Sommario

di Don Roberto Provera Il punto
Don Roberto Provera

il punto

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A Roma da papa Francesco
Tommasini e novizie della Piccola Casa

Figure cottolenghine
Iole Zanella

Le mani silenziose della Provvidenza
Redazione

Periodico della Famiglia Cottolenghina e degli ex Allievi e Amici della Piccola Casa n. 3 settembre 2013
Periodico quadrimestrale Sped. in abb. postale Comma 20 lett. C art. 2 Legge 662/96 Reg. Trib. Torino n. 2202 del 19/11/71 Indirizzo: Via Cottolengo 14 10152 Torino - Tel. 011 52.25.111 C.C. post. N. 19331107 Direzione Incontri Cottolengo Torino Direttore Onorario Don Carlo Carlevaris Direttore responsabile Don Roberto Provera Amministrazione Avv. Dante Notaristefano Segreteria di redazione nuovo indirizzo mail redazione.incontri@cottolengo.org Redazione Salvatore Acquas - Mario Carissoni Collaboratori Mauro Carosso - Fr. Beppe Gaido Nadia Monari Progetto grafico Salvatore Acquas Stampa Tipografia Gravinese Corso Vigevano 46 - Torino - Tel. 011 28.07.88 La Redazione ringrazia gli autori degli articoli e foto, particolarmente quelli che non è riuscita a contattare.

I nostri giardini
Mario Carissoni

Luce
D

Più

Razzismo
Fr. Beppe Gaido

Leggere un libro
Redazione

GTT
Tommaso Geraci

La piccola casa di North Paravur
don Shony Mathew Perumpallil

Quando la musica porta verso il trascendente 20-21
Adriana Chieregato Doglione

David Manogar Raj Un nuovo diacono Cottolenghino
Redazione

22-23 24-25 26-27 28 29 30

Chi ho ascoltato?
Antonio Armentano

Ama, soffri, offri
Laura

Associazione “Amici del Cottolengo”
Redazione

Ritrovarsi a Mocalieri
Caudia Molino

Sono entrati nella vita...
Redazione

Associazione ex allievi e amici del Cottolengo Il Convegno annuale 31
Dante Notaristefano

Incontri è consultabile su: www.cottolengo.org entrate a cuore aperto http://chaariahospital.blogspot.com/ Questa rivista è ad uso interno della Piccola Casa Cottolengo

Lettera di un papà
Redazione

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a “Il risveglio popolare” del 18 luglio 2013 apprendo che lo Stato della Città del Vaticano sarà l’ospite di onore del Salone internazionale del libro, che si terrà a Torino dall’8 al 12 maggio 2014. Il Paese Ospite d’onore presenta un proprio stand cui offre un’esposizione completa della propria produzione editoriale e delle proprie eccellenze artistiche e culturali e propone un ricco programma di convegni, dibattiti, tavole rotonde con i propri autori di maggior rilievo. È la prima volta che ciò accade. Forse finalmente si va dissipando l’ostinato pregiudizio, che considera la Chiesa cattolica come sinonimo di oscurantismo, perché nemica della scienza, della tecnologia, della ragione. Ma, se pure queste accuse non sono del tutto infondate storicamente, ora certo non è più così. La fede non è ostile alla ragione, entrambe infatti tendono alla verità. Ciascuna con le sue possibilità. Mi spiego con un esempio. Ci accingiamo a una camminata in montagna con l’obiettivo di raggiungere un’alta vetta. Saliamo in auto e raggiungiamo il punto di partenza, parcheggiamo, ci attrezziamo e cominciamo a salire. Il percorso da Torino al punto di partenza ci era ben noto, ma di qui innanzi ci affidiamo a una guida esperta, che conosce l’itinerario per la vetta ambita. Così la nostra ragione con le sue immense risorse abilmente ci conduce nel mondo, ma solo fino a un certo punto, poi è costretta ad arrestarsi, perché non riesce a distinguere il sentiero che conduce alla pienezza della Verità, cioè non solo a quella verità che è misurabile o funzionale o individuale, ma a quella Grande Verità, che è assoluta, eterna, splendente e illuminante. Solo la fede conosce la via per avvicinarsi a questa Verità. E la fede, da buona sorella, prende per mano la ragione e la conduce su, in alto, sempre più in alto, mostrandole un cammino altrimenti nascosto. Altro esempio. L’occhio umano non è in grado di percepire i raggi infrarossi, né l’orecchio gli ultrasuoni, ma ciò non significa che i raggi infrarossi o gli ultrasuoni non esistano, semplicemente occorrono all’uomo ausili idonei, supplementari rispetto alla sue naturali capacità. La fede quindi non rinnega la ragione, ma dischiude all’uomo orizzonti ancora più vasti, lo apre a spazi immensi, lo innalza ad altezze vertiginose, lo guida verso la pienezza della Verità. Allora non temiamo, lasciamoci illuminare dalla luce della fede, anzi da quella luce, che è la fede. 3

testimonianze
Siamo sempre stati accolti a braccia aperte in ogni posto tappa e abbiamo avuto modo di fare anche un bellissimo incontro presso il Santuario Madonna del Sorbo, vicino a Campagnano di Roma, dove siamo stati accolti con grande cordialità da Padre Gustavo appartenente ad un Ordine di Missionari Contemplativi.

A Roma da papa Francesco

Sutri

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al 4 al 7 luglio scorso si è tenuto a Roma un grande incontro con il Papa, rivolto a tutti i seminaristi, i novizi, le novizie e tutti i giovani in ricerca vocazionale; anche il Cottolengo era presente con un gruppetto di novizie guidate da Suor Anna Maria e con i seminaristi cottolenghini (= i Tommasini) guidati da Don Paolo. Per vivere con maggiore intensità l’evento Don Paolo ha proposto a noi Tommasini di percorrendo a piedi un tratto di circa 75 km in tre giorni lungo la via Francigena. Dopo una prima tappa di avvicinamento in pulmino da Torino fino al Monastero di Manziana, con sosta intermedia a Pisa, dove siamo stati accolti e rifocillati egregiamente, il giorno seguente, accompagnati dalle preghiere delle suore del monastero abbiamo iniziato il nostro cammino con gli zaini in spalla. Le giornate sono state scandite dalla preghiera mattutina delle lodi, dalla messa celebrata da Don Paolo e da una riflessione giornaliera, a cui seguivano ore e ore di cammino immersi nella bellissima campagna laziale.

Al tramonto del primo giorno

Nel borgo di Sutri

Partenza da Capranica

Abbiamo avuto la possibilità di attraversare campagne dorate, boschi verdeggianti, ammirare fiori e bellissimi cavalli, contemplare immensi cieli dal mattino al tramonto del sole. Nonostante il peso degli zaini, che avevamo cercato di contenere senza successo sotto i 10 kg, e nonostante i chilometri giornalieri, che nel corso della prima tappa erano stati circa trentacinque, al mattino si è sempre verificato il “miracolo” ed eravamo tutti in grado di riprendere il cammino, nonostante le inevitabili bolle ai piedi e le spalle indolenzite.

Posto tappa a Campagnano

Verso Monterosi

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testimonianze
Non sono naturalmente mancati gli imprevisti, che in alcuni casi hanno fatto allungare un po’ il cammino, ma abbiamo sempre potuto sperimentare la provvidente e tenera mano del Signore che ci ha condotti nei tre giorni di cammino, senza farci mai mancare nulla, e ci ha permesso di giungere a Roma sereni e gioiosi, anche se provati nel fisico. A Roma abbiamo soggiornato presso il Cottolengo dove siamo stati benissimo e abbiamo avuto modo di incontrare il gruppo di Novizie guidate da Suor Annamaria, con cui abbiamo condiviso i giorni seguenti. Il programma a Roma ha avuto inizio con un pellegrinaggio di tutti i giovani da Castel Sant’Angelo alla Basilica di S. Pietro dove ognuno ha potuto rinnovare la Professione di Fede. Il giorno successivo vi erano le catechesi nelle varie lingue. Noi abbiamo deciso di partecipare alla riflessione tenuta da Mons. Parmeggiani, Vescovo di Tivoli, nella Chiesa del Gesù, dove sono conservate le reliquie del corpo di S. Ignazio di Loyola e del braccio di s. Francesco Saverio. Alla meditazione è seguita la celebrazione eucaristica. Alla sera un programma di testimonianze e musica condotto niente meno che da Carlo Conti nella suggestiva cornice della piazza del Campidoglio. Il giorno seguente, sabato mattino, Don Paolo, in modo fortuito, ha avuto modo di scambiare due parole con Monsignor Fisichella accennando al pellegrinaggio a piedi, e il pomeriggio stesso, nel corso dell’udienza con il Papa, Monsignor Fisichella presentando al pontefice i giovani presenti, ha testualmente citato “un gruppetto che da tre giorni è stato in cammino verso Roma…”. L’udienza è stata l’incontro di “un buon padre con i suoi figli” in cui Papa Francesco, senza “fare sconti” a nessuno, ha ricordato i punti essenziali per vivere la nostra vocazione nella gioia vera. All’udienza è seguito un altro splendido evento che è stata la recita del s. Rosario lungo i viali dei Giardini Vaticani, occasione unica per scoprire quest’altra bellezza della Città del

