciamo noi di pi. j che P incendio che fi manda fuori dagli occhi di efficacia maggiore del fuoco materiale , poich quello non arde f non pollo appreib la materia ma 1' amorofo

&

fuoco

che dagli occhi

sfavilla

infiamma

la

mente

'1

cuore ancora

da

lungi

TOMO
lungi
. :

C^V

A R r
,

Siccome il fuoco ancora fi attacca , e fi avventa nella Babilonica Nafta , fior di bitume , ancorch difcofto fia cos la fiamma di due begli e fpargc negli fi diffonde occhi ardenti , ancorch lontano li accenda quellione fettiSimpofio, quinto nel onde Plutarcoanimi de' rifguardanti moto negli veemente niuno pi quali gli , de* amori ma afferifce , che

29S

Uomini
te
fi

pigliano
,

origine
la

e. principio dall' afpetto

tantocch

1'

Aman-

liquefa
;

quando

perciocch lo gli occhi t o fia lume , o fia un certo fiuCTo, diilrugge gli Amanti, e li conllima con un dolore mifto col piacere , da Orfeo chiamato Glicipicro * <iio dolce amaro , gultato dal P&trarca ael Sonetto

fmuta

ccfa amata riiguarda , e in quella pafTa , e fi trafcambievole {guardo de' belli , e ci che efce per

:.

Mirandi)

il

Sol

p.el

beW

occhio fereno
fi
'

Dal cor /' aiinia, fianca, Ter gir nel Taradifo fuo Toi trcvandol di dolce ,

[compagna ^

terreno
e d'

amar

pieno

Ter

qnsji ejlrem

due contrari
, ,

e nflK

Or con

'Voglie gelate

or con accej
e felice
,.

Stalj cos

fra mifera

dolcezze di amore di amaro aflenzo, anzi di fiele; e fono le doglie, e i pianti de mifrelli amanti. E* ama5 ro I' Amore , perch qur.lunque ama , muore amando , eflendo 1' Amore volontaria morte 5 in quanto morte cofa amara , in quanto volontaria dolce . Muore- amando qualunque anra , perch il fo penfiero dimenticando flteflb nella perlina amata fi rivolge feconda la ragione di Marfilio Ficino . Aggiungono quelli, che neli' amorofa palellra esercitati fono , che amore amarO' tanto lontano dair amaro oggetto quanto- prefnte amaro ; di lontano , perch 1* amante lungi dal fuo bel fole , per la privazione di eCfo vive in olcure tenebre , e in contrario rammarico, defiderando, goder la fua luce ;. dolce pur di lontano per la rimembranza del piace-

Piene fono

le

Be

fe contentezze

re

In prefenza poi dell' amata luce amaro amore j della goduta luce . perch avanti a lei 1' Amante fi ?i)bruccia , fi arde , e fi ftrugge ; dolce dall' altro canto, attefocch fi confiima nel fuo bel. fuoco , e nella fiamma a lui gradita , nella quale gli pi dolce il penare , che fuor di quelgioire ) ed. pi dolce, perch rivolgenJx)fi nella perfona amata in.quclla doppiamente amaro , perch muore , non potendo trapaifare. la paffa e trasformarfi totalmente in lei , e con ella internamente unirfi ; eifeBdo:

impoffibile che

da feileffo totalmente fi divida, e fi difunifca affatto. Cicper il grande aaore ; onde fempre brama per maggior unione di aggirarfi intorno all' amato lume .

cami vorrebbe

Co/Kf talor al

caldo tempo [noie

SefH^icetta farfalla al

lime a'vezza
Votar

2P4
Volar

ICONOLOGIA
negli

occhi altrui per fui


eh'
ella

vaghezza

, .

Onde Avvien
C^s feKipre io

muore

altri fi

duale

corro

al fatui
vieti

mio fokt
tanta dolcezza
%
.

Degli occhi onde mi

Che

'l

fren della ragion

amor non prezza


foavemente

Ma

jm'

abbaglia

^mor

cy io piango l' altrui noja, e noH mio E cieca al fuo morir l' alma confente
.

dani,(h

Per effer amor dolce amaro , gli Amanti In dolcezza godono , e fi lruggono in amarezza per cercano , e defiderano ,
Ter far lume
Cerco
il

un medefimo punto
il

in

loro bel

Sole

clie_*

al penfier torbido
:

e fofca

mio Sole

"^el

qiial

eh'

^mor
fi

Toi

provo dolcezze tante, e tali per forza a lui mi riconduce ; m' abbaglia > che 'l fuggir m' tardo.
,

Io chiederei a

anzi ali fcampar j non arme mi d 'l del per quella luce Che da lungi mi flruggo j e da prefs' ardo

Ma
Ma
che
?

perir

agli

loro dolce

il

amanti tanto dolce amaro .


,

il

dolce

quanto

1'

amaro

1'

amaro

.Arda

mora
del

Stato

S dolce

o languifca , un pia gentile , mio non fotto la Luna del mio amaro la radice .

Di

quefto mirto

n' Solamente cagione

dolce amaro di morte e vita , di allegrezza e dolore il Sol di due begli occhi j origine dell' Amare.

D qua fol nacque /' alma luce altera Di quei begli occhia ond' io ho guerra
Che mi cuocono
il

e pace.

cuore in ghiaccio, e' n fuoco.

Concludiamo colle affcttuofe parole di quella Amante i che nel principio del decimo libro veramente di oro di apulejo cosi ragiona : La cagione , e P origine di quella mio dolore e ancor la medicina , e la lalute
mia

TOMO ^V A R
.

0,

29^

mia, fei tu fole, perch quelli tuoi occhi per li miei occhi. palTati infino all' intimo del mio cuore , nelle midolle mie commuovono un acerbifsimo L' origine dunque d' Amore dall' occhio nalce conforme a incendio
quei
detto derivato dal

Greco

sAmor ex miiendo

nafdttir

mondibus

Non far vano quello difcorfo , ma profittevole ogni volta , che coniderando 1' affetto di amore nafcente dal vedere , e dal rifcontro di due begli occhi , per non entrare nel cieco laberinto di Amore, chiuderemo gli occhi all'apparente fplendore delle mortali luci . Se il dimorar con lo fguardo avanti una fplendida bellezza ci fa incorrere nella malattia di Amore , ci liberer da quelil fuo contrario, eh' di rivolger gli occhi altrove ,
la
:

^-verte

ocnlos

tms ne videant njmitatem


:

Saggio quel configlio dato in

quello graziofo dilHco

lud facies

facies
,

2^e fedeas

fed eas

Veneris fi 'veneris ante ? ne pereas per eas . ,

dalla fua

deve federe, e dimorare avanti un bel volto, ma fuggir via aver cura che gli occhi nollri non fi rifcontrino cogli occhi altrui , che belli fiano , per non cadere in detta nojofa infermit di Amore ; e f caduti ci fiamo , per riforgere da quella , rimedio datoci tanto da Marfilio Ficino nel convivio , quanto dal maellro di Amore nel rime-

Non

fi

vifta, e

dio di

Amore

%>i

bene extnBum cinerem


Fi^'it
,

&

fulphare

tangas
:

ex minimo maxmiis

ignis erit

Sic

nifi

vitaris qiiidqnid revocabit

^Imorem

Fiamma

redardejcet

qiui

modo

nulla fuit

bellezza

Pericolofo il propofto fine dell' Amor Platonico, qual' d fruir la ha comporto infieme li gradili coli' occhia, attefocch Amore del piacere [ fecondo Luciano j l>{eque enim fats ef afpicere eum , quenur
.

amas , neque is qmbusdam


ciat
l'idelicet

exad'verfo fedentem
'voluptatis

atque loquentem andire


,

fed perinde atqiie fca"jfus

compaHis
.

^mor
fi

pmriHn gradimi
,

habct

ut afp-

amatum
Il
il

Deinde ubi afpexerit

il

etiam contngere.

primo fcalino

addiitum ad f propins vedere, e rimirare la cofa amata,


citpit
il

dopo quelto
il

quarto

defiderio di toccare quel che fi vede , atto Venereo ; pollo che s' il piede nel
cofa
ritenerfi di

terzo

il

bacio
ultimo,

primo fcalina del


all'

vedere,

difScil

non

falire

al
.

tatto, e patfare

oraE ci Socrate poich dal vedere fi commuovono gli affetti nomiTeodata colo de Platonici negar non pot , veduta eli' ebbe la bella CP-ta da Senofonte nel terzo libro dei fatti , e detti di Socrate , dicendo
illelfo
:

'Hps

^gs
'\os a:nem
Cir-

i-idim'is tangere' cupi mas , abib'mut aruTfre doentes^ abfmtes defidcrabinms , :j:iih:ts omnibus fiet , ut nos qaidem ferviamus , huit ixro J'ervi.itur . Ecco che Socrate anima di Platone, confcla che dallo fguafdo fi delJcra pallare al tatto , e che per tal defidcrio ancorch lungi dalla cofa amata , G. patilca dolori , e fi cada in fcrvit di Amore AraIpide Cavalier del Re Ciro avendo detto al fuo Signore che fi poteva
, ea,

&

ICONOLOGIA
qu.g

&

mirare

fervire una
il

Dama

fonza
:

farfi

foggetto
il

alle

pafloni

amorofe

fuoco non di fiibito abbrucc chi Jo tocca , e non di lubito le legna ardano , noiidimcno io non voglio maneggiare il fuoco, n rimirare cole belle ; e a te , Aralpade , d per configlio , che non liffi gli occhi in belli oggetti , perche il fuoco abbriiccia quelli, che lo toccano, ma i b -Ili accendono ancora quelli-, che di lontano Ji guardano , tantocch per amor fi firuggono : 7\(o?3 pdchros intiie,

No,

rifpofe

Re

coiapericoiola

avvignacch

or-,

dem

ncc ct'him tibi coajulo, ^rafpas ,finas in pulchris ocidos verfari, qaod igni s qainrit hommes tangcntes , ac forhiof eos tttar.i acccndant , qui je procnl fpedi

amorem xfluent-, Non fi tenne Arafpade al buon configlio poter far refillenza ad Amore , e di non paCfar pi oltre che il primo fcalino dello fguardo ; ma appoco appoco fi concepirono dentro il fuo petto cos ecceflive fiamme per le bellezze di Pantea , da lu amata , che dal dolor piangeva , e dalla vergogna fi confondeva , e_> temeva 1' afpetto del fuo Re , per le ingiuriofe minacce , che egli fece a quella onella Dama, che non volle compiacere a' fuoi amcvri ; ficch J' incauto Arafpade non penfando alla forza dello fguardo , pofto eh' ebbe il piede nel primo gradile del vedere-, fpinto dall' infopportabile defiderio , tent di giungnere al tatto , e falire ove gli perfuadeva 1' amorolb affetto Oh quanti dal rimirare , e veder cofa a lor grata , mofsi dallo fiimolo della concupifcenza come ingordi vogliono battere Je rsani ia quello, che appetifcono ; in quello, che da guard.ir fi dovevano , come_j fuoco ! Megabife grai) Capitano di Dario mand fette Perfiani , che_ dopo lu erano nell' efercito i pi principali, per Ambafciadori ad Aminta, Re di Macedonia, i quali elTendo Itati ricevuti nobilmente, dopo il convito , fecero iftanza di vedere le belle Dame di Macedonia ; ne furono fatte venire vedute che 1' ebbero i Perfiani fi accefero di amore , e pre.garono Amnta , che le facetfe federe avanti gli occhi loro [ ficconie racconta Erodoto ] Li compiacque il Re , ed ef^i coir.irciarono lubito fenzi modeftia a Itendcre le mani fopra le poppe di quelle Ci ad Aminta parve sfacciataggine e non meno ad Ale^fandro fuo figliuolo , il quale in bella maniera fece partire il Padre, e partito che fu, dide alli Perfiani, poich fiete itati in regale convito awicinandofi 1' ora di andarfi a ripofare , voglio ancora che vi >s apparecchi deliziofo letto in compagnia di quelle Dame, acciocch polliate riferire al voltro Re-, come fiete itati bene accolti dal Principe di Macedonia ; pera laliiate ? che le Dame li vadano .a polire e lavare nel ferraglio loro Fece poi Alelfandro venire Giovani sbarbati , adorni di abiti te minili , con pugnali fjtto le velli , i quali entr.*ti nelle camera; aifegnote alli l^erliania credendofi che elfi folfero Duijfiant, ut propter

afllcurandofi

-,

-,

-,

T
ne

!^V A R T
-,

0.

297

corfero ad abbracciarfi , ma li melchini furono a furia d pugnalate dall' occhio origine d' infiniti mali uccifl . Miferia cagionata dal vedere Da chi ebbe principio la perdizione, autori di precipizi > e di finillri cafi e la comune calamit del genere Umano ? dall'occhio , dal vedere la bellezza del pomo vietato : Vidit niidier quod Lonum effet lignum ad 'vefcendiim Per qual cagione Iddio mand pidcbr.'.m oadis , afpefluque dclcfabtle .
.

&

dal

Cielo

laro;hi

torrenti
!

di

acque a fommergere

I'

Univerfo

per

la

la-

occhio Ione Capitano cos


ici via

dell'

Videntes Filli

forte
,

Dei filias homnum quod ejfetit palchr^ . Sanda chi fu vinto ? dal rifguardar le bellezze pri-

ma

di

Tamnata

Filirtea
:

di cui diife al

Padre chiedendola per Conforte

poi di Dalida Meretrice , nel cui feno gli fu recifo il crine della fua fortezza , e cavati quegl' occhi miniftri del fuo Amore, della fua cecit , e morte . 11 Re , eh' era cos giufto conforme al cuore di Dio , come fece a diventare adultero, ingiufto, e omicida ? mirando
Tlaciiit

ocdis mes

l<"idit mulierem incautamente da una loggia le bellezze di Berflibea f Lxi-jintem erat autem midier ptdcbra valde . Chi fece depravare quel iggio cuore di Salomone in brutta Idolatra ? la bellezza di mille belle ftranierc Donne Se 1' occhio ha fatto prevaricare David cos giuilo Sanfone cos forte , Salomone cosi favio , che altro potremo dire , f non f che la villa dell' umana bellezza corrompa la GiulHzia , fottometta la fortezza, e ofFufchila fapienza ; e chi far , che li allcuri fiifar lo fguardo in cofe belle ? Non guard mai con buon occhio Augufto verfo Cleopatra , la quale dopo la morte del fuo Marco Antonio , pens , ( come riferifce Svida ) con artifizio della bellezza fua di poter allettare 1' animo di Augullo, ma egli tanto pi nel cuor fuo 1' odiava , e ordin a Proculejo , che vedelTe di piil che avendo pregliarla 5 e cuftodirla viva , per condurla in trionfo ; fentito Cleopatra Regina , che con la fua bellezza vinfe tanti Principi , e valorofl Imperadori di eferciti , dilperatali di non poter vincere ancora Augufio , per non rellar viva prigioniera nelle fue mani , li fece dar morte dalle punture di un Afpe ; perlocch Augulto non avendo potuto confeguire il fuo intento fece portar in trionfo 1' immagine di lei . E che moveva un cos grande Imperadore a bramare , che li conduceffe in trionfo una Donna ? trionfar di una Donna , certo la vittoria , che riport di lei , attefocch egli folo non li lafci vincere da quella , che con gli acuM. Antonio , e molti Re Itranieti dardi degli occhi fuoi vinfe Celare , ri ; quella che li vantava di non aver ad effere trionfata , dicendo , non trimphahor in maniera di che Augnilo fece battere una Medaglia polla nelli fimboli di Claudio Paradino da lui fpiegata , nella quale era impreffo un Cocodrillo legato ad una palma , figura di Cleopatra Regina di Egitto , da lui fuperata con quello motto abbreviato COL. NEM. dilefo da* lIudioQ Antiquari , Colonia Neraanfum ; ma per concetto di Paradino Colligavt nemo ; gloriandoli che niun altro pot far relillenza alla bellezza di Cleopatra , da lui difprezzata , e vinta . NelTuno dunque lcuramente dirizzi lo fguardo in belli oggetti , n vagheggi Dame di vago lume adorperch chi ardir mirare un bel femne , n ritardi avanti il lor cofpetto
: :

P p

biante

zgS
biante
r
1

ICONOLOGIA
,

afpro connento degli occhi e del cuore, anche egli alfine Ia.ienteri in cos querule > e dolorofe note :

ii

dor-

Mondo
mia

penjter 'jan

%
!

forte "jentitra

a che m* adduce
tenace

O di che "jag-i i.ue ^i cuor mi nacque


Onde
l'
,

U
e

fpeme

annoda

preme
alfin ini
l'

^iella

che cen tua forza


'vojira
,

?nena
i

[ .

La

colpa

mio

danno

e la

pena

Cos di ben

amar porto tormento


altrui chieg^io

del peccato

perdono

^nzi

Da
te

mo , che dovsa torcer gli occhi troppo lume^


del
h.

dalla potenza di raggi di un rKplendendue begi' occhi , e ponga niente al coilume del Caradrio uccello grande marittimo il quale nar( per quanto ra Eliano, Plutarco nel fuddetto Simpofio, e Eliodoro nel terzo libro )am.maeltrato dalla natura , sa che f egli fiflTa lo fguardo negli occhi di quelli > che fono oppilati , riceve in f T oppilaziane di coloro ; ond' egli voltafi cogli occhi ferrati , altrimenti rella dentro di f come da grave colpo ferito cosi noi chiuderemo gli occhi al rifcontro di due cocenti lumi , acci per gli occhi noftri non riceviamo le fiamme loro nel cuore , quale altrimenti rimane opprefTo , e fofFocato dal oppilazicne amorofa , punto da_o pungente ftrale, e arfo da' folgori , e faette , llromenti militari di Amore coi quale parlando il Poeta, difle :
villa

Rivolga pur ciafcuno


,

Sole

sfugga

il

rifcontro

di

arme

tue furon gli 'occhi

onde
.

accefs

Saette ttfcivan d* invifibl fioco

OROGRAFIA.
L
Cefare I{ipa.

giovane , alata , e veftta di abito fuccinto di color celefte Che cima del capo abbia un orologio da poi-vere , e colla delira mano tenga una riga compalfo , e il declinatorio , e colla finiilra un orologio folare , e da una parte fopra il capo ia il Sole , il quale con i fuoi rag.

DOnna
in

gi

mollri
a

L' ore

gono
lo, j

ombra del Gnomone , diretta all' ora corrente col numero di 24. delle quali il giorno e la notte fi vencompire , prefo hanno il nome loro ( come afferma Macrobio ) da Apol1'
,
.

cio

il

Sole

che in lingua Egizia

fi

dice oro

e per per rapprefentare

TOMO ^V A ^
Sole
,

9al

0.

ugg

"

tramontar di efTo , ci fino , tare le ore del giorno , dal levar del ritrovato da Anaffimene orologio folare invenzione dell' ferviremo dell' , polvere anch' egli ricon l'orologio da quelle della notte per Mflefio e dichiarazione per alla della preingegni ficch venire da iublimi trovato ; diremo che : Si fa giovane , ad imitazione delle ore , eflenfente figura docch di contino nnovano il corfo^ e moto che fanno fucceffivamente s una dopo 1' altra , e ciafcuna refla nell' eflfer fuo . L' abito fuccinto, eie ale % gli omeri, fignificano il veloce corlb delle ore ; della qual velocit .tratt il Petrarca nel trionfo del tempo , colli
Seguenti verfi
:

Che

lidi art

le

ore

giorni

gli anni

mcjt ,

Il

colore
folare

celefte

del
fi

non impedito da nuvoli


corfo
,

il vertimento fignifica il Cie! fereno qual(i_ viene alla dimoUrazione delle ore , mediante il
-,

Le a d
quinoziaIi
altre

il

compaflo
fi

riga, e

il

declinatorio
delle
linee

pafTo teoricamente

fa

divifione

eCTendocch con il comMeridionali , Verticali

di Cancro , Capricorno j , ed Orarie ? accompagnate con i tropici convenevoli a quello compollo , e colla riga fi formano le qualit di effe , e cos co! declinatorio fi viene alla cognizione per opera della Calamita , non folo delle quattro parti principali , Levante , Ponente

-,

che perci dimofiriamo, che tenga il fopraddetto colla finillra mano percolfo dai raggi folari , nel quale I' ombra dell' ombelico del Sole , che fi chiama Gnomone , moflra efattamente il corfo delle ore del giorno-, come quelle della notte per 1' orologio da polvere > che detta figura tiene in capo
folari
,

Tramontana 5 e Mezogiorno ma ancora delle pofiture , muri , che con effe fi formano la variet degli orologi
,

e declinazioni

dei

ORE DEL GIORNO.


volte pu venire occafione di dipinger le ore , e an-corch f. ne poffa pigliare il difegno da quelli , che da molti fono llate defcritte , nondimeno ho voluto an^or io dipingerle differenti da quelle ? perch la variet fuole dilettare agli fiudiofi . Dico dunque , che le ore fono minillre del Sole divife in 24. e ciafcuna guidatrice del timone del carro folare per il fuo Ipazio , onde Ovvidi nei 2. delle Metamorfofi , cos dice

Molte

,A dextra Ixvaqiie des,


SAculaqiie

&

&

menjs

c^ annust

pojtis fiatiis

tequalbus horte

Vp

2.

51

300
E
il

ICONOLOGIA
meJeGmo
?

pi abbaflfo

'fungere equos Titan velocbm imperat horts


^uffa.

DCiC celeres peragnnt

igncmque vofnentes

lAmbrofi.^ fitcco facuros pr.ifcpibHS altis

^adrupedes dnamt

addmtque fonantia frana

Boccaccio nel libro quarto della Geneologia delli Dei , dice che_ fono figliuole del Sole , e di Crono e quefto dai Greci vien_ le ore detto il tempo , perciocch per lo cammino del Sole con certo fpazio i tempo vengono a formarfi , e fuccefsivamente I' una dopo 1' altra , fanno che la notte pafla , e il giorno giunge, nel quale il Sole entra dalla fucceffione di effa , effendogli dalle ore del giorno aperte le porte del Ciclo , cio il nafcimento della luce del quale offizio delle ore fa menzione Omero , e dice che fono foprallanti alle porte del Cielo e che ne hanno cura con quelli verli .
il

ccurc[/,xrxt
(Tg
Tii

cTe'

ttoAoc/ (aChov

)i'pxv'ii

cl^ okov "apxv

rirpxTFTU f*yxs

>^pxys ^"^0^.710$^

Spante fores patnermt Cali

quns [ervabant borx


>

^ibits atra
Il

efl

magnimi Calum

C^ Olympus
,
:

qual luogo di

Omero
,

ra delle porte

del Cielo

imitando Ovvidio infieme con Giano

dice che le ore hanno cu-

Trxftdeo foribns Cali

cim

mitibits

hor'is

Nonno Panopolita Poeta Greco chiama le ore figlie dell' Anno , c_> ferve del Sole ; e finge che armino il Cielo > e corrano nella cafa del Sole contro Tifco . Volendo noi dunque dar principio a quella pittura > faremo che la prima ora ila nell' apparir del Sole .

Oi^^
FAncIulla
al

li

M ^

bella, ridente, con ciuffo di capelli biondi, come oro, fparf vento dalla parte davanti , e quelli di dietro fiano ftefi , e canuti

ri

Sar vetlita di abito fuccinto , e di color incarnato, colle ali agli omeflando per in atto graziofo, e bello di volare . Terr colla delira mano [ ovvero dove parer all' accorto Pittore, che
il

fia
fia

fuo luogo proprio ]


,

il

fegno del Sole, diritto


.

ed eminente,
di
fiori,

ma che
roffi
,

grande

e vifibile

e colla iniftra terr un bel

mazzo

gialli, in iftato di

cominciarli ad aprire

)i

TOMO ^V ARTO.
:

301

Si dipnge giovine , bella , ridente , e con fiori , nella guifa che dicemmo , perciocch allo fpuntare de' chiar , e rifplendenti raggi del Soridono prati , fi aprono i fiori, le , la natura tutta fi rallegra , e goifce ed i vaghi uccelli fovra i verdeggianti rami col foaviflmo canto fanno fella , e tutti gli altri animali raoltrano piacere , ed allegrezza ; il che beniflimo defcrive Seneca nel primo Coro , in Ercole furente con quelli

verfi

:
,

'fam

c.-ernleis
,

Titan

eve&us equs [itmmttm profpicit Oetetn

^am

Cadrmeis inclyta baccis

^Iperfa die, dameta mbent

Thabique fitgit redtHrA forar > omnes Labor exortnr durus , agitai curas, aperitq:ie domos

&

"Paflor gelida

caria pruina

Crege dimffo pabula carpii. Zudit parato libcr aperto

T^ondum

rupta fronte Jwvencus , Vacue reparant ubera matres . Errai curfu levis incerto Molli pctidans hxdus in herba .
"Pendei

fummo Jridda ramo Tinnafque novo tradere Soli Ce[!t , qnendos Inter nidos
,

Thracia pellex
Confufa fonat
Tefiata dicm
,

turbaque circim

murmure mixto

capelli biondi fparfi al


, j

e canuti finifcono
II

fignificano

che ritornando per


,
,

color incarnato del raggi del Sole in Oriente

dalla parte davanti , e que' dietro ftefi, ore in breve fpazio di tempo principiano , e al folito corfo . vellimento dinota il rpAeggiare , che fanno
le

vento

quando cominciano

a fpuntare
dell'

fovra
:

il

noftro

emisfero

come dimolra
^amque
^Aurora

Virgilio nel fettmo

Eneide

rubefcebat radtis

mare

&

tethere abdito
.

in rofeis fulgebat lutea bigis

E Ovvidio

nel

4. de'

Fall

l^ox

ubi tranfierit
,

Calimqtie rubefcere primo

Caperit

nel

joz
E
nel
2.