testimonianze

Al riparo sotto la tenda Arrivo in piazza San Pietro

Verso lʼarrivo della 2a tappa a La Storta

Verso la basilica di San Pietro per la professione di fede

Presso le suore delle Poverelle

Lungo la via Trionfale

Vaticano, arricchita dalla presenza nascosta ma reale dell’amatissimo papa emerito Benedetto XVI che sicuramente ha pregato con noi e per noi. La domenica, “dulcis in fundo”, abbiamo partecipato alla S. Messa con il Papa nella Basilica di S. Pietro e alla recita dell’Angelus. Lì, nella piazza gremita di gente, sotto il sole cocente, a salutare il Papa, un gruppetto di cottolenghini sventolava lo striscione con scritto “Il Cottolengo ti aspetta - Deo gratias”. Nell’attesa che si compia questo desiderio, il “Deo gratias” sale davvero dai nostri cuori per tutto quello che abbiamo vissuto in questi giorni. Tommasini e Novizie della Piccola Casa

Rosario nei giardini vaticani Angelus del papa

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Una figura Cottolenghina

esperienza
istruita, dandomi tutte le cure sanitarie, compresi i vari interventi chirurgici per ricuperare un minimo di mobilità. Così tra l’Ospedale Maria Vittoria e la Piccola Casa trascorsi la mia giovinezza. Purtroppo si addensavano in Europa e sul mondo intero le prime nubi della seconda guerra mondiale. Così aggravandosi il conflitto, nel 1943 la Piccola Casa, si trovò a decidere di avvisare i nostri famigliari del pericolo che sovrastava, per i continui bombardamenti che colpivano Torino. Furono avvisati i miei genitori che a loro volta avevano deciso il mio rientro in famiglia. Il 21 luglio 1943, giovane diciottenne rientrai nella mia famiglia e fu un’occasione bellissima per poterla finalmente conoscere di persona. Fu un’esperienza meravigliosa conoscerci, ma soprattutto la figura di mia madre mi ha segnato in un modo indimenticabile! Donna forte, intelligente, volitiva, affettuosa, d’intensa religiosità. Nelle lunghe serate al buio, per via del coprifuoco, pregavamo insieme, e lei, immersa nella preghiera scompariva e trovava conforto in Dio, per l’immenso dolore che provava per i suoi figli in guerra. Posso affermare che vedere mia madre pregare, mi ha insegnato a pregare. Alla fine della guerra ritornarono uno dopo l’altro i tre fratelli, con il grande problema di trovare un lavoro. Rimasi con loro in famiglia, sino ad agosto 1945. Il rientro alla Piccola Casa di Torino, è stato da me voluto, pensato e pesato in piena consapevolezza, sapendo che avrei dovuto porre in questa decisione, grande distacco alla dolcezza della famiglia. Ero conscia della mia grave non autosufficienza fisica, che vedo come successivo aggravamento, nella vita quotidiana della mia famiglia già così provata dalle ferite della guerra. Tre fratelli erano partiti in cerca di lavoro in Francia, un altro fratello in Svizzera, la mia sorella sposata con un italiano si trasferì pure lei in Svizzera cercando lavoro. In casa sarei rimasta io con i due fratelli più piccoli e i miei genitori. Non mi sono mai pentita della scelta che ho fatto. Durante le vacanze rientravo in famiglia. Parenti e amici facevano di tutto per rendermi contenta, accompagnandomi a visitare tanti luoghi diversi, il mare, le montagne. Portandomi a teatro gustavo con loro cose belle, e mi sentivo gioiosa, serena per quanto avevo ricevuto. Più di tutto ero contenta perché poi… finite le vacanze rientravo a casa mia. E ora avanti negli anni, rendo grazie al Signore di questa grazia che mi è stata concessa e che tuttora continua. Sono curata, assistita, rispettata, non mi manca nulla. L’auspicio che porgo a chiunque legga questo mio scritto è di rendere grazie con me alla Divina Provvidenza. Iole Zanella
Padiglione Annunziata, 87 anni

Dal 1931 ospite della Piccola Casa
L’auspicio che porgo “ a chiunque legga questo

Iole Zanella
oglio parlarvi un po’ di me. Mi trovo nella Piccola Casa sin dal lontano 1931, perché madre natura non è stata benevola con me. Sono venuta alla luce a Vicenza il 2 giugno 1925, con gravi problemi fisici che mai mi avrebbero permesso di vivere come una persona sana. Il problema si presentò ai miei genitori di una gravità senza scampo, anche perché prima di me c’erano altri tre bambini, di cui il più grande aveva quattro anni. Come risolvere questo problema? A quei tempi i miei genitori cercarono molto un posto di accoglienza che mi prestasse le dovute cure, e nella mia Regione non si trovò un posto adatto per la mia condizione. La Provvidenza è venuta in soccorso ai miei cari e si è servita nientedimeno dell’interessamento

mio scritto è di rendere grazie con me alla Divina Provvidenza.

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del Principe ereditario Umberto di Savoia. Egli venendo in visita dai suoi amici Marchesi di Doville, incontrò il Prefetto di Vicenza, che conosceva la situazione della mia famiglia e al quale venne la felice idea di parlargli del mio caso; sapendo che il Principe era a conoscenza del Cottolengo. Il Principe non disse una parola, ma nel giro di otto giorni arrivò una persona con la bella notizia che c’era un posto alla Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino. La stessa persona aveva l’incarico di accompagnare me e mia madre a Torino, rassicurando i genitori che la retta sarebbe stata pagata per tutta la decorrenza della mia vita. Non intendo scrivere la cronistoria della mia vita, dico solo che sono stata accolta, curata e

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testimonianze

Le mani silenziose della Provvidenza
A cura della redazione
proprio durante una delle missioni di chirurgia povera, in quegli ospedaletti di fango e paglia a cui aveva dato dignità di ospedali”. Nel suo libro, Africa Malata, ci lascia scritto: L’etica del volontariato internazionale è offerta di vita dura e pericolosa. A differenza di altre professioni qui non ci sono avanzamenti di carriera, sicurezza, guadagni. È uno di quei mestieri in cui si rischia la salute e talvolta la vita, una di quelle attività in cui si impegnano le proprie responsabilità […] noi siamo chiamati a camminare e a rischiare qualcosa, pronti alle sofferenze e alle sconfitte. […] L’Africa ci può consegnare un ideale pieno di dignità, qualcosa di più grande di noi per cui vivere. Percorrerò questa strada una sola volta, che questa mia vita abbia un minimo di senso, anche se nascosto a molti. Spero di aver fatto sentire lo spessore delle questioni, che la mia testimonianza non le abbia rimpicciolite, di aver trasmesso la consapevolezza che la materia è importante, che c’è da lavorare ancora, ma la via d’uscita c’è, alla portata se non nostra, dei nostri figli o più probabilmente dei nostri nipoti.

«Anche se il lavoro non è vicino alla fine “non spetta a te portare a termine il lavoro, ma non sei libero di esimerti da esso”»
Con queste brevi note, raccolte da chi l’ha conosciuto e con Lui ha diviso molti momenti della sua intensa esistenza, voglio ricordare la figura di un medico volontario, che ha donato tutta la sua vita ai poveri tra i poveri dell’Africa, nelle martoriate regioni del Sudan. Noi l’abbiamo visto qui nella Piccola Casa, quando tra un breve periodo di riposo e l’altro tornava in Italia, ma comunque non interrompeva la sua attività benefica. Da buon cristiano prima di iniziarla, aveva il tempo della preghiera e passava qui da noi nella Piccola Casa, per assistere alla Santa Messa celebrata alle otto nella cappella dell’Addolorata; sempre negli ultimi banchi, silenzioso e raccolto. Forse è possibile che vedendo la sua foto, alcune delle suore presenti a quelle celebrazioni possano riconoscerlo. Si chiamava Pino Meo e faceva parte del Comitato di Collaborazione Medica. Si è spento nel mese di gennaio 2013 all’età di 75 anni. Il suo è stato un viaggio intenso ricco di emozioni, di azioni, libero da norme, guidato dai valori. Medico con specializzazioni in Chirurgia, Psicologia, Medicina del lavoro, e Malattie dell’Apparato Respiratorio, la sua attività in Africa fu continua, profonda e basata sul rispetto; negli anni eseguì circa 3400 operazioni chirurgiche, in condizioni difficili. Ricorda Silvio Galvagno, vice presidente del CCM: “Ha insegnato il rispetto dei poveri dovunque essi siano, nelle sperdute savane africane come nel deserto del suo amato Sudan. La malattia lo ha sorpreso