ICONOLOGIA
Ecce ligil nitido patefecit ab orttt Turpureas aurora fsres, piena rofarum

&

^Atria

nel 6, delle

Metamorf.
aer
fieri
,

2)t folet

Turpurem

cum primum \Aurora movetuu

Boezio Hb.

2. metr. 3,

Cut polo

Thahus

rofes
,

quadrgk

Lucem

fpargere caperit
8,

ifleffo nel

metro

^wd
E

Thabiis rofenm diem Cunti prove!} t aureo ^

Stazio 2. Tebo

Et jam M^gdonis
J{prantcs excnjfa

elata cuhlibus alte


,

comas

mitltumque fequenii

Impderat Calo geldas aurora tenebrai Sole mbens ,

Siilo Italico lib.

12.
rubifcit

^tque ubi nox depulfa pot primaque Lampade T^eptimiu .


L' abito fuccinto, e
velocit delle ore
tamorfoli
le ali agli

omeri

in

atto di volare
citato

fignificano la

come

nel luogo di fopra


<velocibus

dice Ovvidio 2.

Me-

fungere eqms Titan


^ujfa

imperat horis

Dex

celeres

peragunt

Le
mano

fi

il

fegno del Sole


alla

perch folevano
,

no dodici ore, e dodici


cos
,

notte

le

quali

fi

gli Antichi dare al giordicono planetali , e fi chia-

perch ciafciina di effe viene fignoreggiata da uno de' fi;gni de' Pianeti , come . vede in Gregorio Giraldo , Tom. z. lib. de annis Trxcerea quoniam Jtignli Tlaneix fingulis hoC?" mtijbus , con quelle parole
:

ris

TOMO
W
il

iV
Okre
,

ARTO.
,

dommiri
;

>

CJ'*

prxejfe ab
,

^frologU dicnntur
hoc
.

&

^9^

mortalia
,

ut aiunt

di-

fponere

idto plunet irnm


-,

eji

errantinm jtlLirum bota


a quello chi
volefle

qn ab

eis

pia-

netarli vocantur

conjimtx funt

zione

legga

Tolomeo
Isi^am

Teone

e da certi verfi di

maggior IpiegaOvvidio fi raccoglie

raedcfimo.
Venus affdfit
, j

non

illa

'Juppter hora^,

Lun.ique

&c^
a quefto

GiovaRni Sacrobofco intorno


fiaftico
:

cosi
,

dice nel

computo Eccle,

T^otandum etUm
:

q:iod dies

feptimame
illins
.

feaindiim dh'erfos

bent appeLitiones

Tinlojcph enim Gentiles

quemlibct diem feptimuns


dici

dherfas ha, ab illa

Tlansta
netas

qui dominatar, in

prima bora

denominant

dtmit enim TIa-

f'icceff'v

dcnominari per horas

diei

in ogni giorno delia iettiraana ciafcheduna ora ha partico fegno differente da quelli degli altri giorni , tuttavia noi intendiamo altblutamente rapprelentare dodici ore del giorno , ed altrettante della^ flotte , lenza aver riguardo a' particolari giorni , ed alla loro fuccefGone , nel circolo della lettimana ; ficch per dimollrazicne fi dar principio alla con il Sole ) come quello , che dillingue le ore prima ora del giorno ed mifura del tempo ; e quello baller per dichiarazione de' Segni , si per quella prima ora , die abbiamo deicritta r come anche per 'A rellante

E febbene

lar

P^

l^l

^^

anch' ella colle ali aperte , in atto di volare . Avr I capelli colore , come la prima ; ma quelli davanti non faranno ,. e tanto biondi . L' abito far fuccinto di color di oro , ma circondato di alcuni piccioli nnvoletti , e nebbia ; elfendocdi in quella ora il Sole tirrt_j.

FAnciulIa
di

forma

a f
lato
,

vapori della terra , pi o meno , icondo 1' umidit del tempo pared a quella ora volle alludere Lucano nel 5. della guerra di Farfgliaj
.

Sed no&e fugata

Lxfum nube diem


Silio Italico , lib.
5.

jiibar extidi.

Donec flammifemm
Solii

tollentes

equi fparfere

diem

cequore currum jamque orbe renato


,

Dluerat nebulas

Titan fenfimque flnebat Caligo VI tnras nitido refoluta ferino^

Claud. 2, de rap. Proli

7{ondum pura
<Ardor

dics

&

tremnlU vibratur in undsj


cariila

crrantestudim per

fiamma*

Dim

504

ICONOLOGIA
Bum Dmn
E
Stazio
matutins pnefudat
Jblibiis

aer

t
i

meiis hunie&at ftaventes lucifer a^ros (equo


.

franti provetus
I.

Acliil.

'Jam premit

aflra dies htmlifque ex


eqtios
-,

B^rantes cvoluit

&

(tqmre Titan

xthere

magno

SublatHm curru pelagus cadit

Terr colla deftra mano il fegno d Venere in bella attitudine e colun mazzo di elitropio , ovvero cicoria con i fiori , i quali per antica offervanza li fa e fi vede che continuamente feguitano il giro , che fa il Sole e per aver io alla prima ora dichiarato , che fignificuno i
la
flniftra
:

capelli

, mi pare fuperfluo fopra di ci dire altro , anzi la detta dichiarazione fervir ancora alle altre ore che ci relhno a dipingere

e le

ali

1^^
FAnciulIa
cinto

r E

anch' ella , colla forma de' capelli gi detti vanti faranno tra il biondo , e '1 negro . Sar alata , e come le altre in atto graziofo di volare
,

ma

quelli da-

e fpedito

di color cangiante

-,

cio due parti di bianco

con abito fuced una_o ,

di roDTo, perciocch quanto pi il Sole s' innalza dall'Oriente , la luce_> viene maggiore j e di quella ora intende Ovvidio nel 6. delle Metaraorf.

quando dice

: .
.

. ,

ttt

folet

aer
',

"Purpurcus

fieri

cum primum aurora movetur


Solis

Et

breiic pofi

tempui candefcere

ab ortu

colla

Terr colla deftra mano con bellifTimo gello il fegao di Mercurio , e Anidra un oriuolo Solare , I' ombra del quale deve mollrare 1' ora_j terza. L'Inventore, per quanto fcrive Plinio nel lib. fecondo, fu Anaximcne Milefio , dilcepolo di Talete Di quell'orologio riferifce Gelilo, che tratta Plauto nella favola , detta Beozia :
.

^t illum Dii perdanu qui prmus boras ^tiqne adeo primm flatiiit hic jolarinm

reperii
, .

miki commnuit mifero articultiim dicm

OE^U

TOMO ^V A R
O
FAnciulla
,

TO,
T

J05

\ ^
le
.

^
i
,

B^

capelli nella gufa che abbiaed il color bianco ; perciocch dice il Boccaccio nel lib. 4. della Genealogia delli Dei , eflendoli gi Iparfo il Sole , ed avendo cacciato i vapori , il giorno pi chiaro ; ed

come

altre, colle ali, ed

mo

detto di fopra

L' abito fuccinto

Ovvidio

<iice nel 4,

delle

Metamorf.
,

cum puro

nhdilfimus orbe

Oppoft.i [peculi reforititr imagine

Thabus ,

Silio Italico

lib.

12,
xthere lamp.is; acrnla

i{fdditnr extemplo fiagrantior

Et tremula

infiifo

rejplaidcnt

Thabo

fegno della Luna , avvertendo il diligente che fi conoica il fegno in prima vilt . , Porger colla finiftra in atto graziofo , e bello , un giacinto fiore, il quale per quanto narra Ovvidio nel lib. io. fu un Putto amato da Apolline , e avendolo egli per difgrazia uccifo, lo mut in fiore. Il che dimoer, che la virt del Sole la mattina va purgando nei fempHci la foverchia umidit della notte ; onde per eflerfi con quella ora rifoluta , proprio fuo cogliere i femplici , etTendocch non fono troppo afciutti , per la foverchia umidit , n troppo morbidi , per lo foverchio ardore de' raggi del Sole ,
il

Tiene coHa deflra mano

Pittore di rappj-efentarlo in

modo mano ,

II

Z)

1^

U.

alata in atto di volare , con i capelli nella gufa delle altre, con abito fuccinto di color cangiante, in bianco , e ranciato ; eflenuocch il Sole , quanto pi s' avvicina al mezzo giorno , pi rifplende . Terr con una delle mani il fegno di Saturno , e con 1' altra 1' Eutropio, e

F-Anciulla

del quale Plinio nel

lib.

i.

cap. 41. cos dice

Miretur hoc
vocatur

qui

non ob-

fervat

quotidiano

expcr'in/ento

erbam nnam

qax

Helitropiam

abem-

omnibus horis cut ea 'veni vd mibilo obnmbrame : E Varrone : l^ec minns admirandiim qnod fit in fioribus-^ qi:os 'vocan't lelit^opia , ab eo ^q^jolis ortn/n mane fpe^ant , >i?- e'us iter ita [equuntur ad occajunt , ut ad emn^empcr fpeRent : E Ovvidio nel quarto delle fue Metamorfofi dice di quell' erba , che fu una Ninfa chiamata Clizia , amata dal Sole, la quale per una ingiuria ricevuta , di quello fi ramaric tal-

tem Sokni imueri Jemper

mente

che

fi

voJt

in queit'

erba

Le parole

del

Poeta fono quelle

306
^t

ICONOLOGIA
Clytien

Indiciumque dolor poterai


Liicis adii
,

qiumvs amor cxcufare dolorem non ampliits auBor

Vencrfqne

modum

fibi fecit in

dia

Tacuh ex lio demencer amoribus iifa , 7<{ympharum impatiem , fnb 'Jave nofe,

&

diequiy

Sedie

hnmo nuda
tio-veni

nudis incompt.t capillis

Terq:ie
B^pre

liices

expers undeq'.te

cibque

mero, lacrymisqiie f:tis jejmia pavit . T^ec f movit humo , tantum fpeSabat enntis Ora Dei , vnltnfnue fuos flesbut ad illiim Membra fermi h.-sfiffe folo , partemque colorii
.

Luridiu exangnes pallor convertit

in

herbas
ora

Est

in

parte nibor
,

'vioLeque jmillimus
,

Flos tegit

illa

fumn
i

quamz'is radice tenetnr

Fertitur ad

Solem

mutataqtte fervat

amorem

\ U 1^
AnciiiIIa
e
.

S
di

T U.
braccia,
.

Sar quefta
;

Ora

afpetto

pi fiero, e moftrer le

avendo per ne' piedi flivaetti graziofi , e belli Il eolor del vellmento far rodo infiammato , perch dice il Boccaccio li. 4. della genealoga delli Dei, che ritrovandofi il Sole in mezzo del Cielo 1 molto pi rifplende , e rende maggior ardore ; che perci fi rapprefenta che moltri le braccia , e gambe nude , il che fignifica anche Virgilio nel libro ottavo dell' Eneide :
Sol

gambe nude

medium Cdi

confcenderat gneus orbem

i Marziale

nel lib. 3.

'Jam prono Thaetonte fudat ^ethon,


Exarfitque des
,

e5"

bora

laffos
.

Interiungit equo

meridiana

Lucano

nel lib. i.

^aque
Terr
colla

des

medns fagrantibits

(tfnat horis

deftra mano il fegno di Giove , e colia finifira un mazzo chiamata dai Greci, e Latini Loto ; 1' eletto della quale, fecondo che narra Plinio nel lib. 13. al cap. 17. e 18* e Teofrallo, maravigIiof>, perciocch ritrovandofi detta erba nel fondo del fiume Eufrate, la mattina allo fpuntar del Sole , ancor' ella comincia a fpuntar fuori delle
I erba
fiorita

acque

e fecondocch

il

Sole

fi

va innalzando

cosi fa quell' erba

in

mo-

doccb

r O'M
doccile

^V
mezzo

A R T
il

3of

Ciclo , ella in piedi dritta e ha prodotto , e aperto i fuoi fiuri , e fecondocch il Sole dall' altra parte del Cielo verfo 1' occidente va calando , cosi il Loto a imitazienc delle ore , va feguitando fino al tramontare del Sole , entrando nelle lue acque , fino alla mezza notte fi va profondando La forma di dett' erba, e fiori , fecondo che Icrive Plinio nel luogo citato di fopra , fimile alla fava e fottile , i fiori Ibno bianchi e il frutto fomiglia al papavero.
il

quando

Sole arrivato

-,

P^

SETTIMA.
il
.

FAnciulla
gno
di

mani il^feun ramo di luperi colli bacelli attefocch fi rivolge al Sole , e ancorch nuvololb fia , dimollra le ore ai Contadini ; di ci fa fede Plinio nel libro i8. al cap. 14. dicendo TS{ec ullins qax prirnum omnium CHm Sole quotide fernitUT natura affenfu terr.e mirablior ef

veftita di color ranciato , declinazione dell' antecedente ora

quale dimoflra

il

principio della

Terr con una delle

Marte

coli'

altra

",

circiimagh:{r

horasqne ^gricolis etiam nubilo demonflrat

\ U

^
,

y ^.

Sari vefiita di cangiante biairco e ranciato . Terr il fema con gefto differente dell* e un oriuolo Solare , ora terza , non per fignincato , ma per rendere vario il gello , e bella la pittura; e che con 1' ombra di effo mollri elere quella l'ottava ora , effendocch anche la prima ha il medefimo ll-gno del Sole ; denota ancora detto oriuolo la diltinzione delle ore del giorno da quelle della notte .
.

FAnciulla
gno

del

Sole

-,

Il

to

color del veilimento dimollra, che quanto pi crefcono pi il giorno va declinando , e va perdendo la luce .

le

ore

tan-

cano

alle

quello baller per dichiarazione dei colori de' veftimenti ore fe^uenti. &

che man-

\
FAnciulla

*>{

?<

^.

alata . Il colore proprio del fuo veilimento far giallo pagliato. Terr colla delira mano il fegno di V^enere , e coli' altra \in ranid di olivo ; perciocch quella pianta rivolge le lue foglie nel Solilizio , come fi villo per 1' olfervazione da molti, di che ancora ne fa fede Plinio.

OPv^
FAnciulla

DECIMA.

alata, vedita di color giallo, ma che tiri alquanto al negro. Terr colla delira mano il fegno di Mercurio , e colla finillra un ramo di pioppo , per avere ancora quella pianta il medefimo fignificato dell' olivo ; laonde per quella caufa il Pontano ne' fuoi verfi lo chiama albero del Sole , cosi dicendo ThacQ^q 2
:

3Q&

ICONOLOGIA.
Thaetontias arbor
Fundit ore novo

-,

!'e

Intendendo

il

pioppo
P^

Z!

7^

M ^,

alata . 11 fuo veflimento far, cangiante giallo , e negro avvertendo che tenga, come abbiamo detto , con bella grazia il legno delia Luna e una Clepidra , orinolo di acqua d.el quale fa menzione Cicecone nel a. de natura Deor. ^lid ivitm , inquit , convenit cum foLzrium , vel deJcriptum , aut ex aqua contempleris , e nel fine della Tufculana :Cras ergo ai Ciepjydram perciocch con quelle Clepfldre , cio oriuoU di acqua, fi preiniva anticamente il tempo agli Oratori , come bene accenna Cicerone ,
,.

FAnciulIa

nel 5. de Orat.
citerat
.

^t

hitru

non dccl.imatur diqis

ad

Clepfydr.tm

latrare

dcr

E Marziale

nel lifa. 6. Septem Clcpfidras magna tbi voce petenti ^rbiter inviti^ > Cxciliane rdsdh .
fia

E
anno

ancorch quello oriuolo non


5*95. dell' edificazione di

Solare
coli'

nondimeno Scipione

Nafi^ca

>

I*

acqua divife le ore egualmente della notte , e del giorno , eflfendocch molte volte 1' oriuolo Lblare quando era nuvolo > non ferviva , come ne fa teftimonianza Plinio lib. 7. L' inventore di quell' oriuolo , come dice Vitruvio lib. 9. de ^rchiteiura fu Ctefibio AleiTandrino , figliuolo di un Barbiere

Roma,

O
FAnciulIa
con
i

II

D'DODEDIM^^
parimente- , di color viobto , e detto delle altre . Di queft' ora diiTe

alata

veftita fiiccintamente

capelli

come abbiamo

Silio Italico lib.

2.

'Jumque diem ad metas defefjs Tbabus olympo hej'periis umbra , Impelkbat eqnis , fitfcabat Taulatim infufa properantem ad littora currim

&

nel libro

decimo

fefto

Obfcuro jam vefper olimpo

luniere non

xquam

trepidanti caperai

umirara

Terr

TOMO ^V A R7
Terr
falce
,

50.9

colla

mano

delira

il
,

fegno di Saturno
1'

e colla altra un
,

ramo

di

eflTendoccli la
j

pioppa

olivo

il

falce

rivolgono

le foglie

nel

SolJ(t2o

come

fcrive Plinio

OREDELLANOTTE..
\
FAnciulla no nu
,

II

U.
le

alata ^ e
il

parimente con capelli, come


di quelli

altre

ore del gior-

calore

montato

L' abito far fuccinto , nell' occidente , fi lori , come dice Statio 2. Acliille
I

avanti far negro e d varj colori , perciocch elfendo il Sole tramollra per la ripercuflione dei fuoi raggi molti codalla parte di
.

Frangebat radios h:mli jam pronus Olympo

Tbabns

&&
eqiiis

Oceani penetrabile
.

littus

arJtlh

Tromhtebat

Del vario colore

fa

teftimoaianza Seneca in
fecit freta

Agamennone '

cosi dicendo?

Snfpe&a varins Occdens-

Terr collx deflra; mano- il fegno di Giove ,. e colla llniftia una Nottoovvero Vefpertilione , cosi detto a ve/pcrtino tempore > come dice Beroaldo Commentatore di Apuleio , che la fera , quando quelli animali cominciano a comparire , come dottamente defcrive Ovvidio 4. MetamorL HelU favola dell' illelTo animale cos dicendo i
la
5

^iimque

des

exaHus erat
,

y tempifque fabbat,,

j^iod tu nec tenebras

dkere lucem y 5ed ciim luce tw/nen dubLe confinlt nofis . Tefla repente q'.uti phiquefque ardere wdentHT Lampades , c^ nttilis collitcent ignibus xdes ,
iiec pojj'es

tumida jamdtdum

Falfaque ficvarnm ftmulacra ululare ferarum lathant per te5la forores


..

Di'verfxque locis ipies ac lumina mitant

parvos membrana per artio Torrigitur, tenue/que includunt brachia pernice : 2\(ec qua perdiderint veterem ratione fguratm non illas piuma leva-vit i Scire finunt tcnebrx Sitflinuere tamen [e perlucentibus alls Conateque loqid minimam pr carpare <vocemEmittunt y peraguntque lerji (Iridare qnerclas , Teiaque , non fylvas , celebrant lucemqiie perop
petunt tembras
,
:
-,

Dumque

Stoffe volani

feroque trahunt Vefpere

nomm ,

jio
O
FAnciiilla
Sole
s'

ICONOLOGIA
\

1^

U.

e veftita di color beretcino ; perciocch quanto pi il noltro emisfero , e palfa per 1' Occidente , tanto pi per la fucceflione delle ore 1' aria fi ofcura , come dice Virgilio nel fecondo dell' Eneide
alata
,

allontana dal

Ferthiir

interea

taluni

-,

&

rtiit

Oceano nox

, Invoheifs

umbra magna

terramqite polumque

nel

terzo

Sol rut interea

&

montes

umbranttir opaci

<

E quefto bafter per i fignificati dei colori delli veftimenti delle ore , che hanno da fuccedere Terr colla delira mano il fegno di Marte e colla finiftra una Civetta , per eflfer fignora della notte , come dice Pierio Valeriano nel libro 20. e piglia il nome da eQa j ellcndocch in latino fi chiama noliUt
.

dalla

notte

pi fcuro dell' antecedente. alata, e veftita di berrettino , Terr colla delira mano il fcgno del Soie , ma per che tenga la mano batTa quanto pi fi pu, mollrando con tal atto, che il Sole fia tramontato , e colla finillra un Bubone , o Barbagianni , uccello notturno , la

FAnciulla

favola del quale racconta Ovvidio nel lib. 5. delle Metam; I' argomento quello . Giove avendo conceduto a Cerere , che rimenalfe Proferpina fua figliuola dall' Inferno , con quello patto , che ella non aveffe gullato cofa
re

alcuna in quel luogo ; fubito Afcalafo dille , che aveva veduta mangiadelli granati , e imped la fua tornata ; laonde adirata Cerere lo trafmut in quello animale , il quale fuole arrecare fempre male novelle .
Tt^epetet

Troferpna Calim

Lege tamen certa , fi nullos contgh illic Ore cboi , nam fic Tarcariim /cedere canini ejl at Cereri certtm efl ducere natam . Dixerat
:

1S{on ita fata fimnt

Soherat , Tmiceitm curva deccrpferat arbore poraum, Sumptaque pallenti feptem de corticc grana Trefferat ore fio folnfque ex omnibus illud ^jcalaph.is 'jdt quem quondam dicitur Orphne
:

&

quotiiam

jejutia

Firgo

cnltis dura fnnplex errai in hortis,

Inter

TOMO ^V ARTO,
Inter ^vernales

su
:

band i^noti^Jma Ts^ymphas-,


J:ib

Ex

^ch.ronte fuo furv! peperiffe

untris
.

Vidt

&

indicio

reditum crudels
-,

adtmit

Ingemnit
Fecit

Regina.
,
-,

wvem

In rojlrum

&

rebi te/emq'te profunum ^TrfnmqHe caput Vlegetontde lympha granda limina 'vertitt plumas ,

&

llle fibi ablatiis fitlvis

amicitur ab alist
,

Inqne caput

crefctt

longofque refledltur vngues

Vxqne movet natas per incerta brachia pennas,


Fadaqitefit volncris l'entnri niincia
IhIhs

Ignavus Bubo

dirum mortalibus

omen

Di

quefto

animale cos dice Plinio, nel

libro

decimo
>

al

cap. 22. 5

bo fmiebris , tantum dcfolata


'vocali
,

&

maxime
,jei dura,
.

abominat'ts piiblics pr.tctpu aufpiciis deferta incolit

nec

etiam

>

&

inaccejfa

no^is monflrum

nec canttt aliq'io

Jed gemiti

\
FAnciuIIa
Colla delira lo da polvere .

^
terr
il

^
volare

^ \

T ^,

alata in atto di

mano

Tuo veflimento di color lionato. . Sari il legno di Venere e colla llnillra un oriuo-

F^

^
:

'U

7^

T ^,

FAnciuIIa
che
di

alata

come
.

le altre

il

color del veftimenta ir di lionato

tiri al

negro

Coli* una delle mani terr il (egno di Mercurio , e coli' altra un mazzo papavero ; eflendocch di quella pianta fi corona la notte come dice Ovvidio nel lib. 4. fall. 6".
Interea placidam redimita
7\(o.v venit

&

papavere frontem fecim [omnia, nigra trabit.


,

Ed ha
gilio

propriet di far dormire lo chiama foporifero nel 4.

come operazione
Eneide

notturna

laonde Vir-

dell'

Spargens bumida. mella

foporferimque papaver

Ovvidio

nel

^.

de

Triit.

^otque

foporiferum grana papaver bahet

Poli-

jix
E

ICONOLOGIA
Poliziano, pieno di fonno
:

Hic gratim

Cereri

plenamque fopore papaver


S

Oi^^
FAnciulIa
de'
alata
,

S
,

^,
dice

e veftita di color negro

come

Ovvidio nei 4,

Fafti:

5^^? color

nnm nejl

rebus tenehrfque teguntur

Colla deftra mano tenga il fegno della Luna j e con il braccio Anidro una Gatta , perciocch fignifica la Luna , dicendofi , che i Dei fuggendo 1* ira di Tififone , le ne andarono in Egitto n quivi fi tenevano ficuri , f non prendevano forma chi di uno , chi di un altro animale , fra' quali la Luna fi cangi in Gatta , come dice Ovvidio nel Hb. delle Meta5.
,

morfoli
Fee forar
Tij'ce

Thahi

nvei
.

Satarnia

vacca,

Venm

latitit

Perciocch la Gatta molto varia t vede la notte , e la luce de i fuo occhi crefce , o diminuifce , fecondo che cala ? o crefce il lume della Luna . Stazio lib. ia> Teb. di queiV ora dilTe :

Modo nox magis

ipfa

tatebat

Solaque ngrantes laxabant aflra teuebras


r

nel libro fecondo


-^fi ubi

'

prona

dies

ongos fuper

teqitora finis

xigit

atque ingcns medio natat

umbra profondo^

li

SETTIMA.

alata. Sar il fuo veflimento di color cangiante, ceruleo, e nero , Terr colla delira mano il fegno di Saturno , e col braccio finiliro un Tatto , per moilrare , che elfendo queft' ora nel protondo della notte , ad altro non fi attende , che a dormire , come fa quell' animale ; il che dottamente defcrivono i Poeti , Virg. 4. Eneid.