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Si resta al loro fianco “ confortando amorevolmente, cercando nella preghiera la forza e le capacità interiori, necessarie per raggiungere il cuore e l’anima degli afflitti.
stiva che ci porta a Gesù. Chi ha possibilità motorie ci va e seppur lentamente da solo, altri arrivano accompagnati o in carrozzella. Nella chiesetta poi li ritrovi tutti, raccolti e silenziosi in attesa del celebrante con gli occhi che rivolti all’altare, inviano i sussurri dell’anima a chi tutto vede, raccoglie, perdona. D’abitudine, ai degenti viene rivolto l’invito di fare qualche lettura della Messa e alcuni acconsentono. Il più delle volte, per questi nostri amici è quasi certamente la loro prima esperienza e l’affrontano con un qualche timore, ma poi, superato l’attimo di incertezza ritornano felici, pieni di gioia per l’aver offerto un servizio nella celebrazione; felici di una gioia diversa, frutto di emozioni forse sino ad allora sconosciute. Giunto il momento dell’incontro con l’Eucaristia i degenti sono invitati a rimanere seduti; ma il momento è tanto solenne che alcuni lo vogliono vivere con tutta la devozione che possono esprimere e donare; così anche se con fatica, si alzano e in piedi attendono. Con ansia, il loro cuore ha bisogno di Gesù, Lui solo saprà dare consolazione e pienezza di vita. Il Sacerdote porgerà il pane del cielo, loro ricevuta l’Ostia si ricompongono, silenziosi, capo chino, per contenere il subbuglio dell’anima colma di preghiere e di grazia; su di loro si è steso il velo del paradiso! Terminata la distribuzione in cappella, il celebrante lascia l‘altare, il pane consacrato percorre la corsia e raggiunge le creature allettate; loro la celebrazione l’hanno seguita via radio. Ora sono in attesa di questo momento di grazia, per quietare il desiderio d’incontro con Gesù, portato vicino al loro letto di malattia e di sofferenza. Sofferenza che ha messo a dura prova il loro animo e lo percepisci dai loro occhi, quando incrociano i tuoi sino a farsi leggere nel profondo del cuore, dai movimenti incerti, dal richiamo

spiritualità
delle loro braccia tremanti. A chi ne fa richiesta il Sacerdote porta il Sacramento dell’Unzione degli Infermi; un lampo che ti astrae dalla realtà temporale e ti porta sulla soglia dell’eternità, di fronte a verità assolute fai l’esperienza della tua impotenza, dei tuoi limiti, della tua finitezza. Quanto bene fa questo Sacramento a chi l’ha ricevuto, ma quanto e forse ancor più a chi presente vi assiste consapevole e partecipe. Fanno corona a tutti questi momenti, le presenze del nostro personale: discrete, benevole, fondate sull’umiltà che non fa distinzione di persone, ma con stima profonda e accoglienza, in ogni circostanza si prende cura e combatte quanto più possibile la sofferenza; sino a quando non si può più fare niente. Cambia l’immagine ma nessuno viene lasciato solo, si resta al loro fianco confortando amorevolmente, cercando nella preghiera la forza e le capacità interiori, necessarie per raggiungere il cuore e l’anima degli afflitti loro affidati. Giunge la notte e nei reparti cala la pace, con ancora un ultimo tenue sussurro: la musica dolce dell’Ave Maria, che grano dopo grano, percorre tutta la corona del Rosario. La Mamma che porta la buona notte ai suoi figli!

I nostri giardini

di Mario Carissoni
Mi sta a cuore sollevare i poveri nelle miserie corporali, ma molto più liberarli dalle miserie dell’anima. L’ideale del Santo Cottolengo. Un seme sparso nella Piccola Casa per un’impegno che tutti i suoi figli raccolgono e perpetuano; orizzonte dei loro pensieri, avvertibile ovunque ci sia una creatura affidata alle loro cure. Si manifesta in forme diverse, ma è una presenza che fa della Piccola Casa un luogo benedetto, dispensatore di beni; preziosi per chi li sa cogliere e ne trae nutrimento per la vita piena indicata da Gesù nel suo Vangelo. In questa prospettiva, sicuramente privilegiata è la Casa di Cura, che ha un elevato livello di accoglienza e cura delle persone, noto a tutti, testimoniato dal grande afflusso di persone che desiderano beneficiarne. Nei diversi reparti ai nostri operatori, laici o religiosi che siano, si aprono grandi spazi di fattibilità, di incontri con i bisogni delle anime, occasioni di accoglienza delle tante mani tese, che cercano guarigione, ma anche altri aiuti nascosti nel profondo dei loro cuori, a volte soffocati da un vissuto, che per molto tempo ha anestetizzate le loro esistenze. (Un’anziana signora già sotto ossigeno, chiede ad una suora di portarle la Comunione e la buona suora con parole piene di amore la prepara… Gesù viene, non può schiodarti dalla croce, ma non ti abbandona è qui per tè… Il figlio della donna è presente, chiede la comunione… possibile, ma nell’Ostia c’è Gesù, bisogna avere l’anima in pace, essere pentiti… La suora prende l’Ostia destinata alla madre, la spezza in due parti, una per la madre, una per il figlio… la mamma scoppia in lacrime… figlio mio erano vent’anni che pregavo e aspettavo la tua conversione…) Quotidianamente nelle cappelle allestite nelle infermerie o in quella di San Pietro si celebrano Sante Messe. Cercheremo di descriverne qualche momento. Giunge l’ora della Santa Messa e vediamo degenti che si dirigono verso il luogo della celebrazione, una piccola processione, quasi un’immagine sugge-

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testimonianze
di). Fin qui niente di strano: è normale avere una baby sitter. La cosa tristissima è stata che essi si sono seduti ed hanno ordinato il pasto, mentre la ragazzina che accudiva il bambino è stata mandata nel prato antistante con il biberon. Hanno mangiato solo loro due, mentre la baby sitter ha digiunato. Che brutto! Che male c’era ad offrire il pranzo anche alla loro dipendente? I miei amici kenioti, alla vista di questo nuovo scempio, mi hanno chiesto se potevamo alzarci subito, magari fermandoci poi in un locale popolare di Meru per una birra tra gente normale che non tratta gli altri con superiorità ed autosufficienza. Così abbiamo fatto senza dire una parola. Nella bettola di Meru nessuno mi ha apostrofato per la mia pelle chiara! “Forse, più si è ricchi e potenti e più si è razzisti”, ha commentato con dolore la nostra Naomi. E poi ha aggiunto: “comportarsi così e disprezzare gli altri non può dare loro felicità! Ma non lo sanno che, bianchi o neri, siamo tutti figli di Dio?” Io tacevo, quasi vergognandomi del colore della mia pelle, e sentendomi in quel momento come oppresso da secoli di storia in cui “noi bianchi” ci siamo macchiati di crimini disdicevoli verso l’umanità (dalla tratta degli schiavi, al colonialismo, all’apartheid). “Ma davvero c’è ancora gente che puo’ classificare una persona a partire dal colore della sua pelle? Gli europei e gli americani ci accusano tanto di essere tribalistici, ma non è il razzismo

Razzismo
di Fr. Beppe Gaido

Ma davvero c’è ancora “ gente che puo’ classificare una persona a partire dal colore della sua pelle?

F

r. Giancarlo ed il Dr. Ogembo hanno voluto farmi un regalo, visto che ultimamente i miei ritmi di lavoro sono stati estremi. Mi hanno offerto la possibilità di uscire per pranzo, mentre loro avrebbero coperto l’ospedale, come al solito pienissimo anche di domenica. Ho contattato alcuni amici kenioti; mi sono preso insieme Naomi, e ci siamo recati un un posto veramente carino, in mezzo al verde, con tante scimmie che giocavano sugli alberi mentre sedevamo nel ristorante all’aperto. Siamo arrivati presto e nei tavoli attorno al nostro non c’era nessuno: abbiamo mangiato sereni, e i figli dei miei amici giocavano senza problemi. Poi il locale si è riempito poco alla volta, tanto che alle 2 del pomeriggio era completamente affollato. La cosa che mi ha impressionato è che i clienti erano “bianchi” o “asiatici” per il 99%... un locale di alta classe quindi! Poi, qualcosa è successo che ha rovinato un po’ la nostra serenità. Il ragazzo di un nostro amico stava ascoltando musica con il telefonino di Naomi mentre noi discorrevamo tranquillamente. Il volume era del tutto accettabile, e mentre parlavo con gli altri, non avevo neppure fatto caso alla musica per nulla assordante. Poi di colpo, dal tavolo dei nostri vicini, occupato per la totalita’ da “bianchi”, si è alzata una donna che in malo modo mi ha

apostrofato dicendo: “fa’ spegnere quella radio al ragazzo!” Quasi sotto shock, noi abbiamo fatto cenno al bambino di obbedire, e poi siamo rimasti senza parole, considerando che lo schiamazzo che quel gruppo faceva era ben più evidente del disturbo della radiolina, tanto che quasi non ci sentivamo quando parlavamo l’uno con l’altro. Dall’aspetto e dall’abbigliamento era gente molto ricca! Volevo lamentarmi con i camerieri, chiedendo loro dove fosse l’avviso di non usare la radiolina, dato che si era all’aperto; i miei amici però mi hanno detto di stare zitto e di andarcene al più presto: “chi è ricco sfondato, sembra non avere il dovere di essere gentile” hanno commentato. “Bastava che ce lo chiedesse per favore, e di sicuro avremmo capito: magari a loro la nostra musica africana non piace! Ma questi modi sgarbati non li possiamo accettare!” Ho acconsentito a non dire nulla nè ai clienti nè al gestore del locale, anche se mi vergognavo profondamente in cuor mio dell’accaduto, essendo l’unico “bianco” del mio gruppo. Mentre ancora la mia tristezza mi ribolliva dentro, abbiamo visto un’altra scena proprio brutta dipanarsi ad un tavolo poco lontano: è arrivata una coppia di sposi “non di colore”, seguita a poca distanza da una ragazzina Africana, la quale portava in braccio un pupo dall’aspetto assolutamente europeo (pelle bianchissima e capelli bion-

un atteggiamento molto simile e forse peggiore?” ha continuato il mio amico Joakim. Io sono rimasto quasi sempre in silenzio. Non sapevo cosa dire. Ricordavo i macchinoni SUV di quella gente, e mi domandavo se è la ricchezza a renderti così ottuso, oppure se il razzismo e il senso di superiorità siano quasi scritti nei geni dei bianchi come me. Mi chiedevo come si fa a trattar male delle persone che non conosci solo perché ti senti migliore o più importante, mentre noi a loro non avevamo fatto alcun male e continuavamo ad essere contenti al nostro tavolo. Mi domandavo come si fa ad avere una ragazza in casa e ad affidarle anche il proprio figlio, quando poi la si disprezza così tanto che non la si ritiene degna di sedere al proprio tavolo. Sono cose che non comprendo e che a volte, vivendo qui in Africa, mi fanno stare malissimo. Sensazioni simili le ho provate quando per esempio ho guardato il film Amistad insieme ai contratelli africani: ma come facciamo noi bianchi ad essere così? Non lo so. Quelllo che posso dire è che odio il razzismo e che istitivamente mi sento dalla parte degli africani ogni volta che succedono cose del genere, quasi a voler chiedere loro scusa di un atteggiamento di cui mi sento complice per il semplice colorito della mia pelle.

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recensione

ricordi

Leggere un libro...
...il mondo e gli affetti lasciati alle spalle, la solitudine di certi momenti, “un dolore acuto che diventa anche fisico”, ad aiutarlo a guardare sempre avanti per soccorrere chi soffre e costruire un futuro... (dalla prefazione del libro)
Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno. Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati. Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi. Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”. Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi. E poi, andare dove? Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi. Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile. Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso. Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato. Questo è quello che facciamo, ogni giorno.
Fratel Beppe Gaido, torinese di nascita, classe 1962, è un religioso nella comunità dei Fratelli di San giuseppe Cottolengo dal 1981. È laureato in medicina e Chirurgia e ha un diploma in Igiene e Malattie Tropicali. Come religioso ha prestato a lungo il suo servizio in Italia. Ha poi studiato a Londra ed è in Africa dal 1997, dapprima in Tanzania e poi in Kenya. Lavora a Chaaria dal 1998, dove piano piano ha trasformato un dispensario in un ospedale, di cui è il direttore.

GTT
di Tommaso Geraci

“Addio vecchio saluto”
... e son passati gli anni ma tornano alla mente il lavoro, le fatiche e gli affanni. Si riaffacciano le prime luci del mattino, i primi assonnati incontri con i colleghi, il primo scambio del saluto: Ciao! Ciao Nino! E questo saluto si ripete in ogni incontro, in ogni cambio di turno, in ogni serale, in ogni notturna e, dalla prima tradotta – risenti l’eco – all’ultima tradotta: Ciao Nino! Un saluto semplice, infantile, ma pieno di calore fraterno, un saluto semplice, gentile: Ciao Nino! Oggi questo saluto è superato, dimenticato ed io che lo noto dico: “peccato!”. Il mio mondo di “Ciao Nino” che faceva di mille tranvieri, di mille operai, tanti gemelli, è un momento di ieri, non tornerà mai più, rimarrà tra i ricordi più belli.

Un saluto antico
Quanto è antico il tram ma tanto, tanto amico. Il mondo in cui ho lavorato è un mondo scomparso, sorpassato, un mondo antico che i colleghi d’oggi non potranno mai comprendere, mai capire, cosa significasse sentirsi dire alle primissime luci del mattino o a notte fonda in un buio a volte umido, nebbioso, fondo: Ciao Nino! Addio vecchio mondo, addio caro, dolce saluto dei tranvieri di Torino. Addio saluto della mia gioventù, sei diventato vecchio anche tu!

Sabato 28 settembre 2013 alle ore 10 presso la sala Nasi Cottolengo in Torino verrà presentato, con la partecipazione della giornalista Mariapia Bonanate, condirettore del settimanale “il nostro tempo” il libro “Ad un passo dal cuore” di Fr. Beppe Gaido Editrice San Paolo.

Le sue giornate sconfinano nelle notti. Le notti nelle giornate. Sempre in prima linea. Con una continuità che ha cancellato il tempo cronologico, sostituito da quello di una donazione totale di se stesso, senza intervalli e senza riposi. Verso quell’umanità nella quale incontra ogni giorno il volto del Cristo sofferente. Quel Dio che, giovane studente liceale, aveva incontrato nel reparto di un ospedale torinese, dove assisteva suo padre. Nel silenzio della notte, interrotto soltanto dal respiro ansante e faticoso dei tracheotomizzati. Questo “diario africano” che mette in discussione le nostre certezze, ancor più i nostri privilegi, è nato in quel reparto. Anche se lui, fratel Beppe Gaido, non poteva allora immaginarlo. Fu quell’incontro giovanile con un’umanità dolorante a decidere, alcuni anni dopo, la sua entrata nella grande famiglia del Cottolengo. A fargli scegliere di diventare infermiere per stare accanto agli ammalati giorno e notte. Quando poi, dopo la laurea in Medicina, venne inviato a Chaaria, in Kenya, fu ancora quell’incontro a fare da filo conduttore. A sorreggerlo, a dare un significato alle sue giornate estreme. A dargli il coraggio di ricominciare dopo ogni sconfitta, anche quando tutto sembra perso.

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notizie

La Piccola Casa di North Paravur
di don Shony Mathew Perumpallil

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orth Paravur è una municipality (comune) di 30.056 abitanti, situata nel distretto di Ernakulam, nello Stato del Kerala. È un’antica città dell’India e porta verso il Malabar. A 2 km da N. Paravur si trova l’antico porto di Muziris, così chiamato dai Romani. Il porto fu distrutto da un’alluvione nel 1341 e fu dimenticato fino al 1980. Nel 1983 gli archeologi vi rinvennero tante monete romane provenienti da Pattanam (il nome attuale dell’antica Muziris). Oggi questo luogo è uno dei più importanti siti archeologici nel sud dell’India. Il Muziris Papyrus, ritrovato in Egitto nel 1980, testimonia l’esistenza di contatti tra i commercianti indiani ed egiziani. Esistevano anche rapporti commerciali fra India e Roma e Muziris si trova sulla strada che aveva come destinazione finale Roma. Secondo gli studiosi Muziris comprendeva Kodungalloor e N. Paravur. Il governo del Kerala ha iniziato un Muziris Heritage Project, per conservare e restaurare le antichità di Paravoor. Il Kerala Council for Historical Society a Pattanam sta conducendo scavi archeologici.Paravur è una città multireligiosa.