FAnciulIa

J^ex

erat

-,

c^ placdum carpebant
,

Porpora per terras

fykJtqiie-,

& Java

fcffa

foporem
,

qui erant

%AeqHQ-

TOMO ^V ARTO.
.Aeqitorx

51 ^ 'j

cum medio

'vohitntur fydera lapjs


9

Cum
Sii.

tacet orr.nis ager

pecitdes

pieqne volncres.

Ital.

lib.

8.

tacito

nox atra fopore


terras
,

Cun^a. per
Condiderat
>

&

" isti Jlagna profimdi

Ovvid.

5.

fall.

T^ox Et

tibi

jam media
,

canis

efl,

"jaria

conticui/lis

fomnufque ftlentia prxbet aves .

Su.

j.

Teb.
'^amque per emeriti furgtns confinia Thabi
Titanis
J\prifera

late

'-nundo fiA'vedla fitentit


,

geltdnm tennavc^'at aera biga


"jolucrefqnc taccnt
,

Jam pecttdes
InJ'crpit

jam fomnus
aera mtat
vitee
.

avaris

cnris

pronnfque per

Grata laborat referens

oblma

1^^
FAnciulIa
quella
alata
. ,

T
volare
.

T
II

^
il

^i

in

atto

di

color del

leo ofcuro

Con

una

delle

mani terr

veftimento fura cerufegno di Giove ; e perch


le
fi

nere

tra le ore del pi profondo fonno , coli' altra mano con bella grazia un Ghiro , come animale fonnacchiofo ; cofa ne fa teftimonianza Marziale nel lib. 5. cosi dicendo :

fa te-

della qua!

Somniculofos

ille

porrigit glires

nel lib.

13.

parlando

il

Ghiro:
,

Tota mihi iormtur hiems

& pinguor
nifi

ill

Tempore fum
!{_

quo

me mi
7^

fomnus

alit

li

FAnciulIa
atto
di

veflita di

volare

pavonazzo , e come 1' altre far alata , e ftar fa Terr con una mano il fegno di Marte , e un Gufo ,
.

come

uccello proprio della notte

Rr

o\^

314

ICONOLOGIA DECIMA, O \
sA
.

FAnciulla

chiaro di alata , e il color del vcftimcnto far alquanto pi Terr il legno dei Sole , nella guila che quello dell' ora fopraddctta abbiamo detto della prima ora della notte , per la medefima ragione ; e coli' altra mano un orinolo in forma di un bel tempietto , colla sfera , che moftri 1' ora decima , e fopra la campana da Tuonare le ore ; elendo, che il fuono difpone , e chiama ognuno al fuo efercizio , come dice

Beroaldo Commentatore
offendo gi pattato
il

di

tempo
^4

Apuleio, lib. di dormire .

5.

a maflime

all'

ora decima

Fi

'jS

M ^
mano
,

FAnciulla

alata

Sar velh'ta di turchino

Terr colla deftra


orinolo da polvere
,

il

fegno di Venere, e coli' altra le fi veda la divifione dell' ora, con re fia giunta all' ora undecima .

mano un
il

nel qua-

fegno

mollri

che

la

polve-

B^

-Z)

M ^.

Anciulia alata, e come le altre in atto di volare. Il color del veftimento far ceruleo , e bianco ; perciocch avvicinandofi il giorno 1* ofcurit della notte in declinazione , come dice Virg. 8. Eneide
libi

Oceani perfitjm
facriim cedo
ante
alios
,

liicifer

unda

Excutit OS

tenebrafque

refohh,
ignes.

^em
Sii.

Fems

ajlrornm

diligt

lib.

5".

Et jam currtcdo nigram nox


Tromlerat
Cimi

rofctda

mttam
primot

jlabatqitc nitens

in limine

Stringebat nec [e thalamis Tithonia conJHX


mniis annncrit

noicm

dejiffe

l'Mor

^tam
Staz, I.

capiffe

diem.

Teb.
^arcfcentibus iimbrs

Longa

rcperciijfo

nituere

crcpufcitla

"Pbctbo

Terr

TOMO ^V A R

SI)

Terr colla deftra mano il legno di Mercurio, e fotte il braccio fnillro con bella grazia un Cigno; per mollrarei primi albori della mattina , avanti che arrivi il Sole , il quale fa il giorno flmilc alla bianchezza del Cigno , quando viene a noi , e partendofi fa parimente la notte negra, come il Corvo.

OSCURIT'.
Come
rapprefentata nelf Edizione del Sig. Boiidard
figura coperta da un nero velo
aria
.

rapprefenta per una SItenebre Stende in


.

attorniata d

un altro velo ofcuro


ai

le

fo

impedifce la penetrazione che ha fopra il capo, ed

raggi della luce

per mezzo del quaSuo attributo un Gu,

altri

uccelli notturni

che

le

volano attorno.

Rr

OSPI-

316

ICONOLOGIA

OSPITALIT.
D
Ce/are
I{ipa

r*

-/ix oT'/r'.'T''

Ospi 1 1\ lit
Donna. Avr
,

e.

ar'/<*

Cjy'fx/txn vn.

UNa
ricciuti
cia

belIifTima

cinta

la
>

to contelto di preziofifllme gioje


,

ed

fronte da un cerchio di oro tute.^ i capelli faranno biondi ,


.

con vaga
,

e belliflima acconciatura
.

Sar di et virile

con fac-

allegra
.

altrui

tarlo

braccia aperte in atto di ricevere- Colla deltra mano terr un cornucopia > con dimollrazione di vuoquale fia pieno di fpighe d grano , uva frutti diverfi , danari , il
e

ridente

Star

colle

altre cofe appartenenti all' ufo umano Sar veltita di bianco , e Ibpra avr un manto di color rolfo , e llando colle braccia aperte , come abbiamo detto . Tenga lotto il manto dalla banda deltra un Fanciullo ignudo , il quale Illa in atto colla deltra mano di pigliare con ella detti frutti , e dall' altra parte vi fia un Pellegrino a giacere per terra . Bella fi dipinge , perciocch di fuprema bellezza 1' opera dell' Ofpitalit , ed tanto cara a Dio, che egli dice ( come riferifce S. Giovanni

ed

al

decimoterzo )
accipit

^i
qui
fi

accipit

p
alla

quem miferum
,

me

.zccipit

qui antem
,

me

ac-

cpt t

eumt
elTa

me

mijt; anzi di pi

di tanta perfezione
Itefifo

per mezzo d

viene

cognizione

dello

Iddio

che_j come dice


S,

Ago-

TOMOCIVARTO,
S.

317
Chriji

AgoiHno

Secunda
di

qui

E'vangel.

Hofpitatitatis

officio

ad

cognitonem

venimus . Il cerchio
detto
,

oro colle gioje


i

fignifcano
5

magnanimi
la

nobilifllma virt

ed i capelli nella guifa che abbiamo generofi penfieri , che fono in quclla__. quale ad altro non penfa , f non continuamente di

operare per cariti . Si rapprefenta d et virile , perch il Giovane dedito al piacere * ed il vecchio all' avarizia ; e per effendo la virilit nel mezzo ove_ confitte la virt , a lei dunque fi conviene quclU nobilillma , e virtuofa azione di Ofpitalit .
Si

dimodra

colla

faccia

allegra

e ridente

colle braccia

aperte

e_>

cornucopia nella guila che abbiafto detto; perciocch Tfpite, ed ricevere altrui, oltre che gli bifogna di aver comodit, acci non manil chi cofa alcuna a chi di ricetto; ma le conviene ancora, che lo riceva offziofamente , e volentieri, come dice S. Ambrofio de off. Efl publica^ fpedcs r.tmMtats ut pellegrlnits in ho/ptia non egeat . Snfcipitiir offiiios , t

con

il

pate.1t
Il

adverienti

^anua

veftimento di color bianco , dimoftra , che all' Ofpite gli conviene di efler puro , e fincero , e fenza macchia alcuna d' inferefle , ma il tutto fare propter amoreni Dei . Le fi dipinge fotto il manto roffo a mano deftra il povero Fanciullo nella guifa che abbiamo detto , e dall' altra parte il Pellegrino , perciocch grandiffima 1' opera dell' Ofpitalit , elendocch per carit fovviene , ed ajuta alla necefsit di quello , che per feltelTo impotente a procacciarli il vitto , ed altro che gli fia neceffario , come ancora del Pellegrino eflendo fuori della fua Patria , ed in bifogno dell' altrui ajuto ; onde fopra di ci per dimoflrare quanto fia cara al Noliro Signor l' opera dell* ofpitalit, dice ^od uni ex tnnimis mcs ftci/is , mihi feciflis : a confufione di quelli , che ricevono nelle cafe loro fontuofamente Ricchi , chc_> non hanno bifogno , ed altra gente indegna , come dice S. Giovanni al y. ^dam Tmperes bonos e.xclndimt , magnos autcm I{aptores , Di'vites recipimt
:

&

^untuose

FATTO STORICO SAGRO.

giunto all' et di cent* anni Abramo , ed ai novanta Sara fua mofenzacch avefTe potuto avere da quefta figliuolo alcuno . Iii_* , quella et fedendo un di di mezzo giorno full' ingrelb della fua tenda , fi vidde tre Uomini alfi vicini \_ erano quelli tre Angioli] e comecch il fuo cuor pietufo non lafciava palfare alcuno fenza offerirgli 1' ofpizio , and loro fubito incontro , e falutandoli con fommo olfequio li preg a ripofarfi , e permettergli che lavaffe loro i piedi , e loro delle poi da manglie
Il che avendo i celefli Pellegrini accettato. Abramo corfe frettolofamente da Sara , acciocch preparaffe il mangiare a' fuo Ofpiti Efcgui il tutto Sara ; e quelli dopo aver mangiato , domandarono ad bramo della dia moglie , e fentito eh' ella era nella fua tenda , 1' aflcurarono che_

ERa

giare

air

Anno

3i8
all'

Anno venturo

al
;

loro

ICONOLOGIA medeCma
ritorno
,

nella

ftagione
i8.

Sara avrebbe.^

figlio partorito un nglio

come

in effetti

fegui

Generi cap.

FATTO STORICO PROFANO.


da Corinto fu a' fuoi tempi cosi pietofo ricevitore di Peregriche non furono mai le fue porte ferrate a chiunque , Di qui , che per aver Tempre avuto qualche peredel fuo ebbe bifogno grino fotto al fuo tetto , venne in proverbio la fua Angolare magnanima

CIdone
ni
,

e foraftieri

oipitalit

Semper
Aflolf. Off.
fior.

aliquis in

Cydonis

domo

lib.

2.

cap,

9.

FATTO FAVOLOSO.
fi rifugi appreOTo Giano PErfeguitato da Giove fuo figlio Saturno Re d'Italia, il quale non fola ricev con tutta la cortesia quefto fuo ed ebbe fomma cura che ileffe ofpite , ma I' onor eziandio foprammodo
, ,

ben celato ne' fuoi Ibti , onde vane riufcllfero le ricerche , che Giove ne faceva . Saturno per moftrarfl grato a cds generol'a ofpitaliti , dot Giano di rara prudenza , e gli partecip il gran dona della Profezia , per Di pi g' infegn 1' cui egli indovinava ed il palfato , ed il futuro . popoli Macrobio dirozzare i il di . . ^mmiano Mut' modo Agricoltura , ed
tei.
TSl^atal

Conte ec.

OSSE-

TOMO ^V
o
s

A R 7
u
.

e,
<5

519

|s

D Cefare Bjpa

Carlo Af^Uiitl de/

ojy^'^ Ilio
virile
; >

ta.r/e> C-X'^aridt

vnct-Js

UOmo
berretta
,

di

et

che

fia

colla teda fcoperra


la finilra

>

ed alquanto china

in atto

che o capello che


umile
.

e riverenza grandifsinia

gamba indietro , e tenendo la fia colla defira mano , moflri con tal geflo oflequio Colla fniftra mano tenga legati un Leone ed una
ritirata
,

Tipre
il

Si dipinge

di
,

et e

virile

perciocch
dice

in

effa
,

vi

fi

ritrova

mezzi

ed
di

convenevole

non come nella giovent


altri
,

che

ama

e ftima

affai

Arinotele nella Rettorica . La teda fcoperta alquanto china in atto umile , dimoftra la fommifGone di chi riverentemente cerca con animo. grato di farfi benevolo , per 1' acquillo degli amici l'opra di ci Terenzio in Andria : cos dice t ; onde ObfeqiUHm amicos purit . Tiene colia finiltra mano legati il Leone , e la Tigre per fignificare che l'OlTequio, colli fuoi mezzi ha forza di domare Leoni, e Tigri cio animi fieri, altieri, e fuperbi , come ben dimoflra Ovvidio libro fecondo,
effere fuperiore

ad

come

de

^ne

amandi,
Ik^lititr

310

ICONOLOGIA
FleSUur obfequio curvJtus ab arbore ramus
Frangere
fi
,

vires expericre tuas

obfequio tranantur aqute

nec vincere pofpi


rapii

Flumina

fi

cantra

quam

unda

rates

Obfeqimm
Butilica

Tigrefque domai, tumidofqiie Leonesy paulatim Taurus aratra fuoit .