Ci sono Hindu, Mussulmani, Cristiani e Ebrei. Gli storici dicono che c’era una forte presenza di Buddisti e Jainisti in questo luogo fino al nono secolo. I loro templi si sono trasformati al tempo del nono secolo. L’antica sinagoga di Paravur si trova nella parte antica della città. I cristiani sono Jacobiti, Syro Malabaresi, Latini e Cristiani di diverse denominazioni. Nella città di Paravur si trova il Cottolengo con una casa per i disabili affidata alla comunità dei Fratelli cottolenghini, una comunità di Suore cottolenghine, una parrocchia intitolata a San G. B. Cottolengo, un seminario (Cottolengo Seminary), una comunità dei sacerdoti (comunità Madonna del Rosario) e un centro occupazionale per i disabili e altre attività di utilità sociale (Cottolengo social service centre).

Mons. Francis Kallarakal ha proceduto all’erezione della nuova parrocchia intitolata a San G. B. Cottolengo e l’ha affidata ai Sacerdoti cottolenghini. Ha comprato un terreno per la costruzione della nuova parrocchia il 19-101993. La costruzione della prima chiesa parrocchiale (cappella) è stata realizzata in 7 giorni per opera di don John Thattumkal. Il 31 ottobre del 1993 venne benedetta da Mons. Francis Kallarakal, Vescovo di Kottapuram. Il 31 ottobre del 1994 la stessa viene eretta in parrocchia smembrandola dalla parrocchia di Don Bosco di N. Parur. Era presente Padre Franco Bertini in quello storico momento. La nuova parrocchia fu affidata alla Società dei Sacerdoti di San G.B. Cottolengo. Don John Thattumkal venne nominato parroco. Un accordo con la Diocesi di Kottapuram prevede che la cura della parrocchia dedicata al nostro Santo sia affidata ai sacerdoti della Piccola Casa. Don John Thattumkal fu poi ordinato vescovo della diocesi di Cochin il 25 giugno 2000. I sacerdoti che hanno servito come parroci sono stati don Joseph Koottumkal SSC, don Bosco Padmattumel, donBabu Muttikkal, don Joseph Olattupuram e don Joseph Cocheril SSC. La prima pietra della nuova chiesa fu posata da Mons. John Thattunkal il 27-6-2000 e la costruzione fu iniziata il 15-8-2007 da don Joseph Olattupuram. I lavori terminarono a cura di don Joseph Cocheril. La nuova chiesa è stata costruita con l’aiuto economico della Piccola Casa. E’stata benedetta Mons. Francis Kallarakal, l’arcivescovo di Varapuzha l’11-92010 alla presenza di Padre Aldo Sarotto.

La Parrocchia di San G.B. Cottolengo oggi
Il parroco attuale è don Xavier Varghese. La parrocchia comprende 203 famiglie che sono divise in 10 nuclei familiari (Family Units). I nuclei familiari si incontrano una volta al mese con la partecipazione del parroco per condividere la parola di Dio. Le varie unità attive in parrocchia sono i Comitati di servizi diversi: unità catechistica, movimento giovanile, Kerala Latin Catholic Association, società Vincenzo de ‘Paoli e amici del Cottolengo. I giovani s’incontrano con il parroco ogni sera. Gli amici del Cottolengo collaborano con il Cottolengo Social Centre nella distribuzione del cibo della domenica all’ospedale civile di Paravur. La parrocchia nel suo 20° anniversario ha risparmiato i soldi evitando celebrazioni e con questi soldi aiuta una famiglia povera a costruire la casa. Questi piccoli gesti formano la gente alla cultura della carità. Padre Lino Piano ha donato la reliquia del Beato Francesco Paleari alla parrocchia. Cinque comunità religiose stanno lavorando nella parrocchia: i Sacerdoti

Cottolenghini, i Fratelli Cottolenghini, le Suore Cottolenghine, i Padri Carmelitani e le Suore Catechiste. La parrocchia in collaborazione con le comunità Cottolenghine ha organizzato la giornata degli ammalati nel giorno 9 di febbraio. Hanno partecipato 150 ammalati provenienti da diverse parrocchie e istituti. La messa è stata presieduto da Padre Prince OSJ e hanno concelebrato don Taj, don Xavier, don Jobin, don Shony, don Damian. Il vescovo di Kottapuram, mons. Joseph Karikassery, ha benedetto la parrocchia con la sua visita pastorale nel giorno 19 febbraio 2013. Ha presieduto la santa messa e hanno concelebrato i sacerdoti Cottolenghini e altri sacerdoti della parrocchia. Ha incontrato il consiglio parrocchiale e i giovani. La festa del Cottolengo è una festa multireligiosa a Paravoor. Partecipano i Cristiani di varie denominazioni, hindu e musulmani. La festa ha iniziato il 21 aprile con novena del Santo. I sacerdoti cottolenghini hanno predicato la novena. Il primo maggio la Messa è stata presieduta dal cancelliere dalla curia don George Eleanjikkal in lingua latina. Mons. Francis Kallarakal, l’arcivescovo di Varapuzha ha presieduto la messa nel giorno della festa. Le celebrazioni sono terminate con la processione e l’incontro culturale nel giorno 5 maggio. Quest’anno la Cottolengo Educational Charitable Society in collaborazione con le case Cottolenghine in India organizza una mostra, Cottolengo Expo. La parrocchia Cottolengo di Paravur esprime tutta la realtà della Piccola Casa per la presenza dei tre istituti religiosi cottolenghini, degli amici del Cottolengo e per l’attività caritatevole della parrocchia. Congratulazioni vivissime al parroco don Xavier Varghese.

La Parrocchia di San G.B. Cottolengo
Per volontà di Padre Francesco Gemello e del successore Padre Franco Bertini, don John Thattumkal, membro della Società dei Sacerdoti Cottolengo, il 12 ottobre 1993 acquista un terreno con una casa a N. Parur per il Seminario Cottolenghino. Questo Seminario viene benedetto da Mons. Francis Kallarakal, Vescovo di Kottapuram, il 31 ottobre 1993. In questa casa ha iniziato i primi passi la parrocchia del Cottolengo. Il vescovo

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musica

Quando la musica porta verso il trascendente
“La musica può donare ali ai vostri pensieri ed illuminare la vostra anima di una luce eterna”
di Adriana Chieregato Doglione “Ascolta e la tua anima vivrà”
l’uomo è a contatto con la sua natura più profonda, intrinseca si capisce bene come questo possa avvenire. È importante però che la musica noi “l’ascoltiamo veramente” per meglio capirla ed integrarla nel nostro essere divenendo un tutt’uno con la stessa. Dandole voce ed aprendo il cuore ci immergeremo nelle sue vibrazioni e potremo innalzarci verso il trascendente. Quando, ad esempio, si ascolta il soave Ave Verum di Mozart o il suo drammatico, toccante Requiem, così come la solenne, gioiosa Messa per l’Incorona-

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er il musicologo Joachim E. Berendt “è la chiave al mistero dell’ascolto. Nell’ascolto la nostra anima riceve nutrimento. Si riconosce, avendo una particolare affinità con la musica, ed incomincia a vivere, a vibrare. Si solleva al di là di quanto è terreno e superficiale”. Bellissimo! Se l’anima ha un’intima affinità con la musica – anima intesa come mondo interiore dell’essere umano, ossia spazio circoscritto – in cui

zione, non si resta indifferenti perché si sentono dentro “quelle parole” e “quelle armonie”. Così ci si riscopre in preghiera, anzi in dolce dialogo con Lui. A volte l’emozione intenerisce l’animo sino alla commozione. Ma non è solo la musica sacra ad avere sulla nostra anima questo splendido risultato. Riferendoci a Mozart, chi può sottrarsi all’incanto del Concerto per clarinetto K622 (che sicuramente molti di voi conosceranno) o del Concerto per corno ed orchestra K495? Provate ad ascoltarli! Mi accorgo a questo punto di aver citato solo opere di W. A. Mozart e chiedo venia. Tutti i grandi Maestri: Bach, Handel, Schubert, Haydn, Beethoven, Vivaldi ed altri ancora toccano il cuore. Personalmente devo ammettere tuttavia, che il genio salisburghese ha profondamente ammaliato il mio spirito con la sua musica. Come Hans Kiing, dico che “i suoi movimenti lenti hanno spesso le caratteristiche del raccoglimento, dell’amore spiritualizzato, della meditazione e della preghiera”. Rigenbach aggiunge che Mozart “dona quiete interiore; non è invadente ma libera, non ci tiene a distanza ma ci prende per mano e ci porta... altrove”. Ecco il segreto: ci porta via, in alto. Come non essere d’accordo! Ogni volta che ci mettiamo in “ascolto” della grande Musica non si può fare a meno di pensare che essa è un raggio della bellezza stessa di Dio. Dono gratuito e felice a noi Sue creature. Ascoltiamola dunque e facciamola ascoltare; ascoltiamola secondo la nostra individuale sensibilità, iniziando magari con brani di più facile comprensione o con quelli che più ci aggradano, se ancora dobbiamo acquisire confidenza con essa, senza mai

Ludwig Van Beethoven

Wolfgang Amadeus Mozart

scoraggiarci. Platone ci sprona dicendoci: “La musica può donare ali ai vostri pensieri ed illuminare la vostra anima di una luce eterna”. Dunque non abbiamo scoperto nulla di nuovo, ma sappiamo con certezza che possiamo, se lo vogliamo, appropriarci del piacere di quest’arte fatta di lucente bellezza, ogni volta che il nostro cuore e la nostra anima lo desiderino, innalzando sempre più il nostro spirito. Anche con la musica!