De'

Fatti

vedi Umilt

Obbedienza &C.

OSTINAZIONE.
Di
Cefare I{ipa
,

veftita di nero , colla teda circondata dalla nebbia , foftenendo con ambedue le mani una teila di Alino Il veftimento di nero conveniente all' Ollinazione , perch , come il panno tinto in nero non pu pigliare altro colore , cos un Uomo oftinato in una opinione non sa volgerli per alcuna ragione alla luce della verit
.

DOnna

dimortratagli

poco lontano

circondata di nebbia , perch gli oftinati fogliono vedere per fi fermano laidi nel'a loro opinione ; perch nou_ dubbio , elTer cofa da Savio ievarfi di opinione , per elTer talmente. ordinato i! noftro fapere , che o per perfezione , e numero grande di cofe perfette , o per la poca luce i ed ofcurit del noftro intelletto non famo mai a tal termine , che non abbiamo luogo di palTare innanzi , e togliere la palma del faper noltro a noi medefimi , colla fuccelTionc , che fi fa_o
la

Avr

tella
,

delle

cofe di
tella

tempo

in

tempo.

dell'Alino mollra la medelima ignoranaa , gi detta elTer madre dell' Ollinazione e fi figura l'ignoranza nella tella dell' Afino, per effer quello animale llolidiiTimo egualmente in ogni cofa , foddisfacendoli del bene , e del male , mollrandoff fenfibile alle forze , o cordoglio , a_j differenza degli altri animali [4]
,

La

FATTO
[j] .Neil' Edizione del Sig. Boudard l rapprefenta 1' Ollinazione : Densa apf-Cffiata fui dorfo di un AIuSq , e quafi dietro a lui riparata . Fefte un abito di color nero , il quale non ejjendo fufcettibik d' alcun altro colore , perci l' immagine degli
cfr.att
,

incapaci d

mu/ar parere

Aggiungonfi ai fuaccennati

attributi
Il

le

orecc/ja,

di

Afino
f'.i

eie fono 1' EmbltKj dell' ignoranza , e della tefljgine . intorno al capo , dinota cr-'f/ficne , ed cjfufcazote d' inrcl'etto .
,

vapore denfo

che

IV A R T
Mos

3-1

FATTO STORICO SAGRO.


ed Aronne col braccio delSigno-il popolo d' Ifraelle , quell' empio s' impervers tanto nella fua oftinazione , che tutto fu invano per farlo rifolvere in ci che farebbe lato di fua fallite Non avendo potu1' to Iddio [ a nolro modo d' intendere , e di fpiegarfi J ammollire oflinato cuore di Faraone colle nove piaghe mandate ali* Egitto , cemand la decima , e fu , che dall' Angiolo fuo Iterminatore fece percuotere tutti i Primogeniti di quel Regno , principiando da quello di Faraone fino all' ultimo della plebe ; n folamente degli Uomini , ma eziandio degli animali , fenza per toccarne alcuno degl' Ifraelici A un tal cafligo fopramodo agitato Faraone e tutto ripieno di (pavento , ma non
quanti prodigi operanTero
5
,

PEr
re

acciocch

Faraone

lafciaife

libero

gi piegato

a'

voleri del Cielo

follecit

g'

Ifraeliti

partirli

Ma_j

non erano eglino molto lungi che ritornando Faraone alla fua na-tural durezza , rifolfe di andar loro dietro , e perfeguitarli Subitamente ci efegu in perfona , accompagnato da moltitudine de' funi , armati tutti , e feroci Part ; infegu gli Ebrei e li raggiunfe appunto in xin palTo, da cui non era loro pofsibile il fuggire, perch da una banda eravi il Mare, dall' altra gli Egizi. Iddio affiU il fuo popolo, e fece che il mare d{vifofi , aprifle ad elio un largo paflb Mirato un tal portento dagli Egizj, non defillerono gi dal folle loro penilero ; ma anch' efsi entrarono nell' apertura del Mare . Qiii fu, dove ebbe fine, e ben degno calligo 1' olHnazione di Faraone , e de' fuoi ; poich 1' onnipotente mano lanci loro dal Cielo fulmini , e faette in s gran numero , che fortemente atterriti gli Egizi gridavano t= fuggiamo da Ifracle , perch Iddio combatte a lor pr contra di noi rr Mentre precipitofamente alla fuga fi davano , comand Iddio a Mos , che fendeUe la mano verfo il Mare . Il che appena efeguito , le acque, che eran divife fi riunirono; ed i miferi Aolti Egizi rimafero tutti da quelle ingoiati , unitamente coi loro olHnatiisimo Re ,
?
. . ;
.

che

Efod. cap.

12. cap. i^.cap. 14.

FATTO STORICO PROFANO.


minacciavano la morte_> Spurina efprellamente a lui raccomand di guardarfi dal giorno 15. di Marzo, perciocch in tal giorno la fua vita correva un terribile rifchio . La fua Moglie io preg con fomma efficacia , acciocch in quel giorno non fi portalfe in Senato , mentre fi era ella fognata d tenerlo morto traile braccia . Ma Cefire oilinatilsimo nelle fue rifoiuzioni , volle appunto in tal giorno comparire in Senato . Nel tempo che a quello s' incamminava, a lui fu prefentata una lettera, con

IKfiniti fegni
a

e prodgi
.

e replicati auguri

Giulio

Cefare

L' Arufpice

forte

raccomandazione
fua falute

confifieva la

che fi poneffe fubito a leggerla , giacche iu effa Tutto per invano. Celare fenza porvi fu occhio, S s f Ja

J
f
la

ICONOLOGIA

pofe in tafca . Continuando il cammino , s' incontr nel fudetto Spurina , ed a lui rivolto tutto allegro Io motteggi con dirgli := beco Spurina , che i quindici di Marzo fon pur venuti =: Si , gli rifpofe Spurina =: ma non fono pcranche palfati =: Rife Cefare ; fegui il fuo viaggio t e giunto al luogo prima di entrare in Senato , difmont della Lettica 5 e volle fare i ficrificj , i quali, fecondo le fupcrllizioni di quei tempi fi dimoilrarono infclicifsimi . Nulla nientedimeno valfe a vincere 1' ollinazione di Cefare , Volle entrare in Senato ; ed ivi da' Congiurati fa

crudelmente
Giulio Cefare
.

trucidato

Tietro

MeJJia

Vite

degl'

Imper adori

>

nella vita di

FATTO FAVOLOSO.
bofchi di Tenaglia ,facti a Cerere , eravi una grofsifsm'a quercia i intorno alla quale le Ninfe folevano unirli in fagri balli . Erefsitone Ibbili empiamente di gettarla a terra , ed ordin al fuo fervo che colla fcure fi accingelfe all' opera . Si ritenne il fervo dal ci efeguire per rifpetto della Dea Cerere . Ma Erefittone toltagli la fcure di mano , in per-

NE'
Ci

pofe per voler atterrare 1' annofa quercia > dicendo che ancorch Dea fi nafcondclfe dentro quella , voleva nientedimeno farla cadere All' alzar della fcure trema la quercia, e prodigiofamente fparge dal tronco , da' rami , e dalle frondi copiofo fudore Non fi arrella per I' empio , ma cala con gagliardezza il colpo . A quello , manda fuori 1' arbore dall' apertura vivo fangue , macchiando d' ognintorno fiori , ed erba Impietosi il prodigio gli alianti tutti, ed uno di quelli fi arrifchi di dire
fona
la
Ilefla
.

re gli recife la tefia

imprefa ; ma lo fcellerato colla fielfa fcuQuindi pertinace nella fua empiet , torn a dar nuovi colpi alla quercia . Agi' iterati colpi ufc una voce , che avvert 1' iniquo eCTere in quell' arbore nafcolla una Ninfa , e che perci defillefTutto in vano : L' olHnaf , f non voleva foggiacere a fommo gafligo tifsimo Erefittone profegu i colpi , ed atterr la quercia . Sdegnata foprammodo Cerere , lo f aflalire da una fame cos fiera ed in pena_o della fua empia oftinazione , cos oftinata , che mangiofsi tutte le fue facolt ; dopo di che prolHtul la figliuola per procacciarfi il vitto , e tuttavia mor di fame. Owid. Mctam. lib, 8. ^nguill ara nella Traduz. lib.8,
ad Erefsitone
,

che

defiftelfe dall'
.

OZIO.
Li
Cefare Bjpa
.

caverna ofcura . Star appoggiato col gomito che fia diftefo in terra , e colla medefima mano fi gratti il capo. Sar fonnacchiofo Giovane fi dipinge , come quello che non ha fperimentato l' incomodit della vecchiezza Graffo
graff
,

Giovane

in una

finifiro fopra

di un Porco

T
per
le

fiV A R T 0.

325

Graflb per i pochi pcnfieri , i quali non danno noja per la troppa__i occupazione del penflero > e dell' intelletto 1 alla dilatazione del fanguc_

membra

Siede in un ofcura caverna ; perciocch 1' Uomo oziofo non pronta alle onorevoli, e gloriofe azioni; onde conviene menare la vita ignobibile e tenebrori Si appoggia ad un Porco perch 1' oziofo nella converfazione degli altri Uomini fimile al Porco, per la vilt, e dapocaggine fua. E* opinione di Arinotele , che quefto animale nella fifonomla fia il pi incapace di ammaertramento di tutti gli altri animali ; come 1' oziofo che non cura alcun lodevole cfercizio , fi rende inabile ad apprendere- qualfivoglia difciplina : e ficcome quello ifteffo animale ad altro non attencosi 1' Uomo de , che a foddisfare 1' appetito della gola , e di Venere dall'ozio dominato, fi d tutto a contentare f lletro , foddisfaccndo a* propri appetiti , con perdita della propria fama. Si gratta il capo a guiia di coloro, che mai non fanno prender conCgIio,non avendo imparato la prudenza , fpendcndo la maggior parte del tempo nella deliberazione delle azioni , le quali f fono buone non le-* mandano a fine , f ree , pregiudicano all' onore loro , ed alla fama
. : .

Ozio.

Giovane
flromento

graffo

e corpulento
pelle
la

mento porter una


di ferro

da arare

Sar a giacere per terra . E per- vefle per terra vi far un vomero, ; terra , ma tutto pieno di rugine .
.

di

Porco

Per dichiarazione della giovent, e della gralfezza , del giacere {a.j terra, e del velKmento della pelle di Porco di quella figura fervir la dichiarazione fatta della figura di fopra ; folo diremo , che Cgnificativo dell' Ozio il vomere arruginito , come ne' negozi , e nelle azioni quello medefimo chiaro , e netto ; e (Tendo il pi importante negozio noltro far cof appartenenti al vivere ; e come non adoprandofi il vomere viene ru,

ginofo

cos

I'

Uomo
,

che tralafcia

il

bene operare

dandofi in preda
lo

all'

a cuopre , ed empie d' infamie , e di vizi , che ed agli Uomini ; e quelt' Ozio non fpiacevole a Dio quale non mollrando la ftrada il quiete dell' intelletto

Ozio

rendono poi di altro , che una.j


di operare virtuo-

famente

a'

fenfi

anch'elfi f ne

ftanno fopiti, e
dilfe
S.

quel

fcacciati dalla

via conveniente.

Per quello

eh' peggio , diGregorio l'Ozio effer

una fepoltura dell' Uomo vivo, e la fcrittura , che tutti i mali del Mondo gli ha infegnati 1' Ozio N fi prende in quello luogo I' Ozio per contemplazione , come lo pigli fcherzando con parole Scipione il grande, dicendo di feileilb , che allora avea men' Ozio , che mai , quando ne avea__s pi abbondanza ; per dir quanto meno era impiegato nelle azioni , tanto era pi intento al contemplare ; perch di quelt' ozio godono folo quelche colia lezione de' molti libri , e con I' intendere cofe alte , c^ li , S s 2 nobili
.

524
nobili
t
1
i

ICONOLOGIA
la

mantengono fcnza muovere religione lo zelo di Dio ,


fra
le

altro
il

che la lingua, o la penna la pieconforzio degli Uomini , ed in foin-

ma

quanto bene

miferie di quella vita mortale.