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spiritualità
Ringrazio le suore cottolenghine di vita contemplativa e di vita attiva per la loro preghiera e per la loro presenza. Ringrazio i fratelli cottolenghini per il loro servizio fraterno. Grazie al coro per aver animato questa celebrazione con i canti ben eseguiti. Un ringraziamento particolare va al Cottolengo di Pisa dove vivo da quasi un anno. In modo speciale ringrazio la comunità delle Suore, Fratelli e Sacerdoti che mi hanno accolto con tanta fraternità e mi hanno aiutato nel mio cammino vocazionale. Grazie a Don Piero e a Don Lorenzo, che è qui presente, per l’amorevole accoglienza nella loro unità pastorale in Pisa, dove sto facendo esperienza di vita parrocchiale. Con loro ringrazio anche le Suore e i Parrocchiani per la

David un nuovo Manogar diacono Raj cottolenghino
Sabato 18 maggio 2013, vigilia della solennità della Pentecoste DAVID MANOGAR RAJ è stato ordinato diacono da mons. Guido Fiandino, Vescovo ausiliare dell’archidiocesi di Torino. La concelebrazione, partecipata da molti confratelli cottolenghini e dal viceparroco giunto da Pisa, dove Manogar presta servizio pastorale, ha avuto luogo nella chiesa centrale della Casa madre ed è stata animata da diversi canti in lingua tamil e malayalam. Deo gratias per questo preziosissimo dono alla Chiesa e alla Piccola Casa. Auguri di generoso e fecondo ministero al neo diacono. Ecco il suo ringraziamento al termine della celebrazione.

loro cordiale fraternità e preghiera. Grazie a tutti e a tutte coloro che in un modo o in un altro hanno collaborato a preparare e rendere festosa questa celebrazione. Grazie di nuovo a tutti voi presenti qui a questa celebrazione, per le vostre preghiere e i vostri auguri. DEO GRATIAS

oglio ringraziare Dio per questo dono, per avermi accompagnato con la Sua Divina Provvidenza nei momenti di gioia come in quelli di difficoltà. Grazie a Dio per il Suo amore misericordioso e la Sua grazia perché mi concede di mettere la mia vita al Suo servizio. Ringrazio San Giuseppe Benedetto Cottolengo per la fondazione della “Piccola Casa della Divina Provvidenza” dove ho svolto il cammino formativo verso il sacerdozio cottolenghino. Voglio esprimere il mio ringraziamento a sua eccellenza Rev.ma Monsignor Guido Fiandino; per suo mezzo, Dio Padre mi dà la grazia di accedere al ministero del diaconato.

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Esprimo la mia gratitudine ai miei genitori che non sono presenti a questa celebrazione fisicamente, ma mi sento accompagnato dalle loro preghiere e dal loro affetto. Grazie a padre Lino, ai suoi consiglieri e a tutti i sacerdoti cottolenghini per avermi accompagnato e sostenuto, in modo particolare, con la loro preghiera. Voglio ringraziare tutti i formatori che mi hanno seguito durante il periodo della mia formazione. Ringrazio in modo speciale gli ospiti della Piccola Casa per le loro preghiere e la loro amicizia.

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testimonianze
Ci si chiede se Dio ha un volto? Non solo uno, ha più volti… il volto di mia moglie, degli anziani soli e malati, del povero padre di famiglia che non riesce ad arrivare a fine mese, di un bambino che piange o di una donna seduta a terra che chiede l’elemosina, il Volto del Signore è ovunque… Oggi non sono qui per insegnare, perché io stesso ho imparato e sto continuando a imparare, sono qui per dare la mia testimonianza. La vita ci mette spesso di fronte a situazioni che sembrano insormontabili, ma bisogna rimboccarsi le maniche e avere fede; è dura, ci sono momenti in cui non riesci a reagire, ma devi trovare la forza, quella stessa forza di cui Dio ci ha fatto dono e credere, vivere! Angela il 7 dicembre dello scorso anno è mancata, il cuore mio e di mia figlia si è spezzato, ma allo stesso tempo ci siamo sentiti sollevati, perché il tempo delle sue sofferenze è finito e vogliamo credere che sia ora lassù in Cielo, al posto che le spetta dopo tanto penare… Portiamo con noi il suo ricordo costantemente, quello sguardo, quel bel viso, e oggi continuo a recarmi fra queste anime, perché questa è diventata la mia casa; non mi sento solo un volontario, ma parte integrante di questa quotidianità e ringrazio ancora ogni giorno tutte queste persone e il Signore, perché qualcosa di buono c’è ancora in questo mondo, sta solo a noi portare la luce dove c’è l’oscurità.

Ci si chiede se Dio ha un volto? Non solo uno, ha più volti…

Chi ho ascoltato?
accolti con calore e rispetto e questa è stata la cosa che da subito mi ha colpito, oltre al posto in sé pulito e organizzato… Angela è stata curata molto bene, amata e coccolata, questa è stata la sua casa, la nostra casa… il calore umano delle Sorelle, delle OSS e delle infermiere, i medici presenti e attenti, nonché gli altri volontari hanno dato sollievo alle mie perplessità iniziali… Ma la mia attenzione si focalizza soprattutto sugli ospiti, su quelle persone che sono colpite nel corpo, non possono parlare o muoversi, Persone prima di tutto e poi malati, donne e uomini che hanno bisogno di sostegno e di aiuto, ma soprattutto bisogno di una parola di conforto, di un sorriso, di armonia, allegria e una mano tesa… queste persone mi hanno fatto sorridere in alcuni momenti, e pensare in altri, a quanto fuori di qui ci stiamo perdendo, il loro bisogno coincide con il nostro voler essere utili, vicini come fratelli, senza pregiudizi, senza intolleranze, con il cuore e le braccia aperte alla solidarietà e all’affetto, quell’affetto che trovi solo in una famiglia…

di Antonio Armentano Testimonianza offerta da Antonio Armentano nella giornata dei giovani, tenutasi nella Casa madre il 14 aprile 2013.

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i chiamo Antonio e sono un volontario del Cottolengo. Il mio percorso in questa realtà per me nuova è nato nel settembre 2010, quando mia moglie Angela si è aggravata a causa della sua patologia, una demenza fronto-temporale, che l’ha portata gradualmente al declino di mente e corpo… Nel 2004 ha iniziato a dare sintomi di qualcosa che non andava e anno dopo anno il suo deterioramento psico-fisico diventava sempre più evidente... In pochi mesi ha iniziato a dimenticare cose e

persone, a non parlare più, faticava a mangiare e bere e non riusciva più a farci capire se aveva dolori o meno, fino a non reggersi più in piedi e man mano negli ultimi tempi era allettata… Il suo e il nostro percorso non è stato facile e quando siamo arrivati qui (reparto Carità del Padiglione Annunziata) non nego che ero preoccupato, agitato. Avrei voluto a tutti i costi continuare a tenere a casa Angela fino alla fine, ma la sua condizione si era aggravata in maniera esponenziale e così siamo approdati su questa “terra della Misericordia”… siamo stati

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testimonianze
stare servizio presso la Piccola Casa trascorrendo mattine e pomeriggi in compagnia degli ospiti. Io sono stata indirizzata verso la famiglia dei Santi Innocenti, dove, come mi è stato ripetuto più volte e ho avuto poi la possibilità di constatare, vivono le “perle” della Piccola Casa; donne con disabilità psichica, ma con un cuore e una voglia di vivere strabilianti. Un grazie speciale a tutte loro che mi hanno accolto calorosamente facendomi sentire come a casa dissipando ogni paura e dubbio inizialmente sorti in me.