QzQ
vecchio UOmo avr una benda
,

mano una campo di oro nel quale


lira

dipinto a mafchere ; ed attraverlb , berrettina, con un Fagiano per cimiero. Nella defacella di color bigio fpenta e nella finirtra un ornato in
veftito di giallo
fa

dipinto un Ghiro

-,

coi

motto

In

elidete "jolupt^s^

Ozio.

UOmoricoperto corpulento
graOTo
,

a federe

in terra

con uno feudo fopra


, i

>

tut-

to

di llrali
tutt'

frezze tirate da diverie bande


.

quaficch

I'

Ozio

Ila

feudo di
j

vizj
1*

detta di fopra

e cos lo fa
I queflo

Ariollo

Graffo Io dipingiamo , dicendo :

per

la cagione-^

albergo il grave fanno giace , L' Ozio da un canto corpulento e graffo .

Lo Scudo ripieno di frezze moftra'che 1' Uomo oziofo fi lafcia venire addoffo tutte le calamit , prima che penfi a volerfi levare dalla poltronera , nel prendere il tempo , finch gli refta da vivere , o fia con.. lode > o con biafimo , o con onore , o con vergogna o con danno , o con
|

utile, poco cura il tut;o ; e perch il male fuo infiftolito non bifogna__ guarirlo con lo fminuire del fangue , e col tagliare delle vene , fi contenta venire mancando appoco appoco con fua vergogna ? faftidio degli amici

e vituperio della famiglia

Ozio.

Giovine mal veftito , il quale con ambe le mani in feno

ftia

col

capo chino

e fcoperto

e_>.

PACE

TOMO ^V ARTO,

PAGE.
D
Ce/are T{^pa

sii

Ornia alata , di oliva , e di fpi'ghe incoronata Nella deura mano tenga una face accefa rivolta in gi , che arda un_3 monte d' armi portovi fotto . Colla fniltra mano tenga legati con delicato vincolo di oro un Leone , e una Pecora giacendo infeme Si veila di bianco . In una Medaglia di Augulto Imperadore ne! fiio undecimo confoiato 22. anni avanti la venuta di N. Signore fi
.
.

vede un tempio con titolo intorno di pace perpetua . P^?Pace eterna fi legge nelle Medaglie di Alelfando Severo, e di Settimo Severo e di Treboaio Gallo Imperadore , ma provarono ben efti e altri , che la pace non dura fempre Non mancano mai caule , e pretefii a bellicofi Principi di muover guerra per con molta ragione furono battute due Medaglie di Claudio Imperadore colla pace alata : perch la pace non perpetua eterna , ma vola , e fugge , avvertimento efpreffo , che debba cultodire 5 e ritener la pace con diligente cura . Alata
r perpetuie
.
. :
Ci.

vedefi

3td
vedefi ancora in una
:

ICONOLOGIA
.

Medaglia di VefpaQano Imperadore con titolo intorno Tdci ^.'.gufile ; tal titolo dichiara che non fia la Vittoria , come penf Adolfo Occone , fcordatofi di quanto fcriire avanti fopra le fuddette Medaglie della Pace alata di Claudio Imperadore L* olivo Tempre ftato tipo di Pace ; e contuttocch f ne fia toccato nella feconda figura della Pace , ci difenderemo qui pi apertamente . Finfero gli antichi fotto allegorico fentimento , che tra Nettuno , e Minerva fulFe contefa circa i' imponere nome alla Citt d Atene ; conclulero nelP Areopago che chi produceva pi lodabile effetto percotendo la terra mettefle il nome alla Citt. Nettund col tridente percoflTa la terra produUe un Cavallo fegno di guerra ; Minerva coli' alla 1' olivo fegno di pace i la quale eflendo Hata giudicata pi utile alla Repubblica , Minerva che fi chiamava Atena i diede il fuo nome alla Citt di Atene ; laonde gli Ateniefi , e altri Greci coronarono i vincitori coli' oliva Pindaro Lirico Poeta Greco nell' Olimpia incorona Pafumide di Oliva Pifea e Agefidamo di oliva di oro con pi ragione f ne incorona la pace i che_> vince, e fottomette la guerra; Ovvidio nel primo dei Falli ne incorona la pace illeOTa
,

Frondbus ^ttiaris comptos redimita, caplloi

Tax

aies

&

tota

mitis

in

Orbe mane

Alcuni leggono Adiacis per la vittoria che ebbe Augufto in Azzio di Epiro contro M. Antonio : ma pi mi piacciono coloro , che leggono xAttacis , ovvero ^tais ab ^Eea di Atene . Minerva iltefTa apprelTo Virg. inventrice di tal pianta cognominata dai Poeti Aflea Ovvidio in detti verfi non parla della Vittoria confeguita in Azio , ma della pace univerfale generica invocandola che venga , e rimanga al Mondo Dopo la vittoria di Azzio non fegul la Pace , ma la Guerra Aleflandrina ;
.
,

dui anni dopo

la Vittoria di Azzio Augullo trionf tre di . Il primo di Pannonj , Dalmati , Japidi , e di alcuni Popoli Galli , e Germani . Il de' 11 terzo di Egitto , di che Svetonio fecondo della guerra navale di Azio e. 12. e pi minutamente Dione lib. 51. Ma la Vittoria di Attio,comc navale , ebbe corona roltrata di oro , e non di frondi Le frondi dunque della univerfale devonli per eccellenza di antonomafia intendere di oliva Atfronde di Minerva Cecrotica di Ateqe , dove ebbe origine tal corona L' oliva in occorpia cio Ateniefe 5 chiama Lucano Poeta lib. terzo renza di fupplicar pace - Tarfico jermone parant hoflemtj'ie propinqtium Orant Cecropia prxLita fronde Miner-vx . Meritano correzione i Commentatori , che in quello palfo di Ovvidio confondono la corona della vittoria , con quella della pace 1 particolarmente Paolo Marfo dicendo Corona yiShtct ^ triumpbali ab ^fio Vromontorio Epiri . Trovafi la pace incoronata alle volte con oliva , altre volte con lauro , come nota 1' Erizzo nella medaglia di Augurio , dove la Pace Ita circondata tutta da corona di alloro ; e la fuddetta Pace Auguffa di Velpafiano nella delira tiene la corona di alloro. Giovanni
.
,

TOMO ^V ARTO,

b^7

Givanni Rofino !' ha olTervata con rofa adorna ntlle fue antichit Romane Con rami di olivo in mano folevano i Greci fupplicare , e dimandar pace ; di che Livio deca terza lib. quarto , e nono , e deca quinta lib. quinVirgilio to , Stazio Poeta nella xii. Tebaide . Et jiipplicis arbor Olivae . Eneide vii.
Cenf.tm
Ire jnbet

oratores au%u(a. ad
1

mcen-t J{egis

ramis velatos "Palladis omnes Loaq-4e [erre jubet , Tacenique expojcere Teucris.

iftefto

Poeta, Eneide otto e xi. Diodoro Sculo


lib.
i.
,

Dionifio Alicarnaileo
nelle medaglie di

Rami
di

di olivo in
di
.

Augufto

L. Aurelio Vero , e di Sidonio Apollinare nell'

altri

Ottone , Imperadori Epitalamio :


diva comas
-,

i6 cap. lO. e Pace veggonfi Tito, di Settimo Severo , di Corona di olivo per la pace
lib.

mano

della

^mbornm tam
Tace
ligat
,

'viridantis

Olivx
.

ne^tt dextras

ac fider mandai

io

Monfignor Balbo Vefcovo Grucenfe nel vaticinio V. Imperadore

delli fuccefli di

Car-

Candida Tax olea cnget [aera tempora Regimi Candida "Pax Troceres in fua jura trahet.

Abbiamo inferta la corona d fpghe per fegno che la pace mantiene abbondanza , ond' che molte figure della pace hanno il cornucopia . In una Medaglia di di Vefpaflano Imperadore battuta nel fuo fettmo Confblato r anno del Signore 78. la figura tiene colla delira la patera , colla finillra la fpiga , parto , effetto , ed evento di pace i come dinota il fuo
1'

titolo

PACIS

EVENTUM
Interea

Tibullo Elegia x.

Tax arva colat . Tax candida primum Duxit araturos ft fuga curva boves .
aluit

Tax

vtes

&

fuccos

condidit

uv 1
.

Funderet ut nato

tejla

paterna

memm

Tace bidem
Milites
in

vomerque vigent
occupat
veni

at trijlia duri
futs.

tenebris

arma

^t

nobis

Tax alma ,

fpcamque teneto
ante finus
.

Terfluas

&

pomis candidus

Ovvidio

518

ICONOLOGIA
la

Ovvidio nel fuddetto libro de' Farti chiama re e Cerere alunna della Pace e defcrive i Pace , e della Guerra .
Bella,

diverfi

Pace nutrice di Cereandamenti della_j

dia

temere viros
;

erat

aptior enfts
.

Vomere

cedcbat

taurus

arator equo

SarcuU

ccffabant

'verfique

in pila ligones
ca/Js

Faflaque de

rajiris

pendere

erat.

Sub JHga hos 'veniat ; fub terras femen aratas Tax Cererem nutrii , Tacis alumna Ceres

picca Efala

Nel tempo delia guerra fi adopera il Cavallo , la fpada , la celata , la il vomere, la zappa , il railrello . in tempo di Pace , il Bue , e. 2. quando promette pace alle Genti dice , che convertiranno le_> fpade in vomeri , le lance in falci Conflabunt gladios fiios in 'vomeres ,
:
:

&

lanceas fuas
'

in falces

1\(ci

Icvabit yens

cantra gentern gLidi'tn

nec exercebnn-

ad prxliitm . L' illeffo in Michea cap. 4. al contrario quando in Joel. perfuade la guerra Concidite aratra 'vclra in gladios , e?" ligones vefros in Ariftofane lanceas . La Pace con la coltura dei terreni arreca ricchezze . Greco : O Tax pnedi'ves , jagum conflans Bovum . Euripide parimenti Greco racconta i beni della Pace ilenza li quali perifce la vita del viventi;
tur ultra
fi

&

'Hmc bona
T^uptias
Di'vitias
,

qujc fint
,

nveni
,

fefla

cognatos
i

liberos
,

amicos

fanitatcm

annonarn
Ixec

'vinum ,voluptatcr)i
defecerint
'vita
>

Tax
Teriit

confcrt

qnx fi

omnia

omnis coinmmiter viventium

Orazio

guerra maledetta dalle Madri , Bella matribus dctefata , dice_? cagiona mali contrari alli fudetti beni , funeiti fpettacoli fanguinolenti , morte dei figli , di parenti, di amici , povert) morbo , pelle, carefiia di tutte le cole per fin dell' acqua molte volte , non che del vino, con eftrema malinconia di famiglie difperfe , e miferia di Popoli difirutti . Per fegno, che la pace eilingue la guerra fi figura che abbrucci il monte di armi con la face , atto di ridurla in niente , come che mandi in cenere le fpoglie dei nemici vinti in guerra. Vedefi una fiinile Pace in
la
,

Ma

'

medaglie di Velpafiano
tal

di

Traiano

defcritta da

Adolfo Occone

in co-

guila

IMP.
S.

TRAIANO AVG. GER. DAC.


TR.
P.
P-

P.

M.

COS.

VI.

P.

P.

Q.

R.

OPTIMO

PRINCIPI.