Ama, soffri e offri 
di Laura

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na parte del mio cuore è ancora alla Piccola Casa e una parte della Piccola Casa sarà sempre nel mio cuore. Non so descrivere come sia successo, forse perché è tutto troppo grande per poter essere ridotto a un semplice articolo… è assoluta verità ciò che si impara ai piedi della croce: “L’amore non si spiega a parole”. Sarebbe quindi inverosimile il poter spiegare come un gruppo di giovani dalle età più disparate e dalle diverse provenienze, sia diventato in soli dieci giorni così unito; assurdo cercare di rendere anche solo l’idea di come, anche il più piccolo gesto, può essere in sé un grande miracolo e riempire di vita un cuore vuoto. Questo articolo non svelerà quindi nulla della Piccola Casa, poiché, per riuscire a cogliere anche solo un briciolo dell’amore che impregna quei muri, è necessario vedere con i propri occhi; può essere solo un invito, un po’ come quello che Filippo rivolge a Natanaele nel capitolo 1 del Vangelo

di Giovanni: “Vieni e vedi”. Fatta questa premessa posso solo limitarmi a descrivere ciò che concretamente ho fatto durante il mio soggiorno. I primi tre giorni sono stati dedicati alla conoscenza reciproca e alla meditazione sul tema principale del campo servizio: il miracolo; attor-

no a cui giravano tre concetti fondamentali: la conversione personale, intesa come discesa in noi stessi alla ricerca della verità e alla conversione al bene (a questo proposito mi è molto cara una frase del Vangelo di Luca “La bocca parla dalla pienezza del cuore”); il servizio, contrapposto alla schiavitù che è costrizione e mancanza di libertà, consiste nell’aprirsi all’altro, ultimo e grande tema, ossia amare dello stesso amore con il quale Gesù ci ha amato. La restante settimana abbiamo avuto la possibilità di preIntenso rimane il ricordo di ognuna di loro; in particolare di Edda, che ogni giorno mi ricordava il suo motto: “Ama, soffri e offri”. Mi sembra doveroso anche dedicare alcune righe alle persone con cui ho vissuto in quei dieci giorni e che hanno condiviso con me questa esperienza, un grazie sicuramente alle suorelle e ai loro fantastici sorrisi (soprattutto quello di suor Rita che brilla nella notte), ringrazio particolarmente i miei compagni di bans, Paolo e don Mauro (al quale dedico un “FICO”), e i cluedisti dal Vèneto! Ovviamente non mi sono dimenticata di tutti gli altri, che mi hanno sempre fatto sentire a casa e ricordato in ogni momento l’importanza di un sorriso.

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notizie dalla Piccola casa
Un gruppo di amici ha emesso la promessa di adesione all’Associazione: Rocco Scoglietti Donata Morsillo Luigina Piretto Mario Roscio Patrizia Pellegrino

notizie dal Cottolengo

ASSOCIAZIONE “AMICI DEL COTTOLENGO”

Ritrovarsi a Moncalieri
Domenica 26 Maggio 2013 è terminato il ciclo degli appuntamenti mensili per l’anno 2012-2013. In occasione della proclamazione dell’anno della Fede, gli incontri hanno approfondito alcuni aspetti della fede, tema fondamentale del vivere cristiano.

Domenica 16 giugno 2013
“Mosso/a dalla grazia dello Spirito Santo, in risposta alla chiamata del Padre e alla vostra presenza, fratelli e sorelle, sinceramente prometto a Dio di tendere alla Perfezione Evangelica seguendo Gesù Cristo nello spirito del carisma cottolenghino, secondo la regola di vita dell’associazione “Amici del Cottolengo” espressa nel suo statuto. affido filialmente questa mia promessa alla Vergine Maria, regina della Piccola Casa, al Santo Cottolengo e a tutte le anime che hanno vissuto qui la loro sofferenza e il loro servizio ed ora risplendono nella gloria del Padre. Amen.”

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itrovarsi al Cottolengo di Moncalieri in Casa

Immacolata, da Novembre a Maggio, nella seconda Domenica di ogni mese, è diventata una consuetudine che, per noi, dura da più di quindici anni. Non si tratta solo di giornate di preghiera e di riflessione, sono momenti privilegiati per prendere le distanze dai propri problemi personali ed incontrare persone che, come noi, vivono la stessa esperienza. Non si tratta semplicemente di incontri occasionali; nel corso del tempo si sono instaurati dei rapporti più profondi che vanno oltre la semplice conoscenza ed hanno contribuito a formare un gruppo di persone molto diverse tra loro, ma affiatate e capaci di accogliere e coinvolgere in un rapporto di amicizia quanti per la prima volta giungono desiderosi di fare questa esperienza. La giornata è organizzata in modo tale da equilibrare i momenti di preghiera, i momenti di riflessione ed i momenti conviviali. I momenti di riflessione sviluppano, nel corso dell’anno, un tema prestabilito nelle sue varie articolazioni e sono proposti dagli interventi di relatori che si susseguono incontro dopo incontro. I relatori provengono da ambienti diversi e sono scelti in base alle loro specifiche competenze: teologi, biblisti, filosofi, giornalisti, ecc. Gli argomenti trattati sono molto vari, a titolo di esempio: la povertà, i Padri della Chiesa, gli atteggiamenti di Gesù, le virtù, ecc. Per chi intende trascorrere l’intera giornata, il momento conviviale cen-

trale è costituito dal pranzo consumato in allegra compagnia. Chi coordina tutto è Sr. Giuliana Galli suora cottolenghina effervescente, dalle mille risorse, impegnata in mille attività con inspiegabile energia ed eccezionale capacità di coinvolgimento. L’impegno necessario per offrire una partecipazione attiva ha fatto sì che questi incontri non siano per noi una semplice abitudine, ma occasione preparata e attesa di arricchimento personale per cercare di vivere più intensamente la nostra fede. Gli incontri sono aperti a tutti. Oltre ad offrire occasione di confronto e scambio di esperienze tra i volontari, essi sono anche una bella occasione per allacciare nuove amicizie e per alimentare amicizie già esistenti. Sono volontaria da diversi anni alla Piccola Casa, e come è successo a tanti di noi, mi sento far parte di una grande famiglia. Quindi ho ricevuto e ricevo un grande dono, che vuol dire condividere bisogni, dare e ricevere attenzioni, relazionarsi con gli altri e creare legami che aiutano a vivere interiormente. Il tutto sotto la protezione del buon Dio. Per quanto mi riguarda, il mio attaccamento e il legame nato  e cresciuto verso la Piccola Casa è  passato anche attraverso la partecipazione agli incontri che da anni si svolgono a Moncalieri, dove trovi formazione, accoglienza, amicizia, preghiera. opportunità di crescita personale. Nell’autunno prossimo ci ritroveremo per un’altra serie di incontri il cui programma verrà tempestivamente pubblicato. Arrivederci a tutti dopo le vacanze.

Claudia Molino

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Sono entrati nella vita...
a cura della Redazione

notizie
Associazione ex allievi e amici del Cottolengo

Fratel Romualdo è entrato nella Piccola Casa Del Cielo
Il 25 marzo è deceduto nel reparto Consolata della Casa madre fratel ROMUALDO DALLA CAMINA’. Nato il 9 agosto 1918 a Monte di Malo (VI), entrò nella Piccola Casa il 18 febbraio 1946; emise la prima professione religiosa il 31 dicembre 1947 e la professione perpetua il 5 gennaio 1966. Alpino della Compagnia Vicenza, aveva partecipato alla campagna di Albania, durante la quale il freddo gli aveva causato il congelamento dei piedi, per cui venne rimpatriato. Dopo la guarigione era stato rimandato al fronte, in Grecia. Fatto prigioniero, era stato tradotto in Germania, ove era rimasto fino alla fine della guerra. Nel1967 gli era stata conferita la “Croce al merito bellico”. Entrato nella Piccola Casa, fr. Romualdo ha prestato servizio in vari reparti della Casa madre, e dopo la prima professione è stato trasferito come infermiere all’Ospedale Cottolengo di Pinerolo, ove è rimasto fino al 1960. Rientrato nella Casa madre, ha prestato servizio fino al 1999 nell’Ospedale Cottolengo, specializzandosi in ambito urologico, da tutti apprezzato per la sua competenza e la sua pazienza.Dal 1966 al 1990 è stato Consigliere generale e dal 1972 al 1983 Vicario generale. Nel febbraio 1978 è stato nominato Superiore della Comunità di Torino.Per motivi di salute dal 25 gennaio 2006 fr. Romualdo era ricoverato presso il reparto Consolata.Le esequie sono s tate celebrate il 27 marzo nella chiesa centrale della Casa madre ed è stato sepolto nel cimitero generale di Torino. Deo gratias, caro fr. Romualdo, per la tua pazienza e la tua mitezza. Arrivederci in paradiso.

Tarcisio Di Gleria
Il 4 marzo 2013 è deceduto un uomo buono: Tarcisio Di Gleria, da una vita apprezzato Consigliere della nostra Associazione. Ci mancherà molto la sua discreta, ma importante presenza e purtroppo non lo vedremo più ogni anno, nel giorno del nostro Convegno, in funzione di “giovane chierichetto”, servire la Santa Messa celebrata dal Sig. Padre, non lo vedremo più, come “abile cameriere” aiutare velocemente ai tavoli durante il pranzo sociale o come “preciso esattore” a riscuotere le relative quote e non lo sentiremo più rispondere “presente!” per qualsiasi esigenza dell’Associazione in cui credeva fortemente. Il Signore l’ha voluto con sé per un disegno che a noi sfugge, ma – sia pur con tanta tristezza – non possiamo che dire “sia fatta la Tua volontà”! Alla moglie e alla figlia Luisella, di cui era orgoglioso non solo per la conseguita laurea, ma anche per la bella nipotina regalatagli, la nostra affettuosa vicinanza e l’assicurazione di cristiani suffragi per l’anima bella dell’indimenticabile buon Tarcisio. Dante Notaristefano

Il convegno annuale
Il 13 giugno si è svolto il nostro convegno annuale e – pur in quella alternanza tra sole e pioggia che ha caratterizzato la stranissima primavera 2013 – ci siamo ritrovati puntuali alla Piccola Casa nel cortile avanti la chiesetta Casa di Dio. È stato un ritrovo velato di tristezza per la recente scomparsa dell’unanimemente compianto Tarcisio Di Gleria, da tantissimi anni Consigliere della nostra Associazione in virtù dello speciale attaccamento e della grande disponibilità che lo ha sempre contraddistinto. Conseguentemente nella santa messa che Padre Lino Piano ha celebrato per noi è stato particolarmente evidenziato il ricordo di Tarcisio, al quale si è potuto abbinare quello della ex Orsolina Letizia Simonello, deceduta nel 2012 esattamente il 9 giugno. Una particolare preghiera veniva riservata anche per il nostro Tesoriere Beppe Mattiotto, le cui condizioni di salute sono purtroppo preoccupanti. La funzione veniva vissuta da tutti con intensa partecipazione e l’omelia del Padre veniva seguita con particolare attenzione per i preziosi spunti che offriva alla meditazione. All’uscita dalla chiesa una breve sosta per il tradizionale gruppo fotografico e quindi nel Reparto “Santi Innocenti”per l’assemblea che iniziava con la constatazione del Presidente sul ridotto numero di presenti rispetto agli anni scorsi e con la considerazione, più volte espressa, circa l’inarrestabile declino dell’Associazione, purtroppo non controbilanciato da adesioni di giovani che sarebbero quanto mai necessarie per assicurarne il futuro. Erano presenti comunque Padre Piano, Padre Gemello e Don Carlevaris che continuavano a conferire adeguata importanza alla nostra riunione. Interessantissime risultavano le notizie sull’attività, le realizzazioni e le prospettive della Piccola Casa, oltre che sui “nostri santi”, che Padre Lino ci esponeva con il solito garbo e con particolare tono amichevole che conquistava tutti. L’incontro con Padre Gemello non era che il seguito di tanti graditissimi incontri, caratterizzati da affettuosa partecipazione, che datano ormai da oltre un trentennio e la presenza di Don Carlevaris era la testimonianza della continuità del nostro sodalizio e della rivista “Incontri”, molto apprezzata per i contenuti e per la bella veste tipografica. Dopo alcuni interventi dei partecipanti e la fissazione della “Festa della Famiglia” per domenica 15 dicembre prossimo, l’assemblea aveva termine. Superfluo esprimere giudizi sul pranzo comunitario che seguiva; sufficiente appare l’affermazione che ancora una volta Sr. Maria Pia si è superata, tanto che il gradimento, espresso anche con un caloroso applauso, è stato unanime. Il cronista deve invece evidenziare il clima di fraterna amicizia in cui si è svolto e la grande gioia di ritrovarci per scambiarci, come sempre, notizie, confidenze, rimpianti, propositi e speranze. Ma la vera gioia è stata quella di ritornare ancora una volta nella “nostra“ Piccola Casa per riacquistare il più possibile di quello spirito cottolenghino che ci ha sempre aiutato e continua ad aiutarci ad affrontare con serenità le varie incombenze quotidiane. Ripetiamo pertanto il più sentito “Deo gratias”! Dante Notaristefano

Grazie prof. OPERTI!
Il 29 gennaio 2013 sono stati celebrati i riti esequiali in suffragio del prof. FRANCO
OPERTI. Alla cerimonia, che si è svolta nel Tempio Valdese di Torino, hanno partecipato padre Lino Piano, fr. Giuseppe Meneghini e alcune Suore Cottlenghine. Nel sermone il Pastore ha detto che la preghiera davanti a un defunto è di monito ai viventi: in lui, come in uno specchio, essi vedono come saranno anche loro un giorno più o meno lontano, perciò quello che conta è vivere e operare bene. Franco Operti, che ha provato il dolore per essere stato colpito in tenera età dalla poliomielite, ha vissuto con pienezza la sua vita umana e professionale, permettendo a molti bambini colpiti dalla stessa malattia di potersi muovere con più autonomia, ritrovare il gusto di stare in piedi e saltare: con la sua competenza di chirurgo ortopedico ha aiutato per molti anni il povero Cristo presente nei bambini del Cottolengo Centre di Tuuru (Kenya) a camminare. Il Signore gli conceda di sperimentare il suo amore eterno nella casa del Padre. Deo gratias.

ASSOCIAZIONE EX ALLIEVI E AMICI DEL COTTOLENGO FESTA DELLA FAMIGLIA - 15 dicembre 2013 ore 16 Domenica 15 dicembre prossimo, alle ore 16, si terrà la tradizionale festa della Famiglia. L’incontro avverrà, come negli ultimi anni, nel locale sotto la Chiesa Madre. Oltre al solito scambio di notizie sulla vita dell’Associazione e sulle novità della Piccola Casa, si affronterà l’argomento del Convegno annuale per il 2014 e se ne fisseranno la data e le modalità di svolgimento.Sarà un piacevole momento di festa per i partecipanti e l’occasione per porgere gli auguri in vista delle imminenti festività al Sig. Padre, a tutti i superiori e alla comunità della Piccola Casa. IL PRESIDENTE Dante Notaristefano

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Fondato nel 1948

Lettera di un papà
Quando ti sei svegliato questa mattina ti ho osservato ed ho sperato che tu mi rivolgessi la parola, anche solo poche parole, chiedendo la mia opinione, ringraziandomi per qualcosa di buono che era accaduto ieri... Però ho notato che eri molto occupato a cercare il vestito giusto da metterti per andare a lavorare. Ho continuato ad aspettare ancora mentre correvi per la casa per vestirti e sistemarti e io sapevo che avresti avuto del tempo, anche solo qualche minuto per dirmi "ciao"... Però eri troppo occupato... Per questo ho acceso per te il cielo, l'ho riempito di colori e di dolci canti di uccelli per vedere se così mi ascoltavi, però nemmeno di questo ti sei reso conto. Ti ho osservato mentre ti dirigevi al lavoro e ti ho aspettato pazientemente tutto il giorno. Con tutte le cose che avevi da fare, suppongo che tu sia stato troppo occupato per dirmi qualcosa. Al tuo rientro ho visto la tua stanchezza e ho pensato di farti bagnare un pò perché l'acqua si portasse via il tuo stress. Pensavo di farti un piacere perché così tu avresti pensato un pò a me, ma ti sei infuriato ed hai offeso il mio nome; io desideravo tanto che tu mi parlassi, c'era ancora tanto tempo... Dopo hai acceso il televisore, io ho aspettato pazientemente, mentre guardavi la tv, hai cenato e ti sei dimenticato ancora di parlare con me... non mi hai rivolto il minimo pensiero... Ho notato che eri stanco e ho compreso il tuo desiderio di silenzio e così ho oscurato lo splendore del cielo, ho acceso una candela, in verità era bellissimo ma tu non eri interessato a vederlo... Al momento di dormire credo che tu fossi distrutto, così dopo aver dato la "Buonanotte" alla famiglia sei caduto sul letto e quasi immediatamente ti sei addormentato... TI AMO tanto che aspetto tutti i giorni una tua preghiera... Il paesaggio che faccio è solo per te!!! Bene, ti stai svegliando e ancora una volta io sono qui che aspetto senza niente altro che il mio Amore per te, sperando che almeno oggi tu possa dedicarmi un po' del tuo tempo... Buona giornata figliolo!

Sped. in abb. postale comma 20, lett. C, Art. 2 - Legge 662/96 Taxe perçue -Tariffa riscossa To C.M.P.

Anno 65° n. 3 settembre 2013

il Tuo papà... Dio

CHI HO ASCOLTATO? RAZZISMO

A ROMA DA PAPA FRANCESCO