PAX.
Tacis

TOMO ^V ARTO.
"Pacis flants

szg
.

facem admoventis polis ex confiagraturm Vulcano tipo del fuoco > e primo Fabro di armi in Grecia inftituirono gli Ateniefi felle di corfo con accefe faci ; bifognava in tutto il corfo mantenere la face accefa , f la fiamma periva > colla fiamma fpenta fi fpegneva la Iperanza della vittoria ; quello vinceva , che finito il corfo fi ritrovava in mano la fua face accefa f tutti 1' elh'nguevano ninno era vincitore . La pace corre con la guerra, il fin delk guerra la pace, fi combatte perla Saluliio Bellum Tacis ej canfa . pace , e la guerra caufa della pace Finito il corfo, la guerra rimane colla fiamma fpenta , cefla il fuoco da lei attaccato , e 1' ardor delle armi raffreddato , e la Pace reit colla face accefa di ardente amore , colla quale abbruccia , e confuma le armi deliaca
typus dextra
; . :

guerra

Tiene legati con vincolo di oro il Leone colla Pecora, perch la Paimifce,eiega in amore il furor beltiale con la manfuctudine , cangia_j ce la fierezza delle Genti nemiche in amorevolezza ; una Nazione che abattefocch Pace fi borriva 1' altra , infieme tratta con umano commercio dice una eguaglianza di moke volont, mollrata con fegni eileriori ; il che Leone , e della Pecora , che per natura fi dimollra nello Ilare infieme del fono diverfilfimi di colhime ; e fi prende da Virgilio , il quale volendo augurare pace, e tranquillit nel Confolato di Pollione , per la nafcita di fuo figlio , diife , che gli Armenti non temerebbono per i bofchi i fieri Leoni
;
:

?^cc magnos

metilene

.Armcta

Leoncs

Anzi la pace , e la concorde converfizionc ha domefticato effettivamente infieme il Leone colla Pecora Eliano nella varia Storia libro primo , cap. 29. narra , per detto de' Coi , che ne' pafcoli di Nicippo Tinon un Agnello , o Agnella , ma un Leone ranno una Pecora partor mentre egli faceva ancora vita privata Il vincolo di oro H pone per il nobile , e grato legame della Pace , eflendo 1' unione pacifica preziofa quanto Toro, e dell'oro produttrice, e confervatrice Con faggia invenzione dal Poliziano viene la Pace rapprefen.

tata

di afpetto Santo

e rifplendente di

oro

Majeflas

fandoque

nitet

pax

aurea 'uidm

In effetto la Pace per ogni antico Poeta


nell'

tempo rinuova
:

il

fecol di oro

Calfurnia

Egloga prima

^urea fecura

ciim pace renafcitur titas

Diede a quella figura vivezza , e fpirito in un fuo fermone il Padre_^ Maellro Giannantonio Tempioni da Faenza, dell'Ordine de' Servi, Teologo e Predicatore , eccellente Provinciale e poi Priore nella fua_j
, ,

Tt

Patria,

3JO
iras

ICONOLOGIA
,

Patria con belliflma fentenza di S. Agollino de Verbis Domini: Tax efi linculum ^moris , conjbrtum charitatts , hxc efl qnit bella compefcit > fimidtates
toliit

La Pace
le

comprmit , difcordes fedat inimicos concordai coli' accefa face abbraccia il monte di armi

raffrena

e toglie

guerre > le inimicizie e le ire : Bella compefcit , fimtiltates toliit > iras comprmit . il vincolo di amore, il conforzio* della carit che acquieta le difcor(Jie > e concordai nemici, fi dimollra per l'amichevole conforzio del Leone , e della Pecora , che ripofano in compagnia , tenuti legati in vincalo di oro di amore dalla Pace , colla fniftra mano del cuore La velie bianca fu indizio di allegrezza appreffo a' Greci , e Romani quali comparivano albati in toga bianca nelle fefte pubbliche . Gli Ani tiocheni andarono fuori di Porta , per fare onorevole incontro a Demetrio favorito Liberto di Pompeo Magno , di bianco veftiti , colle corone iii-_s teda, in fcgno di pubblica allegrezza per la {uz venuzz: Caidid^ 've/les aliqiu 1 Difse Plutarco in Catone minore Tiridate Re de* coronas gercbant
.

&
,

e degli Armeni , pacificatofi coli' Impero Romano, fu in Roma con apparato regio dall' Imperadore Nerone ricevuto; tutta la Citt era ornata Parti
, e fi vide nel Foro il Popolo vellito di bianco . Dione 6^. Topulus albatus , lanreatufque certis ordinibiis medium Forum tenuit Niun^ fella rallegra pi. il Popolo, che la pubblica Pace, che feco arreca il colmo di ogni allegrezza perci le fi conviene colore di letizia. Non folo da Tibullo , e da Monfig. Balbo rtata la Pace figurata biaaca ma ancora da Ovvidio nel terzo de ^rte amari

di lumi

e corone

Storico
,

Hb.

Candida

Tax

homlnes

tntx docet ira feras

Candida

la

Pace

perch deve

efifere

fincera

non
:

finta ,

e fiimilata a

ionie accenna Calfurnio Poeta nella fuddetta Egloga

Candida

Tax

aderat
,

non folim candida

<vultti

>

^alis fxpe

fuit

Omne
^njjt

procid vitiim jmidatie cedere Tacls


,

&

infanos

clementia condidit enfes

Achille Bocchio negli Emblemi defidera il Mondo ripieno di pura fede , di gioconda letizia , e di togata Pace , la quale difegna allegra per tutto in caCi 5 e fuori , figoificata da color bianco .

T^ce

TOMO ^V ARTO,
!>

331

ace

DOnnt
terra

quale tenga in grembo 1' uccello chiamato Alcione , ed in accanto di elTa vi lari un Calloro . in atto di frapparli con i
!?.

denti

genitali

L'Alcione un piccioio uccello, il quale fa il nido alla riva del Mare , e per que' pochi giorni , che quivi l trattiene , celfa ogni vento , ed ogni tempelta , relhndo il Mare , ed il Cielo tranquillo , e lereno ; per indizio di tranquillit > e di pace ; onde metaforicamente giorni alcioni fi chiamavano dagli Antichi quelli , ne' quali il Tribunale fi quietava , e
pofavano i Litiganti Il Calloro , il quale perfeguitato da' Cacciatori , come fcrivono alcuni, co' denti fi mozza i genitali , lapendo per quetri eller da loro perfeguitato , indizio di gran deliderio di pace , ed ammonizione a ferrar gli occhi alla perdita di qualche bene , e di qualche utile , per amor fuo ; e_> fi legge a quefto propofito una lettera di Sapore , fcritta a Cortantino , nella quale lo eforta a lafciare una parte del Regno dell' Afia per vivere in pace , con 1' efempio di quello animale irragionevole , il quale per privarfi di fofpetto fi taglia quel membro , che lo fa Ilare inquieto ,
fi
-,

Tace,

DOnna

giovane a federe
.

Colla delira

mano

Lupo , ed un Agnello porta un ramo di olivo

fotto ad un giogo

medefimo

tiene legati infiemc un__j e nella finiilra. ,

Quella figura mollra la Pace elfere cagionata dal reggimento de' Principi, che fanno abbaflare I' arroganza de' fuperbi , e farli vivere fotte il medefimo giogo , co' pi umili , e meno potenti, per mollrare che foJt, e propria virt de' Principi faper far nafcere , e mantenere la pace nelle Citt , e ne' Regni , la qual viene fpelle volte perturbata dall' altezza de" fuperbi ; e per llioneo orando a Didone preiTo Virgilio , nel primo libro dell' Eneide la loda di quello capo particolare E la Pace di noi fiefli che nella medefima figura fi pu intendere , non altro che la concordanza de' fenfi del corpo colle potenze dell' anima , rendendo egualmente ubbidienza alla ragione chi domina , e d leggi alle une , ed ac^ii altri. E per lignificare 1' imperio del Principe , fi fa la figura che fiede , noiL^ potendoli dar giudizio pubDlico , fenza llar a federe, forf per conformiti JeJ detto di Ariilotile , che dice , che la prudenza nell' anima s' introduce per mezzo del federe , e delia quiete .
.

Tace

55'

ICONOLOGIA
Tace^
bella

Giovane

con ghirlanda di olivo


,

in

r la figura di Pluto

e nella finillra

Nella mano delira tercapo un fafcio di fpighe di grano i


.

come fi cava La corona

da' fcritti

di

Paufania
le

dell'olivo, e
in
la

fpighe di grano,

fendo quelH comodit di coltivare


frutti

abbondanza folo
terra
,

dove

la

la

quale per la

fono fegno di pace, efPace arreca a gli Uomini guerra rimane infeconda ,

e difutile

Quello volle efprimere quel Poeta , quando parlando del Bue , diiTe , E Minerva vien lodata_j le opere della Pace ci fono (late infegnate da Giove nelle favole , come vero parto della fua tella , per elTere ilata come Nettuno inventor del Cavallo, elfendo ella inventrice dell' olivo , 1' uno per fuiTdio della pace , e P altro per fortezza della guerra ; perch il Principe deve pi inclinare alla pace de' Popoli , che alla guerra , che folo ha per fine 1' ifleifa pace , colla quale fi aumentano , e confervano le ricchezze per vi dipinge Pluto finto Dio , e protettore di effe.
che
.
:

Tace.

DOnna
la

tenendo una fiatuetta nella delira mano , e , pofata fopra un piedellallo , ove fia un calice , e coilj detta mano follenga un ramo di olivo . La llatuetta mollra , che la Pace minilira degli artifizi umani , i quanon fi poiTono imparare, fc non colla fpefa di molto tempo, e fenza li
vefiita d' incarnato
fia

finillra

penfieri di guerra

,
,

quali ordinariamente e la forma

fviano

gli

degli abiti virtuofi


ti

ellcriore dell'
.

Uomo

animi dall' acquillo d occafione di mol-

fono effetti di Pace che in Pace fi fortificano i Popoli , e le unioni fi aggagliardifcono , crefcendo per elTa il danaro pubblico , del quale_ fi fabbricano poi Teatri , Tempi > ed altre opere di magnificenza . Si fortenta poi con quella la fede, e l'onor di Dio; il che fi moftra_s col Calice L' olivo, per non replicare molte volte la medefima cofa, dicefi elTer e per preflb agli Ebrei ritrovato da Pallade Dea di pace , e di quiete nella vecchia Legge, fra le altri cagioni fi ungevano i Re, eh' erano eletti pacificamente , acciocch fi ricordalfero di vivere in pace , ed in quiete ; quella llimando la maggior lode , che fi poteflfe avere a quei tempi,
artifizi
Il
,

quali

tutti

piedellallo mollra

fecondo

il

detto

I\ex pacificus magnficatus

ej

PACE

M
Medaglia
di

^V

A R T

333

PACE.
'y^ella

^Auguflo j vede /colpita

DOnna

che nella finirtra mano tiene un Cornucopia pieno di frutti i con un ramo di olivo , e nella deftra lia una facella > colla quale abbruccia un montone di armi li cornucopia fignifica 1' abbondanza , madre , e figliuola della pace t non niantenendofi la carella fenza la guerra , n 1' abbondanza del vitto, Fiat pax in virtHte tua, ienza 1' abbondan?a di pace , come dice il Salmo
,

fiori

e frondi

O" abundantia
Il

in

titrribns

titis

dinota la mitigazione degli animi adirati, come fi lungamente in altri luoghi La facella , che abbruccia il montone di armi , fignifica 1' amore univerfale , e fcambievole fra i Popoli , che abbruccia , e conluma tutte le reliPer quie degli odi , che fogliono rimanere dopo la morte degli Uomini dichiarazione del cornucopia , ci lerviremo di quello , che abbiamo detto

ramo

dell' olivo

detto pi

nella figura dell'

Abbondanza

TACE.
Islella

Medaglia

di

Filippo

DOnna
valore
,

che nella deftra


.

mano

tiene un

ramo

di

olivo

e colla

finifira

un' alla

Per quefta figura


e ci

fi I'

dipinge
alta

denota

la Pace acquiftata che tiene in mano

per propria virt

->

PACE.
In

ma

Medaglia

di

Vefpajano fi "vede [colpita


altra

che da una mano tiene un ramo di olivo , dall' , duceo , ed in un' altra fi vede con un mazzo di Ipighe col cornucopia, e colla fronte coronata di olivo.

DOnna

il

di

grano

Ca, e

^c

-K 3f

-K

+:
>

-K
Jf

-k

PACE

354

ICONOLOGIA PACE.
T^elU
Medaglia
di Tito
.
>

DOnna
flra

che nella deftra mano tiene un ramo


a'
>

di

palma

-,

e nella Cni-

un' afta

La palma promette premio


linquenti
,

e quelle due fperanza


.

meritevoli, l'afta minaccia caftigo a' dee timore > mantengono gli Uomini in_a

quiete

ed in pace

PACE.
T^ela Medaglia di Sergio Galba
di
,

con

nome

Tace
,

[colpita jla

U
.

Na Donna
ramo

di beli' afpetto
j

che fiede

e nella deftra
:

mano

tiene un

di olivo

nella finiftra una clava con lettere

PAX AVGVST.

S.

C.

Nota quella figura la Pace acquiftata per valor dell' animo , e per vigor del corpo ; 1' animo fi fcuopre nella bellezza , e nel federe della Donercole foleva caftigare g* Il corpo della clava, ftromento, col quale na 1' Malfattori de' reprimere audacia con inimici ,

PACE.
Tacila Medaglia di Trajano fi fa folo
.

Onna

che colla deftra tiene un ramo di olivo , corno di dovizia .

e colla

finiftra

uii_3

Tace.

Ed in un' altra di Filippo li vede in forma di Donna , che colla deftra mano alza un ramo di olivo , e colla finiftra tiene un' afta con lettere
:

PAX FVNDATA CVM PERSiS


E
gli

di tutte quefte potr il diligente Pittore eleggere quella , che pii parr appropoCto, ed anche di molte farne una bla che vedr mela

glio poterli fpiegare